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Principi di Psicosomatica bioFisica e Biosistemica Energetica

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Principi di Psicosomatica bioFisica


A c c a d e m i a
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Lapproccio Psicosomatico Energetico bioFisico e la Visione BioSistemica


Luomo non figlio delle circostanze, ma sono le circostanze le creature delluomo. Epicuro

Indice: Principi di psicosomatica bioFisica - Applicazioni e obiettivi della Psicosomatica bioFisica - La Teoria Sistemica
degli Organismi Viventi - Dalla causalit lineare alla circolarit - Totalit, interdipendenza, organizzazione - Rapporti tra sistemi ed embedding: il modello "matrioska - Equifinalit - Apertura e chiusura nei sistemi e tra i sistemi - Cibernetica, ovvero regolazione e autoregolazione nei sistemi - Stato stazionario, perturbazione, auto-riorganizzazione - La funzione omeostatica - Prevenzione e terapia nell'ottica sistemica - La funzione evolutiva - Ordine, disordine, complessit - Conciliare riduzionismo e olismo - La salute nella visione sistemica

Principi di psicosomatica bioFisica


Compito enorme ma entusiasmante, che travalica assolutamente per ampiezza quello della psicologia classica, e che per compiersi richieder probabilmente un progressivo distacco da parte della psicoenergetica dalla sua originale matrice psicologica, la progressiva adozione di linguaggi e strumenti concettuali sempre pi diversificati e inclusivi, a cominciare da quelli scientifici come fisica, chimica, matematica, logica, biologia, genetica, filosofia, psicoanalisi evolutiva, pedagogia, bioetica e neurofisiologia. La vita giocare un gioco il cui scopo scoprire le regole, regole che cambiano sempre e non si possono mai scoprire definitivamente. G.Bateson Proprio perch la realt psichica non disgiunta da quella fisica, verosimile pensare che ogni fenomeno fisico abbia anche una sua controparte psichica, e viceversa. E questo richieder un approccio assolutamente interdisciplinare e sinergico a uno sforzo di lettura affrontabile soltanto in unottica olistica e globale. anche verosimile che molti degli attuali fenomeni fisici, cos come oggi empiricamente accertati, possano e debbano essere riletti alla luce della loro controparte psichica, e questo in particolare per la fisiologia degli organismi viventi, uomo compreso. La fisica moderna (con il teorema di Bell) riuscita a dimostrare, in una maniera semplice e definitiva, che la visione ingenua che luomo comune occidentale ha del mondo, come un insieme di oggetti distinti, concreti e indipendenti, definitivamente sbagliata. Il genio altro non che la capacit di percepire la realt da prospettive non ordinarie W.James La coscienza ci rende dunque vittime di unillusione, facendoci concentrare sugli aspetti pi superficiali e frammentati della realt, e distraendoci da quelli pi profondi e unitari. Pi precisamente, badando solo alle increspature che costituiscono la realt manifesta, sia materiale che mentale, perdiamo di vista loceano stesso, a cui diamo rispettivamente i nomi di vuoto e inconscio. In accordo sia con la fisica che con la psicologia moderne, questi sarebbero bacini di energia di cui noi percepiamo non lintensit assoluta ma solo le variazioni. Sono le nostre teorie che determinano le nostre osservazioni A.Einstein

del

B e n e s

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A.Einstein

s e r e

Nella relativit generale la materia un buco in un pieno; pi precisamente, una discontinuit del campo gravitazionale. Nei luoghi in cui si trova la materia il campo diventa infatti infinito, e cessa dunque di esistere. Come a dire che lesistenza fisica incomincia dove finisce quella matematica, e quella materiale dove cessa quella ideale. Senza dimenticare per che solo lesistenza matematica e ideale (il campo) misurabile, mentre quella fisica e materiale (la discontinuit) invece una metamorfosi moderna dellirraggiungibile noumeno kantiano. Il campo gravitazionale comunque soltanto uno dei molteplici campi di forze considerati nella fisica moderna, a ciascuno dei quali associato un concetto di vuoto energetico, definito come lo stato di energia minima. La parola vuoto giustificata dal fatto che lenergia del campo gravitazionale proporzionale alla massa, e dunque in questo caso il vuoto energetico corrisponde allassenza di materia, ossia al vuoto materiale. La teoria della relativit generale di Einstein garantisce che la somma dei valori positivi delle energie di tutte le masse e di tutti i loro moti esattamente controbilanciata dalla somma delle energie potenziali negative associate alle forze gravitazionali agenti tra esse. Lenergia totale nulla. A livello sia microscopico che macroscopico, il vuoto e il nulla possono oggi essere considerati come la naturale culla dellesistenza e lessenza ultima della realt, in pieno accordo con il nichilismo mistico. La realt altro non che il linguaggio che usiamo per comunicarla e comunicarcela La comprensione da parte della nostra mente della realt, basata sulla sua capacit di giudicarla. La capacit della mente di giudicare la realt limitata sia dalla quantit e qualit di esperienze vissute con cui pu confrontarla, sia dai limiti stessi di percezione della realt da parte dei sensi. In ogni caso sorprendente e paradossale che secoli di studio scientifico del mondo esterno siano giunti infine alla conclusione che la vera realt la coscienza, in accordo con le teorie idealistiche pi estreme. La fisica quantistica si ritrova in perfetta sintonia con le posizioni di James. Il collasso della funzione donda esibisce le stesse caratteristiche di scelta e determinazione della realt attribuite alla coscienza. Linterpretazione di Copenhagen riduce lintera realt allosservazione. E gli eventi quantistici rivelano un carattere olistico che non permette di ridurli al comportamento individuale delle loro parti. Stapp costruisce una teoria quantistica della mente, definendo la coscienza come la manifestazione del collasso. In altre parole, nel cervello gli eventi si mantengono in inconscia sovrapposizione di stati fino a quando vengono resi psicologicamente coscienti dal collasso finale della funzione donda. La coscienza dunque limmagine isomorfa del collasso della funzione donda degli eventi cerebrali. Pi generalmente, si pu dire che la mente la manifestazione del processo di attualizzazione delle potenzialit, di cui la coscienza umana solo un aspetto particolare. Tutto ci che esiste, cio la totalit delle attualit, si manifesta dunque come un atto creativo della mente universale, una scelta che allo stesso tempo delimitata dallo spazio delle possibilit preesistenti e restringe lo spazio delle possibilit future. La teoria di Stapp si pu allora considerare lultimo passo dellevoluzione del concetto di anima mundi, che ha origine nella concezione delluniverso come di un grande organismo dotato di unanima propria che lo dirige e vivifica. Egli ritiene che, come ci sono tre ordini di realt fisica che possiamo descrivere come classico, quantistico e (nella terminologia di Bohm) implicato, cos ci siano tre ordini di esperienza soggettiva, che si possono descrivere come sensoriale, mentale e trascendentale. La corrispondenza tra i vari ordini non soltanto metaforica, ma costituisce una vera e propria identit: in particolare, la mente lesperienza del livello quantistico della realt, mentre la meditazione, o lilluminazione, permette di sperimentare lordine implicato. Josephson nota prima di tutto che la fisica avr poco da dire sulla coscienza fino a quando si limiter allo studio di propriet spazio-temporali: spazio e tempo sono infatti esempi paradigmatici di costrutti mentali. Una tecnologia abbastanza evoluta nei suoi effetti non dissimile da una magia A.C.Clarke La fisica quantistica restituisce alla mente una posizione centrale in natura... Latto dellosservazione nella fisica quantistica non solo un elemento accidentale, un mezzo per accedere a informazione gi esistente nel mondo esterno; losservatore entra nella realt subatomica in un modo fondamentale, e le equazioni della fisica quantistica codificano nella loro descrizione latto stesso dellosservazione. Schroedinger aggiungeva poi due osservazioni sperimentali. Da un lato, che la coscienza soggettiva viene sempre sperimentata singolarmente e indivisibilmente. Dallaltro, che le varie coscienze individuali producono ununica immagine del mondo. E da questi fatti deduceva: La sola possibilit di accettare lesperienza immediata che la coscienza un singolare di cui non si conosce plurale: che esiste una sola cosa, e che ci che sembra una pluralit non altro che una serie di aspetti differenti della stessa cosa, prodotta da unillusione (il Maya indiano); la stessa illusione prodotta da una galleria di specchi, e allo stesso modo Gaurisankar e il Monte Everest risultarono essere la stessa vetta vista da differenti vallate. ... Quando nuovi insiemi di fenomeni inducono a cambiamenti negli schemi di pensiero... persino il pi eminente dei fisici incontra difficolt insormontabili. Poich la richiesta di cambiamento degli schemi mentali pu generare la sensazione che il terreno sfugga da sotto i piedi Credo che a questo punto difficilmente le difficolt possano essere sopravvalutate. Quando uno ha sperimentato la disperazione con cui intelligenti e concilianti uomini di scienza hanno reagito alla richiesta di un cambiamento dei propri schemi mentali, pu solo rimanere stupito che simili rivoluzioni nella scienza siano semplicemente state possibili. Lobiettivo di tale approccio multidisciplinare lapprendimento delle modalit con cui, a partire dallidea mentale, la realt viene strutturata in esperienza quadridimensionale. Non c nulla di nuovo sotto questo cielo se non il dimenticato G.Santayana Un gruppo emergente di fisici, che sono pi radicali se vogliamo, sostiene che la coscienza abbia tutto a che fare con la fisica quantistica. Questi nuovi fisici rivoluzionari sono pi allineati con i primi fisici dei quanti, come Heisemberg o Bohr, i quali erano molto interessati alla questione della coscienza. Questa seconda scuola di pensiero si pone una domanda molto semplice

P s i c o s o m a t i c o

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e per questo capace di sconvolgere: "Come possibile escludere la coscienza dalle conclusioni delle teorie della fisica quantistica, che descrivono l'universo, dal momento in cui la coscienza indubitabilmente parte integrante dell'universo?" C' da chiedersi dunque che cosa sia un pensiero? Quando si esamina l'attivit del cervello, quando si tenta di descrivere il processo cognitivo, i concetti della fisica quantistica dimostrano la loro adeguatezza: il pensiero non altro che un'attivit quantica, una fluttuazione di fotoni. Questo non vuol dire che il fotone generi il pensiero, o che il pensiero generi il fotone. Entrambe potrebbero essere attivit parallele, non lo sappiamo ancora. Sappiamo tuttavia che quando noi applichiamo i principi della fisica dei quanti, comprendiamo la coscienza molto meglio di quando rifiutiamo di applicare questi principi. Qualsiasi studioso di percezioni, oggi, vi pu dire che per conoscere la natura della realt non possiamo fidarci soltanto dell'osservazione sensoriale. Sir Arthur Eddington, un grande scienziato del secolo scorso disse: "Qualcosa di sconosciuto sta lavorando, noi non sappiamo cosa". Pi vogliamo capire le percezioni, pi non le comprendiamo. Non esiste un mondo esterno in quanto tale. Tutto quello che chiamiamo universo, alberi, stelle, galassie - ogni cosa che osserviamo come mondo esterno - una traslazione di processi fisici in codici binari, attraverso le membrane cellulari, di fotoni in neuroni. Questo il motivo per il quale, nella tradizione ayurvedica, diciamo che non siamo nel mondo; il mondo in noi. Non esistiamo nel mondo; il mondo esiste in noi. Non esistiamo nel corpo; il corpo esiste in noi. Non esistiamo nella mente; la mente esiste in noi. Ci curviamo in noi stessi e creiamo la mente, il corpo e il mondo fisico. Li manifestiamo. Produciamo tutto: la mente, il corpo e l'universo intero. Non sto parlando filosoficamente o usando una metafisica orientale. Questa scienza. Una delle scoperte pi affascinanti di questo secolo, stata la dimostrazione di sostanze di natura peptidica, dette Neuropeptidi, da parte della ricercatrice Candice Pert, che le ha studiate in relazione al loro effetto sugli stessi recettori su cui agisce la morfina: risvolto di questa scoperta che ad ogni pensiero, o immagine seguono tutta una serie di immissione in circolo, da parte del cervello, di queste sostanze con effetti immediati alla periferia, sugli organi. Come si pu intuire da questo meccanismo, noi siamo in grado di influenzare, regolando lattivit di questi Neuropeptidi, il funzionamento del nostro corpo (Benson, Austin, Epstein). Per esempio, a seguito di una esperienza piacevole, quindi mentale, si hanno dei risvolti positivi su molte funzioni corporee, per immissione in circolo di Endorfine (sostanze simili alla morfina !): lo stesso sistema immunitario ne trae giovamento, potenziandosi; i glucocorticoidi (gli ormoni dello stress) si riducono, e cuore, polmoni, circolazione, metabolismo, radicali liberi si assestano a valori ideali per la salute. Tecniche come la visualizzazione creativa (immagini mentali),la Meditazione Trascendentale, la Risposta di Rilassamento (Benson e gli effetti sullipertensione), Yoga, Zen, sono in grado di provocare una particolare attivit cerebrale, caratterizzata da onde alpha, dove avvengono gli importantissimi e delicati legami fra mente e corpo: aperta questa porta, possiamo agire sulle funzioni corporee!!! I buddisti che praticano lo Zen, nudi sulla neve, sono in grado di riscaldare delle coperte inzuppate di acqua ghiacciata; il cardiologo americano Dean Ornish associando queste tecniche con lalimentazione vegetariana, lo Yoga, e la ricerca spirituale, ha ottenuto la scomparsa delle placche arteriosclerotiche alle coronarie di cardiopatici, pronti per lintervento chirurgico di bypass. E ovvio che ci comporta una metodica di training mentale, il cui impegno quotidiano alla base dei risultati, apparentemente inusuali per noi occidentali staccati dal mondo dei rapporti mente-corpo (in medicina noto leffetto placebo, a dimostrazione di questi legami): la mente allenata in grado di influire sulla fisiologia corporea. La fisica quantistica andata oltre dimostrando in laboratorio come entit immateriali (pensieri, immagini vivide) di natura quantistica, sotto leffetto dellosservatore, cio della nostra attenzione, si trasformano da onde di probabilit, invisibili, in particelle, visibili (effetto mente-corpo): in poche parole siamo creatori del nostro mondo, quindi della nostra realt !!! Il cervello quindi diventa il mezzo attraverso cui agisce la mente: ma, secondo la fisica quantistica applicata alla fisiologia, ci sarebbero tante piccole menti, quante sono le molecole del nostro corpo, che cooperano con la mente pi grande, in un'unica rete di scambi immediati. Inoltre stato provato il teorema di Bell, altro fisico, che riguarda la non-localit: due particelle (quindi oggetti materiali) che vengono separate, dimostrano di essere unite, qualunque sia la distanza, con fenomeni che riguardano entrambe contemporaneamente, come se ci fosse, ed stato dimostrato, un legame che va oltre la velocit della luce. Per la psicoenergetica un pensiero, un impulso, un sentimento sono entit reali, autonome e autoconsistenti, mentre al contrario per la psicologia classica essi sono non meglio definite espressioni della struttura psichica dellindividuo, e soprattutto del suo vissuto. Unossessione, o un pensiero fisso, non sono ad esempio considerati dalla psicologia come entit o realt a s stanti, ma soltanto come un puro meccanismo o evento psichico, ovvero una semplice modalit di comportamento della psiche (in questo caso di natura patologica). Che cosa sia poi la psiche stessa per la psicologia classica, anche questo rimane nel non definito, soprattutto perch la psicologia in realt nata come studio della psicopatologia, e come tale la sua tendenza primaria era ed quella di imparare a correggere i meccanismi psichici malfunzionanti, piuttosto che quella di comprendere e approfondire la natura e le caratteristiche delle strutture psichiche in se stesse, in quanto tali. Al contrario, la sfera di interesse della psicoenergetica invece molto pi ampia. Il concetto di energia quello pi ampio e inclusivo oggi a disposizione e rappresenta il comune denominatore pi ovvio per definire la manifestazione psicofisica. Anche lenergia psichica si esprime sotto forma di onde, esistano campi psichici, magneti psichici, correnti psichiche, forme psichiche e, perch no, anche materia o sostanza psichica, visto che gi la materia stessa del piano fisico a livello subatomico non distinguibile dallenergia, in quanto le due coincidono. quindi una probabile scoperta del futuro quella che lespressione i pensieri hanno un peso si riveli di significato reale, e non pi solamente metaforico!

Applicazioni e obiettivi della Psicosomatica bioFisica


Il miglior modo per venirne fuori passarci nel mezzo R.Frost Secondo le leggi della Psicosomatica Energetica bioFisica, la malattia nasce da uno o pi conflitti psicobiologici dovuti a cause personali, interpersonali e transpersonali, il pi delle volte inconsci, vissuti in isolamento dallindividuo. Tali conflitti creando inevitabilmente squilibri pi o meno gravi allintero sistema energetico del soggetto, influenzano e condizionano, in modo non adeguato, interazioni, relazioni e situazioni di ogni tipo fino a mettere a repentaglio la qualit della vita del soggetto stesso. Nel lavoro con lenergia psicosomatica si recupera unesistenza serena non appena sciolti i nostri conflitti e, solo dopo aver superato la propria ombra psichica, possibile una vera crescita, unautentica e fluida evoluzione. La guarigione sempre collegata a una maturazione e ad una dilatazione della coscienza, ed per questo che la metodologia psicoenergetica, fondata sulla base di un pluralismo teorico costruttivista, permette di ottenere una comprensione pi ampia di se stessi nonch degli altri, ristabilendo lequilibrio e il benessere psicosomatico e relazionale, allinterno di un processo,
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particolarmente accurato e a misura del soggetto, risanando capacit di amare e gioia di vivere, fino a gustare il senso della propria vita. Nonostante tutto, i conflitti e i sintomi quindi, non sono sempre negativi, anzi, spesso sono la soluzione ogni persona pu maturare e crescere in virt di questi e ottenere pi comprensione di se stessa riconoscendo in pieno il proprio potenziale personale e transpersonale. Per questo, assolutamente necessaria la consapevolezza che il malessere un messaggio che deve essere ascoltato e accuratamente valutato per poi essere adeguatamente trattato. Una volta scovati i rapporti nascosti fra i centri vegetativi nel corpo e i conflitti psichici, grazie soprattutto alle ultimissime ricerche scientifiche, possiamo vivamente affrontare con fiducia e ottimismo qualunque tipo di disagio Ad esempio, c una corrispondenza scientificamente provata tra organi ed emozioni se saremo portatori di rabbia rancorosa, avremo problemi alla vescicola biliare nellapproccio energetico, liberarsi della rabbia rancorosa sar uno degli obiettivi primari da perseguire. Mettendo in pratica i principi della psicoenergetica possiamo rigenerare un corpo affaticato, gestire in modo pi efficace lo stress e liberarci dai pi comuni disturbi: rafforzare il sistema immunitario, circolatorio, linfatico e respiratorio; alleviare il dolore e la depressione; migliorare la memoria e la capacit dapprendimento; alleviare cefalee muscolotensive; affrontare difficolt digestive; superare paure, fissazioni, ossessioni, paranoie e dipendenze di ogni genere e grado ecc Chi medita scopre ora come latteggiamento astratto attribuito da Heidegger e Merleau-Ponty alla scienza e alla filosofia sia in realt il nostro atteggiamento quotidiano quando non siamo presenti a noi stessi. Questo atteggiamento astratto , per cos dire, la tuta spaziale, limbottitura di abitudini e preconcetti, larmatura con la quale teniamo a distanza la nostra esperienza. Forse costruiamo il mito che noi siamo dentro di noi proprio perch nella nostra testa non esiste alcuna persona che ci faccia fare le cose che vogliamo o anche che ci faccia voler volere ma la grande armonia delle sfere celesti anche in te: fa silenzio, ascolta; la udrai salire sommessa e potente dalle misteriose profondit del tuo essere.

La Teoria Sistemica degli Organismi Viventi


Solo se riusciremo a vedere luniverso come un tuttuno in cui ogni parte riflette la totalit e in cui la grande bellezza sta nella sua diversit, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo. Altrimenti saremo solo come la rana del proverbio cinese che, dal fondo di un pozzo, guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo
La visione sistemica della vita quanto pi profondamente ci coinvolge con tutto ci che ci circonda. Essa rappresenta la controparte di una concezione riduttivistica ed elementarista dei fenomeni osservati, promossa dalla scienza classica di Newton e Cartesio. La scienza sistemica, analogamente alla fisica quantistica, sostiene che i sistemi viventi non possano essere analizzati nei termini delle propriet delle sue parti. Le propriet essenziali di un organismo sono propriet del tutto, che nessuna delle parti possiede singolarmente. Ne consegue che tali propriet mutino radicalmente quando il sistema viene sezionato, materialmente o teoricamente, in elementi isolati. Ancora una volta, cosa possiamo dire di conoscere nella sua interezza? La teoria dei sistemi, come lintera scienza moderna, si poggia interamente su ununica certezza, vale a dire che esiste solo una conoscenza approssimata. Questa intuizione di importanza cruciale, in quanto la constatazione che tutti i concetti e le teorie scientifiche sono limitate ed impossibilitate a fornire comprensioni complete e definitive. Ma vediamo lo sviluppo di questa visione. Iniziatore sistemico per eccellenza stato Ludwig von Bertalanffy. Egli per primo si rese conto che i sistemi viventi non potevano essere descritti secondo le leggi della termodinamica classica, i cui presupposti sono che ogni sistema fisico deve per forza procedere nella direzione di un disordine sempre crescente (o entropia). Ci che veniva osservato infatti, era la direzione esattamente opposta, vale a dire che luniverso vivente era un sistema aperto che si evolve effettivamente dal disordine verso lordine. Caratteristiche primarie dei sistemi aperti il flusso e il cambiamento continui per rimanere vivi, una sorta di costante riflusso di materia ed energia dal loro ambiente con cui si auto-organizzano. Il concetto di auto-organizzazione o auto-regolazione fu approfondito dalla cibernetica, ed in particolar modo da Norbert Wiener e John von Neumann. La macchina cibernetica infatti, una sorta di simulazione dellorganizzazione dei sistemi viventi. Essa fondata sul feedback loop, o anello di retroazione, che altro non che una disposizione circolare di elementi connessi casualmente, in cui una causa iniziale si propaga lungo le connessioni dellanello, in modo tale che ogni elemento agisca sul successivo finch lultimo propaga di nuovo leffetto al primo elemento del ciclo. La conseguenza di questa disposizione che la prima connessione (input) subisce leffetto dellultima (output), il che d come risultato lautoregolazione dellintero sistema. Heinz von Foester coni, sul finire degli anni 50, lespressione ordine dal rumore, per indicare che un sistema che si auto-organizza non si limita a importare ordine dal proprio ambiente, ma assorbe materia ricca di energia, la integra nella propria struttura e in questo modo accresce il proprio ordine interno. Fu invece Ilya Prigogine a mettere in luce che la dissipazione di energia, normalmente associata ad una perdita, sia in realt una fonte di ordine e di complessit nei sistemi aperti. Egli part dal fenomeno di convezione del calore noto come instabilit di Bnard, caso classico di auto-organizzazione. Come tutti potremmo osservare con macchinari adeguati, quando un liquido viene riscaldato uniformemente dal basso, si stabilisce un flusso costante di calore dal basso verso lalto. Nel momento in cui la differenza di temperatura fra le superfici superiore e inferiore raggiunge un dato valore critico, alla soglia dellinstabilit, alla conduzione subentra improvvisamente la convezione. A questo punto appare al microscopio uno schema sorprendente di celle esagonali , in cui il liquido pi caldo sale attraverso il centro delle celle, mentre il liquido pi freddo scende verso il fondo lungo le loro pareti. Anche il laser pu essere considerato un fenomeno di auto-organizzazione tipico di un sistema lontano dallequilibrio. Negli anni 70 infatti, Hermann Haken mostr che lattivit del laser ha inizio al raggiungimento di un dato valore critico; a questo punto unonda di luce in una miscela incoerente di piccole onde emesse da singoli atomi, stimola un atomo eccitato ad emettere energia in modo tale che londa luminosa venga amplificata. Questa a sua volta pu stimolare un altro atomo ad amplificarla ulteriormente e cos via, fino a che il passaparola non porter ad una valanga di amplificazioni (forse non tutti sanno che il termine laser un acronimo di Light Amplification through Stimulated Emission of Radiation). Humberto Maturana e Francisco Varela hanno ricondotto la propriet della circolarit, per cui ogni componente di un sistema partecipa alla produzione o alla trasformazione di altre componenti della rete, alla organizzazione di base di tutti i sistemi viventi, la vera organizzazione del vivente. A tale propriet i due neurofisiologi diedero il nome di autopoiesi. Gli studi di James Lovelock, chimico dellatmosfera, conducono alla considerazione del fatto che queste propriet sono presenti nei microorganismi viventi esattamente come nei macro-organismi. Latmosfera terrestre infatti una miscela di gas straordinariamente instabile, eppure la sua combinazione rimane costante per periodi di tempo molo lunghi grazie al meccanismo dellauto-regolazione. Lovelock ipotizz allora che la Terra sia in grado di regolare la sua temperatura, la composizione dellatmosfera, la salinit del mare e tutte le altre componenti proprio come certi organismi viventi sono in grado di autoregolare e mantenere costanti la temperatura corporea e altre variabili ( questa la famosa ipotesi che un romanziere chiam ipotesi di Gaia). La caratteristica notevole degli anelli di retroazione di Gaia consiste nel fatto che essi collegano sistemi viventi e non viventi, per cui non possiamo pi pensare alle rocce, agli animali e alle piante come entit separate, ma come componenti di un anello strettamente concatenati.
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La concezione sistemica della vita porta spontaneamente alla questione dellecologia. Fritjof Capra, il cui contributo illuminante in questo senso, distingue tra ecologia superficiale e profonda. La prima antropocentrica, cio centrata sulluomo, considerato come al di sopra o al di fuori della Natura, come fonte di tutti i valori. La seconda invece non separa gli esseri umani, n ogni altra cosa, dallambiente naturale: essa non vede il mondo come un insieme di oggetti separati, ma come una rete di eventi interconnessi e interdipendenti. In essa, luomo semplicemente un filo particolare nella trama della vita. Ogni sistema naturale, in accordo con la teoria sistemica, considerato una totalit. Le strutture specifiche di ogni sistema, derivano dalle interazioni e dallinterdipendenza delle loro parti, ed esse vengono distrutte, o quanto meno profondamente alterate, alla scomposizione del sistema in componenti isolati. Ora, se si considera il funzionamento di una macchina, con un numero definito di componenti assemblate insieme in modo preciso e determinato, risaputo che, qualora ci fosse un guasto, sarebbe possibile identificarlo in una di queste componenti. La riparazione consister nella sostituzione della parte danneggiata e il sistema riprenderebbe a funzionare. Ma se le macchine funzionano come catene lineari di causa ed effetto, lo stesso non si pu dire, come abbiamo visto, di tutto ci che vivente. In un anello di retroazione il guasto causato da fattori multipli che possono amplificarsi reciprocamente per mezzo di anelli di retroazione indipendenti. Ecco perch qualsiasi intervento che non tenga conto dellintero sistema pu risultare di una pericolosit estrema: pensiamo allecologia ambientale, alla cura medica, al supporto psicologico, agli interventi di sfruttamento di popoli e territori. I risultati infatti, parlano decisamente chiaro. Scrive Capra: Quanto pi si studia il mondo vivente, tanto pi ci si rende conto che la tendenza ad associarsi, a stabilire connessioni, a vivere luno allinterno dellaltro e a cooperare un carattere essenziale degli organismi viventi. [Capra, 1982] I sistemi viventi infatti, descrivono un ordine stratificato che li connette tutti insieme, come in un diagramma ad albero in cui nessun estremo domina sullaltro e in cui tutti i livelli interagiscono in maniera interdipendente per sostenere il funzionamento del tutto. Non possibile pensare che lintervento su un qualsiasi sistema, da quello ambientale a quello individuale, non abbia dunque unimportante influenza sul suo funzionamento generale. Lorganizzazione del pi piccolo dei batteri infatti, in linea di principio la stessa di ogni organismo vivente, e tutti insieme formano, a loro volta, un sistema pi ampio e complesso. La rete della vita contempla tutto, e nulla ne rimane escluso per sua stessa natura.

Dalla causalit lineare alla circolarit


Il metodo meccanicistico-riduzionista vede la realt fenomenica come un insieme di rapporti lineari tra cause (variabili indipendenti) ed effetti (variabili dipendenti), distinguendo nettamente le prime dai secondi. Le cause sono sempre cronologicamente antecedenti gli effetti e la loro relazione pu essere rappresentata geometricamente su un sistema di assi cartesiani come una semiretta o una curva aperta, che evidenziano come l'influenza proceda sempre in una e una sola direzione, cio dalla causa all'effetto. Nella concezione sistemica invece questa distinzione rigida tra variabili indipendenti e dipendenti viene a cadere, poich, come sostiene il principio di interdipendenza, ogni rapporto di influenza sempre reciproco e quindi, se una certa variabile ne influenza un'altra, anche quest'ultima, in qualche modo e su qualche piano, influenza la prima. L'idea di una rigida distinzione tra cause ed effetti e di una relazione lineare tra di loro pu essere fatta risalire per molti versi ai miti della creazione, in cui una causa prima (Dio) genera dal nulla il cosmo: come pu ci che stato creato (l'effetto) influenzare il creatore (la causa)? L'antico sistema geocentrico, con la Terra immobile e i corpi celesti orbitanti attorno ad essa riflette ulteriormente questa idea che l'influenza fluisca solo in una direzione, dal maggiore al minore, dal pi potente al pi debole (e qui potremmo fare interessanti riferimenti ai sistemi sociali del passato e all'autorit assoluta del sovrano). Neppure Copernico, che pure ebbe il merito di scardinare il modello geocentrico, seppe liberarsi dall'idea di un "centro assoluto", seppure attribuito al Sole e non pi alla Terra. Fu Keplero, per primo, a scoprire che le orbite planetarie sono ellittiche e non circolari e questo gli caus non pochi timori e perplessit poich si rese conto delle profonde implicazioni che ci poteva avere a livello religioso ed anche temporale. Rifece pi volte i calcoli e solo dopo molto tempo riusc ad accettare l'evidenza. Dovremo tuttavia arrivare a Newton per esplicitare le implicazioni causali connesse alla ellitticit delle orbite: Newton, come noto, formul la legge di gravitazione universale in termini di attrazione reciproca tra corpi; in nessun caso un corpo dipendente ed un altro indipendente; se si d una qualche influenza, essa non pu che essere reciproca, interdipendente appunto (per quanto, naturalmente, essa possa avere sui singoli corpi intensit relativa e forma diverse) e questa interdipendenza ben visibile nella ellitticit delle orbite dei pianeti attorno al sole. L'ellisse, a differenza del cerchio, non ha un solo centro bens due, denominati "fuochi", il che esprime in forma manifesta il fatto di essere il prodotto di due soggetti interagenti e non di un soggetto centrale, immobile e attivo e di uno periferico, del tutto passivo e dipendente. Nonostante siano trascorsi alcuni secoli dai tempi di Newton, il modello causale unidirezionale ha continuato a dominare la scena, come se il principio di reciprocit fosse una eccezione, valida limitatamente al campo della gravitazione, mentre in tutti gli altri aspetti l'universo continuasse ad essere regolato dagli antichi principi assolutistici. Solo da pochi decenni ci si sta rendendo conto che l'importanza di queste considerazioni va molto oltre l'ambito della geometria, dell'astronomia e della fisica e che necessario riconsiderare alla radice l'intero concetto di "causalit", uscendo dalla antica e statica concezione unidirezionale ad assumendo invece una prospettiva di reciprocit o interdipendenza in tutti i campi della scienza, dalla fisica alla biologia alle scienze umane e sociali.

Totalit, interdipendenza, organizzazione


Il concetto di "sistema" nasce proprio dal riconoscimento della interdipendenza globale: difatti si definisce sistema un insieme di oggetti tra loro interdipendenti, vale a dire tali che una variazione nello stato di uno di essi tende sempre a riflettersi sugli altri e sul sistema nella sua totalit; analogamente, un cambiamento nel sistema tende ad influenzare le parti componenti, (ed anche i sistemi-ambiente in cui esso a sua volta inserito, come vedremo pi oltre). Tale influenza non sempre facilmente percepibile dallosservatore, e pu richiedere un certo tempo per manifestarsi, magari su piani e aspetti anche molto diversi e distanti da quelli originari. Essa inoltre non segue percorsi di tipo lineare, non si esaurisce nel processo di influenza univoco parte > altre parti oppure parte > sistema globale, ma d vita piuttosto ad un processo circolare in cui il mutamento della parte modifica il sistema globale che a sua volta rimodifica la parte, fino a che il sistema non si stabilizza, grazie ai meccanismi omeostatici di cui dotato e che tratteremo in un paragrafo successivo. Inoltre intrinseco al concetto di sistema il fatto che esso non "agisca" mai come un semplice agglomerato di elementi separati e indipendenti, ma piuttosto come una totalit i cui componenti sono interconnessi in ununica rete di relazioni che opera a molteplici livelli; appare pertanto evidente che ogni insieme di oggetti in cui una variazione dello stato di uno di essi non si rifletta sugli altri e sullinsieme stesso non considerabile un sistema. Dunque, le due caratteristiche prime di un sistema sono l'interdipendenza e la totalit; tuttavia, come sostiene E. Morin (1983: 131) "non basta invero lassociazione fra interrelazione e totalit, bisogna legare la totalit allinterrelazione tramite lidea di organizzazione. Detto altrimenti, le interrelazioni tra elementi, eventi o individui, quando hanno un carattere regolare o stabile, diventano organizzazionali e costituiscono una "fornace". Si pu quindi concepire il sistema come unit globale organizzata di interrelazioni fra elementi, azioni o individui". Un gruppo di persone che si incontrano casualmente per strada, o una folla, pur essendo in qualche modo in relazione tra loro, non sono propriamente un sistema, semmai un sistema allo stato potenziale, embrionale. Una squadra di calcio, una famiglia o una equipe di ricerca in quanto dotate di una loro organizzazione interna, spontanea o formale che sia rappresentano invece dei sistemi a tutti gli effetti. Lorganizzazione sembra quindi rappresentare il principio essenziale di un sistema, la struttura che connette in modo interdipendente gli elementi che lo costituiscono, che "garantisce una solidariet e una solidit relativa a tali legami e garantisce quindi al sistema una certa durata, nonostante le perturbazioni aleatorie. Lorganizzazione dunque: trasforma, produce, connette, mantiene " (ibi, 133). Interdipendenza e organizzazione rinviano necessariamente alla comunicazione: esse infatti si attuano grazie a processi di scambio di materiali, energia o informazione, che rappresentano i "mezzi" mediante i quali ci che avviene ad un membro di un sistema pu influenzarne unaltro. Man mano che dai sistemi inanimati si passa a quelli biologici e ancor pi a quelli umani, cresce limportanza del livello informazionale rispetto a quello energetico o materiale. E questo uno dei motivi per cui la meccanica che mero scambio di materia e energia non appare adeguata a descrivere la dinamica dei sistemi complessi, e in particolare di quelli biologici, psicologici e sociali. Quando si studia linterazione tra corpi inanimati, si osservano in genere scambi di massa/energia: una palla da biliardo che ne urta unaltra trasmette ad essa parte della propria energia cinetica ed quindi considerabile causa unica del suo spostamento: la seconda palla cio, non si sarebbe mossa senza lo "stimolo" ricevuto dalla prima e trae lenergia per muoversi e la direzione del movimento interamente dalla palla urtante. Ma se un uomo urta un altro uomo, la reazione del secondo non dipende tanto dallenergia trasmessa dallurto, ma dal significato che ad esso viene attribuito da chi lo riceve e dalle credenze che egli ha riguardo ai modi pi appropriati di reagirvi; in altri termini, nellinterazione umana (e pi in generale in quella tra esseri viventi) l'interdipendenza si manifesta primariamente come passaggio di informazione pi che di materia o di energia. Negli eventi della vita (a differenza di quelli tra oggetti inanimati) vi sono di solito due sistemi energetici interdipendenti: uno il sistema che usa la propria energia per aprire o chiudere il rubinetto o la porta o il rel; laltro il sistema la cui energia "scorre attraverso" il rubinetto o la porta quando sono aperti. La posizione ACCESO dellinterruttore una via di passaggio per energia che ha
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origine altrove. Quando apro il rubinetto, non il lavoro che compio nellaprirlo che spinge o attira il flusso dellacqua. Questo lavoro compiuto dalle pompe o dalla gravit, la cui forza viene liberata dallapertura del rubinetto. (...) Io stabilisco in parte quali percorsi lacqua seguir qualora essa fluisca. Che fluisca non di mia diretta competenza (G. Bateson, 1984: 139, tra par. ns.). Quanto detto rinvia ad un altro principio di grande importanza epistemologica: quello della non-sommativit degli elementi di un sistema; ci significa che il comportamento di un sistema non spiegabile con la semplice somma degli elementi che lo costituiscono. Un aspetto, questo, che ha molteplici implicazioni, una delle quali che le parti componenti un sistema rivelano entro di esso caratteristiche peculiari, che in stato di isolamento possono non emergere affatto, pur essendo presenti a livello virtuale. Luomo, ad esempio, pu realizzare tutta una serie di potenzialit solo vivendo allinterno di un sistema socioculturale, interagendo con altri individui e simboli secondo certi principi organizzazionali. Se vivesse in modo solitario, isolato, non avrebbe possibilit di esplorare quella parte delle sue potenzialit e trarne comprensione e soddisfazione. Pi in generale, il principio della non sommativit mette profondamente in crisi il metodo della variazione unitaria dei fattori su cui si basa il paradigma dominante, aspetto questo su cui torneremo in seguito.

Rapporti tra sistemi ed embedding: il modello "matrioska


Una delle propriet fondamentali dei sistemi naturali (cio non costruiti in laboratorio) siano essi colonie di batteri, animali, mercati monetari o persone che comunicano con altre persone, quella di modificare il proprio stato sia in funzione di stimoli interni al sistema (ad es: il comportamento di un singolo componente) sia a seguito di influenze esterne: un sistema non esiste nel vuoto ma sempre inserito in un ambiente (fisico, sociale, culturale etc.) che interagisce con esso, influenzandolo. "Lambiente di un dato sistema costituito dallinsieme di tutti gli oggetti che sono tali che un cambiamento nei loro attributi influenza il sistema, e (viceversa) anche di quegli oggetti i cui attributi sono cambiati dal comportamento del sistema" (Hall A. D. e Fagen, R. E. 1956, pag. 20; tra parentesi ns.). Naturalmente, distinguere tra "ambiente" e "sistema" va inteso come puro espediente analitico, giacch essi sono in realt un tutto indivisibile, un "campo", come lo definiva K. Lewin (1935), e pertanto, al di l della distinzione concettuale, gli eventi ai livelli microcosmico e macrocosmico si influenzano reciprocamente e sono in realt una cosa sola, un unico sistema. Oltre ad essere parte di sistemi-ambiente o sovra-sistemi, ogni sistema pu essere costituito da "oggetti" pi piccoli che sono a loro volta dei sistemi, cio dei sotto-sistemi rispetto ad esso. Ne consegue una organizzazione intersistemica che ricorda le matrioske russe, quelle bambole di legno incastonate una nell'altra. Per fare un esempio, un sistema sociale quale un gruppo di amici, ha come sistemi-ambiente (a livelli diversi) la comunit di appartenenza, la eventuale religione di riferimento dei suoi membri, fino ad arrivare alla nazione ed oltre; esso poi a sua volta costituito da sottogruppi e singoli individui, che ne sono i sottosistemi. In campo sociale vi stata la tendenza ad interpretare i rapporti gerarchici tra sistemi sovraordinati e subordinati in modo piramidale, attribuendo ai primi assoluta priorit e ai secondi totale e passiva subordinazione. In realt le cose non stanno rigidamente cos: i sistemi regolano i propri comportamenti in funzione dei propri scopi e in genere, nei sistemi biologici, i livelli sovraordinati e sottoordinati condividono gli stessi scopi e ci che vantaggioso per l'organismo lo anche per le parti componenti, cosa del resto nota gi nell'antichit e ben esplicitata dall'apologo sulla controversia tra lo stomaco e le altre membra del corpo che il console romano Menenio Agrippa utilizz nel 494 ca. a. C. per placare la rivolta della plebe arroccata sull'Aventino. Tuttavia, nei sistemi sociali umani non automatico che ci che vantaggioso per la societ lo sia anche per i gruppi e gli individui che la compongono: al contrario, si dato e si d assai spesso il caso che coloro che occupano i vertici della gerarchia e decidono i comportamenti dei sistemi sovraordinati (le istituzioni, le trib, gli stati) perseguano finalit del tutto egoistiche che non tornano a vantaggio dei livelli subordinati ma anzi a loro totale svantaggio: si pensi allo sfruttamento delle classi inferiori, alle guerre in cui migliaia o milioni di individui sono stati mandati a morire per le brame o le pazzie di pochi etc. Pertanto la metafora di Menenio Agrippa e pi in generale il modello organicista, ripreso in tempi pi recenti da vari studiosi, come ad esempio il sociologo Herbert Spencer alla fine del XIX secolo, non si pu applicare tout court ai rapporti tra i diversi livelli della societ, e rappresenta semmai lo stato ideale, non quello reale. Inoltre, anche nel mondo biologico i livelli di qualsivoglia sistema non sono necessariamente disposti secondo un ordine lineare e gerarchico, in cui potere e importanza crescono dal basso verso lalto. Al contrario essi si organizzano circolarmente, in un rapporto paritetico in cui gli obiettivi perseguiti dal sistema sono positivi per tutti i suoi livelli e non solo per alcuni. In apparenza pu anche esservi una gerarchia, ma essa non mai imposta, sempre cooperativa, autoorganizzata, autoregolata da un flusso continuo di comunicazione (o feedback) tra le singole parti e l'organismo. Solo l'essere umano ha la possibilit di ignorare o interrompere tale flusso, privilegiando alcune parti a scapito di altre: l'individuo pu ignorare i segnali che alcune parti/organi del suo corpo gli mandano e continuare a comportarsi in modi che nuocciono a tali parti (ad es: mangiare cibi impropri o fumare o assumere droghe); parimenti, un sistema sociale come ad es. uno stato pu ignorare i segnali di malcontento che gli individui e i gruppi componenti gli inviano e intraprendere comunque atti nocivi a tali parti. Ci per comporta gravi conseguenze il cui nome pi comune : malattie. L'individuo che non si preoccupa dell'armonia tra gli scopi della personalit e le esigenze del corpo e del "cuore" si ammala, e lo stesso accade al sistema sociale quando non armonizza gli obbiettivi dei vertici con quelli dei suoi sottosistemi componenti. Naturalmente, nelle sue forme esteriori la malattia dell'individuo ben diversa dalla malattia della societ, ma l'origine simile: una disarmonia tra le diverse esigenze dei diversi livelli sistemici che genera un conflitto tra tali livelli o parti. E il punto che, una volta instaurata la malattia, essa si riflette inevitabilmente anche sui vertici e non soltanto sui livelli subordinati.

Equifinalit
Come si visto, i sistemi agiscono in funzione delle proprie finalit o scopi. Il principio di equifinalit stabilisce che uno stesso scopo pu essere perseguito in modi diversi e partendo da basi diverse. Quanto pi un sistema adattivo e flessibile, tanto maggiori saranno le strade percorribili per giungere alla stessa meta. Ne consegue anche che uno stesso punto di arrivo pu essere il frutto di scopi diversi, pertanto, nell'interpretare l'agire di una persona o di un sistema sociale dobbiamo procedere con cautela e avere la consapevolezza che uno stesso comportamento messo in atto da due persone (o sistemi sociali) pu avere motivazioni anche molto diverse. Inoltre, lo stato di un sistema aperto (relativamente) indipendente dal suo stato iniziale; ne consegue, come sostengono Watzlawick et al. (1967, 122) che "quando analizzeremo come le persone si influenzano a vicenda, considereremo l'organizzazione in corso del processo interattivo molto pi importante degli elementi specifici costituiti dalla genesi e dal risultato" Quasi tutte le ricerche sociologiche e psicologiche hanno studiato la comunicazione da un punto di vista pi statico che dinamico, esaminando, in genere, lo stato di un sistema (costituito da una o pi fonti di emissione e da un gruppo sperimentale di ricezione o da un campione di popolazione) prima e dopo una certa comunicazione, tentando poi di spiegare le modificazioni nel frattempo verificatesi, correlandole statisticamente in vario modo con la ricezione del/dei messaggi e/o con la storia passata del sistema. Viceversa, sono assai poche le ricerche che si sono focalizzate (anche) sulla dinamica "qui ed ora" della comunicazione, che pure, secondo la propriet dell'equifinalit, risulterebbe assai importante. Ci non , naturalmente, casuale ma dipende da diversi fattori, tra cui la maggior semplicit (nonch presunta "scientificit") dei procedimenti quantitativi di comparazione e correlazione rispetto a quelli qualitativi di osservazione diretta.

Apertura e chiusura nei sistemi e tra i sistemi


Sia nella interdipendenza tra le diverse parti di un sistema sia nei rapporti tra il sistema e altri sistemi, la quantit e la qualit della comunicazione non sempre uguale, ma varia in relazione a molteplici fattori. Nei primi modelli sistemici tale concetto veniva espresso senza troppe sfumature con la distinzione tra sistemi chiusi e sistemi aperti. Rientrano tra i primi quei sistemi che non ricevono n emettono alcunch, che, insomma, n sono influenzati dallambiente n lo influenzano: si pensi ad una reazione chimica in un contenitore ermeticamente chiuso e termicamente isolato. Fanno invece parte dei secondi quei sistemi che sono permeabili, scambiando biunivocamente materia, energia, informazione con lambiente: e qui si possono prendere ad esempio gli organismi viventi nel loro habitat naturale. E evidente che una distinzione netta come quella suesposta utile per comprendere il concetto, ma non rende adeguatamente conto della variet di situazioni esistenti; "aperto" e "chiuso" vanno pertanto considerati come poli opposti di un continuum con innumerevoli gradazioni intermedie. E inoltre necessario precisare che la chiusura non sembra rientrare tra le caratteristiche dei sistemi naturali, ma contraddistinguere piuttosto alcuni tipi di sistema creati artificialmente dalluomo, in primo luogo quelli controllati delle indagini di laboratorio, ma non solo: molti sistemi sociali e culturali esistenti sul nostro pianeta, sia nella nostra epoca sia ancor pi in passato, presentano inequivocabili segni di chiusura, anche se comunque mai totale, ermetica. Si pensi allintegralismo islamico dei nostri giorni, allIraq di Saddam Hussein, alla chiesa cattolica della lotta alle eresie e dellinquisizione, al sistema delle caste in India etc. Se passiamo dall'ambito dei sistemi socioculturali a quello dei sistemi umani individuali vale a dire le persone possiamo vedere ancor meglio le varie gradazioni in cui si pu manifestare il fenomeno della chiusura: dalla pi leggera, definibile introversione, a quelle intermedie (chiusura mentale, rigidit, egocentrismo), fino alla pi marcata: l'autismo.
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Il tipo di chiusura che contraddistingue i sistemi socioculturali e psicoindividuali non necessariamente biunivoco, ma riguarda in genere prevalentemente uno dei due sensi di flusso, cio o luscita (output) o lentrata (input): Lintegralismo islamico chiuso in entrata ma non in uscita: rifiuta lessere colonizzato culturalmente ma non leventualit di poter colonizzare; il popolo ebraico, invece, almeno sul piano religioso, rappresenta un esempio di chiusura biunivoca, nel senso che non ha mai manifestato apertura allessere convertito ad altri credo, ma neppure a convertire. Sul piano psicologico-individuale si consideri come esempio del primo caso il soggetto introverso, chiuso in uscita (nel senso che si esprime poco) ma alquanto aperto in entrata, essendo infatti assai spesso un ipersensibile, mentre per legocentrico il discorso rovesciato (chiuso all'ascolto degli altri ma spesso molto loquace nel parlare di s e delle proprie cose), fino a giungere allautistico che sembra rappresentare un caso assai marcato di chiusura bilaterale. Una ulteriore precisazione riguarda poi i livelli su cui la chiusura operante: non detto infatti che essa sia totale, ma pu riguardare, ad esempio, il solo livello di scambio materiale (ad esempio lembargo commerciale) o solo quello informazionale (la censura). Un concetto assai importante, di cui abbiamo preso di recente consapevolezza anche sul piano della ricerca personale, che nelluomo, e anche nei sistemi sociali da esso creati, lo stato di chiusura non sorge spontaneo n, una volta sorto, si autoalimenta, ma richiede un impiego deliberato e costante di energie, e si mantiene in essere solo fintanto che tali energie sono allopera. Continuando a fare riferimento al campo delle scienze umane e sociali, sono noti numerosi processi che determinano una chiusura (embargo, censura, prigionia, meccanismi psicologici di difesa, maschere sociali, corazze etc.) mentre non esiste un corrispettivo riguardo ai processi di apertura: questa viene infatti descritta da sociologi, psicologi, antropologi, economisti etc. in termini non autonomi ma come: fine della chiusura, cessazione di quei processi di isolamento finora attivi etc. Ci non casuale, ma riflette una fondamentale verit, (anche se finora implicita, salvo in pochissimi autori), e cio che lo stato naturale di ogni sistema umano forse di ogni sistema tout court lapertura, e ad essa tendono anche quei sistemi che si sono (o sono stati) deliberatamente chiusi. In linea di principio, per ripristinare lapertura sarebbe quindi sufficiente interrompere il controllo; togliendo lenergia a quei processi che mantengono artificialmente isolato il sistema, esso si "rilasserebbe" automaticamente nello stato di apertura. Nella realt, tuttavia, il processo non cos semplice, dovendo fare i conti come vedremo nei paragrafi successivi con una serie di processi omeostatici che non dipendono solo dal sistema in questione ma anche da altri sistemi, sovra- e sottoordinati, con cui esso in interrelazione. Torneremo pi volte sul concetto di chiusura/apertura, precisandone meglio anche le implicazioni e le possibilit operative. Se, alla luce dei concetti esposti riprendiamo in considerazione il metodo meccanicistico riduzionista, vediamo che esso studia la realt fisica e sociale come se fosse costituita da gruppi di soggetti e oggetti isolati, cio privi di interrelazioni significative con altri sistemi-ambiente o con sottosistemi, e ricerca eventuali relazioni lineari causa-effetto. Nelle indagini di laboratorio si fa di tutto per isolare e separare quanto pi possibile i vari fattori in gioco, cos da poterne osservare l'incidenza uno per volta. Emerge a questo punto un dubbio legittimo: ci che la scienza meccanicista studia attraverso tale metodo, assomiglia ancora al processo naturale o una nuova realt creata artificialmente? Dato che tutto ci che esiste in natura tutt'altro che isolato dal resto, fino a che punto le simulazioni di laboratorio della scienza meccanicista e il procedimento della variazione unitaria dei fattori sono in grado di comprenderne la dinamica e l'essenza? Ad ogni modo bene ricordare che lapproccio sistemico non si pone come antagonista nei confronti delle varie teorie settoriali e specialistiche ottenute col metodo riduzionista ma anzi pu consentire di riunirle, ridefinendole in modo pi ampio e flessibile e trasformandole da quadri interpretativi rigidi, settoriali e isolati in tasselli dinamici e interconnessi di un quadro pi ampio e interdipendente. In altri termini, lapproccio sistemico qualcosa di pi che una semplice teoria: esso piuttosto la matrice per la reinterpretazione di vecchie teorie e la formazione di nuove, insomma un vero e proprio METODO nel senso pi nobile del termine.

Cibernetica, ovvero regolazione e autoregolazione nei sistemi


Come si visto in precedenza, il termine "cibernetica" deriva dalla radice sanscrita Kubera, il timone, e difatti tale disciplina studia i processi di controllo e autoregolazione nei sistemi e tra i sistemi, tant che il suo fondatore, Norbert Wiener (1948) la defin esplicitamente la scienza del controllo e della comunicazione nellanimale e nella macchina. Dato che i sistemi, specie quelli aperti, agiscono in funzione di uno o pi scopi, la cibernetica si interessa ai modi in cui il sistema valuta gli effetti del suo agire e compie i necessari aggiustamenti per avvicinarsi alla meta. Un "congegno" cibernetico elementare ad esempio un termostato, il cui scopo, come dice la parola, di mantenere costante la temperatura di un ambiente (una stanza, una cella frigorifera, l'abitacolo di un'auto etc). Esso consiste di un sensore, un comparatore e un attivatore: il sensore rileva costantemente la temperatura, il comparatore la compara con il valore impostato e, non appena si discosta da esso invia un segnale all'attivatore, che mette in moto un apparato di riscaldamento o di refrigerazione a seconda dei casi. Non appena la temperatura torna al valore impostato il sensore la rileva, il comparatore la riconosce e invia un secondo segnale all'attivatore che disattiva il circuito fino a nuovo ordine. Tutto il processo si basa sul feedback, cio l'informazione di ritorno, che nel nostro caso la misura della temperatura dellambiente. Il sistema nel complesso comprende tre elementi: 1) il termostato; 2) l'ambiente climatizzato; 3) l'apparato di riscaldamento/raffreddamento. Tuttavia la cibernetica si interessa soltanto al primo elemento, e ai processi di controllo/regolazione da esso espletati. Il termostato del nostro esempio potremmo dire metaforicamente la componente senziente e "intelligente" dell'intero sistema, mentre le altre componenti svolgono un ruolo meccanico o di mero contenimento. Per questo motivo, fin dai suoi inizi la cibernetica forn non solo contributi indispensabili allo sviluppo delle tecnologie dell'intelligenza artificiale i computers ma anche allo studio del cervello e dell'intelligenza umana. Come rileva F. Capra (1996: 71) "Macchine che si autogovernano attraverso anelli di retroazione esistevano gi da molto tempo quando nacque la cibernetica. Il regolatore centrifugo delle macchine a vapore, inventato da James Watt alla fine del diciottesimo secolo, ne un classico esempio, e i termostati furono inventati ancora prima. Gli ingegneri che idearono questi primi dispositivi a retroazione ne descrissero il funzionamento e ne illustrarono i componenti meccanici in schizzi di progetto, ma non si resero conto dello schema di causalit circolare che era insito in essi" ed questa la reale novit della cibernetica, laver compreso il ruolo che il feedback svolge nei sistemi e in particolare in quelli viventi. La retroazione , nelle parole di Weiner, il comando della macchina sulla base del suo funzionamento effettivo anzich del suo comportamento previsto. In senso pi ampio, il concetto di retroazione ha assunto il significato di un trasferimento dellinformazione che riguarda il risultato di un qualunque processo o attivit alla sorgente dellinformazione stessa. Uno degli esempi pi semplici di anello di retroazione quello del timoniere, il primo utilizzato da Weiner. Quando la barca devia dalla rotta prestabilita, per esempio verso destra, il timoniere valuta la deviazione e quindi corregge la direzione muovendo il timone verso sinistra. Questa manovra riduce la deviazione della barca, fino al punto, forse, di farle oltrepassare la posizione corretta e quindi di farla deviare a sinistra della rotta prestabilita. Durante la manovra, a un certo punto il timoniere compie una nuova valutazione della deviazione della barca, corregge la direzione di conseguenza, valuta di nuovo la deviazione e cos via. Dunque egli si affida a una retroazione continua per tenere la barca sulla rotta, mentre la traiettoria reale compie delle oscillazioni attorno alla direzione prestabilita. Labilit del timoniere consiste nel ridurre al minimo queste oscillazioni. (op. cit., 70). Pur essendosi originata nei campi dell'ingegneria, della matematica e (in parte) della fisiologia, la cibernetica ha avuto e ha grandissime implicazioni sulle scienze psicologiche e sociali, come intu fin dall'inizio Norbert Wiener (1954: 49-50), il fondatore di questa "disciplina": "Questo principio nel controllo (il feedback) si applica non solo alle chiuse di Panama, ma agli stati, agli eserciti e agli esseri umani (...) Questo argomento del feedback sociale riveste un interesse sociologico e antropologico molto rilevante". Naturalmente, gli esseri umani sono sistemi assai pi complessi di un ambiente climatizzato o delle chiuse di Panama, cos come il cervello umano un apparato infinitamente pi complesso di un termostato o di qualsiasi altro apparato cibernetico, ma i principi di base su cui opera sembrano sostanzialmente analoghi. Anche nell'uomo abbiamo un sensore anzi un intero e articolato apparato sensoriale costituito dai cinque sensi pi la cinestesia pi altri canali ancor meno noti e pi sottili poi abbiamo un comparatore in parte automatico (il sistema neurovegetativo e i processi omeostatici di mantenimento) e in parte cosciente (la mente propriamente detta) e infine un attivatore che mette in moto i sistemi neuromotori responsabili della verbalizzazione, della gestualit e del movimento corporeo in genere. Mentre il sistema di climatizzazione prima descritto o anche il timoniere dellesempio di Wiener possono essere considerati sistemi semplici, poich rispondono al feedback solo in pochi modi prestabiliti: (acceso o spento, barra a destra o a sinistra) un animale (e ancor pi un essere umano) un sistema complesso, perch pu reagire al feedback in molteplici modi. Inoltre, tali modalit possono essere non solo prestabilite ma anche improvvisate creativamente, pertanto quanto pi ci si avvicina all'uomo nella catena evolutiva tanto minore la predicibilit dei comportamenti. Infine, negli esseri viventi e massimamente negli umani il feedback non costituito da una sola informazione ma da un insieme articolato di dati che riguardano contemporaneamente dimensioni e obbiettivi diversi. Naturalmente, le caratteristiche suddette vanno intese come potenzialit, nel senso che non tutti gli umani le padroneggiano e le usano appieno: molti individui ad esempio hanno un comportamento molto prevedibile, perch non si discostano mai o quasi dai modelli culturali di appartenenza e dalle proprie abitudini automatizzate; altri invece sono altamente creativi e rompono continuamente schemi e abitudini per esplorare nuove possibilit. Alcune correnti di pensiero contemporanee, influenzate certamente anche dai contributi della cibernetica, ritengono ad esempio che la peculiarit pi
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correnti di pensiero contemporanee, influenzate certamente anche dai contributi della cibernetica, ritengono ad esempio che la peculiarit pi tipicamente umana dopo l'autocoscienza sia la capacit di agire creativamente.

Stato stazionario, perturbazione, auto-riorganizzazione


Nei paragrafi precedenti si visto che pensare in modo sistemico significa prendere in considerazione la molteplicit di interrelazioni che caratterizza qualsivoglia fenomeno, mentre nel pensiero meccanicistico riduzionista si tende a considerare ogni sistema come isolato, cio privo di interrelazioni significative con altri sistemi-ambiente o con sottosistemi, limitandosi a ricercare al suo interno relazioni causali monodirezionali tra singole coppie di fattori. Una ulteriore, importante differenza tra i due modi di vedere che nel meccanicismo le cause dei fenomeni vanno ricercate esclusivamente nel passato, assumendo quella che potremmo chiamare una prospettiva "storico-cronologica"; nellapproccio sistemico si tende invece ad attribuire importanza anche al presente, ai fattori attuali che contribuiscono a mantenere in essere quel certo stato/fenomeno, e non solo a quelli che lo hanno originato. Anzi, quando si studiano i sistemi biologici e umani, i fattori attuali sono spesso pi significativi di quelli originari: se infatti non vi fossero "forze" che nel presente tendono a far permanere quel certo stato, il sistema, in virt delle proprie capacit autoregolative, dovrebbe tornare allo stato iniziale o comunque riorganizzarsi in un nuovo e pi soddisfacente equilibrio. Un sistema biologico e ancor pi psicologico o sociale non si comporta infatti come un congegno meccanico o un processo chimico-fisico ma possiede una flessibilit e una stabilit molto maggiori. Il sistema semplice di climatizzazione in precedenza usato a mo' d'esempio, "agisce" sempre in base alla regolazione iniziale e non pu discostarsi da essa, a meno che non venga reimpostato diversamente; analogamente, la palla di biliardo dell'esempio riportato al par. 2 risentirebbe a lungo di quellevento del suo passato definito come "urto" e, se si trovasse nel "vuoto" intergalattico, potrebbe addirittura continuare a muoversi in conseguenza di quellunico evento anche milioni o miliardi di anni dopo che la forza originaria non pi allopera. Essa insomma dovrebbe attendere un ulteriore intervento esterno per modificare il proprio stato. Un essere vivente o un sistema sociale non seguono invece la legge di inerzia, n quella della regolazione esterna, in quanto possiedono la capacit di autoriorganizzarsi, di modificare dallinterno gli effetti dell"urto" degli eventi, rallentando, deviando o trasformando la dinamica iniziale. Se un sistema biologico complesso, dopo una perturbazione "sostenibile" che cio non lo distrugge o danneggia irrimediabilmente non ritorna allo stato di equilibrio, pu significare: 1) che quegli stessi fattori che hanno ingenerato lo stato perturbato sono ancora allopera (e allora perch andarli a cercare nel passato?) oppure vuol dire 2) che tale stato si mantiene in essere a causa dellazione di nuovi e diversi fattori che ostacolano, depotenziano o sviano le funzioni autoriorganizzanti del sistema, rendendolo apparentemente soggetto alla legge di inerzia. Tali fattori sono evidentemente tuttora in funzione e quindi vanno anchessi ricercati nel presente. Esaminiamo le due eventualit. 1) Ammesso che ricorra il primo caso e che sia quindi utile comprendere le cause iniziali dei fenomeni che a noi interessano, sar possibile attingere, con le dovute cautele, alla ricerca meccanicista tradizionale, che si estesamente (quasi esclusivamente) soffermata sullindividuazione di tali cause. Ci, naturalmente, con lavvertenza basilare di tenere in considerazione la profonda differenza tra la concezione classica del rapporto causa-effetto e quella sistemica. La prima, infatti, come si gi accennato, eminentemente lineare e unidirezionale, il che porta a distinguere nettamente tra causa (variabile indipendente) e effetto (variabile dipendente). La seconda invece di tipo circolare e biunivoco, e pertanto ci che meccanicisticamente ritenuto "effetto" pu retroalimentare il circuito e divenire a sua volta elemento propulsore o dissuasore (causa). In altri termini, il modo in cui un determinato soggetto reagisce ad un certo fattore pu stimolare o inibire o modificare la produzione successiva di detto fattore, pu cio retroagire sul soggetto inizialmente responsabile dellattivazione di tale fattore. Ci massimamente evidente in campo sociale, dove tale retroazione, o feedback, ha natura informazionale pi che materiale o energetica. Ad esempio, le conseguenze di una interazione tra due o pi persone non sono mai imputabili allagire di uno solo dei due, ma dipendono sempre dal prodotto di entrambe le personalit e dal contesto socioculturale in cui lincontro avviene. Se poniamo A reca offesa a B, il meccanicismo attribuir ad A lintera responsabilit (colpa) di quanto accade dopo; tuttavia, basta un po di buon senso per rendersi conto che il risultato dipender anche dal modo in cui B reagisce (e questa una sua responsabilit). Il fatto che A abbia iniziato per primo non affatto determinante, per lottica sistemica, e, tra laltro, non affatto detto che quello sia veramente il punto dinizio dello scontro: evidentemente qualcosa covava da tempo, o accaduto qualcosa in precedenza: non si offende qualcuno senza un motivo, giusto o meno che sia, a meno che A non soffra di qualche patologia psichica, nel qual caso B non ha motivo di sentirsi offeso da uno sconosciuto, a meno che non soffra a sua volta di un profondo senso di persecuzione o insicurezza (e questo un suo problema) etc. etc. Come si vede, attribuire ad A il ruolo di variabile indipendente (o causa) del tutto arbitrario e infondato. E questo vale, in campo psicosociale, praticamente per ogni genere di situazione. Lo stato stazionario (o di equilibrio) di un sistema aperto in certa misura indipendente dal suo stato iniziale, ed determinato principalmente: a) dalla natura del processo in atto; b) dai parametri del sistema. Ne consegue che "quando analizzeremo come le persone si influenzano a vicenda, considereremo lorganizzazione in corso del processo interattivo molto pi importante degli elementi specifici costituiti dalla genesi e dal risultato" (P. Watzlawick et al., 1971: 122). Dunque, pi che spezzettare il processo in fasi e ruoli distinti necessario considerarlo nella sua interezza e circolarit, ponendo i soggetti in gioco tutti sullo stesso piano (cio come influenzatori e influenzati allo stesso tempo) e cercando di capire come ognuno, a suo modo, contribuisce al permanere di un certo stato di cose. Ci comporta un cambiamento di prospettiva, non pi incentrata sui singoli individui (visione oggettualecorpuscolare) ma sui processi in atto nel sistema (visione ondulatoria-processuale). In campo sociale ci porta a interventi basati su una visione impersonale degli eventi che riduce o elimina l'antagonismo tra le parti, non puntando a stabilire chi abbia ragione e chi torto ma semmai come sia possibile migliorare l'interazione con vantaggio reciproco (cfr. E. Cheli, R. Renzini, 1995). 2) Nella realt, la maggior parte dei problemi sociali si mantiene in essere per via di fattori diversi da quelli che hanno innescato il processo: il caso 1 si rivela cio un eccezione, laddove la regola ricade nel caso 2. Occorre dunque procedere allindividuazione di quei nuovi fattori che tendono a mantenere in essere il fenomeno, ostacolando in vario modo la capacit autoriorganizzatrice del sistema. Fattori, cio, che svolgono funzioni omeostatiche (dal greco Hmoios = simile e stsis = stare; dunque: non cambiare, rimanere uguale).

La funzione omeostatica
Walter Cannon (1932) fu forse il primo ad esplicitare il ruolo e limportanza dellomeostasi nei sistemi viventi, ma solo grazie al concetto cibernetico di anello di retroazione (feedback loop) si comprese a fondo il funzionamento dei processi autoregolativi e la rivoluzione che ci comportava in termini di modelli causali. Mentre nella comprensione della dinamica dei sistemi meccanici e fisico-chimici elementari assume grande rilievo lindividuazione delle cause iniziali (variabili indipendenti) nei sistemi viventi e nei sistemi complessi caratterizzati da processi omeostatici tali cause possono essere molto meno rilevanti, in virt del fatto che il sistema in grado, entro certi limiti, di autodeterminare il proprio stato mentre assumono rilavanza centrale le variabili attuali (come si visto ai par. 4 e 7). I processi omeostatici, oltre ad operare dallinterno del sistema, sono spesso presenti anche ad altri livelli, vale a dire nei sovra- e sottosistemi con cui esso in relazione. Ci determina una ridondanza dinformazione tale che, se anche cessassero di operare i processi propri di un livello vi sarebbero sempre gli altri livelli in funzione e lequilibrio, se pure precariamente, sarebbe mantenuto. Ci molto positivo per la sopravvivenza dei sistemi, ma diviene un handicap assai rilevante quando lomeostasi tende a perpetuare stati patologici o frena i processi evolutivi. Si pensi ad un frigorifero inserito in una stanza climatizzata a bassa temperatura: se anche il termostato del frigo si guasta, la sua temperatura non salir pi di tanto, grazie al termostato dellambiente in cui situato, e ci consentir di contenere i danni. Si supponga per che il frigo entri in uno stato "patologico" di iperattivit e debba essere sbrinato, ma che, pur potendo disattivare temporaneamente il frigo non si abbia accesso al termostato della stanza: in tal caso il doppio circuito omeostatico risulter un ostacolo, rendendo pi difficile e dispendiosa la "terapia". In campo sociale gli esempi sono innumerevoli: ogni individuo possiede infatti non solo omeostati interni ma inserito in ambienti omeostatici, dalla famiglia al gruppo di amici alla societ in generale, che limitano, in bene e in male, le possibilit di oscillazione del proprio stato dessere. Per fare un riferimento specifico, attinente al campo sociosanitario, possiamo rilevare che generalmente le varie terapie (mediche, psicologiche, sociali) quando applicate isolatamente hanno la possibilit di agire sui alcuni dei circuiti omeostatici dellindividuo ma non su altri: ad esempio, un intervento solo farmacologico pu temporaneamente risolvere una patologia dellapparato digerente, ma non pu modificare le cattive abitudini alimentari del paziente, che, se lasciate immutate, tenderanno prima o poi a riinnescare la patologia. Lo stesso vale per tutte quelle patologie di chiara impronta psicosomatica; in entrambi i casi necessario "ritarare" circuiti omeostatici che, pur non essendo direttamente presenti nei sintomi, sono strettamente connessi alla genesi o al perdurare della patologia. Un altro caso molto frequente quello di trascurare il ruolo dei vari sistemi-ambiente cui il soggetto appartiene. Citiamo ad esempio il caso di una iniziativa organizzata alcuni anni fa nellambito di un progetto di prevenzione in un quartiere ad alto disagio sociale dell'area fiorentina. Tale intervento consisteva in un gruppo di auto-aiuto per donne che ha dato in un primo tempo notevoli risultati, ma poi ha risentito negativamente dellazione omeostatica proveniente da un altro sistema di cui le singole partecipanti erano membri: la famiglia. Tale azione si manifestata sotto forma di riduzione o interruzione della partecipazione dovuta come esplicitamente ammesso dalle dirette interessate ad una resistenza ad abbandonare i propri "doveri" familiari, ad infrangere certe consuetudini (uscire la sera lasciando il
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marito solo) etc.; resistenza che si manifestata non solo esplicitamente, nelle rimostranze dei mariti, ma anche implicitamente, nei sensi di colpa interiorizzati dalle donne stesse.

Prevenzione e terapia nell'ottica sistemica


Lo spirito olistico e circolare che caratterizza il pensiero sistemico, porta a dissolvere la netta linea di separazione tra terapia e prevenzione: se la terapia vera terapia (cio va alle radici e non si ferma in superficie, allapparenza, al sintomo) essa svolge automaticamente anche funzioni di prevenzione, poich aiuta il sistema a trovare uno stato di equilibrio pi efficiente. E viceversa, un intervento di prevenzione, se sistemicamente appropriato, funge automaticamente da terapia anche per problemi "esterni" alla sua sfera di pertinenza, agli obiettivi specifici per cui esso stato progettato ed effettuato. Sistemicamente appropriato significa infatti che non si limita a intervenire sui sintomi ma affronta il problema in modo pi globale: Stimolando o educando le innate (ma talora assopite, inconsapevoli o represse) capacit del sistema di autoriorganizzazione, i suoi processi di adattamento, cio di elaborazione e trasformazione delle "perturbazioni"; aiutandolo a liberarsi dalle influenze omeostatiche negative dei sistemi ambiente in cui inserito e ad attivare invece le risorse positive in essi contenute. Quando ci avviene con successo, i processi attivati tendono automaticamente ad estendersi allintero spazio di vita del sistema, potendo contribuire alla soluzione di problemi e patologie anche molto "distanti" da quelli per cui lintervento era stato progettato. Ad esempio, con una prevenzione medica che punta al potenziamento delle difese immunitarie non solo si potr prevenire linsorgere di quelle specifiche malattie per cui la cura stata progettata, ma si potr far guarire il soggetto da eventuali altri disturbi gi in corso. Nello spirito sistemico i principi e gli strumenti della terapia e della prevenzione sono in larga misura gli stessi, poich il fulcro su cui agiscono unico: la capacit del sistema di autoriorganizzarsi. Solo nella visione di tipo deterministico si crede vi sia differenza, perch ci si sofferma in superficie, sulla manifestazione esteriore, sul sintomo, e a tale livello il problema pu assumere in effetti differenti e multiformi aspetti; ci porta inevitabilmente a chiedersi quali fattori patogeni, in quali serie di circostanze possano averlo generato. Ma se ci si focalizza in profondit, alle radici del problema, la domanda essenziale cui rispondere diviene una sola: che cosa trattiene il sistema dal reagire efficacemente ed autoriorganizzarsi su un nuovo e pi soddisfacente stato di equilibrio? Questa, in estrema sintesi, lessenza dellanalisi e diagnosi sistemica, e altrettanto semplice e chiara la domanda da porsi per focalizzare lintervento: come si pu stimolare il sistema a liberarsi dai vincoli e ad attualizzare le proprie potenzialit creative di autoriorganizzazione?

La funzione evolutiva
Come gi traspare da quanto sopra accennato, lomeostasi non lunica caratteristica dei sistemi. Specie nei sistemi viventi, e in particolare in quelli umani, infatti riscontrabile unaltra basilare funzione che costituisce, per cos dire, il polo opposto (e complementare) allomeostasi e che potremmo definire: funzione di crescita o funzione evolutiva. Molti studiosi, specie in campo psicologico e sociale (ma anche biologico), lhanno spesso confusa con la funzione di "adattamento", riducendone sensibilmente la portata: certo, luomo ha la facolt di reagire a cambiamenti ambientali anche consistenti, adattandovisi in vario modo (molto utile a riguardo la distinzione piagettiana tra assimilazione e accomodamento); ma tale adattamento pur sempre visto come un tentare di mantenere, difendere lequilibrio preesistente, dunque rinvia in ultima analisi ad un processo omeostatico. E la procedura di comportamento del celebre automa di Von Neumann, o delle macchine a retroazione di Ashby, la cui unica forma di intelligenza era rappresentata da un circuito di retroazione collegato ad un omeostato. Ci che qui si intende con funzione evolutiva invece qualcosa di diverso, di pi ampio, qualcosa che nessun automa, reale o teorico, stato ancora in grado di fare: un andare oltre i propri limiti, non accontentandosi di mantenere lequilibrio preesistente e star bene almeno quanto in passato, ma desiderando piuttosto di rompere lattuale equilibrio per ricercarne uno pi soddisfacente; in termini sistemici l'evoluzione la tendenza a trascendere lomeostasi, a proiettarsi nel futuro, a desiderare e ricercare un futuro migliore. Una tendenza evolutiva di cui non necessariamente si consapevoli (e di qui lopacit di alcuni conflitti interiori) ma che sempre presente negli organismi viventi e in particolare nelluomo. La "crescita" definisce insomma una classe a s stante di processi di cambiamento, che non sono innescati tanto da perturbazioni esterne o mutamenti ambientali, ma sono piuttosto autogenerati dal sistema stesso, seppure in modo non necessariamente consapevole. Per riassumere: Lomeostasi dice: meno si cambia meglio . La crescita sostiene invece: possibile cambiare in meglio. Queste due forze esprimono leterno confronto tra ordine e disordine, tra il bisogno di prevedibilit e la ricerca dellindeterminato, del nuovo, dellignoto; tra lesigenza di rassicurazione e dipendenza e il desiderio di novit e autonomia. Anche se omeostasi e crescita possono sembrare tendenze contrapposte, in realt non lo sono, poich entrambe puntano al benessere del sistema: se divergono perch concepiscono diversamente cosa debba intendersi per "benessere" e come esso vada raggiunto. In un sistema ideale, completamente "sano", le due tendenze coesistono pacificamente, svolgendo ruoli complementari e cooperando in armonia: lomeostasi il circuito di sicurezza/sopravvivenza, levoluzione quello di orientamento/avanzamento. La crescita procede a tappe, e nellintervallo tra una tappa e laltra lascia allomeostasi il compito di creare quel tanto di stabilit e tranquillit che consente al sistema di "prendere consapevolezza" del nuovo stato raggiunto e di assimilarne i contenuti; lomeostasi a sua volta acconsente a disattivare i propri circuiti ogni volta che la crescita ritenga necessario salire un altro gradino, assecondandola invece di ostacolarla, ritarando quindi tali circuiti in modo appropriato al nuovo stato raggiunto. Per quanto riguarda lumanit va purtroppo osservato che i sistemi socioculturali in cui viviamo si avvicinano ben poco allideale suesposto e pi che sani appaiono dissociati se non, in molti aspetti, schizofrenici. Ne consegue che le due funzioni non si conciliano e anzi si combattono, in genere con una prevalenza dellomeostasi, pi legittimata dai sistemi di credenze e valori dominanti nelle principali culture umane, mentre la funzione di crescita rimane spesso latente, vuoi perch non coltivata, vuoi perch per ignoranza, paura o condizionamento esterno stata repressa. Comunque, ogni volta che come nel caso della prevenzione o della terapia si vuole stimolare o facilitare un cambiamento migliorativo in un sistema, non si pu prescindere dal considerare anche e soprattutto la funzione evolutiva. Il fatto che tale cambiamento richieda un aiuto esterno e che il sistema non abbia proceduto autonomamente in tal senso, pu significare che la funzione omeostatica , per qualche motivo, preponderante, o perch il sistema risente di influenze esterne (vedi lesempio del frigo nella stanza climatizzata) o perch cos si internamente organizzato (e in questo secondo caso diremo, in termini antropomorfi, che il sistema "ha paura" del cambiamento). Lintervento andrebbe dunque articolato in due direzioni: allentare la morsa omeostatica e ridare vigore alla funzione evolutiva. In realt, allo stato attuale, la maggior parte degli interventi in campo politico sociale ed economico preferiscono non andare a toccare tali aspetti basilari ma semmai introdurre nuovi meccanismi nel sistema che tamponano, pi che realmente risolvere, il problema. Questo modo di procedere, oltre risultare inefficace, finisce per produrre un aumento di complessit del sistema stesso che diviene cos ancora pi confuso e ingestibile. Si pensi a quanto avviene riguardo ad un problema di rilevanza mondiale quale quello dellesplosione demografica e alla connessa questione del controllo delle nascite: invece di affrontarlo alla radice, depotenziando certi tab religiosi (riduzione dellomeostasi) e sottolineando il ruolo di piacere e comunicazione della sessualit come alternativo a quello di riproduzione pura e semplice (stimolare la funzione di crescita) si preferisce introdurre meccanismi tampone quali: assistenza ai paesi poveri, adozione di parte dei bambini in eccesso, missioni etc. Il tutto pur di non mettere in discussione credenze che un tempo potevano anche avere un qualche senso, data la scarsa popolazione e lalta mortalit, ma che oggi sono del tutto anacronistiche ed anzi fortemente pericolose per la sopravvivenza della specie.

Ordine, disordine, complessit


L'approccio sistemico conduce ad una visione della realt assai diversa da quella del modello meccanicista, con un mondo assai pi ricco, ma anche pi complesso, caratterizzato da un intreccio fittissimo di interrelazioni per il quale non disponiamo, al momento, di strumenti di orientamento all'altezza delle esigenze. Tuttavia, se vero che lo scopo della scienza quello di approssimarsi sempre pi alla realt e se tale realt, in ogni sua dimensione manifestamente complessa e interdipendente, giusto ed inevitabile affrontarne lo studio con strumenti concettuali che riconoscano tale stato di fatto, e non che lo neghino o lo minimizzino, operando drastiche quanto distorcenti semplificazioni. Lapproccio sistemico tenta appunto di affrontare in modo onesto e coraggioso una complessit che sempre esistita ma dalla quale il meccanicismo-riduzionismo ha tentato di prescindere, quasi di fuggire. Adottare il modo sistemico di pensare, di esplorare, di teorizzare pu forse, all'inizio, farci sentire persi in un mare magnum, soverchiati da una enormit di fattori, da un groviglio di relazioni causali, e forse pu anche farci balenare il rimpianto della calma, semplice, rassicurante sponda del meccanicismo-riduzionismo, con le sue strade ordinate, ortogonali e a senso unico. In effetti, una mente come quella occidentale, educata (e confinata) al pensiero logico-razionale, allo spazio euclideo, alla causalit lineare, alle dicotomie, alla personificazione della
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divinit come entit distinta dal s e dal tutto non pu che comprendere con difficolt aspetti quali linterdipendenza, la circolarit causale, la globalit; non pu, allinizio, che avvertire come disordine ci che, semplicemente, ordinato secondo criteri non lineari e non bidimensionali; non pu che sentire minaccioso ci che sembra fuoriuscire dai suoi limitati, culturalmente relativi, criteri di valutazione. Per dirla con Geertz, dopo aver abitato per secoli in edifici quadrati, vivendo in stanze quadrate, sedendo su sedie quadrate non possiamo fare altro che pensare pensieri quadrati; ci non significa per che si debba per sempre rimanere confinati in tali limiti; anzi, come suggerisce Edgar Morin, "bisogna prendere atto che l'ordine ha smesso di essere uno. Vi dell'ordine nell'universo, non vi un ordine. Einstein aveva sognato, senza pausa e senza successo, di unificare le interazioni gravitazionali e quelle elettromagnetiche. Sognava un'unica chiave di volta dell'ordine. Ma l'unit dell'universo dev'essere cercata altrove dall'ordine. L'ordine di un cosmo scoppiato non necessariamente plurale, disgregato?" (Morin E., 1983: 99) Se si sufficientemente flessibili, disponibili a non arroccarsi sulle posizioni pregresse, possibile superare questo momento di comprensibile sconforto, tipico di ogni avanscoperta in territori sconosciuti e alieni, e giungere cos alla consapevolezza che quello che secondo i vecchi schemi appare un confuso groviglio risulta essere, alla luce dei nuovi, un ordine di livello superiore, pi bello, pulsante, armonico di quello sinora noto.Vari studiosi hanno sperimentato in prima persona, ristrutturazioni radicali del proprio campo percettivo, mutamenti della propria immagine della realt, che li hanno portati a cogliere, se pure a sprazzi, ordini di tipo logico diverso. Emblematico il caso dei fisici atomici fondatori della meccanica quantistica: Nel XX secolo i fisici si trovarono per la prima volta di fronte ad una seria sfida alla loro capacit di capire l'universo. Ogni volta che essi ponevano una domanda alla natura in un esperimento atomico, la natura rispondeva con un paradosso, e quanto pi essi si sforzavano di chiarire la situazione tanto pi acuto il paradosso diventava. Nei loro sforzi per comprendere questa nuova realt, gli scienziati divennero sgradevolmente consapevoli del fatto che i loro concetti di base, il loro linguaggio e tutto il loro modo di pensare erano inadeguati a descrivere fenomeni atomici. Il loro problema era non solo intellettuale, ma implicava una intensa esperienza emotiva ed esistenziale, che descritta vividamente da Werner Heisenberg: "Ricordo delle discussioni con Bohr che si prolungavano per molte ore fino a notte piena e che ci condussero quasi ad uno stato di disperazione; e quando al termine della discussione me ne andavo da solo a fare una passeggiata nel parco vicino continuavo sempre a ripropormi il problema: possibile che la natura sia cos assurda come ci appariva in quegli esperimenti atomici?" Quei fisici impiegarono molto tempo ad accettare il fatto che i paradossi in cui si imbattevano sono un aspetto essenziale della fisica atomica, e a rendersi conto che essi si presentano quando si cerca di descrivere fenomeni atomici nei termini di concetti classici. Una volta compreso questo fatto, i fisici cominciarono ad imparare a porre le domande giuste e a evitare contraddizioni. Come dice Heisenberg "essi entrarono in qualche modo nello spirito della teoria quantistica". (...) il cui sistema concettuale non era affatto facile da accettare. Il suo effetto sulla visione della realt dei fisici fu veramente distruttivo. La nuova fisica richiedeva profondi mutamenti nei concetti di spazio, tempo, materia, oggetto, e di rapporto causale; e poich questi concetti sono cos fondamentali per il nostro modo di sperimentare il mondo, la loro trasformazione fu sentita come un grande trauma. Per citare di nuovo Heisenberg: "Questa violenta reazione ai recenti sviluppi della fisica moderna pu essere intesa soltanto se ci si rende ben conto che questa volta hanno cominciato a spostarsi gli stessi fondamenti della fisica; e che questo spostamento ha prodotto la sensazione che ci sarebbe stato tolto da sotto i piedi, a opera della scienza, il terreno stesso su cui poggiavamo". (F. Capra, 1984: 66-67) Che una tale ristrutturazione, anche radicale, del campo percettivo sia avvenuta, in questo come in altri casi, una chiara testimonianza del fatto che, in ultima analisi, la realt non n complessa n semplice: come forse direbbe un mistico Essa semplicemente . Complessa o semplice, unitaria o frammentaria, coerente o paradossale solo la sua apparenza, non la sua essenza, cio il modo in cui noi la vediamo, un modo che oggi sappiamo condizionato alla radice dai nostri schemi percettivo-interpretativi, nelle loro matrici neurofisiologiche, psicologiche e socioculturali. Cambiando quindi schemi mutando paradigma cambia anche la realt, o meglio la realt come ci appare, che poi quella che la scienza indaga e con la quale abbiamo comunemente a che fare. Presupposto primo per giungere a un tale cambiamento il superamento dei confini posti dai modelli di pensiero finora dominanti, innescando un dibattito serio e non pregiudiziale riguardo a cosa debba intendersi per "mente scientifica" e "pensiero scientifico". Fino ad oggi a tali concetti venivano immancabilmente associate capacit esclusivamente razionali, quali l'analiticit e l'astrazione, la logica, il distacco emotivo e via dicendo (riconducibili all'emisfero sinistro del cervello), mentre venivano escluse quelle capacit pi intuitive, analogiche, emozionali, globali tipiche dell'emisfero destro, tradizionalmente associate, tra l'altro, alla mente artistica. Arte e scienza, noto, hanno a lungo rappresentato i due poli di una rigida dicotomia. La visione sistemica richiede il superamento di questa scissione, poich c' bisogno di entrambe queste classi di capacit per poter cogliere e comprendere la realt, nelle sue interrelazioni, interferenze, intrecci pluridimensionali, nella sua armonia nascosta. Per citare ancora una volta Morin (op. cit., 181) "le nozioni di arte e scienza, che nell'ideologia tecno-burocratica dominante si oppongono, devono qui associarsi, come in qualunque luogo ove si dia realmente scienza. Il concetto di sistema richiede quindi la piena utilizzazione delle qualit personali del soggetto, nella sua comunicazione con l'oggetto". L'arte ha molto da insegnarci sul rappresentare e gestire la complessit, sul muoversi in spazi non lineari, sull'affrontare contraddizioni e paradossi, sull'assumere un atteggiamento pi aperto e ricettivo nei confronti della realt, senza volerla a tutti i costi ricondurre a schemi preesistenti e ad una malintesa oggettivit. Spesso l'artista molto pi coraggioso dello scienziato e dell'uomo comune nell'avventurarsi in territori sconosciuti e anche pi flessibile, disponibile cio ad infrangere vecchie consuetudini, a giocare creativamente con i linguaggi, i concetti, le strutture nel tentativo di rappresentare l'impressione che di quei territori ha ricavato. Ad ogni modo, l'accettazione del modello sistemico non implica tout court di liquidare il paradigma riduzionista; come abbiamo visto nel capitolo precedente, di fatto possibile e anzi indispensabile conciliare queste due diverse visioni della realt, considerandole cio come complementari pi che conflittuali.

Conciliare riduzionismo e olismo


Tra le critiche sollevate nei confronti dell'approccio sistemico, le principali riguardano la sua difficile o impossibile traduzione in termini operativi di ricerca sperimentale, vuoi di laboratorio, vuoi sul campo. Le variabili in gioco sono troppe e per di pi molte sono di difficile o impossibile operazionalizzazione. In effetti non esistono, al momento, metodi operativi n strumenti di indagine atti a tradurre le ipotesi sistemiche in disegni di ricerca concretamente realizzabili, e quindi manca quella che per la scienza moderna il requisito primo di scientificit: la possibilit di verificare empiricamente le ipotesi all'interno di protocolli replicabili. I metodi, gli strumenti, i procedimenti statistici attualmente disponibili sono tutti derivati dall'assunto riduzionista e dal modello di causalit lineare meccanicista; anche quelli pi sofisticati, che prendono in considerazione l'interrelazione tra gruppi di variabili, (analisi multivariata, clusterizzazione, analisi fattoriale, etc.) si muovono sempre all'interno di una logica lineare, e pur tentando di simulare lo stato di interdipendenza a causalit circolare, operano sempre con procedimenti di chiara marca riduzionista: un po' come tentare di misurare una circonferenza con un righello rigido; per quanto piccolo sia tale righello, per quante misurazioni si facciano, quello che avremo non sar mai una circonferenza ma un poligono, seppure con lati molto piccoli da assomigliare ad una circonferenza. Dobbiamo tenere presente che i metodi e gli strumenti lineari del riduzionismo-meccanicismo sono il frutto di 4 secoli di ricerca, di sperimentazione, di affinamento; il modello sistemico invece relativamente recente ed ovvio che non si pu pretendere da esso lo stesso grado di elaborazione metodologica del paradigma dominante. Abbiamo visto, nel capitolo precedente, che la scienza della separazione si sviluppata anche grazie ad un affilato metodo analitico, mentre non esiste niente di simile a disposizione della "scienza dell'unione": non solo essa non ha avuto un equivalente di Cartesio, n un "metodo sintetico" sviluppato quanto il metodo analitico, ma addirittura non si dovrebbe, a rigore, neppure parlare (ancora) di scienza dell'unione, dato il suo ridotto grado di sviluppo. E' solo da pochi decenni che alcuni gruppi di studiosi si stanno dedicando ad affinare ed esplorare detto versante, tra le mille difficolt del pionierismo e dell'ostilit o indifferenza del resto della comunit scientifica (con conseguente ristrettezza di fondi e di opportunit di ricerca). Ma la questione pi complessa e non si riduce ad un fatto di et. Dobbiamo considerare infatti che la visione sintetica e unitaria della realt qualitativamente diversa dalla visione analitica e dualistica, tipica della scienza come noi la conosciamo e quindi chiedergli di procedere mediante l'operazionalizzazione delle variabili non ha senso, significa continuare a vedere le cose attraverso gli occhiali del metodo analitico. Pretendere dal paradigma sistemico metodi simili a quelli del paradigma riduzionista un po' come pretendere che una donna veda la realt come un uomo o che un'artista ragioni come un matematico. D'altra parte, se accettiamo che il metodo sintetico rappresenti in un certo senso l'aspetto femminile della conoscenza, l'emisfero cerebrale destro, non c' da meravigliarsi che nella nostra cultura, ancora profondamente maschilista, la scienza analitico-riduzionista avanzi simili pretese. Oggi tuttavia sempre pi evidente che non ha senso stabilire chi sia migliore tra l'uomo e la donna, chi debba dominare e chi essere dominato; non si tratta di assumere una logica conflittuale di esclusione del tipo "o l'uno o l'altro" ma di riconoscere che entrambi sono necessari e meritano pari dignit, e le rispettive differenze non vanno viste come conflittuali ma complementari.
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Principi di Psicosomatica bioFisica e Biosistemica Energetica

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conflittuali ma complementari. Se trasponiamo questa concezione dall'ambito dei rapporti uomo-donna a quelli tra metodo analitico e metodo sintetico possiamo considerarli non pi conflittuali ma anzi complementari: due punti di vista diversi sulla realt ed entrambe necessari, che possono e debbono collaborare e integrarsi. Ovviamente, indispensabile rispettare le peculiarit di ognuno, senza pretendere di scimmiottare malamente l'altro: non dobbiamo chiedere all'approccio sintetico-globale di seguire le orme dell'approccio analitico-riduzionista, come pretendono gli scienziati ortodossi e neppure fare l'errore opposto, di chiedere all'approccio analitico di snaturarsi e rinnegare le sue valide e importanti capacit, come certi sostenitori di un malinteso olismo vorrebbero. Cerchiamo piuttosto di accettarli entrambi come punti di vista relativi sulla realt: se piuttosto, indispensabile migliorare la comunicazione tra i due metodi e i rispettivi sostenitori, cos da addivenire ad una comprensione reciproca dei due punti di vista. Per comprendere i ruoli che i due metodi potrebbero svolgere in una visione complementare e unificata risulta assai utile il modello a tre livelli proposto da F. Capra per i sistemi viventi e riportato alla tabella 1. Tabella 1 I tre livelli fondamentali di un sistema vivente secondo F. Capra Schema di organizzazione La configurazione delle relazioni che determina le caratteristiche essenziali del sistema. Struttura La materializzazione fisica dello schema di organizzazione del sistema. Processo della vita Lattivit necessaria alla materializzazione continua dello schema di organizzazione del sistema. In estrema sintesi, ci che propongo di interpretare lautopoiesi, definita da Maturana e Varela, come lo schema della vita (cio come lo schema di organizzazione dei sistemi viventi); la struttura dissipativa, definita da Prigogine, come la struttura dei sistemi viventi; e la cognizione, definita inizialmente da Gregory Bateson e in modo pi completo da Maturana e Varela, come il processo della vita. Lo schema di organizzazione determina le caratteristiche essenziali di un sistema. In particolare, stabilisce se il sistema vivente o no. Nella nuova teoria, lautopoiesi lo schema di organizzazione dei sistemi viventi quindi la caratteristica che definisce la vita. Per stabilire se un particolare sistema un cristallo, un virus, una cellula o il pianeta Terra vivo, tutto ci che ci serve stabilire se il suo schema di organizzazione quello di una rete autopoietica. Se lo , abbiamo a che fare con un sistema vivente; se non lo , il sistema non vivente. Come vedremo, la cognizione, il processo della vita, legata in maniera indissolubile allautopoiesi. Autopoiesi e cognizione sono due aspetti differenti dello stesso fenomeno. Nella nuova teoria tutti i sistemi viventi sono sistemi cognitivi, e la cognizione comporta sempre lesistenza di una rete autopoietica.(Capra F.:, 1997: 180-181) Ai nostri fini, il modello di Capra molto utile perch mette in risalto la diversa natura dei concetti di "schema" e di "struttura", situati su due livelli assai diversi: "Nello studio della struttura misuriamo e pesiamo le cose. Gli schemi, per, non possono essere misurati o pesati; bisogna darne una rappresentazione grafica. Per comprendere uno schema, dobbiamo disegnare una configurazione di relazioni. In altre parole, la struttura coinvolge la quantit, mentre lo schema coinvolge le qualit" (ibidem). Questo ci ricollega alla diversa natura dei due approcci, analitico e sintetico, riduzionistico ed olistico: quantitativo il primo e quindi ben adatto a misurare i gradi di differenza della struttura; qualitativo il secondo e dunque adatto a cogliere i collegamenti, evidenziare le analogie, gli isomorfismi e quindi le relazioni presenti sui vari piani. Lo stesso Capra ben consapevole della possibilit e necessit di integrare i due approcci quando sostiene che "la chiave per una teoria completa dei sistemi viventi stia nella sintesi di questi due approcci: lo studio dello schema (ovvero di forma, ordine, qualit) e lo studio della struttura (ovvero di sostanza, materia, quantit)". (op. cit., p. 178) Tuttavia, pur facendo questa distinzione, dobbiamo tener presente che i tre criteri sono del tutto interdipendenti. E possibile riconoscere lo schema di organizzazione solo se materializzato in una struttura fisica, e nei sistemi viventi questa materializzazione un processo continuo. Dunque struttura e processo sono legati in maniera indissolubile. "Potremmo dire che i tre criteri schema, struttura e processosono tre modi diversi ma inseparabili di osservare il fenomeno della vita" (ibidem). In altri termini, ci che dobbiamo fare una sintesi, non una ulteriore suddivisione e spartizione del territorio. .

La salute nella visione sistemica


Recensendo il libro di Jay Haley, Family Therapy, Gregory Bateson scriveva, nel 1971, che la diffusione della terapia familiare rappresentava qualcosa di pi dellintroduzione di un nuovo metodo o di un cambiamento di unit sociale di riferimento: essa comportava una nuova epistemologia e una nuova ontologia "cio un modo nuovo di concepire una mente e una nuova visione del posto delluomo nel mondo" (1997, 392). Essa spostava laccento dalla psicologia individuale ad una qualche forma di teoria dei sistemi o di cibernetica. Per Bateson "un sistema, in ultima analisi, ununit contenente una struttura di retroazione: quindi in grado di elaborare informazione". Lunit sistemica tipo costituita dallorganismo individuale pi lambiente in cui interagisce: infatti "la regola fondamentale della teoria dei sistemi che se si vuole capire un fenomeno lo si deve considerare nel contesto di tutti i circuiti completi ad esso pertinenti" (ib., pp.394-395). La mente, per Bateson, costituita da notizie di differenze che passano dentro e fuori dellorganismo e che vengono elaborate ricorsivamente per confermare laccoppiamento fra lorganismo e lambiente. Ad un livello molto generale, pi che di un adattamento dellessere vivente allambiente si deve parlare di uninterazione cogenerata, per cui i cambiamenti di una parte stimolano e permettono i cambiamenti dellaltra. Una certa sincronizzazione reciproca comporta una stabilit del rapporto allinterno di una storia evolutiva. Dunque, certi cambiamenti autocorrettivi o flessibilit rendono possibile una preferenza per la stabilit a salvaguardia di caratteristiche pi profonde e necessarie del sistema interno (autopoietico, nella terminologia di Maturana e Varela, 1980) e della struttura ecorelazionale (sistema eco-auto-organizzativo, nella definizione di Morin, 1985). La stabilit nel cambiamento passa per degli apprendimenti che si collocano a diversi gradi di profondit delle premesse e del contesto entro cui la forma della relazione viene mantenuta. Si danno tuttavia anche dei processi schismogenetici, in forma "simmetrica" o "complementare", che possono comportare, talvolta, delle rotture nelle forme relazionali e lintervento di meccanismi regolatori di pi ampio livello. Il disordine generato si risolve, generalmente, nella formazione di nuove strutture organizzative (morfogenesi), ma pu comportare anche il collasso e leliminazione di forme obsolete, inadeguate al contesto complessivo entro cui una struttura relazionale e comunicativa si definisce. Linterazione fra organismi viventi e la loro nicchia ecologica va molto al di l degli scambi energetici o meccanici individuati dallecologia ambientalista: essa comporta scambi informativi che, allorch si riferiscono a strutture relazionali - vitali per la sopravvivenza -, sono realizzati attraverso un linguaggio analogico e gestaltico, molto diverso da quello analitico, sostanziale e coscienziale che si evoluto in parallelo nella specie umana. La confusione e lembricazione fra diversi livelli della comunicazione pu portare a dei conflitti fra punteggiature e livelli logici (doppi vincoli) che si possono risolvere in apprendimenti, ma che possono anche automantenersi per lunghi periodi generando sofferenza nelle persone coinvolte. La percezione di forme relazionali adeguate, salutogenetiche e autocorrettive particolarmente legata alla messa in opera di processi prodotti dalla parte destra del cervello, come sogni, metafore, giochi, riti, arte. Essa , in generale, guidata da una sensibilit estetica e da una intuizione olistica (il "sacro" per Bateson) che coglie la "danza di parti interagenti" (patterns e coreografie) fra processi e forme biologici (ecologia organismica e ambientale), sociali (ecologia sociale), culturali (ecologia delle idee) e i loro rispecchiamenti reciproci (meccanismi di abduzione). La dimensione estetica e "sacrale" delle relazioni nei sistemi umani spiega la difficolt di intervenire, ad esempio da parte di un terapeuta, senza istituire dei processi manipolativi o di controllo, ossia trasferendo su un livello analitico e di osservatore esterno dei processi generati sul piano analogico e interno al sistema di cui il terapista parte. Secondo Bateson, possibile facilitare certi processi, cercare di evitarne altri o riconoscere ci che si prodotto, ma non "ecologico" tentare di istituire modalit di guida delle relazioni umane, per una sorta di contraddizione in termini. Labituale focalizzazione dei paradigmi medico-terapeutici e di quelli preventivi o "del rischio" sui bit di azione ritenuti cattivi, folli, malati, dipendenti, criminali rappresenta solo una parte di un sistema di relazioni. Questa dicotomizzazione particolarmente insana in quanto tende
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Principi di Psicosomatica bioFisica e Biosistemica Energetica

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dipendenti, criminali rappresenta solo una parte di un sistema di relazioni. Questa dicotomizzazione particolarmente insana in quanto tende a reificare le relazioni classificando una delle parti in gioco e disattivando quei potenziali di retroazione ricorsiva e autocorrezione che unintera ecologia di caring solitamente possiedono. Essa genera inoltre una confusione di tipi logici per cui si tende a colpire un comportamento (atto criminale) con lintento di "sanare" una classe di fenomeni (criminalit). A livello di "idee", tali pratiche tendono a mantenere una visione dicotomica che rende difficile assumere il lato oscuro "delle complementariet cibernetiche: vita e morte, successo e fallimento, salute e patologia" (Keeney, 1985, pp. 154-155). In base a questo frame, si pu sostenere che una visione ecosistemica della salute quella che assume come campo di analisi e intervento levoluzione delle forme e dei processi di mantenimento-cambiamento che si esplicano a tutti i livelli del vivente considerati nei loro aspetti mentali. Lintervento riequilibrante e quello promozionale, ossia facilitativo rispetto alle potenzialit e alle risorse autocorrettive dei sistemi viventi, possono essere attuati ponendosi allinterno di una circolazione comunicativa e introducendo differenze operturbazioni capaci di innescare un nuovo assetto o una ridefinizione di quello preesistente a diversi livelli comunicazionali: percezioni, modi di pensare, rappresentazioni sociali, regole organizzative, definizioni di contesto, dinamiche ambientali e cos via. Tali apporti sono salutari allorch si traducono in apprendimenti e riescono a portare neghentropia (organizzazione) dentro un sistema relazionale. La concezione batesoniana della salute in chiave sistemica, ha avuto unevoluzione, che pu essere vista come rappresentativa di un ampio movimento di idee che andato estendendo la sua influenza fra gli anni 50 e gli anni 80. In essa possono essere individuati tre modelli: quello legato alla teoria dellinformazione e alla prima cibernetica che interpreta la nozione di feed-back in direzione omeostatica e lintervento terapeutico o sociale come ripristino o rimozione del meccanismo malato o disfunzionale; quello della seconda cibernetica in cui si accentua la critica del dualismo corpo/mente e salute/malattia: losservatore parte del sistema e quindi sviluppa unepistemologia e una metodologia di intervento di tipo costruttivista e relazionale che non vuole guidare ma promuovere dei processi; nella terza fase la visione si allarga ad un olismo ecologico ed estetico che, facendo perno sulle dimensioni emozionali, relazionali e linguistiche della comunicazione nei sistemi umani, si apre alla considerazione degli aspetti simbolici, culturali, mitologici, spirituali, religiosi, poetici. Rispetto alle metodologie attive della prima fase o a quelle coevolutive della seconda, si affermano nella terza le dimensioni narrative, le tecniche di ascolto, gli orientamenti al non-fare in senso quasi-buddhista -, la ricerca delle potenzialit creative, lattenzione per le pratiche meditative e contemplative, le sensibilit per saper evitare degli errori logici e lautoeducazione. Il cambio epistemologico che la teoria sistemica ha apportato nellambito della salute stato rilevante soprattutto per le scienze umane e sociali, per quelle della comunicazione e quelle della formazione: esso ha permesso, in buona misura, di affrancarsi dal predominio del paradigma bio-medico, di quello psicoindividualista e di quello socioorganicista, per elaborare un punto di vista pi autonomo e critico che ha posto al centro le dinamiche relazionali dellintersoggettivit, i conflitti fra parti del mondo interno, i pattern socio-psico-somatici, le componenti emozionali e contestuali del benessere, la costruzione sociale della salute, le differenze culturali, di senso e spirituali che incidono nei vissuti, nelle pratiche, negli approcci alla cura e alla promozione della salute. Questi apporti si sono rivelati innovativi e produttivi in campi come leducazione e la promozione della salute, gli interventi sulle dipendenze e sulle patologie relazionali, lumanizzazione delle cure in ambienti assistenziali, la crescita delle capacit di coping delle famiglie e delle reti, il counseling delle crisi familiari, le azioni di supporto sociale, lempowerment e ladvocacy di gruppi deprivilegiati, la formazione psicosociale degli operatori sociali e sanitari, lorganizzazione dei servizi sociali, la definizione delle politiche di comunit, il miglioramento della vivibilit e della qualit della vita negli ambienti urbani e in molti altri settori. Il contesto socio-culturale entro cui la teoria dei sistemi ha operato tuttavia in rapido cambiamento: mentre gli orientamento culturali degli anni 70 hanno rappresentato ottimisticamente il sistema sociale in costruzione come Societ del Benessere, basato sui consumi privati e lintervento pubblico, le rappresentazioni collettive degli anni 90 sembrano dominate da una percezione di rischio incombente e complessit ambientale soverchiante a cui non solo le Istituzioni, ma anche molti dei meccanismi autocorrettivi e connessionisti finora operanti sembrano incapaci di fornire risposte esaustive e rassicuranti. La percezione di insicurezza ambientale, perdita potenziale o reale di benefici e punti di riferimento, sfiducia negli altri e nel futuro, incerta costruzione della propria identit ha portato alla diffusione di atteggiamenti aggressivi, predatori, rabbiosi, difensivi, rassegnati, cinici, superficiali e a nuove forme di disagio e sofferenza in vari campi della vita sociale. Essa tuttavia indica in negativo lesistenza di una domanda latente di fiducia, senso e qualit della vita. Tale domanda si esprime, fra laltro, in un rilevante e crescente interesse per le questioni di benessere e malessere, agio e disagio, guarigione e terapia, promozione e prevenzione, ascolto e risposta, sicurezza e pericolo, identit e alterit, appartenenza e spaesamento, ragione e emozioni, bellezza ed estetica, credenza e spiritualit e altri temi consimili che si avverte nelle pratiche diffuse e nella comunicazione sociale. La domanda sociale di salute in questa fase quindi, al contempo, articolata e sfuggente, pressante e multiforme, e dunque pone nuove questioni ai professionisti della salute e agli operatori sociali, compresi quelli che partono da un frame sistemico. La sfida, oltre che pratica, ancora una volta epistemica e teorica. Molte intuizioni incompiute dellultimo Bateson, fra cui quella sul panico epistemologico che sta espandendosi in questa fase a cavallo del secolo, indicano un terreno in cui il movimento sistemico non si ancora pienamente misurato e che necessitano di unelaborazione creativa adeguata al contesto di una societ postmoderna e multiculturale.

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