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SVILUPPO ECONOMICO E STRATEGICO DELLA CINA


Compatibilit fra geopolitica, economia e bilancio militare

Direttore: Carlo Jean

INDICE

Prefazione di Paolo Savona INTRODUZIONE Capitolo I LEVOLUZIONE DELLA POLITICA CINESE Capitolo II LA CINA E I SUOI VICINI Capitolo III LA CINA NEL GOLFO, IN AFRICA E IN AMERICA LATINA Capitolo IV I RAPPORTI FRA CINA E USA Cooperazione e competizione. Bilateralismo, regionalismo e globalizzazione nel sistema Asia-Pacifico Capitolo V POLITICA DI SICUREZZA E DOTTRINA MILITARE CINESI - dallisolamento al cosmopolitismo strategico Capitolo VI IL BILANCIO MILITARE CINESE: SITUAZIONE E PROSPETTIVE Capitolo VII LE FORZE ARMATE CINESI: SITUAZIONE E PROSPETTIVE Capitolo VIII LINDUSTRIA CINESE DELLA DIFESA Capitolo IX LECONOMIA DELLA CINA pag. 150 pag. 5 pag. 18

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pag. 253 CONCLUSIONE E SOMMARIO

PREFAZIONE

Questo studio di Carlo Jean la testimonianza pi limpida della intuizione che abbiamo avuto di reinterpretare il patrimonio di conoscenze della politica economica in chiave planetaria, dando vita al Centro Studi di Geopolitica Economica sulla cui produzione scientifica, per una radicata tradizione del Paese, lattenzione stata piuttosto scarsa. Eppure il nostro benessere dipende ormai dallevoluzione del mercato globale e delle forze che in esso si muovono. Ho gi segnalato che il traino dello sviluppo mondiale non ha pi il suo centro nello sviluppo americano, ma a esso si affiancato quello dellestremo Oriente, Cina in testa. Ho anche sottolineato che gli errori monetari commessi dagli Stati Uniti e assecondati dallUnione Europea hanno creato una situazione di conflitto tra i due modelli di sviluppo (USA-led e EE-led, dove EE sta per Emerging Economy), che ha la sua origine nellaver permesso ai paesi emergenti, Cina in testa, ladesione ai benefici del libero scambio seguendo le regole del WTO, lOrganizzazione Mondiale del Commercio, invece di sottoporli allo stesso regime di cambio. Ci ha armato le mani della Cina e dei paesi che hanno accumulato riserve in dollari, che ora operano per incrementare la loro influenza geopolitica a scapito di quella statunitense. Attivando lo strumento dei fondi sovrani (sovereign wealth fund) effettuano investimenti in settori strategici delleconomia mondiale o per finalit politiche in Africa, in Sud America e dove i governi accettano la presenza riequilibratrice cinese. Il sistema in condizioni di operare finch la Cina continua ad avere un rilevante surplus di bilancia commerciale accumulando dollari per impedire la rivalutazione dello yuan-renminbi. Invece di cambiare le regole reali e monetarie del gioco geopolitico, gli Stati Uniti premono per ottenere un mutamento della politica valutaria di sostegno, adducendo evidenza econometrica sullimpatto trascurabile che avrebbe siffatta decisione. Trascurano per il fatto che lo sviluppo delleuroarea resterebbe schiacciato dalla decisione, rafforzando le spinte antiamericane presenti in Europa.

Ho concluso queste mie diagnosi indicando che il problema non geoeconomico, ma geopolitico e riguarda i ministri degli esteri, se non proprio, per la sua importanza, i Capi di Governo e non i ministri delleconomia. Jean condivide in gran parte e ripercorre perfezionandola questa analisi ma, partendo dalla considerazione che tra il 2020 e il 2040 il PIL cinese avr la stessa dimensione di quello statunitense (pochi anni orsono la data era stata individuata prudenzialmente nel 2030, anche nei miei scritti), si pone il problema di quale competizione tecnologica e soprattutto militare vorr attuare la Cina, disponendo di risorse in valore assoluto pari a quelle degli Stati Uniti; ovviamente per propria volont, arma anche costretta dalle vicende imprevedibili alle quali il mondo esposto, obbligando, volenti o nolenti, i governanti ad adeguarvisi. Insieme alla ricchezza e puntualit dellanalisi, questo lavoro ha il pregio di non soffermarsi su ci che la quarta generazione dei comunisti cinesi va facendo o dichiara di voler fare, ma anche quali potrebbero essere i problemi che incontrer la quinta generazione a seguito dellevoluzione imprevista e forse imprevedibile della realt delle cose allinterno del Paese e al suo esterno, e quali potrebbero essere le sue reazioni: trecento milioni di cinesi si riverseranno nelle citt e le divergenze sociali si amplieranno; lAfrica del Sud e quella Settentrionale si svilupperanno in modo altrettanto sorprendente lasciando

pericolosamente indietro larea subsahariana; le sorti del Medio Oriente sono nella mente di Dio (senza sapere quale); il Sud America continuer a svilupparsi (nel disordine?); lEuropa sar la nobile decaduta del pianeta e la Russia manifester in modo disturbante i suoi sussulti di grandeur. La qualit delle scelte di geopolitica economica sar senza ombra di dubbio al centro dei nuovi equilibri mondiali. Tutto possibile, nulla per certo. La lettura del testo di Carlo Jean aiuta a individuare le possibilit e a ridurre le incertezze.

Paolo Savona Professore emerito di Politica economica Co-fondatore del Centro Studi di Geopolitica economica

INTRODUZIONE

DALLIMPERO DI MEZZO E DALLESPORTAZIONE DELLA RIVOLUZIONE AL PEACEFUL RISE

Leventualit che la Cina aumenti il suo bilancio militare, in modo tale da trasformarsi in pochi anni ad esempio entro il 2020 da superpotenza economicocommerciale, in una globale dotata di capacit di proiezione di potenza analoga a quella USA - oggetto di dibattito. Esso non riguarda tanto la possibilit economica che lo faccia, che indubbiamente esiste. relativo invece al fatto che i dirigenti cinesi decidano di farlo e che dispongano della tecnologia necessaria. Un colossale riarmo avrebbe infatti un effetto boomerang. Susciterebbe reazioni negative non solo negli Stati Uniti, ma anche negli Stati dellAsia orientale e forse anche della Russia e dellEuropa. Come in qualsiasi analisi geopolitica e geostrategica, tale trasformazione e i fini che si prefiggerebbe (difensivi, per il mantenimento dello status quo, oppure offensivi - volti alla trasformazione dellordine internazionale e alla creazione, a lunghissimo termine, di un ordine sinocentrico del mondo vanno analizzati in termini non solo di capacit, ma anche di interessi e di intenzioni. Alcuni analisti ritengono leventualit che la Cina voglia dominare il mondo addirittura ridicola 1 . I fautori della tesi dellordine sinocentrico sostengono che esso dovrebbe succedere allunipolarismo americano in tre fasi: primo trasformando lunipolarismo in multipolarismo; secondo, mutando questultimo in un bipolarismo Cina-Stati Uniti; terzo, con la vittoria cinese nel nuovo confronto bipolare. Tutti gli scenari vanno valutati globalmente, tenendo conto del contesto sociale, politico, economico, strategico e culturale, nonch degli indirizzi e interessi generali della politica estera di Pechino. Questi ultimi non sono determinati solo dalleconomia e dalla tecnologia disponibili, ma anche dalla storia, dalla cultura, dalla coesione sociale interna, dalle visioni geopolitiche dominanti e cos via. Questi ultimi fattori determinano ci che Joseph Nye ha denominato soft power e influiscono sulla sua combinazione con lhard power e con la sua importanza relativa.
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Lionel Barber, A 21st Century Narrative With Many Contradictions, Financial Times, October 9th, 2007 Special Report, China, p. 2.

La Cina offre un modello attraente a tutti gli Stati non democratici del Terzo Mondo: la coesistenza di un modello di sviluppo accelerato con il mantenimento di un regime autoritario. Anche sotto il profilo della politica estera economica, il comportamento di Pechino viene apprezzato da questi Stati: separa infatti le relazioni economiche dalla politica, rispetta lassoluta sovranit interna ed contrario per principio ad ogni forma di ingerenza, di pressione e di interferenza negli affari interni degli altri Stati. Tale politica sta mostrando i suoi limiti. Contrappone infatti la Cina agli Stati Uniti e allONU, nonch a molte ONG, che pretendono di rappresentare la societ civile mondiale e che si occupano della tutela dei diritti civili ed umani. Non ha per ora reso la Cina uno stakeholder responsabile dellordine mondiale. Pechino divenuta consapevole di tale realt. Ha cercato di correggerla, ad esempio intervenendo con pressioni sul governo di Khartoum e con linvio di qualche centinaio di soldati in Sudan, per la fine del genocidio nel Darfur e svolgendo un ruolo determinante per bloccare la proliferazione nucleare della Corea del Nord. Ma permane molta incertezza, come si visto nella rivolta dello zafferano in Myanmar. La Cina quindi un giallo, come fu intitolato un fortunato numero di Limes di qualche anno fa. Indubbiamente, conosce un forte aumento di potenza non solo economica, ma anche militare. La sua influenza sta aumentando in tutto il mondo, proprio grazie al soft power e alla politica dellarmonia confuciana, del sorriso e del peaceful rise - ora ridenominato peaceful development - dallAfrica allAmerica Latina, dal Medio Oriente allAsia Centrale, nonch per le grandi riserve finanziarie di cui dispone. Esiste comunque una notevole incertezza circa quanto la Cina possa e soprattutto intenda fare a lunghissimo termine. Essa alimentata anche dallopacit del bilancio militare della PLA (People Liberation Army) e del reale livello tecnologico dellindustria cinese degli armamenti. Esistono anche incertezze nei riguardi della stabilit politica, sociale ed ecologica dellImpero di Mezzo. Esso conosce enormi problemi interni, in particolare unaccentuata instabilit sociale, generata dalla rapida crescita. Le disuguaglianze fra i ricchi e i poveri e fra le citt soprattutto quelle oceaniche e le campagne dellinterno stanno crescendo in misura intollerabile, provocando ogni anno decine di migliaia di rivolte, di cui i leaders cinesi sono molto preoccupati. Nei prossimi 15-20 anni, la Cina dovr poi fronteggiare unurbanizzazione selvaggia. Almeno 300

milioni di abitanti delle zone rurali (sui circa 800-900 milioni attuali) abbandoneranno le campagne e si riverseranno sulle citt. Ci sta gi causando enormi problemi, non solo per la costruzione delle case e delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, ma anche per i rifornimenti idrici ed energetici. Determina poi la necessit di creare almeno una quindicina di milioni di posti di lavoro allanno. Per questo la Cina obbligata a seguire una politica industriale centrata sui settori ad alta intensit di manodopera, quali lassemblaggio di prodotti anche ad altissima tecnologia (come i computer), ma che dal punto di vista produttivo comportano linee di produzione di tecnologia media o bassa. In fin dei conti, assemblare un giocattolo o un computer richiede un livello tecnologico abbastanza simile. Fino ad oggi i responsabili amministrativi delle citt costiere hanno rimandato a casa un numero sempre maggiore di contadini immigrati, costringendoli a salire coattivamente sui treni, come permettono le leggi in vigore (c.d. sistema Hukou 2 ). Esse prescrivono che, nelle migrazioni interne, vada mantenuta una carta didentit del paese di nascita ed una di quello in cui si lavora. Le autorit amministrative hanno il potere di imporre, in caso di necessit, che il lavoratore cinese famiglia compresa - vada ad abitare nelluno o nellaltro luogo. Anche ci crea malcontenti e tensioni sociali, che spesso sfociano in violente rivolte e tentativi di resistenza. Ne sono derivati numerosi scontri, anche perch la diffusione dellindustrializzazione, lenorme sforzo effettuato per linfrastrutturazione del paese e, soprattutto, lincredibile entit dellinquinamento dellaria, del suolo e delle acque sta riducendo la quantit e la qualit dei terreni agricoli, e sta influendo in modo sempre pi negativo sulla salute pubblica. Unitamente allinvecchiamento della popolazione, questi fenomeni aumentano - e soprattutto aumenteranno in futuro la spesa sociale, sottraendo fondi ad altri impieghi. Tuttavia, lattuale livello di spesa militare valutata, a seconda della fonte, dall1,7 al 2,3% del PIL annuale - sostenibile economicamente. Potrebbe anche essere raddoppiato, qualora la politica decidesse di farlo per conseguire obiettivi di politica estera di potenza. Linstabilit sociale affrontata con decisione dai responsabili politici cinesi della quarta generazione, in particolare dal Presidente Hu Jintao e dal Primo Ministro Wen Jiabao. Entrambi sono consapevoli della sua gravit. Mentre i dirigenti della terza
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STRAFFOR, Rural Migration and Plugging the Rural-Urban Group, April 02, 2007.

generazione quali lex Presidente Jiang Zemin davano assoluta preminenza alla crescita economica e, quindi, allo sviluppo delle regioni costiere in cui si concentrano industria manifatturiera ed investimenti stranieri, motori della crescita cinese che exportled, anzich basata sui consumi interni -, quelli della quarta generazione cercano di riequilibrare il sistema. Il loro obiettivo la costruzione di una societ armoniosa, nel senso confuciano del termine, con la riduzione del gap esistente fra le regioni costiere e quelle dellinterno, e fra le zone urbane e quelle rurali. Sono consapevoli che il successo del loro progetto essenziale per permettere al Partito Comunista Cinese (PCC) di mantenere il potere, in uneconomia che la pi aperta e liberista del mondo. Essa fa della Cina il vero vincitore della globalizzazione, unitamente agli Stati Uniti. Hu e Wen incontrano per notevoli resistenze da parte delle regioni e delle citt pi ricche. Tali resistenze sono sovente superate con sistemi analoghi a quelli impiegati dal Presidente Putin in Russia, in particolare con lapplicazione alquanto disinvolta della legge anti-corruzione. Il sindaco di Shanghai, legato a Jiang Zemin, stato incarcerato e al suo posto stato installato il delfino del Presidente Hu, che nel 2012 potrebbe succedergli alla presidenza della Repubblica Popolare Cinese. Episodi come questo si contano a migliaia. La recente decisione di Hu e Wen di sostituire 170.000 dirigenti pubblici coerente con tale orientamento ad una ri-centralizzazione del potere, necessaria per attuare il programma di ridistribuzione della ricchezza. Lintero XI Piano Quinquennale, approvato nel dicembre 2006, mira a raggiungere tale obiettivo di armonia, anche a costo di un rallentamento della crescita economica e dellentit degli investimenti stranieri, ma con un aumento dei consumi. Questultimo potrebbe essere ottenuto con una forte rivalutazione del renminbi/yuan rispetto al dollaro. Come ha recentemente dimostrato unanalisi dellEconomist, tale misura, richiesta con insistenza dal Congresso americano, non andrebbe a favore degli USA, ma della Cina. Pechino potrebbe cos neutralizzare uno degli squilibri che pi pesano non solo sulla stabilit interna cinese, ma anche sulleconomia mondiale e sulle stesse prospettive della globalizzazione: il fatto cio che i cinesi consumino troppo poco e risparmino troppo. Tale provvedimento, se attuato molto rapidamente, darebbe per uno scossone troppo forte alleconomia mondiale: ridurrebbe il benessere dei consumatori americani, ormai abituati ad essere sovvenzionati dai bassi costi delle merci cinesi, e, soprattutto, causerebbe una

grave crisi economica in tutti i paesi dellAsia orientale e sud-orientale. Le loro economie sono infatti fortemente integrate con quella cinese, a cui forniscono componenti e subsistemi, che vengono poi assemblati in Cina ed esportati negli USA e in Europa. Poich allexport-led subentrerebbe naturalmente una politica di export-substitution, volta a soddisfare le esigenze dei nuovi consumatori cinesi, potrebbe determinarsi una grave crisi che, dallAsia orientale, si diffonderebbe rapidamente a tutto il mondo. Una trasformazione delleconomia cinese comunque necessaria. C da augurarsi che avvenga in modo graduale. Il governo cinese sicuramente in condizione di attuarla in modo ragionevole, a meno che non si determinino gravi crisi interne o esterne, nel sistema geopolitico Asia-Pacifico, in pratica uno scontro fra Cina ed USA per Taiwan. Comunque sia, il contrasto fra autoritarismo politico e liberismo economico potrebbe avere, a medio-lungo termine, conseguenze molto gravi, sebbene la cultura etico-politica cinese sia molto diversa da quella occidentale. Come detto, la realizzazione delle riforme di Hu e Wen incontra crescenti difficolt. Taluni autorevoli membri del Partito ritengono che il loro potere potr essere mantenuto solo con un elevato tasso di crescita, piuttosto che con la redistribuzione della ricchezza ed un aumento dei consumi interni. Questi ultimi farebbero crescere una classe media che, prima o poi, contesterebbe il potere del Partito Comunista e imporrebbe un pluralismo politico che, nella storia cinese, ha sempre significato frammentazione conflittuale del paese. Il nazionalismo laltra leva su cui gioca il Partito Comunista. Come gli USA e la Francia, anche la Cina si sente depositaria di un manifest destiny, cio di un ruolo storico eccezionale. Non lha per mai espanso al resto del mondo. Ha atteso con pazienza che gli altri venissero da lei. erede di una cultura e di principi derivati da una millenaria civilt e dalla tradizione confuciana.. Esse le conferiscono un senso di superiorit. La Cina tende a prendersi la rivincita delle umiliazioni subite dallOccidente (Russia inclusa) nei secoli XIX e XX ed a riacquistare il rango che ha sempre occupato nella storia, fino allinizio del XIX secolo. Ancora nel 1820, il suo PIL ammontava al 23-30% di quello mondiale (quello attuale degli USA allincirca pari al 25-29%). Poi, ebbe inizio il secolo delle umiliazioni, iniziato con la guerra delloppio. La Cina fu invasa, saccheggiata, impoverita e privata delle province periferiche. Pur avendo una popolazione pari ad un quarto un quinto di quella mondiale, il suo PIL scese a meno del 2% di quello totale. Dal

1978 inizio della riforma del leader della seconda generazione, cio di Deng Xiaoping (la prima generazione stata quella di Mao Zedong) sta crescendo rapidamente. Oggi, esso giunto a superare il 5% di quello mondiale in termini di tasso di cambio di mercato (MER), mentre in termini di parit di potere dacquisto (PPP) - secondo la Banca Mondiale - quasi tre volte superiore, pari cio al 12-15% del PIL mondiale. La Cina si avvia rapidamente con una crescita superiore al 10% annuo, che nel decennio si stabilizzer sul 7-8% ad essere la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti. Addirittura li potrebbe superare verso il 2040, a meno che non intervengano turbative geopolitiche interne o esterne tali da sconvolgere i trends attuali. Cio, a meno che la globalizzazione non conosca il globo-bang temuto da Henry Kissinger, e che non venga sostituita dal ritorno dei protezionismi e dei nazionalismi, con meccanismi simili a quelli attivati degli anni Trenta dalla grande crisi del 1929. Dati i suoi enormi problemi interni, il Partito Comunista non pu, con il solo nazionalismo e la sola crescita economica che aumenta i divari di ricchezza mantenere il consenso necessario. Il regime considerato corrotto, anche se la burocrazia cinese presenta settori di eccellenza. In campo amministrativo permane la grande tradizione dei mandarini imperiali. Dalle loro famiglie provengono in massima parte anche gli attuali principali dirigenti politici, amministrativi e imprenditoriali, sopravvissuti alle terribili purghe della rivoluzione culturale. Questa distrusse, con la sua ventina di milioni di morti, una consistente parte delle lites culturali, economiche e politiche del paese. Il grande balzo in avanti voluto da Mao Zedong si tradusse in un grande balzo allindietro, nonostante la popolarit che ebbe nei sessantottini nostrani. Per inciso la ebbe anche la lugubre e sanguinaria dittatura del Pol Pot, tanto apprezzato da taluni pacifisti europei. Esso fu sostenuto da Pechino e attaccato dal Vietnam, verosimilmente su pressioni di Mosca, provocando, nel 1979, lattacco cinese ad Hanoi, conclusosi per la PLA con un vero e proprio disastro militare. Tali problemi fanno ritenere ai pi che pur essendoci sicuramente la possibilit economico-finanziaria di un aumento considerevole delle spese militari la priorit verr data dai governanti cinesi, per diversi decenni, a quelle sociali ed ecologiche. NellXI Piano Quinquennale, dei 24 obiettivi prioritari menzionati, ben 18 si riferiscono a questi ultimi due settori, al riequilibrio fra citt e campagne e fra esportazioni e consumi interni,

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e alla necessit di diminuire linquinamento e lo sperpero delle risorse ambientali del paese, aumentando lefficienza energetica e diminuendo lintensit energetica, cio la quantit di energia necessaria per produrre un dato reddito (solitamente espressa in numero di tep - tonnellate equivalenti di petrolio - per 1 miliardo di dollari di PIL). Le realt e le prospettive delleconomia cinese verranno approfondite nel capitolo ad esse dedicato nel presente rapporto di ricerca. Sin dora si pu per affermare che laumento della spesa militare indipendentemente dalla volont dei dirigenti cinesi - sar potentemente frenato non tanto dalle altre esigenze di bilancio - che vanno soddisfatte anche per la sopravvivenza dellattuale regime politico - quanto dal fatto che conveniente per Pechino sfruttare le potenzialit del suo soft power, anzich rischiare con lhard power reazioni boomerang e, soprattutto, la crisi dellordine della globalizzazione, oggi salvaguardato e pagato dalla potenza unipolare degli Stati Uniti. Inoltre, se indubbio che la potenza militare cinese sta aumentando rapidamente in termini assoluti, altrettanto non avviene in termini relativi rispetto agli USA. Le correlazioni fra andamento delleconomia e spesa militare non sono mai di tipo lineare. La seconda dipende da decisioni politiche, dalla valutazione dellevoluzione della situazione mondiale e dalle opportunit offerte dalluso della forza miliare, pi che dallo stato delleconomia. Il primo compito di ogni Stato la sicurezza e quello di ogni classe dirigente di mantenere il potere. Nel caso della Cina, un fallimento del progetto della societ armoniosa potrebbe indurre i dirigenti cinesi a volgersi per disperazione al nazionalismo, a ritornare ad una politica estera pi aggressiva (non pi di esportazione della rivoluzione alla Mao Zedong, ma di espansione dellinfluenza militare e politica diretta cinese), abbandonando il paradigma del peaceful rise, adottato come si ricordato - a partire dalla met degli anni 90. In tale strategia viene data importanza centrale allespansione pacifica tramite il soft power, al fine di aumentare linfluenza di Pechino nelle regioni del mondo considerate strategiche, soprattutto per soddisfare i crescenti fabbisogni di energia e delle altre materie prime, sia minerarie che alimentari, e per assicurare sbocchi commerciali ai prodotti cinesi. Come gi accennato, determinanti ai fini delle previsioni sullandamento della spesa militare non sono le potenzialit delleconomia, bens gli obiettivi geopolitici che la Cina perseguir, legati al mantenimento del potere del Partito Comunista ed anche ai

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condizionamenti culturali della sua civilt millenaria. A questo proposito indispensabile esaminare come siano cambiate nel tempo la strategia globale e soprattutto quella militare di Pechino, pur nellopacit che circonda le decisioni della Commissione Militare Centrale, principale organismo di decisione e di direzione politico-strategica. Per valutare le capacit militari cinesi, necessario poi analizzare il livello tecnologico dellindustria della difesa. Se ne discute molto negli ambienti specializzati. Ben poco si conosce per a riguardo, anche per il segreto che circonda lindustria degli armamenti e le allocazioni dei fondi della Commissione della Scienza, della Tecnica e dellIndustria militare, organismo riformato nel 1998 e a cui fanno capo i centri di ricerca tecnologica e le industrie degli armamenti. Lopinione comune che la potenza militare cinese stia rafforzandosi grandemente in termini assoluti, anche per le massicce importazioni di armi dalla Russia (per i soli sistema darma principali esse sono ammontate in media ad un miliardo di dollari allanno nel decennio 1990, e a due miliardi a partire dal 2000). Quando la PLA viene confrontata invece con la potenza militare degli Stati Uniti, il giudizio deve mutare sostanzialmente. Rimane un divario notevole, a cui si aggiunge il fatto che nonostante labbandono di una politica aggressiva, soprattutto nel Mar Cinese Meridionale e anche nei confronti di Taiwan la Cina non ha alleati. Invece, nellultimo decennio gli Stati Uniti hanno rafforzato le loro alleanze con diversi paesi, anche con lIndia, unico paese al mondo in cui le valutazioni dellopinione pubblica siano favorevoli per oltre il 60% non solo agli USA, ma anche alla stessa Amministrazione Bush. Le difficolt conosciute dallesercito e dai marines americani in Iraq e in Afghanistan non devono far dimenticare il fatto che gli Stati Uniti, sotto il profilo militare, rimarranno ancora per decenni la potenza dominante nel mondo; lunica in possesso di una capacit di proiezione globale di potenza. Lo sono anche nel Pacifico occidentale e nellOceano Indiano, dove possono poi avvalersi dellalleanza della Corea del Sud, del Giappone, dellAustralia e dellIndia. Tale potenza non compensata dalla partnership strategica fra la Russia e la Cina. Questultima, tra laltro, presenta numerose crepe per il tentativo di Putin di ripristinare almeno in parte linfluenza perduta dalla Russia in Estremo Oriente e nellAsia Centrale. questo un punto chiave per la pianificazione militare cinese. Esso sar approfondito nella ricerca.

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Va anche considerato che la totalit delle forze aeronavali USA pu essere concentrata, in caso di necessit, nel teatro operativo del sistema Asia-Pacifico, anche per laumentato raggio dazione dei bombardieri, conseguente al progresso delle tecniche di rifornimento in volo. La recente intesa fra Washington e New Delhi ha grandemente preoccupato Pechino, ben consapevole dellobiettivo dellaltro gigante asiatico di divenire la potenza dominante nellOceano Indiano, dove transitano vie di comunicazione marittima essenziali per la Cina. Il miglioramento peraltro relativo - dei rapporti con Mosca non pu tradursi in unalleanza. Quindi, non accresce le capacit cinesi di proiezione di potenza nellAsia meridionale, anche per i sospetti tradizionali dei russi nei riguardi del pericolo giallo. I cinesi, dal canto loro, osservano con indubbio interesse il disastroso andamento della demografia russa e lo spopolamento progressivo della Siberia centrale ed orientale e delle Province Marittime. Tendono ad aumentare la loro influenza in Asia Centrale ricca di materie prime - preoccupando grandemente il Cremlino. Pechino ben consapevole della tendenza dei paesi asiatici sud-orientali di rafforzare i legami con Washington non appena la Cina dia segni di dinamismo geopolitico. La sola crescita economica e laumento della potenza militare cinese suscitano notevoli preoccupazioni e sospetti sui reali obiettivi almeno di lungo termine della Cina. La pianificazione politico-strategica viene generalmente fatta sulla base delle capacit che, sebbene avvolte dal segreto e spesso ambigue, sono pi calcolabili almeno di larga massima e non delle intenzioni, che sono pi indecifrabili e, soprattutto, possono cambiare rapidamente. Pechino si sempre dimostrata pronta ad adattare la sua politica e la sua strategia in modo dinamico, rapido e anche brutale, quando ha ritenuto che fossero minacciati i suoi interessi. obbligata a farlo, dato che la legittimit del regime comunista poggia non solo sulla crescita economica, ma anche sullorgoglio nazionale. Esso rappresenta un preciso limite ai rapporti di collaborazione di Pechino con gli Stati che circondano la Cina e che conservano nella loro memoria storica il ricordo dei tributi e degli atti di sottomissione che dovevano effettuare nei confronti del Celeste Impero. Il nazionalismo non un fenomeno nuovo nella storia cinese. Basta pensare alla rivolta dei Boxers contro le ingerenze straniere, oppure alle manifestazioni antigiapponesi, seguite alla visita dellex premier nipponico Koizumi al sacrario militare di Yakusuki.

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Oggi, la politica estera cinese soprattutto mercantile, volta a garantire sbocchi di mercato ai propri prodotti e a soddisfare lenorme fame di materie prime, soprattutto ma non solo energetiche. Con essa Pechino contraria per principio ad ogni ingerenza straniera nella sovranit degli Stati (retaggio anche del secolo delle umiliazioni) separa nettamente gli affari dalla politica. Ad esempio, a differenza di quanto pratica lOccidente, non subordina la conclusione di accordi economici al rispetto dei diritti umani. Cerca invece di riempire i vuoti lasciati dallOccidente, determinati anche dal suo moralismo politico internazionale. Ci provoca evidentemente tensioni e problemi con lEuropa e con gli USA, simili a quelli verificatisi a seguito del massacro di Piazza Tienanmen nel 1989. Tali potenziali tensioni sono state in parte neutralizzate in ambito UE dallappeal esercitato dalle opportunit offerte dal mercato cinese. Esiste al riguardo una differenza di valutazioni e di comportamenti degli europei rispetto agli americani. Al Congresso prevale la tendenza al bashing China, simile a quella del bashing Japan degli anni 80. Inoltre, crescono la preoccupazione per la potenza militare cinese, sulla quale il Pentagono presenta al Congresso ogni anno un rapporto allarmistico. La differenza fra UE e USA nei riguardi della Cina potrebbe spiralizzarsi in vere e proprie tensioni transatlantiche, ad esempio qualora venisse abolito lembargo allexport di armamenti europei verso la Cina, ormai da tempo annunciato durante tutte le visite a Pechino dei Capi di Stato e di Governo europei. Molti esperti americani si chiedono anche come gli ingrati europei si comporterebbero qualora dovesse verificarsi un conflitto fra la Cina e gli Stati Uniti per Taiwan. Pi in generale, il soft power cinese ha fatto emergere quello che si chiama Beijing Consensus, contrapposto al Washington Consensus seguito dallOccidente e dalle grandi Istituzioni Finanziarie Internazionali, per i quali gli affari vanno collegati al tipo di regime politico e al rispetto dei diritti umani e civili. I regimi autoritari si sentono minacciati dalla politica seguita dallOccidente di democratizzazione e di tutela dei diritti umani. Sono quindi pi inclini a rivolgersi a Pechino, che come ricordato - separa nettamente gli affari non solo dalla politica, ma anche dalla morale internazionale, in particolare dal diritto di ingerenza umanitaria che, a Pechino, viene giudicato unillegittima e illegale ingerenza nella sfera di sovranit degli Stati. Tale atteggiamento si rivelato finora molto vantaggioso per la Cina, specie in Africa, nel Medio Oriente e nellAsia centrale. Per,

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unintensificazione dei rapporti con lEuropa, per intervenire a mantenere la pace e la stabilit in Africa, - cos utili economicamente alla Cina - subordinata ad un mutamento dellatteggiamento cinese nei riguardi di quelli che in Occidente vengono considerati standard irrinunciabili per uno Stato che voglia essere uno stakeholder responsabile sulla scena internazionale, come Pechino giustamente pretende di essere. La necessit di garantirsi le materie prime necessarie al suo sviluppo ha indotto la Cina ad essere presente anche in regioni tradizionalmente estranee alla sua sfera di interessi, dallAfrica allAmerica Latina, dal Golfo alla Siberia e al Medio Oriente. Continua inoltre - la sua presenza in Asia centrale e nel Sud-Est asiatico. Entrambe le regioni sono state storicamente sempre collegate allinfluenza di Pechino e spesso erano tributarie della Cina Imperiale. La disinvoltura politico-mercantile ha spesso posto la Cina in contrasto con i paesi occidentali, ad esempio in Darfur e pi in generale in Africa, dove la politica di sviluppo e di stabilizzazione, con il buongoverno e con il rispetto dei diritti umani - seguita dallOccidente anche con limposizione di condizionalit economiche - stata spesso contrastata e neutralizzata da Pechino. La Cina, in modo alquanto contraddittorio, segue sia una politica di globalizzazione - di cui una grande beneficiaria a livello mondiale sia una di non ingerenza nelle questioni interne e di sostanziale disinteresse per le violazioni dei diritti umani, la corruzione, ecc., cio proprio per le regole che dovrebbero consolidare la global governance necessaria per la sostenibilit della globalizzazione. questo un dilemma con cui i dirigenti cinesi si trovano gi oggi confrontati, e che dovranno prima o poi risolvere. Ultimamente Pechino si sta muovendo anche in questo settore. Per consolidare la propria posizione, il proprio rango e il proprio ruolo nel mondo sempre pi consapevole che prima o poi dovr divenire un membro responsabile della comunit internazionale, condividendone regole e sforzi per mantenere lordine della globalizzazione. Linvio in Sudan di 300 soldati della PLA un segno positivo al riguardo. Beninteso, ci non significa che scompariranno i timori circa laumento della potenza cinese. Significher solo che la Cina ha deciso di uscire dal proprio isolamento e dalla neutralit geopolitica, e di giocare nel sistema internazionale il ruolo che il suo peso economico e la sua storia e cultura le impongono di avere.

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Le valutazioni cinesi circa lutilit della forza per conseguire i propri interessi nazionali nel mondo influenzeranno la pianificazione delle strutture e degli equipaggiamenti militari cinesi, non tanto di quelli difensivi che non assumono particolare rilevanza, in quanto nessuno pensa di attaccare la Cina quanto delle componenti di proiezione di potenza: in particolare le forze navali, quelle anfibie, quelle aeree e soprattutto quelle spaziali e del cyberspazio, senza trascurare quelle terrestri. Per esse prevista, dal Libro Bianco della Difesa 2006, la meccanizzazione, alla quale attribuita la stessa importanza dellinformatizzazione di tutte le componenti della PLA. Limportanza dello spazio e del cyberspazio risultata evidente quando nel gennaio 2007 la Cina ha abbattuto con un missile ASAT ad impatto diretto un suo vecchio satellite meteorologico. Ci ha dimostrato la priorit che Pechino attribuisce alla neutralizzazione asimmetrica dei megasistemi americani della network centric warfare, essenziali per le capacit USA di proiezione di potenza. Le valutazioni circa la futura entit dei bilanci militari cinesi non possono prescindere dallanalisi della politica estera cinese nelle varie parti del mondo e dallapprofondimento dellapporto che le forze armate potrebbero dare al conseguimento di precisi obiettivi di Pechino e del PCC. Si tratta di un esercizio alquanto difficoltoso, non solo come ricordato - per lopacit del decision making cinese, ma anche per le differenze delle culture strategiche occidentali e cinesi e per linflusso che hanno le iniziative occidentali o di altri attori geopolitici internazionali, in particolare della Russia, dellIndia e del Giappone. La difficolt aumentata dal fatto che la politica estera cos come la strategia sia globale che militare si adatta in continuazione alla percezione che si ha della correlazione delle forze ed influenzata dalla politica interna. Come si accennato, il fallimento del progetto di costituzione di una societ armoniosa, potrebbe obbligare il Partito Comunista Cinese ad appoggiarsi al nazionalismo e, quindi, a perseguire una politica pi aggressiva ed espansiva di quella finora praticata con il peaceful rise. Paradossalmente, sar una crisi economica ad accelerare laumento del bilancio militare cinese. Per i motivi sopra ricordati, una consistente parte della ricerca dedicata alla politica estera e alla penetrazione economica della Cina non solo nelle regioni viciniori, ma anche in continenti che non rientrano nei tradizionali interessi cinesi. La seconda parte riguarda

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invece le prospettive economiche, delle strutture della PLA, dellindustria militare e del bilancio della difesa. Fra le due parti fa da raccordo un capitolo dedicato alla politica ed alla dottrina militari cinesi, che negli ultimi trentanni hanno conosciuto una profonda evoluzione, passando dallisolamento, ad un regionalismo e infine ad un cosmopolitismo strategico. Nelle conclusioni che costituiscono anche il sommario della ricerca vengono evidenziati i principali dilemmi che si pongono ai vertici politici e militari cinesi e le possibilit e difficolt che le soluzioni prescelte trovino un sufficiente sostegno da parte delleconomia e del livello tecnologico dellindustria degli armamenti, oggi ancora insoddisfacente.

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CAPITOLO I LEVOLUZIONE DELLA POLITICA CINESE

1. Considerazioni introduttive

La Cina un gigante economico globale, in continua rapida crescita. Geopoliticamente gioca per un ruolo ancora limitato, anche perch tende a separare nettamente economia e politica. Per questo la Cina viene spesso criticata, oltre che dallUE e dagli USA, da varie ONG, quale ad esempio, Amnesty International. Questultima sta sfruttando le Olimpiadi del 2008 per fare pressioni su Pechino, minacciando le imprese sponsor dei giochi di boicottare i loro prodotti. Il suo scopo quello di far cessare il supporto cinese al governo sudanese, responsabile degli eccidi nel Darfur. La sua arma principale costituita dalla minaccia di denominare le Olimpiadi nel 2008 Giochi del genocidio. Non potendo fare pressioni dirette efficaci sul governo cinese, le fanno sulle multinazionali che sponsorizzano i giochi olimpici con la loro pubblicit. Pechino molto sensibile a tali pressioni, anche perch ha investito enormemente sui Giochi, al fine di migliorare la propria immagine nel mondo, come potenza pacifica e moderna, pilastro dellordine internazionale. La Cina privilegia, per la sua influenza, gli strumenti non militari. Ci molto efficace proprio per il fatto che non effettua pressioni n impone condizionalit politiche ai rapporti economici. Dato il suo peso crescente in Africa, Asia Centrale, Golfo e America del Sud, le iniziative di Pechino contrastano lazione degli Stati Uniti e dellEuropa, volte a diffondere la democrazia e il rispetto dei diritti umani e civili. Si sta affermando cos un Beijing Consensus contrapposto al Washington Consensus e pi in generale allinfluenza occidentale nel mondo. La Cina molto vulnerabile al riguardo. Teme un bashing China che la danneggi non solo economicamente, ma anche politicamente. Le sue priorit consistono nellavere buoni rapporti con tutti, specie con gli Stati Uniti e con lEuropa. Le contraddizioni della sua politica e, soprattutto, lavvicinarsi della data dinizio dei Giochi lhanno indotta a modificare il suo comportamento, in modo da attenuare ogni occasione di scontro e puntare invece alla cooperazione soprattutto con Washington. Lo dimostra

linvio di 300 genieri cinesi in Sudan, per preparare linvio di una forza ONU di peacekeeping nel Darfur, effettuando pressioni sul governo di Karthoum, finora fortemente contrario a tale iniziativa. Lo dimostra anche limportanza del Dialogo Economico Strategico (SED), vero e proprio summit dei responsabili economici cinesi e USA, svoltosi a Washington nel maggio 2007, e il rilancio dellAPEC (Asia Pacific Economic Cooperation), abbandonando i tentativi di dar vita ad accordi subregionali che escludessero gli USA dallAsia orientale.

2. Dallesportazione della rivoluzione al peaceful rise

La politica estera cinese ha conosciuto una profonda evoluzione dalla vittoria di Mao Zedong nel 1949 ai giorni nostri. Sta adeguandosi non solo al conseguimento degli interessi cinesi, ma anche al ruolo di attore responsabile globale, che Pechino intende svolgere nel mondo. Un esempio positivo al riguardo stato il ruolo costruttivo svolto da Pechino nel Gruppo dei sei (le due Coree, il Giappone, gli USA, la Russia e, appunto, la Cina) incaricato di negoziare per bloccare la proliferazione nucleare in Corea del Nord. In un primo periodo culminato con lintervento in Corea contro le truppe americane che stavano occupando lintera penisola la politica estera cinese era di completa subordinazione allUnione Sovietica. I rapporti iniziarono a guastarsi con la denuncia, da parte di Kruscev, degli orrori del periodo staliniano e, alla fine degli anni Cinquanta, con la decisione di Mosca di non cedere alla Cina la tecnologia per la costruzione di armi atomiche. Parallelamente alla disastrosa politica del grande balzo in avanti e alla successiva rivoluzione culturale, la Cina si liber pressoch completamente dai legami con Mosca, eliminando i dirigenti filo-sovietici (la c.d. banda dei quattro). Ne furono progressive conseguenze la guerra con lIndia del 1962 - per contenziosi territoriali nella catena dellHimalaya e per il non riconoscimento indiano della conquista del Tibet , la decisione di Mao di esportare la rivoluzione comunista nel mondo - con il suo modello della guerra rivoluzionaria di lunga durata - e gli scontri della PLA (Peoples Liberation Army) con lArmata Rossa sullAmur e sullUssuri, nel 1968, per il possesso di alcune piccole isole.

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Allinizio degli anni 70 si erano determinate le condizioni per un avvicinamento con gli Stati Uniti (la c.d. diplomazia del ping-pong nel 1971 e il viaggio a Pechino di Nixon e Kissinger nel 1972). La situazione mut radicalmente con la morte di Mao e lascesa al potere dei leaders della seconda generazione, in particolare di Deng Xiaoping. Questi, nel dicembre 1978, enunci le quattro modernizzazioni, intese a liberalizzare leconomia cinese e ad aprirla a quella mondiale, pur mantenendo su di essa un completo controllo politico del partito comunista. In politica estera, la Cina divenne un alleato di fatto degli Stati Uniti contro il blocco sovietico (svolse anche una parte attiva nel sostegno dei mujahidin in lotta in Afghanistan contro lArmata Rossa) e, con laiuto americano, realizz un notevole miglioramento della tecnologia degli armamenti in dotazione alla PLA e della propria industria militare. Ci avvenne anche con laiuto europeo. In particolare, le liste dellembargo tecnologico - definite dal CoCom (Coordinating Committee) per il blocco sovietico - furono notevolmente liberalizzate nei confronti della Cina, per la quale fu concordata unapposita green line. Durante tutto il periodo in cui Deng fu al potere, e anche allinizio del periodo della leadership della terza generazione alla cui testa era Jiang Zemin Pechino mantenne un atteggiamento alquanto aggressivo nei confronti degli Stati dellASEAN, soprattutto per le sue rivendicazioni territoriali sulle isole del Mar Cinese Meridionale (Arcipelaghi delle Paracelso e delle Spratley), nelle cui acque si riteneva esistessero importanti giacimenti di idrocarburi e che, comunque, costituivano importanti punti dappoggio per la Marina cinese ai fini del controllo dei vitali Stretti della Malacca. Tale atteggiamento risentiva delle grandi tradizioni imperiali cinesi. Gli Stati confinanti versavano all Impero di Mezzo un tributo, spesso solo simbolico, ma che indicava il riconoscimento della supremazia di Pechino. Gli scontri maggiori si verificarono con il bellicoso Vietnam, sia terrestri, dove la PLA sub nel 1979 una disastrosa sconfitta, sia nel Mar Cinese Meridionale, in cui invece ebbe la meglio la marina cinese, affondando diverse navi e provocando la morte di un centinaio di marinai vietnamiti. Tra il 1995 e il 1998 si verific una nuova profonda svolta nella politica estera della Cina. Dallimperiosa salvaguardia dei propri diritti storici che aveva anche provocato le reazioni di diverse popolazioni asiatiche sud-orientali contro le minoranze cinesi che vivevano nei loro territori Pechino adott con Jiang Zemin una politica del sorriso,

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denominata peaceful rise e successivamente peaceful development, quando il termine rise sembr troppo aggressivo. Tale svolta fu facilitata dalla soluzione delle questioni di Hong Kong e Macao, restituite alla Cina, ma soprattutto dalla prodigiosa crescita economica cinese e dalla progressiva integrazione delle economie del Sud-Est asiatico ed anche di quella coreana e giapponese con quella cinese. Si determin al riguardo una vera e propria complementariet, consistente nel fatto che i paesi dellASEAN producono componenti e sotto-sistemi, che vengono assemblati in Cina, per essere poi esportati sul mercato mondiale, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. Il valore aggiunto dalla Cina in queste merci da esportazione talune delle quali ad alta tecnologia non supera spesso il 30% del loro prezzo di vendita. Come verr specificato nella sezione del presente rapporto di ricerca dedicata alleconomia e alla situazione demografica e sociale, la Cina pu continuare a crescere e ad evitare un surriscaldamento della propria economia solo se la globalizzazione si consolider e si svilupper. In pratica, solo se conflitti geopolitici non interferiranno con lo sviluppo economico e se leconomia mondiale, specie quella USA, non entrer in crisi. Per inciso, la globalizzazione anti-inflattiva e quindi consente di continuare per anni, senza crisi o scoppio di bolle, una fase di crescita economica accelerata 1 , quale quella necessaria alla Cina non solo per lo sviluppo e luscita dalla povert di centinaia di milioni dei suoi abitanti, ma anche per evitare il collasso del potere del Partito comunista, per le contraddizioni che esso strutturalmente ha con il liberismo economico e il turbocapitalismo dominanti in Cina. Altre fonti di tensione sono le enormi differenze di benessere che la crescita sta producendo fra i ceti ricchi e quelli poveri, fra le citt e le campagne e fra le regioni costiere e quelle continentali. Come si detto, nei prossimi ventanni, circa trecento milioni di cinesi si trasferiranno dalle campagne alle citt. La crescita economica pertanto non unopzione, ma una necessit politica assoluta per la sopravvivenza del regime. Gi negli ultimi anni si sono verificate proteste e rivolte diffuse in tutto il paese. Esse hanno preoccupato grandemente la dirigenza politica cinese. LXI Piano Quinquennale - approvato nel dicembre 2006 risente chiaramente di tale preoccupazione. anche una chiara dimostrazione delle
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Martin Wolf, Inflation Is Not The Big Threat To Stability, in Financial Times, October 9, 2007, Special Report China, p. 2.

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difficolt che incontra la dirigenza politica passata con il Presidente Hu Jintao e il Primo Ministro Wen Jiabao alla quarta generazione di leaders di modificare la situazione, anche a causa della resistenza opposta dai dirigenti nominati dalla terza generazione. La situazione sociale esplosiva. In tale quadro va valutata la possibilit che la Cina adotti nel breve-medio termine una politica estera aggressiva, sostenuta da un notevole sforzo di riarmo e di potenziamento delle componenti della PLA che dispongono di capacit di proiezione di potenza. Essa sembra poco probabile. Ladozione di tale politica presupporrebbe comunque che la crescita economica venisse basata, anzich sulle esportazioni, sui consumi interni, oppure che scoppiasse una devastante crisi economica. Per effettuare le riforme interne di cui ha assoluta necessit, Pechino ha bisogno che lattuale stabilit geopolitica mondiale perduri. Questo spiega la sua politica di cooperazione ed apertura verso gli Stati Uniti, lunica potenza che per la Cina conti veramente. Il suo atteggiamento rimane conflittuale solo nei confronti del Giappone, contro il quale si sono svolte manifestazioni nel 2005-06, ma con cui i rapporti sono migliorati in seguito alla sostituzione del premier giapponese Koizumi con Abe. In caso di crisi economica o di rivolte di dimensioni maggiori di quelle avvenute negli ultimi anni ad esempio del tipo di quella occorsa nel 1989 a Piazza Tienanmen per probabile che la dirigenza politica comunista oggi legittimata dalla crescita economica e dal maggior benessere della popolazione debba cercare un nuovo paradigma di legittimazione. Lo potrebbe trovare solo nel nazionalismo e nella ricerca di un nemico esterno che faciliti la coesione interna. Per ora esso contenuto e mantenuto sotto controllo, ma affonda le sue radici nella persuasione della Cina di essere uno Stato eccezionale (analoga a quella degli Stati Uniti). Lo stimolo pi forte al nazionalismo consiste nei ricordi del secolo dellumiliazione, iniziato nel 1840 con la guerra delloppio e continuato con i trattati ineguali, la rivolta dei Boxers, con la guerra con il Giappone del 1894-96 (a seguito della quale la Cina dovette cedere Taiwan), nonch con la terribile occupazione giapponese dal 1937 al 1945.

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3. Multipolarismo e multilateralismo. Visioni e ruolo globale presunti e futuri della Cina

Per quanto riguarda la sua politica estera, Pechino ha adottato, sin dalla fine degli anni Cinquanta, il paradigma dell anti-egemonismo e dellopposizione sia a qualsiasi ingerenza straniera sul proprio territorio sia alle condizionalit imposte dallesterno. Tale politica ha la sua formulazione attuale nel sostegno che Pechino d ad obiettivi e concetti, come il multipolarismo e il multilateralismo. Pechino li sostiene entrambi come se fossero sinonimi. In realt si tratta di due concetti strutturalmente differenti 2 . Multipolarismo significa costituire alleanze per limitare la potenza e la libert dazione dellunica potenza oggi egemone, cio degli Stati Uniti, ma salvaguardando appieno la sovranit nazionale, cio e resistendo alle interdipendenze e dunque alle ingerenze da parte di altri Stati o delle istituzioni internazionali. Multilateralismo significa invece costruire un robusto sistema di global governance, fondato su istituzioni e regole che influirebbero e condizionerebbero le scelte di politica estera e anche interna cinese (ad esempio per quanto riguarda i diritti umani e le condizionalit politiche ed etiche connesse con i rapporti internazionali sia economici che politici). Per inciso, tale ambiguit cinese ha reso difficile una cooperazione politica fra Pechino e Parigi nella quale sperava il Presidente Chirac a parte il fatto che il governo cinese ritiene lEuropa politicamente e militarmente irrilevante. I rapporti che in realt contano per Pechino sono solo quelli con gli USA. Essi oscillano fra il containment e lengagement o il co-engagement, come li ha denominati Condoleezza Rice. La questione verr approfondita nel capitolo dedicato ai rapporti fra la Cina e gli USA. Gi da una decina danni la parola dordine che sembra dominare la diplomazia cinese quella di evitare di entrare in rotta di collisione con Washington. La Cina consapevole della sua vulnerabilit, non solo per la sua inferiorit militare nei confronti degli Stati Uniti (in particolare in campo navale), ma anche perch le sue SLOC (Sea Lines of Communication) sono troppo vincolate ai choke points rappresentati dagli stretti della Malacca. Per questi motivi, la Cina ha assorbito senza grandi difficolt lo sfregio
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Cfr. K. Barysh, con C. Grant e M. Leonard, Embracing the Dragon the EU Partnership with China, Center for European Reform, London, May 2005.

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subito per lattacco aereo USA alla sua ambasciata a Belgrado durante la crisi del Kosovo; lincidente dellaprile 2001 fra un suo intercettore ed un aereo di sorveglianza marittima americano, atterrato poi sullisola cinese di Hainan; il rafforzamento dellalleanza militare fra gli Stati Uniti e il Giappone; la denuncia del protocollo ABM al Trattato SALT I annunciata dal Presidente Bush nel dicembre 2001 e, pi recentemente, lavvicinamento degli Stati Uniti allIndia, volta chiaramente al containment della Cina. un comportamento non nuovo. Basti pensare alla filosofia con cui i cinesi nel 1995 assorbirono linvio di due gruppi portaerei americani nello stretto di Taiwan, in reazione a esercitazioni missilistiche fatte dalla Seconda Artiglieria della PLA (tale la denominazione delle forze missilistiche cinesi) in prossimit delle acque territoriali dellisola. Anche le valutazioni fatte dagli USA sulla potenza militare cinese nonostante la naturale tendenza del Pentagono di gonfiare la minaccia e di considerare il worst case scenario concordano nel non considerare la Cina - almeno nel breve e nel medio termine - una minaccia agli interessi americani, pur riconoscendo la crescita della potenza militare cinese, il suo miglioramento tecnologico (dimostrato anche dallabbattimento di un satellite nel gennaio 2007) e le maggiori difficolt e rischi che incontrerebbero gli USA per sostenere lindipendenza di Taiwan contro un attacco anfibio o un blocco navale cinesi. Beninteso, il lungo termine si limita al 2050 e presuppone che non si verifichi un terremoto geopolitico, come unalleanza fra la Cina e la Russia, o fra la Cina e lIndia, oppure fra la Cina e lEuropa (ipotesi fantasiosamente avanzata dallex-Presidente Chirac), ovvero una triangolare fra Russia, Cina e India - auspicata da Evgenij Primakov alla fine degli anni Novanta e denominata dimensione continentale o eurasiatica della politica estera russa - da contrapporre alle tendenze allora molto forti a Mosca di europeizzare od occidentalizzare la Russia. Anche a Pechino coesistono tendenze diverse, in un certo modo speculari a quelle esistenti negli Stati Uniti. Da un lato, vi sono coloro che ritengono inevitabile pi o meno a lungo-lunghissimo termine uno scontro fra la Cina e gli USA. Essi considerano con sospetto le iniziative di Washington e tendono a mostrare i muscoli di tanto in tanto, come nel caso della legge antisecessione, che autorizza la PLA ad attaccare Taiwan,

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qualora lisola fosse in procinto di dichiarare la propria indipendenza, violando il principio riconosciuto dagli stessi Stati Uniti dellunit della Cina, cio dellappartenenza dellisola alla Cina continentale. Essi considerano con preoccupazione il doppio contenimento americano e utilizzano la SCO (Shanghai Cooperation Organization) per far ritirare le forze americane dallAsia centrale e per rafforzare lalleanza con Mosca. Recentemente i rapporti con Mosca si sono raffreddati, soprattutto allinizio del 2007, quando Pechino, per premere sulla Corea del Nord, aveva interrotto la fornitura di petrolio. In quella occasione, Putin - per riaffermare la potenza russa e per dimostrare la propria influenza sulla penisola aveva concesso alla Corea del Nord il carburante non fornito dalla Cina. La visita a Mosca del Presidente Hu Jintao, nel marzo 2007, ha messo in evidenza un certo raffreddamento nelle relazioni fra i due paesi. Prevalenti a Pechino sono comunque coloro che sostengono che la Cina abbia tutto linteresse a cooperare con gli Stati Uniti e a mantenere una stabilit globale. I cinesi sono consapevoli che solo lalleanza con gli USA impedisce al Giappone di riarmarsi e, soprattutto, di dotarsi di armi nucleari e di uno scudo missilistico efficace, non solo contro i pochi missili nord-coreani, ma anche contro le forze della Seconda Artiglieria della PLA. Ci non significa che la Cina non debba rafforzarsi militarmente e aumentare le proprie capacit di proiezione esterna di potenza - ben oltre quelle necessarie per opporsi allindipendenza di Taiwan. Un ammodernamento militare potrebbe anche garantirla contro imprevisti, quali una minaccia indiana alle vie di comunicazione marittime vitali per la Cina, che vanno dal Golfo agli Stretti della Malacca e al Mar Cinese Meridionale. Beninteso, leconomia cinese tanto grande, il suo tasso di crescita rimarr per diversi anni ancora tanto rilevante e le sue riserve valutarie che sono le pi consistenti del mondo continueranno a crescere in maniera tale che non esistono vincoli economici ad un poderoso riarmo cinese. I limiti oltre che di convenienza politica - sarebbero soprattutto tecnologici. I principali sono quelli politici. Uno Stato non si arma per il gusto di riarmarsi, ma per conseguire obiettivi precisi. Tali obiettivi in particolare lapertura dei mercati mondiali ai prodotti cinesi e la possibilit alla Cina di rifornirsi delle materie prime, energetiche e no, necessarie alla sua enorme crescita sono pi facilmente ottenibili con il soft power che con lhard power. Un aumento eccessivo di questultimo

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avrebbe invece un effetto boomerang sulla possibilit della Cina di aumentare la sua influenza esterna e potrebbe riflettersi negativamente sulla sua crescita. Il riarmo guasterebbe infatti le relazioni fra Pechino e i paesi dellAsia orientale e sudorientale e comprometterebbe la crescita economica, vitale anche per la stabilit politicosociale della Cina. La legittimazione che proverrebbe dalla carta di riserva della dirigenza comunista cinese, cio il nazionalismo, potrebbe poi non essere sufficiente per legittimare il regime. Tale conclusione confermata dai successi che sta raccogliendo in tutto il mondo il soft power cinese e dallimprobabilit di unalleanza di Pechino - in funzione antiamericana - con la Russia, con lIndia o con lEuropa e tanto meno con lIslam. Esse hanno la stessa scarsa probabilit di verificarsi di quella che ha lalleanza confucianoislamica, pezzo forte del Clash of Civilization di Samuel Huntington. Unintesa organica con Washington appare invece probabile. Potrebbe per divenire impossibile se dovesse prevalere negli USA un bashing China, per molti versi simile al bashing Japan degli anni Ottanta. Esso potrebbe tradursi in un aumento del protezionismo americano e in accuse e tensioni reciproche. Tuttavia, del tutto probabile che per decenni ancora pur senza dar vita a un duopolio imperiale transpacifico la Cina e gli Stati Uniti continuino a cooperare. Da ci potrebbero nascere i lineamenti della struttura e dei meccanismi di funzionamento del nuovo ordine mondiale del XXI secolo, modificando di fatto lordine unipolare oggi esistente e lattuale prevalenza dei legami transatlantici rispetto a quelli transpacifici. In altre parole, Chimerica (China + America) molto pi probabile di qualsiasi altra combinazione geopolitica, che costituisce il paradigma del nuovo ordine mondiale.

4. Gli obiettivi della grande strategia cinese

Una strategia globale consiste sempre nella combinazione di strumenti militari e non militari per il raggiungimento degli obiettivi di uno Stato, cio dei suoi interessi nazionali. Questi ultimi devono tener conto della correlazione delle forze nelle varie regioni geopolitiche, della loro importanza relativa e delle opportunit e vulnerabilit che

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esistono. La grande strategia deve essere globale. Il recente intervento in Darfur e le forti pressioni fatte dalla Cina sul governo sudanese - perch dia il suo assenso allo schieramento di una forza di pace dellUnione Africana - sono state certamente influenzate dalla preoccupazione cinese che la propaganda delle ONG le quali hanno iniziato a parlare di olimpiade del genocidio possa negativamente influenzare limmagine positiva che Pechino si sforza di ottenere dai Giochi Olimpici del 2008. Pechino non solo una superpotenza economica, ma anche lerede di una grande tradizione imperiale. La sua burocrazia erede della classe dei mandarini eccellente. Ha il senso dello Stato e lorgoglio della nazione. Sa che la Cina troppo potente per non essere temuta dagli Stati confinanti. Non ha alleati sicuri, ma solo occasionali o, come si dice, di tempo sereno. Sa anche che gli USA dispongono non solo di una grande superiorit economica, tecnologica e militare, ma anche di un forte appeal nei confronti di gran parte dei paesi del mondo. Esso permane nonostante laumento dellantiamericanismo determinato dagli atteggiamenti aggressivi non solo dellAmministrazione Bush, ma anche delle burocrazie diplomatiche e militari statunitensi e soprattutto del Congresso americano, luogo di competizione e di composizione delle lobbies pi disparate, esistenti nelle varie constituencies dei Congressmen. In tale contesto di inferiorit globale e anche di fragilit economico-sociale interna, la Cina ha formulato gi alla fine degli anni 90 una serie di obiettivi. La politica estera li ha mantenuti da allora come paradigmi di riferimento, adattandoli e adeguando le strategie e le tattiche per conseguirli in modo al tempo stesso brillante e pragmatico. Tali obiettivi sono: i) il mantenimento ad ogni costo della stabilit interna, il che presuppone uno sviluppo economico accelerato e un crescente fabbisogno di risorse energetiche, minerarie e agricole (come la soya brasiliana). Inoltre, esso non pu pi fondarsi sullo sfruttamento indiscriminato dei fattori produttivi, in particolare di quelli ecologici (potr per avvalersi fino al 2020 della disponibilit di una crescente quantit di manodopera, anche se il suo livello qualitativo peggiorer, poich si tratta di contadini riconvertiti allindustria e ai servizi). Linquinamento ha ormai raggiunto livelli inaccettabili non solo nelle citt, ma anche nelle campagne e nei fiumi; inizia ad incidere sulla stessa salute pubblica. Inoltre, il prossimo prevedibile sviluppo della motorizzazione civile li aumenter ancora, con conseguenze molto gravi sullarmonia sociale e sullo stesso sviluppo economico.

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Questultimo, dovendo essere indirizzato alla creazione di un gran numero di posti di lavoro, non potr riguardare i servizi e le industrie a pi alta tecnologia, ma le produzioni manifatturiere di livello medio-basso, sulle quali si fonda non solo la crescita economica export-led, ma anche lintegrazione economica con gli Stati dellAsia sud-orientale e orientale; ii) cooperare anzich competere con gli Stati Uniti, beninteso con dignit e in posizione non subordinata n servile, anche per soddisfare lorgoglio nazionale del popolo cinese; legittimare il potere del Partito Comunista Cinese (PCC) e dissuadere soprattutto gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche la Russia e lIndia, dal compiere pressioni per influenzare la politica cinese in modo incompatibile con gli interessi, la dignit e gli obiettivi di Pechino; iii) assistere lo sviluppo dei paesi che appartengono alla medesima regione geopolitica della Cina cio il sistema Asia-Pacifico con accordi di amicizia e di cooperazione strategica e con progetti di costituzione di aree di libero scambio, del tipo di quella in corso di realizzazione con lASEAN, e di quelle gi in funzione con il Cile e in corso di negoziato con il Per. Va notato che entrambi i paesi dellAmerica Latina sono ricchissimi di materie prime, come il rame, indispensabile alla vorace economia cinese e alla trasformazione della Cina nella fabbrica del mondo. Tale azione di sviluppo si basa sia sul c.d. Beijing consensus che - a differenza del Washington consensus, il quale ispira, almeno di massima, la politica economica estera occidentale separa nettamente leconomia e il commercio dalla politica e riconosce in nome della sacralit del principio di sovranit la legittimit di regimi anche dispotici e sanguinari. Tale politica facilitata dalla disponibilit di enormi riserve finanziarie, che vanno investite in qualche modo, specie nella prospettiva di una progressiva perdita di valore del dollaro, e dalla centralizzazione finanziaria realizzata dalla Banca Centrale Cinese e dallesistenza di grandi imprese statali. Ci permette la concessione di prestiti a lunghissima scadenza alle imprese cinesi che costruiscono le infrastrutture necessarie alla valorizzazione delle risorse minerarie ed anche agricole di regioni oggi inaccessibili, come linterno dellAfrica e dellAmerica Latina, per poi recuperarli con la vendita in Cina (e nel Sud-Est asiatico) di materie prime, che stato possibile sfruttare proprio per lesistenza di tali infrastrutture. Tale azione cinese si sviluppa anche in Asia centrale. Qui si incontra/scontra con il desiderio di Putin di riprendere il controllo dellimmensa regione - ricca di materie prime inutilizzate e che costituisce unenclave continentale - attraverso

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pressioni perch il trasporto di petrolio, gas e altre risorse minerarie transiti per il territorio della Russia. Questultima non solo si arricchirebbe con le royalties, ma potrebbe esercitare una sorta di controllo politico-strategico sulleconomia di tali Stati, da trasformare anche in un condizionamento politico. Le regioni cui rivolta lattenzione cinese sono soprattutto quelle dellintera Africa e dellAmerica Latina. In entrambi i continenti, la Cina in competizione con gli USA. In Africa per Pechino consapevole di non rischiare di entrare in rotta di collisione con interessi vitali degli Stati Uniti. Infatti, entrambi hanno interesse a ridurre la presenza europea, soprattutto francese, ma anche britannica, vanificando definitivamente il concetto di Eurafrica. Invece, in America Latina la Cina molto pi cauta. Non ha organizzato dei forum simili a quello che ha riunito a Pechino, nel 2006, 48 capi di Stato e di governo africani, non agisce con la sua Banca dinvestimento e di sviluppo e, nonostante le infiammate dichiarazioni del Presidente venezuelano Chvez di voler vendere il suo petrolio alla Cina anzich agli Stati Uniti, ha rallentato notevolmente il progetto della costruzione di oleodotti fra il Venezuela e la costa del Pacifico da dove il petrolio verrebbe poi instradato verso la Cina. Il comportamento cinese pi geopolitico che geoeconomico e tiene conto della convenienza di non creare tensioni con gli USA, che tra laltro sono il maggior importatore di prodotti cinesi; iv) un quarto interesse strategico fondamentale quello relativo alla riunificazione con Taiwan. Essa rappresenta un obiettivo vitale per lorgoglio cinese. La Cina aveva ceduto lisola al Giappone dopo la sfortunata guerra del 1894-96. Laveva recuperata al termine del secondo conflitto mondiale, per poi perderla nuovamente nel 1949, allorquando i resti dellesercito del Kuomintang (KMG) di Chiang Kai-shek si erano ritirati nellisola a seguito della sconfitta subita sul continente ad opera di Mao Zedong. La riunificazione la cui legittimit riconosciuta anche dagli USA, che dal 1971 hanno aderito al principio di una sola Cinadeve per avvenire senza luso della forza, come quelle di Hong Kong e di Macao. Per Pechino, per, la forza considerata strumento di ultimo ricorso, qualora il partito nazionalista del Presidente Chen attuasse il suo progetto di indipendenza dellisola (il partito erede del KMG invece sostenitore della politica una sola Cina e molto pi disponibile a riunificare lo Stato, purch vengano garantiti a Taiwan condizioni di particolare autonomia giuridica, sociale ed economica). Lindipendenza di Taiwan

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garantita dagli USA (e oggi anche dal Giappone). Sotto il profilo formale, Washington non ha per il dovere di intervenire militarmente in caso di attacco allisola. Linvio da parte di Clinton, nel 1995, di due gruppi portaerei nello stretto di Taiwan, in risposta a provocatorie esercitazioni missilistiche cinesi ai limite delle acque territoriali dellisola, ha per costituito un precedente, per il quale oggi Washington praticamente obbligata ad intervenire. Se non lo facesse, perderebbe ogni credibilit non solo dissuasiva, ma anche politica nei confronti di tutta lAsia. Gli USA cercano di scongiurare tale eventualit che potrebbe essere attivata non da una decisione deliberata, ma anche solo da un incidente con successiva escalation - e di confermare a Pechino la loro ferma adesione al principio dellunit della Cina. A tal fine, esercitano forti pressioni su Taipei affinch moderi i suoi toni e i suoi obiettivi; sostengono il KMG rispetto al partito nazionalista e indipendentista del Presidente Chen e cercano dopo lincidente occorso nei cieli di Hainan, nellaprile 2001, ad un aereo di pattugliamento marittimo ed elettronico di evitare per quanto possibile tutte le iniziative che possano essere ritenute provocatorie da Pechino (ad esempio la vendita a Taiwan di incrociatori antimissili tipo Aegis Standard III, che sono stati invece ceduti al Giappone). Dal canto suo, la Cina dopo aver spodestato Taipei dal Consiglio di Sicurezza dellONU nel 1971 cerca di fare il vuoto attorno a Taiwan, condizionando la concessione di prestiti alla rottura delle relazioni diplomatiche con lisola. Tale politica ha avuto successo soprattutto in Africa e in America Latina. Oggi solo una ventina di paesi riconosce Taipei - la cui presenza viene erosa anche nelle varie Organizzazioni Internazionali. Tuttavia, i suoi rapporti economici con la Repubblica Popolare Cinese sono molto stretti; tutte le maggiori imprese dellisola hanno succursali sul continente, dove hanno delocalizzato una gran quantit delle loro produzioni; v) un altro obiettivo della politica estera cinese infine quello di mantenere la pace e la stabilit internazionale, pur contrastando legemonia americana, intrattenendo buoni rapporti con lEuropa, la Russia e lIndia, ma approfittando del vuoto determinatosi in Africa e in America Latina con la fine del colonialismo e con il minor interesse dedicato a quelle regioni dagli Stati Uniti a seguito della fine del mondo bipolare e dellimpegno nel Golfo. La Cina ritiene che verso il 2020-2025 gli USA vedranno diminuire la loro potenza relativa. Si determiner allora una situazione di stallo, che dovrebbe permetterle di

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migliorare le proprie posizioni. Fino ad allora, per, sarebbe disastroso per Pechino sfidare la potenza di Washington, non solo militare, ma anche economica, dato il carattere exportled delleconomia cinese e il fatto che pi del 60% delle esportazioni cinesi sono effettuate da ditte straniere, pi o meno direttamente collegate con le multinazionali americane, attraverso le loro succursali esistenti in Asia orientale e sud-orientale. Tali due principi hanno trovato unesplicitazione ufficiale da parte del vice-premier Qichen, il quale ha affermato che la cooperazione con gli Stati Uniti debba avere priorit rispetto ad ogni forma di competizione non solo economica, ma anche per Taiwan o per linfluenza in altre regioni del mondo. La Cina deve perci sopportare senza reagire critiche e anche iniziative anti-cinesi, come la proposta fatta al Congresso e al Senato USA di sottoporre ad un tasso di dogana del 27,5% tutte le importazioni di prodotti cinesi, a meno che la Cina non rivaluti lo yuan del 30% rispetto al dollaro. Tale affermazione ricorrente nella retorica politica interna agli USA, nella quale il bashing China ha la stessa intensit del bashing Japan degli anni 80 a parte il suo rozzo populismo, sarebbe contraria agli stessi interessi USA, in particolare a quelli dei consumatori americani, sostanziosamente sovvenzionati dai bassi salari cinesi. Come hanno dimostrato recenti studi, una rivalutazione dello yuan non sarebbe efficace tanto per diminuire il deficit commerciale USA, quanto per stimolare i consumi interni in Cina. Il loro basso livello uno dei maggiori squilibri di cui soffre leconomia mondiale. Una rivalutazione costituirebbe la misura pi efficace per far decollare i consumi cinesi, aumentando tra laltro le opportunit che offre per leconomia mondiale il potenzialmente enorme mercato interno rappresentato dal miliardo e trecento milioni di cinesi. Nella sua politica estera, la Cina ha di fatto seguito tali priorit, giungendo ad approvare nel novembre 2002 la risoluzione ONU proposta dagli USA sullIraq, sostenendo Bush nella guerra al terrore. Ha accolto con preoccupazione, ma senza reazioni particolarmente aspre, gli accordi nucleari e di transfer di armamenti e di tecnologie militari fra USA e India - chiaramente in funzione anti-cinese e ha accompagnato gli Stati Uniti nella loro politica di contenimento delle pressioni della Russia di Putin che vuole riprendere il suo ruolo di grande potenza. A parer mio, esiste limpossibilit di un accordo strategico organico russo-cinese, sul quale hanno fantasticato

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molti esperti strategici. Molto pi probabile unintesa con gli Stati Uniti, purch essi rispettino non solo gli interessi, ma anche lamor proprio e lorgoglio nazionale cinese nel mondo.

5. Logica cinese e strategia del soft power adottata dalla Cina per espandere la sua influenza nel mondo

Qualche cenno appare necessario sui fondamenti della logica cinese, poich essa influisce sulla definizione degli obiettivi e delle strategie di Pechino. La logica politica cinese valida in politica sia interna che estera fondata sulla risonanza (anzich su unhegeliana esclusione reciproca) dei criteri di ordine e di disordine, di stabilit e di caos. Ci indipendentemente dal tipo di organizzazione politica e di legittimit interna o internazionale. Questa concezione del tutto peculiare alla cultura cinese basata sul terzo risonante, anzich sul terzo escluso della logica occidentale ha permesso alla Cina di considerarsi nel passato Impero di Mezzo, tramite fra la Terra e il Cielo, e oggi consente la coesistenza di uneconomia iper-capitalista, caratterizzata da un liberismo e da uno sfruttamento del lavoro da padrone delle ferriere, con un regime comunista a partito unico, che permette lordine, che definisce interessi e politiche e che, soprattutto, comporta la centralizzazione del potere, considerata da sempre in Cina come presupposto indispensabile per lordine contro le tendenze alla conflittualit e alla frammentazione, che altrimenti prevarrebbero. Anche se il sistema di equilibri sociali molto fragile come dimostrato dallelevato numero di rivolte che si verificano in Cina, soprattutto nelle campagne (quasi 100.000 allanno!) con una delle economie pi aperte alla globalizzazione, non si pu concludere che il sistema debba crollare 3 . Tradizionalmente, lautoritarismo viene considerato in Cina preferibile al disordine. Il potere concepito come un meccanismo che genera lobbedienza. La politica si interessa del potere; non del diritto n della libert. La Cina uno Stato delle Leggi, data la minuziosit della sua

Richard McGregor, An Intimidating But Brittle Colossus, in Financial Times, October 9th, 2007, Special Report China, p. 1.

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tradizione burocratica. Non , invece, uno Stato della Legge, nel senso che la concezione etica confuciana collettivista, non individualista. La concezione eroica, spettacolare - quasi teatrale dellefficienza e dellefficacia propria allOccidente - non condivisa dalla Cina, abituata a ragionare non in termini di rapporto mezzi-fini, ma di opportunit e di conseguenze. Lefficacia consiste nellafferrare ci che favorevole e nello sfruttare il potenziale della situazione. La Cina molto pi attenta dellOccidente alle trasformazioni silenziose. Esse, per quanto riguarda il soft power, non sono il by-product dellhard power, ma di altre attivit, cos come lappeal americano stato stimolato dai McDonalds, dai jeans, dal jazz e via dicendo. Inoltre, importante notare che la logica e quindi la strategia cinese sempre olistica, cio globale. Non fondata sul modello occidentale, in cui lanalisi precede la sintesi come nella logica cartesiana. La via indiretta (il ci di Sun Zu) da preferirsi allazione diretta (il cieng), anche se le due vanno sempre combinate fra di loro a seconda delle circostanze. Pi che alla distruzione dellavversario, la strategia secondo gli esperti cinesi - deve tendere alla sua destrutturazione, con unazione progressiva e paziente, mirando pi alla modifica delle condizioni di contorno e allacquisizione di vantaggi anche indiretti e a lungo termine che allurto frontale risolutivo. Beninteso, il pensiero classico cinese stato influenzato dal trauma subito nel secolo delle umiliazioni, in cui la Cina stata soverchiata dallurto frontale dellOccidente e ha cos scoperto la logica occidentale e la nozione di progresso. Anche se ha incominciato a pensare nel modo occidentale, ha per mantenuto ben salde le radici tradizionali del suo pensiero e quindi del suo approccio strategico. Quanto prima detto, chiarisce la logica delluso che Pechino fa del soft power - e in particolare della cultura della Cina classica - per aumentare la sua influenza nel mondo, parallelamente allintensificazione delle relazioni economiche. Ci contribuisce a diminuire le preoccupazioni che suscita laumento della potenza cinese. Il concetto confuciano di armonia non esclude laumento della potenza e dellinfluenza. Questultima facilitata dalla penetrazione culturale. Non una gran novit, perch anche lOccidente utilizza la stessa strategia. I Confucius Institutes proliferano in tutto il mondo.

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Il numero di studenti cinesi allestero e quello di studenti stranieri in Cina sono in costante aumento (lItalia purtroppo costituisce uneccezione al riguardo). Lesercizio delle public relations, che verranno effettuate in occasione dei Giochi Olimpici, dar un impulso notevole in questo senso. La penetrazione culturale mantenuta dal governo cinese indipendentemente dallo stato delle relazioni politiche. Ad esempio, proprio in occasione delle grandi manifestazioni anti-giapponesi in Cina, stato aperto in Giappone un secondo Istituto Confucio. La Cina generalmente apprezzata dalle opinioni pubbliche e non solo da quelle del Terzo Mondo. E ritenuta un minor pericolo rispetto agli Stati Uniti, eccetto dai paesi confinanti, un tempo tributari di Pechino. Ma le tendenze delle opinioni pubbliche sono estremamente mutevoli. Basta un episodio per cambiarle. Basti pensare alla distruzione effettuata senza preavviso, con levidente scopo di lanciare un avvertimento agli Stati Uniti dimostrando lefficacia di unarma ASAT, che potrebbe degradare notevolmente lefficienza della U.S. Navy del vecchio satellite meteorologico cinese, che ha suscitato nel gennaio 2007 vivissime preoccupazioni negli Stati Uniti. Nelluso di segnali simbolici i cinesi sono dei veri maestri, sostenuti da unantica tradizione. Il soft power cinese si estrinseca anche con numerosi viaggi di personalit politiche, nellalto livello di partecipazione ai vari fori e conferenze internazionali, nei finanziamenti di studi e ricerche internazionalistiche e strategiche, nella ricerca di un dialogo anche con le ONG che si interessano della tutela dei diritti umani, come Amnesty International, e ultimamente anche con il Vaticano, con il quale i rapporti sono stati sempre tesi, da quando fu fondata la Chiesa Cattolica Nazionale. In essa i vescovi vengono nominati da Pechino anzich da Roma, poich ci considerato unindebita ingerenza negli affari interni della Cina. Beninteso, la ricerca del consenso e del prestigio in campo internazionale ha un prezzo. Il regime, tradizionalmente chiuso ed autoritario e portato a prendere decisioni in segreto e ad attuarle in seguito autonomamente, diventa permeabile alle critiche e alle pressioni esterne. Ma cos facendo deve dimostrare di essere un attore geopolitico responsabile, uno stakeholder dellordine internazionale e quindi della sua stabilit e sicurezza. Solo cos Pechino potr aumentare grandemente la sua influenza negli affari mondiali ed evitare che sorgano resistenze contro le sue iniziative.

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Gli altri attori geopolitici mondiali, in particolare gli USA, debbono adattarsi alla crescita geopolitica della Cina. Come ha affermato il Sottosegretario di Stato Christopher Hill, la politica degli Stati Uniti verso la Cina stata fondata su paradigmi quali il contenimento, il coinvolgimento o una combinazione dei due (co-engagement), decisi pressoch unilateralmente e gestiti da Washington autonomamente. Oggi la politica americana dovrebbe invece essere anche quella delladattamento o, accomodation, cogestita con Pechino, anzich diretta da Washington 4 . Solo cos sar possibile per Washington coinvolgere la Cina nella costruzione e gestione del nuovo ordine mondiale. Con la politica del soft power, la Cina ha conseguito importanti successi. Non si vede perch dovrebbe mutarla, date le sue vulnerabilit non solo militari, ma anche economiche. Parlando di compatibilit economica di un riarmo cinese, la questione non si pone tanto in termini di capacit di finanziamento del riarmo e neppure di capacit dellindustria militare cinese di costruire armi a tecnologia simmetrica o asimmetrica competitiva con quella degli USA. Si tratta di approfondire la compatibilit di uno sforzo di riarmo con lesigenza politica e sociale della Cina di mantenere un alto tasso di crescita e, prima ancora, di concorrere al mantenimento di un ordine internazionale che lo permetta. La geopolitica della Cina mutata. Non pi un continente autarchico, ma unisola aperta al commercio mondiale e dipendente sia dalle vie di comunicazioni marittime per le sue importazioni ed esportazioni, sia dalla globalizzazione del capitalismo liberale.

C. Hill, North East Asia: A Region of Vital Concern for the US Testimony Before the House Committee on International Relations, May 26th, 2005.

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CAPITOLO II LA CINA E I SUOI VICINI CINDIA E DINTORNI

1. Cenni sulla geopolitica del sistema Asia-Pacifico e sulla sua correlazione con lAsia meridionale

Per fare previsioni sullevoluzione del bilancio e delle capacit militari cinesi nellottica che stiamo seguendo, di collegarli cio a quelli che la Cina ritiene verosimilmente siano i suoi interessi nazionali e le politiche e strategie pi idonee a conseguirli nellattuale contesto del mondo unipolare - necessario analizzare i rapporti della Cina con i paesi che appartengono alla sua sfera di interesse strategico diretto, e in cui unazione militare avrebbe la possibilit di ottenere risultati positivi, proprio in relazione alla ridotta distanza dalla Cina continentale. Non comunque prevedibile che, ancora per 3-4 decenni almeno, la Cina possa acquisire una capacit globale di proiezione di potenza competitiva con quella degli USA. Solo in tal modo, potrebbe divenire una potenza globale, capace di costituire una delle colonne portanti di un nuovo ordine bipolare, analogo in quanto a logiche, strutture e meccanismi di funzionamento a quello esistente nella Guerra Fredda. <potrebbe per essere anche cooperativo, poich non inverosimile che intervenga un accordo strutturale fra Washington e Pechino, per costruire prima e, gestire poi, congiuntamente lordine mondiale della globalizzazione, da cui entrambe traggono consistenti vantaggi. Levento pi importante dellinizio del XXI secolo il ritorno geopolitico e geoeconomico sulla scena mondiale dei due giganti asiatici: la Cina e lIndia. Dai loro rapporti reciproci - cooperativi o competitivi - e dalle loro relazioni con gli Stati Uniti dipenderanno non solo lordine mondiale e la sua sicurezza, ma anche leconomia internazionale dei prossimi decenni. Dipender anche il fatto che il XXI secolo sia il secolo asiatico o del Pacifico, oppure che si verifichi un nuovo confronto bipolare fra gli Stati Uniti (con il Giappone) e la Cina, oppure triangolare, a cui partecipi lIndia, divenuta alleata degli Stati Uniti. La possibilit che il XXI secolo rimanga americano o atlantico - come lo fu il XX si attenuata sia per la sclerosi politica, militare,

demografica ed economica dellEuropa, sia per la divisione dellOccidente europeo da quello americano 1 e con la tendenza ad elaborare due dottrine Monroe; una per gli USA, la seconda per lEuropa. La speranza che un ordine transatlantico possa ricostituirsi stata riaccesa dalla proposta del Cancelliere tedesco Angela Merkel di costituire la TAFTA (Trans Atlantic Free Trade Area) e dallelezione in Francia del Presidente Nicolas Sarkozy, con il conseguente abbandono delle fantasie multipolari, cio antiamericane, di Jacques Chirac. La geopolitica dellintero continente asiatico ha risentito dal terremoto provocato dal collasso dellURSS, dopo che, a partire dal viaggio a Pechino di Nixon e Kissinger nel 1972, la Cina era divenuta oggettivamente alleata di Washington contro Mosca. Lidillio strategico fra Washington e Pechino cess con la fine della Guerra Fredda e con la repressione di Piazza Tienanmen del 1989. I rapporti economici per divennero sempre pi stretti e la cooperazione con gli USA si rafforz nellambito dellAPEC e poi anche dellOMC e del Gruppo dei Sei (Cina, USA, Russia, Giappone e le due Coree), che ha trattato con successo il problema della proliferazione nucleare della Corea del Nord e che potrebbe trasformarsi in un raggruppamento regionale per lAsia nord-orientale, analogo a quello che lASEAN per lAsia del Sud-Est. Gli USA sono oggi lunica superpotenza, sceriffo forse riluttante, ma sempre pi gendarme, degli equilibri mondiali. La Cina, invece, ancora un attore regionale sotto il profilo strategico, anche se ultimamente ha dato segni di maggior dinamismo e di volere assumere responsabilit per il mantenimento dellordine internazionale, ad esempio nel Libano e nel Darfur. La sua geoeconomia ha invece acquisito una rilevanza sempre pi globale, in campo non solo commerciale e finanziario, ma anche in quello energetico: dallIran al Sudan; dal Venezuela alla Russia, al tentativo fallito di comprare lUNOCAL, nona compagnia petrolifera americana, la Cina sempre alla ricerca di nuove materie prime energetiche e non e di nuovi sbocchi commerciali. Pechino gioca a tutto campo nel settore energetico anche perch ben consapevole che, con il boom della motorizzazione privata, dovr raddoppiare entro il 2015 le sue importazioni di petrolio, che sono gi le seconde mondiali dopo quelle americane, avendo superato nel 2006 quelle giapponesi. Va notato sin dora che la Cina meno vulnerabile
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The Economist, The Tigers in Front A Survey of India and China, March 5th, 2005.

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strategicamente, sebbene non economicamente, ad un embargo petrolifero di quanto lo fosse il Giappone nel 1940. Infatti, la sola produzione interna cinese di petrolio (circa 3 milioni di barili al giorno) pi che in grado di soddisfare le esigenze della PLA. Pechino sa benissimo di essere per vulnerabile economicamente. I mari sono dominati dagli Stati Uniti. Dalla libert di uso delle SLOC (Sea Lines of Communications) dipende il commercio, indispensabile per la crescita economica della Cina, la quale costituisce la principale fonte di legittimazione del suo regime. Il comunismo, autoritario ed accentratore, deve convivere con uneconomia molto aperta al mercato mondiale, sicuramente molto pi di quelle del Giappone e dellIndia, paesi che per sono democrazie, alleate con gli Stati Uniti. Qualsiasi previsione sul futuro della Cina deve considerare che cosa stata la Cina nel mondo a partire da quattromila anni fa. Il peso della storia dimostrato dalle manifestazioni anti-giapponesi in Cina (e Corea del Sud), dovute alle mancate scuse del Giappone per le violenze commesse 70-80 anni fa nel corso della seconda guerra mondiale. E messo anche in evidenza dalle numerose rivendicazioni territoriali, non solo per Taiwan in nome del sacro principio dellunit della Cina - ma anche fra questultima, lIndia e il Giappone e fra Tokyo e Seul; e, infine, dallintento di Pechino di riprendere lantica influenza sullintera penisola coreana. Ci ha unimportanza rilevante nel Dialogo a Sei, dove la Cina gioca un ruolo centrale per bloccare la proliferazione nucleare in Corea del Nord. Questultima produrrebbe un effetto domino sulla Corea del Sud e sul Giappone, soprattutto qualora lombrello nucleare americano divenisse meno credibile. Comunque, gli accordi raggiunti sembrano soddisfacenti e il problema stato forse risolto, aprendo una nuova fase della dinamica geopolitica dellAsia nord-orientale. Ma linteresse maggiore di Pechino sta negli Stati Uniti. Essi sono gli unici che contano per Pechino. Per i cinesi, lEuropa invece irrilevante sotto il profilo geopolitico e geostrategico, bench il suo commercio complessivo con la Cina abbia superato quello che questultima ha con gli USA.

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2. Scenari sul futuro della Cina

Sin dora sono plausibili due scenari estremi, polarmente contrapposti: da un lato, che continui lattuale cooperazione economica e complementariet finanziaria con gli USA, in cui Pechino, beninteso per il suo interesse nazionale, finanzia una larga parte del doppio deficit USA e contribuisce anche al benessere dei consumatori americani con i suoi prodotti a basso costo. Dallaltro lato, possibile una nuova guerra fredda o calda nellarea Asia-Pacifico, dovuta al successo dei tentativi di Pechino di escludere gli USA dalla regione, eliminando cos lelemento che assicura al sistema Asia-Pacifico una stabilit geopolitica. Una crisi potrebbe essere deliberata, oppure scoppiare a seguito di incidenti involontari per Taiwan. Un generale cinese ha recentemente affermato che, in caso di interferenze americane sullisola, il suo paese potrebbe ricorrere alluso di armi nucleari sulle citt statunitensi. Tale minaccia - sicuramente autorizzata dal governo di Pechino - potrebbe essere stata una semplice conseguenza della riconosciuta impossibilit dellArmata di Liberazione (PLA) di contrastare la potenza convenzionale degli Stati Uniti e di acquisire la capacit di invadere lisola. Dal canto suo, il Pentagono ha pubblicato nel luglio 2006 un rapporto sul rafforzamento della PLA 2 , in cui si lancia un allarme sul potenziamento militare cinese. Esso fa eco alle vere e proprie grida di guerra contro Pechino, sollevate non solo dagli ambienti neo-conservatori americani 3 , ma anche dalle varie lobbies che sono danneggiate dallentit delle esportazioni cinesi negli USA e dalla conseguente perdita di posti di lavoro (che per tutta da dimostrare). Il rapporto del Pentagono riconosce per che la PLA nonostante il suo potenziamento - rimane polarizzata sulla questione di Taiwan, per dissuaderne una dichiarazione di indipendenza. Afferma poi che le capacit cinesi di proiezione di potenza, anche nelle sue immediate periferie - in particolare nei Mari Cinesi Meridionale e Orientale e nel Mar Giallo - restano molto limitate. Riconosce infine che la Cina continua a disporre solo di una quarantina di testate nucleari strategiche in condizioni di colpire il territorio americano, anche se il loro potenziamento prevedibile a breve termine.
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The Economist, July 23rd, 2005, p.42. Robert D. Kaplan, How We Would Fight China?, The Atlantic Monthly, June 2005.

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Entrambi gli scenari quello della continuit della cooperazione e quello dello scontro - sono possibili, oltre, beninteso, una ricca gamma di ipotesi intermedie. In questo senso la Cina un giallo, come ha affermato Limes. Il futuro dipender anche dalla prevalenza dellala moderata o di quella radicale del Partito Comunista Cinese, nonch dalla capacit di Pechino di risolvere i suoi difficili problemi interni, dando luogo a quella che il Presidente Hu Jintao confuciamente chiama la societ armoniosa. Nella politica interna cinese, da un lato si pongono i sostenitori del programma delle quattro modernizzazioni di Deng Xiaoping del dicembre 1978, fautori del peaceful rise della Cina. Si contrappongono ad essi i nazional-comunisti, lala dura promotrice delle tendenze espansioniste e di un rafforzamento del controllo anche sulleconomia da parte del Partito Comunista Cinese (PCC). Essi utilizzano il nazionalismo, alimentato dai ricordi dellantica grandezza e dal risentimento per le umiliazioni subite ad opera degli imperialismi occidentali e zarista prima, e di quello giapponese poi. Oggi, influiscono quelle che sono considerate ingerenze indebite negli affari interni cinesi sulla questione di Taiwan e anche le proteste di responsabili politici stranieri o di ONG per le violazioni dei diritti umani e per le violenze di Piazza Tienanmen, accuse che colpiscono particolarmente i cinesi (mentre lasciano pi indifferenti i russi), anche perch il regime di Putin pi saldo di quello del PCC. Per inciso, la repressione di Piazza Tienanmen ha salvato la Cina da un caos, simile a quello conosciuto dalla Russia di Gorbacev e di Eltsin. stata il risultato di scelte simili a quelle del Cile di Pinochet, oggi considerate con interesse da tutti i paesi del cosiddetto gruppo BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), cio delle nuove superpotenze geoeconomiche mondiali, in rapida crescita di importanza anche sul piano politico, ma che mantengono regimi politici sostanzialmente autoritari o a democrazia imperfetta. Leurosclerosi economica e il declino demografico stanno invece emarginando lEuropa dalla storia, determinandone lirrilevanza geopolitica globale e la sua subordinazione agli Stati Uniti. Il futuro della Cina avr una rilevanza centrale sui destini del mondo. In modo diretto, nella regione Asia-Pacifico, nellintera Eurasia, dal Pacifico agli Urali, nonch dallAsia centrale al Golfo. Indirettamente, la avr sullintero globo non solo perch Pechino si pone in Asia, almeno potenzialmente, come competitor diretto degli USA, ma anche per la

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differenza di interessi economici fra lUnione Europea e gli Stati Uniti nei riguardi dellAsia. Allambizione europea di giocare un ruolo geopolitico mondiale, si contrappongono capacit che restano solo regionali, mentre la capacit di decisione politica rimane esclusivamente nelle mani dei governi nazionali; cio intergovernativa, non comunitaria, pi locale che regionale, come si visto nei Balcani. A breve termine, le tensioni transatlantiche potrebbero accrescersi o attenuarsi a seconda delle decisioni che verranno prese dalla UE sullembargo delle armi alla Cina, la cui eliminazione stata promessa a Pechino da vari leaders europei, ma sospesa soprattutto per il timore di reazioni americane. La questione dellembargo , in effetti, pi formale che sostanziale e viene trattata con unampia dose di ipocrisia. Lesportazione di armi verso la Cina non mai cessata da parte n dellUE, n degli USA (Giappone e Australia hanno poi formalmente annullato i loro embarghi a met anni novanta). Per inciso, le esportazioni di armi USA verso la Cina sono allincirca il doppio di quelle europee (che sono state nel 2004 di circa 450 milioni di dollari). Inoltre, per lUE, non si tratta di un vero e proprio embargo, ma solo di limitazioni sancite da un codice di condotta, che consiste nella promessa dei governi di non aumentare il livello di esportazioni di armi alla Cina esistente nel 1989 e, soprattutto, di non cederle le tecnologie pi avanzate per la proiezione di potenza a lungo raggio. Gli interessi economici verso la Cina e il desiderio dellEuropa di dimostrare la propria autonomia dagli Stati Uniti potrebbero per prevalere, scatenando prima le reazioni populiste del Congresso e, poi, tendenze anti-americane in Europa (a cui paradossalmente si assocerebbero anche i no-global). Vedremo forse manifestazioni di folla a favore delle esportazioni di armi italiane alla Cina! Per Pechino, labolizione formale dellembargo importante non solo dal punto di vista politico, prima accennato, ma anche per consentirle di effettuare pressioni su Mosca. Anchessa, infatti, ha limitato le esportazioni delle tecnologie pi sofisticate alla Cina. Le tensioni manifestatesi durante la visita a Mosca del Presidente Hu del marzo 2007 che hanno impedito la firma di previsti accordi in campo sia energetico sia degli armamenti dimostrano i limiti della collaborazione fra Pechino e Mosca, derivanti anche dal fatto che entrambe vogliono esercitare uninfluenza in Asia centrale e il controllo sulle sue risorse. Le importazioni di armi dalla Russia dimostrano che lindustria cinese degli armamenti

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non possiede un elevato livello tecnologico, soprattutto da quando la Cina non pu pi usufruire del sostegno israeliano, praticamente cessato nel 2004 a seguito di pressioni di Washington. Le limitazioni alle esportazioni delle armi russe pi sofisticate potrebbero per essere mantenute, nonostante la minaccia di una concorrenza europea, dato il programma del Presidente Putin di aumentare il bilancio della difesa russa e di riacquistare influenza in Estremo Oriente. Finora tale possibilit era da escludere data lessenzialit del mercato cinese per la sopravvivenza di quanto restava dellenorme complesso militare-industriale ex-sovietico.

3. Declino e grandezza della Cina e dellIndia

I due giganti asiatici vanno esaminati congiuntamente. Non possibile valutare limpatto geopolitico delle evoluzioni in corso nelluno senza esaminare anche quelle nellaltro. Non possibile farlo per limportanza che avrebbe - per qualsiasi futuro ordine mondiale la competizione o la cooperazione fra Pechino e New Delhi e di entrambe con Washington. Sia la Cina che lIndia hanno espresso ed esprimono tuttora grandi civilt, seppur molto diverse tra loro. Quella cinese sempre stata inseparabile dallo Stato unitario e autoritario. Lordine , nella cultura etico-politica cinese, strettamente collegato con il concetto di autorit centralizzata e viceversa. La popolazione cinese poi molto omogenea e il sistema istituzionale storicamente centralizzato, basato sulle tradizioni di una delle burocrazie pi brillanti ed illuminate della storia: quella dei mandarini, ineguagliata anche dagli enarchi francesi e dai civil servants britannici. Il paese ha esercitato fino al XIX secolo una grande influenza sulle regioni vicine: dalla Corea allintero Sud-Est asiatico; dalla Mongolia e, in parte, anche al Turkestan, oggi denominato Asia centrale, che lURSS artificialmente divise in cinque repubbliche. Tutte erano vassalle o tributarie di Pechino, potenza continentale autarchica. Solo nel secolo XV una flotta cinese si respinse fino al Corno dAfrica, ma la cosa fu considerata a Pechino una dispendiosa distrazione. Molti nutrono per oggi il sospetto che la Cina

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intenda oggi prendere il controllo delle sue SLOC, alternando le maniere forti - come con il Vietnam nel 1979 o nel Mare Cinese Meridionale negli anni Novanta - alloffensiva del sorriso, in atto oggi soprattutto verso i dieci paesi dellASEAN e le due Coree, ma anche nei riguardi dellEuropa e degli Stati Uniti. Linfluenza cinese si esercita anche per il tramite delle numerose e dinamiche diaspore presenti un po ovunque nella regione. Esse hanno mantenuto stretti legami con la madrepatria. In taluni paesi monopolizzano il commercio. Spesso sono per considerate con diffidenza, come lo laumento della potenza di Pechino. In caso di instabilit, le diaspore cinesi sono le prime a subire lattacco delle folle, come avvenuto negli anni scorsi in Indonesia e in Malesia. Interessi economici dei vari paesi, offensiva del sorriso e cessazione delle azioni di forza nel Mar Cinese Meridionale hanno oggi migliorato i rapporti fra la Cina e i paesi dellASEAN. Se solo formalmente, oppure anche sostanzialmente, difficile dirlo. Certo che il sospetto verso le intenzioni a lungo termine di Pechino rimane elevato. E perci del tutto improbabile che la Cina riesca ad aggregare attorno a s, con vere e proprie alleanze, i paesi del Sud-Est asiatico, nonostante la crescente complementariet delle loro economie con quella cinese. interessante notare come il soft power cinese, cos efficiente nel resto del mondo, incontri qualche difficolt ad esercitarsi nelle immediate periferie della Cina, per i ricordi storici che ha lasciato il millenario impero. Stranamente, Pechino ha approfittato poco del maremoto del dicembre 2004 per aumentare la propria influenza nel bacino occidentale dellOceano Indiano, se non altro per contrastare la poderosa diplomazia dello tsunami seguita dagli Stati Uniti e dallIndia. Ai sospetti dei paesi dellASEAN per laumento della potenza economica e militare della Cina, si aggiunge la mancanza di una sua precisa proposta sullordine mondiale e sulla stabilit regionale. Lappello al multilateralismo e al multipolarismo a livello globale viene cos inteso come un semplice mascheramento della ricerca dellegemonia regionale da parte di Pechino. Ci attiva una naturale tendenza degli Stati della regione di rivolgersi per protezione agli USA. Dal Giappone allIndia, lequilibrio strategico tutelato da Washington. Essi sono garanti della sicurezza di Taiwan, pur rispettando formalmente il principio dellunit

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della Cina, cio del ricongiungimento pacifico dellisola al continente. Questo sar per possibile solo quando le condizioni saranno mature, come avvenuto per Hong Kong e per Macao. Il successo di tale strategia per reso incerto dallevoluzione politica interna di Taiwan, in cui molto forti sono le tendenze nazionaliste a capo delle quali lo stesso premier Chen che si propongono lindipendenza anche formale dellisola, ma che vengono ostacolate dagli stessi USA che minacciano di non intervenire a difesa dellisola. La garanzia americana al Giappone invece considerata con favore a Pechino. Evita la ricerca di unautonomia strategica di Tokio, che determinerebbe necessariamente la creazione di un deterrente nucleare autonomo e la rinascita del militarismo giapponese. Nel 1500 la Cina produceva poco meno di un terzo della ricchezza mondiale; nel 1800 un quarto 4 . Nei secoli bui da met del XIX alla prima met del XX secolo - la mancata difesa marittima e i contrasti interni aprirono la Cina agli interventi occidentali, ai trattati ineguali con la Russia zarista e alloccupazione giapponese. Il PIL cinese cadde a meno del 2% di quello mondiale, con una popolazione rimasta un quarto di quella globale. A partire dalle grandi modernizzazioni di Deng Xiaoping, cio dalla fine degli anni Settanta, leconomia cinese si per rapidamente ripresa. Nel 1998 aveva raggiunto l11,5% di quella mondiale (in termini di parit di potere dacquisto secondo gli standard della Banca Mondiale) e il 3% in termini MER (Market Exchange Rate). La crescita elevata ad un tasso medio che i pi valutano al 7% allanno continuer ancora per almeno uno-due decenni, se non altro per lenorme serbatoio di manodopera rappresentato dalle campagne cinesi. Qualora non dovessero verificarsi eventi catastrofici naturali o geopolitici - o un collasso finanziario mondiale, il PIL cinese dovrebbe raggiungere quello americano nel 2030-2040, anche se il reddito pro capite continuer ad essere molto inferiore e una consistente parte della popolazione cinese rimarr sotto la soglia di povert. La popolazione cinese stabile da anni - sui 1.350 miliardi di persone pari a poco meno di un quarto di quella mondiale. destinata a crescere solo per laumento della vita media, data la rigidissima politica di controllo delle nascite adottata a partire dal 1970. Una grave crisi demografica con linvecchiamento della popolazione si far sentire verso il 2020, anche perch le condizioni di vita e di protezione sociale sono oggi molto carenti e sono inevitabilmente destinate a migliorare, con gravi oneri per leconomia. La
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Angus Madison, The World Economy: A Millenial Perspective, OECD, Paris, 2002.

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consuetudine confuciana, secondo la quale i giovani provvedono al mantenimento dei vecchi, non del tutto praticabile con la crescente urbanizzazione. Essa comporter lo spostamento dalle zone rurali alle citt di almeno 300 milioni di abitanti entro una quindicina di anni, con tutte le difficolt (abitazioni, infrastrutture, servizi, posti di lavoro, ecc.) che tale esodo biblico comporter. I cinesi si considerano culturalmente superiori agli occidentali. Sono orgogliosi e nazionalisti. Guardano al futuro consapevoli della grandezza del loro passato. Basta andare allUniversit di Pechino o alle Scuole Militari per averne unimmediata percezione. Per, a differenza dellIslam, pur guardando al passato, la Cina entrata appieno nella modernit. Inoltre, contrariamente allIndia e al Giappone, la Cina molto pi aperta alleconomia globalizzata e al libero mercato. Nessun paese pi liberista e turbocapitalista della Cina. Leconomia cinese ancora oggi export-led, nonostante gli sforzi del governo cinese di dare maggiore spazio ai consumi interni. E stimolata da enormi investimenti diretti esteri, dalla delocalizzazione di grandi gruppi americani ed europei e dallimportazione di tecnologie dal resto del mondo. Circa il 60% delle esportazioni e una quota simile delle importazioni in Cina sono nelle mani di compagnie straniere. Il tasso di risparmio elevatissimo: oltre il 40% del PIL (contro poco pi del 20% dellIndia). La crescita cinese per non pu continuare ad essere basata solo sullaumento delle esportazioni. A parte il fatto, che ci metterebbe fuori mercato gran parte delle industrie degli altri paesi e provocherebbe reazioni protezionistiche, essa sta gi squilibrando leconomia di molti paesi. La crescita potr essere mantenuta solo con laumento dei consumi interni. Il problema politico fondamentale consiste nel come si possa realizzare tale trasformazione. Essa, comunque, costituisce lobiettivo centrale dellXI Piano Quinquennale, approvato nel dicembre 2006 ed considerata presupposto per la creazione di una societ armoniosa. Limpiego dellenorme risparmio per finanziare i consumi alla base dello scenario ottimistico dellevoluzione della Cina, quello del peaceful rise (denominato oggi peaceful development dato che il termine rise sembrato troppo aggressivo). Tale mutamento economico-sociale influenzerebbe naturalmente anche la politica estera di Pechino. Tale

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scenario auspicato anche da Henry Kissinger 5 , gi fautore prima con la diplomazia del ping-pong e poi con importanti accordi politico-strategico-tecnologici del 1972 dellalleanza di fatto, anche se non formale, fra Stati Uniti e Cina in funzione antisovietica. Oggi egli sostiene che gli USA hanno tutto linteresse ad ottenere la collaborazione cinese per la stabilit mondiale e lo sviluppo della globalizzazione e la creazione e gestione di un nuovo ordine internazionale. E invece critico verso coloro che pensano che convenga rovesciare il triangolo geopolitico euro-asiatico della guerra fredda. Che cio Washington debba cercare di allearsi con la Russia in funzione anticinese. Tale ipotesi comunque divenuta ancora meno credibile con il nuovo corso della politica di Putin, che ha abbandonato lobiettivo che sembrava invece perseguire nel 2001 delloccidentalizzazione della Russia e della sua apertura alla globalizzazione. La politica di Mosca tornata ad essere zarista. Kissinger non considera minacciosa neppure la legge cinese anti-secessione di Taiwan. Con essa, nel marzo 2005, stato dato mandato alla PLA di intervenire qualora lisola stesse per dichiarare la propria indipendenza e, quindi, il distacco definitivo dalla Cina continentale. Secondo lex-Segretario di Stato di Nixon, tale legge sarebbe stata approvata solo per motivi di politica interna cio per ottenere il consenso del nazionalismo cinese irrilevanti sotto il profilo geopolitico. Egli considera la Cina indispensabile per lequilibrio geoeconomico mondiale, messo a rischio - oltre che dalla stagnazione economica europea dai ridotti consumi cinesi e dal doppio deficit americano. La Cina lo finanzia con massicci acquisti di dollari e di Buoni del Tesoro USA. Lo fa, beninteso, per il proprio interesse nazionale, per evitare reazioni protezionistiche degli USA. Un segno positivo dato agli USA costituito dalla recente rivalutazione strisciante dello yuan rispetto al dollaro. Beninteso, essa non rilevante per la sua portata: 8% complessivamente da quando fu decisa, rispetto al 30-40% che taluni ritengono indispensabile per incidere in modo significativo sul disavanzo commerciale statunitense, ammesso ma non concesso che il tasso di cambio yuan-dollaro sia la causa del disavanzo commerciale. Secondo The Economist le cose sarebbero esattamente allopposto: una forte rivalutazione dello yuan danneggerebbe i consumatori americani, impedirebbe alla Cina di finanziare il debito USA e avrebbe un impatto molto limitato sul commercio internazionale (anche perch il
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Henry Kissinger, Non abbiate paura della Cina, La Stampa, 16 giugno 2005, p.7.

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valore aggiunto cinese alle esportazioni ammonta a solo il 30% del loro valore - dato che i componenti sono importati dagli altri paesi dellASEAN, nonch dalla Corea del Sud e dal Giappone - e provocherebbe crisi economiche e tensioni politiche nellintera regione). Il disavanzo commerciale dipende dal basso livello dei salari dellabbondante e laboriosissima manodopera cinese. Una rivalutazione dello yuan sarebbe per importante come segnale politico specie per il Congresso democratico - di accettazione delle pressioni americane. Recentemente, nel corso dei colloqui del maggio 2007 dello Strategic Economic Dialogue (SED) a Washington, i cinesi hanno accettato di aumentare dallo 0,3 allo 0,5% giornaliero il tasso di oscillazione dello yuan rispetto al dollaro, ma non rispetto alleuro e allo yen, entrambi fortemente danneggiati, dato il forte deprezzamento della moneta americana. Positiva sarebbe una dichiarazione di Pechino di non intervenire sul tasso di cambio, lasciandolo al mercato. In pochi mesi, la rivalutazione potrebbe ammontare al 15-20% 6 e trascinare tutte le monete del Sud-Est asiatico, oggi legate al dollaro. Ci contribuirebbe a stabilizzare leconomia mondiale soprattutto quella europea - e ad aumentare i consumi cinesi, attuando le riforme previste dallXI Piano Quinquennale. Il governo cinese incontra grosse difficolt a realizzarle per la resistenza delle regioni e dei ceti ricchi, appoggiati dai dirigenti residui della leadership di terza generazione. La classe dirigente del paese sta cambiando, non solo per ricambio naturale. Al potere si ormai consolidata la quarta generazione di leader cinesi dopo Mao. Essi devono trovare un equilibrio fra i fautori della crescita pacifica, del decentramento, della coesistenza e del capitalismo, sostenuti dagli aderenti del Foro per lAsia (o Boao Forum), e i neo-cons cinesi (denominati neo-comm o neo-comunisti), presenti soprattutto nella PLA e nellUniversit di Pechino. Essi sono fautori di un regime socialista con salde radici marxiste e di un programma nazionalista e centralizzatore. La politica cinese sar determinata dallequilibrio che si creer fra tali due tendenze 7 . Per questo motivo, non solo lattenzione delllite dirigente del paese, ma anche quella degli analisti strategici

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Making sense of Chinas Choice, The Financial Times, July 22, 2005, p.12. China Long and Winding Road, The Financial Times, 9-10 July 2005, pp. W1 e W2.

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andrebbe concentrata sulla politica interna, pi che su quella estera di Pechino8 . Questultima si adatta pragmaticamente alle esigenze e alle variazioni della prima. La Cina ha uneconomia aperta e integrata in quella globale, di cui gli Stati Uniti costituiscono la locomotiva. Anche la Cina per sta facendo la sua parte, specie nei cicli di stagnazione delleconomia. Nel 2004 ha contribuito al 20% della crescita mondiale; nel 2007 vi contribuir per il 40%. Secondo lultimo sondaggio del PEW Research Center 9 , il 42% dei cinesi (5% sono gli indecisi) ha unopinione positiva degli Stati Uniti, percentuale superiore alla media europea, ma molto inferiore a quella dellIndia, dove ben il 71% degli intervistati favorevole agli Stati Uniti. E curiosamente anche a quella della Russia, con il 52% di intervistati ammirano gli USA, anche se li ritengono nemici mortali che complottano per indebolire la Russia. I dirigenti cinesi cercano un accordo con gli USA ad ogni costo. Sono stati i secondi, dopo Putin, ad esprimere solidariet a Bush dopo gli attentati dell11 settembre. Lo hanno appoggiato attivamente nella guerra al terrorismo, non solo per motivi di una comune causa come antiterrorismo islamico - dovuta alla resistenza anti-cinese degli Uiguri dello Xinjiang - ma anche per il timore che i terroristi di al-Qaeda possano allearsi con i pirati degli Stretti della Malacca, da cui transitano vie di comunicazione marittima vitali per leconomia cinese. questo certamente uno dei motivi per i quali i contrasti con gli USA sono stati finora sempre rapidamente appianati, in particolare nellaprile 2001 dopo lincidente occorso fra un aereo da ricognizione americano e un caccia cinese. Agisce al riguardo anche lo sforzo che Pechino fa per un pieno successo delle Olimpiadi del 2008 e allesposizione mondiale di Shanghai del 2010. Con entrambe, i dirigenti cinesi si sforzano di aumentare il prestigio globale del loro paese e di darne unimpressione di efficienza, di tolleranza e di apertura, anche per attenuare i timori tuttora esistenti, soprattutto nei paesi dellAsia sud-orientale, circa i pericoli del ritorno di una Cina imperiale.

Michael Yahuda, Chinas Foreign Policy Comes of Age, in International Spectator, September 2007, pp. 337-50. 9 PEW - http://pewglobal.org/reports/display.php?ReportID=247, Washington, June, 2005.

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4. India e Cindia: alleanza asiatica o competizione strategica?

Come si ricordato, lIndia ha conosciuto una traiettoria storica simile a quella cinese. Non ha sperimentato invece unanaloga tendenza allomogeneit etnico-culturale e alla centralizzazione statale. Dallanno 1000 a met del secolo XIX, il suo PIL era pari o poco inferiore a quello della Cina. A differenza di quella cinese, legata ad uno stato centralizzato ed efficiente, la civilt e le istituzioni dellIndia sono state sempre condizionate dalle strutture della sua societ, in particolare dalla frammentazione politica, dal sistema delle caste e dalla molteplicit delle etnie, delle religioni e delle lingue. Diversamente dalla Cina, lIndia una democrazia. Non per integrata appieno nella globalizzazione. Mantiene molti elementi del socialismo di Stato e del protezionismo adottati dopo lindipendenza dal Partito del Congresso. Il suo commercio estero non raggiunge un quinto di quello cinese. Gli investimenti diretti esteri in India non superano cumulativamente i 100 miliardi di dollari, contro gli oltre 500 della Cina. Il suo prodotto sia complessivo che pro capite - il tasso di risparmio e gli investimenti per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi sono nettamente inferiori a quelli cinesi. I rapporti si invertono per quanto riguarda la demografia. Mentre la popolazione cinese stabile e invecchia, quella indiana cresce rapidamente. Oggi di oltre un miliardo di persone. Fra ventanni superer quella cinese e dovrebbe assestarsi sul miliardo e mezzo di abitanti. La crescita demografica indiana durer almeno fino al 2050. Questo significa limmissione nelleconomia di centinaia di milioni di giovani lavoratori. Anche la Cina ha oggi una grande disponibilit di manodopera da immettere nellindustria e sei servizi. Come ricordato, circa 300 milioni di agricoltori cinesi dovranno trasferirsi dallagricoltura allindustria e ai servizi. Si tratta di una massa durto che potrebbe sconvolgere nel breve termine leconomia globale, portando ad una ulteriore modifica dellattuale divisione mondiale del lavoro. A pi lungo termine, invece, il minore invecchiamento della sua popolazione aumenter il peso dellIndia rispetto a quello della Cina. LOccidente non potr contrastarla con misure protezionistiche - del tipo di quelle sostenute dai no-global, dai fautori del neocolbertismo europeo, dalle varie corporazioni e dai demagoghi populisti - ma solo con profonde ristrutturazioni delleconomia europea, indirizzandola

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verso settori meno vulnerabili allirresistibile concorrenza dei due giganti asiatici, cio verso quelli hi-tech. Non certo che lIndia conoscer un boom industriale dirompente come quello cinese. Lo potr fare solo in caso di una grave crisi economica e sociale in Cina e solo se la sua economia si liberalizzer, attirando ingenti capitali stranieri. In tal caso, leconomia indiana conoscer un percorso simile a quello sperimentato dalla Cina negli ultimi venticinque anni e, precedentemente, dal Giappone e dalla Corea del Sud 10 . Secondo taluni esperti, le grandi differenze di specializzazione economica fra i due paesi dovrebbero costituire la matrice di una loro stretta cooperazione, se non addirittura di unintegrazione. Leconomia cinese concentrata sullindustria, mentre lIndia pi specializzata nei servizi. Secondo taluni studiosi, lhard e il soft potrebbero integrarsi, dando luogo ad una vera e propria alleanza asiatica: la Cinindia, base della trasformazione del XXI secolo nel secolo asiatico. per unipotesi del tutto fantasiosa. I contrasti e i sospetti fra i due paesi rimangono insanabili. Solo l1% del commercio cinese per ora con lIndia. I rapporti strategici sempre pi stretti fra Washington e New Delhi - che trovano riscontro anche nel favore di cui godono gli Stati Uniti nellopinione pubblica indiana - inducono a ritenere che non possa esservi fra i due paesi unalleanza strategica. Potranno esservi tuttal pi convergenze contingenti, specie per opporsi alle tendenze protezionistiche esistenti negli Stati Uniti e in Europa. Ma lIndia come daltra parte la Cina - guarder sempre a Washington. Il recente accordo per il nucleare civile con gli USA sembra confermarlo, cos come il trasferimento dagli USA in India di tecnologie militari avanzate. La Cina, dal canto suo, continuer a seguire la sua politica di cautela, non una di contrasto nei confronti dellIndia, ben sapendo tuttavia che New Delhi preferir sempre Washington a Pechino. Formalmente, le relazioni fra Cina e India sono migliorate negli ultimi anni. Quale sia la realt difficile dire. Il nazionalismo induista e quello cinese stanno radicalizzandosi. Entrambi i paesi si sentono destinati ad un futuro grandioso e glorioso, anche per il loro passato e la loro cultura. Entrambe ritengono la propria universale. Nello stesso modo con
Martin Wolf, Inflation Is Not the Major Threat to Stability, Financial Times, October 9th, 2007, Special Report China, p. 2.
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cui la Cina guarda agli Stati Uniti come modello da imitare, lIndia guarda oggi alla Cina. Pensa di essere nella situazione in cui questultima si trovava dieci-quindici anni fa e cerca di imitarne la crescita. Tra le due tigri asiatiche persistono, come si detto, forti sospetti e gelosie. Basti ricordare la velata irritazione di Pechino per i recenti accordi politico-strategici fra lIndia e gli Stati Uniti e soprattutto quella manifestata nei riguardi di New Delhi nel dicembre 2001, allorquando gli indiani si espressero favorevolmente sul ritiro americano dal protocollo ABM e sul programma del Presidente Bush di difese antimissili. Pechino ritiene invece che esse siano dirette a neutralizzare le sue capacit di secondo colpo nucleare. LIndia, dal canto suo, teme che la Cina la stia circondando, con lalleanza con il Pakistan e la crescente presenza in Myanmar e Sri Lanka. A sua volta, Pechino ritiene di essere circondata. Teme che lIndia partecipi attivamente al contenimento operato dagli Stati Uniti nei suoi confronti. Esso si estende dal Giappone allASEAN, dallAsia centrale e ai tentativi ormai superati - di Washington di un accordo strategico con Mosca in funzione anti-cinese. Gli accordi militari con lAustralia e le grandi basi aeronavali di Okinawa, di Guam e di Diego Garcia conferiscono profondit strategica alla doppia cintura sanitaria statunitense. La Cina sta cercando di forzare - per ora pacificamente - quello che ritiene essere un tentativo di contenimento da parte degli USA. La sua politica di sicurezza antiegemonica e multilateralista/multipolarista. Pechino si espressa pi volte a favore di un mondo multipolare. E pi attiva in campo internazionale di un decennio fa. Da un lato, tende a migliorare i rapporti con Seul, forse nella speranza di essere considerata sponsor e garante dellunificazione coreana, a cui lunisce il comune astio nei riguardi di Tokyo, originato dai ricordi della pesante occupazione giapponese. Dallaltro lato, la Cina cerca di migliorare pur con qualche perplessit e riserva - i rapporti con la Russia. Approfitta del raffreddamento fra Putin e lOccidente e della tradizionale reazione della Russia di volgersi ad Oriente ogni qualvolta trovi difficolt ad Ovest. LOccidente sempre pi irritante per il Cremlino. Non si accontenta di fare buoni affari, ma pretende di democratizzare le Repubbliche ex-sovietiche - come lUcraina e la Georgia - ed anche la Russia. Washington ha collocato la Bielorussia fra le avanguardie della tirannia. Il cambiamento di regime rappresenta una delle priorit

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della seconda Amministrazione Bush. Ci considerato una minaccia dal gruppo che fa capo a Putin. Lintesa con Washington, molto forte dopo l11 settembre, sta indebolendosi. Un duro colpo le derivato dallaffare Yukos. Un altro dalle rivoluzioni colorate della Georgia, dellUcraina e del Kirghizistan, dallallargamento della NATO e dal progetto USA di schierare componenti del proprio sistema di difesa antimissili in Polonia ed in Repubblica Ceca. Da poco, si aggiunto ad aggravare i contrasti il problema dellindipendenza del Kosovo, a cui Mosca contraria. Ma la Russia teme istintivamente ancor pi il pericolo giallo e la pressione demografica cinese nella Siberia centrale e nelle Province Marittime, oltre che lestensione dellinfluenza di Pechino in Asia centrale e della sua presa di controllo dei flussi di petrolio e di gas da quella regione. Ben difficilmente, lEurasia si trasformer in Eurocina, dal Pacifico agli Urali. Nellimmaginario collettivo russo ancora vivo il ricordo dellOrda dOro, limpero asiatico che aveva soggiogato la Russia. Putin continua ad essere persuaso che lunico modo per salvare il suo paese sia di europeizzarlo. Lo vuole fare alle sue condizioni non a quelle di Washington o di Bruxelles. La Cina non costituisce per Mosca unalternativa allOccidente. Tuttal pi unopportunit da sfruttare tatticamente sia in campo economico sia per rafforzare Mosca nei suoi rapporti con Washington e con Bruxelles. Sia la Cina che lIndia, pur in enorme crescita, presentano numerose vulnerabilit. Per entrambe la principale rappresentata dal crescente divario sociale e territoriale, fra i ceti e le regioni ricchi e quelli poveri. In Cina convive un capitalismo selvaggio, da padroni delle ferriere, con un regime rimasto comunista, a partito unico ed autoritario soprattutto nelle campagne dove le rivolte sono pi contrastabili - anche se finora ha dimostrato un notevole pragmatismo e una grande flessibilit. Il sistema bancario fortemente arretrato. Molti crediti sono inesigibili. Le industrie di Stato sono inefficienti e gravano fortemente sulle finanze pubbliche. Assorbono il 60% dei crediti pubblici e delle agevolazioni agli investimenti. Una riforma difficile perch le industrie statali sono dislocate in gran parte nelle regioni interne. La loro ristrutturazione comporterebbe il licenziamento di parte della loro sovrabbondante manodopera e aumenterebbe la protesta sociale. Inoltre, impossibile che venga mantenuto in Cina ancora a lungo lattuale livello primitivo di protezione sociale, di fronte alle crescenti proteste e sommosse. Come

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si ricordato, il sistema confuciano per il quale i giovani provvedevano alle necessit degli anziani andava bene per una societ agricola, non con lurbanizzazione e la industrializzazione, che hanno grandemente modificato le strutture sociali 11 . Ulteriormente aumentata linflazione che penalizza ancora di pi le classi povere 12 . Per quanto riguarda lIndia, la frammentazione politica e la stessa natura della democrazia rendono difficile sia un impulso modernizzante, simile a quello verificatosi nella Cina di Deng, sia labolizione delle regolamentazioni sociali molto rigide, laumento del risparmio, lattrazione degli investimenti diretti esteri e il miglioramento delle infrastrutture e dellamministrazione. Anzich dallalto, lo sviluppo indiano avviene dal basso. Se si pu prevedere con una certa sicurezza che la Cina consolider il suo ruolo di grande potenza economica e, prima o poi, anche politica e militare, per ora non si capisce che cosa possa o intenda fare della sua potenza. LIndia, pur destinata ad accrescere la sua importanza non solo regionale, ma anche mondiale, non dovrebbe invece diventare nei prossimi cinquantanni una grande potenza globale, ma una regionale nellOceano Indiano, di cui si sforza di garantirsi il controllo. Sar per una grande democrazia, verosimilmente sempre pi integrata nella lega delle democrazie a leadership statunitense. Il consolidamento di tale lega e, in primo luogo, dei rapporti transatlantici, rappresenter il principale fattore di equilibrio del sistema internazionale dei prossimi decenni. Esso rimarr unipolare o cadr nel caos. Quello della multipolarit un mito. Tuttal pi, consisterebbe in un instabile sistema di balance of power. Il XXI secolo rischierebbe cos di essere un secolo sanguinoso come lo fu il XX. Gli Stati in crescita, desiderosi di mutare lo status quo, diventerebbero pi potenti di quelli che hanno interesse a difenderlo.

Francesco Scisci, Chi ha paura della Cina, ed. Ponte alle Grazie, Milano, 2006. Albert Keidel, Chinas Looming Crisis Inflation Return, Carnegie Endowment for International Peace, Policy Brief 54, September 2007.
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5. Il nuovo grande gioco nellAsia centrale e nella Siberia orientale: dallEurasia allEurocina? Forza e debolezza della SCO (Shanghai Cooperation Organization)

Da anni la Cina dedica particolare attenzione allAsia centrale, cio allantico Turkestan, attraverso cui passava la via terrestre della seta, che la collegava con il Medio Oriente, il Mar Nero ed il Mediterraneo. Pechino spera di trasformarla in via del petrolio e del gas naturale. Lo vuole anche per ridurre la sua dipendenza dalle vulnerabili importazioni via mare, attraverso gli Stretti della Malacca - facilmente bloccabili dagli USA - e leccessiva vulnerabilit allarma energetica, che la Russia di Putin ha dimostrato di poter impiegare con molta disinvoltura nei riguardi dellEuropa. Linfluenza cinese in Asia centrale si concretizza soprattutto con iniziative bilaterali. Esiste poi un foro multilaterale, in cui Pechino persegue la sua politica: lOrganizzazione della Cooperazione di Shangai (SCO), che co-presiede con Mosca. Di essa fanno parte quattro delle cinque Repubbliche centro-asiatiche. Questultime che sono tutte satrapie di tipo orientale cercavano di avere buone relazioni anche con gli Stati Uniti. Esse sono state indebolite dalla ripresa della Russia che non intende perdere il controllo della regione e delle sue risorse soprattutto energetiche 13 . Linfluenza russa facilitata dalla presenza sui loro territori di consistenti minoranze slave. Le repubbliche centroasiatiche temono inoltre lIslam radicale. Nella Siberia centrale e in quella orientale la situazione diversa. Mosca tende a diversificare verso la Cina e verso il Giappone le sue esportazioni energetiche oggi concentrate soprattutto verso lEuropa. Da esse dipendono il 25% del suo PIL e il 50% del bilancio statale. Mosca tende in questo a conseguire un equilibrio, sia fra Est e Ovest, sia fra il Giappone (e la Corea) e la Cina, in modo da aumentare la propria libert dazione e la propria forza negoziale. Oleodotti e gasdotti vengono utilizzati come strumenti di una geopolitica intesa a garantirsi non solo buoni rapporti con Tokyo e con Pechino, ma anche

Gazprom e Rosneft le due grandi imprese che monopolizzano le esportazioni russe di gas e di petrolio non sarebbero in condizioni di fronteggiare i loro impegni di forniture allEuropa, senza poter utilizzare soprattutto il gas centro-asiatico. Di qui, una forte pressione sulla Georgia e sullAzerbeijan, perch non potenzino oltre un certo limite il Blue Stream, cio il sistema di oleodotti/gasdotti che, attraverso la Turchia, consente allEuropa di accedere alle risorse petrolifere del Mar Caspio. Analoga pressione viene esercitata da Mosca sulle Repubbliche centro-asiatiche, perch accettino il controllo russo dei rifornimenti energetici alla Cina.

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una certa influenza nei loro riguardi. Mosca non intende comunque divenire troppo dipendente da Pechino. Sarebbe avvenuto qualora la Yukos di Kodorkosky avesse potuto portare a termine i suoi progetti. Il terminale del grande oleodotto siberiano sar sullOceano Pacifico senza attraversare la Cina. Pechino lha presa molto male, tanto pi che nei successivi negoziati, Mosca si comportata in modo considerato arrogante dai cinesi. Dal canto suo, in Russia, la Cina percepita non solo con invidia per i cuoi successi economici, ma come un pericolo crescente. Nellimmaginario collettivo cinese affiora poi, con sempre maggiore intensit, la volont di rivalsa contro i trattati ineguali e unostilit per ora mascherata, ma nella sostanza simile a quella che la Cina nutre verso il Giappone. I rapporti di forza nellEstremo Oriente stanno mutando a favore di Pechino. Solo gli Stati Uniti possono garantire la sicurezza russa a Est, di fronte al sofisticato gioco del dragone cinese, che continua ad accrescere la propria forza, forse per acquisire unegemonia regionale nel sistema Asia orientale-Pacifico occidentale, oppure ipotesi che ritengo pi verosimile per trattare con gli USA su un piano di maggiore parit. Un problema drammatico per Mosca la crisi demografica. La Russia perde quasi un milione di abitanti allanno. La Cina segue attentamente tale indebolimento e lo spopolamento progressivo della Siberia centrale ed orientale. Dagli attuali 140 milioni di abitanti (di cui il 18% non slavo), la popolazione della Russia passer ad 80-120 milioni nel 2050 14 . Inoltre, dato il maggior indice di natalit della popolazione islamica, la preminenza slava nella Federazione destinata a diminuire. Secondo il recente rapporto PEW 15 , l84% dei russi preoccupato per lestremismo islamico; il 71% persuaso che lIslam sia violento e il 72% che i musulmani tendano a divenire un gruppo separato allinterno della popolazione russa (per inciso, le preoccupazioni e le percezioni negative riguardo lIslam sono molto inferiori negli Stati Uniti, dove i tre-quattro milioni di musulmani sono ben integrati nel melting pot americano). Analoghe se non maggiori preoccupazioni sono rivolte verso la pressione demografica cinese, particolarmente dinamica nelle Province Marittime e che potrebbe accrescersi ancora nei prossimi anni.
Dmitri Trenin, Russias Foreign and Security Policy Under Putin, Carnegie Endowment for International Peace, Moscow Center, May 2005. 15 The Pew Global Attitudes Project, Islamic Extremism. Common concern for Muslim and Western Publics, Washington D.C., July 14th, 2005.
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Lemigrazione cinese (circa 300.000 persone allanno) - oggi diretta soprattutto verso lOccidente e il Sud-Est asiatico - potrebbe dirigersi verso le ricche e spopolate immensit siberiane. Non pensabile che Mosca possa mantenere un territorio grande e ricco come la Siberia, con una popolazione tanto ridotta. Non baster neppure leuropeizzazione del paese, a cui peraltro si oppongono Chiesa Ortodossa e forze politiche rosso-brune, ed oggi anche i siloviki che fanno capo a Putin e che sono subentrati agli oligarchi di Eltsin. Sicuramente la Russia dovr ricorrere allimmigrazione. Lideale per essa sarebbe attingere allenorme serbatoio umano dellIndia. Ma ci quanto meno problematico. Saranno i cinesi a riempire il vuoto. La Russia rischia quindi beninteso nel lunghissimo periodo - di essere nuovamente dominata, dopo 600 anni, da un impero asiatico e di vedere attenuata o perdere la propria identit, non solo slava e ortodossa, ma anche europea. Il pericolo giallo molto sentito fra i russi, unito alle frustrazioni per il loro collasso economico e geopolitico degli ultimi ventanni, e per i brillanti successi cinesi, che molti attribuiscono al pugno di ferro usato a Piazza Tienanmen, rispetto al caos provocato dalla glasnost di Gorbacev. Putin ha stabilizzato la situazione e fatto rinascere nei russi il loro tradizionale senso di orgoglio nazionale. Per Mosca, pur essendo una grande potenza nucleare ed energetica, non pu pi avere linfluenza mondiale che aveva ai tempi dellURSS. Potrebbe riacquistarlo almeno in parte, solo assorbendo lUcraina nella sua area di controllo. un problema che il Cremlino e lOccidente dovranno prima o poi affrontare. Per il momento, nel disastro dellimmenso apparato militare-industriale sovietico, la Russia ne ha mantenuto in vita una parte con le esportazioni di armi alla Cina (oltre che allIndia). Esse sono ammontate a circa un miliardo di dollari allanno nel decennio 1990, per salire a circa due miliardi allanno oggi a partire dal 2000. Tuttavia lo Stato Maggiore si opposto a fornire alla Cina alcune delle tecnologie pi sofisticate, nel timore che prima o poi vengano impiegate contro la Russia. Il principale motivo che induce la Cina a chiedere agli europei leliminazione dellembargo sulle armi peraltro gi pieno di buchi, dato che i paesi dellUnione hanno esportato nel 2003 461 milioni di dollari di armi alla

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Cina, aumentati negli anni successivi 16 - non consiste forse tanto nellintento di utilizzarla per accrescere la potenza militare cinese, ma di effettuare pressioni su Mosca per poter ottenere da essa le tecnologie pi sofisticate di cui dispone. Nei recenti colloqui di marzo 2007 con Hu Jintao, sembra che Putin sia stato molto freddo al riguardo, talch non sono stati firmati, contrariamente alle previsioni, nuovi grandi contratti di acquisto di armi. Va tenuto anche conto che la tecnologia militare russa non tanto nel settore delle piattaforme, quanto in quello dei sistemi network-centrici ormai pi arretrata di quella statunitense. inevitabile che la crociata per la libert e la democrazia del Presidente Bush spinga il Cremlino di Putin - sempre pi accentratore, autoritario ed imperiale - a mantenere buoni rapporti con la Cina, cercando di dimenticare il timore di una nuova orda gialla. E per del tutto improbabile che la Russia possa allearsi con Pechino contro gli Stati Uniti, garanti degli equilibri nel Pacifico occidentale e, quindi, almeno indirettamente, anche della Russia. Se ci avvenisse, lEurasia tradizionale nella geopolitica russa diverrebbe unEurocina. probabile invece che la coesione dellimmensa Federazione sia sottoposta a forti tensioni nella Siberia centrale e nelle Province Marittime. Inevitabilmente esse spingeranno Mosca a ricercare lappoggio dellEuropa, degli Stati Uniti e del Giappone contro la Cina. La Russia si preoccupata anche per il fatto che le due priorit che il Libro Bianco cinese per la difesa del dicembre 2006 indica per la PLA sono linformatizzazione e la meccanizzazione. Questultima non si riferisce ad unemergenza Taiwan, ma accompagna la dichiarata volont cinese di ristabilire uninfluenza nelle zone che gravitavano sullImpero di Mezzo. Questi sono i limiti oggettivi dello SCO. Esso ebbe origine nel 1996 con il c.d. Accordo a cinque di Shanghai, per regolare taluni contenziosi territoriali della Russia e delle Repubbliche centro-asiatiche con la Cina. Divenne organizzazione nel 2001, con lo scopo di combattere il terrorismo di matrice islamica. Successivamente, si propose di contenere e di eliminare la presenza e linfluenza degli USA in Asia centrale, dove erano state installate basi aree a supporto del conflitto in Afghanistan. Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti. Oggi lo SCO a parte un po di turismo diplomatico e militare e qualche esercitazione congiunta fra la PLA e lex-Armata Rossa alla ricerca di che
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IISS, Strategic Survey 2004-2005, London, May 2005.

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cosa deve fare, a parte lessere un foro di dialogo, la cui esistenza tanto appassiona i politici e suscita curiosi interrogativi degli esperti strategici sugli oggetti del dialogo. La sostanziale rivalit fra la Russia e la Cina lo indebolisce. Il fatto di aver invitato India, Pakistan e Iran come osservatori, ne erode ulteriormente coesione ed omogeneit 17 . Non costituisce sicuramente un blocco continentale che dovrebbe opporsi a quello marittimo, a leadership americana, che domina il mondo. Molto pi promettente, come foro in cui possano essere avviate a soluzione i problemi di sicurezza il gruppo dei sei (USA, Cina, le due Coree, il Giappone e la Russia), che ha dimostrato una certa efficacia nel risolvere il problema del nucleare nord-coreano e che potrebbe essere istituzionalizzato come unOSCE dellAsia nord-orientale. Esso costituisce lossatura per costruire nellAsia nord-orientale un accordo regionale del tipo di quello dellASEAN per lAsia sudorientale. In sostanza, lo SCO non costituisce n la base di unalleanza russo-cinese, n un mezzo con cui la Cina possa superare lopposizione di Mosca allespansione della propria influenza in Asia centrale.

6. Giappone, Corea ed estero vicino cinese

I cinesi pensano di essere naturalmente destinati a ridivenire una superpotenza. Per poterlo essere, dovrebbero per esercitare un appeal almeno sullintera Asia sud-orientale, un tempo vassalla e tributaria del Celeste Impero. La strategia per raggiungere tale obiettivo ispirata alla cautela, alla moderazione e allautolimitazione. In altre parole, la Cina ha paura di far paura. Alza la voce solo per criticare il Giappone, anchesso odiato in tutta lAsia sud-orientale, oppure quando in gioco il principio dellunit della Cina, sancito dalla legge anti-secessione di Taiwan, prima ricordata. Le tensioni con il Giappone sono aumentate con il premier Koizumi, per poi attenuarsi con il suo successore, Abe. La storia continua ad esercitare un grande peso. Il Giappone non avrebbe secondo Pechino, ma anche secondo Seul - chiesto adeguatamente scusa per le violenze praticate durante il secondo conflitto mondiale. Oggi, poi, alleato degli
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STRATFOR, The Limits of SCO, Special Intelligence Report, September 2, 2007.

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Stati Uniti, pi interventista in tutta lAsia orientale e meridionale e ha recentemente dichiarato che la sicurezza di Taiwan sua ex-colonia - costituisce un suo vitale interesse nazionale. Il nuovo trattato di alleanza nippo-americano, del febbraio 2005, verosimilmente allorigine delle dimostrazioni anti-giapponesi avvenute soprattutto a Shanghai, a cui sono seguite manifestazioni anti-cinesi in varie citt giapponesi. Un altro motivo di attrito rappresentato dallorientamento nipponico di abolire il pacifista art. 9 della Costituzione giapponese, nonch a dispute per le isole Sen Kadu, a Sud di Okinawa, le cui acque sembrano ricche di idrocarburi. Lirritazione dei dirigenti di Pechino verso Tokyo certamente dovuta anche allinteresse politico di ottenere il consenso o, almeno, di attenuare lopposizione della componente rosso-bruna, costituita soprattutto dai comunisti ortodossi cinesi che si sono trasformati in nazionalisti. interessante notare che il nazionalismo cinese affermatosi solo dopo labbandono della teoria maoista della lotta di classe e del conflitto fra campagna e citt soprattutto anti-giapponese. Solo dopo la met degli anni ottanta, sono stati costruiti mausolei per ricordare la resistenza anti-giapponese. 18 Quello del fiorire del nazionalismo eufemisticamente denominato pattriotismo non un fenomeno esclusivamente cinese. Si verifica anche in Russia e, in parte, in taluni Stati dellEuropa centro-orientale. A parte la politica interna, la Cina intende per sostituire completamente il Giappone come superpotenza del sistema Asia-Pacifico, riprendendo il rango che aveva sempre occupato nella storia. Inoltre, preoccupata per la partecipazione di Tokyo ai programmi di difesa antimissili e per i progetti giapponesi di dotarsi di una capacit missilistica a lunga gittata e di una forza anfibia basata sulla trasformazione della cinquantina di navi oceaniche porta-containers di cui dispone il Giappone, nonch da ripetute affermazioni circa la necessit giapponese di dotarsi di un deterrente nucleare autonomo. Tokyo ha i missili necessari e in qualche mese potrebbe costruire un numero pi che sufficiente di testate nucleari. Lantipatia storica fra i due paesi alimentata da considerazioni strategiche del tutto attuali. Il premier Koizumi ha affermato che il Giappone deve divenire una nazione normale, uscendo dallo stato di minorit e di autolimitazione, in cui lha posta il Trattato di Pace e la Costituzione imposta dal Generale McArthur dopo la guerra. Preoccupa
18

Michael Yahuda, Chinas Foreign Policy Comes of Age, cit.

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Pechino soprattutto la possibilit che il Giappone si doti di armi nucleari, prendendo a scusa la proliferazione in Corea del Nord. Non si tratta solo di ipotesi fantasiose. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Autodifesa giapponesi ha chiesto lo sviluppo di un programma nucleare militare, sicuramente dopo esserne stato autorizzato dal suo governo. Gli interessi economici costituiscono per un importante freno allescalation della rivalit sino-giapponese 19 . Linterscambio fra Cina e Giappone ha superato i 200 miliardi di dollari nel 2005. Le esportazioni giapponesi in Cina sono divenute superiori a quelle verso gli USA. Inoltre, 30.000 societ giapponesi hanno filiali in Cina, che impiegano oltre 10 milioni di lavoratori cinesi. Nel 2005 vi erano 86.000 studenti cinesi nelle universit giapponesi e 20.000 giapponesi in quelle cinesi. Anche il turismo cresce: sempre nel 2005, 4 milioni di turisti giapponesi hanno visitato la Cina e 600.000 cinesi il Giappone. La posizione cinese ambivalente nei riguardi dellalleanza militare nippo-americana. Pechino consapevole che solo la garanzia degli Stati Uniti impedisce al Giappone di riarmare e di dotarsi di una capacit autonoma di difesa. Quindi, stata sempre disposta e sembra esserlo ancora ad accettarla come un male minore. un altro motivo che induce Pechino a ricercare a tutti i costi laccordo e la cooperazione di Washington. Pechino cerca di aumentare la propria influenza nella penisola coreana. Fa leva sulle tensioni storiche esistenti fra i coreani e i giapponesi e sulla volont di Seul di allentare i vincoli con gli Stati Uniti, riunificando le due Coree, obiettivo non conseguibile qualora i rapporti strategici con gli USA rimanessero molto stretti e continuasse lopposizione di Washington alla sunrise policy, che una specie di Ostpolitik in salsa coreana. Con essa Seul si propone di attenuare progressivamente le tensioni con Pyongyang e di creare le condizioni per la riunificazione della penisola. La Cina non pu accettare senza reazioni che uno Stato alleato con gli Stati Uniti raggiunga la sua frontiera settentrionale, anche per lesistenza di rivendicazioni coreane sulle regioni di confine cinese. Questo determina anche una certa ambiguit cinese nei negoziati a sei, volti ad evitare la proliferazione nucleare in Corea del Nord. Da un lato, la Cina teme il collasso del regime comunista, che potrebbe essere facilitato da sue forti pressioni sul regime nord-coreano, e la situazione di caos che lo seguirebbe. Dallaltro
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Denny Roy, The Sources and Limits of Sino-Japanese Tensions, Survival, Summer 2005, pp. 191-214.

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lato, teme per, in assenza di successo delle iniziative controproliferazione, un attacco militare americano alla Corea del Nord, che sa di non essere in condizioni n di dissuadere, n di contrastare. Tale iniziativa consoliderebbe linfluenza degli Stati Uniti su una futura Corea unificata, riducendo limportanza dei legami che Pechino tende a creare con lintera penisola, un tempo suo Stato vassallo. A Sud, nei confronti dei paesi dellASEAN, a partire da quelli rivieraschi del Mar Cinese Meridionale, Pechino usa dal 1995 toni sempre pi concilianti e collaborativi, dopo i periodi di tensione e di scontri armati, specie con il Vietnam. Essi si prefiggevano lobiettivo di acquisire il controllo delle riserve petrolifere ritenute esistenti nella Zona Economica Esclusiva che circonda gli arcipelaghi delle Isole Spratley e Paracelso, nonch punti di appoggio della Marina cinese per poter intervenire verso gli Stretti della Malacca vitali per le SLOC cinese. Anche la presenza militare cinese in Myanmar, in Sri Lanka e nel Golfo del Bengala elevata, anche se non molto propagandata, forse per non inasprire rapporti con lIndia. La Cina continua a costruire due grandi basi navali: una in Myanmar, sul Golfo del Bengala; laltra in Pakistan, sul Mare Arabico. Come contrappeso a questultima, lIndia sta costruendo una base navale - sempre sul Mar Arabico - sulle coste iraniane. New Delhi intende esercitare unegemonia sulle vie di comunicazione marittime dellOceano Indiano e sta potenziando la sua flotta. Per diminuire la propria vulnerabilit marittima, la Cina sta invece costruendo una rete di imponenti infrastrutture stradali e ferroviarie che, attraverso il Myanmar, dovrebbero metterla in collegamento con il Golfo del Bengala e, attraverso il Pakistan, con il Mare Arabico. E inoltre programmata la costruzione di un canale navigabile attraverso la penisola malese, per consentire laggiramento da nord degli Stretti della Malacca, ancora infestati dalla pirateria. Latteggiamento della Cina verso le sue periferie pu derivare da diversi motivi. Primo, dalla convinzione di Pechino che il soft power - cio una politica di cooperazione e di appeal - sia pi vantaggioso di ogni competizione e pressione, sia per ristabilire linfluenza e la leadership regionale cinese, sia per affermare il rango della Cina come superpotenza mondiale, competitrice dellegemonia statunitense o partner eguale degli USA.

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Secondo, il fatto che Pechino ha deciso di concentrarsi soprattutto sugli enormi problemi interni. Per questo vitale per la Cina il mantenimento di una stabilit strategica globale, soprattutto nelle sue periferie, sempre pi integrate nelleconomia mondiale e nel suo centro, costituito dagli USA. Terzo, la consapevolezza di Pechino di non possedere il livello di potenza necessario per sfidare gli Stati Uniti, dalla cui presenza dipendono gli attuali equilibri e lo status quo in Asia meridionale e sud-orientale. In un certo senso, la Cina oggi approfitta dellordine mondiale garantito unilateralmente dagli Stati Uniti, che gli ha consentito lenorme crescita degli ultimi due decenni. Quarto, linevitabile diminuzione anche se in un futuro a medio termine - della potenza giapponese, a causa del declino demografico del paese. Anche se la demografia non influisce direttamente sulla potenza militare che dipende pi dalla tecnologia che dalla demografia linvecchiamento della popolazione e linevitabile aumento delle spese sociali impediranno a Tokyo di procedere ai cospicui finanziamenti necessari per dotarsi di una capacit militare che possa impensierire Pechino. difficile per gli occidentali rendersi conto delle conseguenze di una politica perseguita da Pechino tanto a lungo termine e in modo cos indiretto. Ma il senso del tempo che gli attuali governanti cinesi hanno ereditato dalla grande cultura burocratica dei mandarini molto diverso da quello dellOccidente. Non si possono analizzare le tendenze geopolitiche della Cina se non con un approccio globale e di lungo periodo e tenendo in debito conto la particolare cultura strategica derivante a Pechino dalla millenaria esperienza imperiale e dalla logica del terzo risonante. Essa favorisce ladozione di approcci indiretti e asimmetrici, al contrario della logica del terzo escluso, che porta agli approcci diretti e decisivi, prevalenti nel pensiero strategico occidentale dai tempi dellantica Grecia.

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CAPITOLO III LA CINA IN AMERICA LATINA, IN AFRICA E NELLOCEANO INDIANO

1. Considerazioni introduttive

La Cina sta effettuando notevoli sforzi per penetrare nelle regioni ricche di materie prime energetiche e di altre risorse naturali e agricole, per soddisfare le crescenti esigenze della sua rapida industrializzazione, nonch per ampliare i suoi mercati e le opportunit di investimento e dinfluenza economica, culturale e politica. La sicurezza dei rifornimenti energetici e di materie prime rappresenta lobiettivo prioritario di tale penetrazione. Non vanno per trascurati altri obiettivi: quello di accrescere la sua influenza internazionale, specie allONU, dove cerca di raggiungere una maggioranza che la metta al riparo da eventuali ritorsioni USA per Taiwan, o per le accuse di violazioni dei diritti umani. Con tale capillare opera di presenza e penetrazione cerca anche di creare le premesse per alleanze strategiche, basate sullassunto della superiorit dei valori asiatico-confuciani su quelli occidentali e, pi concretamente del Beijing Consensus, rispetto al Washington Consensus. Questultimo impone condizionalit economiche e ingerenze politiche. Pretende di diffondere democrazia, buon governo e tutela dei diritti umani e civili, anche procedendo, con le buone o con le cattive, al cambiamento dei regimi politici incompatibili con i principi e valori e, a pi lungo termine, anche con gli interessi occidentali. Tale ultimo obiettivo dovrebbe posizionare favorevolmente Pechino nel suo eventuale confronto con gli Stati Uniti e lOccidente e, a pi breve termine, soddisfare il desiderio del nazionalismo cinese di trasformare la Cina in uno degli attori principali delle relazioni internazionali e di rioccupare nel mondo il rango e il ruolo che aveva giocato fino allOttocento e alla guerra delloppio. Come si ricordato, Pechino si avvale del suo soft power e, rispetto agli Stati Uniti e allEuropa, grandemente favorita dal non porre condizionamenti politici alle relazioni economiche in nome del rispetto della sovranit completa negli affari interni, dominio riservato degli Stati. Lunica eccezione in proposito riguarda i rapporti degli altri paesi con Taiwan. Un numero crescente di paesi africani, latino-americani e mediorientali ha

rotto le relazioni diplomatiche con lisola e riconosciuto Pechino come capitale dellunica Cina. Oggi, solo una ventina di paesi riconosce ancora il governo di Taipei. Il loro numero per in costante diminuzione, nonostante gli sforzi che Taiwan effettua per contrastare tale tendenza, concedendo aiuti economici e contribuendo finanziariamente alle organizzazioni regionali, ad esempio allOrganizzazione degli Stati Americani. Tuttavia, Taipei non pu competere con la forza finanziaria e con il crescente dinamismo internazionale delle classi dirigenti della Repubblica Popolare Cinese. Solo ultimamente, anche per il rischio di trovarsi isolata soprattutto nellambito delle Nazioni Unite la Repubblica Popolare Cinese ha tenuto conto degli inviti di Washington di assumere maggiori responsabilit nel mantenimento dellordine mondiale. Ha influito su tale decisione di Pechino anche lazione di ONG, ad esempio di Amnesty International. Esse sfruttano la grande importanza che Pechino attribuisce ad una completa riuscita dei Giochi Olimpici del 2008 e dellesposizione mondiale di Shanghai del 2010. Le ONG premono indirettamente sul governo cinese, utilizzando come leva la minaccia di impedire il pieno successo dei Giochi e dellExpo, attraverso il boicottaggio dei prodotti delle societ occidentali sponsors dei primi o partecipanti alla seconda. Il punto centrale delle proteste delle ONG sono le vendite di armi al Sudan e il veto sinora posto da Pechino al rafforzamento della missione umanitaria internazionale nel Darfur diretta dallUnione Africana per arrestare il genocidio in corso in quella regione. Le minacce delle ONG sono state prese sul serio e hanno suscitato gravi preoccupazioni nelle autorit di Pechino. Anche per tale motivo, esse hanno deciso di cessare il sostegno indiscriminato al Sudan, sia effettuando pressioni su Khartoum per la fine degli eccidi, sia orientandosi a non opporre pi il veto al Consiglio di Sicurezza nei riguardi di un intervento umanitario. Per ora continua per la costruzione di fabbriche di armi in Sudan. Per inciso, una collaborazione con Bruxelles in Sudan potrebbe essere unoccasione per Pechino per migliorare i rapporti con lUnione Europea, che ha deciso di sostenere logisticamente lintervento dellUnione Africana. La presenza cinese - soprattutto in Africa, ma anche in America Latina stata ripetutamente accusata di neo-colonialismo. Gli aiuti economici, i prestiti e gli investimenti cinesi sono finalizzati soprattutto allo sfruttamento delle risorse naturali e allapertura dei mercati al made in China. Con il loro basso costo e con una qualit

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compatibile con la domanda non molto sofisticata di tali continenti, i prodotti cinesi conoscono un grande successo. Impediscono per la crescita delle industrie locali e quindi contrastano con le necessit di uno sviluppo pi sostenibile e duraturo, rispetto a quello attuale pompato dagli alti prezzi delle materie prime, sia naturali che agricole. Le economie che dipendono dallesportazione di materie prime stentano sempre a decollare, alimentando autoritarismo e corruzione, dato che la ricchezza viene monopolizzata dai clan al potere nei paesi del Medio Oriente, dellAfrica e dellAmerica Latina. quella che in riferimento alle satrapie petrolifere del Golfo e dellAsia centrale - viene denominata la maledizione del petrolio, la quale unitamente alla struttura sociale rimasta spesso premoderna e tribale impedisce il diffondersi del pluralismo, la creazione di una borghesia e laffermarsi di istituzioni democratiche o almeno rappresentative. Il detto no taxation without representation pu essere capovolto in no representation without taxation. Il fatto che i governi di quegli Stati traggono dal monopolio delle industrie estrattive gran parte delle risorse a loro necessarie, li esenta dallimporre tasse e, quindi, dal doversi sottoporre al consenso e al controllo dei cittadini, che in realt in quei paesi sono sudditi, legati allo Stato non da rapporti di cittadinanza, ma da dipendenze di tipo personale per il tramite dei clan e trib di appartenenza. Dallaltro lato come ricordato - lapertura dei mercati ai prodotti a bassissimo costo dellindustria manifatturiera cinese impedisce o quanto meno ostacola lo sviluppo delle industrie locali, unica possibilit per fare uscire i paesi emergenti dalla povert. Tale effetto stato criticato soprattutto in Messico e in Sudafrica ma anche in Zimbabwe - e prende in prestito talune espressioni del bashing China, cos popolari un USA. A ci si aggiunge la quantit crescente di esportazioni di armi cinesi, che alimentano in molti paesi sia la politica repressiva dei governi sia movimenti secessionisti. La Cina ha finora proseguito tale politica in modo indiscriminato ed esporta soprattutto armi leggere. Non ha agito con i fini ideologici. Essi erano perseguiti nel corso della guerra fredda con lesportazione della rivoluzione maoista nel Terzo Mondo. Agisce essenzialmente con finalit economiche e - solo subordinatamente - per linteresse nazionale di dare alla Cina influenza e ritagliarle un adeguato rango e ruolo nel mondo. Tale politica cinese contrasta per in ci con lazione degli Stati Uniti e dellEuropa, volta a migliorare la tutela dei diritti umani e civili e a diffondere qualche forma di democrazia. A lungo andare, dovr

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essere mutata, anche perch schiera automaticamente Pechino con gli oppressori e crea tensioni con lOccidente e accuse che Pechino considera sempre pi fastidiose. Dal punto di vista economico, il grande consumo di materie prime e la ridotta efficienza energetica cinese hanno provocato tensioni sui prezzi mondiali del petrolio, dato che lofferta ha difficolt a fronteggiare la crescente domanda. Tale effetto inflativo compensato per in gran parte da quello deflativo dellesportazione di prodotti manifatturieri cinesi a basso prezzo, che frena anche la dinamica salariale nei paesi la cui industria specializzata in produzioni ad alta intensit di manodopera e di livello tecnologico medio-basso. Ci grava particolarmente sui lavoratori italiani. Tuttavia, gli aiuti e gli investimenti cinesi in campo infrastrutturale stanno contribuendo ad accrescere il benessere di molte regioni, conseguendo risultati del tutto convergenti con gli interessi e le politiche occidentali. Ci avviene in Africa, in Asia centrale ed anche in America Latina. Peraltro, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno espresso preoccupazioni sul fatto che i prestiti cinesi potrebbero aumentare eccessivamente la situazione debitoria dei paesi emergenti e, di conseguenza, creare il rischio dello scoppio di nuove devastanti crisi finanziarie. una preoccupazione difficile da condividere, poich gli investimenti infrastrutturali cinesi sono finalizzati allo sfruttamento di risorse minerarie e agricole di zone interne, finora inaccessibili. I fondi necessari vengono anticipati dalla Banca Centrale Cinese a imprese cinesi in gran parte statali - e rimborsati con i profitti derivanti dallo sfruttamento delle risorse divenute accessibili. in questottica che va analizzata la penetrazione economica cinese in paesi tradizionalmente al di fuori dellorbita dellinteresse di Pechino, ma facenti parte della sfera di influenza occidentale. A lunghissimo termine, attraverso tale azione Pechino potrebbe trovare alleati strategici, che influiscano sullordine e sulla stabilit mondiale, cio anche in campo politico-strategico. Nel medio-lungo periodo tende per solo a consolidare e a sviluppare la sua economia, anche perch non potrebbe proteggere le sue vie di comunicazione marittima, in caso di contrasto con gli USA. Il coinvolgimento di un gran numero di paesi nel sistema di commercio cinese pu per creare interessi, che renderebbero difficile allOccidente imporre sanzioni o embarghi

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contro la Cina. Infatti, provocherebbero gravi danni alleconomia e alla stabilit politica di quei paesi e, verosimilmente, una sollevazione mondiale contro gli Stati Uniti e lEuropa. I successi della Cina hanno destato notevoli preoccupazioni. Gli esperti si dividono al riguardo come spesso avviene in due categorie. I catastrofisti affermano che in atto una vera e propria offensiva mondiale cinese nellintero Terzo Mondo. A lungo termine, essa si estenderebbe come ricordato - dal settore economico, anche a quelli politico e strategico. Dallaltro lato, i moderati che sono gli stessi che guardano alla Cina, dal punto di vista economico, come unopportunit pi che come un pericolo sostengono che si tratti di una conseguenza naturale della globalizzazione e delluscita cinese dal sottosviluppo. Per essi, la perdita relativa di posizioni subita dallOccidente non dovuta ad una volont aggressiva della Cina, ma alle carenze delle politiche americana ed europea verso lAmerica Latina e lAfrica, nonch alla disattenzione nei confronti dei loro problemi. Influiscono al riguardo anche le condizionalit politiche e umanitarie del Washington Consensus. Esse pongono in molti paesi lOccidente in posizione di svantaggio rispetto al Beijing Consensus, molto apprezzato soprattutto dai regimi pi autoritari e dai paesi che meno rispettano i diritti umani e civili. Almeno fino al 2050 la penetrazione economica in continenti che non erano mai stati oggetto dattenzione e tanto meno dinfluenza cinese, avr un impatto solo marginale sui rapporti globali di potenza. Potrebbero invece diminuire i prezzi mondiali delle materie prime. Gli enormi investimenti cinesi nel settore stanno infatti aumentando lofferta, in modo da fronteggiare la domanda. Non quindi detto che in un futuro anche pi prossimo di quanto si pensi possano verificarsi bolle nel settore energetico e delle altre materie prime, simili a quelle che hanno avuto effetti tanto devastanti negli anni Ottanta sugli Stati produttori di petrolio. La Cina riuscir per a mobilitare un crescente consenso e ad attivare un forte appeal, anche perch, portatrice di un modello di sviluppo alternativo a quello occidentale. Questultimo suscita crescenti resistenze nelle classi dirigenti dei paesi emergenti. Con esso Pechino si pone a capo dei paesi emergenti, unitamente allIndia, al Brasile e anche al Sud Africa (anche la Russia sta cercando di farlo ad esempio in Medio Oriente e in Africa Settentrionale). Pechino stata uno dei fondatori del Gruppo dei 20, costituitosi a seguito del fallimento della riunione dellOMC di Cancun. In campo internazionale si

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atteggia a difensore dei paesi in via di sviluppo, soprattutto contro le ingerenze politiche, limperialismo economico e il protezionismo agricolo e tessile americano ed europeo. La sua azione per estremamente cauta: cerca di evitare in qualsiasi modo di suscitare reazioni americane contro le sue iniziative. In un certo senso, sta abbandonando il Terzo Mondo a se stesso per perseguire i proprio interessi nazionali. Ci avviene anche nella sua politica di sostenere organizzazioni regionali a cui non appartengano gli Stati Uniti, specie nel sistema Asia-Pacifico, come lEAS (East Asia Summit) o lASEAN Plus Three (APT), cio lASEAN pi la Cina, la Corea del Sud e il Giappone. Tali organizzazioni subregionali romperebbero lunitariet dellAPEC (Asia Pacific Economic Cooperation), istituzione essenziale, unitamente allARF (ASEAN Regional Forum), per mantenere un forte ancoraggio economico e strategico degli Stati Uniti in Asia orientale. Limportanza delle organizzazioni subregionali aumenterebbe in caso di tensioni fra gli USA e la Cina. Tuttavia, esse non hanno grande possibilit di affermarsi, per lopposizione del Giappone (e nellEAS anche dellAustralia e della Nuova Zelanda) alla diminuzione dellinfluenza americana in Asia orientale. Come si ricordato, la Cina seguendo le direttive date da Jiang Zemin a met degli anni novanta e pienamente accolte dai leaders della quarta generazione estremamente cauta nelladottare politiche che potrebbero portarla in rotta di collisione con gli USA. Il suo interesse maggiore sta nella globalizzazione e nel libero mercato. Significativamente, limita, ad esempio, il sostegno ai fautori della c.d. rivoluzione bolivariana in America Latina quali il Presidente venezuelano Chvez e quello boliviano Morales mentre, in quel continente, sviluppa la collaborazione economica con i governi sostanzialmente favorevoli agli Stati Uniti, come il Brasile, il Per e soprattutto il Cile.

2. America Latina

interessante analizzare a fondo la penetrazione e la presenza cinese in America Latina, continente considerato dagli Stati Uniti come facente parte della loro tradizionale e irrinunciabile area di influenza. Il confronto fra la Cina e gli USA in America Latina potrebbe degenerare in una crisi, molto pi facilmente di quanto possa accadere in Africa.

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2.1 La presenza cinese in America Latina: i catastrofisti Laumento della presenza cinese in America Latina ha attirato lattenzione degli analisti strategici 1 , poich si tratta di un subcontinente posto tradizionalmente nellarea americana di influenza strategica, dalla dottrina Monroe, a quella emisferica, al contrasto con i movimenti filocomunisti di guerriglia durante la guerra fredda. Fino ad un decennio fa, limpero di mezzo era assente dal sub-continente, eccetto in Cile ed in Messico. Le relazioni fra la Cina e il Cile divennero molto strette gi allinizio degli anni 80. La Cina fu uno dei primi paesi a riconoscere il Cile di Pinochet. Non solo per il suo rame, ma anche per il modello di sviluppo in cui il liberalismo economico suggerito da Milton Friedman, consulente del dittatore cileno conviveva con lautoritarismo politico. Tale modello fu giudicato molto interessante da Deng Xiaoping e ne influenz le riforme. Oggi la Cina presente ovunque in America Latina, soprattutto in Cile e Per, ma anche in Brasile e Venezuela. I commentatori pi allarmisti sostengono che gli Stati Uniti abbiano perduto lAmerica Latina 2 , che la scelta cinese abbia prevalso su quella americana e che il Beijing Consensus 3 sia allorigine dei successi di Pechino. Si tratta di valutazioni decisamente eccessive, ispirate dalle tendenze del bashing China prevalenti in numerose corporations e lobbies statunitensi e anche nel Congresso, soprattutto nel Partito Democratico. LAmerica Latina - considerata Occidente di Riserva durante la guerra fredda - poich, a differenza dellEuropa e degli USA, sarebbe sopravvissuta ad una guerra nucleare rimarr legata allOccidente a cui appartiene per cultura, istituzioni e interessi. da escludere che possa divenire un trampolino di lancio cinese contro gli USA, non solo per il fatto che sia Pechino che Washington intendono evitare uno scontro che sarebbe disastroso per entrambe, ma anche perch i vari paesi sudamericani sono pi vicini allOccidente che alla Cina, pur denunciando forti complementariet economiche con questultima.

Joshua Kurlanzick, Chinas Latin Leap Forward, World Policy Journal, Fall 2006, pp. 33-41. Peter Hakim, Is Washington Loosing Latin America?, Foreign Affairs, January-February 2006, pp. 39-53; Stephen Johnson, Balancing Chinas Growing Influence in Latin America, Backgrounder 1988, The Heritage Foundation, October 24, 2005. 3 Joshua Cooper Ramo, The Beijing Consensus, Foreign Policy Center, London 2004.
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La Cina oggi concentrata a risolvere i suoi difficili problemi interni pi che ad espandere la sua influenza strategica. Lo dimostra anche il suo recente XI Piano Quinquennale 4 e anche il Libro Bianco della Difesa. La dura lotta in atto per la ricentralizzazione del potere evidenzia le sue difficolt. Lerrore compiuto dai catastrofisti di non tener conto di come e di quanto la globalizzazione e la rivoluzione delle ICT abbiano cambiato la geopolitica mondiale. Essi trascurano le vulnerabilit geopolitiche cinesi, non solo per la sopravvivenza del regime comunista in una delle economie liberiste del mondo, ma per le enormi tensioni sociali e territoriali, che possono produrre, al limite, una nuova frammentazione della Cina. Non si debbono affrontare i problemi della crescita della Cina in America Latina o in altre regioni con la logica della guerra fredda, o con le teorie geopolitiche dominanti durante la prima e la seconda rivoluzione industriale. La modernizzazione cinese avvenuta nellera della globalizzazione di internet, delle reti e dei jet. Ha caratteristiche differenti dalle precedenti, che in Europa, negli Stati Uniti e nel Giappone si erano basate sul protezionismo e sullautarchia, sullimperialismo e sul colonialismo. Quella cinese stata resa possibile dallapertura al mondo (finanziaria, tecnologica, commerciale, ecc.). Pechino sarebbe gravemente danneggiata da una chiusura del mercato globale, inevitabile in caso di scontro con gli USA. La crisi economica che ne conseguirebbe provocherebbe la crisi della sua economia e gravi disordini sociali. Diverrebbero comunque impraticabili le necessarie riforme previste dallXI Piano Quinquennale, volte ad estendere alle zone interne e alle popolazioni rurali il relativo benessere di quelle costiere e di quelle urbane. Larresto della crescita renderebbe impossibile ridistribuire la ricchezza e fronteggiare il biblico esodo che si prevede avvenga nei prossimi anni dalle campagne alla citt. Un rallentamento della crescita al di sotto del 7% nei prossimi dieci anni, provocherebbe il collasso del potere comunista, gi gravemente indebolito dallautonomia conquistata dalle regioni marittime e dai ceti imprenditoriali, che resistono ai tentativi di ricentralizzazione del Presidente Hu Jintao per creare in Cina una societ armoniosa, da attuarsi con laumento dei consumi e la redistribuzione della ricchezza.

Elisa Calza, LXI Piano Quinquennale cinese, in La Cina allo specchio, Quaderni di Relazioni Internazionali, ISPI, Milano, dicembre 2006.

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Per realizzare tale obiettivo, la quarta generazione di dirigenti cinesi quella di Hu Jintao e del suo premier Wen Jiabao deve sostituire i responsabili politici e amministrativi ancora legati alla terza generazione quella di Jiang Zemin e di Li Peng. Lo sta facendo in modo efficace, ricorrendo a metodi disinvolti simili a quelli utilizzati in Russia da Putin contro gli oligarchi che lo osteggiano. Lo dimostra, ad esempio, lincarcerazione del governatore di Shanghai, accusato di corruzione e luso spregiudicato delle recenti leggi anticorruzione e antiriciclaggio. Rispetto a quanto avviene in Cina, lo spoil system italiano a livelli decisamente artigianali! Quando si compiono operazioni politiche di questo genere, si desidera avere sempre un contesto internazionale stabile. Le teorie catastrofiste appaiono quindi irrealistiche, anche quando sono formulate da istituzioni e responsabili statunitensi generalmente affidabili5 , ma che adottano sistematicamente la logica del worst case scenario. Le analisi dei catastrofisti sono giustificate soprattutto dal fatto che il processo decisionale politico cinese non trasparente 6 . Altri analisti hanno espresso il timore che Pechino destabilizzi lAmerica Latina oltre che lAfrica - fornendo armi in cambio di materie prime, o che addirittura sostenga i programmi di Chvez di sviluppare capacit nucleari in Sud America (come ha proposto al Brasile e allArgentina). Secondo le interpretazioni pi estremiste, la Cina intenderebbe addirittura utilizzare la sua presenza in America Latina come piattaforma per minacciare direttamente gli USA, beninteso nel lungo termine. Lo sviluppo di satelliti spia cinesi con il Brasile e lesistenza di stazioni cinesi SIGINT a Cuba vengono giudicati indizi precursori di tale piano. Gli USA temono, in particolare, che armi antisatellitari vengano dislocate in America Latina. Il territorio brasiliano geograficamente ideale per lo schieramento di missili ASAT, destinati a distruggere o inabilitare i satelliti ad orbita bassa e intermedia da cui dipende gran parte della potenza militare degli Stati Uniti. Nonostante la naturale tendenza dei militari e degli esperti strategici di tener conto del worst case scenario, anche tra i militari USA dominano valutazioni molto meno allarmistiche. Ad esempio, la Quadrennial Defence Review 2006, pur riconoscendo le
Department of Defence, Annual Report to Congress on Military Power of People Republic of China, The Pentagon , Washington D.C., May 2006. 6 RAND, Forecasting Chinas Military Spending Through 2025 - A Project for Air Force, Santa Monica (CA), 2005.
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potenzialit della Cina di divenire in futuro una superpotenza globale, competitrice degli Stati Uniti, afferma che le sue attuali capacit di proiezione di potenza sono limitate e che la Cina pu tuttal pi essere considerata una potenza regionale. Almeno per un paio di decenni impossibile una minaccia cinese agli interessi americani anche nel solo sistema Asia-Pacifico occidentale. Gli sviluppi della tecnologia militare e il potenziamento delle Forze Armate cinesi sembrano oggi finalizzati quasi esclusivamente a possibili crisi per Taiwan e alla c.d. area denial, volta a contrastare lintervento dei poderosi gruppi portaerei e anfibi americani a sostegno dellisola. Per decenni ancora, le Forze Armate USA saranno comunque in grado di prevalere su qualsiasi forma di aggressione diretta. Presentano invece vulnerabilit alle guerre indirette, asimmetriche o di quarta generazione.

2.2 Le valutazioni moderate circa il significato della presenza cinese in America Latina: Chimerica, cio le ragioni strutturali di una cooperazione fra Washington e Pechino Secondo le tesi prevalenti, gli Stati Uniti e la Cina hanno in comune non solo molti interessi, ma anche pericolose vulnerabilit, che possono fronteggiare solo assieme. Ad esempio, quella della dipendenza dallestero per le materie prime strategiche e per lenergia. Essa destinata ad aumentare nei prossimi decenni. E la tesi sostenuta dallexnumero due del Dipartimento di Stato (oggi Presidente della Banca Mondiale) Robert Zoellick e dal Segretario al Tesoro Henry Paulson. Questultimo ha accennato, nella sua recente visita in Cina, alla possibilit che gli Stati Uniti collaborino con Pechino per aumentare le riserve strategiche cinesi di petrolio oggi inferiori ad un mese dimportazioni - in modo da attenuare la preoccupazione di Pechino nei riguardi della propria sicurezza energetica. Tra i pi ottimisti, sostenitori della cooperazione fra gli USA e la Cina, vi sono i fautori di Chimerica, visione secondo la quale il futuro ordine mondiale sar centrato su di unintesa fra Washington e Pechino. La ritengo pi probabile di altre combinazioni geopolitiche illustrate da catch-words, come Cindia, Eurocina, Cinislam, e via dicendo. In tale contesto rientrerebbero anche i buoni uffici esercitati dagli Stati Uniti, su richiesta di Pechino, per attivare un dialogo fra la Cina e il Vaticano. A Pechino,

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questultimo viene considerato una potenza in grado di mobilitare i 12 milioni di cattolici cinesi e forse anche parte dei 100 milioni di evangelici, questi ultimi in rapida crescita e quindi fattore importante per la stabilit sociale 7 . Il loro consenso ritenuto molto importante anche per il successo dei Giochi Olimpici del 2008 e dellExpo 2010. Insomma, secondo le tesi moderate, la presenza cinese nellAmerica Latina avrebbe finalit prevalentemente, se non esclusivamente, economiche: la garanzia dei rifornimenti energetici e di materie prime minerarie e agricole, nonch lapertura dei mercati ai prodotti cinesi. Non avrebbe invece fini politici, come quello di esportare la rivoluzione, obiettivo di Mao Zedong fino al 1970. Se la Cina perseguisse tale obiettivo, la collaborazione con i paesi sud-americani diventerebbe difficile, se non impossibile. La Cina non intende trasformare il XXI secolo in quello del dominio cinese, dopo che il secolo tra il 1842 e il 1949 stato quello dellumiliazione. Talune preoccupazioni derivano dal fatto che Pechino segue, nel settore della sicurezza energetica e dei rifornimenti di materie prime, un approccio strategico, non uno di mercato 8 . Vi sono per segni che la Cina stia modificando la sua politica del settore, e che, seppur progressivamente, abbandoni lapproccio strategico, per orientarsi pi verso il mercato. Uno dei motivi di tale movimento rappresentato dalle critiche rivoltole da molti paesi emergenti di praticare una forma di neo-colonialismo, per assicurarsi il controllo delle materie prime del Terzo Mondo. Ci dovrebbe facilitare unintesa o, quanto meno, diminuire le tensioni con gli Stati Uniti. Pechino comunque ancora persuasa che sia pericoloso dipendere da mercati mondiali che non controlla, ma che sono regolati dai centri finanziari di Londra e di New York. Continuer quindi a seguire almeno parzialmente lattuale approccio strategico cio autarchico o neo-colbertista soprattutto in campo energetico, fino a quando non si
STRATFOR, Geopolitical Diary: Chinese-Vatican Relations Warming, 19 January 2007 e Joshua Kurlantzick, Fragile China, in Carnegie Endowment for International Peace, Democracy A Journal of Ideas, Winter 20006, sostengono che i dirigenti di Pechino sono persuasi che il Vaticano abbia giocato un ruolo determinante nel collasso dellURSS e temono che possa fare altrettanto in Cina, quantomeno facendo crescere nel mondo il timore per laumento della potenza cinese ed esasperando le tensioni sociali esistenti in Cina. In realt, a parer mio, si tratta di timori infondati. Il Vaticano costretto ad essere estremamente cauto, per il rischio di spaccare i cattolici cinesi fra quelli fedeli a Roma e gli appartenenti alla chiesa patriottica. Un miglioramento dei rapporti per visto favorevolmente sia dalla Santa Sede sia dalla Cina. 8 Philip Andrews-Sped, Xuanli Liao and Roland Daunreuthe, The Strategic Implications of China Energys Needs, International Institute for Strategic Studies, Adelphi Papers n. 346, London 2002; vds. anche Steven Lewis, Beijing Oil Diplomacy, Survival, Spring 2002, pp. 15-34.
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convincer che esso troppo costoso rispetto a quello di mercato, derivante dallinterdipendenza liberale propria del mondo globalizzato, a meno che le tendenze protezioniste, mercantiliste e di intervento diretto dello Stato nelleconomia non si diffondano in tutto il mondo. In campo energetico, la Cina tende con le sue tre grandi compagnie petrolifere statali 9 ad acquisire il controllo di tutta la catena logistica del petrolio e del gas, dallesplorazione alla distribuzione. La sicurezza energetica costituisce una delle maggiori preoccupazioni del governo. I suoi temi sono ampiamente trattati nellXI Piano Quinquennale, in cui si sottolinea anche la necessit dellaumento dellefficienza e della diminuzione dellintensit energetica delleconomia cinese (cio della quantit di energia necessaria per produrre ununit di PIL), nonch della costituzione di riserve strategiche in grado di soddisfare i consumi cinesi per almeno cinquanta giorni. Ci spiega anche il lancio del programma di costruzione entro il 2020 di ben 32 centrali nucleari (quattro sono state gi appaltate alla societ nippo-americana Westinghouse), nonch il fatto che la Cina, gi nel 2005, abbia importato pi petrolio dallAngola che dallArabia Saudita. Sono aumentate anche le importazioni di petrolio dallEcuador e soprattutto dal Venezuela (esse cresceranno da 140.000 a 500.000 barili al giorno quando sar stato completato loleodotto attraverso Panama, fra il Venezuela e lOceano Pacifico). per errato pensare che tale politica persegua obiettivi ostili agli Stati Uniti, oppure che sia dovuta a timori cinesi sulla possibilit di un embargo del tipo di quello deciso dagli USA contro il Giappone negli anni trenta, dopo la sua invasione della Manciuria. In questo caso, lembargo poteva incidere grandemente e in modo diretto sulla potenza militare giapponese, essendo irrilevante la produzione locale di idrocarburi. La Cina ne produce invece tre milioni di barili al giorno, pari oggi a poco meno del 50% del consumo. La quota della produzione nazionale per destinata a diminuire, soprattutto quando si verificher lesplosione della motorizzazione privata. La Cina sarebbe comunque pi che in grado di soddisfare le esigenze delle proprie Forze Armate, in caso di un ipotetico

La China National Offshore Oil Cooperation (CNOOC), la Sinopec responsabile della raffinazione e distribuzione e la China National Petroleum Company specializzata nellesplorazione e produzione (a cui va aggiunta la Petrochina, recentemente creata e destinata ad integrare verticalmente tutta la catena logistica del petrolio). Per maggiori dettagli vds. Franco Bernab, Chi finir nel barile della CNOOC?, in Liberal Risk, ottobre 2005, pp. 25-35.

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sebbene del tutto improbabile, se non fantasioso - blocco navale degli Stretti della Malacca e delle coste cinesi da parte statunitense. Tuttavia, la dipendenza energetica cinese sta aumentando rapidamente, determinando una vulnerabilit economica e strategica che condizioner la politica estera e di sicurezza cinese nei prossimi anni. Poich il petrolio si compra, non si conquista, probabile che tali condizionamenti indurranno Pechino ad una politica pacifica, non ad una aggressiva.

2.3 Il vero pericolo giallo in America Latina: il blocco della democratizzazione Per quanto riguarda il Beijing Consensus, esso basato sul principio business is business e che la collaborazione economica con la Cina non debba essere subordinata a condizionalit, quali il rispetto dei diritti umani, la democratizzazione, ecc., che sono tanto popolari nei parlamenti e nelle opinioni pubbliche occidentali. La coesistenza di un potere politico autoritario e centralizzato con uneconomia liberista e aperta al mondo, capace di produrre uno sviluppo accelerato, considerata attraente da molti paesi emergenti. In America Latina non per del tutto accettata. I moderati sono entusiasti del liberalismo cinese, ma non dellautoritarismo. La sinistra radicale, invece, rifiuta il liberismo di Pechino. E pi no global. Inoltre, talune promesse fatte dalla Cina in tema di investimenti e aiuti non sono state mantenute. Ci ha generato malcontenti e proteste. Infine come ricordato - si sta diffondendo il sospetto che la penetrazione economica cinese (specie in Africa ed in America Latina) consista in una nuova forma di colonialismo. La Cina sfrutterebbe i paesi produttori di materie prime - i cui giacimenti sono nelle mani di oligarchie corrotte legate al potere politico o, specie in Sud America, di grandi proprietari terrieri inondandone poi i mercati con prodotti cinesi a basso prezzo ed impedendone cos lindustrializzazione. La Cina importa da tali paesi solo materie prime minerarie ed agricole. Perci una dipendenza eccessiva renderebbe le economie sud-americane e africane vulnerabili a diminuzioni del prezzo mondiale delle commodities. Altri, infine, temono che si possa produrre anche in America Latina per effetto di un fenomeno simile a quello della maledizione del petrolio - il blocco della democratizzazione. Verrebbero cos favoriti corruzione, clientelismo e resistenza alla modernizzazione. Il vero pericolo della penetrazione cinese in America Latina come nelle altre parti del Terzo Mondo - non solo per i loro abitanti, ma anche per gli Stati Uniti e lEuropa,

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consisterebbe proprio in questo. Altri commentatori esprimono valutazioni pi ottimistiche. I massicci investimenti cinesi e limportazione di materie prime hanno aumentato i PIL dellAmerica Latina e dellAfrica, sebbene laumento del prezzo delle materie prime incida molto negativamente sulle economie dei paesi che ne sono privi. Pechino, poi, privilegia gli investimenti negli Stati in cui la presenza occidentale molto ridotta o assente, promuovendone quindi la crescita. In sostanza, la Cina con la sua politica di sviluppo di continenti altrimenti dimenticati persegue obiettivi non solo compatibili con quelli occidentali, ma addirittura vantaggiosi per tutto lOccidente, risolvendo uno dei problemi globali che pi difficile affrontare. Inoltre, lo sviluppo economico indotto dalla Cina contribuirebbe - con la valorizzazione delle risorse locali - a contenere la disoccupazione in Africa e America Latina, diminuendone le spinte immigratorie verso lEuropa e gli USA.

2.4 Il soft power cinese come strumento di penetrazione politica, economica e culturale La penetrazione cinese in America Latina non basata solo sulleconomia, ma anche e, in taluni casi, soprattutto - su una sapiente utilizzazione del soft power 10 . Esso riveste varie forme: dallattrazione del modello cinese, cio del Beijing Consensus, allesaltazione del multilateralismo anti-capitalista nel G-20, costituito dopo il fallimento del Doha Round a Cancun; dalla cooperazione tecnologica a quella culturale. Questultima stimolata dal fatto che i cinesi ritengono che la loro cultura millenaria abbia valore universale e, come tale, appartenga al mondo e vi debba essere diffusa, con lapproccio quasi missionario, adottato dagli Istituti Confucio. La Cina si sforza non solo di essere, ma anche di apparire, membro responsabile della comunit internazionale. I suoi aiuti annuali allo sviluppo sono aumentati in 10 anni da 100 milioni di dollari a oltre 2,5 miliardi (di cui 700 milioni allAmerica Latina). Secondo altre fonti, per, gli aiuti effettivamente erogati si aggirerebbero solo sul miliardo di dollari. Il resto sarebbero prestiti o investimenti diretti. La Cina ha poi condonato molti debiti (un miliardo di dollari alla sola Cuba e oltre due allAfrica) e sta effettuando prestiti a lungo termine e a basso tasso di interesse (ad esempio, quasi un miliardo di dollari al
Bates Gill and Yauzhong Huang, Sources and Limits of Chinese Soft Power, Survival, Summer 2006, pp. 17-36.
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Venezuela per lo sviluppo delle risorse petrolifere dellOrinoco). Partecipa infine come donatore alla Banca Sud-americana di Sviluppo, alla Banca Africana e, come osservatore, allOrganizzazione degli Stati Americani e allUnione Africana. Il denaro che elargisce le suscita consensi e simpatia. La Cina sta sviluppando ovunque un importante programma di costruzione delle infrastrutture. Oltre il 50% sono dedicate alla valorizzazione delle risorse naturali ed agricole, in particolare ai collegamenti della regione andina ricca di minerali - con i porti del Pacifico. La Cina favorita per lattuazione di tali programmi dalla propriet statale delle principali imprese cinesi, sia petrolifere che minerarie, dalle loro dimensioni e dalle enormi riserve valutarie di cui dispone. Lo Stato anticipa, sotto forma di prestiti spesso a tasso zero, il costo delle infrastrutture alle grandi societ cinesi, che saldano i loro debiti con gli introiti delle materie prime e dei prodotti agricoli (come la soia brasiliana ed argentina), il cui sfruttamento stato reso possibile proprio da tali infrastrutture. Tale metodo non praticabile dagli Stati occidentali, le cui multinazionali sono private, la concessione di crediti pubblici sempre pi limitata e il sistema bancario si trova ostacolato da sanzioni e embarghi o dal fatto che le societ private non possono accettare rischi politici, come possono invece fare le societ dello Stato, braccio economico della politica estera cinese. Il soft power cinese si esercita infine con le relazioni culturali. Sono stati creati numerosi Confucius Institute; in molte universit sono state create cattedre denominate Mandarin Process per la diffusione del cinese; viene organizzato un crescente numero di incontri e convegni; sono offerte molte borse di studio nelle universit cinesi e inviati numerosi frequentatori cinesi nelle universit africane e sud-americane (per inciso, il numero degli studenti stranieri negli USA invece diminuito per le restrizioni poste dopo l11 settembre alla concessione dei visa). Queste iniziative stanno avendo un grande successo. Il Presidente Lula da Silva cio il leader politico chiave del sub-continente ha inviato addirittura una commissione di alti funzionari in Cina, per valutare quanto del modello cinese possa essere adottato in Brasile 11 . Infine, Pechino sovvenziona generosamente istituti e centri di ricerca internazionalistica e strategica allestero e pratica

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STRATFOR, 2007 Annual Forecast, January 2007, pp. 52-54.

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un efficace lobbismo sia negli USA (dove societ cinesi hanno finanziato le campagne presidenziali di Clinton e Al Gore) sia in Europa. Nonostante gli indubbi progressi realizzati dalla Cina - il cui interscambio con i paesi dellAmerica Latina aumentato di sei volte in cinque anni, mentre quello con lAfrica si addirittura decuplicato - i rapporti dei due continenti con gli Stati Uniti e con lEuropa sono ancora nettamente predominanti. Il commercio dellAmerica Latina sia con gli USA che con lEuropa per entrambi ancora dieci volte superiore a quello con la Cina. Gli investimenti occidentali ammontano mediamente a 30 miliardi di dollari allanno, rispetto ai 5 della Cina. Tuttavia, sia commercio che investimenti sono destinati a crescere rapidamente e linfluenza e penetrazione cinese ad espandersi. Gli Stati sud-americani sono peraltro consapevoli che il loro futuro e la loro modernizzazione dipendono pi dagli Stati Uniti e dallEuropa che dalla Cina. LEuropa e gli Stati Uniti assorbono circa l80% del commercio estero sud-americano. Solo per il Cile (8,9%) e il Messico (4,1%), e ultimamente per il Per, il commercio con la Cina supera il 4% del totale del loro import-export. Nonostante il prevedibile aumento della sua quota, il commercio cinese non potr per decenni raggiungere lordine di quelli americano ed europeo. Il PIL dellOccidente (espresso in valori di cambio o MER, non come parit di potere dacquisto o PPP) supera i 23 trilioni di dollari, mentre quello cinese raggiunge appena i 3 trilioni. La Banca Mondiale ritiene per che se il prodotto cinese fosse calcolato in termini di PPP andrebbe moltiplicato per tre volte. Lenorme crescita delleconomia cinese induce Pechino a non trascurare nessun continente 12 per cercare sbocchi allesportazione dei suoi prodotti, per soddisfare i suoi fabbisogni energetici e di materie prime e per posizionarsi meglio nel mercato della politica internazionale. Dal 2001, si susseguono in Africa e in America Latina le visite di Stato dei presidenti e dei premier cinesi, veri e propri rappresentanti commerciali delle grandi imprese di Pechino. In ognuna di esse, vengono firmati contratti, con quella particolare formula di infrastrutture contro materie prime che caratterizza la penetrazione economica cinese, non solo in Africa e in America Latina, ma anche nellAsia centrale e in Medio Oriente. Essa viene denominata da Pechino the win-win strategy. Come si detto, determina per una dipendenza che non si sa per quanto tempo
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Erik Izraeliwicz, Lconomie chinoise lassault du monde, Politique Internationale, t 2005, pp. 341-52.

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ancora verr accettata. Determina anche la possibilit di crisi finanziarie, simili a quella avvenuta nellAsia e nel Sud-Est nel 1997-98 che, peraltro, fu superata anche per la fermezza dimostrata dalla Banca Centrale Cinese, che resistette alle pressioni volte a far svalutare lo yuan. Un obiettivo politico perseguito esplicitamente da Pechino lisolamento di Taiwan. Lisola era riconosciuta da dodici paesi sud-americani - su un totale mondiale di ventisei e faceva parte dellOrganizzazione degli Stati Americani. Lobiettivo di Pechino stato raggiunto. Un consistente numero di Stati sud-americani ha rotto le relazioni diplomatiche con Taipei. Si tratta di un fatto irrilevante sotto il profilo geopolitico, sebbene Pechino gli attribuisca notevole importanza. Molto pi importante il concorso cinese alla crescita economica dellAmerica Latina e alla valorizzazione delle sue potenzialit. Esso vantaggioso per lOccidente, per la globalizzazione e per la stabilit mondiale, dato che comporter una diminuzione della povert e la creazione di nuovi mercati. In conclusione, n gli Stati Uniti n lEuropa hanno perso lAmerica Latina. Anzi, forse la stanno addirittura recuperando, proprio grazie alla presenza cinese 13 , nonostante la scarsa attenzione e risorse che dedicano ad essa. La disattenzione dimostrata anche dal fatto che il Presidente Bush non lha neppure menzionata nel Messaggio sullo Stato dellUnione del 2006. Lallarmismo espresso da taluni esperti inconsistente, come lo anche la possibilit di successo del neo-leninismo narcisista degli esponenti della rivoluzione bolivariana, soprattutto del Presidente venezuelano Chavez. Lo sviluppo dellAmerica Latina rafforzer quindi lOccidente nel mondo, soprattutto qualora Washington e Pechino riescano a trovare unintesa generale, che regoler i nuovi equilibri mondiali. I recenti accordi fra Bush e Lula hanno dato vita ad un asse privilegiato fra Washington e Brasilia, volto anche alla neutralizzazione della rivoluzione bolivariana del Presidente Chvez, che ha preso dalla Cuba di Fidel Castro il testimone dellantiamericanismo nel sub-continente. Dal punto di vista strategico-militare, laumento della presenza economica cinese in America Latina irrilevante. Per generazioni ancora, la

Henry Kissinger, Non abbiate paura della Cina, La Stampa, 16 giugno 2005, p. 7; Martin Wolf, A Colossus with Feet of Clay, in Financial Times, January 24th, 2007, Special Report: The World in 2007, p.6

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Cina non pu sperare di sfidare la potenza della U.S. Navy, che conferisce a Washington un dominio globale.

3. La Cina in Africa

La Cina aveva gi considerato lAfrica come lAmerica Latina - un continente in cui espandere la propria influenza strategica ai tempi della rivoluzione maoista 14 . Oggi non pi interessata allespansione del comunismo n allinfluenza politica, ma al commercio, alle materie prime e - solo subordinatamente al proprio rafforzamento politico, in particolare nellONU e nellOMC. In tali due istituzioni, gli Stati africani possono formare un blocco di una cinquantina di voti a favore delle posizioni di Pechino, ad esempio per evitare condanne della Cina per la scarsa tutela dei diritti umani o per il sostegno a regimi autoritari. Per raggiungere tale obiettivo, la Cina possiede numerosi vantaggi rispetto allOccidente e sa sfruttarli con estrema abilit e finezza diplomatica. Come ha posto in rilievo il Financial Times 15 , linfluenza cinese in Africa vista da molti governi africani come lunica alternativa al neo-liberismo occidentale. Questo percepito come un grave pericolo da numerosi governi, poich li pone in discussione, per renderli democratici e rispettosi dei diritti umani e civili. Lo provano i successi delle riunioni dei Capi di Stato e di governo africani in Cina, nonch quelli delle visite di alti esponenti cinesi in Africa 16 . Inoltre, la Cina ha a sua disposizione riserve valutarie enormi con cui finanziare le societ di Stato, che trainano la penetrazione cinese nei paesi emergenti. Le enormi possibilit di Pechino di finanziarle in settori strategici, con investimenti che possono essere anche in perdita, conferiscono alle imprese cinesi enormi vantaggi concorrenziali rispetto alle imprese occidentali. Linterscambio con lAfrica aumentato dai 3 miliardi di dollari nel 1995 alla cinquantina del 2006. Si prevede che esso raddoppi nei prossimi cinque anni. La Cina cos diventata, dopo gli USA, il secondo partner commerciale dellAfrica, superando le potenze ex-coloniali europee. Il sogno di
Peter Brookes, Into Africa: Chinas Scramble for Influence and Oil, Heritage Foundation Lecture 1006, The Heritage Foundation, Washington D.C., February 9, 2007. 15 Financial Times, No panacea for Africa, February 6, 2007, p. 12. 16 The Economist, China in Africa Never too Late to Scramble, October 28th, 2006, pp. 53-55.
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Eurafrica scomparso, nonostante il sostegno che lEuropa d allo sviluppo dellAfrica e di cui approfitta anche la Cina per espandere la sua presenza, senza sprecare denaro in aiuti umanitari di dubbia efficacia. Anche in questo caso, i costi della non-Europa sono pesanti, poich spesso le iniziative di un paese europeo neutralizzano quelle di un altro. Molti paesi africani ricevono vantaggi dai prestiti cinesi per sviluppare le loro infrastrutture e accrescere cos la capacit di estrazione di materie prime e di aumento della produzione agricola 17 . Sicuramente, gli investimenti cinesi in Africa sono molto positivi per lo sviluppo del continente, ma sono diretti quasi solo a soddisfare le esigenze cinesi e, solo indirettamente, contribuiscono a migliorare la qualit di vita delle popolazioni, a combattere la povert e lAIDS e a contrastare la desertificazione delle regioni subtropicali. Per questo motivo, la Cina stata molte volte rimproverata, perch non assume le responsabilit internazionali che il suo livello di ricchezza dovrebbe imporle e perch con il suo comportamento contrasta con le politiche occidentali volte a combattere la corruzione e a sviluppare buongoverno e democrazia 18 . Il 2006 fu dichiarato dalla Cina lanno dellAfrica. Esso fu caratterizzato dallo slogan dei tre cinquanta: cinquanta anni delle relazioni fra la Cina e lAfrica; cinquanta governi africani presenti a Pechino; cinquanta miliardi di dollari dellinterscambio sino-africano. La Cina ha gi concesso a vari paesi africani prestiti per quasi 13 miliardi di dollari soprattutto per progetti infrastrutturali e cancellato una grande quantit di debiti pregressi. La presenza cinese in Africa oggi in competizione diretta con quella degli Stati Uniti, mentre quella europea in particolare quella francese in netta regressione. LEuropa sta perdendo lAfrica nonostante la complementariet delle due economie e linteresse europeo allo sviluppo africano, anche per evitare ondate immigratorie e possibili pandemie. La presenza dellUE si sta limitando sempre maggiormente alla sola Africa settentrionale, in cui peraltro la Cina e anche la Russia sono presenti in misura crescente, specie in Algeria. Pu darsi che in progetto di Unione Mediterranea proposto dal dinamico Presidente francese Sarkozy modifichi la situazione. C da augurarsi che riesca a farlo.
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Thomas Kane and Lawrence Serewicz, Chinas Hunger: the Consequences of Rising Demand for Food and Energy, Parameters, Autumn 2001, pp. 63-75. 18 Chris Alden, China in Africa, Survival, Autumn 2005, pp. 147-164.

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LAfrica fornisce oggi alla Cina circa il 30% delle sue importazioni di petrolio. Viene preferita da Pechino nella sua ricerca di sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento - rispetto allinstabile regione del Golfo e alla limitazione delle importazioni dalla Siberia e dallAsia centrale. Queste ultime peraltro sono pi sicure dal punto di vista strategico, poich trasportate via terra e non per le vie di comunicazione marittime, che sono dominate dalla U.S. Navy e dalle marine indiana e giapponese. Beninteso, le vie di comunicazione marittime tra la Cina e lAfrica sono ancora pi vulnerabili di quelle del Golfo. La Marina cinese sta sviluppando capacit di area denial finalizzate a dissuadere o a contrastare lintervento della 7 Flotta a sostegno di Taiwan, ma verosimilmente non potr mai sviluppare una capacit di sea control a protezione delle SLOC meridionali, o quelle orientali del Pacifico, di fronte alle potenti marine americana, giapponese ed indiana, a meno, beninteso, di acquisire una superiorit navale globale. Ci costituisce una grave vulnerabilit strategica della Cina, che dipende dal commercio internazionale in misura ben maggiore di quella del Giappone degli anni trenta. Quindi pi vulnerabile a sanzioni, embarghi e blocchi. Essi produrrebbero una grave crisi economica 19 . La Cina ha fatto immensi sforzi ed effettuato grandi investimenti per sviluppare i campi petroliferi off-shore dellAfrica occidentale, specie del Golfo di Guinea e le risorse minerarie dellinterno, in particolare in altri rogue states africani: lo Zimbabwe e il Sudan. Le valutazioni circa limpatto politico a lungo termine di tale penetrazione cinese sono addirittura opposte 20 , come peraltro avviene per quella in America Latina. Secondo taluni, la Cina persegue una politica dinfluenza, anche con lacquisizione del sostegno di una cinquantina di Stati quelli africani cio facenti parti dellAssemblea Generale delle Nazioni Unite e dellOrganizzazione Mondiale del Commercio. Oltre che emarginare Taiwan, si premunisce cos da eventuali condanne della Commissione dei Diritti Umani. Indipendentemente dal loro effetto pratico, i cinesi sono sensibilissimi alle critiche. Hanno uno spiccato orgoglio nazionale, anche perch si ritengono appartenenti ad una civilt

Chris Alden, China in Africa, op. cit. Philip Andrews-Speed, Xuanbi Liao and Roland Dannrenthur, The Strategic Implications of Chinas Energy Needs, IISS, Adelphi Papers 346, Oxford, 2002.
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superiore. I loro straordinari successi economici degli ultimi decenni li hanno convinti definitivamente di tale superiorit. Altri sostengono invece che il commercio cinese con lAfrica che ammontato nel 2006 a 56 miliardi di dollari, che sta crescendo esponenzialmente e che in leggero attivo a favore dei paesi africani costituisca un fattore critico per attenuare la povert di molti paesi del Continente Nero, che sono tra i pi poveri del mondo. La delocalizzazione o listituzione di filiali in Africa di circa 800 imprese cinesi d un contributo di rilievo alleconomia di parecchi paesi. Ha contribuito ad aumentare il reddito di popolazioni sempre pi trascurate dallOccidente, anche dalle sue agenzie governative e non di aiuto umanitario. Gli aiuti e gli investimenti cinesi, nonch lassistenza tecnica fornita dalla Cina rappresentano ormai fattori critici per lo sviluppo dellintera Africa 21 . La maggiore concretezza di Pechino contrasta con la retorica occidentale (anche in sede G8), fatta di grandi promesse non mantenute. Nel medio-lungo termine, il pi grave impatto negativo dei successi della politica economica seguita dalla Cina quello di dimostrare che lautoritarismo sia compatibile con lo sviluppo, con il libero mercato e con la partecipazione alla globalizzazione. Ci contrasta con lemergere in Africa di una societ civile democratica e pu anche essere allorigine come avvenuto in Sudan, dove la Cina ha investito circa 3 miliardi di dollari dellaumento delle spese militari. La Cina asseconda tali tendenze per compiacere i governi che le permettono di perseguire i propri interessi economici. Ad esempio ha costruito in Sudan tre fabbriche di armi, vanificando lefficienza dellembargo decretato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 22 . Si poi opposta a lungo con il suo veto al Consiglio di Sicurezza ad un intervento umanitario internazionale nel Darfur. Molto forti come ricordato sono per le proteste contro quello che viene considerato un cinismo cinese e, sempre maggiormente, come una violazione dello spirito delle regole dellordine internazionale. probabile che, in futuro, la Cina cambi la sua politica, anche per la crescente consapevolezza che la globalizzazione di cui una delle maggiori beneficiarie richiede lesistenza di regole non solo riguardante gli aspetti tecnici del

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Joseph Kahn, China Aims its Clout in Africa, International Herald Tribune, November 3rd, 2006, pp. 1 e 6. Howard W. French, China in Africa: All Trade and No Political Baggage, New York Times, August 8, 2004.

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commercio internazionale, ma anche etico-politiche, corrispondenti a standard internazionali ben precisi. Tale trasformazione sar facilitata dal fatto che laumento della presenza cinese in Africa considerato con crescente risentimento, anche perch le maestranze cinesi (oltre 30.000 tecnici cinesi lavorano in Africa) hanno ritmi di lavoro insostenibili per i lavoratori locali. Il risentimento poi alimentato dalla tradizionale xenofobia cinese, che porta le loro comunit ad isolarsi da quelle indigene. Per contro, lopera della Cina vista con favore dalle classi dirigenti non solo per gli investimenti e per gli aiuti, ma anche perch appare lunica alternativa al modello capitalistico occidentale, che interferisce pesantemente con il loro potere e privilegi. A lungo termine, la penetrazione economica in continenti lontani trasformer la Cina da potenza economica mondiale in grande potenza e influir prima o poi anche sulla sua politica estera, inclusa quella di sicurezza. La Cina si trover sempre pi confrontata al dilemma se continuare nella politica seguita finora di mantenere un basso profilo politicostrategico (eccetto in Asia orientale e sud-orientale), di resistere ad ogni coinvolgimento in contrasti e tensioni e di affidare la sicurezza delle sue SLOC agli Stati Uniti. In particolare, laumentato coinvolgimento delle proprie imprese in Africa costringer la Cina prima o poi a mutare lattuale politica di non ingerenza negli affari interni africani e forse, ad aumentare lassunzione di impegni e di responsabilit dirette, almeno nel settore delle operazioni di pace. Ci corrisponde alla logica sostenuta da Robert Zoellick dellinteresse USA di coinvolgere la Cina nel mantenimento dellordine mondiale, con lobiettivo geopolitico finale di dar vita ad una Chimerica, cio ad un accordo fra Pechino e Washington che gestisca lordine mondiale del XXI secolo. Le probabilit di una convergenza anche politico-strategica della Cina con gli Stati Uniti appaiono superiori a quelle di una rotta di collisione. Questo influir indubbiamente anche sullentit del bilancio militare cinese e quindi sul tema oggetto della presente ricerca, centrato sullanalisi della sua compatibilit con landamento delleconomia cinese. La probabilit di Chimerica sar tanto pi alta quanto pi equilibrato sar lo sviluppo economico cinese e, quindi, la stabilit interna della Cina. Pertanto, gli USA hanno un diretto interesse ad attuare la strategia suggerita da Robert Zoellick, neutralizzando le tendenze del bashing China, tanto vive in talune parti del Congresso e in molte

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corporazioni e lobbies americane. La collaborazione della Cina sarebbe grandemente utile per gli USA. Non bisogna sottovalutare lattrazione che il modello cinese esercita in molti paesi emergenti e neppure il prestigio di cui gode la Cina, sin dal tempo del nonallineamento e dellesportazione della rivoluzione maoista, con la sua retorica della solidariet nel Terzo Mondo - di cui ambisce ad essere rappresentante - e della noningerenza negli affari interni degli Stati che ne fanno parte. La collaborazione pi una necessit che unopzione sia per la Cina che per gli Stati Uniti 23 . Per la prima, data la vulnerabilit delle sue vitali SLOC attraverso gli oceani Pacifico ed Indiano, specie per gli Stretti della Malacca, oltre che per la dipendenza dalle esportazioni in USA. Per la seconda, dato loverstretching a cui essi sono sottoposti sia militarmente che politicamente per il mantenimento dellordine mondiale (overstretching pi politico e psicologico che economico e militare). Quindi, appare essenziale per entrambe evitare un confronto sulla questione di Taiwan. La guerra al terrore sta imponendo gravi oneri alle forze americane; la Cina ha capacit di proiezione di potenza molto limitate, pur essendo invincibile nella difesa del suo territorio. Cos come la Cindia, altrettanto improbabile lalleanza confuciano-islamica contro lOccidente prevista da Samuel Huntington. Essa provocherebbe il collasso dellattuale ordine mondiale e unalleanza organica dellIndia con gli Stati Uniti, il Giappone e lAustralia in funzione anti-cinese. Segnerebbe anche la fine del regime comunista in Cina, la cui legittimit si fonda sulla crescita economica e, quindi, sul mantenimento di un contesto internazionale stabile. In questottica vanno valutati gli impatti politico-strategici globali dellespansione della presenza cinese in continenti lontani, come lAfrica e lAmerica Latina. Per ora non hanno particolari impatti politico-strategici. In futuro potranno avvicinare ulteriormente Cina e USA.

Peter Brookes, The Global Dragon Chinas New Strategy, Armed Forces Journal, July 2006, pp. 32-35; Rosemary Foot, Chinese Strategies in a U.S.-Hegemonic Global Order: Accommodating and Hedging, International Affairs, Winter 2006, pp. 77-94.

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4.

Dilemma della sicurezza e strategia globale della Cina nellOceano Indiano

4.1 Generalit sulla politica estera di Pechino Largomento gi stato accennato nel II Capitolo, quando si sono esaminati i rapporti fra il dragone cinese e lelefante indiano. Esso centrale per comprendere la grande strategia cinese, i suoi obiettivi di lungo termine e le possibili evoluzioni geopolitiche dellAsia e dellordine mondiale 24 . Lattenzione degli analisti si sinora polarizzata sugli avvenimenti dello Stretto di Taiwan, del Mar Cinese Meridionale e del Mar Cinese Orientale. Con la fine della guerra fredda e con la tendenza cinese di guardare al lungo-lunghissimo periodo, lo sguardo di Pechino si volto ad Ovest. In realt, solo la libera e sicura utilizzazione delle SLOC dellOceano Indiano e del Pacifico occidentale e meridionale pu consentire alla Cina di essere una grande potenza mondiale 25 , non dipendente dalla cooperazione di altri paesi. La politica cinese nella regione dellOceano Indiano (ROI) globale, nel senso che coinvolge vari settori: diplomatico, economico, culturale, politico e militare. Essa estremamente indicativa della strategia nazionale di sicurezza della Cina, delle percezioni dei suoi capi politici e delle sue esigenze di sicurezza, nonch, eventualmente, di espansione da potenza regionale a globale, in grado di competere o di cooperare per gli Stati Uniti in condizioni di sostanziale parit. Occorre tener conto che il regime comunista cinese ha rinunciato allideologia universalistica, abbracciandone una nazionale. Assume linevitabilit di un riscatto della Cina dalle umiliazioni del 1842-1949 e la sua trasformazione in una grande potenza mondiale, con un rango e ruolo simili a quelli che aveva il Celeste Impero nellAsia orientale e sud-orientale, fino al XIX secolo. Tale idea fu sviluppata da Deng Xiaoping e posta alla base delle sue riforme, denominate in un primo tempo di sviluppo nazionale e - dopo il massacro di Piazza Tienanmen - di nazionalismo patriottico, inteso a restaurare lonore e la dignit (termini retorici che, in concreto, significano potenza ed influenza)

Avery Goldstein, Rising in the Challenge: Chinas Grand Strategy and International Security, Stanford University Press, Stanford (CA), 2005. 25 David Walgreen, China in the Indian Ocean Region: Lessons in PRC Grand Strategy, in Comparative Strategy, Winter 2006, pp. 55-73.

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della Cina 26 . Il nazionalismo continua anche oggi ad essere la carta di riserva del Partito Comunista Cinese per mantenere il potere, qualora dovesse cadere la legittimit conferitagli dalla crescita delleconomia e dallaumento del benessere della popolazione. Esso capitalizza la convinzione che hanno i cinesi della loro eccezionalit e delluniversalit della loro antica, brillante cultura. Essere consapevoli di tale tendenza di fondo essenziale anche per comprendere la politica cinese nellOceano Indiano. Essa mira a conferire alla Cina la massima possibile autonomia dai condizionamenti esterni che possano esserle imposti - in particolare da parte degli USA, ma anche dallIndia o dal Giappone - approfittando della vulnerabilit geografica cinese. Tale atteggiamento di Pechino costituisce, per inciso, una conferma della teoria di Kenneth Waltz secondo la quale gli Stati che aumentano il loro potenziale economico sono pressoch inevitabilmente portati ad impegnarsi in una politica di potenza. Cio, ad accrescere la propria sicurezza e, quindi, la capacit di manipolare a proprio favore il contesto internazionale 27 . Beninteso, nellera nucleare, in cui le grandi guerre fra gli Stati sono divenute irrazionali se non impossibili tale manipolazione avviene soprattutto con mezzi economici e comunicativi o ricorrendo a forme di strategia indiretta e a strumenti asimmetrici, in modo da evitare un confronto diretto che sarebbe disastroso per tutti, spiralizzandosi inevitabilmente in uno scambio nucleare. Non detto che la Cina consideri inevitabile un conflitto con gli USA. Non lo considerer per tale fino a quando avr la percezione che lunipolarismo americano tuteli anche gli interessi nazionali cinesi e che la cooperazione con Washington sia quindi pi favorevole della competizione. Beninteso, per la sicurezza, valido un dilemma analogo a quello del prigioniero: la ricerca di una maggiore sicurezza da parte di uno Stato comporta una maggiore insicurezza per gli altri o almeno la percezione che sia cos. Ci sta avvenendo sia in Cina che negli Stati Uniti. Basti considerare le reazioni del Pentagono allaumento della potenza militare cinese (aumento in assoluto, ma non relativamente agli USA), oppure le
Maria Hsia Chang, Return of the Dragon Chinas Wounded Nationalism, Westview Press, Boulder (CO), 2001. 27 Kenneth N. Waltz, The Emerging Structure of International Politics, International Security, Autumn 1983, pp. 64-78.
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preoccupazioni per le capacit antisatellitari e di guerra cibernetica della Cina. Le percezioni per hanno in politica, come in strategia, unimportanza pari a quella della realt; soprattutto quando esse vengono manipolate a fini di politica interna (ricerca di un nemico) o per interessi particolari (del complesso militare-industriale, o di una forza armata, ad esempio). La Cina soffre di un complesso di accerchiamento da parte degli USA, specie dopo la conclusione degli accordi indo-americani e dopo il rafforzamento dellalleanza fra Tokyo, Canberra e Washington. In sostanza, consistenti aspetti del dilemma della sicurezza sono strutturali alle attuali relazioni sino-americane dopo la fine della guerra fredda. Oggi gli Stati Uniti godono di una accentuata superiorit militare, economica e tecnologica. Nonostante la Cina possegga un trilione di dollari, in parte in BOT americani, gli USA dipendono dalla Cina meno di quanto questultima dipenda da loro. Qualsiasi strategia cinese mirante alla realizzazione di un certo equilibrio di potenza o ad unegemonia cinese - deve perci necessariamente essere a lungo termine. Deve cio tendere a mantenere elevata la crescita economica della Cina, pur continuando a sviluppare una sfera dinfluenza nelle regioni strategicamente critiche ed a tutelarsi contro limprevisto che potrebbe indurre Washington a sfruttare la sua attuale superiorit militare, anche se non si comprendono quali potrebbero essere gli obiettivi. Tali preoccupazioni di Pechino sono aumentate soprattutto dopo la codificazione, nella National Security Strategy americana del settembre 2002 della dottrina dellattacco preventivo (e pre-emptivo) e dallefficacia , dimostrata nelle guerre del Golfo e del Kosovo, e in Afghanistan e Iraq della Network Centric Warfare statunitense.

4.2 La politica della Cina nella regione dellOceano Indiano (ROI) La ROI si estende dalla penisola indocinese e dallIndonesia fino alle coste dellAfrica. A Nord comprende il Pakistan, lIran e lArabia Saudita. Sotto il profilo geostrategico, anche la regione del Golfo appartiene alla ROI e, come tale, considerata nella politica di sicurezza di Pechino nella regione. Il baricentro geopolitico della ROI costituito dallIndia, che ha lambizione di equilibrare la potenza cinese in Asia e nel mondo e, comunque, di mantenere il controllo delle SLOC vitali per la Cina e per il Giappone - che attraversano lOceano Indiano.

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Questultimo diviso dallIndia in due bacini: il Golfo del Bengala, da un lato, e il Mare Arabico, dallaltro. Tra Pechino e New Delhi le relazioni sono sempre state alquanto difficili. Nella guerra fredda, soprattutto dopo lalleanza di fatto fra la Cina e gli Stati Uniti, lIndia si fortemente appoggiata allURSS. Oggi, si avvicinata agli USA in funzione anti-cinese, pur mantenendo buoni rapporti sia con Pechino che con Mosca. Ma sullo sfondo rimane la rivalit. Lo dimostra anche il fatto che lIndia giustific nel 1998 i suoi esperimenti nucleari, affermando lesistenza di una minaccia cinese e la necessita di un equilibrio strategico con Pechino. Va poi tenuto conto del grande e costante sostegno fornito dalla Cina al Pakistan, nemico storico dellIndia. Ci provoca tensioni che solo formalmente sono state attenuate dal c.d. partnership strategica ed economica fra i due giganti asiatici. Essa ha contribuito a risolvere gran parte del contenzioso territoriale prima esistente e che aveva originato la guerra del 1962. I rapporti fra New Delhi e Pechino sono migliorati anche a causa delle preoccupazioni cinesi per la crescita in Pakistan del fondamentalismo islamico, che entrambi i paesi considerano una minaccia. La crescita economica della Cina e le strutture industriali cinesi - centrate sullassemblaggio di componenti costruiti soprattutto nel Sud-est asiatico, ma anche in Corea e in Giappone hanno modificato la geopolitica della regione. Su di essa ha influito anche la crescente necessit cinese di importare materie prime e di esportare prodotti finiti, utilizzando le vie marittime dellOceano Indiano, le cui capacit logistiche non sono molto elevate, ma sono in corso di sviluppo grazie soprattutto ai massicci investimenti di Pechino. Gli sforzi cinesi si sono diretti anche nei riguardi degli Stati rivieraschi. In particolare, lo Sri Lanka, il Bangladesh e il Myanmar, questi ultimi ricchi di petrolio e di gas naturale 28 . Il petrolio del Golfo del Bengala particolarmente importante per la Cina, perch la sua distanza inferiore a quella delle altre fonti di approvvigionamento energetico situate in Medio Oriente e in Africa. Anche lIndia cerca di aumentare la propria influenza e il suo controllo sulla regione. Ci conduce inevitabilmente a tensioni con la Cina, che peraltro, almeno per ora, sono state molto contenute e ben mascherate,
Sugei Tronsh, Chinas Changing Oil Strategy and its Foreign Policy Implications, CNAPS Working Paper, Fall 1999.
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anche per la volont di entrambe di limitarne limpatto politico. In pratica, esiste un great game nellOceano Indiano, per molti versi simile a quello che molto pi propagandato dagli esperti strategici in atto in Asia centrale fra la Cina, la Russia e gli Stati Uniti. Nella ROI, dal controllo delle SLOC, esso si estende a quello delle risorse naturali, anche di quelle del Golfo. Coesistono al riguardo forme sia di cooperazione sia di competizione. La collaborazione economica fra gli Stati sempre stata compatibile con la ricerca del mantenimento dellequilibrio delle forze. Quella fra Cina ed India lo ancora. Ma la competizione strutturale fa s che Cindia cio unalleanza organica fra Pechino e New Delhi sia un miraggio, non una eventualit da considerare possibile e, quanto meno, probabile.

4.3 La sicurezza nellOceano Indiano La Cina ha effettuato negli ultimi anni notevoli sforzi per accrescere la sicurezza sia delle vie terrestri che di quelle di comunicazione marittima della ROI. In essa non per riuscita ad istituire unorganizzazione multilaterale come lo SCO (Shanghai Cooperation Organization che opera in Asia centrale, sotto la copresidenza russo-cinese), anche per la profonda differenza dei suoi interessi rispetto a quelli dellIndia. Ha invece sviluppato legami bilaterali, soprattutto con il Pakistan, il Myanmar, lo Sri Lanka, lIran e il Bangladesh, oltre che con lArabia Saudita e il Kuwait. In Myanmar - sul Golfo del Bengala - e in Pakistan - sul Mare Arabico la Cina sta costruendo basi navali, a cui la sua Marina (PLA-N) potrebbe appoggiarsi per controllare le SLOC e contrastare la supremazia marittima americana ed indiana. La Cina avr comunque molta difficolt a farlo, anche perch il sea control da sempre molto pi difficile anche tecnologicamente e oneroso del sea denial. Nella situazione geostrategica della Cina richiederebbe il completo dominio degli oceani, quindi una superiorit navale completa, impossibile da conseguire. Le relazioni con lIran sono particolarmente strette, anche perch la Cina con la Russia - il maggior fornitore darmi al regime degli Ayatollah 29 . In Myanmar la Cina sta
In realt durante la guerra tra lIraq e lIran (1980-88), la Cina ha fornito armi ad entrambi i contendenti, per lenorme somma, nel solo 1986, di circa 5,5 miliardi di dollari. Lutilizzazione della cooperazione militare e della fornitura di armamenti per gli obiettivi della politica estera cinese verr esaminata allorquando si esamineranno situazioni e prospettive dellindustria cinese degli armamenti.
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costruendo un corridoio ferroviario, stradale e di pipelines che le dar laccesso via terra al Golfo del Bengala e le consentir anche di sostenere la flotta senza essere sottoposta alle limitazioni costituite dagli Stretti della Malacca. Sulla sua costa ha poi costruito numerose installazioni radar e stazioni di ascolto elettronico. La presenza navale cinese si avvarr anche della base navale in corso di costruzione sulle coste del Baluchistan (Pakistan), sul Mare Arabico, anchessa raggiungibile con il miglioramento della viabilit della via meridionale della seta, che unisce le regioni sud-occidentali cinesi con il Pakistan. Infine, in progetto un canale navigabile che attraverser la penisola malese, costituendo unalternativa al traffico attraverso gli stretti di Malacca. La presenza militare cinese soprattutto navale in crescita in tutta la regione. Il potenziamento in corso della Marina sarebbe orientato ad acquisire una capacit di proiezione di potenza che, secondo taluni esperti, andrebbe ben oltre le esigenze di un conflitto negli Stretti di Taiwan o nel Mare Cinese Meridionale. un problema centrale per la strategia navale della Cina. Essa si sta trasformando da potenza continentale quale sempre stata nel corso della sua storia in una anche marittima. Secondo taluni, la Cina starebbe trasformandosi in unisola. Il collasso della minaccia sovietica da Nord e lintegrazione nelleconomia globalizzata hanno comportato un mutamento della geopolitica e della grande strategia di Pechino, proiettandola verso gli oceani. In realt, la politica seguita da Pechino nella ROI simile e parallela a quella adottata in Asia centrale. Essa potrebbe essere destinata ad intensificarsi ancora, soprattutto per contrastare lintesa indo-americana, anche se molto pi probabile che per lungo tempo ancora Pechino segua una politica di basso profilo e ricerchi unintesa con Washington, anche perch non possiede le capacit tecniche per contrastare la U.S. Navy. Laccresciuta importanza del mare nella pianificazione della PLA non comporta necessariamente il fatto che la Cina sia orientata ad uno scontro con gli USA. La sua probabilit comunque tanto minore quanto pi gli USA potranno avvalersi del sostegno dellEuropa e dellIndia, oltre che quelli molto pi sicuri del Giappone e dellAustralia. Un mutamento dello status quo, che veda la Cina e i suoi alleati assumere una posizione di superiorit nellOceano Indiano, da escludersi, almeno per diversi decenni. Nellattesa, verosimile che la Cina prosegua la collaborazione con gli USA.

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Ci non significa che la Cina non cercher di aumentare la propria influenza nellintera regione ROI e che non continuer a rafforzare le proprie forze. Si tratta di vedere se dar maggiore importanza alla ROI, oppure ad unespansione in Asia centrale. La prima potrebbe comportare tensioni con lIndia e con i suoi alleati, dal Giappone agli Stati Uniti. La seconda porterebbe inevitabilmente ad una rotta di collisione con la Russia. Sia Pechino che Mosca considerano lintero Turkestan loro zona dinfluenza irrinunciabile, e tendono ad esercitarvi un controllo almeno economico. Se continuer per decenni ancora lo sviluppo con gli attuali tassi di crescita, la Cina non potr tollerare, orientativamente verso il 2040-2050, che la sicurezza delle sue vitali linee di comunicazione marittime sia nelle mani degli Stati Uniti, cio di una grande potenza competitrice. Non potr neppure far meno della sicurezza che le possono dare i rifornimenti energetici dallAsia centrale e dalla Siberia. Pechino intende mantenere una grande libert dazione. Forse anche per questo che sta potenziando non solo la Marina, ma anche lEsercito. Non lo fa sicuramente per la difesa del suo territorio per la quale invincibile, basata come sulla guerra di popolo e la mobilitazione delle immense risorse demografiche cinesi. Anche in campo terrestre intende garantirsi una capacit di proiezione di potenza esterna o, quanto meno, diminuire lo stato di isolamento geostrategico, in cui la pone lesistenza di notevoli ostacoli naturali - dal Karakhorum al Deserto del Gobi - e di grandi potenze militari come la Russia e lIndia. Strategicamente, la Cina si trova di fronte a dilemmi per la scelta della priorit della pianificazione delle sue forze. Tale dilemma riguarda soprattutto la PLA-N ed i tempi e criteri con cui procedere al suo potenziamento. Influir al riguardo anche la percezione dei dirigenti cinesi dellimportanza relativa del soft e dellhard power e su quanto il primo verrebbe danneggiato qualora limportanza attribuita al secondo suscitasse preoccupazioni e allarme non solo negli USA e nei suoi alleati, ma nei paesi dellASEAN e forse anche a Mosca, provocandone la reazione.

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CAPITOLO IV I RAPPORTI FRA CINA E USA Cooperazione e competizione. Bilateralismo, regionalismo e globalizzazione nel sistema Asia-Pacifico

1. Il quadro geopolitico del sistema Asia-Pacifico ed i rapporti fra gli USA e la Cina

Il sistema Asia-Pacifico costituito da due regioni geopolitiche: il Nord-Est e il Sud-Est asiatico. Tra di esse la Cina occupa una posizione centrale sul continente e gli Stati Uniti sullOceano Pacifico, dominato dalla 7 Flotta, la pi consistente della U.S. Navy. La prima regione storicamente caratterizzata dalla rivalit fra la Cina e il Giappone per la supremazia in Manciuria e nella penisola coreana. Questultima ancora divisa dagli esiti del secondo conflitto mondiale. La Corea del Sud formalmente un solido alleato di Washington. Come tale, ha inviato un contingente militare in Iraq. Tuttavia, i suoi legami con gli USA si sono allentati soprattutto da quando questi ultimi hanno contrastato la sunshine policy di Seul, mirante alla riconciliazione delle due Coree in vista della loro riunificazione. La Corea del Nord retta da una rigida autocrazia comunista, che mantiene il potere con un vero e proprio terrorismo di Stato allinterno e con il ricatto nucleare allesterno. La sunshine policy di Seul metteva Pyongyang in notevoli difficolt. Dopo aver cercato inutilmente un negoziato bilaterale con gli USA che Washington respinse per il timore che tale approccio potesse seminare zizzania con Seul e sotto rudi pressioni cinesi, la Corea del Nord si rassegnata al negoziato multilaterale a sei (che, oltre Cina, Stati Uniti e le due Coree, ha incluso Giappone e Russia). Esso pervenuto ad una soluzione soddisfacente e forse duratura del contenzioso relativo al programma nucleare nord-coreano. A medio-lungo termine si potrebbe modificare la stessa collocazione geopolitica della penisola. Nel corso del negoziato, la Corea del Sud ha spesso sostenuto le posizioni della Cina contro quelle degli Stati Uniti e del Giappone, considerato ancora un arrogante, tradizionale nemico. Pechino non vuole per lunificazione delle due Coree,

non tanto per la solidariet di sangue che lo lega a quella del Nord, dallintervento nellautunno 1950 contro la coalizione ONU a guida americana, quanto per non trovarsi a fronteggiare le rivendicazioni territoriali su talune province cinesi, abitate da popolazioni coreane, e soprattutto per non dover confinare con un nuovo potente Stato, che potrebbe rimanere alleato degli USA. Infine, la riunificazione delle due Coree potrebbe stimolare un riarmo del Giappone, che la Cina teme pi di ogni altra cosa, consapevole com delle potenzialit tecnologiche giapponesi. Un altro fattore geopoliticamente rilevante nellAsia del Nord-Est rappresentato dal tentativo della Russia di riprendere una certa influenza nella regione, avvalendosi della potenza politica che le conferiscono le enormi riserve siberiane di petrolio e di gas naturale. Tale tentativo, fatto con la brutalit che spesso contraddistingue la politica di Putin, ha creato tensioni fra Mosca e Pechino. Esse emersero in superficie in occasione della visita al Cremlino nella primavera 2007 del Presidente Hu Jintao. La Russia probabilmente per far sentire la propria presenza - aveva contrastato le pressioni cinesi sulla Corea del Nord per indurla ad ottemperare alle decisioni prese dal Gruppo dei Sei. Esse consistevano nellinterruzione da parte cinese dei rifornimenti a Pyongyang, di petrolio e di gas naturale. Mosca aveva invece rotto lembargo cinese, determinando un forte risentimento a Pechino. I rapporti russo-cinesi sono meno amichevoli di quanto sembri specie quando lo SCO effettua esercitazioni congiunte per linvidia della Russia per i successi della Cina, per la preoccupazione per il crescente divario di potenza anche demografica a favore di Pechino e per lo sforzo di Mosca di mantenere sotto il suo controllo i prodotti energetici e le altre materie prime dallAsia centrale. Pechino invece considera tale regione, fino al Mar Caspio, come una propria naturale area dinfluenza. Cerca di mantenere in essa una forte presenza anche con la SCO (Shanghai Cooperation Organization). La considera strategicamente critica poich consente i rifornimenti di materie prime per via terrestre, non vulnerabili come quelli marittimi. La seconda regione geopolitica del sistema Asia-Pacifico centrata sul Mar Cinese meridionale e sulla questione di Taiwan. Include anche lintera penisola indocinese, fino al Golfo del Bengala. In tale area, si sviluppano le vie di comunicazione marittima vitali per leconomia cinese (a parte quelle del Pacifico). Come nella regione del Nord-Est,

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anche nellAsia del Sud-Est non esistono istituzioni internazionali della saldezza di quelle europee e atlantiche, cio dellUE e della NATO. La situazione molto simile a quella dellEuropa di fine XIX secolo, con rivalit non sopite e tensioni potenziali. presente solo unassociazione non molto robusta, del tipo OSCE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa) - lARF o lASEAN Regional Forum e una serie di accordi bilaterali e subregionali, che si interessano soprattutto di problemi economici. Essi tendono a promuovere aree di libero scambio e a conferire allAsia orientale una presenza internazionale corrispondente allimportanza che hanno assunto la sua economia e il suo commercio estero e lentit delle sue riserve valutarie. Negli ultimissimi anni, approfittando anche dalla distrazione USA nella guerra al terrore, la Cina ha avuto la tentazione di cercare di diminuire la presenza americana nel sistema Asia-Pacifico, rompendo lunit dellAPEC e tracciando una specie di confine o di nuova cortina di ferro a met Pacifico. In tal senso vanno letti gli sforzi di Pechino di creare una maggiore integrazione nel sistema ASEAN PLUS THREE-APT (cio, ASEAN pi Cina, Giappone e Corea del Sud) e soprattutto con lEast Asia Summit-EAS, comprendenti lAPT pi lAustralia e la Nuova Zelanda. Tali tentativi sono stati sempre contrastati, oltre che dal Giappone. anche dagli Stati asiatici sud-orientali, consapevoli che la loro sicurezza nei confronti della crescente potenza cinese dipende dal sostegno e della presenza americani. Vi anche da dire che legemonia globale USA corrisponde perfettamente agli interessi di breve termine della Cina, Stato che pi di ogni altro si avvantaggiato della globalizzazione e sta attraversando un difficile periodo di trasformazione politico-sociale ed economica. perci probabile che lAPEC mantenga la sua unit e che Pechino non persegua obiettivi simili a quelli della zona di co-prosperit asiatica, come fece Tokyo prima della seconda guerra mondiale 1 . Daltro canto, il multilateralismo istituzionale nel settore della sicurezza molto limitato, dato anche che la potenza pi forte la Cina. Domina invece il nazionalismo, spesso considerato una valvola di sfogo delle tensioni interne. In questo senso, tutta lAsia orientale sia a Nord che a Sud conosce nazionalismi pi o meno latenti, che potrebbero portare a tensioni e a conflitti. Per, a parte le difficolt materiali per farla, la potenza cinese tanto rilevante e i legami economici con la Cina tanto importanti per tutti i paesi,
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STRATFOR, Global Intelligence Brief, APEC: Taking the Lead on Trade, July 7th, 2007.

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che non ipotizzabile unalleanza regionale per equilibrare limpero di mezzo. Ci conferma lindispensabilit della presenza di un attore esterno gli Stati Uniti. Essa conferisce unitariet allAsia orientale, collegandola con il Pacifico occidentale e con il cerchio esterno di contenimento, rappresentato dal Giappone, dallAustralia e dopo gli accordi indo-americani sul nucleare civile e sul transfer di tecnologie militari avanzate anche dallIndia. Il cerchio interno costituito da paesi dellASEAN, in particolare da quelli che pi temono la potenza cinese. Pechino invece non dispone di alleati permanenti, ma solo di amici occasionali, da tempo sereno. Ci lo pone di fronte ad un dilemma. La Cina deve dimostrare la sua potenza militare - anche per incutere rispetto a frenare qualche spirito bellicoso, specie della U.S. Navy ma, nel contempo, non deve spaventare i vicini con la sua potenza. sicuramente questo un motivo che ha spinto Pechino ad enfatizzare la sua politica di stabilit e di pace 2 . Nonostante la liberalizzazione economica, laumento del benessere e il sorgere di una classe media di commercianti e di imprenditori, i regimi politici dellAsia sud-orientale rimangono in gran parte autoritari. Sono cos contraddetti gli assunti del Washington Consensus e i preconcetti politici diffusi in Occidente, in merito alle convergenze fra sviluppo economico, formazione di una classe media, diffusione di istituzioni democratiche e tutela dei diritti umani e della rule of law. Il Beijing Model, fondato sulla convivenza tra autoritarismo politico e liberismo economico e sulla separazione fra politica ed economia, prevalente. Prodotto naturale dellautoritarismo politico il nazionalismo, che cerca in esso la sua legittimazione, soprattutto quando essa non pu essere fondata sui successi economici. Esistono numerose rivalit, tensioni territoriali e gelosie storiche fra i vari paesi. Lassenza di organizzazioni multilaterali robuste impedisce ogni contrasto come avvenuto in Europa - alla frammentazione, che emerge soprattutto nei momenti di crisi. Solo la forza della istituzioni collettive potrebbe frenare i nazionalismi. Lobiettivo primo della politica USA dovrebbe consistere proprio nel favorire lemergere di tali istituzioni. La loro esistenza potrebbe poi facilitare unevoluzione interna verso la democrazia e lassorbimento delle tensioni. LAPEC

STRATFOR, Global Intelligence Brief, China: Molding Perceptions of Military Powers, September 18th, 2007.

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troppo vasta per poterlo fare. Comunque, nel medio periodo, laumento della potenza dellIndia, permetter un maggiore equilibrio almeno nellAsia sud-orientale. La Cina al centro delle due regioni geopolitiche dellAsia orientale. Storicamente le ha dominate attraverso non tanto la conquista, quanto linfluenza dellimpero di mezzo. Tutti i paesi dellAsia orientale, sia a nord che a sud, hanno avuto e hanno tuttora interesse a mantenere i pi stretti rapporti di collaborazione e di amicizia con Pechino. E terminato il periodo delle tensioni, durato fino al 1995. In quellanno, il Presidente Jiang Zemin aveva enunciato la politica del peaceful rise e aveva iniziato un avvicinamento sia allASEAN che alla Corea e al Giappone. Tale processo si esteso alla Russia con la costituzione, nel 1996, del gruppo dei cinque di Shanghai, trasformatosi nel 2001 nello SCO, con ladesione dellUzbekistan. Precedentemente, su tutti i confini cinesi si erano verificati scontri: con lIndia, con la Russia e con vari paesi dellASEAN (Vietnam, Filippine e Indonesia), sia a terra che in mare, soprattutto per il controllo dellarcipelago delle Spratley, nel Mare Cinese Meridionale, considerato importante un tempo per il suo petrolio e oggi come base dappoggio per il controllo degli Stretti della Malacca. Di tale politica di garantirsi la sicurezza dei confini e di rivendicazioni territoriali fa parte anche lintervento a sostegno della Corea della Nord nellautunno del 1950. A parte i motivi gi detti, secondo taluni esperti ed unopinione largamente diffusa in Cina, lintervento dei volontari della PLA fu imposto da Mosca, anche con la promessa che, contemporaneamente, lURSS avrebbe esercitato pressioni militari in Europa. Che cio la solidariet comunista avrebbe retto e che lURSS non avrebbe lasciato la Cina - appena uscita da una disastrosa guerra civile - a fronteggiare da sola la potenza americana. Lobiettivo di tale tradimento di Mosca nei confronti di Pechino evocato sempre pi frequentemente dai cinesi sarebbe stato quello di contrapporre la Cina a Washington, che stava riprendendo la sua tradizionale politica di alleanza e di buoni rapporti con la Cina 3 , prendendo pragmaticamente atto che la vittoria di Mao Zedong sul Kuomintang fosse irreversibile. I rapporti fra Pechino e Mosca hanno sempre influito su quelli fra la Cina e gli USA. Un avvicinamento fra Pechino e Washington provoca reazioni negative a Mosca, a Tokyo
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James Mann, About Face: a History of Americas Curious Relations With China From Nixon to Clinton, Knopf, New York, 1999; Harry G. Gelber, The Dragon and the Foreign Devils: China and the World, 1100 B.C. to the Present, Walker, New York, 2007.

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e a New Delhi. I rapporti di tutti tali Stati con Washington migliorano invece quanto pi la Cina si lega alla Russia. Tali scontri alle frontiere sono ormai definitivamente cessati. Sotto il profilo geostrategico la Cina si cos trasformata in unisola 4 , pur rimanendo un grande Stato continentale. unisola perch sempre pi integrata nelleconomia internazionale e dipendente per il rifornimento di materie prime - energetiche e non e per i suoi commerci dalla libera disponibilit delle SLOC (Sea Lines of Communications) sia verso est cio quelle del Pacifico, che mettono la Cina in comunicazione con la costa orientale degli USA e con lAmerica Latina sia, e soprattutto, quelle ad ovest che attraverso gli Stretti della Malacca la collegano con il Golfo, con lEuropa e con lAfrica, oltre che con i paesi dellASEAN. I traffici marittimi riguardano oltre il 95% dellimport e dellexport cinesi. Il grandioso piano infrastrutturale in corso dovrebbe farlo scendere in ventanni al 70%, di cui il 15% dallAsia centrale (ora all1%). Anche la politica interna influisce su quella estera cinese. Ricorrenti nella storia cinese sono due situazioni esterne, tra di loro competitive. La prima impersonata nella premiership di Jiang Zemin quella di dare massimo impulso alla crescita economica. Ci avvantaggia le regioni costiere rispetto a quelle dellinterno. Per resistere al potere centrale, le regioni e grandi citt costiere si appoggiano a Stati esteri, oltre a difendere con accanimento la loro ricchezza e prospettive di crescita da Pechino. Il decentramento dello sviluppo rischia di tradursi in tensioni e frammentazioni politiche, oltre che in un aumento della presenza americana nella politica cinese. La seconda soluzione consiste nel riequilibrare il sistema e nel ridistribuire la ricchezza della costa allinterno. Ci implica una minore apertura al mondo, una chiusura sia politica che economica, una ricentralizzazione del potere e il sorgere di un forte nazionalismo ed anche di unaggressivit esterna. Eccetto per questi ultimi aspetti, la politica perseguita dal Presidente Hu Jintao, preoccupato per le numerose rivolte nelle campagne, ma anche per il rischio di frattura fra le classi dirigenti del PCC a livello centrale e quelle delle regioni costiere, che non vogliono rinunciare alla loro ricchezza. Se la Cina graviter sulla prima

STRATFOR, George Friedman, The Geopolitics of China, April 25th, 2006.

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tendenza, i rapporti con gli USA saranno eccellenti. Se si affermer maggiormente la seconda tendenza, potrebbero sorgere tensioni e conflitti 5 .

2. Dalla geopolitica alla geostrategia

In un certo senso la situazione cinese simile a quella della Germania del boom industriale e commerciale di fine XIX secolo. Allora, le vie di comunicazione marittime tedesche erano dominate dalla Royal Navy. Oggi, quelle cinesi sono controllate dalla U.S. Navy, a cui si aggiungono le marine indiana, giapponese e quella dellAustralia (alleato organico degli USA nel Pacifico, come la Gran Bretagna lo nellAtlantico). Data la geografia con la doppia catena di isole e penisole che domina gli accessi oceanici della Cina oltre che per ritardo tecnologico militare nei confronti degli USA e del Giappone e forse anche dellIndia la Cina non pu sperare di realizzare il sea control delle sue SLOC. Forse non lo vuole neppure, per non far sorgere coalizioni anti-cinesi. Non pu che seguire una strategia navale limitata al sea denial denominata comunemente di area denial per diminuire lefficacia della potente Marina degli Stati Uniti soprattutto per Taiwan, dissuadendo i gruppi portaerei ed anfibi della 7 Flotta USA dallaccorrere a sostegno dellIsola, sicuri della loro invulnerabilit. Limitatamente a tale obiettivo, la PLAN ha adottato una strategia navale simile a quella introdotta in URSS dallAmm. Gorshkov: rinunciare al contrasto della U.S. Navy in superficie, ma puntare sui sommergibili, sui missili anti-nave a lunga gittata e su tecnologie asimmetriche, quali le armi anti-satellitari e quelle cybernetiche. Le costellazioni di satelliti costituiscono un moltiplicatore di potenza essenziale per lefficacia della Marina statunitense e per la dottrina USA della network centric warfare. su di esse che la Cina punta, non tanto perch consideri probabile o addirittura imminente uno scontro con gli USA, ma perch intende realizzare un certo equilibrio degli squilibri anche in campo militare, volto ad evitare che a Washington prevalga la linea dura di confronto con la Cina, anche per quelli che Pechino considera suoi interessi nazionali essenziali.
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STRATFOR, Peter Zeihan, Dissecting the Chinese Miracle, December 29th, 2006; vds. anche James Kynke, China Shakes the World: A Titans Breakneck Rise and Troubled Future And the Challenge for America, Houghton Mifflin, 2006.

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In tale senso vanno letti i messaggi strategici 6 inviati dalla Cina agli Stati Uniti. Primo, lo sviluppo di una poderosa flotta sottomarina (che sta raggiungendo le 70 unit) e di missili balistici e anti-nave a lunga gittata, tra cui il supersonico missile anti-nave acquisito dalla Russia SS-N-22 Sunburn. Secondo: lesperimento ASAT, del gennaio 2007, che distrusse con impatto diretto a quasi 850 km di altezza un vecchio satellite meteorologico, nonch lo sviluppo di armi anti-satellitari laser e ad impulso elettromagnetico (EMP). Lo sviluppo delle capacit cinese anti-U.S. Navy si ispira largamente alle concezioni dellAmmiraglio russo Gorshkov. Si consapevoli che la Cina non sar mai in grado di sfidare in superficie la poderosa flotta USA per realizzare un sea control regionale o globale. Deve invece puntare sullarea denial fondato sul progressivo ampliamento del confine marittimo mobile cinese, in relazione al potenziamento delle capacit militari cinesi, non solo nella sua componente marittima, ma anche in quella aerea, satellitare ed elettronica. Tali orientamenti della pianificazione cinese non significano che Pechino ritenga inevitabile un conflitto con Washington. La creazione di un certo equilibrio militare anche se asimmetrico basato sulle capacit ASAT che colpiscono la forse maggiore vulnerabilit della flotta americana e su quelle di area denial progressivamente ampliate dalla 1 catena di isole (Okinawa, Taiwan, Spratley) alla 2 catena (Giappone, Guam, Filippine, Stretti della Malacca) verosimilmente costituisce solo una misura puramente difensiva, in grado di inviare a Washington e ai paesi geostrategicamente confinanti con la Cina (Giappone, Australia e India) un messaggio sostanzialmente conciliante. Con esso Pechino comunica di poter fondare la sua cooperazione solo su un ragionevole equilibrio, che impedisca a potenze esterne in pratica agli Stati Uniti di ricorrere a pressioni umilianti per Pechino, quali fu nel 1995-96 linvio di due gruppi portaerei americani nello Stretto di Taiwan. La Cina non ha sviluppato almeno per ora portaerei, pur avendo acquistato dalla Russia una trentina di Sukhoi 33, versione navalizzata sul Su 30. Vi ha rinunciato, almeno per ora, nonostante il fatto che la Marina indiana programmi di acquisire ben quattro portaerei
6

il

Giappone

mini-portaerei,

pudicamente

denominate

incrociatori

STRATFOR, Chinese Military Messages, February 11th, 2007.

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portaelicotteri. Il fatto stesso di aver trasformato in ristoranti e luoghi di divertimento due portaerei ex-sovietiche la dice lunga sulla finezza e sofisticazione a cui ricorre Pechino per non preoccupare i propri vicini. Anche se sempre difficile formulare previsioni sul futuro a medio-lungo termine, appaiono infondate le affermazioni delle Cassandre strategiche statunitensi, secondo cui la Cina perseguirebbe una politica di potenza tradizionale, intesa ad allargare progressivamente la sua presenza navale negli Oceani Pacifico e Indiano, anche a costo di un conflitto con Washington. Le Cassandre aggiungono alla 1 e 2 catena di isole, una terza. Essa svilupperebbe dalle Aleutine, alle Hawaii e alla Nuova Zelanda, per spingersi nellOceano Indiano, fino ad includere Indonesia, Sri Lanka e il Mare Arabico, dove la Cina sta costruendo una base navale sulle coste del Baluchistan pakistano. Oltre i rapporti di forza, la geografia ad impedire alla Cina di divenire una superpotenza globale in grado di sfidare gli USA. Infatti, le coste cinesi sono circondate da basi americane e da alleati degli USA. Un confronto con gli Stati Uniti avrebbe conseguenze disastrose per leconomia cinese (oltre che per i consumatori americani, che comprano prodotti cinesi a buon prezzo e che vedono parte consistente del proprio twin deficit finanziato dalla Cina). Gli USA potrebbero sopportarne gli effetti, poich essi sarebbero meno disastrosi di quelli che colpirebbero leconomia cinese. In sostanza, il pericolo giallo, la minaccia cinese alla pax pacifica o il secolo cinese sembrano solo ipotesi irrealistiche, finalizzate soprattutto a sostenere un aumento delle spese militari USA, facendo balenare il rischio di perdere la superiorit globale che oggi Washington possiede. I diversi settori dellAmministrazione statunitense lanciano alla Cina segnali contraddittori. Il Pentagono, con il suo annuale rapporto al Congresso sulla potenza militare cinese 7 , portato ad evidenziare laumento della potenza militare, la scarsa trasparenza del bilancio, nonch gli aspetti pi aggressivi della politica cinese. Ad esempio, si insiste sulle dichiarazioni del Direttore dellAccademia Militare della PLA in merito alla necessit della Cina di modificare la strategia non solo del no first use, ma anche del no first strike nucleari; oppure le affermazioni del Presidente Hu Jintao, circa la necessit di potenziare la Marina; oppure ancora la legge antisecessione, che autorizza
7

Report to the Congress on China Military Power, The Pentagon, Washington D.C., December 2006.

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la PLA ad attaccare Taiwan in caso di rischio della dichiarazione di indipendenza dellisola; oppure infine laumento dei bilanci militari e il ritardo dellinizio delle discussioni sulle rispettive dottrine nucleari 8 , che erano state concordate fra i Presidenti Bush e Hu Jintao, nella sua visita a Washington del 2006. La Cina non redige un documento del tipo della National Security Strategy of the U.S.. Pubblica per, dal 1998, un Libro Bianco della Difesa (lultima edizione del dicembre 2006), in cui vengono valutati sia la potenza nazionale globale, relativa agli altri paesi in pratica agli Stati Uniti e ai loro alleati - sia la configurazione strategica della potenza 9 , cio i rapporti di forza militari. In questi documenti sottolineato che il maggior pericolo che corre la Cina la frammentazione della sua unit nazionale e la perdita del controllo sullInner Asia, cio sul Tibet, il Sinkiang (o Est Turchestan) e sulla Mongolia, nonch il pericolo e le sfide derivanti dal crescente divario fra ricchi e poveri, fra le regioni costiere e quelle interne. Viene anche affermata implicitamente la difficolt dalla convivenza del regime comunista con il liberismo di uneconomia forse pi aperta del mondo. I dirigenti cinesi sono anche preoccupati dei limiti del soft power usato dalla Cina per accrescere la propria influenza, per garantirsi laccesso alle materie prime necessarie per il suo sviluppo e anche per contrastare possibili tentativi di accerchiamento o di contenimento da parte degli Stati Uniti. Le loro critiche allunipolarismo e allunilateralismo americani sono attenuate dal fatto che la Cina ha necessit assoluta di un contesto internazionale stabile per poter continuare a crescere. Senza crescita in gioco la stessa sopravvivenza del regime comunista. Come si ricordato, nei prossimi ventanni la Cina conoscer uno spostamento biblico di popolazione. Almeno 300 milioni di persone si trasferiranno dalle campagne alle citt e dovr procedere ad una ridistribuzione della ricchezza anche per frenare le crescenti rivolte rurali (quasi centomila nel 2006). Tutto ci richiede una crescita economica elevata (almeno del 7-8% allanno), ma territorialmente pi equilibrata fra le coste e linterno. I due obiettivi sono contraddittori fra di loro, dato che le regioni costiere pi ricche ed integrate nelleconomia internazionale non solo non intendono rinunciare alla loro crescita, ma neppure trasferire
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Bill Gertz, China Arms Talks Reciprocity Stalled, The Washington Times, June 14th, 2007. AAVV, China Debates the Future Security Environment, National Defense University, Fort McNair, Washington D.C., 2000.

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la loro ricchezza alle zone dellinterno e ad aumentare il potere centrale rispetto ai poteri devoluti alle periferie. LXI Piano Quinquennale, approvato a fine 2006, illustra chiaramente tali priorit e conferma che la geopolitica cinese continuer ad essere polarizzata e condizionata dai problemi interni. I dirigenti cinesi ne sono consapevoli. Sanno anche che non possono sfidare, ancora per decenni, la potenza degli Stati Uniti. Cercano perci un accordo con essi, che beninteso salvaguardi gli interessi nazionali fondamentali della Cina e anche il suo onore e prestigio. Il significato dei messaggi militari 10 inviati dalla Cina agli Stati Uniti (ad esempio, ASAT, legge antisecessione, affermazioni contro le strategie del no first use e no first strike nucleari) che la Cina non vuole essere aggressiva, ma che la sua stessa dignit ed autoimmagine richiedono che gli USA siano cauti e moderati e tengano conto dei suoi interessi. Per inciso, analoghe sono le reazioni della Cina alle tendenze protezioniste del Congresso, invano contrastate dallAmministrazione Bush, e a talune forme di bashing China (molto simile a quelle del bashing Japan degli anni ottanta), sempre pi frequenti negli USA. Non escluso che la ricentralizzazione del potere determini lesigenza di avere un nemico. Ad esempio, nella situazione di crisi intervenuta con il cambio dei dirigenti cinesi della 3 generazione con quelli della 4 11 , le autorit hanno contribuito a suscitare polemiche con il Giappone, pur mantenendo ottimi rapporti di cooperazione economica con Tokyo. La Cina stata immediatamente disponibile a modificare il suo atteggiamento, allorquando avvenuto il cambio della leadership giapponese fra i primi ministri Koizumi e Abe. La Cina cerca non solo di utilizzare la presenza strategica statunitense in Asia ad esempio per evitare coalizioni anti-cinesi e il riarmo nucleare del Giappone; lo spettro della rinascita del militarismo giapponese ripetutamente agitato ma anche di limitarla, promuovendo un regionalismo asiatico orientale. Tale regionalismo stato finora aperto anche per le pressioni esercitate sulla Cina dagli Stati asiatici pi legati agli USA (Giappone, Australia e anche Singapore). Si contrappone per allAPEC, che tende a formare ununica grande area di cooperazione
IISS, Chinese Military Messages, Strategic Comments, Volume 13, Issue 1, London, February 2007. Robert G. Sutter, Chinas Rise. Implications for U.S. Leadership in Asia, Policy Studies 21, East-West Centre, Washington D.C., 2006.
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economica e non solo fra le Americhe, lOceania e lAsia orientale. Un rafforzamento da un lato dellAPEC e dallaltro dei legami prima economici e poi politici fra USA e Cina (ad esempio attraverso il c.d. Dialogo Economico Strategico, riunione semestrale ad alto livello tra USA e Cina) 12 , potrebbe costituire la soluzione preferita dai fautori di una collaborazione pi organica e al limite di unalleanza, almeno informale, fra gli USA e la Cina, per la costruzione, la gestione e la difesa dellordine mondiale della globalizzazione, tanto vantaggioso per entrambi i paesi. Si determinerebbe cos un nuovo ordine quello di Chimerica, termine che sintetizza China and America fondato sulla trasformazione della Cina come aveva suggerito il Vice sottosegretario di Stato Robert Zoellick in uno stakeholder responsabile del nuovo ordine mondiale e, quindi, alleato di fatto degli USA. Esso costituisce uno dei filoni fondamentali di come gli Stati Uniti vedono la Cina (e viceversa), come potenza strutturalmente amica, anche se potenzialmente avversaria 13 . Per renderla ancora pi cooperativa, sarebbe per necessario costituire istituzioni internazionali forti anche in Asia, in modo da consentire a Washington di influenzare le priorit politiche cinesi e a Pechino quelle di Washington. Qualora invece la situazione dovesse farsi tesa anche per una crisi economica in Cina non vi sarebbe alternativa ad una politica di contenimento e di confronto della Cina. Il futuro del mondo dipender da come Washington e Pechino riusciranno a trovare un punto di equilibrio fra tali visioni politiche contrapposte, ma conciliabili fra di loro. Per ora danno un colpo al cerchio e uno alla botte, seguendo contemporaneamente tali due politiche contraddittorie fra di loro. A lungo andare, esse potrebbero per divenire incompatibili fra di loro.

3. Visioni contrapposte della Cina dominanti negli Stati Uniti

La Cina non mai stata nettamente n amica n nemica degli Stati Uniti. Nella storia hanno prevalso per rapporti di amicizia e collaborazione. Tale ambiguit peraltro comune a quasi tutti gli Stati - esiste tuttora. Da un lato, la Cina un indispensabile
STRATFOR, Rodger Baker, The Strategic Economic Dialogue as a Tool for Managing Relations, May 22nd, 2007. 13 Francis Fukuyama, Re-Envisioning Asia, Foreign Affairs, January-February, 2005, pp. 75-87.
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partner economico e commerciale, pilastro della globalizzazione liberale, con cui gli USA possono collaborare e hanno anche un interesse essenziale a farlo. Dallaltro, pu essere considerata come un potenziale avversario da isolare e contenere, in quanto potrebbe non solo far cessare la supremazia degli USA nel Pacifico occidentale, ma anche compromettere la sicurezza di loro importanti alleati. Washington comunque ben consapevole che nessuno Stato asiatico - Giappone e Australia inclusi sarebbe disponibile a sostenerli in una coalizione esplicitamente anticinese. Ci in relazione alla centralit che lindustria, la finanza e il commercio cinesi hanno per lintera Asia orientale. Una coalizione diventerebbe possibile solo in caso di inequivocabile aggressione cinese, che Pechino non sembra affatto intenzionata a fare, anche per i vantaggi che gli consente la politica del peaceful rise e lesercizio del suo soft power. Contrasti potrebbero sorgere per la contrapposizione fra il Beijing e il Washington Consensus e per il fatto che il primo ostacola lattuazione delle politiche americane in Africa, America Latina e anche in Medio Oriente. Daltro canto, gli USA sono ben consapevoli non solo dellimpossibilit di sconfiggere la Cina con un attacco terrestre - ma anche del fatto che embarghi e blocchi navali pur teoricamente possibili sarebbero disastrosi non solo per la Cina, ma per lintera economia globalizzata e per gli stessi USA. Non esiste quindi altra soluzione che quella di coinvolgere la Cina in modo collaborativo, rafforzando i legami gi esistenti con gli Stati Uniti attraverso la costituzione di istituzioni internazionali pi forti, in particolare attraverso il rilancio e il rafforzamento dellAPEC. Pechino verrebbe cos associato a Washington come membro responsabile del nuovo ordine mondiale, che seguir la fine della guerra al terrorismo. La coesistenza della concezione della Cina come partner non solo economico, ma anche geopolitico, e di quella che la considera avversario potenziale e prossimo nemico, evidentemente molto difficile. Non pu avvenire in modo esplicito, ma solo con una considerevole dose di flessibile ambiguit. La composizione delle due visioni della Cina poi difficile anche per altri motivi. Il primo che un rafforzamento dei legami degli Stati Uniti con la Cina emarginerebbe il Giappone, come alleato speciale degli USA in Asia, a cui molti americani - fautori della dottrina Armitage - vorrebbero riservare un ruolo simile a quello giocato dalla Gran Bretagna in Europa. In secondo luogo, Chimerica

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simile allintesa sino-americana che Nixon e Kissinger promossero nel 1972 in funzione anti-sovietica, trasformando in vittoria politica la disfatta del Vietnam provocherebbe un avvicinamento a Mosca dellIndia, entrata invece a far parte della cintura USA di contenimento della potenza cinese e che Washington spera sempre di poter avere alleata, anche per promuovere la stabilit nel Golfo. Anche i paesi dellASEAN sostanzialmente si avvantaggerebbero di tale accordo. Esso infatti consoliderebbe la stabilit strategica dellAsia sud-orientale e, forse, faciliterebbe una soluzione pacifica della vertenza su Taiwan. In terzo luogo, le due visioni della Cina (e dei rapporti fra USA e Giappone) trovano divise le istituzioni americane. Nel Pentagono prevale quella della Cina come potenziale avversario - illustrata nei rapporti annuali che presenta al Congresso sulla potenza militare cinese - mentre nel Dipartimento di Stato, del Tesoro e del Commercio prevale la visione opposta. Tale divisione esiste anche fra la Casa Bianca e il Congresso. La prima, pi portata a considerare gli interessi americani generali e di lungo termine, stata, almeno negli ultimi anni, favorevole ad unintesa con la Cina, soprattutto da quando essa si dimostrata un partner responsabile nel negoziato a sei con la Corea del Nord e nella guerra al terrorismo. Il secondo pi legato agli interessi a breve termine delle lobbies che tanto influenzano i suoi orientamenti. pi protezionista e pi disponibile a polemizzare con la Cina per lenorme passivo commerciale americano, che attribuisce al dumping permesso dalla sottovalutazione del renmimbi/yuan 14 . Tale contrapposizione tra una strategia nippo-centrica e una sino-centrica sintetizzata in due dottrine fatte risalire a due Vicesegretari di Stato. La prima attribuita a Richard Armitage; la seconda a Robert Zoellick, oggi Presidente della Banca Mondiale. Linterrogativo fondamentale riguarda la compatibilit o no delle due visioni, se cio sia possibile considerare la Cina al tempo stesso partner e avversario (o peer competitor come lo denominano i neoconservatori americani). In entrambe va considerato anche il ruolo del Giappone e i suoi rapporti speciali con gli Stati Uniti. Cio, se il rafforzamento dei legami fra gli Stati Uniti e il Giappone, considerato un partner essenziale degli Stati Uniti in Asia e in futuro anche nel mondo sia compatibile con il mantenimento dei buoni rapporti con la Cina e ne possa anche facilitare la trasformazione
James J. Przystupa e Phillip C. Saunders, Vision of Order: Japan and China in U.S. Strategy, Strategic Forum n. 206, Institute for National Strategic Studies, National Defense University, Fort McNair, Washington D.C., June 2006.
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interna in senso democratico, per renderla un partner pi stabile e sicuro per il mantenimento del nuovo ordine mondiale. Nella dottrina Armitage, viene data una netta priorit allalleanza con il Giappone e alla partecipazione attiva di Tokyo al mantenimento dellordine mondiale. Esse sono considerate premesse indispensabili per convincere Pechino dellimpossibilit di perseguire una politica di egemonia in Asia orientale, dato che non potr, almeno fino alla met del XXI secolo, uguagliare la potenza economico-finanziaria e militare di unalleanza nippo-americana. Ne consegue anche limpossibilit per la Cina di perseguire una politica di regionalizzazione economica e strategica asiatica, che escluda gli Stati Uniti o che ne limiti linfluenza economica, a premessa di una loro esclusione anche politico-strategica. La strategia nippo-centrica fu elaborata da un gruppo di lavoro copresieduto da Armitage e da Joseph Nye ed esposta in un documento del 2000 della National Defense University 15 . Esso fu preso come riferimento nel programma elettorale del Presidente Bush, che nutr, fino all11 settembre 2001, grosse riserve nei riguardi dellaumento della potenza cinese. Tale percezione riflessa nella Quadrennial Defence Review dellottobre 2001 e nella National Security Strategy del settembre 2002, seppure in questultimo documento con toni molto sfumati, dato il sostegno che Pechino stava dando a Washington nella guerra al terrorismo. In contrapposizione completa della dottrina Armitage si pone quella Zoellick, Vice Segretario di Stato fino al giugno 2006. Le sue dimissioni - forse dovute al fatto di non esser stato nominato Segretario del Tesoro, quando John Snow venne sostituito da Henry Paulson - furono interpretate come segno della prevalenza dei sostenitori dello scenario Cina come minaccia 16 . Zoellick sostiene che la Cina debba essere convinta a divenire uno stakeholder responsabile del nuovo ordine mondiale. Zoellick si pone nella scia della grande tradizione filocinese della politica estera americana. I suoi maggiori esponenti erano stati i presidenti Franklin D. Roosevelt e Richard Nixon. Il primo considerava la Cina come un attore essenziale per ogni stabilit in Asia, con cui gli USA avrebbero dovuto mantenere relazioni di stretta collaborazione. A tal fine, aveva voluto che Pechino divenisse membro permanente del Consiglio di
The United States and Japan: Advancing Towards e Mature Partnership, Special Report, Institute of National Strategic Studies, National Defence University, Fort McNair, Washington D.C., October 2000. 16 STRATFOR, Geopolitical Diary: Washington Staffs for a New View Of China, June 21st, 2006.
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Sicurezza. Nixon, dal canto suo, aveva considerato che lapertura alla Cina e la sua alleanza di fatto con gli USA costituissero elementi essenziali per la vittoria nel confronto bipolare con lURSS, privandola dei benefici che aveva conseguito Mosca per la disfatta USA in Vietnam. I presidenti Carter e Reagan avevano seguito il medesimo orientamento, decidendo anche di rafforzare il potenziale militare cinese con un allentamento degli embarghi sulle tecnologie strategiche critiche. Anche Clinton aveva cercato, dopo le tensioni del 1995-96 relative a Taiwan, di stabilire una partnership strategica costruttiva con Pechino 17 . Fino all11 settembre, il Presidente Bush come ricordato mantenne nei riguardi della Cina una posizione di cautela, se non di sospetto. Essa si attenu notevolmente per il sostegno che la Cina dette alla guerra al terrorismo, ma riprese per la dura opposizione cinese al programma americano di difesa antimissili e allintervento in Iraq. Prevalse il sospetto che la Cina volesse sfidare legemonia americana ed escludere gli USA dallAsia con iniziative regionali, del tipo dellEast Asia Summit 18 , dellarea di libero scambio CinaASEAN e dellEast Asia Summit, dividendo gli USA dallAsia a met del Pacifico e determinando la fine dellAPEC 19 . A poco a poco, tali sospetti diminuirono. Gli USA si resero conto che nellequilibrio degli squilibri esistente nelleconomia globale la Cina era un attore determinate. Furono esercitate forti pressioni sia sul Pentagono, che sui centri studi pi conservatori, come lHeritage Foundation, perch diffondessero una visione pi moderata del futuro della Cina 20 . Tale mutamento, volto a migliorare i rapporti con la Cina ed a coinvolgerla negli affari mondiali, sostenuto dallattuale Segretario del Tesoro, Henry Paulson. Egli si avvale dello strumento degli incontri bilaterali semestrali ad alto livello, voluti da Zoellick,
Gli ottimi rapporti con il Partito Democratico, a cui corrispondevano grosse riserve cinesi nei riguardi di quello Repubblicano, sono indubbiamente allorigine del supporto finanziario dato dalla Cina alle campagne elettorali di Clinton e Al Gore. Con il protezionismo del Congresso a maggioranza democratica, le posizioni si sono quasi invertite. Molti Congressmen danno priorit ad interessi contingenti e populistici delle loro costituencies rispetto a quelli generali degli Stati Uniti. 18 IISS, The East Asia Summit - Towards a Community or a Cul de Sac? Strategic Comments, vol. 11, Issue 10, December 10th, 2005. 19 C. Fred Bergsten, Toward a Free Trade Area of the Asia-Pacific, remarks at the APEC CEO Summit, Santiago del Cile, November 19th, 2004; ibidem, Embedding Pacific Asia in the Asia Pacific: The Global Impact of an East Asian Community, Speech at the Japan National Press Club, Tokyo, September 2nd, 2005. 20 Robert S. Ross, Assessing the China Threat, in The National Interest, Fall 2005, pp. 81-87.
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denominati Dialogo Strategico Economico (SED). Nellultimo incontro, tenutosi a Washington nel maggio 2007 21 , sono state rilanciate da parte sia americana che cinese molte proposte di collaborazione. Sempre pi i SED stanno divenendo uno strumento essenziale per gestire le relazioni bilaterali sino-americane e per superare eventuali malintesi. Risulta che, nella riunione del SED prima citata, non si sia parlato solo di economia, ma anche di difesa antimissili e di armi antisatellite (ASAT). La stessa percezione del c.d. pericolo giallo divenuta pi realistica 22 . Negli USA cresce la consapevolezza della vulnerabilit strategica della Cina, potenza continentale che dipende sempre pi dalle vie di comunicazione marittima, sulle quali non in grado di esercitare un sea control. Gli USA sono poi sempre pi consci delle preoccupazioni cinesi circa possibili disordini interni, dovuti alle tensioni fra ricchi e poveri, fra citt e campagne e fra le regioni costiere e quelle dellinterno. Si sono poi resi conto della fragilit del sistema finanziario cinese, che potrebbe non solo bloccare la crescita, ma anche far precipitare la Cina in una crisi simile a quella asiatica del 1997 23 . Anche le ultime valutazioni circa la compatibilit fra le due dottrine Zoellick e Armitage sembrano positive. Rispetto alla National Security Strategy del 2002, quella del maggio 2006 24 non afferma pi il rischio di un conflitto con la Cina e il carattere prioritario dellalleanza con il Giappone n, tanto meno, il sostegno incondizionato degli USA a Tokyo nella sua disputa con Pechino circa il possesso delle isole Senkaku/Diaoyu. La posizione molto pi equilibrata e riconosce che il supporto giapponese anche se Tokyo abolisse le sue limitazioni costituzionali allimpiego della forza sarebbe insufficiente a compensare la mancata collaborazione della Cina. Beninteso, per poterne usufruire, gli USA devono attenuare le critiche alla Cina per lassenza di democrazia, per la scarsa tutela dei diritti umani e, pi in generale, il bashing China in ragione del suo dumping commerciale, quale la minacciata imposizione di un dazio del 27% alle importazioni negli Stati Uniti di prodotti cinesi. Per inciso, tale misura non risolverebbe il

Rodger Baker, The Strategic Economic Dialogue, cit. STRATFOR, Gorge Friedman, U.S. Perception of a Chinese Threat, Geopolitical Intelligence Report, May 31st, 2006. 23 George Friedman, Implications, Strategic Forecasting, June 21st, 2006. 24 whitehouse.gov/nss/2006/nss2006.pdf
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problema degli squilibri commerciali (peraltro essenziali per finanziare il doppio deficit USA). Essi continueranno a persistere fino a che prevarr uneconomia export-led cio quella di Jiang Zemin - su quella sostenuta nellXI Piano Quinquennale e da Hu Jintao che dovrebbe essere trainata dai consumi interni. Chimerica sembra oggi molto meno una chimera di quanto venisse considerata qualche anno fa. In particolare, richiede labbandono da parte americana della pretesa di democratizzare il mondo e di poter imporre anche alla Cina Stato che si crede anchesso eccezionale il loro manifest destiny e i loro valori. Pechino teme anche leffetto destabilizzante di una possibile rivoluzione colorata, stimolata da ONG americana nei suoi riguardi. Lo dimostra la sensibilit dimostrata nei confronti della campagna condotta soprattutto da Amnesty International contro le imprese sponsor delle Olimpiadi di Pechino del 2008, con lo slogan Olimpiadi del genocidio, in riferimento a quello in corso nel Darfur e al sostegno dato da Pechino al governo sudanese. C da augurarsi che tale proposta di boicottaggio non venga effettuata da qualche irresponsabile personalit politica europea

4. Chimerica: fattori positivi e negativi

Generalmente le relazioni internazionali vengono lette con lottica propria del paradigma realista, in cui la competizione per il potere e fra gli interessi nazionali naturale. In termini relativi, il potere un gioco a somma zero, anche se in termini assoluti, le sue variazioni possono essere a somma diversa da zero, positiva o negativa. La Cina ha indubbiamente approfittato della distrazione degli USA nella guerra al terrore, della crescita dellantiamericanismo nel mondo e del calo del prestigio subito dalla moralit internazionale americana. Ha sfruttato a proprio vantaggio anche gli effetti negativi del Washington Consensus e degli interventi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale nella crisi finanziaria asiatica del 1997-98. Pur essendo un vincitore della globalizzazione si posta dalla parte dei vinti, per espandersi soprattutto in Africa e in America Latina. Pechino propone con il suo esempio un modello di sviluppo accelerato, permesso dal mantenimento di un regime autocratico, che riesce a gestire le

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trasformazioni socio-economiche senza provocare traumi politici. Tale modello stato apprezzato da molti governi. Nei suoi rapporti con gli altri Stati, la Cina separa nettamente leconomia dalla politica e dallingerenza negli affari interni degli Stati. La sua cooperazione economica non subordinata a condizionalit politiche o etiche, quale il rispetto dei diritti umani e delle norme internazionali. Pechino ha perci eroso il potere o, almeno, limmaginario del potere americano. Il suo soft power 25 le ha fatto guadagnare molta influenza e anche qualche simpatia. La sua diplomazia, pur inflessibile sui problemi di principio e nella difesa degli interessi nazionali cinesi, abile, capace di sfruttare tutte le opportunit e volta, innanzitutto, a garantire alla Cina gli approvvigionamenti di materie prime e gli sbocchi commerciali indispensabili per la sua crescita economica. Questultima va ancora ricordato condiziona la sopravvivenza stessa del regime comunista. Tale politica disinvolta la porta per a sostenere anche i regimi pi tirannici e sanguinari. Per tale motivo, la Cina si trovata spesso in rotta di collisione con gli USA non solo nel campo del mutamento democratico dei regimi politici, ma anche in quello dellapprovvigionamento delle materie prime, specie energetiche. Da parte sia di Pechino che di Washington i contrasti non sono stati per esasperati. Anzi, si sono sempre ricercati e trovati compromessi pragmatici, sicuramente per la persuasione dellesistenza di interessi di fondo comuni. Unistituzionalizzazione possibilmente multilaterale - di tali rapporti potrebbe rendere pi organica la collaborazione secondo i lineamenti espressi dalla dottrina Zoellick. Potrebbe anche facilitare i mutamenti interni in Cina, poich il PCC avrebbe minori possibilit di ricorrere alla carta nazionalista per rafforzare il suo potere, in caso di crisi economico-sociale. Esiste gi il grave rischio che essa venga giocata nelle regioni interne qualora il governo centrale non riuscisse a svilupparle ridistribuendo la ricchezza di quelle costiere. Le difficolt che Hu Jintao sta affrontando sono enormi, come dimostrano la spietata applicazione della legge anticorruzione e il licenziamento di 170.000 funzionari. Esse sono complicate dal fatto che gli interessi dello stesso PCC e anche dalla PLA sono diversi a livello centrale e a livello periferico. Potrebbero comportare uno scontro, che causerebbe un rallentamento o un arresto della crescita, se non rivolte sociali sia
Chong-Pin Lin, Bejings New Grand Strategy: An Offensive With Extra-Military Instruments, China Brief, vol. 6, issue 24, The Jamestown Foundation, December 6th, 2006.
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allinterno in caso di fallimento delle riforme - sia nelle regioni costiere, qualora esse dovessero venire attuate. La ripresa della Russia e la sua politica pi attiva non solo in Asia centrale, ma anche nellEstremo Oriente costituisce un fattore che favorisce il riavvicinamento strategico sino-americano. Tentativi di contrasto potrebbero invece originarsi in Giappone. Tokyo scettico sul ruolo che pu giocare la Cina per il consolidamento e la gestione di un ordine mondiale. Nega la possibilit che il suo coinvolgimento esterno possa contribuire alla democratizzazione della Cina. contrario al dichiarato rispetto che gli USA dovrebbero riservare agli interessi cinesi, base della dottrina Zoellick. Critica il fatto che non precisato quali essi siano e come reagiranno gli Stati Uniti qualora essi non coincidessero con i loro principi ed interessi o con quelli dei loro alleati. I giapponesi sono evidentemente preoccupati che, per ottenerne il sostegno, gli USA diano preferenza alla Cina rispetto al Giappone. Se i legami sino-americani divenissero pi stretti, il Giappone perderebbe la sua attuale importanza per gli USA. Tokyo perci preferirebbe che la politica USA seguisse la dottrina Armitage. E anche per questo che il Giappone, pur continuando collaborare con la Cina divenuta il suo primo partner commerciale e luogo privilegiato per gli investimenti e per la delocalizzazione delle industrie giapponesi tende a ricordare in ogni occasione la minaccia, almeno a lungo termine, rappresentata dalla Cina, e il rischio di un confronto militare nello Stretto di Taiwan. Cerca cio di sottolineare quanto divide gli USA dalla Cina, non quello che li unisce. Beninteso, anche la Russia e lIndia sono preoccupate di un avvicinamento degli Stati Uniti alla Cina. LUE invece indifferente, un po perch ha rinunciato a gestire le sorti del mondo, limitandosi a fare affari, un po perch non ha gli strumenti necessari per influire sia sulla situazione del sistema Asia-Pacifico sia sulle decisioni di Washington e tanto meno su quelle di Pechino. Si verificata unampia convergenza di vedute nella SED di Washington del maggio 2007 e nella riunione dei ministri degli esteri dellAPEC in Australia due mesi dopo (6 luglio 2007) 26 e una forte volont di collaborazione, con lobiettivo di riassorbire gli

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STRATFOR, APEC: Taking the Lead on Trade, Global Intelligence Brief, July 6th, 2007.

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squilibri esistenti fra leconomia americana e quelle asiatiche. LAPEC, che sembrava agonizzante si ripresa anche nel Summit del 8-9 settembre. Dalle riunioni prima citate, oltre che una rivitalizzazione dellAPEC, emerse anche la tendenza di farla subentrare allOMC, resa inefficiente sia dal numero dei suoi membri (180 rispetto ai 21 dellAPEC) sia dal blocco del Doha Round. Tale operazione potrebbe riuscire dato che gli Stati dellAPEC posseggono il 60% del prodotto e il 50% del commercio mondiali. LEuropa si trova particolarmente a rischio, poich potrebbe trovarsi di fronte a fatti compiuti, quale quello di vedere marginalizzate le istituzioni finanziarie internazionali (quelle di Bretton Woods), in cui oggi gode di una posizione privilegiata. Nella riunione dellAPEC, stato anche stabilito di dare un deciso impulso allistituzione di zone di libero scambio asiatiche, conciliando la regionalizzazione con lunit del sistema Asia-Pacifico, ed stata adottata una soluzione innovativa per evitare le pesanti condizioni che il protocollo di Kyoto impone soprattutto agli Stati pi poveri, al fine di limitare lemissioni di anidride carbonica ed il conseguente effetto serra. Invece di stabilire come prevede Kyoto - limiti alle emissioni, che poi gli Stati non rispetterebbero, stato deciso di stimolare il trasferimento di tecnologie per aumentare risparmio ed efficienza energetica. Tali accordi sono stati possibili grazie alla collaborazione fra Pechino e Washington e rappresentano un grosso passo avanti per rafforzare ed istituzionalizzare lAPEC. Chimerica quindi pi allorizzonte di quanto si pensasse un anno fa. Determinante al riguardo anche una chiarificazione delle differenze esistenti fra multipolarismo e multilateralismo, che gli esperti internazionalisti e strategici cinesi, nonch i responsabili politici di Pechino, spesso utilizzano invece come sinonimi 27 . Il multipolarismo comporta la scomparsa della supremazia unipolare delliperpotenza americana nel mondo, attraverso le formazioni di coalizioni anti-egemoniche o listituzione di un nuovo concerto delle grandi potenze, che gestiscano collettivamente il nuovo ordine internazionale. Il multilateralismo consiste invece nella concertazione e nella collaborazione fra gli Stati. Non deve essere ad hoc, basato su coalizioni contingenti, formate per affrontare un particolare problema, come il caso del Gruppo dei Sei per la
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Katinka Barysch, with Charles Grant and Marc Leonard, Embracing the Dragon The EUs Partnership With China, CER, London, 2005.

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proliferazione nucleare in Corea del Nord. Per essere solido, deve essere invece istituzionalizzato con la creazione di organizzazioni internazionali permanenti, dotate di procedure, regole ed obiettivi fissi. Nessuno pensa, beninteso, che gli Stati soprattutto le grandi potenze seguano sempre le decisioni prese collettivamente. Tuttavia, la presenza di istituzioni e di norme fornisce un foro che facilita il negoziato per una soluzione pragmatica dei problemi. Lo facilita perch lappartenenza allistituzione modifica lordine di preferenza degli Stati, dati i vantaggi e il prestigio che essi traggono dal parteciparvi in forma positiva. Non pensabile che nel sistema Asia-Pacifico possano sorgere istituzioni internazionali solide come quelle esistenti in Europa. Gli interessi, le rivalit storiche ed anche territoriali, il nazionalismo e la disomogeneit delle culture ed etiche politiche sono tali che il processo di istituzionalizzazione potrebbe essere solo molto epidermico: maggiore in campo economico ed ecologico; tuttal pi simile a quella che in Europa lOSCE nel campo della sicurezza. E inevitabile anche che cooperazione ed integrazione vengano realizzate non con istituzioni forti, organizzate verticalmente, ma con la composizione e la coesistenza di una rete orizzontale di accordi bilaterali e subregionali, che potranno convergere fra di loro solo dopo un lungo periodo di funzionamento. Comunque, esse conterranno inevitabilmente sempre un potenziale di frammentazione anche conflittuale. Oggi, lequilibrio del sistema prodotto dalla presenza degli Stati Uniti, equilibratori off-shore - e, talvolta, on-shore - dellintero sistema Asia-Pacifico. Tale struttura li contrappone alla Cina e determina una potenzialit di scontro con essa. Infatti, del tutto naturalmente, gli USA sono portati ad esercitare tale funzione peraltro utile a tutti in modo spesso brusco, determinando contrasti e disaccordi che diminuiscono notevolmente la loro capacit di convinzione e di arbitraggio fra le numerose tensioni esistenti nel sistema. Un modello a cui ispirare le nuove strutture di sicurezza quello del Gruppo dei Sei, di fatto co-presieduto da Cina e Stati Uniti. Tale modello potrebbe essere applicato anche al sistema asiatico sud-orientale, ad esempio, inserendo nellAPT o nellEAS gli Stati Uniti e cercando di sperimentare lapplicazione di misure di fiducia (CBM) prima, e di fiducia e sicurezza poi (CSBM), simili a quelle attuate con successo in ambito OSCE,

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specie nella gestione del peacekeeping e del peacebuilding nei Balcani. Inizialmente, le istituzioni allAsia nord-orientale dovrebbero essere distinte da quelle della sezione sud. Successivamente, potrebbero unificarsi in unistituzione parallela allAPEC ( opportuno mantenere separati i negoziati relativi alla sicurezza da quelli economici, in modo da non bloccare anche questi ultimi in caso di difficolt) e progressivamente estendersi verso ovest fino ad inglobare lIndia. Cina e Stati Uniti dovrebbero costituire le due potenze-guida del sistema Asia-Pacifico e, quindi, il perno dello stesso nuovo ordine mondiale. Il quadro delle istituzioni da prevedere deve essere molto flessibile ed anche a geometria molto variabile a seconda dei settori. Deve esserci spazio sia per i rapporti speciali nippo-americani, sia per lo SCO (Shanghai Cooperation Organization). Dei rapporti nippo-americani si gi parlato trattando della dottrina Armitage. Lo SCO merita un cenno, anche perch le sue funzioni e la sua solidit sono messe in discussione dal crescere della potenza della Russia che, con la Cina, copresiede lorganizzazione. Essa ormai istituzionalizzata con una Struttura antiterrorismo in Uzbekistan; un Consiglio economico a Mosca e un Segretariato a Pechino. La SCO resa fragile dal fatto che esistono tensioni strutturali fra gli interessi dei due paesi-guida. La Russia, colpita da una grave crisi demografica, teme la pressione cinese e intende mantenere il controllo dellAsia centrale, a cui aspira anche la Cina, la quale ritiene che lAsia centrale il tradizionale Turkestan occidentale - debba entrare a far parte della zona dinfluenza cinese. Tali contrasti strutturali non esistono fra la Cina e gli Stati Uniti. Poich non pu competere con gli Stati Uniti sul mare, Pechino deve per forza di cose cercare di accordarsi con essi. Sia Cina che Stati Uniti trarrebbero vantaggi dallistituzionalizzazione economica e della sicurezza nel sistema AsiaPacifico. Pechino non tenta pi di sfruttare il regionalismo per erodere limportanza dellAPEC. Le difficolt che potrebbero frapporre il Giappone, timoroso di una sua emarginazione strategica, sono superabili, anche perch Tokyo non ha alternative credibili al mantenimento di una stretta alleanza con gli Stati Uniti. Lunica alternativa possibile quella di una cooperazione di Tokyo con lIndia o con la Russia resa improbabile dalla crescente debolezza russa nella

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Siberia orientale e nelle province marittime, nonostante gli eroici sforzi di Putin di mantenere alla Russia lo status di grande potenza nucleare ed energetica. Entrambi tali fattori della potenza di Mosca sono meno rilevanti nel sistema Asia Pacifico. Le armi nucleari non sono impiegabili. La dipendenza dellAsia orientale dalle forniture russe di gas e di petrolio molto inferiore a quella europea. Le armi a disposizione della Russia sono quindi in gran parte spuntate, anche per il rischio, corso da Mosca, che lOccidente in generale e gli USA in particolare, sfruttino la divergenza strutturale di interessi fra la Cina e la Russia, per sostenere la prima in Asia centrale e in Siberia centro-orientale. E probabilmente questa eventualit che induce la PLA a destinare sforzi e risorse notevoli per la meccanizzazione delle sue forze terrestri, obiettivo esplicitamente menzionato dal Libro Bianco cinese della Difesa del 2006 e che come detto - viene considerato importante quanto linformatizzazione e il rafforzamento della Marina.

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CAPITOLO V POLITICA DI SICUREZZA E DOTTRINA MILITARE CINESI


- DALLISOLAMENTO AL COSMOPOLITISMO STRATEGICO -

1. Levoluzione della politica estera e di sicurezza e della strategia militare cinesi da Mao alla fine della guerra fredda

La dottrina militare cinese ancora influenzata dalla strategia globale e dalle teorie del Presidente Mao Zedong, dalle esperienze della resistenza contro loccupazione giapponese prima, e della vittoriosa guerra civile contro il Kuomintang e Chiang Kai-shek poi, ed anche dal tradizionale approccio della cultura strategica cinese ai problemi della sicurezza, della pace e della guerra. Per comprendere gli obiettivi della Cina, occorre quindi approfondire innanzitutto la sua storia millenaria e la sua cultura, che estremamente sofisticata. Esistono profonde differenze fra la logica cinese e quella occidentale. Non tenerne conto pu indurre a gravi errori, poich tali logiche si riflettono sulle concezioni strategiche. La cosa tanto pi importante dal momento che la Cina vive un momento di transizione politico-strategica molto importante messo in evidenza dal Nuovo Libro Bianco della Difesa del 2006 e che suscita preoccupazioni, quando non allarmismi, anche per la segretezza, lambiguit e la ridotta trasparenza sia dei vari obiettivi perseguiti, sia dei programmi e dei bilanci militari cinesi 1 . Lo prova la distruzione senza preavviso di un satellite meteo nel gennaio 2007, sul cui significato - non tanto tecnologico e strategico, quanto politico tuttora in corso unaccesa discussione. Lo dimostra anche lo sviluppo di capacit offensive nel cyberspazio. Limpero cinese Impero di Mezzo o Celeste Impero -, stanziale e in possesso di una superiore civilt, dovette difendersi per secoli dai barbari nomadi, provenienti dalle steppe del Nord e dellOvest. La maggior parte delle guerre della Cina imperiale fu di questo tipo, cio difensiva e combattuta soprattutto sulle frontiere terrestri. Dopo la fine della guerra fredda la situazione completamente mutata: il teatro principale di operazioni

International Institute for Strategic Studies, Chinese Military Messages, Strategic Comments, vol. 13, Issue 1, February 2007.

divenuto il mare, mentre la geopolitica e la geoeconomia di Pechino da regionali si sono trasformate in globali. LImpero dovette poi difendersi dalla frammentazione interna. Molti dei classici strategici cinesi vissero al tempo dei c.d. regni combattenti, che videro limpero frammentato e dilaniato da disastrose guerre civili. Inoltre, la paranoia della sovranit e dellunit nazionale tipica della psicologia collettiva cinese - stata alimentata dal secolo dellumiliazione, che si sviluppa dalla guerra delloppio del 1842 alla vittoria di Mao del 1949. In tale secolo, la Cina fu occupata, saccheggiata, impoverita e divisa, pur continuando a ritenersi pi civile ed avanzata dei suoi barbari conquistatori. DallOccidente eredit il marxismo-leninismo, da un lato, e il nazionalismo, dallaltro. La ricca tradizione strategica cinese si svilupp in un periodo particolarmente difficile per la storia della Cina: dal VI al IV secolo a.C. Essa sempre stata caratterizzata da un approccio globale e multidimensionale ai problemi della sicurezza e della guerra, oltre che essere influenzata dalla logica cinese del terzo risonante, diversa da quella occidentale del terzo escluso 2 . A differenza della sintesi occidentale che annulla tesi e antitesi, secondo la logica cinese nel tao continuano ad esistere lo ying e lo yang. Specularmente, nella strategia, devono essere sempre presenti il ci, cio lazione indiretta, decisiva e poco costosa, e il cieng, lazione diretta, frontale, volta a concludere rapidamente lo scontro. Il ci ha sempre maggiore importanza del cieng. Anche la politica cinese dei leaders della terza e della quarta generazione, soprattutto del Presidente Hu e del Premier Wen, comporta una combinazione armoniosa di unarmonia tutta confuciana, oggi riscoperta e posta a base della politica cinese - dellazione diretta e di quella indiretta. Esse si devono sempre combinare fra di loro nel modo pi economico, che poi sempre anche quello pi efficace. La realizzazione della societ armoniosa impone una ridistribuzione della ricchezza e, quindi, una ricentralizzazione del potere, sfuggito al Partito e trasferitosi alle regioni, citt e ceti sociali pi ricchi. Ma la ridistribuzione deve permettere la crescita. Tornando al campo strategico, allazione indiretta, allinganno, alla sorpresa, al segreto e alla dissimulazione viene attribuita importanza centrale. Luso reale della forza e,
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Dan Blumenthal and Christopher Griffin, Understanding Strategy: A Delicate Dance-America Must Learn to Comprehend Chinas Culture and Tactics, Armed Forces Journal, April 2006, pp. 24-29.

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soprattutto, il combattimento frontale, vengono considerati strumenti da usare solo come ultima risorsa, quando si sia attaccati direttamente, oppure quando siano indispensabili per annientare lavversario, logorato dallazione indiretta. La priorit va insomma sempre attribuita allimpiego di mezzi asimmetrici, propri delle strategie indirette. Il pensiero strategico occidentale non ignora questi ultimi. Coloro che sostengono la tesi opposta 3 fanno riferimento ad uninterpretazione parziale del pensiero clausewitziano, effettuata dalla scuola militarista dominante nelle guerre totali del XX secolo e tuttora influente nel Pentagono, non tanto in teoria, quanto nella prassi. Ci avviene anche perch i modi strategici indiretti richiedono molto tempo per produrre risultati, di durata superiore a quello che politici e comandanti occidentali hanno a disposizione, data limpazienza delle loro opinioni pubbliche e le pressioni dei media nelle democrazie moderne. Mao Zedong e i suoi generali erano ben consapevoli della superiorit materiale e tecnologica americana e sovietica e delle carenze tecnologiche della base industriale della difesa cinese. Cercarono quindi di sviluppare strategie alternative, incentrate sul contrasto alloccupazione permanente del territorio cinese con una guerra di popolo, sullutilizzazione del tempo e subordinatamente - dello spazio, come fattori moltiplicatori della potenza della difesa, nonch sulla mobilitazione delle risorse demografiche e sullincredibile capacit di resistenza della civilt del riso, diffusa in tutta lAsia sud-orientale. In tale quadro attribuivano almeno dichiaratamente importanza limitata non solo alla difesa diretta, ma anche alle armi nucleari. Quando nel 1964 ne entrarono in possesso, adottarono una strategia di second strike e di no first use nucleare, complementari alla difesa prolungata, e costruirono un deterrente minimo, anzich dissanguarsi economicamente nellirragionevole corsa al riarmo nucleare, verificatasi fra i due blocchi. Tali caratteristiche sempre centrali nella dottrina nucleare di Pechino sembrano oggi rimesse in discussione, soprattutto dopo che la RMA americana e la network centric warfare hanno dimostrato la straordinaria potenza delle forze convenzionali degli Stati Uniti4 .

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cfr. in particolare Fabio Mini, Laltra strategia, Einaudi, Torino, 2004. Robert D. Kaplan, How We Would Fight China, Atlantic Monthly, June 2005.

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Dopo il mancato uso delle armi nucleari nel conflitto coreano, chiesto invano dal generale Mc Arthur al Presidente Truman, Mao dichiar che le armi nucleari erano tigri di carta. Di fatto non doveva pensarlo veramente. Lo dimostrano gli sforzi che effettu per procurarsele che ebbero successo nel 1964 - e le conseguenti tensioni con lURSS, che cercava in ogni modo di impedire che la Cina se le costruisse da sola, rifiutando di trasferire a Pechino la tecnologia necessaria. Ci convinse definitivamente i cinesi che Mosca desse molta pi importanza agli interessi nazionali dellURSS che alla causa dellespansione del comunismo nel mondo. Pechino si persuase di poter contare solo sulle proprie forze in un mondo strutturalmente ostile o - tuttal pi - abitato da amici solo da tempo sereno, pronti a cambiar di bandiera non appena la situazione si facesse difficile o mutassero i loro interessi nazionali. Tale profonda diffidenza verso gli stranieri peraltro ampiamente ripagata dagli Stati confinanti dalla Cina verso Pechino - costituisce un aspetto peculiare della cultura dei leaders cinesi. Influisce sulle loro ambiguit e mancanza di trasparenza - ad esempio sullentit dei bilanci militari e sugli obiettivi perseguiti con la modernizzazione della PLA. In particolare, molti interrogativi sono posti sul significato e sugli obiettivi perseguiti con lammodernamento delle componenti navale, nucleare, spaziale e del cyberspazio della PLA, nonch su quello della componente terrestre, anchessa in corso di ammodernamento, anche oggi che ogni minaccia di invasione della Cina scomparsa. I programmi militari cinesi suscitano sospetti e preoccupazioni negli Stati confinanti con la Cina, in particolare nel Vietnam, nonostante che le precedenti dispute territoriali siano state in gran parte risolte con compromessi e che le economie asiatiche siano sempre pi integrate con quella cinese. Il numero di armi nucleari cinesi sempre stato molto limitato. Quelle strategiche hanno un targeting antirisorse, cio anticitt come si detto quali armi di second strike e di no first use. Recentemente, per, il Direttore dellUniversit militare di Pechino ha affermato sicuramente con lautorizzazione del suo Governo che la Cina potrebbe colpire le citt americane, qualora gli USA dovessero impiegare le loro moderne tecnologie della RMA contro la PLA in uno scontro per Taiwan. Ha denominato tale dottrina dissuasione e difesa attive. Essa comporta la capacit di effettuare un

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contrattacco strategico, anche nucleare 5 . Beninteso, si potuto trattare di un semplice tentativo di intimidazione degli USA, per dissuaderli dallintervenire in sostegno di Taiwan e per contribuire cos a realizzare quellarea denial, che costituisce uno degli obiettivi prioritari della strategia cinese nei confronti dellisola, per bloccare le tendenze indipendentiste del partito nazionalista del Presidente Chen, rendendo meno sicuro lintervento americano, che giova ricordarlo non automatico, n giuridicamente vincolante. Alla sopravvivenza dello Stato e della popolazione a bombardamenti nucleari anche massicci la strategia di Mao attribuiva la massima importanza, forse anche per convincere gli USA, prima, e lURSS, poi, della capacit cinese di assorbire un attacco nucleare. Una netta priorit fu data, fino a met degli anni Novanta, alla componente terrestre della PLA, che, in caso di invasione, sarebbe stata rinforzata dalla milizia territoriale e avrebbe dato vita a una difesa prolungata del territorio. Questultima, secondo le teorie di Mao Zedong, avrebbe dovuto esaurire le forze di qualsiasi aggressore e realizzare, dunque, anche un effetto dissuasivo. La Cina pensava di avvalersi dellimmensit della sua popolazione e del suo territorio per rovesciare i rapporti di forza iniziali. Essi venivano considerati sfavorevoli soprattutto sotto il profilo tecnologico e facevano escludere la possibilit di una difesa diretta contro un invasore. Va comunque ricordato che linferiorit delle forze non fu considerata sempre un fatto limitativo degli interventi esterni della Cina. Lo dimostra lintervento del 1950 a sostegno della Corea del Nord, le cui forze stavano per essere travolte da quelle degli USA e dei loro alleati, con il rischio per Pechino di vedere a contatto delle proprie frontiere una coalizione ostile. Allintervento in Corea segu la fase eroica del programma maoista di porsi a capo del Terzo Mondo, esportando la rivoluzione permanente o, quanto meno, indicando strategie e tattiche per le lotte di liberazione dei popoli colonizzati. Ancora oggi i ricordi di quel periodo influiscono sullimmagine della Cina in molti paesi emergenti o in via di sviluppo, di campione cio del Sud contro limperialismo capitalista del Nord. Essa non corrisponde pi alla realt. Taluni paesi africani e sudamericani accusano la Cina di comportarsi come una potenza coloniale sia nello sfruttamento delle risorse energetiche,
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Larry M. Wartzel, The Trouble with Chinas Nuclear Doctrine, Janes Defense Weekly, February 22nd 2006, p. 23.

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minerarie ed agricole, sia nellinvasione dei mercati locali con i suoi prodotti, che spiazza i timidi tentativi di industrializzazione di quei paesi. Ho limpressione che i governanti e gli imprenditori e commercianti cinesi non siano del tutto consapevoli di ci e che dovranno confrontarsi con crescenti ostilit e diffidenze in molti paesi del Terzo Mondo. Ci pur discendendo in parte dalla tradizione dellimpero di ricevere tributi anche simbolici dalle regioni circostanti e di considerarli normali se non dovuti finir per trasformare la Cina in un paese pi simile a quelli ex-colonizzatori dellOccidente. Dalla met degli anni sessanta, la politica cinese di sicurezza fu ispirata nelle sue linee generali ai cinque principi della c.d. coesistenza pacifica: rispetto dellintegrit territoriale e della sovranit interna degli Stati; non aggressione; non ingerenza; eguaglianza formale e di dignit fra tutti gli Stati, con cui sono possibili accordi basati su reciproci vantaggi (c.d. win-win strategy); coesistenza pacifica nel senso che, con i leaders della seconda generazione - cio dopo la morte di Mao nel 1976 - Pechino rinunci esplicitamente ad esportare la rivoluzione nelle campagne del Terzo Mondo, per poi circondare le citt capitaliste del ricco Nord e affermare il comunismo nel mondo. da notare che i principi della coesistenza pacifica comportavano quasi un disimpegno di Pechino dal giocare un ruolo globale, anche nellambito delle organizzazioni internazionali di cui faceva parte. Ancora oggi implica la difficolt di essere uno stakeholder responsabile dellordine mondiale, nonostante che, a partire dal 1971, sia divenuta membro permanente del Consiglio di Sicurezza e che, ultimamente, abbia aumentato la propria partecipazione alle missioni di pace dellONU. I principi della coesistenza pacifica sono infatti in netto contrasto con le esigenze della globalizzazione, di cui la Cina beneficiaria. La strategia globale di sicurezza pi conveniente alla Cina andrebbe e forse in realt - fondata sulle teorie di Adam Smith pi che su quelle di Hobbes. La globalizzazione e anche la societ armoniosa - comporta lesigenza di regole comuni, concordate fra i governi almeno per la tutela della libert del mercato contro le naturali derive monopolistiche. Non pu convivere con lhobbesiana anarchia internazionale, ma richiede lesistenza di regole, quindi di limitazioni della sovranit e di ingerenze esterne, quanto meno delle istituzioni internazionali che tutelano tali regole.

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La globalizzazione e le conseguenti interdipendenze limitano necessariamente lautonomia degli Stati. Pechino sta rendendosene conto e sta aumentando la sua presenza nelle istituzioni internazionali, a livello sia regionale sia globale, anche se molti continuano a contrapporre il c.d. Beijing Consensus, basato sulla netta separazione della politica dagli affari secondo i principi della coesistenza pacifica - dal Washington Consensus, che subordina i rapporti economici a condizionalit politiche interne (rispetto dei diritti umani) e internazionali (per esempio, la non-proliferazione). Solo dalla met degli anni Novanta con lavvicinamento allASEAN, con lentrata nellAPEC e con la costituzione del Gruppo dei cinque (divenuto poi la Shanghai Cooperation Organization, SCO) e successivamente di quello dei Sei per la proliferazione nucleare in Corea del Nord la Cina ha attribuito maggiore importanza alla partecipazione ad istituzioni internazionali e regionali e ne ha tratto, con indubbia capacit diplomatica, il massimo beneficio per i propri interessi nazionali. Invece, allinizio, ebbe un atteggiamento estremamente cauto nellimpegnarsi e nellassumere responsabilit e conseguenti oneri e vincoli. Lo stesso multilateralismo auspicato dalla Cina che, come si in precedenza detto, viene spesso erroneamente assimilato al multipolarismo (che consiste nel bilanciamento dellegemonia americana) 6 richiede lesistenza di global governances settoriali, se non addirittura di un governo mondiale. Comporta quindi ingerenze, regole ed istituzioni, la cui intrusivit contraddice i principi della coesistenza pacifica, in particolare quello del rispetto completo della sovranit degli Stati. questa una contraddizione che sta cominciando a pesare sullintera politica estera cinese, in particolare sullaffermazione che Pechino non intende condizionare i rapporti commerciali con condizionalit, quali il rispetto dei diritti umani, a differenza di quanto praticato anche se spesso in modo ondivago e contraddittorio - dagli Stati Uniti e dallEuropa. Tale scelta cinese ostacola lazione occidentale e pu portare a contrasti sia politici che economici, che Pechino vorrebbe invece evitare. Le tendenze del mondo globalizzato vanno verso la creazione di limiti alla sovranit, sia per evitare conflitti che influirebbero negativamente sulleconomia, sia per stabilire
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Katinke Barysh con Charles Grant e Mark Leonard, Embracing the Dragon The EU Partnership with China, Centre for European Reform, London, May 2005.

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regole ad esempio in termini di anti-trust e di rispetto della propriet intellettuale che sono indispensabili per la stessa esistenza di un libero mercato 7 . Tale contraddizione sta divenendo sempre pi evidente agli occhi degli attuali dirigenti cinesi. Prelude verosimilmente ad una revisione dei cinque principi della coesistenza pacifica e ad un maggior impegno internazionale della Cina, auspicato fortemente dallexsottosegretario di Stato USA Robert Zoellick 8 . Molti dirigenti cinesi incominciano a rendersi conto che ladesione acritica ai cinque principi della coesistenza pacifica isolerebbe la Cina, rendendola vulnerabile a critiche non solo da parte dei governi occidentali, ma anche delle ONG prima fra le quali Amnesty International le quali si occupano di diritti umani e civili e si sentono rappresentanti autentiche di una, peraltro non meglio precisabile, societ civile mondiale. Il comportamento futuro di Pechino sar condizionato dai suoi rapporti con Washington, soprattutto dalla tendenza emersa nel summit dellAPEC, tenutosi in Australia nel settembre 2007, di dar vita ad un mercato unico dellAsia-Pacifico, contrapposto allOMC, specie qualora questultima non riuscisse a trovare un compromesso sul Doha Round 9 . Il rilancio dellAPEC migliorer ulteriormente i rapporti fra la Cina e gli Stati Uniti, facendo superare le diffidenze sorte a Washington quando la Cina con la promozione di accordi subregionali asiatici, sembrava volesse erodere la presenza americana in Asia orientale, creando quasi una frattura a met dellOceano Pacifico.

2. La strategia globale (grand strategy) cinese nel corso della guerra fredda

Dopo lemergere di tensioni politiche tra Pechino e Mosca, che portarono alla rottura fra i due paesi allinizio degli anni Sessanta, la Cina, pur seguendo in linea di massima un approccio di disimpegno dagli affari mondiali per influire sui quali non disponeva n delle risorse, n del livello di potenza necessario - adott invece verso le sue immediate
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Carlo Jean e Giulio Tremonti, Guerre Stellari. Societ ed economia nel cyberspazio, F. Angeli, Milano 2000. 8 Francis Fukuyama, Re-Envisioning Asia, in Foreign Affairs, Jan-Feb. 2005, pp. 75-87. 9 STRATFOR: APEC Taking the Lead on Trade, Global Intelligence Brief, July 6th, 2007.

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periferie una politica molto pi aggressiva, volta a difendere od a ripristinare diritti storici, veri o presunti, ma molto popolari nellimmaginario collettivo cinese. Ne segu loccupazione del Tibet e una serie di guerre e di scaramucce con lIndia nel 1962, il Vietnam nel 1979 e con la stessa Russia nel 1969, sullAmur e sullUssuri. Questi ultimi scontri segnarono la rottura dellalleanza comunista, avvenuta formalmente con gli accordi con gli USA del 1972, ma gi iniziata dopo la condanna dello stalinismo fatta da Kruscev Segnarono anche lallineamento di fatto, anche se non formale, della Cina con il blocco occidentale in funzione anti-sovietica. Tale rovesciamento di fronte ebbe unincidenza non solo sulla politica estera, ma anche su quella interna cinese. Verso lesterno, diminu il complesso radicato nellesperienza storica cinese dellaccerchiamento e dellingerenza straniera. Diminu anche limportanza dellideologia a favore del pragmatismo. Allinterno, cre le condizioni che resero possibili dopo la morte di Mao Zedong (1976) le modernizzazioni di Deng Xiaoping, lapertura al mercato mondiale capitalista, cio alla globalizzazione, e ladozione di un sistema economico di capitalismo liberale, se non di liberismo assoluto, pur subordinato ad un regime comunista rimasto autoritario. Tale assetto fu largamente ispirato dalle esperienze del Cile di Pinochet (il cui consigliere economico era Milton Friedman), studiate con attenzione dallo stesso Deng. Il Partito Comunista intanto si era trasformato da partito ideologico in partito nazionale, interprete degli interessi della sola Cina, non di quelli del mondo. Influirono al riguardo i ricordi delle terribili convulsioni, i milioni di vittime, i disastri economici che la Cina aveva conosciuto dal Grande Balzo in avanti alla Rivoluzione Culturale. I radicali e i filo-sovietici (la c.d. Banda dei Quattro) furono rapidamente estromessi dal potere immediatamente dopo la morte di Mao. Vennero integralmente adottate le raccomandazioni del c.d. Gruppo dei quattro Marescialli, che aveva proposto a Mao, gi nel 1969, di riprendere i rapporti con gli Stati Uniti e di cercare la loro collaborazione, cosa che questi aveva in realt gi fatto allinizio degli anni sessanta quando si palesava la rottura di Pechino con Mosca. Nel 1978 il processo si era concluso. LOccidente cerc di rafforzare le capacit difensive cinesi contro unoffensiva sovietica. Vennero concessi crediti per lesportazione di armamenti (lItalia concorse alloperazione nel 1983 con mille miliardi di lire) e fu

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attenuato lembargo delle tecnologie strategicamente critiche, allora applicato alla Cina con le stesse regole del CoCom (Coordinationg Comittee) adottati nei riguardi del blocco sovietico. In questo settore lItalia svolse un ruolo pilota, coordinando in ambito CoCom la definizione di una green line specifica per la Cina. Pur rafforzando le capacit di difesa della Cina si cerc per di non aumentarne la sua capacit di proiezione di potenza, n quella di interdizione delle vie di comunicazione marittima, soprattutto degli Stretti della Malacca, utilizzati dalla U.S. Navy per spostarsi dal Pacifico allOceano Indiano. Mentre la PLA manteneva una grande capacit di difesa territoriale e di impedire uneventuale occupazione delle Cina, le sue capacit di intervento esterno restavano molto limitate, come si vide nel 1979 in occasione del disastroso attacco cinese al Vietnam. Lultima - la quarta - modernizzazione prevista nel programma di Deng, quella militare a cui venne e verosimilmente viene ancora - attribuita minore priorit, almeno a leggere lXI Piano Quinquennale che la ignora 10 . La Cina non ha mai elaborato documenti di orientamento politico-strategico generale, quali sono le National Security Strategy approvate dai presidenti USA allinizio del loro mandato, n tanto meno pubblica analisi strategico-operativo-tecnologiche, come quelle contenute nelle Quadrennial Defense Review degli USA o nelle Note Aggiuntive al Bilancio della Difesa italiano. Anche la pubblicazione in Cina, a partire dal 1998, di un Libro Bianco della Difesa non ha colmato le lacune esistenti 11 . La Cina ha comunque promesso allONU una maggiore trasparenza circa lammontare dei propri bilanci della difesa e circa le priorit della programmazione militare. Le decisioni politico-strategiche cinesi possono essere ricostruite solo dal comportamento concreto di Pechino, assumendo che dietro di esso ci sia un pensiero organico che conferisca loro unitariet e coerenza e che sulla pianificazione della PLA non influiscano il peso delle corporazioni delle singole forze armate. Mentre Deng Xiaoping credeva che gli Stati Uniti fossero destinati ad uninevitabile decadenza e che il tempo

Elisa Calza, LXI Piano Quinquennale cinese, in La Cina allo specchio, Quaderno di Relazioni Internazionali n. 3, ISPI, Milano, dicembre 2006, pp. 90-92. 11 Information Office of the State Council of the People Republic of China, Chinas National Defense in 2006, Beijing, December 2006; per commenti vds. Christopher Griffin and Dan Blumenthal, Chinas Defense White Paper: What It Does (and Doesnt) Tell Us, The Jamestown Foundation, China Brief, volume 7, Issue 2, January 24, 2007; Willy Lam, China Outlines Ambitious Objectives in Its Defense White Paper, ibidem, volume 7, Issue 1, January 10th, 2007.

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operasse a favore della Cina, il suo successore Jiang Zemin era persuaso che Pechino non potesse competere militarmente con Washington, neppure a medio-lungo termine, quale che fosse lo sforzo fatto in campo militare. Nel libro Bianco del dicembre 2006, viene affermato che la Cina si ormai trasformata da potenza militare locale in regionale e vengono indicate le scadenze per la modernizzazione (meccanizzazione e informatizzazione della PLA). Entro il 2010 la potenza militare cinese deve acquisire solide fondamenta; entro il 2020 deve effettuare un progresso decisivo e a met del XXI secolo deve acquisire la capacit di vincere guerre informatizzate. la prima volta che, in un documento ufficiale cinese, viene ammessa lesistenza di obiettivi che superano il quadro regionale.

3. Levoluzione della politica di sicurezza e della dottrina militare cinese dopo la fine della guerra fredda

Con la fine della Guerra Fredda, il collasso dellURSS e il ritiro delle forze sovietiche dalla Mongolia, il fronte principale della sicurezza esterna cinese si spostato da Nord a Sud, sulle coste del Pacifico e dei tre mari cinesi: Meridionale, Orientale e Mar Giallo, tutti delimitati da isole che non sono sotto controllo cinese, ma che costringono la Cina in una specie di gabbia. Ci facilita la sorveglianza della U.S. Navy e delle marine alleate sulle SLOC vitali per leconomia cinese. Quale che sia lo sforzo per costruire una marina oceanica, Pechino non potr mai esercitare un sea control adeguato alla protezione della sua economia - soprattutto dei suoi rifornimenti energetici e dei suoi commerci - a meno di non puntare ad una superiorit globale sugli USA, che possono concentrare le loro risorse nel sistema Asia-Pacifico. Ci spiega, da un lato, il suo interesse per lAsia centrale e per la Siberia centroorientale e, dallaltro lato, i tentativi di accordo e di cooperazione con Washington, realizzando in opposizione alla Cindia e allEurocina la c.d. Chimerica, base di un nuovo ordine mondiale della globalizzazione, fondato sullintesa sino-statunitense. La politica di rivendicazioni territoriali soddisfatta con la restituzione alla Cina di Macao e di Hong Kong continua a manifestarsi con pressioni su Taiwan. Esse culminarono nel

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1995-96 con provocatorie esercitazioni missilistiche ai limiti delle acque territoriali dellisola, che cessarono quando il Presidente Clinton invi due gruppi portaerei nello stretto che separa lisola dalla Cina continentale. La legittimit di pressioni militari per evitare lindipendenza dellisola stata formalizzata nel 2003 nella legge antisecessione. Essa autorizza la PLA ad usare la forza qualora i dirigenti di Taipei fossero chiaramente intenzionati a proclamare lindipendenza e a staccare lisola dalla Cina. Per evitare umiliazioni del tipo di quelle subite nel 1995-96, la Cina invia con crescente frequenza messaggi militari agli USA, fra i quali fu, ad esempio, lesperimento di abbattimento di un vecchio satellite meteo cinese con un missile ASAT, lemersione di un nuovo silenziosissimo sommergibile tipo Song nelle vicinanze di un gruppo portaerei americano, oppure lo sviluppo di capacit di guerra cybernetica. Tali messaggi dimostrano da un lato che la Cina sta sviluppando tecnologie asimmetriche per colpire le vulnerabilit della U.S. Navy 12 , e dallaltro lato il timore cinese che gli USA utilizzino la loro attuale superiorit network-centrica, prima che la PLA abbia acquisito le capacit necessarie per neutralizzarla13 . Tale atteggiamento comport anche lestensione delle acque territoriali e della zona economica esclusiva cinese, nonch la definizione di uno spazio vitale marittimo mobile, di estensione corrispondente alla potenza navale cinese 14 . Lampiezza di questultimo dovrebbe servire da guida per la pianificazione della Marina cinese (PLAN o PLA Navy), che rappresenta uno degli argomenti principali del dibattito sui futuri obiettivi strategici della Cina. La Marina divenuta insieme con le forze anfibie, con quelle aeree a maggior raggio dazione e con quelle missilistiche nucleari della Seconda Artiglieria della PLA lo strumento principale della strategia militare cinese, prima monopolizzata dalle forze terrestri, regolari e di milizia, le quali avevano anche lesclusivit della presenza militare nella Commissione Militare Centrale, organo di vertice politicostrategico sia del Partito che dello Stato. Ufficiali della Marina e dellAeronautica vi sono stati ammessi solo negli ultimissimi anni.
Ashley J. Tellis, Punching the US Militarys Soft Ribs: Chinas Anti-satellite Weapon Test in Strategic Perspective, Carnegie Endowment for International Peace, Policy Brief 51, June 2007. 13 STRATFOR, Rodger Baker, Chinas Concerns in 2007: Fears of a Perfect Storm, Geopolitical Intelligence Report, January 30th, 2007. 14 STRATFOR, Gorge Friedman, Space and Sea-Control in Chinese Strategy, January 23rd, 2007; in http://www.stratfor.com/products/premium/283348.
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Anche lEsercito in corso di modernizzazione. Il Libro Bianco pone fra gli obiettivi da conseguire la meccanizzazione oltre che linformatizzazione. I motivi e la portata del potenziamento delle forze terrestri costituiscono oggetto di interrogativi da parte degli analisti strategici. Per la difesa territoriale bastano la milizia e le altre forze paramilitari. Inoltre, non andrebbero considerati scenari di intervento esterno terrestre, dato che i contenziosi di frontiera con i paesi vicini sono stati quasi tutti risolti. Altri pensano che lammodernamento dellEsercito derivi dal peso politico che tuttora continuano ad avere le forze terrestri - specie dopo che gli episodi di Piazza Tienanmen del 1989 hanno dimostrato la scarsa affidabilit della milizia nel difendere lordine pubblico ed il regime. Ma la massa degli analisti strategici ritiene che la Cina intenda realizzare unincontrastabile superiorit terrestre sulla Federazione russa - in Asia centrale - sulla penisola indocinese e forse sulla stessa India. Questi ultimi si oppongono allipotesi, sostenuta dalla PLAN, che la Cina - la cui frontiera terrestre quasi ovunque protetta da regioni poco praticabili ad offensive terrestri su larga scala - si sia trasformata in unisola con la scomparsa dellURSS e che sia per essa vitale uscire dalla gabbia in cui la costringono le catene di isole che circondano la Cina e la potenza della Marina statunitense. Sono invece persuasi che la Federazione Russa conoscer uninarrestabile decadenza demografica e militare, offrendo alla Cina la possibilit di accedere via terra alle materie prime di cui necessita la sua economia, senza dover dipendere dalle vie di comunicazione marittima che, ancora per decenni, saranno dominate dalle marine degli USA e dei loro alleati. Il mutamento della grande strategia globale cinese pu comunque essere compreso facendo riferimento soprattutto alla pianificazione e alla dottrina della Marina cinese e di come i responsabili a Pechino prevedono la progressiva estensione dello spazio vitale marittimo. Ne sono prove non solo le dichiarazioni dei presidenti Jiang Zemin e Hu Jintao circa la priorit da attribuire alla componente navale e le celebrazioni, nel 2005, del grande ammiraglio cinese Zheng He (che nel XV secolo aveva percorso la via della seta marittima allora dominata dalla marineria araba giungendo alle coste occidentali dellAfrica). Lo proverebbe anche la priorit data allo sviluppo di armi ASAT e cyberspaziali, dirette a colpire le vulnerabilit principali della U.S. Navy.

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I concetti di frontiera marittima mobile e di spazio marittimo vitale centrali nel dibattito geopolitico cinese - sono analoghi a quelli che caratterizzavano le teorie geopolitiche europee dellOttocento e della prima met del Novecento. Alla geopolitica non viene per attribuito in Cina un significato deterministico, del tipo di quello della scuola tedesca, ma uno analogo a quello della geopolitica volontaristica della scuola italiana o di quella possibilistica francese 15 . Ad esse si contrappongono frequenti accenni allimportanza della nuova via della seta che diventa via del petrolio e che estende lo spazio vitale cinese allintero Turkestan, sino al Mar Caspio. Nel pensiero cinese il confine marittimo considerato mobile in funzione dei rapporti di forza esistenti sul mare, oggi dominato dalla 7 e dalla 5 Flotta USA e dalle Marine indiana e giapponese, entrambe in corso di rapido potenziamento. Un blocco anticinese sarebbe in grado di interdire alla Cina il libero uso delle sue vitali SLOC, non solo di quelle ad ovest degli stretti della Malacca, della Sonda e di Lomback, ma anche di quelle del Pacifico, che mettono in comunicazione la Cina con le Americhe. Per quanto riguarda Taiwan, la capacit degli Stati Uniti e dei loro alleati di intervenire a sostegno dellisola preoccupa evidentemente i cinesi. Taluni vorrebbero limitarsi ad un obiettivo di area denial attorno a Taiwan per dissuadere o contrastare lafflusso di forze aeronavali e anfibie americane. Altri invece, soprattutto la scuola geopolitica di Pechino, affermano che il problema di Taiwan pu essere risolto solo affrontando il dopoTaiwan. Il controllo cinese dellOceano dovrebbe estendersi ben oltre la prima catena di isole, a cui appartiene Taiwan, per spingersi fino ad acquisire quello della seconda catena, che va dalla penisola indocinese alle Filippine, per spingersi alla grande base americana di Guam e risalire poi a Nord fino ad includere il Giappone e Sakhalin 16 . Va inoltre tenuto conto che la globalit - propria della cultura strategica cinese considera al tempo stesso strategia diretta ed indiretta, nonch il soft e lhard power. Tali concetti trovano la loro organica collocazione in quelli di potere nazionale globale e di configurazione strategica della potenza 17 .
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Carlo Jean, Manuale di Geopolitica, Laterza, Roma-Bari, 2007 (4 edizione). Bernard D. Cole, The PLA Navys Developing Strategy, China Brief - The Jamestown Foundation, October 25th, 2006. 17 Ding Bangquan, Chinas Strategic Concepts for Asia-Pacific Security, in Michael D. Bellows (ed.), Asia in the 21st Century-Evolving Strategic Priorities, National Defense University, Institute of National Strategic Studies, Fort McNair, Washington D.C., 1996, pp. 157-69.

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Oggi la Cina consapevole che non in grado di confrontare la potenza militare americana e che ogni suo atteggiamento troppo aggressivo spinge i suoi vicini a ricercare lappoggio degli USA, mentre invece la politica del sorriso, il peaceful development e limpiego coordinato di tutte le dimensioni del soft power 18 , le consentono di rafforzare la sua potenza ed influenza mondiali. Secondo molti esperti, il soft power sta facendo conseguire alla Cina, in campo globale, vantaggi che non potrebbe mai conseguire con lhard power. La grand strategy del peaceful rise ridenominato peaceful development, perch rise sembrato troppo aggressivo corrisponde a tale scelta di fondo. Essa dominer verosimilmente la politica estera cinese, almeno fino a quando la Cina superate le sue drammatiche difficolt interne potr eguagliare la potenza degli USA e dei loro alleati prima nel sistema Asia-Pacifico e poi, forse, nel mondo. Forse perch, mentre la posizione geografica centrale favorisce un dominio globale da parte degli Stati Uniti, quella sostanzialmente periferica della Cina i cui accessi marittimi sono controllati dagli arcipelaghi che la circondano induce Pechino a perseguire una superiorit strategica solo regionale. La Cina non segue almeno per ora una geopolitica simile a quella dellarea di co-prosperit asiatica, che aveva ispirato la politica del Giappone prima del secondo conflitto mondiale. Non ha la possibilit di indurre gli USA a diminuire la loro presenza ed influenza nel Pacifico occidentale e nellOceano Indiano. Deve fare i conti nella stessa Asia con gli altri due giganti asiatici: lIndia e il Giappone. Deve infine fronteggiare la vulnerabilit non solo delle sue SLOC, ma anche quelle conseguenti alla sua integrazione nelleconomia mondiale, specie linterdipendenza economica con gli Stati Uniti. La Cina contribuisce ad arricchirli, esportando i prodotti manifatturieri della sua manodopera a basso costo e mantenendo le capacit dimportazioni americane con lacquisto di dollari e di buoni del tesoro degli Stati Uniti. Contribuisce considerevolmente a finanziare il twin deficit degli USA con un equilibrio degli squilibri che ha finora retto, ma che viene giudicato estremamente fragile. Se si rompesse, le ricadute sulleconomia mondiale potrebbero essere drammatiche 19 . Finora la dottrina militare cinese a quanto traspare nei Libri Bianchi della Difesa, negli interventi di responsabili politici e militari e negli scritti di esperti strategici stata
David M. Lampton, The Faces of Chinese Power, Foreign Affairs, January-February 2007, pp. 115-127. Alastair Newton, Asia Rising: the Geopolitical Implication, paper distribuito in occasione dellAspen Dialogue on World Economy - The New Geopolitics of the Global Economy, Florence, 6-7 July, 2007.
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finalizzata alleventualit di una guerra locale e limitata per Taiwan, cio a quella che Deng Xiaoping denomin Campagna di Zona di Guerra 20 . Tale denominazione subentr al concetto di Mao Zedong di guerra di popolo di lunga durata, cio di una guerra totale, che richiedeva la mobilitazione agli ordini del PCC di tutte le sue risorse psicologiche, demografiche e materiali del Paese. La Campagna di Zona di Guerra inizialmente denominata guerra di popolo nelle condizioni moderne condotta non dal Partito, ma dai responsabili dei Comandi locali (che assumono alle loro dipendenze anche le Regioni militari e le forze in esse dislocate). Tali comandi, in caso di guerra, non rispondono allo Stato Maggiore Generale, ma direttamente alla Commissione Militare Centrale, organismo a doppio cappello, sia del Partito che dello Stato. E evidente la preoccupazione del PCC, il cui potere derivato da quello della PLA, di non lasciare che le forze terrestri dipendano da un unico comando, che potrebbe contrapporsi al Partito. In pratica, la priorit riguarda Taiwan e il contrasto (area denial) di un intervento americano e giapponese in soccorso allisola. Anche nel lungo periodo, non sembra che la Cina molto realisticamente - intenda garantire il sea control delle sue SLOC, se non forse nei tre mari cinesi che la circondano, fatto che diventerebbe possibile solo se Pechino esercitasse il controllo sulla prima catena di isole. Sembra per esclusa lintenzione di acquisire una capacit di proiezione globale di potenza, ad esempio per proteggere sia le regioni da cui la Cina trae le materie prime indispensabili al suo sviluppo, sia le comunit della diaspora cinese nel mondo. Tuttavia negli ultimi anni le ambizioni cinesi sembrano presentare sintomi di maggior dinamismo. Si sono estese dal contenzioso territoriale per il Mar Cinese Meridionale a quello con il Giappone per il possesso delle isole Senkaku o Diaoyu, situate a Sud di Okinawa, e al controllo delle loro zone economiche esclusive, ricche di idrocarburi. Beninteso, le ambizioni degli esperti navali cinesi non si limitano alle immediate periferie marittime della Cina. Almeno in una prospettiva di medio termine, prevedono lestensione progressiva dello spazio marittimo vitale al Pacifico occidentale e allOceano Indiano e, nel lungo periodo, allintero mondo. Tale estensione deve per procedere in parallelo con il massiccio rafforzamento non solo della Marina e delle altre componenti della PLA destinate alla proiezione di potenza, ma anche di quello delle forze
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Sentinel.janes.com, China Armed Forces, Issue n.15, 2004.

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nucleari strategiche di Pechino, che dovrebbero garantire un quadro dissuasivo sufficiente ad evitare massicce reazioni americane. Si tratta di elaborazioni teoriche e di wishful thinking che hanno ben pochi collegamenti con la realt, quando si pensi al fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati dispongano di un prodotto annuo che si avvicina a 30 mila trilioni di dollari, contro i poco pi dei 3 cinesi; che il bilancio della difesa americano supera il 45% del totale delle spese militari mondiali e che la U.S. Navy ha un dislocamento complessivo di 2.500.000 tonnellate contro le meno di 250.000 della PLAN 21 . Da un concetto antiegemonico di deterrenza minima (i cinesi lo denominano anti-imperialista, dato che normalmente utilizzano il termine imperialismo al posto di quello di egemonia) - valido sin dallo scoppio nel 1964 della prima bomba atomica cinese - si passati ad un concetto di deterrenza limitata (talvolta definita sufficiente), sempre fondata sulla capacit di secondo colpo e sul no first use nucleare, ma realizzata con strumenti meno vulnerabili ad un first use americano e russo (ad esempio, ICBM a combustibile solido, anzich liquido, i quali richiedono tempi troppo lunghi di preparazione al lancio) 22 . I responsabili di Pechino sono molto preoccupati dagli sviluppi delle difese anti-missili americane e giapponesi. Temono la loro estensione a Taiwan, a cui, peraltro, gli USA hanno negato la cessione di incrociatori dotati di sistemi Aegis Standard III, limitandosi ad esportare qualche batteria di Patriot PAK 3. Si sono sentiti traditi da Mosca, allorquando il Presidente Putin non reag, nel dicembre 2001, al ritiro USA dal Protocollo ABM del Trattato SALT 1, che poneva forti limiti allo sviluppo di difese anti-missili balistici strategici. Il Presidente Hu Jintao ha condannato anche la scelta di Mosca di distinguere nettamente fra le difese strategiche e quelle di teatro, che sono poi quelle che interessano Taiwan 23 e che, comunque, Mosca ha sempre avuto contro le minacce dei missili cinesi a gittata intermedia.

Bernard D. Cole, The Great Wall at Sea: Chinas Navy Enters the Twenty-First Century, Naval Institute Press, Annapolis, 2001. 22 Larry Wortzel, The Trouble With Chinas Nuclear Doctrine , in Janes Defense Weekly, 22 February 2006. 23 Sentinel.janes.com, Issue n.15-2004, China and North East Asia, specie pp. 539-42.

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Tali critiche sono state particolarmente dure nei confronti del Giappone, anche perch la Cina ha ogni interesse alla divisione dellOccidente. Per questo ha assunto una posizione molto equilibrata nella disputa fra gli Stati Uniti e la Russia per lindipendenza del Kosovo e non ha pronunciato particolari critiche sullestensione allEuropa del sistema antimissile USA, con linstallazione di una base di intercettori in Polonia e di una stazione radar in Repubblica Ceca. Unultima evoluzione sta per verificandosi, come risulta dal discorso prima citato del Presidente dellUniversit Nazionale di Difesa di Pechino. Esso consiste nel nuovo concetto di deterrenza credibile. Esso non escluderebbe il first use nucleare, qualora gli USA dovessero impiegare contro la PLA la potenza della network centric warfare. In tale caso, secondo lesponente militare cinese, gli obiettivi non sarebbero per controforze, ma controrisorse; consisterebbero cio nella popolazione e nelle citt americane. difficile dire fino a che punto tale mutamento di dottrina strategica nucleare sia reale o solo dichiaratorio. Potrebbe essere stata in un certo senso una risposta alle dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore della Difesa giapponese, che ha insistito sulla necessit per il suo paese di dotarsi di un armamento nucleare e di estendere esplicitamente a Taiwan le garanzie di sostegno nipponico, gi implicitamente previste dal Trattato di alleanza fra Tokyo e Washington. Le affermazioni del Capo di Stato Maggiore sono condivise da molti ambienti politici e militari giapponesi. Secondo altri ancora, il Giappone avrebbe ogni interesse ad alimentare tensioni fra la Cina e gli USA, in modo da rendere impraticabile una stretta cooperazione strategica fra Washington e Pechino, quale quella verificatasi immediatamente dopo l11 settembre. Essa non consisterebbe come stato attribuito a dichiarazioni del Segretario di Stato Condoleezza Rice in una combinazione fra il contenimento della Cina e il suo coinvolgimento nella gestione dellordine mondiale come proposto da Robert Zoellick - ma addirittura in unalleanza di fatto fra Stati Uniti e Cina quella che si denominata Chimerica analoga a quella esistente tra il 1972 e il 1989 in funzione anti-sovietica. Essa si avvarrebbe del Dialogo Economico Strategico sino-americano, foro ad alto livello che si tiene ogni due anni, la cui prima riunione si svolta a Washington nel maggio 2007. Anche qualora non si trasformasse in unalleanza formale, Chimerica renderebbe meno importante geopoliticamente il Giappone, che intende invece riprendere almeno in parte linfluenza in Asia orientale e meridionale, che

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aveva sottratto alla Cina a partire dal conflitto sino-giapponese del 1894-96, ma che Pechino gli aveva a sua volta sottratto approfittando anche dalla stagnazione delleconomia giapponese, verificatasi dallinizio degli anni novanta al 2004. Tale politica contrastata dagli ambienti imprenditoriali e commerciali giapponesi. Essi sono invece fautori del sostegno - se non della partecipazione nipponica allintesa sino-americana, dato che la Cina rappresenta oggi il pi grande mercato per le merci e gli investimenti del Giappone. Le due economie sono sempre pi interdipendenti. La recente ripresa di quella giapponese dovuta alla funzione di traino che su di essa ha avuto la crescita cinese. Sta emergendo un mercato regionale asiatico integrato, anche se aperto alleconomia mondiale, in misura maggiore di quanto avvenga negli gli Stati Uniti e in Europa. La capacit di adottare la nuova strategia nucleare del deterrente credibile dipende dal potenziamento delle forze della Seconda Artiglieria: nuovi missili intercontinentali (il CSS-15 o 31-A dalla gittata di ben 14 mila Km) e soprattutto sommergibili nucleari lanciamissili invulnerabili ad un first strike americano. Oggi questultimo avrebbe ancora buone probabilit di distruggere le capacit nucleari strategiche della Cina, dato che la massa dei suoi ICBM a combustibile liquido e richiede un notevole tempo di preparazione al lancio. La Cina, poi, dispone di un solo sommergibile nucleare lanciamissili. Parallelamente a tale potenziamento dellarsenale strategico, la Cina sta ammodernando sia le centinaia di missili a gittata corta e intermedia (ormai quasi un migliaio) schierati di fronte a Taiwan, e i sommergibili convenzionali diesel-elettrici a rigenerazione daria, capaci di rimanere immersi a bassa velocit per 40 giorni 24 , anzich per quattro (come avviene per i sommergibili convenzionali), prima di far emergere lo shnorkel, mettere in moto i motori diesel e ricaricare le batterie. Le minacce alle frontiere terrestri settentrionali e occidentali, la cui difesa aveva sempre avuto un carattere sostanzialmente statico, impersonato nel passato dalla Grande Muraglia, sono scomparse. Caso mai oggi la Cina ad acquisire una capacit di proiezione di potenza anche a terra. Da potenza stanziale e terrestre - quindi sostanzialmente locale - la Cina sta trasformandosi in una potenza marittima almeno regionale, mantenendo per una capacit di pressione in Asia centrale e nella penisola indocinese. Per la prima volta nella sua storia a parte le crociere dellammiraglio Zhen
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http://sentinel.janes.com, China and North East Asia, cit.

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He del XV secolo, considerate dagli storici imperiali del tempo un dispendioso passatempo sarebbe quindi sempre pi proiettata sugli oceani, in sintonia con la globalizzazione della sua economia export-led e delle sue esigenze di materie prime. Si tratta di un cosmopolitismo strategico nuovo nella storia cinese. In esso, Pechino si trova confrontata con la supremazia globale degli USA, particolarmente accentuata in campo navale e aerospaziale. Anche se non si pu affermare che ci si trovi di fronte ad un completo mutamento della strategia cinese da difensiva e regionale ad offensiva e globale molti esperti USA sono sempre pi preoccupati di quanto sta avvenendo in Cina, anche per la scarsa trasparenza del bilancio cinese della difesa e per la difficolt di conoscere quali siano gli obiettivi cinesi di lungo periodo25 . La costruzione di una marina militare oceanica, il cui raggio di azione sarebbe destinato ad espandersi progressivamente, in parallelo con la crescita economica, stata teorizzata sin dal 1992, nella Legge Navale cinese. In essa si affermava abbastanza chiaramente non solo che la Cina avrebbe dovuto occupare il vuoto di potenza determinatosi nel Mar Cinese Settentrionale e nel Pacifico dal collasso dellURSS, ma anche che la sua condizione di superpotenza economica globale non le consentiva pi di dipendere dalla garanzia di unaltra superpotenza - cio degli USA, considerati se non nemici, almeno potenzialmente ostili per il libero uso delle SLOC vitali per Pechino. Come si ricordato, quanto meno dubbio che, anche nel lungo periodo, la geografia renda possibile alla Cina la realizzazione del sea control delle sue SLOC o una proiezione globale di potenza a garanzia dei suoi interessi economici e delle sue diaspore oltremare. Tali obiettivi implicherebbero una netta superiorit della PLA-N sulla U.S. Navy e sulle marine dai loro alleati, irraggiungibile per Pechino, anche con la disponibilit di basi navali allestero, come quelle che sta costruendo nel Golfo del Bengala e sul Mare Arabico. Oggi, la Marina cinese non in grado neppure di realizzare un sea denial significativo per contrastare lafflusso delle forze aeronavali e anfibie americane a difesa di Taiwan, n il sea control dello Stretto che separa lisola alla terraferma, per proteggere le navi necessarie ad uninvasione dellisola e al suo successivo sostegno logistico. Oggi, le navi anfibie disponibili sono a malapena sufficienti per il trasporto di una sola divisione.
John J. Tkacik jr., Chinas Quest for a Superpower Military, Backgrounder n. 2036, The Heritage Foundation, Washington D.C., May 17th, 2007.
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Beninteso, esse potrebbero rapidamente moltiplicarsi, dato che la cantieristica commerciale cinese ha superato quella sud-coreana, divenendo la prima del mondo. A parte ogni altra considerazione di ordine politico ed economico relativa cio agli enormi danni che subirebbe leconomia cinese per un blocco navale che gli USA e i loro alleati sarebbero in condizione di fare senza particolari difficolt militari queste limitazioni tecniche rendono improbabile uninvasione anfibia dellisola e anche un suo blocco navale da parte di Pechino, almeno nel breve-medio periodo. Le linee di sviluppo delle forze armate cinesi e quindi la loro sostenibilit economica e tecnologica vanno valutate proprio in questa ottica, cio esaminando in che modo Pechino ritiene che il suo spazio vitale marittimo debba e possa essere esteso. Solo in tal modo possono ragionevolmente essere fatte previsioni sullevoluzione della dottrina strategica, sul potenziamento della PLA, nonch sulla futura consistenza del bilancio militare cinese. In ogni caso sono fattori che sembrano pi collegati con levoluzione pi della politica che delleconomia cinese. Uno Stato non si riarma per il gusto di farlo e perch ne ha la possibilit economica; lo fa per perseguire precisi obiettivi geopolitici. Nel valutare significato e prospettive del riarmo della PLA, occorre tener conto che il pensiero militare cinese ha sempre attribuito la massima importanza a strategie e strumenti asimmetrici e indiretti. Pertanto, gli approcci seguiti dallOccidente nella valutazione dei rapporti di forza conducono a risultati fuorvianti. Ancora meno significativi sono le deduzioni che possono essere tratte dal confronto dei bilanci militari, a parte la difficolt di valutarne il potere dacquisto, che molto differente da paese a paese e che dipende anche dal tipo di pianificazione delle forze e finanziaria che viene seguita. Occorre soprattutto tener conto che un riarmo della Cina determinerebbe preoccupazioni e reazioni nei suoi vicini, con conseguente attenuazione o scomparsa dellattuale efficacia del soft power, che sta aumentando la potenza e linfluenza cinese in Asia e nel mondo. Nelle pagine che seguono si analizzeranno le strategie elaborate dalla Cina del dopoDeng in tema di guerra convenzionale. Successivamente verr effettuata unanalisi di significato strategico degli sviluppi di armi antisatelliti cinesi e nel settore della cyberwar, per concludere con lesame delle probabili linee di sviluppo della dottrina strategica e strutturale della PLA.

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Va subito detto che gli sviluppi finora avvenuti pur adattandosi in modo assai flessibile ed efficace ai mutamenti di situazione sono stati sempre coerenti con le direttive-chiave cosiddette delle ventiquattro lettere dettate da Deng Xiaoping per la strategia e la conseguente pianificazione strategica cinese: osserva con calma; non esagerare nelle reazioni; non cedere ma difendi duramente i tuoi principi e interessi; nascondi le tue capacit; guadagna tempo; non cercare di primeggiare ad ogni costo; cerca di accumulare progressivamente piccoli successi per aumentare i tuoi vantaggi competitivi. Sono prescrizioni perfettamente in linea con gli insegnamenti dei classici strategici cinesi. Esse rispecchiano anche la consapevolezza delle condizioni dinferiorit militare della Cina e dellesigenza di sfruttare la sorpresa e le vulnerabilit degli Stati Uniti, per posizionarsi nel futuro nel miglior modo possibile. Da realistiche valutazioni dei rapporti di forza reali sicuramente disceso da un lato il cauto comportamento cinese volto ad evitare uno scontro frontale con gli USA, dopo linvio, nel 1995-96, da parte del Presidente Clinton di due gruppi portaerei nello Stretto di Taiwan, e, dallaltro lato, la decisione del XVI Congresso del PCC del 2002 che la Cina ha tutto da guadagnare nel proiettare unimmagine positiva e cooperativa nella comunit internazionale, in altre parole nello sfruttare il suo soft power. Lo fa valorizzando lattrazione per il suo modello politico-economico ed avvalendosi non solo di accordi bilaterali, ma anche di istituzioni come lo SCO, lASEAN+3 e il Summit dellAsia orientale. Tale politica di cautela e di collaborazione seguita anche nei confronti degli Stati Uniti con lAPEC e con il Foro Economico Strategico. Questi ultimi hanno acquistato maggiore importanza da quando le relazioni fra Pechino e Tokyo sono migliorate con lavvento al potere del premier Abe al posto di Koizumi.

4. La strategia asimmetrica di Pechino

Per la PLA non solo oggi, ma anche nel futuro a medio termine, sarebbe un suicidio affrontare frontalmente le forze USA, anche solo nello Stretto di Taiwan. Non per detto che Pechino non interverrebbe direttamente per salvaguardare il suo prestigio, qualora i dirigenti di Taipei forzassero la mano dichiarando lindipendenza dellisola. Vanno comunque ricordate ancora le pressioni di Washington sugli indipendentisti di Taiwan, per

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farli recedere dai loro propositi e la sua minaccia di non intervenire a sostegno dellisola, qualora Taiwan provocasse la Cina. A tal riguardo, gli USA ripetono a Taipei che il Trattato di amicizia con lisola non li impegna a farlo. Ma anche in assenza di un impegno formale, gli Stati Uniti sarebbero in pratica obbligati ad intervenire, anche a rischio di un conflitto globale con la Cina. Se cos non fosse, perderebbero ogni credibilit nellintera Asia orientale e anche meridionale. Inoltre, dalla persuasione che gli USA interverrebbero dipende la capacit dissuasiva nei confronti di Pechino, perch non impieghi la forza per riunificare lisola al continente. Ad ogni buon conto, le analisi e la pianificazione strategiche devono tener conto pi delle capacit che delle intenzioni, le quali possono mutare rapidamente. La Cina ha da tempo considerato la possibilit di realizzare i propri obiettivi di dissuadere e, se del caso, impedire la secessione di Taiwan con tattiche e tecniche non convenzionali, quelle che il pensiero strategico classico cinese denominava le armi magiche (in termini occidentali si chiamano armi asimmetriche, usate per determinare vantaggi competitivi). Essi vanno dalla guerra politica del Fronte Unito 26 alla guerra elettronica e a quella cibernetica, per giungere a quella del controspazio, con armi ASAT 27 . Il Fronte Unito un termine che era gi utilizzato da Mao e indica la ferma volont di realizzare lunit della Cina, magari con la formula una Cina, due sistemi, gi utilizzata per Hong Kong e per Macao. Il termine stato ripreso dai vari leaders cinesi Deng, Jiang e Hu e consiste nel mantenimento di elementi favorevoli allunificazione dellisola con la Cina allinterno dei vari partiti politici taiwanesi, in particolare di quello del Kuomintang, pi unionista dei nazionalisti del Presidente Chen Shui-bian. Esso implica linfiltrazione e lutilizzazione dei numerosi taiwanesi (quasi un milione) che lavorano nella Repubblica Popolare, nonch il finanziamento dei partiti politici dellisola favorevoli alla Cina e anche di quelli degli Stati Uniti. Ad esempio, la Cina ha generosamente finanziato la campagna presidenziale di Clinton e quella di Al Gore. A tale azione, si accompagna lopera di propaganda patriottica, rivolta in particolare alla classe imprenditoriale e commerciale taiwanese, che ha consistenti interessi in Cina; investimenti per oltre 50 miliardi di dollari e diverse migliaia di joint ventures industriali e
John J. Tkacik, From Surprise to Stalemate, in Laurie Burkitt et alia (eds), The Lessons of History: the People Liberation Army, U.S. Army War College Strategic Studies Institute, Fort Carlisle (VA), 2003. 27 David Lague, China Enchances Cyberwar Power, International Herald Tribune, August 30th, 2007, p. 6.
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commerciali. Solo in casi eccezionali, a tale azione psicologica sono state affiancate vere e proprie forme dintimidazione, come quella del 1995-96, effettuando lanci di missili nelle acque prospicienti i principali porti di Taiwan. Sotto il profilo propriamente militare, la PLA attribuisce grande importanza allinformation warfare e alla cyberwar. Gli obiettivi sono quelli di essere in grado di creare caos nellisola, inabilitandone o distruggendone le infrastrutture critiche sia delle comunicazioni che informatiche, nonch di contrastare lafflusso delle forze navali USA e la loro information dominance. La PLA ha costituito a tale scopo talune unit di guerra delle informazioni, composte da specialisti ad altissimo livello, e ha elaborato una dottrina dimpiego coordinata con quella delle forze dattacco fisico, cio il lancio di missili, i bombardamenti aerei e gli attacchi di commandos di forze speciali o di agenti infiltrati a Taiwan o di simpatizzanti locali. A parte lutilizzazione di tali tecniche e tattiche per favorire il successo di unaggressione, secondo i responsabili cinesi, tali azioni potrebbero infliggere enormi danni alleconomia dellisola, valutati pari a quelli di un attacco missilistico o di un blocco navale 28 . Gli apparati e gli specialisti del settore sono stati talvolta impiegati anche per attaccare le reti di comunicazioni e radar delle forze americane e giapponesi. La Cina dispone di buone tecnologie a riguardo, di provenienza soprattutto russa e israeliana. In particolare, la PLA ha schierato un UAV anti-radar, del tipo Harpy, prodotto da Israele 29 , che sarebbe in grado di neutralizzare i principali sistemi radar di Taiwan. Inoltre, la PLA ha istituito unit di lite aviotrasportate e speciali, sul modello occidentale. Ha costituito in particolare la 15 Armata Aviotrasportata, forte di quattro divisioni. Attualmente avrebbe 40 mila effettivi, destinati a divenire 70 mila e forse 100 mila. In tal caso si sdoppierebbe, originando la 16 Armata Aviotrasportata. I velivoli da trasporto sono per ancora in numero ridotto ed importati dalla Russia. La PLA possiede una cinquantina di Il-76, mentre per il trasporto completo di una divisione aviotrasportata ne occorrono almeno una settantina. Sono comunque in corso trattative per acquistare o co-produrre gli enormi Antonov An-124, con una capacit di carico di 120 tonnellate.
28

Timothy Thomas, Chinas Electronic Strategies, in Military Review, May-June 2001; vds. anche Micheal Pillsbury (ed.), Chinese View of Future Warfare, National Defense University, INSS, Washington D.C., 1997. 29 Bill Gertz, China Deploys Drones from Israel , in Washington Times, July 2nd, 2002.

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Lindustria cinese non ha ancora prodotto nessun velivolo large-body, anche se allacquisizione di tale capacit viene attribuita una priorit elevata. Infine, la PLA sta dedicando grandi sforzi e risorse alla costituzione di Forze Speciali. Lobiettivo sarebbe quello di raggiungere i 25 mila effettivi. La dottrina militare cinese, tra laltro, ne prevede limpiego per distruggere nodi di comunicazione e radar e componenti della difesa antimissili e contraerea e per effettuare operazioni diversive e psicologiche. Molto bene addestrate, le Forze Speciali giocherebbero un ruolo essenziale in qualsiasi attacco a Taiwan. Rappresentano uno strumento asimmetrico capace di contrastare la rilevante potenza convenzionale non solo delle forze anfibie e aeronavali americane, ma anche di quelle aeroterrestri taiwanesi, in possesso di un ottimo livello tecnologico e di una consistenza tale da poter respingere qualsiasi attacco anfibio di consistenza inferiore alle quattro-cinque divisioni.

5. Implicazioni strategiche delle capacit antisatellitari cinesi

L11 gennaio 2007, la testata di un missile balistico a raggio intermedio distrusse allaltezza di 864 km dalla Terra e con impatto diretto un vecchio satellite meteorologico cinese 30 . Le preoccupazioni USA furono molto forti, anche perch il missile intercettore distrusse il satellite in condizioni molto difficili, quando il missile era ancora nella sua fase ascensionale. Il successo dellesperimento dimostra lelevato livello tecnologico posseduto dalla Cina nel settore. Occorre tener conto che il satellite aveva una velocit di circa 7.5 km/secondo, cio una molto simile a quella di un missile intercontinentale, e che, secondo le valutazioni americane, lesperimento non stato manipolato, ad esempio, con segnali elettronici provenienti dal satellite per dirigere contro di lui la testata attaccante. I cinesi mantennero segreto il loro esperimento, anche se avrebbero dovuto segnalarlo, per il pericolo che i pezzi del satellite distrutto, dispersi nello spazio, rappresentano per le migliaia di satelliti commerciali in servizio. Furono gli USA ad annunciarlo, alquanto preoccupati per leffetto negativo che le capacit ASAT cinesi avrebbero sulle loro forze
Ashley J. Tellis, Punching the U.S. Military Soft Ribs Chinas Antisatellite Weapon Test in Strategic Perspective, Carnegie Endowment for International Peace, Policy Brief 51, June 2007.
30

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navali e aeree che operano nel Pacifico occidentale e la cui potenza dipende dalla possibilit di utilizzazione delle reti satellitari di ricognizione, di comunicazione, di posizionamento e di guida delle armi di precisione. Secondo la gran parte degli esperti strategici USA, la dimostrazione di tali capacit ha rappresentato un chiaro segnale di Pechino a Washington, per diffidarla dal fare eccessivo affidamento sulla sua potenza convenzionale. Molto correttamente essa viene contrastata dalla Cina non in modo diretto, ma ricorrendo a tattiche e tecniche indirette, colpendo cio non la flotta americana, ma i satelliti che le sono indispensabili per esprimere tutta la sua potenza. Ci corrisponde alla logica di base del pensiero strategico cinese di colpire le vulnerabilit dellavversario, anzich i suoi punti di forza. stato, altres, un avvertimento a Washington della facilit con cui potrebbero essere neutralizzate le sue difese antimissili. Lanalisi dettagliata delle implicazioni dellesperimento ASAT cinese - sulla strategia e sulle pianificazioni delle forze statunitensi - non rientra negli obiettivi della presente ricerca. Va peraltro notato che la sicurezza degli USA di poter utilizzare completamente lo spazio come moltiplicatore di potenza delle loro forze di superficie e aeree ha subito un grosso colpo. Sicuramente, gli USA effettueranno in futuro enormi sforzi per ridurre la vulnerabilit delle loro reti satellitari (corazzatura, manovrabilit, difese attive sistemate a bordo di satelliti e soprattutto disponibilit di missili per il lancio di satelliti di riserva, ecc.). Inoltre, le prospettive di una Pearl Harbour spaziale che finora costituivano unipotesi alquanto fantasiosa - divengono pi realistiche. Lattacco ai satelliti dovrebbe precederne uno a Taiwan. Ci potrebbe provocare una rapida escalation del conflitto, tanto pi che sia gli USA che la Cina, sarebbero indotti ad effettuare attacchi preventivi sia contro i satelliti che contro le basi si lancio dei sistemi ASAT, ad esempio impiegando missili balistici o cruise a testata convenzionale. In ogni caso, lesperimento ASAT rappresenta un caso tipico dellapproccio indiretto sempre preferito dalla strategia orientale rispetto a quella occidentale, sin dai tempi della falange greca, e potrebbe rendere irrilevanti tutte le valutazioni basate sul semplice rapporto materiale - quantitativo e tecnologico delle forze. LASAT potrebbe compensare almeno in parte linferiorit navale della Cina rispetto agli Stati Uniti e ai loro alleati. Va quindi usata molta cautela nel valutare le effettive capacit cinesi sia di

142

proiezione di potenza sul mare, sia dinterdizione del libero uso del mare da parte degli Stati Uniti. Le capacit di interdizione spaziale e cybernetica potrebbero modificare i rapporti di forza nel Pacifico Occidentale e nellOceano Indiano. Infatti, pi delle altre forze armate, le Marine moderne dipendono dalla capacit di utilizzare lo spazio 31 . Lo sforzo cinese nel settore delle armi antisatelliti (ASAT) - basate non solo su missili intercettori ad impatto diretto, ma anche su armi con laser di potenza o disturbatori elettromagnetici, volti ad accecare i satelliti, sia sullEMP (Electric Magnetic Pulse), ottenibile anche con lo scoppio di piccole armi nucleari ad alta quota - molto rilevante. Ancora pi interessanti le risposte che si possono ipotizzare agli interrogativi provocati dal modo con cui stata gestita la comunicazione dellevento non solo da parte della Cina, ma anche del Pentagono 32 , che per primo ha dato notizia dellesperimento. Non si sa se ci sia avvenuto in modo deliberato o casuale e, nel primo caso, perch gli USA labbiano fatto. Si tratta di un interrogativo molto interessante per individuare quale sia la realt delle relazioni strategiche sino-americane. La questione non stata discussa dai media, troppo concentrati sulla guerra al terrore e verosimilmente ignari della rilevanza militare dello spazio sui rapporti di forza fra gli Stati Uniti e la Cina. La neutralizzazione, ovvero un forte degrado, della rete satellitare americana inciderebbe gravemente sulla funzionalit del sistema network-centrico, riducendo in misura considerevole lincontestata ed incontrastabile superiorit convenzionale aeronavale e di proiezione di potenza degli Stati Uniti. Non solo renderebbe problematico un intervento a favore di Taiwan, ma ridurrebbe anche grandemente la capacit del sea control della U.S. Navy nel Pacifico occidentale e nellOceano Indiano. Annullerebbe poi laffidamento che pu essere riposto nelle difese antimissili americani, che tanto preoccupano Pechino, dato che oggi la Cina dispone solo di poche decine di missili intercontinentali.

31

STRATFOR, George Friedman, Space and Sea-Lane Control in Chinese Grand Strategy, January 23rd, 2007. 32 International Institute for Strategic Studies, Chinese Military Messages, Strategic Comments, February 2007.

143

6. Le prospettive future

In sostanza, la politica di sicurezza, la grand strategy e la dottrina militare della Cina non considerano il loro paese come un attore geopolitico statico, soddisfatto della sua potenza e del suo prestigio, come era lImpero di mezzo ai tempi del suo splendore. Pensano invece che sia una grande potenza emergente, che debba posizionarsi sin dora nel mondo e avere una capacit dazione e di proiezione esterna di potenza e dinfluenza corrispondente allaumento delle sue capacit economiche e militari. Esse stanno accrescendosi sia nel senso verticale di una maggiore potenza, sia in quello orizzontale di un maggior raggio dazione, ormai planetario in campo economico e a livello di soft power, ma che rimangono regionali in campo militare. Ci corrisponde ad un vero e proprio cosmopolitismo economico e politico e, allo stato nascente, soprattutto per ora con la partecipazione agli interventi ONU, in campo strategico e militare. In questa sua espansione, Pechino non segue necessariamente una rotta di collisione con Washington, n si prepara ad un conflitto contro gli USA, eccetto in casi estremi che potrebbero essere innescati da una provocatoria dichiarazione dindipendenza da parte di Taiwan. Dichiarazione che, giova ancora sottolinearlo, fortemente contrastata dagli stessi Stati Uniti. In Cina si parla di anti-egemonismo (anche se il termine pi usato antiimperialismo) e di un mondo multipolare e multilaterale (i due concetti, strutturalmente diversi fra loro, sono come si ricordato - utilizzati negli scritti cinesi come sinonimi). Non si parla di contenimento degli Stati Uniti e del loro ritiro dal sistema Asia-Pacifico. Anzi, i leaders cinesi hanno pi volte dichiarato anche recentemente - che la presenza degli Stati Uniti costituisce un fattore indispensabile per la stabilit del tale sistema. Non esiste cio almeno per ora - una dottrina Monroe asiatica, erede in un certo senso di quella giapponese della co-prosperit asiatica, precedente la seconda guerra mondiale e di cui certi ambienti cinesi ritengono che Pechino debba prendere il testimone. Tale trasformazione, volta ad accrescere la collaborazione con gli USA e subordinatamente anche con lUE considerata da Pechino potenza decadente o addirittura una non-potenza, poich non ha elaborato una politica unitaria nei confronti dellAsia orientale in generale e della Cina in particolare, come dimostrano i comunicati

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dellASEM (Asia-Europe Meetings) -, si affermata soprattutto a partire dalla met degli anni Novanta, dopo la morte di Deng Xiaoping. Questultimo era persuaso che gli USA fossero in declino. I suoi successori - Jiang Zemin e Hu Jintao sono convinti invece che gli Stati Uniti rimarranno ancora per decenni forse per gran parte del XXI secolo - la potenza strategicamente dominante nel mondo, con cui la Cina dovr fare i conti. Sembrano altres persuasi che la Cina abbia tutto linteresse a cooperare con essi e ad assumere in modo attivo le sue responsabilit per il mantenimento dellordine mondiale. Leconomia cinese strettamente interdipendente con quella americana. Se dovessero sorgere contrapposizioni geopolitiche sarebbe impossibile per la Cina sostituire lattuale crescita export-led verso gli USA e lEuropa con una trainata dai consumi interni, come previsto dallXI Piano Quinquennale). Ci nonostante il fatto che lentit delle riserve accumulate (ben 1160 miliardi di dollari a fine 2006) permetta a Pechino un notevole margine di flessibilit. Una crisi economica americana si propagherebbe immediatamente alla Cina, con conseguenze politiche disastrose per il potere del Partito Comunista. La Cina giustamente persuasa che le sia pi facile raggiungere un accordo con gli USA, basato sul comune interesse di mantenere stabile il sistema Asia-Pacifico, anzich stringere legami sub-regionali con i paesi dellAsia sud-orientale, divisi, instabili, turbolenti e caratterizzati da un crescente nazionalismo e da tensioni reciproche. In tale quadro, la regionalizzazione non costituisce unalternativa alla globalizzazione, sebbene la Cina tenda a sfruttarne tutti i vantaggi, anche per migliorare in Asia la sua posizione competitiva anche nei riguardi degli USA. Tale tendenza particolarmente evidente nello SCO (che Pechino co-presiede con Mosca) e con lEAS (East Asia Summit), che escludono gli USA e che potrebbe tendere a creare una divisione nellAPEC, ma le cui potenzialit sono contenute, da un lato dal Giappone, che non pu rinunciare allalleanza con gli USA, e dallaltro dalla ripresa dellimportanza dellAPEC stesso (60% del PIL e 50% del commercio mondiali), dato il fallimento dellOMC, incapace di pervenire ad un accordo nel Doha Round, soprattutto per lopposizione europea ad attenuare la PAC (Politica Agricola Comune), che danneggia fortemente il Terzo Mondo. Una diminuzione della presenza americana preoccuperebbe grandemente i paesi dellASEAN (oltre che il Giappone) e li spingerebbe a costituire coalizioni anti-cinesi, appoggiandosi verosimilmente allIndia da un lato e al Giappone allaltro.

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Anche i rapporti della Cina con il Giappone, che si erano notevolmente deteriorati quando Primo Ministro a Tokyo era Koizumi, sono migliorati con il suo successore Abe, ma restano sempre variabili. A parte quelle derivanti dalla storia - in particolare il ricordo delle umiliazioni inferte dal Giappone alla Cina alla fine del secolo XIX e della terribile occupazione dal 1937 al 1945 - esistono tensioni di natura strategica. Esse sono almeno in parte dovute alle iniziative giapponesi di includere Taiwan nel perimetro dellalleanza nippo-americana, nonch di sviluppare difese anti-missili o, addirittura, di dotarsi di un deterrente nucleare autonomo. Un evidente obiettivo di Tokyo quello di evitare intese troppo strette fra Washington e Pechino. Esse diminuirebbero limportanza del Giappone. Esistono per fra questultimo e la Cina consistenti interessi comuni, soprattutto economici. Una tensione politica, con le sue inevitabili ripercussioni sui rapporti commerciali, potrebbe determinare una grave crisi nelle economie di entrambi i paesi, ma soprattutto in quella giapponese. questa una realt di cui i responsabili politici e gli imprenditori giapponesi sono perfettamente consapevoli e che cercano di evitare in ogni modo. Per questo motivo appare scarsamente credibile lipotesi fatta da taluni esperti, secondo la quale la grande strategia cinese quella del confine oceanico o strategico mobile sarebbe concepita soprattutto in funzione antigiapponese, per evitare che Tokyo, in possesso di una tecnologia molto avanzata, possa contrastare nuovamente la supremazia cinese in Asia orientale 33 . Proprio in funzione antigiapponese, i rapporti fra Pechino e Seul sono notevolmente migliorati, facilitati anche dal crescente anti-americanismo in Corea del Sud. Recentemente, lintesa fra Pechino e Seul si fatta pi stretta ed stata prevista la costituzione di unArea di Libero Scambio e di una partnership strategica sino-coreana. Comunque, almeno per ora, lalleanza fra la Corea del Sud e gli USA continua ad essere molto forte, come dimostra linvio di un contingente militare sud-coreano in Iraq. Ma nel futuro, le cose potrebbero mutare. Con lavvicinamento alla Cina, Seul cerca di averne il sostegno per la sua politica sunshine, che ha finora incontrato una forte opposizione a Washington.
Ashley J. Tellis, Interpreting Chinese Grand Strategy: Past, Present and Future, Carnegie Endowment for International Peace, Washington D.C., 2000.
33

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Dalle considerazioni fatte, appare evidente la probabilit che la Cina intenda divenire un attore sempre pi responsabile e attivo delle relazioni internazionali e sempre meno portata a definire le proprie responsabilit ed interessi secondo unottica molto ristretta ed egoistica. Ci comporta lacquisizione di capacit militari che le conferiscano il carattere di potenza regionale, e le capacit dintervento che accrescano la sua influenza nel mondo in parallelo allaumento della sua potenza economica e allespandersi delle sue relazioni commerciali e dei suoi investimenti. Nonostante la priorit data alla Marina e alle forze missilistiche, la Cina proseguir un programma di ammodernamento, potenziamento e trasformazione globale della PLA, da forza orientata alla difesa di confini terrestri e del territorio e al mantenimento dellordine pubblico e dellunit nazionale della Cina, in uno strumento militare capace di attuare la difesa attiva e la deterrenza credibile inclusa una capacit dintervento terrestre. Essa sarebbe orientata ad approfittare del declino della potenza russa, che Pechino considera inevitabile, specie in Asia centrale. Nellavvenire prevedibile, la Cina continuer a sviluppare le proprie capacit di area denial nei riguardi di Taiwan. Per farlo, si concentrer sulle c.d. disruptive technologies, cio su strategie, tattiche e tecnologie asimmetriche, sempre privilegiate nella storia del pensiero militare cinese. Intensificher quindi gli sforzi diretti ad acquisire una capacit di distruzione e almeno di inabilitazione dei sistemi satellitari, tanto centrali non solo per le capacit operative della Flotta USA, ma per lintero sistema della network centric warfare, nonch di migliorare le sue capacit di guerra informatica, in cui sembra aver raggiunto capacit notevoli successo. Comunque sia, le future capacit e strategie cinesi non dipenderanno tanto dalleconomia, quanto dalla politica e saranno condizionate dal livello tecnologico dellindustria degli armamenti. Questultimo un indicatore pi affidabile della politica, dato che le intenzioni possono mutare rapidamente e, comunque, sono difficili da individuare, anche per il DNA della cultura cinese, portato al mantenimento del segreto e alla realizzazione della sorpresa.

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Secondo numerosi esperti, il livello tecnologico militare cinese ancora limitato 34 , nonostante il rientro in Cina dagli Stati Uniti di migliaia di scienziati ed ingegneri e laumento degli sforzi nel settore della ricerca scientifica, dello sviluppo tecnologico e del management industriale. Beninteso, la Cina fa tale sforzo in primo luogo per aumentare il livello tecnologico e il valore aggiunto delle sue produzioni commerciali. Oggi le tecnologie avanzate sono quasi tutte dual use e molti approvvigionamenti militari sono on the shelf. Un incremento della qualit delle produzioni commerciali avr immediate ricadute positive sulla base industriale della difesa. Per qualche decennio ancora per probabile che le priorit cinesi rimarranno interne, volte a fronteggiare gli enormi problemi sociali che Pechino dovr affrontare nei prossimi decenni. Solo una grave crisi economica potr modificare tali priorit e indurre la dirigenza di Pechino a legittimare con un nazionalismo aggressivo il mantenimento del potere da parte del Partito Comunista Cinese (PCC). In un certo senso paradossalmente, sarebbe quindi proprio una grave crisi economica a provocare un aumento massiccio del bilancio militare cinese. In conclusione una valutazione circa il futuro delle capacit militari cinesi va collegata ad una valutazione approfondita sia dei rapporti fra USA e Cina sia degli sviluppi scientifici e tecnologici cinesi, nonch allanalisi dei mutamenti delle percezioni politiche dei dirigenti cinesi a riguardo dei loro interessi nazionali e delle strutture dellordine internazionale, che ritengono pi convenienti allo sviluppo in Cina della societ armoniosa, su cui tanto insiste il Presidente Hu Jintao. Paradossalmente la Cina potrebbe abbandonare la politica del sorriso e del peaceful development e divenire pi aggressiva militarmente, solo qualora la sua economia conoscesse una grave crisi. Sarebbe facile per la dirigenza cinese mobilitare lopinione pubblica a favore di un programma di riarmo e di una politica di espansione territoriale e dellinfluenza politica. Il nazionalismo presente nel DNA cinese e riprodurrebbe lordine asiatico dellImpero di Mezzo, a cui i popoli vicini erano tenuti a rendere omaggio e a versare un tributo.

Antonio Missiroli e Alessandro Pansa, La difesa europea, Il Nuovo Melangolo, Firenze, 2007, specie nelle pagine che Pansa dedica allindustria cinese della difesa.

34

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quindi nellinteresse anche politico-strategico degli Stati Uniti e dellEuropa oltre che economico del mondo - che continui la crescita delleconomia cinese e che, progressivamente, essa si trasformi da un sistema export led ad uno basato sui consumi interni. Ci garantirebbe un maggiore equilibrio alleconomia mondiale e favorirebbe anche una trasformazione politico-sociale del gigante asiatico, sviluppando un ceto medio, attenuando lattuale autoritarismo del PCC e rendendo lintero sistema pi compatibile con le esigenze dellordine mondiale della globalizzazione. Tale trasformazione delleconomia cinese contribuirebbe a dare stabilit allequilibrio degli squilibri, che oggi domina leconomia mondiale, rendendola vulnerabile ad una crisi: il fatto che la Cina consumi troppo poco e risparmi troppo, mentre gli USA consumano pi di quello che producono e che, quindi, il loro debito estero cresce a dismisura e viene finanziato dal resto del mondo, dallEuropa allAsia e ai paesi produttori di petrolio. Se la trasformazione non avvenisse in modo molto graduale, si determinerebbe per una brusca svalutazione del dollaro, che sarebbe in definitiva pagata dallEuropa con una riduzione netta delle sue esportazioni. Chimerica rappresenta una speranza per lEuropa. La strategia globale e la dottrina militare cinese ne risulterebbero profondamente mutate, anche se inevitabile per la stessa logica delle cose del mondo e delle relazioni internazionali che Pechino continui nel suo sforzo di ammodernamento del proprio apparato militare. La possibilit di un accordo stabile con gli USA dipende infatti sempre dallesistenza di un certo equilibrio strategico, che elimini in questo caso la tentazione di Washington di utilizzare la forza militare come mezzo per conseguire obiettivi di politica estera, come hanno consigliato di fare alcuni dei neoconservatori pi radicali.

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CAPITOLO VI IL BILANCIO MILITARE CINESE: SITUAZIONE E PROSPETTIVE

1. Variazioni della spesa militare cinese

Negli ultimi dieci anni il bilancio militare cinese aumentato mediamente del 15% allanno, pi che triplicando la sua entit in termini reali, mentre la PLA diminuiva di circa un terzo i suoi effettivi, quadruplicando cos la capitalizzazione pro capite. Dalla combinazione dei due provvedimenti risulta evidente lammodernamento della PLA cinese in tutte le sue componenti, ma specie della Seconda Artiglieria (forze missilistiche sia nucleari che convenzionali) - dalla forza di 90-120.000 effettivi - della Marina e delle forze di reazione rapida, dipendenti direttamente dalla Commissione Militare Centrale, cio del 15 Corpo Aviotrasportato (35.000 effettivi), delle due Brigate anfibie (12.000 effettivi) e le Forze Speciali della PLA (30-50.000 effettivi). Nel 1978, allinizio delle riforme di Deng Xiaoping, la percentuale del bilancio della difesa rispetto al PIL era molto superiore dellattuale: 4,3% contro l1,7-1,8% ufficialmente dichiarato nel 2007 e al 2,2-2,3% valutato dalla maggior parte degli esperti. 1 I dati a cui si fa riferimento sono quelli ufficiali, che sono caratterizzati da una scarsa trasparenza. Innanzitutto, molte spese militari come si dir in seguito non sono iscritte nel bilancio della difesa. Inoltre, esiste una notevole discordanza fra le valutazioni degli esperti circa leffettivo potere dacquisto del bilancio cinese della difesa. Ogni confronto con i bilanci occidentali andrebbe effettuato in termini di Purchasing Power Parit (PPP). Ma i tassi di PPP sono calcolati dalla World Bank per un basket di spesa molto diverso da quello militare. Gli studi approfonditi fatti al riguardo dalla RAND, dellIISS e dal SIPRI giungono a risultati molto differenti, come d'altronde avviene per il bilancio militare russo.

David Shambaugh, Calculating Chinas Military Expenditure, Report to the Council of Foreign Relations, June 25th, 2002.

Tabella 1:

Entit delle spese militari rispetto al PIL Bilancio ufficiale SIPRI RAND Pentagono

CINA RUSSIA

1,8 % 2,8 %

1,8 % 4,3 %

1,9-2,4 % ___

2,3-4,2 % 12 %

* I dati ufficiali si riferiscono al bilancio 2007, quelli del SIPRI al 2004, quelli della RAND al 2004 e quelli
del Pentagono al 2007. Si ritenuto opportuno aggiungere le valutazioni relative alla Russia, in cui le spese militari hanno una trasparenza molto ridotta, per il mantenimento della vecchia tradizione sovietica del massimo segreto sulla pianificazione militare. La Russian Accademy of Sciences Institute of World Economy and International Relations, Russia Arms Control and International Security, p. 125, afferma che quasi il 40% della spesa militare russa mantenuta segreta.

Infine, le valutazioni delleffettiva entit dei bilanci della difesa cinesi sono influenzate dai preconcetti circa la natura cooperativa o competitiva della Cina rispetto agli Stati Uniti. Va anche considerato che esse sono spesso manipolate dalle lobbies industriali e militari degli USA, nel tentativo di assicurarsi maggiori assegnazioni di bilancio 2 . Come risulta dalla Tabella 2, la Cina, dopo la fine della guerra fredda ridusse drasticamente il bilancio militare, fino alla met degli anni novanta. Le ragioni furono almeno tre. Intanto, la scomparsa della minaccia sovietica da Nord, a seguito del collasso dellURSS. Poi, nonostante la loro obsolescenza, gli armamenti della PLA - in gran parte risalenti agli anni sessanta - erano valutati ancora validi per la difesa territoriale prolungata, prevista dalla dottrina della guerra di popolo, mentre oggi devono essere integralmente cambiati per tener conto della le esigenze della proiezione di potenza. Infine, la priorit data alleconomia e la persuasione del Presidente Deng che - sebbene il tempo lavorasse a favore della Cina e gli USA dovessero conoscere inevitabilmente un declino Washington avrebbe avuto per decenni una schiacciante superiorit militare, che nessun riarmo cinese avrebbe potuto modificare, per poter sfidare la potenza americana anche nel solo teatro operativo dello Stretto di Taiwan. Un motivo ulteriore fu la progressiva adozione della strategia del peaceful rise, in cui la Cina si sforz di non creare preoccupazioni strategiche ai suoi vicini, provocandone uno sforzo di riarmo che avrebbe annullato i risultati del potenziamento militare cinese.
2

Per una descrizione dei meccanismi di manipolazione dei bilanci della difesa cfr. Carlo Jean, LEconomia della Difesa, Edizioni Rivista Militare, 1986.

151

Tabella 2: Dati ufficiali e stime del bilancio cinese della difesa Anno Bilancio ufficiale (in miliardi di yuan a prezzi correnti) Spese per la difesa (% del PIL) Bilancio stimato (bilancio uff. x2 )

1978

16.8

0.046

33.6

Spese nazionali per la difesa reali (in miliardi di yuan ai prezzi del 2003)

1980

19.4

0.043

38.8

1985

19.2

0.021

38.3

113.7

1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003

29.0 33.0 37.8 42.6 55.1 63.7 72.0 81.3 93.5 107.6 120.8 144.2 170.8 190.8

0.016 0.015 0.014 0.012 0.012 0.011 0.011 0.011 0.012 0.013 0.013 0.015 0.016 0.016

58.1 66.1 75.6 85.2 110.1 127.3 144.0 162.5 186.9 215.3 241.5 288.4 341.6 381.6

97.2 102.8 104.6 95.6 96.0 95.5 100.3 109.1 120.0 133.1 140.0 157.9 180.0 190.8

= dati non disponibili per la deflazione

Metodologia: Il bilancio ufficiale per la difesa nazionale a prezzi correnti stato ricavato dagli annuari dellUfficio Nazionale delle Statistiche. La percentuale di tale bilancio rispetto al PIL stata ricavata dividendo il PIL ufficiale cinese a prezzi correnti per il bilancio militare ufficiale. Il bilancio totale per la difesa stimato stato ottenuto moltiplicando per due il bilancio ufficiale. Molti tentativi di stimare lesatta dimensione del bilancio militare riportano dati raddoppiati rispetto a quelli ufficiali, ma ci sono alcune stime pi basse ed altre pi alte. Il bilancio totale della difesa ai prezzi del 2003 stato calcolato innanzitutto Dwight Perkins, China Economic Growth: Implication for the Defense Budget, NDU, Fort McNair, Washington D.C., 2004; cfr. anche D. Shambarugh, Calculating Chinas Military Expenditure, cit. Lentit del bilancio della difesa cinese stato raddoppiato sulla base delle valutazioni medie effettuate dagli esperti del settore. Beninteso, al bilancio militare non possono essere applicate indiscriminatamente le valutazioni in PPP (Purchasing Power Parity) della Banca Mondiale. Se al personale, alle infrastrutture e a taluni servizi logistici fossero applicati tali criteri, si arriverebbe allassurdo che la Cina spenderebbe, per le forze militari e paramilitari, allincirca lentit del bilancio del Pentagono.

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tenendo conto che un terzo delle spese per la difesa per il personale (questo il dato a volte fornito da fonti cinesi sebbene sia sconosciuto se esso debba riferirsi alle spese totali, incluse poste escluse dal bilancio ufficiale) e due terzi per spese non per il personale come gli equipaggiamenti. Il bilancio per il personale a prezzi correnti stato poi convertito nei prezzi del 2003 usando lindice dei salari nel settore statale come deflettore per gli stipendi del personale. Le altre spese sono state convertite ai prezzi del 2003 usando lindice dei prezzi franco fabbrica. I dati per il personale e per le altre poste sono stati poi sommati per arrivare al dato presentato in questa tavola. Questa metodologia occorre sottolinearlo solo un indicatore molto approssimativo dei reali cambiamenti nelle spese per la difesa nel periodo in questione, essendoci una variet di assunti plausibilmente soggetti a un non trascurabile margine di errore, che possono essere stati utilizzati proprio per manipolare i dati ai propri fini.

A met degli anni novanta, la Cina inizi ad aumentare i bilanci della difesa, sia per potenziare la PLA, sia per migliorare le capacit tecnologiche della sua base industriale della difesa. Inoltre, aument la quantit di armamenti importati dallestero, specie dalla Russia, approfittando anche dellesistenza di enormi stocks dimessi dallArmata Rossa 3 e della necessit russa di mantenere in vita la base tecnologica ed industriale della propria difesa, nonostante il crollo delle commesse delle FF.AA. russe. Va sin qui sottolineato che, con una bilancia commerciale tanto positiva e con lenorme entit di riserve possedute, Pechino non avrebbe alcuna difficolt finanziaria ad acquistare dallestero decine di miliardi di dollari di armamenti ogni anno. Non lo fa anche per non perpetuare la sua dipendenza da paesi stranieri. Infine, solo la Russia disposta seppure con varie limitazioni a vendere alla Cina equipaggiamenti e armamenti avanzati, nonch a trasferirle tecnologie, anche sotto forma di joint ventures per consentirle produzioni nazionali. Ma anche a Mosca esistono crescenti perplessit al riguardo. Laumento della potenza cinese viene osservato con preoccupazione e sospetto. La Cina considerata come un paese potenzialmente ostile, anche per la competizione che ha con Mosca per controllare le risorse energetiche e minerarie dellAsia centrale e della Siberia centro-orientale. La popolazione russa non ha dimenticato linvasione dellorda doro e il pericolo giallo. La comune appartenenza alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) non ha attenuato le diffidenze di fondo, pur corrispondendo a due interessi comuni russo-cinesi: leliminazione della presenza americana in Asia centrale e la lotta contro il terrorismo di matrice islamica. Oggi che tali due obiettivi sono stati sostanzialmente raggiunti, la SCO alla ricerca di nuove funzioni e di una nuova identit. Ma le divergenze fra gli interessi geopolitici di fondo russi e cinesi permangono. Da
Michael J. Barron, Chinas Modernization: the Russia Connection, Parameters, U.S. Army War College Quarterly, Winter 2001-02.
3

153

questo fatto pu essere derivato il fallimento della visita a Mosca del Presidente Hu Jintao nel marzo 2007, conclusasi senza che fossero firmati i grandi contratti nel settore degli armamenti e dellenergia, che erano stati preannunciati e predisposti a livello tecnico 4 . Come detto, i rapporti fra Mosca e Pechino conoscono molte difficolt. Lo dimostra il progressivo distacco con cui Mosca considera la SCO, che copresiede con Pechino e che comprende quattro delle cinque repubbliche centro-asiatiche. Infatti, per la Cina un mezzo per inserirsi nel grande gioco dellAsia centrale, regione che, come si ricordato, viene considerata da Mosca di esclusiva influenza russa. La crescente resistenza russa a cedere le armi e le tecnologie pi sofisticate pu essere derivata da altri motivi, oltre che dal tradizionale timore russo del pericolo giallo. In primo luogo, dal fatto che, mentre negli ultimi quindici anni gli acquisti da parte cinese di armi avevano contribuito a far sopravvivere interi settori del complesso militareindustriale russo, oggi la Russia che si ripresa economicamente - sta aumentando gli approvvigionamenti delle proprie forze armate. Quindi, lapporto cinese ha diminuito la sua importanza. In secondo luogo, sul fallimento dei colloqui del Presidente cinese a Mosca, ha influito certamente la volont di Putin di mostrare i muscoli, anche per acquisire una parte dellinfluenza perduta anche in Asia orientale. Tale tendenza stata dimostrata anche dal fatto che, con grande dispetto di Pechino - che aveva deciso nel febbraio-marzo 2007 un embargo petrolifero alla Corea del Nord, perch rispettasse le clausole concordate nel gruppo dei sei, sulla sua proliferazione nucleare Mosca forn a Pyongyang il petrolio negato dalla Cina. Tra Mosca e Pechino i rapporti non sono del tutto amichevoli. Va ricordata in proposito la decisione di Mosca di far sboccare sul Pacifico, in corrispondenza delle coste del Giappone, il grande oleodotto e gasdotto siberiani. Essa non stata dovuta solo a ragioni economiche. Pechino avrebbe invece voluto che gas e petrolio russo fossero instradati attraverso il territorio cinese. Mosca continua a temere un avvicinamento tra Pechino e Washington - cio Chimerica - data la crescente interdipendenza delle due economie e il fatto che la Cina sostanzialmente favorevole al mantenimento dellattuale ordine unipolare che le garantisce il peaceful rise economico, rispetto alle incertezze e
Roberto Bendini, La visita del Presidente Hu Jintao a Mosca, Pagine di Difesa, 3 maggio 2007. Per unanalisi approfondita del problema cfr. Richard Weitz, The Sino-Russian Arms Dilemma, The Jamestown Foundation, China Brief, vol. 6, Issue 22, November 8th, 2006.
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turbolenze che avrebbe un ordine multipolare. Il primo le consente infatti di avvalersi della stabilit strategica globale che esso produce - per poter crescere, aumentando la sua potenza, senza suscitare eccessivi timori nei suoi vicini asiatici orientali, dal Giappone ai paesi dellASEAN, secondo la linea tracciata da Deng e dai suoi successori. La Cina sa che, comunque, la cooperazione con gli USA sar su basi paritetiche solo se esiste un certo equilibrio delle forze. Prima o poi dovr provvedere da sola alla costruzione delle proprie armi. Lacquisto di armi russe un palliativo. Pechino invece pi interessata agli armamenti occidentali. Aspetta in particolare di poter accedere alle tecnologie militari europee, quando lUE eliminer lembargo deciso dopo Piazza Tienanmen. I miglioramenti tecnologici della sua industria commerciale cominciano comunque ad avere spin-in positivi su quella della difesa. Date le sue ambizioni di divenire una grande potenza mondiale, anche militare, la Cina ha deciso di dotarsi di una propria industria degli armamenti, in grado di competere a livello globale con gli Stati Uniti e, a livello regionale, con il Giappone, con lIndia e, a parer mio, in primo luogo con la Russia. Va notato che, nonostante tutti gli sforzi effettuati al riguardo, difficile valutare non solo lentit reale di un bilancio militare (eccetto - seppur sempre con difficolt, come dimostra la differenza delle varie valutazioni effettuate - la sua percentuale rispetto al PIL), ma anche e soprattutto ci che esso significhi in termini di capacit operative che produce e, ancor pi, quali obiettivi politico-strategici tale livello di bilancio consenta di raggiungere. Lanalisi dei trends del passato rimane essenziale per le previsioni future. Queste, pur riferendosi alle capacit tecniche ed operative, consentono di valutare o, quanto meno, di ipotizzare con qualche attendibilit anche le intenzioni e gli obiettivi politicostrategici. Comunque sia, si possono effettuare le seguenti conclusioni sulla capacit della Cina di finanziare la sua potenza militare: i) il vincolo finanziario, sia esterno che interno, non rappresenta una remora ad un riarmo anche massiccio. Il contenuto debito pubblico, la bassa pressione fiscale e linflazione cinese (tutto sommato ridotta, nonostante i recenti aumenti) permetterebbero un cospicuo aumento del budget della difesa, eventualmente in deficit spending da far gravare sulle future generazioni. A met 2007, il tasso di inflazione cinese aumentato dal 2% al 6,5%, il che fa temere ad alcuni economisti che sia in atto un

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surriscaldamento delleconomia. Nonostante ci, la Cina senza particolari ricadute negative sulla propria crescita economica potrebbe raddoppiare, se non triplicare lattuale bilancio militare; ii) le risorse valutarie consentono alla Cina di acquistare allestero tutte le armi e le tecnologie di cui creda di aver bisogno. In questo campo per, esistono limitazioni decise dagli Stati Uniti e dallEuropa, ed alcune adottate autonomamente dalla Russia, per motivi di sicurezza nazionali; iii) nessuno Stato ha n avr interesse al potenziamento militare della Cina. Qualora si verificasse, esso provocherebbe un riarmo generalizzato che neutralizzerebbe gli effetti strategici e politici degli sforzi cinesi; iv) come verr dato in seguito, lindustria degli armamenti cinesi potr raggiungere lattuale livello tecnologico occidentale non prima di 15-20 anni. Occorre comunque tener conto che il ricorso da parte cinese a strategie e tecnologie asimmetriche rende estremamente difficoltosa una valutazione delloutput di capacit operative e strategiche conseguenti allentrata in servizio di nuovi sistemi darma e, ancor meno, a quelle dovute a variazione del bilancio militare. Leffetto di un dato livello di spesa militare dipende spesso ancor pi della sua consistenza dalle priorit adottate negli approvvigionamenti, dal rapporto delle spese slow cost rispetto a quelle fast cost e dalla continuit della programmazione. La capacit operativa reale dipende dalleffetto cumulativo del procurement dei precedenti 15-20 anni.

2. Lattuale bilancio militare cinese

a. Le difficolt di valutazione dellentit del bilancio della difesa Il bilancio della difesa cinese poco trasparente, anche se la sua opacit in corso di attenuazione da quando, nel 1998, stato pubblicato il primo Libro Bianco della Difesa. La sua trasparenza aumenter se Pechino rispetter la promessa fatta allONU di notificare le proprie spese militari in forma pi completa e chiara di quanto avvenga oggi. Il bilancio ufficiale diviso in tre categorie di dimensioni pressoch analoghe. Esse riguardano rispettivamente il personale, lesercizio e gli approvvigionamenti. Tutti gli esperti del settore concordano sul fatto che il bilancio ufficiale sia molto inferiore a quello reale. Le ragioni sono diverse.

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Primo: il valore dello yuan in termini monetari (il Market Exchange Rate o MER) era allinizio del 2007 di 8,19 yuan o renminbi per un dollaro. La moneta cinese stata leggermente rivalutata rispetto al dollaro (8%), il quale ha per, rispetto alleuro, ha subito un deprezzamento di oltre il 30% negli ultimi quattro anni. Nel corso del Dialogo Economico Strategico USA-Cina, tenutosi a Washington nel maggio 2007, Pechino ha accettato di aumentare dallo 0,3 allo 0,5% il tasso doscillazione giornaliero consentito alla propria moneta. Ci di scarso ausilio per valutare leffettiva capacit dacquisto della PLA e i suoi mutamenti nel tempo. Se come base del confronto si fosse utilizzato leuro al posto del dollaro, si avrebbero risultati molto differenti, in particolare un minor aumento del bilancio della difesa, oltre che del PIL cinese, data la rivalutazione che ha subito leuro rispetto al dollaro. Occorrerebbe valutare il bilancio militare cinese in termini di Purchasing Power Parity (PPP, parit di potere dacquisto), ma questultima varia a seconda della composizione del paniere di spesa considerato. Nel caso militare non disponibile una specifica PPP, anche perch intervengono fattori - come la qualit dei sistemi darma o il numero di ore di volo di addestramento per pilota - molto disomogenei e impossibili da ridurre a valutazioni comparabili tra di loro con qualche attendibilit. Tale difficolt origina valutazioni molto diverse. Un esempio riportato nella Tabella 3. Mentre il bilancio ufficiale della difesa cinese per il 2007 di 45 miliardi di dollari, quello valutato dal Pentagono 5 varia da 85 a 125 miliardi di dollari, mentre il SIPRI ritiene che esso ammonti a ben 188 miliardi di dollari per il 2006, cio prima dellaumento del 17,8% del bilancio 2007 rispetto a quello dellanno precedente. Sono stati fatti vari tentativi per valutare lentit effettiva del bilancio militare cinese 6 , per passare dallinput finanziario alloutput operativo-strategico e da questultimo alle effettive capacit politico-strategiche, al fine di individuare o almeno ipotizzare le intenzioni politiche dei dirigenti di Pechino. I risultati ottenuti sono molto difformi e, in buona sostanza, poco affidabili.

Department of Defense, Military Power of the Peoples Republic of China A Report to Congress, Washington D.C., March 2007. 6 Vds. in particolare IISS, Military Balance 2006, Calculating Chinas Defence Expenditure, London 2005, pp. 249-53; RAND Corporation, China, in http://www.rand.org; SIPRI, Military Expenditure Database, in http://www.sipri.org/contents/milap/milex/mex_database1.html.

157

Tavola 3: Le spese militari nel 2006 I 15 paesi con le pi alte spese militari in termini di tasso di cambio di mercato (MER) e parit di potere dacquisto (PPP).
I dati di spesa sono in dollari americani, a prezzi e tassi di cambio costanti (2005). Spese militari (MER)
Posiz . Paese Spesa (miliardi $) Spesa
pro capite ($)

Spese militari (PPP) a


% mondiale --------------------Spesa Popol. 5 1 1 20 2 29 1 2 1 2 3 4 5 USA Cina India Russia UK 528.7 [188.2] 114.3 [82.8] 51.4 965.5 46.6 36.4
b, c

Posiz.

Paese

Spesa (miliardi $)

1 2 3 4 5

USA UK Francia Cina Giappone

528.7 59.2 53.1 [49.5] 43.7 734.2 37.0 [34.7]

1756 990 875 [37] 341 447 [244]

46 5 5 [4] 4 63 3 [3]

Sub-totale top 5 6 7 Germania Russia

Sub-totale top 5 6 7 Francia Arabia Saudita

8 9

Italia Arabia Saudita


b,c

29.9 29.0

514 1152

3 3

1 -

8 9

Giappone Brasile

35.2 32.0

10

India

23.9 888.7 del


c

21 455

2 77 2

17 50 1

10

Germania

31.2 1147.0 30.1

Sub-totale top 10 11 Corea Sud 12 13 14 15 Australia Canada Brasile Spagna


c

Sub-totale top 10 11 Corea del Sud Iranb Italia Turchia Pakistan

21.9

13.8 13.5 13.4 12.3 963.7 1158

676 414 71 284 177

1 1 1 1 83 100

3 1 56 100

12 13 14 15

28.6 28.6 20.2 15.6 1270.2 --

Sub-totale top 15 Mondo

Sub-totale top 15 Mondo

[ ] = stima
Sources: Military Expenditure: Appendix 8A; PPP rates: World Bank, World Development Report 2006: Equity and Development (World Bank: Washington, D.C., 2005), URL http://econ.worldbank.org/wdr/, table 1, pp.292-93, and table 5, p. 300; 2006 population: United Nations Population Fund (UNFPA), State of the World Population 2006 (UNFPA: New York, N.Y., 2006), URL http://unfpa.org.
a

I dati in PPP espressi in dollari sono basati sui tassi in PPP (per il 2005), calcolati dalla Banca Mondiale tramite comparazioni tra i PIL e sulla base di un basket relativo soprattutto ai consumi delle famiglie. b I dati riguardanti Iran e Arabia Saudita includono le spese per ordine pubblico e sicurezza e potrebbero essere fortemente sottostimati. c Le popolazioni di Australia, Canada e Arabia Saudita rappresentano ciascuna meno dello 0,5% della popolazione mondiale.

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Le valutazioni dellentit reale di un bilancio militare sempre un esercizio estremamente complesso ed aleatorio. Apparentemente sembra oggettivo. Invece, sempre fortemente influenzato dai preconcetti esistenti e dallideologia geopolitica, cio dalla valutazione degli interessi di lungo termine della Cina e dal ruolo che nel loro raggiungimento gioca la forza militare, oltre che dalla necessit di una completa disaggregazione delle spese, che tenga conto dei diversi regimi di tassazione. Un esercizio altrettanto complesso, legato allutilizzo della PPP, rappresentato dalla valutazione dello sforzo militare complessivo sulla base della percentuale del PIL dedicata alle Forze Armate. Tale parametro inaffidabile almeno per due ordini di motivi. Intanto, perch non esistono dati ufficiali al riguardo, eccetto quelli pubblicati dallIstituto di Economia Militare della PLA 7 , che per sono anchessi affidabili solo relativamente, dato che i loro compilatori intendono dimostrare come fanno gli uffici finanziari delle Forze Armate di tutto il mondo che i bilanci sono insufficienti, ricorrendo spesso a contabilit creative estremamente sofisticate ed anche divertenti. Gli Stati hanno poi talvolta interesse a gonfiare le spese militari (ad esempio per dimostrare di sostenere un adeguato burden sharing in unalleanza), e talaltra a diminuirle, per dimostrare ai Parlamenti linadeguatezza dei finanziamenti ricevuti (basti osservare a proposito le differenze relative al bilancio della difesa italiana - espresso in termini di percentuale del PIL valutato dallUfficio Economico della NATO, e quello dichiarato dal Ministero della Difesa. Un secondo motivo di incertezza deriva da fatto che le valutazioni della consistenza del PIL cinese differiscono grandemente fra di loro, anche se vengono generalmente prese a riferimento quelle della Banca Mondiale - secondo cui il PIL cinese, che stato nel 2005 di 2200 miliardi di dollari in termini MER (Market Exchange Rate), salirebbe a 8500 miliardi di dollari in termini di PPP, cio ad una consistenza di 3,5-4 volte superiore. Giova ripetere che la trasposizione in PPP dei dati economici in generale specie di un paese con un PIL pro capite molto ridotto, in cui una forte percentuale delle spese delle famiglie dedicato allalimentazione del tutto indebita. Infatti, il bilancio militare, specie nei capitoli relativi alla Ricerca e Sviluppo e agli Approvvigionamenti, ha un potere
Xia Jiren, Circumstances Affecting Chinas Defence Budget Increase, Institute of Military Economics, Beijing, December 2000.
7

159

dacquisto espresso in MER del tutto differente da uno espresso in PPP secondo i coefficienti impiegati dalla Banca Mondiale. Nelle valutazioni solitamente fatte, si impiegano indici intermedi fra il MER e la PPP o in modo molto pi sbrigativo - si segue il metodo suggerito da uno dei maggiori esperti occidentali del settore 8 , che consiste nel semplice raddoppio dei dati del bilancio ufficiale. Beninteso, la questione rimane incerta e provoca sempre un serrato dibattito in tutti i fori internazionali che discutono di quanto effettivamente la Cina spenda per la PLA.

Secondo: il bilancio della PLA rappresenta solo una parte della spesa cinese per la difesa. Molti fondi non sono inclusi nel bilancio ufficiale. Non lo sono ad esempio lacquisto di armi dallestero; le spese dinvestimento; quelle per la scienza e la tecnologia militari e per le attivit spaziali e nucleari; i programmi di R&S non sono gestiti dalla PLA, ma direttamente dalla Commissione Militare Centrale, massimo organismo di decisione politico-strategica della Repubblica Popolare Cinese. Non compaiono nel bilancio neppure i fondi relativi al sostegno e al miglioramento tecnologico e produttivo dellindustria degli armamenti, che pur hanno una consistenza molto elevata. Non sono inclusi infine i finanziamenti della Polizia dellEsercito del Popolo e delle altre Forze Paramilitari, quali le milizie provinciali, nonch molti programmi infrastrutturali e le pensioni. Le spese per le missioni ONU allestero vengono poi finanziate con capitoli di spesa diversi da quelli del bilancio militare, cos come lo sono le spese per la partecipazione ad esercitazioni internazionali, che stanno avendo una crescente frequenza, data limportanza attribuita da Pechino alla diplomazia militare.

Terzo: la PLA fruisce di numerosi introiti extra-bilancio. Fino al 1998 le Forze Armate gestivano direttamente un numero rilevante di industrie che effettuavano anche produzioni commerciali, soprattutto nei settori tecnologicamente pi avanzati, i quali utilizzano spesso tecnologie dual use. Tali industrie ora sono state sottratte alla gestione della PLA e sono passate sotto il controllo della COSTIND (Commissione per la Scienza, la Tecnologia e lIndustria per la Difesa Militare). Ne stata anche prevista la
8

D. Shambaugh, Calculating Chinas Military Expenditure, op. cit.

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privatizzazione, che peraltro risulta appena iniziata e che sar comunque limitata soprattutto alle imprese che producono componentistica e sub-assiemi. Inoltre, la PLA incorpora una larga quota dei proventi delle esportazioni di armamenti, che sono in rapida crescita, nonch dei fondi derivati dalla vendita di numerose infrastrutture militari rese disponibili dalla forte diminuzione degli effettivi della PLA soprattutto delle sue forze terrestri - ridottisi negli ultimi dieci anni da circa 2,6 a circa 1,6 milioni di effettivi e di ulteriori 200.000 nel 1987 (trasferiti per alla polizia armata).

b. La valutazione dellentit del bilancio della difesa Il bilancio ufficiale della difesa cinese ammonta nel bilancio 2007, approvato nellaprile 2006, a 45 miliardi di dollari in termini MER, con un aumento del 17,8% rispetto al bilancio 2006. Esso ha continuato la tendenza al rilevante aumento avvenuto negli ultimi dieci anni 9 . Come consistenza, si colloca quindi, grosso modo, allo stesso livello dei bilanci francese e britannico, ma ad uno inferiore di quello giapponese, nonch di un decimo di quello USA. La valutazione in termini di PPP per molto differente. Come si detto, il Pentagono lo valuta tra 85 e 125 miliardi di dollari e il SIPRI a 188 miliardi di dollari ( senza tenere peraltro conto degli aumenti di bilancio del 2007 rispetto al 2006). Come ricordato, secondo la Banca Mondiale il PIL cinese in PPP di tre-quattro volte superiore a quello espresso in MER. Tale rapporto non pu essere applicato al bilancio militare, che ha un basket di acquisti molto diverso da quello delle famiglie. Ad esempio, secondo la Banca Mondiale il PIL cinese in termini MER era pari a circa 1500 miliardi di dollari nel 2000, mentre quello in PPP avrebbe dovuto essere superiore a 6000 miliardi di dollari. Nel 2006, il PIL cinese da 2500 miliardi di dollari avrebbe dovuto essere in PPP di 8-10 mila miliardi di dollari, il che appare decisamente sovrastimato. Diverse sono poi le valutazioni delleffettiva percentuale del PIL dedicato alla difesa. Esse variano dal 2,3% al 4,3% del PIL, rispetto a una valutazione ufficiale dell1,7-1,8%.

La Cina ha dichiarato i seguenti aumenti del bilancio della difesa: 1,5% nel 1987; 2,6% nel 1988; 12,6% nel 1989; 15,4% nel 1990; 12% nel 1991; 12% nel 1992; 12,5% nel 1993; 20,3% nel 1994 (anno in cui lo yuan fu svalutato da 6,10 a 8,28 yuan per dollaro); 14,6% nel 1995; 11,3% nel 1996; 12,7% nel 1997; 12,8% nel 1998; 12,7% nel 1999; 12,7% nel 2000; 18% nel 2001; 17,7% nel 2002; 9,6% nel 2003; 11,6% nel 2004; 12,6% nel 2005; 14,7% nel 2006 e, come prima riportato, 17,8% nel 2007.

161

Nel primo caso, in termini di PPP, il bilancio militare reale ammonterebbe a 250-430 miliardi di dollari. Tali valutazioni sono decisamente fuori da ogni realt. Vengono accettate come veritiere solo da taluni esperti di centri studi molto conservatori, come la Heritage Foundation 10 . Fonti esterne al Pentagono, dal canto loro, hanno valutato che il bilancio militare cinese si aggiri nel 2007 tra i 90 e i 120 miliardi di dollari, tenendo conto anche degli introiti extrabilancio e dei fondi che la PLA riceve da altri ministeri o da altre fonti. Molto incerte e spesso contraddittorie sono anche le valutazioni fatte a riguardo dellinflazione militare, che diversa anche in misura rilevante da quella dei prezzi al consumo. Se ne dovrebbe comunque tener conto per valutare le effettive tendenze della spesa per la PLA e ipotizzarne gli impatti sulle capacit operative e strategiche nei vari scenari di possibile impiego. I fondi del bilancio ufficiale sono ripartiti in maniera grosso modo eguale fra il personale, lesercizio e lequipaggiamento. Tale proporzione sostanzialmente rimasta inalterata dal 1998. Complessivamente, il bilancio militare ammonta al 15% delle spese dello Stato. Anche tale percentuale non si modificata sostanzialmente negli ultimi dieci anni. Le autorit cinesi sostengono che gli aumenti degli ultimi anni siano derivati soprattutto da quelli dei salari e dei fondi per la sicurezza sociale, nonch dalle maggiori spese connesse con il ridimensionamento della PLA, dalla crescente inflazione dei costi dei nuovi armamenti e, infine, dallo sforzo effettuato per aumentare il livello di professionalizzazione dei militari, incrementando lattrattivit del reclutamento e la percentuale delle rafferme dei volontari, che costituiscono ormai il 50% degli effettivi della PLA. Tutti questi dati vanno assunti con estrema cautela. Non rappresentano leffettivo sforzo militare fatto dalla Cina, n possono essere presi a base delle valutazioni di compatibilit delle spese per la PLA con leconomia cinese, ammesso per i motivi prima illustrati circa la struttura delleconomia cinese che linterrogativo abbia qualche significato. Il bilancio dello Stato si aggira sul 20% del PIL (rispetto al 40-50% nei paesi occidentali) e che linflazione ancora contenuta, nonostante il recente aumento dovuto
John J. Tkacik, jr., Chinas Quest for a Superpower Military, Backgrounder n. 2036, Heritage Foundation, Washington D.C., May 17th, 2007.
10

162

forse al surriscaldamento delleconomia e, sicuramente, allaumento dei prezzi mondiali dei prodotti agricoli.

c. Finanziamenti alla PLA che non figurano nel bilancio della difesa Non figurano nel bilancio della difesa diversi fondi che sono a carico di altri ministeri o organismi statali. Un tentativo di valutazione stato fatto dallInternational Institute for Strategic Studies 11 che si avvalso anche delle analisi effettuate per il Pentagono dalla RAND Corporation.

i)

Acquisto di armi dallestero, in particolare dalla Russia. Esso sempre molto

elevato, nonostante il potenziamento tecnologico dellindustria degli armamenti cinese, che ormai in grado di soddisfare una crescente parte del fabbisogno della PLA e di alimentare unimportante flusso esportativo. Limportazione di armamenti (senza tener conto del materiale dual use) si aggirata negli anni Novanta sul miliardo di dollari allanno ed salita a oltre 2 miliardi di dollari annuali a partire dal 2000. Le importazioni come ricordato - sono pagate con fondi extrabilancio, assegnati dalla Commissione Militare Centrale.

ii)

Investimenti nellindustria degli armamenti cinesi. Lindustria militare cinese ha

iniziato una completa ristrutturazione a partire dal 1980, accentuatasi soprattutto dal 1998. Oggi, le imprese che producono armamenti ed equipaggiamenti per la PLA sono tutte di propriet statale. Come tutte le imprese statali in Cina, anche quelle militari sono in perdita e si avvalgono di consistenti aiuti e prestiti a condizioni favorevoli a carico dellerario e del sistema bancario pubblico. praticamente impossibile conoscere quanto venga destinato alle parti industriali militari vere e proprie. Le stime effettuate al riguardo variano da 1 a 5 miliardi di dollari allanno. Lindustria degli armamenti cinese sta comunque aumentando la sua efficienza e il suo livello tecnologico, pur presentando ancora grandi carenze (non in grado, ad esempio, di produrre il turbofan per il caccia J-10. Le autorit di Pechino hanno dichiarato che, per la costruzione di sistemi darma e di equipaggiamenti militari, hanno realizzato nel 2006 notevoli profitti (di 2,5 miliardi di
11

IISS, Military Balance 2006, pp. 252-53, cit.

163

dollari). La questione per tutta da chiarire, anche perch altre fonti denunciano consistenti perdite.

iii)

Esportazioni di armamenti. Avevano raggiunto il loro picco negli anni 80, durante

la guerra fra lIraq e lIran. In essa, Pechino riforn abbondantemente entrambi gli avversari, effettuando nel 1986 esportazioni per oltre 5 miliardi di dollari, con materiali in gran parte tratti dalle dotazioni della PLA. Secondo le valutazioni effettuate dal SIPRI, le esportazioni di armi cinesi si sono aggirate, dal 2000 al 2004, sui 700 milioni di dollari allanno. Nel 2005-2006 sarebbero aumentate da un terzo alla met, anche in relazione al maggior dinamismo della presenza militare cinese in Africa, in America Latina e nel Golfo. La PLA sembra che riceva il 50% degli introiti dellexport, nel caso sia che i materiali esportati siano tratti dalle sue dotazioni, sia che vengano prodotti dallindustria militare specificamente per lesportazione.

iv)

Ricerca e sviluppo. Essa comprende le spese effettuate per la ricerca scientifica e

tecnologica militare da vari organismi: la Divisione Generale degli Armamenti della PLA; la Commissione della Scienza, Tecnologia e Industria per la Difesa Nazionale (COSTIND); il Ministero di Stato per la Scienza e la Tecnologia (che gestisce le attivit spaziali e quelle nucleari) ed altri ancora. I fondi sono suddivisi in due grandi capitoli di spesa: uno relativo alla ricerca precompetitiva, laltro a quella applicata. Lentit dei fondi che finanziano programmi destinati alla PLA non conosciuta. Secondo taluni esperti si dovrebbe aggirare almeno sui 300-500 milioni di dollari allanno. Quelli per le attivit spaziali militari e per le armi nucleari vengono gestiti dalla Commissione Militare Centrale, tramite la COSTIND e finanziati a parte per unentit presunta di 4-5 mld. di dollari.

v)

Forze paramilitari. Sono costituite dalla Polizia dellEsercito del Popolo, dalla

Guardia alla Frontiera e dalla Milizia Locale. Della Polizia dellEsercito del Popolo fa parte anche lUnit di commandos denominata Lupi delle nevi, simile ai nostri GIS dellArma dei Carabinieri. Le forse della Milizia sono finanziate anche dai bilanci delle regioni, delle province e delle grandi citt. La consistenza dei loro effettivi molto

164

rilevante (1,5 milioni della Polizia dellEsercito del Popolo, 100 mila della Guardia alla frontiera e 800 mila della Milizia di sicurezza interna). Il loro costo si aggira ufficialmente sui 4-5 milioni di dollari allanno, ma dovrebbe essere di almeno i 10-12 milioni di dollari in termini reali, tenuto conto che i componenti delle Forze Paramilitari, impiegati per lordine e la sicurezza pubblica contro un numero crescente di manifestazioni di protesta e di rivolte sociali, godono di un trattamento economico privilegiato rispetto ai civili e anche ai militari della PLA.

3. Le valutazioni sullandamento della spesa militare cinese

Nonostante il cospicuo aumento dellentit ufficiale e ancor pi di quella valutata da istituzioni o centri specializzati - come il Pentagono, lIISS, il SIPRI e la RAND Corporation - la spesa militare cinese come ricordato - ha assorbito negli ultimi dieci anni una percentuale sostanzialmente eguale del bilancio dello Stato il 15% circa il quale pesa sulleconomia cinese molto meno dei bilanci occidentali (il 20% rispetto al 40%). Difficile per valutare lentit dei fondi extra-bilancio quelli per le attivit spaziali sono in forte aumento - che accrescono notevolmente i finanziamenti reali della PLA. Un aumento considerevole del bilancio militare non troverebbe ostacoli economicofinanziari, nonostante le enormi spese che dovranno essere effettuate nei prossimi due decenni in campo sociale: dal settore pensionistico e sanitario, allafflusso nelle citt dalle campagne di almeno 300 milioni di abitanti e alla creazione di almeno 20 milioni di posti di lavoro allanno. Verosimilmente, Pechino attende prima di effettuare un riarmo massiccio qualora beninteso decidesse di farlo che lindustria degli armamenti cinese migliori il proprio livello tecnologico. In caso contrario, riempirebbe le sue dotazioni di armi che sarebbero obsolete beninteso rispetto agli standards statunitensi prima ancora di entrare in servizio. La difesa del territorio nazionale contro un attacco terrestre non costituisce un problema. Non esiste minaccia. Anche se esistesse, potrebbe sempre essere adeguatamente neutralizzata dalle forze militari e dalla componente meno moderna della PLA. Tuttavia, unaliquota della componente terrestre della PLA sar dotata di armamenti moderni per essere in grado di intervenire in Asia centrale, nella penisola indocinese e

165

anche nella Siberia orientale, nelle Province Marittime e nella Corea del Nord. Si tratta beninteso di uneventualit estremamente improbabile, come lo peraltro anche un attacco anfibio a Taiwan. Essa sarebbe per presa in considerazione dai responsabili di Pechino. Lo dimostrano i programmi di ammodernamento in corso per le forze terrestri e per quelle aerotattiche a corto raggio dazione, che non potrebbero essere impiegate per la proiezione esterna di potenza a lungo raggio n per unemergenza nello Stretto di Taiwan. Laumento delle capacit di proiezione esterna di potenza richiede il potenziamento delle forze anfibie, di quelle aeroportate e speciali, della marina, dellaeronautica a lungo raggio e delle unit missilistiche della Seconda Artiglieria, nonch delle forze che agiscono con obiettivi offensivi o difensivi - nello spazio extra-atmosferico e nel cyberspazio, settori privilegiati della strategia asimmetrica cinese. Inoltre, per evitare o rendere meno probabile lintervento degli Stati Uniti, la Cina tende a procurarsi sia una capacit di area denial attorno a Taiwan, sia un deterrente nucleare strategico pi credibile dellattuale, tenendo anche conto degli sviluppi in corso nel sistema americano di difesa antimissili e dellestensione della sua copertura al Giappone e, parzialmente, anche a Taiwan (a cui gli USA hanno per rifiutato di vendere incrociatori antimissili di tipo Aegis, ceduti invece al Giappone e allAustralia). Ammesso che i dirigenti cinesi ad esempio, a seguito di una crisi interna, che li obblighi a cercare una legittimazione allaggressivit esterna; oppure dellaffermarsi di forze indipendentiste a Taiwan, il cui distacco dalla Cina non sarebbe accettabile per Pechino; oppure ancora a seguito di un intervento nippo-americano contro la Corea del Nord; o delladozione di un embargo petrolifero a seguito di una crisi con Washington decidessero di adottare una linea dura, in rotta di collisione con gli USA, quale potrebbe essere lentit del bilancio militare cinese entro 10-15 anni? Occorre preliminarmente precisare che tutti tali scenari sono altamente improbabili; eccetto quello di un tentativo di Taiwan di proclamare lindipendenza dellisola, a cui qualsiasi governo di Pechino si troverebbe nella necessit di reagire. Anche tale eventualit per poco probabile, date anche le pressioni di Washington sul governo di Taipei, perch eviti ogni provocazione nei riguardi di Pechino, cosa che porrebbe in forse la garanzia americana allisola. Nello scenario pi pessimistico, secondo cui la Cina si preparerebbe ad uno scontro convenzionale prolungato con gli Stati Uniti, la Cina dedicherebbe alla PLA unentit di

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bilancio compatibile con una crescita economica del 7%, che rappresenta secondo gli esperti economici il minimo per evitare rivolte e sommosse, specie nelle aree rurali. Tale valutazione sulla crescita delleconomia cinese abbastanza in linea con quanto avvenuto in Giappone e in Corea del Sud, data levidente impossibilit della Cina di mantenere nei prossimi 10-20 anni i tassi di crescita attuali. Per evitare uno scontro totale con Washington che potrebbe provocare il ricorso alle armi nucleari - un conflitto per Taiwan potrebbe essere a bassa intensit operativa, anche se ad alta intensit tecnologica. In particolare, gli USA eviterebbero di imporre un blocco navale alla Cina, che avrebbe conseguenze disastrose per leconomia cinese, obbligando Pechino ad impiegare tutta la potenza a sua disposizione. Fonti autorevoli 12 hanno valutato che la Cina potrebbe espandere il bilancio della difesa fino al 5-6% del PIL - cio procedere ad un aumento di 3-4 volte dellattuale percentuale ufficiale del PIL dedicata alla difesa con conseguente spesa annuale di 135-160 miliardi di dollari nel 2010 e di 230-280 nel 2015 in termini di MER, da raddoppiare per tenere conto della PPP. Sarebbe questo lo sforzo massimo che Pechino potrebbe fare per prepararsi ad un conflitto di tale tipo, che non implicherebbe lintera mobilitazione delle risorse nazionali. Beninteso, un aumento cos straordinario del bilancio militare cinese significherebbe labbandono della politica del peaceful rise, tensioni con i paesi del Sud-Est asiatico che cercherebbero la protezione degli USA e un rafforzamento dellalleanza fra Washington, New Delhi e Tokyo. I meccanismi delle alleanze anti-cinesi neutralizzerebbero cos leffetto dellaumento di potenza militare della Cina, creando anche una situazione economicamente pesante per Pechino. Essa potrebbe divenire disastrosa, se tale situazione dovesse provocare sanzioni economiche o misure protezionistiche da parte dei partners commerciali della Cina - non solo dellEuropa e degli Stati Uniti, ma anche dei paesi dellAsia orientale, che attualmente assorbono circa il 45% del commercio estero cinese. Per inciso, ci provocherebbe anche per loro una grave crisi economica, che si espanderebbe a livello mondiale. Sia Washington che Pechino ne sono del tutto consapevoli, come risultato anche nella riunione del Dialogo Economico Strategico sino-

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Dwight Perkins, China Economic Growth Implication for the Defense Budget, cit., pp. 382 e ss.

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americano tenutosi nella capitale americana nel maggio 2007 13 . Tra gli USA e la Cina molto pi probabile una cooperazione competitiva, finch si vuole anzich un conflitto.

4. Uno studio cinese circa la congruit della spesa militare

Interessante, ai fini degli scopi che si propone questa ricerca, uno studio effettuato dallIstituto dellEconomia Militare della PLA 14 , circa le circostanze che potrebbero provocare un aumento del bilancio della difesa cinese. Con un approccio tipico delle analisi strategiche cinesi i cui fondamenti possono essere trovati nei classici militari, come Sun Zu lautore dello studio elenca gli elementi che definiscono lentit di un bilancio militare e i suoi rapporti con leconomia di uno Stato. Il tentativo quello di definire un approccio scientifico, che colleghi lentit del bilancio della difesa a quella del prodotto interno lordo. Tale approccio seguito in vari scritti dellIstituto dellEconomia Militare della PLA, che sostengono la necessit di un aumento molto consistente e rapido, anzich progressivo, del bilancio della difesa cinese 15 . Il primo articolo ricordato (vds. nota 14) elenca sei elementi che impongono quasi deterministicamente laumento del bilancio della difesa: i) crescita delleconomia nazionale; ii) modifica delle strategie di ammodernamento delle Forze Armate; iii) sviluppo tecnologico, il quale non procede in modo lineare, ma che pu conoscere improvvise discontinuit, come nellepoca attuale, con la RMA derivata dalla sviluppo delle ICT; iv) effetto cumulativo delle spese della difesa nel settore degli investimenti, cio delle spese slow; v) modifiche geopolitiche impreviste; vi) uso del bilancio militare come strumento per la gestione macro-economica dello Stato. i) Il primo elemento cio la percentuale del bilancio della PLA rispetto al PIL rappresentato, significativamente, dalla crescita economica nazionale. I cinesi sono stati

STRATFOR, Rodger Baker, China-U.S.: the Strategic Economic Dialogue As a Tool for Managing Relations, May 22nd, 2007. 14 Xia Jiren, Circumstances Affecting Chinas Defence Budget Increase, cit. 15 Liu Yang e Wang Cong, Military Preparation and Possible Models for the Defense Budget Increase, Military Economics Study, PLA Defense University, Beijing, November 2001.

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particolarmente colpiti dal collasso dellURSS, dovuto alleccessiva penalizzazione che le spese militari (e quelle per il mantenimento dellimpero) avevano causato alleconomia sovietica. Non per nulla, nelle sue grandi riforme del 1978, Deng Xiaoping si ispirato pi al liberista Milton Friedman (e al Cile di Pinochet) che a Carlo Marx. Particolare rilievo viene dato al confronto fra le differenze delle percentuali dei bilanci della difesa nei vari paesi rispetto al loro PIL, ricercandone un punto teorico di equilibrio ottimale. Negli scritti dellIstituto dellEconomia Militare della PLA viene costantemente lamentato si tratta in realt di una tendenza comune alle Forze Armate di tutto il mondo! il fatto che il bilancio della PLA sia enormemente inferiore in percentuale del PIL a quello di molti altri paesi. La diminuzione si verificata soprattutto negli anni ottanta e novanta, toccando il suo nadir nel 1996, quando stato pari all1,06% del PIL, rispetto ad una media internazionale che si afferma essere del 3%. Viene altres lamentato che le Autorit cinesi abbiano sempre trascurato leffetto moltiplicatore e acceleratore del reddito, che ha la spesa militare, e notato che, con incrementi futuri analoghi a quelli verificatisi a partire dalla seconda met degli anni novanta cio con un aumento medio del bilancio militare del 15% allanno e di quello del PIL dell8-9% - saranno necessari alla PLA oltre quindici anni per poter portare il bilancio della PLA al 3% del PIL, livello ritenuto accettabile per un equilibrato rapporto fra la potenza economica e capacit strategica, tenendo conto della geopolitica cinese e dellevoluzione del contesto globale.

ii) Il secondo elemento che influisce sullentit del bilancio della PLA riguarda levoluzione della strategia di sicurezza nazionale, la quale molto marxianamente, anche se in contrasto con il tradizionale pensiero strategico cinese viene collegata con la crescita economica. E la strategia di sicurezza a proteggere la crescita, cos come il livello di reddito nazionale determina la strategia di sicurezza. Tale stretto collegamento fatto risalire alle direttive di Deng Xiaoping e alla sua convinzione che la Cina dovesse innanzitutto concentrarsi sulla crescita economica, a cui andava subordinato lammodernamento della PLA. Dal 4,29% del PIL del 1980 il bilancio militare fu drasticamente ridotto fino al 1996 quando raggiunse, come ricordato, l1,06% del PIL per poi risalire sotto la presidenza Jiang Zemin, persuaso che il peaceful rise sarebbe

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fallito se la Cina non avesse potuto concorrere alla stabilit regionale e globale e provvedere adeguatamente alla propria sicurezza nazionale.

iii) Il terzo elemento, che influisce sulla definizione dellentit del bilancio della difesa e sulla sua destinazione ai vari settori di spesa, riguarda il passaggio della dottrina strategica e della struttura delle forze della PLA da compiti di difesa territoriale sul modello della guerra di popolo teorizzata da Mao Zedong alle strategie di difesa attiva. Il Presidente Jiang Zemin stato allorigine di tale mutamento, che si tradotto in una profonda modernizzazione della PLA e nella centralit attribuite alla tecnologia e alla capacit di proiezione di potenza. Ci ha comportato il fatto che la massa degli armamenti disponibili alla PLA di concezione sovietica degli anni 50 divenuta del tutto inutile e anche dannosa, costituendo, per il suo mantenimento in servizio, un onere finanziario che sottrae fondi allammodernamento. I militari cinesi sono stati poi particolarmente impressionati dalle performances della RMA americana e della network centric warfare, prima nella guerra del Golfo del 1991, poi nel Kosovo e pi recentemente in Afghanistan e in Iraq. Per mettere a punto i loro nuovi concetti dottrinali e strategici hanno largamente utilizzato la cooperazione israeliana e hanno sviluppato una dottrina di guerra asimmetrica. Questultima, in linea con il pensiero strategico classico cinese, mira a colpire i punti deboli dellavversario potenziale, cio degli USA, individuati nella loro dipendenza dal cyberspazio e dalla rete satellitare, centrali per lattuazione della loro strategia operativa network-centrica. Pur continuando a sottolineare limportanza centrale dei fattori umani, gli esperti della PLA mettono in evidenza come il morale senza armi non possa esprimere le sue potenzialit strategiche e che, anche per mantenerlo elevato, sia necessario passare dalle strutture ad alta intensit di manodopera, a quelle ad alta intensit di capitale. Inoltre, il mutamento della situazione geopolitica, con il collasso dellURSS e la scomparsa di una minaccia terrestre, obbligano la Cina a concentrare gli sforzi e i fondi disponibili nei programmi della marina, dellaeronautica e del nucleo di forze terrestri, speciali, aeroportate e anfibie destinate alla proiezione di potenza. Questo mutamento tanto radicale non pu essere fronteggiato con un incremento progressivo del bilancio, ma dovrebbe comportare un suo salto quantitativo nella sua percentuale rispetto al PIL. Sottaciuta

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invece la capacit dellindustria cinese degli armamenti di soddisfare un aumento tanto rilevante, che si propone per il procurement della PLA. La semplice acquisizione di sistemi darma avanzati allestero per la quale la Cina disporrebbe delle risorse finanziarie necessarie non pu costituire una soluzione soddisfacente. Si verrebbe a determinare infatti un inaccettabile livello di dipendenza dai fornitori esteri, in particolare dalla Russia. Se il surge di bilancio sarebbe fattibile, lammodernamento deve procedere solo in modo progressivo sia per consentire ladeguamento qualitativo dellindustria degli armamenti, sia per elevare il livello professionale dei componenti della PLA.

iv) Un quarto fattore che va considerato nella definizione del bilancio della difesa e nelladeguamento della PLA alla nuova geopolitica degli interessi nazionali cinesi e alla nuova strategia di sicurezza nazionale rappresentato dal fatto che le spese di investimento hanno un effetto cumulativo nel tempo. Le capacit operative che producono vanno valutate tenendo conto almeno di un arco di tempo di 20-25 anni, cio di quello corrispondente alla permanenza in servizio operativo dei moderni sistemi darma. Con la trasformazione da Forze Armate di massa a Forze Armate di qualit, la PLA ha dovuto praticamente partire da zero e la sua potenza - derivante dai materiali moderni disponibili peraltro molto inferiore a quella degli altri paesi in particolare degli Stati Uniti che si sono giovati di una costanza dei bilanci militari. Leffetto delle spese di investimento che sono poi quelle che contano vanno quindi valutate in un arco pluriennale e vanno considerate solo quelle che hanno consentito lacquisizione di materiali competitivi nei confronti di quelli in possesso dei potenziali competitori della Cina, cio degli USA e della Russia 16 . La PLA ha sofferto di una carenza di investimenti sin dagli anni ottanta, allorquando come ricordato il bilancio della difesa era del 3-4% del PIL. La riduzione massiccia del personale e la radiazione dal servizio degli armamenti obsoleti non avevano consentito di aumentare gli investimenti, che toccarono in valore assoluto il loro punto pi

Nelle ricerche pubblicate dallIstituto dellEconomia Militare della PLA, cos come negli scritti degli esperti di strategia cinesi, la Russia almeno implicitamente ma talvolta anche implicitamente considerata un avversario della Cina, mentre pochi cenni vengono riservati al Giappone e allIndia. Gli strateghi cinesi considerano lAsia centrale con le sue riserve petrolifere e di materie prime strategiche un hinterland indispensabile per la Cina. Senza la libera utilizzazione delle sue risorse, la Cina dipenderebbe eccessivamente dalle vie di comunicazione marittima dominate dalle Marine degli Stati Uniti e dei loro alleati.

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basso nel 1988, con meno di un miliardo di dollari. La situazione stata resa pi drammatica dal fatto che linflazione militare derivata anche dalla maggiore sofisticazione tecnologica molto superiore a quella dei prezzi al consumo, generalmente considerati nelle statistiche nazionali e internazionali. Insomma, la situazione si era fatta drammatica. La PLA era stata sacrificata alle esigenze dello sviluppo economico. Per questo, a met anni novanta si decise di invertire tale tendenza. Verosimilmente anche per lumiliazione subita nello Stretto di Taiwan nel 1995-96, allorquando la PLA aveva dovuto cessare le intimidazioni missilistiche effettuate nei confronti di Taiwan di fronte allinvio in zona di due gruppi portaerei americani, deciso dal Presidente Clinton.

v) Il quinto elemento che influisce sulla definizione dellentit del bilancio della difesa rappresentato dai mutamenti della situazione internazionale e del contesto della sicurezza. Particolare incidenza hanno per la Cina la National Security Strategy e la Quadrennial Defense Review degli USA, le modifiche subite nel tempo dal Trattato di Amicizia e di Sicurezza fra gli USA e il Giappone, e soprattutto levoluzione della situazione a Taiwan, le cui forze politiche indipendentiste sono state galvanizzate dalla facilit e dallimpunit con cui gli USA costrinsero la Cina allumiliante ritirata nel 199596. I rischi che corre la sicurezza della Cina sarebbero poi aumentati proporzionalmente alla crescita della sua economia. Questo costituirebbe unulteriore conferma della necessit di agganciare il bilancio della PLA al PIL nazionale, con una percentuale ottimale del 3-5%, mentre quella assolutamente minima non dovrebbe mai scendere al di sotto del 2%. Manca, nelle valutazioni degli esperti economici della PLA, ogni considerazione dei fondi extra-bilancio della difesa che ricevono le forze armate cinesi. Viene invece curiosamente collegata lestensione dellalleanza fra il Giappone e gli USA allallargamento verso Est della NATO, affermando che si tratta di iniziative che corrispondono al medesimo intendimento strategico: quello delle potenze marittime di muovere allassalto della massa continentale euro-asiatica. vi) Il sesto elemento che dovrebbe incidere sullentit del bilancio della difesa cinese la sua strumentalit per la politica macro-economica del paese. In realt, la valutazione

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degli impatti macroeconomici si dovrebbe riferire allentit dellintera spesa statale. In Cina, rispetto a tutti gli altri paesi, il bilancio dello Stato particolarmente contenuto da quando, durante la presidenza di Deng Xiaoping, esso fu drasticamente ridotto dal 27,2% del PIL nel 1980 ad un incredibile livello dell11,67% nel 1995. Secondo gli esperti economici della PLA il bilancio dello Stato di un paese economicamente avanzato dovrebbe ammontare almeno al 25-30% del PIL. Tale percentuale consente di non gravare sullo sviluppo economico, ma di disporre dei fondi necessari non solo per lammodernamento della PLA, ma anche per la sicurezza sociale, la pubblica amministrazione, gli investimenti per il miglioramento tecnologico delle industrie statali (tra cui quelle degli armamenti) e laumento delle spese per la pubblica istruzione e preparazione professionale, soprattutto delle centinaia di milioni di contadini che si sposteranno nelle industrie e nelle citt nei prossimi anni. Gli esperti economici della PLA insistono particolarmente su questa conseguenza keynesiana (o neo-colbertista) dellaumento del bilancio della difesa. Mettono in evidenza come la Cina conosca un notevole surplus della produzione rispetto alla domanda interna, mentre molti fattori produttivi, in particolare la forza lavoro, ma anche il capitale, non vengono pienamente utilizzati. Affermano cos che un consistente aumento del bilancio della difesa non avrebbe impatti negativi sulla crescita, ma la stimolerebbe. In relazione a tutti questi fattori non vi sarebbe altra scelta per Pechino che un aumento rapido e rilevante del bilancio della difesa, non solo perch nel quadro dellarmonia della societ esso stato eccessivamente penalizzato, ma anche per i mutamenti intervenuti nel contesto internazionale. Quello che tipico in questi studi nel bilancio cinese che lentit dei fondi in esso previsto non collegata con una dottrina strategica o una precisa definizione delle forze necessarie. Ci pu derivare dalla tradizionale segretezza che circonda le discussioni della PLA, ma anche dallassenza di un organismo che concili e renda coerente il bilancio con la dottrina e la strategia. Il primo trattato dal Dipartimento Logistico e la seconda da quello dello Stato Maggiore Generale, entrambi dipendenti dalla Commissione militare centrale, che, per, si occupa verosimilmente di altre cose. Il Ministero della Difesa ha in Cina compiti solo marginali, sostanzialmente di rapporti internazionali con i suoi corrispondenti stranieri e di gestione delle esportazioni di armamenti.

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5. Le prospettive devoluzione del bilancio cinese della difesa

La ricerca pi esauriente sulle prospettive dellevoluzione del bilancio militare cinese stata effettuata dalla RAND Corporation 17 nel 2005, con lorizzonte temporale 2025. Tale studio pu essere utilmente completato con un confronto con il rapporto sulle prospettive di evoluzione delleconomia mondiale a pi lungo termine, ad esempio con quelle effettuate dalla Goldman Sachs 18 , che si prescelto poich pi orientato a valutare i riflessi geopolitici e quindi sulla politica di sicurezza delle modifiche che si produrranno nella distribuzione mondiale della ricchezza. Il rapporto della RAND considera che leconomia cinese continuer a crescere con ritmi sostenuti, grazie anche al massiccio spostamento della manodopera della campagna ad attivit industriali e dei servizi, che hanno un maggior valore aggiunto. Pur ammettendo che il governo cinese sar in condizioni di procedere ad un aumento sostenuto dal bilancio della PLA, individua due difficolt principali perch nellarco di tempo considerato la Cina possa pervenire ad un livello di potenza tale da sfidare gli USA. In primo luogo, si accresceranno le pressioni per adeguare le spese sociali: pensionistica, sanitaria e per leducazione nazionale, nonch per linfrastrutturazione del paese, anche in relazione ai previsti massicci spostamenti della popolazione dalle campagne alle citt e dalle regioni dellinterno a quelle costiere. Beninteso, in caso di drammatiche evoluzioni della situazione internazionale, il governo di Pechino sar in grado di procedere a tale mutamento di priorit finanziarie a favore della PLA. Va per notato che un fattore determinante il tempo. In caso di un confronto strategico con gli USA ad esempio per Taiwan sono importanti le capacit operative immediate, non quelle potenziali derivanti dalla mobilitazione. Questultima non ha pi limportanza che aveva nelle guerre totali del XX secolo. Il secondo collo di bottiglia rappresentato dal livello tecnologico dellindustria cinese degli armamenti, livello che ancora estremamente ridotto in taluni settori chiave, in particolare nella motoristica aerea. Tale miglioramento penalizzato dalla protezione
Keith Crane, Roger Cliff, Eran Medeiros, James Mulvenon and William Overholt, Modernizing Chinas Military Opportunity and Constraints, RAND Corporation, Santa Monica (CA), 2005. 18 Dominic Wilson and Roopa Purushothaman, Dreaming Whit BRICS: The Path To 2050, Global Economics Paper n. 99, 1 October 2003.
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che viene data alle industrie militari, che conoscono un regime concorrenziale molto limitato. In sostanza, esiste una notevole difficolt di collegare le previsioni circa il possibile bilancio della PLA con le sue effettive capacit operative e strategiche. Nello studio della RAND Corporation vengono effettuate due serie di proiezioni della spesa militare cinese fino al 2025. La prima considera che la Cina dedichi alle spese militari il 5% del PIL; la seconda che vi dedichi solo il 2,3%. Le valutazioni della RAND, espresse in dollari al valore costante 2001, tengono conto in quanto a capacit di acquisto di un valore intermedio fra MER e PPP (vedasi precedente paragrafo 1). I risultati sono riportati in Tabella 1.

Tabella 1:
PROIEZIONI DELLA RAND SULLENTIT DEL BILANCIO MILITARE CINESE (mld$ 2001) 2010 IPOTESI MINIMA 2,3% PIL TOTALE PERSONALE ESERCIZIO INVESTIMENTO 91,2 57,8 15,3 18,1 2015 113,7 65 23 25,6 2020 143,9 73,1 34,6 36,2 2025 185,2 82,2 51,9 51,1

IPOTESI MASSIMA 5% PIL

TOTALE PERSONALE ESERCIZIO INVESTIMENTO

145 84,7 22,3 38

207,4 111,5 39,6 56,2

287,3 141 67,1 79,3

403,4 178,9 113 111,4

da notare che in entrambe le proiezioni viene realizzato progressivamente un maggior equilibrio fra le spese correnti e quelle di investimento. Va inoltre notato che lipotesi minima, che quella ritenuta pi attendibile, prevede che il bilancio cinese della difesa 2025 abbia unentit complessiva di circa il 40% delle spese per la difesa USA del 2003 (quello dellipotesi massima sarebbe di poco superiore al bilancio USA sempre del 2003). Di conseguenza, pur ipotizzando che lefficienza della spesa militare cinese sia simile a quella USA e trascurando leffetto dellasimmetria delle strategie operative adottate - ma

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limitandosi al confronto dei soli bilanci della difesa - non prevedibile che la Cina possa costituire nei prossimi 20 anni una minaccia credibile per la superiorit globale americana. Mantenendo lattuale percentuale di spesa della difesa rispetto al PIL, prevedibile che nel 2025 il bilancio del Pentagono sia almeno due-tre volte superiore a quello del 2003. Ci, beninteso, non significa che la PLA non possa acquisire una superiorit locale, ad esempio nellarea denial relativa a Taiwan o in settori come il cyberspazio o le armi antisatellitari. Il confronto sarebbe ancora maggiormente sfavorevole alla Cina, qualora venisse considerato il capitale di sistemi darma moderni accumulati da Cina e Stati Uniti nel periodo considerato. Secondo le valutazioni dello studio della RAND, a cui si fa riferimento, prevedibile che lo stock di capitale militare netto degli Stati Uniti ammonti a circa 2.710 miliardi di dollari nel 2001, e quello della Cina tra 1.280 e meno di 600 miliardi di dollari rispettivamente nelle proiezioni massima e minima di bilancio per la PLA. Lo studio della RAND non considera poi limpatto delle alleanze sulla correlazione delle forze. Esso favorisce ulteriormente gli Stati Uniti, al pari del livello tecnologico e dellefficienza economica dellindustria degli armamenti. In conclusione, pur tenendo conto di tutte le semplificazioni connesse con gli assunti circa le proiezioni future dei bilanci e limpossibilit di considerare in tali valutazioni la capacit dintegrazione sistemica delle varie tecnologie (aspetto determinante negli attuali conflitti ad alta intensit operativa e tecnologica), n lasimmetria delle concezioni strategiche e tattiche (fattore altrettanto importante), si pu concludere che la Cina, pur contribuendo grandemente alla crescita delleconomia mondiale e raggiungendo lo status di superpotenza economica con un PIL che secondo la RAND sar nel 2025 pari a quello attuale degli USA e diventer eguale ad esso allincirca nel 2040 non potr costituire una minaccia globale alla superiorit strategica americana. Imprevedibile poi limpatto del declino demografico, nonch le conseguenze dellaccumulazione della ricchezza sul tasso di crescita delleconomia. Non da escludere che la Cina conosca una forte richiesta di miglioramenti sociali, che ne freneranno la crescita, e che questultima conosca una traiettoria simile a quella del Giappone: da una media del 10,5% di crescita annua nel 1960-70, esso pass al 5% nel 1970-80, per scendere al 4% nel 1980-90 e a

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meno del 2% nel decennio successivo. In tal caso, il PIL pro capite dei cinesi rimarrebbe estremamente basso rispetto a quello dei paesi avanzati, anche se quello nazionale potr notevolmente aumentare, per effetto sia della crescita delleconomia, sia della rivalutazione dello yuan. Per inciso, la geopolitica di met XXI secolo verr influenzata da due fattori principali: dal fatto che le pi grandi economie mondiali non saranno pi quelle attuali, con il declassamento dei quattro grandi europei Germania compresa che non faranno pi parte delle sei economie pi ricche del mondo. Esse saranno sostituite dai BRICs. Dellattuale G8, rimarranno nel gruppo dei 6 ricchi solo gli USA e il Giappone. Inoltre fatto del tutto nuovo nella storia molti paesi aventi un PIL nazionale pi elevato, non avranno la popolazione pi ricca. Il loro PIL pro capite rimarr inferiore a quello esistente in altri Stati. Ci comporter una maggiore difficolt non solo per le decisioni economiche, ma anche per quelle politico-strategiche e una notevole imprevedibilit e turbolenza geopolitica. Tutto ci influir sul futuro contesto internazionale.

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CAPITOLO VII LE FORZE ARMATE CINESI: SITUAZIONE E PROSPETTIVE

1. LOrganizzazione Centrale della Difesa e il controllo politico sulla PLA

Negli anni immediatamente successivi alla conquista del potere da parte di Mao Zedong e fino alla scomparsa di Deng Xiaoping sempre esistita una complementarit assoluta, al limite dellidentit, fra il Partito Comunista Cinese (PCC), lo Stato e la PLA. I responsabili degli organismi di vertice politico-strategico del Partito e dello Stato erano gli stessi. Si erano forgiati nelle dure lotte contro loccupazione giapponese prima e contro le forze del Kuomintang (KMG) poi. La dottrina strategica prevedeva, in caso di attacco alla Cina, da parte degli USA fino a met anni Sessanta e dellURSS poi, fino alla fine della guerra fredda, di combattere una guerra di popolo prolungata e totale. La PLA si identificava col popolo in armi. Esso veniva sempre considerato nonostante lideologia comunista un insieme unico, non diviso in classi 1 . La massa non solo dei soldati, ma anche dei quadri, era di origine contadina. Lincredibile capacit di resistenza della civilt del riso cinese e di sopravvivenza alle rappresaglie pi dure erano state messe in evidenza dalla vittoriosa resistenza contro loccupazione giapponese e contro il Kuomintang. Lidea di una stretta unione fra il popolo e la PLA corrispondeva, da un lato, al concetto confuciano di civilt armoniosa in tutte le sue componenti e, dallaltro lato, alla tradizionale cultura strategica cinese di adottare dottrine, tecniche e tattiche asimmetriche, anche per compensare in questo caso le condizioni di inferiorit tecnologica. Nonostante ci, lesercito cinese, a fine 1950, attravers il fiume Yalu con 300.000 volontari e and in aiuto delle forze nord-coreane, che stavano per essere travolte dagli USA, adott una strategia diretta, effettuando, con gravi perdite, attacchi frontali ad ondate successive 2 .

Maria Weber, Il miracolo cinese, Il Mulino, Bologna, 2001; Francesco Scisci, Chi ha paura della Cina, ed. Ponte alle Grazie, Milano, 2007. 2 Valdo Ferretti, La questione della sicurezza nellevoluzione della politica estera della Repubblica Popolare Cinese, CeMiSS, Rubettino, Soveria Mannelli, 2006.

Una delle critiche maggiori fatte dai militari conservatori che costituiscono ormai una sparuta minoranza nella PLA che la ristrutturazione delle Forze Armate cinesi in forze professionali ad alta tecnologia, staccher la PLA dal popolo, da cui, secondo lideologia maoista, trae la sua forza. Ci avverr anche perch la massa dei volontari dovr essere reclutata nelle citt, dove i giovani hanno una migliore preparazione professionale. Si allenteranno inoltre i legami con le comunit locali, necessari per la guerra di popolo 3 . Va anche ricordato che il recente ridimensionamento del ruolo dei militari, sia nel Partito, sia nellorgano di vertice la Commissione Militare Centrale, organismo sia dello Stato che del Partito sembra sia derivato dallopposizione di molti generali allintervento dellesercito nel 1989, per reprimere le dimostrazioni di Piazza Tienanmen, adducendo a sostegno della loro tesi il fatto che lesercito non doveva contrapporsi al popolo, come aveva insegnato Mao. Come si detto, lorganizzazione del PCC era plasmata su quella della PLA e lo Stato su quella del PCC. Nel 1954, Mao decise di costituire la Commissione Militare Nazionale - organo consultivo del Comitato Centrale del Partito - da cui dipendeva la Commissione Militare Centrale, organo invece dello Stato. Questultima, subordinata alla prima, era il comando supremo, da cui dipendevano le Forze Armate, cio la PLA (People Liberation Army). La prima commissione quella Militare Nazionale - fu soppressa ai tempi della Rivoluzione Culturale, ma fu ricostituita da Deng Xiaoping nel 1980 e fusa con la seconda, cio con quella Militare Centrale. Questultima oggi un organo sia dello Stato che del Partito ed presieduta dal Segretario del PCC, che anche Presidente della Repubblica Popolare. Questo sistema del doppio cappello caratteristico di tutto lordinamento istituzionale cinese. In sostanza, la struttura centrale politico-strategica basata sul tradizionale modello leninista Nellorganismo continuarono a dominare i militari, fino allinizio degli anni Novanta. Dopo Deng Xiaoping, cio dopo la seconda generazione di leaders, cess la supremazia alle massime cariche dello Stato di personalit che avevano una diretta esperienza della guerra e che appartenevano alla PLA od erano particolarmente legati ad essa..

Howard M. Krawitz, Modernizing Chinas Military: A High-Stakes Gamble?, Strategic Forum n. 204, National Defense University INSS, Washington D.C., December 2003.

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Lapparato del Partito rispecchia la struttura dello Stato e svolge nei confronti di questultimo un ruolo dominante, sia di direzione che di controllo. Esso facilitato come si ricordato - dal fatto che i vertici del PCC coincidono con quelli dello Stato. Lunica eccezione stata rappresentata da Jiang Zemin, che fu sostituito da Hu Jintao come Segretario Generale del PCC nel XVI Congresso del Partito nel novembre 2002, ma rimase Presidente dello Stato e della Commissione Militare Centrale fino al marzo 2003. Oggi, nella Commissione Militare Centrale prevalgono i vertici politici del PCC. La perdita di peso politico della PLA e lattenuazione dei suoi legami con le campagne (oltre che - dal 1998 - con lindustria degli armamenti, il 70% delle produzioni della quale era commerciale, ma controllato dai militari) stanno producendo una vera e propria rivoluzione organizzativa e psicologica, nonch una separazione della PLA dal PCC, in campo sia interno che internazionale, con tensioni e contrasti potenziali, che peraltro non sono ancora emersi. Insomma, la PLA starebbe trasformandosi da strumento del partito in strumento dello Stato. Le forze paramilitari - in particolare la Polizia dellEsercito del Popolo e la Milizia, non dipendono per dalla PLA - ma dal Consiglio di Stato (cio dal Governo della Repubblica Popolare Cinese) per il tramite del Ministro dellInterno, anche se per i compiti connessi con la difesa territoriale dipendono sia dalla Commissione Militare Centrale sia dal Ministro della Difesa Nazionale. Questultimo non ha contrariamente ai ministri della difesa degli altri paesi - alle sue dipendenze la PLA, che fa capo alla Commissione Militare Centrale Nazionale. In sostanza, il Ministro della Difesa Nazionale cinese soprattutto un organismo di collegamento con i suoi omologhi stranieri. sempre stato un militare e spesso si identificato con uno dei vice-presidenti della Commissione Militare Centrale ed spesso un ex Capo di Stato Maggiore. E responsabile delle esportazioni di armamenti. LAllegato 1 riporta lo schema dellorganizzazione del vertice politico-strategico in Cina. Finora, nella politica e negli ambienti militari hanno dominato le forze terrestri, da cui provenivano fino al 2000 tutti i componenti militari della Commissione Militare Centrale. Solo da pochi anni ne fanno parte i vertici della Marina (PLA-N), dellAeronautica (PLAAF) e delle forze missilistiche strategiche (la 2 Artiglieria, che comprende anche i missili a corta e media gittata schierati di fronte a Taiwan ed armati con testate convenzionali).

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La PLA ha svolto sempre un duplice ruolo: interno ed esterno. Ad essa facevano un tempo capo le forze paramilitari, in particolare la Polizia Armata del Popolo, della consistenza di ben 1,5 milioni di effettivi. Oggi, il suo comando passato al Ministro dellInterno e alla Commissione Militare Centrale. Questultima ha un potere di controllo anche sulla Polizia di Confine (allincirca 100 mila effettivi) e sulla Milizia di Sicurezza Interna (allincirca 800 mila effettivi). Da segnalare lUnit dei Lupi della Neve, forza speciale, altamente professionalizzata, dalla Polizia Armata del Popolo, specializzata nellantiterrorismo. Le forze paramilitari sono finanziate con fondi al di fuori del bilancio della difesa. Almeno per un terzo, non figurano nel bilancio dello Stato, poich i

finanziamenti sono a carico delle province. Esse hanno mantenuto pi stretti legami con il Partito e con la politica interna a livello locale, sia perch sono diffuse ovunque sul territorio, sia perch sono impiegate per il mantenimento della sicurezza e dellordine pubblico, particolarmente perturbato nella turbolenta transizione economico-sociale che conosce la Cina. Il Ministro dellInterno ha dichiarato che nel 2005 si sono verificate, soprattutto nelle campagne, 84 mila manifestazioni di protesta o rivolte. Lo stesso Presidente Hu Jintao si dimostrato molto preoccupato che tali manifestazioni antipartito si estendano alla citt, dove avrebbero molta maggior forza. Dalla Commissione Militare Centrale dipendono il Dipartimento dello Stato Maggiore Generale e i tre dipartimenti generali di supporto: Politico, Logistico e degli Armamenti. I compiti di raccordo fra il settore politico e quello militare sono assolti direttamente dalla Commissione Militare Centrale, che ha anche la responsabilit del comando delle forze terrestri della PLA. Dallo SM Generale dipendono gli SM della Marina, dellAeronautica e delle forze missilistiche (2 artiglieria), nonch le sette regioni militari in cui divisa la Cina, lAccademia e lUniversit di Difesa Nazionale. La 2 artiglieria, che raggruppa le forze missilistiche, dipende direttamente come si detto - dallo Stato Maggiore, ma sotto uno stretto controllo della Commissione Militare Centrale (CMC). Non esiste un comando unificato delle Forze terrestri, probabilmente per non costituire un contropotere a quello della PCC. La CMC impartisce, poi, tramite il Governo (Consiglio di Stato), direttive alla COSTIND, organismo centrale per lo sviluppo e gestione delle capacit tecnologiche e

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industriali nel campo degli armamenti. Tale organismo, prima dominato dai militari, stato civilizzato e passato sotto il controllo del governo nel 1998, rompendo un connubio origine di inefficienza e di corruzione fra i committenti e i fornitori, entrambi militari 4 . Il Presidente della Repubblica Popolare Jiang Zemin fu il primo civile senza diretta esperienza di guerra a presiedere - alla met degli anni 90 - la Commissione Militare Centrale. Egli fu anche il primo a staccarsi nettamente dal filone del pensiero militare di Mao della guerra di popolo, imponendo una svolta professionale alle Forze Armate e passando dalla priorit attribuita alla difesa territoriale a quella assegnata alle capacit di proiezione di potenza, almeno nelle immediate periferie cinesi, delimitate dalla 1 e dalla 2 fascia di isole nei tre mari cinesi: i) Meridionale, delle isole Paracelso e Spratley, avamposto verso gli Stretti della Malacca; ii) Orientale, centrato sullo Stretto di Taiwan; iii) Mar Giallo, che riguarda le isole Senkaku e che si spinge fino ad Okinawa. La seconda linea di isole include il Giappone a Nord, Guam al centro e si spinge a Sud fino alle Filippine. Sotto la presidenza di Jiang Zemin aument notevolmente limportanza della Marina, rispetto a quella della componente terrestre. Il peso di questultima rimase comunque sempre pi elevata: lEsercito viene infatti considerato il garante di ultimo ricorso dellunit della Cina per la repressione delle rivolte e dei disordini che avvengono soprattutto nelle zone rurali, la cui popolazione si trova in condizioni economiche disperate. Le unit paramilitari si sono rivelate in molti casi insufficienti a tale scopo. Inoltre, al pari delle altre tre forze armate (2 artiglieria inclusa), lesercito oggetto di un sistematico ammodernamento. Il successo di questultimo ostacolato dalle sue dimensioni ancora ragguardevoli (1,6 milioni di effettivi), anche se in corso di riduzione 5 . Il Libro Bianco della Difesa del dicembre 2006 afferma che lesercito, dopo aver

Roger Cliff (RAND Corporation): Report Before the U.S.-China Economic and Security Review Commission, Washington D.C., March 16th, 2006. 5 Quando fu costituita, la PLA aveva 5,5 milioni di soldati, poi ridotti a 4 milioni. Durante la guerra di Corea raggiunse i 6,2 milioni, poi ridotti a 4,2. Nel periodo di Mao, la PLA oscill fra 2,5 e 4 milioni. Molte delle riduzioni delle forze terrestri sono consistite nel semplice transito di strutture e di effettivi nella Polizia Armata del Popolo e nella Milizia.

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dimezzato le sue strutture negli anni novanta, ha ridotto ancora i suoi effettivi di circa 200 mila soldati fra il 2003 e il 2005 6 . Limportanza che riveste tuttora la Commissione Militare Centrale dimostrata dal fatto che Jiang Zemin, dopo aver ceduto il potere a Hu Jintao nel 2002, ne mantenne la carica di Presidente, fino al linizio del 2003. Oggi la Commissione presieduta da Hu. Egli ha accelerato il programma di professionalizzazione della PLA e la sua trasformazione in una forza di proiezione di potenza esterna. Una dimostrazione della maggiore autonomia della PLA dal PCC data dalle resistenze del Capo di SM della Difesa cinese ad iniziare colloqui con il Pentagono sulle strategie nucleari dei due paesi, non attuando gli accordi presi fra i presidenti Hu e Bush nella primavera 2006. Tale ritardo stato motivato da fonti cinesi con il timore che i colloqui sulle armi nucleari strategiche avrebbero consentito agli USA un miglior targeting da first strike per la distruzione preventiva di gran parte delle forze nucleari strategiche cinesi, che oggi hanno una consistenza ridotta, ma sono in fase di rapida modernizzazione e potenziamento.

2. Forze missilistiche - la Seconda Artiglieria forze spaziali e controspaziali e della guerra del cyberspazio

a) La Seconda Artiglieria La Seconda Artiglieria include tutte le forze missilistiche, sia nucleari che convenzionali, oltre che le unit spaziali e contro-spaziali, cio anti-satellitari. Tali forze sono - dalla seconda met degli anni Novanta oggetto di un importante sforzo di ammodernamento, non solo quantitativo ma anche qualitativo. Dopo la guerra per il Kuwait e per il Kosovo, la Cina si grandemente preoccupata delle enormi capacit convenzionali americane, conseguenti alla RMA. Le autorit di Pechino hanno iniziato un programma di ammodernamento militare, che riguarda tutte le componenti della PLA, pur essendo centrato sulle forze missilistiche e su quelle navali. Vanno ricordati i due obiettivi indicati
6

nel

Libro

Bianco

del

dicembre

2006:

la

meccanizzazione

la

John J. Tkacik, Chinas Quest for a Superpower Military, Backgrounder n. 2036, The Heritage Foundation, May 17th, 2007.

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informatizzazione. Questultima segue in linea generale i criteri adottati dagli USA per la network centric warfare 7 , mentre la prima volta a dotare la PLA di una moderna e potente capacit di proiezione di potenza terrestre, i cui obiettivi veri non sono mai stati precisati. Comunque, essa preoccupa grandemente lo SM Generale russo. Il potenziamento missilistico e navale ha determinato notevoli preoccupazioni negli Stati Uniti e in tutti i paesi dellAsia sud-orientale e orientale, anche per la scarsa trasparenza dei bilanci militari, della dottrina strategica e degli obiettivi della Cina. Tali preoccupazioni sono ampiamente riflesse nel rapporto annualmente trasmesso dal Pentagono al Congresso sulla potenza militare cinese 8 . In particolare, nellultima edizione di questultimo, pubblicata nel marzo 2007, traspare il timore che la Cina seguendo i trends caratteristici del pensiero strategico cinese - si proponga di fronteggiare la superiorit militare degli Stati Uniti con strumenti asimmetrici, che ne neutralizzino o, almeno, ne degradino le capacit, colpendone i punti pi deboli. Ad esempio, con armi di counterspace e di cyberspace quelle che negli USA vengono denominate disruptive technologies verrebbero attaccati sia i moltiplicatori di potenza che garantiscono unenorme superiorit alla U.S. Navy, sia i sistemi su cui si basa la network centric warfare americana. I missili cinesi - in servizio e in sviluppo - sono sia strategici (ICBM e SLBM), sia a gittata intermedia, media e corta. Le forze strategiche comprendono sia gli ICBM tradizionali in silos ed a propellente liquido, di cui una ventina del tipo CSS-4 e una ventina di CSS-3. Includono inoltre da 14 a 18 CSS-2 (che sono IRBM), e una cinquantina di MRBM del tipo CSS-5, che sono mobili su strada e a combustibile solido. IRBM e MRBM sono utilizzati per la dissuasione regionale che ha incominciato ad impensierire Putin con la sua richiesta di estendere il Trattato INF a tutti gli Stati. Gli SRBM sono puntati su Taiwan. Va poi ricordato che la Cina possiede un sommergibile lanciamissili a propulsione nucleare della classe Xia dotato di 12 missili CSS-N-30 o Julang 1, della

STRATFOR, Timothy L. Thomas, Chinese and American Network Warfare in Joint Force Quarterly, n. 38, Summer 2005, pp. 76-83. Vds. anche Rodger Baker, Chinas Concerns In 2007: Fears of a Perfect Storm, Geopolitical Intelligence Report, January 30th, 2007. 8 Office of Secretary of Defense, Military Power of the Peoples Republic of China, Report to the Congress, Washington D.C., March 2007.

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gittata di circa 1800 km. Ha per in costruzione tre nuovi sommergibili lanciamissili classe Jin, che dovrebbero essere dotati di missili Julang 2 dalla gittata di 8.000 km. Le forze nucleari strategiche cinesi sono in corso di ammodernamento. In particolare stanno entrando in servizio lICBM DF31, con gittata di oltre 7 mila km. infine in corso di sviluppo lICBM DF31-A dallenorme gittata di 11 mila km, capace di colpire lintero territorio americano. A tali forze missilistiche vanno aggiunti i gi menzionati SRBM del tipo CSS-6 e CSS-7, schierati di fronte a Taiwan e che hanno rispettivamente una gittata di 600 e di 300 km. Il numero degli SRBM sta crescendo negli ultimi anni con un ritmo di 100-200 missili allanno. La quasi totalit hanno testate convenzionali. Essi sono inquadrati in 6 Brigate della 2 Artiglieria, mentre una settima Brigata in corso di costituzione. Le capacit cinesi di produzione di missili sono elevate, anche se sembra che non siano completamente utilizzate. Anche per questo - e delladozione della dottrina del deterrente limitato o sufficiente - la Cina non si dotata degli enormi arsenali nucleari strategici - con oltre 10 mila testate strategiche ciascuno - che avevano gli USA e lURSS durante la guerra fredda. La Cina ha sempre dichiarato da quando nel 1964 si dotata di armi nucleari - di adottare una dottrina non solo di no first strike, ma anche di no first use. Tale dottrina ufficiale non sarebbe per applicata secondo il parere di taluni esperti cinesi - nel caso di Taiwan, dato che lisola considerata parte del territorio cinese, parte integrante della Cina continentale 9 . La dottrina del no first use stata recentemente considerata, negli scritti di molti alti ufficiali della PLA, unindebita limitazione alle capacit operative cinesi. Essi hanno perci proposto di abolirla. Certamente facevano riferimento a scenari quali quelli di un conflitto per Taiwan, in cui pu essere impiegata solo unaliquota delle forze cinesi, cio quelle idonee alla proiezione di potenza e non ancorate al territorio. In uno scenario di tal genere, la Cina si troverebbe tuttora in condizioni di inferiorit convenzionale rispetto agli Stati Uniti. Lunico modo per fronteggiare uno squilibrio convenzionale sarebbe quello di far ricorso alle armi nucleari. Il Presidente dellUniversit della Difesa Nazionale di Pechino ha affermato che la Cina colpirebbe con i suoi ICBM le citt americane, qualora
9

Larry Wortzel, The Trouble with Chinas Nuclear Doctrine, in Jane Defense Weekly, 22 February 2006.

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gli USA dovessero impiegare contro le forze cinesi impegnate nello Stretto di Taiwan le tattiche e le tecniche della network centric warfare. Ha cos contraddetto palesemente la dottrina ufficiale, senza peraltro subire conseguenze diverse da una precisazione delle autorit cinesi, che hanno dichiarato che si trattava di un pensiero solo personale dellalto ufficiale, la cui espressione era quasi sicuramente autorizzata dal governo. Come gi accennato, le riunioni fra i responsabili delle forze nucleari cinesi ed americani, concordate dai presidenti Hu e Bush nel loro incontro dellaprile 2006, non hanno avuto ancora luogo. Negli USA sono stati espressi dubbi circa il fatto che la Cina adotti veramente una dottrina del no first use. Sembra che di fatto voglia mantenersi le mani libere. Ad ogni buon conto, di fronte allinstallazione progressiva di difese antimissili americane, la Cina ancor pi della Russia, che dispone di numerose forze nucleari dovr fare affidamento sui sommergibili nucleari lanciamissili (classe Jin o OS4), che saranno in pattugliamento costante continuativo nel Pacifico per evitare di essere distrutti da uno strike preventivo. La loro importanza stata messa in rilievo anche dal lancio di un missile SS-X-30 Bulava da un sommergibile tipo Borei, proprio prima della visita del Presidente Putin agli USA l1 e il 2 luglio 2007. Nel caso cinese, sembra per che i sommergibili della classe Jin (o tipo OS4), attualmente in costruzione 10 , abbiano ancora problemi al sistema di propulsione e necessitino ancora di un anno prima di divenire operativi. Comunque sia, oltre che essere difficili da localizzare, presentano il vantaggio di poter lanciare i loro missili anche in prossimit delle coste degli Stati Uniti, superando qualsiasi sistema di difesa antimissile che potr essere costruito nei prossimi decenni dagli USA.

STRATFOR, Ballistic Missile Submarines: The Only Way to Go, Global Intelligence Brief, April 24th, 2007.

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Tabella 1: Forze missilistiche cinesi

Missile

n lanciatori/ n unit

Gittata

CSS-4 ICBM CSS-3 ICBM CSS-2 IRBM CSS-5 MRBM Mod. 1/2 JL-1 SLBM CSS-6 SRBM CSS-7 SRBM JL-2 SLBM DF-31 ICBM DF-31 ICBM

20/20 9-13/16-24 6-10/14-18 34-38/40-50 10-14/10-14 70-80/300-350 110-130/575-625 In fase di sviluppo In fase sperimentale In fase di sviluppo

12,900+km 5,470+km 2790+km 1,770+km 1,770+km 600 km 300 km 8,000+km 7,250+km 11,270+km

b) Forze spaziali e controspaziali (counter-space) La Cina ha un gigantesco programma spaziale, inclusa la costruzione di una stazione spaziale entro il 2020, voli spaziali pilotati e il raggiungimento della luna con una navetta abitata. Le attivit spaziali civili e militari vengono strettamente coordinate, sotto la direzione della Commissione Militare Centrale. Una particolarit cinese quella di disporre di una grande capacit di lanci di opportunit con minisatelliti sia di comunicazione che di osservazione. In particolare, la Cina sta sviluppando minisatelliti dal peso inferiore ai 100 kg. Fonti ufficiali hanno affermato che la Cina ha la capacit di lanciare tali satelliti con unora di preavviso, per fronteggiare la distruzione o linabilitazione dei satelliti in orbita o per espandere la copertura satellitare in caso di necessit. Le capacit spaziali e soprattutto quelle di counter-space cinesi suscitano grandi preoccupazioni negli USA, la cui potenza militare dipende in consistente misura dallo spazio 11 .
Phillip C. Saunders, Chinas Future in Space: Implications for U.S. Security, in The Magazine of the National Space Society, 20th September, 2005.
11

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Nel contempo, Pechino ben consapevole di quanto le capacit militari americane siano influenzate dallutilizzazione dello spazio sta sviluppando un programma antisatellitare multidimensionale ed ha elaborato una dottrina per il counter-space, basata sullimpiego massiccio di tutti i mezzi tecnologicamente disponibili. Essi sono innanzitutto missili anti-satellite a impatto cinetico diretto del tipo di quello che nel gennaio 2007 ha distrutto un satellite a quasi 900 chilometri di altezza cinese 12 -, ma anche disturbatori elettronici e armi ad energia diretta (a laser o a radiofrequenze). Sembra inoltre che la dottrina cinese consideri lutilizzazione di armi ad impulso elettromagnetico, prodotto con lo scoppio nello spazio di piccole bombe nucleari. La Tabella 2 riporta linventario dei satelliti cinesi a fine 2006. Da segnalare che la Cina sta sviluppando un proprio sistema GPS e che partecipa anche al programma GPS europeo Galileo, alle cui tecnologie pi sensibili non ha per accesso. Da quanto le industrie spaziali europee hanno potuto rilevare, la Cina non dispone ancora di un livello tecnologico soprattutto nel campo delle nanotecnologie e dellelettronica comparabile con quello dei paesi pi avanzati nel campo spaziale. Gli investimenti nel settore sono per massicci. Taluni esperti non escludono la possibilit che preoccupa grandemente gli strateghi americani che la Cina acquisisca nel 2025-2050 la capacit di infliggere agli USA una Pearl Harbour spaziale 13 . Per il momento, gli sforzi cinesi sembrano concentrati sullobiettivo diminuire le capacit della Marina USA di utilizzazione dello spazio. Il counter-space sarebbe strettamente integrato sia al sea-lane denial, volto a dissuadere gli USA dallinviare gruppi portaerei ed anfibi in soccorso di Taiwan, sia a realizzare un sea control nello stretto che separa lisola dalla Cina continentale, per la protezione del traffico marittimo necessario al trasporto e al sostegno di una forza dinvasione di Taiwan 14 . Lutilizzazione dello spazio conferirebbe alla Cina la capacit di contrastare, se non di equilibrare con strategie asimmetriche la superiorit navale americana. Strategie simmetriche non potrebbero invece garantire alla Cina, almeno nellavvenire prevedibile, tale risultato.
Bates Gill and Martin Kleiber, Chinas Space Odyssey What the Anti-Satellite Test Reveals About Decision-Making in Beijing, in Foreign Affairs, May-June 2007, pp. 2-6. 13 Chinas Offensive Space Capabilities, STRATFOR Global Intelligence Brief, January 18th, 2007. 14 Gorge Friedman, Space and Sea Lane Control in Chinese Strategy, STRATFOR, January 23rd, 2007.
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Tabella 2: I satelliti cinesi (2006)

Tipo di satellite Satelliti da comunicazione Satelliti da navigazione (tipo GPS) Satelliti meteorologici Satelliti da ricognizione/osservazione terrestre Satelliti scientifici Sistema spaziale abitato TOTALE

Numero 14 3 3 6 8 1 35

c) Capacit del cyberspazio I cinesi hanno dimostrato in diversi colloqui e riunioni di essere pienamente consapevoli dei metodi e delle possibili utilizzazioni a scopi militari delle nuove tecnologie dellinformazione. Considerano il cyberspazio una nuova dimensione della geostrategia ed hanno elaborato una dottrina dimpiego che viene giudicata molto sofisticata dagli analisti strategici americani. Da articoli e documenti dottrinali viene spesso citata la necessit di realizzare un blocco delle informazioni con misure sia attive (contromisure) elettroniche che passive (contro-contromisure) e, soprattutto, con attacchi con hackers e virus alle reti informatiche e alle banche dati. Lobiettivo quello di ottenere il dominio dello spazio elettromagnetico e di neutralizzare la RMA americana, considerata la minaccia pi pericolosa alla sicurezza cinese 15 . La PLA ha elaborato il concetto di Rete integrata per la guerra elettronica. Ha anche costituito unit specializzate per utilizzare tutte le tecnologie disruptive impiegabili nel settore, in particolare virus molto sofisticati per linabilitazione delle reti di computer e delle banche dati. Nel Libro Bianco della Difesa 2006 viene attribuita al settore unimportanza vitale. Gli USA e non solo loro ne sono grandemente preoccupati.

15

Rodger Baker, Chinas Concerns in 2007: Fears of a Perfect Storm, op. cit.

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3. La Marina Cinese

La Marina (PLA-N) la forza armata che ha ricevuto maggiori attenzioni e finanziamenti negli ultimi anni. Lintenzione di potenziarla ulteriormente stata recentemente espressa dallo stesso Presidente Hu Jintao 16 . Particolarmente sviluppata la componente sottomarina, che consiste attualmente in 58 unit, ma che fra pochi anni raggiunger le 70. Dal 1995 ad oggi, la PLA-N ha ordinato ben 31 nuovi sottomarini, di cui due nucleari di attacco. Ogni anno vengono costruiti da 4 a 5 sommergibili. Alla fine del decennio la flotta cinese avr un numero di sommergibili superiore a quello della flotta americana, la cui consistenza in rapida diminuzione per il numero ridotto di nuove costruzioni. La disponibilit di sommergibili USA si ridurr dagli attuali 58 a una cinquantina, dato linsufficiente ritmo di sostituzione dei vascelli divenuti obsoleti. Per fare un esempio, negli USA, allinizio del 2007, sono in costruzione solo 3 nuovi sottomarini. La questione considerata con crescente preoccupazione da Washington, dato anche il miglioramento tecnologico della Flotta subacquea cinese, anche se taluni esperti esprimono dubbi al riguardo, soprattutto per quanto riguarda questultimo. Le tecnologie sarebbero ancora quelle sovietiche degli anni ottanta, ormai obsolete e non competitive con quelle della U.S. Navy 17 . Anche nel settore delle navi di superficie, la Marina cinese sta effettuando un notevole sforzo di potenziamento. Esso insieme qualitativo e quantitativo. Riguarda sia le piattaforme spesso costruite dai cantieri navali cinesi, che posseggono livelli qualitativi competitivi a livello mondiale - che i sistemi antinave e contraerei meno moderni, importati dalla Russia o costruiti su licenza dagli arsenali militari cinesi. Particolarmente carente risulterebbe essere la capacit di coordinamento delle operazioni navali con quelle di supporto aereo. Si ritiene che la Cina possa finire entro il 2008 lallestimento della portaerei ex-sovietica (comprata dallUcraina) Varyag. La Cina dispone poi di una consistente capacit di costruzione di navi anfibie. Le tecnologie a disposizione per

Richard D. Fisher jr., PLAN for Growth - Chinas Surface Fleet Modernization Fits Beijing Appetite for Sea Power, in Armed Forces Journal, April 2006, pp. 30 ss. 17 Brad Kaplan, Chinas Navy Today-Storm Clouds on the Horizonor Paper Tiger?, in http://www.navyleague.org/ seapower/chinas_navy_today.htm.

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costruirle sono eccellenti e i tempi di produzione sono straordinariamente brevi, ineguagliabili in Occidente. Recentemente, la Cina ha acquistato dalla Russia una trentina di Sukoi 33 (versione navale del SU-27) e sta navalizzando i caccia J-10 di produzione nazionale. Per quanto riguarda le navi anfibie, sono in costruzione quattro LPD - tipo 071 - ciascuna delle quali in condizioni di trasportare 500-800 soldati e 25-50 veicoli corazzati. Le tecnologie di trasporto anfibio non sono ancora tali da consentire alla Cina di disporre delle capacit necessarie per un assalto anfibio a Taiwan. Con lentrata in servizio dei nuovi sommergibili sarebbe invece pi praticabile un blocco navale dellisola, a meno che gli USA e i loro alleati non decidessero di concentrare nellarea le loro capacit anti-som. Si tratta, comunque, di un consistente programma, simile a quello promosso per la marina sovietica dallAmm. Gorshkov. Secondo molti esperti, la Cina intende dotarsi di capacit navali non solo in condizioni di occupare Taiwan o di imporre un blocco navale allisola - tenendo lontane le navi americane destinate a soccorrerla in caso di aggressione - ma anche di capacit a pi lungo raggio, capaci di intervenire ad esempio per portare aiuto alle comunit cinesi presenti in tutti i paesi dellASEAN o per attuare un sea control sulle SLOC fra gli Stretti della Malacca e il Mar Cinese Meridionale, oppure per realizzare un sea denial pi esteso, minacciando le SLOC americane e giapponesi nel Pacifico occidentale, fino alla seconda catena di isole. Nonostante tale potenziamento peraltro impressionante per la sua entit la Cina non sar in grado di sfidare la potenza navale globale degli Stati Uniti. Secondo il tradizionale approccio del pensiero militare cinese, Pechino tende ad utilizzare per questo strategie asimmetriche. Comunque, non ha alternative. Non sar ancora in grado per decenni di sfidare la potenza aeronavale di Washington. Ha una flotta di 250.000 tonnellate di fronte a quella USA che ne dispone da sola di 2.500.000. I timori di una Pearl Harbour spaziale, espressi nel rapporto Rumsfeld del 2001, stanno aumentando. Infatti, la Cina obbligata a concentrare le sue risorse in settori meno costosi, ma in grado di colpire vulnerabilit importanti della U.S. Navy. Non da escludere che inizi fra USA e Cina una corsa allo spazio, dal cui esito saranno influenzati

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in modo cospicuo i rapporti di forza del sistema Asia-Pacifico 18 . Essa offrirebbe alla Cina il vantaggio di modificarli a proprio favore, senza il ricorso ad un grande programma di riarmo navale. Data anche la sua visibilit, esso preoccuperebbe grandemente i paesi dellASEAN, oltre che il Giappone e lIndia, e provocherebbe una loro pi stretta alleanza con gli Stati Uniti. Una corsa allo spazio avrebbe invece minori impatti politici. Il programma di potenziamento quantitativo e qualitativo della Marina cinese comunque continuer, con ritmi forse pi accelerati degli attuali. Esso trova una giustificazione nazionale nel fatto che nessuna grande potenza pu affidare ad altri Stati potenzialmente ostili come per la Cina sono gli USA - la protezione delle proprie vitali vie di comunicazione marittima. Occorre tener conto che fra il Mar Cinese Meridionale e lOceano Indiano, attraverso gli Stretti della Malacca transitano oltre tre quarti dellimport e dellexport cinese. Tale dipendenza destinata ad accrescersi con laumento delle importazioni energetiche cinesi dal Golfo e dallAfrica. Esse dovrebbero passare dal 40% del fabbisogno attuale al 75-80% nel 2025. La geografia penalizza la Cina sotto il profilo del potere marittimo. Certamente questa una ragione del fatto che non mai stata nella storia una grande potenza navale. La Marina cinese divisa in tre flotte: del Nord, dellEst e del Sud. La consistenza di quelle dellEst e del Sud va considerata unitariamente, dato che entrambe possono agire rapidamente sia nello Stretto di Taiwan sia nel Mar Cinese Meridionale. Per completezza si aggiunta nello specchio la consistenza delle forze navali di Taiwan, la cui principale debolezza nellottica di una resistenza ad un blocco navale o ad un attacco anfibio consiste nel ridotto numero di sommergibili. Gli USA hanno esercitato forti pressioni su Taipei perch acquisti da 12 a 18 sommergibili diesel, ma finora il governo Taiwanese si rifiutato di farlo. Con tale inferiorit di forze (cfr. Tabella 3) e nonostante il sostegno navale del Giappone, sar sempre pi difficile per gli USA giungere per tempo e in relativa sicurezza in soccorso dellisola, pur con le sue poderose forze aeronavali dislocate nel Pacifico occidentale e nellOceano Indiano. Per ora, la Cina non dispone di portaerei. Tuttavia, ha acquisito il know-how necessario per costruirle, comprando prima dallAustralia nel 1985 la portaerei Melbourne e poi dalla Russia le portaerei Minsk nel 1998 e Kiev nel 2000. Nessuna di esse fu per
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A New Arms Race in Space?, in The Economist, January 27th, 2007, pp.10-11.

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resa operativa. Entrambe sono state trasformate in ristoranti galleggianti. invece in corso di completamento la portaerei Varyag - della classe Kuznetsov acquistata dallUcraina nel 1998, ma non si sa se essa entrer nella linea operativa della PLAN, o verr anchessa trasformata in ristorante. Fonti della U.S. Navy ritengono che la Cina potr disporre di portaerei solo tra il 2015 e il 2020, alla fine del 12 e del 13 Piano Quinquennale, a meno che la recente costruzione di mini-portaerei da parte del Giappone, sulle quali verr dislocata la versione F35-B del JSF, non acceleri i programmi cinesi. La costruzione di una sola portaerei non ha alcun valore strategico. Per pesare sugli equilibri strategici del Pacifico occidentale e dellOceano Indiano occorrerebbe alla Cina di disporne di almeno sei-otto. Per Taiwan le portaerei sono poco utili dato che lisola dista solo 110-250 km dalle coste cinesi e che possono intervenire aerei basati a terra (vds. in seguito).
Tabella 3. Forze navali della Cina e di Taiwan
Unit navali Cacciatorpedinieri e incrociatori Fregate Navi da sbarco con capacit di trasporto mezzi Navi da sbarco medie Sommergibili diesel Sommergibili nucleari Torpediniere lanciamissili Flotta Nord 9 7 3 Flotte Sud ed Est 16 40 22 Totale PLA-N 25 47 25 Flotta di Taiwan 4 22 12

5 25 5 11

20 28 30

25 53 5 41

4 4 50

4. Forze terrestri

Le forze terrestri assorbono ancora la massa degli effettivi della PLA (1.400.000 uomini 19 , oltre a 1.500.000 delle forze paramilitari, rispetto ai 244 mila uomini della PLAN e ai 400 mila della PLA-AF, Seconda Artiglieria inclusa). Met degli effettivi dellEsercito costituito da professionisti a lunga ferma. Rispetto allenorme quantit di
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Gli effettivi dellesercito ammontavano allinizio del 2006 a 1.600.000 uomini, secondo il Military Balance 2006 dellIISS. Nel corso dellanno sarebbero stati ridotti di 200 mila unit, che non sarebbero stati congedati, bens trasferiti alle Forze Paramilitari.

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soldati e di reparti, le forze dellesercito in grado di essere impiegate in operazioni di proiezione esterna di forza sono per ridotte: quattro divisioni aviotrasportate, facenti parte del 15 Corpo, due divisioni anfibie, due Brigate di marines e forze per operazioni speciali, la cui consistenza valutata da 25.000 a 50.000 effettivi. I volontari a lunga ferma, che hanno in dotazione i materiali pi moderni (soprattutto sistemi C4ISR e i nuovissimi carri armati T98), sono concentrati nelle unit dislocate in corrispondenza dello Stretto di Taiwan, certamente orientate a servire da back-up ad uninvasione dellisola. La Tabella 4 riporta le forze terrestri cinesi stanziate nelle regioni prospicienti Taiwan e le forze terrestri di Taipei. Nonostante il fatto che nelle forze terrestri disponibili alla Cina andrebbero contate anche le unit di proiezione di potenza (aviotrasportate, anfibie, ecc.), risulta evidente la difficolt per la PLA di occupare lisola tramite un attacco anfibio. La Cina non dispone infatti n delle navi (n degli aerei) da trasporto, n delle capacit di sea control necessarie per il successo di tale operazione, dato anche che le forze terrestri di Taiwan sono molto bene equipaggiate ed addestrate.
Tabella 4. Rapporto di forze terrestri nello stretto di Taiwan
CINA Effettivi Divisioni fanteria Brigate fanteria Divisioni (o Brigate) corazzate Divisioni (o Brigate) di artiglieria Brigate di marines Carri armati Pezzi dartiglieria 400.000 9 12 8 7 2 2.700 3.200 TAIWAN 130.000 13 5 3 2 1.800 3.200

5. Forze Aeree

Il numero di aerei da combattimento in linea operativa della PLA-AF molto elevato. Secondo il pi volte citato rapporto del Pentagono al Congresso USA, essi ammonterebbero a ben 2325 velivoli operativi, a cui andrebbero aggiunti circa 470 vecchi caccia e bombardieri utilizzati per addestramento nelle scuole di volo.

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Nonostante lacquisto di qualche centinaia di aerei moderni dalla Federazione Russa, la massa degli aerei, costruita in Cina su licenza sovietica prima e russa poi, ha performances molto limitate e appartiene a generazioni concepite negli anni 1960 e 70. Gli aerei per il rifornimento in volo sono solo una decina. La massa degli aerei eccezion fatta per i bombardieri non ha un raggio dazione che le consenta di intervenire su Taiwan. Le valutazioni del Pentagono sui rapporti di forza nello Stretto, sono riportate nella Tabella 5. Va sottolineato che i rapporti quantitativi non sono molto significativi. Il settore aeronautico quello in cui la PLA presenta maggiori carenze, anche tecnologicoindustriali. Gli aerei pi moderni prodotti in Cina sono il J-10 - caccia che possiede molte tecnologie derivate dal Levi israeliano e il J-11, che il SU-27 costruito su licenza in Cina. Di questultimo stata costruita solo una parte di quella permessa dalla licenza: 50 velivoli, rispetto ai 250-300 che la Cina potrebbe costruire. La carenza maggiore riguarda la motoristica. Anche i motori del J-10 devono essere importati dalla Russia. La Cina dispone poi di un numero limitato di aerorifornitori, che sarebbero peraltro necessari per consentire ai cacciabombardieri pi moderni gli SU-30 importati dalla Russia in un centinaio di esemplari di attaccare la grande base americana di Guam o di intervenire sugli stretti della Malacca.

Tabella 5. Rapporto delle forze aeree Mezzi Caccia Bombardieri Aerei da trasporto Aerei cinesi con raggio dazione su Taiwan 425 275 75 Totale Cina 1550 775 450 Forze aeree di Taiwan 330 0 40

senza necessit di rischiaramento in basi prospicienti lisola.

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Allegato 1: Organigramma dellorganizzazione centrale della difesa cinese

COMMISSIONE MILITARE CENTRALE**

CONSIGLIO di STATO

Ministero Interno

Ministero Difesa

Ministero Industria

Polizia della PLA, Milizia

Export

COSTIND*

Dipartimento Generale Politico

Dipartimento Generale dello Stato Maggiore**

Dipartimento Generale Logistico

Dipartimento Generale Armamenti

PLA-AF

PLA-N

2Artiglieria

7 Regioni Militari

Forze Reazione Rapida

* Commissione per la Scienza, La Tecnologia e per lIndustria Militare. Fino al 1998 era posta alle dipendenze dello Stato Maggiore (cfr. Capitolo sullindustria degli armamenti). ** Sia nella Commissione Militare Centrale, sia nel Dipartimento Generale dello Stato Maggiore, esistono Gruppi Direttivi per gli Affari di Taiwan. Nella CMC esso coordina le strategie dirette ed indirette svolte nei riguardi dellisola, le seconde perseguono lobiettivo di destabilizzare il governo di Taipei, anche con misure attive, quali la guerra cibernetica, linfiltrazione politica e la sovversione, appoggiandosi alle c.d. forze patriottiche e utilizzando il milione di cittadini taiwanesi che lavorano in Cina. Nello SM gestisce le misure hard ivi incluso il c.d. attacco alla rete dei computer, la guerra elettronica, il tentativo di area denial allintervento di forze USA in soccorso dellisola e la preparazione delle forze per un attacco anfibio e aeroportato.

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CAPITOLO VIII LINDUSTRIA CINESE DELLA DIFESA

1. Profilo storico e organizzativo dellindustria cinese per la difesa fino alla riforma del 1998-99

Lindustria cinese degli armamenti nacque negli anni cinquanta sul modello sovietico. Fu organizzata in grandi complessi capaci di espandere rapidamente la produzione in caso di necessit, in quanto le stesse fabbriche producevano prodotti sia militari che commerciali. Un medesimo organismo - la Commissione Governativa per la Scienza, la Tecnologia e lIndustria (COSTIND) - dipendente Commissione Militare Centrale, in pratica dalla PLA, svolgeva le funzioni al tempo stesso di committente e di fornitore/produttore industriale. La COSTIND era collegata anche con il governo, ma era di fatto un organismo militare (Allegato 1).

Allegato 1 Organizzazione dellindustria degli armamenti (fino alla riforma del 1998)

COMMISSIONE MILITARE CENTRALE

GOVERNO

Ministero Difesa

COSTIND

Commissione del Piano

Ministero dellIndustria Meccanica

Tecnologia ed equipaggiamento

Ministero dellIndustria Elettronica

Dipartimento dello Stato Maggiore Generale

Dipartimento Politico Generale della PLA

Industrie nucleari

Industrie aeronautiche

Industrie aerospaziali

Cantieristica

Industrie del Nord

- scienza e ricerca tecnologica - nuove tecnologie - centro dinformazione scientifica e tecnologia della difesa - associazione per luso commerciale delle tecnologie militari

Fonte: Defense Intelligence Agency Reference Document PC-1921-57-95.

Con ladozione ufficiale della dottrina della difesa territoriale, la PLA realizz un elevato livello di decentramento dei grandi complessi produttivi su tutto il territorio, sia per aumentare la resilienza generale della grande logistica ad un attacco esterno massiccio, sia per costituire lintelaiatura industriale atta a fornire di armamenti la guerra di popolo. Ne deriv unenorme espansione della base industriale della difesa. Essa

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giunse a comprendere circa mille societ e un milione di lavoratori, fra cui 300 mila ingegneri e tecnici di livello intermedio. La Cina stata sin dallinizio uno dei pochi paesi che producono lintera gamma dei sistemi darma ed equipaggiamenti militari necessari alle proprie forze armate. Tuttavia, il livello qualitativo delle produzioni, lefficienza manageriale e i controlli di qualit hanno lasciato sempre a desiderare. Secondo taluni esperti, lindustria cinese degli armamenti arretrata di circa ventanni rispetto a quelle occidentali1 , pur presentando eccellenze in taluni settori. I settori pi carenti riguardano lavionica, la propulsione, soprattutto quella aerea, la microelettronica, i sensori, gli equipaggiamenti per la guerra elettronica, i nuovi materiali, ecc. Molto avanzati sono invece quello spaziale e della cyberwar. Per i settori tecnologici pi carenti il CoCom sulle tecnologie critiche attenu gli embarghi nei confronti di Pechino, divenuta di fatto alleato dellOccidente contro lURSS. Fu alluopo tracciata una Chinas green line, nella cui elaborazione lItalia ebbe un ruolo di assoluto rilievo. Particolari insufficienze presenta anche il settore dellintegrazione sistemica, tanto essenziale per qualsiasi network centric operation. Peraltro, in questo settore la PLA sta effettuando rapidissimi progressi. Altre caratteristiche negative erano e sono tuttora la ridondanza, gli sprechi e le inefficienze, derivanti in gran parte dalle troppo grandi dimensioni delle imprese, nonch dallo scarso incentivo allaumento del livello tecnologico e della produttivit, dato che la COSTIND svolgeva al tempo stesso le funzioni di committente e di fornitore 2 e che lintera industria degli armamenti era statale, sottratta ad ogni forma di concorrenza, anche se, in Cina, era meno privilegiata di quanto lo fosse in Unione Sovietica. La riforma economica di Deng Xiaoping interess anche lindustria della difesa. Essa inizi, nel 1982, con la trasformazione della 6 Industria di costruzioni di macchine in una societ statale, la China Shipbuilding Corporation 3 . Le industrie della difesa rimasero per dipendenti dalla COSTIND e, in parte dal Ministero della Difesa, finch, nel 1993, furono trasformate in corporations che mantennero la propriet pubblica, ma che erano
Richard A. Bitsinger, The PRCs Defense Industry: Reform Without Improvement, The Jamestown Foundation, March 15th, 2005. 2 Mark A. Stokes, Chinas Strategic Modernization Implications for the U.S., Carlisle Barracks (PA), Strategic Studies Institute, 1999. 3 Roger Cliff (RAND Corporation), Hearing Before the U.S.-China and Security Review Commission, March 16th, 2006.
1

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rette da managers civili, anzich da militari della PLA. Gli unici settori che rimasero sotto diretto controllo centrale furono quello relativo alla produzione delle armi nucleari e quello spaziale. Essi dipendevano dalla COSTIND (rimasta sotto controllo militare) e dalla PLA. Faceva eccezione anche il settore elettronico, che i piani quinquennali cinesi giudicarono strategico per lo sviluppo economico del paese. Le relative imprese, pur militari, furono poste alle dipendenze del Ministero dellIndustria Elettronica. Seguendo i precedenti concetti circa limportanza della mobilitazione industriale e della capacit di una rapida conversione delle produzioni commerciali in belliche, le industrie della difesa cinese producevano ed esportavano una consistente quantit di prodotti civili. Ci port a fenomeni di corruzione e di inefficienza diffusa e dette origine alle grandi riforme del 1998-99 4 , in cui il settore fu bonificato con limplacabile energia di cui la dirigenza cinese si sempre dimostrata capace.

2. La ristrutturazione dellindustria della difesa del 1998-99

La COSTIND fu soppressa e poi ricostituita con una netta prevalenza di tecnici e di managers civili (taluni parlano perci di vecchia e di nuova COSTIND). Anzich dipendere dalla CMC e dalla PLA - come in precedenza - la COSTIND fu posta alle dipendenze del Governo. Alle dipendenze della CMC fu posto invece il nuovo Dipartimento Generale Armamenti, avente funzioni di committente, mentre la COSTIND continuava a svolgere le funzioni di coordinatore della fornitura. Le industrie di armamenti eccetto quelle nucleare e spaziale furono riorganizzate in cinque raggruppamenti industriali della difesa (ciascuno costituito da due gruppi concorrenti), a cui fu aggiunto nel 2001 un sesto, responsabile dellelettronica. Lo scopo della ristrutturazione fu quello di rendere il sistema pi efficiente e pi controllabile. Pur mantenendo le industrie della difesa nel settore di propriet pubblica, ci si sforz di farle gestire con criteri manageriali propri dellindustria privata. (Lorganizzazione adottata riportata in Allegato 2).
Shun Zhenhuan, Reform of Chinas Defense http://www.fas.org/nuke/guide/china/doctrine/ Zhenhuan.htm.
4

Industry,

consultabile

su

200

Allegato 2: Organizzazione industriale della difesa della Cina (dopo la riforma del 1998)
GOVERNO
COMMISSIONE MILITARE CENTRALE

Ministero dellIndustria Informatica

Ministero Difesa

COSTIND

Ministero Interno

Industrie Nucleari

Industrie Aeronautiche

Industrie del Nord

Industrie Cantieristiche

Industrie Aerospaziali

Industrie Elettroniche*

Polizia Armata del Popolo

Dipartimento Generale Politico

Dipartimento dello Stato Maggiore Generale

Dipartimento Generale della Logistica

Dipartimento Generale Armamenti


(di nuova costituzione)

* costituite nel 2001

Fonte: Defense Intelligence Agency Reference Document PC 1921-57-95.

La COSTIND agisce alle dipendenze del Governo (Consiglio dello Stato). Per il settore dei lanci spaziali, esso opera tramite unagenzia, facente parte dellEnte spaziale nazionale cinese. La responsabilit di definire i requisiti operativi e tecnici, nonch le condizioni di approvvigionamento e di manutenzione dei sistemi darma in dotazione prima attribuite alla COSTIND sono oggi assegnate al Dipartimento Generale degli

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Armamenti, dipendente come ricordato - dalla Commissione Militare Centrale. La committenza stata cos separata dalla fornitura, garantendo maggiore efficienza, trasparenza e controlli. Ciascuna delle grandi holdings che raggruppano le industrie della difesa fu divisa in due corporations, con il dichiarato proposito di determinare, per quanto possibile, condizioni concorrenziali, nei riguardi sia dei prezzi che delle tecnologie impiegate. Con tale ristrutturazione si determinata dunque una contrapposizione fra il Dipartimento Generale degli Armamenti, portato a tutelare gli interessi della PLA, e la COSTIND, attenta invece ad interessi industriali e tecnologici pi generali. Beninteso, tale contrapposizione limitata dallappartenenza di entrambi gli organismi allampia sfera della burocrazia statale, dominata dal PCC. Ci ha diminuito la corruzione dilagante quando i militari si occupavano anche di produzioni commerciali - e ha aumentato lefficienza, stimolato la concorrenza e consentito allindustria della difesa di trasformarsi in un settore dinamico, capace di attirare gli scienziati, gli imprenditori e i tecnici migliori, al pari delle industrie a partecipazione straniera con produzioni destinate allesportazione. Ci ha comportato la chiusura delle imprese pi inefficienti e il licenziamento di un notevole numero di operai, superando forti resistenze degli organi locali del PCC e della stessa PLA. Lostacolo maggiore incontrato dai riformatori fu proprio questo. Infatti, le riduzioni della manodopera non hanno infatti raggiunto nemmeno un terzo delle quote previste. Il settore industriale della difesa perci ancora suscettibile di consistenti miglioramenti. A partire dalla seconda met degli anni Novanta, si verific un altro significativo evento, che imped una vera e propria crisi dellindustria bellica: laumento esponenziale delle spese di investimento della PLA. Esse si sono accresciute ad un tasso superiore a quello dei bilanci della difesa, a loro volta superiori alla crescita del PIL (anche tenendo conto dellinflazione dei prezzi al consumo e ammettendo che essa sia valida anche per la spesa militare). Negli anni 2000-2003, i tassi di aumento di tali tre settori furono rispettivamente del 18% per gli investimenti, del 16% per i bilanci della difesa e del 10% per il PIL. In sostanza, dopo decenni di declino, lindustria della difesa cinese conosce oggi una vera e propria rinascita, dovuta allaumento e alla riqualificazione del bilancio

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della PLA. Esso non riguarda solo il profilo quantitativo e manageriale, ma anche quello tecnologico. Permangono ancora molte carenze. La concorrenza pi nominale che reale. Il ritardo rispetto alle industrie della difesa degli USA rilevante. Tuttavia, la capacit dellindustria di soddisfare le esigenze di modernizzazione della PLA molto migliorata. Essa rappresenta un fattore centrale per valutare la capacit operativa delle forze cinesi nel sistema Asia-Pacifico e, a pi breve termine, nello Stretto di Taiwan, nel Mar Cinese Meridionale e in quello Orientale, verso il Giappone. Come si precedentemente affermato, il livello tecnologico costituisce un elemento essenziale per qualsiasi realistica previsione sulle future capacit operative delle forze armate cinesi. Le spese dinvestimento sono caratteristicamente slow cost 5 , ma sono cumulative nel tempo, per tutta la durata del mantenimento in servizio dei sistemi darma, di massima, cio, per 20-25 anni. Le spese per il personale e per lesercizio sono invece fast cost, ma esauriscono i loro effetti che sono praticamente immediati - nel corso di un esercizio finanziario o, comunque, in tempi molto pi brevi. La cumulativit fa s che gli arsenali delle Forze Armate di tutti i paesi siano sempre costituiti da sistemi darma di generazioni diverse: accanto ai sistemi pi moderni rimangono in servizio quelli delle c.d. legacy forces, talvolta ammodernati, ma che hanno comunque prestazioni inferiori alle pi recenti serie di produzione. Ne va tenuto conto per valutare le effettive capacit militari di un paese e, nel caso della presente ricerca, per valutare levoluzione dei rapporti di forza nel sistema Asia-Pacifico. Inoltre, le capacit non possono essere valutate in assoluto. Devono tener conto che, soprattutto nelle moderne armi, le piattaforme hanno minore importanza dei sistemi. Sono quindi possibili retrofitting che aumentano spesso in modo molto rilevante le capacit operative di piattaforme anche in servizio da molto tempo. Infine, per un paese come la Cina che ha importato ed importa una consistente quantit dei sistemi di arma avanzati, le capacit operative dipendono dalla loro sostenibilit logistica, derivante dallentit degli stocks di parti di ricambio e dalla disponibilit di tecnici qualificati. La Cina dispone oggi di unampia gamma di capacit militari, anche nei settori tecnologicamente pi avanzati, su cui sono concentrati gli sforzi di miglioramento. Tali
5

cfr. Carlo Jean, LEconomia della Difesa, numero speciale della Rivista Militare, 1986.

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capacit le sono in parte derivate dallimportazione di materiali e di tecnologie dallestero soprattutto dalla Russia e da Israele - ma, in misura crescente, sono dovute a produzioni locali. Ci avvenuto soprattutto nel settore missilistico. A parte la disponibilit di oltre un migliaio di SRBM, MRBM e IRBM interdetti questi ultimi per USA e Russia dal Trattato INF 6 lindustria missilistica cinese starebbe sviluppando anche un missile
F

balistico con testata autocercante capace di colpire una nave in navigazione a grande distanza. Il settore pi arretrato rispetto agli standards degli Stati pi avanzati quello aeronautico, soprattutto nel campo della motoristica. Anche il J-10 usa un motore russo. La Cina ha dovuto rinunciare ad esportarlo in Pakistan, poich i russi hanno vietato lutilizzo dei loro motori. Vi da ritenere che gli acquisti dellaviazione civile cinese nei prossimi anni determineranno la vittoria o la sconfitta della Boeing sullAirbus e, quindi, della General Electric sulla Rolls-Royce, che sono rispettivamente principali fornitori di motori alla prima o alla seconda. Si determiner una competizione feroce, di cui verosimilmente approfitter la Cina per crearsi inindustria motoristica aeronautica ad alto livello tecnologico. Inoltre, lindustria cinese non attualmente in grado di costruire grandi aerei da trasporto, n bombardieri, cos come aerei civili large body. Secondo la RAND Corporation 7 , solo nel 2025 la Cina dovrebbe essere in condizione di produrre sistemi darma aventi prestazioni analoghe a quelle attualmente in dotazione alla forze americane e di integrarli in sistema, fatto questo altrettanto importante. Molti degli armamenti della PLA rimarranno per obsoleti, anche in relazione alla scarsit di personale qualificato e, soprattutto, alla maggiore difficolt nelleffettuare miglioramenti tecnologici, sempre pi costosi, a mano a mano che aumenta il livello delle tecnologie disponibili e che diventa meno facile acquisire tecnologie avanzate dallestero. Il miglioramento tecnologico ancora sicuramente frenato dalla propriet statale delle imprese e dal ridotto livello di libert dazione della PLA nellimporre regole di aperta e trasparente concorrenza, tanto indispensabili per lavanzamento tecnologico di qualsiasi
Significativamente per sottolineare la realt dei rapporti russocinesi, che sono molto meno buoni di quanto spesso ritenuto, il Presidente Putin ha accennato al fatto che la Russia potrebbe uscire dal Trattato INF del 1987, qualora tutti gli Stati, (particolarmente la Cina) non distruggessero i loro arsenali di missili con gittata da 500 a 5500 km. 7 Evan S. Medeiros et alia, A New Direction for Chinas Defense Industry, RAND Corporation, Santa Monica (CA), 2005.
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base industriale della difesa. Beninteso le valutazioni della RAND circa lesistenza di un gap ventennale tra gli USA e la Cina potrebbero non rivelarsi realistiche sotto il profilo operativo, qualora Pechino concentrasse le risorse disponibili in pochi settori, soprattutto in quelli necessari per un intervento contro Taiwan o per colpire le vulnerabilit satellitari ed informatiche delle forze USA. Si gi sottolineato il vantaggio missilistico di cui gode la Cina sullisola. Esso potrebbe essere allargato al campo delle forze anfibie, tenendo conto dellottimo livello tecnologico e dellincredibile velocit con cui vengono impostate e costruite le navi commerciali, settore in cui la Cina diventata leader mondiale. Meno facile, per, sar per la Cina acquisire non tanto una capacit di area denial nei riguardi della 7 Flotta USA, ma una di sea control nello Stretto di Taiwan, capacit questa necessaria per provvedere allalimentazione logistica di una forza dinvasione dellisola.

3. Valutazione dei livelli tecnologici dellindustria cinese degli armamenti e previsione della loro evoluzione 8

Come gi accennato ponendo in evidenza i ritardi del settore aeronautico, lo sviluppo delle capacit tecnologiche oltre che quantitative dellindustria cinese degli armamenti diverso da settore a settore, come peraltro avviene in tutti i paesi, anche negli USA.

3.1 Settore missilistico Estato sempre un settore privilegiato, anche per la sua utilizzazione in campo spaziale. Lindustria del settore produce una ricca gamma di missili balistici, cruise, antinave, terra-aria ed anche anti-satellitari (ASAT). A tale settore come si detto - strettamente legato quello spaziale. La Cina ha un programma spaziale molto ambizioso, le cui ricadute militari sono accresciute dalla larga disponibilit di minisatelliti di vari tipi e dalla capacit di effettuare lanci di opportunit, sembra con una sola ora di preavviso. Rispetto ai 35 satelliti che ha oggi in orbita, Pechino pensa di passare a 100 satelliti nel
Dati tratti dalle relazioni della RAND Corporation e dal Rapporto 2007 del Pentagono al Congresso: Military Power of the Peoples Republic of China, Washington D.C., marzo 2007.
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2010 e a 200 nel 2020, nonch di avere in riserva decine di minisatelliti, per poter resistere ad un attacco americano, che - per primo obiettivo - avrebbe labbattimento dei satelliti nemici. Dopo gli USA e la Russia, la Cina la terza potenza spaziale del mondo. orientata ad utilizzare lo spazio come mezzo disruptive delle capacit americane di network centric warfare, soprattutto in campo navale. A breve termine, ci dovrebbe contrastare le capacit americane di intervenire in soccorso di Taiwan, realizzando unarea denial. A pi lungo termine, luso sia offensivo che difensivo dello spazio dovrebbe divenire determinante per i rapporti di forza nel Pacifico occidentale e forse anche nellOceano Pacifico.

3.2 Cantieristica il settore di assoluta eccellenza dellindustria cinese. La Cina ha soppiantato la Corea del Sud come primo produttore mondiale di navi mercantili. Ha potuto avvalersi del transfer sia tecnologico che di capacit manageriali nel settore, dati i forti investimenti esteri e la cooperazione industriale esistente con i grandi gruppi cantieristici internazionali. Attualmente la Cina sta costruendo in serie moderni sommergibili diesel-elettrici. Per i sistemi propulsivi e quelli anti-nave ed anti-aerei dipende ancora dallestero. Vengono per effettuati grossi sforzi per raggiungere una piena autonomia nazionale. Infine, la Cina sta costruendo sommergibili lanciamissili a propulsione nucleare, mentre sta allestendo, forse per dotarla di capacit belliche, una portaerei ex-sovietica, acquistata dallUcraina. Il motivo della mancata costruzione di portaerei soprattutto politico, per non preoccupare gli Stati vicini. Inoltre, la disponibilit di portaerei non molto importante per uninvasione di Taiwan, data la possibilit di impiegare per lisola aerei basati a terra.

3.3 Settore aeronautico fortemente carente rispetto agli standards occidentali. Fino a poco tempo fa, la Cina era in condizioni solo di produrre su licenza vecchi modelli sovietici. Notevoli sono per i progressi nel settore, anche se per la motoristica, lavionica e i sistemi di combattimento dipende ancora grandemente dallestero. Sta comunque producendo un caccia di quarta generazione (J-10) e risulta che ne stia progettando uno della quinta (lo J-11). Il J-10

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derivato dalla tecnologia sviluppata da Israele per il progetto di caccia Lavi, poi abbandonato. Come si gi ricordato, il settore effettuer grossi passi in avanti allorquando laviazione civile cinese diventer praticamente arbitra della competizione, esistente a livello mondiale, tra Airbus e Boeing per i grandi aerei commerciali, e quindi tra le imprese che forniscono i motori (Rolls-Royce e GE). Il miglioramento verr poi stimolato dagli orientamenti - espressi nellXI Piano Quinquennale di rafforzare la componente scientifica, tecnologica ed industriale dellindustria degli armamenti, unita alla raccomandazione di fare minore affidamento sullassistenza e sulla cooperazione straniera, per realizzare il maggior grado possibile di autonomia.

3.4 Tecnologie dellinformazione Si tratta di un altro settore di eccellenza nelle capacit militari cinesi. Si avvale largamente dello spin-in delle produzioni commerciali e degli approvvigionamenti on the shelf di componenti dual use, nonch dellesistenza di un rilevante numero di tecnici di ottimo livello. un settore molto dinamico, in cui la Cina sta divenendo leader mondiale, anche se le sue attivit che si avvalgono grandemente dellapporto straniero riguardano soprattutto lassemblaggio di componenti ad alta tecnologia e valore aggiunto prodotte allestero e, in ogni caso, pi lhardware che il software. Data la natura duale di molte ICT, la Cina ha potuto cos elaborare la dottrina c.d. del blocco informativo, in cui attivit spaziali e cyberspaziali sarebbero coordinate e comprenderebbero misure sia difensive che offensive. Diventerebbero cos fondati i timori espressi da taluni esperti militari americani circa la possibilit di una Pearl Harbour spaziale ed informatica. Gli investimenti effettuati dalla PLA nel settore delle misure elettroniche offensive e della difesa contro attacchi elettronici ed informatici sono molto rilevanti. Essi preoccupano grandemente il Pentagono, le cui capacit operative sono grandemente dipendenti dallInformation and Space Dominance, tallone dAchille, secondo taluni esperti della superiorit militare degli USA.

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4. Collaborazioni internazionali: importazioni di armamenti e tecnologie da Russia e Israele

La Cina da quasi dieci anni il pi grande importatore di armi del mondo (unitamente allIndia e allArabia Saudita). Lo importa soprattutto dalla Federazione Russa. Ha capitalizzato al riguardo la fine della guerra fredda e la conseguente scomparsa della minaccia da Nord e da Nord-Ovest. Il collasso dellArmata Rossa ha poi reso disponibili sul mercato una grande quantit di armamenti e di equipaggiamenti, a prezzi molto ridotti. La diminuzione degli approvvigionamenti da parte della Forze Armate russe ha inoltre lasciato privo di ordinativi e di finanziamenti lenorme complesso industriale-militare exsovietico. La sua sopravvivenza stata - almeno in parte garantita proprio dalle importazioni cinesi ed indiane. Esse sono nettamente aumentate dalla met degli anni novanta 9 . Nei rapporti fra i governi di Mosca e di Pechino, le esportazioni di armi russe in Cina hanno costituito un aspetto di importanza pari a quello dellenergia. Durante gli anni novanta, le importazioni cinesi ammontavano allincirca a un miliardo di dollari allanno, aumentato ad oltre due miliardi a partire dal 2000. verosimile che con laumento del livello tecnologico dellindustria cinese e la diminuzione di quello russo, nonch con le preoccupazioni di Mosca circa un eccessivo aumento della capacit cinese di proiezione di potenza, e quelle di Pechino di uneccessiva dipendenza dalla Russia, tale accordo incontrer varie difficolt. Da un lato, la domanda cinese potrebbe diminuire, obbligando Mosca a trovare mercati alternativi o molto probabilmente - a far assorbire la produzione eccedente alle proprie Forze Armate, come annunciato da Putin il 16 ottobre 2007, con il grandioso piano di ammodernamento militare. Dallaltro, la Russia potrebbe essere indotta, per conservare il mercato cinese, a cedere alla Cina anche gli armamenti ed i sistemi tecnologicamente pi avanzati. Si ritiene che questa seconda ipotesi abbia un ridotto grado di probabilit. Le ragioni russe nel dar vita a tale flusso di armamenti sono state prevalentemente economiche. Quelle cinesi, invece, sono state di natura soprattutto tecnologica. Mosca, inoltre, ha finora evitato di cedere alla Cina i suoi sistemi pi avanzati di proiezione di
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Richard Weitz, The Sino-Russian Arms Dilemma, The Jamestown Foundation, China Brief, vol. 6 Issue 22, November 8th, 2006.

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potenza, come i missili balistici e i bombardieri pesanti, sicuramente anche per il timore di destabilizzare gli equilibri strategici in Estremo Oriente, dove le capacit dintervento di Mosca sono e rimarranno molto limitate. Gli USA, dal canto loro, temono che le esportazioni russe alla Cina accelerino troppo lammodernamento della PLA, in un periodo nel quale Washington assorbita dalla guerra al terrore non pu destinare unaliquota maggiore dei suoi bilanci militari per fronteggiare la crescente potenza cinese. Le preoccupazioni USA sono condivise dallIndia, dal Giappone e, in misura apparentemente minore, dellAustralia. Tutti tali paesi sono preoccupati non tanto per lesportazione di interi sistemi darma, ma per il transfer alla Cina delle tecnologie che potrebbero facilitarne la costruzione in serie di armamenti avanzati. Molti armamenti acquistati dalla Cina si prestano al c.d. reverse engineering, cio possono essere riprodotti dagli ingegneri cinesi, maestri nel settore, come nel secolo XX lo furono i giapponesi. Inoltre, europei ed americani sono preoccupati dalle crescenti esportazioni di armi cinesi ai paesi del Terzo Mondo, anche a quelli colpiti da sanzioni ed embarghi occidentali, a causa della loro violazione dei diritti umani e civili. Ci contrasta con lobiettivo perseguito dallOccidente di realizzare un ordine mondiale della globalizzazione, basato sulla diffusione della democrazia, del libero mercato e della tutela dei diritti. Inoltre, il sostegno cinese pu aumentare i sentimenti anti-occidentali di taluni governi. Anche la Russia ne preoccupata, ma per differenti ragioni. Teme di perdere di grandi spazi di mercato degli armamenti a causa della crescita dellexport cinese. Sembra che al riguardo siano sorte aspre discussioni tra i presidenti Putin e Hu Jintao, durante la visita di questultimo a Mosca nella primavera del 2007 10 . Di conseguenza, la visita non ha dato luogo ai risultati sperati; in particolare non sono stati firmati gli accordi, che erano stati concordati a livello tecnico per gli armamenti e per lenergia. Il meeting non stato neppure seguito da un comunicato finale. Ci unulteriore dimostrazione delle tensioni latenti che esistono fra Pechino e Mosca e che potrebbero inasprirsi per linfluenza in Asia centrale.

Roberto Bendini, La visita del Presidente cinese Hu Jintao a Mosca, consultabile su: http://www.paginedifesa.it/2007/bendini_070503.htlm (3 maggio 2007).

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La collaborazione di Israele con la Cina nel settore degli armamenti era stata molto fiorente negli anni 80, specie durante la guerra tra Iraq ed Iran, in cui Israele effettuava triangolazioni tramite la Cina, per fornire allIran i pezzi di ricambio necessari per far funzionare gli armamenti occidentali che lIran khomeinista aveva ereditato dallo Shah. Dopo la fine della guerra tale collaborazione era continuata e aveva riguardato soprattutto componenti e sub-sistemi, oltre che velivoli non pilotati, armati e non, tra cui lUAV israeliano Hardy. Quando alla fine degli anni Novanta incominciarono a preoccuparsi della crescita della potenza militare cinese, gli USA effettuarono forti pressioni su Israele perch cessasse tale collaborazione, che, dopo la fine della guerra fra Iraq e Iran, aveva per Gerusalemme, solo motivazioni economico-industriali. Il mercato interno dello Stato ebraico troppo ridotto per consentire gli investimenti di R&S necessari per la produzione di armamenti avanzati. Le pressioni USA erano anche motivate dal fatto che la continuazione della collaborazione di Israele con la Cina avrebbe reso pi difficile il mantenimento dellembargo allesportazione di armamenti a Pechino, deciso dallUE dopo il massacro del 1989 in Piazza Tienanmen. Nonostante avesse un significato pi simbolico che reale, ad esso viene attribuita grande importanza come prova dellamicizia e delle fedelt europea specie da parte del Congresso degli Stati Uniti.

5. La cooperazione nel settore della difesa: le esportazioni cinesi di armi

Con uneconomia trainata dal mercato globalizzato e sempre pi integrata con il resto del mondo, la Cina ha perseguito dal 1995 una coerente strategia globale volta a mantenere stabile il contesto internazionale in modo da consentire la crescita e risolvere i drammatici problemi socio-economico-demografici che la confrontano - ad aumentare la presenza e linfluenza cinese nel mondo ed a legittimare, con i successi in campo economico e politico, la permanenza al potere del Partito Comunista. La cooperazione internazionale dagli aiuti allo sviluppo, alla cessione od esportazione di armamenti, alla cancellazione del debito, alla valorizzazione delle risorse naturali e agricole, anche con la costruzione di grandi infrastrutture (in Asia, in Africa e in

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America Latina) rappresenta un mezzo privilegiato con cui Pechino persegue il raggiungimento di tali obiettivi 11 . La cooperazione in campo militare costituisce un importante aspetto di tale politica. Le esportazioni di armamenti e di tecnologie (anche missilistiche e per la costruzione di armi di distruzione di massa) avevano costituito un importante strumento di politica estera sia nel periodo maoista di diffusione della rivoluzione comunista - specie nei paesi postcoloniali - sia fino alla met degli anni Novanta, fino a quando cio Pechino decise che gli conveniva mantenere un profilo molto basso e collaborativo sulla scena internazionale, per potersi concentrare sulla crescita economica e tecnologica da un lato e sui problemi sociali interni dallaltro. In tale contesto, le esportazioni di armi cinesi hanno visto diminuire la loro importanza rispetto alla diplomazia militare, al sostegno addestrativo e al transfer tecnologico. Hanno per ancora unimportanza significativa. Le esportazioni cinesi di armi raggiunsero il loro punto pi alto durante la guerra IranIraq 12 , durante la quale Pechino (con il sostegno israeliano e con il placet americano) riforn entrambi i contendenti (ma soprattutto lIran), raggiungendo nel 1987 un volume di export di quasi 6 miliardi di dollari. Poi, lentit delle esportazioni cadde verticalmente, aggirandosi nel decennio 1997-2006 sul mezzo miliardo di dollari allanno, come mette in evidenza il SIPRI Yearbook 2007 (cfr. Allegato 1). Le esportazioni cinesi sono costituite soprattutto da armi leggere e vengono offerte a prezzi di favore, in segno di amicizia e di sostegno, anche a regimi sottoposti ad embarghi internazionali. I miglioramenti in corso nellindustria cinese della difesa fanno per ritenere che il livello tecnologico delle armi esportate potr migliorare anche notevolmente. Pertanto, nel medio periodo, lexport di armi potr assumere una valenza politica maggiore dellattuale 13 e potr riguardare sistemi darma pi sofisticati, anche aerei e navali. Enorme aumento hanno avuto anche la c.d. diplomazia militare (visite di capi militari, partecipazioni a seminari e colloqui, ecc.) e le esercitazioni e gli addestramenti
Phillip C. Saunders, Chinas Global Activism: Strategy, Drivers and Tools, National Defense University, Washington D.C., Occasional Paper 4, October 2006. 12 Richard F. Gimmett, Conventional Arms Transfers to the Third World, Congressional Research Service, Washington D.C., July 1994. 13 Evan S. Medeiros, Analyzing Chinas Defense Industries and the Implications for Chinese Military Modernization, RAND Corporation, Arlington (VA), 2004.
11

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congiunti, soprattutto con i paesi centro-asiatici che sono membri dello SCO e con quelli dellASEAN, utilizzando le opportunit offerte dal foro ASEAN + Cina e ASEAN + tre (Cina, Giappone e Corea del Sud). Da ricordare anche le esercitazioni congiunte: una con la Russia in Manciuria nel 2005; la seconda in Siberia centro-occidentale nellestate 2007. Particolarmente significativo e importante, sotto il profilo politico-strategico, inoltre il trasferimento di tecnologie critiche o relative alla costruzione su licenza di sistemi darma sofisticati. Nel passato, esso riguardava soprattutto il Pakistan, ma si sta estendendo ad altri paesi asiatici (Indonesia, Filippine e Malaysia), con cui la Cina ha concluso accordi di cooperazione nel campo della difesa. Centrale rimane la cooperazione con la Russia che, negli ultimi anni, si estesa a cofinanziamenti di programmi di ricerca e sviluppo militari. Negli anni passati il sostegno cinese stato essenziale da un lato per la sopravvivenza di centri di ricerca e di capacit produttive russe, e, dallaltro, ha facilitato in modo decisivo il miglioramento tecnologico dellindustria cinese. Ci avvenuto nonostante le preoccupazioni russe di un rovesciamento dei rapporti di forza in Asia centrale, in Siberia orientale e nelle Province Marittime, e per gli squilibri commerciale ed economico esistenti con la Cina. Questultima assorbe circa l8% del commercio estero russo, mentre la Russia conta meno dell1% sul totale delle importazioni cinesi. Le preoccupazioni e diffidenze reciproche conseguenti a tale squilibrio sembrano aver superato nei colloqui di fine marzo tra Hu e Putin il comune interesse di eliminare la presenza statunitense in Asia centrale, di evitare un attacco americano allIran e di combattere il terrorismo di matrice islamica.

6. Lembargo europeo alle esportazioni di armi in Cina

La rinuncia europea di svolgere una politica attiva in Estremo Oriente dimostrata dalla vicenda dellembargo alle esportazioni di armamenti, deciso dallUE dopo la strage di Piazza Tienanmen del 1989 14 , oltre che dai tentennamenti europei nei riguardi delle ripetute violazioni dei diritti umani in Cina. Beninteso, su di esse solitamente steso un velo ipocrita di silenzio, dati gli interessi commerciali che tutti i paesi europei hanno in
14

STRATFOR, EU: Visions of Profit, Strength in Chinese Arms Market, March 3rd, 2005.

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Cina e la speranza riposta nellaumento sia della dimensione del mercato interno cinese, sia degli investimenti cinesi in Europa (temuti per da taluni Stati per salvaguardare i settori di eccellenza tecnologica europei da una possibile offensiva di investimenti con moneta sovrana, cio finanziati dallo Stato). Con le sue enormi riserve monetarie la Cina potrebbe sconvolgere gli assetti proprietari dellindustria mondiale ad alta tecnologia. Si potrebbe trattare di una nuova forma di colonizzazione, con conseguenze non solo economiche, ma anche strategiche. Il mantenimento dellembargo non consegue da un accordo legalmente vincolante per gli Stati membri dellUE, ma da un semplice impegno politico assunto nellambito del Consiglio Europeo a livello ministeriale. Pertanto, non costituendo una politica europea, tutti gli Stati sarebbero liberi di infrangerlo. Non lo fanno soprattutto perch temono reazioni degli USA, ma anche perch, di fatto, tutti i paesi dellUE esportano armi e tecnologie duali alla Cina, anche ricorrendo a sotterfugi - campo in cui la diplomazia maestra quali classificare le armi esportate come non letali ovvero destinate alle forze di polizia e ad usi civili. Laccordo dichiarato quando non esisteva ancora la PESC stato posto in discussione nel 2003 da Francia e Germania, sia per le loro pi ricche prospettive di esportazioni di armi in Cina, sia come componente del simbolismo anti-americano dominante allora a Parigi e a Berlino. La proposta franco-tedesca era mascherata dallidea che lEuropa non potesse trattare la Cina come lo Zimbabwe e che la liberalizzazione dellexport di armi europee avrebbe frenato la Cina dal crearsi una propria potente industria degli armamenti. A parte linteresse politico cinese allabolizione di tali misure discriminatorie ritenute sempre pi ingiustificate, labolizione dellembargo sarebbe molto interessante per la Cina, dato che i sistemi darma forniti dalla Russia non posseggono pi un livello tecnologico comparabile con le migliori armi occidentali e che come accennato - Mosca non intende vendere le sue armi pi avanzate per motivi di sicurezza nazionale. Laltro grande rifornitore darmi della Cina cio Israele stato poi bloccato dalle pressioni americane. Gli abolizionisti europei dellembargo ne sostengono lirrilevanza e affermano che sarebbe stato comunque rimasto valido il Codice di Condotta, approvato dallUE nel 1998.

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Esso potrebbe essere trasformato da misura volontaria e avente valore solo orientativo, in accordo vincolante, da incorporare nelle legislazioni dei paesi membri. Il Codice interdice la vendita di armamenti destabilizzanti. Lembargo viene interpretato in modo differente dai singoli Stati europei. Solo la Gran Bretagna e lItalia hanno reso pubbliche le loro interpretazioni. In pratica, presenta numerosi buchi. Nel 2003, sono stati esportati in Cina 475 milioni di dollari di armi europee, in gran parte componenti e subsistemi, impiegati per accrescere le capacit operative dei carri, dei sottomarini e degli aerei, anche di quelli forniti dalla Russia. Cos la Cina impiega motori tedeschi per i suoi carri; motori tedeschi e francesi e sonar francesi per i suoi sommergibili; anche i suoi elicotteri fanno ampio uso di tecnologie francese e italiana. La collaborazione con il nostro Paese poi particolarmente attiva anche in campo elettronico. Le reazioni statunitensi alle proposte dabolizione dellembargo europeo sono state molto vivaci. Lo sono state anche quelle del Giappone e dellAustralia, bench i due paesi, dal canto loro, lo abbiano abolito silenziosamente a met degli anni novanta. Beninteso, le reazioni che possono impensierire lEuropa sono solo quelle americane, soprattutto oggi che il Congresso USA a maggioranza democratica, tendenzialmente pi emotiva, protezionista e populista (ed anche pasticciona per il dinamismo del suo speaker, Nancy Pelosi) di quella precedente repubblicana. Lopposizione deriva pi da ragioni simboliche che effettive, anche perch le ditte americane esportano in Cina anche tramite triangolazioni armamenti e tecnologie critiche in misura pressoch doppia di quella dellEuropa. gi stata proposta al Congresso una legge che vieta alle agenzie federali e alle industrie USA di intrattenere per cinque anni qualsiasi rapporto con le imprese europee che vendono armi alla Cina. La questione stata lasciata cadere, anche per lattenuarsi in Europa della retorica anti-americana, con lelezione del Cancelliere Merkel e del Presidente Sarkozy. Resta per un argomento potenzialmente molto sensibile, non tanto per laumento della potenza militare cinese, quanto perch susciterebbe tensioni in ambito transatlantico ed ostacolerebbe la stessa unit dellEuropa - oltre che dellOccidente - sempre pi indispensabile per far fronte al tumultuoso emergere di nuovi poli geopolitici mondiali, alla ripresa dellautoritarismo in Russia e allattenuarsi delle capacit di leadership di Washington.

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A differenza di qualche anno fa nessuno tranne qualche gruppo della folcloristica sinistra radicale italiana vuole una cooperazione fra lUE e la Cina e, quindi, afferma che interesse geopolitico dellEuropa aiutare Pechino a competere con legemonia USA nel mondo. Daltronde, qualora lembargo fosse abolito, sarebbe ben difficile che lEuropa possa competere sotto il profilo del costo con le forniture di armi russe. La fine dellembargo avrebbe un effetto soprattutto politico e psicologico. Gli USA si sentirebbero traditi e lOccidente si spaccherebbe forse definitivamente. Quella che manca una politica comune europea anche in questo settore. In Europa non si neppure discusso su che cosa fare in caso di scontro fra gli USA e la Cina nello stretto di Taiwan e di escalation del conflitto. Gli appelli al dialogo e alla diplomazia sarebbero risibili in tal caso, come sono bizzarri in molte occasioni analoghe che si verificano soprattutto in Medio Oriente.

7. Il futuro dellindustria cinese degli armamenti

Negli ultimi due decenni in particolare dalle grandi ristrutturazioni del 1998-99 degli organismi centrali e delle imprese operanti nel settore degli armamenti lindustria cinese della difesa migliorata sotto il profilo sia qualitativo che quantitativo. Possiede le potenzialit per effettuare un nuovo miglioramento se non addirittura un vero e proprio salto qualitativo - nei settori in cui pi carente quello aeronautico e quelli dei sistemi e delle componenti ad altissima tecnologia. Potrebbe mettersi cos in condizioni nel medio-lungo periodo di competere con le industrie degli armamenti dei paesi pi avanzati. Secondo le valutazioni effettuate sia della RAND sia nel rapporto del Pentagono sulla potenza militare cinese, il processo richieder almeno 10 anni - ma molto pi verosimilmente 20. Non esistono invece dubbi sulla sua fattibilit, sia per la determinazione della dirigenza cinese di ammodernare la PLA, sia per la probabile sostenuta crescita delleconomia, sia per la continuazione del transfer in Cina di tecnologie e di capacit manageriali dei paesi avanzati, unitamente agli investimenti diretti dalle grandi corporations multinazionali.

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Essenziali per il miglioramento saranno per da un lato la capacit di superare interessi corporativi, che si opporranno alla ristrutturazione dellindustria della difesa (che richieder una contrazione della forza lavoro) e, dallaltro lato, di imporre una concorrenza fra le varie imprese che operano nel settore, anche dato laltissimo livello di corruzione ancora esistente. I risultati dellultimo anno dimostrano che lindustria della difesa cinese sta muovendosi nella giusta direzione 15 . Sembra anche che riesca a reclutare gli scienziati, gli ingegneri e i tecnici che le sono necessari, per poter competere con le industrie degli armamenti dei paesi pi avanzati e con quelle cinesi specializzate nelle esportazioni di prodotti di tecnologia media ed alta. Comunque, nonostante le difficolt di introdurre criteri di concorrenza e di mercato per migliorare lefficienza dellindustria cinese degli armamenti, consistenti progressi si sono registrati sia per la separazione della committenza (Dipartimento Generale Armamenti della PLA) dalla fornitura (COSTIND), sia per il considerevole aumento del bilancio della difesa dedicato alla ricerca e sviluppo e agli approvvigionamenti16 . Ci ha permesso la costruzione di sistemi darma avanzati con i caccia J-10, i sommergibili diesel delle classi Jong e Yuan, i cacciatorpedinieri della classe 52C e missili aria-aria e terra-aria a lunga gittata. Va per notato che, se questi rappresentano certamente significativi successi per lindustria cinese degli armamenti, i nuovi sommergibili hanno prestazioni inferiori a quelle dei Kilo russi, mentre il J-10 ha richiesto 20 anni per il suo sviluppo ed basato su tecnologie utilizzate negli anni 70 per il cacciabombardiere israeliano Lavi (il cui programma fu poi interrotto) 17 . Va anche notato che i nuovi sistemi darma prodotti dalla Cina sono basati ancora su tecnologie importate. Di qui limportanza attribuita dagli USA al controllo delle tecnologie dual use e al mantenimento dellembargo di armi europee verso la Cina, che di fatto un embargo tecnologico.

15

China. Defense Industry Reaps U.S. $2,5 Billion in Profits, consultabile su http://www.china.org.cn/english/China/195476.htm, January 9th, 2007. Va detto che tale cifra appare poco credibile. Comporterebbe infatti unentit di forniture alla PLA superiore di 20-30 volte. 16 Chinese Defense Industry: Chinese Puzzle, in Janes Defense Weekly, January 21st, 2004. 17 Robert S. Ross, Assessing the China Threat, in The National Interest, Fall 2005, pp. 81-87.

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Si tratta di unimpresa pressoch impossibile, dati gli investimenti effettuati in Cina dalle imprese occidentali, anche quelle a pi alta tecnologia, accompagnati solitamente da transfer di tecnologie anche dual use. Tuttavia molto resta da fare, per un completo ammodernamento dellindustria cinese degli armamenti, in particolare per superare le resistenze e isterisi burocratiche, che pesano grandemente sullefficienza del complesso militare-industriale cinese e che allungano i tempi necessari per superare i divari che ancora separano la PLA dalle forze armate degli USA e del Giappone, e forse anche da quelle dellIndia. Fra un paio di decenni, comunque, lo sviluppo dellindustria degli armamenti consentir alla Cina di divenire un attore geostrategico globale, forse in grado di competere almeno a livello regionale del sistema Asia-Pacifico, incluso il Mar Cinese Meridionale e le isole Spratley con le forze degli Stati Uniti e dei loro potenti alleati.

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Allegato 1: Le esportazioni di armi dalla Cina (1997-2006)

Stato Algeria Armenia Bangladesh Egitto Gabon Indonesia Iran Giordania Kenya Kuwait Mali Mauritania Myanmar (Birmania) Namibia Nigeria Oman Pakistan Sierra Leone Sri Lanka Sudan Tanzania Thailandia Turchia Venezuela Zambia Zimbabwe Totale

1997

1998

1999

2000 11

2001 13

2002 11

2003

2004

2005

2006

Totale 35 2

2 29 10 2 12 45 59 59 5 4 63 92 61 61 88 125 102 112 62 8 9 19 7 8 199 154 99 3 43 15 45 44 7 25 23 18 19 74 14 180

221 189 5 4 840 8 9 79 7 23 619

9 67 3 7 256 78 79 164

12 67 10 1509 8

104 8

102

85

64

295

282

47 66

18

14 20 46

10

10

10 14

111 100 46

28 6 6 6

11

11

50 18

14 19 14 460 401 300 230 499 544 553 271 223 12 14 564

14 31 28

Fonte: SIPRI, Arms Transfer Database - June 11th, 2007.

218

CAPITOLO IX LECONOMIA DELLA CINA

1. Generalit

La Cina divenuta rapidamente negli ultimi anni una grande potenza economica. Nel 2005 la sua economia era la quarta del mondo e il suo commercio il terzo. Nel 2007 diverranno verosimilmente i secondi. Ha saputo valorizzare le sue pressoch inesauribili risorse di manodopera a basso costo (la sua popolazione attiva raggiunge gli 800 milioni di persone e quelli impiegati nellagricoltura costituiscono un serbatoio inesauribile per lindustria e i servizi) e approfittare della globalizzazione e della stabilit geopolitica garantita dallordine unipolare, cio dalla potenza americana. Con la sua economia iperliberista, ha attirato una massa enorme di investimenti diretti esteri (IDE): complessivamente oltre 500 miliardi di dollari 1 . Il suo reddito pro capite per molto basso. Quello medio molto inferiore a quello dei paesi avanzati. La Cina diventata una grande potenza prima di diventare ricca. In questo ha percorso una traiettoria storico-economica molto diversa da quella del Giappone, tanto pi che lesodo rurale e lurbanizzazione sono ancora agli inizi e potranno produrre veri e propri sconvolgimenti sociali ed anche culturali. La Cina si trasformata nella fabbrica del mondo, soprattutto per le ottime condizioni che offre alle imprese che cercano di delocalizzare le loro produzioni ad alta intensit di manodopera. I suoi costi del lavoro, quelli ecologico-ambientali, quelli della tassazione e burocratici sono inferiori a quelli di qualsiasi altro paese, mentre la sicurezza e lordine pubblico sono garantiti. Date le sue dimensioni, la Cina ha accentuato liperconcorrenza della globalizzazione, obbligando il mondo ad una profonda riorganizzazione industriale. Inoltre, con la sua fame di energia e di risorse naturali, soprattutto minerarie e gi oggi anche agricole, pesa grandemente sullequilibrio dei

Dominic Willson and Roopa Purushothaman, Dreaming With BRICs: The Path to 2050, Goldman Sachs, Global Economics Paper n. 99, 1 October 2003.

mercati mondiali delle materie prime, con un accentuato effetto inflativo, solo parzialmente compensato da quello deflativo dei suoi prodotti manifatturieri a basso costo. Le sfide che leconomia cinese deve affrontare e che emergono chiaramente dallXI piano 2 quinquennale esaminato in un paragrafo successivo consistono: in un riequilibrio degli enormi squilibri esistenti nella societ e nello stesso territorio fra ricchi e poveri; nello spostare il motore della crescita economica dalle esportazioni ai consumi interni; nel diminuire lintensit energetica (tep/PIL) per evitare un collasso ecologico e sanitario; e nellaccrescere la spesa sociale, pensionistica, sanitaria, educativa e, in termini generali, per mantenere una stabilit sociale con il miglioramento dei servizi pubblici. Per fronteggiare tali sfide indispensabile per la Cina continuare a crescere ancora per qualche decennio ai ritmi attuali, mentre lo spostamento della ricchezza fra i ceti sociali e le regioni della costa a quelle dellinterno impongono una difficile ricentralizzazione della politica economica 3 . Con un tasso di crescita superiore a quello delleconomia mondiale, la Cina contribuir al suo sviluppo, divenendo una sua locomotiva, unitamente agli USA, e potr in parte assumerne il ruolo in caso di crisi americana. Nellultimo quinquennio ha gi contribuito a circa un quinto dellaumento della ricchezza globale. Tra le priorit economiche va anche ricordata la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e delle altre materie prime. NellXI Piano non si parla per di sicurezza delle vie di comunicazione marittima, sebbene siano essenziali per leconomia e per la sicurezza geopolitica cinese. Potr essere un obiettivo di pi lungo termine. Per ora, essa garantita dalla Marina americana e, nellOceano Indiano, anche da quella di New Delhi. Ad ogni buon conto, la Cina, nella sua crescita, stimoler quella dei paesi emergenti, di cui si posta a capo a Cancun, nella riunione dellOMC. Ci modificher leconomia e, pi a lungo termine, anche la geopolitica mondiale, con uno sviluppo accelerato dei paesi emergenti e una diminuzione del peso relativo dei paesi avanzati, tra laltro quasi tutti colpiti in particolare lEuropa, il Giappone e la Russia - da una grave crisi demografica 4 .

Elisa Calza, LXI Piano Quinquennale Cinese, in ISPI La Cina allo specchio, Quaderni di Relazioni Internazionali n. 3, dicembre, 2006. 3 Fabio Cavalera, Cina: il momento delle giovani tigri Il Presidente Hu Jintao rinnova i vertici dello Stato Sostituiti 170.000 funzionari, Corriere della Sera, 20 aprile 2007, p. 18. 4 The Asia-Pacific Link-How the East Is Reshaping the West, Summary of the Discussion in Aspen Dialogue on World Economy, Florence, July, 7-8, 2006.

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Centrale nella presente ricerca se i trends attuali indicano la compatibilit di un consistente aumento delle spese militari, con conseguente trasformazione della Cina in una potenza competitrice con gli Stati Uniti prima nel Mare Cinese Meridionale (Taiwan inclusa), poi nel sistema Asia-Pacifico occidentale e, infine, nel mondo. Tale valutazione verr approfondita nelle conclusioni della presente ricerca, anche per tener conto dellimpatto che un aumento dei bilanci militari potr avere sulla crescita delleconomia cinese. Si pu gi anticipare che in uneconomia come quella cinese, in cui taluni fattori produttivi (quali il capitale e il lavoro) sono tuttora sotto-utilizzati, ma sono comunque disponibili in misura molto rilevante, un aumento anche cospicuo del bilancio militare e anche delle importazioni di armi dallestero sono del tutto sostenibili per trasformare la Cina in una superpotenza anche militare. Le difficolt sono soprattutto tecnologiche e di convenienza politica. In caso di riarmo, le industrie della difesa dovrebbero assorbire una consistente aliquota non solo di capitali, ma anche di tecnici pi qualificati risorsa ancora rara in Cina - rallentando il ritmo di qualificazione tecnologica dellindustria cinese. Ci rischierebbe di creare un danno a Pechino, per la concorrenza che farebbero alla Cina altri paesi emergenti, con costi della manodopera ancora inferiori e con una produttivit che sta rapidamente crescendo, dato il loro pi elevato livello tecnologico. Vanno inoltre tenute in conto le considerazioni geopolitiche, gi illustrate, circa un quasi certo effetto boomerang di un riarmo cinese, soprattutto nelle immediate periferie della Cina, con unintensificazione degli sforzi militari e un rafforzamento dellalleanza con gli USA in tutti gli Stati dellAsia orientale e sud-orientale. I dirigenti cinesi sono consapevoli di tale realt. Come sottolineato in precedenza, a differenza degli USA, non hanno alleati o. meglio, ne hanno solo di tempo sereno, pronti ad abbandonare Pechino e a raggrupparsi attorno a Washington in caso di percezione di un aumento della potenza ed influenza cinesi. Un rallentamento della crescita poi provocherebbe tensioni sociali difficilmente fronteggiabili. Gi oggi esse sono preoccupanti. Potrebbero divenire drammatiche quando, nei prossimi 15-20 anni, oltre 300 milioni di abitanti si sposteranno dalle campagne alle citt e il governo di Pechino non fosse in grado di fronteggiare le esigenze di questa ondata biblica, e fosse quindi costretto ad impedirla con la forza, come avveniva fino agli ultimissimi anni.

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2. Le grandi riforme economiche di Deng Xiaoping

Le riforme del grande Presidente Deng Xiaoping fecero passare rapidamente la Cina dalleconomia pianificata di Stato ad una di libero mercato, provocarono un forte decentramento economico e finanziario e, soprattutto a partire dagli anni 90 dopo cio che fu assorbito lo choc della rivolta di Piazza Tienanmen portarono la Cina a dotarsi delle istituzioni, delle regole e degli strumenti necessari per il funzionamento di uneconomia capitalista aperta alla globalizzazione. Essa fu definita nel 1992 - nel quattordicesimo Congresso del PCC - economia sociale di mercato. Nella realt molto pi di mercato che sociale 5 . Lentrata nellOMC - nel dicembre 2001 - ha contribuito ad unulteriore apertura della Cina alleconomia internazionale ed ha accresciuto lintero ritmo delle riforme. Le liberalizzazioni hanno messo definitivamente in crisi le imprese di Stato, che costituiscono tuttora una pesante palla al piede per tutta leconomia cinese. La privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite, che la loro esistenza comporta, costituiscono un fenomeno di cui tuttora difficile valutare le conseguenze sulla futura crescita cinese. Ci nonostante che, nel quindicesimo Congresso del PCC del 1997, i settori in cui le industrie sono gestite direttamente dallo Stato siano stati drasticamente ridotti, limitandosi soprattutto ai monopoli naturali, alle imprese ad alta tecnologia e alla base industriale della difesa. In questi ultimi esistono ancora veri e propri Kombinat, veri e propri complessi militari ben collegati con il potere politico. Le imprese statali sono per ancora 150.000 e la loro privatizzazione procede lentamente, anche per motivi ideologici e perch la disoccupazione che tale processo comporta aumenta disagi e rivolte sociali, soprattutto nelle regioni dellinterno. Le imprese di Stato hanno una produttivit molto ridotta rispetto a quelle private, soprattutto a quelle di propriet o con forte partecipazione straniera. Lo sviluppo industriale soprattutto nelle regioni costiere - dove si concentrano massicciamente gli IDE - crea pesanti divari con il mondo contadino e con le regioni dellinterno. Altre tensioni esistono fra settore privatizzato e quello statale. Solo in questi ultimi anni si posto mano alla riforma del sistema bancario, settore che presenta forse le
William A. Callahan, The Rise of China How to Understand China: The Dangers and Opportunities to Be a Rising Power, Review of International Studies, n. 31, 2005, pp. 701-14.
5

222

pi gravi carenze per lo sviluppo delleconomia cinese e che gravato da una consistente mole di crediti inesigibili. Questo ha accresciuto il peso delle quattro Banche Centrali dello Stato (a cui si aggiunta una per la gestione degli investimenti fatti allestero con lutilizzazione di 200-300 mld di dollari delle risorse centrali 6 ), molto efficienti e professionali, soprattutto da quando sono state soppresse le loro trentadue succursali provinciali, che sono state sostituite da sette filiali regionali. Negli ultimissimi anni, lefficienza del sistema bancario migliorata. Lo dimostra la facilit con cui vengono concessi cospicui mutui per investimenti industriali e immobiliari. A tale stabilizzazione finanziaria hanno contribuito poderosamente gli investimenti stranieri. Un ulteriore miglioramento deriver, a partire dal 2007, dalla possibilit data alle banche straniere di aprire succursali in Cina. Loperazione sta dando risultati molto positivi, anche per lattrazione esercitata sulle banche istituzionali dalle enormi riserve valutarie cinesi (1160 miliardi di dollari allinizio del 2007) 7 e dalle prospettive della continuazione di una rapida crescita, senza rischio di cicli particolarmente inflattivi, dovuti al surriscaldamento delleconomia. Anche su questo influisce la globalizzazione, con i suoi effetti antiinflattivi. Tuttavia, nel 2007 si sta registrando un aumento dellinflazione di diversi punti percentuali. La crescita stata stimolata anche dal minore peso dello Stato sulleconomia. Tra il 1978 e il 1994, il bilancio statale ha conosciuto la stupefacente diminuzione dal 30% al 12% del PIL. Successivamente tale percentuale si stabilizzata, per poi risalire a circa il 27% del PIL. Nonostante la politica espansiva seguita dal Governo cinese, il deficit di bilancio sempre stato contenuto entro il 3% del PIL. Tale situazione positiva della finanza pubblica stata resa possibile anche dal fatto che lonere di mantenere a galla le imprese pubbliche stato trasferito alle banche. Per questo il debito complessivo dello Stato pari solo del 20% del PIL. Tenendo conto dei prestiti quasi sicuramente inesigibili che gravano sul sistema bancario esso per dovrebbe ammontare al 70% del PIL. Infine, sullequilibrio delle finanze pubbliche pesa il fatto che il bilancio prevede oneri molto ridotti per il sistema pensionistico e per le altre spese sociali da quelle sanitarie a quelle educative - praticamente inesistenti nelle campagne. Ci pone un interrogativo circa
6 7

STRATFOR Global Intelligence Brief, China: Using Political Tools to Fix the Economy, 5 January 2007. Richard McGregor, The Trillion Dollar Question: China is Grappling With How To Deploy Its Foreign Exchange Riches, Financial Times, 25th September 2006, p. 11.

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la possibilit che lequilibrio attuale possa essere mantenuto, allorquando anche in relazione allaumento del benessere la domanda sociale di crescita delle spese pensionistiche, sanitarie ed educative dovr essere soddisfatta, pena una grave crisi non solo sociale, ma anche politica. Queste vulnerabilit economico-finanaziarie sono difficilmente valutabili sia come entit, sia come prevedibili conseguenze politico-sociali. Costituiscono comunque una remora ad un consistente aumento del bilancio della PLA in deficit spending, a meno che un aggravamento della situazione internazionale non consenta al governo di imporre pesanti oneri alla popolazione, facendo leva sul suo patriottismo. Nel periodo che va dalla fine degli anni ottanta allinizio del XXI secolo, la Cina come si detto - ha aperto la sua economia a quella mondiale. Lapertura stata progressiva ed effettuata allinizio con estrema cautela, soprattutto per quanto riguarda la percentuale di acquisto della propriet di imprese cinesi consentita agli investitori stranieri. Particolare attenzione fu subito dedicata al sostegno delle esportazioni. Ad esempio, le componenti costruite in altri paesi, per essere poi assemblate in Cina e riesportate sotto forma di prodotti finiti, sono esentate dai diritti di dogana. Essi vengono percepiti sui soli prodotti destinati al mercato interno cinese. Anche per questultimo, comunque, le tariffe doganali sono state sempre molto basse e sono in corso di ulteriore diminuzione. La moneta cinese renminbi/yuan stata, sin dagli anni novanta, parzialmente convertibile; nel senso che legata al dollaro con minimo margine di fluttuazione (0,3% giornaliero, elevato nel 2007 allo 0,5%). Le pressioni internazionali soprattutto da parte americana volte ad indurre Pechino a rivalutare lo yuan - anche con la minaccia di imporre diritti di dogana molto elevati (27%) sulle merci importate negli Stati Uniti dalla Cina - hanno indotto la Banca Centrale Cinese a consentirne una fluttuazione limitata sul mercato dei cambi. Da quando fu adottata - nel 2005 essa ha prodotto una rivalutazione dello yuan di circa l8%, molto inferiore al tasso ritenuto necessario (dal 30 al 50%) non tanto per frenare le esportazioni cinesi, quanto per aumentare il potere dacquisto da parte dei consumatori cinesi, soprattutto della borghesia cinese - che in forte espansione e che ricerca prodotti stranieri di largo consumo ed anche di alta qualit. La moneta cinese rimane legata al dollaro. La sua debolezza rispetto alleuro ha fatto s che, anzich

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rivalutarsi rispetto alla moneta europea, lo yuan si sia svalutato con pesanti conseguenze sugli equilibri commerciali dellEuropa.

3. Le strutture attuali delleconomia cinese: risorse naturali, industria, servizi e agricoltura

Il sottosuolo cinese ricco di risorse naturali, ma esse non sono pi in grado di soddisfare le enormi e crescenti necessit dellindustria cinese 8 . Inoltre, sono localizzate lontano dai luoghi di consumo, soprattutto nel nord (Manciuria), nellovest (Sinkiang) e nel centro del paese. I consumi sono invece concentrati nella fascia costiera. Si verificano cosi carenze di rifornimenti, dovute alla rete dei trasporti, come avvenne per le centrali termoelettriche irregolarmente rifornite di carbone nel 2004. I fabbisogni energetici sono soddisfatti per il 60% con il carbone e per il 16% con le biomasse (legno). Molto basso il consumo di gas, mentre in rapida crescita quello di petrolio. Fino alla fine degli anni Novanta, la Cina ha goduto di una pressoch completa indipendenza energetica. Era anzi esportatrice di petrolio. Da allora si verificata una rapida espansione dei consumi e delle importazioni. Attualmente, con 4 milioni di barili al giorno, la Cina si colloca dopo gli USA al secondo posto mondiale dei paesi importatori di petrolio. Si prevede che entro il 2020 importer una quantit di petrolio analoga a quella attuale statunitense (10 mbg). La produzione petrolifera interna non per trascurabile. Oggi copre circa met dei consumi, ma se il suo sviluppo non riesce a seguire la crescita della domanda. Leconomia cinese diventer fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio un po da tutto il mondo, ma in misura crescente dallAfrica 9 , che oggi soddisfa pi di un quarto dei suoi fabbisogni importativi. Vi da notare che a differenza di quanto avveniva per il Giappone nel 1939 la produzione interna di petrolio in condizione di soddisfare le esigenze della PLA, anche per una guerra ad alta intensit e prolungata, contenendo beninteso i consumi civili e provocando una disastrosa crisi economica.

8 9

Vds. in proposito Aspenia n. 23, Il tempo della Cina, Aspen Institute Italia, 2004. Amy Mayers Joffe and Steven W. Lewis, Beijing Oil Diplomacy, Survival, Spring 2002, pp. 115-34.

225

La sicurezza energetica costituisce uno degli obiettivi principali della pianificazione delleconomia e della politica estera della Cina. Essa viene perseguita con criteri strategici, e non di mercato, cio con lacquisizione diretta, da parte della Cina, dei diritti di esplorazione, estrazione e trasporto. Tale strategia sta per dimostrando i propri limiti, soprattutto in Africa, dove situato il maggior fornitore di petrolio alla Cina lAngola che ha superato nel 2004 lArabia Saudita, giudicata da Pechino politicamente troppo instabile. Inoltre, oltre a sviluppare le enormi potenzialit idroelettriche, la Cina ha annunciato uno dei programmi nucleari pi importanti del mondo. Alle sue 8 centrali nucleari dovrebbe aggiungerne in quindici anni altre 32, di cui 4 sono state appaltate alla Westinghouse-Toshiba. poi in fase di avanzata costruzione lenorme diga nelle Tre Gole dello Yang-Tze. Essa aumenter la vulnerabilit della Cina ad un attacco. Risulta che, come misura deterrente nei confronti di Pechino, Taiwan stia dotandosi della capacit di attaccare le installazioni pi sensibili della Cina continentale, la cui distruzione provocherebbe danni e perdite enormi. Verrebbe in tal modo realizzata una capacit effetto dissuasiva simile a quella di un deterrente nucleare di cui lisola non dispone. Lindustria ha costituito il motore delleconomia cinese. Nellindustria manifatturiera esistono 2000 grandi imprese, 22 mila imprese medie e 200 mila piccole. Esse garantiscono il 90% della produzione industriale totale (rispetto all80% del 1978) e quasi il 40% del PIL, rispetto al 10% del 1978. Le imprese con capitale straniero contribuiscono per un terzo della produzione industriale e dominano nei settori ad alta tecnologia, soprattutto nellICT. In particolare, le grandi multinazionali hanno integrato la Cina nella loro rete mondiale. I loro investimenti non sono orientati solo allesportazione, ma anche al futuro mercato interno cinese. Esse oggi dominano poi circa il 65% dellexport e oltre il 60% dellimport (componenti e subassiemi). Il loro apporto stato determinante sia per la crescita economica cinese, sia per il miglioramento tecnologico della sua base industriale. La capacit scientifica e tecnica dellindustria cinese rimane generalmente debole, anche se talune imprese soprattutto nel settore delle ICT e dello spazio hanno conosciuto rilevanti miglioramenti. I

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principali gruppi industriali hanno creato efficienti centri di ricerca scientifica e tecnologica. Ridotto risulta per il concorso delle universit e dei centri di ricerca statali. Gi dagli anni 90 le autorit cinesi si sono dimostrate consapevoli dei costi della dipendenza tecnologica e hanno destinato al settore notevoli fondi e sforzi. Le spese globali di ricerca e sviluppo sono in crescita e hanno raggiunto nel 2005 l1,5% del PIL. Comunque, la situazione resta critica. Lo dimostra il fatto che la Cina registra solo lo 0,4% dei brevetti mondiali. LIX Piano Quinquennale prevede di aumentare le risorse disponibili per lo sviluppo scientifico e tecnologico. Unindustria che per ora di dimensioni limitate quella automobilistica. Essa per destinata ad una rapida crescita. Anche per questo motivo, i pi grandi gruppi mondiali del settore sono gi presenti in Cina. Le loro joint-ventures con imprese cinesi coprono oggi il 70% della produzione del paese. Invece, nella cantieristica commerciale la Cina divenuta la principale produttrice mondiale, soppiantando la Corea del Sud, che, a sua volta, aveva superato il Giappone allinizio degli anni 90. Il livello tecnologico disponibile in quel settore molto buono. Essendo molte delle sue tecnologie dual use, i cantieri navali cinesi potrebbero procedere ad un potenziamento rapidissimo della PLA-N, soprattutto nella sua componente anfibia, meno dipendente dalla produzione di sistemi darma avanzati.

4. La demografia 10

La demografia ha costituito uno dei fattori principali della prodigiosa crescita cinese. La popolazione molto omogenea, dato che letnia han ne costituisce il 92%. Problemi etnico-religiosi permangono per in Sinkiang e nel Tibet. Il territorio diviso in ventidue province e cinque regioni autonome. Nove province hanno pi di 50 milioni di abitanti e quattro superano gli 80 milioni. Lo sviluppo economico si concentrato sulla fascia costiera dellEst e del Sud del paese, anche per la teoria formulata da Deng che lo sviluppo segue il corso del sole e che la crescita si sarebbe diffusa dallEst alle regioni centrali prima ed a quelle occidentali poi. Tale teoria trova per difficolt ad attuarsi in pratica, anche perch i giovani pi dotati
10

Serge Sur (ed.), La Chine, La Documentation Franaise, n. 6, mars-avril 2004.

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delle regioni occidentali e centrali tendono a trasferirsi nelle citt della costa oceanica, cio verso Est. La crescita della popolazione attiva cinese (da 15 a 64 anni) stata enorme ed ha costituito una delle ragioni principali dellesplosione economica 11 . A partire dagli anni finali del periodo maoista, furono adottate in Cina drastiche misure per il controllo delle nascite, attuate dalle autorit con spietata energia e pesanti sanzioni per le famiglie che avessero pi di due figli. Il risultato della politica del figlio unico stato che lindice di natalit del 2005 sceso al 13 per mille. Inoltre, per una politica di aborti selettivi e di infanticidi delle bambine, il numero delle femmine nelle classi pi giovani inferiore del 15% rispetto a quello dei maschi. Ci crea considerevoli problemi psicologici e sociali. La Cina conoscer un declino demografico a partire dal 2020, allorquando si stabilizzer la speranza di vita media e si esaurir il rifornimento di manodopera dalle campagne del centro del paese alle citt delle zone costiere. Da 350 milioni nel 1953, la forza lavoro cinese passata a quasi 800 milioni allinizio del XXI secolo. Grandi problemi vi saranno nei prossimi 10-15 anni - soprattutto per fronteggiare il flusso di abitanti dalle campagne alle citt ma sicuramente fino al 2020 la Cina avr una larga disponibilit di manodopera. La spinta allemigrazione interna e allo spopolamento delle campagne era forte gi negli anni 50. Essa fu contrastata con inflessibile rigore dal regime maoista. Si gi accennato al sistema Hukou della doppia carta didentit - del luogo di origine e di quello di lavoro - nonch della discrezionalit delle autorit di imporre di abitare nelluno o nellaltro. Non detto che tale rigore possa continuare nei prossimi decenni. I problemi sociali della sotto-occupazione agricola nellagricoltura lavora ancora circa il 50% della forza lavoro totale sono terribili. Le autorit cinesi temono chiaramente una rivolta massiccia nelle campagne e nei sobborghi delle citt. La popolazione di queste ultime passata da 95 milioni nel 1978 a 215 milioni nel 2004. Le difficolt da affrontare sono evidentemente enormi. LXI Piano Quinquennale se ne fa carico e dimostra che i dirigenti cinesi ne sono consapevoli. Ma sono fenomeni di dimensioni tali che ben difficilmente potranno essere gestiti senza rivolte, sommosse o,

11

Maria Weber, Il miracolo cinese, cit.

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quantomeno, senza un forte disagio sociale che potrebbe influire sia sulla crescita economica sia sulla stabilit politica. Va considerato che, con il 50% della manodopera, lagricoltura concorre al 13% del PIL, mentre con il 23% lindustria ne produce il 46% e che con il 31% i servizi ne forniscono il 41%. Queste cifre si commentano da sole. La situazione non potr essere corretta tanto rapidamente. destinata invece ad aggravarsi, anche perch lurbanizzazione e lindustrializzazione diminuiscono le superfici coltivabili, che ammontano a solo un sesto della superficie totale del paese, dato che il territorio cinese molto montuoso e in parte desertico.

5. La crescita cinese: luci ed ombre

La crescita economica della Cina stata straordinaria, anche se ha seguito percentualmente gli andamenti che hanno avuto le economie giapponese negli anni 5070 e quella sudcoreana poi. Essa si spiega con la mobilitazione che stata fatta del potenziale non sfruttato dei fattori produttivi capitale e lavoro 12 . Per il capitale, allenorme tasso di risparmio che raggiunge il 40% del PIL si sono aggiunti gli IDE. Hanno influito poi gli aumenti di produttivit (valutati dallOCSE a 4-5% allanno negli ultimi venti anni), dovuti anche al transfer di tecnologia che hanno accompagnato gli IDE. Hanno giocato per anche le politiche espansive praticate dalle autorit locali, soprattutto delle citt e delle zone costiere. Gli investimenti si sono accelerati. Si sono per accentuati gli squilibri, che hanno ormai raggiunto livelli inaccettabili e che, per essere riassorbiti, richiederanno una forte ri-centralizzazione del potere. Ad essa si oppongono per con fermezza le autorit locali delle regioni pi ricche. Tali divari - come gi avvenuto in altri paesi dellAsia sud-orientale e come messo in evidenza dalle crisi finanziarie del 1997-98 - sono dovuti ad un eccesso di investimenti, a una cattiva allocazione di risorse e alla collusione fra interessi politici ed economici. La Cina cerca di fronteggiarli, ma i
12

Diana Hochraich, Croissance et contraintes de lconomie chinoise, La Documentation Franaise, n. 6, mars-avril 2004, pp. 79-93.

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leaders della quarta generazione incontrano notevoli difficolt, come sta dimostrando la fase iniziale del XVII Congresso del PCC 13 . La chiave di una maggiore stabilit e di uno sviluppo pi equilibrato e sostenibile sta, secondo il lXI Piano Quinquennale, nel freno agli investimenti nelle regioni costiere, nella ridistribuzione della ricchezza nelle zone centrali e occidentali, nel miglioramento dei servizi sociali e, soprattutto, nellaumento del potere dacquisto della massa della popolazione, per accrescere i consumi interni e limitarne leccessivo risparmio, derivante anche dalla carenza delle misure sanitarie e pensionistiche. Per inciso, laumento dei consumi potrebbe essere realizzato con una sensibile rivalutazione dello yuan. Maggiori fondi dovrebbero essere poi dedicati ai servizi sociali e alleducazione, nelle quali la Cina contrariamente allopinione diffusa non in condizioni migliori dellIndia ed a livelli nettamente inferiori a quelli dei paesi dellASEAN. Se tali distorsioni non verranno corrette, probabile che la Cina rimarr sostanzialmente una catena di montaggio di componenti pregiate, tecnologicamente avanzate e ad alto valore aggiunto, prodotte da altri paesi in particolare da quelli dellASEAN, dalla Corea e dal Giappone, e destinata ad esportare i suoi prodotti finiti nel resto del mondo, in particolare in USA ed in Europa, finch questi ultimi non adotteranno misure protezionistiche, inevitabili con gli attuali trends. Secondo i criteri seguiti dalla Banca Mondiale, la Cina ha una percentuale di poveri pari al 15% della popolazione. Essi sono concentrati nelle zone rurali, in cui esiste unagricoltura di mera sussistenza. Si sta creando per un sottoproletariato urbano, dato anche che un gran numero di immigrati precari - pagati in nero e senza alcuna protezione sociale e neppure sanitaria - sfruttato in modo incredibile dagli imprenditori. Le disparit esistenti sono difficilmente sanabili, anche per la resistenza ad una redistribuzione da parte delle autorit e delle popolazioni delle grandi citt costiere, che sono nettamente favorite dallattuale situazione e non intendono che essa venga modificata. Basti pensare che il reddito medio degli abitanti di Shanghai quattro volte maggiore di quello medio cinese.

13

The Misterious Mr. Hu, in The Economist, October 20th, 2007, pp. 68-69.

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6. LXI Piano Quinquennale 14

Nonostante ladozione di uneconomia liberista di mercato, la Cina continua ad utilizzare lo strumento del Piano Quinquennale, caratteristico delle economie pianificate. Il documento, valido per il periodo 2006-2010, si distingue dai precedenti, poich insiste sullo sviluppo qualitativo, necessario per la costituzione di una societ armoniosa, mettendo in secondo piano la crescita quantitativa, che aveva caratterizzato i precedenti piani. La crescita deve essere sostenibile - anche in termini ecologici - e giusta. Il piano attribuisce poi importanza centrale ai concetti di intensit e di efficienza energetica. A tal fine, individua come obiettivo del 2010 una riduzione del 20% dellenergia consumata per quantit di PIL prodotta. Il Piano prevede un aumento annuo del PIL del 7,5%, finalizzato anche alla creazione di numerosi posti di lavoro, essenziali per ridurre i lavori precari e sommersi e per dar sfogo allimmigrazione dalle campagne verso le citt cio dallagricoltura allindustria e ai servizi nonch alla ristrutturazione delle imprese di Stato, che ancor oggi rappresentano il 40% del prodotto dellindustria cinese. Prevede, in secondo luogo, una maggiore giustizia sociale e, in particolare, il miglioramento delle condizioni di vita delle aree rurali, in termini di riduzione delle tasse e di un potenziamento delle infrastrutture e dei servizi. Ancora oggi, un terzo degli abitanti delle aree rurali non dispone n di acqua potabile n di elettricit. inoltre prevista la costruzione di ospedali e la gratuit dellinsegnamento elementare e secondario. Viene infine accennato allobiettivo di eliminare gradualmente le barriere oggi esistenti alla mobilit dei lavoratori sullintero territorio cinese. La seconda serie di obiettivi dellXI Piano Quinquennale di natura ecologica. Si cerca di correggere gli eccessi del passato, in cui stata perseguita ad ogni costo la crescita economica, senza tener conto dei vincoli di compatibilit e sostenibilit ambientali. In particolare, ci si propone la riduzione dei consumi dacqua e di energia per unit di prodotto industriale. poi previsto un programma di decontaminazione delle aree inquinate e di depurazione delle acque. Lo sforzo si estender anche al settore dellenergia elettrica - ora ampiamente dominato dal carbone - per accrescere la produzione
14

Elisa Calza, LXI Piano Quinquennale, cit.

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idroelettrica, elettronucleare e delle energie pulite, cio da fonti rinnovabili. Incluso lidroelettrico, il rinnovabile dovrebbe fornire entro il 2010 il 13% dellenergia, rispetto al 7% attuale. Nel settore nucleare prevista la costruzione di 32 nuove centrali entro il 2020. In terzo luogo, nel Piano si esprime lintenzione di mutare la struttura economica, finora basata sullindustria, che si avvale del basso costo della manodopera, dellenergia e delle misure di protezione ambientale. Dovrebbe aumentare la quota del PIL prodotta dal terziario. Essa dovrebbe, nel 2010, raggiungere il 43% e assorbire quattro punti percentuali in pi della forza lavoro (si tratta di creare nel settore almeno 32 milioni di nuovi posti di lavoro). Inoltre, dovrebbe migliorare il livello tecnologico della produzione industriale. Il piano insiste grandemente sulla capacit di innovazione sia di prodotto che di processo e sullesigenza di aumentare il numero dei brevetti cinesi rispetto a quelli stranieri. Si individua come obiettivo di elevare al 2% entro il 2010 e al 2,5% entro il 2020 (dall1,5% del 2005) la spesa per la ricerca e per lo sviluppo scientifico e tecnologico. Il quarto settore prioritario quello sociale: dalle pensioni alla sanit, alleducazione primaria e secondaria. Gli sforzi, anche in questo caso, saranno concentrati sulle campagne. I fondi per leducazione pubblica aumenteranno progressivamente nei cinque anni dal piano dal 2,8% al 4% del PIL. Tutte queste misure comporteranno un assorbimento nellerario statale di molti fondi ora erogati da province e comuni ed una notevole espansione della spesa pubblica, oggi ancora a livelli molto ridotti (circa il 25% del PIL). lecito esprimere qualche dubbio sulla realizzabilit degli obiettivi del Piano, la cui attuazione penalizza le classi e le regioni pi ricche e politicamente ancora molto influenti - a vantaggio di quelle povere. Poich, in tutte le riforme, esiste sempre un certo ritardo dei benefici rispetto agli oneri, non detto che lattuazione del piano possa superare le gi forti resistenze degli attuali privilegiati e che i suoi obiettivi di ridurre le disuguaglianze e le rivolte sociali nelle campagne non abbiano un effetto boomerang nelle citt. Inoltre, obiettivi tanto ambiziosi in campo sociale comporteranno uno sforzo economico e fiscale molto rilevante. In uneconomia di mercato ci impedir un riarmo accelerato, cio un rapido ed elevato aumento della percentuale della spesa militare rispetto al PIL e al totale della spesa

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pubblica. Riforme cos profonde possono essere attuate solo in un periodo di crescita delleconomia. Un aumento significativo della potenza militare cinese non potr non preoccupare i paesi asiatici e gli USA. Potrebbe provocare ricadute negative sul commercio e determinare un circuito vizioso in cui la Cina sarebbe obbligata ad aumentare ulteriormente i fondi a disposizione della PLA, con un rallentamento molto elevato della crescita. La situazione sociale diverrebbe esplosiva. Anche questo conferma la conclusione a cui si pi volte pervenuti: che cio nonostante lallarmismo di certi ambienti ed esperti americani - la potenza militare cinese non potr ancora per anni, se non per decenni - sfidare quella degli USA neppure nel Pacifico occidentale, e che Pechino ha comunque tutto linteresse ad essere una potenza conservatrice ed a contribuire al mantenimento dello status quo. Ricorrerebbe alla forza solo qualora Taiwan dovesse dichiarare la sua indipendenza, fatto peraltro che gli Stati Uniti cercano di evitare, effettuando forti pressioni sui nazionalisti di Taipei e ribadendo spesso la loro politica di una Cina, due sistemi e che la riunificazione dovr avvenire pacificamente. Pechino cercher invece di realizzare ogni possibile intesa con Washington, senza cercare di sfidarne la superiorit, ma dimostrandosi uno stakeholder responsabile dellordine della globalizzazione, anzich un suo free-rider, come spesso avvenuto negli ultimi decenni, con la scusa della non-ingerenza. Lapproccio di Zoellick ha molte pi probabilit di verificarsi rispetto a quello di Armitage, tanto pi che lintero mondo ha interesse che la Cina cresca, costituendo una locomotiva o, almeno, un volano per la crescita mondiale soprattutto in un periodo in cui non si pu fare affidamento sugli Stati Uniti come nel passato. La Cina dovr per potersi avvalere di un contesto geopolitico stabile per poter attuare riforme tanto radicali, come quelle che il Presidente Hu Jintao ha definito indilazionabili nellXI Piano Quinquennale, per la creazione della societ armoniosa.

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7. La Cina nelleconomia mondiale 15

Lentit del commercio estero che cio della somma dellimport e dellexport, che raggiunge il 90% del PIL - nonch quella degli IDE, che hanno cumulativamente raggiunto 500 miliardi di dollari, inferiori solo a quelli USA, dimostrano lapertura delleconomia cinese a quella globale. Essa la pi aperta del mondo. Il Giappone molto pi chiuso: lentit del suo commercio estero rappresenta solo il 20% del PIL. Tale apertura aumenta il peso economico relativo della Cina nelleconomia globale. Basti ricordare che in Cina lindustria manifatturiera assorbe oltre 100 milioni di lavoratori, entit quasi doppia di quella dei paesi del G7. Lentit complessiva degli IDE (500 miliardi di dollari) pari al 25% del PIL del 2005. I principali investitori sono Hong Kong (50% degli IDE), seguiti dagli Stati Uniti (9%) e dal Giappone e Taiwan (8% ciascuno). Beninteso, il 50% degli IDE di Hong Kong ha provenienza diversa. Quasi la met dovrebbe essere costituita da capitali cinesi, che transitano per Hong Kong prima di tornare in Cina, per avvalersi del trattamento privilegiato riservato agli IDE dalle leggi cinesi. Un aspetto spesso trascurato che spiega la rapida crescita industriale cinese (diversa dai miracoli economici giapponese e sudcoreano) il fatto che essa stata in parte generata dalla frammentazione internazionale della produzione, origine delle

delocalizzazioni industriali, dellimportanza dellassemblaggio di componenti prodotti in localit diverse e causa non ultima della globalizzazione. Pi di met delle esportazioni cinesi derivano da operazioni di assemblaggio effettuate in filiali di ditte straniere, che traggono vantaggio dalla laboriosit e dal ridotto costo della manodopera cinese. Tale divisione internazionale dei processi produttivi particolarmente accentuata nelle industrie elettriche ed elettroniche, i cui prodotti costituiscono quasi il 45% delle esportazioni cinesi. La Cina divenuta il perno del commercio dellAsia sud-orientale ed orientale, i cui paesi esportano in Cina i componenti da essi prodotti, spesso ad alto valore aggiunto, mentre la Cina esporta i prodotti finiti nei ricchi mercati americano ed europeo, oltre che asiatico sud-orientale, orientale ed in quello globale.

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STRATFOR, Roger Baker, The New, Old Face of Asia, 20 November, 2006.

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La potenza economica cinese deriva perci dal suo inserimento nei sistemi produttivi asiatici. Stati Uniti ed Europa forniscono in quantit molto ridotta componenti e prodotti intermedi. Importano invece massicciamente i prodotti finiti cinesi. Hanno perci con la Cina un forte disavanzo commerciale, che appare strutturale, ma che in realt analogo a quello che avevano con il Giappone e la Corea del Sud. I paesi asiatici hanno invece una bilancia commerciale in attivo con Pechino. Una volta che potenzier il proprio mercato interno, la Cina diventer la locomotiva autonoma dello sviluppo della regione, e probabilmente del mondo, assorbendo una quantit crescente di importazioni anche di beni di lusso o comunque di prodotti finiti di alta qualit. Per ora ed anche nel breve-medio periodo la crescita non endogena; dipende dalle esportazioni in Europa e negli Stati Uniti e dallimportazione di materie prime dai paesi del Terzo Mondo (Africa, America Latina, Golfo) e di componenti hi-tech dallAsia orientale e sud-orientale. Da questi meccanismi si comprende non solo limportanza che il mantenimento della globalizzazione ha per la Cina, ma anche la sua incidenza sul commercio mondiale, la cui quota cinese passata dall1% nel 1980, al 4% nel 1993, al 9% nel 2004 ed ancora in rapida crescita. Le dinamiche delleconomia cinese ricordano quelle giapponesi degli anni 70 e 80, con una grande differenza per: il Giappone era pi chiuso - soprattutto agli IDE ed era alleato strategico degli USA, cosa che non avviene per la Cina. Ci rappresenta un dato importante per la geopolitica non solo del sistema Asia-Pacifico, ma del mondo. Le esportazioni cinesi, che prima riguardavano settori tradizionali come il tessile e labbigliamento (di cui continua ad occupare rispettivamente il 15 e il 20% del mercato mondiale), si sono espanse al settore elettrico ed elettronico (15% nel mercato mondiale), anche se esso quasi completamente in mano a filiali di ditte straniere (2/3 della produzione e il 90% delle esportazioni) 16 . Il ritardo tecnologico cinese ancora grande, sebbene la Cina cerchi di diminuirlo anche tramite lacquisto di imprese straniere. Esso potrebbe avere un impulso gigantesco a seguito della decisione di Pechino di investire 200-300 miliardi di dollari delle proprie riserve per acquisire ditte straniere, allettate anche dalla prospettiva di un boom dei
16

Alastair Newton, Asia Rising: the Geopolitical Implications, cit.

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consumi interni cinesi. Limpatto pi spettacolare di questa politica si manifestato nei settori dellenergia e delle materie prime. Nel 2004 la Cina ha contribuito per il 40% allaumento dei consumi di petrolio e ancor pi di quelli di altre materie prime. La Cina non sar pi solo una fabbrica; sta divenendo anche un mercato. Si appresta a far effettuare al proprio sistema industriale un salto di qualit tecnologica. Ci comporter non solo nuovi importanti mutamenti nelleconomia mondiale e nella divisione internazionale del lavoro, ma avr ricadute molto rilevanti anche sulle capacit della sua base industriale della difesa di produrre sistemi darma tecnologicamente avanzati. Un freno alla tendenza di far slittare il baricentro delle produzioni nel settore hi-tech per costituito dalla sua assoluta necessit di creare nuovi posti di lavoro. Lo potr fare solo mantenendo le sue produzioni centrate sui segmenti a pi alta intensit di manodopera, continuando ad avere uneconomia export-led ed avvantaggiandosi della sua grande disponibilit di manodopera, disposta a lasciarsi sfruttare con basse remunerazioni, con ridotta tutela sociale e con orari di lavoro molto superiori a quelli di qualsiasi altro paese. Per mantenere un certo equilibrio ed evitare reazioni protezionistiche da parte degli altri Stati in particolare del Congresso USA la Cina compra dollari e buoni del tesoro americani, finanziando non solo i consumatori statunitensi con il basso costo dei suoi prodotti, ma anche il twin deficit americano. Pi di dei 1160 miliardi di dollari delle riserve cinesi sono in dollari USA, meno del 20% in euro e circa il 5% in yen. Dopo il Giappone, la Cina la seconda creditrice del Tesoro americano. Non lo fa per amore degli USA, ma per il proprio interesse nazionale. Pu cos mantenere il suo alto tasso di crescita. Esso verrebbe grandemente diminuito da reazioni protezioniste degli Stati Uniti (i quali da soli assorbono il 21% dellexport cinese, mentre Pechino interessata a solo il 3% dellexport americano). Dal canto suo, lUE riceve il 19% dellexport cinese e fornisce alla Cina l11% delle sue importazioni. Viste le cose dal punto di vista dellUnione Europea, la Cina rappresenta il 9% delle sue importazioni e il 4% del suo export extracomunitario. Pertanto gli USA hanno un deficit strutturale con la Cina di 200 miliardi di dollari, mentre lUE ne ha uno di 70 miliardi allanno. Un riequilibrio difficile, ma non impossibile, almeno nel medio-lungo periodo. Richiede sia laumento dei consumi interni cinesi quindi del costo del lavoro - sia quello del livello tecnologico e quindi del valore aggiunto del made in China. Una rivalutazione

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dello yuan rispetto al dollaro non sarebbe da sola sufficiente per ribilanciare linterscambio, data la differenza abissale del costo della manodopera cinese rispetto a quelle europea ed americana. Potrebbe per concorrere ad aumentare i consumi interni della Cina. La recente decisione del governo di Pechino presa nella sede del dialogo economico-strategico sino-americano, svoltosi a Washington nel maggio 2007 di aumentare i margini di oscillazione giornaliera dello yuan dallo 0,3 allo 0,5%, sicuramente un passo nella giusta direzione. Essa va per percorsa con estrema cautela e con una concertazione fra Pechino e Washington (e possibilmente anche con lUnione Europea), in modo da evitare forti turbolenze nelleconomia globale. Essa colpirebbe la Cina prima che gli Stati Uniti. Comporterebbe comunque una forte svalutazione del dollaro, cha sarebbe in gran parte pagata dallEuropa. Questultima rischierebbe addirittura di uscire economicamente dalla storia. A causa delle sue rigidit economicosociali non dispone infatti della flessibilit necessaria per adattarsi a mutamenti troppo rapidi dei tassi di cambio. La stabilit economica del sistema Asia-Pacifico indispensabile anche per lUnione Europea. Essa dovrebbe impegnarsi di pi per concorrere al suo mantenimento, rafforzando in particolare i legami transatlantici. Solo in tal modo potr influire sulla politica americana nei confronti della Cina e sul mantenimento dellattuale ordine mondiale. Una sua convergenza con Pechino in funzione multipolare, cio antiamericana, quale quella irresponsabilmente sognata da Jacques Chirac da escludere. Non solo perch lUnione Europea si disgregherebbe, ma anche perch, pur mantenendo la sua unit (cosa tuttaltro che scontata), verrebbe travolta dalle reazioni americane.

8. La Cina grande potenza del XXI secolo

Nei prossimi anni, la Cina avr in campo non solo economico, ma anche politico, un ruolo crescente nel mondo. Ha necessit di creare una societ armoniosa - non solo allinterno, ma anche in campo internazionale - attenuando gli squilibri provocati dalla sua crescita tanto rapida. Beninteso, Pechino si concentrer nei prossimi decenni sui suoi

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difficili problemi interni. E anche probabile che - per concorrere a mantenere un contesto geopolitico tranquillo, indispensabile per tale trasformazione - rafforzi il dialogo e la concertazione con gli USA. Ci chiaramente indicato negli orientamenti generali contenuti nellXI Piano Quinquennale. Esso si prefigge obiettivi troppo ambiziosi per potere essere raggiunti non solo nel 2010, ma verosimilmente anche nel 2020. Tutto il mondo ha interesse al suo successo non solo per ragioni di sostenibilit ecologica del pianeta, ma anche per facilitare lassorbimento degli squilibri economici globali oggi esistenti ed evitare il pericolo del globo-bang temuto da Kissinger 17 . Lesodo dalle campagne aumenter notevolmente lentit della forza lavoro cinese e quindi sosterr una forte crescita. Il numero di lavoratori disponibili per lindustria e per i servizi continuer ad aumentare fino al 2015-2020. Poi la forza lavoro cinese diminuir. Una crescita molto accentuata sar necessaria per creare i 15 milioni di posti di lavoro allanno nel quinquennio 2007-2011, necessari per assorbire lesodo rurale. Da circa il 50% attuale, la percentuale dei contadini dovrebbe scendere al 25% nel 2020. Tale esodo sar di dimensioni bibliche, comportando laccoglimento nelle citt di circa 20 milioni di nuovi abitanti allanno. Qualora le indicazioni contenute nellXI Piano Quinquennale non dovessero trovare attuazione, da attendersi un aumento della conflittualit sociale e forse un irrigidimento del potere da parte del PCC, con riflessi difficilmente prevedibili sia sulleconomia che sulla politica estera. La necessaria ridistribuzione della ricchezza sta gi comportando una maggiore centralizzazione della gestione delleconomia. Altre sfide che dovr affrontare la trasformazione cinese sono la riduzione dellintensit energetica e laumento dellefficienza dei consumi di energia e di acqua. Anche in essi, la facile soluzione di puntare sullo sviluppo dei servizi e non dellindustria e - in questultima - sui settori hi-tech anzich sullassemblaggio, non fattibile, se non altro per la necessit cinese di creare di un gran numero di posti di lavoro, per manodopera di livello tecnologico non molto elevato. La dipendenza dal carbone rimarr praticamente invariata, nonostante gli enormi sforzi per laumento dellenergia idroelettrica ed elettronucleare. Aumenter invece il consumo di petrolio e, subordinatamente, anche quello di gas naturale. In tali settori potrebbero emergere tensioni, data la competizione esistente tra Cina, Giappone ed India per le risorse
17

Henry Kissinger, Does America Need a Foreign Policy?, Scribe, New York, 2000.

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energetiche del Golfo, del Caspio, dellAsia centrale e della Siberia. Tensioni potrebbero sorgere anche con la Russia per il controllo delle materie prime dellAsia centrale e della Siberia orientale. Si potrebbero poi determinare contrasti con lIndia per le risorse energetiche della regione del Golfo del Bengala, dal Bangladesh al Myanmar. La situazione ecologica potrebbe divenire tragica, con unaccelerazione della desertificazione, della deforestazione e dellinquinamento dellaria e delle acque. Su quello dellaria potrebbe influire grandemente lo sviluppo della motorizzazione privata, oggi ancora allinizio (solo il 2% dei cinesi possiede unautomobile). La Cina ha firmato il protocollo di Kyoto. Tuttavia, in quanto paese in via di sviluppo, non tenuto a ridurre le sue emissioni di gas ad effetto serra. Peraltro, se non le limitasse, renderebbe impossibile il raggiungimento degli obiettivi che Kyoto si propone. Nel 2020 le emissioni di CO2 cinesi saranno superiori a quelle degli USA. Si tratta di un problema strategico, comune a tutti i paesi emergenti, che stato ampiamente trattato nella riunione dellAPEC in Australia, tenuta l8 e il 9 settembre 2007.

9. Le prospettive delleconomia cinese

9.1 Considerazioni introduttive La popolazione cinese sta invecchiando a partire dagli anni 70. La forza lavoro incomincer a diminuire dal 2020, ma la Cina potr avvalersi ancora per un paio di decenni dellenorme volano di contadini, che abbandoneranno le campagne per trasferirsi nelle citt e lavorare nellindustria e nei servizi 18 . Un grave problema consegue dal livello di educazione e di professionalizzazione tecnica di tale massa di persone. Esso, daltronde, coerente con la necessit di creare un gran numero di posti di lavoro; quindi di favorire le attivit ad alto contenuto di manodopera, rispetto a quelle tecnologicamente pi avanzate, che richiedono maestranze poco numerose, ma molto specializzate. Ci far s che il modello industriale cinese rimarr incentrato soprattutto sulle lavorazioni tradizionali e che la Cina continuer a spiazzare sul mercato mondiale i prodotti di altri
Sheng Hong, The Gigantic Country Effect: China Booming for Years, ISPI La Cina allo specchio, cit., pp. 26-38.
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paesi del Terzo Mondo. Non escluso che ci comporti il sorgere di tensioni con i loro governi e, conseguentemente, una difficolt per Pechino di ergersi a campione e protettore dei paesi emergenti contro quelli avanzati. Lentrata della Cina nel G-8 potrebbe facilitare tale processo e allo stesso tempo cooptarla, insieme allIndia e al Brasile, nel gruppo pi influente che mira a mantenere e consolidare lordine liberal-capitalistico esistente. La forza lavoro cinese diminuir complessivamente di circa il 15% entro il 2050. La sua entit sar superata dal numero di indiani fra i 15 e i 65 anni gi nel 2030. Ci comporter inevitabilmente un rallentamento della crescita economica cinese, nonostante il maggiore valore aggiunto del secondario e del terziario rispetto al primario (agricoltura, ma anche attivit estrattive). I cinesi con pi di 65 anni sono in rapido aumento. Ci render indispensabile un incremento delle spese sociali e sanitarie, tanto pi che lurbanizzazione e la diminuzione del numero di giovani rendono sempre pi difficile laffidamento degli anziani alle proprie famiglie, come finora praticato nel solco della tradizione confuciana. La tragicit della situazione illustrata dallenorme numero di suicidi di anziani, anche nelle zone rurali, seppure in esse il modello di famiglia confuciana tenga pi che nelle citt. Comunque sia, la Cina consolider il proprio rango e ruolo di gigante economico, di cui nessuno aveva previsto una crescita cos rapida, devastante per molti altri paesi e per lecologia mondiale. La crescita economica dovrebbe ridursi a breve termine per la volont politica di ribilanciare la Cina: lo prevede lXI Piano Quinquennale, ma tuttaltro certo che la Cina riesca a frenare la propria crescita. Molti esperti lhanno attribuita ad un eccesso di investimenti. per pi credibile che dipenda da un eccesso di risparmio, che raggiunge lincredibile livello del 40% del PIL, dovuto sia al fatto che gli anziani non possono contare su servizi sociali pubblici, sia agli eccessivi profitti delle imprese. Un equilibrio potr essere raggiunto solo con laumento dei consumi privati (che oggi ammontano a solo il 40% del PIL) 19 . A pi lungo termine, comunque, avverr per motivi strutturali. Il tasso di crescita rimarr comunque molto elevato ancora per un paio di decenni. Tutti gli esperti concordano che a meno di veri e propri terremoti geopolitici o finanziari la crescita cinese superer quella media mondiale, per assestarsi sul 5%
Martin Wolf, Why Beijing Should Dip Into Chinas Corporate Piggy Bank, Financial Times, October 4th, 2006, p. 13.
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verso il 2030. Le previsioni pi accurate sono che essa sar di 7,5 punti fino al 2010 (rispetto al 10-11% degli ultimi due anni), per scendere poi al 5,4-6,4% fino al 2020 e al 4-5% dal 2020 al 2050. Anche il reddito pro capite dei cinesi aumenter costantemente, pur senza raggiungere, neppure nel 2050, i livelli americano ed europeo. Si former una classe borghese che creer difficolt politiche allautoritarismo e alla centralizzazione del PCC, oggi gi sfidati dalle citt e dalle classi sociali pi ricche, su cui avevano puntato i dirigenti della terza generazione. Lo dimostra la spietata energia con cui il Presidente Hu Jintao sta sostituendo, con accuse di corruzione e di inefficienza, i dirigenti locali, specie nella regione di Shanghai. Un deciso aumento del peso mondiale della Cina potrebbe essere dato da una rivalutazione dello yuan. Per, anche senza tener conto di essa, il peso della Cina nelleconomia mondiale raddoppier sia entro il 2020, passando dal 6% all11%, sia tra il 2020 e il 2050, raggiungendo il 22% e piazzandola subito dopo gli USA o immediatamente avanti ad essi, con unaliquota del PIL mondiale analoga a quella che la Cina aveva nel 1820. Altri esperti ritengono per che la crescita cinese sar molto pi rapida, soprattutto qualora continuassero gli attuali afflussi di IDE, gli aumenti di produttivit e il basso livello dei consumi privati. Secondo essi, entro il 2040-45, o anche prima 20 , leconomia della Cina supererebbe quella americana. In ogni caso gli equilibri del mondo muterebbero, con un accentuato ridimensionamento dei paesi del peso internazionale oggi pi ricchi (eccezion fatta per gli USA) e un aumento dellimportanza di quelli emergenti. Ci potr accadere solo in un contesto geopolitico stabile. I dirigenti cinesi ne sono perfettamente consapevoli. Lo si desume dalla semplice lettura dellXI Piano Quinquennale. Le preoccupazioni circa laumento del bilancio militare cinese vanno quindi relativizzate. I dirigenti cinesi conoscono bene leffetto - distruttivo delleconomia e alla fine anche della potenza dellURSS - che ha avuto laumento indiscriminato della spesa militare e di quella per il mantenimento dellimpero sovietico. da ricordare ancora che, se il bilancio militare ha avuto negli ultimi dieci anni un aumento superiore a quello del PIL, la sua percentuale rispetto al bilancio statale rimasta pressoch inalterata, dato laumento della quota di PIL assorbita dallo Stato.

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Luca Paolazzi, Tra quattro anni Cina prima potenza, Il Sole24Ore, 22 aprile 2006, p. 3.

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Queste considerazioni sono contestate da chi, per vari motivi, portato ad esprimere preoccupazioni circa il potenziamento militare e le ambizioni geopolitiche della Cina. Si tratta per di preoccupazioni che, almeno nei prossimi ventanni, non sono molto realistiche. La trasformazione economica e sociale cinese pu essere attuata solo in presenza di un contesto internazionale tranquillo. Pechino si sforza di rassicurare i suoi vicini e il resto del mondo, sia con un efficace uso del suo soft power, sia contrariamente alle tendenze di fondo cinesi che rifuggono da ogni limitazione di sovranit e condizionamento esterno con una crescente partecipazione alle organizzazioni multilaterali, a livello regionale e mondiale. Landamento delleconomia condiziona non solo la stabilit interna del dragone asiatico, ma anche la sua politica estera, nonch la pianificazione della PLA e landamento del suo bilancio militare. Questi ultimi possono naturalmente essere influenzati anche profondamente da avvenimenti esterni, quali una dichiarazione dindipendenza di Taiwan, la costruzione di armi nucleari da parte del Giappone o dello stesso governo di Taipei, il collasso della Corea del Nord che porterebbe un alleato degli USA - con rivendicazioni territoriali nei confronti della Cina - a diretto contatto con al frontiera cinese. Infine, il rise potrebbe divenire meno peaceful in caso di crescita, negli USA e in Europa 21 , delle tendenze al bashing China, simili a quelle al bashing Japan degli anni ottanta. Pericolosi al riguardo sono gli orientamenti protezionisti del Congresso, aumentati a seguito della vittoria alle elezioni di mid-term del Partito Democratico. Questultimo ha sempre dimostrato di essere pi populista e pi sensibile alle pressioni delle lobbies sindacali e locali, che si ritengono danneggiate dallespansione delle esportazioni cinesi negli USA. Nel contempo, per, ha sempre mantenuto aperti i contatti con Pechino, come dimostrano anche i finanziamenti cinesi alle campagne presidenziali di Clinton e di Al Gore. Molto meno probabile il collasso economico od ecologico della Cina. Esso obbligherebbe il PCC a ricercare la propria legittimit mobilitando il forte nazionalismo cinese e trovandosi un nemico esterno. La Cina al pari degli USA e della Francia
Howard W. French, Letter From China Is It a Peaceful Rise? U.S. Shouldnt Bet On It, IHT, April 20th, 2006. p. 2.
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persuasa di avere una speciale missione (o manifest destiny) da assolvere nel mondo. In caso di crisi economica, Pechino sarebbe indotta ad una politica pi aggressiva su base prima regionale e poi globale. Continuerebbe cos un forte aumento della spesa militare. La Cina potrebbe cercare di anticipare i tempi nei quali trasformarsi in una superpotenza veramente globale, cio in quello che i neoconservatori USA denominano peer competitor. Il mantenimento di una forte crescita economica frener invece ladozione di tale politica, pur mantenendo inalterato il raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo, in particolare quello di giocare nelle relazioni internazionali un ruolo commisurato sia con il suo peso economico e demografico, sia con le sue tradizioni storiche. Una politica pi aggressiva invece lo ostacolerebbe, provocando reazioni di riequilibrio e di difesa prima a livello regionale e poi da parte degli USA. LEuropa, dal canto suo, rimarr a guardare e ci contribuir alla sua marginalizzazione nella scena internazionale. Beninteso, data la situazione della finanza pubblica e lentit delle riserve valutarie cinesi, un cospicuo aumento del bilancio militare sarebbe possibile anche in assenza di crescita economica. Anzi, come si in precedenza accennato, ragioni di politica interna la necessit cio del mantenimento del potere da parte del PCC, ricercando una fonte di legittimazione nel nazionalismo e non pi nel peaceful rise della crescita economica potrebbe far assumere a Pechino una politica pi aggressiva, proprio a seguito dellimpossibilit di fronteggiare con un adeguato aumento del PIL pro capite, dei consumi interni e della spesa sociale gli enormi problemi socio-economici, che incombono sul paese 22 . Una massiccia sottrazione di risorse ai settori sociali della spesa pubblica potrebbe accentuare le instabilit interne, gi oggi pericolose. Pesano sulle prospettive di una continua crescita a livelli molto sostenuti del PIL cinese la fragilit del sistema finanziario, la necessit di fronteggiare una migrazione interna di dimensioni bibliche, lalto costo delle materie prime sui mercati mondiali (provocato proprio dal vertiginoso aumento dei consumi dellindustria pesante cinese), le difficolt che conosce la Borsa di Shanghai - determinante per lafflusso in Cina degli investimenti esteri - e la saturazione dei mercati esteri anche per le barriere poste allassalto dei prodotti cinesi. Ovunque ma, soprattutto, negli USA questo fenomeno sta suscitando reazioni protezioniste. Esse stanno comparendo anche in Africa e in America Latina, regioni in cui Pechino viene
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Giulio Tremonti, Sfide fatali, Mondadori, Milano, 2005.

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sempre pi frequentemente accusata di neo-colonialismo, con il rischio che si attenui il potere dattrazione del Beijing Consensus su scala mondiale. Si tratterebbe di unevoluzione tutto sommato positiva per lordine internazionale. Collaborando con gli altri Stati avanzati, in particolare con gli USA e lUE, la Cina contribuirebbe in modo rilevante al consolidamento dello status quo della globalizzazione. Solo in tale quadro globale si possono valutare le prospettive di crescita del bilancio militare cinese e la sua sostenibilit/compatibilit con gli altri settori della spesa pubblica e delleconomia del dragone asiatico.

9.2 Le prospettive di crescita delleconomia cinese I fondamentali che spiegano una crescita tanto sostenuta delleconomia cinese quale quella degli ultimi ventanni consistono in un alto tasso di risparmio e di investimento, in un elevato afflusso di capitali esteri, in una grande disponibilit di manodopera, volenterosa e gi dotata - nelle industrie di Stato di un buon livello di specializzazione professionale e, infine, nellefficienza dellimpiego del capitale e della forza lavoro, nella capacit di utilizzare convenientemente le tecnologie disponibili e nellaumentare la produttivit. Va aggiunto che la crescita stata resa possibile dal mantenimento dellordine interno, sotto il rigido controllo del PCC, che ha abbandonato lideologia a favore del pragmatismo e si trasformato in un partito nazionale. Tale controllo di cui i massacri di Piazza Tienanmen costituiscono un esempio ha evitato alla Cina di conoscere i disastri prodotti in URSS dalla glasnost e dalla fine del capitalismo di Stato 23 . Infine, la crescita stata conseguita grazie ad un livello molto ridotto di tassazione, scaricando il servizio del debito interno sulle banche e riducendo le spese sociali, nonch praticando uno sfruttamento indiscriminato delle risorse ecologiche. Una rapida correzione di rotta sar molto difficile. I tassi di risparmio e di investimento hanno raggiunto e mantengono tuttora incredibili livelli rispetto al PIL, dal 40 al 45%. La spiegazione sta nella teoria di Franco Modigliani sul modello di risparmio del ciclo vita. Il risparmio tanto pi elevato quanto meno elevato il numero di giovani e quello degli anziani nella societ. Inoltre, il basso rapporto
Adam S. Posen, Central Power Is a Force for Economic Liberalism, Financial Times, July 4th, 2006, p. 9; The Economist, Why Economists Love Empires, November 4th, 2006, p. 28.
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di dipendenza (numero di pensionati diviso per numero di lavoratori), fa gravare sui lavoratori un minor onere per il sostegno degli anziani, consentendo quindi loro di risparmiare. Hanno agito al riguardo anche la scarsa copertura pensionistica pubblica e la pratica assenza di fondi pensione, nonch lenorme attrazione esercitata sulla massa della popolazione cinese dalla crescita delle azioni delle societ quotate in borsa e dagli enormi investimenti in infrastrutture e nelledilizia residenziale. Taluni esperti temono che si possa verificare lo scoppio di una bolla - soprattutto nella Borsa con ripercussioni negative sia sul tasso di risparmio sia sugli investimenti esteri. Speculazioni a breve termine potrebbero portare ad una crisi finanziaria simile a quella conosciuta dal Sud-Est asiatico nel 1997-98, con un arresto della crescita e lesplodere di contrasti sociali. Taluni economisti come Martin Wolf 24 , sostengono che sbagliato interrogarsi su quanto tempo continuer la rapida crescita cinese. Sarebbe invece pi importante capire perch leconomia cinese sia cresciuta cos poco rapidamente rispetto alle crescite del Giappone e della Corea del Sud. Ad esempio, il reddito pro capite giapponese aumentato dal 1950 al 1973 del 490%, mentre nel periodo 1978-2003 quello cinese cresciuto del 337%. Fenomeni analoghi si sono verificati in Corea del Sud e a Taiwan. Quando le riforme di Deng Xiaoping dettero inizio alla crescita cinese, il reddito pro capite di un cittadino cinese era 25 volte inferiore a quello di un americano, ma, dopo 25 anni di crescita, oggi ancora inferiore di 15 volte. Secondo lautorevole giornalista britannico, il motivo della crescita cinese rappresentato dallenorme tasso di investimento e dallentit di manodopera a basso costo, mentre quello della performance relativamente bassa deriva dallinefficienza del settore pubblico e dallincapacit di aumentare la produttivit industriale. Particolarmente carenti sono le imprese statali che avrebbero ricevuto dalle banche 650 miliardi di dollari di cattivi prestiti. Inoltre, la debolezza dei consumi interni rende leconomia cinese particolarmente vulnerabile alle variazioni della domanda globale. certamente anche per questo motivo che la Cina cerca di rafforzare in ogni modo la globalizzazione, oltre che i consumi interni. Comunque, si prevede che nel medio periodo (da 10 a 20 anni), i tassi di investimento e di risparmio tenderanno a diminuire, in quanto muteranno i rapporti demografici considerati nella teoria del ciclo-vita. Concorrer anche laumento degli studenti. Quello
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Martin Wolf, Why Is China Growing So Slowly?, Foreign Policy, January-February 2005.

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delleducazione un settore ancora particolarmente carente in Cina. Solo il 10% dei giovani frequenta corsi di livello universitario dopo aver superato la scuola secondaria. Suscettibile di grandi miglioramenti anche il settore della preparazione professionale. Sulla produttivit peser poi lenorme debito che lo Stato ha fatto gravare sul sistema bancario, trasferendogli coattivamente i crediti praticamente inesigibili delle industrie di Stato e di molti enti locali. Motivi di ordine politico-sociale impediscono di procedere ad una rapida e radicale ristrutturazione delle industrie di Stato, quasi tutte in forte perdita. Essa creerebbe unondata di disoccupati, soprattutto nelle regioni del Nord-Est e in quelle centrali, in cui sono appunto concentrate le industrie pubbliche. Il rapporto di sostegno diminuir grandemente, mentre lo Stato dovr affrontare con gravi oneri per lerario il problema pensionistico. Anche lincorporazione nella forza lavoro industriale di milioni di contadini render difficile sia un aumento della produttivit che la specializzazione industriale nei settori ad alto valore aggiunto propri delle produzioni hi-tech rispetto a quelli a forte intensit di manodopera, sovrasfruttata e sottopagata rispetto a qualsiasi standard internazionale. Un terzo fondamentale che allorigine del miracolo cinese degli ultimi decenni, costituito dalla massiccia entit degli IDE (oltre 500 miliardi di dollari cumulativamente, di cui 60 nel solo 2005). verosimile che la Cina continuer ad esercitare una forte attrazione sugli investitori internazionali, seppure le recenti improvvise perdite della Borsa di Shanghai abbiano indotto taluni investitori in particolare i fondi pensione americani ad una maggiore prudenza. Occorre comunque tener conto dellesistenza di un altro fattore favorevole pi che al mantenimento di un alto tasso di crescita cinese, a fronteggiare le inevitabili difficolt del ciclo economico: le consistenti riserve monetarie. Oltre a costituire un volano, esse consentono investimenti in settori strategici specie per limportazione di risorse energetiche, minerarie e alimentari pagate spesso con la costruzione di infrastrutture in Africa e in America Latina. In sostanza, consentono di aumentare la sua sicurezza di poter disporre dei rifornimenti delle materie prime necessarie per la sua economia. Mentre il fronte delle materie prime non dovrebbe comportare particolari difficolt, quello dellexport sicuramente destinato a contrarre il suo ritmo di crescita anche per lintervento della c.d. legge di Simon Kuznets premio Nobel per leconomia secondo

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cui esiste una proporzione inversa fra le dimensioni delleconomia di un paese e il suo tasso dinternazionalizzazione (espresso dalla somma tra import ed export, divisa per il PIL). Tale tasso oggi del 91% per la Cina, rispetto al 19% per gli USA e al 18% per il Giappone. evidente che la crescita di uneconomia troppo export-led, come quella cinese, non pu durare a lungo, anche per i fenomeni di spiazzamento che sta producendo sulle altre economie mondiali, per le reazioni protezionistiche che provoca e per le improvvise consistenti variazioni che pu subire la domanda. I dirigenti cinesi ne sono consapevoli. Tentano infatti di fondare maggiormente la crescita sullaumento dei consumi interni. Lo afferma esplicitamente lXI Piano Quinquennale. Ma i dirigenti cinesi forse per le pressioni esercitate dalle aree a maggior tasso di internazionalizzazione hanno finora evitato di adottare la misura pi semplice per aumentare i consumi interni: quella di una rilevante rivalutazione dello yuan rispetto al dollaro e anche rispetto alleuro.

9.3 Possibili crisi delleconomia cinese Non da escludersi anche se viene ritenuto improbabile a causa soprattutto del possesso di enormi riserve valutarie che leconomia cinese possa essere colpita da una grave crisi, con conseguenti arresto della crescita e forte recessione. Tale crisi potrebbe derivare soprattutto dalla debolezza del suo sistema bancario, gravato dai debiti delle imprese statali. Tali debiti sono in parte inesigibili ed impongono allo Stato, che non pu permettersi di lasciar fallire le banche, continue immissioni di nuovo denaro. C per da dire che il sistema sembra sostenibile. Infatti, non determina laumento del tasso dinflazione che ci si sarebbe dovuto attendere da tale aumento del circolante, anche se recentemente si verificata una crescita dellinflazione al 6,5%. Vi anche da notare che il debito complessivo della Cina molto ridotto e che finanziato con prestiti a lungo termine, non a breve come quelli che avevano gli Stati asiatici sud-orientali colpiti dalla crisi finanziaria del 1997-98. Pochi sono i capitali speculativi stranieri. Per questo, molti ritengono che la moneta non sia un problema n per la Cina, n per i suoi rapporti con i

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paesi ad essa economicamente legati 25 , e che essa non potr provocare una crisi economica in Cina. Unaltra vulnerabilit cinese rappresentata dalla commistione della politica con leconomia. Ci comporta inefficienza ed una diffusa corruzione, nonch difficolt per la ristrutturazione industriale, dato che i suoi responsabili a livello del Consiglio dello Stato, cio del Governo, sono soggetti alle pressioni dei rappresentanti locali del PCC. Evidentemente tale sistema grava sulle finanze pubbliche e, ancor pi, sullo sviluppo delle imprese efficienti. Oggi queste ultime sono obbligate a finanziare quelle meno efficienti, anche per la preoccupazione di evitare laumento della disoccupazione. Un altro pericolo che le autorit cinesi hanno per dimostrato di saper gestire efficacemente quello conseguente a perturbazioni sia sul prezzo che sulla disponibilit delle materie prime a livello mondiale. Uninterruzione improvvisa dei flussi si diffonderebbe rapidamente nelle strutture a rete delleconomia mondiale, e danneggerebbe gravemente la Cina, paese che proprio dalla globalizzazione ha saputo trarre i maggiori vantaggi. Per diminuire la propria vulnerabilit, la Cina sta costituendo una riserva strategica di petrolio 26 . significativo il fatto che gli USA abbiano espresso la loro intenzione di fornire ogni loro possibile collaborazione al riguardo. La diminuzione della vulnerabilit, infatti, non riguarderebbe solo la Cina, ma lintera economia mondiale. Inoltre, stimolerebbe un comportamento pi collaborativo della Cina con gli USA per la gestione della globalizzazione. Un problema grave per il futuro della Cina quello ecologico. Il degrado ecologico delle campagne e linquinamento delle citt richiedono drastici interventi, non pi dilazionabili. Sullo sviluppo industriale pu inoltre pesare grandemente la ridotta disponibilit di acqua. Essa sar solo parzialmente corretta dalla gigantesca diga sullo Yang-tze, da cui dovrebbero essere convogliati miliardi di metri cubi dacqua al giorno verso le regioni del Nord-Est. Il livello dinquinamento delle citt sta per divenendo intollerabile, raggiunger livelli veramente critici con lo sviluppo della motorizzazione in Cina ed incomincia a pesare gi sulla salute della popolazione.

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Albert Keidel, Chinas Currency Not The Problem, Carnegie Endowment for International Peace, Policy Brief 39, June 2005. 26 Amy Mayers Joffe and Steven W. Lewis, Beijing Oil Diplomacy, cit.

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A parte i costi diretti conseguenti ad un serio programma di stabilizzazione ecologica della Cina, diminuir lattrazione esercitata nei riguardi degli investimenti soprattutto nel settore delle industrie energivore. Sar infatti indispensabile adottare degli standard ecologici molto rigidi, diminuendo lefficienza delle imprese e gravandole di costi aggiuntivi. La dipendenza energetica cinese sta aumentando. Non per prevedibile che leconomia cinese possa convertirsi verso settori produttivi a bassa intensit energetica che sono particolarmente sofisticati e che richiedono lesistenza di una manodopera molto qualificata. Potr invece produrre rilevanti risultati il risparmio energetico. Oggi, in Cina, per produrre una tonnellata dacciaio, necessaria una quantit di energia pari a tre volte quella necessaria in Occidente. Ma anche il risparmio energetico richieder importanti investimenti pubblici. Anche ci incider sulla possibilit di un notevole incremento della spesa militare 27 . Dei problemi sociali pensionistici, sanitari ed educativi, e soprattutto dellimmigrazione interna si gi parlato. Essi comportano un potenziale di instabilit che potrebbe gravemente colpire la crescita economica della Cina. Impongono inoltre un aumento della tassazione, oggi molto bassa rispetto agli standard dei paesi avanzati. Nel bilancio dello Stato non si tratter solo di conseguire un difficile equilibrio fra le spese sociali e quelle militari, ma anche fra il prelievo fiscale e la crescita economica. Laumento delle tasse contribuir comunque a frenarla. Laumento della dipendenza economica cinese dallestero sia per le materie prime e le componenti, sia per lesportazione di prodotti finiti aumenta la vulnerabilit della Cina ad embarghi, sanzioni e soprattutto a blocchi navali. A ci contribuisce la geografia, che vincola i traffici allattraversamento degli Stretti della Malacca, percorsi dalle vitali vie di comunicazione fra il Mar Cinese Meridionale e lOceano Indiano. La possibilit che la Cina possa proteggere le sue SLOC trans-pacifiche come precedentemente evidenziato - poi limitata dallesistenza della linea di isole fra Okinawa e Taiwan e pi ad est - fra il Giappone, Guam e lAustralia, sulle quali si potrebbero basare azioni di sea denial del traffico commerciale cinese, sia verso Ovest che verso Est. Per decenni ancora
Dwight Perkins, Chinas Economic Growth: Implications for the Defense Budget, in Strategic Asia 200606, Carnegie Endowment for International Peace, Washington D.C., 2007, pp. 363-85.
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ammesso ma non concesso che le contromisure USA non annullino gli effetti delle iniziative cinesi la Cina non sar in condizioni di esercitare un sea control delle sue SLOC. La loro interruzione farebbe piombare la Cina in una grande crisi economica. Essa si estenderebbe rapidamente agli Stati dellASEAN, al Giappone e alla Corea, cio agli alleati degli USA, per i quali il commercio con la Cina vitale. Si ripercuoterebbe, anche se in misura minore, sulleconomia degli Stati Uniti. Lesistenza di tali reti di interdipendenza rappresenta la migliore garanzia di sicurezza soprattutto per la Cina, ma anche per gli USA, la cui politica infatti quella di coinvolgere quanto pi possibile Pechino nel nuovo ordine mondiale, nellassunto appunto che gli convenga conservarlo e che quindi - prima o poi - concorrer anche al suo mantenimento.

9.4 Le previsioni sulla crescita economica della Cina nei prossimi decenni Effettuare previsioni sulla crescita economica di qualsiasi paese sempre un esercizio molto difficoltoso e anche imprudente. Nel caso della Cina lo particolarmente, sia per lopacit di molti dati, conseguenti al fatto che i servizi statistici non sono molto efficienti, sia per la mancata trasparenza, collegata alle radici profonde della cultura cinese, che esalta lambiguit e il mantenimento del segreto come fattori fondamentali di potenza e di successo. La stessa crescita cinese degli ultimi anni valutata in modo diverso. Taluni la ritengono sopravvalutata, soprattutto perch la Banca Centrale Cinese non terrebbe adeguatamente conto dellinflazione. Altri pensano invece che sia sottovalutata, poich i dati dellUfficio Nazionale di Statistica di Pechino non considererebbero laumento di valore aggiunto che avrebbero le esportazioni cinesi. Comunque sia, mantenere un tasso di crescita del 9% o anche dell8% per un periodo di 25 anni un miracolo, anche se tali livelli sono stati conosciuti dal Giappone e da altre tigri asiatiche. Essi per non dovevano affrontare gli enormi problemi di Pechino, derivanti dalla trasformazione della societ cinese, da comunista a capitalista e da rurale ad urbana. La spiegazione di tale crescita sta solo parzialmente nel basso livello di partenza e nel vantaggio insito nella possibilit di sfruttamento delle tecnologie non pi utilizzate dagli Stati avanzati (teoria del ciclo-prodotto). Sta soprattutto nello sfruttamento indiscriminato delle risorse ecologiche e di unimmensa forza lavoro, disponibile a sacrifici non sostenibili da nessun altro popolo.

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Per lesperienza storica insegna che le economie dei paesi emergenti tendono a convergere, a mano a mano si avvicinano agli standards di quelli avanzati. Quindi, i livelli di crescita tenderanno a livellarsi. Anche la globalizzazione influir in tal senso. Il livello del PIL comunque influenzato in misura rilevante dal modo con cui viene calcolato 28 . Ad esempio, la Banca Mondiale ha valutato il PIL pro capite cinese nel 2004 a 1.270$. Poich il tasso di cambio dello yuan sarebbe sottovalutato almeno del 25%, il dato reale sarebbe di 1.600$ per abitante. Se dal tasso di mercato (MER) si passasse a valutarlo in parit di potere dacquisto (PPP), il PIL individuale cinese passerebbe ad almeno 4.000$ annuali. Come si pu facilmente notare, lentit della differenza fra tali dati li rende assai poco significativi ai fini di questa ricerca. A mano a mano che leconomia diverr pi sofisticata, la spinta alla crescita non pu pi essere data prevalentemente dallimitazione di tecnologie, sia di prodotto che di processo, impiegate da altri paesi e valorizzata dallimmensa disponibilit di una forza lavoro volenterosa e a basso costo. La crescita pu dipendere solo dalla ricerca scientifica e dallo sviluppo tecnologico in proprio. quanto avvenuto in Giappone e che dovrebbe verificarsi anche in Cina. I dirigenti cinesi pensano infatti di portare al 2% nel 2020 laliquota del PIL destinata alle ricerche scientifiche e tecnologiche. Si avvalgono al riguardo anche di un reverse brain drain, che vede migliaia di scienziati ed ingegneri cinesi ritornare in patria soprattutto dagli USA. Il loro rientro viene sostenuto dal governo cinese in ogni modo, in concorrenza con le grandi universit ed i centri di ricerca americani. Senza tale sforzo innovativo, le valutazioni dei potenziali di crescita dovrebbero essere molto pi basse. La Cina ne consapevole e sembra che provveda al riguardo avvantaggiandosi anche della delocalizzazione delle imprese straniere, che garantisce un transfer tecnologico orizzontale, molto pi agevole di quello verticale degli sviluppi in proprio. Tenendo conto dellesperienza di altre economie asiatiche, le previsioni della crescita delleconomia cinese variano dal 6 all8% allanno nel prossimo decennio. Esse scendono poi progressivamente al 5% nei decenni successivi. Il potenziale di crescita delleconomia cinese quindi ancora enorme. Nel 2015, il PIL cinese sar pari al doppio di quello attuale e nel 2025 sar di quattro volte superiore. Ci
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The World Bank: World Development Report, New York, 2007.

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influir sullentit del bilancio militare, destinato quindi ad aumentare, anche se come messo in evidenza sul suo ammontare influiranno fattori del tutto diversi da quelli dei semplici fondamentali macroeconomici. I leaders cinesi hanno interiorizzato lesperienza dellURSS. Una sottrazione eccessiva di risorse per spese che non producono direttamente ricchezza ha indebolito progressivamente lURSS fino a svuotarla allinterno e a provocarne il collasso. La Cina non intende correre tale rischio. Tale tendenza sicuramente rafforzata sia dai successi che il soft power cinese sta conseguendo nel mondo 29 , sia dalla diminuzione del peso della PLA sulla politica di Pechino. Beninteso, ogni previsione pu essere smentita dalla complessit della realt. In particolare, quelle effettuate non tengono conto dellimpatto di instabilit interne ed esterne. Esse potrebbero mutare completamente sia il contesto sia le priorit politiche della dirigenza cinese ed influire grandemente sulleconomia e sullentit delle risorse destinate al rafforzamento militare.

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Zheng Bijian, Chinas Peaceful Rise to Great Power Status, Foreign Affairs, September-October 2005.

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CONCLUSIONE E SOMMARIO

1. La Grande Strategia della Cina: situazione e prospettive

Il 1 agosto 2007, la People Liberation Army (PLA) e le sue quattro componenti - le forze terresti (PLA), la Marina (PLAN), lAeronautica (PLAAF) e le forze missilistiche (PLA Seconda Artiglieria) hanno celebrato gli ottantanni dalla loro costituzione. Ne sono stati esaltati i nuovi armamenti, le nuove capacit e il miglioramento del grado di professionalizzazione e della qualit della vita dei loro componenti. Importanti interrogativi pesano per sulla grande strategia che deve seguire Pechino e quindi sullammodernamento della PLA. La risposta che verr loro data condizioneranno lentit del bilancio militare cinese e la sua compatibilit con leconomia. Al centro del dibattito strategico sono la geopolitica e gli interessi nazionali cinesi, non gli impatti delle spese militari sulleconomia e sulla finanza pubblica. Anche se non sono trascurabili, questi ultimi hanno unimportanza inferiore a quella dei primi. Geograficamente e storicamente la Cina una potenza continentale, pi portata ad esercitare influenza e a difendersi dai suoi vicini soprattutto del Nord e del Nord-Ovest. Per questo fu costruita la Grande Muraglia. Le energie dellimpero furono poi impiegate anche per mantenere lunit dellimmenso paese, in cui sono sempre esistite fra le regioni forti diversit e contrapposizioni. Tali ricordi sono tuttora presenti nel DNA politico e strategico della dirigenza cinese, sempre sensibilissima al principio dellunit, oltre che della sovranit, della Cina. Essa oggi messa in pericolo dallenorme differenza di sviluppo delle regioni costiere - orientali e meridionali - divenute industriali ed aperte alla globalizzazione liberale, rispetto a quelle dellinterno, rimaste povere e tradizionalmente rurali. Tale differenziazione potrebbe tradursi in contrapposizione e aprire la via - come gi avvenuto nel passato - ad ingerenze straniere. Esse sono inaccettabili per i cinesi, per i quali vivo il ricordo del secolo delle umiliazioni in cui la Cina stata invasa, saccheggiata ed impoverita. La novit che lenorme crescita degli ultimi venticinque anni ha introdotto nelleconomia e quindi nella geopolitica cinese la sua crescente dipendenza dalle vie di

comunicazione marittime (SLOC), dominate dagli USA, unico potenziale avversario della Cina e, al tempo stesso, partner indispensabile per leconomia cinese. Finora, la protezione delle SLOC cinesi stata implicitamente affidata agli Stati Uniti. Oggi per, mentre la Cina sta diventando sempre meno autarchica e sempre pi dipendente dal commercio mondiale, anche altri due potenziali rivali di Pechino - lIndia e il Giappone stanno rafforzando le loro forze navali, rendendo pi complicate le valutazioni geopolitiche cinesi e la definizione delle loro priorit geostrategiche. Il centro del dibattito strategico cinese riguarda le modalit con le quali la Cina dovrebbe proteggere le sue indispensabili SLOC e anche i suoi interessi allestero, ad esempio in Africa, in America Latina e nel Golfo. Se cio debba continuare a basare la loro sicurezza sullapporto di potenze esterne - cio degli USA - di cui ricercare in ogni modo la collaborazione, oppure se debba cercare di proteggere direttamente le sue SLOC, costruendo una grande marina e dotandosi anche di una capacit globale di proiezione di potenza, in grado di intervenire non tanto o non solo in Asia centrale e in Siberia, ma anche nel Golfo e in Africa, per proteggere gli interessi cinesi, in particolare i flussi di petrolio e delle altre materie prime indispensabili alla crescita economica. Il problema marittimo cinese si presenta in termini diversi da quelli con cui si presentava lanalogo problema allURSS dellAmm. Gorshkov o, prima ancora, alla Germania guglielmina dellAmm. Tirpitz. LURSS era essenzialmente autarchica e dipendeva solo marginalmente dal commercio mondiale. La grande Marina sovietica, costruita dallAmm. Gorshkov, mirava essenzialmente al sea denial delle SLOC che attraversavano il ponte transatlantico, non al sea control, per la protezione dei traffici marittimi sovietici. Non mirava cio a vincere le Marine occidentali in superficie per poter disporre liberamente delluso del mare. Oltre al sea denial, la Marina dellURSS doveva poi proteggere il territorio sovietico dalla proiezione a terra del potere aeromarittimo americano, contrastandone i poderosi gruppi portaerei e anfibi sia nellOceano Artico e nel Mar Nero, sia nel Pacifico nord-occidentale. Per la Cina, il problema marittimo analogo a quello sovietico unicamente per quanto riguarda larea denial di Taiwan, cio il contrasto allintervento delle forze aeronavali ed anfibie americane a difesa dellisola, in caso di attacco cinese per impedirne lindipendenza.

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A parte il problema di Taiwan, il dilemma marittimo si presenta per la Cina in modo per molti versi simile a come si presentava per la Germania guglielmina, allorquando lespansione industriale la pose in concorrenza con la Gran Bretagna. Il dilemma riguardava se attenersi ad un sistema bismarkiano, basato sulla cooperazione e lamicizia con la Gran Bretagna, da un lato, e la Russia, dallaltro, oppure se sfidare sul mare la potenza della Royal Navy. Con il programma della grande Marina promosso dallAmm. Tirpitz, la Germania scelse la seconda opzione, che port allEntente Cordiale fra la Francia e il Regno Unito - tradizionalmente avversari - causa prima della sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale. Per ora, Pechino ha scelto una politica navale bismarkiana. Sta per sorgendo linterrogativo se essa sia possibile anche in futuro. Il dilemma per gli strateghi cinesi si riferisce al post-Taiwan, cio alla pianificazione a lungo termine soprattutto della PLAN. Essa collegato con i concetti sia di confine marittimo mobile, che sta imponendosi nei centri studi di geopolitica e di sicurezza cinesi, sia delle catene di isole, che dovrebbero scandire le tappe della sua espansione 1 . Naturalmente, gli esperti navali ed i centri studio collegati con la PLAN sostengono la necessit che la Cina, resa sicura nelle sue frontiere terrestri dal crollo dellURSS - anche se permangono problemi per il libero accesso cinese alle risorse dellAsia centrale e della Siberia centro-orientale - si volga agli oceani. Le celebrazioni dei viaggi fino alla costa orientale dellAfrica del Grande Ammiraglio cinese Zeng He, nel quindicesimo secolo molto esaltati dalla PLAN - anche se gli storici cinesi dellepoca li ricordano come costose distrazioni - sono state pi che indicative della propensione dei responsabili cinesi, almeno della Marina, ma sono state sostenute anche dal Presidente Hu Jintao. Va detto che egli potrebbe averlo fatto - in contrasto con la politica cinese di appeasement verso gli USA e di peaceful development a livello regionale asiatico - per ottenere il sostegno della PLA nello scontro in atto in Cina per la ridistribuzione della ricchezza fra le
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La prima va da Okinawa e le isole Senkaku fino a Taiwan e alle isole Spratley nel Mar Cinese Meridionale. La seconda include Giappone, Filippine e Stretti della Malacca. La terza si estende dalle isole Aleutine, alla Nuova Zelanda, allAustralia, per spingersi fino allIndonesia e allo Sri Lanka, porta aperta verso le coste africane e il Mar Arabico, dove i cinesi stanno costruendo una grande base navale sulle coste del Balucistan pakistano. Va ricordata anche la grande base che la Cina sta costruendo in Myanmar sul Golfo del Bengala da cui partir un grande gasdotto non solo per utilizzare le considerevoli riserve di gas di quel paese, ma anche il gas dellIran e del Qatar, trasportato sotto forma di LNG da navi metaniere, che eviterebbero gli Stretti della Malacca.

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regioni costiere e quelle dellinterno; fra i ricchi e i poveri; fra le citt e le campagne. Loperazione richiede una ri-centralizzazione del potere, che sta per incontrando notevoli difficolt. Per la Cina - a parte il problema a breve termine e tutto sommato limitato di Taiwan sono possibili tre scelte 2 : i) accettare il fatto che le SLOC vitali per la Cina vengano controllate e protette dagli USA e cercare in ogni modo unintesa con Washington - anche per appoggiare eventuali interventi per la protezione degli interessi cinesi allestero; ii) diminuire il livello di dipendenza della Cina dalle SLOC, con lespansione dellarea di influenza e di controllo della Cina in Asia centrale e nella Siberia centro-orientale e con la costruzione di infrastrutture che le consentano di accedere al Golfo del Bengala e al Mare Arabico, aggirando gli Stretti della Malacca; iii) sviluppare proprie capacit navali e di proiezione di potenza in grado di contrastare il dominio globale degli USA e dei loro alleati e di proteggere direttamente sia le SLOC che gli interessi cinesi almeno in Africa e nel Golfo.

i) La prima opzione quella che la Cina ha adottato a partire dal 1995, allorquando il Presidente Jiang Zemin enunci la politica del peaceful rise e fece cessare ogni pressione o attivit aggressiva nei confronti dei paesi dellASEAN - specie per il controllo dellarcipelago delle Spratley, nel Mare Cinese Meridionale. Limportanza di tale area non dipendeva solo dalla sua presunta ricchezza di idrocarburi, ma anche dal fatto che il suo possesso avrebbe consentito alla Cina una base avanzata, da cui proiettare forze navali verso gli Stretti della Malacca. Pechino, con la politica del peaceful rise, ricerc da allora la collaborazione sia economica sia nel settore della sicurezza dei paesi dellASEAN, oltre che degli USA. Va sottolineato che laffidare ad altri aspetti essenziali della propria sicurezza rappresenta una soluzione opposta a quella che nella storia hanno sempre adottato le grandi potenze. Esse hanno cercato sempre di estendere ai campi politico e strategico la loro potenza economica e non hanno mai permesso che questultima dipendesse dalla generosit di un concorrente, quindi di un potenziale avversario. La stretta interdipendenza esistente fra leconomia cinese e quella americana non deve indurre a pensare che renda
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STRATFOR, Chinas Maritime Dilemma, Global Intelligence Brief, August 3rd, 2007.

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impossibile un conflitto. Tale livello di integrazione esisteva anche in Europa allo scoppio della prima guerra mondiale. Per inciso, ci indusse uno studioso del calibro di Norman Angell (La grande illusione, 1913) ad ipotizzare che lordine anarchico (nel senso hobbesiano del termine) degli Stati sovrani fosse superato e che un conflitto mondiale fosse divenuto impossibile proprio per le interconnessioni economiche allora esistenti. La strategia del peaceful rise - oggi divenuta peaceful development - destinata a durare. Non sar sicuramente cambiata in tempi brevi. Troppi vantaggi ne sono derivati alla Cina, non solo perch ha potuto avvalersi del contesto di sicurezza garantito e pagato dagli USA, ma anche perch si sono attenuati i sospetti circa i suoi intendimenti imperiali, esistenti nei ricordi storici di tutte le popolazioni confinanti con il celeste Impero. La continuazione di questa opzione da parte di Pechino non comporta un atteggiamento passivo cinese nei confronti di quelle che vengono considerate provocazioni. La Cina invia ogni tanto messaggi agli USA, per segnalare loro che il dragone cinese non di carta. Ci ad esempio avvenuto con lesperimento ASAT del 17 gennaio 2007, in cui stato distrutto, da un missile, avente una testata ad impatto diretto, un vecchio satellite meteorologico 3 , oppure con la dimostrazione delle capacit cinesi nel settore della cyberwar. Lanalisi delle capacit cinesi in campo anti-satellitare continua ad animare il dibattito strategico. Essi pongono in pericolo gli assetti spaziali, essenziali per la potenza militare americana. Lo stesso significato ha avuto linfiltrazione di un sommergibile tipo Song nei pressi di un gruppo portaerei americano, senza che fosse stato avvistato per tempo, cosa che la U.S. Navy ha dovuto riconoscere con grande imbarazzo. Il grande vantaggio che presenta questa prima opzione strategica - cio continuare a sfruttare la sicurezza dellordine unipolare USA - quello di consentire piena efficacia al soft power cinese e al Beijing Consensus 4 . Questultimo ha consentito alla Cina di ottenere enormi successi economici e politici con i paesi dellASEAN, con la Corea del Nord e, in generale, con tutto il vecchio Terzo Mondo. In particolare, ha evitato di suscitare apprensioni per la rapida crescita della potenza militare cinese e di indurre i paesi

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Elizabeth Economy, China Missile Message, Washingtonpost.com, January 25th, 2007, p. A25. A differenza del Washington Consensus che impone condizionalit politiche (ad esempio, tutela dei diritti umani) alle relazioni economiche, il Beijing Consensus separa nettamente la politica dalleconomia e consente alla Cina di avere ottimi rapporti anche con le pi feroci dittature, sfruttando i vantaggi competitivi derivanti da questo suo approccio molto pi disinvolto di quello occidentale.

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confinanti con la Cina a raggrupparsi attorno agli Stati Uniti, per riceverne protezione, costituendo alleanze anti-cinesi. A poco a poco, per, latteggiamento cinese sta mutando. La Cina - come vuole la dottrina Zoellick - sta aumentando la sua partecipazione agli interventi internazionali decisi dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, daltro canto, si sta accorgendo che solo lesistenza di regole e di standard di comportamento accettabili le consentono di sfruttare appieno e con sicurezza gli investimenti che sta facendo allestero. Ci avvenuto soprattutto in Africa, dove il supporto cinese a feroci e corrotte dittature ha suscitato laccusa contro Pechino di perseguire una politica neo-coloniale. Inoltre, linvasione di prodotti manifatturieri cinesi a basso prezzo sta sollevando accuse di imperialismo economico, da cui la Cina si pu difendere solo attenendosi rigorosamente alle regole dellOMC.

ii) La seconda opzione consiste nella diminuzione della vulnerabilit marittima della Cina e nellelaborazione di una strategia idonea alla protezione degli interessi cinesi doltremare, in modo da poter contrastare i rischi che, in modo almeno potenziale, incombono su di essi. La riduzione della vulnerabilit delle importazioni di materie prime e delle esportazioni manifatturiere cinesi pu essere realizzata, almeno parzialmente, con la costruzione - gi in corso - di grandiose infrastrutture che consentano di superare lisolamento territoriale della Cina sia verso la Siberia e lAsia centrale, sia verso il Golfo del Bengala e il Mare Arabico. La Cina circondata da deserti, montagne e giungle. Sono in costruzione strade, ferrovie, gasdotti e oleodotti attraverso il Myanmar, lAfghanistan, il Pakistan e il Kazakhstan. in progetto la costruzione di un grande canale navigabile attraverso la Malesia, per aggirare da Nord gli Stretti della Malacca. Sono poi in corso di completamento porti commerciali in Myanmar, sul Golfo del Bengala, e in Baluchistan, sul Mar Arabico. Essi sono concepiti in modo da poter servire dappoggio anche a navi militari. Infine, la Cina ha acquisito diritti portuali nello Sri Lanka e nel Bangladesh e sta effettuando lavori in talune isole dellarcipelago delle Spratley, in modo da trasformarle in basi di appoggio per operazioni navali verso gli Stretti della Malacca. Quando tali infrastrutture diverranno pienamente utilizzabili, la Cina avr realizzato una notevole riduzione del suo attuale livello di vulnerabilit strategica.

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Occorre comunque considerare che il territorio cinese ricco di materie prime e che in condizione di soddisfare le esigenze, se non delleconomia, almeno della PLA in caso di conflitto anche prolungato. Non si trova cio nelle condizioni del Giappone prima del secondo conflitto mondiale, che si vedeva strangolato dallembargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti ai suoi danni per loccupazione della Manciuria. Nonostante tutti gli sforzi che potr fare in campo della geografia volontaria infrastrutturale, la Cina rimarr vulnerabile, anche per il minor costo dei trasporti marittimi rispetto a quelli via terra e per la concentrazione delle sue industrie sulle sue coste meridionali ed orientali. Quindi, lopzione della riduzione delle vulnerabilit certamente importante, ma non pu essere decisiva. Tra laltro non pu provvedere alla sicurezza e alla protezione degli interessi cinesi oltremare, tema per il quale non risulta sia stata elaborata a Pechino alcuna direttiva strategica, se non quella - gi accennata - di una maggiore partecipazione alle organizzazioni internazionali e di un maggior

coinvolgimento nelle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. una scelta in linea con la dottrina di Robert Zoellick, sostenitore della necessit che gli USA coinvolgano nella massima misura possibile la Cina nella costruzione e nella gestione del nuovo ordine mondiale, di cui Pechino dovrebbe divenire uno stakeholder responsabile. La Cina intende comunque mantenere aperte tutte le opzioni. Ci spiega il potenziamento in corso anche delle forze terrestri e il fatto che il Libro Bianco della Difesa cinese del dicembre del 2006 parli della meccanizzazione della PLA come di una priorit eguale a quella della sua informatizzazione. iii) La terza opzione disponibile alla Cina quella di sfidare - beninteso nel lungolunghissimo termine - la potenza degli USA e di garantire in proprio la protezione delle sue SLOC e dei propri interessi oltremare, da quelli delle proprie grandi imprese statali a quelli delle diaspore. Ci comporta per la Cina - prima ancora che uno sforzo di riarmo tale da realizzare se non la superiorit, almeno un ragionevole equilibrio con gli USA nelle regioni strategicamente critiche - la capacit di creare una rete mondiale di alleanze. questo il punto pi delicato e difficile per Pechino. Infatti, i due aspetti della strategia cinese - rafforzamento militare e cooperazione regionale e globale - sono in netto contrasto fra di loro. Uno sforzo nel settore dellhard power rischia di neutralizzare quello

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soft, che ha consentito alla Cina tanti successi. Un riarmo massiccio - con la costruzione di gruppi portaerei e di forze anfibie - preoccuperebbe immediatamente i vicini della Cina e, verosimilmente, li indurrebbe ad allearsi con gli Stati Uniti. Non sarebbe neppure da escludere unalleanza fra USA e Russia in funzione anti-cinese, dato che Mosca sente minacciata la propria influenza in Asia centrale e in Siberia. Lo SCO (Shanghai Cooperation Organization) non costituisce unalleanza strategica fra Mosca e Pechino. Cina e Russia vi perseguono obiettivi incompatibili. Mentre la prima intende controllare per il suo tramite le iniziative e linfluenza cinesi in Asia centrale (oltre che nelle Province Marittime), per la Cina lo SCO uno strumento per aumentare progressivamente la propria influenza nellantico Turkestan, fino al Mar Caspio, regione tradizionalmente inclusa nellarea dinfluenza di Pechino. Va anche considerato che il bilanciamento della potenza delle Marine degli USA e dei loro alleati non pu essere limitato ad uno solo dei due oceani: quello Indiano o quello Pacifico. Deve riguardare contemporaneamente entrambi, data la capacit di intervento globale della Marina americana e la sua capacit di agire indipendentemente dalla disponibilit di basi, di cui peraltro gli USA dispongono attorno alla Cina: dal Giappone, a Guam, a Diego Garcia. Infine, la costruzione di una flotta in grado di contrastare la U.S. Navy richiederebbe generazioni e assorbirebbe consistenti risorse proprio in un periodo in cui la Cina deve affrontare crescenti spese sociali ed incombenti disastri ecologici 5 . Se poi la Cina imboccasse la via di un consistente riarmo navale e della componente aerea a pi lungo raggio, sarebbero inevitabili reazioni compensative da parte non solo degli Stati Uniti, ma anche del Giappone, dellIndia e degli Stati dellASEAN. Tra laltro, gli USA potranno in futuro avvalersi del supporto europeo in misura ben maggiore di quanto avvenisse in passato. Le linee politiche del Presidente Sarkozy sono convergenti al riguardo con quelle della Gran Bretagna, a sostegno se non di una NATO globale, almeno di un appoggio globale agli USA. Anche Mosca - sempre psicologicamente condizionata dai ricordi del pericolo giallo e dellorda doro - finirebbe per avvertire il pericolo di un eccessivo aumento della potenza cinese. In tal caso, manterrebbe almeno una neutralit di fatto favorevole allOccidente, anche perch ben consapevole che finirebbe per essere la vera
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Jim Yardley, As Water Vanishes, Can China Cope?, IHT, September 28th, 2007, pp. 1 and 6.

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vittima di una vittoria cinese. Con un successo dellOccidente dovrebbe tuttal pi aprirsi alla liberalizzazione del mercato e accelerare le tendenze di uneuropeizzazione della Russia. Come si gi accennato la Cina si sta mantenendo aperte tutte le opzioni. Lincertezza dei responsabili strategici cinesi sulla strategia da adottare riflessa dallindecisione circa la costruzione di una portaerei. Finora la Cina ne ha acquistate quattro: due dalla Russia, una dallUcraina e una dallAustralia. Lultima stata demolita; le due russe sono state trasformate in ristoranti e casin galleggianti. Lultima - la Varyag - in corso di allestimento in un cantiere del Mar Giallo. Non si sa per se verr resa operativa o trasformata in un luogo di intrattenimento da ancorare in qualche porto. Comunque, la Cina ha acquistato dalla Russia una trentina di cacciabombardieri, con capacit di operare da portaerei; dispone quindi di un certo numero di piloti navali addestrati. Per unemergenza Taiwan la Cina non necessita di portaerei, dato che le coste occidentali dellisola distano solo 110-250 km dalla terraferma. Quindi, pi conveniente e sicuro impiegare aerei da terra, eventualmente con rifornimento in volo. La costruzione di una portaerei sarebbe invece un chiaro segnale delladozione da parte della Cina di una strategia post-Taiwan. La cosa non potrebbe non preoccupare. Scatenerebbe la reazione statunitense e degli altri Stati della cintura di contenimento della Cina, organizzata dagli USA in Asia orientale e meridionale. Beninteso, la Cina non potrebbe limitarsi ad una sola portaerei. Ne dovrebbe costruire almeno sei-otto. Occore tener conto che lIndia sta dotandosene di quattro, mentre il Giappone sta costruendo diverse navi che chiama pudicamente incrociatori porta-elicotteri, ma che in realt sono mini-portaerei capaci di imbarcare i futuri JSF/F35B. In sostanza, ladozione della terza opzione costituirebbe un atto oggi temerario da parte della Cina, adottabile solo alla disperata e nella consapevolezza di trovarsi per lungo tempo ancora in condizioni dinferiorit militare. Tre elementi per inducono a non scartarla. Il primo costituito dal fatto che la Cina, con la consapevolezza della sua brillante cultura e delle sue gloriose tradizioni, si ritiene eccezionale come gli USA e vorr prima o poi svolgere un maggiore ruolo mondiale. Il secondo la crescita dellanti-americanismo e dellintolleranza per legemonia americana nel mondo. Ci apre alla Cina interessanti prospettive strategiche per riempire i vuoti

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lasciati dalla potenza americana, cos come - a partire da una quindicina-ventina di anni Pechino si largamente avvantaggiata in campo economico della crisi del Giappone. Il terzo il fatto che la Cina ha dimostrato di sapere prendere iniziative militari anche in condizioni di grande inferiorit, come avvenne in Corea nellautunno del 1950. La validit di questo terzo elemento peraltro contestata da chi ritiene che allora Pechino decise di attaccare solo a seguito di incalzanti pressioni sovietiche, che non poteva respingere. In sostanza, la linea dazione strategica pi probabile della Cina dovrebbe essere una combinazione della prima e della seconda, forse nellattesa che gli USA si logorino al loro interno, diminuendo i loro impegni nel sistema Asia-Pacifico. Si tratta per di unipotesi poco probabile, nonostante le delusioni prodotte nella loro opinione pubblica dal prolungarsi della guerra in Iraq. Lattuale riarmo cinese e il conseguente aumento del bilancio sarebbero sostanzialmente fatti automatici, pi legati alla crescita economica che ad una visione geopolitica del futuro della Cina. Beninteso, la cautela di Pechino - spesso al limite dellacquiescenza - potrebbe mutare rapidamente. Ad esempio, qualora Pechino subisse nuove umiliazioni e pressioni da parte di Washington - come quelle avvenute nel 1995, allorquando il Presidente Clinton invi due gruppi portaerei nello stretto di Taiwan - oppure qualora si scatenasse fra gli USA e la Cina una guerra commerciale, facilitata oggi dalle tendenze protezionistiche e del bashing China prevalenti nel Partito Democratico, che ha la maggioranza al Congresso. Lattuale riarmo cinese - anche se impressionante in termini assoluti, dato che subisce ormai da una quindicina di anni un aumento spesso superiore al 15% anno - non lo in termini relativi. Rispetto al PIL, il bilancio della PLA si aggira dall1,7 al 2,3% (pur con tutte le cautele che tali dati devono essere presi data la difficolt di valutarne leffettivo potere dacquisto), rispetto al 4% USA, mentre il livello tecnologico dellindustria degli armamenti cinese continua a presentare gravi carenze. Pi che leconomia nel suo complesso, proprio questultimo fattore che costituisce un limite oggettivo alla possibilit di Pechino di competere militarmente con gli USA e i loro alleati, almeno nei prossimi due o tre decenni, indipendentemente dalla strategia globale che i dirigenti cinesi decidessero di adottare.

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2. Crescita economica della Cina e aumento dei bilanci della difesa

La straordinaria crescita economica cinese ha permesso, a partire dal 1996, un consistente aumento del bilancio della difesa. Esso era molto diminuito, sia in termini assoluti che relativamente al PIL, a partire dal 1979, cio dallinizio delle grandi riforme di Deng Xiaoping. La quarta modernizzazione - quella militare - era considerata meno importante - o, quanto meno, meno urgente - anche per la persuasione di Deng che lURSS fosse in crisi e gli USA fossero destinati al declino e, comunque, fossero oggettivamente alleati della Cina. A parere di quel grande Presidente cinese, il tempo lavorava quindi a favore della Cina. Nel 1979 il bilancio delle PLA ammontava al 4,3% del PIL cinese; nel 1996 era dell1,1%. Dal 1996, come si detto, laumento del bilancio della PLA ha superato quello del PIL. Pertanto, ha recuperato qualche punto, realizzando nel 2007 una percentuale dell1,7-1,8% del PIL. Raggiunge, con i fondi extra bilancio della PLA il 2,3%. Secondo taluni esperti raggiungerebbe il 3% del PIL. Come al solito, i dati vengono manipolati a seconda della finalit che ci si propone e di che cosa si intenda dimostrare o sostenere. Tali calcoli sono sempre aleatori e comunque discutibili. Dovrebbero essere disaggregati al livello pi basso. Ci difficile anche nella NATO. Il Pentagono valuta la spesa militare cinese tra gli 85 e i 125 miliardi di dollari; il SIPRI la valuta pari a 188 miliardi; nel bilancio ufficiale di Pechino, tenuto conto del cambio di mercato yuan/dollaro, i fondi per la PLA ammontano a soli 45 miliardi di dollari nel 2007. Come ricordato precedentemente, l1,7-1,8% si riferisce a valutazioni espresse in MER - non in PPP, che per la PLA sicuramente diverso dal PPP dei consumi delle famiglie considerato dalla Banca Mondiale. Inoltre, fa riferimento al bilancio ufficiale e, quindi, non tiene conto delle altre innumerevoli fonti di finanziamento extra-bilancio della PLA. Taluni esperti 6 hanno suggerito che la via pi pragmatica di procedere sarebbe quella di raddoppiare il bilancio ufficiale, in modo da tener conto sia dei finanziamenti extra-bilancio della difesa, sia della differenza di potere dacquisto tra yuan e dollaro. Tale metodo, nonostante la sua semplificazione, mi sembra il pi logico da seguire, anche

David Shambaugh, Calculating Chinas Military Expenditure, Report to the Council of Foreign Relations, New York, June 2th5, 2002.

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perch non si conosce il tasso dinflazione militare, certamente diverso da quello normalmente considerato. Sono comunque valutazioni che hanno un significato relativo per quanto riguarda la potenza militare di Pechino, soprattutto per le capacit di proiezione di potenza allesterno delle frontiere cinesi. Infatti, la quota delle spese relative alla difesa del territorio - che basata tuttora sul concetto della guerra prolungata di popolo - e soprattutto quella relativa alle forze paramilitari - non dovrebbero essere considerate, anche se esse sono certamente in condizioni di garantire la difesa del territorio cinese. Le forze mobili sono invece carenti, come illustra la sconfitta subita dalla PLA nel 1979 allorquando attacc il Vietnam e dovette, dopo una penetrazione iniziale, ritirarsi rovinosamente, per il collasso del supporto logistico. Sarebbe invece essenziale poter per valutare le effettive capacit di proiezione di potenza, in particolare nei riguardi di Taiwan. Da tale valutazione, infatti, dipenderebbero quelle sulla probabilit di un intervento armato cinese allisola, sulla capacit della PLA di contrastare lazione degli USA a sostegno dellisola, e cos via. Interessante anche esaminare i motivi della diminuzione prima e dellaumento poi del bilancio della PLA. La diminuzione degli anni 80 fu sicuramente dovuta alla progressiva diminuzione e infine alla scomparsa della minaccia dellURSS. derivata poi anche dallo stato ancora primitivo dellindustria cinese degli armamenti (eccetto in campo informatico, missilistico e spaziale). Esso sconsigliava di riempire gli arsenali con armi che sarebbero state rese rapidamente obsolete dal rapido progresso tecnologico dei potenziali avversari della Cina. Un terzo motivo derivava dalla strategia globale allora adottata dalla PLA, che era quella della difesa del territorio cinese secondo la strategia concepita da Mao Zedong della guerra di popolo. Un avversario tecnologicamente superiore non poteva essere arrestato con una difesa frontale, ma solo con una strategia asimmetrica, quale appunto quella della guerra territoriale prolungata. Essa lo avrebbe logorato fino ad indurlo a ritirarsi. C da notare che la strategia non richiedeva armi moderne, ma armamenti leggeri molto rustici, con la possibilit di produrre le munizioni anche localmente, con piccole industrie artigianali. Era quindi del tutto compatibile con il basso livello tecnologico dellindustria cinese degli armamenti.

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La situazione geopolitica-geostrategica e quella tecnologica-economico-finanziaria sono mutate profondamente negli anni Novanta e stanno migliorando ancora. La prima per la distrazione degli USA nella guerra al terrore e per lanti-americanismo crescente nel mondo. Va per ricordato che Pechino ben consapevole che gli Stati asiatici che si sentissero minacciati dallaumento della potenza cinese correrebbero a chiedere laiuto americano. In secondo luogo, il livello tecnologico cresciuto, mentre le disponibilit finanziarie si sono accresciute, soprattutto dopo lammissione della Cina allOMC. Sotto il profilo geopolitico, la scomparsa della minaccia dellURSS e linesistenza di altre minacce terrestri contro la Cina, hanno fatto decadere la necessit di organizzare una guerra di popolo. Hanno permesso una consistente riduzione della struttura della PLA e del numero dei militari in servizio. La coscrizione obbligatoria rimasta in vigore, ma anche lesercito composto da una percentuale crescente di volontari (oggi sono allincirca il 50% degli effettivi). Le unit di lite - aviotrasportate, anfibie e delle forze speciali - sono interamente professionalizzate. La priorit passata ai confini marittimi mobili e alla capacit di proiezione di potenza oltre i confini terrestri, soprattutto a livello regionale, ma anche in teatri operativi geograficamente lontani dalla Cina, inclusa la partecipazione ad operazioni di peacekeeping effettuate su mandato ONU. Sotto il profilo strategico-operativo divenuto perci imperativo per la Cina migliorare il livello tecnologico e la mobilit strategica delle proprie forze. Lo ha fatto sia con lacquisizione di armi e di tecnologie allestero, sia con il progressivo consolidamento della propria industria militare, in modo da diminuire la dipendenza dalle importazioni. Essa indispensabile per soddisfare la sua ambizione di tornare ad avere lo status di grande potenza, polo di attrazione per tutta lAsia orientale in un primo tempo, e centrale a pi lungo termine. Da potenza locale la Cina si trasformata in una regionale, pur avente interessi mondiali. Ma tra lessere una potenza regionale asiatica e una globale esiste una considerevole differenza, beninteso dal punto di vista geostrategico. Il saldo attivo della bilancia commerciale e lentit delle riserve valutarie - che sono le pi consistenti del mondo - consentirebbero alla Cina di acquisire dallestero decine di

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miliardi di dollari di armamenti allanno 7 . Se non lo fa perch non lo ritiene necessario, oppure perch intende stimolare la crescita di unindustria nazionale della difesa, diminuendo la dipendenza delle proprie forze armate dagli approvvigionamenti dallestero. Di fatto, lacquisto di sistemi darma stato limitato allincirca a un miliardo di dollari allanno fino al 2000 e raddoppiato successivamente. La Cina il maggior importatore di armi del mondo, con un totale di quasi 12 miliardi di dollari dal 1998 al 2005. Le importazioni provengono quasi esclusivamente dalla Russia. Un ultimo motivo delle ridotte importazioni cinesi di armi - ridotte beninteso rispetto alle esigenze dellampia struttura della PLA - sicuramente connesso con il fatto che quelle disponibili per lacquisto in Russia da parte della Cina, posseggono ormai una tecnologia alquanto arretrata rispetto agli armamenti occidentali pi moderni. Daltro canto, le grandi industrie occidentali della difesa - incluse quelle del Giappone e dellAustralia, che pur hanno abrogato verso la met degli anni novanta gli embarghi di armi decisi nei confronti della Cina nel 1989, dopo il massacro di piazza Tienanmen non esportano in Cina gli armamenti pi sofisticati e le tecnologie pi sensibili sia per motivi di sicurezza, sia anche per il timore di incorrere in ritorsioni americane. La valutazione sulle implicazioni politico-strategiche di un consistente aumento del bilancio militare cinese dovrebbe essere basata sullindividuazione delle capacit operative che tale aumento produrrebbe. Esse dipenderebbero dai settori in cui verrebbe concentrata la spesa e dalle priorit seguite nella programmazione finanziaria. Se le spese anche per le unit destinate alla proiezione esterna di potenza - fossero concentrate sui settori di fast cost come gli stipendi, le pensioni, lassistenza sanitaria e sociale, ecc. - gli impatti di aumenti anche considerevoli del bilancio militare sulle capacit operative reali della PLA sarebbero molto ridotti. Se invece i maggiori fondi fossero destinati agli approvvigionamenti, alla ricerca e sviluppo e al miglioramento della base tecnologica e industriale della difesa, le conseguenze strategiche sarebbero opposte. Se, poi, gli armamenti fossero prodotti in Cina, la valutazione della compatibilit economica di maggiori spese dovrebbe tener conto delleffetto acceleratore e moltiplicatore che esse

Dwight Parking, Chinas Economic Growth: Implications for the Defense Budget, in Ashley Tellis and Michael Wills editors, Strategic Asia 2005-2006: Military Modernization in an Era of Uncertainty, Seattle: NBR, 2005, pp. 362-385.

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avrebbero sullinsieme dellindustria cinese 8 , in particolare di quella che esporta sul mercato mondiale. Tale effetto di spin-off della spesa militare dovrebbe essere particolarmente positivo. Infatti, uno dei principali problemi che deve affrontare la Cina il miglioramento tecnologico della propria industria. Oggi esso non soddisfacente. Basti pensare, ad esempio, che la percentuale di prodotti hi-tech nelle esportazioni cinesi in Europa del 14%, rispetto al 54% di hi-tech nelle esportazioni europee in Cina. Valutazioni realistiche dovrebbero inoltre tener conto dellefficienza della spesa. Cruciale al riguardo sono la concorrenza fra le diverse imprese - almeno a livello di componenti e di subassiemi - e leffettiva libert di scelta della PLA, non vincolata, ad esempio, da considerazioni di natura sociale. Molti sforzi sono stati compiuti dalla Divisione Generale Armamenti della PLA per introdurre elementi di competitivit nelle commesse allindustria militare, in modo da stimolarne la crescita tecnologica e la produttivit. Il raggiungimento di tale obiettivo incontra per notevoli difficolt, data la scarsa efficienza dellindustria statale e linesistenza di un complesso militare-industriale sovvenzionato e privilegiato rispetto agli altri settori delleconomia, come avveniva nellUnione Sovietica. E evidente che la valutazione della compatibilit o almeno degli effetti che una continuazione - ovvero una riduzione - della crescita delleconomia cinese avrebbe sul bilancio della difesa unoperazione in parte impraticabile e in parte estremamente poco attendibile. Potr avere influsso al riguardo laumento dellinflazione, che incomincia a farsi sentire e che ha raggiunto a met 2007 il 6,5% annuo costringendo la Banca Centrale Cinese a drastiche misure. Essa potrebbe impedire un considerevole aumento delle spese militari, che per loro natura hanno un carattere inflativo. Infatti, immettono sul mercato denaro che stimola lofferta, ma non prodotti che in concorrenza fra di loro potrebbero calmierare i prezzi. Per inciso, i tassi di interesse sono stati aumentati quasi di due punti, con conseguente maggiore selezione degli investimenti e dei consumi. Per ora la Cina sta cercando non tanto di rafforzare la sua componente militare, quanto di accrescere il suo controllo a livello mondiale, sia nellindustria estrattiva sia nel commercio di prodotti manifatturieri. Basti pensare alla recente decisione di impiegare 200-300 miliardi di dollari (cio un sesto delle riserve valutarie cinesi) per acquistare
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Fabio Pamolli, Andrea Paci e Massimo Riccoboni, Sicurezza, innovazione e crescita, AREL, Il Mulino, Bologna, 2004.

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assets industriali allestero. Tale operazione potrebbe essere finalizzata a diminuire la vulnerabilit di riserve valutarie tanto consistenti fronte ad un calo del valore del dollaro. Ma, anche sotto il profilo globale della sicurezza, sarebbe da interrogarsi sullimpatto che unoperazione di tali dimensioni avrebbe sulle strutture delleconomia mondiale e sulle dipendenze che si determinerebbero in molti paesi nei confronti di Pechino. Tale impatto sarebbe considerevole, se loperazione fosse ispirata non tanto da considerazioni economiche, ma da precise strategie volte ad aumentare linfluenza politico-strategica globale cinese. per questo che, seguendo lesempio del Congresso USA e della Germania, quasi tutti i paesi occidentali hanno posto vincoli allacquisizione di proprie imprese da parte della Cina, oltre che della Russia e degli Stati produttori di petrolio. La Cina, che gi il baricentro dellindustria dellAsia orientale, assemblando componenti e subassiemi prodotti nellintera area, potrebbe estendere questo suo ruolo allintero pianeta. Potrebbe anche migliorare la sua base tecnologica, con una selettiva politica di acquisto delle imprese in possesso delle tecnologie che ritiene necessarie. Evidentemente, gli Stati Uniti e lOccidente in generale non possono permetterlo. Le loro misure protettive hanno gi suscitato la contro-reazione sia cinese che russa, con limitazioni poste agli investimenti occidentali. Una guerra economica molto pi probabile nel breve-medio termine che uno scontro militare. Essa si sviluppa, come si visto, soprattutto in Africa e in America Latina, e - fra la Cina e la Russia - in Asia centrale. Anzich conquistarli, attraverso lacquisto di assets economicamente strategici, Pechino aumenterebbe la sua influenza economica e, quindi, politica mondiale, determinando delle dipendenze, di cui gli altri paesi dovrebbero tener conto. Non per nulla molti governi anche europei hanno definito quali siano i settori tecnologico-industriali che debbano essere mantenuti nazionali, per proteggere la propria economia dalle massicce acquisizioni che la Cina e la Russia sono in grado di fare, data lentit delle riserve di cui dispongono. Le misure adottate ricordano quelle che furono decise nei confronti del Giappone negli anni ottanta, anche se in tal caso gli USA tennero conto del fatto che il Giappone era un loro alleato cruciale. Sarebbe logico che, di fronte alla possibilit di tale tsunami industriale-finanziario, gli altri Stati - in particolare quelli europei che sono pi esposti e vulnerabili - definissero

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quali settori dellindustria e della tecnologia non possono essere messi sul mercato 9 . Tali misure dovrebbero essere coordinate fra lEuropa e gli Stati Uniti. Nellambito dellUE in particolare essenziale che vengano adottate politiche identiche fra i vari Stati. Lenorme massa di investimenti cinesi, russi e arabi potrebbe modificare profondamente la divisione internazionale del lavoro, colpendo mortalmente gli Stati che non avessero adeguato le loro strutture e normative alla nuova sfida. Taluni paesi - come la Germania, ma anche la Francia di Sarkozy - stanno studiando il problema e costituendo organismi per elaborare e gestire le politiche da seguire al riguardo. Taluni esperti intravedono in ci lorigine di una vera e propria guerra economica, molto dura, anche se condotta nel rispetto delle regole internazionali, in particolare di quelle dellOMC. Le misure adottate aumenterebbero certamente il livello di protezionismo dei vari Stati, danneggiando complessivamente la globalizzazione e i suoi benefici effettivi, soprattutto a partire dal 2008, quando termineranno le misure di salvaguardia dei mercati europei concordate fra UE e Cina. Le proposte del colbertismo hi-tech - avanzate in Italia - appaiono ulteriormente giustificate. Un National Economic Council dovrebbe affiancare il National Security Council per coordinare le misure di sicurezza economica sia attive che passive - a partire da quella energetica, per pervenire a quella del controllo della propriet delle industrie hi-tech. Il nuovo gioco per la supremazia mondiale potr quindi essere effettuato prevalentemente con il solo soft power e con strumenti economico-finanziari. Per questo, nellequazione degli equilibri internazionali di potenza, laumento del bilancio militare cinese va considerato un fattore tutto sommato marginale; comunque non determinante. Gli unici in condizione di contrastare loffensiva economica cinese sono gli Stati Uniti. Solo essi continueranno a poter imporre alla Cina pesanti condizionalit per limitare i danni che si potrebbero determinare alla loro autonomia nazionale, anche se il commercio europeo con la Cina ha complessivamente superato quello americano. Gli USA hanno con Pechino una spiccata interdipendenza: la Cina esporta nel mercato americano masse di prodotti a basso costo e di tecnologia non elevata (eccetto per le componenti prima esportate in Cina dagli stessi Stati Uniti o da paesi dellASEAN), ma impiega parte dei loro proventi per comprare buoni del tesoro degli USA e consentire cos ai consumatori
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Francesco Scisci, Chi ha paura della Cina?, ed. Le Grazie, Milano, 2007.

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americani di continuare ad acquistare prodotti cinesi. Se tale ciclo virtuoso - ma che pu essere anche considerato vizioso, dato laumento del gi enorme debito USA dovesse incepparsi, molto verosimilmente si produrrebbe una crisi economica mondiale, da cui solo la Cina e gli USA (e forse la Russia per le sue materie prime) potrebbero salvarsi. Tale eventualit potrebbe determinare la possibilit sia di tensioni molto accese fra Washington e Pechino, sia di una loro accentuata cooperazione. La seconda ipotesi pi probabile. Lo indicano le conclusioni del Foro di Dialogo Economico Strategico USACina, tenutosi a Washington a met maggio 2007 10 . Anzich un mondo bipolare, si produrrebbe quasi un duopolio imperiale sino-americano. La sua possibilit ben presente a Tokyo, a Mosca e a New Delhi. Viene invece praticamente ignorata in Europa, anche se potrebbe incidere grandemente sul suo futuro. Chimerica una eventualit sempre pi probabile. Potrebbe essere accelerata da una crisi economica mondiale.

3. La relativizzazione degli aumenti dei bilanci militari cinesi

Le spese militari si traducono in un aumento delle capacit politico-strategiche solo se la potenza militare impiegabile e corrisponde a precise esigenze strategiche. Ad esempio, con una strategia incentrata sulla guerra di popolo (oppure che consideri la sola partecipazione ad operazioni di peace keeping) lacquisto di velivoli di superiorit aerea o di navi daltura accrescerebbe solo marginalmente le capacit militari utilizzabili politicamente. Del tutto diversa sarebbe la valutazione che si riferisce alla capacit di proiezione di potenza allestero, in interventi ad alta intensit operativa e tecnologica, al di fuori del territorio nazionale sul mare o su terra, contro un nemico in possesso di forze ad alta tecnologia. Quindi - come si prima ricordato - pi che sullentit del bilancio militare in quanto tale, occorrerebbe esaminare la sua ripartizione fra le varie componenti e tra le spese fast, che esauriscono il loro effetto in tempi brevi, e quelle slow. Queste ultime hanno un effetto cumulativo per tutto larco di tempo in cui un sistema darma rimane in
STRATFOR, China, U.S.: The Strategic Economic Dialogue as a Tool for Managing Relations, May 22nd, 2007.
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servizio e resta valida operativamente la sua tecnologia. Tali valutazioni sono impossibili, dato il ridotto livello di disaggregazione del bilancio militare cinese. Esse dovrebbero migliorare per la recente promessa di Pechino allONU di accrescere la trasparenza del proprio bilancio militare. Va comunque notato che, lentit del bilancio della difesa un indicatore insufficiente per valutare le capacit militari e, ancor meno, per ipotizzare le intenzioni strategiche di un paese. Esse dipendono dalla priorit adottate nella pianificazione dei fondi disponibili, dalla dottrina asimmetrica o simmetrica che si intende adottare e dal contesto geopolitica in cui si opera. Nel caso particolare della Cina un fattore che condizioner le decisioni rappresentato dal costo economico e politico che la Cina dovrebbe pagare in caso di confronto militare anche limitato con gli USA, ad esempio nello Stretto di Taiwan, o di semplice abbandono dalla politica del sorriso e del peaceful development. Esso provocherebbe una reazione anti-cinese ed un rafforzamento dei legami con gli USA di tutti i paesi dellAsia orientale e meridionale. Due ipotesi sono possibili al riguardo: la prima quella della continuazione del peaceful development cinese - secondo la strategia globale attuale - senza particolari contrasti e confronti con il resto del mondo, in particolare con gli USA. In tale scenario, lentit del bilancio militare cinese potrebbe aumentare gradualmente dal 1,7-2,3% di oggi al 3-3,5%, in modo da mantenere lattuale equilibrio delle forze nel sistema Asia-Pacifico. Tenendo conto che - nei prossimi 5-10 anni - la crescita annuale cinese sar mediamente del 7%, il PIL cinese aumenter del 40% in 5 anni e raddoppier in 10 anni. In relazione a ci, il bilancio della PLA - ci si riferisce al bilancio ufficiale che nel 2007 di 45 miliardi di dollari - si dovrebbe aggirare sui 100 miliardi di dollari entro il 2012 e a circa 140 miliardi di dollari entro il 2018, ammesso ma non concesso che il tasso di cambio fra yuan e dollaro non muti sostanzialmente rispetto a quello attuale (circa 7 yuan per 1 dollaro). Qualora si dovesse far riferimento al bilancio in PPP, rispetto a quello del Pentagono, applicando la regola del raddoppio, il bilancio cinese della difesa dovrebbe essere di 200 miliardi di dollari nel 2012 e di 280 nel 2018. Nellipotesi pi pessimistica, quella cio di un confronto globale anche militare con gli USA e i loro alleati e di una corsa al riarmo nel sistema Asia-Pacifico, la Cina potrebbe, praticamente senza impatto sulla sua crescita , aumentare al 5-6% del PIL le spese per la

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difesa. Conseguentemente, il bilancio della PLA potrebbe ammontare a circa 150 miliardi di dollari nel 2012 e a 250 nel 2018. La mancanza di un impatto sulla crescita di un aumento cos considerevole del bilancio militare dovuta al fatto che lentit dei fattori produttivi inutilizzati o scarsamente utilizzati in Cina (forza lavoro, capitale, ecc.) tale che laumento della spesa militare potrebbe avere addirittura un effetto di stimolo alla crescita, anzich di freno. Tra burro e cannoni non si determinerebbe alcuna contrapposizione. Sarebbe - limitandosi allesame di taluni aspetti macroeconomici cinesi - una win-win strategy, in un certo senso simile a quella seguita dalla Corea del Sud negli anni Sessanta. Tale scelta resa per improbabile 11 dallancora insoddisfacente livello tecnologico dellindustria cinese degli armamenti, nonch dal relativamente ridotto numero di manodopera altamente specializzata necessaria non solo per una moderna industria degli armamenti, ma anche per Forze Armate tecnologicamente avanzate. Limprobabilit di siffatto aumento confermata dalle conseguenze negative che la scelta di un confronto con gli USA avrebbe in campo economico, politico-sociale e internazionale. Leconomia cinese - pur assorbendo senza conseguenze o addirittura traendo un vantaggio dallaumento della spesa militare - potrebbe infatti essere colpita duramente in modo indiretto. Ne corrisponderebbe necessariamente una politica nazionalistica pi aggressiva nei confronti dei propri vicini e degli Stati Uniti. Ci provocherebbe reazioni protezionistiche e anche lintralcio o il blocco delluso cinese delle SLOC, tanto indispensabili per lapprovvigionamento di materie prime e per il commercio. I paesi dellAsia orientale e del Sud-Est bloccherebbero i loro investimenti in Cina e ritirerebbero i loro depositi dalle banche cinesi. Cercherebbero di diversificare i loro rapporti commerciali, soprattutto verso lIndia, che riceverebbe invece un impulso alla sua industrializzazione. La cosa avrebbe un effetto disastroso sullexport cinese ed anche sui rapporti di potenza in Asia, per i quali esiste una naturale competizione fra i due colossi asiatici. Gli USA e lEuropa limiterebbero i consumi di prodotti cinesi e adotterebbero misure protezionistiche, che sono state pi volte invocate dal Congresso e anche in ambito UE. Ne riceverebbe grossi danni anche lEuropa, su cui graverebbero in gran parte i costi del
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Drew Thompson, China Flexes Its Limited Muscles, Financial Times, September 5th, 2007, p. 11.

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quasi inevitabile deprezzamento del dollaro. Gli altri attori economici - in particolare lAmerica Latina, la Russia e il Medio Oriente - non sarebbero in grado di dare un apporto significativo al superamento della crisi economica mondiale, che ne conseguirebbe. La situazione economica della Cina si aggraverebbe poi notevolmente qualora linasprimento della crisi comportasse limposizione di un blocco navale da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati asiatici. Esso colpirebbe gravemente leconomia cinese soprattutto qualora fosse diretto ad un embargo dei rifornimenti energetici 12 , per i quali la Cina dipende in misura crescente dalle importazioni dal Golfo, dallAfrica e dallAmerica Latina. La vulnerabilit energetica cinese destinata ad aggravarsi, nonostante gli sforzi di Pechino (e con un investimento di quasi 20 miliardi di dollari) di sviluppare vie di comunicazione stradali e ferroviarie che diminuiscano la sua dipendenza dal mare 13 . Sullantica via della seta si svolge oggi solo l1% del commercio cinese. Lobiettivo a lungo termine quello di giungere ad almeno il 15%. Verosimilmente, il successo dellimpresa avr un impatto sulla strategia globale di Pechino, ma non potr modificarla sostanzialmente anche come ricordato per il minor costo dei trasporti marittimi rispetto a quelli terrestri.

4. Considerazioni conclusive

Il primo obiettivo dei leaders politici cinesi quello di mantenere il potere del Partito Comunista. Ci comporta la necessit di avere una sostenuta crescita economica; quindi, di mantenere uneconomia liberista, che oggi tra le pi aperte al mondo e alla globalizzazione. Il loro secondo obiettivo quello di far riprendere alla Cina il ruolo che aveva tradizionalmente avuto in Asia, estendendolo allintero mondo. Sotto il profilo geopolitico, la Cina si gi trasformata da potenza locale in regionale e si sta progressivamente adattando alle necessit di essere una potenza globale, anche sotto il
Robert D. Kaplan, How We Would Fight China, in The Atlantic Monthly, June 2005 e Robert S. Ross, Assessing the China Threat, in The National Interest, Fall 2005, pp. 81-87. 13 Raphael Minder and Isabel Gorst, Rebuilding of Historical Asia Trade Route Agreed, Financial Times, September 19th, 2007.
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profilo politico-strategico. Sta, ad esempio, aumentando la sua partecipazione alle operazioni dellONU. Tale estensione degli interessi politici cinesi segue quella dellinfluenza economica, la quale si gi globalizzata. Il raggiungimento di entrambi gli obiettivi comporta una continua e consistente crescita delleconomia, anche per migliorare il benessere dei cinesi e mantenere la coesione interna. In caso contrario, il PCC vedrebbe erosa la sua legittimit. Non avrebbe alternative al ricorso al nazionalismo e alla repressione, abbandonando il progetto di costruire una societ armoniosa. Nellattuale contesto regionale e globale, entrambi tali obiettivi sono pi raggiungibili dalla Cina con il soft power 14 , che con una politica aggressiva e con un riarmo accelerato. Esso avrebbe verosimilmente un effetto boomerang. Il soft power ha consentito a Pechino consistenti successi, soprattutto da quando lattenzione di Washington si concentrata sulla guerra al terrore, trascurando il considerevole aumento della presenza della Cina nel Golfo, in Africa e in America Latina. Tale aumento di influenza si verificato anche in Asia centrale, dove Pechino ha utilizzato lo SCO (Shanghai Cooperation Organization), non solo per contrastare il secessionismo e il terrorismo degli Uiguri del Sinkiang, ma anche per avere accesso per via terrestre alle importanti risorse energetiche della regione. Essa, nellimmaginario collettivo dei cinesi, continua a far parte dellarea dinfluenza di Pechino. La via della seta, divenuta via del petrolio, si sviluppa dal Sinkiang al Caspio. La cooperazione fra Pechino e Mosca ha pertanto limiti ben precisi, dato che anche il Cremlino tende a mantenere il controllo delle materie prime dellAsia centrale. La Russia teme che la Cina la estrometta di fatto da tale regione, facendole perdere il controllo delle sue risorse ed effettuando anche pressioni sulla Siberia orientale. Vorrebbe invece che i rifornimenti verso la Cina passassero sul suo territorio e per le sue grandi societ energetiche: Gazprom e Rosneft. Questa stata la principale ragione dei contrasti fra Mosca e Pechino, emersi chiaramente in occasione della visita a Mosca del Presidente Hu e che hanno impedito la firma di accordi in tema di rifornimenti energetici e di armamenti, gi concordati a livello tecnico. del tutto verosimile che la pressione demografica ed economica cinese in Siberia orientale e nelle Province Marittime, da un alto, e che la competizione per il controllo delle risorse
Gill Bates and Yanzhong Huang, Sources and Limits of Chinese Soft Power in Survival, Summer 2006, pp. 17-36.
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energetiche dellAsia centrale, dallaltro, determinino tensioni fra Mosca e Pechino. Lo SCO ha perci grosse limitazioni. Non si trasformer in unalleanza dellEurasia. Non pu essere sostitutivo dellAPEC n dei SED (Strategic Economic Dialogue) fra Cina e Stati Uniti. Anche Cindia un mito. I due giganti asiatici sono strutturalmente portati a competere, non a cooperare. Il sostegno che Pechino d ad Islamabad e laumento del terrorismo islamico e secessionista in India, nonch laccordo strategico fra New Delhi e Washington, rendono tesi i rapporti fra lelefante indiano e il dragone cinese. Tra le varie possibili configurazioni degli assetti geopolitici del futuro, quella pi probabile Chimerica (China and America), derivante da intese organiche fra Pechino e Washington per costruire prima e gestire poi il nuovo ordine mondiale, quello della globalizzazione. Il secolo XXI non sar un secolo asiatico, ma uno del Pacifico, in cui gli USA continueranno a mantenere una posizione preminente. Tutte le ipotesi - anche le pi accurate - sulla crescita delle capacit militari cinesi hanno perci unimportanza tutto sommato limitata, almeno per i prossimi due-tre decenni. Pi pericolosa delle capacit militari cinesi saranno quelle derivanti dalleconomia. Essa aumenter linfluenza di Pechino nel mondo. Ci che frena laumento del bilancio militare cinese non limpossibilit economicafinanziaria di sostenerne una crescita anche molto rilevante. Tale freno deriva certamente dalla situazione di arretratezza dellindustria cinese degli armamenti, eccetto in determinati settori asimmetrici, come le capacit ASAT, di cyberwar e subacque. Determinante per la volont di Pechino di evitare contrasti con gli Stati Uniti e di non intimorire e propri vicini, con il risultato di vanificare i risultati positivi del soft power. Fa eccezione la questione di Taiwan, che tocca direttamente il punto pi sensibile dellorgoglio e del prestigio o - come direbbe Tucidide - dellonore nazionale cinese. Negli altri settori di possibile contrasto con gli USA ha sempre prevalso da parte cinese il pragmatismo, basato su di una ragionevole valutazione dei costi economici di una contrapposizione e sulla previsione di quelle che sarebbero le reazioni degli Stati confinanti con la Cina. Dimostrazioni di tale flessibilit di Pechino sono stati i casi della difesa anti-missili, del bombardamento dellambasciata cinese a Belgrado, dellEP-3 atterrato ad Hainan nel 2001, della guerra in Iraq, e cos via. Tale moderazione non derivata solo dalla

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consapevolezza dellinferiorit militare della Cina, e dalla sua vulnerabilit economica a sanzioni da parte degli USA, n dalla concentrazione sugli enormi problemi sociali, economici ed ecologici interni 15 . La logica di tale linea politica invece molto sofisticata. Fu indicata chiaramente dal Presidente Jiang Zemin nel 1995 ed stata ribadita da Hu Jintao. Essa definita molto razionalmente e mira allo sviluppo di una societ armoniosa allinterno, nonch a rafforzare la capacit, la potenza e linfluenza cinese nel mondo e, in primo luogo, in Asia 16 . Diffusa la consapevolezza che il tempo giochi a favore di Pechino, e che, soprattutto, i vantaggi decisivi acquisibili con il soft power non potrebbero esserlo con limpiego potenziale o effettivo della forza. In caso di scontro militare diretto, la Cina non sar in grado - almeno per un paio di decenni ancora - di contrastare la superiorit militare degli USA e dei loro alleati sia nel Pacifico occidentale che nellOceano Indiano. La prospettiva di coloro che ipotizzano uno scontro militare fra Pechino e Washington non tiene conto del fatto che il secondo dispone degli strumenti per influenzare le decisioni cinesi, ad esempio tramite minacce di embarghi o di misure protezionistiche. Un poderoso sforzo di riarmo cinese potrebbe indurre gli Stati Uniti non tanto ad attaccare militarmente la Cina, quanto a colpire quelle che sono le sue maggiori vulnerabilit, cio quelle economiche. Con lattuale Congresso a maggioranza democratica, reazioni emotive degli USA - quello che generalmente viene indicato con il termine bashing China, che ricorda il bashing Japan degli anni Ottanta - sono molto pi probabili. I dirigenti cinesi ne sono consapevoli. Cercano di evitare azioni che gli americani possono ritenere umilianti ed aggressive (come fu lacquisto da parte giapponese del Rockfeller Center che vers benzina sul fuoco del bashing Japan). In altre parole, una politica di collaborazione con gli USA conveniente per Pechino. forse lunica che consenta la trasformazione della Cina in una grande potenza globale nella seconda met del secolo. La Cina possiede la potenza finanziaria necessaria per un poderoso sforzo di riarmo. Paradossalmente, leventualit che tale potenzialit si traduca in un effettivo aumento delle capacit militari cinesi non deriva da una continuazione della crescita economica cinese. Potrebbe invece discendere da una crisi economica, che metta lattuale dirigenza politica
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Kay Moeller, The Beijing Bluff in Survival, January-February 2007, pp. 137-146. Francis Fukuyama, Re-Envisioning Asia, in Foreign Affairs, January-February 2005, pp. 75-87.

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di Pechino con le spalle al muro, facendole temere di perdere il potere. In tal caso non le resterebbe che stimolare il nazionalismo, utilizzando i ricordi del secolo delle umiliazioni e cercando di ottenere successi esterni che ne consolidino la legittimit interna. Ci significa labbandono del peaceful development e la scelta di una politica aggressiva da Taiwan al Mar Cinese Meridionale e, forse, alle isole Senkaku pi a Nord. In tutti i casi Pechino provocherebbe dure reazioni da parte degli Stati Uniti e del Giappone e verosimilmente anche dellIndia e dei paesi dellASEAN. questa una ragione in pi per far preferire a Pechino che la Cina, continuando lattuale crescita pacifica si trasformi, secondo la dottrina Zoellick, in un attore autorevole e responsabile del nuovo ordine internazionale. Ci non solo nellinteresse cinese, ma anche in quello americano. Esistono tutti i presupposti perch si costituiscano le basi di un nuovo ordine bipolare, basato questa volta per sulla cooperazione, e non sulla competizione, come era stato il precedente. Un confronto diretto sino-americano potrebbe divenire possibile solo fra venti o trenta anni. Solamente unimprobabile precipitare della situazione a Taiwan potrebbe modificare tale previsione. Tutto fa per pensare che le tendenze indipendentiste dellisola possano essere frenate. Da un lato dalle pressioni statunitensi: Washington ha ribadito la sua fedelt al principio dellunit della Cina, con un ricongiungimento pacifico dellisola al continente, ed ha effettuato pressioni molto forti su Taipei perch non provochi Pechino. E in proposito giunto a porre in dubbio un intervento americano a difesa dellisola ed insistito perch Taiwan accresca le sue capacit di autodifesa. Il rifiuto dei leaders di Taipei di aumentare il bilancio della difesa - acquisendo tra laltro una decina di sommergibili diesel, per contrastare sia un blocco navale da parte della PLAN, sia la sua capacit di garantire il sea control nello Stretto di Taiwan, necessario per il sostegno logistico di una forza dinvasione anfibia - ha provocato forti proteste da parte del Pentagono e della stessa Casa Bianca. Dallaltro lato, gli interessi imprenditoriali e commerciali di Taiwan con la Cina, nonch quelli patriottici del partito Kuomintang, che ha rapporti sempre pi stretti con Pechino, rendono molto costoso un peggioramento dei rapporti con la Cina. Con calma e prudenza, ma con grande determinazione, Pechino sta perseguendo i suoi obiettivi di isolare internazionalmente Taipei e, allinterno dellisola, di sostenere le forze

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antisecessioniste, di erodere lautorit del Presidente Chen e di appoggiare il ritorno al potere del Kuomintang. Beninteso, queste valutazioni non escludono che si debba usare un atteggiamento di cautela nei confronti dellaumento delle capacit militari cinesi. Ci riguarda soprattutto il settore tecnologico per il quale vanno mantenuti gli attuali embarghi, soprattutto nei riguardi delle tecnologie pi sensibili per la proiezione di potenza. Non sar un obiettivo semplice da raggiungere. In primo luogo, crescono le pressioni europee nei confronti degli USA, perch non si oppongano allabolizione dellembargo degli armamenti europei alla Cina. Verosimilmente, esso sarebbe gi stato abrogato se - nel 2005 - la Cina non avesse approvato la legge anti-secessione. In secondo luogo, la delocalizzazione in Cina di filiali di imprese americane ed europee ad alta tecnologia rende sempre pi difficile il controllo delle tecnologie dual use, dal cui spin-in pu derivare automaticamente un aumento della potenza militare cinese. Ci vanificherebbe il risultato che si ripromette di conseguire lembargo: quello cio di allungare la durata della superiorit strategica globale degli Stati Uniti, che alla base di quellordine unipolare contro il quale molti protestano, ma il cui mantenimento nellinteresse di tutti, in primo luogo della stessa Cina che largamente ne approfitta.
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SINTESI

Rapporto di ricerca CeMiSS

SVILUPPO ECONOMICO E STRATEGICO DELLA CINA Compatibilit fra geopolitica, economia e bilancio militare CSGE novembre 2007

La ricerca riguarda la sostenibilit economico-finanziaria di un cospicuo aumento del bilancio della PLA (People Liberation Army). Tale bilancio ammontava nel 1978 al 4,3% del PIL cinese; era sceso nel 1991 all1,1%, per poi salire progressivamente all1,7% o al 2,3% del PIL, a seconda che vengano o no considerati i fondi extra bilancio della difesa, ma che in modo pi o meno diretto influiscono sulla potenza militare cinese. In MER (Market Exchange Rate) il bilancio della PLA ammonta nel 2007 a circa 45 mld. $, divisi in parti pressoch eguali fra le spese per il personale, per lesercizio e per gli investimenti. E assai poco trasparente e quindi difficile valutarlo in termini di PPP (Purchasing Power Parity). Il Pentagono anche sulla base di studi effettuati dalla RAND Corporation lo valuta tra gli 85 e i 125 mld. $; il SIPRI a quasi 200 mld. $. In linea di principio, non esistono correlazioni di tipo deterministico fra la crescita economica e quella dei bilanci militari. La questione tanto pi vera per la Cina, per molte ragioni: il bassissimo peso che ha ancor oggi lo Stato sulleconomia passato dallincredibile 13% del PIL negli anni 80, al 25% attuale; la consistenza delle riserve monetarie; il basso debito pubblico e lenorme crescita economica. Essa continuer a ritmi sostenuti anche nei prossimi anni, non determinando particolari vincoli di sostenibilit finanziaria ad un aumento anche considerevole del bilancio militare. Sotto tale profilo sarebbe possibile per la Cina aumentare il bilancio al 5-6% del PIL, senza pratica ricaduta negativa sulla crescita. Anzi, lo sviluppo di unindustria moderna degli armamenti avrebbe spin offs molto positivi sul manifatturiero. Le ipotesi massime formulate al riguardo prevedono che il bilancio cinese della difesa possa giungere nel 2020 a circa 300 mld. $, pari a met di quello USA. La potenza militare di Pechino rimarr per il 2020 molto inferiore a quella degli USA. Essa infatti sar fortemente influenzata dal fatto che le spese dinvestimento sono slow cost e hanno un effetto cumulativo nel tempo. Nella ricerca viene sottolineato che realistiche previsioni sullentit dei bilanci cinesi della difesa come di quelli di tutti gli Stati - non possono essere fatte sulla base solo di considerazioni economico-finanziarie. Nessuno Stato aumenta le proprie spese militari solo perch leconomia lo consente. Lo fa per poter disporre delle capacit strategiche necessarie per raggiungere determinati obiettivi politici. Lo fa inoltre se la situazione interna (in particolare, le esigenze sociali e il livello tecnologico della sua industria degli armamenti) glielo consente. Infine, influisce il contesto internazionale. La potenza militare ha un significato relativo, non assoluto. Se un aumento della potenza di uno Stato provocasse reazioni da parte di altri Stati, gli sforzi effettuati potrebbero essere neutralizzati. La ricerca pervenuta alla conclusione - in un certo senso paradossale che un aumento del bilancio della PLA e un mutamento in senso aggressivo della politica estera cinese dal 1995 fondata sul peaceful rise/development diventerebbero probabili solo in caso di un rallentamento della crescita economica, su cui si basa la legittimit del Partito Comunista Cinese. Solo in tal caso, tenderebbe a basarla sul nazionalismo e su una politica di potenza, almeno nelle sue immediate periferie. Qualora la crescita cinese continuasse come probabile Pechino privileger la stabilit del contesto internazionale e la cooperazione con gli USA.

Inoltre, nei prossimi anni, come pone in rilievo lXI Piano Quinquennale, la Cina dovr costruire una societ armoniosa, correggendo gli squilibri sociali, territoriali ed ecologici esistenti. Ci assorbir grandi risorse. Dovr passare da uneconomia export led ad una basata sui consumi, aumentare le spese sociali e provvedere al trasferimento di almeno 300 milioni di persone dalle campagne alle citt, dallagricoltura allindustria e ai servizi, e dalle zone dellinterno a quelle costiere. Lenorme crescita delleconomia della Cina iniziata con le riforme di Deng Xiaoping del 1978 ed acceleratasi con lentrata nellOMC nel 2001 stata naturalmente accompagnata da un aumento dei bilanci militari, che hanno per sempre mantenuto una quota del 15% della spesa statale. Tale aumento iniziato nella seconda met degli anni novanta ed ha trasformato la Cina da potenza locale in regionale, mentre economicamente diventata una potenza globale, motore, assieme agli USA, delleconomia globalizzata. Comunque, se laumento dei bilanci e delle capacit operative della PLA stato molto rilevante in termini assoluti, altrettanto non lo stato in termini relativi nei riguardo degli USA. La Cina a differenza degli USA - non dispone di alleati, se non di tempo sereno, cio con legami economici sempre pi stretti, ma preoccupati per ogni aumento di potenza militare della Cina e pronti a coalizzarsi contro di essa, in caso di crisi. La SCO (Shanghai Cooperation Organization), in particolare, non unalleanza. Infine, la Cina ha vulnerabilit geostrategiche molto rilevanti. Le vie di comunicazione marittima (SLOC) indispensabili sia per limportazione di materie prime, sia per lesportazione dei suoi prodotti sono costrette verso Ovest al transito attraverso gli Stretti della Malacca. Verso Est sono dominate da una doppia catena di isole (Okinawa-Taiwan e Giappone-Guam-Filippine), basi del Comando del Pacifico e della 7 Flotta, la pi potente della U.S. Navy. La Cina sta facendo un enorme sforzo per diminuire tali vulnerabilit, con la costruzione di una gigantesca rete infrastrutturale verso lAsia centrale, verso il Golfo del Bengala attraverso il Myanmar e verso il Mare Arabico attraverso il Pakistan. Sta poi costruendo porti su entrambi i mari; sta progettando di costruire un canale navigabile che le consenta di aggirare da Nord gli Stretti della Malacca e, infine, trasformando larcipelago delle Spratley nel Mare Cinese Meridionale, in una base navale per poter controllare gli Stretti della Malacca. Ma tali sforzi non potranno affrancare la Cina dalla dipendenza di SLOC dominate dagli USA. La priorit della PLA rimane Taiwan e la capacit di dissuadere Taipei dallindipendenza, nonch gli USA di accorrere liberamente a suo sostegno, come nel 1995-96, allorquando il Presidente Clinton invi due gruppi portaerei nello Stretto di Taiwan, in risposta a provocatorie esercitazioni missilistiche cinesi in prossimit delle acque territoriali dellisola. Nonostante gli sforzi effettuati da Pechino per rafforzare le proprie capacit di proiezione di potenza, la PLA non ancora in condizioni di invadere Taiwan, n di effettuare un blocco navale dellisola. Sono per migliorate le capacit cinesi, non tanto per laumento del numero dei missili prevalentemente a testata convenzionale schierati contro lisola, e del numero e della qualit dei sottomarini e delle forze anfibie, avioportate e speciali di cui dispone la Cina, quanto per lo sviluppo di capacit asimmetriche, sia antisatellitari che di guerra elettronica e cibernetica, sviluppate dalla PLA. Esse sembrano in condizioni di degradare in misura notevole la superiorit delle marine ed aeronautiche degli USA e dei loro alleati nel sistema Asia orientale-Pacifico occidentale. Il vero problema strategico cinese si pone per il dopo Taiwan. Due soluzioni sono possibili: accettare che gli USA continuino a dominare le SLOC cinesi, oppure sfidare la potenza degli USA e dei loro alleati. La seconda appare improbabile almeno per i prossimi tre-quattro decenni. Per attuarla, la Cina non dovrebbe acquisire una capacit limitata di sea denial, ma una globale di sea control. La costruzione di una potente Marina provocherebbe reazioni equilibratrici da parte degli USA, del Giappone e dellIndia. Anche la sola invasione di Taiwan seppur sempre pi fattibile militarmente provocherebbe un blocco del commercio internazionale e un disastro per leconomia cinese. La geostrategia e la geoeconomia fanno quindi prevedere che, anche nei prossimi decenni, la Cina cercher di consolidare i successi che sta avendo soprattutto in Africa e nellAmerica Latina e 2

che diventi uno stakeholder responsabile del nuovo ordine mondiale. Che cio fra le due dottrine dominanti negli USA nei riguardi della Cina quella Zoellick, che la considera un alleato indispensabile degli USA, e quella Armitage, che la considera un potenziale avversario prevalga la prima. Il pericolo maggiore cinese economico, soprattutto se Pechino perseguir unaggressiva politica di acquisizione di industrie occidentali. Inoltre, il c.d. Beijing Consensus che separa nettamente economia e politica interna, ad esempio in tema di diritti umani contrasta con i tentativi occidentali di promuovere diritti umani e democrazia, anche con condizionalit economiche, previste dal c.d. Washington Consensus. questo, pi che il potenziamento militare cinese, a dover preoccupare. Il Libro Bianco cinese della Difesa la cui ultima edizione del dicembre 2006 non offre nessuna indicazione sulla politica militare di lungo termine della Cina. Insiste per sulla informatizzazione, termine a cui viene dato un significato simile a quello che in USA viene dato alla RMA, e sulla meccanizzazione. Questa seconda priorit fa ritenere che la Cina intenda conferire alle forze terrestri della PLA una capacit di proiezione di potenza oltre i confini cinesi, per ristabilire lautorit un tempo esercitata dal Celeste Impero sul Turkestan occidentale, fino al Mar Caspio, e sulla penisola indocinese. comprensibile che la cosa abbia preoccupato Mosca. Quando Putin ha recentemente affermato che la Russia non lIraq e che difender dagli USA le ricchezze naturali della Siberia, sicuramente non si rivolgeva a Washington. Era un messaggio indirizzato a Pechino. Anche per questo motivo molti analisti ritengono che la configurazione geopolitica pi probabile non sia tanto Eurasia, ma Chimerica, basata su stretti rapporti di collaborazione, se non su di unalleanza formale fra Cina ed America. Su di essa verrebbe centrato lordine mondiale del XXI secolo. In tale contesto vanno esaminate non solo la compatibilit economica di aumenti del bilancio della PLA, ma la futura strategia globale della Cina.

EXECUTIVE SUMMARY

From the CeMiSS research report ECONOMIC AND STRATEGIC DEVELOPMENT OF CHINA Compatibility among Geopolitics, Economy and Military Budget CSGE, November 2007

The research report addresses the issue of the economic-financial sustainability of a substantial increase in the budget of the PLA (Peoples Liberation Army). In 1978, the budget amounted to 4.3% of Chinas GNP. By 1991 it had dropped to 1.1%, and then rose progressively to either 1.7% or 2.3% of the GNP, depending on whether one includes the extra defence budget funds, (which have a direct impact on Chinas military power.) In 2007, the PLAs military budget, calculated in MER (Market Exchange Rate), reached approximately $45 billion, and can be evenly broken down into three parts: personnel and management costs, and investments. The lack of transparency of the budget makes it difficult to estimate its value in PPP (Purchasing Power Parity). The Pentagon, which partly utilizes estimates by the Rand Corporation, believes it to be in the $85 billion-$125 billion range. SIPRI quantifies it at $200 billion. In principle, there is no deterministic correlation between economic growth and an increase in the military budget. This is especially true for China, for several reasons: the States very limited stake in the economy (even to this date), which grew from 13% of the GNP in the 1980s to 25% today; the consistency of Chinas monetary reserves; and the low public debt, coupled with huge economic growth. This growth will continue at a sustained rate during the coming years, and will not condition the financial sustainability of a large increase of the military budget. It would be possible for China to raise its budget to 5%-6% of the GNP without any negative repercussions on growth. In fact, the development of a modern arms industry would have beneficial spin-off effects on manufacturing. The highest estimates foresee the Chinese defence budget reaching $300 billion by 2020, which is about half of the U.S. defence budget. By 2020, Beijings military power will probably continue to be much smaller than that of the U.S.. This will be largely influenced by the fact that its investments are primarily earmarked for slow cost areas and have a cumulative effect over time. This research report emphasizes the fact that realistic forecasts of Chinese defence budget as in the case of other countries cannot be based solely on economic-financial considerations. States do not increase their military spending only because they have the economic means to do so. Higher defence investments are an instrument for achieving the strategic means to reach certain political objectives in a certain international context. A states domestic situation (specifically the social constraints and technological level of its armaments industry) must allow it, and the international situation must call for it. Military power has a relative, not an absolute meaning. If a states surge in military power were to provoke a reaction on the part of other states, the benefits would be neutralized. This research report has reached the somewhat paradoxical conclusion that an increase in the PLAs budget and an aggressive change in Chinas foreign policy, which has been based on peaceful rise and development since 1995, would be likely only in the event of a slowing of economic growth. The latter represents the base of legitimacy for the Chinese Communist Party. In the event of an economic slowdown, the Party would have to revert to nationalism and a power-based policy, at least in its most immediate peripheries. But, in the likely event that Chinese growth continues, Beijing will privilege international stability and cooperation with the U.S. 1

Furthermore, the XI Five-Year Plan explains that in coming years China will aim at developing a harmonious society and will have to resolve its huge current social, territorial and environmental challenges. This will require large resources, and will force China to: evolve from being an exportdriven to a consumption-driven economy; increase social expenditures; and provide for the transfer of at least 300 million people from the countryside to the urban areas, from farming to industry and services, from the hinterland to the coast. The huge growth of Chinas economy - which began with Deng Xiaopings reforms in 1978 and gained momentum with Chinas entry into the WTO in 2001 - has naturally been accompanied by a growth in military budgets, which have nonetheless always been kept at 15% of state spending. It started in the second half of the 1990s and transformed China from a local into a regional power. Economically, it turned China into a global power and into the engine of growth of the global economy alongside the U.S.. The growth of the PLAs budget and operational capabilities has been very strong in absolute terms, but not relatively compared to the U.S.. Unlike the U.S., China does not have allies, except good weather ones, with increasingly close economic ties, who are concerned about the incremental increases in Chinas military power. In particular, the SCO (Shanghai Cooperation Organization) is not a true alliance. Finally, China is highly vulnerable from a geostrategic perspective. Sea lines of communication, or SLOCs, which are indispensable both for the import of raw materials and for the export of Chinese products, are constrained in two significant ways: to the west, they must pass through the Straits of Malacca; to the east, they face a double chain of islands (Okinawa-Taiwan and Japan-Guam-Philippines), which are used as key naval bases by the U.S. Seventh Fleet, the most powerful in the American Navy. China is making huge efforts to decrease this vulnerability by: developing a gigantic infrastructure network towards Central Asia, the Gulf of Bengal (through Myanmar) and the Arabian Sea (across Pakistan); building ports in both seas; planning to dig a canal through Malayse to avoid the Straits of Malacca; and transforming the Spratley Archipelago in the South China Sea into a naval base in order to control the Straits of Malacca from the East. Notwithstanding all of these efforts, China will remain dependent on its SLOC, which will continue to be dominated by the U.S. Navy. The PLA has one main priority. Taiwan, dissuading Taipei from pursuing independence and convincing the U.S. not to come to Taiwans support, as it did in 1995-96, when President Clinton sent two aircraft carrier groups to the Taiwan Strait, in response to aggressive Chinese military exercises near Taipeis territorial waters. Regardless of Beijings efforts to improve its power projection capabilities, the PLA is still not in a condition both to invade Taiwan and to subject it to a naval blockade. But, Chinese capabilities have improved, not only because of a greater number of (mostly conventional) missiles that it has lined up against Taiwan, or on account of the number and quality of submarines and amphibious, air-transported and Special Forces, but also because of the PLAs antisatellite, electronic and cybernetic asymmetric capabilities. The latter seem to be able to significantly challenge the air and naval superiority of the U.S. and its allies in the eastern-Asian and western Pacific region. Chinas real strategic challenge will emerge in the post-Taiwan era. It faces two alternative scenarios: it could accept that the U.S. maintains its dominant position over Chinas SLOC, or it could challenge the U.S. and its allies. The latter seems unlikely, at least in the next three to four decades. To put the second alternative into practice, China should opt for a global sea control rather than a limited sea denial capability, as requested for Taiwan. The development of a strong navy would trigger counter reactions by the U.S., Japan and India. The invasion of Taiwan, although increasingly feasible at least in the future - from a military standpoint, would provoke a block of international sea trade and a disaster for the Chinese economy. Geostrategic and geoeconomic considerations lead us to expect that in the coming decades China will try to consolidate its current successes, especially in Africa and Latin America, and that it 2

will become a responsible stakeholder in the new world order. Of the two China doctrines prevailing in the U.S., it appears that the Zoellick doctrine, which sees China as an indispensable ally, will prevail over the Armitage doctrine, which views China as a potential enemy. The biggest threat that China poses is an economic one, especially if it will pursue an aggressive strategy of acquisitions of western companies with its sovereign money. Furthermore, the so-called Beijing Consensus, which calls for a separation between economy, politics and human rights, is in sharp contrast with the Wests support of human rights and democracies, even with economic conditionalities as provided by the socalled Washington Consensus. This should be a cause for a deeper worry than the strengthening of Chinas military might. Chinas White Book on Defence, last published in December 2006, does not provide any indication of Chinese long-term military policy. Instead, it emphasizes the informatization (similar in meaning to RMA in the U.S.) and mechanization. The latter implies that China intends to have land forces with a power projection capability that go beyond Chinese borders, with the aim of restoring the authority once exercised by the Celestial Empire on western Turkistan as far as the Caspian Sea and on the Indochinese Peninsula. It is understandable that this provokes anxiety in Moscow. When Putin recently announced that Russia is not Iraq and that he will defend Siberias natural resources from the U.S., he surely was not referring to America, but to China. It is also for this reason that many analysts believe that the most likely future scenario is not going to be either Eurasia or Cindia, but Chimerica, based on close collaboration - if not a formal alliance between China and America. It would become the pillar of 21st century world order. It is with this in mind that one should examine Chinas future global strategy, rather than by merely analyzing the economic sustainability of the growth of the PLA budget.

CONCLUSION AND SUMMARY

1. Chinas Grand Strategy: Status and Perspectives On 1 August, 2007, the Peoples Liberation Army (PLA) and its four components the land forces (PLA), the Navy (PLANN), the Air Force (PLAAF) and the rocket defence force (PLA-Second Artillery)- celebrated its eightieth anniversary. It received praise for its new armaments, new capabilities and the improvement in the professional level and quality of life of its members. Yet, important question marks persist regarding Beijings grand strategy and the PLAs modernization. The answers to these questions will affect the size of Chinas military balance and its economic viability. The strategic debate is driven by geopolitical considerations and national interest, not by the impact of military expenditure on the economy and on the countrys finances. Although the latter are naturally not negligible, they play a lesser role compared to the former. From a geographic and historical point of view, China is a continental power, naturally inclined to exert its influence and defend itself from its neighbors, especially in the north and north-west. This is why the Great Wall was built. The empire was also committed to maintaining the unity of this immense country, whose regions are diverse and often in opposition to each other. This has become an integral part of the political and strategic DNA of Chinas ruling class, which continues to be highly sensitive to the principles of unity and sovereignty. The great imbalance in regional development is, in fact, endangering Chinas unity and sovereignty: the development of the western and southern coastal regions, which have become industrialized and are open to the liberal push of globalization on one hand, and the internal regions, which are poor and rural on the other. These differences could result in confrontation and pave the way to foreign intervention something China has already experienced in the past. The century of humiliation, when China was invaded, looted and impoverished, still looms in the nations collective memory. Chinas huge growth in the last 25 years has introduced a new element in the countrys economy and, therefore, also in its geopolitics: the increasing dependence on maritime communication channels (SLOC), which are dominated by the U.S., Chinas only potential adversary and also its indispensable economic partner. To date, the SLOCs protection has been implicitly entrusted to the U.S. But, as China becomes less autarchic and more reliant on world trade, two other potential rivals, India and Japan, are also strengthening their naval forces, thus complicating the Chinese geopolitical equation and questioning Chinas geostrategic priorities. Central to Chinas strategic debate is the dual challenge: how to protect its SLOC and its foreign interests, such as those in Africa, South America and the Gulf. Should Chinas security be dependent on foreign help and seek the collaboration of foreign powers -such as America- at all costs, or should China go it alone thanks to a great navy and its capability to exert influence globally - not just in central Asia and Siberia, but also in the Gulf and in Africa- to protect Chinese interests abroad and especially to safeguard the supply of oil and other raw materials needed for its economic growth. Chinas maritime challenge is different from the one faced by the Soviet navy of Admiral Gorshkov or previously by the Wilhelmine German navy of Admiral Tirpitz. The USSR then was essentially autarchic and hardly relied on foreign trade. Admiral Gorshkovs great Soviet Navy aimed at sea

denial of the SLOC that crossed the transatlantic bridge, and not at sea control for the protection of Soviet maritime trade. In other words, the Soviet Navy did not want to defeat the western navies on the surface in order to have free access to the seas. In addition to pursuing a strategy of sea denial, the Soviet navy had to protect Soviet territory from the threat of U.S. air-sea power and from Americas mighty aircraft carrier and amphibious groups in the Arctic Ocean, the Black Sea and the north-western Pacific. Chinas maritime challenge today is similar to that of the USSR only with respect to Taiwans area denial, which would require the capability to counter U.S. air-sea and amphibious forces in case of a Chinese attack. Besides the problem of Taiwan, Chinas maritime challenge is similar to that of Wilhelmine Germany, when industrial expansion drove it into conflict with Great Britain. Germanys dilemma then was if it should follow a Bismarckian model of development based on cooperation and friendship with Great Britain and Russia, or whether it should challenge British maritime superiority. Germany chose the latter and, with the support of Admiral Tirpitz, decided to develop a great navy. This, in turn, led to the Entente Cordiale between France and the United Kingdom, two traditional enemies, and later helped bring about Germanys defeat in World War I. To date, Beijing has chosen a Bismarckian naval policy. But the question is: how long is this tenable? Chinese strategy experts need to resolve the post-Taiwan challenge: long- term planning, especially with respect to the PLAN. This in turn raises the issue of mobile maritime borders, a concept which is gaining ground in Chinese geopolitical and security circles, and of island chains, which should mark the development of the expansion of mobile maritime borders. 1 Naturally, naval experts and research centers affiliated with the PLAN believe that China needs to look primarily towards the oceans, especially now that its land frontiers have been rendered safe by the collapse of the USSR, and notwithstanding its continued difficult access to resources in central Asia and central-eastern Siberia. The fact that the voyages to Africas eastern coast by the great 15th century admiral, Zeng He, have been celebrated and highly praised by the PLAN (although they were criticized as costly distractions by historians at the time), is a strong indication of the inclination of Chinas leaders, especially in the Navy. The celebrations were also backed by President Hu Jintao. In so doing, he contrasted Chinas appeasement policy towards the U.S. and its strategy of Asian regional peaceful development, perhaps as a way of gaining the PLAs favor in the midst of the ongoing tug-of-war for the reallocation of funds between the rich, urban coastal regions and the poor, rural land-locked ones. This requires a re-centralization of power, which is very difficult to achieve. Besides the short-term and relatively limited problem of Taiwan, China is confronted with three choices: 2 1. accept the fact that its vital SLOC be controlled and protected by the U.S., and seek agreement with Washington at all costs, with the additional benefit of receiving American backing for Chinese foreign interests; 2. reduce Chinas dependence on the SLOC, with the resulting expansion of Chinese influence and control in central Asia and central-eastern Siberia, and pave the way for the
The first stretches from Okinawa to the Senkuku Islands and reaches Taiwan and the Spratley Islands in the South China Sea. The second includes Japan, the Philippines, and the Strait of Malacca. The third comprises the Aleutin Islands, New Zealand, Australia and reaches Indonesia and Sri Lanka, which is the gateway to the coast of Africa and the Arabian Sea, where China is building a large navy base on the Baluchistan coast in Pakistan. Let us not forget that China is also building a great navy base in Myanmar on the Gulf of Bengal. This will be the point of departure of a large gasduct that will transport the considerable gas reserves of Myanmar and also of Iran and Qatar. The gas will be transformed into LNG and be carried by gas tankers which could avoid the Strait of Malacca. 2 STRATFOR, Chinas Maritime Dilemma, Global Intelligence Brief, August 3, 2007.
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construction of infrastructure that would enable China to reach the Gulf of Bengal and the Arabian Sea, thereby avoiding the Strait of Malacca; 3. develop its naval capability with the dual objective of contrasting the global dominance of the U.S. and its allies on one hand, and protecting its SLOC and foreign interests on the other, at least in Africa and the Gulf. China adopted the first option starting in 1995, when President Jiang Zemin announced the policy of peaceful rise and halted all pressure and aggressive activity towards ASEAN countries in the south China Sea, especially regarding the control of the Spratley Archipelago. Chinas perception of the importance of this area did not only stem from its wealth in energy resources, but also from the fact that it could have provided China with an advanced outpost from which to project Chinese naval forces towards the Strait of Malacca. Since its adoption of the peaceful rise policy, China has pursued economic and security collaboration with ASEAN countries and the U.S. Great powers have historically avoided relinquishing to others the essential elements of their security. They have traditionally seeked to extend their economic influence to the political and strategic domains, and have not allowed themselves to be economically dependent on the generosity of a competitor and potential adversary. We must not be led to believe that the strong interpedendence between the Chinese and American economies will make a conflict between these two powers impossible. A similar level of economic integration existed within Europe at the outbreak of World War I, and led a scholar of the calibre of Normal Angell (The Great Illusion, 1913) to hypothesize that the anarchic order (in the Hobbesian sense of the term) among sovereign states had become anachronistic and that a world war had become impossible, precisely because of the economic interconnectness existing at the time. The peaceful rise strategy, which has since become known as peaceful development, is destined to last. It certainly will not change in the short-term. It has brought China too many advantages: a security context guaranteed and funded by the U.S. and a less threatening perception of Chinese imperial aims, which are still well remembered, and feared, by all of Chinas neighbors. Beijings adoption of this policy does not mean that it reacts passively to what it considers to be provocations. Occasionally, China sends pointed messages to the U.S. to undescore the fact that the Chinese dragon is not a paper dragon. This occurred with the ASAT experiment on 17 January, 2007, when an old weather satellite was destroyed by a Chinese direct kill missile. 3 It happened again when China demonstrated its cyberwar capabilities. Chinese anti-satellite preparedness, which endangers the space defence system so vital to American military power, continues to raise alarm in strategic circles. Similarly, a Chinese Song-type submarine approached an American aircraft carrier group and caused an embarrassed U.S. Navy to have to admit that it had not sighted it in a timely manner. The great advantage of the first strategic option, which relies on the exploitation of the security blanket provided by the American unipolar system, is that it allows the Chinese to carry out their soft power and the Beijing Consensus efficaciously. 4 The latter has allowed China to attain huge economic and political success vis--vis ASEAN countries, North Korea and, in general, the entire Third World.
Elizabeth Economy, China Missile Message, Washingtonpost.com, January 25, 2007, p. A25. In contrast to the Washington Consensus, which imposes political conditions (such as the defence of human rights) on economic relations, the Beijing Consensus clearly separates economic and political matters and allows China to have relations with the most ferocious dictatorships, exploiting the competitive advantages resulting from its more casual approach compared to that of the west.
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Specficially, it has mitigated apprehensions about the rapid growth of Chinese military power and therefore prevented Chinas neighbors from coalescing around the U.S. for protection, thereby creating anti-Chinese alliances. With time, Chinas attitude is changing. In the tradition of the Zoellicks Doctrine, it is increasing its participation in international operations backed by the UN Security Council. In addition, China is beginning to acknowledge that it is thanks to the existence of rules and acceptable standards of behavior that it can benefit from its foreign investments fully and safely. This has happened especially in Africa, where Chinas support of ferocious and corrupt dictatorships has earned Beijing the accusation of pursuing a neo-colonialist policy. Furthermore, the invasion of Chinese low-cost manufactured goods worldwide makes China look like an economic imperialist. The only way China can defend itself from these charges is by rigorously abiding by the rules of the WTO. 2. The second option consists in decreasing Chinas maritime vulnerability and designing a strategy for the defence of Chinese foreign interests. The vulnerability of Chinese raw materials and manufactured exports can be decreased, at least in part, with the construction of an infrastructure network that would end Chinas territorial isolation from Siberia and central Asia on the one hand, and from the Gulf of Bengal and the Arabian Sea on the other. China is surrounded by deserts, mountains and jungles. It is constructing roads, railways, gasducts and oilpipelines across Myanmar, Afghanistan, Pakistan and Kazakhstan. The feasibility of a great navigable channel through Malaysia, which avoids the Strait of Malacca on the north, is under examination. Commercial ports in Myanmar, the Gulf of Bengal and in Baluchistan on the Arabian Sea are being completed and will provide a base for military ships. Finally, China has acquired port-rights in Sri Lanka and Bangladesh, and is carrying out work in a number of the Spratley Islands in order to transform them into bases for use in naval operations taking place towards the Strait if Malacca. When this infrastructure will be fully operational, China will be considerably less strategically vulnerable. China is rich in raw materials and is capable of satisfying the needs of the PLA, if not of the economy, in case of a prolonged conflict. In other words, it is not in the same situation as pre-World War II Japan, which became strangled by the oil embargo imposed by the U.S. in retaliation for Japans invasion of Manchuria. Notwithstanding all of its possible commitment in the field of voluntary geographic infrastructure, China will remain vulnerable, for two reasons: the lower costs of maritime transportation compared with land transportation, and the concentration of Chinese industry on its southern and eastern coast. Therefore, while the option of a lessened vulnerability is certainly important, it cannot be decisive. Among other things, it will not guarantee the safety and security of Chinese foreign interests, a topic on which Beijing has apparently not produced any strategic policy statement, except for the abovementioned Chinese propensity to increase its participation in international organizations and its involvement in peace-keeping UN operations. This choice is aligned with the doctrine of Robert Zoellick, who believes the U.S. should involve China as much as possible in building and managing the new world order, and that Beijing should become a responsible stakeholder in it. Nevertheless, China intends to keep all its options open. This explains the ongoing strengthening of its land forces and the fact that the White Book on Chinese Defence dated December 2006 attributes the same importance to the mechanization and the informatization of the PLA.

3. The third option involves Chinas very long-term decision to challenge U.S. power and to independently guarantee the protection of its SLOC and foreign interests, including Chinese companies the Chinese diaspora. To achieve this, China must firstly demonstrate that it can create a network of international alliances -even before rearming to the point of reaching superiority or at least a reasonable level of parity with the U.S. This is the most delicate and difficult issue for Beijing. In fact, the two elements of Chinas two-pronged strategy -military strengthening and regional and global cooperationare inherently contradictory. An effort in the domain of hard power risks neutralizing a similar one in the area of soft power, an area where China has achieved considerable success. A massive rearmament, with the development of aircraft carrier and amphibious groups, would immediately alert Chinas neighbors and probably lead them into the arms of the U.S. It is not inconceivable that Russia, which feels threatened in central Asia and Siberia, would side with the U.S. in an attempt to counter the Chinese. The SCO (Shanghai Cooperation Agreement) does not represent a strategic alliance between Moscow and Beijing; it is a means for the attainment of incompatible objectives: Russia sees it as a vehicle for countering Chinese initiatives and influence in central Asia (and in the Maritime Provinces), while China views it as a way of gradually increasing its influence in ancient Turkistan, as far as the Caspian Sea, which has traditionally been under Beijings influence. Naval parity between China and the U.S. and its allies cannot be limited to only one ocean, either the Indian or the Pacific. It must simultaneously involve both, given the U.S. Navys global capabilities and its ability to act regardless of the availability of bases (it does, however, dispose of bases near China: in Japan, Guam and Diego Garcia.) Finally, the construction of a fleet capable of contrasting the U.S. Navy would require generations and would absorb considerable resources at a time when China faces growing social costs and impending environmental disasters. 5 Its decision to embark on a major naval rearmament and long-range air strike capability would trigger reactions on the part of the U.S., Japan, India and the ASEAN States. The U.S., on its part, will be able to rely on European support far more than in the past: French and British thinking converge on the issue of providing global support to the U.S., although maybe not on the concept of a global NATO. Even Moscow, which is psychologically conditioned by memories of the yellow threat and the golden horde, would be alarmed by the growth of Chinas power. In this case, Russia would, at the very least, remain neutral vis--vis Europe, because it realizes that it would be the real victimof a Chinese victory. A western victory would force Russia to open itself to market liberalization and to a general Europeanization. As already mentioned, China is keeping all of its options open. The indecision shown by its strategic leaders is mirrored in the indecision regarding the construction of an aircraft carrier. To date, China has purchased four: two from Russia, one from the Ukraine and one from Australia. The latter has been demolished, the ones from Russia have been converted into floating restaurants and casinos. The fourth, the Varyag, is under construction in the Yellow Sea. It is still uncertain if it will be made operational or transformed into a floating leisure center and anchored in a port. Nevertheless, China has purchased from Russia about 30 fighter-bombers capable of operating from an aircraft carrier. It therefore disposes of trained naval pilots. In case of a Taiwan emergency, China does not need an aircraft carrier, because the islands western coast is only 110-250 kilometers away from the mainland. Therefore, it is more convenient and safe to
5

Jim Yardley, As Water Vanishes, Can China Cope?, IHT, September 28, 2007, pp. 1 and 6.

use land-based aircraft, with the possibility of in-flight re-fuelling. The construction of an aircraft carrier would clearly signal Chinas adoption of a post Taiwan strategy. This would inevitably create apprehension. It would trigger a reaction on the part of the U.S. and the states belonging to Chinas containment belt, which is organized by the U.S. in eastern and southern Asia. Naturally, once China adopts this policy, it will not be able to stop at one aircraft carrier; it will need at least six-eight. Let us not forget that India will soon have four aircraft carriers and Japan is building ships that it modestly calls helicopter-carrier cruisers, but that actually are mini-aircraft carriers capable of transporting the future JSF/F35B. In effect, Chinas adoption of the third option would be reckless. It would be a measure of last resort which, in addition, would not solve its long-term militarily inferiority. But there are three reasons why China has not abandoned this option. The first is that, on account of its extraordinary and glorious traditions, China considers itself to be exceptional like the U.S. and, sooner or later, will want to play a greater world role. The second is the growth of anti-Americanism and of intolerance towards global American hegemony. This affords China interesting opportunities for filling the gaps left by American power, in the same way that China took advantage of Japans economic crisis in the last 15-20 years. The third is Chinas demonstrated ability to take military initiatives even when it is in a position of great inferiority, as happened in Korea in 1950. Those who disagree with this third argument believe that Beijing decided to attack Korea only as a result of strong Soviet pressures it could not ignore. Chinas most probable line of strategic action, then, should be a combination of the first and second options, perhaps as it waits for the U.S. to wear itself out internally and therefore decrease its presence in the Asia-Pacific. This, however, is an unlikely event, notwithstanding the disappointment felt by American public opinion for the prolonged war in Iraq. Chinas current rearmament and the resulting increase of its military budget would, in effect, be automatic events spurred by economic growth rather than the result of a geopolitical vision of its future. Naturally, Beijings caution, which borders on acquiescence, could quickly change if it felt humiliated and pressured by Washington, as happened in 1995, when President Clinton sent two aircraft carrier groups to the Strait of Taiwan, or if a trade war were to break out between the two countries, which could be more likely today because of the growing propensity to bash China among U.S. Democrats, who represent the major party in Congress today. Chinas current rearmament is impressive in absolute terms for the past 15 years it has grown at approximately 15% per year- but not in relative terms. As a percentage of GNP, the PLAs budget is about 1.7%-2.3% (these figures must be viewed with caution, given the difficulty in assessing their actual purchasing power), compared to the 4% of the U.S. In addition, the technological level of Chinas armaments industry continues to be poor. This, rather than the overall economic situation, is the single greatest factor limiting Beijings ability compete militarily with the U.S. and its allies, at least in the next two-three decades, regardless of the strategy the Chinese will actually adopt.

2. The Growth of Chinas Economy and of the Chinese Defence Budget The extraordinary growth of the Chinese economy has allowed for consistent increases in the defence budget as of 1996. Economic growth had very much decreased, in absolute terms and in relation to GNP, starting in 1979, with Deng Xiaopings great reforms. The fourth modernization, in the military domain, was considered to be less important or, at least, less urgent, because of Dengs threefold belief that the USSR was in the grips of a crisis, that the U.S. was destined to decline and, in any case, that is was objectively allied to China. In Dengs, opinion, time was on Chinas side. In 1979, the PLAs budget amounted to 4.3% of GNP; in 1996, to 1.1%. In 1996, as we have said, the increase in the PLAs budget was greater than the increase in GNP. Since then, military expenditures have regained some strength, reaching 1.7%-1.8% of GNP. With extra budget funds, they now reach 2.3% of GNP. According to some, the military budget already represents 3% of GNP. As always, data is manipulated according to ones objectives and what one wants to demonstrate. Calculations are always risky and debatable. They should be disaggregated at a lower level. This is difficult to do even with NATO data. The Pentagon estimates that Chinese military spending is $85-$125 billion, SIPRI believes it reaches $188 billion, and in Beijings official budget, considering the dollar/yen exchange, funds earmarked for the PLA amount to a mere $45 billion in 2007. As mentioned earlier, the 1.7%-1.8% refers to estimates in MER, not in PPP; for the PLA, this is certainly different from the PPP of family consumption as measured by the World Bank. In addition, it refers to the official budget and, therefore, does not take into account the PLAs innumerable other sources of extra budget funding. Some experts 6 have suggested that the most pragmatic way to proceed would be to double the official budget in order to include both the defence extra-budget funds and the difference in purchasing power between the dollar and the yen. Notwithstanding its simplification, this method seems to be the most logical, also because we do not know what the military inflation rate is, although we can surmise that it is different from what it is thought to be. These considerations are only relatively important in assessing Beijings military power, especially in terms of its capability to project power abroad. In fact, expenses estimated for the defence of the homeland which are based on the concept of a prolonged peoples war- and more specifically those earmarked for paramilitary forces, should not be considered, although they are certainly capable of guaratnteeing the defence of the Chinese homeland. On the contrary, mobile forces are poor, as shown by the defeat experienced by the PLA in 1979, when China attacked Vietnam and, after an initial penetration, had to retreat ruinously because of the collapse of logistical support. Assessing Chinas actual power projection capability, especially in relation to Taiwan, would be crucial. This would help us understand the probability of a Chinese armed attack on Taiwan, the PLAs ability to contrast a U.S. armed intervention in the island, etc. It is interesting to analyze the reasons for the PLAs budgets initial drop and later increase. The decrease in the 1980s was certainly due to the progressive weakening and eventual disappearance of the Soviet threat. It also stemmed from the primitive state of the Chinese armaments industry (with the exception of the Information Technology, missile and space sectors). This counselled against filling arsenals with arms that would have quickly become obsolete from the rapid technological progress of
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David Shambaugh, Calculating Chinas Military Expenditure, Report to the Council on Foreign Relations, New York, June 25, 2002.

Chinas potential adversaries. A third reason originated with the PLAs global strategy for the defence of the homeland conceived by Mao Zedong. A technologically superior adversary could not be stopped with a frontal defence, but only with an asymmetric strategy, which would have resulted in a prolonged territorial war. The latter would have worn out the enemy to the point of makig him retreat. This strategy did not require modern arms, but could have been carried out with rustic, light armaments, and with the possibility of manufacturing ones own munitions locally, in small quantities and manually. It was therefore fully compatible with the low technological level of Chinese industry. Chinas geopolitical-geostrategic and technological-economic-financial situation has changed dramatically in the 1990s and is continuously improving. The first because of Americas distraction caused by the war on terror, and growing anti-Americanism in the world. Beijing is well aware that, if threatened by its increased military might, Asian states would turn to America. Secondly, Chinas technological level has grown alongside its financial resources, especially after Chinas entry into the WTO. From a geopolitical perspective, the disappearance of the Soviet threat and the lack of other land threats, have eliminated the necessity of a peoples war. They have likewise allowed for a considerable reduction in the PLAs organizational apparatus and in the number of on-duty military personnel. Conscription is still in place, but the army is also comprised of a growing number of volunteers, which represent about 50% of the total. Elite groups airborne, amphibious and special forces- are entirely professional. Priority has shifted to mobile maritime borders and to power projection capability beyong land borders, especially at a regional level, but also in theaters of operation that are distant from China, including UN-backed peace-keeping operations. From a strategic-operational perspective, it has therefore become imperative for China to improve the technological level and strategic mobility of its forces. It has done so with the acquisition of arms and technologies from abroad and with the consolidation of its military industry, in order to offset its dependence on imports. This is necessary in order to fulfill its great power status ambition, and to be recognized as the major force throughout central Asia in the short term, and in all of Asia in the longer term. China has evolved from a local to a regional power, while maintaining global interests. But from a geostrategic point of view, there is a big difference between being a regional Asian power and a global one. The positive trade balance and the size of currency reserves, the largest worldwide, would allow China to purchase tens of billions of dollars of armaments every year. 7 If it does not, it is because it does not consider it necessary, or because it prefers stimulating the growth of a domestic defence industry, thereby decreasing the dependence of its own armed forces from abroad. In fact, the purchase of armaments systems was limited to about $1 billion until 2000, and has doubled since then. China is the largest importer of arms in the world: $12 billion from 1998 to 2005. Imports originate almost exclusively from Russia. A final reason for Chinas limited arms imports (limited in relation to the needs of the PLA) is that the arms Russia makes available to China are technologically dated compared to the Wests most modern armaments. On the other hand, large western defence industries, including those of Japan and Australia, which in the mid-1990s revoked the 1989 arms embargo against China triggered by the Tienanmen massacre, do not export to China their most sophisticated and technologically advanced arms for security reasons and also for fear of American reprisals. An analysis of the political-strategic implications of a considerable increase of Chinas military budget should be based on the assessment of the actual operational capabilities that would be achieved.
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Dwight Parking, Chinas Economic Growth: Implications for the Defense Budget, in Ashley Tellis and Michael Wills editors, Strategic Asia 2005-2006: Military Modernization in an Era of Uncertainty, Seattle: NBR, 2005, pp. 362-385.

Naturally, this would depend on the areas of investment and on financial priorities. If investments were focused on fast cost areas, including salaries, pensions, health and social insurance, even the impact of a considerable increase would be negligible. But if investments were made in supply, research and development and in the improvement of the technological and industrial base, the strategic consequences would be important. Furthermore, producing armaments in China would create an acceleration and multiplication effect that would impact Chinas overall industry. 8 The spin-off effect from military expenditure would be especially positive. In fact, one of the major challenges China must face is the technological improvement of its industry. Today, it is insufficient: the high-tech component of Chinas exports to Europe is only 14%, compared to 54% of European exports to China. Realistic analyses should also include the efficiency of investments. To this end, the level of competition existing among companies (at least in relation to systems and subsystems) and the PLAs actual freedom to choose its suppliers without social constraints, are crucial. The PLAs General Armaments Division has made considerable efforts to introduce elements of competition in the military industrys orders, with the aim of stimulating its technological growth and productivity. The attainment of this objective, however, is very difficult because of the scarce efficiency of state industry and the inexistence of a military-industrial complex that is subsidized and priviledged compared to the rest of the economy, as was the case in the USSR. Obviously, an analysis of the effects that a sustained -and, in effect, lessened- growth of the Chinese economy can have on the defence budget is unfeasible and unreliable. Inflation growth, on the other hand, could make a difference. Inflation has started rising and reached 6.5% by mid-2007, forcing the Chinese Central Bank to take drastic steps. It could block high increases in military spending, which is inflationary by nature. Military expenditures inject money into the market, thereby stimulating supply, but do not make available products that have a calming effect on prices. Interest rates have increased almost by two points, resulting in more selective investments and consumption. Rather than focusing on its armed forces, China is currently strengthening its position in the mining industry and in the trade of manufactured good. To this end, it recently decided to invest $200-$300 billion, which represent one sixth of Chinas currency reserves, to purchase industrial assets overseas. This operation could have the purpose of decreasing the vulnerability of its considerable currency reserves in the face of a possible drop in the value of the dollar. But one wonders what effect an operation of this magnitude would have on the structure of the world economy and on the dependence that many countries would develp on China. This would certainly have an enormous impact if it were inspired by a precise strategy aimed at increasing Chinas political-strategic influence, and not if it were driven by economic considerations. For this reason, following in the footsteps of the US and Germany, almost all western countries have placed conditions on the acquisition by China (as well as Russia and other oil-producing countries) of their domestic companies. China already represents the center of gravity of eastern Asias industry; by assembling components and sub-systems produced in the region, it could play the same role on a global level. It could also improve its technological base through a selective acquisition policy of companies which have the technologies it needs. Naturally, the U.S. and the west in general would not allow this. Protective measures on their part have already triggered a Chinese and Russian counter-reaction, which limits western investments in these two countries. In the short term, an economic war, which is much more likely than a military confrontation, is already developing especially in Africa and South America, while it is evolving in central Asia between China and Russia.

Fabio Pamolli, Andrea Paci e Massimo Riccoboni, Sicurezza, Innovazione e Crescita, AREL- Il Mulino, Bologna, 2004.

Beijing would increase its economic and, consequently, also its political influence worldwide by creating dependencies which other countries could not afford to ignore, rather than by conquering them through the purchase of economically strategic assets. It is no coincidence that many governments, including European ones, have defined the technological-industrial sectors they feel need to be kept domestic in order to protect their economies from the massive acquisitions that China and Russia are able to conduct thanks to their extensive reserves. The measures taken are similar to those that the U.S. adopted vis--vis Japan in the 1980s (notwithstanding the fact that Japan was its crucial ally). It is only logical that in the face of such a potential industrial-financial tsunami, other countries especially Europeans ones, which are more exposed and vulnerable- would determine which sectors of their economies cannot be put up for sale. 9 These measures should be coordinated between the U.S. and Europe. Identical policies to this end must be adopted especially within the EU by member states. Huge Chinese, Russian and Arab investments could profoundly change the international division of labor, inflicting a mortal blow to states that have not adapted their structures and norms to the new challenge. Some countries, including Germany and Sarkozys France, are examining the problem and creating bodies to design and manage policies in these fields. Some experts see these steps as sewing the seeds for a very real and tough economic war, although it would be carried out within the framework of international law and especially of the WTO. Individual countries protectionism would inevitably increase, thereby damaging overall globalization and its beneficial effects. This would probably occur starting in 2008, with the expiration of the measures protecting European markets, which were agreed to by China and the EU. Proposals of high tech Colbertism advanced in Italy seem to be justified. A National Economic Council should exist alongside a National Security Council to coordinate economic security policy (including both active and passive measures), starting with energy issues and encompasing high tech industries. The new game for world supremacy will therefore be achieved only through soft power and the use of economic-financial means. For this reason, the increase of Chinas military balance should be considered of marginal importance and certainly not decisive. Only the U.S. can counter the Chinese economic offensive. Although Europe has surpassed the U.S. in the volume of trade with China, the U.S. alone can continue imposing on China burdensome conditions in order to limit any damage to Americas autonomy. The U.S. and China are greatly interdependent: China exports to the U.S. masses of low-cost products and low level technology (except for components exported first to China by the U.S. and other ASEAN countries) but uses part of the income to buy U.S. Treasury Bonds, thereby giving American consumers the possibility to keep buying Chinese products. If this virtuous cycle (it can also be seen as a vicious cycle, given the size of the U.S. deficit) came to a halt, a world economic crisis would result, and only the U.S. and China would survive (Russia might also survive thanks to its raw materials). This in turn could either produce great tension between Washington and Beijing or a strengthened cooperation. The latter is more likely, as implied by the conclusions of the USA-China Economic Strategic Dialogue Forum held in mid-May 2007. 10 Rather than creating a bipolar world, this eventuality would generate a Chinese-American imperial duopoly. This possibility is taken seriously in Tokyo, Moscow and New Delhi. It is instead

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Francesco Scisci, Chi ha paura della Cina?, ed. Le Grazie, Milano, 2007. China, US: The Strategic Economic Dialogue as a Tool for Managing Relations, STRATFOR, May 22, 2007.

almost completely ignored in Europe, although it could become very influential in the future of the EU. Chimerica is an increasingly likely event. A world economic crisis could accelerate its birth. 3. The Relativization of Chinese Military Budget Increases Increased military spending translates into greater political-strategic capabilities only if military power is actually exploitable and answers specific strategic needs. The purchase of superior aircraft and blue water ships in the event of a peoples war (or a strategy that only envisions participation in peacekeeping missions) would only marginally increase military capabilities and result in any political relevance. On the contrary, increased military spending would prove to be highly effective if it were aimed at the capability to project power abroad in high-density and high-technology air and land operations, and against an enemy with highly technological forces. Therefore, as we said earlier, rather than analyzing the increase in the military budget, one should examine the increase of the various components, differentiating between fast expenses, which are short-lived, and slow expenses. The latter have a cumulative effect on the entire time that an arms system is in service and its technology remains operationally effective. It is impossible to conduct this kind of analysis because of the low level of disaggregation of the Chinese military budget. Beijings recent promise to the UN to increase the transparency of its military budget should make this easier in the future. The size of the military budget is an insufficient indicator of a countrys military capabilities and especially of its strategic intentions. They depend on the priorities given during the allocation of funds, on the symmetric or asymmetric doctrine one wants to pursue and on the geopolitical context in which one operates. In the case of China, a decisive factor is the economic and political cost it will have to pay in the event of a military confrontation -even a limited one- against the U.S, for example in Taiwan or by simply abandoning its smile policy and peaceful development policy. This would trigger an anti-Chinese reaction and lead all eastern and southern Asian countries into the American camp. China could choose between two options: the first is to continue pursuing its current strategy of peaceful development, thereby avoiding major contrasts and confrontation with the rest of the world, and especially with the U.S. In this scenario, the Chinese military budget would gradually increase from todays 1.7%-2.3% to 3%-3.5%, in order to maintain the current balance of forces in the AsiaPacific system. Considering that in the next 5-10 years the Chinese economy will grow on average at 7% per year, the GNP will increase by 40% in 5 years and will double in 10 years. The PLA budget (reference is made here to the official budget, which was $45 billion in 2007), should reach $100 billion by 2012 and about $140 by 2018, if the current yuan-dollar exchange rate (7 yuan to one dollar) remains substantially unchanged. The Chinese defence budget would reach $200 billion in 2012 and $280 in 2018 if it were calculated in PPP (with reference to the Pentagon budget) and if the doubling rule were applied. The worst case scenario would consist of a global military confrontation with the U.S. and its allies as well as an arms race by the Asia-Pacific system. In this case, China could increase military expenditure to about 5%-6% of GNP without much impact on its economic growth. That would raise the PLAs budget to about $150 billion in 2012 and $250 in 2018. The fact that such a great increase in military spending would not affect economic growth is due to the size of underutilized productive factors such as work force and capital. In fact, this increase could actually stimulate growth rather than

restrain it. There would therefore be no contrast between butter and cannons. On the contrary, if limited to certain Chinese macroeconomic factors, it would result in a win-win strategy, similar to that pursued by south Korea in the 1960s. But this is an unlikely course, 11 given the unsatisfactory technological level of Chinas armaments industry and the limited size of a highly specialized work force, which is necessary not only for a a modern armaments industry but also for the development of technologically advanced Armed Forces. The unlikeliness of this option is also driven by the negative economic, political-social and international repercussions that a confrontation with the U.S. would have. Although it would absorb the consequences of an increase in military expenditures and might even benefit from it, the Chinese economy could suffer indirectly. This would result in a nationalistic attitude towards its neighbors and the U.S., and would lead to protectionist reactions and to interference and obstruction of Chinas use of the SLOC, that are so indispensable for the supply of raw materials and trade. Countries belonging to eastern and southeast Asia would block their investments in China and would withdraw their money from Chinese banks. They would try to diversify their trade relations, redirecting them especially towards India, which would thereby benefit industrially. This would have disastrouns effects on Chinese exports and on power relations in Asia, and would further heighten competition between Chin and India. The U.S. and Europe would limit their consumption of Chinese products and would adopt protectionist measures which, incidentally, have been demanded by Congress and the EU on various occasions. Europe would also suffer as it carried the weight of the likely depreciation of the dollar. Other economic actors including south America, Russia and the Middle East would not be able to help solve the global economic crisis that would surely follow. Chinas economic situation would further worsen with the imposition of a naval blockade by the U.S. and its Asian allies. It would badly hurt the Chinese economy especially if it were aimed at energy supplies, 12 given Chinas growing dependency on energy imports from the Gulf, Africa and south America. Chinas energy vulnerability is destined to worsen, notwithstanding Beijings efforts (including a $20 billion investment) to develop a road and rail communication network that would help diminish its dependence on the sea. 13 Only 1% of Chinese trade takes place on the silk route. Chinas long-term objective is to increase that to 15%. The attainment of this objective would have an impact on Chinas global strategy but would not be able to change it substantially, partly because of the lower cost of maritime transportation compared to land transportation. 4. Concluding Remarks The fundamental objective of Chinas political leaders is to maintain the Communist Party in power. This requires sustained economic growth and, therefore, a laissez-faire economy, which today is among the most open and globalized in the world.

Drew Thompson, China Flexes its Limited Muscles, Financial Times, September 5, 2007, p. 11. Robert D. Kaplan, How We Would Fight China, The Atlantic Monthly, June 2005, and Robert S. Ross, Assessing the China Threat, in The National Interest, Fall 2005, pp. 81-87. 13 Raphael Minder and Isabel Gorst, Rebuilding of Historical Asia Trade Route Agreed, Financial Times, September 19, 2007.
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Their second objective is to have China regain the role it traditionally played in Asia, and extend it to the rest of the world. Geopolitically, China has already evolved from a local to a regional power and is also adapting to the requirements of becoming a political-strategic global power. For example, it is increasing its participation in UN operations. Chinas economic influence, which is already global, is driving its political influence. The fulfillment of both these objectives relies on continuous and consistent economic growth. This is necessary also to ensure the well-being of the population and guarantee internal cohesion. Without these premises, the PCCs legitimacy would be eroded. It would have to resort to nationalism and repression, thereby abandoning its strategy for a harmonious society. In the current regional and global scenario, China can attain these objectives more easily with soft power 14 than with an aggressive policy or a hastened rearmament, which would inevitably have a boomerang effect. Soft power has afforded Beijing considerable successes, especially at a time when the U.S. is distracted by the war on terror and pays little attention to Chinas growing commitment in the Gulf, Africa and south America. Chinas influence has also increased in central Asia, where Beijing has turned to the SCO (Shanghai Cooperation Organization) to counter the secessionist and terrorist tendencies of the Uigure minority in the Xingiang and to access the important energy resources of the region via land routes. The Chinese believe this area belongs to their traditional region of influence. The silk route, which has now become the oil route, extends from the Xingiang to the Caspian Sea. This inevitably hinders cooperation between Russia and China, since Moscow too wants to have control of raw materials in central Asia. Russia fears being ousted from the region by China and consequently losing control of resources. It also fears Chinese pressure on eastern Siberia. It would prefer that energy supplies heading to China transit across Russian soil and be transported by the Russian energy companies, Gazprom and Rosneft. This is the major bone of contention between China and Russia, and it surfaced clearly during President Hus visit to Moscow: agreements on energy supplies and armaments, which had been approved at the technical level, were not signed. It is likely that tensions between Moscow and Beijing are a result of Chinas demographic and economic pressure in eastern Siberia and in the Maritime Provinces as well as of the competition for energy resources in central Asia. For this reason, the SCO is severely limited. It will not become a Eurasian alliance. It can replace the APEC or the SED (Strategic Economic Dialogue) between China and the U.S. The possibility of Chindia is also a myth. The two Asian giants are structurally inclined to compete, not cooperate. Beijings support to Islamabad and the increase in Islamic and secessionist terrorism in India, coupled with the strategic accord between India and the U.S., further worsen relations between the Indian elephant and the Chinese dragon. The most probable geopolitical scenario is Chimerica (China and America), resulting from the conclusion of fundamental agreements between China and the U.S. aimed at developing and then managing the new world order based on globalization. The 21st Century will not be an Asian, but a Pacific century, characterized by American preeminence. Even the most accurate hypotheses about the growth of Chinese military capabilities have limited importance, at least for the next two or three decades. Chinese economic power will be more dangerous than its military might because it will increase Chinese influence worldwide. It is not economic considerations that are restraining the great growth in Chinas military budget but the backwardness of the Chinese armaments industry (except in certain asymmetric sectors such as ASAT, cyberwar and underwater capabilities). Beijings determination to avoid contrasts with the U.S. and to
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Gill Bates and Yanzhong Huang, Sources and Limits of Chinese Soft Power, Survival, Summer 2006, pp. 17-36.

frighten its neighbors, which would neutralize all benefits reached to date through the use of soft power further explain its decision to hold back on military growth. An exception to this is the issue of Taiwan, which touches the most sensitive chord of Chinese pride and prestige or, as Tucydides said, of its national honor. Pragmatism has always prevailed in other fields which could potentially trigger American resentment. This attitude is fuelled by a reasonable analysis of the economic costs of a possible conflict and of the reactions of Chinas neighbors. Beijing demonstrated this flexibility in the case of the US-BMD bombing of the Chinese Embassy in Belgrade, of the EP-3 landing in Hainan, of the Iraq war, etc. Chinas moderation in these instances did not only stem from the awareness of its military inferiority, of its vulnerability in the face of U.S. economic sanctions and of its focus on huge social, economic and environmental problems. 15 It is the result of a very rational and sophisticated line of thinking, which was clearly stated by president Jiang Zemin in 1995 and was later confirmed by President Hu Jintao, and aims to develop a harmonious society domestically, and to strengthen Chinese capability, power and influence in the world, foremostly in Asia. 16 This strategy is based on the belief that time is on Chinas side and that important advances can only be achieved through soft power, and not through the potential or actual use of force. In the event of direct military confrontation, China will not be able to counter the military superiority of the U.S. and its allies in the western Pacific and the Indian Ocean, at least for the next couple of decades. Hypotheses of a military confrontation between Beijing and Washington do not take into account the latters ability to profoundly impact China by, for example, threatening it with embargoes or implementing protectionist measures. Rather than triggering a military reaction, a strong Chinese rearmament could lead the U.S. to attack China where it is most vulnerable: in the economic field. U.S. emotional reactions vis--vis China (generally referred to as bashing China) are much more likely now, with a predominantly Democratic Congress, and would be similar to the bashing Japan policy of the 1980s. In short, collaboration with the U.S. is convenient for China. It may be the only way for China to become a global great power in the second half of this century. China has the financial means necessary for a major rearmament. Paradoxically, whether this will actually translate into the actual growth of military capabilities does not depend on sustained economic growth. Instead, it could be driven by an economic crisis threatening the power base of Chinas ruling class. In that event, it would be forced to stimulate nationalism and would probably shrewdly tap national pride by reminding the Chinese of the century of humiliations. Finally, it would likely utilize external successes to consolidate its domestic legitimacy. This would result in the abandonment of the peaceful development policy and the adoption of an aggressive stance extending from Taiwan in the south China Sea perhaps as far as the Sekudu Islands further north. In all cases, Beijing would inevitably provoke harsh reactions on the part of the U.S. and Japan and probably of India and the ASEAN countries. This is another good reason for inducing China to become an authoritative and responsible actor of the new international order, according to the Zoellick Doctrine.

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Kay Moeller, The Beijing Bluff, Survival, Jan-Feb 2007, pp. 137-146. Francis Fukuyama, Re-Envisioning Asia, Foreign Affairs, Jan-Feb 2005, pp. 75-87.

This is not only in the interest of China but also of the U.S. The sine qua non for the creation of a new bipolar order based on cooperation and not on competition, as happenend in the past, is in place. A direct Chinese-American confrontation could become possible only in the next 20-30 years. Only the unlikely precipitation of the situation in Taiwan could modify this outlook. But all indications point to the fact that the islands independence movement can be kept in check. First of all, because of American pressure. Washington has confirmed its support of Chinas principle of unity and of the need for Taiwan to be peacefully reunited to the mainland. It has energetically advised Taipei not to provoke Beijing, has doubted an American intervention in defence of Taiwan and encouraged it to increase its self-defence capabilities. It is no wonder, then, that the Pentagon and the White House voiced strong protests when Taiwan refused to increase its defence budget and declined to acquire about ten diesel submarines which would be crucial to counter a naval blockade by the PLAN and to guarantee sea control of the Taiwan Strait (which, in turn, would be crucial in providing logistical support in case of an amphibious invasion). On the other hand, Taiwans entrepreneurial and commercial interests with China, and the patriotic interests of the Kuomintang Party, which is drawing increasingly close to China, make a potential worsening of relations with China very costly. Beijing is pursuing its objective of isolating Taiwan internationally calmly and cautiously, but with great determination. Internally, it is supporting antisecessionist forces, eroding the authority of President Chen and backing the retun to power of the Kuomintang. Naturally, one should view Chinas growing military capabilities with hesitation, especially in the technological field, where current embargoes must be kept in place. This is particularly true in relation to technologies used in power projection. This objective will be difficult to fulfill. The EU is pressuring the U.S. to not oppose lifting Europes arms embargo to China, which would have probably already been lifted if China had not approved the anti-secession law in 2005. Furthermore, the transfer to China of U.S. and European high tech company subsidiaries makes it increasingly difficult to control dual use technologies, which can generate a spin-in that would automatically benefit the Chinese military industry. This would defeat the purpose of the embargo, prolonging American global strategic superiority, which is at the base of the unipolar order that is criticized by many, but whose maintenance is in everyones interest. It is especially in the interest of China, which greatly benefits from it.