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La Giornata

* * * * * *
In Italia Nel mondo
NewYork. LIraqpassatoinsecondopia-
no. Il rifiuto iraniano di fermare larricchi-
mentodelluraniononfanotizia. Lannuncio
atomico della Corea del nord non interessa
nessuno. I premi Nobel vinti in due giorni
come se non ci fossero mai stati. Perfino la
strage nella scuola hamish riceve copertura
minima da parte delle televisioni. Il circolo
politico e mediatico dAmerica in questi
giorni discute solo di Mark Foley, il deputa-
to repubblicano della Florida colto a scam-
biare e-mail e istant message semierotici
con un page, uno stagista diciassettenne
della Camera. Foley si dimesso allistante.
Lattenzione si spostata su Dennis Ha-
stert, il leader repubblicano alla Camera,
sfiorato dal dubbio
che da tempo fosse
stato avvertito della
morbosa attenzione
di Foley verso i tee-
nager di Capitol Hill.
Lo dice lex assisten-
te di Foley, anche lui
gay come il boss, ma
Hastert nega, am-
mettendo soltanto di
essere stato a cono-
scenza di uno scam-
bio di mail amiche-
vole, non erotico,
tra Foley e lo stagi-
sta. C chi dice che
il page, allepocadel-
loscambio, fossediciottenne, inogni casodi
unet in cui le scelte sessuali sono consen-
zienti. Altre fonti giurano che ci siano altri
tre stagisti nelle stesse condizioni, mentre
Drudge Report sostiene che lo scambio di
messaggini era una burla finita male or-
ganizzata da tre stagisti. Alcuni repubblica-
ni denunciano arditamente una cospirazio-
ne liberal nei loro confronti, svelando che il
sito Internet che ha pubblicato i messaggini
finanziato da George Soros.
Il puntocheormai noncontapisapere
che cosa sia successo davvero, perch il ca-
so Foley, insieme con i numerosi episodi di
corruzione, ha preso un volo impossibile da
fermare, un po come avvenne nel 1994,
quandolamaggioranzademocraticafuspaz-
zata via dallo scandalo bancario e postale
che aveva coinvolto la leadership democra-
ticadel Congresso. Lunicabruttanotiziaper
i democratici che la probabile vittoria del
7 novembre alle elezioni di met mandato
sar da accreditare al sexgate di Foley, non
al referendum su Bush.
La spiegazione di David Brooks
Un sondaggio circolato gioved al Con-
gresso dice che se Hastert rimane leader , a
novembre i repubblicani perdono 50 seggi;
se si dimette la sconfitta si limita alla perdi-
ta di 20 seggi, in una situazione in cui ai de-
mocratici di Nancy Pelosi sufficiente con-
quistarne 15 per avere la maggioranza. Lon-
da lunga dello scandalo rischia di far per-
dere al Grand Old Party anche la maggio-
ranza al Senato, ma pi difficile. Il motivo
questo: una parte dellelettorato conserva-
tore potrebbe non andare a votare, disgu-
stata da ci che succede a Washington.
I repubblicani provanoasminuirelapor-
tata dello scandalo, anche se alcuni opinio-
nisti chiedono apertamente le dimissioni di
Hastert. BushsostieneHastert, lFbi indaga,
lecommissioni interneal Congressoprovano
a capire se qualcuno ha coperto la pericolo-
sit di Foley . A Washington tutti sapevano
cheil deputatofossegay, sebbenelui nonla-
vesse mai ammesso. I commentatori si chie-
dono come mai i messaggini di Foley abbia-
nocreatoquestoputiferio. I liberal puntano
sullipocrisiadei conservatori, bacchettoni in
pubblico, peccatori inprivato. Altri sostengo-
no che il clamore nasca dal fatto che i con-
servatori credono davvero alla loro retorica
moralistica, ecco perch molti di loro accu-
sanoHastert, eccoperchFoleysi subitodi-
messo, a differenza del democratico Gerry
Studds chenel 1983, pur scopertalasuarela-
zionesessualeconunpagediciassettenne, ha
ricevuto la solidariet del partito ed stato
rielettoaltrecinquevolte. DavidBrooks spie-
ga sul New York Times che la differenza
unaquestionedi codiceculturale. Negli anni
Settanta e Ottanta dominava lindividuali-
smoespressivo, per cui ogni comportamen-
toeraconsideratobuonopurchfacessesen-
tire bene e non arrecasse male a nessuno.
Ora per vige un altro codice culturale, se-
condoil qualegli individui nonsonopide-
finiti dallesceltedi vita, madai ruoli sociali
e dal modo in cui contribuiscono allordine
morale: Seunadultoseduceunragazzo ha
scritto Brooks contribuisce adabbattere il
tessutosocialecheuniscetutti gli adulti etut-
ti i bambini. Il casoFoley potrebbeinfluire
sulleelezioni di mid-term, manel lungope-
riodoil partitochenebeneficersarquello
capace di definire le minacce al tessuto so-
cialeedi emergerecomeil piardentecam-
pionedellautoritmorale.
BERLUSCONI: PROVIAMOACAMBIA-
RELAFINANZIARIAINPARLAMENTO.
Intervistato dal Tempo, lex premier frena
sullipotesi di una grande manifestazione
contro la manovra e fa riferimento a due,
tre emendamenti pesanti. Sul dopo Prodi,
cauto. Lalternativaungovernochefac-
cia il bene del paese, il nostro. Ma non cor-
riamo, aspettiamoevediamo. Lexpremier
negadi aver abbandonatolascenapolitica:
Chi, io? Non sono sparito. Ma dobbiamo
averechiaraunacosa. Dobbiamofarequel-
locheserveperchunasceltasbagliatapo-
trebbe ricompattare la maggioranza e non
dobbiamocommetterequestoerrore.
Il leader della Cdl a proposito dellipote-
si che lUdc corra da sola in Molise: E una
cosa da pazzi e rischia di mettere la parola
fine sulla storia della Casa delle libert.
Sar la fine della coalizione. Si aprono fe-
rite che poi non si rimarginano. Mai pi.
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A rischio i servizi nelle nostre citt.
E lallarme lanciato da Michele Scandro-
glio, segretario generale aggiunto dellAs-
sociazione Italiana del Consiglio dei Comu-
ni e delle Regioni dEuropa, sui tagli della
Finanziaria agli enti locali. Sul tema inter-
viene anche il capogruppo dellItalia dei
valori a Montecitorio, Massimo Donadi:
LUnione far bene a riaprire in sede par-
lamentare un tavolo di confronto sia con gli
enti locali che con le categorie sociali ed
economiche del paese. Dobbiamo fare mol-
ta attenzione: avevamo promesso in cam-
pagna elettorale che non ci sarebbero sta-
te nuove tasse e che limposta di successio-
ne sarebbe stata istituita solo per i patri-
moni di diversi milioni di euro.
Fuori dalla Finanziaria la norma che
vietava luso di bevande alcoliche ai mino-
renni. Su proposta della commissione Bi-
lancio, il presidente della Camera Berti-
notti ha espunto il capitolo dalla legge.
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LItaliadei valori protestaconlUlivo per la
gestionedel seminariosul partitodemocra-
ticoincorsoaOrvieto, dovelIdv nonstata
invitata. Chiusuraedisagio. Unasceltache
strideconil il nostroprogettocomuneeche
rischia di fare del partito democratico una
chimera. Scrive cos il portavoce Leoluca
Orlandoinunaletteraindirizzataal premier
RomanoProdi eai leader dei Ds, PieroFas-
sino, edellaMargherita, FrancescoRutelli.
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Napolitano: Contrastare la disparit di op-
portunit che le famiglie possono offrire ai
figli conadeguati supporti dapartedi servi-
zi pubblici. Lo chiede il presidente della
Repubblica, preoccupato per la bassa na-
talitcheaffliggeil nostropaeseechederi-
vaanchedallacarenzadei servizi asostegno
dellefamiglieconfigli.
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Mai messo il ticket sul pronto soccorso.
FrancescoStorace, exgovernatoredel Lazio
ed ex ministro della Salute, replica cos a
FrancoGiordano: Spermessodi direche
introducemmoil ticket. Unfalsoclamoroso.
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Borsa di Milano. Mibtel a 29.705 (-0,05%).
Leuro (1,2692) acquista 0,031 sul dollaro.
PER SOLANA I NEGOZIA TI CON LI-
RAN NON SONO ETERNI. Ieri le grandi
potenze del 5+1 (membri del Consiglio di si-
curezza pi la Germania) si sono riunite
per decidere se rinviare allesame dellOnu
la questione del dossier nucleare e adotta-
re sanzioni contro Teheran. Nel pomeriggio
un guasto allaereo del segretario di stato
americano, Rice, proveniente dallIraq, ha
causato un ritardo al meeting. Il ministro
degli Esteri europeo, Solana, ha ribadito
che spetta ai sei paesi decidere se giun-
to il tempo di scegliere la seconda opzio-
ne, ossia rinviare il dossier davanti al
Consiglio di sicurezza. Cina e Russia invi-
tano a lasciare aperto il negoziato ed esclu-
dono limposizione di sanzioni.
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Pyongyang deve fermare i test nucleari,
hastabilitoieri il Consigliodi sicurezzadel-
leNazioni Unite. Incasocontrario, ci saran-
noconseguenzenonspecificate.
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Continua la crisi tra Mosca e Tbilisi. Circa
200 georgiani sonostati espulsi dallaRussia
erimpatriati inGeorgia, conlaccusadi rea-
ti sullimmigrazione. La polizia, inoltre, ha
chiestoatutti gli istituti scolastici moscoviti
lalistadegli allievi di nazionalitgeorgiana,
allo scopo di individuare altri immigrati
clandestini provenienti dal paesecaucasico.
Lacrisi diplomaticanatadopoche, lascor-
sa settimana, la Georgia ha arrestato, ed in
seguito rilasciato, quattro ufficiali russi ac-
cusati di spionaggiomilitare.
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In Ungheria il premier vince il voto di fi-
ducia. Il Parlamento ha confermato il so-
cialista Gyurcsany, malgrado la sconfitta al-
le elezioni locali e malgrado le polemiche
legate alle menzogne del premier. Il voto
stato per accompagnato da una manife-
stazione di 80 mila persone: il leader della
destra, Orban, ha tenuto un discorso duro
nel quale ha chiamato gli ungheresi a ma-
nifestare quotidianamente dalle 5 alle 6 di
pomeriggio, a partire da oggi.
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Ucciso un deputato curdo a Baghdad . Si
tratta di Mohammad Reda, rapito gioved
da un gruppo di uomini armati. Gli agenti
iracheni hanno rinvenuto il cadavere nel
quartiere di al Kahera.
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In Inghilterra, lex ministro Straw scatena
la reazione islamica con un articolo su un
giornalelocale. Strawhadettocheledonne
musulmane dovrebbero togliersi il velo ne-
gli incontri a tu per tu, per favorire e agevo-
lare il dialogo tra le comunit.
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Il neopremier svedese Reinfeldt ha nomi-
nato Carl Bildt al ministero degli Esteri.
Bildt ex primo ministro conservatore (co-
me Reinfeldt) ed ex inviato delle Nazioni
Unitenei Balcani.
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Europa e Stati Uniti hanno raggiunto un
accordo sullo scambio di dati dei passegge-
ri dei voli transatlantici, allinterno di un
coordinamentodellemisureantiterrorismo.
IL FOGLIO
ANNO XI NUMERO 237 - SABATO 7 OTTOBRE 2006 DIRETTORE GIULIANO FERRARA IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + LIBRO (Abbonamento facoltativo) 8,90 ( 7,90 + 1,00)
quotidiano
Gli effetti dello scandalo Foley
Il sexgate aiuta i liberal
a vincere le elezioni, ma
rafforza la Right Nation
Le e-mail del deputato repubblicano allo
stagista travolgono la destra e svelano
il nuovo codice culturale dellAmerica
Il precedente del 1983
Roma. Il clima in cui si svolge lannuale
convegnoconfindustrialedi Capri nonpar-
ticolarmente elettrico. Non si ancora av-
vertitalenergiaprevicentina, macmalcon-
tentonei confronti del governo, perchcome
spiegaFrancescoBellotti, gicapodei picco-
li imprenditori di Confindustria, attualmente
componente del comitato di presidenza di
Confindustria, si tratta di afferrare una op-
portunit per le imprese in una fase di ri-
strutturazionedel sistemaindustrialeitalia-
no. In realt, il disagio degli imprenditori
italiani si misura su tre questioni distinte,
chefinisconoconlintrecciarsi traloro: lapri-
ma il confronto con una classe di governo
non amata, che in questo momento da
una parte offre lalleggerimento del
cosiddettocuneofiscale(cioil costo
del lavoro), dallaltra cerca con un
gioco di prestigio unpo goffo di uti-
lizzareil Tfr (trattamentodi finerap-
porto, salariodifferito, trattenutodal-
le imprese che se ne servono come una
forma di autofinan-
ziamento) per dare
unaboccatadossige-
no alla situazione del-
lInps. La seconda que-
stione: il tormentatorapporto
contemporaneamente affettuoso e
delusoconLucadi Montezemolo, presi-
dente degli imprenditori, chiamato due
anni emezzofa, comeuomodimmaginee
di conciliazione a riallineare la Confindu-
striasuunsentimentopiprossimoaquello
dellestablishment, dopo i quattro anni alla
baionetta di Antonio DAmato. T erza que-
stione: dare un senso meno pudico alla pro-
priasoggettivitpolitica, affermarla, provare
aperseguireundisegnochenonsiacorpora-
tivomaportatoredi unavisionepilarga.
Sullaprimaquestionecongiunturale, quel-
la del rapporto con il governo, dice Andrea
Riello, unodegli uomini dellascossavicenti-
na, che non c scambio possibile tra Tfr e
cuneo fiscale. Il provvedimento che taglia il
cuneogiusto, sacrosanto, inlineaconlapo-
litica gi avviata dal governo Berlusconi; il
prelievo del Tfr un problema perch sot-
traealleimprese, soprattuttoallepiccole, un
polmonefinanzario. Inrealtqualcunodice
chevi siaunatentazionedapartedei medio-
grandi di prendere le cose come sono: dopo
tuttoil tagliodel cuneounbel vantaggioper
tutti, mentreil prelievodel 50per centodi Tfr
nondestinato dai lavoratori alla previdenza
integrativa, riguardasololepiccoleimprese
cheavrannomaggiori problemi afinanziarsi.
Ma Bellotti avverte: La capacit della rap-
presentanzadevetenereinsiemetutto, diffi-
cile che i grandi non tengano conto dei pic-
coli, che sono la grande maggioranza degli
iscritti. Questosignificacheinqualchemo-
doMontezemolosarcostrettoadareunpo
di battagliaal governo.
Fare sponda col tavolo dei volenterosi
Lariachesi respiravaieri aCapri intorno
allargomentoMontezemolononparticolar-
mentefrizzante. Superatalaboadei duean-
ni di presidenza, si guardagioltreLCdM, gi
in Assolombarda, base della Confindustria
pi sensibile allantiprodismo, qualcuno si
organizza per prenotare il futuro. In prima-
vera comincer il lungo iter delle consulta-
zioni per lasuccessione. Unuomocheloco-
noscebenespiega: Labasestasinceramen-
tepensandodi ritornareaunavisionepida-
matiana. Montezemolohadelusonel suorap-
portoconil governo, ancheper viadel doppio
incarico, la Fiat sempre la Fiat. Certo c
anche un altro aspetto, che cosa far lui do-
po?. Le ipotesi sono tre: una quella che
LCdMresti nel sistema Fiat, passando dalla
presidenzadellaholdingindustrialeallapre-
sidenza di Ifil, la finanziaria della famiglia
Agnelli oaddiritturaallapresidenzadellac-
comandita, laGA, lacassafortedacui parteil
controllo a cascata della Fiat. Seconda solu-
zione, un futuro da imprenditore. T erza, la
politica, ipotesi vagheggiatadaunaparteper-
chgli piacerebbe, eminacciatanei confron-
ti del sistemapoliticooquandosi trovaindif-
ficoltcomecapodegli industriali oquando
cuntraballanteequilibriodi potere. Main
generalelorizzontepoliticononriguardaso-
loLCdM, malinterosistemaconfindustriale.
SpiegaDanieleCapezzone, unodei promoto-
ri del tavolo dei volenterosi, i moderati dei
due schieramenti chiamati a rimettere ordi-
ne nella Finanziaria (iniziativa nata da una
provocazione del gruppo di Formiche e del
gruppo dellIstituto Bruno Leoni, ma che
adesso ha tra i suoi sostenitori anche il Cav .
chevi haspeditocomeinviatoSandroBondi):
Il governo sbaglia dice Capezzone se in
una fase congiunturale discreta, conConfin-
dustria, Cisl eUil chevoglionocollaboraresi
schiaccia sulla Cgil. C qualcuno insomma
che suggerisce a Confindustria di fare da
sponda esterna a unoperazione di ridimen-
sionamentodel radicalismodi governo. Una
prospettiva accattivante per gli industriali
chepotrebbeaveresensoancheper LCdM.
Il convegno di Capri
Confindustria delusa
cerca un ruolo politico
Il cuneo non le basta
Il futuro di Montezemolo, primi sondaggi
per la successione. Piccole nostalgie
damatiane. Il pressingdi Assolombarda
Lo scontro interno sul Tfr
Vediamo se abbia-
mo capito bene. Se
abbiamo capito be-
ne quello che ha
scritto T oni Ca-
puozzo, intornoalla
missione in Libano
si creato nella
stampa nazionale il
climino delle tre
scimmiette. Anzi, delle quattro scimmiette,
non vedono, non sentono, non parlano, per-
ci non scrivono. Perch pare che Hezbol-
lah stia fregandosi le mani, laggi. Che stia
festeggiando una specie di sagra del
proiettile. Da non credere. Pare che laltro
giorno siano passati sei camion pieni zep-
pi di missili, mortai e armi automatiche. E
pare che il convoglio non abbia incontrato
problemi. Pare che sia passato in tromba
dal confine, pare, e chi s visto s visto.
LUnifil, pare, era impegnata a Orvieto nel
servizio dordine per il nascente Partito
democratico. Forse questa unesagera-
zione, per. Comunque manca poco, a
quanto pare, che la Siria e lIran si metta-
no a spedire missili in Libano direttamen-
te col DHL. Con tutto questo, se Condi si at-
taccasse alla cornetta: Ciao, ciao, Maxi,
saremmo in presenza, cos a noi pare, di un
uso sproporzionato del telefono.
Questo numero stato chiuso inredazione alle 20,30
MARK FOLEY
Sinistra al governo, trovar postouninfer-
no. C chi becca e chi non becca. Ma solo
una ha beccato: Barbara Palombelli. E ha
beccato per virt del Cavaliere. La Palom-
belli, infatti, ha rinunciato a Domenica In e
invece di sopportare le grevi cagnare di
FrancescoStoracesenandataal Tg5. Eha
beccatosoloperchsi chiamaPalombelli, e
noncomesignoraRutelli. Macchi beccae
chi nonbecca. Nonhabeccatoinfatti Danie-
le Luttazzi, eccellente comico, che giusta-
mente se n lamentato. Malgrado sia finita
da un bel pezzo la dittatura di Silvio Berlu-
sconi, Luttazzi, prima vittima delleditto di
Sofia, nonhaavutopiunasuatrasmissione.
Perch c chi becca e chi non becca: Enzo
Biagi ha gi beccato la liquidazione con il
Cav., non ha pi beccato il suo Fatto per, e
comunque non ha beccato pi di tanto nep-
pure Michele Santoro. Anno zero, buco ne-
ro. Non si becca perch tante sono le diffi-
colt nel risalire laudience. Con la sinistra
al governoloshareuninferno. InAnnoZe-
ro il mascariamento a grado nullo e lanti-
mafia di Santoro poi, risulta scarsa scarsa.
Per dire: dopo la trasmissione non c stata
neppure una retata e manco una ncatinaz-
zata. Per dire: non ci fu la fuitina, e neppure
unammazzatina. Ad Anno Zero non c pro-
prio il Santoro vero. Il lavoro di Ruotolo ca-
de nel vuotolo e la principessa Borromeo
(che un filino progressista), nel suo cameo,
cadesempresul marameo. Incredibile: San-
tapaola lha fatto diventare Nitto Santapal-
ma. Ecco, non ha beccato il cognome giusto.
Unaltra che ancora non becca niente Lu-
cia Annunziata. Quello aveva e quello ha
avuto. E nientaltro lei avr perch anche
senza pecca, di sicuro lei non becca.
Con la sinistra al governo, fedelissimi al-
linferno. Cchi beccaechi nonbecca. Con-
tro la sinistra non pecca certo Gad Lerner
ma anche lui qui non becca. Quello aveva e
quello ha avuto, pur con tutto il contributo
al programma dellUlivo che lha reso ognor
giulivo. Lautorevole giornalista rimasto
appeso al chiodo conficcato sulla betulla.
Nonostante lo spot dellInfedele sia stato di
cos stringente autocritica, Lerner e tutta la
farina del suo sacco devono ancora passare
al vagliodi Ricky Levi edi ArturoParisi per-
ch, anche senza pecca, non si becca, non si
becca. Einfondononhabeccatodi suonep-
pure Gianni & Riotto. S beccato la direzio-
ne del Tg1, vero, ma per meriti non suoi.
Nove Colonne si pregia qui di svelare quel-
la che ambienti qualificati definiscono la
strategia di collocamento, quella stessa
strategia che ambienti meno qualificati de-
scrivonocomelasvenditadellargenteriaos-
sidata di via Solferino. Gianni & Riotto pen-
savadi essereapprodatoal telegiornaleper-
ch lo sentiva come cosa sua? Sbagliato.
Pensava di averne diritto in quanto quota
Prodi? Sbagliato. Pensavachegli toccassein
quanto palermitano? Sbagliatissimo. C chi
becca e chi non becca, ma solo uno fa bec-
care: Paolo Mieli. Gianni & Riotto, infatti,
arrivatoal Tg1 solograzieaMieli checos ha
attuatolastrategiadi collocamentoe, unpo-
chino, ha anche raddrizzato il bilancio.
C chi becca e chi non becca. Pensava di
averebeccatounministeroancheTommaso
Padoa-Schioppa ma anche lui ha beccato
grazie a Mieli, pur di toglierselo dal giorna-
le, pur di raddrizzareunpochinoancheil bi-
lancio. Eccoil veroprezzodellendorsement.
Avrpureperdutoqualchecopiail Corriere,
maalmenoinquestoMieli statopremiato.
Altrimenti chi seli accollavaquei due? Nes-
suno. Conlasinistraal governo, dar preben-
de un inferno. Ma qualcosa beccher an-
cheRaffaeleFiengo: per evitargli unatriste
pensione con Rifondazione, Mieli se lo por-
terallaFondazione. SempreincasaRcs.
Con la sinistra al governo
dar prebende un inferno
Luttazzi resta a casa, Santoro no ma
il suo share s. Annunziata al palo
Chi becca e chi no
NOVE COLONNE
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
CONCUPISCENZA RACCOLTI IN UN LIBRO I
37
SAGGI BREVI DELLESTATE IN VENDITA CON IL FOGLIO A
7,90
Palestina al collasso
Non riconosceremo Israele, non ricono-
sceremo Israele, non riconosceremo Israe-
le, ha detto ieri il premier palestinese,
Ismail Haniye, davanti amigliaiadi persone
a Gaza, riunite da Hamas in sostegno al go-
verno. Poco dopo, Haniye si sentito male,
ha avuto un collasso. La settimana scorsa,
violenti scontri hanno visto opporsi uomini
armati di Fatah e Hamas (dodici morti). Il
rais Abu Mazen, durante la visita del segre-
tario di stato americano, Condoleezza Rice,
ha annunciato la fine dei negoziati con Ha-
mas sul governo di unit nazionale, ha dato
due settimane di tempo al gruppo islamico
per raggiungereunaccordoeharicordatoil
suopoteredi sciogliereil Consigliolegislati-
voedi indirenuoveelezioni. Taledecisione
hadettoil vicepresidentedel Parlamento,
Ahmed Bahr, di Hamas significherebbe
guerracivile. Haniyehaaccusatoleforzedi
sicurezza di Fatah di causare disordini. A
Gaza gli uomini armati di Hamas sono rad-
doppiati: da tremila a 5.600. I giornali israe-
liani hanno parlato di nuovo contrabbando,
invistadi altri scontri, inCisgiordania: gire-
rebbero600 nuovi fucili. Ancheleforzelega-
teal rais sonocresciute: da2.500 a4.000. Un
pianoamericanoda20 milioni di dollari, re-
sopubblicoinoccasionedel viaggiodi Rice,
si proponedi aumentarlefinoaseimila, nel
tentativodi rafforzareAbuMazen.
Rughe con le ali
Sono tornate le eterne ragazze
del secolo scorso, anzi non si sono
mai mosse. Il manuale della Ravera
M
a quando arrivano le ragazze? Ec-
cole, non si sono mai mosse, sono
quelle di trentanni fa e quelle del seco-
lo scorso. Una ricorda i bei tempi in cui
si opponeva con sdegno alla pubblica-
zione del Dottor Zivago, laltra raccon-
ta di borse indiane e case a Stromboli,
ma anche, e soprattutto, di stronza vec-
chiaia che spunta. Dopo Simone de
Beauvoir e Memorie di una ragazza per-
bene, non sembrava fosse rimasto spa-
zio per ragazze monumentali: invece
arrivato prima il successo di Rossana
Rossanda, La ragazza del secolo scor-
so, autobiografia autogratificante e an-
tirughe, e adesso, per Rizzoli, ecco Eter-
na ragazza di Lidia Ravera, quattrocen-
to pagine di romanzo sulla vita in decli-
no di una donna che ha la casa piena di
libri, scrive manuali sullautostima e fu-
ma marijuana col figlio,
una tolleranza che
sfiorava la compli-
cit. Una donna
che ha superato i
55 anni ma che
ancora e per sem-
pre una ragazza, an-
che se sente il caldo
montare a ondate verso
il viso. E il sudore for-
marsi sopra le labbra. Il
trucco leggerissimo dietro
cui nasconde unabbronzatura
segnata da qualche macchia bruna
si trasformer da tentata miglioria in
palese peggioramento. Ci devessere un
segreto, allora, per non trasformarsi mai
in una signora, nonostante le vampate, e
Ravera nel suo romanzo ha compilato
una specie di decalogo tra le righe. Pri-
mo: Essere compassionevoli, onesti, col-
ti e di sinistra, una sorta di pedigree
minimo necessario. Non si discute. Poi
portare scarpe basse, pantaloni di lino,
borse di stoffa, traslocare dai Parioli a
Trastevere portando via solo libri, nuo-
tare a Stromboli, possedere un gozzo,
correre tutti i giorni, avere un ex marito
comunista che si ritirato sullisola, fa
immersioni, dipinge quadri di paesaggi
ed molto felice di non essere mai di-
ventato avvocato, e avere un figlio molto
sensibile, lunico ragazzo della zona
che legge invece di praticare con succes-
so gli sport adeguati, che ascolta di pre-
ferenza musica jazz, che frequenta una
ragazza coi capelli perennemente in di-
sordine. Nonostante tutti i magnifici cli-
ch, la vecchiaia in agguato, la sfiora, la
guarda, laspetta. E nonostante i cin-
quantenni carini e corretti che lamica
le presenta nel corso degli anni, leterna
ragazza in declino si schianta damore
per il cafone dellappartamento accanto,
quello che ha sposato la ventenne, un
vecchio maiale e una bambolotta dipin-
ta. Il chirurgo ortopedico consumatore
di classici della classica, il tipo di musi-
ca che prima o poi finisce nella suoneria
di un cellulare, luomo che lei ascolta
fare lamore con la giovane attrice dalla
parete della camera da letto, e mentre
ascolta coperta, da capo a piedi, di un
sudore quasi gradevole.
Cazzo gonfio, cazzo duro. Era il 1976
Cera un tempo scintillante, il 1976, in
cui Lidia Ravera scriveva cazzo gonfio,
cazzo duro, con la sue pelle, pelle pello-
sa e la sua cappella spellata: ne ho toc-
cati gi sette, era Porci con le ali ed
essere una ragazza era un fatto naturale,
una faccenda scontata, essere scandalo-
se si poteva eccome. Poi invece, crescen-
do, bisognava scrivere cose gratificanti,
anche chiedersi, come laltro giorno sul-
lUnit, come saranno i girotondi di cen-
trodestra: civilt e ironia, come i nostri?
Oppure urla, minacce e cazzotti?. Ades-
so per c Eterna ragazza, e il gigan-
tesco, sincero scandalo della vecchiaia
che agguanta. Lui, il cafone inseguito per
undici anni, la guarda, nuda, i capelli gri-
gi sciolti, e lei, mai pi ragazza, final-
mente gli ride in faccia: Allora, sono
una vecchia crosta o il ricordo di un ca-
polavoro?.
CONCUPISCENZA - I LIBRI DEL FOGLIO
Chi nondovesse trovare il libro inedi-
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06/5890901

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO


LARTICOLO INCRIMINATO
DI REDEKER
ECCOCHECOSAHASCRITTOil pro-
fessore tanto da essere minacciato di
morte(apaginadue, conunintervista
aGlucksmann). Editorialeapaginatre

S
e un tale possedesse molte case, ville,
terreni, azioni oquotesocietarie, eppure
se nandasse dicendo di nonavere pii sol-
di per vivere, ne otterrebbe una replica evi-
dente. Gli toccherebbe dessere mandato a
quel paese da chi gli direbbe di vendere i
suoi averi, e se non lo fa-
cesse si troverebbe la-
sciato l a parlare da
solo. Per come la poli-
tica uccide ormai il
buon senso, invece ai
sindaci e agli altri disamministratori locali
si d retta. Eppure mi permetterei di ricor-
dare che gli enti locali possiedono il mag-
giore dei patrimoni immobiliari: immobili e
terreni per un valore di libro di 119 miliar-
di. Stimati al valoredi mercatofanno269 mi-
liardi; cos distribuiti: 3 per cento alle regio-
ni, 11 alle province, grandi comuni 22, medi
comuni 18, piccoli comuni 33, enti publici lo-
cali e Asl 11 per cento. Nonbasta, ci sono 26
miliardi di euro di valore catastale di im-
mobili delledilizia residenziale pubblica
che fanno 53 miliardi se stimati al valore di
mercato. Se ne deduce, trascurando le mu-
nicipalizzate, e altri attivi, che lansia dei
sindaci si nutre pure di una dose di ipocri-
sia. Non meritano pi considerazione del
ministro Padoa-Schioppa, il quale medita-
bondo s fatto prigioniero da solo, esclu-
dendo da Dpef e Finanziaria le privatizza-
zioni.
Chi vaghi per le strade di quelle tante
citt dItalia, dove una tessera di Rifonda-
zione serve, forse meglio che ai suoi tempi
Gava, per trovarelavoro, questastranezzala
vede. Strade mal tenute e marciapiedi az-
zoppavecchiette; e per non c circolo che
non abbia la sua sede, o festa o premio, il
qualeverrindi distribuitonel palazzopub-
blicodi lussoappenarestaurato. Inbreveun
gran reggimento di anime sera perso in
chiacchiere e riti della politica, incapace di
scorporare persino lIva da un pacco di de-
tersivo. Oggi quella stessa per amministra.
Esi piccapuredi dissentire, distinguersi dal
poveroProdi, chetantoridesempre, edaun
ministrodellEconomiachehasbagliatome-
stiere. Beh, sono degli ingrati. Cerano due
vie per affrontare il problema del debito
pubblico in uno scenario di tassi crescenti.
La prima era diminuire la spesa corrente, e
privatizzare anche solo una parte dei diver-
sissimi patrimoni di statocentraleedenti lo-
cali. Insette anni si potevano ottenerne atti-
vi a riduzione del debito davvero consisten-
ti. Il che avrebbe generato risparmi inconti
interessi esumanutenzioni esprechi. Erala
scelta giusta e ci avrebbe risparmiato la re-
cita comunista inritardo ch questa Finan-
ziaria, e la seconda via scelta dal governo. Il
quale ha escluso le privatizzazioni e fatto
fronte ai guai del debito puntando solo sul-
lavanzo primario, il saldo tra entrate e usci-
te al netto degli interessi. Ma se il guaio vie-
ne dagli interessi, perch non ridurli ridu-
cendo il debito indi le rendite dei titoli pub-
blici? Sarebbe stato meglio invece di eleva-
re la pressione fiscale e tassarli.
Sono pure ingrati e protestano
Certoches, inveceil presenteministero,
preteso pure tecnico, che ha fatto? Ha com-
piaciuto gli occupanti poltrone delle muni-
cipalizzate, e comuni lasciati liberi di pri-
vatizzare, ma per finanziare le notti bian-
che. E il tutto condito da eccessi di zelo: pi
spesa per gli statali, che gi guadagnano un
terzo in pi dei mestieri privati. Mentre gli
aumenti di prezzi dei trasporti o di acqua e
gas delle municipalizzate si rimangeranno
da sole gli sgravi dellirpef per le fasce pi
basse. E per prebende per gli industriali
amici e soldi spesi per far i belli in Libano,
e via libera alleccesso cartaceo del fisco,
peggio di nuove tasse; non fosse ridicolo.
Giacch lozio della pubblica amministra-
zione far finire i proclami di V isco come
gli ukase di Breznev. In conclusione, patia-
mo gli esiti dun assunto sbagliato, congela-
re un disegno unitario di privatizzazioni, e
di un eccesso di zelo: elevare le tasse pi
che ridurre le spese. Sia nellassunto sia
nelleccesso, sono enormi le responsabilit
di tutte quelle centinaia di migliaia di ani-
me che pascolano se stessi negli enti locali.
Sono peggiori di Visco, il quale ha una sua
coerenza, ed simpatico come la famiglia
Addams, e di Padoa-Schioppa, il quale ave-
va il semplice compito di dire no, e lo ha
mancato. Questi localissimi amministratori
nonvoglionovederechegranpartedegli in-
vestimenti pubblici se ne vanno in restauri
o manutenzione dimmobili pubblici. E va
bene. Ma neppure hanno qualche gratitudi-
neper chi sadopraper mantenerli nellelo-
ro poltrone in questo nostro futuro stato po-
stsovietico.
Geminello Alvi
ANNO XI NUMERO 237 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
Pubblichiamo larticolo incriminato di
Robert Redeker uscito il 19.09.06 sul Figaro.
L
e reazioni suscitate dallanalisi di Bene-
detto XVI sullislam e la violenza fanno
parte dellobiettivo che lo stesso islamsi po-
ne: spazzarevialacosapipreziosachepos-
siede loccidente e che non esiste in alcun
paese musulmano, ovvero la libert di pen-
siero e di espressione. Lislamsta cercando
di imporre allEuropa le proprie regole:
apertura delle piscine solo per le donne a
determinati orari, divieto di satira della re-
ligione, pretesa di avere uncerto tipo di ali-
mentazione per i bambini musulmani nelle
mense scolastiche, lotta per imporre il velo
nelle scuole, accusa di islamofobia contro
gli spiriti liberi.
Come si spiega il divieto dellestate scor-
sa di portare il tanga a Paris-Plage? La spie-
gazione addotta quantomeno strana: cera
il rischio, si dice, di turbare lordine pub-
blico. Cosa significa? Che bande di giovani
frustrati avrebbero rischiato di diventare
violenti di fronte alla bellezza che faceva
mostra di s? Oppure si temevano manife-
stazioni islamiche, nelle vesti di brigate del-
la virt, nella zona di Paris-Plage?
In realt, il fatto che portare il velo in
pubblico nonsia vietato qualcosa che pu
turbare lordine pubblico molto pi del
tanga, a causa della condanna che suscita
questo strumento per loppressione delle
donne. Non fuori luogo pensare che tale
divietorappresenti unacertaislamizzazione
della mentalit francese, la sottomissione
pi o meno conscia ai dettami dellislam. O
quantomeno che questo sia il risultato del-
linsidiosa pressione musulmana sulla men-
talitdellagente: lestessepersonechesono
insorte contro linaugurazione di unsagrato
dedicato a Giovanni Paolo II a Parigi non
fiatano quando si costruiscono le moschee.
Lislam sta cercando di obbligare lEuropa
adadeguarsi alla sua visione delluomo.
Come gi accadde conil comunismo, loc-
L AR T I COL O I NCRI MI NA T O
cidente ora sotto sorveglianza ideologica.
Lislam si presenta, esattamente come il de-
funto comunismo, come alternativa al mon-
do occidentale. Ecome il comunismo di altri
tempi, lislam, per conquistare gli animi, gio-
ca sufattori emotivi. Ostenta una legittimit
cheturbalacoscienzaoccidentale, attentaal
prossimo: il fatto di porsi come la voce dei
poveri di tutto il mondo. Ieri la voce dei po-
veri proveniva da Mosca; oggi viene dalla
Mecca. Oggi degli intellettuali si fanno por-
tatori dello sguardo del Corano, come ieri
avevanofattoconlosguardodi Mosca. Orala
scomunica per lislamofobia, come lo era
stata inpassato per lanticomunismo.
Nellapertura agli altri, che propria del-
loccidente, si manifesta una secolarizzazio-
ne del cristianesimo che pu essere riassun-
ta in questi termini: laltro deve sempre ve-
nire prima di me. L occidentale, erede del
cristianesimo, colui che mette a nudo la
propriaanima, assumendosi il rischiodi pas-
sareper debole. Comeil defuntocomunismo,
lislam considera la generosit, lapertura
mentale, la tolleranza, la dolcezza, la libert
delle donne e dei costumi e i valori demo-
cratici come segni di decadenza.
Sono debolezze che sfrutta volutamente
grazie a degli utili idioti, buone coscienze
imbevute di buoni sentimenti, per imporre
lordine coranico nel mondo occidentale.
Il Corano unlibro di una violenza inau-
dita. Maxime Rodinson sostiene, nellEncy-
clopedia Universalis, alcune verit impor-
tanti che in Francia sono considerate tab.
Infatti, da una parte, Maometto rivel a Me-
dina delle insospettate qualit di dirigente
politico e capo militare () Ricorse alla
guerra privata, istituzione comune inArabia
() Maometto invi subito manipoli di suoi
sostenitori ad attaccare le carovane della
Mecca, punendo cos i suoi connazionali in-
creduli e, al contempo, ottenendo un ricco
bottino.
Dallaltra, Maometto approfitt di questo
successo per eliminare da Medina, facendo-
la massacrare, lultima trib ebrea ancora
esistente, quella dei Qurayza, conlaccusa di
comportamentosospetto. Poi, dopolamor-
te di Khadidja, spos una vedova, brava don-
na di casa di nome Sawda, e anche la picco-
la Aisha, che aveva appena dieci anni. Le
sue tendenze erotiche, a lungo represse, lo
avrebbero portato a contrarre contempora-
neamente una decina di matrimoni. C
unesaltazione della violenza, perch il Co-
rano mostra Maometto sotto questa luce:
guerrafondaio senza piet, predatore, mas-
sacratore di ebrei e poligamo. Ovviamente
anche la chiesa cattolica ha le sue colpe. La
sua storia costellata di pagine nere, delle
quali ha fatto ammenda: linquisizione, la
caccia alle streghe, lesecuzione dei filosofi
Bruno e Vanini, la condanna degli epicurei,
quelladel cavalieredeLaBarre, accusatodi
empiet in pieno XVIII secolo, non depon-
gono a suo favore. Per c una differenza
fondamentale tra il cristianesimo e lislam:
sempre possibile tornare ai valori evangeli-
ci, alla dolce personalit di Ges Cristo, ri-
scattandosi dagli errori della chiesa.
S E UNA MADRE E UN PADRE V I S EMBRAN POCHI
Tre genitori legali per un bambino, unistruttiva storia canadese
Roma. Non lormai ritrita storia di una
coppia di omosessuali che chiedono di adot-
tare unfiglio. Stavolta c una coppia lesbica
canadeseche, dopounaconvivenzaquasi de-
cennale, decide di allargare la famiglia. Una
delle due partorisce un bambino. Per lui,
daccordo conla compagna, ha voluto unpa-
drevero, nonunaprovetta. Nonricorrequin-
di a un donatore anonimo di seme, pratica
corrente nelle situazioni di quel tipo, ma a
unuomoincarneeossa, dispostoaessereun
vero genitore. Quelluomo infatti e fin da
subito padre a tutti gli effetti del piccolo, na-
to cinque anni fa, che lo vede due volte a set-
timana, mentre vive con la mamma e con la
sua compagna. La quale, ed piche logico,
di quel bambino si sente madre anche lei: se
ne prende cura, partecipa alla sua educazio-
ne, lo cresce, proprio come laltra.
Fin qui siamo ancora nel pieno di una
normalit vagamente almodovariana, nel
campo inesauribile delle variabili geome-
trie affettive che rispondono soltanto alla
legge del desiderio. Finch tutto fila liscio,
finch c amore e armonia, nessun proble-
ma: limportante che ognuno abbia ottenu-
to quel che il desiderio dettava, tanto al
bambino nessuno ha chiesto che cosa ne
pensava. Nella nostra storia canadese c
per una novit, rispetto a quel copione gi
noto. La novit che la compagna della
mamma ha chiesto tre giorni fa alla Corte
dappello dello stato dellOntario di ricono-
scerle giuridicamente lo stesso, identico
ruolo di madre biologica del bambino, con
tutti i diritti che ha laltra. A chi obietta che
quel figlio due genitori gi li ha, il terzetto
(sono tutti daccordo, naturalmente) per vo-
ce degli avvocati ha replicato che la fami-
glia si evoluta nel corso degli anni in un
modo che andrebbe finalmente riconosciu-
to. La realt vissuta da quel bambino deve
essere riconosciuta, e questa realt, spiega
lavvocato del padre al quotidiano canadese
Globe and Mail, che lui si ritrova con due
madri e un padre.
Peccato che, anche in Canada, la legge
preveda che si possano avere al massimo
due genitori legali, circostanza che vale an-
che nei casi di divorzio, di nuove nozze e di
adozione. Invece, secondo la logica dei tre
dellOntario, mettere un limite al numero
dei genitori, e quindi non riconoscere le-
galmente la loro situazione di fatto, diventa
nientaltro che uninammissibile prevarica-
zione, una violazione dei principi di libert
e di uguaglianza. La storia, comunque fini-
sca (la Corte dappello dovr pronunciarsi
nel giro di sei mesi) dimostra come sia au-
tomatico e sempre pi protervo il riflesso
che pretende di normare gli affetti, di tra-
durli in diritti su qualcuno, nel caso in que-
stione sullignaro bambino di cinque anni
cos abbondantemente fornito di mamme e
candidato a essere il primo con tre genitori
legali, in attesa che qualcun altro (perch
no?) rivendichi lo stesso diritto per quattro
e cos via.
Una sentenza che desse ragione ai tre ri-
correnti segnerebbe quindi un punto di non
ritorno rispetto a quello che si inteso fino
a oggi con la parola genitori, anche in un
Vite parallele
Riccardo Pazzaglia, filosofo
sorridente del brodo primordiale, e
Jonathan Cohen filosofo di Oxford
Comune ipocrisia
Gli enti locali piangono miseria
ma hanno un patrimonio con cui
potrebbero vivere di rendita
paese come il Canada che, in un certo nu-
mero di stati, permette ladozione da parte
di coppie dello stesso sesso. Ma al di l di
questo aspetto, pure fondamentale, la vicen-
da dimostra quanto irrilevanti siano consi-
derati i diritti del bambino. Quello che con-
ta il diritto accampato su di lui dalla don-
na-che-vuole-essere-madre-come-laltra, e
che gi tre anni fa aveva provato a ottenere
il riconoscimento dalla Corte che si occupa
della famiglia, poi dichiaratasi incompeten-
te. Una donna che non esita a dichiararsi di-
scriminata perch la decisione di far nasce-
re quel bambino era stata pianificata anche
da lei e perch anche lei aveva fatto parte
del processo che ha portato a quella nasci-
ta, anche se non da un punto di vista biolo-
gico. Quel bambino, rivendica, lavevano
pensato, progettato e predisposto in due, e
non importa che una sola labbia partorito.
A volte anche nei film di Almodvar (sar il
climacanadesepisfavorevole) il caloreim-
prevedibile degli affetti pu trasformarsi
nella triste contabilit dei diritti. ( nic.til.)
OL I V E COMPRES E , UN ROMANZ O DA L EGGERE
Andrea Vitali non ha uninfanzia difficile, eppure un bravo scrittore
S
e uno stonato, non lo prendono a can-
tare neanche nel coro della parrocchia.
Se uno per correre i cento metri impiega
dieci minuti, non c speranza che vada al-
le olimpiadi. Se uno non sa fare i rovesci,
meglio che non sogni una carriera di tenni-
sta. Le barriere dentrata vigono ovunque.
Tranne che nel romanzo, dove la perizia
tecnica viene tenuta in pochissimo conto (i
sindaci si vantano di averne scritto uno in
venti giorni). Tutti sono convinti di saper
scrivere un libro, e infatti lo scrivono: lu-
nica cosa divertente nel film di Shyamalan,
Lady in the Water, che si fatica a indi-
viduare il-profeta-con-il-manoscritto-che-
cambier-il-mondo, perch nel condominio
tutti hanno un manoscritto nel cassetto. Ma-
gari non sanno come cominciare, magari
non sanno come finire, magari non sanno
costruire i personaggi, magari ignorano i
fondamentali del racconto. Comunque, un
romanzo lo scrivono.
Quando capita uno scrittore che il me-
stiere lo conosce, viene voglia di sparare i
mortaretti. Andrea Vitali classe 1956 era
gi bravo quando scrisse il suo primo ro-
manzo, nel 1992 (si intitolava Il procurato-
re, lo ha ristampato Garzanti qualche me-
sefa). Daallora, diventatosemprepibra-
vo. E questo rincuora: vuol dire che leser-
cizio aiuta, che dallesperienza si impara,
che non siamo di fronte a un romanziere
ombelicale che spara i fatti propri nel pri-
mo libro, poi rimane a corto di storie. Lulti-
mo romanzo, Olive comprese, sta tra quel-
li che non si riesce proprio a metter gi, do-
po aver letto le prime pagine. Troppi e trop-
po divertenti i personaggi. Troppi e troppo
divertenti gli intrighi, in un angolo del lago
di Como che sembra attirare da ogni dove
gente bizzarra. Non che gli abitanti siano
normali, a cominciare dai nomi: Dilenia,
Aniceto, Eufrasia, Evaristo, Fratina. Di co-
gnome qualcuno fa Vitali, come accade nei
paesi piccoli. Quanto al titolo viene da un
aneddoto raccontato dalla compaesana Er-
melinda, primo motore dellintera storia ,
quando saprete cosa significa non riuscire-
te pi a pensarci senza ridere.
SiamoaBellano, nel 1936: unpostodi per-
petue, prevosti, marescialli venuti dal sud,
medici condotti (Andrea Vitali fa il dottore
come Cechov e William Carlos Williams, al-
tri sopraffini raccontatori di storie), segreta-
ri del fascio, servotte, divinatrici tramite let-
tura della mano, mangiatori di gatti, caccia-
tori di piccioni. C anche una puttana, chia-
mata Uselnda, versione dialettale di orni-
tologa: il parolone con cui il segretario co-
munale si era cavato dimpiccio quando la
signorina aveva chiesto i documenti, e alla
domandaprofessione? avevarisposto: Lo
sanno tutti che mestiere faccio. Unaltra
puttana, cheesercitaal bordellodi Lecco, si
chiama invece Drizzona. S, perch la storia
di Olive comprese ogni tanto sconfina nel
pecoreccio. Quel delizioso pecoreccio pro-
vinciale dove i maschi del paese (accadeva
nella Figlia del podest, uscito lanno
scorso, sempre da Garzanti) sbavano nel ve-
derelanuovacentralinistachemaneggiadi-
sinvolta gli spinotti. Qui la deliziosa Filzina
tra una messa, unora di straordinario e
una preghiera per i defunti dimostra che
non bisogna fidarsi delle smortine.
Il problema con Andrea Vitali che poi
uno prende il vizio, e comincia a chiedere
Ha scritto altri romanzi? Perch non ne ho
sentito parlar prima?. Di romanzi ne ha
scritti parecchi altri, mamagari si intitolano
Un amore di zitella, o La signorina Tecla
Manzi e in tempi di single spiazzano un po
i lettori, selaprimavolta. Spiazzanoanche
lepagineculturali, cheunoscrittorebravoe
basta privo di infanzia difficile, di adole-
scenza promiscua, di senilit vaneggiante
proprio non sanno dove collocarlo.
Mariarosa Mancuso
Nessun errore della chiesa stato ispira-
to dal Vangelo. Ges per la nonviolenza, e
il ritorno al Cristo rappresenta la salvezza
nei confronti di certi eccessi dellistituzione
ecclesiale. Il ricorso a Maometto, invece,
rafforza lodio e la violenza. Ges il mae-
stro dellamore, Maometto, il maestro dello-
dio. La lapidazione di Satana che si ripete
ogni anno alla Mecca non solo unfenome-
no superstizioso: non si riduce infatti allo
spettacolo di una folla isterica che flirta con
la barbarie, ma ha una portata antropologi-
ca. Si tratta invero di unrito che ogni musul-
mano invitato ad accettare, radicando la
violenza come dovere sacro nel cuore del
credente.
Questa lapidazione, che ogni anno provo-
ca la morte di fedeli calpestati dalla folla (a
volte anche centinaia), un rituale che in-
globa la violenza arcaica.
Anzich eliminare questa violenza arcai-
ca neutralizzandola, sulla scia dellebraismo
e del cristianesimo (lebraismo inizia con il
rifiuto del sacrificio umano, che lingresso
nella civilt, mentre il cristianesimo trasfor-
mer il sacrificio in eucarestia), lislam le
crea unbel nido per crescere al caldo. Men-
tre lebraismo e il cristianesimo sono reli-
gioni i cui riti sono rivolti contro la violenza
e la delegittimano, lislam una religione
che esalta la violenza e lodio, sia nel suo te-
sto sacro che in alcuni riti comuni. Odio e
violenza pervadono il testo sul quale si for-
mano tutti i musulmani: il Corano. Come ai
tempi della Guerra fredda, la violenza e lin-
timidazione vengono utilizzate al servizio di
unideologia che si vuole egemone: lislam,
che mira a mettere la sua cappa di piombo
sul mondo intero. Benedetto XVI sta sof-
frendo la crudelt di tale esperienza. Come
inaltri tempi, necessario dire a chiare let-
tere che loccidente il mondo libero nei
confronti di quello musulmano, e, come in
quei tempi, gli avversari di questomondoli-
bero, funzionari zelanti del Corano, pullu-
lano al suo interno.
Robert Redeker
(traduzione Studio Brindani)
Riccardo Pazzaglia
Nacque il 16 settembre 1926. Nacque a
Napoli. A Roma si diplom in regia al Cen-
tro sperimentale di cinematografia. Gir
cortometraggi, scrisse per Domenico Mo-
dugno il testo per canzoni di successo: So-
le, sole, sole, Io, mammeta e tu, Lazza-
rella. Secondo la tradizione napoletana,
nel 1957 sceneggi Lazzarella per un film
modesto di Carlo Ludovico Bragaglia. An-
cora per C.L. Bragaglia sceneggi Capo-
raledi giornata, unfilmcheebbeunqual-
che successo per un calipso
oggi dimenticato. Per la ra-
dio immagin e realizz
un programma intitolato
Radio ombra, cre un
falso disturbo di una fal-
sa radio pirata. La voce
dello speaker pirata era
la sua. Altre due voci era-
no una di Renzo Arbore e
laltra di Gianni Boncom-
pagni, per la prima volta in
onda. Non lasci il cinema. Nel 1974, per la
riconciliazione di Franco Franchi e Ciccio
Ingrassia, scrisse la sceneggiatura e cur la
regia di Farfallon, parodia casereccia di
Papillon. Alla televisione entr una pri-
ma volta come autore e intervistatore stra-
lunato di scrittori di fama, in un program-
ma intitolato Incontri della notte. La not-
te faceva per lui. Quelli della notte fu il
programma che gli regal il vero successo
con la compagnia di giro di Renzo Arbore.
La sua parte in commedia era quella del fi-
losofo che sottoponeva allinclita i grandi
temi della vita. Un suo gesto con la mano
per indicare il livello basso delle battute
altrui divenne una specie di tic nazionale.
Ad ascoltare le sue considerazioni sul bro-
do primordiale cera, attentissimo e silen-
zioso, Andy Luotto, travestito da arabo
Harmand. Le proteste dellAssociazione
musulmani dItalia costrinsero la Rai a
sopprimere il personaggio di Luotto e pri-
varono il professor Pazzaglia del suo pi
attento ascoltatore. Il professore torn al
cinema come regista e attore di se stesso,
per raccontare le vicende di una coppia di
Separati in casa. La storia del cinema
non lo registra come un capolovaro. Poi
continu a lavorare come attore e sceneg-
giatore, evit la parabola malinconica del-
lospite pagato nelle trasmissioni televisi-
ve, mantenne il suo aplomb, continu a ri-
tenere che i Borboni fossero stati i miglio-
ri governanti del regno di Napoli. E morto
mercoled 4 ottobre.
Jonathan Cohen
Nacque il 7 maggio 1923. Nacque a Lon-
dra. Il padre, giornalista, era segretario
della W orld Zionist Organization. Jo-
nathan interruppe gli studi classici allU-
niversit di Oxford, per arruolarsi. Fu
cooptato nella squadra di intellettuali im-
pegnata a decifrare codici segreti, impar
il giapponese per operare nei servizi in
estremo oriente. Torn allUniversit. Si
laure, insegn a Edimburgo e a Dundee,
esamin in un libro sui principi di cittadi-
nanza mondiale i fondamenti del diritto
internazionale. Lasci la filosofia politica
per dedicarsi alla filosofia della scienza e
del linguaggio. Insegn logica nelle uni-
versit di Princeton e di Harvard, critic
lapproccio puramente analitico alla logi-
ca di Willard van Orman Quine. In Diver-
sity of Meaning, esamin la natura del si-
gnificato con gli strumenti della filosofia
del linguaggio, della sociologia e della sto-
ria della scienza. Esamin il ragionamen-
to induttivo non solo nella sfera della lo-
gica e della Filosofia della scienza, ma in
campi pi pratici come il diritto e la me-
dicina. Nel 1977 pubblic il libro che
avrebbe consolidato la sua fama interna-
zionale. Si intitolava The Probable and
the Provable, il probabile e il provabile.
Vi sosteneva che tipi diversi di provabilit
generano tipi diversi di probabilit. Si
trattava, secondo le sue argomentazioni, di
posizioni non solo teoriche, ma riscontra-
bili nella pratica. Per esempio nei proces-
si o nei modi in cui vengono testati i far-
maci. Ormai professore a Oxford dal 1957,
Jonathan Cohen ricopr una serie innu-
merevole di cariche onorifiche in molte
universit del mondo, come Y ale, la Co-
lumbia e lUniversit di Gerusalemme. Fu
presidente e socio onorario di diverse as-
sociazioni filosofiche e direttore della Cla-
rendon Library of Logic and Philosophy .
E morto marted 26 settembre.
Ecco che cosa ha scritto Redeker tanto da essere minacciato di morte
Lultimolibrodi AldoNo-
ve si intitolava Mi chiamo
Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al
mese. Il primo libro della nuova collana
Tea diretta da Aldo Nove comincia cos:
Gli ho pisciato in bocca. Lui mi ha dato
tremila euro. Se parlare continuamente
di soldi servisse a fare soldi avrei poco da
obiettare ma sono sicuro che libri del ge-
nere non migliorino di un millimetro la
condizione, ancheeconomica, di chi li leg-
ge, e penso nemmeno di chi li scrive. Pre-
go che Aldo Nove e la sua nuova autrice
Giovanna Giolla e tutti i lettori dei loro li-
bri leggano invece il V angelo di Luca:
Cinque passeri non si vendono forse per
due soldi? Eppure nemmeno uno di essi
dimenticato davanti a Dio. Facciano la
prova: si sentiranno subito meglio.
PREGHIERA
di Camillo Langone
A Berlino fa freddo, quat-
tordici gradi. Siamo stati
convocati di gran fretta, io
e due miei cari amici, per
un rave alle porte delle
citt tedesca. La notizia
dellevento, in verit, gira-
va su Internet gi da qual-
che settimana, ma, come spesso accade in
queste occasioni, la convocazione arriva
allultimo momento: prendere o lasciare.
E noi, giovani-vecchi sempre disponibili a
ripristinare la nostra et quando ce ne
viene data possibilit, abbiamo preso il
primo volo e, da una camera dalbergo, ci
prepariamo a immergere le nostre teste e
i nostri corpi tra i sudori e gli odori di mi-
gliaia di donne-lucciole e uomini-procio-
ni. Ci si organizza con rigorosa sensibilit
a questo tipo di party: bottigliette dac-
qua, foglie di basilico calabrese, polveri-
ne magiche made in Afghanistan, Ipod,
qualche mela verde e un barattolo di mie-
le al castagno. Chiaramente si gira solo
conlautista, si staccanoi telefoni, e, come
noto, si prenota un tavolo per la colazio-
ne del luned. Cos, come tradizionalmen-
te fanno, ogni fine settimana, i giovani eu-
ropei che amano i weekend scuri.
Dj & Ds
di Pierluigi Diaco
DOCUMENTI
NON CONDI V I DO L A S UA V I RUL ENZ A, MA MI S CHI ERO CON L UI
Glucksmann si chiede che cosa aspetti Chirac a difendere Redeker
Parigi. Non che Andr Glucksmann
condivida le affermazioni di Robert Re-
deker o la virulenza della sua critica alla
religione di Maometto. Anzi. Ne ben
lungi e non ha alcuna difficolt ad am-
metterlo. Ma ha subito fatto suo lappello
lanciato dal professore di Tolosa, costret-
to a nascondersi con moglie e figli, e a vi-
vere sotto la protezione dei servizi segre-
ti, da quando ha ricevuto decine di mi-
nacce di morte per posta elettronica, do-
po che lo sceicco Youssef al Qaradawi la-
veva eletto a bersaglio su al Jazeera come
islamofobo del momento, per larticolo
sul Figaro. E se Glucksmann ha firmato
lappello, apparso sul Monde, partendo
lancia in resta in difesa di Redeker, lha
fatto in virt di un principio, non negozia-
bile, che costituisce lessenza stessa delle
libert europee. La libert di stampa, la
libert di esprimere il proprio pensiero,
di dire la propria opinione impongono
una difesa senza condizioni, anche se non
si condividono le idee di Redeker dice
oggi il paladino dei boat people negli an-
ni Settanta, luomo che in nome del dis-
senso e dellanticomunismo riusc a far ri-
conciliare Jean-Paul Sartre e Raymond
Aron, e il grande difensore della causa ce-
cena contro il dispotismo russo. E ora che
la mobilitazione ha avuto effetto, visto che
tutti i grandi giornali hanno dato risalto
alla notizia, e persino molti musulmani,
ultimo ieri il grande studioso di teologia
islamica Abdelwahabad Meddeb, con una
lettera a Libration, Glucksmann sembra
addirittura soddisfatto: T utto dipende
dalla prospettiva che si adotta, dice nel
salone della sua casa al Faubourg Poisso-
nire, dove persino il parquet consumato,
gli stucchi in stile liberty e i divanetti di
vimini sembrano respirare la libert un
po eccentrica che nasce dalle grandi
idee: La Francia, in fondo, con Redeker
non si comportata cos male, come fece
con Salman Rushdie, quando il governo
socialista prima e Jacques Chirac, dopo si
rifiutarono di concedergli il visto per la
Francia. Persino lOsservatore Romano
protest contro la fatwa di Khomeini,
scrisse che non bisognava uccidere Rush-
die anche se esagerava. E il nostro Chirac
cosa fece? Si limit a osservare che ci
che aveva scritto non era conveniente, na-
turalmente senza nemmeno averlo letto.
Anche oggi Chirac non scherza. Da presi-
dente della Repubblica sono in molti a
pensare che avrebbe potuto fare una di-
chiarazione solenne in difesa di un prin-
cipio fondamentale, garantito dalla Costi-
tuzione. E Glucksmann fra questi: Se
vero che il caso non passato sotto silen-
zio, e tutti si sono trovati daccordo nel di-
re che non bene minacciare di morte
qualcuno solo perch ha scritto un artico-
lo sullislam, abbiamo sentito alcuni di-
stinguo da parte dei politici. Il premier
Villepin pur condannando lintimidazione
ha invitato alla moderazione. Il ministro
dellEducazione nazionale, Gilles de Ro-
bien, ha preso le distanze dal professore,
mettendo sullo stesso piano laggredito e
gli aggressori, e lo stesso hanno fatto la Le-
ga dei diritti delluomo e il Mrap, il movi-
mento contro il razzismo e per lamicizia
fra i popoli osserva Glucksmann, per poi
aggiungere: Noi per ci aspettiamo anco-
ra una risposta ufficiale che dica forte e
chiaro una cosa semplicissima: nella no-
stra repubblica non esiste censura pre-
ventiva. E ce laspettiamo dal presidente
Chirac, che aduso prendere posizione su
ogni argomento, persino sui biglietti dae-
reo, prima che sui candidati alle presi-
denziali. Se si esclude Nicolas Sarkozy ,
che da ministro degli Interni ha fatto tut-
to il necessario, mi colpisce il silenzio di
Sgolne Royal, che per quanto loquace
non ha detto una sola parola sul caso Re-
deker . E un silenzio di malaugurio, dice
Glucksmann, indice del clima deleterio
che da Ratisbona a Tolosa, da Valencia a
Londra regna ormai in tutta Europa e la-
scia poco sperare: Se lUe prendesse po-
sizione ufficialmente, dichiarando il di-
ritto alla libert di espressione senza
condizioni, come lo il diritto alla pre-
ghiera, riuscirebbe a porre un freno al-
lintimidazione che minaccia lessenza
stessa delle sue libert. E invece lEuro-
pa tace e lascia gli stati isolati, come
successo per le italiane ostaggio in Iraq e
per le caricature danesi. Evidentemente,
lo stesso spirito europeo a essere in
causa. La parusia, il dire quello che pen-
siamo, da sempre fondamentale in oc-
cidente. DallAtene di Socrate e di Peri-
cle la base della ricerca della verit,
salvo sanzioni giudiziarie, che vengono
dopo, per non prima. Non dovremmo ba-
rattarla per paura.
Marina Valensise
IL FOGLIO quotidiano
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ISSN 1128 - 6164
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EDITORIALI
ANNO XI NUMERO 237 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
Bruxelles. Il cordone sanitario, laccor-
do di coalizione fra tutti i partiti democra-
tici per governareleFiandreeimpedireal
Vlaams Belang il partito di estrema destra
fiammingo di accedereal potere, laposta
ingioco delle elezioni amministrative di do-
mani inBelgio. Secondogli analisti, seil Be-
lang riuscirarompereil cordonesanitario,
entrando nei governi di alcune grandi mu-
nicipalit, si prevedono espulsioni e scissio-
ni in seno ai partiti liberali, democristiani e
socialisti. Lotsunami politicoprovocatodal-
la rottura della diga democratica potreb-
be colpire il governo federale belga, fino a
rimettere in discussione la fragile unit del
paese. LattenzionepuntatasuAnversa, ca-
pitale economica del paese, dove il Belang
da tempo il primo partito. I sondaggi con-
fermanounennesimavittoriaeFilipDewin-
ter, lapersonalitpimediatica, sognadi ol-
trepassareil 40 per cento. Il successodel Be-
lang presto spiegato: in materia di crimi-
nalit e immigrazione, la maggioranza co-
munale ha una politica troppo soft, dice un
giornalaio di Anversa dopo dodici rapine in
essere altre sorprese. Ad Anderlecht e Mo-
lenbeek i due comuni pi multiculti tra i
diciannovechecompongonoBruxelles cor-
re anche un partito islamista. Fondato da
Jean Francois Abdullah Bastin belga con-
vertito con frequentazioni nelle ambasciate
dei paesi arabi il Partito giovani musul-
mani vuoleistaurarelostatoislamico: Lan-
no prossimo a Gerusalemme, dicono. Ad
Anversa, si presenta per la prima volta una
lista di candidati, Antwerpen Bewust, in-
teramente composta da alloctoni. Fondato
da due ex verdi con lappoggio dellUnione
delle moschee delle Fiandre, il partito dei
migranti si radicatonel quartierepimul-
ticulti della citt, il Borgerhout, dove convi-
vono con qualche difficolt pi di 90 nazio-
nalit. Con i suoi 41.600 abitanti sui 457.000
di Anversa, non dovrebbe essere difficile
per Antwerpen Bewust conquistare uno
dei 55 seggi comunali. Le comunit maroc-
chine, turche, algerine e congolesi potranno
beneficiare di molti consiglieri e alcuni as-
sessori un po in tutto il Belgio. Ciascun
grande partito democratico ha in lista al-
meno un Said, Bachir, Abdul, Fatima o Ais-
sata. AIxelles, comunebranch di Bruxel-
les, duemani dipinteconlhennsonoil ma-
nifestoelettoraledi MohammedAbdennahi,
candidatodel Centrodemocraticoumanista,
lex Democrazia cristiana francofona. Il ri-
schio una sovrarappresentazione degli al-
loctoni, anche grazie al diritto di voto con-
cesso agli immigrati presenti in Belgio da
cinque anni. Faranno gli interessi della
propria comunit, anzich quelli generali,
spiegaal Fogliounospecialista. ABruxelles
si comincia a parlare della creazione della
Comunit internazionale che al pari di
quellefranceseefiamminga abbiacompe-
tenza legislativa su cultura e insegnamento.
Intanto, per, secondo il direttore della po-
lizia giudiziaria, il fondamentalismo non
smette di rafforzarsi. La scorsa settimana
un iraniano stato arrestato, dopo aver con-
fessato un attentato fallito contro un aereo
Ryanair. Il giornalistaespertodi islamHind
Fraihi vede sorgere organizzazioni che usa-
no le tecniche di Hamas e Hezbollah per fa-
re proseliti.
dodici anni. Gli aggressori eranomarocchi-
ni. Per far diminuire linfluenza del Belang,
c ununica soluzione: farlo partecipare al
potere, come in Austria.
Dopo aver puntato sulla paura delle clas-
si popolari e la secessione agognata dai ric-
chi fiamminghi, ora la parola dordine del
Belang un pi moderato Leefbaar Vlaan-
deren Fiandre vivibili, dal nome della
prima lista di Pim Fortuyn. Con slogan che
parlanodi sicurezza, puliziadei quartieri e
necessitchegli stranieri si adattino, il Be-
lang spera di superare lo storico risultato
delle ultime regionali quando si impose
come secondo partito delle Fiandre al 24,1
per cento e affrontare in testa la corsa per
le legislative del 2007. Il presidente Frank
Vanhecke intende rafforzare in modo feno-
menale la spina dorsale organizzativa e su-
perare i 1.500 eletti locali. Ma il Belang ri-
schia di dover aspettare: un sondaggio re-
gionale d in testa i cristianodemocratici e
una ricerca universitaria suggerisce la di-
saffezione dei nuovi elettori.
Nei meandri dei risultati, ci potrebbero
pubbliche non chiaro per quale motivo ne-
gli anni precedenti il fabbisogno dello stato
risulti superioreallindebitamentonetto(che
conta per i parametri di Maastricht) per cir-
ca 2 miliardi mentre nel 2006 dovrebbe esse-
re superiore per oltre 23 miliardi (solo in
partegiustificati dagli effetti dellasentenza
Iva). Tutta questa ambiguit ha un senso,
perch in tal modo il governo riesce a man-
tenere elevata anche la previsione di disa-
vanzo tendenziale per il 2007, stimata al 3,8
per cento, inmodo da attribuire alla sua ma-
novra una correzione pari a un punto per-
centualedi pil. Inrealt, per lecosedetteso-
pra, anche il deficit tendenziale stimabile
per lanno prossimo sar con ogni probabi-
lit beninferiore al 3,8 per cento. Tutta que-
staazionedi camuffamentopreventivoserve
a spiegare molto del gioco delle tre carte di
cui si compone la legge finanziaria.
Ritorniamo alle cifre relative alle singole
misure in essa contenute, prendendole per
buone, giacch i firmatari della legge finan-
ziaria, come Bruto, sono uomini donore. I
maggiori prelievi (secondolaTavolaIII.1 del-
la Relazione previsionale e programmatica)
sono 19,3 miliardi (poich gli 8,8 miliardi di
supposta lotta allevasione sono maggiori
prelievi seppur nobili). Se aggiungiamo lan-
nessione del Tfr (sono entrate non uscite) si
arriva a 24,3 miliardi. T uttavia poich len-
trata del Tfr non ci sar o non potr essere
computatacomeentratamacomedebito, eli-
miniamo questa voce dai nostri ragionamen-
ti. Se consideriamo le minori entrate di 5,6
miliardi delloperazione cuneo fiscale, il
maggior prelievonettodichiaratoquindi di
13,8 miliardi.
Consideriamo ora il lato delle spese. Da
questo versante c da considerare la ridu-
zione dei trasferimenti dello stato agli enti
locali per 4,4 miliardi, che si possono consi-
derare riduzioni di spesa solo se gli enti lo-
cali ridurranno di unammontare corrispon-
dente la loro spesa. Se al contrario copriran-
no il buco conmaggiori entrate fiscali per il
consolidato della pubblica amministrazione
non c una riduzione di spesa ma un ulte-
rioremaggior prelievopari appuntoa4,4 mi-
liardi. Tuttavia, poich in parte il provvedi-
mento sar corretto per la reazione di tutti i
sindaci di sinistra e poich tutti danno per
certo laumento delle tasse locali, dividiamo
salomonicamente questa voce improvvida in
parti uguali: met a effettiva riduzione delle
spese degli enti locali e met a maggiori en-
trate locali (indubbio pro reo). Il risultato
che avremo maggiori spese nette per 6,2
miliardi e maggiori entrate nette per 16 mi-
liardi, la differenza 9,8 miliardi di corre-
zione del deficit, ossia tra lo 0,6 e lo 0,7 per
cento del prodotto interno lordo. A ci si ri-
duce la manovra di risanamento inunperio-
do di espansione. Per di pi con provvedi-
menti per losviluppoquasi inesistenti esen-
za aver corretto la ridistribuzione del reddi-
to. La quale non si ottiene facendo dispetto
ai cosiddetti ricchi, secondo la terminolo-
gia letteraria ormai in voga nella sinistra, o
meglioinquellaradicaleeinquellaradical-
chic che si saldata al governo, ma promuo-
vendo la crescita. Ma nonc da preoccupar-
si per lobiettivo di rientro per il 2007. L o-
biettivoconogni probabilitverrraggiunto,
perch il tendenziale vero minore di
quello dichiarato e quindi una correzione
minima pari allo 0,6 per cento baster.
Il concreto aumento delle tasse
La legge finanziaria per il 2007, tuttavia,
non solo e tanto unaccozzaglia di misure
contraddittorie, mascherate, illusorie giac-
Q
uestaFinanziarianonunaFinanziaria.
E uneserciziodi occultamento, di ingan-
no, di surrealismo. Acominciaredal suotoni-
truante e fasullo ammontare di 33,4 miliardi
di euri. E comeunodi quellaseriedi quadri
degli anni Sessantaincui RenMagritteave-
vadipintolasuabellapipadi schiumaesotto
la scritta: Ceci nest pas une pipe (questa
nonunapipa). DunquequestaFinanziaria
nonunaFinanziariaefarimpiangereuna
qualsiasi dellevituperatefinanziarietremon-
tianecheindulgevanoallacreativiteallef-
fimero(il mixdi condoni eunatantum). Uno
degli esempi piimpressionanti di quelloche
diciamolafamigeratarevisionedellIrpef su
cui ci si scaldati tanto. Uninganno: il gettito
aggiuntivoquasi nullomentreleffettoridi-
stributivoassai modesto.
Unsecondoingannoriguardalafamosari-
duzione del cuneo fiscale, almeno nella par-
te che dovrebbe riguardare i lavoratori: il fa-
moso 40 per cento di riduzione del cuneo a
loro favore. In effetti questo provvedimento
nonsolo nonc nella Finanziaria, come del
resto il solo segretario della Uil, Luigi Ange-
letti, continua a ripetere pubblicamente, ma
non ci sar. Perch come si specifica nella
Relazione previsionale e programmatica
(Rpp) questacomponentedellariduzionedel
cuneo fiscale dovrebbe far parte della gene-
rale revisione Irpef, i cui effetti ridistributi-
vi il governo si vende quindi due volte e che
portervantaggi insignificanti aunafrazione
di lavoratori dipendenti.
La riduzione del disavanzo
Lesempio principe lo troviamo nel cuore
stesso della Finanziaria: la riduzione del di-
savanzo.
E qui che linganno pigrave. Il proces-
so di occultamento parte dai conti relativi al
2006 che rappresentano la base di partenza
delle stime del disavanzo tendenziale anche
per il 2007, rispetto al quale si misura leffet-
todi correzionedellamanovra. NellaNotadi
aggiornamento al Documento di program-
mazioneeconomicaefinanziaria(Dpef) i tec-
nici del Tesoro, che avevano gi dato ottima
prova nelle stime sul disavanzo 2006 conte-
nute nella famosa operazione della due di-
ligence del giugno scorso, correggono il di-
savanzoprevistoper lannoincorsodal 4,1 al
3,6. Ci significa che gi dallanno incorso ci
dovrebbe essere unmiglioramento del disa-
vanzo rispetto allanno precedente di mezzo
punto percentuale del prodottto interno lor-
do. Quel che va notato che questa correzio-
ne sarebbe il saldo tra unaumento delle en-
trate per 0,8 punti percentuali di pil e unau-
mento delle spese per 0,3 punti percentuali
di pil. Gi dallanno in corso il processo di
rientro si quindi giocato dal lato delle en-
trate. Tuttavia, ormai noto che la riduzione
della previsione sul disavanzo per il 2006 il
frutto di unaumento molto forte delle entra-
te, poco occultabile, e che la stessa Relazio-
ne previsionale e programmatica prodiana
attribuisce a provvedimenti dei passati go-
verni (studi di settore ed altri provvedimen-
ti) eallaumentoeallaregolarizzazionedi oc-
cupati dipendenti. La maggior parte degli
studiosi ritiene peraltro che laumento delle
entrate sia molto pi forte di quello stimato
e soprattutto che i dati relativi al fabbisogno
dello stato indichino che il deficit dellanno
incorso sar molto pibasso di quello indi-
cato dal governo, diciamo pivicino al 3 per
cento. Daltra parte se si guardano i dati con-
tenuti nella Relazione previsionale e pro-
grammatica sul Conto delle amministrazioni
I conti camuffati del gioco a tre carte che chiamano Finanziaria
Citt belghe al voto, un partito vuole importare lo stato islamico
Il gettito aggiuntivo quasi nullo, leffetto ridistributivo assai modesto. Il
cuneo fiscale che non c. Lartificio di tenere alta la stima del deficit
nonostante il boom delle entrate fiscali. Il trucco di far diventare attivo un
debito (il Tfr) solo passandolo di mano. Il risultato di aumentare lincertezza
chvi sonointerventi reali anchesenonrea-
listici (nel senso che, come il caso del tra-
sferimento dei Tfr allInps, difficile che si
realizzeranno) eunaumentoconcretosiadel-
le tasse sia delle spese. Questa legge finan-
ziaria soprattutto unabile applicazione di
non trasparenza che avr un unico effetto
macroeconomico: aumentare lincertezza e
abbassareleaspettative. Infatti proprioat-
traverso il canale delle aspettative che essa
eserciterunforteeffettonegativosullacre-
scita e quindi sul benessere degli italiani. Il
giochetto dei vari ministri e dello stesso Ro-
manoProdi che, di fronteallereazioni, han-
noproffertoscuse, promessedi risarcimento
edisponibilitamigliorarefapartedi questo
meccanismo e lo esalta. Giocano negativa-
mente sulle aspettative sia il fatto che quel
pocodi risanamentoeffettuatoconspeseed
entrateincrescitaechequindi lostatocom-
plessivodellambienteincui si sviluppanole
attiviteconomichepeggioratoedincon-
trotendenzarispettoai paesi competitori, sia
la constatazione che lalternanza al governo
implicauntalecambiamentodi rotta, cheva
oltre le normali differenziazioni politiche
(conladefinitivasconfittadellopzionerifor-
mista-liberalenellasinistra), darendereinaf-
fidabileper chi investequalsiasi calcoloeco-
nomicodi medioelungoperiodo.
Due scenari per azzerare il deficit nel 2010
Perci, poich questa Finanziaria surrea-
lista essa stessa un esercizio di dissimula-
zione, anzich perdere tempo nel futile ten-
tativo di misurarne limpatto macroecono-
mico abbiamo seguito unapproccio diverso.
Quello che abbiamo fatto stato simulare
due scenari alternativi usando un modello
econometrico microfondato (ossia uno nel
quale i coefficienti delle varie equazioni di
comportamento sono molto vicini ai para-
metri strutturali delle preferenze individua-
li e delle tecnologie e quindi invarianti alla
politica economica). Gli scenari hanno inco-
mune lobiettivo di azzerare gradualmente
entro il 2010 il disavanzo pubblico. Ma que-
sto obiettivo viene raggiunto indue modi ra-
dicalmentediversi cherispecchianoduedif-
ferenti filosofie: in uno scenario il risana-
mento ottenuto esclusivamente dal lato
delle entrate, ossia aumentando il prelievo
tributario; nellaltro attraverso la riduzione
delle uscite. Nel primo caso aumentano le
imposte dirette e indirette e i contributi so-
ciali inmodo tale che a sua volta la pressio-
netributariacrescenei quattroanni di circa
quattro punti percentuali; nel secondo caso
i redditi dei dipendenti pubblici e i consumi
intermedi della pubblica amministrazione
crescono allo stesso tasso dellinflazione, i
contributi alla produzione vengono gradual-
mente eliminati e, infine, la spesa pensioni-
stica si riduce in media di circa un punto
percentuale di pil lanno.
Ebbene, gli effetti sonoprofondamentedi-
versi. Quando il risanamento ottenuto dal
latodellaspesa, nonsololacrescitapial-
ta (di circa mezzo punto) a quella dello sce-
narioalternativo, marestainlineaanchecon
lipotetica crescita tendenziale che avrebbe
caratterizzatoleconomiaitalianainassenza
di risanamento. Ossia un drastico risana-
mento della finanza pubblica come quello
ipotizzato nonsolo migliora strutturalmente
leconomia, manonhaneancheeffetti reces-
sivi. A patto che sia realizzato attraverso ri-
duzioni di spesa. Se lobiettivo invece rag-
giuntoaumentandoletasseci sonoeffetti re-
cessivi esoprattuttointaccatoil potenziale
produttivo(si abbassanogli occupati eil pro-
dottoper addetto, mentreaumentanoil tasso
di disoccupazioneequellodinflazione).
DUE ECONOMISTI ANALIZZANO LE CIFRE DI PADOA-SCHIOPPA E SCOPRONO CHE IL RISANAMENTO, SE C, POCA COSA
Agenda per (la ripicca di) Mastella
I
l documento che pubblichiamo a pagi-
na due, cio larticolo contro lislam
che ha messo in immediato pericolo di vi-
ta un professore della provincia francese,
Robert Redeker , costringendolo alla
clandestinit per proteggersi dalle mi-
nacce islamiste, contiene tesi discutibili,
ma sono tesi, opinioni, espressioni criti-
che rivolte a una religione rivelata, ai
suoi testi sacri, alla sua narrativa storica.
La storia della nostra cultura ricca di
episodi simili, talvolta con conseguenze
simili. Il filosofo olandese Spinoza, che
negava i miracoli e molto altro del conte-
nuto delle religioni positive, fu espulso
dalla sinagoga di Amsterdam e ostraciz-
zato dalla sua comunit, tanto che
visse cautamente appartato
e pubblic postuma la
sua Etica. Il cele-
bre eretico Bruno
fu bruciato vivo
a Roma, in
Campo de Fio-
ri. E si potrebbe
continuare a lungo:
intolleranza e odio non sono prerogative
esclusive, come ricorda anche Redeker,
dellislam, e non sono tratti caratteristici
obbligati delle sole culture religiose, per-
ch appartengono purtroppo allumanit
intera in tutte le sue varianti antropolo-
giche e di pensiero (vogliamo fare lelen-
co dei martiri cristiani o degli ebrei an-
nientati per il fatto di essere ebrei?). La
novit del nostro tempo che sul sostra-
to ebraico, cristiano e greco della nostra
tradizione abbiamo costruito ledificio
della libert di coscienza e di opinione,
abrogando in linea di principio (in linea
di fatto le cose sono sempre pi compli-
cate) ogni forma di tolleranza verso lin-
tolleranza. Il fatto che in un modo o nel-
laltro abbiamo potuto farlo, siamo riu-
sciti a farlo, ed questo il lato luminoso
della secolarizzazione, quando non di-
venti dogma laicista e intolleranza verso
la libert religiosa.
Le due cose veramente scandalose che
Redeker afferma sono queste: che al con-
trario dellebraismo e del cristianesimo,
lislam non pu progredire verso la tolle-
ranza, perch il modo della sua rivela-
zione, il testo coranico, la profezia di
Maometto e lesemplarit guerriera della
sua vita, non glielo consentono; e che
lEuropa gi assoggettata a una sorta di
sorveglianza e sudditanza ideologica ver-
so lislam, paragonato al comunismo co-
me nuovo mito di riscatto e di rigenera-
zione di un occidente che si detesta e non
si riconosce in se stesso. Non sono, per
quanto suonino scandalose, idee del tut-
to nuove. Non sono state sostenute solo
da una pubblicistica popolare di succes-
so posteriore all11 settembre (Fallaci,
Houellebecq e al-
tri); sono te-
si in parte o
in toto ab-
bracciate
da grandi
studiosi
dellislam
come Ber-
nard Lewis o
Maxime Rodinson, e in quelle
idee c una eco di passi importanti scrit-
ti in tempi non sospetti di crisi tra le ci-
vilt dal grande antropologo strutturali-
sta Claude Lvi-Strauss. E quando il Pa-
pa parla di una trascendenza assoluta del
divino islamico, lontana dallo sposalizio
nel Logos di fede e ragione, che al con-
trario nutre il solco del nostro concetto di
Dio, non cos lontano da quella critica
teologica o religiosa. Altri la pensano di-
versamente, a buon diritto. Ma questo
per lappunto il dialogo, e non c dialogo
se sul confronto pesa la minaccia della
violenza. Coloro tra di noi che glissano,
eludono la sostanza del problema, metto-
no sullo stesso piano il presunto errore
o le imprudenze di Redeker e le mi-
nacce che ne stroncano la vita pubblica e
la libert, come successo a molti altri
prima di lui, non sono amici del dialogo
interculturale o interreligioso, ne negano
bens lunica base possibile: una forza di
deterrenza politica, giuridica e morale
che renda impraticabile lintolleranza da
qualunque parte provenga.
L
aumento del tasso di interesse da
parte della Banca centrale euro-
pea dal tre al 3,25 stato motivato con
la preoccupazione per linflazione. Si
tratta di un timore probabilmente fon-
dato per altre parti dellUnione, ma
non per lItalia ove non si registrano, al
momento, tensioni inflazionistiche. Il
prezzo del petrolio sui 60 dollari, con-
tro gli oltre 75 di qualche tempo fa e an-
che questo fattore concorre a ridurre
le pressioni inflazionistiche. L effetto
favorevole maggiore per lItalia che
per lenergia dipende dal petrolio pi
degli altri paesi dellUnione si espli-
ca in tutta Europa. Ma la Bce non vuo-
le avere un tasso troppo basso rispetto
a quello della Federal Reserve, perch
non vuole indebolire leuro e facilitare
gli acquisti di propriet europee da
parte di soggetti dellarea del dollaro,
del rublo o delle monete asiatiche. Co-
s stando le cose non resta che doman-
darsi quali siano gli effetti per lItalia
di questa mossa. Essi non sono impor-
tanti per il costo del nostro debito. In-
fatti quello in essere per tre quarti a
lungo termine e non influenzato da
questa manovra neppure per la quota
in scadenza, in quanto il tasso a lungo
termine gi incorporava gli ultimi rial-
zi. Il debito pubblico a breve subisce un
rincaro di un quarto di punto che ri-
guarda forse 300 miliardi di euro fra ti-
toli in scadenza e debito nuovo. Sicch
il costo aggiuntivo di 750 milioni, fra
stato ed enti locali. Il problema vero ri-
guarda leconomia, a cui la manovra
della Bce del resto esplicitamente di-
retta. Il costo del denaro per le impre-
se aumenter di pi di un quarto di
punto, in quanto dai tassi della Banca
centrale a quelli con cui le banche si
approvigionano sul mercato fino a
quelli con cui prestano ai clienti, vi
un divario crescente. Il quarto di punto
della Bce per chi si fa dare denaro dal-
le banche o dal mercato finanziario po-
tr diventare mezzo punto. E ci si ag-
giunge allaumento di pressione fiscale
che la legge finanziaria sta per eserci-
tare sulleconomia che forse un pun-
to e mezzo di pil (essendo le maggiori
entrate nette statali, previdenziali e lo-
cali circa 22 miliardi, di cui cinque pre-
videnziali, quattro locali e 13 statali) La
combinazione rischia di generare un
importante effetto depressivo.
N
ella fase pi rovente della rissa ru-
sticana che ha contrapposto il mi-
nistro delle Infrastrutture a quello del-
la Giustizia, Clemente Mastella, irritato
per le invasioni di campo del suo colle-
ga in materia giudiziaria, ha minaccia-
to di ripagarlo della stessa moneta, as-
sumendo il ruolo di censore perma-
nente delle iniziative di Antonio Di Pie-
tro e del suo ministero. Probabilmente
Mastella, pago dei successi che ha otte-
nuto sullavversario, con lapprovazione
dellindulto e con la gestione bipartisan
di aspetti rilevanti della riforma del-
lordinamento giudiziario, rinuncer ai
suoi propositi vendicativi.
Sarebbe per un peccato, perch in
effetti liniziativa del governo nel cam-
po delle infrastrutture meriterebbe un
esame critico e approfondito, al di l
delle inimicizie personali. Assieme al
suo collega dei Trasporti, Di Pietro ha
escluso la realizzazione della linea fer-
roviaria ad alta velocit tra T orino e
Lione dalle procedure stringenti della
legge obiettivo. In questo modo si
aperto uno spazio colossale ai conte-
statori della Tav, che nonostante le pro-
messe di Romano Prodi (si fa e ba-
sta), hanno ottenuto di fermare i lavo-
ri che nessuno sa se e quando ripren-
deranno. In Europa si sta pensando se-
riamente di scavalcare lostacolo del-
lagitazione demagogica in Val di Susa
facendo passare i convogli dalla Sviz-
zera. Un primo punto dellagenda di
Mastella potrebbe consistere nel chie-
dere conto dei tempi di realizzazione
della Tav. Laltra grande opera cancel-
lata, il ponte di Messina, dovrebbe es-
sere sostituita da altre opere infra-
strutturali nel Mezzogiorno, ancora in-
definite: punto due dellagenda Ma-
stella. Infine, ma non per ultima, viene
la questione delle concessioni alla so-
ciet Autostrade, che sono contratti sot-
toscritti, non regalie delle quali il mi-
nistro pu disporre a propria discre-
zione. Di Pietro ha promesso una revi-
sione generale del meccanismo delle
concessioni, che riporterebbe nel caos
tutto il sistema. Ma anche questo do-
vrebbe essere approvato in Senato, do-
ve il voto di Mastella determinante.
Tassi e tasse
Il documento a pagina due
Leffetto depressivo sulleconomia causato da Finanziaria e costo del denaro
Le tesi anti-islam che inguaiano Redeker sono discutibili, ma sono tesi
Se vuole fare le pulci a Di Pietro si ricordi delle Autostrade e della Tav
N
on lo chiamano veleno, scriveva
Nietzsche nella Gaia Scienza: per
dare del veleno che uccide i deboli e to-
nifica i forti una definizione che, negati-
va e nichilista com, non nemmeno una
definizione. Manonsannonientedi Nietz-
sche i protagonisti del giallo napoletano
di Pietro Treccagnoli. A Napoli si muovo-
no tra campagne e mare, tra Golfo e il vul-
cano: nella Leonia Vesuviana, dove si ri-
versa dal ventre delle navi un carico di
bidoni con le ossa e la coccia di morte
stampati sopra. Si aggirano tra cave, cu-
nicoli e discariche. E, immersi fino al col-
lo in traffici loschi, affari sporchi, rifiuti
innominabili, non possono che dare della
chimica nietzscheana la pi gaia e scien-
tifica delle dimostrazioni.
Non lo chiamano veleno per. E, chia-
mati uno alla volta a darne conto, i perso-
naggi raccontano tutti in prima persona la
storiaccia che, ciascuno nella propria par-
te, li tocca, contagia e infetta. Storia di
contrabbandodi scarti tossici, trasportodi
scorie, smercio di roba che scotta e che
contamina perfino la lingua di chi se la ri-
trova ingarbugliata e impastata di italia-
no, dialetto, gergo, slang americano da tv .
Come Rachid, nu calamaro venuto dal
Maghreb, lu marucchino amico della
Gabonese morta ammazzata. O Fransu, il
fidanzato che la nera teneva in Gabon,
watusso nfrancesato che, sbarcando a
Napoli, si vede subito marchiato di un ac-
cento sopra il nome. Belmond: un
Adrianoinfrancesatosuasponteper con-
tranomme per non sentirsi chiamare Ce-
lentano. Belushi coi suoi fratelli e i suoi
gorilla: occhiuti, occhialuti e nerovestiti,
camuffano sotto il doppiopetto bicipiti da
maccarone. Paiono maschere da carne-
vale partenopeo che, cascate dentro una
miscela di pop, di pulp e di trash, si sono
inzaccherate. Treccagnoli, responsabile
culturale del Mattino, maestro nella rac-
colta differenziata: ricicla il Cunto de li
Cunti e la Commedia infernale (pro-
prio la dantesca), il cinema di Tarantino e
della Ricerca dellarca perduta, per ca-
varne fuori il materiale pi popolare, per-
sonale, comico e poetico. Butta un poli-
ziesco americano ai piedi del V esuvio e
innesca una reazione esilarante. Sputa
sentenze nietzscheane nella caverna di
Caseriavule la tana dellOrco dove la Ci-
cella di Basile gettava la spazzatura e ne
fa saltar fuori in carne e ossa la dea Mefi-
te: buttata gi dallOlimpo, da quel guar-
dapecore di Romolo, son pi di duemila
anni e ridotta allinfamia di un mefiti-
co aggettivo, ai tempi doro era una con-
turbante vestale custode delle acque e
delle fonti. Altro che Apollo e Dioniso.
LIBRI
Pietro Treccagnoli
NON LO CHIAMANO VELENO
124 pp. Avagliano, euro 9
OGGI Nord: nuvole in Valle dAosta e
Piemonte con possibili rovesci in Ligu-
ria. Sereno in Lombardia con qualche
annuvolamentoinserata. Cielocoperto
inRomagna. Centro: nubi sututtelere-
gioni con pioggia e vento in T oscana.
Sud: brevi pioggesul versanteionico.
DOMANI Nord: sereno in Piemonte e
Liguria. Un po di foschia sulla Bassa.
Soleggiate le Alpi. Centro: nuvolosit
irregolare sulla costa adriatica, cielo
limpido in T oscana e Sardegna. Sud:
schiarite su tutte le regioni con qual-
che nuvola che ancora persiste in Mo-
lise e sul Gargano. Pioggia sui rilievi.
ENTRATE
Aumenti entrate
Misure politica tributaria 3.9
Contributi previdenziali 5.2
Ticket e tributi per Ssn 1.4
Evasione/elusione 8.8
Tfr 5
totale aumenti con Tfr 24.3
Totale aumenti al netto Tfr (A) 19.3
Riduzioni entrate
Cuneo fiscale: (B) 5.5
Aumento netto entrate senza Tfr (A-B) 13.8
Maggiori tributi locali* 2.2
Aumento netto entrate senza Tfr
con maggiori tributi locali* (C) 16
USCITE
Aumenti uscite
Sviluppo 6
Equit sociale 2.2
Funzioni dello stato 4
Altri interventi 0.9
Totale aumenti uscite 13.1
Diminuzioni uscite
Razionalizzazione pubblica amm. 3
Risparmi sanit 1.7
Minori spese (Patto di stabilit interno)* 2.2
Totale diminuzione uscite 6.9
Aumento netto uscite (D) 6.2
Saldo manovra (C-D) 9.8
percentuale sul pil 0.67
La vera manovra per il 2007
* nellipotesi che lariduzione dellerogazione agli enti decentrati siasuddivisaamettraaumento di tasse e riduzione di s pese
ERNESTO FELLI E GIOVANNI TRIA
E IL FUMUS FINANTIARIAE
Roma. Non fosse per il verde speranza
dellefraschechecircondanoil tavolodei re-
latori, il seminario di Orvieto due giorni di
studio diessino-margheritico per il Partito
democratico virerebbe interamente al gri-
gio. Ieri infatti, giorno di apertura, le idee
nuove non abbondavano. Risultava difficile
persino rispondere alla domanda: Partito
democratico, che cos?, cosa che al semi-
nario programmatico, quantomeno, dovreb-
be gi essere chiara. Hai voglia a dire, nei
comunicati ufficiali, che si era l riuniti tra
rappresentanti di partiti, associazioni, mo-
vimenti e personalit interessate a discu-
tere sulle tappe da percorrere per trasfor-
mare lUlivo da alleanza elettorale a sogget-
to politico. Accertata lassenza dei dissi-
denti ds i seguaci di Fabio Mussi e Cesare
Salvi accertata la presenza della Marghe-
rita tutta, dai prodiani ai rutelliani ai teo-
dem, incassato il biasimo stizzito dei non in-
vitati dellUnione, tra cui il dipietrista Leo-
luca Orlando, si rimaneva con losso spolpa-
to: di che cosa discutere? Pareva brutto par-
lare di leadership e correnti, parole contra-
rie allesprit del grande contenitore unico
fatto di Ds e Dl, meglio allora buttarsi sui
contenuti, tanto piche il dalemiano Gavino
Angius aveva pregato, giorni fa, di non par-
lare solo di contenitori. Ma quali contenuti?
Percorsi blairiani? Magari
Ieri, giorno di relazioni professorali ben
tre erano infatti i professori presentati
sommessamente dal prof. dei prof. Romano
Prodi: Pietro Scoppola, Roberto Gualtieri e
Salvatore Vassallo non si sono certo visti i
prodromi di unoperazione di egemonia
culturale e politica, condizione sine qua
non per lesistenza del Partito democratico
secondo Michele Salvati, diessino riformista
che del Pd stato uno dei primi padri (e che
ieri nonera a Orvieto). Chi cera, invece, non
poteva far altro che sospirare speriamo be-
ne e aspettare il pomeriggio di oggi, ovvero
le relazioni politiche di Francesco Rutelli,
Piero Fassino e Romano Prodi. Daltronde,
sottolineava dalle file della Margherita En-
zo Carra, lambizione di formare questo
nuovo soggetto talmente inedita che deve
passare attraverso una reazione chimica.
Aspettiamo di vedere, in queste settimane,
se dallalchimia si sviluppa qualcosa, senza
dimenticare lapporto dei sindacati, delle
associazioni, del popolo delle primarie.
Il fatto che nonsi capisce nemmeno se il
Pdsar davvero il partito delle primarie, an-
cheselarelazionedi SalvatoreVassallo, che
ieri criticava il frazionismo e sperava nel-
listituzionalizzazione delle primarie a livel-
lo locale, sembrava andare in questa dire-
zione. Avoler poi individuare il profilo cul-
turale e programmatico della nascente
creatura, bisognava affidarsi alla relazione
del professor Gualtieri. Solo che sentir par-
laredi crisi eripensamentodelleculturepo-
litiche del Novecento veniva voglia di chie-
dere: quali culture politiche, allora, per il
Duemila? La risposta, nonostante la profu-
sione di dotte analisi dei tre professori, non
appariva chiara. E non per colpa dei poveri
professori, chiamati ariempireunpentolone
che i promotori stessi del Pd, i leader politi-
ci, nonsembrano certi di voler riempire. N
si avvertivano slanci e novit nelle parole
del professor Scoppola, dedicate ai soggetti
deboli, allintegrazione, ai buoni rappor-
ti tra eredit cattolica e movimento dei la-
voratori, alla sfida alla modernit, alla
necessaria riforma elettorale, al caratte-
re octroy del nuovo partito, il che non si-
gnificacancellazionedei partiti esistenti (an-
che se, veniva da dire a Scoppola, a giudica-
re dai movimenti di Prodi i partiti nonpaio-
nopoi cos intoccabili). Tragrandi temi esto-
ria del Novecento, restava il fatto che il di-
battito sul nuovo soggetto ieri suonava un
po antiquato, per dirla conil diessino Pep-
pino Caldarola: Sembra quasi che Moro e
Berlinguer siano morti laltroieri.
Chi si aspettava percorsi blairiani, o an-
che solo blandamente atlantisti, rimasto
deluso. Il professor Gualtieri diceva che il
nuovo partito significa Europa, Europa, Eu-
ropa e quindi multilateralismo. Niente scon-
tro di civilt. No alle politiche estere fon-
date sulla coppia amico-nemico, viva lo svi-
luppo sostenibile. Sulla carica etica le sue
parole sembravano meno timide. Che il Pd
abbia il coraggio di essere una delle due: o
laicooteodem? Mapoi si restavasulloscam-
bio tra componente cattolica-democratica e
componente socialista riformista. E laccen-
no alla tutela della vita diventava subito
proposta di una tavola dei valori comuni a
cattolici e socialisti. (m.r.)
ANNO XI NUMERO 237 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
Roma. Come uscir An dai due giorni di
assemblea nazionale che comincia oggi a
Roma, preceduta da un ufficio politico
mattutino? Non diversa da come lha raffi-
gurata Gianfranco Fini nel documento
scritto a luglio con Adolfo Urso e Pasqua-
le Viespoli. Un partito nazionalconserva-
tore disposto a federarsi elettoralmente
con Forza Italia e pronto a bussare alla
porta del Ppe. Preceduto da una fondazio-
ne di conio anglosassone somigliante alla
dalemiana Italianieuropei, della quale si
occuper Urso, gi titolare dei temi di po-
litica industriale. Quanto al resto, Fini cer-
cher di proiettare allesterno e attualiz-
zare i contenuti del proprio documento.
Ha incaricato Gianni Alemanno di allesti-
re la linea dattacco contro la Finanziaria
prodiana; aspetta da Maurizio Gasparri
una relazione sulle aspettative di vita del-
la legge sullimmigrazione che lex vice-
premier ha firmato con Umberto Bossi;
mentre Giorgia Meloni riferir sul serba-
toio giovanile. Poco di nuovo. La novit ri-
levante pu sopraggiungere dal lavoro di
Silvano Moffa sulla forma-partito. Que-
sta assemblea ha ricevuto dal congresso,
tra laltro, una delega alla riforma dello
statuto. E si sa che Fini ha in mente di ri-
mescolare gli organi dirigenziali, sebbene
il clima interno sia migliorato rispetto a
quando, oltre un anno fa, and in scena la
mesta e temporanea vendetta finiana sui
luogotenenti che lo avevano criticato in
pubblico o nelle caffetterie romane. Ma
non venuta meno la necessit di assicu-
rare ad An una struttura meno oligarchica
al momento centrata sul portavoce An-
drea Ronchi e plebiscitaria. Di qui certe
indiscrezioni.
Fini annuncer un calendario di elezio-
ni nelle segreterie regionali (da affidare al-
le assemblee provinciali), ma la notizia
unaltra: dopo oltre dieci anni, il capo si
preparerebbe a nominare un segretario di
partito. Ovvero due consoli, se la sua vo-
lont di premiare lattuale capogruppo al
Senato, Altero Matteoli, venisse contrasta-
ta dal blocco del sociale Alemanno e dei
suoi ex rivali La Russa e Gasparri. In que-
sto caso a Matteoli, soluzione di prestigio
(anche anagrafico), verrebbe affiancato
proprio Alemanno che negli ultimi tempi
si molto avvicinato al leader (ma la scel-
ta della diarchia servirebbe anche a te-
nerne basse le aspettative di delfinato). E
Fini? Resterebbe in ogni caso il presiden-
te plenipotenziario, libero per di coltiva-
re pi agevolmente le proprie ambizioni
personali. Chiss come la prender si do-
mandano i finiani loppositore Francesco
Storace che riunisce i suoi sodali la setti-
mana prossima a Fiuggi. E ragionevole
pensare che una decisione cos pesante
come minimo si aprir lasta per lincarico
di Matteoli a Palazzo Madama richieder
unassemblea precongressuale da convo-
care allinizio del 2007. Eppure non si
esclude affatto che Fini voglia anticipare
tempi e risentimenti. (a.g.)
Fini rimescola An
Oggi e domani lassise di un partito
che bussa al Ppe e aspetta un
segretario (Matteoli?). O forse due
Rosa di Montecatini
I radicali diffidano dellassociazione
di Turci, che dice: luso del simbolo
alle amministrative il test finale
Il Papa: Parlare in obbedienza alle opinioni comuni prostituzione
Al direttore - Malcontento tra i sindaci per
la Finanziaria. Lamico sindaco Veltroni ha di-
chiarato che, con i tagli previsti, a Roma il traf-
fico non sarebbe pi fluido com adesso, le
strade si riempirebbero di buche, i trasporti
pubblici non sarebbero pi puntuali e che la
citt, insomma, non sarebbe pi la stessa.
Gianni Boncompagni
Al direttore - Se non si pu pi neanche usa-
re laparolaintercettazioni riferitaaTelecom,
quasi quasi cambio squadra.
Maurizio Crippa
Al direttore - Ieri il Papa parlando alla
Commissione teologica a un certo punto ha
detto: Parlare per trovare applausi, parlare
orientandosi a quanto gli uomini vogliono sen-
tire, parlare in obbedienza alla dittatura delle
opinioni comuni, considerato come una spe-
cie di prostituzione della parola e dellanima.
La castit a cui allude lapostolo Pietro non
sottomettersi a questi standard, non cercare gli
applausi, ma cercare lobbedienza alla verit.
Non so se pensasse a Regensburg, ma si spie-
gato cos bene che non c da aggiungere altro,
in verit.
Andrea Monda, Roma
Al direttore - Aprendo lennesimo pacchetto
di sigarette, locchio caduto sulla solita scrit-
ta malaugurante. Stavolta cera scritto: Fu-
mare in gravidanza fa male al bambino. Mi
sono accorto che in quel testo sta scritto bam-
bino e non feto o uno qualunque di quegli
ignobili nomignoli che servono a negare lesi-
stenza di un bambino. Il fumo fa male al bam-
bino. Ma tutto il resto, compreso estirparlo con
un aspirapolvere fa bene? O hanno scritto la
cannula aspiratrice fa male al bambino an-
che sugli attrezzi che si usano per far abortire?
Giovanni De Merulis, Roma
Al direttore - Il professor Cacciari, a Otto e
mezzo di mercoled sulla libert di pensiero, ha
detto che il Trattato teologico politico di Spi-
noza fu pubblicato postumo, un lapsus. LEti-
ca lo fu, perch il Tractatus aveva messo Spi-
noza nei guai, nonostante fosse firmato con
uno pseudonimo.
Giulio Parma, Ferrara
Parsi invita i timidi cattolici europei a rivendicare la loro ragione
Milano. C una grande autocensura, c
paura. Questo innegabile e va cambiato.
Ma ha un motivo: per troppi anni ci siamo
baloccati nellidea che il fondamentalismo
islamicononci toccasse, chegli islamici che
vivono in Europa ne fossero immuni. Ne ab-
biamo fatto un dogma, di questo pregiudi-
zio. Adesso dobbiamo decidere qual il no-
stro punto di vista. Cominciare a dire che va
garantita la libert di chiunque, ma che non
si pu tollerare che la vita di una persona
sia minacciata per le sue idee. Dobbiamo
dirlo soprattutto di fronte a chi ha dimostra-
to nei fatti, come in Olanda, di non avere
nessun rispetto di questo principio.
Che differenza pu fare un giorno era
lazzeccato titolo del primo volume pubbli-
cato nel 2002 dallAseri, lAlta scuola di eco-
nomia e relazioni internazionali dellUni-
versit Cattolica, dedicato alle conseguenze
dell11/9 e curato da Vittorio Emanuele Par-
si, docente di Istituzioni internazionali e
coordinatore del corso di Politica interna-
zionale della scuola. LAseri, che la settima-
na prossima celebra i suoi dieci anni di vita
(tra le iniziative un convegno dedicato alle
Relazioni transatlantiche) giocoforzaan-
che il pensatoio geopolitico (la dirige il ret-
tore Lorenzo Ornaghi, politologo) della mas-
sima istituzione culturale dei cattolici ita-
liani. Al professor Parsi chiediamo che dif-
ferenzahafatto quel giorno mapotremmo
dire anche il giorno di Ratisbona, e tanti al-
tri nel suo lavoro. E, pi in generale, che
impatto culturale ha avuto nel pensiero cat-
tolico su questi temi.
Nehafatta: negli anni 90 il maggior tema
di riflessione internazionale era la minac-
cia della globalizzazione. Il nemico era Mi-
crosoft Improvvisamente ci siamo ritrova-
ti adover ragionaresul temadellasovranit,
aparlaredegli stati edellasicurezzachede-
vono garantire. E su che cosa avete iniziato
a ragionare? Un passo indietro. Nel Sei-
cento il concetto di stato nasce come riven-
dicazione legittima a essere diversi, ma per
costruire un ordine nella diversit. Non
un caso che nello stesso preciso istante na-
sca anche il diritto internazionale. Ora ab-
biamo di fronte dei mondi che quella nozio-
ne, la legittimit in vista di un ordine, non
accettano. Lesempio clamoroso quello di
AhmadinejadallOnu: il puntodirompente
il rifiuto perfettamente logico dal suo pun-
to di vista della legalit internazionale.
Anzi, il presidenteiranianoconsideraleisti-
tuzioni internazionali le armi pi subdole
delloccidente. E questo che ci spaventa.
Cosasignificainquestocontestodecide-
reil nostropuntodi vista?Dal discorsodel
Papa, su cui c stata una vergognosa auto-
censura, almenodapartedel Parlamentoeu-
ropeo, possiamo ricavare un punto: nellin-
controtrail pensierogreco-giudaicoeil cri-
stianesimo ci sono alcune cose che possono
essere non solo i valori comuni dellocci-
dente, mapossonodiventarediritti univer-
sali. Finora invece cosa si fatto? Abbia-
moabdicatoallanostraragione, anchepoli-
tica. Lademocrazialiberalenascedaunso-
stanzialepessimismosullacapacitdelluo-
modi agirebene. Leistituzioni elerelazioni
internazionali servonoaquesto, apreserva-
re legittimit e legalit: Hobbes pi Locke,
per dirlaconunoslogan. Invece, di fronteal-
lislam, abbiamocompletamentecensuratoil
fattocheloccidentehadovutoimpararlo, il
ruolo delle istituzioni. Abbiamo detto loro
nonhannobisognodi imparare, unafollia.
Il nostropessimismoantropologico allislam
nonvieneapplicato. Unadebolezzacultura-
le devastante. Una debolezza che secondo
Parsi va corretta anche in un altro punto:
Abbiamosemprepuntatosullideadellale-
galit, delle regole che garantiscono, che
scongiurano la guerra. Ora il momento di
porsi il problemadellalegittimit, di checo-
sa giusto e cosa no. Problema di cultura,
non di regole: perch quello che ci separa
dallislam fondamentalista non una inter-
pretazione della legalit, ma una questione
di legittimit: cosa giusto e cosa sbaglia-
to. Per quale motivo fa paura discutere di
questo? Perch sappiamo che nella nostra
storia, noninquelladi altri, dirimerelaque-
stionecostatosangue.
Un atteggiamento che fa il paio con un
certo irenismo tradizionale della chiesa. I
cattolici europei sono timidi, secondo me,
forse pi in quanto europei che in quanto
cattolici. Ma la fine della Guerra fredda ha
riaperto la riflessione sul rapporto tra i cri-
stiani eloccidente. E il temadel ritornodel-
leidentit, sucui oggi csenzaltromenoim-
barazzo, piconsapevolezza. Del restoBene-
detto XVI, che pure ha ribadito di credere
nel dialogo come sola possibilit di relazio-
ne, hapostolecondizioni per il dialogo. Su
questo i cattolici hanno iniziato un cambia-
mentodi rottanonreversibile. Cos comein
termini di riflessioneculturale, nel nostrola-
voro, oggi chiaralanecessitdi coniugare
letica della convinzione alletica della re-
sponsabilit, per dirla con Weber. Di impa-
rareaessereresponsabili nel mondo, senza
metteretraparentesi lapropriaidentit.
Weekend a Roma. Calda ottobrata.
Giorgio Napolitano, molto rilassato,
cammina dalle parti di piazza San
Lorenzo in Lucina.
Alta Societ
Come bambino venivo su
male. A scuola non capivo
niente, ero sviluppato che
pur avendo 10 anni ne di-
mostravo 18. Facevo inna-
morare la cuoca della
mensa (Paola, 31 anni, di
Vicenza). Mi vantavo e di-
gerivo forte per strada. In estate andavo a
servire alla Festa dellAmicizia. Il primo
giorno di lavoro, tanto che mettevo gi il
palco per il ballo liscio, mi facevo male
apposta. Quindi ricattavo il segretario cit-
tadino della Democrazia Cristiana. Io:
Segretario, comprami un pony altrimen-
ti denuncio allispettorato del lavoro che
vi avvalete di manodopera minorenne
non in regola. Lui cedeva. Il pony poi lo
vendevo al campo nomadi. Ricavavo 150
mila lire che usavo per far cambiare la
batteria del pullman della nazionale can-
tanti. S, una volta lanno va cambiata. An-
che se si accende il motore al primo col-
po, non devi aspettare di rimanere a pie-
di. A pensarci adesso, facevo prima a far-
mi dare direttamente 150 mila lire dal te-
soriere regionale della Dc. Evitavo di por-
tare a mano il pony al campo nomadi.
INNAMORATO FISSO
DI MAURIZIO MILANI
Professor Orvieto
Il Partito democratico dibatte
di cose gi dibattute. Ferrato sulla
storia, non sa che fare da grande
Pistoia. Montecatini Terme terra di in-
trighi dai tempi di Catilina fuggiasco che
qui venne a riparare prima della fine. Sar
per questo che i pannelliani, attenti ai par-
ticolari della storia, non si fidano dellasso-
ciazione per la Rosa nel pugno di Lanfran-
co Turci che, da ieri, allhotel Croce di Mal-
ta, discorre del matrimonio tra Sdi e radi-
cali. Dovrebbe trattarsi, cos almeno lo pre-
senta Turci, di un tentativo di mediazione
tra le due posizioni allinterno della Rnp:
quella socialista, che invoca luso del sim-
bolo della Rosa per le elezioni amministra-
tive, e quella radicale, che lo vorrebbe pre-
servare dallinflazione dei posti nelle giun-
te di paese, lasciandolo intatto per le gran-
di battaglie laiche. In realt, per i radicali,
Daniele Capezzone in testa, il gioco di T ur-
ci pi che a un armistizio assomiglia a un
cavallo di Troia, senza Ulisse, col quale tra-
ghettare il simbolo della Rosa allo Sdi,
gabbando Pannella. Il vecchio Marco, per,
uomo navigato e ha avvertito lantifona
tanto che da un paio di giorni cannoneggia
le proprie ragioni politiche sui compagni
socialisti: Non ci interessa avverte il po-
tere fondato sulle tessere. Come se non ba-
stasse, Capezzone si mosso pure sul piano
politico, azzeccando un paio di iniziative bi-
partisan: la prima, il tavolo dei volentero-
si, al quale hanno aderito Bruno Tabacci,
Nicola Rossi, Marco Follini e Sandro Bondi
(il segretario radicale annuncia, per oggi,
un altro paio di nomi con il botto) per al-
leggerire, senza passare dalla piazza, il pe-
so fiscale della Finanziaria prodiana. La se-
conda: un approccio liberale alla questione
delle imprese e della schiacciante burocra-
zia italiana con liniziativa 7 giorni per
unimpresa.
Sul versante dei parlamentari socialisti,
invece, si parla daltro e da alcune settima-
ne circola con insistenza un interrogativo:
Ci conviene rimanere nella Rnp o meglio
passare al gruppo misto?. Mentre la di-
scussione tentenna, dal Molise, ecco lan-
nuncio: Alle regionali lo Sdi correr da so-
lo. Capirai, chiosa Capezzone mentre la
Rosa appassisce. Non vogliamo diventare
una cooperativa, lobiezione del segreta-
rio radicale a Turci che, da Montecatini, ri-
batte: Una volta ho chiamato i radicali set-
taesi sonooffesi. Pannellanonriesceacon-
cepire la Rnp se non come un partito radi-
cale pi grande. Il punto di vera rottura
spiega al Foglio sar sulluso del simbolo.
Se alle amministrative non verr concesso,
sar la fine. (m.l.)
ANNO XI NUMERO 237 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
LA POLITICA APPESA AL MURO
Lultimo lo ha tirato fuori Rifondazione: Anche i ricchi piangano. Storia degli slogan che i partiti
hanno affidato ai manifesti. Dai forchettoni del Pci alla spada della Dc contro divorzio e libero amore
di Stefano Di Michele
M
ettiamo che larma pi potente sia
la cinematografia come si diceva
o la televisione come si dice. Scipione
lafricano e la velina, per capirci. Per i
manifesti non scherzano. Perch il film
finisce e lelettrodomestico casalingo si
spegne, ma il manifesto resta l incollato
al muro, sfida il sole e sfida la pioggia, e
se hai sbagliato qualcosa sta dispettosa-
mente saldo come neanche una cupola
del Brunelleschi: disagio per i sostenito-
ri e straordinario mezzo di presa per il
culo per i detrattori. A riprova, non
avara di esempi la cronaca patria. Cos,
prima di arrivare allormai mitico An-
che i ricchi piangano a sua volta filia-
zione di Anche i ricchi piangono, stuc-
chevole telenovela sudamericana allal-
ba degli anni Ottanta rapidissimo ri-
passo. A met degli anni Sessanta alla
Dc, che se lera sempre cavata benissimo
da sola, vengono le paturnie moderniste.
E invece di chiedere come sempre soc-
corso ai preti, rivolge la sua attenzione
verso gli Stati Uniti, allInstitute for Mo-
tivational Research. Il quale istituto met-
te in testa a Fanfani e soci che limmagi-
ne del partito vecchia, che c in giro
una certa stanchezza per il benemerito
scudocrociato. Cos i democristiani che
al massimo si erano spinti a formulare
un decalogo per il militante (riprodotto
nel libro Il nemico interno, di Angelo
Ventrone) dove una delle domande gi
aveva un vago sapore di preveggenza:
Quante ragazze sono uscite sane dai
balli comunistici? e tutto il capolavoro
stava in quella parolina, sane azzar-
dano uninnovazione grafica. Approfit-
tando del ventennale delle idee rico-
struttive della Democrazia Cristiana,
qualunque cosa significhi, fece stampare
un curioso manifesto che viene cos de-
scritto: Pi moderno dei soliti e molto
pi vicino alle immagini pubblicitarie
del sapone Lux, (I comunisti mangiano
i bambini. La storia dello slogan politi-
co, di Gianluigi Falabrino). In pratica,
una ragazzotta dal largo sorriso, folta di
chioma e forte di petto, un cappello in
una mano e un mazzo di fiori nellaltra:
la pulzella nientemeno doveva significa-
re le fresche carni e la giovanile condi-
zione della democristianeria tutta. E gi
cos la cosa era azzardata. Ma si and ol-
tre: sotto la giovanetta fu sistemata una
scritta: La Dc ha 20 anni. Ora, mica era
difficile immaginare la reazione tanto
dei comunisti senzadio quanto della ten-
denza alla malacreanza della popolazio-
ne maschile tutta. Perci sui muri italici
fu tutto un generoso fiorire di integrazio-
ni per linnocente slogan La Dc ha 20
anni: dalla becera constatazione Ed
gi cos puttana al triviale proponimen-
to E ora di portarsela a letto. Proposta
come candido biancofiore, linnocente
creatura fu rapidamente trasformata da-
gli imbrattatori del tempo in disponibile
battona. Meglio, molto meglio, quel ma-
nifesto democristiano dove compariva
uno scheletro in catene, dentro una buia
cella, che ammoniva i passanti: Io ho vo-
tato una volta comunista e non posso pi
pentirmene. Veniva poco da fare gli spi-
ritosi, casomai sorgeva lesigenza di una
rapida e insieme energica toccatina.
Esigenza, del resto, che si ripropo-
sta tale e quale durante lultima cam-
pagna elettorale, quando quelli dellU-
livo hanno avuto la bella pensata di co-
prire i muri di manifesti con un inquie-
tante interrogativo: Arrivi a fine me-
se?, con vaga e impalpabile figura di
casalinga indigente sullo sfondo. Gli
ideatori avevano in testa una ferma de-
nuncia dellincrescioso stato del bor-
sellino della massaia, svuotato anzi-
tempo dalle rapine berlusconiane, ma
leffetto risultava tuttaltro. In un nien-
te quel gravoso interrogativo sullarri-
vare a fine mese si trasformava nellin-
quietante domanda sullesserci, a fine
mese. Fu tutto un palpare, un branci-
care, un palpeggiare, e insieme uno
sfottere, uno spiegare, un rinculare, ch
va bene il giorno per giorno se poi si
umani, e per di pi di sinistra ma ad-
dirittura con apposita affissione mura-
le Pi sottile, invece, quello che alcu-
ni decenni anni fa accadde con un ma-
nifesto delle donne progressiste, comu-
niste e socialiste. Imperante il centri-
smo democristiano, oppure alle viste
solo un modesto correttivo politico, le
militanti fecero conoscere la loro opi-
nione con apposito manifesto: Le don-
ne vogliono lapertura a sinistra. Fu
uno screanzato, uno solo, ma determi-
nante, a lasciare tracce nelle cronache
del manufatto: quello che, con un pen-
narello, sotto la richiesta di apertura a
sinistra aggiunse la sua opinione: A
me sta bene dove sta.
E cos Anche i ricchi piangano ha
dunque i suoi precedenti, allusioni ses-
suali a parte. In un senso e nellaltro.
Cio in quello di manifesto dallinfelice
esito (e se DAlema ha proposto di far-
ne uno con scritto Anche i poveri sor-
ridano, il segretario di Rifondazione
Franco Giordano ha fatto sapere lo stes-
so giorno che il suo partito ha in mente
proprio questo, Anche i poveri sorri-
dano), e insieme quello di manifesto
destinato a restare nella cronaca politi-
ca. Sar che c un vago sentore di lotta
di classe in giro il Billionaire pare
tutta lEmilia rossa brucia nella som-
mossa, come in una vecchia canzone di
Dalla e il barcone miliardario inviso a
Rifondazione viene quasi naturale ac-
costarlo a un vero classico tra i mani-
festi dellantico Pci, quel Via il regime
della forchetta, evoluzione muraria
della contesa contro i forchettoni go-
vernativi del tempo, inizio anni Cin-
quanta. Per poi fornire un consiglio ai
forchettoni in un altro manifesto:
Contro il logorio della campagna elet-
torale dei comunisti bevete Cynar! Elet-
tori, contro il logorio di 5 anni di mal-
governo Dc votate Pci. Certo, per quan-
to listinto della lotta di classe possa far-
si strada pi che laratro il Suv che
traccia il solco difficilmente si arri-
ver allo strepitoso manifesto comuni-
sta del 55 (contenuto nel libro Donne
manifeste, a cura di Marisa Ombra) do-
ve un bimbo punta lindice contro il no-
me di Gianni Agnelli e poi lo stesso
bimbo, che si firma Bertacca Enzo,
scrive una letterina ai suoi amici: Cari
bambini, questuomo il padrone della
Fiat dove lavora mio pap. Egli insieme
ai suoi famigliari e amici ha detto che
lanno scorso ha guadagnato 10 miliardi
di lire. Mio pap, invece, dopo tanti an-
ni che lavora, finora riuscito a guada-
gnare solo 35 mila lire al mese, appena
sufficienti per vivere.
Soprattutto democristiani e comunisti
si sono inseguiti sui muri della Prima
Repubblica. Non che mancassero i mis-
sini (che raffiguravano lelettore demo-
cristiano come un Bingo Bongo con la
sveglia al collo e quello comunista come
uno scimmione) o quelli socialisti, ma i
due maggiori partiti tenevano banco. Se
da un lato cera lo storico manifesto di-
segnato da Guareschi, quello con lelet-
tore perplesso e lo slogan Nel segreto
della cabina Dio ti vede, Stalin no!, dal-
laltro si rispondeva con Il credo di un
democristiano per prendere di mira De
Gasperi: Siede alla destra di Truman e
dalla sua volont venne a giudicare e a
dividere gli Italiani vivi e morti. Io credo
in lui un falso italiano, nella gravit dei
suoi peccati commessi, nella sua male-
dizione dai morti e dai carcerati politici
e nella sua permanenza eterna allinfer-
no. E se i democristiani prendevano
spunto da Domenico Modugno, lo scudo
dipinto nel blu/ lo devi votare anche tu/
Dc, cos facevano i comunisti, che sull-
motivo di Volare idearono Sloggiare:
Penso a quel giorno di maggio che un d
arriver/ e lorizzonte che nero, pi ro-
sa si fa/ Gi vedo il democristiano che ha
fatto il padrone/ mentre si appresta a la-
sciare le larghe poltrone/ Sloggiare! Oh
oh/ Sloggiare! Oh oh oh oh/ Dal blu di-
pinto di blu/ facciamoli scendere gi.
Onestamente, linventiva di Botteghe
Oscure era superiore a tutte le altre.
Giancarlo Pajetta scriveva lettere agli
autori dei bozzetti per sottolineare (rac-
conta Edoardo Novelli in Cera una vol-
ta il Pci), come non si possa affermare
che i manifesti siano di per s utili o
inutili, ma che ci sono i manifesti buoni
e quindi utili e altri non buoni e quindi
inutili. E buonissimo sar sembrato
quel manufatto color rosa carico appar-
so sui muri nei tardi anni Cinquanta, con
la foto di Mario Riva e di altri personag-
gi della televisione del tempo, quando il
massimo successo era Domenica sem-
pre domenica. E quindi lo slogan: Per-
ch ogni domenica sia sempre domeni-
ca/ per quanti vivono del proprio lavoro/
vota comunista.
Dunque la sensibilit che cambia-
ta, la societ che mutata. E quindi
laugurio che anche i ricchi piangano
fa impressione al nostro tempo, al con-
trario di cinquanta o quaranta o solo
trentanni fa. Quando la Dc (pure se il
manifesto pi precisamente dei Comi-
tati civici) metteva la sua famigliola al si-
curo dietro una spada con sopra scritto
voto cristiano che calava su un grovi-
glio di serpi, una il divorzio e laltra il
libero amore, il Pci era effigiato come
una pettoruta compagna con la bandie-
ra rossa, che calpesta simil madonnina
sezionale un orrendo polpo che raffi-
gura oppressione, miseria, ignoranza
ecc. ecc Gli spot (e i relativi effetti spe-
ciali) erano questi. Linguaggio molto pi
duro, disegni molto pi crudi, scontro
molto pi vero. Il comunismo raffigu-
rato come la morte, un teschio con col-
bacco e stella rossa: Vota o sar il tuo
padrone. Lo stesso teschio un filo bi-
partisan con sopra impresso lo scudo-
crociato era usato dal Fronte popolare:
Democrazia cristiana significa guerra.
Comunque la famiglia cara pure a si-
nistra, sono infiniti i manifesti comuni-
sti con babbo e mamma e figlioli, oppu-
re massaia con sporta e fiasco di vino e
bimbetta progressista vicina, mentre
contemporaneamente un bimbetto da
parrocchietta grida dal suo manifesto:
Mamma e pap votano per me. Se il
Pci contro la Dc e De Gasperi affiggeva
il Pater Nostro, missini e monarchici
usano lAtto di dolore, sotto il titolo:
Scudo crociato, voto sprecato. Il testo:
Mio Dio mi pento con tutto il cuore di
aver votato per la Democrazia cristiana
nellelezione del 18-4-48. So di essere
stato ingannato da falsi propagandisti
che vogliono lItalia soggetta allo stra-
niero e ti chiedo fermamente perdono
promettendoti di non farlo pi. I de-
mocristiani perdevano per un attimo di
vista i comunisti e passavano ai fascisti:
una bottiglia di olio di ricino, con fiam-
ma missina al posto del tappo e slogan
ironico: Questa fiamma non abbaglia/
perch il fuoco sol di paglia. Daltra
parte, un manifesto che pubblicizza il
congresso della stampa femminile co-
munista ha questa sconcertante parola
dordine: Contro la stampa diseducati-
va e immorale. Ci sono due manifesti
del tutto simili, nel dopoguerra. Simili
graficamente, nei colori, quasi nelle pa-
role. Per uno comunista, laltro de-
mocristiano. In quello comunista c il
tricolore, con una macchia con sopra lo
scudocrociato, e una scatola di detersi-
vo: Per togliere le macchie della corru-
zione clericale, usa il voto comunista.
Quello democristiano ha lo stesso iden-
tico tricolore, la stessa scatola di deter-
sivo: Per togliere le macchie. Signora,
usi il voto detersivo anticomunista.
Inattuale il voi, si nota il lei dei mode-
rati e il tu pi progressista
Anni Sessanta. Con larrivo della tele-
visione molti manifesti si limitano ad an-
nunciare lapparizione del leader in tra-
smissione. Ecco quello democristiano:
Moro alla Tv. Per la Dc, il 3 novembre.
Quello comunista: Togliatti a Tribuna
politica, gioved 16 luglio ore 21. Ben
prima del Cavaliere, furono le immagini
del leader del Pci a occupare quasi tutta
la propaganda del partito. A volte, curio-
samente, a distanza di anni, la stessa
foto di Togliatti spesso mentre con aria
meditativa si accenda la pipa, simil Mai-
gret, lo sguardo puntato sullUnit aper-
ta sulla scrivania a comparire sui ma-
nifesti. Lultimo vero scontro tra i due
massimi partiti sui muri italiani negli
anni Settanta, al tempo del probabile
sorpasso comunista sulla Dc. Che inco-
lonnava numeri su numeri: Pci 33,4%,
Psi 12,0%, Ultrasinistra 1,6%. Totale: 47%.
Manca solo il 3,1% e lItalia diventa co-
munista. E questo che vuoi?. Il Pci era
meno brillante rispetto agli anni passati:
foto di Fanfani dritto e rovesciato, e lo
slogan: Comunque la rigiri, la Dc sem-
pre Disordine e Corruzione. Insomma,
graficamente parlando, il momento pi
felice per lo scuodocrociato fu quello dei
manifesti di propaganda di Jacovitti. Ma-
nifesto come al solito dal carattere
buffonesco e surreale nello stesso tem-
po, secondo Angelo Ventrone e infatti
figurine, tettone, culoni, chitarre, cande-
le, elefanti, falciemartelli e fiamme tri-
colori, cartelloni con i versi: Chi d il
voto un poco a caso, mette in trappola il
suo naso. Chi d il voto per dispetto, sar
chiuso nel cassetto. Chi non vota addirit-
tura buscher la dittatura! Sol chi vota in
modo giusto, voter sempre di gusto.
Sullaltro fronte, qualche anno dopo, ar-
river il grande Altan.
La stagione del terrorismo. Il mani-
festo pi efficace rottura anche visi-
va di ogni possibile ambiguit del Pci
fu la foto di un selciato con il contorno
di un cadavere disegnato dal gesso e il
berretto di un poliziotto che usciva
quasi fuori dal manifesto, rotolando
addosso a chi osservava: Sparano al-
la divisa e dentro c un uomo. Spara-
no a tutti noi. Restano, prima della
rivoluzione mediatica di Berlusconi,
negli archivi i manifesti leghisti, quel-
li genere: S alla polenta, no al cous
cous. Orgogliosi delle nostre tradizio-
ni. E si capisce che ogni manifesto di
ogni partito lascia una traccia, ma rac-
conta un periodo che a volte dura solo
fino al successivo passaggio dellattac-
chino. Se molti soci dellUlivo allora si
fronteggiavano sui muri, lo stesso han-
no fatto diversi soci del centrodestra.
Come in quel curioso manifesto con le
caricature di Berlusconi e Fini (con
fez): Belli? No! Neofascisti & Mono-
polisti. Federalismo bello!.
Il tempo, appunto. Lo rivoluzion il
Cav. che nonostante televisioni e veli-
ne e giornali e cinema(tografo), al fa-
scino del manifesto mai ha resistito.
Anzi. A riprova del successo il taroc-
camento di massa (su cui ha avuto un
inizio di lagna, ma poi ha provveduto a
premiare il taroccatore migliore), che
ha prodotto il colpo geniale: Meno
tasse per Totti. Perch segno del suc-
cesso di un manifesto il suo tarocca-
mento da parte degli avversari. Quella
fresca Dc ventenne di quarantanni fa
era una vera trovata. Un po meno lan-
goscia ulivista dellarrivo a fine mese.
Far piangere i ricchi, cosa che non ve-
niva in testa a nessuno da parecchio (o
se veniva in testa non scendeva in boc-
ca, e se scendeva in bocca non finiva
sui muri), in realt una pensata e, co-
s inattuale, una novit. Per lacrime
bancarie e blasonate ci vuol la Finan-
ziaria. O forse basta mettere in barca
al capitalista, come Giancarlo Gianni-
ni con Mariangela Melato, un marinaio
comunista, che al momento opportuno
gli gridi una cosa genere (genere, per,
mica la stessa cosa): Buttana social-
democratica e confindustriale!. Poi
gli si riga il Suv, gli si minaccia il golf,
gli si nega il sushi, si chiamano i fa-
gottari in Costa Smeralda e si orga-
nizza la festa dellUnit a Cortina.
Sar pi dura far ridere i poveri. Quel-
li sono matti, per non sono loro quel-
li scemi.
La giovinetta Dc aveva appena
fatto 20 anni, sui muri italici si
constatava che forse era giunto il
momento di portarsela a letto
Le progressiste ricordavano che
Le donne vogliono lapertura a
sinistra. Uno screanzato rispose:
A me sta bene dove sta
Il manifesto di rifondazione comunista subito dopo la F inanziaria proposta dal governo. In alto altri due manifesti: il primo d ella Dc, il secondo del Pci
ANNO XI NUMERO 237 - PAG II IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
di Carlo Cardia
B
enedetto XVI ha parlato della con-
versione di Francesco dAssisi (il 3
ottobre erano 780 anni dalla sua morte),
proponendo uno spartiacque tra la gio-
vent scapestrata e lopera successiva
che lha portato a essere patrono dIta-
lia. Commentata dalla stampa, linter-
pretazione ratzingeriana della giovinez-
za di Francesco ( stato un po playboy)
suggerisce di ricordare alcuni tratti au-
tentici della sua personalit, a volte
chiusa dentro stereotipi riduttivi.
Francesco uno dei santi pi vicini al
cuore dei cattolici, rispettato dai prote-
stanti, amato anche fuori del cristiane-
simo, e ha superato tante prove della
modernit. Forse per questo interpre-
tato allinterno di unagiografia che ne li-
mita il valore strategico nella storia del-
la chiesa. Non si trova chi parli male di
lui, o chi formuli riserve, come si fa ad
esempio con san Domenico, o santIgna-
zio di Loyola. Al primo di peso lorto-
dossia che ha portato i domenicani ad
apparentarsi con linquisizione; al se-
condo fa aggio limmedesimazione con
la Controriforma, nonch il potere che i
gesuiti hanno conquistato nella chiesa,
fin dentro la curia romana. A Francesco
non si rivolge alcun rimprovero. Perch
semplice, ama le creature, comprese
quelle non umane, esalta la natura, pre-
dica lamore di Dio e la pace, non ama
troppo la sapienza dei dotti, respinge il
lusso e pratica lobbedienza. Con lin-
guaggio moderno viene quasi presenta-
to come ecologista, animalista, e pacifi-
sta, ma in questo modo alliconografia
classica, se ne sostituisce una moderna
altrettanto insoddisfacente.
Francesco unaltra cosa, ha perso-
nalit poliedrica, tratta con i grandi del-
lepoca, interviene con originalit su
questioni cruciali per i suoi tempi, con-
segue vittorie e sconfitte nel realizzare
il suo disegno, rappresenta un pilastro
morale e culturale che la chiesa deve
ancora valorizzare in tutte le implica-
zioni e sfumature. Francesco si fa strada
tra i potenti della terra, se si pensa che
il pontefice suo primo interlocutore
stato Innocenzo III, il Papa pi teocrati-
co della storia ecclesiastica. E Innocen-
zo III che pone il papato quasi tra il cie-
lo e la terra perch, a suo dire, il Papa
inter Deum et hominem constitutum,
citra Deum, sed ultra homine; minor
Deo, sed major homine (inferiore a Dio
ma superiore alluomo). A lui, il pi
grande tra gli uomini, Francesco propo-
ne la regola della povert e dellumilt
assoluta. Altro suo interlocutore uno
dei pi raffinati sultani, Malik al Kamil
dEgitto, nipote del Saladino, presso cui
Francesco si recher nel suo incredibi-
le viaggio in oriente, e con il quale com-
peter in dialettica e intelligenza. E
Francesco partecipa, insieme con san
Domenico, al Concilio laterano del 1215,
il Concilio dellinquisizione e delle cro-
ciate, della chiesa medievale al massi-
mo del suo fulgore. E il Concilio che le-
gittima le operazioni di sterminio degli
eretici (con locchio agli albigesi), assi-
milandole alle crociate contro gli infe-
deli: I cattolici che, presa la croce, si ar-
meranno per sterminare gli eretici, go-
dano delle indulgenze e dei santi privi-
legi, che sono concessi a quelli che vano
in aiuto della T erra Santa (can. 3). Il
concetto di crociata, oltre che alla Ter-
rasanta, riferito alla lotta contro gli
eretici, contro i mori nella penisola ibe-
rica, i pagani della Prussia e di alcune
zone baltiche.
Per la verit, una parziale revisione
storica dovrebbe riguardare anche Pie-
tro Bernardone, padre di Francesco, tra-
mandato come esoso e nemico della sua
vocazione, immortalato nella celebre
scena della spoliazione di Francesco
che rinuncia a tutto. Ma Bernardone
soltanto un bravo e ricco mercante di
tessuti, che passa la vita commerciando
e viaggiando per acquisire sempre nuo-
va e raffinata mercanzia, per mantenere
nellagiatezza la sua famiglia. Il fatto
che il figlio, anzich collaborare con il
padre, vive la sua prima et, pi che co-
me un playboy moderno, come un tipico
esponente della jeneusse dore delle-
poca. Allegro e gioioso, mai volgare,
spende e spande il denaro di Bernardo-
ne, e coltiva ogni tanto gli ideali cavalle-
reschi dellepoca, senza prender parte
alle attivit del padre. Quando a questi
ideali subentra la chiamata religiosa, av-
viene un fatto singolare: mentre Bernar-
done fuori sede, Francesco acquisisce
una parte del denaro paterno con lin-
tenzione di utilizzarlo per riparare la
chiesetta della Porziuncola. Si pu im-
maginare la reazione del padre quando
ne viene a conoscenza. Insomma, si pu
nutrire comprensione cristiana per Ber-
nardone, anche perch non stato faci-
le essere padre di un santo.
La prima grande rivoluzione di san
Francesco quella di riproporre la po-
vert evangelica allinterno della chiesa
in un periodo nel quale il pauperismo
il cuore di molte eresie. Francesco vive
nel periodo in cui si moltiplicano i mo-
vimenti ereticali, e il pauperismo scon-
volge la vita di una chiesa nella quale
non pochi prestano il fianco alle critiche
con la ricchezza e la potenza che osten-
tano. Prima di Francesco, Arnaldo da
Brescia aveva denunciato la ricchezza
del clero e la propriet ecclesiastica co-
me fonti e radici della corruzione della
chiesa e dei conflitti con lo stato. E men-
tre gi dilagava leresia catara, Pietro
Valdo, sul fondamento della povert del-
la chiesa, anticipa i grandi temi della
Riforma sulla religiosit laicale e la pre-
dicazione del Vangelo.
Idea originaria di Francesco quella
di richiamare la radicalit evangelica,
di farne motivo di ispirazione e di esem-
pio per la chiesa. Vuole quindi che i fra-
ti che intendono seguirlo vivano soltan-
to di ci che riceveranno in dono, senza
avere beni o sedi stabili, senza ammini-
strazione e amministratori. Lobiezione
che Innocenzo III gli rivolge quella di
essere fuori del mondo, troppo lontano
dalla natura umana: Vai, chiedi al Si-
gnore di ispirarti idee pi sensate per il
tuo avvenire, e quando sarai sicuro dei
tuoi desideri, ritorna da me e approver
la tua regola. Francesco aspetter mol-
to prima di vedere approvata la sua re-
gola, e dovr venire a compromessi sul
suo contenuto. Ma anche senza regola le
prima comunit francescane si formano
spontaneamente, perch Innocenzo III
gli aveva concesso verbalmente il per-
messo di predicare e di vivere, con i suoi
discepoli, secondo il suo stile.
Francesco possiede un carisma ecce-
zionale con il quale converte alla sua
scelta spirituale uomini come Bernardo
da Quintavalle, Pietro de Cattani, o don-
ne come Chiara di Favarone, apparte-
nente a una delle pi ricche famiglie di
Assisi, che si lascia recidere la chioma e
si stabilisce presso la chiesa di San Da-
miano insieme alla sorella Agnese e ad
altre compagne, formando il nucleo del
futuro ordine delle clarisse. Le comu-
nit francescane si diffondono un po do-
vunque uniformandosi alle idee pi ri-
gorose del fondatore, prima ancora che
possa nascere un vero ordine religioso.
Alla fine, per, Francesco la spunta e
i francescani stanno l a rappresentare
lanima evangelica della chiesa, nella
quale la povert si coniuga con la sem-
plicit e con la carit cristiana. Ma
Francesco figlio della chiesa, obbe-
diente alla gerarchia, non ha velleit ri-
voluzionarie. Questo il segreto del suo
successo, di cui Roma intelligentemen-
te si appropria: far lievitare la povert
dentro la struttura ecclesiastica, senza
contestarne la legittimit, la gerarchia,
il potere temporale. Dunque, Francesco
un contestatore della chiesa ricca e
potente, ma la sua contestazione por-
tata avanti con i fatti, con lesempio del-
la vita, non con proclami o proposte an-
tiistituzionali. Francesco un contesta-
tore obbediente, e con questo ossimoro
salver pi volte la chiesa in difficili
frangenti.
C unaltra rivoluzione che France-
sco opera senza troppe esibizioni, che
penetrer nellanima cattolica e che fun-
ger da formidabile antidoto qualche se-
colo dopo, nei confronti della Riforma e
delle idee di Lutero. E la rivoluzione
che riguarda la concezione di Dio e del-
la sua opera, il rapporto tra Dio, il crea-
to e le creature umane. Non si trovano
trattati teorici o teologici a firma di
Francesco, per quanto il suo Cantico
delle Creature val pi di tante dotte
dissertazioni. Ma il valore dirompente
del rapporto creaturale con Dio tale
da superare i tempi e proiettarsi in una
dimensione metastorica, e insieme quo-
tidiana, che supera ogni raffinata filoso-
fia. Il Dio di Francesco benefico, dona
la vita a tutte le creature delluniverso,
le sostiene e le assiste con la bellezza
della vita e della forma, con i frutti del-
la natura, con il suo spirito provviden-
ziale. Con Francesco tutto il creato par-
la continuamente di Dio.
Il Dio di Francesco vicinissimo al-
luomo, non lo lascia mai, fa sentire il
suo calore chiedendo sempre la conver-
sione ma senza rimproverare troppo le
cadute dovute allumanit delluomo. Si
tratta di una vera filosofia teologica, il
cui punto dimmagine pi alto rappre-
sentato dal presepio di Greccio che ha
fatto entrare il Dio-bambino in tutte le
case, facendolo sentire vicino a tutti i
bambini, le mamme, i padri, insomma a
tutte le famiglie del mondo. Uninven-
zione creatrice che non ha eguali.
Questa vicinanza di Dio alluomo,
questo calore rassicurante e provviden-
ziale, divengono i pi efficaci antidoti al-
la Riforma quando nel Cinquecento
questa torna a sottolineare lirreversibi-
le caduta delluomo, limpenetrabilit di
Dio, e del suo disegno di predestinazio-
ne. Nella cultura e nella sensibilit cat-
tolica, dove Francesco conquista subito
un posto di primo piano, la prossimit a
Dio, il suo rapporto familiare con le
creature, resteranno un dato inconfon-
dibile, irriducibile a qualunque conce-
zione protestantica che allontana Dio, e
lo spoglia delle altre figure che hanno
collaborato al disegno della redenzione.
Lesaltazione del carattere benefico
dellopera divina porta Francesco a es-
sere un uomo di pace, non un pacifista.
La guerra una colpa in s perch viola
larmonia del creato, spezza il rapporto
con il suo creatore e tra le creature.
Vuole andare tra i musulmani per con-
vertirli ma per due volte deve rinun-
ciarvi: la prima nel 1212 perch la tem-
pesta gli impedisce di raggiungere la Si-
ria, la seconda nel 1213 perch, avviato-
si verso il Marocco, una malattia lo co-
stringe a tornare. Ma quando nel 1219
riesce a giungere in Terrasanta si trova
nel pieno delle crociate, e constata gli
stermini che da una parte e dallaltra
vengono consumati. Francesco si trova
ad assistere allassedio e alla devasta-
zione di Damietta (da parte dei crociati)
e al diffondersi della peste tra i vincito-
ri a causa delle cataste dei cadaveri.
Francesco vorrebbe evitare una simile
tragedia, e ha ragione perch il sultano
aveva offerto ai franchi lintera Palesti-
na musulmana, inclusa Gerusalemme,
se avessero abbandonato lassedio. Ma il
cardinal Pelagio e altri, avidi di conqui-
ste mirabolanti (addirittura quella del
Cairo), che non verranno mai, scelgono
la strada dello scontro e del massacro.
La vicenda di Damietta considerata
una svolta nella parabola del regno lati-
no in Palestina.
Francesco decide comunque di par-
lare con il sultano per porre fine alle
guerre, ma vuole raggiungere questo
obiettivo attraverso la sua conversione
al cristianesimo. In questo modo, pensa,
tutti i problemi si risolvono da soli. E co-
me capita spesso ai grandi visionari, rie-
sce ad ottenere il colloquio, anche se
prima di essere condotto di fronte al sul-
tano riceve una dose abbondante di bot-
te. Per quanto filtrati da intenti agiogra-
fici, gli incontri con Malik al Kamil ri-
flettono lelevatezza dei due personaggi,
e la loro gara in arguzia e ironia. Quan-
do Francesco gli propone di convertirsi,
il sultano risponde che (pur apprezzan-
do lo spirito della proposta) non potreb-
be comunque seguire il consiglio perch
la conseguenza sarebbe che entrambi
verrebbero immediatamente uccisi. E
dunque meglio che lui resti musulma-
no e Francesco ritorni tra i suoi. Il sul-
tano per non rinuncia a mettere alla
prova lintelligenza e la prontezza di
Francesco quando in una successiva
udienza gli fa trovare dei tappeti sui
quali sono disegnate parecchie croci, in
modo da costringerlo a calpestare la
croce. Francesco comprende il tranel-
lo, per con fare sicuro passa sopra i
tappeti e una volta giunto davanti al sul-
tano gli dice pressappoco: Quelle sono
le croci dei due ladroni, perch quella
di Ges la porto sempre con me.
In ogni caso Francesco ottiene dal
sultano un permesso speciale, e prezio-
so, quello di poter predicare in terre
musulmane, sia pure con la promessa di
non offendere lislam. Di l riceve nuovo
impulso il programma missionario dei
francescani (ancora oggi custodi dei luo-
ghi santi in Gerusalemme) che si svilup-
per nei secoli, incoraggiato e sostenuto
dai pontifici, e che si estender un po in
tutto il mondo. Un risultato religioso du-
raturo, che affonda qualche radice in
una iniziativa apparentemente sconsi-
derata.
Anche la propensione verso le crea-
ture non umane assume un profilo anti-
conformista, perch Francesco ama gli
animali, parla con loro, stabilisce con
alcuni di essi un rapporto unico nel suo
genere. Per s non si tratta di un fatto
nuovo nella tradizione giudaico-cristia-
na. Il salmista si rivolge a Dio ricordan-
do il (suo) giudizio come il grande abis-
so: uomini e bestie tu salvi, Signore
(36,7). E Basilio il Grande, riprendendo
questo passo, prega per gli animali:
supplichiamo la tua grande tenerezza
di cuore perch tu hai promesso di sal-
vare gli uomini e gli animali e gli hai
concesso loro il tuo amore infinito. Dio
stesso, daltronde, parla con amore del-
la sua opera, loda i cerbiatti e i leonci-
ni, gli uccelli e le gazzelle, ricorda a
Giobbe quanta bellezza si trova negli
animali, e compone quasi un inno al-
lippopotamo, esaltandone la forza e la
maestosit: Esso la prima delle ope-
re di Dio; il suo creatore lo ha fornito di
difesa (Gb, 40, 10). In ambito eremitico,
poi, non mancano asceti amici degli ani-
mali, da san Gerolamo che toglie la spi-
na dalla zampa di un leone a san Sergio
che nei boschi ha come compagno un
orso con il quale divide il suo pane. Ma
Francesco fa del suo rapporto con gli
animali un luogo teologico. Fratello so-
le e sorella luna, e nostra madre terra,
sono la casa di tutti, e nel celebre di-
scorso agli uccelli, che accorrono ad
ascoltarlo, propone una concezione
provvidenziale di Dio, dicendo ai volati-
li: mi complimento con voi per i vostri
bei vestiti, e mi congratulo per il fatto
che Dio vi ha regalato una grande indi-
pendenza donandovi le ali, perch vo-
lando voi possedete il cielo, nel quale
potete muovervi a piacimento.
Il rispetto per lopera creatrice di Dio
si sta rivelando tra le eredit di France-
sco pi adatte alla modernit, perch
contraria a tutti i disegni pseudoscienti-
fici e manipolatori nei confronti della
natura. Francesco lantesignano di una
teologia che rivede il rapporto delluo-
mo con i processi e i ritmi della natura.
Egli ci ricorda che senza gli animali il
creato sarebbe una cosa diversa, privo
di bellezza e fantasia, assai deprimente.
Immaginiamo di svegliarci un giorno e
scoprire che gli umani sono gli unici abi-
tanti della terra. Non un suono che non
sia la nostra voce. Non un canto di uc-
cello, in citt o nelle campagne, o i mil-
le versi emessi dagli animali dissemina-
ti in ogni angolo della terra. Non un gat-
to o un cane, un leone o un cervo, un
merlo o un elefante, n in Europa o in
Africa, in Asia o nelle Americhe. Non la
ricchezza delle tante cose buffe, eppure
bellissime (o anche cattive), che ogni
animale compie, che riempiono da sem-
pre la fantasia dei bambini, e tempera-
no la razionalit dei grandi. Vi sarebbe
un silenzio assoluto, avremmo la sensa-
zione di un nulla ancor pi grande.
Ma Francesco vuole preservato il
creato in tutti i suoi aspetti, compresi i
ritmi naturali. Linno a sorella morte
sta l a suggerire laccettazione positiva
delluomo dei propri limiti, nellattesa di
un loro superamento definitivo. Ignora-
re questi limiti, voler evitare o manipo-
lare la vita, o anticipare la morte a pia-
cimento, distruggere quanto di bello c
attorno a noi, tutto ci il contrario del
messaggio francescano. Si tratta di un
messaggio che lo scientismo doggi sten-
terebbe a capire e ad accettare.
Francesco, che ha dato vita al suo or-
dine, profeta e carismatico, non un or-
ganizzatore. Per avere il placet pontifi-
cio alla sua regola impiega anni, e sol-
tanto nel 1223 lo ottiene da Onorio III.
Gli stessi confratelli a volte lo contesta-
no, come quando nel capitolo di Pente-
coste del 1222, obiettano che la sua re-
gola troppo rigida. Eppure Francesco
aveva convenuto nel togliere alcuni di-
vieti, come quello di andare a cavallo, o
di portare con s alcun oggetto. Daltra
parte i francescani cominciano a studia-
re regolarmente, anche se Francesco
aveva detto che era meglio pregare che
studiare. Ma a consolidare il francesca-
nesimo Frate Elia, figura di grande
spessore che interviene nelle dispute
tra i potenti, sar consigliere di Federi-
co II, e verr scomunicato due volte. A
lui Francesco dice un giorno: Elia, tu ti
sta dannando. Ma Elia sa tenere i con-
tatti con tutti, sa provvedere alle esigen-
ze organizzative dellordine, sa inserirlo
nelle grandi vicende della chiesa. Due
volte ministro generale dei Frati Mino-
ri, per il fascino delle cose grandi sem-
bra perdere in semplicit e umilt. Si
prodiga in ambascerie, assumendo at-
teggiamenti da politico e consumato di-
plomatico, gira con un seguito ricco e
raffinato, non si fa mancare nulla. Sco-
municato da due Papi, Gregorio IX e In-
nocenzo IV, negli ultimi anni si riconci-
lier con la chiesa. Elia sembra avere
doti di realismo che a Francesco man-
cavano, ma privo della pi autentica
ricchezza del santo di Assisi.
Tanto brillante e ansiosa stata la
sua giovinezza, quanto dolorosi e asce-
tici sono gli ultimi anni di Francesco.
Afflitto da problemi alla vista, deve cu-
rarsi per ordine del Papa, e subisce an-
che loltraggio della medicina che sba-
glia (accostandogli ferri incandescenti
alle tempie) e peggiora le cose, renden-
dolo quasi cieco. Passa gli ultimi tempi
a La Verna, ove riceve le stimmate, com-
piendo brevi viaggi nei dintorni. E fini-
sce di comporre il Cantico delle Crea-
ture primo grande poema italiano in
lingua volgare dove riassunta in for-
ma poetica una teologia che insieme
naturalistica e trascendente, ottimistica
e obbediente, e che anticipa lumanesi-
mo ponendo anticorpi e antioti contro
ogni visione pessimistica di Dio e della
vita. Per questo Francesco non ecolo-
gista, animalista, pacifista. E uomo in-
namorato di Dio, che lavora per la pace,
ama il creato in tutte le sue manifesta-
zioni, e chiede il rispetto delle sue leggi
e dei suoi ritmi naturali, vuole diffon-
dere lEvangelo con la persuasione, sta
dentro la sua chiesa che pure vorrebbe
migliore. A ben vedere, molto pi mo-
derno e realista di quanto certe oppor-
tunistiche interpretazioni farebbero im-
maginare.
IL SAN FRANCESCOPERCEPITO
E IL SAN FRANCESCO STORICO
Perch quella del Poverello di Assisi non unicona per tutte le stagioni
Ripropone la povert evangelica
certo non il pauperismo. E figlio
obbediente della chiesa che contesta,
ma non ha velleit rivoluzionarie
La sua vera intuizione quella
della vicinanza di Dio alluomo. Si
tratta di una vera filosofia teologica
il cui punto pi alto il presepio
Lamore per gli animali non
una novit nel cristianesimo, ma
Francesco fa del suo rapporto con
il creato un luogo teologico
E un uomo di pace e non un
pacifista. Vuole incontrare il sultano
Malik al Kamil per convertirlo e
gareggia con lui in arguzia e ironia
Caravaggio, San Francesco in meditazione (1606)
ANNO XI NUMERO 237 - PAG III IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
LA SANTA GUERRA DELLE FICTION
In Italia battono i reality, in America hanno pure gli Oscar. La christian revolution delle serie tv
di Maurizio Crippa
L
e teorie illuministiche, che aveva-
no interessato circoscritte lite
culturali e di censo, attraverso la tv so-
no diventate eresie di massa un ap-
piattimento al peggiore materialismo
consumistico un unico schema di
concezioni immanentistiche, di relati-
vismo etico, che ignora costantemente
la presenza di Dio Creatore. T ran-
quilli, non il professor Ratzinger,
solo linfuocata parola di Ettore The
Lux Bernabei, lunico manager tele-
visivo della storia italiana ad aver la-
sciato traccia nominale di s sulla Rai
(la Rai di Bernabei) senza che la co-
sa suoni di scherno (la Rai dei parti-
ti) o anche solo di sottile compati-
mento (la Rai dei professori). No,
Ettore Bernabei uno che ha mar-
chiato la tv pubblica e un certo modo
di fare la tv . E quando ha smesso di
governare la Rai tv si messo a riem-
pirne il senso e il palinsesto, per la
convinzione che il nocciolo del pro-
blema televisivo sta nella ideazione e
realizzazione dei programmi, e non
nella loro trasmissione. E cos ha
fondato la Lux V ide (recentemente
protagonista di un importante riasset-
to azionario), di cui oggi presidente
onorario, premiata casa di produzione
di fiction di argomento religioso per il
piccolo schermo, un canale privilegia-
to con la Rai, dal megaprogetto ocea-
nico della Bibbia al minimalismo
buonista di DonMatteo e liaison im-
portanti con i broadcaster di tutto il
mondo. Qualunque giudizio si voglia
dare delle sue fiction, vero o non vero
che sia che guardando la tv milioni
di uomini e donne sono tornati a ri-
flettere sullOrdine creato, va ricono-
sciuto che Bernabei aveva guardato
avanti. E visto giusto.
Lo scorso 19 settembre, la Fox di
Rupert Murdoch ha presentato un
nuovo marchio cinematografico, esclu-
sivamente dedicato alla produzione di
film di argomento religioso. Si chiama
esplicitamente Fox Faith, e sar una
branca del settore entertainment del
colosso mediale del magnate austra-
liano. Lobiettivo dichiarato la pro-
duzione di una dozzina di film allan-
no. Il bacino dutenza ovviamente la
vasta platea cristiana, evangelica ma
anche cattolica, americana. Il primo ti-
tolo annunciato si chiama Loves Abi-
ding Joy, non parla di santi ma un
western ispirato a una serie di fiction
letteraria di un christian novelist.
Dovrebbe uscire in 250 sale il 6 otto-
bre e subito dopo il giro nelle sale pas-
sare in dvd per la vendita nei book-
shop religiosi. Un business plan pieno
di buon senso: il giro daffari di dvd e
cd religiosi negli Stati Uniti supera i
4,3 miliardi di dollari. Ma, ancor pi,
la nascita di Foxfaith contiene in s
qualcosa di notevole, se non proprio di
rivoluzionario. Infatti, tranne alcuni
storici casi come I dieci comanda-
menti di Cecil B. DeMille, tra Hol-
lywood e il mondo protestante ameri-
cano, soprattutto di matrice evangeli-
ca, regnata spesso una biblica inimi-
cizia. Lo stesso Passion del cattolico
tradizionalista Mel Gibson fu tenuto a
distanza da Hollywood e ottenne ini-
zialmente distribuzione solo grazie al-
la pressione delle Chiese. Tranne poi
totalizzare oltre 600 milioni di dollari
dincasso nel mondo, argomento che
ha indotto a serie riflessioni la Disney,
che lo aveva rifiutato, al punto che ora
la casa di Topolino ha deciso di per-
donare Gibson per le sue sparate an-
tisemite estive, e di distribuire il suo
nuovo film parlato in lingua maya,
Apocalypto, senza stare a sottilizza-
re. La vera svolta avvenuta comun-
que con le Cronache di Narnia, che
lo scorso anno ha ripagato il debutto
della Disney su un terreno esplicita-
mente cristiano con un incasso da qua-
si 500 milioni. Insomma il piatto ric-
co. Laura Neutzling, capo della distri-
buzione della Fox, si detta entusia-
sta di poter offrire alle famiglie cri-
stiane film di cui si possono fidare
che non abbiano intenti offensivi. Di-
chiarazione a ben guardare un po
multiculturalista, da riserva per i pan-
da. Ma al momento ai media-operator
religiosi va bene cos.
Fox Faith non il solo caso. La casa
di produzione New Line Cinema ha in
uscita per dicembre una Nativity
Story, nonch una versione filmata
del Paradise Lost di Milton. Anche
in questo caso con lambizione di usci-
re dai circuiti tradizionali. Come dice
Rebecca Grace dellAmerican Family
Association, il fatto che il pubblico re-
ligioso vada a a vedere certi film e non
altri un enorme messaggio per Hol-
lywood: quando ci sono compagnie che
producono questi film familiari pieni
di valori morali cristiani, possono ave-
re il nostro sostegno. E lo stesso ra-
gionamento fanno alla Dove Founda-
tion, che classifica i film in base al lo-
ro contenuto religioso e che un part-
ner operativo per la Fox Faith.
Non solo America, comunque. Sotto
lo sguardo del santo padre della fic-
tion Ettore Bernabei, anche in Italia il
mercato va a gonfie vele. T ant che
anche per la stagione che sta inizian-
do e che tra alti e bassi e terremoti di
palinsesto sta mettendo alle corde lo
stereotipo gi frutto dei reality sar
proprio la fiction a farla da padrona.
E, allinterno del settore, quelle di ar-
gomento religioso avranno la loro con-
sistente fetta, premiata dagli ascolti e
dai produttori: secondo uno studio
della Barometro, nel 2006 la fiction
stata il tipo di programmazione pi vi-
sto in tutte e sei le tv generaliste, per
un totale di 133 serate. Il gran capo di
Raifiction Agostino Sacc, protagoni-
sta di un inizio settembre tonico e in
cui ha dovuto pure rintuzzare Giulia-
no Amato sulla percentuale di perso-
naggi coloured da inserire nei plot,
ha appena annunciato una program-
mazione che vede, tra laltro, una fic-
tion avventuroso-favolistica sul tema
dei Re magi, La stella dei re, pro-
dotta da Edwige Fenech per festeggia-
re il Natale di Raiuno. La consacrata
star di prima grandezza del piccolo
schermo Beppe Fiorello si esibir in-
vece in una fiction su San Giuseppe
Moscati, Il medico dei poveri, napo-
letano e una delle pi fulgide figure di
laico nella Chiesa di fine 800, per la
regia nobile di Giacomo Campiotti.
Ancora, la Rai punter su una biogra-
fia di Papa Luciani con Neri Mar-
cor, nonch su una people-fiction:
il remake de Linchiesta, il film su
Pilato che Damiano Damiani gir da
un testo di Ennio Flaiano. E se lo scor-
so anno Karol stata la fiction pi
vista, oltre tredici milioni di telespet-
tatori, questanno Mediaset insiste con
il filone aureo, ed pronta a replicare
ai Re magi di Sacc con una Sacra fa-
miglia natalizia santificata dalla pre-
senza di Alessandro Gassman.
Le televisioni italiane sono da sem-
pre attente alla vasta platea familiar -
cattolica nazionale. Qualitativamente
diverso invece quanto sta avvenendo
negli Stati Uniti, dove ci che si sta
modificando il rapporto tra la costi-
tuency televisiva protestante e lo
showbitz. Le vie del cinema e della tv
evangelica negli Usa ci sono sempre
state: una storia che affonda le sue ra-
dici anche nella tradizione fortemen-
te liberista e autonomistica america-
na, e che data dai primi anni Quaran-
ta, quando nacquero le prime libra-
ries di film religiosi. E un pioniere
come Ken Anderson, considerato dal-
le comunit evangeliche una sorta di
Griffith della fede, nel 1949 fond il
primo studio di produzione e diede vi-
ta a una fiorente tradizione filmica;
tanto che nel 1974 gi era nata la Chri-
stian Film Distributors Association,
mentre nel 1993 nasceva a Salem, New
Hampshire, il Merrimack Valley Chri-
stian Film Festival a Salem, New
Hampshire.
Oggi tutto questo si evoluto in un
business multimediale in grado di sod-
disfare tutte le esigenze di consumo
culturale delle famiglie e delle comu-
nit. Esistono associazioni-portali co-
me la ChristianAnswer.net dove pos-
sibile (tra le altre cose) trovare indica-
zioni e giudizi su tutte le produzioni li-
brarie, musicali, cinematografiche e di
homevideo, e che sponsorizza anche ti-
toli laici come il film sulla vita del
mitico cestista Pete The Pistol Ma-
ravich, riletta come una grande saga
educativa. Allannuale Christian Game
Developers Conference di Portland,
invece, si incontrano developers che
producono videogiochi per glorifica-
re Dio. Funzionano: ad esempio, il
primo titolo della NLightning Softwa-
re nel 2001 fu Catechumen, che ha
venduto 80 mila copie. Mentre la Cra-
ve Entertainment ha sviluppato un
The Bible Game, un trivial con
1.500 domande sul V ecchio e Nuovo
Testamento, utilizzabile con PlaySta-
tion2 e Gameboy Advance. Prodotti
che conquistano a poco a poco spazio
anche negli scaffali della normale
grande distribuzione. Ma sulla fic-
tion in quanto tale e quella per im-
magini deriva al 90 per cento da chri-
stian fiction letteraria che le comu-
nit religiose americane stanno inve-
stendo i loro maggiori sforzi contenu-
tistici. La Evangelical Christian Publi-
sher Association, ad esempio, assegna
premi annuali suddivisi per categoria,
con una parcellizzazione contenutisti-
ca degna degli Oscar hollywoodiani:
c il settore della fiction allegorica,
quello della fiction apocalittica,
quello riservata alle storie su giovani
donne forti e indipendenti che riven-
dicano un ruolo tradizionale e risco-
prono Dio, e ovviamente i Christian
thriller, i Christian western fino al-
la strabiliante categoria dei Super-
natural christian thriller.
Non tutto ovviamente corre liscio.
Luscita allo scoperto dellindustria
culturale religiosa, se incontra aperto
sostegno e apprezzamento da media,
commentatori e politici espressione
della Right Nation, scatena anche
antipatie e tentativi di boicottaggio da
parte dellAmerica laicista. Ha fatto
scalpore, recentemente, il caso del
boicottaggio censorio di un film indi-
pendente Facing the Giants, girato
da esponenti della Sherwood Baptist
Church di Albany, Georgia, che narra
la storia di un allenatore della squa-
dra di football di una scuola religiosa
che fa autentici miracoli, molto meglio
di Trapattoni con lacqua santa: Un
plot che include numerose preghiere
che vengono esaudite, un miracolo me-
dico, e un mistico che riceve messaggi
da Dio, spiegano i produttori. Ebbe-
ne, il film era addirittura riuscito a
guadagnarsi una distribuzione nazio-
nale (altro miracolo) tramite la Sony ,
ma si visto sbattere la porta in faccia
nientemeno che dalla MPAA, la Motor
Picture Association of America, che
svolge anche funzioni di censura, che
lo ha vietato ai minori di 16, in pratica
equiparando la testimonianza della fe-
de a un possibile incitamento alla vio-
lenza. Altro caso che ha suscitato po-
lemiche la serie prodotta nienteme-
no che da Tom Hanks per la Hbo Big
Love, che mette in scena le vicende
di un mormone poligamo e delle sue
tre mogli. Episodi che ovviamente van-
no a contrasto con altre storie di suc-
cesso, come ad esempio la nota e for-
tunatissima serie prodotta dalla War-
ner 7th Heaven incentrata sulla vita
della esuberante famiglia di un reve-
rendo californiano e in cui ogni episo-
dio tratta di un controverso tema mo-
rale, giunta alla decima stagione negli
Usa e regolarmente trasmessa da Ita-
lia 1 col titolo Settimo cielo.
Nei rapporti tra mondo dei media
laico e costituency religiosa va an-
che registrato un recente salto di qua-
lit del tradizionale contenzioso va-
loriale, che indicativo di un pi ge-
nerale cambio di stagione. Alcune as-
sociazioni cristiane di telespettatori,
che hanno trovato un sostenitore an-
che nel senatore repubblicano John
McCain, stanno da qualche mese so-
stenendo un progetto innovativo re-
lativo alle tv via cavo. In pratica, ri-
vendicano la possibilit di bloccare la
ricezione domestica di determinati ca-
nali sgraditi per motivi morali, da Mtv
a Comedy Central (il canale di South
Park). Ma, curiosamente, questa ini-
ziativa ha subito incontrato una netta
opposizione da parte dellassociazione
dei Christian Broadcaster, che in teo-
ria dovrebbero invece sentirsi pre-
miati da una simile proposta. Invece,
il timore che la libera scelta di
bloccare i canali cable indesiderati
potrebbe prima o poi rivolgersi anche
a qualche rete religiosa, magari di
quelle di maggior importanza come
Trinity Broadcasting o Christian
Broadcasting.
Per far fronte a questo notevole ri-
volgimento culturale e di ruoli, i cri-
stiani damerica stanno da tempo met-
tendo a punto strumenti culturali e
operativi adeguati e a lunga gittata. In
questo, dimostrandosi assai pi attive
che non le consorelle chiese europee.
Il fatto che lAmerica scontenta
della strapotenza negativa e monopo-
listica che Hollywood esercita sul ci-
nema e sulla cultura. La visione uma-
nitaria tipica delle lite di Hollywood
e il loro intenso odio per la Cristianit
e il suo sitema di valori ha creato una
spaccatura nella cultura e danneggia-
to la famiglia americana. Cos la pen-
sa ad esempio Doug Phillps, presiden-
te del San Antonio Independent Chri-
stian Film Festival, uno dei principali
appuntamenti annuali della contro-
cultura audiovisiva cristiana negli
Usa (il prossimo dal 19 al 21 ottobre),
potente volano per selezionare opere
e autori e per promuove nuovi proget-
ti. Altra esperienza interessante
quella di Act One, una associazione
professionale non profit a cui aderi-
scono operatori, spesso di primo pia-
no, che organizano corsi e stage, valu-
tano progetti, insegnano tutto ci che
pu essere utile a persone di fede
per farsi strada a livello professionale
tra cinema e televisione. Act One si
presenta sul suo sito web con una cita-
zione della grande scrittrice cattolica
del sud americano Flannery OConnor
che recita: Lo scrittore cristiano non
deve decidere cosa potrebbe essere
buono per il mondo ma come un Ga-
cobbe pieno di dubbi deve confrontar-
si con ci che sta davanti a lui sul cam-
mino. Una citazione che lascia inten-
dere la volont di superare i limiti an-
gusti del prodotto religioso tradizio-
nalmente inteso. Una tendenza che si
sta facendo strada anche in altri setto-
ri. Greg Robbins, popolare attore pro-
tagonista e ideatore della fortunata sit-
com Pastor Greg, prodotta dalla Cor-
nerstone Television, ha recentemente
dichiarato che bisogna riformare la tv
religiosa, sostituendo i cattivi tele-
evangelisti con una buona program-
mazione, capace di sfruttare anche i
servizi di video on demand.
Nellultimo anno, tra tutte e sei
le televisioni generaliste italiane, le
fiction sono stati i programmi tv pi
visti, per un totale di 116 serate
Negli Stati Uniti unassociazione
evangelica ha creato premi religiosi
suddivisi per categorie: christian
western, thriller e supernatural
Una scena tratta dal film Cronache di Narnia che con la sua uscita ha dato un for te impulso alla christian fiction. In basso l a locandina del film I dieci comandamenti
ANNO XI NUMERO 237 - PAG IV IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
di Amy Rosenthal
I
l filosofo politico Leo Strauss morto
quasi trentacinque anni fa, ma alcuni
suoi studenti sono ancora vivi e parteci-
pano a intensi dibattiti sul loro adorato
maestro per difenderlo dalla scarica di
accuse che negli ultimi anni gli sono
piovute addosso. Secondo il ritratto pi
frequente, talmente ripetuto sulla stam-
pa liberal da persaduere coloro che non
hanno mai letto uno dei suoi libri,
Strauss era un ultraconservatore di de-
stra con tendenze antidemocratiche,
che indottrin una cabala ebrea ma-
scherata sotto lo stendardo del neocon-
servatorismo. Stanley Rosen, docente di
filosofia alla Boston University, un ex
studente di Strauss che si assume vo-
lentieri il compito di smentire queste
accuse e di spiegare che cosa pensava
Strauss sulla democrazia liberale e sul
conservatorismo. Rosen, che ha scritto
importanti opere sulla metafisica e il ni-
chilismo, su Platone, Hegel, Nietzsche e
Heidegger, parla al Foglio con grande
schiettezza dei suoi mentori Leo
Strauss e Alexandre Kojve e del suo
compagno di studi Allan Bloom. Inten-
zionalmente o no, svela non soltanto
una versione diversa rispetto ai miti sul
suo maestro, ma offre anche unimma-
gine del suo personale rapporto con
questi giganti della filosofia.
Rosen afferma con estrema decisione
che Strauss non era affatto un nemico
della democrazia. T uttaltro: Strauss
era un grande amico della democrazia.
La sua visione era identica a quella del
suo eroe W inston Churchill, il quale
aveva detto: La democrazia pu non es-
sere la forma pi perfetta di governo,
ma la migliore che siamo finora riu-
sciti a trovare. In riferimento alle con-
cezioni politiche di Strauss, Rosen ri-
tiene che sia stato frainteso in Ameri-
ca. La gente lo considera un fascista o
un razzista, ma si sbaglia. Strauss era un
anticomunista e un antimarxista. Ro-
sen sottolinea che chi associa Strauss al
neoconservatorismo fraintende la sua
concezione del conservatorismo. L o-
dierno neoconservatore soltanto una
caricatura di ci che Strauss intendeva
con il termine conservatore. Strauss si
riferiva a uomini colti; non ad aristo-
cratici, ma a persone con una buona
cultura, oneste e prudenti, non disposte
a scendere a compromessi soltanto per
vincere le elezioni. Apprezzava le so-
ciet aristocratiche, e in particolare il
conservatorismo di Burke. E per questo
che tendo a pensare a Strauss come a
un classico liberal del XVIII secolo.
La descrizione di Rosen differisce ra-
dicalmente da quella della sinistra
americana, che dipinge Strauss come il
padrino del neoconservatorismo, co-
lui che ha avuto una sorta di demoniaca
influenza sui suoi discepoli, i quali han-
no in seguito architettato la politica
estera dellAmministrazione Bush e la
guerra in Iraq. Come spiega Rosen,
nulla potrebbe essere pi lontano dal-
la verit. Il conservatorismo di Strauss
era di tipo tradizionale e limitato, mo-
derato e prudente. Strauss non si stan-
cava mai di ripetere che la politica in
ultima analisi una questione di pruden-
za. Rosen fa una pausa e poi esclama:
Francamente, tutta questa storia di as-
sociare Strauss con lidea neoconserva-
trice del cambio di regime e dellinva-
sione dellIraq del tutto assurda! Mio
Dio, Strauss era un uomo giudizioso, mi-
ca un folle. Sapeva perfettamente che
se si vuole fare il neurochirurgo bisogna
sapere qualcosa sulla chirurgia. In altre
parole, che non si va in guerra se non si
sa come tutto deve essere eseguito dal-
linizio alla fine. Rosen, che ci confida
di essere un deciso sostenitore del Par-
tito democratico, aggiunge infine: Sot-
to questo punto di vista, le rimostranze
dei liberal sulla politica estera dei neo-
conservatori sono in larga misura giu-
stificate.
Rosen racconta come ha conosciuto
Strauss. Prima di iniziare a parlare di
questo cruciale incontro, destinato a
cambiare il corso della sua vita, dichia-
ra orgogliosamente di essere stato il so-
lo studente a essere giunto a Strauss
non dalla filosofia ma dalla poesia.
Lho incontrato quando avevo 19 anni;
a quel tempo pubblicavo poesie e vole-
va diventare un poeta. Inizialmente,
non sapevo nemmeno chi fosse Strauss
e lo conobbi attraverso il suo figliastro
durante il mio primo anno di studi al-
lUniversit di Chicago. Stavo scrivendo
un saggio su Hannah Arendt e il suo fi-
gliastro venne da me e mi disse: Ti pia-
cerebbe incontrare il mio patrigno? In-
segna alluniversit ed un esperto su
Hannah Arendt. Io risposi daccordo e
pochi giorni dopo lo incontrai. Rosen
non dimenticher mai quellincontro:
Strauss era in maniche di camicia e
stava fumando una sigaretta; la prima
cosa che mi disse fu: Chi siete e che co-
sa fate?. Sono un poeta, risposi e lui
disse: Bene, sapete che cosa dice Plato-
ne sulla poesia?. Non mi importa un fi-
co secco di ci che dice Platone sulla
poesia. Sono io stesso un poeta e ne so
molto di pi di Platone. Strauss salt
sulla sua sedia come se fosse stato pun-
to da una vespa e cominci a cammina-
re avanti e indietro per la stanza, fu-
mando nervosamente la sua sigaretta. E
invece di buttarmi fuori di casa, mi
parl per tre ore di seguito e mi offr un
piatto di minestra.
Sebbene dica di essere rimasto vici-
no a Strauss fino alla sua morte, nel
1973, Rosen ci confida di non essere sta-
to in rapporti altrettanto stretti di quel-
li che avevano altri studenti, come
Harry V. Jaffe e Joseph Cropsey, che si
presero rispettosa cura del filosofo.
Sentendo Rosen sottolineare la parola
rispettosa, gli chiediamo spiritosa-
mente se erano per caso i suoi servitori.
Beh, pi o meno risponde Rosen
perch Strauss era una persona incapa-
ce di cuocersi un uovo da solo, se per
caso sua moglie se ne andava in vacan-
za. E quando sua moglie non cera, al-
cuni suoi studenti si trasferivano a casa
e cucinavano e gli lavavano i vestiti.
Rosen fa una pausa, e poi aggiunge:
Strauss, per molti aspetti, era come un
bambino. Era un uomo molto comples-
so, ma alla superficie di questa com-
plessit stava la semplicit.
Rosen ha anche attraversato lAtlan-
tico per studiare in Francia con laltro
suo grande mentore filosofico, il ri-
fiugiato politico russo Alexandre Koj-
ve. Kojve e Strauss sono generalmente
ricordati come avversari che si asso-
migliavano, dal momento che Kojve si
occupava principalmente dei moder-
ni mentre Strauss degli antichi. Mal-
grado Strauss e Kojve seguissero due
approcci diversi, chiediamo a Rosen se
possibile riconoscere qualche somi-
glianza. Ritengo che fossero legati lu-
no allaltro sotto molti punti di vista,
uno dei quali che erano completa-
mente in disaccordo luno con laltro.
Dicendo questo, Rosen si mette a ride-
re di gusto. Poi, riprendendo un tono di
assoluta seriet, aggiunge: La prima
cosa da dire che, per entrambi, la-
spetto pi importante non era la politi-
ca ma la filosofia. Kojve aveva una
complessa interpretazione della storia,
ma il suo interesse prioritario era sta-
bilire una forma di governo che rendes-
se possibile la filosofia e fosse in grado
di preservarla. E con il termine filosofia
intendeva la propria filosofia, che, a suo
giudizio, era un completamento di quel-
la di Hegel e sarebbe culminata nella fi-
ne della storia e in una societ univer-
sale di reciproco riconoscimento. Il se-
condo punto che, sebbene Strauss fos-
se per certi aspetti un nemico dello sto-
ricisimo, era anche egli stesso uno sto-
ricista. La differenza, tuttavia, sta nel
fatto che Kojve si occupava del pro-
gresso della storia in modo tale che, at-
traverso una serie di passi dialettici, la
civilt europea occidentale sarebbe
giunta a quello che lui stesso defin co-
me un stato universale e omogeneo(te-
ma che avrebbe poi trionfato con la
pubblicazione di La fine della storia
di Francis Fukuyama). Strauss, invece,
ripercorreva la storia a ritroso, non per-
ch fosse un reazionario ma perch vo-
leva trovare le fondamenta dellIllumi-
nismo europeo, che, a suo giudizio,
affondava le proprie radici nel pensie-
ro greco. Strauss torn agli antichi gre-
ci, non perch volesse ristabilire le
citt-stato greche, ma perch voleva
giungere fino alle radici della filosofia
per trovare le fondamenta dellillumi-
nismo europeo.
Sul piano personale, Rosen dice che
preferiva la compagnia di Kojve.
Strauss era un uomo posato in con-
fronto a Kojve, che era un pazzo asso-
luto. Quando abitavo a Parigi passavo
ore e ore a chiacchierare con lui. Non
dimenticatevi che allora ero molto gio-
vane, appena 30 anni: rimanevo sbalor-
dito dalla sua straordinaria immagina-
zione; poi tornavo a casa da mia moglie
e le raccontavo ci che lui mi aveva det-
to. Mia moglie spesso osservava che era-
no cose completamente folli, e io, dopo
averci riflettuto, mi rendevo conto che
aveva ragione. Poi Rosen esclama:
Era un pazzo delizioso! Per esempio
amava ripetere che la storia della filo-
sofia stava per arrivare alla fine e che lo
spirito umano si era cos esaurito che
lunica cosa che restava da fare alle per-
sone come lui era bere il t secondo la
cerimonia giapponese e fare lamore.
Kojve e Strauss erano molto amici e
mantenevano unintensa corrisponden-
za fin dagli anni Trenta. Le lettere tra i
due filosofi trattano argomenti svaria-
tissimi, da cose sublimi fino a cose del
tutto ridicole. Contengono lunghe di-
scussioni su Platone e Hegel, sui vini e
le birre migliori, e non mancano pun-
genti pettegolezzi sul mondo accademi-
co. In una lettera, per esempio, Kojve
racconta a Strauss di avere incontrato a
Parigi due suoi ex studenti, Allan
Bloom e Stanley Rosen. Lo avevano
colpito entrambi, ma Rosen in modo
particolare. Dopo avergli letto questa
citazione per vedere la sua reazione,
Rosen, con una punta di egoismo, di-
chiara: Beh, sono daccordo. Immagi-
nandoci i due giovani che discutono di
filosofia seduti al tavolo di un caff pa-
rigino con personaggi della statura di
Kojve, domandiamo a Rosen di rac-
contarci latmosfera di quei giorni negli
anni Sessanta. Ecco risponde io e
Bloom abitavamo a Parigi ma non ci fre-
quentavamo. Rosen aggiunge di non
aver parlato con Bloom per almeno
trentanni. E una storia molto lunga e
delicata. Francamente, se mi metto a
parlare di Bloom, finisce che mi metto
nei guai. Poi, dopo un momento di si-
lenzio, improvvisamente aggiunge: Ho
saputo soltanto molto tempo dopo che
Bloom era un omosessuale. Natural-
mente, ora tutti lo sanno, ma io non ne
avevo la minima idea. Non lo dico per
giustificarmi, ma allora io non sapevo
nemmeno cosa fosse un omosessuale. In
ogni caso, io non sapevo che Bloom lo
fosse. Ebbene, una sera io e mia moglie,
appena ritornati da un viaggio in Gre-
cia, andiamo a una festa di un nostro
amico a Chicago. A un certo punto, dato
che erano presenti vari attori e poeti, ci
mettiamo a improvvisare qualche verso.
Insomma, si scherzava allegramente e
io ho raccontato una storia satirica su
un romanziere inglese che va in Grecia
per scoprire se uomo o donna. Era
una storiellina spiritosa e innocente,
ma Bloom si offese profondamente e mi
rimase nemico per molti anni. Una vol-
ta mi disse: Possiamo collaborare sul
piano professionale; ma tra di noi, come
sai bene anche tu, unamicizia impos-
sibile. Lostilit di Bloom deriva allora
esclusivamente da questo episodio? Ro-
sen, con un certo tono di stupore nella
voce, risponde: S, sembrerebbe che
sia proprio cos e aggiunge Beh, que-
sta soltanto una parte, perch ce n
unaltra anche peggiore. Mentre io e
Bloom abitavamo a Parigi, un giorno
Kojve mi fece questa domanda: So che
non frequenti Bloom, come mai?. Io in
quel momento lo sapevo gi il motivo,
ma non volevo dirglielo nel caso che lui
non ne fosse al corrente; cos, rimasi in
silenzio finch Kojve disse ridac-
chiando: Ah, perch fa strane cose a
Parigi, vero?. A quel punto mi lasciai
andare e gli raccontai tutto. Non avrei
mai immaginato che Kojve lo avrebbe
riferito a Bloom, ma lo fece. E Bloom
sinfuri con me.
Sebbene molti studenti di Strauss
siano diventati famosi, il pi noto di tut-
ti senza dubbio il defunto filosofo Al-
lan Bloom. Il suo libro The Closing of
the American Mind, pubblicato nel
1987, ha contribuito a formare la critica
conservatrice della societ americana,
soprattutto durante le guerre culturali
della fine degli anni Ottanta. Anche se
dice di non avere alcuna ostilit nei
confronti di Bloom e di avere fatto pa-
ce con lui poco prima della sua morte
nel 1992, Rosen non risparmia dure pa-
role per un uomo che stato uno dei
suoi massimi rivali in campo filosofico.
Devo essere sincero su Bloom. Posse-
deva una grande personalit e la sua
compagnia poteva essere molto piace-
vole, ma sostanzialmente era un propa-
gandista. Provava unattrazione irresi-
stibile per la politica e incoraggiava i
propri studenti a entrare in politica. Di-
ceva sempre quanto adorava ricevere le
loro telefonate da Washington e sentir-
si raccontare che cosa stava succeden-
do. Strauss, al contrario, si tenne sem-
pre fuori dalla politica e non invit mai
i suoi studenti a darsi alla politica. A
mio giudizio, se si vuole proprio trovare
il padrino del neoconservatorismo, bi-
sogna guardare a Bloom, non a Strauss.
Molti avversari dei neocon sottoli-
neano che gran parte di loro sono ebrei,
come lo era Strauss, il quale, occupan-
dosi di questioni ebraiche per tutta la
vita, riteneva che lateismo non fosse
una filosofia adatta al pubblico. Detto
questo, Strauss diede spesso uninter-
pretazione irriverente di parecchie fi-
gure religiose. Per esempio, una volta
disse che il grande studioso medievale
Maimonide riteneva che la ragione e la
rivelazione fossero incompatibili pur
pretendendo allo stesso tempo di ricon-
ciliare la Bibbia con la filosofia.
Strauss non era un ebreo osservante,
era ateo, dice Rosen che scherza: Non
era nemmeno un presbiteriano. Tutta-
via, era sionista. Werner J. Dannhauser,
con il quale sono cresciuto a Cleveland,
in Ohio, e che stato anche lui uno stu-
dente di Strauss, una volta mi ha rac-
contato che, a una domanda sul suo
pensiero sulle dottrine sullanima uma-
na esposte nella Bibbia ebraica, Strauss
rispose: E la dottrina pi splendida e
profonda che sia mai stata espressa, ma
ha un solo difetto: non vera. Rosen
sottolinea che molti straussiani, soprat-
tutto quelli di secondo piano, non vo-
gliono che si sappia che Strauss era
ateo. La loro versione del conservato-
rismo si basa su un fondamento religio-
so, cosa con cui Strauss non ebbe mai
nulla a che fare. Questo non significa
che fosse un nemico della religione per-
ch molti suoi studenti erano preti e
rabbini. Bisogna ammettere che parla-
va con la lingua biforcuta.
Allora, qual la principale eredit
lasciataci da Strauss? Mi viene da ri-
spondere in questo modo: bisogna esse-
re intelligenti. Ecco, bisogna essere in-
telligenti perch altrimenti non si pu
governare. Comunque, se vogliamo dav-
vero trovare il messaggio filosofico di
Strauss, bisogna aggiungere che non ba-
sta essere intelligenti, ma bisogna an-
che conoscere ci di cui si parla.
Strauss mi ha insegnato non soltanto a
leggere, ma anche a lavorare con pa-
zienza e come distinguere tra ci che ha
senso e ci che non lo ha. Sono questi
gli insegnamenti che mi hanno permes-
so di passare attraverso loscurit. Do-
po un piccolo sospiro di commozione,
Rosen conclude esclamando: Ah
Strauss, stato lesempio perfetto di un
uomo che vive per la filosofia.
(traduzione di Aldo Piccato)
A UN PASSO DA STRAUSS
Stanley Rosen ci racconta il primo incontro con il suo maestro,
le lezioni sui greci e il carteggio sublime e ridicolo con Kojve
Era come un bambino, era
incapace di cuocersi un uovo da
solo, quando sua moglie partiva
noi allievi andavamo ad aiutarlo
Torn agli antichi greci perch
voleva giungere alle radici della
filosofia per trovare le fondamenta
dellilluminismo europeo
Unillustrazione raffigura la battaglia delle Termopili (480 a.C.) tra gli alleati greci guidati da Leonida e il re per siano Serse (foto Corbis)
Il filosofo Leo Strauss
ANNO XI NUMERO 237 - PAG V IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
LA STRADA DELLAPOCALISSE
Nel nuovo libro di Cormac McCarthy la violenza del western soppiantata da un lampo dannichilimento
di Ron Charles
N
el nuovo romanzo di Cormac Mc-
Carthy, The Road, il bagno di
sangue finalmente completo. La vio-
lenza che animava i suoi grandi ro-
manzi western stata soppiantata da
un lampo di annichilimento nucleare,
che spazza via anche parte di quello
che ci aspetteremmo dallopera del
solitario autore. Con questo racconto
apocalittico, McCarthy si sposta verso
il regno allegorico di Samuel Beckett
e Jos Saramago; e, strano a dirsi, di
George Romero.
Il romanzo si apre su di un mondo
che sembra essere stato demolito da-
gli psicopatici dei suoi lavori prece-
denti, come se il giudice di Meridia-
no di sangue fosse passato dai fucili
alle bombe atomiche e avesse river-
sato il proprio umor nero sullintero
pianeta. Si tratta di un cambiamento
che trasforma non solo il paesaggio fi-
sico, ora ridotto a sterili distese di ce-
nere, ma anche il paesaggio morale.
La paura di morire, cos presente nei
romanzi precedenti di McCarthy, bi-
lanciata qui dalla paura di sopravvi-
vere. Gusci di uomini senza credo
procedono barcollando lungo sentie-
ri rialzati, come migranti su di una
terra febbricitante. La fragilit di
ogni cosa infine rivelata. Domande
vecchie e inquietanti risolte nel nul-
la e nella notte.
The Road (edito in America da
Knopf, 241 p., 24 $) segue due delle ul-
time persone sulla terra, un uomo
senza nome e il giovane figlio, mentre
attraversano una terra desolata ridot-
ta in cenere, in cerca di cibo e di na-
scondersi dalle bande di cannibali fa-
melici. Le notti ora sono un po me-
no nere, scrive. Di giorno, il sole
esiliato traccia un cerchio intorno al-
la terra, come una madre dolente con
una lampada. McCarthy si discosta
notevolmente da se stesso, ma molto
poco da romanzi e film apocalittici,
che trafficano con queste visioni
oscure da decenni. Certo, McCarthy
ha gi preso a prestito qualcosa da
forme meno nobili in passato. La mag-
gior parte delle sue opere sono tra-
sformazioni faulkneriane di western
da supermercato; il suo primo roman-
zo moderno, Non un paese per vec-
chi, uscito un anno fa, vestiva i pan-
ni logori di un poliziesco con caccia
allo spacciatore.
Se non avesse una voce cos ricca,
The Road sembrerebbe il rifaci-
mento di Notte dei morti viventi. In
effetti, come a voler riconoscere il suo
debito, luomo ricorda la fu moglie di-
cendo: Siamo i morti che cammina-
no in un film dellorrore. Pi di una
volta, il giovane avverte il padre di
non entrare in una casa abbandonata,
ma poi no, fermo! entrano comun-
que. C anche quel tocco necessario
di umorismo macabro: il sapore deli-
zioso dellultima Coca della terra, o
lunico scritto che sopravvive alla di-
struzione mondiale, una bacheca con
scritto Vedi Rock city. E, infine, la
donna monodimensionale da film
horror: la maggior parte dei ragazzi in
et scolare ha unidea pi complessa
dellaltro sesso di quanto non dimo-
stri McCarthy nella sua opera, ed egli
non fa nulla per modificare quellim-
pressione in questo libro.
Ma pur con i suoi difetti, non c
nulla da fare. The Road un rac-
conto spaventoso e profondo, che ci
trascina in luoghi in cui non vogliamo
andare, ci costringe a pensare a do-
mande che non vogliamo porci. I let-
tori che guardano dallalto in basso la
grandiosit mitica e biblica di Mc-
Carthy dovranno inchinarsi di fronte
allambizione di The Road. Allini-
zio cercavo di riderne, ma era come
fischiettare passando davanti a un ci-
mitero. Alla fine, il mio cinismo sta-
to sopraffatto dalla forza viscerale
della prosa di McCarthy e dalla sem-
plice bellezza dellamore del suo eroe
per il figlio.
Il romanzo costituito da diverse
centinaia di momenti isolati, bran-
delli di dialoghi e attimi dazione. Ec-
co un esempio tipico che potrebbe
emergere in qualsiasi punto del libro:
La terra era scavata ed erosa e ste-
rile. Le ossa delle creature morte spar-
se nei canaloni prosciugati. Mucchi di
immondizia anonima. Fattorie nei
campi con la vernice scrostata e le as-
si incurvate e staccate dai montanti di
legno. Tutto senza ombra e senza ca-
rattere. La strada scendeva attraverso
una giungla di kudzu morti. Una palu-
de in cui le canne morte giacevano sul-
lacqua. Oltre il margine dei campi, la
tetra foschia incombeva allo stesso
modo sulla terra e sul sole. Giunto il
tardo pomeriggio, aveva iniziato a ne-
vicare e avevano continuato con la te-
la cerata sulle spalle e la neve bagna-
ta che sibilava sulla plastica.
Questi notevoli passaggi, come una
successione di poemi in prosa, sono
contrassegnati da qualche lampo di
terrore, ma non siamo mai costretti
ad abbuffarci del sangue adorato dai
pi devoti fan di McCarthy . C sol-
tanto un breve accenno alla catastro-
fe che ha messo fine alla civilt, avve-
nuta anni addietro, poco prima che il
ragazzo nascesse. Una lunga fessura
di luce e poi una serie di scosse bas-
se. Segue questunica visione osses-
sionante dei primi giorni: Gente se-
duta sui marciapiedi, allalba, mezza
immolata e fumante nei vestiti. Come
appartenenti a una setta che abbiano
tentato di suicidarsi senza riuscirci.
Altri sarebbero venuti ad aiutarli. En-
tro un anno cerano fuochi sui crinali
e cantilene dementi. Le grida degli
uccisi. Di giorno i morti impalati su
aste lungo la strada.
Queste apparizioni sono ben dosa-
te, cos da aumentare il senso di ter-
rore. E il costante pericolo potenzia-
le che ci sia una carneficina a dare
energia alla storia: linferno che si in-
travede tra i lampi della tempesta, un
bambino su uno spiedo che arrostisce
su di un fuoco allaperto.
Tra le trame semplici dei suoi ro-
manzi, quella di The Road la pi
semplice di tutte, perch, letteral-
mente, non c posto dove andare,
senso alcuno nellandare, solo lim-
pulso inesorabile a spostarsi. La tra-
ma, per com, si riduce alla necessit
elementare del padre di mantenere
in vita il figlio e dargli speranza in un
mondo che non offre n vita n spe-
ranza. Giorno dopo giorno, mese dopo
mese, soffrono la fame e il freddo,
spingono avanti a s un carretto con
le poche provviste di cui vanno in cac-
cia in case decrepite, saccheggiate e
lasciate nude anni prima. Il giovane
era tutto quello che stava tra lui e la
morte scrive McCarthy Per un bre-
ve momento vide lassoluta verit del
mondo. Lincessante e freddo movi-
mento circolare di una terra che non
ha fatto testamento. Loscurit impla-
cabile. I ciechi cani del sole nella lo-
ro corsa. Il nero vuoto delluniverso in
contrazione.
Ma contro questo stato inanimato,
luomo si appiglia a una fede elemen-
tare nella sua missione: Il mio com-
pito prendermi cura di te, dice al
figlio. Dio mi ha incaricato di farlo.
Uccider chiunque ti tocchi. Quando
tutto stato strappato via, limpulso a
santificare, adorare, creare dei signi-
ficati rimane. T utto questo come
unantica consacrazione: cos pensa
luomo dopo aver lavato i capelli del
figlio in un lago ghiacciato e morto.
Cos sia. Evoca le forme. Dove non
c altro, costruisci delle cerimonie
dallaria e respira con esse.
Assieme allimpegno di tenere in
vita il figlio c quello pi metafisico
di dare sostegno alla sua bont inna-
ta pur costringendolo a essere testi-
mone della corruzione di tutti i com-
portamenti morali. Siamo ancora i
buoni?, chiede nei momenti di con-
fusione e di shock. Suo padre insiste
nel dire di s. Questo quello che
fanno i buoni. Continuano a provare.
Non rinunciano. E allora perch,
chiede il figlio, non aiuta gli sbanda-
ti in cui si imbattono, invece di fug-
girli o di sparare loro? Dovremmo
andare da lui, pap. Potremmo por-
tarlo con noi Darei a quel ragazzi-
no met del mio cibo. Come spiega-
re la necessit di abbandonare gli al-
tri alla morte certa (o peggio, in una
scena particolarmente terrificante)
pur persistendo nel sostenere che lo-
ro sono i buoni, quelli che porta-
no il fuoco?
In queste condizioni, particolar-
mente oscure, la natura del ragazzo,
limpeto ad aiutare, linquietudine nel
rubare il cibo daltri, , certamente,
naif. Ma anche quando lottano per la
vita, suo padre sa che la semplicit
ispirata dalla bont del ragazzo che
rende la loro battaglia degna di esse-
re combattuta, che gli permette di re-
sistere alla secolare tentazione di
maledire Dio e morire.
Lincontro che illumina i momenti
finali del romanzo far infuriare gli ir-
riducibili di McCarthy, che assaporano
con gusto la sua desolazione esisten-
ziale, ma la scena conferma allusioni
precedenti, che indicano che le radici
di questa storia da fine del mondo si
addentrano ben oltre lera nucleare, fi-
no ad arrivare allapocalisse della fe-
de cristiana. Lapice del libro, unim-
macolata concezione da The Pilgrim s
Progress di John Bunyan e Mad
Max, un passaggio impressionante
per McCarthy, ma una tenera risposta
a una preghiera disperata.
The Wall Street Journal
per gentile concessione di Milano Finanza
(traduzione di Elia Rigolio)
Il romanzo si apre su di un
mondo che sembra essere stato
demolito dagli psicopatici dei suoi
lavori precedenti
La semplicit ispirata dalla bont
del ragazzo rende la battaglia degna
di essere combattuta. Una tenera
risposta a una preghiera disperata
Limmagine (rielaborata) della coper tina di Meridiano di sangue. In basso: una foto di McCar thy di alcuni fa e la coper tina del suo ultimo romanzo
ANNO XI NUMERO 237 - PAG VI IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
IL GIRO DELLISLAM IN CEN
Lo straordinario viaggio di Ibn Battuta, il Marco Polo arabo. Attravers lequivalente di quaran
di Siegmund Ginzberg
I
l pi grande viaggiatore islamico di
tutti i tempi non aveva mai messo pie-
de in occidente. L instancabile gira-
mondo, il gran viaggiatore dellislam,
il globetrotter arabo del Trecento, il
vagabondo per natura, il pi grande
turista dellera premeccanica, il Mar-
co Polo arabo, come lhanno definito
alcuni dei suoi commentatori, non era
mai stato nellEuropa cristiana, n ne fa
mai menzione, se non di sfuggita, nel-
limmensa mole di notizie, descrizioni
dettagliate, aneddoti, avventure, perso-
naggi incontrati, cose che ha visto e sen-
tito dire, dettata al suo ritorno ad un let-
terato andaluso. Partito ventunenne
dalla sua natia Tangeri (in Marocco) nel
1325, giusto un anno dopo la morte di
Marco Polo settantenne a V enezia,
Muhammad Ibn Battuta ci sarebbe tor-
nato quasi cinquantenne, dopo aver
percorso oltre centoventimila chilome-
tri, aver attraversato lequivalente di
quarantaquattro stati moderni. Ripro-
mettendosi, come Don Chisciotte, di non
rifare mai la stessa strada, per poter ve-
dere e conoscere ogni volta qualcosa di
nuovo, si spinse ad oriente sino in India
e in Cina, a nord sino alle steppe gelate
della Russia, percorse la Spagna mu-
sulmana, gir in lungo e in largo il me-
dio oriente, lIraq, lIran e lAsia centra-
le fino allAfghanistan, percorse tutta
lAnatolia e fece il periplo del mar Ne-
ro, si addentr in Africa sino al Mali e
descrisse Ceylon e le Maldive, ma luni-
ca capitale cristiana di cui racconta
Costantinopoli. Delle altre non si cura
di riferire, nemmeno per sentito dire.
Stranamente non sembrano nemmeno
incuriosirlo. Neanche sotto laspetto
della stranezza, dellinconsueto.
Bench la sua narrazione, ora presen-
tata in una splendida edizione italiana
nella collana I millenni di Einaudi, a
cura di Claudia Tresso e con illustrazio-
ni di Aldo Mondino (Ibn Battuta, I
Viaggi, euro 85) abbia visto la luce col ti-
tolo originario: Un dono di gran pregio
per chi vuole gettare lo sguardo su citt
dincanto e peripli inconsueti.
Ibn Battuta un viaggiatore appas-
sionato, compulsivo, maniaco dei detta-
gli, ossessionato continuamente dal de-
siderio di vedere luoghi nuovi e cono-
scere altra gente. Ma tutta questa curio-
sit non tocca, anzi nemmeno lambisce
il mondo occidentale, il suo non un
viaggio nel mondo in generale ma so-
stanzialmente nel Dar el islam, nel suo
mondo islamico, o dove, come nella lon-
tana Cina, lislam presente, e, in qual-
che modo , o lui ritiene sia in seria
competizione per la supremazia sugli
altri credi. A differenza di Marco Polo
sta sempre e solo tra i suoi. Dellocci-
dente sa molto meno di quel che Dante
Alighieri, morto quattro anni prima del-
la sua partenza da T angeri, sapeva di
Maometto e del mondo islamico.
E sensibile, pieno di umanit, gli
piacciono e parla spesso dei bambini,
ancor pi gli piacciono e parla delle
donne. Gli fanno battere il cuore, se
ne innamora, contrae dieci matrimoni in
19 anni di viaggio, ha figli da loro e da un
numero imprecisato di ancelle. Il suo
racconto pieno di personaggi femmi-
nili, che non si limitano a far da mogli o
amanti. Ecco come le elenca con effica-
cia Claudia Tresso nella sua introduzio-
ne: poetesse, donne che donne pellegri-
ne, donne che dirimono controversie re-
ligiose, donne che conoscono il Corano a
memoria, donne che hanno finanziato la
costruzione di moschee, o hanno fatto
costruire opere di pubblica utilit a fa-
vore dei viandanti, donne a capo di stati
e tanto intrepide da comandare eserciti,
donne appassionate che sentendosi tra-
dite sono capaci di uccidere luomo con
cui hanno appena fatto lamore, persi-
no donne di cui si favoleggiano bizzarre
conformazioni anatomiche, come la fa-
vorita del sultano Ozbek, che non solo
tornava vergine ogni notte, ma aveva
una vagina ricurva, a mo di anello
(anche se, qui, come in altri luoghi della
narrazione dove si accorge di averla spa-
rata grossa, Ibn Battuta mette le mani
avanti: Per non ho mai incontrato nes-
suno che mi abbia detto di aver incon-
trato una donna fatta cos, o anche solo
di averne sentito parlare O meglio, un
cinese mi ha detto che nel suo paese ci
sono donne di quel tipo, ma non avendo
avuto modo di verificarlo, non so dire se
sia vero). Ma, con poche eccezioni (le
vedove ind che si gettano nel rogo dei
mariti, lusanza cui sono dedicate alcu-
ne tra le pagine pi belle dei Viaggi,
oppure, sempre in India, quelle della
trib dei Malwa famose per le delizie
nellintimit e il gran piacere che sanno
procurare, o quelle dei Mahrata, esal-
tate per come sanno muoversi bene du-
rante lamplesso), anche il femmini-
smo di Ibn Battuta a senso unico: la
sua attenzione si concentra sul suo mon-
do, le donne e i buoi dei paesi suoi, ver-
rebbe da dire. Parla di vivi ma non di-
mentica i morti, ovunque si rechi non
trascura la gente dei sepolcri. Ma i ci-
miteri che visita come fossero musei so-
no solo quelli musulmani. Si dilunga,
con dovizia di dettagli, quasi da Artusi
islamico, sulle pietanze, anche le pi in-
solite, che gli capita di assaggiare nelle
contrade in cui passa. Ma non mange-
rebbe mai cibo proibito dal Corano. Non
si contano i santi, i miracoli, gli eventi
prodigiosi, c persino la descrizione di
una specie di Lourdes, il tutto con note
di cautela, tipo non ho verificato di per-
sona, o questa storia falsa ma lho
raccontata perch molto diffusa. Non
c anacoreta, eremita, ordine monasti-
co che trascuri di osservare e di cui rife-
rire. Ma sono tutti miracoli, santi, Lour-
des, asceti, monaci rigorosamente isla-
mici, per quanto somiglino, spesso come
una goccia dacqua, ai loro corrispon-
denti da questa nostra parte del mondo
medievale.
C chi osserva: pi che i luoghi gli in-
teressano le persone. Ne incontra e ne
cita migliaia. Ma le persone con cui par-
la sono quasi tutti governanti, giuristi,
studiosi, mercanti musulmani, gente
con cui in grado di comunicare e in-
tendersi. Ricorre talvolta agli interpre-
ti, ma predilige intrattenersi con coloro
con cui ha unaffinit culturale e coi
quali pu esprimersi nella comune lin-
gua araba. Non sta mai fermo, si muove
a cavallo, a dorso di cammello, su carri
(scopre le ruote solo a met dei suoi
viaggi), diversi tipi di imbarcazione.
Spesso a trasportarlo per mare sono na-
vi genovesi, veneziane, dei catalani. Ma
non parla coi marinai, non una volta
che esprima il desiderio di conoscere
Genova o Venezia, men che meno Roma
o Parigi. Tra la miriade di regni, contra-
de, citt, villaggi, genti, potentati, feudi
che visita individua sette re che sono i
re pi grandi e potenti del mondo, in-
somma sette superpotenze che si ergo-
no sulle altre. Uno il sultano del Ma-
rocco, cosa comprensibile perch si
tratta in fin dei conti del sovrano che gli
ha commissionato il libro sui suoi viag-
gi. Un altro il re mammelucco dellE-
gitto, un terzo il sultano dellIndia. Gli
altri quattro sono sovrani mongoli, ere-
di di Gengis Khan: limperatore Y uan
della Cina, lilkhan della Persia, il khan
di Chagatay e quello di Kipchak (lOrda
doro, dei quattro secoli di giogo tarta-
ro sulla Russia). Hanno tutti in comu-
ne laver abbracciato la fede dei popoli
da loro vinti, anzich imporre quella
del vincitore. Questi ultimi tre si sono
convertiti allislam. Per scelta, non a fil
di spada: erano loro a impugnare la spa-
da. Regnanti e popoli dEuropa invece
non vengono presi in considerazione,
non gli vale che si proclamino eredi di
Carlo Magno.
Si possono anche trovare spiegazioni
a tanto islamocentrismo. Nel suo A
Middle Eastern Mosaic, Bernard Lewis
ne elenca alcune sul perch il Medioe-
vo non vide tanti viaggiatori islamici di-
retti in Europa quanti viaggiatori occi-
dentali diretti in oriente. Non cerano
luoghi sacri cui dirigersi in pellegrinag-
gio o da riconquistare. Non cera gran-
ch di incentivi commerciali. Negli an-
ni in cui il califfato islamico era la mag-
giore e pi ricca potenza sulla faccia
della terra, lEuropa occidentale offriva
ben poche attrattive. I suoi popoli erano
poveri e arretrati, le sue risorse mini-
me. Mentre i tesori favolosi, e special-
mente quelli reali, delloriente tentava-
no i mercanti delloccidente, gli euro-
pei, con poche eccezioni, non avevano
niente da vendere e non avevano dena-
ro per comprare. Fu solo molti secoli
dopo che lEuropa divenne interessan-
te in quanto mercato e produttore. Co-
me se non bastasse, le autorit religiose
tendevano a scoraggiare i viaggi in Eu-
ropa. Non vi vedevano che inconve-
nienti: Dove trovare ad esempio cibo
conforme alle regole dietetiche musul-
mane? Dove trovare luoghi di culto mu-
sulmani? I viaggiatori cristiani o ebrei
in oriente, ad eccezione dei luoghi san-
ti in Arabia, non avrebbero avuto gran-
di difficolt a trovare chiese o sinago-
ghe tra le minoranze locali cristiane o
ebraiche. Ma nellEuropa medievale
non veniva tollerata alcuna presenza
musulmana. Insomma lEuropa occi-
dentale fu a lungo, per la maggior parte
degli orientali, luogo doscurit, sinoni-
mo di barbarie e mancanza di fede,
abitato da popoli primitivi con costumi
incivili e sozzi, che consideravano alla
stregua di come gli inglesi dellOttocen-
to avrebbero considerato gli abitanti
delle giungle dellAfrica centrale o le
trib al di l delle frontiere indiana del
nord-ovest. La maggior parte dei pochi
viaggiatori islamici che si avventurano
nella terra dei franchi non si sottrae
a clich e stereotipi quasi razzisti. Nes-
suno pi sporco di loro. Sono gente
perfida e cattiva. Non si lavano pi di
una o due volte lanno, e in acqua fred-
da, e non lavano gli abiti dal momento
in cui li indossano a quello in cui ca-
scano a brandelli. Si tagliano la barba,
e dopo essersela rasata si lasciano cre-
scere solo una lanugine rivoltante. Chie-
si a uno di loro perch si radesse. Mi ri-
spose: Il pelo superfluo. Voi vi depi-
late le parti intime, perch noi non do-
vremmo raderci il volto?, racconta ad
esempio Al Qazvini ai suoi lettori nel
XIII secolo. Ci cascano anche i pi pre-
parati e avvertiti. Abbiamo sentito di-
re di recente che nelle terre dei franchi,
cio nel paese di Roma e le sue dipen-
denze a nord del Mediterraneo, fiori-
scono le scienze filosofiche, rinascono
le opere, le sessioni di studi aumentano,
le loro assemblee sono rappresentative,
i loro esponenti sono numerosi, i loro
studenti abbondano, nota ad esempio
nel suo Muqadimah il maghrebino Ibn
Khaldun, contemporaneo ma molto pi
preparato di Ibn Battuta. Ma solo per
aggiungere, subito dopo: Dio solo sa co-
sa passa da quelle parti. Non sa, e for-
se neppure vuole sapere: troppo com-
plicato, come il mondo islamico per
noi. Pi semplice e comodo affidarsi al
poco che sanno tutti. I pregiudizi, il
mix di disprezzo e certezze di superio-
rit duro a morire, forse non cam-
biato granch sino ai giorni nostri, an-
che se nel frattempo si rovesciato di
segno e si viaggia molto di pi.
Il suo principale, si potrebbe dire il
solo incontro ravvicinato con lincogni-
to occidentale, quello che per lui lal-
tro mondo, Ibn Battuta lha visitando
Costantinopoli. Nellancora capitale bi-
zantina arriva, 121 anni prima della con-
quista turca, al seguito di una princi-
pessa cristiana, la figlia che limperato-
re Andronico III (uno dei predecessori
immediati di quel Manuele II Paleologo
reso famoso dalla lezione del Papa a
Ratisbona) aveva data in sposa (come
terza moglie), in gesto di alleanza, al po-
tente khan mongolo Ozbek, signore di
tutte le terre dallAsia centrale alle
steppe della Russia e dellUcraina. Non
gli piace, si sente a disagio, molto pi
straniero che in tutte le altre contra-
de, anche le pi strane e lontane, che ha
visitato. Entrammo a Costantinopoli la
Grande a mezzogiorno o poco dopo, con
le campane che suonavano una ridda di
rintocchi da far tremare la terra, e giun-
ti alla prima porta del palazzo del so-
vrano vi trovammo un centinaio di uo-
mini con il loro ufficiale in piedi su una
pedana. (A un certo punto) sentii che di-
cevano: Sarakinu, Sarakinu! cio mu-
sulmani impedendoci laccesso: quel-
li al seguito della principessa ebbero un
bel dire che eravamo con loro, ma se-
condo altri non potevamo entrare senza
unautorizzazione. E irritato, si di-
rebbe, da problemi di visto, che non
ha avuto da nessun altra parte. Non gli
garba che lo sospettino di essere un ter-
rorista: Questi mi perquisirono per as-
sicurarsi che non avessi addosso coltel-
li. Non sembra del tutto convinto dal-
la spiegazione, a dire il vero ragionevo-
le, che gli danno: A quanto mi disse
lufficiale, era la loro procedura, in ba-
se alla quale chiunque entra al cospet-
to del sovrano sia nobile o del volgo,
straniero oppure no viene perquisito,
proprio come fanno in India. Non gli
va che gli mettano le mani addosso: I
quattro (eunuchi) che mi scortavano mi
consegnarono ad altri al centro della sa-
la. Questi mi presero per le vesti come
avevano fatto i primi, poi qualcuno fece
un cenno e mi condusse oltre. C chi
prova a tranquillizzarlo: Uno di loro era
ebreo, e mi disse in arabo: Non temere,
fanno sempre cos con gli stranieri! Io
sono linterprete e vengo dalla Siria.
Poi va un po meglio, limperatore bi-
zantino pieno di riguardi: Prima che
mi avvicinassi a salutarlo mi fece segno
In diciannove anni di viaggio si
spos con dieci donne diverse. Ma
lEuropa non lo attirava, non cera
nulla n da vendere n da comprare
Spirale, olio su linoleum, 1988 (tutte le illustrazioni di queste pagine sono tratte dal libro Ibn Battuta, i viaggi, Einaudi editore. Lautore Aldo Mondino)
Era partito a ventanni da
Tangeri passando per Iran, Iraq,
Afghanistan e per tutta lAsia
orientale. Era il 1325
E
un piccolo genere della letteratura. Se non ha gi
un nome si potrebbe chiamarlo controromanzo
storico. Un esempio Contropassato prossimo di Gui-
do Morselli, in cui si finge che gli imperi centrali ab-
biano vinto la Prima guerra mondiale. Un altro esem-
pio Luomo nellalto castello(1962) pubblicato una
prima volta in italiano con il titolo Svastica sul sole,
in cui Philip K. Dick immagina la vita in un mondo in
cui hanno vinto le forze dellAsse. Le avventure del pa-
sci a due code Ahmet nellYdalistan, storia bizzarra
ma istruttiva, forse pubblicato nel 1900, appartiene a
questo genere. Diciamo forse perch, se non si tratta
della Bibbia di Gutenberg, dire che un libro introva-
bile una trita tiritera. In questo momento per Le av-
venture del pasci a due code, come tutti i titoli del
suo autore, Amedeo Tosetti, non compaiono nei grandi
cataloghi di vendita su Internet, n su ICCU, il catalogo
on line delle biblioteche. In questo momento Tosetti po-
trebbe non essere mai esistito, come non mai esistita
la sua Sforzinda, la grande citt triangolare tra i due ra-
mi del lago di Como che in un altro libro di Tosetti (Per
aspera ad aspera. Fantasia storica) Ludovico il Moro
commissiona a Leonardo da Vinci. Per fortuna gli ren-
de giustizia, se non gli d addirittura la vita, il fantasti-
co Manuale dei luoghi fantastici che Gianni Guada-
lupi ha compilato per la Rizzoli nel 1980.
Si racconta, nelle Avventure del pasci a due code,
come Maometto il Conquistatore appena seduto sul tro-
no di Costantinopoli, si sent investito del compito di ri-
costituire nella sua interezza lantico impero romano.
Fu cos che, armata una grande flotta, si gett su Otran-
to. Otranto cadde nel 1481. Nessuno dei principi italia-
ni e dei sovrani europei rispose allappello del Papa In-
nocenzo VIII (1484-1492) di rigettare in mare i turchi.
Per quarantanni, mentre i successori di Maometto era-
no impegnati su altri fronti, nessuno pens a cogliere
loccasione per liberare Otranto. Nel 1521 i turchi tor-
narono in forze, guidati da Solimano. Questa volta i
principi cristiani e timidamente la stessa Repubblica
di Venezia, cui in fondo premeva di conservare i rap-
porti commerciali privilegiati che aveva con limpero
ottomano, si resero conto del pericolo e cercarono di
reagire. Perfino limperatore Carlo V e il re di Francia
Francesco I, nemici per la pelle, si coalizzarono. T rop-
po tardi. Dopo avere occupato tutta la Puglia, i turchi
presero Napoli e risalirono rapidamente fino al Po. Ri-
sparmiarono la Toscana. I Medici accettarono di paga-
re un tributo e approfittarono per conquistare Siena.
Solimano credeva nellutilit strategica di stati vassalli
e cuscinetto. Le stragi e le distruzioni furono grandi, ma
non uguali dappertutto. A Benevento il sacco dur tre
giorni e tutti i sopravvissuti furono fatti schiavi. Istruiti
dalla lezione di Benevento, allarrivo di Solimano i na-
poletani si rifugiarono sulle pendici del Vesuvio. Quan-
do decisero di tornare in citt, la trovarono intatta. Gli
abitanti rimasti erano stati risparmiati, nessuna casa
era stata saccheggiata. Napoli, era destinata a diventa-
re la sede del beylerbey, il governatore dei governatori,
il controllore dei vilayet e dei sangiaccati in cui era di-
visa lItalia, ovvero lYdalistn, la nuova grande provin-
cia dellimpero turco. Il sangiaccato pi martoriato fu
quello di Yeni Rumi, che in turco non significa altro che
nuova Roma. Nonostante si immaginasse come un no-
vello Giustiniano e volesse ricostituire lantico impero
romano, Solimano non risparmi Roma. Quando i Tur-
chi sconfissero le truppe cristiane sul Garigliano, il Pa-
pa Leone X fece appena in tempo a raggiungere Civita-
vecchia, imbarcarsi sulla galera del Doria, raggiungere
Avignone e morire di dolore (1 dicembre 1521). Ses-
santamila dei novantamila abitanti cercarono rifugio
sullAppennino. Solimano fece saccheggiare e incen-
diare la citt, i romani superstiti furono ridotti in schia-
vit. Sulle rovine di San Pietro furono gettate le fonda-
menta di unimmensa moschea e il califfo dellislam si
prostern a ringraziare Allah. La distruzione di Roma
lasci attonita lEuropa. I protestanti dissero che Dio
aveva voluto punire la Nuova Babilonia. Dalla cattivit
di Avignone il Papa Adriano VI esortava i cristiani alla
concordia e alla rivincita. Ma il cristianissimo re di
Francia Francesco pens di sfruttare le circostanze per
chiudere la partita con il suo rivale Carlo V e intavol
trattative segrete con Solimano che si era ritirato a Na-
poli a svernare.
Completata la conquista dellYdalistan, Solimano
part per non tornare pi. In agenda aveva la conquista
dellUngheria e lassedio di Vienna. In Ydalistan gran
parte delle terre furono date in feudo agli spahi o ca-
valieri. I terreni non assegnati in feudo, di propriet del
sultano, erano coltivati da contadini cristiani che pote-
vano praticare la loro religione, purch pagassero un
tributo in natura. Poich comportavano la remissione
del tributo, le conversioni allislam non erano troppo in-
coraggiate. Con il tempo si cre una gerarchia ecclesia-
stica collaborazionista. Un concilio indetto ad Anagni,
con la benevola tolleranza del beylerbey, scomunic i
pastori che erano fuggiti abbandonando il loro gregge
e, con il nome di Eugenio V, elessero un nuovo Papa.
Tra le rovine di Roma si installarono gruppi di eremiti
detti Apocalittici, convinti che il sultano fosse lAnti-
cristo, finch nel 1571 (nellaltra storia, quella vera, lan-
no della vittoria cristiana di Lepanto) un pasci fanati-
co guid un rastrellamento e fece impalare quanti ere-
miti riusc a catturare. Molti scamparono rifugiandosi
nelle catacombe. Per ordine dello stesso beylerbey fu-
rono sterminati nel vilayet di Perugia i cosiddetti Terah
Sonderan (coloro che spengono la luce), accusati di stre-
goneria e pratiche orgiastiche nei loro luoghi dincon-
tro notturni. Mentre tra i monti della Basilicata si
diffondeva la setta dei Miriamiti, che affermavano che
Ges e Maometto erano fratelli perch Miriam (Maria)
si era reincarnata e vergine aveva dato alla luce Mao-
metto. Intanto Napoli, copia di Istambul, era diventata
un fiorente centro di traffici internazionali. Dur pi di
un secolo, poi il re di Polonia Giovanni Sobieski ed Eu-
genio di Savoia sconfissero i Turchi davanti a Vienna e
rimisero la storia sui suoi soliti piedi.
Sandro Fusina
Controromanzo. LYdalistan, ovveroseavessevintoil Turco
TOVENTIMILA CHILOMETRI
ntaquattro stati moderni ma si sentiva al sicuro solo quando se ne stava lontano dalloccidente
ANNO XI NUMERO 237 - PAG VII IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
di sedermi un attimo per placare il mio
timore e quindi mi pose una serie di
domande su Gerusalemme, la Roccia
santa, la chiesa del Santo sepolcro, la
culla di Ges, Betlemme ed Hebron, e
poi ancora su Damasco, il Cairo, lIraq e
lAnatolia. Con laiuto dellebreo che ci
faceva da interprete risposi a tutto
quanto, e le mie parole gli piacque-
ro. Gli capita di intrattenersi anche
con il padre dellimperatore, che si
fatto monaco. Anche con lui parla dei
luoghi santi. Rimane sorpreso dalla
considerazione in cui qui tengono chi
stato in quei posti, anche se non della
loro religione. Sono per lo pi ebrei
quelli che gli fanno da interprete du-
rante i suoi viaggi, ma a quanto pare la
cosa non sempre gli va a genio. Raccon-
ta di averne apostrofato con insulti or-
ribili, uno di loro in Anatolia, un medi-
co tanto arrogante da occupare in
pubblico un posto pi alto di quello dei
lettori del Corano. Di ebrei ne trova
ovunque, persino in Cina. Ma se ne cura
poco. Gli capita di raccontare episodi di
convivenza di cui stato testimone, co-
me quando, imperversando la peste a
Damasco, gli abitanti della citt, uomi-
ni e donne, piccoli e grandi, si unirono
a loro (i musulmani): parteciparono an-
che gli ebrei con la loro T orah e i cri-
stiani col loro V angelo, accompagnati
da donne e bambini, e ognuno piangeva,
implorava e supplicava Dio in nome dei
propri libri e dei propri profeti. Ma in
Andalusia, pi che alla convivencia
tra mori, cristiani ed ebrei, si mostra in-
teressato al modo in cui i governanti
islamici locali sistemano dissidenti e
teste calde.
Di Costantinopoli-Istanbul lo colpi-
sce la grandezza sterminata. Ma non
ha le stesse parole di ammirazione che
riserva ai luoghi della umma islamica.
Trova che i mercati sono belli, ma pie-
ni di immondizie e attraversati da un ri-
gagnolo di acqua sporca lurida, e che
anche le chiese, del resto, a Galata so-
no sporche e non hanno nulla di inte-
ressante. Santa Sofia si deve acconten-
tare di vederla solo dallesterno, perch
non lo lasciano entrare. Laccesso, spie-
ga, riservato solo a chi si prosterna
davanti a unenorme croce ritenuta la
reliquia di quella su cui fu crocefisso il
sosia di Ges (la cristologia coranica
dellepoca non poteva concepire che il
figlio di Dio potesse davvero aver subi-
to un supplizio umiliante). Non meno
approssimativo il modo in cui perce-
pisce (o beve il racconto che forse qual-
cuno gli ha propinato) dei rapporti tra
cristianit ortodossa bizantina e cristia-
nit latina che, nel corso di una recente
crociata aveva messo a sacco Costanti-
nopoli in modo ben pi crudele di
quanto avrebbero poi fatto i turchi. Il
sovrano, i grandi dignitari e il resto del-
la gente vengono a visitare questa chie-
sa ogni mattina, e il papa ci viene una
volta allanno. Pura fantasia, il primo
papa ad avvicinarsi a Santa Sofia, ricu-
cendo con gli ortodossi prima ancora
che con i turchi, dovrebbe essere Bene-
detto XVI.
Il problema di Ibn Battuta non tan-
to che inventa o fraintende. E che in ge-
nere si sente a suo agio solo tra musul-
mani. Anche in India e in Cina. Non
del tutto chiaro se in Cina ci sia davve-
ro stato, come racconta, e sia arrivato fi-
no a Pechino, ma chiaro che i cinesi
gli interessano poco, a meno che non
siano musulmani come lui. Per uno che,
traversando le terre dellislam, si ri-
trovato quasi ad ogni tappa del viaggio
aggredito da briganti, dovrebbe essere
fondamentale che la Cina il paese
pi sicuro e migliore della terra ci si
pu andare in giro da soli anche per no-
ve mesi portandosi dietro notevoli ric-
chezze senza avere nulla da temere,
perch tutto (molto bene) organizza-
to. Ma non gli basta. La Cina, pur
bellissima, non mi piaceva, perch mi
irritava il fatto di vederla sotto la ferula
degli infedeli. Ogni volta che uscivo ero
testimone di molte azioni riprovevoli, e
questo mi causava un tal risentimento
che me ne stavo in casa la maggior par-
te del tempo, uscendo solo quando non
potevo farne a meno, arriva ad ammet-
tere. Ne ho conosciuti, negli anni Ottan-
ta a Pechino, di grandi corrispondenti
che facevano come lui.
Strano come il pi curioso e infatica-
bile dei viaggiatori arabi di tutti i tem-
pi, non riesca a nascondere il proprio
disagio quando si trova alle prese con
qualcuno e qualcosa che esula dal pro-
prio mondo islamico. Gli va bene fin-
ch si trova in qualche modo a casa sua,
ritrova, anche nei posti pi sperduti e
lontani, le proprie abitudini, i riti e i
principi cui assuefatto, un ancoraggio
ai suoi usi quotidiani, al suo cibo, alle
sue concezioni di famiglia e societ,
una moschea, un mercato, una madras-
sa, un giudice e uno sceicco islamici.
Vive e viaggia in unepoca in cui in
grado di trovare lessenziale di tutto
questo per quante decine di migliaia di
chilometri gli capiti di percorrere, da
Tangeri sino allIndia, a Sumatra e ol-
tre, fin nella profonda Cina. In qualche
modo ha la fortuna di poter fare il giro
del mondo senza allontanarsi troppo da
casa. Ma perde facilmente la bussola
quando incontra qualcosa di veramen-
te nuovo e diverso.
Non si contano i suoi incontri con ta-
gliagole di ogni risma. Non gli mancano
coraggio e spirito di avventura. Ma per-
de il sangue freddo, reagisce terrorizza-
to quando i tagliagole sono estranei al-
la sua cultura islamica. Verso la fine dei
suoi viaggi gli capiter di passare, fa-
cendo rotta verso al-Andalus, da uni-
sola cristiana dotata di un porto straor-
dinario, la Sardegna, ed sopraffatto
dalla paura, non dalla curiosit: Feci
voto allAltissimo che avrei digiunato
per due mesi consecutivi se ci avesse
fatti ripartire sani e salvi, perch ave-
vamo saputo che gli abitanti dellisola
avevano intenzione di inseguirci, non
appena fossimo usciti, per farci prigio-
nieri Comunque ne venimmo fuori vi-
vi. Abbiamo appena visto quanto lo
avessero spaventato le campane di
Istanbul. Poche pagine prima aveva rac-
contato del suo sbarco in Crimea, di co-
me aveva visitato per prima una chiesa,
e poi aveva trovato alloggio con i suoi
compagni in una moschea. Il primo epi-
sodio emblematico di tutti gli equivo-
ci che possono nascere quando due non
parlano della stessa cosa e nella stessa
lingua. Il secondo, emblematico, al li-
mite del comico, della paura che susci-
ta quel cui non si abituati. Sbarcato
a terra notai una chiesa e col direttomi
trovai un monaco. Su un muro delledi-
ficio vidi leffige di un arabo con in testa
un turbante, che cingeva una sciabola e
brandiva una lancia. Davanti ardeva
una lampada accesa e quando chiesi al
monaco: Chi rappresenta? E limma-
gine del profeta Al?, fu la sua risposta.
Quello gli avr detto il profeta Elia, il
buon viaggiatore musulmano non pu
far a meno di capire invece Al, il gene-
ro di Maometto fondatore del partito
sciita. Ci eravamo da poco sistemati in
questa moschea quando udimmo risuo-
nare da ogni dove le campane: non
avendole mai sentite ne fui terrorizzato
e dissi ai miei compagni di salire sul mi-
nareto a salmodiare il Corano, invocare
il nome di Dio e intonare lappello alla
preghiera. Essi lo fecero e poco dopo ar-
riv un uomo armato, con indosso una
corazza, che ci salut. Gli chiedemmo
chi era. Sono il qadi dei musulmani di
qui, disse quando ho udito il Corano
e lappello alla preghiera ho temuto per
voi e, come vedete, mi sono subito pre-
cipitato! Poi se ne and. In realt, co-
munque, fummo trattati bene. Sette se-
coli dopo, poco sembra essere cambiato
in fatto di nervi a fior di pelle, e iper-
sensibilit anche musicale. Solo che
vien meno voglia di riderne.
Lo incuriosiscono e annota attenta-
mente le differenze, persino le stranez-
ze. Ma in genere solo quelle tra la sua
gente, o che in qualche modo hanno a
che fare con la sua gente. Non lo turba
che si tratti di un umma estrema-
mente variegata, forse pi articolata e
diversa al suo interno di quello che vie-
ne indicato oggi come mondo islami-
co. In ogni posto dove si trattiene ha a
che fare con musulmani molto diversi
luno dallaltro, annota con puntiglio ed
evidente soddisfazione, pagina dopo pa-
gina, la presenza, in ogni luogo e in
ognuna delle corti in cui si ferma, di
sunniti e sciiti, qadi e governanti che si
richiamano ad una delle diverse scuole
di pensiero, annota se questo o quel giu-
dice o re rafidita, malikita o imamita,
hanafita, shafiitao hanbalita, e come e
gualmente talvolta passato da una cre-
denza allaltra. Sa distinguere, diremmo
oggi, tra moderati e fondamentalisti,
riformatori e conservatori, e tutte le
possibili sfumature in mezzo.
Fa una certa impressione ritrovare in
queste pagine di sette secoli fa quasi
tutti i luoghi evocati dalle cronache
quotidiane di questi ultimissimi anni.
C lAfghanistan eternamente infestato
da banditi armati. Ci sono il Khorasan e
lattuale Frontiera pakistana, dove vi-
vevano due uomini che avevano cin-
que compari futtak (bricconi, masna-
dieri), anche detti shuttar in Iraq, sar-
badalan nel Khorasan, e suqura nel Ma-
ghreb, che si erano messi daccordo
per darsi al disordine, al brigantaggio e
al saccheggio, che di giorno si na-
scondevano e la sera o la notte piom-
bavano sui villaggi, compivano atti da
briganti e depredavano la gente, a cui
si unirono ben presto in massa altre
canaglie e fabarutti, il loro numero
crebbe, la loro potenza aument, e tutti
li temevano. C un Iraq costantemen-
te in preda a lotte intestine. C Bagh-
dad dove ci si scanna nei quartieri, il
cui antico splendore ormai non che
un ricordo, sopraffatta dagli eventi,
per cui sembra ormai solo un mucchio
di ruderi, leffigie di un fantasma. C
Hilla, i cui abitanti si dividono in due
gruppi perennemente in lotta tra di lo-
ro uno detto dei curdi e laltro delle
due moschee. C Karbala i cui abi-
tanti appartengono a due gruppi co-
stantemente in lotta fra di loro, malgra-
do siano tutti imamiti (sciiti) e ricono-
scano un unico e comune progenitore,
per cui a causa delle loro faide la citt
semidistrutta.
Pagina dopo pagina ci viene raccon-
tato delle inimicizie e delle faide san-
guinose tra sciiti e sunniti, turchi e ara-
bi, beduini e berberi, curdi e ismailiti,
di governanti che si barcamenano tra
etnie e trib in perenne lotta o in fragi-
le alleanza tra di loro. Ibn Battuta ci
parla dei costumi di mongoli, persiani,
indiani, cinesi, andalusi, somali, nige-
riani, ma solo attraverso il filtro di
quanto gli viene detto o pu essere com-
prensibile ai suoi interlocutori dellin-
tellighenzia islamica. Conosce tutte le
sottigliezze della politica, ma solo di
quella delle sue parti, o comprensibile
dalle sue parti. On the road incontra e
racconta di ogni sorta di banditi, gras-
satori, fanatici, ribelli, guerriglieri, per-
sino terroristi. Ma tutti di casa, non
una minaccia proveniente dallesterno,
da un altro mondo diverso dal suo.
Parla della setta degli assassini del Vec-
chio della montagna, quelli che spesso
vengono evocati come i precursori di al
Qaida. Ma inquadrando persino loro
nella politica locale. Percepiscono un
salario fisso e, quando il sultano vuole
mandare uno di loro a uccidere un ne-
mico, stabilisce il prezzo del suo sangue:
se, eseguito lordine, ancora sano e
salvo, il danaro suo, mentre se rimane
ucciso di suo figlio. Hanno pugnali av-
velenati con cui colpiscono quelli che
hanno il compito di uccidere, ma talvol-
ta le loro insidie non funzionano e sono
loro stessi a venire uccisi.
Tutte interne al mondo dellislam
sono anche le molte atrocit descritte,
compresa lorrenda strage di donne e
bambini attribuita al sultano del Ma-
bar: Gli infedeli fatti prigionieri ven-
nero divisi in quattro gruppi e ogni
gruppo fu condotto a una delle quattro
porte della cinta esterna dove, confic-
cati a terra i pali che essi stessi avevano
portato, li utilizzarono per impalarli.
Poi sgozzarono le donne e le appesero
per i capelli ai medesimi pali: persino i
bimbi piccoli vennero sgozzati sul seno
delle loro madri e abbandonati l dove-
rano E un modo di fare ignominia e
non ho mai sentito di altri sovrani che
si comportassero cos! Per questo Dio
ne affrett la morte [del sultano che
aveva ordinato la carneficina]. Non
per sentito dire. Allepoca dei fatti Ibn
Battuta era al suo servizio. Gli aveva
preparato un piano di invasione delle
Maldive. Laveva accompagnato in quel-
la spedizione contro gli infedeli della
foresta, delle sue vittorie contro gli Sta-
ti vicini parla come di uno dei pi
grandi successi dellislam. Ibn Battuta
disapprova, per un po si limita a volta-
re lo sguardo dallaltra parte. Un gior-
no mi trovavo da lui quando gli portaro-
no un uomo, un infedele. Il sovrano dis-
se qualcosa che non capii e subito i suoi
sbirri sguainarono i pugnali. Io mi af-
frettai ad alzarmi, ma il sultano mi chie-
se: Dove vai?, e quando risposi che an-
davo a compiere la preghiera del po-
meriggio, cap il motivo della mia par-
tenza e sorrise, poi ordin di tagliare le
mani e i piedi di quelluomo. Quando
tornai vidi che annaspava nel suo stes-
so sangue. Solo quando il suo datore
di lavoro muore di peste decide di an-
darsene e riprendere i suoi viaggi per-
ch quella citt mi era venuta ormai
in odio. Ma si guarda bene dal dirglie-
lo in faccia.
Discussione coranica, olio su tela, 1989. In basso, a destra, Ibn Battuta raffigurato in uno dei suoi viaggi a P echino
In una pagina scriveva cos: La
Cina, pur bellissima, non mi
piaceva. Mi irritava il fatto di
vederla sotto la ferula degli infedeli
Le donne sgozzate assieme ai
bambini, i non convertiti infilzati
con i pali. E a qualcuno venivano
tagliate pure le mani
ANNO XI NUMERO 237 - PAG VIII IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
di Giancarlo Dotto
C
apita che due iniziative, a una man-
ciata di chilometri, stessa riva del
Tagliamento, la destra, acqua e terra di
lirismi in ogni senso esplosivi e di ferrea
disciplina, sinventino con geniale sin-
cronia lomaggio al mito dellomaccione
forzuto, preferibilmente muto e quasi
sempre analfabeta, che ha tenuto banco
e calamitato folle adoranti nei primi de-
cenni del secolo scorso, tra baraccone
ed epica sportiva. Sono le Giornate del
Cinema Muto, a Sacile dal 7 al 14 otto-
bre, a riesumare il Maciste primigenio,
padre in pellicola e cartapesta di tutti
gli Ursus, Ercole, Rambo e Conan a se-
guire, in una rassegna sugli energumeni
palestrati del cinema inizio Novecento.
Risponde Pordenone con una mostra su
Primo Carnera, nel centenario della sua
nascita. Polverosi cimeli, la corona del
titolo mondiale, un ritratto futurista di
Giacomo Balla, e una storia che vale un
romanzo tutta raccolta in due foto co-
pertina, lui, Carnera, poco pi che ven-
tenne, ritratto a mezzo busto e torso nu-
do, ciuffo leziosamente ribelle, sguardo
sapientemente tediato, a met strada tra
le icone gay di Von Gloeden e un model-
lo Dolce e Gabbana, laltra, molto pi di
un capolinea, molto pi vecchio dei suoi
61 anni, lo spettrale gigante, spolpato
dalla cirrosi epatica, tornato a morire
nella sua terra dorigine, come fanno gli
elefanti e i capi indiani.
Storia che nasce e muore a Sequals,
un puntino qualunque nella cartina del
Friuli, nella provincia di Pordenone, as-
sociato per leternit a Primo Carnera,
mai nome cos carico di destino. Pesava
otto chili, quando sua madre stremata lo
mise al mondo. Aveva gi una fame da
lupo. Una voracit rabelaisiana, che non
gli dar mai pace. Come Gargantua, di-
vora tutto ci di commestibile che gli
passa per le mani. Mani e piedi oversize,
impossibili da foderare nei gelidi inver-
ni di lass. A dodici anni gi uno
scherzo definitivo di natura, alto due
metri, che si aggira scalzo e stracciato
per il paese, elemosinando cibo, da che
il padre mosaicista era partito per la
grande guerra lasciandoli in povert.
Vestire e sfamare il piccolo Primo
unimpresa titanica. Lui si arrangia, non
scemo e non gli importa di sembrarlo.
Un giorno incappa in un soldato au-
striaco impiccato e dimenticato a un al-
bero. Lintuizione trascende lorrore: le
scarpe dellappeso che gli penzolano da-
vanti sono della sua misura. Primo smet-
te di essere un ragazzo scalzo.
A 17 anni raggiunge la zia a Le Mans.
Nei cantieri edili lo usano come monta-
carichi umano, una bestia da soma. Staz-
za ormai stabilmente i centoventi chili
per due metri daltezza, quando la statu-
ra media del masculo latino non supe-
rava il metro e sessanta. Non passa inos-
servato. Lo ingaggiano in un circo di lot-
tatori, non il massimo per un non vio-
lento con attitudini meditative come lui.
Per tre anni gira la Francia con il nome
esotico di Juan lo spagnolo, malmenan-
do delicatamente autolesionisti che si
azzardano a sfidarlo. Uno di questi nani
lo atterra con un cazzotto ai testicoli,
Carnera sviene educato senza tante sce-
nate, non prima di avere stretto il collo
dellincauto nella morsa delle sue ma-
none. Primo mansueto, ma non va stuz-
zicato. Ad Arcachon, buen retiro marino
di Gabriele DAnnunzio (leggenda vuole
che il Vate abbia concepito l il Maciste
per Cabiria). Carnera incontra il suo
destino. Sinvaghisce di lui Paul
Journe, un francese ex campione di
boxe. Intuisce che quel Frankenstein
italiano sprecato come fenomeno da
baraccone. Lo sequestra nella sua pale-
stra, lo fa sognare e sudare. Carnera ci
sta, ci mette metodo e pazienza, non ca-
pisce perch deve boxare quando pu
menare, ma si adegua.
Finisce nelle grinfie di Leon See, il
pi abile e avido manager dellepoca,
che lo introduce nella boxe europea.
Vince facile a Milano il match con il ne-
ro Epifanio Islas, incontro che puzza. I
giornali scrivono di combine, definisco-
no Carnera una torre di gorgonzola.
Indugiano sulle sue gambe troppo gros-
se e tempestate di varici, lo sguardo ot-
tuso e quella mascella mastodontica,
bersaglio esemplare di ogni gancio ap-
pena mirato. Leon rassicura la sua galli-
na dalle uova doro, sa come protegger-
la. Sa anche che lEuropa troppo pic-
cola per il suo poster sempre pi gran-
de. Ma loltreoceano della boxe vuol di-
re mafia. Leggende del ring costruite e
dissolte a uso e consumo. Leon sa come
spianare la strada al suo enorme e igna-
ro pupillo. Qui si tratta di montare per
tutte le Little Italy dAmerica la strug-
gente favola dellitaliano buono, onesto
e un po coglione, che si fa strada con le
sue sole mani, spalando costole e ma-
scelle. In un anno ventiquattro incontri
e ventitr vittorie, non tutte loffie, ba-
stano per tirare nella rete Paulino Uz-
cudun, ex campione europeo, avviato a
precoce senescenza. Match vero da ot-
tanta mila spettatori allo stadio di Bar-
cellona. Gli organizzatori consegnano a
Carnera due guantoni cos piccoli che
non ce la fa nemmeno a stringere il pu-
gno. Si limita cos a schiaffeggiare per
quindici round il basco, suonandolo co-
me un tamburo. Prima di battersi per il
titolo mondiale deve affrontare Ernie
Schaaf. Un filmato dellIstituto Luce do-
cumenta la verit e assolve Carnera. Il
suo jab sinistro non ha nulla di letale.
Schaaf stramazza e morir poche ore do-
po allospedale. Il gigante buono non sa
darsi pace, chiede perdono a chiunque,
pensa di mollare tutto, di tornare ai
campi di Sequals e alla sua miseria one-
sta, ma lo persuadono che la colpa non
sua e dunque nemmeno i rimorsi, che
Schaaf su quel ring era salito gi mori-
turo, lesionato da tutti i pugni presi in
precedenza. E cos che, il 29 giugno del
1933, al Madison Square Garden, Carne-
ra torna e annichilisce Jack Sharkey con
un perfetto montante al sesto round da
pugile vero, quanto basta per ritrovarsi
campione del mondo dei massimi e sim-
bolo di regime. Trionfo della camicia
nera Primo Carnera, titola in rima la
stampa dellepoca, che smette di rac-
contarlo come un freak e lo elegge mo-
dello di razza italica. Benito Mussolini lo
esibisce dal balcone di Piazza Venezia,
astenendosi per comprensibili motivi
dal comparire al suo fianco. Come sem-
pre, pi di sempre, Primo si lascia strat-
tonare, obbediente pi per pigrizia che
per vilt, va dove uomini pi piccoli ma
pi determinati di lui lo portano. C tut-
to un mondo che desidera anche per lui.
Non resta che assecondarlo.
Sono gli anni di Italo Balbo, di Pozzo
e di Nuvolari. Le vittorie degli uomini
nati per perdere sono labili. Il duce lo
sa. Deve sfruttare in fretta la leggenda.
Fa in tempo a organizzare in Piazza di
Siena a Roma la prima difesa del titolo,
centomila fan ai piedi della italica mon-
tagna di muscoli nella rivincita con Pau-
lino Uzcudum, ormai poco pi di una
larva truccata da pugile. Carnera si pre-
senta sul ring in camicia nera, mai tanto
improbabile ed elegante. Stravince ai
punti per la disdetta di Mussolini che
voleva un roboante kappao per sfamare
la piazza. Carnera esulta come fa lui, pi
attonito che persuaso, allargando orrido
la dentiera. Non sa o forse lo sa che era
quellovazione linizio della fine. Max
Baer la sua antitesi, il manifesto della
sua fine. Agile, fascinoso e spregiudica-
to nelluso dei media. Otto mesi dopo
Carnera una maschera di sangue
quando, allundicesimo round, larbitro
sospende il massacro per ko tecnico. Si
era distorto una caviglia allacciandosi
con Baer nel secondo round, un male ca-
ne, ma uno come Carnera non si ritira,
fesso forse, ma non vigliacco, e non im-
porta se ci sono eroi che passano per
fessi. Il bestione non serve pi, uno da
scaricare, il regime non sopporta gli
sconfitti, la mafia investe su nuovi talen-
ti. Carnera non smette dilludersi. Ci
hanno messo tanto per convincerlo che
era un campione, ora devono faticare
per convincerlo del contrario. Sulla stra-
da della rivincita con Baer incontra
quella che sembra una facile preda, un
giovane nero emergente ma inesperto.
Si chiamava Joe Louis. Il Minculpop or-
dina alla stampa di non pubblicare le
immagini diseducative di Carnera stra-
pazzato da uno sconosciuto negro.
Di fatto la fine di una carriera che
si trasciner stancamente per alcuni an-
ni. Sopravvivere gli viene facile, pi fa-
cile che vivere sopra le righe. Porta in
giro la sua insegna cadente. Si esibisce
in siparietti simili a gogne, recita parti
minori in film di cassetta, si concede a
match inutili. Una meteora la sua, ma
sufficiente per trasformare un nome in
un sostantivo. Disciplinato da campio-
ne, lo ancora di pi da ex, senza mai
fare gazzarre, a parte quella volta che
assiste alla proiezione de Il Colosso
dargilla, protagonisti Humphrey Bo-
gart e Rod Steiger. Fece causa alla Co-
lumbia, riconoscendosi fin troppo in To-
ro Moreno, pugile gigantesco e un po
suonato che vince incontri truccati. Po-
teva accettare parti da gonzo, da forzuto
decerebrato, di boxare con un canguro,
di farsi fotografare e filmare in pose ri-
dicole con nani e ballerine, ma non tol-
lerava ombre sulla sua onest. Molto an-
tico, molto friulano.
Appendere i guantoni al chiodo, nel
1938, con qualche anno di ritardo gli co-
sta probabilmente un rene, l dove si
picchiano i giganti, e qualche neurone
di troppo. Lascia e non rimpiange. An-
che perch incontra Pina, una slava di
Gorizia, ci parla poche ore e le chiede di
sposarla. E forse il primo slancio di Car-
nera, tutto suo, tutta farina del suo sac-
co, del suo sangue, delle sue viscere,
nessuna pressione esterna. Anzi, le fa-
miglie si oppongono, minacciano. I due
mettono su casa insieme, ma non faci-
le convivere con un gigante lunatico che
non entra dalle porte. Pina se ne va, spa-
risce ma si pente. Quando torna a casa
riconosce nel suo omone la stessa
espressione perduta ben nota ai pugili
che lo hanno messo al tappeto. Primo
stringe un fucile in mano. Se non fossi
tornata mi sarei ucciso. E la sua prima
dichiarazione di resa. La prima volta
che riconosce la sua passione di per-
dente. Pina sinnamora, questa volta s,
del suo gigante mancato suicida. Lo edu-
ca alla sua vita nova. Al ballo e alla liri-
ca, alle lingue e alla letteratura. In bar-
ba alla guerra, Carnera sembra rinato.
Nellaccecato caos che segue allarmi-
stizio, Carnera rischia di essere fucilato
per il suo passato di simbolo di regime,
ma la leggenda in questo caso prevale
sul furore ideologico. Carnera non ha fi-
nito di battersi. Dopo la guerra, lo spet-
tro la fame, uno spettro che ritorna.
Per quanto ammaccato, il colosso ritor-
na sul ring. Spettacoli modesti contro
pugili pi giovani di lui, ma il pubblico
accorre in massa, il mito resiste, funzio-
na. Carnera e Pina fiutano laffare. Sco-
prono il catch, prima di Roland Barthes,
quando gi in America un successo
enorme. E la lotta libera da cui discen-
der il wrestling, un ritorno alle origini,
al baraccone, la sua casa di sempre.
Unumiliazione che non lo umilia, bella
come un marchio, come il destino. Ri-
parte per un tour senza fine tra i due
continenti. A caccia di soldi trova anche
la gloria, campione del mondo di lotta li-
bera allet di 51 anni. I soldi non lo ap-
passionano ma gli servono per vedere ri-
dere gli occhi di Pina e mantenere la lo-
ro villa liberty di Sequals.
Carnera presta la sua maschera e il
suo ghigno sempre pi sofferto ai media
che lo reclamano recluso a vita nella
sua caricatura di uomo pi forte del
mondo. C la pubblicit, c la televi-
sione, c il cinema, un vecchio amore,
quando da spettatore probabilmente si
identificava nel Maciste muto di Barto-
lomeo Pagano. Carriera tuttaltro che di-
sprezzabile come attore. La vaga idea
che ha di s e del suo mito lo aiuta a
schernirsi. Interpreta se stesso in venti
film nei quali incrocia senza eccitarsi
pi di tanto Bob Hope e Tot, John Ford
e Federico Fellini, Renato Rascel,
Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Inspie-
gabilmente sfuggito ai casting di T od
Browning. Non pu morire in un giorno
qualunque. E infatti muore il 29 giugno,
trentaquattro anni dopo, lo stesso gior-
no in cui vinse il titolo mondiale. Anco-
ra oggi, allingresso di Sequals, domina
la scritta: Viva Carnera. E Carnera vive.
Il cinema, dunque. Alle spalle di Car-
nera, esemplare inarrivabile, il genere
dei forzuti conferma radici pi antiche
e tutte italiane. Nella rassegna di Sacile
sul cinema delle origini, Griffith e Di-
sney, Rodolfo V alentino e Louise
Brooks, Dreyer e Chaplin si mescolano
con gli italianissimi Bruto Castellani e
Bartolomeo Pagano, gli antenati di Ree-
ves, Stallone e Schwarznegger. Pettorali
da sbarco, sempre schierati con i debo-
li, svellono catene, raddrizzano torti e
sbriciolano pareti. Imprese sempre in-
cruente, volano pugni e schiaffi, mai pal-
lottole o coltelli. Bruto Castellani, roma-
no, Ursus nel Quo Vadis? di Guazzoni
del 1911, fu il primo in ordine di tempo.
Estasiato, re Giorgio V dInghilterra vol-
le conoscerlo e forse toccarlo. Ma fu Bar-
tolomeo Pagano il divo indiscusso del ci-
nema popolare a cavallo tra gli anni 10
e 20. Rude camallo del porto di Genova,
sbaragli decine di aspiranti Maciste
nel provino di Cabiria. Un peplum an-
te litteram del 1914, plot di Gabriele
DAnnunzio, musiche sulfuree di Ilde-
brando Pizzetti, carrelli vertiginosi, in-
quadrature da Kolossal. Leroe romano
dellazione si chiama (Plinio) Fulvio
Afilla. Il suo compagno strapotente un
liberto, del paese prode dei Marsi, no-
mato Maciste che un antichissimo so-
prannome del semidio Ercole, cosi il
Vate introduce la sceneggiatura di quel-
lo che diventer uno dei film pi famosi
della storia del cinema. Maciste, etimo
presunto macis, ovvero macigno. O, per
assonanza, macho. Dopo Cabiria, Pa-
gano diventa una star internazionale. Di
volta in volta, Maciste innamorato, alpi-
no (c la prima guerra mondiale e i figli
dItalia devono andare al macello cre-
dendosi invulnerabili), poliziotto, atleta,
Maciste medium e imperatore, Maciste
nella gabbia dei leoni. Una serie infini-
ta, in gran parte riproposta dalle Gior-
nate di Sacile.
Analogie impressionanti. Come Car-
nera, Pagano declin rapito e improvvi-
so. Sfibrato dalla malattia, volle anche
lui tornare a morire nel suo paese nata-
le, SantIlario Ligure, nel mausoleo li-
berty, nostalgicamente battezzato Villa
Maciste. La galleria dei culturisti del
muto piena di storie struggenti, grandi
successi e rovinosi fallimenti. Luciano
Alberini, romagnolo di Lugo, marinaio e
trapezista di circo, fonda una sua casa di
produzione e si trasferisce in Germania,
dove fa la vita da nababbo ed pi fa-
moso di Marlene Dietrich. Finisce an-
che lui con la fine del muto. Minato dal-
lalcool e dalla sifilide si estingue in ma-
nicomio. Il triestino Giovanni Raicevich,
lottatore da generazioni. Animale da fie-
ra, cento lire a chi gli resisteva dieci mi-
nuti, mille a chi fosse riuscito ad atter-
rarlo. Non ci riusc mai nessuno. Da
campione mondiale di lotta greco-roma-
na, fu il primo Tarzan italiano, re di una
foresta molto domestica ricostruita tra
Napoli e Capri. Un divo assoluto. I cine-
ma che proiettavano i suoi film argina-
vano con la polizia la folla dei fan. Lo
trad lavidit, la smania della torta tut-
ta per s. Il fallimento della Raicevich
Film lo costrinse a tornare sul ring per
campare. Declin in una tranquilla vita
di rendita. Unica stravaganza: la gigan-
tesca statua in giardino nella quale si fe-
ce raffigurare come novello Ercole.
Il pi longevo e il pi estroso, il tori-
nese Domenico Gambino, in arte Saetta.
Pi agile che nerboruto, non usava truc-
chi e controfigure, lunico degli esponen-
ti del cinema atletico acrobatico a so-
pravvivere al passaggio del muto al sono-
ro. Nel suo ultimo film, del 1940, Arditi
civili, un omaggio al Corpo dei Vigili del
Fuoco, esalt i pompieri presenti sul set
con le sue evoluzioni di cinquantenne.
IL PRIMO MACISTE
Carnera stato il pi grande omaccione forzuto (e non analfabeta)
a sedurre con la boxe il Duce e lAmerica. Due mostre spiegano perch
Prima di riuscire a riempire con
centomila persone piazza di Siena
a Roma, Primo Carnera era solo
un fenomeno da baraccone
Subito dopo aver finito la sua
carriera da pugile prima invent
il wrestling e poi inizi a recitare
al cinema. Anche con Fellini
Unimmagine di Primo Carnera durante un incontro. In basso una locandina della Cabiria, dove Carnera fece uno storico provino per la parte di Maciste (foto per gentile concessione di Le Gior nate del Cinema Muto)
ANNO XI NUMERO 237 - PAG IX IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
PALLA COI LUPI
Il derby dAmerica il derby delle trib: da una parte i gringos, dallaltra i latinos. E in tribuna Terminator
di Beppe Di Corrado
D
ieci passi: di spalle, sotto al sole.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei,
sette, otto, nove, dieci. Vince il pi ve-
loce. Il west sempre uguale: ci sono i
gringos e ci sono i messicani. Buoni e
cattivi. Divisi dalla frontiera: la diffe-
renza tra linizio e la fine. Chivas contro
Galaxy, le pecore contro la galassia: ie-
ri e domani. A Los Angeles il west non
mai finito: pi a ovest di qui c le-
ternit. Si ritorna a oriente e bisogna ri-
cominciare di nuovo. Allora il calcio
deve arrendersi. Soccer , per piacere,
che lAmerica non lEuropa, e non si
confonde quando si parla di football.
Bisogna venirci, prima di parlare. Qui
il pallone rotola e fa caldo: lHome De-
pot Center uno stadio fatto per il cal-
cio, il baseball deve fermarsi, il football
non entra neppure. Ci passano venti-
sette miglia dal centro della citt. Ler-
ba vera e alta. Carson un martello
pneumatico dal luned al venerd, poi
aspetta il rullo dei tamburi: bianco-ros-
si oppure giallo-verdi. Palla al centro.
Si gioca perch questa una partita ve-
ra: venticinque mila persone. La Major
League Soccer pu essere anche una
barzelletta, ma non a Los Angeles quat-
tro volte allanno. Hanno trovato anche
il nome: Super Clasico, anzi Honda Su-
per Clasico, che lo sponsor ci devesse-
re senn non c gusto. La California ha
inventato la sfida pallonara tribale e
adesso la esporta via cavo nel resto del-
la federazione: derby non significa
niente, si usa inter -city match. Vuol
dire la stessa cosa: una citt, due squa-
dre; una citt, due anime; una citt, due
zone; una citt, due storie; una citt,
due mondi. Quando si comincia il resto
non conta pi: dieci passi, di spalle, sot-
to al sole. Vince il pi veloce. Perch
questa leterna sfida tra zio Sam e Za-
pata, tra gli Stati Uniti e il Messico, tra
il nord e il sud. La frontiera sta l fer-
ma e affollata. Filo spinato e poi muro.
Qui c chi c gi arrivato e ha dichia-
rato la sfida sportiva agli Wasp. Latinos
allassalto dei bianchi: il pallone il
pretesto, forse anche lunica alterna-
tiva che hanno fino a quando non capi-
ranno bene come funziona quellaltro
sport con la palla ovale. Cos soccer, e
questa partita lappuntamento del-
lanno: la scoperta della rivalit cal-
cistica che in America non esisteva.
Dallanno scorso eccola qua, a Los An-
geles. Nellunico posto possibile: dove
il calcio qualcosa pi di zero, dove so-
no nate le storie delle soccer mums e
delle loro beniamine, dove c il Rose
Bowl di Pasadena, dove di casa la Na-
zionale. Sorrisi e divertimento, lattra-
zione, la novit, il circo: sportivi, ma
non fino in fondo. Giocolieri, meglio. La
palla tra i piedi, il palleggio, la rove-
sciata. Il tacco. Mancava lantagonismo.
E arrivato sulle spalle di un signore
messicano che ha deciso di comprarsi
la franchigia di unaltra citt per piaz-
zare una squadra laddove ce ne era gi
unaltra. Preso il concetto base della
Major League soccer e accartocciato:
gli inventori del calcio professionistico
Usa volevano club sparsi in tutto il pae-
se per acchiappare la gente, per creare
un popolo di semicalciofili dallOregon
alla Florida. Jorge Vergara ha mandato
i programmi degli altri a puttane: vole-
va una squadra, per non in un posto
qualsiasi. Ha preso i diritti di un club
morente e s inventato il derby dAme-
rica. Maglie giallo-verdi contro maglie
bianco-rosse. Vergara il padrone di
queste qui, le ultime. Bianco e rosso, i
colori del Chivas di Guadalajara. Lui
il proprietario di tutto e in pratica ha
sdoppiato la societ: in Messico quella
storica, negli Stati Uniti un clone. Lha
chiamata Usa-Chivas e lha piazzata di
fronte alla vera squadra di Los Ange-
les, i Galaxy. Un, due, tre: gli Stati Uni-
ti hanno capito che cos il calcio divi-
so, il duello intestino nel quale ci si pu
sfottere quando si gira langolo. Gemel-
li diversi. Tifosi. Hanno realizzato che
lantipatia sportiva non solo quella di
New York Yankees e Boston Red Sox,
non solo nelle mazze e nei fuoricam-
po, c pure in quel mezzo sport dove la
palla si calcia coi piedi e deve finire
dentro una porta. Allora linter -city
match di Los Angeles vive da appena
due anni, ma gi la partita vera: sta-
dio pieno e televisori collegati. Tutto re-
lativo, ovviamente. Per c. E ha co-
minciato a sgomitare: spazio, che c po-
sto anche per il soccer. Esistono anche
gli ultr e nessuno se lo immaginava: li
hanno creati prima quelli del Chivas,
gli altri li hanno dovuti imitare. Ban-
diere, sciarpe, cori, tamburi. Linimma-
ginabile realizzato. Niente botte, per
ora. Solo che il giorno della sfida alme-
no c aria frizzante, c tensione, c
ansia, c agitazione. Si gioca per vince-
re, si gioca per fregare laltro. Final-
mente. E lessenza di ogni derby: ar-
rivata anche l, dove magari non capi-
scono bene il fuorigioco, ma sanno che
vuol dire cercare la vittoria a ogni co-
sto. Per stavolta forse non tutto me-
rito dello sport. C il resto, perch Ga-
laxy-Chivas duello per quello che rap-
presenta. Usa-Messico, ancora una vol-
ta. Lennesima, in quel far west che non
mai finito. Vergara stato malizioso:
nella sua squadra possono giocare solo
quelli nati da T ijuana in gi. Niente
gringos, lunica eccezione pu essere
lallenatore. E poi si parla solo in spa-
gnolo, si mangia solo messicano, si vive
solo da messicani. E stato il trucco che
ha acceso il duello. Limmigrazione, le
razze, la demografia, il passato e il pre-
sente. Furbo, Jorge: Stiamo creando
unaltra cultura. Non so dire se sia mi-
gliore o peggiore, semplicemente di-
versa. Vergara ha fatto i soldi con i
prodotti dietetici ed erboristici, poi ha
preso i primi spiccioli e ha cominciato
a produrre film che in Messico hanno
ingolfato i cinema. Altri spiccioli e con
questi ha creato il fenomeno Chivas. Ha
studiato e fiutato: per che cosa impaz-
ziscono quelli come lui? Per il calcio.
Dallaltra parte del filo spinato c un
mercato infinito. E facile, in fondo non
c neppure bisogno che gli W asp im-
parino. Non serve: lUs Census Bureau
americano ha stimato che gli Usa supe-
reranno i trecento milioni di abitanti
entro fine ottobre. Il trecentomilionesi-
mo cittadino sar ispanico. Di pi:
Sar un messicano della contea di Los
Angeles, con genitori che parlano spa-
gnolo in casa e fratellini bilingue. Non
un indovinello, statistica: dal 2000 a
oggi, un nuovo americano su due nato
o immigrato negli Usa portandosi die-
tro radici messicane o di etnie sudame-
ricane. I latinos dAmerica sono cre-
sciuti in cinque anni di sei milioni di
persone, ovvero met dei dodici milio-
ni di nuovi residenti. Dopo aver sorpas-
sato qualche anno fa i neri come prin-
cipale minoranza del Paese, gli ispani-
ci sono adesso pi di 41 milioni e sono
il 14,1 per cento della popolazione ame-
ricana. Sono giovani: let media di 27
anni, contro i 40 dei bianchi. Il 9 per
cento degli ispanici non va ancora alle
scuole elementari e le nascite sono in
pieno boom, anche perch le nuove on-
date di immigrazione sono composte
soprattutto da ventenni. Le culle dei la-
tinos sono quelle pi numerose nei re-
parti maternit di tutta l'America. Il
mercato e la politica se ne sono accor-
ti. C un esercito di nuovi consumatori
e futuri elettori che cominciano a far
sentire il loro peso. Qualche mese fa,
una campagna nazionale partita pro-
prio da Los Angeles per registrare al
voto un milione di nuovi cittadini in
tempo per le elezioni di mid-term del 7
novembre. Il movimento di piazza degli
scorsi mesi ha dimostrato la propria
forza le con grandi marce contro le pro-
poste di legge restrittive sull'immigra-
zione. Ha perso, ma ora conta di passa-
re all'incasso in termini politici, cer-
cando di mandare sempre pi rappre-
sentanti a Capitol Hill. Poi c altro: gli
elettori di lingua spagnola sono stati
importanti per la rielezione di George
W. Bush e hanno sempre maggior spa-
zio tra i repubblicani. Non un caso
che Jeb Bush, governatore della Flori-
da e fratello del presidente, sarebbe il
candidato ideale per i latinos: sposa-
to con una messicana, Columba, e s
convertito al cattolicesimo. Non un
caso neanche che adesso Arnold
Schwarzenegger sia in vantaggio in tut-
ti i sondaggi. Schwarzy cerca la riele-
zione a governatore e sui messicani ha
cambiato registro: pensavano tutti aves-
se dei problemi con loro, questanno s
messo a girare ogni mall di ciascuna
cittadina della California. Discorso e
battuta in spagnolo: A vete il sangue
caldo, voi. Come me. S fermato an-
che in ogni stazione radiofonica in lin-
gua spagnola, pi che in qualunque
talk show conservatore. E andato allo
stadio, ovviamente: partite in casa dei
Galaxy e partite in casa dei Chivas. Poi
il derby, naturalmente. Ora pi di un
terzo dei latinos lo voterebbe: la per-
centuale pi alta mai presa da un re-
pubblicano.
La corsa allispanico non interessa so-
lo la politica, ma un fenomeno che
mette in ebollizione anche il mondo del
marketing: vendere, vendere, vendere. I
colossi alimentari americani hanno pre-
sentato un gran numero di linee di pro-
dotti mirate al crescente mercato latino.
La Kellogs, il gigante dei fiocchi d'ave-
na e dei prodotti da colazione, ha au-
mentato del 60 per cento il proprio
marketing in lingua spagnola, affidando
a Tony el Tigre il compito di fare da
mascotte sulle scatole dei cornflakes al
posto del Tony the Tiger della versio-
ne inglese. La Unilever tiene rapporti
quotidiani con 800 famiglie ispaniche
sparse nel paese, che offrono indicazio-
ni e tendenze sui loro consumi. La Ca-
lifornia la punta del movimento: sar
il primo stato dove i Wasp diventeranno
minoranza e i latinos maggioranza asso-
luta. Vergara lo sa. E amico personale
di Antonio Villaraigosa, sindaco di Los
Angeles. Ispanico anche lui. E amico
anche di Arnold. Il calcio fa parte della
strategia: una squadra completamente
messicana marketing puro, fideliz-
zazione di un cliente, una dose di op-
pio con effetto assicurato. I Chivas sono
l per quello: lottano in campo per laf-
fermazione di una minoranza. Economi-
ca, per. In Spagna, lAtheltic Bilbao
porta in dote lindipendentismo basco,
la politica, la storia; le pecore di Los
Angeles portano avanti il mercato mes-
sicano oltre il confine. E la stessa idea,
aggiornata al futuro. Refresh. Il derby
lo strumento indispensabile, la vita.
Perch va bene la partita contro i Real
Salt Lake, va bene anche quella con i
Red Bull di New Y ork o contro i New
England Revolution, ma quella che si
gioca sempre in casa, con il vicino, con
lamico-nemico meglio: mette contro
due realt, sposta gli equilibri, crea gli
umori. Los Angeles guarda questa par-
tita per capire dove va la societ. An-
drew Gumbel dellIndependent anda-
to a farsi un giro per le strade della citt
un luned mattina: Era quello di cui
cera bisogno. Qualcosa di cui parlare
durante la pausa caff. Le due squadre
di calcio sono argomento di discussione.
Creano lattesa. Si contano i giorni che
mancano fino alla prossima partita.
I Galaxy allora non possono mollare:
sono una delle squadre pi forti di tutto
il paese. Hanno giocato quattro finali ne-
gli ultimi dieci anni, hanno vinto il tito-
lo nel 2002. Con loro gioca Landon Do-
novan, il calciatore americano pi forte
di tutti, in attesa che Freddy Adu diven-
ti fenomeno sul campo cos come lo
per la pubblicit. I rivali prima erano
meno di niente, ora si sono attrezzati:
Vergara ha preso altri spiccioli guada-
gnati e ha cominciato a fare la spesa. Es-
sere spanglish lunica caratteristica
imprescindibile. Poi buttarla dentro. Si
comincia, quindi. La Honda s buttata
sullevento: spende trenta milioni di dol-
lari per un appuntamento che oggi vale
neanche la met. Per domani varr die-
ci volte tanto. Perch ogni anno ci si gio-
ca qualcosa in pi: gloria, punti e supre-
mazia. LHome Depot Center un gioiel-
lo dove il pallone ribolle. Gol ed entu-
siasmo, falli, ammonizioni, espulsioni. Si
gioca davvero. Langoscia non ancora
arrivata, per: tutti seduti, ma rivali. Jor-
ge Vergara ha trascinato i suoi assisten-
ti. Luomo scelto Antonio Cu, che gli
fa da vice. E lui che cura gli interessi,
lui che fa lo spettacolo. E lui che ha ti-
rato in mezzo anche il presidente dei
Galaxy, Doug Hamilton. Show per ali-
mentare lattesa: lintervista giusta, la
mezza frase, la piccola rivendicazione.
Come in Europa. E il segreto per accen-
dere la folla. Poi qui scommettono tra di
loro. Vanno in televisione e mettono sul
piatto davanti al pubblico la loro intesa.
Altra sfida: lanno scorso Cu stato co-
stretto a colorarsi i capelli di verde il
verde Galaxy dopo aver perso 3-1 il
derby del 23 aprile. Il 28 maggio nuova
scommessa: chi avesse perso avrebbe
dovuto lavare la macchina del vincente.
E toccato di nuovo al seor Antonio. La
prossima volta ancora una puntata: chi
perder pagher il biglietto a cinquanta
bambini che non possono permetterse-
lo. Rivalit in nome della pubblicit. Si
continua, perch in questo derby lodio
ancora da battuta al bar, ma deve cre-
scere: il nuovo traino del pallone.
Lodio vero arriva a ogni tabellone di
qualificazione al Mondiale: Stati Uniti
e Messico contro, sempre. La storia, il
destino, il far west del duemila. Pistole
e palloni. Il Rio Grande, il filo spinato,
il sogno e lincubo. Domani sar il mu-
ro. Il soccer diventa importante. Nel
2002 giocarono contro anche durante la
coppa del mondo. Fu sceneggiata, con
quelli del Messico pronti a fare da giu-
stizieri: Immagina un rastrello largo
due mila miglia, amico. Quello il loro
filo spinato. Ogni giorno quattro mila
di noi saltano sul rastrello dei gringos.
E vengono acciuffati dalla migra, la po-
lizia di confine, o dai vigilantes, che so-
no peggio, o muoiono nel deserto. Quel-
li che ce la fanno sono foglie secche
sfuggite al giardiniere. Ogni volta che li
suoniamo, facciamo ingoiare ai gringos
un pezzo del loro filo spinato: e il cal-
cio l'unica rivincita. E la partita del
destino e pesa su una parte sola, come
tutta la storia di questi cugini in guer-
ra: Usa-Messico nel pallone delle Na-
zionali quasi sempre una faccenda di
vita o di morte per milioni di disperati
che a Citt del Messico si riuniscono at-
torno alla colonna dellAngelo dellIn-
dipendenza, nel quartiere rosa delle
ambasciate e delle banche, urlando, fe-
rendosi e sparando revolverate di
gioia. A New York, Washington, Boston,
Chicago tutta unaltra storia. L il pal-
lone ancora una cosa strana, una ma-
nia da soccer mum che accompagna la
figlia al campetto e aspetta che finisca
guardando lorologio ogni cinque mi-
nuti. Gli altri se ne fottono. Ecco, Los
Angeles sta in mezzo. E Amexica,
quella. Si mischia letnia, si miscela la
vita. Si sente tutto. Galaxy-Chivas la
riedizione per club della sfida tra Na-
zionali, ma diversa. La frontiera c, ma
gi stata superata. Si vive insieme:
linter-city match solo la certezza che
quattro volte allanno si fanno i conti e
vinca il migliore. Rivalit non violen-
za, la palla corre e la storia le va ap-
presso. Carson un sobborgo privile-
giato: vede il futuro prima degli altri. Si
ferma per esultare: ventisette mila per-
sone. Divisi: 50-50. Schwarzenegger si
siede in poltrona e non tifa per nessu-
no. Villaraigosa gli sta accanto e non
parla. Giallo-verdi contro bianco-rossi.
Non c bisogno di indossare i colori,
basta guardarsi in faccia.
Qui il calcio si chiama soccer
(non football) e il derby un inter-
city. Galaxy e Chivas giocano a
Los Angeles, mica in Europa
Allo stadio ci sara anche Arnold
Schwarzenegger, perch Chivas-
Galaxy significa soprattutto Messico
contro Stati Uniti
Lattaccante Twellman e il difensore dei Galaxy Ihemelu durante un contrasto nel campionato dello scor so anno (foto Reuters)
S
ul quarantanove a zero del primo tempo il Bridge-
port Central aveva gi rallentato, e parecchio, il rit-
mo della partita. Il Bridgeport Central una squadra
di football liceale dello stato americano del Connecti-
cut. Lallenatore, Dave Cadelina, prima di essere squa-
lificato, era stato chiaro. O almeno, ci aveva provato. E
per non vincere con troppi punti di scarto aveva fatto
la stessa mossa che in Italia fanno invece molti allena-
tori, o forse solo uno, quando stanno perdendo: toglie-
re i migliori dal campo. Chiunque abbia mai giocato a
calcio o a football o a rugby o a pallavolo o a cricket o
a bocce o a biliardino sa perfettamente che esiste solo
una cosa pi insopportabile dellandare a perdere una
partita con molti punti (o reti) di scarto: vedere gli av-
versari che, impietositi, fanno di tutto per non peggio-
rare il punteggio. Che si avvicinano alla porta avversa-
ria e poi tornano indietro, che fanno finta di sbagliare
un passaggio, che fanno finta di sbagliare un rinvio,
che regalano punti, che offrono qualche gol (o magari,
direttamente, uno scudetto) e che quindi, non andando
a infierire, in realt ostentano ancor di pi la propria
superiorit, fingendo di rispettare lavversario. Ora,
bene specificarlo: Roberto Mancini, lallenatore cam-
pione dItalia e numero uno delle coppe Italia del cal-
cio italiano, con questa storia, non centra nulla.
Nello stesso stato dove Joe Lieberman (il democra-
tico tre volte senatore e quasi vicepresidente del qua-
si presidente Al Gore) stato battuto alle primarie da
Ned Lamont, lallenatore Dave Cadelina era sulla pan-
china della sua squadra nella penultima giornata del
campionato, in una categoria che raccoglie le migliori
selezioni liceali dello stato: si chiama Connecticut In-
terscholastic Athletic Conference. Ma mentre Joe Lie-
berman, pur avendo perso le primarie democratiche,
verr molto probabilmente eletto alle elezioni del mid-
term di novembre, Dave Cadelina, pur avendo stravin-
to la sua ultima partita, stato invece buttato fuori
squadra proprio perch ha vinto. Per chi non lo sapes-
se, il football americano quello sport che si gioca su
un campo lungo centoventi yard e largo cinquantatre,
alle due estremit si trovano due porte a forma di u al-
linterno delle quali deve finire il pallone dopo il cal-
cio piazzato successivo alla realizzazione di una meta.
Si gioca in America a volte anche nella nostra peniso-
la e se ci fossero coppe Italia da vincere Roberto Man-
cini ne avrebbe gi vinte, sicuramente, sei o sette.
La partita tra il Bridgeport Central e il Bassick High
continua anche dopo il 49-0. La seconda frazione di gio-
co finisce con un punteggio ancora pi pesante: 56-0.
Troppo. Il regolamento sportivo del campionato licea-
le del Connecticut prevede che oltre i 50 punti di scar-
to non si possa andare. Chi lo fa sbaglia e viene squali-
ficato. La prima squadra ad aver subito una sanzione
del genere, cio, la prima squadra che vinceva troppo
senza lasciare nulla alle altre squadre, si chiamava
New London High School. Il suo allenatore, una specie
di Fabio Capello del Connecticut, era Jack Cochran. La
situazione era questa: ad un certo punto della partita
saltavano gli schemi, la squadra andava da sola, i gio-
catori correvano da soli, Jack Cochran urlava dalla
panchina ma nessuno lo sentiva. Il New London High
vinceva continuamente. Gli altri, dicevano che esage-
rasse. Dopo quattro partite vinte per cinquanta a zero,
in una gara il suo New London arriv a vincere con un
punteggio record: 90-0. Gli avversari erano i liceali del
Griswold. Cochran voleva fare sempre il pi possibile.
Voleva vincere, non importa con quale punteggio. Con-
tro il Tourtellotte/Ellis Tech (unaltra squadra, non for-
tissima, del campionato), Cochran era gi in vantaggio
di un bel po. Il coach dei New London aveva fatto la
stessa cosa che molti allenatori di serie A (o forse solo
uno) fanno solo quando stanno perdendo: si arrabbia
con i giocatori, li chiama, suggerisce nuove strategie.
Spiegava come vincere meglio e non come perdere me-
glio. Il coach dei Tourtellotte non la prende bene, si
sente sbeffeggiato. Finisce la partita, si alza dalla pan-
china, va verso il Capello del Connecticut e gli da un
pugno. Cochran si dimette, poi arriva la norma. La scu-
sa, cio, la regola che si vuole soltanto evitare pe-
santi umiliazioni ai ragazzini. Come se, in Italia, ci fos-
se qualcuno che si mettesse a protestare perch conti-
nuamente umiliato. Perch non vince mai i derby. Per-
ch non vince mai un campionato, perch non riesce a
vincere anche se poi i giocatori che avevano vinto con
unaltra squadra, nella scorsa stagione, sono sempre gli
stessi. Ecco, in Connecticut, subito dopo aver squalifi-
cato lallenatore Dave Cadelina, la giustizia sportiva ha
capito che la norma non aveva pi alcun senso e lha
modificata. Chi vince e chi pi forte pu vincere co-
me e quanto vuole. Senza che sia obbligato ad aiutare
le squadre che non vincono mai, quelle che subiscono
troppi gol di scarto, quelle che (magari) non vincono
mai lo scudetto e quelle che subiscono costantemente
pesanti umiliazioni. Roberto Mancini rimane per il
miglior allenatore della gloriosa storia delle gloriose
coppe Italia italiane. (cl.c.)
Mister Cadelina troppo forte, squalifichiamolo. E la legge del football
cani al momento delle guerre dindipen-
denza. Poi, per, afine800 gli stessi latinoa-
mericani riscoprono le loro radici ispani-
che, incontrapposizioneallimperialismo
inglese e statunitense. E anche tra di loro
diventa cos di moda una storiografia revi-
sionista, che parla appunto di montatura
antiiberica e anticattolica.
Ancora qualche decennio, e la polemica
diventa interna agli Stati Uniti, nella cre-
scente consapevolezza che anche la demo-
crazia Usa ha compiuto nei confronti degli
indiani di casa propria nefandezze non di-
verse da quelle a suo tempo imputate ai
Conquistadores. Negli anni 60, anche in se-
guito al senso di colpa per il V ietnam e al
contraccolpo della decolonizzazione, que-
sta corrente diverr quasi una nuova orto-
dossia. E la riformulazione dellatto daccu-
sa mette ora tutti i bianchi sullo stesso
banco degli accusati, senza distinzioni. Al
massimo, si pu accreditare alla cultura
spagnola e cattolica di aver trovato al suo
interno i denunciatori dei propri abusi: in
particolare, il famoso Bartolom de Las Ca-
sas. Ma proprio la storiografia anti-Leggen-
da Nera aveva tentato di screditare le testi-
monianze del dominicano basandosi sul-
leccessivo numero di vittime da lui denun-
ciato. Non era possibile, affermava, che il
Nuovo Mondo avesse tutti quegli abitan-
ti...Da questi complicati antefatti nasce
dunque negli anni Sessanta la cosidetta
Scuola di Berkeley, che per difendere
Las Casas si lancia in una spettacolare ri-
valutazione delle condizioni demografiche
dellAmerica pre-colombiana, con stime ol-
trepassanti perfino il centinaio di milioni
di abitanti. Ma ottiene un effetto imprevi-
sto. Con tutta la ferocia immaginabile, si
chiedono i nuovi storici berkeleyani, come
avrebbero potuto poche migliaia di Con-
quistadores e coloni rendersi colpevoli di
un carnaio del genere a soli colpi di spada
e archibugio? La loro conclusione finale,
dunque, che si trattato di un genocidio
preterintenzionale, dovuto a uninvasione
di virus e batteri cui gli indios non erano
assueffatti. E loccidente si ritrova assolto:
anche se i bianchi fossero venuti coi fio-
ri in mano, la strage sarebbe stata comun-
que ineluttabile.
Professore di Demografia allUniversit
di Firenze, Massimo Livi Bacci lascia inten-
dere di non essere daccordo su questo non
luogo a procedere. Poich prova per a ra-
gionare da scienziato, non d in escande-
scenze o scomuniche, ma si inerpica sul
percorso metodologicamente opposto a
quello della Scuola di Berkeley . Da una
parte, dunque, ridimensionadrasticamente
lepossibilitdemografichedelleIndie, in
modo da riportare le proporzioni del mi-
sfatto alle capacit degli imputati. Dallal-
tro, si lancia in una serie di congetture sul-
la difficolt che potevano avere i portatori
dinfezione a imbarcarsi, arrivare vivi dal-
laltra parte dellOceano e trovare pure
lambiente adatto a spargere il contagio.
Anche lui, va detto, finisce per concludere
che la semplice tecnologia militare dellEu-
ropa rinascimentale non avrebbe potuto fa-
re pi danni di tanto. D la colpa, invece,
soprattutto alla destrutturazione sociale
provocata dallimposizione di un nuovo mo-
dello di economia e di relazioni gerarchi-
che. Ma il dibattito, evidentemente, conti-
nua. (Maurizio Stefanini)
Alessandro Gnocchi
LIBERACI DAL MALE
Fede e cultura, 154 pp., euro 10
N
on sembrerebbe un posto dove am-
bientare un giallo, Villalta. E un pae-
sello sperduto della bergamasca, quattro
case intorno al campanile, non lontano da
un fiume innominato che potrebbe essere
lAdda o il Brembo. Per giunta, corre lan-
no 1969, e tutta la modernit del luogo sono
le voci in bianco e nero di Alberto Sordi e
Franca Valeri che portano nelle case non
tutte le rassicuranti gag di Mario Pio e
della signorina snob. Per il resto, la vita
scorre fra i binari consueti di una tradizio-
ne cristiana non ancora del tutto usurata.
La parrocchia conta ben tre preti la crisi
delle vocazioni nella bergamasca per ora
non si fa sentire e mentre don Lorenzo
predica don Luigi pu prendersi il lusso di
girare fra i banchi e ottenere lattenzione
dei ragazzi almeno loro a suon di scap-
pellotti. Ma proprio dietro la chiesa, poco
dopo la Messa grande, che viene scoperto il
cadavere dellAgnese. Era la figlia di una
Silvano Andriani
LASCESA DELLA FINANZA
Donzelli, 258 pp., euro 14
D
a millenni il mestiere del prestare sol-
di stato censurato senza mezzi termi-
ni. Secondo Aristotele, linteresse era unin-
naturale e ingiustificata filiazione di dena-
ro dal denaro. Una condanna che ha in-
fluenzato per molti secoli la riflessione eti-
ca. Ancora oggi lattivit finanziaria ogget-
todi riprovazionemorale, soprattuttoasini-
stra, quasi fosse la quintessenza della cupi-
ditas di quella borghesia rapace e predato-
ria descritta magistralmente da Max Weber
cento anni fa. Eppure, senza la mano soc-
correvole e il ruolo creativo della finanza
forse non avremmo avuto n il Rinascimen-
to n la rivoluzione industriale. Mostra di
saperlobeneSilvanoAndriani, uneconomi-
sta cui non difettano solide competenze tec-
nicheebuoneconoscenzestoriche. Il suoli-
broconfutalatesi cheidentificalafinanzia-
rizzazione con una sorta di escrescenza pa-
rassitaria delleconomia reale. La finanzia-
rizzazione, e cio il peso crescente dei mer-
cati e dei sistemi finanziari, affonda invece
le sue radici in alcune grandi tendenze del
capitalismodel dopoguerra, chesi sonodra-
sticamente accentuate negli ultimi tre de-
cenni. Basti pensare al formidabile impul-
so impresso allascesa della finanza dalla
svolta liberista di Ronald Reagan e Marga-
ret Thatcher, dallo sviluppo degli scambi
commerciali, dallimpennata dellindebita-
mento pubblico su scala mondiale, dal ri-
sparmio di massa mobilitato dai fondi pen-
sionistici. Nellanalizzare criticamente il
modo in cui la finanza opera nel contesto
della globalizzazione, comprese le sue in-
negabili torsioni speculative, Andriani sot-
tolinea come esso dia un colpo di grazia al
modello distributivo di stampo socialdemo-
cratico (politiche dei redditi e progressivit
fiscale). Una crisi generale del welfarismo,
in cui si consumano significativi sposta-
menti di potere: nellimpresa, nella societ
e nelleconomia. Un cambiamento di vec-
chi equilibri che si riverbera sul rapporto
tra capitalismo e democrazia, rendendolo
pi problematico. Come se ne esce? An-
driani suggerisce alcune proposte concrete
per ridefinire assetti organizzativi e condi-
zioni di governance di un sistema economi-
co giudicato sostanzialmente oligarchico.
Ma apprezzabile, innanzitutto, la solleci-
tazione che rivolge alle forze del riformi-
smo italiano affinch formulino una teoria
positiva del mercato e dellimpresa, supe-
rando finalmente lidea che siano un male
necessario. In fondo, sostiene a ragione, li-
dea del mercato, prima ancora che quella
dello Stato, si oppone alle idee di burocra-
zia e tecnocrazia. La pars construens del li-
bro, tuttavia, meno convincente quando si
affida ai movimenti della societ civile la
funzione di rigenerare una politica avvizzi-
ta da partiti sempre pi autoreferenziali.
Con tutto il rispetto che meritano le asso-
ciazioni ambientaliste, dei consumatori,
dei risparmiatori e dei cittadini danneggia-
ti di ogni tipo, difficile immaginare che
dalla loro spinta possa nascere un pi
avanzato compromesso tra capitalismo e
democrazia. (Michele Magno)
a cura di Maddalena Capasso
IL MEGLIO DI E. A. POE
Alberti &CEditori, 496 pp., euro 50
L
a morte a volte sembra fatta su misura
per chi la accoglie. Quella di Edgar Al-
lan Poe simboleggia le amarezze della sua
vita, la sua solitudine, lincomprensione di
cui era circondato. Malato, vedovo e per
giunta povero, se ne and solo quaranten-
ne in un triste giorno di ottobre del 1849.
Mor di polmonite in un ospedale di Balti-
mora e fu sepolto in fretta e furia, senza
onori n gloria. Fu un grande scrittore, pur-
troppo poco intonato al clima dellAmerica
puritana dellOttocento. Nelle prime pagi-
ne di questa selezione di racconti, saggi e
poesie curati e ritradotti da Maddalena Ca-
passo sono pubblicati alcuni commenti ap-
parsi sui giornali americani di quei giorni.
In cui i cronisti subordinavano larte di Poe
alla sua eccentricit, al suo essere insom-
ma la scomoda pecora nera in un gregge
che teneva molto alla moralit. Nacque co-
s la leggenda noir di Edgar Allan Poe, poi
alimentata dalla venerazione di cui lo han-
no circondato gli appassionati del genere
gotico. Il libro tenta di incrinare limmagi-
delle famiglie pi in vista del paese; era
bella, riservata, una dei pochi ad avere
unistruzione. Molti giovanotti del paese la
guardavano, ma per tutti sembrava irrag-
giungibile. Viene ritrovata strangolata, il vi-
so ricoperto da uno strato di cera. Un fre-
mito corre per la contrada: E stato uno di
noi. Lidea intollerabile, e le chiacchie-
re di tutti si mettono in moto per scoprire il
diabolico che ha profanato lordine, ripu-
diarlo e ripristinare lequilibrio infranto.
Ma il primo colpevole che lopinione pub-
blica addita a una giustizia sommaria, uno
degli spasimanti dellAgnese, manifesta-
mente innocente. A cercare di risolvere le-
nigma si ritrova, per dovere istituzionale, il
maresciallo dei carabinieri; accanto a lui il
medico condotto, coinvolto un po per caso
e un po per laffetto che nutre per i com-
paesani. Strumenti fondamentali dellin-
chiesta un po di buon senso e un po di co-
noscenza dellanimo umano. Man mano le
indagini proseguono il misfatto acquista
una luce pi sinistra; di fronte alla rivela-
zione del male viene a galla il fondo riposto
delle persone (perch la gente di campa-
gna ha bisogno di emozioni forti per essere
raccontata e mostrare la propria anima).
Mentre il cerchio intorno a lui si stringe, il
misterioso assassino colpisce ancora; e pri-
ma che se ne scopra lidentit Alessandro
Gnocchi riesce a regalare al lettore, pur fra
gli scenari familiari dei boschi bergama-
schi, alcuni momenti di autentico brivido.
Ma soprattutto schizza un ritratto affettuoso
degli ultimi barbagli di un mondo che sta
per scomparire. Dovenonmancanomeschi-
nit, ipocrisie, cattiverie; ma dove il male
ancora tenuto a bada da unantica capacit
di perdono. (Roberto Persico)
Paulin Sabuy Sabangu
PERSONA, NATURA E
RAGIONE
Armando, 186 pp., euro 18
R
obert Spaemann(1927) unfilosofocat-
tolicotedescodi grandespessoreteore-
tico, unimportantecercatoredellaveritin
tempi di dittatura del relativismo, il cui
pensiero si ricollega in modo originale alla
tradizione classica. Questo testo di Paulin
Sabuy Sabangu(Visiting Professor pressola
Pontificia Universit della Santa Croce)
una buona e sintetica illustrazione dellan-
tropologia spaemanniana, con particolare
attenzioneai concetti di persona, natura, ra-
gioneelibert. Il pensieromoderno(soprat-
tutto per linflusso di Cartesio, Hobbes e
Rousseau) ha concepito la natura, compre-
sa quella umana, come un materiale com-
pletamente disponibile e utilizzabile, ha af-
fermato nelluomo il dualismo tra ragione e
natura, dapprima esaltando luomo, poi
umiliandolo al rango di cosa, in particolare
quando lo ha consegnato allo scientismo.
Per Spaemann (la cui antropologia viene
brevemente raffrontata con quella di Ri-
coeur e De Finance), invece, nelluomo c
una profonda unit: la ragione appartiene
alluomo per natura, la forma propria del
suo vivere. Di pi: la vita la perfezione
dellesistereeil conoscereelamaresonola
perfezione del vivere.
Gli enti hanno una teleologia immanen-
te che si esprime proprio nella loro natura:
la natura umana manifesta una finalit in-
trinseca non verso lautopreservazione
(Hobbes), bens verso lautorealizzazione,
che culmina nella comunione con Dio; il fi-
ne degli altri enti non la sola utilizzabilit
per luomo, bens lodare-rinviare a Dio (i
Cieli narrano la gloria di Dio e il firmamen-
to annunzia lopera delle sue mani dice il
salmo 8) e (Aristotele e Tommaso) e parte-
cipare, in qualche misura, alleternit di
Dio, mediante lautoconservazione e la ri-
produzione. Dio, cos, lorigineedinsieme
il fine di ogni ente (Tommaso) e nella mag-
giore somiglianza delluomo con Dio risie-
de la fonte della sua superiore dignit.In
opposizione alla razionalit calcolante e
strumentale, Spaemann promuove un at-
teggiamento di contemplazione dellessere
(di cui ha parlato soprattutto in Felicit e
benevolenza, tr. it. 1998), che riconosce la
teleologia intrinseca delle cose e si prende
cura di assecondarla. E luomo capace di
una sollecitudine verso laltro che arriva
ancheal sacrificiodellapropriavita. Sabuy
riporta anche alcune critiche di Spaemann
allantropologia empirista, che ritiene per-
sona solo chi esercita lautocoscienza (e
perci esclude embrioni, bambini e malati
terminali). (Giacomo Samek Lodovici)
ne decadente dellEdgar Allan Poe alcoli-
sta, depresso e un po folle che si muoveva
con sicurezza nei lati oscuri dellanimo
umano. E in effetti, a rileggere Il Gatto ne-
ro, il Ritratto ovale, Una discesa nel
Maelstrm, pensando allepoca in cui furo-
no scritti ci si sorprendente della loro mo-
dernit. Nel secolo del romanzo classico,
con storie ben definite e personaggi a tutto
tondo, Poesi abbandonavaallasuavocazio-
ne al frammento, alla brevit della narra-
zione. Amava la dimensione del viaggio, il
mare, la scoperta dellignoto e i segreti del
cosmo; amava anche di pi i recessi della
coscienza, il tema dellalter ego, del sosia e
i dolori inflitti dai sensi di colpa. La sua
opera un tributo al mistero dellanimo
umano. Atipico e carismatico, merita di es-
sere riletto in unaltra prospettiva, magari
proprio con i corsivi di Capasso, che ne ri-
marcano gli aspetti pi trascurati. Vi si no-
ter che Poe si riferiva spesso alla sacre
scritture, e che di fronte alla maest della
natura intuiva la potenza di Dio, anche se
nellesuestorieraccontavaleamarezzedel-
le anime inquiete. Fu un pioniere del dub-
bio, che sond le pulsioni dellinconscio
con le armi della letteratura, molto prima
che Freud vi mettesse mano con gli stru-
menti della scienza. Era un romantico vira-
to al nero, un poeta maledetto ante litte-
ram. Visse in anticipo sui tempi, o forse la
Parigi dellOttocento avrebbe ospitato con
pi disinvoltura le sue strane storie. mor-
to giovane, in fondo non mai invecchiato
e solo ora si apprezza davvero il lato etico
della sua letteratura, proprio perch non fu
mai indulgente con i falsi moralismi del
suo tempo. (Claudia Gualdana)
David Cesarani
EICHMANN
Mondadori, 536 pp., euro 22
F
also che da piccolo fosse un bambino
infelice, un orfano disadattato: scolaro
problematico, scostanteesolitario, giovinet-
to sessualmente inibito, ragazzino frustrato
dalle crisi finanziarie di pap. Che, sbertuc-
ciato dalla stragrande maggioranza di gin-
nasiali cattolici lui, studente protestante in
minoranza esigua quanto quella ebraica al-
listituto tecnico austriaco di Linz, alla fine
dovessepur prenderselaconil compagnodi
banco pi indifeso. Che, allievo pigro, svo-
gliato e mediocre, costretto dal babbo a la-
vorare in miniera dopo lultima collezione
di brutti voti in pagella, si apprestasse a di-
sporre lavori forzati su scala continentale
per dar corso a una premeditata e propor-
zionata vendetta. La tesi delle rivendicazio-
ni, delle recriminazioni e dei risentimenti
crolla sotto gli argomenti di David Cesaria-
ni, avvocato del diavolo Adolf Eichmann.
Dello spietato gerarca, il genio del male, il
killer da scrivania, regista di pulizia etni-
ca e genocidio dalle prime deportazioni di
ebrei in Palestina fino alla Soluzione Fina-
le, lo storico inglese non ovviamente
lavvocato difensore. Lavora tuttavia a con-
futare le accuse di chi, demonizzando il mo-
stro perverso di cattiveria, finisce fatalmen-
te per esorcizzare il demonio puntando il
dito come un paletto nelle sue turbe giova-
nili. Per addomesticarelassassinoimputan-
doi suoi delitti agli infantili fantasmi dome-
stici. Per giustificare un criminale motivato
da presunte psicologiche possessioni. Sfu-
ma del tutto, invece, lombra del maligno
dal profilo biografico di questo Eichmann
che, figlio di severo imprenditore, primoge-
nito di madre precocemente spenta da cin-
que parti in successione, nutr un devoto ri-
spetto filiale per la tenacia del padre, sem-
prerisortodallesuecadute, esent unaffet-
to grato e sincero per la matrigna subentra-
ta alla mamma.
Corteggiava con successo le coetanee, si
annoiava sui libri, si divertiva tanto per a
dar prova di capacit pratiche, fisiche e
competitive: a cavallo, nella scherma, atle-
ticamente nelle gallerie minerarie dellUn-
tersberg ed efficientemente nei trasporti di
petrolio, kerosene e benzina in cui esib ra-
ro talento nellarte di programmare conse-
gne e di far muovere a comando grosse
quantit di carburante convogliate su vago-
ni. E, questultima, lunica cinica conces-
sione di Cesariani alla legge infernale del
contrappasso. Per il resto, il suo il sobrio
racconto della storia dun uomo normale. E
non banale: come banale non fu la deter-
minazione con cui indottrinato dalla
stampa nazista, dalla militanza nei movi-
menti giovanili, dalla vicinanza di carisma-
tarla nel Mediterraneo. Mentre la capitale
morale sinebria con gli arabesque del
BalloExcelsior, Romavittimadi unaseco-
lare bulimia simbolica. La Citt dei Cesari,
la Citt eterna del cattolicesimo, mitologie
cheladivelgonodallarealtper catapultar-
la in una dimensione utopica che contrasta
con lagra verit di un citt periferica ed ec-
centrica rispetto alle travolgenti mutazioni
dellEuropa. Dopo la fine dello stato ponti-
ficio, anche la terza Roma, destinata a
simboleggiare il riscatto nazionale e a gui-
dare i destini dItalia, resta prigioniera di
una maschera palingenetica brutalmente
strappata dagli scandali finanziari, dai fal-
limenti amministrativi, dalla retorica anti-
parlamentaristica. Milano la capitale del
socialismo, del capitalismo, del fascismo di-
ciannovistaerivoluzionarioedellantifasci-
smo ipogeo, durante il ventennio, e di
quello combattente della resistenza; Roma
la capitale del fisco e del peculato, della
ciarla rodomontesca della politica inetta,
tronfiacapitaleinorbaceassisasul tronodi
retorica edificato dalla dittatura, attendista
e inerte dopo il crollo del regime. Milano
motricedel miracoloeconomicoedellamo-
dernit sociale e urbanistica, Roma capita-
le democristiana, savana anomica popolata
dalla fauna dei politicanti e sfregiata dal
degrado delle borgate. Lo stereotipo che in-
calza lo stereotipo alla caccia delliperbole.
Fino a tangentopoli, alla detronizzazione di
Milano, al suo smarrimento identitario e al
ridimensionamento della leyenda negra
di Roma, quando si ha il sospetto che il pla-
carsi dellantagonismo sia un atto di ricon-
ciliazione tra la decadenza che abbraccia
la decadenza. (Enzo Arceri)
Massimo Livi Bacci
CONQUISTA
Il Mulino, 336 pp., euro 24
C
hi ha ucciso gli indios? Il giallo storico
inizia con la Leggenda Nera: veemen-
te atto di accusa sfruttato gi a partire dal
XVI secolo come arma propagandistica dai
nemici dellaSpagna. Enonsoloi protestan-
ti inglesi o olandesi, ma anche i cattolici
francesi, e poi gli stessi ribelli latino-ameri-
tici tutori consent a divenire esecutore di
ordini e ordinatore di esecuzioni, strumen-
to del potere e suo potente fautore, ingra-
naggio di macchina mortale e primo forni-
tore di combustibile per i suoi motori. Per
un momento Eichmann esit, scrive Cesa-
riani. Poi, n assatanato, n banalmente
maligno, n folle, smentendo gli alibi forni-
ti da Hannah Arendt o da superstiziosi ti-
morati del diavolo, decise di diventare un
gnocidaire. (Alessandra Iadicicco)
Francesco Bartolini
RIVALI DITALIA
Laterza, 327 pp., euro 18
L
una soverchiata da ci che Giorgio
Manganelli chiamava la pinguedine
grandiosa, stordita dalle arcaiche flatu-
lenze, stremata dalla cellulite dei secoli,
laltra Disneyland geocentrica(ancora
Manganelli) in cui si concentra la glicemia
psicologica della metropoli: Roma e Mila-
no, idoli dalla sovrabbondante forza mito-
poietica, simboli collidenti della conflittua-
le identit italiana. Nei ritratti e negli auto-
ritratti delleduecittindagati dallautoresi
addensano le ambizioni e le frustrazioni di
una nazione inesistente politicamente, pri-
ma dellunificazione, senza un vigoroso col-
lante statuale che ne garantisse uniformit
identitaria, dopo. Si delinea cos una linea
di faglia culturale e psicologica che sembra
cercare uninconfessata divaricazione ma
trovalapromiscuitdellattritotradueita-
lie, con due cuori e due pulsazioni di vi-
ta. DaMilanospiraunarivendicazionepi
arrembante, unorgoglioirsuto, difensivo. La
consapevolezzadelleconquisteeconomiche
si miscela con il timore del declassamento,
con lossessione per le briglie del potere
centrale e del capestro burocratico, con la
fobia della contaminazione antropologica
per il predominio politico del serraglio le-
vantino di Roma. Milano si percepisce sal-
data allEuropa, innestata nei suoi circuiti
culturali, capace di intercettarne i flussi di
ricchezza, di inspirarne la civilt espirando
civismo e sobriet, fiera di saper e voler fa-
re da s: matrona insidiata da mestatori,
grassatori, cicisbei che brigano per precipi-
UNA FOGLIATA DI LIBRI
I
l modello di ogni mentalit paranoica e cospirazionista uno so-
lo e straordinario. Si tratta di Daniel Paul Schreber, presidente di
Corte dAppello a riposo e, secondo Elias Canetti, Uomo superiore
al suo secolo. Nel 1893 Schreber fu ricoverato nella clinica psichia-
trica di Lipsia sotto le cure del celebre anatomista P.E. Flechsig e vi
rimase fino a oltre il 1903, anno di pubblicazione delle sue Memorie
di un malato di nervi (Adelphi), libro in cui Schreber racconta di ave-
re sedotto Dio, di aver infranto lordine del mondo e di essere diventa-
to madre di una nuova umanit. Altri tempi. Ora, invece, i paranoici
hanno meno fantasia e sono diventati, alcuni di loro, criminali al potere. E
il caso del presidente del Sudan Omar al-Bashir che, secondo quanto scrive Ahmed Elzobier
sul Sudan Tribune del 5 ottobre in un articolo intitolato Pathological Delusions, ha so-
stenuto allassemblea generale dellOnu che quanto sta avvenendo nel suo paese colpa de-
gli ebrei, che chi afferma che i sudanesi arabi stanno massacrando i sudanesi africani
Israele e che lOnu, come se fosse uno stato qualunque, ha in programma di colonizzare il
Sudan. Un delirio folle e assurdo ma che richiama quanto sta avvenendo in Iran e che rac-
contato in un reportage di Cameron Abadi uscito sullo Spiegel Online del 26 settembre e in-
titolato The Search for Reliable Media in Iran. Censorship, Scepticism and Conspiracy
Theories. E il racconto, direttamente da Teheran, di come i cittadini iraniani vivono linfor-
mazione trasmessa dai media. Secondo Abbas Milani, direttore del programma di studi ira-
niani allUniversit di Stanford, Gli iraniani hanno sviluppato un loro linguaggio specia-
le per avere a che fare col mondo. E un linguaggio che corre tra due estremi, lo scetticismo
e la cospirazione, e che fa i conti con la censura del regime di Ahmadinejad e il tentativo
dellamministrazione americana di penetrare attraverso i canali televisivi satellitari (con-
tro cui lo stato iraniano tenta di combattere) per aiutare la popolazione a sollevarsi.
Rispetto ai giornali, scrive Cameron Abadi: LIran dispone di una dozzina di quotidiani
che possono far credere che esista un attivo dibattito nazionale. Ma nessuna di queste pub-
blicazioni veramente libera dal governo islamico. A prescindere dal fatto che molti giorna-
li ricevono sussidi governativi per pagare i costi che le inserzioni pubblicitarie non riescono
a coprire, a tutti i quotidiani richiesto di ricordarsi di quella che informalmente viene chia-
mata linea rossa. La linea rossa segnala il rispetto minimo che deve essere pagato al go-
verno con il rischio che altrimenti il ministro della Cultura revochi la licenza del giornale.
Abbas Milani dice che le regole dellinformazione sono ambigue in modo tale che i giornali-
sti imparino da soli a essere i poliziotti di se stessi. La popolazione iraniana accoglie per le
notizie con scetticismo e diffidenza. Anche per quanto riguarda i grandi network televisivi
internazionali come la Cnn o la Bbc. Ryan Kazemi, uno studente dellUniversit di Teheran
ha confessato a Cameron Abadi: Ogni paese ci sta solo dando la sua versione dei fatti. Dal-
la Cnn chiaro che lAmerica vorrebbe iniziare una guerra. Occorre, secondo gli iraniani,
fare la media tra quanto racconta il governo e quanto si ascolta e vede nella televisione in-
ternazionale. Scetticismo allo stato puro. Ma anche cospirazionismo. Scrive Abadi: Senza
sapere a quale tipo di informazione dare fiducia, molti iraniani formulano interpretazioni
degli eventi del mondo che effettivamente si oppongono alle storie ufficiali offerte dal regi-
me e dai media occidentali. () In questa prospettiva non ci si deve mai fidare del potere
pubblico e le intenzioni non sono mai quelle che sembrano. L Iran ha gi dieci o quindici
bombe nucleari mi dice un taxista () Ahmadinejad ha alzato il prezzo dello yogurt solo
perch in questo modo otterr consenso quando prima o poi labbasser ha spiegato un par-
rucchiere.
Edoardo Camurri
Laeroplanino di carta
ANNO XI NUMERO 237 - PAG X IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
ANNO XI NUMERO 237 - PAG XI IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
A
scongiurare loperazione nostalgia,
della mitica serie televisiva anni
Ottanta il regista Michael Mann era il
produttore esecutivo resta pochissimo.
Sopravvivono i due poliziotti, Sonny
Crockett e Ricardo Tubbs, ora con la
faccia di Colin Farrell (incor-
niciata da pi mches di
quelle che sfoggiava in
Alexander) e di Jamie
Foxx (sprecato, o forse si
tiene basso per non far sfigura-
re il collega). Sono sparite inve-
ce le maniche della camicia ri-
voltate sopra le maniche della
giacca, i mocassini senza
calze, le t-shirt in colori
pastello pi adatti a una
nursery che allarmadio di un ma-
cho. Sparita anche la trama, che
negli episodi faceva la sua bella fi-
gura accanto alle musiche (Mtv
cops, ovvero poliziotti Mtv, fu la
formula che diede inizio a tutto) e al-
le inquadrature mai viste prima in tele-
visione. Rimane abbastanza, se non vi
fate troppi problemi, per passare un
paio dore piacevoli (dopotutto, neppu-
re Raymond Chandler sapeva esatta-
mente chi avesse ucciso un certo perso-
naggio in un certo suo romanzo). A pat-
CINEMACINEMACINEMA
MIAMI VICE di Michael Mann, con Co-
lin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li, Nao-
mie Harris, Ciarn Hinds
WATER di Deepa Mehta, con Lisa Ray ,
Selma Biswas, John Abraham, Sarala,
Waheeda Rehman
S PET T A T ORI PER UNA S ET T I MANA
RI PES CAGGI
to di vedere il film sullo schermo pi gi-
gantesco che riuscite a trovare: il for-
mato francobollo (o la visione in tv) so-
no vivamente sconsigliate. V edrete i
muscoli sulla schiena lucida di Jamie
Foxx, delineati con precisione degna di
un manuale di anatomia. Anzi, meglio:
finalmente abbiamo capito perch di
un muscolo in azione si dice che guiz-
za. Vedrete il neon dei night club bril-
lare come al cinema non ha mai
brillato. Miracoli del digitale
ad alta definizione, e di un di-
rettore della fotografia che
si chiama Dion
Beebe e aveva la-
vorato in Collate-
ral. Qui si supera.
Sembra di sentir suona-
re le campane a morto per la
vecchia cara pellicola. Sono tutti
bravi a far risplendere lArt Dco
District di Miami. Ma la meraviglia
quando lazzurro si scurisce, le
luci si accendono, e sullo schermo
sfilano tutte le sfumature conosciu-
te del marrone. Ci saremmo diver-
titi di pi con una sforbiciatina:
uno non gira impunemente Col-
lateral, che non aveva un minuto
superfluo, per poi insistere sul moto-
scafo daltura in mezzo al mare blu. Visto
uno, pare di averli visti tutti, e vorremmo
che la scena, con un bel taglio di mon-
taggio, si trasferisse subito alla Bodegui-
ta del Medio. Dove lirlandese Farrell e
la cinese Gong Li ballano la salsa.
L
a vedovanza triste. La vedovanza
ind, un vero inferno. T re sono le
possibilit. Primo: ardere sulla pira del
consorte (non sempre capita un Phileas
Fogg che, andando di fretta per vincere
la scommessa del giro del mondo
in 80 giorni, faccia uno stop
per salvarti la pelle, ti por-
ti a Londra e ti chieda in
moglie sotto gli occhi atto-
niti del domestico Passe-
partout). Secondo: sposa-
re il fratello del defunto,
posto che il defunto ab-
bia un fratello e la fami-
glia dia il consenso. T er-
zo: vivere unesistenza di
privazioni, onde scontare i
peccati che hanno provoca-
to la morte del consorte (e
non rischiare di reincarnarsi
sette volte in uno sciacallo). Ac-
cadeva nel 1938. Accade anche og-
gi. Secondo Deepa Mehta che nel
2000 si vista bruciare il set dai fonda-
mentalisti ind, e ha dovuto ricomincia-
re da capo nello Sri Lanka (il nome in co-
dice del film era Full Moon, per non
destare sospetti) le vedove murate vive
negli ashram sono dieci milioni. Poich
le bimbe vengono promesse spose prati-
camente quando nascono, Chuyia resta
vedova a otto anni. Le tagliano i capelli,
la vestono di bianco, la portano in un ri-
covero che ospita una quindicina di don-
ne. Dove sono vietati i cani, perch por-
tano male. Dove per dispetto si ammaz-
zano i pappagallini. E dove sono vietati i
fritti, cibo che non si addice alla condi-
zione di vedovanza. Si addice invece la
prostituzione, se la vecchia vedova che
dirige la casa ordina alla giovane vedova
di farlo per la sopravvivenza della co-
munit (e la privata fornitura
di spinelli, procurati dalleu-
nuco che combina gli appunta-
menti). Di l dal fiume, i ricchi
signori sono disposti a pagare
molti soldi. Mentre sparlano di un cer-
to Gandhi, additandolo come la rovina
dellIndia: Prima tutto funzionava co-
me un orologio inglese. La
tragedia delle vedo-
ve stava per diven-
tare un documenta-
rio. Poi la regista, che aveva fatto
il suo apprendistato girando a Benares
un episodio della serie tv Young India-
na Jones Chronicles ha deciso per il
film. Anzi, per un bellissimo melo-
dramma. Nel senso di quei film che
spingono a tirar fuori i fazzoletti. E nel
senso di dramma in musica, rispettoso
delle regole di Bollywood: ogni quarto
dora serve una canzone, e magari qual-
cuno che balla. Splendida la festa dei co-
lori, con le polveri sgargianti nelle cioto-
le e sulle facce.
A
lmeno un paio di battute vanno
nellantologia del miglior Woody
Allen di tutti i tempi. Prova a mette-
re un po di emozione nella tua vita
dice la studentessa di giornalismo in-
vestigativo, per convincere il mago
Splendini (Woody in un delizioso tra-
vestimento, serissimo quando scuote
il fazzoletto e cadono a terra i pois) ad
accompagnarla nelle indagini. Emo-
zione per me un pranzo senza aci-
dit le risponde il maghetto. Si sono
conosciuti mentre lui cercava di sma-
terializzarla. Ma nel cassone rosso e
oro cera un intruso. E la biondona
americana, che per farsi strada nel
meraviglioso mondo della carta stam-
pata volta le spalle a una sicura car-
riera da igienista dentale, si ritrova
sulle tracce di un serial killer londi-
nese. Il pi feroce dopo Jack lo
Squartatore, le dicono. E lei piut-
tosto ignorantella si informa se
Squartatore va scritto o no con la
maiuscola. Molti appostamenti dopo,
il mago Woody Allen (ora in borghese,
con la pi sgraziata giacca color se-
nape che sia possibile trovare, e sotto
la giacca una camicia optical anni set-
tanta, in tinta) spiega agli ospiti la sua
religione: Sono ebreo per nascita,
ma crescendo mi sono convertito al
narcisismo. Scoop il miglior
Woody Allen da Harry a pezzi
SCOOP di Woody Allen, con Woody Al-
len, Scarlett Johansson, Hugh Jackman,
Ian Mc Shane
SCELTI DA MARIAROSA MANCUSO
S
e andate al cinema una volta al
mese, questo il film da vedere
(se decidete di fare il bis, scegliere
tra The Queen e Clerks II). Una
famiglia labbiamo avuta tutti. Non
totalmente disastrata come gli Hoo-
ver, magari. Neanche cos simpatica.
Nonno Hoover lhanno cacciato dal-
lospizio, perch sniffava. Il figlio stu-
dioso di Proust viene mandato a ca-
sa dalla clinica psichiatrica dopo il
tentato suicidio. Olive otto anni,
panciuta con gli occhiali e la coda di
cavallo vuole fare il concorso di
bellezza. Il capofamiglia vende ma-
nuali per avere successo in dieci
mosse. Epper non riesce a mettere
in pratica neppure le prime due. Il
fratello maggiore non parla da nove
mesi, finch gli concederanno la
scuola di pilotaggio. Cos combinati
partono on the road, a bordo di un
vecchio pulmino Volkswagen bicolo-
re, quelli che solitamente fanno hip-
pie ritardato e qui solo fatic a per
arrivare alla fine del mese. Dieci
minuti dopo grazie a una sceneg-
giatura incantevole pare di cono-
scerli da sempre. Una sorpresa via
laltra, fino alla sorpresona finale.
LITTLE MISS SUNSHINE di Jonathan
Dayton e Valerie Faris, con Abigail Bre-
slin, Greg Kinnear
I
n teoria, Brian De Palma sarebbe
stato un regista perfetto per La da-
lia nera (Mondadori). Il romanzo rac-
conta il brutale omicidio di Elizabeth
Short, nella Los Angeles del 1947: lo-
micidio (e lo scempio del cadavere) fe-
ce rabbrividire una metropoli che sem-
brava rotta a tutto. Se a questo aggiun-
giamo che James Ellroy aveva avuto la
madre brutalmente uccisa, e aveva cer-
cato di elaborare il lutto leg-
gendo i pi sanguinolenti
pulp magazine, lorrido in-
treccio era perfetto per lal-
lievo (autoproclamato) di
Alfred Hitchcock. Eppu-
re il suo film non fun-
ziona. Parte con unin-
terminabile storia di ri-
valit tra due pugili che
poteva essere risolta in
una battuta di dialogo.
Dopo mezzora si conten-
deranno la stessa Scarlett Johansson,
ma potevano farlo comunque. I piani
sequenza sono quasi stucchevoli, e lo
stesso vale per le scenografie: Dante
Ferretti si appella allespressionismo
tedesco, rivisitato in una triste luce
marroncina.
THE BLACK DAHLIA di Brian De Pal-
ma, con Scarlett Johansson, Josh Hart-
nett, Aaron Eckhart, Hilary Swank
I
commessi sono tornati. Hanno dieci
anni di pi, e li portano benissimo. Il
Grocery Quick Stop stato distrutto da
un incendio, sul nuovo posto di lavoro
chiacchierano ancora di sesso, e insul-
tano i clienti. Per luna e per laltra
sconveniente caratteristica, stato pro-
posto un nuovo rating per il film: la te-
mutissima X era troppo poco. Un critico
americano ha lasciato lanteprima dopo
una mezzora, scandalizzato. Abbiamo
per il sospetto che non centrasse
il sesso, ma loltraggiosa parodia
del Signore degli Anelli mi-
mata dal commesso Ran-
dal: camminano nel pri-
mo film, camminano nel
secondo, camminano nel
terzo, poi buttano lanello,
e alla fine Sam guarda Fro-
do come se volesse succhiar-
glielo. Si ride quasi come nel primo
Clerks. Il quasi va imputato al dop-
piaggio, che ribattezza un tizio univer-
salmente noto come Silent Bob in Lin-
gua Secca. Al vecchio gruppo si ag-
giungono il boss Rosario Dawson, e lap-
prendista Elias tanto amante di Ges
quanto incerto sulle proprie preferenze
sessuali.
CLERKS II di Kevin Smith, con Rosario
Dawson, Brian O Halloran, Jeff Ander-
son, Jason Mewes
N
on eravamo fan di Respiro. Ma
Nuovomondo unaltra cosa: un
film molto ben scritto ben diretto (con
qualche scena visionaria di troppo, ma
questione di gusti). Racconta lemi-
grazione italiana negli States: il nuovo
mondo non si vede mai, la storia si ar-
resta a Ellis Island. L molti venivano
rimandati indietro, dopo un viaggio su
navi affollate, sporche, puzzolenti.
Crialese non ha i mezzi del Titanic,
ma se la cava bene. Le inquadrature
sono strette, i costumi azzeccati, la
sporcizia e il sudore si sentono. Se la
cava altrettanto bene come sceneggia-
tore. Una fotografia annuncia il paese
di Bengodi, dove per trasportare una
sola cipolla serve una carriola. Unal-
tra fotografia mostra gli zecchini che
crescono sugli alberi. Un'altra fotogra-
fia ancora di quelle con lo sfondo di-
pinto, e i buchi per infilare le teste
mette insieme il gruppo degli emigran-
ti siciliani e la misteriosa ragazza in-
glese dai capelli rossi. E come se la fo-
tografia venisse prima di tutto. Non re-
gistra la realt, ma la inventa, e uno fi-
nisce per adeguarsi. Finalmente un
candidato italiano allOscar per cui va-
le la pena di fare il tifo.
NUOVOMONDO di Emanuele Crialese,
con Charlotte Gainsbourg, V incenzo
Amato, Aurora Quattrocchi
Q
uando uno ben comincia, il pi
fatto. Sulla base del delirante tito-
lo, Snakes on a plane ha arruolato gli
attori (Samuel Jackson ha minacciato
di ammutinarsi, quando lo volevano so-
stituire con il pi banale Pacific Air
121). Ha provocato unepidemia di
marketing virale su Internet, seconda
soltanto a quella che ha preceduto lu-
scita di The Blair Witch Project. I
naviganti scatenati hanno chat-
tato, e pure suggerito la bat-
tuta madre del film: Voglio
questi maledetti serpenti
fuori da questo maledetto
aereo. I serpenti ad al-
ta quota di ogni tipo e
dimensione, non sospet-
tavamo che ce ne potes-
sero essere cos tanti
mordono tutto quel che
incontrano e si infilano in
tutti i buchi che trovano. Non
paghi, calano dal soffitto assieme alle
maschere dellossigeno. Sommo tocco
artistico o citazione da La mosca
abbiamo la soggettiva del rettile, appe-
na prima di attaccare lumano. Un as-
sortimento di passeggeri tipici fa da
parco giochi.
SNAKES ON A PLANE di David R. El-
lis, con Samuel L. Jackson, Nathan Phil-
lips, Byron Lawson
L
itigi feroci con la Disney, trama top
secret, niente indiscrezioni per me-
si, e alla fine una litania di interviste
dove il regista ripeteva che lidea di una
ninfa nella piscina del condominio gli
era venuta raccontando alle figlie una
favola. Tanto rumore per nulla. Quando
la trama langue, Shyamalan fa sbucare
dai cespugli un nuovo mostro dal nome
ridicolo. Abbiamo appena fatto
conoscenza con lo scrunt
che arrivano i tartutic, per-
ch c una narf in perico-
lo. La ninfa-narf vaga nella
casa di Paul Giamatti som-
mariamente vestita. Non po-
tr ritornare nella pozza fi-
guriamoci mettersi i calzoni o
asciugarsi, sembra stia facendo le
prove per il concorso miss camicia
bagnata finch gli abitanti del ca-
seggiato non decifreranno il decifrabi-
le. E soprattutto il non decifrabile: un
adulto vede Dio nelle parole incrociate,
un ragazzino legge le scatole dei cerea-
li, il resto del condominio si allena con
le sciarade. Mai le ossessioni secondo
cui ogni cosa un segno e tutto col-
legato sono sembrate tanto noiosa-
mente sinistre.
LADY IN THE W ATER di M. Night
Shyamalan, con Bryce Dallas Howard,
Paul Giamatti, Bob Balaban
(1997). Grazie allo stesso esplosivo
mix di ingredienti. Primo, lautoiro-
nia, in tutte le gradazioni sino allau-
toscorticamento e includendo i pa-
renti stretti. Nella vita ha una moglie
coreana che era pi o meno la sua fi-
glia adottiva, in Scoop si finge pa-
dre della burrosa Scarlett Johannson
(concupita da qualunque maschio in
terra), e a un certo punto le dice, par-
lando di un corteggiatore: Forse tu
gli piaci, ma sessualmente attrat-
to da unaltra. Nella vita stato
anni con Mia Farrow (una che
adottava pi bambini che poteva)
e nel film spiega, sempre a Scar-
lett: Devo dirti una cosa, sei stata
adottata, io e tua madre cercavamo
una bambina un po ritardata. Se-
condo, lesorcismo indirizzato allin-
sistente e fastidioso retropensiero
che dopo una certa et comincia ad
assillare, ricordando che non siamo
immortali. In Harry a pezzi era lin-
ferno paro paro (ospitava anche lin-
ventore dei serramenti in alluminio
anodizzato). Qui ci fermiamo sullo
Stige, cupo e nebbioso. O forse lA-
cheronte. I pomeriggi comunque so-
no lunghi. Meglio portarsi un mazzo
di carte.
M
a perch film come questi se ne
fanno in tutta Europa, e in Italia
si persa la razza? Non servono molti
soldi, le prostitute ci sono dappertut-
to, le prostitute immigrate pure, e co-
s i parrucchieri, e gli uomini che
vanno a puttane, e quelli che le put-
tane le ricattano, magari prometten-
do un permesso di soggiorno. Se il
sindaco Veltroni vuole mettere le te-
lecamere nei pomposamente chiama-
ti viali del vizio, non sarebbe meglio
prima mandarci un regista, o un aspi-
rante tale, per vedere cosa riesce a ti-
rane fuori? Fernando Lon de Ara-
noa, madrileno nato nel 1968, ne tira
fuori conversazioni tra professioniste,
che temono la concorrenza delle stra-
niere arrivate da Santo Domingo. In-
tanto snocciolano il catalogo delle dif-
fidenze nei confronti della forestiera:
Le nere non si lavano, si svendono,
camminano con il culo in fuori perch
fin da piccole mettono loro qualcosa
nelle scarpe. Caye diminutivo di
Cayetana lascia squillare il cellula-
re ai pranzi di famiglia (non sta bene
contrattare prezzi e prestazioni da-
vanti alla mamma). Il padre morto
da tre anni. La consorte, pur avendo
riconosciuto il cadavere allobitorio,
crede che sia ancora vivo e che le
mandi mazzi di fiori. In realt, i fiori li
compra lei, e aggiunge anche un bi-
PRINCESAS di Fernando Lon de Ara-
noa, con Candela Pea, Mariana Corde-
ro, Llum Barrera
gliettino in stampatello (per non farsi
riconoscere). Ma poi ci crede, e sem-
bra aver trovato la sua scorciatoia ver-
so la felicit. Per il regista, quasi
una fissazione: Familia, il suo primo
film, raccontava il felice compleanno
del protagonista, circondato da figli e
nipoti. Salvo poi scoprire che tutti era-
no attori, pagati per la giornata. La fi-
glia della signora dei fiori (poi saran-
no cioccolatini) pi incerta. Vorreb-
be tanto un uomo che la andasse a
prendere al lavoro, ma come fai se sei
una squillo? Gli dai appuntamento al-
la pensione sul marciapiede? Lunico
che trova, gli regala la suite di Office,
piratata. Ma come un corteggiatore
daltri tempi gliela fa trovare sotto il
tovagliolo. A est di Bucarest altro
titolo in uscita questa settimana, pre-
mio Camra dor a Cannes racconta
invece lanniversario della rivoluzio-
ne rumena. Nello squallore di una tra-
smissione televisiva locale. Partecipa-
no al dibattito un ubriacone e un nul-
lafacente che passavano di l. Per far
vedere a Michele Santoro e a Fabio
Fazio dove vivono e come fanno cola-
zione (tavolino traballante, tazza di
metallo, pane gommoso) gli anchor-
men dei paesi ex comunisti.
Non so voi. Noi ci potremmo passare i pomeriggi. Inserendo nomi di attori e titoli
di film, per vedere cosa ne esce. L ultimo giocattolo pervenuto il sito www .notstar-
ring.com, che con un semplice clic (molti semplici clic, facilissimo prendere il vizio)
mostra i cast alternativi. Dei classici della storia del cinema, dei titoli famosi, delle
pellicole meno famose, dei cult movie, o dei film noti quasi solo ai parenti del regista.
Mostra i cast che potevano essere e non sono. Buttati per aria perch allultimo mo-
mento zona temporale che nel cinema risulta piuttosto estesa, va infatti dal primo
accordo di produzione al giorno in cui il regista mette piede sul set, e anche oltre
qualcosa andato storto. Un produttore ha fatto i capricci, una star rimasta incin-
ta, un divo andato in galera per droga.
I cast apparentemente pi azzeccati sono tali per caso, pi che per intenzione. Nel-
labito fatto con le tende della Rossella OHara di V ia col vento difficile immagi-
nare unattrice diversa da Vivien Leigh. Eppure per la parte fu provinata perfino Tal-
lalulah Bankhead, la vamp che sul set dellhitchcockiano Prigionieri delloceano si
presentava senza mutande, turbando la troupe. Fece il suo bravo provino assieme a
decine e decine di altre star, per non parlare dei truffatori che organizzavano falsi ca-
sting per rimorchiare ragazze carine.Casablanca somiglia a un elenco di dispersi.
Meno male, perch al posto di Humphrey Bogart avremmo potuto vedere Ronald
Reagan. E al posto di Ingrid Bergman-Ilsa avremmo potuto ammirare Michle Mor-
gan, che nel 1954 sar Giovanna dArco, e nel 1956 Maria Antonietta. Oppure Ann
Sheridan (sar la moglie di Cary Grant in Ero uno sposo di guerra). Oppure Rita
Hayworth, la prima scelta. Gran via vai anche per il pianista Sam, che in origine do-
veva essere una pianista. Tra le candidate al ruolo, Ella Fitzgerald e Lena Horne.
Con un certo sadismo si clicca sul nome Robert Downey jr . Lo abbiamo rivisto
meravigliosamente disintossicato e bravissimo in Kiss Kiss, Bang Bang, ma chis-
s a quanti ruoli ha dovuto dire addio negli anni bui. Evidentemente, la sua pessi-
ma fama lo precedeva, e non veniva neanche preso in considerazione. Il database
riporta solo due notstarring di una certa importanza: Edward mani di forbice,
il film di Tim Burton che lanci Johnny Depp, e Basic Istincts 2 (gli volevano da-
re la parte dello psichiatra che ha le finestre sul pi grande edificio fallico di Lon-
dra, la Gherkin Tower).
E bello sapere che Sandra Bullock fu presa in considerazione da Bennett Miller
per la parte di Harper Lee in Capote. Poi il ruolo and a Catherine Keener , infor-
ma il sito. Non informa invece del fatto che Sandra Bullock si presa la sua vendet-
ta. In Infamous di Douglas McGrath riconquista la parte che le era stata sottratta,
accanto a un Truman Capote molto pi mondano. Due grandi occasioni perse anche
per Meryl Streep. Era in lizza per Evita e per Il postino suona sempre due volte.
Popcorn
ANNO XI NUMERO 237 - PAG XII IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 7 OTTOBRE 2006
COS I TAXI HANNO BATTUTO BERSANI
Su e gi per Roma nella storica liberalizzazione tassinara per capire che di liberalizzato non c nulla
di Claudio Cerasa
I
l primo taxi nel primo giorno della li-
beralizzazione romana arriva contro-
mano, dopo venti minuti, in ritardo e
con le luci spente. Alle 23.06 di domeni-
ca primo ottobre Radio Taxi 3570 prega
di rimanere in attesa. Lattesa, in realt,
dura gi da un po: da venti minuti. Alle
22.46 la prima telefonata: 06.4994, Radio
Taxi la Capitale. Serve un taxi a Piazza-
le degli Eroi, a Roma. Piazzale degli
Eroi si trova a pochi minuti da San Pie-
tro, dentro le mura Aureliane. Le mura
Aureliane, grosso modo, rappresentano
il centro di Roma: da San Giovanni a
piazzale degli Eroi. Le nuove tariffe del
Comune di Roma sono attive proprio
per tutte le corse che partono da dentro
le mura e arrivano fino agli aeroporti.
Sono quaranta euro per Fiumicino e
trenta euro per Campino. E viceversa.
Passano tre minuti, il taxi, precisiamo,
per Fiumicino. Radio Taxi la Capitale
non ha nessun taxi, al momento. Secon-
do tentativo. Sono le 22.50. Proviamo con
Radio Taxi Tevere. 06.4157. Anche qui,
rimaniamo in attesa. Fortunatamente a
Fiumicino non c nessuno aereo che ci
aspetta, ma questo Radio Taxi Tevere e
Capitale ovviamente non lo sanno. Pas-
sano cinque minuti. Radio Taxi Tevere
non ha taxi, al momento. Proviamo an-
cora: 06.3570. Operatore 29, Emma tren-
ta in cinque minuti arriva in sette mi-
nuti, contromano, con le luci spente.
Dietro i due schienali dei sedili anterio-
ri, le tariffe (che al buio non si leggono)
sono quelle concordate con il Comune
di Roma, ma nel 2001. Non quelle del
2006. Parte il taxi e parte anche il tassa-
metro. Prima di arrivare oltre le mura
Aureliane, cio praticamente allaltezza
del Raccordo anulare, il tassametro
gi a tredici euro. In venticinque minu-
ti siamo in aeroporto. Il tassametro se-
gna trentasette euro. Ora, i problemi so-
no due. Il primo che la tariffa fissa, di
quaranta euro, non stata applicata. Il
secondo che la tariffa fissa, nel primo
storico giorno di liberalizzazione roma-
na, sarebbe stata pi costosa della tarif-
fa precedente. E viene un sospetto. Non
che il sindaco Walter Veltroni, per far
passare la sua personalissima liberaliz-
zazione, sia stato costretto ad aumenta-
re pure le tariffe? Ma solo un sospetto.
Mezzanotte e un minuto. E il due ot-
tobre, quindi luned. Oltre alle tariffe
fisse per gli aeroporti, da questo mo-
mento parte anche il servizio di poten-
ziamento dei taxi romani. A Fiumicino,
di notte, non esiste nessuna segnaletica
che spieghi la portata del risultato sto-
rico. E se esiste nascosta benissimo. Il
primo taxi del primo giorno ufficiale di
potenziamento delle corse romane lo
prendiamo noi, da Fiumicino. Il taxi
fermo in testa alla corsia riservata alle
auto bianche di fronte al Terminal B. E
fermo da un po, la Lancia Thema vec-
chia. Una signora prova a caricare le
sue valigie nel bagagliaio della Thema,
ma il bagagliaio troppo piccolo. Gi di
per s quel taxi non a norma. Nel dub-
bio, essendoci trentatr chilometri da
passare da soli col tassista sul Raccor-
do, meglio non ricordarglielo. Parte il
taxi, parte (anche questa volta) il tassa-
metro. E parte anche la radio. Nella
maggior parte dei taxi romani, prima,
funzionava in questo modo. Arrivavi, sa-
livi, partiva il tassametro e poi, dopo
aver comunicato la destinazione, il tas-
sista alzava il volume della radio e, tra
le frequenze memorizzate, tu trovavi so-
lo radio sportive. Nellordine: Rete
Sport, Radio Radio, Radio Incontro. Al
massimo, proprio al massimo, Radio
Uno utilizzata quasi esclusivamente per
seguire i posticipi della partite di Serie
A. Sulla frequenza numero due della
Pioneer installata sul taxi, Furio (il no-
me non quello vero cos come per gli
altri tassisti) ha sintonizzato Radio Uno.
Cambia canale e sul numero tre ha Ra-
dio 24. Sul numero sei Radio Radicale.
Lo sport, dice Furio, ormai non ho pi
tempo di sentirlo. Sul sedile anteriore
destro poggiata una cartina. Sono le
mura Aureliane, spiega il tassista. Il
tassametro continua a girare. Sar un
caso, anche questo. Sono passate gi
ventiquattro ore dallinizio delle tariffe
fisse, se ne parla da mesi, il sindaco ha
detto che tutto era pronto, quaranta eu-
ro doveva essere la tariffa fissa per gli
aeroposti e quaranta euro sar. E infat-
ti solo un caso. Il tassista spiega anche
perch: Devi cap che co sti tassametri
non se poteva fa pi de tanto. So vecchi,
fijo mio. Hanno fatto un casino, per al-
la fine tutto molto semplice, dice al-
lontanando entrambe le mani dalla gui-
da del volante. Fino alle mura Aure-
liane sono quaranta euro, fissi. Poi ap-
pena arriviamo alle mura Aureliane az-
zeriamo il tassametro e aggiungiamo la
nuova tariffa. Sa, co sti casini hanno do-
vuto aumentare le tariffe. Non uno
scherzo. Le tariffe, lo dice il tassista, so-
no aumentate. Non avendo la minima
idea di dove comincino la mura Aure-
liane ci fidiamo del tassista. Superato
lipermercato Panorama, quindi subito
dopo il raccordo, il tassista dice: Ecco
le mura. In realt le mura, scopriamo
successivamente, cominciano un paio di
chilometri dopo. Sul tassametro sono se-
gnati 35 euro. Ecco spiega fin qui so-
no 40 euro. Ora parte il tassametro. Il
tassametro, azzerato, riparte. Ma non da
zero, da cinque euro. E fino a piazzale
degli Eroi sono 49 euro, nove euro in pi
della tariffa fissa. E questo solo perch
di sera il traffico non eccessivo. Di
giorno, per, non affatto cos. Le mura
Aureliane delimitano la zona che ha pi
traffico in citt. E, non a caso, lunica zo-
na che stata davvero potenziata dal
Comune stata proprio quella delle
mura Aureliane. In periferia, invece,
non cambiato praticamente nulla. E
meno male. V olevano mandarci per
strada?, dice un tassista lungo il tragit-
to che collega piazza Gioacchino Belli a
Piazzale Ungheria (13 euro, 14.30 del po-
meriggio, 23 minuti) ricordando che Io
a casa ho sei fucili da caccia. So comu-
nista con la C maiuscola, io. Ma al go-
verno c chi vole fa il comunista con le
spalle degli altri.
Ma per capire in che modo nata la
presunta liberalizzazione romana occor-
re fare un passo indietro. E il 24 luglio.
Veltroni ha appena finito una riunione
di undici ore con i tassisti. Il sindaco di
Roma esce dal Campidoglio, sorride, si
asciuga il sudore, guarda lassessore alla
Mobilit Mauro Calamante e con la stes-
sa convinzione con cui Massimo DAlema
cerca di convincere (soprattutto se stes-
so) che questa Finanziaria un miraco-
lo, si affaccia dalla sala e fa: Questo un
risultato storico. Senza voler essere
troppo rigidi su come il sindaco di Roma
proprio non riesce a non vedere storicit
intorno a se stesso (In pochi mesi ha det-
to: il piano regolatore un risultato sto-
rico, Piazza di Spagna pedonale un
risultato storico, la pedonalizzazione
del Tridente un risultato storico, la
Roma ha raggiunto un risultato storico,
i numeri della Notte Bianca sono un ri-
sultato storico), quello con i taxi og-
gettivamente un accordo incredibile.
Pier Luigi Bersani aveva proposto il
suo pacchetto per le liberalizzazioni al-
la fine di giugno. Liberalizzare significa
produrre pi concorrenza nel mercato.
Nel settore taxi, in particolare, significa
aumentare le licenze (permettendone
quindi il cumulo), significa dare la pos-
sibilit a ogni tassista di decidere come
gestire il proprio turno di servizio. A
Roma, invece, non stato liberalizzato
proprio nulla. E i tassisti hanno battuto
con una certa facilit Pier Luigi Bersa-
ni. Anche grazie alla mediazione di Wal-
ter Veltroni.
Subito dopo la chiusura delle trattati-
ve tra tassisti, governo e Comune di Ro-
ma, Veltroni dice precisamente cos:
Attraverso la rimodulazione dei turni e
il prolungamento dellorario di servizio,
grazie ai collaboratori familiari e ai di-
pendenti, come prevede il decreto Ber-
sani, avremo in strada mille taxi in pi
la mattina; mille il pomeriggio; e cin-
quecento la notte. E in pi ci sono an-
che le tariffe fisse. Quaranta euro per
Fiumicino, trenta per Campino. Un
trionfo, dice Veltroni. Il suo discorso fi-
la: pi taxi, pi auto, pi turni, pi corse,
pi ore di servizio, pi lavoratori, pi di-
pendenti. E poi, dice, entro dicembre ec-
co 450 nuove licenze in arrivo. Il Comu-
ne di Roma, riuscito a mettere dac-
cordo tutti. Tassisti, governo e Comune.
Una grande mediazione. E non a caso, il
18 settembre, il nome del sindaco di Ro-
ma viene suggerito (nello stesso giorno)
sia per la presidenza della lega basket
(sulla Gazzetta dello Sport), sia come in-
termediatore di pace tra tutte le religio-
ni del mondo (con diretta su al Jazeera).
Ma fino al primo ottobre a Roma, alme-
no con i taxi, non era ancora cambiato
praticamente nulla. Gi dal quindici set-
tembre ci sarebbero dovute essere 2.500
vetture disponibili in pi. Gi dal quin-
dici settembre ci sarebbero dovute es-
sere le licenze in vendita. Gi dal quin-
dici settembre ci sarebbero dovuti esse-
re i turni in pi.
Ma dal primo ottobre, la storia arriva
davvero. Domenica era, appunto, primo
ottobre: il primo (storico) giorno ufficia-
le di sperimentazione delle nuove tarif-
fe fisse romane. Tu dici: e i taxi non fun-
zionano, e i tassisti rubano, e le strade
sono sporche e i bar dei rumeni vanno a
fuoco e le strade sono piene di vendito-
ri ambulanti e a Fiumicino ci sono gli
abusivi e gli autobus non passano, e i
taxi non passano. Per sulle tariffe no,
pensi. E impossibile, come si fa a sba-
gliare? E invece, purtroppo, si sbaglia.
Il problema che i tassisti sono tut-
tora convinti che la domanda di taxi pos-
sa aumentare soltanto nel momento in
cui cala lofferta di vetture, dice Gian-
luca Quadrana, consigliere comunale
della Rosa nel Pugno a Roma. Cio: la
gente che prende il taxi non cambia, il
mercato quello e non pu aumentare.
Quindi: pi licenze significherebbe, ine-
vitabilmente, meno lavoro. Ma non co-
s. Secondo alcuni dati del rapporto Sta
2001, il trenta per cento di domanda non
soddisfatta di taxi viene dalla periferia.
E in periferia, invece, sui taxi non sta-
to fatto nessun intervento specifico. In
via Flavio Stilicone, zona Cinecitt, per
averne uno, ci vogliono ancora quattor-
dici minuti. La stazione dei taxi a 800
metri. Ma nelle stazioni dei taxi non ri-
sponde quasi mai nessuno. Su 47 stazio-
ni taxi contattate, lesperimento lha fat-
to Repubblica, rispondono in media sol-
tanto due. Il risultato sono quattordici
minuti di attesa, (cooperativa Samar-
canda, 06.6645) e quando il taxi arriva il
tassametro segna gi 6 euro.
Da inizio settembre, escluse le cro-
nache locali, i principali giornali italia-
ni hanno per parlato del sindaco e dei
suoi tassisti romani, con un certo rilie-
vo, solo in unoccasione: il 27 settem-
bre, un tassista trova un collier di dia-
manti sulla sua macchina, lo prende, lo
restituisce al Comune, e Veltroni lo pre-
mia. Dopo di che, praticamente nulla.
Ma quando Pier Luigi Bersani aveva in-
caricato i sindaci di sviluppare il suo
progetto di liberalizzazione, il ministro
delle Attivit produttive voleva che ci
fossero alcuni punti fondamentali da ri-
spettare: una maggiore offerta, un im-
pulso alloccupazione, una maggiore tu-
tela ambientale e un aumento della
qualit del servizio offerto. Di questi
punti non stato concretizzato pratica-
mente nessuno. E tutto quanto quello
realizzato dal Comune di Roma Veltro-
ni lo avrebbe potuto fare anche senza la
legge Bersani.
Primo punto. I taxi in pi non saranno
taxi nuovi. Saranno gli stessi di prima
che, a rotazione, aumenteranno i propri
turni. Il provvedimento sui turni non
una liberalizzazione anche perch lau-
mento dei turni viene stabilito con unor-
dinanza dello stesso Comune. Non con
una legge. Non solo. La legge Bersani, co-
me confermano al Foglio anche voci in-
terne allex staff del sindaco, sarebbe
stata davvero messa in pratica solo se
fossero stati aggiunti turni nuovi, non nel
caso di piccole aggiunte ai turni gi esi-
stenti. Il Comune dice inoltre che le vet-
ture che circoleranno in pi saranno
2.500. Qualcuno parlava anche di 3.000
auto in pi. In realt, come ricorda Da-
niele Capezzone, secondo gli ultimi da-
ti sarebbero solo 1.250 perch i turni au-
menteranno non del doppio, ma solo di
quattro ore e non di otto. Milleduecen-
tocinquanta taxi non sono nulla per una
citt come Roma che ha una media di 2,1
taxi ogni mille abitanti (a Barcellona, per
dire, ce ne sono nove, a Londra otto). E i
posti di lavoro? Rimarranno sempre gli
stessi perch a guidare i taxi, nel corso
dei turni aggiuntivi, saranno sempre gli
stessi tassisti. Dott, pi turni di servi-
zio vuol dire che le machine durano an-
che di meno. E poi, per quattro ore di la-
voro in pi dobbiamo pure prendere un
impiegato e pagargli i contributi? Ma che
channo presi pe scemi?, ci dice un tas-
sista lungo il percorso che porta da piaz-
za Trilussa a via della Camilluccia (13 eu-
ro, nessuna corsia preferenziale). E que-
sto mentre gli iscritti al ruolo conducen-
ti (quindi idonei a poter acquistare una
licenza) presso la Camera di commercio
provinciale, gi nel 2004, erano 17.000.
Poi, ci sarebbero le licenze. Il Comu-
ne ha detto che ce ne saranno 450 nuove.
Ma questa non la liberalizzazione. Gi
nel 2001, e senza la legge Bersani, lallo-
ra assessore alla Mobilit del Comune di
Roma, Simone Gargano, aveva annun-
ciato 1.500 licenze taxi in pi. In cambio
avrebbe per concesso un aumento del
dieci per cento della tariffa per i tassisti.
Solo in cambio, anche allora. E delle
1.500 licenze promesse, in cinque anni,
ne sono state assegnate pochissime. E
solo grazie a un accordo preciso: io met-
to sul banco nuove licenze, tu prendi un
aumento di stipendio (che era del dieci
per cento, per lesattezza). E il rischio,
che siano aumentate le tariffe c anche
questa volta. Secondo una ricerca com-
missionata dal 2004, proprio dal Comu-
ne di Roma, lalto costo del servizio taxi
una delle principali cause di mancato
utilizzo del taxi. Aumentare le tariffe
non quindi il massimo per migliorare
n lofferta n la domanda.
La ricerca del 2004, che bene ricor-
darlo ancora, stata commissionata pro-
prio dal Comune di Roma, dimostrava in
che modo sarebbe stato possibile mi-
gliorare il servizio dei taxi nella Capita-
le. Il risultato del monitoraggio era stato
questo: grazie al Titolo quinto della Co-
stituzione il Comune avrebbe potuto
avere potest legislativa in materia di
trasporto pubblico locale e, testuale,
senza costi amministrativi eccessivi e
senza ostacoli insormontabili di caratte-
re normativo. Significa che il Comune
avrebbe potuto fare tutto quel poco che
ha fatto anche senza la legge Bersani. E
anche qualcosa di pi: il Comune avreb-
be infatti potuto, autonomamente, aboli-
re il divieto del cumulo delle licenze (fa-
cendo diventare proprietario della li-
cenza una persona giuridica non una
persona fisica) e avrebbe potuto per-
mettere ai proprietari dei taxi di circo-
lare non solo per dodici, ma per venti-
quattro ore. E, in quel caso, i 17.000
iscritti alla Camera di Commercio
avrebbero avuto davvero possibilit di
avere un posto di lavoro.
Ma nelle ultime settimane a Roma
(oltre ai collier di diamanti) il principa-
le problema di cui si parlato stato
un altro: il sistema di controllo satelli-
tare. Per poter rispettare i turni e per
poter aver garantita la presenza su stra-
da di 1.250 auto in pi (non 2.500), serve
qualcuno che controlli che quelle auto
ci siano davvero. E i vigili? I vigili che
ce stanno a fa?, chiede un tassista sul
percorso da viale Parioli a Cinecitt (15
euro, una corsia preferenziale, strade
bloccate, 40 minuti, due tentativi di per-
corre tragitti pi lunghi del dovuto). Il
Comune ha pensato che il modo miglio-
re per vigilare i tassisti sia il Gps (Glo-
bal positioning system, un sistema sa-
tellitare che permette di localizzare le
macchine). I tassisti non vogliono. Il Co-
mune s. Il 27 settembre in consiglio co-
munale si discute del progetto. Nella
delibera la parola controllo satellitare,
a quanto risulta, non viene per mai
menzionata. Si dice: Sistema di moni-
toraggio, la stessa parola gi utilizzata
a fine agosto, la stessa parola utilizzata,
ma mai attuata, gi nel 2001. Ma anche
se il sistema di monitoraggio, il Gps, ve-
nisse davvero utilizzato, in realt non
cambierebbe nulla. Dalla sede romana
dellAtac (lAgenzia del trasporto pub-
blico romano che dovrebbe occuparsi
direttamente del monitoraggio Gps) ci
dicono che lunico vantaggio che si po-
trebbe avere dal controllo satellitare
non sarebbe quello di conoscere quan-
te macchine lavorano, ma solo quante
macchine di turno sono effettivamente
in movimento. Sarebbe quindi impossi-
bile sapere se le macchine in giro sono
ferme nei parcheggi taxi o se sono ef-
fettivamente al lavoro. Su questo gior-
nale leconomista Michele Salvati (gran-
de promotore del Partito democratico)
sulle liberalizzazioni ha detto: La cosa
che aveva aperto il cuore a noi tutti era
il pacchetto di riforme firmate da Pier-
luigi Bersani, ma poi se le sono riman-
giate dandole in pasto agli enti locali.
Subito dopo la fine delle mediazioni
estive, il Comune di Roma si era affret-
tato a classificare la Capitale come pri-
ma citt dItalia ad aver concretizzato la
legge Bersani. A Roma le liberalizza-
zioni nel settore taxi semplicemente
non esistono. Non esiste nessuno stori-
co risultato e sui taxi, ora, non si posso-
no pi ascoltare neppure i posticipi di
serie A. Walter Veltroni ha comunque
scritto un bellissimo romanzo.
Le nuove tariffe fisse sono pi
care di quelle di prima e sono perfette
per imbrogliare i clienti. Ma le mura
Aureliane dove diavolo stanno?
Tutto ci che finora ha realizzato
il Comune di Roma sarebbe stato
possibile anche senza combattere
tanto per la legge Bersani
Alcuni conducenti di taxi romani fotografati al Circo Massimo durante gli scioperi del 17 luglio (foto Ansa)
Alcune auto bianche ferme a piazza Venezia lo scorso luglio (foto Ansa)