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Plotino, Enneadi Il principio lUno Tutti gli enti sono enti per l'Uno sia quelli che sono

o tali in primo grado [le idee], sia quelli che partecipano in qualche modo dell'Essere [i corpi]. Che cosa sarebbero, infatti, se non fossero uno? poich nessuno di essi, privato della sua unit, non pi! quello. "er esempio# non c' l'esercito se non uno, n sono il coro o il gregge, se non sono uno$ neppure sono la casa o la nave se non hanno unit, poich la casa e la nave sono uno e, tolta l'unit, la casa non sarebbe pi! casa, n la nave pi! nave. Cos% le grande&&e continue non sarebbero se in esse non fosse presente l'uno# infatti se vengono divise, in quanto perdono l'unit, perdono il loro essere. 'noltre, anche i corpi delle piante e degli animali, essendo uno ciascuno, se sfuggono all'unit, si dividono in molte parti e perdono l'essere che avevano$ e se diventano qualcosa di diverso, anche il nuovo essere esiste in quanto uno. C' la salute in quanto il corpo si accorda nell'unit$ c' la belle&&a quando la natura dell'uno armoni&&a le parti$ c' la virt! dell'anima quando le sue poten&e si fondono in unit e concordia .
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)a sua infinite&&a dipende dal fatto che Egli non *pi! di uno+ e che non c' nulla che possa limitare qualcuna delle cose che sono in )ui$ proprio perch ,no, Egli non n misurabile n numerabile. Egli non trova un limite n in altri n in -e -tesso, poich se cos% fosse, sarebbe dualit. .on ha dunque figura, in quanto non ha parti n forma .
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0uanto alla sua autosufficien&a, nessuno potr negarne l'unit. 'nfatti, se fra tutti gli esseri Egli il pi! dotato e il pi! autosufficiente, ne consegue che Egli non ha assolutamente bisogno di nulla. 1utto il molteplice e il non2uno manchevole perch consta di molti# perci3 la sua essen&a ha bisogno dell' unit$ l',no, invece, non ha bisogno di se stesso perch Egli stesso uno. Ci3 che molteplice ha bisogno di tutte le cose che appartengono al suo essere$ e poi, ogni cosa che in esso esiste insieme con le altre e non sta in se stessa, poich si mostra bisognosa delle altre$ e cos%, nel singolo come nel tutto, un tale essere manchevole. 4ra, se vero che deve
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Plotino, Ennadi, VI, 9, 1. V, 5, 11.

da Plotino, Enneadi, p. 2

esserci qualcosa di assolutamente sufficiente a se stesso, questa cosa non pu3 essere altri che l',no, il quale tale da non essere manchevole n rispetto a se stesso n rispetto ad altri. 5i fatto, a )ui non manca nulla n per avere l'essere n per avere il benessere n per possedere il suo fondamento# poich, essendo causa per le altre cose, Egli non trae ci3 che da queste cose$ quanto poi al benessere potrebbe questo trovarsi fuori di )ui? 'nsomma, per )ui il benessere non accidentale, ma )ui stesso. [...]. 6a chi "rincipio non ha bisogno delle cose che vengono dopo di lui, poich il principio del 1utto non ha bisogno di questo 1utto. 'n realt, ci3 che bisognoso, bisognoso in quanto tende al suo principio$ ma se l',no bisognoso, pu3 cercare evidentemente questo soltanto# di non essere ,no. -icch Egli avrebbe bisogno del suo distruttore7 6a tutto ci3 che noi chiamiamo bisognoso, bisognoso di bene# ha bisogno cio di chi lo conservi. "erci3 nulla bene per l',no, e quindi non avr voglia di nessun bene, an&i Egli -uper28ene, e non bene per se stesso, ma bene per gli altri esseri che possono parteciparne. E neppure Egli pensiero, altrimenti in )ui ci sarebbe alterit. E neppure movimento, poich Egli prima del movimento e prima del pensiero. 'nfatti, a che cosa dovrebbe pensare? 9 se stesso? 6a allora, prima del pensiero, dovrebbe essere ignorante e dovrebbe ricorrere al pensiero per conoscersi, Egli che basta a se stesso7 "erci3 in )ui non ci sar mai ignoran&a, in quanto Egli non conosce n pensa se stesso# poich l'ignoran&a sussiste quando esiste un secondo essere e l'uno ignora l'altro. 6a Colui che solo non conosce nulla, e nemmeno ha qualcosa da ignorare$ invece, essendo uno e con se stesso, non ha bisogno di pensare se stesso .
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5al momento che c' un'origine [un principio, arch], tutto ne deriva sen&'altro, immediatamente$ ed ben detto che non bisogna cercare alcuna causa di tale origine, che tale nella sua perfe&ione da fare tutt'uno col fine# essa insieme origine e fine, tutt'insieme con se stessa e non ha bisogno di nulla .
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)'uno.. era soltanto la potenza di tutte le cose. 6a che senso ha questa poten&a? Certamente non quello in cui si dice che la materia in poten&a, poich questa, essendo passiva, riceve soltanto$ ma cos% avremmo sen&'altro il contrario di *generare+ .
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VI, 9, 5-6. V, 8, 7, 40. V, 3, 15, 30.

da Plotino, Enneadi, p. 3

Il principio (lUno) inesprimibile 0ualora questo indivisibile assoluto dovesse dire =ci3 che > se stesso, dovrebbe in primo luogo dire le cose che $ in tal modo, per essere uno, sarebbe anche molti. -e dicesse *sono questo+ e con *questo+ intendesse qualcosa di diverso da s, direbbe il falso$ se invece intendesse qualcosa di accidentale, direbbe di essere molti oppure direbbe *sono sono+ e *io io+ . @orse anche il nome uno non altro che la nega&ione del molteplice... -e l'uno, sia come nome che come cosa designata, avesse un senso positivo, esso sarebbe meno chiaro che se non gli si desse alcun nome . "oich nulla possiamo dire di lui... dentro i limiti del possibile cerchiamo di dare, cos% fra noi, un cenno su di lui . 9nche quaggi! noi riusciamo a comprendere spesso persino chi tace, da un semplice sguardo .
? A B C

9ppunto perch l'essen&a dell',no la generatrice di tutte le cose, essa non nessuna di esse# perci3 essa non *qualcosa+, n qualit, n quantit, n 'ntelligen&a, n 9nima$ non *in movimento+ e nemmeno *in quiete+$ non *in uno spa&io+ n *in un tempo+$ essa in s solitaria, tutta chiusa in se stessa, o meglio, l''nforme prima di ogni forma, prima del moto e prima della quiete# poich tali propriet appartengono all'essere e lo fanno molteplice. 6a, se Egli non in moto, perch non nemmeno in quiete? "erch l'una di queste due alternative, o ambedue, aderiscono necessariamente solo all'essere, e poi, ci3 che in quiete quieto in virt! della quiete ma non si identifica con essa# perci3 quiete e moto gli aderirebbero solo per accidente, ed Egli non sarebbe pi! semplice. 9nche quando lo riconosciamo come causa, non vuol dire che noi gli attribuiamo un accidente# questo termine vale soltanto per noi, in quanto noi abbiamo qualcosa da )ui, mentre Egli sempre in se stesso. Chi parla esattamente non dovrebbe dire di )ui n *questo+ n *quello+ .
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[...] .oi siamo travagliosamente incerti sulle parole che dobbiamo adoperare e parliamo dell''neffabile ed escogitiamo
V, 3, 10, 30. V, 5, 6, 25. V, 3, 13, 5. 9 IV, 3, 18, 15. 10 VI, 9, 3.
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da Plotino, Enneadi, p. 4

dei nomi con il desiderio di denominarlo, come ci possibile a noi stessi. @orse, anche il nome *,no+ non altro che la nega&ione del molteplice. "erci3 anche i "itagorici, fra loro, lo chiamarono simbolicamente 9pollo per significare la nega&ione della molteplicit *a2pollon+# infatti, se l',no, sia come nome che come cosa significata, avesse un senso positivo, esso sarebbe meno chiaro che se non gli si desse alcun nome. @orse il nome *,no+ gli fu dato affinch l'indagatore, cominciando da ci3 che significa la massima semplicit, finisse poi col negargli anche questo, pensando che esso, bench scelto felicemente dal suo inventore, non era degno di rivelare quella natura, poich Colui non pu3 essere compreso n con l'udito n da chi ascolta .
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'n che maniera dunque, e che cosa dobbiamo pensare del "rimo, se Egli resta immobile? ,n irradiamento che si diffonde da )ui, da )ui che resta immobile, com' nel sole la luce che gli splende tutt'intorno$ un irradiamento che si rinnova eternamente, mentre Egli resta immobile. 1utti gli esseri, finch sussistono, producono necessariamente dal fondo della loro essen&a, intorno a s e fuori di s, una certa esisten&a [...]# il fuoco effonde da s il suo calore, e la neve non conserva il freddo soltanto dentro di s$ un'ottima prova di ci3 che stiamo dicendo la danno le sostan&e odorose, dalle quali, finch sono efficienti, deriva qualcosa tutt'intorno, di cui gode chi gli sta vicino. LIntelligenza divina (il mondo delle idee) generata dal principio infinitamente complessa (al di l della non contraddzione) E, invero, gli esseri dellE'ntelligen&a [le idee# essere, moto, quiete ecc.], pur essendo * molti + sono * uno +$ e, pur essendo * uno +, sono, altres%, * molti + in virt! della loro natura che non ha limiti. E, cos%, * molti + in * uno +$ * uno + in * molti +$ e tutti esistono, simultaneamente. 'l loro atto, se riferito all'universale, avviene con tutto il loro essere$ ma, anche se riferito al particolare, avviene pure con tutto il loro essere Ecco# l'Essere basta di per s anche per ogni singolo individuo e serra in s tutte le anime e tutti gli spiriti. 'nfatti, Egli uno ma d'altro canto pur infinito# tutto a un tempo e reca in s il singolo, distinto, e, nondimeno, non2distinto per
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V, 5, 6. VI, 5, 6.

da Plotino, Enneadi, p. 5

via di separa&ione. 'n quale altro senso, infatti, l'Essere potrebbe dirsi infinito se non in questo che possiede tutto a un tempo, vale a dire ogni vita ed ogni anima ed ogni spirito? 4gnuno di questi esseri, per3, non separato dagli altri per via di barriere$ ed ecco perch l'Essere , altres%, ,no .
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0uesta molteplicit raccolta insieme 2 che appunto il mondo intelligibile 2 in vicinan&a del "rimo$ an&i, la ragione afferma che essa esiste necessariamente, se vero che anche l'esisten&a dell'9nima si pu3 dimostrare. 6a questa molteplicit dell''ntelligen&a qualcosa di pi! importante dell'9nima$ e tuttavia, l''ntelligen&a non il "rimo poich non n unit n semplicit. -oltanto l',no semplice, cio il principio del tutto. Concludendo# ci3 che anteriore a quanto v' di pi! pre&ioso nel campo dell'essere, poich necessario che ci sia qualcosa prima dell''ntelligen&a, la quale vorrebbe essere una ma non lo ed appena uniforme 2 intendo dire che l''ntelligen&a ha la forma dell',no poich per lei non c' fra&ionamento ma tutta raccolta in se stessa, sen&a divisioni e scissioni perch vicina a )ui, subito dopo di )ui, ed os3 staccarsi, non so come, dall',no7 2 quella meraviglia, che anteriore all''ntelligen&a veramente l',no . )ass! [nellE'ntelligen&a] il -ole tutti gli astri, e ogni stella un -ole e tutti gli altri assieme. Eppure ogni cosa diversa e, insieme, tutte le cose appaiono in essa... )ass! ciascun cosa nasce dal tutto e, insieme, singola ed tutto# appare infatti come una parte, ma a una vista acuta si manifesta come tutto . )'intelligen&a... rimane sempre identica a se stessa, ma rimane una e identica non nella singola parte ma nel tutto, poich anche ciascuna parte non una ma si divide a sua volta all'infinito... "oich =ogni elemento> tutto identico e tutto diverso, nessun diverso gli pu3 mancare .
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F evidente che l'Essere, nella sua totalit, in quanto racchiude in s tutti gli esseri, molteplicit in grado superiore ed perci3 diverso dall'uno$ e se possiede l',no, lo possiede per partecipa&ione soltanto. )'Essere, poi, possiede anche vita e intelligen&a, poich non una cosa morta# esso dunque molteplicit. -e l'Essere fosse soltanto 'ntelligen&a, sarebbe molteplicit anche in questo caso$ e lo a maggior ragione, poich deve racchiudere in s le idee$ e nemmeno l'idea unit ma piuttosto numero, sia la singola idea, sia
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VI, 4, 4. VI, 9,5. V, 8, 4, 5. VI, 7, 13, 1 e 20.

da Plotino, Enneadi, p. 6

l'insieme delle idee$ e cos% essa unitaria come unitario il cosmo. )',no dunque assolutamente "rimo, ma non sono primi l''ntelligen&a, le idee, l'essere# ogni idea infatti implica molti elementi# un composto ed perci3 una realt posteriore, poich quegli elementi, di cui consta, sono, per se stessi, anteriori. [...] 5unque, se il pensante e il pensato, sar duplice, non semplice, e, per conseguen&a, non sar l',no$ Essendo dunque cos% varia, )''ntelligen&a molto lontana dall'essere ,no. Concludiamo perci3 che l',no non pu3 essere la 1otalit, poich allora non sarebbe ,no, n 'ntelligen&a$ anche in questo caso, infatti, sarebbe *tutti gli esseri+$ e nemmeno l'Essere, poich l'essere la 1otalit . 0uesti, dunque, non l''ntelligen&a, ma anteriore all''ntelligen&a. "oich l''ntelligen&a *qualcosa+ che fa parte degli esseri. 0uello, invece, non *qualcosa+, ma anteriore a qualsiasi cosa$ e nemmeno non essere, poich l'essere possiede 2 diciamo cos% 2 una forma, la forma dell'essere. 6a l',no privo di forma, privo anche della forma intelligibile.
(A

Per conoscere il principio lanima (delluomo) deve conoscere se stessa 8isogna credere certamente che alcuni antichi e fortunati filosofi abbiano scoperto la verit. Giova per3 esaminare chi mai l'abbia veramente raggiunta e in che modo anche noi possiamo riconoscerla . -e "orfirio non mi interrogasse io non avrei da risolvere problemi e cos% non avrei da dire nulla che potesse essere scritto .
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Eraclito, che ci invita alla ricerca... , ci ha offerto immagini, ma non si curato di renderci chiaro il suo logos, forse perch bisogna che ciascuno cerchi da s, come egli stesso aveva trovato cercando . E su quale argomento potremmo discutere pi! ampiamente ed esaminare meglio che su questo?... 'ni&iando questa ricerca, noi obbediamo al precetto del dio che ci comanda di conoscere noi stessi. Se vogliamo cercare e trovare ogni altra cosa, giusto che ricerchiamo chi colui che ricerca #
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VI, 9, 2. III, 7, 1, 10. Porfirio, Vita di Plotino, 13, 15. IV, 8, 1, 10.

da Plotino, Enneadi, p. 7

desiderando cos% di cogliere l'amorosa visione delle cose supreme .


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La vera conoscenza implica il riconoscimento della propria similitudine o, perfino, identit col principio E' necessario che l'occhio si faccia eguale e simile all'oggetto per accostarsi e contemplarlo. )'occhio non vedrebbe mai il sole =helion> se non fosse gi simile al sole =helioeides>, n l'anima vedrebbe il bello se non fosse bella .
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@u detto giustamente# *pensare =noein> ed essere sono il medesimo+ ="armenide>, *la scien&a delle cose immateriali identica al suo oggetto+ =9ristotele>, e *investigai me stesso+ =Eraclito>/: [)'anima quindi scissa in due parti di cui] la parte che conosce, quanto pi! conosce... diventa una cosa sola con l'oggetto conosciuto. 'nfatti se rimanessero due, il soggetto sarebbe diverso dall'oggetto, sicch l'uno sarebbe in certo modo accanto all'altro e l'anima non avrebbe ancora superato questa duplicit, come quando ci sono logoi nell'anima che non agiscono . "oich la contemplazione procede dalla natura all'anima e dall'anima all'intelligen&a e diviene sempre pi! affine e unita al contemplante, poich nell'anima virtuosa l'oggetto conosciuto diventa identico al soggetto in quanto essa aspira all'intelligenza, evidente che nell'intelligen&a soggetto e oggetto sono il medesimo, non per affinit, come nelle anime migliori, ma per essenza =ousia>, in quanto =H come diceva "armenide> *essere e pensare =H intendere, noein> sono il medesimo+. 'l soggetto non differisce dall'oggetto altrimenti dovr esserci a sua volta qualcos'altro, in cui l'uno non differisca dall'altro/<
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,no divenuto intelligen&a quando, abbandonate le altre ...cose che gli appartenevano, guarda l'intelligen&a, cio guarda se stesso per mezzo di se stesso . Egli dunque intelligen&a e vede se stesso . )a contempla&ione deve essere identica alla realt contemplata... o non ci sarebbe verit .
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IV, 3, 1, 1. I, 6, 9, 25. V, 9, 5, 25. III, 8, 6, 15. III, 8, 8, 1. VI, 3, 4, 25. V, 3, 5, 20.

da Plotino, Enneadi, p. 8

Come ci3 che grande&&a pu3 pensare ci3 che non grande&&a? e col divisibile pensare l'indivisibile?... .on certamente in compagnia della carne o della materia che si pu3 astrarre il cerchio, il triangolo, la linea, il punto. E' necessario che l'anima si astragga, in questo caso, dal corpo# essa perci3 non pu3 essere corpo. E' inesteso, io penso, anche il bello e il giusto# perci3 inesteso anche il pensiero di queste cose . Chi vuol percepire qualcosa dev'essere uno in se stesso e deve cogliere ogni oggetto col medesimo punto .
/B /C

)a parte conoscente, quanto pi! conosce... diventa una cosa sola con l'oggetto conosciuto . .on si pu3 diventare diversi da ci3 che si .
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La conoscenza del Principio implica, trasformazione di s , guidata da amore

dunque,

)'anima, quando si sia infiammata d'amore per lui, si spoglia di qualsiasi forma che possieda, perfino di quella intelligibile... perch chi abbia qualche altro interesse e si dedichi ad esso, non pu3 n guardare a lui, n accordarsi con lui. )'anima, per accoglierlo da solo a solo, non deve avere nulla per s, n di bene, n di male. 0uando l'anima riesca a raggiungerlo ed egli venga a lei, o meglio, le manifesti la sua presen&a... allora essa lo vede apparire improvvisamente in s# nulla c' ormai tra l'anima e il bene, n essi sono pi! due ma una cosa sola$ e nemmeno potresti distinguerli finch egli presente$ ne sono quaggi! un'immagine gli amanti che desiderano fondersi insieme nel loro amore .
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)'amante [... ] ha qualche reminiscen&a della belle&&a, ma, poich essa trascendente, non sa comprenderla, mentre rimane attonito dinan&i al fascino delle belle&&e visibili. 8isogna perci3 insegnargli a non lasciarsi attrarre da un solo corpo, ma a pensare a tutti i corpi, mostrando che la belle&&a identica in tutti e differente da essi, che essa viene a quelli da altrove e che *si manifesta+ di pi! in esseri differenti *dai corpi+ come nelle belle occupa&ioni e nelle bene leggi 2 e cos% lo si avve&&a a trovare l'oggetto dell'amore in esseri incorporei 2 come pure nelle arti, nelle scien&e, nelle virt!. "oi
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IV, 7, 8, 10. IV, 7, 6, 1. III,8, 6, 15. III; 4, 5, 25. VI, 7, 34, 1.

da Plotino, Enneadi, p. 9

bisogna fargli vedere l'unit =del 8ello> e insegnargli come si forma$ indi salire gradualmente dalle virt! all''ntelligen&a e all'Essere$ e quindi percorrere la via superiore .
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)'anima che si volge verso l'alto l'intelligenza$ quella che si volge verso il basso il complesso delle sue poten&e che variano a seconda della sua discesa... 6a forse quelle che abbiamo chiamato parti inferiori dell'anima sono soltanto una sua immagine . Ciascuna anima diversa perch contempla qualcosa di diverso ed e diventa ci che contempla . EE necessario che noi stessi diveniamo intelligen&a e facciamo di noi stessi visione .
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6a quando l'anima desidera vedere solo per se stessa e, cos% contemplando, si raccoglie in unit ed una perch una con )ui, non crede di possedere ci3 che ricerca perch non diversa dall'oggetto del suo pensiero. "roprio cos% deve fare colui che si avvia a filosofare intorno all',no. 4ra, poich noi andiamo cercando l',no e scrutiamo il "rincipio di tutte le cose, cio il 8ene e il "rimo, non dobbiamo allontanarci dai primi esseri per cadere nelle cose ultime, ma dobbiamo elevarci ai primi svincolandoci dalle cose sensibili che sono le ultime, e da qualunque mali&ia$ proprio perch desiderosi di avvicinarci al 8ene, dobbiamo salire al "rincipio che immanente in noi e raccoglierci, via dalla molteplicit, nell'unit, per raggiungere la contempla&ione del "rincipio e dell',no. F necessario dunque che l'anima si trasformi in lntelligen&a e tutta si affidi e riposi in lei per poter accogliere, pienamente desta, ci3 che l''ntelligen&a vede e, con questo, per poter contemplare l',no sen&a ricorrere a nessuna sensa&ione o a cosa che derivi dal senso# necessario con pura 'ntelligen&a, an&i col principio stesso dell''ntelligen&a, contemplare il "urissimo . 6a nel contemplare, non rivolgere al di fuori il tuo pensiero. Egli [l',no] infatti non in un punto qualsiasi, privando gli altri di s, ma presente in chi pu3 toccarlo, e in chi non pu3 non presente. Come non concesso di pensare qualcosa a chi ne pensa un'altra e ad essa attende, ma non deve sovrapporre nient'altro a ci3 che pensa per poter trasformarsi realmente nell'oggetto pensato, cos% bisogna comportarsi anche qui, poich non dato, a chi abbia gi nell'anima
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I, 3, 2. VI, 2, 22, 30. Cfr. IV, 3, 8, 15.. VI, 7, 15, 30. VI, 9, 3.

da Plotino, Enneadi, p. 10

l'impronta di un'altra cosa, pensare l',no, finch questa impronta operante$ anche perch l'anima, mentre presa e dominata da altre cose, non pu3 accogliere in s l'impronta dell'oggetto contrario$ all'inverso, come si dice della materia, che cio essa deve essere spoglia di qualsiasi qualit, se vuole accogliere le impronte di tutte le cose, cos%, in un grado ancor superiore, l'anima dev'essere nuda di forme, se veramente desidera che nulla intervenga a ostacolare la piene&&a e la folgorazione in lei da parte della .atura prima [l',no] .
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E' necessario che chi vuol conoscere che cosa sia l'intelligen&a si ponga davanti agli occhi l'anima e dell'anima ci3 che pi! divino... 9n&itutto elimina il corpo dall'uomo, e perci3 anche da te stesso$ elimina poi anche l'anima che lo plasma e, insieme, la sensibilit, nonch le passioni e le ire e le altre futilit che ci fanno piegare verso ci3 che mortale. 0uello che rimane ci3 che noi abbiamo chiamato immagine dell'intelligen&a 2 cio la dianoia, il ragionamento 2 ... )'anima deve cercare, sillogi&&ando =H ragionando>, di quale natura sia l'intelligen&a$ l'intelligen&a, invece, si intuisce da s, sen&a sillogi&&are su se stessa .
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)'anima deve staccarsi da tutte le cose esteriori, rivolgersi alla sua interiorit, completamente, non piegarsi pi! verso qualcosa di esterno, ma spegnendo ogni conoscen&a, prima attraverso la propria disposi&ione, poi, di fatto, negli stessi contenuti di pensiero, spegnendo altres la conoscenza di se stessa, deve abbandonarsi alla contempla&ione di lui . 6i sforzo di ricondurre il divino ch' in noi al divino che nel tutto .
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1u eri gi tutto, ma poich qualche cosa ti si aggiunta in pi! del tutto, tu sei diventato minore del tutto per questa aggiunta stessa. 1ale aggiunta non aveva nulla di positivo =infatti che cosa si potrebbe aggiungere a ci3 che tutto?>, era interamente negativa. Chi diventa qualcuno non pi! il tutto, gli aggiunge una nega&ione. E ci3 dura finch non si scarti tale nega&ione. 5unque, il tutto ti sar presente... .on ha bisogno di venire per essere presente. -e non presente, perch tu ti sei allontanato da lui. 9llontanarsi, non significa lasciarlo per andare altrove, poich l%$ ma voltargli le ;/ spalle quando presente
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VI, 9, 7. V, 3, 9. VI, 9, 7, 15. Porfirio, Vita di Plotino, 2, 25. VI, 5, 12, 15.

da Plotino, Enneadi, p. 11

1u sei gi arrivato nel 1utto e non indugi pi! in una sua parte e non dici pi! di te stesso# *Come sono grande7 +, ma lasci da parte questa grande&&a per diventare *tutto+. Eppure eri *tutto+ anche prima$ ma poich ti sei aggiunto qualcosa d'altro oltre il 1utto, tu, proprio per questa aggiunta, sei diventato piccolo, poich l'aggiunta non veniva dal 1utto 2 al quale non si pu3 aggiungere nulla7 2 bens% dal non2tutto. 6a se uno s' fatto qualcuno per me&&o del non essere, egli non2tutto, e sar tutto quando avr eliminato il non2essere. 1u dunque aumenti te stesso quando getti via le altre cose e il 1utto ti si fa presente quando le hai eliminate$ ma a chi resta con le altre cose, esso non si manifesta. Egli per3 non venuto per starti vicino, ma sei tu che te ne vai quando Egli non ti presente. E se tu te ne sei andato, on sei andato via da )ui 2 poich Egli sempre presente . Chi vuol conoscere la sua natura deve batter via le cose aggiunte .
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5icendo queste cose, possiamo esser contenti e andarcene? .o# l'anima soffre ancora le sue doglie, e ancora di pi!. @orse bene che essa finalmente partorisca, dopo essersi slanciata verso lo -tesso =autos> nel momento culminante dei suoi dolori. 6a dobbiamo forse incantarla un'altra volta qualora riusciamo a scoprire un incantesimo per le sue doglie. E forse l'incantesimo potrebbe nascere persino dai ragionamenti fatti finora, se li volessimo ripetere. E quale nuovo incantamento potremo trovare? )'anima, che corre dietro a tutte le verit, anche a quelle di cui soltanto partecipiamo, si eclissa tuttavia quando si esige che essa parli e pensi logicamente, dal momento che necessario che il pensiero discorsivo, per poter dire qualcosa, colga i concetti l'uno dopo l'altro# solo cos% infatti si ha il processo del pensiero. 6a in chi assolutamente semplice, quale processo possibile? .essuno# ma baster un semplice contatto interiore. 6a durante il contatto 2 almeno finch avviene 2 non si avr affatto n la possibilit, n il bisogno di dire# solo pi! tardi si potr ragionarci sopra. 6a in quell'istante bisogna credere di aver visto, quando l'anima coglie, improvvisamente, la luce. "oich questa luce proviene da lui =autos H ->, o meglio lui stesso. 'n quell'istante bisogna credere che egli sia presente, allorch, come un altro dio, avvicinandosi alla casa di chi lo ha invitato, lo illumini$ e se non si avvicina, non lo illumina. F cos%# un'anima non illuminata priva di 5io$ ma se illuminata, possiede ci3 che cercava. 0uesto il vero fine
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VI, 5, 12. I, 1, 12, 10.

da Plotino, Enneadi, p. 12

dell'anima# toccare quella luce e contemplarla mediante quella luce stessa, non con la luce di un altro, ma con quella stessa con la quale essa vede. "oich la luce, dalla quale illuminata, la luce stessa che essa deve contemplare. .emmeno il -ole si vede mediante una luce diversa. 6a come questo pu3 avvenire? Elimina ogni cosa .
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(. 0uali espressioni, a tuo parere, IaccennanoJ meglio al "rincipio? /. Con quali frasi "lotino ci suggerisce che lEintelligen&a, quando pensa lEessere o le idee, IsuperaJ =o viola?> il principio di non contraddi&ione? :. "er quale via, nella prospettiva neoplatonica, possiamo conoscere il "rincipio, se non ci possibile n definirlo n esprimerlo =sen&a cadere in contraddi&ioni>? Come e che cosa devEessere la nostra anima perch questa via Ifun&ioniJ? ;. )a via neoplatonica alla conoscen&a del "rincipio ti pare praticabile o praticata anche oggi, magari in forme differenti? 5a chi?

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V, 3, 17, 15-38.