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EROS E CIVILTA: Marcuse e la forza dellutopia

Percorsi di approfondimento a cura della classe Vcca Liceo Ginnasio G.B.Brocchi


Marcuse e la Scuola di Francoforte Freud e Marcuse: alla ricerca del disagio della civilt Marx e Marcuse : lavoro alienato e liberazione Eros e civilt ovvero la felicit dellEros ritrovato Marcuse e il Sessantotto : grande rifiuto e liberazione

Marcuse e la Scuola di Francoforte LA SCUOLA DI FRANCOFORTE ORIGINI E VICENDE DELLISTITUTO Le origini della Scuola di Francoforte risalgono allepoca della repubblica di Weimar, quando Felix Weil, figlio di un ricco commerciante di granaglie, di fronte alla degenerazione dogmatica del marxismo ,da un lato, e alla sua rilettura di stampo revisionista dallaltro, decise, nel 1922, di finanziare un convegno settimanale di studi marxisti. Il successo di questa iniziativa aveva spinto Weil a istituzionalizzare loriginario progetto in uno stabile Centro di Studi. LIstituto venne associato allUniversit di Francoforte e riconosciuto dal ministero dellIstruzione con il nome di Istituto per la ricerca sociale (Institut fr Sozialforschung). LIstituto, fin dalla sua nascita, si tenne lontano dallelaborazione di un particolare pensiero filosofico e si limit a riunire diverse figure di studiosi con lintento di operare unanalisi di tipo scientifico sulle contraddizioni dellesistente. Nel 1930 la direzione dellIstituto fu attribuita a Max Horkheimer, in virt del quale lIstituto assunse le caratteristiche che siamo soliti attribuire alla Scuola di Francoforte. Nella prolusione da lui pronunciata quando ottenne la cattedra di filosofia sociale allUniversit, esplicit il progetto di porre un apparato di ricerca empiricamente orientato al servizio di riflessioni generali di filosofia sociale. Intorno allIstituto si venne formando una schiera di brillanti studiosi, tra cui leconomista Friedrich Pollock, i filosofi Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse, lo psico-sociologo Erich Fromm e il critico letterario e filosofo Walter Benjamin. Nel 1933, in seguito allascesa del nazismo, questo gruppo di intellettuali, composto in prevalenza da marxisti di origine ebrea, si trasfer prima a Ginevra, poi a Parigi ed infine a New York, citt in cui il trionfo della societ tecnologica e opulenta era pi evidente. Alla fine del Secondo conflitto mondiale alcuni esponenti della Scuola rimasero negli Stati Uniti (Marcuse e Fromm), mentre altri (Horkheimer, Adorno e Pollock) fecero ritorno in patria, dove ridiedero vita allIstituto per la ricerca sociale. LE COORDINATE STORICHE La Scuola di Francoforte si sviluppata contemporaneamente ad alcuni avvenimenti fondamentali della storia del Novecento, dai quali essa ha tratto materia di riflessione e di confronto: La crisi economica del 29, laffermazione del capitalismo di Stato e lavvento della societ industriale avanzata; Il trionfo del fascismo e del nazismo; Lascesa di Stalin e la progressiva burocratizzazione del comunismo sovietico. Per quanto riguarda il primo punto, la crisi , intesa anche nei suoi elementi congiunturali, ha stimolato una serie di analisi sulle tendenze di fondo del sistema tra le quali la pi rilevante quella di F. Pollock, che si propose di mettere in luce i mutamenti significativi del capitalismo novecentesco. In secondo luogo la riflessione sui totalitarismi del Novecento si basata sul convincimento che essi abbiano prodotto un vero e proprio crollo della civilt occidentale, il cui culmine, secondo Adorno, fu ben evidente negli orrori dei campi di concentramento.

Oltre a ci, alcuni esponenti della Scuola di Francoforte furono particolarmente attenti alla realt dei paesi sottosviluppati, che divenne di maggiore interesse dopo la Conferenza di Bandung (1955), durante la quale venne usata ,per la prima volta, lespressione Terzo Mondo. LE COORDINATE CULTURALI Le coordinate culturali entro cui si formata la riflessione francofortese sono la tradizione dialettica di Hegel e di Marx, la psicanalisi e larte di avanguardia (in particolare il movimento espressionista tedesco). La tradizione hegelo-marxista venne riadattata al fine di operare una critica sullesistente in chiave totalizzante, affinch permettesse di cogliere le contraddizioni nella loro globalit. Contemporaneamente, non condividendo il pensiero conciliante di Marx, secondo il quale la storia era destinata a trovare un equilibrio, i francofortesi svilupparono unanalisi del presente in chiave critico-utopistica. La teoria dei francofortesi , infatti, o intendeva essere, uno sguardo critico sul mondo avente come fine la trasformazione rivoluzionaria della societ. Questa teoria di natura realistica e utopistica al tempo stesso: realistica poich agganciata alla societ nel suo svolgersi materiale e storico ed utopistica intendendo per utopia non il vagheggiamento dellirrealizzabile, ma la lotta concreta per ci che, pur non essendo presente nella realt, potrebbe domani trovarvi luogo. In questo senso, le utopie di questi studiosi si distinsero da quella elaborata da Marx, che dal loro punto di vista rimase una pura illusione, per il fatto che non si costruirono a partire dalladozione della ragione come strumento (vedi Horkheimer), ma destituirono questultima dalla sua centralit, riconoscendo nelluomo altre dimensioni oltre a quella razionale. Dalla psicanalisi, i francofortesi ricavarono gli strumenti analitici per lo studio della personalit autoritaria,ricercando le analogie tra autorit familiare e autorit sociale. Inoltre, alcuni componenti della Scuola di Francoforte, Marcuse in particolare, rivisitarono i concetti di libido e di ricerca del piacere analizzati da Freud. Larte, infine, divent, per gli intellettuali della Scuola, un mezzo d'indagine critica sulla frammentariet del mondo, ma fu anche ritenuta da alcuni una via di liberazione dalle disarmonie in esso presenti (Adorno). HERBERT MARCUSE Herbert Marcuse nacque a Berlino nel 1898, da una famiglia ebraica dellalta borghesia. Nel 1917 si iscrisse al partito socialdemocratico tedesco (SPD), ma lo lasci poco dopo per protesta in seguito allarresto e allassassinio di Karl Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Dal 1919 studi a Berlino e a Friburgo venendo a contatto con Heidegger e nel 1922 si laure con una tesi sul Knstlerroman (romanzo dellartista). I suoi interessi teorici si soffermarono maggiormente sul marxismo, sullhegelismo e sulla filosofia critica della societ. Ecco allora il suo coinvolgimento con lIstituto di Francoforte a partire dagli anni Trenta e la sua successiva collaborazione con Horkheimer. A causa dellavvento del nazismo e del secondo conflitto mondiale anche Marcuse, come il resto degli intellettuali francofortesi, fu costretto ad emigrare. Si trasfer, dunque, a New York, dove divent membro dellInstitute of Social Research, della Columbia University ed ottenne diverse cattedre di filosofia e politologia in altre universit. Nel 1966, tornato in patria, Marcuse venne nominato docente onorario dellUniversit libera di Berlino Ovest e un anno dopo, partecipando ad un dibattito sul

movimento studentesco, divent uno degli ispiratori nei mesi caldi del Sessantotto. Mor a Stanberg, in Germania nel 1979. Tra le sue opere ricordiamo: Lontologia di Hegel e la fondazione di una teoria sulla storicit (1932), Ragione e Rivoluzione. Hegel e il sorgere della teoria sociale (1941), Eros e civilt (1955), Il marxismo sovietico (1958), Luomo a una dimensione. Lideologia della societ industriale avanzata (1964), Cultura e societ (1965), La fine dellutopia (1967), Marxismo e rivoluzione. Studi 1929-1932 (1969), Saggio sulla liberazione (1969), Controrivoluzione e rivolta (1972), La dimensione estetica (1977-78). Herbert Marcuse, adottando il metodo critico degli esponenti della Scuola di Francoforte, guard alla realt in cui egli stesso viveva, per compiere unindagine sulla societ ed elaborare successivamente unutopia che potesse rappresentare unipotetica soluzione delle contraddizioni riconosciute come esistenti. Egli aveva di fronte a s la societ capitalistica, in cui il lavoro aveva perso il suo carattere di mezzo attraverso cui realizzare luomo nella sua essenza ed era totalmente sottomesso alla logica del principio di prestazione, secondo cui il fine ultimo del lavoro era unicamente di carattere produttivo. Il punto di partenza di Eros e civilt (1955) risiede nella tesi secondo cui la societ si sarebbe sviluppata grazie alla repressione degli impulsi istintuali, in particolare di quel principio del piacere che rappresenta la molla fondamentale dellindividuo. Daccordo con Freud nello scorgere nella repressione il prezzo della civilt, Marcuse si differenzi da lui nel ritenere che fosse repressiva soltanto la societ autoritaria, non la civilt in quanto tale. Lerrore di Freud, secondo Marcuse, consistette nel non aver distinto fra una rimozione di base, cio una dose minima di controllo degli istinti indispensabile alla vita comunitaria, e una repressione addizionale richiesta dalla societ autoritaria stessa. In essa lindividuo stato costretto a far tacere le richieste umane di felicit e di piacere e a ridurre la sessualit a pura funzione procreativa, che escludeva ogni impiego delle zone erogene non genitali. Di conseguenza, rilev Marcuse, il fine della vita, anzich essere quello di godere e far godere la nostra esistenza, a titolo di liberi soggetti-oggetti libidici, storicamente divenuto il lavoro e la fatica, considerati dallindividuo stesso come la giusta punizione per qualche colpa commessa secondo il principio della cosiddetta autorepressione dellindividuo represso. Tuttavia, secondo Marcuse, il desiderio umano di libert (ritorno del represso), che non poteva essere totalmente assorbito dal principio di prestazione e che si esprimeva attraverso larte, poteva trovare la sua realizzazione attraverso una risessualizzazione totale del soggetto, che implicava la trasfigurazione del sesso in eros, e attraverso la trasformazione dellesistenza in gioco, ossia in unattivit libera e creativa, antitetica al lavoro alienato. Latmosfera di Eros e civilt ottimistica, anche se lutopia in essa formalizzata, pur essendo tecnicamente possibile, per trovar luogo nella realt richiedeva una volont rivoluzionaria che mancava, nel momento in cui Marcuse scriveva, a causa del perdurare di una civilt di dominio manovrata da forze interessate al mantenimento di forme repressive di civilt. Presupposto necessario per la liberazione delluomo da tale societ era, dunque, la consapevolezza delloppressione, condizione nascosta dallapparente libert data dalla soddisfazione dei falsi bisogni. Questa riflessione contenuta in Luomo a una dimensione (1964), opera in cui Marcuse, colpito dai tratti totalitari, pi che da quelli pluralistici e democratici, della societ industriale avanzata, si propose di svelarne i meccanismi disumani e alienanti con un tipo di approccio ancora una volta critico. Approccio che consisteva sostanzialmente nellassimilare tale societ a un grande sistema o a unenorme macchina, che determinava, anzi pre-determinava, tutto ci che lindividuo era o faceva, mediante limposizione a priori di bisogni, direttive e modi di pensare collettivi. In questa situazione, il

soggetto della societ massificata tendeva a farsi coscienza felice, ossia a credere che il sistema stabilito mantenesse le promesse di soddisfare i bisogni dei cittadini, smarrendo in tal mondo il senso del divario tra ci che era e ci che avrebbe dovuto essere. Convinto che il concetto di rivoluzione proposto dalla tradizione marxista non reggesse pi di fronte alle nuove realt industriali, Marcuse individu dei possibili soggetti rivoluzionari in tre nuclei di forze: i gruppi del dissenso (minoranze razziali, intellettuali, studenti) attivi nei paesi industriali avanzati, le forze di liberazione nazionale agenti nel Terzo Mondo (i dannati della Terra) e il proletariato occidentale ancora politicamente combattivo e legato alle organizzazioni tradizionali di sinistra (operante soprattutto in Italia e in Francia). Egli non riteneva tuttavia che le sorti della rivoluzione fossero affidate esclusivamente a questi gruppi, ma a un vasto schieramento di forze agenti simultaneamente e coordinatamente, in vista di una destabilizzazione del sistema in grado di porre le premesse per il salto rivoluzionario.

Rita Ceccon Lavinia Dalla Zuanna Sara Martini

Freud e Marcuse : alla ricerca del disagio della civilt


FREUD E LINTERPRETAZIONE DELLA CIVILTA Nellultima fase della sua vita, Freud si propose di ampliare la sua riflessione, applicando la psicanalisi alle scienze morali. Nei saggi Totem e Tab (1912-13), Psicologia delle masse e analisi dellIo (1921), Luomo Mos e il monoteismo (1934-38) e Il disagio della civilt, Freud si interrog sulle origini delle istituzioni sociali, dellautorit politica, della religione e della cultura. In particolare, lo scritto in cui linterpretazione freudiana della civilt trova la sua formulazione pi compiuta Il disagio della civilt, che individua nellantagonismo tra la felicit individuale e le esigenze connesse alla vita associata lorigine di un disagio inguaribile nelluomo. A questo proposito scrive Freud: Se la civilt impone sacrifici tanto grandi non solo alla sessualit, ma anche allaggressivit delluomo, allora intendiamo meglio perch luomo stenti a trovare in essa la sua felicit. LE PULSIONI ISTINTUALI DELLUOMO TRA NATURA E CIVILTA Freud afferma, dunque, che la civilt una tappa necessaria nel divenire dellumanit, ma che essa comporta inevitabilmente un certo grado di infelicit. La civilt non genera libert, anzi la libert individuale, massima prima di qualsiasi civilt, subisce limitazioni ad opera dellincivilimento e la giustizia esige che queste restrizioni colpiscano tutti1. Infatti, la civilt sempre frutto di un sacrificio pulsionale, nasce e si sviluppa con la repressione. Le due pulsioni principali delluomo sono la libido e laggressivit: luna tende allautoconservazione e al piacere, laltra tende a scaricare tensioni interiori sullesterno e sugli altri uomini in un impulso distruttivo. Nel momento in cui lindividuo si trova a vivere insieme ai suoi simili, costretto a reprimere queste pulsioni o a sviarne il corso, indirizzandole verso mete socialmente e moralmente accettabili. Infatti, se si concedesse alluomo di dare libero sfogo alle proprie pulsioni individualistiche e amorali verrebbe meno ogni vincolo sociale e la convivenza civile non sarebbe pi possibile. Inoltre, bisogna riconoscere che la societ non pu fare a meno delle dellenergia stessa dei suoi membri e che dunque deve obbligare ciascuno di essi ad "investire" lenergia libidica in prestazioni socialmente utili. Entrambe le pulsione, la libido e laggressivit, sono controllate dalla societ. Le pulsioni libidiche stanno alla base dellamore e dellamicizia tra le persone, cio dei vincoli sociali. Tuttavia, nel corso dello sviluppo la relazione tra amore e civilt perde la sua chiarezza.2 Infatti, i vincoli libidici sono o esclusivi, come nel caso dellamore erotico, oppure limitati comunque a un gruppo ristretto di individui, come nel caso dellamore familiare e di quello tra amici. La dimensione privata e limitata
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Ibidem, pp.231-232 Il disagio della civilt, IV, pp.239

dellamore entra in contrasto con le esigenze della civilt, che mira a stabilire legami tra tutti gli individui. Cos, da un lato lamore si oppone agli interessi della societ , dallaltro la societ minaccia lamore con gravi restrizioni3. Nonostante il controllo delle pulsioni, la civilt

costantemente a rischio, dal momento che la repressione delle pulsioni non coincide con la loro eliminazione. Infatti, non sembra possibile influire sulluomo fino a indurlo a cambiare la sua natura4. LA QUESTIONE DELLA FELICITA Osservando il comportamento delluomo, sostiene Freud, non difficile capire che principale obiettivo della sua vita, e al contempo sua pi grande aspirazione, sia la felicit. Da un punto di vista ideale, essa si pu raggiungere essenzialmente in due modi: evitando la sofferenza e il dolore, oppure provando intensi sentimenti di piacere. In senso stretto il termine felicit si riferisce al secondo aspetto; per questo, osserva Freud, semplicemente il programma del principio di piacere a stabilire lo scopo della vita5. Questo programma, per, in netto conflitto con il mondo esterno, ed stato progressivamente ostacolato dallevoluzione del processo di incivilimento delluomo. Infatti, la principale barriera che si frappone tra luomo e lagognata felicit la civilt, fondata sulla rinuncia degli uomini a soddisfare appieno le loro pulsioni. Ne deriva che la felicit non possibile se non come fenomeno episodico, come momentaneo soddisfacimento di una pulsione trattenuta. Al contrario, lessere umano particolarmente esposto al dolore e in generale allinfelicit. La sofferenza, infatti, deriva da tre fonti: dal proprio corpo, dal mondo esterno e dai rapporti con gli altri uomini. In questa prospettiva pessimista, luomo pu solo cercare di raggiungere la felicit, proteggendosi dal dolore. Egli pu, ad esempio, ridurre le proprie pretese di felicit limitando il soddisfacimento dei propri istinti e bisogni, e quindi conformando il principio di piacere al principio di realt . Contenendo le proprie pulsioni, sostiene Freud, si ottiene una certa difesa contro il dolore grazie al fatto che il mancato soddisfacimento delle pulsioni controllate avvertito meno dolorosamente rispetto a quello delle pulsioni non inibite. Questo tuttavia comporta una innegabile riduzione delle possibilit di godimento6. In particolare, lamore sessuale (genitale), pur essendo la fonte di maggior soddisfacimento per luomo, anche causa delle pi profonde sofferenze (nel caso in cui venga meno l oggetto amato). Per evitare

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Idem Il disagio della civilt, op.cit., III, pp. 232 5 Il disagio della civilt, II pp. 211 6 Il disagio della civilt, II, pp.314

di soffrire luomo pu, quindi, deviare la pulsione erotica verso unaltra meta. Sono rapporti inibiti alla meta l amicizia, lamore fraterno e quello dei genitori verso i figli. Un altro modo per difendersi dalla sofferenza consiste negli spostamenti della libido per mezzo della sublimazione, distogliendo gli impulsi dalle loro mete sessuali e rivolgendole a mete pi elevate. Il punto debole di questo metodo sta nel fatto che la sublimazione in attivit intellettuali (la scienza e larte) praticabile solo da una ristretta lite di individui. Daltro canto, Freud non nega la possibilit di trarre soddisfazione libidica dal lavoro nel caso in cui lindividuo abbia scelto liberamente la propria attivit. Anche lisolamento ascetico, la pazzia e la devozione ad un credo religioso sono, secondo Freud, tentativi di ridurre o contrastare la sofferenza. LAVVENIRE DELLA CIVILTA Nella riflessione freudiana, dunque, la societ inevitabilmente patogena, dal momento che la vita sociale , per luomo, fonte irrimediabile di sofferenza psichica. Il pessimismo di questa prospettiva accentuato dal fatto che, con il passare del tempo e il progresso della civilt, luomo sar chiamato a svolgere compiti sociali sempre pi complessi e dovr adattarsi a condizioni di vita non consone alla sua natura, sacrificando sempre di pi la propria vita pulsionale e sessuale. Freud descrive la sua epoca come un periodo di benessere, caratterizzato dal crescente dominio delluomo sulla natura, ma anche e non a caso, dallaumento dei disturbi psichici. Detto ci, osserva Freud: Non forse lecita la diagnosi che alcune civilt, o epoche civili, e magari tutto il genere umano, sono diventati "nevrotici" per effetto del loro stesso sforzo di civilt? [...] Pertanto non provo indignazione quando sento chi, considerate le mete a cui tendono i nostri sforzi verso la civilt e i mezzi usati per raggiungerle, ritiene che il gioco non valga la candela e che lesito non possa essere per il singolo altro che intollerabile. Inoltre, c da chiedersi fino a che punto la civilt riuscir a domare le pulsioni aggressive e auto distruttrici connaturate alluomo. Infatti, scrive Freud quasi prevedendo la strage del secondo conflitto mondialegli uomini hanno esteso talmente il proprio potere sulle forze naturali, che giovandosi di esse, sarebbe facile sterminarsi a vicenda, fino allultimo uomo [] Ora c da aspettarsi che lEros eterno far uno sforzo per affermarsi nella lotta contro il suo avversario immortale. Ma chi pu prevedere quale sar lesito? 7 FONTI BIBLIOGRAFICHE:
ABBAGNANO, Nicola e Giovanni Fornero, Il nuovo protagonisti e testi della filosofia, volume 3A, Varese, 2007, Bruno Mondadori RECALCATI, Massimo, Due passi nel desiderio sotto locchio di Lacan, il manifesto, 4 maggio 2006

Ibidem, VIII, pp. 280

SIGMUND, Freud, Il disagio della civilt e altri saggi, Torino 1971, Bollati Boringhieri, p.299 SIGMUND, Freud, Introduzione alla psicanalisi, Torino, 1978, Bollati Boringhieri WOLLHEIM, Richard, Guida a Freud, Milano, 1977, Rizzoli Editore

Silvia Serafini Valentina Platzgummer Beatrice Todesco

Eros e civilt ovvero la felicit dellEros ritrovato


Premessa Il pensiero marxista e la psicanalisi, ritagliata nei suoi aspetti pi filosofici e meno terapeutici, si incontrano in Eros e civilt e diventano la base cui si innesta la riflessione, del tutto originale, di Marcuse. Lopera, pubblicata nel 1955, sviluppa sotto una nuova luce le premesse della filosofia sociale di Freud, secondo cui civilt e felicit sono incompatibili per un motivo profondo. Poich, infatti, il progresso si fonda sulla repressione degli istinti, esso implica necessariamente la soppressione delle spinte pulsionali (Eros in primis) e, indirettamente, la rinuncia alla felicit. Tenendo in considerazione lindagine di Marx, Marcuse si chiede se gli istinti sessuali, eliminata ogni repressione addizionale, siano in grado di creare una razionalit libidica non soltanto compatibile col progresso verso forme superiori di libert civile ma anche atta a promuovere queste ultime8 Eros e Civilt non in fondo che la risposta a questa domanda, ovvero unindagine critica circa la possibilit di prospettare alluomo una civilt non repressiva, in cui allingannevole benessere della societ di massa si sostituisca la felicit dellEros ritrovato. A. La componente freudiana Il punto di partenza di Eros e Civilt la analisi freudiana della civilt secondo la quale , il consorzio umano evolve e matura a spese degli impulsi istintuali: dal momento che lorganizzazione sociale, per esistere, deve piegare e annichilire gli istinti del singolo -che per Freud coincidono con le spinte libidiche, il prezzo della civilt la repressione, il suo disagio la nevrosi. Repressione e sublimazione costituiscono, a detta di Freud, una condizione imprescindibile: senza di esse ogni forma di civilt , oltre che irrealizzabile, inconcepibile. La civilt procede in base alla repressione e di essa si nutre, imponendo allindividuo sacrifici e rinunce, condannandolo quindi allinfelicit. In tale contesto, al singolo preclusa ogni possibilit di esplicare le proprie tendenze erotiche: incanalandole gli istinti aggressivi, la civilt sottrae in definitiva alluomo, assieme a queste energie, la libert. La conclusione di Freud amara: non esiste una civilt non repressiva. Alla societ dai tratti indeterminati di cui parla Freud, Marcuse sostituisce una societ in particolare, la sua, ovvero quel sistema capitalistico di cui la produttivit costituisce il feticcio. Egli rimprovera a Freud di aver considerato l'uomo in astratto, sottovalutando i contesti sociali in cui il singolo opera; di aver parlato di "repressione", senza tuttavia distinguere fra la repressione degli istinti, necessaria in qualunque comunit civile, e la repressione "addizionale, propria di questa civilt. Bisogna chiedersi, secondo Marcuse, se il prezzo che la civilt moderna esige dalluomo sia equo o meno. La risposta negativa. Il principio di realt nel nome del quale lindividuo si vede imporre la rinuncia alla soddisfazione degli istinti per Marcuse una vera e propria forma di dominio, che lindividuo introietta come Super-Io. Nella attuale forma di civilt, votata alla produzione, il principio di realt assume un aspetto particolare che Marcuse chiama principio di performance o di prestazione. Esso , seconda la definizione di Abbagnano, la direttiva di impegnare tutte le energie psicofisiche dellindividuo per scopi produttivi e lavorativi9. Il principio di prestazione cos inteso per Marcuse la sola norma che regola i rapporti umani della societ avanzata. B. La componente marxista

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H. Marcuse, Eros e Civilt, La trasformazione della sessualit in Eros N. Abbagnano, G. Fornero, Itinerari di Filosofia: La Scuola di Francoforte

Il principio di prestazione ripreso da Freud prevede che il lavoratore venga completamente assorbito in un meccanismo predeterminato, allinterno del quale ogni sua scelta impedita o orientata in funzione di un criterio di rendimento, a sua volta predisposto a dirigerne ogni azione verso interessi estrinsechi alla sua natura. Il principio della realt, ovvero la repressione, si configura poi come obbligo di produrre, di lavorare. Questo lavoro non repressivo in quanto tale, ma in quanto si presenta nella forma di lavoro alienato. A questo punto, innegabile limportanza delle teorie marxiste come punto davvio della riflessione di Marcuse, che qui si riallaccia al concetto marxiano di alienazione. Questultima, se correttamente intesa, va rapportata allimpossibilit di prendere decisioni individuali del singolo, ovvero alla mancanza di libert del lavoratore costretto nei vincoli del sistema produttivo, e coincide con la repressione. Secondo Marcuse, la tecnicizzazione e lintellettualizzazione del lavoro potrebbero costituire una via di liberazione dellindividuo, restituendogli la capacit e la possibilit di attuare delle scelte; questa liberazione rappresenta per un pericolo per la societ costituita e richiede perci un aumento dellesercizio della repressione e un controllo maggiore sullapparato riproduttivo. In questi termini, tanto pi la civilt avanzata, tanto pi la repressione subdola: la forza-lavoro non viene pi soltanto utilizzata, bens immessa ed assorbita in un meccanismo ciclico di produzione-consumo, mentre al singolo imposta unideologia preconfezionata atta a giustificare il sistema e ad incanalare lenergia di ogni suo componente verso mete non naturalmente perseguite. Come sostiene Marcuse La civilt industriale avanzata democratizza le autorizzazioni allo sfogo. Lanalisi di Marcuse finisce tuttavia con lallontanarsi fortemente dagli esiti marxisti di tali premesse. Con i concetti di "alienazione" o di "estraniazione", Marx si riferisce al fatto che il lavoratore non possiede gli strumenti del lavoro, che appartengono al capitalista, e l'operaio non possiede il prodotto del lavoro che egli stesso produce, che viene invece incorporato nel capitale. Questa idea marxiana viene ripresa dalla scuola di Francoforte, e in particolare da Marcuse, con una variante sostanziale, dal momento che l'alienazione, non pi qualcosa strettamente inerente ai rapporti capitalistici di produzione: riguarda infatti lintera societ industriale e tecnologica in quanto tale e si riversa in ogni aspetto di essa, nel lavoro cos come nei rapporti umani e sociali. Nella societ industriale e tecnologica, luomo sempre e comunque alienato. C. Lordine non repressivo e la civilt La soluzione proposta da Marcuse, una volta scartata la prospettiva marxista della rivoluzione, consiste nella creazione di una particolare realt che non significhi repressione; cio di una civilt sottratta dallobbligo del lavoro, e resa finalmente umana dalla riconciliazione fra principio del piacere e principio della realt. Per Marcuse la civilt del futuro avr un senso solo se liberata da ogni repressione: solo cos leros potr spaziare libero e le attivit delluomo saranno portate alla loro matrice istintuale, che potrebbe cos soddisfare completamente i suoi bisogni vitali. A differenza di Marx, Marcuse vede la liberazione delluomo non come una presa di possesso degli strumenti di produzione, ma come una riconquista della fantasia e del gioco: non come liberazione del lavoro ma come liberazione dal lavoro. Tutto il lavoro viene considerato dallautore come lavoro alienato, cio come oppressione: quindi la fine della repressione viene prevista da Marcuse non come la fine della repressione nel lavoro ma come la fine del lavoro stesso. Marcuse propone con estrema chiarezza un rapporto con la natura non pi attivo ma contemplativo e un ritorno ad una vita di sobria e sensata sensualit, dove ogni lavoro gioco e dove la libert totale viene finalmente resa possibile dallautomatizzazione della produzione dei beni e dallabolizione del bisogno: il valore al vertice non pi loperosit ma il piacere.

Il corpo, quindi, non pi usato durante la giornata come strumento di lavoro si risessualizzerebbe [], il corpo nella sua integrit diventerebbe oggetto di investimento libidico10, uno strumento di piacere. 11 Lordine non repressivo prospettato in Eros e civilt: non implica soltanto una liberazione ma anche una trasformazione della libido: dalla sessualit che subisce la supremazia genitale ad una erotizzazione dellintera personalit. Si tratta pi di un espandersi che di unesplosione della libido. [] Il libero sviluppo della libido trasformata entro istituzioni trasformate, erotizzando zone, tempo e rapporti previamente considerati tab, minimizzerebbe le manifestazioni della sessualit pura, integrandole in un ordine molto pi ampio che comprende anche lordine del lavoro. In questo contesto, la sessualit tende alla propria sublimazione, con la possibilit di creare rapporti umani di alta civilt. 12 Al di l del principio di prestazione, la sessualit trasformata in eros in grado di dar vita a quella che prima Marcuse aveva chiamato razionalit libidica. La libido pu prendere la strada dellautosublimazione13 soltanto come fenomeno sociale; essa pu promuovere la formazione di cultura soltanto in condizioni che associno tra di loro gli individui in modo tale da creare un ambiente adatto allo sviluppo dei loro bisogni e delle loro facolt. La riattivazione della sessualit polimorfa e narcisistica cessa di costituire una minaccia per la cultura e pu portare essa stessa alla costruzione di una cultura qualora lorganismo non esista come strumento di lavoro alienato, ma come soggetto di auto-realizzazione 14 In una civilt svincolata dal principio di prestazione la liberazione della sessualit trasforma questultima completamente, e la rende a sua volta strumento di civilt: si tratter secondo Marcuse di una nuova sessualit strettamente legata ad una dimensione estetica della vita, alla fantasia, al gioco.

Secondo la definizione di Horkheimer lutopia la critica di ci che , e la rappresentazione di ci che dovrebbe essere; la proposta di Marcuse si configura, quindi, come fortemente utopica, ma proprio in virt della sua natura utopica essa ha in s un grande potere.

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Per Freud, la libido un ampliamento del concetto di sessualit, come di unenergia suscettibile capace di dirigersi verso le mete pi diverse e in grado di investire gli oggetti pi disparati.
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H. Marcuse, Eros e Civilt, La trasformazione della sessualit in Eros H. Marcuse, Eros e Civilt, La trasformazione della sessualit in Eros

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Secondo la stessa definizione di Marcuse, autosublimazione significa che sotto condizioni specifiche, la sessualit pu creare rapporti umani di alta civilt senza essere assoggettata a quella organizzazione repressiva che la civilt costituita ha imposto allistinto (Eros e civilt)
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H. Marcuse, Eros e Civilt, La trasformazione della sessualit in Eros

Nel mondo attuale, in cui la gente, efficacemente manipolata e organizzata, libera, ma ignoranza, impotenza ed eteronomia introiettata costituiscono il prezzo della libert15, le idee, anche quando non si traducono in prassi, sono segno di opposizione ad un sistema di valori imposto dallesterno. Per Marcuse, luomo ha il dovere di non trascurare la forza e il valore delle idee, perch il fatto di relegare possibilit reali nella terra di nessuno dellutopia, esso stesso un elemento del principio di prestazione16. Tobia Campana Giulia Bertoncello Giorgia Scotton Debora Vialetto.

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H. Marcuse, Eros e Civilt, Prefazione politica del 66 H. Marcuse, Eros e Civilt, Fantasia e Utopia

MARX E MARCUSE : LAVORO ALIENATO E LIBERAZIONE Il tratto comune che avvicina,inizialmente ,Marcuse a Marx questi due pensatori consiste nella individuazione della necessit di rieducare lumanit, smarrita in una societ opulenta e repressiva che aliena luomo privandolo della propria coscienza e libert. La repressione, riconosce Marcuse, rappresenta allinterno della societ, l'unico modo di garantire quel principio di prestazione che sta alla base dell'efficientismo capitalistico. E proprio in questo contesto, accade che il fine della vita, anzich essere quello di godere e far godere il nostro stare al mondo, a titolo di liberi soggetti-oggetti libidici, storicamente divenuto il lavoro e la fatica, che gli individui hanno finito per accettare come qualcosa di "naturale",o come la "giusta" punizione per qualche colpa commessa, "introiettando" in tal modo la repressione, secondo il principio della cosiddetta "autorepressione dell'individuo represso". (Marcuse , Eros e Civilt) Per certi aspetti, questi sono temi gi presenti nel marxismo, tuttavia Marcuse nutre la convinzione, ben diversa da quella marxista, che scienza e tecnologia siano grandi veicoli di liberazione, e che solo il loro uso e condizionamento nella societ repressiva faccia di esse veicolo di dominio . Per il filosofo dunque, il progresso ha inizialmente posto le basi per uno stile di vita migliore (grazie allintroduzione di macchinari infatti, luomo ha pi tempo da dedicare alle proprie pulsioni libidiche), ma a causa di unorganizzazione sociale irrazionale, il risultato unevidente mancanza di felicit. A partire da questo presupposto, Marcuse tent cos, in Eros e civilt (1955) di formulare una proposta positiva che mirasse ad una societ liberata dai meccanismi della repressione sociale. LAVORO E ALIENAZIONE: Importante , in questo contesto, la concezione marcusiana di lavoro, che si nutre soprattutto dei Manoscritti del 1844 di Marx, dove il lavoro non alienato era presentato come il mezzo con cui l'uomo realizza la propria essenza. Marcuse, diversamente dai francofortesi, considerava il lavoro come attivit socialmente utile atta ad esercitare una funzione prestabilita allinterno del sistema sociale. Tale funzione quella di canalizzare la sessualit verso mete diverse (cio lattivit lavorativa, la fatica non per s stessi ma per gli altri) da quelle verso cui si dirigerebbe naturalmente, ossia leros, lattivit sessuale. Marcuse parla appunto di sublimazione allinterno del sistema secondo il principio di prestazione: questo principio la fonte della repressione e della naturale tendenza della societ a diventare totalitaria. E questo principio che va abbattuto, mentre il capitalismo non che una delle manifestazioni della societ repressiva. Il lavoro per Marcuse rappresentava, dunque, lo specifico modo di essere dell'esistenza umana nel mondo. Nel saggio Sul carattere affermativo della cultura (1937), egli sosteneva che il tratto specifico della cultura borghese consisteva nel tenere la felicit lontano dalla realt quotidiana e riporla nell'ascetismo e nella liberazione dalla dimensione materiale, inclusa la sessualit. Ci era funzionale a disciplinare le masse insoddisfatte, potenzialmente eversive della societ. La mancanza di felicit ,dunque, secondo Marcuse, soltanto il risultato di un'organizzazione sociale irrazionale. Diversamente, Marx intendeva il lavoro come attivit produttiva nata per soddisfare i bisogni delluomo e attraverso la quale si realizza la natura delluomo. Causa dellalienazione e dellinfelicit umana era, per Marx, la trasformazione subita dal lavoro allinterno della societ capitalista, dove la valorizzazione del mondo umano cresce in rapporto diretto con la valorizzazione del mondo delle cose.** Marx individu quattro meccanismi di alienazione: il lavoratore era alienato rispetto al prodotto della sua attivit (ci che crea non di sua propriet); rispetto alla stessa attivit (finalizzata alla realizzazione di fini estranei al lavoratore); alla propria essenza (il lavoratore non si riconosce e realizza in ci che produce) e infine rispetto al prossimo (ossia il capitalista, con il quale il

rapporto conflittuale), in un processo la cui causa risiede nella propriet privata dei mezzi di produzione, e cio nella specifica struttura dellimpianto capitalistico. Ne deriva che, mentre Marx vede nel sistema capitalistico lunico nemico della felicit delluomo, per Marcuse il problema si poneva pi in profondit, poich coinvolgeva una nuova dimensione umana: se luomo di Marx era un essere storico e sociale, il pensiero di Marcuse non potrebbe sussistere senza riconoscere luomo come soggetto libidico mosso da pulsioni profonde. LE INFLUENZE DELLA SCUOLA DI FRANCOFORTE E LA CRITICA ALLA RAGIONE Marcuse, coerentemente con il pensiero della Scuola di Francoforte, nutriva la convinzione che la ragione non rappresentasse uno strumento sufficientemente efficace su cui basare il proprio pensiero. E qui dunque che il filosofo prender una strada differente da quella marxista, denunciando ,di questultima, un errore di presupposto. Marx utilizz la ragione per definire la societ futura, basando il suo intero pensiero su un preconcetto: che il motore della storia fosse leconomia. E questo, secondo Marcuse e pi in generale per la Scuola di Francoforte, che port la filosofia marxista ad essere nientaltro che ILLUSIONE. Ad essa, la Scuola di Francoforte contrappone unUTOPIA, un idea che non ha pretese di vedersi realizzata, ma che finalizzata a stimolare la riflessione e a rendere consapevoli di una ragione che non pi in grado di trascendere la realt esistente; e se vero che le idee muovono il mondo Uno scopo dunque prettamente teorico, che tradisce il forte legame tra teoria e prassi a cui il marxismo era votato. RIVOLUZIONE E SOGGETTI RIVOLUZIONARI Marx ,dunque, fedele al principio che legava indissolubilmente teoria e prassi, propose una rivoluzione che liberasse luomo e abbattesse il capitalismo ad opera della classe proletaria, asserendo che la storia di ogni societ storia di lotte di classe [] oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto fra loro*. Di qui, lidea di una rivoluzione che vedeva unita la classe proletaria di tuttEuropa: una lotta di classe che assumeva dimensioni internazionali (Marx parla appunto di internazionalismo) e che avrebbe permesso il sorgere della societ comunista. Marcuse invece, scelse un diverso soggetto rivoluzionario, affermando che: la borghesia e il proletariato, nel mondo capitalista, sono ancora le classi fondamentali, tuttavia lo sviluppo capitalista ha alterato la struttura e la funzione di queste due classi rendendole inefficaci come agenti di trasformazione storica. Un interesse prepotente per la trasformazione ed il miglioramento dello status quo istituzionale unisce gli antagonisti dun tempo nelle aree pi avanzate della societ contemporanea (Luomo a una dimensione). In altre parole, i soggetti adatti a liberare la societ devono essere coloro che non sono ancora intrappolati tra gli ingranaggi della societ, ovvero gli esclusi, il cosiddetto Terzo mondo, gli emarginati. La visione marcusiana di rivoluzione perci, si traduce in unazione mondiale e simultanea di pi forze, diversamente da quella spontanea e isolata dellimmaginario marxista.

Bigolin Francesca Rigon Lisa, Zanettin Giorgia

MARCUSE E IL SESSANTOTTO : TRA GRANDE RIFUTO E LIBERAZIONE

Se dovessi spiegare il 68 a mio figlio, gli direi che stata una gran bella cosa. Gli direi che si erano trovati ragazzi e ragazze che si erano stufati di studiare le solite cose, che si erano rotti le p***e di andare a messa e che si erano accorti di quanto fossero cattivi i loro pap. Cos inc****ti hanno fatto un gran girotondo intorno alla citt. Un girotondo che per un po di tempo si allargato e poi, a forza di girare sempre pi forte, qualcuno ha incominciato a cadere e qualcun altro si fatto male. [] Oggi dobbiamo riuscire a recuperare quel che di buono ci ha dato il 68, per andare avanti senza mitizzarlo e per non vivere di ricordi. Claudia Rusca E stato un momento importante, il nostro momento, ma anche unepoca come tante altrecome un 18, un 48 o un 78. I modelli erano addirittura la Cina e Cuba, ma in fondo fu un grande gioco che consent a tutti che consent a tutti di sentirsi per una volta importanti, protagonisti almeno nel gioco. Un grande gioco liberatorio perch non cera la famiglia. Tutto il resto ideologia che ci hanno messo sopra perch nulla spaventa pi i detentori del potere di una liberazione collettiva anche soltanto ludica. Se mio figlio mi chieder queste cose io cercher di spiegargliele, non so per se mi capitersaremo nel 2000 Baba (da Aldo Ricci I giovani non sono piante) Il '68 fu l'anno della contestazione in tutto il mondo e in esso un importante ruolo fu svolto dagli studenti. Preceduto dal movimento degli universitari americani di difesa dei diritti civili e di ribellione al maccartismo, al militarismo, alla discriminazione razziale dei neri e al coinvolgimento della guerra nel Vietnam, il movimento di protesta si estese da Berkeley a Parigi, a Tokio come a Berlino, a Londra come a Roma e Milano, tra la fine del 1967 e lautunno del 1968, quando si esaur o sub trasformazioni radicali. L'evento-simbolo che diede inizio al movimento fu la rivolta del cosiddetto "maggio francese", che port all'occupazione e al successivo sgombero dell'Universit della Sorbona a Parigi: il 10 maggio, dopo una enorme manifestazione, migliaia di giovani francesi salirono su barricate innalzate lungo i boulevards e si scontrarono con la polizia. Il Sessantotto, dunque, cominci nell'ambito della scuola: le condizioni arretrate, in molti atenei, della vita universitaria e della ricerca scientifica, la rigidit della organizzazione degli studi poco aderente alle esigenze di una societ in sviluppo, le sempre auspicate ma sempre rinviate riforme degli studi, avevano offerto pi di un motivo alla protesta studentesca. La prima bandiera della contestazione fu la denuncia dell'autoritarismo, e il movimento studentesco si svilupp verso una sinistra radicale, infiammato da speranze di rivoluzione: dalla scuola la contestazione si estese all'intera societ. Molti ragazzi contestavano la logica di esercitare l'autorit in modo sbrigativo, perentorio, assoluto che corrispondeva a modelli culturali ormai respinti; si diffuse l'utopia dell'uguaglianza assoluta di una societ in cui nessuno avrebbe comandato, di fronte a un modello di "societ opulenta", rivelatosi incapace di rispondere ad attese di profilo diverso da un semplice innalzamento del livello materiale di vita, e alla disgregazione dei valori dominanti. In Italia la contestazione studentesca, partita dalla prima occupazione di Pisa l'8 febbraio 1967, visse momenti di duri scontri con la polizia come la famosa "battaglia" di Valle Giulia a Roma, ed ebbe esiti fino al 1977, quando venne egemonizzata da nuclei e gruppi animati dall'ideologia socialcomunista, che tentarono una forma di lotta violenta al sistema. I giovani volevano cambiare il sistema nel suo insieme, partendo da una forte critica alle istituzioni scolastiche, politiche, culturali e ai valori tradizionali, primo fra tutti la famiglia. Il Sessantotto si present dunque, nel suo aspetto pi profondo, come una rivoluzione di tipo culturale, capace di influenzare il costume e i comportamenti sociali oltre alla sfera politica: con gli anni, il significato simbolico che questo evento ha assunto stato quello di critica radicale verso ogni forma di dominazione e di autorit. I moti sessantottini non furono n improvvisati n tantomeno nacquero spontanei, ma come ogni movimento ebbero una base ideologica. Tale base fu fornita, assieme alla componente marxista, dalla "Scuola di

Francoforte" e soprattutto dai testi di H. Marcuse (Eros e Civilt, edito nel 1955 e "L'Uomo a una dimensione", edito nel 1964). Marcuse, quindi, con le sue opere in polemica contro la societ repressiva e in difesa dell'individuo e della sua felicit, aliment e ispir sul piano filosofico il movimento del '68.

Nuova sinistra Per quanto riguarda il piano ideologico, il movimento venne anche definito nuova sinistra, per latteggiamento polemico nei confronti del pensiero di Lenin e dellUnione Sovietica: accanto alla tradizionale corrente marxista ortodossa, sorsero infatti nuove formazioni politiche giovanili, fondate su una rilettura critica del marxismo e del leninismo, considerati inadeguati a proporre una soluzione valida al sistema, soprattutto di fronte alla loro applicazione nellURSS. Lo stesso Marcuse guard con ottimismo alla potenzialit della sinistra extraparlamentare: infatti, tra i modelli pi eloquenti di societ repressiva, il filosofo, profondamente anti-autoritario, individu proprio lUnione Sovietica come il trionfo in tutto il suo splendore della razionalit strumentale. In opere precedenti al 68 quali Critica della Societ Repressiva e Marxismo Sovietico, Marcuse arriva a concludere, con le sue stesse parole, che il realismo sovietico si conforma ai modelli schematici di uno stato repressivo. Proprio durante il 68, tale autoritarismo venne esercitato in uno tra gli esempi pi tragici di repressione governativa delle manifestazioni di protesta: a Varsavia, a Praga e in Cecoslovacchia, infatti, gruppi della giovent studentesca ed esponenti politici, nella tristemente nota primavera di Praga, tentarono di realizzare un nuovo modello di socialismo, chiamato dal volto umano. L iniziativa venne soffocata dal massiccio intervento militare sovietico che il 21 agosto ristabil lo status quo, tanto da parlare di primavera uccisa. IL Grande Rifiuto ...esistono in questa societ molte cose che io non vorrei respingere del tutto [...] quello che per rifiuto nel modo pi completo il modo in cui questa societ organizzata, il modo in cui essa sperpera ed abusa delle proprie risorse, il modo in cui accresce la ricchezza di una parte della popolazione e allo stesso tempo non si preoccupa di fare praticamente niente contro la cruda povert esistente in vaste aree del pianeta.... Cos affermava H. Marcuse in un'intervista televisiva. Se, come gi detto, il filosofo tedesco contribu alla formazione delle ideologie che muovevano i giovani del '68, bisogna anche ricordare che esse affondavano le radici anche nei cosiddetti nuovi miti rivoluzionari, che si allontanavano dal modello sovietico e nascevano in seguito ad eventi quali l'assassinio di Bob Kennedy e Martin Luter King, la rivoluzione culturale in Cina, la guerriglia in America Latina e, ovviamente, la guerra nel Vietnam. In particolare, acquisirono molta importanza figure come quella del popolo vietnamita, di quello palestinese e del suo leader Arafat e, soprattutto, quella di Ernesto "Che" Guevara. Il noto rivoluzionario e guerrigliero argentino della rivoluzione cubana, prima di morire nel '67, lanci lo slogan "Crea 2, 3, 1000 Vietnam", slogan che risuoner nelle piazze di tutto l'Occidente, in particolare in Europa. Nello stesso tempo si andava diffondendo un nuovo vangelo tra i sessantottini: il ma-ma-maismo, un'ideologia composita derivata dalla triade Marx-Mao-Marcuse. Proprio le forze che hanno messo la societ in condizione di risolvere la lotta per l'esistenza sono servite a reprimere negli individui il bisogno di liberarsi. [] Nella societ opulenta, le autorit non hanno quasi pi bisogno di giustificare il dominio che esercitano. Esse provvedono al continuo flusso dei beni; esse provvedono a che siano soddisfatte la carica sessuale e l'aggressivit dei loro soggetti[]. La societ opulenta si regge sempre pi sulla continua produzione e consumo di beni inutili, di accessori, di mezzi di distruzione e sull'invecchiamento pianificato dei prodotti[] .La gente, efficacemente manipolata ed organizzata, libera: ignoranza, impotenza e eteronomia introiettata costituiscono il prezzo della sua libert. Non ha senso parlare di liberazione ad uomini liberi, e noi siamo liberi se non apparteniamo alla minoranza degli oppressi .Prefazione politica 1966 H. Marcuse, Eros e civilt, trad. it. Di L. Bassi, Einaudi, Torino 1967, pp 33-45; Per questo motivo Marcuse, in L'uomo ad una dimensione individua i nuovi soggetti rivoluzionari nel Terzo Mondo e nel sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili. Essi permangono al di fuori del processo democratico, la loro presenza prova quanto sia immediato e reale il bisogno di porre fine a condizioni e istituzioni intollerabili. Perci la loro opposizione rivoluzionaria

anche se non lo la loro coscienza. Perci la loro opposizione colpisce il sistema dal di fuori e quindi non sviata dal sistema; una forza elementare che viola la regola del gioco e cos facendo mostra che un gioco truccato" 2.L'uomo ad una dimensione H. Marcuse, trad. it. Di Gallino L., Giani Gallino T. ,Einaudi, 1964

Limmaginazione al potere Le societ europee che vengono a costituirsi nel ventennio seguente al secondo conflitto mondiale sono tutti modelli, ognuna a suo modo, di societ bloccata sia sul piano politico, sia dal punto di vista culturale. Davanti a questa situazione, anche la speranza si blocca: il futuro non pu pi appoggiarsi su di un credibile soggetto storico, come lo erano stati i partiti della sinistra tradizionale ormai troppo radicati, se non perfettamente integrati nel sistema sociale esistente. Il 68 scoppia davanti a tutto questo, davanti ad una realt uniforme dotata di istituzioni ferree ma ormai deteriorate. In questa societ, la relazione tra razionale ed irrazionale stata alterata; infatti, lrrazionale ha perso i suoi caratteri di fantasia per assumere le connotazioni proprie degli schemi razionali esistenti nella realt. Lirrazionale e limmaginazione vengono assorbiti dal razionale, e la loro fusione si concretizza nei campi della tecnica e della politica. Prima di essere alterata, limmaginazione era semplice gioco, impotente nel regno della necessit, e dedito soltanto ad una logica fantastica e ad una fantastica verit17. Nella societ bloccata e unidimensionale, invece, limmaginazione diventata uno strumento di progresso di cui si ampiamente abusato: serve a manipolare le parole, a dare senso a cose che di per s senso non hanno. A causa della ragione, limmaginazione si razionalizza sempre pi, fino a diventare realt. Essa non porta pi alcuna emozione allindividuo. Privata infatti del suospazio romantico18, limmaginazione stata obbligata a tradurre immagini ed emozioni in capacit e progetti storici19 quali la matematica, le scienze fisiche la psicanalisi. Il 68 si fa portavoce della necessit di un ritorno alle origini dellimmaginazione in s e per s. Limmaginazione al potere significa liberare limmaginazione nella sua pi autentica e originale espressione, eliminando tutti i fenomeni che permettono ad una societ di tipo repressivo (quale quella contemporanea) di sopravvivere e di perpetuarsi. Tale liberazione, per, deve essere operata dalla politica, dove per politica si intende la pratica attraverso cui le istituzioni base della societ sono sviluppate, definite, sostenute e mutate20. Lostacolo che si innalza davanti alla realizzazione di questo progetto sta nel fatto che la politica in mano a individui ai quali non interessa limmaginazione nel suo stato libero e originario, ma adattata ad una funzione di principio pianificatore della societ. Come liberare allora luomo, reso insignificante ingranaggio di un sistema che lo sovrasta, restituendogli la sua natura immaginativa? Lunica possibilit di riscatto e di realizzazione per luomo, alienato a causa del lavoro che non gli permette di concretizzare la sua libert, secondo Marcuse il gioco. Nel gioco, infatti, luomo a creare le regole: svanisce ogni imposizione dettata da altri, le cose esterne e loggettivit non pesano pi sulle sue spalle. Nella societ del domani, la vita umana si costruisce secondo un criterio di fantasia autonomo, che porta limmaginazione al potere: solo cos un singolo lancio di palla da parte di un giocatore rappresenta un trionfo della libert umana sulloggettivit, diventando infinitamente maggiore della conquista pi strepitosa del lavoro tecnico.21 La liberazione dellEros Gi in "Eros e Civilt" Marcuse ritiene che la societ di classe si sia sviluppata reprimendo gli istinti e la ricerca del piacere degli uomini impedendo la libera soddisfazione dei suoi bisogni e delle sue passioni.L'istintivit, il piacere sono stati asserviti da ci che lui chiama "principio della prestazione" cio la direttiva di impiegare tutte le energie psico-fisiche dell'individuo per scopi produttivi e lavorativi. Ma la civilt della prestazione non pu far tacere del tutto gli impulsi primordiali verso il piacere, la cui memoria conservata nell'inconscio e nelle sue fantasie. Per i sessantottini, oltre ad un acceso rifiuto del principio della prestazione, fu molto importante il concetto di "liberazione dell'eros", inteso non solo come liberazione sessuale, ma come liberazione delle energie creative dell'uomo dal condizionamento della societ repressiva, per la creazione di una societ pi aperta,
H. Marcuse, Luomo a una dimensione, Conclusione Ibidem 19 Ibidem 20 Ibidem 21 H. Marcuse, Luomo a una dimensione
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fatta di uomini liberi e solidali tra loro. Eros inteso anche come "bello", in opposizione al concetto di dominio della societ tecnologica; Marcuse utilizz l'espressione "societ come opera d'arte", ovvero una societ pi autentica, veramente libera, dominata dalla fantasia e dall'arte come dimensione fondamentale di ogni forma di convivenza. Egli, inoltre, avr un ripensamento e, soprattutto nel suo capolavoro, L'uomo ad una dimensione, arriver a denunciare come falsa la liberazione sessuale, contrapponendovi una liberazione dell'amore ancora tutta da venire e persino da capire. I sessantottini hanno comunque tentato esperienze fortemente innovative e sostenute da una forte carica utopica: libero accesso al rapporto sessuale di tutti i maschi e di tutte le femmine del gruppo, maternit e paternit condivisa tra tutti gli adulti verso i bambini del gruppo, discussione continua dei problemi e dei conflitti emotivi che nascono nel gruppo, educazione ad una libera scoperta della corporeit e delleros; ma questi tentativi sono rimasti ambigui e sempre al limite della disgregazione e dellisolamento. Meno negativo invece il bilancio del femminismo, che pure ha conosciuto momenti di utopia e di esasperazione nella ricerca di una piena autogestione della sessualit femminile da parte delle donne. Bisogna dunque sottolineare che nonostante allinizio dei movimenti studenteschi ci fosse una piena condivisione tra lideologia di Marcuse e quella dei giovani, ci fu un allontanamento tra i due pensieri. Infatti i sessantottini non riuscirono a controllare la liberazione delleros che si trasform ben presto nella sola pratica della liberazione sessuale. Maria Carlesso Thomas Marsan Anna Tosin Claudio Cavallin