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GUNA un termine sanscrito: significa la qualit dellessere, e

rappresenta nellantica tradizione indiana lincrocio delle energie


vitali dellindividuo. Questo volume di interviste raccolte tra
lestate del 2008 e la primavera del 2010 documenta la tenace,
appassionata e per nulla scontata battaglia che un uomo e una
donna hanno condotto aggregando altre energie vitali di prima
grandezza per trenta lunghi anni in Italia, allo scopo di affermare e
difendere unidea diversa di salute.
DallIntroduzione del curatore, Luca Poma
Guna: trentanni di storia
dellindustria omeopatica in Italia
Creatori di futuro
Creatori di futuro
Creatori di futuro
a cura di
Luca Poma
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ISBN 978-88-7487-034-9
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Un grazie a Luca Yuri Toselli per la preziosa collaborazione nella stesura delle
interviste e a Federica Melzi per il suo apporto alla redazione dei testi.
Luca Poma (a cura di)
Creatori di futuro
Guna: trentanni di storia dellindustria omeopatica in Italia
2010 Edizioni Scientifiche Ma.Gi. srl
Via G. Marchi, 4 00161 Roma
Tel. 06/99.703.800 99.703.801 fax 06/99.703.809
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ISBN: 978-88-7487-034-9

a cura di
Luca Poma
Creatori di futuro
Guna: trentanni di storia dellindustria
omeopatica in Italia
Indice
Prefazione
NUOVI PARADIGMI PER LA SALUTE 9
di Luca Poma
Introduzione
LA FELICIT INTERNA LORDA 13
di Alessandro Pizzoccaro
I LE ORIGINI 21
II LA NASCITA DI GUNA 27
III IL PRINCIPE CARLO E I PRIMI PASSI NELLA RICERCA 41
IV TROTE, GALLINE, EDITORIA 47
V DIREZIONE FUTURO:
UN NUOVO MODELLO DI MEDICINA 53
VI LO STABILIMENTO DI PRODUZIONE
PI AVANZATO AL MONDO
Con un occhio al sociale 57
7
8
VII VISTI DA VICINO: LE VOCI DI ALCUNE
PERSONE CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA
REALIZZAZIONE DEL SOGNO 61
tutta colpa di un ottico! 61
Intervista ad Anna Maria Storti
Quando tutto inizi, io cero 67
Intervista ad Antonella Zaghini
Non capisco come fanno: non si stancano mai! 70
Intervista a Stella Pizzoccaro
Per oggi non la uccido, ma lei crede agli UFO? 71
Intervista a Leonello Milani
Senta, domani ha da fare? Andiamo in America 78
Intervista ad Alessandro Perra
Soldi: uno li fa, laltro li spende! 84
Intervista a Luciano Rossi e Marco Marignoli
Il Concierge di GUNA 87
Intervista a Rocco Filippi
C una donna nuda in camera! 90
Intervista a Paola Santagostino
Io ci tornerei 92
Intervista a Sonia Giravello
Ma sono troppo giovani! 94
Intervista a Johan Min
VIII OFF-RECORD 97
Appendice
STORIA DI UNA RICERCA SCIENTIFICA
SULLOMEOPATIA 101
9
Prefazione del curatore
NUOVI PARADIGMI PER LA SALUTE
GUNA un termine sanscrito: significa la qualit dellessere, e rap-
presenta nellantica tradizione indiana lincrocio delle energie vitali del-
lindividuo.
Questo volume di interviste raccolte tra lestate del 2008 e la pri-
mavera del 2010 documenta la tenace, appassionata e per nulla scon-
tata battaglia che un uomo e una donna hanno condotto aggregando
altre energie vitali di prima grandezza per trenta lunghi anni in Italia,
allo scopo di affermare e difendere unidea diversa di salute.
La presa in carico dellessere umano nella sua interezza, i corretti stili
di vita, la prevenzione delle malattie invece che la cura dei soli sintomi,
lintervento terapeutico basato su prodotti naturali e di origine biologi-
ca, e non ultimo il diritto del paziente a non essere trattato come un
numero od una macchina con qualche pezzo guasto da cambiare.
Tutti questi elementi miscelati assieme e molti altri fattori che il
libro va ad analizzare costituiscono un vero e proprio differente para-
digma di salute, e solo tra decenni leredit lasciata da queste persone
e da chi come loro e con loro ha osato pionieristicamente sfidare i pote-
ri forti e gli interessi consolidati del mercato farmaceutico verr piena-
mente compresa nella sua importanza.
Il volume porta per mano il lettore in un affascinante viaggio dagli
albori dellingresso di queste discipline nel nostro paese fino allintrodu-
zione delle pi moderne e costose tecnologie farmaceutiche, passando
attraverso successi, delusioni e speranze.
10
Creatori di futuro
Le interviste sono state raccolte senza limiti di tempo, spontanea-
mente rilasciate dagli interessati sempre in ambiente e con toni del tutto
informali, come anche libero e non condizionato stato laccesso agli
archivi storici di loro propriet, il che mi ha in parte stupito, perch non
cosa del tutto comune in questo genere di lavori di documentazione.
Lintroduzione al libro tratta da un capitolo a firma di Alessandro
Pizzoccaro del libro Per la Ricchezza delle Nazioni: unEtica Anticrisi
pubblicato dalla Fondazione Banca Europa, che raccoglie i contribu-
ti di numerose personalit della cultura e dellimprenditoria, tra cui
Umberto Galimberti, Maurizio Belpietro, Marco Travaglio, Matteo
Marzotto, Enrico Letta e altri. Il capitolo dal titolo La vera misura del
benessere a mio avviso il pi appropriato messaggio ai lettori per
introdurre questo volume. Mi piace ricordare come il Presidente france-
se Nicolas Sarkozy, alcuni mesi dopo la pubblicazione di questo libro, ha
citato in pubblico in occasione di una conferenza stampa il concetto di
Felicit Interna Lorda richiamato da Alessandro Pizzoccaro in questa
riflessione. Il brano in questione trasferisce in modo chiaro ed esaustivo
al lettore i valori etici che hanno fatto da bussola a questi pionieri
della medicina non convenzionale in Italia, e lo spirito che ha contrad-
distinto quasi trentanni di lavoro e fatiche per laffermazione della cul-
tura omeopatica nel nostro paese.
Nei primi sei capitoli, le voci che si alternano sono quelle di Ales-
sandro Pizzoccaro e Adriana Carluccio fondatori di GUNA, lazienda
leader in Italia nel campo delle medicine non convenzionali o, come
molti le chiamano, complementari, e leader carismatici di una parte
del movimento associativo di settore in Italia.
Il settimo capitolo unintrigante raccolta dinterviste rilasciate da
alcune delle persone che li hanno affiancati in questi decenni di lavoro e
di avventure personali e professionali. Ci tengo a sottolineare di aver per-
sonalmente selezionato in piena libert chi intervistare, contattando
interlocutori che non mi erano stati indicati nel primo giro di interviste
dal Dottor Pizzoccaro e dalla Dottoressa Carluccio e altres non intervi-
stando soggetti che mi erano stati da loro raccomandati come potenzial-
mente interessanti. Si tratta comunque di un campione di testimo-
nianze per nulla esaustivo, vittima delle esigenze editoriali di sintesi, e
che a dire il vero non rende onore alla quantit e qualit di compagni
di viaggio che hanno popolato questavventura. Mi scuso quindi fin da
ora con coloro che inevitabilmente ho finito con il trascurare.
Lottavo e ultimo capitolo ci che ho potuto ricavare da alcune
domande poste ad Adriana Carluccio off-record, a registratore spento.
Ho chiesto solo a posteriori allinteressata la possibilit di utilizzare
anche questo materiale, che non era parte delle prime bozze del libro,
ricevendo disponibilit in tal senso.
Infine, in appendice, una lettera di Alessandro Perra, direttore scienti-
fico di GUNA Spa, che documenta i dietro le quinte di un esperimento
di ricerca su un farmaco a basso dosaggio preparato con tecniche omo-
tossicologiche, un progetto con la Facolt di Farmacia dellUniversit di
Milano che rende onore allindagine scientifica non viziata dai pregiudizi.
Come curatore di questo libro, in conclusione di questa prefazione
vorrei rivolgere un particolare ringraziamento a tutti coloro che hanno
deciso, senza averne nulla in cambio, di dedicare ore e a volte intere gior-
nate per permettermi di ricostruire, comprendere e documentare questo
complesso ma decisamente appassionante scenario.
Luca Poma
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Prefazione. Nuovi paradigmi per la salute
Introduzione
LA FELICIT INTERNA LORDA
Dai paradigmi del XX secolo
alla vera misura del benessere
Alessandro Pizzoccaro
Numerosi segnali indicano che due paradigmi alla base del nostro vi-
vere sociale odierno si stanno dimostrando per lo pi inadeguati: il para-
digma economico e il paradigma medico.
Da un lato lattuale sistema economico globale fa in modo che pi del-
la met della popolazione sia costretta a vivere con lequivalente di meno
di due dollari al giorno.
Per quanto riguarda la dimensione socio-sanitaria, luomo occidenta-
le, pur vivendo mediamente sempre pi a lungo, si sente sempre pi asse-
diato dalla malattia e come paziente si trova a sperimentare una condi-
zione di crescente insoddisfazione.
Adam Smith, il padre del liberismo classico, nella celebre opera
Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, teorizz la
presenza immanente di una legge sociale quasi inconscia e involontaria
sottesa al funzionamento dello scambio economico. Secondo Smith, so-
lo attraverso lazione della spinta egoistica individuale che si determina il
funzionamento virtuoso del mercato, che tende ad agire razionalmente a
favore del bene comune. Ci accade perch limprenditore viene auto-
maticamente guidato dalle leggi del libero mercato a realizzare il miglio-
re utilizzo possibile delle proprie risorse finanziarie e umane generando
per conseguenza una virtuosa ed efficiente produzione di ricchezza a be-
neficio dellintera comunit.
Purtroppo leffettivit e luniversalit di questa legge economica del li-
bero mercato stata smentita dai fatti e dalla storia in numerose occa-
sioni. In effetti, questa magica omeostasi che si dovrebbe realizzare viene
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14
Creatori di futuro
spesso minata dallegoistica pulsione predatoria che spinge i soggetti eco-
nomici verso una massimizzazione della plusvalenza e dellaccumulo di
valore aggiunto ottenuta con la pratica del monopolio o delloligopolio
che rappresentano entrambi la negazione in termini del libero mercato.
Daltro canto, si mostrata ancora pi fallace la profezia della realizza-
zione concreta di unuguaglianza economica e di una giustizia sociale at-
traverso la realizzazione del modello di societ comunista.
Attualmente per si manifestano significativi segnali del fatto che que-
sti paradigmi non corrispondono pi con la visione dominante del tempo
presente. Si sta diffondendo la convinzione comune da parte di un nume-
ro sempre crescente di persone del fatto che la ricchezza delle nazioni non
debba necessariamente essere misurata con lindicatore unico del Prodotto
interno lordo, ma si stanno introducendo altri parametri per definire il
ben-essere dei cittadini.
Purtroppo, come gi ammoniva negli anni Trenta il premio Nobel per
la medicina Alexis Carrel, a fronte di una crescita esponenziale del pro-
gresso tecnologico, la crescita interiore, emotiva, etica e spirituale del-
luomo rimasta solo costante.
Questo gap di velocit tra sviluppo di valori materiali e strutturali e va-
lori morali ed esistenziali implica una disarmonia interna al processo di
crescita, una dissonanza evolutiva della civilt occidentale con un fattore
di rischio in atto determinato dalla progressiva difficolt della societ a go-
vernare in modo razionale, etico e armonico le nuove frontiere aperte dal-
la tecnica. Insomma, lapprendista stregone rischia di essere vittima dei
suoi stessi successi.
Recentemente il sovrano illuminato di un piccolo paese asiatico come
il Buthan ha goduto di una improvvisa notoriet internazionale per aver
introdotto un parametro, alternativo a quello del Pil (Prodotto interno lor-
do), come indicatore della ricchezza della nazione, sostituendolo con un
ben pi accattivante parametro di Felicit interna lorda.
Ma non si pu dimenticare che, allorigine della storia della democra-
zia moderna, gi il documento fondante degli Stati Uniti, la celebre
Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio 1776, recita testualmente []
Noi riteniamo che [] tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi so-
no dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi so-
no la Vita, la Libert e la ricerca della Felicit; che allo scopo di garantire
questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi.
Curiosamente in America, invece, stata messa a punto una sorta di in-
dice dellinfelicit, il Misery Index, che misura il grado di difficolt, tri-
stezza e risentimento della popolazione. un indice molto significativo,
perch quando raggiunge una certa soglia pu provocare grandi turba-
menti a livello sociale.
Sarebbe per pi coerente con i princpi fondanti degli USA elaborare
un indice di Felicit interna lorda.
Ma come si pu valutare lindice di Felicit interna lorda? Cer-
tamente non con criteri quantitativi. Non si tratta di sommare tonnella-
te o miliardi, ma di misurare la qualit imponderabile di tanti elementi
tra cui il grado di soddisfazione, di gratificazione e il raggiungimento dei
propri scopi nella vita, contrapposti alla mancanza di frustrazione, ran-
core, solitudine, paure, ecc. Tale indice non potr essere il risultato di una
somma aritmetica, ma rappresenter lindicazione della vicinanza o me-
no a una situazione di equilibrio al pi alto livello tra le componenti fi-
siche, psichiche, emozionali e spirituali della globalit delle persone che
fanno parte di una nazione.
Certamente non si pu immaginare che tale mutazione di paradigma
possa avvenire a brevissimo termine. Potrebbe, peraltro, essere accelerata
da una crisi epocale come quella che si sta affacciando sullorizzonte pla-
netario. Una recessione mondiale che obbligasse tutti a ripensare in
profondit la logica basata sul cinismo di una massimizzazione dei profitti
senza riguardo per gli enormi e ingiusti costi sociali e ambientali prodot-
ti da un modello di sviluppo irrazionale e disarmonico.
accettabile un sistema sociale dove l1 per cento della popolazione
possiede il 40 per cento delle ricchezze, dove 34.000 (trentaquattromila!)
bambini muoiono ogni giorno per denutrizione, dove oltre il 50 per cen-
to del pianeta vive con meno di 2 (due!) dollari al giorno?
Certamente no. Possiamo solo augurarci che queste inaccettabili di-
screpanze globali a breve saranno affrontate con determinazione da politi-
ci illuminati delle nazioni dominanti, da uomini di potere economico ispi-
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Introduzione. La felicit interna lorda
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Creatori di futuro
rati da una nuova saggezza etica e, speriamo, da un numero crescente di per-
sone fortemente motivate e guidate da comportamenti razionali e solidali.
Ma scendiamo dai massimi sistemi al piccolo sistema che la nostra
quotidianit e il nostro Paese. In effetti ognuno di noi pu dare un contri-
buto al cambiamento in positivo verso il nuovo paradigma, e questo con-
tributo si pu ricondurre a una parola-chiave: responsabilit.
Per quanto riguarda il management delle imprese, la parola-chiave :
responsabilit sociale, ossia un approccio alla ricerca del profitto e del-
lottimizzazione delle risorse che pu e deve integrarsi pienamente con
lattenzione costante alle conseguenze sociali delle proprie decisioni im-
prenditoriali. Gli imprenditori devono assumersi la responsabilit del
buon andamento delle proprie aziende, della soddisfazione dei propri di-
pendenti, dellatteggiamento leale nei confronti dei concorrenti ma de-
vono anche perseguire fini non indirizzati allobiettivo unico della mas-
simizzazione del profitto ma che sappiano anche rispondere alle necessit
umane, della comunit e dellambiente.
Ci sono vari livelli di responsabilit sociale aziendale. Alcuni esempi. Per
Milton Friedman, la massima responsabilit sociale dellimprenditore rap-
presentata dal pagamento delle imposte. Per Adriano Olivetti, responsabi-
lit sociale significava non solo garantire un equo stipendio ai propri di-
pendenti, ma anche prendersi cura dellambiente e della comunit e
delleducazione adeguata dei loro figli. Secondo Muhammad Yunus, ogni
essere umano viene al mondo con tutte le potenzialit per prendersi cura di
se stesso e per contribuire a migliorare il benessere di tutti, ma non a tutti
viene data la possibilit di esprimere al meglio tutto il proprio potenziale e
talento. Per questo nel 1983 ha dato vita alla Grameen Bank, che ha aiuta-
to 5 milioni di cittadini del Bangladesh a emanciparsi dalla povert finan-
ziando microcrediti, prestiti anche di pochi dollari senza garanzia a cittadi-
ni con lambizione auto-imprenditoriale di creare unattivit in proprio. Un
fatto sorprendente che il tasso di insolvenza della Grameen Bank infe-
riore al tasso di insolvenza medio delle banche tradizionali.
Se dallambito economico passiamo a quello della salute, ritroviamo lo
stesso paradosso e la medesima contraddizione di fondo: il paradigma
commerciale, il paradigma scientifico riduzionista cos funzionale per
lesasperazione tecnologica, non funziona per luomo, per la sua salute e
il suo benessere. Finanziamenti pubblici, investimenti privati, ricerche,
biotecnologie e medicinali sofisticati paradossalmente non ottengono un
autentico miglioramento dello stato di salute, non necessariamente con-
sentono una vera guarigione e non contribuiscono al benessere.
Anzi, spesso generano leffetto opposto, in quanto lessere umano ri-
sponde agli stimoli esterni in modo non lineare, quindi in modo del tutto
differente rispetto alle macchine che reagiscono ai comandi sempre in mo-
do univoco secondo una rigida logica causa-effetto.
Al contrario, lUomo ununit psico-neuro-endocrina e immunolo-
gica molto complessa con equilibri e sistemi di autoriparazione sottili e in-
terconnessi. Il modo migliore per far funzionare il nostro organismo
quello di stimolare, attivare, equilibrare queste componenti, anzich sop-
primerle come purtroppo avviene come conseguenza dellinquinamento
ambientale e nellaccanimento farmacologico: viviamo immersi in una so-
ciet inquinata, sottoposti a stress e tensioni e a una vita emotiva e affet-
tiva non equilibrata, assumiamo alimenti trattati chimicamente e medici-
nali di sintesi che provocano inevitabilmente effetti collaterali, che
abbassano le difese immunitarie, generano effetti negativi a livello psico-
logico, nervoso e ormonale e perturbano il cos fragile equilibrio della
struttura delicata e complessa che luomo.
Sarebbe assai interessante identificare e convalidare un metodo di ve-
rifica che possa misurare lo stato di salute globale attraverso un altro in-
dice innovativo, una sorta di indice di Energia interna lorda: contribui-
rebbe indubbiamente a un salto di qualit nella comprensione globale della
salute e delluomo in genere. La bella notizia che, in questo caso, tale in-
dice esiste, o meglio, esistono varie tecniche per individuare lenergia non
solo dellindividuo globalmente, ma addirittura dei singoli organi. Come
nel caso della Felicit interna lorda non ci interessa rilevare valori risul-
tanti dalla somma aritmetica dellenergia misurata. Al contrario, risulta
fondamentale individuare se i valori energetici dellorganismo siano in rap-
porto armonico tra di loro, nonch se il flusso energetico tra le varie com-
ponenti fisiche, mentali ed emotive del paziente scorra liberamente nel-
lorganismo senza essere impedito da blocchi energetico-funzionali.
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Introduzione. La felicit interna lorda
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Creatori di futuro
Esistono delle metodiche oggettive che fanno riferimento alle tecniche
BRT (Bioelectronic Regulating Techniques), che utilizzano specifiche ap-
parecchiature elettroniche, attraverso le quali possibile rilevare dei se-
gnali bioelettrici di possibili disfunzioni; in questo modo possiamo effet-
tuare dei test affidabili e ripetibili che consentono di fare non solo una
diagnosi di tipo energetico-organico ma anche di tipo funzionale e rileva-
re eventuali disturbi prima ancora della loro manifestazione clinica. Di
conseguenza possibile praticare una vera e propria medicina preventiva.
Oltre alle tecniche BRT, ne esistono altre, a titolo desempio la kine-
siologia, che non prevedono lutilizzo di apparecchiature e consentono ri-
sultati analoghi basandosi sulla sensibilit ed esperienza di terapeuti
competenti.
Dallinterpretazione della malattia come una manifestazione di tipo pu-
ramente fisico, si giunti cos a un approccio pi globale, una imposta-
zione che fa capire tanto al terapeuta quanto al paziente come nella salu-
te e nella malattia siano coinvolti altre componenti oltre a quella
meramente materiale. Emerge con forza limportanza delle componenti
psicologiche, mentali, emotive, nonch spirituali.
tempo che il concetto di medicina tecnicistica e generalizzante lasci
il posto a una medicina individualizzata, dove luomo non sia considera-
to come una macchina e i farmaci non siano utilizzati come pezzi di ri-
cambio per aggiustarla.
Questi sono i riferimenti che cerco di trasferire quotidianamente nel
DNA della mia azienda, che opera nellambito della Medicina Omeopatica.
GUNA un termine che in lingua sanscrita significa le qualit delle
energie della vita ha infatti non solo lobiettivo di crescere come azien-
da, generare maggiori utili e allargare il proprio spettro di influenza eco-
nomico-finanziaria e commerciale, ma ha anche un suo proprio meta-
obiettivo: dare un contributo alla diffusione e alla conoscenza di un
approccio alla salute imperniato sulla consapevolezza di quanto fonda-
mentale sia individuare i veri problemi fisici, psico-emotivi e spirituali che
stanno alla base e allorigine dei sintomi e delle malattie, rendendo cos
possibile un riequilibrio generale di corpo, mente e spirito e il raggiungi-
mento di un nuovo stato di salute, bellezza e vitalit.
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Introduzione. La felicit interna lorda
Questinterpretazione dellUomo in senso olistico trova nei rimedi
omeopatici il conseguente risvolto terapeutico. Infatti, proprio la peculia-
re tecnica produttiva dei farmaci omeopatici consente un effetto terapeu-
tico non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale e spirituale.
per me particolarmente gratificante pensare di fornire a tutti i citta-
dini lopportunit di essere curati con soluzioni terapeutiche efficaci e pri-
ve di effetti secondari indesiderati, grazie a medicinali che sono in armo-
nia con la natura e che agiscono a supporto delle funzioni fisiologiche di
difesa dellorganismo, rendendo lUomo realmente protagonista della pro-
pria guarigione.
Questa visione ancora considerata eretica da buona parte del-
lestablishment nazionale, anche se ogni giorno sempre pi medici si affac-
ciano a queste discipline e a questo modo nuovo di intendere il rapporto
con la salute e la malattia dei propri pazienti.
E dire che proprio il nostro Paese avrebbe un urgente bisogno di su-
perare lembargo informativo e la discriminazione legislativa nei con-
fronti dellomeopatia, che rappresenta non solo un modello alternativo
di cura economico, efficace e soprattutto senza effetti collaterali, ma che
apre anche a un paradigma differente di sviluppo sostenibile e armonico
per lumanit.
I
LE ORIGINI
O Torniamo indietro di quasi trentanni: cosa stavate facendo negli
anni Settanta, prima che nascesse lavventura di GUNA?
Adriana era ricercatrice in Farmitalia, laureata in chimica e tecnologia far-
maceutica. Si era laureata un paio di anni prima, io invece avevo una pic-
cola societ di import-export, in particolare lavoravo con il Medio
Oriente. Ero in societ con un ragazzo arabo, anche lui laureato da poco.
O Di dovera originario lui?
Siriano di Damasco: era lepoca dei petroldollari, arrivavano gli arabi in
Italia con un sacco di soldi e senza nessuna idea precisa di come spenderli
nel settore industriale. Avevano bisogno di qualcuno che li indirizzasse
dai fornitori adatti e li sapesse guidare in un mondo lEuropa per lo-
ro tanto misterioso quanto lo era per me il Medio Oriente.
Il mio socio arabo avvicinava i suoi connazionali nella hall dei grandi al-
berghi di Milano e io mi occupavo di individuare e intermediare con le
ditte di cui essi avevano bisogno. Chi voleva avere forniture di marmo
per la moschea, chi di mobili per il palazzo dellEmiro, oppure altri che
volevano delle macchine per lavorare la plastica loro non avevano nul-
la, solo i soldi e dei progetti, a volte chiari, molto pi spesso confusi.
Sono stati un periodo e unesperienza professionale e umana molto in-
teressanti, stato una specie di master sul campo, dopo la facolt di
economia e commercio!
Mi hanno insegnato moltissimo quei commercianti arabi, stato molto
istruttivo per me che sono cresciuto nelle valli biellesi comprendere le fi-
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22
Creatori di futuro
nezze e i modi solo apparentemente sciatti ma in realt molto sofisticati
e sottili degli orientali.
O Rendeva economicamente come attivit?
Diciamo che si pareggiavano i costi, per e stato molto divertente, e mi
ha dato occasioni irripetibili di viaggiare in quei paesi: Egitto, Siria,
Giordania e conoscere dallinterno la loro cultura e il loro modo di fa-
re business.
O Come vi siete conosciuti esattamente, tu e Adriana?
Dobbiamo dire grazie ad alcuni amici, Maria Teresa ed Ezio, che ci han-
no presentato, al bar Minerva di Pavia. Eravamo giovani e belli, allepo-
ca e poco dopo abbiamo deciso di unire le nostre vite e anche di inizia-
re unattivit lavorativa in comune.
O Adriana, tu ti ricordi la volta che vi siete incontrati?
S, una mia amica aveva organizzato unuscita, con il suo ragazzo e un
amico del suo ragazzo, al bar della Minerva di Pavia, una sera di gennaio
fredda e nebbiosa. Si stava un po tutti insieme, un gruppo di ragazzi e ra-
gazze della stessa et. Abbiamo iniziato a ballare, e poi venuto fuori
Alessandro, dicendo: Mi piacerebbe andare in India Beh, anchio vo-
levo andare in India, di l a conoscersi meglio il passo stato breve.
O A differenza di Alessandro, tu lavoravi gi nel settore, vero?
S, io lavoravo nel settore ricerca di Farmitalia, una vecchia e grande so-
ciet farmaceutica. Allora si faceva parecchia ricerca sulle piante, e in ge-
nerale sul mondo animale e vegetale.
Per esempio avevamo appena messo a punto un farmaco che si estraeva
dalla pelle del rospo, la ceruletide. Chiacchierando con questo ragazzo,
questo Alessandro, mi fece vedere un tubogranuli di pulsatilla (una con-
fezione monodose di un rimedio omeopatico, NdR) dicendo: La cono-
sci?. Io sono rimasta incuriosita perch non la conoscevo, allora sono an-
data alla famosa libreria Cortina di Milano, che a quellepoca aveva tutti
i libri un po pi particolari, e ho comprato il volume Materia medica
omeopatica del Dottor Ruggero Dujany, libro tuttora in commercio. Lho
letto tutto dun fiato e mi sono detta: Che cosa interessante!. Mi sono
entusiasmata, e da l ho cominciato a chiedere coserano questi prodotti,
chi li vendeva, eccetera, e a un certo punto ho deciso di avventurarmi nel
discorso della fitoterapia, in effetti un po spinta anche da Alessandro, che
in quanto libero professionista era gi economicamente indipendente e ci
teneva a che lo fossi anchio.
Ho iniziato a comprare delle erbe tipo camomilla, peperoncino, ecc. da un
egiziano che avevo conosciuto tramite Alessandro, e ho trovato qualcuno
a Milano di quelli che vendono e confezionano la camomilla Mi sono li-
cenziata dalla Farmitalia, e tutti dicevano: Ma che pazzia! Che fai? Lasci
un posto fisso ben retribuito!. E cos ho iniziato: con tutti i soldi che ave-
vo, ho comprato il primo lotto di piante
O Se non altro azzardato! E com iniziata con lomeopatia?
Beh, a quel punto eravamo in ballo inizialmente ho mandato mio fra-
tello alla Camera di Commercio italo-francese. Lui ha trovato unazienda
omeopatica che cercava un distributore: cos abbiamo iniziato a capire se
potevamo stringere un accordo.
Nel frattempo, io e Alessandro, ci siamo sposati. Lui abitava gi da solo,
aveva anche una casa grande, ben sistemata. Il giorno del matrimonio, ter-
minati i convenevoli, siamo andati a casa e ci siamo chiesti: dove andia-
mo in viaggio di nozze?. Lui mi dice: Mah, c un treno che parte per
Parigi. Siccome a Parigi cera anche questa ditta, siamo partiti, abbia-
mo trovato un albergo in citt, li abbiamo incontrati, e cos abbiamo ini-
ziato! E poi Alessandro mi consigliava: Prova a telefonare a cercare un
po di nomi di medici omeopati e cos telefonai e man mano creai un
indirizzario.
O Medici omeopati in Italia?
S, poi per combinazione io avevo molti amici che avevano la mia stessa
et e che avevano appena finito la facolt di medicina, e uno di questi era
anche lui in cerca di approfondimenti circa lomeopatia. Una storia stra-
na: mentre faceva lo studente di medicina, aveva passato due o tre mesi in
23
Le origini
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Creatori di futuro
ospedale per curarsi, e il suo vicino di letto era un vecchietto che conosceva
lomeopatia e gliene aveva parlato
O Come si chiamava questo tuo amico?
tuttora un medico che sentiamo di tanto in tanto, Marco Rossatini di
Como. Questo vecchietto, vicino di letto in ospedale, gli ha spiegato come
funziona lomeopatia e gli ha detto: Perch tu che sei studente di medi-
cina non ti occupi di questo?. E cos lui che si era appena laureato
aveva iniziato interessarsi. Io gli dissi: Guarda, ho trovato questa azien-
da francese fantastica, cosa ne pensi?.
O Ti ricordi come si chiamava questa azienda?
Come no, era una piccola azienda di nome Abb Chaupitre, che distri-
buiamo tuttora! Fondata da un vecchio abate che era un medico omeo-
pata, ai tempi molto famoso, e di fatto il pi antico laboratorio omeo-
patico del continente.
O Quindi un sottile filo rosso che non si mai spezzato, dalle origini a
oggi
S, infatti. A quel punto siamo andati a trovare un farmacista a Como,
unantica farmacia in centro, vicino allo studio Rossatini, e lui ci ha invi-
tato a pranzo: ci ha visti giovani, decisi a partire nato tutto cos. Quel
farmacista stato il primo cliente in assoluto, il primo che ha creduto in
noi!
O Di l, i primi passi
Lentamente le cose si muovevano devo dire che chi ci incontrava e ci ve-
deva giovani, pieni di voglia di fare, ci aiutava, si entusiasmava, ci invo-
gliava dopo un po mi telefona Marco Rossatini e mi dice: Ho incon-
trato un mio carissimo amico di Verona, anche lui un medico, Ivo
Bianchi, interessato alla cosa.
Ai tempi cera il Conte Dal Verme, era un po quello che faceva il coagula-
tore di tutti coloro che erano interessati allomeopatia, e Ivo mi raccont di
lui, che aveva studiato medicina, era un vero aristocratico, aveva cono-
25
Le origini
sciuto lomeopatia facendo la bella vita a Parigi, perch era un rampollo di
unantica famiglia nobile. Chiunque in Italia voleva sapere di omeopatia
andava da lui, e lui regalava libri, parlava, spiegava, sapeva tutto sulla ma-
teria. Neanche a dirlo, non abbiamo resistito alla tentazione di cercarlo
O E lavete incontrato di persona?
Certo. Marco Rossatini e Ivo Bianchi avevano sentito parlare di una ditta
fantastica del settore, tedesca, la HEEL, e chiesero referenze su questa azien-
da al Conte. Lui non aveva interessi economici sullaffare, ma ne parl in
termini positivi, ci diede i riferimenti della HEEL e noi la contattammo.
Ancora oggi questa ditta il nostro principale partner commerciale.
O Una precisazione per i non addetti ai lavori, prima di addentrarci nel
vivo del discorso: omeopatia od omotossicologia?
Noi con il tempo ci siamo specializzati in omotossicologia, che se vo-
gliamo unevoluzione dellomeopatia, cos come non me ne vogliano i
medici per questa iper-semplificazione la psichiatria figlia della neuro-
logia. Non dico questo per mettere lomeopatia in secondo piano: la defi-
nizione che a volte viene data dellomotossicologia come omeopatia da-
vanguardia fa giustamente molto irritare gli omeopati classici, e per
questo siamo stati per lungo tempo equivocati e a volte attaccati. Diciamo
che esiste un corpus di nozioni originali, e questa lomeopatia di
Hahnemann, dal quale poi si sviluppato un corpus di nozioni differente
e particolare, e questa lomotossicologia di Reckeweg, detta anche
omeopatia anti-omotossica. Lomotossicologia spiega che qualunque or-
ganismo continuamente attraversato da unenorme quantit di sostanze
di provenienza esogena (batteri, virus, tossine alimentari, inquinamento
ambientale, ecc.) ed endogena (prodotti intermedi dei diversi metabolismi,
cataboliti finali, ecc.) che possono avere valenza patogenica. Lorganismo
un sistema di flusso in equilibrio dinamico, se lomotossina non parti-
colarmente virulenta e se i sistemi di auto-regolazione sono efficienti, es-
sa attraversa lorganismo-sistema di flusso senza determinare alcuna in-
terferenza, e si rester pertanto in una condizione di equilibrio, cio di
salute. Se viceversa, o perch la tossina particolarmente aggressiva o
26
Creatori di futuro
perch i sistemi di controllo e auto-regolazione non sono sufficienti, si de-
termina unalterazione dellequilibrio, che lorganismo, nella sua naturale
tendenza verso il mantenimento o il ripristino della sua condizione origi-
nale, cerca di compensare innescando meccanismi supplementari di tipo
autodifensivo: le malattie. Secondo lOmotossicologia la malattia da in-
terpretare come la risultante che scaturisce dallinterreazione tra lagente
patogeno, i fattori ambientali e soprattutto la reattivit della persona: le
malattie sono lespressione della lotta dellorganismo contro le tossine, al
fine di neutralizzarle ed espellerle, ovvero sono lespressione della lotta che
lorganismo compie per compensare i danni provocati irreversibilmente
dalle tossine. A seconda dellentit dellaggressione e dellintegrit del si-
stema difensivo autologo (che Reckeweg chiama Sistema della Grande
Difesa), lorganismo manifesta quadri clinici differenti. Il rapporto tra
omotossicologia e omeopatia quindi diretto: possiamo dire che lomo-
tossicologia figlia dellomeopatia, e come tutti i figli a una certa et ha
preso la sua strada, la propria individuale direzione, pur mantenendo le-
gami strettissimi con la famiglia! Un particolare merito che va riconosciu-
to allomotossicologia, che vanta complessi terapeutici con dentro princi-
pi attivi, seppure in low-dose, e di aver indagato con insistenza anche la
pista scientifica, di non aver avuto mai timore di confrontarsi con la me-
dicina occidentale, basata sulle evidenze. Questo stato il senso del nostro
lavoro in questi anni, e ancor oggi ci crediamo fortemente. La speranza
anche che lintero settore, a oggi fortemente frammentato, ritrovi unit,
perch la battaglia culturale per laffermazione di un nuovo paradigma di
cura la vinceremo solo se saremo tutti uniti.
Tornando alle origini, quello che percepivamo fortemente era che cera
qualcosa di nuovo. Come una sensazione, la voglia di esplorare, accom-
pagnata dalla certezza che ci che avremmo trovato ci avrebbe ripagato
ampiamente degli sforzi
II
LA NASCITA DI GUNA
O Voglia di esplorare, ed energie nuove in circolo
(ricomincia Alessandro Pizzoccaro)
S, esatto! Uomini anche molti diversi, ma uniti proprio da questo, la vo-
glia di esplorare campi nuovi e ai nostri occhi promettenti. Io e Ivo Bianchi
avevamo pi o meno la stessa et, e avevamo limpressione che ci fossimo
gi conosciuti, forse qualche estate in Inghilterra, e anche lui aveva delle
idee sul cosa fare, come organizzare le cose. Inizi cos il primo nucleo del-
la nostra attivit didattica: gi da allora, avevamo chiaro che se volevamo
sviluppare unazienda con caratteristiche davvero innovative era necessa-
rio innanzitutto curare lattivit didattica. Nessuno conosceva questo tipo
di medicina, era necessario insegnarla
O Come andato quel primo incontro con Ivo Bianchi?
Non abbiamo impostato nulla di preciso in quella prima occasione, ma ci
fu feeling da subito. Eravamo tutti accomunati da questo interesse sullo-
meopatia. da evidenziare che lo scopo di tutti noi allora non era certo il
business, era davvero un approccio pi culturale, una curiosit che sem-
brava per potesse promettere molto. Eravamo tutti dei giovani neolau-
reati e volevamo fare qualcosa di diverso dal solito, di stimolante, era an-
che una specie di sfida con noi stessi e con chi ci circondava. Cera quello
spirito potremmo dire pionieristico, di scoprire una novit stimolante e
mettere in piedi qualcosa al di fuori dal comune.
Comunque assieme ad Ivo, nel lontano 1983, decidemmo di fondare
AIOT, lAssociazione Medica Italiana di Omotossicologia, oggi di gran
27
28
Creatori di futuro
lunga, lassociazione pi importante nellambito delle medicine non con-
venzionali in Italia.
O Come vi percepiva la gente intorno a voi, quando parlavate di questi
progetti?
buffo: di omeopatia i pochissimi che ne avevano sentito parlare spesso
la confondevano con qualcosa che riguardava una malattia del fegato
epatopatia Lassonanza era quella: omeopatia-epatopatia ma a par-
te questa cosa buffa, la percepivano come una discliplina un po strana e
senza futuro, follie di ragazzi. Il 99 per cento non capiva esattamente che
cosa era, che frutti avrebbe potuto dare il nostro progetto, cosa avremmo
potuto fare sul lungo periodo
O I tuoi genitori erano ancora vivi?
S, mio padre s, e anche i suoi genitori.
O Come vedevano questa cosa i tuoi parenti?
Mah, mio padre tutto sommato stato abbastanza tollerante, anzi, mi so-
steneva, ma il resto della famiglia zii, fratelli mi dicevano in coro che
non ce lavremmo mai fatta. Erano scettici. Ma a noi non interessava.
Tanto vero che senza indugi abbiamo telefonato alla HEEL e abbiamo
detto: Saremmo interessati a conoscervi. Abbiamo concordato un ap-
puntamento. e siamo andati da loro a Baden-Baden
O Quindi voi siete partiti con la vostra valigia e siete andati a Baden
Baden?
S, e una storia anche questa: siamo andati in treno. Ci sembrava dav-
vero lontanissimo, anche perch allora non cera il tunnel del Gottardo,
quindi era un viaggio nel vero senso della parola. Abbiamo viaggiato di
notte, perch lappuntamento era stato fissato in mattinata. Ci siamo tro-
vati in cuccetta con una famiglia di emigranti siciliani che andavano in
Germania: padre, madre e due figli. Ancora oggi mi ricordo quanto rus-
savano quei due! Comunque arriviamo l, prendiamo un taxi e raggiun-
giamo la mitica sede della HEEL, che gi allora era il numero due al mon-
do nel campo dellomeopatia, una ditta davvero importante. Arriviamo al-
lentrata e scende lexport manager, un olandese, si chiamava Johan Min,
con cui avevamo fissato lappuntamento. Quando ci ha visto ci ha rac-
contato anni dopo ha pensato ma guarda te se dovevo prendere ap-
puntamento con due ragazzini cos una giornata persa!. Invece pian
piano siamo riusciti a convincerlo circa la seriet dei nostri progetti
O Vi ha dato fiducia da subito?
Alla fine del nostro incontro, decise di concederci una lettera dimpegno,
per un anno di prova. E noi tornammo a casa con uno scatolone di far-
maci HEEL!
O Siete tornati in Italia in treno, con contratto e scatolone
Esatto. E abbiamo subito iniziato a fare, a brigare Abbiamo iniziato a
tradurre i loro prontuari, i libri, e poi abbiamo incominciato a organizza-
re degli incontri
O Ma chi traduceva dal tedesco?
(riprende Adriana Carluccio)
Anche qui c da sorridere a ripensarci, perch di gente che traduceva dal
tedesco ce nera pochissima, era veramente difficile, e poi noi non pote-
vamo permetterci il top dei traduttori, perch per i nostri mezzi costava-
no troppo. Inoltre erano traduzioni tecniche, mediche, molto particolari.
Allora abbiamo iniziato a contattare alcune bilingue italo-tedesche di buo-
na volont, e anche noi ci davamo da fare, vocabolario alla mano, cerca-
vamo di capire Siamo riusciti comunque a fare una buona produzione,
e mi ricordo che il prontuario base della HEEL che noi allepoca tradu-
cemmo in italiano un bel volume ponderoso che, effettivamente, ha
unimportanza storica nel settore: una prima parte terapeutica, poi una se-
conda parte che descrive tutti i vari prodotti. Comunque noi eravamo sem-
pre di corsa, nella fattispecie quella volta avevamo organizzato un semi-
nario per presentare il prontuario e facemmo davvero le corse!
29
La nascita di Guna
30
Creatori di futuro
O Un corso di aggiornamento per i medici?
S, solo che fummo un po troppo ottimistici con i tempi, e la traduzione
port via pi tempo del previsto. A quel punto dopo aver fatto avere i te-
sti tradotti alla HEEL, loro arrivarono a stampare il tutto solo il giorno pri-
ma del seminario. Alessandro part da Milano e arriv al San Gottardo,
sincontrarono in Svizzera lui e Min (lexport-manager della HEEL,
NdR), a met strada per risparmiare tempo, e l gli diede il pacco con i pri-
mi libri stampati.
Sandro arriv a casa appena in tempo, la mattina presto del giorno dopo
potemmo distribuire il testo stampato in lingua italiana.
O Adriana, come and quel primo seminario?
Relatore era un medico tedesco, il Dottor Gian Enrico Hermann, residente
a Rimini. Anche Gian Enrico Hermann merita due parole. La HEEL ci ave-
va segnalato che cera questo medico tedesco che viveva in Italia, che uti-
lizzava i loro prodotti. Allora io gli ho telefonato, e ho preso contatti.
Abbiamo iniziato a scambiarci pareri e inviargli pazienti
O Voi dove abitavate ai tempi?
A Milano, in via Staro 10, la mitica via Staro numero 10. Hermann ci
mandava dei suoi pazienti, che seguiva da anni, a prendere qualche pro-
dotto particolare, e ognuno di questi raccontava delle cose strane di que-
sto medico: Ma lei mai stata da lui? Ma lha visto quello?. Io allora
non capivo Alla fine lo chiamai, fu super entusiasta di potermi incon-
trare, e mi fiss un appuntamento.
Tra laltro, mio cognato soffriva ormai da anni di un mal di testa tre-
mendo, era stato in tutte le cliniche possibili e immaginabili. Mio cogna-
to che non uno fanatico n delle malattie n delle medicine, mi disse:
Ma senti, io quasi quasi vengo, ti accompagno, ormai non so pi cosa fa-
re con questo mal di testa. Allora siamo andati, visto che tutta questa
gente che viene soddisfatta e ci racconta delle cose eccezionali andia-
mo e conosciamo questo Dottor Hermann: era il classico quello che uno
simmagina del tedesco: alto, molto possente, bel portamento, 60 anni, oc-
chi azzurrissimi, capelli tra il biondo e il bianco, e parlava con un accen-
to molto tedesco! Ma lui ci teneva moltissimo ad essere italiano, aveva
chiesto la cittadinanza italiana. Originario di Dresda, era stato ufficiale
medico nella seconda guerra mondiale ed era finito a Rimini servendo co-
me ufficiale medico. Alla fine della guerra venne fatto prigioniero e fece il
medico anche per la popolazione civile. Finita la guerra ritorna nella sua
citt, ma Dresda era stata rasa totalmente al suolo lui arriva, vede e
semplicemente la citt non esiste pi. Per lui fu un trauma, la sua citt, nel-
la quale era nato e aveva vissuto, era distrutta. Uno dei pochi sopravvis-
suti tra tutti i suoi coetanei. Era specialista in radiologia e cos cerc di si-
stemarsi, di riprendere la professione, per ormai la Germania per lui era
un paese estraneo, angosciante, quindi decise di rientrare in Italia, e torn
a Rimini.
Scelta non facile: nella Romagna rossa, era chiarissimo che lui era tedesco,
non lo si poteva proprio nascondere, la vita per lui non fu affatto sempli-
ce. Ottenuta la cittadinanza, si fece tradurre il nome, si faceva chiamare
Gian Enrico, non Hans Heinrich, si spos con una triestina che viveva l,
ed ebbe due figli: uno dei due figli aveva la mia et, oggi medico anche lui,
allepoca diventammo subito amici e cos anche Hermann padre ci ha pre-
so a ben volere, e accett con entusiasmo di partecipare al nostro semi-
nario, anche perch finalmente aveva trovato qualcuno che gli dava la pos-
sibilit di far conoscere ai suoi colleghi medici i tesori di conoscenze che
aveva accumulato negli anni nel campo della medicina, allora alternativa,
oggi complementare. Per noi fu insieme unemozione e anche una grande
responsabilit.
O Perch era un nome nel settore?
Beh, lui teneva corsi anche in Germania. La sua passione per le medicine
non convenzionali era nata come spesso succede da una terapia alla
quale si era sottoposto lui stesso. Quandera tornato in Italia, si era ap-
passionato di agricoltura, aveva comprato anche un po di capi di bestia-
me, ma a un certo punto ha iniziato a sentirsi male, e non capiva bene qua-
le fosse il problema. Dolori, artrite, spossatezza aveva girato ovunque,
finch non era arrivato da un collega tedesco, il Dottor Voll, che aveva in-
ventato lelettroagopuntura. Tra laltro fummo proprio noi a tenere il pri-
31
La nascita di Guna
32
Creatori di futuro
mo corso di agopuntura di Voll in Italia, il 18, 19 e 20 settembre 1983!
Comunque Voll gli aveva diagnosticato unintossicazione da diserbanti, e
la terapia era consistita nel fargli delle iniezioni del prodotto, dellinsetti-
cida, diluito e omeopatizzato. Lui guar completamente, quindi dopo que-
sti fatti matur una forte consapevolezza circa la funzionalit dei farma-
ci omeopatici. Da quel momento cambi il suo modo di affrontare i malati
e le malattia. Si butt nello studio di tutte le medicine non convenzionali
e con perfetto spirito teutonico volle selezionare le migliori aziende, e giun-
se alla conclusione che i prodotti migliori erano quelli della HEEL e della
Staufen Pharma che conosceva a fondo, quindi era proprio la persona
ideale per i nostri seminari. Parlava con molta sicurezza, era un medico
molto autorevole di suo, in pi con un forte accento tedesco nessuno
osava mettere in dubbio quello che diceva!
O Una curiosit: come and per lemicrania di tuo cognato?
Siamo arrivati a Rimini al mattino, e siamo tornati a casa alle 2 o le 3 di
notte. Ha iniziato a visitarlo, misurando dei punti di agopuntura nei pie-
di e nelle mani. Ogni tanto sinterrompeva, spiegava, andava nellaltra
stanza e tirava fuori un libro, un farmaco, unapparecchiatura comun-
que mio cognato aveva due denti posizionati male, aveva un grosso pro-
blema dentario di masticazione. Hermann fece la sua diagnosi: era quel-
lo che gli procurava il mal di testa. Lui segu i consigli di Hermann:
prodotti per disintossicarsi, rimozione delle varie otturazioni, si dovette to-
gliere un dente il mal di testa pass, e non torn mai pi. Mio cognato
Adelmo Paganini, che ancora oggi il commercialista di riferimento di
GUNA.
O Torniamo al seminario
Hermann anche lui ha creduto in noi. Poi lui non vedeva lora di incon-
trare qualcuno con il quale condividere le cose che lui sapeva, non era per
nulla geloso delle proprie competenze, e quindi abbiamo subito organiz-
zato questo incontro. Era laprile del 1981, in via Durini, Milano.
O Come and lincontro?
Vennero pi di ottanta medici: neanche noi ce laspettavamo.
O Con quali strumenti li avete contattati?
Di fatto stato un grande passaparola. Erano ottanta medici che sono di-
ventati poi i nostri opinion leaders, erano persone che allepoca gi erano
interessate, sapevano parecchio, hanno capito che cera unulteriore no-
vit, e sono venuti. Era anche la gente pi sveglia, pi aperta, percepiro-
no subito lopportunit. Molti di loro sono diventati nostri docenti, si cre
allora la base per il primo nucleo storico. Diciamo che il seminario con il
Dottor Hermann stato un po un punto di svolta, la vera e propria par-
tenza di tutto.
O Reazioni dei presenti?
Entusiasti, ma soprattutto coraggiosi, perch limpostazione clinica che
proponeva Hermann era completamente diversa da quanto si era visto in
Italia fino a quel momento. Nel nostro paese cerano per esempio gi al-
lepoca molti agopuntori, ma mancava laggancio con il farmaco. Cerano
anche numerosi omeopati ma facevano riferimento alla scuola francese e
a quella inglese, classiche, uniciste: solo leredita culturale del fondato-
re dellomeopatia e nessuna ricerca per sviluppare nuove conoscenze e in-
tegrare il sapere ortodosso. Solo alcune farmaceutiche tedesche produ-
cevano prodotti omeopatici iniettabili, e allagopuntore lidea che poteva
fare uniniezione di un farmaco di origine biologica, come con lago di
agopuntura, magari nel punto stesso di agopuntura, sembrava una cosa
eccezionale, originale e interessante.
O Quindi possiamo dire che liniezione del farmaco omeopatico nel pun-
to dellagopuntura una cosa nata proprio in Italia?
S, diciamo che luso di farmaci omeopatici collegati alla diagnosi ago-
punturale stata una grande novit. In tutta Europa si faceva lagopun-
tura, oppure si dava il farmaco, in granuli, in gocce, ecc. Unire le due co-
se, utilizzare i medicinali omeopatici sterili da iniettare sui punti di
agopuntura, quella stata unidea italiana.
33
La nascita di Guna
34
Creatori di futuro
O Unidea vostra?
Del nostro gruppo. proprio una caratteristica italiana quella di saper
mettere insieme tante cose e inventare una procedura che non aveva mai
immaginato nessuno. L si innestato un nuovo cammino dellomeopatia:
il concetto di base dellomeopatia restava valido, per si univa alla tradi-
zione un metodo efficace e di rapido effetto. Lo stesso medico si sentiva
molto pi fiducioso nel proporlo al paziente.
O Questo fu il primo incontro di una lunga serie, giusto?
In effetti s, e sempre tutti con un carattere di forte innovazione. Per esem-
pio il primo congresso di Omotossicologia, che si tenne a Milano il 20 no-
vembre 1983: in quelloccasione fu presentata ledizione italiana del libro
pi importante di H.H. Reckeweg, Omotossicologia: prospettiva per una
sintesi della medicina. Nel 1983 e 1984 organizzammo i primi seminari di
terapia iniettiva utilizzando i punti omeosiniatrici. In queglanni fummo
anche i primi a diffondere altre metodiche borderline di origine tedesca e
francese come la carcinometria secondo Vernes e il Vegatest. Nel gennaio
dell85 pubblicammo il primo articolo scientifico in Italia sullargomen-
to, cos come sul secondo numero della nostra rivista La Medicina
Biologica, sempre nell85, apparve uno dei primi articoli di Emilio Del
Giudice sulle propriet particolari dellacqua. A met dell85 fu presentata
in Italia la bioelettronica secondo Vincent, un metodo diagnostico inno-
vativo che utilizza tra laltro la misurazione del pH. Sempre nel 1984-
85 organizzammo i primi seminari di omeomesoterapia, e nell85 il primo
seminario di Mora con la presenza dei due ideatori della metodica, Morell
e Rasch. Nell86 invitammo Fritz Albert Popp a presentare ledizione ita-
liana del libro Nuovi orizzonti in Medicina: la teoria dei biofotoni: il se-
minario si tenne presso la Facolt di Fisica dellUniversit degli Studi di
Milano, fu un incontro davvero affollatissimo. Nell87 prese il via la pri-
ma edizione della Scuola di Omotossicologia e Discipline integrate, a
Bologna. Nel 1989 iniziammo a organizzare una serie di seminari tenuti
da Patrick Veret sulla medicina ontogenetica, e nello stesso anno ini-
ziammo pure lorganizzazione dei seminari di kinesiologia applicata se-
condo la metodica di Roy Martina, tenuti da lui stesso, diventato poi ne-
gli anni come conferenziere una specie di star di livello internazio-
nale. Sempre nell89 organizzammo il convegno Bio-architettura e Geo-
patologia, dove per la prima volta in Italia si confrontavano i pionieri di
queste due discipline. Come vedi una lunga storia di formazione e infor-
mazione: devo dire che su questo punto siamo sempre stati molto attivi,
e abbiamo osato molto, in un periodo nel quale di queste cose nessuno
aveva ancora il coraggio di parlare.
O Avete mai dubitato di essere sulla strada sbagliata?
No, diciamo che stato vissuto tutto molto bene, molto easy: eravamo
spontaneamente convinti di tutto quello che facevamo, non stato per
nulla complicato per noi. C stato un periodo delicato, nell89, il pri-
mo scontro vero con il Ministero della Sanit. stato un momento dram-
matico, cera di fatto lintenzione da parte del Ministero della Sanit di
bloccare lomeopatia, specie i prodotti iniettabili. Il Consiglio Superiore
della Sanit aveva emanato un parere negativo, la procedura per una mes-
sa al bando dellomeopatia era di fatto stata avviata. Cera paura
O Come avete reagito?
Uno dei medici del nostro gruppo, il Dottor Vincenzo Fabbrocini, era an-
che medico legale. Sapeva scrivere in modo fantastico, era gi vecchiet-
to anche lui allepoca. Era estate, lui era al mare e ci dice: Sai cosa fac-
cio? Io faccio ricorso contro questo parere negativo, perch un medico
potr ben fare ricorso, io mi sento parte lesa, una limitazione alla mia li-
bert di scelta terapeutica!. Lui che oltre a scrivere in un modo ecce-
zionale aveva pure competenze giuridiche, scrisse una memoria e depo-
sit un ricorso giudiziario.
O Deve essere un documento estremamente interessante
Molto: il principio di base del ricorso era che questo parere negativo
comprimeva appunto la libert di scelta terapeutica del paziente e pri-
vava il medico di alcuni possibili percorsi di cura. Il ricorso dal punto di
vista giudiziario si perso nel porto delle nebbie dei tribunali, ma per il
Ministero fu uno schiaffo e un segnale: capirono allora che non poteva-
35
La nascita di Guna
36
Creatori di futuro
no pi fare quello che avevano in programma. Allultimo momento, or-
ganizzarono una riunione a Roma e bloccarono questa manovra di ve-
ra e propria censura verso il mondo delle medicine non convenzionali.
(riprende Alessandro Pizzoccaro)
O Sandro, c stato qualche momento in questa lunga e appassionan-
te avventura in cui hai avuto qualche dubbio sulla strada che stavate
percorrendo?
Beh, dubbi tanti, perch uno pu sempre immaginare di poter fare scel-
te diverse o migliori, per diciamo che eravamo convinti innanzitutto di
fare una cosa eticamente giusta, e questa era la forza che ci ha sempre
sostenuto. Usando un termine forte, posso dire che la vivevamo un po
come una missione, o un destino.
O Una missione con ricadute sociali che andavano al di l del business?
Esattamente. Bisognava insistere, dedicarsi, impegnarsi, perch secon-
do noi questa era la cosa giusta da fare, questa la medicina del futu-
ro: una medicina che riesce a curare le persone senza procurare effetti
collaterali, cercando le cause della malattia, senza limitarsi a sopprimere
il sintomo.
(riprende Adriana Carluccio)
O Torniamo alla storia imprenditoriale: in via Staro numero 10 c il
primo alloggio con magazzino lazienda si chiamava gi GUNA?
No, fino al 1983 si chiamava Ditta Adriana Carluccio. Sai quante
volte al telefono, sentendo la mia voce giovane, qualcuno mi diceva:
Ah, lavora nellazienda di sua mamma?.
Poi dal 1983 abbiamo trasformato la ditta individuale in GUNA s.r.l.,
sempre in via Staro, dove nel frattempo avevamo affittato anche un lo-
cale a uso ufficio. La cosa curiosa che ogni tappa fondamentale della
crescita aziendale coincisa con la nascita di una nostra figlia: in occa-
sione della nascita della prima figlia abbiamo creato lazienda Adriana
Carluccio, allarrivo della seconda figlia lazienda diventata GUNA
s.r.l., poi le due gemelle, e quando nacquero loro abbiamo fatto il tra-
sloco da via Staro alla nuova sede di via Vanvitelli, e infine nel 1995,
quando nata lultima figlia, c stato il trasloco da via Vanvitelli a via
Palmanova!
O Ha un forte valore simbolico: mettere al mondo un figlio vuol dire crea-
re futuro, e anche far crescere GUNA per voi significato creare futuro.
Ma torniamo ai dubbi
Pi che dubbi, rischi. Per esempio quando stata emanata la prima direttiva
europea sul farmaco omeopatico, nel 1992, recepita in Italia nel 1994, che
tanto per cambiare lItalia per quanto riguarda le medicine non convenzionali
ha voluto interpretare nel modo pi restrittivo possibile. Questa scelta avreb-
be comportato una tale contrazione del settore da gettarlo in una crisi mortale.
O Come avete reagito?
Con lassociazione delle aziende del settore abbiamo deciso di promuove-
re unazione coordinata anche con medici e farmacisti e con un grosso im-
patto mediatico, per cui nel giro di tre settimane, grazie ai farmacisti che
erano nostri clienti e ai medici, sono state raccolte pi di 300.000 firme di
pazienti a sostengo dellomeopatia.
O In tre settimane pi di 300 mila firme?
S! Di pazienti convinti sulla propria pelle dellefficacia dellomeopatia e
contrari a ogni ulteriore limitazione. A quel punto stata sufficiente la mi-
naccia di andare a Roma e presentare al Ministro tutte queste firme, per far
fare marcia indietro alle autorit. La Direttiva che doveva essere restritti-
va stata congelata, ed stata fatta una modifica che ha consentito di fat-
to che tutti i prodotti gi in commercio rimanessero sul mercato.
O Come vi hanno supportato le banche nel vostro sviluppo?
(riprende Alessandro Pizzoccaro)
Beh, non dimenticare che sono biellese, dunque la politica aziendale sem-
pre stata quella di contare sulle proprie forze, in altre parole ci siamo sem-
pre autofinanziati.
37
Prefazione. Nuovi paradigmi per la salute
38
Creatori di futuro
O Come nasce il nome GUNA?
(riprende Adriana Carluccio)
Dopo un mitico viaggio che Alessandro ha fatto in India, ritornato dicen-
do ho trovato il nome dellazienda: GUNA. GUNA un termine sanscrito:
lenergia che pervade tutte le cose e gli esseri viventi. Significa anche qualit
della vita, qualit dellessere, la fusione delle varie energie che pervadono
lindividuo e il punto di equilibrio tra esse. Quale nome pi appropriato?
O Sandro, parlaci di questo tuo viaggio
Eravamo allinizio. Io avevo labitudine ogni anno prima di sposarmi!
di fare un viaggetto di due o tre mesi. Poi quando mi sono sposato, tra il
lavoro, famiglia e figlie, per due tre anni mi ero fermato, per cui ho colto
la prima occasione per viaggiare di nuovo e poi lIndia la Mecca del-
lomeopatia.
O Quindi tu parti e vai in India
Io parto. Per questo non so se si pu dire, ma insomma avevo anco-
ra lo spirito del giovane avventuriero, ed ero deciso a ficcanasare in libert
ogni ambiente possibile senza dove rispondere a troppe domande. Quindi
mi ero fatto fare dei biglietti da visita dove risultavo essere giornalista in
uno, mentre in un altro biglietto risultavo editore, in un altro biglietto da
visita risultavo essere tour operator
O Pronto per ogni occasione?
Mi tornato utile: volevo innanzitutto conoscere meglio il mondo dello-
meopatia indiana, quindi cos facendo mi sono aperto un po di porte a
Nuova Delhi. Poi ho viaggiato nel Paese, e tra le altre cose mi capitato di
assistere alle visite di un bravo medico omeopata in una piccola localit in-
diana un medico della mutua, del loro servizio sanitario nazionale
O Un medico della mutua omeopata?
S, esatto, era tutta una sorpresa per me! Sono stato quasi quindici giorni
in questa localit che si chiama Pondicherry, ho seguito per giorni questo
medico nelle sue visite ai pazienti, molto molto interessante, un uomo con
occhio clinico molto sviluppato, che riusciva a prescrivere rimedi omeo-
patici per risolvere problemi contingenti, visite brevi, semplici ma efficaci
Insomma, mi sentivo davvero alla scoperta di un mondo totalmente nuo-
vo e molto stimolante.
O Quindi sei tornato in Italia pi convinto di prima circa questa na-
scente avventura?
(Adriana Carluccio) E soprattutto con il nome per lazienda!
(Alessandro Pizzoccaro) Esatto, con il nome dellazienda: GUNA!
(prosegue Alessandro Pizzoccaro)
O LIndia la patria dellomeopatia
S, per gli omeopati lIndia il paese di riferimento, perch lIndia luni-
co paese insieme al Pakistan dove esistono delle vere e proprie facolt
Universitarie di omeopatia, ci sono percorsi per una preparazione medica
dedicata, e ci sono anche degli ospedali omeopatici. Non dimentichiamo
che lapproccio omeopatico lapproccio non violento per eccellenza, per-
ch si basa sulla legge dei simili: educa il corpo a non ammalarsi, e non ag-
gredisce con violenza solo il sintomo. Quindi se vero che la scoperta del-
lomeopatia dal punto della codificazione clinica avvenuta in Europa,
altrettanto vero che in oriente ha trovato culturalmente un terreno molto
fertile. In India, uno studente pu scegliere la facolt di medicina occi-
dentale, la facolt di medicina omeopatica e la facolt di medicina ayur-
vedica (la medicina tradizionale indiana, NdR). Scegli, e hai un corso com-
pleto, sei anni ciascuno. Ci sono pi medici omeopati a Calcutta che in
tutta Europa! E non dimentichiamo poi una famosa dichiarazione di
Gandhi che noi abbiamo trascritto proprio in occasione di quel viaggio in
India, ed stata poi ripresa un po da tutti: Gandhi sostiene che lomeo-
patia un metodo di cura molto efficace ed importante per la popola-
zione indiana e il governo dovrebbe fare di tutto per incentivarla, e finisce
dicendo: Mi inchino dinnanzi alla grandezza scientifica e morale di
Hahnemann (il fondatore dellomeopatia, NdR). Poi c la Casa Reale in-
glese, che ha a lungo governato in India, che laltro riferimento per gli
omeopati di tutto il mondo. C tutta una bella storia riguardo alla Casa
39
La nascita di Guna
40
Creatori di futuro
Reale: il duca di Gloucester era un medico diventato omeopata dopo es-
sere stato in Italia nel Regno delle Due Sicilie, e da allora tra i vari medi-
ci della Casa Reale c sempre un omeopata, anche attualmente il medico
personale della Regina un omeopata. La Regina Madre era appassiona-
ta di omeopatia, lo stesso Carlo dInghilterra conosce molto profonda-
mente le tecniche omeopatiche. Nel 2001 ha radunato una sessantina di
persone, una met inglesi e laltra met da vari paesi dEuropa e del mon-
do, in una giornata dedicata allincontro tra Sua Altezza e gli accademici
e appassionati dellomeopatia. Cera il Ministro della Sanit inglese, im-
portanti nomi del Governo inglese, molti ospiti deccezione. E poi cera-
vamo noi
III
IL PRINCIPE CARLO
E I PRIMI PASSI NELLA RICERCA
O Voi? Cio voi due, Adriana Carluccio e Alessandro Pizzoccaro alla
Corte Inglese?
S, Carlo dInghilterra ci teneva a questiniziativa e nel suo discorso, alla
fine di uno splendido pranzo, ha detto quello che pensiamo tutti:
Lomeopatia funziona, esiste da una vita, si usa e ottiene risultati.
Questo il messaggio che lui vuole diffondere in tutte le sedi.
O Perch proprio voi siete stati invitati?
(riprende Adriana Carluccio)
Gli organizzatori probabilmente hanno ritenuto che fossimo rappresenta-
tivi. Eravamo in vacanza sulla spiaggia di Marinella, in Sardegna, e a
Alessandro arrivata sul cellulare una telefonata da Buckingham Palace,
che chiedeva: Vi interesserebbe incontrare il Principe Carlo, sullargo-
mento omeopatia?. Io subito pensai fosse uno scherzo! In realt linvito uf-
ficiale dalla Casa Reale viene inviato solo se sono sicuri che tu laccetti, e in-
fatti arrivato pochi giorni dopo quella telefonata di verifica, con tutti i
timbri del caso. Carlo dInghilterra ha parlato con ognuno di noi prima del-
la cena. Tra laltro lui un grande appassionato dellItalia, come mi ha spie-
gato Lady Camilla che era seduta a tavola alla mia destra, che pure aman-
te del nostro paese e condivide linteresse per lomeopatia.
O In quale residenza vi siete visti?
A Highgrove, la casa privata del Principe, una bella residenza di campa-
gna. Si intrattenuto parecchio con noi, voleva sapere come andava in
41
42
Creatori di futuro
Italia, comera la situazione per lomeopatia. Lui una persona amabile,
convinto conoscitore della materia. Ha creato la Fondazione Principe di
Galles, che vende svariati prodotti di origine naturale, come biscotti bio-
logici, marmellate eccetera, il cui utile viene devoluto in beneficenza.
Sovvenziona parecchie attivit a favore delle giovani generazioni, sostie-
ne soprattutto artisti promettenti, chi vuole iniziare ma non ha i mezzi. Lui
inoltre un profondo sostenitore dei progetti ecosostenibili, quindi per noi
anche questa stata una particolare soddisfazione perch, in effetti, la no-
stra impostazione culturale di riferimento proprio quella.
O Avete passato qualche notte svegli, quando avete dovuto rilanciare
con nuovi investimenti?
(riprende Alessandro Pizzoccaro)
No, per fortuna quello mai, abbiamo sempre dormito tranquilli. C per
un particolare che pu essere interessante. Ci fu un momento delicato
quando dovevamo decidere se fare un passaggio impegnativo, ovvero se
acquistare o meno lo stabilimento della nuova sede in via Vanvitelli per
trasferirci da via Staro dove gli spazi erano ormai ristretti. Tecnicamente,
conveniva rimanere dove eravamo. Era lestate del 1989. E quella era pro-
prio lepoca in cui cera stato il grosso rischio che lomeopatia potesse ve-
nir in buona parte bloccata in Italia. Ho avuto loccasione di parlare con
un funzionario del Ministero della Salute tuttora molto importante, di
cui non faccio il nome che allora si occupava proprio di medicine non
convenzionali, e gli ho chiesto: Se lei fosse al mio posto, investirebbe ri-
sorse nel settore dellomeopatia?. La risposta fu un netto NO, certa-
mente no, disse.
O Quindi un parere negativo
Certo, inequivocabilmente. E io allora con quel sottile piacere di anda-
re un po controcorrente risposi: Perfetto, grazie e procedemmo con
linvestimento!
O Non vi siete spaventati, non temevate ritorsioni, ostacoli?
Potevamo anche spaventarci, ne avremmo avuto motivo. Noi eravamo tra
i pochi che vendevamo medicinali omeopatici iniettabili, sarebbe bastato
obbligarci a bloccare quella linea di prodotto Per vedevamo che le co-
se funzionavano, i medici erano contenti, sentivano che era una cosa giu-
sta. Liberando gli uffici di via Staro abbiamo potuto dar vita al nostro pri-
mo vero e proprio laboratorio omeopatico, perch nel frattempo, sia
ragionando tra di noi, sia collaborando con i medici che facevano parte del
nostro gruppo e con i nostri docenti, si era creato una specie di comitato
scientifico di ricerca permanente, che aveva tante idee. Volevamo andare
oltre, provare cose nuove, utilizzare le conoscenze delle ricerche mediche
degli ultimi decenni. Quindi abbiamo pensato che potevamo aprire noi un
nostro laboratorio omeopatico, e mettere in pratica queste idee. Cos nel
1989, liberandosi lo spazio in quegli uffici, li abbiamo attrezzati come la-
boratorio di ricerca e produzione, e abbiamo chiesto le autorizzazioni del
Ministero. Di fatto, siamo stati i primi in Italia ad avere lautorizzazione.
O Lautorizzazione numero 1?
S, ne abbiamo ancora una copia!
O Che succedeva in quel laboratorio?
(riprende Adriana Carluccio)
Proprio allora avemmo la fortuna di conoscere unaltra persona fuori dal
comune e particolarmente preparata che si rese disponibile a seguire lav-
viamento del laboratorio. Un francese, che oggi insegna fitoterapia
allUniversit della Sorbona, il Professor Jean Schnebelen, alsaziano di ori-
gine. Lui era un tecnico farmacista di grande esperienza e riusc a impo-
stare non solo la attivit produttiva, ma anche la formazione del perso-
nale. Questa nostra idea di produrre in proprio i preparati partita dal
presupposto di perfezionare soluzioni innovative: non volevamo produr-
re i soliti rimedi omeopatici che gi esistono, ma cose nuove, mettendo in
campo le pi recenti conoscenze di immunologia e di endocrinologia.
stata importante per esempio la collaborazione con il Dottor Jerome
Malzac, un medico francese trasferito a Lecce che lavora in Italia ormai da
43
Il Principe Carlo e i primi passi nella ricerca
44
Creatori di futuro
tantissimi anni, specialista in embriologia, e anche con il Dottor Salvatore
Matarese, endocrinologo di Napoli, e con Massimo De Bellis. Ma se do-
vessimo citarli tutti non basterebbe un libro a parte, sono tanti i medici ai
quali dobbiamo essere grati.
O Perch fu importante la collaborazione con questi soggetti?
Perch uno era specialista in embriologia, quindi conosceva moltissimo
quel poco che si sapeva allora dellimmunologia, limportanza delle ca-
scate genetiche, dello sviluppo embrionale cose che adesso si conosco-
no molto bene, ma ai tempi si conoscevano poco e soprattutto non in
chiave omeopatica. Laltro, essendo endocrinologo, aveva chiaro il col-
legamento esistente tra salute e sistema ormonale, e questa liason si presta
molto bene allinterpretazione del modello omeopatico. Poi cera anche il
Dottor Piermario Biava, con lui abbiamo approfondito il discorso dello
sviluppo embrionale, iniziando la ricerca con uova di pesce in particolari
momenti del loro sviluppo.
O Le utilizzavate per fare dei test, degli studi?
S. C una teoria dietro questo progetto, ossia che nel momento dello svi-
luppo embrionale i pesci percorrono praticamente lo stesso sviluppo del-
levoluzione del feto umano: gli stadi di sviluppo embrionale di tutti gli es-
seri viventi sono molto simili. In particolare c un pesciolino che viene
usato per gli studi di embriologia, si chiama Zebra Fish. un modello
base per questo genere di studi, perch in ventiquattrore diventa un pesce
completo, e quindi si sa esattamente ogni quarto dora cosa succede nelle
sue fasi di sviluppo, ed molto interessante monitorare le varie fasi, da em-
brione ad adulto, usare queste uova di pesce, mappare questi stadi fon-
damentali di sviluppo, e testare dei farmaci omeopatici molto diluiti che
possono generare degli stimoli senza creare gravi squilibri.
O Una frontiera inesplorata in omeopatia?
S, perch eravamo prima del 1992, in pochi credevano che questo ap-
proccio scientifico allomeopatia potesse avere un futuro: era quasi per-
cepita come una medicina di nicchia, non si sentiva lesigenza di fare te-
st scientifici, noi invece labbiamo sempre sentita fortemente questa esi-
genza, volevamo dare unimpronta diversa. Sapete? Qualche anno fa, nel
2006, una ricercatrice americana ha usato le uova di Zebra Fish per in-
tervenire sul melanoma dei bambini, e si molto stupita che noi avessimo
gi messo a punto il prodotto quindici anni prima. Il problema che se
non sei una grande multinazionale farmaceutica allopatica hai difficolt
ad essere credibile, a ottenere partnerships serie per progetti di ricerca. Ma
qualcosa si sta muovendo, pian piano lo scenario forse cambier
O Quindi avete sempre avuto attenzione per gli studi scientifici
S, Biava per esempio labbiamo conosciuto cos. Lui faceva studi sui to-
pi, in particolare sugli embrioni degli animali, ma non trovava cos facile
procurarsi cavie animali per studi genetici. Poi casualmente un suo amico
medico che conosceva lomeopatia gli ha detto: Ma guarda che per lo-
meopatia si usano gli estratti dorgano. Cos ci ha cercato e labbiamo co-
nosciuto.
O Voleva utilizzare per fare test e ricerche gli estratti di organo omeopa-
tizzato, invece dellorgano vero e proprio?
S, lembrione preso in un determinato momento del suo sviluppo. Lo sco-
po era comprendere per esempio come mai inoculando in certi precisi mo-
menti dello sviluppo di un embrione degli agenti tumorali, lanimale na-
sceva comunque sano, mentre inoculandoli in altri momenti si ammalava.
Probabilmente ci sono precise fasi di sviluppo nelle quali ci sono picchi di
geni antitumorali, la cosa andava comunque indagata. Allora siamo an-
dati a cercare pesci per sperimentazioni, abbiamo pensato alle trote perch
sono facili da procurare. Abbiamo fatto un lavoro enorme siamo andati
in questo allevamento, dove producevano trote
45
Il Principe Carlo e i primi passi nella ricerca
IV
TROTE, GALLINE, EDITORIA
O Adriana Carluccio a caccia di trote?
S! Per stato complicato anche quello, perch non tutti gli allevamenti
di trote le producono in proprio: molti le acquistano gi nate, ma noi do-
vevamo andare da quelli che conservavano proprio le uova. Il problema
delle trote che fanno le uova solo dinverno, e quindi hanno quattro stra-
ti di grasso, tipo quelle dei salmoni, solo che le fanno un pochino pi gran-
di, per estremamente grasse
O Quindi con le mani dentro il grasso delle trote
Beh, quelli dellallevamento sanno il momento giusto, come e dove pren-
derle. Per cera questo grasso, non era molto pratico quindi poi dalle
trote siamo passati alle uova di gallina: abbiamo fatto un accordo con la
ditta AIA. Sono poche anche le ditte che fanno veramente incubazione, ma
la AIA ha un sistema preciso di temporizzazione. Sono tre gli stadi im-
portanti che vive luovo dal momento della fecondazione. Per la trota il
tempo utile erano circa dodici ore. stato complicatissimo capire esatta-
mente il momento propizio per le uova di gallina: eravamo l seduti, a ca-
librare le cose in modo che appena le galline deponevano le uova esse ve-
nissero prese in un preciso momento poi di fretta le portavamo in
laboratorio, sempre a temperatura controllata a 37 gradi
O Ma come le trasportavate?
In automobile! Arrivati in laboratorio, a 37 gradi dovevano stare circa
quarantotto ore, poi aprivamo i gusci di queste decine, centinaia di uova,
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48
Creatori di futuro
dovevamo fare subito la miscelazione, per ricavare un estratto, in quel pre-
ciso momento dellevoluzione delluovo. La cosa buffa avvenne la prima
volta che abbiamo tentato questo ciclo di esperimenti con le uova, e il no-
stro responsabile di produzione tornato a casa la sera sua madre co-
sa gli prepar? Una frittata! scappato No, basta uova!.
O Quindi lidea era di riuscire a individuare esattamente il momento in
cui questi agenti antitumorali in qualche modo si sviluppavano dentro
lembrione
S, e poi alla fine studia e ristudia, abbiamo appunto scoperto lesistenza
di questo pesce che si chiama Zebra Fish, un piccolo pesce dacqua dol-
ce, che usato come modello di studio di farmacologia, e siamo passati a
quel tipo di cavie. Esistono dei gruppi internazionali di studio sugli
Zebra Fish, e combinazione volle ce nera uno a Milano, alla Facolt di
Biologia. L abbiamo fatto un contratto di collaborazione di ricerca: loro
allevavano questi pesciolini, ci davano le uova e quello s che andato
molto bene.
O Siete riusciti a ottenere dei risultati?
S, poi alla fine ci siamo attrezzati internamente con una stanza con gli ac-
quari
O Con gli Zebra Fish?
S. Ma neanche a dirlo arrivata unispezione del Ministero. Avevamo que-
sta stanza, isolata dal resto, dove cerano tutti gli acquari, ma come li in-
quadriamo burocraticamente? Non c nessuna legge che dica che in una-
zienda non puoi tenere un acquario, e poi lASL ci aveva dato il permesso
per tenere questi acquari, ed erano tenuti bene, igienicamente impeccabi-
li. Le ditte farmaceutiche allopatiche, per esempio, spesso hanno degli sta-
bulari dove tengono i conigli, e bada che i conigli sono una roba spor-
chissima, insomma perch mai non avremmo potuto tenere un acquario,
quando non c nessuna legge che dice che non puoi? Allora arriva lispet-
trice, per fare la solita classica ispezione di routine. Arriva l, nella stanza
degli acquari, e dice: Cosa avete qua???. E io: Beh, abbiamo questo ac-
quario, una cosa interessantissima. Non faccio neanche in tempo a
spiegare che sbraita: Ma no, non si pu!! e pianta un casino che non fi-
nisce pi! Morale: abbiamo dovuto chiudere tutta la linea di ricerca!
Adesso con queste ricerche in USA, la cosa sta tornando di attualit beh,
abbiamo perso quindici anni! A chi dobbiamo dire grazie? Allottusit di
certi funzionari
O Raccontaci qualcosa circa lattivit editoriale
Diciamo che ci siamo resi conto da subito che era fondamentale anche per-
ch allinizio della nostra frequentazione della HEEL in Germania siamo
andati al congresso di medicina non convenzionale, medicina naturale
la chiamano in Germania. Veniva organizzato una volta allanno nella
Foresta Nera in una piccola citt, Freudenstadt. Per noi era praticamente
fantascienza: era il 1984, partiamo in auto io Alessandro e Pasquale
Marchese, un nostro amico medico di Caserta che non era mai uscito pri-
ma dai confini nazionali! E poi un paio di amici veneti uno per fortuna
masticava un po il tedesco li abbiamo incontrati l. Arriviamo in questa
piccola citt, mai stati da quelle parti: molto, molto tedesca! Davvero:
tipica Foresta Nera.
O Che ambiente avete trovato a questo congresso?
Beh, la medicina naturale tradizionale tedesca molto collegata alla loro
particolare tradizione: non solo lomeopatia, hanno neuralterapia, il me-
todo Kneipp, e tutta una serie di loro prassi e tradizioni. Comunque la co-
sa per noi fu shoccante: entriamo dentro a questo salone, dove si svolge-
va il congresso, e cerano librerie ovunque, un salone enorme tutto pieno
di libri, ma centinaia e centinaia di titoli, tutti di medicina naturale. Siamo
rimasti molto colpiti! In Italia erano pochissimi i libri su questi argomen-
ti, e questi avevano centinaia e centinaia di titoli tutti in tedesco! Noi ab-
biamo detto: Caspita! Dobbiamo leggere, dobbiamo leggerli tutti e tra-
durli!. Il finale di questa storia che quel nostro amico che veniva da
Caserta torna a casa e comincia a studiare tedesco, per un anno si mes-
so a ricevere ripetizioni di tedesco per poter leggere finalmente quei libri!
E fu il nostro primo vero traduttore
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Trote, galline, editoria
50
Creatori di futuro
O Sandro, e la rivista?
(riprende Alessandro Pizzoccaro)
Inizialmente la Rivista Italiana di Omotossicologia era di fatto la tra-
duzione della rivista tedesca che pubblicava la HEEL, articoli spesso inte-
ressanti, a volte divulgativi poi pian piano sono venuti fuori i lavori di
medici italiani, e infatti adesso pubblichiamo praticamente solo articoli
originali italiani. La rivista che oggi si chiama La Medicina Biologica
stata unarma di divulgazione vincente, perch ai tempi non cera nulla del
genere in Italia. Da allora, la rivista sempre uscita regolarmente ogni tre
mesi, non labbiamo mai abbandonata, e i lettori sono sempre cresciuti in
numero e qualit.
O Non certamente facile gestire una rivista di questo genere
No, ma leditoria sempre stata una nostra passione. Infatti i primi anni
ho gestito io di persona la rivista, con grande piacere, andando a indivi-
duare gli articoli pi originali in Germania e sollecitando i medici italiani
a mettere sotto forma di articolo le loro esperienze e le loro idee. Ma a
met degli anni Novanta lattivit aziendale diventava sempre pi coin-
volgente e avevo sempre meno tempo di curare i dettagli che la pubblica-
zione di una rivista richiede.
Fortunatamente per proprio in quel periodo Leonello Milani (medico e
Professore noto nel settore delle medicine non convenzionali, e molto ri-
spettato anche nel mondo allopatico, NdR), si offr di collaborare come
capo redattore scientifico. Fu un vero colpo di fortuna: chi infatti meglio
di Leonello avrebbe potuto gestire una rivista scientifica? Tanto pi che in
passato era stato anche direttore responsabile di alcune testate di ago-
puntura. E poi, con la sua conoscenza enciclopedica e la meticolosit con
cui svolge ogni tipo di attivit che intraprende, era proprio la persona idea-
le. Non per niente lo chiamiamo Leonello Google Milani.
Da allora la rivista nelle sue mani ha fatto un salto qualitativo decisamente
significativo, e ora senza alcun dubbio un modello e un riferimento per
chi in Italia si vuole aggiornare sulla materia sulla base di dati inoppu-
gnabili.
O Sandro, come siete percepiti voi dai concorrenti? E come percepite voi
i vostri concorrenti?
Noi siamo percepiti stranamente come aggressivi, come una ditta ag-
gressiva, sotto il profilo del marketing. Questo strano, perch in realt di
aggressivo facciamo proprio poco. Si lavora, abbiamo i nostri informato-
ri dei quali andiamo molto fieri, perch sono appassionati, sono davvero
preparati. Abbiamo dei medici affezionati ma noi non facciamo nessun
tipo di politica di marketing aggressiva. Per esempio non facciamo scon-
ti, non facciamo promozioni speciali: i libri si pagano, i corsi si pagano
O Cio i medici che vengono ai vostri corsi pagano? Lazienda non regala
la formazione?
Beh, i corsi introduttivi sono gratuiti ma i libri si pagano, i corsi formati-
vi professionali si pagano, daltra parte noi abbiamo sempre pensato che
se il medico ritiene che un certo corso sia importante per la sua professio-
ne di medico, non ha difficolt a pagare liscrizione, anzi, la quota viene
giustamente intesa come giusto compenso a chi si ingegna a organizzare
delle attivit didattiche originali e, a nostro avviso, di ottimo livello.
O Questo molto interessante, se non unico nel settore, e richiama pre-
potentemente in campo valutazioni di carattere etico
S, per diciamo anche che il nostro ambiente non proprio una jungla di
persone con il coltello tra i denti: un settore ancora abbastanza pulito,
devo dire. Forse perch ancora relativamente piccolo, il mondo delle me-
dicine non convenzionali. Insomma questa la realt: non c grossa ag-
gressivit, non c corruzione: un ambiente abbastanza trasparente, per
fortuna nostra.
51
Trote, galline, editoria
V
DIREZIONE FUTURO:
UN NUOVO MODELLO DI MEDICINA
O Adriana Carluccio, raccontaci ora qualcosa delle prospettive future
Le prospettive future? Dipender anche e soprattutto dalle autorit sani-
tarie italiane, molto penalizzanti attualmente nei confronti dellindustria
omeopatica. Ad oggi, in Italia ancora non si possono registrare nuovi pro-
dotti, non si pu fare reale innovazione, non si pu fare pubblicit, adi-
rittura non si possono mettere indicazioni terapeutiche sulle confezioni.
Eppure noi abbiamo deciso di investire lo stesso, con i nostri nuovi labo-
ratori in Via Palmanova che sono realmente i pi avanzati al mondo sot-
to il profilo della tecnologia, dopo venticinque anni di lavoro, abbiamo di
nuovo scommesso massicciamente nel futuro di questo settore. Ci abbia-
mo creduto sempre in passato, e continuiamo a crederci tantissimo anche
adesso. Poi c lAmerica
O Che succede in America?
Laggi, di tutto! Perch se un farmaco funziona, funziona, non ti stanno
a perseguitare pi di tanto, interessano le evidenze di efficacia e lassenza
di effetti collaterali, e puoi registrare nuovi prodotti. Tre anni fa, ad ago-
sto 2005, ci siamo detti io e mio marito facendo una chiacchierata: Bah,
vediamo cos, cosa non , e ci siamo messi a studiare le prospettive ol-
treoceano. Abbiamo iniziato un po timidamente, quindi abbiamo dovu-
to pensare a nuovi prodotti, le modalit, la possibilit di registrarli, i co-
sti dellinvestimento. Abbiamo iniziato da zero anche l, ma abituati ai
tempi e alle modalit italiane, eravamo un po perplessi. Nel senso:
Facciamolo, proviamo, senza farci illusioni.
53
54
Creatori di futuro
O Com andata?
Ce labbiamo fatta, con tempi che ci hanno confermato essere comunque
eccezionali: siamo riusciti a registrare nel giro di sei mesi pi di ottanta
prodotti presso la Food and Drug Administration (il massimo ente di con-
trollo sanitario in USA, NdR). Abbiamo studiato tutto con grande atten-
zione e accuratezza, via internet, scaricandoci le leggi, le regolamentazio-
ni, ecc. L tutto tremendamente trasparente, non come da noi, dove ogni
norma basata su interpretazioni soggettive. Abbiamo fatto il punto con
il nostro settore ricerca, selezionato alcuni prodotti della nostra gamma
per poi la domanda era: quando mai riusciremo a metterli in commer-
cio?. Ebbene, siamo riusciti a registrare, via internet dallItalia, tutti que-
sti nostri ottanta prodotti senza muoverci da Milano, mentre in Italia da
venticinque anni non siamo stati messi in condizione dal Ministero di re-
gistrarne neanche uno! I prodotti hanno avuto un successo eccezionale,
ben al di sopra di quello che pensavamo, questo ci ha molto colpito. Ci
siamo detti: Facciamo delle cose che piacciono ai pazienti anche l!.
E i medici americani ci dicono che i nostri prodotti sono proprio quei far-
maci innovativi che in qualche modo loro aspettavano da anni. Il che ci ha
dato una ventata di nuovo ottimismo, siamo diventati giovani di nuovo,
ma tutta lazienda!
O Un nuovo mercato da conquistare, nuovi stimoli
S, stato proprio questo, ha dato una ventata di soddisfazione e un nuo-
vo impulso a tutti, e ci ha portato anche a vedere una nuova prospettiva
sotto il profilo della ricerca clinica, fare un po il punto su quello che ave-
vamo fatto fino ad allora Abbiamo capito molte cose importanti, mi-
surandoci con un mondo e medici che non conoscevamo e che non ci co-
noscevano. Ci siamo resi conto anche di alcune nostre impostazioni
troppo tradizionali: lAmerica un paese culturalmente nuovo, con un ap-
proccio molto pi moderno. Tante incrostazioni culturali che hai qui da
noi, l non le hanno, ti vedono in un modo diverso, e tu ti accorgi che
vero! Sono colorato, mentre pensavo di essere in bianco e nero!. Stesso
effetto.
O Dal punto di vista culturale e scientifico che direzione sta prendendo
lazienda? E il settore?
Siamo di nuovo dinnanzi a una svolta, in questo inizio di millennio, ne so-
no certa: noi abbiamo incominciato a introdurre il concetto di medicina fi-
siologica di regolazione, e questa veramente uninnovazione. Ti faccio un
esempio per farti capire: se io voglio identificare un prodotto per lattivit
intestinale, vado a studiare e individuare quali sono i momenti fonda-
mentali della malattia che voglio curare. Al giorno doggi si conoscono be-
nissimo tutti i mediatori biologici coinvolti in qualsiasi tipo di malattia, or-
mai abbiamo un panorama accurato, tutti questi passaggi sono mappati,
e in base a questa mappatura tu sai come dovrebbe funzionare lorganismo
sano, la sua fisiologia. Tu allora prendi questi elementi fondamentali, li stu-
di e li metti a punto a livello di concentrazione omeopatica, e che cosa fai?
Cerchi di mimare la fisiologia di quello stato: fornisci lelemento out of
tune al paziente, e il suo corpo recepisce linput a regolarizzarsi, a riposi-
zionarsi come dovrebbe funzionare in condizioni ottimali. Ovviamente nel
medicinale sono calibrate le concentrazioni necessarie per la stimolazione
e per la regolazione. Tu non agisci pi sulla malattia quando c, ma rie-
quilibri lorganismo ed educhi il corpo a non ammalarsi pi
O Diciamo che si va a stimolare lorganismo dandogli un modello?
Ecco, s, diciamo che gli di un modello di riferimento completo. Questo
una grande innovazione, un modello completo che comprende innanzi-
tutto gli ormoni, che sono i messaggeri allinterno del nostro corpo; poi
comprende il concetto di sostegno al tessuto connettivo; poi la necessit di
una disintossicazione del corpo che permette di amplificare i risultati,
poi determinati segnali dellorganismo, e molte altre cose. Tutto ci ha una
velocit di azione, di innesco terapeutico, notevole. Una possibilit di ap-
proccio terapeutico morbido, perch tutto quello che dovrebbe ritor-
nare in regolazione lavora contemporaneamente. Non di un solo pro-
dotto che va ad agire sullo specifico sintomo o sulla malattia, tu agisci con
vari componenti e hai unazione di amplificazione, di riequilibrio su quel
distretto, ma anche su tutto il resto del corpo. un modello di lavoro mol-
to interessante, che ha dei risvolti terapeutici molto utili. chiaro che an-
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Direzione futuro: un nuovo modello di medicina
56
Creatori di futuro
che una terapia che pu essere, in questo modo, calibrata, personalizzata,
lavorando su pi distretti dellorganismo contemporaneamente.
O State approfondendo con le vostre ricerche questo modello terapeutico?
S, questi concetti sono alla base dei prodotti che abbiamo registrato in
America. Ovviamente ci stiamo lavorando, da l stiamo sviluppando que-
sto nuovo concetto di medicina, di medicinali, ma anche di clinica: per
usare un termine da addetti ai lavori, possiamo parlare di psiconeuroen-
docrinoimmunologia con risvolti farmacologici, perch il corpo umano
un sistema complesso, e tentando un riequilibrio delle funzioni psichiche,
neurologiche, endocrine e immunologiche, si pu migliorare sensibilmen-
te la qualit della vita. Si tratta di far comunicare il corpo nelle sue varie
parti: di questo si tratta, di equilibrio nella comunicazione. Basta con il
concetto di corpo a compartimenti stagni, concetto che ha permeato la
storia della medicina occidentale nellultimo secolo, e che oggi appare co-
me visione estremamente miope e riduttiva. I distretti dellorganismo so-
no fortemente interconnessi Ci sono moltissimi testi nel mondo su que-
sti concetti, che parlano di questo, per la parte terapeutica, il risvolto
farmacologico qual ? Oggi come oggi su queste tematiche, lunico ap-
proccio pratico, terapeutico, il nostro. La medicina fisiologica di rego-
lazione la risposta sul piano terapeutico a questi concetti, che stanno ri-
guadagnando terreno in tutto il mondo occidentale. Ed ecco quindi che
mai come ora c futuro, per noi, per tutto il nostro settore
VI
LO STABILIMENTO DI PRODUZIONE
PI AVANZATO AL MONDO
Con un occhio al sociale
(riprende Alessandro Pizzoccaro)
O Non c dubbio che chi entra in Milano da Via Palmanova non pu fa-
re a meno di notare il nuovo stabilimento, il palazzo multicolore e il giar-
dino cos originale
Il palazzo nasce da unesigenza reale, il vecchio laboratorio di Via
Vanvitelli stava diventando stretto per laumento della richiesta dei far-
maci di nostra produzione. Anche in questa occasione ci siamo imbattuti
in una circostanza fortunata: proprio in quel periodo lex-stabilimento del-
la CIBA di fianco alla nostra sede era in vendita.
vero che si trattava di passare dai 1.000 metri di via Vanvitelli a una
sede di oltre 6.000 e quindi il salto si prospettava piuttosto impegnati-
vo, ma questa coincidenza ci apparsa quasi un segno del destino e una
opportunit da non lasciar sfuggire. Da subito abbiamo pensato che do-
veva essere loccasione per fare qualcosa di speciale. Il progetto tecnico
stato fatto avendo come obiettivo il meglio della tecnologia esistente
ma abbiamo anche voluto dare un volto estetico fuori dal comune.
Perch abbiamo inteso la nostra realizzazione come una poesia nel co-
lore e nella trasparenza, contrapposta ai grigi palazzi dellindustria e
della periferia milanese. Quasi un segno che possibile realizzare con le
proprie forze uno stabilimento ispirato alla bellezza senza necessaria-
mente doversi adeguare alla grettezza del risparmio a tutti i costi. Una
cosa che ci ha fatto veramente piacere che proprio le persone del quar-
tiere hanno capito il nostro intento. Si creata durante la fase della co-
57
58
Creatori di futuro
struzione e soprattutto nellinstallazione del giardino una comunit di
vicini che ha partecipato alla realizzazione con un forte coinvolgimen-
to personale.
O Il progetto stato elaborato da uno studio di architettura?
Siamo entrati in sintonia con lArchitetto Ivo Pellegri che ha proposto una
facciata che esattamente quello che avevamo in mente: limmagine di co-
lore, leggerezza e trasparenza, nonch di originalit. Siamo alternativi, o
no? Il palazzone ha subito vinto a Bruxelles un premio per la migliore fac-
ciate industriale europea, labbiamo inaugurato ufficialmente il 25 set-
tembre 2008, in occasione dellanniversario per i venticinque anni di at-
tivit di GUNA.
Per il giardino invece quando ho conosciuto questo ragazzo macedone, in
arte Das, ho capito che sarebbe stata la persona giusta per realizzare qual-
cosa di totalmente fuori dagli schemi. Das infatti un artista nato, ma non
ha frequentato nessuna scuola darte: una mente creatrice totalmente li-
bera da schemi e preconcetti. Gli ho dato carta bianca e come dice lui
stesso lopportunit di realizzare lopera della sua vita. Le soluzioni adot-
tate per la circolazione dellacqua nel giardino erano considerate irrea-
lizzabili da diverse quipe di ingegneri!
O Lazienda non produce solo farmaci, per. Specie negli ultimi anni
state rivendicando fortemente un ruolo sociale.
Guarda, da sempre che siamo impegnati nel sociale, solo che una vol-
ta non lo comunicavamo mai, una discrezione tutta piemontese, forse, ri-
corda che sono originario di Biella! Negli ultimi anni invece ci siamo con-
vinti che il nostro pu essere un modello anche per altre aziende, e quindi
abbiamo vinto la timidezza e ci siamo decisi a comunicarlo, perch gli
imprenditori devono comprendere che si pu fare business, si possono
fare utili, ma mantenendo un volto umano. Anzi, ti dir di pi: se cresce
il settore, se cresce la collettivit in generale, se migliorano le condizioni
di vita del territorio, se le giovani generazioni hanno pi chances, allora
noi facciamo pi business. Possiamo quindi dire che gli interessi am-
bientali e sociali coincidono esattamente con gli interessi di lungo perio-
do degli azionisti di GUNA. Per questo non ci crea alcun disagio dare un
taglio sociale al nostro business, non uno sforzo per noi: rientra asso-
lutamente nella nostra visione del lavoro e della vita.
59
Lo stabilimento di produzione pi avanzato del mondo...
VII
VISTI DA VICINO
Le voci di alcune persone che hanno contribuito
alla realizzazione del sogno
TUTTA COLPA DI UN OTTICO!
Intervista alla Dottoressa Anna Maria Storti
O Sono molti i medici ai quali GUNA deve riconoscenza, ma tu certa-
mente sei una dei primi in ordine cronologico. Com incominciata per
te questavventura con lomeopatia?
Non sarebbe mai incominciata, se io non fossi entrata in quel negozio di
ottica per comprare un nuovo paio di occhiali. L sul bancone trovo un
pieghevole che promoziona il primo corso italiano di elettroagopuntura
di Voll, che si sarebbe svolto di l a poco: Voll era un eccentrico medico
tedesco, omeopata e agopuntore, che voleva dimostrare che esistevano i
meridiani di agopuntura. Perch i meridiani cinesi esistono ma non si
vedono! vero per che si utilizza lagopuntura in anestesia da molti an-
ni, quindi questa unottima dimostrazione di sicura efficacia. Comunque
cos che iniziata, con quel pieghevole dallottico, e son passati quasi
trentanni.
O Funziona lanestesia con lagopuntura?
Ma certo che funziona.
O Non unanestesia totale, evidentemente
No, ma ci sono varie casistiche. Te lo dico proprio perch io ho studiato
agopuntura in Cina, con un collega anestesista che da anni si occupava di
tentare di ridurre la posologia dei farmaci anestetizzanti.
61
62
Creatori di futuro
O Torniamo al negozio di ottica
Io curiosissima gi durante la facolt avevo avuto loccasione di veri-
ficare lefficacia della macrobiotica, perch al secondo anno di medicina
avevo fatto una piccola introduzione a un corso su questi temi. Cos la
macrobiotica? Lutilizzo del cibo come medicina, per riequilibrare la si-
tuazione degli antagonisti complementari. Finito questo corso parlo con
mia zia che mi parla di suo marito malato in stadio avanzato, debilitato,
anemico, intossicato, depresso.
O Possiamo chiederti di cosa soffrisse?
Colite ulcerosa, chiarissimo. Ma io dico: Zia, io non sono un medico, so-
no solo al secondo anno di medicina!. La zia mi ha chiesto: Tu mi puoi
aiutare?. In realt eravamo noi, io e Michele il pap di Chiara (primo
marito della Dottoressa Storti, e padre della figlia Chiara, NdR) che fa-
cevamo questo tipo di studi: ci siamo guardati e abbiamo detto: Se vole-
te noi vi facciamo fare unesperienza di macrobiotica. Sarebbe stato uti-
le, male non avrebbe fatto. Per noi lavevamo appena imparata, eravamo
freschi di nozione, non avevamo lesperienza pratica clinica. La macro-
biotica che abbiamo applicato, la cosiddetta dieta 7, la pi estrema:
neanche la pasta, solo farine di riso, alghe, ecc. Va fatta con grande fidu-
cia nel terapeuta e con una supervisione quotidiana. Mio zio perdeva tre
o quattro volte al giorno sangue e muco: inizialmente aveva raddoppiato
o pi questa emissione, e noi da un lato ci guardavamo preoccupati, dal-
laltro per eravamo convinti che qualcosa si stesse sbloccando, che si fos-
se messo in movimento qualche cosa
O Che cosa si era messo in moto?
Eliminazione tossinica. Primariamente il colon, che era lorgano pi im-
plicato, per sudava di pi anche dalla pelle, dalle mucose in generale
E noi gli dicevamo: Ma no, zio, perfetto cos, deve essere proprio cos!.
Al malato, sempre il massimo della serenit e della convinzione: guai se tu
tradisci insicurezza, assolutamente una delle prime cose che a mio avvi-
so un medico dovrebbe imparare, e in quel senso eravamo gi medici pur
essendo ancora studenti. Noi vedevamo anche la cosa da un punto di vi-
sta osservazionale. Insomma, lo supervisionavamo molto, anche psico-
emotivamente, lo visitavamo una volta al giorno, a volte due. Avevamo
tempo: eravamo ancora studenti, non dovevamo timbrare il cartellino!
Dopo venti giorni lui guarito.
O Quindi c stato questo riacutizzarsi, e poi invece
un classico. Noi l ci abbiamo dato dentro, forse si poteva anche atte-
nuare con questa crisi, come abbiamo appreso successivamente, per ti
dico che stato un tale successo che chiaramente al secondo anno di
medicina figurati come noi lo affrontavamo, con quale tipo di consape-
volezza, ma anche di fiducia nel metodo con tre settimane di macro-
biotica abbiamo guarito una colite ulcerosa che si trascinava di ospedale
in ospedale da quattro anni! stata unesperienza fondamentale per me,
e penso anche per Michele, perch da l noi abbiamo intrapreso con sere-
nit e sicurezza una strada, e abbiamo continuato.
O Comera composta quella dieta?
Cereali biologici fondamentalmente, il pi possibile vivi, il pi possibile
non manipolati, quindi erano farine anzich confezionati come pasta. Poi
riso integrale, farro, grano saraceno, miglio, alghe e salse di soia.
O Che tipo di alghe?
Zichi Combo e Oat, sono alghe orientali, giapponesi per la precisione.
Questo ci ha portato a continuare a studiare queste particolari prodotti
medicinali. Avevamo isolato le due discipline fondamentali, che secondo
me sono lomeopatia e lagopuntura, da queste due deriva tutto il resto.
O Poi questo corso di?
elettroagopuntura di Voll! Lo racconto a Michele e gli dico: Senti, an-
diamo. E lui dice: Ok, andiamo!. Michele era un collega medico, ma
soprattutto era allora anche mio marito.
O Quindi vai a questo corso e chi incontri?
Questottico simpatico, simpaticissimo. Io sono molto comunicativa, spe-
63
Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
64
Creatori di futuro
cie circa la mia professione, quindi abbiamo parlato, ci occupavamo en-
trambi di medicina naturale, io come medico e lui come appassionato cul-
tore della materia. Poi al corso cera la signora Luisa Bopp che era una per-
sona estremamente simpatica.
O Bopp?
Bopp Divanno, maritata con un italiano, frequentatrice dello stesso otti-
co. Lei era una casalinga, ma di quelle particolarmente intelligenti, acute,
curiose, che spaziano: infatti aveva portato un po di inviti del corso di
elettroagopuntura allottico dicendo: Distribuiscili!.
O Il corso dove si svolgeva?
In Via Staro al n 10, in una delle stanzine di questo appartamentino da
cui tutto ebbe origine (la prima sede di GUNA, NdR). Ebbene, l ci trovo
due ragazzi giovani e svegli: una certa Adriana e un certo Alessandro, che
avevano molta voglia di fare. Avevano invitato a Milano questo Dottor
Hermann. Tra parentesi, noi avevamo un altro amico in comune,
Riccardo Legnani, che noto per essere uno storico farmacista milanese:
tutti gli omeopati di questa terra lo conoscono come una persona straor-
dinaria, e anche lui aveva dato un input eccezionale alla ricerca in questo
settore.
O Tu fai il corso, e come ti sembrano questa Adriana Carluccio e questo
Alessandro Pizzoccaro?
Ma guarda, a me sembravano degli angeli, nel senso che ci mettevano a di-
sposizione una cosa cos allavanguardia, almeno per lepoca. Io poi sono
unentusiasta di natura come potete percepire per cui, quando vedi una
cosa con entusiasmo dici: Caspita, proprio quello che cercavo.
Hermann poi era veramente una persona di uneleganza, una classe, di
una simpatia, unitamente a una preparazione ha salvato se stesso da
unintossicazione insetticida, dopo aver consultato uno svariato numero di
specialisti, lui era comunque un medico ortodossissimo. Era radiologo,
aveva consultato diversi colleghi per una problematica dintossicazione
che nessuno prima era riuscito a diagnosticare, e che risolse solo con un ri-
La laurea: per Sandro Pizzoccaro ora di decidere cosa fare da grande...
Alessandro Pizzoccaro e Adriana Carluccio a una festa: sono i primi anni della
loro relazione, che viaggia parallela a tutta la loro avventura imprenditoriale
Alessandro Pizzoccaro a una mensa, durante un viaggio: lepoca dellimport-
export con i paesi arabi
Il dizionario tascabile di tedesco utilizzato dai coniugi Pizzoccaro nelle loro prime
incursioni in Germania: linizio dellavventura, nei primi anni Ottanta
I coniugi Pizzoccaro con lexport manager della HEEL, la multinazionale tedesca
dei prodotti biologici, primo grande contratto di distribuzione per la GUNA...
Computer? No...
Macchine da scrivere? No... Allepoca
gli inventari e gli ordini si
raccoglievano a mano, carta e penna...
Il primo numero della Rivista
Italiana di Omotossicologia,
trimestrale edito da AIOT
e sponsorizzato da GUNA. Diventer
poi La Medicina Biologica
Lo staff direzionale GUNA in occasione dellinaugurazione degli uffici di via Vanvitelli
Una diffusa rivista tedesca di
medicina biologica. Sandro
Pizzoccaro e Adriana Carluccio
mobiliteranno amici e parenti per
organizzare al meglio traduzioni
dal tedesco allitaliano, al fine di
rendere disponibili anche in Italia
gli articoli delle riviste straniere
Dopo un periodo di vacatio legis, ecco il Decreto Ministeriale di autorizzazione n.
1, rilasciato dal Dicastero della Sanit alla GUNA nel 1989, la prima farmaceutica
in Italia ad aprire un vero e proprio stabilimento farmaceutico omeopatico
Il Decreto restrittivo contro
lomeopatia del Ministero per la
Salute: il 1989, un anno caldo
per lintero comparto
A seguito del decreto restrittivo del Ministero della Salute, GUNA deve ritirare
molti prodotti in commercio: qui riprodotta, la lettera inviata allepoca a tutti i
farmacisti, e la risposta di uno di essi che comunica i lotti in giacenza da ritirare
dal commercio: il danno per lazienda enorme
Nel 1989 c grande subbuglio, anche
per la minacciata approvazione di una
legge lesiva degli interessi del comparto
omeopatico: ecco il frontespizio della
Proposta legislativa...
GUNA prende posizione
pubblicamente contro il
parere del Consiglio
Superiore della Sanit,
scrivendo a molti
parlamentari, affiancata
dalle associazioni
mediche di categoria:
ecco la lettera di GUNA
e la risposta dellOn.
Berlinguer, che in effetti
si attiver per un
efficace intervento
in Parlamento
Allinizio degli anni Novanta, ci si trasferisce in via Vanvitelli: ecco le etichette
di allora
Si ampliano le linee produttive:
il Ministero della Salute autorizza,
sono i primi anni Novanta
Adriana Carluccio, visibilmente felice, taglia il nastro dei nuovi stabilimenti
di via Vanvitelli a Milano
Adriana e Sandro alla corte inglese: una lunga chiacchierata con Carlo dInghilterra,
affezionato utilizzatore di farmaci omeopatici
I bimbi della scuola di Malindi adottata da GUNA nellambito del progetto
Semplice come lOmeopatia
GUNA intervenuta sul luogo del disastroso terremoto in
Abruzzo del 2009, contribuendo allattivazione di un
laboratorio medico per visite omeopatiche gratuite ai
terremotati
La custodia del DVD
multimediale Natura
che cura, distribuito
gratuitamente da AIOT
(con supporto GUNA)
nelle scuole per
avvicinare gli studenti
al mondo delle medicine
biologiche,
della prevenzione,
del benessere e dei
corretti stili di vita
La lettera di
ringraziamento di una
Onlus con la quale
GUNA collabora in
Paraguay per stimolare
progetti di recupero
degli antichi saperi legati
al mondo erboristico: si
apriranno micro-farmacie
per curare i disagi della
popolazione locale
I bimbi dellasilo multietnico Sogno di bimbi di Milano, a cui GUNA ha
garantito i fondi per rifare limpianto di riscaldamento
Farmacisti coinvolti nella
Marcia Mondiale per la Pace
e la Nonviolenza, che ha
attraversato 98 nazioni, e che
GUNA ha sostenuto
attivamente in Italia
Una riunione di dipendenti nel nuovo stabilimento di via Palmanova a Milano
I vertici della Commissione Sanit del Senato visitano i nuovi stabilimenti GUNA:
gli apprezzamenti degli alti esponenti del Parlamento sono stati molto lusinghieri!
Linvito alle autorit e ai giornalisti per linaugurazione del nuovo palazzo GUNA
di via Palmanova n. 69, in occasione del 25 anniversario di vita dellazienda:
molti dipendenti hanno partecipato direttamente allorganizzazione dellevento!
Un dettaglio dellaffollata sala stampa al quarto piano di Via Palmanova, dove
si presentato il primo bilancio sociale di Guna Spa
La famiglia Pizzoccaro al completo in occasione del 25 anniversario di GUNA
e inaugurazione del nuovo stabilimento di via Palmanova 69
Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina, in visita ai laboratori GUNA
Uno dei nuovi 5 progetti
di legge favorevoli
alla regolamentazione
del comparto, in discussione
in Parlamento a fine 2009
Una riunione dei vertici dellazienda
Una veduta notturna del nuovo stabilimento
Una ripresa del nuovo stabilimento produttivo di Milano: il pi avanzato
al mondo nel comparto delle medicine di origine biologica
Un ulteriore salto di qualit: laffollato congresso dellAssociazione Italiana di
Omotossicologia di maggio 2010
Il congresso, finanziato da GUNA, che tra laltro ha visto come relatore
deccezione il Premio Nobel per la Medicina Prof. Luc Montagnier, che ha tenuto
una relazione di altissimo profilo agli oltre 400 convegnisti presenti allevento
Un momento del lavoro durante il progetto GUNA/COOPI in Paraguay per la
classificazione e il recupero delle conoscenze nellambito delle cure mediante
erbe e medicine tradizionali
Un momento dellarrivo in Cile della Marcia Mondiale per la Pace e la Non
Violenza, che ha coinvolto milioni di persone in novantotto paesi del mondo,
e che GUNA ha attivamente sostenuto
Riprese degli interni dei laboratori GUNA di Via Palmanova a Milano: sono
i pi avanzati al mondo nel settore delle medicine non convenzionali
Alessandro Pizzoccaro ricevuto cordialmente da Benedetto XVI. Il libro
rilegato in pelle bianca che il cerimoniere Pontificio a lato del Papa tiene in
mano, un volume donato al Santo Padre dal Presidente di Guna, contenente
tutti i progetti a rilevanza sociale promossi dall'azienda, a dimostrazione che
pu esistere un business dal volto umano
Il dott. Pizzoccaro a colloquio con Johan Galtung, sociologo e matematico, consulente
di primo piano delle Nazioni Unite e teorico degli studi sulla non violenza. Guna da
sempre sostiene il movimento nazionale e internazionale per la pace e la non-violenza
medio omeopatico. Vedi, lomeopatia detto in poche parole una stimo-
lazione a basso regime dellorganismo per ottenere un pieno ripristino del-
le difese immunitarie. Un po come un vaccino, solo che il principio atti-
vo e cos diluito che tu lo puoi misurare solo con uno spettrofotometro.
Questo rimedio va a interagire con dei recettori energetici da cui si attiva
una reazione, che diventa una catena biochimica vera e propria. Parti dal
livello energetico, e lultimo ammortizzatore di questa catena il corpo
vero e proprio. Chi critica lomeopatia dice che non misurabile in termini
di effetti, ma questo falso, perch tu puoi misurare le modificazioni in-
dotte da un rimedio come questo. Ma anche quando non cera la tecno-
logia a sostenerci il polso per esempio stato oggetto di studio per la
diagnosi gi nellantica Cina. Se prendi un piccolo manualetto di ago-
puntura, i metodi di diagnosi clinicamente sono due: la lingua e il polso.
Anticamente i cinesi non avevano lecografia o lelettrocardiogramma, tut-
tavia facevano diagnosi: come facevano? Erano dotati di straordinaria ca-
pacit energetica di percezione. Certo la tecnologia oggi come oggi in-
dispensabile per confermare con precisione certe ipotesi diagnostiche, ma
la presa del polso a un bravo medico d un sacco di indicazioni, e poi
questione di cultura, la supponenza di noi occidentali siamo convinti
di aver inventato tutto noi, ma non affatto vero!
O Di Hermann cosa ricordi?
Questo suo entusiasmo e grandissimo trasporto, il suo amore per la vita,
per il buon cibo, per le buone cose. Un giorno mi prese in disparte, men-
tre era in uno di questi suoi splendidi seminari, e mi disse: Dottoressa, ma
Lei sa qual la miglior terapia? Lamore la miglior terapia!. Era dav-
vero una persona speciale.
O Torniamo a parlare dei coniugi Pizzoccaro
Sai, il loro modo di porgersi loro avevano intuito di avere in mano il te-
soro pi grande, io devo dire che sono state delle persone talmente umi-
li, talmente alla mano, estremamente disponibili, che tutto questo lhan-
no da subito voluto condividere. Noi medici andavamo a prendere i
rimedi da loro. Abbiamo vissuto in prima persona le terapie, con tutti i
65
Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
66
Creatori di futuro
risultati. Ce li comunicavamo tra noi, cera un continuo trasferimento di
sapere e di evidenze cliniche. Cera interesse profondo, entusiasmo,
profonda amicizia, fede, ci siamo sempre aiutati. Era lalba di qualcosa di
nuovo, e si sentiva davvero nellaria.
O Ti viene in mente qualche aneddoto, cio qualcosa di curioso di que-
stepoca pionieristica
C un aneddoto che riguarda Hermann che la dice lunga su come veni-
vano prese le cose questa fa ridere: ovviamente lui spiegava il suo me-
todo di elettroagopuntura molto seriamente da buon tedesco, proiettava
delle diapositive, specie quelle che riguardavano i punti da misurare, ec-
cetera. A un certo punto fa vedere un punto e dice: Questo il punto per
gli invertiti. In sala, zittissimi, si guardano tutti con aria interrogativa,
ma lui continua e noi continuiamo a prendere appunti Suo figlio do-
po un po lo blocca: Pap hai detto invertiti dovevi dire man-
cini!. Gi tutti a ridere! Nessuno per che aveva avuto il coraggio di in-
terromperlo! Sai che aveva uno stuolo di pazienti preti, monaci e suore,
perch grazie a questo suo metodo tu devi scoprire mani e piedi ma non
ti devi spogliare totalmente Io ebbi anche accesso in un posto dove nes-
suna donna pu mettere piede: labbazia di Chiaravalle, perch lui mi
mand a visitare il priore e un po di monaci nelle loro celle di clausura,
era lunico metodo diagnostico terapeutico che potessimo applicare con
loro!
O Unultima domanda: cosa pensi del futuro dellomeopatia?
Guarda, si stanno facendo grossi progressi. Ora siamo ancora in mezzo al-
le turbolenze, ma normale, fa parte delle cose quando tu devi far bol-
lire lacqua cosa fai? La prendi, la metti sul fuoco devi aumentare la ve-
locit di vibrazione del tutto prima o poi diventer vapore noi siamo
sul pentolone, tutti, adesso. Ma la medicina che crea armonia sono certa
che avr la meglio, ed la piccola parte che governa la grande parte, lo-
meopatia ce lo dimostra: io mi auguro che questa piccola parte positiva rag-
giunga un livello tale di influenza da contaminare in senso buono laltra
parte. Spero che chi ci governa capisca profondamente limportanza di que-
sta medicina non violenta. Questa una medicina che libera. Quando
questo sar davvero compreso, allora avremo un pianeta migliore.
QUANDO TUTTO INIZI, IO CERO
Intervista ad Antonella Zaghini
O Lamministrazione di GUNA cresciuta, ma tu sei per certi versi la me-
moria storica dellazienda: ascoltare la tua voce come ascoltare la vo-
ce di molti tuoi colleghi che sono venuti dopo. Com iniziata questav-
ventura per te?
In modo molto banale, se vogliamo: ero una delle tante diciannovenni che
cercavano lavoro, ho visto un cartello, un annuncio, cercavano unimpe-
gata io mi ero specializzata nel settore turistico, quello era il mio desi-
derio, ma mi son detta: Piuttosto che stare a far niente, tentiamo, al-
meno per un periodo. Mi sono presentata di persona, ho fatto un
colloquio, non mi aspettavo neanche di essere presa, e quel periodo
durato ventisei anni!
O Comera allinizio?
Faticoso, ma tremendamente appassionante. Sai, adesso GUNA una
grande azienda, ma una volta rispondere al telefono, occuparsi del-
lamministrazione, spostare scatole di tutto! Posso dire di aver fatto dav-
vero di tutto! Eravamo in tre, io e i due titolari! Poi a me sempre piaciuto
cucinare, quindi a volte alla fine della giornata salivo da loro (labitazio-
ne dei coniugi Pizzoccaro allepoca era al piano sopra gli uffici, NdR) e fa-
cevamo delle gran mangiate! Cera un clima familiare, se cos si pu dire,
tipico degli inizi. Per una caratteristica che anche con il tempo non mai
venuta meno lentusiasmo, la passione: qui si sente nellaria che non si la-
vora solo per il business. Certo, si qui per vendere prodotti, ma alla ba-
se c altro, qui si crede in qualcosa.
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
68
Creatori di futuro
O In cosa esattamente?
Ti rispondo mettendoti a parte di un aspetto della mia vita personale. Io
mi curo da allora con lomeopatia, e son passati ben ventisei anni.
Tutta la mia famiglia si cura cos, incluso mio marito che si trascinava da
anni con delle patologie mai risolte con la medicina allopatica. Mio figlio,
nonostante certe amiche mi criticassero, fin da neonato stato curato con
lomeopatia, ora ha 16 anni ed pi che sano, e anche quandera bimbo
stava meglio della media dei coetanei. Insomma, facile comprendere che
quando le cose stanno cos, entrare in azienda non significa solo andare
al lavoro a timbrare il cartellino. Poi c anche la medicina allopatica, va
benissimo, per certe patologie gravi indispensabile, ma le due cose per-
ch non possono andare assieme? In Italia siamo ancora tanto indietro, c
cos tanto pregiudizio per le medicine naturali
O Cosa ti piaciuto di meno in questi anni?
Mi ricollego a quanto dicevo prima, e ti dico che le cose che davvero mi
son piaciute di meno arrivano dallesterno. I pregiudizi, i soliti noti
che ogni giorno sparano sentenze sullomeopatia non capendone niente,
solo per difendere interessi di categoria ormai quando apro il giornale
non mi stupisco pi di nulla.
O Non tutto rose e fiori, come si suol dire, comunque c stata anche una
forza eguale e contraria che remava contro
Altro che uguale e contraria! Molto pi forte, mi chiedo come abbiamo
fatto a resistere! Questo anche andrebbe spiegato ai nuovi assunti: la-
zienda cresciuta molto, chi arrivato negli ultimi anni secondo me non
ha la minima idea di comera da questo punto di vista ventanni fa. Ti al-
zavi la mattina, qualcuno dei NAS che non capiva proprio nulla di omeo-
patia entrava in una farmacia e su disposizione di qualche magistrato de-
cideva di sequestrare tutto. E noi a contattarli, a spiegare e far capire da
questo punto di vista fu un tale stress! Per questo dico che solo se si mo-
tivati si pu proseguire, se lo fai solo per soldi abbandoni il campo. que-
sto che non hanno mai capito gli oppositori dellomeopatia: non era e non
mai stato solo business per noi, in particolare per il Dottor Pizzoccaro e
la Dottoressa Carluccio, senn chi glielo avrebbe fatto fare di prendersi
queste rogne? Ci sono un sacco di settori imprenditoriali che danno me-
no problemi e rendono altrettanto! Ma qui crediamo veramente in quel-
lo che facciamo. E poi le cose sono cambiate, giorno dopo giorno, le po-
sizioni ottuse e i pregiudizi di certi personaggi sono sempre pi complicati
da difendere, e soprattutto la gente, i pazienti, e anche molti medici, ora ci
danno ragione S, le cose piano piano stanno cambiando
O E GUNA cambia anchessa? Cosa vedi nel futuro?
Secondo me, si deve cambiare. Si gi cambiato molto in passato, pur
mantenendo coerenza con la filosofia di fondo, ma lazienda deve cam-
biare ancora. Come azienda sanissima, dal punto di vista imprenditoriale
e commerciale, ma ora deve acquistare la consapevolezza del proprio ruo-
lo sociale. Non solo unazienda: proprio perch la pi grande in Italia
in questo settore ha un ruolo ulteriore e diverso rispetto alle altre, deve
esporsi e rischiare, per affermare la cultura dellomeopatia in questo pae-
se. Io spero che anche le altre aziende omeopatiche e fitoterapiche capi-
scano che lunione fa davvero la forza, che dobbiamo lavorare tutti assie-
me per cambiare il ruolo dellomeopatia in questo paese. Noi dobbiamo
impegnarci di pi in GUNA, e continuare a costruire per il futuro.
O Lo rifaresti da capo?
Farmi assumere e lavorare qui? S, sicuramente. Vedi, ho imparato un sac-
co di cose. Per esempio, vado fierissima di quando mi hanno assegnato
lincarico di coordinare il progetto per lautomazione logistica dellazien-
da, io che non sono un ingegnere n un esperto di logistica. Per un pre-
gio ce lavevo: conosco ogni mattonella dellazienda, ogni persona, ogni
processo. stata davvero una sfida, anche con me stessa, ma labbiamo af-
frontata, io e tutte le persone coinvolte nel progetto, davvero con il sorri-
so e con tanta passione. Una fatica! Ma il risultato mi permetto di dire
stato allaltezza. Ecco: rifarei tutto, perch ho imparato un sacco di co-
se, ma soprattutto perch sono cresciuta io, personalmente, culturalmen-
te, umanamente. E questo non ha prezzo.
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
NON CAPISCO COME FANNO: NON SI STANCANO MAI!
Intervista a Stella Pizzoccaro
O Dicci qualcosa di te, che sei una delle sei donne di casa Pizzoccaro
Ho 19 anni, maturit linguistica, ora lidea di iscrivermi allUniversit
Cattolica, con indirizzo di esperta linguistica per limpresa, e ritengo ine-
vitabile poi portare la mia esperienza in azienda.
O Cosa ne pensi di questa follia dei tuoi genitori, del loro entusiasmo
per questa azienda?
GUNA non mica una follia! Io ci ho sempre vissuto: da piccole figurati
andavamo a giocare in azienda, giocavamo con i computer, usavamo le fo-
tocopiatrici I nostri genitori parlavano sempre di omeopatia e dintorni,
la famiglia sempre stata totalmente assorbita da questo progetto, e vita
privata e lavorativa vanno insieme.
O Tu conosci e usi lomeopatia?
Io mi sono sempre curata con lomeopatia. E sono sempre sana. I miei
amici e compagni di classe si riempiono di medicine allopatiche, ma io fra
tutti sono lunica a stare sempre bene, e mi guardano con stupore sem-
plice: in casa sempre pieno di campioni e confezioni di tutti i nostri pro-
dotti, quindi ormai ho imparato: appena sento il bisogno di qualcosa, tro-
vo il rimedio giusto. In vita mia non ho mai usato farmaci allopatici!
O Quali sono gli aspetti negativi, cos che non ti piace, in azienda?
Beh, se devo essere sincera, lunica cosa che non mi piaciuta tanto in tut-
ti questi anni il tempo che assorbe ai miei genitori! Ma non posso che de-
finirmi entusiasta, per lazienda, per com cresciuta. Vedendola da den-
tro unesperienza emozionante, e sono serena riguardo al suo futuro.
O Ci racconti un aneddoto, una curiosit, di questo rapporto con
mamma GUNA?
Lo scorso Natale, nel 2007, siamo andati in California in vacanza, ma ov-
viamente tanto per cambiare! i miei genitori avevano in mente anche
un obiettivo lavorativo: dovevamo visitare un medico omeopata! Per
stata una bella opportunit per visitare posti nuovi e vivere esperienze di-
verse, insomma, abbiamo unito lutile al dilettevole. In azienda ci sono
molte esperienze: tipo lamicizia con il Professor Leonello, che un per-
sonaggio davvero divertente, mi ci sono affezionata dovresti intervi-
starlo! (ho poi contattato il Professor Milani, la sua intervista pi avan-
ti in questo stesso capitolo, NdR)
O Per concludere, una battuta per descrivere mamma e pap
La mamma una persona ostinata, testarda, non la puoi mai contraddi-
re nelle sue cose! Pap pi malleabile, da quel punto di vista, ma un uo-
mo molto energico, sempre carico! Non capisco come fanno non si stan-
cano mai!
PER OGGI NON LA UCCIDO, MA LEI CREDE AGLI UFO?
Intervista al Professor Leonello Milani
O Raccontaci qualcosa di comera trenta anni fa in Italia lomeopatia,
prima che questi due coniugi intraprendenti si lanciassero in questo set-
tore
Lomeopatia una trentina di anni fa era una cosa piccola! Era so-
prattutto una faccenda dlite: gli omeopati erano pochi, e afferenti a una,
massimo due associazioni scientifiche, e ci aveva creato una mentalit
particolarmente chiusa, ristretta, con un lessico praticamente inaccessibi-
le al pubblico e con un senso quasi snob di professionalit per pochi
eletti. Era unomeopatia caratterizzata alla francese, che si rifaceva a
una tradizione pur ricca ma ortodossa. Vi erano poche farmacie che
vendevano prodotti e rimedi, soprattutto omeopatici unitari, non esiste-
va in Italia la possibilit di utilizzare rimedi omeopatici iniettabili, e quin-
di il mondo omeopatico girava attorno a una posizione vecchio stampo,
old style nel vero senso della parola, dove i pochi a onor del vero, bra-
vi medici omeopati avevano un campo di azione ben ristretto.
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
Personalmente ritengo che loro fossero anche contenti di appartenere a un
nucleo elitario, perch proprio in quegli anni si stava muovendo unaltra
medicina non convenzionale che era lagopuntura, che al contrario cer-
cava di coinvolgere istituzioni, cercava di entrare come di fatto ha fat-
to fin dalle primissime battute anche nel mondo universitario.
Lomeopatia aveva anche relativamente pochi pazienti, e tutto ci creava
un certo senso settario. Oggi come oggi molto pi affermata lomeo-
patia in Italia che non lagopuntura, quindi vuol dire che un po di lavo-
ro stato fatto, ma per tutti gli anni Settanta e Ottanta lagopuntura sta-
ta la medicina alternativa pi conosciuta. Poi molti agopuntori hanno
anche abbracciato la causa omeopatica, integrando le due tecniche, iniet-
tando per esempio prodotti omeopatici sui punti dellagopuntura, e lo-
meopatia ha fatto passi da gigante, soprattutto dagli inizi degli anni
Novanta in avanti. Ecco, direi che gli inizi possono essere proprio defini-
ti come quasi carbonari: cerano anche pochi congressi scientifici di set-
tore, tutto ci nonostante la grande e strutturata tradizione italiana.
Perch noi italiani abbiamo una tradizione omeopatica storica impres-
sionante, non inferiore a quella francese, fino al 1920-1930. Poi, da do-
po la seconda guerra mondiale fino agli anni Settanta, si man mano per-
so in termini di capacit dinnovazione, anche perch in Italia, forse
diversamente da altre nazioni, sono sorte e si sono insediate molte nuove
case di produzione farmacologica allopatica, sicuramente molte di pi che
non in Spagna, come in Francia, come in Germania, pi piccole nella lo-
ro espansione, nel loro fatturato, nella loro visione, ma sicuramente dav-
vero tante. E quindi lomeopatia un po caduta in disuso, non colti-
vata, nonostante ci fosse per esempio la scuola del Professor Antonio
Negro a Napoli, importantissima, e altre scuole minori: per il numero di
omeopati era molto ristretto. Anche perch era necessariamente legato al
granulo, al globulo: non sempre era facile reperire in farmacie omeopati-
che alcuni globuli o granuli rari, per cui non era infrequente vedere nei
congressi omeopati e io sono stato ad alcuni di questi che si scambia-
vano letteralmente i globuli, perch magari qualcuno era riuscito a pro-
cacciarsi in un congresso od in un viaggio allestero dei ceppi che non era-
no presenti in Italia. Del resto le farmacie omeopatiche non potevano
neanche procurarsi tutte le diluizioni, anche perch, ripeto, il numero di
prescrittori era estremamente limitato. Pensa che trenta anni fa a Milano
la medicina omeopatica non era fatta da pi di sette/otto medici; io sto
parlano di chi si dedicava allomeopatia a tempo pieno e con cognizione
di causa. In quel tempo ci sar stato anche qualche allopata che di tanto
intanto faceva una prescrizione omeopatica pi per moda che non per
convinzione. Anche la qualit degli scritti era molto diversa: era basata
ancora su una mentalit vecchia maniera, e non cera sperimentazione
omeopatica. Cera la descrizione dei casi clinici, mentre per esempio in
agopuntura, gi trenta anni fa, cerano pubblicazioni riferite e riferibili a
una sperimentazione se vogliamo rozza rispetto a quello che si ha oggi,
per sicuramente era una sperimentazione clinica, con un gruppo di con-
trollo o un placebo. Se noi andiamo a vedere vecchie pubblicazioni omeo-
patiche italiane di venticinque o trenta anni fa, sicuramente vediamo la
descrizione di qualche caso, anche eclatante, importante e interessante,
ma niente pi, e tutto questo fa capire il piccolo cabotaggio del settore ri-
spetto a quello che poi si pi avanti realizzato in GUNA.
O Rispetto a questo scenario che tu hai appena descritto, che tipo di va-
lore aggiunto GUNA ha apportato in questi trenta anni di attivit, dise-
gnando quale nuovo scenario?
Le novit che sono state apportate da Adriana e Alessandro Pizzoccaro, e
quindi da GUNA, sono a mio avviso consistite in unevoluzione completa
del modo di intendere lomeopatia. Innanzitutto fin dallinizio loro hanno
avuto lintelligenza di far tradurre una rivista, La Medicina Biologica,
che allora si chiamava Rivista Italiana di Omotossicologia, e quindi di
portare in Italia una ricca tradizione bibliografica tedesca, gi molto con-
solidata. Un altro valore aggiunto di questa coppia stato quello di orga-
nizzare sin dallinizio un network internazionale di personaggi di spicco
del settore, anche molti altri omeopati dallestero. Beh, quando c un con-
gresso una volta allanno, e quando c una rivista una volta ogni tre me-
si, si crea un gruppo, e automaticamente si inizia a creare una cultura sul-
la medicina omeopatica. Inoltre hanno promosso indagini scientifiche su
campi dazione decisamente pi ampi e pi vasti rispetto allomeopatia
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
classica tradizionale: lomotossicologia, che in parte pone delle radici nel
mondo omeopatico classico, ma poi sviluppa piste dindagine differenti. Il
Dottor Reckeweg per esempio comincia come omeopata, e diventa poi
omotossicologo, o meglio, fonda la disciplina dellomotossicologia, che
se vogliamo unevoluzione dellomeopatia classica (in omotossicologia si
usano non solo singoli principi attivi dinamizzati, ma anche comples-
si/mix di principi attivi, NdR).
Unaltra cosa importante che diversamente dallomeopatia che si basa
sulle materie mediche e su testi canonici classici piuttosto datati lomo-
tossicologia si confrontata da subito con lambiente scientifico di oggi,
si rimodernata, stata rivisitata, ha subito linflusso positivo di nuove ri-
cerche. Lomotossicologia, rispetto allomeopatia, prospetta una fisiopa-
tologia di fondo verificabile, ed stato proprio grazie allinnovazione di
una nuova fisiopatologia e a una rilettura dellomeopatia in termini fisio-
patologici che la materia ha attirato medici non omeopati. Daltro canto,
si attirata anche certe antipatie dei medici omeopati italiani pi tradi-
zionalisti. La fisiopatologia omotossicologica ha allargato notevolmente la
base per i pazienti, un approccio meno puro forse, perch prevede la
possibilit di usare mix di rimedi, cosa che in omeopatia classica non si fa,
e inoltre si rivolge non solo a pazienti che vogliono riequilibrare il proprio
organismo ma anche a pazienti che hanno una malattia nosologicamente
definita e definibile, quindi molto pi facile il passaggio di convinci-
mento dallallopatia allomotossicologia, rispetto a quanto non avesse
potuto essere dallallopatia allomeopatia classica. Lomeopatia ha fatto
buona parte del lavoro, e lomotossicologia ne ha goduto i risultati, se co-
s possiamo dire, ma anche viceversa: lomotossicologia ha avvicinato al-
lomeopatia moltissimi medici grazie ai riscontri terapeutici ottenuti.
Inoltre lo stesso uso degli iniettabili ha arruolato allomotossicologia una
grossa fetta di ortopedici e di agopuntori. Io stesso mi sono avvicinato ad
essa fin dal suo nascere, proprio nel vero senso della parola, perch ave-
va farmaci iniettabili. Siccome io venivo soprattutto dal mondo dellago-
puntura le due cose si sposavano molto bene: mentre gli omeopati e ago-
puntori francesi facevano la seduta di agopuntura e poi prescrivevano
rimedi da utilizzare a domicilio, io potevo immediatamente iniettare nel
punto di agopuntura il farmaco pi adatto, e questa stata per noi una
grande novit.
O Qualche evento straordinario, nel corso di questi decenni?
Centinaia, ma te ne racconto uno significativo. Siamo nella seconda deca-
de del febbraio del 78 e avevo ricevuto linvito a partecipare a un con-
gresso di agopuntura organizzato dagli americani nei Caraibi. Loro ten-
devano a organizzare congressi in luoghi turistici, anche per divertire gli
invitati. Ho colto una buona occasione perch mi piacciono molto le
Antille, e Grenada era un posto particolare. Eravamo nellUniversit di
Grenada, ununiversit americana. Il Primo Ministro ci invita, era una bel-
la serata di gala. Ho incontrato una signorina, che poi ho scoperto essere
il rappresentante politico dellUruguay, che si avvicina e mi parla in italia-
no. Questa signorina, chiamiamola N.G., aveva letto pochi giorni prima su
un giornale che quel giorno ci sarebbe stato un congresso con alcuni gran-
di nomi della medicina. Parliamo, brindiamo, seduti su sof vittoriani,
usciamo a prendere una boccata daria si poteva dire che ci piacessimo
reciprocamente, e la serata fin molto tardi Il giorno dopo, il giorno del
congresso, prima di entrare in sala, il mio passaporto, lasciato preceden-
temente alla reception, non c pi Mi preoccupo. Vado alla Polizia e mi
accolgono con tutti gli onori, ma mi dicono che il passaporto non ce lo
hanno loro, bens niente meno che il Primo Ministro in persona! Allora, tra
lo sconcertato e il preoccupato, prendo un taxi e vado a Palazzo. Arrivai
alle 16, ma mi fece fare cinque ore dico cinque ore! di anticamera.
Bellissimo studio mi accomodo, e mi chiede se mi trovo bene sullisola.
Mi fa parlare, poi insiste, chiedendomi se amo le bellezze del posto.
Mi illumino, e capisco: si riferisce alla signorina N.G., che scoprir poi es-
sere unamante non proprio segreta del Primo Ministro stesso! Mi di-
ce che ci ha visti che ci siamo appartati mi consiglia di non incon-
trarci pi, io e lei. La situazione francamente era parecchio tesa
Ad un certo punto cambia discorso e mi chiede se credo nella possibile
esistenza di vita oltre la terra! In quel momento ho avuto un flash. Ho ten-
tato di cogliere loccasione di quella domanda improponibile risponden-
do che ci credevo eccome, se non probabile era scientificamente possibile,
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
e cercai di allentare la tensione ed entrare un po nelle sue simpatie. Scoprii
solo molto dopo che era un vero dittatore, che governava il paese con pol-
so fermissimo reprimendo il dissenso, che aveva dei picchiatori scelti e
che era un fanatico degli UFO! Incominciammo a parlare di possibile vita
nel cosmo, e mi tenne l pi di tre ore, fino a notte inoltrata!
Tornai successivamente a Grenada, dopo aver saputo che il primo ministro
era morto. Mor cieco, in esilio in USA. Suo fratello fu imprigionato per ot-
to anni. Una figlia violentata dai suoi oppositori. Di fatto, lui allepoca
aveva diritto di vita e di morte un po su tutti. Me la passai proprio brut-
ta meno male che and tutto bene!
O E Janis Joplin? Mi hanno raccontato di questa tua avventura
Ho conosciuto Janis a Parigi. Era agli inizi e suonava benissimo la chitar-
ra. morta, purtroppo, come tutti sanno. Sono tornato in citt qualche
mese fa e ho scattato una foto nel punto esatto in cui lavevo incontrata
Sono di quarantanni pi vecchio, lei non c pi, ma quelle pietre sono an-
cora l. Ai miei tempi era pieno di ragazzi l, per vedere Parigi. Noi ave-
vamo chiesto i soldi ai nostri pap per andare in Liguria, ma in realt an-
dammo a Parigi Cera gente di tutti i tipi. Erano gli inizi della nouvelle
philosophie. Cera una ragazza, non bella, che suonava la chitarra. Io e lei
cominciammo a chiacchierare. Sarebbe stata l una settimana, aveva un
contratto per suonare in un caff. Iniziammo a frequentarci. Mano nella
mano cantavamo le canzoni, e lei me le dedicava. Erano anni di grande
tensione spirituale. Ricordo una notte meravigliosa: io e lei non sapevamo
dove dormire, e siccome l fa sempre freddo abbiamo deciso di muoverci
e girare Parigi di notte, fino a veder sorgere il sole Quattro anni dopo
andai a Londra. A un concerto, la rividi. Mi riconobbe e passammo in-
sieme due bellissimi giorni. Lei era gi una star assoluta. Ho una fotogra-
fia di noi due, accanto alla mia laurea, nel mio studio
O Sapevi dellomeopatia anche allora?
S, sapevo qualcosa, perch oltre a studiare medicina ho studiato anche
farmacologia, ma con Janis Joplin francamente parlavamo di ben altro!
Comunque imparai presto cos lomeopatia. Allepoca della laurea puli-
vo provette per un paio di professori, cercavo di rendermi utile, e trovai un
libro di costituzioni di omeopatia. Lidea mi piaceva molto, perch non im-
maginavo ci fossero costituzioni di omeopatia. Comprai altri libri, mi mi-
si a leggerli, e quando mi laureai avevo gi una modesta cultura omeopa-
tica. Mi piaceva lidea della minima dose, e non mi sconvolse il
paradigma omeopatico. Io questa cosa la sapevo prima di fare la mia pri-
ma ricetta a un paziente. Oggi sappiamo che piccole quantit di principio
attivo possono comunque interessare molti recettori: banalizzando, ti di-
co che non utile avere mille sedie se hai solo cento invitati, e tanto pi
non vuol dire necessariamente tanto meglio
O Concludiamo sganciandoci dal passato: cosa vedi tu nel futuro di que-
ste discipline?
Il futuro di queste discipline sicuro com certo che domani sorger il so-
le, perch gi tracciato con forza ed efficacia, e ha gi superato quelli che
avrebbero potuto essere secondo i critici i punti pi critici e fragili. La pub-
blicazione di un volume sulle prove scientifiche di efficacia dellomeopatia
e dellomotossicologia, e poi il progressivo avvicinarsi dei medici alla ma-
teria recentemente il mondo allopatico ha iniziato a sganciarsi da quel-
li che erano i paletti della medicina basata sullevidenza, anche in recen-
tissime interviste accademici importanti del mondo della medicina
convenzionale hanno cominciato a percepire i limiti, e quindi a muovere
critiche alla medicina basata sullevidenza, proprio perch la standardiz-
zazione di un dato protocollo secondo linee guida definite e immutabili
pu essere efficace poco a tutti, ma molto a nessuno.
Quindi soltanto sulla terapia orientata sul paziente, vestita sul paziente,
che lomeopatia in generale, lomotossicologia in particolare, e la pi recente
Medicina Fisiologica di Regolazione, possono davvero innalzare gli stan-
dard di salute della popolazione. La Medicina Fisiologica di Regolazione
nata proprio in casa nostra, un invenzione tutta italiana, non c un padre
di medicina fisiologica di regolazione come c il padre dellomotossicolo-
gia Reckeweg, o il padre dellomeopatia Hahnemann. Siamo tutti padri del-
la Medicina Fisiologica di Regolazione, o quando meno tutti coloro che
hanno lavorato su questo filone di ricerca. Ora ci sono nuovi trend anche
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
della medicina generale che si avvicinano sorprendentemente alla maniera
omeopatica di approcciare il paziente, di curarlo e di relazionarsi con lui, e
questa uninnovazione che io personalmente considero molto importan-
te. Ho parecchia esperienza di viaggi di insegnamento della Medicina
Fisiologica di Regolazione allestero, ho fatto tour negli Stati Uniti e ho toc-
cato altre dieci importanti capitali mondiali pi altre quaranta o cinquan-
ta citt diverse, ho potuto toccare con mano quello che esattamente i medici
si stavano aspettando. A loro mancava questo qualcosa che percepivano
non essere colmato dallallopatia, non soddisfatto, non protetto dai para-
digmi della medicina convenzionale, che ha fatto tante promesse ma ha an-
che illuso molto, oltre ad avere il problema di effetti collaterali e iatrogeni
sempre pi preoccupanti. Quindi quello delle medicine non convenzionali
sicuramente un futuro gi tracciato, che bisogna per perseguire con at-
tenzione e con molta costanza e determinazione, perch un futuro che stia-
mo scrivendo oggi, quindi come tale meglio sempre rivedere due o tre
volte il testo, per non commettere errori e incappare in problemi tali da
pregiudicare questo bellissimo cammino che stiamo percorrendo
SENTA, DOMANI HA DA FARE? ANDIAMO IN AMERICA
Intervista ad Alessandro Perra
O Cosa facevi prima di approdare in GUNA?
Vivevo a Cagliari, in Sardegna, facevo una vita molto diversa; ero il pi
classico dei figli di pap. Passavo il mio tempo fondamentalmente di-
vertendomi, giocavo a pallacanestro, e come tutti in Sardegna, si sa, pas-
savo sei mesi allanno in spiaggia. Era davvero una vita molto diversa, che
bello averla fatta, e c da ringraziare mio padre per quegli anni spensie-
rati. Per a trentanni in quel periodo che c stata la svolta avevo ter-
minato gli studi di medicina, e avevo anche voglia di cambiare
O Quando hai sentito per la prima volta il nome GUNA in vita tua?
La prima volta che ho sentito il nome GUNA era esattamente ventanni fa.
Una mia cognata, la moglie di uno dei mie fratelli, che una biologa, la-
vorava come informatrice per GUNA. lei che mi ha parlato dellazienda
la prima volta. Ma allepoca non mi era passato per la testa che potesse es-
sere il mio futuro professionale fosse dipeso da me, avrei fatto lattore!
In realt, avendo studiato medicina e venendo da una famiglia un po mo-
notona dal punto di vista professionale sempre e solo medici e medici-
na il mio futuro era abbastanza indirizzato in quel senso per per for-
tuna invece poi successo dellaltro
O Cosa successo? Com che GUNA diventata unopportunit profes-
sionale?
Mi ricordo perfettamente tutto quanto, ho proprio limmagine precisa.
Volevo cambiare vita, ma sarebbe stato impossibile cambiare stando a
Cagliari, perch comunque l sarei stato sempre il figlio del Professor
Perra, anche a sessantanni. Conobbi il Dottor Pizzoccaro, me lo ricordo
perfettamente, avevo 29 anni, stata una cosa simpatica, cera un semi-
nario allOrdine dei Medici di Cagliari, e lui era presente perch effetti-
vamente allepoca era lui che si spostava anche per i seminari italiani. Era
tutto molto diverso, anche in GUNA, ma sapevo che era unazienda dif-
ferente, e quindi ero curioso. Era un pomeriggio di sabato, e quindi an-
dai a parlare con il Dottor Pizzoccaro molto presuntuoso, io, perch al-
lepoca pensavo che il mondo girasse tutto intorno a me, che tutto mi fosse
dovuto solamente perch mi chiamavo Perra. E quindi feci questa chiac-
chierata con il Dottor Pizzoccaro, fuori dalla sede dellOrdine dei Medici,
passeggiando l vicino, e questa chiacchierata mi colp, perch era anche
una delle prime cose da persona adulta che facevo. Parlammo un po di
tutto: da cosa facevo, alla pallacanestro, a come fosse il mondo del lavo-
ro. Pi avanti lui mi confid che fu una chiacchierata di lavoro per possi-
bile assunzione ben pi lunga del solito
O Quindi lui gi aveva in mente in qualche modo di coinvolgerti?
Non aveva in mente niente, cio, non mi conosceva, non sapeva neanche
chi fossi. Per io gi allepoca avevo gi un grande interesse per le novit,
quasi un ardore fatta questa chiacchierata, ci risentiamo, e ci risentiamo
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Creatori di futuro
ancora. Pi in l con gli anni avendo un pochino di confidenza, il Dottor
Pizzoccaro mi confess due cose: una era che tornato a casa disse a sua
moglie: Ma sai che ho incontrato un ragazzo ingambissima?. Laltra
che era rimasto colpito dal fatto che io con la supponenza tipica di quel-
let gli dicevo: Guardi, non so se io nel caso potr venire a lavorare da
lei, perch comunque ho altri contatti, eccetera insomma, ero proprio
in un mondo tutto mio!
O Come fu che ti decidesti, poi?
Era comunque una sfida: per me avrebbe significato andar via dalla mia
citt, dove avevo tutto, conoscevo tutti e godevo di ogni agio. Il Dottor
Pizzoccaro mi disse: Noi stiamo cercando in Toscana, oppure in Sicilia.
La Toscana mi attirava, io avevo parenti l, sono per un quarto toscano,
quindi tutto questo andava bene. Per davvero non avevo minimamente
idea ero unaltra persona. Mi ricordo che decisi nellarco di una notte, e
dissi: Proviamo questo tour! S, proprio unavventura, cambiare la vita.
Per cui lo chiamai e gli dissi: Ok. Ero talmente diverso da ora, e mi so-
no tornati in mente quei momenti successivamente, quando mi sono tro-
vato dallaltro lato della scrivania a fare i colloqui per assumere persone.
Devo ammettere che il mio atteggiamento era davvero bizzarro: come se
avessi fatto io un favore al Dottore! Devo dire che per quella stata la
scelta pi importante della mia vita: cambiato tutto. Nellarco di venti
giorni ero in Toscana, a Lucca, con una casa, delle responsabilit, il dover
mandare avanti la mia vita da solo fino a quel giorno non avevo mai pre-
so in mano una scopa, o lavato i piatti, o pagato una bolletta Quindi,
unesperienza non solo professionale, ma davvero di vita. Ecco quello che
io dico di GUNA che non stata solamente unesperienza professionale,
ma davvero unesperienza di vita, c una compenetrazione cos forte
O Non ti faccio domande tecnico-medico cliniche sul tuo lavoro perch
quello che sto scrivendo un libro di divulgazione. Minteressa invece
qualche aneddoto, qualche curiosit dei tuoi viaggi in giro per il mondo
Quello dei viaggi stato unaltra costante con GUNA. Io ricordo molte fra-
si del Dottor Pizzoccaro e della Dottoressa Carluccio allinizio della no-
stra collaborazione, scherzando, dicevano: Vieni in GUNA, e viaggerai
per lItalia!. Allinizio ho viaggiato un po per lItalia Tu immagina che
io mi sono trasferito da Cagliari a Lucca nel gennaio del 92; undici mesi
dopo mi fu chiesto di trasferirmi in Liguria perch la Liguria dal punto di
vista omeopatico era una regione molto importante ma avevamo avuto
delle esperienze negative con precedenti informatori. Per cui io mi trasfer
da Lucca a Genova. A Genova sono stato due anni e mezzo, dopo di che
mi sono trasferito a Desenzano Quindi stata davvero una vita da zin-
garo, ma era comunque quello che io in fondo volevo fare. E poi, sai, io mi
sono occupato per molti anni del training degli informatori: quindi li se-
guivo, che fossero in Valle DAosta o che fossero in Sicilia: ho viaggiato in
ogni angolo pi remoto dItalia.
O Forse la tua presenza ha dato anche limpronta diversa alla rete GU-
NA rispetto a come era prima, no?
Ognuno porta un po il suo stile, sicuramente, io ho portato il mio stile
dinformazione. Per credo ci sia stata anche nel mio caso una crescita
guidata che stata importantissima, nel senso che io sono uno di quelli
che credono nella gavetta, limportanza della gavetta, e uno dei motivi per
cui sono pi che grato allazienda che mi ha fatto fare una serissima ga-
vetta: ho fatto davvero linformatore per anni, anni e anni, a luglio con 40
gradi oppure dinverno sotto la neve. E lho fatto in luoghi molto diversi
luno dallaltro, e questo un altro elemento che ti fa crescere, perch tu
devi imparare a interloquire con il medico di Bolzano, e devi adattarti a lui
e al suo stile e alle sue esigenze, se no non ti ascolta, idem dicasi con quel-
lo della Locride
O Questo caratterizza in un certo senso lazienda differenziandola da al-
tre, cio correggimi se sbaglio uno dei motivi del successo di GUNA
una qualit dinformazione tecnico-scientifica diversa rispetto a tan-
te aziende concorrenti, e su questo mi pare tu abbia sempre puntato
molto
S, questo stile dinformazione scientifica credo che la faccia effettivamente
solo GUNA, perch lazienda investe moltissimo nella formazione degli
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Creatori di futuro
informatori, sia in termini finanziari che in termini di energia e di risorse
professionali. GUNA si basa su alcuni pilastri fondamentali, tra i quali
spiccano la didattica ai medici e linformazione scientifica, e questi due fat-
tori oggi riusciamo a integrarle perfettamente tra di loro.
O Come mai questa scelta? I medici pagano la formazione offerta da
GUNA, partendo dal presupposto che se una formazione di valore de-
ve essere pagata. Lazienda invece di regalare viaggi, gadget e corsi, ri-
tiene di avere un patrimonio che in qualche modo si fa giustamente pa-
gare, e questo in totale controtendenza rispetto a tutto il resto del
comparto pharma
S, ne siamo convinti, sar dura da comprendere per altre aziende farma-
ceutiche, ma posso garantire che se di un servizio di qualit, i medici so-
no disposti, senza problemi, a pagarlo. Ma questo pi che fare onore a noi
per uno stile diverso, fa onore a loro, sono una categoria di professio-
nisti davvero speciali, non sono tutti in vendita come qualcuno crede
Naturalmente noi in GUNA siamo stati avvantaggiati dal fatto che abbia-
mo occupato una nicchia che era vuota. Lomeopatia e lomotossicologia,
non essendo insegnamento universitario, potevano essere provvedute so-
lamente da enti privati, e questa stata la scelta vincente di GUNA com-
piuta oltre venticinque anni fa: investire tutte le proprie risorse nella for-
mazione dei medici, prima ancora di pensare al ritorno commerciale. Non
dobbiamo dimenticarci di un fatto: non vendiamo bulloni o pomodori,
vendiamo farmaci, spesso non conosciuti da molti medici, che non li stu-
diano alluniversit, e quindi o glielo insegni bene oppure vai contro i prin-
cipi etici che guidano questa azienda. Perch se io permetto a un informa-
tore di spiegare malamente un farmaco a un medico, quel medico lo user
male, il paziente non guarir questo soprattutto un discorso etico,
quindi questa la direzione che fin dallinizio lazienda ha voluto seguire.
O Torniamo ai viaggi, raccontaci qualche aneddoto curioso
Avventure ne ho avute tantissime, proprio perch avendo vissuto molto on
the road ho incontrato migliaia di medici, e questo veramente mi ha ar-
ricchito moltissimo. Nessun bambino alla domanda: Cosa vuoi fare da
grande? ti risponder mai linformatore scientifico. Invece io ti dico
che questo uno dei lavori davvero pi belli che si possano fare, e se lo
fai con criterio, secondo un modello come il nostro o simile al nostro
non fai certo solamente il rappresentante di farmaci. Io ho fatto infor-
mazione nelle sale chirurgiche vestito da chirurgo perch il chirurgo stava
operando, e io ero l col mio prontuario a spiegargli di tutto mentre que-
sto operava, oppure se mi concentro un po te ne posso citare tantissi-
me di circostanze bizzarre.
E poi viaggi! Negli ultimi anni, sai, da quando abbiamo iniziato con lex-
port, sono stato catturato anche da questo progetto, ricordo anche la pri-
ma volta che dovevo andare negli Stati Uniti erano pi o meno le otto
di sera, stavo rientrando a casa dopo una giornata come tutte le altre,
squilla il mio cellulare ed era il Dottor Pizzoccaro che col suo inconfondi-
bile stile mi dice: Senta Perra, a luglio ha impegni?, e io Beh cos su
due piedi non saprei!, Bene, allora andiamo in America e facciamo dei
seminari, daccordo?. Quella stata la prima volta e siamo andati in
USA, era appena nata GUNA Inc.
O Che cosa hai trovato in America? Un ambiente diverso anche da quel-
lo italiano?
Completamente diverso. Il mito americano! Il mito americano dal quale io
peraltro mi sono nutrito anche prima, perch la mia vita per quindici anni
stata giocare a pallacanestro, e se tu dici pallacanestro, dici America e di-
ci tutto. E comunque per la mia generazione, di chi nato nel 61 come me,
lAmerica fortissima. Quindi sono arrivato l con il mito dellAmerica, e ho
assolutamente avvertito ci che dicono tutti: lenergia dellAmerica, la sen-
sazione di poter fare cose grandissime, questa una sensazione impalpabi-
le ma davvero significativa. E poi laltro insegnamento che ci trasmettono
gli Stati Uniti che se tu credi fermamente in quello che fai e lavori sodo,
impossibile non essere apprezzati e quindi non avere successo.
E devo dire che da loro i patti sono chiarissimi: se di cose di valore, loro
lo riconoscono e ti sono professionalmente grati. Pi di una volta alcuni
medici alla fine di un seminario sono venuti da me e dal Dottor Pizzoccaro
e ci hanno detto questa frase: Dio vi benedica per aver portato questa
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Creatori di futuro
medicina negli Stati Uniti!. Ebbene, difficile sentire una frase del gene-
re nel paludato ambiente accademico e scientifico italiano!
SOLDI: UNO LI FA E LALTRO LI SPENDE!
Intervista a due voci a Luciano Rossi e Marco Marignoli
O Dove lavoravi prima di arrivare in GUNA?
Marignoli: Nel gruppo multinazionale Dicomen Amensham Sorin.
O Quanti anni sei restato l?
Marignoli: Sei.
O Con le stesse funzioni che hai adesso in GUNA?
Marignoli: L ero il primo membro del Consiglio di Amministrazione.
O Come mai poi in GUNA?
Marignoli: Perch GUNA mi interessava, mi piaceva lidea di poter in
qualche modo dare i mio contributo al processo di cambiamento di una-
zienda da media azienda padronale a grande azienda, gestita con cri-
teri manageriali. Il mio pensiero era questo, poter portare il mio know-
how di manager di multinazionale in un azienda di taglio pi piccolo.
O Che tipo di ambiente hai trovato quando sei arrivato in GUNA?
Marignoli: Un ambiente diverso da come lo immaginavo. Diverso perch
non avevo esperienza alcuna in piccole medie imprese, e quindi mi aspetta-
vo qualcosa di pi chiuso. In realt era gi una societ predisposta a fa-
re questo salto di qualit: la propriet era presente in maniera marcata nel-
la struttura, pero effettivamente in modo diverso da come me lo aspettavo.
O Come mai poi ha deciso di coinvolgere Luciano Rossi?
Marignoli: Luciano Rossi era la persona giusta per fare un ulteriore pas-
so avanti nel settore commerciale. Lazienda non aveva una figura di re-
sponsabile direttore commerciale, la funzione era in parte ricoperta dal
Dottor Pizzoccaro (il Presidente di GUNA Spa, NdR), il quale aveva ben
altre cose da fare, tante altre cose da fare. Luciano Rossi che avevo gi
conosciuto anni prima, avevamo lavorato quattro anni assieme mi sem-
brava francamente la persona ideale.
O Hai faticato a convincerlo?
Marignoli: No! Non ho faticato: lui lavorava per una multinazionale, lho
contattato, a tutti e due sarebbe piaciuto ricominciare a lavorare assieme,
e ci abbiamo messo poco a trovare un accordo.
O Luciano Rossi, cosa succede un giorno tu sei a fare che cosa? Ti ar-
riva una telefonata di Marco Marignoli che ti propone di cambiare vita
e azienda
Rossi: Esatto. Io stavo facevo le mie cose in una multinazionale del settore
chimico-farmaceutico, e Marco Marignoli mi ha proposto di venire a la-
vorare in unazienda italiana che si stava predisponendo per acquisire una
presenza pi significativa sul mercato, ed estendendo le proprie attivit sul-
lestero. Le mie precedenti esperienze erano di segno opposto: produzione
allestero e importazione in Italia, ma non mi sono spaventato: cera un esi-
genza di portare una professionalit delle competenze allinterno della-
zienda, che incominciava a strutturarsi come leader di mercato
O Sei andato al buio e ti sei fidato di lui, o sei venuto prima a curiosare
e cercare di capire?
Rossi: No, io sono venuto qualche volta per verificare di persona cosa suc-
cedeva, e poi prima dellassunzione ho seguito delle attivit aziendali
prima della firma del contratto avevo gi svolto alcune attivit di messa a
punto di presa visione della situazione, mi sono reso conto di tutti i limi-
ti ma anche delle grandi potenzialit che cerano qui in GUNA, per cui
ho accettato questa nuova sfida.
O Lo rifaresti oggi?
Rossi: Assolutamente s!
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
86
Creatori di futuro
O Marco Marignoli, tu cosa pensavi prima e cosa pensi adesso della
medicina non convenzionale, delle soluzioni chiamiamole alternative,
quindi omeopatia ma non solo
Marignoli: Lavoro da venticinque anni nel farmaceutico in generale, per
quindici anni nel farmaceutico allopatico, e in questi ultimi dieci anni nel-
lomeopatia, ma quando ero nellallopatico mi curavo gi con lomeopa-
tico. Il mio sogno era quello di poter lavorare e curarmi con la medicina
presso lazienda nella quale lavoravo. Quindi il mio pensiero, pur lavo-
rando nellallopatico era sempre rivolto allomeopatico: di fatto ho sempre
creduto nelle cure alternative.
O Rossi, qui non si producono bulloni nel senso unazienda che
comunque ha un DNA ben caratterizzato, questa cosa si sente, la pro-
priet presente, e si curano loro stessi con i farmaci che producono,
quindi non una situazione sterile dal punto di vista industriale, non
una cosa del tipo si producono frigoriferi se va bene, se no facciamo
autoradio. Tutto ci immagino si senta dentro lazienda, no?
Rossi: Assolutamente s. anche la mia esperienza, perch in realt chi
credeva nellomeopatia a casa mia era mia moglie, non io, io ero in una si-
tuazione abbastanza agnostica. Effettivamente mia moglie ha curato
sempre i miei figli anche per gravi problemi allergici con lomeopatia,
e ha ottenuto risultati molto significativi. Io me ne sono convinto qui in
GUNA, ed effettivamente si entra in questo sistema, che non un sistema
chiuso ma estremamente convincente, si vede la potenzialit terapeutica
di queste medicine, e tutto ci mette ancora pi in rilievo quanti danni
possa fare la medicina allopatica se utilizzata in modo inadeguato, come
accade nella stragrande maggioranza dei casi.
O Faccio la stessa domanda a entrambi. Un momento pi difficile e un
episodio invece magari divertente, simpatico, particolare, appassionan-
te, che per qualche ragione vi ricordate ancora
Marignoli: Il momento pi difficile lo stiamo attraversando adesso: lazien-
da non era abituata a vivere momenti di fatturato che cresce poco, eravamo
abituati a crescite con percentuali a due cifre ogni anno. Ma devo dire che
c molta partecipazione da parte di tutti, e condivisioni delle problematiche.
Tra laltro mi accorgo che stiamo gi ripartendo ai nostri ritmi abituali (que-
stintervista stata raccolta a met 2009, a fine 2009 GUNA ha riconfer-
mato un ottimo trend di crescita nonostante la crisi: + 8%, NdR).
Rossi: Il momento pi difficile per me praticamente stato quando si de-
ciso di passare a una completa ristrutturazione della rete interna. stato un
periodo molto complicato. La struttura effettivamente stata completamente
riorganizzata perch non pi allaltezza dei tempi! Non vi era una struttura
di rete commerciale cos solida da poter sostenere lo sforzo commerciale ri-
chiesto dagli azionisti e la crescita che ne sarebbe derivata, lazienda era gi
cresciuta parecchio, per cui lesigenza cera. Per chiaramente questa una-
zienda dove non cera una cultura di gestione rigorosa come in una grande
multinazionale. Per cui si sono dovuti superare parecchi ostacoli, non tanto
operativi ma di mentalit e cultura che a volte divergevano e questo ha
comportato uno sforzo notevole, e per me stata in assoluto una novit, per-
ch io provenivo da strutture dove, invece, lorganizzazione era iperstudia-
ta fin nei minimi particolari! Lazienda per ha reagito bene, e ha cercato e
trovato una nuova identit, pur non tradendo il proprio DNA iniziale.
O Episodi particolari che vi vengono in mente?
Marignoli: Le nostre riunioni di settembre, quelle di inizio anno: come
nelle scuole, sono molto simpatiche e divertenti! Nellultima, per esempio,
a Catania, vedere il nostro direttore scientifico e la moglie del proprieta-
rio, la Dottoressa Carluccio, con tanti altri dipendenti, buttarsi vestiti in
una piscina tra un meeting e laltro, stato abbastanza divertente!
Rossi: Il giorno in cui accaduto quellepisodio io mi ero ritirato in camera
appena in tempo, mi sono salvato per un pelo!
IL CONCIERGE DI GUNA
Intervista a Rocco Filippi
O Come sei arrivato in GUNA?
Lavoravo in una grande industria farmaceutica, la Bracco, come responsa-
bile acquisti. Allepoca mi sorprese lessere stato contattato da GUNA, non
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
avevo maturato alcuna intenzione di lasciare la precedente societ. Ma mi
ha stimolato molto la possibilit di creare un gruppo, un ufficio autonomo,
sulla base dellesperienza acquisita negli anni precedenti. In GUNA non esi-
steva un servizio acquisti centralizzato, quindi ho accettato questa sfida.
O Creare da zero qualcosa che non esiste: questa per certi versi un po
la cifra dellazienda, vero?
S, questo stato proprio lo stimolo chiave, ed una caratteristica di molte
delle cose che accadono qua dentro. Il Dottor Pizzoccaro ama dire che quan-
do gli dicono che qualcosa non possibile, la sua voglia di farlo aumenta!
O Chi la prima persona che hai incontrato qui dentro?
Il primo stato Marco Marignoli, ho avuto i colloqui di assunzione con
lui. Ho sostenuto la selezione con lui, e poi naturalmente il Dottor
Pizzoccaro, che mi ha voluto conoscere di persona.
O In che cosa consiste qui dentro il tuo lavoro, oltre agli acquisti?
Verifica dei costi di gestione, cosa che piuttosto impegnativa in una-
zienda strutturata in modo cos articolato, ma soprattutto il coinvolgi-
mento in tutte le problematiche aziendali, trovare bachi e risolverli con il
miglior rapporto qualit prezzo possibile. Nellimmaginario collettivo so-
no un po come il pompiere che corre a risolvere i problemi, o meglio, che
li risolve temporaneamente ma dopo ha lincarico di fare in modo che non
si presentino mai pi! Per far questo ho una squadra di 35 persone, da tre
anni mi occupo anche della gestione del magazzino, stato tutto un sus-
seguirsi di esperienze ma soprattutto di prove sul campo
O Quello che nei grandi alberghi internazionali il concierge!
S, infatti, mi piace anche risponderne, perch responsabile chi ci met-
te la faccia, interviene e risolve i problemi.
O La situazione pi critica nella quale ti sei trovato in questi ultimi ot-
to anni?
Beh, come dire, ho vissuto molto intensamente linaugurazione del nuo-
vo stabilimento qui accanto, che una struttura davvero grande. Allinizio
non me ne occupavo io, ma lanno scorso il Dottor Pizzoccaro mi chiam
e mi disse: Filippi, adesso deve concludere lei questo progetto, dobbiamo
portarlo a termine, bisogna inaugurare. Sono stati nove mesi nove me-
si di corse continue allinseguimento di fornitori, di squadre, di questo e
di questaltro. Il Dottore mi disse: 25 settembre 2008 abbiamo deciso li-
naugurazione, e 25 settembre 2008 deve essere!.
Anche la certificazione dellazienda stata parecchio impegnativa, sta-
ta davvero un motivo di soddisfazione. Difficolt tante, tutti i giorni,
il mio lavoro per tutto sta nel raggiungere poi lobbiettivo finale!
O Ultima domanda: hai in mente qualche nota di merito significativa
di questa azienda?
Guarda, forse lumanit dei titolari. Qui si fa business, ma non solo bu-
siness. Sar poco logico dal punto di vista imprenditoriale pensarci en-
ne volte prima di lasciare a casa qualcuno, e magari trovare mille solu-
zioni per non doverlo lasciare e casa ma questa GUNA! C un
rapporto veramente giornaliero con la propriet, c questa tensione ver-
so il costruire insieme, essere complici di un progetto pi generale, un
coinvolgimento forte che va ben oltre il solo business e il solo lavoro.
Non sono molte le persone qui dentro che timbrano il cartellino e ba-
sta, c spesso qualcosa di pi.
Ti raccondo una banalit: questestate ho incontrato in vacanza il
Dottor Pizzoccaro, e lui come prima cosa che ha fatto? Ha offerto il ge-
lato ai miei figli. una cosa semplice, ma che mi ha colpito, perch io ho
lavorato per grandi aziende e posso garantire che tra la propriet, la pre-
sidenza, gli azionisti, e chi sta sotto, c sempre una tale distanza
professionale, ma inevitabilmente anche umana. Qui in azienda succe-
dono sempre piccole e grandi cose ma per me sono grandi cose, pi
che piccole, che fanno di GUNA una strana famiglia, di gente comune
che per ha costruito e sta continuando a costruire qualcosa di straor-
dinario.
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
90
Creatori di futuro
CE UNA DONNA NUDA IN CAMERA!
Intervista a Paola Santagostino
O Quale stata la prima volta che hai sentito parlare di GUNA?
La primissima volta da una mia ex collega, perch prima lavoravo per un
azienda allopatica, dove sono stata per tredici anni. Poi lazienda sta-
ta acquisita da un gruppo americano, avrei dovuto trasferirmi e non vo-
levo, quindi mi sono messa a cercare altro. Questa ex collega e amica sa-
pendo che cercavo mi telefon e mi disse: Se ti interessa, in GUNA
cercano del personale. Prova! Io abito in zona, passando per Via Palma-
nova vedevo il palazzo degli uffici e mi chiedevo: Chiss quella azien-
da cosa fa. Ho mandato un curriculum e dopo appena un giorno so-
no stata chiamata per fare il mio primo colloquio col Direttore del
personale, e poi dopo pochi giorni conobbi il Dottor Pizzoccaro: mi chie-
se di tutto e di pi! Non solo quali erano le mie esperienze lavorative, ma
anche tante cose che non sono inerenti al mio lavoro, comera la mia si-
tuazione familiare, cosa facevano di lavoro i miei ma and bene, per-
ch nellarco di unora il Dottore fece preparare la lettera di assunzione!
O Il Tuo primo giorno di lavoro?
Tragico! Tredici anni in unazienda multinazionale dove sei conosciuta,
e hai la stima dellamministratore delegato e di tutti i colleghi passare
da l a un azienda come si usa dire padronale, beh, limpatto c
stato eccome! Qui le cose erano completamente diverse, non standar-
dizzate come dovero prima. Ma io non mi sono mica trattenuta: lho
detto e lho fatto sapere! Ho usato Radio GUNA, che tam-tam in-
terno dellazienda, e presto successo quello che volevo il Dottor
Pizzoccaro mi ha convocata, e gli ho espresso i miei dubbi, sui problemi
di comunicazione interna e su di un certo verticismo. Lui comunque
una persona che sa ascoltare, e da allora abbiamo iniziato a tenere delle
riunioni di reparto, e alle prime riunioni cera anche lui, che ascoltava e
voleva sapere quali potevano essere le difficolt, e questa cosa mi ha fat-
to particolarmente piacere. Diciamo che mi sono resa conto che cera un
continuo miglioramento, che questa unazienda che non ha paura di
mettersi in gioco e cambiare. A volte magari bisogna un po insistere, ma
poi qualcosa succede!
O Una domanda che non si dovrebbe fare ma alla quale dovrai ri-
spondere: parlaci del tuo diretto superiore, il responsabile scientifico
Alessandro Perra
Se questa domanda mi fosse stata posta otto anni fa, la risposta non sa-
rebbe stata del tutto positiva, perch ribadisco quello che ho appena det-
to: ho sentito non poco la difficolt di entrare a far parte di questa gran-
de famiglia e di esserne accettata. Ma anchio mi sono dovuta fare un
esame di coscienza: ho dovuto ricominciare completamente da capo, ac-
cettare loro, farmi accettare e soprattutto far crescere la stima, far vedere
quello che ero capace di fare Oggi come oggi, con Alessandro Perra c
un rapporto semplicemente straordinario.
O Tu sei sempre impegnata tra le altre cose a organizzare eventi per
conto di GUNA: puoi raccontarci qualche aneddoto curioso?
stato proprio il primissimo evento, il battesimo del fuoco. Io arrivai a
ottobre, e come ogni anno venne organizzato per gli inizi dellanno suc-
cessivo il Club dellOmotossicologia, un grande convegno di pi gior-
ni per tutti i medici diplomati della scuola triennale dellAIOT (Asso-
ciazione Italiana di Omotossicologia, la pi rappresentativa associazione
medica di settore in Italia, significativamente sostenuta da GUNA sotto il
profilo organizzativo e finanziario, NdR). Mi ricordo che a ottobre io ar-
rivai, e mi dissero che a febbraio ci sarebbe stato questo evento dellAIOT
che GUNA sponsorizza, e che per lazienda molto importante come mo-
mento di visibilit delle proposte culturali omeopatiche. Quindi io sarei
stata prestata allAIOT per organizzare questa manifestazione. Fu a
Venezia, con pi di trecento persone distribuite in 3 alberghi. Io ero in
prima linea. Arriv una famiglia, marito e moglie, entrambi medici, con
quattro figli e loro non risultavano tra le prenotazioni! Ebbi qualche
istante di panico totale: di l a poco sarebbe arrivato il Presidente e pen-
sai che questi ospiti avrebbero potuto lamentarsi direttamente con lui
come primo incarico importante beh, sarebbe stato un bel disastro!
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
Fortunatamente riuscii ad avere un buon approccio con il desk dellhotel,
e presto fu tutto sistemato. Non le dico a Spoleto, dove TUTTI gli alber-
ghi della citt furono prenotati da noi: immagini le complessit Ma la
cosa pi assurda successa a Rimini, quando dovetti intervenire di cor-
sa per un medico arrabbiato che sbraitava nella hall del Grand Hotel
io pensavo avesse ricevuto in assegnazione una camera per qualche ra-
gione non adeguata, o avesse avuto da dire con qualcuno del persona-
le, comunque era arrabbiatissimo! E invece, sai quale era il problema?
Un quadro di nudo artistico appeso in camera, peraltro preziosissimo
ma niente da fare, era con la moglie e i figli e continuava a ripetere ad
alta voce: Che figura ci faccio io con quella donna nuda appesa in ca-
mera?.
O Come vedi questa azienda nel futuro?
Ormai avrai capito che dico sempre quello che penso, quindi non c piag-
geria in me se dico che la vedo positivamente. Qui lattenzione della pro-
priet per il futuro dellazienda davvero costante, lavoro ce n, e le co-
se nuove da fare proprio non mancano. Diciamo che non sappiamo di
preciso cosa significa annoiarci! E c una cosa che contraddistingue il
lavoro qui dentro: pensiamo in positivo. come una cifra dellazienda:
ci si confronta, a volte si litiga, ma non si perde mai di vista n lobiettivo,
n il modo migliore di arrivarci.
Pensare al futuro, e pensarci in positivo.
IO CI TORNEREI
Intervista a Sonia Giravello
O Com entrata in GUNA?
Subito dopo il diploma. Ho fatto la baby-sitter per la famiglia Pizzoccaro:
cos iniziata lavventura. Poi, man mano che aumentava il lavoro duffi-
cio, il Dottore mi chiede di dare una mano, e in modo del tutto naturale
mi trovai coinvolta nellazienda. Ceravamo io, Antonella (Zaghini, pre-
cedentemente intervistata in questo capitolo, NdR), Giuseppe e Flavia,
eravamo in quattro.
O Quant rimasta l?
Sono rimasta fino al 1987, quando nato il mio primo figlio. Ho cam-
biato lavoro per necessit, ma sarei rimasta tranquillamente l a lavorare
per loro. Ho lavorato l effettivamente quattro anni e mezzo.
O Cosa ricorda in maniera pi viva di quei quattro anni?
Ricordo che anche per il Dottore e per la Dottoressa era linizio erava-
mo quattro gatti, tutti sullo stesso piano. Cera una bella atmosfera e ho
imparato molte cose, era un lavoro che mi coinvolgeva molto anche a li-
vello personale.
O Qual la cosa pi negativa che ricorda dellesperienza in GUNA?
Senza nessuna censura, perch il Dottor Pizzoccaro mi ha suggerito
espressamente di farle questa domanda
Bah, di negativo veramente non credo ci fosse qualcosa. Forse io e lui al-
linizio non andavamo troppo daccordo sul lavoro perch io ero un po
una testa calda, ma di negativo niente, nulla pi che i normali screzi sul
posto di lavoro.
O Mi dice qualcosa dellomeopatia? Un comparto che voi vivevate un po
da pionieri.
Per noi era davvero molto interessante. Erano anni in cui i rimedi alter-
nativi cominciavano a emergere Ho continuato a curarmi con i rimedi
omeopatici, anche dopo che ho lasciato GUNA. Cera un rapporto diret-
to con i medici, e ogni volta che avevi bisogno di consiglio i medici erano
presenti e disponibili. Sono stata molto curiosa di imparare qualcosa di
nuovo, e lho portato con me tutta la vita
O Tornerebbe a lavorare l?
S, credo proprio di s. Era come una famiglia, allora eravamo tutti gio-
vani, adesso non pi, magari mi troverei in difficolt. Ma probabilmente
93
Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
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Creatori di futuro
ci tornerei: penso che lazienda sia cresciuta tantissimo ma quanti sono
adesso i dipendenti?
O Centinaia.
Ma davvero? Accidenti, noi pochissimi, quando sono andata via!
Devessere emozionante vedere crescere cos in proprio sogno, sono dav-
vero felice per loro.
MA SONO TROPPO GIOVANI!
Intervista a Mr Johan Min HEEL
O Quando sent parlare per la prima volta dei coniugi Pizzoccaro? La
contattarono loro?
Incontrai i coniugi Pizzoccaro per la prima volta nel dicembre 1980, e in
effetti ci contattarono loro. La loro visita giunse tuttavia al momento giu-
sto, perch stavo personalmente cercando un rappresentante generale che
potesse rappresentare la HEEL in Italia, in esclusiva. Ricerca non facile, vi-
sti gli alti standard che la HEEL ha sempre avuto. A quel tempo inoltre lo-
meopatia non aveva una buona immagine, la nostra era unazienda mol-
to pi piccola di oggi, perci cercavo persone che comprendessero questo
speciale tipo di prodotto e di terapia, e che fossero entusiasti (nellintervi-
sta originale hungry = affamati, NdR) allidea di sviluppare un nuovo
modo di curare e guarire i pazienti e, cosa importante, che fossero una
realt medio-piccola e quindi con tanta voglia di crescere
O Cosa pens come primo impatto, quando li vide l presso la vostra se-
de? Credeva ci sarebbe stato futuro nella vostra collaborazione, vista la
loro giovanissima et?
In effetti erano molto giovani, ma devo dire che vi fu una sorta di comu-
ne simpatia e di buon sentimento tra noi, che nacque proprio durante
quella loro prima visita. Forse perch tutti e tre eravamo ansiosi di svi-
luppare qualcosa di nuovo. Io avevo il compito di introdurre i prodotti e
la filosofia a livello internazionale, in tutto il mondo, ed ero continua-
mente in cerca di persone giovani e motivate per sviluppare i vari merca-
ti. Ammetto che tra me e me pensai immediatamente: queste due persone
sono le persone giuste, quelle che stavo cercando da molto tempo.
O Cosa successo poi, negli anni successivi?
Questa una domanda che non pu trovare risposta in una o due frasi: la
HEEL cresciuta moltissimo, e GUNA anche cresciuta, in stretta colla-
borazione con la HEEL. Ma per questo potrei scrivere io stesso un libro in
proposito!
O Che opinione ha lei oggi di GUNA? Che futuro vede per questa
azienda?
Una cosa va detta: grazie al lavoro di GUNA, lItalia lunico Paese in cui
la straordinaria filosofia omotossicologica si ulteriormente sviluppata,
questa una delle ragioni principali dellenorme successo dellazienda. Un
passo importante stato anche quello di sviluppare prodotti propri, stu-
diati da GUNA, e immetterli sul mercato a livello mondiale.
Il futuro? Se verranno risolti i problemi di tipo legislativo, a mio avviso
non vi saranno limiti allespansione e allaffermazione del messaggio cul-
turale omeopatico, n in Italia n allestero.
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Le voci di alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione del sogno
VIII
OFF-RECORD
A un certo punto, alla fine di una delle tante sessioni per la raccolta delle
interviste, ho spento il registratore: il colloquio con la Dottoressa
Carluccio era formalmente finito. O forse no, fatto sta che lei ha conti-
nuato a parlare e io ho preso qualche appunto
O State trovando conferme scientifiche alle vostre intuizioni?
Beh, non poche, la fisica quantistica per esempio sta indagando piste mol-
to interessanti. Lattenzione si sta spostando dalla chimica farmaceutica al-
la fisica quantistica, il Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier
che non certo etichettabile come un ricercatore omeopata! ha pubbli-
cato degli studi molto interessanti in tal senso su riviste scientifiche inter-
nazionali. Lacqua ha una sua frequenza elettromagnetica, e pare che que-
sta frequenza conservi limpronta del principio attivo, e ne permetta la
ritrasmissione dallacqua ad altra acqua, e il nostro corpo composto al
70 per cento proprio da acqua, puoi trarre tu stesso le conclusioni Per
questo anche se fortemente diluita, la preparazione mantiene efficacia,
senza per avere i rischi di effetto collaterale che hanno le alte dosi.
Diciamo che le low-dose hanno dimostrato efficacia al di l di ogni ra-
gionevole dubbio, e questo discorso sulle frequenze elettromagnetiche fi-
nisce per spiegare anche il meccanismo di funzionamento dei farmaci
omeopatici. Montagnier infatti si molto appassionato alle nostre ricer-
che, ha trovato punti di contatto con le sue, anche venuto a visitare gli
stabilimenti GUNA.
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98
Creatori di futuro
O Il Premio Nobel per la Medicina Professor Luc Montagnier? Lui in per-
sona venuto a Milano a visitare i vostri stabilimenti?
S, proprio lui, pochi mesi fa. Era molto curioso, ha fatto moltissime do-
mande, una visita breve ma per noi molto significativa Ora stiamo orga-
nizzando un convegno pubblico su questi temi, anche grazie alla preziosa
collaborazione di un ricercatore di Milano, Alberto Tedeschi: sintitoler
Message from the water, messaggi dallacqua, che si terr tra poche setti-
mane. Oltre a Montagnier ci saranno nomi famosi del mondo della fisica,
dallItalia e dallestero, siamo sicuri sar un successo. Lacqua un elemen-
to che ha ancora moltissimo da svelare, in relazione ai paradigmi terapeuti-
ci, ne siamo certissimi. Lacqua del corpo umano unacqua super-coeren-
te, e anche lacqua dei rimedi omeopatici e omotossicologici lo . Come
ricorda sempre il Professor Del Giudice, la medicina occidentale insiste mol-
to sul paradigma biochimico, ma se il problema il mezzo di ritrasmissio-
ne del messaggio lacqua della quale siamo composti, appunto a voglia
ad aumentare i principi attivi: se il semaforo rosso anche se insisto e pas-
so con TIR faccio solo disastri. Banalizzo: se sono depresso e quindi ho un
problema di ritrasmissione della dopamina, magari invece che triplicare le
dosi di dopamina bene verificare perch quella che c non arriva a desti-
nazione. Ma non sola la fisica quantistica che ci d delle risposte, ci sono
per esempio degli studi molto interessanti sullepigenetica, la nuova frontiera
della genetica. Lepigenetica dice che nei nostri geni ci sono anche ricordi pre-
cedenti, e che da chi ci ha generato acquisiamo non solo difetti e pregi at-
traverso il DNA ma anche che a livello genetico c in qualche modo un
passaggio di esperienza, il che non del tutto incomprensibile se pensiamo
alla storia dellevoluzione delluomo, a come certi comportamenti e atteg-
giamenti nei confronti dellambiente sono giunti fino a noi, per apprendi-
mento, in parte, ma non solo per imitazione forse c qualcosa di pi
O Quindi avremo dei farmaci sempre pi mirati?
S, per certi versi pi personalizzati. Ma anche qui: non farmaci persona-
lizzati nellaggredire il sintomo, non questo il discorso, e se fosse questo
non sarebbe una novit: si sa che la ricerca ci porter dei farmaci sinto-
matici fatti su misura sulla base dei nostri deficit genetici. Il punto che
fai un test genetico per lAlzheimer, sai teoricamente con dieci anni di an-
ticipo che sei predisposto e che potresti esserne soggetto. Allora inizi tut-
ta una strategia di prevenzione e alimentazione per poi ti capita la di-
sgrazia e muori dinfarto. Perch? Perch il corpo una complessit, e
spesso questa complessit la ignoriamo. Quindi utilizzare la genetica per
mettere a punto nuovi farmaci per aggredire le malattie e i loro sintomi
ben venga, ma un percorso che pu portare fuori strada, per di pi non
una vera novit, concettualmente parlando. La novit vera allora nel-
la ricerca del modello originale di ognuno di noi, la ricerca del nostro
personale equilibrio ideale, rispetto a un concetto originario di uomo fi-
siologico. Una specie di Uomo di Leonardo: come fisiologicamente do-
vremmo essere per essere perfetti, ognuno secondo il proprio modello. Se
tu sei malato, cosa fai, secondo questo nostro paradigma? Dai un input al
corpo per ritornare al livello fisiologico ottimale. Lapporto quindi per-
sonalizzato, frutto di uno studio dettagliato ad personam. Praticamente,
applichi lo studio dettagliato della fisiologia, che ovviamente gi ben co-
nosciuta, con finalit pratiche e terapeutiche
O Questa filosofia terapeutica sembra porre luomo nuovamente al cen-
tro di tutto
S, perch per esempio banalizzo unemozione negativa pu causare
tutta una serie di problematiche che si riflettono anche sotto il profilo fi-
sico, generando squilibri a livello dello stomaco, o del fegato, o dellinte-
stino. Quindi i farmaci normalmente utilizzati fino a oggi rincorrono il
problema, una specie di continuo tappare buchi, con un margine di ef-
ficacia sul lungo periodo discutibile, perch lequilibrio dellorganismo
in continuo cambiamento e non mai sempre uguale nei mesi e negli anni.
Allora dobbiamo invertire il flusso, iniziare a chiederci come posso fare
a non generare squilibri tali da ammalarmi? una vera e propria rivo-
luzione culturale, dal punto di vista medico, che va ben oltre la semplice
e pure importantissima prevenzione. Individuiamo il nostro modello fi-
siologico perfetto, e lavoriamo per riabilitarlo e mantenerlo.
Questa la sfida, su questi concetti si giocher a nostro avviso la medici-
na di domani e il benessere dintere generazioni.
99
Off-record
Appendice
STORIA DI UNA RICERCA
SCIENTIFICA SULLOMEOPATIA
Questa lettera documenta la stretta collaborazione tra il Dipartimento di
Anatomia Umana presso la Facolt di Farmacia dellUniversit degli Studi
di Milano, e il Direttore Scientifico dei laboratori di ricerca GUNA. Essa
rende testimonianza circa latteggiamento di sano scetticismo della
scienza ufficiale nei confronti delle medicine non convenzionali, e nel con-
tempo lascia intuire quali potrebbero essere le nuove frontiere di questo
paradigma medico, ancora in buona parte da esplorare.
Il curatore,
Luca Poma
Lettera di Alessandro Perra, Direttore Scientifico di GUNA Spa
Questa che vi racconto non solo la storia di una ricerca di base ma an-
che la storia di due mondi che si incontrano e che in nome della Scienza e
dei risultati riproducibili abbattono le barriere del pregiudizio.
Nel gennaio del 2008 la nostra azienda decide di valutare, attraverso
una serie di ricerche di base in vitro e in vivo, gli effetti di alcuni compo-
nenti dei farmaci che abitualmente utilizziamo in tutto il mondo, per sa-
perne di pi sul loro meccanismo dazione.
Si trattava di un passaggio importante: dopo pi di dieci anni durante i
quali quotidianamente avevamo davanti agli occhi levidenza dellefficacia
e dei risultati clinici dei farmaci GUNA, sentivamo la necessit scientifica di
arrivare a spiegare come le sostanze che noi impieghiamo nei nostri farma-
101
102
Creatori di futuro
ci funzionassero non solo a livello del macrocosmo paziente ma anche a
livello dellultrapiccolo, quel meraviglioso mondo che la cellula.
Il nostro partner sarebbe stato lUniversit degli Studi di Milano. E a
questo punto che inizia la storia delle liaison dangereuse tra due mondi:
GUNA proviene dalla tradizione omeopatica, lestablishment universitario
storicamente non mai stato pro-omeopatia. E anche questa volta la sto-
ria si ripetuta.
Ma poi qualcosa cambiato.
Va bene, condurremo questa serie di esperimenti in vitro su cellule
isolate e poi in vivo su animali, ma tanto sappiamo gi che tempo per-
so. Lo sanno tutti che lomeopatia acqua fresca.
Linizio dei nostri rapporti con il Dipartimento di Morfologia Umana
dellUniversit degli Studi di Milano non poteva essere pi complicato!
Questo accadeva agli inizi del 2008. Un anno e mezzo dopo, quello
stesso ricercatore mi avrebbe detto:
Non ci ho mai creduto. E molte cose ancora non mi sono chiare. Non
ci volevo credere e fino allultimo ho fatto di tutto per non crederci. Ma io
sono un ricercatore e un ricercatore non deve credere, non deve procede-
re per fede; un ricercatore deve osservare e misurare, e verificare, deve ba-
sarsi sui dati e non dare interpretazioni. In questo lavoro io mi sono com-
portato come un notaio: ho osservato e misurato, solo questo. Non
chiedetemi se lomeopatia funziona. Dico solo che io avevo unidea, ora ne
ho unaltra.
Che cosa era successo durante quellanno e mezzo?
Era successa una cosa molto semplice: erano arrivati i risultati della no-
stra ricerca sullattivit di bassi dosaggi di interleuchine. E questi risulta-
ti erano talmente sconvolgenti per un ricercatore ortodosso da abbattere
le barriere del pregiudizio. Oggi, nel mondo, si parla di questi risultati: se
ne parla nelle Universit (dalla Loyola University di Chicago alla Harward
University di Boston, dalla Wisconsin University di Madison alla Royal
Society of Medicine di Londra) e una prestigiosa Rivista come Pulmonary
Pharmacology & Therapeutics ha pensato bene di pubblicarli.
Ma seguiteci, e immaginate di entrare nei Laboratori dellUniversit di
Milano, indossate un camice bianco e osservate anche voi, come degli
scienziati, cosa abbiamo fatto. Volevamo misurare gli effetti di diluizioni
molto spinte o, se preferite, dosaggi molto bassi di una molecola bio-
logica su cellule umane isolate e stabilizzate.
In termini molto semplici: cellule umane (fibroblasti) sono state messe
in contatto con una sostanza presente normalmente nel nostro organismo
e che una delle responsabili dellavvio del processo infiammatorio.
Questa sostanza si chiama Interleuchina 1-y (IL-1 y).
Potremmo dire che quando questa sostanza si aggancia alla super-
ficie di una cellula vittima di un un trauma od uninfezione si comporta co-
me un dito che pigia su un interruttore: accende linfiammazione. Quando
questo interruttore si accende, dentro la cellula avvengono una moltitu-
dine di reazioni chimiche, e diverse sostanze vengono prodotte. Speri-
mentalmente, misurare alcune di queste sostanze significa misurare leffi-
cacia dellinterruttore, cio lattivit biologica di questo messaggero
dellinfiammazione.
Provammo vari flaconi contenenti questa Interleuchina, da quelli pi
concentrati a quelli pi diluiti. Fra questi, due contenevano proprio una di-
luizione omeopatica, cio decisamente poco concentrata, nellordine di
frazioni di miliardesimi di grammo per millilitro, e, soprattutto, uno era
stato sottoposto alla cosiddetta dinamizzazione un processo di agita-
zione verticale molto particolare e preciso che, standardizzato nei nostri
Laboratori, chiamato oggi Sequential Kinetic Activation mentre laltro
conteneva solo la diluizione, ma non dinamizzata.
Secondo le procedure internazionali della ricerca scientifica nessuno
degli sperimentatori conosceva il contenuto dei flaconi, che erano siglati
con delle lettere in una busta chiusa e depositata in cassaforte, sigillata dal
Direttore della sperimentazione, allinterno della quale era riportata la cor-
rispondenza fra lettere dei flaconi e rispettivo contenuto. Come si suol di-
re, procedevamo in cieco.
Dopo alcune settimane eravamo in possesso dei risultati della ricerca,
e due flaconi mostravano, fra tutti, i risultati pi eclatanti: il flacone B e il
flacone C. Ricorder sempre queste lettere, perch il Professore dellUni-
versit che conduceva il lavoro, da scettico osservatore, immaginava che
queste due lettere corrispondessero ai flaconi contenenti le maggiori con-
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centrazioni di Interleuchina. Cos, un pomeriggio mi arriv la telefonata.
Era il responsabile della ricerca che mi diceva:
devo riferirle i risultati: due flaconi hanno risposto, tutti gli altri no,
mi dispiace per lei, sicuramente si tratta dei flaconi con le concentrazioni
pi elevate. Comunque domattina la attendo in Istituto per aprire insieme
la busta.
Il giorno dopo aprimmo la busta. Lui non voleva credere ai suoi occhi.
I flaconi che avevano dato quei risultati positivi contenevano uno, s, la
concentrazione farmacologica, cio elevatissima, di Interleuchina, ma lal-
tro, il fantomatico flacone C, conteneva la diluizione omeopatica che era
stata sottoposta a quel particolare procedimento chiamato dinamizzazio-
ne. Ancora pi interessante era un altro risultato: il flacone contenente la
diluizione omeopatica di Inteleuchina che non era stata per sottoposta a
dinamizzazione, si comportava come lacqua fresca, cio non mostrava al-
cun effetto biologico, confermando che il procedimento di dinamizza-
zione tipico della tecnica omeopatica essenziale nellattivazione del-
le micro-dosi di principio attivo.
Ma lui il Professore non ci voleva credere. Cos ripet lesperimen-
to ma, accidenti, i risultati continuavano ad essere sempre gli stessi. Il dub-
bio per non era ancora risolto, cos ci chiese di poter assistere alla pre-
parazione delle diverse diluizioni, perch era arrivato a supporre che
potessimo ingannarlo dandogli flaconi contenenti concentrazioni diffe-
renti rispetto a quel che dichiaravamo, ma i risultati continuavano ad es-
sere sempre gli stessi. Fu anche loccasione per il Professore per consta-
tare di persona il livello tecnologico dei Laboratori GUNA: nel suo
immaginario un laboratorio omeopatico era popolato da alambicchi e pit-
toreschi alchimisti. Si trov, invece, inaspettatamente immerso in una
realt ad altissima tecnologia, allavanguardia, quanto di pi innovativo
possa offrire lindustria farmaceutica non solo omeopatica.
A quel punto i suoi pregiudizi cominciavano a vacillare, perch quelli
che avevamo in mano erano dati, non si trattava di interpretazioni. Ma an-
cora non era del tutto convinto: una cellula una cellula, e, isolata, ha un
comportamento differente rispetto a un sistema biologico complesso co-
me quello di un animale o delluomo.
Nel frattempo il Professore, da vero studioso, aveva cominciato a leg-
gere studi clinici controllati accidenti se esistono! inerenti allutilizzo di
diluizioni omeopatiche di principi attivi. Questi lavori mostravano unef-
ficacia clinica decisamente superiore al placebo. Ma nonostante tutto con-
tinuava ad essere scettico. Mi diceva:
certamente un essere umano pu essere influenzato dal medico che,
somministrandogli un certo farmaco, e anche solo accompagnandolo con
una frase ben detta, pu condizionare favorevolmente lesito della terapia.
Insomma, ancora la classica accusa rivolta al rimedio omeopatico: lef-
fetto placebo. Ma oramai la sua curiosit di ricercatore non era pi con-
trollabile. Voleva osservare e capire. E mi avrebbe confidato qualche
tempo dopo voleva dimostrare che lomeopatia non pu funzionare su
un animale da laboratorio. Cos si decise di passare dal vitro al vivo: fu-
rono prese delle cavie, dei topi, e su di essi si misurarono in vivo gli effet-
ti di diverse concentrazioni di alcune molecole biologiche sempre della fa-
miglia delle Interleuchine, che la Medicina studia da pi di quindici anni
per giungere a una terapia eziologica delle allergie, cio capace di eradi-
carne la causa principale. Anche in questo caso si procedette ovviamente
in cieco, cio n i topi come facile intuire! n gli sperimentatori sa-
pevano cosa si stesse somministrando.
Come nei precedenti test di laboratorio, furono somministrate con-
centrazioni farmacologiche, cio molto concentrate; furono somministra-
te diluizioni omeopatiche senza dinamizzazione; furono somministrate di-
luizioni omeopatiche dinamizzate; fu somministrato placebo. Anche i topi
mostrarono che solo due flaconi erano terapeuticamente efficaci, e per
giunta nella stessa misura. Ma questa volta successe qualcosa di ancor pi
interessante: i topi che erano stati trattati con uno dei due flaconi, dopo
uniniziale totale remissione del quadro patologico, dopo alcuni giorni
morivano. I topi trattati con laltro flacone efficace mostravano an-
chessi la totale remissione della patologia, ma non morivano. A questo
punto sia io che il Professore non stavamo pi nella pelle dalla curiosit di
scoprire a quali concentrazioni corrispondessero i due flaconi terapeuti-
ci: il primo, capace di curare con grande efficacia ma con tali effetti col-
laterali negativi da uccidere i topi, corrispondeva al flacone superconcen-
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trato con alte dosi di principio attivo; il secondo invece, mostrava di esse-
re efficace come il precedente, e in pi di essere privo di effetti collaterali.
Incredibile, per lui: la diluizione omeopatica dinamizzata era quella
contenuta nel flacone che aveva curato i topi allergici senza effetti colla-
terali. Inutile dire che il suo scetticismo gli imponeva di ripetere e ripetere
e ripetere lesperimento, ma i risultati continuavano ad essere sempre gli
stessi Gi, la ripetibilit dei risultati: il paradigma fondante della speri-
mentazione scientifica. A quel punto sapevamo che lo studio sarebbe sta-
to inattaccabile.
Sono passati quasi due anni da quel giorno di gennaio del 2008, e mol-
te cose sono successe. GUNA ha scritto una bellissima pagina nella sua sto-
ria di azienda farmaceutica allavanguardia, il lavoro stato pubblicato su
una prestigiosa rivista scientifica internazionale, della nostra ricerca oggi
se ne parla nelle Universit, veniamo invitati a importanti congressi inter-
nazionali e, soprattutto, pensiamo di avere fatto qualcosa di utile per mi-
lioni di pazienti nel mondo sofferenti di allergie anche gravi.
Ancora oggi, quando si parla di omeopatia la domanda pi frequente
ma tu ci credi? Quello che ho imparato in questi due anni che non
pu esserci domanda pi stupida e inutile. Non si pu credere o non
credere nellomeopatia, come in nessuna Scienza. Ci che attiene alla
Scienza pu solo essere osservato e misurato. E quello che vi ho raccontato
ci che abbiamo osservato e misurato nellultimo anno e mezzo.
Oggi sono ancora pi convinto che se non avremo il coraggio di mi-
surare lomeopatia da scienziati, scevri da pregiudizi, potremmo rischia-
re di privare lumanit di una straordinaria risorsa, e di nuovi farmaci ef-
ficaci per molte patologie, e sicuramente privi di effetti collaterali.
Stando accanto ai Professori dellUniversit di Milano anche noi siamo
diventati un po ricercatori, e come ricercatori abbiamo cominciato a col-
tivare ossessivamente il dubbio, un dubbio che oggi ci vede impegnati a
misurare gli effetti di diluizioni omeopatiche di alcuni principi attivi che
potrebbero rappresentare una nuova frontiera nella cura del Morbo di
Crohn e dellArtrite Reumatoide.
Un dubbio per il quale vale certamente la pena passare le notti in la-
boratorio
Il presente volume stampato su carta riciclata
Symbol Freelife (cert. FSC)
Finito di stampare
nel mese di novembre 2010
presso Arti Grafiche La Moderna
Via di Tor Cervara, 171 Roma
per conto delle Edizioni Magi srl