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Articolo 18: miti, realt e attenzione selettiva

di Niccol Cavagnola

Essendosi riacceso il dibattito sullArticolo 18 e dal momento che, sembra, non si riesce a inserirlo in una dialettica scevra da ideologia (da una parte come dallaltra), riporto qualche dato su cui ragionare. Essendo la questione legata a doppio filo al tema delloccupazione giovanile, pu essere utile dare unocchiata allandamento degli aggregati da inizio anni 90. La figura 1 mostra come, a partire dal c.d. pacchetto Treu, il tasso di occupazione giovanile (15-24 anni) non ha sostanzialmente subito variazioni da inizio anni 90 fino allo scoppio della grande crisi. Il calo del tasso di disoccupazione, di cui tanto ci si riempiti la bocca ad ogni novella spinta riformatrice che altro non faceva che accentuare il dualismo del mercato del lavoro italiano, non pertanto ascrivibile a un aumento delloccupazione giovanile, e, di conseguenza, non foriero di buone notizie in quanto allefficacia delle riforme Treu (1997) e Biagi (2003). Figura 1 Dati Eurostat

Mentre esiste una correlazione statistica tra alti valori dellEPL e una distribuzione delloccupazione pi sbilanciata verso la forza lavoro anziana (ad esempio trovata in Nickell), non del tutto chiaro se una riduzione dellEPL esclusivamente tramite una flessibilizzazione al margine permetta di ridurre lo svantaggio occupazione della forza lavoro pi giovane rispetto a quella pi anziana o se, in fin dei conti, ne aumenti solo la precariet, prevalendo un effetto di sostituzione di contratti flessibili per quelli pi rigidi. La Figura 2 sembra confortare questa lettura, mostrando come, dal 1997, la proporzione di lavoratori dipendenti tra i 15 e i 24 anni titolari di un contratto a termine sia passata dal 20% a oltre il 45% (trattasi comunque di sottostima, non venendo ricomprese situazioni del tutto particolari come le finte partite IVA).

Figura 2 Dati Eurostat

Per quanto riguarda la rigidit (regolativa: le rigidit possibili sono molte e diverse, per nel dibattito italiano lintera questione sembra essersi risolta in un dogmatico Articolo 18 s/no), in Tabella 1 sono riportati i valori dellindice EPL (Employment Protection Legislation) dellOECD per il 2008, per i 40 paesi monitorati dallOCSE, nel suo valore Overall e disaggregato per le tre diverse componenti (oridinati secondo lindicatore Overall, dal paese pi rigido al meno). Si nota come per lindicatore Overall employment protection lItalia si collochi nella parte alta della classifica della rigidit, pur non comparendo tra i primi posti. Si nota inoltre come la protezione dellimpiego regolare (full-time e a tempo indeterminato, dove di norma si applicherebbe lArticolo 18) sia in realt una delle pi basse della classifica: lItalia risulta 31esima su 40 paesi (classificati dal pi rigido al meno), con un punteggio del tutto analogo a Irlanda, Nuova Zelanda e Danimarca. Dove lItalia risulta avere una protezione pi elevata della media sono le componenti Temporary employment (13esima su 40) e Collective dismissals (dove risulta addirittura prima per rigidit su tutti e 40 i paesi).

Tabella 1 Dati OECD

Lindice EPL ovviamente un indicatore sintetico che necessariamente sacrifica precisione a comparabilit. Posta la medio-bassa rigidit delle protezioni fornite dallArticolo 18 secondo la classifica OECD interessante chiedersi se vi possano essere altre caratteristiche del sistema istituzionale italiano che potrebbero aumentare i costi per le imprese provocati dalle regole sul licenziamento. Un candidato ovvio il funzionamento della giustizia civile: pur in assenza di rigidit eccessive in s, pi che probabile un aumento esponenziale delle rigidit, diciamo, per s, una volta che lArticolo 18 entri in interazione coi tempi infiniti della giustizia italiana. I dati di un recente paper della Banca dItalia (Tav. 1, p. 13) suggeriscono come lEPL potrebbe non tenere adeguatamente conto delle rigidit che vengono a crearsi nel momento in cui la legislazione a protezione dellimpiego venga a scontrarsi col processo di lavoro. In Tabella 2 sono riportate le durate medie per un processo civile di primo grado in quattro paesi europei. Litalia fa molto peggio delle altre tre anche nella sua ripartizione geografica pi efficiente (non stupisce, pertanto, e pur trattandosi di casi limite, sentire con una certa regolarit storie come questa).

Tabella 2 Elaborazioni Banca dItalia

Pur esistendo problemi di occupabilit relativa tra giovani e anziani derivanti dalle regole sul licenziamento, il dibattito sullArticolo 18 finisce per non toccare nemmeno una delle altre domande sul funzionamento del mercato del lavoro cui sarebbe necessario dare una risposta. Non essendo la forza (o, per lo meno, la principale) che tiene bloccati investimenti esteri o che limiti lespansione delloccupazione altrimenti florida, vi sarebbero altri problemi su cui dibattere: giustizia civile e capitale umano, per dirne due, probabilmente sul lungo termine decisamente pi importanti, e che richiederebbero unattenzione almeno pari, se non superiore, a quella rivolta allArticolo 18.