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Quel pass si chiama privilegio

Ha fatto bene il Prefetto Paolo Francesco Tronca ad annunciare di aver riconsegnato il pass per percorrere le corsie riservate che il Comune gli aveva riservato. Non lo aveva mai utilizzato e, dal punto di vista pratico, per lui non cambier molto perch la sua auto di servizio con lampeggiante e motociclisti al seguito potr comunque sfrecciare nelle vie di Milano, corsie riservate comprese, a sirene spiegate. Ma il Prefetto ha voluto rinunciare a una posizione di privilegio e, nel farlo, lha denunciata come tale anche se frutto di un gesto di cortesia nei suoi confronti. E il massimo rappresentante dello Stato in citt a indicare in quel pass un privilegio, suggerendo cos a tutti quanti ne godono, per la stessa cortesia, una riflessione elementare sulleffettiva necessit, per ruolo o funzione, di utilizzarlo. Ci sono i servizi demergenza e prestati in emergenza da medici, vigili, pompieri, poliziotti, tecnici e operai, certo, ma qual quella che spinge gli amministratori locali, i magistrati, i giornalisti, i manager, i prelati, i sindacalisti e gli imprenditori cui si aggiunge, per motivi di sicurezza, una pattuglia di vip, a invadere quelle corsie esibendo quel prezioso permesso sui cruscotto delle loto auto, dopo averlo ottenuto non per cortesia ma per titolo? Il tema era stato sollevato due anni fa, in quasi assoluta solitudine da Marco Cappato, unico rappresentante dei Radicali Italiani a Palazzo Marino. Che, pur nella maggioranza, aveva deciso di sfidare con la tecnica filibustiera dellaccesso agli atti la complice burocrazia comunale e consegnare alla pubblica opinione, pervicacemente violando il segreto che gli era imposto, non i numeri, ma elenchi di nomi. Sui numeri, il Comune ha fatto molto tagliandoli del 35% per portare a 3.398 da 5.248 i permessi grazie a una revisione di quelle liste cominciata nel settembre del 2012. E che proseguir su altri 400 titolari quando i permessi scadranno. Poi ci sono quelli che in quella lista sono finiti per errore perch le burocrazie dalle quali dipendono si sono dimenticate di segnalare la loro rinuncia: pochi casi nel mondo della politica, tutti molto seccati, e a ragione, di essere finiti in quegli elenchi. Ma i loro colleghi non dimostrano altrettanto imbarazzo e, infatti, ancora si contano 207 permessi intestati a politici, dai sottosegretari e deputati ai presidenti dei Consigli di zona con liste particolarmente dense quando si scorrono quelle di Regione, Provincia e Comune e delle rispettive giunte. Alle fin troppo facili ironie di chi al pass ha rinunciato, si aggiunge per la pi seria riflessione di Cappato: Mancano ancora criteri oggettivi e, soprattutto, pubblicamente rendicontati perch, per evitare che riduzioni come questa siano solo la conseguenza di campagne anticasta, serve un obbligo di pubblicazione di questi elenchi e criteri di riforma permanenti. Gli stessi che hanno permesso di eliminare

totalmente intere categorie di pass, rilasciati negli anni con una certa liberalit alle banche (erano 398), ai partiti politici e alle organizzazioni sindacali (90), alle imprese appaltatrici (111 in meno). Il criterio proprio quello suggerito da Prefetto: non sia mai un segno di privilegio. Cos forse vedremo Roberto Formigoni raggiungere Palazzo di Giustizia per presenziare al processo che lo vede imputato sfidando, con i magistrati che lo giudicheranno e i giornalisti che ne racconteranno le gesta in aula, il normale traffico di Milano: per tutti un bagno nella realt che potrebbe suggerir loro di occuparsi anche dei problemi di chi privilegi non ha mai avuto. (la Repubblica Milano, 15 novembre 2013)