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SAURO SILVESTRI

la passera sempre la passera

LA PASSERA E' SEMPRE LA PASSERA

NON E' UN LIBRO SULLA CACCIA

Questo non un libro sulla caccia. Si vede anche dalla figura in copertina. Per non vorrei che i cacciatori fossero tratti in inganno dal titolo, e pensassero che qui si discute se le passere sono migliori delle lodole o dei tordi. A parte il fatto, ed risaputo, che per lo spiedino le lodo le sono migliori, mentre i tordi sono pi buoni in umido con le olive, quando parlo di passera, intendo la passera. O, come dite voi, la topa, la nicchia, la mona, la gnocca, la baffina, ecc. nomi molto suggestivi e appropriati, ma circoscritti a certe zone, quindi dialettali e non comprensibili a tutti. Il nome passera, invece, 01trech essere quasi scientifico e universale, anche riconosciuto dalle alte cariche politiche ed intellettuali. Voglio chiarire, quindi, che la passera di cui parlo quella cosina l, col pelo intorno. Su questo non vorrei che ci fossero malintesi, perch i malintesi poi guastano le amicizie. Una volta successe che un mio amico, quando si spos, volle fare un matrimonio rustico. Quindi niente cattedrale in citt, ma una chiesetta rustica con prete rustico in campagna, poi pranzo rustico in ristorante rustico. Allora noi, gli amici, per fare una cosa rustica, quando gli sposi uscirono dalla chiesetta rustica, invece del riso, gli si tir la ribollita. Era pi rustico. Ma da quel giorno, gli sposini non ci hanno pi parlato. Ora per, ritorniamo alla passera. Perch questo libro? Direte voi. Perch spero sia un argomento che mi far vendere tante copie da poter smettere di lavorare.

lo non ho mai amato il lavoro, neanche quello che si fa da sedere, e, ad essere sinceri, non nemmeno che mi sia stato indifferente. lo l'ho proprio odiato. Forse ho avuto un trauma da piccino, quando vedevo la fatica che facevano i grandi che lavoravano. Non lo so, ma non voglio per questo essere compatito. Baster che comprate, e facciate comprare, questo libro. Aiuterete me a smettere di lavorare e creerete un nuovo posto di lavoro per chi ne ha voglia. Dal canto mio ci penser da solo a guarire da quel trauma, passando le giornate al bar a ciondolare da una sedia all'altra, parlando con gli amici e fumando sigarette. Come vedete sono modesto. E nacqui modesto. Quando ero piccino non avevo grandi ambizioni: sognavo di avere un campo di cocomeri e di mangiarmeli tutti. Anche crescendo son rimasto modesto. Non volevo diventare architetto o direttore di banca, io volevo fare il bighellone coi soldi. Quando seppi che in casa di soldi non ce n'era, preso dallo sconforto dissi: - Piuttosto che lavorare, fo' il barbone! E' andata a finire che ho dovuto lavorare per poi fare una vita da barbone. Scelsi di fare il cartellonista, almeno i pennelli pesano poco. Il lavoro era s relativamente leggero, ma anche il guadagno. E allora, pensando e ripensando, mi nacque l'idea di scrivere un libro. L per l pensai di farlo sulla colla di pesce, che serve per attaccare l'oro nelle scritte, ma dal momento che le scritte in oro non le vuole pi nessuno, scartai l'idea. Chi l'avrebbe comprato? Rinunciai anche a farlo sulla pizza al taglio e da asporto, anche se quella la vogliono in tanti. Ci voleva un argomento che tirasse, che mi facesse vendere tante copie. E cos' che tira pi di tutto? E' la passera! Allora, mi dissi, lo scriver sulla passera. E poi parlare della passera facile, non mica come parlare del congiuntivo. La passera appassiona. Chiunque, quando sente parlar di passera, si ferma ed entra nel discorso. Tutti hanno qualcosa da dire o da aggiungere. Ci pu essere anche qualcuno che si chieder: ma che ci la

passera di tanto importante? Come che ci! La passera il massimo! Questo fiore meraviglioso dai petali carnosi, ci riempie di baldanza pi di un mattino di primavera. Come una sinfonia dolcissima ci prende i sensi, pi languida di un notturno di Chopin. Balocco peloso per trastulli infiniti, ci travolge e ci esalta in un coinvolgimento pieno, esteriore ed interiore, che nessuna altra cosa mai ci dar. Neanche le acciughe marinate. E poi la passera fa bene. Fin dalla pi antica antichit, oltre alle sue doti prettamente goderecce, la passera fu apprezzata anche per le sue qualit terapeutiche. Fu usata dai Babilonesi e dagli Egizi, dai Greci e dai Persiani, dagli Etruschi e dai Romani. Dai Galli un po' meno, ma erano barbari. La Scuola Medica Salernitana, prima al mondo a curare la ~tanchezza col pisolino, ali 'inizio del mille, fece della passera il miglior rimedio contro tutti i mali, eccetto la colite. Giariofonto (1040 ca.), in quell'epoca uno dei pi famosi dottori dell' Arte Medica greco-romano-araba, nel suo celeberrimo libro in cartapecoa "De Passera Humoribus" scriveva: " ... est cosa bona et raccomanl:JeboIe fare binaIationis in casi sinusiti, riniti et febbrae fienorun. lliccata mirabilis est per tossi, tracbeitis et mali goIae. iler impaccum curat stortae, l:JoIoris coIIibus et artritibus. 1lBitus intintus Ianiscet piagae, scorticature et foruncoli." E quelle cure facevano anche piacere. Ora, purtroppo, tutte queste applicazioni sono state sostituite dalla supposte. Ma la passera ha anche un alto valore sociale: rilassa i muscoli, distende i nervi, calma gli arrabbiati, fa diventare pi buoni i cattivi. E tutto questo riscontrabile nella storia dell'uomo. Difatti, ogniqualvolta l'interesse per la passera diminuito, puntualmente sono scoppiate le guerre. E dopo sono seguite carestie,

pesti, zanzare, tafani e pitignoni. Ma queste esperienze sembra che non siano servite. Immancabilmente ci siamo ricascati. Oggi, poi, coi ritmi imposti dalla tecnologia e dal consumismo, molti si affannano, a scapito della passera, alla ricerca dell'inutile e del superfluo. E purtroppo ci sono tanti giovani che cercano strane sensazioni con pasticche, siringe od altro. Tutto tempo perso. Niente sar mai pi esaltante della passera. Bisognerebbe ricordarsi che la vita una paI1ita secca e non c' la riavuta!

LA PASSERA

DOV'E' E COM'E' LA PASSERA

"La passera" - disegno a china - Collezione privata

La passera, quella vera, ce l' hanno solo le donne. Questo un principio fisico fondamentale nella storia dell'umanit. Nonostante qualche maldestro tentativo di imitazione, questo resta un punto fermo per la scienza ed un sicuro riferimento per tutti i trombatori. Ma ora cerchiamo di capire dove si trova. Avete presente una donna, anzi, gi che ci siamo, una bella donna vista davanti? Bene, partite dalla testa e scendete gi, gi, fino alle puppe. Non l, ma sulle puppe ci si sofferma sempre volentieri. Continuate a scendere gi,gi, fino alla pancina. N on nemmeno l, ma anche sulla pancina ci si sofferma sempre volentieri perch liscia e c' bellino. Attraversata tutta la pancina arriviamo alle gambe che l si chiamano cosce. Ecco, proprio l, in mezzo alle cosce, c' la passera. I geometri direbbero che ubicata in posizione centrale. Da prima si vedono tanti peli, un bel pacco di peli, quasi sempre un po' arruffati, pi o meno riccioluti. Sono di vari colori. A volte sono neri, a volte sono castani, a volte biondi o biondicci; e anche rossi. Anzi, Diogene (v sec. a.C.) sosteneva che le passere a pelo rosso sono le migliori. Bene, sotto a quei peli c' una specie di fessura che sembra un taglio, e difatti si chiama "taglio": il "taglio" della passera. Questo taglio, visto senza i peli come una "i" maiuscola, quindi

senza il puntino ed sempre verticale. Rarissimi i casi di un "taglio" inclinato, orizzontale poi non si ricorda a memoria d'uomo. Ma la passera un'opera d'arte della natura e si pu parlame solo usando l'arte, pertanto io la descriver non in prosa, forma banale e terrena, ma in rima, come siffatta nobil "fessura" esige.

Questo buco l' un incanto, c'entra il poco e c'entra il tanto, c'entra il lungo e c'entra il corto, quello dritto e quello storto. Accetta tutti, a tutte 1'ore, sempre pronto a far 1'amore, ma lui vuole, sicuro, che gli duri bello duro. Or guardiamo anche pi s, per capirne un po' di pi. Lass in alto a quel taglino c' piazzato un pippolino: indovinate un po' cos'? E' il pallino "fai da te!" Questo tutto, o miei signori, com' dentro e com' fuori, che sia stretta o che sia larga, cos fatta la bernarda. N aturalmente questa una descrizione generale della passera. E' chiaro che le passere non sono tutte uguali. Anzi, pur rimanendo questa la struttura di base, sono tutte diverse fra loro, come le impronte digitali. Quindi ognuna rappresenta sempre una fantastica esperienza, tant' vero che la pi desiderata, la pi ambita, la cosiddetta "Passera nova" 9

Fo' per voi una filastrocca per parlarvi della gnocca, vi dir, o miei signori, com' fatta dentro e fuori. Con parole giuste e chiare ora vado a incominciare. C' un taglino in verticale che a vederlo mica male! Ha due micci di contorno con i peli tutti intorno. Questo il fuori. Or vediamo com' il dentro, e piano, piano, allarghiamo la fessura: - Com' bella! Che goduria! Guarda l, laggi, in fondo, c' un bel buchino tondo! -

o anche "Pelo novo", intendendo non quella vergine, ma quella che conquisteremo in futuro e che sar tutta da scoprire. Come vi dicevo prima, ogni passera ha le sue caratteristiche. Non ci sono e non ci saranno mai due passere uguali. Per, in base a certi elementi che in qualche modo le accomunano, possiamo dividerle in cinque grandi famiglie: le passerine, le passere da fienile, le passere da ascensore, le passere da sera e le passere a pelo rosso. Non bisogna pensare, comunque, che queste divisioni siano nette e precise. E' l'insieme di certe caratteristiche corportamentali, che le fa appartenere ad una famiglia piuttosto che ad un' altra, anche se poi, per qualche altra caratteristica o in qualche particolare momento, possono sconfinare in uno o pi di uno degli altri gruppi. Ma pi che i discorsi servono gli esempi per poter capire questo argomento che, vi giuro, molto complicato da scrivere anche per uno srittore di cartelli.

LE PASSERINE

Tutte devono passare da questo gruppo perch la loro caratteristica principale la giovent. Infatti, anche se poi queste passerine andranno a far parte di altre famiglie, per un certo periodo vivranno in comune l'et delle prime espenenze. Per loro questo un periodo felice ed irrequieto, spensierato e struggente, dove i cambiamenti di umore sono rapidi ed improvvisi come il tempo nei giorni di marzo. Svolazzano come farfalle, ora vicine, ora lontane, per poi posarsi e aspettare, con le ali aperte, di vivere la grande emozione. Timorose e timide un momento fa, sono ora spregiudicate e impudiche, ma con l'innocenza di sempre. E' la grande scoperta di vivere da grande. Come fiori che galleggiano in un ruscello, ora seguono la corrente, ora l'anticipano sospinte dalla brezza. Veloci aggirano i sassi, poi, lente, accarezzano una riva rigogliosa di erbe. E come l'acqua di quel ruscello incontra paesaggi nuovi, cos il fluire della vita fa loro scoprire emozioni sempre diverse. Esperienza dopo esperienza, verr fuori la loro personalit e col tempo entreranno a far parte delle altre grandi famiglie.

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LA PASSERA DA FIENILE

E' una gran passera che si coperta di gloria in tutte le epoche. Esuberante e generosa era conosciuta fin dall'antichit. I Romani la chiamarono "Passera Bucolica", e fu cantata da poeti famosi. Le sue doti principali sono la disponibilit e l'ardore che, unite ad una grande maneggevolezza, la fanno apprezzare a tutte l'et. E' stata classificata "bucolica" prima e "da fienile" poi per esaltarne la solarit mediterranea. Ma vediamo pi nel dettaglio cosa significa. Per i Romani la "passera bucolica" era la passera sempre pronta a far l'amore, in qualsiasi luogo fosse. In un' epoca dove la maggior parte della vita si svolgeva all'aria aperta, era facile appartarsi in un prato, in un boschetto o dietro una Siepe. Questo stile di vita cos semplice e spontaneo fu mirabilmente raccontato da Vergilio nelle "Bucoliche". Nel Medio Evo, con l'avvento del potere dei papi su tutta la vita sociale delle genti, e quindi con tutta la repressione della vita sessuale che ne deriv, quegli incontri goderecci all' aria aperta in parte finirono, in parte si spostarono nei fienili. Solo dopo la met dell' ottocento, per merito di alcuni pittori, specialmente i Macchiaioli in Italia e gli Impressionisti in Francia, fu ripreso lo stile di vita dei Romani.

Con la scusa di uscire dagli studi per dipingere "en plein air", all'aria aperta, con le loro modelle si recarono in campagna, sulle rive di un fiume o fra le fresche frasche di un ameno boschetto e, fra una pennellata e l'altra, amoreggiavano alla grande. Solo Van Gogh non ebbe mai una modella e fu considerato matto. Eppure riusc ad essere il pi grande di tutti. Strano. Oggi il significato che diamo alla "passera da fienile" pi ampio e complesso di come era intesa la "passera bucolica". Intanto debbo spiegare cos' un fienile. La parola deriva dal nome "fieno" che l'erba tagliata e seccata al sole. Era usato in campagna per alimentare nell'inverno mucche o cavalli in modo naturale, non come oggi. Il magazzino dove veniva riposto il fieno si chiamava fienile. Era una costruzione su due piani, dove in quello terreno si riponevano gli attrezzi, mentre al piano superiore si metteva il fieno che cos era riparato dall'umidit. Vi erano poi delle aperture nelle pareti che permettevano il ricambio dell'aria. Ma di quelle non ce ne frega nulla. Andare in un fienile con questo tipo di passera, voglio sa ed esuberante, e con lei rotolarsi sul fieno profumato e soffice, procurava sensazioni sublimi, di gran lunga superiori anche alla polenta coi funghi. Oggi i fienili non ci sono pi e questa definizione, quindi, non pi di luogo ma principalmente di carattere. Sta ad indicare, come dicevo all'inizio, una passera con una grande carica erotica, generosa, sempre pronta a far l'amore e che, all' occorrenza non disdegna i sedili di una macchina o la dura panchina di un parco. Queste sue caratteristiche l' accompagneranno tutta la vita e non sar certo la tarda et a fermarla, ma l'artrite.

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LA PASSERA DA ASCENSORE

LA PASSERA DA SERA

Fortunato chi la incontra perch questa una passera straordinaria. Ha le stesse caratteristiche della passera da fienile, ma oltre alle doti di disponibilit, ardore e maneggevolezza, aggiunge una grande fantasia, che unita alla fretta di fare all' amore subito, anzi prima, ne fanno una passera estremamente adatta per incontri brevi o in luoghi impensabili. E spesso proprio in ascensore, da cui il nome, dove impaziente vuole il primo rapporto amoroso, rimandando gli altri all' arri vo nell' appartamento. Ecco perch negli ascensori c' il bottone dello stop. Ma innumerevoli sono gli altri posti dove, maliarda, si dona con slancio e passione. Sotto il tavolo al ristorante, mentre il cameriere vi dislisca l' orata al cartoccio. Ai semafori, specialmente a quelli dove c' un verde per volta. Oppure al casello dell'autostrada, mentre il casellante prepara il resto alle cinquantamila lire. Con lei un gran bel vivere. Di questa passera fenomenale si interessato anche il cinema. In tanti films si vedono scene dove lui e lei fanno all'amore su di un tavolo o nell'acquaio, dentro il frigorifero o dietro il tostapane, sul cofano della macchina o sotto la scrivania. Qualche volta anche sul letto. E a quanto mi dicono questa famiglia di passere in grande espansione. Sono proprio contento.

E' elegante, esigente e raffinata, ma soprattutto maestosa. Alcuni, non a torto la definiscono la "Passera Reale". E regale il suo portamento e comportamento. Questa una passera che vuole del "lei". Totalmente diversa da quelle precedenti, questa passera non ama n 1'improvvisazione, n la fretta. Scordatevi, quindi, gli acquai ed i tavolini, i cofani ed i semafori, ma soprattutto state boni in ascensore. Ama l'attesa ed ogni cosa avr un tempo ed un luogo. Come una sinfonia ripartita in vari movimenti, cos lei vivr 1'avventura: fase per fase. Vediamo. Allegro iniziale. E' l'approccio e non significa cominciare con barzellette sporche, ma con uno champagnino. Servir a noi per dimostrare che non siamo pidocchio si, a lei perch alcol e bollicine le daranno una leggera euforia ed una giustificazione futura. E' una fase di studio e ci potr essere un po' d'imbarazzo, ma con un secondo champagnino passer. Adagio o andante, a volte anche andante mosso. Questa la fase pi delicata. Ma non dobbiamo sbagliare. Ricordiamoci che se lei l perch vuole quello che vogliamo noi, solo che lo vuole vivere in modo regale, come le si addice. Quindi occorre calma e naturalezza. In questo

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momento anche lei sar tesa e timorosa. Una buona musica, non quella da discoteca, aiuter ad allentare la tensione e le difese. Ottimo l'ingresso di un cioccolatino al liquore. Ma anche arrivato il momento di passare dalla fase intellettuale a quella materiale. In pratica ora di cominciare ad allungar le mani, prima che la faccenda cominci a diventar pillaccorosa. A questo punto uno deve regolarsi come meglio crede, in base alle reazioni che seguiranno. Di solito una passera da sera cerca di reprimere il bollorino che ha dentro la pancina. Lo fa per poi poterlo rilasciare tutto insieme. Quindi ancora tatto e delicatezza. Curate i dettagli ed indugiate il giusto, a lei piace il tira e molla. Ma ricordatevi: finch avr le mutande non sarete arrivati a nulla! Minuetto. Se tutto sar andato bene vivrete l'apoteosi, senn avrete chiuso per sempre con lei. Ma a questa seconda ipotesi non ci voglio neanche pensare. La passera da sera, o passera reale, merita qualsiasi sacrificio. Se all'inizio vi sembrata fredda e apatica, ora scoprirete, e tutto in una volta, quanto ella sia calda e generosa. Sprigioner tutto quel caldino che era stato represso e che nel frattempo si trasformato in un grande bollore. Cadranno tutte le inibizioni, se mai ne ha avute e la passera di per s non ne ha, diventando protagonista di imprese eroiche ed esaltanti. La presa di Porta Pia e la conquista di Trieste impallidiranno nei vostri ricordi. Di fronte ad una passera cos scatenata nervi saldi e senso del dovere. Mai come ora vale il principio di fisica basilare che dice: "Lungo che non sfori, grosso che non turi, ma duro che duri". Finale allegro o Rond. Passata questa piacevolissima bufera, gongolante per ci

che ha dato e per ci che ha ricevuto, la passera da sera si acquieter e, birbacciona, dar la colpa di tutto agli champagnini. Ma non pensate che sia sazia, solo l'inizio. Ora, per, ritorna il momento dei bacini e delle cocco le, delle moine e delle carezze. Elargite a profusione, se le merita. Poi, dolcemente, le sussurrerete: _ Due spaghettini aglio e olio?- Se vi dir di s fatta. Ora alla sua passera potrete dargli del tu.

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LA PASSERA A PELO ROSSO

Ormai sar come lava fusa di un vulcano, e di quel colore sono, infatti, i suoi peli. Se la miglior difesa sempre stato 1'attacco, pi che assecondarla converr precederla. Pertanto radunerete tutte 1'energie che vi rimarranno e, gagliardi, affronterete il cimento d'amore. Non detto che ne uscirete vincitori, per, con orgoglio, dal barbiere potrete dire: - lo c'ero! Va presa a piccole dosi.

Pi che una passera un'iperbole. Basterebbe questa parola per definirla e chiudere 1'argomento. Ma una passera troppo entusiasmante per non parlarne. Il suo carattere imprevedibile e capriccioso unito ad una incontenibile vitalit amorosa, la rendono diversa da tutte le altre. Fa, quindi, gruppo a s. Conosciuta fin dall' antichit, pare che la maga Circe che tanto ammali Ulisse fosse di pelo rosso, sempre stata desiderata e temuta nello stesso tempo. Le sue doti amorose sono superlative e non conosce le mezze misure. Per affrontarla occorre una grande preparazione e spirito di sacrificio. L'approccio devr essere comunque prudente e circospetto. Poche, pochissime carezze la faranno infiammare e, tra vampe e lapilli, arriver subito all'ebollizione. A questo punto dovrete essere pronti a tutto perch non potrete pi tirarvi indietro. Non ve lo permetter. Abituata per il suo carattere ribelle e indomito a prendere in mano, in tutti i sensi, la situazione, non si lascer coinvolgere, con moine e sbaciucchiamenti, in tentativi di depistaggio. Punter dritta sull'obbiettivo come una meteora incandescente. Qualcuno, addirittura, sostiene di averla sentita sfrigolare. Non so se sia vero, ma meglio stare lontani dalla carta.

"La passera a pelo rosso" - disegno a china nera - Collezione privata

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ESAME ORGANOLETTICO

DELLA PASSERA

Questo un capitolo importante e va letto attentamente. Volendo potete anche prendere degli appunti. Come vi ho gi detto, la passera il vero ombelico del mondo. Il centro di tutto e tutto fa muovere. Questo fiore della donna, come tutti i fiori, lo possiamo vedere, toccare, annusare il suo profumo e sentire il suo sapore. E come per i fiori, ogni passera ha un suo profumo ed un suo sapore, diverso da qualsiasi altra. Profumi e sapori, anche se simili, avranno sempre sfumature diverse e saranno pi o meno intensi. Cos possiamo fare un esame che si chiama "esame organolettico". La parola "organolettico" sembra che derivi dal francese "organoleptique". I francesi dicono che forse deriva dal greco antico, i greci antichi dicevano che probabilmente derivava dal troiano, i troiani dicevano che l'avevano imparata da uno di Massa e Cozzile. Comunque "organolettico" vuoI dire, allincirca, "leggere con gli organi" che in questo caso sono: la vista, il tatto, l'olfatto ed il gusto. Voi mi direte: - Ma come fai a sapere tutte queste cose? Le so perch le ho imparate! Un po' dal barbiere, un po' girando il mondo, un po' le ho studiate, ma tante le ho imparate al bar: universit della vita. Nell' esame visivo guarderemo la lucentezza del pelo: opaco, semilucido, lucido, brillante, sfolgorante. Il tipo di pelo: lungo e liscio, a spire larghe, medie, piccole, a riccio lini, a riccioli

con boccoli, (il colore non importa che ve lo dica io, lo vedrete da voi). La quantit: scarsa, poca, media, folta, abbondante e abbondante e decorrente (decorrente lungo le cosce: sono le pi voluttuose). C' anche un' altra scala di valori per misurare la quantit di pelo ed il "pacco". Si parte da: una scatolina, un pacchetto, un pacco, un bel pacco, due pacchi, tre pacchi (equivalente di abbondante e decorrente). Al tatto i peli possono essere: ispidi (mai ruvidi), lisci, morbidi, molto morbidi, setosi, lanosi, stopposi. la passera al tatto pu risultare: secca, semi secca, umidiccia, umida, bagnata, sugosa, brodo sa, brodosissima, vischiosa. Di temperatura pu essere: tiepida, caldina, calda, molto calda, bollente, che sfrigola. Per quanto riguarda l'olfatto bene sapere che gli odori si dividono in due categorie: i profumi ed i puzzi. Entrambe le categorie hanno un' infinit di odori e di sfumature diverse. Pertanto io qui segnaler solo la scala di quantit. Cos avremo un odore tenue, delicato, intenso, molto intenso, esagerato, troppo. Anche per il gusto la gamma dei sapori vastissima, e, come per i profumi, vi esporr la scala delle quantit. Si parte da sciapita, cos cos, sapida, saporita, gustosa, succulenta, da urlo. Lascer a voi la scoperta, caso per caso, del tipo di odore e di sapore. lo vi dar solo delle indicazioni generali divise in fasce di et, e partir dai 18 anni, et adulta, per moti vi penali (nel senso della legge).

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DAI 18 AI 25 ANNI

Es~ivo: pelo sfolgorante o brillante al primo colpo d' occhio. Da folto ad abbondante, oppure da un pacco ad un bel pacco, con spire a ricciolini fino a spire medie e mediolarghe di pregevole fattura. Esame tattile: peli in qualche caso ispidi ma docili, poi tendono al morbido o al liscio e sono una festa per le mani. All' interno da umida a sugo sa, da calda fino a bollente. A volte sfrigola. Esame olfattivo: odore da tenue o delicato fino a intenso, ampio e persistente. Al primo impatto prevalenza di fiori di campo, poi quelli da giardino. Si sentono i fiordalisi, gli anemoni, le mammole; poi la rosa, il glicine e la mimosa. Verso l'et pi alta il profumo si fa composito: spiccano il fiore di pesco, di melo e la vaniglia. Eccezionalmente, ma non per questo meno gradito, un lievissimo sentore di gamberetto appena pescato. Esame gustativo: da sapida o saporita fino a gustosa con l'et pi alta. Grande estenzione di gusti vellutati e suadenti. All' inizio il dolce e lo speziato si fondono in un delicato equi1ibrio. Si parte con i crackers appena sfornati, ai vulavant, le tartine primavera e, passando attraverso l'insalata russa, si approda infine al tortellino in brodo. Ma tanti altri gusti sono da scoprire: il risotti no sulle tinche, la frittata di zucchini con l' insalatina di campo, la scaloppina al

limone con patatine novelle e, sul finire, la scagliettina di parrniglano. A questo punto, in un vortice dolce di giovent, fanno il loro ingresso il bombolone alla crema, la bign allo zabaione, la meringa, ed infine un bel bab al rum. Poi fa capolino un sapore di frutta matura appena colta: la pesca gialla, l' albicocca, l'ananas. A seguire le more selvatiche, i lamponi ed il fico. Ma uno su tutti, netto e lungamente persistente: la fragolina di bosco con la panna. Da abbinarsi con vini bianchi giovani, beverini, freschi, fruttati, di medio corpo. Eccellenti gli spumanti metodo classico. Per il dolce vini leggeri da dessert: moscati o malvasie.

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salmastro delle onde che frangono sugli scogli in un giorno di libeccio. Piano, piano, si fanno strada profumi morbidi di anice e vaniglia, per poi cedere alle confetture di albicocche, di ciliege, di fichi. Esame gustativo: da gustosa a succulenta con punte da urlo. E' il trionfo dei sapori, l' apoteosi dei gusti, la sublimazione dell' io. Appena percettibile, poi sempre pi distinto, in un crescendo da bolero di Ravel, irrompono delicatamente, mano nella mano, il salato e lo speziato. Si comincia con la tartina alla pasta di olive, poi la focaccina con la mortadella per arrivare alla fetta di prosciutto senza pane. Dopo una pausa di arricchimento interiore al gusto di cipolline bianche in agrodolce, si materializza un vago sapore di vitel tonn: ma mai di tonno! Sale cos, raffinato e suadente, il sapore di mare. Prima sfiora un cocktail di gamberetti in salsa rosa, poi accarezza un sughetto di vongole e salta sugli spaghetti agli scampi, infine, se da urlo, si tuffa in sua maest il cacciucco alla livornese. Un gusto di sorbetto alla fragola prepara la bocca a sapori pi dolci. Spunta, prima discreta, poi imperiosa, la confettura di ciliege "Bella Pistoia" e, mali arda, si unisce alla confettura di fichi, sempre presente. Entrambe, avvinte in un vortice di dolcezza, approdano in grembo alla gelatina di more. Ma principessa intrigante, regina superba, sovrana incontrastata la salsa di fragole con sottofondo di uva sultanina. Piano, piano, si fanno strada sensazioni meno dolci, ma non per questo meno ricche, di pasticceria secca e dolci regionali. Prima le linguine di gatto, i savoiardi, i cantuccini di Prato. Poi i dolci pi grandi: il pandoro di Verona, il panforte di Siena ed il buccellato di Lucca. Vini consigliati: prima vini bianchi leggeri, freschi e fruttati, poi bianchi di buon corpo, profumo intenso e persistente (sul cacciucco d'obbligo un rosso della costa), o spumanti metodo classico. Per la pasticceria vini da dessert di buon corpo, profumo intenso e persistente, abbastanza alcolici. 25

DAI 26 AI 40 ANNI

Esame visivo: una gioia per gli occhi, l' impatto splendido! Pelo da lucente a sfavillante, da folto ad abbondante fino ad arrivare, commossi, ad abbondante e decorrente. Oppure, sempre commossi, da un bel pacco a tre pacchi. Peli lunghi e lisci, spesso a spire larghe o medie fino ad arrivare a quelli riccioluti e riccioluti con boccoli. Esame tattile: mai ispidi, i peli raggiungono qui il massimo della vitalit e della fierezza. Al tatto si fanno docili e morbidi, spesso setosi. Giocano fingendosi sottomessi e vinti, per poi ritornare ribelli e dispettosi. Allora ci sfiorano vaghe reminescenze infantili: le carezze al micino, 1'erba verde ondeggiante al vento di marzo, i giochini ai dottori con la cugina. E' il fremito fuggente della vita. Intimamente da sugo sa a brodosissima, sempre calda o in bollore fino ad ardente. Esame olfattivo: eccezionale gamma di profumi intensi e lungamente persistenti. Al primo approccio domina incontrastato quello di fragola matura, mai troppo. A seguire i fiori di arancio, di bergamotto, di cedro. Si fanno strada la rosa, il gelsomino ed il giglio. Emergono poi profumi compositi di macchia mediterranea del tratto Quercianella - Castiglioncello. Il corbezzolo, la ginestra, il ginepro, l'erica, la stipa, si fondono mirabilmente col

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Esame gustativo: sapido, gustoso o succulento. Qualche volta ancora da urlo. All' inizio sentiamo le tartine ai gamberetti, al caviale, al salmone. Poi il sapore si fa pi intenso: in un crescendo tumultuoso da cavalcata delle Valchirie, passiamo dalle alici al limone, al polpo lesso. Ci ritroviamo immersi nel brodetto di Chioggia. Viriamo decisamente sugli spaghetti con le cicale e nella zuppa di cozze, poi ci tuffiamo nel cacciucco. Qualche attimo di sosta anche nel baccal alla livornese, poi, mentre ci pervade un senso di beatitudine, via! Verso la frittura mista dei pesciolini di paranza. Sua maest l' orata al cartoccio chiude degnamente i sapori di mare, mentre ci sembra di udire, lontano, la risacca. Ad un tratto, inaspettato ma gradito, passa veloce un sapore di sorbetto al limone. Ci pulisce la bocca e la prepara ai formaggi. Riconosciamo, cos, il pecorino di fossa, il provolone, poi il gusto totale del parmigiano. E' il momento della pasticceria secca, a base di mandorle e di nocciole. Spuntano i cantuccini di Prato, il torrone e gli amaretti. Chiudono, leggeri e frivoli, i brigidini di Lamporecchio. Vini consigliati: spumanti metodo classico, oppure, all' inizio vini bianchi leggeri, giovani, fruttati. Poi bianchi pi impegnativi, di corpo, abbastanza alcolici. Sul cacciucco, il baccal ed i formaggi vini rossi della costa. Sui biscotti vini da dessert, di corpo, ben strutturati, di lunga persistenza gustati va.

DAI 41 AI 55 ANNI

Esame visivo: pelo bello e compatto, lucido con riflessi cangianti. Da folto ad abbondante e decorrente, o da un bel pacco a tre pacchi. Si presenta solitamente a spire medie o larghe con tendenza a divenire molto larghe o lisce. Da contemplazione. Esame tattile: i peli sono da morbidi a molto morbidi o setosi. Richiamano alla mente sensazioni struggenti fino alla commoZlOne.

Intimamente da sugo sa o brodo sa, fino anche a brodosissima. Calda o molto calda, in alcuni casi ancora ardente. Col dovuto rispetto bene indugiare a lungo. Esame olfattivo: Vastissima gamma di profumi pieni e maturi. Dominano quelli della macchia maremmana nella zona di Massa Marittima, gi, gi fino a quelli di Punta Ala. Sentori di bacche di ginepro e di corbezzolo, poi di erica fiorita e di sottobosco. Ben distinto sale dal profondo il pino marino, fino a fondersi col salmastro. Riconosciamo, allora, delicatissimi profumi di gamberetti, soglioline e mangiatutto. Poi, nobile e soave, la fragranza delle arselline di Viareggio. Pian piano i profumi di mare si attenuano ed emergono profumi dolci e fruttati: l'albicocca, la pera, e, ovviamente, i fichi. A questi si sostituiscono lentamente odori di fiori: la mimosa, il geranio, la rosa, la camomilla. Da ultimo, inebriante e sensuale, quello del ponche al mandarino.

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DAI 56 AI 65 ANNI

Ed proprio all'inizio che sciapita. Poi comincia a venir fuori un sapore di anguille marinate e pesciolini al carpione. Sale prepotente un sapore di sarde alla brace. Di colpo pi nulla. Una breve attesa e spunta un lieve sapore di cozze. All' improvviso esplodono in tutta la loro fragranza le farfalle alla bottarga di tonno. Sono tutti sapori forti, di quelli che vogliono vederti in faccia! Poi di nuovo pi nulla. Aspetto. Frugando, trovo un sapore composito che, l per l, non riesco ad analizzare. Mi impegno, ce la metto tutta! Alla fine ci riesco: sono il gusto delle anguille marinate che, insieme a quello delle sarde alla brace e delle farfalle con la bottarga, si sono fusi con la parmigiana di melanzane ed il risotto al tartufo. Ancora pi nulla. Meno male, mi riposo un po'! Allora, chiss perch, mi viene in mente quella volta che di notte forai un gomma. E pioveva. Ma un sapore di caciotta abruzzese di prima della transumanza, mi riporta alla realt. Impetuosamente irrompe il pecorino sardo stagionato, poi la volta delle olive nere in salamoia, con aglietto e peperoncino. Sono spossato, mi chiedo quando arriver il dolce. Ma c' ancora un sapore complesso di trippa alla fiorentina. Ritorna un po' di pecorino e, finalmente, l in fondo, il dolce moderato di un biscottino all' anice. Uno solo! Vini consigliati: bianchi e poi rossi di grande, grande struttura. Aiutatemi a dire grande.

Esame visivo: pelo ancora consistente, mediamente lucido, con riflessi chiari. Quantit da media a folta, con spire larghe. A volte completamente lisci. Bench abbia ancora il suo fascino, si vede che ha conosciuto tempi migliori.
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Esame tattile: peli da morbidi a molto morbidi, fino a lanosi. Quache volta ancora bagnata o umida, con tendenza all' umidiccio. Da calda a tiepida. Se ben valorizzata, rifiorisce festosamente. Da meditazione. Esame olfattivo: predominano odori forti ma di media persistenza, intervallati da altri tenui o appena percettibili. Al profumo salmastro, netto e pulito, di mare aperto, si alterna quello del porto. Pi che il gamberetto si sente la triglia, l' anguilla o, in qualche caso, il grongo. Poi si attenua per lasciare un vago sentore di sottoscala, da dove esce, rapidissimo e fugace, un profumo di mortadella. Ora la volta del sottobosco di latifoglie, che precede intensi profumi di pecorino di media stagionatura. Apprezzabili i profumi dolci delle mele cotte e della marmellata di prugne. Infine, tenue e discreto, un odore di piedi puliti si fonde con quello di caff d'orzo. Esame gustativo: da molto sapida a cos, cos, fino a sciapita.

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DAI 66 AI 75 ANNI

Dopo un giusto periodo di ossigenazione (come si fa con i vini invecchiati), con prudenza, si inizia l'esame. Il primo sapore di detersivo. Col passare dei secondi svanisce e resta quello di lavandino pulito. Finalmente arriva, scontato, quello di sarde alla brace ma col ripieno di capperi. Il tutto si attenua e resta un forte sapore di ribollita. Poi pi nulla. O meglio, riaffiora il detersivo, delicatisSImo.

Esame visivo: pelo rado e poco consistente, da moderatamente lucido a opaco, con riflessi sbiaditi. Spire larghe o inesistenti. Aspetto generale: cos, cos. Esame tattile: peli morbidi, lanosi con scarsa vitalit. Quasi sempre con stizze, se prendono una brutta piega la mantengono. Intimamente umidiccia o poco umida, tendente al secco. Tiepidina. Pi che da meditazione da ripensamento. Esame olfattivo: odori decisi o forti, con lunghi intervalli tenui e di nuovo forti. All'inizio sa di tappo. Poi prevale il sottoscala, gi, gi, fino alla cantina, con sentori di chiuso. All'improvviso sale un refolo d'acciuga, poi di acciughe, poi di tante, tante, acciughe. E scompare. Resta per un ch di wrtistell che vira verso la pizza margherita. Di nuovo sparisce tutto. Si aspetta. Piano, piano, con un rumore sordo, si sente arrivare il pecorino. Ma pi che di pecorino, sa di pastore che ha fatto il pecorino dopo la transumanza. E' un' esperienza anche questa! L'odore affievolisce fino a sparire. Ora sa di nuovo di tappo, poi di sottoscala e di cantina. Il ciclo ricomincia da capo, ma a me basta cos. Esame gustativo:da cos, cos, a insomma! Con punte da troppo sapide a piccanti-speziate e pi che da urlo sono da lamento.

E' la volta del pecorino sardo, di lunga stagionatura direi. Ad un certo punto svanisce. Passa del tempo. Ora sento un vago sapore composito. Aumenta. E' un gusto molto complesso e cos intenso che mi sembra di sentirlo anche con l'udito. Che sar? Poi, finalmente, tutto chiaro. Sono le sarde alla brace ripiene di capperi, messe nella ribollita, con il pecorino sardo grattugiato sopra, il tutto dentro il lavandino. Meraviglie della passera! Lentamente tutto svanisce. Aspetto il dolce, uno qualsiasi. Anche un biscottino solo. Ma non c'. Vini da abbinare: difficile dirlo. Forse la varichina.

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OLTRE I 76 ANNI

Meglio non lo sapere.

IL PELO

Infine ai pi golosi voglio insegnare una antichissima ricetta veneta:

E la mona dele galine la se magna con il pan, mentre quela dele bambine la se leca pian, pian. Un'insalata di peli de'mona, con contorno di peli d' osei, e per farIa ancora pi barra, du' ciuffeti di peli del cuI.

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IL PELO

"La passera vista da vicino" - disegno a china - Collezione privata

- Tira di pi un pelo di passera che una coppia di buoi! Disse Archimede, che immerso nell'acqua della vasca da bagno, si accorse di galleggiare. - Noi si sapeva gi! - Risposero i suoi allievi. Questo grande principio di fisica elementare, vero motore del mondo, spiega l'importanza che ha il pelo della passera. Pelo e passera. Mai in natura, fra le cose goderecce, s' trovato un binomio pi azzeccato. Immaginate che tragedia sarebbe stata se invece del pelo avesse avuto le penne o le squame. Invece, per nostra fortuna, ci il pelo. L'uomo ha provato a ricreare dei binomi goderecci che hanno anche avuto un discreto successo: salcicce e fagioli, prosciutto e melone, crema e cioccolato. Ma restano dei binomi legati a momenti della giornata o addirittura stagionali. Pelo e passera, invece, ognitempo, eterno e indivisibile. "Chi dice pelo dice passera": impossibile nominare l'uno senza pensare all'altra. Nessuno mai riuscito, neanche nella propaganda, a fare uno slogan migliore. Mussolini, che capiva l'importanza della propaganda, prov a fare qualcosa di simile che fosse utile al regime. Dopo mesi di riunioni con i gerarchi venne fuori un "CHI DICE FANTERIA DICE POPOLO". Ma non era la stessa cosa, ed ebbe scarso successo. Ma quanto pelo deve avere la passera? Tutto il suo pelo naturale: un bel pacco. Normalmente una passera ci un bel pacco di peli. Pi pelo cianno e meglio . E' il pelo che fa la passera e

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trovare una passera con poco pelo come mangiare in piedi: si gusta di meno, molto di meno. E che il pelo importante lo si capisce anche dall'impegno con cui pittori, poeti e narratori ne hanno esaltato il colore o i riccioli. Un esempio fra tutti la poesia di un barbiere del Cintolese. L'opera, della quale ho avuto una copia, si intitola:

metrica stessa, lo collocano tra i maggiori esponenti di quella corrente. Con malcelato orgoglio, vi rendo partecipi di questa opera, della quale ho avuto copia autografata.

IL PELO

Ode al pelo ricciolino


Oh! Bel pelo riccioli no Che nascondi quel taglino! Sia tu biondo, moro o rosso lo ti frugo a pi non posso, Per cercare quel bel buco Spesso fatto a mo' d'imbuto. E quando alfine l'ho trovato, Fra quel pelo un po' arruffato, lo gli grido: - Passerina! Tu sei molto pi belJjna Se ciai anche la gocciolina! Pelo bello, pelo fino, pelo liscio o ricciolino, pelo a ciocche, pelo a ciuffi, pelo a riccioli un po' buffi, pelo lungo, pelo corto, pelo dritto o pelo storto, pelo crespo, pelo a stizze, pelo buono o con le bizze, pelo ovvio, pelo strano, pelo alto o pelo nano. o usata o con il velo, purch abbia molto pelo, San modesto e chiedo poco: voglio solo pelo in loco, l'importante che sia tanto e la ricopra col suo manto. Bella stretta o larga molto, purch abbia il pelo folto. La topina a me mi garba quando ci dimolta barba.

In questa poesia struggente e di notevole spessore, si ritrova tutta la gioia di vivere del barbiere. Sublime il cambio di genere che sempre maschile, per passare nella terzina finale al femminile, segno inconfondibile ed inconfutabile della raggiunta maturit del barbiere medesimo. A questo artista di stile leopardiano, fa eco sullo stesso tema, un pompiere. Un po' ermetico ma concreto nell'esposizione delle sue idee, quest'ultimo riesce a coinvolgere il lettore in un turbinio dannuziano di peli. L'alto valore dei significati intrinsechi e la

Non credo che ci sar molto da aggiungere a questi versi di cos folto contenuto sociogodereccio. Pertanto, proseguiamo oltre.

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IL PELO IN PSICOLOGIA

pi d'una. Contattai invece una ex peripatetica in pensione, decana delle corpivendole valdinievoline e mia concittadina. Accett, previo compenso, con entusiasmo. Ci presentammo lustri e profumati. Lei si era anche incollata la dentiera:- Un si sa mai!- Mi disse quando andai a prenderla. Quando arrivammo presero "la zia" e l'esaminarono. Poi mi chiamarono in disparte. - Ma quanti anni ha sua zia?- Chiese uno. - Una quarantina.- Risposi io mentendo. - Che lavora in miniera?- Disse un'altro. - Perch?- Chiesi. - Per essere sulla quarantina l' parecchio sciupata: ha certe occhiaie! A parte il fatto che ci la passera callosa, il problema un altro: ci poco pelo, e quello che rimasto talmente logoro che non pi classificabile. Sembra che sia stato attaccato dalle tignole. Purtroppo non vi possiamo far entrare. Mi sentii gelare. - Per ha tanta esperienza. Ha avuto molti fidanzati. - Provai a dire. - Su questo non c' dubbio! Si sente anche dall'odore. - Disse uno di loro che doveva essere un po' schizzinoso. La faccenda si metteva male. - Ma io avevo fatto anche il bagno! ..- Dissi deciso. - ...Tre saponate! - La capiamo, ma come le abbiamo detto sua zia non ci interessa. - Almeno fatemi sta' a vedere! Mi metto in un angolino e sto bono. - Non volevo perdermi il Congresso. - Non si pu. E' il regolamento. Per entrare ogni uomo deve portare almeno una donna.- E con la passera "in buono stato"! - Sottoline quello schizZInOso.

Il pelo della passera ha anche interessato sociologi e psicologi, che hanno studiato colore e tipo di riccioli. Ne venuto fuori uno studio statistico che mette in luce, a seconda del tipo di pelo, il carattere della donna esaminata. Infatti, in un congresso tenutosi a Montecatini Terme, questi studiosi venuti da tutto il mondo, chi con la moglie, chi con la fidanzata e chi con tutte e due, misero a confronto le loro esperienze. Dopo molti scambi di vedute e di mogli, di fidanzate un po' meno, venne fuori un documento che riassumeva i risultati di quella ricerca. lo, che gi a quell'epoca lavoravo a questo libro, ebbi la fortuna di partecipare, come cartellonista, all'allestimento di quel congresso che, tra l'altro, era sponsorizzato da una ben nota casa di spumante. Provai anche a partecipare alle loro riunioni, che erano a porte chiuse, parlando del mio libro agli organizzatori. L per l rimasero perplessi. Poi, quando seppero che non ero sposato n fidanzato, risposero decisamente di no. A meno che non ciavessi una sorella maggiorenne e meglio ancora se maggiorata. Non ce l'avevo. - Andrebbe bene anche una cugina. - Dissero loro. Non ciavevo neanche quella. - Per - mi affrettai a dire - ci una zia. - Titubarono un p. Poi uno di loro disse: - Vada per la zia. Ovviamenta non mi rivolsi a nessua zia, anche se ne avevo

Dovetti rassegnarmi. Promisero comunque, forse anche per levarmi di torno, di darmi, a congresso finito, un resoconto dettagliato delle conclusioni. Ecco dunque, riportato fedelmente, il documento con i risultati di quella ricera.

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10 CONGRESSO

INTERNAZIONALE

DI PSICOLOGIA

DEl PELO.

"Dimmi che pelo hai e ti dir chi sei". Correlazione tra pelo e carattere. Questa Commissione, visto quello che c'era da vedere, sentito quello che c'era da sentire e fatto quello che c'era da fare, anche due volte e in varie posizioni, conferma prima di tutto, il principio universale che dice" Finch ha pelo, ha pane". Riguardo alla correlazione tra pelo e carattere constata che il colore del pelo, escluso quello rosso, non ha nessuna influenza. E' invece il tipo di ricciolo che caretterizza, in senso caratteriale, il carattere del soggetto esaminato. Pertanto Accerta quanto segue: - Pelo lungo, liscio o lievemente ondulato: carattere mite, dolce, passionale. Stira bene le camicie. - Pelo con riccioli a larghe spire: carattere aperto, dolce ma volitivo, un po' possessivo. Buona cuoca, fa bene le frittate. - Pelo riccioluto: carattere brioso, estroverso, tenace. Cucina cos, cos. - Pelo a riccioli piccolissimi: carattere allegro, estemporaneo, gradisce le sorprese e, purtroppo, le rif. VuoI mangiare al ristorante. - Pelo rosso, con qualsiasi tipo di ricciolo: carattere capriccioso e vulcanico, sempre disponibile. Senz'altro da provare. Per non lava, non stira e non cucina. Quindi conclude: visto l'alto valore scientifico di tale ricerca e constatato l'entusiasmo dei partecipanti, proponiamo di organizzare al pi presto un' altro congresso per ulteriori verifiche. Cogliamo altres l'occasione, di allargare l'invito a giovani coppie di parenti e amici. Certi di una vostra larga partecipazione vi salutiamo con un VIVA LA GNOCCA! La Commissione

I NEMICI DELLA PASSERA

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I PRINCIPALI NEMICI DELLA PASSERA

Sembrerebbe incredibile, ma anche la passera ha dei nemici. I principali sono: i finocchi, i preti, i babbi e le tignole. I finocchi per ovvii motivi: considerano le donne concorrenti sleali perch hanno la passera (che loro, i finocchi, chiamano con disprezzo "quell' orrida ferita"). Anche i preti per ovvii motivi, che per non sono gli stessi dei finocchi. Difatti i preti hanno sempre sostenuto che la passera era la dimora del diavolo. E, a dire il vero, l dentro un po' caldino c'! Ma un bel caldino, anzi, anche per quel bel caldino che ci piace tanto la passera. I preti capirono presto che la storiella del diavolo non intimoriva nessuno. Allora inventarono le mutande e, con una bolla papale rimasta famosa, ordinarono che "le mutande e gli assi, sono gli ultimi a calassi". E, per secoli, sono state proprio le mutande il maggiore ostacolo per l'uomo. I babbi, perch sono gelosi delle figlie. Le tignole, perch sciupano i peli. C' poi anche una situazione climatica che nemica della passera: il caldo del solleone. E' quel periodo che va dal quindici luglio al quindici agosto. In quei giorni di calura l'aria si fa appiccicosa, toglie il respiro e tutto s'ammoscia. Si suda anche a stare fermi ed imperversa la fiacca. Come potete immaginare, in una situazione di questo genere, le preferenze vanno a cose pi fresche, che danno sollievo. Fu in un bar nel centro di Pistoia che alcuni giovani di provata dedizione alla passera, oltrech adusi al gioco ed ai bagordi, in

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una notte pi calda e appiccicosa del solito, dopo un lungo e appassionato dibattito, stilarono un elenco delle cose preferite in quella circostanza. Al primo posto, all'unanimit, vinse, e con gran distacco, la fetta di cocomero fresco. Al secondo posto arriv la cremina di una famosa gelateria artigiana. AI terzo l'acqua gelida della sorgente di Giampierino a Prunetta. Al quarto le panchine di marmo delle Poste. Solo al quinto posto, staccatissima, arriv la passera. Ma ovviamente questo un caso limite che ha origine da una situazione anomala. In tutte le altre situazioni, sia di luogo che di clima, la passera sempre la passera.

IL LAVORO

C' poi un nemico, questa volta dell'uomo, che per ha conseguenze negative anche sulla passera: il lavoro, l'orrendo, triviale, aberrante lavoro (testicoli tattis). Qualsiasi lavoro perch, sia chiaro, non c' un lavoro pi bello di un altro. Al massimo pu essere meno brutto, anzi meno peggiore. Ma pi bello no! Mai! Prima di tutto perch lavorare stanca, e la stanchezza fa venire le occhiaie; di per s questa gi una condizione insana, sia per il corpo, che per la mente. Secondo perch ci ruba la parte migliore della vita ed il tempo per andare a passera. Basterebbero queste due orrende caratteristiche a farcelo odiare, ma purtroppo ce ne sono anche altre. Intanto il lavoro turba i rapporti con gli altri. In famiglia, per esempio, quando uno si sente dire: - Perch non ti cerchi un lavoro? Ma, parca miseria! Uno l che non fa nulla e loro, proprio i parenti pi stretti, lo vogliono rovinare col lavoro? Addirittura se lo deve anche cercare? Passi se il lavoro gli casca addosso. Uno tranquillo al bar, arriva un altro e gli dice: - Bah! Proprio te! - Come proprio io? - Ribatte questi. - Si! Proprio te! Cercano uno per fare un certo lavoretto, ed io gli ho detto che ciandavi. - Come, ciandavo? lo sto bene qui!- Ormai gli ho detto che ciandavi ed ora ci devi andare! E poi un lavoretto facile, facile!

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Ora, io sono daccordo che nella vita non c' nulla di difficile, per meglio se lo fanno gli altri! Comunque, in questo caso il lavoro ti casca addosso e non ci puoi fare niente. Ma che uno se lo debba anche cercare, no! Questo inumano! Il lavoro, intanto, non ci permette di pensare. A meno che uno non pensi al lavoro che sta facendo. Ma quello non pensare: uno obbligato a pensarci! Invece il pensiero deve essere libero, quindi "pensare" un' altra cosa. Intanto ci vuole l'ambiente adatto ed il bar il migliore. Poi ci vuole una poltroncina comoda, di quelle con i braccioli. Ci si siede non a busto eretto, perch poi le pensate vengono male. Bisogna scivolare un po', lungo la sedia, mandando il sedere in avanti per poter appoggiare la testa alla spalliera. Poi si distendono le gambe, in modo che appoggino mollemente sui calcagni. A questo punto ci sono due teorie. Una sotiene che le gambe devono essere leggermente allargate, l'altra, invece, che devono accavallarsi vicino ai piedi. Sono valide tutt' e due. La scelta, semmai, va fatta in base a ci che si vuole pensare. La prima, a gambe leggermente divaricate, sostenuta dai seguaci della dottrina futurista de "l'Indugio". Ha per motto "Poi si vedr". Favorisce le pensate di cose concrete, pi materiali, per esempio, come rimandare a poi, nel "futuro", quello che dovremmo fare oggi. La seconda, quella con le gambe accavallate vicino ai piedi, sostenuta dai cultori de ''l'Abbiocco'''. Stimola la mente a fantasticare nel mondo dell' ozio, passando dallo stato di torpore, per stadi successivi, fino al "sonno vigile". E' l'ideale per le pensate filosofiche, spirituali, tipo il sistemino con quattro doppie e una tripla, o per la tris. Naturalmente tutt' e due vanno bene anche per pensare alla passera. A questo punto, scelta la posizione che pi si adatta alle nostre esigenze, accendiamo una sigaretta e socchiudiamo gli occhi. Ora possiamo pensare! Questo pensare! E poi, a lavorare, si diventa pi brutti.

I DINTORNI DELLA PASSERA

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LE COSCE

Le cosce sono un prodigio nell' architettura della donna. Partono gi bene al disopra del ginocchio, proseguono meglio lungo la gamba e finiscono in modo straordinario fra i peli della passera e l'inizio delle mele. Credo che di meglio non si potesse avere e capisco come, nei secoli, sia stata dura per i preti la battaglia contro la topa. Le cosce sono per l'uomo come "il sabato del villaggio" per la donzelletta: il preludio a momenti di festa meritati e inebrianti. Quando le mani accarezzano quella pelle liscia e levigata, trasmettendo al nostro cervello beatitudine e desiderio, dal pi profondo del nostro cuore sgorga un impeto eroico che spesso si estrinseca nell' inno di Mameli. Quindi mettere le mani fra le cosce di una ragazza anche patriottico. In un paese sano le cosce dovrebbero essere un argomento giornaliero o, almeno, settimanale. Le cosce, per, sono molto apprezzate anche all' estero, oserei dire a livello mondiale. Gli antichi Greci eressero molti templi alle cosce. I primi, in stile dorico, avevano colonne che altro non erano se non enormi gambe con le cosce in basso ed i polpacci in alto. Nel periodo classico, quando era di moda la donna magra, snellirono le colonne e inventarono lo stile ionico. Ma il monumento pi importante il colonnato di piazza S. Pietro, che i romani ribattezzarono piazza delle Cosce. Progettata dal Bernini, questa grande opera visitata dai turisti di tutto il mondo. E in Vaticano non si sono ancora accorti di nulla.

"Il didietro della passera" - disegno a china - Propriet dell' artista

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Le cosce ci sono di tutte le misure e dimensioni, perci ognuno ha una grande scelta. La parte migliore della coscia , ovviamente, quella pi vicina alla passera. E' l che la pelle pi liscia e pi calda e tenerci le mani molto gratificante. Controindicazioni non ce ne sono, per cui bene tenercele a lungo.

DANTE ALIGHIERI E IL DIDIETRO DELLA PASSERA

~ geniI/pensiero ebbe co/u/ che con maeslr/a /nuenl ch/appe polpose, per lo sollazzo rk k genli allrw; Eer lofarc/gorkr Fumane cose. 'J)/Ior bramoso /0 sempreIw; e brancar k uo/f)/n ml/k pose! ~
Disse Dante Alighieri palpando il culo della cameriera, una giovin pulzella del Mugello. Era appena entrato in una bettola di Firenze, dove era solito andare a farsi un mezzino dopo cena. - Uh! Oh! Messer Dante, che la fa? le mie chiappe lassi sta'! Disse lei con un sorrisino, sculettando col culino. - Ecco, arrivato illetterato, quello che sa tutto del creato! Disse con rancore un contadino, Che era venuto a bere un po' di vino. - Il culo per la gente dotta, per il villan fottuto c' la patta! -

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Sentenzi fra dei bicchieri con voce impastata, Cecco Angiolieri! Era l, seduto a un tavolino con un fiasco di rosso l vicino. - Te tu la metti sempre in politica! - Gli disse Dante sedendosi al tavolo. - Per, dici bene a di' quello che dici. Anzi, io medesimo, ti invito a dire sempre quello che dici, acciocch la gente sappia che quello che dici l' hai detto! - lo dico sempre quello che dico! - Rispose Cecco, - se un lo dicessi, un potrei dire che ho detto quello che ho detto! Imperocch dissi, dico e dir quello che ho da dire! Lo voi un mezzino?- Meno male che l' hai detto! - Disse Dante. Si riemp il bicchiere, poi si alz in piedi e, indicando il culo della donzella, cos favell:

per gustarsi un buon mezzino seduto comodo al tavolino. - Eh, no! - Gli rispose uno stalliere, che stava riempiendosi il bicchiere, - C' culo e culo! E codesto fa ven le voglie, mia quello della mi' moglie, che, paragonato alle chiappette sue, ci un culo che sembran due! - lo, invece, un fa' tanta distinzione e apprezzo il culo di qualunque dimensione ... ...Purch di donna, naturale, visto che tutti mi guardate male! E quando vedo un culo, un culetto, o un culino, lo volete sape'? Ci faccio sempre un pensierino! Disse uno con la barba bianca, seduto di traverso sulla panca. - Mi sembrate matti tutti quanti a preferir 'l didietro invece del davanti! -

~Jl cola/siffallo derelano, alzo gioioso zf ca.bce di uino, ed anca se ora un po' ionlano,
spero che miripassi di wcino, pe/ di bel nuouo brancario con /a mano, cos; come ho lallo da pachino. ~

E Cecco disse, riempiendo il suo bicchiere: - Veder passare un culo, sempre un bel vedere ...- Ma quale culo!? .. Belli o brutti, visto un culo, visti tutti! Lo interruppe un barrocciaio che era venuto l, da quel vinaio,

Disse scuotendo il capo il barrocciaio. Poi chiese ancora vino a quel vinaio. - Di sicuro non fu fatto quell' ambiente perch fosse di sollazzo per la gente, tant' vero, lo sapete, puzza assai lo tocchi, l'annusi e... te ne vai.

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Meglio farci un bel giro intorno e se ciai le voglie infilarlo a mezzogiorno! Disse un calzolaio stanco, che per far rima s'era appoggiato al banco. - San sicuro che del Maligno c' la mano, in quel posto puzzolente e poco sano! Aggiunse un tizio con l'aria pensierosa credendo di aver detto una gran cosa. - Ma quale Maligno! Non dire bischerate. Ve lo dico io chi l'ha fatto, ascoltate: solo un Angelo che amava tanto l'arte poteva fare cos bene quella parte. E quello che mi f tanta tenerezza, che l'ha messo, cari messeri, alla giusta altezza! Disse Cecco Angiolieri ricominciando a bere, e non si sa come stava ritto a sedere. - E se poi cos non fosse, chi se ne fatte. Ormai il culo c'. Usiamolo e bonanotte! Aggiunse mentre si appoggiava al muro, ch ritto a sedere non si sentiva sicuro.

[) 'Ipensier mio a fuelfinyeyno

uola,

che alla yoduria aueayensalo) senn fallo f aueanoslra con una ciuappa sola! ~
Disse Dante. E quando lui parlava, stavano tutti zitti, nessuno rifiatava. Ma come ebbe finito quel sermone, fra tutti que' beoni ricominci la confusione. - Volete st zitti ebani! O vi devo piglia' a legnate su' gropponi?Grid l'oste tutto inviperito, indicando il bastone con un dito. - E te, Dante, va' fori! Fra tutti questi signori, sei il primo a fa' le discussioni sulla patta, sul culo e sui coglioni. Sei un debosciato della prim' ora ...-

~ 'ZJebosc1aloio.? [) Cecco alkra.? ~


- Almeno lui consuma, un bada a spese. Un' come te: lui l' un senese. Ma te con un misero meZZlllO, mi tieni occupato un' ora un tavolino! E poi te lo voglio di': un paghi mai! Vieni qui, bevi, ribevi, discuti e te ne vai! Dante Alighieri a quell' oste sgarbato,

~ 01a chi s1a, chi cuk f ba inuenlalo, bene f ba fallo) fueslo mi consola) col buco in mezzo e k due cb1appe a lalo.

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con voce solenne rispose indignato:

~0) fueslo

ruello cbe uohle.?

7luele solo czueslonella cSe cos cile la mellele) menle.? uack l fin; Fa l'umana yenle. Voinon cafJ1le 7,uello cbe perclele) sle pI sordi di ruello cbe non senle / ~
Cecco Angiolieri, finito il bicchiere, facendo uno sforzo si alz da sedere. - In questa sorte ria ti son fratello, vengo con te, andiamo in un bordello! - Ecco, bravi! Andate fra la gente dotta, che noi siamo ignoranti e preferiam la potta! Concluse con un ghigno il contadino, che avea bevuto ancora di quel vino. Allora Cecco, sorretto da Dante, disse a quell' uomo, con voce tonante: - S'i' fosse foco, ardere' il mondo; s'i' fosse vento, lo tempesterei; s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dio, mandereil' nel profondo; s'i' fosse papa .... - Ve l' ho gi detto, brutti caproni, fori di qua, via da' coglioni! U rI l'oste col bastone in mano, mentre quei due fuggivano lontano.

Questa storia, risalente alla fine del duecento, tra Dante, Cecco Angiolieri, l'oste e gli altri personaggi, storia vera. Potrei portare a testimonianza gli avventori di una "Mescita di vini", in Borgo S. Croce a Firenze, che me l' hanno raccontata. Avrete notato che la metrica di alcune strofe discorda dalle altre, ma a loro, pi che la metrica interessava il litro. Questa storia sono in tanti a saperla e se la tramandano con orgoglio di generazione in generazione. E' infatti la prima discussione sul didietro della passera in lingua italiana. Prima di allora queste discussioni le facevano in latino. Fu Dante, dunque, a inventare e diffondere a Firenze la lingua italiana. Poi, quando i fiorentini lo esiliarono perch era un rompicoglioni, Dante, gironzolando per paesi e citt, insegn a tutti quelli che incotrava quella lingua, detta allora "volgare". Fu cos che, un po' alla volta, si diffuse in tutta Italia. Celebri e usate ancora oggi alcune geniali parole da lui inventate: "potta", "stronzo", "bucaiolo", "vaffanculo" e "tummaiala"(cfr. F. De Sanctis: Dante? O chi !). Va notato, poi, che Dante, essendo un poeta, parlava in rima. E in rima parlarono tutti quelli che impararono la lingua da lui. Allora Dante e gli altri dotti, quando volevano "distinguersi", parlavano in prosa. Parlare in rima era, per, oltremodo difficile. Pochi erano quelli che avevano un po' d'istruzione. Di conseguenza quando uno si rivolgeva ad un altro in rima, capitava che l'altro, sul monento, la rima non la trovasse. Accadeva cos che un discorso durasse anche delle ore, o dei giorni. D'altra parte se uno sbagliava la rima, il primo si poteva anche offendere. Allora, se erano nobili o ricchi, la cosa finiva a spadate, se erano modesti commercianti o artigiani facevano a coltellate, e se invece erano dei poveracci si prendevano a calci nel culo. Fu chiaro che le cose non potevano andare avanti cos. Un giorno un tizio, di cui non si ricorda il nome, disse: - Ma chi ce lo fa fare? - E da allora parlarono tutti in prosa. Ma ora torniamo al dietro della passera. E' chiaro che se la passera davanti, vuoI dire che c' anche un dietro. E il dietro della passera il culo. Meglio di cos non ci poteva andare!

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IL CULO

Il culo composto da due protuberanze pi o meno polpose, affiancate l' una all' altra in senso orizzontale (mai viste una sopra e una sotto) che si chiamano chiappe o mele. Le chiappe, o mele, sono sempre due. lo non ho mai visto un culo con una chiappa sola, e nemmeno con tre. Siccome non l'ha mai visto neanche il mio barbiere, col quale ne ho discusso, credo che non l'abbia mai visto nessuno. Le chiappe, o mele, sono separete da un solco chiamato "risegola". Nella risegola, un po' in basso, c' un buco (buco del -. Quindi l'insieme di chiappe, risegola e buco si chiama culo. A che cosa serve il culo? E qui parlo del culo in generale: maschile e femminile. A tante cose. Intanto a sederci sopra: polposo com' ci si sta abbastanza comodi. Poi ha una funzione pi o meno giornaliera che tutti noi sappiamo, ma che per ora non c' interessa. Forse neanche dopo. Quello che invece c'interessa l' aspetto erotico e quindi, d'ora in poi, parler solo del culo femminile. Non si sa, con sicurezza, chi fu il primo uomo che si volt a guardare un culo, anche se questo tema stato ampiamente dibattuto tra storici, antiquari e barbieri. Sicuramente l'uomo disse: - Per! Perch s, signori miei, il culo ha sempre avuto il suo fascino. Difatti per secoli l'uomo ha cercato di catalogare il culo per forma, consistenza e carica erotica. E, come si visto prima con Dante, la bettola, l'osteria e poi il bar, insieme ai negozi dei bar-

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bieri, sono stati i luoghi privilegiati per queste discussioni. Senza addentrarmi troppo nei particolari, ch ci vorrebbe un libro a parte, vi riassumer i pricipali termini per descrivere e catalogare un culo. Il primo l'aspetto visi vo, che si coglie a colpo d'occhio quando te lo vedi passare davanti, o, magari, ti volti a guardarlo. Essi sono: ritto, a mandolino, a sposa, a vedova, un poema (la "tale" ci un culo che un poema), monumentale o solenne, artigianale, su misura, abbottonato (quando ha la risegola stretta). Il secondo aspetto tattile, per cui pu essere:duro, sodo, zeppo, polposo, pastoso, frollo. Anche il culo pu dire molto sul suo carattere per cui si pu definire, a seconda dei casi, chiaccherino o che parla, dispettoso, impegnativo (quando per forma, struttura e carica erotica, metterebbe a dura prova il "fortunato"). A questo punto lascio a voi ed alla vostra colta fantasia, la ricerca di altri termini che, di volta in volta, meglio descriveranno il culo che starete esaminando. Un aspetto importante del culo il suo movimento. Generalmente a pendolo ed sincronizzato con il movimento della donna. Ma ci sono dei culi che hanno il movimento indipendente e sono i migliori. Essi hanno una vita propria (motu proprio) e si muovono sempre. Alcuni di loro hanno, a sinistra o a destra, un movimento pi accentuato, detto asincrono, mediante il quale vanno ad accarezzare la mano di chi gli vicino. Inutile dirvi che questi culi sono vere prelibatezze. Vi sarete anche accorti che quando abbracciate, a culo fermo, la vostra ragazza, o la ragazza di qualcun altro non fa differenza, ad un certo punto le vostre mani cominciano a scendere gi, gi, dalla schiena al culo (com' giusto che sia, s'intende!). Cominciate a sfiorarlo con le dita, poi con le mani e quindi ad accarezzarlo dolcemente. E' un po' come quando avete fame e siete davanti ad un bel piatto di spaghetti allo scoglio. Che cosa fate? Prendete la forchetta e cominciate ad avvolgere, piano piano, i primi spaghetti. Loro si avvolgono e voi notate che imprigionano una vongola verace bella cicciuta. E cos vi aumenta l'appetito. Qualcosa di simile accade mentre accarezzate quel culo. Pi le mani lo accarezzano e pi si fanno bramose, cominciano a pal-

peggiare. Voi avvolgete gli spaghetti e loro imprigionano un bel gamberetto rosatello. Avete l'acquolina in bocca e gli occhi sgranati, fissi nel piatto. Intanto le mani, che palpeggiano quelle belle chiappette, si fanno pi audaci, vogliono di pi. E la forchetta comincia a roteare pi velocemente. Prende altri spaghetti ed una cozza, una polpa di polpo e due telline. La bocca si schiude e le labbra cominciano a prendere la forma ad imbuto. Le mani, nel frattempo, agguantano con bramosia le mele. Le dita che imprigionano quelle belle polpe, ormai, sono spregiudicate. Ora la forchetta quasi carica, prende ancora qualche spaghetto ed uno scampo, la bocca si apre: le labbra hanno fatto l' imbuto! Ora non palpeggiate pi, ora agguantate! Anzi no, brancate le mele! S, brancate quelle chiappe polpose! La forchetta piena e la bocca aperta. Date un morso ad una chiappa ed agguantate gli spaghetti, avvolgete una mela e poi date un altro morso ad un polpo mentre tastate uno scampo! Ora spaghettate le mani pie-

ne di chiappe ed inforchettate la bocca con le vongole, mentre palpate gli scampi, poi gamberate le mele,

abboccate gli spaghetti, roteate il polpo, e, fi-

nalmente, inchiappettate una cozza! E'

il trionfo,

l'apoteosi ...

il d e i ri o !

Forse mi sono un po' lasciato andare, ma quando parlo del culo mi s'intenerisce il cuore.

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ALESSANDRO VOLTA ELAPILA

Ma perch le mani sono sempre attratte dai culi? Perch, nonostante le nostra pi ferrea volont, quando un bel culo ci passa vicino la nostra mano gli da una palpatina? L'aspetto erotico che il culo ha di per s non basta a giustificare questo comportamento, anche perch spesso capitato a persone al di l di ogni sospetto, tipo geometri, calzolai, tipografi e anche preti, di essere colte in flagrante. Di tutto questo, ne ho ampiamente parlato con il mio elettrauto di fiducia. Ne venuta fuori una teoria scientifica, da parte dell' elettrauto, che io vi riporto pari pari. Quando una donna cammina, le due mele si strofinano l'una con l'altra. Si crea, quindi, un campo elettrico che in pratica fa da magnete ed attira le mani. Ne consegue che, specialmente nei luoghi molto affollati, dove le persone sono pi vicine, i culi femminili, pi polposi di quelli maschili e quindi pi carichi elettricamente, attirano le mani degli uomini. Si verificano cos quei palpeggiamenti, del tutto involontari, che ben conosciamo. Strabiliato da tanta scienza, mi sono proposto di verificare di persona la fondatezza di questa teoria. Sono andato alla biblioteca comunale ed ho cominciato la ricerca. Ho scoperto cos che un certo Volta Alessandro, meglio conosciuto come Alessandro Volta, nato a Como nel 1745, studi a fondo questo fenomeno anche dal punto di vista scientifico. Dopo molti anni di palpeggiamenti (strano non sia nato a Massa e Cozzile) e sperimentazioni, riusc a costruire la prima pila che in se-

guito verr definita "elettrica". lo non lo so, ed il libro non lo dice, se la fece a forma di culo. Fatto sta che la pila funzion e lui prese la "scossa". Questa "scossa" lui la chiam "corrente" perch, per portarla da un posto all' altro, la doveva far "correre" su dei fili. Si accorse, cos, che la "corrente" poteva andare sia in salita che in discesa, a seconda se i fili andavano verso l'alto o verso il basso. Non solo, si accorse anche che la "corrente" andava alla stessa velocit sia in curva che sui dirizzoni. Stupito da quanto scoperto, associ i due fenomeni, cio l'attrazione che ha il culo femminile per le mani con la forza che ha la corrente quando si piglia la scossa, e formul la prima legge di fisica elettronica che dice: "Contro il culo e la corrente non c' forza competente". Se la legge fu chiara, pi complicato stato, in seguito, misurare questa corrente. I soliti sapientoni hanno inventato le volt e le ampere e cos, noi profani, non ci capiamo nulla. Era pi semplice se si poteva misurare in centimetri, come si fa col culo. Comunque Alessandro Volta fu orgoglioso di quanto scoperto, e lo raccont al bar. Ovviamente nessuno cap di cosa si trattava e lo presero in giro. Il barista, addirittura, l'apostrof in malo modo: - Ti levi di torno, maiale! Trovati un lavoro serio! Un uomo triste che era l, appoggiato al banco a bere un bicchiere di vino, chiese al barista: - O che lavoro fa? - Il barista, riempiendogli di nuovo il bicchiere, rispose: - Va in giro a toccare il culo alle donne. - Mica male! - Disse l'uomo triste bevendo un sorso, - ...io faccio il carbonaio E l'uomo triste divent ancora pi triste. Anche il babbo di Alessandro Volta, quando seppe di quelle ricerche e della pila, mogio mogio e rassegnato, disse: - Speriamo almeno che faccia l'elettricista.Invece la su' mamma, piagnucolando, mormor: - A me mi basta che si sposi.-

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menti si precisione, basta applicare ad occhio una famosa legge di fisica basilare che dice:"poggio e buca fan pari". Per un culo, invece, questa legge non applicabile, a meno che uno non abbia l'occhio molto allenato. Difatti il volume delle

LARISEGOLA

Se le mele sono importanti, altrettanto si pu dire della risegola. E' la risegola che divide e distanzia le mele. Due chiappe, per quanto belle, non farebbero un culo se nel mezzo non ci fosse una bella risegola che le distanzia e le valorizza. D'altra parte anche una risegola senza due mele intorno non avrebbe senso. Pertanto le chiappe e la risegola si completano e si valorizzano a vicenda. Noi sappiamo, per esempio, che nella scultura, una statua, qualsiasi cosa rappresenti, avr sempre dei pieni e dei vuoti. In architettura affinch ci sia armonia, i volumi di un palazzo dovranno essere compensati proporzionalmente da un vuoto intorno, magari sfruttato a parco. Cos una facciata di quel palazzo avr delle rientranze o delle sporgenze, finestre o terrazzi, a movimentare la superficie. Anche in un paesaggio le colline o le montagne, alternandosi a valli e pianure, si valorizzeranno fra loro creando un ambiente armonioso. Lo stesso vale per un culo. La sporgenza delle mele deve valorizzarsi con un adeguato spazio fra di loro, costituito dalla risegola stessa. Certo non tutte le mele sono uguali. E nemmeno le risegole. Per cui la variet dei culi infinita, oltretutto le dimensioni di uno stesso culo variano nel tempo. Ma in quei casi facile verificare se una statua, un palazzo od un paesaggio sono equilibrati e quindi armonici. Senza stare a fare delle misurazioni, spesso complicate o impossibili senza stru-

chiappe sicuramente pi grande del vuoto della risegola. Nonostante questo, anzi, proprio per questo, il culo bello cos. Quindi fra le due chiappe e la loro distanza ci deve essere un certo rapporto che, per essere armonico, sar costante qualsiasi dimensione avr il culo in oggetto. Per conoscere questo rapporto bisogna fare qualche calcolo. Ad essere sincero a me la matematica e la geometria non sono mai piaciute, e credo neanche a voi. Non so, per esempio, perch s' studiato il Teorema di Pitagora. Non mi mai servito, neanche quando sono andato all' estero. Ma qui bisogna fare un sacrificio ed io cercher di semplificare il tutto, aiutandovi anche con dei disegni. Vediamo com' rappresentata la sezione di un culo con la sua risegola (Fig. 1)
chiappa risegola

~(

T \~
l
Fig. l

chiappa

Per fare bene il calcolo bisogna usere la sezione del culo nel punto della sua massima sporgenza. Problema: dato un culo composto da due chiappe di diametro d, trovare il rapporto armonico esistente tra le due chiappe e la risegola. " A questo punto bisogna misurare la larghezza nel punto massimo di una delle due mele teoriche e avremo, cos il diametro di quella mela. Ora lo divideremo per 2 e otterremo il raggio. Usando la geometria, disegneremo col compasso la sezione di quel culo rappresentato da due semicerchi uniti nel punto u. Poi troveremo l'apice della risegola inscri vendo i due semicerchi

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in un rettangolo avente per base la somma dei diametri dI e d2, per altezza la massima sporgenza dei due semicerchi (Fig. 2):

scendo il diametro dI ( o d2) del cerchio.

A
Fig. 2

Se ora facciamo ruotare uno dei due semicerchi nel punto u fino a far combaciare i due diametri, avremo ottenuto un culo a tutto tondo, o meglio, un cerchio inscritto in un quadrato (Fig. 3 e FigA):

Fig. 4

Dividendo per 2 il diametro dI, otterremo il raggio r. Quindi l'area del culo sar:

rn

mentre per calcolare 1'area del quadrato baster moltiplicare il diametro del cerchio, che anche la misura del lato del quadrato per se stesso, ovverosia:
Fig. 3

A questo punto per trovare il famoso rapporto armonico tra chiappe e risegola, dobbiamo abbandonare la geometria per la matematica. Infatti una dimostrazione geometrica del problema impossibile, in quanto dovremmo dimostrare la quadratura del culo, in questo caso del cerchio. Sappiamo benissimo che gi gli antichi filosofi greci, capeggiati da un barbiere, si erano posti questo problema. Lo studiarono a lungo finch non pass di l un tizio che disse loro: - La quadratura del culo? Mai vista. Se ve lo dico io, credetemi: sono di Massa e Cozzile! - Ed a tutt'oggi non l'ha mai vista nessuno, cosicch dimostrato che la quadratura del culo, come quella del cerchio, sono impossibili. Quindi ricorreremo alla matematica. Problema: partendo dalla Fig. 4, calcolare il rapporto tra la risegola, (area tratteggiata), ed il culo, (quella del cerchio), cono-

Ora baster sottrarre 1'area del culo dall' area del quadrato, dividerla per 2 ed avremo l'area della risegola:

Quindi il rapporto tra culo e risegola sar:

r2n
(dlXdl)-(r n)2
2

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Sostituendo alle lettere dei numeri, ad esempio dicendo che la sezione di una chiappa di 20 cm di diametro, quindi lO cm di raggIO, avremo:

10xl0x3,14 (20x20)-(10xl0x3,14) 2 314 400-314 2 314 = 7,30 ... 43


Quindi in un culo armonico, il rapporto tra chiappe e risegola sar di 7,30. Al di sopra o al di sotto di questa cifra sar invece disarmonico, ma non per questo meno desiderato. Se poi non volete fare tutti questi calcoli, vi insegno un modo pi semplice per saperlo: infilate una mano, di taglio, fra le due chiappe: se c'entra state tranquilli, la risegola regolamentare.

LEPUPPE

=
Le puppe sono in alto sul davanti e sporgendo compensano il culo che in basso sul didietro. Posizionate orizzontalmente ed essendo due, una di qua e una di l in modo simmetrico, formano un binomio. Sono la gioia dei pi piccini e dei pi grandi, ma ci si divertono anche quelli di mezzo. E' bello giocare con loro perch anche loro sono giocherellone. Ti guardano negli occhi con quei capezzoloni aspettendo di essere accarezzate. E noi le accareziama con dolcezza e, fra una ciucciatina e l'altra, le facciamo ballonzolare. E loro, felici, ballonzolano. Le puppe sono uguali, due a due. Uno potrebbe anche parlare di una puppa sola, tanto l'altra uguale, ma non lo trovo corretto. Caratteristica di tutte le puppe quella di essere senz' osso. Ciascuna puppa dotata di un capezzolo. Quando si accarezzano, le puppe diventano pi dure ed i capezzoli pi grossi. Questa una buona cosa. Le puppe hanno una forma simpatica: rotondeggianti alla base, finiscono a punta con il capezzolo. capezzoli possono guardare all'ins, in avanti, all'ingi, verso l'interno o verso l'esterno. Le dimensioni della puppe possono variare, ed anche quelle dei capezzoli. Ci possono essere puppe piccine con capezzoli grossi e puppe grosse con capezzoli piccini. All'interno di questi parametri ci sono combinazioni infinite. L'ingordo preferisce puppe grosse con capezzoli gassi. Ma anche i parametri per definire uno "ingordo" sono infiniti, per cui di fronte a due puppe siamo sem-

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pre contenti. Le puppe hanno ispirato artisti in tutti i settori: poeti, pittori, letterati, scultori. Un po' meno i musicisti. Infatti facile trovare affreschi o quadri di pittori famosi e non, che raffigurano donne prosperose con grandi seni. Come, del resto, nella scultura. Da Fidia ad oggi, quasi tutti gli scultori, prima o poi, hanno scolpito un bel paio di tette. Ma chi maggiormente ha esaltato le puppe sono stati i fotografi. In tutte le riviste vi sono rappresentate tette famose e non. Ma dove i fotografi hanno superato se stessi, dando un contributo concreto all'arte, e un bel godimento a noi, in quei grandiosi e commoventi calendari che troviamo nelle autofficine. In quei tetri stanzoni sporchi di morchia e puzzolenti di nafta, si compie il prodigio. Come bagliori di luce, tette immacolate si stagliano da quei muri unti di grasso, a rallegrare l'operoso meccanico. Polpose rotondit consolano e leniscono la sofferenza di quei clienti che hanno la loro creatura sotto i ferri. Turgidi capezzoli, come occhi consolatori, guardano benevoli quella sofferente umanit. E allora, se soffermiamo lo sguardo in quelle foto, l'occhio attento pu cogliere la creativit dell'autore. Puppe fotografate davanti, di fianco, di sopra in gi, si sotto in su. Didietro no perch non si vedrebbe nulla. Ombre e luci che si alternano in un gioco di luci ed ombre. Volumi che, polposi, prorompono dal foglio piatto della carta e si ergono, in una magistrale illusione ottica, a tentare lo spettatore. Tette come arte e arte delle tette. Garagi come musei per pellegrinaggi culturali di scapoli e ammogliati. Apriamo i garagi anche la domenica. Nella musica, invece, niente o quasi. Se si esclude una canzone di qualche tempo fa, non mi sembra che i grandi musicisti si siano dati molto da fare. E' strano che gente come Verdi o Puccini, non abbiano mai sentito la necessit di immortalare un bel paio di ciucce in almeno una delle loro opere. A dire il vero c' stato un musicista, sconosciuto ai pi, che scrisse un'opera dove ad un certo punto, lui e lei si trovano su di un praticello in mezzo ad un boschetto. E' una notte di luna e lui canta a lei:

- Tiramelo qui, tiramelo l, tiramelo fuori un c' mosche ...Ma credo si riferisse ad un' altra cosa e lo cito solo per amore della cultura. Voglio chiudere l'argomento puppe con un grande poeta futurista. Ebbe l'idea geniale di scrivere una poesia, che per la particolarit delle parole usate, era anche musicale. La intitol: POESIA SONORA PER TETTE

Tette, tette, tin,ti,t, io vi tocco sempre l. Puppe, puppe, pum, pu, p, belle dure, dure, d. Tante tette tutte tonde, tutte tette tonde tanto. Tette tante tonde tutte, tette tutte tanto tonde. Palpo polpe poI, po, p queste polpe a chi le do? ClUCClO ClUcce, ci, ci, ci, slurpe, slurpe, slurpe, sl.

...

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PASSERA NOVA O PELO NOVO

ALLA RICERCA DELLA PASSERA NOVA

La storia insegna che la prima volta che l'uomo prov la passera disse: - Per! - E da quel giorno la prefer a tutto, tramandando quella bella esperienza da nonno a nipote, perch si sa, padri e figli si parlano poco. E cos da quel giorno milioni, anzi, miliardi di uomini hanno bramato la passera. Per lei hanno lottato e hanno vinto, altri hanno perso. L' hanno cercata e l'hanno trovata, altri la cercano ancora. Molti per lei hanno speso patrimoni e dilapidato immense fortune, pochi non hanno speso neanche una lira, ma erano belli. C' anche qualcuno che non ha fatto nulla, ma sono pochissimi. Tutta o quasi l'umanit maschile ha subito il suo fascino. Interi popoli hanno emigrato dai loro territori, o hanno ingrandito i loro imperi, per cercare passera nova. L' hanno fatto i Greci e i Persiani, i Romani e gli Arabi, gli Vnni e i Tartari. Anche quelli di Massa e Cozzile, nel loro piccolo, si sono dati da fare, anche se la storia non lo riporta. Perfino gl'Indiani si dice che siano emigrati dall' Asia per cercare passera no va in America, ma, purtroppo per loro, l non cianno trovato nessuno e sono diventati cattivi. E cos stato nel COrSO dei secoli. Tutt' oggi una moltitudine di uomini, in tutto il mondo, di notte migra dalle campagne verSOle citt, e dal centro delle citt verSOi viali della periferia, alla ricerca di passera nova. Tutto questo commovente.
Disegno preistorico della passera - Altamura - Francia

lo ho dei conoscenti, qualcuno anche sposato, che con gran-

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de sacrificio lasciano il lavoro per andare nei bar a giocare a carte, o nelle sale corse a giocare ai cavalli. Poi, quando vincono, la sera vanno al nigth a cercare passera nova. Anche questo commovente. In questa ricerca, per, occorre stare attenti alle passere finte. lo non ne avrei voluto parlare perch l'argomento scabroso, e se lo faccio solo per dovere civico e senso dello stato. Dovete sapere che ci sono degli strani individui che si fanno le puppe e la passera finte, poi si vestono da donna e, approfittando del buio, la sera vanno in giro ad imbrogliare chi in cerca di passera vera. E dicono che sono anche belli, o belle, non so come dire, tant' vero che un tizio che conosco si era fidanzato con uno/a di questi/e. Meno male che dopo quattro mesi il suo figliolo se ne accorse e glielo disse, sonn chiss quanto durava. Questa storia un po' meno commovente. Ma ora torniamo alla passera vera. Una conferma che la passera nova sempre stata la pi desiderata, fin dalla pi antica antichit, si ha addirittura dall' Odissea. Infatti quel libro, che noi tutti studiamo a scuola, una testimonianza .... Ma meglio che proceda con ordine.

LO SPRETATO

Era stato un trombatore di Altopascio a parlarmi di lui e a darmi l'indirizzo. Quando arrivai all'" ALIMENTARI BAR TABACCHI ...." (il nome non lo posso dire) ero un po' agitato. Non avevo mai visto un prete spretato ed ero curioso di vedere come era fatto. Di loro ne avevo sentito parlare, ma sempre a mezza voce, come quando uno racconta che evade l'Iva. Ora stavo per conoscerne uno. Entrai. - Bongiorno! - Dissi io. - Bongiorno. - Rispose un omone alto. Anzi, un po' pi alto. Era ben pasciuto: aveva un bel faccione pieno, con la pelle rosa e liscia come il culino di un bimbo di due anni, due anni e mezzo. - Mi da un pacchetto di emme esse. - Dissi. - Dure o morbide? - Dure. Ma lei il signor .... - Si. - Disse lui. Sentii un grumo di commozione in gola. Era lo spretato! Stava proprio davanti a me, tutto insieme e per ritto! - Senta, io ... - Gli dissi chi ero ed i motivi per cui lo avevo cercato. - Se ne puo' parlere ... - Disse lui. - Venga, si va fuori a un tavolino. Vanda! - Chiam lo spretato, (anche se il nome era un'altro, mi capirete!). - Si? - Rispose da un'altra stanza una vocina, di donna ovviamente. - Vieni un po' te al banco, io devo parlare con un signore. Andiamo pure. Ci si accomod su due poltroncine di plastica, quelle classi-

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che dei bar, e si cominci a parlare - Lei voleva sapere se, dopo la fine dell' impero romano e le invasioni dei barbari, i frati che s'incaricarono di ricopiare i libri salvati, modificarono quei testi che erano un po' scomodi per la Chiesa? - Si, - dissi, - in special modo riguardo alla passera. Cianno tramandato le versioni originali o in qualche caso hanno omesso o modificato i testi? - Qualcosa di vero c' ... - Disse serio con voce seria. Un brivido mi si aggrapp alla schiena, poi cominci a scendere gi alle gambe, gi gi fino ai piedi e, meno male, usc dalle scarpe. Avevo trovato la persona giusta! - Anni fa andai in Vaticano per un corso di specializzazione sulla miseria, e ogni tanto andavo nelle varie biblioteche a consultare dei libri. Ma in certe stanze, dove so che costudiscono testi antichissimi, non ci si pu entrare. Una volta chiesi ad un prete bibliotecario, col quale ero entrato in confidenza, se potevo avere il testo pi antico dell' Odissea, che era costudita in una di quelle stanze. Che lei la conosce l' Odissea? - Quella di Omero? - Dissi io . - Si, quella. - Disse lui. - L' ho studiata a scuola. Grande poeta Omero. Secondo me il pi grande di tutti dopo Carlo Collodi, autore di Pinocchio. Che lei lo conosce Pinocchio? - Come no! - Disse lo spretato, - in sem,inario s' studiato in terza. Ci fatto anche una tesina. - lo l'ho letto quindici volte, e l'ho capito quasi tutto. Ma continui ...- Dissi. - Come sapr, il primo poema che fece Omero fu l'Iliade, e parla della guerra di Troia. Nel secondo, l' Odissea, invece si parla solo di viaggi e di donne: Circe, Nausica, Calipso, le sirene eccetera. lo non capivo perch questa differenza cos marcata tra gli argomenti dei due poemi. Ecco pech chiesi se potevo avere quel testo al bibliotecario. Quando lo lessi, tutto mi fu chiaro. La versione che ci fanno studiare a scuola diversa, stata mano-

messa. La parte pi importante, quella che la chiave di tutto il poema, stata addirittura nascosta. Vede, - continu - secondo me le cose andarono cos. A quei tempi le citt della Grecia erano spesso in guerra tra loro, ed i combattimenti erano cose normali. Declamare in quelle corti la guerra di Troia, piena battaglie e duelli, doveva annoiare pi che divertire. Evidentemente Omero si accorse che l' Iliade era un poema che tirava poco. Allora ne fece subito un altro: l'Odissea, appunto. Ma questa volta l'argomento era la passera: in special modo la passera nuova. Ecco perch tutti quei viaggi e quelle donne. E Ulisse poi, da come ce lo descrive Omero, doveva essere un gran trombatore. Si figuri che con la ninfa Calipso ci rimase sette anni! - Ma in quella parte del canto che lei ha trovato, che si dice?- Chiarisce il perch di tutti quei viaggi e quelle donne. E' la chiave di tutto, gliel'ho detto. Erano cos importanti che me li scrissi. Gi tradotti, naturalmente. Se mi aspetta un minuto li vado a prendere. Per ...- Aggiunse sottovoce guardandomi nelle palle degli occhi, - ...mi raccomando: acqua in bocca! Non faccia il mio nome. Non vorrei che mi facessero togliere la licenza dei tabacchi. Sa, quelli ... - disse indicando il campanile del vicino paese ...hanno le mani lunghe. Gi fecero un casino quando gli dissi che mi ero fidanzato con la Vanda! Non le dico poi quello che successe quando seppero che mi volevo spretare. A Roma, sulla mia nomina a vescovo, in tanti avevano puntato parecchi soldi: mi davano a un quinto! - Non dubiti! Nessuno sapr come e da chi li ho avuti: mio dovere! - Dissi. Si alz dal tavolo e and verso la bottega. Dalla curiosit non stavo pi nella pelle. Ritorn insieme alla Vanda. Lui aveva una cartellina in mano, lei un vassoio con due caff, due bicchierini ed una bottiglia di grappa. - Preferisce il caff o un grappino? - Mi chiese la Vanda. - Tutti e due. - Dissi io. Lei guard lo spretato con aria un po' interrogativa. Che fosse tirchia? - La bottiglia ve la lascio? - Chiese di nuovo, guardando me e poi lo spretato. Anch' io guardai lo spretato, e lui cap.

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- Si, - disse, - e lascia anche i bicchieri. E qui bisogna riconoscere che come conoscono l'uomo i preti, non lo conosce nessuno. Anche quando si spretano! - Oh! Siamo intesi, eh? Me non mi conosce.- Disse. - Ho fatto anche la domanda per ottenere la ricevitoria del totocalcio, totip, enalotto e superenalotto. Non me le faccia perdere! - No, no! Stia tranquillo. lo non l'ho mai vista! - Ero in subbuglio per la curiosit di vedere quei fogli e, dopo il caff, ci dovetti bere un grappino. - Ecco, guardi ...- disse riaprendo la cartella e tirando fuori dei fogli scritti a mano, - Questa la parte mancante che gli dicevo. In questi fogli c' la versione in greco, che io ho ricopiato da quell'antico testo, e qui, invece, la stessa versione che ho tradotto in italiano. Siamo nel momento in cui, finita vittoriosamente la guerra di Troia, Ulisse raduna i suoi uomini e gli parla cos:

Ricoperti siam di gloria, or possiamo far baldoria! Quindi io dico: andiamo in gita a goderci un po' la vita! Andiam tutti a ricercare pelo novo oltre il mare. Biondo o bruno, chiaro o scuro, quello novo, ve lo giuro, pi goduria ci dar. Che s'aspetta? Ovvia, si va?Cos disse il prode Ulisse. Ero scioccato. Lo spretato se n'accorse e mi vers un altro grappino. Lo bevvi, e ne bevve uno anche lui, anzi ne bevve due perch era rimasto indietro. - E' rimasto a bocca aperta, eh? Glielo avevo detto che questi versi sono la chiave di tutta l' Odissea! - E' vero ...- balbettai - Qui Omero mette in risalto l'intelligenza di Ulisse. Gli fa fare un figurone! E poi sono versi di una bellezza incredibile. Lo spretato annu. - Ma non sono finiti. Ascolti la risposta dei suoi uomini: E la gente sua rispose: - S, prendiam le nostre cose. Di pugnare e fare a botte, ne abbiam le palle rotte! Udi, spinte e ciabattate, calci, sputi e anche legnate. Se siam vivi grazie a Marte, ma anche il culo ha la su' parte!

- Ascoltate, gente mia, si sbaracca e si va via! Per dieci anni s' lottato, poco o punto s' trombato. Non stata un'avventura, questa guerra stata dura. Siamo pieni di dolori, non siam pronti a far lavori. Ma se si torna al focolare, poi ci tocca a lavorare, e le nostre mogli, tutte, saran vecchie e assai pi brutte. Son passati ormai tant' anni, saran piene di malanni; saran mezze sgangherate, con le top e spelacchiate.

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Non il caso di tornare a casa nostra a lavorare. Meglio andare col veliero a cercare il pelo nero! Dice bene Ulisse il prode: pelo novo fa pi gode! Niente meglio di due micci con intorno i peli ricci, e se poi l' un po' maiala, pi gustosa la cila! L di donne ce n' tante e ci aspettan tutte quante, o coi soldi o con il cuore sono pronte a far l'amore. Quindi niente nostalgia: si sbaracca e si va via! Alla goduria abbiam diritto, s partiamo a pipi ritto! S partiamo a cuor leggero, s partiamo col veliero! S cantiamo tutti in coro: questo meglio del lavoro ! E partiron lestamente con la topa nella mente. - E' fantastico! Qui lucciconi agli occhi . - Ha capito cosa ci duemilacinquecento anni sera! Anzi, della passera c' tutto Omero! - Esclamai. Avevo i avevano nascosto? In questo poema di fa, c' la massima esaltazione della pasnova! Macch affanni, macch lavoro!

Qui si indica la via maestra per l'uomo! - Ma perch nasconderli? - Chiesi. - Pensi bene al significato di quei versi! Le faccio un esampio: che secondo lei i crociati ci sarebbero andati crociate, se li avessero letti? No! Si sarebbero fermati prima. Con tutto il pelo novo che trovavano, attraversando citt e villaggi, c'erano belle e arrivati in Terra Santa! Era vero, non ci avevo pensato. poi chiesi: - Daccordo, allora poteva andare bene, ma oggi?- Oggi ci sono, per esempio, i rappresentanti. Che ciandrebbe lei in giro per il mondo a lavorare per una ditta, magari anche tutto spesato, o con quei soldi andrebbe a passera nova? E tutti i pendolari? Se si studiasse l' Odissea completa mi dice quanti pendolari arriverebbero in fabbrica? E quanti ne tornerebbero a casa? Salterebbe tutto il "sistema". - E' capace che siano daccordo anche con la Confindustria! Dissi io. - E il matrimonio? .. - Continu lo spretato, -...Ci pensato al matrimonio? E' un pilastro fondamentale per la Chiesa. Se, come fece Ulisse, insegniamo alla gente che meglio andare in cerca di passera nova, il matrimonio va a farsi benedire! Chi si sposa pi! No, guardi, credo che tutto cambierebbe. Per loro, meglio che non si sappia: sono sempre stati contrari alla passera! Ne so qualcosaio!Ero frastornato, ma poco a poco mi si apr l'orizzonte davanti a me: ecco perch i Greci si sparsero per il Mediterraneo! Ecco perch i Romani conquistarono un Impero cos grande! Difatti Tito Livio, storico dell' Impero, aveva scritto a proposito della fondazione di Roma:

SPQR

...NARRANO LE HISTORIE CHE ROMOLO QUIRINO DOPO AVER FONDATA ROMA, METTESSE SU' UN CASINO. POICHE' LE BOLOGNESI NON ERANO VICINE, DOVETTE ACCONTENTARSI DI VERGINI SABINE ...

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Anche Romolo cercava passera nova. A forza di cercare passera nova, i Romani conquistarono tutto il mondo allora conosciuto! Ed ecco perch poi l'Impero Romano croll: quando, con i primi cristiani, i preti presero il sopravvento, nascosero quei versi. A poco a poco furono dimenticati, cosicch la gente perse le motivazioni. E i romani persero l'impero. Sentii un brivido. - Ma non finita qui! - Continu lo spretato, - Parlandone con quel bibliotecario, lui mi raccont tante altre cose che sono state nascoste o modificate. Una su tutte: lo sa cosa disse Giulio Cesare prima di morire? - Qui, quoque ...Bruti fili mi. Proprio te, Bruto, figlio mio! Cercai di ricordare. - No! Codesto quello che cianno raccontato loro. Lo scriba, che seguiva sempre Cesare, riporta fedelmente quello che successe. Ecco come and: dopo che fu pugnalato, si accorsero tutti che stava per morire. Allora lo scriba gli grid: - Dici una frase celebre, per passare ai posteri! E Cesare, rantolando, disse: - Ohi! Mi fa male il groppone ...- E' troppo poco, dinne una meglio! - Lo incit lo scriba. Allora Cesare disse:

Allora Giulio Cesare raccolse tutte le sue forze e disse:

SPQR

- PASSERA PASSERAM SEMPER EST! -

- Che tradotto vuoI dire: la passera sempre la passera. Poi, con un ultimo rantolo mor. - Disse lo spretato. Era commosso e lo ero anch'io. Rimanemmo in silenzio, ognuno coi suoi pensieri ...Poi, all'improvviso ebbi un lampo: - E allora, se pubblico quei versi, ci sar una rivoluzione mondiale! Sar ricordato come Lenin o Fidel Castro? - Dissi orgoglioso. Poi, per ...- Ma a me che cosa mi faranno quelli l? - E indicai anch' io il campanile. - Non lo so! Pu darsi che non gli faranno nulla. In fin dei conti non sono poi cos cattivi! Basta, per, che un'abbia mai bisogno di una licenza di tabacchi, o che voglia aprire un botteghino del lotto. Per queste cose cianno le mani lunghe, gliel' ho detto.Che mi fossi messo nei guai? Intanto ci bevvi un'altro grappino, poi mi accesi una sigaretta.

SPQR

- DEFAECATIO MATUTINA EST TAMQUAM MEDICINA. DEFAECATIO MERIDIANA NEQUE BONA, NEQUE SANA. DEFAECATIO VESPERTINA EST MAXIMA RUINA.-

Lo scriba scosse la testa: - Ma codesta la sanno tutti, e poi troppo lunga. Ci vuole qualcosa di corto ma solenne! -

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COM'E' NATA LA PASSERA

MASSA E COZZILE

Non si sa chi per primo abbia scoperto la passera, ma per molti secoli si creduto che fosse stato uno di Massa e Cozzile, nell'alta Toscana. Questi due piccoli paesi, vicini fra loro, formano un solo comune e hanno rivestito un ruolo importante nella storia d'Italia, ma ancor di pi nella storia della passera, come andremo a vedere. L'origine di questi due paesi si perde, come si suoI dire, nella notte dei tempi. A conferma di quanto sostengo, c'era un antico detto, risalente addirittura al basso Medio Evo e durato fino agli inizi dell' ottocento, che descriveva la forma dei due paesi e le carattereristiche dei loro abitani. Diceva cos: " Cozzile per lungo, Massa per quadro novantanove puttane e cent'un ladro". Ora, se vero che il mestiere del ladro e quello della puttana sono i pi antichi del mondo, era ovvio pensare che Massa e Cozzile avessero origini antichissime. Forse addirittura preistoriche. Mi affretto a dire che oggi in questi due paesi ci abita gente quasi tutta per bene, come nel resto del mondo. Ma andiamo avanti. Il primo abitante, di Massa o di Cozzile non chiaro, pare che fosse un certo Silvestri, e questo pu essere vero perch il cognome significa "abitante della selva". Ed verosimile che questo personaggio, con la sua gente, sia disceso dai boschi soprastanti per fondare un paese, a met poggio, dove le condizioni
Antica scritta etrusca (sec. V a.c.). Tradotta vuoi dire" W la passera."

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di vita erano migliori. Sia come sia, a noi non ce ne importa, dette vita a questo antico insedianento umano. Un suo discendente, Silvestri anche lui, un giorno part in tutta fretta. Chi dice perch aveva rubato un maiale, chi dice che lo trovarono con la moglie di un altro, chi dice per tutt'e due le cose, comunque part veloce e se ne and per il mondo. Di maiale in madiale, di donna in donna, arriv sulle coste di quella che oggi la Turchia. Stanco di tutte quelle fughe e col fegato a pezzi per tutti quei maiali mangiati, disse alla sua donna: - Mi fermo qui, e da domani lavori te. Fu cos che fond una citt e la chiam Troia, perch Puttana suonava male. Difatti se uno incontra un altro e gli dice: - Dove vai? - E quello gli risponde: - Vado a Puttana. - Pu anche voler dire che le cose gli vanno male, che vanno a rotoli. Invece se dice: - Vado a Troia.- Quell'altro pu dire: - Per! Quasi, quasi, vengo anch'io.Di quella Troia e di quella famosa guerra, sapete tutto. Saprete anche che un certo Enea Silvestri part da quei luoghi e, dopo molte peripezie, sbarc in Italia e precisamente nel Lazio, dove suo figlio Ascanio Silvestri fond l'antica Alba Longa. Tra i suoi discendenti il pi famoso fu un certo Romolo Silvestri, fondatore di Roma. Alla sua morte, avvenuta misteriosamente, gli fu cambiato il cognome in Quirino e, purtroppo, quel ramo dei Silvestri fin l. Vi ho raccontato tutto questo perch per via di quel detto, fino agli inizi dell' ottocento, in tutto il mondo si credeva che i primi a scoprire la passera fossero stati quelli di Massa e Cozzile. Fu un certo Napoleone Bonaparte che, con la sua campagna in Egitto, dette inizio alla moderna archeologia. E proprio in Egitto si scopr che la passera era conosciuta anche da prima. Ora bisogna che vi parli di Napoleone.

NAPOLEONE E LA CAMPAGNA D'EGITTO

Cos' un barbiere? E', prima di tutto, un grande artista. Con le sue mani e pochi strumenti riesce a trasformare facce da galera con barbe irsute in volti angelici da cherubini, pelacci ribelli con stizze al tritolo, in morbidi capellini da fidanzato in casa, dilaganti calvizie in chiome fluenti da sessantottino. Gi per questo un personaggio indispensabile e benemerito. Ma quello che lo rende insostituibile la sua grande capacit di immagazzinare notizie, nozioni e confidenze dei clienti. Quando si seduti sulla sua poltrona, con l'asciugamano avvolto intorno al collo e tutto ci copre, la testa, simbolicamente dimentica del corpo, libera i pensieri. Tra sforbiciate ritmiche e pennellate di condida schiuma, le confidenze pi gelose e segrete si mescolano a svolazzi di borotalco. Il libero pensiero sgorga irruento e puro attraversando argomenti vitali: lo sport, la politica, la scienza, la passera. Ed in questo ambiente, terra di nessuno e di tutti, dove ognuno parla, discute e insegna: il cameriere, il professore, il benzinaio, il geometra, il trombatore. Il barbiere diventa, cos, un contenitore umano di sapienza, una fonte inesauribile di cultura: sa tutto, di tutto e di tutti. Per il suo immenso valore storico, sociale e pedagogico, raggiunta l'et della pensione, andrebbe collocato nelle biblioteche per poterlo consultare alla bisogna. Ero giunto, per via di questo libro, da uno di questi barbieri, coposaldo storico di nuove e futuriste acconciature. I suoi tagli di

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capelli a zeppa, a gianduiotto, di bolina, il mezzo rovesciato e quello al carpione lo ponevano all'avanguadia della sua categoria. Ma dove eccelleva veramente, era nel taglio flamb con la chi arata. Consisteva in un taglio usando la fiamma di una candela invece delle forbici, poi sbatteva un chiaro d'uovo e frizionava i capelli. Dopo una mezz' ora, se non se lo ricordava lui glielo ricordava il cliente, li lavava con uno shampo alle erbe. Il tutto, diceva, rinforzava i capelli. Era diventato il punto di riferimento di tutti i trombatori della zona, e, per questa sua clientela, era considerato nella Valdinievole il pi grande esperto di passera "per sentito dire". Ed era stato proprio un trombatore di Buggiano a raccomandarmelo per eventuali consultazioni. Bene, quello che lui aveva saputo da un suo compaesano, emigrato a Parigi dove aveva cominciato come barbiere e poi, su, su, era andato ad insegnare la Storia di Pinocchio alla Sorbona, e che poi era ritornato a casa quando era andato in pensione, non solo era clamoroso, ma gettava una nuova luce proprio sulla passera e sulla Campagna di Napoleone Bonaparte in Egitto. Qui ora io salto tutti i convenevoli, le presentazioni, i due grappini e passo subito a raccontarvi quello che lui, il barbiere, mi raccont. - Sul finire del 1700, alcuni studiosi francesi trovarono fra delle vecchie carte, uno scritto in latino che, tradotto, ad un certo punto diceva cos: " ...Il professor di lettere, studiando storia antica, scopr sulle piramidi l'impronta di una fica ..." La notizia ebbe vasta eco nel mondo accademico. Il Direttol'io, che comandava in Francia dopo la rivoluzione, fu sollecitato a far luce su quanto scoperto, anche perch, a quei tempi, dell' Egitto e delle piramidi si sapeva poco o nulla. Fu cos che, in una delle solite riunioni, si decise di approntare una spedizione militare con al seguito studiosi di storia, geografia, e antiquariato in genere. Si pens anche di ingaggiare tre o

quattro trombatori, veri esperti di passera. Sorse per un problema quando si tratt di decidere a chi dare il comando. Nessuno dei Direttori del Direttorio ci voleva andare per paura che, lasciando la poltrona, al ritorno la trovasse accupata da qua1cun altro. Ci vo' io! Disse una voce. I Direttori del Direttorio si guardarono intorno, ma non videro nessuo. lo chi? Chiesero in coro. lo! Rispose quella voce. Allora guardarono in basso ... e lo videro. Era un ornino piccino con delle gambettine corte corte, tanto che i due stivalini che calzava, uno destro ed uno sinistro, gli facevano anche da pantaloni. Erano verniciati di nero fino agli stinchini e da l in s erano bianchi. Addosso portava una giubbina blu scuro. Teneva un braccino piegato dietro la schiena e l'altro piegato davanti con la mano infilata nella giubbina. In testa aveva un cappello nero come quello di Arlecchino, ma nel centro del cappello invece del batuffolo di cotone, ciaveva una "N" dipinta col porporino. I Direttori del Direttori o si guardarono sbigottiti. T'avevo detto di chiudere la porta! Disse il primo Direttore del Direttorio al secondo Direttore del Direttorio. Un'ero mia l'ultimo! Rispose il secondo Direttore del Direttorio, l'ultimo era lui. E indic il terzo Direttore del Direttorio. Che ciai dietro la schiena? Domand il quarto Direttore del Direttorio a qull' ornino. Che ciai dentro la giubba? Domand il quinto Direttore del Direttorio. Erano sospettosi e temevano che fosse un attentatore. Nulla. Disse quell' ornino. E allora perch tieni le mani l! Perch non ci le tasche. Non me le potevano mica fare negli stivali! Rispose quell' omino indispettito. Lo vedete che non ci neanche i pantaloni. Disse, facendo un sospirone di sollievo, un Direttore del Direttorio, che ora

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non mi ricordo pi quale fosse. Girati un po'. Disse un altro Direttore del Direttorio, uno a caso. Tanto non mi si vede nulla, ci le code! Disse l'ornino. Difatti dalla giubbina scendevano gi due codine tipo frak. Ma le mutande ce l'hai? Si che ce l' ho! Le volete vedere? No, perbacco! Piuttosto, chi sei? come ti chiami? Sono il Generale Napoleone Bonaparte! Disse l'ornino tutto fiero. Tutti i Direttori del Direttorio si guardarono in faccia l' un l'altro con gli occhi sgranati. Uno di loro disse: Generale te? O come hai fatto a diventare Generale? Mi sono distinto in battaglia! Rispose impettito, si fa per dire, Napoleone Bonaparte. E come hanno fatto a distinguerti in battaglia fra tutti quei soldati, se noi non ti si visto neanche entrare in queta stanza? Chiese un Direttore ecc. Ero a cavallo! Rispose lui. I Direttori ecc. ecc. rimasero pensosi. Poi uno di loro disse: E te vorresti comandare la spedizione e andare in Egitto? Che referenze hai? Ho fatto la Campagna d'Italia. Ah! Eri te quel Napoleone l? Si, ero io Bravo! In fondo un po' Africa anche quella. Ma te ne intendi di passera? Mi sempre piaciuta, fin da ragazzo. Perch? Chiese facendo finta di non sapere nulla. Perch quello che devi fare, una volta arrivato in Egitto, salire sulle piramidi, cercare una passera e, possibilmente, portarla qui. Te la senti? Napoleone Bonaparte annu. E voi che ne pensate? Ci si potr fidare? Disse quel Direttore del Direttorio agli altri ecc. ecc. A questo punto del racconto del barbiere, bisogna che io vi spieghi chi era Napoleone Bonaparte, che per comodit d'ora in poi chiamer solo Napoleone. Era nato ad Aiaccio, in Corsica,

anche se sua madre avrebbe voluto partorire a Massa e Cozzile, ma quel giorno c'era il libeccio e la nave non pot partire. Fin da piccolo, come et intendo, gli piaceva giocare alla guerra con gli amichetti e ai dottori con le amichette. Fu proprio il fratello di una di queste bambine, un baccellone lungo e bischero, che sorprese lui e la sorellina col cosa nella mano e la mano nella cosa. Se lo facesse per vendicare l'onore di famiglia, o per rabbia perch nessuna delle bambine, tanto meno la sorella, gli cosavano il coso, non si sa. Fatto sta che da quel giorno il baccellone tenne la mano sulla testa di Napoleone, impedendogli di crescere. Fu cos che rimase piccolo. Per la passera gli continu a piacere: era sempre a pipi ritto! Col crescere di et gli aument la voglia di passera nova. Impar ad infilarsi, senza farsi notare, sotto i gonnelloni di signore compiacenti, anche se queste stavano passeggiando o facendo salotto, ed in poco tempo conobbe le migliori passere di Parigi. Nel frattempo aveva fatto la Scuola Militare ed era entrato nell'esercito. In seguito si spos con una vedova, una certa Beppina, che anche se non era una gran bellezza, lui l'apprezzava per le sue qualit immorali. Quando Napoleone seppe di questa passera egiziana, fu curioso di provarla. And allora dal Direttorio per avere il comando della spedizione. Ed qui che l'abbiamo trovato. Ma ora torniamo al racconto del barbiere. - I Direttori del Direttorio parlottarono un po' fra loro, poi: Mi sembra l'ornino giusto! Disse uno di loro, gli altri annUlrono. Allora fatta! Ci vai te! I Direttori, contenti della soluzione trovata, salutarono Napoleone e si rimisero a giocare a carte. Da quel momento cominci la Campagna d'Egitto. Qui salto tutti i preparativi, le valige, ed il viaggio per mare. Sbarcati che furono, cominci il lungo cammino verso le piramidi. Napoleone era in testa a cammello di un cammello, al lato sinistro cerano i trombatori, al lato destro gli scienziati e dietro l'esercito ... - Come sarebbe che Napoleone era a cammello di un cam-

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mello? - Chiesi stupito. - Per fare il ganzo! Nei quadri si vede che va a cavallo di un cavallo bianco, ma in realt andava a cammello di un cammello. Che poi non era un cammello ma un dromedario, perch in Africa ci sono i dromedari, mentre i cammelli sono in Asia. Ma siccome tutti, ma proprio tutti, i dromedari li chiamano cammelli, anch'io dir che andava a cammello di un cammello. - E se non andava neanche a cammello di un cammello, ma a dromedario di un dromedario, di che colore era il dromedario? Chiesi incuriosito. - Lei non ci creder, ma il dromedario era color cammello! - E poi? - Chiesi. - Dopo quattro giorni di marcia nella sabbia Napoleone, un po' stupito, si ferm e voltato si verso l'esercito disse: Per .... che spiaggia! E l'esercito, guardandosi intorno, nspose: Per! ... E avevano ragione, l'Egitto proprio tutta spiaggia: lunga e larga che non si trova la fine. Me l' ha disse il mi' babbino. Lei c' stato in Egitto? - Mi chiese il barbiere. - No. - Risposi. - Neanch' io. Per c' stato il mi' babbino: ci fatto tutta la seconda guerra mondiale. Cinque anni. Lo misero di sentinella ad un pozzo d'acqua in mezzo a tutta quella rena, lontano centinaia di chilometri da qualsiasi citt. C'erano solo due o tre palme per stare all' ombra. Poi, dopo poco, l'esercito italiano s' arrese e furon tutti presi prigionieri dagl' inglesi. Il mi' babbi no se lo scordarono, gl'inglesi non sapevano nulla e lui rimasto cinque anni a far la guardia a quel pozzo ... Diceva O quando mi daranno il cambio? O che turni lunghi mi fanno fare? ... Pover' uomo, cinque anni ci rimase ...- Era commosso, il barbiere. - E per mangiare? Come faceva? - Chiesi. - Quando fin le razioni mangi i datteri di quelle palme. Per cinque anni ha mangiato datteri e per cinque anni ha avuto la diarrea. Sono calorosi. E non ciaveva neanche la carta! Ogni tanto passava una carovana di beduini e qualche volta, per piet, gli

davano un po' formaggio, ma era dura. - E poi cinque anni senza passera! - Dissi. - Gi! cinque anni senza passera. E pensare che i datteri, oltre ad essere calorosi, sono anche afrodisiaci! - E Napoleone e l'esercito come se la cavarono in mezzo a tutta quella rena? - Gli chiesi. - A loro, per il mangiare, and meglio. Ma patirono tanto il caldo! Giorni e giorni sotto quel sole rovente, senza un filo d' ombra, senza trovare una palma! La notte poi, attirate dal sudore, arri vavano nuvoli di mosche, tafani, zanzare e pitignoni che si avventavano su quei corpi stanchi mordendo e pinzando senza piet. E qui bisogna dire che Napoleone era proprio amato dai suoi soldati. Non che ci fosse del sesso, quello no! Per gli volevano bene e l'avrebbero seguito ovunque. La marcia continu sempre pi faticosa e a Napoleone nonostante la voglia di quella passera nova, l'Egitto cominci a stare un pochino antipatico. Erano cos sudati, sudici e puzzolenti, che quando incontrarono una carovana di mercanti arabi, i cammelli vomitarono. - Brutte bestie i cammelli, mordono? - Chiesi. - No.- Pinzano? - Neanche. Sono mansueti, docili. Anzi, il mi' babbino diceva che cianno un bel culi no ed i migliori sono quelli a pelo rosso!- Come sarebbe a dire? - Chiesi un po' sorpreso. - E chi lo sa! Quel poverino torn a casa che sembrava matto. A questo punto io del su' babbino non gli chiesi pi nulla. Mi interessai solo di Napoleone. Ed il barbiere continu il racconto: - Finalmente, una sera, arrivarono alle piramidi. Erano sfiniti, ma la vista di quei monumenti e la curiosit di trovare quella famosa passera, riempirono di gioia tutti quanti. Il mattino dopo Napoleone radun i suoi uomini e disse: Ragazzi, qui la situazione dura, vediamo di starci il meno possibile. Dividetevi in gruppi e salite da ogni lato sulle piramidi. Quello che dovete fare trovare una passera, di quelle col pelo

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intendo. Andate e buona fortuna. I soldati cominciarono ad arrampicarsi sui gradoni delle piramidi esaminandoli centimetro per centimetro. Passarono alcuni giorni durante i quali ci furono parecchi falsi ritrovamenti. Quando si trattava di un buco naturale, quando di una roccia sbreccata, quando di una semplice cacca di un qualsiasi uccellaccio. Napoleone era sempre pi sudato e pinzato dagli insetti, e nonostante fosse arrapato all' idea di quella passera, cominci ad odiare l'Egitto. Alla fine radun i suoi uomini e, alzatosi in piedi, chiese: Ma l'avete mai vista una passera? Chi rispose di s e chi rispose di no. A Napoleone s'abbass la pressione e di conseguenza anche l'arrapamento. Dovette sedersi. Chiam i trombatori che aveva al seguito e gli ordin di fare un corso accelerato sulla passera ai soldati. Diamoci da fare, porca maremma, un si po' mia torna' a mani vote! Disse. Dopo il corso accelerato ripresero le ricerche. Finalmente, un pomeriggio di qualche giorno dopo, un caporale che era arrivato in cima ad una piramide, grid: L' ho trovata! L' ho trovata! E' quass! Accorsero i soldati e accorsero gli studiosi, poi accorse, ma pi lentamente per via delle sue gambettine, anche Napoleone. I soldati erano contenti, gli studiosi erano felici, ed anche Napoleone era emozionato. Si fece largo tra i soldati, arriv dove stavano gli studiosi e chiese: Dov'? E' qui. Rispose un professore che, con un pennellino, puliva la punta della piramide. Napoleone si chin e guard. L, sulla nuda roccia, scolpita in bassorilievo, c'era la "passera". La famosa "passera" di cui si parlava in quella vecchia carta! Napoleone, perplesso, la guard. Gli gir intorno e la riguard. Poi, sfilatosi il guanto destro, la tocc. Infine s'inginocchi, socchiuse gli occhi, e, nel silenzio assoluto, l'annus. Tutti trattennero il respiro. Dopo alcuni interminabili secondi, Napoleone si rialz e disse:

Un sa di nulla! Per forza, mormor uno dei trombatori che era accorso l, a stare all'aria svanita! Napoleone guard il trombatore, poi si volt verso gli studiosi e, indicando la passera con un dito, chiese stupito: E' tutta l? Si, risposero gli studiosi, tutta qui. Come? Prosegu Napoleone, io mi sarei fatto tutta questa sgropponata da Parigi a qui, mi sarei preso le pinzature di milioni di zanzare e di tafani, per questa passera che rinsecchita e un sa di nulla? Non rinsecchita! Disse indignato uno degli studiosi, stata scolpita! E se l'hanno scolpita proprio sulla punta della piramide, vuoI dire che per loro era importante! Questo dimostra che gli antichi Egizi, non solo conoscevano l'uso della passera, ma era anche oggetto di culto e l'adoravano. E' una scoperta che getta una nuova luce sulle abitudini di questo antico popolo. Fino ad oggi s'era creduto che la passera l' avessero scop~rta quelli di Massa e Cozzile! Ora bisogner riscrivere tutta la storia della passera partendo dagli Egizi! Disse emozionato un altro studioso. Me ne frego degli Egizi! E anche di quelli di Massa e Cozzile! Url Napoleone col viso paonazzo dalla rabbia e dalle pinzature. A questo punto l'Egitto gli stava proprio sui coglioni. lo so che da quando sono sbarcato ho patito di tutto. Quella maledetta spiaggia con tutta quella rena! Il caldo! Le pinzature! E tutto questo per scoprire che la passera che si cercava era di sasso! Prendete tutto quello che volete, ma domattina vi voglio pronti: si torna a casa! E mai pi e mai poi voglio sentir parlare dell' Egitto, n di spiagge, n di qualsiasi altro posto dove ci fa caldo e c' la rena. Quest' altra volta, se ci sar un' altra Campagna, si va in Russia, almeno l c' fresco! E mentre ridi scendeva la piramide, saltando a pie' pari di gradone in gradone con quelle sue gambettine corte, borbottava: E pensare che a casa c' la mi' Beppina con la passera di ciccia, ed io, invece, sono venuto quaggi a fare il bischero per

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una passera di sasso! Questa la vera storia della Campagna di Napoleone in Egitto. - Concluse il barbiere. Ero rimasto sorpreso da questo racconto, ma anche emozionato. Cos era nata l'archeologia moderna e Massa e Cozzile aveva perso il suo primato. C'ero rimasto un po' male. Per il mio .libro, invece, rappresentava una chicc a ed io ve l'ho riportata pari, pari.

COME FU FATTA LA PRIMA DONNA

Insieme a quella passera gli studiosi di Napoleone, che ormai possiamo considerarli i primi archeologi moderni, riportarono in Francia qualche sarcofago, statue e papiri. E proprio su uno di quei papiri c' scritta la leggenda di come furono fatti il primo uomo e la prima donna. lo, quando andai al Louvre per fotografare quella famosa passera, comprai anche una copia di quel papiro e la sua traduzione. Ecco la storia di quella leggenda. Si narra che un giorno il dio Ra fece l'uomo. Questi si alz da terra e cominci a guardarsi. Vide le braccia, vide le mani, poi vide i piedi, vide le gambe e in mezzo alle gambe vide un coso. - O che ? - Disse l'uomo. - A che servir? La prima risposta l'ebbe quando gli scapp la piscia, la seconda quando vide un cammello e una cammella fare all'amore. Allora tutto eccitato chiam Ra e gli disse: - Voglio una cammella anch'io! - Per farci cosa? - Chiese Ra. - Per farci quello che ci fa il cammello. - Intanto quelli non sono cammelli, ma dromedari. E te non sei un cammello, sei un uomo! - Disse Ra. - Va bene, per voglio anch'io un buco per metterci questo coso! - Insistette l'uomo. - Va bene. - Rispose Ra. E in un attimo, zac, lo fece, anzi, la fece. Era una fessura con un buco e tanti bei pelini riccioluti intorno. Era nata la passera! L'uomo, tutto contento, ringrazi il dio e si avvicin alla pas-

La famosa passera sulla piramide. Louvre, museo egizio,Parigi.

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sera. La guard per bene, poi con un dito la tocc. La prese in mano, la riguard e l'apr. Era proprio bella, aveva due bei labbri rosa come due petali e tutt'intimo tanti bei peli riccioluti. Era soddisfatto. La prese con due mani e, delicatamente, c'infil il suo coso, poi aspett. Non successe niente. Allora cominci a muoversi come aveva visto fare al cammello. Ma, di nuovo, non successe niente, a parte un certo solletico preovocato da quei peli. Quando finalmente si ferm, stanco e sudato, senza che fosse successo quello che sperava, ci rimase male. Guard il cielo e chiam di nuovo Ra. - Cosa c' ancora? - Disse Ra che stava perdendo la pazienza.

- C' che non funziona! - Disse l'uomo. - Come non funziona! lo sono il dio Ra e tutte le cose che faccio funzionano! - Tuon. - Hai voluto un buco ed io ti ho fatto un buco! E mi sembra anche bellino. - Concluse Ra. - Per essere bellino, l' bellino, ma bisognerebbe fissarlo a qualcosa per poterlo usare. Magari a qualcosa di morbido - Disse l'uomo. - Ecco, se tu facessi qualcosa che mi somiglia, anche meglio, e meno peloso di me, poi ci attaccassi questa cosa, credo che funzionerebbe. - Codesta "cosa", intanto, si chiama passera, e te cominci ad aver troppe pretese. Che sia l'ultima cosa che mi chiedi! - Disse Ra. Il dio si mise al lavoro. Fece un corpo, ci attacc due braccia e due gambe, gli fece un culo, poi prese la passera e disse: - E questa dove s'ha a mettere? - Basta che sia in un posto comodo. - Rispose l'uomo. - Qui! - Disse Ra, e la mise in mezzo alle gambe. Finito che ebbe rimasero tutti e due in silenzio a guardare quel corpo. - Mi sembra un po' piatta, l, sul petto. - Disse Ra all'uomo. E l'uomo rispose: - Facci un altro culo. - Un di' bischerate. lo sono un dio e le cose le fo' per bene.Pens un po', poi disse: - Ci faccio due puppe! - E ci fece due puppe, una pi su e una pi gi. - Forse era meglio una di qua e una di l. - Disse l'uomo.

- Forse s - Disse Ra. E le spost. - Ora finita, bella vero? - Chise Ra all'uomo. - Molto bella. - Ammise l'uomo, - per mi sembra che ci manchi qualcosa ...A s, la testa ... Ci manca la testa, come ci io! Disse guardando il dio Ra. - Testa? Quale testa? L'ho fatta a te la testa, ne basta una. A lei non gli serve! - Disse Ra deciso. L'uomo stette un po' in silenzio, poi, con un fil di voce, disse: - Per ... sembra monca. Con la testa sarebbe pi bellina. - Ci vuoi la testa? E io gli fo' la testa. Per, ricordati, gliela fo' solo per figura! E cos fu fatta la donna. Questa la leggenda egizia e io non c'entro.

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Il Dio Ra consegna la passera all'uomo - Papiro egizio - Particolare Louvre - Parigi

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CONCLUSIONE

A questo punto credo di avervi detto tutto quello che so, e mi sembra tanto, sulla passera e dintorni. Ho cercato di essere succinto ma chiaro; se poi ho usato qualche termine scientifico qua e l, perch non ho potuto fame a meno. Quello che ho cercato di fare con questo libro, oltre a qualche soldo spero, di diffondere nei giovani e non, il vecchio amore per la passera. Dico vecchio amore perch mi sembra che oggi ci sia molta confusione. Fra politica, religioni, consumismo, internet, partite di calcio e pasticche, la passera mi sembra passata in secondo piano. Che sia invecchiata anche lei? Se cos, in quest'epoca di ricerche avanzate e di mutazioni genetiche, se c' da cambiare qualcosa nella passera e si pu fare, io proporrei di fargli la lingua. Non perch parli, s'intende. Intanto sarebbe gi importante che non gli si tagliasse pi il pelo. Con la scusa del tanga certe passere sembrano spazzolini da denti. Ma forse sono invecchiato io. Allora su questo non ci posso fare nulla. Come sar il futuro? Boh! Per ora teniamoci stretto il presente, anzi, cerchiamo di migliorarlo e di renderlo pi godereccio possibile. Intanto il lavoro sembra che, finalmente, vada a sparire, per cui a chi non ce l'ha gli conviene aspettare. E nel frattempo pu andare a passera, perch non mi stancher mai di dire che meglio della passera non c' nulla, anche se un pachino si gode 105

anche quando la macchina passa alla revisione. Poi la passera ci tanti dintorni, tutti interessanti e tutti da scoprire. Perci ora che avete finito di leggere questo libro, tutti fuori, a cercare passera nova. La passera sempre la passera! Solo la fetta di cocomero ci va vicino.

Gaudeamus igitur!

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