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VIVO FILM presenta

MIGLIOR DOCUMENTARIO
FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA

SCRITTO FOTOGRAFATO E DIRETTO DA LUCA FERRARI MONTAGGIO PIETRO OCCHIUZZI MUSICHE ORIGINALI GIULIANO FERRARI COLOR CORRECTION ERCOLE COSMI MONTAGGIO SUONO E MIXAGE ANTONIO GIANNANTONIO FINALIZZAZIONE CINE AUDIO VIDEO UFFICIO STAMPA EMANUELA GENOVESE PRODOTTO DA LUCA FERRARI. RELIEF. SAMUELE PELLECCHIA PER PROSPEKT PHOTOGRAPHERS DISTRIBUZIONE VIVO FILM

PEZZI
UN FILM DOCUMENTARIO SCRITTO, FOTOGRAFATO E DIRETTO DA Luca Ferrari MONTAGGIO: Pietro Occhiuzzi MONTAGGIO SUONO E MIXAGE: Antonio Giannantonio GRAFICA: Daniele Zendroni FINALIZZAZIONE: Cine Audio Video MUSICA ORIGINALE: Giuliano Ferrari PRODUZIONE: Luca Ferrari Relief Samuele Pellecchia per Prospekt Photographers DISTRIBUZIONE ITALIANA: Vivo film (www.vivofilm.it) DURATA: 67 minuti
MIGLIOR DOCUMENTARIO - PROSPETTIVE ITALIA
VII FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA CANDIDATO COME MIGLIOR DOCUMENTARIO AI DAVID DI DONATELLO 2013

UFFICIO STAMPA: EMANUELA GENOVESE - emanuelagenovese@gmail.com +393288876282


PEZZI di Luca Ferrari CREDITI NON CONTRATTUALI

SINOSSI

Massimopericompagnidibiscaerpantera.Dallavitanonhamaiavutoniente,solola miseria della periferia romana, del Laurentino 38. La sua storia anche quella di Giuliana, Stefano, Rosi, Bianca, Lillo: schegge impazzite, vittime di unesistenza senza obiettivi vissuta sempre ai margini, schiavi delle violenze subite. Vite piegate dalla droga, dallalcool, dal cancro, una guerriglia quotidiana. Madri che piangono i figli. Padri che li rinnegano. La paura di tornare in strada dopo la galera. Una botta di coca per iniziare la giornata. Una birra, una grappa e una partita di biliardo per chiuderla.Perquestiuominiedonnenonc,nforsemaicisar, posto per la speranza.

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NOTE DI REGIA

Ilfilmnascecomeevoluzionediunreportagefotograficoiniziatonellestatedel2009.Ho iniziato il racconto del Laurentino 38, un quartiere periferico a Sud di Roma, grazie ad Armando, un anziano ex pugile, campione del mondo delle forze armate, padrone di una baracca su un prato di fronte al complesso delle case popolari. Ho passato settimane alla baracca fino ad incontrare Massimo, detto er pantera. Massimo gestisce un bar che tutti chiamano bisca, abusivo, frequentato da ciurmaglia umana in cerca di sballo, compagnia e affetto. Si parla di carcere, di famiglie distrutte, racconti veri ed immaginari, pettegolezzi di quartiere: damme na grappa, mi fijo carceratoamemelhannoammazzato,quellossuicidato.Cchibarcollaechiha gli occhi rossi e bagnati dalla droga, chi urla, chi ride e chi gioca a stecca, ogni tanto una rissa. a cocaina (namoapija npezzo) ossessivamente presente, sempre, in tasca, nella mente e nel sangue. Cancheleroina,maquelladasfigati. Il passodallimmagine fissa, quella dellafotografia, allimmaginefilmata statonaturale, aiutato dal caso e dalla estrema facilit delle nuove tecnologie. Lassenzadiunatroupee lutilizzo di una macchina da presa non invadente ha permesso un racconto frontale e diretto, minimizzando tutti quei filtri che avrebbero potuto influenzare il comportamento e la quotidianit dei protagonisti. Passano i mesi e prendo confidenza con il loro linguaggio, che non semplicemente un dialetto volgarizzato, ma un universo morale logico e dissociato. Accolto nella loro intima solitudine, ascolto gli sfoghi repressi, urlati e strozzati, unici, irripetibili, sorprendenti e tragici, a volte grotteschi, gli sfoghi e i silenzi di residui di anime schiacciate da una densa e costante claustrofobica ansia.

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Intervista a LUCA FERRARI

Come nato il film? Ho conosciuto Massimo detto er Pantera lestate di tre anni fa. Volevo realizzare un reportage fotografico sulla periferia romana e mi sono ritrovato con Pezzi, un filmdocumentario sulla bisca, il bar gestito da Massimo. Due stanze al Laurentino 38: una per gli alcolici, una per le slot. Un ritrovo per molti ma soprattutto un crocevia di storie, quelle di Massimo, Bianca, Stefano, Rosi, Giuliana e degli altri protagonisti. Quando hai compreso che il reportage poteva diventare un film? Dopo averli conosciuti e frequentati per mesi mi hanno accolto nella loro quotidianit. Il rapporto intimo e sincero che si creato con Massimo e gli altri mi ha consentito di raccontarli. Avevo capito che la fotografia non bastava e che soprattutto il video avrebbe potuto dar voce a quei pezzi di vita cos ruvidi e dolorosi. Quali erano le tue linee guida per il film? Le loro giornate scandivano il mio lavoro: i momenti pi bui e quelli felici, i ricordi di un passato spesso troppo duro e linfelicit di un presente avaro di possibilit. Non ho mai pensato in maniera ossessiva al modo migliore per rendere in video quella realt piuttosto ho cercato di limitarmi ad osservare. Senza intervenire, offrendogli con onest il mio obiettivo. Era tutto cos vero che non aveva bisogno di una gabbia entro la quale stare. E cos, giorno dopo giorno, sono diventato un protagonista come loro. Un piccolo pezzo di quelle vite. Hai mai imposto alcune scene o dialoghi? Non ho mai girato o chiesto un secondo ciak. Ho sempre cercato la prima e pi spontanea ripresa. Pu essere capitato, nel corso dei mesi, che gli chiedessi di raccontarmi nuovamente le storie che mi avevano interessato di pi.

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Ci sono stati momenti in cui non hai ripreso ci che vedevi? Con ognuno di loro si creato un rapporto vero di affetto e fiducia reciproca. Per questo in alcuni casi non ho filmato ci che accadeva. Cosa ti ha colpito delle loro storie? Langoscia totalizzante e la totale imprevedibilit delle loro azioni. Ad esempio mi colpivano i loro sbalzi di umore, il cinismo e il rifugiarsi nell alcool, nelle droghe e negli psicofarmaci. Ma anche, a volte, sembrava quasi che volessero riscattarsi e dimenticare lastrada. Perch Pezzi? Ci che ho visto e raccontato una realt umana frammentata, priva di pianificazione e progettazione. Le loro storie sono pezzi di vita ai quali non ho voluto e potuto dare un senso di una narrazione classica e compiuta. Hai mai avuto dubbi durante il montaggio? S.Eroindecisosuquellacheadessolultimascenadelfilm.Sisuperatounlimiteche ha compromesso il mio punto di vista e il mio ruolo neutrale di osservatore. Mi sono reso conto, infatti, di essere diventato un piccolo pezzo di una storia che ho osservato e raccontato per pi di un anno. Senza mai chiudere gli occhi.

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Incensurato a chi?
di FRANCESCO TRENTO1

Ho lavorato con Luca Ferrari a un reportage sul quartiere Laurentino 38 uscito poi su D di Repubblica, e ho avuto modo di vedere in anteprima le interviste che poi sono diventate, grazie a un lungo lavoro, la base di questo documentario. I racconti del microcosmo indagato da Luca sono ora tragici ora grotteschi, vivificati dalla ricchezza del gergo romano e dalla lettura spesso sconcertante che i protagonisti danno della realt e di quello che gli avviene. Le storie di alcuni personaggi offrono unoccasione di denuncia di un sistema carcerario che, a volte invece di rieducare, incattivisce i suoi ospiti. E lo spunto per una riflessione sulla difficolt di re-inserimento in una societ che difficilmente vuole avere a che fare con i suoi membri pi scomodi e contaminati. Ma, soprattutto, le storie del Pantera e dei suoi amici ci offrono un affresco senza eguali di questa periferia degradata e abbandonata a se stessa. Ci insegnano le regole di sopravvivenza e progettualit di queste storie al margine, di queste vite di questi uomini duri e temibili che per la notte, quando la bisca si svuota e la cocaina termina il suo effetto, sognano per un attimo una vita diversa.

Francesco Trento, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato il romanzo Venti sigarette a Nassirya (Einaudi Stile Libero, 2005). autore di vari documentari, tra cui Matti per il calcio (regia di Volfango De Biasi), SouvenirdItalie (regia di Guido Chiesa), e Zero inchiestasull11settembre (regia dello stesso Francesco Trento con Franco Fracassi), visto da pi di 50 milioni di spettatori in tutto il mondo. Per il cinema ha scritto 20 sigarette, premiato come miglior film nella sezione Controcampo del Festival di Venezia 2010. Ha pubblicato racconti su GQ, Slowfood, D di Repubblica e varie altre riviste in Italia, Svezia e Brasile.
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I PERSONAGGI:
MassimoGrisanti,dettoerPantera

50 anni. Sostiene di aver trascorso parte della sua detenzione da innocente. nato in una baracca alla Montagnola, nella periferia Sud di Roma. Ha iniziato a rubare a 5anni(ceralafame,eravamo11fratelliemipadrestavasempreubriaco). A 15 anni finisce al minorile di Casal del Marmo. Alla fine degli anni 80, alla morte del padre, inizia a fare uso di cocaina, di cui oggi diventato un vero esperto, e che assaggia quasi con piglio da sommelier.

Bianca

47 anni. Suo marito stato ucciso nel 1987. Pallida, emaciata, lo sguardo perso in ricordi di violenza vista e vissuta. Capace di sorrisi amari e di lacrime di commozione, come quando tenta di leggere ad alta voce le lettere damore che scriveva dalla sua cella al Pantera, rinchiuso anche lui in carcere. Si scrivevano tutti i giorni, anche pi volte al giorno: due sacchi pieni di lettere che coprono interamente il biliardo della bisca. Lettere piene di disegni: pornografici su quelle di lui, teneri su quelle di lei, inondate di cuoricini e personaggi dei fumetti che si abbracciano. Pi di trenta anni fa Bianca stata abbandonata dal padre. Lo ha rivisto al capezzale del fratello Lillo.
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Stefano

30 anni e tossicodipendente dallet di 13 anni. Ne ha trascorsi 12 in carcere. Allinizio della storia, Stefano ai domiciliari. Vive con la madre malata di cancro e il padre, reso quasi cieco da un glaucoma. La madre continua a dirgli di rigare dritto, che lei non pu vivere cos, con uno come lui in casa, e Stefano la rassicura. Ma i rapporti si fanno via via sempre pi tesi.

Giuliana

58 anni. Si riscattata dal suo passato da quando lavora in una ditta di pulizie. Giuliana ossessionata dal ricordo del figlio Sandrino, noto spacciatore del Laurentino, morto in un incidente stradale. Parla quotidianamente con le foto del figlio appese ovunque: sui muri, sugli specchi, nelle ante degli armadi, in auto. E tutti i giorni si reca in pellegrinaggio sia al cimitero sia sul luogo dove suo figlio morto, un angolo di via Cristoforo Colombo trasformato in un piccolo mausoleo.

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LAURENTINO 38
Pontienumeridiperiferia di Federica Angeli2

Immaginate un quartiere fatto di isolotti di cemento collegati da una serie di ponti. Eccolo il Laurentino, una delle periferie romane, chiamato 38 per il numero della particella catastale.Unnumeroappiccicatoalnomedelquartiere.()Lazonafue dificata negli anni Settanta e il suo confine, da allora perfettamente delineato: soffocato a sud dallEur, riccodivita,tramastodonticicentricommerciali,stradeatrecorsie,allombradelgrande raccordo anulare. Lavori di restyling del manto stradale, alberi piazzati ai lati della carreggiata, piccoli pois verdi buttati nel grigio marrone. Tutto il resto, architettonicamente parlando, sono ponti, tanto che il soprannome del quadrante SUD-Ovest della citt , appunto, i Ponti: in principio erano 11, poi nel 2007 ne sono stai abbattuti tre per la riqualifica del Laurentino 38, che per rimane il quartieraccio. Segnato da una serie quotidiana di episodi di microcriminalit che finiscono nelle pagine di cronaca. E al Laurentino 38 sbarcano inquilini inseguiti da sfratti esecutivi e soffocati dai debiti, ma anche quello che allora era il proletariato della citt. Con laspirazione di entrare nella middleclass,primadiprecipitarenellamarginalit:loccupazioneabusivadeglialloggi,di qualsiasi buco con un soffitto, diventa la regola. la legge del Laurentino 38. Senza placet istituzionali n permessi politici. Uno dei principi di questa legge: rigorosamente vietatoparlareconivicinidicasadiproblemidisaluteodelletavanzatadeglii nquilini. Mapoi,neiprimimesidel2000,qualcunotrasgrediscelaleggee,nonappenacircolala notizia della morte di un novantenne, il caos: due mamme, che speravano di accaparrarsilappartamentodelvicinoestintodadonareallerispettivefiglie, si sfidano su un pianerottolo, poco dopo luscita della bara, a colpi dascia. Quella che, pi veloce, riuscita a chiudersi dento la casa, incassando la vittoria, per un mese non esce, minacciata dalla vicina, perennemente sulla porta dellappartamento.

La Repubblica D, Incensuratiachi24orealLaurentino38, p. 146-148, 16 ottobre 2010


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LUCA FERRARI

Luca Ferrari si laurea in Documentary Photography alla University of Wales, Newport ed in SociologiaallUniversitLaSapienzadiRomaconunatesisulrapportotramassmediae conflitti. Vincitore di diversi premi in Italia e Inghilterra, tra i quali il primo premio studenti dellObserver Hodge Award del settimanale Observer e Ian Parry Scholarship (Sunday Times Magazine), nel 2008, a Londra, viene selezionato per il prestigioso Press Photographer of the Year (POY). Ha esposto i suoi lavori a Londra (Tom Blau Gallery, Guardian Newsroom, National Theatre), Parigi (Floral Gallery), Bogot (Planetario Museum), Festival Internazionale di fotografia Winephoto 2008, Fotoleggendo 2010 ed al CentroInternazionaledellaFotografiadautoredi Bibbiena. Nel 2005 pubblica il suo primo libroRebibbia:unreportageditestiefotosvoltoallinternodelpenitenziarioromano.Ha realizzato reportage in Europa, Kosovo, Sierra Leone, Colombia, India, Filippine e Sri Lanka. Ha pubblicato sui pi importanti magazines e quotidiani italiani e stranieri come LEspresso, D di Repubblica, Panorama, The Guardian, National Geographic e Newsweek, per citarne alcuni. Dopo 7 anni vissuti a Londra nel 2009 torna a vivere a Romasuacittnatale.Emembrodell'agenzia Prospekt Photographers. Attualmente collabora con Repubblica.it e il settimanale LEspresso.

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RELIEF

La Relief srl stata fondata nel 2009 da Valentina Avenia, Valerio Mastandrea e Edoardo Lardera. Ha coprodotto Good Morning Aman, il primo lungometraggio di Claudio Noce presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009, e sempre nel 2009, in coproduzione con Vivo film, i primi due episodi del progetto L'Aquila bella me, un documentario sul sisma del 6 aprile in Abruzzo girato da due giovani filmmakers aquilani. Ha anche coprodotto, con Minollo Film, Qualche nuvola, un film di Saverio Di Biagio, che stato presentato alla 68 Mostra del Cinema di Venezia (2011). Nel 2012 ha coprodotto I Padroni di casa, un film di Edoardo Gabbriellini, con Elio Germano e Valerio Mastandrea, con Firstsun e Rai Cinema, in concorso al Festival di Locarno 2012. Nello stesso anno ha prodotto il documentario In uno Stato libero di Paola Piacenza. Attualmente Relief sta seguendo lo sviluppo del primo lungometraggio di Elisa Amoruso e lo sviluppo per la sceneggiatura del nuovo film di Claudio Caligari.

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PROSPEKT

ProspektunagenziafondataaMilanonel2004cherappresentaungruppodifotografie video maker internazionali per la realizzazione di progetti e produzioni fotografiche per il mondodelleditoriastampataeweb,perlacomunicazionediimprese,entieassociazioni e per la realizzazione di mostre, eventi e presentazioni. I fotografi Prospekt vivono tra Milano e Berlino, Mosca e Nuova Delhi, New York e Tokio e lavorano in tutti i paesi del mondo. Lacaratteristicadistintivadeiprogettifotograficidellagenziailtagliodocumentaristicoe umanistico, sia quando si occupano di societ, ambiente, politica e cultura sia quando interpretano in modoautorialelacondizionedelluomocontemporaneo. Grazie alloriginalit dello sguardo e alla capacit di racconto, ifotografi Prospekt hanno ottenuto i maggiori riconoscimenti internazionali nel mondo della fotografia, dal World Press Photo al premio Gettyperlafotografiaumanitaria,dalpremioBaldoniallAftermath Award, dal Robert Capa allo Eugene Smith! I lavori prodotti sono stati esposti in festival, musei e gallerie in Italia e allestero e molti autori sono coinvolti come docenti presso scuole di fotografia in diversi paesi del mondo. Nel 2010 il gruppo dei fotografi si arricchito di alcuni video maker, con lobiettivo di sviluppare la sezione dei multimedia e dei documentari. Gli autori selezionati hanno ottenuto riconoscimenti al Sundance FilmFestival,alfestivalRencontredArles,alFestival 4EcransdiParigieallIDFAdiAmsterdam.

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VIVO FILM

Vivo film una casa di produzione cinematografica indipendente, fondata a Roma nel 2004 da Gregorio Paonessa e Marta Donzelli. Unprogettoeditorialeprecisolhaportatain questi anni ad esplorare il confine tra il cinema di realt e quello di finzione, producendo di pi di 30 titoli tra documentari per la televisione internazionali. e lungometraggi destinati a una distribuzione cinematografica nelle sale, nei circuiti indipendenti e nei festival italiani e Le produzioni Vivo film includono lavori di Guido Chiesa, Jean-Louis Malta, Pippo Mezzapesa, Comolli, Michelangelo Frammartino, Jennifer Fox, Chiara

Susanna Nicchiarelli, Nelo Risi, Corso Salani, Daniele Vicari.Nel 2007 Vivo film ha vinto il David di Donatello per il miglior documentario di lungometraggio con il film di Daniele Vicari Il mio paese eilPardodOro Premio speciale della giuria nel concorso Cineasti del presente al 60 Festival di Locarno per Imatra di Corso Salani. Tra il 2009 e il 2010 Vivo film ha prodotto Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, in coproduzione con la tedesca Essential Filmproduktion e la svizzera ventura film, e distribuito in Italia da Cinecitt Luce, presentato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Ralisateurs del Festival di Cannes (2010), dove ha vinto lEuropa Cinemas Label come miglior film europeo. Venduto in pi di 45 paesi, Le quattro volte stato invitato in tutti i pi prestigiosi festivalinternazionali,risultandoilfilmitalianopipremiatoallesterodel2010eunotrai film italianipipremiatidegliultimidiecianniilfilminoltreharicevutounNastrodArgento speciale2010,treCiakdoroetrecandidatureaiDaviddiDonatello2011. Nel 2013 Vivo film ha prodotto il primo lungometraggio di finzione di Emma Dante, Via Castellana Bandiera, vincendo, tra gli altri, la Coppa Volpi per la migliore attrice alla Mostra CinematograficadartediVeneziahaportato Alberi, la cine-installazione di Michelangelo Frammartino, in anteprima mondiale al MoMa PS1, in partnership con il Tribeca Film Festival. Mentre ha completato la realizzazione di due documentari, Il Muro e la Bambina di Silvia Staderoli, un personalissimo viaggio nella memoria della sua famiglia e della sua citt, e di Wolf, di Claudio Giovannesi, su un sospetto caso di collaborazionismo legato alla Shoah, sta lavorando allo sviluppo del film Beirut, I love you di Gigi Roccati e Zena elKhalil,finalistaquestannoalTorinoFilmLabAward.
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