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Robin Maxwell

IL DIARIO SEGRETO DI ANNA BOLENA

Traduzione di Anna Allocca Titolo originale dell'opera: The Secret Diary of Anne Boleyn

PRESENTAZIONE

Sono le pagine di un diario ad avvicinare Elisabetta, giovanissima regina d'Inghilterra, alla madre che non ha mai conosciuto. Anche Anna Bolena era giovane quando perse la vita sotto la scure del boia, vittima dei capricci di un re potente e sregolato, dello stesso uomo che per lei aveva sfidato la Chiesa e provocato lo scisma d'Inghilterra. Affidata alla memoria, la vita di Anna scorre parallela a quella della figlia che, attraverso le sue parole, ne rivive il destino. Fino a decidere che, pur sensibile al fascino dei suoi molti corteggiatori, non accetter mai di essere sopraffatta da qualcuno.

Robin Maxwell, americana, esperta di storia inglese e vive in California. Oltre che negli USA, questo suo primo romanzo stato pubblicato anche in Spagna, Germania, Inghilterra, Francia e Grecia.

A mia madre

Questo libro il risultato di venticinque anni di appassionato interesse per l'affascinante universo dell'Inghilterra Tudor. Il mio indottrinamento iniziato con un paio di romanzi di Norah Lofts, che mi hanno fatto conoscere i due colossi femminili degli albori del XVI secolo: Anna Bolena e Caterina d'Aragona. Quando l'interesse si trasformato in ricerca seria, le biografie di Carolly Erickson, Marie Louise Bruce, Elizabeth Jenkins e Paul Johnson mi hanno fornito preziose notizie sulla vita e sul periodo storico dei miei personaggi. Il libro World Lit Only by Fire di William Manchester stato la fonte per capire Lutero e la Riforma protestante. Ringrazio di cuore la curatrice, Jeannette Seaver, che ha mostrato una profonda comprensione per questo lavoro; la redattrice Ann Marlowe, che conosce il xvi secolo meglio di me; e il mio agente, Kim Witherspoon, che si prodigata per dare al libro la sua giusta collocazione. A livello personale ho enormi debiti di gratitudine nei confronti di numerose persone. La mia insegnante, Deena Metzger, mi ha aiutato a compiere il grande passo, da autrice di sceneggiature a scrittrice di romanzi. Billie Morton, cara amica e complice da quindici anni, non solo mi ha dato l'originale suggerimento di scrivere questo libro, ma mi stata sempre vicino con i suoi giudizi pacati, ma penetranti, e con i suoi ammonimenti a non lasciarmi sfuggire alcuna opportunit. Mia madre, Capitan Cuor di leone, stato il primo e pi luminoso esempio della mia carriera di scrittrice, e rimane la mia pi grande fonte d'ispirazione. Nei confronti di Max Thomas, mio marito, amico, maestro e alleato, nutro un immenso debito di amore e stima. Con dedizione ed affetto incrollabili, mi ha sostenuto dal punto di vista fisico, emotivo, spirituale e materiale per tutti gli anni che abbiamo passato insieme.

CAPITOLO PRIMO

Morte di Dio tuon Elisabetta. Datemi un giorno di respiro da questo martellamento senza tregua! Mi fate scoppiare la testa. I consiglieri della regina riuscivano a fatica a star dietro a quella donna straordinariamente alta e snella che stava attraversando a grandi passi l'immenso prato di Whitehall per raggiungere il cavallo che l'aspettava. Il capo consigliere William Cecil, un uomo di mezza et, severo e pacato, era combattuto tra l'ammirazione e lo sgomento di fronte alla sua nuova regina, che indossava un completo da amazzone di velluto viola e portava i lunghi capelli ramati sciolti sulle spalle. Determinata e cocciuta erano due parole che davano solo una vaga idea della venticinquenne Elisabetta Tudor. Era decisamente sfrenata, priva del bench minimo ritegno, dotata di uno spirito mordace e di un linguaggio sconveniente per una sovrana d'Inghilterra. Ma Cecil doveva ammettere che possedeva un'intelligenza aperta e brillante. Parlava correntemente sei lingue ed aveva lo stesso magnetismo di cui aveva dato prova suo padre Enrico VIII nel corso della sua vita lunga e turbolenta. Se solo, pens Cecil, non avesse provato un piacere cos perverso nello scandalizzare i grandi lord che lei aveva nominato suoi consiglieri. Cecil si espose a un'ulteriore esplosione d'ira. Supplico Vostra Maest di voler riflettere ancora sull'arciduca Carlo. Oltre a essere il miglior partito del mondo cristiano, dicono che sia attraente e di belle fattezze, per essere un uomo. E, particolare ancora pi importante aggiunse Elisabetta con un'espressione decisamente lasciva, ha due splendide gambe. Mi stato riferito che quando a cavallo non si nota che claudicante aggiunse Lord Clinton, sperando di guadagnar terreno. Ma Elisabetta si arrest di scatto e si gir verso di loro con tale rapidit da farli urtare l'uno contro l'altro come i protagonisti di una scena comica. A me risulta che sia un giovane mostro con un testone enorme! Cristo santo, quei patetici candidati che mi proponete non m'invogliano di certo a prendere in considerazione il matrimonio.

Il principe Eric un... Un parvenu svedese concluse Elisabetta. Ma molto ricco, Maest, e straordinariamente generoso. E quella ridicola delegazione che si presentata strisciando alla nostra corte, con i vestiti rossi, con distintivi di velluto a forma di cuori trafitti...? Elisabetta alz gli occhi al cielo. Mi chiedete di considerare la proposta del re di Francia che ci ha portato via Calais, l'unico porto rimastoci in Europa... e Filippo, vedovo di mia sorella, uno spagnolo di carnagione scura che un devoto e incrollabile cattolico? Insomma, signori, sono certa che avete di meglio da propormi. Vi sono forse pi graditi gli aspiranti inglesi? Gli aspiranti inglesi? Lo sguardo di Elisabetta parve addolcirsi e l'ombra di un sorriso le affior agli angoli delle labbra scarlatte. Si volt e, con passo pi misurato, prosegu verso lo splendido stallone baio coperto da una gualdrappa con ricami d'oro, e verso il giovane dalla corporatura atletica e dalla postura disinvolta e aggraziata in piedi accanto al cavallo, redini in mano. Cecil contempl con muta ostilit Robert Dudley, lo scudiero della regina. Era senz'altro lui la ragione del sorriso affiorato sulle labbra di Elisabetta e dell'andatura quasi languida con cui aveva percorso il tragitto che la separava dal suo destriero. Ebbene, s sussurr lei, gli aspiranti inglesi mi sono molto pi graditi. Cecil sent il discreto borbottio dei consiglieri alla vista di Robert Dudley. Lo scandaloso corteggiamento di cui questo arrogante nobiluomo aveva fatto oggetto la regina, e l'ancor pi scandalosa resa di lei stavano creando un clima di tensione, che metteva a repentaglio le possibilit di Elisabetta di fare un matrimonio onorevole in patria o all'estero. Poich Dudley, che molti credevano l'amante della regina, era un uomo sposato. Cecil cerc di scacciare dalla mente il sospetto che il comportamento immorale di Elisabetta fosse uno stratagemma da lei adottato per non essere costretta a sposarsi e poter quindi avere una serie di amanti per tutta la durata del suo regno; o, peggio ancora, che la regina stesse dando prova di aver ereditato il carattere della madre. Il sangue dei Bolena era macchiato di depravazione. Stando cos le cose, tutti, dai consiglieri che le proponevano una serie infinita di pretendenti, alla governante della sua infanzia, Kat Ashley, che supplicava la regina di rinsavire, ai fedeli sudditi che le rivolgevano petizioni quotidiane,

chiedevano che, per il suo onore e per il bene del regno, si sposasse e cedesse le redini al legittimo consorte. Elisabetta si avvicin a Dudley che, levatosi dal profondo inchino, si ergeva in tutto il suo vigore, e persino Cecil, di fronte ai suoi tratti forti e al suo sguardo limpido, fu costretto ad ammettere che lo scudiero era un affascinante emblema di nobile virilit. Dudley avvolse la regina nel suo sguardo. Incurante delle occhiate di disapprovazione dei consiglieri, Elisabetta allung la mano e, con un gesto di abituale intimit, gli accarezz la guancia, facendo scivolare lentamente le lunghe dita bianche lungo la mascella e sul mento, finendo poi per fargli un leggero solletico nell'incavo della gola. Come sta il mio stallone? chiese la regina, soffocando un sorriso. Forse i respiri trattenuti e indignati alle sue spalle la spinsero a dare una pacca sonora sul fianco del cavallo, concedendo cos agli stupefatti consiglieri la sia pur remota ma gradita possibilit di dare un'interpretazione meno volgare alla battuta della regina. Elisabetta si gir verso Cecil e rivolse a lui e ai suoi colleghi un sorriso caldo e scherzoso. Lord Clinton, Arundel e North, apprezzo molto i vostri gentili consigli e li terr in debita considerazione. Lasci che Robert Dudley l'aiutasse a montare in sella, dove assunse una posizione fiera e regale, abbassando lo sguardo sugli uomini intorno a lei. La scelta di un marito, e quindi di un re, non pu essere presa alla leggera e richiede una riflessione profonda. Per cui vorrete perdonare le incertezze di una povera donna debole. Ma vi prometto che quando avr preso la mia decisione, voi sarete i primi a esserne informati. Buona giornata, signori. Le bast un lieve tocco del piede per far partire il cavallo a spron battuto. Dopo aver salutato i consiglieri con un cenno del capo ironicamente rispettoso, Dudley mont in sella a sua volta e si lanci all'inseguimento della regina, che procedeva gi al galoppo. Mortificati, Cecil e gli altri consiglieri si girarono e, senza guardarsi negli occhi, s'incamminarono lenti e pensosi verso il palazzo.

Era tardo pomeriggio quando il primo raggio di sole sbuc tra le nubi e, attraverso la finestra del padiglione di caccia, inond di luce dorata il seno nudo di Elisabetta, di un bianco perlaceo. Dudley, disteso accanto a lei e appoggiato su

un gomito, con tocco rude ma delicato, sfior pigramente le piccole curve morbide come le piume di una colomba e il capezzolo roseo, che si mosse sotto le sue dita. Un sospiro inatteso sfugg dalle labbra a cui i baci avevano ormai tolto ogni traccia di belletto. La regina sbatt leggermente le palpebre e, piano piano, apr gli occhi. Elisabetta e Dudley, dopo una vigorosa cavalcata attraverso i prati verdi del mese d'aprile, erano infine giunti al regio padiglione di caccia, una modesta casetta di legno al limitare del bosco di Duncton. I due erano entrati ridendo, senza fiato per lo sforzo ma col sangue in tumulto, e si erano gettati l'uno nelle braccia dell'altra baciandosi appassionatamente e lasciandosi andare a manifestazioni d'affetto pi intime, secondo il crescendo che aveva segnato i mesi precedenti. Vi prendete molte libert con la vostra regina, amor mio mormor Elisabetta con una punta di durezza. Misurando le parole, ma lasciando spazio a una certa audacia, Dudley rispose: E intendo prendermene ancor di pi, Maest. Lo sguardo fisso e prolungato di Elisabetta mirava senza dubbio a provocare una certa esitazione. Ma Dudley, eccitato com'era, non vi diede gran peso. Le maniche ed il corpetto, gi slacciati, pendevano lungo il busto sottile della regina, ma le sottane e le sottogonne dell'abito da amazzone di velluto, bench stropicciati e ammorbiditi dal calore dei loro baci, le coprivano ancora i fianchi e le gambe. La mano di Dudley scivol lungo il vitino da vespa di lei, sfiorandole le ossa lungo la schiena accaldata, poi si spinse gi, tra le pieghe della sottogonna di pizzo, fino a raggiungere il morbido incavo tra le natiche, e l rafforz la presa, spingendo in avanti i fianchi di lei. Elisabetta, con la gonna ormai completamente slacciata, emise un gemito di piacere e Dudley, incoraggiato, allung la mano verso il monte di Venere. Smettetela, Robin. Lui rispose al suo ordine coprendole la bocca con un bacio appassionato. Lei si mosse sotto di lui, ma senza assecondarlo. Scost il viso.

Non fermatemi adesso, Elisabetta. Invece s, fermatevi! La sua voce era diversa, non pi vellutata. Il suo corpo morbido si era trasformato in un pezzo di legno. Il volto di Dudley ebbe un impeto di rabbia impotente. Con riluttanza, tolse la mano che le aveva infilato tra le sottane. Elisabetta scrut il bel viso di Dudley mentre lui cercava di controllarsi. Il trasporto fisico che mostrava per lei - un desiderio che lei amava e al tempo stesso temeva ora, con l'ordine di fermarsi, si era trasformato in una furia improvvisa e poi in qualcosa di diverso, pi difficile da definire. Lei era la regina. Lui un suo suddito. Gli occhi di Dudley mostravano tutta la confusione di questa imbarazzante circostanza. Lei era l'unica donna in Inghilterra che avesse il potere di impartire ordini a un uomo in quel modo, lo sapeva. Questa forza esaltante era una novit, poich l'incoronazione risaliva a soli tre mesi prima, mentre Robert Dudley era suo amico fin dalla tenera infanzia. Una volta regina, il fedele affetto di Robin aveva assunto un fervore che lei trovava assolutamente irresistibile. L'aveva solennemente nominato suo scudiero, e lui l'aveva seguita con grande orgoglio nel corteo dell'incoronazione, sotto gli occhi di tutti. Era convinzione generale che l'intimit fisica tra i due fosse un dato di fatto. Ma Elisabetta non gli aveva concesso il favore supremo. Robin, tesoro... Gli carezz la guancia accaldata. Non chiamatemi tesoro protest lui imbronciato. Vi chiamo come mi pare rispose lei acida. La luce del giorno stava svanendo rapidamente ed entrambi sapevano che ben presto le loro preziose ore d'intimit si sarebbero esaurite. Elisabetta si alz e riabbotton il corpetto, bisticciando con la complicata allacciatura. Su, andiamo, aiutatemi. Lo stuzzic con un sorrisino civettuolo e Robin, sebbene offeso, si sent completamente conquistato da quella fragile fanciulla. Con tocco maldestro, spinse i bottoncini di perle attraverso le asole di seta. A un certo punto, di proposito, lasci scivolare la mano sul seno ormai coperto. I vostri consiglieri impazziscono di paura osserv lui. Pensano che voi vogliate sposarmi e farmi re. Drizz la schiena e si allacci camicia e farsetto, evitando lo sguardo di lei.

E, di grazia, che cosa dovremmo fare della vostra carissima moglie, secondo loro? Moglie? Ho una moglie? scherz Dudley. Lei gli si piazz davanti, costringendolo a guardarla negli occhi. Se voi e io ci sposassimo, mi dimentichereste con altrettanta facilit? Lui cap di aver fatto un passo falso, non tanto per aver scherzato sul suo matrimonio senza amore, ma perch, indirettamente, aveva evocato la feroce freddezza con cui il padre di lei si era liberato delle sue mogli, inclusa la madre di Elisabetta. Ma questa fanciulla, la sua regina, il suo amore, lo faceva impazzire con la mutevolezza del suo umore. Talvolta si apriva a lui come un fiore alla luce del sole, ridendo, scherzando e architettando piani birichini, un po' come avevano fatto da piccoli. In quei momenti era come se fossero ubriachi, esaltati dal piacere della reciproca compagnia. Lei aveva persino contemplato l'idea di sposarlo. Talvolta lo spingeva a mostrarsi forte con lei, a dominarla e assumere il ruolo del padrone. Poi, con la rapidit di un temporale estivo, diventava cupa e severa, gli faceva pesare la sua posizione d'inferiorit, giocando con lui come con una pedina sulla scacchiera. Ho troppi corteggiatori, Robin - principi, re ed imperatori per pensare di maritarmi con voi. Lo disse in tono impertinente, ma lui percep una vena di dolcezza nelle sue parole. La guard mentre s'infilava la giacca di velluto, vide le spalle abbassarsi quasi impercettibilmente, gli occhi appannati, la fronte tesa. Nel tentativo di rabbonirla, si alz in piedi, ergendosi in tutta la sua statura, e le sollev delicatamente il viso, sussurrando: Non credete di avere dei sudditi fedeli in grado di darvi un erede al trono d'Inghilterra?. Un erede? I suoi occhi lanciarono un lampo di fuoco. Un erede, Robin? questo il punto? Non l'amore ma la discendenza? "Re Robert, padre di molti figli, sovrano d'Inghilterra e... ah, s, per poco non lo dimenticavo... marito di Elisabetta". Avete travisato le mie parole, mi avete frainteso! grid lui. Una reazione sbagliata, un altro passo falso. Paonazza in volto, Elisabetta calc le ruvide assi del pavimento diretta verso la porta della casetta. La sua successione al trono era stata un tragico percorso, disseminato di morti. Robin Dudley era il suo amore, non il suo signore. Parlare di eredi in quei momenti di tenerezza era orribile. Apr la porta, ma Robin si precipit a richiuderla.

Fatemi uscire. No, Elisabetta. un ordine. Dudley vide le vene violacee pulsare sotto la fronte levigata di Elisabetta. La regina stava per scoppiare in lacrime. Dudley s'inginocchi ai suoi piedi. Maest... Per un istante, sopraffatto da terribili emozioni che travolgevano la sua razionalit, gli venne meno la parola. Con gesto supplichevole, sollev le braccia e le cinse la vita. La sent tremare, nonostante gli innumerevoli strati d'indumenti e il busto. Vi prego, perdonatemi. Robin, alzatevi... Non volevo... No, lasciatemi parlare. Bench fosse a capo chino, si espresse con parole intense, chiare e limpide. Vi ho conosciuta da bambina, Elisabetta. Nata principessa, poi disconosciuta da un padre che voleva solo figli maschi. Cacciata da corte e costretta a vivere nell'ombra e nella povert. Avete sofferto la mancanza dell'affetto paterno. Ma in quell'aula dove mi aveva mandato mio padre, ho trovato un gioiello. Una mente brillante, un animo risplendente, un volto delizioso, pallido come una rosa dello Yorkshire. Vi amavo gi allora. Eravamo fratello e sorella, amici, compagni di scuola. Abbiamo riso e pianto insieme, e spesso ci siamo aiutati, non cos? Dudley non lev il capo in attesa della risposta; sapeva che lei lo stava ascoltando. La rievocazione del tempo andato e dell'infanzia le aveva calmato i tremiti e l'affanno. Questa fanciulla dolce e fragile sopravvissuta al regno e alla morte del suo adorato fratello, al dominio e alla caduta di una sorella sanguinaria... per diventare Elisabetta, la regina. La fanciulla sparita, ma non la compagna di giochi, la sorella, l'amica. Quelle ci sono ancora. Ma ora provo una travolgente passione per il corpo di questa donna. Tra noi si venuto a creare un legame profondo e terribile. vero, secondo la legge sono sposato con Amy Dudley. Ma col cuore, l'anima e la mente lo sono con voi. Robin... Ora la voce di Elisabetta era dolce, ma lui le impose il silenzio, fissandola con uno sguardo grave ed intenso.

Lasciate che ve lo dica. Sono completamente vostro: suddito, vassallo, servo fedele. Se mi voleste per marito sarei comunque ai vostri ordini e sentirei di aver trovato il paradiso in terra. Se per ragioni d'alleanze sposerete qualcun altro, lo capir e rester al vostro servizio. Se sceglierete un altro uomo per amore, parte di me appassir e ne morr. Ma ora ascoltate, Maest. Qualunque cosa vogliate fare di me, sappiate che vi amer sempre come la prima volta che vi ho vista, e sono disposto a lottare ed a morire, a farmi strappare le membra per salvare questa terra e difendere il vostro diritto di governarla secondo il vostro volere. Di scatto Dudley si strapp camicia e farsetto, restando a torso nudo. Un bagliore metallico, e si era tagliato con la spada. Dio, Robin! In lacrime, Elisabetta s'inginocchi e premette le dita sul taglio per fermare il fiotto di sangue. Non voglio che moriate per me. Voglio che viviate per me... per fare l'amore con me. Fatelo ora. A Robin Dudley non rest che obbedire alla regina.

Era gi buio quando varcarono i cancelli del palazzo di Whitehall e fecero fermare i cavalli accaldati davanti al portico illuminato dalle torce. Guardie e lacch scattarono sull'attenti, ma abbassarono gli occhi quando Dudley, aiutando Elisabetta a smontare da cavallo, fece scivolare il corpo della regina contro il suo, prima di poggiarla a terra. Poi, con gesto protettivo, l'avvolse nel suo lungo mantello. Lei sapeva che i suoi uomini la stavano osservando con gli occhi socchiusi e, imponendosi d'improvviso un certo decoro, tese formalmente la mano al suo scudiero. Lui s'inginocchi davanti a lei e le baci la punta delle dita. Servo vostro, Maest. Lei gli sfior la spalla, poi si gir e super a grandi passi le guardie schierate davanti all'imponente ingresso del palazzo. Attravers la lizza e la Galleria Privata che portava agli appartamenti reali. Nonostante la luce spettrale del passaggio illuminato dalle torce, Elisabetta non si sentiva sola mentre camminava tutta orgogliosa sotto gli occhi degli antenati York e Tudor. Era molto sensibile al peso del lignaggio e dell'autorit, che talvolta

sembravano penetrare in lei attraverso la pelle d'alabastro, dando nuovo vigore alla sua volont di regnare sull'Inghilterra. Prima di salire su per la scala che portava ai suoi appartamenti, Elisabetta stacc una torcia dalla parete per farsi luce lungo la strada, e con l'altra mano si sollev le sottane per non inciampare su quei ruvidi scalini di pietra che potevano essere pericolosi anche in pieno giorno. Lungo la scala stretta e buia, la torcia proiettava strane ombre sui muri. Con l'odore di umidit nelle narici e il sentore di Robin ancora sulla pelle, Elisabetta si trov all'improvviso trasportata in un altro momento della sua vita, meno di cinque anni prima, nel cuore della notte, mentre scendeva un'altra scala umida e buia, stringendo in mano non una torcia ma una semplice candela, per paura di farsi cogliere in flagrante, nel bel mezzo di un'operazione pericolosa e clandestina. Era prigioniera nella spaventosa Torre di Londra, accusata dalla sorellastra Maria, allora regina, di aver ordito un complotto contro la corona. Terrorizzata e indebolita da un recente malanno, Elisabetta aveva trascorso i lunghi giorni della prigionia a studiare e tradurre i suoi adorati testi greci. Ma, a dire il vero, quelle fatiche letterarie che si era autoimposta non erano riuscite a distrarla dal pensiero crudele di una morte prematura. Quel luogo tremendo era stato teatro di troppe esecuzioni. Diciassette anni prima, l era morta sua madre e, di recente, aveva perso la vita la quinta moglie di suo padre, la cugina Catherine Howard. Solo qualche mese prima un'altra cugina, la sedicenne Jane Grey, regina per nove brevissimi giorni, era stata decapitata nel cortile della Torre e si era detto, ricord Elisabetta con un brivido, che da quel collo era sgorgato sangue a fiotti oltre ogni immaginazione per un corpicino tanto minuto. Elisabetta scese con cautela la scaletta angusta della Torre di Beauchamp, schermando la candela con una mano per coprire la luce. Sapeva che le cose si sarebbero messe male per lei se l'avessero sorpresa, e peggio ancora per la buona guardia che si era impietosita per quella fragile creatura affidata alla sua sorveglianza. O forse non la vedeva come una traditrice, pensava cinicamente Elisabetta, ma come la figlia del buon re Enrico e futura regina che, una volta salita al trono d'Inghilterra, non avrebbe dimenticato la gentilezza del suo carceriere. Comunque fosse, lui aveva opportunamente distolto lo sguardo e ora Elisabetta, per la prima volta in due mesi, si era beatamente sottratta alla vista dei sorveglianti. A met scala le si gel il sangue all'udire un gemito raccapricciante, lungo e lontano. Per un attimo credette di esserselo immaginato - o meglio lo sper -

poich era il tragico richiamo di un uomo la cui esistenza non era che il protrarsi di un'agonia. Molti prigionieri non erano fortunati quanto lei, ma rinchiusi in celle prive di finestre, buie e fredde, con solo dei giacigli di paglia su cui posare le membra doloranti e la pelle piagata dai morsi dei parassiti. Santo cielo mormor ripetutamente Elisabetta, cercando di scacciare quel suono dalle orecchie. Era appena arrivata al secondo piano quando una mano sbucata dall'oscurit le agguant il polso. Senza fiato per la paura, si volt e vide Robin Dudley, il volto bello e fiero che illuminava la scala buia. Elisabetta, grazie a Dio! Con un gran sospiro, poich non c'erano parole capaci di esprimere il profondo sollievo o la vampata d'amore che prov alla vista del suo vecchio amico, si abbandon contro il petto di Robin, che le cinse il corpo tremante tra le braccia possenti. Scoppi a piangere a calde lacrime, che le bagnarono persino il mantello, senza riuscire a smettere di singhiozzare. Lui la strinse a s, sussurrandole qualcosa in fretta e furia, ben sapendo che quegli attimi rubati sarebbero finiti anche troppo velocemente. Vi trattano bene? chiese lui. Abbastanza. Tir su col naso e infine si calm. E voi? Lo scrut nell'incerta luce della candela. Robin, siete cos magro. Gli sfior la guancia scavata. Il cibo passabile, ma nelle ultime settimane sono stato influenzato. Non lo disse, ma Elisabetta intu che la recente esecuzione del padre e del fratello maggiore lo avevano prostrato. Mi dispiace molto per vostro padre e per John. Come stanno gli altri? I miei fratelli stanno bene. La prigionia non poi cos orrenda quando si sta con i propri cari. Io per sono in isolamento in una cella al piano sotto di loro. I Dudley erano stati messi in carcere per il ruolo che avevano avuto nel complotto, spudoratamente interessato, ordito dal padre e poi fallito, per far salire al trono Lady Jane Grey, di modo che il figlio Guildford, marito di Jane, potesse diventare re. Pazienza sospir Dudley sciogliendosi a malincuore dall'abbraccio con Elisabetta. Ditemi piuttosto come state.

Se mai c' stata una persona ingiustamente condannata alla prigionia, quella siete proprio voi. Era vero. La sua carcerazione era dovuta alla ribellione del giovane Thomas Wyatt - che aveva seguito a ruota il complotto dei Dudley - contro il fidanzamento di Maria con uno straniero, il principe Filippo di Spagna. Ma non difficile capire come Maria abbia potuto convincersi della mia complicit, non vi pare, Robin? Lo scopo dichiarato del complotto era quello di deporre lei per far salire me al trono. Possibile che non voglia ascoltare la voce della sua ragionevole sorella? Le ho scritto lettere, l'ho supplicata di concedermi udienze, senza mai ottenere una risposta. Quello sciagurato spagnolo, de Quandra, mi ha sempre odiata. La istiga contro di me. Ma non troveranno mai le prove di un mio coinvolgimento nel complotto del povero Wyatt. Ma chi ha bisogno di prove? borbott Robin rattristato. pi probabile che moriremo a causa delle falsit architettate da un nemico che sulla scorta di accuse fondate. Quel lamento cupo e spaventoso si lev di nuovo dai meandri della prigione e riecheggi lungo la scala, come per ricordare ai due giovani reclusi il loro destino. E il rapido passaggio dei topi intorno ai loro piedi li fece rabbrividire di disgusto. D'improvviso Elisabetta fu pervasa da un terrore tutt'altro che irragionevole. Non sarebbe pi prudente spegnere la candela? Se ci scoprono qui, per noi sar la fine. Dudley le lanci uno sguardo disperato prima di smorzarla. Piombarono in un'oscurit simile a una tenda di velluto nero che, paradossalmente, amplificava i rumori anzich attutirli. Persino i loro respiri sembravano tanto forti da poterli tradire, e cos si strinsero di nuovo l'uno contro l'altra. Elisabetta percep subito la vicinanza del corpo di Robin, il tepore umido del suo alito sulla guancia, la mano che guizzava a cingerle la vita, unendoli come fiori di uno stesso rampicante. Ma la cosa che pi la colp fu il brivido che avvert in mezzo alle cosce, e avvamp a tal punto da immaginarsi che Robin potesse vedere le sue guance baluginare nell'oscurit. Questo scaten in lei un immediato senso di colpa e di vergogna. Elisabetta sbott: Come sta Amy?.

Le parve di sentir allentare la stretta di Robin, come se l'accenno alla sua giovane moglie avesse fatto sentir colpevole anche lui. Ma quando rispose, la sua voce era ferma e pacata. Quindici giorni fa hanno permesso a lei e alle mogli dei miei fratelli di venirci a trovare. Lei teme per la mia vita e... - s'interruppe come se avesse formulato un pensiero che non voleva esprimere - e sente molto la mia mancanza. Di nuovo Elisabetta fu grata alle tenebre che celavano all'amico l'espressione turbata che senza dubbio era dipinta sul suo volto. Gelosa, si disse incredula. Sono gelosa di Amy Dudley! Elisabetta sent sussurrare da Robin. Elisabetta, mi sento un verme a dire una cosa simile, ma a parte il sollievo di fronte a un volto amico e la gratitudine per i regali che mi ha portato, non ho provato nulla quando l'ho vista. Non avevo il coraggio di ammettere che non avevo pensato quasi mai a lei, n avevo sentito la sua mancanza, e che non sarei riuscito... a fare l'amore con lei. L per l, Elisabetta non riusc a trovare una risposta a quella sbalorditiva dichiarazione di Dudley, tale era il sollievo che aveva provocato in lei, oltre a una strana esultanza di fronte alla spiacevole confusione di lui. Ricord che, solo tre anni prima, in primavera, aveva fatto da testimone alle nozze di Robin e Amy. Che coppia innamorata sembrava, e cos ben assortita! All'epoca, Elisabetta aveva provato solo felicit per il suo amico d'infanzia, anche se ora ricordava di aver sentito una stretta al cuore nell'istante in cui aveva visto Robin baciare la sua giovane e graziosa moglie. Ora, mentre ancora stava cercando parole di conforto per Robin, si chiese se quell'emozione non fosse stata gelosia. Forse l'assenza di desiderio uno degli effetti spiacevoli della prigionia sul corpo e sulla mente sugger Elisabetta, fingendo di credere a quell'ipotesi. E allora perch chiese Robin stringendo Elisabetta con tale vigore che i loro corpi tremanti parvero fondersi l'uno nell'altro, perch voi siete sempre nei miei sogni, il vostro volto scolpito nella mia mente, e non c' niente di meglio che sentire il suono della vostra voce per placare il mio animo? E perch desidero che ci sia il vostro corpo disteso accanto al mio nell'oscurit? Mentre lui parlava, Elisabetta si rese conto che stava trattenendo il fiato, nel timore che il bench minimo respiro potesse soffocare anche una sola delle preziose parole di Robin. Aveva levato il viso e, nonostante le fitte tenebre, non ebbe alcuna difficolt a

trovare le sue labbra vogliose. Dimenticati tutti i dolori, le paure ed i sensi di colpa, rimasero l stretti l'uno nelle braccia dell'altro fino a che, alle prime luci dell'alba, dall'alto non giunse in un sussurro la voce affannata del carceriere di Elisabetta.

Ora, nel palazzo di Whitehall, Elisabetta percorse l'oscuro labirinto di camere ed anticamere, fino alle porte dei suoi appartamenti, sorvegliati da due guardie armate. Come un turbine, varc la soglia della sua stanza da letto, disperdendo le dame di corte come foglie al vento. Andate via. Tutte. Tenne il mantello stretto attorno al corpo, nella speranza che i suoi modi bruschi celassero il cuore in tumulto e le gambe tremanti. Con un gran fruscio di gonne e sottogonne, avvolte in una nube di profumo, le dame, una dopo l'altra, fecero un inchino e uscirono. Grazie a Dio tutto era tranquillo, anche se Elisabetta non era sola. Immobile, accanto al caminetto c'era Katherine Ashley, le braccia conserte, il volto scuro e preoccupato. Elisabetta era s regina, ma ancora non osava ordinare a Kat di lasciarla sola. Si avvicin al fuoco sfoggiando un sorrisetto nervoso, e diede le spalle alla sua dama di compagnia. Senza aprir bocca, la donna le tolse dalle spalle il mantello di Dudley e se lo mise sul braccio. Quando si gir, Elisabetta disse: Non preoccupatevi, Kat, il sangue non mio. Nonostante la precisazione, Kat sbarr gli occhi alla vista delle chiazze brunastre che macchiavano la giacca di velluto di Elisabetta. Senza dire una parola, la dama si copr gli occhi con la mano grinzosa e cerc di calmarsi. Le sue peggiori paure stavano diventando realt. La giovane principessa, affidata alle sue cure sin dalla pi tenera infanzia, si era fatta una regina ribelle. In quel luminoso istante, alla luce delle diecimila candele che rischiaravano l'abbazia di Westminster quando per la prima volta la corona aveva cinto il capo della sua adorata fanciulla, tutto ci che c'era stato tra Kat ed Elisabetta aveva subto una trasformazione irreversibile. E nel contempo, pens la dama, abbassando la mano tremante e guardando negli occhi Sua Maest, non era cambiato nulla. Proprio nulla. Tese la mano e cominci a slacciarle la giacca di velluto.

La postura rigida della regina si ammorbid e le membra si arresero alle cure familiari di Kat. Elisabetta sapeva che la sua dama era in grado di percepire l'odore di Dudley sui suoi abiti, sul suo corpo. Sapeva che Kat in quel momento stava cercando le parole adatte per comunicarle le sue preoccupazioni e la sua rabbia, senza violare le norme di etichetta cui adesso erano improntati i loro rapporti. Quando Elisabetta era una bimba, una principessina scacciata dalla corte con scarse probabilit di accedere al trono, Kat aveva dato prova di una severit non disgiunta dall'affetto. Proteggeva la piccola con una fedelt e una furia quasi feline. Aveva sempre parlato chiaro, e talvolta anche con durezza, quando la situazione lo richiedeva. Per quella fanciulla abbandonata da tutti i suoi consanguinei, Kat e William Ashley erano i soli porti sicuri nella terribile tempesta della sua giovane vita. E ora Kat era tormentata dall'angoscia. Volete fare il bagno? domand con voce pacata. Non stasera rispose Elisabetta. Voleva disperatamente conservare sul suo corpo le tracce di Dudley il pi a lungo possibile. Kat ripiegava con cura gli indumenti della regina man mano che la spogliava. Elisabetta, rimasta solo con la sottoveste di pizzo francese addosso, si avvicin al fuoco, tremante. Posso parlare? chiese Kat gelida. Quando mai sono riuscita a fermarvi, Kat? La dama le porse una vestaglia di raso giallo. Elisabetta infil le braccia nelle ampie maniche e si avvolse nell'indumento foderato di pelliccia. All'improvviso si sent molto debole. Si lasci cadere sullo scranno e lev lo sguardo verso Kat, che aveva gli occhi abbassati sulle sue mani. Mia signora esord, siete la mia vita e il mio amore, come se foste sangue del mio sangue. Per questo vi dico che dovete mettere a tacere le voci tremende che sono in circolazione. Si dice che voi e Robert Dudley siate come marito e moglie. E stasera - distolse lo sguardo per evitare gli occhi penetranti di Elisabetta - ho capito che la verit. Conosco quest'uomo sin da bambino, e conosco la sua famiglia. Sono stati tutti condannati a morte per alto tradimento. Robert Dudley fedele alla corona! grid Elisabetta. un uomo con l'ambizione nel sangue. Non dico che non vi ami, Elisabetta, ma, come tutti gli altri, ama ancora di pi il sogno del potere. Non mi fido di lui. E poi sposato! Elisabetta volse lo sguardo altrove. Nel pomeriggio, per un po',

era riuscita a dimenticare quella verit, o forse, nell'esaltazione che aveva da poco scoperto dentro di s, si era convinta che non fosse importante. Ma a soli tre mesi dall'incoronazione si erano gi diffusi scandalosi pettegolezzi su lei e Robin. Tuttavia, si disse, non doveva temere l'eventualit di una gravidanza dato che, a differenza delle altre donne, non perdeva sangue secondo i cicli lunari. Ed era la sovrana regnante. Poteva fare quel che voleva. Non vedete una cosa che invece chiara come il sole? chiese Kat. Siete cos accecata dalla lussuria da non capire le conseguenze di queste vostre azioni? Elisabetta, state perdendo il rispetto dei vostri consiglieri, della corte, e anche quello dei sudditi. Senza il loro appoggio, le alleanze si sgretoleranno. Sapete quanto me che altri aspirano a questo trono, e che se la vostra posizione dovesse indebolirsi ne conseguirebbe uno spargimento di sangue. Sangue innocente, di cui voi sareste responsabile.

Giuro che se avessi previsto tutto questo, avrei strangolato Vostra Maest nella culla! Elisabetta trem di fronte all'ardore con cui Kat aveva pronunciato quel terribile giuramento. Ma la sua dama di compagnia non aveva ancora finito. S'inginocchi e prese le mani della regina tra le sue. Sposatevi, Elisabetta. Vi prego, concedete la vostra mano a un nobile corteggiatore degno del vostro rango... non importa se straniero od inglese. Sposatevi. Procreate dei Tudor se non volete che prevalga il caos! Elisabetta sfior la pelle macchiata della mano di Kat Ashley. Kat, so che questi consigli sono frutto di un cuore ben disposto e di una sincera fedelt. Ma ora ascoltatemi. Nella vita ho avuto tanti dolori, tante tribolazioni. E ben poca gioia. Mi sono guadagnata la felicit che quest'uomo adorato pu darmi. Prima che Kat potesse controbattere, Elisabetta la ferm posandole un dito sulle labbra, come per sigillarle. Non aggiungete altro. Sono la regina e faccio quel che mi pare. E se davvero ho trovato piacere in questa condotta scandalosa, allora non c' uomo al mondo che possa impedirmi di continuare per la mia strada. Pesantemente sconfitta, Kat si rialz e abbass gli occhi su quella donna ostinata che continuava a sconcertarla e a stupirla. Aveva fatto del suo meglio, senza peraltro riuscire a far cambiare idea ad Elisabetta. Quella fanciulla misteriosa, con un volto fatto d'innocenza effmera, incorniciato da una massa di capelli rossi, sarebbe stata la sua morte.

Miei lord. La regina irruppe nel suo Salone Privato con la forza di una freccia, inchiodando i consiglieri con uno sguardo penetrante. Nessuno di loro, eccezion fatta per William Cecil, che aveva a che fare con Elisabetta da diversi anni prima della sua ascesa al trono, riusciva ancora a capire appieno quella sovrana temibile ed affascinante. Le notizie dal continente sono buone, Vostra Maest dichiar Cecil, aprendo la seduta. I francesi sono giunti a un accordo con noi su Calais. Ottimo. Allora ci restituiranno il nostro porto, quello perduto dalla mia illustre sorella Maria, che sempre stato di nostra propriet? volle sapere Elisabetta. Non esattamente. E allora come si propongono di affrontare la questione, esattamente? Si terranno Calais per altri otto anni almeno spieg Lord Clinton, il principale consigliere in materia di difesa. Otto ripet la regina. Una bella cifra tonda. Messo in orizzontale diventa il simbolo dell'infinito. E forse intendono davvero tenerselo per l'eternit. Al termine degli otto anni, se decideranno di restare in possesso di quella citt, dovranno versarci cinquecentomila corone. Una bella somma osserv Elisabetta. Ma noi abbiamo bisogno di denaro adesso per rimpinguare il nostro misero tesoro. Maest, possibile che Calais ci venga restituita in futuro aggiunse Lord North. E, cosa ancor pi importante s'intromise Lord Clinton, stata scongiurata la minaccia di un'invasione francese attraverso la Scozia. Per il momento, la vostra giovane cugina scozzese, la regina Maria, ha rinunciato a rivendicare il trono. E questa una notizia eccellente. Certo disse Elisabetta con un sorriso tirato. Un regno trae pi vantaggi da un anno di pace che da dieci di guerra. Cos dice Lord Cecil. I consiglieri si rilassarono scambiandosi sorrisi.

Quindi abbiamo la pace osserv la regina. Ma nel frattempo, su vostro suggerimento, abbiamo inutilmente svuotato le casse dello stato in previsione di una guerra. No, Vostra Maest la contraddisse lo zio Lord Howard, il soldato pi valoroso tra i consiglieri. Quelli per la fortificazione dei castelli lungo i confini settentrionali e le munizioni importate dalle Fiandre sono stati soldi spesi bene. In futuro non ci troveremo impreparati di fronte a imprevedibili ostilit. Si vis pacem, para bellum comment Lord North. Se vuoi la pace, preparati alla guerra gli fece eco Elisabetta. Appunto, Maest. Rivolgendosi a Lord Howard, Elisabetta disse: Tuttavia, ho l'impressione che mio zio non riponga molta fiducia nel suo stesso trattato. Non sono affatto convinto che cattoliche ferventi come Maria di Scozia e la sua suocera francese saranno capaci di accantonare a lungo l'idea di sconfiggere l'Inghilterra protestante e detronizzare la sua eretica regina. Ma per il momento sono soddisfatto del trattato, come spero lo siate anche voi, Maest. Elisabetta scrut i volti dei suoi consiglieri e lesse nelle loro espressioni un acuto bisogno di approvazione. Sapeva di essere dura con loro, mutevole, imprevedibile, esasperante. Il caos la esaltava, e si divertiva a tendere piccole trappole, giocando sulle loro debolezze e le loro manie, mettendoli gli uni contro gli altri. S, sono soddisfatta, miei lord disse, elargendo loro uno dei suoi sorrisi pi cordiali. Dobbiamo essere grati di esserci risparmiati l'onere di una guerra, anche se solo temporaneamente. Si rivolse a Cecil, l'unico uomo in cui riponesse un'assoluta fiducia. Era limpido e diretto laddove lei era contorta. Era pacato e imparziale, mentre lei scatenava vespai e provocava scenate drammatiche per il semplice gusto di ravvivare un pomeriggio. Mi darete i particolari di questi negoziati nel corso della nostra riunione privata, William? Come Vostra Maest desidera assent Cecil chinando il capo. Non aveva mai smesso di stupirsi di fronte a quella donna improvvisamente diventata regina, quella fragile, pallida fanciulla che dalla sera alla mattina aveva imparato a esercitare un saldo controllo sui suoi consiglieri. In quei momenti Cecil capiva al di l di ogni dubbio che le voci che un tempo circolavano a corte - riguardo al processo ad Anna Bolena,

accusata di tradimento e di adulterio, e di aver procreato Elisabetta con un altro uomo e non con Enrico - erano completamente assurde. Persino un idiota avrebbe visto che quella fanciulla era il ritratto di suo padre. Non solo nei capelli rossi, nel naso aquilino, nel sorriso solare, ma nell'innata imperiosit, nel piglio autoritario e in quel suo puro magnetismo animale. Inoltre, pens Cecil con ironia, Elisabetta, proprio come il padre, era dotata di quella rara qualit che spingeva uomini e donne a tributarle un amore appassionato e una devozione incrollabile, a dispetto della sua inesperienza e degli insulti talvolta volgari che lanciava. Elisabetta, che non aveva mai smesso di camminare avanti e indietro per la sala, tanto per dar sfogo alla sua energia quanto per riscaldarsi le ossa nell'aria fredda del mattino, prese posto sullo scranno coi suoi cuscini rossi e inizi a tamburellare con le dita sui braccioli di legno intagliato. Vogliamo procedere? giunto il momento, Signora, di presentare al Parlamento l'Atto di Supremazia e Uniformit per trasformarlo in legge. Come vostro padre, sarete nominata capo supremo della Chiesa anglicana annunci il lord tesoriere, marchese di Windsor, un vecchio gentiluomo dai lineamenti dolci, che sembrava avere la testa in precario equilibrio sulle pieghe della gorgiera inamidata.

Preferisco "Governatore"... "Governatore supremo" dichiar Elisabetta. E che ne sar del Libro di Preghiere del mio defunto fratello Edoardo? Torner di nuovo in auge? Immediatamente, Vostra Maest rispose Cecil. E d'ora in poi le funzioni verranno tenute in inglese. Sia lodato il Signore disse la regina. Suggeriamo inoltre che presenziare alla messa diventi un reato punibile con la prigione prosegu Cecil. In caso di recidiva, sar punito con l'ergastolo. Non una misura eccessivamente severa, miei lord, e anche troppo simile alle persecuzioni dei cattolici? Nel continente stato nominato un nuovo inquisitore domenicano, e gli ebrei sono ancora costretti a portare quadrati gialli sulla schiena. Non voglio che la nostra riforma venga tacciata di crudelt. una misura assai meno severa delle condanne al rogo degli eretici protestanti volute da vostra sorella rispose Lord Clinton.

Elisabetta vide Lord Arundel, il solo cattolico rimasto tra i suoi consiglieri, sussultare all'accenno alla crudele e spaventosa persecuzione di Maria contro i seguaci della nuova fede. Molti onest'uomini, donne e persino bambini - tra gli altri anche l'arcivescovo Cranmer - erano orribilmente periti tra le fiamme. Ho visto con i miei occhi il fanatismo protestante di mio fratello, disgustoso quanto il cattolicesimo di mia sorella. Il paese ha bisogno di risanamento e di unit, cose che si potranno ottenere solo con una politica religiosa improntata alla moderazione. E bench io personalmente non gradisca santi, indulgenze e miracoli, tenderemo verso un conformismo formale, senza peraltro dimenticare che le credenze di ciascuno sono una questione strettamente personale. Non ho alcun desiderio di scrutare nelle anime degli uomini. Maest, c' un'altra questione di cui dobbiamo assolutamente discutere esord Cecil con la cautela di un uomo che entra in un recinto pieno di cinghiali infuriati. Ben conoscendo l'argomento di quella digressione, Elisabetta si port alle labbra la mano chiusa a pugno per celare un sorriso. E cosa sar mai, lord Cecil? Il vostro matrimonio, Maest. una questione della massima importanza. Un'alleanza con una potenza straniera... Non parlatemi di alleanze straniere! Elisabetta scatt in piedi, in un turbinio di broccato e profumo che and alla testa dei consiglieri. Quando sono salita al trono, sono stata salutata come regina senza una goccia di sangue spagnolo o di altri paesi, una vera inglese, e quindi la pi adatta a regnare. Ci che volete da me un bambino, vero? Un erede. Beh, non credete che il desiderio dei miei sudditi sia quello di avere un principe di sangue inglese? Ma, Maest... Farei meglio a sposare voi! Si gir verso il lord castaldo. Di fatto, il conte di Arundel vorrebbe farmi credere di essere il miglior partito d'Inghilterra. Si volt di nuovo a fissare il vecchio marchese di Windsor, che era stato al servizio prima di suo padre e poi di suo fratello. Era un uomo curvo e fragile, ma quando la regina gli sfior la barba grigia con le dita d'avorio, il marchese sorrise come un ragazzino innamorato. Se il mio lord tesoriere fosse pi giovane, potrei contemplare l'idea di prendere lui per marito! Perdonatemi, Signora, ma state scherzando su un argomento molto serio osserv il capo consigliere.

Lord Cecil, se non vi conoscessi meglio, riterrei che anche voi condividete quella che una credenza molto diffusa, e cio che la bellezza il dono che alcune donne hanno per compensare la mancanza di cervello... Maest... supplic lui. ... oppure che approvate la tesi di quell'idiota di John Knox, secondo il quale una donna che regna sugli uomini paragonabile a un cieco che guida chi ha il dono della vista. Il sorriso sulla bocca di Elisabetta si era spento e le sue guance pallide erano rosse di rabbia. Ve l'ho gi detto e ve lo ripeto. A questo proposito, seguir la voce di Dio. Inoltre... prosegu riprendendo il controllo di s con la stessa facilit con cui avrebbe placato un cavallo imbizzarrito, sono gi sposata. I consiglieri rimasero di stucco. Nella sala cal un silenzio di tomba. Che fosse capitato il peggio? Che la regina si fosse sposata segretamente con Dudley? Elisabetta lev la mano destra esibendo il grande anello d'oro e rubini della sua incoronazione. Il mio sposo il Regno d'Inghilterra! Buona giornata a voi, miei lord.

Non aveva mai visto una persona cos vecchia in vita sua. Quando Kat Ashley fece passare quell'anziana signora curva e claudicante nella Sala delle Udienze, Elisabetta sgran gli occhi. I capelli che le uscivano dalla cuffia erano radi e grigi, il viso incredibilmente rugoso, come una mela lasciata essiccare al sole. L'abito, che pendeva lungo il corpo rinsecchito, era logoro, stinto e assolutamente fuori moda. Eppure ebbe la certezza di trovarsi di fronte a una donna di nobili natali. L'inchino perfetto, nonostante le giunture artritiche, fu una prova ulteriore che fosse istruita e di sangue blu. Incuriosita, la regina lasci perdere le formalit e, prima che l'altra avesse il tempo di raddrizzarsi, disse: Parlate. Ditemi che cosa vi ha portato qui. Vistosamente ingobbita dall'et, la donna fu costretta a gettare all'indietro la testa per incrociare lo sguardo inflessibile della regina. Dobbiamo parlare da sole, maest.

Di fronte a quella richiesta inammissibile, Kat sent ribollire il sangue ed implor con gli occhi la regina di darle il permesso di cacciare quella vecchia. Ma bench il comportamento arrogante della donna fosse in netto contrasto col suo aspetto dimesso, Elisabetta intu l'importanza di quello strano incontro. Conged Kat che, indispettita, si precipit fuori della stanza. Ho qualcosa che un tempo apparteneva a vostra madre disse la vecchia. Ditemi il vostro nome, signora, e bando ai segreti. Potrei essere interessata a ci che mi portate, ma non ho molta pazienza. La donna fiss la sovrana senza batter ciglio. Sono Lady Matilda Sommerville, Vostra Grazia. E forse la pazienza una cosa che, come le giunture scricchiolanti, si acquisisce con l'et. E mentre Elisabetta la scrutava, combattuta tra l'ilarit e la rabbia, Lady Matilda sfil dalle pieghe della sottana un vecchio libretto tutto sciupato, poi ebbe un attimo di esitazione. Fatemi vedere quel libro ordin la regina. Non un libro, Maest. Andiamo, lo vedo con i miei occhi. Apparentemente conscia dei limiti cui poteva spingere la propria insolenza, Lady Sommerville avanz zoppicando e, con le dita nodose e contorte, porse alla regina il volume rilegato in pelle violacea. Si avvicin il pi possibile e sussurr: un diario. Il Diario di vostra madre, Anna Bolena. Elisabetta sent una stretta al cuore, e un brivido le percorse il corpo. Sua madre! Aveva cos pochi ricordi di sua madre e, a essere sincera, non ne pronunciava il nome da oltre vent'anni. S'impose la calma e fece una pausa prima di parlare. Un diario? E posso chiedervi, Lady Sommerville, come siete venuta in possesso del Diario di una regina? Gli occhi gi velati della vecchia si offuscarono ancor di pi, come se avessero abbandonato quel luogo, quel tempo. Ho avuto il grande onore di servire la vostra buona madre prima della sua morte disse con orgoglio pacato. Bench la logica imponesse di esaminare con un certo scetticismo la storia della dama e l'oggetto che aveva portato, Elisabetta prese il volume con una fiducia per lei insolita.

La pelle della rilegatura era ruvida al tatto e il libro emanava un sentore di vecchia pergamena. L'anziana signora scrutava la regina con occhi calmi e sicuri. La giovane sovrana doveva sapere che lei stava dicendo la verit. Non sarebbe stata punita. Sedetevi disse Elisabetta con un tono che faceva pensare pi a un invito che a un ordine. Lady Sommerville fu felice di potersi accomodare e sistem le gambe sotto le sottane voluminose in modo da alleviare il pi possibile il dolore. Mio zio, Lord Kingston, era il governatore della Torre di Londra durante il regno di vostro padre. Era stato un grande soldato, distintosi per il coraggio nella battaglia di Flodden, dov'era stato gravemente ferito. Spesso rimpiangeva di non essere morto gloriosamente sul campo di battaglia, perch era rimasto storpio per il resto dei suoi giorni, un uomo dominato dall'amarezza. Il buon re Enrico lo aveva ricompensato nominandolo governatore della fortezza di Londra ma, bench fosse un grande onore, mio zio non era soddisfatto di quella carica. Le mura grigie lo riempivano di malinconia, le nebbie fredde del fiume gli procuravano dolori alle ossa, e la grande armeria reale suscitava in lui nostalgia per i campi di battaglia, per gli scontri corpo a corpo. Nel rievocare i ricordi di giovent, la voce di Lady Sommerville acquistava vigore e sicurezza. Kingston era gi in carica quando vostra madre, incinta di cinque mesi di voi, si ritir per tre giorni nella Torre prima dell'incoronazione. Lui la serv con riluttanza, poich, come molti altri inglesi, era stato un fedele seguace della prima moglie di vostro padre, Caterina, bench fosse straniera. Ma avendo a cuore l'incolumit della sua famiglia ancor pi della propria, si mise al servizio della nuova regina e fece in modo di rendere il suo soggiorno particolarmente piacevole. Dopo soli tre anni, Anna fece ritorno alla Torre, in disgrazia, accusata di tradimento e stregoneria. Kingston ricordava di averla vista arrivare su un barcone, il volto grigio e imbronciato come il cielo. Varcando il cancello che dava sul cortile, inciamp e lui la sostenne prendendola per un braccio. Lei gli sorrise, raccontava lui, grata per ogni minima gentilezza, poich nessuno gliene tributava pi da tempo e ormai non aveva pi amici, solo nemici. Elisabetta sent un tremito alle mani e cerc di placarlo stringendo pi saldamente il Diario. Anche lei aveva avuto la sua parte in quella tragica vicenda.

E a farla tremare non era solo il ricordo della Torre, quell'orrido inferno in cui lei stessa era rimasta imprigionata per mesi quando la sorellastra Maria, allora regina, si era convinta che Elisabetta stesse complottando contro di lei. No, c'era qualcosa di pi. Quella vecchia signora aveva fatto affiorare dal profondo i suoi primi ricordi e quelli della fine di sua madre, aggrovigliati come i fili di uno splendido arazzo. Raramente, fino a quel momento, si era concessa di riflettere sulla vita e la morte di Anna. La prospettiva della sua nascita era stata la grande speranza di Anna... un figlio maschio, l'erede che Caterina non era riuscita a dare a Enrico. Elisabetta sapeva che il fatto di aver generato una femmina aveva contribuito alla morte di Anna. Se lei fosse stata un maschio, forse sua madre sarebbe stata ancora viva, ancora regina. Continuate, Lady Sommerville. Mi avete detto di aver assistito mia madre negli ultimi giorni della sua vita. Mio zio aveva bisogno di donne che rimanessero al servizio della regina durante la sua prigionia, e non ce n'erano molte disposte a farlo. Vostra madre ha subto numerosi oltraggi, Maest. La vecchia dama abbass gli occhi, vergognandosi di dover svelare questa verit. Lo so. La chiamavano Anna, la baldracca del re. Sommersa da un'ondata di piet, Elisabetta ebbe un tremito alla bocca. Come sua madre, era stata oggetto di odio e d'invidia, era stata respinta e, nonostante fosse una principessa, avevano trovato dei soprannomi crudeli anche per lei. Solo pochi anni prima, quando ancora non era salita al trono, non era altro che la figlia bastarda di re Enrico. Sent un dolore al petto e un nodo alla gola. Ho adorato vostra madre disse all'improvviso Lady Sommerville, dal momento in cui ho posato gli occhi su quell'anima sola e abbandonata. La regina scrut il volto solcato di rughe della donna, in cerca di un barlume di emozione che confermasse le sue parole. Ma vide solo il movimento delle labbra inaridite che comunicavano un prezioso segreto tra due donne di sangue nobile. Era di corporatura esile, i polsi sottili come fuscelli, e quel collo lungo da cigno... continu Lady Sommerville.

E molto aggraziata, al punto da far dimenticare la carnagione giallastra e gli occhi che sembravano spropositati rispetto alle orbite. Aveva una voce bellissima, allegra e squillante, nonostante la terribile situazione in cui si trovava. E che spirito! Vostra madre riusciva a farmi ridere, dico davvero. Ridevamo insieme, lei e io, perch nessun altro voleva unirsi a noi. Le altre dame sgranavano gli occhi e si parlavano sottovoce, e mio zio fin con l'arrabbiarsi moltissimo con me. Ma io, sfrontata come un maschio, gli dissi: "Fino alla morte, resta pur sempre la regina. Lei pu darmi ordini, non voi". La vecchia dama s'interruppe e sorrise tra s, forse ripensando a quella prova di coraggio. Poi prosegu. Tutte le sere mi permetteva di spazzolarle i lunghi capelli scuri. Erano una massa di seta, neri come le ali di un corvo. Erano quelli i momenti in cui piangeva. Lacrime amare, di rabbia. E anche piccoli, teneri singhiozzi. Una volta disse: "Enrico amava spazzolarmi i capelli". Nient'altro. "Enrico amava spazzolarmi i capelli". La vidi piangere solo un'altra volta, alla decapitazione del fratello: lei assisteva da uno spalto della Torre. Le morti degli altri, gli uomini accusati con lui di aver commesso atti impuri insieme a lei, non l'avevano colpita nel profondo. Ma lei voleva molto bene a suo fratello Giorgio. Lady Sommerville fiss la regina negli occhi. Vostro zio. S, mio zio. Elisabetta cerc di ricostruire il passato. Ricordava Giorgio Bolena? A giudicare dai ritratti, doveva essere un bell'uomo e, a quanto si diceva, affascinante. No, non aveva alcun ricordo di lui, come pure del nonno Tommaso, che si era servito della figlia per ambizioni personali, per poi abbandonarla quando non gli aveva pi fatto comodo. Persino la madre Anna era una visione effimera, un vago aroma speziato, un'allegra risata. Ma sempre il suo volto era soffuso da una tale luminosit che i dettagli sparivano. Uno dei ricordi infantili di Elisabetta era un fazzoletto di lino su cui erano ricamate le iniziali dei genitori, una A e una E intrecciate, come due amanti che si abbracciano. In sguito, quando Anna spar, soppiantata da Jane Seymour, tutta la biancheria, gli intarsi, i dipinti e gli stemmi col simbolo della regina vennero scartati o distrutti per essere sostituiti dall'iniziale J, intrecciata alla E. Per tutta la sua infanzia triste e solitaria, Elisabetta aveva conservato quel piccolo tesoro proibito in uno scrigno contenente i pochi gioielli che le erano stati dati e qualche

altra cianfrusaglia di scarso valore. In sguito, lo scrigno fin in fondo a un baule, e il ricordo della madre sbiad come un'immagine dipinta su un ventaglio. Ditemi del Diario. Non ne ho saputo nulla fino al giorno in cui vostra madre and incontro alla sua triste fine. Era agitata, quel giorno: dalla finestra della sua prigione sentiva gli operai al lavoro, che stavano finendo di costruire il patibolo dove sarebbe stata giustiziata. Il suo ultimo appello alla clemenza del re era stato vano, ogni speranza era andata in fumo. A un certo punto fu come se tutta la sua grazia fosse svanita nel nulla. Inciampava goffamente nella sottana e si torceva le mani. Si passava le dita sul volto e tra i capelli mormorando, "Dio, perdonatemi, Dio, perdonatemi". Avevo la nausea e come un senso di vertigine. Faceva compassione, non c'era pi nulla in lei dell'immagine regale che, ne ero certa, avrebbe voluto mostrare al pubblico presente all'esecuzione. Cos mi feci coraggio e, con la massima delicatezza, le chiesi se volesse farsi spazzolare i capelli. Lei mi guard e qualcosa in lei parve placarsi. In perfetta calma rispose: "S, vi prego, Lady Sommerville, mi farebbe molto piacere". Le ravviai la chioma con lunghi colpi di spazzola che sapevo a lei graditi, seguendo il movimento con la mano sui capelli, poi mi chiese di raccoglierli in modo da lasciare scoperto il collo. Fu allora che scoppiai in lacrime, perch avevo capito che cos'aveva in mente. Inconsciamente la vecchia signora si sfior la nuca. Avevano fatto venire un boia francese bravissimo, ma lei aveva paura del dolore e voleva che la scure non trovasse alcun ostacolo. Elisabetta sent le lacrime salirle agli occhi, ma non fece alcuno sforzo per nasconderle di fronte a quella donna che era stata amica della madre nella vita e nella morte. Dopo averle acconciato i capelli, l'aiutai a infilare un abito grigio dalla linea morbida, poi lei mi si avvicin portando questo libro. A quel punto era calma e ogni traccia di terrore era svanita dai suoi occhi. "Prendete questo", mi disse. " la mia vita. Datelo a mia figlia Elisabetta. Dateglielo quando sar grande, quando sar regina. Ne avr bisogno". In quel momento, mi vergogno ad ammetterlo, Maest, pensai che la figlia di una donna tanto disprezzata da Enrico non avrebbe mai regnato in Inghilterra. Ma per amore verso quella regina condannata a morte le dissi che ero orgogliosa di

poterle rendere quel servigio. E, dopo tutti questi anni, mi sento onorata di potervi consegnare questo Diario. Lady Sommerville si alz dalla sedia con una certa difficolt. Elisabetta allung la mano per aiutarla e la fiss negli occhi. Vostra madre morta con dignit. E morta da regina. Lady Sommerville fece un profondo inchino e, prendendo la mano di Elisabetta, le baci l'anello. Grazie, gentile signora sussurr Elisabetta. Dovete essere fiera di aver rispettato la promessa fatta a mia madre cos tanto tempo fa. La vecchia sorrise e scrut il volto pallido della regina. Avete gli occhi di vostro padre, Elisabetta, ma lo spirito di vostra madre che li illumina. Lady Sommerville si gir e, con passo incerto, raggiunse la soglia e usc, senza richiudere l'uscio alle sue spalle. Kat e altre dame di compagnia, che aspettavano fuori, si precipitarono dentro la stanza. Elisabetta, quasi fosse immersa in un dolce sogno cui non voleva rinunciare, lev la mano, ordinando loro di uscire. Per tutta la durata del discorso di Lady Sommerville, la regina aveva tenuto il Diario stretto tra le mani, e ora cominci a esaminarlo attentamente. Era molto vecchio. Il cuoio color vinaccia era sbiadito, quasi rosato ormai, e la rilegatura molto consunta. Restava ben poco del bordino dorato, ma era chiaro che doveva essere un gran bel libro. Con la delicatezza con cui avrebbe sfiorato le ali di una farfalla, Elisabetta lo apr alla prima pagina, dove con elegante calligrafia, a grandi caratteri neri, era scritto: IL DIARIO DI ANNA BOLENA. Elisabetta volt pagina.

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4 gennaio 1522.

Caro Diario, che strano, un libro di pagine bianche. In vita mia non avevo mai visto una cosa cos curiosa o cos stupenda come questo Diario di pergamena. Perch a differenza di un libro che potrei leggere per attingere, come a un ricco pasto, ai pensieri, alle parole ed alle imprese dell'autore, questo volume vuoto mi sfida e si prende gioco di me, mi supplica di riempire le sue pagine. Ma riempirle con cosa? Thomas Wyatt, che mi ha fatto questo dono, insiste nel dire che sono in grado di farlo, prova ne sia il fatto che ho acquisito la capacit di scrivere in diverse lingue, sono una brillante conversatrice e conosco molti aneddoti spiritosi e deliziose storielle della corte francese. Senza dubbio si tratta di complimenti tributati a una dama da un gentiluomo, ma c' un fondo di verit. Di fatto, quando Wyatt mi ha portato il regalo, mi ha trovata nella saletta riservata alle dame di compagnia della regina, tutta sola, penna in mano, intenta a finire una lettera a mia madre. Gli ho sorriso di cuore quando l'ho visto. Perch Wyatt un grand'uomo. Uno scrittore - in verit il miglior poeta della corte di re Enrico - bello fino all'impossibile, molto alto e pieno di vita. Sangue reale a parte, viene considerato al pari di re Enrico, e infatti il fedele compagno del re Tudor, sempre al suo fianco. Dal mio triste ritorno dalla corte del re di Francia, questo gentiluomo ha mostrato una spiccata predilezione per me, tributandomi pi onori di quanti non ne rivolga a mia sorella Maria. Mi copre di adulazioni con le sue poesie, che suscitano molta ammirazione ed un po' d'invidia. Nonostante questo, non ero preparata ad un regalo tanto curioso. Pochi uomini e ancor meno donne si affidano alle parole ha detto Wyatt. Ma non conosco altra persona il cui spirito, i cui pensieri, sogni e vicende personali siano pi degni di riempire queste pagine. Ha detto che la vita di corte, cos densa di rapporti sociali, rendeva difficile coltivare pensieri in solitudine, ma mi ha pregato di tener presente che siamo sempre soli, anche in mezzo a una folla. Poi ha aggiunto: Se riuscirete a scrivere il Diario col cuore, come se vi rivolgeste a un amico, senza omettere nessun particolare, il vostro volume, come le opere di Petrarca, conterr i frammenti sparsi della vostra anima. Ero stupefatta. Thomas Wyatt, un uomo di grande talento, mi aveva affidato un arduo compito, celato dietro dei complimenti, come il ncciolo all'interno della dolce polpa di un dattero. Sapevo che, nonostante le scarse opportunit concesse alla vita di una dama di compagnia, dovevo scrivere, e aver cura che restasse un mio segreto.

Il baule che mi ero riportato a casa dalla Francia ha una serratura ed l che serber il mio Diario. Un momento! Sento lungo il corridoio le risate della regina e delle sue dame. Devono essersi divertite, ma ora sono di ritorno, e quindi devo smettere di scrivere per unirmi a loro. Alla prossima volta. Vostra Anna.

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15 gennaio 1522. Caro Diario, fingendo di avere il mal di testa, sono rimasta qui mentre le altre sono andate a vedere i giochi con l'orso nel cortile del castello. Con la penna in mano, me ne sto seduta accanto alla finestra della mia stanzetta e, riflettendo sulla mia vita quotidiana, scopro che il tempo ha cambiato ben poco il mio umore malinconico. Di ritorno dalla Francia nella noiosa corte di provincia di Enrico, mi sono ritrovata a servire la sua devota regina, a portare i suoi abiti e la sua biancheria sporca su e gi per corridoi bui e angusti, tra le mura grigie raggelate dalle nebbie che si levano dal Tamigi. Gelano anche il mio cuore, e lo riempiono di nostalgia. Se mio padre non fosse stato richiamato dalla Francia quando i rapporti diplomatici tra i due paesi hanno smesso di essere cordiali, passerei le serate a ballare alla corte di Francesco, come ancora mi cpita in sogno. L s che regnavano splendore, eleganza, bellezza e amore, sfrenato e birichino. Quel demonio d'un re (bench per essere giusti re Enrico non gli da meno per statura, maest e bellezza virile) possiede una cosa che il nostro sovrano non si mai sognato di avere, n l'ha mai voluta... una passione splendida e sconsiderata per la lussuria, che trasmette a tutti i membri del suo elegante entourage. Sono stata educata in Francia sin dalla tenera infanzia, compagna fissa della piccola principessa storpia, Rene. Le altissime finestre ad arco lanceolato del palazzo reale lasciavano entrare una luce cristallina che dava il massimo risalto ai colori. Non c'era parete, nicchia o pavimento che non fosse ornato di tesori inestimabili: arazzi, quadri, statue e

ferri battuti che sollecitavano e appagavano i sensi. Da ogni dove confluivano a quella corte grandi filosofi, scrittori, studiosi. Pranzavamo in compagnia del sommo poeta Marot, contemplavamo per ore la Monna Lisa di da Vinci che ornava il salone del re. Ah, quel luogo ancora nel mio cuore e nella mia mente. Ho un ricordo... un istante di un giorno perfetto in una vita lontana da cui mi separa un mondo intero. Ve lo narrer punto per punto, cos capirete, caro Diario, che cos'era la vita di Anna Bolena non molto tempo fa. ... Attraversavo di corsa il corridoio pieno di sole del palazzo per incontrare Josette, che mi aveva promesso un gustoso pettegolezzo. Ma poi ho visto avvicinarsi re Francesco, luminoso come una torcia nella notte oscura, con quell'aria festosa e provocante che offuscava la sua profusione di gioielli. Gli uomini della corte francese brillavano di luce riflessa, sfoggiando una gentilezza esagerata: coglievano ogni sua sillaba, lo adulavano per l'eleganza di ogni bench minimo gesto, soddisfacevano ogni suo capriccio. Si sono avvicinati. Ho guardato il re di Francia con occhi di sfida, reggendo il suo sguardo sfacciato per un po' prima di piegarmi in un inchino profondo e seducente. Mentre mi alzavo, sapevo che tutti i cortigiani mi ammiravano, mi accarezzavano, mi spogliavano con lo sguardo. Ho scambiato due parole col re ed i suoi uomini: un complimento per l'ultimo sacco in Italia, una battuta alle spalle di un'altra dama, un saluto a mio padre l'ambasciatore, un invito a una partita a carte. Ho inclinato la testa, sfoggiando uno sguardo di fuoco e un sorrisino malizioso. Anni di civetteria studiata facevano miracoli, sapevo che stavano pensando: Ecco Anna Bolena, sorella di Maria, quell'inglese senza vergogna. Ma questa ancora giovane, immacolata. Ha di fronte a s una miriade di possibilit, un potenziale di seduzione infinito. Voglio farle un sorriso accattivante, provocarla, farla ridere di gusto. Voglio essere il primo a diventare il suo amante, guadagnandomi cos la profonda ammirazione del mio sovrano dissoluto, se nel frattempo non se la porta a letto lui. Voglio condividere con sua Maest - con suo immenso piacere - i particolari eccitanti del nostro appassionato legame, persino le parole che ci sussurriamo nei nostri abbracci infuocati.

E cos, prima di prender congedo, con malizia studiata, ho finto di cedere ai loro pensieri osceni, incitandoli a lasciarsi andare sulle ali della fantasia, per diventare il loro bocconcino preferito. Non sapevano, procedendo in cerca di altri piccoli divertimenti, che io ero ancora intatta nel corpo e nei propositi. Ero edotta in materia, e fermamente decisa a conservare la mia verginit. Avevo visto mia sorella, conoscevo i soprannomi che le avevano affibbiato. Maria era una vera bellezza, ma era ottusa, governata solo dai suoi istinti e dalle sue idee di grandezza. Non pensava che alla sua ultima conquista. Ho imparato molto anche dalla regina di cui ero al servizio, Claudia, casta e dimessa. Tutte le sue dame la disprezzavano e si compiacevano delle scappatelle del marito. Per molti non valeva nulla. Ma non per me. Ai miei occhi lei era la regina. Portava la corona, accoglieva il re di Francia in mezzo alle gambe, e in questo modo aveva dato alla luce principi reali che portavano il suo nome. Quelle sue dame imbellettate portavano abiti di seta, sfoggiavano una profusione di gioielli, erano spiritose e corteggiatissime... ma non avevano niente. N l'amore, n un nome e neppure la fama. Io stavo al loro gioco. Ridevo, civettavo con tutti, fingevo di essere depravata quanto loro, bevevo da una coppa che aveva le pareti interne decorate con scenette erotiche... senza arrossire. Mantenevo segreti i miei pensieri. Avevo appena quindici anni. Il corridoio stato invaso da una musica vivace e da una nuvola di profumo penetrante. Ho toccato il marmo colorato della statua nuda di un dio su un piedistallo. Il mio sguardo caduto sulla sua virilit di pietra, e ho pensato alla carne. La sua coscia era fredda, la mia mano che la toccava era calda, anzi bruciava. Ho fatto un profondo respiro... Sento delle grida e i gemiti di un cane morente nel cortile. I miei dolci sogni sono svaniti nel nulla, il vetro della finestra coperto di brina. Sono in Inghilterra. Mi sento triste e sola al pensiero di quell'universo dorato. Vorrei essere in Francia. Vostra Anna.

CAPITOLO SECONDO

Elisabetta sedeva immobile, stordita dalle rivelazioni del Diario. Per un caso strano e curioso si era ritrovata in possesso di quel documento, che la metteva a parte dei pensieri pi intimi di sua madre, di un mondo di quasi quarant'anni prima. Per Elisabetta fu come se all'improvviso avesse scoperto la porta di accesso a una stanza segreta, rimasta per molto tempo ermeticamente chiusa - come una tomba - che nascondeva misteri terribili e affascinanti, pericolosi e decisivi. Cerc dentro il suo cuore, ma non trov neppure un briciolo d'amore per quel personaggio dai contorni indefiniti che era stata l'amante di suo padre per sei anni, sua moglie e regina per tre. Fin dall'infanzia, Elisabetta aveva innalzato spesse mura per proteggersi dal ricordo vergognoso di Anna. La sua amarezza per la morte di quella traditrice ed il disonore che aveva marchiato la sua vita le avevano consolidate. Elisabetta portava la corona da cos poco tempo. E ogni giorno era denso di importanti decisioni, che non riguardavano solo la sua vita, ma quella dell'intera Inghilterra, di tutti i suoi sudditi. E se il destino aveva scelto di farle avere il Diario in quel momento cruciale, sarebbe stata una sciocca se non gli avesse dedicato la massima attenzione. Un colpo improvviso alla porta la fece sussultare. Ancora un istante, Kat! Lasci correre la mente. A dispetto delle tante sciagure che le erano capitate, sua madre era riuscita a tenere segreto quel Diario per tutta la vita. Ora solo lei e Lady Sommerville erano al corrente della sua esistenza. In quel momento Elisabetta decise che nessun altro l'avrebbe mai saputo. Avrebbe mentito a Kat riguardo alla misteriosa visita di Lady Sommerville. E avrebbe nascosto il Diario, mettendolo sottochiave. Sarebbe stato il segreto pi intimo della sua pubblica vita. Prima di richiamare le sue damigelle nella Sala delle Udienze, nascose il volumetto in mezzo a una pila di documenti di stato. Chi il prossimo? chiese gentilmente a Kat. Lord Braxton e suo figlio. Poi avete la riunione mattutina con Lord Cecil, quindi una seduta per il vostro ritratto, Signora.

Benissimo. Mi ritiro un minuto nei miei appartamenti disse Elisabetta, prendendo con s i documenti e avvicinandosi a una porticina che portava alle sue stanze. Ora? esclam Kat. Lord Braxton vi sta aspettando. E Lord Cecil... Fateli attendere concluse Elisabetta, stringendosi il Diario al petto, e spar dietro la porta.

Kat Ashley canticchiava sovrapensiero mentre attizzava il fuoco nella camera della regina. Elisabetta camminava nervosamente avanti e indietro, tormentando con le mani sudaticce un nastro di seta che portava in vita. Che vestito desidera indossare Sua Maest stasera? le chiese la sua dama di compagnia. Elisabetta sapeva che la risposta avrebbe scatenato un turbinio di domande a cui non aveva nessuna voglia di rispondere. Tuttavia disse: Stasera non ci sar, Kat. Intendo rimanere sola. Benissimo. Chieder che ci servano la cena in camera. Mangeremo accanto al fuoco. No, Kat. Voglio restare completamente sola. La donna strabuzz gli occhi, senza riuscire a capire le parole di Elisabetta. Una regina non rimaneva mai sola. Kat dormiva in un lettino ai piedi del letto regale. Almeno lei avrebbe dovuto restare e... Ora portatemi delle candele, tutte quelle che riuscite a trovare. Accendetele intorno alla mia sedia. Candele? Voglio che illuminiate la stanza il pi possibile. Non so cosa vi preso, Elisabetta. Vi prego. Era inutile mettersi a discutere con la regina, una volta che aveva preso una decisione, concluse Kat. Del tutto inutile.

Elisabetta si sedette sul suo scranno, mentre la luce tremula delle candele l'avvolgeva in un alone dorato. Gli unici suoni erano l'eco del vento nel camino e il crepitio della cera che bruciava. Dopo che Kat e le altre dame se n'erano andate, lasciando la regina in beata solitudine, Elisabetta aveva preso una minuscola chiave nascosta nel doppiofondo di una scatoletta d'argento e aveva aperto la cassapanca italiana intarsiata, che teneva sotto la finestra. Le cost quasi una settimana di tempo per ritagliarsi un momento tutto per s, anche se il pensiero del suo libro segreto non l'aveva abbandonata neppure per un attimo, da quando Lady Sommerville aveva portato il mistero nella sua vita. Il baule, che sapeva di lavanda, era stipato di biancheria e abiti puliti, accuratamente ripiegati, alcuni suoi, altri di suo fratello Edoardo, altri ancora di suo padre, che lei teneva per ricordo, tutto quel che restava della sua famiglia. Scost una tunica ricamata e un paio di guanti di cuoio per la caccia col falco, finch trov la scatoletta di legno che cercava, con il coperchio ormai scolorito, un tempo decorato con una scena della Bibbia. Alla vista della scatola fu travolta da un'ondata di ricordi, immagini sparse di quand'era piccola, ad Hatfield Hall: alcune dolci, altre dolorose, tutte intimamente sue. Una volta tolto il coperchio, le apparve tutto quel che conteneva: un guazzabuglio di bigiotteria senza alcun valore, la pietra a forma di cuore che le aveva regalato un romantico giovane Robin, un ditale smaltato adatto per un ditino minuscolo, il teschio di un topo, una piuma sbiadita di ghiandaia. E il fazzoletto di sua madre. Elisabetta tolse quel ritaglio di lino prezioso e lo strinse tra le mani. Tutto ingiallito dal tempo, il bordo di pizzo sbrindellato qua e l, ma la A e la E ricamate, le iniziali dei suoi genitori, ancora amorevolmente intrecciate per l'eternit. La regina si sedette col Diario in grembo, usando il fazzoletto come segnalibro, e lo riapr al punto in cui era arrivata. Diede una scorsa alla pagina. Avrebbe dovuto leggere lentamente, perch aveva la vista debole e lo sforzo le procurava dei terribili mal di testa. Avendo cos poche occasioni per rimanere sola, sapeva che le ci sarebbe voluto un bel po' di tempo per completare la lettura. Ma ad Elisabetta non importava. Voleva assaporarlo come un vino robusto, poich la storia di Anna, lo sentiva, doveva essere un tassello di quell'enigma che rappresentava il suo destino di donna, e di regina. Cominci a leggere.

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4 aprile 1522. Caro Diario, che domenica ho passato! Dopo la messa, sono stata invitata da mio padre a raggiungerlo all'ufficio contabile, dove aveva appena ultimato i preparativi per la visita del cardinale. Al mio arrivo era seduto dietro un tavolo rivestito di tela verde, immerso in un colloquio a quattr'occhi col tesoriere, un uomo sgradevole, che mi ha squadrata dalla testa ai piedi con i suoi occhietti famelici. Volevo andarmene, ma proprio in quel momento attraccato il barcone del cardinale, sicch sono stata costretta a rimanere l zitta e buona, in paziente attesa di un incontro con il mio genitore. Quando finalmente mi ha rivolto la parola, stato per dirmi che Sir Piers Butler era stato nominato deputato d'Irlanda, e quindi avrei dovuto congratularmi al pi presto col mio promesso sposo per l'avvenimento. All'udire il nome di James Butler e famiglia mi si gelato il sangue, ma ho sfoggiato un bel sorriso. Ho paura del comandante Butler, ben noto per aver assassinato alcuni suoi parenti, e per quello spilungone idiota di suo figlio provo un odio pari al suo nei miei confronti. Ma quando mio padre, il re ed il cardinale avranno concluso le trattative e stabilito la dote, James diventer mio marito. Il fatto che mio nonno possiede vaste propriet in Irlanda, ma nostro cugino, l'infame Piers Butler, ha sempre impedito a noi Bolena di occupare quelle terre. Il mio matrimonio con James, dunque, dovrebbe por fine alle vecchie questioni e risolvere la faccenda una volta per tutte, riportando la pace in famiglia. Io dovr andarmene a vivere in Irlanda, in mezzo alla brughiera, a governare col nome di Lady Butler una massa di contadini incivili. Dicono che sia questo il mio destino. Dicono. Finalmente libera, sono corsa via e mi sono fermata davanti a un'enorme finestra a guardare il barcone dorato del cardinale Wolsey scivolare sulle acque melmose del fiume fino al pontile davanti al palazzo. Ho sentito un tuffo al cuore e mi sono chiesta se fosse meglio darmi una calmata e starmene un po' tranquilla nelle stanze della regina, o attraversare di corsa il prato e volare dal mio amore. Poi dal vetro ho visto svolazzare del taffet scarlatto, una figura grossa e imponente. Wolsey, vestito di rosso dalla testa ai piedi, sontuoso in tutta la sua obesit, preceduto dalla scorta che portava le insegne cardinalizie: croci d'argento,

pastorale, cappello e il Grande Sigillo dell'Inghilterra. Fuori delle porte del palazzo marciavano in pompa magna gli ufficiali del re, ricoperti di catene d'oro, che battevano solennemente i lunghi bastoni bianchi. Sapevo che se c'era Wolsey, il suo sguito non poteva essere lontano. E infatti ecco apparire una figura vestita con abiti semplici ma eleganti, una visione dolcissima, Henry Percy, la figura esile, il viso roseo e luminoso, avvolto da un alone di gentilezza schiva. Ho sentito il cuore battere all'impazzata. Persino da lontano, sapendo che lui non poteva vedermi, percepivo il suo amore e sapevo che lui desiderava allontanarsi da tutti e precipitarsi da me. E cos ho attraversato di corsa i saloni, ho salito le scale che portano agli appartamenti di Caterina, dove le altre damigelle accudivano Sua Maest. Le ho viste tutte affaccendate: damigelle, cuoche e domestiche che si davano un gran daffare, ridendo e scherzando. La regina era in periodo di digiuno e, nonostante avesse gli occhi stanchi, era di buon umore questa domenica mattina. Come d'abitudine, ha passato gli ultimi due giorni, venerd e sabato, inginocchiata sulla dura pietra della cappella, senza toccar cibo, chiedendo perdono a Dio per peccati che tutti gli altri considerano buone azioni. Mi sono chiesta se l'abito francescano che indossava sotto le sue vesti regali la scaldasse o le desse il conforto che tanto agognava. Il fatto che suo marito Enrico l'ama ancora, ma non prova pi alcun piacere nel condividere il letto con lei. Per quello c' mia sorella Maria, la damigella della regina! Prima baldracca del re di Francia, ora amante di Enrico il Grande. Ho pregato Maria di svelarmi come fa a tessere i suoi incantesimi, perch una bella donna, su questo non ci sono dubbi, ma la corte piena di damigelle affascinanti. Ha fatto un sorrisino malizioso e mi ha detto: Gli uomini bisogna saperli tenere, prima stretti e poi a distanza, lasciarli andare e poi riprenderli. Ma io so che non ho bisogno di questi giochetti col mio amore, perch lui mio e io sono sua, ed tutto chiaro come le parole scritte su questa pagina. Ma sto divagando. Torniamo a domenica... D'improvviso le dame nella Sala delle Udienze si sono ammutolite, sentendo una gran confusione gi nell'ingresso e voci maschili che si avvicinavano. In un baleno arrivato uno sciame di gentiluomini tutto baci, inchini e complimenti. Le

damigelle hanno subito formato le coppie, pronte a trascorrere il pomeriggio trastullandosi con canzoni e frivolezze. Tra di loro, una brezza gentile in quella tempesta, c'era il mio amore. Sulle prime non ci siamo scambiati neppure una parola. Lui ha recuperato due cuscini e li ha sistemati su una panca accanto alla finestra. Mi ha preso la mano e l'ha sfiorata con le labbra, poi mi ha condotto al nostro piccolo nido. Giuro che il cuore mi batteva cos forte che temevo di non riuscire a sentire le sue parole. Era gentile e generoso, cos diverso da quei nobili dissoluti della corte francese che tutte le mie arti di seduzione si erano gi dissolte sotto il suo sguardo affettuoso. Gli ho perdonato subito il suo imbarazzo. Ma avevo capito che la sua indole dolce era offuscata da una coltre oscura. E gliene ho chiesto la ragione. Vorrei non averlo fatto. una triste storia quella che mi ha raccontato: da pochi giorni, oltre al mio squallido impegno di matrimonio con James Buder, c' anche il suo. La fidanzata Lady Mary Talbot, e per il matrimonio ci sono tanti buoni motivi, tranne l'amore. Non c' nulla di strano in queste trattative, poich in questo mondo l'amore romantico sinonimo d'insensatezza. E l'amore coniugale - l'unico consentito - non altro che un dovere. Ma in cuor mio condanno questi princpi e sono andata su tutte le furie di fronte all'orrore delle nostre rispettive promesse di matrimonio, imprecando contro coloro che ci vogliono dividere. Il cardinale ed il re sono dalla parte di mio padre ha mormorato Percy. Che cosa debbo fare? A voce ancora pi bassa e tremante, gli ho risposto: Sfidateli e sposate me! L'ho visto impallidire di paura. Gli ho chiesto se non si ricordasse della sorella del re, la principessa Maria. Io ero una delle dame al suo sguito quando salpata per la Francia per sposare il vecchio re Luigi. Gli ho detto del grande amore che univa Maria ad un certo Lord Brandon, duca di Suffolk, e come quell'amore fosse stato represso per ragioni di alleanze. Serva obbediente del fratello e del paese, la principessa sapeva di dover diventare regina di Francia. Ma prima di prendere il largo dalla spiaggia di Dover, quel giorno freddo e tempestoso - io ero l e l'ho sentito con le mie orecchie Maria ha supplicato Enrico di lasciarla libera di sposare Brandon, se Luigi fosse morto. Lui ha acconsentito e siamo salpati. Ho raccontato a Percy che, appena tre mesi

dopo essere diventata regina, il suo vecchio consorte, il re, era morto e, senza aspettare l'approvazione di Enrico, lei e Brandon si erano sposati segretamente, per poi tornare in Inghilterra gi marito e moglie. Di come Enrico fosse andato su tutte le furie, coprendoli d'insulti, e li avesse scacciati dalla corte, facendoli cadere in disgrazia. Ma poco tempo dopo, amor mio ho concluso, li ha perdonati e sono tornati a casa, dove ancor oggi vivono. E con ci? ha chiesto Percy, visibilmente confuso. Il nostro re ha un cuore che batte in petto, sa quel che provano gli amanti e ci perdoner come ha fatto con sua sorella. E se il re si mostrer clemente, il cardinale Wolsey e i nostri genitori dovranno fare altrettanto. E noi avremo conquistato una cosa rara e meravigliosa. Un matrimonio d'amore. scoppiato a ridere di gioia e di paura, e mi ha stretto le mani. Dolce, dolce Anna, non ho mai conosciuto una donna vostra pari. Le parole non bastano a esprimere il desiderio che provo per voi, lasciate che a parlare siano le mie braccia, le mie labbra, il mio corpo! Allora lanceremo la sfida e ci sposeremo, come la principessa e Brandon? S, s! ha esclamato. Gli occhi curiosi delle dame, dei gentiluomini e della regina si sono rivolti verso di noi, mentre pronunciava le parole che suggellavano il nostro patto, e cos abbiamo ripreso una conversazione pi ammodo. La mattina sfumata in un dolcissimo pomeriggio, traboccante di tenerezze, promesse e progetti. Troppo presto giunto il richiamo per tutti coloro che dovevano tornare alla casa del cardinale, di sbrigarsi prima che cambiasse la corrente. Ma non volevo lasciare andare Percy, e cos l'ho accompagnato fino alla riva del fiume, avvolta nella nebbia. Protetti dall'oscurit ci siamo baciati. Oh, mi sentivo il fuoco nelle vene, avevo le gambe e le braccia molli, ero elettrizzata. Ci siamo stretti l'uno nelle braccia dell'altro e toccati, la mia mano ha sentito la sua virilit, la sua ha trovato il mio seno. Mi era capitato di amoreggiare qualche volta in Francia, ma questa fiamma, questo desiderio mi erano completamente nuovi. Poi le torce hanno rivelato la presenza del cardinale in rosso, che si avvicinava, e siamo stati costretti a separarci. Saluti frettolosi e formali sotto gli occhi di ghiaccio del suo signore.

Ma non c'importava, poich i nostri cuori erano legati da una promessa. Una promessa che rimarr nel tempo, finch un giorno non diventer Lady Percy. Vostra Anna.

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22 novembre 1522. Caro Diario, da che parte posso incominciare? Ho il cuore a pezzi. La vita non ha pi senso per me. Percy, il mio dolce amore, stato spedito in esilio a nord, avvolto come in un sudario dall'ira di suo padre. Anch'io sono stata cacciata da corte e sono qui a languire nella casa di famiglia, a Hever, nella campagna del Kent. Com' potuto accadere tutto ci? L'ultima volta che ho riempito queste pagine, il mondo mi offriva una miriade di possibilit. Mi sentivo a casa nella corte d'Inghilterra e la Francia era solo un bel ricordo. La vita mi sorrideva. La mia guida era un dio vivente, il grande re Enrico: forte e vigoroso, faceva tremare la terra su cui camminava. Splendente nei suoi abiti di raso, traboccante di ori, agile come un cerbiatto ai balli delle feste di palazzo. Cavaliere eccellente, si era sempre distinto nei tornei, inoltre cantava, suonava e componeva dolci versi, facendo della corte un posto meraviglioso. Io ero al servizio della regina e ho trascorso l'estate in un susseguirsi di piaceri: la caccia col falco, passeggiate a cavallo, balli e attimi rubati in compagnia del mio amore. Oh, insieme brillavamo come stelle e ci sentivamo al settimo cielo. Il nostro era un matrimonio di fatto, tranne che agli occhi della legge, ma presto lo sarebbe diventato a tutti gli effetti, lo sapevamo. Ma poi, come un lampo di morte piovuto dal cielo, comparso il cardinale Wolsey, cieco di rabbia, col chiaro intento di distruggere il nostro amore. Percy stato convocato al cospetto di quel prete appesantito dagli anni, che ha distrutto la pace del mio amato con gli occhi che gli uscivano dalle orbite per la collera, facendolo sentire come un fuscello travolto dal vento. Rinunciate ha detto, lasciate perdere quella ragazza. Ero di umili natali, non abbastanza per lui. La

nostra promessa reciproca, ha tuonato, era un grave abuso, che ha indignato i vostri padri, Dio e il re. Enrico voleva che si stringesse un accordo tra i Talbot e i Northumberland per rafforzare le difese al nord del paese. E cos Wolsey, cercando di procurarsi i favori del re, ha voluto infliggerci una punizione ignobile, strappandoci al nostro amore. Percy mi ha scritto (in una missiva segreta, poich non abbiamo avuto permesso di salutarci) che mi ha difeso, sostenendo che sono di nobili natali quanto lui e rifiutandosi di rinnegare la nostra promessa. Mi sono sentita gelare pensando a lui, un ragazzino inerme, faccia a faccia con un nemico tanto terribile. E cos Wolsey ha maledetto il mio sventurato amore e l'ha rispedito a casa dei suoi genitori, che erano su tutte le furie. I nostri pegni solenni e sinceri sono stati infranti, violati e sciolti come non fossero mai esistiti. Quanto a me, mio padre mi ha convocato nelle sue stanze e me le ha date di santa ragione. Ma quel dolore era dolce, niente in confronto all'obbligo di separarmi per sempre dal mio amato. Mi sentivo bruciare, ma non ho versato una lacrima: sono rimasta sulle mie posizioni e l'ho guardato dritto nei suoi occhi di marmo. Ho detto: Il grande cardinale Wolsey pensa di aver vinto la sua battaglia contro di me, una povera ragazzina indifesa che si piega sotto i suoi colpi di scudiscio. Ma lasciate che vi dica una cosa, vi giuro che, semmai sar in mio potere, restituir al cardinale tutto il male che mi ha fatto. Mio padre rimasto di stucco a quelle parole oltraggiose, pronunciate da una ragazzina che aveva la presunzione di minacciare un uomo cos in alto. Poi mi ha scacciata dalla corte e mi ha spedita lontano, a Hever Hall, da dove ora sto scrivendo. La vita una noia qui a Edenbridge, le giornate sono vuote come campi fradici d'acqua all'alba. I fiori non profumano, il canto degli uccelli mi irrita, mi perdo nel labirinto di siepi, e vorrei tanto svanire nel nulla. Ieri arrivata una lettera che annunciava l'avvenuto matrimonio tra Percy e Mary Talbot. Non ho pianto, perch non ho pi lacrime. Mentre invece, come una pustola infetta che scoppia, esploso di nuovo tutto il mio odio per il cardinale Wolsey, e ho lanciato una maledizione sulla sua testa. Avr la sua anima, questo sicuro. Quando? Come? Non saprei. Ma Anna Bolena ci riuscir.

Vostra Anna.

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25 marzo 1523. Caro Diario, sono stufa al di l di ogni immaginazione. Ogni giorno io e la mia buona madre ci sediamo di fronte al camino e, mentre il cappellano Parker recita i Salmi e le Sacre Scritture, noi passiamo la vita a ricamare un arazzo che non finisce mai. Giuro che se dovr eseguire ancora un solo ricamo di un unicorno, o l'ala di qualche mitico dragone, mi metter a urlare! Come fa mia madre a condurre una vita tanto noiosa? Settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, si alza presto per controllare la servit che fa il pane, la birra e il formaggio. Si assicura che tutti abbiano un compito ben preciso, si procura le piume per i cuscini, fa le candele e recita le preghiere, in continuazione. Dietro i suoi occhi annebbiati vedo un fuoco spento, che un tempo doveva essere vivo e luminoso, ma qui, in mezzo a pecore e bifolchi, sperduti tra campi infiniti, spezzati da un rigagnolo che chiamano fiume, i sogni di mia madre si sono consumati come candele in una cappella, uno dopo l'altro. Lei non ne vuol parlare, ma io sono convinta che un tempo ci fosse dell'affetto tra lei e il mio genitore lontano. Non stato un matrimonio d'amore, il loro, ma all'inizio erano felici. Elizabeth Howard era orgogliosa di un marito che non era di nobili natali, ma aveva coraggio da vendere e credeva di poter diventare padrone del mondo. E Tommaso Bolena era felice di avere una moglie che aveva fatto crescere le sue ricchezze, era d'animo gentile, di bell'aspetto, orgogliosa di avergli dato un figlio all'anno ed essere ancora viva. Che dirigeva tranquillamente i lavori in casa e nei campi e si occupava dei conti, sopportando anni di solitudine in beato silenzio. Come un precettore, mia madre mi colpisce perch possiede delle virt che devo acquisire se voglio fare un buon matrimonio. La castit, naturalmente, e la modestia sono di mio gradimento. Ma l'umilt e la calma non sono le parole pi adatte per descrivermi. Di fronte al mio cupo dolore, mia madre dice: Non arrovellarti il cervello. Vedrai che tornerai a corte. Vai a fare una passeggiata col tuo cane Urian. Va' a caccia, cura il giardino, esci a cavallo, vai a trovare i vicini, suona il liuto. Ma

non c' rimedio alla mia oscura prigionia. A letto presto per risparmiare candele, sveglia presto per sbrigare i lavori domestici. I giorni si trascinano come un peso mortale. Dicono che col mio amore per Percy ho scatenato le ire di re Enrico, e questo significherebbe la morte. Ma il mio esilio forzato peggio della morte. La sera, mentre salgo la scala stretta e buia che conduce alla mia camera di nuda pietra, a ogni scalino maledico il suo nome e quello di Wolsey. Sdraiata sul mio duro lettuccio, non ho neppure il conforto della luce della luna, che non riesce a filtrare dalle feritoie. Ho scritto due lettere a Percy, ogni volta affidandole a messaggeri segreti, che avevano l'ordine di consegnarle a lui in persona. Ho aspettato una risposta per settimane, che sono diventate mesi. Il mio cuore si indurito sempre pi, finch una mattina grigia, quando la speranza morta, con lei morto il mio cuore. appassito, come un frutto dolce che, dopo essere maturato, diventa arido e asciutto. Quando sono a letto, c' un silenzio terribile. Oltre queste pareti ci sono solo campi, bestie, alberi e oscurit. Non stanze allegramente illuminate, gremite di dame e gentiluomini che si divertono con giullari, buffoni e giocolieri. Niente feste e spettacoli, niente balli e musiche, e niente amore. A volte penso che il silenzio, il buio e la solitudine mi faranno impazzire. O mio dolce Percy, che dormi triste e sconsolato nel tuo talamo coniugale, che crudele punizione abbiamo subto per il nostro amore sincero! Giuro che non subir la sorte di mia madre. Lo giuro sulle stelle. Vostra Anna.

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6 giugno 1524. Caro Diario, che festa! Mio fratello Giorgio venuto a Hever Hall e si fermato quindici giorni. un ragazzo affascinante, che piace alle donne per

l'aspetto leggiadro e lo spirito arguto, due qualit che anch'io apprezzo profondamente in lui. Nostra madre rinata con lui per casa, l'unico maschio ancora in vita: lo adora, e lui contraccambia. Hanno preparato pranzi speciali, e noi tre insieme abbiamo passato ore ed ore seduti a chiacchierare, bere, far di musica e giocare. Ma appena potevo, lo portavo con me a cavalcare per leghe, con Urian alle costole. Andavamo a caccia coi falconi o passeggiavamo lungo i sentieri erbosi che fiancheggiano il fiume Eden, trascorrendo pigramente le nostre giornate. Mi ha raccontato una quantit di pettegolezzi, storielle e giochetti di parole in voga a corte, restituendomi quella gioia di vivere di cui ero stata privata. Un giorno ci siamo sdraiati all'ombra di un olmo, col cane accucciato ai nostri piedi. L mi ha raccontato le ultime novit sulla nostra famiglia. Nostra sorella Maria ancora l'amante del re. l'orgoglio di casa ha detto Giorgio con un ghigno malizioso sulle labbra. Dice una maldicenza che quando c' di mezzo Maria Bolena, da una parte c' il re e dall'altra i suoi pantaloni. E come sta il giocattolo del nostro bravo sovrano? ho chiesto solennemente. Grassa come un maialino, sorella cara, fregiata dell'emblema dei Tudor, tutto spade, cervi e melograni. Melograni? Siamo scoppiati a ridere fino alle lacrime. Bisogna ammettere che la ragazza ha coraggio da vendere ha detto, mentre mi faceva una corona di margheritine selvatiche. Ha un aspetto splendido. Lui la riempie di gioielli e bei vestiti. E William Carey? Come ha preso le corna il nostro caro cognato? Come fosse la cosa pi normale del mondo che sua moglie sia la baldracca del re. Farebbe bene a sfruttare la situazione e chiedere dei favori in cambio. Ma lui non muove un dito. Peccato ho detto, riflettendo sul destino di mia sorella. Non del tutto ha replicato mio fratello. Grazie a Maria sono entrato nelle grazie del re. Ora possiedo un maniero. Ma nostro padre a essersi guadagnato tutti i favori del sovrano. stato nominato pari del regno, e lo stesso giorno il figlio bastardo che Enrico ha avuto da Bessie Blount diventato duca di Richmond. Il nuovo palazzo reale a Bridewell era uno splendore, tutto squilli di

trombe e baldacchini dorati. Naturalmente la cerimonia principale era per il figlio del re, ma stato un gran giorno anche per nostro padre. Davvero grande. Suppongo che abbia ricevuto anche del denaro. Mi sono sentita irrigidire la bocca. Una pensione di mille corone. Cosa c', Anna? Avete l'aria di una che ha visto un gatto nero camminare sulla sua tomba. Non ho aggiunto altro. Il fatto che mio padre stesse facendo fortuna grazie alla depravazione di Maria era assolutamente normale per Giorgio. Per tutti gli uomini. E avrebbe dovuto esserlo anche per me. Ma io avevo la nausea. Ho pensato, ma senza dirlo a mio fratello: Una donna un castello od un appezzamento di terreno, molto apprezzato, spesso oggetto di ammirazione o migliorie. Poi si compra o si vende per denaro, per avere degli eredi, pagare un debito, elargire un premio o cedere a un ricatto. Ci si dimentica che ha un corpo, una mente, un cuore, anzi no, si ignorano del tutto!. Mi sono alzata in piedi e ho fatto per andarmene. Ma Giorgio mi ha pregata di restare. C'era un bel sole caldo, ma il castello era tetro e malinconico, ha detto. Ha promesso di farmi le trecce. Mi sono imposta la calma e ho deciso di ripensarci tra me e me e trovare un po' di pace nei discorsi frivoli di mio fratello e nelle sue premure. Abbiamo parlato della fine del mio esilio, ventilando un ritorno a corte. Hanno messo una pietra sopra la faccenda di Percy e ora, con la nostra famiglia in ascesa, vi rivedremo entro la fine dell'anno. Signore, vi prego, fate che sia vero. Thomas Wyatt mi ha chiesto vostre notizie l'altro giorno. Ha detto una cosa curiosa. Mi ha raccomandato di portarvi penna e inchiostro. A chi dovete scrivere? A Wyatt? un uomo sposato: non andate a cercarvi i guai col lanternino. Devo essere arrossita perch mi ha domandato: Non a Percy, vero, Anna?. Certo che no. Sto scrivendo delle poesie. Wyatt ha usato parole d'incoraggiamento per me prima che me ne andassi, e cos mi sto cimentando con dei versi.

Una poetessa, che idea! Mi mostrerete ci che avete composto? Sapete che anch'io scrivo. No, no! ho esclamato, aggiungendo che erano scritti male, tutta carta sprecata. Poi ho cambiato argomento: stava diventando buio e ci aspettava una lunga cavalcata per rientrare a casa. Giorgio mi ha aiutata a rimettermi in sella, cingendomi con le braccia intorno alla vita e avvolgendomi in un dolce abbraccio fraterno. Vi ho portato la penna e l'inchiostro ha detto. Gli ho appoggiato la testa sulla spalla e ho pensato che quello era l'unico uomo al mondo ad amarmi per quella che ero. Che pensiero triste. Troppo, troppo triste. Vostra Anna.

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4 luglio 1524. Caro Diario, ieri sera, mentre mi preparavo per andare a dormire, ho sentito un rumore di passi leggeri. Era mio fratello Giorgio che, con una torcia accesa, saliva di nascosto su per la scala a chiocciola che porta alla mia camera, con un regalo per me. Dopo aver aperto il pacchetto, mi stata chiara la ragione della sua segretezza. Quello che aveva portato con s era un trattato eretico, L'elogio della follia di Erasmo, che attacca ferocemente il Papa, la Chiesa e il Clero, accusandoli di corruzione, cupidigia e lussuria. L'ho ringraziato di cuore. Le buone letture scarseggiano in campagna e un libro di idee cos rivoluzionarie una vera chicca. Giorgio era dispiaciuto di non essere riuscito a mettere le mani sul volume che ha fatto gridare allo scandalo, la traduzione in inglese del Nuovo Testamento di William Tyndale. Alla cattedrale di Saint Paul bruciano tutte le copie che riescono a trovare ha detto; l'autore oggetto di persecuzioni e si messo in fuga dal nostro re. I volumi che si salvano dal fuoco, mi hanno riferito, passano di mano in mano. La Chiesa, o meglio il vostro caro amico Wolsey, setaccia una casa dopo l'altra per scovarli. Ha abbassato la voce ancora di pi. Tutti i pi celebri letterati sono tra i sospetti, e offrono ricompense a chi fornisce informazioni.

Non capisco l'ho interrotto. In Francia ho letto i vangeli tradotti in francese. Non c'era nessun divieto. A dire il vero sono stata incoraggiata persino dalla sorella del re e dalla mia tutrice, la duchessa Alenon. Vi dimenticate che, a Roma, il nostro re l'astro fulgido del Papa. stato nominato difensore della fede contro tutti gli eretici protestanti. Ho pregato mio fratello di farmi avere il tomo di Lutero. Era pericoloso, mi ha spiegato, dal momento che Enrico odiava Lutero e si era espresso chiaramente contro le opere del tedesco, difendendo i sacramenti cattolici. Lutero, sentendosi oltraggiato, aveva definito il nostro sovrano un asino, uno zoticone, un pazzo delirante, il re delle menzogne. Sono scoppiata a ridere di gusto di fronte alla sua audacia. Giorgio mi ha messo un dito sulle labbra, impaurito, e ha sussurrato: Siamo ancora dei bravi cattolici, non vero?. Suppongo di s gli ho risposto. Andiamo a messa, facciamo la comunione, ci confessiamo. Ma ascoltatemi, fratello. Mi sono avvicinata. Non provate simpatia per queste idee protestanti? Per il fatto che l'uomo e Dio possano parlare senza aver bisogno dell'autorizzazione dei preti? Devo dirvi che sono pienamente d'accordo con questa Nuova Religione. Le sue mani hanno avuto un tremito a queste parole. Bruciano ancora gli eretici ha osservato Giorgio. Star bene attenta a non dire niente che possa danneggiarci. Ve lo prometto. Il tremito cessato e ha cominciato a rilassarsi. Ma fatemi avere quella Bibbia di Tyndale, se ci riuscite. scoppiato a ridere ed ha detto: Annina, siete proprio una furbastra. Voi volete la mia morte. L'ho pregato di andarsene ed ho nascosto il libro sotto una mattonella del pavimento. Aspettavo con ansia che facesse giorno. Un libro da leggere! Un tesoro che valeva oro.

Prima di sdraiarmi mi sono inginocchiata, usando la camera come cappella quale empiet - e ho supplicato Ges Cristo nostro Signore di salvare la mia anima miserabile... e riportarmi al pi presto a corte. Vostra Anna.

CAPITOLO TERZO

Elisabetta sent un tremito mentre chiudeva il Diario di sua madre. Tornare dal mondo di Anna nel suo era come per una chiatta emergere dalle ombre del Ponte di Londra nella luce accecante del giorno. Ma quella sera molte delle candele che Kat aveva acceso intorno alla sedia baluginavano appena, la stanza era immersa in una cupa oscurit al di fuori del piccolo alone di luce rimasta, e poi Elisabetta si sentiva gli occhi affaticati. Kat cominciava a nutrire dei sospetti su quelle strane consuetudini. La sua governante non sopportava i segreti, dal momento che Elisabetta non le aveva mai nascosto nulla, fin dalla tenera infanzia. Si lamentava se la regina aveva l'aria stanca e le occhiaie dopo una notte in bianco, o quando Elisabetta non proferiva parola su quel che faceva chiusa a chiave da sola nella sua stanza, limitandosi a mormorare qualcosa sulle sue brutte abitudini e sullo zampino del diavolo. Girandole di luce roteavano davanti agli occhi di Elisabetta, mentre dentro la testa le cresceva il dolore. Appena si alz in piedi fu colta da una nausea tremenda e dovette aggrapparsi alla sedia per non cadere. Sicuramente le stava per arrivare uno dei suoi terribili mal di testa. Maledizione! sibil. Aveva la fronte sudata e non era certa di riuscire a raggiungere il letto. Se leggere il Diario di sua madre le faceva quell'effetto, pens Elisabetta, ci sarebbe voluta un'eternit per finirlo. Ma l'idea svan di colpo dalla mente della regina nel momento in cui sent una fitta di dolore che le fece scoppiare il cervello. Ebbe a malapena la forza di chiamare le domestiche per chiedere aiuto, prima che le luci che le baluginavano nel cervello si oscurassero completamente.

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6 novembre 1525. Caro Diario, molto che non scrivo una pagina, ma tutte le notizie da Hever sono tremendamente noiose. Ora per sono felice di essere stata nuovamente

ammessa a corte, al servizio della regina. La mia camera vicino agli appartamenti di Sua Maest e di altre damigelle, siamo sette in tutto. Il tempo trascorre allegramente in compagnia del sovrano, che organizza le nostre giornate: non dormiamo quasi mai. I falchi ammaestrati, la caccia - dicono che Enrico non sfianchi meno di otto o dieci cavalli al giorno - i combattimenti, i tornei. Guardarlo giocare a pallacorda la cosa pi bella del mondo. Il suo avversario preferito Thomas Wyatt, davvero degno di lui. La sera perlopi cantiamo, suoniamo il flauto od il virginale - la mia bella vocina molto apprezzata - e balliamo. Accanto alla grande vitalit di Enrico, la regina mostra tutti i suoi anni. Forse gli occhi del re, assenti come le sue mani e il suo cuore, offuscano lo spirito della nostra sovrana, perch le damigelle hanno un aspetto ben pi radioso del suo. Mio padre, elevato a un rango superiore, ha avuto il permesso dal re di trasferirsi a corte con la famiglia. Mia madre, dunque, dimora con lui a palazzo, un privilegio raro, che credo la renda felice. Due belle stanze coi soffitti a cassettone, le credenze in legno intagliato colme di stoviglie ed un grande letto col baldacchino di seta. Sono finiti i giorni tristi di Hever, giorni interminabili passati a cucire finch le dita non sanguinavano. Ancora molto bella, mia madre trascorre le sue giornate in graziosa tranquillit. La vedo osservare da lontano le fanciulle impegnate nei giochi di corte. Quanto a me, mi guarda con attenzione, ma senza parlare gran che. chiaro che sono sotto la tutela di mio padre, e che lui ha dei progetti per me. Progetti che non intende divulgare. Grazie alla fiducia che Enrico nutre nei suoi confronti, il cardinale Wolsey guadagna beni, soldi e potere giorno dopo giorno, e non mi degna di uno sguardo, neppure quando sono l davanti ai suoi occhi. Non ricorda nulla della punizione che ha inflitto a me ed a Percy, nulla del dolore che ha causato. Ma io s, eccome! Povero Percy, ancora in esilio! Devo ammettere che il mio cuore si fatto ancora pi freddo da che l'ho perduto. Ho molti corteggiatori, tutti deliziosi, ma non significano niente per me. Lascer che il mio cuore continui a rimanere freddo. Fa parte del mio dovere stare al gioco, lo so, ma non sono obbligata a provare delle emozioni, e di certo non se ne preoccuper nessuno. Non sono che un grazioso soprammobile, un bene da acquistare e poi rivendere. Ecco perch non intendo dare il mio cuore a nessuno. Ieri sera, seduta al tavolo dei poveri, c'era una vecchia megera che ha fama di essere una strega. Dopo cena, mentre i cani ripulivano gli avanzi sotto il tavolo

cigolante, quando tutti i nobili erano gi andati a divertirsi, ho trovato la donna e l'ho pregata di prestarmi ascolto. Mi ha guardata con gli occhi annebbiati, mentre con la mano faceva un fagotto, raccogliendo i pezzetti di cibo che i cani non erano ancora riusciti a trovare. Che cosa desiderate, signora? Ha fatto un sorriso, se cos si pu dire, con i denti marci e anneriti che spuntavano dietro alle labbra e l'alito che puzzava tremendamente. Un incantesimo, una pozione, un trucco magico che vi mantenga bella in eterno? Non ho risposto, ma ho infilato la mano tra le sue, e l'ho girata in modo che si scostasse la lunga manica a punta e lei potesse vedere quel pezzetto di carne munito di unghia che prende il nome di dito. Sono sei! ha strillato, afferrandomi la mano. Voi dovete essere Anna Bolena. Mi ha fatto trasalire, ho cercato di staccarmi, ma mi teneva stretta. Siete famosa per questo ditino. S, dicono che sia un marchio diabolico. Dicono la stessa cosa di questo rigonfiamento sul collo ho sussurrato, scostando la collana per mostrarle la macchia scura nascosta dal girocollo. Cosa ne dite, vecchia mia, sono una strega come voi? Non ha degnato di uno sguardo la macchia, ma ha cominciato a fissarmi la mano a lungo e in silenzio. Mi bruciavano gli occhi per il fumo delle candele, e poi il suo alito fetido era insopportabile. Ancora silenzio, fino a che sono sbottata: Cosa c'? Ditemelo, presto, non intendo aspettare oltre. Un momento, signora, sto valutando, sto valutando quanto posso permettermi di pagare per questo dito. Che cosa, comprarlo? Oooooh, s, signora, fatevelo tagliare, perdereste pochissimo sangue, e poi starebbe cos bene in un vasetto ha mugugnato, insieme a un'ala di feto di pipistrello, rospi gravidi, e via discorrendo. Non se ne parla neppure! ho urlato, tirando via la mano. Siete stata voi a chiedere. Ho chiesto la vostra opinione sul dito, su di me, non vi ho certo chiesto di trasformarvi in un mostruoso chirurgo. La mia opinione ha detto, appoggiando una delle sue dita ossute sulla mia guancia, che Lady Anna abbia gli stessi poteri di una pergamena ingiallita ma non ancora spiegata. E se questo ci che desidera, far una carriera brillante ed

infame. Ha allungato verso di me una mano rugosa e mi ha mostrato il palmo, che ho riempito di corsa con una moneta, poi le ho voltato le spalle e mi sono tolta di torno, trattenendo il fiato. Brillante ed infame. Quelle parole mi sono rimbombate nella testa tutto il giorno e tutta la sera, sicch per scacciarle e trovare un po' di pace sono andata a cantare con le mie compagne. Sempre vostra Anna.

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20 aprile 1526. Caro Diario, dopo aver saputo che Thomas Wyatt ha scelto il maestro degli spettacoli per il primo di maggio, oggi, vista la bella giornata tiepida, ho deciso di fare una cavalcata sulla mia puledra preferita, quella color castagna, e sono arrivata fino a Shooters Hill, dietro al Palazzo di Greenwich. Una volta l, ho sentito rumori di seghe e martelli che venivano dalla foresta, cos sono scesa da cavallo e ho proseguito a piedi, lungo i sentieri alberati, fino a che mi sono trovata davanti uno spettacolo talmente curioso che non credevo ai miei occhi. I carpentieri reali stavano allestendo la dimora di Robin Hood e della sua allegra brigata: avevano sistemato un tavolaccio per i banchetti in mezzo a degli alberi di ontano, dopo aver ripulito uno spiazzo per i tornei e sistemato sui rami dei trespoli dove stare di vedetta. Ho trovato Wyatt seduto contro un albero, la penna in mano, intento a scrivere alcune battute per lo spettacolo sulla Foresta di Sherwood. Aveva la fronte solcata da rughe profonde ed un'espressione accigliata sul suo bel viso. Andiamo, Thomas, non dovreste avere problemi a inventare il discorso di un fuorilegge, dal momento che lo siete voi per primo. Anna, mi avete colto di sorpresa! Ha fatto per alzarsi in piedi, ma l'ho spinto indietro e mi sono messa a sedere per terra, accanto a lui. Sono venuta a chiedervi un favore, mio signore. Sapete che ogni vostro desiderio un ordine per me, perci, di grazia, di quale favore si tratta? Fare la parte di Lady Marion in questo spettacolo. Mi sempre piaciuto il suo personaggio e penso che sarei l'interprete giusta. Ha

sorriso, ma il suo sguardo tradiva un'ombra. Cosa c', Thomas, parlate. Avete un brutto aspetto, siete forse malato? No, Anna, non io. Quali preoccupazioni potrei avere, seduto in una valle alberata in compagnia di una deliziosa fanciulla, impegnato a scribacchiare qualcosa per un rito di fertilit pagano in una bella giornata d'aprile? Si tratta di Enrico, rinchiuso in austere sale consiliari a rimuginare su questioni secolari di grande importanza: sta diventando ogni giorno pi triste. A dire il vero, avevo notato l'aria assente del sovrano, cos diversa dalla sua consueta esuberanza, ma senza badarci troppo. Che cosa lo affligge? Siete certa di volerlo sapere? mi ha domandato con un'espressione curiosa. S. Non il genere di pettegolezzo che piace alle signore. Ho capito che mi stava prendendo in giro. Ditemelo, Thomas, o vi taglier le orecchie! Ebbene ha esordito, appoggiandosi contro l'albero, vi ricordate, o meglio eravate gi nata quando Enrico salito al trono? Brillava come una stella, allora, il giovane sovrano che, impaziente di combattere al pari di un leone, ha invaso la Francia con la sua armatura scintillante, mettendo in fuga i cavalieri avversari nella Battaglia degli Speroni. Che illustre condottiero! Ha conquistato intere citt, ma ha trattato i nemici con tale clemenza da guadagnarsi l'appellativo di Enrico il Grande. Oh, Anna, era meraviglioso, e pensavo che avrebbe continuato su quella strada fino a conquistare l'intera Francia, un giorno. La sua Grande Impresa - cos la chiamava - procedeva, almeno questa era la speranza, con l'aiuto del nipote della regina Caterina, l'amico e alleato pi devoto di Enrico. Volete dire l'imperatore Carlo di Spagna l'ho interrotto. molto caro alla regina. In passato si servito di lei quale ambasciatrice con l'Imperatore. Ma ora, vedete, Carlo dispone di eserciti pi grandi di quelli che il nostro Enrico si sia mai sognato, e ha invaso la Francia da solo. Re Francesco suo prigioniero.

Mi giunta voce in proposito. Ma cos'ha a che vedere tutto questo con Enrico? L'Imperatore non vuole pi partecipare alla Grande Impresa del nostro re: il suo piano quello di conquistare il mondo da solo. E questo dopo che Enrico ha versato a Carlo mezzo milione di corone per sovvenzionare le sue imprese. stato tradito, dunque. S, ma c' dell'altro. Enrico non intende rinunciare al suo sogno di conquista, perci ha chiesto al cardinale Wolsey di imporre una tassa a tutti i suoi sudditi: Concessione Amichevole la soprannomina, ma la gente la chiama ingiustizia, e si ribella. Gli esattori delle tasse nel nostro paese - vostro padre uno di loro devono fare i conti con un'accanita resistenza, a volte con la forza. Il popolo attacca i funzionari del re e non intende versare dei soldi per pagare le sue guerre, ma quel che peggio che sta crescendo il disprezzo nei confronti del re e del cardinale Wolsey. Con un simile traditore per alleato, Enrico va incontro a un'aperta ribellione di chi pi lo ha amato e sostenuto. Ora comprendo la sua preoccupazione, e quella di Caterina, divisa tra la sua adorata famiglia e il marito. Anna, anche Caterina un problema. Nelle taverne e tra i soldati corrono sempre pi voci sulla maledizione che incombe sul matrimonio del re. Non ha figli maschi, la sua unica erede la principessa Maria, e si mormora che la causa di tutto questo sia l'incesto. L'incesto? Ho pronunciato la parola cos forte che i carpentieri si sono fermati, fissandoci intensamente. Mi sono avvicinata al suo orecchio. Incesto? Che cosa volete dire? Dovete sapere che Caterina stata sposata con il fratello di Enrico, Arturo, un uomo debole, morto prima di poter consumare il matrimonio, almeno questo quanto sostiene la regina, e tutti le credono. Visto che un matrimonio con i reali di Spagna era davvero auspicabile, e Caterina era una principessa tanto bella e dolce, Enrico stato felice di sposarla. andato tutto bene per molti anni, ma ora che Caterina non ha pi l'et per mettere al mondo dei figli ed Enrico non ha eredi maschi, le voci cominciano a circolare. Che Dio lo stia punendo con un matrimonio senza figli per aver preso in moglie la vedova del fratello? un pensiero crudele ho detto, ricordando il grande amore di Caterina per il re. Voi sapete, Anna, che Enrico s'interessa alle Sacre Scritture ed ha trovato nel Levitico una risposta chiarissima alla sua tragedia. Il libro dice che se un uomo

prende in moglie la vedova del fratello, commette un atto impuro, scopre le sue vergogne, e la nuova coppia che si forma rimarr senza figli. Enrico ha cominciato a pensare che questa unione sar la causa della sua rovina. Ero senza fiato. Tutto quello che Wyatt diceva stava trovando posto dentro la mia testa come i tasselli di un mosaico. L'ho ringraziato, e ho aggiunto che nessuno mai mi aveva parlato con tale franchezza di questioni tanto serie ed opportune. L'ho baciato di sfuggita, poi mi sono tolta dal corpino un fermaglio ornato di gemme e di trine e gliel'ho fatto scivolare in mano, come regalo da parte mia. Lui l'ha preso e se l' messo al collo. Lo terr vicino al cuore ha dichiarato e mi ha dato un bacio, un bacio lungo, preludio di ben altre dolcezze, ma io mi sono scostata, dicendo: Venite a trovarmi quando avrete composto un poema dedicato a me, non vi sar difficile.... L'ho baciato sull'orecchio e gli ho fatto un sorrisino malizioso. O forse s? Dopodich ho sollevato appena gonne e sottane per mostrare ai suoi occhi compiaciuti le caviglie con tanto di calze, e sono tornata di corsa nel bosco. Questa sera, alla luce delle candele, ho trovato una stanza tranquilla e mi sono messa a pensare. Per quanto non appartengano alle mie consuete riflessioni, le cose che mi ha detto Wyatt mi sembrano di un certo rilievo, pertanto le riporto nero su bianco, e in dettaglio, con tutte le parole che riesco a ricordarmi. Sar il tempo a stabilire se sono la verit, o nient'altro che futili chiacchiere di corte. Vostra Anna.

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2 maggio 1526. Caro Diario, ieri, mentre mi vestivo per lo spettacolo del primo di maggio, non mi sarei mai sognata che la sera sarebbe finita in maniera tanto sorprendente. Il mio costume - quello di Lady Marion intendo - per quanto semplice, era molto elegante. Un abito bianco panna in seta cruda, con degli inserti rosso chiaro e le maniche ricamate con rifiniture rosa. Il bolerino era cos aderente che mi faceva un vitino da vespa, mettendo in mostra il seno, le spalle e la schiena.

Ho lasciato andare avanti la regina e le altre damigelle, inventandomi di aver dimenticato l'acconciatura nei nostri appartamenti, e ho aspettato, osservando i nobili e le cortigiane, tutti agghindati vecchio stile, farsi una passeggiatina lungo il vialetto del giardino verso Shooters Hill. Dalla mia postazione ho visto duecento arcieri vestiti di verde schierarsi sul sentiero della foresta. Presto, lo sapevo, Lord Benton nei panni di Robin Hood sarebbe arrivato a braccia aperte per invitare i presenti a entrare nel bosco e vedere come vivono i fuorilegge. La Corte si riunita ai margini della boscaglia e, come da copione, gli arcieri hanno teso gli archi e hanno fatto scoccare le frecce. Ma quando comparso Robin Hood, non appena stato chiaro a tutti che il fuorilegge non era Lord Benton, bens il re in persona, si sono levate grida di approvazione, risate e cori di evviva, mentre Enrico dava il benvenuto a tutti e li guidava verso il suo rifugio nel bosco. Ho aspettato che la gente sparisse dietro la distesa di alberi, ho aspettato finch non ho sentito la musica portata dal vento e ho capito che era incominciato lo spettacolo. Mentre mi affrettavo lungo il sentiero, sapevo che le altre damigelle si stavano chiedendo: Dov' Anna? Pu darsi che non venga. Chi far la parte di Lady Marion?. Era giunto il momento. Dopo essersi battuto a suon di spada e pugnale con gli uomini dello sceriffo, Robin Hood si era arrampicato sulla torre dove presto sarebbe apparsa Lady Marion. Sono passata dal retro, sono salita su per la scala di legno che portava al palcoscenico, ho scostato la damigella pronta a prendere il mio posto, che rimasta di stucco, e ho fatto il mio ingresso in scena senza pi fiato. La mia apparizione ha suscitato dei sospiri di sollievo tra il pubblico, poi d'improvviso mi sono trovata faccia a faccia con Sua Maest. Aveva un aspetto imponente, gli occhi azzurri ridenti e luminosi, il sorriso affascinante, tanto che mi sono sentita mancare il respiro. Ha recitato i suoi versi d'amore per Marion con grazia e disinvoltura, e io ho interpretato il mio personaggio con pari eleganza, poi mi ha preso tra le braccia, sollevandomi da terra. Sapevo bene che faceva parte dello spettacolo, ma sarei pronta a giurare di aver percepito la sua eccitazione sotto la brachetta, e quando mi ha baciato, anche quello stato un gesto pi che sincero. Al termine della rappresentazione, il gentile pubblico ha applaudito calorosamente, mentre il re stato portato via dai cortigiani per partecipare al

nuovo numero in programma: il torneo. Quando ho raggiunto le altre dame accanto alla regina, ho sentito il suo sguardo di fuoco su di me. Doveva aver capito che era stato qualcosa di pi di una finzione - gli occhi assenti del marito, le sue braccia che cingevano la mia vita sottile, ben diversa dalla sua, ormai appesantita - e mi odiava per questo. Ma non ha detto una parola e, scortata dalle sue damigelle, si avvicinata al campo del torneo, delimitato da una fila di bandiere svolazzanti, dei colori dell'arcobaleno. Sentivo il cuore battere forte e la mente confusa. Era possibile che le attenzioni del re fossero veramente rivolte a me? No, ho pensato, non erano passati neppure sei mesi da che mia sorella Maria gli aveva scaldato il letto. Venti trombe squillanti e altrettanti tamburi si sono intromessi nelle mie fantasie ed ha avuto inizio il torneo. Suoni e colori, uomini ricoperti d'acciaio scintillante in groppa a cavalli frementi. Il re in sella al suo destriero si avvicinato alla regina e, quale favorito, ha ricevuto il suo velo come portafortuna, secondo la tradizione. Ma dal suo sguardo ho capito che non provava niente per la sua consorte, n amore, n affetto, mentre negli occhi della regina ho letto un dolore cos forte da farmi male. Il torneo incominciato: partecipavano tutti i cavalieri e i soldati, e ognuno di quegli spaventosi, straordinari assalti era accompagnato da grida, applausi e bestemmie, armature che cozzavano, terribili cadute e calpestio di zoccoli. Thomas Wyatt ha sfidato Enrico ed stato disarcionato. Illeso e ben contento di farsi battere dal suo signore, uscito a grandi passi dal campo del torneo, al suo fianco. Al banchetto, in una sala addobbata con rami di ontano e fiori profumati, ero seduta accanto a Wyatt, che aveva un aspetto allegro e affascinante alla luce delle candele. Ditemi, quand' stato che Enrico ha preso la parte di Robin Hood a Lord Benton? gli ho chiesto. Non appena ha saputo che eravate voi a fare la parte di Marion. All'inizio dello spettacolo, quando non vi si trovava da nessuna parte, era visibilmente turbato. E alla mia entrata in scena? Anna, non c' bisogno che vi descriva i suoi sentimenti. Sono certo che anche voi avete provato la stessa cosa.

Mi sono sentita le guance di fuoco. Ho preso il calice, ho bevuto del vino per nascondere il mio imbarazzo, scegliendo di punzecchiarlo su qualcosa di meno imprudente, e Thomas mi ha assecondato. Avete scritto la poesia per me? gli ho domandato civettuola, poi mi sono alzata in piedi, girandomi verso di lui. E per la seconda volta quel giorno, con mia somma sorpresa, mi sono sentita stringere tra le braccia del re d'Inghilterra. Poesia? Mi sorrideva. E cos voi volete che dei versi celebrino tutta la vostra bellezza e il vostro fascino? Strano. Dopo quello scambio di battute, sono stata travolta da ogni bench minima emozione, dalla testa ai piedi. Paura, e poi coraggio, desiderio, quindi ribrezzo, dolcezza, acredine, ricordi del passato e pensieri futuri. In quell'istante di silenzio sospeso tra le sue ultime parole e la mia frase successiva, ho sentito scendere su di me una calma simile a una sorta di angelo alato. Il coraggio ha avuto la meglio sulla paura, e cos ho parlato. Non ho forse abbastanza virt perch si compongano dei bei versi su di me? Pi che abbastanza. Il suo sguardo mi penetrava. Mi sono scostata delicatamente dalle sue braccia. Ebbene, iniziate pure. Che cosa? ha balbettato confuso. Il vostro poema. Sto aspettando, Sire. scoppiato in una sonora risata di fronte alla mia audacia, dicendo che ero proprio una ragazza esigente, ma ha accettato la sfida come se gli avessi gettato il guanto. Ha incominciato cos: Come l'alloro cresce senza cambiar colore, / cos son io, sempre fedele al mio vero amore. Proseguite pure. Come l'edera, l'alloro un sempreverde / anche quando fiori e foglie tutto il bosco perde... Ora alla mia dama voglio assicurare che... tra tutte solo a lei mi voglio dedicare.

Eccellente, Vostra Maest! esclamai battendo le mani. Ora ho diritto a un bacio? L'avete gi avuto, sul palco. Allora posso avere il resto. E mi ha stretto di nuovo tra le sue braccia. Smettetela! ho gridato, e ho dato uno strattone per liberarmi. Chiedete al vostro re di smetterla? Come osate? Sentivo il cuore martellarmi in petto. Per il suo bene ho replicato, per proteggerlo dalle relazioni incestuose. Persino nella penombra si vedeva che era livido di rabbia in viso. Incestuose?! Sembrava colpito, confuso. Stavo forse parlando del suo disgraziato matrimonio con la vedova del fratello? Mi concesso parlare apertamente, Vostra Maest? Non passato molto tempo da che mia sorella Maria ha condiviso il vostro letto poi ho aggiunto a bassa voce, e vi ha dato un figlio. Fare la stessa cosa mi pare... incestuoso. Sollevato e tornato in s, ha detto: Quale impudenza, Anna! al vostro re che state parlando. E voi a una fanciulla virtuosa che intende rimanere tale, Sire. Quindi ho fatto un profondo inchino, poi ho alzato lo sguardo verso di lui e ho sorriso garbatamente. Tuttavia mi sento lusingata dalle vostre premure. Mi ha afferrato la mano - per fortuna quella con le cinque dita - e l'ha baciata, indugiando a lungo con le labbra sulle mie mani. Poi, senza chieder licenza, mi ha tolto l'anello color granata e l'ha sistemato sulla falange pi piccola del suo dito mignolo. Se non posso avere il vostro cuore, almeno avr questo ha dichiarato, poi ha girato le spalle ed sparito tra le ombre della foresta, come lo spettro di un cervo. Sebbene mancassero ancora diverse ore al termine dei festeggiamenti, ero persa in mezzo a tali e tante fantasticherie che il tempo volato, e mi sono ritrovata a letto senza neppure sapere come. Sono rimasta sdraiata nell'oscurit ad ascoltare le chiacchiere delle damigelle, che spettegolavano sottovoce sulla serata,

ma avevo un pensiero fisso. Un pensiero che mi ha tenuta sveglia e tremante fino al mattino: il re d'Inghilterra voleva conquistare Anna Bolena. Vostra Anna.

***

17 luglio 1526. Caro Diario, nella mia immensa confusione, mi sento al tempo stesso defraudata e felice. Il mio buon amico Thomas Wyatt in esilio a Roma: una scelta forzata, la sua, mentre Enrico, re d'Inghilterra, mi fa la corte. I due fatti si intrecciano attorno a me come una corona di spine. Essere arrivati a questo punto sconcertante. Non passato molto tempo da che Wyatt mi ha riempito la testa degli intrighi di corte, e io gli ho dato un ricordino, un fermaglio ornato di gemme e di trine. Poco tempo dopo, alla festa del primo maggio, Enrico si preso il mio anello e se l' messo al dito mignolo. difficile credere che i due gentiluomini siano quasi venuti alle mani per colpa di questi gingilli. Ecco com' andata. L'altro giorno Enrico stava giocando a bocce con i suoi beniamini, tra cui Wyatt, che era nell'altra squadra. A un certo punto il re ha fatto passare per suo il tiro della vittoria, e Wyatt, col permesso di Sua Maest, ha fatto obiezione. Al che, cos dicono, Enrico ha allungato il dito mignolo, quello dove porta il mio anello, mostrandolo apertamente, e si messo a urlare, con gli occhi puntati su Thomas: Wyatt, vi dico che mia, vi dico che mia!. Nonostante il tono deciso, il re aveva un'espressione sorridente, al che Wyatt, pensando fosse di buon umore, ha replicato: Se mi consentito fare una valutazione, Vostra Maest, spero che sar mia. Quindi, altrettanto platealmente, si tolto il mio fermaglio che portava al collo, ha fatto un inchino e ha preso le misure per stabilire di chi fosse il punto. Quando ha visto il mio fermaglio nelle mani di Wyatt, Enrico l'ha presa come una sfida personale per i miei sentimenti e, al pari di un bambino capriccioso, ha dato un calcio alla boccia incriminata, dicendo: Sar cos, ma allora sono stato ingannato! e ha lasciato il campo da gioco su tutte le furie. Prima ancora di aver sentito la storia, e completamente all'oscuro del ruolo che aveva la mia persona, sono stata convocata dal re per un colloquio privato.

Sebbene a partire dalla festa del primo di maggio mi avesse fatto capire chiaramente che aveva un debole per me, lanciandomi occhiate furtive, scegliendomi come compagna di ballo e di canto, i nostri incontri erano avvenuti solamente in pubblico. E ora stavo entrando nei suoi appartamenti, i pi grandiosi e magnificenti che avessi mai visto: ampie finestre a vetrate, esposte al sole su tre lati, che riempivano la stanza di luce, tavoli e cassettoni con intarsi d'oro, un'enorme mensola sopra il caminetto con una dozzina di caraffe d'argento, un arazzo di seta, straordinario per le dimensioni e la brillantezza dei colori, raffigurante san Giorgio che uccide il drago, una grande sedia a baldacchino e, in un angolo, una quantit di strumenti musicali. Anche il re, con un completo di velluto bianco intessuto di fili d'argento, era illuminato dal sole e da un fuoco interiore che gli risplendeva negli occhi. Avevo il cuore in gola, e la cosa, devo ammetterlo, si vedeva chiaramente. Ma quel giorno anche una morbida distesa di pelle profumata poteva ben poco contro la rabbia del re, che lanciava fulmini e saette come un temporale estivo. Mi avete preso per uno sciocco? ha tuonato. Io non riuscivo a staccare gli occhi da una vena che pulsava sulla sua fronte paonazza. Non sapevo di quale crimine ero accusata, ma lui era impaziente di comunicarmelo. Come osate prendervi gioco dei sentimenti del vostro re accettando i favori di Thomas Wyatt? Non ho forse elevato di rango vostro padre...? Mi sono sentita gelare all'udire il nome di mio padre. Non ho forse dato il mio contributo alla dote della moglie di vostro fratello, rendendo omaggio ancora una volta alla vostra famiglia? questo il modo di ripagarmi? Sentivo le braccia e le gambe di ghiaccio, mentre il cuore batteva all'impazzata, ma la mia mente correva, e capivo che il re mi stava corteggiando, non per capriccio, ma in tutta onest. Era il suo gioco? Aveva gi avuto mia sorella, e secondo alcuni anche mia madre. Mio padre e mio fratello erano in suo potere. Avrebbe avuto il coraggio di conquistare tutti i Bolena? Mi sono chiesta quando era iniziato tutto ci, e di colpo ho considerato che il mio amore per Percy poteva essere stato una spina nel fianco per Enrico. Cos'avrei dovuto fare, abbassarmi al suo volere come tutti, o stare al gioco? Ero davvero desiderabile come mi aveva celebrato Wyatt nei suoi versi, un cervo in fuga in una foresta incantata? Il mio pensiero allora stato: Ebbene s, sii inafferrabile come il vento, e lui ti cercher, ma non riuscir mai ad averti.

Wyatt mi ha rubato quel ciondolo ho mentito. E ho aggiunto spudoratamente: Proprio come voi mi avete preso l'anello. Entrambi vi state comportando come se mi aveste rubato anche il cuore. E non cos, in nessun caso, sebbene io provi amore nei confronti di Vostra Maest, come ogni suddito leale nei confronti del suo re. Vi desidero, Anna. La sua voce era un lamento appassionato. Sapevo che faceva sul serio, e ho sorriso giulivamente. Se questo il modo in cui il re tratta una donna che desidera, allora non oso immaginare come si comporta con i suoi nemici. Ebbene, io, io... ha balbettato, messo a tacere dalla mia impertinenza. Col vostro permesso, Maest ho detto per chiudere il discorso, inchinandomi profondamente, e mi sono congedata in gran fretta, lasciandolo con un'espressione attonita sul suo bel viso. Sono tornata di corsa agli appartamenti della regina, tremando nel profondo dell'anima. Che cosa devo fare? Avevo detto la verit. Non provo per il re l'amore che una donna prova per un uomo, ma, se lo conosco bene, non rinuncer a me fino a che non sentir di aver catturato la sua preda. Ho chiesto consiglio a mia madre, che si limitata a mormorare con aria sconsolata: Lui il re, il re. Ecco il suggerimento che mi ha dato mia sorella: Accetta, lascia che se la spassi in tua compagnia. Ti dar bei vestiti, gioielli e, se sei fortunata, anche un bastardo. Sarai l'amante del re d'Inghilterra, Anna, un'onorificenza per una ragazzina pelle ed ossa, senza nessun titolo. Mi ha dato sui nervi questa stupida risposta da parte di una stupida donnaccia. Poi sono andata a trovare mio padre, che mi aveva invitato nella sua stanza. Aveva un aspetto splendido, col farsetto di raso lucido nero e dorato e il copricapo francese all'ultima moda appoggiato sui capelli d'argento. Sei la favorita del re ha dichiarato, almeno cos sembra. Mi ha messo il braccio intorno alle spalle, cosa che non faceva da quand'ero bambina, e ha sorriso. Ma non c'era affetto nel suo gesto, non m'ingannava.

Tienilo sulla corda, Anna ha sussurrato piano, pianissimo, come se il Diavolo stesse origliando alle sue spalle. Mi hai sentito? Non gli avevo ancora risposto. S, padre, il vostro consiglio chiarissimo. Farai come ti dico, allora? Mi ha afferrato la spalla con le sue dita ossute e l'ha stretta forte. Da molto tempo era lui il mio unico signore e maestro, ma se di norma, immaginando il nostro futuro, vedevo me e mio padre camminare lungo un sentiero infinito, ed era lui a fare da guida, ora invece vacillava e rimaneva indietro. Far ci che riterr opportuno, padre gli ho risposto. Un lampo di rabbia gli ha attraversato lo sguardo, ma io l'ho ignorato con nuovo e indomito coraggio. Poi mi sono sciolta dalla sua morsa e ho lasciato la stanza senza voltarmi. Vostra Anna.

***

24 agosto 1526. Caro Diario, Sua Maest continua a corteggiarmi, e io a resistergli. un uomo innamorato, cos dice, fino allo spasimo. Svaniti i cattivi pensieri e rimessa in atto la sua brillante politica di governo, ha riacquistato tutta la sua energia virile e la combattivit che si conviene a un re. Mi parla della famiglia, dei figli e di come accasarli: sta pensando di far unire in matrimonio il bastardo avuto da Bessie Blount con la figlia legittima, Maria. Qualunque cosa, sostiene, meglio che lasciare l'Inghilterra nelle mani di una regina: le donne non sono abbastanza forti per mantenere la pace. Thomas Wyatt, mio precettore in questo genere di cose, non pi qui: ormai tutti sono a conoscenza della sconfitta e dell'esilio subiti per causa mia. Vorrei tanto poterlo rivedere, eleggerlo mio maestro per l'occasione, vista la smania che Enrico prova per me: non capisco come sia potuta crescere in lui una passione cos travolgente.

Quest'uomo, un re, si fatto mio schiavo: arde di desiderio al solo vedermi, si lamenta come un vitellino di essere ammaliato, stregato, e mi scongiura giorno e notte di essere sua. Mi porta regali, fiori, nastri, scrive canzoni per me e le canta con voce rotta dall'emozione. Forse conosco questo sentimento, dopo tutto. Non uguale all'amore che provavo per Henry Percy? Se cos, se vero che il re mi ama, cosa debbo fare? Io non provo amore per lui, non desidero seguire le orme di mia sorella, ma la mia famiglia, per loro ho la morte nel cuore. Mantenere le distanze, rifiutare la corte del re, significa provocare la sua ira, e cosa ne sarebbe allora della posizione che mio padre ha conquistato grazie a tanti sacrifici? Mio fratello Giorgio da poco coppiere di Sua Maest. E mia madre, sar lasciata di nuovo a languire in una remota casa di campagna? Ma se dovessi mostrare pi affetto di quello di un normale suddito, mi ritroverei a essere la sua amante, e non ne ho nessuna voglia. Devo trovare il modo di tenere alla larga il re, o mi trover nei guai fino al collo. Oh, lasciatemi pensare! cos poco il tempo che si passa da soli a pensare, qui a corte. Non c' posto per la contemplazione pacifica, ma solo per le chiacchiere tra donne, il divertimento, le cene ed i doveri verso la regina. E questo gigante dai capelli d'oro che freme d'amore per me, e mi desidera giorno e notte. Voglio, devo trovare una soluzione. Vostra Anna.

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13 ottobre 1526. Caro Diario, sono salva, almeno per questa volta. La risposta ai miei dilemmi mi giunta in sogno. Una notte mi capitato di sognare un tempo lontano, una dama in una torre - una moglie - e il cavaliere che l'amava non era il suo sposo. Parlava in versi che vorrei tanto riuscire a ricordare, ma al mio risveglio li avevo gi scordati. Ancor pi importante stata la scena tra la dama e il suo spasimante, a cui assisteva anche il marito, seduto su uno scranno l vicino. Il giovane, suo servitore in tutto e per tutto, le ha dimostrato la sua passione cantando per lei, prodigandosi in complimenti, dandole pegni d'amore e manifestandole obbedienza

nello spirito. Lei, civettuola, gli faceva gli occhi dolci e andava in estasi per i suoi versi d'amore. Tutto qui, senza nessuna intimit. Lui le baciava la mano, le appoggiava la testa in grembo, l'accarezzava con amore: questo era tutto ci di cui avevano bisogno. L'amor cortese. Al mio risveglio ho meditato sul sogno e sulle possibilit che offriva. Era un gioco pericoloso da fare con un re, lo sapevo, ma avevo ben poca scelta. E cos, quando Enrico ha cominciato con i suoi approcci, ho accettato con gioia di ballare, gli ho concesso una carezza furtiva e non gli sono stata da meno per arguzia e giochi di parole. L'ho provocato, l'ho mandato in confusione, sono arrivata al limite, per poi tirarmi indietro e, fingendomi pudica, gli ho detto che la virt m'impediva di continuare, o comunque di amare un uomo sposato. Il re pareva un animale in trappola: cieco di rabbia, andato su tutte le furie... poi scoppiato a ridere di gusto. Il gioco gli piaceva! cos che gli ho dato il benservito, e quando tornato da me abbiamo continuato a giocare, ma in un altro modo questa volta: ha composto altri versi, abbiamo fatto a gara a chi aveva la battuta pronta, e gli ho concesso di rubarmi un bacio. Ma l'atto finale stata la fuga: quando sceso il sipario, ero riuscita ancora una volta a tenerlo a bada. Vediamo quanto durer. Vostra Anna.

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12 novembre 1526. Caro Diario, mi sento davvero esausta dopo quel che successo domenica, e i trucchi che sono costretta ad escogitare per tenere a distanza il re. Tutto cominciato la mattina presto, quando la Corte era a messa. Nella cappella mi sono inginocchiata accanto alla regina che, con le sue fervide preghiere ad alta voce, soffocava tutte le altre. Teneva lo sguardo fisso sul rosario, mentre Enrico inginocchiato dall'altra parte della cappella, sulla panca reale - non mi toglieva gli

occhi di dosso. Ho azzardato un sorriso tra la folla, che lui ha ricambiato, visibilmente soddisfatto, mostrando un contegno davvero sconveniente per un re intento a pregare. Allora ho assunto un'espressione dura, di rimprovero, e lui scoppiato a ridere! Tutte le teste si sono voltate verso di lui, che ha cercato di coprire la risata con un attacco di tosse, a cui di certo non ha creduto nessuno. Pi tardi, uscendo dalla cappella, riuscito ad avvicinarsi e mi ha sussurrato all'orecchio: Che faccia scura mi avete fatto, signorina! Stavo solo facendo pratica. quel che far, una volta mamma, col mio bambino cattivo. Bambino? State pensando di avere un bambino? Pi di uno ho risposto. Uno per ogni giorno della settimana. Ho sorriso graziosamente ed ho continuato a seguire il corteo della regina e delle sue damigelle, che si preparavano a consumare la prima colazione, ed Enrico rimasto a osservarmi mentre mi allontanavo. Pi tardi, in quella mattinata gelida, ho trovato il re impegnato con i suoi pari in un nuovissimo gioco per soli uomini, che si chiama Barriere. Si tratta di una gara in cui ogni combattente indossa una corazza e un elmo speciale, e simula un'accanita battaglia a piedi, munito di spade e di lance. Io e altre damigelle - ma non la regina, che era tornata nella cappella a pregare - abbiamo assistito alla sfida, applaudendo le azioni pi audaci, col fiato sospeso di fronte a quelle pi violente. Enrico, come sempre, dominava il campo, ma non perch lui fosse il re ed i suoi uomini temporeggiassero per lasciarlo vincere: era davvero il migliore. stato il pi valoroso, stato lui a sgominare la maggior parte dei nemici. Tra un incontro e l'altro venuto al margine del campo, dov'ero rimasta insieme alle altre damigelle, tremante di freddo. Il suo corpo era avvolto da una nuvola di calore, aveva il fiato grosso per lo sforzo, ma gli brillavano gli occhi, e ha chiesto la mia approvazione con lo sguardo. Tutte le altre dame hanno osservato con un certo interesse questo scambio di occhiate, ma nessuna ha osato neppure mormorare una sola parola. Gli ho dato un fazzoletto di pizzo, che ha avvicinato al naso, annusando il buon profumo francese. Ha sorriso al colmo della felicit, poi tornato a grandi passi sul campo di battaglia, il mio campione, ed ha sconfitto pesantemente i suoi uomini per me. Terminato il gioco, le damigelle se ne sono andate, e io me lo sono ritrovato al sguito, con l'armatura che cigolava.

Signorina Anna! Mi sono voltata, sorridendo: Avete giocato bene, Vostra Maest. Potete tenere il mio fazzoletto. L'avrei fatto comunque. Siete proprio una canaglia! ho esclamato. Mi merito un trofeo per le mie prodezze: li ho battuti tutti. Quando si tolto la corazza, ho dovuto fare uno sforzo per non tenere lo sguardo fisso sul suo splendido torace. Ma siete in grado di battere me? gli ho chiesto. Battere voi! Il re scoppiato a ridere cos di gusto che gli tremava persino la pancia. Non intendevo a Barriere, sciocco che non siete altro. A che cosa volete sfidarmi, dunque? A scacchi ho risposto. Ah, gli scacchi, un gioco da donne. Per me l'uno o l'altro non fa differenza: accetto la vostra sfida. Nella sala giochi, un'ora dopo cena. Ci sar. E cos stato. Mi ero cambiata d'abito, ne avevo messo uno che gli piaceva, lo sapevo perch mi aveva riempito di complimenti per il colore - un marrone rossiccio intenso e per come mi metteva in risalto gli occhi. Il corpetto aveva una bella scollatura: sapevo che avrei dovuto piegarmi sul tavolo per muovere, e speravo proprio che la vista dei miei tesori avrebbe mandato in confusione la sua mente sottile, con mio sommo vantaggio. Ho sciolto la chioma fluente lungo le spalle, ho messo un velo di crema vermiglia sulle labbra e sulle guance, infine con un laccetto di pizzo ho assicurato la punta della manica attorno al mio sesto dito, in modo da nasconderlo alla sua vista. Il re non arrivato pavoneggiandosi come d'abitudine, vestito con abiti sgargianti, pellicce, gioielli, e cos via, ma parlando a bassa voce e sorridendo appena. Portava dei calzoni chiari e una camicia di lino morbida sotto un giubbino in pelle di daino. Niente copricapo. Era fresco di bagno, senza pi traccia degli sforzi mattutini, e i capelli avevano dei riflessi dorati nella luce calda del tardo pomeriggio. Insomma, era proprio un bell'uomo.

Ci siamo sistemati comodamente al tavolo da gioco e, dopo aver scambiato qualche parola, ha avuto inizio la sfida. Ho cominciato con delle mosse ardite e lui, spiazzato dalla mia tattica, ha fatto altrettanto. Giocavamo in religioso silenzio. Io gli ho mangiato il cavallo, lui mi ha preso l'alfiere. Tutti e due eravamo rimasti senza pedoni. Ho esitato. Ho finto di essere in confusione. E l'ho dissimulato con una mossa azzardata. Il mio piano funzionava. Dopo aver riflettuto a lungo, lui ha fatto di tutto per portarmi via la regina. Io ho sospirato profondamente e mi sono morsa le labbra. Era cos sicuro della mia incertezza, talmente convinto di avermi in pugno, che non si accorto della mia finta e, quando ho sussurrato scacco matto rimasto di stucco. Scacco matto ho ripetuto, pi forte questa volta. Ho cercato di incrociare i suoi occhi, ma erano incollati alla scacchiera, nel tentativo di trovare una spiegazione alla sconfitta. Non possibile ha bofonchiato. E invece s. Vi ho battuto, Vostra Maest. No! ha urlato, spingendo indietro la sua panca cos forte da farla cadere a terra. Su, andiamo, non fate i capricci, Enrico. solo un gioco. E voi siete solo una donna! Una donna che vi ha battuto. Ho riso, nella speranza di non sembrare crudele, ma di far dileguare la sua rabbia. Andiamo, mi merito una ricompensa per la vittoria. Una ricompensa! Dovreste essere rinchiusa nella Torre di Londra per tradimento contro il re. Maest! E va bene! Che cosa volete? ha chiesto in tono seccato e beffardo. Un bacio... ho risposto. Un bacio dal perdente. I suoi occhi lampeggiavano pericolosamente, stavo oltrepassando il limite del suo buonumore. Ma la rabbia si sciolta di fronte allo strano calore della mia insolita richiesta. Ha fatto per abbracciarmi, ma l'ho trattenuto. No, Enrico, sono io che debbo baciarvi.

Oh, era un uomo infuriato quello a cui mi sono stretta, premendo le mie labbra contro le sue ed usando la lingua secondo la moda francese, per esplorare la sua bocca in cerca delle sue dolcezze pi segrete. A un tratto, le sue braccia mi hanno avvolta, e non stato facile sciogliermi dall'abbraccio, ma una volta esaurito il nostro bacio, di nuovo lontani l'uno dall'altro, respirando a fatica, ha sorriso. La vincitrice dell'incontro ha annunciato inchinandosi profondamente al mio cospetto. La signorina Anna Bolena. Nonostante le stoccate e le battute brillanti, giuro che non mi sento affatto la vincitrice, ma solo una ragazza con l'acqua alla gola. Vostra Anna.

CAPITOLO QUARTO

La lunga serpentina di persone si estendeva per tre miglia, formata da un migliaio di elementi che stridevano e rimbombavano, sollevando una spessa nuvola di polvere nell'afoso pomeriggio di luglio. In fuga dal calore, dal sudiciume e dalle malattie di Londra, il viaggio estivo della regina nella campagna del Kent - il primo da quando Elisabetta era al trono - era iniziato da meno di una settimana, ma le vetture ed i calessi sovraccarichi, le mandrie di bestiame e la gran quantit di cavalli che trasportavano i bagagli, gli effetti personali e gli arredi dell'intera corte, avevano gi distrutto la strada maestra e portato lo scompiglio - per fortuna bene accetto - nelle piccole comunit di campagna lungo la via. James Thomas, la florida moglie Joan, e sette dei loro innocenti figlioli avevano avuto il permesso dal signorotto locale di astenersi dal lavoro per quasi tutta la giornata. Erano seduti su delle coperte, con dei pezzi di formaggio, del pane duro e dei boccali di birra - una scampagnata come si deve - a guardare estasiati quella processione infinita, senza dubbio uno dei pi grandi spettacoli del loro tempo. I carri pieni di animali e di oggetti, che avanzavano traballando sulla strada impervia, erano solo l'inizio dello straordinario corteo, poich, dietro alla nuvola di polvere ed ai mucchi di escrementi che si erano lasciati alle spalle, venivano gli scudieri e i gran maestri, che portavano cotte d'armi intagliate e dipinte e bandiere sgargianti, quasi immobili nella calura soffocante. Guardie e signorotti a cavallo aprivano la strada, seguivano le damigelle d'onore nei loro abiti sgargianti, con dei fazzoletti sul naso per proteggersi dalla polvere e, dietro di loro, una compagnia di guardie in livrea, tutte impettite. Guardate diceva James Thomas ai suoi, dal momento che a lui era gi capitato di vedere un corteo simile da bambino, sotto il regno di Enrico il Grande, e non s'era mai scordato la magnificenza della cosa, e neppure il suo svolgimento, dai carri carichi di bestiame alle carrozze regali di dame e gentiluomini, dai gran consiglieri ai reggimenti di guardie armate che annunciavano l'avvicinarsi della regal persona. Ecco che sta per arrivare la regina. Tutti in piedi! annunci, facendoli alzare. Re Enrico era arrivato a cavallo, e sono riuscito a vederlo bene: era un

bell'uomo, alto e muscoloso, ma questa una donna, non credo che cavalcher in mezzo alla polvere ed ai cattivi odori, star sulla carrozza. Ma James Thomas si sbagliava, e fu una fortuna, perch ora lui e la sua famiglia potevano vedere, dietro alle guardie, una magnifica puledra cavalcata da una donna coi capelli rossi, splendente di argenti e broccati, nobile nel portamento e luminosa come una stella. Eccola! esclam Joan. La regina. James sentiva i ragazzini che ripetevano sottovoce: La regina, la regina, mentre i pi grandicelli facevano commenti sui cavalli e le splendide bardature. alta come Enrico, e altrettanto bella osserv James Thomas, incantato. Meno male bisbigli la moglie, come se quella donna pallida e sorridente, che faceva cenni di saluto al suo passaggio, potesse sentirla. Con la madre che si ritrovava, una vera fortuna che abbia preso dal padre. Elisabetta, gli occhi arrossati dalla polvere e dal sole, trotterellava sulla sua puledra, fissando la famiglia Thomas, mentre loro facevano altrettanto con lei, e ringraziava tacitamente i suoi bravi sudditi, cos come aveva ringraziato Dio ogni giorno, dal momento della sua incoronazione, per averla fatta salire al trono. Quei pensieri si dileguarono di fronte all'improvviso trambusto causato dall'apparizione di Robin Dudley, che piomb di colpo di fronte alla regina, a briglia tirate, come se fosse tornato in quel preciso istante da una battaglia decisiva. Maest! ansim, la fronte imperlata di sudore. Mio Dio, Robin, che cos'avete fatto? Avete forse sgominato il drago di san Giorgio? Sono stato a Canterbury a ispezionare i vostri alloggi per la notte. E siete tornato fin qui? Perch non siete rimasto, sciocco che non siete altro? Gli brillavano gli occhi mentre accarezzava con lo sguardo il viso di Elisabetta. Perch non resistevo lontano da voi, amor mio. Ci sarebbero volute delle ore. Mi piace troppo vedervi a cavallo, la regina nel suo viaggio estivo. Cos bella e fiera. E con un fondoschiena che le duole tremendamente. Fateli fermare, Robin, per cortesia. Voglio scendere e proseguire un po' in carrozza.

Lui sorrise per il tono confidente che avevano, da quando erano amanti. Vi fermerete a far visita alla fabbrica di tessuti di Oxted? domand. Mi aspettano? sospir esausta. S. Dunque non possiamo deluderli. Riparandosi gli occhi dal sole accecante, spazi con lo sguardo sulle dolci colline disseminate di pecore. Era la prima volta che vedeva quella regione del paese. Robin, pensate veramente che alla gente piaccia tutto questo, voglio dire la corte che cala su di loro come uno sciame di cavallette? In un certo senso un enorme fardello, ma quella dell'ospitalit di campagna una tradizione antichissima. Dopo tutto, noi portiamo vino e birra aggiunse con un sorrisino. Poi le prese la mano, incurante degli sguardi dei cocchieri alle loro spalle. Vi adorano, Elisabetta. La gente vuole vedere la sua nuova regina. E quello che vede non pu che piacerle. Dudley spron il cavallo, raggiunse le guardie in livrea e ordin loro di fermarsi e lasciar andare avanti la fila di carri pieni di viveri e bestiame. Elisabetta, con le gambe molli per la lunga cavalcata, si fece aiutare a smontare da uno dei suoi scudieri e, tornando verso la carrozza riccamente decorata, pass la mano sulla gonna di broccato pesante per togliere un po' di polvere. Dentro la vettura Kat Ashley sonnecchiava appoggiata sui cuscini di seta rosa, con un velo di sudore che le imperlava il viso appena segnato dalle rughe. Il vecchio fido servitore di Elisabetta, Thomas Parry, sedeva di fronte a Kat, curvo su un grosso libro contabile a passare in rassegna delle cifre. Si mosse all'istante per aiutare la regina a salire in carrozza. Mia signora, ne avete abbastanza di cavalcare per oggi? le chiese. S, Thomas. E a giudicare da come mi sento, forse per sempre. Senza volerlo Parry esamin il volto della regina, alla ricerca di segni di fatica o malessere, e le porse una borraccia d'acqua. Elisabetta bevve fino all'ultima goccia. Parry, come Kat Ashley, era al servizio della regina da quando lei era una bimba, sua moglie Blanche aveva ninnato la principessa nella culla reale. E ora la giovane regina croll distrutta accanto a Kat, lanciando uno sguardo affettuoso alla donna.

Non ne poteva pi di andarsene da quella casa puzzolente e piena di pulci, ma penso che viaggiare sia ancora peggio per lei sussurr Elisabetta, sperando di non svegliare la sua dama di compagnia. Beh, temo che dovr abituarsi, non vero? Da luglio a novembre ogni anno, d'ora in poi osserv Parry. Credo proprio che vedr un bel po' del mio regno. Ma certo. Thomas Parry sorrise all'idea. Il regno di Elisabetta. Era stata sul punto di perderlo prima ancora che diventasse suo. Anche Elisabetta ricordava le terribili sofferenze che aveva condiviso e patito insieme a Kat, Thomas e Blanche Parry. Ci aveva pensato molto negli ultimi tempi, da che aveva cominciato a leggere il Diario di Anna, che descriveva i primi mesi della corte serrata di Enrico a sua madre.

Quale scelta pu avere una giovane fanciulla quando un re o un nobile le impone i suoi sentimenti, quale scelta se non quella di cedere? pensava Elisabetta. Una donna non aveva vie d'uscita. Un cervo - una femmina - inseguita dai cani. La mente di una donna confusa dall'imperativo categorico secondo il quale un uomo deve sempre avere ci che vuole. Quello che desidera una donna non conta niente, meno che niente. Sua madre follemente corteggiata da Enrico, e lei, ancora ragazzina, da Thomas Seymour. Lord ammiraglio capo. Il suo nome e la sua immagine le entrarono nella mente senza volerlo. Lo vedeva chiaramente, bello, elegante, con la lunga barba rossa e i muscoli d'acciaio. Grazie al cielo Parry era tornato a occuparsi dei suoi conti, sicch non si accorse che Elisabetta era avvampata al solo pensiero di un uomo morto da pi di dieci anni. Chiuse gli occhi. Riusciva a sentire il suo odore... Dio, il suo sapore... persino la sua voce calda che tuonava All'anima di Dio!, l'imprecazione bonaria che squarci il pesante torpore un attimo prima che Thomas Seymour spalancasse le tende del letto a baldacchino e la sua enorme presenza riempisse i luminosi appartamenti di Elisabetta. In piedi, principessa. una giornata troppo bella per rimanere a letto.

Rossa di vergogna, Elisabetta aveva cercato di sollevare le lenzuola di lino per coprire i suoi piccoli seni nudi, raggomitolandosi sotto le coperte, incapace di proferir parola per l'imbarazzo. uno scandalo, ammiraglio! strill Kat Ashley spuntando dal suo lettino, ai piedi di quello della principessa. Seymour, in camicia da notte e pantofole, si era gi infilato nel letto a baldacchino di Elisabetta e aveva cominciato a fare il solletico a quella ragazzina di tredici anni finch i suoi gridolini di resa incondizionata non riecheggiarono per tutto il palazzo di Chelsea. Kat si precipit alla porta e la chiuse violentemente, poi si piazz con le mani sui fianchi a fissare quel groviglio intricato di corpi e lenzuola, cercando di decidere come por fine a quello spettacolo indecente. Ma mentre li osservava, il bell'uomo grande e grosso con la barba rossa, e l'adorata Elisabetta, sent che la sua espressione severa si stava mitigando in un sorriso. Erano una bella coppia, molto meglio di quella che Seymour faceva con sua moglie Catherine, una donna bruttina e di mezza et. Kat avrebbe tanto voluto non aver mai covato pensieri tanto scandalosi, ma dovette ammettere che Elisabetta e Catherine non erano le uniche donne della casa a essere state stregate da Seymour. L'ammiraglio capo si sdrai sulla schiena e alz gli occhi verso Kat, sorridendo. Donna, sbrigatevi a vestire la vostra protetta. Si va a caccia stamattina. Uscite subito da questo letto gli ordin, ritrovando finalmente la voce che, con suo grande rammarico, aveva un tono pi scherzoso che autoritario. Andiamo, Elisabetta aggiunse. ora di alzarsi. Mandatelo fuori di qui. Uscite disse Kat a Seymour. La principessa ha bisogno della sua intimit. Guarder dall'altra parte replic lui, girandosi verso i pesanti arazzi di velluto. Fate pure, non sbircer. Kat ed Elisabetta si scambiarono uno sguardo perplesso. Non me ne andr, perci sbrigatevi, signore mie.

Elisabetta salt gi dal letto con un risolino imbarazzato, tutta avvolta nel lenzuolo, e rimase ad aspettare finch la domestica le copr il corpicino esile con una tunica di cotone. Mettetevi la giacca color tabacco con la gonna di broccato nero decret lui, come se si trovasse ancora per mare a lanciare ordini ai suoi marinai. Mentre Kat le allacciava il bustino a stecche, la principessa si chiese se la sua matrigna sapesse dove si trovava il marito, se immaginasse come si stava prendendo gioco di lei. Elisabetta cerc di scacciare dalla mente tutti i pensieri sulla dolce Catherine Parr, a cui era molto affezionata. In verit Catherine era l'unica madre che Elisabetta avesse mai conosciuto. Una pacca sul fondoschiena coperto dalla sottoveste la fece strillare di sorpresa. Si gir e si ritrov davanti Thomas Seymour, che le sorrideva maliziosamente e, prima di essere spedito via da Kat, riusc a stampare un bacio sulla guancia arrossita di Elisabetta e a dare un pizzicotto sulla natica della sua dama di compagnia. Splendida comment, esaminando rapidamente la principessa dalla testa ai piedi. Alle stalle fra tre quarti d'ora, non oltre! E schizz fuori della porta, lasciando le due donne allibite di fronte alla sua audacia. Ora che la carrozza reale sobbalzava fragorosamente sulla strada piena di buche, Elisabetta rievoc l'immagine dell'adorata matrigna Catherine Parr. Aveva nove anni quando Enrico, all'epoca un uomo vecchio e malato, era convolato a nozze con Catherine, la sua sesta moglie. Finalmente abbandonata ogni illusione di sposarsi per amore o per avere altri eredi maschi, si era accontentato di una donna le cui propriet avrebbero rafforzato le sue terre di confine a nord, una che poteva essergli di conforto nella vecchiaia. E lei lo fece, seduta per ore con la gamba malata del re in grembo, a discutere amabilmente di filosofia e religione. Quando Enrico scelse Catherine, lei da anni apparteneva ad un gruppo di nobildonne determinate a produrre grandi rinnovamenti, che, dando il loro patrocinio ai maggiori studiosi e precettori europei, portarono a corte gli insegnamenti dell'Umanesimo e la riforma religiosa, e per la prima volta in Inghilterra esercitarono un vero, seppur limitato, potere su re e principi. Ma Elisabetta pens che la sua adorazione nei confronti di Catherine Parr nasceva da qualcosa di molto pi profondo del rispetto, poich nel giro di pochi

mesi dalla sua incoronazione, la matrigna era riuscita non solo a mitigare il carattere violento del marito, e persino il dolore che gli tormentava il corpo, ma anche a strappare al suo lungo, solitario esilio la figlia bastarda di Anna Bolena, riportandola in seno alla famiglia reale. Enrico aveva riempito di attenzioni la sua ragazzina dai capelli rossi come un tempo, permettendo a Catherine di sovrintendere ai suoi brillanti studi classici. Con una manovra a sorpresa, la regina aveva elargito alla figliastra il dono pi prezioso della sua vita: la riconquista del suo legittimo posto nella successione reale. Quattro anni dopo Enrico mor, lasciando la vedova pi ricca dell'intera Inghilterra. Elisabetta e il fratello minore Edoardo - allora re all'et di nove anni vivevano a Chelsea insieme alla regina, entrambi confortati dalle sue cure amorevoli. Ma nel giro di tre mesi dalla scomparsa del re, le cose cambiarono di nuovo in tutto e per tutto: la regina si era innamorata follemente di Thomas Seymour, zio del giovane re e Lord Ammiraglio della Marina. In quei giorni magici la casa di Chelsea traboccava di sensualit, e la giovane Elisabetta vide prender forma davanti ai suoi occhi di fanciulla romantica il brillante corteggiamento tra Thomas e Catherine. Era tutto un riecheggiare di musica, risate ed allegria, con gran sfoggio di premure e gentilezze: in un'atmosfera assolutamente inebriante per una giovane principessa dedita alla moderazione ed allo studio. Elisabetta si lasci affascinare dalla trasformazione della matrigna, un tempo donna schiva e posata, ora una ragazzina che aveva perso la testa per amore. E cos, quando Thomas Seymour aveva cominciato a corteggiare seriamente Elisabetta, lei si era ritrovata del tutto impreparata a distinguere gli assalti dagli scherzi innocenti. Thomas. Che nei giardini le offriva graziosi mazzolini di fiori preparati con le sue mani, dalle dita grosse e carnose. Thomas. Che ogni mattina piombava in camera sua a tormentarla allegramente. Thomas. Che gironzolava come un ragazzino nell'aula, mentre lei cercava di studiare. Thomas. Che la punzecchiava. La inseguiva. La toccava. Era arrivata al punto di non poterlo sentir nominare senza avvampare violentemente.

Secondo una convinzione diffusa, l'infatuazione era una forma di lascivia, e si diceva che una fanciulla non dovesse vantarsi di non essersi mai fatta sfiorare da un uomo, se un uomo aveva fatto breccia nel suo cuore. E Thomas Seymour era andato oltre. Come una fortezza dalle mura incrinate, l'aveva invasa e sopraffatta. Non serv a niente sperare nella sua nuova moglie. Come puoi pensare cose simili di Thomas? esclam Catherine Seymour, gingillandosi distrattamente con l'anello di perle che portava al dito. Lui gioca, Elisabetta. un uomo di spirito, e ti vuol bene come un padre. Madre mia, corrono brutte voci tra la servit. Kat dice che la mia reputazione... Kat una stupida! Elisabetta era preoccupata per la matrigna. C'era qualcosa che non andava, ne era certa. Catherine non era pi la stessa. La sicurezza e la serenit che un tempo la irradiavano erano svanite, lasciando il posto a uno strano senso di confusione ed inquietudine. Non aveva mosso un dito per ridurre le visite mattutine di Thomas alla camera di Elisabetta o per mettere a tacere le chiacchiere, che cominciavano a diffondersi anche oltre le mura di Chelsea. Dai retta a me, Elisabetta decret Catherine. Devi imparare la prima regola di una famiglia reale. Tu sei la principessa, loro la servit. E tutti quei pettegolezzi non possono farti alcun male. La sua voce, un tempo cos calma e rassicurante, ora tradiva una nota stridula. E le sue parole... Anche un bambino avrebbe capito che erano prive di logica. Siete stata voi a ripetermi che per una ragazza la decenza... Come osi rinfacciarmi ci che ti ho detto! strill Catherine. Vttene ora, e lasciami in pace, ne ho abbastanza delle tue lamentele su mio marito. Ne ho avuti altri tre prima di lui, e posso ben dire di aver avuto pi gioie da Thomas Seymour in un solo anno che dagli altri tre messi assieme in tutta una vita! Elisabetta diede un'occhiata al suo volume di Cicerone alla luce fioca del pomeriggio nell'aula deserta. Il suo adorato precettore, Asham, era stato colpito da una forma di dissenteria fulminante, ed era rimasto a letto tutto il giorno. Le altre giovani studentesse della casa avevano fatto i salti di gioia di fronte all'opportunit di saltare un giorno di scuola, ma Elisabetta era profondamente immersa nella traduzione dei commenti degli statisti romani sugli ultimi giorni della repubblica. Solo gli studi davano un certo sollievo ai suoi pensieri

tormentati, dal momento che in quei giorni Catherine aveva preso l'abitudine di unirsi a Thomas Seymour nelle sue sortite mattutine, infilandosi con lui nel letto della principessa e divertendosi senza ritegno a farle il solletico. E la settimana precedente la regina aveva tenuto ferma Elisabetta, mentre Thomas le aveva inspiegabilmente fatto a pezzi la camicia da notte con un lungo coltello. Era tutto un gran pasticcio, pens Elisabetta. Perch Catherine si comportava in modo cos strano? Era forse incinta di Seymour? L'idea travolse Elisabetta di un senso d'amore e felicit per la matrigna, mescolato ad altrettanta incontrollabile gelosia e a un sentimento di tremenda vergogna per le sue appassionate fantasie sul marito della donna che pi amava al mondo. Aveva pregato fervidamente ogni giorno che Dio l'aiutasse, ma con scarsi risultati, e cos si era buttata nello studio. Elisabetta era talmente concentrata sulla sua traduzione che non si accorse della presenza di Thomas Seymour, finch lui non sussurr il suo nome. Si volt, pensando di vedere l'allegro compagno di giochi di sempre, ma si trov di fronte un gentiluomo garbato e composto. Elisabetta fiss attentamente il volto di Seymour e si accorse con sgomento che aveva le lacrime agli occhi. Lady Catherine? malata? Elisabetta gli prese la mano e la strinse forte. Lui scosse la testa, ma non diede alcuna spiegazione del suo aspetto distrutto. Ebbene? Parlate, dovete parlare! Mi mancato il coraggio, Elisabetta disse infine, senza lasciar andare le sue mani bianche ed affusolate. Ma ora devo dirvelo, altrimenti impazzir. Provo un folle amore per voi, che mi tormenta, e ha trasformato il mio matrimonio con Catherine in un'insopportabile agonia. Elisabetta ebbe la sensazione di non aver pi fiato in corpo. Non riusciva a muovere un dito. Quella dichiarazione l'aveva completamente svuotata di ogni parola, di ogni pensiero, come uno stormo di rondini che sfreccia via dal tetto della cattedrale. L'ho sposata perch sapevo che sareste rimasta sotto la sua tutela dopo la morte di vostro padre prosegu calmissimo. Volevo solo stare vicino alla vostra dolce persona e non conoscevo nessun altro mezzo per farlo.

Aveva le guance bagnate di lacrime ed il volto lucido, ma Elisabetta fu sorpresa di sentir uscire dalla sua bocca solo violente parole di rabbia. Posso avere la vista corta, ma non sono cieca, signore. Voi non mi volete per quel che sono, ma per il mio sangue reale e la mia vicinanza al trono! Mentre gli lanciava quelle pesanti accuse, si chiese da dove le erano venute delle idee cos precise, poich mai prima di allora aveva riflettuto consapevolmente su quella faccenda. Voi non mi amate. Non mi amate! grid, pregando in cuor suo che Thomas Seymour si affrettasse a negare recisamente le sue accuse e le dimostrasse che aveva torto ad averlo giudicato cos severamente. Non dovette aspettare a lungo: lui si era inginocchiato, le mani strette sulla sua gonna. Il concetto che avete di me talmente negativo, Elisabetta, da farvi tenere in cos bassa considerazione la mia sincerit? La guard dritta negli occhi, costringendola, volente o nolente, a non distogliere lo sguardo. Inoltre, che stima avete di voi stessa? Con queste convinzioni, denigrate la vostra dignit di donna, la possibilit di essere adorata da un uomo come me. Ma non vedete come siete graziosa? E seducente? Io penso... prosegu con la voce rotta dalla passione, penso che senza di voi morir. Era graziosa. Era seducente. Era una donna, non pi una ragazzina. E quell'uomo affascinante l'amava. Amava lei. A Elisabetta sfugg un sospiro di gioia e di sollievo. Fu quel sospiro che l'ammiraglio capo interpret come un consenso. Si alz in piedi, strinse tra le braccia la principessa e la baci con tutto il trasporto di cui capace un uomo innamorato, e come avviene solo nei sogni di una fanciulla. Elisabetta si sentiva annaspare, travolta da un'ondata di dolcezza e passione. Annaspare. Morire... Oh, mio Dio! A Elisabetta sembr che quelle parole provenissero da molto lontano, e dovette lottare per riemergere dal profondo. Quando apr gli occhi, vide Lady Seymour, appesantita dalla gravidanza, lasciarsi cadere contro la porta della stanza. Elisabetta e Seymour si staccarono, tremanti e mortificati. Nessuno parlava. Elisabetta provava una vergogna cos forte, cos insopportabile, da sentirsi mancare il fiato.

Finalmente il silenzio fu rotto da due storni che bisticciavano sul davanzale della finestra. Elisabetta azzard uno sguardo a Seymour. Aveva gli occhi vivi e pungenti: dentro la sua testa, lo sentiva, stava costruendo scuse, alibi e bugie. Catherine, raccogliendo quel poco di dignit che le era rimasto, gir le spalle e lasci la stanza. E Seymour, limitandosi a lanciare a Elisabetta uno sguardo ferito, la segu.

La governante di Elisabetta apr un occhio e si ritrov seduta di fronte a Parry nell'aria viziata della carrozza che sobbalzava lungo la strada polverosa. Aaah, non siamo ancora arrivati? Parry le fece cenno con gli occhi che non erano soli. Immediatamente Kat si mise a sedere composta, sforzandosi di sorridere, questo perch la donna, pur essendo la persona pi vicina ad Elisabetta, ci teneva a mantenere sempre una rigida etichetta e a conservare un forte senso del suo ruolo di domestica della regina. Vostra Maest... Avete fatto un bel sonnellino, Kat? domand Elisabetta. Non direi, sballottata com'ero per il regno. Avanti e indietro. Ma per lo meno mi ha aiutato a passare il tempo. Ditemi, Parry, cos'abbiamo da mangiare nel cestino? Mi viene fame quando dormo. Quand' che non avete fame, signora Ashley? Verrebbe da credere che una delle vostre gambe sia vuota. Kat colp il vecchio Parry col ventaglio e lui, di rimando, le diede un pizzicotto sul ginocchio ossuto. Elisabetta osservava le loro schermaglie, due vecchi amici tra cui c'era un'assoluta armonia, e lo stesso era con lei, un tempo principessa, ora regina. C'era stato un tempo in cui regnava tutt'altro che armonia.

E cos vi ostinate a ripetere sempre le stesse cose! ringhi Lord Tyrwhitt. Elisabetta non voleva farsi vedere tremante di paura dal suo inquisitore, anche se l'addolorava pensare a Kat Ashley e ai Parry, che stavano subendo un analogo interrogatorio su nella Torre. Questa cospirazione di Thomas Seymour li vedeva tutti implicati.

Ebbene s, Lord Tyrwhitt, poich quello che ci ostiniamo a ripetere la verit, dunque sono parole che non possiamo dimenticare. Ve lo chieder ancora una volta, principessa. Eravate a conoscenza del complotto ideato dall'ammiraglio capo per rapire vostro fratello il re e fomentare una rivolta? E io ve lo ripeter ancora una volta. Non ne sapevo nulla, e i miei domestici erano all'oscuro quanto me. Ma voi dovevate sposarlo, diventando l'erede al trono. Non vi siete resa conto che un matrimonio senza il consenso scritto ufficiale del Gran Consiglio del tutto illegale, e vi avrebbe privato del vostro legittimo diritto alla successione? Non avevo in progetto di sposare Thomas Seymour. Si sforzava di mantenere la voce calma e ferma, al contrario dei suoi pensieri. Sposare un uomo che aveva tradito la moglie e fatto s che anche Elisabetta la tradisse? Sposare un uomo la cui sinistra influenza l'aveva fatta cadere in disgrazia, allontanandola dalla casa della matrigna e coprendola di vergogna fino a rovinarle la salute e mettere lei e i suoi domestici in pericolo di morte? Ma quell'uomo, Thomas Parry, ha discusso con Seymour in pi occasioni di una possibile realizzazione della cosa incalz Tyrwhitt. Hanno parlato solo di terre limitrofe, alcune sue, altre mie. ben diverso che discutere di matrimonio. Tyrwhitt si chin verso Elisabetta, cos vicino al suo viso che lei riusciva a sentirgli l'alito, che puzzava di birra guasta e cipolle. Corre voce persino che aspettiate un figlio da lui. Sicuramente vostra intenzione sposarlo. Impossibile rispose, reggendo lo sguardo di Tyrwhitt con aria di sfida. L'ammiraglio capo non libero, in quanto prigioniero nella Torre di Londra. Elisabetta evoc il ricordo del volto irregolare di Thomas Seymour, cercando di immaginare da quali terribili emozioni doveva essere dominato nell'istante in cui era penetrato nel palazzo reale ed aveva colpito il cane da guardia preferito del re, nel tentativo di raggiungere suo fratello. Si chiedeva quanto Seymour stesse

soffrendo nella sua prigionia. Lo stavano torturando come avevano minacciato di fare con Kat e Thomas Parry, per ottenere delle dichiarazioni che avrebbero collegato la principessa al traditore? Che cosa sapete degli uomini e delle armi che Seymour aveva raccolto nella zona occidentale per sostenere questa ribellione? Non ne so nulla! Quante volte mi tormenterete con le stesse domande? Finch non mi direte la verit sibil l'altro. Elisabetta si sent irrigidire le membra. Parl mangiandosi le parole, fredda come il marmo. Lord Tyrwhitt, ho sempre creduto che foste un uomo capace ed intelligente, ma trattare una persona che un domani potrebbe diventare la vostra regina come l'ultimo dei barboni, pura follia. Elisabetta vide un lampo di odio vibrare negli occhi azzurri di Tyrwhitt. Che una ragazzina di quattordici anni si rivolgesse a lui in quel modo era un oltraggio, ma, rifletteva Elisabetta, se mai aveva ereditato qualcosa da Catherine Parr, era sicuramente la sua arte diplomatica: sapere quando imporsi riserbo, quando rimanere in silenzio e proteggere gli amici pi cari, e quando parlare facendo sfoggio di eloquenza e coraggio. Vi avverto prosegu, di stare bene attento, mio signore: io sono la figlia di mio padre, e da lui ho preso la rabbia, come pure una memoria terribilmente lunga dei nemici della corona.

Lo scudiero di Elisabetta si avvicin al galoppo alla carrozza reale e continu a cavalcare parlando attraverso il finestrino abbassato. Vostra Maest, ci stiamo avvicinando a Oxted. Che cosa desiderate? Voglio vedere il maggior numero possibile di sudditi, e voglio che anche loro mi vedano. Quali preparativi hanno fatto? I soliti. Hanno ripulito le strade, fatto sparire le prostitute e gli scemi del villaggio, smantellato le forche, ridipinto e addobbato le case, i negozi e gli edifici pubblici. Una grande folla aspetta il vostro arrivo nella piazza principale. Fate giungere voce che sto arrivando disse a Dudley, e che sar felice di incontrarli.

S, Maest. Ah, Robin, voglio entrare nel villaggio a cavallo: fatelo riportare qui. Dudley le fece un sorriso, un sorriso cos caldo e orgoglioso che il suo atteggiamento regale minacci di cedere. Lui spron il cavallo e spar. Il suo caro Robin. Cos leale. Cos affidabile. Cos diverso da Thomas Seymour...

A Seymour avevano tagliato la testa... Elisabetta tremava ancora al ricordo di essere scampata alla morte per un pelo. Lady Catherine non era stata altrettanto fortunata. Tre mesi dopo aver trovato Elisabetta tra le braccia di Seymour e averla fatta cadere in disgrazia, Catherine aveva dato alla luce una bimba. Subito dopo il parto si era ammalata, ma Thomas aveva aspettato tre giorni prima di mandare a chiamare un medico, e la nobile regina di un tempo era impazzita, forse colta dal sospetto che il suo imprevedibile marito desiderasse la sua morte. Mentre la febbre le saliva, aveva espresso a gran voce la sensazione di essere tradita, accusando lui e tutti quelli che si trovavano al suo capezzale di non prendersi alcuna cura di lei, e ridendo del suo stesso dolore. Si diceva che Thomas le si fosse sdraiato accanto per cercare di calmarla, usando la dolcezza, ma lei l'avesse respinto, tacciandolo di aver impedito al dottore di vederla. La sua febbre era andata peggiorando e lei era morta due giorni prima che Elisabetta compisse quattordici anni. Tutte le aspre accuse che aveva lanciato dal suo letto di morte erano state attribuite ai vaneggiamenti di una donna delirante. Ma nel dolore di Elisabetta per la morte della matrigna si celava il sospetto. Le avevano assicurato che Catherine aveva ripreso conoscenza poco prima di morire per dettare un nuovo testamento in piena facolt d'intendere e volere, con il quale lasciava tutte le sue immense ricchezze al marito. La dichiarazione sul letto di morte, sebbene priva della firma di Catherine, fu comunque approvata e convalidata in tutta fretta. Quella notte Thomas Seymour era diventato un uomo molto ricco. La faccenda di Seymour era stata per Elisabetta la prima lezione in materia di tradimento da parte di uomini ambiziosi. Aveva dimenticato Thomas come ci si dimentica di un sogno doloroso alla luce del mattino, l'aveva allontanato dai suoi

pensieri per tutti quegli anni, fino a che il Diario di sua madre le aveva strappato immagini e ricordi dalle pieghe pi nascoste della mente.

In quell'istante si sent riecheggiare in lontananza il suono delle campane a festa, che dava il benvenuto alla regina. Elisabetta cerc d'immaginare il suo ingresso a Oxted. Sarebbe stato come nelle altre citt e villaggi lungo la strada. Ci sarebbero stati discorsi augurali, musica e spettacoli, bambini che cantavano e recitavano, tutto in suo onore. Si sarebbe fermata per parlare alla folla, avrebbe fatto uno dei suoi discorsi onesti e ascoltato un paio di lamentele sottopostole per l'occasione dai primi cittadini. Mentre i suoi fornitori acquistavano provviste dai contadini e dai mercanti locali, lei avrebbe fatto visita alla fabbrica di tessuti, e poi magari avrebbe scelto una casa adatta allo scopo - umile o sontuosa - e senza alcun preavviso avrebbe chiesto di entrare, domandando poi del cibo o dell'acqua fresca ai suoi onoratissimi ospiti in preda all'agitazione. Le piacevano molto quei bagni di calore e di affetto in mezzo alla folla, e per quanto stanca e dolorante, si sent battere il cuore pi in fretta, in previsione del suo ingresso nel villaggio. Neppure sei mesi che sono regina, pens Elisabetta, e gi ho bisogno di prove d'amore dalla mia gente. Le campane suonavano a distesa ed Elisabetta riusciva gi a vedere i primi capannelli di gente: le donne vestite a festa, i contadini con i volti lustri, i bambini piccoli appollaiati sulle spalle dei genitori, mentre i pi grandicelli si alzavano in punta di piedi per vedere, anche solo di sfuggita, la figlia di Enrico il Grande, la loro nuova, adorata regina: Elisabetta. S, pensava, scostandosi dal viso i riccioli ribelli e sistemandosi la giacca, la figlia di Enrico il Grande si sarebbe concessa a lungo ai loro sguardi. S, a lungo. Ma la mattina successiva, al suo arrivo a Edenbridge e alla casa materna di Hever, sarebbe stata lei la spettatrice impaziente.

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25 marzo 1527. Caro Diario, a volte penso che la mia vita, quella che vivo un giorno dopo l'altro, non sia che un sogno, e quell'ineffabile turbinio di pensieri notturni sia la realt. Questo uno di quei giorni. Poich Enrico, re d'Inghilterra, mi ha chiesto di diventare sua moglie, legittima regina d'Inghilterra! Dopo la sua corte, e il mio rifiuto, sono diventata una preda molto ambita. Mi sono rifugiata ad Hever Hall, ma riuscito a raggiungermi anche l, facendomi recapitare le sue lettere dai messaggeri reali. Lettere traboccanti di appassionati giuramenti d'amore affinch acconsentissi a diventare la sua amante. Lui che dichiarava di essere stato colpito dalla freccia di Cupido da pi di un anno e si scusava per il tormento e la noia che mi procurava. Gli ho risposto con un rifiuto, citando le parole di sua nonna, Elizabeth Woodville, che, alla corte serrata di suo nonno che voleva portarla a letto, aveva risposto: Forse non valgo abbastanza per diventare la vostra regina, Sire, ma sicuramente valgo troppo per diventare la vostra amante. Avevo messo in pratica le arti della civetteria che mi avevano insegnato in Francia per farlo impazzire di desiderio, sebbene, in tutta onest, fosse un gioco che mi veniva pi che naturale. Forse nei miei sogni pi belli mi sono vista regina... ma non erano che fantasie! E ora lui vuole che questi sogni diventino realt. Senza mandare n un messaggero n un avviso, Enrico venuto a Hever a cavallo stamane di buon'ora, ha attraversato il ponte levatoio ed entrato in cortile con un tale calpestio di zoccoli sui ciottoli che ha svegliato tutta la casa. Mi ha chiesto udienza immediata e io, in stato confusionale, mi sono buttata addosso dei vestiti, mi sono sciacquata il viso e ho messo in bocca una foglia di menta per pulirmi i denti. Raccogliendo quel poco di dignit possibile a quell'ora infame, sono andata a salutare il mio re. Era in condizioni terribili, ricoperto di fango, il volto arrossato e sul punto di urlare. Mi ha afferrata, mi ha stretta a s e mi ha baciata violentemente. Puzzava di sudore, di fumo e di cavalli, ma quella sua passione sfrenata mi faceva uno strano effetto di dolcezza, mi ricordava talmente un altro Enrico che ho sentito la mia determinazione sciogliersi sotto il suo tocco. Ha cominciato a camminare avanti e indietro, gesticolando per far valere la sua opinione. Ne ho abbastanza di questo maledetto matrimonio! sbottato. L'ira di Dio si abbattuta troppo a lungo sulla mia unione senza eredi maschi.

Ma Caterina... ho azzardato. Caterina mia cognata, la moglie di mio fratello. Apparteniamo alla stessa famiglia per cui, secondo la legge canonica, siamo legati da vincoli di parentela che proibiscono il matrimonio! Non capisco come possiate ottenere la separazione dalla regina. Il Papa sar felice di potermi aiutare. Io sono un sostenitore della fede cattolica. Clemente ha concesso altre dispense, annullando matrimoni reali laddove erano sorti problemi di successione. Bisogna solo dimostrare l'errore. Mi aiuter! Se c' qualcuno che pu farlo ragionare, quello siete voi, Enrico ho detto usando la massima cautela. E il cardinale Wolsey, anche lui pu darmi una mano. Che cosa dir Caterina? Dar il suo consenso. Le far capire che per tutti questi anni siamo vissuti nel peccato. Devota com', prender il velo e si far sposa di Cristo. O Anna, Anna! s' messo a urlare come un ossesso. Non vedete che sono pazzo d'amore? Non dormo. Non mangio. Non governo pi il mio paese. Non faccio che pensare di farvi mia. Devo avervi! Se non mi sar concesso, giuro che spezzer in due il mondo con le mie stesse mani! Poi si inginocchiato. Sposatemi, sposatemi. Datemi dei figli maschi e ponete fine a questa terribile maledizione che incombe sulla mia vita! Io sono rimasta immobile e silenziosa come una statua, volando sulle ali della fantasia. Mio Dio, pensavo, quest'uomo che ho ai miei piedi sarebbe disposto a deporre una regina per me, a mandarla in convento! Con l'aiuto del vecchio Wolsey andrebbe a parlare col Papa a Roma per avermi. Che smacco sarebbe per il cardinale! E cos ora, al di l del titolo e dell'importanza dell'amore del re, sentivo odore di vendetta. Dite di s, Anna mi ha supplicato Enrico. Dite di s e sarete la mia regina! Ma io, con un re inginocchiato ai miei piedi e il sole del mattino che riscaldava l'aria e il pavimento, ho avvertito un brivido premonitore, come un vento maligno che mi ha fatto gelare in gola la risposta. Ho portato la mano al collo, per farla uscire, ma stato tutto inutile. Dovr rifletterci sopra ho detto. Valutare la vostra proposta, vi far sapere la mia decisione non appena l'avr maturata. Il fatto che non avessi accettato al volo la sua offerta l'aveva lasciato senza parole. E in tutta sincerit anch'io ero impressionata. Ma c'era qualcosa di strano,

una certa freddezza, che mi aveva paralizzata. L'ho pregato di andarsene, e cos ha fatto, biascicando improperi sulle donne. Io non mi sono mossa di qui, in cerca di un segno che mi mostri la via da seguire; gloria o distruzione, se prendo questa via con Enrico. Rimango in attesa. Vostra Anna.

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9 aprile 1527. Caro Diario, sono appena tornata da Canterbury insieme a Giorgio, ma abbiamo fatto il viaggio di ritorno in silenzio: io ero senza parole. Senza parole e tremante nel profondo del cuore. Ho visto il mio futuro prendere forma davanti ai miei occhi come una festa di mezza estate, e la sua generosit mi lascia senza fiato. Se vero che i santi non mentono, diventer regina d'Inghilterra e dar a Enrico il figlio maschio che tanto desidera. Questa la verit, lo so, e se prima annaspavo in un mare di paure ed indecisioni, ora sono salva, i piedi ben saldi sul terreno del destino inglese. La regina Anna. Ecco come lo so. Enrico premeva incessantemente, riempiendomi di baci e promesse. Vi sposer ripeteva, vi sposer e mi liberer di Caterina. Belle parole, ma mi suonavano false, poich Caterina, di sangue reale spagnolo, amata da tutti, e talmente devota che ascolta sempre i consigli di Dio. Ma Enrico stato convincente. Quest'uomo che entra in guerra con imperatori, emana leggi sulle sue terre e conta un'infinit di oro, quest'uomo si era messo in ginocchio per convincere un'umile fanciulla a diventare sua sposa. L'indecisione mi distruggeva. Passavo le ore a camminare nel labirinto del giardino, riflettendo sul mio destino. Potevo fidarmi delle Parche e mettere la mia vita nelle sue mani? O questo gioco era pura follia?

Giorgio, a cui erano giunte all'orecchio delle chiacchiere di palazzo, si precipitato a casa per stare con me. Sono stata cos felice di vedere quel volto, la fronte distesa, il suo bel sorriso caldo. Andiamo a trovare la santa monaca del Kent mi ha suggerito. Dicono che sappia predire il futuro. Avevo sentito parlare di questa ragazza di campagna che aveva dispensato consigli a re e ministri, e le sue previsioni spesso si erano avverate. Ora si era chiusa in convento a Canterbury, non lontano di qui. C' voluta un'intera giornata a cavallo per viottoli di campagna fangosi. Che spettacoli, che suoni, e che odori! L'indomani era giorno di mercato, e cos abbiamo incontrato una fiumana di contadine con i panieri pieni zeppi di cavoli, carciofi, rape, gamberi di fiume, piselli e ribes. Si sentivano tintinnare i campanacci delle mucche, mentre i buoi e i loro carri cigolanti erano sprofondati nel fango fino a met della ruota. Pastori, pecore, capre, maiali, un cavaliere screanzato che ci ha inzaccherati tutti al suo passaggio. Giovani contadinelle coi piedi infangati che ridevano, facendo a gara a chi passava per prima, bifolchi che mi mangiavano con gli occhi. Odore di cuoio umido e lana bagnata nel naso. Poi la guglia della Cattedrale di Canterbury in lontananza. Sempre pi gente di campagna pronta ad accamparsi fuori delle mura della citt, aspettando le prime luci dell'alba per vendere i suoi prodotti. Siamo entrati in citt, abbiamo trovato il convento del Santo Sepolcro, abbiamo chiesto di vedere la santa e siamo stati condotti a un passaggio sotterraneo umido e buio. Ho visto le donne che si trovavano l, le sorelle, alcune dall'aria devota, altre solo delle nobildonne rifiutate dalla famiglia e lasciate l a marcire. I loro occhi mi hanno seguita, invidiosi dei miei abiti regali, che loro non avrebbero mai pi indossato. Vite appassite, prive d'amore, nascoste dietro le mura del convento. Hanno aperto una porta, e lei era l, la contadinella che si fatta suora, in ginocchio, di spalle. Richiusa la porta, siamo rimaste sole nella sua minuscola cella di pietra grigia, priva di ornamenti, senza arazzi che riscaldassero quell'atmosfera gelida, senza tappeti o pagliericci sotto i piedi. Solo un lettino, delle lenzuola ruvide, niente cuscini sulla sedia. L'unica luce nell'oscurit della stanza proveniva da una finestrella, e illuminava soltanto il crocifisso appeso alla parete, un altare dove in quel momento era inginocchiata la persona che occupava quella cella. Avevo pronte tutte le mie

domande. Lei era immobile, non si era alzata in piedi e neppure girata verso di me, quando ho sentito un bisbiglio. Anna! Sapeva il mio nome! Sorella ho detto io, sono venuta per cercare... Si girata, gli occhi fissi su di me. Quegli occhi! O caro il mio Diario, fate che non veda mai pi quegli occhi! Oro fuso, con lampi di luce. Terribili, terribili e folli. Vedevo le sue forme sotto la veste di novizia: Elizabeth Barton, una contadinella con la pelle ancora arrossata dal sole, Nei campi, nelle paludi fangose, sono avvenute le prime apparizioni, dicono. Cadeva in ginocchio e aveva delle visioni: il Paradiso, l'Inferno, il Purgatorio, le anime dei defunti. Ha ripetuto il mio nome, la voce era quella di una ragazzina, ma dolce e pura, poi ha stretto le mie mani tra le sue dita dure e callose. Le labbra smangiucchiate si muovevano senza proferir parola. Una preghiera? Parole divine ispirate da Dio? Una risposta al Diavolo appollaiato sulla sua spalla? Devo essermi irrigidita, perch lei mi ha detto: Non c' motivo di preoccuparsi, mia signora, il vostro destino stabilito. La vostra vita davanti ai miei occhi. Volete che vi dica ci che vedo?. S, s! ho esclamato. Volevo sentire, eppure qualcosa dentro di me mi diceva di andarmene prima che pronunciasse le parole fatali. I suoi occhi inquieti erano chiusi, le labbra tese, prive di colore, e finalmente si espressa. S... Pi che una parola, era un respiro, un sospiro prolungato. Queste sono le mani... di una regina. Sentivo le ginocchia molli, ero nell'occhio del ciclone, ma resistevo. Continuate. Oh, s, c' dell'altro. Dal vostro ventre nascer un figlio maschio, un Tudor, che briller come una stella sull'intera Inghilterra, e non tramonter per ventiquattro anni. Un Tudor! ho esclamato. Un figlio maschio per Enrico. Ne siete certa? La fanciulla ha spalancato gli occhi - quegli occhi gialli - ma non poteva vedermi, era chiaro. Sono stanca si lamentata. L'ho aiutata a sedersi su una sedia dura come un sasso. Era in uno stato pietoso, intrappolata tra due mondi, e ancora non ci vedeva. Andate mi ha detto. Sarete regina. Sarete regina.

E cos sono uscita e ho fatto il viaggio di ritorno a casa senza dire una parola al mio buon fratello. Troppo impaurita per raccontargli la profezia. Ma ora che sono qui, nella mia stanza di pietra grigia, sento che sono pronta ad accettarla. La monaca del Kent conosceva il mio nome e, senza che io le facessi alcuna domanda, mi ha detto che cosa sar della mia vita. Il mio destino segnato. Domani stesso scriver a Enrico e dir al re le parole che tanto desidera sentire. Diventer sua moglie, la regina Anna, e gli dar un figlio. Vostra Anna.

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25 aprile 1527. Caro Diario, ho scritto a Enrico per dargli il mio consenso al matrimonio, e insieme alla lettera gli ho mandato una spilla ornata di pietre preziose per suggellare il nostro nuovo accordo. il ritratto di una donna nel mare in tempesta. Sono io quella donna, che conosce i rischi della promessa che ci siamo fatti, eppure affronta quelle acque agitate a bordo di un'imbarcazione fragile, che si chiama Amore. Amore. Gli ho rivelato i miei sentimenti nella lettera. Ho affermato di provare per lui un amore straordinario, al pari del suo, ma ho mentito. Non potrei desiderare uno spasimante pi devoto e appassionato, eppure, il dono che mi fa - diventare regina - pi di quanto abbia mai sognato, nel profondo del mio cuore, dove albergano i sentimenti pi sinceri... Io non lo amo. La mia fervida speranza, la speranza che rivolgo a Dio che venga il giorno in cui il mio cuore si apra come una rosa in primavera al sole. Fino ad allora, sebbene sia la sua promessa sposa, gli ho negato qualunque pegno d'intimit prima di essere legalmente uniti in matrimonio, sostenendo che, pur desiderandolo ardentemente, la mia anima virtuosa m'impedirebbe di cedere a simili dolcezze. In questo sono stata sincera solo a met. Dovrei provare desiderio per lui. Il mio futuro marito un bell'uomo agli occhi di qualunque donna: spalle ampie, torace robusto e gambe muscolose, un bell'ovale ed il colorito sano. Ha i capelli rossicci con dei riflessi dorati, ricci e folti. Due begli occhi azzurri luminosi.

Ma la cosa pi bella la bocca: le labbra morbide e carnose, i denti bianchi e forti, l'alito profumato. Adoro il suo modo di baciarmi con quella bocca, forte, insistente, tenero e poi giocoso, e il suo modo di ridere e di sorridere. Penso che in quei momenti sia l'uomo pi bello che abbia mai incontrato. Ho chiesto a mia sorella Maria se Enrico sia un amante esperto, ma non si esprime. Non da lei questo riserbo, e cos io la stuzzico e la lusingo, la blandisco e la faccio ridere, ma invano. Mi dice solo che straordinariamente dotato, ma non una novit per me, poich sento tutta la sua virilit nei nostri casti abbracci. Mi ama veramente? Credo di s. Mi far sua regina? Credo anche questo. Mio caro Diario, sapeste come sono felice di questo spazio dove posso scrivere in piena libert, dal momento che non ho amici a cui poter confidare tutti questi folli pensieri, queste vicende sconvolgenti. Vostri sono i miei pi grandi segreti, e io vi difender a costo della vita. Vostra Anna.

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6 maggio 1527. Caro Diario, non ho mai goduto di una simile considerazione come ora che sono tornata a corte, questo grazie all'amore che il re mi dimostra apertamente ed alle attenzioni che mi riserva di continuo. Molti sono convinti che io sia la sua amante nel corpo e nello spirito. Nessuno, neppure Wolsey, crederebbe che io mi sto mantenendo casta e che quando sar fatto il volere di Enrico, io non sar la sua concubina... ma la regina. Regina o amante, tuttavia qui, tra nobili e gran dame, il mio successo notevolmente cresciuto: ora vengono da me a cercare i miei favori, sapendo che re Enrico mi ascolta, e mi chiamano amica. Oh, Lady Anna, vi prego, potete mettere una buona parola per trovare un posto a corte al figlio di mio fratello? Mia signora, che bell'aspetto avete oggi. (A questo punto mi baciano la mano). Posso parlarvi di un appezzamento di

terreno assediato dai cacciatori di frodo, che ha bisogno di un presidio di guardie da parte del re? Oh, come mi piace vederli strisciare ai miei piedi! Devono pensare che sia davvero stupida, che non ricordi come, fino a non molto tempo fa, questi stessi personaggi illustri mi tenessero alla larga, io, la figlia di un uomo comune, ma ambizioso, la sorella della sgualdrina di Sua Maest. S, persino mio padre mi rende omaggio, a modo suo. Mi manda ogni giorno gioiellieri, donne che si occupino della mia acconciatura, altre donne per vendermi stoffe di seta. Se prima aveva fama di essere un taccagno, ora vuole assicurarsi che la favorita del re sia all'altezza del suo ruolo. Cerca sempre di farmi dire come stanno le cose tra me ed Enrico, ma non intendo divulgare particolari sul legame che ci unisce. Mio padre muore dalla voglia di sapere. Se fossi la ragazzina che ero un tempo, mi prenderebbe a sberle, mi farebbe finire lunga e distesa sul pavimento e otterrebbe risposte ben precise a tutte le sue domande. Ma io non sono pi una bambina e, sebbene gli costi parecchio, mi tratta con un certo rispetto, con una certa soggezione. Che sensazione piacevole mi provoca tutto questo! La cosa pi strana la considerazione che Caterina ha per me, che sono ancora una sua damigella. Non sorda, e neppure cieca, per non sapere il posto che occupo nel cuore di Enrico, eppure mi tratta con la sua consueta gentilezza. Occupandomi di lei quotidianamente, ho modo di osservarla da vicino, e ho capito che questa donna ama pi di ogni altro al mondo l'uomo che mi ama. Non possibile che sia venuta a sapere dei progetti che il re ha in serbo per lei, non possibile. E anche se fosse a conoscenza del profondo amore che lui prova per me, mi vedrebbe solo come amante, niente di pi. Poich per tradizione a un re concesso quel genere di piacere. A volte provo dolore per lei e mi metto nei suoi panni. Lei ama il re come io amavo Henry Percy, forse di pi, poich io non ero che una ragazzina, mentre Enrico il suo amatissimo sposo da molti anni. Ho avuto modo di vedere, seppure da lontano, quel che proverei vedendo Percy sposare un'altra donna e dividere il letto con lei, ed questo che lei prova ogni giorno, costretta a sopportare l'infedelt di suo marito. Ultimamente mi sono lasciata prendere troppo dalle preoccupazioni. Mi sembra che il tempo passi e non venga fatto nulla in merito al suo divorzio.

So che il re ha la mente altrove. Il messo francese, qui giunto per stabilire un accordo tra Francia e Inghilterra (e la guerra contro l'imperatore Carlo), al primo posto nei suoi pensieri. Ogni giorno lui e Wolsey siedono al tavolo per ore: elaborano progetti, stendono piani d'azione, poi convocano riunioni diplomatiche per discutere le proprie ragioni e intavolare negoziati. Quando Enrico mi raggiunge la sera dopo queste trattative, non posso fare a meno di notare le rughe che gli solcano la fronte e la vena di stanchezza nella sua voce. Se lui e Francesco non si coalizzeranno contro l'Imperatore, questi conquister il mondo. Possiede gi terre in Germania e in Spagna. Carlo tiene in ostaggio due figli di Francesco, ma un tempo era il re di Francia ad essere nelle sue mani. Uno scambio diabolico: la sua libert in cambio di quella dei figli. Per ironia della sorte, Francia e Inghilterra, nemiche da sempre, sono state costrette a scegliere se unire le loro forze o affrontare la sconfitta. La piccola principessa Maria una pedina in queste trattative: il suo compito sar quello di sposare uno di questi due figli in cattivit, una volta liberi, unendo col matrimonio il potere e la sovranit di due paesi. Spesso mi chiedo come saranno le cose quando sar regina, madre del figlio di Enrico. Per il momento so solo che la vita politica deve continuare come se tutto andasse per il meglio tra il re e la regina: una crepa nel muro basterebbe a por fine a ogni trattativa. Manterr il silenzio, fiduciosa nella parola di Enrico. Vostra Anna.

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20 maggio 1527. Caro Diario, la pazienza non mai stata la prima delle mie virt, e vedere il mio destino passare in secondo piano rispetto ai negoziati tra Francia e Inghilterra mi ha profondamente irritato. Ma ad operazioni concluse stato deciso di dare un banchetto in onore dei messi francesi, con festeggiamenti di cui non si aveva memoria dai tempi del famoso Campo del drappo d'oro. Anch'io ho fatto i miei piani, e ho passato ore ed ore con la sarta a farmi fare un abito che superasse tutti gli altri in eleganza e bellezza. Mi sono rivolta a mio padre per trovare delle

collane di pietre preziose, e con un mastro profumiere ho contrattato il prezzo di un'essenza capace di incantare i sensi. In questi giorni ho prestato il mio aiuto a Maurice Mamoule, segretario della persona incaricata di sovrintendere ai negoziati, il visconte di Turenne. Si ricordava di me, una ragazzina di dodici anni pelle ed ossa, alla corte di Francesco, e ha espresso tutta la sua gioia per la mia nuova posizione di alto prestigio, sebbene fosse convinto, come tutti del resto, che fossi l'amante di Enrico. Questo, per, non mi ha certo sminuito ai suoi occhi, visto il malcostume che regna nella sua corte, anzi, ha aumentato la sua considerazione nei miei confronti. Mi ha tenuto aggiornata sugli sviluppi degli eventi e, nei giorni precedenti al banchetto, mi ha informata che nella sua cerchia di persone circolavano voci ufficiali secondo le quali esisteva la possibilit che Enrico ripudiasse la moglie. L'ho pregato di continuare. Era convinto, e Wolsey lo sperava (Wolsey stava dalla parte dei francesi), che la scelta di Enrico sarebbe caduta sulla mia compagna di giochi alla corte di Francia, Rene, una principessa di sangue blu. Ho provato un tuffo al cuore. Era trapelata la notizia che Enrico voleva liberarsi di Caterina. E questa principessa francese non significava niente per lui. Era incredibilmente bassa di statura e zoppicava. Enrico, lo sapevo bene, non avrebbe mai tollerato una madre con tanti difetti: per i suoi figli voleva la perfezione. E cos mi sono preparata allegramente per la festa, splendente nel mio abito nero e l'ermellino con un bordo color porpora, provocando un certo scalpore tra le altre dame per il vestito, i gioielli e il profumo, mentre mi recavo alla festa insieme a loro, accanto a Caterina. Che giornata, e che sera! Enrico era splendido, ancora pi imponente con la sua camicia di seta gialla decorata e i diamanti di cui faceva sfoggio, la voce che rimbombava mentre dava il benvenuto ai suoi ospiti, e un sorriso sul volto che esprimeva tutto il suo successo con i francesi. Era la lizza pi sontuosa che avessi mai visto, rallegrata da arazzi sgargianti, con fiori e frutti nelle sfumature del rosso acceso, vetrinette riempite di piatti e calici d'oro e d'argento, come dire: Guardate, ecco i nostri tesori, avete fatto bene a unire i vostri destini ai nostri. In apertura c' stata la giostra, vivace, appassionante e pervasa da sogni di guerre future, almeno cos mi sembrato, seguita da alcuni intermezzi musicali e spettacoli, uno dei quali vedeva protagonista la principessa Maria. Aveva un'aria fragile, sembrava pi giovane dei suoi undici anni in quegli abiti sontuosi, sotto il giogo di rubini, perle e smeraldi. La sua vocina sottile non ha

avuto un'esitazione, ha recitato i versi con la massima dignit, del tutto inconsapevole che i benefci del suo ruolo di pedina reale stavano per venir meno. Il re e la regina hanno splendidamente presieduto il banchetto, fianco a fianco. Li ho osservati e ho visto l'amore scorrere a fiumi dalla sorgente, Caterina, nel mare in tempesta, Enrico, senza che mai una sola goccia di quell'amore tornasse a lei. Lui non mi toglieva gli occhi di dosso. Io sono stata prudente, ho cercato di distogliere la mia attenzione dal re, ma ogni volta che mi capitava di volgere lo sguardo dalla sua parte, aveva gli occhi puntati su di me. Altri l'hanno notato. Caterina ha finto di non vedere. Subito dopo la mezzanotte, sono comparsi tutti i nobili di Francia vestiti da ricchi veneziani in velluti blu e neri. La musica ha riempito i giardini profumati, al chiaro di luna, e si sono aperte le danze. Enrico ha pregato il visconte di Turenne di dare il via in coppia con la principessa Maria. Lei ha acconsentito con un grazioso inchino e hanno iniziato a volteggiare. Sua madre brillava di orgoglio spagnolo. Si capiva che aspettava solo che Enrico la invitasse, ma in un attimo il suo sorriso si spento. Enrico venuto dritto verso di me e, davanti a tutti, ha allungato la sua mano verso la mia. Un momento terribile per la mia regina, ma meraviglioso per me. L'ho guardato negli occhi ringraziandolo silenziosamente con tutto il cuore e gli ho preso la mano. Mi teneva stretta e, mentre ci spostavamo verso il centro della sala, non sentivo incertezza in lui, ma solo una forte determinazione. Suonavano una gagliarda e noi ci siamo lanciati nelle danze - un momento perfetto - aveva reso pubblico il suo amore per me. Vostra Anna.

CAPITOLO QUINTO

Nello specchio a parete della stanza da bagno della regina, Elisabetta vedeva riflesse due damigelle che le sistemavano l'acconciatura, intrecciandole i riccioli ramati con fili e grappoli di minuscole perle nere. Aprite, Maest ordin Lady Sidney. Elisabetta obbed, facendo le boccacce come un animale che grugnisce, per tenere scostate le labbra e permettere alla sua cameriera di pulirle i nobili denti con uno stecchino d'oro smaltato. Desiderate essere incipriata stasera? domand Lady Bolton, prendendo un vasetto di polvere finissima di guscio d'uovo e alluminio sbriciolati. Direi di no rispose Elisabetta, accettando da Lady Sidney una coppa di cristallo con dell'acqua profumata di maggiorana. Si sciacqu la bocca e la sput in una bacinella. Ho ancora il viso abbastanza giovane e fresco per poterne fare a meno, che ne dite? chiese la regina, ben sapendo che le sue damigelle si sarebbero prodigate in un coro di lodi sperticate della sua bellezza in fiore per compiacerla. Elisabetta si alz, fece allontanare tutte quelle donne che le si affannavano intorno ed entr a grandi passi in camera da letto, dove Kat e altre domestiche avevano sistemato sul suo enorme letto di legno di diversi colori il vestito da indossare quella sera. Sul piano d'argento del tavolino c'era un vasto assortimento di favolosi gioielli in bella mostra e sulla sua sedia preferita era esposta una serie di raffinate scarpine da sera. Si tolse la vestaglia e rimase immobile mentre le damigelle le stringevano la guaina intorno al busto, con la stessa cura di un valletto che aiuta il padrone a infilare l'armatura. Per prima cosa avvolsero la figura gi di per s sottile di Elisabetta nella pettorina, fino a strizzarle i seni e farle un vitino da vespa. C' un altro paio di calze di seta? chiese la regina, e Lady Springfield le port all'istante due strisce svolazzanti di seta pesante, finemente lavorata. di gradimento a Vostra Maest questa nuova moda italiana? le domand la sua damigella d'onore infilandole le calze a una ad una sulle gambe d'alabastro.

Mi piacciono le cose belle rispose Elisabetta, divincolandosi per far passare dalla testa l'abito di velluto pesante color porpora che Kat l'aiut a indossare, iniziando poi ad allacciare la fila di cento bottoni di perle sulla schiena. Tuttavia per me vestirmi non una passione, ma piuttosto un atto di stato. Il messo francese venuto a ratificare il nostro trattato di pace, ma questa anche la prima volta in cui avranno occasione di incontrarmi in veste di regina, pertanto la magnificenza della mia persona dev'essere pari a quella dell'Inghilterra. La regina non lo disse, ma pens che i sontuosi ricevimenti di quella settimana avevano un significato pi profondo, dal momento che sua madre Anna era stata cresciuta ed educata alla corte di Francesco I, ma anche perch l'amicizia con la Francia era stata la grande speranza coltivata da sua madre durante la lunga battaglia del divorzio di suo padre da Caterina di Spagna. Non potevano dimenticarsi che Elisabetta era la figlia di Anna de Boullans, rinomata per essere una donna bella, allegra, affascinante e raffinata. E se gli inglesi disprezzavano la Grande Sgualdrina, per i francesi era una donna con qualit da imitare e, semmai, superare. Dopo aver allacciato all'abito le maniche di velluto color porpora con preziosi ricami d'oro e d'argento, Kat mostr alla regina due orologi tempestati di pietre preziose. Quello con il fiore o quello con la nave, Maest? Nessuno dei due. Metter la spilla che mi ha regalato mio padre. Come volete. Kat dovette usare tutt'e due le mani per sollevare il gigantesco zaffiro circondato da diamanti e rubini rosa. Mentre lo agganciava al centro del corpetto imbottito color porpora, sussurr alla regina: Chiedete di vostra cugina Maria e del marito da poco diventato re. E cosa dovrei chiedere? Elisabetta sembrava divertita dall'impertinenza di Kat. Se le piace la vita coniugale in compagnia del suo amore d'infanzia e un'invadente suocera de Medici? O se aspetta un bambino, un principe francese che un giorno potrebbe rivendicare il mio trono? Kat avvolse fili e fili di perle lucenti attorno al collo, ai polsi e alla vita di Elisabetta. Vi prendete gioco della vostra vecchia dama di compagnia piagnucol Kat, ma quella giovane regina scozzese la nipote di vostro padre, e va necessariamente controllata da vicino. Ora che anche regina di Francia, rappresenter un problema per voi, ascoltate me! Io vi ascolto sempre, Kat, ma penso che stasera non abbiamo tempo per parlare di mia cugina Maria. giunto il momento di celebrare una pace ottenuta dopo lunghe battaglie. Non siete d'accordo? Kat distolse lo sguardo stizzita, ma

Elisabetta, sogghignando, le mise un dito sotto il mento e tir verso di s quel viso corrucciato, riuscendo a strapparle un sorriso. Avete un aspetto radioso, Maest comment Kat, dando l'ultimo impercettibile tocco all'abito della regina. La notte sar tutta per voi. Elisabetta usc dalla camera con passo lieve ed entr nel salone col soffitto a cassettoni dove l'aspettava in ginocchio Robert Dudley, che al suo ingresso abbass la testa, in ulteriore segno di rispetto. Vostra Maest. La regina allung verso di lui la mano bianca e scarna, ma completamente ricoperta di enormi anelli, tanto che Robin riusc soltanto a sfiorarle la punta delle dita con le labbra. Alzatevi, Robin. Lasciate che vi guardi ordin. Robin si rizz in piedi all'istante, ergendosi davanti a lei come una grande, solida torre. Era alto poco pi della regina, e lei dovette levare lo sguardo verso il suo scudiero. Mi ama veramente, si disse Elisabetta. Quella che vedo nei suoi occhi non un'emozione facile da simulare. In verit, quella sera Dudley era completamente travolto dalla presenza regale della sua amica d'infanzia. Non capiva se fosse per via della sua bellezza pallida e luminosa, della profusione di gemme che brillavano alla luce del tramonto, o del profumo ipnotico che la regina spargeva attorno a s, sventolando appena un ventaglio di piume di struzzo. Sono senza parole, Elisabetta. Sussurr questa frase nel guscio del suo orecchio, poich non era ammissibile una simile confidenza in pubblico con la regina. Invidio gli ambasciatori francesi che vi monopolizzeranno questa sera. Non pensiate che non avr tempo per voi, Robin disse lei, rimirando compiaciuta la figura di lui, avvolta nel farsetto di broccato blu cobalto. Spero che mi farete da cavaliere nella prima gagliarda della serata. un piacere per me assecondare ogni vostro desiderio rispose Dudley, la prese sottobraccio e la scort alla sala dov'erano riuniti i francesi. Nel giro di poco tempo, Whitehall era diventato il palazzo preferito di Elisabetta a Londra, con le sue ali enormi che si estendevano per pi di venti acri lungo il fiume. Costruito nell'arco di diversi secoli, aveva uno stile tutto

particolare, con alcune zone in disuso e altre che addirittura cadevano a pezzi. Ma Elisabetta adorava quelle sale imponenti, splendidamente arredate, e provava una gioia enorme nel vedere i cortigiani e le dame nei loro abiti migliori inchinarsi profondamente mentre sfilava al braccio del suo bel cavaliere. Era straordinario essere la regina d'Inghilterra. Era giusto e se lo meritava. In questo preciso istante, pens tra s, non c' niente al mondo che possa turbare la mia felicit. Gli inchini sono per voi, ma come se fossero anche per me, come se strisciassero ai miei piedi osserv Dudley, trattenendo un sorriso. Avete ragione, Robin. Sarei pronta a scommettere che nessuno pi odiato di voi a corte. Ridacchi. Senza dubbio avranno altro ancora di cui lamentarsi dopo questa settimana. E perch mai? Perch ho superato me stesso nei preparativi, davvero superbi. Una festa grandiosa, magnifica. Cibo, addobbi, musica, spettacoli: stenterete a credere di essere sull'orlo del fallimento concluse sorridendo. Robin! Siete d'accordo con me che troppo importante fare sfoggio di s con i francesi rispose lui in gran fretta, per mettere a tacere il moto di rabbia della regina. E costa molto meno di quanto non sembri. Per esempio, i fiori vengono tutti dal vostro castello di Richmond, e la selvaggina... Va bene, va bene! Si erano fermati davanti alle grandi porte intarsiate del Salone Privato, presidiato da quello che aveva tutta l'aria di essere un piccolo reggimento di soldati francesi e inglesi. Ho bisogno di un attimo per ricompormi. Rimarranno abbagliati, Elisabetta. Voi siete un raggio di sole in un tetro pomeriggio inglese. Elisabetta fece un profondo respiro, come per riempirsi i polmoni del coraggio che le mancava. Sono pronta dichiar infine, e Dudley fece cenno alle sentinelle di aprire le grandi porte del Salone Privato. La osserv incedere solennemente alla presenza degli ambasciatori francesi e delle loro bellissime signore, splendide nelle ampie gonne di crinolina e di seta lucida, e prendersi sottobraccio un dignitario per parte: Monsieur de Mont Morenci e Monsieur de Vielleville. L, sotto il capolavoro di Holbein, un dipinto dell'intera famiglia Tudor, Elisabetta cominci a tessere il suo incantesimo attorno a loro. Si era messa in una

posizione strategica, osserv Dudley, proprio sotto l'enorme ritratto del padre, un ritratto cos vero che sembrava parlare, e la somiglianza tra i due era tale che pareva quasi voler ricordare a tutti l'indiscutibile lignaggio reale di Elisabetta. Era una donna bellissima ed era la regina, pens Robert Dudley, mentre si allontanava per occuparsi della serata. Avrebbe fatto di tutto per assicurarsi non solo il suo amore, ma anche l'ineffabile Matrimonio della Corona.

Sono rimasta prigioniera nella Torre di Londra per due mesi quand'ero ancora principessa, insieme a parecchi nobili accusati di aver ordito un complotto per spodestare mia sorella a vantaggio mio disse Elisabetta a de Mont Morenci e a de Vielleville, mentre passeggiavano nel giardino privato, alla luce delle torce, subito dopo il crepuscolo. Maria mi avrebbe sicuramente condannata a morte, non fosse stato per la lealt dei miei sudditi. Si avvicinarono a una grossa meridiana di pietra che si trovava dentro una fontana riccamente lavorata, circondata da trentaquattro colonne, in cima alle quali c'erano degli animali che portavano il blasone dei Tudor. A dispetto della grandiosit, tuttavia, il paragone con i giardini dei palazzi francesi non reggeva, ma Elisabetta era decisa a dare l'impressione di essere monarca potente quanto il suo arrogante padre, a dispetto della giovinezza e del suo essere donna. Segna l'ora in trenta modi diversi disse con orgoglio, indicando la meridiana. Almeno tanti quante le opinioni riguardo alla strada verso la pace tra i nostri due paesi aggiunse de Vielleville con fare cinico. Ah sospir Elisabetta pensosa. Quo homines, tot sententiae. proprio vero, Maest conferm Mont Morenci. Tante opinioni, tanti uomini... e donne, almeno cos sembra concluse con un cenno rispettoso del capo. Il suono di una dozzina di trombe diede il segnale che la cena era pronta. Vogliamo andare, signori? Tout vous risposero gli ambasciatori, inaspettatamente all'unisono. Scoppiarono a ridere di gusto, tutti di ottimo umore in quel momento perfetto, come se a un segnale stabilito un arcobaleno d'acqua colorata fosse zampillato dagli innumerevoli getti delle fontane sopra le loro teste.

Elisabetta condusse i francesi verso una porta interamente fatta di rose Tudor bianche e rosse con le foglie. La aprirono e si trovarono nel portico sottostante i finestroni della Galleria di Whitehall. Elisabetta rimase a bocca aperta. Il posto non era pi lo stesso: sembrava un boschetto incantato in piena estate. Illuminato dalle torce ed invaso dalle dolci note del liuto e del virginale, aveva le pareti completamente rivestite di broccati d'oro e d'argento, ma la ricchezza degli arredi era quasi completamente oscurata dalla profusione di fiori freschi che coprivano i muri, il soffitto e il pavimento del padiglione. Corone e ghirlande di viole, violacciocche, primule, ranuncoli, calendule e giunchiglie, infinite per numero e variet, legate ed intrecciate, attorcigliate ed infilate nelle travi e nelle arcate. Dietro il palco c'era un enorme affresco raffigurante la regina su un bianco destriero, circondato da minuscole rose pallide. Al suo ingresso nel padiglione, le scarpine da sera di Elisabetta furono sommerse da un tappeto di foglie aromatiche, fiori di lavanda, piante officinali e spirea selvatica. L'insieme di tutte queste fragranze era incredibilmente delizioso e la regina, che di norma detestava le profumazioni intense, respirava a pieni polmoni. Sempre con gli ambasciatori al braccio, si ferm un istante a osservare con loro una graziosa scenetta improvvisata proprio sotto i loro occhi. Ciascuna delle nobildonne francesi sedute a tavola occupava tre posti, tanto ampie erano le loro crinoline. E cos le inglesi rimaste senza sedie si erano sistemate su dei cuscini appoggiati al suolo, in mezzo ai giunchi, dove, comodamente sedute, venivano servite dai nobili inglesi in un coro di scherzi e risate. All'estremit del padiglione, Elisabetta scorse Robin Dudley, il maestro della serata, che sorvegliava la sua fantastica creazione. Era il suo uomo, pensava, anima e corpo. Il suo soldato. Il suo servo fedele. Il suo maestro. Quest'ultimo pensiero le diede un brivido e le color le pallide guance di un rosso acceso. Di colpo si gir e la vide. I loro sguardi s'incrociarono nel padiglione stipato di gente e si strinsero come il falco alla sua preda un attimo prima del colpo mortale. Poich l'amore che s'irradiava da Elisabetta a Dudley e poi ritornava a lei era caldo e forte e rapido come l'ala della morte. Immediatamente la regina fu circondata da una dozzina di dame e cortigiane venute per scortarla al posto d'onore, sotto un pergolato di fiori di lill, pressoch identici al colore del suo abito, che le oscurarono la meravigliosa visione del suo

amato. Non importa, pens Elisabetta, prendendo posto accanto agli ambasciatori francesi, la notte ancora giovane...

La porta di legno si apr, lasciando intravedere l'angolo accanto al camino nelle stanze private di Dudley. Elisabetta, incappucciata in un mantello di velluto, era in piedi sulla soglia della stanza di Robin, che indossava ancora il suo farsetto blu cobalto, tutto afflosciato e umido dopo una notte di balli sfrenati, il bel viso illuminato da un sorriso caldo e familiare. Tutta l'apprensione che aveva provato recandosi spudoratamente alle sue stanze svan di colpo. Entrate, presto le sussurr lui, facendole strada. Le scost delicatamente il cappuccio dal viso e vide che Elisabetta si guardava attorno con aria stupita. la modestia dei miei appartamenti che suscita in voi tanta sorpresa, o il trovarvi qui? Il trovarmi qui rispose lei con un sorrisino malizioso. Abbiamo gi dato abbastanza scandalo questa sera, voi e io disse togliendole il mantello. Era un'occasione ufficiale: avreste dovuto ballare con qualcun altro, oltre a me. L'ho fatto! Ho ballato con gli ambasciatori. Tutti e due. E poi anche con Lord Cecil. Elisabetta! Beh, non m'importa. Voi siete il miglior ballerino e io sono la regina, e ballo con chi voglio. E poi, ci hanno fatto caso solo gli inglesi concluse Elisabetta, spostandosi al centro della stanza. I francesi non si lasciano scandalizzare tanto facilmente. Non avete notato il modo in cui Madame de Vielleville civettava col giovane Lord North? Dudley scoppi a ridere al pensiero. Stava quasi inciampando, era talmente inebetito. Lei molto bella. Niente in confronto a voi. A quel punto il suo sguardo pungente si addolc. Lo vide alzare la mano verso di lei, il palmo rivolto verso l'alto, e sent un tuffo al cuore. Per un'altra persona il suo gesto sarebbe stato solo un saluto pacifico, ma per Elisabetta era un'eco del passato, cinque dita in ricordo dell'amore d'infanzia, un cerchio spezzato a met che solo lei avrebbe potuto riaggiustare.

Tornando indietro nel tempo con la mente, si rivedeva nel boschetto dietro ad Hatfield Hall. C'erano lei e Robin, che allora non avevano pi di nove anni, ben coperti per giocare all'aria aperta, scarmigliati e rossi in viso per lo sforzo. Due puledri nocciola sotto un baldacchino in legno di quercia brucavano soddisfatti l'erba e il muschio sotto gli zoccoli. Dudley era il pi piccolo dei due; Elisabetta era sempre stata una bambina piuttosto alta, ma il corpo del ragazzo era forte, robusto, e si muoveva con grazia inconsueta. Quando uscivano a cavallo da Hatfield, come spesso accadeva al termine delle lezioni, saltando siepi e muretti, Robin spronava il suo destriero con tale violenza da costringere la bestia a grandi prove di forza e velocit. Elisabetta otteneva lo stesso risultato dal suo cavallo, limitandosi a usare l'amore e la volont. I due, con i loro sorrisi birichini, si affrontarono palmo contro palmo: il sinistro per lui, il destro per lei. Robin parl per primo. Insieme facciamo una torre. Insieme facciamo una cozza ribatt Elisabetta ridacchiando. La qualit che pi le piaceva nel suo compagno di giochi preferito era che Robin Dudley la faceva sbellicare dalle risa, causandole dei veri e propri attacchi, forse l'unica frivolezza consentita alla giovane principessa in una vita per il resto rigida e austera. Di colpo Elisabetta not che l'espressione del suo compagno era cambiata: se prima era giocosa, ora si era fatta seria, se il suo sguardo ardeva, ora era fisso, sembrava studiarla allo stesso modo in cui a volte insieme studiavano l'interno di un fiore. E quando parl, anche la sua voce era cambiata. Insieme disse Robin piano, facciamo una preghiera. La sensazione che attravers l'anima di Elisabetta era lieve come il tocco di una farfalla che si posa sul palmo della mano. Eppure il suo cuore di bimba rimase colpito e risollevato oltre misura. Senza riuscire a trovare le parole adatte per esprimere l'affetto che provava, si limit a premere forte la sua mano contro quella di lui. Robin fece altrettanto, e fu un momento magico. Di colpo Elisabetta percep minuscoli granelli di polvere sospesi nell'aria tiepida, che volteggiavano delicatamente, illuminati dal sole che filtrava tra i rami dell'albero di quercia. Percep il canto degli uccellini, cos limpido e armonioso da farle venir voglia di piangere. E Robin Dudley, che le trasmetteva quella sensazione di caldo umido attraverso il farsetto, fino ad avvolgerla come in un abbraccio. Anche lui era sconvolto da quel momento strano e meraviglioso.

Nessuno dei due sembrava capace di interromperlo, fino a che la natura prevalse e lo fece per loro. Un soffio di vento tra i rami pi alti fece cadere sulle loro teste una pioggia di foglie morte. Colti di sorpresa, i bambini scoppiarono a ridere e le loro mani si separarono. L'incantesimo era rotto. A che cosa giochiamo? domand Elisabetta. Ho portato i dadi. Non ho voglia di giocare a dadi. Che ne dici di catturare una rana per analizzarla? sugger, aspettandosi un drammatico rifiuto da parte di Elisabetta. E va bene, vuoi giocare a Regina e Cortigiano? Robin! strill Elisabetta. Ma come! Ti piace, e poi sai giocare bene. vero ammise Elisabetta. Ma non dovremmo farlo. E perch? Perch... Perch... non leale. Soltanto perch ci giochi tu le rispose lui con garbo. Beh, allora... Robin le prese un ricciolo ribelle che le era sfuggito da sotto il cappello e cominci a giocherellarci con la punta delle dita. Non ti piace perch il tuo desiderio quello di diventare regina e hai paura che non si avverer mai. Elisabetta si sent avvampare in viso. Non vero ! L'erede mio fratello, e io voglio bene a Edoardo! Mi dispiace, non volevo offenderti, Elisabetta. E farlo per gioco non offensivo, davvero. Dopodich Robin, tenendo un piede leggermente davanti all'altro, si pieg in un profondissimo inchino, a braccia larghe, come le ali di un falco. Mentre si alzava, giunse platealmente le mani, dando un senso di ridicolo al suo gesto ossequioso, che strapp a Elisabetta uno scoppio di risa inaspettato. Vostra Maest annunci nel tono pi lugubre che potesse trovare un ragazzino di nove anni. Elisabetta decise di stare al gioco. Sir Panciapiena rispose serissima. Robin inarc un sopracciglio. Mi avete gi nominato cavaliere, dunque? Oh, s, non vi ricordate la festa che ho dato in vostro onore? Era presente la vostra famiglia al completo, tutti seduti tra gli ospiti di riguardo. Vostro padre era cos fiero di voi, e i vostri fratelli cos invidiosi! Ma certo, come potrei

dimenticare una cerimonia tanto sontuosa? Non mi avete forse promesso sei splendide case, ventimila capi di bestiame ed una credenza piena di servizi da tavola d'oro? Vi siete dimenticato i cavalli? No, Vostra Maest! Una stalla piena. Siete stata pi che generosa nei miei riguardi. Ebbene, s. E di grazia, voi che cosa mi avete portato, Sir Robert? Ormai completamente calata nella parte, Elisabetta si gir e, con atteggiamento imperioso, si allontan dal suo piccolo amico. La vostra regina, oltre alle lusinghe, pretende degli omaggi, sapete. Tesori preziosi. Ricchezze. Libri rari. Gioielli. Animali esotici. Come il pappagallo verde di cui vi ho fatto dono la settimana scorsa. molto bravo a celebrare le mie lodi col suo canto continu Elisabetta, che si divertiva a tirare per le lunghe la storia, e intanto camminava a grandi passi sotto la cupola di rami, come se si trovasse nella Sala delle Udienze. Dio benedica la regina Federica strill la ragazzina imitando la voce dell'immaginario pennuto. Siete pi bella della pi incantevole rosa Tudor, e il vostro profumo pi dolce, pi dolce, pi dolce, co-co-ri-to! Poi ricominci a parlare con la sua voce. Ma quello stato la settimana scorsa. Dov' il regalo di questa settimana? domand con voce petulante. Il ragazzo afferr la mano di Elisabetta, le allarg le dita e le lasci cadere nel palmo un oggetto. Era una pietra nera levigata, non certo fuori del comune, ma un piccolo prodigio a vedersi: non era artefatta e nemmeno intagliata, eppure aveva la forma precisa di un cuore, come solo la natura pu aver creato. Tutta la messinscena svan di colpo mentre Elisabetta contemplava la perfezione dell'oggetto e il significato di quel dono. Per la seconda volta quel pomeriggio rimase a bocca aperta. Anche Robin Dudley aveva smesso di giocare a Regina e Cortigiano. Ti piace? le chiese sulle spine. Ma certo. Dove l'hai preso? Questo un segreto. Andiamo, dimmelo! straordinario. Devo saperlo, Robin. Non te lo dico ribad mettendo il broncio. Devi farlo. la tua regina che te lo comanda ordin Elisabetta sprezzante.

Robin riflett un istante prima di tornare nel mondo della fantasia. Al vostro servizio, Maest. Ogni vostro desiderio un ordine per me. Ma prima, potrei aver un bacio quale ringraziamento del mio regalo? No, non potete! strill Elisabetta, fingendosi offesa. D'improvviso, con un gesto squisitamente teatrale, Robin si gett a terra e cominci a baciare il bordo di venuto dell'abito di Elisabetta. Oh, Maest, Maest, lasciate che vi baci il vestito, i piedi, la sottana, le caviglie! Elisabetta ridacchiava, e mentre Robin si spingeva su fino alle ginocchia, verso altre parti anatomiche e capi di abbigliamento da baciare, continuando ininterrottamente con i suoi discorsi senza senso, a un certo punto lei scoppi a ridere a crepapelle, fino a che le lacrime le rigarono le gote, e i due si ritrovarono piegati in due dalle risa, senza pi fiato. Andiamo a fare un giro a cavallo propose Robin non appena riusc a riprendere l'uso della parola. Dove andiamo? chiese Elisabetta, pregando in cuor suo di ricevere una risposta che coronasse degnamente quel momento senza tempo. Il ragazzo scrut a lungo dentro quegli occhi del colore dell'ambra e vide tutta la sfida che gli gettava quella pallida ragazzina d'oro. E proprio perch la conosceva cos profondamente e le voleva bene, le rispose con la voce di un avventuriero, di un pirata, di un re. Verso il futuro esclam. Andiamo verso il futuro! E l'avevano fatto, pens Elisabetta, sorridendo mentre la sua mente, come un grosso uccello invisibile, riprendeva il suo viaggio nel tempo e la riportava davanti al camino, negli appartamenti di Robin. L, davanti ai suoi occhi, c'era sempre quel ragazzo, affascinante nel suo farsetto blu, la mano levata, il palmo rivolto verso di lei. Insieme siamo una preghiera sussurr lui, unendosi al suo sorriso. Lentamente Elisabetta avvicin la sua mano a quella di Robin fino a toccarla, prima il palmo, poi la punta delle dita. S, pens Elisabetta, era sempre lo stesso, il ragazzino che riusciva a farla divertire all'infinito, a farla ridere sempre e comunque. Lo stesso giovane fido e leale che, quando ancora non c'era la bench minima speranza che Elisabetta potesse salire al trono, aveva venduto appezzamenti di terreno di sua propriet per aiutarla a pagare i debiti. L'uomo coraggioso che aveva osato ribellarsi a sua sorella Maria, saldo come una roccia durante i giorni bui della prigionia nella Torre. Inoltre, rifletteva Elisabetta, era

l'unico che avesse imparato come aprirsi la strada nel labirinto intricato che portava al suo cuore. In quell'istante i suoi occhi caddero su un gruppo di miniature in bella mostra su un tavolino, e si avvicin per osservarle meglio. La vostra famiglia mormor. Tutti i Dudley - tranne Robin e suo fratello Ambrose - erano gi morti. Prese in mano uno di quei ritratti incorniciati, un distinto signore sulla quarantina dallo sguardo plumbeo. Il nonno Edmund dichiar Dudley, sbirciando alle spalle di Elisabetta. Servitore leale di re Enrico settimo. Mio nonno... la sua voce si affievol al ricordo delle storie che le era capitato di sentire sul conto del primo sovrano Tudor, che aveva conquistato il trono d'Inghilterra con la forza. Il primo re inglese che aveva capito come soldi e potere avessero la stessa importanza. E l'uomo del ritratto, Edmund Dudley, era stato il braccio destro del re, determinante nella conquista di quella che era una vera fortuna. Ho sentito dire prosegu Elisabetta, che Edmund Dudley non si servito di metodi propriamente ortodossi per arricchire la corona. In genere l'estorsione considerata una pratica deplorevole convenne Robin con un sorrisino sarcastico. E lui riuscito a rimpinguare notevolmente i forzieri di stato. Non era dunque benvoluto? chiese la regina, facendo una domanda un po' retorica. Disprezzato la parola giusta. Lo paragonavano a un "lupo affamato". L'avete conosciuto? chiese Elisabetta. Non ho avuto modo. Dudley si pieg e allung il dito per spolverare quei minuscoli ritratti, ma Elisabetta si rese conto che il suo gesto nascondeva un profondo imbarazzo in un uomo che riusciva sempre a sentirsi a proprio agio. Perch mio padre l'ha fatto giustiziare sugger Elisabetta. Il leggero fremito nelle spalle di Dudley le fece capire che aveva colto nel segno. C'era da aspettarsi che Enrico gli avrebbe mostrato la sua riconoscenza. Aveva ereditato quattro milioni di sterline alla morte del padre, quasi tutti... per opera di mio nonno.

Era all'inizio del suo mandato e voleva disperatamente guadagnarsi l'amore dei suoi sudditi. Elisabetta ingoi il rospo, cercando di difendere il comportamento assassino del padre, lacerata dal tentativo di comprendere i terribili dilemmi che un nuovo monarca doveva affrontare. Penso che abbia ceduto alla pressione del popolo. Ma chiamarlo tradimento... Non era giusto, Robin. Ma mio padre, voi lo sapete, non godeva certo fama di essere un uomo giusto. Elisabetta pass oltre il ritratto di Edmund Dudley e prese in mano un'altra miniatura, con la cornice tempestata di minuscole perle. Penso che assomigliate molto a vostro padre. Un altro traditore della corona osserv Dudley con amarezza. Elisabetta gli accarezz le guance col dorso della mano. I Tudor e i Dudley. Siamo cos legati gli uni agli altri. Cos legati. Di colpo era Elisabetta a sentirsi a disagio. Scacci il pensiero dalla sua mente - il pensiero che Kat le aveva pericolosamente inculcato - che nelle vene di Robin Dudley, discendente di una stirpe di mascalzoni traditori, scorresse "cattivo sangue". Si gir e rimise a posto la miniatura di John Dudley. Allora, vi piace la mia piccola galleria di famiglia? chiese Dudley, avvicinandosi a Elisabetta, ma senza sfiorarla con un dito. Erano avvolti da un profondo silenzio. S rispose lei. Ma dov' vostra madre? Mia madre era una persona modesta, non ha voluto posare per il ritratto rispose mentre Elisabetta si spostava davanti al camino per scaldarsi le mani. Dudley s'irrigid. Sulla mensola del camino c'era una busta aperta, e in quel preciso istante gli occhi della regina si stavano dilettando a leggerne il contenuto. Mio adorato marito... lesse ad alta voce e si gir verso di lui lanciandogli uno sguardo di fuoco. E cos siete rimasto in corrispondenza con Amy, anche se lontana da palazzo, povera donna? Dudley vide abbattersi sul volto di Elisabetta una tempesta di emozioni inconciliabili. Desiderava disperatamente darle una risposta che la

facesse contenta. Si occupa delle faccende di casa come ogni brava moglie e mi tiene sempre informato rispose infine. Affari? Elisabetta prese in mano la lettera e la sollev per leggerla alla luce del fuoco, pensando che era una stupida bambinata, sapendo che Robin sudava ad ogni parola. ... e cos mi sono affrettata, secondo il vostro volere, e ho venduto la lana ancora da tosare, seppure con una lieve perdita, com'era inevitabile, in modo che voi possiate liquidare quel debito che siete tanto impaziente di saldare. Elisabetta apparve sollevata, e non senza rimorso, mentre rimetteva la lettera al suo posto. Avete bisogno di soldi? Far in modo che abbiate tutto il necessario. Non voglio i vostri soldi, voglio voi. Allung le mani verso di lei, ma Elisabetta si scost prima che riuscisse a stringerla. Allora siete uno sciocco, Robin. Vi offro titoli, propriet, oro, voi dovete accettarli e diventare ricco. Io sono la regina. Dopo tutto, non posso circondarmi di gente povera. Robin vide scivolar via inesorabilmente la dolcezza di quell'attimo, come sabbia in una clessidra. Sta bene? Amy, intendo? La regina si era fatta dura in volto, e continuava a toccarsi una vena violacea che le pulsava sotto la pelle levigata. Perch fate questo, Elisabetta? Sta bene? Non esattamente. Ha un tumore al seno. Fu come se una mano invisibile avesse sferrato un pugno alla regina. Tutta la sua arroganza svan di colpo. Si gir verso Robert Dudley con lo sguardo di una bimba ingenua: maligno? Conoscevo una donna una volta, Lady Windham, che morta di una malattia analoga. Una morte orribile. No, amor mio rispose Dudley, cingendo delicatamente le spalle di Elisabetta, non morir, e si chiese se quella notizia le avrebbe procurato gioia o dolore.

Oh, Robin, tesoro, perch mai il destino ci tanto avverso? Conoscete bene la risposta, ma la ragione della nostra infelicit anche la risposta ai nostri guai pi profondi, ed che voi portate la corona d'Inghilterra. Avete una responsabilit totale e godete di un potere assoluto. Potete fare sempre ci che meglio credete. Potete attribuirmi onori o umiliarmi, farmi re o assistere alla mia decapitazione sul prato davanti alla Torre, Elisabetta, il mio destino nelle vostre mani. Dudley la lasci andare e si volt per nasconderle il suo sguardo ferito. Nonostante tutto il pavoneggiarsi in pubblico e l'abitudine ad atteggiamenti intimi con la donna pi potente del suo mondo, si sentiva profondamente umiliato dalla verit delle parole che lui stesso aveva pronunciato. Mi sento stanca, Robin. Mi perdonerete se non mi trattengo oltre? Perdonarvi, Maest? Rise piano tra s e, voltandosi verso di lei, si pieg in un profondo quanto leggiadro inchino da vero cortigiano. Se mi mandaste all'inferno per l'eternit, vi perdonerei, Elisabetta, ma non vi permetto di andar via senza darmi un bacio, stasera. Lei si precipit da lui come una farfalla rapita dalla luce di un grande fuoco. E mentre la stringeva tra le braccia, i due, la coscienza alleggerita dalle torture della colpa, della paura, del dolore, vissero un attimo illuminato dallo splendore del pi puro desiderio e dell'amore pi tenero. Lei non era pi la sua regina, n lui la sua creatura.

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10 giugno 1527. Caro Diario, che giorno fortunato! Enrico ha fatto altri passi allo scopo di favorire il nostro matrimonio. Un piano davvero ingegnoso, il suo: il cardinale Wolsey convocher Enrico al tribunale ecclesiastico in veste di imputato, chiedendogli di dimostrare la legittimit del suo vincolo matrimoniale con Caterina. chiaro il ragionamento? Lasciate che ve lo spieghi, come ha fatto Enrico quando venuto a farmi visita questa sera. Prima di tutto, Wolsey sapeva che il re desiderava separarsi legalmente dalla regina, anche se Enrico era stato tutt'altro che sincero col cardinale, convinto che la prescelta per un prossimo matrimonio non fossi io, ma la principessa francese

Rene. E cos Wolsey, in qualit di legato pontificio (ossia che agisce secondo canoni indipendenti da Roma per sovrintendere alle virt morali delle anime inglesi), ha riunito oggi a York un tribunale segreto formato da stimati e saggi uomini di Chiesa per decidere il destino reale. Naturalmente, questo conciliabolo di sapienti formato da persone accuratamente selezionate, tra cui William Warham, arcivescovo di Canterbury, che anni fa, in merito alla dispensa papale che garantiva ad Enrico il permesso di sposare la vedova di Arturo, si era espresso mettendone in discussione la legalit. Enrico sostiene che a breve Wolsey emetter la sentenza di divorzio, dopodich il Papa a Roma confermer la sua saggia decisione. Per la riuscita del convegno, tuttavia, della massima importanza la segretezza. Se Caterina ne viene a conoscenza, rivolger immediatamente una supplica a suo nipote, l'imperatore Carlo, e al Papa stesso. Ma tutto rimasto nell'ombra, ha detto Enrico: i partecipanti sono arrivati al pontile di Wolsey a bordo di chiatte o barconi, e i prelati si sono ritirati in una stanza del castello senza alcuna pompa. Il Papa considera Enrico suo amico e difensore fin dai giorni lontani in cui l'allora principe inglese si era aspramente battuto contro Lutero. (Una piccola parentesi... non ho mai parlato a Enrico della mia simpatia per le idee protestanti. Penso che ora come ora non sia prudente. Non utile alla nostra causa del momento. Ma un giorno, quando saremo marito e moglie, uniti da legami di figli, amore e tempo, allora gli dir la mia opinione...) Enrico ama veramente il Papa, forse il sovrano cattolico pi devoto di tutto il mondo cristiano. E sebbene questo piano sia ben congegnato e porter dei benefci al potere temporale, il re (sempre citando il Levitico) convinto che abbia un corso divino. Enrico profondamente grato a Wolsey, che tiene in grande considerazione, visto il ruolo che ha in questo tribunale ecclesiastico, poich il re non appare come l'uomo che vuole liberarsi della moglie, ma come colui che deve difendersi dalle accuse della corte per aver infranto la legge della Chiesa e vissuto insieme a Caterina nel peccato. Quando, a giustificazione delle sue azioni, verr prodotta la bolla pontificia che permetteva loro di convivere in quanto marito e moglie, il cardinale ed i suoi uomini si affretteranno a dimostrare l'errore, innocente ma deplorevole, e tutto finir in un rapido annullamento.

Stasera Enrico, sebbene stanco, sprizzava felicit da tutti i pori, fiducioso che prevarr questa tempestiva legislazione e verr sancita la nostra unione. Prego con tutto il cuore che sia cos e che io possa dare al re il suo tanto desiderato figlio maschio. Vostra Anna.

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21 giugno 1527. Caro Diario, la speranza si mutata in orrore, la gioia in tormento. Roma in preda alla follia. Soldati tedeschi e alcuni mercenari spagnoli dell'esercito imperiale, un gruppo di ribelli contro l'Imperatore, hanno razziato la citt sacra durante un terribile massacro. Hanno mutilato, distrutto e depredato i tesori delle chiese. Hanno saccheggiato le case. Preti e cardinali torturati, uccisi. Monache sottoposte a violenza, decapitate. Atrocit oltre ogni immaginazione. Hanno fatto sparire le reliquie dei santi e distrutto gli altari sacri. Il Vaticano in un bagno di sangue. Papa Clemente ora si nasconde al di l del Tevere, nella fortezza di Sant'Angelo. E qui sta l'inghippo. Poich mentre piango per l'umanit, prevalgono ancora i miei pensieri egoisti: il tribunale di Wolsey e le sue decisioni in merito al matrimonio di Enrico, infatti, richiedono una conferma da parte del Santo Padre per acquistare pieno valore legale. Ma ora che il Papa prigioniero dell'Imperatore, non oser certo infierire sulla famiglia di Caterina con una dispensa che farebbe cadere nel ridicolo il suo matrimonio, trasformando una sovrana in una sgualdrina reale, una principessa in una bastarda ben vestita. E cos, rifiutando di riconoscere il suo fallimento, Wolsey ha aggiornato la riunione del tribunale segreto (ormai non pi tale per nessuno, Caterina ne era venuta a conoscenza nel giro di poche ore), poi partito con un numero impressionante di persone, come consuetudine, alla volta della Francia, dove spera di fare un patto col re per intraprendere una guerra contro la Spagna, aiutare il pontefice e, se possibile, liberarlo. Ma il mio sospetto, e quello di Enrico, che il desiderio di Wolsey sia in realt quello di fallire ed ottenere il pontificato per s.

Ho osservato accanto a Enrico il grande corteo di Wolsey: un'infinit di persone nei loro completi di velluto nero, bardati da uomini di Chiesa, col sigillo dell'Inghilterra, uscire dai cancelli di Westminster. stato allora che mi ha detto: Il cardinale mi ha promesso che torner presto a occuparsi della mia faccenda segreta, non appena torner la pace. Pensate che mi abbia abbandonato, Anna?. Io gli ho risposto: Nutre ambizioni personali, non dimenticatelo. Voi e io siamo soli contro il mondo. Mentre Wolsey in Francia, dobbiamo procedere per la nostra strada. Lui mi ha preso la mano e l'ha portata vicino al cuore: Devo affrontare Caterina, rompere con lei, non dobbiamo pi vivere come marito e moglie. S, dovete farlo gli ho risposto, spostando la sua mano sul mio seno. Lui arrossito e mi ha baciato appassionatamente. Andate da lei domani stesso gli ho sussurrato all'otecchio. E cos far, le dar notizia della fine del loro matrimonio, e io non voglio provare alcuna compassione, l'unico modo per continuare a vivere. Vostra Anna.

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6 agosto 1527. i Caro Diario, sono tornata al castello di Hever per l'estate, mentre Enrico a caccia con i suoi uomini in campagna. Quando mio fratello Giorgio ha preso congedo da quella riunione tutta al maschile per venire a farmi visita, ho saputo che mi sbagliavo della grossa pensando che io ed Enrico fossimo gli unici a desiderare il nostro matrimonio. La verit che tutti i membri della mia famiglia - mio padre, lo zio duca di Norfolk, mio fratello - stanno dalla parte di sua maest: tramano, complottano, ordiscono piani, tutti a vantaggio mio (e dunque anche dei miei). A dire il vero le loro ricchezze, quali futuri parenti del re, stanno crescendo a vista d'occhio. Enrico ha conferito loro altre terre, altri titoli, e la possibilit di intrattenere rapporti pi stretti con la sua persona. Come una famiglia di ragni, tessono la rete attorno al re, lo stringono sempre pi nella loro sottile ragnatela, e catturano delle prede per soddisfare i suoi appetiti.

Non mi piace questa storia, ma per il momento non ho altra scelta. Io ho conquistato il cuore di Enrico, ma sono sempre gli uomini che conquistano il mondo. Giorgio ha portato notizie di Wolsey, ancora in Francia. Quel pancione maialesco, come lo chiama Giorgio, aveva escogitato un governo del Papa in esilio, nella citt di Avignone, allo scopo di ottenere vantaggi personali. In qualit di salvatore ufficiale della Chiesa, naturalmente avrebbe sostituito il Papa durante la sua cattivit. Questo piano richiedeva l'approvazione di Enrico, ma il re ha mandato una bolla direttamente al pontefice, chiedendogli espressamente di concedergli il suo permesso per quella che, in una sola parola, si chiama bigamia. La sua lettera stata intercettata da Wolsey. Giorgio dice che ora Wolsey sa che sono io la prescelta dal re per il matrimonio, non quella francese, Rene. furioso, ma soprattutto terrorizzato. Terrorizzato e inerme. Giorgio ha visto la lettera che il cardinale Wolsey ha scritto al re. Pregava Enrico di ritirare il documento, dichiarando solennemente che il suo pi vivo desiderio era di portare a felice conclusione la faccenda segreta di Enrico, firmato dalla mano tremante del vostro servo umilissimo e cappellano, T Carlis Ebor. Questo era il suo vero nome. Il nome di quel pallone gonfiato. Spero che le sue paroline sdolcinate gli vadano tutte di traverso. Poi Giorgio mi ha mostrato una borsa di velluto, da cui ha tolto una carta arrotolata e sigillata dal marchio a cera scarlatto di Enrico. Era la sua seconda missiva al Santo Padre in ostaggio, che il nostro fidato Pastore della chiesa di Hever, John Barlow, avrebbe dovuto portare a Sant'Angelo. Mio fratello ha detto che non potevamo aprirla, ma io desideravo ardentemente leggere il contenuto del documento che dimostrava la fondatezza del matrimonio che Enrico voleva contrarre con me. Ho blandito e minacciato Giorgio, finch, la notte prima che la lettera finisse nelle mani di Barlow, io e lui siamo scesi di soppiatto per le scale del castello e siamo penetrati nella cucina buia, completamente deserta a quell'ora, tranne che per i topi. Abbiamo fatto bollire una pentola piena d'acqua e, con la massima cautela, abbiamo aperto la lettera aiutandoci col vapore, quindi, alla luce tremula delle candele, abbiamo letto il piano concepito dal re e da coloro che desiderano vedermi regina. Non veniva menzionato il mio nome, vero, ma il suo intento era chiaro: chiedeva che il Papa desse il suo consenso al matrimonio di Enrico con un'altra

donna che poteva essere legata a lui da vincoli di parentela di primo grado. Questo, ha detto Giorgio dando un'occhiata alla dispensa, si riferiva ai rapporti intimi che Enrico aveva avuto con nostra sorella Maria. Era saggio da parte sua, ho domandato a Giorgio, dal momento che proprio il suo legame con il fratello Arturo era il punto cardine per l'annullamento del suo matrimonio? Giorgio non mi ha voluto dire la sua opinione, ma ha insistito perch mi sbrigassi a finire di leggere. Subito dopo veniva affrontata la questione del diritto da parte di Enrico di sposare una donna che in precedenza poteva essere stata promessa in moglie a un altro uomo (ma senza aver consumato il matrimonio). Si riferiva a me ed Henry Percy. Questa clausola mi era parsa particolarmente sensata, dal momento che ci sarebbe stato sicuramente qualcuno che si sarebbe servito di quel contratto d'amore di giovent per opporsi al mio matrimonio reale. Mi sono sforzata di non lasciarmi prendere dai ricordi del mio dolce Percy e del destino crudele che ci aveva divisi. Apparteneva al passato, e ora quel che contava era solo il futuro. Infine abbiamo letto l'ultimo punto. Non sapevo se piangere o ridere, e Giorgio era semplicemente scioccato. Il re chiedeva il permesso di sposare una donna che avesse gi posseduto. Questa clausola del tutto inutile ho osservato, mentre sigillavo di nuovo il documento. Giorgio mi ha lanciato uno sguardo interrogativo e malizioso. Ascoltatemi bene, fratello mio. Io non sono l'amante del re, e mai lo sar finch non diventer regina. Non dormir con lui senza avere la corona sul capo, questo certo. Ecco il polso di ferro di famiglia ha detto. Poi, ha preso in mano la candela e mi ha accompagnato su per la scala a chiocciola, fino alla mia camera. Mi stupite, sorellina. A dire il vero, caro Diario, sono io a stupirmi a volte. Vostra Anna.

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22 novembre 1527.

Caro Diario, oh, che dolce vendetta quella di oggi! Sono passate due settimane da che la corte si trasferita al palazzo di Richmond e io, il solo oggetto delle attenzioni del re, li ho seguiti. Lui pazzo di me, mi vuole sempre al fianco, come se fossi una sua appendice. Parla liberamente ai suoi consiglieri in mia presenza, anche se non chiede il mio parere sulle faccende di stato, ma solo sul divorzio, il nostro matrimonio e la successione al trono. Sono arrivate notizie della missione all'estero di Wolsey, ed apparso chiaro che non servita a nulla. Non stata predisposta nessuna sede papale ad Avignone, n la pace, e neppure un aiuto per il nostro divorzio. Wolsey venuto a sapere della nostra missiva al Papa, e senza dubbio stato come sentirsi tradito. anche preoccupato: mio padre ha sussurrato all'orecchio del re di una causa dolosa contro di lui, e il cardinale tornato di corsa dalla Francia. Era distrutto e a mani vuote al suo arrivo da Dover, ma andato dritto al palazzo di Richmond, e ha spedito il suo messaggero dal re per chiedergli se e quando l'avrebbe ammesso alla sua presenza. Ero insieme a Enrico quando l'uomo mandato dal cardinale venuto a chiedere istruzioni, ben sapendo che il sovrano l'avrebbe ricevuto in privato, secondo la procedura. Prima ancora che avesse terminato di parlare, sono tornata indietro con la memoria ai tradimenti del passato, mi sono ricordata la perfida decisione del cardinale nel caso mio e di Percy. Mi aveva chiamato quella stupida ragazzina di corte. Ora era lui lo stupido, e cos, prima che il re potesse aprir bocca, ho risposto al messaggero con una domanda, parlando con tono nobile e solenne: E dove dovrebbe presentarsi il cardinale se non qui, al cospetto del re?. L'altro rimasto a bocca aperta di fronte alla mia audacia, poi ha guardato Enrico in attesa di una sua risposta, incredulo che avessi osato rispondere al suo posto. Ma il re doveva essere d'accordo con me, o forse ne aveva fin sopra i capelli di T Carlis Ebor, perch ha detto: Fate come dice Milady. All'udire queste parole il messaggero si fatto pallido in volto, senza dubbio consapevole del compito ingrato che lo attendeva: dare l'annuncio a Wolsey. Si dice infatti che sul latore di cattive notizie si scateni l'ira divina, e questi, distrutto al sol pensiero, ha girato le spalle e se n' andato. Enrico non mi ha detto nulla, ma non mi ha pregato neppure di andarmene in previsione dell'arrivo di Wolsey.

E cos, quando infine arrivato il cardinale, ancora tutto pieno di polvere dopo la cavalcata, non quel che si dice una persona distinta, si messo in ginocchio davanti al re e, poich io ero accanto a Enrico, si messo in ginocchio davanti a me. Aveva le guance di porpora, gli occhi bassi, combattuto tra una rabbia violenta e la paura. Poi si alzato e ha discusso con Enrico di molte cose, ma giuro che non sono riuscita a sentire neanche una parola, perch dentro la mia mente le campane suonavano a festa. L'uomo in rosso era stato battuto da una ragazza, e ripagato della sua crudelt. Vostra Anna.

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16 gennaio 1528. Caro Diario, com' strano continuare a fare la damigella di Caterina. Le convenzioni e la civilt prevalgono tra il re e la regina, a dispetto del fatto che un giorno non lontano sar io a prendere il posto di lei. Quando la guardo - gli occhi grigi e freddi come acciaio, che brillano di coraggio per la battaglia, le narici che fremono, la bocca severa e risoluta - sento un brivido lungo la schiena. Ammetto di non avere la stessa fiducia di Enrico nel fatto che Caterina acconsentir alle sue richieste. Lui dice che la conosce bene e che lei s'inchiner al suo volere. La osservo da vicino, ma non mostra alcun segno di resa. La sera mi prega spesso di giocare a carte insieme a lei e ad altre dame. A volte mi chiedo se i suoi inviti non siano intesi a tenermi sotto controllo, lontano da Enrico. Ieri sera eravamo sedute di fronte, io e Caterina. Il suo sguardo, lo vedevo, cadeva ripetutamente sulle mie mani, non levava gli occhi dal mio sesto dito, impossibile da nascondere. Sulle prime la cosa mi ha dato fastidio, poi mi ha reso baldanzosa. Ho cominciato a usare la mano pi spesso, a fare ampi gesti, movimenti eleganti che mettessero in risalto la mia anomalia, con le altre dame che cercavano di trattenersi dal sorridere di fronte alla mia audacia. La regina

diventata ancora pi fredda e silenziosa. Il gioco continuato finch, a un certo punto, mi capitato... il re di cuori. Sul tavolo in mezzo a noi c'era quella carta velenosa, raffigurante il monarca nei suoi colori sgargianti. Non un gesto. Non una parola. L'aria era densa di gelosia: la sua del mio futuro, la mia del suo passato. stata la regina a rompere il silenzio, col suo forte accento spagnolo traboccante di amarezza. Milady, avete la possibilit di fermarvi col vostro re, ma voi non siete come le altre: o tutto, o niente. Poi ha richiuso la mano, ha messo le sue carte sopra il re... e se n' andata. Mi si stretto il cuore, perch in quel preciso istante ho capito che cosa significava avere contro una grande regina, nelle cui vene scorrevano generazioni di sangue reale. Non importa se sposer un re: anche quando la corona mi cinger il capo, non avr mai la sua regalit, la sua garanzia di stirpe, di superiorit. Che cosa mi rimane, dunque? L'amore di Enrico? Le ambizioni della mia famiglia? La promessa di una monaca mezza matta? Ma se devo essere sincera, ci che mi guida verso un destino ignoto il mio stesso desiderio di carte migliori rispetto a quelle che mi ha dato la vita. Caterina ha ragione. Ho avuto la possibilit di fermarmi, col mio re, ma con questa carta far un solo gioco, sublime e pericoloso: o tutto... o niente. Vostra Anna.

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29 marzo 1528. Caro Diario, dopo il suo rientro, il cardinale, fatto atto di contrizione, si adoperato con ogni mezzo per favorire il matrimonio tra me ed il sovrano. Mio padre, vantandosi di essere particolarmente acuto in materia, mi ha preso in disparte per darmi delle istruzioni, e io l'ho ascoltato in silenzio. Mi ha detto che mi sarebbe stato d'aiuto mantenere buoni rapporti con il cardinale. Le sorti del tuo destino, buone o cattive che siano, sono sempre nelle sue mani ha precisato. Si diceva che di recente il Papa fosse fuggito da Roma in cerca di un rifugio sicuro e l'avesse trovato nella cittadina di Orvieto, ormai

liberata dalla peste, un posto troppo lontano per le scorrerie dei soldati dell'Imperatore. Wolsey sperava che da l il Pontefice avrebbe inviato una cortese risposta alle sue suppliche. E mentre mio padre mi parlava di trame e congiure, capivo che lo faceva considerandomi una sua pari, non la sua figliola pi piccola. In quel momento giuro che ho sentito muoversi qualcosa dentro di me, una sorta di potere, che cresceva ad ogni sua parola. Mi sentivo l'anima grande, silenziosa e aperta come un campo alla luce del sole. Ero soddisfatta, magnanima. E cos ho ringraziato mio padre per i suoi buoni consigli e gli ho promesso che in futuro avrei portato maggior rispetto a Wolsey e sarei stata pi premurosa con lui, visto il suo ruolo in questa faccenda. E cos ho fatto. Ultimamente lui ed Enrico hanno coinvolto due gentiluomini nella nostra causa, due dottori in diritto civile e canonico, Edward Fox e Stephen Gardiner, i quali, prima di partire alla volta di Orvieto con le lettere indirizzate a Clemente, sono venuti a portarmi i loro omaggi e a darmi prova del fatto che chi ha affidato loro questa missione desidera ardentemente che la faccenda si concluda rapidamente. Mi hanno portato un messaggio da parte di Enrico, dove mi diceva che pregava affinch i nostri desideri venissero esauditi, e che questo, pi di ogni altra cosa al mondo, avrebbe dato sollievo al suo cuore e pace alla sua mente. Avevano anche una seconda missiva, una lista, stilata da Wolsey e dal re, di tutte le mie virt, che verr letta a voce alta davanti al Papa dagli emissari Fox e Gardiner. Questo capolavoro di elogi mi ha fatto sorridere, e persino ridere, di piacere. Io sarei una ragazza mite e morigerata, pura nella mente e nel corpo, e di comprovata verginit. Saggia, bella, di sangue nobile, colta, beneducata e adatta a mettere al mondo una prole numerosa. Per dare maggiori speranze al Papa in ostaggio, Enrico ha inviato un araldo alla citt di Burgos, e questi ha dichiarato di voler entrare in guerra con l'imperatore Carlo. Era solo una minaccia vuota, dal momento che mai si sarebbe armato contro la Spagna o le Fiandre, perch questo avrebbe significato perdere i mercati della lana. Ma Enrico sapeva che i francesi stavano avanzando rapidamente verso

l'Italia, e ben presto i suoi soldati avrebbero liberato la terra e anche il Santo Padre. E cos aspettiamo notizie. Fuori, le giornate d'inverno sono cupe e pungenti, ma dentro le mura del castello mi sento ben calda, avvolta come in un mantello dall'amore di Enrico. Siamo molto fiduciosi, e persino felici. Ha un atteggiamento quasi casto nei miei confronti, convinto com' che avremo la meglio, presto potremo sposarci e condividere il letto. Ma chi pi mi sorprende il cardinale. Ogni luned sera, giorno in cui si riunisce il tribunale a Londra, Wolsey organizza dei sontuosi ricevimenti. Grandi feste e banchetti solenni nelle case di York e Hampton Court. Ceniamo in piatti d'oro massiccio, balliamo e recitiamo, divertendoci alla follia, a volte anche fino all'alba. Per il suo gentile interessamento, gli ho da poco mandato una lettera, ringraziandolo personalmente delle felici iniziative intraprese a mio favore e promettendogli una giusta ricompensa, una volta che sar regina. Mentre scrivevo quelle umili parole di encomio rivolte a lui, mi sono dovuta fermare a riflettere, dal momento che, fino a poco tempo fa, gli auguravo un malanno, e persino la morte. Sono dunque una ragazza a due facce, la cui devozione mutevole e insensata? Sono profondamente confusa da questo pensiero. Credo che una persona possa cambiare. Ma chi cambiato qui? Lui pare sincero. E anche se le sue ragioni non sono esemplari (ama il re e teme la sua ira), quello che conta sono i fatti. Se con le sue macchinazioni riesce a farmi diventare regina, devo forse dire di amarlo un po' meno perch il suo amore per me non sincero? Non credo. E cos per ora siamo amici, nell'attesa di notizie dall'Italia. Vostra Anna.

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3 maggio 1528. Caro Diario, dopo aver affrontato mari in tempesta e fiumi straripati, finalmente Fox e Gardiner hanno trovato il Papa ad Orvieto.

Le loro numerose lettere di risposta da parte di Clemente ci fanno ben sperare. Il Santo Padre, sebbene in condizioni pietose, nello squallore delle sue stanzette di espatriato, ha promesso loro di soddisfare le nostre due richieste. La prima che il processo per lo scioglimento del matrimonio di Caterina ed Enrico abbia luogo in territorio inglese. Il Papa mander il cardinale Campeggio, un giudice assolutamente imparziale, a occuparsi del caso insieme a Wolsey. E la seconda che il giudizio espresso da questi preti sia definitivo, senza nessuna possibilit di opposizione da parte della Curia di Roma o di chiunque altro. Le lettere degli emissari dicevano di come Clemente si fosse dichiarato deciso a rimanere dalla parte di Enrico, anche se l'Imperatore avesse protestato, e noi ne eravamo felicissimi. Tutta la primavera siamo rimasti in attesa di questi documenti. Nel frattempo il cardinale Wolsey si prodigato in un'infinit di piaceri per la nostra famiglia, la giusta risoluzione di quella vecchia disputa per le terre di Piers Buder nel nord del paese, che assicura a mio padre non solo la propriet, ma, pi importante ancora, il titolo di conte di Ormond, il che mi rende figlia di un uomo titolato. Durante questi mesi di attesa, inoltre, ci sono stati dei casi di vaiolo a Greenwich, sicch Enrico ha pensato che fosse pi prudente trasferirmi in alcune stanze sopra la lizza, per tenermi lontano dal pericolo. La camera non era mai stata usata prima, ma era molto allegra e piena di sole, con ampie finestre luminose che danno sul cortile. La cosa migliore, per, era la riservatezza, cosicch Enrico venuto a trovarmi con una certa frequenza, e insieme abbiamo trascorso dei pomeriggi davvero piacevoli. Ha composto canzoni dedicate a me, che poi abbiamo cantato e suonato al flauto e al virginale. Mi ha raccontato delle battaglie, del frastuono delle spade e delle armature, dei suoi uomini e del loro coraggio. La cosa strana era che quando mi parlava di queste cose cos virili, pi che un re pareva un ragazzino. Ho visto delle scintille di umanit in lui e ho pensato, s, quest'uomo che combatte come un soldato sar mio sposo e mi far felice. E cos siamo rimasti in attesa dei documenti. Finch ieri, fuori della mia camera, illuminato dalla luce dorata del sole al tramonto, ho trovato un uomo che ho riconosciuto a stento. Era il dottor Fox,

distrutto e completamente inzaccherato, che arrivava in quella da Calais, dopo aver cavalcato giorno e notte, impaziente di portarci notizie del Papa. Aveva con s i documenti firmati da Clemente, che davano pieno consenso alla convocazione del tribunale in Inghilterra! Io gli ho dato pane, vino e carne, e l'ho fatto sedere accanto al fuoco. Poi arrivato Enrico, e l'emissario, mentre mangiava, ha raccontato tutti gli stratagemmi e le astute manovre attuate dal dottor Gardiner nei confronti del Papa prima di giungere al lieto fine. Era stata una battaglia spaventosa quella con Clemente, le sue accese obiezioni demolite da minacce ed omaggi. Finch, in lacrime, si era ammorbidito, dopo essere stato avvisato che il suo fedele re inglese avrebbe ritirato le truppe mandate in suo aiuto. Il secondo documento, quello che garantiva che il decreto del tribunale non avrebbe potuto essere revocato, non aveva voluto firmarlo, ma aveva dato la sua parola. Era abbastanza per festeggiare: Enrico mi ha gettato le braccia al collo, mi ha baciato, mi ha cullato come se fossi una bimba, poi ha abbracciato anche il dottor Fox, dando molte altre meravigliose dimostrazioni della sua gioia. Pi tardi, quella stessa sera, dopo aver mandato a casa a dormire Fox, Enrico mi ha preso tra le sue braccia. Mi ha baciato sul viso, sul collo e sulle spalle nude. Col matrimonio che sembra sempre pi vicino, ho sentito svanire tutte le mie remore. Sentivo un calore in mezzo alle gambe, e in un attimo il suo corpo aitante era attaccato al mio. Mi ha abbassato il bustino, e la sua bocca affamata ha trovato le mie preziose rotondit, i capezzoli duri e tesi. Volete essere mia, Anna, volete essere mia ora, amore? ha sussurrato con voce bassa e roca. Sentivo in mezzo alle cosce che la risposta era s, ma poi ho detto no. Siamo arrivati fino a questo punto in termini di castit! Lui era d'accordo e mi ha lasciato andare. Con le gambe molli e il cuore che batteva forte, ci siamo allontanati dolcemente, nella convinzione che, all'imminente arrivo del cardinale Campeggio, avremmo avuto il nostro talamo nuziale dove unirci e fare un figlio. Stasera l'aria primaverile entra delicatamente dalle finestre, mentre scrivo alla luce delle candele. Presto tutto finir per il meglio. Vostra Anna.

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15 giugno 1528. Caro Diario, che Dio ci aiuti, arriva la terribile malattia che d i sudori. Mentre a Greenwich la corte si preparava a spostarsi a Waltham, rimasta senza parole all'udire le notizie da Londra. Ogni giorno muoiono migliaia di persone, intere famiglie vengono spazzate via nel giro di poche ore. Sono andata subito a cercare il re e l'ho trovato nelle stanze dello speziale. Dopo esser venuti a sapere le notizie, lui e il vecchio John Coke si sono messi al lavoro insieme, nella speranza di riuscire a trovare qualche rimedio. Se ne stavano l curvi sul loro tavolo da lavoro, disseminato di vasetti e canestri pieni di erbe odorose e decotti dagli strani colori. Enrico ha pestato nel mortaio una manciata di fiori puzzolenti, mentre mastro Coke gli sussurrava all'orecchio pozioni. Enrico l'ho chiamato, lui s' girato verso di me, e potrei giurare che il suo viso aveva un'espressione in un certo senso felice. Venite, Anna, guardate che cos'ho preparato. Mi sono avvicinata e lui mi ha mostrato quello che aveva schiacciato sotto il pestello. Era un impasto grigioverde, che sapeva di muffa. Vedete questo miscuglio di erbe? Basta spalmarlo sulla pelle e tira fuori tutto il veleno della malattia. Poi mastro Coke ha preso una coppa, nella quale ha mescolato un liquido bruno. Sua Maest se ne intende di medicamenti. Ha fatto una mistura di erbe medicinali, vino e zenzero: una persona colpita da questa Nuova Conoscenza, come la chiamano, deve berla per nove giorni di fila, e poi passare a quest'altra. Quella che ha preso in mano aveva tutta l'aria di essere una ciotola mezza piena di melassa. Enrico... Ho cercato di farmi sentire. Ascoltate, amor mio mi ha interrotto. Durante questa epidemia, dovete ricordarvi di mangiare con parsimonia, bere meno del solito e prendere le pastiglie di Rasis una volta alla settimana. Disinfettate la vostra stanza con aceto e bracieri ardenti, accesi giorno e notte. Ho gi assistito a un'altra pestilenza come questa ha mormorato il vecchio Coke, girandosi verso il suo tavolo di stregone. Prima di essere colpiti da dolori alla testa e al cuore, e prima di avvertire i sudori iniziali, si prova un tremendo

senso di paura, d'inquietudine, se preferite. E poi arriva la mazzata. Che ci si copra o meno, ci si ritrova in un bagno di sudore fetido dalla testa ai piedi. Enrico! ho urlato io. La mia cameriera si ammalata. Al che lui si fatto serio e pallido in viso. Questo significa che non posso venire a Waltham con la corte. Devo salutarvi. Andr a Hever. Star l finch non sar tutto finito. Separarci ora... il solo pensiero mi fa star male! A quel punto intervenuto John Coke. Dovete farlo, Vostra Grazia, la legge. Un membro della famiglia... Conosco la legge! strill Enrico, angosciato all'idea. Lasciateci soli, mastro Coke ha detto con pi garbo, e il vecchio sparito. Io ed Enrico eravamo vicinissimi, ma lui non ha allungato le braccia verso di me. Aveva un'espressione assolutamente inerme, come non gli avevo mai visto prima. Cosa devo fare? Voi siete il mio amore e io vi voglio al mio fianco... ma sono il re. Devo prima salvare la mia vita. Andr. l'unica cosa da fare ho detto girandomi verso la porta. Prendete queste pozioni con voi, ve ne prego! Preparate un pacco con le istruzioni: domani mander qualcuno a prenderlo. Avevo gi la mano sull'uscio, quando ho sentito le sue braccia attorno a me, insistenti, tremanti. Mi sono voltata e ci siamo ritrovati faccia a faccia. Dio ci aiuti, Anna. Vi prego, non morite di questa malattia. Poi mi ha baciato. La paura gli aveva fatto venire la bocca amara. Neppure voi, amor mio. Mi ha lasciato andare. Aveva gli occhi umidi. Buona fortuna gli ho detto, e me ne Ssono andata. Vostra Anna.

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23 giugno 1528.

Caro Diario, mentre scrivo mi tremano le mani. Questa pu essere la fine per me, la morte avanza, qui a Hever, e temo che sia sulle mie tracce. Se ne sono gi andati in tanti. Prima che lasciassi in tutta fretta il castello di Greenwich, nel giro di poche ore sono morti a centinaia, alcuni persino negli appartamenti del re. Norfolk malato e il figlio maggiore di Suffolk passato a miglior vita. La Grande Falciatrice si aggirata anche per le strade, da Greenwich fino a Edenbridge. Contadini, fanciulle e vetturini con gli occhi bassi, ossessionati, carrozze ermeticamente chiuse, nessuna cordialit lungo il cammino. Cadaveri in decomposizione lasciati l dov'erano, con i corvi che banchettano. Hever trabocca di morte. Il marito di mia sorella, William Carey, se n' andato al Creatore. Mio padre e mio fratello Giorgio sono gravemente malati. Grazie a Dio la mamma sta bene, ma, con un marito e un figlio da curare, potrebbe contrarre la malattia in qualunque momento. Stamane il giovane Zouche, il messaggero speciale del re che ha portato avanti e indietro tutte le nostre lettere, arrivato a Hever poco dopo mezzogiorno con una missiva da parte di re Enrico. Prima di allontanarsi dal mio cospetto, ha stretto le mani al ventre e si fatto bianco in volto. Mi ha chiesto licenza di andarsene e naturalmente gliel'ho concessa. Ma quando il suo sguardo ha incrociato il mio, ho visto che i suoi occhi erano fuori delle orbite per la paura, poi ci siamo salutati. svenuto appena fuori della mia stanza ed morto negli alloggi della servit poco dopo le quattro. La lettera di Enrico, che gode di buona salute segregato tra le mura di Waltham, mi ha fatto sperare che questa malattia potesse starmi al largo, ricordandomi che quasi nessuna donna l'ha contratta, e che a corte nessuna, e altrove pochissime, morta per questo. una speranza vana e profondamente errata. La mia domestica morta. Anche l'aiutante di cucina e la sorella di mia madre. Continuo a pregare per la buona salute del re, ma provo una certa amarezza per la sua allegria. Passa le giornate da solo, passeggia nei giardini deserti, pensa e scrive sul divorzio nella speranza dell'arrivo di Campeggio. Come possa farlo proprio non lo so, quando questa infausta pestilenza soggioga le nostre anime. A volte temo che il re si senta male, sia freddo ed esangue. tornata la notte e le sale sono rimaste nell'oscurit, non ci sono pi i servi che fanno le loro ispezioni notturne a lume di candela. E cos ci ho pensato io, perch i passaggi non illuminati sono troppo sinistri, richiamano la presenza di demoni.

Ho acceso le lampade a una ad una, ma non hanno dato grande sollievo: solo ombre pi lunghe, porte che cigolano e mormorii nel buio. Quando finalmente sono salita su per la scala a chiocciola per tornare nella mia stanza, mi parso di sentire un fruscio di abiti e dei passi fantasma che mi seguivano da vicino. Mi sono voltata, pronta ad affrontare lo spettro, ma ho trovato solo una creatura furtiva, fatta di paura. Dicono che la malattia inizi in questo modo. Non c' nessun posto per nascondersi qui. Caro Diario, amico mio... pregate per me. La mia vita certamente nelle mani di Dio. Vostra Anna. Dio mi aiuti, mi ha preso. Non posso pi scrivere.

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2 luglio 1528. Caro Diario, ho visto negli occhi la morte, ma sono sopravvissuta e posso raccontarlo. Ricordo ben poco della mia malattia, se non che gli occhi mi dolevano tremendamente, come se avessi dei pugnali conficcati dentro, e sentivo un caldo terribile, tanto che pareva ribollirmi il sangue. Ho chiamato a gran voce mia madre ed il suo volto l'ultima cosa definita che ho visto al mondo prima che una lunga, strana notte discendesse sulla mia anima. Dicono che sono rimasta a letto cinque giorni, facendomi beffe della Grande Falciatrice: mi dimenavo sotto le coperte, deliravo, a volte gioiosa, altre come se stessi lottando all'ultimo sangue col Diavolo in persona. Mia madre, donna dolce e leale, dice che la mia malattia ha avuto un decorso spaventoso, perch, invece di essere espulsi dal sudore, i veleni sono penetrati, facendo trasudare il mio corpo di vapori nocivi. Ormai persa ogni speranza di salvezza per me, ha mandato a chiamare il cappellano Barlow, che mi ha dato l'assoluzione e poi, prima di andarsene, ha voluto salutare la ragazza che lui stesso aveva battezzato vent'anni prima. Mi ricordo ben poco del mio stato d'incoscienza, solo che c'erano molti colori, luminosi e in perenne movimento. A volte prendevano la forma di elfi che ballavano in cerchio. C'era anche della musica, un dolce tintinnio di campanelli delle fate, come in lontananza, una musica bellissima e tanto allegra. Ma altre volte l'oscurit mi soffocava nella sua morsa. Non c'era una luce, un suono. Era un vuoto cos nero, cos sterminato, che

in quei momenti sentivo di essere morta, di essere finita all'Inferno, tanto terribile era la sua desolazione. Dio e Ges non abitavano l. Lo sapevo per certo. E cos quando suoni e colori sono riusciti a sfondare le mura della mia prigione oscura, devo aver pianto di gioia, perch ho capito che ero viva, o che stavo andando in Paradiso. Poi, subito prima di ritornare in questo mondo, ho avuto una visione della madre di mia madre, Margaret, deceduta molto tempo fa. Era bellissima, anche col viso pieno di rughe ed i capelli bianchi: indossava abiti eleganti e aveva l'aspetto di una ragazzina. Sembrava essere avvolta da un fascio di luce, e persino irradiarla dalla sua persona. Portava una grossa corona sul capo, gioielli al collo, sui polsi e alle dita. Poi mi sono accorta che non aveva il ventre piatto, ma ingrossato dalla dolce attesa, simile a una Madonna. Ha appoggiato le mani sul ventre ed ha sorriso. Ma d'improvviso ho visto che il volto non era quello di mia nonna, ma il mio. stato allora che ho aperto gli occhi e mi sono ritrovata davanti mia madre, che mi guardava sorridendomi teneramente. Sono debole come un bambino in questi ultimi giorni, da che sono tornata dal mio soggiorno nell'aldil, ma grata a Dio, non soltanto per la mia vita, ma anche per quella di mio fratello Giorgio e di mio padre, che sono in via di guarigione. Enrico mi ha mandato il suo medico, il dottor Butts, non appena saputo della mia malattia. Il re era profondamente addolorato che il suo medico di fiducia fosse assente e non potesse venire da me, ma ha pregato che quest'altro potesse curarmi. A dire il vero, arrivato troppo tardi per essere d'aiuto al mio corpo, ma ha portato con s un documento da parte di Enrico che ha fatto un gran bene al mio spirito. Era una lettera del re di Francia, che confermava il suo appoggio incondizionato al divorzio di Enrico, il che estremamente importante. Poich senza Francesco la nostra causa sarebbe sicuramente persa in partenza. Per mano del dottor Butts arrivata anche una lettera di Enrico, che mi pregava di tornare a corte nel momento stesso in cui mi sentir bene e in forze. Per ora sono disposta a restare a Hever a riposare, pregando che il cardinale Campeggio arrivi sano e salvo in Francia e poi in Inghilterra, ringraziando Dio di essere viva. Vostra Anna.

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5 agosto 1528. Caro Diario, Dio mio! Il cardinale Campeggio non ancora partito per la Francia, mentre per tutto questo tempo ho pensato, come pure Enrico, che fosse gi in cammino per venire qui a salvarci. Il povero cardinale soffre di gotta, e cos dovuto rimanere a letto in Italia fino a che i dolori non si sono calmati. Nel frattempo, i soldati francesi prdono terreno giorno dopo giorno, incalzati dalle milizie imperiali che si stanno avvicinando a Orvieto, dove ancora risiede il Papa. Che cosa succeder se l'imperatore Carlo dovesse far prigioniero il vecchio Clemente? Che ne sarebbe della solidariet che ha mostrato di recente alla nostra causa? Morta e sepolta, assolutamente senza speranza. Sollecito in continuazione notizie della guerra in Italia da mio padre, da mio fratello e dallo zio Norfolk. La notte cerco di dormire, ma mi ritrovo a vegliare, immersa in fervide preghiere, tutte suppliche a Dio, affinch aiuti i soldati di Francesco, e che questi uomini combattano con valore, audacia e fortuna. Che le armature, le spade e gli scudi resistano sotto i colpi mortali degli assalti portati dall'Imperatore. Enrico vuole che rimanga con lui ad Ampthill per una quindicina di giorni ancora, ma ho rifiutato. Torner di nuovo a Edenbridge, perch la gente mormora. Enrico, al settimo cielo nel vedermi ristabilita, d ogni giorno scandalose dimostrazioni dell'amore e del desiderio che prova per me, ed molto affettuoso in pubblico. Mi prega persino di fare progetti per il matrimonio, ma follia pura! Presto il cardinale Campeggio si sar ristabilito e si metter in viaggio per l'Inghilterra. Quando arriver, non bisogner dargli modo di capire che il re vuole divorziare per sposare me. Quando ne parlo con Enrico, lui ride e mi bacia, incurante del pericolo, tale la voglia che ha di me. Mi irrita doverlo tenere a freno. E cos, stancamente, preparo di nuovo i bagagli per Hever, nell'attesa che guarisca la gotta di un povero vecchio, e prego per la vittoria di Francesco. Sorretta dalla speranza, rimango. Vostra Anna.

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19 ottobre 1528. Caro Diario, come sono infelice! Mentre tornavo dalla caccia con Urian, sono passata per le cucine, e mi capitato di assistere di nascosto a una conversazione tra due domestiche, che si parlavano sottovoce. Era una delle solite chiacchiere di corridoio, ma stato come una pugnalata nella schiena. Ridacchiavano, allegramente scandalizzate, perch una delle donne di casa era oggetto dei pettegolezzi portati da Londra insieme alle spezie ed alla lana di Fiandra. Nen Bollen, la sgualdrina dagli occhi neri di Sua Maest mi chiamano. Me, una sgualdrina! Per tutto questo tempo sono rimasta ferma sulla mia decisione di mantenere intatta la mia verginit. La mia condotta stata casta ed esemplare, ho tenuto a bada un re smanioso. pensabile che un monarca si batta contro un Papa e un Imperatore per ottenere di unirsi in legittimo matrimonio con una sgualdrina? Ma questa solo una cattiveria, niente di pi che un'offesa di poco conto. Il peggio che non ci sono stati sviluppi per quanto riguarda il divorzio. Campeggio, finalmente qui, non fa che lamentarsi della sua gotta, e non istruisce il processo. Io penso che sia tutto un trucco, una scusa banale allo scopo ben preciso di tirare le cose in lungo. Lui alle dipendenze del Papa, e il mio cuore mi dice che, nonostante le notizie giunte da Roma dicano che in questa faccenda il Pontefice sta dalla parte di Enrico, l'uomo di Dio un uomo giusto, che teme per la sua vita. Sarei pronta a giurare che sta giocando. E che Enrico non se n' accorto. Il re venuto a Hever una settimana fa. Ha portato notizie che, a sentir lui, mi avrebbero fatto piacere; mi ha detto che, dopo un paio di settimane trascorse a letto, nel palazzo di Bath, Campeggio si rimesso in piedi e ha chiesto udienza ad Enrico. E che sembrava ci fosse il diluvio universale mentre l'imbarcazione dell'emissario papale scendeva lungo il Tamigi fino a Bridewell. Non poteva cavalcare, e neppure camminare, e cos quattro uomini l'hanno trasportato su una sedia di velluto scarlatto dalla iva del fiume fino agli scalini del castello, dove l'aspettava Enrico. Il vecchio Wolsey, in corteo assieme al suo amico cardinale, era bagnato fradicio, il mulo che cavalcava nel fango fino alle ginocchia. Dentro una celebrazione solenne. Una grande festa. Delle lettere da parte del Papa e qualche discorso mieloso. Enrico ha sventolato sotto il naso di Campeggio la possibilit della diocesi di Durham, che a quanto pare il nostro inviato desidera ardentemente.

Ma da tutto questo non abbiamo ricavato un bel niente! Lamentando forti dolori e una certa indisposizione, il cardinale ha pregato di potersi ritirare presto ed Enrico, sempre gentile, gliel'ha concesso. Il giorno seguente Enrico si recato a Bath per dimostrare la fondatezza dei suoi studi teologici contro il matrimonio, ma Campeggio ha finto di non capire, e ha pregato il re di riconsiderare il suo attuale matrimonio. Quando Enrico ha obiettato, fermo ma cortese, il cardinale ha fatto una nuova proposta, che piaciuta a Enrico. Fate entrare la regina in convento, stato il suo consiglio. Da donna devota e ragionevole qual , avrebbe certamente acconsentito. Per la verit, il giorno seguente Campeggio e Wolsey si sono recati in pellegrinaggio da Caterina, gi a Bridewell, e le hanno comunicato che il Papa auspicava questo lieto fine per lei. La regina si rifiutata di dare una risposta, mi ha detto Enrico, ma diversi giorni dopo si recata a far visita di persona a Campeggio, a Bath. E l gli ha rifilato una risposta durissima, che gli ha dato un immenso fastidio e l'ha lasciato di stucco. Gli ha detto chiaro e tondo che intendeva continuare a vivere nel matrimonio fino alla morte, secondo il volere di Dio. Non aveva avuto alcun rapporto con il fratello di Enrico, Arturo, e quindi non c'era alcun dubbio che fosse vergine quando entrata nel letto di Enrico. Ed era sua ferma decisione essere fatta a pezzi e morire pi volte, piuttosto che modificare il suo stato coniugale con il suo legittimo consorte, il re. Come se questo non bastasse, una gran folla, incattivita per via delle procedure di divorzio, venuta al palazzo di Bridewell a esprimere a gran voce il suo amore per Caterina, augurandole ogni bene. Vittoria sui nostri nemici! urlava. Chi altri, mi sono chiesta, il loro nemico, se non io, loro futura regina? Sono andata su tutte le furie. Ho dato una scossa ad Enrico, come se fosse un cane sciolto dalla catena ad un combattimento contro gli orsi. Com'era possibile che questa donnicciola venuta dalla Spagna avesse la meglio su emissari del Papa, cortigiani e re, volevo sapere. Come poteva consentire a quella volpe di Campeggio di menare il can per l'aia, inscenare la storia della gotta e prendersi gioco di lui come se contasse quanto il due a briscola? Quel maleducato non si era neppure degnato di venire a farmi vitita, come Enrico mi aveva promesso. Il re ha cercato di prendermi tra le braccia per darmi un bacio e calmarmi, ma io non gliel'ho consentito. Doveva capire quello che volevo dire, che si stavano prendendo gioco di lui. E cos mi ha accarezzato i capelli, le mani, e mi ha

promesso che si sarebbe preoccupato che le cose prendessero un'altra piega. Poi se n' andato fiducioso. Jo sono rimasta l a pregare. Ieri arrivata una lettera da Enrico. Diceva di aver dato disposizione scritta affinch non ci fossero pi assembramenti di folla attorno al palazzo. Che cosa pensa? Che solo perch non possono esprimere in pubblico tutto il loro amore per la regina, non lo sentano nel cuore? Enrico mi ha detto anche di aver indetto una riunione con il Lord Mayor della citt di Londra e tutti i consiglieri, nel salone di Bridewell. La speranza era quella di guadagnarsi i loro consensi per la causa di divorzio. Ha manifestato tutta la sua considerazione per Caterina, ha detto di amarla ancora ma, sentendosi rimordere la coscienza e avendo la necessit di eredi maschi, ha cercato la separazione. I consiglieri sembravano accondiscendenti, cos ha detto, ma quando ha cominciato a sentire un certo brusio, ha aggiunto una cosa, di modo che si convincessero tutti della sua fredda determinazione. E cio che se gli fossero giunte all'orecchio voci di persone che parlavano del principe ereditario in termini poco lusinghieri, fosse anche una mente preziosa, l'avrebbe fatta volare. La stoccata finale, ha scritto, che la regina ha trovato una copia (o forse un falso) della dispensa di papa Giulio per il suo matrimonio con Enrico, data, dice lei, a sua madre Isabella sul letto di morte. Questo documento, che afferma cose diverse da quello custodito da Enrico, ha messo in confusione e in ansia il cardinale Wolsey e il re. Adesso sono loro stessi a voler ritardare il processo! Insomma, il re continua a pugnalare questa bestia, ma non riesce a ucciderla, solo a ferirla. E io sono qui a Hever, impotente: le uniche prove del mio dolore sono un corpo distrutto, un pessimo umore ed un volgare soprannome. Il futuro appare decisamente cupo. Vostra Anna.

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2 marzo 1529.

Caro Diario, temo proprio che la vostra fedele amica sia diventata una brontolona. Sono piena di dispiaceri e frustrazioni che mi fanno piangere e soffrire a tal punto che finisco per scaricare tutta la mia rabbia sul re. Lui molto affettuoso con me e mi lusinga con parole di speranza. A vedermi, qui nei miei sontuosi appartamenti di Greenwich, traboccanti di regali del mio adorato Enrico, circondata dai miei cari e da quei cortigiani che sperano di vedermi regina, sareste autorizzato a pensare che sono allegra, felice ed ottimista. Ma ho i miei buoni motivi per lamentarmi ed essere di cattivo umore. Sette mesi in Inghilterra e il cardinale Campeggio non ha ancora ritenuto opportuno convocare il tribunale. Sette mesi di vili procrastinazioni, lettere che andavano da qui a Roma, e poi tornavano indietro, come un'onda d'acqua sudicia, colme di suppliche, di una logica inutile, di bugie. Enrico ha inviato dalla regina una delegazione di persone, tra cui Warham, con un aspro resoconto da parte sua. Circolavano delle voci, le ha detto dunque Warham, di propositi assassini da parte della regina nei confronti del re. Pertanto gli avevano consigliato di prendere le distanze da lei, dal suo letto e dalla sua persona, nel timore che potesse essere avvelenato dalla stessa regina o dalla servit della sua casa. Dicono che li abbia ascoltati con lo sguardo di pietra e poi li abbia pregati di andarsene. Il re l'ha circondata di spie e le ha impedito di mantenere la corrispondenza con Mendoza, il diplomatico spagnolo. Enrico le ha anche proibito di vedere sua figlia Maria, che acida oltre ogni limite. E questo ha forse tolto energie alla regina, o le ha fatto cambiare idea? Assolutamente no. La sua ostinazione si fa ogni giorno pi forte, cos come il fedele sostegno dei suoi sudditi leali per questa martire compiacente. A volte, nei miei attacchi di collera, mi viene voglia di strapparle i suoi occhi devoti uno dopo l'altro. E strangolare tutti quei mollaccioni in livrea che al massimo possono fare i prepotenti con lei, ma non capiscono le sue idee, n tantomeno cercano di modificarne il legittimo corso. Ma la cosa peggiore, e anche la pi pericolosa, che quel dannato Wolsey sta tramando ancora una volta la mia fine. La settimana scorsa il decano della cappella di Enrico ha trovato tra le mie cose un trattato di Tyndale L'obbedienza di un cristiano - e l'ha sottoposto all'attenzione del cardinale.

Wolsey l'ha portato al re. vero che anche la semplice lettura di un libro come quello considerata una violazione della morale cattolica, insomma un'eresia. Mi vedevo al fianco di Wolsey, un sorriso sul suo volto maialesco, mentre io, tapina, sfilavo in processione davanti a tutti, diretta alla prigione, portando una fascina. Sapevo che rimuginarci troppo era una follia e, a dire il vero, provavo pi rabbia che follia, cos ho giurato a Giorgio e a tutti i miei cortigiani, forte e chiaro, che quello sarebbe stato il libro pi prezioso che mai decano o cardinale avesse portato via a chiunque. In quel preciso istante mi sono trovata davanti il re, sono caduta in ginocchio e gli ho chiesto perdono per ci che avevo fatto. Lui stava pensando, ha detto con mio enorme sollievo, che, pur essendo un cattolico devoto, voleva leggere il libro e farsi una sua opinione in proposito, magari con una dissertazione personale. Ero salva e profondamente grata al mio caro Enrico per la sua mentalit aperta e il suo buon cuore. Ma Wolsey, chiaro, continua a desiderare la mia rovina. E al punto in cui stanno le cose, stento a credere che il re riuscir a far convocare il tribunale o a ottenere la separazione legale da Caterina. Una vecchia volpe, questo Campeggio, con la sua lunga barba incolta, che ha dichiarato di farla crescere in questo modo in segno di lutto per la Chiesa inglese. Penso che non sia mai stato nelle sue intenzioni portarci gioia, ma soltanto vuote promesse e bugie da parte di Clemente. Mi fa male la testa per la rabbia e per questo inverno freddo e interminabile. Sono settimane che non si vede il sole. Vostra Anna.

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31 maggio 1529. Caro Diario, un grande giorno, questo. Il tribunale dell'emissario papale stato convocato, e ora il mio matrimonio una certezza. Ieri sera faceva freddo nella casa sul fiume di mio padre a Durham, quando la barca dorata di re Enrico l'ha portato qui, in attesa che cambiasse la corrente. Era molto allegro e sicuro di s, ora che si lasciato alle spalle tutti gli stupidi pretesti e i ritardi di Clemente, e con l'autorit che gli compete ha convocato lui stesso il

tribunale. Questo, ha spiegato, era necessario per impedire che il Papa lo facesse a Roma, il che avrebbe significato il fallimento della nostra causa. Cos fatta, e proprio ora Enrico al castello di Greenwich, in attesa della convocazione formale da parte dei legati del Papa all'abbazia di Blackfriars, dove si riunir la corte. Ieri sera ci ha intrattenuti - me, mio padre, mio fratello Giorgio - con delle epistole erudite che aveva scritto sul suo matrimonio e sul divorzio sotto la legge canonica. Enrico diventato alquanto esperto in materia, ed convinto che i cardinali si batteranno per il buon esito della sua causa. Era al colmo della felicit in quelle ore che ha trascorso in nostra compagnia, completamente a suo agio con la sua nuova famiglia, come ci chiama ora, e con me, la sua pudica futura sposa. Quando cambiata la corrente e la barca di Enrico ripartita, ho trovato mio padre solo davanti al caminetto centrale, perso in contemplazione. Mi sono avvicinata, mi sono scaldata le mani, ma restando in silenzio. I nostri sguardi si sono incrociati, e nel suo ho notato un certo smarrimento, simile a stupore, prima che si volgesse altrove. Poi mi sono mossa di l e sono salita di sopra, dove anche Giorgio si stava ritirando nella sua stanza. Ci siamo incontrati nel corridoio che separa le nostre due stanze, alla luce tremula delle candele, le voci sommesse. Mio dolce Giorgio, ora Scudiero del Corpo del re e Maestro di Caccia al cervo, gli ho chiesto se ha capito qual l'opinione che mio padre ha di me, e lui mi ha risposto che s, l'ha capita. Vostro padre continua a strisciare ai piedi del re, come me, del resto. Abbiamo paura di ogni pi piccolo passo falso, di una parola detta in tono troppo duro, troppo morbido, troppo confidenziale. Ma voi, Anna, voi l'avete ai vostri piedi. Potrei giurare che sarebbe persino disposto a lavare i vostri panni sporchi, se solo glielo chiedeste! Voi strillate, lo assalite e, quando vi aggrada, fate i capricci. A voi vengono confidate cose che, per la loro importanza, verrebbero dette solo a un uomo. E ora lui si presenta davanti alla corte del Papa per chiedere il divorzio da Caterina e avere la vostra mano. decisamente fuori di s, questo nostro sovrano, e la causa siete voi. Nostro padre vede tutto questo e non riesce a capirlo, e neppure a essere felice.

Perch no? Sua figlia diventer regina. Non ancora sicuro, Anna. Ma il re crede... Il re crede ai sogni.

Anch'io! ho detto con ardore. Enrico governa questa terra e non c' Lord, n Imperatore, n Papa, e neppure Dio in persona, che possa trattenerlo dal seguire la voce del cuore. E quella voce porta a me. Come sia accaduto un mistero, ve l'assicuro. Ho usato le mie arti francesi, l'arguzia e la reticenza, che hanno fatto crescere il suo desiderio, ma ad essere onesta, fratello mio, proprio non so come l'amore che Sua Maest prova per me sia cos focoso e travolgente. So che brucia di passione, tanto che sarebbe capace di muovere le montagne per avermi. Per cui abbiate fede, Giorgio, io diventer regina. Vedrete. Al che mio fratello mi ha rivolto un sorriso cos pieno di speranza e di affetto che mi sono sentita traboccare di amore per lui. Anche se mio padre nasconde tristi pensieri sul mio destino e non una persona leale, io ho la fortuna di avere un fratello come Giorgio. E cos resto in attesa, qui a Durham House, mentre Enrico a Greenwich ad aspettare gli eventi. Ad aspettare che i vescovi e i cardinali inglesi riuniti alla corte di Blackfriars, con i loro cappelli e i lunghi abiti scarlatti, seduti su troni intessuti d'oro, lo chiamino a discutere il suo caso, il caso di una persona che negli ultimi vent'anni ha vissuto da adultero. Andate di buon grado e fatevi onore, Enrico. Scuotete il mondo e raccogliete i pezzi nelle vostre mani per fare che sia nostro, e nostro soltanto! Vostra Anna.

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21 giugno 1529. Caro Diario, siamo nel pieno della battaglia: a tutt'oggi siamo feriti, ma nessuno ancora caduto. Dalle finestre che danno sul fiume ho visto la barca di Caterina trasportata a Blackfriars dalla corrente del mattino per la sua udienza in tribunale. Lungo la riva c'erano cittadini, soprattutto donne, che salutavano il viaggio ufficiale della loro regina con esclamazioni d'affetto e lealt. Sapevo che erano solo una piccola parte di quelli che la sostengono e mi odiano. Ho sentito dire che fuori di Blackfriars c' una folla di gente che l'aspetta e invoca il suo nome per darle la forza di continuare la sua difficile campagna contro il re.

Era una giornata tremendamente calda, e non si trovava sollievo neppure lungo il fiume. Dentro, l'aria era greve di paura. Passavano le ore e non arrivavano notizie sugli avvenimenti del giorno, n da mio padre, n dallo zio Norfolk. Ma quando il lungo pomeriggio si addolcito nella luce color miele del tramonto, iniziata la lunga processione di chiatte, barche e barconi di chi, dopo essere stato al processo, stava rientrando a Londra. Tra queste c'era anche la splendida imbarcazione di Enrico, che si staccata dalle altre ed attraccata al molo di Durham. Sorridente e con lo sguardo di sfida, ha attraversato a grandi passi il prato, sotto lo sguardo di tutti, mentre io, forte del suo atteggiamento, sono uscita ad accoglierlo col mio sontuoso abito blu zaffiro, i capelli sciolti che mi cadevano lungo le spalle. Ma una volta al riparo tra le mura domestiche, tutta la forza del re svanita. Sembrava come avvizzito, il sorriso si spento, lasciando il posto a una rabbia stanca. Ho fatto sedere il mio soldato esausto e l'ho assistito amorevolmente: gli ho asciugato la fronte con salviette fresche e profumate, gli ho portato del vino ghiacciato e l'ho baciato con amore. A quel punto ha sorriso leggermente, come se si fosse ricordato del perch stava combattendo questa battaglia infinita, poi ha incominciato a parlare della giornata in tribunale. Aveva esordito con la sua deposizione sincera di una coscienza tormentata dagli atti inconsapevolmente adulteri commessi con Caterina, legittima moglie di suo fratello. Ho parlato bene ed a lungo ha detto, esponendo le mie ragioni a vantaggio della nostra causa, ma al termine Caterina si alzata in piedi, e con quel suo regale portamento spagnolo ha attraversato il salone immerso nel pi assoluto silenzio ed caduta in ginocchio ai miei piedi. Dopodich mi ha supplicato, Anna, in nome dell'amore che c' stato tra noi, e dell'amore per Dio, di cui si dichiarata portavoce, di renderle giustizia. Ha chiesto piet in quanto straniera, e ha detto di non potersi difendere come si deve. vero. I due patrocinanti imperiali che sperava venissero dalle Fiandre a sostenere la sua causa non sono mai arrivati - dicono che suo nipote Carlo non lo permette - perch teme per la loro incolumit. Ma lasciate che ve lo dica, Caterina ha parlato cos bene da far vergognare qualunque avvocato. Ha detto di essere stata una vera moglie, umile ed obbediente, che ha saputo dimostrare affetto per i miei amici e odio per i nemici. E dei bambini nati morti, ha detto che la loro perdita non stata colpa sua, ma volont di Dio.

A quel punto Enrico si fermato e ha rovesciato indietro la testa, come se stesse ricordando qualcosa di doloroso. Cos'avete, amor mio? gli ho chiesto. Che altro ha detto? Che Dio le era testimone - ancora Dio, quante volte ha invocato il suo nome - che quando entrata la prima volta nel mio letto era vergine, che mai mano di uomo aveva toccato prima. Vergine arrivata al letto di Arturo, e vergine ne uscita. Non l'esatto contrario delle argomentazioni che portate a sostegno della vostra tesi? Mi ha fatto cenno di s, serissimo. Ma mio padre ho proseguito io, la mattina successiva alle nozze ricorda di aver parlato con vostro fratello, che gli ha detto testualmente: "Portatemi una coppa di birra, questa notte sono penetrato in Spagna!". Anche altri affermano la stessa cosa. Non era vergine quando entrata nel vostro letto, questo il ncciolo, non importa quante volte possa invocare il nome di Dio. Seguiva il mio ragionamento, ma sempre con l'aria profondamente turbata. Voi non avete visto la reazione del pubblico quando se n' andata. Erano tutti dalla sua parte. Vescovi, chierici, avvocati, con i legati attoniti, che ascoltavano in religioso silenzio l'ovazione attraverso la porta aperta. "Brava Caterina!" urlava la folla. "Che resistenza!", "Non ha paura di niente!" O Anna, stata meravigliosamente forte. Come voi! ho urlato, stringendogli le mani tra le mie. Aveva i muscoli del collo in tensione e le guance infuocate. Ha detto la verit: Caterina una straniera qui. Questo il vostro paese, e lei regina solo per vostro volere. vero, vero ha ammesso il re. Sembrava rianimato dalle mie parole. Il vostro sangue Tudor ha combattuto per questa corona e ha vinto. Voi siete l'ottavo Enrico che regna su questa terra, ma di gran lunga il pi grande. Non c' principessa spagnola in grado di annientare il vostro proposito. Non ci riuscir neppure un dannato cardinale! E abbiamo entrambi alzato lo sguardo verso mio padre, che entrava in quella, di ritorno dal viaggio sul fiume e dal tribunale.

Vi invito a riflettere ha proseguito lui, il vostro uomo, Wolsey, non corretto nei vostri confronti, Maest. La faccenda chiusa, e sono convinto che sia colpa sua. Un giudizio pesante, il vostro, Thomas. No, Sire. Troppo buono. Il duca di Suffolk, mandato in missione diplomatica in Francia, riportando le parole di re Francesco su Wolsey, dice che si dimostrato straordinariamente abile col Papa, a Roma, e anche col cardinale Campeggio. Dove sta la lealt, vi domando? Persino Thomas More, da studioso erudito qual , lo definisce un uomo scaltro. Dice che vi ha profondamente ingannato. Anche la gente lo detesta, Maest, per aver imposto loro tasse vergognose allo scopo di sovvenzionare le guerre. Tenetelo d'occhio, e con lui quell'altro scagnozzo in rosso del Papa, Campeggio. Grazie per avermi espresso la vostra opinione, Lord Ormond, e anche per la vostra, amor mio. Ma anche se potete aver ragione per quanto riguarda i cardinali, nel profondo del mio cuore sono sicuro che non oseranno agire contro di me. Il Papa a Roma restio a perdere il suo alleato inglese. stata una giornata dura, amici miei, ma ce la faremo. E cos, una volta riacquistato il suo buon umore, il re ha cenato insieme a noi a Durham. stata una cena piacevole, all'insegna dell'allegria. Io ho suonato il flauto. Abbiamo cantato, e quando mio padre si ritirato nelle sue stanze, ci siamo baciati e abbracciati. Enrico ha detto che per questo che ha mosso le montagne. Mi ama sinceramente, e io ogni minuto guardo dentro il mio cuore e trovo sempre lo stesso sentimento per lui. Un giorno, lo so, i nostri amori s'intrecceranno, ma per ora fingo, e rimango Vostra Anna.

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25 luglio 1529. Caro Diario, si compiuto un atto di tradimento per mano del Papa, talmente incredibile che riesco appena a parlarne. Ma devo farlo, poich il mio destino e quello di Enrico sono indissolubilmente legati. La corte degli emissari stata

aggiornata senza aver emesso alcun verdetto, n a favore, n contro il divorzio del re, ma semplicemente il caso stato chiuso, rimandato a Roma! Un disastro, puro e semplice. Caterina ha vinto questa battaglia: se il caso verr esposto in quella sede, si risolver certamente a suo favore. Come si sia giunti a questo chiaro, e la regina, per quanto vincitrice, non ne la causa. soltanto una pedina degli uomini e delle guerre, proprio come me. successo che, a nostra insaputa, i francesi hanno subto una dura sconfitta in territorio italiano, a Landriano, da parte delle truppe imperiali, e una pestilenza ha spazzato via altri uomini di Francia. E cos, mentre Enrico era qui a Blackfriars, oppresso dalla calura estiva, in paziente attesa di una decisione riguardo alla sua causa, papa Clemente se n' andato a Barcellona a firmare un trattato con l'Imperatore. Al che il nostro alleato Francesco partito per Cambrai per sancire la pace con loro. Non abbiamo avuto direttamente tutte queste informazioni. Solo il severo annuncio di aggiornamento della corte, dove si diceva che alla riapertura del processo a Roma, si perverr a una giusta conclusione. Il Papa, attualmente in amicizia con l'imperatore Carlo - parente di Caterina non acconsentir mai a questo divorzio. L'ultimo giorno, teoricamente quello in cui la corte avrebbe dovuto esprimere il suo giudizio, sono andata anch'io a Blackfriars - non riuscivo a restarmene a Durham ad aspettare che venisse stabilito il mio destino - e mi sono nascosta dentro un palco. I cardinali si sono alzati in piedi e Wolsey, pallido come un cencio, ben sapendo che cosa sarebbe accaduto, tremava in silenzio, mentre il cardinale Campeggio faceva il suo discorsetto pieno di belle parole. Ha affermato di aver avuto paura di andare incontro all'ira di Dio e alla dannazione della propria anima nel caso in cui avesse favorito un principe o una persona d'alto rango, e ha aggiunto di non poter formulare un giudizio in quella sede. Enrico, che si aspettava di ricevere buone notizie, era fuori di s, ma inerme come un bambino. uscito a grandi passi dall'aula, su tutte le furie, facendo tremare il pavimento sotto i piedi. Quindi il duca di Suffolk ha parlato per Enrico, e ha sfogato tutta la sua rabbia, dicendo: Dio mio, com' vera quella massima dove si dice che mai legato o cardinale ha fatto del buono in Inghilterra. Sola in quel palco, ammetto di aver

versato lacrime amare per tutto il tempo perduto. Tutte le nostre speranze andate in fumo. Dov'era finita la grande influenza del cardinale Wolsey? Dove, di grazia? Vecchio pazzo incapace che ci aveva fatto credere del tutto erroneamente che la corte dei legati avrebbe potuto essere bendisposta nei nostri confronti, qui in Inghilterra. Maledetto Wolsey. Il figlio del macellaio Ipswich persona ben pi nobile e onorabile. La sua stella ha perso tutta la sua lucentezza. Ora Enrico mi ascolta quando parlo male di T Carlis Ebor. Dovr sopportare tutta la mia rabbia, questo dannato cardinale. Cadr per non risorgere mai pi. Me ne occuper io. Vostra Anna.

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31 agosto 1529. Caro Diario, io, il re e la corte siamo a met strada del nostro itinerario di caccia in campagna, a estate inoltrata, avendo gi fatto tappa a Waltham, Barnett, Tuttenhanger, Holborn, Windsor e anche Reading. Si avverte un certo mormorio tra la scorta reale quando cavalco a fianco del re sul mio stallone, magnificamente bardato con fiocchi e frange di velluto nero, sete ed ori. La gente comune si scandalizza di vederci, e la maggior parte crede che io sia la sua amante anima e corpo, che lui sbandiera ai quattro venti. Oggi abbiamo cavalcato a lungo su e gi per campi verdi e colline fiorite, dove riecheggiavano i corni, tra i balzi maestosi dei cervi, l'uggiolare dei cani e il vento che sferzava i nostri volti bruciati dal sole. Enrico adora la caccia. uno spettacolo sul suo destriero bianco, cos impavido e virile, gli occhi che brillano di gioia. Tutte le preoccupazioni svaniscono allo scalpitio degli zoccoli, e persino la sua Grande Causa viene presto dimenticata. Oggi il mio cane da riporto Urian ha abbattuto e ucciso una mucca, attaccandola alla gola. Enrico ha dato al contadino i soldi che gli spettavano, ma

le chiacchiere non finiscono qui. Urian il nome di un compagno di Satana, dicono, il che fa di me ancora una volta una strega che ha adescato il re. vero, innamorato perso e mi dimostra chiaramente i suoi sentimenti. Non solo con regali, anche se numerosi: tutte le mie selle ed i finimenti, vestiti, archi e frecce, guanti da tiro, e anche biancheria. Ma molto affettuoso in pubblico, mi coccola, mi bacia e mi accarezza davanti a tutti. Questa sera abbiamo cenato insieme, davanti al camino, nei suoi appartamenti privati, e io gli ho detto che simili dimostrazioni non sono sagge. Lontano, a Roma, i suoi uomini cercano ancora di procrastinare il processo per il divorzio. La regina, sebbene ora bandita dagli occhi del re, continua ad avere dalla sua gli ambasciatori spagnoli. Fino ad allora, gli ho ribadito fermamente, dobbiamo badare alle apparenze. Terminata la cena, sazio e rosso in viso per il vino, si messo in piedi, di spalle a me, ad attizzare il fuoco, mormorando con malizia consumata che qualche mese prima Clemente gli aveva detto che se non avesse rotto il matrimonio con Caterina, lui, il Papa, gli avrebbe garantito una dispensa speciale per legittimare i miei figli bastardi che avr da Enrico. Non riuscivo a credere alle mie orecchie! Mi sono alzata e ho fatto per lasciare la stanza prima che potesse vedere le mie lacrime di rabbia. Lui mi ha fermata al volo sulla porta. Non andatevene, Anna. Non ho mai detto che ero d'accordo. Perch dirmelo, allora? Perch a voi dico tutto! Credo che la sua proposta vi piaccia. Tenere la regina. Avere me. Avere dei figli bastardi resi legittimi. Tenervi per amico il Papa. S, Enrico, vi piace eccome! Ho cercato di sciogliermi dalla stretta, ma le sue mani non mi lasciavano, ero in un mare di lacrime. Oh, Dio, che sciocca sono stata. Aspetto da talmente tanto tempo che nel frattempo avrei potuto contrarre un matrimonio vantaggioso e dare alla luce dei figli, ma no! Addio giovent trascorsa invano! Si fatto cupo in viso, il suo bel mento ampio ha iniziato a tremare, e gli occhi si sono inumiditi. Ora ascoltatemi, Anna. Io vi sposer, con o senza il decreto del Papa. Sono rimasta l imbambolata, come una donna sorda che improvvisamente acquista l'uso dell'udito. Voi lo fareste? Se devo. Ero ammutolita, ben sapendo quel che significava per lui.

La scomunica. Una guerra santa contro l'intera Inghilterra. Vedete che leggo il vostro libro ha continuato Enrico calmissimo. "L'obbedienza di un cristiano" di Tyndale. E che cosa ci avete trovato? I passaggi che voi avete sottolineato con le unghie sono quelli che rileggo in continuazione. Ha spostato lo sguardo alle mie spalle, mettendosi a fissare il fuoco. un libro che tutti i re dovrebbero leggere. Dice che il sovrano non responsabile solamente del corpo dei suoi sudditi, ma anche della loro anima. Le mie lacrime si stavano asciugando in fretta. Continuate l'ho pregato. Sono un sovrano inglese, e dunque per un antico diritto, Imperatore assoluto... e Papa nel mio regno. vero, Enrico! ho esclamato. E se i pensieri contenuti in quel libro sono di vostro gradimento, ne ho un altro da sottoporvi. Di che libro si tratta? ha chiesto con un lampo di luce negli occhi simile a quello che li illumina quando va a caccia. "Una supplica per i mendicanti" di Simon Fish. Che dice... Che la riforma delle Chiese compito del re, non del clero, malvagio e corrotto com', e che il Purgatorio non altro che una volgare invenzione, fatta per spremere soldi ai bravi cristiani, basata sulla convinzione del tutto erronea che le offerte sacrificali aiutino i loro cari intrappolati tra il Cielo e l'Inferno. uno strano titolo per un libro erudito. Fish un ottimo scrittore, che lancia accuse in difesa delle orde di mendicanti inglesi ridotti in questo stato, sostiene, in quanto il clero ruba i soldi che loro potrebbero guadagnarsi lavorando onestamente. A quel punto Enrico si fatto scuro in volto, sopraffatto da un peso enorme, come Atlante che porta il mondo sulle spalle. Queste idee sono giuste e vere, lo riconosco, ma sono solo parole su un pezzo di carta, scritte da autori che hanno soltanto la loro vita a cui pensare. In questo momento non posso permettermi una guerra con tutta l'Europa cattolica. Non ho un esercito regolare e neppure i soldi per pagare dei soldati. Tutta l'Inghilterra ne rimarrebbe danneggiata... Lo so. E poi non abbiamo ancora perso a Roma! So anche questo.

Dio, vi amo tanto, Anna! ha esclamato stringendomi al petto. Restate a combattere al mio fianco e vinceremo, lo so! S, Enrico, s. Poi l'ho baciato e abbracciato. La nostra sar una battaglia lunga e spietata, ma stasera ho capito che fermo nelle proprie decisioni e, pi importante ancora, ha visto una via per giungere alla meta, illuminata da una luce diversa, una luce che ha la sua fonte lontano da Roma, e si chiama Lutero. Vostra Anna.

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27 ottobre 1529. Caro Diario, un momento meraviglioso. Quello che un tempo era il grande cardinale Wolsey caduto e io, la stupida ragazzina di corte, sono stata lo strumento della sua distruzione. A dire il vero si scavato la fossa con le sue mani, mettendo la legge straniera - quella del Papa - al di sopra del Re, e sfidando quella inglese. E cos un bel giorno della settimana scorsa i duchi di Norfolk e Suffolk hanno fatto il loro ingresso nel palazzo di York, hanno afferrato il Gran Cancelliere del regno, l'hanno spogliato del rango, delle propriet e di tutti i beni terreni. A capo chino, la coda tra le gambe grassocce, ha lasciato York sul suo cavallo pezzato, mentre dalle loro imbarcazioni i cittadini di Londra, almeno un migliaio, si facevano beffe di lui, urlando che speravano finisse prigioniero nella Torre. Ma la sua destinazione ultima era una casa fredda e isolata, Esher, dove sarebbe rimasto in esilio. Il mio ruolo in tutto questo stato quello di aprire gli occhi a Enrico, dimostrandogli che Wolsey non era un amico, ma uno che ha fatto cadere sulla testa del re un'infinit di guai e disgrazie. Mentre passeggiavamo nel giardino di Greenwich, e mulinelli di vento sollevavano le foglie intorno alle nostre scarpe, mi comportavo come un'istitutrice petulante che tiene una lezione. Quel grosso prestito che il cardinale ha disposto di pagare per la vostra guerra contro la Francia gli ho detto, ha indebitato tutti i sudditi inglesi del regno di cinque sterline. Ma quel che peggio che i pasticci diplomatici del vostro cardinale ci hanno fatto piantare in asso dai francesi, che non sono pi nostri

alleati. Tutte le sue leccate di piedi a Francesco non sono servite a niente. Il posto dell'Inghilterra tra le potenze europee andato perduto. Enrico ha assentito serio, sapendo che quel che dicevo era verissimo, e questo mi ha dato il coraggio di continuare la mia invettiva. Avete messo questo prete in una posizione cos alta che le sue ricchezze corrispondono a un terzo abbondante del vostro tesoro, ma Wolsey non ha un paese da governare con le sue entrate. Sapete come chiamano il vostro cardinale inglese? Il re d'Europa. Enrico ha sobbalzato come se l'avessi colpito, perch la sua rabbia nei confronti del vecchio Wolsey era imbevuta di lealt e amore, e ne soffriva ancora. Ma non c'era via di salvezza per quell'uomo. Il suo destino era segnato. Dopo che Wolsey aveva lasciato la sua residenza di York, Enrico mi ha condotto l per dare un'occhiata al bottino confiscato al cardinale. Abbiamo visto un'infinit di oggetti preziosi esposti su grossi cavalletti o appesi alle pareti. Arazzi, dozzine e dozzine di tappeti, cuscini, tendaggi, sedici letti a baldacchino intarsiati, tavoli, troni, scrigni, enormi dipinti, un servizio di piatti e coppe d'oro sufficiente per cento persone, croci d'oro incastonate di gioielli, calici e abiti da cerimonia. tutto vostro ora, e a pieno diritto ho detto io guardando quel ben di Dio. Vedevo lo stupore nei suoi occhi, ora che possedeva quegli immensi tesori. Anche vostro, Anna ha detto lui. Ho sorriso, senza che lui potesse vedermi. Un regalo di nozze da parte di Wolsey, non cos? Era triste e silenzioso, forse stava pensando a tutti i buoni consigli del cardinale. Non avete commesso nessun errore, Enrico. Era giunto il momento che Wolsey se ne andasse. S, e ora ho bisogno di un Cancelliere che non faccia parte del clero. Che cosa ne pensate di Thomas More? Non ho dato una risposta precipitosa, perch sapevo che l'uomo di legge, il dotto autore del volume Utopia, era un amico di Enrico. Era tenuto in grande considerazione per essere giusto e molto noto a corte, come pure tra la gente comune. Ma il pensiero della sua nomina mi lasciava perplessa. un cattolico convinto, amor mio, contrario al divorzio ho detto infine.

Verissimo. E in quel senso lo incito ad ascoltare la voce della coscienza. Ma non dovr interessarsi al mio divorzio, solo ad altre faccende legali e di stato. More ha sempre dimostrato di essere un mio servitore devoto e obbediente, che esprime la sua opinione solo quando sono io a domandargliela. Sono tornata indietro con la mente alla prima volta in cui avevo visto Thomas More. Mi trovavo nella Sala delle Udienze di Enrico, che riecheggiava del fruscio del raso pesante e del rumore delle catene d'oro che sbattevano contro grosse spille tempestate di gioielli, pervasa dal profumo francese che veniva dalle pieghe degli abiti inamidati di lino, dai farsetti tagliati ad arte e dai corpetti di pizzo. Finch a un certo punto, in questo giardino pieno di pavoni dai colori sgargianti, entrato un uccello di tutt'altro piumaggio, un uomo con un abito nero, di tessuto grezzo, ben modellato sulla sua figura sottile. Aveva gli occhi dolci e l'aspetto gentile. Il suo buon nome lo precedeva. Amico d'infanzia di Enrico e suo consigliere da molti anni, era anche confidente di Caterina, ha ospitato Erasmo quando il grande studioso venuto in Inghilterra, ed padre di famiglia. Si sapeva tutto del suo matrimonio con quella lingua biforcuta di Alice More, della figlia naturale Margaret, di quella adottata - un'altra femmina - e della loro devozione a quest'uomo. Non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso, m'immaginavo le paroline dolci che sussurrava all'orecchio della sua bambina. Una guida dolce, un'educazione morbida in questa vita dura. Tutte cose che non avrei mai conosciuto da mio padre. Mi sono vista davanti il suo volto: gli occhi duri come acciaio, ridotti a una fessura per il continuo sputar sentenze sui miei progressi col re. Il mio valore misurato solo su quei progressi... Sono ritornata di colpo al presente, alla domanda di Enrico che chiedeva il mio parere. Il profondo rispetto che ha More nei confronti di Sua Maest ammirevole e, ne sono certa, sincero, ma con una famiglia da mantenere ha bisogno di una promozione. Mettete in discussione i suoi propositi? Non i propositi, ma la propensione a cambiare idea. Nella sua "Utopia", non forse aspro e irremovibile nei confronti di chi colpevole di adulterio o di qualunque altro peccato di natura sessuale? La prima infrazione viene punita con la schiavit, la seconda addirittura con la morte. vero. Ma nel libro concede la possibilit di divorziare.

E sono certo che tutte le argomentazioni che ho elaborato, sia razionali sia teologiche, alla fine gli faranno cambiare idea. Allora s che sar un prezioso alleato per la nostra causa. Prego Dio che Enrico abbia ragione perch ci aspettano una battaglia campale ed una lotta terribile. Vostra Anna.

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2 dicembre 1529. Caro Diario, in questo giorno grigio e tempestoso ho visto mio fratello partire per la Francia. Eravamo sulla spiaggia di Dover, all'ombra del castello. Il vento mi soffiava tra i capelli sciolti e in mezzo alle gonne. Le muoveva come fossero vele, e soltanto il braccio di Giorgio stretto al mio mi teneva coi piedi ben saldi sul suolo inglese. Faceva freddo, ma noi eravamo riscaldati dal nostro affetto. Mi ha infilato le mani tremanti dentro il manicotto di volpe rossa, mentre eravamo fermi a guardare le barchette cariche di cesti, casse e barili di legno, che remavano rompendo le onde, dirette al punto in cui era ancorata la Principessa Ilaria, al largo della costa imbiancata. Le teste vicine, reclinate sulle spalle, abbiamo parlato di molte cose. Di come l'amore di Enrico per me abbia elevato di rango e arricchito la nostra famiglia: mio padre stato nominato Conte di Wiltshire e Conte di Ormond, Giorgio Lord Rochford, mia sorella Maria, Lady Maria Rochford e io Lady Anna Rochford. Giorgio stato anche scelto come ambasciatore di Francia, e questa la ragione del suo viaggio. Abbiamo rievocato il solenne banchetto che Enrico ha dato a Whitehall per festeggiare i nostri titoli onorifici. stata una cena di gala, con un'infinit di nobili e gran dame tra gli ospiti. Giorgio ha detto che la sorella del re, la duchessa di Suffolk, diventata pi verde del suo abito, quando mi ha visto seduta alla destra di Enrico, un posto riservato alle regine con tanto di corona. Du Bellay, l'ambasciatore francese, ha osservato da vicino lo svolgersi della serata, e Giorgio ha avuto occasione di vedere Eustace Chapuys, nuova spia dell'Imperatore a corte, (e consigliere di Caterina), prendere appunti in proposito su una tavoletta che

teneva appesa in vita. Io credo che gli avvenimenti della serata siano stati riportati in una missiva spedita al suo sovrano Carlo, da usare come arma per conto della zia. Il banchetto era costituito da diverse pietanze, ricche e sofisticate: anatra, lepre, montone, piccione, quaglia e cervo arrostiti, pani lievitati farciti di bacche, vino dolce in quantit, e una torta di mele e pere cos grande che non ci stava sul tavolo. C'erano dei musicisti che hanno suonato per tutto il tempo. Pi tardi sono arrivati buffoni e giullari a fare baldoria. Altri musicisti si sono aggiunti dopo che sono stati tolti i tavoli. Abbiamo ballato e ci siamo dati alla pazza gioia finch le prime luci del mattino sono entrate dalla finestra del palazzo. stata una notte cos felice: alcuni mormoravano che sembrava una festa di matrimonio. Mentre io e Giorgio eravamo su quella spiaggia gelida, sono arrivati un lord, la sua signora e la scorta, per attraversare la Manica. Lui era un bell'uomo, la moglie una donna molto graziosa, e dietro di loro veniva un corteo di domestiche e diverse figlie. Erano l fermi, spazzati dal vento, tremanti al pensiero di una traversata su una nave di legno, col mare cos grosso. Oh, Giorgio sono sbottata. In questo preciso momento vedo davanti a me una scena del mio passato! Ero una ragazzina di nove anni, alta e ossuta, ricordate? Eccome se ricordo quella bambina. Vivace e selvaggia. Una testa dura con gli occhi neri, tutta suo padre. Non eravate qui con noi sulla spiaggia di Dover, il giorno in cui io e nostra sorella Maria abbiamo accompagnato la principessa Maria, in partenza per la Francia, dove si sarebbe sposata? Io mi trovavo a Londra. Era una giornata come questa. Grigia, fredda, col mare in tempesta. Ci siamo accalcati tutti sulla spiaggia, mentre diverse navi reali ancorate in mezzo a quelle onde enormi aspettavano che salissimo a bordo. Quel giorno, per la prima volta, mi sono caduti gli occhi su Enrico. Era bello come un dio, salito al trono da poco, ancora felice accanto alla sua sposa spagnola. Erano venuti a salutare la sorella, pronta per il suo matrimonio reale col vecchio e cadente re Luigi. Io vedevo il giovane sovrano in piedi sulla sabbia, ma lui non ha notato la ragazzina pelle ed ossa che ero. A quell'epoca aveva occhi solo per Caterina, orgogliosa del suo ventre gonfio per la gravidanza.

Mi ricordo di com'era Enrico allora ha detto Giorgio. Mi sembrava enorme, pareva scoppiare dentro ai vestiti con la sua straordinaria vitalit, avido del mondo intero. La sua infanzia era stata una specie di prigione. Secondogenito, destinato al sacerdozio, era rimasto segregato negli austeri appartamenti del padre. Istruito, ma con l'ordine di non rivolgere la parola a nessuno, eccezion fatta per i suoi istitutori, passeggiava da solo nei giardini deserti del castello. Un ragazzo decisamente solitario, dunque. Poi morto suo padre, e poco dopo anche Arturo. Oh, Anna, il giovane Enrico era come una farfalla che esce dal bozzolo. venuto fuori gi completamente formato, passando da quello stato di pace assoluta ad una vita folle e brillante, come se fosse nato per quello. Enrico il Grande, l'appellativo giusto per un uomo e un re meraviglioso. Giorgio si girato e mi ha preso le mani. Vi sposer, so che riuscir a trovare il modo. Voglio tornare e vedere mia sorella incoronata regina. Poi arrivato un marinaio che ha invitato Giorgio a salire sulla sua minuscola imbarcazione per portarlo alla nave, cullata dal rollio delle onde. Lui salito su quella barchetta e, mentre lo guardavo, una folata di vento improvvisa gli ha portato via il cappello, ma lui se l' prontamente rimesso a posto. Si voltato e mi ha sorriso, come un ragazzino. Tutto l'amore che c'era dentro quel sorriso volato sopra la sabbia, e mi ha avvolto come un grande mantello di lana. E con quel senso di protezione addosso sono rimasta a guardare la sua nave prendere il largo e sparire dietro l'orizzonte grigio. Vostra Anna.

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25 dicembre 1529. Caro Diario, oh, me infelice! Nascosta nei miei appartamenti, sento l'eco delle celebrazioni natalizie provenire dal salone di Greenwich, celebrazioni pubbliche e sontuose, presiedute dal re e dalla regina, mentre qui, alla mia triste riunione, sono intervenuti solo mia sorella, mia madre, Thomas Cranmer e alcuni cortigiani

devoti. Giorgio ancora in Francia e mio padre - credo che non sappia che cos' la lealt - festeggia al fianco del re stasera. Ho inveito furiosamente contro Enrico per questa triste disposizione, ma lui si dichiarato impotente di fronte alla possibilit di cambiare un'abitudine tanto antica. Finch regina ha affermato, Caterina sar la mia consorte in pubblico nelle festivit natalizie e pasquali. In altre occasioni, mio tesoro, ci sarete certamente voi al mio fianco. Diamo gi abbastanza scandalo e sbandieriamo ai quattro venti il nostro amore. Ma durante queste feste religiose, i miei sudditi non sopporterebbero di vedervi accanto a me, si ribellerebbero fermamente. Anna, perdonatemi, per favore. Non l'ho giustificato, anzi, piangendo a calde lacrime, gli ho detto di togliersi dal mio cospetto. E ora che ascolto la musica che proviene dal salone, m'immagino un migliaio di candele che illuminano le tavole apparecchiate a festa, gli ospiti splendenti di gioielli e abiti sontuosi, i balli, le risate, ed i miei nemici gongolanti per la mia assenza. Ho sfogato tutta la mia tristezza addosso a mia sorella vedova, Maria. Mi ha ascoltato a lungo lamentarmi di tutti i miei nemici. Al primo posto, naturalmente, la regina che, forte della sua flemmatica perseveranza e della sua irritante dignit, scoraggia tutte le macchinazioni di Enrico, e continua a rifiutarsi di trattarmi male. Maria sostiene che Caterina convinta che non ci sposeremo mai, e che se si mostra determinata a restare al suo posto, senza dire niente che possa essere frainteso o far male, verr il giorno in cui riprender il suo posto nel cuore di Enrico, e il suo matrimonio sar salvo. La regina, dice, non riesce a odiarmi, in quanto la sua fede cattolica e il suo amore devoto non glielo permettono. Non la stessa cosa per la principessa Maria. Mia sorella, come me del resto, vede chiaramente il veleno che infiamma gli occhi di quella ragazza quando mi guarda. Cattolica o meno, mi vuole morta. Enrico disprezza sempre di pi Caterina, ma ama la sua bella figlioletta Maria, che ora ha tredici anni, intelligente e ben istruita, la sua Perla. Fino a che non porter in grembo il nostro principino, questa fragile ragazzina rimane la sua unica erede legittima. Nemiche minori, ma pur sempre noiose, sono le cameriere spagnole di Caterina. Ho detto a voce alta che vorrei finissero tutte in fondo al mare. Maria mi ha chiesto se vero che ho riferito alla domestica della regina, Maria de Moreto,

che preferirei vedere la regina impiccata piuttosto che confessare di essere stata al suo servizio. Ho risposto di s, che era verissimo: Maria scoppiata in una fragorosa risata, e io ho fatto altrettanto. Mi ha fatto bene sentir svanire la nuvola grigia che mi opprimeva il cuore mano a mano che facevamo fuori gli altri nemici con frecciate e storielle sconce. Poi mi ha chiesto quale fosse il mio desiderio pi vivo. Non ci ho messo molto a rispondere. Che Enrico allontanasse dalla corte la regina e la principessa Maria, ho risposto. Lasciate che vi spieghi come strappare un simile favore al re. Si chinata verso di me. un uomo lascivo il nostro Enrico, e tutti i vostri baci, le carezze e le altre cosette devono lasciarlo profondamente insoddisfatto. cos che lo tengo in pugno, sorella cara. Nei suoi sogni sono molto pi di quanto sarei nella realt. Concedetegli qualcosa, Anna, ma conservate il fiore della verginit. Usate la tecnica francese della soddisfazione, a parole. Vi giuro che gli far un enorme piacere, e farete fatica a contare i doni e i favori che vi garantir dopo una notte simile. Mi sono sentita ribollire dentro. Dovevo seguire il consiglio di quella che un tempo era la concubina di Enrico, e ora stata messa da parte? Le ho detto: Pensate di insegnarmi le tattiche dell'amore quando sono a un passo dalla corona d'Inghilterra?. Oh, fate come credete, sorellina. Ma per il momento quella corona ben salda sulla testa della regina Caterina, e non sar certo felice di separarsene. Enrico mi ama! S, ma Enrico volubile. Volevo dare uno schiaffo sul bel viso di Maria, ma ho trattenuto la mano. Perch anche se credevo fermamente che il re fosse animato da buone intenzioni, sedevo abbandonata, bandita da lui e da tutte le feste di Natale. Dio, prego che mia sorella si sbagli e che entro un anno sia diventata regina. Vostra Anna.

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9 giugno 1530. Caro Diario, con mio grande piacere, in questi giorni ho appreso le arti dell'intrigo e della politica: i miei maestri - Norfolk, Suffolk, Thomas More e mio padre Lord Wiltshire - sono i pi grandi artisti della nostra terra in materia. Osservo attentamente come, insieme a Enrico, tessano i fili del governo in un prezioso arazzo, l'ordito e la trama di feudi, sudditi, guerre e tasse screziati d'oro; lo ricamano di leggi e mosse diplomatiche eleganti; e imbastiscono solidi confini usando il filo dei lord leali e dei soldati. Sono stata convocata da un certo mastro Cromwell, segretario del cardinale Wolsey, e quell'udienza mi ha profondamente irritata. Quell'ometto vestito tutto di nero come un avvocato - gli occhi piccoli e lucidi, il naso grosso e appuntito, la bocca minuscola sul viso squadrato - venuto a chiedere per conto del suo umile padrone, ancora in esilio, una parola gentile da parte mia e di Enrico. Mentre parlava di Wolsey, molto malato di idropisia e di disperazione, ha detto, e con un gran bisogno di conforto, ho avuto la netta impressione che ci fosse un secondo fine dietro le sue parole. Non stato quello che diceva a farmi pensare che fosse disonesto. Solo un lampo in quegli occhietti vispi, un mezzo sorriso sulle labbra sottili, a lasciarmi intendere che avesse altre intenzioni, altri progetti. Forse il figlio di un birraio, giunto cos in alto, prova ammirazione per una ragazza che ha trasformato quello che un tempo era un importante cardinale in un supplice senza pi dignit. Questo strano uomo ha solleticato la mia curiosit, sembra cos sicuro di s, cos deciso. Ma mi sono trattenuta dall'esprimere la mia opinione e, simulando un gesto di generosit, gli ho dato un regalino per Wolsey, una targhetta d'oro che porto legata in vita, su cui sono scritte parole di conforto e di encomio. Mi ha ringraziato umilmente, ha fatto un profondo inchino e si ritirato. Credo proprio che Thomas Cromwell sia nel mio futuro prossimo. Sar il tempo a dirlo, ne sono certa. Nel suo forte attaccamento per me, il re ha trovato un'astuta strategia per ottenere il divorzio. Il nuovo cappellano di famiglia, Thomas Cranmer, da poco residente a Cambridge, uomo mite e cordiale, ha lasciato intendere con un certo coraggio che Enrico non aveva bisogno dell'approvazione di Roma: esistevano fondate opinioni di numerosi teologi europei in accordo o meno col Papa riguardo alla dispensa che aveva dato a Enrico per sposare la moglie di suo fratello. O forse potevano essere loro a

giudicare il caso. La pura e semplice idea stata come una bomba lasciata cadere sulla testa del re. Profondamente colpito dal punto di vista del sacerdote, Enrico ha giurato che Cranmer aveva preso il maiale per l'orecchio giusto e, senza indugiare, ha sguinzagliato per tutte le universit europee dei messi con le tasche piene zeppe d'oro. Il loro scopo era quello di guidare le menti degli studiosi di diritto canonico per aiutarli a comprendere la logica del divorzio da Caterina e a stendere opinioni favorevoli a riguardo. La lezione che ho avuto da tutto ci che a volte il fine giustifica i mezzi. E il nostro prossimo matrimonio motivo sufficiente per qualunque genere di disegno machiavellico. anche motivo di grande confusione. La gente di citt e di paese disprezza i preti e i vescovi inglesi, ma quando sono proprio quei sacerdoti a difendere dall'alto dei loro pulpiti il diritto di Enrico a ottenere il divorzio da Caterina e dalla Chiesa di Roma, su di loro piovono fischi e ingiurie. Persino Enrico titubante in materia di eresia. Dopo essersi infuriato per il trattato di Tyndale dal titolo Pratiche dei prelati, che ha messo in croce Wolsey e condannato il divorzio del re, di colpo ha offerto all'autore un posto nel Consiglio Reale, a condizione che dichiarasse pubblicamente di aver cambiato idea. Giuro che a volte ho l'impressione che il mondo stia impazzendo, e io insieme a lui. Ma devo seguire il mio corso e restare al fianco di Enrico, se vogliamo averla vinta. Vostra Anna.

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1 dicembre 1530. Caro Diario, T Carlis Ebor morto. Non decapitato per ordine di Enrico, come doveva essere, ma stroncato da una banalissima dissenteria sulla strada per la Torre di Londra. Temevo fortemente che la battaglia finale di Wolsey per guadagnarsi l'amore di Enrico l'avrebbe visto di nuovo vincitore. Poich di

recente il re si dichiarato profondamente scontento dei suoi consiglieri Wiltshire, Suffolk e Norfolk, sostenendo a gran voce che il cardinale era un uomo migliore di tutti loro messi assieme. Gli aveva restituito le sue propriet, consentendogli di restare in carica come arcivescovo di York, e gli aveva fatto un regalino di qualcosa come tremila sterline. Era davvero preoccupante. Che cosa sarebbe successo se Enrico avesse rivoluto quel vizioso prelato per consigliere? Wolsey continuava ad odiarmi. Nelle settimane precedenti avevo saputo da certe spie che lavoravano per me che, durante la sua assenza dalla corte, il cardinale aveva iniziato una corrispondenza proditoria col Papa, dando la sua approvazione a un editto che ordinava la mia separazione dal re. Il duca di Norfolk, senza dubbio per i suoi egoistici interessi, seppure in sintonia con i miei desideri, riuscito a strappare al dottor Agostini, un uomo del cardinale, la confessione che il vecchio Wolsey aveva chiesto al Papa la scomunica di Enrico se non mi avesse scacciato dalla corte. E quel che peggio che il cardinale aveva ordito una grande rivolta che gli avrebbe permesso di prendere in mano le redini del governo. In Parlamento, il cancelliere Thomas More, fresco di nomina, ha parlato con astio di quell'eunuco di Wolsey, da poco caduto, e della necessit del re di liberare il suo gregge da tutti gli uomini corrotti e inaffidabili. Le mie accese proteste sommate a quelle di More ed alle informazioni di Norfolk erano troppo forti per poter essere ignorate. Muto, impassibile, senza dubbio col cuore spezzato, Enrico ha acconsentito a firmare un mandato per l'arresto immediato del cardinale. Non si sapeva chi sarebbe stato il prescelto per presentarsi a Wolsey, a dire il vero erano in pochi ad avere il fegato per farlo. E cos ho preso in mano la situazione ed ho trovato io la persona adatta. La mia scelta, dolce eppure amara, caduta su Henry Percy Lord Northumberland. Dolce vendetta! Come avrei voluto essere una mosca posata sulla parete della stanza del cardinale, quella sera, la vigilia di quella che secondo lui avrebbe dovuto essere la celebrazione trionfale della sua reintegrazione nell'arcivescovado di York. Mentre invece Percy entrato nella sua sala da pranzo e ha pronunciato le seguenti parole: Milord, siete in arresto, con l'accusa di alto tradimento. Dopodich, sotto scorta, con un tempo da lupi, si messo in cammino verso Londra e la sua inevitabile condanna a morte, ma in quella triste processione si ammalato ed morto. E l, all'abbazia di Leicester, il cardinale Wolsey spirato in pace, pi di quanto avessi sperato, privandomi dello spettacolo della sua fine umiliante.

Vostra Anna.

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7 febbraio 1531. Caro Diario, Dio benedica mastro Cromwell. In combutta clandestina con Sua Maest - ha una stanza al palazzo di Greenwich, dove il re pu entrare da un passaggio segreto - ha ideato un piano cos crudele, cos brillante ed incredibile che ora si profila la conclusione della Grande Causa di Enrico. Che mente acuta deve avere quest'ometto per pensare che il re possa essere riconosciuto Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra! Al sinodo di Canterbury, Cromwell ha fatto notare all'assemblea riunita come gli uomini di Chiesa inglesi mettano tutta la loro autorit nelle mani di un potere straniero, il Papa. Poi, come un soldato armato di due spade, brandendo quest'arma in una mano e il terrore nell'altra, ha accusato ogni singolo sacerdote dell'isola di aver infranto la vecchia legge di Praemunire, il ricorso illegale a una giurisdizione straniera, quello stesso atto di tradimento per cui Wolsey si trovato agli arresti e infine caduto. Ha concluso richiedendo a tutti un pagamento, un riscatto se preferite, per ottenere il perdono del re! Cromwell sostiene che quando la Chiesa sar spezzata in due, il Santo Padre sar rimosso dal suo trono ed Enrico nominato vicario di Cristo qui in Inghilterra, allora il re potr dare ordine al pi alto prelato del paese - l'arcivescovo di Canterbury in persona - di concedergli il divorzio. E noi saremo marito e moglie. Ebbene, successo il finimondo a quel sinodo. Atterriti ma inermi, con tutta la loro rabbia, hanno cercato invano di pervenire a una qualche conclusione che impedisse a Enrico di diventare Lord Protettore e Capo Supremo della Chiesa e del Clero d'Inghilterra. Il Lord Cancelliere More era livido per quel che stava accadendo. Ma si dimostrato impotente nel suo nuovo ruolo, un tempo usato come un'arma dal vecchio Wolsey. Come avevo gi detto a Enrico, More rimasto fermo sulle sue posizioni riguardo al divorzio del re. Ma Thomas More anche la marionetta nelle mani del

re, troppo mite e malleabile per agire contro il suo volere. Quando stato in carica, More, questo padre di famiglia, quest'uomo di presunti nobili princpi, ha perseguitato gli eretici senza un briciolo di piet. Dichiarando che i miscredenti meritavano solo di essere sterminati, non ha dimostrato la bench minima tolleranza. Era pi che legittimo che i suoi continui scritti in materia dessero molto fastidio al re, ma quel che peggio che quando un cittadino veniva trovato in possesso di Le pratiche dei prelati di mastro Tyndale, il libro gli veniva legato attorno al collo e lui veniva costretto a sfilare per tutta Londra e poi a gettare il libro in una pira. Ha fatto frustare e torturare uomini e donne, minacciando di mandarli al rogo. Per niente turbato dal profondo imbarazzo del suo cancelliere, il re ha dato ordine a More di tenere un discorso, prima alla Camera dei Lord e poi alla Camera dei Comuni, per difendere le ragioni di Enrico nel chiedere il divorzio da Caterina. In preda all'angoscia e profondamente avvilito, ha sostenuto che il suo re non ha agito per amore di una donna, come ventilavano alcuni, ma solo per dovere di coscienza e per mettere a tacere i suoi scrupoli. Quelle parole false ed amare devono proprio essergli andate di traverso. L'impresa storica di Enrico mi spaventa moltissimo, dal momento che solo per ottenere la mia mano che ha rubato il cappello papale per metterselo sopra la corona. Tremo al pensiero... Ma al tempo stesso sorrido. Vostra Anna.

CAPITOLO SESTO

Spero di essere riuscito a trovare ci che Sua Maest desidera disse Lord Francis Knollys, il castaldo, parlando a voce abbastanza alta da coprire il rumore delle grosse chiavi appese alla catena che portava legata intorno alla vita sottile. Il cugino di Elisabetta era un uomo alto, con le gambe lunghe, che la superava di parecchi centimetri, eppure aveva i suoi problemi a stare al suo passo veloce nell'atrio del castello di Greenwich. Mia madre stata dama di compagnia della vostra negli ultimi anni della sua vita prosegu. Mi ha detto che era pericoloso mostrare interesse o simpatia per la regina Anna, e la maggior parte delle sue cose sono state fatte sparire o gettate via, dopo la sua morte. Elisabetta sent un brivido di dolore attraversarle il corpo al pensiero di una donna un tempo cos profondamente amata dal marito, e poi dimenticata troppo in fretta, senza un briciolo di piet. Provava uno strano fastidio a parlare di quella donna colpevole di tradimento, che in venticinque anni di vita aveva nominato appena. Ma Knollys, parente dei Bolena, sembrava felice di poterlo fare. Il nostro amico Thomas Wyatt, pace all'anima sua, ha sempre detto che suo padre era innamorato di vostra madre. Scriveva versi per lei. Faceva ingelosire il re. Le rimasto fedele fino al giorno della sua morte. Wyatt, si disse Elisabetta, era colui che aveva regalato a sua madre il Diario, ma soprattutto le aveva dato la fiducia necessaria per scriverci, era scampato pi d'una volta all'ira del sovrano, tanto da morire di morte naturale. Il figlio, suo omonimo, un patriota protestante, era perito solo pochi anni prima sotto la scure del boia, dopo aver guidato una ribellione, poi fallita, contro la decisione della regina Maria di prendersi per marito uno spagnolo. Eccoci, Vostra Maest. Knollys si era fermato davanti a una porta intarsiata in fondo al corridoio, e ora cercava nel mazzo di chiavi sonanti quella giusta per aprire la serratura arrugginita. Non c' molto qui dentro, ma credo che fosse tutto di propriet della regina. Spalanc l'uscio che portava in una stanza non pi grande di un ripostiglio, ma che un tempo doveva essere stata l'alloggio di qualche domestica o cortigiana particolarmente fortunata.

Knollys scost un pesante arazzo che nascondeva una finestra tutta sporca. Granelli di polvere svolazzavano nei raggi di sole che riuscivano a filtrare attraverso il vetro. Volete che vi porti una torcia? No, no. Aprite le finestre. Sar pi che sufficiente. Con un gran cigolio le finestre piombate si spalancarono, riempiendo la camera del sole del mattino. Grazie, Francis. Ve ne sono molto grata. Potete andare ora. Vostra Maest. Knollys s'inchin sulle gambe ossute ed indietreggi fino alla porta, chiudendola delicatamente alle spalle di Elisabetta. Finalmente sola con tutti gli oggetti di sua madre rimasti, si guard attorno con un'espressione avida in volto, spostando gli occhi da un oggetto all'altro: qui un cuscino ricamato, l un arazzo piegato male, un paio di candelieri di ottone, un crocifisso, una campana in vetro di Murano incrinata. Elisabetta spalanc l'armadio di legno grezzo. Dentro era appeso un vestito sbiadito e afflosciato, con i bordi rossicci e arancioni, la vita e il corpino cos minuti da dar credito alle voci secondo le quali Anna era esile come un uccellino. Accartocciati in fondo all'armadio c'erano le maniche ed i laccetti di seta tutti sbrindellati che pendevano dall'occhiello. Elisabetta ne prese in mano uno e not una lunga fascia a punta dalla parte del mignolo. Era la moda lanciata da sua madre per nascondere quel minuscolo pezzettino di unghia e carne, il suo marchio diabolico. Elisabetta avvicin la manica al volto. Respir a pieni polmoni: il tempo aveva affievolito gli odori. Eppure era rimasta una vena di profumo dolciastro e una traccia della persona, che sapeva di spezie e di muschio. Sua madre. S. Era cos distante, eppure cos familiare. Chiuse gli occhi, cercando di ritrovare il suo volto, ma tutto quello che riusc a evocare fu una luce accecante, il ricordo di gioiose risate e, a tratti, una ninna nanna francese cantata in allegria. Elisabetta spost la sua attenzione sul lettuccio basso, ora senza lenzuola, ma sommerso da diverse casse di legno e da un'enorme cassapanca col coperchio arrotondato, dipinto a mano in stile italiano. Lo apr e vi trov un centinaio di tarme morte ed un guazzabuglio di oggettini personali, che davano l'impressione di essere stati nascosti l dentro in gran fretta. C'era un cesto pieno di graziosissime scarpine da sera col tacco, un paio di raso verde bordate di pizzo

increspato, un altro di broccato d'oro intrecciato e un altro ancora di seta di velluto nero, bordate di fiocchi d'argento. In ogni scarpa si vedeva la leggera impronta del piedino di Anna, uno spettacolo da cui Elisabetta scopr di non riuscire facilmente a distogliere gli occhi. Ma c'era dell'altro. Avvolti in un pezzo di stoffa sbrindellato c'erano un manicotto di volpe rossa mangiato dalle tarme, una grande scatola per cosmetici d'argento: della cipria di un bianco spettrale, che da molto tempo aveva perso il suo profumo, un vasetto di rosso per le guance, barattoli di quella che un tempo doveva essere una lozione oleosa e ora era diventata dura e piena di crepe. In minuscoli sacchettini chiusi con delle cordicelle c'erano filtri a base di erbe e preparati medicinali ormai ridotti in polvere. Dentro una cornice tempestata di perline c'era la miniatura di un bell'uomo senza nome, forse lo zio Giorgio. Trov anche, accuratamente piegata, una livrea di una delle cameriere di Anna: una giacca di velluto blu e porpora che aveva ricamate sul petto le parole La plus heureuse, La pi felice. Chiuse il baule con un tonfo sordo, facendo svolazzare di nuovo i granelli di polvere alla luce del sole, e sollev il coperchio di una delle casse di legno. Libri. Erano i libri di Anna. Queste cose, Elisabetta lo sapeva, erano preziosissime perch avevano rappresentato il nucleo centrale della formazione e dei princpi di sua madre. La regina ne prese in mano uno e lesse i caratteri incisi in oro sulla copertina di pelle. La nobile arte venatoria, o della caccia. C'era una copia tutta sciupata dei Racconti di Canterbury di Chaucer, diversi romanzi d'avventura e libri di poesia francesi. C'era anche un grosso volume di disegni con tutti i fiori e gli alberi che si trovano in Inghilterra, e uno sulle piante medicinali e i loro usi. Poi trov un libro, rilegato con una sottile copertina di cuoio color vinaccia, mezza rovinata, dal titolo L'obbedienza di un cristiano. L'opera di Tyndale. Quello che sua madre aveva dato a suo padre perch lo leggesse ed imparasse la Nuova Religione. Elisabetta lo apr con cautela e cominci a sfogliarlo, come dovevano aver fatto i suoi genitori. Si ferm, incuriosita da un segno quasi invisibile, a margine di un lungo paragrafo a pagina settantuno. Parlava del dovere che ha un sovrano di capire le anime dei suoi sudditi. Era quello che aveva sottolineato Anna con le unghie per mostrarlo al re. La Nuova Religione. In quanti erano morti, si domand Elisabetta, in nome del diritto di credere che un uomo potesse parlare direttamente a Dio e mettere la ragione al di sopra della fede? Se la Riforma fosse

stata una strada, sarebbe iniziata alle porte della citt di Lutero, Wittenberg, per estendersi un po' in tutt'Europa, snodandosi dalla Germania in ogni citt, borgo e villaggio. Lutero, Calvino, Zwingli, come dei grandi generali, avevano guidato eserciti di convertiti lungo questa strada disseminata di martiri morti per una rivoluzione che aveva cambiato per sempre la storia del mondo. E in Inghilterra, pens Elisabetta, facendo scorrere il dito lungo il paragrafo segnato del libro di Tyndale, una ragazza figlia di un comunissimo cittadino aveva allontanato da Roma il re, cattolico convinto, e l'aveva portato all'indipendenza religiosa, dando una grossa delusione ai fedeli. Non c'erano dubbi in proposito, la strada inglese era stata un sentiero tortuoso e impervio. Enrico, un tempo il sovrano a cui il Papa era pi affezionato, era tutt'altro che un riformatore zelante. A dire il vero era rimasto fino alla morte un cattolico fedele in tutti i sensi, tranne uno: non riconosceva la supremazia del Papa. Non fosse stato per la cieca passione che provava per mia madre, pensava Elisabetta, e la necessit politica dell'erede maschio che lei gli aveva promesso, ancora oggi l'Inghilterra potrebbe essere stretta nella morsa d'acciaio del Papa. L'ignobile coscienza di suo padre, famoso per aver sostenuto che il matrimonio con la vedova del fratello fosse blasfemo agli occhi di Dio, non si era schierata a difendere il diritto di ogni inglese di leggere le Scritture nella propria lingua. Enrico aveva letto le opere di Tyndale, ma aveva duramente condannato la traduzione della Bibbia in inglese a opera di quel prete. Elisabetta ricordava di aver sentito raccontare dal suo tutore che Enrico aveva definito Tyndale un fellone per il semplice fatto che aveva cercato di far stampare la sua Bibbia in Inghilterra, e che i rappresentanti del re non avevano smesso di inseguirlo e stargli alle costole quando era fuggito in Europa alla ricerca di qualcuno che gliela stampasse. Infine, l'anno in cui Enrico si present al sinodo di Canterbury e si nomin Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra, provocando la sua immediata scomunica, aveva ordinato la condanna a morte di Tyndale in quanto eretico. L'uomo che una volta aveva detto a un amico cattolico: Se Dio mi risparmier, nel giro di pochi anni riuscir a far s che un ragazzotto di campagna conosca le Scritture meglio di voi, fu pubblicamente strangolato e messo al rogo, dopo aver urlato ripetutamente: Signore, aprite gli occhi al re d'Inghilterra!. Quando suo padre mor, con la mano stretta in quella dell'amico Thomas Cranmer, sal al trono ancora giovanissimo il fratellastro di Elisabetta, re Edoardo VI, che port l'Inghilterra al suo primo impegno con il fanatismo e le persecuzioni del protestantesimo. Ma Elisabetta sapeva che il motivo per cui gli scagnozzi di Edoardo avevano spogliato le chiese non era tanto liberarsi delle immagini sacre

del cattolicesimo, ma piuttosto depredare gli altari degli ori e degli argenti e rimpinguare il tesoro reale ormai agli sgoccioli. Pi tardi, sotto il regno della sorella Maria, la controrivoluzione religiosa era stata addirittura da incubo. Ricuciti i rapporti con Roma, la Riforma era stata portata avanti di nascosto, e gli eretici protestanti erano morti a migliaia, compreso Thomas Cranmer. La stessa Elisabetta era sopravvissuta a stento a quegli anni. Obbligata a seguire la messa per dar prova delle sue convinzioni religiose, ogni giorno aveva rivolto le sue preghiere a Ges, perch le desse la forza di andare avanti, e un bel giorno affidasse la nazione al suo vero destino. Una volta incoronata, Elisabetta aveva ottenuto il suo scopo senza ulteriore spargimento di sangue. Ma la religione era pur sempre una faccenda confusa, pens Elisabetta sfogliando La follia di Tyndale. Persino lei, di tendenze moderate e indulgenti, era fermamente convinta che i preti dovessero rimanere celibi. Come potevano servire premurosamente il Signore senza macchiarsi di peccati con una donna nel letto e dei bambini da crescere? E la sua forte personalit, doveva ammetterlo, le faceva desiderare un rito solenne, con la musica che si leva al cielo e i ricchi paramenti liturgici della vecchia fede. Era un problema, concluse Elisabetta, mentre chiudeva il libro e lo nascondeva nelle pieghe della gonna, difficile e controverso come la propria anima, un problema che avrebbe continuato a esistere ed a prendere forme diverse per tutta la durata del suo regno e nel futuro dell'Inghilterra. Ma le procur un grande piacere ed un pizzico di divertimento, quell'importantissimo cambiamento della Chiesa e dello Stato, che forse non era nato con Anna ed Enrico, ma con loro aveva avuto la sua svolta decisiva. Elisabetta richiuse la cassa di legno, serr le finestre, e con un sorriso soddisfatto lasci la stanza piena dei ricordi di sua madre, per tornarci un altro giorno.

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15 agosto 1531.

Caro Diario, dicono che sono furba e arrogante. Ma ditemi, quale donna al mondo riuscirebbe a non essere almeno un po' arrogante, se per lei il re d'Inghilterra in persona bandisse dalla corte la sua stessa moglie, ossia la regina? Grazie a Dio, finalmente successo. In ciascuno dei palazzi di Enrico, Lady Anna Rochford ora occupa gli appartamenti che un tempo erano di Caterina. Com' bello non sentirsi addosso i suoi occhi di ghiaccio, non vedere la sua espressione triste ed arcigna, non dover sopportare a ogni festa comandata la sua presenza in pubblico, la sua espressione devota. Il re appare profondamente sollevato, perch anche se Caterina ha perso il trono, non si ancora avuto notizia di punizioni da Roma, e neppure della scomunica. Anche la principessa Maria stata allontanata da corte: Enrico l'ha costretta a separarsi per sempre da sua madre, il che mi sembrato eccessivo, persino crudele. Ma Enrico sostiene, a ragione, che insieme diventerebbero molto forti e potrebbero ordire una congiura, addirittura far scoppiare una rivolta contro di noi. E quale donna che non possieda il dono dell'astuzia si ritroverebbe nel pieno dei negoziati per la sua mano a presiedere la tavola dei banchetti insieme al re ed all'ambasciatore di Francia, guardando dall'alto in basso suo padre e i duchi di Norfolk e Suffolk? Penso di essere furba. Ma non sono stata io a scegliere questo sentiero strano e pericoloso.

Ero solo una ragazza semplice innamorata di un ragazzo semplice. Ma dopo che quell'amore stato strappato al mio cuore e si fatto avanti Enrico, ammetto di essere diventata un'altra, pi dura, e di essermi fatta dei nemici, nonch di aver imparato una forma di lotta di corte dove un'anima meno forte ben presto cadrebbe gravemente ferita e morrebbe. Non io. No, non io. Questo scontro diretto per la corona inglese, una volta iniziato, pu avere un solo esito. Io diventer regina. Coloro che combatteranno al mio fianco saranno adeguatamente ricompensati. Coloro che si metteranno contro di me vorranno non averlo mai fatto. In questi giorni il re come un grosso toro che vede in lontananza un pascolo rigoglioso, ma sente una enorme resistenza sotto di s, eppure si affretta in quella direzione, nonostante i pericoli mortali. Triste a dirsi, non sento ancora quel

profondo amore per Enrico che tanto desideravo, anche se non smetto di pregare per riuscire a provarlo. Ma credo che mi stia nascendo in seno qualcosa di simile. Sarei soltanto una donnaccia frigida se non fossi mai stata mossa da tale devozione. Penso che presto m'innamorer di lui. Vostra Anna.

*** 29 settembre 1531. Oh, mio caro Diario! il fatto che possa scrivervi ancora oggi o qualunque altro giorno dipende solo dalla sorte favorevole e dalla lealt di una servetta di cucina di nome Margaret. Dopo essere stata via a far visita al fratello malato a sud di Londra, si fermata alla casa sul fiume di mio padre, a Durham, e lungo le strade ha trovato degli insoliti assembramenti di gente. Lanciando grida di rabbia contro il mio nome, chiamavano dalle case e dalle stamberghe tutte quelle donne che odiavano me ed amavano la regina. Pare che si siano riunite a centinaia, anzi a migliaia, armate di scope e coltelli, randelli e bastoni, con cui fendevano l'aria come fosse il mio petto o la mia testa. No ad Anna Bolena. A morte la baldracca dagli occhi grandi urlavano. La mia domestica ha detto che tremava di paura, stata persino costretta a bestemmiare il mio nome, sotto minaccia della vita. E mentre tornava a casa, la folla - perch ormai di folla si trattava - non era formata solo da donne, ma anche da uomini con abiti femminili, anch'essi armati fino ai denti. E tutti insieme hanno cominciato a urlare che mi trovavo a Durham. Margaret voleva correre qui a darmi la notizia, ma temeva di insospettire quegli indemoniati, e cos stata costretta a muoversi con la massima prudenza per strade piene di quella massa di assassini, per precederli alla casa di mio padre. Era una giornata tiepida, e io ero in camera con mia madre a provare degli abiti da cerimonia portati dalle nostre commercianti di seta. Mio padre era in Francia e anche Enrico era via, a caccia, quando Margaret, paonazza in viso, sudata e boccheggiante, ha fatto la sua irruzione, spiattellando le novit. Perdonatemi, Lady Rochford, ma c' un'infinit di gente che sta venendo qui, e vuole farvi del male! Io e mia madre ci siamo guardate negli occhi. Andatevene! ha detto lei alle altre donne, e poi, rivolgendosi a Margaret: Dite

ai domestici di abbandonare immediatamente qualunque attivit e di lasciare il palazzo. Tutti, tranne mastro Richardson. Ditegli di aspettarci alla porta che porta al fiume. Mi vergogno a dirlo, ma all'inizio sono rimasta paralizzata dal terrore, ho solo avuto la presenza di spirito di afferrare al volo questo mio Diario e nasconderlo sotto le gonne, prima che la mano sicura di mia madre mi guidasse gi per le scale per mettermi sotto l'ala protettiva del nostro maggiordomo. Senza scomporsi, Richardson, con una fretta per me incomprensibile, ci ha fatto attraversare di corsa il grande prato fino al molo, dov'era ormeggiata una barchetta. stato allora che ho sentito un suono portato dal vento. Un suono che conoscevo, ma non riuscivo a identificare. Mi sono fermata per ascoltarlo, i piedi sull'erba tiepida, cercando di ricordare. Mia madre mi ha chiamata: Sbrgati, Anna!. Allora ho riconosciuto quel suono: un ruggito sommesso che si faceva sempre pi forte. Erano voci, una marea di voci, le urla erano grida assassine contro il mio nome, mentre lo sferragliare delle armi e il rumore dei loro passi pesanti si faceva pi vicino, sempre pi vicino... Richardson mi ha preso per un braccio e mi ha trascinato sulla barca, mentre gli occhi colmi di terrore di mia madre salutavano la sua patetica figlia. Ci stavamo allontanando a colpi di remi, quando abbiamo sentito lo schianto di vetri mandati in frantumi e il rumore sordo di bastoni contro le pietre, e abbiamo visto quell'odioso branco di gente prendere d'assalto la casa di mio padre, sconosciuti dall'aspetto disgustoso riversarsi dalle porte di servizio sul prato che scendeva al fiume. Miserabili donne correre sulla riva, accecate dalla rabbia, con le ramazze ed i bastoni per aria, imprecando contro la nostra barca, augurandosi che affondasse e io potessi morire. Ora mi sono sistemata a Greenwich, e sto scrivendo con mano tremula alla luce della candela. Non sono un'anima perfetta, ma giuro di non meritarmi tutto questo veleno. Prego Dio che mi conceda il suo amore e provveda per il meglio. Vostra Anna.

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14 maggio 1532. Caro Diario, si conclusa con esito vittorioso una grande guerra che ha visto schierati Enrico e Cromwell da una parte contro il clero inglese e Thomas More dall'altra. Enrico non era d'accordo che la Chiesa di Roma venisse messa davanti all'Inghilterra e alla Corona. Questo significava che era il Papa il loro vero sovrano, ed Enrico soltanto una pedina. I vescovi Tunstall e Fisher hanno difeso a spada tratta questi antichi editti, mandando Enrico su tutte le furie. Sebbene si preoccupasse che i suoi sudditi rispettassero la sacralit delle leggi della Chiesa, di cui teme la proscrizione, come ai tempi di Thomas Becket, Enrico e Cromwell sono poi andati in Parlamento a esporre il caso, e i lord hanno sostenuto la loro causa. La supplica contro gli ordinari del Parlamento ha mosso obiezione alle corti ecclesiastiche di Roma e al diritto canonico, scritto in latino, che imponeva agli inglesi misure molto rigide, senza il loro consenso. Secondo quanto stabilito da quella legge, poteva accadere che un uomo processato per eresia, crimine punibile con la morte, ritrovasse a testimoniare contro di lui uomini vili e disonesti che volevano il suo male, mentre nelle corti inglesi i testimoni sono tenuti a dimostrare la propria onest e la buona fede prima di parlare contro l'accusato. Persino il cancelliere di Enrico, More, un cattolico convinto, ha sostenuto nei suoi scritti queste ingiuste prescrizioni, asserendo che l'eresia un crimine tanto malvagio che nessuna legge sarebbe troppo dura se riuscisse a eliminarla, poich le anime sono molto pi importanti della legge civile. A dire il vero, mi sembrato che More stesse andando oltre l'opposizione alle mosse di Enrico contro la Chiesa, Spingendosi anche contro il divorzio del re. Non sapeva, o non gli importava, che mandare in collera Enrico significava la morte? Cromwell ed Enrico hanno fatto pressioni su quegli smidollati del clero con angherie e minacce, e loro, deboli e spaventati di perdere le propriet, niente affatto disposti a fare la parte dei martiri, si sono arresi ancora una volta al volere del re. Un documento dal titolo La sottomissione del clero stato consegnato nelle mani avide di Enrico da quei pusillanimi dei prelati inglesi. Determina un

grande cambiamento nell'mbito della Chiesa, concedendo alla Corona le sue antiche libert e la sua piena autorit. Non pu essere promulgata alcuna legge senza il consenso reale, e neppure il sinodo potr aver luogo senza il permesso del re. stata una grande giornata per Enrico, per Cromwell, e anche per me, perch spogliare la Chiesa di Roma del suo potere avvicina Enrico al divorzio e me al trono. Il cancelliere More, dopo la sonora sconfitta subita, il giorno seguente alla Sottomissione del Clero, nel giardino della residenza di York, si rassegnato a dare le dimissioni dalla carica di Guardasigilli e a ritirarsi a vita privata. Enrico, ora capo supremo del suo regno e della Chiesa, le ha accettate. Vostra Anna.

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20 agosto 1532. Caro Diario, esiste un'altra donna al mondo che possa vantare pi nemici di me, e pi accaniti? Gente comune, nobili, uomini, donne, giovani, vecchi, sacerdoti, e persino bambini. La settimana scorsa, mentre ero fuori a cavallo con Enrico, un ragazzino che non avr avuto pi di dieci anni corso verso di noi, lanciando insulti contro la baldracca del re ed scomparso nell'erba alta dei campi. Enrico voleva far catturare quel monellaccio per punirlo, ma io gli ho chiesto clemenza. Troppo giovane per conoscere il valore delle sue parole o il loro effetto, ha detto Enrico, vi odier una volta uomo, quando sarete diventata regina. Ma per mio volere l'ha lasciato andare. Pi allarmante invece la duchessa di Suffolk, sorella di Enrico, che senza dubbio si ricorda di me, sorella della sua dama di compagnia, quando molti anni fa partita per la Francia per sposare il vecchio re Luigi. Ora suo fratello vuole unirsi in matrimonio con me, mettendomi in una posizione ben pi alta della sua, facendomi diventare la sua regina. Mi snobba apertamente, con i suoi insulti venali, sfacciati, per pura gelosia. stata regina di Francia per soli tre mesi, poi ha sposato in segreto il miglior amico di Enrico, Charles Brandon, per amore. Ora i loro sentimenti sono andati in fumo. Lui la tratta male, la disprezza.

Lei di sua propriet. Mia zia, l'irascibile Lady Norfolk, ultimamente ha rivelato un incredibile odio nei miei confronti, mostrandosi offesa per la mia ascesa sociale. vero, il lignaggio che Enrico aveva commissionato per la stirpe dei Bolena chiaramente falso. Quest'albero genealogico sontuosamente decorato in oro ha le radici che affondano nelle bugie. Uno dei miei lontani antenati era un certo Geoffrey Bolena, un mercante di lana, di cui si hanno le prime notizie in terra inglese cent'anni fa, e non come hanno scritto gli araldi di Enrico, qualche vecchio signore normanno venuto in Inghilterra cinquecento anni prima. Ma nonostante i consigli e le suppliche da parte mia, sicura che questa trovata avrebbe mandato su tutte le furie i nobili, che vantavano un lignaggio autentico, Enrico ha insistito nel suo imbroglio e ha esposto il suo bel documento dipinto nel salone di corte. Quasi tutte le dame si parlavano sottovoce, prendendosi gioco di me dietro ai ventagli che facevano sventolare. Tranne la duchessa di Norfolk. Lei ha fatto il suo ingresso in grande stile, ha dato un'occhiata al documento, l'ha preso in mano e l'ha strappato in due! Non c' da meravigliarsi che la salute di Enrico non sia delle migliori. Ha appena compiuto i quaranta e dimostra tutti gli anni che ha, nel viso e nel fisico, entrambi considerevolmente ingrossati. Il volto, non pi quello di un ragazzino, una maschera di dolore logorata dalle preoccupazioni. Ha una grossa ulcera pustolosa sulla coscia che gli procura un dolore insopportabile. La testa gli duole costantemente. Non va quasi pi a cavallo. Ho provato a prendermi cura di lui. Sono stata da speziali, e anche da donne rinomate per essere fattucchiere capaci di curare ogni genere di malattia. Una pozione a base di calendula e corteccia di olmo ha dato dei buoni risultati alla suppurazione della gamba per diversi giorni, ma poi l'ulcera ha ricominciato a riempirsi di sangue infetto e di pus. Quando si lamenta per l'emicrania, gli prendo la testa tra le mani, gli massaggio le tempie ed accarezzo la sua fronte corrucciata. Lui sospira tristemente: Ah, Anna, le vostre dita, le vostre mani cos fresche. In quei momenti in cui mio prigioniero, provo affetto per lui. Se devo essere sincera, ho troppa paura di lui per amarlo veramente, amarlo nel profondo, come un tempo amavo il dolce Percy. A sentirmi sparare a zero sul re con la mia lingua biforcuta, non si direbbe mai che mi tremano le gambe quando si avvicina. Perch io so di cosa capace, conosco quel fuoco interiore che porta alla follia.

Nella sua anima vedo un campo di battaglia, demoni spaventati nella sua testa perennemente in lotta con gli angeli dell'intelligenza, della ragione e della poesia. Soltanto Wolsey conosceva cos bene il re... ed morto. Tutti gli altri si sono fatti del re l'immagine che lui ha voluto dare, splendido nel suo farsetto tagliato ad arte, le ampie maniche di seta e raso rosso sangue, le pellicce e gli ori, un enorme Poseidone, un terremoto, una tempesta. Vuole che tutti lo temano, per poi disprezzarli. Io ho paura di questo re folle, ma devo trasformare la paura in una risata beffarda, in parole dure per controbattere le sue. Lui non capisce la grandezza della mia impresa, pensa che, sangue reale a parte, io sono sua pari. Forse cos, come il cervo uguale a chi lo insegue, con cani e cavalli, fino alla sua morte. Ma io so che questa uguaglianza la ragione per cui mi ama. Per cui muover i sette colli di Roma per farmi regina. Vostra Anna.

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2 settembre 1532. Caro Diario, pensavo di aver gi stilato in precedenza una lista completa dei miei nemici. Ma ne arrivato uno da cos lontano (da lontano e dal basso) che io per prima sono stata colta di sorpresa. Enrico ha detto chiaramente a tutti che ci sposeremo, e coloro che desiderano che le nostre nozze non vengano mai celebrate fanno di tutto per ostacolarle. Alcuni sostengono che il matrimonio del re e della regina onesto e legittimo, e dunque non pu essere rotto. Altri dicono che il divorzio contro la volont di Dio. Altri ancora affermano che io non sono assolutamente adatta, e perch non sono di nobili origini e perch non porterei gli stessi vantaggi di una principessa straniera. Ma all'improvviso ecco fare la sua entrata sul palco della politica reale Lady Northumberland. Questa donna diabolica e crudele, la moglie del mio caro Henry Percy, cos a lungo tenuta lontana da lui, si presenta con una maledettissima lettera, dove si dimostra che Lord Northumberland si era impegnato a contrarre matrimonio con me.

Se dovesse risultare autentica, potrebbe invalidare la mia legittima unione con Enrico. S, l'accusa vera, come ho scritto proprio in queste pagine molto tempo fa. Sebbene sia solo una promessa di due innamorati, che si sono giurati di sposarsi un giorno, si tratta di un impegno ufficiale, che ci vincola legalmente. Ma io non volevo certo che quella perfida strega mandasse in fumo i miei piani. Prima di tutto ho preso quella lettera offensiva e l'ho consegnata personalmente al re, dicendogli: Tutto questo completamente falso. Lo dice una persona che vuole solo farmi del male perch suo marito non l'ha mai amata... visto che amava me. In giovent abbiamo condiviso una profonda e autentica attrazione reciproca, ma giuro che non ci siamo mai fidanzati, n siamo stati amanti nel senso in cui si fa allusione nella lettera, prima che il cardinale Wolsey ci separasse. Vi prego di convocare al vostro cospetto l'uomo accusato di tale menzogna e farvi dire la verit. Il re, che desiderava ardentemente che il contenuto della lettera fosse falso, ha acconsentito e ha mandato a chiamare degli scrivani per spedire a Lord Northumberland un invito ufficiale a presentarsi a corte. Nel frattempo io ho affidato a un messo una lettera da consegnare urgentemente a Percy, dove gli chiedevo di incontrarci di nascosto nello stesso posto di molti anni prima. Sotto mentite spoglie, con la camicia da notte ed il volto nascosto da un velo, irriconoscibile nel mio travestimento, ho attraversato il palazzo addormentato, passando davanti alle guardie, sono salita sulla carrozza che aspettava me, suo unico passeggero, per imboccare sferragliando ciottolati tortuosi e deserti, se non fosse stato per gli spazzini e le prostitute. Erano molti anni che non vedevo Percy a quattr'occhi. Cercavo di richiamare alla mente il suo volto, quell'espressione dolce sulla sua fronte rosea, senza una ruga, e come mi faceva battere furiosamente il cuore e correre sempre con le ali ai piedi l dove si trovava il mio amore. La carrozza mi ha lasciata all'osteria Rosewood, una taverna con delle stanze al piano superiore. Non c'era stato tempo per una risposta da parte di Lord Northumberland, dunque potevo solo sperare che si facesse vivo. Dentro ho domandato a un inserviente sporco e malvestito in quale stanza potevo trovare il signor Longheart (uno pseudonimo che usavamo nelle lettere d'amore di giovent). Quel tipo, pieno di birra fino al collo, mi ha lanciato uno sguardo lascivo, il volto grinzoso che trasudava di sporcizia.

E che cosa vorreste da uno come quello? ha bofonchiato in tono impertinente. Ditemi dove si trova ho strillato impaziente da sotto i miei veli pesanti. Col mento irsuto mi ha indicato le scale. Numero tre. La porta si aperta prima ancora che bussassi. Aveva riconosciuto i miei passi. A illuminare quella stanza minuscola, il letto sfondato nel centro, l'uomo ricurvo che mi aveva invitato a entrare, c'erano delle lanterne che facevano molto fumo. Ah, mio Signore, non posso descrivere quel volto distrutto e quell'anima misericordiosa senza che mi venga voglia di piangere. Anche se non l'ammetter mai, quell'uomo malato. Ha un colorito esangue, grigiastro, con delle chiazze rosse, gli occhi infossati. Non era rimasto niente dell'adorabile ragazzo di un tempo, tranne gli occhi gentili, che ora fissavano i miei. Anna, entrate ha detto con voce rotta. Poi ha richiuso la porta. Non abbiamo trascorso pi di una pericolosa ora insieme l dentro. Abbiamo incominciato a rievocare i dolci, vecchi tempi andati, le avventure che abbiamo vissuto, lo strano corso che aveva preso la mia vita, il suo matrimonio obbligato e senza amore con quella bisbetica che voleva la mia rovina, e la sua convocazione da parte del re. Percy sapeva che c'era solo una risposta da dare a Enrico, ed era una bugia. Il re preferiva non sapere la verit, se questo avesse significato per noi la separazione. E cos, Ma amici senza scusanti, io e Percy abbiamo deciso di rimanere uniti un'ultima volta, e scioglierci dal voto reciproco di matrimonio. Quando ha parlato davanti al re ed al Parlamento, io guardavo dalla balconata. Il povero Percy sembrava ancor pi vecchio, grigio e rattrappito di qualche giorno prima. La voce roca, ma ferma, ha negato per ben tre volte di aver avuto vincoli prematrimoniali con me, come Giuda ha rinnegato il suo signore. Soddisfatti, il Parlamento ed Enrico si sono limitati a dire: Potete andare, e tutto finito l. Vostra Anna.

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6 ottobre 1532.

Ah, mio caro Diario, un idillio autunnale, questo. Navighiamo su un lento barcone tutto decorato nei meandri del fiume Tamigi, passando fattorie, campi e villaggi, e i pomeriggi dorati che si susseguono, uno dopo l'altro, sono tiepidi e dolci. Non ci sono ficcanaso e neppure malelingue a turbare i nostri momenti di pace. Il re d'Inghilterra e la marchesa di Pembroke ( il mio nuovo titolo, che mi mette al di sopra di tutti i nobili del regno, eccezion fatta per Enrico e i duchi di Norfolk e Suffolk) viaggiano su questa strada fluttuante alla volta di Dover, per poi attraversare la Manica e arrivare a Calais. L, secondo i piani, ci aspetta il re di Francia, che far da testimone alle nostre nozze. Dio sia lodato, finalmente sposi! Dopo che l'arcivescovo di Canterbury, Warham, morto di vecchiaia, lasciando libera da vincoli quella carica della massima importanza, la mente di Enrico si aperta come un fiore a primavera, con una miriade di possibilit che spuntavano all'improvviso e semi di rinnovamento all'insegna dell'ottimismo che svolazzavano nell'aria. Persino i cortigiani pi ostinati, che accampavano scuse per non mettersi in viaggio al nostro sguito e partecipare al matrimonio, non sono riusciti a far diventare Enrico di cattivo umore. I miei dubbi in merito al fatto che le nozze non vengono celebrate in terra inglese, dove consuetudine che le regine si sposino e vengano incoronate, sono stati messi a tacere dalle parole rassicuranti di Enrico, convinto che l'appoggio di Francesco valesse oro per noi, mentre io avrei potuto essere incoronata in Inghilterra in un secondo momento. Per non rovinare la sua felicit, non ha neppure parlato della peste che ha colpito le cittadine di campagna lungo il fiume, ma si lasciato prendere da un vortice di preparativi: ha mandato a chiamare eserciti di gioiellieri, commercianti di seta, merlettaie, pellicciai, per farmi preparare il corredo. A Greenwich siamo saliti a bordo dell'imbarcazione reale. Armadi di legno pieni di vestiti, ceste colme di arazzi, tappeti e servizi da tavola d'oro zecchino, persino il letto regale di Enrico stato smontato e trasferito sul barcone. I nostri amici e beniamini - Giorgio e Maria, Henry Norris, Francis Bryan, Thomas Wyatt - sono in viaggio via terra con altre centinaia di persone (il nostro sguito): ci troveremo tutti a Dover per la traversata. Non sto pi nella pelle dalla gioia pensando a quello che mi aspetta. Ho la mente che trabocca di pensieri, progetti e sogni da realizzare. Nel riflesso lucente dell'acqua mi appare una visione. Un migliaio di candele accese nella cattedrale di Winchester: un battesimo. L, davanti al fonte

battesimale, ci sono io, la regina d'Inghilterra, che cullo tra le mie braccia una creaturina avvolta in pizzi e fasce di seta, il dolce visino una miniatura di quello di Enrico. Vedo suo padre che sorride a noi due - la moglie ed il legittimo principe Tudor -, la rabbia e il dolore spariti, tutto dimenticato, tranne l'amore. Alle spalle del re vedo quei cortigiani che un tempo ce l'avevano con lui, e ora traboccano di gioia e di lodi, giurare fedelt alla madre del loro futuro sovrano. E l, dietro tutte queste figure fantasma, ecco mio padre. La sua espressione dura si addolcita, le labbra si sono aperte in un sorriso, gli occhi sono umidi. fiero di me, della mia vita, del mio bambino regale. La visione muore. Una nuvola ha oscurato il sole, si sono spente tutte le candele che brillavano dentro il riflesso dell'acqua. Nelle ombre del fiume ora vedo un'altra immagine. Vedo i miei pi acerrimi nemici. Il fantasma del cardinale Wolsey, in tutta la dignit del suo abito rosso, con la croce d'argento e la mitra stretta nelle mani, ma avvolto dalle fiamme dell'Inferno. Muove le labbra, lanciandomi maledizioni, ma senza emettere alcun suono: l'impotenza e il silenzio sono la sua eterna dannazione. Vedo Caterina e Maria, e anche quelle malelingue delle duchesse di Norfolk e Suffolk. Si sono fatte vecchie e ripugnanti, curve sotto le gobbe che portano sulla schiena, piene di macchie scure sulla pelle, i denti anneriti dalla carie. Le voci stridule da cornacchie. Poi tornato il sole a ripulirmi la mente da questo sogno malato, inondandola di radiosa speranza. Forse imparer ci che si conviene a una regina - la magnanimit, la generosit nei confronti dei nemici - e trover quella fonte di piacere da cui nascono tutte le buone azioni. O forse no. Ora sono costretta a smettere di vagabondare con la mente perch ho appuntamento con Enrico per cenare con lui sul ponte al tramonto. Mi ha promesso una sorpresa, dunque a presto per le novit. Vostra Anna.

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7 ottobre 1532. Caro Diario, oggi mi tremano le mani mentre scrivo. Non per l'umidit del mattino o per gli spifferi gelidi che raffreddano le stanze della barca, facendo ballare la penna che tengo in mano. Con mia enorme sorpresa, si tratta piuttosto di un'emozione profonda che mi turba anima e corpo. Che emozione? L'amore. Un dolce, sincero rimescolio nel profondo del cuore e nel ventre per il mio amato. Un miracolo per cui mi sono prodigata in speranze e preghiere, che ora si avverato. Se qualcuno venisse a sapere di come abbiamo trascorso la serata, della sorpresa che mi ha fatto Enrico, potrebbe pensare che quello che provo per lui non vero amore, ma solo gratitudine per la sua generosit. Ieri sera, quando sono arrivata sul ponte per cenare con lui, la tavola non era imbandita con carne di montone, torte o lepri arrostite, ma sommersa dai gioielli di Caterina, il tesoro di famiglia - braccialetti, collane, spille, pendenti, anelli e piccoli diademi di perle, smeraldi, diamanti, rubini, zaffiri - che risplendevano nell'arancio del sole morente. Lui era l tutto orgoglioso come uno scolaretto, gli occhi che gli brillavano, ad aspettare di vedere la mia faccia stupita e sentire le mie grida di gioia. Ma io ero senza parole, paralizzata.

Ebbene ha detto. Che ne dite, Anna? Per averli ho dovuto lottare con Caterina come un mastino contro un orso. So che si aspettava forti abbracci, baci e una profusione di lodi per il suo meraviglioso regalo. Ma l'unica cosa che sono riuscita a fare stato scoppiare in una risata! Una risata a crepapelle e fragorosa. Vi assicuro che la mia allegria non era dovuta alla sconfitta di Caterina, ma piuttosto stato come se si fosse scoperchiata una botte di dolore dentro la mia anima. Dentro quella risata c'erano tutte le paure, i rancori e le brutture degli ultimi sei anni. Si rivelata contagiosa quell'ondata di offese che si dileguavano al vento, perch anche Enrico ha cominciato a sbellicarsi dalle risa. Abbiamo scoperto che non riuscivamo a fermarci, piegati in due, con la pancia che ci doleva, finch, sorreggendoci a vicenda, con le lacrime che ci rigavano il viso, piano piano, abbiamo smesso. Ci siamo guardati negli occhi. Ci siamo dati un bacio. Prima un bacio breve, le labbra umide e salate, poi pi lungo, pi intenso. Sentivo battere il cuore

all'impazzata. Il calore si spostato dalle cosce e dal ventre all'inguine. Sentivo le gambe molli. E senza volerlo, la mia mente ripeteva una cantilena: Vi amo Enrico, vi amo Enrico, vi amo.... Ero pervasa da un'enorme, indicibile gioia. Mi sono avvinghiata a quest'uomo, quest'amico fedele che, grazie al suo grande amore, sebbene non ancora del tutto fuori pericolo, aveva affrontato burrasche e mari in tempesta per potermi sposare. Di colpo ho sentito il desiderio e il bisogno di stringermi a lui, ma lui stesso ha messo fine al nostro abbraccio appassionato. Anna, Anna ha sussurrato. Fermiamoci, o non arriverete mai vergine alla nostra notte di nozze. Mi ha lasciato andare con un'espressione stupita negli occhi, poich mai prima di quel momento aveva sentito un tale ardore nei miei baci. Ecco, mettete questa. Mi ha chiesto di voltarmi e mi ha fatto indossare una pesante collana. Fatevi vedere. Con le mani sulle mie spalle, Enrico mi ha girata verso di lui. Nei suoi occhi vedevo il luccichio dell'acqua, la luce morente del tramonto, le gemme risplendenti che avevo al collo, ma soprattutto... il mio amore. So che anche lui l'ha visto e ha sorriso dolcemente. Sono l'uomo pi felice dell'intera Inghilterra ha detto il re. E io ho aggiunto, la donna pi felice. Vostra Anna.

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18 ottobre 1532. Caro Diario, sono giorni e notti di allegria sfrenata, questi. In abito da sera e con i gioielli della corona, circondata da persone affascinanti, mi diletto in un susseguirsi di banchetti, spettacoli e balli in mio onore. Che strano posto questa deliziosa Calais! Territorio francese, regole inglesi, l'ultimo pezzo d'Inghilterra nel continente: ho ricevuto un'accoglienza pi calorosa qui che nel mio paese. Lasciata la sede dello Scacchiere della Corona, dove si trovano i nostri sontuosi alloggi, in solenne processione per l'antica citt fortificata, diretti a Saint Nicholas per la messa, c'era

una folla immensa venuta a salutare me ed Enrico. I bambini mi hanno regalato dei fiori, gli uomini e le donne mi hanno sorriso di cuore. Mi si calmata da poco la rabbia che minacciava di esplodere all'arrivo a Dover, prima della traversata, quando giunta notizia che Eleonora, la regina di Francia (un tempo ero al suo servizio), e con lei tutte le altre nobildonne di corte, si rifiutavano di vedermi e di partecipare al mio matrimonio insieme a Francesco. Posso capire la posizione della regina Eleonora. sorella dell'Imperatore, e dunque parente di Caterina. Ma la sorella di Francesco, la duchessa Margherita d'Alenon, non ha nessuna scusante per quest'atteggiamento offensivo. Da ragazza, alla corte di Francesco, l'ho servita lealmente e con grande affetto, da lei ho ereditato non solo la forza d'animo, ma anche quel modo di fare provocante e sopra le righe che tanto piace agli uomini. Inoltre, sempre lei si allontanata dalla stretta osservanza religiosa, prendendo in considerazione le idee di Lutero all'interno della corte cattolica. Chi se non Margherita d'Alenon mi ha permesso di leggere quei trattati in cui poi Enrico aveva trovato il modo di fare della Chiesa una pedina nelle sue mani? Questo doloroso diniego sapeva di amaro tradimento, ma mai spregevole quanto l'offerta del re di Francia - che sarebbe pi giusto considerare un insulto - di portare con s la duchessa de Vendme al suo posto. Una donna che gode di una pessima reputazione: una cortigiana! Che razza di arroganti, queste donne della corte di Francia, ma si dimenticano che le conosco bene, lascive e dissolute come sono, tutte. Mi piacerebbe sapere quale di queste sarebbe riuscita a tenere a freno per sei anni gli appetiti del suo re. Nessuna, scommetto. Mentre ascoltavo queste notizie cos offensive, ho tenuto a freno la lingua. Sono rimasta in piedi, a testa alta, senza permettere che la sventatezza avesse la meglio su di me. Ho pregato Enrico di far sapere a suo cugino Francesco di lasciare a casa la duchessa de Vendme e venire da solo, soltanto la sua presenza significava qualcosa per me. Enrico, abituato ai miei scatti di nervi, ha visto invece tutta la dignit di una regina. Infinitamente orgoglioso e felice, ha detto che niente avrebbe pi potuto fermarlo. Con Francesco al suo fianco, si celebrer il nostro matrimonio. Vostra Anna.

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22 ottobre 1532. Caro Diario, c' un gran frastuono in camera mia, le domestiche chiacchierano sottovoce mentre lavorano: stanno riempiendo una vasca davanti al camino e hanno acceso diversi bracieri per riscaldare la stanza gelida prima che faccia il bagno. So che l'addetto alla persona del re sta compiendo le stesse operazioni nelle sue stanze alla sede dello Scacchiere della Corona. M'immagino gi i pettegolezzi, quando avranno terminato e saranno libere di andarsene. Il re e la marchesa di Pembroke hanno fatto il bagno diranno a mezza voce. Hanno cenato e bevuto un goccio di vino: l'abbiamo capito dall'alito, sapete. Era ancora presto quando la regina rientrata nei suoi appartamenti e ci ha detto che voleva farsi un bagno. Quando siamo andate a cercare una vasca di rame, i maestri di cerimonie del ministro ci hanno detto che anche gli uomini di Enrico avevano avanzato la stessa richiesta. Lady Anna cantava, di ottimo umore, quando siamo tornate con la vasca. Abbiamo scaldato l'acqua alla giusta temperatura, l'abbiamo riempita di rose profumate, essenze ed oli aromatici, e l'abbiamo aiutata ad entrare. Non un gran che, Lady Anna. Magra magra, seni piccoli, collo lungo e sottile. C' da chiedersi cosa ci abbia trovato il re. In ogni modo, dopo le abluzioni, ha fatto avvolgere il suo corpo fresco e profumato in dodici metri di raso nero bordato di velluto - una camicia da notte incredibilmente sfarzosa che Enrico aveva fatto fare appositamente per lei - e ci ha chiesto di sciogliere i suoi lunghi capelli neri e spazzolarli fino a che non fossero diventati lucidi come l'abito che indossava. Poi ci ha congedate. Vuole dormire col re stanotte bisbiglieranno scandalizzate senza farsi sentire. Cinque giorni prima del matrimonio. rimasta vergine tutti questi anni. Perch non aspettare? Non lo capir mai. Vi spiegher il perch e il percome della mia curiosa decisione.

Ho gi scritto dell'amore appena nato per Enrico e del susseguirsi dei festeggiamenti prima del nostro matrimonio, qui a Calais. Domani il re partir per Boulogne, dove incontrer Francesco, per partecipare a tornei, incontri di lotta e banchetti insieme a lui, e poi portarlo qui per il matrimonio. Io ed Enrico abbiamo deciso che avremmo cenato da soli per l'occasione, ben sapendo che al suo ritorno, col matrimonio, saremo al colmo dell'agitazione e dovremo necessariamente rinunciare alla nostra intimit. E cos questa sera, di buon'ora, mi sono fatta bella e sono entrata in camera sua passando per la porticina segreta che unisce le nostre camere. La tavola era apparecchiata davanti al camino acceso, con una cena squisita pronta per noi. Lui ha congedato tutti i suoi uomini, ha voluto tirare indietro con le sue mani la poltroncina dove farmi accomodare, e ha versato del vino in due calici tempestati di pietre preziose. Si chinato verso di me e mi ha baciato sul collo. Ci saranno due grandi sovrani al vostro matrimonio, Anna. Che cosa ne pensate? L'ho fissato negli occhi senza abbassare lo sguardo. Dico che due vanno benissimo... ma anche uno basterebbe. Ha apprezzato le mie parole gentili e ha sorriso, poi si seduto di fronte a me ed ha bevuto una gran sorsata di vino. come dire che non v'importa gran che del fatto che Francesco dia la sua benedizione al nostro matrimonio? Non me ne importa nulla. Avete da poco acquisito pieno potere sul clero, sui cardinali e sul Papa. Perch dunque condividerlo con un altro uomo, anche se si tratta di un re? Enrico ha riflettuto qualche istante sulle mie parole, poi ha sorriso - un sorriso freddo, come una luna crescente ed ha detto: Mi piacciono le vostre idee, tesoro, mi piacciono molto. Ecco qui, bevete!. Abbiamo levato i calici per brindare. Al re migliore del mondo, che non teme rivali: Enrico! Si tutto ringalluzzito, sembrando, se possibile, ancora pi grosso di quanto gi non fosse, di un umore radioso, cos allegro che ho sentito un tuffo al cuore. Lo amavo immensamente in quel momento, caro Diario, amavo quell'uomo che aveva mosso le montagne per me. E ora mangiamo e beviamo a saziet, amor mio ho proposto. Poi potrete avermi anima e corpo nel vostro letto regale. Il suo largo sorriso si smorzato di colpo.

Ora? Qui? Prima della notte di nozze? La risposta a tutte le vostre domande s. Gli ho stretto la mano tra le mie sopra il tavolo. Enrico, per sei anni abbiamo infranto ogni regola, tranne una. Ora dico che giunto il momento di infrangerle tutte. Che ne dite? Si alzato in piedi, come stordito, mi ha preso tra le braccia e ricoperta di un'infinit di baci, accompagnati da una litania di parole, solo il mio nome, Anna, Anna, Anna... E cos ci siamo recati nelle rispettive stanze per fare un bagno, i nostri due battesimi davanti al fuoco. Ci rivedremo pi tardi per esaudire due desideri. Io ho sempre sognato di sposarmi per amore. Enrico vuole un figlio maschio. Cos sia. Vostra Anna.

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23 ottobre 1532. Caro Diario, potrei giurare che lass Dio si sta prendendo gioco di me! Che altro dovrei pensare, ricordando la notte scorsa? Una notte che prometteva gloria, una lauta ricompensa dopo sei anni di attenti sacrifici a due eroi della rinuncia. Enrico, il grande re e l'essenza stessa della virilit, di fronte all'oggetto dei suoi desideri pi sinceri e ardenti, che lo aspettava sdraiata a braccia aperte per stringerlo e baciarlo con le labbra infiammate dal desiderio... ha fatto fiasco. Fiasco completo. Troppo vino francese, forse. Aveva bevuto a cena e ha Continuato nella vasca da bagno, probabilmente per farsi coraggio in un momento caricato di troppa importanza. Forse era da imputarsi alla tensione accumulata in tutti questi anni, al viaggio a Calais, alla sua salute delicata, forse - e questo ci che pi temo - guardandomi nuda nel letto, non mi ha pi vista come un'appetitosa preda di caccia, ma come una vittima ormai presa in trappola, con gli occhi da cerbiatta, che pregava di poter avere una buona morte. Di fronte a questo spettacolo si raffreddato. Persino il suo fortissimo bisogno di figli maschi in quel momento non riuscito a riaccendere il fuoco del cacciatore che si era spento con la mia resa.

Non c' stato niente da fare. A nulla servito adularlo, prenderlo in giro, e neppure coccolarlo amorevolmente in attesa che gli tornasse il desiderio. Avrei voluto che si arrabbiasse, che imprecasse contro quell'orribile momento, poich a volte da una forte passione ne nasce un'altra. Ma era a pezzi, irreparabilmente distrutto. Di colpo la sua grande mole sembrava essersi rimpicciolita, non riusciva neppure a guardarmi negli occhi, colmi di lacrime, che non erano dovute alla delusione o all'amara sorpresa, ma al triste dolore del mio amato. E cos la nostra notte di festa e di unione ribelle - Enrico il re ed Anna, marchesa di Pembroke, presto regina l'abbiamo trascorsa separati, io sdraiata sul grande letto regale a baldacchino, rigida come un pezzo di legno, lui sprofondato su una sedia accanto alla finestra, in attesa che facesse giorno. A un certo punto devo essermi assopita perch quando ho aperto gli occhi, svegliata dalla luce del mattino, il re aveva lasciato i suoi appartamenti. Non ho chiamato le domestiche, ma ho combattuto con le lunghezze conturbanti della mia camicia da notte di raso nero e me la sono infilata. Ho assunto un'espressione falsa - languida e soddisfatta come una maschera che s'indossa ad una festa per ingannare tutti, celando i miei veri sentimenti. Sono tornata nelle mie stanze di ottimo umore e mi sono informata presso le damigelle sui movimenti del re. Gli occhi bassi e lo sguardo remissivo, mi hanno fatto capire che Enrico aveva indossato la maschera del leone trionfante, e ora tutti sapevano con certezza che la nostra unione era stata consumata e il mio futuro di regina era assicurato. Mi hanno detto che il mio sposo si era messo in viaggio per Boulogne alle prime luci dell'alba con un gran numero di soldati. Mi sento il cuore pesante come un sasso. Che Dio vendicativo mai quello che ripaga degli sforzi tanto eroici con una ricompensa cos misera? Devo necessariamente trascorrere i prossimi quattro giorni in stretta compagnia di questo segreto. Nessuno pu essere a conoscenza del declino di Enrico. Nessuno. Penso che la sua perdita di forze sia temporanea. Forse ha bisogno che il legame profondo di un matrimonio legittimo rafforzi il suo proposito. Ma per quanto triste a dirsi, credo che nel momento nero del suo fallimento sia nato qualcosa di mostruoso dentro il re, e non ci sar legame futuro, per quanto forte, con chi scrive che possa cancellarlo. Come un seme infetto, piantato nel terreno indurito dell'inverno, minaccia con la pioggia e il sole delle stagioni a venire di germogliare e diventare un'orribile vite contorta che soffoca ogni gioia di vivere, togliendo vita all'amore.

Ma tutti questi pensieri ossessionanti non servono a nulla. La mia maschera di allegria rimarr appiccicata sul mio viso finch la sua immagine riflessa nello specchio non inganner persino me stessa. La mia schiena non si piega, lo sguardo fisso sugli anni a venire. Tutto, nel bene o nel male, sar chiarito. Vostra Anna.

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28 ottobre 1532. Caro Diario, sono sempre qui a Calais. Diluvia e c' vento. Non ancora possibile attraversare la Manica per tornare a casa, in Inghilterra. Molte cose sono cambiate da che ho riempito queste pagine l'ultima volta, nei fatti come pure nell'animo. Durante l'assenza di Enrico, diretto a Boulogne per andare a prendere il re, ho aspettato, combattendo la disperazione, e ho raccolto energie dagli amici e dai miei cari. Giorgio e Maria, ben felici di essere di nuovo in Francia, hanno organizzato una scampagnata sulla costa selvaggia in una giornata di vento. Thomas Wyatt, un amico fedele e sempre presente, mi corteggia con discrezione, e in quella circostanza ha scritto dei versi, dove racconta della passione non corrisposta che prova per me, ora finalmente domata. Dicono: A volte sento un fuoco dentro il cuore ardere per mare e per terra, se piove o c' vento, ora so che braci e tizzoni si andranno a spegnere da Dover a Calais contro il mio intendimento.

Un pomeriggio gelido io e Thomas ci siamo seduti davanti al fuoco da soli e abbiamo passato la giornata immersi in dolci ricordi. Sono passati dieci anni da quando sono rientrata alla corte inglese dalla Francia e lui mi ha fatto questo dono, il mio Diario. Mi ha chiesto se avevo annotato qualcosa e io gli ho risposto che avevo scritto dei versi e qualche memoria, niente di pi. Sebbene Thomas Wyatt ora sia un vero amico, la cinica che in me non vuole rivelare tutta la verit sul contenuto di questo libro.

I sovrani sono arrivati la vigilia del matrimonio in pompa magna, ma io, per ragioni di dignit e di protocollo, non ero presente. Al suo ritorno Enrico venuto a salutarmi in privato. Nessuno di noi due ha parlato del suo insuccesso la vigilia della partenza, dal momento che portava con s un triste annuncio. Durante i quattro giorni trascorsi a Calais, il re aveva ritirato il suo appoggio al nostro matrimonio. Era giunta notizia dall'Austria che le truppe di Carlo avevano pesantemente sconfitto il nemico turco. Una vittoria clamorosa, poich il nipote di Caterina ha ora lasciato le sue truppe in cerca di un altro campo di battaglia. E dando la sua benedizione al nostro matrimonio, Francesco aveva la sensazione che l'Imperatore - profondamente turbato - avrebbe spedito le sue truppe contro i francesi. Non sapevo cosa dire. Sembrava un crudele insulto al nostro matrimonio, un ultimo, tragico ostacolo in una lunga strada irta di difficolt. Ma quel giorno prevalso in me un sentimento di calma e ragionevolezza. Perch un tempo non vedevo queste vicende come qualcosa di personale, ma come semplici episodi della vita politica, del Papa e dei re. Mi sentivo una regina, e come tale mi sono comportata, pertanto non ho offerto a Enrico lacrime e neppure un attacco di nervi, ma un tranquillo compromesso. Gli ho detto: Tesoro, non abbiamo sempre detto che sarebbe stato meglio celebrare le nostre nozze in terra inglese? Per quei sudditi che non nutrono alcun amore per me, non ci sarebbe niente di meglio di un matrimonio che accuserebbero di essere falso e illegale. Sono felice, lo giuro, di dover aspettare e maritarmi con voi in lidi pi familiari. Enrico non parlava: sembrava che stesse digerendo questi pensieri come se fossero un pasto ricco e pesante. A quel punto abbiamo sentito bussare alla porta: si trattava del prevosto di Parigi in persona. Era venuto su richiesta di Francesco a portarmi un dono: un enorme diamante luminosissimo in una scatola di velluto color porpora. Dopo che il prevosto se n' andato, con la gemma (di cui Enrico ha dato una valutazione sommaria intorno alle quindicimila corone) che brillava tra noi due, di colpo la giornata ci parsa molto pi radiosa. Eravamo entrambi d'accordo sul fatto che Francesco fosse ancora nostro alleato, aveva solo bisogno di un po' di moine, e questo sarebbe stato uno scherzo per me. Poi Enrico mi si messo di fronte, con le mani sulle spalle, e mi ha guardata dritto negli occhi. Ha fatto per parlare, le labbra si sono aperte... ma non ha emesso nemmeno un suono. Allora ha lasciato cadere le braccia e se n' andato, dicendo che aveva degli affari da

sbrigare. Ho sentito che se gli fossero uscite delle parole, mi avrebbe detto qualcosa di quell'atteggiamento da vera regina che da poco ha visto nascere in me, e di quanto ne vada fiero. Era tempo che iniziassi a fare i miei piani prima dell'incontro con Francesco. Sapevo che doveva essere un'occasione speciale, assolutamente splendida. Era abituato al meglio: la musica pi vivace, il vino pi dolce, il cibo pi raffinato, gli arazzi pi preziosi, vestiti di un'eleganza che superava ogni immaginazione. Tutto questo gli avrei fatto trovare, e altro ancora, poich il messaggio che bisogna dare a Francesco con la nostra ospitalit che non gli portiamo alcun rancore se ha ritirato il suo appoggio al nostro matrimonio e che, anche se in pubblico ci ha messi alla porta, pu continuare a essere nostro buon amico fedele in privato. La sera in cui avremmo dovuto festeggiare le nostre nozze, Enrico e re Francesco hanno cenato insieme nella Galleria, che io mi ero preoccupata di addobbare come si deve. Le mensole e le vetrinette traboccavano di servizi da tavola d'oro zecchino di propriet di Enrico. Le pareti erano completamente ricoperte di arazzi ornati di pietre preziose, e ogni angolo era illuminato da candele sistemate su candelabri placcati d'oro. I migliori musicisti venuti da Parigi suonavano le pi allegre melodie del momento, e quando i due re sono stati ubriachi di cibo, vino e risate, si sono spalancate le porte. E da una cascata luminosa sono emerse quattro donne mascherate, che ballavano una melodia vivace. I loro abiti, di taglio esotico, erano di tulle ed argento, raso rosso ornato di pizzi lavorati in oro. Ognuna di quelle donne misteriose si scelta come cavaliere uno degli ospiti francesi. Uno di loro era Francesco, che aveva un aspetto impressionante, vestito di viola e d'oro, con una collana di diamanti, perle e smeraldi grandi come uova d'anatra. Poi, a un segnale prestabilito, le donne si sono tolte le maschere, rivelando la propria identit. La dama del re di Francia ero io. Gli si sono illuminati gli occhi di gioia e di sorpresa. Ho capito che gli era piaciuto il mio ingresso audace e la brillante messa in scena. Tra un saltello e una giravolta, vedevo che Enrico, dal suo tavolo, si godeva lo spettacolo, gongolante di gioia: il re di Francia che corteggiava il suo tesoro. Pi tardi, durante una conversazione privata col sovrano, abbiamo parlato di molte cose. Ricordi degli anni che avevo trascorso alla sua corte, un sacco di complimenti reciproci, e due parole serie su questioni importanti. Si scusato con me (immaginatevi!) per aver dovuto ritirare ufficialmente la sua benedizione al nostro matrimonio, e mi ha fornito la sua spiegazione, che io, con grazia regale,

ho accettato. Al posto del sostegno, ci ha offerto una serie di deliziosi piani, che, servendosi dei cardinali francesi di Tournon e Grammont, ci permetterebbero di fare in modo che papa Clemente rimandi la sentenza finale di divorzio, che sembrerebbe essere a favore di Caterina. stata una serata splendida, riuscitissima: Enrico era fuori di s dalla gioia. Da parte mia, ho fatto di tutto per approfittare del suo buonumore, e quando pi tardi ci siamo ritirati nelle nostre stanze, senza che me lo chiedesse sono andata da lui, e ho trovato tra le sue braccia tutto il calore che cercavo. stato meraviglioso far l'amore cos, inaspettatamente, violento eppure tenero, doloroso ma dolce. Il mio corpo e il mio grembo hanno accolto completamente Enrico, il re, e tutto il suo affetto ardente mi si rivelato. Si fatto giorno senza che noi ci allontanassimo mai dal suo letto regale. Poi iniziata la tempesta, che ci ha reso praticamente impossibile attraversare la Manica per far ritorno in Inghilterra. Eravamo cos felici! Tutti i pasti venivano lasciati fuori della porta della nostra camera. Non abbiamo visto nessuno per tre giorni e tre notti. Abbiamo riso, cantato, suonato duetti, mangiato, bevuto, abbiamo fatto il bagno assieme davanti al fuoco e fatto progetti, oltre che l'amore. Poi, due ore fa, Enrico si infilato i vestiti dicendo che avremmo fatto meglio a prendere accordi per la traversata, perch presto sarebbe finita la tempesta. Mi ha dato un bacio e ha sorriso. Mai ho visto uomo pi soddisfatto di lui. Poi mi ha lasciato qui da sola... e io scrivo. Le mie paure sono quasi completamente svanite. Il mio matrimonio sicuro e, se esiste un Dio, dopo questi giorni di volutt mi ritrover presto in dolce attesa. Vedo un futuro luminoso davanti a me, perch l'amore benedice la nostra unione, e come un fuoco risplender per far luce sul nostro avvenire. Vostra Anna.

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3 gennaio 1533. Caro Diario, sia lodato il Signore, la profezia si avverata. Aspetto un bambino da Enrico. Dal giorno in cui siamo tornati da Calais, mi sono inginocchiata ogni giorno a pregare perch avvenisse un miracolo cos

provvidenziale, poich con l'avvicinarsi delle vacanze e gli affari di stato che incombono, io e il re abbiamo trovato ben poco tempo, e ancor meno intimit, per l'amore. Tutta la corte sapeva che avevamo dormito insieme. I miei buoni amici hanno pregato con me perch la nostra reclusione a Calais per via del maltempo desse buoni risultati. I miei nemici tremavano al sol pensiero. Ho aspettato col cuore in gola che arrivassero e poi passassero i giorni del mestruo, e ho gioito apertamente per ogni bench minimo attacco di nausea. Avevo voglia di mele croccanti, che mangiavo a ceste intere, sebbene finora non mi fosse mai piaciuto quel frutto. Mi si sono gonfiati i seni, che non stanno pi nel corpino. Il viso si fatto pi pieno e rotondetto. Non ho detto niente a Enrico, perch volevo prima avere le prove. Ma dopo che non comparso neppure il secondo mestruo, sono andata da lui - due giorni dopo il primo dell'anno dicendogli che, non so come, mi ero scordata un regalo per lui, e gli ho dato una deliziosa scatoletta rivestita di tessuto color argento. Aveva l'aria stanca, con tutto il peso degli affari che gli opprimeva il cuore. Ma io non ho niente per voi, tesoro mio. Oh, Enrico gli ho risposto, si tratta di un dono che vi do in cambio di uno che voi avete fatto a me. Ha drizzato la testa, osservando il mio sorrisino enigmatico, poi ha aperto la scatola. E in mezzo a una montagna di tulle c'era una minuscola cuffietta di pizzo per neonati che avevo ricamato con le mie mani, in oro e porpora. Lui l'ha fissata, e ci ha messo un po' a chiarirsi la confusione che aveva in testa. vero? ha sussurrato incredulo. Sono incinta, aspetto un figlio da voi, Enrico. Nostro figlio. Mi ha presa e mi ha stretta a s, urlando il mio nome tra le lacrime. Mi ha baciato la bocca, le guance, gli occhi, la gola. Sentivo il calore delle sue lacrime sul mio seno, e il suo corpo che tremava tra singhiozzi e parole sussurrate. Grazie, grazie, grazie. Alla fine si tirato su. Aveva le gote lucide di pianto, gli occhi di fuoco. Ci sono un sacco di cose da fare mi ha detto, questo bambino dev'essere figlio di una regina. Ho preso la sua mano tra le mie e l'ho baciata. Mio signore, sono io a ringraziarvi umilmente.

Poi mi ha sciolta dal suo abbraccio, pieno di energie e coraggio, e tutto per mettermi sul capo la corona d'Inghilterra. Sempre vostra Anna.

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16 gennaio 1533. Caro Diario, sotto la corte ufficiale, fatta di nobili, membri del Parlamento, consiglieri, cancellieri e vescovi, agisce un'altra corte, segreta, un governo clandestino di pochi: sono loro a reggere le sorti dello stato. In questi giorni sono il re ed il segretario Cromwell a decidere da che parte sorge il sole ed i flussi e riflussi delle acque. Questi due sono costantemente impegnati a tramare piani e ordire congiure. Giorno dopo giorno Enrico d sempre pi peso alle idee di Cromwell. un uomo intelligente, che sta facendo di tutto per favorire il nostro matrimonio, questo certo. uno strano personaggio, sebbene in effetti non sia di grande levatura morale e neppure in possesso dello spettacolare equipaggiamento che aveva il cardinale Wolsey - case, splendidi gioielli, divertimenti a oltranza - ma mi sembra in qualche modo molto pi grande. Un'aura di profonda e dignitosa importanza avvolge la sua modesta presenza. So che un'ambizione pari a quella di Wolsey ad accendere il fuoco nei suoi occhietti vispi. Non commette errori, perch ha imparato la lezione dalla fine del suo predecessore. Enrico fa pieno affidamento su di lui, come faceva col cardinale, e la cosa mi stupisce. Ora Cromwell tenuto in grande considerazione, ma i capricci del destino potrebbero anche farlo decadere al pari di Wolsey. Non importa, in questo momento esiste solo una questione degna del massimo interesse. Enrico dice che come una moneta che ha da un lato il nostro matrimonio e dall'altro il suo divorzio da Caterina. Cranmer, ambasciatore alla corte imperiale in Spagna, stato richiamato in patria in fretta e furia per essere nominato arcivescovo di Canterbury. Nel frattempo, gli emissari romani di Enrico sono riusciti a ottenere da papa Clemente le bolle necessarie per la nomina. Il Santo Padre non doveva sapere, prima di concedere le bolle, che la nuova carica di Cranmer ha come unico scopo quello di

assicurare il divorzio del re, altrimenti sarebbe andato tutto perduto. Clemente continua a credere, come gli ha promesso Francesco, che Enrico terr fede alla sua decisione riguardo al matrimonio, presa in un tribunale in Francia questa primavera. E cos tutti i discorsi sulle nozze, la gravidanza e l'incoronazione vengono fatti di nascosto. Questo freddo e pigro mese di gennaio pare ancora pi lungo. Ogni mattina mi sveglio pregando che non mi compaia del sangue in mezzo alle gambe, che un aborto non mandi all'aria un piano di battaglia cos meticoloso. Mio padre, uno dei pochi a sapere della gravidanza, venuto a farmi visita nei miei appartamenti, traboccanti dei regali di Enrico: splendidi tappeti, servizi di piatti d'oro, un nuovo tavolo da gioco intarsiato con piastrelle blu. Era scuro in volto e non ha quasi parlato mentre eravamo fermi accanto al fuoco, cos l'ho preso un po' in giro. Che aria imbronciata! forse perch avete gi troppi nipotini? Non rispondeva, non mi guardava negli occhi. Ma non volevo certo farmi zittire dal suo silenzio, sicch ho incalzato. Ditemi, che cosa vi ha fatto cambiare idea su questo matrimonio? Come mai ora siete contrario? Non l'ho mai voluto. Invece s! Siete stato voi a mettermi sotto gli occhi famelici di Enrico quand'ero ancora una ragazzina. Siete stato voi a vestirmi, pettinarmi e servirmi su un vassoio d'argento come fossi una prelibatezza francese! Siete stato voi a volere che lui mi volesse! Ma non che vi sposasse! Ma perch? Diventer regina, padre mio. Regina d'Inghilterra. Si tappato la bocca. Sembrava che avesse dovuto mandar gi un boccone amaro. Dal camino si sentito lo scoppiettio di un tizzone ardente, e in quel preciso istante quel suono mi ha fatto capire che cos'aveva in testa mio padre. Sar pi in alto di voi, ecco perch? Sar la vostra regina. Dovrete inginocchiarvi ai piedi della vostra figlia minore. Vi d fastidio, non vero? Tremendamente ha sussurrato con sussiego. Siete voi l'artefice di tutto questo, e ora non volete pagarne il prezzo. Negate di avere delle ambizioni? S, lo nego! ho urlato. Quando non ero che una fanciulla di ritorno dalla Francia, la mia unica ambizione era quella di

sposare un ragazzo dolcissimo, per amore. Poi voi e il cardinale Wolsey avete preso quel ruscelletto tranquillo che era la mia vita e l'avete arginato, bloccato, deviando quello che era il suo corso naturale, cosicch, quando stato riaperto dall'insistente passione che mi ha dimostrato Enrico, diventato un fiume che uscito dagli argini, seguendo un nuovo corso denso di incognite: il suo. Un corso che ha fatto morire affogato Wolsey e ora minaccia di travolgere anche voi. Aveva lo sguardo duro e freddo. Ascoltatemi, Anna. un gioco pi pericoloso di quanto non possiate immaginare. State giocando con re e vescovi, persino con Roma. Vi fate beffe di alcuni uomini. Altri moriranno per colpa vostra. Temo proprio che non ne ricaverete niente di buono, e porterete alla rovina anche la vostra famiglia. Se n' andato su due piedi, lasciando la sua figlia minore spaventata a morte, ma anche indignata nei confronti del suo insensibile padre. Vostra Anna.

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27 gennaio 1533. Caro Diario, mi trema la penna tra le dita, mentre scrivo: ho sposato il Re d'Inghilterra. Sono passati sei anni dalla proposta di matrimonio. Sei anni! Sono allibita, sapendo quante montagne sono state mosse per quest'occasione eccezionale, anche se stato ben diverso dal matrimonio che m'immaginavo, in fretta e furia, di nascosto, alle ore piccole, tutti mezzo addormentati. Io, Enrico e il segretario Cromwell siamo le menti del piano, pertanto i testimoni - pochissimi - mio padre, mia madre, Giorgio, Thomas Wyatt e sua sorella Margaret sono stati svegliati nel cuore della notte dai nostri emissari, che li hanno invitati a vestirsi alla luce delle torce, senza perdere un attimo di tempo. Usando la massima discrezione, li hanno pregati di strisciare lungo le pareti del palazzo deserto fino alla cappella, dove li aspettavamo io, Enrico e Cromwell. Sottovoce, tremando di freddo, abbiamo chiesto loro di essere gentili e aver pazienza, senza dire una parola del nostro piano. Finch arrivato Thomas Cranmer, con la faccia scura e l'aspetto solenne, e a quel punto tutti hanno capito il motivo di quell'incontro.

Ha pregato i presenti di avvicinarsi per fare da testimoni al solenne matrimonio tra il re ed Anna Bolena. stato un breve scambio di voti semplici. Il suono delle nostre voci rimbombava nella cappella vuota. Sentivo mia madre che piangeva. Non osavo guardare negli occhi mio padre. Enrico era di cattivo umore, teso per la paura e, credo, per la rabbia che il nostro non fosse un matrimonio come si deve, ma una cerimonia modesta e fugace. Nel momento in cui Enrico mi ha infilato l'anello al dito, si sentito un cigolio tremendo alla porta della cappella. stato solo un colpo d'aria che ha mosso la porta, ma il re ha avuto un guizzo negli occhi, parevano quelli di un animale braccato, e ha sibilato un'imprecazione. Volevo calmarlo, e cos gli ho preso la mano e l'ho appoggiata sul mio ventre. Non devi preoccuparti, amor mio. Ce l'abbiamo fatta gli ho sussurrato. Cromwell venuto a farci gli auguri, poi ha voluto che gli consegnassimo gli anelli per conservarli in un posto sicuro. Fino all'arrivo delle bolle di Clemente ed alla nomina di Cranmer, la nostra unione deve restare segreta. Poi, uno a uno, abbiamo lasciato la cappella, prendendo direzioni diverse. Io sono tornata di corsa nei miei appartamenti. Nei corridoi regnava l'oscurit e un freddo pungente, ma io sentivo caldo, e poi non ero sola. Sentivo il bimbo che dormiva nel mio ventre, che era parte di me. E mi chiedevo: Sogner? Sar lui a sognare con me, o io con lui? Riesce a sentire il calore ed i benefci di quella risata quando il buffone di corte mi fa ridere? Ho riguadagnato le mie stanze, strisciando in silenzio accanto alle mie dame di compagnia, ancora appisolate, e mi sono infilata nel mio letto triste e solitario, dove ho dormito per la prima volta da donna sposata. Vostra Anna.

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24 maggio 1533.

Caro Diario, passer la notte felicemente confinata tra le pareti della Torre di Londra, come tutti i re e le regine prima della loro incoronazione. vero che sono stati l'amore di Enrico e la mia tenacia a far s che questo giorno arrivasse, ma bisogna dar credito anche al grande disegno di Thomas Cromwell. Riporter ora qui di sguito le sue ultime macchinazioni, che passeranno alla storia, perch questo matrimonio tra un uomo e una donna sta cominciando a dar vita ad un nuovo ramo nell'albero genealogico dell'Inghilterra, e merita il giusto riconoscimento. Il mio matrimonio segreto rimasto tale finch non sono arrivate le bolle da Roma e Thomas Cranmer diventato il vescovo pi potente del paese. Ma prima di giurare fedelt alla Chiesa, secondo il brillante piano del re e di Cromwell, Quest'uomo ha prestato giuramento davanti a numerosi testimoni, dichiarando solennemente che sarebbe stato fedele in primo luogo al suo re ed al suo paese. Poi in Parlamento stato approvato in fretta e furia un decreto che dava suprema autorit in tutte le faccende spirituali all'arcivescovo di Canterbury, vietando ogni appello a Roma. Mio fratello Giorgio stato mandato all'estero per dare notizia del nostro matrimonio al re di Francia. Francesco ha rinnovato la sua generosa benedizione, e sua sorella Margherita, che solo pochi mesi prima mi aveva snobbato a Calais, ci ha inviato i suoi pi cari saluti. Tutto era dunque pronto. Enrico ha annunciato le nostre nozze in Parlamento, e gli emissari reali l'hanno comunicato a Caterina, che ha reagito con la consueta fermezza. Sono ancora io la regina ha detto ai duchi di Norfolk e Suffolk, e lo sar fino alla morte. Di recente, mi hanno detto, ha fatto fare nuove livree per la servit, ricamate con la E di Enrico e la sua C intrecciate. Non provo niente per quella donna, caro Diario, n tristezza, n rabbia, n piet. Vorrei solo che, grazie a qualche incantesimo, come quelli del mago Merlino, potesse sparire. A dire il vero la sua influenza qui a corte si affievolisce di giorno in giorno, e sulla sua fedelt e la sua tenacia si sentono solo cattiverie. Ma continua a darmi sui nervi. Ora aprir una parentesi. L'atto finale del divorzio tra Caterina ed Enrico ha avuto luogo solo sei giorni fa, nell'abbazia di Dunstable. L'arcivescovo Cranmer, in quell'occasione, valendosi della sua nuova autorit, ha invalidato il matrimonio, lasciando libere entrambi le parti in causa di risposarsi. E solo la notte scorsa, quello stesso vescovo, in un salone della villa di Lambeth, ha giudicato assolutamente legale il mio matrimonio con Enrico. Ed era tutto pronto per la mia incoronazione. Il primo giorno iniziato nel migliore dei modi. Tutte quelle dicerie, frutto di superstizioni, che annunciavano cattivi auspici, - un pesce lungo quasi tre metri trovato morto su una spiaggia della costa nord, o una grande

cometa con una coda simile alla barba di un vecchio canuto - le ho ignorate. Al castello di Greenwich sono stata svegliata da colpi di cannone in lontananza. Le mie damigelle mi hanno tirata gi dal letto per farmi indossare un abito di stoffa intessuta d'oro con le maniche ed il corpetto rivestiti di perle, e un rinforzo sul ventre ingrossato. Mi hanno pettinato i capelli a lungo e lentamente, lasciandoli sciolti lungo le spalle, con un cerchietto di diamanti, da cui scendeva uno strascico d'oro e di pizzo. Margaret Mortimer era affacciata alla finestra a guardare il fiume, quando ha gridato: Venite qui, c' un drago rosso che sputa fuoco dalla bocca!. Ed era vero, arrivava galleggiando su un'imbarcazione accompagnata da altri mostri terribili e uomini selvaggi, dei mangiafuoco che facevano un gran baccano. Questa splendida barca che guidava un piccolo esercito di parecchie centinaia d'imbarcazioni piene di bandiere colorate, con un sottofondo di musica e carillon, scese lungo il Tamigi per venirmi a prendere. E cos, nel bel mezzo di questo spettacolo sull'acqua, mi hanno fatto risalire il fiume fino alla Torre di Londra, che faceva tuonare i suoi poderosi cannoni per darmi il benvenuto. C'era una piccola folla vicino ai gradini che uscivano dall'acqua e portavano alla cupa fortezza di pietra, e quando, scortata attraverso il cancello dell'entrata posteriore, ho visto la massa di gente allargarsi, mi apparsa una splendida visione: mio marito Enrico che sorrideva, a braccia aperte, pronto a ricevermi. Avvolta dal suo sguardo caldo, mi sono affrettata a colmare la distanza che ci separava. stato un dolce cammino, questo certo, ma pi dolce ancora quando gli sono arrivata vicino, e lui ha appoggiato entrambe le mani sul figlio che porto dentro e mi ha baciato pieno di riguardo. Quella dimostrazione d'amore in pubblico ha significato molto pi di quanto non riesca ad esprimere per il mio cuore. Poi il vecchio Lord Kingston, governatore della Torre, ha attraversato il cortile ed insieme a Enrico mi ha scortata agli appartamenti della regina, tutti rimessi a nuovo per l'occasione. Non saprei dire se il volto addolorato di Kingston dipendesse dalla sofferenza causatagli dal suo povero corpo di invalido, o dal suo ben noto amore per Caterina, e da questo terribile incarico che deve sopportare poich io sono sua ospite. Fino ad ora, tuttavia, si dimostrato gentile, e non c' niente che possa sciupare questa piacevole reclusione di tre giorni, prima di rinascere come una persona di casa reale. Vostra Anna.

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30 maggio 1533. Caro Diario, vero? Posso arrischiarmi a scrivere queste parole? Sono stata incoronata regina d'Inghilterra. La regina Anna. Anna la regina. Anna Regina. Come suonano bene queste parole! Ora il mio cuore ha ripreso a battere normalmente ma in quelle ore di spettacoli e celebrazioni in pompa magna, ho temuto pi d'una volta che scoppiasse in egual misura per la gioia e per il terrore. Sabato mattina mi hanno trasportata per le strade affollatissime di Londra, decorate con drappi di seta e velluto di ogni foggia, stendardi coloratissimi che sventolavano alla brezza e fontane che zampillavano vino. Nobiluomini si sporgevano dalle finestre a guardare, e gente comune, guardie, artigiani e consiglieri comunali erano tutti l per assistere a quell'impressionante processione. C'erano dei francesi vestiti di velluto blu e giallo che cavalcavano splendidi destrieri, gran dame in carrozze rosse con abiti in tinta, il Lord Cancelliere d'Inghilterra, il Lord Mayor della citt di Londra in alta uniforme. Col ventre ingrossato bene in evidenza perch lo vedessero tutti, ero assolutamente regale, nel mio abito di tessuto bianco bordato di ermellino, sulla lettiga aperta, sotto un baldacchino di stoffa d'oro portato da quattro cavalieri che marciavano al mio fianco. Infine la retroguardia, formata da trenta gentildame e la scorta personale del re. Era uno spettacolo meraviglioso, anche se, a essere sinceri, pochi di coloro che assistevano hanno urlato: Lunga vita alla regina o si sono tolti il copricapo al mio passaggio. Il mio buffone li prendeva in giro dicendo: Dovete avere tutti lo scorbuto per non volervi scoprire la testa! al che qualcuno si sentito in dovere di farlo. Ma per me non stata una sorpresa. So che la gente non prova un grande affetto per me. pi probabile che, mentre li salutavo sventolando la mano, cercassero tutti di vedere il mio sesto dito, o il segno che ho sul collo e che credono un marchio diabolico.

Ma solo il giorno seguente sono stata portata all'abbazia di Westminster per l'incoronazione. In quel solenne momento di massimo trionfo, quell'arrogante della duchessa di Norfolk mi reggeva lo strascico, e il duca di Suffolk, che aveva fatto di tutto perch questo momento non arrivasse mai, ha portato la corona all'altare, dove mi aspettava l'arcivescovo Cranmer. L mi sono inginocchiata e sono rimasta inchinata sulla nuda pietra finch non mi sono alzata per la consacrazione. Enrico, Dio lo benedica, rimasto in disparte, nell'ombra, in modo da non poter essere visto da nessuno tranne che da me, e mi lanciava sguardi d'incoraggiamento perch brillassi da sola. Ho sentito ben poco delle benedizioni in latino di Cranmer, antichi riti d'incoronazione, ma avvertivo il dolce peso della corona di Sant'Edoardo sulla mia testa nuda, il freddo dello scettro d'oro nella mia mano destra, il calore del bastone del comando nella sinistra. Con la corona sul capo, ho salito i pochi gradini che portavano al mio trono di velluto dorato, mi sono voltata e poi mi sono seduta. Ho guardato quel mare di volti che ora erano miei sudditi e, nei miei primi istanti da regina, ho provato una paura tremenda. Volevo sorridere, ma mi sentivo dura come una statua di ghiaccio, inoltre lo scettro e il bastone erano troppo pesanti e temevo che potessero scivolarmi dalle mani tremanti e cadere rumorosamente al suolo. Al che tutte quelle facce lunghe avrebbero iniziato a ridere di me: Anna, la regina impostora, una ragazza del popolo, una sgualdrina che cerca di far diventare re un bastardo. Ma poi - e questo momento rimarr impresso per sempre nella mia mente - ho sentito quel bambino benedetto scalciare nel mio ventre, come per dire: Non abbiate paura, madre mia, ci sono io qui con voi. Quel segno interiore, come il sole accecante dell'estate, mi ha trasmesso un tale calore che i miei muscoli tesi si sono sciolti, e ho sorriso. Sapevo che era un sorriso cos radioso e pieno d'amore che ha riempito di luce quell'abbazia tetra e quei volti scuri, ed uscito dalle vetrate per proclamare all'intera citt di Londra il mio pieno diritto di sedere sul trono. Vostra Regina Anna.

CAPITOLO SETTIMO

Il castello era cos tranquillo che quando Elisabetta richiuse il Diario che teneva in grembo, sent il sangue che le pulsava nelle orecchie. Un sorriso affior alle labbra della regina mentre pensava che era con sua madre alla sua incoronazione. Era stato proprio un calcio del suo piedino a dare ad Anna il coraggio di affrontare il mondo da sovrana. S, si rese conto proprio in quel momento di quanto doveva essere stata coraggiosa sua madre. Si era abituata in fretta. Ecco da chi Elisabetta aveva preso il coraggio, non da suo padre, come aveva sempre creduto. Fin dalla tenera infanzia le avevano detto che sua madre aveva tradito, e chi tradisce un vigliacco. Il dolore di questa scoperta e la reputazione di adultera e sgualdrina di cui godeva Anna avevano scosso la sua anima delicata di bimba e fatto s che la principessina smettesse del tutto di pensare a sua madre, e addirittura di pronunciarne il nome. Ma ora Elisabetta capiva che Anna aveva fatto qualcosa di meraviglioso. Di miracoloso. Aveva prevalso contro l'impossibile. Per sei anni aveva tenuto a bada gli appassionati approcci amorosi del re d'Inghilterra per indossare la corona e garantirsi un erede legittimo. Erano mesi ormai che Elisabetta leggeva quel Diario in attimi rubati, e le sue parole, la sua storia l'avevano commossa, istruita, e a volte mandata su tutte le furie. Le ultime frasi commemoravano la dolorosa trasformazione di sua madre da persona comune a regina, la cerimonia che pareva pi un funerale che una festa, e l'odio della gente, i suoi sudditi, quando infine si era messa in capo la corona. Quelle parole fecero affiorare alla mente di Elisabetta ricordi della sua incoronazione.

Diventare la regina d'Inghilterra, sebbene figlia di un re, era stata un'ardua battaglia. Da piccola era sempre vissuta all'ombra di Edoardo, l'erede legittimo. Suo padre, per quanto gentile, aveva dedicato poco tempo alla ragazzina dai capelli rossi tutto pepe che senza dubbio gli ricordava il suo pi grande, e ora perduto, amore. Anche se Elisabetta aveva trascorso l'infanzia lontano dalla corte

- lontano dagli occhi e dalla mente di suo padre - quando Enrico il Grande era morto, per lei era stato come se il sole fosse tramontato per sempre. Il breve, turbolento regno di Edoardo, quegli uomini avidi che cercavano di controllarlo, erano morti e sepolti in un batter d'occhio. Poi era stata la volta di Maria. La prima degli eredi diretti si era aggrappata al trono con gli artigli di un falco affamato. La sua infanzia, quale unica erede di Enrico e Caterina, era stata lieta e tranquilla. Ma poi era arrivata Anna Bolena ad avvelenare le loro vite. La fredda danza d'odio e amarezza di Maria si era rivolta contro la madre di Elisabetta e, in grado minore, anche contro la piccola sorellastra. In realt Maria aveva dimostrato un riserbo notevole nei confronti di Elisabetta, durante il suo breve regno. Erano all'ordine del giorno le congiure per liberare il paese dalla regina cattolica e far salire al trono l'amata principessa, che era il ritratto del giovane Enrico, sicch tutti i consiglieri di Maria avevano fatto pressione perch eliminasse quella piccola sgualdrina, quell'eretica protestante che avrebbe finito per usurparle la corona.

Elisabetta si alz dalla sedia e si sent scendere la stanchezza lungo le spalle fragili, sotto il pesante scialle di ermellino. Spense le candele a una ad una e s'infil nel suo enorme letto a baldacchino. I mattoni caldi che Kat aveva lasciato sotto le coperte erano diventati freddi da un pezzo, e cos si raggomitol tutta per scaldarsi. Ma il sonno la sfuggiva, mentre davanti agli occhi scorrevano i ricordi della strada tortuosa che l'aveva portata all'incoronazione, come uno spettacolo di sogno che vedeva protagonisti lei e la sua famiglia.

L'anno in cui Maria era rimasta incinta del suo adorato Filippo era stato per Elisabetta uno dei momenti peggiori della sua vita. Con un legittimo erede al trono, tutte le sue speranze di diventare regina si sarebbero infrante, come il corpo di un gabbiano contro gli scogli. Era stata richiamata dal suo lungo esilio per occuparsi della regina durante la sua permanenza a Greenwich. Sapeva che la sua presenza avrebbe dato a Maria e ai suoi consiglieri una felicit perversa.

Avrebbero gongolato di gioia vedendo afflosciarsi la prospettiva che Elisabetta salisse al trono, mentre il ventre della regina si gonfiava ogni giorno di pi. Era lecito pensare che i giorni pi fortunati e fecondi di Maria avrebbero mitigato le sue crudelt nei confronti degli eretici protestanti, ma non era andata cos. Dalla sua camera la regina, in preda ad una frenesia assassina, aveva ordinato che si moltiplicassero le messe al rogo, quasi volesse far sparire tutti gli infedeli dall'Inghilterra prima che suo figlio venisse alla luce. Mentre lei era costretta a letto, Filippo aveva dimostrato un profondo interesse per la cognata appena ventunenne. Avevano passato ore ed ore insieme a discutere delle prospettive matrimoniali per Elisabetta, tutte intese ad accrescere il suo potere, gi notevole, in Europa, e tutte graziosamente, ma altrettanto recisamente, rifiutate da Elisabetta. Ricordava di aver trovato il re di Spagna di una bellezza triste, un tantino pi basso di lei e sempre un po' indisposto, per via di un continuo, fastidioso disordine di stomaco. Filippo era rimasto incantato da quella ragazza florida, che possedeva un'arguzia e una cultura in antitesi con la severa religiosit della sua non pi giovane moglie. Elisabetta aveva capito che l'interesse che egli nutriva per lei era, almeno in parte, di ordine pratico. C'era la possibilit che Maria morisse di parto e, per tentare di mantenere il controllo sull'Inghilterra, avrebbe sicuramente cercato di sposare la sorella della moglie. Tuttavia, ripensando a quei giorni in cui aspettavano che Maria mettesse al mondo un figlio maschio, come promesso dalle levatrici, Filippo le aveva dimostrato pi di un semplice trasporto interessato. Era certa che si fosse invaghito e avrebbe preferito dividere con lei il trono d'Inghilterra. Ma il figlio di Maria non nasceva. La data tanto attesa era passata senza alcun segno di doglie. Combattuta tra l'infelicit e l'orrore, Maria passava ore interminabili e tristissime seduta sui cuscini appoggiati sul pavimento a osservare il suo ventre che diventava sempre pi piccolo e piatto. Quando si sgonfi del tutto, il potere e l'importanza di Elisabetta cominciarono a crescere in maniera inversamente proporzionale. Era chiaro che quella di Maria era stata una gravidanza isterica e che la regina, vista l'et, avrebbe anche potuto essere sterile, dopo tutto. Mortificata per il fallimento, Maria si era alzata e aveva annunciato

alla corte che si sarebbe trasferita nel palazzo di Oatlands. Elisabetta era stata congedata in fretta e furia e spedita in esilio. Nei rispettivi viaggi, Maria ed Elisabetta avevano cavalcato in mezzo alla gente, scoprendo che l'ascendente di Maria sui suoi sudditi aveva cominciato a vacillare. Non c'era pi un cattolico sotto i trent'anni, e le crudelt che la regina aveva riservato agli eretici avevano fatto infuriare il popolo. Le delusioni per la gravidanza erano state il colpo di grazia che, come la scure del boia, avevano definitivamente strappato Maria dai cuori degli inglesi. Nella pomposa processione verso Oatlands, avevano riferito a Elisabetta, Maria si era ritrovata lungo la strada molte facce scure, e le grida Dio salvi la regina non erano sincere. Invece la modesta carovana che tornava ad Hatfield, dove la gente di campagna aveva riempito le strade per salutarla calorosamente, aveva fatto capire alla principessa una grande verit, che l'aveva tremendamente sorpresa: il popolo d'Inghilterra l'amava profondamente, vedeva in lei l'incarnazione femminile dell'amato Enrico VIII, e credeva che sarebbe stata lei la prossima regina. L'anno seguente l'unica cosa che rimase da fare a Maria fu morire. Alla fine fu proprio il suo essere donna ad ucciderla, perch i suoi organi femminili si guastarono. Filippo aveva fatto la sua parte per difendere i propri interessi, convincendo Maria, nei suoi ultimi giorni cruciali, a nominare Elisabetta suo successore al trono. E cos, quando ad Hatfield arrivarono i messaggeri con la tanto agognata notizia, Elisabetta era prontissima per il suo incarico di regina. Prontissima e impaziente. La mia povera mamma, pensava Elisabetta. Quasi nessuno si era mostrato felice di togliersi il cappello in segno di rispetto durante la sua incoronazione, in primavera. Per Elisabetta, invece, nel cuore dell'inverno migliaia di cappelli si erano levati nel blu gelido del cielo. Quel giorno meraviglioso la gente l'aveva circondata d'amore. Lo spettacolo era andato oltre l'immaginazione di Elisabetta. Le strade erano gremite di gente che festeggiava.

Mille cavalieri in processione d'onore, la sua portantina in broccato d'oro, l'amato Robin che cavalcava il suo stallone bianco dietro di lei, urla, preghiere ed auguri, parole dolci che arrivano a ondate, portandole un enorme conforto. Era stato un momento di gioia sublime. Dio salvi Vostra Grazia! avevano urlato. E Dio salvi voi tutti! aveva risposto lei, sentendosi scoppiare il cuore in petto. A ogni fermata del corteo c'era stato un piccolo spettacolo, avevano recitato dei versi, cantato qualcosa. E ogni volta Elisabetta aveva ascoltato con attenzione, unendosi ai celebranti, di modo che, arrivata alla sosta successiva, aveva lasciato ai suoi sudditi un pezzettino del proprio cuore. La promessa fatta ad un gruppo straordinariamente festoso di londinesi a Cheapside, e cio che con loro sarebbe stata buona come mai una regina con la sua gente, l'aveva elettrizzata non meno di loro, poich Elisabetta aveva capito chiaramente che era alla sua gente, e alla sua gente soltanto, che doveva la sua autorit. Senza il loro amore, ne era certa, Maria avrebbe forse avuto il coraggio di farla giustiziare con l'accusa di eresia. Senza il loro amore non si sarebbe mai sentita sulla testa la corona inglese.

Finalmente le palpebre di Elisabetta si chiusero sotto il peso del sonno. Quell'amore era ci che mancava a mia madre, pens Elisabetta un attimo prima di assopirsi. Anna era stata semplicemente fraintesa. Fraintesa a morte.

***

4 giugno 1533. Caro Diario, questa l'estate pi felice della mia vita. Le lunghe giornate qui a Windsor sono calde, l'aria profuma di erba appena tagliata e di rose. Enrico ha deciso di non partire per la stagione di caccia, in modo da potermi stare vicino, anche se di giorno esce spesso a cavallo per qualche battuta, ma torna al calar della sera, portandomi piccoli pegni del suo amore: mazzolini delle mie violette preferite, cesti di mirtilli succosi, la piuma di un gufo, un nodo d'amore fatto di erba intrecciata con rami di salice e gigli essiccati. Il re va fiero del mio ventre, oserei dire che nessuna donna potrebbe essere tenuta in maggiore considerazione di quanto non faccia lui con me.

Ho ricevuto una gran quantit di gioielli, coppe d'argento, vasi, letti e sgabelli, che vengono dal corredo di Caterina. Grazie agli uomini del mio Consiglio Privato, ora posso ricavare dei profitti dalle mie numerose, splendide propriet. Enrico, poi, mi ha conferito un'ulteriore onorificenza, quella di femme sole, che mi permette di condurre i miei affari senza interferenze da parte sua. Fortunatamente non ci sono giunte lamentele n da Roma, n dall'imperatore Carlo. Devono capire che chi si mette in conflitto con Enrico lo fa a proprio rischio e pericolo. Francesco rimane nostro amico, e ci ha inviato un delizioso regalo di nozze: quattro muli e una splendida portantina in stile italiano, con preziosi intarsi d'oro, arazzi antichi e cuscini di velluto color porpora imbottiti di piume d'oca. Nella lettera di accompagnamento si augurava di aver scelto un dono all'altezza di una regina tanto bella. Le mie stanze sono notte e giorno teatro di ogni genere di divertimento. Musica, danze, giochi e spettacoli. Ho un nuovo buffone: una donna, addirittura. Ci fa sbellicare dalle risa con i suoi sberleffi e le sue trovate brillanti. Sono nate molte storie d'amore tra le mie belle dame ed i gentiluomini di corte, con i loro piccoli intrighi e i loro buffi complotti. Tutto sommato, la mia una casa virtuosa e tranquilla. Ho vietato i litigi e proibito alla servit di frequentare posti infami o compagnie dissolute. Le mie damigelle non sono mai state viziate, non hanno il permesso di prendersi libert contro la morale e non conoscono la pigrizia, poich cuciono per i poveri e seguono ogni giorno la messa. A volte penso di essere diventata troppo seria, ma ora, con Enrico che diventato Capo Supremo della Chiesa oltre che dello Stato, questa regina deve dare un vero esempio cristiano. E poi Dio benedice i veri credenti concedendo loro figli maschi, sicch rispetter rigorosamente la morale ed obbedir alle sue leggi. C' un giovane cortigiano che mi fa tenerezza. Si chiama Mark Smeaton, musicista e cantante bravissimo, di bell'aspetto e dotato di un'onest e una grazia che mi ricorda il giovane Percy ai primi tempi del nostro amore. Mark mi rende omaggio pi di quanto non sia dovuto a un sovrano, mi sembra un po' una forma di amor cortese. Si siede alle mie ginocchia, pizzica le corde del suo liuto e canta romantiche ballate, dolce come un angelo. Non dovrei incoraggiarlo, ma la sua devozione mi commuove a tal punto che spesso lo mando a chiamare quando facciamo le nostre

piccole riunioni. Mastro Smeaton piace persino a Enrico, che con lui si comporta come un padre verso il figlio. Godo di buona salute e le mie guance, di solito tendenti al giallastro, sono belle rosee. Il piccolo si muove e scalcia di gusto, e tutti si guardano bene dal parlare di aborto o bambini nati morti. Ma a dire la verit, mi venuta una certa paura di morire di parto, e cos ho spedito una missiva alla monaca del Kent per interrogarla ancora una volta sui misteri che solo lei conosce. Nella sua profezia aveva parlato di un figlio Tudor e del suo lungo regno felice, ma non mi aveva detto niente di me e della mia vita. Vorrei andare di nuovo da lei per conoscere attraverso quegli occhi terribili anche il mio destino. Se dovessi morire, infatti, ho delle cose da sistemare e delle lettere da scrivere. Ma quella brava sorella, almeno cos risulta dalla corrispondenza con la badessa, vive in rigida clausura, senza vedere nessuno, e tutte le sue preoccupazioni terrene sono rimesse a quelle spirituali. E cos il mio destino mi sar svelato lentamente, al momento opportuno, e io mi terr la mia impazienza. Vostra Anna.

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12 luglio 1533. Caro Diario, sono finalmente giunte notizie da Roma, ma purtroppo non sono affatto buone. Due giorni fa Enrico andato a caccia, ma io non ero tranquilla. Una volta uscito, ho cominciato a preoccuparmi che potesse trovarsi in pericolo, e le mie paure si sono rivelate profetiche. Posso giurare che da quando mi trovo in stato interessante, ho sviluppato un altro senso oltre la vista e l'udito, una specie di sesto senso. Insomma, Enrico uscito a cavallo, e al calar della sera non era ancora di ritorno, ma non sentivo che gli fosse capitato qualcosa di brutto o che fosse rimasto ferito. Mi stavano preparando per la notte, quando arrivato il conte di Shrewsbury, dicendo che Sua Maest si era allontanato pi del previsto, pertanto avrebbe passato la notte a Buckdon Lodge e sarebbe rientrato il giorno seguente. Ho sentito un brivido gelido lungo la schiena, e mi sono informata sulla salute del re e la riuscita della caccia.

Sua Maest stava benissimo, ha risposto Shrewsbury, ma, per quanto riguarda il bottino, i cervi non si erano lasciati catturare e non aveva ancora preso niente. Ho passato una notte agitata, e il giorno successivo mi sentivo una strana sensazione addosso.

Quella sera il re tornato con parecchi uomini, di umore allegro e chiassoso. Ma quando venuto nei miei appartamenti e, tra sorrisi e grandi abbracci, ha chiesto di me e di nostro figlio, ho sentito un sottile dolore, un fastidio. Gli ho domandato pi d'una volta come si sentiva, ma lui mi ha assicurato di essere solo molto stanco per aver cavalcato a lungo. Allora l'ho pregato di sedersi e gli ho premuto le mani sulle tempie per carezzargli la fronte, poi ho insistito per sapere se andava tutto bene, ma con una certa prudenza. Al che ha fatto un lungo sospiro ed crollato, trasformando il suo corpo enorme in una massa cadente. Ha fatto per parlare, ma non gli uscita nemmeno una parola. Si coperto gli occhi con la sua grossa mano inanellata e, con voce roca, ha pronunciato il mio nome. Anna... non sono stato a caccia. Dove siete stato? A Guildford, con gli uomini del mio Consiglio Privato. Non volevo farvi stare in pensiero, tesoro, ma la verit che abbiamo avuto notizie da Clemente riguardo al nostro divorzio. Non vuole concederlo? Peggio. Ha annullato il nostro matrimonio, dichiarando che la vostra prole sar illegittima. Se non mi separer all'istante da voi e rimetter al suo posto Caterina entro settembre... sar scomunicato. E con me l'arcivescovo Cranmer. Gli sfuggito un altro sospiro, e di colpo mi Sembrato piccolo. Sapevo che io avrei dovuto farmi ancora pi piccola, e cos mi sono inginocchiata ai suoi piedi. Quando ho aperto bocca, le parole mi sono rimbombate nella testa come fosse una conchiglia vuota. Non era quello che ci aspettavamo, Enrico? S, certo. Ma il fatto di sapere che sta per scatenarsi una forte tempesta non diminuisce i danni che arreca quando finalmente arriva. L'acqua sommerge i campi e le messi, sradica gli alberi, inghiotte le spiagge, lasciando solo cadaveri abbandonati. Ha scosso la testa, in preda alla confusione. Non pensavo che mi sarei sentito cos... vuoto. La Chiesa

cattolica stata la mia Chiesa madre per tutta la vita. Sono stato un figlio estremamente devoto, e la cosa mi stata di grande aiuto. Non avevo argomenti da opporgli, e sapevo che non sarebbe stato opportuno usare parole severe per la madre di un uomo, anche se era stato lui il primo a farlo, cos non ho detto nulla. Ora il figlio ingrato taglier la testa di sua madre e la sostituir con la sua. Mi ha guardato con gli occhi colmi di disperazione. Non ho scelta, Anna, non ho scelta! Gli ho preso delicatamente le mani. Ascoltatemi. Ci sono madri che si rifiutano di far crescere i propri figli, di farli diventare uomini e di concedere loro i diritti che hanno per volont divina. E poi, Enrico, in quanto re d'Inghilterra, voi avete antichi diritti assoluti. Se non vi si permetter di goderne, dovrete prenderveli con la forza. Per il bene dell'Inghilterra! Annuiva in silenzio, dando il suo tacito assenso. Non c' niente che si possa fare? ho chiesto. I miei studiosi di diritto canonico mi hanno suggerito di passare sopra Clemente e di fare appello a un concilio generale. Ma questo servirebbe solo a ritardare il giudizio. Non potrebbe aiutarvi Francesco? Il Papa lo ascolta. E che cosa dice il segretario Cromwell? Enrico ha riso freddamente. Quello che dite voi dei miei diritti di re, che vengono prima del volere della Chiesa. Ma a volte mi stupisce, quell'uomo. Penso che in lui non ci sia timor di Dio. Io penso che mastro Cromwell tema Dio quanto noi, Enrico. Il fatto che non teme la Chiesa. E in questo senso credo che abbia ragione. Enrico mi ha fatto uno strano sorriso, sfiorandomi la guancia. La mia moglie luterana. Mi ha portato via a mia madre, adescandomi con promesse pi grandi di quelle che ci sono in Paradiso. Ho sentito un brivido alle sue parole, perch avevo sempre pensato di essere io quella che era stata portata via. Mi sono tenuta per me questo pensiero, senza contraddirlo, poich sapevo che valeva la pena di perdere la Madre Chiesa per realizzare la promessa che avevo fatto. Nostro figlio. Il suo piccolo principe. E la continuit dei grandi sovrani Tudor.

Vostra Anna.

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5 agosto 1533. Caro Diario, sono stata tradita, nel peggiore dei modi, e il responsabile Enrico. Non mi sarei mai aspettata una cosa tanto spiacevole, vista la gentilezza del mio consorte, che recentemente aveva spedito ai miei appartamenti di Greenwich (dove mi sarei recata quanto prima per passare a letto gli ultimi giorni prima del parto) uno splendido letto regale, scelto da lui personalmente dal patrimonio di famiglia, tutto rivestito di raso rosso, con frange d'oro. E sempre per me, ha chiesto a Caterina, e la cosa deve averle dato un enorme fastidio, di cedermi della biancheria di lipo: una splendida stoffa spagnola, molto preziosa, con cui erano stati fasciati tutti i bambini di stirpe reale al battesimo. Ma lo scorso mercoled mi sono giunte all'orecchio voci di una scappatella di Enrico con Elizabeth Carew, la mia damigella personale, una ragazza di grande bellezza, ma piccola di cervello. Insinuazioni maligne, ho pensato, e, nelle condizioni in cui mi trovavo, brutta e grassa com'ero, ho usato il buon senso, visto che l'avvicinarsi della maternit aveva addolcito la mia consueta lingua tagliente. Non mi sembrava possibile, dal momento che Enrico mi possedeva anima e corpo da meno di un anno. Un solo anno dopo tanti passati a combattere fianco a fianco, come soldati in una grande crociata. Ma quando alla messa domenicale, tra il rumore sordo delle campane ed il fruscio del taffet, mi capitato per caso di sentire quanti nobili - miei nemici di fatto - fossero testimoni di quella tresca, di colpo mi stato chiaro che era la verit. Sapevo che non avrebbe minimamente scalfito la mia posizione: sono al sicuro, con la corona ben salda sul capo. La sua non era una condotta sbagliata, e neppure fuori del comune, secondo i criteri reali. Eppure, il pensiero che Enrico provasse un sentimento di passione per qualcuno che non ero io ha fatto appassire quell'amore fragile ed appena nato che provo per lui. Tutti quegli anni di dolore, di lotta, buttati al vento tra le braccia di una ragazzotta ingenua. Sono andata di corsa nelle stanze di Enrico, di corsa come pu una persona con il volto e il ventre gonfi in maniera grottesca, e l'ho aggredito come una furia.

Lurido donnaiolo! gli ho urlato, appioppandogli uno schiaffo sulla guancia, che diventata bollente e paonazza. Era allibito, il mio amante infedele, mio marito, il re. Mi ha fissata con una calma gelida, ma i suoi occhi confermavano le voci maligne, e i miei bruciavano, colmi di lacrime amare. Dov' l'uomo tenero e dolce che mi ha promesso adorazione eterna, che ha firmato le sue lettere con le parole "Enrico non vuole nessun'altra"?! Mi sono girata da una parte e dall'altra, come se stessi cercando quell'uomo. Dov', dunque, qui vedo solo una bestia, un traditore a due facce! Lo sguardo di Enrico, che ricambiava tutto il mio disprezzo, mi ha sorpreso, poich mi aspettavo del rimorso, del senso di colpa. Mentre invece mi ha fissato con occhi di ghiaccio, dandomi una risposta che mi ha gelato. Chiuderete gli occhi, tesoro, e sopporterete come gi hanno fatto donne migliori di voi. Dovreste sapere che posso sempre abbassarvi di rango, cos come vi ho innalzata. Si toccato la gota arrossata, poi mi ha messo la sua mano gigantesca attorno alla gola. Piano, pericolosamente. Respiravo appena. Regina Anna ha sussurrato con sdegno, almeno cos mi parso, poi ha lasciato andare la mano. Andatevene. Sono rimasta ferma e l'ho guardato dritto negli occhi. Me ne vado, Enrico, ma sappiate che avete profondamente offeso la vostra moglie devota, madre di vostro figlio. Mi sono girata e, a testa alta, ho lasciato i suoi appartamenti per raggiungere miei, dove ho lenito il mio dolore in privato. Poich non c' nessuno all'infuori di voi, mio caro Diario, che conosca le imperscrutabili profondit di questo tradimento. Sono completamente sola. Non ci parliamo da diversi giorni, io a Enrico e lui a me. Sento il bambino che scalcia nel pancione, e questo dolore per me un sollievo, poich se non ho pi l'amore del re, questa creaturina che porto sotto il cuore rimarr una corda d'oro tesa tra me e Sua Maest, che briller per sempre senza mai spezzarsi. Vostra Anna.

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29 agosto 1533. Caro Diario, che splendida giornata! I tamburi, le trombe, le bandiere che sventolavano nella dolce brezza d'agosto, e io che ho preso posto sull'imbarcazione reale. Enrico, tutto baci e allegria (completamente dimenticati i litigi), venuto a salutarmi.

Mi ha stretta in un abbraccio caldo e forte. Mi ha sussurrato all'orecchio: Vi amo, Anna. Siamo tutti per questo bambino, e mi ha appoggiato la mano sul ventre in segno di benedizione. Parecchi urr, poi se n' andato. Era un momento tutto per me, pi bello, in un certo senso, della mia incoronazione, con gli alberi che ondeggiavano sulla riva, il Tamigi tutto verde, con increspature dorate. La marea crescente ci ha sollevati e portati gi, lungo le anse del fiume, verso Greenwich, le sponde gremite di gente. Mi salutavano con cenni delle mani, ma non sorridevano. Avrei voluto che lo facessero, che sorridessero a me, la loro regina, che porta in grembo il loro erede Tudor. Ma la maggior parte ancora fedele a Caterina e a sua figlia. Cambieranno idea quando sar nato, ne sono certa, e mi ameranno allora, grideranno a squarciagola che la regina Anna viva a lungo e in buona salute. Al nostro arrivo, le mura e le merlature in mattoni del castello di Greenwich brillavano alla luce rossa del tramonto. Ad attendermi sulla riva c'erano diversi lord con le loro dame, tutti in ghingheri, che mi hanno aiutato a raggiungere la mia camera. Questo cerimoniale era stato imposto molti anni prima dal padre di Enrico, il primo re Tudor. Forse, visto che la corona era stata conquistata con la guerra, e non per discendenza, aveva voluto un rito per la nascita dei suoi figli. Il pi grande fiume di tutta la storia, ho pensato io in quel momento, scorreva sotto la mia imbarcazione reale, e io, Enrico e il nostro bambino, come corsi d'acqua pi piccoli, eravamo affluiti l dentro e ne avremmo fatto parte per sempre. Senza grande sfarzo, e con sommessa riverenza, sono stata condotta alla cappella, dove mi attendeva il mio buon amico Cranmer. Ho fatto la comunione, e

tutti i nobili hanno pregato con lui mentre chiedeva ad alta voce che Dio mi concedesse una sorte propizia. Uscendo, ho visto la principessa Maria, rigida e scarna, che mi seguiva con i suoi occhi scuri. Le ho sorriso dolcemente, quando le sono passata davanti: mi sentivo cos piena d'amore da potergliene offrire un po', ma ho capito che ha preso il mio gesto come una sfida. Non badarci, ho pensato, ti vuole morta col tuo bambino. I lord e le dame mi hanno poi scortata alla Sala delle Udienze, mi hanno servito del vino aromatizzato, brindando allegramente insieme a me. Tra loro c'era anche mio fratello Giorgio, che sprizzava orgoglio e felicit. Gli ho preso la mano e ho sussurrato: Mio devoto fratello, pensate che questo capovolger la situazione tra me e loro?. S ha risposto lui. Quando sarete la madre del futuro re, sar come se dai loro occhi cadesse un velo, e finalmente capiranno che donna dolce mia sorella. Sono stata l l per urlare di gioia, travolta dall'ondata di amore e gratitudine che sentivo per Giorgio. Ma poi, prima che cominciassero a scendermi le lacrime, lui e mio zio, Lord Rochford, mi hanno presa sottobraccio e scortata fino alla soglia della camera dove avrei partorito, augurandomi buona fortuna prima di salutarmi. Tutti gli uomini si sono congedati, le mie damigelle mi hanno seguita e hanno richiuso la porta alle mie spalle. Come prescritto dalla legge, da questo momento fino a parto avvenuto non posso uscire da queste quattro mura, e mi consentito vedere solo le donne che sono segregate qui con me. La stanza era buia e l'aria viziata, con le pareti, le volte e le finestre ricoperte di pesanti arazzi, tutte tranne una. Ho visto il lettuccio adibito per il parto, i bracieri che servivano a riscaldare la stanza, le bottiglie di profumo per nascondere l'odore appiccicoso del sangue, e ho sentito un brivido alla vista dei vasi, delle bacinelle, dei mucchi di teli di lino, di un grande assortimento di bisturi da levatrici e di altri strumenti poco rassicuranti. L'altra camera era un posto molto pi allegro. Il mio letto regale aveva splendidi intarsi e preziosi decori. Sono corsa in avanti con la mente, e mi sono vista impegnata ad accogliere visitatori d'alto rango, una madre orgogliosa seduta su lenzuola di lino pregiate, avvolta in un manto di velluto color porpora foderato di ermellino. E dopo avermi reso omaggio, sarebbero andati a vedere il piccolo principe, addormentato nella sua sontuosa culla regale, con quattro pomi d'argento e d'oro e un copriletto di stoffa d'oro bordata d'ermellino.

Dicono che presto inizier il travaglio. Prego con tutto il cuore di avere coraggio, di non urlare, di essere forte di fronte al dolore. Perch fuori di questa camera ci sono delle persone che aspettano solo di sentirmi urlare per il male, tanto mi odiano. Vi prego, Dio, datemi la forza di affrontare il grande momento e fate che mio figlio nasca bello e sano. Vostra Anna.

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8 settembre 1533. Caro Diario, ho avuto una bambina e l'ho chiamata Elisabetta. La sua nascita, terribile, segnata da una gran perdita di sangue, stata come un sogno oscuro, un incubo, con le levatrici, simili a streghe, a mormorare incantesimi che sapevano di muschio in mezzo alle mie gambe aperte. Le mie preghiere per un maschio, recitate in continuazione come una tacita litania, si sono perse tra le urla e le maledizioni. Le tende rosse del mio letto regale erano bagnate di umidit, senza un alito di vento che portasse via l'aria fetida e impregnata di vapori, quando ha fatto il suo ingresso Enrico, tutto sorrisi, venuto a vedere il suo principino, con l'alito che sapeva ancora della birra bevuta per festeggiare. Non ha visto le damigelle farsi piccole per la paura, parlare sottovoce, nascondersi il viso terrorizzate, per timore che si ricordasse di loro e le giudicasse colpevoli del crimine commesso. Sentiva solo il pianto del suo tanto desiderato erede. Dov', Anna? Dov' mio figlio? Dimostrava mesi, anni di meno, gonfio d'orgoglio com'era. Aveva la stessa aria giovane e principesca di quando aveva cominciato a corteggiarmi sette anni prima. Fatemi vedere mio figlio. Ha guardato in giro per la stanza, fissando tutte le dame, una dopo l'altra, fino alla culla dorata, poi ha sentito una fitta gelida al cuore. Avete una bambina bellissima ho detto con quel poco di coraggio che mi restava.

Una bambina ha mormorato. Una bambina?! Nei suoi occhi ho visto un lampo assassino, per me, per la bimba. Avevo paura che afferrasse quell'esserino rugoso e gli spiaccicasse la testa come fosse un melone maturo. Che lo scaraventasse contro la colonna del letto fino a che non si muovesse pi. La sua rabbia indicibile era una tremenda ondata silenziosa che si alzava per infrangersi sulle rive stanche delle mie ossa. Voi strill, siete una bugiarda, bugiarda! Mi avevate promesso un maschio. Per questa fottutissima femmina ho rinunciato alla mia devota regina, all'amore dei miei sudditi e a Roma! Voi, signora cara, la pagherete cara per questa bambina! E ha lasciato la camera, paonazzo e in un bagno di sudore. Un maschio. Proprio quella promessa ad Enrico che aveva tenuto vivo il nostro sogno, il nostro amore, sar la mia rovina. Ma alcune promesse sono difficili da mantenere. Altre non andrebbero mai fatte. Altre ancora sono bugie che non avremmo mai voluto dire. La mia mente gira come una ruota. Cosa dire della monaca del Kent e del figlio Tudor che aveva visto uscire dal mio ventre nella sua profezia? Un maschio, aveva detto, che avrebbe illuminato la terra inglese. Avevo capito male? Si riferiva forse a un mondo celeste? Poteva essere che quel figlio mi avesse abbagliato, offuscando il vero significato delle sue parole? Quando io, una ragazzina pelle ed ossa, mi trovavo in quella nuda cella, con gli occhi impazziti della santa che guizzavano da tutte le parti, e la profezia usciva dalle sue labbra smangiucchiate, forse ho voluto sentire quello che pi desideravo. Dev'essere cos, perch quella veggente non giura mai il falso. Che sciocca sono stata! Dopo aver fatto il bagnetto e fasciato la neonata, ben coperta in modo che si vedesse solo la testolina, in mezzo a metri e metri di stoffa, me l'hanno data in braccio. Ho abbassato lo sguardo per vedere quella creaturina rosea, colpevole della mia distruzione. Senza denti, piangeva lottando per liberarsi dalle fasce di mussola. Poi ha spalancato gli occhi, e io sono rimasta senza fiato... erano gli occhi di Enrico! Gli occhi infuriati di Enrico. Elisabetta, o mio Dio, sei proprio figlia di tuo padre. Il mio grembo, il mio sangue, le mie preghiere, ma la rabbia di tuo padre. Ti terr in vita? Mi terr in vita? Creatura innocente, figlia mia, in quale terribile mondo ti ho messo?

I miei seni urlano per te, e in quest'attimo di calore debole ed incerto, tutto ci che desidero stringerti al cuore e nutrirti del mio amore di madre. Ma eccola che arriva, la tua blia, grossa, morbida e rassicurante, e ti strappa dalle mie braccia sofferenti. Ti porta via con un umile sorriso, ma sa con certezza e orgoglio che sar lei a sentire le tue labbra che succhiano, a contarti le dita delle mani e dei piedi, a pettinarti la seta biondissima sulla testolina, ad asciugarti le lacrime che io non vedr mai. No, non mi permetteranno di starti vicina, figlia mia, perch tu sarai allevata come una principessa. Ci saranno inchini, non baci. Abbracci attraverso metri e metri di raso pesante. Discorsi di corte, non dolci parole d'amore. Oh, Elisabetta, cos piccina, sento i tuoi strilli dalla stanza accanto. Sento i tuoi strilli, il tuo corpicino, mi ricordo quando ti tenevo ancora dentro la pancia. Dir che voglio vederti e ti porteranno qui stasera, ma domani sarai gi lontana, sequestrata nelle reali stanze dei bambini, interminabili corridoi bui, pieni di correnti d'aria, ci separeranno. Il pianto di un bimbo non deve rovinare le feste di Enrico, le sue riunioni di consiglio, i suoi incontri d'amore. Sempre meno ti potr vedere. I miei seni si prosciugheranno e smetteranno di dolermi per te. Mi faranno cantare e ballare, chiacchierare amabilmente con le mie damigelle, giocare a carte. Fare la regina e non occuparmi mai di te. Ho letto una volta di una nobildonna romana passata alla storia, di cui per non si conosce il nome, rinchiusa in qualche oscura prigione. Condannata a morire di fame dai suoi aguzzini, stata tenuta in vita dalla figlia, che andava a farle visita ogni giorno e le dava da mangiare di nascosto. Questa brava ragazza, anche lei madre da poco, fingendo di abbracciare la mamma sotto le pieghe del vestito, le faceva invece succhiare il latte dai suoi seni gonfi. La vecchia signora non mai deperita, non morta, e quando le guardie hanno scoperto il trucco sono rimasti cos commossi, forse per reminiscenze materne, che l'hanno lasciata libera. Madre e figlia, figlia e madre. Le voglio un bene dell'anima. Oh, Elisabetta... Enrico mi odia ora, dice che l'ho gabbato, umiliato. Tutti i grandiosi tornei e le feste in onore della nascita del principe sono stati annullati, sostituiti da un tranquillo brindisi alla salute della principessa, con la preghiera che il mio grembo si riempia presto del tanto desiderato erede. Ci

riproveremo a fare un maschio, tuo padre Enrico e tua madre Anna. I corpi arrabbiati, uno contro l'altro, pregheremo a ogni spinta che la prossima volta che verr in questa stanza sia con il maschio che ho promesso. Ma falliremo, sempre. Ne sono tremendamente sicura. Quella monaca mezza matta mi aveva detto che la luce della mia vita sarebbe stato un Tudor, e quando guardo nei tuoi occhi, gli occhi di tuo padre, so che quella luce sei tu, Elisabetta. Illuminerai tutto il mondo con la tua luce e la tua gloria, Elisabetta, nonostante l'ira di tuo padre. Di questo sono certa. Il futuro incalza come l'ululato buio del vento. Mi sento perduta, bambina mia, ma ho trovato te. E tu sarai regina. Vostra Anna.

* * *

12 ottobre 1533. Caro Diario, ho fatto da poco una triste scoperta. Se una regina in stato interessante, bisogna mentirle per il suo bene, anzi per il bene del bambino. Mi hanno tenuto all'oscuro di un grosso scandalo, al centro del quale c' la santa monaca del Kent. Ha parlato male di me e del re, dicendo che finiremo male, flagellati dalle malattie, mentre il matrimonio di Enrico e Caterina quello buono. Sua Maest su tutte le furie, e Cromwell ha fatto arrestare la monaca con l'accusa di tradimento. Il segretario ha stilato una lista dei suoi sostenitori e tutti tremano al pensiero che il loro nome possa essere incluso nell'elenco. Circola voce che confesser di essere stata spinta alla corruzione, allontanata dalla retta via da un gran numero di cortigiani, tra cui Thomas More. Mi dibatto come un pesce che boccheggia sulla sabbia. Cosa devo pensare di lei? Ha mentito, o confessa per sfuggire a una morte per tradimento? Non ha mai posseduto il dono della preveggenza, e le sue parole di tanti anni fa erano dunque solo i deliri di una contadinella un po' matta che un vescovo assetato di miracoli ha chiamato profetiche?

Allora le avevo creduto, ma dando alle sue parole il significato che volevo io. Elisabetta governer il paese, me lo sento nel profondo del cuore, sebbene per mantenere questa promessa sia necessaria una grande fermezza da parte mia. Mio marito, il re, si stancato di me, e io non ho la forza di riaccendere il suo amore. contento quanto basta della sua figlioletta, mi parla di un Atto di Successione che le garantir l'ascesa al trono prima di Maria, ma solo dopo i maschi che pensa di avere da me. E cos sono buona e cara con Enrico in questi giorni, e caldeggio l'approvazione di quella legge. I miei detrattori, pi accaniti che mai, sorridono compiaciuti e si sussurrano all'orecchio che io sto alle calcagna di Enrico come un cagnolino. Questa consapevolezza mi rode il fegato, ma devo strisciare ai suoi piedi, perch sento che non avr figli maschi con Enrico, e devo difendere la corona di mia figlia. strano pensare al giorno dell'incoronazione di Elisabetta, ora che cos tenera e piccina. Rosa e oro, gli occhi dolci che riconoscono in me sua madre, riconoscono nel mio corpo il suo rifugio, anche se sono pochi i momenti in cui posso tenermela vicina, e mai posso porgerle il seno da succhiare. Ma lei sa chi sono, si stringe a me, mi sorride. Amo questa bimba con un cuore che non ha bisogno di passione, come quella per il giovane Percy, ma ancora pi grande. Ogni volta che mi siedo, chiedo che la mettano su un cuscino di velluto, ai miei piedi. Tutte le mie damigelle pensano che sia un amore, i boccoli d'oro, la pelle di seta, calda, che sa di buono. Ho pregato Enrico di dispensarci dalle convenzioni e permettere alla nostra Elisabetta di stare con noi, nella nostra residenza, e non essere portata via da corte, a casa sua. Ma lui mi ha schernito. Adoro mia figlia, ma una femmina, Anna. Non pensate che dovreste impegnarvi maggiormente per farmi un maschio, invece di contemplare trasognata questa bambina? Era freddissimo quando ha pronunciato queste parole, e vuoto... come un labirinto nel parco in pieno inverno. Sapevo che era inutile rinnovare la mia supplica, ma speravo che la sua mente volubile avrebbe cambiato idea e lui si sarebbe lasciato commuovere, concedendomi il conforto della bambina. I figli di casa reale vengono allontanati dai genitori quando hanno appena tre mesi ho insistito. Queste regole sono fatte da uomini, che non sanno neanche lontanamente quanto una madre abbia bisogno di stare col suo bambino, Enrico.

Si girato verso di me, urlando come un orso ferito. Questo il rituale dei re, dei re! Vi prego di astenervi dalle critiche, signora! Mi sono messa in ginocchio e gli ho baciato la mano per calmarlo, biascicando delle scuse. Mi vergogno di essere caduta cos in basso, ma non voglio compromettere il futuro di Elisabetta con la mia arroganza. Vostra Anna.

CAPITOLO OTTAVO

Elisabetta si sedette attonita, fissando con gli occhi sbarrati l'alone tremulo delle candele, le gote gelide solcate da un mare di lacrime. Madre sussurr. Fece un lungo sospiro, lasciando uscire tutta l'aria che aveva nei polmoni, sentendosi come incapace di farne entrare dell'altra. Quella rivelazione l'aveva scossa nel profondo dell'animo. Sua madre l'aveva amata. Adorata. Aveva combattuto per tenerla vicina. Ma, leggendo tra le righe, a Elisabetta sembrava che la scoperta di questo struggente amore materno avesse colto di sorpresa Anna, tanto quanto lei. Anna aveva lottato cos a lungo per la corona, combattuto in nome dell'amore per Enrico e difeso se stessa dai suoi nemici, che il futuro bambino era diventato nei suoi pensieri il principe tanto desiderato. Che grande amore doveva essere stato, pens Elisabetta, perch sua madre riuscisse a superare la catastrofe del suo essere femmina. O forse, si chiese, pi semplicemente era quello il senso della maternit? Dal nostro corpo nasce un bambino, e si pu solo amarlo, che sia maschio o femmina, docile o capriccioso, bello o mostruosamente deforme. Ma Anna, cos sembrava ad Elisabetta, aveva provato un sentimento ancora pi profondo, aveva combattuto con pi coraggio, si era mostrata pi servile e aveva creduto nel destino di Elisabetta pi intensamente di qualunque altra madre per sua figlia. L'aveva amata. Ed Enrico, il suo perfido genitore? Che cosa doveva pensare di lui? Non era giusto malignare sul suo conto, lo sapeva. Lui era il re e, secondo una legge non scritta, ma secolare, aveva diritto a un'amante, qualsiasi fossero i suoi sentimenti per la regina.

Era morto l'anno in cui Elisabetta aveva compiuto quattordici anni: a quell'epoca non era pi sovrano allegro, gagliardo e di bell'aspetto che adornava con la sua immagine ritratti, arazzi, gioielli, mobili e monete, ma si era trasformato in un'oscena montagna di carne, con due fessure al posto degli occhi in mezzo al suo faccione lascivo, che, per via dell'enorme stazza e della gamba

malata, doveva essere trasportato da una stanza all'altra su una portantina sostenuta da sei uomini. Aveva visto cos'era diventato suo padre e sapeva che si era preso ben poca cura di lei. Elisabetta era stata solo un prezioso strumento politico per Enrico, una principessa da dare in moglie a un principe straniero, e raramente si era preso il disturbo di vederla in tutti quegli anni. Ogni volta che era stata convocata in sua presenza, il suo cuore di bambina aveva avuto un fremito di paura, come quello che la maggior parte degli uomini riserva al giorno del giudizio davanti a Dio. Non osava sollevare lo sguardo verso di lui, sapendo che pretendeva obbedienza assoluta e sottomissione. Era quello il dovere incondizionato di un figlio nei confronti di un genitore. E naturalmente Enrico era il re, dunque ben consapevole dell'obbedienza cieca da parte dei propri sudditi, non importa se nobili, o comunque di rango elevato. Nel corso di queste udienze, Elisabetta s'inginocchiava diverse volte e rimaneva ai suoi piedi nel pi assoluto silenzio, respirando i miasmi della carne in decomposizione e delle bende marce sulla gamba malata. A volte lui si dimenticava della sua presenza e si dedicava ad altro, dandole il permesso di alzarsi solo quando ormai lei aveva le ginocchia piene di lividi ed era quasi svenuta per via di quelle esalazioni nocive. Eppure, riflett Elisabetta, in un certo senso aveva sempre amato suo padre, aveva ammirato la sua potenza e la lealt che ispirava ai suoi sudditi. E si compiaceva dei paragoni che facevano tanti suoi cortigiani tra il carattere ed il fisico del padre in giovent e il suo. Lei aveva sempre trovato il modo di perdonargli le trasgressioni, il fatto che avesse ignorato la sua esistenza, i suoi violenti, incomprensibili attacchi di nervi. L'assassinio di sua madre.

Basta, s'impose tacitamente Elisabetta, mentre rimetteva il Diario nella cassapanca e la chiudeva a chiave. Non poteva continuare a pensarci. Per quella sera le bastava aver scoperto che sua madre le aveva voluto bene. Era come se qualcosa dentro la giovane regina avesse cominciato a espandersi, a crescere, come una pianticella che spunta dal terreno soffice, lasciando che le sue parti pi tnere si aprano, allungandosi verso il sole caldo. E mentre la luce del mattino penetrava dalle finestre, Elisabetta Tudor, figlia di Anna Bolena, si sorprese a sorridere. Vostra Maest! Elisabetta si gir e vide il segretario reale, William Cecil, che correva cercando di raggiungerla, mentre lei passeggiava nella galleria principale di Richmond, concedendosi l'unico esercizio fisico possibile in quel

pomeriggio freddo e piovoso. Con una gran faccia tosta, Cecil si apr un varco tra la folla di damigelle che la circondavano come uno stormo di uccellini dalle piume sgargianti, e continu a camminare al suo fianco. Buon giorno, milord. Spero stiate bene. Mi mancata la nostra riunione mattutina. Il dibattito con il Consiglio della Corona stato particolarmente acceso e si appena concluso, Vostra Maest. Gli fece segno col dito invitandolo a iniziare il suo resoconto, ma lui ebbe un attimo di perplessit, lanciando uno sguardo di disapprovazione a quello stuolo di fanciulle cinguettanti. Avete tutta la mia attenzione disse Elisabetta. Ma Cecil era deciso a non parlare di fronte a un pubblico cos frivolo. Molto bene. Elisabetta si gir verso le sue damigelle e le conged con un impercettibile cenno del mento. Si dispersero e, come per incanto, sparirono. Lei e Cecil erano finalmente soli nella galleria, dove riecheggiava il rumore della pioggia che picchiettava contro le finestre. Lasciate che indovini esord Elisabetta. La Scozia. Volete che tiri fuori altri soldi per i ribelli protestanti. indispensabile implor Cecil. Ne ho gi mandati troppi. Sono molto povera, Cecil. E dubito che i francesi prendano bene questa mia aperta opposizione ai loro alleati. Volete dunque che il paese finisca in mano ai cattolici? Elisabetta sospir, al colmo dell'esasperazione. Allora inviate delle truppe e fate resistenza. No. Non voglio. Avete torto, Signora, la vostra una decisione assolutamente sconsiderata! Elisabetta si ferm e si gir verso il suo consigliere, pienmente intenzionata a staccargli la testa con un morso. Ma aveva un'aria cos sincera e cos perbene che si trattenne.

William Cecil era il pi coscienzioso dei suoi consiglieri e quello meglio informato. Prima di lui c'era un protestante convinto, che in un modo o nell'altro era riuscito a rendersi indispensabile alla cattolicissima sorella Maria durante il suo regno, pur restando fedele a Elisabetta. Si rese conto che Cecil era sempre stato a favore di un intervento inglese contro gli scozzesi. Ci credeva dal 1540, da quando aveva combattuto nella battaglia di Pinkie. Non sono propensa ad essere d'accordo con voi in questo preciso istante, Lord Cecil. Riparliamone tra una settimana o due. In quel caso, rassegno le dimissioni sbott lui. Che cosa? Mi sta troppo a cuore questa faccenda. Sarebbe un errore di proporzioni incalcolabili, e io non potrei pi coniderarmi vostro consigliere, se voi vi ostinaste a voler mantenere una linea di condotta cos disastrosa. Elisabetta fiss il suo segretario in cerca di un barlume di indecisione. Non lo trov. Neppure la bench minima traccia di dubbio. Molto bene. Occupatevi dei dettagli e fatemi avere una relazione completa. Grazie, Vostra Maest. Vi prometto che non vi pentirete della vostra decisione. Si volt, pronto ad andarsene. Promettete anche che quando avremo finito di pagare per una guerra fuori del paese, avremo abbastanza soldi per il nostro governo? No, Signora. Ma vi prometto che i confini a nord saranno al riparo da una futura invasione cattolica. Beh, gi qualcosa concluse Elisabetta sprezzante. gi qualcosa.

***

2 dicembre 1533. Caro Diario, sono livida di rabbia, come se un topaccio nero mi stesse rodendo il ventre. Mi hanno portato via Elisabetta, l'hanno mandata ad Hatfield, dove vivr

con degli sconosciuti, che presto diventeranno la sua famiglia. Sono la regina, eppure sono impotente di fronte a questa situazione anomala. Mi hanno strappato mia figlia, mi hanno intrappolato in una tradizione arida, regole fatte da uomini che non pensano ai sentimenti delle donne. Altrettanto triste l'odio che provo per Lady Maria, che si fa di giorno in giorno pi cupo. Che magra fortuna stata la mia: una volta concluse quelle terribili battaglie con sua madre Caterina, ancora non ho nessuna tregua, nessuna. Perch come un drago che sorge dalle ceneri del suo predecessore trucidato, Maria si profila in tutta la sua grandezza, con le zanne ben visibili, lo sguardo di fuoco fisso sulla corona che rivendica. Sfida suo padre, dolcemente caparbia come sua madre, ma lo sfida. Quando le hanno detto che non era pi l'erede al trono di Enrico, che era stata spogliata del suo titolo di principessa d'Inghilterra ed era diventata semplicemente Lady Maria, ha replicato che non conosceva nessuna principessa d'Inghilterra al di fuori di se stessa, e si rifiutata di rispondere a qualsiasi nome, tranne quello che si era onestamente guadagnata agli occhi di Dio e sotto la legge inglese. Questa ragazzina di appena diciassette anni si diverte a giocare col tradimento, perch capisce che queste parole e questi atti di ribellione infiammano la popolazione che ancora odia me, la Grande Sgualdrina, ed Elisabetta, la Piccola Sgualdrina, e sarebbe ben contenta di vedere sul trono quella cagna spagnola. Oh, caro Diario, ho pregato ardentemente che i miei sudditi finiscano per amare me e la mia bambina. Ma sono troppo perversi. Se faccio generose offerte ai poveri in tutte le citt in cui si sposta la nostra corte - dieci sterline per una mucca per dar da mangiare ai loro bambini, quando basterebbe qualche scellino per acquistarla dicono che la strega sta cercando di comprarsi l'amore dei suoi sudditi. E sebbene la gente detesti il nostro ignobile Pontefice, il clero, e inveisca contro la corruzione e le indulgenze, preferirebbero ancora avere una regina papista e muoiono dalla voglia di avere un rito cattolico. Non capisco! Anche qui a corte, Lady Maria ha i suoi fedeli seguaci, che aspettano solo l'occasione buona per far sventolare in suo nome una bandiera proditoria ed essere seguiti a ruota da tutto il popolino. Continuano a circolare voci che parlano della mia meritata rovina. E questi pettegolezzi di bassa lega ruotano sempre intorno a Maria. In un modo o nell'altro, la sua indole dev'essere domata o annientata, ma temo che i progetti che ha Enrico in questo senso faranno una brutta fine. Ha dato ordine a Maria di correre ad Hatfield, trasferirsi l e fare da damigella d'onore alla sorellastra Elisabetta. Ho domandato al re: Perch mettere una vipera a prendersi

cura di nostra figlia? Ma lui ha disdegnato le mie proteste, dicendo che Maria solo disubbidiente, ma non pericolosa. Pu darsi che veda nemici dietro ogni albero, ma ho la sensazione che il piano di Enrico e il fatto che si sia rifiutato di prendere in considerazione le mie paure non siano altro che una piccola vendetta nei miei confronti. Vendetta per l'umiliazione subita quando nata una femmina, e non un maschio. Perch, anche se vuole convertire in legge questo Atto di Successione, mi tiene a distanza, e viene nel mio letto solo per compiere il suo dovere coniugale. Dovrei essere cieca per non vedere come divora con gli occhi le mie damigelle pi carine, o sorda per non sentire il tono aspro che usa quando mi chiama la sua regina. Quell'amore per Enrico che aveva timidamente visto la luce, ora sta appassendo sul suo fragile viticcio, poich era alimentato, essenzialmente a parole, dalla sua grande passione, e non da qualche sorgente dentro di me. La mancanza del suo amore, che ho avuto in giusta dose per anni, mi fa sentire inutile e derelitta. Il mio amico e fratello Giorgio ancora lontano, ambasciatore in Francia. E ora mi tolgono dalle braccia la mia bambina. Mi hanno lasciata qui a corte in mezzo a un branco di lupi che, se solo ne avessero la possibilit, mi spolperebbero fino alle ossa. Devo essere forte, armarmi di coraggio e ricominciare. I miei nemici non avranno ci che desiderano. Ho lottato per questo posto e per questo nome, e nessuno potr metterli in discussione. Sono la regina Anna. Fate solo che provino a buttarmi gi dal trono. Fate solo che ci provino. Vostra Anna.

***

7 aprile 1534. Caro Diario, sono di nuovo incinta. Enrico al settimo cielo e spera ardentemente che sia un maschio. Ma per timore di una nuova delusione continua a tenermi a distanza, con sottile crudelt. Si vocifera che non si limiti a dormire con le damigelle di corte, ma anche con prostitute di bassa lega a cui va a far

visita in citt. Ho avuto paura che potesse attaccarmi delle malattie, e cos mi sono decisa ad andare da una vecchia megera che, dicono, fornisca cure migliori delle medicine di qualunque speziale.

Il primo giorno di primavera di quest'anno ho indossato degli abiti modesti e, senza dire a nessuno della mia uscita, ho mandato a chiamare una carrozza con il solito vetturino. Il mio compagno di viaggio era Purkoy, un cucciolo che mi ha regalato mio cugino Francis Bryan. Piccolino com', mi sta comodamente in grembo, e non si stanca mai di farsi coccolare, di farsi accarezzare distrattamente il pelo vellutato. Mi segue fedelmente a ogni passo, mi ama veramente il mio frugolino. Il sole splendeva alto fuori del cancello del palazzo. C'era parecchia gente che guardava, ma nessuno mi ha rivolto la parola. E s'inchinava appena al mio passaggio. Quando arrivata la carrozza ho visto che il mio buon vecchio vetturino era stato rimpiazzato da uno sconosciuto in livrea, un bel tipo alto, ma grezzo: John ha detto di chiamarsi. Mentre salivo mi ha fatto un sorriso lascivo, e io ho sperato che fosse un brav'uomo affezionato alla sua regina. Ma ho voluto prendere le mie precauzioni e ho deciso che non doveva vedere la megera a cui andavo a far visita: nel caso in cui la sua devozione fosse di casa da un'altra parte, avrebbe potuto credere che stessi cospirando con delle streghe e dar vita a chiacchiere maligne: i pettegolezzi pi infami iniziano proprio cos. Era dunque una bella giornata quella in cui siamo usciti, io, Purkoy e John, il vetturino, sfrecciando rumorosamente sui ciottoli delle strade, e poi dentro vicoletti oscuri, fino a che siamo giunti a una piccola dimora in pessime condizioni. Ho preso in braccio Purkoy e mi sono assicurata, quando ho bussato, che John non vedesse la vecchia megera rugosa che apriva la porta malandata e cigolante. Benvenuta, mia buona Signora ha detto, facendomi cenno di entrare. Non era il posto buio e malsano che mi ero immaginata, e neppure il luogo severo che pareva dall'esterno. La stanza era piena di sole che entrava dalla porta del giardino e dalle finestre, gettando luci e ombre sui tavoli ricoperti di mucchi di erbe e fiori secchi, e persino insetti vivi dentro ad alcuni vasetti. Altre piante cadenti, appese alle travi del soffitto, profumavano l'ambiente, e in una conchiglia di madreperla

bruciava qualcosa che emanava dei cerchi di fumo dolciastro. Appollaiato vicino alla finestra, ma non dentro una gabbia, c'era un pappagallo grigio con la coda di un rosso acceso e il becco nero. La testa drizzata, l'uccello abbaiava come un cane, facendo tremare di paura il povero Purkoy che avevo in braccio. La vecchia non conosceva la mia vera identit; infatti stata molto gentile, ma senza mai inchinarsi e neppure mostrarsi particolarmente servile. Ero felice della messinscena: un'arte che offre a tutto e a tutti l'opportunit di cambiare. E cos ho nascosto le mani per paura che vedesse il mio famoso dito e mi riconoscesse: da quel momento in poi sarei stata Lady Anna. Mettete gi il vostro cagnolino e fatelo andare in giro ad annusare, Signora. Trover molte cose per solleticarsi il naso qui dentro. E cos l'ho lasciato curiosare per la stanza. Allora, vediamo, cosa volete sapere? ha chiesto la megera, che nel frattempo si era gi rimessa a pestare dei semi gialli in un mortaio di legno con le sue mani piene di macchie scure. Qualcosa sulla vostra gravidanza? Mi sono lasciata sfuggire una risata, poich non c'era alcuna possibilit che questa donna fosse al corrente della mia nuova condizione. Non quello per cui sono venuta, ma potete dirmi se maschio o femmina? Nooo, va al di l delle mie possibilit. Posso essere un bravo medico, a modo mio, ma non sono un'indovina, no, Signora, quello proprio no. Mi sono presa le stesse libert di Purkoy e ho cominciato a sbirciare tutte le strane bottigliette sugli scaffali: i loro contenuti mi erano in parte familiari, alcuni avevano un'aria esotica, altri ancora erano essiccati, e certi conservati in infusi o decotti, ma tutti attiravano la mia curiosit. Ho visto un fiore di ginestra giallo che Enrico beve distillato in acqua per curarsi la nausea, e bacche di crespino, ottime contro la dissenteria e le febbri. Mio marito frequenta altre donne. Ho paura che mi attacchi qualche infezione. Una paura pi che giustificata. Mostra segni di malattia, puntini rossi sul corpo, sul palmo delle mani, sulla ianta dei piedi, un'infiammazione al membro, perdita di peluria sulla faccia o sulla testa? No, niente di tutto questo. La vecchia mi ha guardata, mi ha esaminato il viso, come se stesse cercandomi l'anima con gli occhi.

Non siete pi giovane, ma siete ancora bella. Perch lo fa, secondo voi? La mia risata suonata amara alle mie orecchie. una lunga storia triste per una fredda sera d'inverno ho risposto. Ha sorriso, mostrando a sorpresa dei denti ancora buoni, piccoli e bianchi. Forse tornerete a raccontarmela. E anch'io ve ne dir una. Vecchia come sono, gli uomini mi sorprendono ancora per la rapidit con cui trovano e prdono l'amore. Se solo riuscissero ad amare le proprie mogli come fanno con le madri. Ha scosso la testa, poi mi ha pregato di mettermi alla luce. Ho guardato fuori della finestra il suo giardino tutto ingarbugliato, mentre mi esaminava i capelli, le unghie, gli occhi e l'alito. Ha alzato le sue braccia rigide in modo che facessi anch'io la stessa cosa, poi mi ha palpato i seni. State abbastanza bene ha detto infine. Gli umori che vi scorrono nelle vene sono sani. Siete melanconica, tuttavia, e per questo ho qualcosa da darvi. tornata agli scaffali e li ha passati in rassegna tutti con lo sguardo da una parte all'altra. Le si sono illuminati gli occhi quando ha trovato la bottiglia che cercava. Mi sono avvicinata per vedere che cosa conteneva: era una polvere verde scuro. Come si chiama? leonuro. Basta mescolarlo con dell'acqua e si ottiene un tonificante. Bevetelo. Non c' niente di meglio per far sparire i fantasmi della malinconia dal cuore, per rafforzarlo e farvi sentire allegra e contenta come un tempo. Siete sicura, non vero, che un tempo ero felice? Oh, sicurissima, Signora. Come fate a esserne certa? Per quella minuscola scintilla che brilla ancora nei vostri occhi tristi. Purkoy guaiva, ritto sulle zampe posteriori sotto il trespolo del pappagallo, e questi gli rifaceva il verso imitando perfettamente la sua voce. Ho preso in braccio il mio cagnolino, mentre la vecchia versava del leonuro in un foglio di carta pergamenata, lo avvolgeva in una busta e lo sigillava con della ceralacca arancione. Le ho dato i soldi che mi ha chiesto. Tornate da me se scoprite qualche segno di malattia su di lui, o anche su di voi. Ha aperto la porta. Buona fortuna a voi, Signora, e felice ritorno.

La cosa strana era che non avevo nessuna voglia di andarmene. La compagnia di quella vecchia cos alla mano, che abitava in una dimora tanto umile mi aveva scaldato il cuore, e mi sentivo pi a mio agio l che in mezzo a tutte le comodit e il lusso di corte. Ma non potevo trattenermi, e neppure esprimere i desideri pi sinceri del mio cuore. Ho raccolto la busta e le ho preso le mani. Siete molto gentile ho detto, e con delicatezza ho stretto le sue dita lunghe ed affusolate tra le mie. Ho sentito il pappagallo strillare: Buona giornata! Buona giornata!, poi ho richiuso la porta. John si precipitato gi dal suo posto a cassetta per aiutarmi a sistemarmi tra i cuscini. La buona educazione gli impediva di farmi domande, ma il suo sguardo bruciava di curiosit. Poi risalito ma, prima che spronasse i cavalli, si riaperta la porticina cigolante ed ricomparsa la vecchia, che corsa fuori sorridendo con i suoi denti perlacei. Rimasi senza fiato. Signora! ha urlato. Mi sono sporta dal finestrino e lei mi ha messo in mano un altro pacchetto avvolto nella stessa carta. Qualcosa per la vostra gravidanza. Un'ottima pozione per i reni e il fegato. Ho rovistato nella borsa in cerca del portamonete, ma lei mi ha fermato la mano. No, un regalo da parte mia. E non ha aggiunto altro. Si voltata ed sparita dentro casa. I cavalli sono partiti a suon di frusta, scuotendo in avanti la carrozza, e anch'io mi sentivo altrettanto scossa, finch all'improvviso mi sono ritrovata in un mare di lacrime. Non erano lacrime di dolore, e nemmeno di paura, ma per quella rara comprensione che la vecchia signora aveva dimostrato per un'altra donna. Ho stretto contro di me Purkoy, ed ero felice per lui, ma ben magra consolazione rispetto al piccolo che tanto desidero. Vostra Anna.

***

4 luglio 1534. Caro Diario, tutti gli uomini sono traditori? Non c' nessuno del loro sesso di cui ci si possa fidare? A corte ha preso consistenza la voce di un complotto inteso ad avvelenare Lady Maria con una pozione magica, di cui io sarei l'artefice. Non volendo alimentare un pettegolezzo del tutto infondato, ma dovendo necessariamente venire a conoscenza delle sue origini, ho sguinzagliato le mie spie, che sono tornate da me come tanti furetti, portandomi ciascuna dei piccoli tasselli della bugia, che ho messo insieme per ricostruire quella faccenda bestiale, facendo venir fuori un mostro. Il cuore , come sempre, Lady Maria, che si lamenta in continuazione di star male e ne attribuisce la causa ad una pozione nociva nel cibo. E lei, non avendo a disposizione un assaggiatore nella sua minuscola dimora, non aveva altra scelta che mangiare quel che le mettevano nel piatto o morire di fame. I piedi del mostro sono un esercito di servitori e seguaci fedeli che non hanno perso tempo a portare la notizia da Halltfield qui a corte. Gli occhi sono quelli del vetturino, John, che ha assistito al mio incontro con la vecchia che ha parlato di pozioni, e l'ha detto in giro. In questi giorni basta mettere una megera vicino a una pozione perch sia per tutti una strega. Ma che dire della bocca che ha rafforzato questa voce? stata un'amara sorpresa anche per una persona esperta di tradimenti come me scoprire che John, l'infame vetturino, stato al servizio fino a poco tempo fa di Henry Percy, mio vecchio amore. Percy. Buon amico e amore, che recentemente ha cospirato con me in segreto perch il nostro lontano matrimonio di affetti non mettesse a repentaglio il mio attuale. Sulle prime non riuscivo a credere che fosse stato lui a ordire questo falso complotto. Ma me l'hanno detto in troppi, e poi, quando ci siamo incrociati a messa, domenica scorsa, lui ha finto di non vedermi, girando la testa dall'altra parte, e ho capito che era tutto vero. Non riuscir mai a comprendere perch ha voluto farmi del male, diventare mio nemico. Forse la stessa malattia che ha dato quell'aspetto tetro e malinconico al suo corpo, ha allungato le sue dita di ghiaccio fin dentro la sua anima. Forse ha trovato un nuovo autore per l'amara storia della sua vita, e sono io. Forse c' qualche oscuro vantaggio politico come ricompensa per la mia rovina. Non lo so, e non m'importa neppure scoprirlo. Posso solo

negare di essere responsabile di quel piano assassino e rimettere insieme i brandelli della mia reputazione. A questo scopo, ma anche per vedere Elisabetta, sono andata ad Hatfield Hall a cavallo. Nonostante il terreno e Il giardino siano immensi, e il parco di caccia ricco di selvaggina, quella casa mi piace poco. in mattoni rossi vecchio stile, piena di brutte merlature e torrette, fredda e squallida dentro. Sono sicura che se fosse nato un maschio, la sua residenza reale sarebbe stata molto pi sfarzosa. Serbando la dolce presenza di mia figlia come ricompensa, ho chiamato a raccolta tutta la calma e la bont d'animo che possiedo e ho mandato i miei saluti a Lady Maria, chiedendole di venire a far visita e onorare la sua regina. Ho aggiunto con assoluta franchezza che, se fosse venuta, sarebbe stata ricevuta come meglio non poteva desiderare, riacquistando l'affetto paterno e i suoi favori. Ci sarebbe da pensare che una ragazza che desidera ardentemente riconquistare l'amore di suo padre sarebbe disposta ad obbedire a quello scopo. Ma no. La risposta al mio grazioso invito arrivata come uno schiaffo in pieno viso: un messaggio lapidario e formale in cui dichiarava di non conoscere nessun'altra regina d'Inghilterra all'infuori di sua madre. E nel caso in cui l'amante del re, la marchesa di Pembroke, desiderasse parlare con lei da parte del suo caro padre, le sarebbe stata estremamente grata. La sua risposta mi ha fatto sentire una morsa gelida al cuore. Allora ho mandato a chiamare la signora Shelton, che tiene d'occhio quella maledetta bastarda, e le ho dato nuove istruzioni, dicendole che l'insubordinazione di qualsiasi genere dev'essere combattuta con altrettanta intransigenza. Datele una sberla, se necessario le ho detto. Fatele sentire come brucia far dispiacere alla regina, visto che sa gi cosa vuol dire fare del male al re. Dopodich mi sono lasciata alle spalle tutte quelle sensazioni sgradevoli e mi sono precipitata nelle stanze piene di sole dove la mia Elisabetta dormiva nella grande culla regale dorata. Le persone al suo servizio, un'ottantina, le si affaccendavano intorno, tutti che pendevano dalle sue labbra: una bambinaia molto fredda che stava raccogliendo i minuscoli abitini confezionati da diverse cucitrici e ricamatrici, un'infinit di domestici e inservienti, ciascuno con un compito ben preciso, e tre persone che si davano il cambio alla culla per ninnarla. Mia cugina Lady Bryan, la governante a capo di tutto il personale, venuta a salutarmi con delle notizie di grande importanza, felice che fossi arrivata giusto in tempo. La blia che allattava la bambina dalla nascita, Agnes, cominciava ad

avere meno latte, dunque era necessario trovarne un'altra. Mi hanno sottoposto parecchi nomi, con tutte le diverse referenze, e insieme a Lady Bryan ho passato un bel po' di tempo impegnata in questa analisi, in quanto la salute e l'aspetto della nutrice sono di estrema importanza. Non necessario che sia di nobili natali, ma deve venire da una famiglia per bene, senza pazzi o criminali. Quando allatta, bisogna controllare da vicino quello che mangia e quello che beve, dal momento che i suoi umori passano direttamente nel corpo della bambina. Infine abbiamo convenuto che Mary Gibbons di Hampstead avrebbe preso il posto di Agnes, e cos stato deciso. Hanno chiesto la mia opinione anche su un'altra faccenda, l'arrivo cio del messo francese che, tra dieci giorni, verr ad esaminare la principessa in vista di una promessa di matrimonio con il terzo figlio di Francesco. Le pubblicazioni non avverranno che fra sette anni, ma questi diplomatici richiedono una certa soddisfazione riguardo alle notizie da raccogliere sulla prescelta. Vedranno Elisabetta prima con sontuosi abiti di stato, una vera principessa, e poi senza veli, per assicurarsi che non abbia difetti fisici, visto che sono gi giunte voci maligne sulla deformit della piccola alle corti di tutta Europa. Detesto queste abitudini, che fanno di mia figlia poco pi di un bene di casa reale, ma non ho scelta, e provo una certa gioia sapendo che sposer niente di meno che un principe di Francia. E cos hanno disteso davanti a me tutte le opere raffinatissime delle cucitrici abiti e biancheria da letto per la grande occasione di Elisabetta - perch dessi il mio parere. Erano davvero meravigliosi, e ho apprezzato enormemente la forma di quei capi cos piccini, come pure la loro ricercatezza. Raso giallo pallido con delle cuciture d'oro e d'argento che formavano il disegno di una rosa Tudor, simbolo di Elisabetta, sospesa tra due rose Tudor pi grosse, io ed Enrico. Le carnicine da notte erano della miglior seta bianca e tulle, ricoperte di pizzo francese e bordate di nastri e coccarde rosse. E la cuffietta, come una piccola corona, aveva la fascia costellata di minuscole perle e diamanti. Finalmente la mia dolce creatura si svegliata e me l'hanno portata, il faccino paonazzo, che strillava a pieni polmoni. Mi sembrava che avesse troppo caldo, stretta nelle fasciature di cotone, e cos ho chiesto alla governante di togliergliele.

A operazione ultimata non era pi cos infelice, e quando l'ho presa in braccio era soffice e remissiva. Oh, quanto bene voglio alla mia piccola, forse l'unica cosa buona che ho fatto nella mia vita infelice. In un pomeriggio tanto radioso, l'unica nota di tristezza stata al momento di tornare a casa. Avrei potuto trattenermi pi a lungo, ma Enrico non vede di buon occhio il tempo che trascorro ad Hatfield, n tantomeno la passeggiata a cavallo per arrivarci: sostiene che potrebbe dar fastidio, o addirittura nuocere al nascituro. M'inchino di fronte ai suoi desideri quando siamo a quattr'occhi e limito le discussioni, mantenendo la voce bassa, ma non star lontana dalla mia Elisabetta, e far questo pellegrinaggio privato ogni volta che potr. Vostra Anna.

***

22 settembre 1534. Caro Diario, lo scisma con la Chiesa cattolica minaccia un'Inghilterra gi in burrasca come un'enorme nuvola nera. I sudditi di Enrico si rifiutano di essere costretti a giurare di sostenere con tutto il cuore il nostro matrimonio, senza alcuna considerazione per qualunque autorit straniera, principe o sovrano, come pure di ricusare il suo matrimonio con Caterina, mettendo Elisabetta al primo posto nella successione al trono. Nelle citt e nei villaggi non tollerano i preti che sostengono che il Papa non altro che il vescovo di Roma, e il nostro arcivescovo di Canterbury il prelato pi vicino a Dio per tutti gli inglesi. Non vedono di buon occhio questi cambiamenti. Sono obbligati, uomini o donne, di alto o basso rango, a giurare sotto minaccia di tortura, morte, massacro di amare la sgualdrina che ora la loro sovrana, e negare che il loro re sia un tiranno e un eretico. La santa monaca del Kent, che infine ha ritratto le sue brofezie proditorie contro me ed Enrico, stata impiccata a Tyburn: quand'era ancora in vita l'hanno tagliata a pezzi, togliendole anche le viscere, e li hanno messi in mostra ai diversi capi della citt di Londra. La sua morte mi perseguita.

Quegli occhi terribili mi appaiono in sogno. Le sue profezie hanno mutato il corso della mia vita, e se pur vero che da allora ha cambiato idea diverse volte, voglio credere che quelle prime parole innocenti fossero state dette in buona fede ed avessero un'origine divina. Thomas More si rifiutato categoricamente di giurare. Lo far per l'Atto di Successione, ma non pu - in quanto la sua coscienza non glielo permette - negare la validit del primo matrimonio del re. Da uomo astuto, ha girato intorno al giuramento, augurando lunga vita a me, a Enrico e alla nostra nobile prole, ma senza mai garantire che il nostro matrimonio fosse legittimo. E in quanto al re quale capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, si rifiutato recisamente di giurare, argomentando la sua decisione con i primi scritti dello stesso Enrico, La difesa dei sette sacramenti contro Lutero, dove si sostiene che l'autorit del Papa sovrana. Che era stato il Papa a mettere la corona d'Inghilterra sul capo di Enrico, e dunque poteva toglierla quando voleva. Enrico andato su tutte le furie sentendo questo ragionamento e il rifiuto di More di assecondarlo. L'ha fatto subito arrestare e la sua attuale dimora la stanza dei traditori nella Torre di Londra. Enrico addolorato per la decisione di More ed il suo imprigionamento, tanto da mettere in discussione le sue stesse convinzioni. Ma io sfido questa coscienza di cui parla More, che lui tiene in grande considerazione e che sicuramente far di lui un martire adorato, se dovesse morire per il suo tradimento. Mi domando, che cosa c' di buono nella coscienza, se ti guida male? Un pazzo potrebbe seguire la sua coscienza che gli suggerisce di uccidere moglie e figli. Dovremmo forse perdonarlo del suo crimine? La coscienza di More, che la gente apprezza cos tanto, gli dice che il Papa - un uomo mortale - non solo il Principe di Roma, ma stato messo su quel trono da Dio stesso, e questo dovrebbe conferirgli il diritto di impartire ordini a re in terre lontane. chiaro che ha torto, come ben sa l'esercito sempre pi numeroso di seguaci di Lutero. Questo Papa un uomo, nato da una donna, e non gode dell'attenzione di Dio pi di qualunque altro uomo o donna. Dov'era la coscienza di More quando ha preso il posto del Cancelliere, sapendo perfettamente che la volont di Enrico era quella di farmi regina un giorno? Forse

nel suo portafoglio, che aveva bisogno di essere riempito per sostenere la sua ridicola famiglia. E dov'era la sua coscienza quando lui, che dipendeva cos tanto da Thomas Wolsey per il suo primo avanzamento di carriera, ha attaccato il cardinale in Parlamento con affermazioni cos maligne e spietate che persino i suoi sostenitori si sono staccati da lui, terrorizzati? Vedo tutto questo scompiglio causato dall'amore di Enrico per me. Per ironia della sorte il suo amore svanito, ma le leggi inglesi sono cambiate: il re a capo della Chiesa e mia figlia un giorno salir al trono. Quando ho iniziato la mia battaglia, non avrei mai creduto a questa storia. Ma vera. E la storia non ancora finita. Vedremo come continuer. Vostra Anna.

CAPITOLO NONO

Elisabetta alz lo sguardo dalla pila di documenti sulla sua rivania verso Robert Dudley, il bel viso chino sulla pergamena su cui stava scrivendo in bella calligrafia. Era rimasta chiusa nei suoi appartamenti privati insieme a lui per la maggior parte della giornata, rifiutando tutte le suppliche di udienza da parte dei suoi consiglieri. Era troppo bello, pensava Elisabetta, per permettere a quei vecchi ammuffiti di spezzare l'incantesimo che lei e Robin avevano gettato. Quando riusc a rilassare la mente, abituata alla condotta rigida e severa prevista dal protocollo, fu in grado, per qualche ora, di immaginare lei e Robin re e regina, tranquillamente impegnati a sbrigare gli affari di stato, in perfetta armonia. A chi state scrivendo, Robin? gli domand timidamente. A Lord Sussex, deputato d'Irlanda rispose, assorto nel suo compito. Gli ho chiesto di mandare dei cavalli irlandesi per farveli cavalcare. Concluse con uno svolazzo, poi lev lo sguardo verso Elisabetta. Ho detto che siete diventata una grande cacciatrice, pertanto avete bisogno di bestie particolarmente forti, in grado di galoppare a lungo. Che amate alla follia correre come il vento, e alla fine i vostri cavalli sono mezzi morti. Le sorrise dall'altro capo della stanza con tanto calore da farla arrossire. Ultimamente, al termine di quelle sedute con Dudley, che si erano fatte pi frequenti ora che William Cecil si trovava in Scozia, a Edimburgo, a negoziare il trattato di pace, Elisabetta finiva tra le braccia di Dudley, in quelle giornate di estate inoltrata che sfumavano delicatamente in dolci notti. Era perfettamente consapevole dello scandalo che creavano a corte: persino la gente comune spettegolava sul comportamento indecoroso della regina, ma lei non riusciva a riprendere le normali abitudini. Ci sarebbe stato tempo per quello. E poi erano delle sedute molto fruttuose. Aveva gestito da lontano i negoziati con la Scozia, esaminando i dispacci che Cecil le inviava ogni giorno, e facendogli pervenire prontamente impressioni e pareri. Si era mantenuta all'altezza delle mosse di sua cugina, la falsa e ambiziosa Maria, regina di Scozia, che, da poco rimasta vedova del giovane re di Francia, Francesco, minacciava di far ritorno alle isole britanniche, avanzando ridicole pretese sul trono inglese. E aveva studiato gli editti dei suoi consiglieri sulla riforma della moneta in circolazione, apportando le debite correzioni.

Da parte sua Robin, con l'influenza di cui godeva da poco in quanto suo favorito, si era attirato delle simpatie, ma anche tanti nemici. Aveva imparato a conoscere a fondo i meccanismi del governo e delle diverse attivit domestiche che Elisabetta gestiva, offrendole i suoi buoni consigli su un'infinit di cose. Era pur vero che nelle ultime settimane aveva avuto ben poco tempo da dedicare a faccende che non includessero il suo amante. Quando non erano impegnati a lavorare come ora, andavano a cavallo, a caccia, giocavano, oppure si facevano compagnia in privato. Era stata ben attenta ad evitare ogni possibile discussione con i suoi consiglieri sul tanto sperato matrimonio con un principe straniero. Non aveva neppure continuato a leggere il Diario di sua madre, poich era diventato estremamente doloroso per lei sbirciare nella sciagura incombente sulla vita di Anna. Ma sarebbe pi giusto dire che le notti di Elisabetta erano troppo occupate dalla sua passione con Dudley per permetterle di dedicarsi a un passatempo privato e solitario come leggere quel Diario. Ho davanti a me un documento interessante, Robin disse Elisabetta. Di cosa si tratta, amor mio? le chiese lui distrattamente. la concessione di una contea... a un certo Robert Dudley rispose, trattenendo un sorriso. All'udire queste parole le orecchie di Dudley, anzi no, tutto il suo viso e il corpo si erano drizzati. Conferire a Dudley il titolo di pari del regno, lo sapevano entrambi, era un prerequisito certo per le loro nozze. Non sapevo che l'aveste fatto redigere disse, alzandosi in piedi. Si stir languidamente, cercando di mantenere un'indifferenza studiata. Ma lei sapeva che gli batteva il cuore all'impazzata e ardeva dalla voglia di vedere il documento con i suoi occhi e sentire la pergamena sotto le dita. Per quanto innamorata del suo scudiero, e convinta che anche lui l'amasse infinitamente, Elisabetta non si faceva illusioni su di lui. Robert Dudley era l'uomo pi ambizioso che avesse mai conosciuto, e aveva sempre accettato con gioia tutti i doni, le propriet o i titoli che lei gli aveva conferito. Attravers la stanza con l'andatura che tanto le piaceva - aggraziata ma virile e si chin sulla sua spalla per baciarle il collo nudo, indugiando a lungo con le labbra. Lei si chiese per un attimo se il suo sguardo fosse rivolto alla sua persona o alla concessione della contea che teneva in mano. E quando Sua Maest metter la firma? chiese con ritegno.

Quando lo vorremo rispose lei in tono decisamente altezzoso, usando quel pluralis maiestatis che lui tanto disprezzava. Colpito, ma senza volerlo dar a vedere, Dudley le sollev un ricciolo dalla spalla bianca e luminosa e la baci. Lei si volt verso di lui, con i piccoli seni messi in evidenza dalla scollatura quadrata del corpetto. Quando lui spost le sue labbra calde su quelle rotondit, a lei sembr che tutto il fiato che aveva in corpo le uscisse in un profondo sospiro. Le dita di Elisabetta s'intrecciarono nella massa di capelli castani di lui e le si chiusero gli occhi. Di colpo si sentiva persa, persa, e la pergamena che nominava Robert Dudley conte di Leicester svolazz lentamente a terra.

Elisabetta attravers di corsa i rigogliosi giardini del palazzo di Richmond per arrivare alle stalle, dove avrebbe incontrato Robin. Le aveva promesso una bella cavalcata sul nuovo puledro grigio che lui aveva battezzato Speedwell. Ansiosa com'era di vedere il suo amore, guard distrattamente i tappeti di fiori e sent appena l'aroma pungente dei cespugli che fiancheggiavano il sentiero rivestito di mattonelle. E quindi fu colta di sorpresa quando si trov davanti il suo segretario personale, William Cecil. Lord Cecil! Mi avete fatto spaventare. Gli fece cenno di avvicinarsi per renderle omaggio, e lui obbed con la dovuta cortesia, ma ben poca della sua naturale cordialit. Elisabetta aveva scoperto tutta la caparbiet di Cecil l'anno precedente, quando lei aveva avanzato delle perplessit sul fatto di inviare delle truppe inglesi in Scozia a sostenere i ribelli protestanti. Aveva accettato le sue decisioni e i fatti gli avevano dato ragione. Oggi, oltre ad avere l'aria stanca per via del viaggio da Edimburgo, l'espressione dura e accigliata del viso era indice di faccende ancor pi gravi. Senza domandare nulla, gi sapeva che cosa aveva scatenato la sua ira. Egli cominci a parlare senza chiedere licenza, la voce tremante, combattuta tra la rabbia e un diplomatico riserbo. Sono confuso, Vostra Maest. Non capisco come le cose possano essere peggiorate cos tanto in mia assenza esord. Ma Elisabetta non aveva intenzione di facilitargli la predica.

Cose? Quali cose, William? Gli affari di stato, Signora... e quel che rimane della Vostra reputazione. Mi sono occupata degli affari di stato, Lord Cecil, al pari vostro in Scozia. Sono felicissima del trattato. Non dobbiamo pi preoccuparci dell'alleanza francoscozzese o di eserciti che possono invaderci da nord, e abbiamo riconosciuto una volta per tutte il protestantesimo sulle isole britanniche. Quanto alla mia reputazione... Si dice che in questi ultimi mesi vi siate fatta vedere ben poco e siate rimasta chiusa nei vostri appartamenti, completamente assorbita da Lord Robert. vero, ho passato dei bei momenti con Robin. Cecil cominciava a perdere il controllo. Ma non vedete che la vostra reputazione si sta seriamente compromettendo? Che le vostre possibilit di fare un buon matrimonio con un reale straniero stanno naufragando? La vostra cugina scozzese, Maria, crede che stiate per sposare il vostro scudiero. Il padre dell'arciduca sta verificando le chiacchiere in circolazione sul vostro comportamento scandaloso. Le calunnie dell'ambasciatore de Quandra sono ancora pi offensive. Ha riferito a re Filippo che voi siete una donna completamente governata dai vostri istinti, una donna senza cervello n coscienza, con centinaia di migliaia di diavoli in corpo! Gli ambasciatori spagnoli non hanno mai approvato il mio comportamento, la loro convinzione che io non valgo niente finch non sar una donna sposata. Il silenzio di Cecil su quest'ultimo punto fece andare Elisabetta su tutte le furie. Siete d'accordo con lui, non vero? Gli volt le spalle e si avvi, per non fargli vedere le lacrime di rabbia che non era riuscita a soffocare. Sul fatto che dobbiate sposarvi non ci sono dubbi, Vostra Maest ribatt Cecil, in tono pi gentile, seguendo i suoi passi. Ma il fatto che io giudichi comunque indegna la vostra condotta, assolutamente vero. Il vostro comportamento con Lord Robert - scelse le parole con estrema attenzione sebbene sia solo in apparenza sbagliato, un problema pi serio di quanto non pensiate.

E ha seriamente minacciato la mia posizione... Questo non vero afferm Elisabetta con impeto. Ma Cecil era deciso a essere ascoltato, e continu come se la regina non avesse aperto bocca, ...a tal punto che se voi insisterete a voler tenere quell'uomo come vostro consigliere personale, e continuerete a coltivare l'idea di sposarlo... Come fate a supporre che sposerei Lord Robert, segretario Cecil? lo interruppe Elisabetta. Lui ha gi una moglie. Una moglie malata, come tutti ben sanno a corte. Osate forse insinuare che io e Robin stiamo aspettando la morte di Amy Dudley! Vorreste negarlo, Signora? rispose lui senza scomporsi. Elisabetta bruciava di rabbia per il fatto che Cecil aveva dato voce al suo terribile desiderio nascosto. Come stavo dicendo, Vostra Maest, se siete decisa a seguire questa strada pericolosa, io non potr restare al vostro servizio in veste di segretario. William! Si volt per guardare Cecil, un'espressione triste sul viso, le braccia penzoloni lungo i fianchi, come impotente. Di colpo Elisabetta si sent stordita, come se le avessero gettato sulla testa una coltre pesantissima. Mentre proseguiva, le parole di Cecil le sembravano sempre pi ovattate e lontane. Sar felice di restare al vostro servizio per qualunque altra mansione, Maest. In cucina, in giardino... So che pura follia chiedervi di scegliere tra me e Lord Robert, e non vi spinger a prendere una decisione immediata. Ma voglio pregare Vostra Maest di pensarci sopra nelle settimane a venire. E farmi sapere la vostra decisione. Cecil la guard, chiedendole con gli occhi il permesso di congedarsi. Lei glielo concesse con un cenno del capo, e lui spar senza dire una parola. Elisabetta rimase l in piedi immobile, come una delle colonne di pietra del suo giardino, e si ritrov a continuare tra s la discussione col segretario, ormai lontano. Non costringetemi a scegliere, Cecil, ve ne prego! Sono stata cos felice. Dudley un uomo in cui ho fiducia, e che adoro. Non capite che non ho alcun desiderio di portare nel mio letto uno sconosciuto, un volgare straniero?

Desidero sposare il mio amico, il mio connazionale, il mio amore. Posso fare ci che mi pare. Non sono una ragazzina indifesa, un bene di famiglia che il padre pu barattare e vendere come meglio crede. Sono la regina d'Inghilterra e, con l'aiuto di Dio, l'avr vinta! All'improvviso, come se uscisse da un cumulo di nebbia, Elisabetta sent il sole del mattino sul suo capo scoperto, percep la profusione di aromi che emanava il giardino, ud un trio di nobildonne che spettegolavano passeggiando sotto i peri dell'orto. E poi un dolore immenso, come una dozzina di aghi appuntiti che le penetravano nel cervello, la colp con forza inaudita. Barcoll, cerc un appiglio con la mano, ma non riusc a trovarlo, e fu sul punto di cadere. Kat, aiutatemi mormor quasi fosse una preghiera. Sapeva che il terreno intorno al palazzo pullulava di cortigiani, guardie, ministri e giardinieri, ma era terrorizzata all'idea che qualcuno potesse vederla in quelle condizioni. E cos, usando tutta la sua forza di volont, si rimise in sesto. Fece attenzione a camminare mettendo un piede davanti all'altro, lottando per mantenere un contegno, mentre faceva cenni di saluto a questo od a quel nobiluomo, raggiunse il palazzo e fece ritorno ai suoi appartamenti. Il malessere di Elisabetta doveva essere parso chiaro a tutti: quando arriv, pallida come un cencio, Kat aveva gi rivoltato il letto regale. La regina croll tra le braccia della sua governante, lasciandosi mettere dolcemente a letto. Ai mormorii confusi di Elisabetta, Kat si limit a sussurrare in risposta: Riposate, dolcezza, riposate.

Trascorsero tre giorni durante i quali la regina rimase a letto, tormentata da un fuoco dentro la testa che pareva prosciugarle membra e viscere. Nel suo dolore delirava, urlando persino nel sonno. Invocava a turno il nome di Robin Dudley, quello di Cecil, e persino quello di sua madre Anna, lasciando di stucco Kat. Furono convocati i medici reali, e quel trio di uomini rubicondi, le teste allineate, era l in piedi a biascicare rimedi inutili che curassero la debilitazione della regina. Le sentirono il polso e dichiararono che era forte. Non aveva la febbre, n la dissenteria e neppure la sifilide, ma era cos debole che in quei tre giorni Kat non chiuse occhio per paura che il suo tesoro morisse senza avere nessuno che le volesse bene al suo capezzale. Elisabetta apr gli occhi la sera del terzo giorno e vide la sua governante intenta ad accendere candele per la veglia notturna, in

quella camera piena di aria viziata. Vedeva com'erano lenti i movimenti della sua vecchia dama di compagnia, com'erano pesanti le palpebre sui suoi occhi stanchi. Kat. La prima parola pronunciata da Elisabetta dopo il suo lungo silenzio risuon sorprendentemente forte e chiara. L'altra si gir, sentendosi chiamare per nome, e vide che la regina si stava mettendo a sedere, bella vispa e con gli occhi luminosi. Gridando Elisabetta!, si precipit sul suo tesoro, l'abbracci e la riemp di lacrime. Kat scost dal viso della giovane i riccioli umidi di sudore e cerc il suo sguardo in attesa di una risposta. Va tutto bene, Kat. Mi sento meglio. Un po' debole, forse, ma niente che non si possa curare con del cibo leggero. Lady Sidney! chiam Kat, e la porta si spalanc, dal momento che la damigella in questione era seduta fuori dell'uscio. Mary Sidney entr nella stanza, dove trov Kat impegnata a sprimacciare i cuscini da sistemare dietro la schiena della regina. Maest, sono cos felice di vedere che state meglio. Lady Sidney si avvicin al letto. S'inginocchi, prese la mano di Elisabetta e la baci. Ditemi, quali sono i vostri desideri? Una tazza di buon brodo. Bello saporito. Delle pere a fette. Ed un panno umido. Puzzo come una capra. S, Signora rispose Lady Sidney con un sorriso. La regina era tornata in mezzo a loro con una disposizione d'animo pressoch immutata. S'inchin e si avvi rapidamente verso l'uscita. Ancora una cosa, Maria. Quando tornate, provvedete in modo che Kat venga accompagnata immediatamente a letto. Come desiderate disse l'altra, e lasci la stanza. Vostra Maest... obiett Kat. Ma ora che il pericolo era scongiurato, Elisabetta vedeva la sua amica sopraffatta dalla stanchezza. Katherine Champernowne Ashley annunci con un'espressione scherzosamente severa, la vostra regina vi profondamente debitrice per l'amorevole assistenza e la devozione totale che le mostrate, ma vi ha dato un

ordine, quello di andare subito a riposare, e non ammetter alcun atto di disobbedienza in proposito. S, Vostra Maest. Kat chin la testa remissiva, e in quel preciso istante abdic al controllo che aveva sul corpo della regina e lo restitu a Elisabetta. Ora portatemi il vasetto turco che c' sul mio tavolino. Kat le diede il minuscolo contenitore, da cui la regina estrasse una chiave. Aprite il cassettone ai piedi del mio letto e portatemi il libro con la copertina di cuoio violaceo. Poi sistemate qui vicino a me delle candele. Kat si muoveva molto piano, per la mente, di solito cos sveglia, intorpidita dal sonno. Quando mise il Diario di Anna tra le mani di Elisabetta era troppo stanca per chiedersi che libro fosse mai per essere tenuto sotto chiave ai piedi del letto della regina. Mentre prendeva il volume che le stava dando Kat, Elisabetta mormor a mezza voce: Ho sognato mia madre. Ah, avete invocato il suo nome nel sonno. Davvero? Elisabetta sorrise timidamente e si rifugi nei suoi pensieri, nei ricordi. Che cos'avete sognato? Era nella torre pi alta di un palazzo incredibile, almeno credo fosse lei, sebbene non potessi vederla in volto perch la luce era troppo fioca. Mi chiamava, invocava il mio nome. "Vieni pi vicino, Elisabetta", diceva. "Ho qualcosa da dirti". E che cosa vi ha detto? Niente rispose la regina, stringendosi al petto il Diario. Non ne ha avuto il tempo, perch il castello ha iniziato a cadere a pezzi, pietre e blocchi di parete che crollavano, fino a che si ritrovata seduta su uno sgabello, con le mura del castello ammucchiate intorno a lei. Elisabetta strinse la mano di Kat, la pelle ruvida piena di macchie scure. Andate, chiamate Lady Sidney perch vi aiuti a coricarvi. Riposatevi. Domani sar di nuovo in piedi e avr bisogno che voi siate fresca e riposata. La domestica si ritir, controvoglia, ma riconoscente.

Elisabetta apr il Diario di Anna e riprese dal punto in cui era arrivata. Si era svegliata con una paura tremenda e, al tempo stesso, un desiderio terribile di conoscere i pi intimi dettagli del crudele destino di sua madre. Di colpo le fu chiaro che l, in quelle pagine, non c'era solo la sua storia, ma anche la chiave del suo futuro. Se fosse stata saggia, avrebbe studiato il Diario e imparato delle cose, come un generale studia una battaglia nei minimi particolari. Elisabetta era consapevole di trovarsi al primo di tanti bivi, senza una mappa che guidasse le sue azioni, tranne quella che teneva tra le mani. Cominci a leggere divorando le parole, decisa a terminare il libro prima che facesse giorno. Nel giro di pochi istanti era cos immersa nella lettura che, quando Mary Sidney torn col brodo e le pere, la regina non si accorse neppure della sua presenza.

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12 dicembre 1534. Caro Diario, sono profondamente sconvolta: ho visto una persona comportarsi in maniera tanto vile e malvagia che mi si stringe il cuore al pensiero. Questa persona ha bandito dalla corte una povera vedova dimenticata dai suoi cari, che ha commesso un solo crimine, quello di sposarsi per amore e per essere rimasta incinta in virt di quell'unione. Quella povera vedova, ora sposa felice, era Maria Bolena Carey, e quella persona crudele sua sorella, io. Quando ci rifletto sopra, mi sembra di capire come posso essere giunta a compiere una simile cattiveria. La mia gravidanza si era conclusa nel sangue, con un aborto, da neppure un giorno, quando mi stata sottoposta la promessa solenne di mia sorella. Ero a letto, senza ancora essere riuscita a trovare le parole per dirlo al re - dolorante, debole, mi compativo e maledicevo quella sfortuna che andava ad aggiungersi a tutte le altre - quando ho dato il benvenuto a mia sorella di ritorno da Calais, e me la sono trovata davanti raggiante di gioia per la nuova vita che le stava crescendo nel ventre. Ho mandato gi bile dentro la mia miserabile gola e, prima di rendermi conto delle conseguenze, le ho urlato addosso che era una svergognata, la pietra dello scandalo di corte, e che aveva gettato nel fango il mio nome. Anche accecata com'ero dalla furia, vedevo la felicit sul volto di Maria dissolversi in lacrime e terrore. Si voltata per allontanarsi dalla mia

presenza dolorosa, ma io, come un arciere pronto a uccidere scoccando frecce avvelenate dal suo arco, l'ho annientata lanciandole parole di fuoco dal mio letto. Chi vi ha dato il permesso di congedarvi dalla regina? ho strillato. rimasta paralizzata l dov'era. Giratevi verso di me, Maria. Lasciate che veda in faccia quella sorella ingrata che, senza il consenso del re, ha osato darsi a un semplice soldato, quando si potevano avere dei grossi vantaggi da un matrimonio d'alleanza. Dovete perdonarmi, sorella, ma era giovane, e l'amore ha vinto sulla ragione. Ero convinta che il mondo avesse in serbo ben poco per me, e lui altrettanto, cos ho pensato che la cosa migliore fosse prendere lui e abbandonare ogni altra via, vivendo insieme una vita povera, ma onesta. Nostra madre, nostro padre e persino Giorgio sono stati crudeli con noi e mi hanno voltato le spalle. E lo stesso far io! le ho urlato. Fuori di qui, nella mia corte c' posto per un solo buffone! Punta sul vivo dalle mie parole, camminando a testa alta, senza dubbio forte dell'amore di suo marito, uscita dalla mia camera. Malata com'ero, mi sono sentita ancora pi male. Ho pianto e inveito, odiando la mia felice sorella non pi di quanto odiassi me meschina. Il segretario Cromwell, che poi ho visto nei suoi uffici privati, mi ha mostrato una lettera che Maria gli aveva scritto, pregandolo di spendere qualche parola per lei con Enrico, che a sua volta avrebbe parlato con me per ammorbidire la mia posizione. Ha detto che sapeva di poter avere un uomo di rango pi elevato, ma mai uno che l'amasse cos, e neppure uno pi onesto. Preferirei chiedere la carit insieme a lui che essere la pi grande regina del mondo cristiano ha scritto. Se posso permettermi di darvi un consiglio, Vostra Maest ha suggerito il segretario Cromwell, perdonerei vostra sorella. Dopotutto, sangue del vostro sangue... e ormai il guaio fatto. Il re... Ha fatto una pausa, come se non riuscisse a trovare le parole. Ebbene? Credo che non voglia essere disturbato per questa faccenda. Benissimo ho risposto senza batter ciglio. Non gli ho detto che sapevo perfettamente che il re avrebbe trovato offensivo sentir nominare la sua amante di un tempo, n mi sono degnata di informarlo del grande rimorso che avevo sofferto di recente in sguito al volgare trattamento che avevo riservato a mia sorella. Fate avere a Maria e al suo nuovo marito la mia benedizione e quella del re.

Quando nascer il bambino, manderemo un bel regalo, in modo che sappia che il nostro affetto sincero. Benissimo, Vostra Maest. Me ne occuper personalmente. Mentre uscivo dagli appartamenti di Cromwell, mi sono stupita della semplicit e della modestia delle sue stanze, per un uomo tenuto in cos alta considerazione dal re. Di sicuro avrebbe potuto permettersi un cuscino morbido sulla sedia, tappeti di paglia nuovi sul pavimento, delle belle tende alle finestre per ripararsi dalle correnti d'aria. Forse nella sua dedizione assoluta e sincera agli affari del re, non vede e non sente il freddo e l'austerit dell'ambiente. Ormai Enrico era venuto a sapere dell'aborto, e in pubblico era appena pi freddo di prima. Ma la sera tardi, nel mio letto, dov'era venuto a esercitare i propri diritti - cosa che non aveva pi fatto - stato rude e violento. Aveva l'alito che sapeva di birra, e sentivo il profumo di un'altra donna sul suo corpo. Come sta la mia regina? ha chiesto con quel tono di voce sgradevole che esprimeva tutto il suo disgusto. Ci proveremo ancora, Anna, anche se il vostro grembo non sembra il posto adatto per i miei figli. Mi sono morsa la lingua, trattenendo delle parole amare. Ho allargato le gambe per lui, sopportando il suo alito puzzolente ed il suo odioso seme, poich questo il mio letto, e non posso fare altro. Vostra Anna.

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24 febbraio 1535. Caro Diario, a dispetto delle continue infelicit, ieri sera io e le mie damigelle abbiamo alzato un po' il gomito e riso di gusto, protagonista una donna al mio servizio, di nome Niniane, che un vero spasso. capace di trovare un'infinit di modi per mettere in ridicolo tutte le nostre preoccupazioni. Controsensi e giochi di parole, canzoni oscene con versi che noi tutte impariamo per cantarle insieme a lei. Sa contorcere il corpo e i muscoli del viso in

maniera straordinaria, fa giochi di destrezza, racconta storielle sconce, tutte accompagnate da rumori di sottofondo, come il rumore di zoccoli, il suono delle campane, lo scoppio del tuono. Il pi delle volte, con nostra somma delizia, il bersaglio delle sue burla sono gli uomini, caricature e personificazioni: nobili senza cervello, zerbinotti pieni di arie, ridicole teste di legno e vescovi lussuriosi. Un marito cornuto che ha sorpreso sua moglie a letto con un altro l'ha rappresentato come un cane che cade dalla finestra. Ci siamo sbellicate dalle risa fino alle lacrime, ma le abbiamo chiesto di andare avanti, fino a che quasi non si reggeva pi in piedi. L'ho ripagata ampiamente a parole ed in oro, e l'ho pregata di starmi vicino, perch i miei guai si moltiplicano giorno dopo giorno e, ogni tanto, ho bisogno di una tregua. Enrico, non contento delle sgualdrine dei bordelli privati, e neppure delle cameriere che si porta di sopra, nei suoi appartamenti, per soddisfare i suoi insaziabili appetiti carnali, ha ripreso Elizabeth Carew come amante. Non sembra una storiella passeggera: i due non mi nascondono la loro relazione, anzi si compiacciono del loro amore sotto gli occhi di tutta la corte. Da poco, questa graziosa damigella porta al collo preziosi gioielli che possono venire solo dai forzieri reali, e ha un sorrisino sul suo bel viso che deriva dalla sua fiducia nella protezione di Enrico. Avevo sopportato quest'umiliazione in silenzio per parecchi mesi, poi ho lasciato che la rabbia prendesse il sopravvento sulla ragione ed ho dato ordine che la signorina Carew lasciasse la corte. Enrico venuto a saperlo, ha annullato le mie disposizioni e mi ha fatto pervenire un messaggio secco, dove diceva che avrei fatto meglio ad accontentarmi di quel che aveva fatto per me, perch se avesse dovuto ricominciare tutto daccapo, non sarebbe certo andata cos. Oh, Ges mio, quest'uomo, mio marito, mi umilia nel profondo. Ho patito quel che ho patito, sono stata il contenitore del suo amore indesiderato, e ora mi ritrovo a subire lo stesso trattamento di Caterina! E non ancora finita. Enrico ha cominciato a mostrare un certo attaccamento per sua figlia Maria. Le ha fatto avere una splendida portantina e dei magnifici arazzi per i suoi appartamenti ad Hatfield Hall. Ma la cosa peggiore che ai cortigiani parla con pi affetto di lei che di sua figlia Elisabetta. L'ultima volta che sono stata a far visita a mia figlia, mi ha accompagnata ad Hertfordshire un drappello di nobiluomini e nobildonne, tra i quali persino i duchi di Suffolk e Norfolk. Abbiamo fatto una piacevole cavalcata insieme, mentre io pregustavo le ore liete che avrei trascorso in compagnia della mia bambina, con tutti quei

personaggi raccolti intorno alla principessa a renderle i dovuti omaggi. Ma una volta giunti alle porte di Hatfield, lasciate le carrozze ed i cavalli, come per incanto sono sparite tutte le mie damigelle, tranne due, e senza dire una parola, di certo era un piano ben congegnato, si sono dirette agli appartamenti di Lady Maria per rendere omaggio a lei! Sono rimasta senza parole, con quelle poche damigelle fedeli rimaste che cercavano a fatica di calmare il rossore che aveva acceso le mie guance per lo sdegno. Anche le mie domestiche sono state colte di sorpresa da quel brusco ammutinamento, ma con i loro bei modi non ci hanno dato troppo peso, invitandomi ad andare subito da mia figlia, sapendo che la sua vista avrebbe alleviato all'istante il mio malumore. Elisabetta ha quasi due anni, ma vivace e forte sui suoi piedini, un piccolo terremoto. una bimba felice, e tanto bella che quasi mi commuovo a vederla. Ho parlato con Lady Bryan, dice che la piccola soffre parecchio per via dei denti che le stanno spuntando molto lentamente. Ho promesso che le avrei fatto avere dell'olio di lavanda per calmarle i dolori alle gengive e non farla lamentare durante la notte. Avrei potuto trascorrere un pomeriggio piacevole, dunque, ma stato sciupato da un messaggio estremamente offensivo che ho ricevuto pi tardi da Lady Maria, che affermava di non voler uscire dai suoi appartamenti e di non volermi incontrare. Quando poi ho dato ordine alla signorina Shelton di punire la ragazza per la sua villania, Enrico in persona ha dato il contrordine. Lo ammetto, se una volta ho rifuggito l'accusa di aver tentato di avvelenare Lady Maria, in questi giorni mi chiedo se la condanna a morte non sia l'unica possibilit per una simile traditrice. Lei e quella complicazione di sua madre! Entrambe continuano a rifiutarsi di prestare il giuramento richiesto a tutti gli abitanti del paese se non vogliono affrontare la pena capitale. Che Dio mi ascolti ora, io sar la morte per quella ragazza e lei lo sar per me! Vostra Anna.

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2 marzo 1535.

Caro Diario, temo che i francesi mi abbiano abbandonato, come i topi quando affonda la nave! Loro che sono stati miei bravi alleati, originari di un paese dove sono stata educata, sostenitori del mio matrimonio, si fanno beffe della mia amicizia. stato tutto chiaro all'arrivo della delegazione di re Francesco, capeggiata dall'ammiraglio di Francia e dal mio vecchio amico Chabot de Brion, a cui ho riservato un'accoglienza sontuosa nelle sue numerose visite in Inghilterra, e a Calais, prima delle nozze. Ci siamo capiti, io e quest'uomo, parlavamo la stessa lingua, la pensavamo allo stesso modo. Credevo che le sue portentose lusinghe fossero sincere. Venuto fin qui per discutere di un matrimonio reale, Chabot non ha fatto alcun tentativo per avere udienza da me, come consuetudine, n ha portato un segno d'affetto da parte di Francesco, o i saluti dal re. Quando Enrico ha chiesto se l'ammiraglio desiderasse porgere i suoi omaggi alla regina, lui ha risposto che l'avrebbe fatto solo se avesse fatto piacere al re! Non ha partecipato a nessuno dei festeggiamenti, dei tornei e degli incontri di pallacorda che avevo organizzato con tanta cura per lui. E quando ha avuto l'occasione di vedermi, stato cos freddo e sgarbato che mi passato per la mente uno strano pensiero, e cio che quell'uomo non fosse affatto Chabot, ma qualche sconosciuto travestito come lui. Ero troppo disorientata dal suo comportamento. Finch non si sono aperti i negoziati per discutere l'alleanza tra Francia e Inghilterra e decidere a chi dare la mano di mia figlia. Sembra che le simpatie di re Francesco si siano spostate in direzione di Roma. Sebbene continui a considerare nullo il matrimonio tra Enrico e Caterina, sostiene che l'erede ancora Maria, e cos ha chiesto che venisse soddisfatta una vecchia promessa di matrimonio di quella disgraziata col Delfino suo figlio. Hanno minacciato, s, minacciato, che se l'impegno non fosse stato onorato avrebbero fatto unire in matrimonio il principe francese con la figlia dell'Imperatore. Tutte queste brutte sorprese mi hanno distrutto la mente, logorandola a tal punto che alla festa conclusiva data in onore degli emissari francesi, ho bevuto troppo, perdendo il controllo della lingua. Chabot, freddissimo, era seduto alla mia destra, impegnato in una conversazione futile, mentre io, a mia volta, chiacchieravo come una ragazzina senza cervello. Poi i miei occhi sono caduti su Enrico, che ha attraversato la stanza, cercando con lo sguardo la sua amante. Il re si fermato di colpo e l'espressione sul suo viso - cos densa di passione e simile a quella che un tempo serbava per me - mi ha fatto esplodere in gola una risata amara che, sciolta dal vino, si trasformata in

un enorme, inarrestabile torrente. Chabot si offeso e mi ha chiesto se mi stessi prendendo gioco di lui, il che mi ha fatto sganasciare ancora di pi. Allora lui ha farfugliato qualcosa, si fatto paonazzo in viso, si alzato e ha fatto per andarsene, indignato. Al che mi sono fatta passare la sbornia in fretta e furia e l'ho preso per un braccio, sapendo che una momentanea perdita della ragione avrebbe potuto compromettere irrimediabilmente la causa di mia figlia, gi in grosso pericolo. Niente che fosse lontano dalla verit avrebbe potuto calmare quell'uomo, lo sapevo, e cos, umiliando me stessa nel pronunciare quelle parole, ho ammesso di aver notato i gesti affettuosi di Enrico verso la sua amante. Ho ringraziato il cielo che Chabot avesse creduto alla mia spiegazione, ma mi sono sentita un verme quando ho visto trasparire dai suoi occhi una gran compassione per me. All'approssimarsi della partenza dei francesi, Enrico ha mandato a dire che la loro proposta non andava, e ha offerto Elisabetta in moglie al duca d'Angoulme. La delegazione salpata, impegnandosi formalmente a fornire una risposta celere. Credevo che Enrico sarebbe stato incredibilmente freddo con me, e non mi sbagliavo. Una volta partiti i francesi, mi ha fissato con occhi di ghiaccio e ha detto: Dovreste pregare Dio, Signora, che la loro risposta sia in favore di vostra figlia: a che altro potreste servirmi voi due se non per alleanze come questa?. Sono passate diverse settimane, e aspettiamo ancora invano la loro decisione. Siamo in pieno periodo pasquale ormai, ma non sento le feste. Faccio quel che ci si aspetta da una regina - ordinare abiti nuovi, progettare serate e spettacoli, oltre che messe speciali - ma ogni giorno di silenzio dalla Manica risuona dentro la mia testa come una campana di pietra nel corridoio vuoto di un'abbazia. Prego Dio che prenda le mie parti in questa faccenda, perch non ho commesso tutti i peccati per cui mi stato chiesto di pagare. Vostra Anna.

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14 aprile 1535. Caro Diario, le mie preghiere hanno avuto una risposta! Finalmente i francesi hanno acconsentito alla nostra richiesta: il duca di Angoulme sposer Elisabetta.

Il matrimonio sar negoziato a Calais verso la fine di maggio. E sono felice di annunciare che mio fratello Giorgio tornato in Inghilterra, dopo aver portato a termine suo lungo incarico. Un amico pi che gradito per il mio circolo ristretto, porta pi di un'occasione di divertimento: canzoni francesi e poemetti, gli ultimi consigli in fatto di moda, libri e idee nuove. Mi d tutto quell'amore e quella lealt che tanto mi mancavano. Offre alla regina sua sorella una tale quantit di attenzioni che l'hanno fatta rifiorire facendole tornare la gioia di vivere. La sera lui, Francis Weston, Henry Norris e Mark Smeaton si uniscono spesso alle mie damigelle per fare un po' di baldoria, ascoltare musica, ballare, giocare e ridere delle pagliacciate di Niniane. So che Dio non stato troppo clemente nei confronti di alcuni uomini. Recentemente diversi monaci dell'ordine dei certosini che si sono opposti al giuramento sono stati messi in prigione. Anche Thomas More e John Fisher sono condannati a languire nella Torre per essersi rifiutati di collaborare. Il segretario Cromwell va spesso a trovarli, offre loro ogni possibilit di salvare la faccia, proponendo che si comportino come tutti gli altri. Hanno giurato persino membri della famiglia More. Ma la sua opposizione cos ostinata che Enrico diventa ogni giorno pi crudele nei confronti dell'amico di un tempo, ora nemico. Forse la ragione s'introdurr di nascosto nelle ombre gelide della sua cella, e lui giurer per por fine una volta per tutte a una prigionia tanto inutile. Giorgio viene spesso a cavallo con me fino ad Hatfield, a far visita alla sua deliziosa nipotina che cresce cos in fretta. Io, Enrico e Cromwell stiamo pensando allo svezzamento di Elisabetta. Lady Maria, nel suo rifugio di Hatfield, si creata una corte di sostenitori, non cos segreta come pensa, che la corteggiano e fanno capo all'ambasciatore Chapuys. Le incessanti lettere di Maria all'Imperatore sicuramente traboccano di piani e progetti (tutti falliti) per mettersi al primo posto nella successione. Ho forse dimenticato di dire che Clemente morto e al suo posto c' un nuovo papa, Paolo III? Quest'uomo, di gran lunga pi forte e deciso di quel fifone di Clemente, minaccia in prima persona la pace di Enrico, dichiarando che, per il suo folle matrimonio con me, stato privato del suo regno, e promette anche un'invasione. Il re si preoccupa ben poco, visto che Francia e Spagna saranno presto in guerra, e cos l'Imperatore sar tanto impegnato che non riuscirebbe a fare nessuna invasione in Inghilterra. E questa guerra costringerebbe Francesco a chiedere aiuto e ad allearsi con Enrico, il che darebbe al re un'enorme soddisfazione.

Il mio umore cos migliorato che ho dei progetti in fermento dentro la testa. Ma li lascer per un altro giorno. Vostra Anna.

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20 maggio 1535. Caro Diario, sono incinta, e una nuova speranza cresce in me, come un seme in primavera che cerca disperatamente la luce del giorno. Perdonatemi, Elisabetta, ma le mie ultime preghiere sono che questo bambino sia un maschio, il principe di Enrico, il nostro salvatore. Questa speranza, insieme a un enorme bisogno di resistere, di sopravvivere a questa vita che mi sono scelta, a questo destino, ha fatto nascere nella mia testa un progetto magistrale che, una volta portato a termine, mi restituir il posto sul trono e il potere. Devo fare in modo che il re torni a innamorarsi di me. Fargli ritrovare dentro questo corpo sciupato e questo cuore distrutto quella ragazzina spavalda e arrogante che, con i suoi occhi luminosi, l'aveva attirato in un oscuro labirinto di passione, dove l'aveva tenuto per sei lunghi anni. Fargli riscoprire un presunto desiderio per quel fisico un tempo di marmo, e ora ingrassato, pieno di macchie scure, repellente. Ma pi che una passione carnale, devo fargli capire che tutti i sacrifici e le sofferenze patite per avermi non sono stati vani. Che le sue idee ambiziose, i progetti, la Grande Causa e il matrimonio con me hanno portato a qualcosa di buono, dopo tutto quello che stato detto e fatto, non soltanto la morte di amici, la scomunica della Chiesa e l'odio dei suoi sudditi. Ci rifletter sopra, stabilir i dettagli del complotto dentro la mia testa, perch non posso permettermi di sbagliare. Niniane, il mio pagliaccio, fa battute straordinarie sulla mia gravidanza. Penso che debba aver dato alla luce dei bambini per conoscere cos alla perfezione i rimescolamenti interiori, le strane voglie, i dolorosi piaceri che si provano in quelle condizioni. Una sera, mentre io e lei eravamo sole in camera mia, si infilata nel letto e si arrotolata su se stessa, come una palla, facendo finta di essere il bambino dentro la mia pancia, e ha cominciato a strillare, a scalciare,

facendo i capricci, e a pretendere mele croccanti, bastoncini di zucchero filato e la ninna nanna. Sono il principino! urlava (o meglio urlava lei per lui). Sono il principe, il futuro re, e sono stanco del buio. Fate luce! E portatemi dei dolci! Oro e gioielli, poich sono il figlio di mio padre e desidero sopra ogni altra cosa essere ricco! Mastro Holbein, di sua spontanea volont, mi ha fatto un ritratto. Nessuno oserebbe dirlo, ma ben poco lusinghiero, il viso gonfio per la gravidanza, i capelli raccolti in una crocchia. Solo Niniane, quando l'ha visto, ha esclamato: Chi sarebbe questa balena matronale col triplo mento? Non certo voi, Maest, col vostro collo da cigno!. Quando le ho detto che invece ero proprio io, ha afferrato quel quadro oltraggioso e si messa a ballare per la stanza intonando una canzoncina sconcia sulla punizione adatta per l'atto di tradimento commesso da Holbein: appenderlo per i pollici a Tyburn, completamente nudo, arrotolare il ritratto offensivo e ficcarglielo su per il didietro. Oh, come mi fa ridere, e a suo modo mi dimostra un'amicizia sincera, perch dietro quell'ironia spavalda si nasconde la verit. Ed cosa rara, pochi condividono il mio stesso sentimento. Quando le pongo dei quesiti sulla sua vita, lei li capovolge completamente e li rende in burla, mantenendo un assoluto riserbo e mistero su di s. Mi fermo spesso a riflettere su questa donna sguaiata e un po' matta, che per brilla d'intelligenza e di bont. Com' arrivata a fare questa vita? Chi era la sua famiglia? E la sua classe sociale? Forse un giorno lo dir. Vostra Anna.

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7 giugno 1535. Caro Diario, sono di nuovo sotto una buona stella, l'unico tesoro di Enrico. Stravede pi che mai per me e mi tiene sempre al suo fianco.

Vi spiegher come sono andate le cose. Prima di tutto il bambino che porto in grembo mi ha arrotondato anche le guance scarne, e quelle rughe che erano comparse attorno agli occhi e alla bocca le ho combattute con diverse applicazioni di mercurio, che sono forti e fanno bruciare la pelle, ma hanno fatto miracoli, dando un aspetto levigato al mio viso. Per sbiancarlo ho usato dell'ottimo piombo bianco, un tocco di allume per dare il rosso alle guance, e della tintura di cocciniglia sulle labbra mi ha dato un aspetto giovane e pi grazioso di quanto non avessi da tempo. Ho messo da parte retine ed acconciature varie. Ho lasciato i capelli lunghi e sciolti come ai tempi del corteggiamento. I vestiti erano tutti dei suoi colori preferiti: rossiccio, rosa, nero lucido e verde smeraldo. Ho scelto i gioielli che mi stavano meglio, ma anche quelli a cui ero pi affezionata, quelli che mi aveva regalato quando la nostra passione era in pieno fulgore. Ho pagato cifre esorbitanti per essenze francesi, oli da bagno e creme, in modo da essere circondata da aloni di profumo dovunque andassi. Poi mi sono presentata al re, prima per istanti fugaci, limitandomi ad attraversare una stanza affollata dove si trovava. Niente parole, solo dei sorrisi accattivanti, due occhi languidi e uno sguardo d'ammirazione per lui. Le feste del primo maggio mi hanno fornito una dolce opportunit per farmi notare. Sono stata scelta come regina della Primavera, con un vestito che era una profusione di fiori di seta. Nello spettacolo ho eseguito un grazioso balletto su una musica vivace e mi sono esibita in una canzone che tutti hanno applaudito calorosamente. Con somma gioia ho notato che gli occhi del re non erano posati sulla sua amante, ma brillavano d'orgoglio per sua moglie, e quando stato il momento dei ringraziamenti, ho fatto un profondo inchino nella sua direzione, fissandolo dritto negli occhi, e ho capito che era di nuovo mio. All'apertura delle danze, ha attraversato la stanza, cercando la mia mano, e quando abbiamo fatto coppia nella gagliarda, i passetti e i saltelli erano ancora quelli di un cerbiatto. Era felice, lo si vedeva chiaramente, e cos pi tardi, quella sera, l'ho aspettato in camera mia, e lui venuto. Mentre gli servivo del vino speziato davanti al fuoco scoppiettante, ho ritrovato tutto il mio coraggio, sentendomi baldanzosa come quando non ero ancora indebolita dall'amore e dal matrimonio. Massaggiandogli delicatamente le tempie con le mani, gli ho detto che, in tutta onest, doveva ammettere che il suo legame con me era pi forte di quello tra qualunque uomo e donna. Che io l'avevo tolto dalla situazione peccaminosa in cui si trovava nel matrimonio con Caterina,

e che senza di me non avrebbe mai riformato la Chiesa. Inoltre, con quella riforma aveva guadagnato tutte le ricchezze dei monasteri e ora era il principe pi ricco che l'Inghilterra ricordasse. Ha ascoltato attentamente ogni parola che ho pronunciato, dicendo persino: Continuate, e cos ho fatto. Gli ho dato la mia spazzola e, com'era sua abitudine quando eravamo giovani, mi ha spazzolato i capelli, con movimenti lunghi e leggeri, finch la mia capigliatura non si trasformata in un rotolo di seta nera. Gli ho detto che la sua virilit ci aveva dato un'altra opportunit per il nostro principe. E poi, come mastro Holbein, ho dipinto un ritratto con me ed Enrico in veste di alleati da un lato, mentre tutto il resto del mondo era nostro nemico; l'infido Imperatore, i francesi sleali, il Papa bellicoso, le ostinate traditrici, Caterina e Maria, che cercano ancora di sollevare una rivolta alle sue spalle. Gli ho detto che io e lui eravamo stati strappati l'uno all'altro da forze crudeli e uomini malvagi, che non avrebbero mai potuto capire l'intensit della nostra unione. Poi l'ho baciato, risvegliando in lui l'uomo e il re. Non aveva bisogno d'altro: mi ha quasi strappato di dosso i vestiti e mi ha portata a letto. So com' diventato il suo corpo, e non mi sono sorpresa di trovarlo obeso e orribilmente pieno di vene rigonfie e piaghe purulente sui polpacci e sulle cosce, ma in altre occasioni non fingevo di provare piacere, giravo la faccia e lasciavo che si sfogasse in fretta. Questa volta ho raccolto tutte le mie forze, gli ho aperto il cuore e ho fatto l'amore con lui. Era la prova della mia abilit di attrice perch, in tutta onest, non rimasto un brandello di affetto sincero per quella bestia che chiamo mio marito. Una volta soddisfatto, il re era in estasi, pieno di speranze per il nostro futuro, suo figlio, la gloria dell'Inghilterra. Ha ripetuto il mio nome con grande amore, e io gioivo in silenzio per essere riuscita ancora una volta, e con le mie mani, a cambiare il mio destino e, con in braccio mia figlia, uscire da quell'abisso oscuro che ci aveva attirato verso di lui. Sia lodato Ges Cristo. sicuramente con noi. Vostra Anna.

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20 luglio 1535. Caro Diario, com' possibile che un uomo cos buono e colto contribuisca alla propria esecuzione? Che senso c' nel voler restare fedeli a un principio e contrari a quello a cui tutti gli altri si adeguano, se l'unica alternativa la morte? Al diavolo Thomas More! Ora morto, la testa infilzata ad un palo sul ponte di Londra andata a far compagnia a quelle di John Fisher e di quei monaci certosini. Non avrebbe potuto giurare e salvarsi la vita? Ed Enrico, ah, beh, ha fatto di More un martire cattolico, quanto di meglio per far schierare i suoi sudditi da quella parte. Mio fratello Giorgio e mio padre hanno assistito alle esecuzioni. Prima Fisher, da poco nominato vescovo di Rochester dal Papa, cos fragile che si sono stupiti di veder uscire tanto sangue da un corpo cos scheletrico. Ma la decapitazione di More che mi turba sogni e pensieri. La lunga barba grigia e intricata, le raccomandazioni al carnefice di non sbagliare mira, con un collo cos corto. Gli hanno coperto gli occhi con una benda prima che si stendesse sul patibolo con tutto il suo corpo malato, poich il ceppo era piccolo e basso. Ha anche fatto una battuta. Ha detto al boia di non tagliargli la barba perch non era colpevole di tradimento. Quel grand'uomo, quello stupido pazzo sdraiato a pancia in gi in attesa della scure. Quando arrivata la notizia della sua morte, io e il re eravamo uno accanto all'altro al tavolo da gioco. Enrico si fatto paonazzo di rabbia in viso ed andato su tutte le furie: Sangue di Dio! L'uomo pi onesto del regno morto!. Poi uscito di corsa dalla stanza da gioco e non si pi fatto vedere per parecchi giorni. Giuro che non ci penser pi. Scaccer dalla testa tutti i pensieri truci, sono pur sempre la regina e ho degli affari importanti da sbrigare. Vostra Anna.

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10 agosto 1535. Caro Diario, in questa bella stagione estiva Enrico ha portato la sua regina col pancione in viaggio con lui e le riserva un trattamento principesco. Sono al suo fianco sulla scena di caccia, come ai vecchi tempi: quando vediamo il cervo, sferriamo il colpo insieme, poi beviamo birra nella frescura del pomeriggio e siamo pi felici che mai da molti anni a questa parte. Nelle contee di Winchester e dell'Hampshire ci stata riservata una generosa e squisita ospitalit dai nostri nobili sudditi, in manieri, castelli e residenze di caccia. E sebbene le forti piogge ci abbiano privato di molti giorni di caccia col falco, non c' stato nessun disordine tra questa gente di campagna che abbia rovinato il nostro viaggio di piacere. La mia speranza che questo sia indice di un nuovo consenso nei confronti della loro regina e della piccola principessa, ma il mio cuore dice che sono la paura della mano violenta di Enrico e una sottomissione obbligata a mantenere docile il popolino. Tuttavia, piaceri di altra natura ci attendevano dopo qualche curva, in mezzo alla campagna. I monasteri di Rochester e Dunst, con i loro immensi tesori di manufatti romani, erano aperti perch il re si servisse. Grandi croci d'oro, pesantissime, arazzi di fattura squisita, mitre tempestate di gemme, colonne, calici per la messa, tutti vergognosamente lussuosi e del tutto inutili per il culto di Dio, sono stati il frutto del bottino portato a Londra dagli uomini del re. Forse queste nuove ricchezze hanno cambiato la testa di Enrico, che ora parla male di quelle grosse pietre spagnole che porta al collo. Non rimarr pi a lungo nei guai, ho gi sopportato abbastanza ansie e timori per colpa della regina vedova e di Lady Maria gli ho sentito dire a Suffolk. Vedrete, il futuro Parlamento mi scioglier da questo vincolo. Non intendo aspettare oltre! Mi sono morsa la lingua, visto che, a quanto pare, il re non ha bisogno di essere convinto a farle condannare a morte. Ah, dolce il giorno in cui quelle streghe dovessero sparire da questo mondo, e la mia Elisabetta scampare al loro odio. Prego che in questo senso la risolutezza di Enrico sia pari a quella mostrata quando mi ha fatto regina. In tal caso, il nostro futuro assicurato. Ora siamo alloggiati a Wolfe Hall, nella contea di Wiltshire, vicino al Galles, e ci sentiamo davvero a casa nella residenza di campagna dei Seymour. Thomas e la

sua fertile moglie Margaret ci ispirano con la loro fecondit: dieci bambini, cinque maschi e cinque femmine. Edward l'addetto alla persona di Enrico da parecchi anni ormai, e sua sorella Jane - persona piuttosto anonima e remissiva - stata la damigella d'onore di Caterina. Suo fratello ha parlato per lei, troppo timida per chiederci un posto a corte. Enrico ha detto chiaramente che gli avrebbe fatto piacere far felice Edward, per cui vedr di trovare una sistemazione a questo topolino tra le mie damigelle. In tutta onest questo viaggio estivo mi aggrada, ma sar ancora pi piacevole affrettarsi verso casa e le comodit di corte. Il bambino deve venire alla luce, e senza correre alcun rischio. Vostra Anna.

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5 dicembre 1535. Caro Diario, al di l di ogni possibile immaginazione l'ultimo tradimento di Enrico. Si preso il topolino come amante! La mia damigella d'onore Jane Seymour, quella puttanella perbenino la mia nuova sostituta. Nessuno pensa che sia una bellezza, solo una tipa grassottella e insignificante con una voce che si sente appena, tanto parla piano. Non brilla neppure per intelligenza. Ma non ha importanza, suo fratello Edward Seymour pensa per lei. Enrico infatuato come non l'ho mai visto, se non quando era innamorato di me. Ma com' possibile che questa Jane gli ispiri un affetto cos passionale? tutto un piano di Edward, potrei giurarci, questa dannatissima storia d'amore, per migliorare la sua posizione alla corte di Enrico. Ho paura che quel voltafaccia di mio cugino Francis Bryan, e anche Nicholas Carew, siano suoi complici in questo complotto. Non esistono dunque cortigiani leali? Penso di no. Fanno applicare a Jane i miei vecchi trucchi d'amore: attirare Enrico prendendolo abilmente in giro, con sorrisi languidi, promesse di totale sottomissione al re, che non si concludono dentro il letto, ma solo con casti baci e promesse di molti figli maschi.

Ammetto di aver perso tutta la mia pazienza con quel trafficone di puttane, e non riesco a celare il mio disprezzo. Mi escono dalla bocca aspre parole di rimprovero sia nelle conversazioni private sia in pubblico. Quando lui dice s, io dico no, perch qualunque contraddizione meglio di niente. Ogni giorno trovo nuovi modi per far arrabbiare e prendere in giro quel pallone gonfiato, ridendo delle sue pantofole da ornitorinco e dei suoi abiti pacchiani dalla circonferenza sempre pi ampia, che lo fanno sembrare una botte. Ha dato ordine a tutti i suoi uomini di radersi la testa a zero e farsi crescere la barba, sicch, servendomi delle osservazioni di Niniane, a cena ho annunciato ad alta voce che il re era una palla da biliardo barbuta. Lancio ingiurie anche a Norfolk, da tempo mio nemico, ma ora tanto sfacciato da calunniarmi orribilmente alle spalle. Ha detto di essersi lamentato perch io mi sarei rivolta a lui come uno non farebbe neppure con un cane. Ma Niniane, al sentire queste parole, ha affermato che mio zio Norfolk dovrebbe sentirsi onorato, dal momento che ai miei cani ho riservato un trattamento migliore che alla maggior parte della gente. Alla signorina Seymour, che fa spudoratamente la civetta con Enrico, sedendosi in grembo a lui, ho appioppato un bello schiaffo in piena faccia, lasciandole un gran segno rosso. Enrico sopporta tutte queste seccature con una strana calma, tanto che mio fratello Giorgio preoccupato perch teme la quiete prima della tempesta. Ma io devo essere governata da qualche demone accanito, che si lascia trasportare dalla frenesia senza riuscire a tenerla a bada. Quel Dio crudele che ha deciso il mio destino sar il giudice di un'altra punizione: il guanto stato gettato e ha avuto inizio la battaglia. Vostra Anna.

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9 gennaio 1536. Caro Diario, Caterina, un tempo sovrana d'Inghilterra, morta, e io mi sento a terra. Una fine violenta e mostruosa, la sua, tra spaventosi conati di vomito e dolori lancinanti allo stomaco, tanto che secondo alcuni morta avvelenata. Ma

non vero: i suoi unici nemici eravamo io e il re, e di certo non siamo noi i responsabili. Enrico fuori di s dalla gioia e, alla notizia della sua morte, ha esclamato: Dio sia lodato, finalmente abbiamo scongiurato la minaccia di una guerra!. vero, il nipote di Caterina, l'imperatore Carlo, ora non ha pi motivo di invaderci, finch sua cugina Maria non in pericolo: chi pu dire che destino avr la successione al trono? Ecco dunque perch sono tornata nella mia stanza, nel mio letto, ma anche qui non trovo sollievo. pur vero che ho urlato di gioia quando ho saputo la notizia, e ho persino fatto un bel regalo a mastro Ellis, il messaggero che me l'ha portata. Sono stata felice che Enrico abbia fatto venir qui Elisabetta da Hatfield Hall per partecipare alla cerimonia funebre: le ha fatto indossare un abito giallo, che s'intonava col suo farsetto e col mio vestito, ed venuto nella stanza dove le mie damigelle stavano ballando, unendosi a loro al ritmo della gavotta, un uomo travolto dalla felicit. Ma quando il re ha preso in braccio nostra figlia e l'ha portata in giro da una stanza all'altra, pavoneggiandosi davanti ai suoi uomini perch le rendessero omaggio, all'improvviso ho sentito una fitta al cuore. Ho congedato le mie damigelle, e persino Niniane non riuscita ad alleviare il mio dolore. Di colpo mi stato tutto chiaro. La morte di Caterina pu significare la fine per me. Mentre era ancora in vita, Enrico non avrebbe mai potuto divorziare da me, perch questo avrebbe voluto dire tornare da lei. Ma ora che la signora morta e sepolta, il re libero di sposare chi meglio crede. Dite che il re non chieder il divorzio da me. Io dico, ripensateci! Vedo l'affetto con cui guarda Jane Seymour, con la sua espressione cortese e petulante. Continuo a sentire chiacchiere sul suo terzo matrimonio, che lui non smentisce mai. Oh, Elisabetta, lo stesso uomo che mostra orgoglioso il suo fagottino giallo dai capelli d'oro pu essere lo strumento della mia distruzione, e della tua. Quando dici le preghiere, tesorino, prega che il bambino che porto in grembo sia un maschio. Il nostro bravo re ha ben pochi motivi di lode per la sua famiglia e ben poca intenzione di occuparsene amorevolmente. Come una violenta tempesta che infuria da occidente, temo che sia impossibile fermarla e che non si calmer finch non saremo tutti affogati.

Sempre vostra Anna.

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28 gennaio 1536. Caro Diario, quel che pi temevo avvenuto. Ho abortito il mio salvatore: la carne della mia carne che ho espulso dal mio corpo era un maschio. Le grandi celebrazioni per la morte di Caterina andavano avanti da settimane. Enrico non ha permesso di vestirsi a lutto a corte o in pubblico. Feste, balli, spettacoli, persino messe cantate per festeggiare, e chi voleva bene a quella donna ha pianto di nascosto, sotto minaccia di morte. Hanno organizzato una giostra, ma ben lungi dall'aver voglia di chiasso e confusione, desideravo una tranquilla intimit, e sono rimasta nei miei appartamenti con Margaret Lee e Niniane, a intrattenerci allegramente con versi di Chaucer e canzoni. Poi ci siamo allarmate per dei rumori improvvisi, come di soldati che si accalcavano davanti alla mia porta, e nel nostro tranquillo pomeriggio ha fatto irruzione lo zio Norfolk, portando brutte notizie. Il re era nella lizza, morto, dopo essere stato gettato a terra dal suo stallone durante una giostra, e poi schiacciato sotto il peso del potente cavallo di battaglia, che gli era caduto sopra! Le membra, la testa e il ventre sono rimasti paralizzati da un dolore fortissimo, e ho sentito di non aver pi una goccia di sangue nelle vene. Margaret ha detto che sono diventata pallida come un morto, e ha tentato di consolarmi. Ma Norfolk, come una vipera velenosa, ha colpito il mio fragile cuore usando parole durissime. Con la morte di Enrico, ha detto, io ero perduta, poich nessuno stava dalla parte di Elisabetta e sosteneva la sua successione al trono. Se avessi combattuto per lei, nominandomi Reggente, il destino dell'Inghilterra sarebbe stato certamente un conflitto, una guerra civile. Per tutto il tempo ho pianto la scomparsa improvvisa di Enrico, una perdita venata di una spiacevole gioia per la morte di quella bestia. Poi Norfolk se n' andato, senza neppure prendersi il disturbo di fare un inchino, come se non fossi pi la regina. Stordita, mortificata, combattuta tra tutte le terribili possibilit, ho cominciato a tremare senza riuscire a controllarmi.

Margaret e Niniane si sono precipitate a scaldarmi, a calmare le convulsioni, a darmi conforto con parole gentili, ma tutto quel che sapevo era che volevo tra le braccia Elisabetta, poich il pericolo danzava intorno a noi come una macabra compagnia di attori fatti di ombre. Margaret si congedata e ha promesso che mi avrebbe portato Elisabetta, oltre a quei pochi uomini che ancora mi erano fedeli. Ma quando sono arrivati - Wyatt, Norris, Weston - mi hanno comunicato che il re era vivo! S, per due ore era sembrato morto, ma si era gi rimesso in sella e minacciava di tornare a cavalcare. Beh, io sono dovuta andarmene a letto, in preda ad uno sfinimento totale. Niniane riuscita a trovare delle battute anche per questa occasione funesta, ma io sono solo diventata pi pallida e pi debole. E il giorno in cui Caterina stata sepolta per riposare in pace, mi uscito del sangue in mezzo alle gambe ed morto il bambino che portavo in grembo. La levatrice che ha esaminato la creaturina ha detto che aveva l'aspetto di un maschio. L'hanno riferito a Enrico, che venuto nei miei appartamenti ancora pi infuriato di quando era nata Elisabetta, una femmina. Non ha alzato la voce, ma ha parlato con estrema freddezza: chiaro che Dio non vuole darmi dei figli maschi. Quando ho risposto che non era per volere divino, ma che la nascita prematura era stata provocata dalla notizia della sua morte, brutalmente riferita da Norfolk, non si mostrato commosso e neppure confortato. Non ha provato alcuna piet per il mio abbattimento o per la mia perdita - solo per la sua - ed uscito dalla stanza senza voltarsi, dicendo che sarebbe venuto a parlare con me quando mi fossi ripresa. Quando se n' andato, Margaret Lee, che mi era rimasta sempre vicino, scoppiata in lacrime. Ho pensato di rincuorarla dicendole che di certo avrei avuto un altro bambino, ma era inconsolabile, e mi ha raccontato i suoi timori. Per tutta la corte circolavano voci secondo le quali Enrico era convinto che io l'avessi sedotto con la stregoneria, e che il nostro matrimonio non era valido. Dio, diceva, gli aveva dato prova che era la verit non dandoci figli maschi, e cos ora voleva fare di Jane Seymour una moglie virtuosa. Stregoneria! Io una strega! La mia mano con sei dita, il marchio diabolico che ho sul collo, le pozioni che avevo usato per curare i suoi dolori, il tocco magico delle mie dita per alleviargli i dolori alla testa. Tutto questo aveva finito per perseguitarmi. Ho capito che il mio destino non era migliore di quello di Caterina, e quello di Elisabetta non era preferibile a quello di Maria. La regina e la sua figlia bastarda mandate in esilio,

lontane, in squallide dimore, senza neppure avere la possibilit di trovare conforto l'una nell'altra. Mi sento le membra deboli e il cuore pesante. Sono a letto, senza nessuna voglia di alzarmi. Che ne sar di noi? Vostra Anna.

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6 febbraio 1536. Caro Diario, che giornata amara! Il mio amato Purkoy morto. La notizia mi stata comunicata dal re con la stessa mancanza di tatto di mio zio Norfolk quando mi ha dato il falso annuncio della morte del sovrano. Stavo pregando insieme al mio cappellano Matthew Parker, quando Enrico entrato come una furia in camera mia per annunciarmi che avrebbe passato a Londra il marted grasso, aggiungendo che voleva che io rimanessi a Greenwich. L'ho pregato di lasciarmi andare con lui: Elisabetta si trovava a Londra e io avevo urgenza di vederla. Lui si rifiutato di soddisfare la mia richiesta, come pure di prendere con s una lista di misure per alcune cuffiette di seta che volevo far fare per la piccola, affermando senza piet che le sarebbero servite a ben poco delle cuffiette cos belle, e chiedendomi se non avessi niente di meglio da fare che compilare elenchi di cose inutili. stato cos crudele nei confronti di nostra figlia che mi sono infiammata, e ho cominciato a criticarlo aspramente, dicendo che la sua incoerenza negli affetti forniva agli altri il pretesto per mostrarsi sleali. Persino mastro Cromwell ora si levava il cappello al sentir nominare Lady Maria. Enrico non ha risposto a queste parole, o perlomeno non in maniera esauriente. Ha fatto per andarsene, ma io gli ho afferrato il braccio, usando parole dure nei confronti della sua nuova amante, Lady Jane. Si prende gioco di voi, Enrico, come facevo anch'io. In effetti usa i miei stessi trucchi. Ho saputo che non vuole accettare la somma di sovrane d'oro che le avete dato, non cos? Infangherebbe la sua reputazione ed il suo onore accettare un simile regalo se prima non diventasse vostra legittima

consorte? Siete cos cieco da non vedere che ha due fratelli molto furbi che si servono di lei per ottenere dei vantaggi personali? Chiudete quella maledetta bocca, Signora. O ci penser io a farvi tacere. E come otterreste il mio silenzio, Enrico? Chiedendo il divorzio? Facendomi chiudere in convento? Non mettete a dura prova la mia pazienza, Anna. davvero al limite. Ma ho trovato il coraggio di affrontarlo, fissandolo dritto nei suoi occhi spiritati. Non vi ho mai amato, Enrico. Mai per tutti questi dieci anni. La sua bocca ha avuto un fremito, ma rimasto impassibile mentre io pungolavo il suo orgoglio con un timido sorriso. Avete forse pensato che vi amassi? S, credo proprio di s. Le sue guance cadenti si sono fatte paonazze, mentre pronunciavo quelle parole menzognere, poich se devo essere sincera, caro Diario, una volta lo amavo, prima di darmi a lui. E anche a Calais, e l'inverno successivo. Ma ora non volevo dargli soddisfazione. Andate a far bardare quell'ipocrita ho urlato. Prendetevela! Ma fareste meglio a togliervi dalla testa l'idea che Anna Bolena abbia mai amato la Vostra graziosa Maest. Perch non l'ha mai fatto. Mai. Mi ha fissato col suo sguardo terribile, e in quel momento ho pensato che avrebbe potuto alzare la mano e uccidermi con un pugno. Invece ha detto: Il vostro cane morto. E poi ha sorriso. Peccato, sicuramente era il vostro servitore pi fedele. Non ho visto uscire Enrico, accecata com'ero dalle lacrime. Lacrime che, con sua somma soddisfazione, era stato lui a provocare. Vostra Anna.

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9 aprile 1536. Caro Diario, per un attimo ho creduto che tutto andasse di nuovo bene. L'ambasciatore Chapuys ci ha fatto avere un messaggio da parte dell'Imperatore, dove dice di voler trattare con me ed Enrico, nella speranza di raggiungere un accordo, ora che la morte di Caterina ha rimosso un grande ostacolo dal cammino verso la nostra alleanza. Il fatto che desiderasse trattare con me, oltre che con Enrico, mi ha fatto un enorme piacere, un segno tangibile del rinnovato rispetto che Carlo mi porta come regina. E questo piano spagnolo piaciuto immensamente al segretario Cromwell, da poco giunto alla conclusione che i francesi siano degli amici falsi e inaffidabili. Pi che altro penso che si sia preoccupato di ritrovarsi un bel giorno l'Inghilterra da sola contro Spagna e Francia. E cos stata pianificata una serie d'incontri e celebrazioni, al centro dei quali c' Chapuys. Enrico non ha fatto alcuna mossa per escludermi da questi progetti, e io ho fatto grandi preparativi per organizzare una cena privata, dopo la messa, per le personalit pi in vista, con Chapuys ospite d'onore, nella speranza che intorno alla mia tavola si potessero raggiungere importanti accordi. A messa andato tutto bene: il vescovo Cranmer ha pronunciato un sermone di natura squisitamente politica, e io ho ricevuto molti sorrisi compiaciuti da parte di Chapuys. Ma quando giunto il momento in cui l'ambasciatore si sarebbe dovuto accomodare nei miei appartamenti, Enrico l'ha astutamente dirottato nelle sue stanze, insieme ai membri del Consiglio Privato, lasciandomi a presidiare una festa vuota, dove la portata principale era costituita dalla mia umiliazione. Alla fine il re non ha accettato i termini di Chapuys, poich richiedevano prima di tutto che Enrico sottomettesse la sua volont a quella del Papa e poi che rendesse legittima la figlia bastarda Maria. Cromwell, su tutte le furie nel veder andare in fumo i suoi piani, si congedato ed andato a casa, dove ancora si trova da quattro giorni a questa parte, malato. La sua sconfitta, temo, la mia unica consolazione in questa faccenda. Negli ultimi giorni Enrico d poche dimostrazioni d'affetto a Elisabetta; quanto a me, mi ignora completamente. Penso che i miei giorni a corte siano contati, e parecchie delle mie dame di compagnia mi parlano di conventi lontani dove una regina ripudiata potrebbe trovare asilo.

Ben poco riesce a consolarmi ultimamente. Solo le dolci note di Mark Smeaton e le stupidaggini di Niniane sono dei balsami per la mia anima dolorante. Ho ancora pochi amici devoti attorno a me: Thomas Wyatt, Henry Norris, Francis Weston. Le adulazioni e le lusinghe che mi riservano non derivano da una vera passione romantica, lo so - non sono pi bella - ma piuttosto da una mirabile costanza e dall'amor cortese. Queste gentili premure fanno crescere in me un sentimento appassionato e profondo per loro, pi intenso di quello che ho provato per Percy o per il re, e pi singolare di quello che sento per Elisabetta, perch lei carne della mia carne e sangue del mio sangue. il fior fiore dell'amicizia, il dono di un cuore a un altro, senza egoismi. E di questo sono profondamente grata. Non sono molto affezionata alle donne, in genere, perch sono sempre state ostili e diffidenti nei miei confronti, ma Margaret Lee pi della sorella che abbia mai trovato in Maria. Mi vuole un bene dell'anima! lei l'addetta alle cure della regina, e il suo compito quello di occuparsi della mia persona, ma so che sceglie con attenzione quasi esagerata tra i vestiti che debbo indossare quelli che mi stanno meglio, per colore, linea e taglio. sempre impegnata ad agghindarmi, a scaldarmi i piedi e le mani gelati, e poi mi massaggia le tempie doloranti con tale delicatezza che a volte mi viene da piangere. E il mio dolce Giorgio. Nessuna donna ha avuto un fratello migliore del mio. Abbiamo ricordi che risalgono all'infanzia. Ancora adesso mi prende in giro, e con le nostre risate, come per incanto, svaniscono tutte le preoccupazioni e i dolori del presente. Se chiudo gli occhi, lo sento salire di soppiatto su per la scala a chiocciola fino alla mia stanza a Hever Hall, dove parlavamo sottovoce, per paura che sentissero le nostre vocine che progettavano grandi guerre e giochini stupidi. Ci vedo in un bosco a Edenbridge, in autunno, lui che m'incorona con una ghirlanda di fiori, e mi nomina regina delle foglie. Inginocchiatevi, sono la vostra sovrana! urlavo a gran voce, mentre cadevano foglie rosse, arancio e oro, a migliaia. Giorgio esclamava: Maest onnipotente, guardate come i vostri sudditi s'inchinano ai vostri ordini!. Poi scoppiavamo a ridere a crepapelle, fino a sentir male alla pancia. Una volta ero la regina d'Inghilterra. Ora sono solo la regina delle foglie. Vostra Anna.

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Sono prigioniera, caro Diario, prigioniera nella Torre di Londra. Me disgraziata, sono sicuramente finita, accusata di adulterio, anzi no, di tradimento. Poich in Inghilterra l'adulterio commesso da una regina tradimento, il che significa la morte. Non si tratta di un'accusa da discutere in tribunale per ottenere un esito favorevole. No, un convento sperduto non quel che fa al caso mio: Enrico mi vuole morta. Nella Torre ci sono anche Mark Smeaton e Henry Norris, poveri ragazzi, accusati di conoscenza carnale della regina. Si dice che abbiano confessato di aver dormito con me. Sicuramente non cos, sono degli uomini onesti e quest'atroce accusa completamente falsa. Una menzogna. Li hanno torturati per farli confessare? Tortureranno anche me? Cromwell, questa dev'essere opera sua. Ultimamente si era messo contro di me. E lui ne capace. L'ho visto guidare il re nel suo labirinto di divorzi da Caterina e dal Papa, per farlo entrare nel mio letto. Quegli occhi furbi. Quella bocca crudele. Ho visto la sua espressione quando arrivato nei miei appartamenti con la sua malvagia delegazione. Per quanto sia rimasto in silenzio e abbia permesso a mio zio Norfolk di condurmi agli arresti, l'odiosa presenza di Cromwell mi ha gettato addosso un senso di morte. In pieno giorno, su una chiatta rudimentale, mi hanno fatto risalire il fiume, in modo che tutti potessero assistere alla mia rovina. Non c'era nessun amico o cortigiano fedele ad accompagnarmi, solo orribili nemici e vecchie megere. Lady Kingston, la Lady Bolena che mi zia, e la signora Coffin (in inglese bara, N.d.T.), un nome che le si addice alla perfezione. Non potevano rivolgermi nessuna parola gentile. Sono rimaste alle mie spalle, senza che le potessi vedere. Sentivo i loro occhi su di me, che mi fissavano il collo, e ho avuto la sensazione che il senno scivolasse via dalla mia mente e finisse dentro i mulinelli e le correnti del fiume, svuotandomi il cervello, privandolo della ragione e del buonsenso. Oh, Dio, aiutatemi. Penso di essermi comportata male quando sono giunta qui, non come una regina. Ridevo, piangevo e tremavo senza riuscire a controllarmi. La barca mi ha condotto fino ai gradini della Torre, e mi si gelato il sangue al vedere le pareti di quella tetra prigione di dolore, tanto che mi sono sentita mancare e sono caduta in ginocchio. Ad accogliermi c'era Lord Kingston, governatore della fortezza, che mi

ha preso per un braccio, mormorando una parola gentile. Almeno penso che fosse gentile, perch mi ricordo ben poco di quel momento, tranne il fatto che ho chiesto se mi avrebbero messa in prigione, e Lord Kingston ha detto di no, che avrei alloggiato nei miei vecchi appartamenti, quelli dov'ero stata prima dell'incoronazione. Ricordo anche che, mentre mi conducevano alle mie stanze, ho visto i corvi della fortezza, ben pasciuti, saltellare sul prato: erano cos buffi che sono scoppiata a ridere, ma in quel momento ho sentito un colpo di cannone che riecheggiava sul Tamigi per annunciare il mio arrivo e ho visto un patibolo di legno, dove si eseguono le condanne a morte. Thomas More, ho pensato, buon padre More, la cui testa rotolava sull'erba verde, e ho pianto amaramente. Mastro Kingston mi ha accompagnata fino alla porta della mia prigione ed ha fatto per andarsene. Gli ho afferrato il braccio e ho gridato: Morir senza che sia fatta giustizia?. Ha risposto che anche per il pi umile suddito del re c' giustizia. Mi sono messa a ridere come una matta. Lui mi ha lanciato uno sguardo colmo di piet. Ho chiesto uno specchio per vedere che aspetto aveva una regina da compatire, ma non hanno obbedito al mio ordine. Sono intrappolata qui. Intrappolata insieme a queste orribili donne che continuano a provocarmi, dicendo che ora Lady Maria, anzi la principessa Maria, avr il suo legittimo posto nella successione. Mi odiano, ma mi sorvegliano con la massima attenzione. So quel che si sono sentite dire: Ricordatevi tutto ci che dice, servir a incriminarla ancora di pi. So che mi ascoltano, ma non riesco a trattenermi. Dalla mia bocca zampillano discorsi senza senso, come acqua da una sorgente di paura profondissima, maledizioni contro i miei nemici, che se io morir, tutta l'Inghilterra sar punita per sette anni con siccit e pestilenze. Elisabetta, Elisabetta, che cosa ti ho fatto? Se io sono una traditrice, allora tu sei figlia di una traditrice. Di sicuro hai perso tua madre, hai perso la futura corona, e forse anche la vita. colpa mia, colpa mia, colpa mia. Dolcezza, perdonami. E mia madre. Morir di dolore. Morir con me. Ges, aiutatemi. Mi sento sola, e ho tanta paura. Anna.

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13 maggio 1536. Caro Diario, sono tornata in me, ma il mondo che ho sotto gli occhi un posto talmente angosciante che sono fortemente tentata di rifugiarmi di nuovo nella mia pazzia. Hanno arrestato mio fratello Giorgio con l'accusa di essere stato il mio amante. Noi, incestuosi! Mi meraviglio profondamente dell'aspra determinazione di Enrico di far sua quella sempliciotta, tanto da giungere a formulare un'accusa simile. Anche Francis Weston e William Breyerton sono coinvolti, e ora vanno a raggiungere Mark Smeaton e Henry Norris nella Torre. Persino Thomas Wyatt e Richard Page sono stati imprigionati con queste spregevoli accuse. Oh, Dio, non posso sopportare che questi brav'uomini debbano patire per le pazzie della mia vita. Prego di ora in ora i miei secondini per avere notizie sul mio destino, ma loro si limitano a riportarmi miserabili briciole di pettegolezzi, per farmi del male. Che ogni sera Enrico discende il fiume a bordo di un'imbarcazione che lo porta a casa dei Carew, dove alloggia la signorina Seymour, e passa il tempo in allegria, aspettando il processo e la mia morte. Ho pregato Lord Kingston di far recapitare le mie lettere a Enrico e al segretario Cromwell, ma lui si rifiuta, dicendo che fuori della Torre porter solo dei messaggi orali. So che il governatore della Torre sta dalla parte della principessa Maria e, prima ancora di lei, di Caterina, sicch non mi garantir nessun favore che potrebbe riportarmi al potere. Ma devo trovare il modo di comunicare con i miei accusatori, sbatter loro in faccia che non confesser questa o nessun'altra accusa fatta di bugie o corruzione. E ricordare a costoro che non troveranno nessun uomo onesto che fornisca la propria testimonianza per quei presunti crimini. Non ho ancora avuto notizie da mio padre, o su di lui: se sia stato accusato di un analogo tradimento e si trovi a languire in prigione, o se sia uno dei miei accusatori, proprio non lo so. Con un figlio e una figlia trascinati nel fango, quasi tutti gli uomini si chiuderebbero in se stessi e morirebbero di vergogna. M'immagino che mio padre, nel caso non sia implicato in prima persona, star usando in qualche modo la nostra rovina a suo vantaggio.

Una piccola consolazione nella mia triste prigionia la nipote di Lord Kingston, una certa signorina Sommerville, che si aggiunta ai ranghi dei miei secondini. Non pi giovane, e neppure carina, ma ha lo sguardo di chi vive in pace con se stessa, e lo usa per portare serenit a chi le sta intorno. Fa andare su tutte le furie lo zio e le altre dame perch straordinariamente gentile con me. Mi tratta da regina. Mi sono scoperta ad aspettare con ansia quei brevi momenti in cui siamo sole, in modo da poter parlare liberamente, senza timori, e in queste occasioni ho il permesso di scrivervi. Non mi d false speranze di un rilascio, o del crollo di queste false accuse, ma mi offre la consolazione di una felicit in Paradiso, se dovessi morire, dal momento che giura di non conoscere una donna migliore di me. Mi porta anche altri conforti, mi legge brani dalle Sacre Scritture, mi fa parlare della mia Elisabetta, mi racconta storie dei suoi bambini. E poi, caro Diario, mi spazzola i capelli. una vera delizia. Questo piccolo servigio a volte mi fa piangere, tanto delicata, proprio com'era Enrico. Ho pensato di chiedere alla signorina Sommerville di aiutarmi a portar fuori di nascosto le mie lettere, ma poi non ho avuto il cuore di farlo. Credo che non si rifiuterebbe, e sarebbe disposta a mettere a repentaglio la vita per me. Anche le mie suppliche affinch l'arcivescovo Cranmer venga a confessarmi sono state crudelmente ignorate. A volte temo che nella vita non mi capiter pi di avere di fronte un volto amico e familiare. Vostra Anna.

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15 maggio 1536. Caro Diario, un sogno assurdo diventato il mio destino. Devo morire accusata di tradimento contro Enrico, condannata dai miei pari per un'enorme bugia. Mio marito, il mio amico e amante di questi dieci anni, mi far assassinare in pubblico a sangue freddo... senza nessuna obiezione. Com' possibile? Come si potuti giungere al punto che tutti i lord inglesi abbiano abbracciato cos fervidamente la causa del male da mandare al patibolo una nobildonna, in modo che il marito possa sposarne un'altra? Si potrebbe dire che Enrico non un marito comune. il re. Il sole.

Un dio sulla terra. Ma io lo conosco, e la verit che Enrico un uomo, niente di pi e niente di meno, fatto salire al trono da altri uomini, con guerre, spargimenti di sangue e voglia di potere. Questo quel che sanno, e quel che i loro padri, e i padri dei loro padri sapevano, e questo li ha sviliti. Tutte le trappole della vita di corte, come una salsa piccante che non riesce a coprire l'odore della carne andata a male, non possono nascondere i bassi istinti che governano i cuori dei nobiluomini inglesi. Oggi, coloro che sono sopravvissuti a questo salasso, sembrano avvoltoi insaziabili appollaiati sui cadaveri di chi caduto. Gli occhi neri, liquidi, attendono con ansia il loro banchetto - i beni di chi stato condannato con me - entrate ed affitti, tappezzerie, vestiti, mobili dalle loro case enormi, come grosse fette di un bottino costato molto sangue, su cui si avventano tante bocche avide che se lo contendono. Le loro famiglie li rinnegheranno: non prudente voler bene a un traditore, anche se si tratta di amici o parenti. E mio padre non un imprudente, questo risaputo. Tommaso Bolena non sar mai un capitano che si rifiuta di lasciare la nave che sta affondando. Oh, no, non mio padre. Dicono che abbia partecipato al processo di Weston, Norris, Breyerton e Smeaton, e abbia contribuito a farli condannare per adulterio insieme alla sua bambina. Si dice anche che si sia offerto di partecipare al processo mio e di Giorgio, ma alla fine gli stata risparmiata una simile umiliazione. Penso che se fosse stato presente, ci avrebbe trovato, come tutti gli altri ventisei pari, colpevoli secondo le accuse. Perch mio padre giudica troppo importante la sua testa per mettersi dalla parte di un traditore. No, mi stimo ancor pi del dovuto. Penso che mio padre non mi abbia mai voluto bene. Non mi abbia mai neppure vista. Ero solo una fanciulla da usare, una ragazza intelligente dotata di una certa bellezza, e con una volont e un orgoglio pari a quello di un uomo. Gli dava un gran fastidio, fuori discussione, che la sua figlia minore osasse strappargli le redini dalla sua morsa d'acciaio per mettersi in sella a quello stallone spericolato che era la sua vita e cavalcare a testa bassa verso la gloria e la rovina. Non mi ha mai voluto bene. Devo scrivere del mio processo, perch ora fa parte della storia, e sebbene sia pericoloso per chiunque, uomo o donna che sia, vederlo in modo diverso da come vuole Enrico, l'infamia di questa corte e la sua madornale ingiustizia dovranno essere note a tutti un giorno e coperte di oltraggi. I miei amici hanno affrontato i

pari il 12 maggio e sono stati tutti trovati colpevoli di tradimento, di aver cio avuto rapporti carnali con la regina e cospirato la morte del re. Saranno orribilmente massacrati, la stessa punizione che tocca ad un traditore o a un eretico. Tre giorni dopo la loro rovina, toccato a me. Sono stata costretta a lasciare i miei appartamenti e attraversare il prato intorno alla Torre fino alle antiche merlature grigie che circondano il salone reale. Quando sono entrata, ho visto che era una stanza cos grande da poter contenere duemila uomini e donne venuti per la grande occasione: il processo di una regina accusata di tradimento. In un'atmosfera fetida e soffocante, si facevano largo a spintoni il Lord Mayor di Londra, i suoi consiglieri, un'infinit di cortigiani, diversi ambasciatori di paesi stranieri, affiancati dai loro scrivani curvi sulle pergamene, gentiluomini di campagna con rispettive signore, che di sicuro li avevano pregati di portarle con loro a Londra per assistere allo spettacolo, e frotte di gente del popolo, venute a vedere che giustizia fosse fatta alla Grande Sgualdrina che odiavano da cos tanto tempo. Al mio ingresso quella marea di gente si aperta. Fingendo un trionfo immaginario, sono entrata impettita e a testa alta, come mai in tanti anni. Le mie dame di compagnia, tranne la signorina Seymour, opportunamente assente, mi sono apparse come tanti uccellini colorati adorne delle loro piume pi belle. Ma coloro che per lungo tempo avevano fatto parte del mio grazioso e allegro codazzo, non erano vicini, ma sotto l'ala protettiva dei loro familiari o dei nuovi gruppi di amici. Margaret Lee stringeva il braccio di Thomas Wyatt con un'espressione che tradiva una rara combinazione di gioia e dolore per la recente liberazione del fratello e la mia onnipresente condanna. Wyatt aveva un'aria incredibilmente triste, e io l'ho ringraziato tra me per questo caro Diario, mio fedelissimo amico di tutti i giorni. Niniane si era messa in una posizione da cui potevo vederla, al mio passaggio. E forse mossa dall'assoluta ridicolaggine dell'occasione, in mezzo a quella folla ho scelto di parlare a un'unica persona, al mio buffone. Niniane ho detto, fermandomi davanti a lei. rimasta allibita, e mi ha risposto con un sorriso sarcastico. Si chinata verso di me. Penso che abbiano intenzione di ribattezzarvi ha sussurrato.

E con che nome? le ho chiesto. La regina Anna Senzatesta, Vostra Maest. Allora s che avrebbero scelto il nome giusto ho commentato, sorridendole a mia volta. Vi voglio bene, Milady ha aggiunto. Sentir tanto la vostra mancanza in questo cuore di buffone. Ho proseguito. Ad aspettarmi per il pubblico processo, con le loro toghe rosso fiammanti, disposti su due lunghe file, c'erano tutti i pari d'Inghilterra, ognuna delle loro ventisei facce rivestita di un'espressione di assoluta compostezza. Tra loro ho riconosciuto Henry Percy di Northumberland: pallido e sciupato, dimostrava pi anni di quelli che aveva. In fondo, su una piattaforma rialzata, sotto il baldacchino reale, non era seduto il re (non aveva abbastanza fegato), ma mio zio Norfolk, appesantito da una serie di catene d'oro, con in mano il bastone del comando, il conte di Surrey, il duca di Suffolk e il Lord Cancelliere Audley. Mio zio non ha perso tempo e, con voce ferma, che non tradiva emozioni, si messo a leggere le accuse contro di me, la regina, sostenendo che da pi di tre anni ho provato avversione nei confronti del mio matrimonio e in cuor mio ho nutrito un odio profondo per il re, ho seguito giorno dopo giorno i mutevoli impulsi della carne e, con arti subdole ed azioni proditorie, servendomi di parole oscene, baci, carezze, doni, e diverse altre istigazioni irripetibili, ho fatto in modo di procurarmi amanti e concubine tra la servit regolare ed a giornata del re. Quanto a mio fratello Giorgio, sono stata accusata di averlo sedotto, infilandogli la lingua in bocca, e chiedendogli di fare altrettanto, e di avergli fatto conoscere carnalmente la sua sorella naturale in un legame incestuoso. Hanno detto che insieme agli altri ho cospirato l'assassinio del re, non avendolo mai amato in cuor mio, addirittura promettendomi in moglie a uno di quei traditori dei miei compagni di letto, dopo la morte di Enrico. Sono stati indicati luoghi e date dei miei turpi crimini, della mia condotta lasciva. Sembra che i miei desideri incontrollabili mi abbiano portata, volente o nolente, a frequenti, pericolose sconsideratezze. Avevo diversi amanti per notte, e questo a meno di un mese dalla nascita di Elisabetta, talvolta persino durante la gravidanza. Per onest, hanno anche detto delle cose vere: avevo deriso il re, i suoi vestiti, la sua persona, e avevo schernito anche le sue ballate. Ma che questo potesse essere considerato

una prova del mio tradimento mi ha fatto rimanere di stucco di fronte al loro accanimento. Una volta lette tutte le accuse, mi sono alzata in piedi per procedere alla mia difesa, ma sono stata aspramente zittita da mio zio. Non erano consentiti testimoni, n deposizioni a mio favore. Queste procedure illecite e scandalose hanno sconcertato a tal punto gli spettatori che un po' tutti hanno cominciato ad agitarsi rumorosamente, esprimendo il loro scontento con grida: Datele licenza di parlare!, Lasciatela testimoniare!. Quel momento stato, penso, il pi dolce da che sono regina, perch ho sentito che il pubblico presente era dalla mia parte. Non posso dire che mi amassero. Forse era solo il fatto di sapere che se la moglie del re poteva essere trattata in quel modo in tribunale, il loro destino era molto pi infelice, e la giustizia era sicuramente morta in Inghilterra. Cos ho trattenuto la voce infuriata che voleva tirare delle bestemmie a quegli insetti smidollati e dichiararsi non colpevole di fronte alle accuse, chiedendo a Dio di far da testimone alla mia innocenza. Poi Norfolk ha richiesto che tutti i lord seduti sulle panche esprimessero un verdetto sul caso, e loro, uno per uno, senz'altra scelta che quella di giudicarmi colpevole, si sono pronunciati. Li guardavo mentre quell'unica parola usciva senza interruzione dalle loro labbra corrotte, ma non mi ha impressionato gran che sentirla ripetere... se non quando a pronunciarla stata una bocca. Henry Percy ha avuto un attimo di titubanza prima di proferire quelle sillabe che avrebbero condannato a morte l'unica donna che mai aveva amato. Mentre lui esitava, io ho approfittato di quell'istante per sfidarlo, cercando d'incrociare il suo sguardo. Ma come un guanto gettato e mai pi ripreso per timor panico, ha rifiutato la provocazione. Ha solo guardato dritto davanti a s ed ha detto colpevole forse ancora pi forte degli altri. Norfolk ha battuto il bastone del comando sul pavimento tre volte, e quei colpi sono rimbombati nel salone, in un silenzio tale che si sarebbe sentito anche il fruscio delle ali di una colomba nell'aria. Poich voi avete offeso il nostro sovrano, Sua Grazia il re, commettendo tradimento contro la sua persona, vi siete meritata la morte e sarete bruciata sullo spiazzo antistante la Torre di Londra, oppure vi verr tagliata la testa: la volont del re vi sar resa nota in sguito.

A questo punto ho sentito un gran brusio tra la folla. una vergogna!, Dov' il re, con la sua nuova amante?, Vogliamo giustizia! e altre imprecazioni volgari su questo tribunale di vigliacchi. Avrebbero potuto condurmi via senza aggiungere una parola, se l'atmosfera non fosse stata quella, ma il mio signore duca di Norfolk ha valutato cosa fosse meglio, se farmi parlare oppure obbligarmi a un silenzio forzato, e alla fine mi ha dato il suo consenso. Se mai ho avuto una dignit, stato l e allora che ho capito che avrei dovuto assolutamente usarla. Reprimendo ogni tremito nella voce, ho guardato dritto negli occhi ciascuno dei miei accusatori, e ho detto: Signori, penso che sappiate bene che la ragione per cui mi avete condannata non ha niente a che vedere con le prove che sono state portate oggi. I miei unici peccati contro il re sono stati la gelosia e la mancanza di umilt. Ma se non volete seguire la vostra coscienza, dovete seguire quella del re. Sono pronta a morire, signori, mi dispiace soltanto che uomini innocenti e fedeli a Enrico debbano perdere la propria vita per causa mia. Poi mi sono rivolta alla folla, ai miei sudditi ammutoliti, perch mi guardassero in faccia, quella faccia che tanto a lungo avevano disprezzato, e vedessero con i loro occhi l'innocenza sul mio viso, e ho chiesto loro umilmente di pregare per me. Non ho permesso a nessun uomo di toccarmi mentre uscivo a testa alta da quel salone, io, la regina d'Inghilterra. Pi tardi venuta nelle stanze della mia prigione Lady Sommerville, portandomi tristi notizie di mio fratello, di quella farsa che hanno chiamato processo. Ha detto che si era comportato con tale compostezza e furbizia che quasi tutti pensavano al suo imminente rilascio. Ma sembra che poi la collera abbia preso il sopravvento e lui, godendosi in un attimo la dolce amarezza della sconfitta, ha reso pubblica un'accusa che gli era stata esplicitamente proibita di menzionare, l'impotenza di Enrico. Ha detto che io ho riferito a mia cognata, e lei a sua volta a Giorgio, che il re non aveva il vigore e neppure la forza per l'atto virile. Questo ha scatenato un tale mormorio, o meglio una risata generale da parte degli spettatori, che mio zio si visto costretto a richiamare all'ordine. Ma quel momento di pubblico disonore, ha detto la mia buona dama di compagnia, ha fatto arrabbiare cos tanto i lord che costato la libert e la vita a mio fratello. La punizione ultima che, fino alla morte, saremo costretti a rimanere senza il conforto della reciproca compagnia. Infine ha raccontato che la seduta stata aggiornata e, su invito di Norfolk, tutti i pari si sono alzati, tutti tranne uno. Henry Percy era accasciato sulla sua

sedia, colpito da un collasso, mezzo morto. stato portato fuori del salone da quattro guardie, perch tutti gli altri lord non avevano tempo da perdere con deboli o feriti. Cos ora mi aspettano le fiamme o, nel caso qualche ricordo dovesse stimolare la generosit del re, la scure del boia. Sono esausta, e prego di trovare pace nel sonno, ma la mia speranza, quella di una donna che ha subto una condanna cos terribile, di fare sogni belli non nient'altro che un sogno. Vostra Anna.

***

16 maggio 1536. Caro Diario, il mio amico, l'arcivescovo Cranmer, stato qui a farmi visita. Per un attimo ho pensato che fosse venuto a comunicarmi la concessione della grazia da parte del re, forse l'esilio in un convento sperduto. Ma l'unica notizia clemente portata oggi da Cranmer stata quella di una morte indolore. Non mi bruceranno, poich cos non piace al re. Povero Cranmer, magro come un chiodo, con quel nasone adunco e gli occhi offuscati dall'angoscia. Sapeva d'incenso come se fosse rimasto inginocchiato per ore in una cappella fumosa. Ha parlato a voce alta, senza tradire un attimo d'esitazione, quando mi ha salutato calorosamente, abbozzando un sorriso. Ma aveva poco tempo, e cos mi ha subito comunicato lo scopo della missione di cui lo aveva incaricato il segretario Cromwell. Il re e Cromwell sono stati debitamente informati delle mie intenzioni ha detto, poich dopo il vostro arresto avevo scritto a Enrico che non avevo mai avuto un'opinione pi alta di una donna di quella che avevo di voi, e che dopo Sua Maest venivate voi, sopra tutti gli esseri viventi. Avete scritto questo a Enrico? Certamente, era la verit. Siete stato molto coraggioso, Thomas. Si schiarito la voce. Il re deciso a contrarre questo nuovo matrimonio, Anna, e non vuole impedimenti di sorta. Inoltre esige che Elisabetta... sia considerata una bastarda.

Mi sono sentita mancare all'udire quelle terribili parole, come se fossi stata colpita da una grossa mano. Tutti i miei bravi sforzi per la mia bambina erano stati vani. Dunque la mia morte non gli basta? Pochi giorni prima del processo ha cercato ancora una volta di costringere Henry Percy a firmare un documento dove ammetteva che vi eravate scambiati promesse di matrimonio. Percy era molto debole e malato, ma ha opposto un fermo rifiuto. Ora il re chiede a voi di fornirgli le prove che il vostro matrimonio con lui non era valido. Io fornirgli le prove? S. Potete scegliere se contraddire Lord Northumberland e sostenere che avevate fatto quella promessa, oppure informare il re della sua relazione con vostra sorella, il che vi metterebbe in un legame di parentela troppo stretto per un matrimonio legittimo. E il re dovrebbe essere informato da me di aver fornicato con Maria... Non chiedetemi di trovare una logica dentro la testa di Enrico. Sapete bene che impossibile. Ma all'improvviso la mia mente si riempita di nuove possibilit. Se non ci fossimo mai sposati, Cranmer, allora non ne conseguirebbe che io non sono mai stata regina? S. E l'adulterio in una persona diversa da quella della regina non pu mai considerarsi tradimento. Seguo la vostra logica, Signora, ma purtroppo - qui si impappinato - non desiderio del re che voi viviate. Vuole solo che Elisabetta sia proclamata illegittima. Ditemi, era questo il piano di Cromwell? Direi di s. Credo che si possa far risalire agli incontri con l'ambasciatore Chapuys sull'Alleanza Imperiale. Vi ricordate che quando i negoziati si sono interrotti Cromwell rimasto a letto per cinque giorni, sostenendo di essere indisposto? Penso che abbia progettato tutto sotto le coperte, perch emerso dal suo bozzolo come una farfalla malvagia che spiega le sue ali di morte per avvolgere la preda. Quella preda eravate voi, Signora. Ha messo insieme i vostri nemici, tutte le spie che avevate in casa, per raccogliere delle prove contro di voi. Ha fatto portare a casa sua Mark Smeaton, a Throgsneck Street, con la scusa di farlo suonare per lui. Sono riusciti a strappargli una confessione sotto tortura.

Ho pensato che fosse andata cos. Ma perch? Perch Cromwell l'ha fatto? Non si forse ammazzato di fatica per distorcere la legge ed il pensiero dell'uomo al di l di ogni immaginazione, per rendere possibile il matrimonio tra me ed Enrico? Vi dimenticate che una farfalla che si fa trasportare dal vento pi forte. S, e c' solo un vento in Inghilterra ho commentato con amarezza. Il suo nome Enrico. Non dimenticate che una volta Cromwell ha difeso con fervore l'Alleanza Imperiale, ma quando il re si detto contrario, il segretario ha capito di aver sbagliato a scegliere da che parte stare. Rimaneva solo una cosa da fare per far piacere a Enrico. Un nuovo matrimonio con Jane Seymour. Un matrimonio senza impedimenti. Ma Enrico vuole davvero vedermi morta? Un tempo mi amava, Cranmer. Col cuore e con l'anima mi amava. Sapete come lo so io quello che ha fatto per avermi. E voi sapete che in un uomo come Enrico il pendolo della passione oscilla con la stessa intensit da una parte e dall'altra. Signora, ho paura... Ha fatto una pausa come se le parole che aveva in bocca fossero troppo dure per farle uscire. Ho paura che se non gli darete ci che vuole, le cose non si metteranno bene per Elisabetta. Mi si seccato il sangue nelle vene e sono rabbrividita. Oserebbe uccidere anche lei? Il nostro re sa essere molto cattivo e per lui concepibile persino assassinare la propria figlia, se questo dovesse soddisfare le sue necessit. Lui o quell'incubo vivente di Cromwell sarebbero capaci di trovare delle argomentazioni, le stesse che ha trovato nel vostro caso. Se voi siete una strega, allora lo anche vostra figlia. O forse il fatto di essere una bastarda offuscher le sue prospettive di matrimonio e la far diventare di poco valore, quasi un costo. Tutto possibile. Perch il re pazzo. Questo parlare da traditori, arcivescovo. Se dire la verit significa parlare da traditori, allora la vostra una giusta accusa. Io sono stata condannata con una menzogna.

Come tutti sappiamo, Signora. Non riusciva a guardarmi negli occhi per la vergogna, e si messo alla finestra a fissare il prato attorno alla Torre. Ma quando l'ho visto indugiare con lo sguardo e stringere i denti fino a corrugarsi in una smorfia di rabbia, ho guardato anch'io per vedere che cosa stesse osservando cos attentamente. A due a due, degli operai portavano tavole di legno grezzo al centro del prato e le ammucchiavano accanto al patibolo dov'era morto Thomas More. Chiedevate se il re non provi pi amore per voi. Penso che forse ne sia rimasto un barlume in quella torcia che un tempo bruciava cos intensamente. Ha mandato a cercare i migliori carnefici a Calais, sicch la vostra esecuzione... insomma dovrebbe andare tutto liscio. A queste parole mi sono sentita travolgere il corpo da un'ondata di paura, ma poi mi sono messa il cuore in pace tanto da potermi permettere una sottile ironia. Ah, dicono che i boia di Calais siano bravissimi. E poi io ho il collo sottile. Dovrebbe essere un'occasione elegante. Oh, Vostra Maest! Cranmer caduto in ginocchio davanti a me, mi ha preso le mani, le ha baciate ed scoppiato a piangere amaramente. Su, amico mio, non versate lacrime per me. Penso che questa fine in apparenza cos crudele ed ingiusta faccia parte di un piano divino che a noi non dato capire pienamente, ma ai suoi occhi perfetto. L'ho detto solo per rasserenarlo, anche se in cuor mio non pensavo che fosse la verit. Ma ha funzionato. In un attimo si asciugato le guance e l'ho aiutato a rimettersi in piedi. Mi vergogno che siate voi a dirmi parole di conforto, quando dovrei essere io a farlo. Non preoccupatevi. Datemi penna e pergamena: scriver il documento che Enrico vuole da me. Cranmer mi ha fornito il necessario, io mi sono seduta e ho scritto una confessione dove dichiaravo di aver scambiato una promessa di matrimonio con Henry Percy, di aver acquisito stretti legami di parentela col re tramite mia sorella, raccontando anche di come avevo stregato Sua Maest, e concludevo ammettendo che non eravamo pi legati in matrimonio a causa di questi falsi vincoli. Ho garantito che nostra figlia era illegittima, quindi ho firmato Anna, marchesa di Pembroke. Mentre asciugavo l'inchiostro con la massima attenzione, in modo che questa frase non desse adito a dubbi o equivoci, ho chiesto a Cranmer cosa ne sarebbe stato di lui.

Sono salvo, suppongo. Alcuni membri del Consiglio Privato mi hanno chiesto di presentarmi davanti al Tribunale d'Inquisizione per rendermi pienamente consapevole del mio dovere di mostrarmi convinto della vostra colpevolezza. Lord Sussex si premurato di ricordarmi la nostra profezia preferita: Allora saranno bruciati due o tre vescovi e una regina. Come se aveste bisogno di farvi ricordare che potevate cadere insieme a me. Cranmer ha chiuso gli occhi e ha gettato indietro la testa, premendo severamente le labbra l'una contro l'altra. Vi ho abbandonata, Vostra Maest. Ma vi prego di volermi credere, non stato per codardia. Eravate gi perduta, a quel punto il mio sostegno non aveva pi alcun valore. Devo sopravvivere per proseguire l'opera della Nuova Chiesa. Lo so, Cranmer, avete fatto bene. Pregher fino all'ultimo respiro che riusciate nel vostro intento e che l'Inghilterra non finisca mai pi sotto il giogo di Roma. Lui aveva un'espressione indicibilmente triste. Rivedrete mai la vostra moglie olandese? gli ho chiesto. Penso di no. stata una pazzia, quel matrimonio. Ma l'avete fatto per amore, Cranmer. una rarit, non una pazzia. Forse, quando Enrico si stancher dei vostri servigi, potrete tornare in Olanda e rivederla. Ha ridacchiato al pensiero, poi ha sorriso. S, forse. Grazie, Vostra Maest, per aver pensato a me in un momento per voi cos difficile. Vi giuro che non conosco nessuno pi gentile di voi. Poi il bravo sacerdote ha ascoltato la mia ultima confessione, dandomi una penitenza mite per i miei peccati. Era giunto il momento che si congedasse. Mentre arrotolava quel maledetto documento e se l'infilava in tasca, mi ha detto che non mi avrebbe raccomandato di farmi animo, poich ero pi coraggiosa di quanto lui potesse mai sperare di essere a sua volta. Poi mi ha detto addio, aggiungendo che avrebbe pregato con tutto il cuore per la mia anima. Allora gli ho dato un bacio e l'ho lasciato andare. Mi sentivo ammantata da una strana felicit, come se mi avessero gettato sulle spalle uno scialle pesante: la presenza di quell'uomo era stata un dono

meraviglioso da parte di Enrico, e io sapevo che avevo fatto tutto ci che potevo per proteggere la mia dolce ed innocente creatura. Vostra Anna.

CAPITOLO DECIMO

Vostra Maest! Il saluto di Mary Sidney colp la mente di Elisabetta come una spada, troncando all'istante la tragedia in cui era cos profondamente immersa. Anna, l'arcivescovo Cranmer, il loro ultimo incontro nella Torre, tutto svan non appena un corteo di allegre damigelle entr di corsa nella camera reale portando brocche d'acqua bollente per il bagno di Elisabetta. Su, ora di alzarsi! strill Lady Sidney, tirando indietro senza troppe cerimonie il copriletto di raso. Siete rimasta a letto abbastanza. I vostri consiglieri vi reclamano, e cos pure mio fratello. Come sta Robin? s'inform Elisabetta, sentendosi un po' strana, visto che da parecchio tempo non rivolgeva la mente al suo amante. Si consuma di desiderio per voi, Signora. E sospira. stato quasi sempre da solo da quando Lord Cecil tornato, e voi non siete stata bene. Su, lasciate che vi aiuti. Appoggiatevi a me, le vostre gambe saranno sicuramente deboli. Dov' Kat? Dorme come un ghiro. Ieri sera, quando l'ho messa a letto insieme alle altre damigelle, che ridevano e urlavano come matte, crollata nel giro di tre secondi. Non si mossa neppure quando lo scoiattolino di Lady Benton le si arrampicato sulla spalla. Era stanca morta, quella donna. Mary Sidney aiut Elisabetta ad alzarsi in piedi. Si sentiva le gambe come due vasetti di gelatina, ma un attimo dopo gi rifiutava l'aiuto della sua damigella. Andatevene ora. Assicuratevi che aggiungano una bella dose di olio di lill al mio bagno. E voglio lavarmi i capelli. Sar prudente, Maest? Siete appena stata... Andate. S, Signora ha risposto, ed sparita nella stanza accanto. Le mancavano ancora delle pagine da leggere, ma Elisabetta recuper il Diario di sua madre che aveva lasciato tra le lenzuola di lino stropicciate e lo rimise nel cassettone ai piedi del letto, che poi chiuse a chiave. Si sentiva leggera come un

angelo, con la camicina da notte che le svolazzava sopra le caviglie, ed entr nella stanza da bagno. C'era Lady Sidney a dirigere le operazioni: ordinava pi acqua fredda da aggiungere nella vasca, pi salviette di lino per asciugarsi e una spruzzata di erbe e petali di rose. Elisabetta vide che il vapore uscito dalla vasca di rame aveva appannato lo specchio alto fino al soffitto. Dopo aver sentito per l'ultima volta la temperatura nella vasca, Mary Sidney invit Elisabetta ad entrarvi. Un'altra damigella sfil la camicia dalla testa di Elisabetta, mentre lei s'immergeva nell'acqua tiepida e fragrante. Parecchie mani cominciarono a strofinare la sua pelle pallida e sottile con movimenti lenti e delicati. Il vapore aveva alleggerito l'aria e smorzato le voci delle damigelle, che sentivano che la regina era ancora debole e, invece di schiamazzare come di consueto, parlavano sommessamente. Intorno alla sua testa si spargevano effluvi di erbe e lavanda. L'acqua le lambiva la gola e, con la rapidit di un falco che si avventa sulla preda, il pensiero di Elisabetta si libr verso la Torre di Londra. Era dentro la mente di sua madre. Sentiva il suo collo sottile ed immaginava la lama del boia che tagliava i tessuti e le ossa. Si chiese se avrebbe sentito il suo dolore, se per un attimo fuggevole avrebbe visto il mondo attraverso gli occhi di una testa senza corpo che rotolava sull'erba della Torre di Londra. Quei traditori degli uomini. L'orrore di quell'immagine riport Elisabetta alle sue riflessioni. Al coraggio di sua madre. Anna aveva lottato a lungo per la dignit e il controllo del proprio destino. E combattendo come un uomo, un prode cavaliere, nel corso degli anni aveva affrontato e sconfitto un formidabile nemico dopo l'altro - Wolsey, Suffolk, Clemente per poi essere annientata dal suo pi grande alleato. Ah, quei traditori, grid Elisabetta in silenzio. Enrico aveva combattuto al fianco di Anna fino a che ne aveva avuto la forza, fino a che lei gli aveva negato quel che lui desiderava sopra ogni cosa. Il sesso. Nel momento in cui aveva ceduto ai suoi approcci e, pens Elisabetta con amarezza, alla sacra condizione del matrimonio, lui le si era rivoltato contro. Feroce. Improvviso. Disgustoso.

Nel momento in cui aveva perforato l'armatura d'acciaio e impalato la donna che un tempo aveva amato in quel posto vulnerabile in mezzo alle cosce. Fino ad allora Elisabetta non aveva n capito n accettato il tradimento velenoso compiuto da suo padre. Enrico aveva amato Anna con una passione cos grande da far tremare le fondamenta dell'Inghilterra, anzi no di tutto il mondo cristiano. Poi, quando le circostanze erano cambiate, non gli era bastato metterla da parte. Elisabetta aveva sempre creduto, come tutti gli altri, che Anna avesse meritato la morte, in quanto adultera e traditrice. Quei pochi sicuri della sua innocenza erano morti, oppure, come Lady Sommerville, avevano tenuto nascosta la verit per aver salva la vita. Persino Cromwell, che aveva architettato i pi grandi trionfi di Enrico, aveva perso la testa all'ombra della disgrazia di Anna. Ora Elisabetta si trovava a dover affrontare lo spettro del padre, un tempo amatissimo, e ora perfido ruffiano e bestia reale. Lord Cecil stato molto preoccupato, Maest disse Lady Sidney, interrompendo il sogno a occhi aperti di Elisabetta. Veniva due o tre volte al giorno a informarsi della vostra salute. un vostro servo fedele, Signora. Ha la coscienza sporca, la regina corresse tra s la sua damigella. Cecil doveva aver capito che il suo ultimatum l'aveva fatta star male e se ne vergognava. Ma quando l'avrebbe rivisto, pens, sarebbe stata gentile con lui, e indulgente, perch era stato mosso da onesti propositi, non da interessi personali. Era convinto che la sua relazione con Dudley potesse risultare dannosa vista la sua posizione, e che un matrimonio con lui sarebbe stato un disastro. Ma in quel preciso istante voleva smettere di pensare e godersi il massaggio delle sue damigelle e l'aroma fragrante che le aleggiava intorno alla testa, miracolosamente libera dal dolore.

La prima seduta della regina con il Consiglio Privato dopo la malattia era stata un grande successo. Elisabetta aveva ricoperto di lodi i suoi uomini per il trionfo di Edimburgo e, con gran sorpresa generale, si era mostrata insolitamente decisa in materia di una nuova tassa. C'era stato un certo cameratismo quel giorno, un bonario scambio di battute e delle sonore risate, che Elisabetta trov particolarmente piacevoli. Li aveva conquistati, pens, facendoli sentire completamente a proprio agio con lei. Persino Lord Cecil era di buon umore, per

quanto gli fosse rimasto un filo del suo eterno riserbo, segno che non si era dimenticato dell'ultimatum. E lei non aveva fatto pressioni per conferire a Robin il titolo di conte. Ci sarebbe stato tempo per quello...

Il sole basso del pomeriggio filtrava dalle finestre piombate, mentre i consiglieri chiacchieravano amichevolmente e raccoglievano i loro fogli prima di andarsene. Elisabetta fu la prima ad accorgersi del giovane messaggero, visibilmente turbato, che entr e cadde in ginocchio, aspettando di poter parlare. Lo preg di alzarsi e tutti i consiglieri si zittirono di colpo, come se avessero compreso l'importanza della sua missione. Il ragazzo si schiar la voce, non una ma due volte, poi inizi a parlare. Vostra Maest. Vengo da Cumnor House, nel Devon. Elisabetta sent un vuoto allo stomaco, come su una barca con l'onda lunga, all'udire il nome della casa di famiglia di Robin Dudley. Il suo desiderio improvviso fu quello di veder sparire quel giovanotto nella nuvola di fumo di un mago. Ma lui prosegu. Lady Amy Dudley morta. stata trovata in fondo alle scale dai servi, al ritorno dalla fiera. Si era rotta... Incespic sulle parole. Si era rotta l'osso del collo, ma a quel che sembra la morte non stata causata dalla caduta. Non aveva i capelli fuori posto. Parlano di omicidio. Elisabetta sent i consiglieri esplodere in atroci ingiurie e sussurrarsi affannosamente qualcosa. Fece uno sforzo per riacquistare un contegno. Lord Dudley stato messo al corrente? domand. S, Maest. Un attimo fa, nelle stalle. Molto bene. Elisabetta era decisa a non incrociare lo sguardo di nessuno dei suoi uomini, n tantomeno a farsi vedere le guance paonazze e bollenti. Dategli quel che gli spetta ordin senza girarsi verso i consiglieri, e usc con passo deciso dalla grande porta a due battenti. Lo sanno! Pens Elisabetta mentre congedava con un gesto il piccolo contingente di dame di compagnia che l'aspettavano per riaccompagnarla dalla Sala del Consiglio ai suoi appartamenti. In quel momento tremendo non poteva sopportare le loro occhiate furtive e la loro falsa deferenza. Dovette attraversare

corridoi che le parvero lunghi molte miglia, e centinaia di scale, passare davanti a cortigiani, guardie ed inservienti, tutti, ne era certa, con dei sorrisini furbi stampati sul viso. Quando finalmente entr nella Sala delle Udienze, Elisabetta rimase colpita nel trovarla stipata di dame e gentiluomini stranamente compassati e non, come si sarebbe aspettata viste le circostanze, tutti presi dai pettegolezzi. La ragione del loro riserbo, scopr, era in piedi all'altra estremit della sala, insieme a sua sorella, Mary Sidney. Robin era pallido, il suo fisico robusto sembrava essersi rimpicciolito per la paura, una paura palpabile. Fuori! grid Elisabetta. Tutti fuori! La regina diede quest'ordine con una violenza tale che la stanza si svuot nel giro di pochi secondi. Persino Kat, che si trovava nella stanza da letto reale, ne usc per seguire gli altri, sapendo che era meglio ubbidire piuttosto che chiedere se poteva considerarsi un'eccezione alla direttiva. Rimase solo Robin, immobile alla luce del crepuscolo. Era scuro, perch nella confusione del momento nessuno si era ricordato di accendere le candele. Elisabetta pass oltre Dudley per dirigersi verso la sua camera, e lui la segu, chiudendosi alle spalle la grossa porta. Lei cercava di respirare lentamente, pregando che questo l'aiutasse a calmarsi, a rilassarsi, le infondesse un certo equilibrio, visto che si sentiva sul punto di esplodere. Perch? chiese, spezzando infine quel silenzio terribile. Elisabetta... Stava morendo, Robin. Non avreste potuto aspettare? Dudley si avvicin a Elisabetta con le braccia distese per stringerla, ma lei si ritrasse dal suo abbraccio. Come potete pensare questo di me, Elisabetta? Non ci sono prove che sia stata assassinata. Solo strane coincidenze. Elisabetta fiss Dudley molto attentamente. Osserv il bench minimo movimento di ogni muscolo del viso, l'inflessione della voce, l'inclinazione delle spalle. Ma nonostante i suoi sforzi disperati, non riusc a stabilire se avesse detto il vero.

Amy stata trovata ai piedi delle scale. Probabilmente si spezzata l'osso del collo nella caduta. E ora voi siete sospettato comment Elisabetta. Io sono sospettata. Ma non capite come la vedono? La regina d'Inghilterra se l'intende col suo scudiero. Entrambi desiderano che sua moglie non rappresenti pi un ostacolo alla loro relazione scandalosa. E giust'appunto la moglie viene trovata morta. Non ho ucciso Amy, lo giuro. E giurate anche di non averla fatta uccidere? Giurate di non aver inculcato nella mente dei vostri servi fidati l'idea che voi desideravate sopra ogni cosa liberarvi di lei? Ve lo ripeter. Non l'ho assassinata. Ma non voglio mentirvi. Sono felice che sia morta. Robin! Queste ultime parole di Robin diedero a Elisabetta la sensazione che la stanza stesse girando, offuscandosi sempre di pi ai suoi occhi, sicch per un istante non era pi il suo amante quello l davanti a lei, ma quel pallone gonfiato di suo padre Enrico. La bestia. Enrico che, vestito di giallo sgargiante, piangeva la condanna a morte di sua madre per poi sposare Jane Seymour il giorno seguente. Anche lui era felice che sua moglie fosse morta. Quei traditori degli uomini. Siate sincera, Elisabetta. Ricomparve il volto di Dudley, che sostitu l'apparizione spettrale di suo padre. Anche voi desideravate la sua morte. Vi assicuro che vi volevo tutto per me, ma non ho mai voluto sporcarmi le mani con il sangue di un'altra donna. Vi amo, Elisabetta. Con tutto il cuore e l'anima. Chiunque sia stato, Dio o il destino, ha ritenuto opportuno spianarmi la strada... sicch ora sono libero di sposarvi. No! Elisabetta si copr le orecchie con le mani. Non dite queste cose! Era di nuovo la voce di suo padre. Felice che sia morta... libero di sposarvi... felice che sia morta... Elisabetta. Dudley allung la mano verso la regina, che sentiva brividi freddi in tutto il corpo.

No, vi prego. Non toccatemi. Cerc di calmarsi, di ritrovare il lume della ragione. Ora andate, Robin. Penso che dovrete lasciare la corte per un certo periodo. Ci sar un'inchiesta, e voi risulterete innocente. Cerc il suo sguardo. Risulterete innocente, vero? S. Bene. Allora andatevene a Kew. La mente di Elisabetta correva in avanti. Restatevene l tranquillo finch non sarete mandato a chiamare. Non parlate di questo con nessuno, tranne Lord Cecil, che vi porter mie notizie. Mi scriverete? Se devo stare in esilio dal vostro corpo, amor mio, non posso sopportare di star lontano anche dai vostri pensieri. Vi scriver. Dudley cadde in ginocchio davanti a Elisabetta e appoggi la testa tra le pieghe della sua gonna. Con le mani ai due lati del viso, lei gli asciug le lacrime che gli scendevano dagli occhi. Rimasero cos per parecchio tempo, finch non lo preg di alzarsi. Lui obbed e, baciandola teneramente sulle dita, Robert Dudley chiese alla sua regina il permesso di prendere congedo, e poi indietreggi, tremante, per uscire dalla stanza. Fragile come del vetro di Murano, Elisabetta Tudor si sdrai sul letto regale e cominci a piangere. Pianse per sua madre, per suo padre, per Robin e Amy, per l'amore, la morte e tutti i suoi dolci sogni impossibili perduti per sempre.

***

17 maggio 1536. Caro Diario, il re stato ancora una volta misericordioso. Ha risparmiato l'agonia di un lento supplizio ai miei amici e a mio fratello. Ma sono gi tutti morti, le teste mozzate dai loro corpi, mentre il loro sangue un tempo prezioso ora pu servire solo per lavare gli stivali del boia. Dalle finestre della mia prigione non riuscivo a vedere il patibolo, cos ho pregato Lady Kingston di condurmi in un posto da cui potessi assistere a questo spettacolo mostruoso, quello che la mia follia aveva concepito. Una gran folla si era riunita per l'evento della giornata: intere famiglie con panieri per la merenda, ufficiali del governo di alto e basso rango, dignitari

stranieri, mercanti che avevano chiuso bottega per l'occasione. Il patibolo era stato costruito appositamente alto, in modo che tutti potessero vedere con i propri occhi quella brutalit, e cos, uno per uno, hanno preso posto Norris, Weston, Breyerton e Smeaton. Dalla mia balaustra non sono riuscita a sentire le ultime parole di quegli uomini coraggiosi, ma ho saputo in sguito che nessuno di loro mi ha tradita, hanno semplicemente invocato la clemenza di Dio e una buona morte. Quando Giorgio, il mio adorato fratello, si avvicinato al patibolo, sulla folla calato il silenzio. Le donne hanno stretto a s i loro piccoli, per proteggerli dalla vista di quel demonio incestuoso. Un grassone gli ha fatto un sorrisino malizioso, poi si leccato le dita unte, forse per evocare l'immagine di sua sorella o sua figlia che si dimenano sotto il suo peso disgustoso. Ho visto un giovane gentiluomo, un novellino imberbe che aspirava ad entrare a corte, guardare la scena con occhi spiritati, immobile come una statua. Di certo nelle vene gli scorreva la paura, poich vedeva fin troppo chiaramente il pericolo mortale che si celava nella sua nuova professione. Desideravo ardentemente riuscire a incrociare lo sguardo di mio fratello prima che mettesse gi la testa, per mandargli tutto il mio amore e ricevere da lui la stessa cosa, rischiarando cos i nostri oscuri viaggi. Ma aveva lo sguardo fisso davanti a s, il bench minimo movimento carico di dignit, ogni singola parola scelta con cura, in modo che l'ultimo atto della sua vita potesse essere ricordato a lungo per stile e coraggio. Dopo gli addii, ha fatto una pausa, ha sollevato la testa per vedere il cielo blu con delle grosse nuvole vaganti che parevano navi. Mi tornata alla mente quella giornata di burrasca in cui era partito per la Francia, quando l'avevo accompagnato alla spiaggia di Dover. Ho rivisto le sue dita agili afferrare il cappello portato via dal vento con mossa elegante. Ah, che felicit quel giorno, e quante speranze davanti a noi! Gli occhi rivolti al cielo, non ho voluto vederlo inginocchiarsi davanti al suo carnefice, ho solo sentito una staffilata tremenda e l'esultazione di quella adunata d'incivili. E mi sono girata, perch non volevo veder zampillare il sangue di mio fratello sul prato della Torre. Lady Kingston ha fatto la guardia alla porta della mia prigione, gli occhi crudeli, la bocca serrata, una striscia tra un naso a pallottola e un mento ingrossato. Sopraffatta da tutta la crudelt di cui ero stata spettatrice, colta dal timore che la mia Elisabetta potesse subire un analogo destino per causa mia, l'ho supplicata di aiutarmi. Mi sono abbassata a pentirmi del trattamento riservato a

Lady Maria, nella speranza che avrebbe avuto piet della sua piccola sorellastra, una povera innocente senza altri amici a cui potersi rivolgere. E nonostante abbia il cuore di pietra, il mio secondino ha acconsentito di presentare le mie dichiarazioni, nella loro interezza, alla donna che chiamava principessa Maria. Ho sentito allentarsi la morsa d'acciaio attorno al cuore e sono riuscita a respirare meglio. Devo prepararmi alla mia morte, che sar domattina. Ges, datemi la forza. Vostra Anna.

***

18 maggio 1536. Caro Diario, hanno posticipato la sentenza di un altro giorno: penso che mi vogliano torturare con piccole crudelt come questa, ma sono felice perch sar del tempo speso bene. Oggi intendo scrivere a Elisabetta dal profondo del cuore e solo per i suoi occhi. Affider questo libro alle cure di Lady Sommerville, che mi ha promesso di metterlo nelle mani di mia figlia al momento opportuno. Siete stato per me una sorella segreta molto paziente, caro Diario. Sulle vostre pagine vuote ho scritto tutta la mia vita. Nel corso di questi lunghi anni ho finito per vedervi come una nobildonna di mezz'et dotata di un'intelligenza vivace, arguta e benevola. Vi sedevate, almeno cos come spesso v'immaginavo, a una finestra piena di sole, a riflettere su ogni nuovo scritto, cos come una persona impaziente di leggere la missiva di un amico. Non mi avete mai fatto avere una risposta, eppure ho ricevuto una quantit di ricchezze invisibili. Non appena la penna toccava il foglio, avveniva una strana alchimia. Come la pietra filosofale, il Diario prendeva i miei ricordi, i sogni, le conversazioni, le speranze, le paure ed i pensieri sparsi - dei metalli vili e li trasformava in oro. Il mio oro era, credo, l'espansione della mente, l'accrescimento dell'anima. E per quel dono vi ringrazio con tutto il cuore. Lasciate che prenda congedo da voi, amico mio, con i miei ultimi versi.

Voglio che la morte mi venga a cullare, che sia lei a farmi riposare, perch la mia anima innocente esca dal mio petto fremente. Il triste rintocco a distesa suonate, cos la mia morte annunciate; perch devo morire, non c' rimedio, devo morire... Ahim nel fango caduto il mio nome che crudelt, che triste occasione, per sempre dovr prender congedo dalla gioia e da ogni sollievo. Da tutti voi la mia fama demolita e questo per me mortal ferita, non cos, dite quel che vi pare, ci che cercate non potete trovare. Vostra Anna.

***

Mia cara Elisabetta, l'ultima volta che ho posato il mio sguardo sulla tua dolce persona non avevi neppure tre anni. Pi bella di una bambola dipinta a mano eri, servizievole e garbata come tutti i bambini che ho conosciuto. Ricordo quel giorno di primavera: c'era un sole accecante che aveva completamente invaso la stanza dei bambini, e con quella luce il tuo vestitino di raso rosso pareva di fuoco, mentre sgambettavi verso di me con le braccia distese. Forse non hai ricordi di quei tuoi primi anni di vita, ma posso dirti in tutta sincerit, Elisabetta, che, nonostante i momenti che trascorrevamo insieme fossero davvero pochi, tu mi riconoscevi e mi volevi bene. Mi volevi bene da bambina possessiva qual eri, che trovava una novit in ogni cosa. D mio grembo era il tuo trono e io il tuo unico suddito. Sprofondata l sopra, richiedevi la mia attenzione assoluta, senza permettere interferenze. Mi ordinavi quali canzoni intonare, quali storie raccontare, su quali punti del tuo collo, delle orecchie e dei piedi baciarti e farti il solletico. Mi erano cos care quelle rare ore di delizia, e spero che anche tu ne conservi il ricordo, poich devo morire con la consapevolezza di lasciare un'orfanella in un mondo crudele e pericoloso. Tutto lascia presagire che non porterai mai la corona d'Inghilterra. Pu darsi che a regnare sia Maria, inoltre la prole di Jane Seymour avr certamente la

precedenza, ma se devo morire bene, devo sapere che un giorno sarai regina. Non la profezia della monaca del Kent a dirmelo, anche se sono convinta che abbia visto giusto prima di diventare una pedina nelle mani di uomini di potere. Ma so che il destino subisce dei cambiamenti repentini e violenti, che vanno al di l del nostro controllo. Sento che un giorno sarai tu a governare l'Inghilterra, poich oltre a possedere il mio temperamento deciso, puoi contare anche sulla stirpe reale di tuo padre. Domani morir, non perch volessi soddisfare le mie brame di sesso, ma perch volevo avere il controllo del mio destino. Non cosa da donne, lo so, ma ho pensato spesso che in questo modo la mia anima molto simile a quella di un uomo. A questo mondo una donna nasce con un padrone che suo padre. lui a decidere la sua vita finch non l'affida ad un marito, che esercita il suo potere su di lei fino alla morte. Molti predicatori sostengono che le donne non hanno anima. Ma qualche strana distorsione dentro di me mi ha sempre trattenuto dall'obbedire agli uomini. Non ero che una ragazzina quando mi sono considerata per la prima volta loro degna avversaria. Tutti li ho sconfitti: mio padre, il cardinale Wolsey, Enrico. Ho mantenuto le mie posizioni come un cavaliere sul campo. Ho chiamato a raccolta tutte le mie forze, sono avanzata, ho battuto in ritirata, ho combattuto molte schermaglie, ho praticato la diplomazia, ho vinto grandi battaglie. E ho perso la guerra. Ma non ho rimpianti, bambina mia, se non il dolore di lasciarti. Poich ho vissuto davvero come poche donne privilegiate. Ho conosciuto il vero amore, ho lottato per la corona e ho vinto, ho avuto a che fare con re, regine e cardinali. Ho dato alla luce una bambina. Alcuni dicono che fossi una strega, ma tu hai letto questo Diario e sai che il mio potere non viene da Satana. Penso che il mio cuore si sia indurito e sia diventato pi forte con la perdita del mio primo amore, Henry Percy. Avrei potuto perdere le forze dopo quella terribile disgrazia, mentre invece, come un orso ferito e sanguinante, incatenato e attaccato alla bocca dello stomaco da mastini inferociti, mi si ridestata l'ira e ho colpito, ho colpito ancora e ho vissuto per combattere un altro giorno. Sebbene amassi mio padre devotamente e le due facce di Enrico di tutto cuore, e questi mi abbiano tradito, non ti dir che tutti gli uomini sono traditori. Alcuni di quelli che ho conosciuto - tuo zio Giorgio, Thomas Wyatt, Norris, Weston, Breyerton - erano buoni e sinceri. Perdono tuo padre, Elisabetta, e penso di capire

le stranezze della sua mente. Poich gli uomini amano ci che non possono avere ed odiano ci che non possono controllare. Per Enrico io ero entrambe le cose. Dunque, figlia mia, nonostante abbia sofferto e presto morir per questo bisogno egoistico di controllare il mio destino, ti chiedo di fare la stessa cosa. Non permettere a nessun uomo di comandarti. Esprimi il tuo amore, sazia i tuoi desideri, spsati se vuoi, ma tieni nascosta a qualunque uomo una parte di te. Cos potr stringere il ceppo del boia senza rimpianti, e non avr mai paura della morte. Prima di ricevere l'Eucaristia giurer di essere innocente di tutti i crimini di cui sono stata accusata, pena la dannazione eterna, ma per il tuo bene mi piegher umilmente al volere del re e chieder il suo perdono. Presto morir eppure gioisco, perch in te continua a vivere una parte di me. Il mio Diario, che racconta le origini della tua storia, tutto ci che ti lascio. Ma ti assicuro che questo cuore di madre trabocca di amore per te, Elisabetta, e sappi che dal cielo veglier teneramente su di te per tutta la vita. Addio, mia dolce bambina, addio. Sempre tua Anna.

CAPITOLO UNDICESIMO

William Cecil lev lo sguardo verso la regina, vedendola entrare nella Sala del Consiglio. Il sole era appena spuntato e quasi tutti a corte dormivano ancora. Ma lui era molto mattiniero, ed era l seduto dietro la porta, da solo, perso in estatica contemplazione, sicch Elisabetta non lo vide subito. L'atteggiamento insolito di lei - una sorta di risoluta immobilit dell'animo - lo trattenne dal rompere il silenzio e annunciare la sua presenza. La osserv andare dritta alla scrivania sommersa da una pila di lettere e documenti di stato, e scartabellare tra questi finch trov quel che cercava e lo sollev davanti a s. Fu allora che lui vide la lama che lei stringeva tra le lunghe dita d'avorio, il bagliore dell'acciaio al sole del mattino. Sollev il pugnale e colp ripetutamente la pergamena, una volta, due... forse una dozzina, finch sul pavimento di legno lucido non rimasero che pochi brandelli. Quando si gir per andarsene, si accorse del suo fidato consigliere. A Cecil parve che in quel momento Elisabetta avesse un portamento ancora pi altero di quello che aveva normalmente. Non gli sorrise e non lo trafisse neppure con uno sguardo di ghiaccio. Si limit a fargli un discreto cenno del capo, mentre gli passava davanti per raggiungere la porta. Passati alcuni minuti, Cecil si alz in piedi e si avvicin al foglio, ora sul pavimento in mille pezzi. Si chin, li prese in mano e li appoggi sulla scrivania. Gli ci vollero alcuni minuti per rimettere insieme il documento, che la regina aveva ridotto a brandelli in un attacco di rabbia. Era quello che avrebbe conferito il titolo di conte a Robert Dudley.

Fatela accomodare, Kat, poi lasciateci sole. La damigella di Elisabetta apr la porta, invit Lady Matilda Sommerville a entrare nella camera della regina, e si ritir. Il faticoso inchino dell'anziana

signora fu subito interrotto da Elisabetta, che le pos delicatamente la mano sul braccio. Venite disse poi. Non volete mettervi a sedere accanto a me, Lady Sommerville? Spostandosi verso la finestra, gli occhi della donna caddero sul tavolino col piano in argento dov'erano in bella mostra una dozzina di distintivi ricamati, tutti identici tra loro, del genere che viene applicato sulle livree della servit reale. Si ferm e li guard con un certo interesse, sebbene non si sentisse abbastanza in confidenza per osare prenderne in mano uno. Elisabetta, vedendo la sua curiosit, ne scelse uno, glielo diede e lei lo sollev vicino agli occhi. Raffigurava un falco bianco con scettro e corona, posato su una radice da cui germogliavano rose bianche e rosse. La signora sorrise. un simbolo glorioso, non vero, Lady Sommerville? Certo, e fate onore alla memoria di vostra madre usando il suo distintivo preferito, Vostra Maest. Si mosse per rimetterlo a posto, ma Elisabetta le ferm la mano. No, tenetelo pure se vi fa piacere, come ricordo di noi due disse Elisabetta. Su, sediamoci. Si accomodarono su un divanetto accanto alla finestra, con vista sul fiume, una gentildonna avanti negli anni e la giovane regina. Voglio che mi raccontiate la morte di mia madre, Lady Sommerville. L'altra rimase calma e immobile cos a lungo, con lo sguardo fisso sulle chiatte del Tamigi, che Elisabetta si chiese se non avesse capito la domanda, o rispondere fosse troppo doloroso. Ma alla fine Lady Sommerville parl. Con le dita intrecciate tormentava il distintivo ricamato, mentre davanti ai suoi occhi annebbiati scorrevano gli avvenimenti di un giorno di molti anni prima. Splendeva il sole quella mattina terribile. In qualche modo la regina, vostra madre, aveva trovato dentro la sua povera anima distrutta un'ultima briciola di forza e di coraggio che l'accompagnasse fino alla fine. Ha voluto che la vestissimo con un abito damascato grigio, semplicissimo e molto scollato, e le abbiamo raccolto i lunghi capelli in un copricapo di lino. Non aveva trucco o belletto sul viso, eppure aveva un'aria, oh, aveva un'aria cos bella quel mattino, e cos giovane.

E sorrideva, sorrideva, aveva un'espressione quasi felice. A Lord Kingston ha dato sui nervi il suo atteggiamento, diceva che sembrava troppo contenta di morire. Ma io sapevo che non era cos, che non voleva lasciare questo mondo e la sua figlioletta, un agnello in mezzo a un branco di leoni. arrivata allo spiazzo davanti alla Torre camminando a testa alta. Non scoppiata in lacrime e non si sentita mancare alla vista del patibolo e della folla di gente scomposta che, vedendola avvicinarsi, si ammutolita. Persino il boia francese di St. Orner si fatto mettere in soggezione dalla sua bellezza e dalla tranquilla rassegnazione di fronte al suo destino, tanto che mi sembrato abbia avuto un attimo d'esitazione, o addirittura volesse recedere dal suo proposito di morte. Ha salito i gradini del patibolo che, per ordine del re, era stato abbassato dopo l'esecuzione di suo fratello e dei suoi amici, di modo che meno gente potesse assistere alla sua morte. Il carnefice - quando lei gli ha voluto dare dei soldi - le ha spiegato con garbo che la sua professionalit gli impediva di accettarli. A quel punto l'ha pregata di fare il suo discorso, e lei si girata verso la folla, con lo sguardo fisso sui loro occhi assetati di sangue. Ha dato addio al mondo con voce ferma e squillante, invitando tutti a pregare per lei. E poi ha fatto quel che fanno tutti coloro che muoiono cos, per proteggere i propri cari: ha mentito, tessendo le lodi di suo marito il re, dicendo che mai c'era stato principe pi nobile o misericordioso di lui. Poi si inginocchiata, si preoccupata di sistemare le gonne sopra i piedi e le caviglie, e si fatta bendare per coprire i suoi occhi neri, tanto, ma tanto belli. Il boia, sempre desideroso di alleviarle la paura e il dolore, ha avuto una brillante idea. La scure era nascosta sotto la paglia, l'ha presa e si allontanato verso gli scalini, urlando a gran voce: Portatemi la scure! In quell'istante, mentre vostra madre girava gli occhi bendati in direzione della sua voce, egli tornato indietro e, con un colpo secco, le ha mozzato la testa. Il trucco ha funzionato. Non ha fatto in tempo a capire quello che stava succedendo. Lady Sommerville si ferm, sopraffatta dalla stessa tristezza, dallo stesso orrore che aveva provato al momento della morte di sua madre, almeno cos sembr a Elisabetta. Come vuole la tradizione, il boia le ha tolto la benda dagli occhi e ha sollevato la testa insanguinata per mostrarla alla folla. Hanno esultato, Vostra

Maest, ma dentro di loro provavano altre emozioni, e pochissimi sono venuti a bagnare un pezzo di stoffa nel suo sangue per portarsi a casa un macabro ricordo. Aveva dato prova di tale coraggio nella morte che il re, in quel momento, sembrava solo un regale assassino di donne. Contrariamente alle voci che circolavano, le labbra della regina non si sono mosse dopo che la testa stata troncata dal corpo. Posso affermare in tutta onest che non ha sentito dolore ed morta sul colpo. Elisabetta appoggi le sue lunghe dita affusolate sulla mano ossuta dell'anziana signora, per rincuorarla, ma senza riuscire a guardarla negli occhi. Io e le altre damigelle abbiamo avvolto il suo corpo e la sua testa in un telo. Enrico non aveva ritenuto opportuno fornirle una bara, e cos li abbiamo messe in una cassa per le frecce, che alcuni uomini hanno trasportato alla cappella di San Pietro ad Vincula, proprio a fianco della Torre. stata sepolta l, sotto il coro, dove ancora oggi riposa. Le due donne rimasero sedute in silenzio per un po', ascoltando le grida dei barcaioli sul fiume. Infine parl Elisabetta. Avete letto il Diario, Lady Sommerville? S. Parola per parola, Maest. Tranne la fine, che stata scritta solo per i vostri occhi. Elisabetta sorrise. Voi mi avete fatto un dono che non ha prezzo, e io desidero con tutto il cuore farvene uno dello stesso valore. Per favore, ditemi come posso ricompensarvi della vostra devozione. La donna riflett per qualche istante, come se avesse saputo che le sarebbe stata fatta un'offerta simile. Ho una nipote, Vostra Maest. Una deliziosa fanciulla di diciassette anni. Non mai stata a corte e non nelle sue ambizioni venirci, poich adora vivere in campagna. L'anziana signora fece una pausa per formulare con attenzione le sue parole. innamorata di un giovanotto, figlio di un artigiano del posto, che sta imparando il mestiere del padre. Anche lui, a sua volta, la ama molto. Come vuole la tradizione, mio figlio e sua moglie hanno pianificato di dare in moglie la figlia ad un vecchio vedovo senza denti, per migliorare la propria posizione sociale. Lanci uno sguardo implorante alla regina.

Alla mia nipotina si spezzer il cuore, Vostra Maest. Di colpo gli occhi di Lady Sommerville si riempirono di lacrime, fu lei la prima a essere colta di sorpresa. Elisabetta si tolse un fazzoletto dalla manica e l'offr alla donna, che gliene fu obbligata e se lo pass sugli occhi. Perdonatemi implor. Non c' niente di cui dovervi perdonare, mia buona signora. Ho sentito la vostra richiesta... e intendo esaudirla. Far in modo che vostro figlio e sua moglie ricevano una generosa ricompensa per il sacrificio di acconsentire al matrimonio tra la loro figlia e l'uomo dei suoi desideri. Oh, Vostra Maest! mormor Lady Sommerville, sopraffatta dalla gioia. Gli occhi di Elisabetta caddero sul Diario di sua madre, appoggiato sul letto. Consideratelo un dono da parte di... mia madre, la regina Anna. Era una gran donna, Maest. Anche se non stata capita. Ma voi dovreste essere orgogliosa di avere del sangue Bolena nelle vene. Elisabetta aiut Lady Sommerville ad alzarsi in piedi e l'accompagn alla porta. Mi avete fatto un grande onore con questa udienza, Vostra Maest. Elisabetta fiss con attenzione quella dama, con i suoi occhi stanchi della vita, del mondo. Siete voi ad avermi fatto un grande onore, signora. Mi avete restituito un tesoro che non avevo idea di aver perso. E un amore che avevo dimenticato di possedere. Quando Lady Sommerville si rialz dal suo inchino, si ritrov avvolta in un abbraccio cos caldo che il suo corpo non aveva mai conosciuto da nessun uomo, e neppure da sua madre. Dio vi benedica, bimba mia. Siamo fortunati qui in Inghilterra ad avervi per regina. Quando la porta si richiuse alle spalle della donna, Elisabetta si avvicin al letto per prendere il Diario. Strinse al petto il volume rilegato in cuoio violaceo,

cercando con tutte le sue forze di ritrovare nella mente l'immagine del volto di sua madre, ma invano. Kat chiam, e immediatamente lei era l ai suoi ordini. Fate preparare la mia barca. Voglio scendere lungo il fiume nel pomeriggio. Come volete, Maest. La vostra destinazione? La mia destinazione? La Torre di Londra.

Senza farsi notare, l'imbarcazione reale discese il fiume in un silenzio solenne. Il cielo del pomeriggio era gremito di nuvoloni neri squarciati da raggi di luce dorata, che infiammavano alcuni tratti di fiume. Elisabetta sedeva sul ponte superiore completamente sola, dopo aver dato precise istruzioni in proposito alle sue damigelle ed aver imbastito una spiegazione plausibile a Kat. Non un comportamento che si addice a una regina l'aveva rimproverata, uscire senza il suo sguito. La Torre, poi. Che genere di affari dovete sbrigare alla Torre con un preavviso cos breve, vi domando? Cose mie aveva risposto garbatamente, impassibile di fronte all'implacabile prepotenza di Kat. Cose mie. Osservando i giochi di luce sull'acqua e tra le nubi, Elisabetta sent una grande calma discenderle nell'animo. Di colpo si sent meglio, pi forte ed in salute di quanto mai le fosse capitato in vita sua. C'era una faccenda da sbrigare con urgenza. Una faccenda che nessuno dei suoi consiglieri - neppure William Cecil avrebbe potuto risolvere. Sua madre. L'arrivo della regina al molo della Torre, senza nessuna cerimonia, aveva colto di sorpresa le guardie al Cancello dei Traditori. Balzarono in piedi e scattarono sull'attenti, drizzandosi gli elmi e biascicando qualche parola di saluto formale, mentre Elisabetta scendeva dall'imbarcazione reale e passava sotto il ponte levatoio alzato per arrivare allo spiazzo davanti alla Torre. Stava attraversando a grandi passi l'ampio cortile, quando il governatore, completamente calvo, si precipit a darle il benvenuto, togliendosi qualche rimasuglio di cibo dalla gorgiera scura. Vostra Maest, quale onore! Oh, ma non vi aspettavamo...

In che cosa posso servirvi?... State attenta a dove mettete i piedi. Come vedete, stiamo rimettendo a posto questo vialetto, Maest, non vorrei mai che rischiaste di scivolare e cadere. Mi permettete di offrirvi il braccio? Vedo bene dove non devo mettere i piedi, Lord Harrington, ma vi ringrazio per la vostra offerta. Desidero essere lasciata sola. Vi sarei grata se mandaste via tutti gli operai e le guardie. Voglio rimanere completamente sola. Sola, Vostra Maest? L'espressione severa sul volto di lei bast a confermare l'ordine dato. Lord Harrington and via di corsa, scuotendo la testa, talmente sconcertato dall'insolita direttiva della regina che inciamp, finendo con la punta del piede tra due lastre di pietra, riuscendo a evitare all'ultimo minuto un'imbarazzante ruzzolone. Elisabetta sorrise, vedendo allontanarsi operai e carpentieri, osserv gli uomini di guardia alle porte ed ai cancelli della Torre, che scomparvero dopo essere stati informati di dover interrompere momentaneamente il servizio per ordine di Sua Maest. Finalmente rimase sola nel cortile dell'antico castello, con le mura massicce della Torre Bianca che troneggiavano imponenti. Lev lo sguardo verso il parapetto merlato dove andava a camminare durante i giorni della sua prigionia. Ricord la tromba delle scale coperta di umidit e gli incontri clandestini con Robin. Ricord come il terrore delle celle sotterranee, con i loro orribili strumenti di tortura, la tenesse sveglia durante la notte, con la preoccupazione di finire vittima di torchi e cremagliere, macchine stritoladenti e serrapollici. La Torre era un luogo dove una persona, una volta imprigionata, poteva morire di paura in solitudine al pensiero della morte spaventosa che l'attendeva. E ora che ne era diventata proprietaria, non le faceva paura quel luogo... e neppure i fantasmi di coloro che l avevano perso la vita. Elisabetta si avvicin alle porte della sala reale e le spalanc. Rimase ferma in quella stanza cavernosa, dove rimbombava tutto, sotto il grande soffitto arcuato, immaginandosi il chiasso che doveva fare la calca di gente che assisteva al processo di sua madre. Il duca di Norfolk che picchiava il bastone sul pavimento di legno, pum pum pum, per richiamare all'ordine i presenti, gli abiti scarlatti dei ventisei pari della regina, e l'odore della loro paura, paura di scegliere male ed attirarsi l'ira del re. Sua madre.

S'immagin Anna la regina chiamare a raccolta le ultime riserve di coraggio, in piedi davanti alla corte a rispondere alle loro accuse false ed atroci, sfidandoli con eleganza. Sentire i suoi nemici, come pure coloro che un tempo erano suoi amici, proclamarla colpevole di tradimento, adulterio e incesto. Condannata dai pari per una grossa bugia. Eppure, pens Elisabetta, sua madre non era stata una santa. Secondo alcuni, si era macchiata le mani di sangue. Era stata imprudente e pi coraggiosa di quanto una donna inglese avesse mai osato essere. Fino dalla sua giovent, si era ostinata a commettere errori, con la sua lingua lunga e il temperamento indomabile. Era stata una donna dominata dalle passioni, dall'ambizione... ma che non ammetteva di essere dominata dagli uomini. Com' strana la natura umana, riflett Elisabetta. Non ho mai conosciuto veramente mia madre, non ho mai avuto modo di imparare qualcosa da lei, eppure rispecchio il suo carattere sotto molti aspetti. Molti aspetti... ma non tutti. Anna, le sovvenne, era stata profondamente ispirata dalla rabbia e dalla vendetta. Wolsey. Caterina. Maria. Norfolk. Ma erano cresciute, si erano inasprite, ed il male aveva finito per rivoltarsi contro la stessa Anna. Era una delle caratteristiche di sua madre, pens Elisabetta, che avrebbe fatto bene a non imitare mai. Quando la regina riemerse dalla sala reale, gli squarci di sole erano stati completamente neutralizzati da nuvoloni scuri e il prato della Torre era uno studio in nero. Sebbene non ci fosse nessun patibolo sull'erba, Elisabetta si avvicin al punto in cui un tempo era stato eretto, dove il sangue di sua madre aveva macchiato l'erba di maggio. Si chiese come Anna avesse potuto trovare una morte tanto ignobile. Nella vita di una donna ci sono due uomini, il padre ed il marito, pens Elisabetta. Il padre di Anna, dando prova di crudelt disumana, aveva usato sua figlia per il proprio tornaconto, abbandonandola quando non poteva pi essergli utile. Il marito di Anna. Non c'erano dubbi che Enrico l'avesse amata. Ma lei s'era fatta intrappolare da quell'amore, come una cerbiatta braccata dai cani. Non c'era stata via d'uscita per lei, se non la caccia. Enrico l'aveva voluta, al di l di ogni

logica, di ogni sofferenza. Quando un re desidera una donna, l'unica risposta possibile S, Maest. A meno che, come Anna, non lanci una grossa sfida. Si era rivelata la preda pi sfuggente di Enrico, trascinandolo a capofitto in zone oscure e pericolose, facendogli ribollire il sangue per riuscire a catturarla. E continu a sfuggirgli, anno dopo anno, finch lui fu sul punto di impazzire tra inseguimenti e sconfitte. Ma Anna, bisogna ricordarlo, era quella che veniva cacciata. La preda. Non poteva fare altro che fuggire o arrendersi al suo amore, il che, come aveva sempre saputo nel profondo del suo cuore, significava la morte. Elisabetta si ferm a riflettere sul marito di sua madre. L'uomo descritto nel Diario come La bestia era suo padre. Volevo bene, anzi adoravo mio padre, pens la regina. Era il mio maestro, il mio re, il mio Dio. E ora vengo a sapere da mia madre che era un mostro. Oh, un bel rospo da inghiottire. Era stato crudele e tremendamente ingiusto, ma Elisabetta sapeva che non poteva ripudiare tutti quei lati del suo carattere che aveva preso da lui. Forse proprio da suo padre aveva imparato la regola pi importante del suo ruolo di regina. Che poteva essere buona e generosa, cercare la pace per il suo regno e l'armonia tra gli uomini, ma a volte doveva esercitare un'autorit assoluta per non perdere il trono cos faticosamente conquistato. Elisabetta rabbrivid, mentre cresceva l'oscurit intorno a lei. Attravers il prato, raggiunse la cappella di San Pietro ad Vincula e spalanc le porte massicce e cigolanti. Costruita nell'antico stile normanno, era minuscola e spoglia. C'erano solo poche candele a illuminare la navata, e un forte odore d'incenso nell'aria: era un posto buio e malinconico. S'inginocchi brevemente sotto il crocifisso dell'altare, ma senza indugiare troppo, perch quello che cercava era il coro. Il pavimento di marmo intarsiato non portava alcuna indicazione di quel che giaceva l sotto, i resti mortali di sua madre, uccisa per mano di suo padre. Senza alcun preavviso, Elisabetta fu sopraffatta dal dolore di un desiderio cos forte da farla vacillare. Sua madre che l'aveva tenuta in braccio, che l'aveva

amata, era morta perch Elisabetta era una femmina, e giaceva dimenticata da tutti sotto i suoi piedi, una pila di ossa senza pi la testa. Nel silenzio Elisabetta si sforz di sentire la voce di Anna che urlava dalla tomba. Un messaggio, una lezione, un avviso. Ma non le giunse nulla, tranne un dolore disperato al cuore per Robin Dudley. Il suo pi caro amico, colui che le aveva fatto provare le sensazioni pi dolci, con cui aveva condiviso le fantasie pi ardite. Non poteva pi fidarsi di lui. Non poteva fidarsi di nessun uomo. Se la voce di sua madre avesse potuto farsi sentire, Elisabetta era certa che avrebbe detto, Non farti mai dominare da un uomo. Poi una strana idea cominci a prenderle forma nella mente. L'unico uomo che aveva diritto per natura a dominarla - suo padre - era morto. Perch mai avrebbe dovuto sposarsi ora... o in futuro? Cedere volontariamente l'imponente potere della corona ad un marito? Non sarebbe stata un'enorme sciocchezza? Si ferm di colpo. Sono diventata completamente pazza? Pens. Quale follia sto pianificando? Un monarca che progetta di restare senza figli e por fine alla pi grande dinastia che abbia mai governato in Inghilterra? Si ricord di come, da giovane, avesse orgogliosamente annunciato a Robin che non si sarebbe mai sposata. Lui era scoppiato a ridere, dicendole che era una sciocchina. Che era una principessa, dunque aveva l'obbligo di sposarsi. Vent'anni erano passati. Ora che era regina stava contemplando di mantenere quella promessa. Sapeva gi, nel suo cuoricino di bimba, che l'amore, per una donna, qualcosa di cui aver paura? Non mi sposer mai? si chiese Elisabetta ad alta voce, facendo riecheggiare quelle parole nella cappella di marmo. Non mi sposer mai? Non avr mai dei figli? Non dar mai alla luce una femmina? Improvvisamente scoppi a piangere a calde lacrime. Non avere mai una bambina, che avrebbe detto belle cose su di lei, conservato ricordi della sua vita: un anello, un libro, un fazzoletto con le sue iniziali. Ma no, scacci quei sentimentalismi dai suoi pensieri. Che bisogno aveva di bambini? La sua ricchezza erano i sudditi inglesi, che l'amavano e l'adoravano, che avrebbero ricordato a lungo il suo regno glorioso.

Poi, come per miracolo, l'oscurit della cappella fu squarciata da un raggio di sole ribelle, che filtr dalla finestra del lucernario. Elisabetta rimase affascinata dalla sua straordinaria luminosit, e d'improvviso... Ecco! Si era trasformato nella luce accecante che riempiva le sue stanze ad Hatfield. Ecco! Sent un forte aroma di muschio e di spezie. Ecco! Ud le risate, l'allegra ninnananna francese. Poi, come in una visione nitida e luminosa, nella luce presero forma due occhi, vivi, nerissimi e irresistibili. S, s, erano quelli di sua madre! Occhi civettuoli e provocanti che facevano impazzire di desiderio un uomo, un mare oscuro dove l'anima del maschio poteva naufragare. Occhi scintillanti di arroganza, da cui trapelava un'intelligenza acuta che sfidava la disperazione. Occhi sempre speranzosi di trovare la passione laddove non si riusciva pi a scovare. La visione cominci a svanire. No! url Elisabetta a gran voce, desiderando ardentemente deliziarsi ancora qualche istante con quello spettacolo. A quel punto gli occhi le sorrisero allegramente, ed Elisabetta sent una stretta al cuore, nel vederli colmi di una gioia immensa e inesprimibile, che rifletteva dentro di loro l'amore di una ragazzina dai capelli rossi che sgambettava con le braccia tese, pronta a lasciarsi avvolgere dal caldo abbraccio di sua madre. Fermatevi, restate con me, madre! Allung la mano verso la visione, ma gli occhi stavano scomparendo. Si affievolirono... e poi svanirono completamente fino a che non rimase che una striscia di luce che filtrava dal lucernario. E non appena arriv una grossa nuvola a coprire il sole, spar anche quella. Elisabetta rimase nella cappella, immobile come una statua della Vergine. La visione si era dissolta, ma erano riaffiorati i ricordi. E poi era riuscita a tenere con s un pezzo dell'anima di sua madre, che avrebbe per sempre fatto parte di lei, una seconda spina dorsale per mantenerla forte negli anni a venire, un secondo cuore che avrebbe battuto dentro il suo petto. Perch lei avrebbe certamente avuto bisogno di generosit per diventare quella regina di cui aveva parlato la monaca del Kent nella sua profezia. Quel figlio Tudor che, uscito dal ventre di Anna Bolena, sarebbe stato la stella pi luminosa dell'intera Inghilterra. Elisabetta si gir e usc a grandi passi dalla cappella, con la forza del destino alle spalle, chiudendo le grandi porte con un forte rimbombo.

S, pens, mentre usciva in quello che nel frattempo era tornato a essere un pomeriggio di sole, sono la figlia di mia madre. E voglio che sia orgogliosa di me.

FINE