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«La pedofilia, in Italia, è un fenomeno che la società tende a rimuovere, essendo la quota

di sommerso relativa al fenomeno, allarmante. Mancano un sistematico monitoraggio ed


una reale condivisione di dati tra organismi istituzionali e associazioni di volontariato. In
assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e
un monitoraggio della casistica, i dati disponibili sono pochi e non esaustivi».

Inizia così la premessa al dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della


Giornata Nazionale contro la Pedofilia. Degli oltre seimila casi registrati dalle linee di
ascolto dell'associazione in difesa dei bambini tra il primo gennaio 2008 e il 15 marzo
2010, il 4% dei maltrattamenti a danno dei minori è sfociato in abusi sessuali. Lazio,
Lombardia e Veneto le regioni che si guadagnano la maglia nera della classifica, con il
30% delle segnalazioni provenienti dai territori di appartenenza.

«Quel 4% è solo la percentuale "contata" dagli operatori di Telefono Azzurro - precisa il


presidente Ernesto Caffo - in realtà sono migliaia i casi di abuso sessuale grave e decine
di migliaia i casi meno gravi». Tale tipologia di reati, si legge nel dossier, non hanno come
sfondo le precarie condizioni di ambienti sociali degradati, ma sono commessi il più delle
volte «da persone perfettamente integrate, quindi difficili da riconoscere». Un altro luogo
comune a cadere è quello che vede il pedofilo come un emarginato o un disadattato. Chi
si macchia di atti pedofili possiede, molto spesso, la faccia rispettabile e rassicurante di un
conoscente, quando non di un familiare stretto: genitori, nonni, conviventi, ma anche
insegnanti ed educatori. Il 66% delle vittime di abusi sessuali, prosegue il dossier, è
costituito da bambine e adolescenti, mentre i maschi sono oggetto di attenzioni da parte di
adulti in un caso su tre. Sei su dieci, invece, le vittime di abusi sessuali che ancora non
hanno compiuto i 12 anni.

«Questo dato deve far riflettere - interviene ancora Caffo - i bambini così piccoli sono
quelli che hanno minori difese, che non hanno protezione e che spesso non aprono bocca
perché si sentono in colpa. Bisogna agire su due fronti: quello dell'osservatorio per
monitorare quanto più possibile, e poi quello degli strumenti di prevenzione. Inoltre, il
bambino violato ha bisogno di sostegno, deve comprendere che non è colpevole, deve
prendere coscienza che è lui la vittima».

Quanto alla diffusione del fenomeno pedofilia in Italia, il dossier mette in evidenza una
realtà drammatica, che riguarda la mancata denuncia di molti casi di abuso sessuale
subito da minori. Una piaga più estesa di quanto si pensi, poiché coinvolge un tabù
estremamente radicato nelle società occidentali, che spesso tendono a rimuovere il
problema non affrontandolo e, quindi, rendendone più difficile l'identificazione, la diagnosi
e la corretta presa in carico. Il rapporto diffuso da Telefono Azzurro si sofferma, infine, sul
ruolo svolto dai mezzi di informazione nel trattare le notizie relative ad abusi su minori.
Sotto accusa l'eccessivo "sensazionalismo" nel raccontare il fenomeno pedofilia, con il
rischio che, ad essere privilegiata, sia la descrizione di dettagli morbosi, «a scapito di un
approccio che abbia, in primis, la tutela delle vittime».

Pedofilia: i dati allarmanti di Telefono Azzurro 05 maggio 2010


LA CULTURA PEDOFILA

[…] Patpong è il quartiere a luci


rosse di Bangkok. Se non l'avete
mai sentito nominare, significa che
evidentemente non fate parte di
quei 5 milioni di turisti che vanno in
Thailandia ogni anno. È il posto che
più d'ogni altro ha contribuito a
creare alla città fama di capitale del
sesso facile. Non ha importanza di
che sesso siete: rappresentate
comunque un potenziale cliente.
Dopo aver catturato la vostra
attenzione, il venditore non vi
mollerà più. Vi fornirà i dettagli più
morbosi dello spettacolo a cui
potreste assistere per il modico prezzo di una birra. Alla fine potreste cedere, ma state
attenti! Potrebbe condurvi in una stradina laterale e farvi salire in una stanzetta dove
probabilmente assisterete ad alcune delle cose preannunciate, ma dovrete pagare cifre
esorbitanti in dollari per uscirne salvi. Se volete vedere l'altra faccia di Patpong vi conviene
andare in uno dei locali conosciuti, seguire la folla e trovarvi in un posto tranquillo. Da
qualche parte, sullo sfondo del locale, vedrete lo sguardo vigile della Mama-san, che
controlla ciò che succede alle sue ragazze. Ma lei è l'unica donna locale sopra la trentina;
la maggior parte delle ragazze, ballerine, cameriere ed aiutanti, hanno meno di vent'anni.
Vi accorgerete che ci sono anche delle bambine in giro, ragazzine di non più di nove o
dieci anni, che scivolano silenziose tra i clienti, vuotando posaceneri e riempiendo
bicchieri. "Naturalmente", non mancano i locali per pedofili. Qui, i corpi non ancora
sviluppati sembrano fuori luogo nel tentativo di riprodurre i numeri degli altri locali. Non ci
sono moltissimi bar per pedofili, perché la maggior parte di loro preferisce posti più
riservati. Solitamente, quelli che arrivano a Bankok per fare sesso con bambini si sono fatti
organizzare il viaggio da un club o da un'associazione internazionale di pedofili e vanno in
una zona fuori città. Generalmente si fermano a Bankok solo per una notte e ripartono il
giorno dopo per una spiaggia deserta. La maggior parte di loro proviene dagli Stati Uniti o
dall'Europa occidentale, dove leggi definite "repressive" impediscono loro di abbandonarsi
apertamente alla propria inclinazione. Soltanto in questi luoghi più "permissivi" sono
disposti a parlarne con gli estranei. Difendono con vari pensieri il loro stile di vita e
sembrano davvero convinti di quel che dicono. In molte zone rurali della Thailandia, le
bambine vengono portate via in catene. A Patpong si assiste all'ultima fase del traffico,
alla prostituzione "perbene". Le giovani nei locali ottengono abbastanza denaro per vestirsi
bene e, se sono abili e persuadono il cliente a lasciar loro una mancia, riescono anche a
tirare avanti decentemente. Bangkok è piena di bambini che vivono in strada. Il punto
d'incontro è il Robinson's (un grande magazzino aperto fino a mezzanotte, all'angolo di
Silom Road). I "coccodrilli" (nome utilizzato dai bambini per indicare i pedofili) si siedono
su una panchina di fronte alla vetrina ed aspettano che i bambini si facciano avanti per
offrire i propri servigi. Per 10 dollari sono disposti a fare qualunque cosa, e per altri 10 i
portieri degli alberghi fanno finta di non vedere. Il turismo nelle zone asiatiche riflette i
valori consumistici della società contemporanea.

Nel complesso mondo economico, dominato dalla domanda e dall'offerta, il turista deve
spendere e consumare: la forma più estrema di consumo è l'acquisto di un essere umano,
attività che raggiunge la sua massima aberrazione nella prostituzione infantile. Nel 1990,
Otto Wrinkle, un turista tedesco nelle Filippine, portò una bambina chiamata Ana Juliet
nella sua stanza d'albergo ad Angel City. Lui ed altri due turisti picchiarono la bambina fino
a che, livida di botte, la violentarono. La bambina fu pagata 3 pesos (dieci centesimi di
dollaro) e Wrinkle filmò tutta l'impresa. Le sanzioni nei confronti di stranieri che
commettono atti di questo genere sono simboliche. Episodi del genere sono in aumento in
certe zone dell'Asia. I turisti sono abili nella scelta della località, e la scelta è condizionata
dal grado di tolleranza che il Paese mostra sulle questioni sessuali. I Paesi poveri
manifestano un'evidente propensione verso i pedofili provenienti dai Paesi più ricchi. I
governi locali hanno priorità più urgenti alle quali badare, che non le sorti di un migliaio di
bambini di strada, e la polizia chiude volentieri gli occhi in cambio di un piccolo extra sullo
stipendio. I turisti che vogliono bambini come partner sessuali hanno identificato un
numero di Paesi asiatici dove il traffico si è consolidato. In India è sempre esistito un solido
commercio di prostituzione infantile. L'induismo sin dall'antichità ha incoraggiato le giovani
a diventare “devadasi” (prostitute del tempio). Molte "sacerdotesse" devadasi finiscono nei
bordelli di Bombay o nei mercati del sesso ad Hyderabad. Oggi, il numero delle bambine
prostitute in India è tra i più elevati al mondo. Statistiche affidabili indicano che in India ci
sono tra i 300 e i 400 mila bambini nel giro della prostituzione, in maggioranza femminile,
e quasi tutti soddisfano le esigenze della popolazione locale. Ma gli operatori sociali nelle
zone più turistiche dell'India hanno segnalato che il numero di stranieri che si recano nel
Paese in cerca di esperienze sessuali con bambini è in costante aumento: risulta che
gruppi organizzati di pedofili iniziano a rivolgere le loro preferenze al subcontinente
indiano. Nella zona della spiaggia di Goa si è recentemente sviluppata una nuova catena
di alberghi in grado di ospitare migliaia di turisti. Nell'aprile del 1991, la polizia ricevette
diverse denunce per abusi su bambini. Dopo alcune indagini, fu arrestato un presunto
anglo-indiano, conosciuto come "dottor Freddy Peat", che gestiva una casa-famiglia per
orfani. In seguito all'arresto, emerse che Peat era tedesco e che l'orfanotrofio era la base
dalla quale procurava bambini per i pedofili oltreoceano. Risultò, inoltre, che non era
dottore. Per oltre 15 anni quest'uomo aveva rifornito l'industria clandestina dei pedofili
tedeschi. Dopo due mesi di titubanza, la polizia dichiarò di non sapere come comportarsi e
rilasciò il prigioniero dietro pagamento di una cauzione di 300 dollari. Peat si ritirò dalla vita
pubblica per qualche settimana, poi lasciò la città con due dei "suoi" bambini.

Their latest holiday destination Tim McGirk tells a horror story from India, the
country now favoured by sex tourists The Independent 12 maggio 1996

Oltre a centri altamente organizzati e simili a quello di Peat, nelle città turistiche dell'India
si stanno avviando molte attività di prostituzione infantile su piccola scala. Il turismo è
un'attività secondaria sia per il Pakistan che per il Bangladesh e la prostituzione infantile è
rivolta alla popolazione locale. Poiché per la legge islamica la prostituzione è illegale, in
Pakistan esiste la formula del "matrimonio temporaneo", che permette ai musulmani di
avere amanti-prostitute sotto la veste di mogli provvisorie. Anche in Cina il turismo
sessuale è in aumento e le ragazze, alcune molto giovani, iniziano a prostituirsi nelle zone
urbanizzate del Paese. La crescente disoccupazione nelle zone più misere è uno dei
fattori principali che determinano una rapida espansione del traffico di donne e bambini.
Nella Cina di Mao, la compravendita di donne e bambini era considerata uno dei problemi
più antichi della società. Secondo il People's Daily cinese, nell'attuale sistema a libero
mercato il fenomeno ha iniziato a rifiorire e, ogni anno, vengono rapiti e venduti più di 10
mila tra donne e bambini nella sola provincia di Sichnan. Nello Sri Lanka, la prostituzione
esiste da sempre; ma quella infantile è stata un fenomeno sconosciuto fino a tempi recenti
e l'improvviso aumento degli ultimi anni ha turbato la popolazione locale. In un villaggio del
sud, un giovane americano suscitò l'ira degli abitanti per il suo comportamento nei
confronti dei bambini e per l'abitudine di farsi il bagno nudo alla fonte del paese. Quando
fu gentilmente ripreso per la sua condotta, rispose che era ora che si svegliassero e
andassero incontro al XX secolo. La mattina seguente, mentre l'uomo si stava bagnando,
un'anziana signora gli appoggiò un bastone incandescente sul deretano, marchiandolo a
vita. Quand'egli si riebbe, sporse denuncia; ma gli abitanti si rifiutarono di rivelare l'identità
di chi aveva compiuto quel gesto. La coesione del villaggio in questa situazione è
indicativa di quanto la gente comune si senta oltraggiata dal comportamento dei pedofili
Per soddisfare le richieste dei pedofili, migliaia di bambini lavorano nella striscia di costa
che va da Negombo (a nord di Colombo), passando per la capitale, e non tutti provengono
da famiglie povere. Molti pedofili sono diventati visitatori regolari del Paese. Lungo tutte le
spiagge che da Negombo corrono verso sud, si affittano piccoli appartamenti ai pedofili
europei. La fama di questa zona è tale che il flusso turistico dall'Europa occidentale è
passato tra il 1989 e il 1990 da 102.000 a 169.000 visitatori: una crescita del 66% in un
solo anno. Taiwan (provincia cinese) è preferita dai turisti giapponesi. Le bambine, a volte
comprate e spesso rapite, sono portate nei bordelli di Taipei. Alcune finiscono nella
"famosa" Hua-Hsi (una strada del quartiere Baodon di Taipei). Si calcola che il 40% delle
minorenni appartengano all'etnia autoctona e che siano sottoposte ad un vero e proprio
vincolo schiavistico. A Giakarta (Indonesia) esiste una zona di prostituzione legalizzata,
dove 8 bambine su 10 vivono in bordelli ufficiali. Nella stanza centrale dei bordelli ci sono
le foto delle ragazze e ragazzine appese al muro, ciascuna con il rispettivo nome. Il cliente
entra, dà un'occhiata, sceglie e va in una parte retrostante della casa, dove la "ragazza" lo
aspetta. I due Paesi asiatici nei quali la prostituzione infantile ha raggiunto abnormi
dimensioni sono la Thailandia e le Filippine. Entrambi hanno ottenuto la non invidiabile
reputazione di essere posti dove qualsiasi stravaganza sessuale può essere facilmente
soddisfatta. Il 30 gennaio 1984 prese fuoco un bordello nella provincia di Phuket, nel sud
della Thailandia. I pompieri, scavando tra le macerie, rimasero sconvolti nel ritrovare i
cadaveri di 5 bambine incatenate ai letti. Il caso fece scalpore a livello internazionale e
contribuì a denunciare le terribili condizioni di schiavitù nelle quali molte bambine sono
costrette a vivere. In Thailandia, l'anniversario dell'incendio è commemorato dai militanti
impegnati nella difesa dei diritti umani. Durante gli anni Settanta e Ottanta, i pedofili
iniziarono a considerare la Thailandia come il paradiso da sempre cercato. Comunità di
pedofili organizzarono piccoli centri tranquilli sparsi nel Paese. I trafficanti perlustrarono
meticolosamente il Paese in cerca di bambini da comprare o, se necessario, da rapire. Ci
sono dei villaggi nord-orientali nei quali i bambini sono quasi completamente scomparsi; i
genitori, in alcuni casi, vendono i figli sin dalla tenera età. Nel 1990, un giornale tailandese
suscitò molto scalpore riportando il caso di una giovane donna incinta che aveva venduto
suo figlio al giro della prostituzione prima che fosse nato. Nonostante l'accuratezza con cui
viene realizzata la caccia ai bambini e l'elevato numero di bambini nel Paese, risulta
insufficiente per soddisfare la domanda di mercato. Questa penuria ha indotto i trafficanti a
spingersi sempre più lontano per procurare la materia prima. Questioni morali ed etiche a
parte, nessun Paese può permettersi di annientare in modo così massiccio i propri
bambini. La prima località a richiamare l'attenzione pubblica per l'attività pedofila fu la città
di Pagsanjan a Luzon. Le suggestive gole che attraversano la cittadina erano state lo
scenario di "Apocalypse Now", celebre film sulla guerra nel Vietnam. C'è chi sostiene che
proprio durante i mesi delle riprese del film la città abbia iniziato ad esibire la sua
particolare attrattiva turistica: la facilità con cui procurava bambini ai pedofili.

La pedofilia non è una "perversione" esclusivamente maschile. Anche le donne possono


provare un forte impulso a ricercare rapporti sessuali con bambini, impulso che, fino a non
molto tempo fa, sono state costrette a sublimare: la mancanza d'indipendenza economica,
sociale e politica ha negato alle donne la "possibilità" di procurarsi bambini per scopi
sessuali. La rivoluzione sociale nei paesi ricchi ha dato alle donne una libertà del tutto
nuova e, di conseguenza, l'opportunità di non dipendere esclusivamente dalla condizione
matrimoniale per il soddisfacimento dei propri piaceri sessuali. Per la prima volta nei
Carabi, donne intraprendenti hanno instaurato una loro forma di turismo sessuale: negli
anni Settanta, donne statunitensi e canadesi hanno incominciato a frequentare,
individualmente o in piccoli gruppi, una delle isole caraibiche più famose per abbordare i
ragazzini locali. Le donne hanno contribuito a creare un mercato di ragazzini e ragazzine
disponibili a prestazioni sessuali a pagamento e, negli ultimi anni, è aumentato il numero
delle donne occidentali che visitano l'Asia sudorientale per rapporti pedofili. La popolarità
della prostituzione infantile in alcuni paesi dell'Asia ha offerto una facile occasione alle
donne che desideravano avere rapporti sessuali con bambini. Si tratta di un tipo di
relazione che, secondo la descrizione di una donna pedofila, soddisfa allo stesso tempo lo
spirito materno e le esigenze sessuali. Gran parte delle donne pedofile presenti in Asia
proviene dall'Europa occidentale e, di solito, viaggia in coppia; una notevole percentuale
risulta essere composta da vedove o divorziate. Contrariamente a quanto succede per la
pedofilia maschile, non esistono infrastrutture organizzate al loro servizio (anche se la
situazione sta rapidamente cambiando), e le donne sono costrette a prendere contatti
direttamente sulla strada: situazione molto rischiosa, come alcune hanno scoperto a
proprie spese, perché sono frequenti i casi di rapine e di aggressioni ai loro danni. La
ricerca di un rapporto sessuale con un preadolescente comporta effetti collaterali
estremamente sgradevoli. Infatti, per soddisfare la donna è necessario iniettare ormoni nei
testicoli del piccolo, e i più efficaci possono provocare danni permanenti (si sa poco
sull'uso sempre più diffuso di ormoni e droghe per indurre l'attività sessuale nei bambini).
Alcuni operatori sociali nello Sri Lanka hanno segnalato che un buon numero di donne
tedesche e svizzere porta con sé gli stimolanti da iniettare nei mini-partner. Una
dottoressa che ha visitato bambini sottoposti al trattamento ormonale sostiene che questo
causa un abnorme ingrossamento del pene e che un ragazzino di 11 o 12 anni non tollera
più di 5 o 6 iniezioni di questo genere. Durante le perquisizioni nei bordelli infantili in India
e in Thailandia, la polizia ha scoperto provviste di stimolanti sessuali da usare sia sulle
femmine che sui maschi. In due casi, le droghe requisite erano di produzione francese.

La verginità è assai apprezzata in diverse culture e, ovunque, esiste una forte richiesta di
ragazze giovani. In Asia, la gente più povera, vittima delle superstizioni popolari, crede che
i rapporti sessuali con una vergine abbiano il potere di curare le malattie veneree. Lo
studio dei casi di bambine prostitute nell'Asia sudorientale rivela che, per molte, la prima
esperienza sessuale è stata con un vecchio cinese che le ha violentate. In gran parte di
queste zone c'è un commercio molto redditizio di vergini: tenutari di bordelli in Thailandia,
Taiwan e nelle Filippine sono disposti a pagare grosse somme di denaro per un'attraente
ragazzina che possa essere offerta come vergine agli insaziabili clienti in attesa. Con la
medicina moderna, l'imene può essere riattaccato, e si possono inserire sacchetti di
sangue nella vagina della bambina. In questo modo la si può vendere come vergine
diverse volte, fornendo ogni volta la prova della sua verginità. Per un paragone con le
società occidentali, si riporta quasi integralmente un articolo apparso su "Il Giornale" del
22 agosto 2000, dal titolo: “E la Grecia mette al bando i giochini osé”: […] Un giocattolo
che simula un "test di verginità", in vendita per bambine maggiori di tre anni d'età, è stato
messo al bando in Grecia con un provvedimento governativo. Il giocattolo, ribattezzato [...]
"Parthenometro", è costituito da una carta simile a una scheda telefonica, le cui scritte
invitano le bambine a toccare un sensore termico a forma di cuore che dà quattro risposte
contrassegnate da numeri e colori diversi: dal quattro, di colore azzurro, che indica
"perfetta castità", passando ai gradi intermedi del rosso e del bianco, fino al numero uno in
nero, la risposta peggiore. In questo caso, la carta suggerisce alle bambine la "ricucitura
dell'imene". Il ritiro immediato del gioco da chioschi e negozi e il divieto di vendita è stato
disposto dal Vice Ministro dello Sviluppo Milena Apostolaki, preoccupata per i danni
psicologici che può arrecare ai bambini. Il caso era stato denunciato al Ministro
dell'Economia e a quello dello Sviluppo, ma anche alla Commissione Etica del Parlamento
dal deputato di Nea Demokrata, Jordanis Tsamtzis. Tsamtzis aveva comprato il giocattolo
per una sua nipotina, allarmandosi quando la bambina gli aveva chiesto: -Nonno, cos'è
l'imene?- . Nello stesso tempo è stato scoperto anche un gioco dedicato ai maschietti il
"tsutsumo-metro", dalla parola tsutsumo usata dai bambini greci per indicare l'organo
genitale (maschile) […]. L'impulso a deflorare vergini è presente anche tra le élites arabe
di oggi. Le loro trattative si svolgono spesso in segreto, tuttavia esistono centri rinomati a
Bombay, Hyderabad e in altre località del subcontinente indiano che lavorano
esclusivamente per clienti arabi, nei loro noti bride-bazaars (bazar della sposa).
Nell'ottobre del 1991, l'undicenne Ameena fu fortunata. Si trovava su un aereo dell'Indian
Airlines, quando scoppiò in lacrime. Alle sollecite domande della hostess, raccontò di
essere stata venduta all'anziano arabo seduto accanto a lei. All'aeroporto di Nuova Delhi,
la polizia arrestò Yahya al-Sagif e cercò di "restituire" Ameena ai suoi genitori, i quali
dichiararono di non poterla mantenere e che l'avrebbero rivenduta. Risultò che Yahya
aveva pagato 250 dollari per la bambina e che era la quarta moglie-ragazzina che
prendeva negli ultimi sei mesi. Al commissariato di polizia, mostrò il suo permesso
matrimoniale e fu rilasciato su cauzione. Quando le ragazzine indiane arrivano in Arabia
Saudita, vengono vendute in gran parte come prostitute.

La seconda categoria di persone che contribuisce ad accrescere la richiesta di


prostituzione infantile è quella degli "occasionali del sesso". La maggior parte di queste
persone conduce un'esistenza normale nei propri paesi, ma, quando si spinge lontano da
casa, si rilassa nei costumi. Spesso i turisti si comportano a Bangkok o a Manila come non
si sognerebbero mai di fare a casa. Kipling diceva che i sogni più bizzarri a Waterloo sono
cose normali a Katmandu. Quando una persona si trova a viaggiare, per affari o per
turismo, nella coloratissima Asia, che apparentemente possiede un codice morale più
elastico, il desiderio di provare nuove esperienze può diventare irresistibile. Una notte in
una stanza d'albergo si può trasformare, per una modica spesa, in un'orgia, senza che
nessuno lo venga mai a sapere. Qualsiasi viaggiatore solitario riconosce al volo lo sguardo
di un mediatore che offre la compagnia di una giovane; se lo straniero rifiuta la proposta,
lo sfruttatore passa al contrattacco, offrendogli un ragazzo. A volte sono gli stessi bambini
ad abbordare il turista con sguardo provocante e toni imploranti. Uomini e donne, che non
avevano mai pensato prima ad un rapporto sessuale con un bambino, possono essere
trascinati in una situazione di questo genere. Non è solo il viaggiatore solitario a cedere
alla tentazione. In molte parti del mondo occidentale si sono imposti modelli di
comportamento sessuale più liberi. Coppie annoiate dalla routine partecipano a feste
scambiste, nelle quali si giunge ad estrarre a sorte il partner per la serata. In questo clima
di nuova emancipazione sessuale, qualsiasi relazione può sembrare accettabile.
Dall'intervista di Ron O'Grady (“Schiavi o bambini? Storie di prostituzione infantile e
turismo sessuale”, 2001) a questo genere di turisti emerge la loro reale dimensione socio-
psicologica. Sono consci della povertà dei paesi ospiti, ma si giustificano portando in
causa un presunto imbrutimento culturale, scatenante i più bassi istinti. Tornando a casa,
si accorgono della povertà del paese visitato, ma sul posto l'atmosfera dei locali è
rilassante. Si possono ipotizzare diverse spiegazioni a questo contraddittorio
comportamento dei turisti, che andrebbero da un desiderio egoista di potere fino a quello
di compassione; entrambi, in realtà, scavalcati dal desiderio di provare nuove emozioni.
Il terzo gruppo di persone che intrattiene relazioni sessuali con i bambini è costituito da
coloro che, pur non essendo necessariamente pedofili, sanno perfettamente che da
questo tipo di situazioni si possono fare molti soldi. Si tratta dei pornografi. La loro attività
consiste nel girare scene pedopornografiche. Essi rappresentano un fenomeno recente,
sconosciuto in Europa e in America fino agli anni '70. Le videocassette fanno parte
dell'attrezzatura del turista e la loro introduzione sul mercato ha provocato un esplosivo
aumento della realizzazione, nello scambio e nella vendita di cassette pedopornografiche.
Grazie ai moderni metodi di duplicazione, si possono riprodurre e vendere video per
ingenti somme di denaro. Poiché l'attenzione dei pedofili si focalizza su bambini di età
particolare (che lasciano non appena crescono), il materiale foto e cinematografico
consente di congelare il ricordo del bambino all'età preferita. Per i pornografi, l'Asia è il
luogo ideale per realizzare il materiale. La pornografia infantile o, come è chiamata nel
giro, la “kiddie” o “chicken porn” (letteralmente, baby pornografia; pornografia da
pollastrelle)], si è diffusa in modo clandestino e massiccio a causa della scarsa attenzione
dimostrata al fenomeno dalla società nel suo complesso che, per ingenuità e indifferenza,
evita di pensare all'esistenza di adulti disposti ad avere rapporti sessuali con bambini a
scopo di lucro, o disposti a pagarsi lo spettacolo. Bambini nel giro della prostituzione
sostengono che alcuni clienti, per poter filmare le loro prodezze, sono disposti a pagare
qualcosa in più. Il grande vantaggio della videocassetta è la riservatezza che offre. Il
filmato si può duplicare o vendere senza correre il rischio di dover avere a che fare con i
laboratori fotografici. Lo scambio di cassette è un'attività in rapido aumento tra i pedofili e il
commercio è così redditizio da incoraggiare i fotografi a comperare servizi su bambini
asiatici da montare in scene erotiche. Ogni cassetta ha un suo genere ed un suo prezzo:
"SNIPE": contengono immagini di bambini nudi, generalmente rubate sulle spiagge. Il loro
prezzo è di circa 400 dollari; "POOSE": contengono nudi infantili posati, senza l'intervento
di adulti. Il prezzo varia da 1000 a 2000 dollari; "PRIVATE COLLECTION": sono filmati
generalmente girati amatorialmente dai pedofili, che li mettono in vendita; "SNOOF":
violenze e stupri particolarmente crudi. I prezzi sono molto variabili: più alti quelli che
coinvolgono bambini fra i 2 e i 6 anni; "NECROS": questi filmati si chiudono con la morte
del bambino violentato. Spesso lo stupro prosegue oltre l'agonia della vittima. (dall'articolo
"Così abbiamo scoperto cinquemila pedofili", Panorama", 5 ottobre 2000). La produzione e
distribuzione di materiale pedopornografico avviene senza nessun intervento legale negli
Stati Uniti, in Svezia e in Olanda. Nel 1977 sono state censite solo negli Stati Uniti oltre
260 riviste che si occupano di pornografia infantile. La reale dimensione della produzione
pornografica in Asia può essere valutata dall'arresto di un thailandese, detto Manit, la cui
attività, che si svolgeva in un piccolo appartamento di Bangkok, si rivolgeva a più di
duecento clienti nel mondo, comprese alcune riviste per pedofili, come "Lolita" in Olanda e
"Wonderland" negli Stati Uniti. I suoi clienti erano degli Stati Uniti, dell'Europa occidentale,
dell'Arabia Saudita, dell'Indonesia e della Polonia. Manit li riforniva di video, fotografie e
informazioni sui bambini disponibili per chi volesse raggiungere la Thailandia. Quando fu
arrestato, nel 1986, il vicecomandante Sorastree Sutheesorn poteva ancora dichiarare che
«lo sfruttamento e l'abuso di preadolescenti è un reato poco diffuso in Thailandia ». In
meno di cinque anni, quello che aveva definito un reato poco diffuso è diventato uno dei
più estesi. La conclusione di questo elenco è che ci sono diverse forze impegnate a
garantire l'aumento della prostituzione infantile e che l'interesse del pedofilo è avvalorato
nei fatti da soggetti che in vario modo lavorano per assicurargli l'anonimato.

Bangkok is "Pedophile Paradise" Foxnews 21 agosto 2006

Le associazioni pedofile sono organizzazioni la cui funzione principale è quella di fornire


una rete di informazioni che permetta ai pedofili di sopravvivere e di eludere la legge pur
continuando a praticare, indisturbati o quasi, lo sfruttamento sessuale dei bambini. Per
molti dei rappresentanti più in vista è come giocare una partita a scacchi nella quale le
mosse segrete della polizia stuzzicano al contrattacco, in una serie infinita di mosse e
contromosse. Spesso, le pubblicazioni dei pedofili e le riviste clandestine avvisano i lettori
delle imminenti operazioni di polizia, il cui obiettivo è quello di scoprire trafficanti di bambini
e requisire materiale pornografico. Per ottenere questo tipo di informazioni, le
organizzazioni hanno costituito unità di "contro-spionaggio" che permettono ai soci di
essere sempre a conoscenza delle iniziative intraprese contro di loro. Nei maggiori centri
degli Stati Uniti (New York e California), i membri delle associazioni sostengono di avere
degli infiltrati nelle forze di polizia e di essere in grado di avere soffiate sulle retate e
perquisizioni in programma. Le organizzazioni forniscono, inoltre, supporto e sostegno ai
soci, anche a quelli che si trovano in carcere. La comune sensazione di essere vittime
della società crea un forte senso di coesione e solidarietà. Le associazioni offrono ai soci
servizi supplementari di vario genere: alcune affittano o scambiano materiale pornografico.
Attività illegali svolte con la massima prudenza e discrezione. Un gruppo americano
fornisce persino un kit di sopravvivenza ai soci che possono permettersi di acquistarlo. L'
“escape manual” (manuale di fuga) contiene un passaporto falso e nuovi documenti
personali. Consiglia, inoltre, di tenere il denaro in un luogo sicuro, pronto per l'evenienza di
una rapida fuga; di affittare la casa invece di comprarla e di tenere il materiale
pornografico in una cassetta di sicurezza privata.

La N.A.M.B.L.A. (North American Man/Boy Love


Association) descrive la sua attività in questi termini:
«Lavoriamo per offrire sostegno ai ragazzi e agli uomini
che hanno o desiderano avere relazioni sessuali ed
affettive tra loro e per cercare di sensibilizzare l'opinione
pubblica sulla legittimità di tali comportamenti.
Denunciamo la condizione di disagio in cui devono vivere
uomini e ragazzi che amano altri uomini e sosteniamo il
diritto di tutti ad avere rapporti consensuali inter-
generazionali». La N.A.M.B.L.A. è nata nel 1978, in
risposta ad un attacco pubblico ai pederasti di Boston,
negli Stati Uniti. Ha due sedi ufficiali, una a New York e
una a San Francisco. L'appartenenza all'associazione è
rigidamente controllata; tanto che quando uno dei soci, su
iniziativa personale, ha cercato di aprire un'altra sede a
Cleveland, è stato interdetto dall'organizzazione. Secondo
i dati della polizia, la N.A.M.B.L.A. comprende 125 soci negli Stati Uniti e 600 nel resto del
mondo; ma probabilmente si tratta di una stima prudenziale. La N.A.M.B.L.A. pubblica un
bollettino dieci volte all'anno, disponibile con una sottoscrizione pubblica. La rubrica,
dedicata ai lettori, rivela l'esistenza di una comunità sotto assedio: «Adesso, in questo
Paese, uomini e ragazzi che si amano reciprocamente fanno parte di una minoranza
perseguitata». Nelle lettere alla rivista si possono leggere frasi del tipo: «Non rinnovo
l'abbonamento perché ho paura, un sentimento che voi tutti conoscete bene».
Pubblicamente la N.A.M.B.L.A. ha cercato rispettabilità sotto l'ala protettiva delle
associazioni gay e lesbiche. I soci della N.A.M.B.L.A. avevano intenzione di partecipare
alla manifestazione Mardi Gras del movimento gay, che si tenne a San Francisco nel
1991, ma nessuno dei gruppi omosessuali voleva sfilare accanto a loro. La polizia dovette
intervenire per garantire alla N.A.M.B.L.A. il diritto democratico di partecipare alla
manifestazione. A Baltimora, il Consiglio Municipale rifiutò la richiesta della
summenzionata associazione di prendere parte al corteo che si sarebbe tenuto in città. La
N.A.M.B.L.A. ha delle ramificazioni in altre parti del mondo. In Nuova Zelanda, per
esempio, opera sotto il nome di A.M.B.L.A. ed ha 70 soci. La R.G.S. (René Guyon
Society) è nata dalla scissione della Sexual Freedom League in California sulla base
dell'esigenza di sensibilizzare i bambini sui rischi delle malattie veneree. Il loro slogan è:
«Sesso prima degli otto anni, o sarà troppo tardi». Nel 1990, sostenevano di avere oltre
cinquemila soci tra uomini e donne negli Stati Uniti. Recentemente, la loro attività
principale è la distribuzione di materiale pedopornografico. Il portavoce sostiene che la
maggior parte delle persone arrestate per molestie ai bambini ha agito solo in funzione
della costante richiesta sessuale da parte dei bambini stessi. Afferma che i pedofili non
possono resistere a lungo alle provocazioni dei bambini. «Grazie ai nostri sforzi, verrà
presto il giorno in cui i bambini potranno liberamente avere rapporti bisessuali con altri
bambini e con gli adulti; a patto che vengano usate misure di prevenzione. Sarà
finalmente concesso loro il diritto di partecipare ad attività erotiche fin da piccoli ». La Lewis
Carroll Collector's Guild è un'organizzazione americana che opera fuori Chicago, dedicata
alla memoria dell'autore di "Alice nel Paese delle Meraviglie", il quale, secondo
l'associazione, era un noto pedofilo. Carroll - il cui vero nome era Charles Dodgson - visse
nel XIX secolo e fu un avido collezionista di fotografie di nudi di bambini. In seguito alla
sua morte, il nipote distrusse molte pagine dei suoi diari per evitare scandali. La rivista
trimestrale della Collector's Guild, la già citata "Wonderland", e pubblicata da un certo Mr.
Teatcher, informa che la Collector's Guild è un'associazione volontaria di persone che
ritengono il materiale pornografico un'espressione artistica da tutelare a livello
costituzionale, e i cui hobbies includono collezioni di nudi pre-adolescenziali. Il documento
base della Howard Hichols Society, "Come fare del sesso con i bambini", inizia così:
«Quando si è in procinto di iniziare un rapporto sessuale con un bambino, la cosa migliore
è far finta che si tratti di un gioco. A volte sarà il bambino a fare la prima mossa, altre volte
l'adulto. Quasi tutto quello che due adulti possono fare insieme si può fare con un
bambino». Tra gli altri gruppi più piccoli di pedofili negli Stati Uniti, ci sono: Child Sexuality
Circle, Horatio Alger Society, Paedo-Alert Network e Minor Problems. L'informazione tra i
vari gruppi è garantita attraverso la circolazione di riviste di pornografia infantile, quali
"Swing" e la già citata "Lolita". Gruppi di attivisti pedofili si trovano nella maggior parte
degli Stati dell'Europa occidentale, in Australia, Canada, Nuova Zelanda e Giappone.
P.I.E. (Paedophile Information Exchange) è stato uno dei più influenti gruppi di pedofili in
Europa ed ha fornito quella rete di informazioni necessarie ai pedofili per far fronte ai
problemi legali. Tra i suoi iscritti annoverava diversi professionisti e molte persone
benestanti, che occupavano importanti ruoli nella società. Stephen Freeman, l'ultimo
presidente del P.I.E., affermò: «La pedofilia è sempre stata e sempre sarà una
componente vitale della specie umana, al pari dei mancini e dei rossi di capelli». I dirigenti
del P.I.E. iniziarono, però, a sostenere posizioni sempre più estreme, Come la difesa
dell'abbassamento dell'età del consenso a quattro anni, cosa che fece perdere
all'associazione il consenso di molti simpatizzanti. Nel 1984, due dei soci più in vista
furono condannati per la pubblicazione di un articolo osceno, "Contact!", sulla rivista
dell'associazione. Durante il processo, il giudice disse: «La legge deve proteggere i minori.
L'aspetto più pericoloso della vostra organizzazione è che tende a dare una rispettabilità
intellettuale ad azioni che la società, nel suo complesso, considera abominevoli». In
seguito all'arresto dei due soci, il P.I.E. si è ufficialmente sciolto, anche se è probabile che
continui la sua attività a livello informale e clandestino.

Paedophile Information Exchange - Wikipedia

L'Australian Paedophile Support Group, conosciuto anche come Blaze, nel 1983 ha avuto
un forte risalto sui giornali. Secondo una relazione di polizia, inviata al Consolato delle
Filippine sito nella città di Melbourne, l'associazione australiana procurava minori per false
adozioni, grazie alla collaborazione di varie agenzie che trafficavano in bambini. I bambini
filippini diventavano, così, le vittime di pedofili appartenenti ad una rete internazionale di
sfruttamento e abuso sessuale. La Stichting Paidikia Foundation ha sede in Olanda e
pubblica, due volte l'anno, una rivista, "Paidikia", che promuove "ricerche" sulla pedofilia.
Nel consiglio di amministrazione annovera un buon numero di intellettuali, studiosi e
psicologi. In Italia, infine, è fallito il tentativo di costituirsi in associazione da parte di alcuni
pedofili che si sono definiti "contemplativi". Non è dato sapere con precisione cosa
intendessero col summenzionato termine, ma, con buona ragionevolezza, è possibile
asserire che si trattasse di un tentativo per far rientrare la questione pedofilia nel diritto di
libertà di espressione, nel nostro Paese costituzionalmente garantito.

«La nostra battaglia è come quella antiproibizionista. Chiediamo libertà d'espressione per
chi crede sia giusto amare i fanciulli. La nostra linea culturale, quando non c'è violenza, né
sfruttamento, né prostituzione, va rispettata. Mettendoci in carcere fate di noi dei
perseguitati». Con queste parole, Giovanni G., uno dei tre italiani corresponsabili di un
network internazionale di pedofilia via internet, si sarebbe giustificato davanti ad un
deputato che gli ha fatto visita nel carcere in cui è ristretto. «Non ho mai commesso atti di
violenza, non ho mai prodotto materiale pornografico. Non ho mai lucrato. Noi non
commettiamo atti condannabili. Noi propagandiamo un'idea. Può essere che, per farlo, si
sia commessa qualche scorrettezza. Ma nulla di più». «Non si rende conto» - avrebbe
obiettato il parlamentare - «che attirare i bambini su internet con manifesti che invitano a
non temere il pedofilo, o invitando gli adulti inviando in rete fotografie di piccoli ignari
ripresi sulla spiaggia, prima ancora di infrangere la legge, appena promulgata, va contro le
regole non scritte della convivenza civile?». «Quando non c'è violenza, quando il bambino
è consenziente, l'attenzione dell'adulto e il rapporto tra i due vanno considerati leciti...
Sono d'accordo se mette in galera chi fa pornografia. Fate bene a punire i colpevoli di
violenza sui bambini. Ma la legge che avete appena approvato è troppo rigida. Secondo
me, è una legge liberticida» (dialogo tratto da un articolo comparso sul Corriere della Sera
dell'8 settembre 1998). La legge, la cui severità Giovanni G. contesta, è la legge 3 agosto
1998 n. 269 che, aderendo ai principî della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, ratificata
ai sensi della legge 17 maggio 1991 n. 176, e alla dichiarazione finale della Conferenza
Mondiale di Stoccolma, tutela i minori contro ogni forma di sfruttamento, riduzione in
schiavitù e violenza per fini sessuali, unendo l'induzione alla prostituzione minorile, la
pornografia con minori o l'adescamento anche attraverso divulgazione di documenti o
Informazioni per via telematica, la detenzione di materiale pornografico relativo a minori,
l'organizzazione e la propaganda d'iniziative turistiche finalizzate allo sfruttamento della
prostituzione minorile, la tratta di minori, anche se i fatti sono commessi all'estero. La
stessa legge prevede delle aggravanti (se il fatto è messo in atto da un ascendente, dal
genitore adottivo o dal coniuge o convivente di questo, da affini sino al secondo grado o
da parenti fino al quarto grado collaterale e dal tutore o da persona cui il minore è affidato
per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza, custodia, lavoro, da pubblici ufficiali o
da incaricati di pubblico servizio nell'esercizio delle loro funzioni; ovvero se è commesso in
danno di minore in stato di infermità o minorazione psichica, naturale o provocata). Il testo
di legge è sintomatico di uno sfondo culturale e antropologico che investe il rapporto tra
adulto e minore, così come è risalito dal silenzio delle profanazioni familiari alla scena
della visibilità mediatica del nostro tempo. Gli assassini di Marcinelle, in Belgio, per opera
di Marc Dutroux, hanno suscitato in Europa un moto di orrore collettivo di vaste
dimensioni, quasi che non si trattasse di crimini circoscritti e coercitivamente prevedibili,
ma eventi al confine delle mura di ogni casa. Essi mettono in questione uno statuto
antropologico che è fondativo della civiltà occidentale e delle sensibilità che in essa sono
venute emergendo dal sostrato della storia. Resi accorti dal metodo antinomico freudiano,
possiamo interrogarci sui motivi per cui le collettività umane hanno insediato potenti
agenzie sociali e rappresentazioni di contrasto contro comportamenti individuali o di
gruppi, per altro verso spontanei, imputati di minare disposizioni fondative delle stesse
forme essenziali della convivenza.

Il 25 aprile di ogni anno, via Internet, un italiano soprannominato The Slurp proclama la
giornata dell'orgoglio pedofilo, da lui ideata nel 1997. Nel manifesto celebrativo, che
illustra le dodici rivendicazioni del cosiddetto Fronte di Liberazione dei Pedofili, si afferma il
diritto all'esistenza della sessualità e dei sentimenti dei pedofili, alla possibilità di
scambiare tra loro informazioni, dialoghi ed immagini di pornografia minorile. The Slurp
(Già condannato a 13 anni di detenzione e liberato appena tre anni dopo) ha anche
divulgato, sempre su Iinternet, un manifesto rivolto ai bambini: […] 1 - Probabilmente
qualcuno ti ha detto che puoi dire di NO. Bene, ricorda soltanto una cosa: se puoi dire di
no, puoi dire anche di SÌ; 2 - Se ti senti di fare qualcosa, hai il diritto di farlo. Sei tu che
puoi scegliere; 3 - Talvolta, gli amici con i quali ti diverti ti chiedono di non raccontare agli
altri quello che avete fatto insieme. Questo capita spesso quando i tuoi amici sono degli
adulti. Il motivo di ciò è semplice: se la gente scopre che hai fatto delle cose con un amico
adulto, o con un'amica adulta, può farlo andare in prigione o rovinargli la vita. Sai cosa
capita a te quando la gente lo scopre? Vai in terapia. Terapia vuol dire sottostare a
qualcuno che cercherà di convincerti che tutto quello che hai fatto con il tuo amico è stata
una cosa orribile e che il tuo stesso amico è una persona orribile. Possono persino darti
delle medicine per calmarti. Diventi così una persona malata […]. Dall'esame di questo
materiale si desume che le argomentazioni addotte a sostegno della pedofilia ruotano
intorno alla convinzione che il bambino possa esprimere pienamente il consenso e che
possa desiderare con piena consapevolezza rapporti sessuali con adulti. La stessa
convinzione la troviamo espressa nella letteratura pedofila, nelle pubblicazioni delle
associazioni pedofile e risulta, anche, dalle interviste fatte da giornalisti a turisti sessuali.

Per quanto concerne una tra le più disastrose conseguenze della prostituzione infantile,
cioè la diffusione del flagello dell'AIDS, la situazione è anche peggiore di quanto non
sembri, non solo per il numero di bambini coinvolti, ma anche per altri due fattori di grande
importanza. Il primo è la rapida crescita del numero dei casi in Asia, dove l'epidemia si sta
diffondendo a ritmo allarmante tra le prostitute più giovani. Il secondo è il fallimento d'ogni
tipo di programma di riabilitazione volto a salvare le vite e il futuro di bambini destinati ad
essere vittime della prostituzione. Il flagello dell'AIDS sta inoltre esplodendo in Thailandia,
e segni inquietanti lasciano presagire che le Filippine ed altri Paesi asiatici seguiranno a
ruota. L'AIDS ha un effetto particolarmente deleterio sui giovani. Infatti, chi cerca una
ragione che spieghi l'improvvisa esplosione della prostituzione minorile può trovarla nella
paura dell'AIDS. I clienti dei bordelli sono molto selettivi. Se in passato essi non ponevano
riserve sull'età e le condizioni fisiche delle prostitute e le preferivano più esperte, negli
ultimi anni, invece, si è verificato un significativo cambiamento di tendenza, giacché,
secondo chi lavora nei bordelli, i clienti sono particolarmente ansiosi di stare con una
prostituta che abbia un aspetto sano. Poiché i bambini, e non le logore prostitute,
normalmente ispirano un'idea di salute, la domanda dei loro servizi è in crescita in tutti i
bordelli. Molte sale di massaggi in Thailandia, adesso, hanno una camera separata sul
retro dove i clienti possono visionare giovani ragazze, alcune bambine di 10 o 11 anni, il
cui stato di salute è garantito, e il cui prezzo è, di conseguenza, più alto. Una nuova
credenza fa breccia nelle menti dei turisti: l'idea secondo la quale è meno probabile che
una bambina abbia l'AIDS. Secondo gli assistenti sociali, i clienti che usano il preservativo
quando sono con prostitute meno giovani, non si sentono altrettanto obbligati ad usarlo
con le bambine. Ma la tragica realtà è che l'AIDS viene facilmente trasmesso nel rapporto
tra un bambino e un adulto che tra due adulti: il tessuto vascolare dell'ano di un bambino o
della vagina di una bambina è fragile e soggetto a rotture, e quindi permette il passaggio
diretto del virus HIV al flusso sanguigno. Esami clinici mettono in evidenza che l'atto
sessuale di un adulto sul corpo di un bambino produce quasi sempre lacerazioni dei
tessuti. La possibilità di contrarre una malattia a trasmissione sessuale è, quindi, più
elevata nel rapporto con un bambino. Le bambine, prostituendosi ogni giorno con parecchi
uomini, finiscono per avere lesioni interne ed emorragie ed abrasioni che mai si
rimargineranno. Poiché tante sono le ulcerazioni attraverso le quali può passare l'AIDS, fra
le giovani prostitute è alta l'incidenza di malattie a trasmissione sessuale. Se questo
messaggio fosse recepito dai pedofili e da quanti intendono avere rapporti sessuali con
bambini, si potrebbe almeno in parte ridurre la diffusione del virus. Questo significa
educare i turisti sui pericoli del rapporto sessuale con i bambini, poiché essi in vacanza
sono spesso superficiali per quanto riguarda i loro rapporti sessuali. Mechai Viravaidya,
membro del Gabinetto del Primo Ministro in Thailandia ed artefice dell'iniziativa
governativa per la diffusione dell'uso del preservativo, intende lanciare una campagna
informativa contro i "turisti suicidi", nel loro Paese di provenienza. "Bisogna preoccuparsi" -
dice - "di questi uomini che, da società considerate avanzate, vengono qui a sfruttare
donne e bambini in miseria solo perché nel loro paese non resterebbero impuniti.". La
campagna di Mechai ha avuto scarso successo. I clienti considerano spesso il
preservativo come un insulto alla loro virilità e rifiutano di usarlo. Il massimo tasso
d'infezione si riscontra nelle province del nord: Chiang Mai, Phayao, Chiang Rai. Solo nel
Chiang Rai si registrano da 100 a 200 nuove infezioni da HIV al mese. I dati sulla
diffusione dell'AIDS in Thailandia sono terribili e vengono riportati a caratteri cubitali sulle
prime pagine dei giornali. La stampa tailandese parla di "bomba AIDS"; per il New York
Times "la peste aspetta"; il Sydney Morning Herald, infine, definisce la malattia "morte per
desiderio". […] (Tratto da “Le Condotte Pedofile” di Monica Cito).

Prostitution in Thailand - Wikipedia

PEDOSADISMO

“Neonati stuprati, torturati nelle culle, nelle vasche da bagno: foto choc in rete” (Il
Messaggero, 27 agosto 2001).

“Bambini uccisi in diretta. Gli orchi del web” (La Nazione, 18 novembre 2001).

Recentemente la stampa italiana ha dato singolare rilievo a fenomeni di violenza


perpetrata a danno di bambini: atti di sadismo dei genitori, esercitati in forme aberranti sui
figli, fatti di libidine e di violenza carnale, diffusione crescente della prostituzione infantile.
Sono ormai alcuni anni che le denunce si vanno facendo sempre più fitte, precise e
sconvolgenti. Appaiono sui giornali, nei convegni, nelle ricerche scientifiche, nelle
trasmissioni televisive. Secondo l’UNICEF, ogni anno nel mondo oltre due milioni di
bambini sono vittima di sfruttamenti sessuali degli adulti. È sconvolgente che in USA ogni
anno vengano rapiti, violentati o uccisi 4.000 bambini, che il giro di affari che ruota intorno
alla pornografia infantile sia valutato intorno ai 5.000 miliardi, che ogni due minuti in quel
Paese un bambino sia vittima di violenza sessuale.

«Nel nostro paese regna una tolleranza divenuta irresponsabile. Si è man mano creata
l’idea che la democrazia equivalga a tolleranza illimitata, cioè a una libertà personale
senza confini. Il diritto di autorealizzazione predomina su ogni responsabilità verso gli altri.
L’essenza della democrazia dovrebbe essere anzitutto la protezione della dignità della
persona e questo non significa soltanto protezione della sua vita fisica dalle malattie e
dallo sfruttamento economico, ma dovrebbe anche significare protezione della sua
coscienza etica. In nome della libertà e dell’emancipazione abbiamo aperto la porta a
tutto. E chi ne paga il prezzo più alto sono i bambini, i più deboli, fragili e indifesi. Soltanto
negli Stati Uniti sono 350 le riviste che campano su questo squallido mercato» (Fiore
Carlo, “Violenza sui bambini. Maltrattamenti fisici, abusi sessuali, sfruttamento
pornografico: un mondo sommerso e agghiacciante”, Elle Di Ci, Torino, 1986).

Nella cultura edonistica e materialistica in cui viviamo, del resto, non si parla più di valori,
anzi si nega che esistano dei valori, esistono solo sensazioni più o meno piacevoli: la
sessualità non deriva dai valori che esprime, ma dalle sensazioni che produce, dal piacere
dato e ottenuto. Diventa cioè fine a se stessa. Non più controllata, spogliata dai suoi valori,
la sensualità rileva, così, il volto del puro istinto che è cieco, prepotente, dominatore e
violento. Già Freud aveva additato il legame tra sesso e morte. In questo modo la
sessualità si manifesta quando le componenti affettive sono assenti. L’eccitazione erotica
diviene aggressiva. E si stabilisce così uno schematismo perverso, distruttivo invece che
essere costruttivo, come accede nella sessualità vissuta come amore e fecondità.
Trasformare la mia vita nella morte dell’altro è la prospettiva inevitabile di ogni edonismo
materialistico in campo sessuale… E l’abuso sessuale dei fanciulli è l’espressione più
intensa di questo schematismo perverso. Nel corso degli ultimi anni si è iniziato a
prendere coscienza del fatto che abusare di un minore da parte di un adulto non
rappresenta un fatto eccezionale ma possibile.

Il cosiddetto pedosadismo è quella perversione in cui il piacere sessuale è dato dal


maltrattare e seviziare fisicamente e psichicamente i bambini percuotendoli, affamandoli,
ecc… La base psichica del pedosadismo è uguale a quella della pedofilia: vi è in entrambi
i casi un disturbo narcisistico e un mancato sviluppo del sé. L’unica componente che si
aggiunge nel pedosadismo sono gravi tratti antisociali e una struttura caratteriale
psicopatica. In questi casi, quasi sempre riguardanti individui privi di senso morale, spesso
affetti da disturbi mentali e cresciuti in un clima di degrado ambientale e/o psicolgico,
l’attrazione per i bambini è associata a forme di sadismo più o meno spinto che possono
portare anche all’uccisione della vittima. Si legge ogni giorno di bambini violentati, torturati,
prostituiti, uccisi. A tale dato bisogna però guardare con attenzione, poiché, a giudizio di
Cortelessa e Fusaro - in “Pedofilia e Criminalità” (Koinè, Roma, 2003) - coloro che
vogliono il bambino o la bambina da uccidere non sono solo pedofili, questi sono per lo più
dei sadici. Colui che fa a pezzi un bambino di solito è un malato di mente, che molte volte
non è neppure pedofilo. Tra i malati di mente che commettono omicidi in danno di minori,
si annoverano gli oligofrenici, gli imbecilli, gli idioti. Costoro non hanno avuto uno sviluppo
sessuale normale. Non hanno avuto la possibilità di fare esperienze. E quando da adulti
conoscono il sesso, tendono a ricercarlo con i bambini che poi possono uccidere per
paura e anche perché non sono in grado di controllarsi. A giudizio di Auguglia e Riolo,
invece - in “La pedofilia in ottica psichiatrica” (Il pensiero scientifico, Roma, 1999) - il
pedofilo è un soggetto che agisce sempre e comunque in modo finalistico alla ricerca di un
piacere psichico e fisico che solo dal minore gli è possibile ricavare. Tuttavia l’ambivalenza
insita in questo atteggiamento affettivo è tale da tramutare, a volte, un vissuto di
compartecipazione in un rifiuto. L’uccidere il bambino, ovvero l’affiorare di tratti sadici di
personalità, non costituisce un accidente fortuito, ma può rappresentare il culmine di un
odio dapprima inconscio ma che non tarda a riversarsi sul campo coscienziale e che
appartiene a qualsiasi pedofilo, anche se solo in taluni determina il passaggio all’atto
delittuoso. Non potrebbero spiegarsi diversamente tutti quei comportamenti minacciosi o
violenti tesi a tenere sotto scacco i bambini, quando questi tentano di sottrarsi al gioco dei
pedofili. Il pedofilo si costruisce il proprio piacere, ne rivendica perfino il diritto,
esasperando una funzione edonistica per lui vitale, alla quale non può rinunciare, poiché
diversamente verrebbe a perdere quella “possibilità riparativa” (noumenica) e quella
“occasione catartica” (fenomenica) che segnano tragicamente il suo “essere nel mondo”.
Diversi psicanalisti sottolineano una chiara e netta distinzione tra quest’ultima patologia,
anche definita “pedofobia” («una fissazione ostile al bambino e al suo mondo che diventa
oggetto da violare, sporcare, torturare e distruggere», “Da uomo a uomo”, di Claudio Risè)
e la pedofilia vera e propria. Per quanto distorta, deviata, patologica, l’attrazione che il
“vero” pedofilo prova per il bambino, non è solo sessuale. È, a suo modo, una forma
d’amore in cui c’è affetto, tenerezza, comprensione. Nei comportamenti sadici che hanno
per oggetto bambini, invece, il desiderio d’amore, Eros, viene sostituito da una spinta di
morte, Thanatos. Quelli che sono definiti da Bollea i “falsi” pedofili, infatti, non provano
alcun sentimento per il bambino che vedono solo come oggetto erotico. Per questo l’abuso
può degenerare in un parossismo di crudeltà e di violenza, fino a provocare la morte della
piccola vittima.

Il ricorso alla crudeltà è il primo elemento da analizzare: infatti le aggressioni non


necessariamente devono concludersi con l’uccisione della vittima. A volte, comunque,
l’ottenimento del piacere sessuale esige una escalation di violenza distruttiva e perversa,
che può giungere fino al vampirismo, alle mutilazioni, al deprezzamento, al cannibalismo:
tutte modificazioni e variazioni del sadismo. In questo modo si assiste ad una
progressione irreversibile ed inarrestabile di condotte distruttive, il cui succedersi viene
interrotto solo da un intervento esterno (la denuncia e l’arresto). Il loro bisogno, in altre
parole, deve essere in qualsiasi modo saziato; la vittima-oggetto svolge solo questa
funzione e per questo unico fine è cercata e usata. È come se essi non potessero più fare
a meno di aggredire ed uccidere. Quello della compulsione (la “coazione a ripetere”) è
dunque il secondo elemento che li distingue, nel senso che l’atto, più o meno a lungo
fantasticato, deve essere ripetuto in maniera imperativa ed inevitabile. Il bisogno distorto e
perverso che sta alla base del passaggio all’atto viene solo temporaneamente placato,
essendo la risposta ad esso data solo apparentemente adeguata. L’effetto
dell’aggressione presto svanisce e lascia il posto all’insoddisfazione o al disgusto. Ma
presto le fantasie riprendono il sopravvento e così si deve ripetere il rituale. L’Altro è
l’oggetto del desiderio non per ciò che è (una persona concepita nella sua globalità), ma
per ciò che rappresenta (la parte che deve soddisfare la pulsione distruttiva). Prima ancora
che nella realtà, l’oggetto del desiderio viene a lungo fantasticato nel loro immaginario con
questa funzione (le fantasie sadiche). E questa è la terza componente delle loro condotte
perverse. Quando la tensione è troppo forte e le fantasie non sono più sufficienti per
contenerla, il passaggio all’atto è inevitabile; essa deve essere placata nel momento in cui
si presenta, pianificando però l’aggressione e senza che essa necessariamente debba
sfociare nell’omicidio. In altre parole, essi premeditano le aggressioni, ma uccidono “senza
riflessione”, nel senso che a volte l’intenzione di uccidere si è sviluppata durante
l’eccitamento o durante l’atto sessuale, in subordine alla soddisfazione del bisogno. In loro
l’atto sadico è a lungo preparato e fantasticato, ma quando viene attuato segue un
meccanismo imperativo e inevitabile. Ecco allora entrare in gioco la quarta componente
del loro sadismo perverso: il bisogno di compensare in maniera distorta il loro senso di
inferiorità e la loro vuota solitudine attraverso le aggressioni sadiche, dando vita così a forti
manifestazioni di sadismo orale distruttivo. Queste persone non hanno raggiunto una
relazione oggettuale matura e completa; si tratta, per così dire, di individui ai quali la
potenza sessuale ed esistenziale è garantita attraverso le fantasie sadiche, la
degradazione dell’Altro da Persona a Cosa e l’atto di infliggere dolore, sentire le urla e
vedere le sofferenze della vittima; tutte importanti, anche se non esclusive, fonti di
eccitamento e di gratificazione. Il loro complesso di inferiorità non è però unicamente
sessuale, bensì anche affettivo e relazionale. È come se fossero ancora dei bambini gelosi
ed invidiosi, che odiano e temono le persone adulte. Sono soli, isolati, non hanno amicizie,
non sanno stabilire rapporti umani significativi e duraturi. L’aggressione sessuale consente
quindi di raggiungere il duplice obiettivo di ottenere il piacere di sentirsi potenti. Ne
consegue che gli altri esistono solo in funzione dei loro bisogni, il più prepotente dei quali è
quello di colmare, secondo le modalità perverse, il loro vuoto e il loro isolamento
esistenziali. Probabilmente una simile esperienza che associa potenza distruttiva
(torturare ed uccidere un essere indifeso o comunque reso più debole) e piacere erotico
(l’orgasmo raggiunto senza troppi investimenti emotivi) in soggetti già isolati e sganciati dal
sociale, ha funzionato come forte sostituto di una vita priva di altri piaceri (la scuola, il
lavoro, le amicizie, gli affetti in generale). Ad un certo punto un’esistenza vuota, fredda e
solitaria si incontra con una fonte appagante e calda, anche se di breve durata: il gioco è
fatto. Lo sviluppo psicologico si blocca; gli Altri, che non sono mai o non sono ancora
esistiti come persone esistono però come oggetti, come cose che possono rappresentare,
significare quella parte o quelle parti dalle quali è possibile trarre la soddisfazione perversa
e distruttiva già altre volte sperimentata. Essi debbono però anche riempire un profondo
vuoto esistenziale. E così da un lato cercano il contatto con il corpo della vittima, bevono il
suo sangue e sbranano pezzi di carne ancora caldi; dall’altro devono continuare a
distruggere per garantirsi questa forma di gratificazione. Infatti la persona e nel caso
specifico il bambino sulla quale essi scaricano la loro aggressività distruttiva non è vissuta
nella sua globalità e nella sua identità, ma come oggetto parziale, possedere e dominare il
quale come “cosa” e non come “persona” e poi eventualmente distruggerlo, dà il massimo
di sensazione di onnipotenza, di piacere e il minimo di ansia relazionale. Non importa
quindi tanto l’identità sessuale della vittima, quanto la sua funzione in vista
dell’ottenimento del piacere sessuale, soprattutto, del perverso sentimento di potere che
ipercompensa il loro forte senso di inferiorità. È come se esistessero solo attraverso la
morte degli altri; e da essa traggono quel senso di onnipotenza fittizia che
compulsivamente cercano e che, paradossalmente, è per loro fonte di vita, di
rassicurazione, di serenità, di assenza di conflitti e di confronti interiorizzanti.
L’organizzazione della loro personalità si è arrestata a una modalità di relazione con
l’oggetto e non è più evoluta. Di conseguenza, si è bloccata ad una fase dello sviluppo in
cui il sadismo (mordere, lacerare, controllare, coercire) rappresenta la fondamentale fonte
di piacere. In occasione di un’esperienza casuale perversa, ma estremamente gratificante,
il piacere sessuale è stato soddisfatto attraverso la sofferenza inferta all’Altro. A questo
livello, il binomio “piacere sessuale-violenza” si è fissato e si è strutturato sotto forma di
comportamento non più modificabile e non più rinunciabile.

(tratto da “Il Pedosadismo. Un silenzioso olocausto?” di Lorena Rota)

Washington, 24 febbraio 2010.

Centotre bambini sono stati molestati e violentati,


nell'arco di dodici anni, da un pediatra del Delaware,
Earl Bradley, arrestato con l'accusa di stupro, abusi
sessuali su minori e violenze. Il grand Jury della
Contea del Sussex ha riscontrato oltre 400 reati a suo
carico. Il dottor Bradley, 56 anni, era stato arrestato
già in dicembre, perché sospettato di avere commesso abusi su nove giovani pazienti nel
suo studio a Lewes. Ma nel corso delle indagini è emersa l'atroce verità: in 12 anni di
carriera, dal 1998 a oggi, le sue vittime sono state oltre un centinaio. Il procuratore che sta
continuando a occuparsi del caso non esclude che questa cifra possa ancora lievitare. A
inchiodarlo tantissime prove digitali e alcuni video registrati da lui stesso mentre violentava
i suoi piccoli pazienti, tutte bambine e un solo maschietto. Secondo gli inquirenti, il suo
caso è unico nella storia dello Stato, ma anche uno dei più gravi nella storia degli Stati
Uniti. L'intera comunità di Lewes, graziosa cittadina turistica di 3000 anime sulla costa
atlantica, è sconvolta. Da anni alcuni genitori avevano manifestato alcuni dubbi sulla
correttezza del medico, ma nessuno poteva immaginare che si trattasse di uno stupratore
seriale. L'ufficio del procuratore sta indagando ora come mai; nonostante le segnalazioni
dei genitori, il Board of Medical Practice, l'organismo americano che ciclicamente
autorizza l'abilitazione alla pratica medica, non ha mai fatto alcuna verifica in questi 12
anni. L'ultimo esame il dottor Bradley lo ha superato nel 2005, quando aveva cominciato a
commettere violenze sui suoi piccoli pazienti da almeno 7 anni. Il suo avvocato, Eugene
Maurer Jr, fa sapere che la linea difensiva punterà sull'instabilità mentale. Tuttavia sarà
complicato dimostrare come un malato di mente abbia potuto organizzare in maniera così
precisa le riprese video delle sue violenze. Al di là dei risvolti giudiziari, la vicenda ha
aperto un dibattito pubblico sullo scarso controllo di molte famiglie americane nei confronti
dei loro figli. Nel forum di commenti sul sito della Cnn, molti lettori si chiedono sbigottiti
dove fossero i genitori dei bambini mentre il dottore durante le visite abusava di loro.

Pediatra pedofilo negli Usa, violentò 103 bimbi

Pediatrician Earl Bradley Charged With Molestation of 103 Children ABCnews 23


febbraio 2010

RUSSIAN FLOWER

Tutto è partito da una segnalazione di Telefono Arcobaleno, l'associazione di don


Fortunato Di Noto, che da Avola, in provincia di Siracusa, da diversi anni segnala alle
polizie di tutto il mondo i siti Internet dedicati alla pedofilia. I collaboratori di don Fortunato
si sono imbattuti in un sito inquietante, di quelli blindati, dove per accedere sono
necessarie password, registrazioni personali e, per i livelli interni, bisogna pagare. Da
questo primo indizio, si arriverà nel settembre del 2000 alla scoperta dell'organizzazione
russa che gestiva una vera e propria industria della pedofilia. La procura di Torre
Annunziata predispone il piano di lavoro con i dirigenti della polizia delle telecomunicazioni
dei comandi di Napoli e Roma, nominando come consulente tecnico proprio Don
Fortunato. Gli esperti della polizia hanno allestito un sito Internet civetta, come copertura
ad una comunità pedo-pornografica virtuale, formata in realtà da poliziotti. Nel frattempo
viene coinvolta anche la polizia russa: gli investigatori chiedono di conoscere chi siano i
gestori del sito internet individuato da don Fortunato. Ci è voluto un anno e il paziente
lavoro dell'Interpol, per ottenere la collaborazione della polizia e del procuratore
interregionale di Mosca. Identificati Kuzentofv, Minaev e Ivanov, comincia la ricerca dei
canali finanziari attraverso i quali i soldi dei pedofili italiani arrivano a Mosca, e la
ricostruzione dell'attività della holding di Kuzentofv. I bonifici bancari necessari ad ottenere
i video delle sconvolgenti violenze passano tutti sui canali esteri della Western Union, la
cui sede di Bruxelles collabora immediatamente, fornendo i nominativi delle persone che
hanno inviato denaro sui conti delle società di Kuzentofv. La magistratura italiana chiede a
quella russa di chiudere le società destinatarie delle somme. Ma da Mosca, il procuratore
interregionale, risponde con un niet. Motivo del rifiuto: i problemi occupazionali della
devastata ex Unione Sovietica. Sul fronte italiano, gli investigatori cercano di rintracciare le
persone che si mettono in contatto dall'Italia con la banda di Kuzentofv. Ma per fare
questo sono necessari i numeri di telefono registrati dai server. Una prima richiesta,
indirizzata a 22 server individuati come interfaccia con il sito russo, non ha effetto. Molti
dei gestori dei server dichiarano di conservare i tabulati soltanto per alcuni giorni. Con un
provvedimento, la procura obbliga i tecnici dei server a conservare la documentazione e a
trasmetterla agli inquirenti. Con i tabulati dei contatti telefonici viene ricostruita, poco alla
volta, la ragnatela dei contatti. Tutti gli acquirenti finiscono per avere un nome e un
cognome. Ce ne sono alcuni che dialogano sistematicamente con l'organizzazione in
Russia. Chiedono, attraverso un fitto scambio di e-mail, notizie dettagliate sui contenuti dei
video, trattano sugli importi. Saranno questi - un funzionario dell'azienda sanitaria di
Grosseto, sposato, senza figli, un imprenditore commerciale e un impiegato pubblico di
Milano, il primo celibe, il secondo sposato, con due figli, un imprenditore fotografico di
Salerno, anche lui sposato e con figli, un commerciante di Vallo della Lucania, sposato, un
imprenditore edile di Ancona e uno studente universitario di Venezia - che ricevono
sistematicamente i video dal contenuto più efferato (compresi quelli in cui i bambini
vengono uccisi), a finire in carcere. Altri 490 ricevono un avviso di garanzia, altri 1690
vengono indagati in tutto il mondo per aver venduto immagini e video attraverso Internet.
Dimitri Kuzentofv, arrestato a Mosca per produzione e diffusione di materiale pornografico,
viene rimesso in libertà dopo l'amnistia decisa dal parlamento russo per risolvere il
problema dell'affollamento delle carceri. Kuzentofv aveva messo in piedi una vera e
propria industria della violenza sui bambini che incassava milioni di dollari l'anno. Non
faceva fatica né aveva scrupoli quando doveva procurarsi la materia prima. I suoi uomini
rapivano i bambini negli orfanotrofi della Russia e del Medio Oriente oppure li strappavano
dalle braccia dei genitori o delle baby-sitter durante spettacoli al circo, nei giardini pubblici.
Alcuni sarebbero ancora oggi segregati in luoghi che la polizia russa sta tentando di
individuare. Li portavano nella villa di Kuzentofv, li violentavano davanti agli obiettivi di
telecamere e macchine fotografiche, e poi li uccidevano per accontentare le richieste di
acquirenti disposti a sborsare anche duemila dollari - come documentato dai bonifici
bancari sui conti di Kuzentofv - in cambio di una serie di snuff movie dove bimbi tra i 2 e i
12 anni vengono violentati fino all'agonia. La foto rubata di un bambino che si misura un
vestitino nuovo nello spogliatoio di un grande magazzino vale circa 400 dollari. Di foto del
genere la holding ne ha vendute centinaia di migliaia in tutto il mondo. I pedopornografi, i
collezionisti di pornografia infantile, immagini come questa le chiamano "snipe", che in
codice è la foto più innocente che si possa ottenere. In 19 mesi la polizia ha individuato
versamenti di denaro pervenuti sui conti di tre imprenditori russi a capo dell'organizzazione
per un ammontare complessivo di 600 milioni di dollari, circa 1.400 miliardi di lire.
Dall'indagine è emersa un'inedita mappa dei pedofili in Italia che annovera perfino 18
minorenni. A Torino, Milano, La Spezia, Firenze e Reggio Emilia a chiedere e a pagare
centinaia di dollari per immagini pornografiche infantili erano ragazzi tra i quindici e i
diciassette anni. I soci d'affari di Kuzentofv erano Dimitri Valeri Ivanov, addetto al settore
tecnico ed egli stesso protagonista di centinaia di video, e Andrea Valeri Minaev, ex
militare sovietico, ufficialmente proprietario di una società di distribuzione di video, la Tim-
O-Feev Video, in realtà responsabile per la distribuzione del materiale pornografico
richiesto via Internet e pagato con bonifici bancari. Minaev aveva inoltre l'incarico di
"responsabile del settore 5- 12 anni". In carcere c'è rimasto solo Ivanov poiché anche
Minaev ha beneficiato dell'amnistia. Ma non è tutto. Ad ottobre del 2000, Victor Dmitri
Kuzentofv torna in rete e dal suo nuovo sito pedofilo lancia una vera e propria sfida agli
inquirenti di Torre Annunziata, offrendo - stavolta gratis - una parte di quelle stesse
immagini pedopornografiche sequestrate nel corso dell'inchiesta. Ad appena 96 ore
dall'emissione del provvedimento restrittivo nei confronti suoi e dei suoi due soci,
Kuzentofv ha allestito un nuovo sito, in cui, dopo una schermata nella quale sono
contenute violenti critiche agli investigatori italiani, si annuncia l'intenzione di continuare a
distribuire immagini, questa volta gratuitamente. A produrre filmati e CD fotografici, come è
specificato nel sito, ora non è più la “Russian Flower 2” (la società individuata nel corso
delle indagini) ma la "Lucky Video" (uno dei pm che conduce l'inchiesta è Paolo Fortuna, il
riferimento, in inglese è al suo cognome). E la "Lucky Video", si spiega nel sito, è la
"fortuna" dei pedofili, perché da questo momento le immagini saranno regalate. Il nuovo
sito in appena tre giorni è visitato da 3879 persone, da tutto il mondo. Il sito è agganciato a
un server statunitense passando però attraverso un altro server in Russia. Quest'ultimo,
sarebbe il server che lavora in esclusiva per una "importante istituzione di Mosca". In
particolare, si accede al sito attraverso un hyperlink inserito in un altro sito attivo sul server
russo. Complessivamente, sul nuovo sito sono disponibili circa 40 video, per la maggior
parte corrispondenti a quelli già venduti in passato e sequestrati in Italia. Ulteriori indagini
esaminano anche altri siti individuati e denunciati da don Fortunato Di Noto, sui quali sono
state trovate fotografie di circa trenta neonati sottoposti a violenze sessuali. In una pagina
web, intitolata "Child Video Internet Shop", sono raccolte inoltre immagini di bambini di età
compresa tra i 2 e i 10 anni. Sono disponibili, in totale, 22 pagine, su ognuna delle quali, in
media, vi sono 20 immagini. Gli inquirenti esaminano tutte le immagini dei bambini vittime
degli abusi nei filmati sequestrati e in quelli resi disponibili in Internet, per cercare di
individuare i bimbi che potrebbero essere italiani. In particolare, ve ne sono alcuni che
indossano capi d'abbigliamento di marche italiane, in altri casi è possibile sentire in
sottofondo musiche italiane tipiche di alcune regioni.

Pedofilia, tra Italia e Russia la holding dell'orrore La Repubblica 27 settembre 2000

Tornano in rete le immagini choc La Repubblica 02 ottobre 2000

Ancora abusi sessuali sui bambini, e sempre nella stessa zona, l'opulenta bassa padana,
tra Finale Emilia e Mirandola, dove un'inchiesta precedente aveva già scoperto un giro di
insospettabili pedofili. A novembre del 1998 sette persone vengono arrestate con l'accusa
di violenza, abusi sessuali su minori e pratica di riti satanici, ma la polizia sospetta che il
giro sia più ampio, e coinvolga una trentina di persone. Sarebbero dieci le piccole vittime
delle violenze sessuali che duravano da oltre due anni, tutti bambini tra i sei e i dieci anni,
che sono stati affidati ad altre famiglie. I sette arrestati sono imparentati tra loro, e i piccoli
in alcuni casi sono loro figli. Tra loro un settantenne e anche una donna e suo marito,
genitori di uno dei bambini violentati. Secondo quanto hanno riferito i dirigenti della
squadra mobile di Modena, che insieme agli uomini del commissariato di Mirandola hanno
eseguito gli arresti, il nuovo giro di pedofili è stato individuato grazie ai racconti fatti dai
bambini ai medici e agli psicologi della Usl di Mirandola. Le piccole vittime, pur non
conoscendosi tra loro, hanno raccontato fatti molto simili. E le perizie mediche hanno
confermato le versioni dei bambini. «Facevamo le cose che fanno i grandi», ha detto uno
dei bambini. I loro racconti hanno svelato uno scenario di orge, violenze sessuali di ogni
tipo, riti satanici, messe nere. Il tutto avveniva in case private, ma anche in alcuni cimiteri
della zona, attorno alle tombe, con gli adulti spesso travestiti da diavoli. Sembra anche che
le orge siano state riprese con una telecamera, molto probabilmente per produrre filmini
da mettere nel mercato delle immagini pedopornografiche. La precedente inchiesta aveva
scoperto, sempre nella stessa zona, un giro di pedofili che ha portato all’incarcerazione di
cinque persone e al sequestro di 240 videocassette pedopornografiche, con scene
raccapriccianti che coinvolgevano bambini piccolissimi. L'indagine era partita grazie alla
testimonianza di un bimbo di otto anni violentato dal padre e dal fratello e poi ceduto ad
altri, in cui erano coinvolti personaggi ritenuti "insospettabili". Poi, alcuni mesi dopo, una
delle persone sospettate, una madre accusata di aver accompagnato la figlia agli incontri
con i pedofili, si era suicidata gettandosi dalla finestra della sua casa a Mirandola.

Pedofilia e satanismo nell'opulenta bassa padana La Repubblica 12 novembre 1998

ZARA 10

Tre arrestati, otto indagati. 700 cd, 400 floppy e videocassette sequestrate. È il bilancio del
cyberblitz (nome in codice “Zara 10”) condotto dalla polizia delle telecomunicazioni del
Lazio contro la pedofilia online. A finire nella rete degli agenti sono stati undici
insospettabili: un laureando in ingegneria informatica, un antiquario, un commerciante,
studenti universitari, disoccupati, tutti accusati di diffusione e scambio di materiale pedo-
pornografico. Il gruppo costituiva una vera e propria organizzazione, dal sud al nord Italia,
con ramificazioni all'estero sulle quali stanno indagando anche l'FBI e la polizia tedesca. Il
materiale sequestrato è stato definito dal direttore del servizio della polizia postale e delle
telecomunicazioni, Domenico Vulpiani, «raccapricciante. materiale inguardabile».
Protagonisti delle immagini bambini tra gli 8 e i 12 anni, sottoposti a sevizie e atti sessuali.
L'inchiesta, coordinata dalla procura di Roma, è partita dal compartimento della polizia
delle telecomunicazioni del Lazio, diretto da Giuseppe Racca: una ventina di agenti, molti
dei quali utilizzando dei nickname, nomi di copertura, si sono infiltrati nelle chat
spacciandosi per pedofili; superando diffidenze e filtri, hanno avuto accesso alle "room" di
conversazione e scambio allestite su diversi canali dove sono entrati in contatto con i vari
bobby, fabby, pollo, k-kinder, robert 13 e, dopo mesi, li hanno smascherati.

Pedofilia, blitz in tutta Italia ilsole24ore 03 luglio 2001

OPERAZIONE BLASE

Ha usato centinaia di "nickname" per agganciare pedofili in rete. Tra quelli andati a buon
fine, c'era anche "Blase", che ha permesso al suo possessore, un agente della polizia
delle telecomunicazioni di Venezia, di pescare navigatori che si scambiavano immagini
pedopornografiche. L'indagine della polizia delle Comunicazioni del Veneto (settore
informatico di Venezia) si è conclusa con la denuncia di 21 persone, accusate di
detenzione e scambio di materiale pedopornografico in cui si vedono minori, perfino
neonati. 19 le perquisizioni domiciliari che hanno riguardato Veneto, Liguria, Puglia,
Piemonte, Toscana, Emilia, Sicilia, Lazio, Campania e Basilicata. Le ultime perquisizioni
hanno portato al sequestro di 28 personal computer, 690 cd rom, quasi 1200 floppy disk,
115 videocassette, una quarantina di fotografie. Per la prima volta è stata denunciata
anche una donna, una casalinga di circa 40 anni della provincia di Roma. La donna ha
ammesso le sue responsabilità, ma ha detto di non essere interessata in maniera specifica
alle immagini pedofile bensì alla pornografia in genere. Un "vizio" che condivide col marito
e che, secondo quanto riferito dalla stessa indagata, li aiuta a risolvere i loro problemi di
coppia. Una prima fase dell’operazione prevedeva un intervento "attivo" degli agenti che
convincevano i pedofili a scoprirsi; la seconda fase è stata solamente di osservazione: i
poliziotti hanno assistito alle chat tra pedofili e hanno individuato i computer. Un'attività
senza scopo di lucro, secondo gli investigatori, ma dettata solo da una passione insana.
Nella moltitudine dei denunciati c'è di tutto: soprattutto studenti tra i 25 e 28 anni, operai,
impiegati, professionisti, dirigenti, perfino elementi dell'esercito e delle forze dell'ordine.
Alcuni di questi hanno famiglia, ma i loro congiunti non avevano il più pallido sospetto di
questi traffici effettuati col computer di casa. Uno degli indagati è stato raggiunto in
vacanza in Calabria dove si era portato il fido computer portatile per continuare le sue
sporche chat, di cui evidentemente non poteva fare a meno. L'impressionante rete di
appassionati di questo genere sta convincendo la polizia ad approfondire studi anche
psicologici sugli elementi che commettono, spesso senza rendersene conto, tali gravi
reati. Uno degli indagati, un trevigiano già denunciato mesi prima, ringraziò la polizia che
l'aveva finalmente sottratto a un vizio di cui non riusciva a liberarsi.

Scoperta una rete di pedofili al setaccio 10 regioni, 30 indagati La Repubblica 04


dicembre 2001

KIDWRESTLING

Si chiamava "Fun Club": era composto da sette persone, di cui due italiane, e si occupava
di violenze sessuali ai danni di minori, reclutati tra figli, nipoti, scolari, pazienti.
L'associazione a delinquere, sgominata, dopo un anno esatto di indagini, dai Carabinieri
del Reparto Operativo di Roma, si era inventata un nuovo “gioco”: il “Kidwrestling”,
combattimenti tra bambini nudi, sui quali venivano organizzati giri di scommesse, oltre che
session fotografiche. 74 le vittime identificate e rintracciate, tra di loro due minori italiani.
Nell'associazione, il compito di reclutare i bambini veniva svolto principalmente da un
italiano residente in Lombardia, che aveva reclutato anche la propria figlia di nove anni. Il
gruppo operava in Italia, Svizzera, Stati Uniti d'America, Inghilterra, Danimarca.
L'operazione, coordinata dal procuratore aggiunto del tribunale di Roma, Maria Cordova, e
dai sostituti Antonella Nespola e Nunzia D'Elia, è stata sviluppata in collaborazione con il
Customs Service statunitense e con l'Interpol. I pedofili comunicavano tramite internet
utilizzando nomi in codice come Orpheus, Zoroaster, Spirit, Herdi, Mawashi, Comodo;
violentavano i propri figli e nipoti, ma anche figli di conoscenti e scolari. Tra gli arrestati, C.
G., 35 anni, milanese, sarebbe l'autore di numerosi filmati e fotografie con minorenni, è
considerato dagli inquirenti il principale promotore dell'associazione. Era l'ideatore anche
dei sistemi di protezione del gruppo criminale: criptazione delle conversazioni con altri
complici, Pretty Good Privacy e Top Secret Manager. Tra i complici, D. P., 31 anni, S. M.,
27, fiorentino, G. G., 30, studente milanese, Stefy, una ragazza 30enne di Padova. Con
questi ultimi quattro, in particolare, C. G. aveva dato vita a un'altra associazione segreta, il
"Gruppo G6", con base a Roma, in un locale notturno del centro, particolarmente attiva
nella produzione e della distribuzione fra i complici di fotografie e filmati di minori.

Costringevano bimbi a lottare nudi, arrestati Corriere della Sera 24 luglio 2003

Il patrigno abusava del figlio della compagna, un bambino di otto anni. E invitava a farlo
anche due marocchini. Spesso restava a guardare. La madre, che in un primo tempo,
aveva resistito, per mesi ha poi lasciato fare. E ha preso parte a quei rapporti sessuali. I
tre uomini sono stati arrestati. La donna è stata denunciata a piede libero. È accaduto a
Roma: l'operazione della squadra mobile ha messo fine a tre anni di violenze continue
subite dal bambino che è riuscito a raccontare a una psicologa tutto quello che ha
passato. Il bimbo è stato affidato alle cure di assistenti sociali. Tutto è iniziato quando, una
sera, il bambino in lacrime ha bussato a casa di una vicina, chiedendo aiuto e raccontando
che la mamma veniva continuamente picchiata dal "patrigno". La vicina ha chiamato
immediatamente i carabinieri, che sono accorsi sul posto trovando effettivamente la madre
ricoperta di lividi. Per l'uomo scatta un provvedimento di interdizione per impedirgli di
frequentare la casa della donna e del bambino. Ma il divieto viene violato con il consenso
della mamma. A questo punto interviene il tribunale dei minori che affida il piccolo ad una
casa famiglia. Lì viene visitato da un gruppo di psicologhe a cui, piano piano, inizia a
raccontare. A quel punto parte immediatamente una terapia d'urgenza che fa emergere il
drammatico quadro familiare dove è vissuto il bambino: il piccolo per almeno tre anni è
stato costretto sia con minacce sia attraverso la promessa di compensi (poche decine di
euro) a sottomettersi agli abusi sessuali di più persone e ad assistere anche alle orge della
madre, o ai rapporti sessuali con il convivente o, ancora, a film pornografici. Se si rifiutava,
il patrigno lo costringeva a guardare film dell'orrore e poi lo rinchiudeva in una stanza al
buio. Alla donna, denunciata a piede libero, al suo convivente (di 30 anni) e ai due
marocchini (di 20 e 49 anni) - tratti in arresto - è stato contestato anche il reato di
corruzione di minori, oltre a quelli di violenza sessuale di gruppo e sfruttamento della
prostituzione minorile.

Violentato per anni dal patrigno con la complicità della madre La Repubblica 27
aprile 2004

Violentavano le figlie di appena 10 anni, le vendevano agli amici, le scambiavano tra di


loro. Un mercato durato anni, nascosto dall'omertà dei genitori e dal timore delle bambine.
In galera sono finiti in sette, genitori e clienti. Sono accusati di violenza sessuale
aggravata e sfruttamento della prostituzione. Abusavano di loro in un casolare degli orrori
alla periferia di Brescia. «Non hanno scuse», ha detto il Tribunale del riesame che ha
confermato l'ordinanza di arresto. La storia di abusi e violenze l'ha raccontata per prima
una delle vittime. Aveva dieci anni e frequentava la quarta elementare quando si è
confidata con la maestra. «Notavo che la piccola aveva comportamenti strani», ricorda
l'insegnante, «non seguiva le lezioni e con i compagni di classe mostrava atteggiamenti
che non erano propri della sua età. Gli psicologi li definiscono comportamenti
sessualizzati». L'indagine, durata un anno e mezzo, ha ricostruito, pezzo per pezzo,
intrecci e patologie, fino a raggiungere la terribile certezza che la confessione della
bambina era tutta vera, che, anzi, le vittime erano due, lei e la figlia di un'altra coppia che
abita in città. «Fin dai primi sospetti - ha detto il capo della Mobile di Brescia Carmine
Grassi - il giudice ha preferito allontanare la bambina dalla sua famiglia: non potevamo
rischiare che i genitori abusassero ancora di lei. Abbiamo scoperto una storia triste, fatta
di violenza subite e praticate». Il riferimento è al padre di una delle due bambine, che è
stato violentato da un parente quando era ancora un ragazzino. «Non so se è
un'attenuante», ha detto il funzionario di Polizia, «ma non è inusuale che chi è violentato
finisce per violentare».

6-9-2005

BABY MARKET

Nel mese di ottobre del 2004, a Brasilia, la polizia ha smantellato un'organizzazione che si
occupava di turismo sessuale tra Europa e Brasile, con a capo un uomo d'affari tedesco. Il
tutto avveniva tramite Internet, dove i clienti sceglievano le caratteristiche delle minorenni
da incontrare, indicando età, altezza, colore, peso, per un tour sessuale nelle favelas
brasiliane al costo totale di circa 3mila euro. L'organizzazione forniva teenagers anche per
il florido mercato della prostituzione europea. La polizia, che ha fatto irruzione nel quartier
generale brasiliano a Fortaleza, ha arrestato tre tedeschi, quattro turisti italiani e 5
impiegati brasiliani. Si stima che in Brasile almeno 500 mila bambini sono “merce” per
pedofili e turisti sessuali, specie nel nord del paese dove le condizioni di povertà sono
sempre più estreme. I collegamenti venuti fuori tra affaristi, polizia, autorità giudiziarie e
religiose, mostrano una volta ancora di più come la corruzione sia totale dilagante in
Brasile (e non solo). A farne le spese sono i bambini, offerti come merce umana dalle
stesse madri che non hanno altro modo per sopravvivere.
Child Sex Tourism in Brazil - The Fight Against Child Sex Tourism

La tratta degli esseri umani, compresa quella dei bambini, configura un «reato contro la
persona e contro l'umanità». È un nuovo mercato criminale mondiale che consiste nel
reclutamento, nell'illecito trasferimento e nella successiva introduzione, per fini di lucro, di
una o più persone da uno Stato ad un altro o anche all'interno dello stesso Stato, ad opera
di organizzazioni criminali transnazionali che agiscono d'accordo con organizzazioni
criminali esistenti nei paesi di transito e di destinazione finale. E che per poter agire
stabiliscono contatti anche con le istituzioni. Al trasferimento segue lo «sfruttamento
sessuale o sul lavoro» delle donne e dei bambini attraverso la violenza, l'inganno, il ricatto
o l'abuso di potere o la concessione di somme di denaro per ottenere il consenso della
persona che abbia autorità sui minori o sulle donne. Vittime di questo mercato sono diversi
milioni di donne e bambini. Private della loro dignità personale e della loro libertà di azione
e di movimento, le vittime sono ridotte a merce in condizioni disumane di schiavitù, in forza
della quale si crea un asservimento del trafficato verso l'organizzazione criminale, spesso
a causa del debito contratto dal trafficato per il trasporto dal paese di origine a quello di
destinazione. Ad oggi non si dispone di dati precisi ed univoci sul mercato nero dei minori
destinati allo sfruttamento sessuale, poiché le stime eseguite dalle Organizzazioni non
governative e dalle Nazioni Unite non offrono valori affidabili. Il fenomeno è sicuramente
globale e in vertiginosa crescita poiché sfrutta le potenzialità di Internet ed è strettamente
collegato all'aumento della povertà e delle gravi condizioni di miseria in cui versa la
maggior parte della popolazione mondiale. Le Nazioni Unite hanno stimato, nel 2003, che
il numero dei bambini trafficati ogni anno nel mondo si aggira intorno ad 1,2 milioni di
individui. Un milione di bambini cioè entrano nel giro della prostituzione ogni anno. Oltre
l'80% del traffico di esseri umani provenienti dall'Albania consiste in ragazze minorenni.
Circa 200 mila bambini vengono trafficati ogni anno nell'Africa Occidentale e centrale (dati
Unicef End Child Exploitation, sempre al 2003). Secondo l'Unicef, circa un terzo del
traffico globale di donne e bambini avviene all'interno dell'Asia sud-orientale. Le
Organizzazioni non governative stimano in due milioni l'anno il numero dei bambini vittime
del traffico per fini sessuali nel mondo intero. Secondo il World Social Forum, ogni giorno
3000, tra donne e bambini al mondo, vengono coinvolte nel traffico. L'Organizzazione
Internazionale del Lavoro (OIL) stima a 120 milioni il numero di bambini tra i 5 e i 14 anni
costretti a forme di lavoro forzato e di sfruttamento sessuale; l'OIL denuncia sistemi di
commercio di minori gestiti da organizzazioni criminali internazionali. Il traffico di bambini è
preso in esame dal protocollo delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione della
tratta delle donne e dei bambini, che integra la convenzione delle Nazioni stesse del 15
dicembre 2000 sulla criminalità organizzata stipulata a Palermo. Con tale protocollo ogni
Stato si impegna a dare assistenza alle vittime della tratta, difendendole dalle minacce
degli autori del traffico e provvedendo al loro recupero fisico, psicologico e sociale, con la
collaborazione delle organizzazioni statali e non governative. In particolare, si invitano gli
Stati a dare ai minori oggetti del turpe traffico alloggio adeguato, informazione sui diritti,
assistenza medica, sociale e materiale, opportunità di impiego, educazione e formazione.
Il protocollo stabilisce che il consenso dato dalla vittima della tratta ad ogni forma di
sfruttamento non vale ad escludere il crimine in danno dei minori.

U.S. Plans Effort at U.N. to End Child Sex Trafficking

UNICEF: Child sex trafficking must end

World Social Forum, Violence Against Women: The "Other World" Must Act
Child Sex Trafficking

Convention on Transnational Organized Crime

LA MALA EDUCACION

Il traffico di bambini è alimentato da diversi fattori: lo scopo di lucro dei trafficanti, la


povertà delle famiglie, la fragilità dei bambini, la corruzione delle autorità, la mancanza di
leggi adeguate, l'inerzia dei paesi dell'Europa e l'indifferenza della pubblica opinione e dei
mass-media. Un fattore decisivo del traffico è la crescente domanda di sesso minorile da
parte dell'enorme popolo di “consumatori” europei, tra cui, ricordiamolo, figurano molti
stimati professionisti del mondo della finanza, della politica, delle istituzioni, della cultura e
della società civile, e perfino di quella religiosa, che chiedono di fruire delle prestazioni
sessuali di fanciulli sempre più giovani, offrendo in cambio denaro alle famiglie ed ai
trafficanti. E come l'aumento della domanda di droga provoca un aumento del traffico, così
l'aumento vergognoso della richiesta di minori provoca l'incremento del traffico di minori. In
esso sono coinvolti reclutatori, agenti corrotti, autisti di Tir, mafie di vario tipo e il popolo
sempre più crescente dei pedofili. Il listino dei prezzi di questo turpe commercio segue le
regole del mercato: 50 mila euro per un neonato maschio in buona salute, 30 mila euro
per un fegato da trapiantare. Un miliardo e duecento milioni di euro è il giro di affari l'anno.
Secondo l'Unicef, il fenomeno dilaga nel cuore dell'Europa. Il teatro della vergogna è in
una zona tra la Baviera, la Turingia, la Sassonia e la Repubblica Ceca. Migliaia di bambini
vengono portati a prostituirsi in quell'area dall'intera Europa dell'Est per 24 ore su 24. I
turpi pedofili vengono dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. I bambini per rendere al
meglio vengono indotti al consumo di alcool e di droghe pesanti, e spesso vengono ripresi
in video mentre i clienti abusano sessualmente di loro. Nei casi peggiori, vengono prima
torturati e poi uccisi. Le conseguenze di queste esperienze ripugnanti sono suicidi,
violenze, e le malattie veneree. Tutto questo si svolge con la complicità delle autorità locali
corrotte, che per difendersi accusano i bambini di essere consenzienti, colpevoli di offrirsi
per guadagnare soldi. Il consenso dei bambini dunque giustificherebbe questo orrendo
commercio. I guadagni dei trafficanti sono investiti per finanziare il traffico di armi, di
droga, di visti d'ingresso, la prostituzione e per pagare le famiglie dei bambini sfruttati.
Un'inchiesta dei giudici italiani ha provato un traffico di immagini di violenza sui bambini
diffuse in tutto il mondo dalla mafia russa. Altra inchiesta della Direzione Nazione
Antimafia riguarda bambini venduti non dichiarati alla nascita e scomparsi
misteriosamente, probabilmente vittime di un traffico internazionale di organi. In tutti gli
ordinamenti giuridici democratici vige il principio di legalità: nessuno può essere punito per
un fatto che non sia previsto dalla legge come reato. “Nullum crimen sine lege”, dicevano i
romani. Il traffico di minori sfugge alla sanzione penale perché si svolge con modalità e
con azioni che in molti Stati non sono previsti come delitti. A livello regionale, nazionale e
internazionale esistono numerose leggi e convenzioni che proteggono i diritti dei bambini.
Tuttavia, esiste un divario tra il linguaggio energico delle convenzioni internazionali e la
debolezza della loro applicazione nella realtà. In molti casi, i fatti di sfruttamento sono
vietati dalla legge ma la debolezza del sistema di repressione lascia impuniti i responsabili.
La conseguenza è l'impunità quasi assoluta dei trafficanti e dei pedofili. Con l'ulteriore
conseguenza della ripetizione e della diffusione del fenomeno anche per l'indifferenza
della pubblica opinione che è totalmente disinformata sull'argomento. Dato che i mass-
media sono più propensi ad insabbiare gli scandali in cui siano coinvolti personalità di
spicco. Il “consenso” dei bambini e quello delle loro famiglie diventa dunque un alibi
salvifico per i trafficanti. Ad esempio, la Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 1989 -
articolo 10 - e molte leggi nazionali considerano il consenso del fanciullo o dei genitori
come una condizione che legittima il trasferimento del bambino da uno Stato all'altro. Si
tratta evidentemente di un'aberrazione. Si dimentica che lo spostamento del bambino è il
primo passo del traffico e che il consenso del bambino e quello delle famiglie povere è
viziato dalla mancanza di maturità del fanciullo o dallo stato di necessità delle famiglie.
Questa prassi agevola il traffico di minori da parte di trafficanti che riescono a
«convincere» facilmente i bambini e a corrompere le famiglie povere. Affidare a un
bambino o alla sua famiglia il potere di decidere il trasferimento da uno Stato all'altro
significa ignorare la realtà del traffico. Che si serve di tutti i mezzi, comprese le adozioni
internazionali. Non è possibile consentire ad un bimbo di essere sfruttato. Un altro punto
critico della legislazione in Europa riguarda la prostituzione minorile, la pornografia
minorile e il turismo sessuale in danno di minori. Fenomeni sempre più diffusi in tutto il
mondo e spesso impuniti nei paesi dell'Asia e dell'Africa, ma anche in Europa. La legge
italiana prevede sanzioni molto severe contro gli italiani che commettono all'estero questi
reati, anche quando tali reati non sono puniti all'estero. Ma in molti paesi questi fatti non
sono puniti. E ricordiamo che la pornografia, ovvero il commercio di prodotti pornografici
vietati ai minori, è legale in tutto il mondo, compresa l'Italia.

UNICEF - La Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia

CYBER-MARKET

Su Internet esiste un grande “baby-cibermarket” che commercia cassette porno in cui


bambine e bambini vengono stuprati, torturati e uccisi. Tutto questo, nell'indifferenza
generale. Si tratta di delitti gravissimi puniti in Italia dal codice penale (articolo 600 ter) che
sanziona le esibizioni pornografiche di minori diffusi con qualsiasi mezzo, anche per via
telematica. Norme analoghe mancano in altri paesi, dove il cibermarket viene permesso e
protetto. Secondo uno studio presentato dall'autorevole osservatorio dello Yankee Group,
una società di “consulenza network”, l’industria del porno sta spingendo verso l'accesso a
contenuti a luci rosse accessibili attraverso i “fotofonini”, i telefoni cellulari che consentono
di accedere a contenuti video. Una esplosione che secondo lo Yankee Group porterà il
mercato mondiale dei contenuti wireless per adulti a quota un miliardo di dollari, una cifra
dieci volte superiore a quella di oggi. Già attualmente, in un mercato che stenta a
decollare, si stima che metà dei contenuti a pagamento diffusi via cellulare siano appunto
di natura porno. Secondo lo Yankee Group, lo sviluppo di filtri ad hoc per i minori, come
quelli attivati già da Vodafone UK, associato ad un sistema di tariffazione dedicato, potrà
spingere moltissimi utenti mobili ad accedere col proprio telefonino a contenuti a luci
rosse, e a pagare con lo stesso mezzo. In Europa la diffusione del “mobile porn” sarà
altrettanto rapida e, anzi, le attuali modalità di fruizione dei fin qui poco utilizzati servizi
Premium renderanno agli operatori la vita più semplice che altrove. Va detto che il porno è
da sempre un traino per le nuove tecnologie. Proprio dal mondo a luci rosse, infatti, sono
venute negli anni le migliori soluzioni per la trasmissione di video su Internet, e in
quell'ambiente sono state sviluppate le tecnologie di compressione che hanno consentito
agli industriali di settore di vedere crescere i propri fatturati anche in un'epoca in cui la
banda larga era assai poco diffusa. Che ora i telefonini più evoluti costituiscano la nuova
frontiera del porno, è del tutto naturale per la mentalità dei tecno-pornocrati e tutti i loro
affiliati. Tutto questo non farà altro che facilitare e incrementare il “baby-cybermarket”. Al
momento, né la polizia né la giustizia sono efficaci nella repressione del traffico dei minori
perché manca un coordinamento tra inquirenti di vari paesi e perché gli episodi di violenza
sono tenuti nascosti (spesso perché gli inquirenti stessi sono coinvolti). Eppure,
nonostante la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo stabilisce che il
fanciullo, a causa della mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una
protezione legale appropriata, in molti processi di violenza sessuale i bambini sono privi di
qualunque assistenza legale per l'assenza delle famiglie mentre gli autori dei delitti
fruiscono di legali di grande livello. Questa situazione immorale favorisce il traffico.

Sarà il porno a trainare il wireless PI 27 ottobre 2004

TURISMO SESSUALE

Ogni anno oltre 250.000 pedofili si spostano dai paesi ricchi dell'Occidente e dell'Asia
industrializzata verso l'Asia sud-orientale, l'Africa, il Brasile, il Nord America, l'Australia e
l'Europa a caccia di minorenni. L'offerta è ampia: nonostante la mancanza di dati statistici
precisi, si ritiene che due milioni (qualcuno ne indica addirittura dieci) di ragazzi con meno
di 16 anni popolino le strade e i bordelli di un mercato planetario. Sullo sfondo, la simbiosi
tra la pedofilia e il crimine organizzato, che gode di un giro di affari dai 5 ai 7 miliardi di
dollari l'anno. «La differenza tra il pedofilo e il violentatore corrisponde a quella tra
proporre e imporre», teorizzava nel 1996 William Andraghetti, 40 anni, operatore turistico
bolognese e pedofilo dichiarato, «il pedofilo propone un rapporto ad un minore, che può
accettare o rifiutare, mentre il violentatore si prende comunque il piacere con la forza».
Cinque anni dopo, dal palco del Congresso di Stoccolma, una ragazzina filippina spiegò:
«Qui nelle Filippine la situazione è tale che per sopravvivere occorre prostituirsi. E questi
bambini ne hanno bisogno, perché le famiglie non possono mantenerli. Ecco perché
vanno con i turisti». Poco prima Fili, vissuta fin da piccola per le strade di una cittadina
brasiliana, aveva raccontato: «I clienti che hanno avuto rapporti sessuali con me mi hanno
trattata tanto male che se avessi avuto una pistola li avrei uccisi. Una notte non riuscivo a
dormire, sentivo gridare una ragazza, aveva 16 anni, stava vicino al mio bordello… A un
certo punto la sentii gridare forte, come avessero colpito una parte molto sensibile del suo
corpo… poi ci fu il silenzio, pensai che l'avessero colpita di nuovo. Al mattino dopo la
ragazza morì» (da “L'Arcipelago della Vergogna” di Piero Monni). A Bangkok, l'85% delle
prostitute bambine ha segni evidenti di maltrattamenti, come bruciature di sigarette,
fratture, tracce di lacerazione, inflitte sia dai tenutari sia dai clienti. Più dell’88%, tra gli 8 e i
16 anni, ha una malattia sessualmente trasmissibile. E l'incubo può anche cominciare a 6
anni. Non esiste alcun bambino che entri coscientemente o liberamente nel commercio
della prostituzione. Per attirare quelli che vivono sulle strade al pedofilo basta un dollaro;
per altri è sufficiente un regalo alla famiglia, un televisore, un ventilatore. Per il
reclutamento nei bordelli, poi, vale qualsiasi espediente, anche avere una relazione
amorosa con la vittima e quindi venderla. O comprare la bambina direttamente dalla
famiglia. A Bali agisce il racket australiano della pedofilia: ricorre anche a finte adozioni di
bambini da famiglie poverissime, per poi sottoporli ad abusi sessuali. E un nutrito gruppo
di australiani residenti nell'isola organizza tour incentrati sul sesso con i minori, al punto
che Bali è stata identificata come rifugio sicuro per i pedofili con un numero crescente di
“clienti”, indipendenti e organizzati, che visitano l'isola o vi si insediano con il solo fine di
abusare di bambini. A metà degli anni ’90, Luisa Eluf, segretaria nazionale dei diritti di
cittadinanza del ministero Federale di Giustizia del Brasile, lanciò un’accusa: «Il Brasile è
responsabile per la situazione allarmante della prostituzione infantile, perché vende sesso
all'estero. L'immagine del paese viene commercializzata attraverso le agenzie di turismo
internazionale; i turisti accorrono alla ricerca del sesso facile». Non lontano da Brasilia
c'era una casa specializzata nel commercio di imeni, che nella regione viene chiamato
“sigillo”. La maggior parte delle prostitute reclutate erano bambine. Il motivo è elementare:
a diciotto anni una prostituta è finita, consumata dalle malattie. Maria Luíza Pinheiro,
psicologa del Centro Brasiliano per l'Infanzia e l'Adolescenza, ha riferito di una battuta
comune tra gli estimatori di bambine: «Ha passato i 15 chili, è pronta». Le cronache di
quel tempo ci rimandarono anche l'orrore di “Casa di Dalva”, un edificio di circa duecento
metri quadrati a 10 km da Imperatrizin, cittadina non lontano da Brasilia. In quella casa si
tenevano aste di bambine vergini. Venivano organizzate da Maria Dalva Bandeira, una ex
professoressa. Quando arrivava una bambina “sigillata”, veniva fatto un annuncio in città:
chi pagava di più comprava il diritto di essere il primo. Gli uomini si accalcavano nella sala,
Dalva presentava la bambina ben vestita, truccata e con i capelli ben pettinati. A quel
punto cominciavano le offerte. L'attività continuò fiorente fino al giorno in cui accadde che
la vergine era la figlia di un sergente riformato della Polizia Militare. Infuriato, pretese
un'azione immediata della polizia.

Secondo l'ECPAT (End Child Prostitution, Pornography And Trafficking), rete


internazionale di organizzazioni che operano per eliminare la prostituzione e la pornografia
infantili e il traffico di minori a scopo sessuale, le origini della prostituzione minorile legata
al turismo sono da ricercare nelle licenze-premio concesse ai soldati americani in
Thailandia durante la guerra del Vietnam, e nella loro permanenza nelle basi USA nelle
Filippine. Alla fine del conflitto vi fu un improvviso arresto del flusso di turisti-clienti e questi
paesi si organizzarono per aumentare il turismo “civile”, ma la presenza di così tante
prostitute, di qualsiasi età e sesso, disoccupate (circa 500.000 nella sola Thailandia) fu
determinante. Seguirono poi altri paesi come l'Indonesia, lo Sri Lanka, il Pakistan, l'India,
la Cina, il Nepal e più recentemente il Brasile, Cuba, Santo Domingo, la Polinesia e altri
paesi caraibici. Partendo dagli anni ‘70 e ‘80, i pedofili stranieri iniziarono a considerare
questi paesi come il “paradiso” che avevano sempre cercato. Comunità di pedofili
organizzarono piccoli centri tranquilli e riservati sparsi nei vari paesi in cui gruppi di turisti
potevano dedicarsi in tutta riservatezza alle loro attività, spesso con la complicità e la
protezione delle autorità locali. Persone che durante l'anno sono perfettamente inserite in
un contesto sociale ordinario e che cercano la trasgressione al di fuori dei confini nazionali
durante il periodo di vacanza. Si comportano in questo modo primi fra tutti i tedeschi,
seguono gli italiani, quindi i francesi.

A conferma di come queste depravazioni stiano allargandosi a macchia d'olio sull'intero


tessuto sociale, colpendo anche quelle istituzioni preposte a proteggerci proprio da tali
fenomeni, come la scuola e la religione, esemplare è il caso scoppiato in Italia a Brescia,
che vede coinvolte una scuola materna e due maestre d'asilo, di 52 e 50 anni, accusate di
pedofilia, in particolare di aver agito da intermediarie tra uomini governati da istinti
inconfessabili e i bambini che loro avevano in custodia. Sono stati i bambini stessi a
raccontarlo. Prima ai genitori, poi ai magistrati sotto il controllo costante degli psicologi.
Nell'inchiesta sono indagate altre dieci persone per le quali non è stato ancora decisa
l'archiviazione o il rinvio a giudizio: altre quattro maestre, tre bidelli e tre sacerdoti. Le
maestre avrebbero usato la loro autorità su bambini piccolissimi, dai 3 ai 5 anni, per
portarli in alcuni locali con la scusa di farli divertire a feste mascherate. E lì i piccoli
avrebbero subito violenze ripetute e continuate da parte di adulti. E sarebbe solo la punta
di un iceberg che comprende una grande rete criminale pedofila che ha un nodo a
Brescia. Le due insegnanti, attualmente sotto processo, a quanto pare sono coinvolte
anche in un caso analogo accaduto nella scuola dove lavoravano precedentemente.
Recidive, per di più. Il caso è balzato agli onori della cronaca quando due dei parroci
coinvolti hanno ricevuto l'avviso di garanzia. «Non voglio essere ricordato come un prete
pedofilo, perché non lo sono», diceva il parroco di San Faustino, invocando «una giustizia
con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa». La curia si è espressa
ufficialmente una volta sola, ma in modo preciso e inequivocabile. Il vescovo, monsignor
Sanguineti, ha respinto la richiesta di dimissioni dei tre sacerdoti e di altri che avevano
fatto la stessa cosa per solidarietà verso gli indagati. Si incoraggia “l'accertamento della
verità”, ma nella sostanza la Chiesa difende i suoi preti. «Pur nella massima
comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone (le famiglie e i
bambini, ndr), il vescovo desidera comunicare alla vostra comunità parrocchiale la sua
personale certezza morale relativamente all'innocenza dei suoi sacerdoti e pertanto li
riconferma nel loro incarico, accompagnandoli con la sua paterna vicinanza». Che faccia
tosta. Come se la pedofilia all'interno della curia fosse una scoperta recente. Il Papa in
persona, dopo le circa duemila denunce che la Chiesa si è beccata negli ultimi dieci anni
per abusi sessuali su minori da parte di ecclesiastici, ha fatto un appello pubblico contro le
“peggiori manifestazioni del maligno” annidate all'interno della Chiesa stessa.

(Pubblicato su Ecplanet 22 marzo 2005)

Brazil Child Prostitution

Maestre, preti e pedofilia Repubblica 18 ottobre 2004

PI: Volano gli abusi pedofili in rete 02 marzo 2005

GUIDA PER VIAGGIATORI PEDOFILI

Il 25 novembre 2005, BBC Radio 4 ha dato notizia della presenza, sul sito britannico di
Amazon, il più grande venditore di libri via Internet, di una guida per pedofili, al prezzo di
60 sterline, contenente indirizzi, contatti e suggerimenti, riferiti ad oltre 20 Paesi.
Interpellata dalla BBC, Amazon ha affermato: “A nostra conoscenza, il titolo in questione
non è vietato, anche se non viene più stampato dal 1997 ed è offerto solo da terze parti
venditrici. Se un libro non è vietato, Amazon immagazzina il titolo, dal momento che non
crediamo di avere il diritto di agire come censori. Tuttavia, questo non significa che
approviamo il suo contenuto”. La notizia è stata rilanciata, con un estratto della
trasmissione, dal Business & Human Rights Resource Centre. La trasmissione,
riascoltabile dal sito della BBC, conteneva un’intervista a Christine Beddoe, direttrice
dell’ECPAT UK, che ha affermato: “Interrogheremo Amazon, in relazione a questo tipo di
materiale, sulla sua attitudine alla responsabilità sociale”.

(Pubblicato su Ecplanet 16-12-2005)

YouTube - Boycott Amazon - Amazon Sells Pro-Pedophile Books

Aumentano i pedofili “a viso aperto” che abusano di bambini (anche di donne); si diffonde
l' “infantofilia”, che significa preferenza per bambini di tenerissima età (da pochi giorni a
due anni); aumentano in rete i canali di promozione della pedofilia. Sono alcune delle
inquietanti “nuove emergenze” legate al fenomeno della pedofilia e pedopornografia
presentate nel Rapporto 2005 della Associazione Meter di Don Ferdinando Di Noto, che
verrà presentato il 30 gennaio, durante l’apertura dello Sportello Meter di Piazza Armerina
(il secondo nell’anno 2005). Sono state 9.044 le segnalazioni complessive di siti pedofili e
pedopornografici dell’associazione Meter: 3.672 i siti formalmente denunciati al
Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania, di cui 21 con
riferimenti italiani; 5.342 i siti segnalati alle polizie europee e internazionali, per siti
registrati in Usa, Russia, Brasile, Spagna, Australia, Francia, Polonia, Iran, Iraq, Giappone,
Italia, Germania, Inghilterra, Repubblica Ceca, Romania, Nigeria, Israele. «La pedofilia e
la pedopornografia - è il grido d’allarme di don Di Noto - hanno avuto un amento
esponenziale nell’anno 2005, il ché richiede una nuova e rinnovata strategia di
prevenzione e di contrasto», perché «l’impunibilità favorisce la normalizzazione».

(Pubblicato su Ecplanet 05-02-2006)

Rapporto METER 2005

Il mercato della pedopornografia si evolve e utilizza forme sempre più nuove e


tecnologiche: tra spam, file sharing, sms, chat, i potenziali “orchi” hanno a disposizione un
numero sempre maggiore di possibilità di adescamento, e ora il web fa capolino anche nel
fenomeno della prostituzione minorile. L'allarme è di Save the Children, che nel terzo
Rapporto di “Stop-It” sulla pedopornografia online registra un aumento dell'utilizzo delle
nuove tecnologie. Sono state 3.106 le segnalazioni di materiale pedo-pornografico inviate
a “Stop-It” fra il 2004 e il 2005 (da ottobre a settembre): il 66% di esse riguarda siti
Internet, il 20% spamming e email non richieste, il 10% peer to peer, cioè lo scambio di
materiale pedo-pornografico, il 2% chat, l'1% newsgroup. Rispetto al precedente rapporto
(2003/2004), il numero complessivo di segnalazioni risulta in crescita del 10%. Per quanto
riguarda invece le tendenze del fenomeno, il dato più significativo consiste nell'aumento
esponenziale del file sharing, pari all'85,4% in più nel 2005 rispetto all'anno precedente
(306 le segnalazioni dell'ultimo anno di attività di “Stop-It”, contro 165 dell'anno
precedente). Molto sensibile anche la crescita del numero di segnalazioni di email
“indesiderate”» contenenti materiale pedopornografico o con link a siti pedopornografici,
quasi raddoppiate (+ 47,4% pari a 631 contro 428); questo sistema, tra l'altro, permette di
nascondere il mittente rispetto a un sito online, più visibile ed esposto alle attività
investigative delle forze dell'ordine. Il ruolo della rete, però, non si esaurisce qui. Save the
Children ha raccolto una serie di testimonianze sull'utilizzo di Internet come canale di
adescamento e intermediazione anche nel fenomeno della prostituzione giovanile
straniera. Le informazioni sono emerse nell'ambito di un progetto per la prevenzione della
devianza e il reinserimento sociale di minori stranieri sottoposti a procedimento penale
nella città di Roma: gli operatori di strada del progetto hanno rilevato un mercato di
prostituzione maschile e femminile che coinvolge anche ragazzi minorenni di origine
rumena. Il meccanismo è questo: una coppia di partner, maschio e femmina, dediti alla
prostituzione di strada, decide di ampliare il proprio giro di affari; utilizzando una webcam e
un computer collegato con Internet riesce a contattare alcuni possibili clienti. Dopo il primo
contatto visivo via Internet, si organizza un appuntamento nell'appartamento della coppia.
In seguito la coppia allarga il proprio business, cercando di agganciare e coinvolgere nel
giro di prostituzione anche ragazzi e ragazze minorenni, segnalati spesso da amici o
addirittura da familiari. In alcuni casi, il successo dell'iniziativa consente l'avvio di un
meccanismo di migrazione a scopo sessuale: la coppia mette quindi a disposizione la
strumentazione Internet e una stanza riservata, contando su una percentuale degli incassi.
Il fenomeno, avverte l'organizzazione, è ancora poco diffuso in Italia, ma desta comunque
preoccupazione perché fa sì che la prostituzione minorile sia sempre più sommersa,
rendendo molto difficile intervenire.

(Pubblicato su Ecplanet 26 marzo 2006)

Save the Children - Stop-it

Il PARTITO DEI PEDOFILI


«Dobbiamo combattere contro la nostra immagine negativa rappresentata nei media». E
ancora: «Chi ama una bambina non è un uomo pervertito che vuole fare della pornografia
minorile, ma un uomo che tiene una bimba tra le sue braccia e la fa sentire felice e
speciale». Sono alcune delle deliranti frasi pubblicate su PIT (Paedophilic Ideological
Terrorism), un blog aperto da un pedofilo, Nihil_Aeturnius, che sulla Rete si presenta
come «uno che si sente a Cheng Du, anche se vivo in America. Perché? Semplice: il mio
corpo è in America - scrive - nell'età contemporanea, ma il mio cuore si trova nella gloria
antica e la grandezza di Shu Han». E spiega: «Ho dato al blog il nome di terrorismo per
combattere i tabù della società». Poi aggiunge: «Ho pensato fosse provocatorio collegare i
due grandi mali della nostra società - pedofilia e terrorismo. Ho uno strano senso
dell’umorismo».

Il procuratore Diego Marmo non esita a definirlo "il partito dei pedofili". Da Napoli, dove
coordina il versante italiano dell'operazione “Cathedral”, volta a colpire la pedofilia via
Internet, il procuratore lancia l'allarme: «La pedofilia è molto più estesa di quanto sia
uscito fuori finora. Le stesse famiglie si chiudono a riccio e non denunciano il fenomeno».
Il fatto più pericoloso per Marmo è che in questa vicenda «entrano personaggi con un'alta
collocazione sociale e con una cultura medio alta». «Molte persone coinvolte
nell'inchiesta», conferma il pm Paola Mastroberardino, «aderiscono al Fronte Pedofilo
Internazionale danese, ritengono liberticida la nuova legge antipedofilia, predicano
l'ideologia del perfetto pedofilo, e cioè, il riconoscimento della sua liceità». Secondo gli
inquirenti nell'organizzazione esiste anche un divieto espresso di non trasmettere
immagini raccapriccianti e materiale cruento. «Ma a dispetto del “ruolo gentile”, regola alla
quale il club si è sottoposto», spiegano gli inquirenti, «esiste materiale cruento e
masochista». L'operazione "Cathedral", avviata contemporaneamente in Gran Bretagna e
in molti paesi europei, si è conclusa a settembre del 1998: tre persone arrestate, cinque
denunciate, 15 perquisizioni effettuate tra Roma, Napoli, Catanzaro, Firenze e altre città
italiane; 30 computer, otto hard disk, 2600 floppy-disk, 440 videocassette Vhs e migliaia di
fotografie ritraenti bimbi nudi, ma anche immagini - queste tutte provenienti dall'estero - di
bambini seviziati e uccisi. «Il contenuto fa venire il voltastomaco a qualsiasi persona
normale. È veramente disgustoso», ha detto il detective John Stewardson. L'indagine ha
consentito di individuare una vera e propria rete italiana collegata via Internet con la Gran
Bretagna che aveva il punto di riferimento negli Usa, in California. I tre italiani arrestati
erano i "capofila" e i referenti nazionali della rete pedofila che aveva ramificazioni di
Austria, Finlandia, Belgio, Gran Bretagna, Russia, Francia e altre nazioni europee.
Secondo l'accusa, il coordinatore della rete italiana era il fisico nucleare napoletano Enrico
De Marinis. Le foto scattate e inviate in rete venivano realizzate, secondo quanto accertato
dalle indagini, anche usando, a loro insaputa, i bambini di conoscenti e parenti. Le
istantanee, scattate anche su litorali e spiagge, ritraggono bimbi sia nudi sia vestiti ma in
pose definite "inequivocabilmente" sessuali, "rubate" persino all'interno di negozi
"premaman" e della prima infanzia. Le immagini diffuse da quelli che sono stati definiti dei
veri e proprio "collezionisti" della pedofilia, professionisti e persone di cultura medio-alta,
venivano scambiate tra di loro, ma non risultano corrispettivi in denaro dati ai bimbi per le
istantanee realizzate. Le indagini erano cominciate dopo una segnalazione, fornita dalla
polizia inglese, sulla presenza di una rete di pedofili via Internet in Italia collegata a centrali
estere. Uno degli indagati, Guido Ferreri, medico di Catanzaro, ha ammesso le proprie
responsabilità. Il medico ha spiegato come alcuni anni fa è entrato in contatto con
l'organizzazione ed i canali che venivano utilizzati dai pedofili per l'accesso alla rete
telematica attraverso la quale mantenevano i loro contatti, scambiandosi le immagini dei
bambini ripresi in pose oscene. Ha precisato di essersi limitato allo scambio di immagini
con gli altri componenti l'organizzazione e di non avere mai prodotto materiale
pedopornografico da mettere a disposizione degli altri pedofili. Ha negato, dunque, di
avere ripreso egli stesso o fotografato bambini di Catanzaro ripresi in atteggiamenti
particolari. Le foto di bambini che, secondo l’accusa, avrebbe scattato su alcune spiagge
del litorale jonico catanzarese, non sarebbero servite, dunque, a suo dire, per
incrementare il patrimonio d'immagini che veniva utilizzato dall’organizzazione di pedofili.

"Il partito dei pedofili" La Repubblica 03 settembre 1998

Un ragazzino «è attratto dalle arti marziali... e in particolare dai Ninja. Consuma


golosamente gomme da masticare alla clorofilla. Non fumava, almeno fino a quando l'ho
frequentato io». Un altro «pratica nuoto e pallacanestro, possiede un home computer
Amiga 5000, è tranquillo e bene educato e credo di poter aggiungere che proviene da
ottima famiglia». Sono le "schede informative" dell'orrore, prese dall'archivio dell'ex
poliziotto pedofilo Roberto Marino. Tutte compilate con cura, in ordine alfabetico, con foto,
indirizzo, data di nascita, segno zodiacale e, in alto, il logo di un fanciullo che sembra tratto
da una stampa dell'800. Un elenco di "prede", di adolescenti non ancora stuprati. Ancora
più raggelante un altro catalogo, ordinato e meticoloso come un documento del catasto:
quello dei "fidanzati" o degli "amanti saltuari". Sono i nomi e i soprannomi di centinaia di
bambini con a fianco la "prestazione" sessuale preferita, la qualifica "attivo o passivo", il
tempo trascorso da quando è iniziata la relazione e l'età. Il più giovane ha 9 anni. E
mentre gli uomini del colonnello Sergio Pascali continuano a lavorare sulle migliaia e
migliaia di pagine sequestrate in casa dell'ideologo del "Fronte di Liberazione dei Pedofili",
nell'inchiesta spuntano altri nomi. Uno è quello di un alto funzionario di polizia, un
vicequestore che Marino chiama "Il Professore" e di cui riferisce con la solita precisione:
«opera in un commissariato vicino Termini ed è innamorato di un amico di Antonio, un
certo Claudio». Il secondo personaggio, molto più compromesso, è uno psicologo, C.M. Il
professionista avrebbe avuto il ruolo di "talent scout": l'incarico di avvicinare e circuire
nuovi ragazzi da avviare alla prostituzione (di un adolescente Marino scrive che «ha
seguito con successo un corso da parte di C.M. ed è diventato uno dei suoi migliori
allievi»). Un'altra giornata senza respiro per gli investigatori. In Procura arriva una delle
giovanissime vittime dei pedofili e, nel frattempo, i militari del Nucleo operativo danno gli
ultimi ritocchi a un quadro che potrebbe far scattare, a breve, un'altra tornata di arresti.
Quattro gli indiziati che rischiano le manette: il giovane medico R.S. che avrebbe stuprato
alcuni bimbi in clinica, il titolare di un noto locale notturno, lo psicologo e un piccolo
imprenditore, figura più sfuocata delle altre. A Roma, intanto, il clima rasenta la psicosi. In
una scuola elementare sulla Casilina si è diffusa la voce di una bambina costretta a
esibirsi in balletti pornografici dai familiari. I genitori, tramite l'avvocato Francesco Caroleo
Grimaldi, hanno presentato una denuncia per diffamazione. E proprio per evitare un
eccessivo rialzo della tensione emotiva, ieri in Procura è stato letteralmente blindato
l'interrogatorio di uno dei ragazzi stuprati, un giovane che oggi ha 20 anni, ascoltato come
testimone. Un racconto drammatico, spesso sull'orlo delle lacrime che si è concluso con
uno sfogo disperato: «Quei maiali devono marcire in prigione».

Ecco l'archivio dei bambini violentati La Repubblica 24 maggio 2001

Il Child Liberation Front, Fronte di Liberazione dei Bambini, come il sito del Fronte di
Liberazione dei Pedofili, è stato chiuso. Ne dà notizia Telefono Arcobaleno. «Sotto l
´apparente veste di uno spazio in difesa dei diritti dei minori, diritto del bambino al libero
consenso al rapporto sessuale con adulti e con un linguaggio manipolativo - sostiene l
´associazione - induce il lettore a credere che la pedofilia sia un orientamento sessuale e
che non c´è abuso se non vi sono lesioni fisiche. Tra i contenuti del sito è ricorrente il
motivo della castrazione del bambino ad opera di una società che ne mortifica l´autonomia
più che tutelarne i diritti. Tutte argomentazioni strumentali e inaccettabili che hanno creato
e continuano a creare proseliti nel villaggio globale, con la diretta conseguenza che, in
ogni angolo della rete, si possono trova utenti che giustificano con questi comodi apparati
teorici le loro azioni». «La pedofilia culturale provoca forti reazioni di indignazione -
afferma Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno - affinché lo sdegno non si
riduca a rabbia passeggera, ma agisca nel tempo, occorre interrogarsi sulle responsabilità
e sulle strategie collettive attivate per risolvere il problema». Telefono Arcobaleno ha
consegnato alla Magistratura un Libro Bianco contenente la mappatura del credo pedofilo
on line. «Il Libro Bianco ha dato vita all’operazione Child Liberation che è solo la prima
fase di una più vasta indagine destinata ad espandersi non solo in Italia ma anche
all’estero e tesa a contrastare il diffondersi della pseudocultura pedofila – spiega l
´organizzazione - ponendo nuovamente l´accento sull’urgente necessità di valorizzare e
incrementare anche l´attività di contrasto della pedopornografia sul web attraverso azioni
integrate che vedano, nella promozione dei reali diritti dei bambini, il principale dispositivo
strutturale di prevenzione contro la subdola propaganda delle lobby pedofile”.

Operazione Child Liberation: oscurato il sito del ´´Fronte di Liberazione dei Bambini
´´ Diritto Minorile 29 giugno 2006

La lotta alla diffusione online di pornografia infantile, spesso legata ad interessi economici
di prima grandezza e ad organizzazioni criminali internazionali, si è più volte tradotta in un
ampliamento dello sfruttamento. In Olanda, ha fatto scalpore l’annuncio della nascita del
“Partito dei Pedofili”: NVD - Charity, Freedom and Diversity è la prima organizzazione
politica con tanto di programma di “liberazione pornopedofila” che si presenta sul
panorama europeo. Sebbene siano numerose le organizzazioni più o meno note che
promuovono in varie forme, anche in rete, “il diritto del minore a scegliere la propria
sessualità”, quella olandese appare come la prima organizzazione politica che, stando alle
dichiarazioni rilasciate dai suoi leader, intende fare della rivendicazione pedofila un'attività
a largo raggio. Molti di coloro che combattono la diffusione della pornografia infantile in
rete, ritengono che il Partito dei Pedofili altro non sia che uno snodo ideologico ed
organizzativo per una vasta serie di attività pedofile oggi già attive anche su Internet. «Lo
sbarco in rete del Partito - ha spiegato Nicoletta Bressan, sociologa specializzata in
Criminologia, impegnata da anni su questo fronte all'interno dell'associazione italiana
Meter diretta da don Fortunato Di Noto - è solo questione di tempo». La nascita del Partito
dei Pedofili secondo gli esperti non è casuale: la sua presenza pubblica e la propria attività
sarebbero nient'altro che il culmine di un processo di sviluppo delle organizzazioni pedofile
reso possibile dall'avvento di Internet. «Non stiamo parlando di un'unica organizzazione -
ha detto la Bressan - ma di una grande e variegata tipologia di persone che già oggi
producono siti a sfondo pedofilo, mediante i quali diffondono ricerche, articoli, in cui
sostengono che fare sesso con un minore deve essere una pratica socialmente
accettata». Si sta parlando di vere e proprie organizzazioni di pedofilia culturale: Meter ne
ha denunciate, in questi anni, più di 500 nel mondo e in Europa. Tuttavia, non sempre le
autorità dei vari paesi tendono ad oscurare tali siti e a perseguire, alla radice, tali
associazioni. «Il vero problema che sempre più va palesandosi e che con il nuovo Partito
olandese si esplicita in tutta la sua drammaticità - sottolinea la Bressan - è la possibilità
per queste organizzazioni di diffondere, nei confronti della pedofilia, la tendenza alla
normalizzazione, ovvero di riuscire nel tempo, attraverso una perpetua opera, prima
culturale, e ora anche politica, a trasformare quello che oggi viene visto in modo
pressoché unanime come il peggiore dei delitti, in una pratica possibile. (…) Il loro dato di
partenza - continua la Bressan - quello secondo cui il minore, persino un bambino di pochi
anni, addirittura meno di 4, possa esprimere un consenso a rapporti sessuali è destituito di
qualsiasi fondamento scientifico. Tutte le ricerche e le conoscenze scientifiche in materia,
infatti, dimostrano l'esatto contrario, ovvero il pesantissimo trauma che può rappresentare
un contatto sessuale, per un bambino, con un adulto in quanto il bambino non è in grado
di comprendere la propria sessualità e di essere partner attivo in una relazione che,
logicamente, rimane solo asimmetrica».

Ci troviamo di fronte ad uno dei grandi paradossi della barbarie porno-lberista: in nome
della libertà individuale e sessuale si invoca la legalizzazione di psico-patologie che
sfociano sempre più spesso in violenza, crimine e sfruttamento.

Olanda, nasce il partito dei pedofili "Porno infantile e sesso a 12 anni" Repubblica
30 maggio 2006

Pedofilia, dal partito al partito web PI 09 giugno 2006

Il “Boy Love Day”, la celebrazione di quella che è stata definita "la giornata dell'orgoglio
pedofilo" in Italia è stato quantomeno osteggiato: il sito, preso di mira da più parti perché
accusato di promuovere la pedofilia, è stato formalmente bloccato dalle autorità italiane: il
traffico di utenti italiani eventualmente diretto verso quel sito è stato posto sotto sequestro
preventivo. L'annuncio del drastico provvedimento è stato dato dal ministro delle
Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ha ringraziato la Polizia Postale per aver bloccato su
tutto il territorio nazionale l'accesso al sito tedesco «che inneggia alla pedofilia e che
intende celebrare online un'abominevole giornata dell'orgoglio pedofilo». Fortunato di
Noto, a capo dell'associazione Meter contro la violenza pedofila, da sempre in prima linea
contro la pedopornografia, ha ringraziato la Polizia Postale «per l'azione e la risposta
immediata» e per «il blocco del sito internazionale da tutti i server italiani». «Solo un
costante monitoraggio della rete - ha sottolineato - dato che i contenuti pedofili possono
essere spostati in altri server, può contrastare questo fenomeno. Individuiamo anche i
soggetti di questo delirio, e di questa istigazione a delinquere». Secondo di Noto è ora che
il Parlamento rilanci le proposte di legge «contro i comportamenti apologetici che istigano
alla pedofilia e alla liceità dei rapporti sessuali con minori. Ciò non significa essere contro
la libertà di pensiero».

Boy Love Day, l'Italia sceglie la censura Punto Informatico 14 giugno 2007

Eduard Brongersma, ora defunto (fu il primo uomo a richiedere per sé l'applicazione della
legge olandese sull'eutanasia, perché "stanco di vivere"). Nel 1946, quando era membro
del Parlamento olandese, si dichiarò apertamente pedofilo, sostenendo che l'amore
sessuale con e tra bambini ne rendesse più sana la crescita. Il politico, che nel 1950
venne incarcerato per aver abusato di un sedicenne, creò la Brongersma Foundation, una
delle più complete biblioteche al mondo sulla pedofilia. La sua teoria sull' “ageism” (cioè
l'illiceità dell'età del consenso per l'attività sessuale) è alla base di vari movimenti teorici
come la North American Man-Boy Lovers Association (Numbla), fondata nel 1979 negli
Usa quale "risorsa per ogni pedofilo nel mondo". Seguirono Paedophile Information
Exchange (PIE), Paedophile Action for Liberation (PAL) e Paedophile Liberation Front
(PLF). Tutti questi movimenti (non perseguiti, in quanto espressione di opinioni e di
pensieri), hanno fondamento nelle teorie di Brongersma, oltre che in quelle di Hubert Van
Gijseghem e di Paul Bensoussan. Hubert Van Gijseghem è uno psicologo belga che da
molti anni gira il mondo diffondendo teorie pseudo-scientifiche vanno dalla Sindrome di
Alienazione Parentale (SAP), un disturbo psicologico che può insorgere nei figli in seguito
ala separazione dei genitori, ai falsi ricordi dei bambini vittime di violenza. Van Gijseghem
è considerato un esperto di audizioni di bambini (in cui si raccolgono le testimonianze di
minori presunte vittime di violenza. Egli ha approntato un metodo attraverso il quale
effettuare gli interrogatori. Non di rado, H.V.G. attacca le donne che divorziano perché
secondo lui manipolano i bambini incitandoli a denunciare falsi abusi; attacca i mass-
media perché incitano alla pedofilia (in questo non ha tutti i torti, ndr) e alle false denunce;
attacca la prevenzione da parte dello Stato perché così facendo invoglia i bambini a
denunciare falsi abusi Gli ispiratori delle tesi dello psicologo belga - SAP, falsi ricordi,
condizionamenti, suggestioni e quant’altro - sono il frutto del lavoro di Richard Gardner, il
principale sostenitore della SAP, e Ralph Unterwager, due signori accusati di essere molto
vicini ai movimenti pedofili o di essere loro stessi pedofili. Ciononostante, pur essendo la
SAP una patologia ufficialmente non riconosciuta, caratterizzata dagli stessi sintomi che
fino a ieri erano interpretati come conseguenza di abuso, riletti ed arbitrariamente
reinterpretati oggi come conseguenza di uno stato di instabilità mentale attribuito
solitamente alle madri che denunciano abusi subiti dai propri figli, la corrente di pensiero
proposta da Gardner, insieme al metodo di Van Gijseghem, è utilizzata in tutti i Tribunali
del mondo nelle procedure e nei processi penali a carico di pedofili e parenti incestuosi per
screditare le vittime e i testi della pubblica accusa.

Chi difende i pedofili in rete? La Repubblica delle Donne settembre 2006

POLITICI PEDOFILI AMERICANI, PRIMA PARTE - I REPUBBLICANI


movimentocivilecontrolapedofilia 27-05-2009

Edward Brongersma - Wikipedia

Paedophile Information Exchange - Wikipedia

Age of consent reform - Wikipedia

I NOSTRI PADRI

I (SANTI) DIARI PEDOFILI

«Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi
prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo...». È un
bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che
non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di
«prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson
Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva
detto, dopo averlo violentato, se non avesse mantenuto il
segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di
pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte
drammaticamente all'attenzione del Vaticano. A una settimana
dal caso clamoroso dell'arresto di padre Felix Barbosa Carreiro,
un prete sorpreso in un'orgia di sesso e droga con 4 adolescenti
adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ha rivelato che
il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una
commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi
sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi, a
testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono stati gli stessi violentatori che
hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino
compilato le dieci regole per restare impuniti. Il periodico ha anticipato la relazione che gli
inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante: descrive
scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo
anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l'Inghilterra, la Francia, la Croazia
e l'Irlanda. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai
seminari, tra cui l'esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia, le complicità
di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre
Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad
abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. Errare è umano, ma questi sono recidivi, e
dunque diabolici. In Brasile, oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti. Secondo
Istoè, nell'inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10% del totale, coinvolti in casi
di cattiva condotta sessuale, incluse violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei
preti non mantiene il voto di castità. E che, negli ultimi tre anni, sono stati più di 200 i preti
mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati. Agli atti del processo
contro padre Tarcisio c'è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue
emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con
bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con
tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il
giovane più sicuro al mondo (...) Piovono ragazzini sicuri affidabili e sensuali e che
custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la
mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure
(...) Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver
applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia... saremo felici
per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione ! E
questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A
consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per
errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima
di essere catturato. Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di
San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe,
registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha
trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando
esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni
non mi faccio nessuno..., ieri mi sono masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)».
Nelle carte della polizia di San Paulo c'è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson
Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso, il bambino è stato ammesso a fare il
chierichetto. Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che
lui (il bambino, ndr) aveva dormito lì, il denunciato (il prete, ndr) lo ha baciato in bocca.. e
gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto
quello che voleva». Amen.

(Pubblicato su Ecplanet 25 gennaio 2006)

Bufera sul "Diario di un pedofilo" Corriere della Sera 28 aprile 1996

Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili Corriere della Sera 21 novembre 2005

Brazilian priest sentenced to 14 years in prison for sexually two boys 23 novembre
2005

PEDOPHILIA IN THE WONDERLAND


Tarcisio Tadeu Spricigo - Wikipedia

IL PRETE PEDOFILO (RECIDIVO)

«Errare humanum est Perseverare autem diabolicum»

La Corte d'Assise dell'Eure, nel nord della Francia, ha condannato a 12 anni di carcere
padre Denis Vadeboncoeur, che per anni ha approfittato di un ragazzino affidatogli dalla
madre nella sua chiesa, a Lieurey. Denis Vadeboncoeur, 65 anni, originario del Québec, si
era trasferito in Normandia nel 1988, dopo aver già scontato una pena in carcere per abusi
a danni di minori in Canada (20 mesi per sodomia e aggressioni sessuali). Stando a
quanto detto dallo stesso prete durante il processo, alcune autorità cattoliche canadesi
contattarono i colleghi francesi di Evreux, chiedendo loro di non divulgare informazioni
riguardanti il suo passato. La vittima del prete pedofilo, Jan Luc, all'epoca adolescente, ha
oggi trent'anni: gli abusi, le molestie e lo stupro sarebbero avvenuti nella piccola cittadina
di Lieurey tra il febbraio del 1990 e l'agosto del 1993. Ad affidargli la chiesa di Lieurey, in
Normandia, senza badare al suo passato, fu monsignor Jacques Gaillot. Durante il
processo, Gaillot ha saputo spiegare poco della sua scelta, salvo che all'epoca, nel 1988,
era «meno sensibile di oggi» ai problemi della pedofilia. Gaillot non ha saputo spiegare
nemmeno perché, all'arrivo del vescovo suo successore, monsignor Jacques David, il
dossier riguardante il parroco pedofilo non riportava nessuna nota sulla condanna a 20
mesi scontata in Québec. L'inchiesta è scattata quando Jean-Luc, attorno ai 23 anni, dopo
un esaurimento nervoso ha gridato alla madre: «Da 10 anni vado a letto con il parroco!».
Per il giovane inizia un tormento fatto di sedute psicoanalitiche fino a ché non trova il
coraggio di trascinare davanti alla giustizia il prete pedofilo che aveva avuto la faccia tosta
di paragonare i suoi abusi sessuali a “incontri con Dio”. La madre di Jean-Luc ha rivelato
un risvolto ancor più inquietante: padre Vadeboncoeur era il suo confessore. A lui aveva
confidato un segreto che nessuno al mondo avrebbe dovuto sapere, che Jean-Luc non era
figlio del marito ma di un sacerdote. Il ragazzo ha dichiarato ai giudici che spesso il
sacerdote gli metteva le mani addosso quando la madre ancora non se ne era andata, ma
aveva soltanto voltato le spalle. «Ci ha traditi - ha gridato la madre - avevo piena fiducia in
lui. Jean-Luc era un ragazzino, lui l'ha distrutto». In tribunale, Vadeboncoeur è crollato
facendo mea culpa. I testimoni lo avevano descritto come una persona «calorosa,
amabile, gentile» (fin troppo, ndr).

Francia: prete pedofilo condannato a 12 anni Corriere della Sera 22 settembre 2005

Catholic sexual abuse scandal in Europe - Wikipedia

IL PAPA RETICENTE

«Non Commettere Atti Impuri» (Sesto Comandamento)

Nel mese di agosto 2005, Papa Ratzinger chiama a Roma il vescovo di San Francisco,
William Joseph Levada, per occupare quello che fu il suo incarico, cioè la prefettura della
Congregazione per la Dottrina della Fede. Levada è responsabile di non avere impedito gli
abusi a danni di bambini che per anni sono stati compiuti nella sua diocesi. Per questo è
stato duramente contestato dalla comunità cattolica locale, e comunque a San Francisco
dovrà tornare per testimoniare in uno dei processi. La stessa cosa era successa due anni
prima con il vescovo di Boston, Bernard Law, opportunamente chiamato da Woytila a
ricoprire prestigioso incarico di arciprete (con rango di cardinale) di Santa Maria Maggiore
(in America ci hanno fatto anche un libro e un film dal titolo “Our Fathers”, in it. “I Nostri
Padri”, ndr). Il caso era esploso pubblicamente nell'estate del
2003, quando il quotidiano americano Worcester Telegram &
Gazette pubblica un documento prodotto dalla Congregazione nel
1962 - “Crimen Sollicitationis” - che per 40 anni era stato
custodito come “strettamente confidenziale” negli archivi segreti
della Santa Sede (il documento sancisce la competenza
esclusiva della stessa congregazione su alcuni gravi delitti,
secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui “la
violazione del sesto comandamento da parte di un membro del
clero con un minore di 18 anni”). Il giornale riporta il caso di un
avvocato di Boston, Carmen Durso, che ha consegnato una copia
del documento al Procurarore Michel J. Sullivan, chiedendogli di
riscontrare gli elementi, all’interno della giurisdizione federale, per
procedere contro le gerarchie vaticane, colpevoli di aver deliberatamente coperto i casi di
abusi sessuali che vedevano coinvolti membri del clero. Contemporaneamente, il
procuratore riceve una lettera di Daniel Shea, un avvocato di Houston (Texas), un ex
seminarista che ha scoperto il documento e ne ha dato copia al quotidiano di Boston e
all'avvocato Durso, che spiega come il documento venga citato come ancora in vigore in
una nota dell’epistola “De Delictis Gravioribus” del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger,
allora ancora prefetto della Congregazione, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri
membri della gerarchia ecclesiastica. Nella lettera, Shea definisce il documento un
“assurdo” giuridico, visto che a differenza degli altri delitti (dalla violazione del sigillo
sacramentale a quelli contro il sacramento eucaristico). la pedofilia «è un reato, non un
peccato». Su queste basi, Shea accusa Ratzinger di aver “coperto” le molestie sessuali su
minori: «Questo documento dimostra l'esistenza di una cospirazione per nascondere
questi delitti». Una accusa «individuale, non legata alla funzione di prefetto della
Congregazione ricoperta da Ratzinger», dice Shea. L'avvocato ha raccontato che in un
primo tempo Ratzinger non ha risposto alle accuse, ma quando il processo ha preso il via,
gli avvocati del cardinale - a quel punto divenuto papa - hanno richiesto al Governo degli
Stati Uniti l'immunità riservata ai capi di Stato. Shea risponde che all'epoca dei fatti
contestati, Ratzinger era un semplice cardinale, e anche che «riconoscere la Santa Sede
come uno Stato sarebbe una violazione della Costituzione statunitense». Il 20 settembre
2005, il Dipartimento di Stato americano accoglie la richiesta, avanzata dalla Nunziatura
Apostolica, di concedere l'immunità diplomatica a Joseph Ratzinger, in quanto capo di uno
Stato sovrano. Benedetto XVI è un capo di Stato, gode dell’immunità diplomatica e
dunque, l'avanzamento di un procedimento nei confronti del pontefice sarebbe
«incompatibile con gli interessi degli Stati Uniti in politica estera». Questo è quanto ha
deciso la Corte di un tribunale del Texas che ha sancito la “non-processabilità” di
Benedetto XVI, in quanto immune per il suo rango di capo di stato. Cioè, non potendo
dimostrare la sua innocenza (in quanto colpevole) lo dichiarano immune. E se, mettiamo
caso, si fosse macchiato di crimini ben peggiori? Il giudizio sulla non-processabilità,
espresso dal vice ministro della giustizia USA Peter Keisler, sembra destinato ad orientare
definitivamente l'esito del processo. Vi è oltre tutto un precedente: nel 1994, una causa del
tutto simile, avviata sempre nello stato meridionale degli USA, contro papa Giovanni Paolo
II, fu chiusa dopo un'analoga posizione governativa. Senza dimenticare il caso Radio
Vaticana (le antenne tumorali, ndr).

Quindi, riassumendo: Joseph Ratzinger è accusato (e di fatto, colpevole) di reticenza su


varie molestie sessuali, tra cui quelle del seminarista colombiano Juan Carlos Patino
Arango, assegnato alla chiesa di San Francesco di Sales a Houston, che ha abusato
sessualmente di tre ragazzini durante le lezioni di orientamento psicopedagogico, svoltisi
in chiesa, alla metà degli anni Novanta. Negli stessi anni,
il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
(Ratzinger, appunto) ha, di fatto, tentato di sottrarre il
seminarista alla giustizia, avocando alla competenza
della stessa Congregazione eventuali prese di posizione
sulla questione. Insieme a Joseph Ratzinger, nel
procedimento sono citati l'arcivescovo di Galveston,
monsignor Joseph Fiorenza, e i sacerdoti Juan Carlos
Patino Arango e William Pickard. Daniel Shea, che il 16
agosto 2005 ha partecipato alla manifestazione “Per la
libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle
deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni
pedofobe”, che l'associazione anticlericale.net ha organizzato a Piazza San Pietro, in
concomitanza con l'apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù,
distribuendo ai giornalisti presenti un dossier molto dettagliato, si è mostrato alquanto
contrariato per la decisione del governo degli Stati Uniti di concedere l'immunità di Capo di
Stato a Benedetto XVI: «Ratzinger si è appellato al primo emendamento alla Costituzione
USA (che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa, ndr) come uno scudo, io lo userò
come una spada», ha minacciato. Nessuno, inoltre, ha accennato quantomeno ad un
risarcimento per i danni morali inferti alle vittime dei casi accertati di “pedo-cattolicesimo”
che in America hanno coinvolto più di 4.000 sacerdoti. Tra i “protetti” da Ratzinger, figura
pure padre Maciel, fondatore degli ultrareazionari Legionari di Cristo, accusato da ben otto
ex discepoli di abusi sessuali. Quando, nel 1998, il dossier su Padre Marciel arrivò sulla
scrivania di Ratzinger, fu praticamente sepolto, e al vescovo messicano Talavera Ramirez,
che chiedeva giustizia, Ratzinger rispose (parole di Ramirez): «Si tratta di materia molto
delicata, dato che padre Maciel ha fatto molto per la Chiesa e in più è molto amico del
papa».

Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

(Pubblicato su Ecplanet 28 ottobre 2006)

Scandalo pedofilia

Preti pedofili, risarcimento record: 660 milioni di dollari per 508 vittime 16 luglio
2007

Our Fathers (film) - Wikipedia

Catholic sex abuse cases - Wikipedia

Ratzinger's Responsibility

http://www.anticlericale.net/
SEX, CRIMES AND THE VATICAN

Un reportage investigativo realizzato dalla BBC, “Sex


Crimes and The Vatican”, trasmesso per la prima volta
in Gran Bretagna a fine settembre e poi proposto
anche sul canale satellitare BBC World, nello spazio di
reportage dal mondo denominato “The World
Uncovered”, accusa Joseph Ratzinger di aver
condotto, prima di diventare Papa, in qualità di Prefetto
della Congregazione per la Dottrina della Fede, una
sistematica campagna di “cover-up” per coprire abusi
sessuali su minori commessi da preti cattolici. Sotto
accusa, in particolare, un documento del 1962, intitolato “Crimen Sollicitationis”,
riguardante l'atteggiamento da tenere in presenza di alcuni gravi delitti, secondo quanto
stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui la violazione del Sesto Comandamento (Non
commettere atti impuri) da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni, in cui si
raccomanda ai vescovi piuttosto che di denunciare immediatamente i casi di cui fossero
venuti a conoscenza alle autorità giudiziarie competenti, di trattare il tutto in modo
riservato, cercando di invitare le persone coinvolte
(le vittime e i loro familiari) a non parlarne. Il
documento è assolutamente reale e del resto della
sua esistenza si sa da anni. Tuttavia, anche in
occasione della presentazione di questo nuovo
documentario, la controversie non sono mancate.
La Chiesa Cattolica sostiene che le norme
contenute nel documento del 1962 non hanno più
alcun valore vincolante in quanto nel frattempo sono
entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno
riformato il Codice di Diritto Canonico. Eppure, è lo
stesso Ratzinger che lo cita come ancora in vigore in una nota dell’epistola “De Delictis
Gravioribus” del 18 maggio 2001. Non solo. Secondo quanto sostenuto dagli autori del
documentario, il Cardinale Ratzinger avrebbe rafforzato la politica della “copertura”
introducendo un principio di Competenza Esclusiva secondo il quale tutte le controversie
relative ad accuse di abusi su minori sarebbero state gestite direttamente da Roma. Il
reportage è presentato da Colm O’Gorman, che fu stuprato da un prete quando aveva 14
anni: «Quello che più mi colpisce – ha detto – è che è sempre la stessa storia, che si
ripete ogni volta e in ogni luogo. Dei Vescovi affidano nuove parrocchie e nuove comunità
a sacerdoti che sanno aver abusato di bambini in passato e succedono nuovi abusi». Nel
corso del reportage vengono anche presentate interviste e testimonianze di ex dipendenti
del Vaticano che sono stati allontanati per aver criticato il modo col
quale la Santa Sede ha gestito lo scandalo degli abusi sessuali
pedofili esploso in America nel 2001.

“Sex Crimes and the Vatican” affronta anche del caso di Joseph
Henn, il sacerdote ricercato per pedofilia dalla giustizia americana
impiegato con mansioni di segreteria per la congregazione Società
del Divino Salvatore, la cui sede è giusto a due passi dal Vaticano.
Quando la Corte di Cassazione ha dato il via libera
all’estradizione, le autorità sono andate per notificargliela, ma lui
nel frattempo si era già defilato. Tutto il rumore che sta facendo
“Sex Crimes in the Vatican” ha costretto Papa Ratzinger ad una
“esternazione” pubblica, sulla falsariga di quella di Papa Giovani Paolo II, per condannare i
preti pedofili. Rivolgendosi in particolare ai vescovi irlandesi in visita in Vaticano,
Benedetto XVI ha detto: «Nell’esercizio del vostro ministero pastorale avete dovuto
rispondere di recente di casi di abusi sessuali sui minori. Tali casi sono particolarmente
tragici quando colui che abusa è un prete». Per la cronaca, più di cento preti cattolici sono
sospettati di aver commesso abusi sessuali su minori nella regione di Dublino dagli anni
‘40 a oggi. Le vittime identificate sono 350, a conclusione di un’indagine condotta
dall'Arcidiocesi di Dublino, i cui risultati sono stati resi noti recentemente. E non è tutto.
Nella diocesi di Ferns, 21 preti sono stati accusati di abusi sessuali su bambini ripetutisi
per un periodo di circa 40 anni, dal 1962 al 2002. E ancora: sempre in Irlanda, nella
diocesi di Derry, 26 preti sono finiti sotto accusa per abusi sessuali su minori ripetutisi per
circa 50 anni. Ma anche nel resto del mondo le cose non vanno tanto meglio, i casi venuti
alla luce di pedofilia cattolica si stanno moltiplicando: in Canada, un prete cattolico in
pensione si è dichiarato colpevole di abusi sessuali su 47 bambine tra 9 e 14 anni. Le
violenze sono avvenute nel corso dei 34 anni di “servizio” prestati dal sacerdote nelle
parrocchie del sud Ontario, dal ‘52 all'86. In Giappone, Tamotsu Kin, oggi
sessantaduenne, un sacerdote cristiano di Kyoto, è stato condannato a 20 anni di carcere
per le violenze, andate avanti dal marzo del 2001 fino al settembre del 2004, ai danni di
sette ragazzine tra i 12 e i 16 anni. Diceva loro che sarebbero andate all'inferno se gli
avessero resistito. Gli abusi erano compiuti nella sacrestia della Chiesa Centrale del Santo
Signore.

In America, un altro documentario shock racconta la


sconvolgente storia che vede come protagonista Oliver
O’Grady, ex prete pedofilo: O' Grady descrive come per
circa venti anni ha abusato di bambini e bambine nella
sua diocesi in California, svelando anche le complicità
che gli hanno permesso di portare avanti la sua attività.
L'ex religioso racconta come abbia continuato per anni
con la sua doppia vita grazie all'aiuto del cardinale Roger
M. Mahony, che lo spostava di parrocchia in parrocchia
man mano che si diffondevano le accuse di pedofilia.
Oliver O’Grady ha confessato di aver abusato di minorenni, maschi e femmine (il film
“Deliver Us From Evil” è stato scritto e diretto da Amy Berg che
utilizza la registrazione di un processo contro O’Grady del 1997 in
cui ammetteva di aver abusato di una bambina di undici anni). «È
dunque importante», ha affermato Ratzinger, «stabilire cosa sia
avvenuto realmente nel passato, e prendere ogni provvedimento
affinché casi del genere non avvengano di nuovo. È poi necessario
assicurarsi che i principi di giustizia siano pienamente rispettati per
aiutare le vittime e tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave
crimine». «Su questa strada», ha aggiunto, «si dovrà compiere un
grande sforzo ed essere sempre più capaci di dare testimonianza
del potere redentivo della Croce di Cristo». Ma qui... si predica
bene e si razzola male! «Io prego - ha aggiunto Benedetto XVI-
affinchè dalla grazia dello Spirito Santo questo tempo di
purificazione renderà capace il popolo di Dio in Irlanda di conservare la santità ricevuta da
Dio». Amen.

(Pubblicato su Ecplanet 07 novembre 2006)


La BBC: “Ratzinger contribuì a coprire casi di pedofilia”

Pedofilia e pretofilia La Stampa 05 giugno 2007

Sex, Crimes and the Vatican - Wikipedia

Amy Berg: Deliver us from Evil and Censoring Sex vs. Violence

Deliver Us from Evil - Wikipedia

Abusi su minori: La Chiesa Cattolica Irlandese sapeva 20 maggio 2009

LA CASTA DEI PRETI PEDOFILI

PEDOFILIA E PRETOFILIA di Giorgio Odifreddi

Pedofilia e Chiesa cattolica - Wikipedia

FIORI NEL FANGO

L'operazione “Fiori nel fango 2” ha portato all'emissione di 32 ordinanze di custodia


cautelare nei confronti di altrettante persone tra Lazio, Toscana e Sicilia accusate di
pedofilia e violenza su minori. Tra gli arrestati ci sono avvocati, medici, farmacisti, militari e
anche insegnanti. Si tratta di persone dalla vita assolutamente normale che svolgono
lavori altrettanto consueti e che sono single o hanno una regolare famiglia con bambini.
Unico particolare in comune: la passione sessuale per i minorenni. Li hanno svegliati
all'alba: quasi tutti erano in casa (all'appello ne mancano solo 5) alcuni in contesti familiari
“normali”, accanto a madri, mogli, figli, che in un momento hanno conosciuto la terribile
verità. Commercianti, liberi professionisti, impiegati pubblici fra i 35 e i 60 anni, accusati di
aver abusato fisicamente di piccoli rom. Gli incontri avvenivano a Valle Giulia. Le vittime,
una decina di bimbi di cui il più piccolo ha undici anni, sono tutti rom “ceduti”, a volte
nemmeno consapevolmente, dalle loro famiglie ai loro aguzzini, che li facevano prostituire
su appuntamento. Tra i pedofili c'è anche un sacerdote nigeriano, Georgedenis Onyebuchi
Asomugha, detto padre Denis, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Prato, e un
parroco romano. Oltre a 5 militari tra cui anche un carabiniere di 29 anni. Secondo quanto
è emerso dall'indagine, pur di adescare i bambini, i maniaci erano pronti a travestirsi da
donne. «Una volta si è fermata una macchina guidata da una donna - ha raccontato uno
dei baby-prostituti - mi ha fatto salire e mi ha portato a casa. Solo quando ci siamo
spogliati mi sono accorto che era un uomo: come donna era perfetta, vestiti, trucco, gesti,
tono di voce. Lì per lì mi sono arrabbiato, poi ho deciso di starci lo stesso, tanto mi
pagava». Anche altri bambini hanno raccontato di essere stati adescati da clienti vestiti da
donna e tra gli arrestati, effettivamente, ci sono anche due travestiti. Dal racconto dei dieci
bambini (che ora sono ospitati in una struttura protetta del comune di Roma) è venuto fuori
inoltre che erano spinti a fare sesso tra di loro davanti a un pubblico di adulti (rapporti a
due e a tre, sesso estremo) per un compenso che andava dai quindici ai cinquanta euro,
ma che spesso si limitava a un panino o una ricarica del cellulare. E anche che i pedofili
aspettavano che i bambini crescessero per poter reclutare, a loro volta, altri piccoli da
stuprare in una sorta di catena infernale. I bambini sono stati ascoltati per ore, a volte con l
´aiuto degli psicologi o degli assistenti sociali del comune. Ancora non si rendono conto
dell’orrore che hanno vissuto. Ne parlano con una sconcertante normalità, senza lacrime e
senza vergogna.
"Fiori nel fango": oltre 200 bambini rom in un giro di pedofilia

PEDOFILIA IN FAMIGLIA

La pedofilia e le violenze sessuali sui minori restano reati in prevalenza “familiari”, anche
se Internet ha contribuito ad aumentare le possibilità di adescamento. E, nonostante lo
sforzo delle autorità di polizia, negli ultimi dieci anni le denunce sono aumentate: un dato
che non significa necessariamente un aumento dei reati ma che comunque indica la
presenza di un fenomeno tutt'altro che sconfitto. L'analisi emerge da un convegno sulla
pedofilia e sugli altri reati a sfondo sessuale organizzato dalla polizia nella sede della
Direzione Centrale Anticrimine (DAC) cui hanno partecipato esperti del settore, magistrati,
poliziotti e psicologi. «L'obiettivo - ha spiegato il direttore della Dac, prefetto Nicola
Cavaliere - è quello di mettere attorno ad un tavolo esperti e specialisti del settore, per
approfondire sempre di più la conoscenza di un fenomeno molto complesso e, purtroppo,
sempre attuale». Quanto all'aspetto psicologico del fenomeno, lo psicoanalista e
sessuologo Mauro Cosmai ha identificato il pedofilo come una persona “con pesanti
complessi di inferiorità” capace di comportamenti violenti che “vanno ben oltre la sfera
della sessualità”. E mette in guardia: «bisogna smetterla di identificare il pedofilo con il
mostro di turno, una persona sola e isolata. Spesso, invece, si tratta di individui che
agiscono con una rete alle spalle e che godono non raramente di protezioni, anche a
livello politico e religioso».

TRAFFICKING III

È vero allarme per la tratta di bambini, soprattutto rumeni, provenienti dall'est europeo.
ECPAT-Italia, che da tempo collabora con la Moldova e Romania nell'ambito del Progetto
“Trafficking III”, mirato a formare forze dell'ordine, operatori sociali e magistratura di quel
Paese, afferma che l'emergenza della tratta mirata alla prostituzione sta ormai diventando
insostenibile. Stando ai fatti di cronaca e alle ricerche realizzate da altri Enti i bambini
trafficati in Italia sono soprattutto rom e romeni, che i loro stessi connazionali introducono
illegalmente nel nostro Paese, e sembrano diretti prevalentemente nelle grandi città del
centro-nord come Roma e Milano. ECPAT ritiene che serva una collaborazione
strettissima fra i Paesi di origine e destinazione dei minori vittime di tratta. Il fenomeno è
sempre più dilagante. ECPAT-Italia ricorda che, mentre questo accade, non si parla
seriamente di una sommersa e per ora misconosciuta problematica: il drammatico
aumento dei clienti italiani che, per nulla timorosi delle leggi molto severe approvate in
questi ultimi anni e di cui ECPAT è stata promotrice, cerca bambini prostituti sempre più
giovani e sempre più scopertamente.

(Pubblicato su Ecplanet 17-11-2006)

Trafficking I-IV - ECPAT-Italia


Pensionato, benestante, di buona cultura. Un lavoro da ex impiegato in una azienda
privata, una vita apparentemente irreprensibile, una passione per i viaggi ed un segreto
inconfessabile. Un segreto sul quale i carabinieri della capitale hanno alzato il velo
scoprendo dieci anni di vita da ”mostro”. Dieci anni raccontati, filmati, catalogati con date e
nomi dei luoghi esotici visitati, in decine e decine di Dvd, cassette e cd rom, trovati in una
sorta di cineteca dell'orrore, dove bambini di quattro-cinque anni venivano ritratti mentre
erano violentati, seviziati o torturati. Lui, l'insospettabile pensionato, aveva ripreso le
immagini durante i suoi viaggi nel sud-est asiatico e in Madagascar. Immagini che,
insieme a quelle immesse nel sito sequestrato dai carabinieri del nucleo operativo, sono
state definite, senza nessuna esitazione, “raccapriccianti ed estreme”, proprio per la loro
violenza. L'orrore era tutto racchiuso nei 1.362 dvd e cd-rom sequestrati e delle oltre 330
cassette acquisite dagli investigatori del nucleo operativo di Roma nel corso delle
perquisizioni effettuate in Italia. Cinquanta i computer sequestrati e 25 gli italiani indagati,
su un totale di 40 persone in tutta Europa. Tra i 25 indagati italiani sette sono di Roma. Un
microcosmo al quale appartengono professionisti, ma anche pensionati, tutti con buone
conoscenze di informatica e benestanti che si erano collegati al sito sequestrato in Veneto.
Un sito che non si individuava sui motori di ricerca, ha spiegato il colonnello Fernando
Nazzaro, ma al quale si accedeva solo presentati, con un passaparola telematico. E una
volta entrati nel sito, hanno spiegato ancora gli investigatori di Roma, coordinati dal
colonnello Roberto Massi, i pedofili condividevano e si scambiavano il materiale
pedopornografico, ma anche consigli su come navigare in modo sicuro senza essere
“inseguiti” da chi fa questo tipo di indagini. I carabinieri del nucleo operativo hanno
monitorato la rete fino ad arrivare ad immagini di bambini non solo asiatici ma anche
europei, scaricati su un sito a pagamento. Da quel momento sono riusciti a ripercorrere la
strada telematica e rintracciare le 40 persone indagate in tutta Europa. Poi all'alba sono
scattate le perquisizioni in mezza Italia e in Romania, Slovenia, Svizzera. Quasi tremila i
contatti rintracciati sulla rete dagli esperti informatici di Via In Selci. La caccia all’orco
continua.

Durante le giornate per l'apertura dell'anno giudiziario, sono emersi i numeri riguardanti i
crimini commessi durante tutto il
2006. Da una analisi comparata con i
dati forniti dal Ministero di Giustizia e
dal Dipartimento Anticrimine si è
potuto constatare che in Italia c'è
stato un aumento esponenziale di atti
di violenza nei confronti delle donne e
che si sono registrati ben il 30% in più
dei casi di abuso sessuale sui
bambini rispetto agli anni precedenti.
Inoltre, si è mantenuta
drammaticamente bassa l'età media
delle vittime di abuso, che va dagli
zero ai cinque anni. Tra le Regioni più
colpite la Lombardia, il Veneto, il Lazio e la Campania. Altri dati agghiaccianti sono quelli
riferiti ai bambini scomparsi, il 20% dei quali non viene più ritrovato (si sospetta che
finiscano nei giri delle reti pedopornografiche). Nel complesso, lo scorso anno sono state
aperte circa 3.000 pratiche legate a minori scomparsi. Solo nel primo semestre del 2006, i
siti, collettivi o individuali, pro-pedofilia hanno avuto un incremento del 300%. «Un altro
dato a dir poco agghiacciante», ha detto Massimiliano Frassi, presidente dell'Associazione
Prometeo, commentando i dati, «è quello che emerge da uno studio fatto sui pedofili: su
un campione scelto di ben 443 pedofili accertati, allo stato delle cose pare che il 67%, pari
quindi a 299 abusanti, sia rimasto in stato di libertà con l'aggravante di continuare a
rimanere nella maggior parte dei casi a contatto diretto con i bambini». In aumento anche i
crimini legati alla pedofilia in Internet, dove un sito pedopornografico, se ritenuto “di buona
qualità”, produce un introito giornaliero di almeno 90mila euro, secondo una cifra fornita
durante un convegno tenutosi a Cuneo dal dott. Tommaso Pastore, dirigente responsabile
della Squadra Mobile. Il costo medio di una foto pedopornografica spazia invece tra 30 e
100 euro. «I pedofili», continua Frassi, «cercano fotografie sempre più raccapriccianti,
chiedendo ai produttori di tale materiale un aumento delle violenze ed un abbassamento
delle età delle vittime. Per questo non è più raro che si trovino anche dei neonati, tra le
giovani vittime». Oggi i bambini iniziano a navigare in internet fin dall'età di 7 anni. Sette
bambini su dieci navigano da soli senza alcun controllo da parte di adulti ed il 70% degli
“agganci” da parte di pedofili avviene nelle chat. Spesso, dopo i primi messaggi segue
anche un contatto diretto da parte del pedofilo che riesce a risalire all'abitazione del
giovane, ad ottenere un incontro e a far scattare l'abuso. Negli ultimi mesi, c'è stato anche
un incremento della vendita di videogames con contenuti non adatti ai più piccoli, dove
«l'empatia nei confronti del prossimo viene spazzata via a favore di un pericoloso
nichilismo», ha detto ancora Frassi. Videogiochi dove si invita a «uccidere i poliziotti,
pestare i compagni di classe, far violenza agli animali, seviziare le ragazzine»,
normalmente acquistabili anche nel nostro paese. Nel mondo, secondo un report
dell'ONU, ogni anno si stima essere violentate 150 milioni di bambine. Particolarmente
shockante il fatto che in molti paesi l'abuso «sia socialmente accettato o persino legale».
Per questo il segretario generale Kofi Annan ha suggerito ad ogni paese di adottare
«drastiche misure di contrasto a tale turpe fenomeno».

A tal riguardo l'Italia persiste ad essere uno dei paesi a “massima esportazione” di turisti
sessuali. Al fianco delle mete oramai consolidate in tal senso, in primis Romania e
Thailandia, oggi si presentano nuovi territori dove andare a “caccia di bambini”. Tra questi
l'Ungheria, che ha nel 2006 ha visto triplicati i reati di abusi a
danno di minori o il Kenya dove esistono circa 15mila bimbi
di strada vittima di violenza e per i quali è sceso in campo il
presidente dell'Unicef Italia Antonio Sclavi che ha denunciato
i crimini disgustosi consumati impunemente sulla pelle di
questi bimbi «da parte di un numero sempre maggiore di
italiani». Nell'Europa orientale ancora oggi ci sono 1.500.000
bambini che vivono fuori dalla famiglia, 900 mila dei quali
sono rinchiusi in istituti, spesso in condizioni ai limiti della
sopravvivenza. Solamente lo scorso anno, in Romania sono
stati abbandonati in strada circa 9.000 bambini. Molti sono
stati poi arrestati dalla polizia e rinchiusi in manicomi,
facendo loro condividere gli spazi insieme a malati di mente
adulti. C'è poi l'ignobile traffico di esseri umani finalizzato
alla prostituzione. Solo a Milano, in una zona tristemente
nota, sono almeno 500 i baby-prostituti della Romania,
sfruttati a tale fine. Restando in Italia, sono oramai ridotti ad
una percentuale bassissima i casi di cosiddetti “falsi abusi”, che oggi si avvicinano intorno
allo 0,5%. Percentuale riferita specialmente a quei casi in cui adolescenti, o pre-
adolescenti, affermano di aver subito attenzione da parte di adulti, salvo poi in sede di
colloquio venire smentite dai fatti. Lo stesso non avviene per casi di bimbi piccoli, la cui
credibilità è confermata dal fatto che si trovano a raccontare, con vissuti drammatici e per
loro sempre dolorosi, attenzioni o violenze sconosciute alla loro giovanissima età. In
realtà, il più delle volte il pedofilo tende a farla franca in Tribunale per insufficienza di prove
ed a far così passare la vittima per quello che non è. Un'indagine svolta dall'Asl di Varese,
insieme alla Provincia, su un campione di 561 studenti, ha rilevato che il 12,5% degli
stessi aveva subito abusi sessuali durante l'infanzia, facendo così parlare di “epidemia
silenziosa”: tali dati potrebbero essere in difetto dato che il 3% dei ragazzi intervistati
tramite questionari anonimi, a tale domanda ha siglato la risposta “preferisco non
rispondere”. «Solo lo scorso anno sono state raccolte al nostro sportello di ascolto 46
nuove storie di giovani e di adulti che da bambini hanno subito abusi da parte di genitori,
insegnanti e sacerdoti, nessuno dei quali è stato creduto da chi stava vicino e oggi, oltre a
dover far fronte al peso dell'abuso, devono fare i conti con disturbi alimentari e di
dipendenza da sostanze», ha dichiarato Marco Marchese, psicologo e presidente
dell'AMS di Palermo, aggiungendo che «purtroppo sono ancora molti i pedofili che
riescono a vincere i processi a causa della vecchia formula dell'insufficienza di prove,
formula che va ricordato non equivale al fatto che non si accaduto nulla ma che le prove,
appunto non siano state sufficienti». C'è poi anche da considerare che, come riportato da
dati nazionali, il 50% degli adulti che hanno problemi di disturbi alimentari, soprattutto di
anoressia, hanno subito abusi sessuali durante l'infanzia senza ricevere il necessario
aiuto. Lo stesso dicasi per i casi di suicidi tra i giovani, dei quali raramente si ha notizia,
ma che spesso hanno una comune matrice legata all'abuso, laddove la morte diventa una
drastica via di fuga da una situazione non più gestibile dalla vittima. Tra gli elementi di
novità, l'aumento di casi legati a scuole materne dove interi gruppi di bimbi sono stati
sottoposti ad abusi rituali, casi per i quali, dopo aver analizzato le carte processuali e
seguito alcune vittime da vicino, l'Associazione Prometeo ha parlato dell'esistenza di una
rete che agisce nel nostro paese. Ultimo dato, in questo quadro sconvolgente, l'aumento
di sette pseudo-religiose o di tipo satanico, che rivolgono sempre di più la propria
attenzione ai giovani. Giovani come partecipanti delle stesse, o giovanissimi come vittime
per i propri rituali.

(Pubblicato su Ecplanet 02 marzo 2007)

"Un’emergenza in costante aumento”

Associazione Prometeo Onlus

PEDOFILIA il blog di Massimiliano Frassi

OPERAZIONE MELOGRANO

Le intercettazioni telefoniche organizzate dal Dipartimento della Polizia Postale di Mestre


sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Treviso hanno consentito di
individuare una fitta rete di persone che scambiava e commerciava contenuti
pedopornografici attraverso telefoni cellulari. Gli agenti hanno effettuato in diverse regioni
italiane decine di perquisizioni che si sono tradotte in tre arresti e nell'iscrizione di 21
persone nel registro degli indagati. I tre arrestati sono stati colti in flagranza di reato.
L'accusa è quella di cessione di contenuti di pornografia infantile, un'accusa che potrebbe
aggravarsi con scopo di lucro e associazione a delinquere. Sebbene non sia chiarissimo il
meccanismo usato da questo “network”, pare accertato che almeno alcuni di loro avessero
acquistato il materiale multimediale incriminato pagando tramite ricariche telefoniche o
bonifico bancario. «Si tratta - ha dichiarato il Procuratore capo di Treviso, Antonio Fojadelli
- di un fenomeno preoccupante, perché gli interessati a questo turpe commercio
appartengono a varie categorie». Secondo gli inquirenti che si sono occupati dell'
“Operazione Melograno”, il listino prevedeva costi fino a 3 euro per una fotografia e fino a
8 per un breve filmato.

Pedoporno, la PolPost blocca predatori online PI 22 gennaio 2007

OPERAZIONE MAX

Un'altra grossa operazione, contro la diffusione di pornografia infantile online, denominata


“Max”, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania: l'obiettivo era fermare
la distribuzione di un video su Internet che ritrae sevizie su alcuni bambini, un video
denunciato dall'associazione Meter che nel giro di 14 ore dalla pubblicazione, secondo gli
inquirenti, sarebbe stato scaricato da 2.600 persone. In Italia sono scattate perquisizioni in
31 città che hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati 53 persone, alcune delle
quali hanno già ammesso di aver scaricato il video, che era ospitato su un server tedesco.
La Polizia postale di Catania ha poi arrestato un ragazzo di 28 anni che abusava della
sorellina di 11 anni e scambiava via computer materiale pedopornografico. L'indagine ha
preso il via dopo una denuncia anonima arrivata alla Questura di Catania. Gli accertamenti
della polizia postale hanno consentito di risalire a un indirizzo che identificava il
proprietario del computer sospetto. Gli agenti hanno così effettuato una perquisizione
nell'abitazione del ragazzo, durante la quale lo hanno sorpreso mentre divulgava su
internet video pedopornografici: ne possedeva una forte quantità. La sorella, ascoltata dal
pm con l'aiuto di una psicologa, ha poi confermato di aver avuto rapporti sessuali con il
fratello. Da qui, anche l'accusa di abusi sessuali sulla bambina. Non ha invece a che
vedere con questa operazione l'arresto a Cologno Monzese di un dirigente scolastico le
cui connessioni ad una bacheca online di materiale pedopornografico individuate
dall'associazione Telefono Arcobaleno lo hanno tradito, consentendo ai cybercop italiani di
individuarlo: l'uomo ha ammesso di aver fruito di quel sito e di provare attrazione per i
bambini. A Como, verrà firmato un protocollo d'intesa contro la pedofilia e le violenze su
Minori. A sottoscriverlo, per il momento, dodici realtà comasche: Prefettura, Comune di
Como, conferenza dei sindaci dell'Asl, Asl, Ospedale Sant'Anna, Ospedale Valduce,
Camera penale di Como e Lecco, Ordine dei medici, Coordinamento comasco delle realtà
di accoglienza di minori, Forum del Terzo settore e Moige. Previste azioni di prevenzione
primaria, individuazione di situazioni problematiche, presa in carico del minore. Il
protocollo prevede la nascita di una Commissione multidisciplinare permanente,
presieduta dal Prefetto, e un gruppo di esperti.

L'UNICEF plaude all'Operazione "Max" contro la pedofilia su Internet 09 maggio


2007

PEDO-BUSINESS

Secondo il Rapporto sulla Pedofilia Online presentato da Telefono Arcobaleno (relativo ai


primi quattro mesi del 2007), la produzione e la diffusione di pedopornografia è in costante
aumento: dalle 1.260 segnalazioni di Telefono Arcobaleno del mese di gennaio 2007, si è
passati alle oltre 2000 di aprile. Il Rapporto rileva come il “pedo-business” cambia e si
evolve in modo molto dinamico, ad esempio «infiltrando ovunque e sistematicamente la
promozione di siti pedofili a pagamento e giungendo ben al di fuori dei confini della
comunità pedofila, con la contaminazione quotidiana di spazi e servizi Internet del tutto
estranei e ignari, utilizzando con sempre maggiore intensità i “masked files”, ovvero
distribuendo filmati o serie di foto in file dissimulati e protetti, pubblicati nei moltissimi e
multiformi servizi di archiviazione presenti in Internet e resi noti in un passaparola virtuale
a sua volta protetto e nascosto». I continui cambiamenti di “residenza” dei siti illegali sono
invece dovuti, secondo l'Associazione, alla convenienza degli imprenditori del pedoporno
a trasferirsi nei paesi meno repressivi o ad agganciare le proprie attività presso fornitori di
servizi Internet di volta in volta più comodi. Ed è significativo, in questo senso, che i più
noti spazi pedopornografici - denuncia l'Associazione - siano tutti localizzati, o comunque
collegati, a San Pietroburgo, in Russia, paese nel quale trovano più facilmente “casa” gli
spacciatori di immagini illegali. Ma è anche contro la scarsa attività preventiva dei servizi di
hosting, alcuni dei quali anche europei, che si scaglia il Rapporto, spiegando come la
stragrande maggioranza agisce solo dietro segnalazione. Una prassi consolidata, peraltro,
in quasi tutto il mondo sviluppato, ma che, secondo l'Associazione, si traduce in una
facilitazione per la pedopornografia. Tanto più che vi sono provider, tra i quali anche uno
italiano (non nominato), che dopo aver ospitato loro malgrado siti di questo tipo, hanno
fatto in modo di azzerare la presenza di immagini illegali sui propri network. Secondo
l'Associazione, un sito pedopornografico a pagamento genera da 7 mila a 20 mila utenti al
giorno: «Questo dato, incrociato con l'incremento dei prezzi degli abbonamenti ai siti
illegali, fornisce una chiara dimensione del turpe mercato: abbonamento per film 500
dollari prezzo medio (circa 30 film); abbonamento per foto 80 dollari prezzo medio (alcune
centinaia di foto)». Il Rapporto critica anche le legislazioni nazionali, che ancora non
permettono interventi efficaci contro la promozione di siti e link a materiali
pedopornografici, una situazione che riguarda la Russia ma anche paesi come USA e
Panama. Ci sono ancora troppi “angoli” Web per la diffusione del filone, come spiega il
presidente dell’associazione Giovanni Arena: «Esistono oggi interi server riservati ai
pedofili e alla promozione del traffico relativo a questa cultura. Sotto l'apparente veste di
spazi Web in difesa dei diritti dei minori, si sostiene invece l'inaccettabile diritto del
bambino al libero consenso al rapporto sessuale con adulti». Riguardo le metodologie di
rilevazione dei siti, scrive l'Associazione: «Accade purtroppo che siano diffusi dati relativi
alla presenza di siti pedofili in internet in totale assenza di un'adeguata e formalizzata
documentazione di riscontro dell'informazione resa e con procedure del tutto
approssimative. Telefono Arcobaleno ribadisce la totale scorrettezza e inaccettabilità di
simili comportamenti e si farà parte attiva per la vigilanza e la pubblica denuncia di questo
modo di fare notizia».

Secondo il Rapporto 2008, negli ultimi due anni, l’offerta di materiale pedopornografico
online è raddoppiata. In particolare, dicono gli esperti dell'Associazione, i volontari che
vanno a caccia di materiali illegali legati all'abuso di bambini e minori vi si imbattono con
sempre maggiore frequenza: «Nell'ultimo anno - scrive l'Associazione - Telefono
Arcobaleno ha segnalato in media 3.800 siti al mese, 880 siti alla settimana, 125 siti al
giorno, ma con punte di oltre 200 siti scoperti in un solo giorno». Ancora una volta,
Telefono Arcobaleno nel suo rapporto sull'ampiezza del “pedoweb” specifica come la
maggiorparte delle attività di questo tipo sulla rete siano caratterizzate da fini di lucro. La
stima è che vi siano almeno 10 mila siti di questo genere che si presentano come vere e
proprie attività commerciali, siti che hanno base nei paesi più diversi, in particolare in
Germania, USA, Olanda, Russia, Cipro, Cina e Canada. Nella classifica dei paesi che
ospitano il maggior numero di siti a sfondo pedofilo, Telefono Arcobaleno piazza l'Italia al
16esimo posto, con un solo sito segnalato. Ad aumentare, inoltre, è anche la “porno-
pubblicità”, che avviene attraverso la pubblicazione di messaggi ad hoc che vengono
infilati su forum e bacheche web, ovunque vi sia uno scarso monitoraggio dei contenuti.
Secondo Giovanni Arena, «particolarmente aggressiva è risultata, nel 2008, la
promozione di siti pedofili a pagamento tramite la contaminazione ripetuta, con appositi
messaggi su bacheche elettroniche poco custodite, anche di università statunitensi,
asiatiche ed europee, di istituti di ricerca, come di società commerciali».
Rapporto Telefono Arcobaleno (PDF)

Associazione Meter Onlus Web Portal

PEDO-CRIMINI VIRTUALI

L'8% di minori tra i 15 e i 17 anni che usa Internet mette in rete proprie foto nude o sexy,
ma il dato potrebbe essere sottostimato. In occasione del Safer Internet Day 2010, la
giornata europea per la sicurezza in Rete, Save the Children e Adiconsum hanno reso noti
i risultati di una ricerca. Il primo invio di immagini con riferimenti sessuali avviene tra i 10 e
i 14 anni, per il 47% dei pre-adolescenti e adolescenti italiani. E il 14% dichiara di
scambiare immagini di nudo per ricevere regali. Giovanissimi sempre più immersi nella
realtà virtuale di Internet e genitori spesso non consapevoli dei pericoli a cui i figli sono
esposti sul web. È il quadro che emerge da un’altra ricerca condotta da Microsoft in 11
Paesi europei su 14 mila utenti under 18, lanciata alla vigilia del Safer Internet Day 2010. I
teenager italiani hanno il primato dei contatti online da sconosciuti: il 73% contro una
media europea del 63%.

«I ragazzi di oggi sono cittadini del ciberspazio, ma questo li espone a dei rischi». La
ricerca-sondaggio di Meter, elaborata in due anni (2005/2006) e patrocinata dalla Regione
siciliana, ha passato al setaccio quasi 1.800 tra bambini e ragazzi delle scuole medie
inferiori e superiori della Sicilia, coinvolgendo quattro province (Siracusa, Ragusa,
Catania, Messina), mediante un questionario realizzato in collaborazione tra dirigenti
scolastici, docenti e alunni. Dall'analisi dei dati, i ragazzini delle medie inferiori hanno
mostrato di avere un rapporto molto personale con il computer e quasi privato: il 56,4%
degli intervistati ha ammesso di avere il pc in camera anche se lo usa, nel 33% dei casi,
per giocare; solo il 21% preferisce scaricare file e immagini; il 70% dei ragazzi ha
ammesso di non dire nulla delle amicizie virtuali e in buona parte (42,55%) non ha mai
navigato insieme ai genitori. Diverso il caso dei ragazzi delle superiori, che hanno un
rapporto completamente diverso: l'88,9% naviga in rete e il 91,7% sa che cosa sia una
chat (che almeno il 74,5% degli intervistati chatta); scende però la presenza di pc in
camera, “privilegio” di cui gode solo il 46% dei giovani oggetto dell'indagine; inoltre, per il
38,1%, Internet è uno strumento che serve per sfogare il desiderio di curiosità e scoperta
che caratterizza l'adolescenza, in alcuni casi con un coinvolgimento emotivo importante,
dal momento che il 23,6% si sente addirittura euforico davanti al computer e il 21,3% dei
ragazzi, evidentemente stimolati dalle nuove tecnologie, ritiene più semplice instaurare dei
rapporti di amicizia.

Il popolare sito di social networking di News Corp., MySpace, dopo essere stato
duramente criticato per il fatto che alcuni utenti molto giovani sono stati oggetto di
attenzioni sessuali da parte di utenti adulti (le famiglie di diverse ragazzine che hanno
subito abusi sessuali da parte di utenti di MySpace lo scorso gennaio avevano fatto causa
al sito accusando il servizio di non essere in grado di tutelare gli utenti più giovani, ndr), ha
risposto negativamente alla richiesta dei procuratori generali di North Carolina,
Connecticut, Georgia, Idaho, Mississippi, New Hampshire, Ohio e Pennsylvania, che
avevano espressamente richiesto la comunicazione dei profili appartenenti a noti criminali
registrati nel sito. Hemanshu Nigam, responsabile della sicurezza di MySpace.com, ha
giustificato la decisione con la necessità di ottemperare alla legge federale del 1986 -
Electronic Communications Privacy Act - che protegge le comunicazioni elettroniche degli
utenti. Secondo Richard Blumenthal, procuratore del Connecticut, non è invece necessaria
alcuna ingiunzione giudiziaria perché MySpace fornisca i nomi dei “sexual offender” agli
uffici che ne hanno fatto richiesta, e si dice «profondamente deluso e preoccupato per
questo rifiuto irragionevole e senza motivazioni fondate». MySpace, dice il procuratore,
così fa il gioco dei criminali ed impedisce alla giustizia di agire efficacemente contro i
potenziali rischi alla società. Nigam risponde che MySpace tiene a cuore la sicurezza dei
propri utenti in giovane età, ed ha tutto l'interesse a collaborare con le istituzioni per
identificare e “ripulire” i predatori sessuali dal portale: prova ne è il fatto di aver individuato
e cancellato “alcune migliaia” di profili appartenenti a criminali noti, come parte del suo
programma di contrasto al fenomeno. Successivamente, dopo un rapporto dell'Internet
Safety Technical Task Force, un gruppo creato da 49 procuratori generali, secondo il
quale il problema stava assumendo proporzioni inaudite, MySpace dichiara di aver
cancellato, in due anni, i profili di circa 90.000 molestatori. Ma non solo: secondo la
compagnia che produce il programma usato da MySpace per scovare i cyber-pedofili, il
concorrente Facebook sarebbe diventato il ripiego di quanti sono stati bloccati su
Myspace. Il portavoce di Facebook, Barry Schnitt, si affretta a smentire, affermando che la
società controlla in modo costante il social network per monitorare attività sospette (per la
cronaca, la Meter di Don di Noto ha segnalato a giugno del 2009 alla Polizia Postale e
delle Comunicazioni di Catania, un gruppo di Facebook, ”Chiudi tua figlia in cantina”, che
istigava alla violenza pedofilia sui figli da parte dei padri).

Anche nel mondo virtuale di Second Life, dove i giocatori proiettano la loro vita
immaginaria, è stata avviata la prima inchiesta per pedofilia. La denuncia è partita da un
giornalista del programma televisivo tedesco “Report Mainz”, anch'egli membro della
comunità di Second Life. L'avatar (l'io virtuale) del reporter tedesco Nick Schader, durante
una conferenza in rete è stato invitato da altri utenti a partecipare a incontri per scambiarsi
materiale pedo-pornografico. Immagini pornografiche costruite attraverso l'animazione 3D
sono illegali in Germania, punibili con 5 anni di carcere. Ma la proposta andava oltre. Un
membro del gruppo, alter-ego di un bambino di 13 anni, offriva all'avatar del giornalista
anche la possibilità di entrare in contatto con reali trafficanti di materiale a sfondo
pedopornografico. «Era spaventoso stare a guardare», ha commentato Shader, che ha
immediatamente contattato la magistratura, la quale ha chiesto l'aiuto della Linden Lab, la
società che gestisce il mondo virtuale ondine, per rintracciare e identificare il proprietario
dell'avatar incriminato. Nel mondo di Second Life, i residenti possono fare amicizie virtuali,
ascoltare concerti, comprare ogni genere di bene, anche partecipare ad elezioni politiche
virtuali. Oppure, visitare il quartiere a luci rosse di Amsterdam, dove per pochi linden-
dollari (valuta virtuale convertibile in dollari veri) è possibile godere delle prestazioni di
prostitute immaginarie, ma non solo. Di fronte ad un canale - virtuale - c'è un sexy shop
con foto di ragazze ammiccanti, una Erotic Art Gallery con centinaia di foto e link a siti di
aggregazione virtuale, per passare poi al Rex Theater, dove, per 100 linden-dollari, su uno
schermo scorrono le immagini di uno stupro virtuale. Gli “script” (codici di comando html)
più acquistati su Second Life sono quelli che riproducono violenze, sevizie e stupri. Si può
poi comprare sangue, finti ematomi e tumefazioni per corredare il proprio avatar di
truculenti particolari. Indirizzi come il “Sex College” o la “Girls School Club House” offrono
infine corsi di istruzione - e “rieducazione” - sessuale per ragazzine, mentre in altri si può
giocare a violentare avatar minorenni, che appartengono però a individui maggiorenni, in
quanto Second Life è vietato a chi ha meno di 18 anni. «Dobbiamo fare tutto il possibile
per non lasciare ai pedofili nessuno spazio dove vivere le loro tendenze», ha detto il
ministro regionale per gli affari sociali in Baviera, Christa Stewens. Che un reato simile
commesso online sia comunque punibile è alquanto controverso. La questione riguarda
anche molte altre infrazioni commesse nel corso della Seconda Vita nel Web. «La
stimolazione sessuale compiuta in un modo generale e diretto non è punibile, anche se
sociologicamente molto preoccupante», ha commentato Thomas Hoeren, esperto di diritto
all’Università di Muenster.

Il Child Online Protection Act ("Legge per la protezione dell'infanzia in Rete", spesso
abbreviato in COPA) è una legge degli Stati Uniti, approvata nel 1998, il cui obiettivo
dichiarato è quello di proteggere i bambini dal contatto con materiale di natura sessuale
reperibile in Internet. La legge è stata successivamente bloccata nei tribunali e non è mai
stata effettiva. Dato che la legge vincolava unicamente i provider interni agli Stati Uniti, i
suoi effetti sarebbero comunque stati inconsistenti. ll COPA richiedeva che tutti i
distributori commerciali di "materiale dannoso per i minori" evitassero l'accesso appunto
dei minori ai loro siti. Il "materiale dannoso" veniva definito quello che, in base ai "criterî
attuali della società" (“contemporary community standards”), è giudicato di "contenuto
indecente" (“prurient interest”) o materiale che mostra atti sessuali o corpi nudi (inclusi i
seni femminili). Una definizione che comprende al suo interno ogni genere di pornografia,
sia hard che soft. La legge viene bloccata tra il 1998 e il 1999 in quanto l'appello ai "criteri
attuali della società" è ritenuto eccessivamente vago. Negli anni successivi, il governo
tenta diverse volte di riproporre la legge, ma viene di nuovo bloccata nei porno-tribunali, o
perché giudicata troppo vaga o per dubbi di incostituzionalità. Nel gennaio del 2006, il
COPA torna alla ribalta quando il governo Bush chiede al motore di ricerca Google
l'accesso ai suoi database. Obiettivo del governo è dimostrare, tramite i database di
questo e altri motori di ricerca, la gran quantità di ricerche di materiale pornografico in rete
da parte di utenti minorenni, e dunque la necessità di una legge come il COPA che
impedisca tali ricerche. Google, a differenza di altri motori di ricerca come ad esempio
Yahoo!, rifiuta la richiesta del governo.

MySpace removes 90000 sex offenders 03 febbraio 2009

Germany Investigates Second Life Child Pornography 08 maggio 2007

Troppi pedofili su Second Life

USA: il primo emendamento salva la pornografia online 06 luglio 2004

Child Online Protection Act - Wikipedia

BABY-PROSTITUZIONE

Pagavano i ragazzini, quasi sempre dell'Est, per consumare rapporti sessuali e riprendere
il tutto. Cinque persone sono indagate dalla Procura di Bologna e una di loro, non nuova a
questo tipo di reati, è stata arrestata e condotta nel carcere della Dozza. Non è la prima
volta infatti che il sessantenne Dario Roncati finisce nei guai per pedofilia. Stavolta dietro
le sbarre c'è finito su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bologna Milena
Zavatti su richiesta della pm della Procura felsinea Silvia Marzocchi. In casa dell'uomo, in
un casolare di campagna situato in via Guisa a Crevalcore, comune a pochi chilometri da
Bologna, la polizia ha trovato centinaia di videocassette pornografiche, di video amatoriali
anche pedopornografici e dvd di contenuto analogo. Per il 60enne, le accuse sono di
violenza sessuale e tentata violenza sessuale a danno di minore, induzione alla
prostituzione minorile, produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Gli altri
indagati sono un magazziniere modenese di 31 anni; un commerciante di arredamento di
52 anni che vive a Borgonuovo di Sasso Marconi, sull'Appennino bolognese; un
pensionato bolognese di 67 anni e un torinese di 29 anni. Tre di loro devono rispondere di
produzione e detenzione di materiale pedopornografico; il magazziniere 31enne è invece
accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico e di violenza sessuale
a danno di minore, perché riconosciuto in uno dei filmati amatoriali in atteggiamenti ritenuti
inequivocabili.

Adescavano minori dell'Est Arrestato l'orco Il Resto del Carlino 08 maggio 2007

Una "casa famiglia" dove vivevano minorenni da avviare alla prostituzione, ragazzini
ospitati e sfruttati da dare in pasto ai clienti, ai quali venivano consegnati con un servizio di
taxi che li portava a destinazione e poi li riaccompagnava nel loro dormitorio. È stata
scoperta dai carabinieri che indagavano su un enorme giro di pedofilia nella capitale e che
li ha portati a fare irruzione in una casa nel centro storico dove hanno scoperto questo
rifugio per baby prostituti ed hanno arrestato Alberto Sebastiani, detto "la sdentata",
sospettato di essere il tenutario della casa, che è diventato la tredicesima persona a finire
in manette nel corso dell'operazione chiamata "Gerione". I carabinieri sono entrati
nell'appartamento ed hanno identificato 10 giovani, sfruttati fin da quando avevano 13
anni: una minima parte, secondo alcune testimonianze, di un giro molto più numeroso di
ragazzini che hanno ruotato intorno alla squallida struttura. Nell'appartamento i ragazzi
dormivano e mangiavano in un ambiente con scarse condizioni igieniche, senza luce e
gas ed erano tenuti a versare a Sebastiani una parte dei loro proventi (dalle 100 alle 300
mila lire ad incontro) ricavati dalla prostituzione. Sebastiani, oltre a gestire la casa-famiglia,
forniva anche una sorta di servizio "taxi" per raggiungere i clienti. I giovani venivano fatti
prostituire soprattutto all'interno di una camera da letto allestita nella cantina del locale
notturno "Incognito 200" di via del Mandrione al Casilino.

Scoperta casa lager per baby prostituti La Repubblica 30 novembre 2001

«Il politico mi pagava molto. E offriva cocaina». Adriano ha 16 anni. Capelli tirati in una
coda, piercing, canottiera e blue jeans. Dove vi siete visti la prima volta?
«Nello studio di quel centro diagnostico. Della clinica, come la chiamava il medico che è
finito in prigione. C'era una stanzetta nascosta dagli armadi. Lui riceveva lì».
Cosa succedeva? «Era uno dei luoghi in cui il dottore organizzava i festini con gli altri. Mi
ha presentato il politico. Ci siamo conosciuti. Lo attiravo. E ha cominciato a telefonarmi».
Per dirti cosa? «Se potevo dargli un appuntamento. Se ci vedevamo». E tu? «Sono
andato da lui». Dove? «In una casa bellissima, ben arredata. Lussuosa, piena di luce. Ci
sono stato. Sesso e cocaina. Girava la voce che aveva un sacco di soldi. Che si poteva
permettere quello che gli altri non avrebbero mai potuto fare». Quanti soldi?
«Per mezza nottata anche un milione». Eravate soli? «Sì, certo. Non era mica come l'ex
carabiniere». Perché, cosa faceva l'ex carabiniere? «È sempre stato un avido. Una
persona cattiva, violenta. Un bastardo. Per adescare i minorenni si faceva accompagnare
sempre da un altro ragazzino bisessuale, uno di quelli belli. Poi li costringeva ad avere
rapporti a tre. Li violentava. Se li portava a letto. Pagava sempre i locali della notte. E poi
prometteva i lavori». Quali lavori? «In una catena di ristorazione importante di Roma.
Impieghi alla cassa, dietro il banco». Anche il politico faceva promesse? «No. A lui
bastava infilarti in tasca il denaro. Non raccontava bugie. E si presentava molto bene.
Indossava completi griffati. Sempre profumato, elegante, i capelli tagliati di fresco. Una
persona apparentemente a posto». Conosci altri minorenni che lo hanno frequentato?
«Non saprei. Non ricordo... Certo, alcuni mi hanno raccontato delle feste. Sì, di quei
festini... Li organizzava tutti il dottore. Il politico partecipava». Sempre? «Era un
omosessuale a caccia di ragazzini. Li inseguiva come gli altri. Ma era più gentile.
Comunque vedeva spesso il medico. Erano molto amici». Quanto amici? «Molto.
Avevano gli stessi gusti sessuali. Si frequentavano assiduamente. Vedevano le stesse
persone. Avevano un debole per i giovanissimi. Ma non c'è mai stato amore, solo sesso».

"Il politico? Sì, pagava bene anche un milione a notte", La Repubblica, 01 giugno
2001

“In Italia ci sono bambini che giocano a dadi e che pagano i loro debiti organizzando la
baby-prostituzione”. È l'allarme lanciato dal ministro
dell'Interno Giuliano Amato. “Questo accade in Italia, tra di
noi, e la politica deve cogliere questi fenomeni. Se non lo fa
condanniamo il nostro Paese”. “È un fenomeno che
assomiglia al pizzo - dice Ernesto Caffo, fondatore del
Telefono Azzurro - ragazzini indotti a consumare droga,
alcol ma anche a sperperare soldi ai videopoker diventano
ricattabili. E per ripianare i debiti, vergognandosi di
chiedere aiuto ai genitori, sono costretti a pagare il pizzo
loro imposto da adulti ma anche da coetanei. Non è
infrequente - dice il neuropsichiatra infantile - che gli venga
chiesto addirittura di prostituirsi”. Un tragico esempio è
stata la vicenda scoperta nel settembre scorso a Parma,
che ha coinvolto alcune ragazzine di 14 anni cadute in un
giro di prostituzione in cambio di ricariche per il cellulare.
Dunque, secondo Caffo “bene ha fatto il ministro Amato a denunciare il fenomeno e la
fragilità del sistema che permette tutto ciò e contro il quale è indispensabile adottare
strumenti di intervento e aiuto agili ed efficaci e insistere nell'educazione alla legalità”. Il
fenomeno della prostituzione minorile, e quello dello sfruttamento della prostituzione ad
opera di minorenni, è d'altronde sempre più all'attenzione delle forze dell'ordine e della
magistratura, insieme a quello delle “baby gang”, che interessa soprattutto le aree
metropolitane. A prostituirsi non sono più solo le ragazzine, ma il fenomeno riguarda
anche i ragazzi; e non coinvolge più soltanto italiani ma ormai principalmente minori
stranieri arruolati, trasferiti e controllati in Italia da potenti organizzazioni criminali. Non
esistono dati sicuri sull'entità del fenomeno: secondo stime Interpol, in Italia il numero di
minorenni sfruttati oscilla tra 18 mila e 23 mila. Quelli segnalati all'autorità giudiziaria sono
molto meno: le ultime cifre ufficiali, dell'Osservatorio sulla Prostituzione del Ministero
dell'Interno, dicono che sono stati 118 i minorenni sfruttati nell'intero 2006 e 21 nei primi
tre mesi del 2007. “Deve far riflettere l'allarme lanciato dal ministro Amato sulla baby
prostituzione - ha commentato Sandra Cioffi, parlamentare Udeur della commissione
infanzia - le forze politiche devono rendersi conto quanto sia necessario approvare al più
presto, come raccomandato anche dalla commissione bicamerale sull'infanzia, la legge
per l'istituzione del Garante dell'Infanzia”. Il centro principale della prostituzione minorile a
livello mondiale viene ritenuta l'Asia sud-orientale. Secondo valutazioni dell'UNICEF, nel
2006 più di un milione di minorenni e bambini in Thailandia, Filippine ed India vengono
costretti a prostituirsi in bordelli o direttamente sulle strade da magnacci senza scrupoli.
Secondo l'ECPAT, il quantitativo di minorenni e bambini che si prostituiscono al mondo
sarebbe decisamente superiore a quello dichiarato dall'UNICEF e ammonterebbe ad una
ventina di milioni, con un 20% di questa impressionante cifra registrato nella sola India.
Sempre secondo le valutazioni da parte della ECPAT, a Taiwan sarebbero circa 100.000 i
minorenni impegnati nella prostituzione. Circa 40.000 quelli che si prostituiscono in
Venezuela, circa 25.000 nella Repubblica Dominicana, con un'età oscillante dai 12 ai 17
anni. Altri 500.000 casi sono stati registrati in Perù, altrettanti in Brasile e 200.000 in
Canada. Negli Stati Uniti, si prostituiscono tra i 300 e i 600.000 bambini di età inferiore ai
18 anni, la maggior parte dei quali costretta a mettere in vendita il proprio corpo
direttamente in strada. In Russia, nella sola città di Vladivostok, operano circa 40 ditte
illegali che si occupano di procurare ai loro clienti ragazzine e ragazzine dall'età media di
14 anni per servizi vari di carattere sessuale. Europa dell'est e Africa del Nord sono i
principali rifornitori di schiavi del sesso minorenni, mentre i principali beneficiari di tali
servizi risultano essere l'Europa occidentale, gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi e la Nuova
Zelanda. In Russia, circa il 75% della pornografia minorile si trova sulla Rete: i trafficanti
utilizzano portali Internet russi senza il minimo rischio di finire in galera.

(Pubblicato su Ecplanet 26 novembre 2007)

ECPAT International

Sacrifice: Child Prostitutes from Burma

Governo Italiano - Dossier - Rapporto osservatorio prostituzione

ECPAT-Italia - End Child Prostitution, Pornography And Trafficking

PORNO LIBERALISMO

TOTEM E TABOO

L’ANTICRISTO

RAPPORTO PEDOFILIA 5

RAPPORTO PEDOFILIA 6

INVISIBLE CHILDREN

LA COSPIRAZIONE DEL SILENZIO

FREE MARCEL VERLOESEM

ABUSO

SCHIAVE DEL SESSO

STORIA DELLA PROSTITUZIONE

CULTURA DELLO STUPRO

STUPRI DI GUERRA

PORN FOR THE MASSES

PORNO IMPERO

IL PORNO IMPERO COLPISCE ANCORA


PORNOCULTURA

RIVOLUZIONE SESSUALE

LA GUERRA DEI MONDI

IL REGNO DI SATANA