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Vincenzo Buccheri Lanalisi del lm.

Unantologia critica

Il sogno di una cosa Come tutte le utopie, anche lanalisi del lm proietta il suo sogno di perfezione su un fondo di incurabile malinconia. Si potrebbe cominciare cos, con una dichiarazione di resa: lanalisi del lm unimpresa impossibile (unarte senza avvenire, un oggetto illusorio, scriveva Raymond Bellour nel 1985), non solo perch analizzare veramente un lm impossibile, come impossibile conoscere veramente una persona, ma perch lanalisi testuale cos com stata teorizzata, programmata, desiderata, forse non mai esistita: o meglio, ne esistito il mito (lutopia, appunto), che ha informato una stagione trascorsa e che oggi resiste, come molte cose in questa et del disincanto, nelle forme della nostalgia, della citazione, del feticcio da mettere tra parentesi, da riportare in vita nella speranza di tornare a crederci come un tempo (magari a lezione, in unaula universitaria). A maggior ragione, dovendo dar conto, come qui ci viene richiesto, di una storia dellanalisi lmica, preferiamo immaginare questa storia non come una mera successione di fatti, una catena di date o unantologia del meglio di, ma come il periodico riaforare, nel campo della teoria cinematograca, di un sogno, di unossessione, e quindi privilegiando, accanto alla storia in s, tutti quei paradossi, quei momenti problematici, che lasciano trasparire una sorta di contro-storia parallela. Immaginiamo come interlocutore ideale una classe di matricole digiune delle nozioni fondamentali ma insieme gi disposte a metterle in discussione, e partiamo da un chiarimento dei termini di base. La bibliograa sullanalisi del lm ricchissima, e i riferimenti obbligati
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per chiunque si appresti a tracciare un nuovo, provvisorio bilancio della questione sono noti: il saggio di Roger Odin Dix annes danalyses textuelles du lm (1977)1; i due consuntivi autobiograci di Raymond Bellour, Dune histoire (1979) e Lanalisi alla amma (1985)2; inne, il volume di Jacques Aumont e Michel Marie, Lanalyse des lms (1988)3. A questi si possono aggiungere almeno i capitoli dedicati allargomento in Teorie del cinema di Francesco Casetti (1993)4 e nel Manuale del lm di Gianni Rondolino e Dario Tomasi (1995)5. Qualunque intervento sul tema non pu prescindere da questi contributi, il cui bilancio per non copre gli ultimi due decenni. Non nostra intenzione, naturalmente, colmare il vuoto: ci limiteremo a riprendere dati e argomenti esposti in questi scritti, tentando di integrarli dove necessario. Innanzitutto cerchiamo di fornire una denizione il pi possibile completa delloggetto. Rifacendoci alla proposta di Aumont e Marie, per analisi del lm possiamo intendere quel tipo di discorso sul lm il cui scopo la comprensione del funzionamento di una o pi opere in particolare ma anche del linguaggio cinematograco in generale. Un discorso, perci, che ha una forte valenza teorica, che nasce in un contesto educativo o didattico (luniversit, gli istituti di ricerca), che si sovrappone solo marginalmente alla sfera dellestetica e della critica (non serve alla formulazione di un giudizio di gusto) e che, pur connando con linterpretazione soggettiva, tenta di contenerla in nome non tanto della fedelt al dato oggettivo ma della scienticit del progetto.
Roger Odin, Dix annes danalyses textuelles du lm, num. mon. di Linguistique et smiologie, 3, 1977. Raymond Bellour, Dune histoire, in Id., Lanalyse du lm, Albatros, Paris, 1979 (tr. it. parziale Di una storia, in Paolo Madron (a cura di), Lanalisi del lm, Pratiche, Parma 1984); Raymond Bellour, Lanalisi alla amma, Carte Semiotiche, 1, settembre 1985. 3 Jacques Aumont, Michel Marie, Lanalyse des lms, Nathan, Paris 1988 [1994] (tr. it. Analisi dei lm, Bulzoni, Roma 1996). 4 Francesco Casetti, Teorie del cinema, Bompiani, Milano 1993. 5 Gianni Rondolino, Dario Tomasi, Manuale del lm, Utet, Torino 1995.
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Per Odin i tratti essenziali dellanalisi lmica sono: a) un carattere non valutativo n normativo (che la distingue dalla critica); b) un rapporto simbiotico con la teoria (che porta ad analizzare un lm anche per mettere alla prova un metodo, e per ricavarne nuove indicazioni teoriche). Secondo Casetti, il binomio analisi/teoria non incia il buon rapporto con il testo, anzi garanzia di maggior seriet6, ma di fatto, come notano Aumont e Marie, questa presunta vocazione teorica, pi che dellanalisi in generale sembra peculiare dellanalisi come stata praticata tra il 1967 e il 1977. Questo perch, come si detto sopra, anche lanalisi, o meglio il sogno dellanalisi, ha una sua storia, e la storia di un sogno, non diversamente dalla storia materiale, conosce fasi, periodi, peculiarit. Schematizzando oltremodo, allora, ci sembra di potere individuare almeno quattro periodi sufcientemente omogenei nello sviluppo di questo sogno. La pre-analisi Il primo periodo quello che precede lavventura della semiotica, o meglio della semiotica strutturalista. E qui si apre il primo paradosso: perch se opinione comune che lanalisi strutturale del lm, apparsa negli anni Sessanta, rappresenti una sorta di mito fondatore dellanalisi del lm in generale7, in realt lanalisi testuale veniva praticata anche quando si pensava di fare tuttaltro, cio negli anni in cui, prima della semiotica, la parola testo non veniva nemmeno adoperata. Questa fase delle origini o della pre-analisi occupa grosso modo gli anni 50, ma ha un singolare punto davvio nel 1934, con il celebre scritto di Sergej M. Ejzentejn dal titolo Eh! La purezza del linguaggio cinematograco8, dove il grande regista, per difendersi dai suoi detratFrancesco Casetti, Teorie del cinema, cit., p. 160. Jacques Aumont, Michel Marie, Analisi dei lm, cit. Sergej M. Ejzentejn, Eh! De la puret du langage cinematographique, Sovietskoie Kino, 5, 1934, tradotto in Cahiers du Cinma, 210, 1969 (tr. it. Eh! La purezza del
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tori, analizza quattordici inquadrature di Bronenosec Potmkin (La corazzata Potmkin, 1925), ricorrendo a schizzi e fotograe e concentrandosi su elementi formali del lm, come la composizione plastica delle inquadrature e il montaggio. Bizzarro a dirsi, il primo esempio di analisi lmica unauto-analisi, e fa certamente riettere che la pratica analitica nasca a ridosso di quella registica, e per un certo periodo (si pensi ai futuri registi della Nouvelle Vague) tragga linfa da questa vicinanza per poi cambiare rotta e arrivare a istituzionalizzarsi in un approccio esclusivamente teorico (con poche, signicative eccezioni: un esempio fra tutti, Nol Burch e il suo volume dal titolo sintomatico, Prassi del cinema9). Ma tornando al nostro discorso, in questa fase di pre-analisi si possono far rientrare alcuni momenti molto importanti: da un lato lattivit della scuola di cinema dellIdhec e il movimento dei cin-clubs, il cui lavoro si traduceva anche nella compilazione di schede analitiche sui generis (le cosiddette schede lmograche: Aumont e Marie citano quella di Andr Bazin relativa a Le jour se lve (Alba tragica, Marcel Carn, 1939)10, dallaltro la critica e la teoria cinematograca classica, sulle quali Bellour si sofferma nella sua rievocazione:
La critica cinematograca () talvolta entrava nel vivo della testualit lmica: basti pensare alle analisi classiche di Bazin sul piano-sequenza (in Welles e Wyler), sul lm darte, sul western; a talune intuizioni di Godard sul lavoro del cinema il colore, lo scope, linquadratura nei lm di Nicholas Ray; alla scena dellUltima frontiera di Anthony Mann cos precisamente ricostruita da Rohmer. E, tra tutti, a quella parte del testo di Truffaut in cui egli, per dimostrare la qualit dautore di Hitchcock, si abbandonava ad unimpressionante recensione del numero due attraverso Lombra del dubbio, tracciando cos, come in
linguaggio cinematograco, in Sergej M. Ejzentejn, Il montaggio, tr. it. a cura di Pietro Montani, Marsilio, Venezia 1986, pp. 75-87). 9 Nol Burch, Praxis du cinma, Paris, Gallimard 1969 (tr. it. Prassi del cinema, Pratiche, Parma 1980; nuova ed. Il Castoro, Milano, 2000). 10 Lanalisi di Alba tragica di Bazin del 1953 ed stata ristampata in Le cinma franais de la liberation la Nouvelle Vague, Cahiers du Cinma, Paris 1983.

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Con una punta di provocazione, potremmo dire che quegli scritti erano grandi analisi per il semplice motivo che non sapevano di esserlo, perch non si ponevano come obiettivo il rigore di un metodo: pensiamo alle recensioni pubblicate da Andr Bazin su Le Parisien Libr o, fuori da questo periodo, agli articoli scritti da Serge Daney per i Cahiers du Cinma e poi per Libration. E bench Bellour, da perfetto strutturalista, veda nella politique des auteurs, che stabiliva una circolarit tra autore e opera, un ostacolo allo sviluppo della sensibilit analitica per i testi, per innegabile che le raccolte di articoli di Truffaut (I lm della mia vita, Il piacere degli occhi), di Godard (Il cinema il cinema), di Rohmer (Il gusto della bellezza), senza dimenticare il lavoro su Hitchcock della coppia Rohmer-Chabrol (Hitchcock)12, possono essere lette anche e soprattutto come libri di analisi del lm. Libri, anzi, che fanno dellanalisi uno dei momenti fondanti di una pratica critica da intendersi nel suo senso pi alto: come creazione di un nuovo sguardo sul mondo, secondo uno spirito cos riassunto da Godard:
Bisogna saper dire cosa bello e cosa brutto. Non dire il sentimento che si provato ma fare la critica tecnica o scientica del lm. Solo la Nouvelle Vague lo ha fatto. Diceva: questo carrello buono e adesso vi spiego perch confrontandolo con un altro che trovo non riuscito. Oppure: questo dialogo buono in confronto con questaltro che non lo . Oggi questo si completamente perso13.
Raymond Bellour, Di una storia, cit., pp. 18-19. Franois Truffaut, Les lms de ma vie, Flammarion, Paris 1975 (tr. it. I lm della mia vita, Marsilio, Venezia, 1978); Id., Le plaisir des yeux, Cahiers du Cinma, Paris, 1987 (tr. it. Il piacere degli occhi, Marsilio, Venezia, 1986); Jean-Luc Godard, Jean-Luc Godard vu par Jean-Luc Godard, Pierre Belfond, Paris, 1968 (tr. it. Il cinema il cinema, Garzanti, Milano, 1971); Eric Rohmer, Le got de la beaut, ditions de lEtoile, Paris, 1984 (tr. it. Il gusto della bellezza, Pratiche, Parma, 1991); Eric Rohmer, Claude Chabrol, Hitchcock, ditions Universitaires, Paris 1957 (tr. it. Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1986). 13 Citato in Alberto Farassino, Jean-Luc Godard, Il Castoro, Milano, 2002, p. 8.
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unincisione, i lineamenti di quella che certamente una delle prime analisi lmiche11.

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Lanalisi strutturale Se il primo paradosso di questa panoramica la scoperta che lanalisi del lm si sempre praticata anche quando non se ne aveva coscienza, il secondo paradosso la scoperta che, nel momento in cui lo strutturalismo pone le condizioni per la nascita dellanalisi testuale, di analisi vere e proprie non se ne fanno ancora. Scrive Bellour: La prima semiologia, quella di Cinema: lingua o linguaggio? (1964) sembrava escludere quella che allora non si chiamava ancora lanalisi lmica, o per lo meno le era estranea14. Il riferimento al saggio di Metz cruciale, poich la fase strutturalista della semiotica cinematograca viene convenzionalmente racchiusa tra due fondamentali interventi del semiologo francese: il saggio Cinma: langue ou langage? apparso su Communications nel 196415, e il volume Langage et cinma (1971)16, ancora strutturalista, ma insieme gi proiettato verso il superamento di quellimpianto. Ora, in questa fase non che manchi lattenzione analitica per i lm, solo che a dominare uno sguardo generalizzante: se si analizza un lm non per comprenderne il funzionamento peculiare, ma per delineare, a partire da quello, una mappa dei codici del cinema, per ricostruire una presunta lingua cinematograca, le regole potenzialmente presenti in molti, o addirittura tutti i lm del mondo. Lesempio pi signicativo di questa che Aumont e Marie deniscono una forma di analisi codica lo scritto di Metz su Adieu Philippine (Desideri nel sole, Jacques Rozier, 1963), che costituir un capitolo del primo libro metziano: Essais sur la signication au cinma (1968). Il titolo del saggio eloquente: si tratta di unanalisi sintagmatica, cio di uno studio che, pur affrontando un testo singolo, di fatto cerca di
Raymond Bellour, Di una storia, cit., p. 20. Oggi in Christian Metz, Essais sur la signication au cinma, Klincksieck, Paris 1968 (tr. it. Semiologia del cinema, Garzanti, Milano, 1972). 16 Christian Metz, Langage et cinma, Larousse, Paris, 1971 (tr. it. Linguaggio e cinema, Bompiani, Milano 1977).
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vericare se in esso siano presenti tutti i tipi sintagmatici (la scena, la sequenza, ecc.) che secondo Metz caratterizzano il linguaggio cinematograco. In quanto indagine che ha lo scopo di vericare una tipologia preesistente, bench per afnarla, discuterla, ovvero giusticarla17, lo studio di Metz unanalisi tipicamente strutturalista: rispetto al binomio langue/parole, appare cio sbilanciato a favore della prima, anche se con una chiara consapevolezza che la langue del cinema, un sistema storico, soggetto ad evoluzione (sfatando perci il luogo comune che vuole la semiotica strutturalista come disciplina a-storica). Parte di questo approccio strutturalista, in un certo senso, sopravvive anche in quella che viene indicata come la prima analisi propriamente testuale della storia, il saggio di Raymond Bellour, Les oiseaux; analyse dune sequence18. A met strada tra analisi del testo e analisi dei codici, questo saggio costituisce infatti unanalisi testuale del microcosmo della sequenza di Bodega Bay e, al tempo stesso, unestrapolazione e uninferenza di codici narrativi pi ampi, condivisi da un pi esteso corpus di lm19. Attraverso una minuziosa scomposizione in fotogrammi della celebre sequenza de Gli uccelli, e con lausilio di mappe e schemi graci, Bellour d corpo alla tesi che costituisce il lo conduttore di tutto il suo libro: lidea che il cinema americano classico (e quello di Hitchcock in particolare) attivi una struttura basata su di un gioco continuo di simmetrie e dissimmetrie, di richiami e di strappi, di ripetizioni e di variazioni20; una struttura fatta di rime, condensazioni, spostamenti e rotture improvvise, che da un lato riguardano la dimensione stilistica del testo (le inquadratuJacques Aumont, Michel Marie, Analisi dei lm, cit., p. 105. Raymond Bellour, Les oiseaux; analyse dune sequenze, Cahiers du Cinma, 216, 1969, poi in Id., Lanalyse du lm, cit. con il titolo Systme dun fragment. 19 Robert Stam, Robert Burgoyne, Sandy Flitterman-Lewis, New Vocabularies in Film Semiotics, Routledge, London, 1992 (tr. it. Semiologia del cinema e dellaudiovisivo, Bompiani, Milano, 1999, p. 75). 20 Francesco Casetti, Teorie del cinema, cit., p. 182.
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re, il montaggio), dallaltro alludono a un meccanismo che investe appieno il nostro universo psichico, cio lemergere del desiderio e il suo piegarsi alla legge21. LEdipo, appunto, cio la psicoanalisi: in questo progressivo, impercettibile scivolamento dallo strutturalismo alla psicoanalisi, in questo costante doppio binario presente in tutto il libro di Bellour , che si gioca latto di nascita dellanalisi lmica: la quale viene ufcialmente alla luce (e questo il terzo paradosso) nel momento preciso in cui lutopia strutturalista sembra spegnersi, e invece sta semplicemente cambiando pelle. La svolta testuale Com stato sottolineato da pi parti, con il declino dello strutturalismo che comincia la fortuna dellanalisi testuale. Siamo nel decennio 1967-1977, quella che Casetti chiama appunto la fase della svolta testuale 22. il periodo in cui la semiotica abbandona i concetti di codice e di segno per misurarsi con le realizzazioni concrete della langue, con gli atti di parole, i testi appunto, che non vengono semplicemente radiografati nella loro architettura, ma pedinati nelle loro dinamiche, cio nel modo in cui vi prendono forma i processi di scrittura o di comunicazione. Ma soprattutto, il periodo in cui la semiotica si apre, si contamina con altre discipline e altri quadri di pensiero: il decostruzionismo, la critica marxista, la teoria femminista, ma soprattutto la psicoanalisi. Perch lanalisi lmica, come scrive Bellour, forse era molto semplicemente il versante testuale di una semiologia o di una semiotica in cui la psicanalisi avrebbe assolto una funzione determinante23. E qui risiede appunto il terzo paradosso cui si alludeva: lanalisi del lm, che istintivamente saremmo tentati di associare allimpresa
Ivi, p. 184. Ivi, p. 56 e segg.; ma cfr. anche Francesco Casetti, Roger Odin, Lanalisi del lm, oggi, Carte semiotiche, 1, settembre 1985. 23 Raymond Bellour, Di una storia, cit., p. 21.
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semiologica (quasi una sorta di momento fondativo, istituzionale, della nuova disciplina) conosce invece la sua et delloro proprio quando la semiotica si snatura. Come se lanalisi testuale, apogeo del sogno semiotico, ne fosse divenuto anche lepitafo, il gesto estremo capace di spingere la semiotica fuori di s, verso un altrove tutto da esplorare. I modelli e i risultati dellanalisi testuale che emergono nel decennio sono troppi e troppo complessi perch si possa ripercorrerli tutti in dettaglio. Stam, Burgoyne e Flitterman-Lewis ne stilano un ricco elenco, citando i lavori di Thierry Kuntzel, Raymond Bellour, Marie Claire Ropars, Stephen Heath, Peter Wollen, Pierre Sorlin, Kristin Thompson, che vengono distinti in base alle loro diverse sfumature di metodo. Casetti invece allarga lo sguardo sugli orizzonti teorici che stanno a monte dei vari approcci: da un lato il lone decostruzionista, che si afferma negli anni 70 e si ispira alle teorie di Barthes, Derrida, Kristeva (lo si intravede nelle analisi della Ropars o del nuovo gruppo dei Cahiers); dallaltro lato, il lone pragmatico-comunicazionale che prende piede alla ne degli anni 70 e si ispira ai teorici della Texttheorie. Aumont e Marie individuano la chiave dello sviluppo dellanalisi testuale non solo nella svolta metziana di Langage et cinma (dove al concetto di codice si afanca quello di sistema singolare), ma soprattutto nel Roland Barthes di S/Z24, cui si deve un atteggiamento aperto, che rinuncia a bloccare lanalisi su un signicato nale25. Aggiungiamo che linusso di Barthes nella svolta post-strutturalista dellanalisi lmica anche pi diretto: ricordiamo il celebre scritto sul fotogramma di Ivan Groznij di Ejzentejn (Ivan il terribile), in cui Barthes dimostra che il testo non un insieme ordinato e afferrabile di segni, ma il luogo dove gli elementi entrano in relazione dinamica, e dove, accanto ai livelli di senso pienamente decodicabili, ne esiste
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Roland Barthes, S/Z, Seuil, Paris 1970 (tr. it. S/Z, Einaudi, Torino, 1973). Jacques Aumont, Michel Marie, Analisi dei lm, cit., p. 102.

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un terzo, annidato nei dettagli, che colpisce i sensi ma rimane indenito, ostinato, incomunicabile26. Molto schematicamente e approssimativamente, possiamo cos articolare le principali tendenze dellanalisi testuale in questo periodo: a) Analisi vicine al decostruzionismo, che rileggono i presupposti semiotici alla luce del nuovo concetto derridiano e barthesiano di scrittura. Pensiamo a Thierry Kuntzel, che nel suo studio del 1972 su M, Il mostro di Dsseldorf 27 segue da vicino il modello barthesiano di S/Z (scomposizione del testo in lesse e individuazione delle dinamiche tra i codici narrativo, ermeneutico, simbolico, semantico, proairetico), per mostrare come il lavoro del lm di Lang consista nel mettere in scena la tematica del vuoto e dellattesa. Ma pensiamo anche alle analisi che Marie-Claire Ropars fa del prologo e dellepilogo di Citizen Kane28 (Quarto potere, Orson Welles, 1941) e del prologo di Oktjabr29 (Ottobre, Sergej M. Ejzentejn, 1927): la prima vuole mettere in luce il complesso lavoro dellistanza narrante nel lm di Welles (lavoro che si esplica costruendo tra le due sequenze un sistema di rimandi speculari); la seconda invece, decostruisce il montaggio delle prime 69 inquadrature del lm di Ejzentejn, soffermandosi minuziosamente sui vari tipi di trasformazioni formali tra uninquadratura e laltra. a1) Un lone dellorientamento precedente sono le analisi che attraverso la decostruzione del testo puntano a denunciare i fondamenti ideologici della rappresentazione borghese. Un esempio sono le ceRoland Barthes, Le troisime sens, Cahiers du Cinma, 222, 1970 poi in Lobvie et lobtus, Paris, Seuil, 1982 (tr. it. Lovvio e lottuso, Einaudi, Torino, 1985). Thierry Kuntzel, Le travail du lm, Communications, 19, 1972. 28 Marie-Claire Ropars, Narration et signication, Poetique, 12, 1972, poi in Raymond Bellour (a cura di), Le cinma americain. Analyse de lms, Flammarion, Paris, 1980. 29 Marie-Claire Ropars, Louverture dOctobre ou les conditions thoriques de la rvolution, in Octobre, criture et idologie, Albatros, Paris, 1976.
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lebri letture di lm compiute dal collettivo dei Cahiers du Cinma, a met strada tra laffetto per il cinema hollywoodiano classico e la denuncia delle sue manipolazioni ideologiche. Si pensi allanalisi di Young Mr. Lincoln di John Ford (Alba di gloria, 1939)30, lm che da un lato evidenzia un progetto ideologico preciso31 (fondazione di valori come la propriet privata o il rispetto della legge, ecc.), dallaltro per, per eccesso di zelo, come in un lapsus travalica e tradisce questo stesso disegno, e lo fa proprio attraverso un stonatura sul piano delle scelte formali. b) Analisi che fondono semiotica e psicoanalisi. Ricordiamo alcuni lavori di Thierry Kuntzel, in particolare quello relativo al lm di Schoedsack e Pichel The Most Dangerous Game (La pericolosa partita, 1932)32: il suo presupposto che il lavoro lmico funzioni come il lavoro onirico, non solo perch gli elementi formali e tematici del lm si dispiegano attraverso processi di condensazione e spostamento analoghi a quelli del sogno, ma perch molte gure lmiche (il doppio, lo specchio, la caverna) ci riportano alla situazione dello spettatore in sala e per metafora alla scena primaria o ad altri nodi della nostra psiche. Ma ricordiamo anche le celebri analisi di Raymond Bellour sul cinema americano classico raccolte in Lanalyse du lm. In Levidence et le code33, ad esempio, Bellour dimostra che in una sequenza apparentemente anodina (dodici inquadrature) di The Big Sleep (Il grande sonno, Howard Hawks, 1946) viene messo in opera un sistema impercettibile e quasi ritmico di codici delle inquadrature e del montaggio: ne deriva una geometria di opposizioni visive tra i personaggi che ha la funzione di costruire culturalmente i ruoli
Cahiers du Cinma, Young Mr. Lincoln de John Ford, Cahiers du Cinma, 223, 1970. Francesco Casetti, Teorie del cinema, cit., p. 211. Thierry Kuntzel, Le travail du lm 2, Communications, 23, 1975. 33 Raymond Bellour, Levidence et le code, Revue dEsthtique, numro spcial: Cinma: thorie, lectures, 1975 poi in Id., Lanalyse du lm, cit.
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narrativi del maschile e del femminile. In Le blocage symbolique34 invece, Bellour analizza North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959) di Hitchcock cercando di dimostrare che le strutture narrative e stilistiche del lm denunciano unintima solidariet con le strutture del nostro apparato psichico, riferendosi in modo particolare al meccanismo dellEdipo: lemergere del Desiderio, il suo travestimento e la sua (apparente) regolazione sotto la Legge sono infatti dinamiche psichiche che si ritrovano nel lm di Hitchcock a tutti i livelli, dalla storia narrata (che abbonda di gure materne e paterne) alla struttura narrativa (costruita secondo una catena di simmetrie e dissimmetrie) alle soluzioni stilistiche (il campo/controcampo). b1) Un lone dellincrocio cinema/psicoanalisi sono le analisi compiute nellalveo della cosiddetta Feminist Film Theory, il cui progetto di smascherare lideologia sessista implicita nel modo in cui il cinema classico ha rafgurato la donna. Molte nozioni semiotiche e psicoanalitiche vengono cos ripensate alla luce di una lettura femminista del cinema. Tra i numerosi esempi, limitiamoci a citare le analisi hitchcockiane che costituiscono una replica alle tesi di Bellour. Jacqueline Rose, in Paranoia and the Film System35, riprende Gli Uccelli di Hitchcock per mostrare come la sua struttura stilistica dominante (il campo/controcampo), mimando una fase psichica fondamentale per la formazione del soggetto (la dialettica della relazione immaginaria, in cui un io si delinea confrontandosi con laltro), da un lato riserva alla donna il ruolo di aggredita (come sostiene Bellour), dallaltro per le consente una posizione privilegiata. Janet Bergstrom invece, in Enunciation and Sexual Difference36, risponde alle tesi di Bellour su Hitchcock approfondendo il problema del punto
34 Raymond Bellour, Le blocage symbolique, Communications, 23, 1975, Psychanalyse et Cinma poi in Id., Lanalyse du lm, cit. 35 Jacqueline Rose, Paranoia and the Film System, Screen, 17, 4, 1977. 36 Janet Bergstrom, Enunciation and Sexual Difference, Camera Obscura, 3-4, 1979.

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di vista: se infatti vero che lidenticazione degli spettatori sempre volta a chi agisce (luomo), anche vero che il ruolo attivo della donna (negato, e tuttavia latente) e lesistenza di sguardi femminili (sia pur riassorbiti nelle occhiate maschili) consentono unidenticazione multipla37. c) Analisi semiotiche che superano gli assunti metziani alla luce di nuove tendenze di ricerca (la narratologia, la teoria dellenunciazione) e di nuovi concetti (il punto di vista). Queste analisi non puntano pi a ricostruire un sistema grammaticale generale (come nello strutturalismo) o a seguire il libero gioco degli elementi testuali (come nel decostruzionismo), ma cercano di comprendere i processi, le modalit con cui un lm viene raccontato e comunicato al suo spettatore. Qui a divenire centrale il problema del punto di vista, e uno degli esempi pi celebri lanalisi di Nick Browne su un frammento di dodici inquadrature di Stagecoach di John Ford38: si tratta della scena in cui i passeggeri della diligenza pranzano a Dry Fork Station in attesa di ripartire. Analizzando il ruolo giocato dagli sguardi dei personaggi (le loro soggettive, ma anche gli scambi di occhiate interni alle inquadrature) e legandoli al modo in cui il montaggio articola lo spazio, Browne dimostra che il lm traduce nella forma della messa in scena il contenuto della sequenza: lesistenza di una gerarchia sociale che emargina dal gruppo il bandito e la prostituta. una sorta di retorica della specularit tra enunciato ed enunciazione, perch al racconto vero e proprio della rivalit fra i due gruppi si sovrappone, al livello dellenunciazione, un discorso degli sguardi e delle inquadrature che daltra parte conferma il primo con grande precisione39.
Francesco Casetti, Teorie del cinema, cit., p. 253. Nick Browne, Film Quarterly, primavera 1973 (tr. fr. Rhthorique du texte spculaire, Communications, 23, Seuil, Paris 1975, poi in Id., The Rhetoric of Filmic Narration, UMI Research Press, Ann Arbor, 1982). 39 Jacques Aumont, Michel Marie, Analisi dei lm, cit., pp. 152-153.
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d) Analisi che fondono semiotica e sociologia: compaiono alla ne del decennio e fanno parte di un progetto sociologico in gran parte ispirato al lavoro di Pierre Bourdieu e JeanClaude Passeron40. Sono legate soprattutto al nome di Pierre Sorlin, che nel 1977 dedica un capitolo del suo Sociologie du cinma41 al rapporto tra analisi lmica e storia sociale. Coerentemente con la sua idea di visibile (per cui un lm non uno specchio della realt, ma una ricostruzione che denuncia un modo di vedere sociale), la tesi di Sorlin, messa alla prova nellanalisi di molti lm italiani degli anni Quaranta e Cinquanta (a partire da Ossessione di Visconti), che gli strumenti dellanalisi semiotica siano essenziali anche nella lettura sociologica di un lm (e non solo in quella estetica o linguistica). Tra testi e contesti Lo studio di Sorlin, che chiude il decennio doro dellanalisi testuale, sintomatico delle tendenze che si aprono negli anni Ottanta e Novanta. Senza voler sacricare la complessit del panorama e la ricchezza delle diagnosi possibili, chiaro che a partire dagli anni Ottanta per lanalisi del lm si apre una nuova fase: una fase che da un lato di istituzionalizzazione, dallaltro di progressivo abbandono della prospettiva testuale a favore di unottica storica e sociologica che potremmo denire contestuale o pluritestuale. Per quanto riguarda il primo aspetto, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta si comincia a stilare un bilancio e ad azzardare una riessione sullesperienza appena trascorsa: i testi di Odin e Bellour citati allinizio (Dix annes danalyses textuelles du lm e Di una storia), il volume collettaneo curato da Paolo Madron Lanalisi del lm (con saggi di Barthes, Bellour, Jost, Marie)42 e il numero monograco di
40 Robert Stam, Robert Burgoyne, Sandy Flitterman-Lewis, Semiologia del cinema e degli audiovisivo, cit., p. 74. 41 Pierre Sorlin, Sociologie du cinma, Aubier Montaigne, Paris, 1977 (tr. it. Sociologia del cinema, Garzanti, Milano, 1979). 42 Paolo Madron, Lanalisi del lm, cit.

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Carte semiotiche introdotto da una nota di Casetti e Odin su Lanalisi del lm, oggi si iscrivono in questo clima. A partire dalla met degli anni Ottanta, invece, al bisogno di fare il punto e di preparare una svolta si sovrappone una seconda esigenza: quella di sistematizzare il sapere sedimentatosi nella pratica selvaggia dei decenni precedenti. Di qui la nascita e lo sviluppo di unagguerrita manualistica sullargomento, che fa dellanalisi lmica una prassi tecnica, un repertorio organico di metodi e regole o una raccolta di exempla, di letture celebri ad uso didattico. Ci riferiamo non solo a Lanalisi dei lm di Aumont e Marie (che un po quel libro fatto solo di esempi auspicato da Wittgenstein), ma anche a testi come il Manuale del lm di Rondolino e Tomasi o Semiologia del cinema e dellaudiovisivo di Stam, Burgoyne e Flitterman-Lewis, mentre laltro caposaldo del genere, Lanalisi del lm di Casetti e Di Chio43, un testo che sceglie esattamente lapproccio opposto: lastrazione e la sistematizzazione di una ricetta invece della raccolta induttiva e della contestualizzazione storica. In questo senso, lintervento pi recente sul tema, il volume curato da Paolo Bertetto Linterpretazione dei lm44, che raccoglie le analisi di dieci grandi lm della storia del cinema effettuate da diversi studiosi allinsegna della variet metodologica, costituisce una testimonianza eloquente dello stato dei lavori sullanalisi del lm: ci che vi viene auspicato infatti la necessit di passare dallanalisi intesa come pratica descrittiva e applicativa allinterpretazione intesa come dialogo aperto e multidisciplinare con il testo, che mette in gioco la soggettivit dellanalista. Per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, bench Aumont e Marie si oppongano a chi sostiene che lanalisi del lm negli anni Settanta abbia trascurato il contesto, vero per che le analisi degli anni Ottanta e Novanta si differenziano da quelle del decennio precedente per luscita dalla dimensione interna o immanente, cio limita43 44

Francesco Casetti, Federico di Chio, Lanalisi del lm, Bompiani, Milano, 1990. Paolo Bertetto, Linterpretazione dei lm, Marsilio, Venezia, 2003.

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ta al testo nella sua singolarit. Questo allargamento di prospettiva prende due forme: da un lato (soprattutto negli anni Ottanta), lanalisi viene ripensata alla luce delle tendenze della nuova semiotica (la pragmatica e la teoria dellenunciazione); dallaltro lato (e siamo gi verso gli anni Novanta) ci si comincia a interrogare sul contributo che lanalisi del lm pu dare alla storia del cinema e agli studi sociologici o culturologici. Di qui due tendenze di studio, che in un certo senso si danno il cambio alla svolta del decennio: a) analisi di testi singoli che vengono considerati in rapporto al contesto comunicativo (e quindi con particolare attenzione ai fenomeni di deissi e di costruzione del punto di vista). Qui gli orizzonti di riferimento sono la teoria dellenunciazione e la pragmatica, linee di ricerca che invitano a pensare il testo nel suo costituirsi e nel suo collocarsi dentro una situazione comunicativa. Tra gli esempi pi celebri, le molte voci ospitate nel numero 38 (Enonciation et cinma) della rivista Communications, e le analisi di Quarto potere e de La donna che visse due volte compiute da Casetti in Dentro lo sguardo45, attente alla grammatica degli sguardi, cio al modo in cui ciascun testo pregura e costruisce un percorso per il suo spettatore ideale. b) analisi di testi singoli o, pi frequentemente, di corpus testuali allargati, compiute alla luce di una consapevolezza storica e sociologica46. Qui lorizzonte di riferimento non pi (o non pi soltanto) la semiotica, ma un campo eterogeneo dove gli strumenti semiologici coesistono con quelli sociologici, storiograci, lologici (ma anche con linee di ricerca linguistiche non semiologiche come il neo-formalismo statunitense). Aumont e Marie deniscono questo tipo di studi uno stadio intermedio tra lanalisi del singolo lm e la teoria del fatto
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Francesco Casetti, Dentro lo sguardo, Bompiani, Milano, 1986. Sul rapporto tra analisi lmica e storia del cinema riette Paolo Bertetto, Lo stato delle cose, Bianco & Nero, LXI, 4, 2000.

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lmico o la storia del cinema; generalmente consacrati a insiemi omogenei dal punto di vista storico e da quello formale, essi applicano pi o meno direttamente alcune delle tecniche e alcuni dei risultati ottenuti nel corso di ventanni di analisi lmiche47. Tra gli esempi pi signicativi: gli studi del trio Michle Lagny, Marie-Claire Ropars, Pierre Sorlin sul cinema francese degli anni trenta48, dove gli autori mettono a fuoco alcuni temi della produzione popolare francese degli anni Trenta passando un corpus lmico al vaglio di una rigida griglia di lettura (che comprende tra laltro voci semio-narratologiche come la focalizzazione, la temporalit, le marche di enunciazione, ecc.). le ricerche di David Bordwell, Janet Staiger e Kristin Thompson sul cinema classico hollywoodiano: ci riferiamo al celebre The Classical Hollywood Cinema (1985) 49, dove il metodo neoformalista-funzionalista viene applicato su uno sfondo di storia tecnologica ed economica, introducendo la nozione di stile classico hollywoodiano, che indica lassetto stilistico di unintera fase del cinema americano (dal 1917 al 1960) e coincide con linstaurazione di un preciso modello produttivo. gli studi di Nol Burch (poi raccolti in La lucarne de linni, 199050) sul passaggio dal modo di rappresentazione del cinema delle origini a quello istituzionale del cinema classico. In unarea analoga
Jacques Aumont, Michel Marie, Analisi dei lm, cit., p. 249. Michle Lagny, Marie-Claire Ropars, Pierre Sorlin, Analyse lmique dun ensemble extensible: les lms franais des annes 30, in Jacques Aumont, Jean-Pierre Leutrat (a cura di), Thorie du lm, Albatros, Paris, 1980 e Id., Gnrique de Annes 30, Presses Universitaires de Vincennes, Paris, 1986. 49 David Bordwell, Janet Staiger, Kristin Thompson, The Classical Hollywood Cinema. Film, Style and Mode of Production to 1960, Columbia University Press, New York, 1985. 50 Nol Burch, La lucarne de linni. Naissance du langage cinmatographique, Nathan,
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si muovono altri importanti contributi: Ce que je vois de mon cin curato da Andr Gaudreault (1988) e Early Cinema. Space, Frame, Narrative, curato da Thomas Elsaesser (1990)51, volumi dedicati al cinema delle origini e capaci di coniugare la ricerca storica con gli strumenti semiotici (analisi del punto di vista, dellinquadratura e delle strutture narrative). Dopo lanalisi? Dovendo per forza di cose fermarci qui, vorremmo chiudere questa breve e lacunosa rassegna con una questione aperta, che riguarda loggi, lo stato dellanalisi al giro di boa del nuovo millennio (che peraltro ci ha visti spettatori di ben altri eventi e rivolgimenti). In questo convegno ci si ragionevolmente domandati se e come sia il caso di pensare che lanalisi del lm, passato il suo momento di gloria, sia entrata in una nuova fase: una fase post (o postuma) che starebbe alla fase aurea di trentanni fa come il post-moderno sta al moderno, cio come un progetto di carattere debole, ermeneutico e intertestuale sta ad un progetto totalitaristico, razionalizzante e immanentista. Ora, siccome il paragone (per il quale si rimanda al saggio di Costa in questo stesso volume) assai calzante, viene immediatamente la tentazione di applicarlo a rovescio. Ci viene cio da pensare che anche per lanalisi lmica valga ci che Habermas pensa del moderno (e che Kundera pensa del romanzo): ossia, che sia un progetto incompiuto. Non unideale al tramonto, cio, ma un progetto che in fondo non si mai espresso al pieno delle sue potenzialit: che ha raccolto in pratica molto meno di quanto ha seminato in teoria. Il motivo abbastanza evidente: perennemente divisa tra Descrizione e Decostruzione, lanalisi lmica, pur con tutta la sua aspirazioParis, 1990 (tr. it. Il lucernario dellinnito, Pratiche, Parma, 1994; nuova ed. Il Castoro, Milano, 2000). 51 Andr Gaudreault (a cura di), Ce que je vois de mon cin, Klincksieck, Paris, 1988; Thomas Elsaesser (a cura di), Early Cinema. Space, Frame, Narrative, BFI, London, 1990.

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ne alla scienticit, non servita quasi mai alla denizione di un senso vericabile scienticamente e storicamente, preferendo semmai questo senso disseminarlo, nasconderlo, aggirarlo, moltiplicarlo, o al contrario replicarne le apparenze in un gioco di specchi e di mappe uno a uno. Pu sembrare strano, ma sintomatico che nel dibattito sullanalisi lmica non sia mai stato concesso molto spazio al celebre testo di Eco I limiti dellinterpretazione52, nel quale, molti anni dopo Opera aperta53, Eco sostiene una tesi talmente di buon senso da rasentare lovviet: il fatto che in un testo esista una plurivocit di sensi non signica che i suddetti sensi non vadano trovati, spiegati e provati secondo criteri oggettivi, di ordine testuale, ma anche e soprattutto di ordine storico, culturale, sociale (criteri contestuali, intertestuali o extratestuali, che spesso possono addirittura affondare nellaborrita biograa dellautore). Nella teoria della letteratura, che pure stata scossa ancor pi violentemente dal terremoto della decostruzione, oggi questo un dato largamente acquisito (forse anche per il peso che vi ricoprono le discipline storiche e la lologia), mentre nei Film Studies il rapporto tra analisi e storia del cinema, che pure ha dato negli ultimi anni i risultati pi interessanti, ancora un fatto problematico e, in ogni caso, tutto da esplorare.

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Umberto Eco, I limiti dellinterpretazione, Bompiani, Milano, 1990. Umberto Eco, Opera aperta, Bompiani, Milano, 1962.

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