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Concordia sulla Secchia , 12 settembre 2013. Ore 20.30, Municipio. Le luci accese in sala sono

Concordia sulla Secchia 1 , 12 settembre 2013. Ore 20.30, Municipio.

Le luci accese in sala sono un segno di attesa nel nuovo Municipio, così davvero nuovo che sembra trovare a fatica una propria collocazione in un’area che cambia ogni giorno, per la chiesa, la palestra, le scuole poco distanti. E Concordia, che vive nelle azioni dei suoi abitanti e che viene ricordata e raccontata, spesso, come se il racconto potesse rallentare i mille cambiamenti che ogni giorno la trasformano e la rendono nuova, così nuova da chiedere con forza ai suoi abitanti di scoprirne i nuovi punti di riferimento per orientarsi, per muoversi, per viverla.

Vivere Concordia oggi significa anche decidere di partecipare ad un incontro pubblico per discutere del Piano della Ricostruzione e quanto leggerete è una sfida con un unico obiettivo: raccontare come se foste stati davvero tutti là, quella sera, e darvi le informazioni necessarie alla formazione del vostro personale contributo. Dopotutto, è proprio questa la volontà alla base dell’intero processo che sta dietro quell’incontro e che vede il Comune e soprattutto la gente di Concordia quali protagonisti assoluti.

Andare al nuovo Municipio per un incontro pubblico sta diventando una piacevole nuova novità, a Concordia. L’atmosfera è cordiale, amichevole. Le persone si incontrano e si ritrovano. Tanti si conoscono già, alcuni erano vicini prima del sisma, altri hanno condiviso prove difficili nei periodi successivi, e le hanno superate insieme: provvedono a formare la comunità di cui sono parte attiva. Accanto all’ingresso della sala, i moduli per la registrazione dei partecipanti e tre pacchi di piccoli adesivi colorati.

I bollini

Rossi, gialli e azzurri. Occorreva consegnarli a tutti all’entrata, ma la consegna stava saltando con l’aumentare del flusso dei partecipanti. Da un problema, ne è scaturita un’opportunità per consegnarli direttamente ai presenti e scambiare una parola e una battuta, rompendo subito quel muro che spesso si erige tra il pubblico e i relatori. In sala, oltre a più di 75 concordiesi c’è il Sindaco Carlo Marchini, la professoressa Maria Rosa Vittadini -IUAV, l’assessore Sauro Secchi, il responsabile dell’Area Tecnica Elisabetta Dotti, il professor Attilio Santi -IUAV, Clara Borsatti responsabile del settore Urbanistica, Simona

1 Una versione fortemente ridotta di questo scritto è stata pubblicata su Concordia Comune, Settembre 2013, Anno 12, numero 3

Simonini responsabile dell’ufficio Edilizia Privata, Francesca Compagnoli IUAV, Davide Zanella IUAV, il vice-sindaco Luca Prandini, l’assessore Angela Bozzoli, e altri cui chiedo venia per non averli citati.

Andrea Mariotto, dello IUAV, ha moderato la serata e provvede subito a svelare il mistero: i bollini sono da applicarsi sui diversi cartelloni esposti, nei quali vengono richiamati alcuni punti del documento preliminare strategico del Piano della Ricostruzione. Azzurro per segnalare consenso, giallo per mostrare qualche perplessità, rosso per manifestare un sostanziale rifiuto a una determinata idea tra quelle proposte dal Piano.

I temi della discussione.

In seguito all’applicazione dei bollini, e dopo la dichiarazione che non si sarebbero trattati i temi sui quali si riscontrava un sostanziale accordo, sono stati individuati i seguenti temi da sottoporre al dibattito:

  • 1. i manufatti storici sottoposti a tutela;

  • 2. il cambio dell’accesso a Concordia in seguito alla Cispadana;

  • 3. lopportunità di un istituto di formazione professionale;

  • 4. i passaggi interni alle corti;

  • 5. la trasformazione di Piazza della Repubblica e quella di Porta Mantova;

  • 6. la collocazione del nuovo Municipio;

  • 7. la presenza, integrazione, radicamento dei cittadini stranieri,

che sono i temi che hanno ricevuto più bollini rossi. Il motivo potrebbe sintetizzarsi nel dissenso ma, spesso, i bollini rossi sono una segnalazione affinché i temi indicati ricevano adeguate attenzioni, perché sono percepiti come decisivi per la città, perché hanno un significato ampio e coinvolgente, forse perché sono i temi che toccano maggiormente la sensibilità comune.

Manufatti rurali storici: quali forme di tutela, quale destino?

Il documento strategico preliminare del Piano della Ricostruzione propone che “La tutela storico- testimoniale andrà riservata ai fabbricati che effettivamente conservano i caratteri architettonici e tipologici dei manufatti rurali storici. Nel PdR sarà possibile individuare, in particolare, i complessi rurali che per dimensione e qualità architettonica possono diventare i luoghi di testimonianza del paesaggio agrario,

prevedendo incentivi e accordi che ne permettano il recupero e l’integrazione con il paesaggio.”

Si tratta, in questo caso come negli altri di seguito riportati, di un estratto del documento e, in quanto tale, paga un duro prezzo per la sintesi. Concordia è contornata da campagna, un secolare scenario agricolo plasmato da numerosi manufatti rurali, alcuni dei quali hanno dato forma negli anni a quei paesaggi divenuti patrimonio storico ed identitario della comunità concordiese. Molti di questi manufatti sono ora distrutti, e tanti erano già in stato di avanzato abbandono. L’idea è quella di ripristinare, tutelare e rifondare in modo nuovo il valore di alcuni manufatti rurali creando una centralità decentratarispetto alla città e fondamentale per il mantenimento dell’identità storica della comunità concordiese. Alcuni manufatti non possono essere ricostruiti “com’erano e dov’erano”, perché impatterebbero con esigenze infrastrutturali inderogabili (limite di distanza dalla strada), o strutturali (la conformazione del terreno che non garantisce adeguata stabilità all’immobile). Occorre, quindi, provvedere a ricollocarli in aggregamenti che abbiano un senso sia di rispetto della tradizione, sia di potenziamento delle variabili incidenti sulla loro abitabilità e uso in generale. Una piazza, per esempio, o un bar, un centro di interesse per chi vi andrà ad

abitare e chi vuole visitare questi nuovi nuclei rurali storici. Dall’incontro emerge che esistono altre priorità, ma questa considerazione è di parte e non pro-positiva se limitata ai propri interessi personali: le nostre priorità sono tali rispetto a quelle degli altri, che hanno altre priorità. Le risorse messe a disposizione per la ricostruzione, peraltro, saranno diversamente ripartite per il ripristino dei manufatti rurali a seconda delle condizioni in cui questi versavano prima del sisma. Nasce un’obiezione: a che pro un tale intervento? D’altronde, Concordia non è una meta turistica. È questo un ostacolo già riscontrato in altri incontri e per altri temi, per cui la forza dei legami di dipendenza rispetto al passato limita la libertà di pensare a nuove soluzioni e nuove destinazioni d’uso della città, per cui: Concordia non è mai stata turistica, quindi, mai lo sarà. Tuttavia, è opinione diffusa, anche se ancora solo pensata e poco detta, che un recupero valorizzante dell’anima rurale dell’area concordiese porterebbe al bello, al piacevole: come dire, indipendentemente dalla funzione effettiva che i nuovi borghi antichisvolgeranno, essi innalzeranno la nostra qualità della vita.

Passaggio della Cispadana, accesso a Concordia

Si racconta in sala che forse la Cispadana non porterebbe benefici neppure per le imprese di Concordia, considerato che tante già tendono a lasciare il territorio. Sui motivi perché ciò avvenga, però, la riflessione non dà alcuna indicazione. Il Piano della Ricostruzione di Concordia non ha alcuna voce in merito alla realizzazione della Cispadana: esso limita lanalisi alle scelte attuabili a Concordia in considerazione del suo passaggio, vale a dire, come calibrare gli interventi di ricostruzione in prospettiva della Cispadana. Precisamente, nel documento strategico si legge:

“(…) se l’accesso principale dal territorio diverranno il casello di S. Possidonio e la strada per Mirandola, l’ingresso tradizionale attraverso il ponte vecchio e piazza della Repubblica perderanno di fatto la loro centralità, con un evidente rischio di ulteriore marginalizzazione delle attività del centro storico.”

Ci sarà un nuovo ponte a Sud di Concordia, molto più a sud del ponte di San Giovanni e, complanare a questo percorso, la Cispadana realizza una circonvallazione sud di Concordia che “slitta” anch’essa sulla strada per Mirandola. Quindi, il ponte di San Giovanni e l’area adiacente passerebbero in secondo piano perché, di fatto, cambia l’ingresso a Concordia. Un cambio positivo? Negativo? Nessuna scelta è o bianca, o nera. A Concordia dipende tanto da quando accadranno i cambiamenti: se il cambio d’ingresso avverrà prima degli interventi di rafforzamento del centro storico, piazza della Repubblica, riassetto ed integrazione delle aree “vecchie” e “nuove”, la Cispadana avrà un impatto non positivo. Se, invece, si provvederà a potenziare dal didentro la città e attivare tutti gli interventi necessari affinché Concordia sia pronta per la Cispadana, allora questa porterà effetti positivi, nei termini di uno snellimento del traffico di attraversamento che attualmente passa per il ponte di San Giovanni e via dei Martiri: la Cispadana può

“restituire” parti della città ai concordiesi, aumentare l’area del centro, che non sarebbe più limitata alla parte storica, e valorizzando intere aree attualmente adibite prevalentemente al traffico di transito, con tutti gli effetti che conosciamo. L’estensione della superficie di Concordia è a misura d’uomo, di passo umano e di bicicletta. Ma le bici non passano dove transitano i mezzi pesanti. Liberare le arterie di circolazione urbana dal traffico pesante significa riconsegnare la città agli abitanti, liberi di spostarsi anche in bici: la percorrenza dall’area del nuovo Municipio all’area della (futura) piazza nuova area di incrocio di via della Pace con via Garibaldi è di 3 (tre) minuti.

È opportuno un istituto di formazione professionale a Concordia?

Secondo l’idea che emerge dall’assemblea, piuttosto che fare un istituto professionale a Concordia, sarebbe

meglio potenziare il polo già esistente a Mirandola, sia per quanto concerne le strutture, sia per la qualità

dell’insegnamento. Le esperienze finora fatte in questo senso – definite di “delocalizzazione” – a Finale, hanno sortito risultati scadenti. Il polo di istruzione professionale, quindi, non andrebbe frazionato ma concentrato a Mirandola. Eppure, il documento strategico preliminare PdR nota che i contributi di conoscenza portati dalle imprese di Concordia nel corso del processo partecipato hanno evidenziato, tra le altre esigenze, “l’opportunità di poter contare su una forza lavoro più adeguatamente e modernamente acculturata. Richiesta quest’ultima che riporta in primo piano la prospettiva di portare a Concordia un istituto di formazione professionale adeguato alle necessità e alle potenzialità di Concordia, magari da ottenere come sede decentrata di istituti già esistenti.” È legittimo pensare che una scuola professionale a Concordia debba rispondere ad esigenze che sono specifiche al tessuto produttivo della città; che la presenza fisica delle imprese possa avere un impatto positivo sulla formazione ed educazione dei giovani, anche nei termini di modifiche dei curricula e avviamento di uno scambio proficuo tra scuola e azienda, formazione e mondo del lavoro, per arrivare alla costituzione di una “filiera corta” di preparazione dei giovani professionisti di Concordia per le imprese di Concordia.

Quando le corti erano aperte: riorganizzazione dell’accessibilità tra Via della Pace e via Don Minzoni.

Questo tema è un esempio di come tante delle questioni che Concordia si trova ad affrontare siano in realtà fortemente interrelate e non possano essere trattate isolatamente. Così, il discorso sulle corti implica uno sforzo di riflessione sul centro, sul passato, sulla scomparsa del senso di sicurezza a cui è subentrata un’idea di estraneità, isolamento, sfiducia e chiusura. Non solo delle corti di Via della Pace, ma della possibilità stessa di sentirsi ancora parte di una comunità coesa. Per il PdR la valorizzazione del centro passa

anche attraverso “una maggiore permeabilità tra via don Minzoni (lungo Secchia) e i portici di via della Pace, con una conseguente riduzione dei percorsi pedonali e la possibilità di creare delle corti accessibili con botteghe artigiane ed esercizi pubblici (Palazzo Roversi è ritenuto un esempio di qualità)”. Concordia e Secchia legati per sempre, un fiume che è peculiare alla città e che deve essere oggetto di attenzioni, cure e soluzioni. Si valuta l’opportunità di istituire un “parco fluviale urbano” che valorizzi l’area del Secchia sul versante via Don Minzoni e la integri con via della Pace. Ma sulle modalità di integrazione, intesa quale disponibilità di passaggi tra le due vie, sono numerose le perplessità. Le corti sono passaggi privati che un tempo erano aperte ma poi, nota lassemblea, “sono diventate il deposito e ricovero di tutti … il degrado era evidente, non di rado diventavano il luogo dove si facevano i bisogni … non si poteva più tenerle

aperte.” Chiuse per necessità, dunque, non per scelta. E se venissero riaperte, chi se ne prenderebbe cura? Le corti sono pertinenze in capo a più proprietà, la loro gestione diverrebbe problematica. Tuttavia le corti non devono essere pensate solo come passaggi ma quali sedi naturali di piccoli laboratori artigiani, attività commerciali, veri luoghi e non puri strumenti di collegamento. La sola percorribilità delle corti, infatti, implica mutamenti sia in via Don Minzoni, sia in via della Pace, perché collegare due aree significa cambiarle entrambe: il parco fluviale del Secchia può ricevere e trasferire valore in interazione con Via della Pace, attivando una osmosi di prestigio che potenzia ambedue. La memoria di Concordia, che registra entrambe le opzioni apertura/chiusura, chiama i concordiesi a valutare la possibilità di riconsiderare l’apertura e chiarire le condizioni necessarie affinché questa possa realizzarsi. Tra le altre cose, lassemblea nota che “Non sembra ci siano le imprese artigiane che fanno la fila per aprire nelle corti.” Ricordo un film, una commedia brillante, in cui un piccolo paese era in subbuglio perché gli abitanti erano contrari alla

costruzione di un porto marittimo: a cosa serve un porto qui, dicevano i cittadini, se non ci sono le barche che attraccano? Infatti, dove avrebbero potuto attraccare, senza il porto? Ugualmente, perché gli artigiani dovrebbero essere interessati ad aprire in luoghi che ancora non esistono? Sempre dallassemblea si ricorda che la collocazione di attività artigianali nelle corti sarebbe unidea “… contraria al piano pre-sisma che intendeva spostare tutte le attività nella zona artigianale e concentrarle”, ma il piano pre-sisma riguardava le attività industriali e, comunque, esso appartiene al prima del sisma, che ha cancellato edifici, aperto spazi, aggredito il tessuto sociale della città, imposto la ricerca di nuove soluzioni e indelebilmente mutato gli assetti di Concordia, non solo quelli urbani. Le piene del Secchia potrebbero accusare gli effetti del mutamento climatico, ma i problemi relativi alla tenuta degli argini cambiano forma quando l’argine diventa protagonista e non mero contorno della vita della città; come pure sarebbe necessario intervenire sulle colline disboscate che riversano troppo rapidamente a valle l’acqua delle piogge. Ecco la comunità di Concordia che partecipa: questa visione d’insieme, questa capacità di legare i problemi che originano a

monte, appunto, e trovare soluzioni a valle, mettendo a frutto memoria, conoscenze e creatività, analisi e critica propositiva, è la vera forza di Concordia. E questa riflessione apre a una contrapposizione curiosa ed estremamente interessante:

Intermezzo: Passeggiare a Concordia, passeggiare a Mirandola?”

“Ma a Concordia prima del sisma non c’era nulla … non una discoteca, non un cinema … parliamoci chiaro, il degrado non è attribuibile al terremoto. Almeno a Mirandola c’era una bella passeggiata …”; “Veramente, un tempo quelli di Mirandola venivano a Concordia per passeggiare!” “Mi ricordo quando ero bambino, a San Giovanni, che potevo far compere anche alle 8 o alle 9 di sera, e il bottegaio apriva solo per me … non

vale dire che le attività commerciali del centro hanno chiuso sotto la pressione della grande distribuzione,

perché la capacità di venire incontro al cliente delle piccole botteghe la grande distribuzione non l’avrà

mai.” Passato e presente, nostalgia e modernità, memoria come valore, futuro come necessità: la gente di Concordia alla discussione aggiunge passione e qui si snocciola l’eterno dilemma tra consultazione e partecipazione: consultare implica il semplice atto di chiedere un parere circa una questione; partecipare implica lo sviluppo di una forte consapevolezza circa i temi affrontati. E questa consapevolezza di cittadini titolari di diritti e doveri, uomini e donne con sogni, ambizioni, capacità progettuali e realismo, caro lettore, è stata la risorsa che, quella sera, si poteva percepire in un crescendo costante ed inarrestabile. “Non dobbiamo e non vogliamo mettere i colori ad una fotografia in bianco e nero, perché il risultato sarebbe di pessima qualità. Dobbiamo cercare di adattare ciò che Concordia è stata un tempo al nostro tempo presente, perché solo così possiamo sfruttarne tutte le potenzialità, che sono tante, più di quelle che possiamo immaginare. Serve una visione d’insieme, capace di proiettarsi nel medio e lungo periodo: basta pensare a quel palazzo o a quella piazza o a quel problema singolo, lasciando a parte il resto. Perché il

futuro di Concordia è più grande.Sono questi i pensieri delle persone che hanno passeggiato a Concordia e che, al di là di facili nostalgie, preparano il sentiero da percorrere domani.

Intermezzo (parte seconda) Il vil denaro attira più di mille princìpi”

Concordia, centro: prima i negozi o le abitazioni? Emerge che l’attenzione, nel recente passato, era riservata all’edificabilità di zone lontane dal centro, mentre poco o nulla è stato fatto per il centro storico,

dove le abitazioni continuavano a deteriorarsi, perdendo gli standard minimi di abitabilità. Considerando che la parte più lesionata della città è proprio il centro, concentrare qui le risorse potrebbe migliorare le condizioni abitative. Se ci sono le risorse, siccome “il vil denaro attira molto più di mille buoni principi”, è plausibile ritenere che un miglioramento delle abitazioni, e una facilitazione nella disponibilità di queste al

mercato, porterebbe tanti cittadini a considerare di andare a vivere in centro. L’arrivo dei negozi e il potenziamento dei servizi seguirebbero a ruota il ripopolamento dell’area. Ma il centro Concordia potrà mai essere “conveniente”? Lo è stato, anzi, ha subito un forte deprezzamento che ha innescato la progressiva concentrazione abitativa delle fasce della popolazione a più basso reddito. Per questi abitanti, la qualità degli esercizi commerciali presenti nel centro era una variabile irrilevante, e i negozi hanno chiuso per mancanza di domanda. Inoltre, apportare le necessarie modifiche agli immobili per adeguarli alle mutate composizioni delle famiglie più piccole, mononucleari cozzava contro le regolamentazioni di salvaguardia della storia del centro. Una concatenazione di cause con effetto a valanga, basti un dato da considerare: negli anni ’80 in via della Pace risedevano più di 200 famiglie, prima del sisma erano 70. Senza residenti, non ci saranno attività commerciali; senza attività commerciali e riqualificazione urbana, non ci saranno residenti: come dire, questa volta l’uovo e la gallina devono arrivare insieme.

Via della Pace, piazza della Repubblica, piazza Garibaldi (forse) e Porta Mantova “in cerca d’autore”. Nel documento strategico preliminare del PdR si legge:

“Da viale Garibaldi verso l’estremo di Porta Mantova la vitalità del centro storico impallidisce, nonostante la presenza delle poste, del teatro e dell’interessante spazio delimitato dall’argine e dalla armoniosa cortina edificata di via della Pace che solo in questa zona si fronteggiano.

Questo appena riportato, assieme con quello che segue poco sotto, sono brevi estratti del documento che rilevano un profondo sbilanciamento nell’assetto del centro, per certi aspetti antecedente al sisma. Sulla scia delle opportunità aperte e a disposizione di Concordia, sono oggi possibili degli interventi impensabili ieri che, però, occorre ponderare. Ad esempio, un mercato di prodotti a km.0 da collocare nell’area Porta Mantova, come idea emersa nel corso del processo partecipato, per ricollegare la città alla vocazione agricola dell’area in cui è inserita. Piccolo malinteso: è diffusa l’idea che “prodotti a km.0” sia equivalente a “prodotti biologici” e, siccome ci sono delle esperienze che hanno ad oggetto i prodotti bio, e che non hanno portato i risultati sperati, qualsiasi proposta di insediare nell’area di Porta Mantova una simile attività commerciale estemporanea non raccoglie il plauso dell’assemblea. Alcuni sottolineano che la presenza di “bancarelle” di frutta e verdura in entrata del centro storico porterebbe a tutto meno che alla valorizzazione che si vorrebbe: “l’idea di un mercato all’aperto all’inizio del portico mi fa inorridire”, si commenta. Piuttosto “collochiamo queste attività nei piccoli spazi delle corti”, perdendo così di vista l’obiettivo, cioè, trovare qualche soluzione per rivitalizzare l’area di porta Mantova in cui, come sopra riportato, “la vitalità del centro impallidisce”. Improvvisamente c’è un motto di orgoglio e di rivendicazione dell’autenticità del centro di Concordia e, interessante, questo avviene in riferimento ai vicini Fashion District Outlet Village” ai quali contrapporre l’outlet naturale di Concordia: “Possibile che non riusciamo a

farlo noi, che abbiamo quello vero, originale?”. A Mirandola, qualcuno riferisce, c’è un mercato a km.0 e i

mirandolesi, una volta alla settimana, vanno a rifornirsi dagli agricoltori che portano i loro prodotti a prezzi

concorrenziali: “E tutti noi sappiamo che gli agricoltori di Concordia non hanno possibilità di pagare un

affitto mensile in un negozio del centro”. Opinioni contrastanti, dove emerge un confronto per assonanza o differenza rispetto a realtà prossime a Concordia. Il motivo per cui in una città fortemente contornata da realtà produttive agricole piccole e medie, si debba andare a comprare la verdura nella grande distribuzione, tuttavia, è un dilemma che sfugge a soluzione. Probabilmente, accanto agli ostacoli generati da un continuo confronto con la Concordia del passato, si accostano gli ostacoli derivanti da esempi generati da realtà troppo vicine i quali, alla fine, costituiscono un catalogo asfittico di opzioni possibili.

Servono nuove idee.

Anche per la “piazza nuova”: il documento del PdR spiega che “La demolizione completa dell’isolato di Piazza della Repubblica e del Palazzo Mari all’incrocio tra viale Garibaldi e via della Pace, la demolizione parziale degli edifici prospicienti e altri irrimediabili crolli e demolizioni hanno aperto grandi vuoti.” Esattamente nell’area indicata, e con l’elezione di via Garibaldi ad asse per la mobilità e collegamento tra il centro storico e l’area del nuovo Municipio, la Chiesa e, prossimamente, la palestra, ci sarà una piazza: per

cinema, eventi, teatro e soprattutto incontri di persone, un vero centro di aggregazione. Concordia ha piazza della Repubblica che, per molti aspetti, è più simile a uno slargo che a una piazza; ha piazza Roma, uno spazio adibito a parcheggio; la “piazza nuova” partecipa a colmare un gap infrastrutturale di Concordia. Nome? “Piazza della … piazza di via Gar … piazza Garibaldi”, così un cittadino in sala elabora il nome, con un arrangiamento progressivo compiuto nel mentre che colloca spazialmente, nella sua mente come in quella degli altri partecipanti, la prima vera piazza di Concordia: Piazza Garibaldi. Non sembri facile nominare i luoghi, perché è cosa ardua. La controprova è pronta: come chiamare l’area in cui sorgono il nuovo Municipio, la Chiesa, le scuole? Attribuire un nome corrisponde all’affermazione dell’esistenza: se esiste ha un nome; se non ha un nome, allora non esiste. Dietro alla difficoltà dei concordiesi a trovare una

denominazione condivisa dell’area in cui eravamo, quella sera, si nasconde una discreta riluttanza ad

accettare ciò che è successo, il motivo per cui è stato necessario stravolgere d’urgenza la soffice

quotidianità di Concordia sulla Secchia: bisogna provvedere ad elaborare la perdita per potersi predisporre ad accettare il cambiamento, attribuirgli un nome e confermarne l’esistenza.

Quale collocazione per il Municipio? Sembra una domanda illogica, noi eravamo ospiti del Municipio. Ma ai concordiesi il “nuovo Municipio”,

dov’è ora, proprio non piace e il Piano della Ricostruzione parla del carattere provvisorio del servizi posti nel nuovo Polo. Anche se si precisa che tale carattere è solo teorico, in quanto nel tempo la ripetizione delle routine marchiano territorio, abitudini e abitanti. Se questo dovesse accadere, il pericolo che il centro storico sia oggetto di abbandono è altamente plausibile. In questo senso, pensare a una “definitiva” collocazione per il Municipio è argomento vitale per l’assetto della città, anche pensando alla “possibilità di collocare il nuovo municipio nella posizione baricentrica oggi occupata dalla scuola elementare Neri [Gasparini]. (…) non vi è dubbio che si tratti di una innovazione ‘forte’ rispetto alla situazione pre-sisma e alla identificazione simbolica della comunità concordiese con palazzo Corbelli di piazza della Repubblica.” La

collocazione al posto della scuola Neri (Gasparini) risponde ad un ideale di centralità delle funzioni amministrative ma non sempre l’ideale corrisponde al desiderabile, ancor meno al fattibile. Il Municipio in viale Garibaldi sarebbe anche confacente al bisogno di valorizzazione del nuovo asse di comunicazione. Tuttavia, l’assemblea dichiara senza timori che il desiderio è riportare il Municipio in piazza della Repubblica, e questo è uno dei pochi punti che trova accordo unanime. Le strutture attualmente adibite a Municipio diventerebbero, nel caso, un polo scolastico, sede di sezioni staccate, laboratori. Prima del sisma, le strutture scolastiche a Concordia erano insufficienti rispetto alla domanda ed occorreva trovare nuovi spazi. Oggi, le strutture che ospitano le classi sono a piano terra, rispondono ai requisiti di sicurezza e resistenza al sisma, sono a risparmio energetico e si trovano in un’area che “avvicina” Fossa e Vallalta. Adibire la sede del Municipio a polo scolastico significa dar corpo alla nascita di un’area scolastica, strategicamente posizionata nella parte della città che più è stata urbanizzata negli ultimi 30 anni, Via Agnini e la zona dei musicisti. Ma come riutilizzare le volumetrie del Gasparini? E il palazzo Corbelli, architettura storica di importanza fondamentale per la città, al pari del castello Pico di Mirandola, che tipo di funzioni potrebbe ospitare? Nella discussione si delineano gli sviluppi futuri delle funzioni amministrative, il crescente utilizzo delle tecnologie che consentono di ottenere già oggi gran parte dei

servizi da casa. E tutto porta a pensare che si tratti di innovazioni che sempre più renderanno

l’amministrazione della città non necessariamente concentrata in un luogo fisico, semplicemente perché

non sarà più necessario. Palazzo Corbelli, dal 1861 è ciò che è perché lì era il luogo del governo della città; se questo luogo non è più necessario, davvero il Palazzo, perdendo la sua centralità funzionale, resta strategicamente importante per il centro? No. Ma può tornare ad essere il cuore pulsante della città se

diventerà sede della cultura di Concordia: un centro per l’aggregazione della comunità concordiese, sede di biblioteche, di corsi per alfabetizzazione informatica, un hub per l’educazione all’impresa, aule studio. Sono funzioni “stanziali” a consumo lento che davvero portano vita al Palazzo, anche riutilizzando l’area verde disponibile, da vivere per svago e lavoro, grazie ai collegamenti alla rete wi-fi.

Nuovi abitanti, una necessità difficile?

Diecimila abitanti è la soglia critica per Concordia, che garantisce servizi e funzioni non proponibili in un

centro più piccolo. Il documento strategico mostra chiaramente l’andamento demografico della

popolazione e sottolinea il ruolo cruciale della comunità di immigrati residenti, senza la quale a Concordia ci

sarebbero 7700 persone. “Il radicamento dei cittadini stranieri e in particolare extracomunitari costituisce

un obiettivo di estrema rilevanza. Sono da sviluppare il questo senso: capacità di coinvolgere direttamente i nuovi cittadini nelle attività sociali; interesse per la loro cultura e le loro abitudini; possibile coesione

costruita attraverso iniziative culturali o anche attività comuni.” Questa frase, riportata dal documento per

il Piano, ha riportato 28 pallini rossi, 15 azzurri e 4 gialli. Tanti pallini rossi che contrassegnano preoccupazione, antagonismo, sfiducia dell’assemblea verso gli immigrati. Convivenza difficile, timori e chiusure reciproche “Mi auguro che non tornino a vivere tutti in centro storico. Non ghettizziamoli”. La presenza di cittadini immigrati a Concordia non è recente, eppure, il sisma ha riacutizzato vecchie fratture e la “differenza” riemerge tanto da accendere contrasti apparentemente insolubili. Eppure, le voci dell’assemblea si compongono considerando aspetti differenti, così una visione nel lungo periodo propone una nuova prospettiva: Ma noi non dobbiamo ricostruire Concordia per noi, ma per quelli che verranno dopo di noi. Io penso che la ricostruzione dovrebbe essere un’occasione per far partecipare anche quelle persone che non sono sufficientemente integrate. E quindi diventa un’occasione per dar loro una identità e farli sentire appieno cittadini di

Concordia.

servizi da casa. E tutto porta a pensare che si tratti di innovazioni che sempre più

Sono le 23.40, i lavori sono terminati. I concordiesi si trattengono in sala, le discussioni proseguono ed accompagnano saluti e strette di mano. Qualcuno si attarda davanti ai cartelli rimasti appesi; qualcun altro prova a staccare un bollino rosso e a sostituirlo. Gli spazi aperti di discussione rendono operativo l’apprendimento verso una nuova sensibilità dell’essere cittadini. Testimoni della forza distruttiva della natura e perfetti protagonisti della cura dell’uomo, la gente di Concordia dimostra con la partecipazione l’amore per la propria città. È questo,

infine, la fonte principale del rispetto che i concordiesi meritano. Possibile, e molto probabile, che si vada ricostruendo non solo la parte visibile della città, ma anche rifondando nuove basi per una comunità- Concordia che dimostra, ogni giorno, di essere lei sola la vera depositaria dei saperi e delle conoscenze che trasformeranno il Piano in realtà. E i sogni in un presente prossimo da vivere per preparare il futuro.

infine, la fonte principale del rispetto che i concordiesi meritano. Possibile, e molto probabile, che si

Damiano Fanni