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ottobre/dicembre 2013

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB (Bologna) - Bimestrale n.4/2013 anno XXII/BO - 2,00

Grandi ritorni con Pires, Meneses e lEmerson Quartet

Inaugurazione nel segno di Mahler con Mario Brunello e i suoi talenti

Tan Dun incanta lOccidente con la musica della natura

Musica a Bologna - I programmi di Musica Insieme


Editoriale
Ma cos questa crisi? di Fabrizio Festa

SOMMARIO n. 4 ottobre - dicembre 2013


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Gastn Fournier-Facio di Fulvia de Colle Mario Brunello di Elisabetta Collina Emerson String Quartet di Anastasia Miro Antonio Meneses di Alessandro Di Marco Estrio di Cristina Fossati Bedr ich Smetana

Lintervista

Il profilo

di Giordano Montecchi

Artelibro 2013: occhio alla musica


di Maria Pace Marzocchi

I luoghi della musica

Il calendario Per leggere

I concerti ottobre / dicembre 2013

Wagner, Martini e Guarino: libri che suonano di Chiara Sirk

I viaggi musicali di Accademia degli Astrusi, Emerson String Quartet e Tamminga


di Lucio Mazzi

Da ascoltare

In copertina: Tan Dun


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MUSICA INSIEME

EDITORIALE

MA COS QUESTA CRISI ?


Si lamenta limpresario che il teatro pi non va ma non sa rendere vario lo spettacolo che d ah, la crisi! Ma cos questa crisi? Ma cos questa crisi?

Cos cantava Rodolfo de Angelis nel lontano 1933. Rileggere oggi quel testo davvero istruttivo. Impariamo, infatti, che antico italico malcostume quello di attribuire alla Crisi quella storica, quella del sistema nel suo complesso, quella del mondo intero casomai anche quei problemi che magari con la Crisi (con la C maiuscola appunto) non hanno alcun rapporto diretto di causalit. Anzi, in alcuni casi la Crisi torna persino utile. Dietro quellampio paravento, sotto quel gigantesco nero tabarro, si possono occultare problemi, e relative mancate soluzioni, che, in sua assenza, avrebbero nito per far emergere le ragioni vere, concrete, reali di quei problemi e del perch non si era agito in tempo per risolverli. Una delle domande che, del resto, dovremmo porci di fronte allattuale crisi proprio la seguente: le difcolt odierne del sistema dello spettacolo ed in genere delle arti in Italia sono davvero solo il risultato del difcilissimo momento che stiamo attraversando? In ogni caso, poich ben pi di unavvisaglia si era palesata gi molti anni fa, perch non si sono messe in atto per tempo strategie adeguate per affrontare le difcolt che erano state previste? Inne, stante il contesto difcile del momento, perch non si d ampio spazio a quanti stanno dimostrando che la crisi si pu affrontare, dando cos il giusto risalto ad esempi positivi, magari anche imitabili? C chi ha lavorato e la-

vora in tal senso. C chi ha lavorato e lavora cercando di affrontare il presente prendendo atto di tutte le sue criticit, e proprio per questo ponendo in essere strategie che si fondino su valori assoluti (primo fra tutti la qualit e la variet delle proposte e delle iniziative), senza arroccarsi sullesistente, ma al contrario rinnovandosi e innovando. Forse per questo che la nostra programmazione mantiene salde le sue posizioni: ampio il consenso del pubblico, che anche per la stagione che sta per cominciare ha voluto riconfermarcelo, e ospiti come ormai da ventisette stagioni, i migliori artisti in attivit. Anzi, si ormai creato un vero e proprio sodalizio artistico, che certamente tornato a vantaggio del pubblico bolognese, quel pubblico che gli artisti stessi non esitano a denire tra i pi partecipi e competenti. Daltronde, la qualit della nostra programmazione si riverberata ben al di l dei conni cittadini ed italiani. Gli artisti stessi si sono fatti portavoce della loro esperienza a Bologna, raccontandola nei loro tour, a volte persino esaltandola. Anche questo un modo di far conoscere la civilt bolognese oltre le nostre mura e ben al di l dei nostri meriti. Ovviamente, le difcolt del momento pesano anche su di noi, ma non riteniamo sia un buon motivo per tirar gi il sipario. Ragione di pi, al contrario, per afnare le nostre strategie, per incrementare il nostro impegno, per insistere nellattuare una progettualit nella quale proprio la qualit e linnovazione costituiscono gli elementi di forza, qualit e innovazione che innervano e rendono vivo quel mondo delle arti e della cultura, cui diamo il nostro fattivo contributo.

Fabrizio Festa

MI

MUSICA INSIEME

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LINTERVISTA

GASTN FOURNIER-FACIO
La nuova guida al Ring di Wagner (che verr presentata a Bologna l8 ottobre presso la Libreria Coop Zanichelli), firmata da Gastn Fournier-Facio e Alessandro Gamba, avvicina il lettore al progetto teatrale pi imponente della storia della musica di Fulvia de Colle
opo Gustav Mahler. Il mio tempo verr (2010), curato da FournierFacio per Il Saggiatore e divenuto un bestseller con allattivo seimila copie vendute e ben tre ristampe, lautore ha saputo applicare la sua rara quanto preziosa vena divulgativa ad unaltra gura fondamentale della storia della musica, ed alla sua opera pi imponente: la Tetralogia wagneriana, con le sue 15 ore di musica in 4 giornate, una gestazione di ben ventisei anni ed un teatro, il Festspielhaus di Bayreuth, praticamente concepito per rappresentarla. Linizio e la ne del mondo, cos il suo autore deniva la nuova opera in una lettera a Liszt, e cos Fournier ha voluto intitolare la sua ultima fatica, uscita in concomitanza con le celebrazioni che il Teatro alla Scala (di cui Coordinatore Artistico dal 2007) dedica al bicentenario wagneriano.
Gastn Fournier-Facio
questa nuova pubblicazione?

Un mito per tutti

narsi alla partitura? Allegare uno o pi cd con unantologia di estratti musicali avrebbe reso meno immediata la lettura. Volevo per ricreare limpatto diretto di una conferenza, dove quando cito un passo del Ring faccio sentire contestualmente quel brano. Cos mi venuta lidea di questi QR code, un sussidio tecnologico oggi divenuto addirittura ovvio, ma che stranamente nessuno prima di me aveva utilizzato in un libro di storia della musica. Spero che questo metodo venga adottato da molti altri autori dopo di me, poich ritengo che sia uno strumento didattico non indifferente... in questo libro ad esempio vi sono pi di tre ore di musica accessibili in streaming, tratte dalledizione diretta da Marek Janowski nel 1980-83 con la Staatskapelle di Dresda.
A sua volta, la novit del Ring nel mondo in cui viveva ed operava Wagner straordinaria, come si evidenzia sin dallIntroduzione.

Un colosso come il Ring wagneriano pu spaventare anche lascoltatore non del tutto digiuno. A questo proposito il libro ha proprio il pregio di proporsi come divulgativo e invitante allascolto: in che modo?

Il mio obiettivo era di stimolare il grande pubblico ad avvicinarsi a qualcosa che pu sembrare inavvicinabile e incomprensibile, perch troppo difcile e complesso. Lidea era di rendere appetibile a tutti non soltanto la trama, bens anche la musica e tutta la complessit losoca che c dentro il libretto, che ritengo vada evidenziata in modo da non spaventare lascoltatore/lettore: sono convinto che le cose pi profonde si possano avvicinare in modo leggero, il che non signica ovviamente superciale.
A proposito del Ring esiste una bibliograa pressoch sterminata: quali le novit e i punti di forza di

Partiamo proprio dalla bibliograa: Wagner il personaggio sul quale si pi scritto nella storia dopo Ges Cristo e Napoleone... un fatto straordinario, con la conseguenza che se ci si accosta a Wagner attraverso la miriade di pagine pubblicate su di lui si rischia di perdersi. Quasi tutti i buoni libri su Wagner danno inoltre per scontato che il lettore sappia leggere la musica, il che (soprattutto oggi, e nel nostro paese) non pi vero: su un totale di lettori virtuali ci sar un 5% che sa leggere la musica. Quindi la prima mossa per avvicinare il potenziale ascoltatore alla musica viva dellAnello del Nibelungo stata proprio quella di non inserire nel testo gli esempi musicali... Come fare per per consentire comunque al lettore di avvici-

Esattamente. Lidea era infatti di contestualizzare il Ring, partendo dal presupposto che in una guida allascolto fondamentale prima di tutto capire chi fosse Wagner e quale fosse il suo signicato per la storia della musica. Cos ho cercato di darne una panoramica assai sintetica nellIntroduzione, che suddivisa in alcuni paragra generali: la sua concezione dellopera lirica, e ci che nelle sue intenzioni essa doveva diventare, e poi naturalmente luso dellorchestra e delle voci, la grande innovazione del Leitmotiv o motivo-guida. Poi c il personaggio in s, un personaggio fuori dal comune: oggi ad esempio sarebbe inimmaginabile un sovrintendente, comera Wagner a Dresda durante i moti del 48 e 49, che sale sulle barricate e si mette persino a fabbricare granate con le proprie mani. Anche a questo ho cercato

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MI

MUSICA INSIEME

di dare spazio, pur senza disporre di una biograa in senso stretto, ma compilando una cronologia molto ricca e dettagliata rispetto ad altre pubblicazioni analoghe.
Spesso si paventano nel Ring i troppi intrecci di personaggi e storie: ma in fondo il fantasy (Il Signore degli Anelli fra tutti!) amato da milioni di giovani proprio in virt di questo suo carattere di saga

Unimmagine dal libro: Il Festspielhaus di Bayreuth in una foto del 1876

Certo, sono due saghe analoghe, con moltissimi punti in comune. Va detto che Tolkien conosceva benissimo il Ring wagneriano, e sia Wagner che Tolkien avevano studiato le medesime fonti, a partire dal simbolo dellanello che praticamente identico.
NellIntroduzione leggiamo anche di un problema che si ripercuote su tutta la cultura italiana: le lacune nella formazione musicale a livello scolastico e la sempre maggiore tendenza allo zapping, che ci permette di raggiungere tutto in pochi secondi, per con un sempre pi breve tempo di fruizione e concentrazione. In che modo la musica pu ancora farci perdere nel tempo?

germanista, latinista e musicologo di eccezionale levatura.

La storia narrata nellAnello del Nibelungo talmente potente che chi leggesse soltanto la sinossi della trama potrebbe gi aver voglia di saperne di pi, perch davvero una storia ricchissima. Non la solita opera lirica, che con la consueta ironia Shaw sintetizzava come quella rappresentazione in cui il tenore cerca di portarsi a letto il soprano, ma c sempre un baritono che glielo vuole impedire. La trama dellAnello del Nibelungo insomma qualcosa di molto diverso da tutto quanto venuto prima, e anche dopo: qui c in gioco una guerra fra principi imponenti come la sete di potere, la brama di ricchezza, legoismo, la vendetta, e naturalmente la lotta per imporre lamore, e il sacricio eroico per la difesa di sentimenti come la lealt, la fedelt... Principi fondamentali e messaggi importantissimi per i giovani, e non solo; quindi chi veramente ha il coraggio di avventurarsi allinterno di questa saga pu trovare messaggi etici molto importanti anche per il nostro tempo.
Altro pregio fondamentale del libro senzaltro la nuova traduzione del libretto, afdata a Franco Serpa,

Avevo gi invitato Serpa a tenere quattro conferenze sul Ring alla Scala, e poi Franco Pulcini ed io gli abbiamo commissionato questa nuova traduzione. Il tedesco di Wagner infatti un po macchinoso e idiosincratico, complesso da leggere in originale: per questa ragione le traduzioni italiane dei suoi libretti sono spesso caratterizzate da barocchismi non necessari che ne rendono la lettura molto difcile. Serpa si reso disponibile ad effettuare una traduzione pi moderna e uida, con il risultato di una maggiore facilit di lettura: e sono convinto che sia riuscito egregiamente nellimpresa, e che la sua traduzione diventer un punto di riferimento. Anche in questo caso, gli esempi musicali presenti nella guida rimandano con dei numerini al libretto di Franco Serpa: quindi non soltanto la musica, ma anche il libretto si pu seguire in tempo reale durante gli ascolti, naturalmente con il testo originale a fronte.
Non secondaria la precisa individuazione delle fonti losoche che hanno ispirato Wagner, grazie alla collaborazione con Alessandro Gamba: un apparato molto chiaro e stimolante che accompagna con brevi citazioni la guida allascolto dellopera.

gner aveva attinto. Ne sono nati precisi paragra che permettono, in modo leggero, breve e circostanziato, di misurarsi con grandissimi classici della storia delle idee senza appesantire la lettura. Presentati in piccoli box, possiamo scegliere di leggerli o di saltarli, ma credo che il lettore curioso li legger proprio perch sono brevi e puntuali, ed aiutano a cogliere le sfumature del libretto di Wagner.
A completare lopera, nel libro compaiono anche due serie di immagini...

Il libro nato proprio da quattro conferenze che Alessandro Gamba, professore di storia della losoa alla Cattolica di Milano, mi ha chiesto di tenere nella sua Universit sulle implicazioni losoche del Ring. Per questo libro ho chiesto quindi la sua collaborazione, vista la sua grande cultura sulla losoa tedesca dellepoca, per individuare le fonti cui Wa-

Trattandosi dellopera con il pi lungo periodo di gestazione della storia, mi incuriosiva molto far vedere al lettore come cambiava il personaggio Wagner in questo lungo periodo: sono andato quindi a cercare la foto pi vicina al 1848, quando Wagner cominci la stesura dellopera, e quella pi vicina al 1876, quando il Ring and nalmente in scena a Bayreuth. Ne nasce una galleria cronologica che termina peraltro con un disegno, poich non esiste purtroppo una sola fotograa di Wagner a Bayreuth. N esiste una sola foto di Wagner nel 48/49 a Dresda, quando appunto, fra le barricate, inizi a scrivere il Ring. Poi ho voluto pubblicare anche una galleria di manoscritti, dal primo abbozzo del 1848 alla riproduzione dellultima pagina della partitura, del 1874, dove Wagner chiosa con un non ho altro da dire, cosa peraltro comprensibile dopo 24 anni e 15 ore di musica! E la galleria si chiude con una fotograa del Teatro di Bayreuth nel 1876 (anno della prima assoluta del Ring). La scelta nata dal fatto che avvicinare il lettore a quel dato mondo, in quel dato momento, mi sembrava altrettanto importante dellanalisi dellopera.
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LINTERVISTA

MARIO BRUNELLO
Come noi da sempre in prima linea nella promozione e nella scoperta di talenti e nuove vie per la diffusione della musica, Mario Brunello guider il 21 ottobre linaugurazione della XXVII Stagione dei Concerti: ovviamente con un progetto inedito di Elisabetta Collina
peggiata da Salvatore Accardo). Raccogliendo il nostro invito, Brunello ha creato da parte sua un programma del tutto speciale, incentrato sulle gure di Mahler e di Richard Strauss, che lo vedr nella doppia veste di violoncellista e direttore alla guida di un ensemble composto da straordinari nuovi talenti, afancati a solisti gi da tempo noti alle scene.
Che cosa ha escogitato per questoccasione per noi cos speciale?

Avanti con la musica

gni incontro con Mario Brunello porta con s nuove idee, nuovi progetti, ossigeno e antiruggine alla musica: per questo abbiamo voluto afdare proprio a lui linaugurazione della nostra XXVII Stagione. A Brunello ci accomuna peraltro la passione e limpegno di sempre per la promozione di giovani talenti e progetti inediti (ricordiamo fra tutte linaugurazione della scorsa edizione dei Concerti di Musica Insieme, con una trascinante Orchestra Giovanile Italiana, e la sua chiusura con lOrchestra dArchi Italiana ca-

In questo progetto sono due gli aspetti principali e paralleli: innanzitutto le inaugurazioni sono sempre occasioni speciali, e proprio per questo vengono spesso riservate a nomi importanti e progetti di richiamo. Per questo mi sembrava bello condividere questo spazio con dei brillantissimi giovani che ogni anno crescono e fanno enormi passi avanti, e che giusto abbiano delle occasioni importanti per esibirsi, altrimenti li releghiamo sempre nel ruolo di piccoli collegamenti, di comparsate. Invece per una Stagione, com quella di Musica Insieme, non soltanto fra le pi importanti, ma anche fra quelle che osano di pi nel panorama italiano, mi sembrava giusto dare spazio a questi ragazzi.
Chi sono dunque i giovani interpreti che ha prescelto per quella che sotto la sua direzione diventer una vera e propria orchestra da camera?

Sono tutti eccezionali e promettenti, a partire dal Quartetto Mirus, che seguo da un po di tempo; fra laltro casualmente tutti i membri del Quartetto fanno parte anche dellOrchestra Mozart, per cui c un ulteriore collegamento con la vostra citt. E poi ci sono i fiati che ho selezionato personalmente ai Corsi di perfezionamento dellAccademia romana di Santa Cecilia. Daltronde lOrchestra di Santa Cecilia (che nella sua gloriosa storia stata diretta anche da Mahler e da Strauss...) ha una sezione fiati straordinaria, non a caso i suoi professori sono anche docenti dellAccademia omonima. Quindi mi sembrato importante portare in questo modo anche una rappresentanza di unOrchestra che negli ultimi anni si imposta fra le migliori compagini al mondo [e con la quale Mario Brunello ha recentemente inciso un cd, sotto la direzione di Antonio Pappano, nel quale esegue un intensissimo Concerto di Dvor k, ndr].
Accanto ai giovani vi saranno dunque solisti desperienza, da Maurizio Ben Omar alle percussioni, ad Ivano Battiston alla sar-

monica: sappiamo che i giovani non possono che ricavare molto dallesibirsi insieme ai maestri, ma cosa accade viceversa allinterprete gi in carriera quando si contorna di queste nuove leve?

un processo ambivalente, perch anche noi ne usciamo sempre arricchiti. Innanzitutto ti rimetti in discussione: quando suoni insieme ai giovani non devi mai porti dalla parte del docente, o di quello che ha gi fatto determinate esperienze, anzi, ti metti in ascolto di cose nuove. A questi ragazzi si possono magari trasmettere, durante le prove come durante le esecuzioni, quei piccoli trucchi del mestiere maturati appunto con lesperienza; il cosiddetto sapere si fonder poi in quella cosa unica che la musica, ma se ci si pone in un atteggiamento di docere, credo che lincontro diventi abbastanza sterile.
Se lensemble un sapiente equilibrio fra giovani leve e artisti maturi, anche il programma presenta in un certo senso questa doppia valenza: in apertura il Quartettsatz di Mahler, poi la Sonata per violoncello di Strauss, due lavori particolarissimi, giovanili, casi unici per entrambi i compositori, poi consacratisi alla scrittura orchestrale.

Infatti il secondo aspetto, dei due che ho citato allinizio, proprio quello di considerare questi grandi nomi da una prospettiva meno musicologica e pi umana, cogliendone il lato giovane, i loro primi passi... fra laltro Quartettsatz e Sonata sono stati scritti proprio negli stessi anni. Mahler e Strauss sono due autori che hanno poi seguito strade apparentemente diverse, ma che in denitiva rappresentano due facce della stessa medaglia: grandi colori orchestrali e orizzonti ampi sono caratteri comuni ad entrambi, e sintuiscono n da queste loro opere giovanili. E poi, a fondere tutto questo, la Quarta Sinfonia di Mahler: una sinfonia che presenteremo in versione cameristica, una sinfonia che parla di giovani e di giovent, insomma unopera che mi sembrava si prestasse a chiudere il cerchio in modo ideale.
A questo proposito, nel IV movimento il soprano intona Das himmlische Leben da Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo, la raccolta di poesie curata da Arnim e Brentano assai cara a Mahler): la visione che un bambino ha del cielo, un pensiero anche tragico se ricordiamo alcuni commenti di Mahler sulla morte dei bambini, che per lui diventa quasi unossessione...

guire di tutte le sinfonie mahleriane; ad oggi ha completato la Prima, la Nona e la Quarta (questultima nel 2007). una versione leggermente diversa quindi da quella che di solito si ascolta, ed anche questa una riprova del fatto che la musica di Mahler si presti a questa lettura pi trasparente e leggera. Direi che la Quarta in particolare si adatta alla perfezione ad una versione cameristica, poich la sua tessitura sempre medio-alta, abbastanza solare, e raramente vi sono quelle profondit, o meglio oscurit, che si ritrovano nelle altre sinfonie. Ho avuto la fortuna di interpretare parecchie sinfonie con grandi direttori, a partire da Abbado, e tutte le volte che eseguivo una sinfonia di Mahler avevo sempre la sensazione di suonare una specie di grande musica da camera. Probabilmente, proprio a partire dalla Quarta e dalla Nona, si tratta di sinfonie che raramente ti fanno sentire dentro a un organico mastodontico come quello che previsto, ma piuttosto ti accolgono dentro a un grande gruppo di musica da camera, appunto, perch c un dialogo molto serrato fra tutte le componenti dellorchestra. A maggior ragione, quindi, nella versione da camera interessante questa razionalizzazione dei suoni, dei ati come delle percussioni, oltre alla presenza del pianoforte, e della sarmonica, che amalgama un po tutto, il che va proprio a vantaggio del dialogo. Fra laltro da rimarcare che la voce di Elisabetta de Mircovich, cantante della Reverdie specializzata nel repertorio medievale, ha un colore molto particolare: un registro di soprano, ma con una voce bianca, che proprio quello che ho sempre immaginato per questa sinfonia....
E intanto il violoncello di Brunello continua a scalare le Dolomiti e a dare lantiruggine alla musica: quali sono le novit di questanno?

Sembra che Mahler ne faccia in un certo senso una metafora dellingiustizia dellumanit, di tutto quello che non deve accadere, e l dentro riversi tutto il dolore, la rabbia e anche limpotenza dellingiustizia.
Con i suoi caratteri di innocenza e accessibilit, la Quarta di Mahler storicamente la pi eseguita delle sue sinfonie. Quali sono i pregi della versione cameristica di Klaus Simon che presenterete a Bologna?

Intanto la versione di Simon gi in s una novit, poich in genere si esegue sempre una versione di Stein, pi o meno coeva alla sinfonia stessa. Questa versione invece appartiene al ciclo che Simon si impegnato in questi ultimi anni ad ese-

Premesso che landare a suonare in montagna diventato ormai uno spazio obbligatorio nel mio calendario, questanno ci sono tre progetti di trekking che mi interessano particolarmente: uno il Quintetto per archi di Schubert con un altro Quartetto di giovani straordinari, il Lyskamm. Fra laltro il loro nuovo primo violino Lorenza Borrani, ed il fatto che unartista come lei si metta in gioco con un quartetto promette grandi cose per il futuro... teniamo le orecchie ben aperte! Laltro progetto pluriennale, avvicinandosi alle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra: con I suoni delle Dolomiti abbiamo anticipato questo anniversario, ed insieme ad altri musicisti italiani incontreremo musicisti appartenenti a quei paesi che si sono combattuti durante il conitto. Suoneremo quindi lungo le trincee e nei forti dove si svolse la Grande Guerra: dove prima ci si affrontava con le armi, adesso ci si affronter a suon di musica, imbracciando i nostri archetti. Questo un progetto che mi impegner per un po di anni, mentre il terzo progetto riguarda un altro aspetto che amo molto, quello di mettere insieme la parola con la musica: per questanno, insieme a Umberto Petrin al pianoforte ed allo scrittore Stefano Benni, facciamo un lavoro sui racconti di Edgar Allan Poe, dal titolo I mille cuori di Poe. Si tratta fra laltro di racconti molto musicali: talvolta viene citato espressamente un dato brano, talvolta compare anche uno strumento musicale, insomma fra le loro pagine ci sono sempre molti suoni....
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LINTERVISTA

EMERSON STRING QUARTET


Il quartetto americano che nel 1997 festeggiava proprio a Bologna il suo primo ventennio di attivit, torna a Musica Insieme con un programma che celebra il Vecchio Continente di Anastasia Miro
impossibile citarne uno solo. Da adolescente, mentre gi studiavo seriamente violino e musica da camera, ho ascoltato i meravigliosi concerti del Quartetto Guarnieri con vari programmi (Mozart, Schubert, Debussy, Beethoven), ma anche il ciclo completo dei quartetti di Beethoven eseguito a New York dal Juilliard String Quartet. Ho ascoltato Rudolf Serkin in un recital alla Carnegie Hall ed anche numerosi bellissimi concerti del leggendario violinista Nathan Milstein. Ho amato molti concerti della Boston Symphony Orchestra a Tanglewood (frequentavo i loro festival estivi quando studiavo l, dal 1968 al 1970) e sono stato molto felice di ascoltare la Chicago Symphony Orchestra alla Carnegie Hall (e pi recentemente nella loro stessa sala a Chicago, mentre mi trovavo l per suonare proprio con lEmerson String Quartet). Ho anche molto ammirato la Cleveland Orchestra, sia in concerto che nelle sue registrazioni.
Quali sono stati i maestri pi importanti (non solo in senso musicale) incontrati nella sua vita?

Omaggio allEuropa

Emerson String Quartet, giunto ormai alla soglia dei quarantanni di attivit, con oltre trenta incisioni discograche e un repertorio sterminato che abbraccia tutta la storia del quartetto, si appresta a tornare sul nostro palcoscenico dopo quasi due decenni di assenza. Eugene Drucker, che si alterna al collega Philip Setzer nel ruolo di primo violino, ci parla di quali siano gli aspetti pi importanti per formare un grande quartetto, e dal momento che lEmerson da diversi anni si dedica con passione anche allinsegnamento, fornisce qualche utile consiglio per i giovani che si affacciano allattivit concertistica. Sullonda del ricordo dei concerti pi importanti e dei compositori pi amati, nonch dei maestri che hanno guidato questo straordinario quartetto n dagli esordi, lEmerson si racconta con generosit al pubblico di Musica Insieme.
Perch avete deciso di prendere il nome dal poeta americano Ralph Waldo Emerson?

in cui mor), egli den quellesecuzione come una delle migliori interpretazioni della Nona Sinfonia.
In quasi 40 anni di carriera lEmerson String Quartet ha esplorato una gran parte del repertorio per quartetto darchi: qual secondo voi un compositore da (ri)scoprire?

Siamo diventati un quartetto professionista nellanno del bicentenario degli Stati Uniti dAmerica, il 1976. Volevamo un nome americano con un signicato culturale, ma non necessariamente doveva essere un nome legato nello specico al mondo della musica. Ralph Waldo Emerson non fu solo un grande poeta, ma anche un importante losofo, che ebbe unenorme inuenza sulla vita intellettuale e spirituale degli Stati Uniti per la maggior parte del diciannovesimo secolo, esercitando anche un inusso notevole su molti loso europei, uno fra tutti Friedrich Nietzsche.
Quale stato per lei il pi bel concerto (sia come interprete che come ascoltatore)?

Il mio insegnante, Oscar Shumsky, col quale si perfezionato anche il mio collega Philip Setzer, era uno dei pi grandi violinisti (e musicisti tout court) che io abbia mai incontrato. Aveva una conoscenza enciclopedica del repertorio violinistico e poteva brillantemente eseguire qualunque cosa uno studente gli portasse a lezione. Ricordo poi che a diciotto anni, a Tanglewood, ho avuto la grandissima emozione di essere scelto come Maestro Concertatore dellorchestra degli studenti quando Leonard Bernstein doveva dirigere la Nona Sinfonia di Bruckner. Quando incontrai nuovamente Bernstein ventanni dopo (nel 1990, proprio lanno

Noi abbiamo scoperto ostakovic subito dopo linizio della nostra carriera. I suoi quindici quartetti rappresentano un pilastro del repertorio del ventesimo secolo per questo genere, come i sei quartetti di Bartk. Naturalmente anche quelli di Beethoven sono un elemento fondamentale del nostro repertorio e, se vi aggiungiamo lesecuzione di uno o due quartetti di Haydn per stagione, sarebbero sufcienti per completare la nostra intera carriera! Poi adoriamo i quartetti di Mozart, amiamo il lirismo di Schubert, Schumann, Mendelssohn e Dvor k e siamo affascinati dalla complessit di Schoenberg, Berg e Webern. Amiamo Brahms, anche se i suoi quartetti per archi non rappresentano forse lapice della sua produzione cameristica (i suoi lavori per pianoforte e archi, come i quintetti e i sestetti, sono forse pi pienamente compiuti, almeno dal punto di vista strutturale, dei suoi quartetti per archi, ma non c dubbio che Brahms sia stato uno dei massimi compositori della storia).
Come avete concepito Perspectives, la serie di concerti da voi curati per la Carnegie Hall?

Si trattava di una serie di nove concerti organizzati intorno allintegrale dei quartetti di Beethoven (che da soli avrebbero richiesto sei concerti). Volevamo dimostrare linuenza che Beethoven ha avuto sulle generazioni di compositori che lo hanno seguito no ad oggi, ma anche

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MUSICA INSIEME

evidenziare i legami esistenti tra Beethoven e i suoi immediati predecessori, Haydn e Mozart. Abbiamo anche incluso estratti dallArte della Fuga di Bach, per mostrare la base contrappuntistica della scrittura a quattro parti che Beethoven ha portato alle estreme conseguenze nella Grosse Fuge, che originariamente costituiva il nale del suo Quartetto op. 130.
LEmerson String Quartet dedica anche molto tempo allinsegnamento. Quali sono a suo avviso gli aspetti pi importanti che un giovane quartetto deve curare per costruirsi una carriera solida e duratura?

porta quanto siano diverse fra loro le personalit, lapproccio allo strumento o le scelte interpretative dei membri di un quartetto.
Il programma che presenterete a Bologna ha una sorta di l rouge?

lazione) per la caducit della vita umana.


Come commenterebbe il Quartetto n. 2 di Bartk, che stato denito la marcia funebre del XX secolo?

importante sviluppare un suono dinsieme, che dipende per una certa misura dallabilit di fondersi con gli altri, ma anche dalla capacit di ogni singolo musicista di proiettare la propria voce individuale nella tessitura del gruppo. Nei quartetti per archi vi unalternanza tra passaggi accordali (per i quali la fusione preferibile) e passaggi contrappuntistici, in cui importante lindividualit di ogni membro. necessaria una considerevole mole di lavoro tecnico nel campo dellintonazione, dellassieme e del ritmo, in modo da ottenere un livello qualitativo soddisfacente. fondamentale inne che ogni musicista rispetti gli altri, non im-

Il Quartetto op. 20 n. 3 di Haydn uno dei lavori pi cupi del suo autore in questo genere (ad eccezione del movimento lento, cos pacico, e di una bellezza radiosa). Il secondo Quartetto di Bartk rappresenta un punto di svolta nella musica del ventesimo secolo, cos come si pu dire che i tre Quartetti op. 59 (Razumovskij) di Beethoven abbiano rivoluzionato per sempre la storia del quartetto per archi. Lop. 59 n. 1 lunico brano che io conosca ad avere tutti e quattro i movimenti in forma-sonata, e questo solo uno dei modi in cui Beethoven ha ampliato il ventaglio delle possibilit strutturali del quartetto per archi. Ma Beethoven ha ampliato anche la gamma sonora, la tessitura degli strumenti e laspetto emotivo del quartetto. Il movimento lento, che nel manoscritto preceduto dalle parole Un salice piangente sulla tomba di mio fratello, quando i due fratelli di Beethoven erano ancora vivi, si potrebbe interpretare come unespressione di lutto (e di nale conso-

Possiamo dire che il primo movimento del Quartetto di Bartk si apre con lunghe frasi impetuose, e con una nostalgia quasi romantica. Dopo una sezione di sviluppo piuttosto violenta, la riesposizione del primo tema molto pi sommessa, quasi smorzata, proseguendo poi in modo estremamente frammentario. come se, dopo essere stato sottoposto allo sconvolgimento dello sviluppo, il materiale tematico non potesse pi essere lo stesso. importante ricordare che questo quartetto fu composto durante la prima guerra mondiale, che ha rivoluzionato in ogni senso larte e la societ europee. Il secondo movimento uno Scherzo martellante, pulsante, diabolico, con una sezione centrale di beffardo lirismo e un elettrizzante Prestissimo a mo di coda. Il terzo e ultimo movimento una delle pi desolanti evocazioni della disperazione che io abbia mai udito. Lincedere frammentario della ne del primo movimento ritorna qui, ma con un effetto ancora pi profondo. Le due note pizzicate nali di viola e violoncello risuonano come una sorta di campana a morto.

fondamentale che ogni musicista rispetti gli altri, a prescindere dalle diversit personali o dalle scelte interpretative dei membri di un quartetto
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Foto Lisa-Marie Mazzucco

LINTERVISTA

ANTONIO MENESES

Musica Insieme riporta a Bologna dopo quasi un ventennio il grande violoncellista brasiliano, che in Maria Joo Pires ha trovato una partner ideale di Alessandro Di Marco
partenza per collegare Schubert, Brahms e Mendelssohn. Soltanto dopo il lavoro in sala dincisione abbiamo capito che quella serie di brani poteva essere interessante anche per un pubblico che li ascoltasse dal vivo. Cos siamo passati in sala da concerto. Uno dei primi recital con questo programma lo abbiamo presentato alla Wigmore Hall. La chiave di lettura potrebbe essere vista nellarmonia. Tra questi pezzi esiste una certa afnit armonica, che possiede un suo specico carattere. Potrei denirlo un carattere intimo, raccolto, che trova corrispondenza peraltro nellessere tutti i brani in programma davvero musica da camera, nel senso pieno del termine. Inoltre, tutti i brani hanno in comune unevidente attitudine melodica. Il violoncello in certo senso canta in queste pagine vere e proprie melodie dal sapore spesso autenticamente vocale. Certo, nelle pagine di Brahms i diversi piani della composizione sintrecciano, creando quella speciale combinazione di elementi che caratteristica dello stile del musicista amburghese. Nonostante questo, per, anche in quelle pagine emerge una componente melodica particolarmente suggestiva, e oserei dire tinta di una sua originale e sincera nostalgia.
Restando allora nella dimensione del ricordo, vorrebbe dirci qual il concerto che, seduto tra il pubblico, oppure protagonista in scena, lo ha pi colpito?

Intimit e armonia

lasse 1957, brasiliano di Recife, Antonio Meneses ha trovato il suo mentore nel grande violoncellista italiano Antonio Janigro. Un incontro avvenuto quando lui era ancora adolescente, appena sedicenne. Forse per questo che Meneses ha un cos buon rapporto con il nostro paese, con il pubblico italiano, e quello bolognese in particolare che lo ascolter insieme a Maria Joo Pires, con la quale collabora da anni. Certo che proprio in Europa la carriera del violoncellista brasiliano si costruisce passo dopo passo, proprio a cominciare dallincontro con Janigro, che lo accoglie nella sua classe a Dsseldorf, dove insegnava presso il Conservatorio Schumann. Poi sono venuti i premi internazionali lo ARD a Monaco nel 1982, e ajkovskij di Mosca e a la vittoria al C seguire i concerti in tutte le pi prestigiose istituzioni musicali planetarie. Insomma, Meneses entrato a buon diritto nel novero dei grandi interpreti internazionali, reputazione che si guadagnato anche grazie alla sua particolare passione per la musica da camera. Una passione che proprio nella collaborazione con la pianista portoghese Maria Joo Pires ha trovato una speciale, e particolarmente fruttuosa, opportunit di maturazione.
Quando e come nata la collaborazione con Maria Joo Pires?

Joo e naturalmente chiede a lei se potesse avere interesse a cominciare una collaborazione con me. Lunico modo per saperlo era provare assieme. E cos abbiamo fatto: abbiamo cominciato a provare assieme, suonando la Seconda e la Terza delle Sonate di Beethoven. Potremmo dire che si trattato di amore a prima vista. C stata unintesa immediata e subito felice.
Trova parecchia differenza tra il suonare in duo musica da camera e lesibirsi come solista con unorchestra, collaborando quindi con un direttore?

Per la verit, un incontro avvenuto quasi per caso. In comune avevamo allepoca solo il nostro agente, che anche un amico, brasiliano. Io avevo programmato un tour in Brasile appunto con Menahem Pressler, il grande pianista, fondatore del Trio Beaux Arts. Purtroppo, Pressler fu costretto a cancellare quegli impegni ed io mi sono trovato nella condizione di cercare un nuovo partner. Ed ecco che il nostro comune amico e agente brasiliano suggerisce il nome di Maria
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No, non c una grandissima differenza. In entrambi i casi resta fondamentale la capacit di comunicare, sia che il partner sia un pianista, sia che si tratti di un direttore dorchestra. Certo, in un duo c per cos dire una maggiore intimit, tanto pi quando si ha la fortuna di collaborare con musicisti come Pressler o come Maria Joo Pires.
Come avete costruito il programma che suonerete a Bologna per Musica Insieme?

Foto Marco Borggreve

il frutto di un lungo lavoro. Intanto cominciamo col dire che lo abbiamo registrato per la Deutsche Grammophon. Quella registrazione stata il punto di

Non riuscirei ad indicarne uno in particolare. Per, ad esempio, la scorsa primavera in Brasile ho avuto loccasione di ascoltare la Quarta Sinfonia di Gustav Mahler eseguita dallOrchestra Giovanile di San Paolo. stata una serata indimenticabile. Se devo poi pensare alla mia storia, non ho dubbi: la mia predilezione va al Trio Beaux Arts e a Menahem Pressler.

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LINTERVISTA

ESTRIO
Laura Gorna, violinista di Estrio, ci spiega come da unamicizia possa nascere una duratura collaborazione professionale, dando vita a quella che lei stessa definisce la formazione cameristica per eccellenza di Cristina Fossati
sodalizio umano. Col tempo, nato in tutte e tre il desiderio di costruire qualcosa di nostro, riassumendo tutte le esperienze maturate al anco di grandi interpreti in quella che per noi la formazione cameristica per eccellenza: il trio con pianoforte. Nel 2005 nasce Estrio.
Ci raccontereste lorigine e le sfumature semantiche del nome Estrio, che avete prescelto per la vostra compagine?

Note in rosa

orna a Musica Insieme un ensemble nato dallincontro di tre artiste considerate fra le migliori interpreti della nuova generazione. Laura Gorna (violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte) hanno saputo raccogliere e reinterpretare la tradizione della grande scuola italiana, resa celebre nel mondo dai loro stessi maestri: Salvatore Accardo, Rocco Filippini e Bruno Canino. Sul palcoscenico del Teatro Manzoni, l11 dicembre prossimo lEstrio accoster la sregolatezza del Trio di Arenskij allappassionato Trio in sol minore di Smetana, pagina di riferimento per questa formazione, e dedicata dallautore alla memoria della glia scomparsa. A queste due opere se ne aggiunge una terza, frutto della collaborazione con Adriano Guarnieri, che Musica Insieme ha invitato a comporre espressamente per Estrio il brano Lass le stelle si accorgano di te, dedicato alla memoria del piccolo Devid Berghi, la cui vicenda nel 2011 ha commosso il nostro paese, che ascolteremo in prima esecuzione assoluta. Insomma, un programma particolarmente sentito dalle tre artiste, musiciste e mamme allo stesso tempo, come ci spiega la violinista del Trio, Laura Gorna.

Come nata la vostra collaborazione?

La storia di Estrio una storia di amicizia. Nasce dai primi anni di conservatorio tra me e Cecilia, e pi tardi alle Settimane Musicali Internazionali di Napoli anche con Laura Manzini, dove iniziano le prime collaborazioni cameristiche importanti, in varie formazioni, e cresce un

Non c formazione cameristica, come il trio con pianoforte, che consenta la contemporanea presenza di tre forti individualit in unentit assolutamente coesa. Anche la scelta del nome rispecchia quindi questa molteplicit, racchiudendo in s diversi richiami in un unico nome: il mi bemolle tedesco (Es), nella cui tonalit stato scritto un capolavoro assoluto come il Trio op. 100 di Schubert, lEs della struttura tripartita della psiche secondo Freud (lIo inconscio), la consonanza con il concetto di estro, lardore della fantasia e dellimmaginazione nella cultura classica greca, e non ultimo la parola trio. Spesso ci viene chiesto quale sia la corretta accentuazione del nostro nome. Proprio per la sua origine cos articolata, a noi piace che la scelta sia assolutamente libera: strio o estro sono entrambe pronunce corrette! Lambiguit del nome parte integrante di esso.
Quali sono stati i pi importanti maestri che avete incontrato nella vostra vita?

Schumann, che sin dallinizio della nostra collaborazione ha rappresentato uninesauribile fonte di ispirazione, sia in qualit di artista che di donna. Sorprendente la modernit di Clara, in grado di coniugare nel XIX secolo il ruolo di concertista, compositrice, moglie, madre e gura di spicco del mondo intellettuale dellepoca. a lei che abbiamo dedicato un lungo lavoro che ci ha coinvolto e appassionato, insieme allattrice Sonia Bergamasco, la scrittrice e poetessa Maria Grazia Calandrone e la coreografa Antonella Agati. Ne nato uno spettacolo nel quale orisce lavventura umana e spirituale di un incontro predestinato, quello tra Clara e Robert, eseguito in prima nazionale per il Festival MiTo e, successivamente, in diretta radiofonica per i Concerti di RadioTre.
Fin dal vostro esordio avete riscosso un grandissimo successo di pubblico e di critica. Il trio peraltro formazione che pu contare su un repertorio ricco di capolavori, tuttavia non sono numerosissimi (in confronto ad esempio ai quartetti darchi) i trii che abbiano lasciato un segno nella storia, n paiono troppo abbondanti nel panorama musicale odierno (soprattutto italiano). Quali ne sono secondo voi i motivi?

Ognuna di noi ha diverse gure di riferimento nella propria crescita umana e artistica. Ad accomunarci Clara Wieck

Per rispondere a questa domanda dovremmo prima accordarci sul signicato di lasciare un segno nella storia, ma ci porterebbe troppo lontano. Possiamo sicuramente affermare che le due formazioni richiedono un approccio compositivo molto diverso, per la presenza del

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Non c formazione cameristica, come il trio con pianoforte, che consenta la contemporanea presenza di tre forti individualit in unentit coesa
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pianoforte e degli equilibri che gli archi devono instaurare con questo. La maggior parte dei compositori di oggi, anche italiani, continua a scrivere per trio, la vera difcolt riuscire a portare tale repertorio a conoscenza del grande pubblico. Proprio per questo, riteniamo molto importante liniziativa di Musica Insieme, che speriamo possa essere desempio per altre importanti istituzioni concertistiche italiane.
C qualche compagine di ieri o di oggi alla quale fate riferimento?

Per aspetti molto diversi, siamo state ispirate da alcuni Trii che hanno segnato la storia dellinterpretazione: Stern-RoseIstomin, Trio di Trieste e Trio Beaux Arts.
Il programma prevede anche una prima assoluta, scritta da Adriano Guarnieri proprio per Estrio. Parlando del suo brano, Guarnieri fa riferimento alla ricerca acustica di una vita: quella sul suono quasi materico e sul tempo sospeso di molte sue partiture. Come avete affrontato questo nuovo lavoro?

Un drammatico lo conduttore sembra legare il brano di Guarnieri che ricorda la morte del piccolo Devid Berghi, a Bologna, nel gennaio del 2011 al Trio op. 15 di Smetana, dedicato alla glia Bedr ika, scomparsa a 4 anni. Al lutto e alla tragedia si legano in entrambe le opere la forza della speranza e la fede in una rinascita, oltretutto nel periodo che precede il Natale. Quale conforto, o quale messaggio ritenete possa dare la musica rispetto alle tragedie della vita?

che altro determinato da considerazioni di carattere morale, conducendo il giovane discepolo una vita piuttosto sregolata, dissipata tra il vino e il gioco delle carte. Apprezzato, invece, da Prokof ev e Stravinskij, Arenskij pare fosse molto stimato ajkovskij, del quale aveva seanche da C guito lorientamento verso la tradizione occidentale, a dispetto del proprio maestro e del resto del Gruppo dei Cinque. Di questo Trio, considerato tra le sue composizioni migliori, ci appassiona proprio la sregolatezza, data dalla libert formale, dallenorme ricchezza tematica (in cui si possono individuare anche inuenze mendelssohniane) e da un sapiente, quanto insolito, uso del colore strumentale. Sicuramente un compositore da riscoprire.
Parlando di un trio tutto al femminile, viene spontaneo chiedersi se vi sia nei vostri programmi una particolare attenzione per le (mai abbastanza considerate) quote rosa della storia della musica: cos?

La ricerca del suono stata sicuramente una parte molto stimolante nello studio di questo brano. Il compositore ha sottolineato limportanza di rendere trasparenti gli equilibri tra le varie parti, al ne di enfatizzare le cellule tematiche principali, divise tra i vari strumenti. Importante anche caratterizzare i vari episodi di cui composto il Trio, pur nella uidit del passaggio tra questi. Il tragico evento, dal quale trae origine il brano, genera una fortissima tensione emotiva che pervade lintera scrittura musicale.

C unincapacit espressiva della lingua parlata di fronte a certi eventi a forte impatto emotivo, sia tragici che gioiosi. Sicuramente altre forme darte esprimono bene il sentire umano, ma a nostro avviso nulla come la musica riesce ad arrivare n nel profondo delle emozioni e nulla come la musica riesce a sublimarle. Ad esempio il Trio di Smetana ci offre un ventaglio di sentimenti legati al dolore della perdita, come la rabbia, la malinconia, limpotenza e la rassegnazione, unitamente al superamento di essi, in un nale di grande coinvolgimento e di speranza. Affrontare Lass le stelle si accorgano di te di Guarnieri stata unesperienza emotivamente molto impegnativa per noi, sia come interpreti che come madri, ma allo stesso tempo anche catartica.
Tuttaltro scenario si apre invece a proposito di Arenskij, autore assai meno noto. Come denireste la sua opera, sicuramente da riscoprire?

Sin dalla nascita di Estrio abbiamo sentito una forte esigenza di recupero del repertorio al femminile: non a caso siamo state inserite nelle celebrazioni che il Quirinale ha organizzato per l8 marzo 2009, con un concerto tutto dedicato a musiche di compositrici nella Cappella Paolina, alla presenza del Presidente Napolitano. Cerchiamo di inserire il pi spesso possibile brani femminili nei nostri programmi e riscontriamo costantemente un grande interesse da parte del pubblico, e lo stupore di molti nello scoprire quanti capolavori dimenticati si celino nelle quote rosa.
Limpegno a favore della causa femminile si concretizzer anche in una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne: ce ne volete parlare?

Sar presto dimenticato, sosteneva Rimskij-Korsakov del suo allievo Arenskij: un giudizio assai severo che era pi

Il nostro impegno sociale ed artistico contro la violenza sulle donne sempre presente. Prossimamente Estrio parteciper ad un grande progetto sul tema, che ancora in via di denizione, quindi preferiamo scaramanticamente non anticiparne i dettagli. Di sicuro siamo state e saremo sempre disponibili per tutte quelle iniziative che potranno sensibilizzare lopinione pubblica su questo drammatico tema.
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IL PROFILO

ICH SMETANA BEDR

Unidentit universale
N
Simbolo riconosciuto della musica ceca, lautore della celeberrima Moldava, del quale proporremo l11 dicembre lo struggente Trio op. 15, rifugg sempre da ogni facile folklorismo di Giordano Montecchi
folkloristi e progressisti erano gi allora profondissime e insanabili: Smetana... ha riempito una quantit di carta da musica... ma quanto vuota e priva di senso questa sua opera: Prodan neve sta (La sposa venduta). La cosa migliore il suo lieve sentore di musica ceca, che le dona un po di colore e la rende pi sopportabile... eppure vuota. Essa passa in rassegna ogni sorta di nullit: il nulla sentimentale, il nulla pastorale, il nulla poetico, nientaltro che il nulla.... Cos Tzezar Kjui, membro del kuc ka, il gruppetto dei cinque russi, stroncava lopera che nel 1866 segn idealmente la nascita della nuova musica ceca. A suo avviso, la nullit della partitura consisteva nel suo riproporre modelli standardizzati, dove la presenza vivicante dellidioma locale era assolutamente marginale. In effetti, erano soprattutto i cinque russi (e neppure allunisono) a propugnare una musica nazionale che scaturisse da tradizioni popolari autentiche. Ma a fronteggiarli, in Russia come nel resto dEuropa, insieme a Smetana cera uno schieramento formiella musica dellOttocento, scuole nazionali sinonimo di novit, giovinezza, ingenuit, vitalit nativa. Dalle periferie dEuropa e di un Impero ormai pericolante, leredit del romanticismo, con la sua esaltazione del popolo e delle mitologie ancestrali, alimenta il risveglio delle identit nazionali, in un mix di propositi indipendentisti e rivoluzionari. In questo quadro storico, uno dei protagonisti fu senza dubbio Bedr ich Smetana, considerato giustamente il padre della musica ceca: musica che per secoli era stata parte integrante della civilt musicale dellImpero e che ora ambiva a emanciparsi. Il palcoscenico planetario di oggi, sappiamo bene, pi che mai pieno di queste aggrovigliate, spesso tragiche vicende, su cui sventolano insegne quali identit culturali, etniche, nazionali o pseudo-tali. La musica, per la sua insopprimibile natura di metafora comunitaria, da sempre un catalizzatore insostituibile di questi fermenti, una fucina ineguagliata di collanti identitari, di icone folkloriche la cui autenticit nazionale o linguistica, per quanto esaltata ed esaltante, nasce per non di rado a tavolino. La gura e lopera di Smetana ne sono un esempio magnico e illuminante. Il padre della musica ceca non parlava la lingua c etina, n era interessato alla musica folklorica della propria terra, che non volle mai utilizzare nelle sue composizioni. Sulla scorta del suo idolo e mentore, Franz Liszt, Smetana si sentiva ed era un progressista, musicista davanguardia, diremmo oggi. E rifuggiva da ogni folklorismo che riteneva deleterio per la musica darte. In seno alle cosiddette scuole nazionali (nozione fra le pi fuorvianti e scivolose della storia musicale), le spaccature tra
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Bedr ich Smetana (1824-1884)

dabile. Anche perch in un immaginario che mescolava musica ed emancipazione dei popoli, limpero zarista era visto da molti come un Moloch ben pi oppressivo e imperialista dellAustria. Dove Smetana pone il suo sigillo allidea musicale della patria nei sei poemi sinfonici di M vlast (La mia nazione), di cui Vltava (Moldava) anche una delle pagine orchestrali pi ammirate di tutto lOttocento: il luogo dove il ume di Praga si incarna in quel tema celeberrimo, di inconfondibile matrice popolare e divenuto emblema musicale di una nazione in cerca di se stessa. Un tema indimenticabile grazie a Smetana, ma che seppur (forse) popolare, di certo non aveva nulla a che fare con la tradizione ceca. Da emigrante in cerca di fortuna, infatti, Smetana lo aveva ascoltato quindici anni addietro, a Gteborg: Ack Vrmeland, du skna (Oh Vrmeland, tu bellissima). Ma quel canto gli svedesi lavevano ereditato a loro volta chiss per quali vie. Gi sul nire del Cinquecento infatti, il cantante e compositore Giuseppino del Biado intonava questa melodia, divenuta famosa come Il ballo di Mantova e diffusasi poi ovunque, dalla Spagna alla Polonia, dalla Scozia alla Romania, no al mondo della diaspora. Tanto che oggi la ritroviamo come Hatikvah (Speranza): linno dello stato di Israele. E di certo anche Guglielmo Cottrau (o chi per esso) nel mettere in pentagramma Fenesta che lucive, laveva nelle orecchie... Identit e autenticit non come dati di natura, ma come costruzione sociale o estetica. Chiss se lo scetticismo modernista di Smetana nasceva da qui. Di certo in una cosa fu lungimirante: quando scelse quella melodia, che lui sentiva non boema ma universale, per eleggerla a simbolo della propria identit.

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I LUOGHI DELLA MUSICA

Occhio alla musica


A
l traguardo dei 10 anni, ledizione di Artelibro Festival del Libro dArte in calendario a Bologna dal 22 al 25 settembre 2013, ha avuto come tema guida MUSICA PER GLI OCCHI. Collezionismo allOpera. Allinaugurazione in Cappella Farnese, il Sovrintendente del Teatro Comunale Francesco Ernani ha introdotto lappuntamento musicale dapertura: arie verdiane cantate dal soprano Felicia Bongiovanni. Temi musicali vi saranno poi nelle tavole rotonde e nei convegni, tra cui quello promosso dalla Soprintendenza ai Beni Archivistici e Librari, dedicato allillustrazione di alcuni fra i pi importanti fondi musicali di cui la nostra regione ricchissima (Bologna in primis, e poi Parma, Modena, Reggio Emilia, Ravenna e molti centri della Romagna), ed al progetto di digitalizzazione dei libretti dopera. Da segnalare poi, fra le attivit rivolte alla scuola e in consonanza con lanno verdiano, la lezione-concerto Giuseppe Verdi a scuola, rivolta ai bambini delle scuole primarie. Musica anche in alcune delle esposizioni promosse da Artelibro, visitabili ben oltre

Artelibro 2013, in programma a fine settembre a Bologna, offre numerose occasioni per scoprire i significati nascosti nelluniverso sonoro, fra stampe storiche, vinili e fotografie; perch qualche volta la musica si pu anche solo guardare... di Maria Pace Marzocchi

i quattro giorni del festival. In mostra alla Biblioteca dellArchiginnasio (no al 6 ottobre) Una tipograa musicale, di Tallone Editore. Nelle bacheche, i caratteri di una tipograa musicale gregoriana tuttora attiva: una sequenza di bulini, punzoni, matrici, tipi mobili originali fusi a Parigi nel corso dellOttocento, afancati da pagine tratte dai tipi in mostra. NellAula Magna della Biblioteca Universitaria, no al 10 ottobre, Records by Artists (1960-1990), circa 300 dischi dartista, tra cui quelli realizzati da John Cage, Brian Eno, Laurie Anderson, Filippo Tommaso Marinetti, Marcel Duchamp, Mimmo Rotella Fino al 20 ottobre, al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica si pu visitare Literary Lennon, una sorprendente raccolta della produzione letteraria e graca di John Lennon. Si protrarr no all11 novembre lesposizione Musica da vedere presso la fototeca Zeri che, attraverso la straordinaria documentazione fotograca dellistituzione (quasi 300.000 stampe), illustra il
A sinistra: John Lennon, A Spaniard in the Works (Literary Lennon, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica). Sopra: Jan Bruegel il Giovane, Allegoria delludito, (Musica da vedere, Fondazione Zeri)

tema della rappresentazione della musica nei dipinti tra la ne del Cinquecento ed i primi decenni del Settecento, con particolare attenzione al genere della natura morta. Tradotti nelle stampe a colori e in quelle storiche in bianco e nero (quasi tutte gelatine ai sali dargento), i dipinti di Caravaggio, Orazio Gentileschi, Baschenis, dei Bruegel e di tanti altri pittori italiani ed europei illustrano quattro fondamentali temi-guida: la scrittura musicale nei dipinti caravaggeschi, la natura morta di strumenti musicali in area lombarda, la rappresentazione della musica nellambito delle Allegorie dei sensi, la musica nelle Vanitas, secondo un lo conduttore costituito dalla rappresentazione del testo musicale dipinto accanto agli strumenti. E quando i testi musicali sono identicabili, sanno fare luce sui gusti e sugli ideali musicali del contesto culturale che ha prodotto le immagini. Le stampe in mostra sono state scelte da un nucleo di 13.900 fotograe che rappresenta il pi importante archivio fotograco al mondo dedicato al genere della natura morta. Tale sezione della fototeca Zeri non stata ancora digitalizzata, e la mostra in corso costituisce anche unoccasione per promuoverne il progetto di schedatura.

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MUSICA INSIEME

Luned 21 ottobre 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

I CONCERTI ottobre/dicembre 2013


MARIO BRUNELLO / GUSTAV MAHLER: UN RITRATTO QUARTETTO MIRUS I FIATI, ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA ELISABETTA DE MIRCOVICH.......soprano LEONORA ARMELLINI............................pianoforte DANIELE CARNIO........................................contrabbasso IVANO BATTISTON.....................................fisarmonica MAURIZIO BEN OMAR........................percussioni MARIO BRUNELLO....................................violoncello e direttore
Musiche di Mahler, R. Strauss
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 11 novembre 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

EMERSON STRING QUARTET


EUGENE DRUCKER..........................................violino PHILIP SETZER..................................................violino LAWRENCE DUTTON......................................viola PAUL WATKINS..................................................violoncello
Musiche di Haydn, Bartk, Beethoven
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 25 novembre 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

ANTONIO MENESES................................violoncello MARIA JOO PIRES.............................pianoforte


Musiche di Schubert, Brahms, Mendelssohn
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Mercoled 4 dicembre 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

ORCHESTRA DELLA TOSCANA SOLISTI DA DEFINIRE.............................percussioni TAN DUN...............................................................direttore


Musiche di Tan Dun
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Mercoled 11 dicembre 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

ESTRIO
LAURA GORNA....................................................violino CECILIA RADIC...................................................violoncello LAURA MANZINI...............................................pianoforte
Musiche di Arenskij, Guarnieri, Smetana
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria di Musica Insieme: Galleria Cavour, 2 - 40124 Bologna - tel. 051.271932 - fax 051.279278 info@musicainsiemebologna.it - www.musicainsiemebologna.it

Inaugurazione straordinaria per la XXVII Stagione di Musica Insieme: protagonista Mario Brunello nella doppia veste di solista e direttore, in programma la pi celebre sinfonia di Mahler
di Daniele Follero

Un ritratto eccellente

Foto Massimo Branca

Mario Brunello

Luned 21 ottobre 2013

el provare a ritrarre attraverso la sua musica una personalit tanto controversa come quella di Mahler, Mario Brunello ha scelto due diversi momenti della vita del compositore boemo: i primi anni di Conservatorio, e quelli della denitiva affermazione come direttore e compositore, segnati in maniera indelebile dallincontro con Alma Schindler. Un ritratto che accosta ad unopera giovanile, rimasta inedita per molti anni, quella che, nel tempo, divenuta la sua sinfonia pi eseguita: la Quarta. Del giovane Mahler, ancora interessato alla musica da camera prima di dedicarsi totalmente allorchestra sinfonica, molte opere sono andate perse, o sono state distrutte dallautore stesso. Tra le partiture giovanili recuperate dopo la sua morte, quella che per (relativa) compiutezza meglio si adatta ad unesecuzione il Quartetto per pianoforte e archi, noto anche come Quartettsatz poich, in realt, si tratta di un quartetto rimasto incompiuto, fatta eccezione per il primo movimento e per poche battute del secondo, uno Scherzo. Inevitabili i modelli di riferimento, per uno studente di composizione quale egli era nel 1876: Schubert, Schumann e Brahms. lo stile di questultimo, in particolare, ad inuenzare lo sviluppo delle idee tematiche, anche se gi percepibile la tendenza mahleriana a condurre lascoltatore oltre i limiti della tradizione. La sezione dello sviluppo quella che maggiormente si adatta alla ricerca di soluzioni originali e rafnate, che infrangono le convenzioni classiche, mettendone in crisi le strutture formali e quelle armoniche. A questa immagine giovanile di Mahler, Brunello afanca, come se fosse sullo sfondo del ritratto, quella di un altro grande compositore, vicino al suo mondo, ma molto lontano dalle sue idee e dal suo modo di vivere larte: Richard Strauss. Bambino prodigio, prolico compositore ed acclamato direttore, famoso e ben integrato nella societ, n dai primi anni di carriera Strauss ha incrociato il suo destino con quello di Mahler, che nel 1897 descrisse cos ad un critico musicale il loro rapporto: Schopenhauer utilizza limmagine di due minatori che scavano dai due lati contrapposti dello stesso pozzo e che si incontrano poi nel loro percorso sotterraneo. cos che mi sembra correttamente rappresentato il mio rapporto con Strauss. Come il

LUNED 21 OTTOBRE 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

QUARTETTO MIRUS I FIATI, ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA ELISABETTA DE MIRCOVICH soprano LEONORA ARMELLINI pianoforte DANIELE CARNIO contrabbasso IVANO BATTISTON fisarmonica MAURIZIO BEN OMAR percussioni MARIO BRUNELLO violoncello e direttore
in collaborazione con lAccademia Nazionale di Santa Cecilia Dipartimento di Alta Formazione - Programma di Alto Perfezionamento I Fiati

Mario Brunello / Gustav Mahler: un ritratto

Introduce Mario Brunello

Gustav Mahler Quartettsatz in la minore per pianoforte e archi Richard Strauss Sonata in fa maggiore op. 6 per violoncello e pianoforte Gustav Mahler Sinfonia in sol maggiore n. 4 versione per soprano e orchestra da camera di Klaus Simon

Quartettsatz di Mahler, anche la Sonata per violoncello e pianoforte op. 6 di Strauss, composta nellinverno 1882-83 e pubblicata quello stesso anno con dedica al Caro amico Hans Winan, risente dellinuenza del romanticismo europeo. Qui sono Mendelssohn e Schumann, e non ancora Wagner, i punti di riferimento. Eppure, il piglio baldanzoso del primo movimento (Allegro con brio) sembra anticipare le atmosfere del Don Juan. Molto afne allo stile di Mendelssohn si presenta il successivo Andante ma non troppo, ricco di intimo pathos, mentre il movimento nale torna ad un carattere vivo ed ironico. A quarantanni si raggiunta la cima del monte, ci fermiamo in silenzio e guardiamo gi, recitava un Lied di Brahms, Mit

Dopo la vittoria al prestigioso Concorso ajkovskij di Mosca, Mario Brunello si esibito con le pi importanti orchestre, quali London Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Orchestre National de France, Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia, al fianco di direttori quali Gergiev, Mehta, Muti, Chailly, Gatti, Abbado, Pappano, e solisti come Kremer, Bashmet, Pollini, nonch dei Quartetti Borodin e Alban Berg. Per il suo ritratto di Mahler, Brunello ha voluto circondarsi di un gruppo di straordinari artisti, a cominciare dalla soprano Elisabetta de Mircovich, membro dellensemble La Reverdie, perfezionatasi in canto e vocalit antica e nella prassi degli strumenti medievali. Lensemble comprende poi la pianista Leonora Armellini, vincitrice del Premio Janina Nawrocka al Concorso Chopin di Varsavia nel 2010 e del Premio Abbiati nel 2013, gi esibitasi alla Carnegie Hall di New York come alla Musashino Concert Hall di Tokyo. Accanto a loro il percussionista Maurizio Ben Omar, attivo fra gli altri al fianco di Bruno Canino, Jill Feldmann, Andrea Lucchesini, Giuseppe Sinopoli, il contrabbassista Daniele Carnio, che collabora assiduamente con importanti compagini, fra cui lOrchestra Mozart e lOrchestra della Fenice di Venezia, e il pluripremiato fisarmonicista Ivano Battiston, esibitosi con I Solisti di Mosca di Yuri Bashmet, lOrchestra dellOpra de Lyon e lOrchestra della RAI di Torino. Completano la formazione i talentuosi Fiati dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia e il Quartetto Mirus, costituitosi nel 2008 e perfezionatosi presso lAccademia Stauffer di Cremona.

I protagonisti

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Luned 21 ottobre 2013


vierzig Jahren, su versi di Rckert. Chiss se, quando comp quarantanni, il 7 luglio del 1900, Gustav Mahler conosceva questopera. Se non altro, la sua visione del mondo, la sua voglia di dare le spalle al presente, si rispecchiava perfettamente in quei versi. Nonostante le difcolt e una salute precaria, gli anni a cavallo tra i due secoli rappresentarono un periodo di grande attivit e di affermazione professionale. Tra acclamazioni e clamorose critiche, euforia per i successi e profonda delusione per i fallimenti, la doppia attivit di direttore e compositore si leg in maniera inscindibile alle vicende biograche delluomo. Se si legge in questottica, la Quarta Sinfonia (proposta da Brunello nella versione per soprano e ensemble cameristico di Klaus Simon), terminata nel 1901, nonostante il suo carattere apparentemente solare, mostra tutti i suoi lati oscuri sotto una coltre di serenit fanciullesca. Il riferimento al passato evidente, ma un passato guardato con nostalgia, irraggiungibile nel mondo reale, dove i sogni e i ricordi diventano grotteschi. Il carattere classico, equilibrato, mozartiano della Quarta Sinfonia, snobbata da Alma e liquidata con un secco e ingeneroso commento (Le stesse cose le ha scritte Haydn, e meglio), viene messo in discussione n dallintroduzione del primo movimento (Riessivo. Non troppo mosso). Prima di lasciare il posto al limpido tema in sol maggiore, le quinte ribattute dei auti, accompagnate dal tintinnio dei sonagli, creano unatmosfera inquietante, come di un sinistro presagio. Un presagio che ritorna, inesorabile, in diversi momenti del primo tempo, riaforan-

Ivano Battiston

Leonora Armellini

gura popolare che accompagna i fanciulli morti nellAldil. Il tratto irridente, grottesco, del motivo afdato al violino, cos come il timbro stridente, grafante derivato dalla particolare accordatura, conducono attraverso una danza macabra che si La discografia mahleriana, vasta, quasi sterminata, di particolare interesse e per una semplice ragione: Mahler gi avvolge su se stessa e nella quale, come ha scritto Quirino Prinvive lera, almeno nei suoi esordi, della musica riprodotta. cipe: la Morte pi unombra volteggiante che unorrida e scheIl prototipo del fonografo viene presentato da Edison nel letrica gura, e procede camminando sul gelo, con movimen1877. Certo Mahler non potr usufruire degli ultimi ritroti aggraziati. Con la calma estatica che apre il terzo movimento vati della tecnologia digitale, ma riuscir ad incidere alcuni si realizza una sorta di puricazione espressiva. Labbandono del rulli per pianoforte meccanico, oggi disponibili anche su cd per i tipi delletichetta Dal Segno. Titolo del disco: Masters tutti, luso di suoni lunghi e tenuti, la dolcezza degli impaof the Piano Roll, che contiene, tra le altre incisioni intesti timbrici, creano un effetto di rarefazione e distensione, atressanti, anche la registrazione su rullo di Bartk che intraverso cui si compie la transizione verso la vita ultraterrena. terpreta le sue Danze Rumene. Mahler suona tre brani, fra La calma interrotta soltanto verso la ne da unesplosione di cui il primo movimento dalla Quinta e lultimo proprio dalsuoni che anticipa il tema della musica celeste, alla base del la Quarta delle sue sinfonie. Ascoltatelo, non mancher di sorprendervi! Poi ci sono le incisioni storiche e quelle momovimento successivo. Anche in questo caso, per, la rottura derne: oltre cinquanta quelle disponibili oggi della Quardellequilibrio, della calma, non catartica. La transizione gi ta. Da Kubelik a Inbal, difficile la scelta e acceso il dibattito compiuta e i suoni della terra riecheggiano lontani e, dopo pofra i critici, anche perch sulla voce di soprano si discute chi secondi, scompaiono, lasciando il posto alla trasparenza che con la consueta ferocia. Bernstein, uno o due? Solti? Abavevano improvvisamente squarciato. Con una tecnica strabado? Karajan oppure Tilson Thomas? In conclusione: Maordinaria nellunire rond e variazioni, Mahler elabora i due hler, pur godendo di una fortuna discografica notevole, resta autore che merita lascolto in sala da concerto. temi principali, molto afni tra loro, variandoli sino a fonderli e confonderli, per farli poi denitivamente scomparire, in attesa del Lied nale. Nella scelta del compositore di utilizzare do spaventoso, freddo, come un brusco richiamo alla realt, in il Lied Das himmlische Leben (La vita celeste, tratto dalla raccontrasto con latmosfera sognante dei due temi principali. Un colta Des Knaben Wunderhorn), scritto quasi dieci anni prima campanello birbone lo den Adorno che, senza dirlo, dice: della stesura denitiva della sinfonia, sta il senso stesso della Nulla di ci che state ascoltando vero. Sebbene lo sviluppo Quarta, la sua chiave di lettura. qui che appare chiara loridei vari elementi musicali faccia chiaramente riferimento alla gine degli elementi musicali che nei movimenti precedenti eraforma-sonata, la logica del discorso non appare sempre con- no comparsi come lugubri presagi. Ritorna, in particolare, linsequenziale. Dopo lesposizione dei due temi principali, infatti, quietante tintinnio di sonagli del primo tema, testimonianza di un insistente richiamo alla realt. A scanritorna, inatteso, il primo tema, quasi a sotdire il testo la voce del soprano (anche se tolineare lindicazione programmatica che Mahler avrebbe preferito una voce bianca), Mahler aveva attribuito, nel progetto origicui indicato esplicitamente in partitura di nario dellopera, al primo movimento: Il moncantare con espressione infantilmente seredo come eterno presente. Nello sviluppo, lelana Assolutamente senza parodia!. Dunque, borazione del materiale musicale si intensi la voce dei fanciulli che parla, descrivendo ca, si addensa, diventa allucinata, via via che una vita celeste tuttaltro che idilliaca, fatta di il sogno e il ricordo entrano in conitto con cibo in quantit, Santi divenuti esperti e sala realt e si frammentano in schegge imdici macellai, il tutto sotto lo sguardo vigile pazzite di emozioni. Rispetto allesposizione di San Pietro. Lumorismo amaro del testo, e allo sviluppo, la ripresa appare piuttosto orespresso attraverso il divertito e innocente citodossa nella forma, come se il discorso riElisabetta De Mircovich nismo dei bambini, crea un forte contrasto tornasse sempre su se stesso, ma senza una risoluzione, in una forma gelida e statica. Qualcosa che, ormai, (ancora una volta lo scontro tra realt e sogno) con la musica, gi passato. Tratto distintivo del secondo movimento (In moto che sincupisce, allontanandosi dal carattere gioioso delle patranquillo, senza fretta), uno Scherzo in do minore in forma di role. Lambiguit del lieto ne, a differenza delle precedenti sinrond, il tema del violino, volutamente accordato un tono fonie di Mahler, non lascia soluzione, n si propone di allonsopra rispetto al resto dellorchestra, cos da creare un effetto tanare i fantasmi che sin dallinizio del primo movimento avedi stonatura. Il richiamo al suono del edel, violino dei men- vano inquietato lascoltatore, mettendo in discussione da sudicanti, e, in particolare, alla leggenda dellamico Hein, tetra bito tutte le sue certezze.

DA ASCOLTARE

Lo sapevate che... Brunello ha creato a Castelfranco Veneto Antiruggine, un laboratorio dedicato alle contaminazioni artistiche, per accostare il pubblico a una diversa idea di fare musica
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Luned 11 novembre 2013

Per quattro
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a storia del quartetto darchi, e in questo concerto la percorriamo in tre tappe quasi tutta, sin dalla sua nascita mette insieme ideali musicali molto diversi e talora persino opposti. Nato attorno a met Settecento quando nella barocca Sonata a quattro il violoncello assume una sua autonomia e rende inutile la presenza della tastiera assieme alla quale aveva no a quel momento svolto la funzione di sostegno armonico il quartetto per archi diventa subito la realizzazione perfetta degli ideali di cortesia e colloquialit illuministici, sintetizzati nella famosa denizione di Goethe che lo paragona ad una conversazione tra quattro persone ragionevoli, simbolo di una musica da fare e non da ascoltare. Ed infatti il mondo della musica da camera intesa come musica da casa, quello testimoniato nei primi quartetti di Haydn (considerato forse non a torto linventore del genere), nelle mani del quale tuttavia

Musica Insieme riporta a Bologna dopo diciassette anni di assenza lormai leggendario ensemble americano, con un programma che una vera e propria antologia storica del quartetto di Maria Chiara Mazzi

lapparente, esteriore facilit nasconde lessenzialit razionalistica, e larricchimento del tessuto strumentale serve a recuperare unintensit della scrittura da troppo tempo smarrita nel rococ e nello stile galante. Se partiamo dai suoi primi quartetti, composti attorno alla met del Settecento, evidente che essi sono ancora pensati per lo svago di gruppi di colti dilettanti, poich il loro aspetto quello del piacevole passatempo nel quale i violini dialogano tra loro, mentre viola e violoncello hanno perlopi una funzione di sostegno. Dopo una trentina circa di lavori concepiti in questo modo, con lop. 17 (del 1771) Haydn cambia completamente rotta, e grazie allutilizzazione di un nuovo contrappunto elimina la gerarchia predeterminata tra le parti e costruisce una struttura nella quale ogni voce fondamentale e dove nessuna prevale in modo continuativo e assoluto. Sono per i Quartetti op. 20, del 1772, ma pubblicati a Parigi nel 1774 (noti col titolo di Sonnen-Quartette, cio Quartetti del sole, dal simbolo graco delleditore che campeggiava sul frontespizio della prima edizione), ad assumere la funzione di svolta decisiva, e a trasformare il genere, denitivamente innalzandolo a simbolo e sublimazione del concetto di Musica da Camera. La denizione barocca che Haydn ne diede di Divertimenti a quattro (dove la denizione a quattro serve ad eliminare ogni gerarchia anche nominale) ribadisce proprio questa nuova parit tra gli strumenti, e, lungi dallessere un ritorno al vecchio genere dintrattenimento, sottolinea il recupero della sapienza costruttiva barocca, confermata in ben tre dei quartetti della raccolta con la sostituzione del consueto mo-

Nella sua lunga carriera, coronata da oltre trenta incisioni discografiche, lEmerson String Quartet si aggiudicato prestigiosissimi premi, tra cui nove Grammy e tre Gramophone Awards, il Premio Avery Fisher, oltre al Premio come Ensemble dellanno della rivista Musical America. Lintensa attivit concertistica ha portato il Quartetto a calcare i palcoscenici pi prestigiosi del mondo, con un progetto speciale, nel 2006/2007, per la Carnegie Hall: Perspectives, una serie di nove concerti intitolata Beethoven in Context, che rappresenta un riconoscimento mai tributato prima ad un quartetto darchi. Da oltre trentanni lEmerson Quartetto Residente alla Stony Brook University, dove cura una rassegna concertistica, affiancata da numerose attivit didattiche, tenute anche presso lo Smithsonian Institute di Washington. Il repertorio esplorato dallEmerson vastissimo e comprende le memorabili esecuzioni dellintegrale dei Quartetti di Beethoven, di ostakovi, di Bartk e di Mendelssohn, con unattenzione particolare riservata a composizioni contemporanee, di cui il Quartetto spesso dedicatario o primo esecutore. Nel maggio 2013, con il primo cambiamento di un suo componente dal 1979, il gruppo ha dato il benvenuto al violoncellista Paul Watkins, gi attivo come solista e direttore.

Emerson String Quartet

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vimento conclusivo con una fuga. Il Quartetto n. 3 propone gi dalla scelta della tonalit, linquietante sol minore, unaltra temperie espressiva e uno scarto quasi psicologico, nella struttura delle frasi musicali (dalla scrittura originalissima e densissima), nella nuova concezione del tempo lento e in una sorta di circolarit che lega i temi in particolare del primo e dellultimo movimento, quasi ad indicare una strada ai compositori futuri. Per passare dalla meraviglia dei quartetti di Haydn a quelli di Beethoven occorre attivare una sorta di contraddizione interna, se ancora vogliamo giocare con le parole. Se i quartetti di Haydn sono infatti musica da camera al pi alto grado di perfezione, coi quartetti di Beethoven nasce invece la musica da camera da con-

EMERSON STRING QUARTET


EUGENE DRUCKER violino PHILIP SETZER violino LAWRENCE DUTTON viola PAUL WATKINS violoncello

LUNED 11 NOVEMBRE 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

Joseph Haydn Quartetto in sol minore op. 20 n. 3 Bla Bartk Quartetto n. 2 op. 17 Ludwig van Beethoven Quartetto in fa maggiore op. 59 n.1

Introduce Maria Chiara Mazzi, docente al Conservatorio di Pesaro e autrice di libri di educazione e storia musicale

Razumovskij

certo, cio un repertorio destinato a esecutori professionisti e ad un pubblico di scelti, ammirati ed esperti ascoltatori. Insomma, in un sol colpo la musica da casa diviene, proprio grazie al quartetto, sinonimo di musica essenziale, modicando insieme sia la tipologia dellesecutore che quella dellascoltatore. Tre nuovi quartetti di Beethoven, molto lunghi e molto difcili, dedicati allambasciatore di Russia, conte Razumovskij, attirano lattenzione di tutti i conoscitori. Sono profondamente pensati e scritti in modo eccellente, ma non sono comprensibili da tutti, ad eccezione forse di quello in do che piace ad ogni persona istruita per la sua originalit, la sua melodia, la sua energia armoniosa. In questo modo si esprimeva la Gazette Musicale nel 1807, alMI
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Foto di Lisa-Marie Mazzucco

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lindomani dellarrivo sul mercato editoriale dei tre Quartetti op. 59 che Beethoven dedicava allambasciatore di Russia a Vienna e, per questa ragione, passati alla storia col sottotitolo di Quartetti Razumovskij. Il passaggio dal primo gruppo di quartetti (op. 18) a questi brusco e inatteso, pi di quanto possano far supporre le date di composizione e di pubblicazione. Non sono infatti gli anni trascorsi, ma ci che di arte e di storia accaduto nel frattempo, non solo nel mondo, ma soprattutto nel percorso artistico del compositore, a far assumere a queste pagine una posizione-chiave allinterno dellestetica beethoveniana, nella quale questi tre lavori hanno unenorme rilevanza, ponendosi come punto di non ritorno nellevoluzione del genere, per il nuovo modo di trattare le idee tematiche e di elaborare la struttura formale, cos tipica del Beethoven di mezzo. Composti tra il 1804 e il 1805, vengono ricordati anche come Quartetti russi, poich sembra che lambasciatore avesse esplicitamente chiesto a Beethoven (cosa che lautore fece) di inserire in ciascuno di essi almeno una melodia appartenente al repertorio folkloristico russo. Tuttavia occorre precisare subito che limpiego di temi tradizionali non conferisce a questi brani alcun carattere russo in particolare e nemmeno pi largamente folklorico, dal momento che qui il compositore stravolge e idealizza qualsiasi germe melodico o ritmico caratteristico in una sfera che nulla ha a che fare, nemmeno esternamente, con la valorizzazione del patrimonio popolare. Prendiamo, ad esempio, proprio il Quartetto n. 1, di proporzioni e sonorit che mai si erano avute nella storia del quartetto, la cui novit di scrittura chiara sin dal primo movimento, dove il peso e la densit dellintreccio delle parti consentono di alternare momenti energici e cantabili grazie allo strettissimo lo del contrappunto. Se il secondo movimento supera di gran lunga i conni dello Scherzo tradizionale stravolgendo e mescolando insieme in maniera irriconoscibile gli aspetti del rond e quelli della

DA ASCOLTARE
Che la discografia di un quartetto di lunghissima navigazione come lEmerson sia ricca e varia nellordine naturale delle cose musicali, tanto pi da quando queste si sono fatte digitali. Peraltro lensemble americano incide solo per Deutsche Grammophon e Sony, e dunque eccolo saldamente incluso nel Gotha dei migliori, di quelle compagini le cui registrazioni vengono distribuite urbi et orbi ed attraverso tutti i possibili canali (rete inclusa). Per stare in quella lista ovviamente bisogna pagare pegno. Cos accanto ad album importanti, come quello che raccoglie lottima incisione dei beethoveniani Quartetti Razumovskij (DG, 1189144, pubblicato proprio questanno), troviamo gli immancabili Encores, accanto ad antologie celebrative di varia natura. Fa parte del gioco, nel mentre lanno in corso vede luscita di un altro cd (Sony questa volta), dal titolo Journeys. Un album tuttaltro che disimpegnato. In una sorta di apoteosi fin de sicle, sotto quel titolo vagamente omerico il Souvenir de Florence di ajkovskij incontra la Verklrte Nacht di Schoenberg.

forma-sonata, il terzo va ben al di l del consueto momento di riessione (negli schizzi lautore scrive: Un salice piangente o unacacia sulla tomba di mio fratello) e si trasforma in una sorta di meditativa marcia funebre che costituisce sicuramente il vertice espressivo dellopera. Finalmente, nel tempo conclusivo (che si collega direttamente al movimento precedente) viene utilizzato il tema russo tanto atteso dal committente, anche se esso viene sommerso e quasi travolto dalla forza vitale che chiude la composizione. Se il popolare in Beethoven solamente un omaggio esteriore, il cui senso viene smarrito nellelaborazione astratta della struttura, in Bartk, e proprio nei quartetti, esso entra come parte organica della composizione, attraverso un modello di assimilazione del tutto estraneo a qualsiasi precedente sette-ottocentesco. Ricercatore appassionato della vera musica etnica, allinizio della sua carriera Bartk recupera i modi della musica balcanica e centro-europea in pagine dal sapore e dal carattere apertamente popolare, come le danze. Solo in un secondo momento, dopo la prima guerra mondiale, egli ne analizza tutti i parametri costitutivi e li utilizza come nuovi materiali da costruzione allinterno delle forme ereditate dalla tradizione colta europea. questa la vera rivoluzione del musicista magiaro, convinto, come afferma egli stesso, che

proprio attraverso le scale e i modelli esecutivi (in particolare per gli strumenti ad arco) della musica etnica si possa operare il rinnovamento del linguaggio musicale del nuovo secolo. Se dopo Beethoven i Romantici avevano prodotto quartetti senza riuscire in ogni caso a superare i traguardi degli ultimi capolavori del musicista di Bonn, Bartk riprende il discorso verso unaltra direzione e affronta nei suoi sei quartetti territori inesplorati, traghettando denitivamente il genere nel Novecento. Ogni quartetto sembra porsi al culmine di un momento creativo, quasi riassumendone i problemi, le tendenze e le aspirazioni essenziali, come accade a questo Quartetto n. 2, composto fra il 1915 e il 1917, eseguito per la prima volta nel 1918 e pubblicato nel 1920, che gode del singolare primato di essere stato il primo brano di Bartk inciso su disco, nel 1925. proprio in questo brano che i modelli popolari (come lelaborazione continua di motivi di pochissime note, le complessit bitonali, i cambiamenti di tempo improvvisi, glintervalli inconsueti) smettono per sempre di essere un apporto esterno alla composizione, ma ne diventano la linfa, determinandone la struttura in maniera profonda e proponendo per la prima volta quella forma ad arco (due tempi lenti alle estremit e un allegro centrale) che sar cos caratteristica degli ultimi grandissimi capolavori.

Lo sapevate che... Il Quartetto si costituito nel 1976 in occasione del bicentenario della nascita degli Stati Uniti, e prende il nome dal filosofo e poeta americano Ralph Waldo Emerson
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Luned 25 novembre 2013

Cantando senza parole


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Un duo di grandi solisti per la prima volta insieme nella nostra Stagione, con un programma raffinato che ci conduce in un viaggio attraverso le corde quasi vocali del violoncello di Mariateresa Storino
arte della citazione: delle proprie opere o di altrui fattura, di unidea musicale o di un pensiero poetico, di un paradigma formale o di un concetto estetico, in una scala graduata che va dallassoluta fedelt al gi esistente, no alla libera rielaborazione che nasconde le tracce del passato. La citazione istituisce una catena di rinvii che offre allesecutore e allascoltatore un ampio ventaglio di possibili interpretazioni. In tutte le sue molteplici forme e sfumature, la citazione ondeggia tra le pagine dellArpeggione di Schubert, del Lied ohne Worte di Mendelssohn, degli Intermezzi op. 117 e della Sonata op. 38 di Brahms. A volte domina lo scorrere temporale, altre volte si cela quieta, in attesa di essere scoperta. Il com-

positore non sempre consapevole del rimando; quellidea musicale e poetica giace l, in fondo al misterioso mondo della creativit che, pur sottoposto ad indagine serrata, custodisce gelosamente il fascino del suo essere insondabile. LArpeggione di Schubert, ovvero la Sonata in la minore D 821, nasconde tra le pieghe pi riposte una serie di rinvii. Composta alla ne del 1824, anno prolico per il compositore nel campo della musica da camera, sorprende per la scelta dello strumento. Larpeggione (da qui il titolo con cui nota la Sonata) era stato inventato nel 1823 da Johann Georg Stauffer. Si presentava come uno strumento ibrido tra la chitarra e il violoncello: sei corde e manico tastato come la chitarra; tenuto tra le ginocchia e suonato con larco come il violoncello. Descritto dai contemporanei come uno strumento dal suono di magica bellezza, afne al suono di un oboe nel registro acuto e di un corno di bassetto in quello grave, ebbe diffusione limitata ai soli anni Venti dellOttocento. Suo massimo esponente, nonch autore di un metodo, fu Vincenz Schuster, probabile committente della Sonata. Schubert era realmente interessato a questo strumento? La Sonata, in verit, mostra pochi segni di una scrittura idiomatica: qualche accordo e pochi passaggi pizzicati nel primo e nel terzo movimento, unestensione pi acuta rispetto al registro del violoncello, ma nulla di pi, tant che oggigiorno viene eseguita sul violoncello. Da pochi mesi il compositore aveva terminato la stesura del Quartetto D 810 Der Tod und das Mdchen (La morte e la fanciulla), in cui citava il tema dellomonimo Lied, ed ecco risuonare a conclusione del secondo movimento della Sonata Adagio il gesto conclusivo del primo movimento del Quartetto. Ma la stessa melodia dellAdagio ad evocare un altro mondo quel-

lo del Lied e ad assumerne le dimensioni, al punto da costituirsi come unintroduzione allAllegretto nale pi che come movimento a s. Il primo e il terzo movimento presentano unarchitettura sostanzialmente classica. LAllegro moderato iniziale in forma-sonata. Il primo tema, di traboccante liricit, si imprime nella memoria in modo ossessivo; ad esso si oppone un secondo tema dal carattere popolare (questo il senso da dare in questo contesto allaggettivo triviale spesso associato a questo tema). Silenzi improvvisi e scarti bruschi segnano lAllegretto nale in forma di rond; un amabile ritornello incastona due episodi il primo dal carattere virtuosistico e dalla ritmica serrata, il secondo pi salottiero no a spegnersi con due accordi nali, entrambi di tonica ma con dinamica fortemente contrastante: dal primo, in fortissimo, la sonata si dissolve, quasi irrisolta, in piano. Qual il rimando del Lied ohne Worte (Romanza senza parole) op. 109 di Mendelssohn? Certo, ancora una volta, il mondo del Lied, la sua cantabilit struggente, appassionata, leggera e danzante: tutto quelluniverso variegato di emozioni che i testi messi in musica evocano. Ma senza parole come interpretarlo? Sebbene letichetta Lieder ohne Worte inizialmente fosse stata coniata per gioco da Felix Mendelssohn e da sua sorella Fanny, dati i frutti che entrambi produssero in questa forma, in una lettera a Marc-Andr Souchay del 1842 Felix precis il pensiero estetico sotteso a tale categoria: Le parole non possono dire nulla della musica. []. Se mi domanda cosa io abbia pensato mentre componevo, Le posso rispondere: proprio il Lied cos com. Anche se sapessi descrivere luno o laltro brano con parole appropriate, non potrei farlo, poich le parole non signicano per una persona quello che signicano per unaltra, mentre il Lied dice

LUNED 25 NOVEMBRE 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

ANTONIO MENESES MARIA JOO PIRES

violoncello pianoforte

Introduce Giuseppe Fausto Modugno, concertista e docente di pianoforte principale presso lIstituto Orazio Vecchi di Modena

Franz Schubert Sonata in la minore D 821 per violoncello e pianoforte Arpeggione Johannes Brahms Tre Intermezzi op.117 per pianoforte Felix Mendelssohn Lied ohne Worte in re maggiore op.109 per violoncello e pianoforte Johannes Brahms Sonata in mi minore op. 38 per violoncello e pianoforte

Dopo la vittoria al Concorso internazionale Beethoven di Bruxelles nel 1970, Maria Joo Pires ha tenuto concerti con le orchestre pi prestigiose, dal Royal Concertgebouw di Amsterdam alla London Philharmonic, dallOrchestre de Paris ai Wiener Philharmoniker, collaborando con Abbado, Gardiner, Dutoit, Prvin. Interprete appassionata anche in ambito cameristico, ha preso parte ai pi prestigiosi festival internazionali, da Tanglewood ai BBC Proms, da Ravinia a Lucerna. Nel 2002 stata insignita dellIMC-Unesco International Music Prize.

Maria Joo Pires

alluna e allaltra le stesse cose, e riesce a risvegliare gli stessi sentimenti sentimenti che per non si possono esprimere con le stesse parole. La musica per Mendelssohn di una chiarezza suprema, ma la comprensione del suo senso non afdata alla ragione, bens allintuito. Composto nel 1845 e dedicato alla violoncellista Lisa Cristiani, il Lied op. 109 si articola nella classica forma ABA, in cui il mondo incantato della sezione A, sentimentalmente coinvolgente, incornicia il canto appassionato della sezione centrale B. La citazione negli Intermezzi op. 117 per pianoforte solo (1892) resa nota dallo stesso compositore: deniti ninne nanne per i miei dolori, Brahms introduce il primo intermezzo della terna con i versi del canto popolare scozzese Lady Anne Bothwells Lament, pubblicato da Herder nella raccolta Stimmen der Vlker: Schlaf sanft mein Kind, schlaf sanft und schn! Mich dauerts sehr, dich weinen sehn (Dormi bene, bimbo mio, dormi bene e sereno! Mi d tanta pena vederti piangere). Sebbene Brahms indichi esplicitamente solo questi versi, le strofe successive della ninna nanna si adattano perfettamente al secondo intermezzo, e il terzo potrebbe essere stato ispirato dalla poesia O weh!, O weh!, hinab ins Thal (Ahim, ahim!, gi nella valle) che segue Lady Anne nel testo curato da Herder. I tre brani sono strutturati secondo la forma canzone, ossia in tre sezioni di cui la terza una ripresa variata della prima (ABA). Dallintimismo romantico dellincantevole tema
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Luned 25 novembre 2013


del primo intermezzo, tinteggiato di un colore scuro nella sezione centrale, nel secondo si passa ad un andamento inquieto, ondeggiante; il tutto sfocia nella cupa atmosfera dellultimo intermezzo con un incedere in ottave del tema principale in do diesis minore, sottoposto a sottili e preziose trasformazioni. La memoria del passato musicale si affaccia anche nella Sonata in mi minore op. 38. Composta da Brahms in due riprese (1862 e 1865) e dedicata al violoncellista Josef Gnsbacher in segno di ringraziamento per laiuto ricevuto da questi nellassunzione dellincarico a direttore della Wiener Singakademie, il lavoro manifesta alcune somiglianze con la Sonata in mi minore del compositore amburghese Bernhard Romberg (17671841). Che lopera di Brahms sia debitrice della Sonata di Romberg per taluni prestiti tematici del primo movimento in particolare e per il trattamento della linea del violoncello, nulla toglie al capolavoro brahmsiano. Larte della citazione in questa composizione assume forme ben pi esplicite sia come omaggio, sia come libera rielaborazione di materiale preesistente: il primo tema dellAllegro non troppo iniziale si rif al Contrapunctus IV dellArte della Fuga di Bach; uno dei tre soggetti della fuga dellAllegro nale deriva dal Contrapunctus XIII, sempre dallArte della fuga. Il progetto originario della Sonata prevedeva quattro movimenti con un Adagio affettuoso e un Allegretto quasi Menuetto in posizione centrale. A conclusione della stesura, nel 1865, Brahms tuttavia si trov davanti un insieme dalle dimensioni eccessivamente monumentali, cos che decise di snellire il peso dellar-

DA ASCOLTARE
A riprova della rodatissima collaborazione del duo Meneses-Pires, e del programma che ascolteremo nel loro recital per Musica Insieme, ecco che mentre scriviamo queste righe il web annuncia per settembre 2013 una nuova uscita discografica edita da Deutsche Grammophon: The Wigmore Hall Recital, il cui titolo si riferisce ad un concerto sold out tenuto nel gennaio 2012 dal duo e contenente esattamente limpaginato Schubert - Brahms - Mendelssohn che ascolteremo a Bologna. Cantabilit quasi vocale del violoncello, carattere ora liederistico ora popolare dei brani, con un tris di Intermezzi op. 117, non a caso pezzi squisitamente vocali anchessi, quasi a prendere il fiato prima della Sonata op. 38 dellAmburghese. Infine, la Pastorale BWV 590 di Bach permette a Meneses di cantare il violoncello. A questa prima uscita in duo fa da contraltare la ricchissima discografia in proprio dei solisti, della quale segnaliamo per inevitabili limiti di spazio solo i titoli pi recenti: per Meneses i Concerti di Hans Gl (in prima assoluta) ed Elgar con la Northern Sinfonia diretta da Claudio Cruz (Avie, 2012), e per la Pires unimportante uscita schubertiana del febbraio 2013 (sempre per DG), con la Sonata D 845 e lultima quanto definitiva Sonata D 960.

Lo sapevate che... Nel 2002 Maria Joo Pires ha messo a disposizione la propria residenza di Castelo Branco in Portogallo per la fondazione del Belgais Centre for the Study of Arts, nato per offrire ai giovani artisti la possibilit di sviluppare il proprio talento

Aggiudicatosi il Primo Premio al Concorso internazionale ARDdi Monaco nel 1977 e il Primo Premio e la Medaglia doro al ajkovskij di Mosca nel 1982, Antonio Meneses si esibito in America, Europa e Asia con le pi importanti orchestre, quali Berliner Philharmoniker, London Symphony, New York Philharmonic, NHK Symphony Orchestra di Tokyo, collaborando con Karajan, Muti, Abbado, Temirkanov, Rostropovi, Spivakov e Chailly. Insieme a Daniel Hope e Menahem Pressler, ha fattopartedelleggendarioBeauxArtsTrio.

Antonio Meneses

chitettura eliminando lAdagio. Questo movimento non venne per distrutto, nonostante la ben nota autocritica di Brahms: a distanza di ventanni riemerger, rielaborato in altra tonalit, nella Sonata in fa maggiore op. 99, sempre per violoncello e pianoforte. Le prime esecuzioni pubbliche dellop. 38 non suscitarono particolare entusiasmo: Oskar Paul, pur apprezzando la purezza delle intenzioni artistiche dellautore e laccurata elaborazione, riteneva che la Sonata fosse scarsamente inventiva e poco interessante dal punto di vista armonico e ritmico. La critica arriv persino a denire disdicevole il Trio del Minuetto! Diverso il giudizio espresso nella cerchia privata di amici e professionisti: come non riconoscere nellelaborata scrittura del primo movimento in forma-sonata leredit beethoveniana innestata dalle proposte di Schubert (uso di tre gruppi tematici anzich due)? E come non apprezzare il variegato intreccio dei due strumenti, che diventa sempre pi stringente nei momenti cadenzali? E lAllegro nale? Un omaggio alla grande tradizione contrappuntistica con una fuga a tre soggetti su tre voci (le due linee del pianoforte e il canto del violoncello) che viene integrata allinterno di una forma-sonata: ancora una citazione da Beethoven, mentre a Schubert si rivolge lAllegretto quasi Menuetto con Trio centrale. Uno sguardo retrospettivo quello di Brahms, un legame con le forme classiche ma con una memoria che rende presente il passato.

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Mercoled 4 dicembre 2013

Trilogia universale
Vincitore di un Oscar nel 2000 e compositore ufficiale delle Olimpiadi di Pechino, Tan Dun guida una delle pi prestigiose orchestre italiane con un programma tutto costituito da sue partiture
di Fabrizio Festa

Nata nel 1980, lOrchestra della Toscana ospite delle principali istituzioni concertistiche in Europa, Giappone e America. Con la direzione artistica di Berio, diventata Istituzione Concertistica Orchestrale per riconoscimento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Prestigiose le collaborazioni che pu vantare: Accardo, Argerich, Bashmet, Brunello, Kremer, Yo-Yo Ma. Il suo repertorio spazia dal barocco alla musica contemporanea, sperimentando contaminazioni di generi diversi. Direttore e compositore cinese, Tan Dun ha guidato le pi prestigiose orchestre europee e americane. Ha composto le colonne sonore di The Banquet, Hero e La tigre e il dragone, con la quale si aggiudicato un Grammy e un Oscar, e le sue opere sono state selezionate da importanti festival internazionali. Nel 2008 ha scritto la colonna sonora per la cerimonia di premiazione delle Olimpiadi di Pechino, e nel 2010 stato Ambasciatore Culturale nel mondo per lEXPO di Shanghai.

Orchestra della Toscana

Tan Dun

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l nome di Tan Dun assurto agli onori della cronaca, di quella che tutti leggono, che tutti ascoltano e vedono, nel 2008. A lui fu afdata, infatti, la colonna sonora delle Olimpiadi, che in quellanno ebbero luogo a Pechino. Gli internauti, poi, lo conoscono anche perch stato il primo compositore a scrivere una sinfonia apposta per la rete. Il titolo non lascia dubbi: The Internet Symphony n. 1. E neppure il nome del committente: si tratta della Google Inc., che poi, proprio per eseguirla nel 2009, cre la YouTube Symphony Orchestra, compagine costituita da musicisti selezionati (per la prima volta nella storia) da provini inviati tramite YouTube. Dunque, siamo di fronte ad un musicista al passo coi tempi. Come del resto per secoli i compositori sono stati. Spesso, anzi, anticipandoli i tempi, leggendo tra le righe, magari degli eventi (quanta musica celebrativa e doccasione si poi trasformata in repertorio), e quindi dando un loro autonomo contributo certo al presente, ma anche al futuro. Classe 1957, Tan Dun dunque interpreta appieno il ruolo del compositore oggi. Dalla produzione sinfonica al teatro musicale, alla musica per il cinema, dirigendo e scrivendo, ha conquistato grazie al suo talento un meritato ed ampio successo. Cos non stupisce certo che sia fra i compositori non solo pi spesso presenti coi loro brani nei programmi delle stagioni di tutto il mondo, ma anche sicamente, sul podio, nelle sale da concerto. Con lOrchestra della Toscana, compagine che alla musica dei nostri giorni dedica da sempre una speciale attenzione, e qui basterebbe ricordare il suo solido e procuo legame con Luciano Berio (di cui proprio Musica Insieme stata solidale testimone), presenter tre suoi brani importanti. Una trilogia che n dai titoli dice del suo legame strettissimo con la cultura cinese. In quella cultura affonda le radici lestetica di Tan Dun. Di essa si nutre, non avendo il compositore di Hunan mai cercato di approcciare lOccidente, per cos dire, sotto mentite spoglie, ossia tentando magari di conquistarsi il suo favore attraverso ladozione di stilemi compositivi tipicamente occidentali. Al contrario, Tan Dun ha fatto del suo esotismo la chiave di volta di unaffermazione planetaria, che andata consolidandosi di pari passo peraltro con il progressivo affermarsi della cultura e delleconomia cinese nel suo complesso. Insomma, siamo di fronte allennesimo confronto con quella Cina che nei secoli ci apparsa vicina e lontana, misteriosa spesso, ma altrettanto spesso oggetto delle mire politiche di un colonialismo mai sazio, ed inne, agli inizi di questo terzo millennio, protagonista ancora una volta della scena mondiale. La cultura cinese di questi nostri giorni si lasciata in gran parte alle spalle leredit maoista, trovando un nuovo rapporto con le sue profondissime ed intricate radici. in questo rinnovato rapporto con la tradizione che si innestata la rinascita della cinematograa cinese, che tornata a sfruttare soggetti favolistico-mitologici (lontanissimi peraltro dal naturalismo schietto e brutale proposto quarantanni fa da Bruce Lee), dando cos modo ai compositori cinesi di reinventare sonorit che alle nostre occidentali orecchie suonano da un lato etniche, dallaltro esotiche, appunto. Tan Dun, in questo contesto, ha sa-

ORCHESTRA DELLA TOSCANA SOLISTI DA DEFINIRE percussioni TAN DUN direttore

MERCOLED 4 DICEMBRE 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

Introduzione a cura dellOrchestra della Toscana

Tan Dun Water Concerto per percussioni dacqua e orchestra Paper Concerto per percussioni di carta e orchestra Earth Concerto per percussioni di pietra e ceramica e orchestra

puto trovare, come sovente accade nellambito applicativo della composizione musicale, una sua maniera, una sua estetica, che richiama da vicino certe soluzioni morriconiane. La scuola italiana resta un riferimento per tutti. Cos, pur tenendo conto delle differenze, il mescolare allorganico sinfonico strumenti della tradizione cinese non pu non far pensare alle combinazioni strumentali del Morricone degli spaghetti western o dei polizieschi. Tan Dun compositore di colonne sonore guarda per un verso allItalia, e per laltro al suo concorrente giapponese, Ryuichi Sakamoto, del quale peraltro solo di pochi anni pi giovane (il giapponese nato infatti nel 1952). Tan Dun compositore, poi, non si discosta n intenzionalmente, n ideologicamente dal suo operare nel contesto cinematograco. Le due attivit sintrecciano, come ben dimostra la trilogia sulla quale costruito questo concerto, e che ha un suo titolo suggestivo ed esplicativo: Trilogia di Musica Organica. Organica, ovvero biologica, ecologica, naturale. Organico, in pi, ci dice che si vuol sottolineare lessere integrati nellecosistema. Quindi, Tan Dun vuole comporre musica a suo modo naturale. Si tratta, per, della maniera cinese dintendere la natura, una visione ecologica decisamente diversa dalla nostra, fondata su una losoa che fa dellequilibrio tra uomo e am-

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DA ASCOLTARE
La discografia del compositore cinese Tan Dun, gi abbastanza nutrita, si divide in due tronconi: le colonne sonore cinematografiche da un lato, la musica da concerto dallaltro. Che nel suo caso (diversamente ad esempio da Ennio Morricone, ma in modo affine a John Williams) le due modalit compositive non differiscano di molto, rende tale differenziazione solo una questione di genere. E magari di affezione. Chi ha amato La tigre e il dragone, pellicola del regista Ang Lee uscita nel 2000, non ha certamente dimenticato la forza evocativa della colonna sonora firmata appunto da Tan Dun. Per chi volesse avvicinarsi alla sua musica da concerto, molte le opportunit su cd: dalle Nine Songs (pubblicate nel 90 dalla CRI, cd 603) alla Water Passion, che proprio nel 2000 vide la luce per la Sony (S2K 89927). Tra le registrazioni immesse sul mercato di recente, ancora film, e ancora per la Sony, che nel 2011 ha pubblicato la Martials Arts Trilogy, unantologia che raccoglie i brani pi celebri delle colonne sonore composte da Tan Dun per quel genere cinematografico. Tra gli interpreti spiccano altri cinesi famosi, come Yo-Yo Ma e Lang Lang.

biente un punto di forza. Che non si tratti, del resto, di un ciclo sinfonico costruito sul modello, ad esempio, delle stagioni e dei temperamenti, tanto caro allOccidente, lo dimostrano i titoli dei singoli brani. In ordine di composizione, Concerto dellAcqua, Concerto della Carta, Concerto della Terra. Acqua e Terra non sono viste come gli elementi costitutivi, assieme a fuoco e aria, di una cosmogonia pi o meno mitologica, ma come costituenti della realt, in cui luomo vive quotidianamente. Tant che i tre concerti hanno in comune una specica caratteristica: la ricerca sica sul suono, resa attraverso lutilizzo di strumenti non convenzionali, connessi direttamente con lacqua, la carta e la terra. Vediamo come, analizzando uno ad uno i tre concerti. Il Concerto dellAcqua nasce nel 1999 da una commissione della New York Philharmonic Orchestra. La prima esecuzione risale al giugno di quellanno, a dirigerlo Kurt Masur, Tan Dun dedicando questa partitura alla memoria del celebre compositore giapponese Toru Takemitsu, scomparso tre anni prima. Il pubblico accoglie subito questo Concerto con grande favore. Tan Dun sfrutta, per la sua ricerca sul suono, il moto dellacqua, allo scopo di creare sonorit inattese ed inusuali. Cos facendo riesce a strutturare una nuova categoria di sonorit, mettendola a disposizione di chiunque in seguito possa pensare di utilizzarla. Lacqua sicamente presente in palcoscenico. Il solista un percussionista, che utilizza diversi strumenti, tra cui due timpani pieni dacqua dai quali stata rimossa la pelle. A volte percuote lacqua con le mani; a volte con battenti di diversa forma; altre ancora immerge nellacqua delle piccole per-

cussioni, che poi batte. Insomma: lacqua non evocata, suggerita, magari raccontata. la protagonista in scena, una sorgente sonora autonoma, che sinserisce naturalmente nel contesto dellorchestra sinfonica. Secondo elemento della trilogia il Concerto della Carta. Composto nel 2003, esso segue con coerenza quanto sperimentato nel precedente Concerto. Lattenzione si sposta sulla carta. Tan Dun parte da un semplice assunto: Siamo circondati nella nostra vita quotidiana dalla carta. Carta che notoriamente il mezzo sul quale registriamo le nostre memorie, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, sia in forma di parole, sia in forma di immagini. Insomma, la carta uno degli elementi che caratterizzano lambiente in cui viviamo, ma anche parte integrante della nostra cultura. Lo stesso Tan Dun, infatti, dichiara di avere sviluppato lidea di una musica organica, che racchiudesse in s i suoni della natura, come lacqua, la carta e la terra, ma anche lanima. Dunque, la carta aggiunge un elemento antropico specico alla dimensione tipicamente naturalistica evocata dallacqua. Ancora soliste le percussioni, ma questa volta cartacee (cartone incluso) e di varia foggia. Al 2009 risale inne il terzo dei Concerti: quello della Terra. Questa volta in scena ci sono 99 strumenti costruiti in pietra o in ceramica. Loccasione davvero particolare: si celebrano i centocinquantanni dalla nascita di Gustav Mahler. Ho sempre considerato afferma il compositore cinese Das Lied von der Erde la mia opera mahleriana preferita. Com noto i testi del capolavoro di Mahler sono tratti da unantologia di scritti cinesi, tradotti in tedesco da Hans Bethge, elemento che lo stesso Tan Dun sottolinea, richiamando in particolare le liriche di Li Tai-po, celebrato poeta allepoca della dinastia Tang, che Mahler utilizza in ben quattro dei sei Lieder che compongono la sua sinfonia. I tre movimenti del Concerto richiamano intenzionalmente tre dei quattro Lieder su testo di Li Tai-po composti da Mahler: Della giovinezza sintitola il primo (terzo nella partitura mahleriana), Il brindisi dei mali della terra il secondo (primo in Mahler), Lebbro in primavera il terzo (quinto nel Das Lied). Fra questi Tan Dun focalizza la sua attenzione proprio su Il brindisi dei mali della terra. Un testo in cui il vino e lebbrezza che esso provoca servono in realt a parlare delle umane miserie, concludendosi con un distico programmatico: Vuotate no in fondo le vostre coppe doro. Oscura la vita, oscura la morte. Insomma, il compositore cinese ritrova una comunanza dintenti e di visione con il Mahler maturo, che riette a suo modo sui grandi temi della losoa, e ne trae a sua volta una conclusione musicale: Come afferma lantica saggezza cinese: umanit pi natura fa sempre uno. In armonia con tale convinzione losoca, utilizzo i suoni degli strumenti di terra e di pietra per simboleggiare la connessione tra cielo e terra, afdando allorchestra il compito di rappresentare lumanit. Il dialogo antifonario tra i suoni della natura e quello della voce degli esseri umani , nel mio sentire, il vero canto della terra.

Lo sapevate che... Nato in una regione della Cina centro-meridionale, Tan Dun ha appreso dallo shimao, il capo religioso locale, le regole ancestrali della musica eseguita con pietre e acqua
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Musica per ricordare

Una prima assoluta commissionata da Musica Insieme, un capolavoro da riscoprire e un classico del repertorio nel concerto di Estrio, formazione cameristica fra le pi interessanti del nostro Paese di Valentina De Ieso
Ununica lira / la pianse pi che schiera di prche nel tempo / e dal lamento un mondo nuovo nacque. Rainer Maria Rilke cos dipinge il dolore di Orfeo, il musico per eccellenza, per la perdita della sua Euridice: una musica che la pi alta manifestazione di dolore e lestrema ricerca di consolazione, una musica per non dimenticare. Questo il drammatico l rouge che lega i tre brani in programma: da Lass le stelle si accorgano di te (titolo tratto proprio da un verso di Rilke), prima assoluta di Adriano Guarnieri dedicata al piccolo Devid Berghi, tragicamente deceduto a Bologna nel 2011, al Trio in sol minore op. 15 di Bedr ich Smetana, ispirato dalla morte della glia Bedr ika, al Trio in re minore op. 32 di Anton Arenskij, scritto in meMERCOLED 11 DICEMBRE 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

LAURA GORNA CECILIA RADIC LAURA MANZINI

ESTRIO

violino violoncello pianoforte

Introduzione a cura di Estrio

Anton Arenskij Trio in re minore op. 32 Adriano Guarnieri Lassle stellesi accorganodi te PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA ich Smetana Bedr Trio in sol minore op.15

moria del maestro Karl Davidov. La sua musica sar presto dimenticata. Pittoresco manierismo salottiero. Quelli di Rimskij-Korsakov e di Massimo Mila sono due esempi illustri dei giudizi lapidari che lopera di Anton Stepanovic Arenskij ha ricevuto sia dai suoi contemporanei che dalla critica posteriore. In una Russia dove prima Glinka e poi il Gruppo dei Cinque avevano gettato le basi di una scuola musicale nazionale, egli guardava invece allOccidente, ricorrendo al folklore slavo solo di quando in quando per dare un colore caratteristico alle sue melodie. LEuropa stava per, in un modo o nellaltro, facendo i conti con leredit di Wagner, ma Arenskij sembr non accorgersene, componendo una musica che allorecchio dei suoi contemporanei aveva un sapore troppo tradizionale ed accademico. E accademico lo fu davvero: a soli

ventuno anni ottenne la cattedra di armonia e contrappunto al Conservatorio di Mosca, divenendo cos linsegnante di una generazione di importantissimi compositori russi, da Rachmaninov a Skrjabin. Una carriera brillante per un giovane nato in provincia che era stato iniziato alla musica dai genitori, appassionati dilettanti, che da Novgorod, dove lo avevano dato alla luce nel 1861, si erano trasferiti a San Pietroburgo per permettergli di frequentare il Conservatorio. L studi con RimskijKorsakov, che lo criticava per essere trop ajpo legato al suo stile e a quello di C kovskij. Rispetto agli altri repertori frequentati da Arenskij, quello cameristico ha goduto e gode di maggior considerazione, a partire dal Trio con pianoforte in re minore op. 32, del 1894. Il lavoro fu scritto in ricordo di Karl Davidov, violoncellista di grande fama, amico di Arenskij e

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Nato dallincontro di tre apprezzatissime soliste, Laura Gorna (violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini(pianoforte), Estrio siimposto allattenzione del pubblico e della critica come una delle migliori formazioni cameristiche italiane. Formatesi con Salvatore Accardo, Rocco Filippini e Bruno Canino, fin dagli esordi le tre artiste hanno raccolto e reinterpretato la tradizione della grande scuola italiana. Estrio presente nei pi importanti cartelloni italiani, tra cui Societ dei Concerti di Milano, Festival di Ravello, Festival Mito, Accademia Chigiana di Siena, Teatro San Carlo di Napoli, Amici della Musica di Firenze e Accademia di Santa Cecilia a Roma, e nel 2009 ha suonato al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica. Numerosi i concerti in tutta Europa, ma ancheinGiappone,StatiUniti,SudAmerica, Medio Oriente, al fianco di DavidFinckel,RainerKussmaul,BrunoGiuranna, Toby e Gary Hoffmann, Franco Petracchi. Grande linteresse di Estrio per la musica contemporanea: ha allattivo importanti collaborazioni con compositori a cui ha commissionato nuove opere. Leclettismo delle tre musiciste si concretizzato nella realizzazione di progetti che coinvolgono altri generi musicali, come il jazz, la danza, la poesia e il teatro, al fianco di Luca Zingaretti, Sonia Bergamasco e Maria Grazia Calandrone.

Estrio

ajkovskij, direttore del Conservatodi C rio di San Pietroburgo proprio durante i suoi anni di studio, e fondatore della scuola russa di violoncello. Il primo movimento, Allegro moderato, presenta due temi di grande cantabilit, venata di tristezza, introdotti rispettivamente dal violino e dal violoncello, che si rispondono quasi come uneco. Dopo un breve sviluppo, denso di nervosi virtuosismi, i tre strumenti ripropongono dolorosamente il primo tema per spegnersi lentamente su un pi che pianissimo. Nonostante labbandono nostalgico, laccompagnamento del pianoforte, quasi pulsante, conferisce vigore allintero movimento. Lo Scherzo: Allegro molto, vede nuovamente protagonista il violino, che abdica al suo consueto ruolo centrale per fare spazio a un appassionato tema di valzer afdato al violoncello. NellElegia: Adagio ancora il violoncello ad espor-

re il tema, questa volta in sordina; lo stesso tema viene subito riesposto dal violino, anchesso in sordina; i due strumenti si sovrappongono poi sino a confondersi insieme come voci di un ricordo lontano. Il Finale: Allegro non troppo un drammatico rond con un primo tema struggente e vigoroso ed un secondo invece delicato e gentile, prima afdato al violoncello e poi al violino. In un dialogo, quasi uno scontro, tra i due archi, cui si alternano momenti di mutismo delluno e dellaltro, incalza incessantemente laccompagnamento del pianoforte, per giungere ad un trascinante nale in cui i tre strumenti si riuniscono. In tutto il Trio il ruolo del violoncello predomina su quello del violino, con un evidente omaggio a Davidov, ma anche al padre di Arenskij, violoncellista dilettante. La cantabilit delle frasi di ampio respiro e labbandono al lirismo che

soverchia la rigidit della forma caratterizzano la produzione cameristica di Arenskij, rispetto agli altri repertori, decretandone un successo pi duraturo e un grande apprezzamento anche presso gli appassionati dellepoca: fra tutti Tolstoj, che dopo aver ascoltato le sue Silhouettes (Suite n. 2 op. 23 per due pianoforti) scrisse che Arenskij lo aveva riconciliato con la nuova musica. Se il Trio del compositore russo dedicato alla memoria di due gure paterne, quello di Bedr ich Smetana , invece, il lamento funebre di un padre per la glia prediletta. Egli scrisse la sua prima composizione da camera, il Trio in sol minore op. 15 per violino, violoncello e pianoforte, nel 1855, subito dopo la morte della piccola Bedr ika. La bambina, che il padre chiamava Fritzi, si spense a quattro anni a causa della scarlattina, poco pi di un anno
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dopo la sorellina minore, Gabriela, un lutto che gi aveva fortemente provato Smetana. Il compositore den il Trio come un poema in ricordo di un angelo. Bedr ika era straordinariamente intelligente e musicalmente dotata, a due anni gi conosceva il tedesco, a tre cantava con intonazione perfetta, a quattro suonava semplici melodie al pianoforte, e la sua perdita fu un dolore enorme per il padre. Smetana, che aveva costanti rapporti professionali e personali con Franz Liszt, esegu per lui la sua composizione. ricordando cos quel momento: La perdita della mia glia maggiore, una bambina straordinariamente dotata, mi ha ispirato a comporre musica da camera nel 1855. Nellinverno dello stesso anno il Trio fu eseguito pubblicamente a Praga con poco successo. I critici lo hanno condannato aspramente, ma un anno pi tardi lo eseguimmo in casa nostra per Liszt, che mi abbracci e espresse le sue congratulazioni a mia moglie. Il movimento iniziale, Moderato assai, si apre con il primo tema enunciato dal violino, una sorta di lamento nel registro grave, una lugubre melodia pentatonica che verr rielaborata ritmicamente in tutti e tre i movimenti del Trio, quasi come un tormentoso pensiero ossessivo, che riafora inesorabilmente. Viene poi proposto il secondo tema, pi sereno, ma malinconico, afdato al violoncello: un rimpianto col-

DA ASCOLTARE
Per il Trio op. 15 di Smetana la discografia talmente vasta da lasciare lascoltatore nellimbarazzo di una scelta che va dallesemplare Beaux Arts Trio (con unedizione, fra le altre, pubblicata nel 2009 da Philips) allincisione del Vienna Piano Trio (MDG 2008), subito divenuta Editors Choice per la blasonatissima rivista Gramophone. Quasi altrettanto ricca, seppure di assai pi difficile reperibilit, la discografia del Trio op. 32 di Arenskij, che sebbene di non frequentissima esecuzione sui palchi italiani vanta incisioni (prevalentemente made in Russia) affidate a compagini come il Trio Borodin o il Trio Rachmaninov di Mosca. Di tuttaltro segno la prima pubblicazione dellEstrio, uscita nel 2007 per letichetta Fon, che riunisce un capolavoro come il secondo Trio op. 67 di ostakovi e il secondo, op. 80, di Schumann, a detta dello stesso autore in grado di esercitare una seduzione pi immediata e fascinosa rispetto al primo. Quanto di meglio quindi per lasciar emergere la passionalit e la coinvolgente temperie espressiva dellEstrio, ben note al pubblico e riconosciute dalla critica fra i loro tratti distintivi.

Lo sapevate che... Il nome Estrio nasce dalla fusione tra diversi richiami: il mi bemolle tedesco Es, lEs della psicanalisi freudiana e la parola Trio, che insieme evocano la consonanza con il concetto di estro

PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

Lass le stelle si accorgano di te

Il brano liberamente ispirato ad una frase poetica di Rilke (da Poesie alla notte), e mi stato sollecitato dalla richiesta stimolante di Bruno Borsari per Musica Insieme, che mi ha invitato a comporre un trio con pianoforte che avesse caratteristiche natalizie, non per tramite citazioni legate magari allAvvento ed ai suoi canti, ma con un nuovo spirito sacro di rinascita che spero il pubblico possa percepire. La linearit dei contrappunti arriva sino a 5 parti reali. Infatti violino e violoncello vengono trattati sempre per terze e seste, e non nella classica linearit monodica. Il trio forma cos una camera acustica massiva e di autodissolvenze. Le strie sonore materiche sono in continua espansione circolare. Espansivit ed implosivit dei blocchi sonori sono tratti peculiari della mia ricerca da oltre quarantanni. Oltre il tempo il tempo sospeso (cio non metronomico) con episodi sempre coronati il rallentare stringere e riallentare: questi i tratti principali poetici ai limiti della temporalit. Le linee dunque non sono melodiche ma armoniche e danno poi un senso di somma materica cantabile. Ne sovviene una diversa percezione dellascolto, che viene sollecitato nei suoi profondi aspetti psicologici e spirituali. Come nelluomo di oggi, che convoglia sempre ormai la percezione del suono in una sfera meta-psichica. Una strada alla riscoperta anche di una nuova sacralit. Resta poi, e non in secondo piano, un aspetto di simbolismo musicale legato alla vita quotidiana di una straordinaria Piazza Maggiore quale centro di cultura e di vita anche drammatica. Adriano Guarnieri

mo di dolcezza, un ricordo felice che riorisce prima di essere soffocato nuovamente dal dolore. Lo sviluppo, estremamente drammatico, si apre talvolta a nervosi interventi solistici alternati a momenti elegiaci: ancora i ricordi del padre della piccola Fritzi che si fanno strada nel pensiero luttuoso. Il secondo movimento, Allegro ma non agitato, in forma di rond, ripropone il primo tema del Moderato assai, ma ritmicamente trattato in forma di danza, una tristissima polka che lascia spazio a due interludi, deniti in partitura Alternativo I e II: uno pacato e quasi pastorale, laltro una sorta di marcia funebre, al termine del quale si ripropone la luttuosa danza. Nel Finale: Presto viene proposto un tema che Smetana recupera dalla Sonata in sol minore, scritta nel 1846, ripetuto per centodiciotto battute. Il ritmo incalzante, frenetico, irregolare, richiama il battito del cuore della bambina morente. I tre strumenti procedono generalmente insieme, ma talvolta i due archi si separano dal pianoforte con gruppi di note staccate e singole note pizzicate che simulano un ansimare sempre pi faticoso. Sinserisce periodicamente una struggente melodia del violoncello, come un triste rimpianto che riafora tormentoso, sempre interrotto dallimprovviso ritorno ai ritmi pulsanti, che si fanno sempre pi rarefatti, n quasi a tacere. Il Finale termina poi in modo inaspettato con la Coda: Grave, quasi marcia, un momento di insperata serenit, dovuta al repentino passaggio al modo maggiore, che conclude il Trio come una sorta di riconciliazione con la vita e con il destino.

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MUSICA INSIEME

PER LEGGERE
Gastn Fournier-Facio e Alessandro Gamba
Linizio e la ne del mondo. Nuova guida al Ring di Richard Wagner

LIBRI

di Chiara Sirk

(Il Saggiatore, 2013)

CHE SUONANO
Tre libri-ritratto sulle figure di illustri compositori: la vita e le opere di Piero Guarino, il rapporto con la nostra citt di Giuseppe Verdi e di Richard Wagner, e una guida allascolto del Ring curata da Gastn Fournier

Gastn Fournier-Facio, musicologo, coordinatore artistico del Teatro alla Scala, e Alessandro Gamba, docente allUniversit Cattolica, sono gli autori del volume Linizio e la ne del mondo. Nuova guida al Ring di Richard Wagner (567 pagine, Il Saggiatore, 2013). Nel libro troviamo la pubblicazione integrale dei libretti delle opere, con testo tedesco a fronte, nella nuova traduzione di Franco Serpa, germanista, latinista e musicologo, che ha reso pi uido il testo. Di un certo interesse sono le citazioni da scritti di vari loso, Aristotele, Feuerbach, Schopenhauer, e altri, di cui Wagner aveva letto le opere. La novit della pubblicazione linserimento dei QR Code per smartphone, grazie ai quali il lettore pu ascoltare alcuni passaggi di ogni opera nellesecuzione diretta da Janowski alla guida della Staatskapelle di Dresda nel 198083. Per questo motivo, il volume viene denito il libro che suona. Manca un collegamento con la partitura perch secondo lautore la maggior parte dei lettori non in grado di leggere la musica. Il volume resta una guida per orientarsi in unopera ineludibile per la storia non solo della musica, ma anche della cultura occidentale.
Micaela Guarino (a cura di)
Piero Guarino. La vita e la musica

(Albisani editore, 2013)

uscito Piero Guarino. La vita e la musica (Albisani editore, 2013), un volume che ricorda un protagonista della musica tra il 1950 e il 1990. Questo omaggio, affettuoso e doveroso, data lassenza di pubblicazioni speciche precedenti, principalmente promosso dalla glia Micaela, diventando corale, dato che vi partecipano con ricordi e testimonianze tanti interpreti e allievi. Guarino fu pianista, compositore, didatta, direttore dei conservatori di Sassari (1969-1975) e di Parma (1975-1989) dove, nel 1976, precorrendo i tempi, inaugur il primo Liceo sperimentale quinquennale in Italia. Il ritratto di Piero Guarino emerge dalle testimonianze di Gian Paolo Minardi, Fay Banoun Caracciolo, Riccardo Chailly, Enzo Porta, Azio Corghi, Marcello Conati, Michele Ballerini, solo per citarne alcuni: persone che hanno condiviso aspetti particolarmente signicativi della sua vita musicale, a partire dagli studi allAccademia di Santa Cecilia a Roma con Alfredo Casella. Al libro allegato un cd che propone la registrazione del concerto dellOrchestra da Camera di Trento dedicato alle composizioni del Maestro, tenutosi a Trento il 2 novembre 2011.
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Esce, curato da Piero Mioli, il volume Sonata a Tre 1867-1871. Verdi, Wagner e Bologna 1813-2013 (742 pagine, Libreria Musicale Italiana, 2013), scritto a pi mani da noti studiosi, musicologi e musicisti. La pubblicazione prende avvio dai rapporti fra i due compositori di cui si ricorda il bicentenario della nascita e la citt emiliana, nella quale ebbero luogo le prime italiane del Don Carlo di Verdi (1867) e del Lohengrin di Wagner (1871), allargando la trattazione alla vita culturale bolognese. Si crea cos un inedito ritratto che mette in rete molte e diverse caratteristiche di un dinamismo forse oggi dimenticato, ma esistito e ben riconoscibile. Per coordinare trentuno studiosi, autori di ben trentasei contributi (se il conto esatto), servono un progetto chiaro e un impegno notevole: entrambi sono da ascriversi a Piero Mioli, docente di Storia della musica al Conservatorio G.B. Martini, curatore e autore di due saggi. Il primo, Don Carlo a Bologna il 27 ottobre 1867 apre il tomo e il capitolo intitolato Sui due eventi; il secondo (Turrita dopere. Al Bibiena dal 60 al 75) nella seconda parte dedicata a Davanti alle quinte. La terza parte (Dellaltra musica) affronta varie attivit musicali (lo studio, la cameristica, la coralit, no ai rapporti tra musica e dialetto indagati da Luigi Verdi). Nella quarta presentata

unesauriente disamina della Bologna di due secoli or sono (La vita, la scuola, la societ), con scritti dedicati a Carducci, alle donne (giornaliste, scrittrici, insegnanti), a Panzacchi, ai salotti, ai teatri e alle chiese, ai protagonisti di una Bologna non solo musicale, ma anche patria dimportanti personalit nei campi della scienza, dellarte, della letteratura e persino della santit. Difcile ricordare tutti i titoli e gli autori; mentre Piero Mioli indaga il versante verdiano, Maurizio Giani esplora quello wagneriano. Il problema della ricezione nella stampa doltralpe del Don Carlos analizzato da Lucia Navarrin DellAtti, mentre quella del Don Carlo esaminata da Annarosa Vannoni. Giusi Cuccaro affronta un tema interessante nel contributo intitolato Da voi lontan, in petroniana terra. I due traduttori e qualche esempio di traduzione, mentre Stefano Orioli guarda le ricadute dei due titoli, che tanta eco ebbero a Bologna, nella produzione per pianoforte di Franz Liszt. Questo solo il primo capitolo, i successivi meglio scoprirli sfogliando il volume, un volume prezioso, che esce grazie al contributo della Fondazione del Monte e del Conservatorio di Musica G.B. Martini.
Piero Mioli (a cura di)
Sonata a Tre 1867-1871. Verdi, Wagner e Bologna 1813-2013

(Libreria Musicale Italiana, 2013)

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MUSICA INSIEME

VIAGGI MUSICALI

DA ASCOLTARE

di Lucio Mazzi

Lensemble guidato da Ferri e Proni, complice la Fondazione del Monte, riscopre lopera di Padre Martini, lEmerson Quartet si misura con Schoenberg, mentre Tamminga ci sorprende con le danze pugliesi

Emerson String Quartet, Paul Neubauer, Colin Carr


Journeys

(Sony 2013)

Tante novit in questo lavoro. Intanto il celebre ensemble evade dallusuale mainstream Haydn / Beethoven / Brahms per spingersi no ai con ajni tra Otto e Novecento con due sestetti di C kovskij (Souvenir de Florence) e Schoenberg (Verklrte Nacht); poi, per la prima volta nella sua longeva carriera, affronta questultimo autore; inne, per eseguire i due sestetti, si fa famiglia allargata ospitando il violista Paul Neubauer e il violoncellista Colin Carr. Ecco, questultima cosa interessante perch dellEmerson conoscevamo la limpida maestria quanto la mirabile consonanza dintenti, glia di una profonda conoscenza reciproca dei musicisti. Che in un equilibrio gi perfetto potessero inserirsi in maniera naturale due musicisti esterni non poteva essere dato per scontato. Eppure il brillantissimo risultato sotto le orecchie di tutti, in questa mirabile esecuzione di due lavori per tanti versi assimilabili (a cominciare dallorganico impiegato), nei quali un nervoso e disso ajkovskij sembra inconsapevolmente cercare un cenno dintesa nante C con un altrettanto inaspettato Schoenberg sorridente e romantico.
Liuwe Tamminga, Fabio Tricomi, Luigi Mangiocavallo, Ottavia Rausa, Stefano Albarello
La tarantella

(Accent 2013)

Apprezzeremo sempre quei musicisti che scelgono di allargare i propri orizzonti al di fuori dellambito in cui si tende a collocarli. Jazzisti che si misurano con Bach, musicisti popular che tentano incursioni colte o, come in questo caso, affermati organisti classici alla ricerca di lontane radici popolari. Lolandese Tamminga, peraltro, non nuovo a questi viaggi italiani: sempre per Accent in passato aveva esplorato Mantova e la Basilicata. Un musicista in cerca, come ogni artista dovrebbe essere. Qui lo troviamo alle prese con la tarantella e la pizzica salentina: muovendosi sulle tastiere degli storici organi di Galatina, Corigliano dOtranto e Casarano, convocando accanto a s specialisti come Fabio Tricomi (dal mandolino alle percussioni) e Stefano Albarello (chitarra battente), Tamminga esplora un repertorio popolare (anonimo) e colto, dovuto a compositori che dalla tarantella e da tutto il suo universo di magia e tradizione sono stati ispirati: da Rossini a Herold, da Vecchiotti a Kircher, Storace, Cid... Il risultato affascinante e, grazie allacume di Tamminga, in grado di ampliare gli orizzonti di chi ragiona ancora a compartimenti stagni. La musica una.

Da anni Federico Ferri e Daniele Proni portano avanti, con il fondamentale contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, un lodevolissimo progetto sulla riscoperta dellopera di Padre Martini. Del resto Ferri (direttore dorchestra e violoncellista) e Proni (pianista, organista e clavicembalista) non sono di sicuro fra quei musicisti il cui mondo inizia e nisce tra corde e tasti: oltre a questa corposa iniziativa, a loro si devono rassegne concertistiche dalto livello, iniziative che hanno portato grande musica nei luoghi di sofferenza come nei pi bei parchi naturali, produzioni musicali, ecc Bene, Progetto Martini, dunque, che con questo DVD di Deutsche Harmonia Mundi raggiunge uno dei suoi momenti pi alti. Racchiuse nel dischetto dargento, infatti, due opere inedite, due intermezzi, del frate francescano che entusiasm Mozart e Gluck: Il Maestro di Musica e Don Chisciotte. Ferri dirige il complesso barocco dellAccademia degli Astrusi, Proni impegnato al clavicembalo nei recitativi e nelle arie. Accanto a loro il mezzosoprano Laura Polverelli, il tenore Aldo Caputo e (nel Don Chisciotte) lattore Matteo Belli. Tutto per la regia di Gabriele Marchesini, che si muove in una scenograa basata su bozzetti di Dario Fo, uno dei quali riportato sulla copertina del sontuoso libretto che accompagna il DVD. I due lavori (registrati al Teatro Comunale di Bologna nellottobre del 2011) contribuiscono a delineare maggiormente la personalit artistica di Martini. Celebre come insegnante, come teorico, come trattatista, molto meno come compositore, quasi per niente come compositore di musiche per il teatro. Come in questo caso. Di sicuro il lavoro compiuto da Ferri, Proni e colleghi quanto di meglio si possa immaginare, dal punto di vista sia lologico che artistico. Ci piace pensare che lo stesso padre Martini, da maestro austero e rigoroso quale lo conosciamo, ne sarebbe stato grandemente soddisfatto.
Accademia degli Astrusi, Laura Polverelli, Aldo Caputo, Matteo Belli, Gabriele Marchesini, Federico Ferri
Giovanni Battista Martini Il Maestro di Musica, Don Chisciotte

(DVD Deutsche Harmonia Mundi 2013)


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