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DISEGNO DuNQuE SONO

(Giorgio Bassani)

Federica Borgina

Cara Jenny, per disegnare bene, bisogna essere molto cattivi, ricordatelo. Bisogna smontare il mondo, per ricostruirlo poi pezzo a pezzo, con innita pazienza. Sul fondo della nostra scatola, questa volta, Kooning e lo cancell, intitolando la nuova troverete un foglio bianco. Perch? opera Erasing De Kooning Drawing. Perch se non ci fossero fogli bianchi non Gli artisti contemporanei hanno manifestato potrebbe esistere nulla: nessuno farebbe un particolare interesse nei confronti del diseprogetto per costruire le case in cui viviamo, gno, forse suggestionati dalle novit intronessuno scriverebbe i libri che leggiamo, nes- dotte negli ultimi decenni dagli studi di neusun bambino farebbe un disegno da regalare robiologia, i quali ipotizzano che non esiste alla sua mamma. nessuna realt prima che il cervello la pensi, e Sul nostro foglio bianco abbiamo disegnaquindi latto del disegno un procedimento to dei grovigli di righe, cos simili a quegli di presa di coscienza del pensiero. scarabocchi che si facevano sul block-notes Milton Glaser, considerato uno dei pi grandurante le lunghe telefonate seduti accanto di designer del secolo, alla soglia degli otal telefono, quando il telefono aveva ancora tantanni ha intitolato il suo ultimo libro il filo e il disegno era anche una Drawing is thinking e sostiene: materia insegnata al liceo... Il disegno una forma di meOra che il telefono senza fili ditazione, ti costringe a fare e il disegno, quasi quasi, non attenzione, che la ragione si insegna pi nelle scuole (in ultima del fare arte. realt neanche la storia dellarInsomma, disegno, dunque te...) ci siamo chieste se gli artisono, una nuova filosofia carsti disegnano ancora. tesiana? Salvador Dal scrisse Il disegno Forse. Sicuramente una via per la sincerit nellarte. Non ci capire larte contemporanea sono possibilit di imbrogliare. nelle sue sfaccettature e nei O bello o brutto. suoi significati, pi o meno reProprio in nome di questa sinconditi, attraverso disegni penLibero Gozzini, Incursione Artistica cerit nei confronti delle opere sati, realizzati e cancellati. darte Bote ha raccolto pensieri su una tecni- Fra queste sfaccettature Bote accoglie una ca artistica, il disegno appunto, per ricordare nuova sfida: qual la differenza fra il diseche prima della critica dellarte esiste lopera gno impiegato dallarte contemporanea e e, prima dellopera, esiste lartista che fa; lillustrazione? Perch non esiste una critica ed fra quelle quattro lettere, F-A-R-E, che lo dellillustrazione? spettatore dovrebbe incontrare larte. Crediamo abbiano ragione Dal e Glaser: il Molti artisti, nel corso dei secoli, hanno usa- disegno la sincerit dellarte e ti costringe to il disegno come strumento di preparazioa fare attenzione. Se poi crederete di aver ne, di progettazione dellopera finita; ma sprecato tempo e attenzione in questa nonel Novecento questa tecnica ha trovato la stra scatola, disegnate sui nostri articoli... propria autonomia, da un lato, attraverso sincerit per sincerit. lenorme sviluppo della grafica e del graphic design, dallaltro, generando disegni che non hanno pi bisogno di essere tramutati in opere. Il disegno come strumento, ma anche come risultato finale, talvolta addirittura cancellato, come fece Robert Raushemberg che, nel 1953, chiese un disegno a William De

bote

tutta larte stata contemporanea

Elena Di Raddo / Il segno del disegno


testimoni oculisti

Giulio Paolini / D come Disegno Stphanie Nava / Liberando spazi repressi


camera con vista

Giulia Brivio / Gianni Moretti


aspettando godot

Federica Borgina e Renato Sarti / Via Privata Hermanda 9, Milano


locanda dei forestieri

Giulia Brivio e Bandalarga / Larte di illustrare


appunti di viaggio

Fulvio Ravagnani / Oasi dellarte o realt in via destinzione? fondazione magnani rocca (mamiamo di treversetolo) Serena Zacheo / Meris Angioletti, Il paradigma indiziario careof docva (milano) Maria Villa / Davide Mosconi, Coincidenze galleria milano (milano)
prendi cura di te stesso

La tua porzione di stelle Scrobbling: Gianni Moretti Viaggio al centro dellarte: Villa Manin, Passariano di Codroipo, Udine

Bote - numero 03, anno 01, autunno 2009 Direttrici editoriali Federica Borgina e Giulia Brivio Collaboratori Giacomo Benelli, Ivan Canu, Gianni De Conno, Stefano Delli Veneri, Elena Di Raddo, Libero Gozzini, Giulia Orecchia, Tiziano Perotto, Fulvio Ravagnani, Renato Sarti, Maria Villa, Serena Zacheo Interventi speciali Gianni Moretti, Stphanie Nava, Giulio Paolini Progetto e redazione grafica Giacomo Brivio - www.giacomobrivio.com Grazie a AR.RI.VI (Milano) e Anna Valeria Borsari, Luca Brazzoli, Luca Dassi, Bettina Della Casa, Giacomo Forte, MAR.CA (Lissone), i piegatori di scatole Stampa Tipografia Valtorta, Giussano (MI) Contatti Associazione Culturale Bote via Matteotti 43, 20035 Lissone (MI) www.boiteonline.org - boite@boiteonline.org

tutta larte stata contemporanea

IL SEGNO DEL DISEGNO


Non solo la mitica favola di Boutade, che racconta di come il profilo di un giovane in partenza per la guerra, delineato dalla luce di una candela, sia stato tracciato per la prima volta su una pietra per immortalarne le sembianze, a farci pensare al disegno come allelemento fondamentale dellimpulso artistico, proprio il disegno a fornirci la chiave di lettura dei grandi cambiamenti avvenuti pi di recente nella storia dellarte. Nel modo in cui gli artisti se ne sono serviti, soprattutto allinizio del Novecento, possibile cogliere i termini della rivoluzione dellarte contemporanea. Il ruolo del disegno nellarte sempre stato quello di sopperire a un bisogno di mimetismo. Secondo il pensiero accademico e classicista, il disegno, insieme al colore e allinvenzione, serviva, attraverso lapplicazione di specifici canoni compositivi e regole ben codificate, alla piena realizzazione della bellezza ideale. Lo dichiara Winckelmann nella sua Storia dellarte nellantichit (1764), poi precisato da Anton Raphael Mengs ne Le Opere (1787), in cui suggeriva addirittura tra i metodi compositivi consigliati agli artisti e agli intendenti luso di un disegno definito geometrico, basato cio sulla suddivisione proporzionale della figura da copiare. Accentuando laspetto percettivo, il disegno era considerato il mezzo pi immediato per rendere visivamente e otticamente, in modo adeguato, il reale: Questo termine scrive il teorico inglese Jonathan Richardson in An Essay of the Teory of Painting (1715) significa talora esprimere i nostri pensieri sulla carta o sua qualche altra cosa di questa natura, per mezzo di forme ottenute con penna, matita, carboncino o altri media similari. Ma pi spesso usato per dare la giusta forma agli oggetti visibili, come appaiono cio allocchio. Ci che segna il radicale cambiamento avvenuto nellarte allo scorcio del XX secolo, nel passaggio dalla traduzione percettiva della realt e alla sua interpretazione, proprio un modo diverso di intendere il ruolo del disegno, che passa dalla funzione imitativa a quella di libert espressiva.

Elena Di Raddo

Pablo Picasso, Igor Stravinsky, 1920, disegno su carta

Secondo Ernst Gombrich (Argomenti del nostro tempo. Cultura e arte nel XX secolo, Einaudi, Torino 1991, p. 141 e ss.) il gesto creativo del XX secolo supera quello dellocchio che osserva, proprio dellarte antica, passando attraverso la mano che controlla degli impressionisti, fino a esprimersi quale puro impulso motorio, che si manifesta, appunto, nel disegno. Lartista del XX secolo si serve del disegno in modo libero e spontaneo senza badare a schemi e consuetudini, al di fuori delle convenzioni, dellabilit acquisita o dellesercizio. E pone quale esempio significativo il caso di Picasso, che non solo ha dimostrato che unimmagine pu essere completamente sbagliata e allo stesso tempo indiscutibilmente vera, ma che addirittura nei film che lo ritraevano al lavoro non si risparmiato dal mostrare le sue debolezze e i suoi ripensamenti nel corso dellesecuzione dellopera. Gombrich, inoltre, sostiene che il valore attribuito a questa personalizzazione della scrittura e del lin-

guaggio artistico abbia tratto nuovo impulso dalla cultura dellEstremo Oriente, cinese e giapponese, una cultura in cui la calligrafia gode millenariamente della stessa considerazione della pittura. Il gesto libero della creativit, che la caratteristica propria dellarte degli ultimi decenni, deriverebbe quindi dal gesto calligrafico della cultura orientale, dal segno che si fa di-segno. Questo genere di considerazioni sono state del resto alla base anche dellultima edizione di Documenta a Kassel, curata da Ruth Noack, dove unintera sezione della Neue Galerie era dedicata proprio a questa forma espressiva, con la presenza di opere di artisti orientali, giapponesi o indiani che introLucio Fontana, Luce spaziale, 1951, struttura al neon, IX Triennale, Milano

ducevano quelle pi attuali di artisti provenienti da tutto il mondo. Linfluenza orientale nella definizione di un disegno moderno in effetti confermata anche dal ruolo in tal senso avuto dal disegno nella nascita e sviluppo del Liberty, con la liberazione del segno fitomorfo dai suoi obblighi imitativi, per esprimere liberamente la sua estensione curvilinea nello spazio, e delle tendenze precedenti lavanguardia: da Van Gogh a Gauguin e Seurat. Conquista poi portata ai massimi livelli espressivi da Matisse nel suo disegno-colore che supera il confine tra colore, appunto, e disegno e che ha aperto la strada al segno-gesto e segnoscrittura dellAction Painting e dellInformale: fino al gesto isolato, aereo e assoluto di Lucio Fontana nellarabesco fluorescente alla Triennale di Milano del 1951, che concretizza il segno del disegno, addirittura, nello spazio.

Lucio Fontana, progetto per Luce spaziale, 1951, disegno su carta, IX Triennale, Milano

Elena Di Raddo (1967), docente di Storia dellarte contemporanea allUniversit Cattolica di Milano e Brescia, critica e curatrice. La sua Bote custodisce una rana.

Giulio Paolini, Aula di disegno (Happy Days), 2006, matita e collage su parete, lastra di Plexiglas, matita nera, misure ambientali fotografia di Antonio Maniscalco, milano

Il libro dei sogni, i sogni nel cassetto, la scatola magica luoghi ermeticamente chiusi, involucri vuoti, formulati dalla nostra immaginazione (dalla nostra presunzione): appena socchiusi per si aprono al confronto, alla verifica, si trasformano in prove aperte di esercizio del linguaggio, punti di fuga, prospettive e riflessi. Una scatola, un libro, un cassetto non contengono nulla di utile o necessario, soltanto qualcosa di superfluo ma essenziale alla configurazione di un mondo parallelo, certamente estraneo, diverso da quello che abitiamo ma pi congeniale e praticabile.
Giulio Paolini

Giulio Paolini, Studio per Aula di disegno, 2006, matita e collage su carta millimetrata, cm 30 x 42 cm

testimoni oculisti

D COME DISEGNO Giulio Paolini


In occasione della mostra Fuori programma. Giulio Paolini, tenutasi alla GAMeC di Bergamo nel 2006, fu allestita una sala intitolata Aula da disegno. La componente tecnica allattenzione dellartista da molti anni: Sono molti anni che non perdo occasione di affrontare largomento, parlo del disegno e in particolare il disegno geometrico, lontano nel tempo ma sempre visibile in molte mie opere fino a oggi. Secondo lartista esistono due modi di intendere il disegno: luno il risultato del fluido scorrere della matita sul foglio, un incontro fortuito fra carta e grafite; laltro il disegno della struttura delle cose che, col tempo, scompare, ma continua a sorreggere, proprio come il disegno geometrico. Il disegno la dimora dellimmagine, quel luogo silenzioso dove il tempo scorre cos lento da sembrare immobile. In Aula da disegno Paolini ha proposto, oltre a una serie di vetrine con le sue pubblicazioni, un disegno geometrico di tavoli e mobili a sintetizzare unaula, sul quale appesa la riproduzione di un disegno che, in realt, il particolare di una disegno dellartista Sol Le Witt. Il riferimento a Disegno Geometrico (1960) che una squadratura del foglio e quindi un atto preparatorio e progettuale in grado di accogliere altre immagini. La ricerca di Giulio Paolini si innesta lungo la linea avviata da Marcel Duchamp, spesso indicata nella definizione di Arte Concettuale, ma pur considerando larte una questione di linguaggio, ha sempre cercato di stabilire una differenza fondamentale dalla concettualit duchampiana: per Paolini larte non nasce dalla vita e dalla scienza, bens dallarte stessa. Lopera possiede gi la propria verit e lartista non deve far altro che rivelarla, tradurla in immagini. La rappresentazione sintetica dellaula proposta alla GAMeC fu realizzata appositamente per la mostra poich latto espositivo, per Paolini, non una mostra antologica, ma proprio come ogni opera, un racconto per immagini. Nel linguaggio dellarte ci che conta unindicaE (verso), 1963

Federica Borgina

zione e lopera darte non deve necessariamente comunicare nellimmediato: pu produrre effetti a breve termine, ma anche a lungo termine ed in questo lasso di tempo, prolungato e silenzioso, che Paolini opera tracciando linee sottili, segnalazioni sotterranee, invitando ad apprezzare il bruso delle immagini senza pretendere che alzino la voce.

Dal 1964, lanno della sua prima mostra personale alla Galleria La Salita a Roma, Paolini ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo. Le grandi antologiche nei musei prendono avvio verso la fine degli anni settanta (Istituto di Storia dellArte dellUniversit di Parma, Parma, 1976; Stdtisches Museum, Mnchengladbach, 1977; Mannheimer Kunstverein, Mannheim, 1977; Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli, 1978; Stedelijk Museum, Amsterdam/The Museum of Modern Art, Oxford, 1980) per culminare nella seconda met degli anni ottanta (Le Nouveau Muse, Villeurbanne, 1984, itinerante a Montral, Vancouver e Charleroi; Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda, 1986; Galleria Nazionale dArte Moderna, Roma, 1989; Galleria Comunale dArte Moderna, Villa delle Rose, Bologna, 1990). Tra le personali pi recenti si distinguono quelle di Graz (Neue Galerie im Landesmuseum Joanneum, 1998), Torino (Galleria Civica dArte Moderna e Contemporanea, 1999), Verona (Galleria dArte Moderna e Contemporanea Palazzo Forti, 2001), Milano (Fondazione Prada, 2003), Winterthur
Io (frammento di una lettera), 1969

(Kunstmuseum Winterthur, 2005) e Mnster (Westflisches Landesmuseum fr Kunst und Kulturgeschichte, 2005). Le mostre collettive, innumerevoli a partire

Giulio Paolini nato a Genova nel 1940 e vive a Torino. Spesso associato al movimento dellArte Povera, si distingue per una pratica artistica che si inscrive in un ambito pi strettamente concettuale. Punto dorigine e di riferimento permanente della sua ricerca la prima opera realizzata nel 1960: Disegno geometrico. A partire da questa prima riflessione sullo spazio della rappresentazione e lo statuto stesso dellopera, Paolini ha sviluppato una complessa ricerca incentrata tanto sugli strumenti del fare artistico, quanto sulla figura dellautore come operatore del linguaggio e complice dello spettatore.

dalla partecipazione al Premio Lissone nel 1961, includono le esposizioni legate allArte Povera (1967-1971, 1983-85, 1989, 1997-2003), le principali rassegne internazionali di arte italiana e numerose tra le pi significative mostre dedicate agli sviluppi artistici della seconda met del XX secolo Paolini ha partecipato diverse volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997). Fin dagli esordi Paolini ha accompagnato la sua produzione artistica con riflessioni e dichiarazioni, riunite nel corso del tempo in libri dartista, antologie di scritti e altre pubblicazioni in varie lingue.

Giulio Paolini (1940), artista

testimoni oculisti

Stephanie Nava, Repressed Spaces, 2009

Stephanie Nava, Repressed Spaces, 2009

testimoni oculisti

LIBERANDO SPAZI REPRESSI - Stphanie Nava


Disegnare tracciare una linea su un superficie per raccontare un oggetto. Disegnare nella sua accezione pi semplice toccare il foglio di carta con la punta di una matita per comunicare senza usare la parola. Disegnare pu poi trasformarsi in cerchi di fumo bianco nel cielo come per Whirlpool (1973) di Dennis Oppenheim o filo di stoffa nelle sculture installative di Fred Sandback. Il disegno in tutte le forme darte, a volte visibile altre nascosto nella fase progettuale. Il principio lo stesso: luomo lascia una traccia della sua interpretazione del mondo attraverso il disegno. Il lavoro di Stphanie Nava un eccellente dimostrazione di disegno nel senso stretto del termine: matita o inchiostro su carta, guidati da unabilit tecnica straordinaria, punto di partenza imprescindibile per chi vuole dedicarsi a questa tecnica. Nella sua nuova serie del 2009 intitolata Repressed Spaces [Spazi repressi], lartista vuole riflettere sul significato e lespressivit della linea. Un interno domestico, con un letto, un calorifero o una cucina, giacciono tranquilli sul foglio bianco, dal lato opposto la visione si libera e diventa selvaggia, incontrollata. La tecnica dellartista sempre stata realistica nella resa dei personaggi e dei paesaggi, cancellando ogni impurit e definendo i dettagli con estrema cura. Ora ha deciso di lasciar affiorare la propria istintivit e lautomatismo della sua mano, che sempre stata cosciente. Nei corpi, nelle forme che disegna dal lato opposto la forza dellinconscio muove la linea sicura, la spezza, la dilata, crea forti movimenti irrazionali. Il disegno razionale costruito con unattenta riflessione sullimpaginazione, pianificato in ogni millimetro, il vuoto che lo abita una scelta conscia: la calma prima della tempesta. Dice lartista: E come uno spazio represso dove tutto nascosto ma ancora l, sotto la superficie. Mentre disegna la realt oggettiva sta gi pensando a quella irrazionale, che invece nasce, come

Giulia Brivio

partie lie (en face), 2007, matita su carta, cm 150 x 110

dice lartista, quando siedo davanti al foglio e disegno qualsiasi cosa mi passi per la mente, senza pensare, in una maniera molto rapida, senza cancellare o pianificare nulla. Un automatismo surrealista che disgrega la figurativit classica, ma non la abbandona, perch si trova sempre al suo fianco o sullaltra facciata del foglio. Quello che George Brecht (1924-2008), artista fluxus, scrittore e compositore tedesco, chiam automatismo alogico, nelle sue ricerche sullaleatoriet che trascende la logica umana. Il Dadaismo e il Surrealismo a cui si riferiva capovolgevano i concetti tradizionali di logica e arte, dando importanza in primis allinconscio e al caso: dai collage di Jean Arp alle poesia di Tristan Tzara, componimenti casuali, fino ai frottage di Max Ernst, dove il supporto e il medium determinano la forma, fino alle composizioni istintive dei dripping di Jackson Pollock. Sono in un certo senso i disegni di Dr. Jekill & Mr. Hyde spiega Stphanie Nava, liberando il suo vitale subconscio. www.documentsdartistes.org/nava

Stphanie Nava nata nel 1973, vive e lavora tra Marsiglia e Londra. Espone in mostre personali dal 1997, in citt internazionali come Parigi, Barcellona, Londra e Milano, dove la Galleria Riccardo Crespi la rappresenta. Tra le mostre collettive pi rilevanti: nel 2009 al Centre dArt Contemporain Passerelle, Brest e Viafarini DOCVA, Milano; nel 2008 al Centre dArt Contemporain della Ferme du Buisson, Parigi e allInstitute dArt Contemporain di Villeurbanne, Bruxelles; nel 2007 alla Galleria Riccardo Crespi, Milano, nel 2006 alla Galerie Claudine Papillon, Parigi e al Gteborgs Konstmuseum, Gteborg; nel 2005 al CCC di Tours, al Chinese European Art Center, Xiamen e a Basekamp, Philadelphia. Le collezioni pubbliche che conservano i suoi lavori sono: FRAC, Orlans; FRAC, Villeurbanne (Lyon); FCAC, Marsiglia; FMAC, Paris; CNEAI, Centre NatioSenza titolo, 2008, matita su carta, cm 15 x 15

nal de lEstampe et de lArt Imprim, Chatou.

La Fabrication de la communaut, 2007, carboncino su carta, cm 220 x 150

Stphanie Nava (1973), artista. La sua Bote custodisce una frase di Marguerite Duras annotata su un taccuino: Un rencontre qui ne se termine pas.

camera con vista

GIANNI MORETTI
In un cortile vicino ai navigli a Milano scendiamo una buia scala tra le cantine e da una vecchia porta entriamo nello studio di Gianni Moretti. Bote vuole spiegare larte contemporanea partendo dalla pratica artistica. Per fare questo il metodo pi diretto ed efficace visitare lo studio dellartista, per capire come lavora, che ricerca fa sui materiali, che oggetti sceglie e accumula sui tavoli I lavori di Moretti accolgono lo spettatore, si modificano per il suo respiro, vivono come i pigmenti di un affresco che palpita nello scorrere del tempo. Guardiamo insieme allartista i lavori custoditi con rigore in questo studio. Giulia Brivio: Sulla parete di fondo una macchia di colore ha contorni che si sovrappongono e dissolvono. Ricorda una fotografia di Eadweard Muybridge o un dipinto del futurista Giacomo Balla, dove il dinamismo si trasforma in traballante consistenza della materia pittorica. Vedendo il tuo libro dartista con disegni a punta secca, penso che il tuo inizio sia proprio la linea sul foglio che successivamente si vaporizzata nello spazio, sapientemente controllata per diventare un viso, un corpo, un ibrido animale... Gianni Moretti: Attraverso il mio lavoro, negli anni, ho potuto sperimentare tecniche e materiali molto diversi tra loro. Dal libro dartista di cui parli, Una stanza piena di neve (2003) sono passato a utilizzare il pigmento puro, prima su carta e poi a parete. Dallincisione su carta sono passato a far depositare il pigmento sulla parete, senza alcun legante, recuperando lo spolvero, una tecnica vecchia di 500 anni. Ero interessato allinvisibilit e allestrema caducit: era semplicemente un passaggio nella realizzazione dellaffresco. Nel caso dei miei spolveri la polvere arrivava alla parete e, in balia di qualsiasi agente esterno, la abbandonava a conclusione della mostra. Da l mi sono avvicinato ai tessuti, quindi plastica, carta e in cantiere c un video. Tecniche e materiali diversi adottati per la loro

Giulia Brivio
capacit di registrare visivamente il passaggio del tempo che, in alcuni casi, porta a una quasi totale distruzione del manufatto. GB: Sulla parete accanto sono appesi grandi fogli di carta di gelso, dove una sagoma tenta di assumere sembianze umane. Si forma e poi sta per scomparire, credo stia precipitando. GM: I tuffatori nei pozzi (2006) una delle mie prime indagini sullequilibrio e sulla difficolt di mantenimento di una forma stabile. Il corpo del tuffatore nei pozzi sahariani vive una consapevole e progressiva perdita di consistenza, uno sgretolamento costante che ne causa infine lannullamento. Ne lessi in un libro, per caso, e per i tuffatori successo quello che accaduto per altre ricerche in seguito: una volta venutone a conoscenza il lavorarci stato lunico modo per liberarmene, per risolvere la forma che quelle righe avevano generato nel mio cervello. Mi rendo conto che spesso, non il piacere a portarmi ad affrontare un tema ma la necessit di annientarlo o almeno di provare a risolverlo.

Le rapitrici (dettaglio), 2008, monotipo di inchiostro su carta, plastica specchiante, dimensioni variabili

GB: Negli angoli della stanza lunghe stole di stoffa decorata, ritagliata e lasciata cadere come i feltri della fine dei 60 dellartista informale Robert Morris, dove lo spazio si adagia lentamente e disegna cavit, ombre, forme naturali... Nellangolo opposto alcune strisce di stoffa si aggrappano a piccoli chiodi disposti in un reticolo ortogonale. Simpigliano come a voler sostenere una forma voluminosa, per poi cadere pian piano raggiungendo lestrema leggerezza della sospensione, dellinconsistenza. GM: Ad un certo punto del mio percorso stato
Quindici esercizi di salvataggio, 2009, carta velina incisa, cm 160 x 280

necessario dare una spallata al recinto per poi ricostruirlo pi grande. Penso che chi lavora nel campo dellarte visiva debba fuggire qualsiasi rassicurazione e far s che il fare si determini come

GB: Al centro su un tavolo tondo si inseguono uccelli-cervo, monotipi su carta. Si sgretolano lasciando zone di bianco enigmatico, perdono macchie dinchiostro nero. Le solide apparizioni di animali o figure umani sono mutazioni oniriche. Sulla parete di destra vibra il corpo di un serpente con una mano chiusa a sostituirne la testa velenosa, un incrocio tra apparizione barcollante e geroglifico egizio polverizzato dal tempo. GM: Ho avuto bisogno di uno specchio, come Perseo per tagliare la testa di Medusa, e lho trovato. Nella scelta delle tecniche e dei soggetti ricorre il filtro che distanza necessaria al controllo: ho una certa propensione alla discrezione e al suggerito, alle cose dette con tono pacato ma accuratamente scelte e soppesate. Come scriveva Emily Dickinson: Io temo un uomo dalleloquio frugale / Io temo un uomo silenzioso / Larringatore, lo posso sovrastare / Il chiacchierone, intrattenerlo / Ma colui che soppesa, mentre gli altri / Spendono le loro ultime monete, / da questuomo mi guardo / ho paura che sia grande. In un certo senso quello che mi succede con le cose: maggiore il silenzio che le circonda maggiore la loro forza di attrazione nei miei confronti. Penso al lavoro di Christiane Lhr o allindagine fotografica di Wolfang Tillmans. Lincredibile che riescono a mettere in piedi un corpo discreto e minuto che in grado di raccontare porzioni di mondo ben pi vaste.

mezzo e non fine del processo di scoperta. La sperimentazione dei materiali conditio sine qua non di questo modo di operare che, a mio avviso, lunico plausibile per fare ricerca. Ogni lavoro si pone come ponte tra la ricerca precedente e quella che verr perci una ricognizione quanto pi ampia possibile di materiali e tecniche il modo migliore di procedere. Sono convinto che il lavoro altro non sia che un mezzo per approssimarsi alle cose e che loggetto che si ottiene , come diceva Susan Sontag, quasi un incidente di percorso. GB: Una sola domanda: pensi che oggi abbia senso fermarsi al semplice utilizzo del disegno? GM: Credo che il disegno, come strumento di indagine, debba portare alla scoperta di nuovi spazi che abbisognano di nuovi strumenti per essere scoperti e compresi. Se realmente questo il modo di operare, il disegno non basta perch ogni tecnica dovrebbe portare con s il desiderio di scoprirne altre. Penso al processo di realizzazione di unopera come processo di interrogazione e non affermazione con tutta la mobilit e la necessit di rimessa in discussione che ogni domanda porta con s.

Gianni Moretti (Perugia, 1978), artista, vive e lavora a Milano. La sua Bote custodisce 4 minuti delle Olimpiadi di Calgari del 1988.

aspettando godot

estragone: e che facciamo, ora che siamo contenti? | vladimiro: aspettiamo godot.

Via Privata Hermanda 9, Milano


Le serve un passaggio? Renato Sarti, classe 1952, sotto la pioggia in una notte milanese. Un signore si avvicina alla sua auto in panne e si offre di accompagnarlo alla fermata dei taxi pi vicina. Il tragitto breve ma sufficiente per scambiare due parole e invitare il gentile sconosciuto a teatro per sdebitarsi. La risposta cordiale ma interrogativa: Quale teatro?. Lo sconosciuto abita a pochi passi da Via Hermada, zona Niguarda a Milano, e non si mai accorto che l, proprio sotto le finestre di casa sua, ci fosse un teatro, in cui erano venuti da Franca Valeri a Carlo Lucarelli, da Paolo Rossi a Moni Ovadia, a Claudio Bisio ad Ale e Franz... Federica Borgina: Che cos il teatro della cooperativa? Quando nasce e come cresce? Renato Sarti: Il teatro della Cooperativa stato fondato nel 2001, a Niguarda, zona periferica di Milano, da me con il sostegno della Societ Edificatrice di Niguarda, la quale ha messo ha disposizione la sala gratuitamente e sovvenziona in parte il teatro. La mia formazione di attore stata alla Civica Scuola dArte Drammatica Paolo Grassi e la mia carriera aveva avuto lincipit nellambiente milanese di teatri come il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, lElfo. Giorgio Strehler stato il mio grande maestro, altri importanti stimoli culturali sono pervenuti dai protagonisti della cultura milanese di allora, Enzo Iannaci, Giorgio Gaber, Dario Fo. Fortemente motivato, influenzato dai grandi cambiamenti sociali e culturali e di sperimentazione degli anni Settanta, ho condiviso per molti anni una modalit di ricerca teatrale, tipica dellElfo, strettamente connessa con la quotidianit, con la contemporaneit, pur senza confondere la cronaca con la Storia. Dopo molti anni in cui ho praticamente lavorato in quasi tutti i teatri milanesi avevo bisogno di concentrare la mia ricerca in un luogo e la proposta della Societ Edificatrice di Niguarda di gestire la loro sala stata provvidenziale. Mi piace molto lavorare in una zona peri-

Federica Borgina

ferica poich mi permette di mantenere il vitale rapporto con il territorio, la vita quotidiana; anche se molto pi difficile riempire il teatro a Niguarda, rispetto a un teatro in centro citt. La zona in questione non sicuramente facile: unarea che per un lungo periodo non ha avuto attivit culturali, luoghi di incontro o aggregazione. FB: A livello drammaturgico come si sviluppa questo legame con il territorio e con la Storia? RS: I nostri due primi spettacoli sono una prova fondamentale. Il primo, Mai Morti (2003), recitato da Bebo Storti, stato uno spettacolo prodotto dal Teatro dellElfo e riproposto con enorme successo dal Teatro della Cooperativa. Il titolo prende nome da uno dei pi cruenti battaglioni della Decima Mas: lintreccio offre uninteressante connessione fra Storia fascista e Storia recente, indagando sensazioni e atteggiamenti umani in bilico fra delirio e nostalgia. Il secondo, La nave fantasma (2004), scritto da me, Giovanni Maria Bellu e Bebo Storti, racconta la tragica vicenda, la pi grande disgrazia del Mediterraneo dalla fine della seconda Guerra Mondiale, del battello F-174, che, nella notte di Natale del 1996 al largo di Portopalo in Sicilia, and a picco con 283 migranti. Con Mai Morti abbiamo recuperato la storia fascista, una tematica molto vicina agli abitanti del quartiere Niguarda, che stata lunica zona di Milano ad essere liberata dai partigiani il 24 aprile 1945 e non il 25; con La nave fantasma abbiamo dato voce a una storia quasi dimenticata, anche se recente, che costata la vita a moltissime persone. FB: Qual stata la reazione degli abitanti del quartiere? RS: Ad essere sincero c una certa diffidenza ma, lentamente e con fatica, abbiamo suscitato interesse e riusciamo ad incuriosire gli abitanti del quartiere e a riempire il teatro. Certamente, quando siamo in tourne, allElfo, al

CRT i nostri spettacoli sono sold out con pi facilit, ma questa sfida periferica mi piace molto ed stimolante. Con spettacoli come La nave fantasma abbiamo trovato unimportante chiave per aprire la curiosit e scardinare la diffidenza della gente: pur essendo una storia tragica, abbiamo tentato la via della comicit e il riso fondamentale per avvicinare il pubblico. FB: La comicit, dunque, come via maestra fra il vostro teatro e gli abitanti di Niguarda? RS: Si, una modalit di avvicinamento. Ricorda quelle folle oceaniche di persone che hanno seguito feretri di Tot, Ciccio Ingrassia e Franco Franchi... Perch? Perch hanno fatto ridere la gente. Le loro gag possono piacere o meno, ma hanno avuto il grande merito di far capire che la comicit accomuna tutti, pu regnare sulla scena, ma contemporaneamente anche nel quotidiano, verit e dolore, stupore. Chi, come me, ha avuto la fortuna di poter fare questo mestiere, che in realt non pu neanche essere chiamato mestiere, per rispetto di chi ogni mattina si alza presto per andare in ufficio o in fabbrica, credo abbia il dovere di avvicinarsi al pubblico, a volte anche divertendolo. Io credo fortemente che il teatro non si possa limitare al palcoscenico, non si pu dividere larte dalla vita: la Storia, vicina o lontana, un duplice accesso: da un lato supera il limite della cronaca e ci fa capire che siamo parte della storia e dallaltro un modo per parlare della vita delluomo, dei misteri che da sempre accomunano gli antichi ai moderni, di quelle cose che sono proprie della natura umana, come il riso e il pianto. FB: Credo che questo sia il compito della cultura, ma talvolta, soprattutto nellarte, il tentativo di giungere a un pubblico vasto comporta una carenza qualitativa, come nelle mostre blockbuster. Il teatro ha forse dei mezzi pi efficaci, come la comicit, per lappunto. Cosa ne pensa? RS: Il problema che mi sottoponi una questione enorme, purtroppo molto attuale in Italia. Le tangenze fra le diverse modalit artistiche sono reali, ma forse, il teatro ha una particolare attitudine a

scardinare questo sistema culturale in cui qualit e quantit sembrano non poter coesistere. La comicit unarma non-violenta e funzionale, intorno a cui organizzeremo la prossima stagione teatrale. Nella lunga chiacchierata di Bote con Renato Sarti abbiamo scelto di non chiudere nella nostra scatola il finale di questa brevissima storia, vi invitiamo ad andare al Teatro della Cooperativa e scoprire che la cultura non solo nel cuore della citt, ma anche nelle vene e nei capillari ai suoi estremi. Forse troverete uno sconosciuto fermo sul ciglio della strada, pronto a offrirvi un passaggio o solamente in attesa. Di cosa? Di Godot, ovviamente... Teatro della Cooperativa, via Privata Hermanda 9, Milano www.teatrodellacooperativa.it

Renato Sarti (1952), attore e drammaturgo. La sua bote custodisce: una fotografia di Giorgio Strehler abbracciato a Mira Sardoc, una figurina di Pier Paolo Virdis e un po di mare.

locanda dei forestieri

larte di illustrare
Bote ha invitato a pranzo alla Locanda dei Forestieri il gruppo Bandalarga composto da sei dei pi grandi illustratori italiani: Ivan Canu, Gianni De Conno, Stefano Delli Veneri, Libero Gozzini, Giulia Orecchia, Tiziano Perotto, con lo scopo di capire perch lillustrazione considerata unarte minore. Questa infatti la reputazione di cui gode in Italia, a differenza di altri paesi come la Francia, dove solo per fare un esempio lillustratore Henri Toulouse-Lautrec (1864-1901) era ed considerato un artista a pieno titolo, o agli Stati Uniti e alla Germania, dove lillustrazione ha un ruolo fondamentale nei libri di storia dellarte e nei musei. Capiamo allora meglio di cosa si tratta: cos lillustrazione? Lillustrazione unimmagine per comunicare. un linguaggio universale, che va oltre quello verbale. La differenza con lopera di un artista nella richiesta, come per larte antica e moderna: le illustrazioni vengono commissionate da un Cliente. Guernica di Pablo Picasso fu commissionata dal governo spagnolo per lEsposizione di Parigi del 1937 ed un capolavoro della storia dellarte contemporanea, perch lillustrazione essendo una commissione non pu essere opera darte? DallOttocento, con il Romanticismo, lartista si emancipato dalla committenza dando libero sfogo alla sua espressivit, autoreferenzialit, genialit, o almeno in apparenza, perch quando un artista adegua la sua produzione alle richieste della propria galleria difficile parlare ancora di libert... Credere che lillustrazione sia solo lespressione di unabilit tecnica, priva di ingegno, purtroppo una tendenza diffusa. Lillustratore invece segue una traccia, un canovaccio, da cui sviluppa narrazioni parallele, utilizza codici segreti, alfabeti di citazioni, si misura con il suo lavoro costantemente, si racconta, si autocita. Ci dimostra che non solo un esercizio di stile, di riproduzione del reale o del fantastico. Ci sono molteplici contaminazioni, influenze, correnti, che una storia critica dellillustrazione potrebbe portare in luce,
Gianni De Conno, Luna

Giulia Brivio e Bandalarga

Giulia Orecchia, Mare della tranquillit

ma attualmente i critici di arti visive si dedicano al mercato dellarte dove possono raggiungere maggiore visibilit. Lillustratore, a differenza dellartista, viene costantemente criticato dal suo committente che un professionista del settore, un art director, un editore, che esige modifiche, boccia progetti o li promuove, come accadeva a Caravaggio o a Raffaello. Il compratore di opere darte non lo fa, spesso non nemmeno competente, ma solo in cerca di un investimento.

Chiameremo convenzionalmente artista colui coinvolto nel sistema dellarte e illustratore colui che non lo , anche se riteniamo sia anchesso un artista della stessa rilevanza

Larte mercato, non interessata al successo di pubblico, mentre lillustrazione va incontro al gusto comune, deve piacere a tutti i lettori, deve far vendere, quello che il sistema dellarte, sempre elitario, considera un difetto. Forse proprio lillustrazione pu essere una via per riavvicinare il pubblico generico al mondo dellarte; il successo crescente di libri illustrati per adulti ne una testimonianza. Lillustrazione rispetta le regole della comunicazione, deve essere efficace in una pubblicazione, in una pubblicit, non in una mostra. I nostri commensali alla Locanda ci rivelano che: Non ci interessa tanto essere considerati artisti, perch quelli non li capisce nessuno. Come afferma Nicole Dalto, forse lunica esperta e critico che si occupa di illustrazione oggi in Italia: Il mondo a parte non quello dellillustrazione ma quello dellarte! Dal punto di vista della tecnica, a cui Bote dedica le sue pagine, si pu decisamente affermare che ci che oggi un critico darte o un artista affermano essere unopera tecnologica o digitale imbarazzante se paragonata ai risultati ottenuti da illustratori, fotografi, designer. La conoscenza del software e della tecnologia permette di non esserne limitati nellutilizzo, permette di sapere come ottenere quello che si vuole, senza arrancare per tentativi e compromessi, senza laiuto di un tecnico esterno ed estraneo al processo creativo, di cui spesso gli artisti si avvalgono. Lepoca delle prime sperimentazioni digitali passata da almeno ventanni, nel mondo dellarte forse non se ne sono ancora accorti. sufficiente che si cerchino immagini con Google Images e si fondano insieme con Adobe Photoshop per realizzare unopera digitale e giovane di enorme valore culturale?! Crediamo proprio di no.
Bandalarga un progetto multimediale che nasce a Milano nel 2008 su invenzione degli illustratori Ivan Groznij Canu, Gianni De Conno, Stefano Delli Veneri, Libero Gozzini, Giulia Orecchia, Tiziano Perotto, per esplorare e diffondere i linguaggi della comunicazione disegnata, proponendosi come manipolatori di immagini ad alto tasso di creativit. Nel 2009 crea il MI-Master di Illustrazione Editoriale a cui collaborano Giacomo Benelli (Ufficio Stampa) e Piera Nocentini (Segreteria), con la produzione della Scuola del Fumetto di Milano. La loro Bote custodisce una mascherina gialla.
Tiziano Perotto, Rana

Il pranzo alla Locanda dei Forestieri con Bandalarga stato talmente prelibato che abbiamo deciso di rinnovare il nostro appuntamento con lillustrazione in ogni prossimo numero di Bote, in una nuova sezione dedicata alla critica dellillustrazione che ancora non esiste e che pu insegnare molto agli artisti di oggi e chi ancora alla ricerca di qualcosa di bello. Siete tutti invitati. www.bandalargastudio.com www.mimasterillustrazione.com

appunti di viaggio

Meris Angioletti, Il paradigma indiziario


Careof DOCVA, Milano
Larte il sale che lartista mette sulla ferita perch essa appaia oggi ancora pi evidente di quanto non sia stata in passato
E lartista in questo caso Meris Angioletti che, nellopera video Il paradigma indiziario, non tenta di portare alla luce i sotterranei di Milano ma riporta agli occhi e alla mente la loro silenziosa e costante presenza. Inserita nel progetto pluriennale di Careof Ritratti. Percorsi Video a Milano, che ogni anno vede un artista realizzare unopera video sul capoluogo lombardo, Meris ha deciso di esplorare un aspetto laterale della metropoli, un aspetto che convive e sopravvive nella semioscurit. Con una voce fuori campo che accompagna lo spettatore in uno stato di rilassamento guidato, entrando quindi in contatto con una serie di immagini mentali e non, inizia un viaggio circolare nella Milano pi nascosta, inizia unindagine, un giallo, unanalisi, senza un unico reale punto di partenza e di arrivo. Da una serie di indizi, testimonianze di cittadini che avevano vissuto i sotterranei-bunker durante il periodo della guerra, e racconti, storie tramandate e immaginarie, si andata via via costruendo unimmagine che nel momento della verifica, del riscontro reale, ha portato ad una identificazione ed ad una codifica di cosa, nelle parole degli intervistati, fosse effettivamente vero e cosa no. La metodologia stata presa in prestito dalla psicanalisi: partendo da sintomi secondari, pi o meno significativi, o indizi secondari, quali la postura del corpo, piccoli gesti ripetitivi e involontari, presi in considerazioni e analizzati senza distinzione, possibile risalire al problema vero e proprio, con una scrematura a livelli successivi che conducono, una volta stabilita la diagnosi, a realizzare e capire quale elemento fosse rilevante e quale non lo fosse affatto. Anche nei romanzi polizieschi si possono trovare delle assonanze. Meris ha cercato di ricostruire, attraverso delle tracce, unimmagine di Milano che stata data per frammenti, come una sorta di viaggio, come

Serena Zacheo

un continuo spostamento avanti e indietro nel tempo, fatto da un detective, che permette solo alla fine di riordinare tutti i pezzi e di tornare allorigine o alla causa di quello che stato, per esempio, un delitto. Con Il paradigma indiziario per non viene svelato il risultato dellanalisi, la diagnosi o lassassino, ma vengono riproposti il disorientamento, la confusione, il mistero. Le voci degli intervistati sono mixate e tagliate in modo da non far capire cosa sia verit e cosa fantasia, immaginazione, e allo stesso modo le immagini dei sotterranei, dai bunker di Piazza Grandi e dellIstituto Superiore Moreschi, al tempietto di Villa Finzi, ai sotterranei del Castello Sforzesco si perdono luna nellaltra. Lopera di Meris un lavoro sui margini, sui luoghi di cui sappiamo molto poco, luoghi secondari, micromondipiccole realt che permettono di risalire a strutture gigantesche e di capire su cosa esse poggino tuttora le loro basi.

Sotterranei Istituto Superiore Moreschi, Milano, 2009 Foto Laura Fantacuzzi

Serena Zacheo (1980), laureata allAccademia di Belle Arti Europea dei Media A.c.m.e., Milano. Collabora con Careof DOCVA, Milano. La sua Bote custodisce una piccola calamita.

Demetrio Paparoni, Eretica. Trascendenza e profano nellarte contemporanea, Skira, Milano 2007

OASI DELLARTE O REALT IN VIA DESTINZIONE?


Fondazione Magnani Rocca, Mamiamo di Treversetolo

Fulvio Ravagnani

manifesto del Futurismo del 1909, fu infatti pubblicato sulla Gazzetta di Parma, alcuni giorni prima che sul quotidiano parigino Le Figaro. In mostra si assapora veramente il valore del futurismo per il panorama artistico e culturale italiano: una propulsione verso il progresso e unaspirazione alla modernit che lesinava ad arrivare nel nostro paese. Si riuniscono qui pi di cento opere fortemente innovative e stravolgenti per i canoni artistici di allora che, iniziando da antefatti divisionisti, rendono del primo e del secondo Futurismo una visione ampia e pertinente alla genesi filologica dei manifesti del movimento: dalla progettazione teorica di una valenza estetizzante del dinamismo del
Fortunato Depero, Squisito al Selz (Campari), 1926

primo periodo, alla messa in scena della meccanizzazione della figura umana quasi scherzosa negli anni 20, per giungere lentamente allaeropittura degli anni 30, basata sulla visione emozionale del paesaggio da un aeroplano in volo. E come non concludere se non ricordando Gabriele DAnnunzio, che fu amante appassionato delle idee futuriste e tra i primi estimatori della meccanizzazione e del volo aereo, in virt della sua capacit di portare a compimento le anticipazioni degli antichi miti di Icaro e Prometeo e le ardite, ma precise, idee rinascimentali di Leonardo. Sar, infatti, proprio il figlio di Dedalo a ispirare i versi contenuti nellAlcyone, pubblicati con lungimiranza vaticina dal poeta abruzzese nel 1903 (di pochi anni antecedenti ai primi voli italiani): Unala sul mare solitaria. / Ondeggia come pallido rottame. / E le sue penne, senza pi legame, /sparse tremano ad ogni soffio daria. / laria icaria. / Chi la raccoglier? Chi con pi forte / lega sapr rigiungere le penne / sparse per ritentare il folle volo?

Viene spontaneo farsi questa domanda, una volta visitata la fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo in provincia di Parma. In tempi come questi, in cui la cultura sembra avere un posto secondario nellordinariet delle cose, esiste ancora un luogo dove non cos, proprio grazie al volere del suo fondatore illuminato, Luigi Magnani, collezionista ed intellettuale, che si interess oltre che di arte moderna e contemporanea, di letteratura e musica, insegnandole in diverse universit italiane, lasciando desideri e disposizioni precise, che vengono tuttora rispettate. Oggi anche se con non poche difficolt economiche, la fondazione Magnani Rocca, attiva da oltre un ventennio, continua ad essere una delle pi importanti raccolte private sul panorama museale internazionale, svolgendo non solo unoperazione di tutela, conservazione e valorizzazione della propria collezione, ma anche unattivit espositiva di altissimo profilo culturale e scientifico. Ultimo esempio la mostra Futurismo, da Boccioni allaeropittura (fino all8 dicembre). Le celebrazioni per il centenario del futurismo, con grandi mostre, dai toni molto diversi, dopo essere state in scena a Parigi, Milano, Roma e Rovereto, si concludono qui in provincia di Parma: il famoso

Fulvio Ravagnani (1985), laureando in Storia dellArte allUniversit Cattolica di Milano. La sua Bote custodisce un doughnut glassato e una catena spezzata.

appunti di viaggio

Coincidenze. Davide Mosconi


Galleria Milano, Milano
Una trama invisibile tracciata dal caso sostiene in perfetto equilibrio le tre immagini che compongono ognuno dei cinque trittici In morte del padre di Davide Mosconi in mostra alla Galleria Milano. Che senso ha fotografare immagini gi fotografate se non quello generato dal rapporto che si crea con le altre componenti del trittico? Lautonomia di cui prima godeva il singolo si frantuma e lascia spazio allintrecciarsi di vicende cos simili, eppure cos lontane e allo svolgersi della narrazione, evocata anche dalla lettura sequenziale di titoli che suggeriscono lesistenza di una storia. Coincidenze, semplicemente coincidenze! Questo ci che viene da pensare guardando le complesse composizioni di fotografie in mostra, somiglianti, seppur scattate a distanza di tempo e da persone diverse, lontane luna dallaltra, in differenti circostanze. Locchio attento, che non si accontenta della spiegazione scaturita dallimpulsivit di un primo pensiero, non pu fare a meno di notare gli indizi che lartista disperde nelle sue opere, e che inducono a pensare che la coincidenza non sia solo frutto del sottile gioco del caso, ma sintomo visibile delle nostre aspettative e paure inconsce. Primo fra tutti luso della Polaroid: non una fotografia tradizionale, ma unistantanea che sospende il tempo e cattura la fugacit di unemozione, non mostra semplicemente le cose come sono o come sono state, ma inspiegabilmente assorbe la sensazione che il fotografo ha provato scattandola. Osservando la studiata composizione delle immagini le nostre certezze vacillano nuovamente : delle tre fotografie una sempre a colori e le altre due in bianco e nero. Non certo il bilanciamento degli equilibri cromatici alla base di questa scelta, ma la volont di mostrare uno stacco tra quello che gi esiste e ci che si deciso di ricreare. Una terza coincidenza artificiale lega e spiega le prime due: ulteriore invito a riflettere sul concetto di casualit e sul potere della suggestione e del ricordo. La terza icona rafforza il senso dinsieme e ingloba le immagini in unaffascinante
Davide Mosconi, Tu le fai uno sberleffo, 1984, trittico dipolaroid,cm61 x 51 cad.

Maria Villa

dialettica tra realt e finzione, gioco e seriet, passato e presente. In mostra anche le opere del ciclo Disegnare laria, ricordo amichevole del medesimo esperimento messo in atto da Bruno Munari in anni precedenti e tentativo ben riuscito di mostrare ci che non si vede attraverso il moto di oggetti diversi gettati in aria ed immortalati in tre differenti scatti nel momento in cui, sconfitti dalla forza di gravit, ritornano verso il suolo in un elegante danza determinata dal caso. La volont di frenare la fugacit di un istante proponendo una nuova e pi giocosa riflessione sulla casualit e sulla fotografia, sono un ottimo pretesto per visitare questa mostra e continuare la riflessione.

Maria Villa (1985) laureanda in Storia dellarte allUniversit Cattolica di Milano. La sua Bote custodisce una calamita.

prendi cura di te stesso


dal 15 ottobre al 7 febbraio 2010 Gilberto Zorio MAMbo - Museo dArte Moderna di Bologna, Via Don Minzoni 14, Bologna www.mambo-bologna.org dal 17 ottobre al 14 febbraio 2010 Gli anni 80. Il trionfo della pittura. Da Schifano a Basquiat Villa Reale, Viale Brianza 2, Monza dal 24 al 25 ottobre Festa del Teatro www.lombardia spettacolo.com dal 22 ottobre al 22 novembre Angels in America (parte II) di Tony Kushner uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani Teatro dellElfo, Via Ciro Menotti 11, Milano www.elfo.org fino al 22 novembre Il coniglio bianco. Fotografie di Albert Watson Forma, Centro Internazionale di Fotografia, Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano www.formafoto.it dal 6 al 16 novembre La nave fantasma di Giovanni Maria Bellu, Renato Sarti e Bebo Storti regia di Renato Sarti Teatro della Cooperativa, via Privata Hermada 9, Milano (Niguarda) dal 16 novembre al 6 dicembre La canzone di Nanda di e con Giulio Casali, regia di Gabriele Vacis Teatro Giorgio Strehler, Largo Greppi, Milano www.piccoloteatro.org fino al 21 novembre Ann Craven, Puff Puff CONDUITS, via Stelvio 66, Milano www.theconduits.com 28 novembre Concerto dei Tortoise Magazzini Generali, via Pietrasanta 14, Milano www.magazzinigenerali.it fino al 20 dicembre Maurizio Nannucci, Something Happened Villa Medicea La Mgia, Via Vecchia Fiorentina - Tronco 63, Quarrata (PT)

OTTOBRE

LA TUA PORZIONE DI STELLE


CINEMA - Helvetica, film-documentario di Gary Hustwit, 2007 - Appuntamento a Belville, film danimazione di Sylvain Chomet, 2003 LIBRI - Milton Glaser, Drawing is thinking, Overlook Hardcover, 2008 - Vitamin D. New Perspectives in Drawing, Phaidon, London 2005 - Bruno Munari, Disegnare un albero, Edizioni Corraini, Milano 2004 - Fernanda Pivano, Cos pi la virt, Rusconi, Milano 1986

NOVEMBRE

MUSICA - La Maison de Mon Rve, CocoRosie, 2004 - A Brief History, Penguin Caf Orchestra, 2001 - TNT, Tortoise, 1998 SCROBBLING: Gianni Moretti Gli artisti Wolfgang Tillmans, Christiane Lhr, il compositore Ezio Bosso, il silenzio, i poeti Emily Dickinson e Eugenio Montale VIAGGIO AL CENTRO DELLARTE: Passariano di Codroipo, Udine Dal 26 settembre al 7 marzo 2010 visita la mostra Let di Courbet e Monet che racconta il rapporto tra la nascita della scuola di Barbizon in Francia e la diffusione del realismo e del naturalismo nei paesi dellEuropa centrale e orientale. Lesposizione divisa in quattro distinti capitoli intitolati: boschi e campagne, citt e villaggi, acque, ritratti e figure e si terr nella splendida Villa Manin a Passariano di Codroipo. www.artemeta.it

DICEMBRE

Quello che per me verit, se a lei non sta bene, pu essere bugia. Insomma, uninvenzione.
Fernanda Pivano, La mia Kasbah, 1988