P. 1
Fisica - Esercizi Svolti Di Fisica 1

Fisica - Esercizi Svolti Di Fisica 1

|Views: 305|Likes:
Published by Luca Scelsi
esercizi fisica
esercizi fisica

More info:

Categories:Book Excerpts
Published by: Luca Scelsi on Sep 23, 2013
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

08/30/2015

pdf

text

original

Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

T R .dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.

g = 9. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . g = 5.8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. ¦ § [ θ = 30 0 .   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at . è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. mostrato in figura.7 m / s 2 tgθ . e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida. Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale.Problema 1 Il sistema. mentre a t è diretta solo orizzontalmente. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro.

Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. d = 4 m. t g = 5. quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: .Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g .7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore.

8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5.2 m.6. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7. e quota iniziale h’0 = 5. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Perciò la nuova quota è h’ = 6. v0 x " ˆ m/s2. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. h = 1 km. Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.08 m/s. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo).4 s.1 m. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. d = 9 km] h d . Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.t= d = 0. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6.9 m.4 s.

per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t.9 m/s.8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14.3 m/s.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. t 2h . Quindi: d = 289. cioè vx = d/t. t1 + t 2 ˆ m / s2 .1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.

Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. . la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. Nella sua formulazione più generale. La prima legge di Newton afferma che. E’ un tipo di forza vincolare. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa.II . Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. ma di verso contrario. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. e quindi vale dv = ma . come sopra. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso.

µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. Forza centripeta. La massa totale dei bambini è M. nota come legge di Hooke. inizialmente ferma.Alcune forze importanti sono: Forza peso. sul suolo coperto di neve. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. T = 140 N. La sua intensità è data da: Fav = − βv . mentre quella della slitta è m. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. è valida per valori di x sufficientemente piccoli. su cui siedono due bambini. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. Il coefficiente di attrito statico è µ S . poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. Non è un’equazione vettoriale. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . N Forza elastica. Questa legge. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Per la forza d'attrito (radente) statico. .

M = 45 kg. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. per cui l’accelerazione è nulla.7 N. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.Mantenendo fisso l’angolo θ .15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. µ S = 0. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. m = 5 kg. Quindi la forza di attrito statico è: . [ θ = 40 0 .6 N < Fas.20. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N.1 N. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425.9 N. µ d = 0.

si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. 2 Soluzione: .2 N > Fas.9 m/s2. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . che si esercita sulla massa m (come in figura 1). 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). [F = 12 N. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. m = 4 kg .3 N. " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. m = 2 kg. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. 1 Fig. F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ).

Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra.34 kg.F21 = 8 N. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore.70 m. [m = 1. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore.70 m. d = 1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. . sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati.F1. quindi ora è F21 = m1a = -8 N.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. occorre una forza maggiore. Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso. La tensione della fune più alta è T1 . la velocità della palla.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe .A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. ) = 1. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . T = 35. ed F12 = .

l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: .V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. invece. b) Q T a) T1 P T1 S I Fc.5.7 N. g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . sottoposta ad un’accelerazione centripeta. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . Si trova dunque il modulo T = 8. Nel riferimento inerziale. . f . f .

m1 = 4 kg. µ S = 0.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura).2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). valida in entrambi i riferimenti.T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg.3. µ d = 0. m2 d m1 F Soluzione: . è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6. a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd .

N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse).4 N.m2 a m1 . Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. quindi diretta verso destra.7 N b) Posto F = 17. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . Problema 5 . sia la forza fittizia . La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 . per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.9 N. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17.7x2 N = 35. 3. la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.

3 rg . a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. Il raggio della curva è r. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio.r = 210 m. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile.

Con questo angolo.3 rg b) Con la pioggia. . che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. la macchina tende a scivolare verso il basso. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. a velocità v < vmax.5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. come illustrato in figura. e la macchina tende a sbandare verso l’alto.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. tende a prevalere la forza centrifuga.

calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: . θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato. uando m=M/2 e θ = 45°.µ s. M.esprimere in funzione di m. necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche.

m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. m1 m3 m2 . m2 = 2 kg. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). [m1 = 10 kg. µ s=0. Problema 7 I corpi di massa m1. m2 ed m3.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Le carrucole e le funi sono ideali.

a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.5 gm1 c) In assenza di attrito. Vale allora: . a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto.Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). siano a1. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.

a2 = -2.7 m/s2.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. Eliminando le tensioni delle corde. m2 ed m3 verso il basso). Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 . si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. riferimento in cui è valido il calcolo precedente. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. ma m3 scende ed m2 sale. a3 = -6.7 m/s2.

8 cm. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. il corpo A (di massa mA). k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: .Nel dispositivo schematizzato in figura. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. [mA = 2 kg. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. la condizione di equilibrio è k x = mBg. d acui: x= mB g = 9. mB = 2 kg. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B . poggiato su un piano orizzontale liscio. ” mB g a) detto x l’allungamento della molla.

t0 = 15’] . v0 = 72 km/h. La perdita è di k litri di acqua al minuto.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. per cui la forza di attrito statico rimane costante. L’autista del camion. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. M = 8000 kg. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. m0 = 32000 kg. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. in funzione dell’allungamento della molla. ignaro della perdita.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. tiene fermo il piede sull’acceleratore. k = 1.2 l/min. senza vento. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N.

Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. . Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. e l’accelerazione è nulla. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. l’autobotte perde.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. anche se il camion perde quantità di moto. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. Prima che si apra la crepa.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte.

La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . per cui inizialmente a(0) = 0. ma è solo la forza fittizia). quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 .Nel riferimento solidale con l’autobotte. . Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. la forza di reazione è verticale. in tale riferimento v = 0. per cui non influenza la componente orizzontale del moto. vale a dire che a rimane nulla. cioè v non cambia. Inoltre. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 .

γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. come l’attrito. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella.Lavoro ed energia. l’energia meccanica totale E. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Conservazione dell’energia. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. si conserva: E = Ec + E p = costante.   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A . Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. Se agiscono anche forze non conservative. entrano in gioco altri tipi di energia. ogni volta che conviene. cosa che non è vera per una forza non conservativa. Quando si includono tutte le forme d’energia. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. 1 . Quando agiscono solo forze conservative.III . con C costante arbitraria.

Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. [AB = BC = l = 2 m. Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. α = 30°.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra).energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. m = 0. g = 9.Forza elastica ( F = −kx ).5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . µ d = 1 .8 m/s2.

8 m/s2. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7.2s.Poichè la velocità nel tratto BC è costante.Innanzi tutto calcoliamo β . la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida.7 J Oppure. W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .6 m/s. coperta di neve.4 s.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4.7 J. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.

98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. Essendo però bucato. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato.[pendenza 1:7. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . µ d=0. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. 4 . µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h.12. m = 300 kg. P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%.

con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. e angolo al centro π/2 + θ .2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. di centro C. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 .F. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  .[m0 = 3.D. U n corpo puntiforme di massa m. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. Calcolare la reazione della guida nel punto D. Determinare la velocità del corpo nei punti B. si trova: 3 W = m0 g h = 1389.E. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che.78 kg. raggio R. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. mentre il tratto BDE è circolare.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.

sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 .A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità.

Il raggio della circonferenza è R.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. nella posizione O. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale.

mB mA 8 . la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. analogo al n° 7 del capitolo II. Ancora una volta. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. Suggerimento: Questo problema. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. e per lo stesso motivo del punto a).

la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. è mBgh.Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. rispetto al suolo.

h* = h. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 . quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo.

m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. ad una nuova posizione di equilibrio (fig.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. 1b). Successivamente. 1c). x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia.0 kg.0 kg. 1a). la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. m2 = 2. x1 = 17 cm. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. La molla è poi rilasciata. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig.

L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0). cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.2 J 2 k  2  k   12 2 2 .2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.

Oppure.IV . L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . nella sua forma più generale.     La seconda legge della dinamica. yCM = ∑m y i i i M . zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . Per un sistema di particelle. zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema.Conservazione della quantità di moto. yi. M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . M yCM = 1 M ∫ ydm . la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: .

Suggerimento: la quantità di moto si conserva. formando un corpo unico. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. l’urto si dice completamente anelastico. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. sicchè si può considerare il sistema isolato. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. Detta vx la componente orizzontale della velocità del . un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. In un’urto. Anche l’energia totale si conserva. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. Invece. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. lanciato dal suolo con una certa angolazione. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato).

Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. senza alcun ancoraggio. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . la quantità di moto totale rimane nulla.proiettile. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. dove si ferma. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. Detto t il tempo di volo.La velocità del frammento che torna indietro. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. rispetto alla banchina. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. è .mvx) = 3 mvx. L = 5 m. nell’istante dell’esplosione. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).

detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. vale: MV + mv = 0 Ma.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina.33 m.67 m.

è Mv = mv0. per il rinculo. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd . per la conservazione della quantità di moto. Trascurando la resistenza dell’aria. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè.

quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg.67 m. mB = 42 kg. Le due slitte. M +m Problema 3 Un bambino.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . µ d=0. in piedi su una slitta A di massa mA. si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. inizialmente ferme. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB .Quindi: x=L m = 1. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. ra slitte e suolo.

.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. F A − FB N − NB = A µ d = 0. nell’ipotesi a B = 2 a A .5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. dalla sommità di una torre di altezza h.9 m/s2 Note le accelerazioni. 1).a CM = da B verso A.

si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): . mentre B era diretta a nord (figura).Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. vL = 90 km/h. α = 30° da est verso nord. Dopo l’urto. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. d = 18.7 m.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. I rilievi della polizia rivelano che. subito prima dell’urto. [mA = 1100 kg. mentre l’energia cinetica no. l’automobile A viaggiava verso est. per cui la quantità di moto si conserva. mB = 1300 kg.  Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. µ d =0.

di massa MA e struttura prismatica.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. mA + mB v’cos α = 32. quella verticale no y . Si supponga che l’urto sia elastico. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 .5 km/h mA vB = diretta verso nord.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. $ % & [MA = 100 kg. h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva.8 m/s = 56. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura.3 m/s = 116. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . v 0 = 5 m/s. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. m A + mB v’sen α = 15. appoggiato su un piano orizzontale liscio. MB = 50 g.

vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.863 θ = 30. per cui. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. Sostituendo la terza equazione nella seconda.3° .' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.

g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Rotazione intorno ad un asse fisso. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Di conseguenza. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ .Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. il momento angolare è: 1 .V . tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa.

Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è.L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. e l'accelerazione è quella angolare. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. quello di massa dal momento d'inerzia. nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ).

Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 . La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Per sistemi più complessi. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. anche se ci sono forze. allora:   L = costante. Rototraslazione senza strisciamento. cioè dL / dt = 0 . Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante.

La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. ma anche i loro punti di applicazione. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali.∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. 4 . Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato.

si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Tc. Quindi: 5 .a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’p.

a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp. l’p. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune.3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. a) nota m1. come illustrato in figura. Tc. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti.

4 m. R2 = 0. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. R1 = 1.2 m. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. si trova: 7 . eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. m3 = 12 kg. [m1 = 24 kg. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze.

01 kg. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. m0 = 0. viene lasciata scendere.2 m. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. r = 2 cm. (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. inizialmente in quiete. T = tensione del filo. [M = 0. m = 1 kg. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.5 kg. α = accelerazione angolare): 8 . R = 0. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. la massa m. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. All’istante t = 0. h = 2 m.

quindi non ne altera la velocità di rotazione. Perciò.5 N per cui il magnetino si è già staccato.5N m0 r 2 + I 9 .9 giri. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.

positivo verso il basso. è inestensibile. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. di massa trascurabile. un cui estremo è fissato A. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. ha costante elastica k. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. la carrucola. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). alla massa m. Il filo che collega la molla. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 .

vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. collegate fra loro a formare una H (figura). per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso.a) All’equilibrio x = 0. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. essendo il corpo omogeneo. che. Detto I il momento d’inerzia.

ω =840 giri/min. di massa M.4 kg. r = 23. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. F = 130. P fermare la ruota. Ad un certo momento.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. qual è il coefficiente d’attrito µ .0 N.0 cm. n = 2. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. per una lievissima perturbazione (vedere figura). Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo.

quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). $ z v’ 13 .tubo. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. In assenza di forze esterne.

ad una distanza d dal suo asse di rotazione. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. La porta. b = 2 m. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. a = 1.5 m. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . v = 30 m/s. m = 50 g. [M = 2 kg. inizialmente ferma. Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. 12 14 .R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. d = 2 1 a .

inizialmente fermo.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. e lo urta in un punto P 15 . Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.

v0 = 30 m/s.2 rad/s Rsinθ b) Notaω .individuato da un angolo θ . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46.Posto che l’urto sia elastico.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . [R = 30 cm. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. θ =60°. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto.

Risolvendo il sistema si ottiene: 17 . Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). c) l’accelerazione angolare del rocchetto.

Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala.2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice. 18 . altrimenti il rocchetto striscerebbe. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). si è usato il teorema di HuygensSteiner. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. mentre Fa è 7 antiparallela a F0 . Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. Inoltre l’attrito è statico. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare.

@ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. 19 .a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. di lunghezza l e massa M.

l = 5 m. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 .8 rad/s2 2 I 2l 20 . 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato.

2 rad/s l2 21 .c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.

superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: .VI .Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.85 ⋅ 10 −12 C2 . Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo.99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8.

il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ . perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. si ottiene invece per integrazione. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. Per un sistema di cariche puntiformi. es. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo.E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Se è noto il potenziale. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale.

y .z). z ) V (x.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.y.z) rappresenta il potenziale in (x. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. Un conduttore. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3. diversamente dalla legge di Coulomb. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 .z) rappresenta la densità di carica.y. I conduttori 1. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0.y. vale anche per campi non statici. V(x.y. j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche.z). può avere una carica solo sulla superficie esterna. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i . se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. z )dτ 2∫ t dove ρ (x. y .

Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione.. .. Indicando con∆ V la differenza di potenziale.. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa).dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica.. c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo.. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + ... + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d . La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x. 2e Vc = 82.x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza.... un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc...5 106 m/s m . qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV.7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico..-.. l = 6 cm.Problema 6 In un tubo catodico.. e/m elettrone = 1.-. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d. a) Nel riferimento della figura. V = 200 V. Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d... fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).... d = 1 cm...

mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1.9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. è praticata una cavità sferica di centro O2. all’interno della quale c’è il vuoto. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. O .θ è circa uguale alla sua tangente. O1 . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . . La componente x è ancora v0.( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV .P 2 .

il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola.R/2. 3 . per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P. vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). ed A. C.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O.ρ ) .ρ . dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante. 0 = ρ +(. le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . a) Per il punto esterno P. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2.

il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. . R O . Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 . C .A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione.Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti.

con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). ove d Problema 10 . pure di carica q. Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. uscente dal vertice carico. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice.

= 1. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . q = 1 µC. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0.3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. 9 @ A p cos α . x0 = 0. e vale: p = qd 3 .73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. 4πε 0 r 2 y . yb = = 2. [d = 10 cm. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q.9 cm: 2 3 .

+σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. -σ su faccia.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. Lo spessore della lastra è d < L. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . la lastra è elettricamente neutra. parallelamente ad esse(figura).

Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.. con velocità iniziale nulla. da quella di carica positiva (figura)... Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca.. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V.. Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.-.-m . mp = 1.C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori).. con velocità iniziale pure nulla. dall’armatura di carica negativa.11 10-31 kg. un protone (massa mp) si stacca.. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d ..... y . d = 4 cm.67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche.e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .. me = 9. L a distanza tra le armature è d... [ ∆ V = 1600 V.

a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . yp = ap = d= d = 22 µm.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. e: ap = per il protone. si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. cioè: t= ap me 1 2d 2d . e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione.

                    Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . (1). per quanto riguarda le equazioni (4). (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro.CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . i = x . z. il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. y . ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i .

conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. ¤ ¤ Dielettrici . Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo.U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . (12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 . Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E .

che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. Per valutare θ nell’ Eq. y. Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. z) con i loro valori in A.3 si faccia attenzione al verso di r . a) F = qE . per il calcolo di R . q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. z). θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. y. qp quella di polarizzazione. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. 0. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. che dipende dalle derivate di E . è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). E⊥ = 0 . È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. quindi θ = π . posto nel punto A=(a. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . 0).

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

6

1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume.    ! ! " " " # Commenti. Per la prima parte. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . Il primo controllo è stato fatto. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. σ = + P sulla base a destra. $ % $ & 7 . b) P = axx dove a è una costante. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. che non sono affatto intuitive. può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. quindi: p = P⋅S . " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo.Problema 4 In un cilindro sottile. dove σ = P ( ) = a . Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a).     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). di lunghezza e sezione S. σ = − P sulla base a sinistra.

la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio.3) Le polarizzazioni qui considerate. Risulta quindi σ S = 2εo ES . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). per motivi di simmetria. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. cioè E concorde con n ). il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . costituito da un materiale conduttore). pensando che. di spessore trascurabile. sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . in particolare la polarizzazione uniforme. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n .

D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E .D =σ /2. Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . I vettori D . 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. E = σ . E . Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . risulta: σ E= n. P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . Detta σ la densità su ciascuna superficie. la carica è equidistribuita sulle due superfici. εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. 2 2 2 Suggerimento. 2ε o ε r Commenti. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. P in un generico punto esterno alla sfera. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . E . omogeneo ed isotropo. La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative).

y. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . se ci allontaniamo dal conduttore. o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. Problema 5. commento 2). ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti.b) Sulla superficie del dielettrico. coincidente con quella della sfera conduttrice. ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 . il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera.

con le basi parallele alla superficie.curvatura della superficie. 9 9 11 . o. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. più intuitivamente. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura.

p.) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q. se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre.d. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. q la loro carica. ¤ ¤ Commento. v la loro velocità media (o di deriva). Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla.e. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q .CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t. si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. ¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.. ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4).m. (7) 1 .

S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. Equazione delle maglie: Per un circuito con una f..m. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.. ¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo. § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +. ai capi dell’utilizzatore.p. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. . .Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj.d. (15) 2 .e.

In questo volume sono presenti 6. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni. 3 .5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 .02 10 23 /mole. quindi la 8.a.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. − ne (il segno . g V = = 7. In altri conduttori (ad es. come tutti i metalli buoni conduttori. n il numero di elettroni per unità di volume. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). una mole di rame pesa 63.02 10 23 atomi.indica che v d è opposto a j ). densità del rame ρ = 8. i = 30 A .] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S.89 g / cm 3 .843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 .Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i.4 ⋅ 10 − 4 m / s .I. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.5 g ed occupa quindi un volume: 635 . si calcoli la sua velocità di deriva.). g / mole ). benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). numero atomico del rame 63. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm.5 u. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6.14cm 3 . b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. [ S = 5 mm 2 . vd =   Commenti. È per questo motivo che il rame. segue la legge di Ohm. −6 5 ⋅ 10 m j = −4. 3 7.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m .

  Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu .e.p. si calcoli la f.p.p. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.m. ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i .Problema 2 Si ricavi la d. c) la d.d. che vengono utilizzati per ottenere d. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. [ = 12V . 2Ω r 12V = 1V .d. V ai morsetti della pila.m. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 . comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. .  4 . Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.d. R = 22Ω .e. Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω . della pila.

2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. V. V = − ri = r+R   i= Commenti.e.e. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. si ricorra alla sua equazione di definizione. è invece molto facile calcolare la f. quindi: V = Vac = Ri o anche R .m. ⋅ 10 −19 J . V → .m. in base alla sua definizione. = = 109 2 ⋅ 16 .e. 1) Al tendere della corrente a 0.d.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti.Suggerimenti.m. Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto).  Soluzione: 5 . r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. Per il calcolo della f. ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . risulta     . di un generatore può quindi anche essere definita come d. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. La f.p.

    I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 .m. La caduta su r si somma ad . il generatore si ricarica.e. diventando endoenergetica.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. Nel secondo quadrante è i < 0 . Se la reazione chimica si inverte. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. le polarità ai morsetti sono invertite. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). sicchè V > . Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. maggior in opposizione).La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. e la corrente di corto circuito vale / r . Si ottiene i = 0 a circuito aperto.

Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0.e. Ω ciascuna. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i .      L’equazione. Le ultime due cifre sono state omesse Commenti.05Ω . Suggerimento.La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. P = 2 / 2r = 11 W . Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 . si 2 ottiene R = 2r = 0. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. Si proceda come per il Problema 3. domanda (b). la corrente in R è 2i. W .Si hanno due pile da 1.m.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 .m.m.  . e resistenza interna di 01 .5 V di f. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. supponendo e R costanti. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). P = / 2r = 11 W . divisa per 4. con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.e. 2 e resistenza interna 2r). e resistenza interna r / 2.e.2Ω . da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f.

quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . Ω. Figura a Figura b Soluzione: 8 . con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. risulta dunque E ⋅ d = E d . di lunghezza d e verso concorde con E . Si ricavi R. R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante). indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a).b) Se il filamento è lungo 10 cm. Detto d un elemento di filo.

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

9

del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

10

11

2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). n il versore normale al piano.    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. In assenza di altre forze. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. e l’accelerazione è centripeta. (Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v .CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira.   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ . ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . ¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. Legge di Biot. (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). orientata con 1 . cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS .

diretto lungo l’asse. B/ / e B⊥ di B. eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. T = 01 . modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza.  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . all’interno è uniforme. All’esterno il campo B è nullo. Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . 2 . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ).     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ .36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ .         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico.59 ⋅ 10 6 m / s . dove θ è l’angolo fra v e B : mv . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o .

 Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. B⊥ = qro x o mv per x > x o . contenente la traiettoria.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. y). 3 . cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. si può concludere che questa componente è nulla. y è nulla per x < 0 . l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. r = ∞ ). Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). y). Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / .

parallelamente al vettore B . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ .Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . z ortogonale a B . 4 . La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. si calcoli il passo dell’elica. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / .     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. nel caso c). il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. b) parallela a B .     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. r= qB e con generatrici parallele a B . c) obliqua. cioè un’elica. c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso.

ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. Vo fra F e M. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y .d.p.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . si ottiene il raggio di curvatura       5 . la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . che incurva verso l’alto la traiettoria. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). c) Si calcolino le coordinate (y. b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz .

mv . da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. di cui il segmento OP è un diametro. In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. si deduce: e e v2 . la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone).  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . eB La traiettoria è una semicirconferenza. su di una circonferenza di raggio r. che viene percorsa nel tempo t = π r / v . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB.   6 . quindi r = y/2 . Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. da cui v = . me 2 eB ± e B + πεo r 3 . con risultante nulla. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). La proiezione della traiettoria sul piano (x.

# 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. ma non difficile. Suggerimento. in modo che i risulti positiva. è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. Per calcolare il campo B nel punto P. 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . r = a / sin θ . ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. 7 . dato dall’equazione (4). Per l’integrazione fra x1 e x 2 . x = a tan θ . Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r .Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P.

. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 . perché è ortogonale a d . si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. con velocità di deriva v d parallela a d . la presenza di questa forza risulta evidente. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . non comparirebbe il segno -). Se il campo magnetico è stazionario. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * . Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito.   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente.m.e.m. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2).e.

indotta.m. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. che sono conservativi.§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. ogni variazione di i produce nel circuito una f. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. di (6) = −L . attraverso γ 2 .e.2 / i1 = Φ 2 . non conservativi. Se L è costante nel tempo. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f.m. § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici.m.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1.2 è il flusso magnetico.1 ). per i campi indotti.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. § © Se M ≠ 0 . con la convenzione già citate. indotta si oppone alla causa che la produce.2 Φ 2 . Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ .e. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. Auto e mutua induzione. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. L’uguaglianza Φ 1. Energia del campo magnetico. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 . anche se esterne al conduttore. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .e. § Legge di Lenz. i due circuiti sono accoppiati induttivamente.

indotta nella spira. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab.m.   Orientata la spira in verso orario.1) oppure l’Eq. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira.2. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 .e. Risulta quindi Φ = B S . Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS . Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 . L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li . dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira.   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. si muove con velocità costante v . di lunghezza d. Si calcoli la f. orientando la spira nel verso orario. quindi     t>0 vt 3 a b t=0 .dove dU B è l’energia presente nel volume dv. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .

Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e.e. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. dove il vettore v × B ha modulo vB. risulta positiva. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. risulta: vBd a) i= = (verso orario). Scegliendo sulla spira il verso orario. d risulta parallelo e concorde con v × B .em. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.e. Il flusso di B . quindi:         = ∫v × B⋅d . se la corrente ha verso orario. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1.  Soluzione: Calcolata la f.m.m. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario).     = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . 2.   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). dt La f. che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 . supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv .     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. La forza applicata dal campo B al lato mobile. (senza preoccuparsi dei segni).

negativa per o < vBd . La f.e. indotta è già stata calcolata. negativa. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 .e. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . sicché la f. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto.m.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . o di segno opposto alla f. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . positiva per o > vBd . la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra.m.e.    Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . o risulti positiva.m. i= o R b) Scelto il verso antiorario. in accordo con la legge di Lenz.m. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f.e. si deduce che: per o = 0 . Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. indotta.    Suggerimento. Si orienti il circuito in verso antiorario. d × B è verticale e diretto verso l’alto. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. supponendo costante la resistenza R del circuito. Si calcoli: a) la corrente indotta. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 . Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto.

risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. d). cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. v. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. F diminuisce e si annulla per o = vBd . Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale.0 0 Aumentando o. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. 2 1 1 2 2 1 Commenti. Per o > vBd . su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. Consideriamo il bilancio energetico. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. B. Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R.

in cui vale = − aBv . Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . indotta nella spira. 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig.m. dove t o = a / v .a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 .a.e. 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . b) la f. c) la corrente i(t) nella spira.

Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra.e. orientando la spira in verso orario. perché v × B è verticale. la corrente circola nel verso orario prescelto. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva.m. 9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 . 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − .Problema 6 Si calcoli la f. in funzione della distanza x1 (vedi Figura). indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a .

B = 0. [ r = 20 cm (=AO). B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare.Calcolare la f. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. ϕ o = π / 6 . indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to.e.1T ].m. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . perpendicolare al piano di figura ed entrante. in presenza di un campo magnetico B uniforme.e. ω = 20rad / s . la corrente indotta circola in senso antiorario. perch’e il campo magnetico non è stazionario. b) si dica per quale valore di ϕ la f.m. 2. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. Poiché i (t ) = o t . risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. intorno ad un asse passante per O. C B B D C O E r B ϕ A 9 .

dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . trascurando l’autoinduzione. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t .e. R 10 . G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira.  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. risulta massima in valore massimo è: = 2. ovvero per ϕ = 0 .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. I I Q =− dΦ = ABω sin ω t .1V . Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. dt i= AB ω sin ωt . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS.m. Suggerimento. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira.

Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. figura). [ ρ = 1.56 ⋅ 10 −8 Ωm . δ = 8. a = 10 −2 m .A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . Si calcoli la velocità v . il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. dt dt dt U V V V V W 11 .96 Kg m −3 . dove ω è il versore di ω . che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. lati a e b. R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . in accordo con il principio di conservazione dell’energia. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE.8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. b = 2 ⋅ 10 −2 m . la spira cade con moto uniforme. n × B è parallelo ad ω . trascurando l’attrito dell’aria. B = 0. = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari.

l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A . Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. È importante numerare opportunamente i due circuiti. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale.` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo.71 ⋅ 10 −5 m / s . dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. Soluzione: 12 . Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta.

paralleli e distanti d. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z.m.e. t 0 ). h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. 13 . I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. indotta nella spira. B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. t 0 ). con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi.ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . nel loro piano. b) la f.

perché B dipende da x). Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. dove ha modulo: 14 . i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. c) capacità. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. Orientando la spira in senso antiorario. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). b) induttanza. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. per simmetria. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. y) contente la spira.

Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. sono uno interno all’altro e coassiali. il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. C= r2 ln r1 s 1 2 Li . che fornisce: 2 Commenti. avente volume π (r22 − r12 ) .B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. r Suggerimento. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). c Problema 14 Due solenoidi. (Si trascuri l’effetto dei bordi. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno.

i U1 − U 2 = u u v u u 16 . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) . B2 = µo n2 i .1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) .

La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o .2. 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . z.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .1). £ £ £ Commento. Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme.3 a pag. £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . Ri = µ ⋅ grad Bi . 4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. µo 2 µ cosθ . y .1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. commenti 1. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . i = x .

sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. con q m = MS . esiste però un secondo metodo. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato.qm sulle due basi. 1). ©  dove è la lunghezza del cilindro. ed ha intensità totale i m = M . il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. considerando un magnete infinitamente lungo. con M diretto lungo l’asse. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. ortogonalemente ad M . ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. è ortogonale ad M . Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. i è la corrente in ogni spira). basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . supposte circolari e contigue. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. n = N / . con corrente totale Ni uguale ad i m = M .1. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 . Ad es. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. e quindi con:    (N è il numero totale di spire. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. possiede cariche magnetiche +qm e . In particolare. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. Cap. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2.    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. In particolare. ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse.

Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . dove χ m è detta suscettività magnetica. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale.     Problema 1 Due molecole. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. La dissimetria formale. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. p = p D = 3. Soluzione 3 .  µ = µ B = 9. poste a distanza d.    Suggerimento. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. almeno formalmente. anziché dipoli magnetici.3 ⋅ 10 −24 J / T . pD prende il nome di Debye).5 nm . pensando appunto alla relazione (11).dove:  B . fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. e chiamato semplicemente campo magnetico. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi.

3 ⋅ 10 −30 )2 9 . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. T la temperatura assoluta. dove kB è la costante di Boltzmann. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p .        4 . costituita da un sottile filo di materiale isolante. rovesciando il verso del dipolo.8 ⋅ 10 − 25 J . a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 .a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . ⋅ 10 − 21 J . b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira.5 ⋅ 10 ) (3.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. l’energia diventa + µ B . A temperatura ambiente. di sezione A. si crea una corrente elettrica. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . con modulo µ 2µ B= o 3 . Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . −9 3 (0.

Integrando questa espressione. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). si ottiene: j = ρq v . i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . ! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. ρq µ q = = . con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . la corrente. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L .     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. per quanto riguarda gli effetti magnetici. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. verso opposto se negativa. Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 .   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. " " 5 . quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione.2. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva.

Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. formi un angolo θ con l’asse z. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine. permette di ricavare µ B ). che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . di modulo µ B . instabile l’altra. B y = by. % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. dove b è una costante. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). il vettore B è uguale a Bo z . supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). qui non richiesto. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. Bz = Bo − 2bz . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 .Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme.

( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). più precisamente tende a diminuire θ . La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . con θ costante (moto di precessione). In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . L z di µ e L sono quantizzate. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. 2 2 2 2 7 . Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0.( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione.

In presenza di mezzi materiali. è la corrente di spostamento is. Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . ρ P = − divP . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . £ £ £ 1 . ¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  . E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . divB = 0 . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione.1b. £ (3c) dove j m = rotM .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . Nel vuoto possono essere così scritte. £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . oppure le loro derivate. (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P . ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o . £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ .

scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. ¥ ¥ ¥ Suggerimento. (4a) rotE = − ∂t ∂D . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B . si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). come Σ γ una superficie. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . (4d) divB = 0 . ¥ 2 . scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. con contorno γ .Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. tale che sia possibile calcolare il flusso di E . Per la domanda c). b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante.

per simmetria. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. lasciando invariato il senso di percorso su γ . ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. poiché B ⋅ d = Bd . dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. che è tagliata in due parti uguali da γ . ma al secondo membro dell’Eq. Il secondo membro dell’Eq. il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . ¨ ¨ 3 . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). Scelta la parte superiore come Σ γ . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). 0 t b) Per la legge di Gauss. Il vettore B è parallelo a d .(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . Il flusso di E cambia segno. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . con B costante su γ . e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. dobbiamo orientare dS verso l’interno. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente.(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. passante per P. e crea un campo E con simmetria sferica. che ora taglia Σ γ .

c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. si considera la linea di flusso passante per P del campo. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. b) un lungo solenoide. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. moltiplicando per l’area π r 2 . quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale.

Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.Commenti. 5 .

(5’) T Velocità di fase. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. k = 2π / λ . (7) dk Commento. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T .t). 5 e 6 si deduce λ v= . circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. t ) = a ( x . in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. 5 continua a valere. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . Eq. mentre non f ( x . =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . per t prefissato. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. Nella trasmissione dei segnali. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . t ) = f o sin( kx − ω t ) . onda stazionaria (4) ω / k = v. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. La funzione a(x. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. l’Eq. Se il mezzo è dispersivo. t ) sin(k o x − ω o t ) . onda progressiva (3) f ( x .t). Soluzione generale: f ( x. e può modificarsi anche il suo inviluppo. (6. 5’) ed è detta velocità di fase. l’informazione è contenuta nella funzione a(x.6’) Dalle Eq. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. (8) 1 . ma ω non è più proporzionale a k. mezzi dispersivi.

cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . L’impostazione del calcolo è la stessa. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . dove u è la densità di energia. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica.esistono restrizioni di questo tipo per v. ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . Per definire u ed I. v ( ) 2 . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. t ) . che è uguale al prodotto uv. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. perché µ ≅ µo . t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. ρ (r . si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . a causa della forte attenuazione dell’onda. t ) è una densità media. Ricordando che i = dq / dt . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. cioè del flusso di carica elettrica. mediata su volumi grandi su scala microscopica. In altri termini . Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. Per l’energia dell’onda. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt.     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. le superfici normali fronti d’onda. dove h è la costante di Planck. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. Le linee di flusso di v sono detti raggi. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica.

i vettori v .17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. Flusso di energia: con riferimento alla figura.¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. esercitando una forza F sul corpo. e la sua quantità di moto. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× . dove Eo è il valore di picco di E(t). E 2 = E o2 / 2 . possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . riscaldando il corpo.

dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v .dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. Se l’onda è completamente assorbita. v Se l’onda è riflessa. yo è l’ampiezza di oscillazione. ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. 3) della particella. posto a distanza r >> λ . Nel vuoto µo . genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . (21) dove b è una costante. 2. (21’) b= 32π 2 c 4 . massima in direzione ortogonale. ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). L’intensità in un punto P. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) .

Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . il vettore E è ortogonale a z. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica.(22). Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. ad es. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico.        I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . con piani di polarizzazione contenenti p . nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. con polarizzazione rispettivamente ellittica. ed annulla completamente la corrispondente   5 . Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . ciascuno dei quali è associato ad un fotone. in un generico punto. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. rettilinea (o lineare) e circolare. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita.

= +v .1) f p( x . R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . 3. e l’onda polarizzata ortogonalmente.(1. (1. la cui direzione definisce l’asse della lamina. lasciando invariata la componente ortogonale. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. detta asse della lamina. ad es. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . ma ora ∂p ∂q = −v . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. Suggerimento. 2. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . ortogonali tra loro. perché le riflettanze R// e R⊥ . t ). definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . componente del campo E dell’onda. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 . ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . q ( x . con asse nel piano della lamina. agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse.

e: k dk < c. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf .1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p . p=h/λ. Soluzione a) La velocità di fase è c. la velocità di gruppo dω vg = = c. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert.01 c . Commenti.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 . mostrando che v ⋅ v g = c 2 .(2. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera.(2. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. in versi opposti. la relazione di dispersione ω = c k . detta frequenza di plasma. Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x.1). Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. dk b) 2 / k2 > c. v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. Per calcolare vg nel quesito b). conviene differenziare l’Eq. Risulta quindi dimostrato che f ( x . Suggerimento. = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2.

81 m / s è l’accelerazione di gravitá. Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . mentre vg<c. 0. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo .072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. p con h / λ ≡ k . 2m 2π ω 1 h p u = k= = . questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. Da cui: 8 . dk 2m 2π m 2π m v g = v .81 −1 = m = 369 m −1 . dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . ρ 2 dove g = 9. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. b) Si noti che v>c. T = 0. In effetti le uniche onde Commenti. non con v). per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari).072 N / m è la tensione superficiale. ko Per k << k o . completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. quindi: ω ≅ gk . diventa dominante il ko = termine gravitazionale. a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità.017 m . si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k .

v g = 2. Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k. Per λ1 = 100λo . v = 163 . v g = 0. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. quindi ω ≅ 3 T 2 k . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . y ( L. m = 5 g . Per k >> k o . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. t ) = 0 . t) le condizioni al contorno: y (0. Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . m / s .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. [ T = 100 N . 2.v= ω = k gk = k g . …. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 .81 m / s . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. lunghezza L e viene tesa con una forza T.07 m / s . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . v = 313 m / s . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . 2 L 2 ML 9 . t ) = 0 . L = 50 cm . vg = k = k. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . diventa dominante il termine di tensione superficiale. 3.

t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . 10 . di massa dm = ( M / L )dx . si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda.t) con cui oscilla un generico punto della corda.40 m . Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. 4 o a) u( x . che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). La corda possiede anche energia potenziale elastica. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. cioè la corda è indeformata).max = y ω . Per rispondere al quesito b). e la si integri.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. c) il massimo valore di Uc(t). si consideri la soluzione y ( x .max. perché l’energia totale si conserva. ed è uguale a Uc. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. Suggerimento.b) λs = vs = 3. t ) = Commento. nell’istante t. Non si confonda la velocità u(x. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. Si ottiene: M 2 2 U c . b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . ad es. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante.

Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. = 75 s −1 . L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. elettroni in un atomo).a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. v f1 = = 50 s −1 . supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. trasformando l’antinodo in nodo. c) l’intensità dell’onda. b) la densità media di energia dell’onda. 11 . f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . riceveva così una spiegazione del tutto naturale. 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. quesito a). Si risponda prima al quesito b). Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). [lunghezza della canna L = 3 m . f2 = 4L 4L b) Commenti. che però rimangono quantizzate. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . Soluzione k1 L = π . dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. sperimentalmente ben verificata. quindi: π 3π k1 L = . k 2 L = 2π . k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . si dice che questa entra in risonanza. Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. d) il massimo spostamento so. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. cioè possono assumere solo valori discreti. indicando con v la sua velocità di fase. supposta nota l’intensità dell’onda.

1) Imin è detta soglia di udibilità. kg / m 3 . so = 10 −5 m . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . 2 −12 I min = 10 W / m . so = 10 −11 m . può ancora essere percepito come suono. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. [ A = 5 m2 . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . irradiando uniformemente in tutte le direzioni. Imax soglia del dolore. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. dt Commenti. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . inferiore alle dimensioni atomiche. so = ω ρv per I=Imin. ds(t ) = so ω cos ω t . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω . r = 3 m ] 12 . b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . il suo valore massimo è so ω . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. v = 340 m / s . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare.[frequenza densità f = 1000 s −1 . per I=Imax.

⋅ 1011 m ] Suggerimento.  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . quesito b). la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. dt b) Per calcolare Po. Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . Su questa superficie I è costante. costante gravitazionale G = 6. 3 d d dp I 2 2 13 . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente.   Commento. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. supponendo nota la densità ρ della particella. v è parallelo a dA . supposta perfettamente assorbente. il Problema precedente.    [ I T = 1380 W / m 2 . quindi 2 d  I =  T  IT . c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale.Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . posta a distanza dT dal Sole. ρ = 10 3 kg / m 3 . quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. d T = 159 . massa del Sole M = 199 .67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 . ⋅ 10 30 kg . Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d.

Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. perfettamente riflettente. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. i − r è ortogonale alla superficie. dt c c    Commento. indicando con I l’intensità dell’onda. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . esattamente come per una vela investita dal vento. non attratte. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. Il doppio aspetto. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda.7 ⋅ 10 −8 m . Commento. di area A. di superficie perfettamente riflettente. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie).2 3d T IT 1 F . Il caso qui considerato. Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. 14 . la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es.

a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p.            c) il rapporto dU / dp B .   dU  µ q2 E 2 E = = = v. mettendole in oscillazione. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. Si noti che si tratta di un caso limite. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. quantità di moto hf/c. e di eventuali forze elastiche. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). c) dove v è la velocità dell’onda. Nella trattazione corpuscolare.     15 . cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE .     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . e si ponga v d = µ qE . scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . che coincide con il lavoro della forza FE .         dp B = FB dt .corpuscolare e ondulatorio. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. Se si tiene conto della massa delle particelle. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. 2 dp µ q EB B Commenti. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato.    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . energia hf.

2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. di lunghezza L << λ . figura). b) Il calcolo è del tutto analogo. Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. 16 . per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. In ricezione. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v.(21). La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . si consideri attentamente l’Eq. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. ad eccezione di θ . assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . Commenti. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. detto di reciprocità. Per l’antenna trasmittente. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. Suggerimento. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 .

in accordo con la legge di Malus. Problema 15 17 . Per N =10. Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . π . Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. cioè agisce come un rotatore. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. Commento. 4 N f = 0. 1 f = . 4 π . Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. ! Commento. quindi I = I o cos 4 θ . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. ed esce con intensità Io.Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. con assi paralleli. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ .78 . in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. che non altera il suo stato di polarizzazione. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo.

per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. α è detto angolo di diffusione. Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. " Commenti. In fotografia. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. e I / / = a sin 2 α . c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. dove a è una costante. con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. I ⊥ = a . " Suggerimento. delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster).(21). nota la riflettanza R⊥ = 015 .Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. Soluzione 18 . Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. ad eccezione di θ . Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). mettendone in oscillazione gli elettroni.

lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. dove a e b sono due costanti. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. perchè l’energia si conserva. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. E y = b sin ω t .074 . Commento. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente.7225 . esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . si deduce: 19 . e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . ciascuno con intensità Io/2. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. quindi: I // = Io / 2 . tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . dove θt è l’angolo di rifrazione. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . la correzione è comunque piccola. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. valide in generale. Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t .

(ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase.y) che giace nel I e III quadrante. Il prodotto nd è detto cammino ottico. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). a) E y = ± E o cos ω t . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. E x = a sin(ω t − k o z ) . v o c / no k e = ne k . la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo.k= b) ω . E y = b sin(ω t − k e z ) . Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . E y = E o sin(ω t + δ ) . Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. ω ω = = no k . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . dove δ è lo sfasamento. La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . δ = ±π / 2 . Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . Commenti. Per individuare il senso di rotazione. Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. all’uscita sono sfasate. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. $ $ $ 20 . Per t=0. possiamo porre: E x = E o sin ω t . Ex=0.

b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . la stessa direzione del fascio. Il vettore E è ruotato. & ' 21 . con rotazione oraria per Ey= +Eo. antioraria per Ey= -Eo. % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. Un fotone ha energia hω / 2π .Per t positivo e molto piccolo. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. Commento. Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. la cui equazione è y = -x. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Ex è positivo.

cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . possono essere calcolati mediante le Eq. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. nei problemi proposti. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . ed inferiore a 20000 s -1. Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . oppure geometricamente. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. 2 2 φ = 1 ). con ricevitore fisso. ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). (1) δ = φ2 − φ1 .1. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . Ad es. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . 2. 1 . In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. 2 è il campo elettrico. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1.1. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. L’ampiezza a che compare nelle Eq.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa.

occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. frequenze fo e f = f o + f 1 .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . Se f1 < 20 s -1. (6) Criterio di Rayleigh. d la sua larghezza. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. sia incidenti che rifratti. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. per i raggi riflessi. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. 2 . λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. con f 1 << f o .

si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . con D>d.3. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo.1) d = mλ . e quindi. f 1 = 0. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. 1’. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. m = 0. quando (2. 3 . [ ] Commenti. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. per l’Eq. il ricevitore è posto in x =D. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. Se f1 è maggiore di 20 s -1. [f = 680 s -1. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. di frequenza f. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. sono poste nei punti x = 0 e x = d.5 m . L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde).1’.[ f o = 680 s −1 . ± 1. velocità del suono vs=340 m/s. Si ha un massimo per t = 0. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) .5 s −1 ] Suggerimento. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. Si utilizzino le Eq. sicché risulti d = vt. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . e può essere utilizzato per accordare lo strumento. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . δ (t ) = 2π f 1 t . 1 ed 1’. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità.

La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ .(2. le Galassie si allontanano. diminuisce nel caso opposto. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli.1). 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. D = 40 cm] 4 . I’(y) quella con la seconda sorgente.5 µm . da sola.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. in accordo con la teoria della relatività. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. Commenti. distanza fra le fenditure d = 20 µm . posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente.5 m / 1m s −1 = 2 s .

Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . se sono presenti entrambe le sorgenti. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. cioè per y ' = 0. θo = 0. e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . 5 . Commenti. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . c) I per δ = π e δ = 2π . lo schermo appare uniformemente illuminato. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. y o = 0 . θ1 = sin −1   ≅ 0. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0.5 cm . con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure.025 rad . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. ed utilizzando il metodo dei fasori. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. Detta I l’intensità risultante. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ). b) il minimo valore di δ per cui I = 0. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm .5 considerato nel commento 1. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). Nel caso qui considerato.

Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. δ = 2π / 3 . a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. 6 . d) Il diagramma è periodico. con periodo δ = 2π . I = I1. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1.

scala Celsius (5) TC = T − 27315 . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 .CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. n è il numero di moli. Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . K lim ptr → 0 C' = c= dQ . (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. K. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. (T2 > T1 ) . dT (1) (2) (3) 1 dQ .

n=1] Soluzione 2 . aumenta in caso contrario. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. (14) (13) γ = C p / CV . Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . a pressione costante C P = CV + R . m è la massa della molecola. 5 o 7 per quelli biatomici). [T=300 K. R è la costante universale dei gas. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1).

l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . t = 10 ore. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. 2 1 dU 5 CV = = R = 20.77 J / K . 2 per il calcolo della velocità media. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. 1 3 ponendo mv 2 = k B T .002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. nell’atmosfera è praticamente assente. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. l’argon è relativamente abbondante (~1%). al contrario. 0. θ = 60 . La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. che è l’elemento più abbondante nell’universo. S = 800 W / m 2 s . L’aumento di temperatura è 3 . n dT 2 C P = CV + R = 29. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. [h =1 m. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. Commento.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s.5 nRT = 6232 J . η = 0. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11.035 ⋅ 10 − 20 J . occorre considerare la sola energia traslazionale.1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t.08 J / K . la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . dove m è la massa di una singola molecola. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. v qm = 432 m / s per Ar. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole.2 km/s).

f = 5. ρ = 13 .6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. dove T è la temperatura assoluta). perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. [ V = 60 m 3 . si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione. P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . ∆T = 15K . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. dove Pt è l’energia fornita alla stufa.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 .5 ⋅ 3. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. ∆T = = 0.3 min Commento. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. ρ = 10 3 kg / m 3 . Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. kg / m 3 .⋅η = . M = 28 g / mole.34 K . b) le energie interne iniziale e finale. n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. C’= nCV la capacità termica del gas. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . 4 . nota quella iniziale Ti.

V f = RT f / p f = 0.0382 m 3 .0233 m 3 . U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i . kJ . 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi.. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. La trasformazione è adiabatica. γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. L = U f − U i = −104 Commenti. [Ti = 280 K. kJ . p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: .78 kJ .82 = 230 K . 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0. È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). U f = 4. quindi ∆Eint = −104 . kJ . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV .c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . supponendo nota la sua pressione iniziale pi. 5 . Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . quindi: .

per il primo principio della termodinamica. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. Commento. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . ciascuna con volume V. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. e che i gas siano diversi. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente.Soluzione La temperatura finale è To. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. Ricordando che dQ = mcdT . e 1 RT dQ dL 1 dV . R = 115 . inizialmente contenuto in una delle due parti. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. 6 . Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. b) si effettui l’analogo calcolo. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. La variazione di entropia del secondo gas è identica. quindi ∆S = 2 R ln 2 . Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). ed hanno quindi la stessa temperatura.

dm. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. vaporizzazione adiabatica di un liquido. Soluzione 7 . c = 4 Jg −1 K −1 . smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. Ti = 4. Si indichi con K il valore di vaporizzazione.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. b) uguale ad aT 3. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura).84 kg . dT sono tutti negativi). ) = 0. [ K = 23 Jg −1 . dove a è una costante. )] = 1 kg exp(−0174 Commento..5 K. mi = 1 kg . si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. Tf = 3. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. . con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. se ne abbassa la temperatura.

che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. b) la pressione p del gas. .m. si calcolino le variazioni di temperatura. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). Detta Ti la temperatura iniziale. T na 3 T f − Ti 3 . energia interna ed entropia in un processo adiabatico. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. ¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). supponendo costante: a) il volume V del gas.e. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. e fornisce S (T ) = na 3 T . Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0.

supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. la variazione di temperatura è ∆U It . ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . con p costante. ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . scambiando calore con l’ambiente esterno. [ T2 = 2T1 = 600 K . si ottiene It ∆T = . a tempratura T1. C = 108 J / K ] 9 . T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . si ottiene pdV = nRdT . ed integrando. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. a) La variazione di energia interna è ∆U = It .Le = I t . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. Ricordando che CV+R = Cp.

e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J .Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando). Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. T  2 T2   T2 10 .

R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . e quindi alla (1). sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  . Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . dove c è un cursore mobile. (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. (2) R1i ' = R2 i '' . R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura.

causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . che è tanto maggiore quanto minore è Rx. . È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. che Rx sia circa uguale a Ro . In ogni misura. α = 0.¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino.). si ricava t dall’equazione (5). effetto della resistenza dei fili di collegamento. (3) Calcolo dell’errore. per l’equazione (1). un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). Per questo motivo. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. Misurata R(t) con il metodo del ponte. la stima dell’errore è sempre molto delicata. rispettando i colori delle boccole). Ro = 100 Ω . cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. poiché 1 + 2 è fissato. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. ….39 Ω / ° C . e controllare le misure effettuate con il ponte. in particolare nelle misure indirette. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. ed una resistenza variabile. che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro.

(1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. X (ω ) = ωL − . Variando ω con m prefissato. descrive il regime transitorio. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. X(ω) la sua reattanza. La prima. tendente a zero per t → ∞ . l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . tan φ (ω ) = . 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. I fenomeni di £ £ . la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. Rimane solo la soluzione particolare. (4. (3. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato.

cioè della funzione: 1 1 1 . ¥ ¥ ¥ è massima. l’equazione (1) è del tutto equivalente.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . X ( ω ) = ω L − . dal punto di vista analitico. ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. Studio della curva di risonanza. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . ed uguale a 1/R.. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . Ad es. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. per ω = ω o . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico.

§ 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . mediante la relazione (9). . e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. (11) Soluzione dell’equazione (1). infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . con R sostituito da R 3 . Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . c) Si misuri L supposto noto R. È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) .La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. utilizzando la relazione (5). in accordo con la (3’). A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). (9) Commenti.

Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . Per ω ' = 0 . Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. derivando q(t) si ricava poi i(t). (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. dove 2 . e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. (t ) = m cos(ω t + φ ) .

La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). è la legge di Bragg. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. 1) L’Eq. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . montati su un goniometro. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente.. proiettandoli su un foglio o sul muro. cioè l’equivalente dell’Eq. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. ± 2. ovviamente più complessa. Nota a e misurato θm . . m = 0. Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. il portacampioni (Pc). ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. che possono essere assimilate a fenditure. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. 7 . ∂ θm m Osservazioni. Con due reticoli di diffrazione vicini. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli).(1). Per la luce in uscita.. . diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). (1) dove a è la costante del reticolo. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. . L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. ± 1. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. La condizione di massimo. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. si ricava λ .

dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. messi in oscillazione dal fascio diretto. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. oltre che dall’angolo di incidenza. Nella diffusione. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. che come analizzatore. ponendolo sul cammino del fascio incidente. l’intensità trasmessa si riduce. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. variando l’angolo visuale. per cui R//=0. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . b) Polarizzazione per diffusione. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. c) Legge di Malus.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. e che esiste un particolare angolo. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). 8 . La riflettanza. detto di Brewster. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. inserendolo sul cammino del fascio riflesso.

Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. che è uguale a tan θB .Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. a meno di multipli di π . 9 . 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. il fascio in uscita si spegne. si cerchino le possibili cause di errore. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione.

) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. La direzione di B è invece perfettamente definita. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. B/ / . è naturale considerare la prima come causa. o un campo . che è stato così formulato da P. vettori.. Consideriamo ad es. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. . mentre B è uno pseudovettore.) se. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. Ad esempio. effettuata questa operazione. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). però.. paradossalmente.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. Il piano π . Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. in natura esistono oggetti che interagiscono. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). i campi creati E e B come effetto.         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. o più in generale i fenomeni fisici. non oggetti che agiscono su altri. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). E ⊥ . Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . . Una prima difficoltà.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa.. individuato dal filo e dal punto P. oltre alla componente diretta lungo il raggio r.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. questi vettori non hanno la stessa direzione. traslazione in una direzione prefissata. si fa uso di grandezze (scalari. l’altra come effetto. riflessione rispetto ad un piano. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . o di correnti. l’oggetto appare lo stesso di prima. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). In realtà. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo).

Figura A1 A2. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. Quindi: 2 . è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r .CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . ed il modulo di B è costante lungo γ . ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ .¢ ¢ riflessione speculare cambia B in . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. Vale la proprietà b2. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso.B ). Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. in apparente contraddizione con la legge di Curie.

(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. in un generico piano passante per l’asse. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. Per a << ro . Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). Nelle figure A2. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. con spire ravvicinate. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. che viene di solito indicato con la lettera n.

Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. è non generano onde elettromagnetiche. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. e per le antenne a dipolo elettrico. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. indipendentemente dalla forma delle sue spire. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . Le stesse proprietà a2. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). ¤ ¤ ¤ 4 . Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. ¤ ¤ ¤ A3. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. con modulo che dipende solo da r. detto polo. Simmetria sferica.

L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. si ottiene formalmente un vettore.¥ b3) se le correnti variano nel tempo. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)).VETTORI POLARI ED ASSIALI. una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). µ il momento di dipolo magnetico. Confrontando le proprietà a2. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. o più semplicemente vettore. Ora. τ = µ × B (3). una direzione ed un verso. z di r . Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. b2 con le a3. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. τ il momento di una forza. ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. y. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. una grandezza che . mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . dove F è una forza. In pratica. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. come r . F = qv × B (2). che viene detto assiale (o pseudovettore). è individuata da un modulo. Si definisce vettore polare. Più precisamente. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. non il verso. y. ed il modulo di E è costante lungo γ . ma con uno scambio tra E eB. Si considerino ad es. z di r nelle rotazioni di coordinate.

b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. e questo implica che la loro componente normale sia nulla.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . per la a4. se r è normale ed F tangenziale. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. (2). (3). ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . Analogamente. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. solo il primo vettore cambia segno. quella normale rimane invariata. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria.

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->