Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. T R . La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.

g = 5.   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at . e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.Problema 1 Il sistema. Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. ¦ § [ θ = 30 0 . g = 9. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale.7 m / s 2 tgθ .8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. mostrato in figura. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. mentre a t è diretta solo orizzontalmente.

t g = 5. quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m. v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante.Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g . d = 4 m.

v0 x " ˆ m/s2. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. d = 9 km] h d . Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.4 s. Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.9 m. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. h = 1 km.1 m. e quota iniziale h’0 = 5.8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d.6. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.2 m. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.4 s. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0.t= d = 0.08 m/s. Perciò la nuova quota è h’ = 6.

b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9. cioè vx = d/t. t 2h . Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. t1 + t 2 ˆ m / s2 . per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km.9 m/s. Quindi: d = 289.3 m/s. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s.

Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. E’ un tipo di forza vincolare. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. e quindi vale dv = ma . La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. come sopra. ma di verso contrario. La prima legge di Newton afferma che. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. .II . La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. Nella sua formulazione più generale. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo.

Forza centripeta. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . T = 140 N. N Forza elastica. . subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto.Alcune forze importanti sono: Forza peso. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . La sua intensità è data da: Fav = − βv . mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. Per la forza d'attrito (radente) statico. vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. Il coefficiente di attrito statico è µ S . Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. è valida per valori di x sufficientemente piccoli. inizialmente ferma. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. su cui siedono due bambini. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. mentre quella della slitta è m. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. nota come legge di Hooke. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. Non è un’equazione vettoriale. Questa legge. sul suolo coperto di neve. La massa totale dei bambini è M. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta.

20. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.9 N. m = 5 kg.Mantenendo fisso l’angolo θ . M = 45 kg. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N.7 N.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. per cui l’accelerazione è nulla. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425.6 N < Fas. [ θ = 40 0 .1 N. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. Quindi la forza di attrito statico è: . mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. µ d = 0. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. µ S = 0.

m = 2 kg. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. [F = 12 N. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ).Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. m = 4 kg . 2 Soluzione: . Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa.9 m/s2.3 N.2 N > Fas. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. 1 Fig. 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). che si esercita sulla massa m (come in figura 1). " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi.

F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale.34 kg. [m = 1. occorre una forza maggiore. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla.70 m. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. la velocità della palla. ) = 1.F21 = 8 N. . La tensione della fune più alta è T1 .70 m. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. ed F12 = . d = 1. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati.A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. T = 35. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati.F1. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . quindi ora è F21 = m1a = -8 N.

l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. f . 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. invece. Nel riferimento inerziale. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. f . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: . della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale. Si trova dunque il modulo T = 8. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. .V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc.5. b) Q T a) T1 P T1 S I Fc.7 N. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 .

a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. m2 d m1 F Soluzione: .5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg.3. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6. valida in entrambi i riferimenti. m1 = 4 kg. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. µ S = 0.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). µ d = 0.

9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale.m2 a m1 . La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 . Problema 5 .9 N. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. sia la forza fittizia . per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7. quindi diretta verso destra.7 N b) Posto F = 17. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .4 N. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). 3.N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse).7x2 N = 35. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17.

v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax.r = 210 m. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0. Il raggio della curva è r. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio.3 rg .

5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. la macchina tende a scivolare verso il basso. a velocità v < vmax. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. tende a prevalere la forza centrifuga.Con questo angolo.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. come illustrato in figura. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile.3 rg b) Con la pioggia. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. .

esprimere in funzione di m.µ s. uando m=M/2 e θ = 45°. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: . necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. M. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.

m2 ed m3 sono collegati come in figura. Le carrucole e le funi sono ideali. µ s=0. m2 ed m3. Problema 7 I corpi di massa m1. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. m1 m3 m2 . [m1 = 10 kg.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). m2 = 2 kg.

5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0.5 gm1 c) In assenza di attrito. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso).Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero. Vale allora: . a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla. siano a1.

si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 .7 m/s2.7 m/s2. risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. Eliminando le tensioni delle corde. ma m3 scende ed m2 sale. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). m2 ed m3 verso il basso). a2 = -2. riferimento in cui è valido il calcolo precedente.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. a3 = -6. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t .

è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k.8 cm. A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B . Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. il corpo A (di massa mA). della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). poggiato su un piano orizzontale liscio. d acui: x= mB g = 9. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. [mA = 2 kg.Nel dispositivo schematizzato in figura. L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. mB = 2 kg. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: . la condizione di equilibrio è k x = mBg. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. ” mB g a) detto x l’allungamento della molla.

A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. L’autista del camion. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. m0 = 32000 kg. in funzione dell’allungamento della molla. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. k = 1. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. t0 = 15’] .2 l/min. per cui la forza di attrito statico rimane costante.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. ignaro della perdita. La perdita è di k litri di acqua al minuto. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. senza vento. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. tiene fermo il piede sull’acceleratore. M = 8000 kg. v0 = 72 km/h.

la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. l’autobotte perde.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. . anche se il camion perde quantità di moto. Prima che si apra la crepa. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. e l’accelerazione è nulla. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica.

ma è solo la forza fittizia). per cui inizialmente a(0) = 0.Nel riferimento solidale con l’autobotte. la forza di reazione è verticale. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . in tale riferimento v = 0. per cui non influenza la componente orizzontale del moto. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . cioè v non cambia. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. Inoltre. vale a dire che a rimane nulla. . quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 .

con C costante arbitraria. Quando agiscono solo forze conservative. entrano in gioco altri tipi di energia. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. ogni volta che conviene. come l’attrito. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. Se agiscono anche forze non conservative.Lavoro ed energia. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia).γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C.III . cosa che non è vera per una forza non conservativa. l’energia meccanica totale E. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. si conserva: E = Ec + E p = costante. Quando si includono tutte le forme d’energia. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. 1 .   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A . Conservazione dell’energia.

Forza elastica ( F = −kx ). [AB = BC = l = 2 m. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). m = 0. Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro.8 m/s2. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. α = 30°. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. µ d = 1 .energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. g = 9. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra).

Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.7 J Oppure.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.Poichè la velocità nel tratto BC è costante.7 J. coperta di neve. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.4 s. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5.6 m/s.Innanzi tutto calcoliamo β .8 m/s2. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .2s.

98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. Essendo però bucato. m = 300 kg. µ d=0. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. 4 . P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0.12.[pendenza 1:7. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente.

 2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale.E.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy.D. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  .F.78 kg. U n corpo puntiforme di massa m. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. Calcolare la reazione della guida nel punto D. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. e angolo al centro π/2 + θ . Determinare la velocità del corpo nei punti B. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. mentre il tratto BDE è circolare. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. raggio R. di centro C. si trova: 3 W = m0 g h = 1389.[m0 = 3. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 .

in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ .

quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). Il raggio della circonferenza è R. nella posizione O. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura.

il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. Suggerimento: Questo problema. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. analogo al n° 7 del capitolo II. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. Ancora una volta. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. mB mA 8 . trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. e per lo stesso motivo del punto a).

mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 .Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. è mBgh. rispetto al suolo. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla.

Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. h* = h. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 . quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo.

1c). Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. m2 = 2. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. 1a). con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . Successivamente.0 kg. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 .6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. x1 = 17 cm. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. 1b). la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. La molla è poi rilasciata.0 kg.

2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0). Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.2 J 2 k  2  k   12 2 2 . cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.

Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . yCM = ∑m y i i i M . M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella. £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv .Conservazione della quantità di moto. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: . nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi.     La seconda legge della dinamica. M yCM = 1 M ∫ ydm . Per un sistema di particelle. nella sua forma più generale. Oppure. yi.IV . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema.

In un’urto. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. lanciato dal suolo con una certa angolazione. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. Anche l’energia totale si conserva. Suggerimento: la quantità di moto si conserva.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. formando un corpo unico. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Detta vx la componente orizzontale della velocità del . sicchè si può considerare il sistema isolato. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. l’urto si dice completamente anelastico. Invece. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato).

mvx) = 3 mvx. L = 5 m. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. Detto t il tempo di volo. dove si ferma.proiettile. la quantità di moto totale rimane nulla. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. è . m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. rispetto alla banchina. nell’istante dell’esplosione.La velocità del frammento che torna indietro. senza alcun ancoraggio. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . vale a dire che il centro di massa rimane fermo. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1). Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t .x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A.

M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina.67 m. vale: MV + mv = 0 Ma.33 m.

L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd . esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. Trascurando la resistenza dell’aria. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. è Mv = mv0. per il rinculo. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per la conservazione della quantità di moto.

in piedi su una slitta A di massa mA. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. Le due slitte. inizialmente ferme.Quindi: x=L m = 1. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB . M +m Problema 3 Un bambino. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB .67 m. µ d=0. ra slitte e suolo. si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. mB = 42 kg.

lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123. . comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. F A − FB N − NB = A µ d = 0.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. nell’ipotesi a B = 2 a A .5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.9 m/s2 Note le accelerazioni.a CM = da B verso A. dalla sommità di una torre di altezza h. 1).

 Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. I rilievi della polizia rivelano che. l’automobile A viaggiava verso est. d = 18. mentre l’energia cinetica no. mB = 1300 kg. µ d =0. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): . per cui la quantità di moto si conserva.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. vL = 90 km/h. Dopo l’urto. subito prima dell’urto. [mA = 1100 kg. mentre B era diretta a nord (figura). i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi.7 m. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. α = 30° da est verso nord.

appoggiato su un piano orizzontale liscio. $ % & [MA = 100 kg.3 m/s = 116. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. quella verticale no y .(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. mA + mB v’cos α = 32. v 0 = 5 m/s. h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 .8 m/s = 56. di massa MA e struttura prismatica. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio.5 km/h mA vB = diretta verso nord.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. MB = 50 g. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . m A + mB v’sen α = 15. Si supponga che l’urto sia elastico.

si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. Sostituendo la terza equazione nella seconda. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.3° . vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura.863 θ = 30. per cui.' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.

Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. il momento angolare è: 1 . ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Rotazione intorno ad un asse fisso.V . Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Di conseguenza.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi.

L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. quello di massa dal momento d'inerzia. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. e l'accelerazione è quella angolare. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale.

W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Per sistemi più complessi. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . anche se ci sono forze. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 . Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. cioè dL / dt = 0 . La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". Rototraslazione senza strisciamento. allora:   L = costante. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio.

Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. 4 . ma anche i loro punti di applicazione. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse.∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema.

a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Quindi: 5 . Tc. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. l’p. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti.

l’p. come illustrato in figura. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. Tc.3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp. a) nota m1.

m3 = 12 kg. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze.2 m. si trova: 7 . R1 = 1. [m1 = 24 kg. R2 = 0.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.4 m. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.

[M = 0. T = tensione del filo. α = accelerazione angolare): 8 .01 kg. (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. m = 1 kg. m0 = 0. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. r = 2 cm.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. viene lasciata scendere. All’istante t = 0.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m.2 m. R = 0. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. h = 2 m. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. inizialmente in quiete.5 kg. la massa m.

5 N per cui il magnetino si è già staccato. quindi non ne altera la velocità di rotazione.5N m0 r 2 + I 9 . 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.9 giri.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. Perciò. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3.

ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. la carrucola. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. di massa trascurabile. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 . alla massa m. positivo verso il basso. Il filo che collega la molla. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. ha costante elastica k. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. è inestensibile. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. un cui estremo è fissato A.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla).

Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 .a) All’equilibrio x = 0. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. essendo il corpo omogeneo. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. collegate fra loro a formare una H (figura). Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. che. Detto I il momento d’inerzia. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l.

3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . ω =840 giri/min.4 kg. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 .0 cm. P fermare la ruota. r = 23. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. n = 2. F = 130. di massa M.0 N. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. qual è il coefficiente d’attrito µ . Ad un certo momento. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. per una lievissima perturbazione (vedere figura).fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1.

tubo. $ z v’ 13 . ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. In assenza di forze esterne. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura).

Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. La porta. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. m = 50 g. d = 2 1 a . ad una distanza d dal suo asse di rotazione. inizialmente ferma. a = 1. b = 2 m.5 m.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . 12 14 . [M = 2 kg. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. v = 30 m/s. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto.

inizialmente fermo.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. e lo urta in un punto P 15 .b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.

[R = 30 cm.individuato da un angolo θ . v0 = 30 m/s.2 rad/s Rsinθ b) Notaω .In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. θ =60°.Posto che l’urto sia elastico. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 .

A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè. c) l’accelerazione angolare del rocchetto. Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. Risolvendo il sistema si ottiene: 17 . che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?).Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento).

c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice.2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . 18 . mentre Fa è 7 antiparallela a F0 . che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. si è usato il teorema di HuygensSteiner. Inoltre l’attrito è statico. e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. altrimenti il rocchetto striscerebbe. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala.

incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. 19 . @ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme.a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. di lunghezza l e massa M.

3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . l = 5 m.a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato.8 rad/s2 2 I 2l 20 .

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8.85 ⋅ 10 −12 C2 . L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: . Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche.VI . superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8.

si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. es. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ . Per un sistema di cariche puntiformi. si ottiene invece per integrazione. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale.E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. Se è noto il potenziale. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita.

può avere una carica solo sulla superficie esterna.z) rappresenta la densità di carica. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. Un conduttore.y.y. vale anche per campi non statici.z) rappresenta il potenziale in (x. diversamente dalla legge di Coulomb. V(x.y. j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.z).z). y . Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i .y. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . z )dτ 2∫ t dove ρ (x. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. I conduttori 1. y . La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. z ) V (x. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3.

c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo..... Indicando con∆ V la differenza di potenziale. + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura). la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . . determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + .. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A...dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione.

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

. V = 200 V.Problema 6 In un tubo catodico. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).....x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza.7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico.. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x.. d = 1 cm.. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d. l = 6 cm... Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d.. e/m elettrone = 1... a) Nel riferimento della figura. 2e Vc = 82..-. y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d ..-.5 106 m/s m . un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV.

mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0.P 2 .( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. all’interno della quale c’è il vuoto. . O . md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. O1 .θ è circa uguale alla sua tangente.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1. Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ .9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. è praticata una cavità sferica di centro O2. La componente x è ancora v0.

Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. C. 0 = ρ +(. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P.ρ ) . dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). ed A. vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . a) Per il punto esterno P. per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola. 3 . che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura. le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D .R/2. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande.ρ .

Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 . C . . R O .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r.A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione.

pure di carica q.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). uscente dal vertice carico. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . ove d Problema 10 .

9 @ A p cos α . Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. [d = 10 cm. e vale: p = qd 3 .3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . q = 1 µC. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. = 1. yb = = 2. 4πε 0 r 2 y .9 cm: 2 3 . x0 = 0.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15. Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0.

parallelamente ad esse(figura). +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità .V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. la lastra è elettricamente neutra. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. -σ su faccia. Lo spessore della lastra è d < L. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura.

C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori).. y .. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d . Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. con velocità iniziale pure nulla. mp = 1. con velocità iniziale nulla... Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. dall’armatura di carica negativa.. me = 9.. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V.-m ..-.. da quella di carica positiva (figura). un protone (massa mp) si stacca.11 10-31 kg... d = 4 cm. L a distanza tra le armature è d. [ ∆ V = 1600 V. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano..e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x ....

si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. cioè: t= ap me 1 2d 2d . a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me .Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. yp = ap = d= d = 22 µm. e: ap = per il protone.

y . (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. per quanto riguarda le equazioni (4). ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . i = x . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati.                     Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . z. (1). Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2.CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa .

U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . (12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. ¤ ¤ Dielettrici . Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo.

Per valutare θ nell’ Eq. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. E⊥ = 0 . Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . posto nel punto A=(a. 0). che dipende dalle derivate di E . per il calcolo di R . (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. y. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . quindi θ = π .3 si faccia attenzione al verso di r .uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. 0. © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. y. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). a) F = qE . z). è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. qp quella di polarizzazione. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione. z) con i loro valori in A.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

6

+ ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . che non sono affatto intuitive. può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . b) P = axx dove a è una costante. " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). Il primo controllo è stato fatto. Per la prima parte. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. di lunghezza e sezione S. Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. quindi: p = P⋅S . σ = − P sulla base a sinistra.Problema 4 In un cilindro sottile. dove σ = P ( ) = a . σ = + P sulla base a destra.     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . $ % $ & 7 . è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x.    ! ! " " " # Commenti. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli.

cioè E concorde con n ). mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). in particolare la polarizzazione uniforme. Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. costituito da un materiale conduttore). per motivi di simmetria. di spessore trascurabile. pensando che. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio.3) Le polarizzazioni qui considerate. il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . Risulta quindi σ S = 2εo ES .

Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). P in un generico punto esterno alla sfera. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . E = σ . omogeneo ed isotropo. Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . E . 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. 2ε o ε r Commenti. la carica è equidistribuita sulle due superfici. 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. 2 2 2 Suggerimento. D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . risulta: σ E= n. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative).D =σ /2. Detta σ la densità su ciascuna superficie. E . b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. I vettori D . εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O.

b) Sulla superficie del dielettrico. è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. coincidente con quella della sfera conduttrice. se ci allontaniamo dal conduttore. z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . commento 2). o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 . Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . Problema 5. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. y. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera.

si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). o. pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. 9 9 11 . più intuitivamente.curvatura della superficie. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. con le basi parallele alla superficie.

si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. v la loro velocità media (o di deriva). se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. q la loro carica.p. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla.e.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. ¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.m. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q . ¤ ¤ Commento. (7) 1 .d.) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d..

d. . ¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri. (15) 2 . se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo..p. .. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. ai capi dell’utilizzatore.m. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. Equazione delle maglie: Per un circuito con una f. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +.e.

In questo volume sono presenti 6. una mole di rame pesa 63.Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i.a. come tutti i metalli buoni conduttori. g / mole ).5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 . si calcoli la sua velocità di deriva.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m .4 ⋅ 10 − 4 m / s .02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0. numero atomico del rame 63.I.5 u. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). In altri conduttori (ad es. vd =   Commenti. 3 .] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S.02 10 23 /mole. segue la legge di Ohm. g V = = 7.5 g ed occupa quindi un volume: 635 .14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. densità del rame ρ = 8.indica che v d è opposto a j ). se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo).02 10 23 atomi. −6 5 ⋅ 10 m j = −4. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. i = 30 A . 3 7. − ne (il segno . È per questo motivo che il rame. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm.14cm 3 .89 g / cm 3 . a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.). n il numero di elettroni per unità di volume. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . [ S = 5 mm 2 . quindi la 8. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63.

e.m. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. 2Ω r 12V = 1V . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti.d. V ai morsetti della pila.  4 .d. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.d. della pila. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.Problema 2 Si ricavi la d.p.p. ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω . . Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. che vengono utilizzati per ottenere d.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu .e. c) la d.m. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 .p. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . R = 22Ω . [ = 12V . si calcoli la f.

Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2.m. si ricorra alla sua equazione di definizione. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore.m.d. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. ⋅ 10 −19 J .p. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. quindi: V = Vac = Ri o anche R . ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . V.Suggerimenti. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. di un generatore può quindi anche essere definita come d.e. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. 1) Al tendere della corrente a 0. La f. Per il calcolo della f.e. in base alla sua definizione. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.e.  Soluzione: 5 . = = 109 2 ⋅ 16 . risulta     .m.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). V = − ri = r+R   i= Commenti. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). è invece molto facile calcolare la f. V → .

il generatore si ricarica.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. sicchè V > . Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). La caduta su r si somma ad .     I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 . le polarità ai morsetti sono invertite. Si ottiene i = 0 a circuito aperto.m. Se la reazione chimica si inverte. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. diventando endoenergetica. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo.La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. Nel secondo quadrante è i < 0 . maggior in opposizione). e la corrente di corto circuito vale / r .e.

Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i . Suggerimento. da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f. 2 e resistenza interna 2r).  . Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.m. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 . la corrente in R è 2i. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. P = / 2r = 11 W .      L’equazione. Ω ciascuna.m.e.5 V di f. divisa per 4. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. domanda (b).m.e. Si proceda come per il Problema 3. e resistenza interna r / 2. supponendo e R costanti. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. P = 2 / 2r = 11 W . quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . si 2 ottiene R = 2r = 0. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). e resistenza interna di 01 .Si hanno due pile da 1. Le ultime due cifre sono state omesse Commenti.05Ω .La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  .2Ω .  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0.e. W .

La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . Ω. Figura a Figura b Soluzione: 8 . di lunghezza d e verso concorde con E . Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Detto d un elemento di filo. Si ricavi R.b) Se il filamento è lungo 10 cm. risulta dunque E ⋅ d = E d . R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante). quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a).

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

9

del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

10

11

(3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . ¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. Legge di Biot. ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i . l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. e l’accelerazione è centripeta. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra.   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . n il versore normale al piano. (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS . 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). orientata con 1 .CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . In assenza di altre forze. (Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra.    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ .

con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . all’interno è uniforme. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. B/ / e B⊥ di B.36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B .         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo.     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.59 ⋅ 10 6 m / s . T = 01 .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . All’esterno il campo B è nullo. Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). diretto lungo l’asse. Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . 2 .  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . r= eB sin θ r dipende unicamente da θ .

dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . y è nulla per x < 0 . y). risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. y). cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. 3 . B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . si può concludere che questa componente è nulla. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura).Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. contenente la traiettoria. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. r = ∞ ). b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. B⊥ = qro x o mv per x > x o . ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x.  Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura.

parallelamente al vettore B . nel caso c). r= qB e con generatrici parallele a B . con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / .     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. b) parallela a B . 4 . cioè un’elica. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. c) obliqua. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . z ortogonale a B . c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza.     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . si calcoli il passo dell’elica.

b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz .d.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . c) Si calcolino le coordinate (y. si ottiene il raggio di curvatura       5 . si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. Vo fra F e M. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . che incurva verso l’alto la traiettoria.p.

La proiezione della traiettoria sul piano (x. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. di cui il segmento OP è un diametro.   6 . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. che viene percorsa nel tempo t = π r / v . v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico.  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. si deduce: e e v2 . In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. eB La traiettoria è una semicirconferenza. me 2 eB ± e B + πεo r 3 . Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. quindi r = y/2 . con risultante nulla.mv . y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). da cui v = . su di una circonferenza di raggio r. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 .

si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto.Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. Suggerimento. 7 . Per calcolare il campo B nel punto P. r = a / sin θ . in modo che i risulti positiva. dato dall’equazione (4). Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema. ma non difficile. dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . x = a tan θ . # 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. Per l’integrazione fra x1 e x 2 . ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx.

La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B .   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente.m.e.m. perché è ortogonale a d .CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B .e. non comparirebbe il segno -). perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). Se il campo magnetico è stazionario. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 . con velocità di deriva v d parallela a d . La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * . in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito. quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2). Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . la presenza di questa forza risulta evidente. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. . Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni. Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo).

Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ .m.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1.§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. attraverso γ 2 .2 Φ 2 . Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 .m.2 / i1 = Φ 2 . Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche.2 è il flusso magnetico. § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici.e. Energia del campo magnetico.1 ). Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. Auto e mutua induzione. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. ogni variazione di i produce nel circuito una f. indotta si oppone alla causa che la produce. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . § Legge di Lenz. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. Se L è costante nel tempo. indotta. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. § © Se M ≠ 0 . Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1.e. di (6) = −L . per i campi indotti. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d . anche se esterne al conduttore. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. L’uguaglianza Φ 1.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. non conservativi.e. che sono conservativi. con la convenzione già citate.m.

Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 . orientando la spira nel verso orario. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS . risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .1) oppure l’Eq.e. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . quindi     t>0 vt 3 a b t=0 .dove dU B è l’energia presente nel volume dv. Risulta quindi Φ = B S . si muove con velocità costante v . L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li .2. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira.m. Si calcoli la f. indotta nella spira. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. di lunghezza d.   Orientata la spira in verso orario.   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq.

    = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . La forza applicata dal campo B al lato mobile.e.e. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.m. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . quindi:         = ∫v × B⋅d . se la corrente ha verso orario. che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 . b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. Scegliendo sulla spira il verso orario. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). (senza preoccuparsi dei segni). d risulta parallelo e concorde con v × B . dt La f. Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). 2. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. dove il vettore v × B ha modulo vB.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv .  Soluzione: Calcolata la f. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. risulta positiva. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. risulta: vBd a) i= = (verso orario).   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f.m. Il flusso di B .em.

in accordo con la legge di Lenz. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . si deduce che: per o = 0 .    Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. positiva per o > vBd . Si calcoli: a) la corrente indotta. negativa. La f. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . indotta è già stata calcolata.    Suggerimento. i= o R b) Scelto il verso antiorario.m.m.e. negativa per o < vBd . supponendo costante la resistenza R del circuito. d × B è verticale e diretto verso l’alto. o risulti positiva. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. indotta.m. a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 . agisce in senso orario ed ha modulo vBd.e. sicché la f. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. Si orienti il circuito in verso antiorario.e.m. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. o di segno opposto alla f.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 .e. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra.

F diminuisce e si annulla per o = vBd . Consideriamo il bilancio energetico. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. d). F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. 2 1 1 2 2 1 Commenti. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. Per o > vBd . v. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . B. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario).0 0 Aumentando o. 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0.

dove t o = a / v .a.e. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . indotta nella spira. 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) .a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . in cui vale = − aBv . b) la f. Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . c) la corrente i(t) nella spira. 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig.m.

indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria.Problema 6 Si calcoli la f. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva.e. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 . 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). la corrente circola nel verso orario prescelto. in funzione della distanza x1 (vedi Figura). I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d .m. perché v × B è verticale. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a . orientando la spira in verso orario. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. 9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante.

in presenza di un campo magnetico B uniforme.Calcolare la f. ϕ o = π / 6 .1T ]. 2. Poiché i (t ) = o t . risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. perpendicolare al piano di figura ed entrante. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. ω = 20rad / s . risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. intorno ad un asse passante per O. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . [ r = 20 cm (=AO).e. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i.e. la corrente indotta circola in senso antiorario. b) si dica per quale valore di ϕ la f. C B B D C O E r B ϕ A 9 . B = 0. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico.m.m. perch’e il campo magnetico non è stazionario. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to.

Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. dt i= AB ω sin ωt . nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . trascurando l’autoinduzione. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. R 10 .  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B .e.m. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . I I Q =− dΦ = ABω sin ω t .1V . ovvero per ϕ = 0 . risulta massima in valore massimo è: = 2. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. Suggerimento.

8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. B = 0. cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . trascurando l’attrito dell’aria. dt dt dt U V V V V W 11 . a = 10 −2 m . b = 2 ⋅ 10 −2 m . n × B è parallelo ad ω . la spira cade con moto uniforme. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . dove ω è il versore di ω . lati a e b.96 Kg m −3 . δ = 8. = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. figura). Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. Si calcoli la velocità v . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . in accordo con il principio di conservazione dell’energia.56 ⋅ 10 −8 Ωm . [ ρ = 1.

Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. Soluzione: 12 .71 ⋅ 10 −5 m / s . Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 .` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. È importante numerare opportunamente i due circuiti. B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A .

il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. nel loro piano. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. t 0 ).m. 13 . indotta nella spira. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z.e. i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. b) la f. t 0 ). con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ .ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. paralleli e distanti d.

Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. dove ha modulo: 14 . perché B dipende da x). i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. c) capacità. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. Orientando la spira in senso antiorario. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. per simmetria. b) induttanza. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. y) contente la spira.

il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. sono uno interno all’altro e coassiali. (Si trascuri l’effetto dei bordi. Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. C= r2 ln r1 s 1 2 Li . r Suggerimento. c Problema 14 Due solenoidi. che fornisce: 2 Commenti. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. avente volume π (r22 − r12 ) . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico.B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 .

Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) . Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . i U1 − U 2 = u u v u u 16 . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno.1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) . B2 = µo n2 i .

£ £ £ Commento. La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. µo 2 µ cosθ . commenti 1. Ri = µ ⋅ grad Bi . 4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. i = x . Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V .CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .2.1). 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. y .3 a pag. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . z.

i è la corrente in ogni spira). basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o .qm sulle due basi. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. con M diretto lungo l’asse. è ortogonale ad M . possiede cariche magnetiche +qm e . È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. esiste però un secondo metodo. e quindi con:    (N è il numero totale di spire. In particolare. ortogonalemente ad M . Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. In particolare.1. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. 1). la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. ©  dove è la lunghezza del cilindro. considerando un magnete infinitamente lungo. ed ha intensità totale i m = M . ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. n = N / . con corrente totale Ni uguale ad i m = M . conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 . basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. Cap. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. con q m = MS . 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse.    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. supposte circolari e contigue. Ad es. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto.

l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento. dove χ m è detta suscettività magnetica. La dissimetria formale. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). pD prende il nome di Debye). almeno formalmente. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante.dove:  B .    Suggerimento. Soluzione 3 . p = p D = 3. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). è legata allo sviluppo storico del magnetismo. anziché dipoli magnetici. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro.3 ⋅ 10 −24 J / T . Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato.     Problema 1 Due molecole. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H .  µ = µ B = 9. (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . pensando appunto alla relazione (11).5 nm . con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. e chiamato semplicemente campo magnetico. poste a distanza d. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale.

5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro.        4 .3 ⋅ 10 −30 )2 9 . Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. con modulo µ 2µ B= o 3 . l’energia diventa + µ B . L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. ⋅ 10 − 21 J . −9 3 (0. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. costituita da un sottile filo di materiale isolante. rovesciando il verso del dipolo. A temperatura ambiente. dove kB è la costante di Boltzmann. Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . di sezione A. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm .8 ⋅ 10 − 25 J . T la temperatura assoluta. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . si crea una corrente elettrica. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira.5 ⋅ 10 ) (3.

! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. si ottiene: j = ρq v . si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. per quanto riguarda gli effetti magnetici. Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi.   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. ρq µ q = = . Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira.     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. la corrente. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . verso opposto se negativa. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d .d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare).2. Integrando questa espressione. e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). " " 5 .

Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . qui non richiesto. il vettore B è uguale a Bo z . e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. instabile l’altra. permette di ricavare µ B ). Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 . entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. formi un angolo θ con l’asse z. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. Bz = Bo − 2bz . dove b è una costante. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. B y = by. supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. di modulo µ B . Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine.

In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B .( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. L z di µ e L sono quantizzate. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . con θ costante (moto di precessione). ( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). 2 2 2 2 7 . L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. più precisamente tende a diminuire θ . si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z .

£ £ £ 1 . è la corrente di spostamento is. ¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  . εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione.1b. E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o . oppure le loro derivate. In presenza di mezzi materiali. Nel vuoto possono essere così scritte. Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . ρ P = − divP . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . divB = 0 . £ (3c) dove j m = rotM . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t .

con contorno γ . Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . (4a) rotE = − ∂t ∂D . scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. tale che sia possibile calcolare il flusso di E .Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. come Σ γ una superficie. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. (4d) divB = 0 . dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B . scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . Per la domanda c). e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. ¥ ¥ ¥ Suggerimento. supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. ¥ 2 . si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b).

il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. e crea un campo E con simmetria sferica. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. con B costante su γ . 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. per simmetria. Il vettore B è parallelo a d . Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. Il flusso di E cambia segno. Il secondo membro dell’Eq. lasciando invariato il senso di percorso su γ .(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. poiché B ⋅ d = Bd . Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. 0 t b) Per la legge di Gauss. passante per P. quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. che è tagliata in due parti uguali da γ .(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . dobbiamo orientare dS verso l’interno. che ora taglia Σ γ . ¨ ¨ 3 . È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. Scelta la parte superiore come Σ γ . ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti. ma al secondo membro dell’Eq.

© Soluzione: Per tutti i dispositivi. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. b) un lungo solenoide.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. moltiplicando per l’area π r 2 . c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. si considera la linea di flusso passante per P del campo. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo.

Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi. 5 .Commenti.

t). t ) = f o sin( kx − ω t ) .CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f .6’) Dalle Eq. il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . k = 2π / λ . t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . ma ω non è più proporzionale a k. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. (6. Nella trasmissione dei segnali. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . onda progressiva (3) f ( x . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. Eq. 5 continua a valere. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . Se il mezzo è dispersivo. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. mentre non f ( x . può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. mezzi dispersivi. onda stazionaria (4) ω / k = v.t). 5 e 6 si deduce λ v= . Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. per t prefissato. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. l’Eq. (7) dk Commento. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. e può modificarsi anche il suo inviluppo. 5’) ed è detta velocità di fase. velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. (5’) T Velocità di fase. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. t ) sin(k o x − ω o t ) . (8) 1 . l’informazione è contenuta nella funzione a(x. In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . La funzione a(x. t ) = a ( x . Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . Soluzione generale: f ( x.

In altri termini . v ( ) 2 . dove h è la costante di Planck. L’impostazione del calcolo è la stessa. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. Per definire u ed I. dove u è la densità di energia. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . cioè del flusso di carica elettrica. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . Per l’energia dell’onda. t ) è una densità media. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. t ) . È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. mediata su volumi grandi su scala microscopica. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν .     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. Le linee di flusso di v sono detti raggi. Ricordando che i = dq / dt . Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo.esistono restrizioni di questo tipo per v. ρ (r . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. perché µ ≅ µo . Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. le superfici normali fronti d’onda. che è uguale al prodotto uv. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. a causa della forte attenuazione dell’onda.

E 2 = E o2 / 2 . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . riscaldando il corpo.¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× . (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dove Eo è il valore di picco di E(t). dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. e la sua quantità di moto. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . esercitando una forza F sul corpo. i vettori v . E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB.17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. Flusso di energia: con riferimento alla figura. µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E .

con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. Nel vuoto µo . posto a distanza r >> λ . v Se l’onda è riflessa. Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. massima in direzione ortogonale.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . (21) dove b è una costante. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). 2. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). Se l’onda è completamente assorbita. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . 3) della particella. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. (21’) b= 32π 2 c 4 . Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. yo è l’ampiezza di oscillazione. L’intensità in un punto P.

       I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. in un generico punto. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. il vettore E è ortogonale a z. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. rettilinea (o lineare) e circolare. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. con polarizzazione rispettivamente ellittica. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. con piani di polarizzazione contenenti p . Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π .(22). diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. ed annulla completamente la corrispondente   5 . ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. ad es. (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo.

sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . e l’onda polarizzata ortogonalmente.(1. la cui direzione definisce l’asse della lamina. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. ma ora ∂p ∂q = −v . ortogonali tra loro. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . t ). q ( x . Suggerimento. = +v . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 . (1. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. perché le riflettanze R// e R⊥ .   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. ad es. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. lasciando invariata la componente ortogonale. ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . con asse nel piano della lamina. detta asse della lamina.1) f p( x . 3.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . componente del campo E dell’onda. 2. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata.

1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 . = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. dk b) 2 / k2 > c. e: k dk < c. mostrando che v ⋅ v g = c 2 . v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. Risulta quindi dimostrato che f ( x . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. in versi opposti. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. Soluzione a) La velocità di fase è c. conviene differenziare l’Eq.(2.(2. Suggerimento. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p.1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p . sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 .Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . la relazione di dispersione ω = c k .1). Per calcolare vg nel quesito b).1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . Commenti. la velocità di gruppo dω vg = = c. detta frequenza di plasma. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. p=h/λ. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.01 c .

completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. T = 0. c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. quindi: ω ≅ gk .072 N / m è la tensione superficiale. 2m 2π ω 1 h p u = k= = . ρ 2 dove g = 9. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. mentre vg<c. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. diventa dominante il ko = termine gravitazionale. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. ko Per k << k o .81 −1 = m = 369 m −1 . non con v). Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. In effetti le uniche onde Commenti. a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. Da cui: 8 . 0.81 m / s è l’accelerazione di gravitá.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . dk 2m 2π m 2π m v g = v . p con h / λ ≡ k .017 m . b) Si noti che v>c. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k .

81 m / s . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. Per k >> k o .v= ω = k gk = k g . 2 L 2 ML 9 .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. m / s . …. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. Per λ1 = 100λo . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . 3. quindi ω ≅ 3 T 2 k . ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . v = 313 m / s . Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k. La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . 1 T v f1 = = = 100 s −1 . diventa dominante il termine di tensione superficiale.07 m / s . v g = 0. y ( L. ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. vg = k = k. 2. t) le condizioni al contorno: y (0. v g = 2. si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. t ) = 0 . t ) = 0 . L = 50 cm . [ T = 100 N . v = 163 . lunghezza L e viene tesa con una forza T. m = 5 g .

Suggerimento. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda.t) con cui oscilla un generico punto della corda. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. perché l’energia totale si conserva.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. t ) = Commento. La corda possiede anche energia potenziale elastica. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. cioè la corda è indeformata). 10 . ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . ed è uguale a Uc. ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. ad es. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. Si ottiene: M 2 2 U c .40 m . Non si confonda la velocità u(x. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc.max = y ω .max. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. nell’istante t. di massa dm = ( M / L )dx . 4 o a) u( x . che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). c) il massimo valore di Uc(t). si consideri la soluzione y ( x . Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. Per rispondere al quesito b). e la si integri.b) λs = vs = 3.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0.

Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . 11 . f2 = 4L 4L b) Commenti. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. quesito a). velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. cioè possono assumere solo valori discreti. Soluzione k1 L = π . 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. [lunghezza della canna L = 3 m . 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. indicando con v la sua velocità di fase. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. che però rimangono quantizzate. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. v f1 = = 50 s −1 . sperimentalmente ben verificata. b) la densità media di energia dell’onda. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. quindi: π 3π k1 L = . la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. si dice che questa entra in risonanza. d) il massimo spostamento so. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. c) l’intensità dell’onda. 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . = 75 s −1 . suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. k 2 L = 2π . che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. elettroni in un atomo). supposta nota l’intensità dell’onda. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. trasformando l’antinodo in nodo. Si risponda prima al quesito b).

2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . 2 −12 I min = 10 W / m . ds(t ) = so ω cos ω t . v = 340 m / s . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . Imax soglia del dolore. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. so = 10 −11 m . 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . kg / m 3 . inferiore alle dimensioni atomiche. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. dt Commenti. il suo valore massimo è so ω . per I=Imax. può ancora essere percepito come suono. 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. [ A = 5 m2 . so = 10 −5 m . Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera.[frequenza densità f = 1000 s −1 . 1) Imin è detta soglia di udibilità. Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . r = 3 m ] 12 . so = ω ρv per I=Imin.

costante gravitazionale G = 6. posta a distanza dT dal Sole. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. v è parallelo a dA . Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W .67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 . ⋅ 1011 m ] Suggerimento. il Problema precedente. dt b) Per calcolare Po. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . quindi 2 d  I =  T  IT . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. quesito b).Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . d T = 159 . supposta perfettamente assorbente. Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT.   Commento. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . Su questa superficie I è costante.    [ I T = 1380 W / m 2 . supponendo nota la densità ρ della particella. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. massa del Sole M = 199 . 3 d d dp I 2 2 13 .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . ⋅ 10 30 kg . ρ = 10 3 kg / m 3 . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es.

Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. Commento. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt .7 ⋅ 10 −8 m . corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela.2 3d T IT 1 F . dt c c    Commento. non attratte. indicando con I l’intensità dell’onda. 14 . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. perfettamente riflettente. di superficie perfettamente riflettente. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . di area A. Il doppio aspetto. i − r è ortogonale alla superficie. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie).        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. Il caso qui considerato. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. esattamente come per una vela investita dal vento. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole.

Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE .     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . Nella trattazione corpuscolare. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p.         dp B = FB dt . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. mettendole in oscillazione. c) dove v è la velocità dell’onda. Se si tiene conto della massa delle particelle.     15 . dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. quantità di moto hf/c. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale.corpuscolare e ondulatorio.    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . 2 dp µ q EB B Commenti. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. energia hf. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla).   dU  µ q2 E 2 E = = = v. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. che coincide con il lavoro della forza FE . si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . e di eventuali forze elastiche. e si ponga v d = µ qE . diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante.            c) il rapporto dU / dp B . che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . Si noti che si tratta di un caso limite.

b) Il calcolo è del tutto analogo. Per l’antenna trasmittente. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. Suggerimento. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. ad eccezione di θ . e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. Commenti. detto di reciprocità. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v.(21). Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . si consideri attentamente l’Eq.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . di lunghezza L << λ . 16 . In ricezione. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . figura).

4 π . con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. cioè agisce come un rotatore. ! Commento. Commento. Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. quindi I = I o cos 4 θ . Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. Per N =10. con assi paralleli.78 . π . θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . che non altera il suo stato di polarizzazione. 1 f = . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. Problema 15 17 . Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. ed esce con intensità Io. 4 N f = 0. in accordo con la legge di Malus. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse.

(21). (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. I ⊥ = a . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. α è detto angolo di diffusione. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. e I / / = a sin 2 α . Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. ad eccezione di θ . nota la riflettanza R⊥ = 015 . riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . dove a è una costante. Soluzione 18 . mettendone in oscillazione gli elettroni. pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. " Suggerimento. " Commenti. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. In fotografia. delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster). Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente.

esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. perchè l’energia si conserva. la correzione è comunque piccola. dove θt è l’angolo di rifrazione. quindi: I // = Io / 2 . Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. ciascuno con intensità Io/2. si deduce: 19 . lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. E y = b sin ω t . c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. valide in generale. Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . dove a e b sono due costanti. 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente.7225 .074 . Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . Commento.

v o c / no k e = ne k . (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. $ $ $ 20 . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. E y = E o sin(ω t + δ ) . E x = a sin(ω t − k o z ) . si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Commenti. dove δ è lo sfasamento. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . E y = b sin(ω t − k e z ) . all’uscita sono sfasate. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. possiamo porre: E x = E o sin ω t . Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. Per t=0. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . Ex=0.k= b) ω . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. ω ω = = no k . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . a) E y = ± E o cos ω t .y) che giace nel I e III quadrante. δ = ±π / 2 . b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Per individuare il senso di rotazione. Il prodotto nd è detto cammino ottico. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π .

la stessa direzione del fascio. Il vettore E è ruotato.Per t positivo e molto piccolo. con rotazione oraria per Ey= +Eo. la cui equazione è y = -x. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . indipendentemente dalla frequenza dell’onda. Commento. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. Ex è positivo. antioraria per Ey= -Eo. Un fotone ha energia hω / 2π . La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. & ' 21 .

possono essere calcolati mediante le Eq. 2 è il campo elettrico. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . 2. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. L’ampiezza a che compare nelle Eq. oppure geometricamente.1. ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . ed inferiore a 20000 s -1. (1) δ = φ2 − φ1 . Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. Ad es. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) .1. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. 2 2 φ = 1 ). con ricevitore fisso. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. 1 . richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . nei problemi proposti.

Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. 2 . Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. con f 1 << f o . Se f1 < 20 s -1. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. (6) Criterio di Rayleigh. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . per i raggi riflessi. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. frequenze fo e f = f o + f 1 . n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. sia incidenti che rifratti. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. d la sua larghezza. λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura.

non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. [f = 680 s -1. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale.[ f o = 680 s −1 . il ricevitore è posto in x =D. ± 1.5 m . 1’. 3 . Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. Si ha un massimo per t = 0.1’.5 s −1 ] Suggerimento. δ (t ) = 2π f 1 t .3. Se f1 è maggiore di 20 s -1. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0.1) d = mλ . b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. [ ] Commenti. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. sono poste nei punti x = 0 e x = d. e quindi. sicché risulti d = vt. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . velocità del suono vs=340 m/s. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . di frequenza f. per l’Eq. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. con D>d. m = 0. e può essere utilizzato per accordare lo strumento. 1 ed 1’. quando (2. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. Si utilizzino le Eq. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). f 1 = 0.

1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno.5 m / 1m s −1 = 2 s . in accordo con la teoria della relatività. le Galassie si allontanano. Commenti. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. I’(y) quella con la seconda sorgente. distanza fra le fenditure d = 20 µm .5 µm . Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. D = 40 cm] 4 . b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0.(2. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ .1). 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. da sola. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. diminuisce nel caso opposto. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente.

025 rad .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0.5 considerato nel commento 1.5 cm . Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. 5 . y o = 0 . ed utilizzando il metodo dei fasori. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. Nel caso qui considerato. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. c) I per δ = π e δ = 2π . 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ). si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . cioè per y ' = 0. se sono presenti entrambe le sorgenti. Commenti. lo schermo appare uniformemente illuminato. b) il minimo valore di δ per cui I = 0. con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. Detta I l’intensità risultante. θo = 0. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . θ1 = sin −1   ≅ 0. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a.

con periodo δ = 2π . b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. δ = 2π / 3 .Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. d) Il diagramma è periodico. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. 6 . Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. I = I1.

(8) ∫ i f dQ T (9) 1 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. scala Celsius (5) TC = T − 27315 . n è il numero di moli.CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . (T2 > T1 ) . dT (1) (2) (3) 1 dQ . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . K lim ptr → 0 C' = c= dQ . Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. K.

U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . (14) (13) γ = C p / CV . n=1] Soluzione 2 . [T=300 K. Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). R è la costante universale dei gas. Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. 5 o 7 per quelli biatomici). c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). m è la massa della molecola. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . aumenta in caso contrario. a pressione costante C P = CV + R . M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole).Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici.

θ = 60 . 1 3 ponendo mv 2 = k B T . 2 1 dU 5 CV = = R = 20.08 J / K . S = 800 W / m 2 s . l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. t = 10 ore. Commento. dove m è la massa di una singola molecola. occorre considerare la sola energia traslazionale. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . v qm = 432 m / s per Ar. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. n dT 2 C P = CV + R = 29. [h =1 m. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. al contrario.1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno. nell’atmosfera è praticamente assente.035 ⋅ 10 − 20 J . e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting.5 nRT = 6232 J . Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. η = 0. 0. l’argon è relativamente abbondante (~1%). L’aumento di temperatura è 3 . Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. 2 per il calcolo della velocità media. Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. che è l’elemento più abbondante nell’universo.2 km/s).77 J / K .

Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. kg / m 3 . P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. [ V = 60 m 3 .6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza.⋅η = . Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. dove Pt è l’energia fornita alla stufa. ∆T = = 0. nota quella iniziale Ti. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. 4 . M = 28 g / mole. f = 5.W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 .3 min Commento. ∆T = 15K . dove T è la temperatura assoluta). C’= nCV la capacità termica del gas. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà.34 K . 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ .5 ⋅ 3. b) le energie interne iniziale e finale. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. ρ = 13 . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K .3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. ρ = 10 3 kg / m 3 . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli.

1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente.82 = 230 K . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . kJ . kJ . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i . quindi: .. V f = RT f / p f = 0. γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . [Ti = 280 K. L = U f − U i = −104 Commenti. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ .c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. kJ . U f = 4. La trasformazione è adiabatica.0382 m 3 . da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0. supponendo nota la sua pressione iniziale pi.0233 m 3 . 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. 5 .78 kJ . È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). quindi ∆Eint = −104 . e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico.

Soluzione La temperatura finale è To. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. quindi ∆S = 2 R ln 2 . La variazione di entropia del secondo gas è identica. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. e che i gas siano diversi. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. Commento. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. b) si effettui l’analogo calcolo. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). R = 115 . 6 . supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. ciascuna con volume V. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. e 1 RT dQ dL 1 dV . dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . Ricordando che dQ = mcdT . a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). per il primo principio della termodinamica. inizialmente contenuto in una delle due parti. ed hanno quindi la stessa temperatura. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile.

5 K.84 kg . se ne abbassa la temperatura. c = 4 Jg −1 K −1 . dT sono tutti negativi). b) uguale ad aT 3. dm. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. mi = 1 kg . vaporizzazione adiabatica di un liquido. [ K = 23 Jg −1 . Soluzione 7 . A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. . dove a è una costante. Tf = 3. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. Ti = 4. )] = 1 kg exp(−0174 Commento.. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura).Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. ) = 0.

e fornisce S (T ) = na 3 T .a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . ¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. b) la pressione p del gas. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0.m. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). . che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. supponendo costante: a) il volume V del gas.e. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). energia interna ed entropia in un processo adiabatico. Detta Ti la temperatura iniziale. T na 3 T f − Ti 3 . Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. si calcolino le variazioni di temperatura.

Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. [ T2 = 2T1 = 600 K . si ottiene pdV = nRdT . uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 .Le = I t . Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . la variazione di temperatura è ∆U It . ed integrando. C = 108 J / K ] 9 . a) La variazione di energia interna è ∆U = It . Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. scambiando calore con l’ambiente esterno. a tempratura T1. Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . con p costante. Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. Ricordando che CV+R = Cp. T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. si ottiene It ∆T = .

Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando). T  2 T2   T2 10 . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato.Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) .

Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc .ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. dove c è un cursore mobile. (2) R1i ' = R2 i '' . e quindi alla (1). R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante.

È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. effetto della resistenza dei fili di collegamento. rispettando i colori delle boccole). che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. …. la stima dell’errore è sempre molto delicata. . che Rx sia circa uguale a Ro . in particolare nelle misure indirette. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . Misurata R(t) con il metodo del ponte. α = 0. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’.39 Ω / ° C . per l’equazione (1). poiché 1 + 2 è fissato. ed una resistenza variabile. Ro = 100 Ω . trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. Per questo motivo. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). In ogni misura. (3) Calcolo dell’errore. che è tanto maggiore quanto minore è Rx.¢ Rx = Ro ¢ 1 2 .). su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. e controllare le misure effettuate con il ponte. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. si ricava t dall’equazione (5). Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e.

tendente a zero per t → ∞ . X (ω ) = ωL − . che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . Rimane solo la soluzione particolare. (4. 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . tan φ (ω ) = . la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. (3. La prima. descrive il regime transitorio. Variando ω con m prefissato. I fenomeni di £ £ . X(ω) la sua reattanza. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. (1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa.

ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . cioè della funzione: 1 1 1 . dal punto di vista analitico. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico.. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. l’equazione (1) è del tutto equivalente. Studio della curva di risonanza. X ( ω ) = ω L − . ¥ ¥ ¥ è massima.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. ed uguale a 1/R. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. Ad es. per ω = ω o .

Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . in accordo con la (3’). È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. § 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. . c) Si misuri L supposto noto R.La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . con R sostituito da R 3 . si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. mediante la relazione (9). (9) Commenti. +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. utilizzando la relazione (5). (11) Soluzione dell’equazione (1). variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) .

La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . derivando q(t) si ricava poi i(t). dove 2 . Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. (t ) = m cos(ω t + φ ) . e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. Per ω ' = 0 . la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti.

. 1) L’Eq. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. (1) dove a è la costante del reticolo. ∂ θm m Osservazioni.(1). ovviamente più complessa. La condizione di massimo. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P).. . una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. ± 2. montati su un goniometro. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. proiettandoli su un foglio o sul muro. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). .3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). Con due reticoli di diffrazione vicini. si ricava λ . cioè l’equivalente dell’Eq. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. ± 1.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. 7 . L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. il portacampioni (Pc). è la legge di Bragg. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ .. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. m = 0. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. che possono essere assimilate a fenditure. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. Per la luce in uscita. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. Nota a e misurato θm .

il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. messi in oscillazione dal fascio diretto. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. per cui R//=0. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. detto di Brewster. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. c) Legge di Malus. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. La riflettanza. variando l’angolo visuale. e che esiste un particolare angolo. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. 8 . l’intensità trasmessa si riduce. che come analizzatore. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. Nella diffusione. b) Polarizzazione per diffusione. ponendolo sul cammino del fascio incidente. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. oltre che dall’angolo di incidenza. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto.

Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . e si riportino in diagramma i valori ottenuti. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. 9 . con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. il fascio in uscita si spegne. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. a meno di multipli di π . b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. si cerchino le possibili cause di errore. che è uguale a tan θB .

questi vettori non hanno la stessa direzione. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. effettuata questa operazione. o più in generale i fenomeni fisici. traslazione in una direzione prefissata. Consideriamo ad es. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. si fa uso di grandezze (scalari. vettori. che è stato così formulato da P. o di correnti. . nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. E ⊥ . La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . in natura esistono oggetti che interagiscono. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). La direzione di B è invece perfettamente definita. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). ottenuta con uno specchio coincidente con π ). o un campo .. i campi creati E e B come effetto. paradossalmente. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. individuato dal filo e dal punto P. B/ / . però. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). l’oggetto appare lo stesso di prima. In realtà.. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. Il piano π . l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. mentre B è uno pseudovettore. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. è naturale considerare la prima come causa.         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere.) se. non oggetti che agiscono su altri.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. . Ad esempio. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. l’altra come effetto.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. Una prima difficoltà. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). riflessione rispetto ad un piano..

CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Quindi: 2 . e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r .B ). dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. Figura A1 A2. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi.¢ ¢ riflessione speculare cambia B in . ed il modulo di B è costante lungo γ . in apparente contraddizione con la legge di Curie. Vale la proprietà b2. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse.

Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. Per a << ro . che viene di solito indicato con la lettera n. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. in un generico piano passante per l’asse. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. con spire ravvicinate. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . Nelle figure A2.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 .

Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. ¤ ¤ ¤ 4 . Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. indipendentemente dalla forma delle sue spire. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . è non generano onde elettromagnetiche. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. e per le antenne a dipolo elettrico. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). ¤ ¤ ¤ A3. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. Simmetria sferica. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. detto polo. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. con modulo che dipende solo da r. Le stesse proprietà a2. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari.

una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). In pratica. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. dove F è una forza. L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. z di r . una grandezza che . Più precisamente. mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. si ottiene formalmente un vettore. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto.VETTORI POLARI ED ASSIALI. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). come r . una direzione ed un verso. Confrontando le proprietà a2. ma con uno scambio tra E eB.¥ b3) se le correnti variano nel tempo. Ora. y. z di r nelle rotazioni di coordinate. è individuata da un modulo. o più semplicemente vettore. y. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. Si definisce vettore polare. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. Si considerino ad es. b2 con le a3. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). τ = µ × B (3). µ il momento di dipolo magnetico. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. τ il momento di una forza. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). non il verso. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . ed il modulo di E è costante lungo γ . F = qv × B (2). che viene detto assiale (o pseudovettore).

quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . quella normale rimane invariata. Analogamente. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 .a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. (2). se r è normale ed F tangenziale. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). e questo implica che la loro componente normale sia nulla. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. per la a4. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . (3). fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). solo il primo vettore cambia segno.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful