Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. T R .

è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale.Problema 1 Il sistema.   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at . ¦ § [ θ = 30 0 . Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . mostrato in figura. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro.8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. g = 9. g = 5.7 m / s 2 tgθ . e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida. mentre a t è diretta solo orizzontalmente.

quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante.Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g . quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. d = 4 m. t g = 5.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale.

La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6.4 s. v0 x " ˆ m/s2. Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.6. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.t= d = 0. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.1 m.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0.9 m. e quota iniziale h’0 = 5. d = 9 km] h d .4 s.2 m. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. Perciò la nuova quota è h’ = 6. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5. h = 1 km. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.08 m/s.

8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s. t1 + t 2 ˆ m / s2 . Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme. b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.3 m/s.9 m/s. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. cioè vx = d/t. t 2h .1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. Quindi: d = 289.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d.

Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. e quindi vale dv = ma .II . allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. . La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. La prima legge di Newton afferma che. si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. Nella sua formulazione più generale. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. ma di verso contrario. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). come sopra. E’ un tipo di forza vincolare. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa.

che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). N Forza elastica. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. La massa totale dei bambini è M. su cui siedono due bambini. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. sul suolo coperto di neve. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. Forza centripeta. La sua intensità è data da: Fav = − βv . nota come legge di Hooke. mentre quella della slitta è m. .Alcune forze importanti sono: Forza peso. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. Non è un’equazione vettoriale. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. Per la forza d'attrito (radente) statico. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. è valida per valori di x sufficientemente piccoli. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Il coefficiente di attrito statico è µ S . inizialmente ferma. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. T = 140 N. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. Questa legge. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta.

La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. per cui l’accelerazione è nulla. Quindi la forza di attrito statico è: . determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta. µ d = 0. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63.Mantenendo fisso l’angolo θ . µ S = 0.20. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. m = 5 kg. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. M = 45 kg. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.7 N.1 N.6 N < Fas.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. [ θ = 40 0 .9 N. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85.

Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. m = 4 kg . che si esercita sulla massa m (come in figura 1). 1 Fig. 2 Soluzione: . 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa.9 m/s2. [F = 12 N.2 N > Fas. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. m = 2 kg. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2).3 N. F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 .

70 m. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . La tensione della fune più alta è T1 . E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. la velocità della palla. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. T = 35.34 kg.A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). ed F12 = .0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati.70 m. Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. [m = 1. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . . la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale.F21 = 8 N. d = 1. occorre una forza maggiore.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra.F1. ) = 1.

Nel riferimento inerziale. Si trova dunque il modulo T = 8. invece. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . b) Q T a) T1 P T1 S I Fc. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale. f . f .5. la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: .V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc.7 N. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . . 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero.

µ S = 0. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6. µ d = 0.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). m1 = 4 kg. m2 d m1 F Soluzione: . a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.3.T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . valida in entrambi i riferimenti.

in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico. La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 . la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d . 3.9 N.4 N.N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17.9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . Problema 5 .m2 a m1 .7 N b) Posto F = 17. sia la forza fittizia . quindi diretta verso destra.7x2 N = 35.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5.

con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0.r = 210 m.3 rg . Il raggio della curva è r. a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.

come illustrato in figura. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. a velocità v < vmax. la macchina tende a scivolare verso il basso. . Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco.5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale.3 rg b) Con la pioggia. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. tende a prevalere la forza centrifuga.Con questo angolo.

esprimere in funzione di m. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: . necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. M. uando m=M/2 e θ = 45°.µ s. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.

m1 m3 m2 . Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). µ s=0. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Problema 7 I corpi di massa m1. [m1 = 10 kg. m2 ed m3. m2 = 2 kg. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. Le carrucole e le funi sono ideali.

Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto.5 gm1 c) In assenza di attrito. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. Vale allora: . a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla. siano a1. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso).5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.

risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 . m2 ed m3 verso il basso). ma m3 scende ed m2 sale. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. Eliminando le tensioni delle corde. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2).7 m/s2 (m1 si muove in avanti. riferimento in cui è valido il calcolo precedente.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3.7 m/s2. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale.7 m/s2. a3 = -6. a2 = -2.

il corpo A (di massa mA). A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B . L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. mB = 2 kg. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale.Nel dispositivo schematizzato in figura. [mA = 2 kg. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k.8 cm. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. ” mB g a) detto x l’allungamento della molla. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). poggiato su un piano orizzontale liscio. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. la condizione di equilibrio è k x = mBg. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: . d acui: x= mB g = 9.

k = 1. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. m0 = 32000 kg. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. M = 8000 kg. L’autista del camion. La perdita è di k litri di acqua al minuto. t0 = 15’] . La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. in funzione dell’allungamento della molla. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. ignaro della perdita. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. senza vento. v0 = 72 km/h. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. per cui la forza di attrito statico rimane costante. tiene fermo il piede sull’acceleratore.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema.2 l/min.

si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. .Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. Prima che si apra la crepa. anche se il camion perde quantità di moto. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. e l’accelerazione è nulla. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. l’autobotte perde.

in tale riferimento v = 0. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . per cui non influenza la componente orizzontale del moto. ma è solo la forza fittizia). e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. vale a dire che a rimane nulla. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . Inoltre.Nel riferimento solidale con l’autobotte. . la forza di reazione è verticale. per cui inizialmente a(0) = 0. cioè v non cambia. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0.

Quando agiscono solo forze conservative. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale.   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A .III . Quando si includono tutte le forme d’energia. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio.Lavoro ed energia. cosa che non è vera per una forza non conservativa. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. entrano in gioco altri tipi di energia. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. si conserva: E = Ec + E p = costante. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). Se agiscono anche forze non conservative. come l’attrito.γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. 1 . Conservazione dell’energia. con C costante arbitraria. ogni volta che conviene. l’energia meccanica totale E. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C.

m = 0. Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton).Forza elastica ( F = −kx ). α = 30°. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. [AB = BC = l = 2 m. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. µ d = 1 . Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo.8 m/s2.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra).energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . g = 9.

Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.Innanzi tutto calcoliamo β .6 m/s. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.2s.Poichè la velocità nel tratto BC è costante. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 .8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C . coperta di neve. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.7 J.4 s. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0.8 m/s2.7 J Oppure.

determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. µ d=0.[pendenza 1:7. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. Essendo però bucato. m = 300 kg. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante.12. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. 4 . che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0.

Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. mentre il tratto BDE è circolare. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. si trova: 3 W = m0 g h = 1389. raggio R.[m0 = 3. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . Determinare la velocità del corpo nei punti B. di centro C. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. e angolo al centro π/2 + θ .D. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2.E.F. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 .78 kg. Calcolare la reazione della guida nel punto D. U n corpo puntiforme di massa m. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei.

quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ .

Il raggio della circonferenza è R. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. nella posizione O. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura.

la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. analogo al n° 7 del capitolo II.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. Ancora una volta. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. e per lo stesso motivo del punto a). trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. Suggerimento: Questo problema. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. mB mA 8 .

Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . è mBgh. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. rispetto al suolo. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema.

b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 . La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. h* = h. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia.

ad una nuova posizione di equilibrio (fig. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 .0 kg. x1 = 17 cm. 1c). x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale.0 kg. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. 1a). L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . 1b). La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. m2 = 2. Successivamente. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). La molla è poi rilasciata. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig.

2 J 2 k  2  k   12 2 2 . mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0. cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.

    La seconda legge della dinamica. si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella. yCM = ∑m y i i i M . £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . Per un sistema di particelle. M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . M yCM = 1 M ∫ ydm . Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: . Oppure.Conservazione della quantità di moto. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . yi.IV . nella sua forma più generale.

y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. l’urto si dice completamente anelastico. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. sicchè si può considerare il sistema isolato. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. formando un corpo unico. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. Anche l’energia totale si conserva. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). Detta vx la componente orizzontale della velocità del . Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. Invece. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. In un’urto. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. lanciato dal suolo con una certa angolazione.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato).

L = 5 m. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. è . Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. nell’istante dell’esplosione. rispetto alla banchina. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. la quantità di moto totale rimane nulla. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . Detto t il tempo di volo. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). vale a dire che il centro di massa rimane fermo. senza alcun ancoraggio. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B.mvx) = 3 mvx. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. dove si ferma.La velocità del frammento che torna indietro. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(.proiettile.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).

33 m.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. vale: MV + mv = 0 Ma.67 m. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr.

L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd . per la conservazione della quantità di moto. Trascurando la resistenza dell’aria. è Mv = mv0. per il rinculo. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema.

avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. ra slitte e suolo. M +m Problema 3 Un bambino.Quindi: x=L m = 1.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . µ d=0. mB = 42 kg. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB . Le due slitte. inizialmente ferme. in piedi su una slitta A di massa mA. si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A.67 m.

un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig. nell’ipotesi a B = 2 a A . comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. . dalla sommità di una torre di altezza h.a CM = da B verso A. F A − FB N − NB = A µ d = 0.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. 1).9 m/s2 Note le accelerazioni.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0.

[mA = 1100 kg. l’automobile A viaggiava verso est. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): . per cui la quantità di moto si conserva. µ d =0. subito prima dell’urto. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. α = 30° da est verso nord. mentre l’energia cinetica no. mB = 1300 kg. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. I rilievi della polizia rivelano che. vL = 90 km/h. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto.  Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. mentre B era diretta a nord (figura). Dopo l’urto. d = 18.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB.7 m.

MB = 50 g. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 .(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte.8 m/s = 56.5 km/h mA vB = diretta verso nord. Si supponga che l’urto sia elastico. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. m A + mB v’sen α = 15. appoggiato su un piano orizzontale liscio.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. quella verticale no y . $ % & [MA = 100 kg. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. mA + mB v’cos α = 32. v 0 = 5 m/s.3 m/s = 116. di massa MA e struttura prismatica. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 .

mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto.863 θ = 30. Sostituendo la terza equazione nella seconda.3° . si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. per cui.

Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi.V . Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. il momento angolare è: 1 . g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Rotazione intorno ad un asse fisso. Di conseguenza. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo).

massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo.L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. quello di massa dal momento d'inerzia. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. e l'accelerazione è quella angolare. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è.

Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. Per sistemi più complessi.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). anche se ci sono forze. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. cioè dL / dt = 0 . Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. allora:   L = costante. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . Rototraslazione senza strisciamento. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 . la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante.

onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. ma anche i loro punti di applicazione. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. 4 . Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato.∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne.

si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. l’p.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Tc. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp. Quindi: 5 .

Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 .3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. a) nota m1. come illustrato in figura. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. l’p. si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. Tc.

sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. R2 = 0. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg.4 m. m3 = 12 kg. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. R1 = 1. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.2 m. si trova: 7 .b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili. [m1 = 24 kg.

a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. T = tensione del filo. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. All’istante t = 0. r = 2 cm. [M = 0. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. h = 2 m.2 m. α = accelerazione angolare): 8 . m = 1 kg. la massa m. m0 = 0. inizialmente in quiete. (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. R = 0. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.01 kg. viene lasciata scendere.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota.5 kg.

2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. quindi non ne altera la velocità di rotazione.5 N per cui il magnetino si è già staccato. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.9 giri. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.5N m0 r 2 + I 9 . Perciò.

è inestensibile. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. positivo verso il basso. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). Il filo che collega la molla. un cui estremo è fissato A. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. la carrucola. ha costante elastica k.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 . di massa trascurabile. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. alla massa m.

Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale.a) All’equilibrio x = 0. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. collegate fra loro a formare una H (figura). vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. Detto I il momento d’inerzia. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. che. essendo il corpo omogeneo. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2.

ω =840 giri/min.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota.0 N. di massa M. n = 2. per una lievissima perturbazione (vedere figura). il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . Ad un certo momento.0 cm.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico. qual è il coefficiente d’attrito µ .4 kg. F = 130. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. P fermare la ruota. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. r = 23. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω .

Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. $ z v’ 13 . girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. In assenza di forze esterne. quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida.tubo. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo. # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura).

b = 2 m. v = 30 m/s. d = 2 1 a . lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . inizialmente ferma. 12 14 . Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. [M = 2 kg. m = 50 g.5 m. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. a = 1. La porta. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto.

è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O. e lo urta in un punto P 15 .97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. inizialmente fermo.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.

Posto che l’urto sia elastico. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. θ =60°.individuato da un angolo θ .2 rad/s Rsinθ b) Notaω . d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. v0 = 30 m/s. [R = 30 cm.

Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. Risolvendo il sistema si ottiene: 17 . 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. c) l’accelerazione angolare del rocchetto. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè.

mentre Fa è 7 antiparallela a F0 . c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. altrimenti il rocchetto striscerebbe. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala.2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . si è usato il teorema di HuygensSteiner. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice. Inoltre l’attrito è statico. e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). 18 . Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα .

19 .a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. @ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. di lunghezza l e massa M. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A.

h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . l = 5 m. 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.8 rad/s2 2 I 2l 20 .a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato.

2 rad/s l2 21 .c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.

Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.VI . L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: .99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche.85 ⋅ 10 −12 C2 . il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P.

Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra.E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. es. Se è noto il potenziale. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ . nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Per un sistema di cariche puntiformi. si ottiene invece per integrazione. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p.

La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. I conduttori 1. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3. y .y. z )dτ 2∫ t dove ρ (x.y. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i . Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.z). j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. diversamente dalla legge di Coulomb.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica.y.z) rappresenta la densità di carica. y .z). V(x. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. vale anche per campi non statici.y. Un conduttore. z ) V (x. può avere una carica solo sulla superficie esterna.z) rappresenta il potenziale in (x.

. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A... . + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).....dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . Indicando con∆ V la differenza di potenziale. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B.

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

..Problema 6 In un tubo catodico. d = 1 cm.. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d.... V = 200 V. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc. a) Nel riferimento della figura... y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d .-.. Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d.x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza... qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura)..5 106 m/s m . e/m elettrone = 1.. l = 6 cm.-.7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico.. 2e Vc = 82..

θ è circa uguale alla sua tangente.( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . O . O1 .9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1.P 2 . Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ .03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. La componente x è ancora v0. Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1. è praticata una cavità sferica di centro O2. . all’interno della quale c’è il vuoto. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0.

3 . le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola. ed A. 0 = ρ +(.R/2. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . C. a) Per il punto esterno P. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.ρ ) . per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante.ρ .

il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 . .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. C .A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. R O .

pure di carica q. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q .Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. ove d Problema 10 . cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore. uscente dal vertice carico. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella.

q = 1 µC. 4πε 0 r 2 y .3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r .Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo. e vale: p = qd 3 .9 cm: 2 3 . 9 @ A p cos α .73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. x0 = 0. = 1. yb = = 2. [d = 10 cm.

+σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. Lo spessore della lastra è d < L. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. la lastra è elettricamente neutra.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. parallelamente ad esse(figura). con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. -σ su faccia.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11.

con velocità iniziale pure nulla. da quella di carica positiva (figura)...C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). mp = 1..-..67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche...-m .. L a distanza tra le armature è d. un protone (massa mp) si stacca. me = 9. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. [ ∆ V = 1600 V.11 10-31 kg.e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x . Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V..... d = 4 cm. y . con velocità iniziale nulla... dall’armatura di carica negativa. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d .. Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.

e: ap = per il protone.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. yp = ap = d= d = 22 µm.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. cioè: t= ap me 1 2d 2d . a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me .

¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i .CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . i = x . per quanto riguarda le equazioni (4). y . z. (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. (1). E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 .                     Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = .

Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C.definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v .U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . (12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 . ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E . ¤ ¤ Dielettrici .

che dipende dalle derivate di E .uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. 0. Per valutare θ nell’ Eq. a) F = qE . 0). dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. E⊥ = 0 . b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). z). Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). posto nel punto A=(a. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione. per il calcolo di R . y. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. z) con i loro valori in A. Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. qp quella di polarizzazione. quindi θ = π . (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x.3 si faccia attenzione al verso di r . y. Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

6

Problema 4 In un cilindro sottile. Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . $ % $ & 7 . Per la prima parte. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. σ = − P sulla base a sinistra. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. b) P = axx dove a è una costante. " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. Il primo controllo è stato fatto. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. dove σ = P ( ) = a .     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). quindi: p = P⋅S . 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. che non sono affatto intuitive. di lunghezza e sezione S. σ = + P sulla base a destra.    ! ! " " " # Commenti.

cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . di spessore trascurabile. Risulta quindi σ S = 2εo ES . sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. per motivi di simmetria.3) Le polarizzazioni qui considerate. costituito da un materiale conduttore). in particolare la polarizzazione uniforme. pensando che. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. cioè E concorde con n ). il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso.

D =σ /2. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. 2ε o ε r Commenti. 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. E . P in un generico punto esterno alla sfera. 2 2 2 Suggerimento. Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . omogeneo ed isotropo. la carica è equidistribuita sulle due superfici. εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. Detta σ la densità su ciascuna superficie. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). E = σ . D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . E . P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. I vettori D . risulta: σ E= n. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente.

1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . commento 2). Problema 5. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. y. z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. se ci allontaniamo dal conduttore. coincidente con quella della sfera conduttrice. il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 .b) Sulla superficie del dielettrico. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 .

pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. più intuitivamente. o.curvatura della superficie. con le basi parallele alla superficie. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. 9 9 11 .

CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q . se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore.p.d. q la loro carica. (7) 1 . ¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza .) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre.e. ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f.m. ¤ ¤ Commento.) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q.. v la loro velocità media (o di deriva).

p. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d..d. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore.. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo. .e. ¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri. . Equazione delle maglie: Per un circuito con una f. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. (15) 2 . ai capi dell’utilizzatore. § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +.m.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj.

Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. si calcoli la sua velocità di deriva. −6 5 ⋅ 10 m j = −4.] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. come tutti i metalli buoni conduttori.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . È per questo motivo che il rame.4 ⋅ 10 − 4 m / s .a.indica che v d è opposto a j ).5 u.02 10 23 atomi. In questo volume sono presenti 6. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. [ S = 5 mm 2 . g / mole ). i = 30 A .I.89 g / cm 3 . 3 .14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S.Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. vd =   Commenti. In altri conduttori (ad es. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. − ne (il segno .02 10 23 /mole. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). una mole di rame pesa 63.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. numero atomico del rame 63.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 . j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. quindi la 8.). g V = = 7. segue la legge di Ohm.5 g ed occupa quindi un volume: 635 . n il numero di elettroni per unità di volume.14cm 3 . 3 7. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni. densità del rame ρ = 8. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2).

Problema 2 Si ricavi la d. che vengono utilizzati per ottenere d.e. .m.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . R = 22Ω . V ai morsetti della pila. ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . 2Ω r 12V = 1V . r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i .d. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. della pila. [ = 12V . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti.p. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.p.d. Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω . comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f.m.p.  4 . si calcoli la f. c) la d.d.e. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 .

V.d. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2.e. La f. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti.p. 1) Al tendere della corrente a 0.e. risulta     . si ricorra alla sua equazione di definizione. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. ⋅ 10 −19 J . ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . = = 109 2 ⋅ 16 . quindi: V = Vac = Ri o anche R .m. in base alla sua definizione. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti).Suggerimenti. di un generatore può quindi anche essere definita come d.m. è invece molto facile calcolare la f. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. V = − ri = r+R   i= Commenti. V → .  Soluzione: 5 .m.e. Per il calcolo della f. Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.

    I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 . le polarità ai morsetti sono invertite.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). sicchè V > . il generatore si ricarica. e la corrente di corto circuito vale / r .La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. diventando endoenergetica. Nel secondo quadrante è i < 0 .m.e. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. Se la reazione chimica si inverte. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. La caduta su r si somma ad . maggior in opposizione).

e. con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.m.Si hanno due pile da 1. W . la corrente in R è 2i. si 2 ottiene R = 2r = 0.e. Suggerimento. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 .5 V di f. Si proceda come per il Problema 3. Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. divisa per 4. 2 e resistenza interna 2r).m. supponendo e R costanti. e resistenza interna di 01 .  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 .e. P = 2 / 2r = 11 W .05Ω .m. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. domanda (b).2Ω . In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). P = / 2r = 11 W . Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i . da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . e resistenza interna r / 2.  . Le ultime due cifre sono state omesse Commenti.La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. Ω ciascuna.      L’equazione.

di lunghezza d e verso concorde con E .b) Se il filamento è lungo 10 cm. La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Detto d un elemento di filo. Si ricavi R. risulta dunque E ⋅ d = E d . Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. Figura a Figura b Soluzione: 8 . Ω. R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante).

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

9

del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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In assenza di altre forze. ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn .   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). (Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v .CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . orientata con 1 . orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. e l’accelerazione è centripeta.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ .    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ . Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. n il versore normale al piano. 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. Legge di Biot. cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS . ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i . ¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo.

ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . B/ / e B⊥ di B. ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3.la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ .     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.59 ⋅ 10 6 m / s . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. T = 01 . con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 .36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . All’esterno il campo B è nullo.         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria.  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . diretto lungo l’asse. eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. all’interno è uniforme. 2 . r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza.

Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. B⊥ = qro x o mv per x > x o . B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. y). y è nulla per x < 0 . Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. contenente la traiettoria. Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura).  Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. r = ∞ ). mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. 3 . Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . y).Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . si può concludere che questa componente è nulla.

cioè un’elica.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . c) obliqua. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e.     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. b) parallela a B . con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). z ortogonale a B . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . si calcoli il passo dell’elica. nel caso c). Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. parallelamente al vettore B . 4 .     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. r= qB e con generatrici parallele a B .

2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v .p. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . Vo fra F e M. b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . si ottiene il raggio di curvatura       5 . che incurva verso l’alto la traiettoria.d. c) Si calcolino le coordinate (y.

ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. con risultante nulla. quindi r = y/2 . Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 . la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). eB La traiettoria è una semicirconferenza. La proiezione della traiettoria sul piano (x. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . che viene percorsa nel tempo t = π r / v . me 2 eB ± e B + πεo r 3 . In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti.mv . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. si deduce: e e v2 . b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita.  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. da cui v = .   6 . su di una circonferenza di raggio r. di cui il segmento OP è un diametro. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3).

7 . assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. # 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. x = a tan θ . dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema.Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. dato dall’equazione (4). esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . Per calcolare il campo B nel punto P. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). Suggerimento. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. Per l’integrazione fra x1 e x 2 . ma non difficile. r = a / sin θ . in modo che i risulti positiva.

e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 . con velocità di deriva v d parallela a d . ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. perché è ortogonale a d . La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito.e. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ).   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . la presenza di questa forza risulta evidente. Se il campo magnetico è stazionario. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.m.e. e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. . Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2).m. non comparirebbe il segno -). Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.

indotta. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici.2 Φ 2 .e. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2.m. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche.e.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. con la convenzione già citate. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . ogni variazione di i produce nel circuito una f. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L. per i campi indotti.§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. § Legge di Lenz.2 è il flusso magnetico. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 . Energia del campo magnetico.m. di (6) = −L .m. L’uguaglianza Φ 1.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. indotta si oppone alla causa che la produce. § © Se M ≠ 0 . Auto e mutua induzione. Se L è costante nel tempo. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. che sono conservativi. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .e. non conservativi. attraverso γ 2 .1 ).2 / i1 = Φ 2 . anche se esterne al conduttore.

L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li .2. quindi     t>0 vt 3 a b t=0 . orientando la spira nel verso orario.dove dU B è l’energia presente nel volume dv. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS .e.m.   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. si muove con velocità costante v . il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS.   Orientata la spira in verso orario. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt . indotta nella spira. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . di lunghezza d. Risulta quindi Φ = B S . Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 . Si calcoli la f.1) oppure l’Eq.

(senza preoccuparsi dei segni). risulta positiva. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante.   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile.     = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . dt La f. quindi:         = ∫v × B⋅d . che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 . che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto.m. La forza applicata dal campo B al lato mobile.m. b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo.e.e. 2. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. se la corrente ha verso orario. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito. dove il vettore v × B ha modulo vB. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario).em. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv . La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. Scegliendo sulla spira il verso orario. Il flusso di B . Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). d risulta parallelo e concorde con v × B .  Soluzione: Calcolata la f. risulta: vBd a) i= = (verso orario).

Si orienti il circuito in verso antiorario.m.m. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. La f. indotta è già stata calcolata. negativa.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . d × B è verticale e diretto verso l’alto.    Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd .m. positiva per o > vBd . negativa per o < vBd . Si calcoli: a) la corrente indotta.e. i= o R b) Scelto il verso antiorario. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra.e. in accordo con la legge di Lenz.e.m. a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 . o di segno opposto alla f. in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. agisce in senso orario ed ha modulo vBd.e. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . supponendo costante la resistenza R del circuito. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. sicché la f. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. indotta. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. si deduce che: per o = 0 . o risulti positiva.    Suggerimento.

cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. Consideriamo il bilancio energetico. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . 2 1 1 2 2 1 Commenti. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. Per o > vBd . per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. F diminuisce e si annulla per o = vBd . d). su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. B. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. v.0 0 Aumentando o. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore.

indotta nella spira. b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 .a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira .e. in cui vale = − aBv . 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . c) la corrente i(t) nella spira. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 .m.a. b) la f. dove t o = a / v .

in funzione della distanza x1 (vedi Figura). orientando la spira in verso orario. 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). 9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d .e. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra.Problema 6 Si calcoli la f.m. @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 . indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . la corrente circola nel verso orario prescelto. perché v × B è verticale. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a .

strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO.1T ]. perch’e il campo magnetico non è stazionario. Poiché i (t ) = o t .e. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . b) si dica per quale valore di ϕ la f. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito.e. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. [ r = 20 cm (=AO).m. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. 2. in presenza di un campo magnetico B uniforme. la corrente indotta circola in senso antiorario. intorno ad un asse passante per O.Calcolare la f. C B B D C O E r B ϕ A 9 . risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq.m. perpendicolare al piano di figura ed entrante. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. ϕ o = π / 6 . ω = 20rad / s . ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. B = 0.

il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . R 10 . Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. Suggerimento. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. trascurando l’autoinduzione.1V . I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . risulta massima in valore massimo è: = 2. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . dt i= AB ω sin ωt . Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . I I Q =− dΦ = ABω sin ω t .  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f.Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . ovvero per ϕ = 0 .e.m. Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday.

che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . lati a e b. = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . Si calcoli la velocità v . dt dt dt U V V V V W 11 . B = 0. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . figura). la spira cade con moto uniforme. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE.96 Kg m −3 .56 ⋅ 10 −8 Ωm . n × B è parallelo ad ω . [ ρ = 1. a = 10 −2 m . dove ω è il versore di ω . trascurando l’attrito dell’aria. in accordo con il principio di conservazione dell’energia. Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira.8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . b = 2 ⋅ 10 −2 m . δ = 8.

dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto).` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A . Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura.71 ⋅ 10 −5 m / s . D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). È importante numerare opportunamente i due circuiti. Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. Soluzione: 12 . dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7.

I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. b) la f. indotta nella spira. t 0 ).e. i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. nel loro piano. risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0.ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. t 0 ). paralleli e distanti d. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ .m. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. 13 . l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a .

per simmetria. dove ha modulo: 14 . (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. perché B dipende da x).Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. Orientando la spira in senso antiorario. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. c) capacità. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. y) contente la spira. risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . I lati opposti sono soggetti a forze opposte. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. b) induttanza.

Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. che fornisce: 2 Commenti. Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. c Problema 14 Due solenoidi. = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . dove M è il coefficiente di mutua induzione.B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . sono uno interno all’altro e coassiali. (Si trascuri l’effetto dei bordi. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . r Suggerimento. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. C= r2 ln r1 s 1 2 Li . Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . avente volume π (r22 − r12 ) .

µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. i U1 − U 2 = u u v u u 16 . 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) .1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . B2 = µo n2 i .

1). Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. y . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n . £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . Ri = µ ⋅ grad Bi . i = x . M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . 4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B.2. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i.3 a pag. £ £ £ Commento. z.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . µo 2 µ cosθ . dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . commenti 1.

Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . con M diretto lungo l’asse. Cap. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. considerando un magnete infinitamente lungo. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 . il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. n = N / . un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. i è la corrente in ogni spira). ©  dove è la lunghezza del cilindro. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande.    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. è ortogonale ad M . un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. Ad es. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. e quindi con:    (N è il numero totale di spire. In particolare. possiede cariche magnetiche +qm e . ed ha intensità totale i m = M . 1). supposte circolari e contigue. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. esiste però un secondo metodo. ortogonalemente ad M . È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. In particolare. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo.qm sulle due basi.1. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . con q m = MS .sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione.

c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). pensando appunto alla relazione (11). La dissimetria formale. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. poste a distanza d.    Suggerimento. Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a).dove:  B . e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale.3 ⋅ 10 −24 J / T . è legata allo sviluppo storico del magnetismo. e chiamato semplicemente campo magnetico. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . p = p D = 3. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato.  µ = µ B = 9. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. almeno formalmente. pD prende il nome di Debye). supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante.     Problema 1 Due molecole.5 nm . (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. Soluzione 3 . dove χ m è detta suscettività magnetica. anziché dipoli magnetici.

con modulo µ 2µ B= o 3 . −9 3 (0. si crea una corrente elettrica.3 ⋅ 10 −30 )2 9 .5 ⋅ 10 ) (3. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. ⋅ 10 − 21 J . Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . rovesciando il verso del dipolo. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm .3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. A temperatura ambiente. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. T la temperatura assoluta.        4 . Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. costituita da un sottile filo di materiale isolante. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . dove kB è la costante di Boltzmann. l’energia diventa + µ B . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 .8 ⋅ 10 − 25 J .5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. di sezione A.

la corrente. e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . Integrando questa espressione.   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo.     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. " " 5 . Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. si ottiene: j = ρq v . ! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera.2. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . ρq µ q = = . si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . verso opposto se negativa. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. per quanto riguarda gli effetti magnetici. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare).

d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c).Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine. % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . di modulo µ B . formi un angolo θ con l’asse z. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 . permette di ricavare µ B ). Bz = Bo − 2bz . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. il vettore B è uguale a Bo z . B y = by. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). qui non richiesto. supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . dove b è una costante. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. instabile l’altra.

( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. ( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). 2 2 2 2 7 . L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . più precisamente tende a diminuire θ . Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . con θ costante (moto di precessione). L z di µ e L sono quantizzate.

oppure le loro derivate. Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . è la corrente di spostamento is. q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . ¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. £ £ £ 1 . divB = 0 . In presenza di mezzi materiali. £ (3c) dove j m = rotM . ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t .1b. ρ P = − divP . Nel vuoto possono essere così scritte.CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico.

b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B . H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. Per la domanda c).Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). (4a) rotE = − ∂t ∂D . con contorno γ . scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. come Σ γ una superficie. scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . (4d) divB = 0 . tale che sia possibile calcolare il flusso di E . ¥ 2 . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . ¥ ¥ ¥ Suggerimento. supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme.

2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. per simmetria. dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera.(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. 0 t b) Per la legge di Gauss. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. e crea un campo E con simmetria sferica. che ora taglia Σ γ . ¨ ¨ 3 . Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. poiché B ⋅ d = Bd .Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . Il vettore B è parallelo a d . il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . dobbiamo orientare dS verso l’interno. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . Il secondo membro dell’Eq. l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . che è tagliata in due parti uguali da γ .(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme.(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . ma al secondo membro dell’Eq. lasciando invariato il senso di percorso su γ . ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti. quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. Il flusso di E cambia segno. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . con B costante su γ . Scelta la parte superiore come Σ γ . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. passante per P.

con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. moltiplicando per l’area π r 2 . Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. b) un lungo solenoide.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. si considera la linea di flusso passante per P del campo.

Commenti. 5 . Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.

velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. 5’) ed è detta velocità di fase. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. t ) sin(k o x − ω o t ) .t). (6. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . l’informazione è contenuta nella funzione a(x. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. Se il mezzo è dispersivo. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . (7) dk Commento. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) .t). per t prefissato. Soluzione generale: f ( x. 5 continua a valere. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. La funzione a(x. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde.6’) Dalle Eq. t ) = f o sin( kx − ω t ) . onda stazionaria (4) ω / k = v.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . e può modificarsi anche il suo inviluppo. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. mezzi dispersivi. mentre non f ( x . Nella trasmissione dei segnali. l’Eq. onda progressiva (3) f ( x . In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . (5’) T Velocità di fase. t ) = a ( x . (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. ma ω non è più proporzionale a k. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. Eq. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . k = 2π / λ . (8) 1 . 5 e 6 si deduce λ v= .

fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. In altri termini . mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. dove u è la densità di energia. L’impostazione del calcolo è la stessa. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . che è uguale al prodotto uv. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. dove h è la costante di Planck. Le linee di flusso di v sono detti raggi. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . cioè del flusso di carica elettrica. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. Per definire u ed I. le superfici normali fronti d’onda. Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. t ) è una densità media. mediata su volumi grandi su scala microscopica. Per l’energia dell’onda. Ricordando che i = dq / dt . 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u.esistono restrizioni di questo tipo per v. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. ρ (r . la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) .     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. perché µ ≅ µo . a causa della forte attenuazione dell’onda. v ( ) 2 . cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. t ) .

e la sua quantità di moto. dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E .17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. E 2 = E o2 / 2 .¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . µ µv Se E(t) è una funzione armonica. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× . ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . i vettori v . un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. esercitando una forza F sul corpo. Flusso di energia: con riferimento alla figura. dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. riscaldando il corpo. possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. dove Eo è il valore di picco di E(t). (16) Quantità di moto: ha densità media u / v .

v Se l’onda è riflessa.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Se l’onda è completamente assorbita. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. 2. dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). (21’) b= 32π 2 c 4 . Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . 3) della particella. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. Nel vuoto µo . ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. posto a distanza r >> λ . (21) dove b è una costante. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. massima in direzione ortogonale. yo è l’ampiezza di oscillazione. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. L’intensità in un punto P.

Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente.(22). diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . con polarizzazione rispettivamente ellittica. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata.        I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. con piani di polarizzazione contenenti p . ed annulla completamente la corrispondente   5 . Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. rettilinea (o lineare) e circolare. il vettore E è ortogonale a z. [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . Il vettore E descrive quindi un’ellisse. in un generico punto. ad es.

Suggerimento. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . ma ora ∂p ∂q = −v . detta asse della lamina. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. ad es. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . 2. la cui direzione definisce l’asse della lamina.(1. e l’onda polarizzata ortogonalmente. (1. con asse nel piano della lamina. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . t ). = +v . Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. ortogonali tra loro. perché le riflettanze R// e R⊥ . Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . q ( x . Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. componente del campo E dell’onda. lasciando invariata la componente ortogonale. 3. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico.1) f p( x .1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 .

b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . Risulta quindi dimostrato che f ( x . c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.1). si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. in versi opposti. Suggerimento.1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p . Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. e: k dk < c.(2. Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. dk b) 2 / k2 > c. = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. la relazione di dispersione ω = c k .1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . conviene differenziare l’Eq. detta frequenza di plasma. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . p=h/λ. Soluzione a) La velocità di fase è c. Commenti. la velocità di gruppo dω vg = = c.01 c . mostrando che v ⋅ v g = c 2 . v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq. Per calcolare vg nel quesito b).(2. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 .

dk 2m 2π m 2π m v g = v . Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. non con v). si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 . Da cui: 8 .072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. diventa dominante il ko = termine gravitazionale.017 m . Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es.81 m / s è l’accelerazione di gravitá. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). T = 0. In effetti le uniche onde Commenti. 0.81 −1 = m = 369 m −1 . p con h / λ ≡ k . 2m 2π ω 1 h p u = k= = . b) Si noti che v>c. Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. mentre vg<c. ko Per k << k o . dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . quindi: ω ≅ gk . questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . ρ 2 dove g = 9. a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione.072 N / m è la tensione superficiale.

v = 163 .07 m / s . t ) = 0 . y ( L. Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k. m = 5 g . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . 2. si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . diventa dominante il termine di tensione superficiale.81 m / s . v = 313 m / s . b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. Per k >> k o . L = 50 cm . quindi ω ≅ 3 T 2 k . velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . [ T = 100 N .v= ω = k gk = k g . 2 L 2 ML 9 . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . t ) = 0 . t) le condizioni al contorno: y (0. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . m / s . vg = k = k. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. Per λ1 = 100λo . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. lunghezza L e viene tesa con una forza T. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x.L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. v g = 2. v g = 0. …. 3. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) .

t ) = Commento. si consideri la soluzione y ( x .t) con cui oscilla un generico punto della corda.max = y ω . b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . c) il massimo valore di Uc(t). 4 o a) u( x . c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. 10 . f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi.b) λs = vs = 3. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. Suggerimento. ed è uguale a Uc. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. e la si integri. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. cioè la corda è indeformata). nell’istante t. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . ad es. La corda possiede anche energia potenziale elastica. Non si confonda la velocità u(x. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx .40 m . Si ottiene: M 2 2 U c . di massa dm = ( M / L )dx . perché l’energia totale si conserva.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. Per rispondere al quesito b).max.

Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. cioè possono assumere solo valori discreti. quindi: π 3π k1 L = . 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. b) la densità media di energia dell’onda. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. che però rimangono quantizzate. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. sperimentalmente ben verificata. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. 11 . Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . riceveva così una spiegazione del tutto naturale. c) l’intensità dell’onda. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. = 75 s −1 . che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. d) il massimo spostamento so. indicando con v la sua velocità di fase. trasformando l’antinodo in nodo. f2 = 4L 4L b) Commenti. [lunghezza della canna L = 3 m . Soluzione k1 L = π . Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. elettroni in un atomo). k 2 L = 2π . supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). Si risponda prima al quesito b). Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. si dice che questa entra in risonanza. supposta nota l’intensità dell’onda. quesito a). la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . v f1 = = 50 s −1 .

I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . 2 −12 I min = 10 W / m .[frequenza densità f = 1000 s −1 . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. so = 10 −5 m . ds(t ) = so ω cos ω t . Imax soglia del dolore. 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω . può ancora essere percepito come suono. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. kg / m 3 . 1) Imin è detta soglia di udibilità. v = 340 m / s . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. il suo valore massimo è so ω . r = 3 m ] 12 . [ A = 5 m2 . dt Commenti. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . so = 10 −11 m . entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. inferiore alle dimensioni atomiche. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . so = ω ρv per I=Imin. 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . per I=Imax. b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I .

massa del Sole M = 199 . la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r.67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 . 3 d d dp I 2 2 13 . ⋅ 1011 m ] Suggerimento.    [ I T = 1380 W / m 2 . d T = 159 . c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. quindi 2 d  I =  T  IT . costante gravitazionale G = 6.  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . dt b) Per calcolare Po. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. quesito b). v è parallelo a dA . Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. supponendo nota la densità ρ della particella.   Commento. quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . ⋅ 10 30 kg . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. il Problema precedente. Su questa superficie I è costante. ρ = 10 3 kg / m 3 . posta a distanza dT dal Sole.Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. supposta perfettamente assorbente.

La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. non attratte. dt c c    Commento. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). Il caso qui considerato. 14 . Commento. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ .2 3d T IT 1 F . indicando con I l’intensità dell’onda. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . i − r è ortogonale alla superficie. di area A.7 ⋅ 10 −8 m . perfettamente riflettente. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. di superficie perfettamente riflettente. esattamente come per una vela investita dal vento. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. Il doppio aspetto.

2 dp µ q EB B Commenti. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato.            c) il rapporto dU / dp B . Se si tiene conto della massa delle particelle. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. Nella trattazione corpuscolare.         dp B = FB dt .     15 . e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. che coincide con il lavoro della forza FE .   dU  µ q2 E 2 E = = = v. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. e si ponga v d = µ qE . mettendole in oscillazione.corpuscolare e ondulatorio. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. c) dove v è la velocità dell’onda. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. e di eventuali forze elastiche. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. energia hf. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . quantità di moto hf/c. Si noti che si tratta di un caso limite. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E .    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale.     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione.

Suggerimento. di lunghezza L << λ .(21). e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. 16 . In ricezione. Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. Commenti. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . ad eccezione di θ . 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. si consideri attentamente l’Eq. Per l’antenna trasmittente. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . figura). b) Il calcolo è del tutto analogo. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . detto di reciprocità.

Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. 1 f = . quindi I = I o cos 4 θ . θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . 4 π . 4 N f = 0. con assi paralleli. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. Commento. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . in accordo con la legge di Malus. Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . ed esce con intensità Io. ! Commento. Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio.78 . in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . cioè agisce come un rotatore. che non altera il suo stato di polarizzazione. Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. π . Per N =10. Problema 15 17 .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele.

per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. ad eccezione di θ . c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. nota la riflettanza R⊥ = 015 . con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. I ⊥ = a . " Commenti. dove a è una costante. In fotografia. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster). si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. α è detto angolo di diffusione. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq.(21). Soluzione 18 . b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. " Suggerimento. Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. e I / / = a sin 2 α . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). mettendone in oscillazione gli elettroni.

Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . ciascuno con intensità Io/2. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. si deduce: 19 . esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . E y = b sin ω t . Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione.7225 . Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. dove a e b sono due costanti. perchè l’energia si conserva. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. valide in generale. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. quindi: I // = Io / 2 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . Commento. dove θt è l’angolo di rifrazione. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente.074 . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . la correzione è comunque piccola. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 .

a) E y = ± E o cos ω t . v o c / no k e = ne k . si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. all’uscita sono sfasate. Commenti. ω ω = = no k . Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. $ $ $ 20 . E y = b sin(ω t − k e z ) . δ = ±π / 2 . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . Il prodotto nd è detto cammino ottico. La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . Ex=0. possiamo porre: E x = E o sin ω t . la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Per t=0. (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi.k= b) ω . ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). E x = a sin(ω t − k o z ) . c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano.y) che giace nel I e III quadrante. Per individuare il senso di rotazione. E y = E o sin(ω t + δ ) . Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. dove δ è lo sfasamento.

Per t positivo e molto piccolo. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. antioraria per Ey= -Eo. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. con rotazione oraria per Ey= +Eo. % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . Il vettore E è ruotato. & ' 21 . la cui equazione è y = -x. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . Commento. Un fotone ha energia hω / 2π . la stessa direzione del fascio. Ex è positivo. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t).

oppure geometricamente. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. 2 è il campo elettrico. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . L’ampiezza a che compare nelle Eq.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. 2 2 φ = 1 ). 2. Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + .1. Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. 1 . ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). Ad es.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. nei problemi proposti. (1) δ = φ2 − φ1 . con ricevitore fisso. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). possono essere calcolati mediante le Eq. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. ed inferiore a 20000 s -1.1. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo.

paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. d la sua larghezza. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. (6) Criterio di Rayleigh. con f 1 << f o . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. sia incidenti che rifratti. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. 2 . Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. per i raggi riflessi. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. Se f1 < 20 s -1. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. frequenze fo e f = f o + f 1 .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro.

1) d = mλ . il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . velocità del suono vs=340 m/s. m = 0. ± 1. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v.3. il ricevitore è posto in x =D. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. di frequenza f. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. δ (t ) = 2π f 1 t . [ ] Commenti. [f = 680 s -1. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. sicché risulti d = vt. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . Si ha un massimo per t = 0. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π .5 m .[ f o = 680 s −1 . f 1 = 0.5 s −1 ] Suggerimento. Se f1 è maggiore di 20 s -1. non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). 1’.1’. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. 1 ed 1’. sono poste nei punti x = 0 e x = d. 3 . 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. e quindi. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . e può essere utilizzato per accordare lo strumento. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. quando (2. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. per l’Eq. Si utilizzino le Eq. con D>d.

5 m / 1m s −1 = 2 s . le Galassie si allontanano.(2. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. I’(y) quella con la seconda sorgente. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. D = 40 cm] 4 . in accordo con la teoria della relatività. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. da sola. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente.1). Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ .5 µm . e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). diminuisce nel caso opposto. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. Commenti. distanza fra le fenditure d = 20 µm .

se sono presenti entrambe le sorgenti. d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. θo = 0. 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . θ1 = sin −1   ≅ 0. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità.5 considerato nel commento 1.5 cm . d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. lo schermo appare uniformemente illuminato. cioè per y ' = 0. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ). 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. Detta I l’intensità risultante. con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . b) il minimo valore di δ per cui I = 0. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. 5 .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . Commenti. ed utilizzando il metodo dei fasori. y o = 0 . y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm .025 rad . Nel caso qui considerato. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). c) I per δ = π e δ = 2π .

I = I1. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. 6 . d) Il diagramma è periodico.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. δ = 2π / 3 . con periodo δ = 2π .

L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). K lim ptr → 0 C' = c= dQ . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . K. n è il numero di moli.CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. (T2 > T1 ) . scala Celsius (5) TC = T − 27315 . η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . dT (1) (2) (3) 1 dQ . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema.

Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). (14) (13) γ = C p / CV . R è la costante universale dei gas. Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . aumenta in caso contrario. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . a pressione costante C P = CV + R . [T=300 K. Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). n=1] Soluzione 2 . m è la massa della molecola.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . 5 o 7 per quelli biatomici).

Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. [h =1 m. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. 2 1 dU 5 CV = = R = 20. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. l’argon è relativamente abbondante (~1%). occorre considerare la sola energia traslazionale. al contrario. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. S = 800 W / m 2 s . v qm = 432 m / s per Ar. 2 per il calcolo della velocità media. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. 1 3 ponendo mv 2 = k B T .035 ⋅ 10 − 20 J . dove m è la massa di una singola molecola.08 J / K . si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. Commento. L’aumento di temperatura è 3 . l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . 0.5 nRT = 6232 J . sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. n dT 2 C P = CV + R = 29. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. θ = 60 . Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre.2 km/s).002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. t = 10 ore. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. η = 0.77 J / K .1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno. che è l’elemento più abbondante nell’universo. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. nell’atmosfera è praticamente assente.

34 K . ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione.5 ⋅ 3. dove T è la temperatura assoluta). P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T .31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 . C’= nCV la capacità termica del gas. b) le energie interne iniziale e finale. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. ρ = 13 .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . [ V = 60 m 3 . ∆T = = 0.3 min Commento. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. kg / m 3 . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. ∆T = 15K . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. nota quella iniziale Ti. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4.⋅η = . dove Pt è l’energia fornita alla stufa. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . 4 . si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. M = 28 g / mole. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. f = 5. ρ = 10 3 kg / m 3 .

Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . 5 . Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i .0382 m 3 . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). quindi ∆Eint = −104 . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . V f = RT f / p f = 0. quindi: .82 = 230 K .78 kJ . [Ti = 280 K. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. La trasformazione è adiabatica. supponendo nota la sua pressione iniziale pi. kJ . da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0. L = U f − U i = −104 Commenti. Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. kJ .. U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. U f = 4. kJ .0233 m 3 . Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0.

Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. Ricordando che dQ = mcdT . quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. inizialmente contenuto in una delle due parti. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. R = 115 . 6 . ed hanno quindi la stessa temperatura. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. quindi ∆S = 2 R ln 2 . Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . e 1 RT dQ dL 1 dV . quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). per il primo principio della termodinamica. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. Commento. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. ciascuna con volume V. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). b) si effettui l’analogo calcolo. La variazione di entropia del secondo gas è identica. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. e che i gas siano diversi.Soluzione La temperatura finale è To.

Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . Tf = 3. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). )] = 1 kg exp(−0174 Commento. c = 4 Jg −1 K −1 . smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. . dove a è una costante. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti.. [ K = 23 Jg −1 . dm. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. vaporizzazione adiabatica di un liquido. mi = 1 kg . se ne abbassa la temperatura. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf.84 kg . Ti = 4. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. dT sono tutti negativi).Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. Soluzione 7 . b) uguale ad aT 3.5 K. ) = 0. Si indichi con K il valore di vaporizzazione.

¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . b) la pressione p del gas.m. supponendo costante: a) il volume V del gas. e fornisce S (T ) = na 3 T . . 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. T na 3 T f − Ti 3 . Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0.e. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. Detta Ti la temperatura iniziale. si calcolino le variazioni di temperatura.

Le = I t . Ricordando che CV+R = Cp. scambiando calore con l’ambiente esterno. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . la variazione di temperatura è ∆U It . si ottiene pdV = nRdT . Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. si ottiene It ∆T = . Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . con p costante. e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. a tempratura T1. ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. C = 108 J / K ] 9 . [ T2 = 2T1 = 600 K . ed integrando.

Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando). T  2 T2   T2 10 . e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato.

R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. (2) R1i ' = R2 i '' . Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. e quindi alla (1). L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . dove c è un cursore mobile. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' .

effetto della resistenza dei fili di collegamento. la stima dell’errore è sempre molto delicata.). Per questo motivo. ed una resistenza variabile. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. Misurata R(t) con il metodo del ponte. in particolare nelle misure indirette. Ro = 100 Ω . che è tanto maggiore quanto minore è Rx. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. e controllare le misure effettuate con il ponte. poiché 1 + 2 è fissato. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). . disponibile in commercio con la sigla Pt 100. α = 0. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. si ricava t dall’equazione (5). La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. (3) Calcolo dell’errore. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione.¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . In ogni misura. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele.39 Ω / ° C . che Rx sia circa uguale a Ro . cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. rispettando i colori delle boccole). che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . …. per l’equazione (1).

che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. Rimane solo la soluzione particolare.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. (3. X (ω ) = ωL − . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. (1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. tan φ (ω ) = . 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . descrive il regime transitorio. Variando ω con m prefissato. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . I fenomeni di £ £ . 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. X(ω) la sua reattanza. La prima. tendente a zero per t → ∞ . l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . (4.

(7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. ¥ ¥ ¥ è massima. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. per ω = ω o . dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. ed uguale a 1/R. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 .. l’equazione (1) è del tutto equivalente. Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . Ad es. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. X ( ω ) = ω L − .risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. cioè della funzione: 1 1 1 . dal punto di vista analitico. Studio della curva di risonanza.

È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) .La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . utilizzando la relazione (5). Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. mediante la relazione (9). si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. in accordo con la (3’). e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. § 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . (11) Soluzione dell’equazione (1). (9) Commenti. c) Si misuri L supposto noto R. con R sostituito da R 3 . A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). .

e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. (t ) = m cos(ω t + φ ) . la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. derivando q(t) si ricava poi i(t). dove 2 . Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. Per ω ' = 0 . Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t .

Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. ± 1. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. proiettandoli su un foglio o sul muro. m = 0. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). ∂ θm m Osservazioni. Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. cioè l’equivalente dell’Eq. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. . 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. ovviamente più complessa. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). Nota a e misurato θm .(1). a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. (1) dove a è la costante del reticolo. è la legge di Bragg. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. . La condizione di massimo. 7 . 1) L’Eq. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. montati su un goniometro. Per la luce in uscita. Con due reticoli di diffrazione vicini. . che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. si ricava λ . ± 2. il portacampioni (Pc). La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. che possono essere assimilate a fenditure.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale... diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo).3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli).

I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . che come analizzatore. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. e che esiste un particolare angolo. ponendolo sul cammino del fascio incidente. messi in oscillazione dal fascio diretto. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. detto di Brewster. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. l’intensità trasmessa si riduce. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. b) Polarizzazione per diffusione. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. oltre che dall’angolo di incidenza. variando l’angolo visuale. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. c) Legge di Malus. per cui R//=0. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. Nella diffusione. 8 . e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. La riflettanza. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo.

9 . Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . si cerchino le possibili cause di errore. Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . il fascio in uscita si spegne. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB .Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. a meno di multipli di π . che è uguale a tan θB . 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico.

SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi.. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore).. B/ / .. o un campo . però. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . E ⊥ . o vettore assiale (se non è strettamente necessario.) se. o di correnti. o più in generale i fenomeni fisici. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). individuato dal filo e dal punto P. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. In realtà. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. che è stato così formulato da P. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. l’altra come effetto. Ad esempio. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. effettuata questa operazione.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. in natura esistono oggetti che interagiscono. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). vettori. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . è naturale considerare la prima come causa. si fa uso di grandezze (scalari. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. . nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). traslazione in una direzione prefissata. non oggetti che agiscono su altri. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π .         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. questi vettori non hanno la stessa direzione. i campi creati E e B come effetto. Consideriamo ad es. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. . Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. Il piano π . Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . l’oggetto appare lo stesso di prima.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). mentre B è uno pseudovettore. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. riflessione rispetto ad un piano. paradossalmente. Una prima difficoltà. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. La direzione di B è invece perfettamente definita.

è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. in apparente contraddizione con la legge di Curie. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. Vale la proprietà b2. Figura A1 A2. Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi.¢ ¢ riflessione speculare cambia B in .B ). Quindi: 2 . e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . ed il modulo di B è costante lungo γ . in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide.

il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . Nelle figure A2. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. Per a << ro . che viene di solito indicato con la lettera n. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. in un generico piano passante per l’asse. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. con spire ravvicinate.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante.

indipendentemente dalla forma delle sue spire. è non generano onde elettromagnetiche. con modulo che dipende solo da r. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1).Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. ¤ ¤ ¤ 4 . ¤ ¤ ¤ A3. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Simmetria sferica. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. Le stesse proprietà a2. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. e per le antenne a dipolo elettrico. detto polo.

o più semplicemente vettore. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. Più precisamente. b2 con le a3. ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. y. una direzione ed un verso. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. che viene detto assiale (o pseudovettore). y. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. Confrontando le proprietà a2. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. Si considerino ad es. ed il modulo di E è costante lungo γ .¥ b3) se le correnti variano nel tempo. Si definisce vettore polare. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)).VETTORI POLARI ED ASSIALI. si ottiene formalmente un vettore. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. una grandezza che . esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. Ora. non il verso. come r . mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). z di r . è individuata da un modulo. ma con uno scambio tra E eB. τ il momento di una forza. dove F è una forza. F = qv × B (2). In pratica. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. z di r nelle rotazioni di coordinate. τ = µ × B (3). L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. µ il momento di dipolo magnetico. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria).

quella normale rimane invariata. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . se r è normale ed F tangenziale. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. solo il primo vettore cambia segno. per la a4. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. Analogamente. (3). Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . e questo implica che la loro componente normale sia nulla. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). quindi τ (che è tangenziale) cambia segno.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. (2).

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