Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f. T R .

g = 5.   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at .8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente.Problema 1 Il sistema.7 m / s 2 tgθ . g = 9. mentre a t è diretta solo orizzontalmente. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida. mostrato in figura. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . ¦ § [ θ = 30 0 . Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale.

A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. d = 4 m. quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. t g = 5.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore.Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g .

Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. v0 x " ˆ m/s2.8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5.9 m.6. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante. Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. d = 9 km] h d . c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7.4 s. Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.1 m. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6.t= d = 0. e quota iniziale h’0 = 5. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto.2 m.08 m/s. h = 1 km.4 s. Perciò la nuova quota è h’ = 6.

t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km.3 m/s.8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s. cioè vx = d/t. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. Quindi: d = 289.9 m/s. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme. t 2h . b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t1 + t 2 ˆ m / s2 .Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d.

. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. Nella sua formulazione più generale. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione.II . allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. ma di verso contrario. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. La prima legge di Newton afferma che. E’ un tipo di forza vincolare. e quindi vale dv = ma . si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. come sopra.

il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. T = 140 N. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. su cui siedono due bambini. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. Forza centripeta. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta.Alcune forze importanti sono: Forza peso. La sua intensità è data da: Fav = − βv . è valida per valori di x sufficientemente piccoli. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. mentre quella della slitta è m. sul suolo coperto di neve. . inizialmente ferma. Il coefficiente di attrito statico è µ S . Per la forza d'attrito (radente) statico. Questa legge. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. N Forza elastica. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. La massa totale dei bambini è M. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). Non è un’equazione vettoriale. vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . nota come legge di Hooke. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . relazione tra l’intensità della forza d’attrito. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN .

µ d = 0. m = 5 kg. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x.9 N. [ θ = 40 0 . Quindi la forza di attrito statico è: . µ S = 0.7 N.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. per cui l’accelerazione è nulla. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76.1 N. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta. M = 45 kg.Mantenendo fisso l’angolo θ .6 N < Fas. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N.20.

M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. che si esercita sulla massa m (come in figura 1). F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. m = 2 kg. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2).3 N. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 .2 N > Fas.9 m/s2. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. 1 Fig. [F = 12 N. m = 4 kg . 2 Soluzione: . Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig.

0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. d = 1.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). [m = 1. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . ed F12 = . mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = .70 m. La tensione della fune più alta è T1 . Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe .F1. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. occorre una forza maggiore. la velocità della palla. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore.34 kg. .70 m.F21 = 8 N.A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. T = 35. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. ) = 1.

sottoposta ad un’accelerazione centripeta. f . b) Q T a) T1 P T1 S I Fc.V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc. f .5. Nel riferimento inerziale.7 N. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: . 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. . 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. Si trova dunque il modulo T = 8. invece. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme.

I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. m1 = 4 kg.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). µ d = 0. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6. valida in entrambi i riferimenti. c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg.3. µ S = 0. m2 d m1 F Soluzione: .T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza.

la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.7x2 N = 35.N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.9 N.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b).9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d .4 N. Problema 5 . La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 . in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 .m2 a m1 . 3.7 N b) Posto F = 17. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). sia la forza fittizia . quindi diretta verso destra. Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale.

r = 210 m. a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h.3 rg . v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. Il raggio della curva è r. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente.

5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. a velocità v < vmax. tende a prevalere la forza centrifuga.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco.3 rg b) Con la pioggia. . Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato.Con questo angolo. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. la macchina tende a scivolare verso il basso. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. come illustrato in figura.

calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: . M. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.esprimere in funzione di m.µ s. necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. uando m=M/2 e θ = 45°.

Problema 7 I corpi di massa m1. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). µ s=0. [m1 = 10 kg. m2 ed m3. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Le carrucole e le funi sono ideali. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. m1 m3 m2 . m2 = 2 kg.

per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. Vale allora: . L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23.Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. siano a1.5 gm1 c) In assenza di attrito.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.

risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. a2 = -2. a3 = -6. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende).m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t .7 m/s2. Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 . Eliminando le tensioni delle corde. ma m3 scende ed m2 sale. riferimento in cui è valido il calcolo precedente. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). m2 ed m3 verso il basso).7 m/s2.

rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. d acui: x= mB g = 9. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. [mA = 2 kg. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: . la condizione di equilibrio è k x = mBg. mB = 2 kg. A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B .Nel dispositivo schematizzato in figura. ” mB g a) detto x l’allungamento della molla. il corpo A (di massa mA). L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. poggiato su un piano orizzontale liscio.8 cm.

La perdita è di k litri di acqua al minuto. v0 = 72 km/h. k = 1. ignaro della perdita. senza vento. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico.2 l/min.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. tiene fermo il piede sull’acceleratore. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. M = 8000 kg.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. in funzione dell’allungamento della molla. per cui la forza di attrito statico rimane costante. m0 = 32000 kg. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. L’autista del camion. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. t0 = 15’] . c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0.

Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. l’autobotte perde. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. anche se il camion perde quantità di moto. Prima che si apra la crepa. e l’accelerazione è nulla. . In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. e l’asse y verticale diretto verso l’alto.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. in un intervallo di tempo infinitesimo dt.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa.

per cui inizialmente a(0) = 0. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. la forza di reazione è verticale. ma è solo la forza fittizia). in tale riferimento v = 0. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. vale a dire che a rimane nulla. per cui non influenza la componente orizzontale del moto. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . Inoltre.Nel riferimento solidale con l’autobotte. cioè v non cambia. . Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 .

cosa che non è vera per una forza non conservativa. si conserva: E = Ec + E p = costante. 1 . con C costante arbitraria.γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Quando agiscono solo forze conservative. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica.III . Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. ogni volta che conviene. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. entrano in gioco altri tipi di energia. Se agiscono anche forze non conservative. l’energia meccanica totale E. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. come l’attrito. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. Quando si includono tutte le forme d’energia. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio.   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A .Lavoro ed energia. Conservazione dell’energia.

allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. m = 0.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 . [AB = BC = l = 2 m.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). µ d = 1 .8 m/s2. g = 9. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. α = 30°.Forza elastica ( F = −kx ). Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B.

Poichè la velocità nel tratto BC è costante. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.4 s.2s.8 m/s2.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. coperta di neve.Innanzi tutto calcoliamo β . W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .6 m/s. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida.7 J Oppure. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d.7 J.

12. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato.[pendenza 1:7.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. m = 300 kg. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . Essendo però bucato. 4 . µ d=0. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0.

mentre il tratto BDE è circolare.[m0 = 3. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare. Calcolare la reazione della guida nel punto D.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale.F. e angolo al centro π/2 + θ . si trova: 3 W = m0 g h = 1389.78 kg. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2.E. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. Determinare la velocità del corpo nei punti B. raggio R. U n corpo puntiforme di massa m.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. di centro C.D. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare.

in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B.

quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. Il raggio della circonferenza è R. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. nella posizione O. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R).

Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. mB mA 8 . Suggerimento: Questo problema. e per lo stesso motivo del punto a). Ancora una volta. analogo al n° 7 del capitolo II.

rispetto al suolo. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 .Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. è mBgh.

b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. h* = h. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo.

L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. Successivamente. 1b). la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig.0 kg. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. 1a).0 kg. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . 1c). ad una nuova posizione di equilibrio (fig. m2 = 2. x1 = 17 cm. La molla è poi rilasciata.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta.

mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.2 J 2 k  2  k   12 2 2 . cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.

L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . Oppure. zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. Per un sistema di particelle.Conservazione della quantità di moto.     La seconda legge della dinamica. yi. zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella. la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: .IV . M yCM = 1 M ∫ ydm . M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . yCM = ∑m y i i i M . nella sua forma più generale. £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm .

quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. Anche l’energia totale si conserva. l’urto si dice completamente anelastico. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. Invece. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. lanciato dal suolo con una certa angolazione. sicchè si può considerare il sistema isolato. Detta vx la componente orizzontale della velocità del . In un’urto. formando un corpo unico. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico.

rispetto alla banchina. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. è . L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: .La velocità del frammento che torna indietro. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). dove si ferma. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. Detto t il tempo di volo. la quantità di moto totale rimane nulla.proiettile. nell’istante dell’esplosione. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. L = 5 m. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B.mvx) = 3 mvx. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. senza alcun ancoraggio. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua.

x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1. Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).

Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3.33 m. vale: MV + mv = 0 Ma. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina.67 m. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.

calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd . è Mv = mv0. Trascurando la resistenza dell’aria. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per la conservazione della quantità di moto. per il rinculo. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema.

2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. mB = 42 kg. µ d=0. ra slitte e suolo. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. in piedi su una slitta A di massa mA. Le due slitte.67 m. inizialmente ferme.Quindi: x=L m = 1. M +m Problema 3 Un bambino. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB .

5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. F A − FB N − NB = A µ d = 0.9 m/s2 Note le accelerazioni. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig. nell’ipotesi a B = 2 a A . dalla sommità di una torre di altezza h. 1).5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0.a CM = da B verso A. .17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.

l’automobile A viaggiava verso est. per cui la quantità di moto si conserva. µ d =0. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. [mA = 1100 kg.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. α = 30° da est verso nord. d = 18. mentre l’energia cinetica no.7 m. subito prima dell’urto. Dopo l’urto. mentre B era diretta a nord (figura). I rilievi della polizia rivelano che.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto.  Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. mB = 1300 kg. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): . vL = 90 km/h. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d.

8 m/s = 56. quella verticale no y . h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . $ % & [MA = 100 kg. m A + mB v’sen α = 15. MB = 50 g. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. appoggiato su un piano orizzontale liscio.5 km/h mA vB = diretta verso nord. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. v 0 = 5 m/s. di massa MA e struttura prismatica. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. Si supponga che l’urto sia elastico. mA + mB v’cos α = 32.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte.3 m/s = 116.

si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0.' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia. Sostituendo la terza equazione nella seconda. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.3° . per cui. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto.863 θ = 30.

il momento angolare è: 1 . Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. Rotazione intorno ad un asse fisso. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri.V . g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Di conseguenza. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi.

Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione.L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. quello di massa dal momento d'inerzia. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. e l'accelerazione è quella angolare.

Rototraslazione senza strisciamento. la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. allora:   L = costante. cioè dL / dt = 0 . Per sistemi più complessi. anche se ci sono forze. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 . allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante.

I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. 4 . Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema.∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. ma anche i loro punti di applicazione.

si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. l’p. Quindi: 5 . a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Tc.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp.

I fili non slittano nelle gole delle pulegge.3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Tc. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . l’p. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. come illustrato in figura. si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. a) nota m1.

b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. si trova: 7 . I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze.4 m. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.2 m. R2 = 0. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. [m1 = 24 kg. R1 = 1. m3 = 12 kg. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.

5 kg. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. m = 1 kg. la massa m. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. All’istante t = 0. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. α = accelerazione angolare): 8 . viene lasciata scendere.01 kg.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. T = tensione del filo. (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. r = 2 cm. m0 = 0. inizialmente in quiete.2 m. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco. h = 2 m. R = 0. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. [M = 0. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco.

quindi non ne altera la velocità di rotazione. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.5 N per cui il magnetino si è già staccato. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. Perciò.5N m0 r 2 + I 9 . mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3.9 giri.

si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 . un cui estremo è fissato A. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). ha costante elastica k. è inestensibile. di massa trascurabile. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. alla massa m. la carrucola. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. positivo verso il basso. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. Il filo che collega la molla. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente.

collegate fra loro a formare una H (figura). Detto I il momento d’inerzia. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. che. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. essendo il corpo omogeneo. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2.a) All’equilibrio x = 0. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale.

Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. P fermare la ruota.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. di massa M. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . per una lievissima perturbazione (vedere figura). n = 2. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo.0 N. F = 130.4 kg.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. Ad un certo momento. ω =840 giri/min. qual è il coefficiente d’attrito µ . Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.0 cm. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. r = 23.

$ z v’ 13 . girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z.tubo. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo. quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. In assenza di forze esterne.

a = 1. m = 50 g.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. d = 2 1 a . b = 2 m. v = 30 m/s. inizialmente ferma. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M.5 m. [M = 2 kg. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. La porta. 12 14 . lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b.

Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. inizialmente fermo. e lo urta in un punto P 15 .b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0.

Posto che l’urto sia elastico.2 rad/s Rsinθ b) Notaω . v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. v0 = 30 m/s. perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M.individuato da un angolo θ . determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . [R = 30 cm. θ =60°.

Risolvendo il sistema si ottiene: 17 .Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa. c) l’accelerazione angolare del rocchetto. 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè.

c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. Inoltre l’attrito è statico. altrimenti il rocchetto striscerebbe.2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . si è usato il teorema di HuygensSteiner. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). 18 . perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. mentre Fa è 7 antiparallela a F0 . e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L.

a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. @ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. di lunghezza l e massa M. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. 19 .

3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. l = 5 m. h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 .8 rad/s2 2 I 2l 20 . quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato.

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8.85 ⋅ 10 −12 C2 . Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: .99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8.VI . il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante.

Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ . Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Per un sistema di cariche puntiformi.E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo. si ottiene invece per integrazione. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. es. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. Se è noto il potenziale. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo.

y.z). z )dτ 2∫ t dove ρ (x. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. z ) V (x. y . y . j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. Un conduttore.y.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma.z). V(x. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. diversamente dalla legge di Coulomb. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i . Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 .y. vale anche per campi non statici. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.z) rappresenta la densità di carica.z) rappresenta il potenziale in (x. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. I conduttori 1.y. può avere una carica solo sulla superficie esterna.

.... Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo.dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica.. . la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + ... + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura). Indicando con∆ V la differenza di potenziale. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A.

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d. 2e Vc = 82.5 106 m/s m ...7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico. y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d . V = 200 V.. a) Nel riferimento della figura. l = 6 cm..-. e/m elettrone = 1.. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV.Problema 6 In un tubo catodico.. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x. d = 1 cm...x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza.-.. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc.... Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d..

θ è circa uguale alla sua tangente. md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. O . rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ .P 2 . La componente x è ancora v0.9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. . con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1. all’interno della quale c’è il vuoto. è praticata una cavità sferica di centro O2.( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. O1 .

quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande.R/2.ρ ) . 0 = ρ +(. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura. ed A. il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola. C. a) Per il punto esterno P. dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante. 3 . per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2.ρ . vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D .Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q).

Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 . R O . il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. C .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. .A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione.

distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). ove d Problema 10 . dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . pure di carica q. Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. uscente dal vertice carico. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ .

Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q.3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15. yb = = 2.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. q = 1 µC.9 cm: 2 3 . [d = 10 cm.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. 9 @ A p cos α . = 1. 4πε 0 r 2 y . e vale: p = qd 3 . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. x0 = 0.

con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità .V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. parallelamente ad esse(figura). c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. la lastra è elettricamente neutra. Lo spessore della lastra è d < L.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. -σ su faccia.

.-. L a distanza tra le armature è d. da quella di carica positiva (figura). d = 4 cm. me = 9.C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori).-m .. mp = 1. con velocità iniziale pure nulla. y ...11 10-31 kg.....67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. con velocità iniziale nulla. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano... Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V. Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.. dall’armatura di carica negativa.. [ ∆ V = 1600 V. un protone (massa mp) si stacca... La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d .e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .

cioè: t= ap me 1 2d 2d . si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp. e: ap = per il protone. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . yp = ap = d= d = 22 µm.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone.

¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro.                     Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = .CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. z. (1). i = x . per quanto riguarda le equazioni (4). Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . y . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ).

Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . ¤ ¤ Dielettrici .U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . (12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 . Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico.

b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. posto nel punto A=(a. z). che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. y. che dipende dalle derivate di E . qp quella di polarizzazione. quindi θ = π . Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . z) con i loro valori in A. Per valutare θ nell’ Eq. y. a) F = qE . Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. E⊥ = 0 . È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. per il calcolo di R . θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. 0). Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A.3 si faccia attenzione al verso di r . cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. 0.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

6

Il primo controllo è stato fatto. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). $ % $ & 7 . dove σ = P ( ) = a . b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. σ = + P sulla base a destra. σ = − P sulla base a sinistra. Per la prima parte. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. b) P = axx dove a è una costante.Problema 4 In un cilindro sottile. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. che non sono affatto intuitive. " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. quindi: p = P⋅S .     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12).    ! ! " " " # Commenti. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . di lunghezza e sezione S. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS .

3) Le polarizzazioni qui considerate. Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. Risulta quindi σ S = 2εo ES . in particolare la polarizzazione uniforme. mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. per motivi di simmetria. il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. pensando che. costituito da un materiale conduttore). ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. di spessore trascurabile. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. cioè E concorde con n ). Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura.

Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . I vettori D . 2 2 2 Suggerimento. La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . omogeneo ed isotropo. 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. P in un generico punto esterno alla sfera.D =σ /2. 2ε o ε r Commenti. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. Detta σ la densità su ciascuna superficie. E = σ . E . risulta: σ E= n. P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. la carica è equidistribuita sulle due superfici. E .

r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. commento 2). ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 . La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . Problema 5. se ci allontaniamo dal conduttore. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti.b) Sulla superficie del dielettrico. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . y. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. coincidente con quella della sfera conduttrice.

9 9 11 . Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. più intuitivamente.curvatura della superficie. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. con le basi parallele alla superficie. o. pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo.

¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.d.p.. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q . q la loro carica. v la loro velocità media (o di deriva). se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. (7) 1 . la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f. si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. ¤ ¤ Commento.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.m.) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q.e.) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre.

. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +.m.. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.. § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +. ¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. ai capi dell’utilizzatore.d.e. (15) 2 . .p. Equazione delle maglie: Per un circuito con una f. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo.

g / mole ). In questo volume sono presenti 6. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). i = 30 A .a. È per questo motivo che il rame. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. 3 7. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63.5 u.).] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. In altri conduttori (ad es. densità del rame ρ = 8.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 . come tutti i metalli buoni conduttori. quindi la 8. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.I.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . vd =   Commenti.02 10 23 /mole.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. una mole di rame pesa 63.indica che v d è opposto a j ). segue la legge di Ohm. −6 5 ⋅ 10 m j = −4.5 g ed occupa quindi un volume: 635 .4 ⋅ 10 − 4 m / s .Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i.89 g / cm 3 . [ S = 5 mm 2 . j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. − ne (il segno . se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo).02 10 23 atomi. 3 . si calcoli la sua velocità di deriva. si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m .14cm 3 . n il numero di elettroni per unità di volume.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. g V = = 7. numero atomico del rame 63.

Problema 2 Si ricavi la d. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. si calcoli: b) la corrente i nel circuito. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . . Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .e. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 . c) la d. 2Ω r 12V = 1V . ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . V ai morsetti della pila.d.p.p.  4 .m.m. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.e. della pila.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. [ = 12V . comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. che vengono utilizzati per ottenere d.d.d. si calcoli la f. R = 22Ω .p.

e. Per il calcolo della f.e. è invece molto facile calcolare la f. risulta     . r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. di un generatore può quindi anche essere definita come d. quindi: V = Vac = Ri o anche R . Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. si ricorra alla sua equazione di definizione.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). V → .Suggerimenti.p.d. V = − ri = r+R   i= Commenti. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe.  Soluzione: 5 .m. La f. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. = = 109 2 ⋅ 16 . Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto).m. ⋅ 10 −19 J .m. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. 1) Al tendere della corrente a 0. V. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati.e. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso. in base alla sua definizione.

cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f.La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. maggior in opposizione). Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo).m. il generatore si ricarica.     I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 . diventando endoenergetica. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. le polarità ai morsetti sono invertite. e la corrente di corto circuito vale / r . Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo. La caduta su r si somma ad . Si ottiene i = 0 a circuito aperto. Se la reazione chimica si inverte.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti.e. Nel secondo quadrante è i < 0 . sicchè V > .

e. domanda (b). la corrente in R è 2i. W .Si hanno due pile da 1.2Ω . 2 e resistenza interna 2r). Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0.e.La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . divisa per 4. Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i . e resistenza interna di 01 .      L’equazione. Le ultime due cifre sono state omesse Commenti. si 2 ottiene R = 2r = 0.m.  .m. supponendo e R costanti. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. Ω ciascuna. Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f. e resistenza interna r / 2. Si proceda come per il Problema 3. P = / 2r = 11 W . Suggerimento. con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 .05Ω . P = 2 / 2r = 11 W . è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f.5 V di f.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 .e.m. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo.

con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Ω. Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. Si ricavi R. quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . Figura a Figura b Soluzione: 8 . La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . risulta dunque E ⋅ d = E d . di lunghezza d e verso concorde con E . Detto d un elemento di filo.b) Se il filamento è lungo 10 cm. indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante).

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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(3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). orientata con 1 . cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . ¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. n il versore normale al piano.   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . (Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v .    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. e l’accelerazione è centripeta.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ . In assenza di altre forze. le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. Legge di Biot. ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i .Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ .

36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. 2 .59 ⋅ 10 6 m / s . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . all’interno è uniforme. Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria.         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico.     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa. B/ / e B⊥ di B. All’esterno il campo B è nullo. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . dove θ è l’angolo fra v e B : mv . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). diretto lungo l’asse.  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . T = 01 .

ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. y). Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. B⊥ = qro x o mv per x > x o . poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o .  Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . y è nulla per x < 0 . y). dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. contenente la traiettoria. Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . si può concludere che questa componente è nulla. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. 3 . Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. r = ∞ ). l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r .Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo.

nel caso c). in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . 4 . che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso.     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. c) obliqua. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . r= qB e con generatrici parallele a B . parallelamente al vettore B . c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. si calcoli il passo dell’elica. b) parallela a B . cioè un’elica.     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. z ortogonale a B .

si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità).2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . si ottiene il raggio di curvatura       5 .      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac.p. Vo fra F e M. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. c) Si calcolino le coordinate (y.d. che incurva verso l’alto la traiettoria. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz .

Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. su di una circonferenza di raggio r. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico.mv . La proiezione della traiettoria sul piano (x. da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . di cui il segmento OP è un diametro. eB La traiettoria è una semicirconferenza.   6 . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. me 2 eB ± e B + πεo r 3 . quindi r = y/2 . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. da cui v = . che viene percorsa nel tempo t = π r / v . con risultante nulla. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 .  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). si deduce: e e v2 .

si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . ma non difficile.Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. Suggerimento. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. 7 . # 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. r = a / sin θ . Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . x = a tan θ . dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . in modo che i risulti positiva. 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema. Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. Per calcolare il campo B nel punto P. dato dall’equazione (4). Per l’integrazione fra x1 e x 2 . è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto.

Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. con velocità di deriva v d parallela a d . Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d .m. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B .e. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B .e. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. perché è ortogonale a d . Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 . perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2). Se il campo magnetico è stazionario.m. non comparirebbe il segno -). Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. . la presenza di questa forza risulta evidente. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * . il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f.

Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 . che sono conservativi. Se L è costante nel tempo. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L.m. attraverso γ 2 . Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb .e.e.1 ). anche se esterne al conduttore.m. § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . Energia del campo magnetico.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1.m. per i campi indotti. con la convenzione già citate. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità.2 / i1 = Φ 2 .§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo.2 è il flusso magnetico. indotta. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. i due circuiti sono accoppiati induttivamente.2 Φ 2 . non conservativi. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d . § Legge di Lenz.e. Auto e mutua induzione. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. ogni variazione di i produce nel circuito una f. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. L’uguaglianza Φ 1. § © Se M ≠ 0 . indotta si oppone alla causa che la produce. di (6) = −L .

quindi     t>0 vt 3 a b t=0 . Risulta quindi Φ = B S . Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . orientando la spira nel verso orario.1) oppure l’Eq. di lunghezza d. Si calcoli la f. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab.   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq.m. si muove con velocità costante v . il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .2. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 . indotta nella spira. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS .dove dU B è l’energia presente nel volume dv.e. L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li .   Orientata la spira in verso orario.

quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra.   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. se la corrente ha verso orario. d risulta parallelo e concorde con v × B . si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.e. Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. 2.  Soluzione: Calcolata la f. che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 .em. dove il vettore v × B ha modulo vB. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. risulta positiva.m. quindi:         = ∫v × B⋅d .e.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1.m. dt La f. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. La forza applicata dal campo B al lato mobile. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. risulta: vBd a) i= = (verso orario). c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito.     = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . Scegliendo sulla spira il verso orario.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv . Il flusso di B . (senza preoccuparsi dei segni).

   Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . Si calcoli: a) la corrente indotta. Si orienti il circuito in verso antiorario. in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f.    Suggerimento. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto.m.m. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . supponendo costante la resistenza R del circuito. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. d × B è verticale e diretto verso l’alto. sicché la f. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. o di segno opposto alla f. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . i= o R b) Scelto il verso antiorario.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 .e. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. in accordo con la legge di Lenz.e.e. negativa per o < vBd . indotta. a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 . per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. La f.m. negativa. o risulti positiva.m. positiva per o > vBd .e. indotta è già stata calcolata. si deduce che: per o = 0 .

si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1.0 0 Aumentando o. F diminuisce e si annulla per o = vBd . 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. Per o > vBd . che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. B. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. v. 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. d). cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. Consideriamo il bilancio energetico. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. 2 1 1 2 2 1 Commenti. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante.

a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . c) la corrente i(t) nella spira.a. Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 .e. e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . indotta nella spira. 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . dove t o = a / v . orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . b) la f. 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig.m. in cui vale = − aBv .

orientando la spira in verso orario. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. 9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante.Problema 6 Si calcoli la f. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 . L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . la corrente circola nel verso orario prescelto. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a . in funzione della distanza x1 (vedi Figura).e.m. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. perché v × B è verticale.

ω = 20rad / s . risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. b) si dica per quale valore di ϕ la f. la corrente indotta circola in senso antiorario. Poiché i (t ) = o t . 2. ϕ o = π / 6 . indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. intorno ad un asse passante per O. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. perpendicolare al piano di figura ed entrante. [ r = 20 cm (=AO). C B B D C O E r B ϕ A 9 . perch’e il campo magnetico non è stazionario. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt .e.e. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. B = 0.1T ]. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico.m. in presenza di un campo magnetico B uniforme.m. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico.Calcolare la f.

 2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t .m. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . trascurando l’autoinduzione. I I Q =− dΦ = ABω sin ω t . Suggerimento. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito.e. c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . dt i= AB ω sin ωt . Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . R 10 . G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario.1V . risulta massima in valore massimo è: = 2. I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . ovvero per ϕ = 0 . b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS.

96 Kg m −3 . trascurando l’attrito dell’aria. δ = 8. [ ρ = 1. n × B è parallelo ad ω . che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. figura). lati a e b. R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav .A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. Si calcoli la velocità v . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . in accordo con il principio di conservazione dell’energia.8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. dt dt dt U V V V V W 11 .56 ⋅ 10 −8 Ωm . dove ω è il versore di ω . a = 10 −2 m . la spira cade con moto uniforme. Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . B = 0. = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. b = 2 ⋅ 10 −2 m . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita.

Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A . dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). Soluzione: 12 . dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. È importante numerare opportunamente i due circuiti. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7.71 ⋅ 10 −5 m / s . Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti.` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo.

t 0 ).ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. nel loro piano. l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a .e. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z. t 0 ). con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. b) la f. h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . paralleli e distanti d. c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. 13 . B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. indotta nella spira. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita.m.

risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . c) capacità. y) contente la spira. perché B dipende da x). (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. Orientando la spira in senso antiorario. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. b) induttanza. per simmetria. dove ha modulo: 14 . Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi.

con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). dove M è il coefficiente di mutua induzione. c Problema 14 Due solenoidi. che fornisce: 2 Commenti. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. sono uno interno all’altro e coassiali. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . (Si trascuri l’effetto dei bordi. Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 . C= r2 ln r1 s 1 2 Li . è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. avente volume π (r22 − r12 ) . Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico.B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . r Suggerimento. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo .

1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. i U1 − U 2 = u u v u u 16 . 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) . B2 = µo n2 i .

2.3 a pag.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. y . Ri = µ ⋅ grad Bi .1). 4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. £ £ £ Commento. µo 2 µ cosθ . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. commenti 1.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n . 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . i = x . dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . z. Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi .

basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. ©  dove è la lunghezza del cilindro. 1). conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 .    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. Cap.1. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. supposte circolari e contigue. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1.qm sulle due basi. considerando un magnete infinitamente lungo. n = N / . i è la corrente in ogni spira). ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. esiste però un secondo metodo. In particolare.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. ed ha intensità totale i m = M . spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. ortogonalemente ad M . possiede cariche magnetiche +qm e . con q m = MS . In particolare. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. Ad es. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. con M diretto lungo l’asse. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. e quindi con:    (N è il numero totale di spire. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. è ortogonale ad M . Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo.

a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). poste a distanza d. Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es.     Problema 1 Due molecole. pD prende il nome di Debye). p = p D = 3. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento. almeno formalmente. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0.  µ = µ B = 9. supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo.dove:  B . La dissimetria formale.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. è legata allo sviluppo storico del magnetismo.    Suggerimento. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). Soluzione 3 . con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. pensando appunto alla relazione (11). anziché dipoli magnetici. (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. dove χ m è detta suscettività magnetica.5 nm . e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H .3 ⋅ 10 −24 J / T . e chiamato semplicemente campo magnetico. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a).

5 ⋅ 10 ) (3. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. −9 3 (0.3 ⋅ 10 −30 )2 9 .3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. ⋅ 10 − 21 J . L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0. A temperatura ambiente. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . rovesciando il verso del dipolo. dove kB è la costante di Boltzmann. di sezione A. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. costituita da un sottile filo di materiale isolante. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . con modulo µ 2µ B= o 3 . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti.8 ⋅ 10 − 25 J . 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. si crea una corrente elettrica. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro.        4 . Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . T la temperatura assoluta. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. l’energia diventa + µ B .

la corrente. Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare).2. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. ! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . si ottiene: j = ρq v . Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi.   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante. " " 5 . per quanto riguarda gli effetti magnetici. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . ρq µ q = = . L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. Integrando questa espressione. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q.     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. verso opposto se negativa.

Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . dove b è una costante. entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. il vettore B è uguale a Bo z . che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. qui non richiesto. Bz = Bo − 2bz . e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. permette di ricavare µ B ). # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. di modulo µ B . formi un angolo θ con l’asse z. d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . B y = by. instabile l’altra. Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 . % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 .

L z di µ e L sono quantizzate. più precisamente tende a diminuire θ . L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci.( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . ( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. con θ costante (moto di precessione). Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. 2 2 2 2 7 . si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B .

Nel vuoto possono essere così scritte. £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . £ (3c) dove j m = rotM . ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . oppure le loro derivate. (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. è la corrente di spostamento is. £ £ £ 1 . £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ .1b. la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . divB = 0 . ρ P = − divP . In presenza di mezzi materiali. dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. ¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS .

pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . (4a) rotE = − ∂t ∂D . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. (4d) divB = 0 . come Σ γ una superficie. con contorno γ . scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. Per la domanda c). e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B . ¥ 2 . b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera.Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. ¥ ¥ ¥ Suggerimento. scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . tale che sia possibile calcolare il flusso di E .

¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti.(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. poiché B ⋅ d = Bd . passante per P. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. per simmetria. Il secondo membro dell’Eq. Scelta la parte superiore come Σ γ . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i .(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. con B costante su γ . Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . lasciando invariato il senso di percorso su γ . ma al secondo membro dell’Eq.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. Il flusso di E cambia segno. 0 t b) Per la legge di Gauss. il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. dobbiamo orientare dS verso l’interno. e crea un campo E con simmetria sferica. l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . ¨ ¨ 3 . Il vettore B è parallelo a d . che è tagliata in due parti uguali da γ .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. che ora taglia Σ γ .

generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). si considera la linea di flusso passante per P del campo. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. b) un lungo solenoide. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . moltiplicando per l’area π r 2 . che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato.

Commenti. Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi. 5 .

l’Eq. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. e può modificarsi anche il suo inviluppo.6’) Dalle Eq. t ) = a ( x . onda progressiva (3) f ( x . il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . (8) 1 . (7) dk Commento. Eq.t). In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . mezzi dispersivi. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. Nella trasmissione dei segnali. Soluzione generale: f ( x. La funzione a(x. Se il mezzo è dispersivo. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. t ) = f o sin( kx − ω t ) . l’informazione è contenuta nella funzione a(x. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . onda stazionaria (4) ω / k = v. t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) .CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . ma ω non è più proporzionale a k. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. t ) sin(k o x − ω o t ) . 5’) ed è detta velocità di fase. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. k = 2π / λ . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . (5’) T Velocità di fase. mentre non f ( x . circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . (6. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda.t). =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. 5 e 6 si deduce λ v= . per t prefissato. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. 5 continua a valere.

perché µ ≅ µo . cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . Per definire u ed I. dove u è la densità di energia. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. che è uguale al prodotto uv. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. mediata su volumi grandi su scala microscopica. L’impostazione del calcolo è la stessa. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. cioè del flusso di carica elettrica. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. Le linee di flusso di v sono detti raggi. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. v ( ) 2 . corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. In altri termini . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. t ) . Ricordando che i = dq / dt . Per l’energia dell’onda. ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . ρ (r . t ) è una densità media. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. a causa della forte attenuazione dell’onda. le superfici normali fronti d’onda. Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità.esistono restrizioni di questo tipo per v. dove h è la costante di Planck. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica.     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r .

E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× . E 2 = E o2 / 2 . dove Eo è il valore di picco di E(t). Flusso di energia: con riferimento alla figura. e la sua quantità di moto. dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. i vettori v .17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. riscaldando il corpo. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. esercitando una forza F sul corpo. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E .¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi.

dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Se l’onda è completamente assorbita. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. v Se l’onda è riflessa. (21) dove b è una costante. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. (21’) b= 32π 2 c 4 . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . yo è l’ampiezza di oscillazione. massima in direzione ortogonale. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . 2. ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). Nel vuoto µo . ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . L’intensità in un punto P. 3) della particella. Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. posto a distanza r >> λ . con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa.

y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. con polarizzazione rispettivamente ellittica. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. il vettore E è ortogonale a z. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. ed annulla completamente la corrispondente   5 . Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s).        I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. in un generico punto. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. con piani di polarizzazione contenenti p . È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. ad es. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. rettilinea (o lineare) e circolare. ciascuno dei quali è associato ad un fotone.(22). ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente.

Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . lasciando invariata la componente ortogonale.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . q ( x . Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. 3. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. = +v . ortogonali tra loro. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente.1) f p( x . ma ora ∂p ∂q = −v . Suggerimento. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . perché le riflettanze R// e R⊥ . q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . la cui direzione definisce l’asse della lamina. detta asse della lamina. t ). (1. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. e l’onda polarizzata ortogonalmente. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. componente del campo E dell’onda. ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . con asse nel piano della lamina. 2. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza.(1. ad es. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt .

sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2.1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p . v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq. Commenti.01 c . dk b) 2 / k2 > c. Per calcolare vg nel quesito b). si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 .(2. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf .1).1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . e: k dk < c. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . è una costante che dipende dalla densità degli elettroni. Soluzione a) La velocità di fase è c. Risulta quindi dimostrato che f ( x . conviene differenziare l’Eq. Suggerimento. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. mostrando che v ⋅ v g = c 2 . 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. detta frequenza di plasma. la velocità di gruppo dω vg = = c. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. in versi opposti.(2. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 . p=h/λ. la relazione di dispersione ω = c k . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera.

mentre vg<c. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. b) Si noti che v>c. In effetti le uniche onde Commenti. per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. non con v). più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. ko Per k << k o . quindi: ω ≅ gk . Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. dk 2m 2π m 2π m v g = v . completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. diventa dominante il ko = termine gravitazionale.072 N / m è la tensione superficiale. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. 2m 2π ω 1 h p u = k= = . sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 .017 m . 0.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . T = 0. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. ρ 2 dove g = 9. Da cui: 8 . p con h / λ ≡ k . anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9.81 −1 = m = 369 m −1 .81 m / s è l’accelerazione di gravitá.

La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . vg = k = k.v= ω = k gk = k g . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . …. diventa dominante il termine di tensione superficiale. lunghezza L e viene tesa con una forza T. v g = 2. v g = 0. Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. t) le condizioni al contorno: y (0. k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . v = 313 m / s . y ( L. [ T = 100 N .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. 3. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1.81 m / s . ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . t ) = 0 . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. m / s . Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k.07 m / s . t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . 2. v = 163 . velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . t ) = 0 . 2 L 2 ML 9 . quindi ω ≅ 3 T 2 k . Per k >> k o . L = 50 cm . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. Per λ1 = 100λo . m = 5 g .

in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . Si ottiene: M 2 2 U c . si consideri la soluzione y ( x .b) λs = vs = 3. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. Non si confonda la velocità u(x. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. t ) = Commento. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. cioè la corda è indeformata). 10 . perché l’energia totale si conserva. nell’istante t. 4 o a) u( x . 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi.max. ed è uguale a Uc. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . La corda possiede anche energia potenziale elastica.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. c) il massimo valore di Uc(t). di massa dm = ( M / L )dx .40 m . Per rispondere al quesito b). Suggerimento.max = y ω . ad es. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. e la si integri. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica.t) con cui oscilla un generico punto della corda. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda.

Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. f2 = 4L 4L b) Commenti.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. c) l’intensità dell’onda. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . [lunghezza della canna L = 3 m . indicando con v la sua velocità di fase. = 75 s −1 . trasformando l’antinodo in nodo. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. v f1 = = 50 s −1 . f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . d) il massimo spostamento so. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. elettroni in un atomo). le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . si dice che questa entra in risonanza. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. cioè possono assumere solo valori discreti. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. supposta nota l’intensità dell’onda. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. k 2 L = 2π . 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. Si risponda prima al quesito b). b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. quindi: π 3π k1 L = . 11 . b) la densità media di energia dell’onda. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. Soluzione k1 L = π . cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. sperimentalmente ben verificata. che però rimangono quantizzate. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. quesito a). L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie.

2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. 1) Imin è detta soglia di udibilità. inferiore alle dimensioni atomiche. 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω .[frequenza densità f = 1000 s −1 . 2 −12 I min = 10 W / m . 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. per I=Imax. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. so = ω ρv per I=Imin. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. il suo valore massimo è so ω . r = 3 m ] 12 . la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . v = 340 m / s . [ A = 5 m2 . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. può ancora essere percepito come suono. 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . kg / m 3 . dt Commenti. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . so = 10 −11 m . Imax soglia del dolore. ds(t ) = so ω cos ω t . so = 10 −5 m . irradiando uniformemente in tutte le direzioni.

⋅ 10 30 kg .    [ I T = 1380 W / m 2 . massa del Sole M = 199 . costante gravitazionale G = 6. Su questa superficie I è costante.Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . supponendo nota la densità ρ della particella. Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. quindi 2 d  I =  T  IT . 3 d d dp I 2 2 13 . Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. posta a distanza dT dal Sole. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. dt b) Per calcolare Po. ρ = 10 3 kg / m 3 . d T = 159 . quesito b).67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 . supposta perfettamente assorbente. c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . il Problema precedente. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r.   Commento. basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . v è parallelo a dA . F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. ⋅ 1011 m ] Suggerimento.

dt c c    Commento. i − r è ortogonale alla superficie. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). 14 . Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. di area A. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. perfettamente riflettente. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. indicando con I l’intensità dell’onda. Il caso qui considerato. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . esattamente come per una vela investita dal vento. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ .7 ⋅ 10 −8 m . La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. Il doppio aspetto.2 3d T IT 1 F . = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . non attratte. di superficie perfettamente riflettente. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Commento. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole.

a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti.            c) il rapporto dU / dp B . e si ponga v d = µ qE . Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. energia hf. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza.     15 .     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. Nella trattazione corpuscolare. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . Si noti che si tratta di un caso limite. e di eventuali forze elastiche. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. che coincide con il lavoro della forza FE . c) dove v è la velocità dell’onda. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . mettendole in oscillazione.corpuscolare e ondulatorio.    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. 2 dp µ q EB B Commenti.   dU  µ q2 E 2 E = = = v. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE .         dp B = FB dt . Se si tiene conto della massa delle particelle. quantità di moto hf/c.

di lunghezza L << λ . Per l’antenna trasmittente. ad eccezione di θ .(21). 16 . semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . si consideri attentamente l’Eq. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). Suggerimento. Commenti. b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . In ricezione. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. b) Il calcolo è del tutto analogo.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. figura). detto di reciprocità.

cioè agisce come un rotatore. quindi I = I o cos 4 θ . La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. Problema 15 17 . θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . ed esce con intensità Io. 1 f = .78 . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. con assi paralleli. Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. 4 π . 4 N f = 0. π . Commento. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. in accordo con la legge di Malus. ! Commento. che non altera il suo stato di polarizzazione. Per N =10.

Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n.(21). riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. " Suggerimento. Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). " Commenti. dove a è una costante. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. In fotografia. I ⊥ = a . che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. mettendone in oscillazione gli elettroni. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni.Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. nota la riflettanza R⊥ = 015 . e I / / = a sin 2 α . con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. ad eccezione di θ . Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Soluzione 18 . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. α è detto angolo di diffusione. con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster). Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ .

esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. perchè l’energia si conserva. la correzione è comunque piccola. E y = b sin ω t . all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. dove θt è l’angolo di rifrazione. ciascuno con intensità Io/2.7225 . sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . Commento. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n.074 . valide in generale. dove a e b sono due costanti. 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. si deduce: 19 . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . quindi: I // = Io / 2 . Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t .

v o c / no k e = ne k . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. E y = b sin(ω t − k e z ) . E x = a sin(ω t − k o z ) . possiamo porre: E x = E o sin ω t .k= b) ω . con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. $ $ $ 20 . si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. δ = ±π / 2 . (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . all’uscita sono sfasate. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . Il prodotto nd è detto cammino ottico. a) E y = ± E o cos ω t . La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. Per individuare il senso di rotazione. Ex=0. E y = E o sin(ω t + δ ) . ω ω = = no k . dove δ è lo sfasamento. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. Commenti. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. Per t=0.y) che giace nel I e III quadrante.

il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. & ' 21 . Ex è positivo. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. Un fotone ha energia hω / 2π . Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . indipendentemente dalla frequenza dell’onda.Per t positivo e molto piccolo. antioraria per Ey= -Eo. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . la cui equazione è y = -x. con rotazione oraria per Ey= +Eo. Il vettore E è ruotato. la stessa direzione del fascio. Commento. La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo.

Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo.1. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . (1) δ = φ2 − φ1 . Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. 2. 2 2 φ = 1 ). L’ampiezza a che compare nelle Eq. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1.1. nei problemi proposti. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . Ad es. oppure geometricamente. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . 2 è il campo elettrico. possono essere calcolati mediante le Eq. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. 1 . richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . ed inferiore a 20000 s -1. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza.CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . con ricevitore fisso. ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1).

occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. con f 1 << f o . Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. (6) Criterio di Rayleigh. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . 2 . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. Se f1 < 20 s -1.implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. per i raggi riflessi. λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. sia incidenti che rifratti. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . frequenze fo e f = f o + f 1 . paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. d la sua larghezza.

Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. [f = 680 s -1. δ (t ) = 2π f 1 t .3. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. velocità del suono vs=340 m/s.1) d = mλ . di frequenza f. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . Se f1 è maggiore di 20 s -1. e quindi. 1 ed 1’. Si utilizzino le Eq. m = 0. il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). sicché risulti d = vt. sono poste nei punti x = 0 e x = d.1’. con D>d. il ricevitore è posto in x =D. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. [ ] Commenti. ± 1. 1’. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive.[ f o = 680 s −1 . Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). Si ha un massimo per t = 0. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π .5 m . L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. per l’Eq. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. f 1 = 0. 3 . e può essere utilizzato per accordare lo strumento. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . quando (2.5 s −1 ] Suggerimento.

generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. in accordo con la teoria della relatività. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente. le Galassie si allontanano. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli.(2. distanza fra le fenditure d = 20 µm . Commenti. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. I’(y) quella con la seconda sorgente. diminuisce nel caso opposto. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau).1). da sola. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. D = 40 cm] 4 . Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura.5 µm .5 m / 1m s −1 = 2 s .b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0.

se sono presenti entrambe le sorgenti. θo = 0. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . b) il minimo valore di δ per cui I = 0. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. θ1 = sin −1   ≅ 0. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a).025 rad .Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. cioè per y ' = 0. c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ). 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . 5 . una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. Commenti. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . y o = 0 .5 cm . si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . Detta I l’intensità risultante.5 considerato nel commento 1. ed utilizzando il metodo dei fasori. e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . lo schermo appare uniformemente illuminato. Nel caso qui considerato. Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . c) I per δ = π e δ = 2π . Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1.

I = I1.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. 6 . con periodo δ = 2π . c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. δ = 2π / 3 . b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. d) Il diagramma è periodico.

n è il numero di moli. K lim ptr → 0 C' = c= dQ . η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. scala Celsius (5) TC = T − 27315 . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili.CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. dT (1) (2) (3) 1 dQ . K. (T2 > T1 ) . ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 .

Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . (14) (13) γ = C p / CV . Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . aumenta in caso contrario. Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). n=1] Soluzione 2 . m è la massa della molecola. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . [T=300 K. Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). a pressione costante C P = CV + R . b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. R è la costante universale dei gas. 5 o 7 per quelli biatomici).

S = 800 W / m 2 s . occorre considerare la sola energia traslazionale. L’aumento di temperatura è 3 . Commento. al contrario. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . l’argon è relativamente abbondante (~1%). n dT 2 C P = CV + R = 29. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . nell’atmosfera è praticamente assente.2 km/s). t = 10 ore. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. η = 0.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s.035 ⋅ 10 − 20 J . v qm = 432 m / s per Ar. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. [h =1 m. dove m è la massa di una singola molecola. che è l’elemento più abbondante nell’universo. 1 3 ponendo mv 2 = k B T . 2 per il calcolo della velocità media. Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. 2 1 dU 5 CV = = R = 20. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua.5 nRT = 6232 J . θ = 60 . Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1.08 J / K . 5 b) E = k B T = U / N A = 1. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8.77 J / K . ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11. 0.1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno.

[ V = 60 m 3 . C’= nCV la capacità termica del gas. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 .5 ⋅ 3. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. dove T è la temperatura assoluta). b) le energie interne iniziale e finale. dove Pt è l’energia fornita alla stufa.⋅η = . kg / m 3 . P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . ρ = 13 . 4 . ∆T = = 0.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. ρ = 10 3 kg / m 3 .34 K . ∆T = 15K .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola.3 min Commento. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . M = 28 g / mole. Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. f = 5. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. nota quella iniziale Ti. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7.

Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme.0233 m 3 . 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. La trasformazione è adiabatica.0382 m 3 . Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . kJ . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. kJ . V f = RT f / p f = 0. 5 . da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T.78 kJ . [Ti = 280 K. Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. L = U f − U i = −104 Commenti. p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . U f = 4. Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i . quindi ∆Eint = −104 . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . quindi: . È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). supponendo nota la sua pressione iniziale pi. kJ ..82 = 230 K .

quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . 6 . quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. La variazione di entropia del secondo gas è identica. per il primo principio della termodinamica. Commento. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. ciascuna con volume V. quindi ∆S = 2 R ln 2 . Ricordando che dQ = mcdT . mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. R = 115 . Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. e 1 RT dQ dL 1 dV . 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. inizialmente contenuto in una delle due parti. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0.Soluzione La temperatura finale è To. ed hanno quindi la stessa temperatura. b) si effettui l’analogo calcolo. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. e che i gas siano diversi. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”.

5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. . dm. )] = 1 kg exp(−0174 Commento. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. Ti = 4. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. se ne abbassa la temperatura. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . Tf = 3. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. [ K = 23 Jg −1 . dT sono tutti negativi). Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura).84 kg . con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. b) uguale ad aT 3. vaporizzazione adiabatica di un liquido. Soluzione 7 . mi = 1 kg . si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. c = 4 Jg −1 K −1 . ) = 0.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. dove a è una costante.. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas.5 K.

si calcolino le variazioni di temperatura. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. T na 3 T f − Ti 3 .m. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. supponendo costante: a) il volume V del gas.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B.e. Detta Ti la temperatura iniziale. ¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . b) la pressione p del gas. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). e fornisce S (T ) = na 3 T . Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. .

a) La variazione di energia interna è ∆U = It . [ T2 = 2T1 = 600 K . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. la variazione di temperatura è ∆U It .Le = I t . ed integrando. C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . Ricordando che CV+R = Cp. ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). a tempratura T1. scambiando calore con l’ambiente esterno. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. C = 108 J / K ] 9 . Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . si ottiene pdV = nRdT . si ottiene It ∆T = . Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. con p costante. Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere.

T  2 T2   T2 10 . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) .

dove c è un cursore mobile.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  . L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. e quindi alla (1). R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . (2) R1i ' = R2 i '' . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 .

poiché 1 + 2 è fissato. si ricava t dall’equazione (5). È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’.). In ogni misura. in particolare nelle misure indirette. che è tanto maggiore quanto minore è Rx. la stima dell’errore è sempre molto delicata. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. α = 0. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ .39 Ω / ° C . Ro = 100 Ω . è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . e controllare le misure effettuate con il ponte. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. rispettando i colori delle boccole). un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra.¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. per l’equazione (1). Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. che Rx sia circa uguale a Ro . per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. Misurata R(t) con il metodo del ponte. …. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . ed una resistenza variabile. (3) Calcolo dell’errore. effetto della resistenza dei fili di collegamento. . ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . Per questo motivo.

Variando ω con m prefissato. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. La prima. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . (4. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . I fenomeni di £ £ . che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. tan φ (ω ) = . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . X (ω ) = ωL − . che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. Rimane solo la soluzione particolare. (3. (1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. tendente a zero per t → ∞ . X(ω) la sua reattanza. descrive il regime transitorio.

all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . ¥ ¥ ¥ è massima. ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 .. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. Studio della curva di risonanza. ed uguale a 1/R. Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . dal punto di vista analitico. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. per ω = ω o . l’equazione (1) è del tutto equivalente. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. Ad es. cioè della funzione: 1 1 1 . X ( ω ) = ω L − . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente.

(11) Soluzione dell’equazione (1). in accordo con la (3’). § 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. con R sostituito da R 3 . c) Si misuri L supposto noto R.La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. mediante la relazione (9). (9) Commenti. im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). utilizzando la relazione (5). che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore.

Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. derivando q(t) si ricava poi i(t). e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. (t ) = m cos(ω t + φ ) . Per ω ' = 0 . dove 2 .La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t .

L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. ± 1. è la legge di Bragg. cioè l’equivalente dell’Eq. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. Per la luce in uscita.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). 1) L’Eq. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). proiettandoli su un foglio o sul muro. montati su un goniometro.. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. Con due reticoli di diffrazione vicini. il portacampioni (Pc). ∂ θm m Osservazioni. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica.. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). ovviamente più complessa. m = 0. Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. . si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. 7 . si ricava λ . (1) dove a è la costante del reticolo.(1). . la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. La condizione di massimo. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. Nota a e misurato θm . ± 2. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. .(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. che possono essere assimilate a fenditure. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione.

Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. 8 . Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . messi in oscillazione dal fascio diretto. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. detto di Brewster. l’intensità trasmessa si riduce. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. b) Polarizzazione per diffusione. ponendolo sul cammino del fascio incidente. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. La riflettanza. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. c) Legge di Malus. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. e che esiste un particolare angolo. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. che come analizzatore. Nella diffusione. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. oltre che dall’angolo di incidenza. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . variando l’angolo visuale. per cui R//=0.

Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ .Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. 9 . 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. si cerchino le possibili cause di errore. a meno di multipli di π . Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. che è uguale a tan θB . Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. il fascio in uscita si spegne. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . Si ricavi poi l’indice di rifrazione n.

B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. traslazione in una direzione prefissata. però. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. mentre B è uno pseudovettore. ottenuta con uno specchio coincidente con π ).) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. l’oggetto appare lo stesso di prima. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. Ad esempio. . E ⊥ . Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π .. individuato dal filo e dal punto P. riflessione rispetto ad un piano. l’altra come effetto. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). o più in generale i fenomeni fisici. B/ / . Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. o di correnti. paradossalmente. . o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. Il piano π . in natura esistono oggetti che interagiscono.. La direzione di B è invece perfettamente definita.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. In realtà. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. si fa uso di grandezze (scalari. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. non oggetti che agiscono su altri. effettuata questa operazione.         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere.) se.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. Una prima difficoltà. questi vettori non hanno la stessa direzione. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . vettori. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. Consideriamo ad es. è naturale considerare la prima come causa. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. i campi creati E e B come effetto. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. o un campo . che è stato così formulato da P.. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. o vettore assiale (se non è strettamente necessario.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi.

in apparente contraddizione con la legge di Curie. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v .B ). dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . In presenza di piani di simmetria può essere conveniente.¢ ¢ riflessione speculare cambia B in . Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Quindi: 2 . Vale la proprietà b2. ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. Figura A1 A2. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. ed il modulo di B è costante lungo γ . in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide.

in un generico piano passante per l’asse. Per a << ro . L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . con spire ravvicinate. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro .(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. Nelle figure A2. che viene di solito indicato con la lettera n. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo.

indipendentemente dalla forma delle sue spire. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. è non generano onde elettromagnetiche. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. detto polo. ¤ ¤ ¤ 4 . ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. ¤ ¤ ¤ A3. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. Simmetria sferica. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. Le stesse proprietà a2. e per le antenne a dipolo elettrico. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. con modulo che dipende solo da r.

y. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). che viene detto assiale (o pseudovettore). esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. F = qv × B (2). Più precisamente. Si considerino ad es. è individuata da un modulo. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. una grandezza che . y. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). una direzione ed un verso. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). come r . mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. In pratica. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. µ il momento di dipolo magnetico. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. non il verso. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . z di r . L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Ora. si ottiene formalmente un vettore. o più semplicemente vettore.¥ b3) se le correnti variano nel tempo. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. ed il modulo di E è costante lungo γ . Si definisce vettore polare. z di r nelle rotazioni di coordinate. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. τ = µ × B (3). ma con uno scambio tra E eB. Confrontando le proprietà a2.VETTORI POLARI ED ASSIALI. τ il momento di una forza. b2 con le a3. dove F è una forza.

solo il primo vettore cambia segno. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. per la a4. (3). Analogamente.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . (2). ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). immaginiamo ora di avvicinare i due punti. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . se r è normale ed F tangenziale. e questo implica che la loro componente normale sia nulla. quella normale rimane invariata.

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