Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. T R . La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.

mostrato in figura.7 m / s 2 tgθ . è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. g = 9. mentre a t è diretta solo orizzontalmente. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. ¦ § [ θ = 30 0 . g = 5.Problema 1 Il sistema. Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g .8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at .

7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. t g = 5. v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m. quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore.Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g . d = 4 m.

Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.9 m.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0.4 s. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.08 m/s.4 s.6.1 m. v0 x " ˆ m/s2.2 m. d = 9 km] h d . Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5.t= d = 0. h = 1 km. Perciò la nuova quota è h’ = 6. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). e quota iniziale h’0 = 5. Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.

t1 + t 2 ˆ m / s2 .9 m/s.8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. Quindi: d = 289.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. cioè: vx = g d =d = 630 m/s.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. cioè vx = d/t. b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14.3 m/s. t 2h .

La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. e quindi vale dv = ma . la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. come sopra. . se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto. Nella sua formulazione più generale. E’ un tipo di forza vincolare.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). ma di verso contrario. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. La prima legge di Newton afferma che. Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso.II .

sul suolo coperto di neve. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Forza centripeta. . vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. nota come legge di Hooke. su cui siedono due bambini. La sua intensità è data da: Fav = − βv . Il coefficiente di attrito statico è µ S .Alcune forze importanti sono: Forza peso. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta. inizialmente ferma. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. La massa totale dei bambini è M. Per la forza d'attrito (radente) statico. T = 140 N. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. Non è un’equazione vettoriale. Questa legge. mentre quella della slitta è m. N Forza elastica. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . è valida per valori di x sufficientemente piccoli. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. relazione tra l’intensità della forza d’attrito.

La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. Quindi la forza di attrito statico è: .6 N < Fas. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425.20.1 N. [ θ = 40 0 . mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. M = 45 kg.Mantenendo fisso l’angolo θ . determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta.9 N. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x. µ d = 0.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. µ S = 0. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. per cui l’accelerazione è nulla. m = 5 kg.7 N.

2 Soluzione: .2 N > Fas. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa. " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. [F = 12 N. m = 2 kg. 1 Fig. m = 4 kg . che si esercita sulla massa m (come in figura 1). F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m .3 N. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762.9 m/s2.

c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . ) = 1. T = 35.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. [m = 1. occorre una forza maggiore. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = .70 m. La tensione della fune più alta è T1 . d = 1.F1.70 m.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. . sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla.A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. la velocità della palla. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura).34 kg. ed F12 = .F21 = 8 N. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura.

2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale.7 N. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . f . la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: . 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. f . invece. Nel riferimento inerziale.5. . Si trova dunque il modulo T = 8. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 .V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. b) Q T a) T1 P T1 S I Fc.

I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . valida in entrambi i riferimenti. µ d = 0.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito.T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. µ S = 0. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.3. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6. m2 d m1 F Soluzione: . c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. m1 = 4 kg.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura).

9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b).N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.m2 a m1 . in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. quindi diretta verso destra. Problema 5 . per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.9 N. mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse).4 N. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale. La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 . 3. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico.7 N b) Posto F = 17. sia la forza fittizia . quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17.7x2 N = 35.9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 .

a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h.r = 210 m. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.3 rg . v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile. Il raggio della curva è r.

3 rg b) Con la pioggia. come illustrato in figura. la macchina tende a scivolare verso il basso.Con questo angolo. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. tende a prevalere la forza centrifuga. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco. .5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. a velocità v < vmax. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128.

esprimere in funzione di m. necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. uando m=M/2 e θ = 45°.µ s. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: . M. θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.

m2 ed m3. m2 = 2 kg.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3. Le carrucole e le funi sono ideali.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. Problema 7 I corpi di massa m1. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. µ s=0. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). [m1 = 10 kg. m1 m3 m2 .

Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0.5 gm1 c) In assenza di attrito. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23. siano a1. Vale allora: . a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.

nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4.7 m/s2. riferimento in cui è valido il calcolo precedente.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 . a2 = -2. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t .m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. Eliminando le tensioni delle corde. a3 = -6. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). ma m3 scende ed m2 sale. m2 ed m3 verso il basso).7 m/s2.

L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. la condizione di equilibrio è k x = mBg. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. d acui: x= mB g = 9. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. poggiato su un piano orizzontale liscio. mB = 2 kg. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB.Nel dispositivo schematizzato in figura. il corpo A (di massa mA). il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B . rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi.8 cm. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: . l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. [mA = 2 kg. ” mB g a) detto x l’allungamento della molla. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio.

c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0.2 l/min. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. senza vento. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. tiene fermo il piede sull’acceleratore. t0 = 15’] . m0 = 32000 kg. M = 8000 kg. per cui la forza di attrito statico rimane costante. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. L’autista del camion.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. k = 1. v0 = 72 km/h. La perdita è di k litri di acqua al minuto. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. in funzione dell’allungamento della molla. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. ignaro della perdita.

.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. anche se il camion perde quantità di moto. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. e l’accelerazione è nulla. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. Prima che si apra la crepa. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. l’autobotte perde. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi.

per cui inizialmente a(0) = 0. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . la forza di reazione è verticale. in tale riferimento v = 0. quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . Inoltre. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . vale a dire che a rimane nulla. .Nel riferimento solidale con l’autobotte. cioè v non cambia. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. ma è solo la forza fittizia). per cui non influenza la componente orizzontale del moto.

con C costante arbitraria.γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. l’energia meccanica totale E. si conserva: E = Ec + E p = costante.III . Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. cosa che non è vera per una forza non conservativa. entrano in gioco altri tipi di energia. Quando si includono tutte le forme d’energia. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. come l’attrito. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Conservazione dell’energia. 1 .   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A . l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia). per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C.Lavoro ed energia. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. Quando agiscono solo forze conservative. ogni volta che conviene. Se agiscono anche forze non conservative. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella.

m = 0.Forza elastica ( F = −kx ). allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra). Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton).8 m/s2. [AB = BC = l = 2 m. µ d = 1 . α = 30°. sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. g = 9.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 .

Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7.6 m/s.7 J.Poichè la velocità nel tratto BC è costante.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.7 J Oppure. coperta di neve.4 s. W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C . La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.Innanzi tutto calcoliamo β .8 m/s2.2s.

P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti.12. µ d=0. 4 . la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N.[pendenza 1:7. m = 300 kg. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v .98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. Essendo però bucato. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente.

determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F.D. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  .E. si trova: 3 W = m0 g h = 1389. Calcolare la reazione della guida nel punto D.78 kg. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. di centro C. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che.[m0 = 3. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. Determinare la velocità del corpo nei punti B. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. mentre il tratto BDE è circolare. e angolo al centro π/2 + θ . raggio R. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. dm dm dt dm 1 = * = * = costante. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . U n corpo puntiforme di massa m. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida.F.

quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 .A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica.

dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. Il raggio della circonferenza è R. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. nella posizione O.

Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. analogo al n° 7 del capitolo II. e per lo stesso motivo del punto a). la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. mB mA 8 . b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Ancora una volta. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. Suggerimento: Questo problema. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola.

la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. è mBgh.Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. rispetto al suolo. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 .

quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. h* = h. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale.

x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. 1c).Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. Successivamente. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. 1a). L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). x1 = 17 cm. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2.0 kg. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1.0 kg.6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . 1b). m2 = 2. La molla è poi rilasciata. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig.

2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.2 J 2 k  2  k   12 2 2 . cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.

la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . Oppure. zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema.IV . Per un sistema di particelle. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . yi. yCM = ∑m y i i i M . Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . M yCM = 1 M ∫ ydm . £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p .Conservazione della quantità di moto. nella sua forma più generale. si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella.     La seconda legge della dinamica.

y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. In un’urto. lanciato dal suolo con una certa angolazione.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. sicchè si può considerare il sistema isolato. Anche l’energia totale si conserva. formando un corpo unico. l’urto si dice completamente anelastico. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. Invece. Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. Detta vx la componente orizzontale della velocità del . la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti.

L = 5 m.La velocità del frammento che torna indietro. è . di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. dove si ferma. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. rispetto alla banchina.mvx) = 3 mvx. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. senza alcun ancoraggio. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: .vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. la quantità di moto totale rimane nulla. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. Detto t il tempo di volo. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a.proiettile. nell’istante dell’esplosione.

l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1. Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t .67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A.

Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.67 m. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. vale: MV + mv = 0 Ma.33 m. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr.

Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. è Mv = mv0. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per la conservazione della quantità di moto. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. Trascurando la resistenza dell’aria. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd . per il rinculo.

Le due slitte.67 m.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . in piedi su una slitta A di massa mA.Quindi: x=L m = 1. si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. mB = 42 kg. M +m Problema 3 Un bambino. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. ra slitte e suolo. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB . inizialmente ferme. µ d=0.

17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. F A − FB N − NB = A µ d = 0. 1). nell’ipotesi a B = 2 a A . comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0.a CM = da B verso A. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.9 m/s2 Note le accelerazioni.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. dalla sommità di una torre di altezza h. .

80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. mentre l’energia cinetica no. per cui la quantità di moto si conserva. I rilievi della polizia rivelano che. Dopo l’urto.7 m. l’automobile A viaggiava verso est. subito prima dell’urto. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): . Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. d = 18.  Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. mentre B era diretta a nord (figura). i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. α = 30° da est verso nord. mB = 1300 kg. vL = 90 km/h. [mA = 1100 kg. µ d =0.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d.

appoggiato su un piano orizzontale liscio. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 .8 m/s = 56.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. mA + mB v’cos α = 32. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. m A + mB v’sen α = 15. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. quella verticale no y . viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . Si supponga che l’urto sia elastico.3 m/s = 116. v 0 = 5 m/s. di massa MA e struttura prismatica. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura. MB = 50 g. $ % & [MA = 100 kg.5 km/h mA vB = diretta verso nord.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva.

863 θ = 30. per cui. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura.3° . Sostituendo la terza equazione nella seconda. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto.' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0.

il momento angolare è: 1 . Rotazione intorno ad un asse fisso. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi.V .Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . Di conseguenza. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo).

L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. e l'accelerazione è quella angolare. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . quello di massa dal momento d'inerzia.

W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. Rototraslazione senza strisciamento. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . Per sistemi più complessi. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 . Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. cioè dL / dt = 0 . allora:   L = costante. anche se ci sono forze. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante.

Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. ma anche i loro punti di applicazione. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. 4 . onde semplificare al massimo la risoluzione del problema.∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari.

Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp. l’p. Tc. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Quindi: 5 . si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo.

Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. l’p. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee.3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . come illustrato in figura. a) nota m1. Tc.

R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. si trova: 7 . R1 = 1. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. R2 = 0.4 m. m3 = 12 kg. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. [m1 = 24 kg. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema.2 m. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili.

 (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. All’istante t = 0. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. m = 1 kg.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m.01 kg. [M = 0. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. viene lasciata scendere. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. r = 2 cm. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. m0 = 0. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. inizialmente in quiete. h = 2 m.2 m. R = 0.5 kg. T = tensione del filo. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. α = accelerazione angolare): 8 . la massa m.

la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.9 giri.5 N per cui il magnetino si è già staccato. quindi non ne altera la velocità di rotazione.5N m0 r 2 + I 9 . Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl. Perciò.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15.

ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 . Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). ha costante elastica k. Il filo che collega la molla. di massa trascurabile. la carrucola. positivo verso il basso.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. un cui estremo è fissato A. alla massa m. è inestensibile.

collegate fra loro a formare una H (figura). per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. Detto I il momento d’inerzia. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale. essendo il corpo omogeneo.a) All’equilibrio x = 0. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . che.

F = 130.4 kg. r = 23. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω . si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.0 N. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 .27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo.0 cm. P fermare la ruota. per una lievissima perturbazione (vedere figura). qual è il coefficiente d’attrito µ . ω =840 giri/min. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. n = 2. Ad un certo momento. di massa M. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri.8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota.

ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. In assenza di forze esterne. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo. # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z.tubo. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). $ z v’ 13 .

La porta.5 m. 12 14 . Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. [M = 2 kg. b = 2 m. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. m = 50 g. d = 2 1 a . v = 30 m/s. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. a = 1. b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. inizialmente ferma.

18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. e lo urta in un punto P 15 . inizialmente fermo. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0.

θ =60°. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 .Posto che l’urto sia elastico. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. [R = 30 cm. v0 = 30 m/s.2 rad/s Rsinθ b) Notaω . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46.individuato da un angolo θ .In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ .

Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. c) l’accelerazione angolare del rocchetto. A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè. Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa. Risolvendo il sistema si ottiene: 17 . 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto.

Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . Inoltre l’attrito è statico. 18 . mentre Fa è 7 antiparallela a F0 . si è usato il teorema di HuygensSteiner. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice.2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . altrimenti il rocchetto striscerebbe.

a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. di lunghezza l e massa M. 19 . incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. @ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme.

a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. l = 5 m. 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1.8 rad/s2 2 I 2l 20 . h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.

c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.2 rad/s l2 21 .

Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P.VI .Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante.99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione. vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.85 ⋅ 10 −12 C2 . L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: . Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche.

si ottiene invece per integrazione. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ . Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. Se è noto il potenziale. es. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. Per un sistema di cariche puntiformi. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale.E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. nel caso del piano indefinito uniformemente carico).

dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. y .y. j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche. z )dτ 2∫ t dove ρ (x. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . vale anche per campi non statici. Un conduttore.y. può avere una carica solo sulla superficie esterna.z). dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.y. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i .z) rappresenta il potenziale in (x. I conduttori 1. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2.z) rappresenta la densità di carica. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. y . diversamente dalla legge di Coulomb. V(x.z).y. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. z ) V (x.

. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + .. . determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica..... b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). Indicando con∆ V la differenza di potenziale. c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo..

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

. 2e Vc = 82.. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura). Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d..Problema 6 In un tubo catodico. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV.x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza... l = 6 cm..5 106 m/s m . V = 200 V. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x.....-. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc... a) Nel riferimento della figura.-.7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico.. e/m elettrone = 1. perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d.. y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d . d = 1 cm..

md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ .( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. .03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. O . rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità.9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. O1 .P 2 . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. all’interno della quale c’è il vuoto. con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1.θ è circa uguale alla sua tangente. La componente x è ancora v0. Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1. è praticata una cavità sferica di centro O2.

a) Per il punto esterno P.R/2. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2.ρ ) . che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. ed A. 0 = ρ +(. le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P. dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante. 3 . C. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande.ρ . il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola. vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme .

il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. C .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. .A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. R O . Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 .

cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . ove d Problema 10 . distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. pure di carica q. dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . uscente dal vertice carico.

9 cm: 2 3 . 9 @ A p cos α . Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0. [d = 10 cm. q = 1 µC. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r .Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. e vale: p = qd 3 .P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15. yb = = 2. 4πε 0 r 2 y . = 1.3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. x0 = 0. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.

+σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. Lo spessore della lastra è d < L. -σ su faccia.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. la lastra è elettricamente neutra.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. parallelamente ad esse(figura).

67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. con velocità iniziale nulla. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V.11 10-31 kg.... La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d .-...C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). un protone (massa mp) si stacca... mp = 1. dall’armatura di carica negativa. d = 4 cm. con velocità iniziale pure nulla... Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca.. y . me = 9. [ ∆ V = 1600 V.. Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x .-m ... Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano. da quella di carica positiva (figura).. L a distanza tra le armature è d.

e: ap = per il protone. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me . si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. cioè: t= ap me 1 2d 2d . e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione. yp = ap = d= d = 22 µm.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp.

CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa . y . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. (1). z. (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . per quanto riguarda le equazioni (4).                     Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). i = x . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati. ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E .

ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . ¤ ¤ Dielettrici . Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP .U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . (12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C.

Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti.3 si faccia attenzione al verso di r . Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. 0. per il calcolo di R . posto nel punto A=(a. Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. y. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). Per valutare θ nell’ Eq. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. qp quella di polarizzazione. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). y. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. a) F = qE . Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. che dipende dalle derivate di E . Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . E⊥ = 0 . quindi θ = π . z) con i loro valori in A. z). Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). 0). cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px .

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

6

Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume.     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . che non sono affatto intuitive. σ = − P sulla base a sinistra. σ = + P sulla base a destra. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a .Problema 4 In un cilindro sottile. di lunghezza e sezione S. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. b) P = axx dove a è una costante.    ! ! " " " # Commenti. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. dove σ = P ( ) = a . sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. Per la prima parte. 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. $ % $ & 7 . Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. quindi: p = P⋅S . " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). Il primo controllo è stato fatto. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla.

b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r .3) Le polarizzazioni qui considerate. sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. Risulta quindi σ S = 2εo ES . per motivi di simmetria. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. in particolare la polarizzazione uniforme. mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. cioè E concorde con n ). di spessore trascurabile. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. costituito da un materiale conduttore). Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . pensando che.

risulta: σ E= n. E . P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . 2 2 2 Suggerimento. P in un generico punto esterno alla sfera. I vettori D . la carica è equidistribuita sulle due superfici. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). 2ε o ε r Commenti. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. Detta σ la densità su ciascuna superficie. P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . E .D =σ /2. 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. omogeneo ed isotropo. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. E = σ . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D .

se ci allontaniamo dal conduttore. il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . Problema 5. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 .b) Sulla superficie del dielettrico. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. y. z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . commento 2). r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). coincidente con quella della sfera conduttrice. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico.

si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). più intuitivamente. o. pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo.curvatura della superficie. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. con le basi parallele alla superficie. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. 9 9 11 .

) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q. q la loro carica. si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4).m.CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.p. ¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume. ¤ ¤ Commento. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. (7) 1 . Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d.d. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q .e. v la loro velocità media (o di deriva).) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f.. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +.

p.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.m. § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +.. . (15) 2 . . Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore. ¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri..d. Equazione delle maglie: Per un circuito con una f. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo. ai capi dell’utilizzatore.e.

02 10 23 /mole. una mole di rame pesa 63.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 .14cm 3 . In altri conduttori (ad es.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2).843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . i = 30 A . si calcoli la sua velocità di deriva.02 10 23 atomi. g / mole ). 3 7. n il numero di elettroni per unità di volume.). Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.5 u. In questo volume sono presenti 6. numero atomico del rame 63. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm.a.indica che v d è opposto a j ).89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6.4 ⋅ 10 − 4 m / s . g V = = 7. 3 . Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame. segue la legge di Ohm. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. È per questo motivo che il rame.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). densità del rame ρ = 8.Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. quindi la 8. [ S = 5 mm 2 . −6 5 ⋅ 10 m j = −4. vd =   Commenti. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone.I.89 g / cm 3 . come tutti i metalli buoni conduttori. − ne (il segno .] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S.5 g ed occupa quindi un volume: 635 .

della pila. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . che vengono utilizzati per ottenere d. . R = 22Ω . a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 . si calcoli la f.p.p. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f.Problema 2 Si ricavi la d.m. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.m. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura.p. c) la d.e.d. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu .d.d. 2Ω r 12V = 1V . V ai morsetti della pila.  4 . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. [ = 12V . ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .e.

e. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R.m.Suggerimenti. V = − ri = r+R   i= Commenti. quindi: V = Vac = Ri o anche R .    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti).  Soluzione: 5 . ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . V → .e. ⋅ 10 −19 J . fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). V. si ricorra alla sua equazione di definizione. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. in base alla sua definizione. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso. risulta     . di un generatore può quindi anche essere definita come d.m.m. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse.d. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. Per il calcolo della f. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti.p. Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . 1) Al tendere della corrente a 0. è invece molto facile calcolare la f. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. = = 109 2 ⋅ 16 .e. La f.

Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo).La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. Nel secondo quadrante è i < 0 . le polarità ai morsetti sono invertite. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. il generatore si ricarica. maggior in opposizione).     I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 . cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. La caduta su r si somma ad . Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo.e. diventando endoenergetica. sicchè V > . Se la reazione chimica si inverte.m.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. e la corrente di corto circuito vale / r .

m. divisa per 4. Le ultime due cifre sono state omesse Commenti. e resistenza interna r / 2.e. con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R.m.Si hanno due pile da 1.  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f.m. Ω ciascuna.2Ω .e. da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f. 2 e resistenza interna 2r). Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno.05Ω . si 2 ottiene R = 2r = 0.      L’equazione.  . In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). la corrente in R è 2i. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . Si proceda come per il Problema 3. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. P = 2 / 2r = 11 W . a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 . P = / 2r = 11 W . Suggerimento.e.5 V di f. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. W . domanda (b). Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i .La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . e resistenza interna di 01 . Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. supponendo e R costanti. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore.

R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante). Si ricavi R.b) Se il filamento è lungo 10 cm. Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Ω. Figura a Figura b Soluzione: 8 . risulta dunque E ⋅ d = E d . quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . Detto d un elemento di filo. indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . di lunghezza d e verso concorde con E .

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ . n il versore normale al piano. l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra.Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . Legge di Biot. e l’accelerazione è centripeta.    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . In assenza di altre forze. ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i . cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS . 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). orientata con 1 . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. (Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto).   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn .

B/ / e B⊥ di B. Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ).  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. all’interno è uniforme. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . dove θ è l’angolo fra v e B : mv . Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3. 2 . diretto lungo l’asse. T = 01 .         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico.     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. All’esterno il campo B è nullo.59 ⋅ 10 6 m / s .

si può concludere che questa componente è nulla. B⊥ = qro x o mv per x > x o . y). Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . y). B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. 3 . r = ∞ ). Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura).  Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. y è nulla per x < 0 . Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. contenente la traiettoria. B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x.

z ortogonale a B . 4 . c) obliqua. nel caso c). parallelamente al vettore B . cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. si calcoli il passo dell’elica. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. r= qB e con generatrici parallele a B . b) parallela a B .     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. cioè un’elica. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e.     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema.

     Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) .2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. c) Si calcolino le coordinate (y. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y .p. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. si ottiene il raggio di curvatura       5 .  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. che incurva verso l’alto la traiettoria. Vo fra F e M. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità).d. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone. b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz .

con risultante nulla. y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). su di una circonferenza di raggio r. eB La traiettoria è una semicirconferenza. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB.  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. me 2 eB ± e B + πεo r 3 . Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. di cui il segmento OP è un diametro. La proiezione della traiettoria sul piano (x. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone).   6 . b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita.mv . che viene percorsa nel tempo t = π r / v . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . da cui v = . si deduce: e e v2 . quindi r = y/2 .

dato dall’equazione (4). in modo che i risulti positiva. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). Per l’integrazione fra x1 e x 2 . x = a tan θ . Per calcolare il campo B nel punto P. 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema. ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. r = a / sin θ . dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . Suggerimento. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. # 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. ma non difficile. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r .Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. 7 . è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto.

non comparirebbe il segno -). e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . perché è ortogonale a d . perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). . La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito.m. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito.m. con velocità di deriva v d parallela a d . quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2). e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. la presenza di questa forza risulta evidente. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni.e. Se il campo magnetico è stazionario.e. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 .

e. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d . Se L è costante nel tempo. con la convenzione già citate.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f.e. per i campi indotti. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico. anche se esterne al conduttore. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. indotta si oppone alla causa che la produce. § Legge di Lenz. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. non conservativi.m. § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici.1 ). oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. Auto e mutua induzione. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1.2 / i1 = Φ 2 .m.m. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. indotta. L’uguaglianza Φ 1. § © Se M ≠ 0 . dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L.2 è il flusso magnetico.2 Φ 2 . Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 . che sono conservativi.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1.§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . Energia del campo magnetico. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . ogni variazione di i produce nel circuito una f. di (6) = −L . attraverso γ 2 .e.

1) oppure l’Eq. si muove con velocità costante v . in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. quindi     t>0 vt 3 a b t=0 . Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS . L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li . risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt . Si calcoli la f.m. Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 . dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab. orientando la spira nel verso orario. Risulta quindi Φ = B S . indotta nella spira. di lunghezza d.2.   Orientata la spira in verso orario.   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq.dove dU B è l’energia presente nel volume dv. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 .e.

dt La f. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ).m. (senza preoccuparsi dei segni). quindi:         = ∫v × B⋅d . è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario).m. d risulta parallelo e concorde con v × B . indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv . dove il vettore v × B ha modulo vB. Scegliendo sulla spira il verso orario. Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ).em. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione.     = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. La forza applicata dal campo B al lato mobile. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e. Il flusso di B .e.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 . c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. risulta positiva.   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f.  Soluzione: Calcolata la f. risulta: vBd a) i= = (verso orario). 2. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo.e. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. se la corrente ha verso orario.

   Suggerimento. Si orienti il circuito in verso antiorario. a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 .vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . supponendo costante la resistenza R del circuito.e. o risulti positiva. Si calcoli: a) la corrente indotta. negativa.    Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd .m. o di segno opposto alla f. in accordo con la legge di Lenz. La f. agisce in senso orario ed ha modulo vBd. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 . positiva per o > vBd . Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. indotta è già stata calcolata.e. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f.e.m. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra.m. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . negativa per o < vBd . si deduce che: per o = 0 .m. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. i= o R b) Scelto il verso antiorario. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. sicché la f.e. d × B è verticale e diretto verso l’alto. indotta. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab.

Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. B. si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). Consideriamo il bilancio energetico. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. 2 1 1 2 2 1 Commenti. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico.0 0 Aumentando o. che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. d). su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. F diminuisce e si annulla per o = vBd . risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. Per o > vBd . Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. v.

Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 . indotta nella spira. in cui vale = − aBv . b) la f.m.a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to .a. e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . dove t o = a / v .e. 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . c) la corrente i(t) nella spira.

9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante.Problema 6 Si calcoli la f. orientando la spira in verso orario. @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 . indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d .m. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a . Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. perché v × B è verticale.e. 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. la corrente circola nel verso orario prescelto. in funzione della distanza x1 (vedi Figura). L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − .

B = 0. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito.m. in presenza di un campo magnetico B uniforme. C B B D C O E r B ϕ A 9 .e. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. perch’e il campo magnetico non è stazionario. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . la corrente indotta circola in senso antiorario. intorno ad un asse passante per O. Poiché i (t ) = o t . [ r = 20 cm (=AO).e. b) si dica per quale valore di ϕ la f.1T ]. 2.m. perpendicolare al piano di figura ed entrante. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO.Calcolare la f. Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. ω = 20rad / s . ϕ o = π / 6 .

m.  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f. risulta massima in valore massimo è: = 2. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . R 10 . Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione.Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . Suggerimento.1V . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. ovvero per ϕ = 0 . dt i= AB ω sin ωt .e. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. trascurando l’autoinduzione. Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. I I Q =− dΦ = ABω sin ω t . nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R.

la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. trascurando l’attrito dell’aria.96 Kg m −3 . dt dt dt U V V V V W 11 . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. B = 0. in accordo con il principio di conservazione dell’energia. dove ω è il versore di ω . b = 2 ⋅ 10 −2 m . il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B .8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. lati a e b.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t .56 ⋅ 10 −8 Ωm . n × B è parallelo ad ω . Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . a = 10 −2 m . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . δ = 8. Si calcoli la velocità v . il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . figura). che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. [ ρ = 1. la spira cade con moto uniforme. R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira.

Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. Soluzione: 12 . D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 .71 ⋅ 10 −5 m / s . Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione).` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A . È importante numerare opportunamente i due circuiti.

c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita.m.ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . nel loro piano. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . 13 . Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. t 0 ). risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. indotta nella spira. dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z. paralleli e distanti d. b) la f. t 0 ). È sufficiente calcolare il campo B nel punto O.e. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo.

per simmetria. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . perché B dipende da x). i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. b) induttanza. y) contente la spira. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. c) capacità. I lati opposti sono soggetti a forze opposte. dove ha modulo: 14 . risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). Orientando la spira in senso antiorario. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi.

(Si trascuri l’effetto dei bordi. r Suggerimento. Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. c Problema 14 Due solenoidi. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. sono uno interno all’altro e coassiali.B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi. C= r2 ln r1 s 1 2 Li . Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. avente volume π (r22 − r12 ) . che fornisce: 2 Commenti. UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 .

Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . B2 = µo n2 i .1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . i U1 − U 2 = u u v u u 16 .

4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. commenti 1. i = x . Ri = µ ⋅ grad Bi . £ £ £ Commento. µo 2 µ cosθ . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i.3 a pag.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. y . £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. z.2.1). M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o .CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .

considerando un magnete infinitamente lungo. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. supposte circolari e contigue. con q m = MS . (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. esiste però un secondo metodo.1. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . Cap. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. n = N / . i è la corrente in ogni spira). ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. Ad es. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. ©  dove è la lunghezza del cilindro. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 . con M diretto lungo l’asse. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. In particolare. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale.    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. e quindi con:    (N è il numero totale di spire. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti.qm sulle due basi. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. possiede cariche magnetiche +qm e . 1). ortogonalemente ad M . Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. è ortogonale ad M . In particolare. ed ha intensità totale i m = M .

la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. anziché dipoli magnetici.     Problema 1 Due molecole.  µ = µ B = 9. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. e chiamato semplicemente campo magnetico. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . dove χ m è detta suscettività magnetica. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. p = p D = 3. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi.dove:  B .    Suggerimento. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe.5 nm . ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. Soluzione 3 . poste a distanza d. almeno formalmente. pensando appunto alla relazione (11). nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H . con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale.3 ⋅ 10 −24 J / T . pD prende il nome di Debye). La dissimetria formale.

di sezione A. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. costituita da un sottile filo di materiale isolante.8 ⋅ 10 − 25 J . A temperatura ambiente. con modulo µ 2µ B= o 3 . 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB .3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2.        4 . 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T .5 ⋅ 10 ) (3. Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. l’energia diventa + µ B . −9 3 (0. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0. 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . ⋅ 10 − 21 J .5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso.3 ⋅ 10 −30 )2 9 . dove kB è la costante di Boltzmann. T la temperatura assoluta. c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. si crea una corrente elettrica. Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . rovesciando il verso del dipolo.

Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. ! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L .   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. per quanto riguarda gli effetti magnetici. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. la corrente. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. " " 5 . il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . si ottiene: j = ρq v . e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante.     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. ρq µ q = = . nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. Integrando questa espressione. verso opposto se negativa.2.d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL .

a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. di modulo µ B . che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. permette di ricavare µ B ). # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine. il vettore B è uguale a Bo z . d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 . supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. instabile l’altra. Bz = Bo − 2bz . $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . dove b è una costante. formi un angolo θ con l’asse z. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . B y = by. qui non richiesto.

si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . ( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. 2 2 2 2 7 . Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio.( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . più precisamente tende a diminuire θ . La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. L z di µ e L sono quantizzate. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . con θ costante (moto di precessione).

1b. £ (3c) dove j m = rotM . £ £ £ 1 . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . divB = 0 . Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . è la corrente di spostamento is. ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o . In presenza di mezzi materiali. dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . Nel vuoto possono essere così scritte. ¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  . ρ P = − divP . £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ .CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . oppure le loro derivate. ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P .

scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. (4d) divB = 0 . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. come Σ γ una superficie. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B . (4a) rotE = − ∂t ∂D . (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. Per la domanda c). si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. ¥ ¥ ¥ Suggerimento. ¥ 2 . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. con contorno γ . e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. tale che sia possibile calcolare il flusso di E .Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti.

con B costante su γ . con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo . 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. Il flusso di E cambia segno. ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti. poiché B ⋅ d = Bd . lasciando invariato il senso di percorso su γ . dobbiamo orientare dS verso l’interno. Il secondo membro dell’Eq. Il vettore B è parallelo a d .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . che ora taglia Σ γ . Scelta la parte superiore come Σ γ . che è tagliata in due parti uguali da γ . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. ¨ ¨ 3 . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . passante per P.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. per simmetria. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. ma al secondo membro dell’Eq. Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . e crea un campo E con simmetria sferica.(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. 0 t b) Per la legge di Gauss. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O.

si considera la linea di flusso passante per P del campo. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. moltiplicando per l’area π r 2 . Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. b) un lungo solenoide. © Soluzione: Per tutti i dispositivi.

5 . Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi.Commenti.

l’informazione è contenuta nella funzione a(x. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda.t). (8) 1 . t ) sin(k o x − ω o t ) . Eq. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . (6. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . e può modificarsi anche il suo inviluppo. il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o .CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . per t prefissato. Se il mezzo è dispersivo. l’Eq. mezzi dispersivi. ma ω non è più proporzionale a k. mentre non f ( x .6’) Dalle Eq. 5’) ed è detta velocità di fase. in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. La funzione a(x. t ) = f o sin( kx − ω t ) . (7) dk Commento. onda stazionaria (4) ω / k = v. (5’) T Velocità di fase. Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . onda progressiva (3) f ( x . In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. 5 e 6 si deduce λ v= . velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. 5 continua a valere. Soluzione generale: f ( x. t ) = a ( x . può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda.t). k = 2π / λ . Nella trasmissione dei segnali.

dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. In altri termini . la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . cioè del flusso di carica elettrica. dove h è la costante di Planck. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. a causa della forte attenuazione dell’onda. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . Le linee di flusso di v sono detti raggi. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . ρ (r . Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. le superfici normali fronti d’onda. Per l’energia dell’onda. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . perché µ ≅ µo . dove u è la densità di energia. mediata su volumi grandi su scala microscopica. v ( ) 2 . b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . che è uguale al prodotto uv.esistono restrizioni di questo tipo per v. t ) . Per definire u ed I. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. t ) è una densità media.     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. L’impostazione del calcolo è la stessa. ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. Ricordando che i = dq / dt .

dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq.17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. µ µv Se E(t) è una funzione armonica. dove Eo è il valore di picco di E(t). dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. Flusso di energia: con riferimento alla figura. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . i vettori v . possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. esercitando una forza F sul corpo. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. riscaldando il corpo. E 2 = E o2 / 2 .¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. e la sua quantità di moto. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× .

posto a distanza r >> λ . Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). L’intensità in un punto P. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. 2. è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). Se l’onda è completamente assorbita. (21) dove b è una costante. yo è l’ampiezza di oscillazione. 3) della particella. v Se l’onda è riflessa. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. (21’) b= 32π 2 c 4 . Nel vuoto µo .dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. massima in direzione ortogonale.

(22). Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. con piani di polarizzazione contenenti p . L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. rettilinea (o lineare) e circolare. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. il vettore E è ortogonale a z.        I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. ad es. con polarizzazione rispettivamente ellittica. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . ed annulla completamente la corrispondente   5 . Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. in un generico punto. ciascuno dei quali è associato ad un fotone.

Suggerimento. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . perché le riflettanze R// e R⊥ . lasciando invariata la componente ortogonale. agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse.   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt .1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . la cui direzione definisce l’asse della lamina. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . ortogonali tra loro. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. con asse nel piano della lamina. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . q ( x . sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . componente del campo E dell’onda. t ). ad es. ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 . 2. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. 3.(1. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. e l’onda polarizzata ortogonalmente. (1. detta asse della lamina.1) f p( x . Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. ma ora ∂p ∂q = −v . = +v . ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v .

v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq.1). mostrando che v ⋅ v g = c 2 . dk b) 2 / k2 > c. Per calcolare vg nel quesito b). b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. conviene differenziare l’Eq. Risulta quindi dimostrato che f ( x . la velocità di gruppo dω vg = = c. in versi opposti. detta frequenza di plasma. 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 . t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . è una costante che dipende dalla densità degli elettroni. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf .01 c .1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p .1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk . la relazione di dispersione ω = c k . = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c. e: k dk < c. Commenti.(2. Suggerimento. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. p=h/λ. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. Soluzione a) La velocità di fase è c.(2.

diventa dominante il ko = termine gravitazionale. T = 0. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. dk 2m 2π m 2π m v g = v . per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari).017 m . ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo .81 −1 = m = 369 m −1 . ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. mentre vg<c.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. In effetti le uniche onde Commenti. a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. ko Per k << k o .81 m / s è l’accelerazione di gravitá.072 N / m è la tensione superficiale. Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . Da cui: 8 . b) Si noti che v>c. completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. p con h / λ ≡ k . 2m 2π ω 1 h p u = k= = . quindi: ω ≅ gk . 0. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. non con v). questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. ρ 2 dove g = 9. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 .

velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. diventa dominante il termine di tensione superficiale. Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. …. vg = k = k. Per k >> k o . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . t) le condizioni al contorno: y (0. [ T = 100 N . b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. 2 L 2 ML 9 . Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k. y ( L. t ) = 0 . Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. m / s . v = 163 . quindi ω ≅ 3 T 2 k . ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) .07 m / s . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x.81 m / s . 1 T v f1 = = = 100 s −1 .v= ω = k gk = k g . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare.L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. t ) = 0 . v g = 2. Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . m = 5 g . 3. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . lunghezza L e viene tesa con una forza T. L = 50 cm . la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . v = 313 m / s . Per λ1 = 100λo . 2. v g = 0. ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 .

c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc.40 m . Suggerimento.max. t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. nell’istante t. perché l’energia totale si conserva. perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna.t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante.max = y ω . 10 . 4 o a) u( x .b) λs = vs = 3. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . e la si integri. Per rispondere al quesito b).t) con cui oscilla un generico punto della corda. La corda possiede anche energia potenziale elastica. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. c) il massimo valore di Uc(t). Si ottiene: M 2 2 U c . f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. ed è uguale a Uc. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. si consideri la soluzione y ( x . cioè la corda è indeformata). Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . Non si confonda la velocità u(x. ad es. di massa dm = ( M / L )dx . t ) = Commento. ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga).

= 75 s −1 . cioè possono assumere solo valori discreti. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. quindi: π 3π k1 L = . che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. quesito a). sperimentalmente ben verificata. 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. [lunghezza della canna L = 3 m . d) il massimo spostamento so. k 2 L = 2π . 11 . trasformando l’antinodo in nodo. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. elettroni in un atomo). che però rimangono quantizzate. f2 = 4L 4L b) Commenti.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. si dice che questa entra in risonanza. b) la densità media di energia dell’onda. Soluzione k1 L = π . Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. v f1 = = 50 s −1 . Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. indicando con v la sua velocità di fase. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. Si risponda prima al quesito b). f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. c) l’intensità dell’onda. supposta nota l’intensità dell’onda. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t .

1) Imin è detta soglia di udibilità. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . Imax soglia del dolore. [ A = 5 m2 . inferiore alle dimensioni atomiche. entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. v = 340 m / s . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . kg / m 3 . può ancora essere percepito come suono. so = ω ρv per I=Imin. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. so = 10 −5 m . r = 3 m ] 12 . per I=Imax. dt Commenti. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) .[frequenza densità f = 1000 s −1 . 2 −12 I min = 10 W / m . 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω . il suo valore massimo è so ω . genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. ds(t ) = so ω cos ω t . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. so = 10 −11 m .

quesito b). il Problema precedente. posta a distanza dT dal Sole.67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 .Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W .    [ I T = 1380 W / m 2 . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. v è parallelo a dA . c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . ⋅ 10 30 kg . F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. d T = 159 . supposta perfettamente assorbente. Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. quindi 2 d  I =  T  IT . 3 d d dp I 2 2 13 . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. ⋅ 1011 m ] Suggerimento. b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r.  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 .   Commento. dt b) Per calcolare Po. supponendo nota la densità ρ della particella. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . Su questa superficie I è costante. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. ρ = 10 3 kg / m 3 . massa del Sole M = 199 . Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. costante gravitazionale G = 6.

i − r è ortogonale alla superficie. perfettamente riflettente. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela.2 3d T IT 1 F .        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. dt c c    Commento. esattamente come per una vela investita dal vento. non attratte. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. di area A. Il caso qui considerato. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ .7 ⋅ 10 −8 m . Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . Il doppio aspetto. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . Commento. 14 . di superficie perfettamente riflettente. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. indicando con I l’intensità dell’onda. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt .

dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E .            c) il rapporto dU / dp B . Se si tiene conto della massa delle particelle. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v.     15 . si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. Si noti che si tratta di un caso limite. c) dove v è la velocità dell’onda. e si ponga v d = µ qE .corpuscolare e ondulatorio. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . mettendole in oscillazione.     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. Nella trattazione corpuscolare. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE .    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB .   dU  µ q2 E 2 E = = = v. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. energia hf. che coincide con il lavoro della forza FE . 2 dp µ q EB B Commenti. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). e di eventuali forze elastiche. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale.         dp B = FB dt . diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. quantità di moto hf/c. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt .

(21). dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. ad eccezione di θ . si consideri attentamente l’Eq. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . b) Il calcolo è del tutto analogo. figura). sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. Per l’antenna trasmittente. Commenti. 16 . Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. In ricezione. Suggerimento. la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. di lunghezza L << λ . Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. detto di reciprocità. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 .

1 f = . ed esce con intensità Io. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. in accordo con la legge di Malus. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . che non altera il suo stato di polarizzazione. Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. cioè agisce come un rotatore. 4 π . perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. 4 N f = 0. quindi I = I o cos 4 θ . Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. Per N =10. Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. Problema 15 17 .78 . π . Commento. con assi paralleli.Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . ! Commento.

Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. " Suggerimento. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. nota la riflettanza R⊥ = 015 . La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . ad eccezione di θ . che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. dove a è una costante. In fotografia. Soluzione 18 . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. I ⊥ = a . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ .(21). α è detto angolo di diffusione. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. " Commenti. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . mettendone in oscillazione gli elettroni. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster). e I / / = a sin 2 α . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster).Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni.

Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. valide in generale. quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. si deduce: 19 . Commento.7225 . c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. E y = b sin ω t . all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. la correzione è comunque piccola. Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 .a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z.074 . con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. ciascuno con intensità Io/2. dove a e b sono due costanti. perchè l’energia si conserva. dove θt è l’angolo di rifrazione. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. quindi: I // = Io / 2 .

Il prodotto nd è detto cammino ottico. E y = E o sin(ω t + δ ) . La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. ω ω = = no k . Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. dove δ è lo sfasamento. (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. possiamo porre: E x = E o sin ω t . all’uscita sono sfasate. a) E y = ± E o cos ω t . con una scelta opportuna dell’origine dei tempi.k= b) ω . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . Commenti. Ex=0. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). Per t=0. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. E x = a sin(ω t − k o z ) . Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . δ = ±π / 2 . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . v o c / no k e = ne k . $ $ $ 20 . e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . E y = b sin(ω t − k e z ) . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Per individuare il senso di rotazione.y) che giace nel I e III quadrante. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase.

indipendentemente dalla frequenza dell’onda. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). Il vettore E è ruotato. Ex è positivo. Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. Commento. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . & ' 21 . Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. antioraria per Ey= -Eo. la stessa direzione del fascio. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. Un fotone ha energia hω / 2π . % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. la cui equazione è y = -x.Per t positivo e molto piccolo. con rotazione oraria per Ey= +Eo.

Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) .1. con ricevitore fisso. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. ed inferiore a 20000 s -1.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a . 2. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo.1. 2 2 φ = 1 ). (1) δ = φ2 − φ1 . possono essere calcolati mediante le Eq. Ad es. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1).CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. L’ampiezza a che compare nelle Eq. nei problemi proposti. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. oppure geometricamente. 1 . quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. 2 è il campo elettrico. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi.

Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. 2 . Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. Se f1 < 20 s -1. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. (6) Criterio di Rayleigh. frequenze fo e f = f o + f 1 . e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. con f 1 << f o . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. sia incidenti che rifratti. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. d la sua larghezza. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. per i raggi riflessi.

non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). il ricevitore è posto in x =D. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π .[ f o = 680 s −1 . ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. Si utilizzino le Eq. e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. 1’. e quindi. quando (2. [ ] Commenti. per l’Eq. m = 0.3. sicché risulti d = vt. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità.5 m . ± 1. Se f1 è maggiore di 20 s -1. 1 ed 1’. di frequenza f. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . δ (t ) = 2π f 1 t . e può essere utilizzato per accordare lo strumento. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . [f = 680 s -1. b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq.1’. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento.1) d = mλ . il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. con D>d. il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . Si ha un massimo per t = 0.5 s −1 ] Suggerimento. 3 . ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0. velocità del suono vs=340 m/s. f 1 = 0. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . sono poste nei punti x = 0 e x = d. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase.

Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. in accordo con la teoria della relatività. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0.5 µm . La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. diminuisce nel caso opposto.(2. distanza fra le fenditure d = 20 µm . da sola. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ .5 m / 1m s −1 = 2 s . la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente.1). ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). D = 40 cm] 4 . I’(y) quella con la seconda sorgente. le Galassie si allontanano. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. Commenti.

5 . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. y o = 0 . 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1.5 considerato nel commento 1. con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. Nel caso qui considerato. θo = 0. θ1 = sin −1   ≅ 0. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. ed utilizzando il metodo dei fasori. b) il minimo valore di δ per cui I = 0. y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm .5 cm . il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . cioè per y ' = 0.Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . lo schermo appare uniformemente illuminato. dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ). Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. se sono presenti entrambe le sorgenti. Detta I l’intensità risultante. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a.025 rad . Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). Commenti. c) I per δ = π e δ = 2π . si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 .

I = I1. d) Il diagramma è periodico. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda.Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. 6 . δ = 2π / 3 . con periodo δ = 2π . Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1.

(T2 > T1 ) . m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . K. K lim ptr → 0 C' = c= dQ . scala Celsius (5) TC = T − 27315 . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. dT (1) (2) (3) 1 dQ .CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. n è il numero di moli. Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= .

a pressione costante C P = CV + R . 5 o 7 per quelli biatomici). n=1] Soluzione 2 . [T=300 K. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . aumenta in caso contrario. Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). R è la costante universale dei gas. Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. (14) (13) γ = C p / CV .Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. m è la massa della molecola. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole).

1 3 ponendo mv 2 = k B T . [h =1 m. Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. che è l’elemento più abbondante nell’universo.2 km/s). 2 per il calcolo della velocità media. 2 1 dU 5 CV = = R = 20. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. occorre considerare la sola energia traslazionale.08 J / K . la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . v qm = 432 m / s per Ar. n dT 2 C P = CV + R = 29. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11.1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno. 5 b) E = k B T = U / N A = 1. η = 0. 0. nell’atmosfera è praticamente assente. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. al contrario.77 J / K . l’argon è relativamente abbondante (~1%). Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. Commento.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. L’aumento di temperatura è 3 .035 ⋅ 10 − 20 J . sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. S = 800 W / m 2 s .5 nRT = 6232 J .002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. θ = 60 . dove m è la massa di una singola molecola. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. t = 10 ore.

C’= nCV la capacità termica del gas. nota quella iniziale Ti. f = 5.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 . dove Pt è l’energia fornita alla stufa. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. b) le energie interne iniziale e finale. n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli.5 ⋅ 3. P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . 4 .31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. M = 28 g / mole. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . ∆T = = 0. dove T è la temperatura assoluta). Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione.3 min Commento. ρ = 10 3 kg / m 3 . perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. ρ = 13 . 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . kg / m 3 .⋅η = . Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. [ V = 60 m 3 . CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante.W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. ∆T = 15K .34 K .

kJ .0382 m 3 . quindi ∆Eint = −104 . Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T.78 kJ . p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . U f = 4. quindi: . γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV .82 = 230 K . [Ti = 280 K. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. supponendo nota la sua pressione iniziale pi.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i . Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T .0233 m 3 . kJ . U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. La trasformazione è adiabatica. e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. 5 . È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno).. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0. Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. kJ . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . V f = RT f / p f = 0. L = U f − U i = −104 Commenti.

Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. ed hanno quindi la stessa temperatura. b) si effettui l’analogo calcolo. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. inizialmente contenuto in una delle due parti. e 1 RT dQ dL 1 dV . R = 115 . mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. quindi ∆S = 2 R ln 2 . J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). e che i gas siano diversi. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0.Soluzione La temperatura finale è To. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. per il primo principio della termodinamica. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. Commento. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. 6 . Ricordando che dQ = mcdT . quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. ciascuna con volume V. La variazione di entropia del secondo gas è identica. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV .

[ K = 23 Jg −1 . dT sono tutti negativi).5 K. ) = 0. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. dove a è una costante. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . b) uguale ad aT 3.Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. se ne abbassa la temperatura. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R.84 kg . A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. dm. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. Tf = 3.5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ.. . vaporizzazione adiabatica di un liquido. c = 4 Jg −1 K −1 . Soluzione 7 . mi = 1 kg . si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. )] = 1 kg exp(−0174 Commento. Ti = 4.

che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. si calcolino le variazioni di temperatura. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. supponendo costante: a) il volume V del gas. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. Detta Ti la temperatura iniziale. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente).a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . e fornisce S (T ) = na 3 T . ¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. energia interna ed entropia in un processo adiabatico.m.e. . b) la pressione p del gas. T na 3 T f − Ti 3 . Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso).

con p costante. la variazione di temperatura è ∆U It . [ T2 = 2T1 = 600 K . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. ed integrando. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot.Le = I t . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . a tempratura T1. si ottiene It ∆T = . Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. si ottiene pdV = nRdT . Ricordando che CV+R = Cp. Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . scambiando calore con l’ambiente esterno. Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. C = 108 J / K ] 9 .

T  2 T2   T2 10 . Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato.Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).

Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. (2) R1i ' = R2 i '' . Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' .ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  . La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. dove c è un cursore mobile. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. e quindi alla (1). sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze.

trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. che è tanto maggiore quanto minore è Rx. poiché 1 + 2 è fissato. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. In ogni misura. la stima dell’errore è sempre molto delicata. si ricava t dall’equazione (5). Per questo motivo. ed una resistenza variabile. Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . Ro = 100 Ω . La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω .39 Ω / ° C . Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. in particolare nelle misure indirette. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. e controllare le misure effettuate con il ponte. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. (3) Calcolo dell’errore. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. rispettando i colori delle boccole). Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura.¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . . ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura.). effetto della resistenza dei fili di collegamento. α = 0. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). per l’equazione (1). Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. …. Misurata R(t) con il metodo del ponte. che Rx sia circa uguale a Ro .

tan φ (ω ) = . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . La prima. descrive il regime transitorio. che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. Rimane solo la soluzione particolare. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . X (ω ) = ωL − . (4. X(ω) la sua reattanza. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. I fenomeni di £ £ .2) Studio della risonanza in un circuito LCR. ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. Variando ω con m prefissato. (3. 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. (1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. tendente a zero per t → ∞ .

Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. Ad es. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R .risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. Studio della curva di risonanza. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore.. dal punto di vista analitico. per ω = ω o . X ( ω ) = ω L − . cioè della funzione: 1 1 1 . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . l’equazione (1) è del tutto equivalente. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . ¥ ¥ ¥ è massima. ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. ed uguale a 1/R.

A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. utilizzando la relazione (5). che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . (11) Soluzione dell’equazione (1). con R sostituito da R 3 .La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . . si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. in accordo con la (3’). c) Si misuri L supposto noto R. (9) Commenti. § 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . mediante la relazione (9). È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato.

La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . (t ) = m cos(ω t + φ ) . la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Per ω ' = 0 . dove 2 . Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. derivando q(t) si ricava poi i(t). (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti.

è la legge di Bragg. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). (1) dove a è la costante del reticolo. m = 0. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. ± 1. il portacampioni (Pc). La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata..(1). Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. . si ricava λ . cioè l’equivalente dell’Eq. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. ∂ θm m Osservazioni. che possono essere assimilate a fenditure. Nota a e misurato θm . montati su un goniometro. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. ± 2. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. . 1) L’Eq. ovviamente più complessa.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. La condizione di massimo.. Per la luce in uscita. . In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. 7 . una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. proiettandoli su un foglio o sul muro. Con due reticoli di diffrazione vicini. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm .3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli).

In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. inserendolo sul cammino del fascio riflesso.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. b) Polarizzazione per diffusione. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. che come analizzatore. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . per cui R//=0. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. variando l’angolo visuale. l’intensità trasmessa si riduce. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . detto di Brewster. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. oltre che dall’angolo di incidenza. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . ponendolo sul cammino del fascio incidente. Nella diffusione. e che esiste un particolare angolo. messi in oscillazione dal fascio diretto. 8 . messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). La riflettanza. c) Legge di Malus.

con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. a meno di multipli di π . 9 . Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. si cerchino le possibili cause di errore. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima.Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. il fascio in uscita si spegne. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. che è uguale a tan θB .

individuato dal filo e dal punto P. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). l’oggetto appare lo stesso di prima. Il piano π .APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1.. quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. E ⊥ . o più in generale i fenomeni fisici. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π .) se. mentre B è uno pseudovettore. l’altra come effetto. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). Una prima difficoltà. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. è naturale considerare la prima come causa. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . Consideriamo ad es.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. o un campo . nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa. ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. questi vettori non hanno la stessa direzione. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). B/ / . La direzione di B è invece perfettamente definita. i campi creati E e B come effetto. vettori. non oggetti che agiscono su altri.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. o di correnti. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. che è stato così formulato da P. si fa uso di grandezze (scalari. e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P.. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). In realtà. paradossalmente. in natura esistono oggetti che interagiscono. effettuata questa operazione. traslazione in una direzione prefissata. però. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . . riflessione rispetto ad un piano. o vettore assiale (se non è strettamente necessario.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. . Ad esempio. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i.         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria.. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche.

rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. ed il modulo di B è costante lungo γ . Figura A1 A2. ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ .B ). in apparente contraddizione con la legge di Curie. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. Quindi: 2 . è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r .¢ ¢ riflessione speculare cambia B in . cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . Vale la proprietà b2. ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente.

che viene di solito indicato con la lettera n. Nelle figure A2. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. Per a << ro . A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. in un generico piano passante per l’asse. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . con spire ravvicinate. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide.

Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. e per le antenne a dipolo elettrico. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. Le stesse proprietà a2.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito.ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. ¤ ¤ ¤ 4 . E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . con modulo che dipende solo da r. indipendentemente dalla forma delle sue spire. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. detto polo. ¤ ¤ ¤ A3. è non generano onde elettromagnetiche. Simmetria sferica.

¥ b3) se le correnti variano nel tempo. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). y. y. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. F = qv × B (2). Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. Si considerino ad es. Più precisamente. Ora. ma con uno scambio tra E eB. In pratica. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). è individuata da un modulo. L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Confrontando le proprietà a2. come r . µ il momento di dipolo magnetico.VETTORI POLARI ED ASSIALI. mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). una direzione ed un verso. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. o più semplicemente vettore. z di r nelle rotazioni di coordinate. che viene detto assiale (o pseudovettore). nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . si ottiene formalmente un vettore. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. Si definisce vettore polare. z di r . ed il modulo di E è costante lungo γ . dove F è una forza. b2 con le a3. In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. non il verso. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. una grandezza che . τ il momento di una forza. una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. τ = µ × B (3).

τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. quella normale rimane invariata. quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). Analogamente. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. se r è normale ed F tangenziale. per la a4. e questo implica che la loro componente normale sia nulla.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . solo il primo vettore cambia segno. quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. (2). immaginiamo ora di avvicinare i due punti. (3). Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria.

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