Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

T R .dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.

e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida. Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale.Problema 1 Il sistema. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . mentre a t è diretta solo orizzontalmente. mostrato in figura.8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente.   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at . ¦ § [ θ = 30 0 . quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. g = 9.7 m / s 2 tgθ . g = 5.

A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. d = 4 m. v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni. La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore. Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 .Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g . quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . t g = 5.

08 m/s.4 s. e quota iniziale h’0 = 5.1 m. Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante. Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.2 m. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d.9 m. d = 9 km] h d . Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0. v0 x " ˆ m/s2. Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto. h = 1 km.t= d = 0.4 s. Perciò la nuova quota è h’ = 6.6.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo).8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5.

t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t1 + t 2 ˆ m / s2 . per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. cioè vx = d/t. b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s. t 2h .1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84.9 m/s. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme.3 m/s. Quindi: d = 289.Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d.

Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. come sopra. Nella sua formulazione più generale. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. e quindi vale dv = ma . allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo. Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. La prima legge di Newton afferma che. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. . E’ un tipo di forza vincolare. La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia.II . La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). ma di verso contrario.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto.

Questa legge. La sua intensità è data da: Fav = − βv . è valida per valori di x sufficientemente piccoli.Alcune forze importanti sono: Forza peso. Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. inizialmente ferma. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . N Forza elastica. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Il coefficiente di attrito statico è µ S . Non è un’equazione vettoriale. che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta. Per la forza d'attrito (radente) statico. sul suolo coperto di neve. nota come legge di Hooke. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). relazione tra l’intensità della forza d’attrito. La massa totale dei bambini è M. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. T = 140 N. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. Forza centripeta. mentre quella della slitta è m. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. . la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. su cui siedono due bambini. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto.

1 N.6 N < Fas. [ θ = 40 0 .20.Mantenendo fisso l’angolo θ . imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x. m = 5 kg. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. Quindi la forza di attrito statico è: .7 N. II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. µ S = 0. per cui l’accelerazione è nulla. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425.9 N. M = 45 kg. µ d = 0.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini.

M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762.9 m/s2. m = 4 kg . F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). 1 Fig. La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . che si esercita sulla massa m (come in figura 1). 2 Soluzione: . 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa.2 N > Fas. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 .3 N. m = 2 kg. si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig. [F = 12 N.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N.

70 m. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2. e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. [m = 1. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. d = 1.F21 = 8 N. mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso.70 m. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe .A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. ) = 1. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione. ed F12 = .0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale.F1. occorre una forza maggiore.34 kg. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura). La tensione della fune più alta è T1 . . la velocità della palla. T = 35.

.V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. Nel riferimento inerziale. invece. b) Q T a) T1 P T1 S I Fc. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: .5.7 N. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . sottoposta ad un’accelerazione centripeta. della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . f . Si trova dunque il modulo T = 8. g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale. f .

m2 d m1 F Soluzione: .2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco. valida in entrambi i riferimenti. µ S = 0. a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd .T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza.5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6.3. µ d = 0. m1 = 4 kg.

4 N. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. quindi diretta verso destra. sia la forza fittizia . la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico. 3. per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7. in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 . mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse).9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 .m2 a m1 . Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d . La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 .7x2 N = 35.9 N. Problema 5 .9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b).N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale.7 N b) Posto F = 17.

Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio. mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. Il raggio della curva è r.3 rg .r = 210 m. a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v.

3 rg b) Con la pioggia. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile. . per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. a velocità v < vmax. come illustrato in figura. la macchina tende a scivolare verso il basso. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco.5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale. e la macchina tende a sbandare verso l’alto.Con questo angolo. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128. tende a prevalere la forza centrifuga. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema.

θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato.µ s.esprimere in funzione di m. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: . necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche. M. uando m=M/2 e θ = 45°.

m2 ed m3. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Le carrucole e le funi sono ideali. Problema 7 I corpi di massa m1. m1 m3 m2 . µ s=0. m2 = 2 kg. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a). [m1 = 10 kg.µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3.

a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso).5 gm1 c) In assenza di attrito. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. Vale allora: .5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. siano a1.Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero.

risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. Eliminando le tensioni delle corde. la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 .7 m/s2. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2).7 m/s2 (m1 si muove in avanti.m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. ma m3 scende ed m2 sale. a2 = -2.7 m/s2. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. a3 = -6. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende). m2 ed m3 verso il basso). riferimento in cui è valido il calcolo precedente. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3.

poggiato su un piano orizzontale liscio. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. il corpo A (di massa mA). L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema.Nel dispositivo schematizzato in figura. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. [mA = 2 kg. d acui: x= mB g = 9. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: . della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. mB = 2 kg. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi. A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B . la condizione di equilibrio è k x = mBg.8 cm. ” mB g a) detto x l’allungamento della molla.

La perdita è di k litri di acqua al minuto. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0.2 l/min. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. L’autista del camion. M = 8000 kg.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. in funzione dell’allungamento della molla. ignaro della perdita. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. v0 = 72 km/h. per cui la forza di attrito statico rimane costante. tiene fermo il piede sull’acceleratore.9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. t0 = 15’] . senza vento. k = 1. m0 = 32000 kg.

l’autobotte perde. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. anche se il camion perde quantità di moto. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. Prima che si apra la crepa. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. e l’accelerazione è nulla. . valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0. in un intervallo di tempo infinitesimo dt.Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa.

Nel riferimento solidale con l’autobotte. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . per cui non influenza la componente orizzontale del moto. in tale riferimento v = 0. La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . ma è solo la forza fittizia). . la forza di reazione è verticale. cioè v non cambia. quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla. per cui inizialmente a(0) = 0. Inoltre. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. vale a dire che a rimane nulla. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 .

con C costante arbitraria. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. Conservazione dell’energia. Quando agiscono solo forze conservative. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. cosa che non è vera per una forza non conservativa. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. si conserva: E = Ec + E p = costante. 1 . Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale.γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella.Lavoro ed energia. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. Quando si includono tutte le forme d’energia. ogni volta che conviene. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. entrano in gioco altri tipi di energia. l’energia meccanica totale E.   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A .III . Se agiscono anche forze non conservative. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. come l’attrito. Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia).

Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. m = 0. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). α = 30°. µ d = 1 . sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. [AB = BC = l = 2 m. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra).5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 .8 m/s2. Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura.Forza elastica ( F = −kx ). Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo.energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. g = 9.

il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7. W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C .8 m/s2.2s.7 J Oppure.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4. Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.4 s.Poichè la velocità nel tratto BC è costante.Innanzi tutto calcoliamo β . Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . coperta di neve. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0.7 J.6 m/s. quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5. La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale.

Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. µ d=0. la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato. Essendo però bucato. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente.12.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%.[pendenza 1:7. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . m = 300 kg. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h. 4 .

dm dm dt dm 1 = * = * = costante. Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. Calcolare la reazione della guida nel punto D. e angolo al centro π/2 + θ . Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d.E. U n corpo puntiforme di massa m. supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare.F. si trova: 3 W = m0 g h = 1389.[m0 = 3.78 kg. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità.D. Determinare la velocità del corpo nei punti B.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . mentre il tratto BDE è circolare. di centro C. raggio R. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei.

A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale. quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h.

nella posizione O. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale. quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè.2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. Il raggio della circonferenza è R. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R). la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa.

il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. Ancora una volta. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. e per lo stesso motivo del punto a). la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. analogo al n° 7 del capitolo II. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. mB mA 8 . Suggerimento: Questo problema. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica.

mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 .Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia. è mBgh. rispetto al suolo.

h* = h. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia.

La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 . La molla è poi rilasciata. x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta.0 kg. 1c). 1a). m2 = 2. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. 1b). Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale. con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. ad una nuova posizione di equilibrio (fig. x1 = 17 cm.0 kg. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura).6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. Successivamente.

cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.2 J 2 k  2  k   12 2 2 . mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0).2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0.

IV . la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: .Conservazione della quantità di moto. Oppure. yi. zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema. zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . Per un sistema di particelle. yCM = ∑m y i i i M . si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella. sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella. nella sua forma più generale. L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . M yCM = 1 M ∫ ydm . M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) .     La seconda legge della dinamica. Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M .

I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. In un’urto. y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. lanciato dal suolo con una certa angolazione. Detta vx la componente orizzontale della velocità del . determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Anche l’energia totale si conserva. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. Invece.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. sicchè si può considerare il sistema isolato. formando un corpo unico. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). l’urto si dice completamente anelastico. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico.

vx quindi la sua quantità di moto vale mvx. la quantità di moto totale rimane nulla. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. dove si ferma. rispetto alla banchina. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: .proiettile. senza alcun ancoraggio.mvx) = 3 mvx. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. è . In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B.La velocità del frammento che torna indietro. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg. L = 5 m. vale a dire che il centro di massa rimane fermo. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. Detto t il tempo di volo. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. nell’istante dell’esplosione.

x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t . l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).

M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m . detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.67 m.33 m.Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. vale: MV + mv = 0 Ma.

 Trascurando la resistenza dell’aria. si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. è Mv = mv0. per il rinculo. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd . per la conservazione della quantità di moto. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi.

quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. ra slitte e suolo.67 m.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . Le due slitte. µ d=0. in piedi su una slitta A di massa mA. si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A.Quindi: x=L m = 1. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B. mB = 42 kg. M +m Problema 3 Un bambino. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB . inizialmente ferme.

F A − FB N − NB = A µ d = 0.9 m/s2 Note le accelerazioni. . lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123. dalla sommità di una torre di altezza h.5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. nell’ipotesi a B = 2 a A .a CM = da B verso A. 1).

vL = 90 km/h. Dopo l’urto. mB = 1300 kg. µ d =0. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi.7 m. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. [mA = 1100 kg. Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. per cui la quantità di moto si conserva.  Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. l’automobile A viaggiava verso est. I rilievi della polizia rivelano che. subito prima dell’urto. α = 30° da est verso nord. mentre B era diretta a nord (figura). d = 18. mentre l’energia cinetica no.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): .

Problema 6 Il corpo A mostrato in figura.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 .5 km/h mA vB = diretta verso nord. quella verticale no y .8 m/s = 56. appoggiato su un piano orizzontale liscio. di massa MA e struttura prismatica.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . MB = 50 g. h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. mA + mB v’cos α = 32. m A + mB v’sen α = 15. v 0 = 5 m/s.3 m/s = 116. Si supponga che l’urto sia elastico. $ % & [MA = 100 kg.

' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia. si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. per cui.863 θ = 30. Sostituendo la terza equazione nella seconda. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto. vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura.3° .

il momento angolare è: 1 . tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri.V . La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo).Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi. Rotazione intorno ad un asse fisso. Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. Di conseguenza. Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa.

allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale. quello di massa dal momento d'inerzia. massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 . Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo.L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. e l'accelerazione è quella angolare.

Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. anche se ci sono forze. allora:   L = costante. cioè dL / dt = 0 . ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Rototraslazione senza strisciamento. La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Per sistemi più complessi. Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 .

Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato.∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. 4 . I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. ma anche i loro punti di applicazione. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo.

a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. Quindi: 5 . a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Tc. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. l’p.

I fili non slittano nelle gole delle pulegge. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune. come illustrato in figura. l’p. Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp.3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . Tc. a) nota m1.

R1 = 1.4 m. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè. [m1 = 24 kg. m3 = 12 kg.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1. si trova: 7 . R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili. R2 = 0.2 m.

inizialmente in quiete. m = 1 kg. (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m.2 m. m0 = 0. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga. α = accelerazione angolare): 8 . Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. T = tensione del filo. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. R = 0. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. h = 2 m.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. All’istante t = 0. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile.5 kg. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0. viene lasciata scendere. [M = 0.01 kg. la massa m. r = 2 cm.

Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. quindi non ne altera la velocità di rotazione.5 N per cui il magnetino si è già staccato. Perciò. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3.9 giri.5N m0 r 2 + I 9 . la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.

Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. un cui estremo è fissato A. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. Il filo che collega la molla. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 . ha costante elastica k. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. la carrucola. alla massa m. di massa trascurabile. positivo verso il basso. è inestensibile.

che. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Detto I il momento d’inerzia. per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0.a) All’equilibrio x = 0. essendo il corpo omogeneo. collegate fra loro a formare una H (figura). ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale.

P fermare la ruota.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. Ad un certo momento. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 .8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F. per una lievissima perturbazione (vedere figura). F = 130. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo. r = 23. qual è il coefficiente d’attrito µ .27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. di massa M. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. n = 2.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω .4 kg.0 N.0 cm. ω =840 giri/min.

$ z v’ 13 . In assenza di forze esterne. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo.tubo. quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R.

vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. 12 14 . b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. b = 2 m. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . a = 1. Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. m = 50 g.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. La porta. inizialmente ferma. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta.5 m. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. d = 2 1 a . v = 30 m/s. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b. [M = 2 kg.

18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0. è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O. inizialmente fermo. e lo urta in un punto P 15 .97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.

perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . θ =60°.2 rad/s Rsinθ b) Notaω . determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. v0 = 30 m/s.Posto che l’urto sia elastico.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ .individuato da un angolo θ . d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile. [R = 30 cm.

Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale. Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa. Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Risolvendo il sistema si ottiene: 17 . A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè. R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento).Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). c) l’accelerazione angolare del rocchetto. L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura).

Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura). Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . si è usato il teorema di HuygensSteiner. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. mentre Fa è 7 antiparallela a F0 . altrimenti il rocchetto striscerebbe. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. Inoltre l’attrito è statico.2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice. e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. 18 .

19 . di lunghezza l e massa M. @ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A.a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido.

a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg. l = 5 m.8 rad/s2 2 I 2l 20 . h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 .

2 rad/s l2 21 .c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.

L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: .85 ⋅ 10 −12 C2 .99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche. il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P. Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione.VI . vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante.

il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ . il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. Se è noto il potenziale. si ottiene invece per integrazione. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. es.E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. Per un sistema di cariche puntiformi.

dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0. z )dτ 2∫ t dove ρ (x. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2.z). V(x. può avere una carica solo sulla superficie esterna. y .z) rappresenta la densità di carica.z).y. Un conduttore. vale anche per campi non statici.La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . z ) V (x. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i . dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. diversamente dalla legge di Coulomb. se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.z) rappresenta il potenziale in (x. I conduttori 1. j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche.y.y. y .y.

. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B.. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione.. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + .. + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura). c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. Indicando con∆ V la differenza di potenziale. la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + . .dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A.. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa)...

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

..-... perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d.. a) Nel riferimento della figura. y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d . e/m elettrone = 1. 2e Vc = 82.-.5 106 m/s m . qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x..... fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura). d = 1 cm..7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico. Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d. l = 6 cm. V = 200 V..x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc....Problema 6 In un tubo catodico..

9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre. . Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1. O1 . La componente x è ancora v0.θ è circa uguale alla sua tangente. O . Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1.( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV .P 2 . md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. è praticata una cavità sferica di centro O2. rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità. Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0. all’interno della quale c’è il vuoto.

ed A. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. 0 = ρ +(. 3 .R/2. vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme . le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D . Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2.ρ ) .ρ . a) Per il punto esterno P. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P. che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura. C. dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante.

A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r. Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 . R O .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti. C . .

con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ .Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. pure di carica q. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice. ove d Problema 10 . uscente dal vertice carico. dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q .

yb = = 2.3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d. 9 @ A p cos α .9 cm: 2 3 . mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r . [d = 10 cm. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15. q = 1 µC. e vale: p = qd 3 . 4πε 0 r 2 y . = 1. x0 = 0.73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo.

-σ su faccia.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. parallelamente ad esse(figura). +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. la lastra è elettricamente neutra. con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie. Lo spessore della lastra è d < L.

e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x ... dall’armatura di carica negativa.-m . d = 4 cm.. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d . con velocità iniziale nulla. y .11 10-31 kg..C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). me = 9... mp = 1. L a distanza tra le armature è d. da quella di carica positiva (figura).. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. con velocità iniziale pure nulla. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V. Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche..... Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale... un protone (massa mp) si stacca..-. [ ∆ V = 1600 V.

e: ap = per il protone. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me .8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. cioè: t= ap me 1 2d 2d . yp = ap = d= d = 22 µm. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione.

In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E . (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . y . (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati.CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa .                     Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . per quanto riguarda le equazioni (4). z. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). i = x . (1). (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro.

U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. ¤ ¤ Dielettrici .definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. (12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 . £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo. e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C. Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) .

che dipende dalle derivate di E . Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. Per valutare θ nell’ Eq. quindi θ = π . z). dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. qp quella di polarizzazione. per il calcolo di R . y. Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . z) con i loro valori in A. è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. posto nel punto A=(a. b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti. © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). y. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. 0. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione. 0). a) F = qE . Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E . E⊥ = 0 . Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . q è la sola carica presente sulle armature conduttrici.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8).3 si faccia attenzione al verso di r .

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

6

σ = + P sulla base a destra.Problema 4 In un cilindro sottile. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . σ = − P sulla base a sinistra. quindi: p = P⋅S . " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. b) P = axx dove a è una costante. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. che non sono affatto intuitive. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato.     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n . di lunghezza e sezione S. Il primo controllo è stato fatto. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . Per la prima parte. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. $ % $ & 7 .    ! ! " " " # Commenti. dove σ = P ( ) = a . 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a .

supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. costituito da un materiale conduttore). sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P .3) Le polarizzazioni qui considerate. in particolare la polarizzazione uniforme. ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. cioè E concorde con n ). pensando che. Risulta quindi σ S = 2εo ES . mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. per motivi di simmetria. di spessore trascurabile.

P in un generico punto esterno alla sfera. E . E = σ . risulta: σ E= n. 2ε o ε r Commenti. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . E . Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). omogeneo ed isotropo. P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. Detta σ la densità su ciascuna superficie. I vettori D . 2 2 2 Suggerimento. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica.D =σ /2. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente. εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. la carica è equidistribuita sulle due superfici.

è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). commento 2). ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 . r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera. Problema 5. z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. se ci allontaniamo dal conduttore. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). coincidente con quella della sfera conduttrice. il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r .b) Sulla superficie del dielettrico. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. y.

all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). più intuitivamente.curvatura della superficie. pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. 9 9 11 . o. con le basi parallele alla superficie.

se il tratto ha sezione S costante e lunghezza .CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t.m. v la loro velocità media (o di deriva). la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4). per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q .) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre.. q la loro carica. ¤ ¤ Commento. (7) 1 . Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla.) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q.d.e. ¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume.p. se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f. si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore.

S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore.. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo. (15) 2 .p.e. . Equazione delle maglie: Per un circuito con una f.m..Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. ai capi dell’utilizzatore. Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +.d. . § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +. ¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri. Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d.

n il numero di elettroni per unità di volume. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). [ S = 5 mm 2 . una mole di rame pesa 63. 3 7. densità del rame ρ = 8. quindi la 8.02 10 23 /mole. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni. nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm. si calcoli la sua velocità di deriva. numero atomico del rame 63. vd =   Commenti.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.5 u. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6.I.indica che v d è opposto a j ). come tutti i metalli buoni conduttori. i = 30 A . − ne (il segno . È per questo motivo che il rame. benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2).89 g / cm 3 . segue la legge di Ohm. 3 . si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . g / mole ).] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S. In altri conduttori (ad es. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame.14cm 3 .4 ⋅ 10 − 4 m / s .a.Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 .). In questo volume sono presenti 6.02 10 23 atomi. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. g V = = 7.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 . −6 5 ⋅ 10 m j = −4.5 g ed occupa quindi un volume: 635 .

Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω .   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu .m. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.d. Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti. si calcoli la f. 2Ω r 12V = 1V . della pila.d.p. r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . ⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . che vengono utilizzati per ottenere d.Problema 2 Si ricavi la d.e. .e.d.m. a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 .  4 . Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.p. c) la d. [ = 12V . V ai morsetti della pila.p. R = 22Ω .

e. quindi: V = Vac = Ri o anche R . ⋅ 10 −19 J . è invece molto facile calcolare la f.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). Per il calcolo della f. di un generatore può quindi anche essere definita come d.e. in base alla sua definizione. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. si ricorra alla sua equazione di definizione. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2. Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . = = 109 2 ⋅ 16 .  Soluzione: 5 . ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . La f. 1) Al tendere della corrente a 0. r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore. V. V = − ri = r+R   i= Commenti. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse.Suggerimenti. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.m.d.m. V → .e. con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). risulta     .m. Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati.p.

Se la reazione chimica si inverte.m. Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo).La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. il generatore si ricarica. sicchè V > . maggior in opposizione). La caduta su r si somma ad . Si ottiene i = 0 a circuito aperto. Nel secondo quadrante è i < 0 . diventando endoenergetica.     I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 . le polarità ai morsetti sono invertite. e la corrente di corto circuito vale / r .e.

divisa per 4. P = / 2r = 11 W . Le ultime due cifre sono state omesse Commenti. Si proceda come per il Problema 3. con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 . Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima. 2 e resistenza interna 2r).5 V di f. P = 2 / 2r = 11 W .e.e. e resistenza interna di 01 .Si hanno due pile da 1. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative).  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . Ω ciascuna. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. supponendo e R costanti.m. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . la corrente in R è 2i.e.m. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f.05Ω . Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i . Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo.m. Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0. Suggerimento.La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . si 2 ottiene R = 2r = 0.2Ω . W . domanda (b). e resistenza interna r / 2. da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f.  .      L’equazione.

indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a). R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante). Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. Figura a Figura b Soluzione: 8 .b) Se il filamento è lungo 10 cm. con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). Detto d un elemento di filo. Si ricavi R. quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . risulta dunque E ⋅ d = E d . di lunghezza d e verso concorde con E . La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . Ω.

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

9

del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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(Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i . l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra. 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ).Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ . ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. e l’accelerazione è centripeta. il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo.   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . orientata con 1 . Legge di Biot. cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B .    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . n il versore normale al piano. ¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. In assenza di altre forze.

dove θ è l’angolo fra v e B : mv . Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 .36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. All’esterno il campo B è nullo. T = 01 .         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico. Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo.     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa. all’interno è uniforme. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza. Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3.59 ⋅ 10 6 m / s .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ .  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B . B/ / e B⊥ di B. ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. diretto lungo l’asse. 2 . eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0.

y). Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. B⊥ = qro x o mv per x > x o . ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. y è nulla per x < 0 . Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . r = ∞ ). cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x. contenente la traiettoria. y). Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema.Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. si può concludere che questa componente è nulla.  Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . 3 . dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme.

in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . c) obliqua. cioè un’elica. Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. nel caso c).     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . parallelamente al vettore B . z ortogonale a B . b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. b) parallela a B . si calcoli il passo dell’elica.     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso.Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . r= qB e con generatrici parallele a B . c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. 4 .

a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. Vo fra F e M. si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y. b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz .p.d. b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y . che incurva verso l’alto la traiettoria. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) .  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). c) Si calcolino le coordinate (y. si ottiene il raggio di curvatura       5 .

mv . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti.   6 . y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b). che viene percorsa nel tempo t = π r / v . da cui v = . eB La traiettoria è una semicirconferenza. quindi r = y/2 . si deduce: e e v2 . 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro.  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. me 2 eB ± e B + πεo r 3 . di cui il segmento OP è un diametro. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 . con risultante nulla. v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico. La proiezione della traiettoria sul piano (x. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. su di una circonferenza di raggio r. da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v.

Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. 7 . assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. ma non difficile. Per l’integrazione fra x1 e x 2 . r = a / sin θ . Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). # 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . in modo che i risulti positiva. 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . Per calcolare il campo B nel punto P. Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. Suggerimento. ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. x = a tan θ . dato dall’equazione (4).

perché è ortogonale a d . Se il campo magnetico è stazionario. . non comparirebbe il segno -). con velocità di deriva v d parallela a d . perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ). quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2).   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. la presenza di questa forza risulta evidente. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.e. La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * .e. La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B . Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 . Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f. Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d . e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B .m. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo).m. ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito.

Energia del campo magnetico. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L.e. § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. § © Se M ≠ 0 .2 / i1 = Φ 2 . ogni variazione di i produce nel circuito una f. oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f.1 ).1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .m. indotta si oppone alla causa che la produce.e. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico.m. che sono conservativi. di (6) = −L . la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . per i campi indotti. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. non conservativi. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f.2 Φ 2 .1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità.2 è il flusso magnetico. § Legge di Lenz.e.§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. anche se esterne al conduttore. attraverso γ 2 . con la convenzione già citate. Auto e mutua induzione. Se L è costante nel tempo. indotta. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . L’uguaglianza Φ 1.m. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 .

Risulta quindi Φ = B S . quindi     t>0 vt 3 a b t=0 .   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. Si calcoli la f. di lunghezza d. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt .dove dU B è l’energia presente nel volume dv.2. indotta nella spira. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS . Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 .e. L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li .m. orientando la spira nel verso orario.   Orientata la spira in verso orario. il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS.1) oppure l’Eq. si muove con velocità costante v . Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 . 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab.

d risulta parallelo e concorde con v × B . indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. Scegliendo sulla spira il verso orario. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 . che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. La forza applicata dal campo B al lato mobile. dove il vettore v × B ha modulo vB. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). Il flusso di B . Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B .e.     = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd .   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f. 2.em. risulta positiva.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv .m. si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.e. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito. quindi:         = ∫v × B⋅d . risulta: vBd a) i= = (verso orario).     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. dt La f. (senza preoccuparsi dei segni). b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). se la corrente ha verso orario. La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto. Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ).  Soluzione: Calcolata la f. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e.m. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile.

Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile. Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule. Si orienti il circuito in verso antiorario. indotta è già stata calcolata. Si calcoli: a) la corrente indotta. La f. i= o R b) Scelto il verso antiorario.e.vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd .    Suggerimento. agisce in senso orario ed ha modulo vBd.e. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . negativa per o < vBd . Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 .m.m. supponendo costante la resistenza R del circuito.    Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 .m. sicché la f. d × B è verticale e diretto verso l’alto. gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra.e. o risulti positiva. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. in accordo con la legge di Lenz. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra.m. indotta. o di segno opposto alla f.e. positiva per o > vBd . si deduce che: per o = 0 . negativa. in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno.

Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). Per o > vBd . F diminuisce e si annulla per o = vBd . applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . v. B. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. d). si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. 2 1 1 2 2 1 Commenti. dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. Consideriamo il bilancio energetico.0 0 Aumentando o. Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante.

Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 .m.a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) .a. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . in cui vale = − aBv . dove t o = a / v . b) la f. c) la corrente i(t) nella spira. indotta nella spira. 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig.e. b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to .

9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. perché v × B è verticale.m. 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). orientando la spira in verso orario.e. la corrente circola nel verso orario prescelto. L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a . in funzione della distanza x1 (vedi Figura). @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 . indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d .Problema 6 Si calcoli la f.

a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq.e. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. ω = 20rad / s . 2. Poiché i (t ) = o t . Soluzione: Il calcolo del flusso è identico.m. [ r = 20 cm (=AO). la corrente indotta circola in senso antiorario. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt . ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i. B = 0.m. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare.1T ]. in presenza di un campo magnetico B uniforme.Calcolare la f. C B B D C O E r B ϕ A 9 . perch’e il campo magnetico non è stazionario.e. b) si dica per quale valore di ϕ la f. ϕ o = π / 6 . intorno ad un asse passante per O. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico. perpendicolare al piano di figura ed entrante.

I I Q =− dΦ = ABω sin ω t . Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. trascurando l’autoinduzione. G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . ovvero per ϕ = 0 . I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . R 10 .m. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω .e. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . Suggerimento. dt i= AB ω sin ωt .  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f. nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione. b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira.1V . Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R. risulta massima in valore massimo è: = 2. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday.

[ ρ = 1. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B .A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . dove ω è il versore di ω . che genera un campo B diretto come in figura ed uscente. a = 10 −2 m . lati a e b. B = 0. trascurando l’attrito dell’aria. in accordo con il principio di conservazione dell’energia. dt dt dt U V V V V W 11 . δ = 8. n × B è parallelo ad ω . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . Si calcoli la velocità v .96 Kg m −3 . con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B .8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario. = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. b = 2 ⋅ 10 −2 m . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . la spira cade con moto uniforme.56 ⋅ 10 −8 Ωm . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. figura).

` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale. dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . Soluzione: 12 . B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A . Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto). È importante numerare opportunamente i due circuiti.71 ⋅ 10 −5 m / s . Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta.

La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z. t 0 ).e. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. indotta nella spira. 13 .ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. paralleli e distanti d. b) la f. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0.m. Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . Il campo creato da CD si calcola in modo analogo. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli. t 0 ). nel loro piano. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. È sufficiente calcolare il campo B nel punto O.

q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. dove ha modulo: 14 . I lati opposti sono soggetti a forze opposte. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. perché B dipende da x). b) induttanza. per simmetria. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira. c) capacità. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico).Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . Orientando la spira in senso antiorario. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. y) contente la spira.

aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . che fornisce: 2 Commenti. avente volume π (r22 − r12 ) . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 . il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . c Problema 14 Due solenoidi. considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico. Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . C= r2 ln r1 s 1 2 Li . (Si trascuri l’effetto dei bordi. r Suggerimento. Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 .B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . sono uno interno all’altro e coassiali. supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). dove M è il coefficiente di mutua induzione. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi.

1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) . Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. i U1 − U 2 = u u v u u 16 . B2 = µo n2 i . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno. Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) .

z. µo 2 µ cosθ . Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme.1).1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. commenti 1. Ri = µ ⋅ grad Bi . 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . 4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. i = x .CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n .2. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano.3 a pag. £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi . y . 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap. £ £ £ Commento. M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V .

che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap.1. n = N / . possiede cariche magnetiche +qm e . Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. supposte circolari e contigue. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. con M diretto lungo l’asse. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione. ortogonalemente ad M . Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. è ortogonale ad M . conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 . In particolare. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. Cap. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato.qm sulle due basi. esiste però un secondo metodo. (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche. i è la corrente in ogni spira). e quindi con:    (N è il numero totale di spire. ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo.    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. con q m = MS . 1). con corrente totale Ni uguale ad i m = M . Ad es. basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . considerando un magnete infinitamente lungo. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale. In particolare. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. ©  dove è la lunghezza del cilindro. ed ha intensità totale i m = M . isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo. Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande.

c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . dove χ m è detta suscettività magnetica. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. pensando appunto alla relazione (11). l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento.     Problema 1 Due molecole. e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. anziché dipoli magnetici.3 ⋅ 10 −24 J / T . e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H .    Suggerimento. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo.3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. almeno formalmente. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale. La dissimetria formale. pD prende il nome di Debye). poste a distanza d. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe.dove:  B . p = p D = 3.  µ = µ B = 9. Soluzione 3 .5 nm . in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti). (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a). e chiamato semplicemente campo magnetico.

c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0.8 ⋅ 10 − 25 J . Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira. con modulo µ 2µ B= o 3 . Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 .        4 .3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. T la temperatura assoluta. l’energia diventa + µ B .5 ⋅ 10 ) (3.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x. di sezione A. ⋅ 10 − 21 J . Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse. T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J . rovesciando il verso del dipolo. dove kB è la costante di Boltzmann. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. si crea una corrente elettrica. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. costituita da un sottile filo di materiale isolante. −9 3 (0.3 ⋅ 10 −30 )2 9 . A temperatura ambiente. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira.

" " 5 . Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . Integrando questa espressione.     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d .d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. la corrente. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. si ottiene: j = ρq v . verso opposto se negativa. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL . il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare). Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. ρq µ q = = . L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. per quanto riguarda gli effetti magnetici. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli.2. fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. 2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L .   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. ! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera.

che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. B y = by. Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). il vettore B è uguale a Bo z . e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. di modulo µ B . c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. instabile l’altra. # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine. supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ .Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . qui non richiesto. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . dove b è una costante. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . Bz = Bo − 2bz . permette di ricavare µ B ). formi un angolo θ con l’asse z. % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 . entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima.

Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . più precisamente tende a diminuire θ . Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. L z di µ e L sono quantizzate. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. ( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c). con θ costante (moto di precessione). 2 2 2 2 7 . La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio.( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z .

¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  . £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o .1b. nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. £ £ £ 1 . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . divB = 0 . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . £ (3c) dove j m = rotM . Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . In presenza di mezzi materiali. ρ P = − divP . ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq.CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico. Nel vuoto possono essere così scritte. Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . oppure le loro derivate. è la corrente di spostamento is. εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P .

(4d) divB = 0 . con contorno γ . ¥ ¥ ¥ Suggerimento. (4a) rotE = − ∂t ∂D . b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. ¥ 2 . Per la domanda c). c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. come Σ γ una superficie. H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice.Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B . tale che sia possibile calcolare il flusso di E . scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. (4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0.

con B costante su γ . 0 t b) Per la legge di Gauss. per simmetria. cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti. Il vettore B è parallelo a d .(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . Scelta la parte superiore come Σ γ . dobbiamo orientare dS verso l’interno. quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . ma al secondo membro dell’Eq. e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente. Il secondo membro dell’Eq. che è tagliata in due parti uguali da γ . 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera.Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it .(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo .(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. che ora taglia Σ γ . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. poiché B ⋅ d = Bd . l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . ¨ ¨ 3 . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito). il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . passante per P. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell. dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. lasciando invariato il senso di percorso su γ . e crea un campo E con simmetria sferica. Il flusso di E cambia segno.

che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. moltiplicando per l’area π r 2 .Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature. Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). b) un lungo solenoide. si considera la linea di flusso passante per P del campo. nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli. c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. © Soluzione: Per tutti i dispositivi.

Commenti. Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi. 5 .

(7) dk Commento. dando origine ad un suo allargamento o restringimento. (8) 1 . In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. onda progressiva (3) f ( x . Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma. Eq. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . t ) = f o sin( kx − ω t ) . mentre non f ( x . mezzi dispersivi. t ) = a ( x . 5 e 6 si deduce λ v= . dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . t ) sin(k o x − ω o t ) . 5’) ed è detta velocità di fase. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. per t prefissato. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. 5 continua a valere. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o .6’) Dalle Eq. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x .t). ma ω non è più proporzionale a k. onda stazionaria (4) ω / k = v. il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . k = 2π / λ . Soluzione generale: f ( x. l’Eq. e può modificarsi anche il suo inviluppo. l’informazione è contenuta nella funzione a(x. Se il mezzo è dispersivo.t). La funzione a(x. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. (5’) T Velocità di fase. Nella trasmissione dei segnali. (6. quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale.

In altri termini . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. dove u è la densità di energia. fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. dove h è la costante di Planck. Ricordando che i = dq / dt . per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto. L’impostazione del calcolo è la stessa. Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. t ) . È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. che è uguale al prodotto uv. Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. Per l’energia dell’onda. a causa della forte attenuazione dell’onda. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. v ( ) 2 . si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . mediata su volumi grandi su scala microscopica. Le linee di flusso di v sono detti raggi. Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. perché µ ≅ µo . t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. le superfici normali fronti d’onda. cioè del flusso di carica elettrica. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo.     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. ρ (r .esistono restrizioni di questo tipo per v. Per definire u ed I. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . t ) è una densità media. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f.

µ µv Se E(t) è una funzione armonica. i vettori v . µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . E 2 = E o2 / 2 . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. esercitando una forza F sul corpo. e la sua quantità di moto. Flusso di energia: con riferimento alla figura.17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt.¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi. dove Eo è il valore di picco di E(t). Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . riscaldando il corpo. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× .

dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. Nel vuoto µo . L’intensità in un punto P. (21’) b= 32π 2 c 4 . ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). v Se l’onda è riflessa. 3) della particella. dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. Se l’onda è completamente assorbita. yo è l’ampiezza di oscillazione. è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. massima in direzione ortogonale. con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. (21) dove b è una costante. 2. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico. posto a distanza r >> λ . Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ).

Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . in un generico punto. Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione.        I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore.(22). con polarizzazione rispettivamente ellittica. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. con piani di polarizzazione contenenti p . I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico. L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . ed annulla completamente la corrispondente   5 . y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. ad es. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica. il vettore E è ortogonale a z. che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. rettilinea (o lineare) e circolare. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita.

q ( x . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. Suggerimento. la cui direzione definisce l’asse della lamina. 3. Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . (1. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 . componente del campo E dell’onda. 2. detta asse della lamina. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. = +v . lasciando invariata la componente ortogonale. Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse.1) f p( x . perché le riflettanze R// e R⊥ . ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. e l’onda polarizzata ortogonalmente. ma ora ∂p ∂q = −v .(1. ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v .   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . t ). ortogonali tra loro. con asse nel piano della lamina. Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . ad es. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x .

detta frequenza di plasma. dk b) 2 / k2 > c. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. Soluzione a) La velocità di fase è c. conviene differenziare l’Eq. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 . è una costante che dipende dalla densità degli elettroni.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk .1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p .Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto. la velocità di gruppo dω vg = = c. in versi opposti. v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 . Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p.(2. p=h/λ. e: k dk < c. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf .1). Per calcolare vg nel quesito b). = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c.01 c . Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x.(2. mostrando che v ⋅ v g = c 2 . Suggerimento. Commenti. Risulta quindi dimostrato che f ( x . la relazione di dispersione ω = c k . b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera.

dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini.81 −1 = m = 369 m −1 . anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es.017 m . Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . quindi: ω ≅ gk .072 N / m è la tensione superficiale. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. Da cui: 8 . ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. diventa dominante il ko = termine gravitazionale. mentre vg<c. 2m 2π ω 1 h p u = k= = . 0. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v. b) Si noti che v>c. dk 2m 2π m 2π m v g = v . Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. T = 0. Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. p con h / λ ≡ k . non con v). a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. ko Per k << k o . completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. ρ 2 dove g = 9. In effetti le uniche onde Commenti.072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 .Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari).81 m / s è l’accelerazione di gravitá.

velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. t) le condizioni al contorno: y (0. t ) = 0 . vg = k = k. y ( L. Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. Per λ1 = 100λo .07 m / s . v = 313 m / s . lunghezza L e viene tesa con una forza T. m = 5 g . Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) . L = 50 cm . 1 T v f1 = = = 100 s −1 . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0.81 m / s . …. la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . Per k >> k o . [ T = 100 N .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k. t ) = 0 . v g = 2. ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . v g = 0. La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . diventa dominante il termine di tensione superficiale. v = 163 .v= ω = k gk = k g . 2 L 2 ML 9 . t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . 3. quindi ω ≅ 3 T 2 k . m / s . 2. = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 .

e la si integri. perché l’energia totale si conserva. Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica.b) λs = vs = 3. in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. 4 o a) u( x . Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) . Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. t ) = Commento. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi.max. c) il massimo valore di Uc(t). perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. 10 . cioè la corda è indeformata). Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . di massa dm = ( M / L )dx .t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. La corda possiede anche energia potenziale elastica.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc.t) con cui oscilla un generico punto della corda. nell’istante t. ed è uguale a Uc. Si ottiene: M 2 2 U c .40 m . Per rispondere al quesito b). si consideri la soluzione y ( x .max = y ω . ad es. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x. Non si confonda la velocità u(x. Suggerimento.

d) il massimo spostamento so. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. = 75 s −1 . Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. [lunghezza della canna L = 3 m . Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. f2 = 4L 4L b) Commenti. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. c) l’intensità dell’onda. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . indicando con v la sua velocità di fase. 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. cioè possono assumere solo valori discreti. che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4. quesito a). trasformando l’antinodo in nodo. 11 . Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. v f1 = = 50 s −1 . sperimentalmente ben verificata. che però rimangono quantizzate.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. quindi: π 3π k1 L = . riceveva così una spiegazione del tutto naturale. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. si dice che questa entra in risonanza. elettroni in un atomo). Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo. k 2 L = 2π . supposta nota l’intensità dell’onda. Soluzione k1 L = π . La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. Si risponda prima al quesito b). k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . b) la densità media di energia dell’onda.

2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi.[frequenza densità f = 1000 s −1 . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . 2 −12 I min = 10 W / m . Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . inferiore alle dimensioni atomiche. 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω . so = ω ρv per I=Imin. la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) . kg / m 3 . so = 10 −5 m . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . r = 3 m ] 12 . v = 340 m / s . ds(t ) = so ω cos ω t . irradiando uniformemente in tutte le direzioni. il suo valore massimo è so ω . Imax soglia del dolore. 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. so = 10 −11 m . per I=Imax. può ancora essere percepito come suono. [ A = 5 m2 . dt Commenti. 1) Imin è detta soglia di udibilità. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m.

basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. supponendo nota la densità ρ della particella. quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . quesito b). quindi 2 d  I =  T  IT . massa del Sole M = 199 . Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. Su questa superficie I è costante. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. v è parallelo a dA .   Commento.67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 . ⋅ 1011 m ] Suggerimento.Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . costante gravitazionale G = 6.    [ I T = 1380 W / m 2 . ρ = 10 3 kg / m 3 . b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . dt b) Per calcolare Po. Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG. l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . d T = 159 .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . 3 d d dp I 2 2 13 . c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. il Problema precedente. posta a distanza dT dal Sole. ⋅ 10 30 kg . supposta perfettamente assorbente.

si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. Il doppio aspetto. Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. i − r è ortogonale alla superficie. di area A.2 3d T IT 1 F . di superficie perfettamente riflettente. Commento. Il caso qui considerato. perfettamente riflettente. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole.7 ⋅ 10 −8 m . La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . non attratte. La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana.        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) . ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . 14 . dt c c    Commento. corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. indicando con I l’intensità dell’onda. esattamente come per una vela investita dal vento.

dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti.     15 . a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p.     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . energia hf. l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale.            c) il rapporto dU / dp B . Si noti che si tratta di un caso limite. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . mettendole in oscillazione. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. c) dove v è la velocità dell’onda. cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. Se si tiene conto della massa delle particelle. Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt.    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt. quantità di moto hf/c. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting.corpuscolare e ondulatorio. 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E . dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. che coincide con il lavoro della forza FE . e si ponga v d = µ qE . Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione. Nella trattazione corpuscolare.   dU  µ q2 E 2 E = = = v. e di eventuali forze elastiche. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c.         dp B = FB dt . si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . 2 dp µ q EB B Commenti. che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato.

Commenti. detto di reciprocità. In ricezione. Suggerimento. si consideri attentamente l’Eq. Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. figura). b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro.(21). il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . 16 . l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze. b) Il calcolo è del tutto analogo. sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. di lunghezza L << λ . la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. Per l’antenna trasmittente. ad eccezione di θ . L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico. per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1.

con assi paralleli. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. 4 π . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ . Problema 15 17 . Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ . 1 f = . ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . Commento. ! Commento. Per N =10. quindi I = I o cos 4 θ . perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse. con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. ed esce con intensità Io. in accordo con la legge di Malus. π . che non altera il suo stato di polarizzazione. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. cioè agisce come un rotatore. 4 N f = 0.78 .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele.

nota la riflettanza R⊥ = 015 . che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza. " Commenti. mettendone in oscillazione gli elettroni. e I / / = a sin 2 α . Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente). pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . " Suggerimento. Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster). con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . I ⊥ = a . b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni. ad eccezione di θ . Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. dove a è una costante.(21). con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 .Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. α è detto angolo di diffusione. si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . Soluzione 18 . In fotografia.

Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n. perchè l’energia si conserva. quindi: I // = Io / 2 . c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. valide in generale. Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. dove a e b sono due costanti. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. la correzione è comunque piccola. ciascuno con intensità Io/2. Commento. Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente.074 .7225 . esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . E y = b sin ω t . quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. dove θt è l’angolo di rifrazione. lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. si deduce: 19 . b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa).a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t .

y) che giace nel I e III quadrante. Per individuare il senso di rotazione. ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). E y = E o sin(ω t + δ ) . Commenti. c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . Ex=0. Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. possiamo porre: E x = E o sin ω t . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . dove δ è lo sfasamento. δ = ±π / 2 . con una scelta opportuna dell’origine dei tempi.k= b) ω . ω ω = = no k . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. a) E y = ± E o cos ω t . (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici. Per t=0. La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . all’uscita sono sfasate. E y = b sin(ω t − k e z ) . $ $ $ 20 . (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. v o c / no k e = ne k . Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . E x = a sin(ω t − k o z ) . Il prodotto nd è detto cammino ottico.

Un fotone ha energia hω / 2π . con rotazione oraria per Ey= +Eo. % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. Ex è positivo. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Il vettore E è ruotato. Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. la cui equazione è y = -x. & ' 21 . indipendentemente dalla frequenza dell’onda. la stessa direzione del fascio. antioraria per Ey= -Eo. Commento. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π .Per t positivo e molto piccolo.

1. nei problemi proposti. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β .1.  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a .CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa. 2 2 φ = 1 ). Ad es. Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. 1 . possono essere calcolati mediante le Eq. 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t . 2. (1) δ = φ2 − φ1 . quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). ed inferiore a 20000 s -1. cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. oppure geometricamente. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. L’ampiezza a che compare nelle Eq. ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). 2 è il campo elettrico. con ricevitore fisso. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ .

Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. sia incidenti che rifratti. Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. per i raggi riflessi. (6) Criterio di Rayleigh. con f 1 << f o .implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro. legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). 2 . Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . d la sua larghezza. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. frequenze fo e f = f o + f 1 . Se f1 < 20 s -1. occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura.

Se f1 è maggiore di 20 s -1. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. 3 . b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. Si ha un massimo per t = 0.1’.3. [f = 680 s -1. il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . sono poste nei punti x = 0 e x = d. ± 1. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde). L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 .1) d = mλ . non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). velocità del suono vs=340 m/s. ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0.[ f o = 680 s −1 . Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. per l’Eq. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. il ricevitore è posto in x =D. m = 0. 1 ed 1’.5 m . sicché risulti d = vt. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. con D>d.5 s −1 ] Suggerimento. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . δ (t ) = 2π f 1 t . f 1 = 0. e può essere utilizzato per accordare lo strumento. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. Si utilizzino le Eq. e quindi. quando (2. 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. 1’. di frequenza f. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. [ ] Commenti.

le Galassie si allontanano. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau). diminuisce nel caso opposto. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore. ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. distanza fra le fenditure d = 20 µm . Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura. a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli.(2. I’(y) quella con la seconda sorgente. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica.5 µm . la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano.5 m / 1m s −1 = 2 s . in accordo con la teoria della relatività. D = 40 cm] 4 . Commenti. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0.1). da sola.

Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). se sono presenti entrambe le sorgenti. b) il minimo valore di δ per cui I = 0. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ . 5 . 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. Detta I l’intensità risultante. Commenti. c) I per δ = π e δ = 2π . 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm . θ1 = sin −1   ≅ 0. lo schermo appare uniformemente illuminato. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. ed utilizzando il metodo dei fasori. e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . y o = 0 . i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0. Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. Nel caso qui considerato. c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. cioè per y ' = 0. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a.5 considerato nel commento 1. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ).Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase.025 rad .5 cm . Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . θo = 0.

6 . Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. δ = 2π / 3 .Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. d) Il diagramma è periodico. I = I1. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. con periodo δ = 2π .

Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . n è il numero di moli. Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . dT (1) (2) (3) 1 dQ . η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. K. K lim ptr → 0 C' = c= dQ . scala Celsius (5) TC = T − 27315 . L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua).CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa. (T2 > T1 ) . (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili.

M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). aumenta in caso contrario. Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). (14) (13) γ = C p / CV . a pressione costante C P = CV + R . c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). m è la massa della molecola. 5 o 7 per quelli biatomici). [T=300 K. Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. n=1] Soluzione 2 . Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP. Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . R è la costante universale dei gas.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili.

sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole.08 J / K . S = 800 W / m 2 s . L’aumento di temperatura è 3 .77 J / K . con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting. nell’atmosfera è praticamente assente. v qm = 432 m / s per Ar. dove m è la massa di una singola molecola. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. Commento. Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. θ = 60 . 2 per il calcolo della velocità media. occorre considerare la sola energia traslazionale. n dT 2 C P = CV + R = 29. la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . 5 b) E = k B T = U / N A = 1.2 km/s). l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . η = 0. si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. [h =1 m. 2 1 dU 5 CV = = R = 20.035 ⋅ 10 − 20 J . La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. 1 3 ponendo mv 2 = k B T . che è l’elemento più abbondante nell’universo.5 nRT = 6232 J . 0.1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno. t = 10 ore.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t. l’argon è relativamente abbondante (~1%). al contrario. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He.

31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. M = 28 g / mole. ∆T = 15K . kg / m 3 . [ V = 60 m 3 . si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante. ρ = 10 3 kg / m 3 . ∆T = = 0.3 min Commento. f = 5. Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 . Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola.34 K . C’= nCV la capacità termica del gas. C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. ρ = 13 . n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T .6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 .⋅η = . nota quella iniziale Ti. ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione. b) le energie interne iniziale e finale. 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . 4 . Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1. dove Pt è l’energia fornita alla stufa. dove T è la temperatura assoluta). Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà.W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza.5 ⋅ 3.

utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . V f = RT f / p f = 0. quindi ∆Eint = −104 . 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda. L = U f − U i = −104 Commenti. da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i .0382 m 3 . Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. quindi: . Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . 5 . supponendo nota la sua pressione iniziale pi. kJ . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare.78 kJ .. pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0.82 = 230 K . U f = 4. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ . kJ . kJ .0233 m 3 . e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico. U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. [Ti = 280 K.c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno. La trasformazione è adiabatica. p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno).

2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. ciascuna con volume V. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). quindi ∆S = 2 R ln 2 . R = 115 . a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. b) si effettui l’analogo calcolo. mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. e 1 RT dQ dL 1 dV . quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico). Commento. ed hanno quindi la stessa temperatura. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . 6 . La variazione di entropia del secondo gas è identica. si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. per il primo principio della termodinamica. Ricordando che dQ = mcdT . quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. e che i gas siano diversi. J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). inizialmente contenuto in una delle due parti. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile.Soluzione La temperatura finale è To.

dT sono tutti negativi).5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . Tf = 3. b) uguale ad aT 3. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. c = 4 Jg −1 K −1 .5 K.. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. dove a è una costante. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. Ti = 4. dm. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. . [ K = 23 Jg −1 . )] = 1 kg exp(−0174 Commento.84 kg . Soluzione 7 . e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R. mi = 1 kg . ) = 0. con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura).Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica. se ne abbassa la temperatura. vaporizzazione adiabatica di un liquido. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti.

Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti .m. si calcolino le variazioni di temperatura. energia interna ed entropia in un processo adiabatico. Detta Ti la temperatura iniziale. supponendo costante: a) il volume V del gas. . b) la pressione p del gas. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero.e. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso). ¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. e fornisce S (T ) = na 3 T . T na 3 T f − Ti 3 . 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B.

C = 108 J / K ] 9 . [ T2 = 2T1 = 600 K . supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. si ottiene pdV = nRdT . uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . ∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 . Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. ed integrando. la variazione di temperatura è ∆U It . C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln . Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. con p costante. a tempratura T1. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. scambiando calore con l’ambiente esterno. Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . Ricordando che CV+R = Cp. Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT .Le = I t . si ottiene It ∆T = .

T  2 T2   T2 10 . e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J . Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando).Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1.

La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. dove c è un cursore mobile. Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura. sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  .ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. e quindi alla (1). (2) R1i ' = R2 i '' . Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' . l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 .

Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. poiché 1 + 2 è fissato.¢ Rx = Ro ¢ 1 2 .). Per questo motivo. α = 0. ed una resistenza variabile. rispettando i colori delle boccole). contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. Ro = 100 Ω . La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . si ricava t dall’equazione (5). In ogni misura. ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. . un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. in particolare nelle misure indirette. che è tanto maggiore quanto minore è Rx. su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. per l’equazione (1). …. è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. e controllare le misure effettuate con il ponte. (3) Calcolo dell’errore. che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ . Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . che Rx sia circa uguale a Ro . Misurata R(t) con il metodo del ponte. effetto della resistenza dei fili di collegamento. la stima dell’errore è sempre molto delicata. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. disponibile in commercio con la sigla Pt 100.39 Ω / ° C .

ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. I fenomeni di £ £ . tan φ (ω ) = . La prima. Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . tendente a zero per t → ∞ . descrive il regime transitorio. (4. X (ω ) = ωL − . (1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . X(ω) la sua reattanza. (3. Variando ω con m prefissato. Rimane solo la soluzione particolare. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione.

ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 . per ω = ω o . Studio della curva di risonanza. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . dal punto di vista analitico. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . cioè della funzione: 1 1 1 . all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. Ad es. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. l’equazione (1) è del tutto equivalente. (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ . ¥ ¥ ¥ è massima. ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. X ( ω ) = ω L − . quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. ed uguale a 1/R.risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare.. infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω .

È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . mediante la relazione (9). e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato. +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. (9) Commenti. c) Si misuri L supposto noto R. utilizzando la relazione (5). .La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . in accordo con la (3’). § 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. con R sostituito da R 3 . (11) Soluzione dell’equazione (1). variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza).

Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. Per ω ' = 0 . Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata. derivando q(t) si ricava poi i(t). la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . dove 2 . La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. (t ) = m cos(ω t + φ ) . e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie.

. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. . m = 0. In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole.(1). una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. il portacampioni (Pc). Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. montati su un goniometro. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti.(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. ovviamente più complessa. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. (1) dove a è la costante del reticolo. Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. proiettandoli su un foglio o sul muro. Per la luce in uscita. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . Con due reticoli di diffrazione vicini. si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . ∂ θm m Osservazioni. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana. . Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). 1) L’Eq. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. si ricava λ . che possono essere assimilate a fenditure. ± 2. La condizione di massimo.. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. è la legge di Bragg.. ± 1. 7 . Nota a e misurato θm .3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. cioè l’equivalente dell’Eq.

b) Polarizzazione per diffusione. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. La riflettanza. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). che come analizzatore. variando l’angolo visuale. Nella diffusione. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. per cui R//=0. ponendolo sul cammino del fascio incidente. inserendolo sul cammino del fascio riflesso. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente. c) Legge di Malus. detto di Brewster. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. 8 . Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. messi in oscillazione dal fascio diretto. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. oltre che dall’angolo di incidenza. Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . e che esiste un particolare angolo. l’intensità trasmessa si riduce. dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente.

9 . 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. il fascio in uscita si spegne. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. a meno di multipli di π . si cerchino le possibili cause di errore. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. che è uguale a tan θB . Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Si ricavi poi l’indice di rifrazione n. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB .Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente.

. .) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. Ad esempio. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa.         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. E ⊥ . traslazione in una direzione prefissata. individuato dal filo e dal punto P.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. riflessione rispetto ad un piano. però. che è stato così formulato da P. o più in generale i fenomeni fisici. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). ottenuta con uno specchio coincidente con π ). Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . o di correnti. i campi creati E e B come effetto. o un campo . Consideriamo ad es. è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. vettori. è naturale considerare la prima come causa. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria. non oggetti che agiscono su altri. B/ / . e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . mentre B è uno pseudovettore.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti. Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. Il piano π .. o vettore assiale (se non è strettamente necessario. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. in natura esistono oggetti che interagiscono. Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. paradossalmente. In realtà. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). si fa uso di grandezze (scalari. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia.) se. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). Una prima difficoltà. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4.. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). l’altra come effetto. effettuata questa operazione. questi vettori non hanno la stessa direzione. l’oggetto appare lo stesso di prima. La direzione di B è invece perfettamente definita. .

Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso. per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria.B ). Figura A1 A2. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. Vale la proprietà b2. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti. ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse. Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r . ed il modulo di B è costante lungo γ . Quindi: 2 . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico.CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . in apparente contraddizione con la legge di Curie.¢ ¢ riflessione speculare cambia B in . b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso.

in un generico piano passante per l’asse. Nelle figure A2. µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. che viene di solito indicato con la lettera n. con spire ravvicinate. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. Per a << ro . L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 . B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ .

Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. indipendentemente dalla forma delle sue spire. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1).ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . Le stesse proprietà a2. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. ¤ ¤ ¤ 4 . ¤ ¤ ¤ A3. Simmetria sferica. Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. detto polo. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari. con modulo che dipende solo da r. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. è non generano onde elettromagnetiche. e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. e per le antenne a dipolo elettrico. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O.

L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore.¥ b3) se le correnti variano nel tempo. In pratica. y. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . ma con uno scambio tra E eB. esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). Si considerino ad es. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. τ il momento di una forza. è individuata da un modulo. Più precisamente. Si definisce vettore polare. che viene detto assiale (o pseudovettore). Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. o più semplicemente vettore. non il verso. È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. dove F è una forza. una direzione ed un verso. F = qv × B (2). Confrontando le proprietà a2. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. Ora. τ = µ × B (3). come r . µ il momento di dipolo magnetico. mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). b2 con le a3.VETTORI POLARI ED ASSIALI. y. Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. z di r . una grandezza che . ed il modulo di E è costante lungo γ . si ottiene formalmente un vettore. z di r nelle rotazioni di coordinate. una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro.

quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . (2). (3). b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. immaginiamo ora di avvicinare i due punti. per la a4. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). quella normale rimane invariata. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. e questo implica che la loro componente normale sia nulla. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B . Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). solo il primo vettore cambia segno. Analogamente. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno. Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. se r è normale ed F tangenziale.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate.