Consigli per la risoluzione dei problemi

Una parte fondamentale di ogni corso di Fisica è la risoluzione di problemi. Risolvere problemi spinge a ragionare su idee e concetti e a comprenderli meglio attraverso la loro applicazione. Gli esempi qui riportati sono stati proposti agli studenti di Fisica Generale I negli ultimi anni come prove scritte d’esame. Essi illustrano, in ogni capitolo, casi tipici di risoluzione di problemi. Il sommario all’inizio di ogni capitolo offre un breve quadro d’insieme delle idee più importanti per la soluzione dei problemi di quel capitolo. Benchè tale quadro sia molto utile come promemoria, per una adeguata comprensione degli argomenti si consiglia di utilizzare il testo di Fisica Generale I consigliato dal docente. Riguardo alla soluzione dei problemi di Fisica, si consiglia quanto segue: 1) Leggere attentamente il testo del problema. 2) Preparare un elenco completo delle quantità date (note) e di quelle cercate (incognite) 3) Disegnare uno schema o un diagramma accurato della situazione. Nei problemi di dinamica, assicurarsi di aver disegnato tutte le forze che agiscono su un dato corpo (diagramma di corpo libero). 4) Dopo aver deciso quali condizioni e principi fisici utilizzare, esaminare le relazioni matematiche che sono valide nelle condizioni date. Assicurarsi sempre che tali relazioni siano applicabili al caso in esame. E’ molto importante sapere quali sono le limitazioni di validità di ogni relazione o formula. 5) Molte volte le incognite sembrano troppe rispetto al numero di equazioni. In tal caso è bene chiedersi, ad esempio: a) esistono altre relazioni matematiche ricavabili dalle condizioni del problema? b) è possibile combinare alcune equazioni per eliminare alcune incognite? 6) E’ buona norma risolvere tutte le equazioni algebricamente e sostituire i valori numerici soltanto alla fine. Conviene anche mantenere traccia delle unità di misura, poichè questo può servire come controllo. 7) Controllare se la soluzione trovata è dimensionalmente corretta. 8) Arrotondare il risultato finale allo stesso numero di cifre significative che compaiono nei dati del problema. 9) Ricordare che per imparare a risolvere bene i problemi è necessario risolverne tanti: la risoluzione dei problemi spesso richiede creatività, ma qualche volta si riuscirà a risolvere un problema prendendo spunto da un altro già risolto.

I - Cinematica del punto materiale

La cinematica degli oggetti puntiformi descrive il moto dei punti materiali. La descrizione del moto di ogni punto materiale deve sempre essere fatta in relazione ad un particolare sistema di riferimento. La posizione di un oggetto che si muove lungo una retta è data dall’equazione oraria:

x = x(t )
Si definiscono la velocità istantanea:
v = lim
∆t → 0

∆x dx = ∆t dt

e l’accelerazione istantanea:
a = lim
∆t → 0

∆v dv d 2 x = = ∆t dt dt 2

Se un oggetto si muove lungo una retta con accelerazione costante (moto uniformemente accelerato) si ha: a = cost e per integrazione, ponendo v = v e x = x per l’istante iniziale t = t = 0, si otterrà:
0 0 0

v = v 0 + at
x = x0 + v0 t +
2

1 2 at 2

v 2 = v 0 + 2a(x − x 0 )
Gli oggetti che si muovono verticalmente vicino alla superficie terrestre, sia che cadano o che siano lanciati verticalmente verso l’alto o verso il basso, si muovono (se si può trascurare l’effetto della resistenza dell’aria) con accelerazione costante rivolta verso il basso. Questa accelerazione è dovuta alla gravità, ed è pari a circa g = 9,8 m/s2.
 

In generale, se r è il vettore posizione del punto materiale, la velocità e l'accelerazione vettoriale istantanea sono date da:

¡

¢

dr v= dt
¡

e

dv a= . dt
¢

Le equazioni cinematiche per il moto possono essere scritte per ciascuna delle componenti x, y e z, ossia:
ˆ + yy ˆ + zz ˆ r = xx ˆ + vy y ˆ + vz z ˆ v = vx x
£ ¤

ˆ + ay y ˆ + az z ˆ. a = ax x
¥

Riassumiamo qui i casi più semplici: Il moto dei proiettili si può scomporre, se si trascura la resistenza dell’aria, in due moti separati: la componente orizzontale del moto che ha velocità costante e la componente verticale che ha accelerazione costante e pari a g, come per i corpi in caduta libera (fintanto che il moto si svolge in prossimità della superficie terrestre). Si ha un moto circolare uniforme quando una particella si muove lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante; la particella sarà allora soggetta ad un’accelerazione radiale centripeta a , diretta verso il centro del cerchio, di intensità:
R

aR =

v2 r

Se la velocità non è costante, vi sarà accelerazione sia centripeta sia tangenziale. Il moto circolare può anche essere scritto in termini di variabili angolari. In questo caso l’equazione oraria sarà

θ = θ (t )
con θ angolo misurato (in radianti) a partire da una data direzione di riferimento. La velocità angolare è data da:

ω=
e l’accelerazione angolare da:

dθ dt

α=

dω dt

La velocità e l’accelerazione lineare di un punto che si muove lungo una circonferenza di raggio r sono legate aω e α da:

v = rω

a = rα
T

a R = rω 2

La frequenza f è legata ad ω da ω = 2π f e al periodo T da T = 1/f.dove a e a sono le componenti tangenziale e radiale dell’accelerazione. T R .

g = 9. e a rispetto ad un riferimento non inerziale solidale con la guida.Problema 1 Il sistema.8 m / s 2 ] ¨ © Suggerimento: tenere conto che g è diretta solo verticalmente. Soluzione:   L'accelerazione della massa è g rispetto ad un osservatore inerziale. g = 5.7 m / s 2 tgθ . mostrato in figura. quindi: a t = a t cos 2 θ + gsinθ cos θ cioè: at = rivolta all'indietro. ¦ § [ θ = 30 0 .   ar a  g θ L'accelerazione di gravità nel riferimento solidale con la guida è: g ′ = g − at    Indicato con a il modulo dell'accelerazione della massa nel riferimento solidale con la guida vale: a = g sinθ + a r cos θ   La componente orizzontale di a deve equilibrare at . è costituito da una massa m appoggiata su una guida rettilinea inclinata di un angolo θ rispetto all'orizzontale. Calcolare l'accelerazione a t con la quale deve muoversi la guida orizzontalmente affinché la massa m cada verticalmente con accelerazione pari a g . mentre a t è diretta solo orizzontalmente.

quindi deve valere: g = a + at    scrivendo quest’equazione in componenti si ottiene facilmente che: at = dove a e g sono i moduli delle accelerazioni.7 m / s 2 tgθ Problema 2 Una palla è lanciata in avanti e verso l'alto da una quota h0 sopra il suolo con velocità iniziale v 0 . quindi la palla raggiunge il muro nel tempo: . d = 4 m. v 0 = (10 x ! h0 d Soluzione: a) La componente orizzontale della velocità v0x è costante. A quale altezza h dal suolo la palla colpisce il muro? A quale altezza h’ si trova la palla quando è di nuovo sulla verticale del lanciatore (che rimane fermo)? Qual è la quota massima hmax raggiunta dalla palla? Quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. t g = 5. Perché? ˆ + 10 y ˆ )m / s ] [h0 = 2 m.Soluzione alternativa:  L’accelerazione totale deve essere g . La palla rimbalza elasticamente (invertendo la componente orizzontale della velocità e mantenendo inalterata quella verticale) su un muro verticale posto alla distanza d dal lanciatore.

Problema 3 # Un vecchio cannone viene fatto sparare orizzontalmente dalla cima di una montagna e la velocità v della palla viene regolata in modo tale da farle colpire un bersaglio posto nella pianura sottostante solo al secondo rimbalzo.6. Qual è la velocità v0 di uscita della palla del cannone per poter colpire un bersaglio distante d. La componente verticale del moto è ancora uniformemente accelerata con velocità iniziale v’0y = 6. Essa è perciò data da: hmax = h0 + v 02y 2g = 7. perché l’urto con tale parete non altera la componente verticale del moto. se la montagna sulla cui cima è situato il cannone è alta h? Qual è la velocità v0 di uscita della palla se si vuole colpire il bersaglio direttamente? [f=0.4 s.1 m. Perciò: In direzione verticale è l'accelerazione ad essere costante: g = -9.2 m  2 b) La palla torna sul lanciatore dopo altri 0.4 s.2 m. c) La quota massima hmax viene raggiunta quando la componente verticale della velocità si annulla (ciò avviene dopo il rimbalzo). Nel rimbalzo la componente verticale della velocità v0y si riduce di un fattore f e la componente orizzontale vx rimane costante.08 m/s. d = 9 km] h d .t= d = 0.8 y d 1  d h = h0 + v0 y − g v0 x 2   v0 x    = 5. Risposta al quesito: hmax è la stessa che sarebbe raggiunta se non ci fosse la parete verticale. Perciò la nuova quota è h’ = 6.9 m. v0 x " ˆ m/s2. e quota iniziale h’0 = 5. h = 1 km.

Quindi: d = 289.9 m/s.8 y perciò il tempo impiegato dalla palla per raggiungere il suolo è: vx = $ 2v y g = 12 2 s = 17 s.3 m/s. cioè: vx = g d =d = 630 m/s. t= 2h g In questo tempo la palla percorre orizzontalmente la distanza d = vx t = 9 km. per cui basta calcolare la durata del moto verticale ed imporre che d = vx t. Soluzione: a) La componente orizzontale del moto si mantiene costantemente uniforme. Il primo impatto avviene dopo il tempo t1: t1 = 2h = 10 2 s = 14. b) La componente verticale del moto è uniformemente accelerata con accelerazione g = −9.1 s g mentre il secondo impatto avviene con un ritardo t2: t2 = dove vy è quella subito dopo l'urto: v y = fgt 1 = 60 2 = 84. t 2h . t1 + t 2 ˆ m / s2 .Suggerimento: calcolare la durata del moto in verticale ed ricordare che in tale tempo viene percorsa orizzontalmente la distanza d. cioè vx = d/t.

ma di verso contrario. Nella sua formulazione più generale.Dinamica del punto Le tre leggi del moto di Newton sono le leggi fondamentali per la descrizione del moto stesso. La forza esercitata su un corpo dalla superficie liscia su cui è appoggiato agisce perpendicolarmente alla comune superficie di contatto e per questo si dice che è una forza normale. mettendo in evidenza tutte le forze che agiscono su quel corpo. se la forza risultante su un corpo puntiforme è zero. si avrà: £ £ ¤ ¤ ¤ F = ma + ¥ ¥ dm v dt ¥ La terza legge del moto di Newton afferma che se un primo corpo esercita una forza su un secondo corpo. La massa è la misura dell’inerzia di un corpo. perché limita la libertà di movimento del corpo e la sua intensità dipende dalle altre forze che agiscono su quel corpo.II . Per ogni corpo la seconda legge di Newton può essere applicata a ciascuna componente della forza risultante. come sopra. E’ un tipo di forza vincolare. Sotto forma di equazione: F = ma     La forza risultante su un oggetto indica il vettore somma di tutte le forze che agiscono su di esso. F =m dt Se invece la massa del corpo è variabile. La prima legge di Newton afferma che. allora esso resta in quiete o si muove lungo una linea retta con velocità costante (moto rettilineo uniforme). allora il secondo corpo esercita sempre sul primo una forza uguale in intensità e direzione. Per risolvere i problemi in cui compaiono forze su uno o più corpi è essenziale disegnare il diagramma di corpo libero per ogni singolo corpo. . La seconda legge del moto di Newton afferma che l’accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale alla forza risultante che agisce su di esso e inversamente proporzionale alla sua massa. la seconda legge di Newton afferma che la forza risultante agente su un corpo di massa m e velocità v è data da: ¡ ¢ ¢ dmv dp F= = dt dt ¢ ove p = mv è la quantità di moto del corpo. e quindi vale dv = ma . La tendenza di un corpo a resistere ad un cambiamento del suo stato di moto si chiama inerzia. Solitamente (ma ci sono eccezioni) un corpo non perde nè acquista massa durante il moto.

la forza dovuta all'attrito (radente) dinamico agisce nella direzione opposta a quella del moto. Per tenere una molla compressa o tesa di una lunghezza x oltre quella di riposo è necessaria una forza: F = − kx § § dove k è la costante elastica della molla. mentre quella della slitta è m. N Forza elastica. nota come legge di Hooke. Questa legge. poiché le due forze sono perpendicolari l’una all’altra. . che agisce parallelamente alla superficie di contatto e l’intensità della forza normale F (spesso indicata anche con N) che agisce perpendicolarmente alla superficie stessa. Una particella che ruota lungo una circonferenza di raggio r con velocità costante v è sottoposta in ogni momento ad una forza diretta verso il centro della traiettoria. vettorialmente F = − m r = mω × (ω × r ) r r ¨ ¨ ¨ ¨ © ¨ Problema 1 Un uomo tira una slitta. su cui siedono due bambini. La sua intensità è data da: Fav = − βv .Alcune forze importanti sono: Forza peso. µ d è detto coefficiente di attrito dinamico e dipende dai materiali con cui sono fatti i due oggetti. inizialmente ferma. mentre il coefficiente di attrito dinamico è µ d . è valida per valori di x sufficientemente piccoli. Per la forza d'attrito (radente) statico. relazione tra l’intensità della forza d’attrito. Non è un’equazione vettoriale. La slitta viene tirata mediante una fune che forma un angolo θ con l'orizzontale (vedi figura). La massa totale dei bambini è M. subisce una forza d'attrito viscoso diretta nel verso opposto a quello del moto. Il coefficiente di attrito statico è µ S . Quando un corpo è in movimento su una superficie scabra. il suo valore massimo è dato da: Fas = µ s FN con µ S coefficiente d’attrito statico. Forza centripeta. Il peso si riferisce alla forza di gravità che agisce su un dato corpo e vale P = mg. La sua intensità è data da: Fad = µ d FN . Si trovino la forza di attrito esercitata dal suolo sulla slitta e l'accelerazione del sistema slitta-bambini se la tensione T della fune ha l’intensità:  T = 100 N. Quando un corpo si muove con velocità sufficientemente bassa attraverso un fluido. sul suolo coperto di neve. Essa vale: v2 v2 2 F = m = mω r . vettorialmente: P = − mg ¦ ¦ Forza d’attrito. T = 140 N.

II) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 400 N. θ Soluzione:     FN  T  θ  FN T  θ Fas (M+m) g Fad (M+m) g Diagrammi di corpo libero I) La forza normale al suolo è: FN = (M + m )g − Tsinθ = 425. imporre la condizione di equilibrio per le componenti y delle forze e scrivere l’equazione del moto per le componenti x. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 63. M = 45 kg.15] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitta-bambini. µ S = 0.9 N. [ θ = 40 0 .7 N. Quindi la forza di attrito statico è: . determinare il valore minimo di T per sollevare totalmente la slitta. m = 5 kg.6 N < Fas.Mantenendo fisso l’angolo θ .20.1 N. La componente orizzontale delle tensioni è Tx = Tcos θ = 76. per cui l’accelerazione è nulla. Quindi la forza di attrito statico è: Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 85. µ d = 0.

quindi la slitta si muove con accelerazione a= T cos θ − µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 0. 2 Soluzione: . si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione in quest'ultimo caso. m = 4 kg .3 N. Si scrivano quindi le equazioni di corpo libero per ciascuna massa.Fas = µ s FN = µ s [(M + m )g − Tsinθ ] = 80 N. [F = 12 N. mentre la forza di attrito dinamico è: Fad = µ d FN = µ d [(M + m )g − Tsinθ ] = 60 N. F = 12 N] 1 1 2 2 Suggerimento: si scriva l'equazione del moto considerando il punto materiale di massa (m + m ). " " Si spieghi perché il modulo delle forze di interazione è diverso nei due casi.9 m/s2. 1 Fig.2 N > Fas. m = 2 kg. M +m  Il valore di T per sollevare la slitta è quello che annulla FN : T= (M + m )g sinθ = 762. Problema 2 Due masse m ed m giacciono su un piano senza attrito e vengono spinte da una forza applicata dall'esterno F1 . La componente orizzontale delle tensione è Tx = Tcos θ = 107. 1 2 1 Si determinino intensità e direzione di ciascuna delle forze di interazione tra m ed m . che si esercita sulla massa m (come in figura 1). 1 2 ! Supponendo che venga eliminata la forza F1 e che sulla massa m agisca la forza applicata dall'esterno 2 F2 = − F1 (figura 2). 1 2 # $ F1 m1 m2 m1 m2 F2 Fig.

mentre per il principio di azione e reazione la forza di interazione F21 esercitata da m2 su m1 vale F21 = . e nel secondo caso si tratta della massa maggiore. c) In base alla seconda legge del moto di Newton la forza totale agente su ciascuna delle due masse è la stessa (a meno del verso) nei due casi esaminati. la risultante delle forze applicate alla palla nell'istante mostrato in figura.70 m. quindi ora è F21 = m1a = -8 N. ) = 1.F21 = 8 N.F1. d = 1.F12 = 4 N b) L’accelerazione vale ancora 2 m/s2.34 kg. Però una delle due masse è accelerata dalla sola forza di interazione.70 m. [m = 1.A 1 8 FN1 6 2 FN 2 3 FN1 @ 0 FN 2 − F12 4 F1 F12 F21 m2 g B F2 m2 g 9 − F21 C m1 g 7 m2 g 5 Diagrammi di corpo libero a) L’accelerazione di m ed m è: 1 2 % F1 = 2 m/s2 a= m1 + m2 % Ma allora la forza di interazione F12 esercitata da m1 su m2 vale m2 a = 4 N. Problema 3 Una palla di massa m è fissata ad una sbarra verticale per mezzo di due funi prive di massa e lunghe . occorre una forza maggiore. sia dal punto di vista di un osservatore solidale con la palla. Studiare il problema sia dal punto di vista di un osservatore inerziale. Le funi sono fissate alla sbarra a distanza d l'una dall'altra. ed F12 = . T = 35. E’ ovvio che per produrre la stessa accelerazione in una massa maggiore. ma questa volta su m2 agisce anche la forza F2 = . Determinare: & ' ( la tensione T2 della fune in basso. . La tensione della fune più alta è T1 . la velocità della palla.0 N] 1 Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per il punto materiale in ciascuno dei riferimenti utilizzati. Il sistema ruota attorno alla sbarra in modo da formare un triangolo equilatero (vedi figura).

la risultante delle forze applicate alla palla è la forza centripeta: . invece. la tensione T2 bilancia la risultante di T1 . 2 b) Nel riferimento non inerziale la risposta è banale: zero. g U T2 g R T2 Diagramma di corpo libero a) nel riferimento inerziale e b) nel riferimento non inerziale solidale con la palla E F a) Nel riferimento non inerziale. l’osservatore inerziale vede la palla in moto circolare uniforme. f . . della forza centrifuga e della forza peso: T2 + T1 + m G G H v2 3 2 ˆ + mg = 0 r G 3 . Nel riferimento inerziale. f .7 N.5. b) Q T a) T1 P T1 S I Fc. 2 La componente verticale dell’equazione non contiene la forza centrifuga: dove si è tenuto conto che il triangolo è equilatero e che cos 30° = T2 T1 = − mg 2 2 dove si è utilizzata la nota relazione cos 60° = 0. sottoposta ad un’accelerazione centripeta. Si trova dunque il modulo T = 8.V d 60° V Soluzione: La differenza fra ciò che vede un osservatore inerziale rispetto ad uno non inerziale solidale con la palla è che mentre quest’ultimo vede la palla ferma mantenuta in equilibrio da una forza centrifuga D Fc.

valida in entrambi i riferimenti. si trovino sia l'accelerazione assoluta di ciascun blocco sia la forza di attrito agente su ciascun blocco.T1 + T2 + mg = − X X X W mv 2 3 2 ˆ r La componente orizzontale dell’equazione vettoriale di partenza. µ S = 0.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero per ciascun corpo in condizione di moto di m1 e imporre la condizione di equilibrio di m2 rispetto ad m1 (moto relativo). I coefficienti di attrito statico e dinamico fra i due blocchi sono rispettivamente µ S e µd . c Un osservatore inerziale vede il blocco m2 muoversi verso destra (direzione di F ) o verso sinistra? [ m2 = 2 kg.3. m2 d m1 F Soluzione: .5 m/s Problema 4 Un blocco di massa m2 poggia su un blocco di massa m1 che è posto su un tavolo privo di attrito (vedere figura). a Quanto vale la massima forza F che si può applicare senza che il blocco m2 strisci su m1 ? b Se il valore di F è doppio di quello trovato nel precedente quesito. µ d = 0. m1 = 4 kg. è: 2 (T1 + T2 ) 3 = − mv 2 3 2 Y Y fornisce: v= (T1 + T2 ) ` m 3 4 = 6.

mentre nel riferimento non inerziale l’accelerazione è diretta verso sinistra (nel verso negativo delle ascisse). in assenza di attrito con il tavolo la massa m2 si muove con m1 .4 N. in un riferimento inerziale l’accelerazione è positiva.m2 a m1 . La forza di attrito dinamico vale naturalmente m2 µ dg = Nel riferimento solidale con la massa m1 . per cui: a m1 = F − m2 µ d g = 7.N1 e N2 i F f Fad g − Fad q (m1 + m2 )g p m2 g h Diagrammi di corpo libero (in un riferimento inerziale.7x2 N = 35. la massa m2 subisce sia la forza di attrito dinamico. la massa m2 scivola su m1 esercitando su di essa la forza di attrito dinamico Fad = m2 gµ d . Quindi in tale riferimento l’accelerazione ar vale: a r = µ d g − a m1 = -5. sia la forza fittizia . quindi diretta verso destra.9 m/s2 mentre in un riferimento inerziale vale: a = a r + am1 = 2 m/s2 c) Come si evince dal punto b). 3.7 N b) Posto F = 17. quindi la forza di attrito statico che agisce su m2 deve essere pari a: m2 µ s g = Fm 2 m1 + m2 da cui: F = µ s g (m1 + m 2 ) = 17. con m2 in moto rispetto ad m1 ) a) In un riferimento inerziale.9 m/s2 m1 dove a m1 è l’accelerazione della massa m1 . Problema 5 .9 N.

mentre la sua componente verticale equilibra la forza peso:  v2  Nsinθ = m  r  N cos θ = mg Quindi: 2 v max tgθ = = 0.r = 210 m. Quanto vale l’angoloθ di sopraelevazione? Quanto deve essere il minimo coefficiente d'attrito µ verso il basso? s c he consente di superare la curva senza scivolare Usando tale coefficiente. a) t u N Fcf mg s b) w N mg v Diagramma di corpo libero a) in un riferimento non inerziale e b) in uno inerziale Soluzione: r a) In un riferimento inerziale la componente orizzontale della reazione vincolare N fornisce la forza centripeta. In una brutta giornata il traffico percorre l'autostrada alla velocità v. con quale velocità massima v’max è possibile percorrere la curva senza scivolare verso l’alto? [vmax = 95 km/h. scrivere l'equazione del moto ed imporre la condizione di equilibrio.La curva sopraelevata di un'autostrada è stata progettata per una velocità vmax. Il raggio della curva è r. v = 52 km/h] Suggerimento: utilizzare un sistema di riferimento (non inerziale) solidale con l'automobile.3 rg .

la macchina tende a scivolare verso il basso. come illustrato in figura. tende a prevalere la forza centrifuga. nel sistema di riferimento solidale con l’automobile è soddisfatta la condizione di equilibrio della componente parallela alla strada delle forze in gioco.3 rg b) Con la pioggia. a velocità v < vmax. che passa per una puleggia senza attrito e di massa trascurabile.2 µs = 2 v g + tg (θ ) r gtg (θ ) − c) A velocità v’max > vmax. e la macchina tende a sbandare verso l’alto. per cui la condizione di equilibrio diviene:   v2 v2 mgsin (θ ) = m cos(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) r r   Quindi il coefficiente d’attrito vale: v2 r = 0. .Con questo angolo. in assenza di attrito: 2 v max m cos θ = mgsinθ r tgθ = 2 vmax = 0. Calcolare il valore della forza di attrito statico necessaria a far rimanere in quiete il sistema. C’è però attrito fra la massa M ed il piano inclinato. Quindi la condizione di equilibrio è:   v’2 v ’2 max mgsin(θ ) + µ s mg cos(θ )+ m sin (θ ) = m max cos(θ ) r r   Per cui: v ’max = gr [sin(θ )+ µ s cos(θ )] [cos(θ )− µsin(θ )] = 128.5 km/h Problema 6 on l’orizzontale ed è connesso ad Un corpo di massa M è posto su un piano inclinato di un angolo θ c una coppia di corpi di ugual massa m tramite una corda ideale.

θ il minimo valore del coefficiente di attrito statico fra M ed il piano inclinato. necessario affinchè il sistema rimanga in condizioni statiche.µ s. uando m=M/2 e θ = 45°. M. calcolare esplicitamente il valore minimo di µ sq Quesito: Per quale valore dell’angolo θ il sistema (per m < M/2) resterebbe in condizioni statiche anche senza attrito? M m m θ Soluzione: y x N M € T Fa θ Diagramma di corpo libero per M a) Condizione di equilibrio: T = 2mg  T = Mgsinθ + µ s Mg cosθ pertanto: .esprimere in funzione di m.

Quali valori può assumere il coefficiente di attrito statico µ s f ra tavolo e corpo di massa m1 affinchè m1 non si muova? Calcolare l’accelerazione dei due corpi m2 ed m3 quando è soddisfatta la condizione di cui al punto a).µ s Mg cos(θ ) = 2mg − Mgsin(θ ) b) Coefficiente di attrito statico: µs = c) Se m = M/2 e θ = 45°. m2 ed m3. Le carrucole e le funi sono ideali. m1 m3 m2 . m2 = 2 kg. m2 ed m3 sono collegati come in figura. Problema 7 I corpi di massa m1. calcolare l’accelerazione dei corpi m1. µ s=0.4 Risposta al quesito: 2m − tg (θ ) M cos(θ ) La condizione di equilibrio in assenza di attrito è:  T = 2mg  T = Mgsinθ da cui: θ = arcsin 2m M Si noti che per m>M/2 il sistema non può essere in equilibrio senza l’attrito. In assenza di attrito fra il tavolo ed m1. [m1 = 10 kg. m3 = 3 kg] Suggerimento: scrivere l’equazione di equilibrio per m1 e quella per il moto di m2 ed m3.

a) e b) Condizione di equilibrio di m1: m1 gµ s = 2T Le accelerazioni di m2 ed m3 hanno somma nulla.Soluzione: „ N … †  ‡ T T Fa 2T m3 g ‚ m1 g ƒ m2 g ˆ Diagrammi di corpo libero.5 gm1 c) In assenza di attrito.5 N m3 + m2 Coefficiente di attrito statico: µs = 2T = 0. per cui le equazioni del moto di m2 ed m3 si possono scrivere in termini della sola accelerazione a di m3: T − m3 g = m3 a  T − m2 g = m2 (− a ) cioè: T − m3 g = m3 a  m 2 g − T = m2 a dove l’asse verticale del riferimento è orientato verso l’alto. m3 + m2 Tensione della fune che lega m2 ed m3: T = m3 ( g + a ) = 2 m2 m3 g = 23. siano a1. a2 e a3 le accelerazioni delle tre masse in un riferimento inerziale. L’accelerazione di m3 vale: a= m2 − m3 g = -2 m/s2 (verso il basso). Vale allora: .

7 m/s2. Si noti che nel riferimento non inerziale solidale con la carrucola mobile (che scende).7 m/s2.7 m/s2 (m1 si muove in avanti. Eliminando le tensioni delle corde. nonchè la condizione: a2 + a1 = −( a3 + a1 ) che in precedenza ci ha consentito di scrivere le equazioni del moto di m2 ed m3 in termini della sola accelerazione di m3. le accelerazioni di m2 ed m3 hanno lo stesso modulo (2 m/s2). a2 = -2. risolvendo il sistema si trova:  4m2 m3  a1 = g m1( m3 + m2 )    m ( m − m2 ) − 4m2 m3  a2 = 1 3 g m1 ( m3 + m2 )    a = m1 ( m2 − m3 ) − 4m2 m3 g  3 m1( m3 + m2 ) a1 = 4. Problema 8 a I è l’accelerazione di un corpo rispetto ad un riferimento inerziale. m2 ed m3 verso il basso). la sua accelerazione a NI rispetto ad un riferimento non inerziale di accelerazione a t è data da: a NI = a I − a t . si ottiene:   2a + a + a = 0  1 2 3  m  m2 − 1 a1 + m2a2 = − m2 g 2   m1   m3 − a1 + m3a3 = − m3 g  2 Quindi. a3 = -6. Si ricordi che se ‰  ‘ ’ ’ ’ 1 .m1a1 = 2T  m2 (a 2 + a1 ) = T − m2 g m (a + a ) = T − m g 3 3 1 3 a2 + a1 e a1 + a3 sono le accelerazioni delle masse m2 ed m3 nel riferimento solidale con la seconda carrucola1. riferimento in cui è valido il calcolo precedente. ma m3 scende ed m2 sale.

” mB g a) detto x l’allungamento della molla. poggiato su un piano orizzontale liscio. Calcolare: di quanto si è allungata la molla nella posizione di equilibrio del sistema. della molla e della carrucola sono trascurabili rispetto a quelle dei corpi A e B. la condizione di equilibrio è k x = mBg. [mA = 2 kg. k = 200 N/m] Suggerimento: si scrivano le equazioni del moto di mA ed mB. l’equazione del moto del sistema formato dalle due masse. usando ad esempio la variabile x come spostamento generico della massa mB dalla sua posizione di equilibrio. il periodo delle oscillazioni compiute dal sistema (sia di A che di B). L’altra estremità della molla è fissata ad un gancio solidale con il piano e le masse del filo. k b) le equazioni del moto di ciascuna massa sono: .8 cm. il corpo A (di massa mA). è collegato da un filo inestensibile al corpo B (di massa mB) ed è saldato all’estremità di una molla di costante elastica k. Il corpo B viene abbassato lungo la verticale. A B Soluzione: — N – ˜ T T • Fe “ mAg Diagramma di corpo libero per A e B . rispetto alla sua posizione di equilibrio e lasciato libero di muoversi.Nel dispositivo schematizzato in figura. mB = 2 kg. d acui: x= mB g = 9.

2 l/min. ρ ( H2O) = 1 kg/dm3. L’autista del camion. c) il periodo dell’oscillatore è: T = 2π mA + mB = 0. in funzione dell’allungamento della molla. t0 = 15’] .9 s k Problema riepilogativo Un’autobotte di massa a vuoto M trasporta una massa m0 di acqua distillata lungo tratto di autostrada piano e rettilineo. senza vento. per cui la forza di attrito statico rimane costante. k = 1. La perdita è di k litri di acqua al minuto. tiene fermo il piede sull’acceleratore. La velocità dell’autobotte è inizialmente v0 e la forza di attrito statico agente sulle sue ruote in direzione e verso della velocità è fs. staccandosi dal cassone con velocità relativa ad esso perpendicolare alla strada. Ad un tratto sul fondo del cassone si apre una piccola crepa attraverso cui l’acqua cade al suolo. v0 = 72 km/h. Si noti che la variabile x descrive le oscillazioni sia di mA che di mB attorno alle rispettive posizioni di equilibrio. m0 = 32000 kg. è: d 2x k mB g x= 2 + dt mA + mB mA + mB la cui soluzione è un moto armonico.m B g − T (x ) = m B a (x )  T (x ) − kx = m A a (x ) ovvero  d 2x m g − T (x ) = m B 2   B dt  2 T (x ) − kx = m d x A  dt 2 per cui l’equazione globale del sistema. A quale velocità si troverà il camion dopo un tempo t0 dall’inizio della perdita? [fs = 1 N. M = 8000 kg. ignaro della perdita.

Soluzione: Fissiamo un riferimento solidale con la strada che abbia l’asse x lungo l’autostrada nel verso della velocità dell’autobotte. Il problema può anche essere risolto utilizzando la forma generale della seconda legge della dinamica. In formula: (M + m0 − kdt )v 0 (t + dt )− (M + m0 )v 0 (t ) = −kdtv 0 (t ) Perciò la nuova velocità dell’autobotte (al tempo t + dt) è: (M + m0 − kdt )v 0 (t ) = v 0 (t + dt ) (M + m0 − kdt ) cioè la velocità rimane inalterata. anche se il camion perde quantità di moto. Queste due forze devono ovviamente bilanciarsi. la quantità di moto v0kdt e la massa kdt. Prima che si apra la crepa.05 kg/s v0 Quando si apre la crepa. . l’autobotte perde. in un intervallo di tempo infinitesimo dt. valida per sistemi a massa variabile: F = ma + ™ ™ dm v dt ™ dove m(t) è la massa dell’autobotte al tempo t dall’inizio della perdita. e la forza totale agente sull’autobotte è: ˆ + fa F = ( f s − βv )x d d e con f a = forza di reazione esercitata dall’acqua sul camion. si ha semplicemente una massa M + m0 che si muove a velocità costante. soggetta lungo l’asse delle ascisse alle sole forze fs ed attrito viscoso dell’aria. e l’accelerazione è nulla. e l’asse y verticale diretto verso l’alto. per cui il coefficiente d’attrito viscoso β d el camion nell’aria è dato da: (M + m0 ) d cioè: 2 x 2 dt = 0 = f s − βv 0 β= fs = 0.

Nel riferimento solidale con l’autobotte. Inoltre. per cui inizialmente a(0) = 0. cioè v non cambia. Ma v(0 + dt ) = v 0 + a (0 ) = v 0 . La condizione iniziale è f s − βv 0 = 0 . in tale riferimento v = 0. Quindi il m m moto resta uniforme con velocità v0. la forza di reazione è verticale. e a (0 + dt ) = f s − βv (0 + dt ) f s − βv 0 = = 0 . vale a dire che a rimane nulla. ma è solo la forza fittizia). per cui non influenza la componente orizzontale del moto. . quindi: f s − βv = ma (anche a è nulla.

Conservazione dell’energia. 1 . l’energia meccanica totale E. entrano in gioco altri tipi di energia. Il lavoro fatto da una forza conservativa è recuperabile. Esempi di forze conservative per le quali si parla di energia potenziale sono: forza peso e sua energia potenziale. Se agiscono anche forze non conservative. l’energia si conserva sempre (legge di conservazione dell’energia).γ ∫ F ⋅ dl ¡ ¡ £ B dove dl è lo spostamento infinitesimo lungo il percorso della particella. cosa che non è vera per una forza non conservativa. con C costante arbitraria.   Il lavoro W compiuto da una forza F variabile che agisce su un punto materiale spostandolo da un punto A ad un punto B lungo una linea γ èdato da: W= ¢ A . ogni volta che conviene. Quando si includono tutte le forme d’energia.Lavoro ed energia.III . Quest’ultima vale mgy per una particella posta ad un’altezza y al di sopra di un riferimento orizzontale scelto ad arbitrio. Associato ad una forza conservativa si introduce il concetto di variazione di energia potenziale. Sotto l’azione di una forza conservativa F si definisce la variazione di energia potenziale come l’opposto del valore del lavoro compiuto dalla forza: ¤ ∆E p = E pB − E pA = − ∫ F ⋅ dl ¥ ¥ B A Solo le variazioni dell’Ep sono significative dal punto di vista della fisica. come l’attrito. L’energia cinetica di una particella di massa m che si muove con velocità v è data da: Ec = 1 mv 2 2 Il teorema dell’energia cinetica afferma che il lavoro totale compiuto su un punto materiale dalla forza risultante per spostarlo da un punto A ad un punto B è uguale alla variazione di energia cinetica del punto materiale: W= 1 1 2 2 mv B − mv A = ∆E c 2 2 Il lavoro fatto da una forza conservativa su di una particella dipende solo dai due punti di partenza e di arrivo e non dal cammino percorso dalla particella. si conserva: E = Ec + E p = costante. per cui si può sostituire Ep(x) con Ep(x) + C. definita come la somma delle energie cinetica e potenziale. Quando agiscono solo forze conservative.

Sapendo che la velocità nel tratto BC è costante: Quanto tempo impiega il punto materiale per scendere da A a C? Quanto vale il lavoro compiuto dalla forza di attrito? Risolvere la parte b) sia usando la definizione di lavoro. che è opportunamente raccordata nel punto B in modo che la velocità del punto materiale in B cambi in direzione ma non in modulo. α = 30°. Problema 1 Un punto materiale di massa m scende (partendo da fermo) lungo la sagoma in figura.L’energia potenziale di una particella di massa m dovuta alla forza gravitazionale esercitata su di essa dalla Terra è data da: ¦ ¦ E p (r ) = −γ mM T r dove MT è la massa della Terra ed r la distanza della particella dal centro della Terra (r>=raggio della Terra).8 m/s2. µ d = 1 .energia potenziale elastica Ep = 1/2kx2 per una molla con costante elastica k. Il coefficiente di attrito dinamico tra punto materiale e piani vale µ d. Forza gravitazionale (descritta dalla legge di gravitazione universale di Newton). sia ricordando che il lavoro compiuto dalla forza di attrito è uguale alla variazione dell’energia meccanica tra A e B. allungata o compressa di una lunghezza x rispetto alla posizione di riposo. m = 0. g = 9.Forza elastica ( F = −kx ). Ep( ∞ ) = 0 è il riferimento di zero per Ep. [AB = BC = l = 2 m.5 kg] 3 A α l B β l C Soluzione: 2 .

La slitta ha una massa m ed il coefficiente di attrito dinamico fra la slitta e la neve è µ d. il lavoro compiuto dalla forza di attrito si può ottenere dalla variazione dell’energia meccanica: 1 2 = 7.Poichè la velocità nel tratto BC è costante.7 J Oppure. coperta di neve. Se il cavallo tira parallelamente alla superficie della strada ed eroga una potenza P: quanto vale la velocità (costante) massima vmax con cui il cavallo riesce a tirare la slitta? Che frazione della potenza del cavallo viene spesa per compiere lavoro contro la forza d’attrito? Che frazione viene spesa per compiere lavoro contro la forza di gravità? 3 . W = ∆E = mgl (cosα + cos β )− mv B 2 dove mgl (cosα + cos β ) è l’energia potenziale del punto A rispetto al punto C . quindi il tempo totale t è t = t + t’ = 1.8 s (cosα − µ d sin α )g mentre in B la velocità è: v = at = 4.4 s. la forza di attrito uguaglia la componente del peso parallela a BC: µ d mgsinβ = mg cos β Da cui: tg β = 1 µd a) L’accelerazione della massa m nel tratto da A a B è data da: (cosα − µ d sinα )g = a = 5.8 m/s2.Innanzi tutto calcoliamo β . Il tempo t’ impiegato per percorrere BC è l/ v = 0.7 J. Problema 2 Un cavallo tira una slitta su una strada ripida.6 m/s. B B t t b)Il lavoro compiuto dalla forza di attrito è: W = µ d mg (sinα + sinβ )l = 7.2s. Quindi il tempo richiesto da A a B è: t= 2l = a 2l = 0. Si noti che nel tratto BC varia solo l’energia potenziale.

la tensione T della fune vale: T = µ d mg cosθ + mg sin θ = mg (µ d cosθ + sin θ ) = 765 N. che nel nostro caso sono parallele: P = Tv = mg (µ d cosθ + sin θ )v max Quindi: a) vmax è: v max = P = 0. Essendo però bucato. tg θ 1+ µd il rapporto fra la potenza della gravità e quella del cavallo è: mgsinθ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 54%. La potenza P è il prodotto scalare della forza T per la velocità v . P = 746 W] Soluzione: § T © Fa ¨ θ mg Diagramma di corpo libero Se la velocità è costante. m = 300 kg. µd 1+ tg θ Problema 3 Un secchio pieno d’acqua di massa complessiva m0 viene portato da un pozzo nel mezzo di un cortile fino alla cima di una torre alta h.98 m/s mg (µ d cosθ + sinθ ) b) il rapporto fra la potenza dissipata dall’attrito e quella del cavallo è uguale al rapporto delle forze: mgµ d cos θ = mgµ d cos θ + sinθ 1 = 46%. e che il peso del secchio vuoto possa essere dt trascurato.12. Supponendo che la velocità di salita sulla torre e dm la perdita in massa del secchio siano costanti. µ d=0. quando arriva sulla torre contiene solo metà dell’acqua che conteneva inizialmente. 4 .[pendenza 1:7. determinare il lavoro compiuto esprimendolo in joule.

Soluzione: Osservato che m(x) è una funzione lineare. detto x il tratto percorso dal secchio e v la sua velocità. in grado di scorrere senza attrito lungo la guida.D. si trova: 3 W = m0 g h = 1389.F. Perchè le velocità in B ed in F risultano essere uguali nel quesito a)? 5 . U n corpo puntiforme di massa m. viene rilasciato nel punto A con velocità iniziale nulla. determinare l’energia cinetica del corpo nel punto F. con m(0) = m0 e m(h) = m0/2. mentre il tratto BDE è circolare.  2h  Il lavoro è dunque dato da: x   W = ∫ F ⋅ dx = ∫ gm(x )⋅ dx = m0 g ∫ 1 −  ⋅ dx 2h  0 0 0 Calcolando l’integrale.78 kg. e angolo al centro π/2 + θ . supponendo che non vi sia attrito lungo tutta la guida. I tratti AB (di lunghezza h) ed EF sono rettilinei. raggio R. h = 50 m] Suggerimento: Si ricordi che.2 J 4 h h h Problema 4 Una guida ABDEF è tenuta in un piano verticale xy. Se il tratto EF presenta un coefficiente di attrito dinamico µ d. dx dt dx dt v per cui m(x) è una funzione lineare. di centro C. Calcolare la reazione della guida nel punto D. si ha: x   m(x ) = m0 1 −  . dm dm dt dm 1 = * = * = costante.[m0 = 3. Determinare la velocità del corpo nei punti B.E.

b) La reazione vincolare in D deve sia bilanciare per intero il peso del corpo puntiforme.A m B C F θ θ D E Soluzione: a) Per il teorema dell’energia cinetica. in B vale: 1 2 mv B = mgh 2 Quindi la velocità del punto materiale in B è: v B = 2 gh Il dislivello fra A e D è R + h. quindi: 1 2 mv D = mg (h + R ) 2 e: v D = 2 g (h + R ) Il dislivello fra A ed E è h + R cosθ . quindi: 1 2 mv E = mg (h + R cosθ ) 2 e: v E = 2 g (h + R cosθ ) Il punto materiale si trova in F alla stessa quota che in B. sia fornire la forza centripeta necessaria per mantenere il corpo in traiettoria: 6 . quindi anche la stessa energia cinetica e la stessa velocità. per cui ha la stessa energia meccanica (che in assenza di attrito si conserva) e la stessa energia potenziale.

quanto vale la reazione vincolare nel punto P? Qual è l’altezza minima da cui deve partire la massa affinchè. Il raggio della circonferenza è R. Se la massa parte da ferma dal punto B (AB = 5R).2  mv D FN =  mg +  R    2 g (h + R ) ˆ= ˆ  mg + m y y   R    c) Detta l la lunghezza di EF. nella posizione O. l’energia meccanica del punto materiale in F è data dall’energia totale in B diminuita del lavoro compiuto dalla forza di attrito dinamico lungo EF : EF = 1 2 1 2 mv B − lµ d mg cosθ = mv F 2 2 Problema 5 Una massa m scivola senz’attrito lungo la guida indicata in figura. la reazione vincolare in P deve solamente fornire la forza centripeta che mantiene m in traiettoria: 2 mv P FP = R Presa come quota di riferimento per l’energia potenziale quella del punto A. la reazione vincolare sia nulla? Quesito: Riscrivere le domande a) e b) supponendo di studiare il problema nel sistema di riferimento non inerziale associato alla massa. dalla conservazione dell’energia meccanica si trova: 2 mv P = mg 5R − mgR = 4mgR 2 Da cui: 7 . B 5R O R A P Soluzione: a) In un riferimento inerziale.

il calcolo è identico a quello già svolto nel riferimento inerziale. Ciò porta ad un calcolo identico a quello già svolto. può essere risolto utilizzando la legge di conservazione dell’energia meccanica. Determinare la velocità con cui m2 tocca terra e la tensione della fune.FP = 8mg b) In un riferimento inerziale. e sostituendo nell’equazione di 2 mv O ( + 2mgR = mgx ): 2 mgR + 2mgR = mgx 2 conservazione dell’energia cioè: x= 5 R + 2R = R 2 2 a) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Per calcolare la tensione della fune è comunque necessario scrivere l’equazione di corpo libero per una delle due masse. b) Nel riferimento non inerziale solidale con m. Suggerimento: Questo problema. la reazione vincolare in P deve solamente equilibrare la forza centrifuga per mantenere m in traiettoria. mB mA 8 . la reazione vincolare in O è nulla se la forza centrifuga agente su m è equilibrata interamente dalla gravità. trascurando l’attrito e l’inerzia della carrucola. la reazione vincolare in O è nulla se la forza centripeta che mantiene m in traiettoria è fornita interamente dalla gravità: mg = 2 mvO R Detta x l’altezza cercata. Problema 6 Il sistema indicato in figura (macchina di Atwood) è inizialmente a riposo con la massa mA a terra e la massa mB ad altezza h da terra. analogo al n° 7 del capitolo II. Ancora una volta. e per lo stesso motivo del punto a). perchè l’unica differenza tra forza centrifuga e centripeta è un segno che non influisce sul calcolo medesimo.

Soluzione: Equazioni di corpo libero: m B g − T = m B a  T − m A g = m Aa Risolvendo il sistema. osservando che inizialmente le energie cinetiche sono nulle e l’energia potenziale del sistema. è mBgh. rispetto al suolo. mentre alla fine le due masse hanno velocità di ugual modulo: m B gh = m A gh + m A + mB 2 v 2 cioè: v= 2(m B − m A )gh m A + mB 9 . si trova l’accelerazione di A e B (in modulo): a= mB − m A g mB + m A Quindi la tensione della fune è: T = m A (a + g ) = m A g 2m B mB + m A Poichè il moto delle due masse è uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla. la velocità terminale di B è: v = 2ah = 2 mB − m A gh mB + m A Si può determinare v anche dalla conservazione dell’energia.

h* = h. La corda urta un piolo fissato ad una distanza d al di sotto del punto di sospensione (vedere figura) Se il pendolo è lasciato libero da un’altezza h al di sotto del piolo.Problema 7 Un pendolo di lunghezza L oscilla in un piano verticale. quale deve essere il valore minimo di d? y P L d x Soluzione: a) Per conservazione dell’energia. quale altezza h* raggiunge dopo aver urtato il piolo? Se il pendolo è lasciato libero dalla posizione orizzontale (θ =90°) e descrive una circonferenza completa centrata nel piolo. b) Conservazione dell’energia nel punto P (figura): 1 mgL = mg 2(L − d ) + mv 2 2 In P la forza centripeta deve essere almeno uguale alla gravità: mg = quindi: 1 mgL = mg 2(L − d ) + mg (L − d ) 2 mv 2 L−d Sviluppando i calcoli: d= 3 L 5 10 .

Una massa m1 è posta delicatamente sopra la molla e permette di comprimere la molla di x1 .6 N/m x1 b) Per conservazione dell’energia. 1b). La molla è poi compressa con le mani cosicchè l’estremo della molla si trova in una posizione x2 rispetto alla posizione originale di riposo (quella occupata dalla molla senza nessuna massa appoggiata)(vedi fig. 1c). L’energia potenziale ha un andamento parabolico: Ep = mg 1 2 kx − m 2 gx = 1 x 2 − m2 gx 2 2 x1 Questa parabola ha il vertice in:  * m 2 g m 2 x1 x = k = m  1  2 2 2 m2 g m2 g m2 g E x x x1 = − = − p min 1 1  2m1 m1 2m1 11 . La molla è poi rilasciata. la massa m1 viene rimossa e sostituita con una massa m2. la costante elastica della molla vale: k= m1 g = 57. 1a). con l’altro estremo che punta verso l’alto(vedi fig. ad una nuova posizione di equilibrio (fig.Problema 8 Un estremo di una molla priva di massa è posto su di una superficie piatta. sia scrivendo la conservazione dell’energia meccanica. Quanto vale la costante k della molla? Qual è la massima energia cinetica della massa? [m1 = 1. m1 x m2 y Soluzione: a) Riferita l’energia potenziale gravitazionale all’asse delle ascisse (figura). x2 = 42 cm] Quesito: risolvere il problema sia scrivendo l’equazione del moto del punto materiale. la massima energia cinetica della massa m2 corrisponde alla minima energia potenziale.0 kg.0 kg. m2 = 2. x1 = 17 cm. Successivamente.

2 J 2 k  2  k   12 2 2 .2 J 2 2m1 2 x1 2m1 Il problema può essere risolto anche utilizzando direttamente l’equazione del moto: m 2 x + kx = m2 g   La soluzione generale è: x = A sen (ωt + φ ) + m2 g k m2 g è la soluzione di equilibrio dell’equazione del moto.L’energia totale è data da: E c max = E mecc − E p min = E piniz − E p min quindi l’energia cinetica massima è: E c max 2 2 m2 g m1 g 2 m2 g 1 2 = kx 2 − m2 gx 2 + x1 = x 2 − m2 gx 2 + x1 = 0. Imponendo le condizioni iniziali: (si noti che x * = m2 g  = x2  x (0) = A sen φ + k  v (0) = ωA cosφ = 0 si ottiene:  m2 g  m2 g   x (t ) =  x 2 − k  cos ωt + k     m g v (t ) = −ω   x 2 − 2  sen ωt  k   ove: ω= k m2 La velocità è massima per sen ω t=1 o – 1. mentre A sen (ωt + φ ) è k l’oscillazione generica: la molla oscilla attorno alla posizione di equilibrio x* anzichè attorno ad x = 0). cioè quando l’energia cinetica vale: Ec = m g m g 1 1   m2ω 2  x 2 − 2  = k  x 2 − 2  = 0.

M yCM = 1 M ∫ ydm . la quantità di moto totale è: ¥ P = ∑ mi vi = MvCM = PCM ¦ ¦ ¦ ¦ i Il teorema del centro di massa si può scrivere anche: .Conservazione della quantità di moto. Oppure. nella sua forma più generale. si scrive: dp F= dt ¡ ¢ ¡ dove F è la forza totale agente sulla particella.     La seconda legge della dinamica. yCM = ∑m y i i i M . M zCM = 1 M ∫ zdm M Il teorema del centro di massa (o 1a equazione cardinale della dinamica dei sistemi) è scritto come: MaCM = F ( E ) ¤ ¤ ossia il centro di massa si muove come una particella singola di massa M sulla quale agisce la stessa forza esterna risultante F ( E ) . nel caso di un corpo esteso: xCM = 1 M ∫ xdm . L’impulso di una forza che agisce per breve tempo su una particella (forza impulsiva) si definisce come: I = ∫ Fdt = p f − pi = ∆p . Per un sistema di particelle. £ £ £ £ £ tf ti cioè l’impulso di una forza impulsiva è uguale alla variazione della quantità di moto della particella.IV . sistemi a più corpi ed urti Per una particella si definisce quantità di moto la grandezza: p = mv . Per un sistema di particelle o per un corpo esteso (distribuzione continua di materia) il centro di massa (CM) si definisce come: xCM = ∑m x i i i M . yi. zCM = ∑m z i i i M dove mi è la massa dell’i-esima particella di coordinate (xi. zi) in un sistema di riferimento inerziale ed M è la massa totale del sistema.

Sapendo che uno dei due frammenti torna al punto di partenza ripercorrendo la traiettoria iniziale. determinare la posizione in cui cade l’altro e stabilire se essi toccano o meno terra nello stesso istante. ma questa conservazione può non essere utile a risolvere il problema se avvengono trasformazioni di energia da cinetica a non cinetica. formando un corpo unico. Suggerimento: la quantità di moto si conserva. Detta vx la componente orizzontale della velocità del . sicchè si può considerare il sistema isolato. due o più corpi interagiscono tra loro per un tempo molto breve con una forza molto grande rispetto alle altre. Pertanto negli urti la quantità di moto totale si conserva. Un urto che conserva l’energia cinetica totale del sistema prende il nome di urto elastico. I due frammenti toccano terra nello stesso istante perchè la componente verticale del moto è la stessa per entrambi. la quantità di moto totale resta costante (legge di conservazione della quantità di moto di un sistema isolato). La legge di conservazione della quantità di moto è molto utile nel trattare la classe di fenomeni noti come urti. lanciato dal suolo con una certa angolazione. Problema 1 Un proiettile di massa 2m. In un’urto. l’urto si dice completamente anelastico.§ dP dt = F (E) § Quando la forza risultante esterna per un sistema è zero (sistema isolato). Invece. y − mv x © ¨ 2mv x a O O’ A 3a A’ x Soluzione: Il moto del centro di massa del sistema delle due parti in cui si è diviso il proiettile è la continuazione del moto del proiettile integro. un urto che non conserva l’energia cinetica totale del sistema si dice anelastico. Anche l’energia totale si conserva. Se a seguito dell’urto i due corpi restano attaccati tra loro. quando raggiunge l’apice della traiettoria esplode in due frammenti di egual massa m.

In questa situazione un uomo di massa m sta sulla chiatta all’altezza del suo estremo opposto B.mvx) = 3 mvx. m = 75 kg] Suggerimento: lo spostamento della barca rispetto alla banchina è uguale a quello del centro di massa rispetto alla barca m A M L B Soluzione 1: Poichè il sistema è isolato. L’ascissa del centro di massa soddisfa inizialmente a: . L = 5 m. con un estremo A a contatto con la parete del molo (figura). Detto t il tempo di volo.proiettile. nel punto culminante la sua quantità di moto è orizzontale e vale 2mvx. Ad un certo punto l’uomo comincia a camminare ed arriva all’estremo A. è . vale a dire che il centro di massa rimane fermo. Problema 2 Una chiatta di massa M e lunghezza L è ferma in acqua tranquilla. il frammento che torna al punto di partenza percorre la distanza: O’O = v x t = a mentre il frammento che prosegue percorre: O’ A’= 3v x t = 3a ed il centro di massa: O’ A = v x t = a Il frammento che prosegue cade dunque in A’ con ascissa 4a. Quindi il secondo frammento parte con velocità 3 vx. Se si trascura l’attrito della chiatta sull’acqua. rispetto alla banchina. di quanto si allontana l’estremo A dal molo? [M = 150 kg.vx quindi la sua quantità di moto vale mvx.La velocità del frammento che torna indietro. e quella dell’altro frammento deve essere 2 mvx -(. senza alcun ancoraggio. la quantità di moto totale rimane nulla. dove si ferma. nell’istante dell’esplosione.

67 m m+M Soluzione 2: Si ricordi che il sistema è isolato (soluzione 1).x CM L + mgL L(M + 2m ) 2 = = (m + M )g 2(M + m ) Mg Detta x l’ascissa finale di A. Posto:  v1 = velocità dell’uomo rispetto alla banchina (massa m)  v 2 = velocità della barca rispetto alla banchina (massa M) vale: Mv 2 + mv1 = 0   cioè: v2 = − m v1 M Lo spazio percorso dall’uomo è: x1 = v1 t . l’ascissa del centro di massa soddisfa (alla fine): L  L xmg + Mg  + x  x(m + M )+ M L M 2  2 = x+ 2 = = (m + M )g m+M m+M x CM Uguagliando i secondi membri delle due equazioni si ottiene: mL + M L L M 2 = x+ 2 m+M m+M cioè: x= mL = 1.

Soluzione 3: Dette v la velocità (negativa) dell’uomo (che ha massa m) e V la velocità della barca(di massa M) rispetto alla banchina.67 m. il centro di massa della barca si sposta di x (distanza finale di A dalla banchina): L x M +m = t t m .Lo spazio percorso dalla barca è: x2 = ma x1 + x 2 = x1 + m x1 = L M v2 m x1 = x1 v1 M Quindi: x1 = L M = 3. M +m La posizione dell’uomo rispetto alla banchina è: L − x1 = 1. è: v = vr + V Quindi: m(v r + V ) = − MV v r = −V m+M m Nel tempo t in cui l’uomo percorre L con velocità relativa alla barca vr. vale: MV + mv = 0 Ma.33 m. detta vr la velocità dell’uomo relativa alla barca.

si trova v0: v0 = g D 2h La quantità di moto iniziale di rinculo del cannone. per la conservazione della quantità di moto. è Mv = mv0. Suggerimento: la quantità di moto si conserva Soluzione: h D Moto del proietto: D = v0 t   1 2 h = 2 gt Risolvendo il sistema. Trascurando la resistenza dell’aria. calcolare in termini di D la forza F orizzontale e costante che un sistema di ammortizzatori deve esercitare sul cannone affinchè. esso arretri di un tratto d prima di fermarsi. per il rinculo. L’energia cinetica iniziale del cannone è data dal lavoro compiuto dalla forza costante nel tratto d: Fd = (mv 0 )2 2M m 2 gD 2 = 4 Mh e la forza è dunque: F= (mv 0 )2 2 Md = m 2 gD 2 4 Mhd .

in piedi su una slitta A di massa mA. M +m Problema 3 Un bambino. avvicina a se’ una seconda slitta B di massa mB tirandola mediante una fune di massa trascurabile fissata alla slitta B.Quindi: x=L m = 1. Le due slitte. mB = 42 kg. Quindi: (m A + m B )a CM  = F A + FB   Essendo il problema monodimensionale: (m A + m B )a CM cioè: = FA − FB . quanto vale la forza FAB che il bambino esercita sulla fune (tensione della fune)? [mA = 50 kg. ra slitte e suolo.67 m.2] Suggerimento: disegnare il diagramma di corpo libero del sistema slitte-bambino B A Soluzione: a) Equazione del moto del centro di massa: (m A + m B )a CM   = F (E)    con la forza esterna data dalla risultante degli attriti F (E ) = F A + FB . si muovono su un piano orizzontale con coefficiente di attrito dinamico µ d t Qual è l’accelerazione aCM del centro di massa del sistema formato dalle due slitte? Se in un riferimento inerziale l’accelerazione aB della slitta B è in modulo doppia dell’accelerazione aA della slitta A. inizialmente ferme. µ d=0.

lo sono anche le forze: m B a B = FBA − FB  − m A a A = FA − FAB ovvero:  FBA = FB + m B a B  F AB = m A a A + F A che fornisce: F AB = FBA = 123. 1). F A − FB N − NB = A µ d = 0.a CM = da B verso A. dalla sommità di una torre di altezza h. nell’ipotesi a B = 2 a A .5 N Problema 4 Un cannone di massa M spara orizzontalmente.9 m/s2 Note le accelerazioni.5 m/s2 2m B − m A a B = 2 a A = 0. .17 m/s2 (m A + m B ) (m A + m B ) b) Per definizione di centro di massa si può scrivere: (m A + m B )a CM  = m A a A + mB a B   che. comporta:   (m A + m B )a CM = (2m B − m A )a A cioè: aA = e: m A + mB a CM = 0. un proiettile di massa m e velocità v0 che raggiunge il suolo ad una distanza D dalla base della torre (fig.

µ d =0. vL = 90 km/h. l’automobile A viaggiava verso est. mentre B era diretta a nord (figura). Una delle automobili superava il limite legale di velocità vL? Si supponga che le ruote di entrambe le automobili siano rimaste bloccate dopo l’urto e che il coefficiente di attrito dinamico fra le ruote bloccate e la pavimentazione sia µ d. per cui la quantità di moto si conserva. mentre l’energia cinetica no.  Calcolare le velocità v A e v B di ciascuna automobile prima dell’urto. [mA = 1100 kg.Problema 5 In un incrocio un’automobile A di massa mA urta un’automobile B di massa mB. i rottami delle due auto sono rimasti uniti ed i loro pneumatici hanno lasciato strisciate di slittamento lunghe d in direzione α prima di arrestarsi. Il modulo v’ della velocità subito dopo l’urto. mB = 1300 kg. I rilievi della polizia rivelano che. α = 30° da est verso nord. Dopo l’urto. si calcola dalle strisciate (l’energia cinetica dopo l’urto è stata dissipata dall’attrito): . d = 18. subito prima dell’urto.7 m.80] Suggerimento: la conservazione della quantità di moto è una relazione vettoriale y " vL α ! vA x # vB Soluzione: a) L’urto è completamente anelastico.

quella verticale no y .5 km/h mA vB = diretta verso nord.(m A + m B )gµ d d = 1 (m A + m B )v’2 2 cioè: v’= 2 gµ d d = 17 m/s D’altra parte.3 m/s = 116. Problema 6 Il corpo A mostrato in figura.8 m/s = 56. h = 80 cm] Suggerimento: la componente orizzontale della quantità di moto si conserva. la conservazione della quantità di moto si scrive (per componenti): m A v A = (m A + m B )v’cos α  m B v B = (m A + m B )v’sen α da cui: vA = diretta verso est. mA + mB v’cos α = 32.9 km/h mB b) L’auto A superava il limite dei 90 km/h. si determinino la direzione ed il verso del vettore v 0 . $ % & [MA = 100 kg. Sapendo che dopo l’urto il corpo B rimbalza verticalmente raggiungendo l’altezza h rispetto al punto di impatto mentre A trasla sul piano di appoggio. viene colpito da un corpo puntiforme B di massa MB e velocità v 0 . MB = 50 g. Si supponga che l’urto sia elastico. m A + mB v’sen α = 15. v 0 = 5 m/s. appoggiato su un piano orizzontale liscio. di massa MA e struttura prismatica.

vale:  M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 1 2 2 2  M B v0 = M B v B + M A v A 2 2 2 1 2  2 M B v B = M B gh ove θ è l’angolo di impatto mostrato in figura. mentre la terza equazione vale per il moto di B dopo l’urto. per cui.' v0 B θ x A Soluzione: In questo problema si conservano la componente orizzontale della quantità di moto e l’energia.863 θ = 30.3° . si ricava: M B v 0 cos θ = M A v A  1 1 2 2  2 M B v 0 = M B gh + 2 M A v A e quindi: cos θ = 2 M B M A v0 − 2 gh ( M B v0 )= 2 M A v0 − 2 gh 2 M B v0 ( ) = 0. dette vA e vB le velocità di A e B subito dopo l’urto. Sostituendo la terza equazione nella seconda.

M la massa del corpo a d la distanza tra i due assi.Meccanica rotazionale del corpo rigido Un corpo rigido può ruotare oltre che traslare. Di conseguenza. il momento angolare è: 1 . Il moto traslatorio è descritto specificando quello del centro di massa. g altri sono costretti a ruotare dello stesso angolo. Rotazione intorno ad un asse fisso. La definizione può essere estesa ad un corpo continuo: I = ∫ R 2 dm M Uno strumento utile per la valutazione del momento d’inerzia è il teorema di Huygens-Steiner (o dell’asse parallelo). Si definisce momento d’inerzia del corpo rigido rispetto all’asse di rotazione la grandezza:   ¡ I = ∑ mi Ri2 dove Ri è la distanza dall’asse del punto mi.V . Questo teorema afferma che il momento d’inerzia di un corpo rispetto ad un asse qualsiasi è dato da: I = I CM + Md 2 dove ICM è il momento d’inerzia rispetto all’asse parallelo a quello dato e passante per il centro di massa. ogni suo punto è fermo rispetto agli altri. Pertanto le rotazioni li intorno ad un asse fisso si possono descrivere mediante un solo angolo θ :Se un punto ruota di θ . Il momento angolare (o momento della quantità di moto) Lz di un corpo in rotazione attorno all’asse fisso z è dato da: Lz = I zω Per rotazioni di un corpo rigido simmetrico attorno ad un asse di simmetria. Quando un corpo rigido (idealizzato come un insieme di punti materiali le cui mutue distanze sono fisse) ruota intorno ad un asse fisso. tutti i punti del corpo rigido hanno la stessa velocità angolare: ω= e la stessa accelerazione angolare: dθ dt dω d 2θ α= = 2 dt dt Sia ω che α sono vettori con la direzione dell’asse di rotazione (preso di solito come asse z) ed il verso dato dalla regola della mano destra.

massa ed accelerazione: M z(E ) = d (I z ω ) = I zα dt Se Mz(E) è costante. Nei moti di rotazione attorno ad un asse fisso il concetto di forza è letteralmente sostituito da quello di momento della forza. il momento angolare L può non essere parallelo e concorde rispetto alla velocità angolare ω nel qual caso il corpo è in una condizione di squilibrio dinamico e la direzione del momento angolare L varia nel tempo (anche se ω è costante: è questo il caso della precessione di L ). e l'accelerazione è quella angolare. quello di massa dal momento d'inerzia. nella forma più semplice: ¤ ¥ § ¦ ¨ dL = M (E) dt ¨ ©  con M ( E ) momento totale delle forze esterne calcolato rispetto al polo O. Queste equazioni sono analoghe a quelle del moto rettilineo uniforme in una dimensione. Il teorema del momento angolare (2a equazione cardinale della dinamica dei sistemi di punti) è. Tra queste grandezze vige infatti un’analoga relazione che lega forza. Anche L è calcolato rispetto allo stesso polo. L’energia cinetica di rotazione di un corpo rigido che ruota attorno ad un asse fisso z è: Ec =  1 I zω 2 2 mentre il lavoro fatto dal momento M (E ) assume la forma: 2 .L = Iω ¢ ¢ £ Quando un corpo rigido ruota attorno ad un asse che non è di simmetria. Il polo O deve essere fisso rispetto al riferimento scelto. allora anche α è costante e le equazioni del moto rotatorio divengono:  α = costante  ω = ω 0 + αt  1 θ = θ 0 + ω 0 t + αt 2 2 e: 2 ω 2 = ω0 + 2α ( θ −θ0 ) dove ω 0 eθ 0 sono i valori iniziali (t = t0 = 0) della velocità angolare e dell’angolo che definisce la posizione iniziale.

la conservazione del momento angolare è uno strumento potente nella soluzione di problemi e può caratterizzare il sistema dinamico ad ogni istante. ma può essere nullo anche quando F ( E ) ≠ 0 . Se il momento d’inerzia è costante (come per un singolo corpo rigido) la conservazione del momento angolare equivale all’affermazione che la velocità angolare ω è costante nel tempo. Il momento risultante delle forze esterne  M ( E ) = ∑ ri × Fi ( E )    ( )  i sarà automaticamente nullo per i sistemi isolati.W = ∫ M z( E ) dθ θ0 θ Se Mz(E) è costante. anche se ci sono forze. essendo in tal caso essenziale la scelta del polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze. in cui il momento d’inerzia può variare (basta che ci siano due corpi rigidi interagenti). Il teorema lavoro – energia è dato da: W = ∫ M z( E ) dθ = E c − E c 0 θ0 θ Se il momento risultante delle forze agenti sul corpo è nullo. Per sistemi più complessi. allora:   L = costante. Nel rotolamento il moto traslatorio è combinato con quello rotatorio. Le condizioni da applicare sono quindi due: 3 . Rototraslazione senza strisciamento. Oggetti con raggio r che rotolano senza strisciare hanno la velocità angolare ω ela velocità del centro di massa vCM legate dalla relazione: v CM = rω L’energia cinetica di un corpo che rotola senza strisciare è la somma della sua energia cinetica rotazionale attorno all’asse di rotazione baricentrico e di quella traslazionale del centro di massa: Ec = 1 1 1 2 ( I CM + Mr 2 ) ω 2 = I CM ω 2 + Mv CM 2 2 2 Statica del corpo rigido. allora: W = Mz(E)(θ − θ 0 ) . La statica può essere vista come un caso limite della dinamica: quello in cui "tutto è fermo". cioè dL / dt = 0 . Questa è la legge di conservazione del momento angolare per un corpo in rotazione.

∑F  (E) i =0 per non avere moti di traslazione i ∑ ri × Fi ( E ) = 0   per sopprimere le rotazioni i Per applicare queste condizioni è necessario conoscere non solo le forze esterne. Suggerimento: il periodo di un pendolo composto è: T = 2π Ip mgd con Ip momento d’inerzia del pendolo rispetto all’asse di oscillazione e d distanza del centro di massa dall’asse. I due quadrati sono formati: uno da quattro masse puntiformi uguali collocate nei vertici ed unite da asticelle rigide di massa trascurabile l’altro da quattro aste rigide omogenee ed uguali. ma anche i loro punti di applicazione. Problema 1 Determinare le lunghezze dei pendoli semplici aventi medesimo periodo di oscillazione di due pendoli composti quadrati di lato l e vincolati a ruotare attorno all’asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati e perpendicolare a questo lato. Come cambierebbero i risultati se i pendoli fossero vincolati a ruotare attorno ad uno dei lati del quadrato? Indicare con m la massa totale del pendolo. 4 . Il polo rispetto al quale si calcolano i momenti delle forze deve essere scelto con cura. La gravità agisce come se fosse applicata al centro di massa del corpo rigido. onde semplificare al massimo la risoluzione del problema. Conviene anche scegliere un riferimento cartesiano opportuno: alle due equazioni vettoriali dell’equilibrio corrispondono sei equazioni scalari.

Tc. si trova: 2 2  5 2 5 2 3 2 m  l   l   I p =   +   + l + l  = ml 4 4 4   2   2   4    m l2 m l2  l2 7    I 4 + m = ml 2 = +  c  4 12 4 4  4 12   Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo.a) b) a’) Soluzione: b’) Asse perpendicolare al piano del foglio (fig. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. Quindi: 5 . Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p 3l = 2π = 2π T p = 2π 2g mgd g   Ic l ’c 7l  2 2 2 T = π = π = π c  6g mgd g con Tp. a) e b)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’p.

Il momento d’inerzia complessivo è I ed i raggi dei dischi sono R1 ed R2. si trovi m2 tale che il sistema sia in equilibrio 6 . si trova: m 2 1 2  = I 2 l = ml p  4 2   2 5 ml m l2  l2  I c = 2   + m + = ml 2   4 12   4 12 4 4  Per la valutazione di Ic si è prima calcolato il momento d’inerzia rispetto al centro di massa e poi si è utilizzato il teorema dell’asse parallelo.3l  l ’p =   2  l ’c = 7l  6 Asse orizzontale passante per il punto medio di uno dei lati(fig. I fili non slittano nelle gole delle pulegge. a) nota m1. a’) e b’)): detti Ip il momento d’inerzia delle masse puntiformi e Ic quello delle aste omogenee. l’c periodi e lunghezze dei pendoli semplici equivalenti. l’p. come illustrato in figura. Il braccio della forza peso è la distanza d del centro di massa dall’asse: d= l 2 Il periodo del pendolo è:  Ip l ’p l = 2π = 2π T p = 2π mgd g g   Ic l ’c 5l  π π π T = = = 2 2 2 c  mgd g 6g con Tp. Tc. Quindi: l ’p = l   5l l ’c = 6 Problema 2 Due corpi sono appesi mediante fili ideali a due pulegge solidali fra loro e girevoli attorno ad un asse comune.

R2 = 0. I = 40 kgm2] Suggerimento: utilizzare i momenti delle forze. R1 = 1.2 m.4 m. R2 b) Le equazioni del moto del sistema dopo l’aggiunta di m3 sopra m1. R1 R2 m1 m2 Soluzione: a) La condizione di equilibrio è: m1 gR1 = m 2 gR2 da cui: m 2 = m1 R1 = 72 kg. si trova: 7 . si trovino l’accelerazione angolare dei dischi e le tensioni dei fili. m3 = 12 kg. [m1 = 24 kg. eliminando le accelerazioni lineari: T1 + (m1 + m3 )R1α = (m1 + m3 )g  T2 − m 2 R 2α = m 2 g  R T − R T − Iα = 0 1 1 2 2 Risolvendo il sistema. sono: (m1 + m3 )g − T1 = (m1 + m3 )a1 T − m g = m a 2 2 2 2   R T − R T = Iα  1 1 2 2  a a α = 1 = 2  R1 R2 cioè.b) posta delicatamente una massa m3 sopra m1.

T = tensione del filo. Non c’è attrito ed il filo inestensibile non slitta sull’albero. Verificare se al tempo t0 il magnetino è ancora attaccato al disco. (m1 + m3 )(m2 R22 + m2 R2 R1 + I ) = g = 294 N T  1 2 2 ( ) + + + m m R m R I 1 3 1 2 2  2  (m1 + m3 )(R1 R2 + R1 )+ I  m g = 745 N T2 = (m1 + m3 )R12 + m2 R22 + I 2   (m1 + m3 )R1 − m2 R2 g = 1. R = 0. c) Sul bordo della ruota è attaccato un magnetino di massa m0 e dimensioni trascurabili che esercita una forza F sul disco.01 kg. α = accelerazione angolare): 8 . m = 1 kg. b) Calcolare il numero corrispondente di giri compiuti dalla ruota. viene lasciata scendere.5 kg. F = 5 N] Suggerimento: il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile. M r m R Soluzione: a) Momento d’inerzia I della ruota di Prandtl: I = MR 2 = 0.01 kgm2 Equazioni del moto del sistema (a = accelerazione di m. h = 2 m. [M = 0. inizialmente in quiete. All’istante t = 0.2 m. m0 = 0. la massa m.4 rad/s 2 α = 2 2 (m1 + m3 )R1 + m2 R2 + I  Problema 3 Una ruota di Prandtl (figura) è formata da un disco di raggio R e massa M e da un cilindro di raggio r e momento d’inerzia trascurabile rispetto all’asse di rotazione. r = 2 cm. a) Calcolare il tempo t0 affinchè la massa m percorra l’altezza h. Quando la ruota è in rotazione sul magnetino agisce la forza centrifuga.

5N m0 r 2 + I 9 . quindi non ne altera la velocità di rotazione. Si può usare anche la conservazione dell’energia:  1 1 2 1 1 v2 2 2 = + ω = + m gh m v I m v I 0 0   0 2 2 2 2 r2  2 F = m v 0  r cioè: F = m0 2m0 ghr = 7.2 s a g mr 2 b) Il numero di giri n è fornito da un puro calcolo geometrico: n= h = 15. la forza centrifuga agente sul magnetino è: m 0ω 2 R = m 0 (at 0 )2 R = 7.5 N per cui il magnetino si è già staccato.9 giri. mg − T = ma  Tr = Iα  a α = r Eliminando l’accelerazione angolare e la tensione del filo: mgr = mar + I a r cioè: mr 2 a= g mr 2 + I Dunque: t0 = 2h 2h mr 2 + I = = 3. Perciò. 2πr c) Il momento d’inerzia del magnetino è trascurabile rispetto a quello della ruota di Prandtl.

ha costante elastica k. Suggerimento: scrivere l’equazione del moto verticale della massa m e quella della rotazione del cilindro intorno all’asse fisso. a) Calcolare l’allungamento x0 della molla in condizioni di equilibrio. ruota senza attrito attorno all’asse O disposto orizzontalmente.Problema 4 Nel sistema indicato in figura la molla. di massa trascurabile e non slitta sulla carrucola. Il filo che collega la molla. si ha: mg − T (x ) = mx  [T (x ) − kx]R = Iθ  x θ = R   1 2  I = MR 2         da cui:  (mg − mx − kx )R = I x   R   I = 1 MR 2  2 Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico forzato: M + 2m x + kx = mg 2 ! ! 10 . b) Calcolare il periodo delle piccole oscillazioni della massa m nel suo moto verticale. è inestensibile. un cui estremo è fissato A. positivo verso il basso. A M R m Soluzione: Detto x lo scostamento della molla dalla posizione di equilibrio (che è anche l’allungamento della molla). alla massa m. costituita da un cilindro omogeneo di massa M e raggio R. di massa trascurabile. la carrucola.

per cui: " " x0 = mg k b) La soluzione è data dalla somma dell’oscillazione libera e della soluzione all’equilibrio x0. il corpo ruota sotto l’azione della forza peso. Detto I il momento d’inerzia. collegate fra loro a formare una H (figura). che. Partendo da fermo con la H in un piano orizzontale.a) All’equilibrio x = 0. essendo il corpo omogeneo. Il periodo è perciò lo stesso dell’oscillatore libero: T = 2π 2m + M 2k Problema 5 Un corpo rigido è costituito da tre sbarrette sottili identiche di massa m e lunghezza l. Il corpo può ruotare attorno ad un asse orizzontale passante per una delle gambe della H. vale: 1 4 I = ml 2 + ml 2 = ml 2 3 3 Allora la conservazione dell’energia si scrive: 11 . Suggerimento: calcolare il momento d’inerzia totale. ω l l l Soluzione: Il braccio della forza gravitazionale è la distanza del centro di massa dall’asse. coincide con il centro geometrico e vale perciò l/2. Determinare la velocità angolare del corpo nel momento in cui il piano dell’H è verticale.

ω =840 giri/min.0 cm. F = 130. n = 2.4 kg. Inizialmente il sistema ruota senza attrito con velocità angolare ω 0 intorno ad un asse verticale baricentrico.3mg l 14 2 2 = ml ω 2 23 cioè: ω= 3 2 g l Problema 6 Una ruota di massa m e raggio r è assimilabile ad un disco omogeneo e ruota senza attrito in un er piano verticale attorno ad un asse fisso passante per il suo centro con una velocità angolare ω .8] Suggerimento: Calcolare il lavoro della forza di attrito e uguagliarlo alla variazione di energia cinetica della ruota. Se prima di fermarsi la ruota compie n giri. ha al suo centro un cilindretto molto corto di massa m (da considerarsi puntiforme) e diametro appena inferiore a quello del tubo.27 4πnFr 8πnF Problema 7 Un sottile tubo rigido ed omogeneo. si preme un pattino contro il suo bordo esercitando una forza radiale F.fra il pattino ed il bordo della ruota? [m = 1. Quindi: Iω 2 mrω 2 µ= = = 0. Ad un certo momento. di massa M. ω µF F ω Soluzione: Teorema dell’energia cinetica: 1 2 Iω = µFr 2πn 2 Dove I è il momento d’inerzia della ruota.0 N. P fermare la ruota. il cilindretto si sposta dalla posizione iniziale e viene espulso dal 12 . per una lievissima perturbazione (vedere figura). r = 23. Il cilindretto può scorrere senza attrito dentro al tubo. qual è il coefficiente d’attrito µ .

ω0 r l Soluzione: Conservazione del momento angolare:  l2 + Iω 0 =  I m  4  Dove I è il momento d’inerzia del tubo: I= Ma allora: Ml 2 12   ω  ω= Iω 0 I +m l 4 2 = M ω0 M + 3m Problema 8 Su una piattaforma circolare omogenea inizialmente ferma in posizione orizzontale di massa M e raggio R. In assenza di forze esterne.tubo. sta fermo a distanza r dal centro un uomo di massa m (vedi figura). Determinare la velocità angolare ω con cui ruota la piattaforma. qual è la velocità angolare ω fuoriesce? d el tubo. # Suggerimento:ω è chiaramente misurata in un riferimento inerziale. $ z v’ 13 . quando il cilindretto Suggerimento: Il momento d’inerzia del tubo sottile rispetto ad un diametro centrale può essere assimilato a quello di una sbarretta rigida. girevole senza attrito attorno all’asse verticale centrale z. Ad un certo istante l’uomo comincia a correre lungo la circonferenza di raggio r con velocità v ’ rispetto alla piattaforma.

Passando ai moduli nella prima equazione: & ' v’= r (ω u + ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 Da ciò si ottiene: ω= mrv’  2 1 2   mr + MR  2   Problema 9 La porta rettangolare mostrata in figura ha massa M. determinare: a) La velocità angolareω con cui la porta ruota subito dopo l’urto. inizialmente ferma. La porta. v = 30 m/s. ad una distanza d dal suo asse di rotazione. [M = 2 kg.5 m. viene colpita orizzontalmente da un proiettile di massa m e dimensioni trascurabili. d = 2 1 a . b) L’angolo totale di rotazione θ della porta dovuto all’urto. b = 2 m. m = 50 g. Sapendo che il momento delle forze d’attrito vale Mf. La velocità del proiettile prima dell’urto è v ed esso si conficca nella porta. a = 1.R r M Soluzione: Dettaω u la velocità angolare dell’uomo in un riferimento inerziale. Mf = Nm] 3 3 Suggerimento: il momento d’inerzia della porta rispetto ad un asse parallelo a quello specificato e 1 passante per il baricentro vale I 0 = Ma 2 . 12 14 . vale: v ’= r × (ω u − ω )   2 1 2 mr ω u − 2 MR ω = 0 % % % % con ω ed ω u di verso opposto. lati di lunghezza a e b ed è vincolata a ruotare in un piano verticale attorno al lato maggiore b.

è libero di ruotare senza attrito attorno ad un asse fisso z orizzontale passante per il suo centro O. inizialmente fermo. Un proiettile puntiforme di massa m viene lanciato con velocità v0 (nel piano del disco) contro il disco.18 rad (3M + 4m )M f Problema 10 Un disco omogeneo di massa M e raggio R. e lo urta in un punto P 15 .97 rad/s = 3I f a (3M + 4m ) 1 I f ω 2 = M fθ 2 Vale a dire: θ= I fω2 2M f = 2m 2 v 2 = 2.b d a Soluzione: Momento d’inerzia iniziale della porta rispetto all’asse b: 1 a I i = I 0 + M   = Ma 2 3 2 2 Momento d’inerzia finale (dopo l’urto) della porta rispetto all’asse b: 1  2a  I i = I 0 + M   = (3M + 4m )a 2 9  3  2 a) Conservazione del momento angolare: 2 mv a = I f ω 3 cioè: ω = mv b) Teorema dell’energia cinetica: 2a 6mv = 0.

2 rad/s Rsinθ b) Notaω .individuato da un angolo θ . θ =60°. [R = 30 cm. determinare: c) La velocità angolareω del disco dopo l’urto. d) il rapporto fra la massa del proiettile m e quella del disco M. y θ P θ m R O M x Soluzione: I principi di conservazione del momento angolare e dell’energia sono:  Rmsinθ (v 0 − v’0 ) = Iω  1 1 2 2 2  2 m v 0 − v’0 = 2 Iω ( ) a) Il rapporto delle due equazioni non contiene le masse: ω= v0 + v ’0 = 46. il rapporto delle masse si ottiene facilmente da una delle due equazioni di partenza: v 0 + v’0 m Rω = = =1 M 2 sinθ (v 0 − v ’0 ) 2 sin 2θ (v0 − v ’0 ) Problema 11 16 . v0 = 30 m/s. v’0 = 2 m/s] Suggerimento: Il sistema è formato da disco più proiettile.In seguito all’urto il proiettile rimbalza con velocità v’0 in una direzione che forma con la radiale in P il medesimo angolo θ . perciò scegliere come polo il punto O e tener conto del momento angolare del proiettile.Posto che l’urto sia elastico.

scelto come verso positivo dell’asse di rotazione quello entrante nel foglio:  F0 − Fa = Ma c   1 − rF0 + RFa = 2 MRa c Nella seconda equazione si è usata la condizione a c = Rα (rotolamento senza strisciamento). L’asse AA è l’asse di istantanea rotazione (figura). Risolvendo il sistema si ottiene: 17 . 0 b) la forza di attrito radente Fa complessiva sul rocchetto (è attrito statico o dinamico?). che si pensa situata sempre nel piano verticale passante per il centro di massa C del rocchetto. Al filo avvolto sul rocchetto è applicata una forza costante F0 orizzontale.Un rocchetto omogeneo di massa M raggio di gola r e raggio esterno R rotola senza strisciare su un piano orizzontale. A F0 Equazioni del moto del centro di massa e della rotazione attorno al centro di massa:  F0 + Fa = Ma c   1 2 r × F0 + R × Fa = MR α 2 1 1 1 1 1 1 1 1 Cioè. c) l’accelerazione angolare del rocchetto. Suggerimento: Calcolare il momento d’inerzia totale del rocchetto. R r r C 3 2 R F0 A Soluzione 1: A . d) dire se il filo si avvolge o si svolge e perchè. Trovare quanto valgono: ( ) a) l’accelerazione a c del centro di massa.

che è trattenuta in basso da una corda ideale orizzontale che si spezza oltre una tensione massima Tmax (figura).2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R 5 6 4 Le risposte ai quesiti a) e b) si ottengono aggiungendo che a c è parallela a F0 . e fornisce: 2 R−r  F0 ac =   3 MR   Fa = 2 r + R F0  3R Problema 12 Un bambino di massa m si sposta lungo una scala a pioli di massa M e lunghezza L. si è usato il teorema di HuygensSteiner. Soluzione 2: Traslazione del centro di massa e rotazione attorno al punto di contatto:  F0 + Fa = Ma c   1 2 2  − r + R × F0 =  2 MR + MR α   8 8 8 ( 8 8 ) 8 8 Per calcolare il momento d’inerzia rispetto all’asse di contatto. Non c’è attrito su entrambe le estremità della scala. Orientando l’asse di rotazione nello stesso verso della soluzione 1 ed impiegando ancora una volta la condizione di rotolamento senza strisciamento a c = Rα . si ricava:  F0 − Fa = Ma c   3 (R − r )F0 = 2 MRa c La soluzione del sistema è molto semplice. perchè deve rimanere teso mentre il rocchetto rotola senza strisciare. altrimenti il rocchetto striscerebbe. 18 . c) L’accelerazione angolare è data dalla condizione di rotolamento senza strisciamento: α= ac R d) Il filo si arrotola. Inoltre l’attrito è statico. mentre Fa è 7 antiparallela a F0 .

a) Qual è la tensione della corda quando il bambino dista d = L/3 dall’estremità inferiore della scala? b) Qual è la distanza massima dmax dall’estremità inferiore della scala che il bambino può raggiungere senza rompere la corda? Suggerimento: utilizzare le equazioni dell’equilibrio del corpo rigido. @ N1 B mg 9 Mg N2 θ A A T Soluzione: Equilibrio delle forze e dei momenti delle forze rispetto a B:  N = T 1    N 2 = (m + M )g  L TLsinθ + m(L − d ) + M  g cosθ = N 2 L cosθ   2   a) La tensione della fune si trova risolvendo il sistema scritto sopra:  d M T =  m +  g cot θ  L 2  b) Basta uguagliare a Tmax la tensione della fune trovata in a) e risolvere in dmax:  Tmax M  d max =   mg cot θ − 2m  L   Problema 13 Un cavo ideale orizzontale (figura) sostiene un’asta uniforme. di lunghezza l e massa M. incernierata in A e con l’estremo B ad altezza h sopra A. 19 .

h = 4 m] 1 Suggerimento: il momento d’inerzia dell’asta rispetto all’asse passante per l’estremità è: I = Ml 2 . l = 5 m.8 rad/s2 2 I 2l 20 . 3 y B l M A d x h Soluzione: a) Equilibrio dei momenti rispetto ad A: Mg d = Th 2 cioè: T = Mg d = 184 N 2h b) Momento d’inerzia dell’asta rispetto ad A: 1 I = Ml 2 3 L’accelerazione angolare è data da: M (E ) α= I Accelerazione angolare iniziale: α = Mg d 3gd = 2 = 1.a) Quanto vale la tensione del cavo? b) Se il cavo viene tagliato. quanto vale l’accelerazione angolare dell’asta nell’istante in cui il cavo viene tagliato? c) Quanto vale la velocità angolare dell’asta quando essa raggiunge la posizione orizzontale? [M = 50 kg.

2 rad/s l2 21 .c) Conservazione dell’energia meccanica: mg Velocità angolare quando l’asta tocca terra: h 1 ml 2 2 ω = 2 2 3 ω= 3gh = 2.

vale il principio di sovrapposizione: F = ∑ Fi ¡ ¡ i La forza esercitata da una distribuzione continua di cariche (volumetrica.VI . Considerando una carica di prova q0 sufficientemente piccola collocata nel campo. il vettore campo elettrico E è definito come: ¢ £ F E = lim q0 →0 q 0 £ La forza che agisce su una carica puntiforme q’ posta in un dato campo elettrico E è: ¤ F = q’E ¥ ¥ Il campo elettrico generato in un punto P da una singola carica puntiforme qi nella posizione ri è: Ei = ¦ 1 qi ˆi 0 r 4πε 0 ri2 0 ˆi 0 è il versore diretto lungo la dove ri0 è la distanza tra la carica qi ed il punto P mentre r congiungente qi e P ed orientato da qi a P. Il campo elettrico Una qualunque distribuzione di cariche crea un campo elettrico nello spazio circostante. superficiale o lineare) su una carica puntiforme è ottenuta integrando gli effetti delle cariche infinitesime che costituiscono la particolare distribuzione.85 ⋅ 10 −12 C2 .99 ⋅ 10 C2 9 ε 0= costante dielettrica del vuoto = 8. L’intensità del campo elettrico generato da più cariche è data dal principio di sovrapposizione: . Nm 2 Quando sono presenti più cariche elettriche.Elettrostatica nel vuoto Forza e carica elettrica La legge di Coulomb asserisce che la forza elettrica tra due cariche puntiformi q1 e q2 poste a distanza r12 l’una dall’altra nel vuoto è data da: F12 = k   q1 q 2 1 q1 q2 ˆ12 = ˆ12 r r 2 2 4πε 0 r12 r12 Nm 2 con k = costante elettrostatica = 8.

Per un sistema di cariche puntiformi. si può dunque introdurre il concetto di differenza di potenziale: VB − V A = − ∫ E ⋅ dl ¨ ¨ B γA con E campo elettrico creato dalla carica puntiforme e γ u na qualunque linea tra A e B immersa nel campo. il potenziale è dato da: V =∑ i 1 qi 4πε 0 ri 0 dove la somma è estesa a tutte le cariche ed ri0 è la distanza dell’i-esima carica dal punto P dove si deve calcolare il potenziale. Potenziale elettrico Il campo generato da una carica puntiforme è centrale e pertanto conservativo. Il potenziale elettrico alla distanza r da una carica puntiforme q situata nell’origine è dato da: © V = 1 q 4πε 0 r se si assegna il valore zero al potenziale a distanza infinita. si ottiene invece per integrazione. Si deve pertanto ricorrere alla definizione di differenza di potenziale (p. il campo elettrico può essere determinato tramite: E = − gradV = −∇V  La legge di Gauss  Il flusso elettrico dovuto al campo elettrico E che attraversa una superficie qualsiasi è: ˆ n dΣ φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ .E = ∑ Ei § § i Il campo generato da una distribuzione continua di cariche. Per una distribuzione continua finita di carica: V= dq 1 ∫ 4πε 0 Q r Se la distribuzione di carica non è finita non si deve usare la formula sopra. es. perchè in essa è implicito che il potenziale all’infinito è nullo. nel caso del piano indefinito uniformemente carico). Se è noto il potenziale.

se non presenta cavità non conduttrici contenenti una carica.z).La legge di Gauss lega il flusso elettrico attraverso una superficie chiusa alla carica totale racchiusa nella superficie stessa: ˆ n dΣ = φ (E ) = ∫ E ⋅ u   Σ qint ε0 La legge di Gauss è equivalente alla legge di Coulomb per interazioni statiche ma.y. y . z )dτ 2∫ t dove ρ (x. Il campo elettrostatico immediatamente fuori da un conduttore è perpendicolare alla superficie e assume il valore σ/2ε0.y. dτ l’elemento di volume intorno al punto (x. La legge di Gauss è anche uno strumento potente per determinare i campi elettrici dovuti a distribuzioni di carica con un elevato grado di simmetria.z) rappresenta la densità di carica. y .y.y. Il campo elettrostatico all’interno di un conduttore è nullo 2. V(x. Quando si ha a che fare con un sistema macroscopico continuo si scriverà l’integrale: Ue = 1 ρ (x.z) rappresenta il potenziale in (x. dove σ è la densità superficiale di carica locale (che non è necessariamente costante) E=  σ ˆn u 2ε 0 3. Energia potenziale elettrostatica di un sistema di cariche L’energia potenziale di un sistema di cariche puntiformi è: Ue = qi q j 1 ∑ 2 i . I conduttori 1. Un conduttore. z ) V (x.z). può avere una carica solo sulla superficie esterna. diversamente dalla legge di Coulomb. vale anche per campi non statici. Si può anche scrivere: Ue = ∫ ε0E 2 dτ = ∫ u e dτ 2 . j 4πε 0 rij i≠ j che può essere riscritta come: Ue = 1 ∑ qi v i 2 i dove vi rappresenta il potenziale generato nella posizione della carica qi da tutte le altre cariche.

. determinare: a) La forza che agisce sulla carica che si trova nel vertice B. Suggerimento: Si ricordi che per le forze ed i campi elettrici vale il principio di sovrapposizione.. Condensatori I condensatori sono dispositivi per l’accumulo di carica elettrica e di energia e consistono tipicamente di due conduttori con cariche uguali ed opposte q (induzione completa). la capacità di un condensatore è definita come: C= Q ∆V L’energia potenziale accumulata in un condensatore può essere scritta come: Ue = V 2 qV q2 =C = 2C 2 2 Condensatori collegati in parallelo equivalgono ad un unico condensatore con capacità: C = C1 + C2 + ...dove l’integrale indefinito è esteso a tutto lo spazio e: ε0E 2 ue = 2 è la densità di energia elettrostatica.. c) Il campo elettrico e il potenziale nel punto C in cui si intersecano le bisettrici dei tre angoli del triangolo. b) Il campo elettrico totale E0 nel punto medio della base A. . + C1 C 2 Cn Problema 1 Considerate tre cariche positive uguali di valore q poste ai vertici di un triangolo equilatero di lato s (vedere figura).. + Cn Condensatori collegati in serie equivalgono ad un unico condensatore con capacità data da: C= 1 1 1 + + . Indicando con∆ V la differenza di potenziale..

B

s

C

q

A

q

Soluzione: a) La forza è la risultante di quelle esercitate dalle altre due cariche:

π 1 q2  F = F1 + F2 = F1 21 + cos  = 3F1 = 3 4πε 0 s 2 3  


b) Il campo elettrico in A è dato solo da quello generato dalla carica in B perchè le altre due generano campi uguali ed opposti:

E0 = 

1 4πε 0

q2 

 3  s2   2   

2

j=

1 q2 j 3πε 0 s 2  

dove si è tenuto conto che AB è l’altezza del triangolo equilatero e si è indicato con j il versore da A verso B. c) C è equidistante dalle tre cariche. Il campo elettrico in C è nullo per simmetria, mentre il potenziale è il triplo di quello generato da una sola carica:

V=

3 q 3 3 q = 4πε 0 s 4πε 0 s 3

Ove s / 3 è la distanza BC.

Problema 2 Due piccole sfere cariche sono appese a due corde di ugual lunghezza l (come in figura), che formano due piccoli angoli θ 1eθ 2c on la verticale. a) Assumendo per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q e per le masse m1 = m2 = m, si determini il rapporto θ 1/ θ 2.

b) Assumendo ancora per le cariche q1 = Q, q2 = 2Q ma per le masse m1 = m, m2 = 2m, si ridetermini il rapportoθ 1/θ 2. c) Si determini sia nel caso a) che nel caso b) la distanza d tra le due sfere cariche in funzione delle grandezze note.

Suggerimento: Usare le approssimazioni valide per piccoli angoli.

l
−F
! 

θ 1θ

2

l
F

m1 g 

m2 g

Soluzione: La tensione di ciascuna corda bilancia la componente lungo la corda di tutte le altre forze, quindi non resta che bilanciare le componenti ortogonali alla corda della forza di gravità e di quella elettrica agenti su ciascuna carica. La forza elettrica vale in tutti i casi: F= 1 2Q 2 4πε 0 d 2

a) Essendo m1 = m2 = m, in base alla figura si trova facilmente che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè: tan θ 1 = tan θ 2 = da cui: F mg

θ1 = θ 2
b) Essendo m1 = m ed m2 = 2m, si ha che:

mg sen θ 1 = F cosθ 1  2mg sen θ 2 = F cosθ 2
cioè:

θ 1 tan θ 1 ≈ =2 θ 2 tan θ 2
ove si è tenuto conto che gli angoli sono piccoli. c) La distanza è data da:

d = l (sen θ 1 + sen θ 2 ) ≈ l (tan θ 1 + tan θ 2 ) ≈ l (θ 1 + θ 2 )
dunque, per m1 = m2 = m è: d ≈ 2l cioè: d =3 dunque, per m1 = m ed m2 = 2m è: d ≈l cioè: lQ 2 3 d= mg 4πε 0
3

F 2l 1 2Q 2 = mg mg 4πε 0 d 2

lQ 2 1 mg πε 0

F  1 3 F 3 l 1 2Q 2 = 1 +  = l mg  2  2 mg 2 mg 4πε 0 d 2

Problema 3 Una sferetta puntiforme di massa m e carica q è sospesa ad un punto O mediante un filo lungo l, in edere figura). prossimità di una distribuzione piana infinita di cariche con densità superficiale σ (v d) Calcolare la distanza di equilibrio d1 della sferetta dal piano carico sapendo che la distanza fra il piano carico ed il punto O è d. e) Calcolare la distanza di equilibrio d2 della sferetta dal piano carico nel caso in cui venga posto un secondo piano con densità superficiale -σ in posizione speculare.

f) Come varia d2 se si raddoppia la distanza del piano carico negativamente dal punto O? [m = 10 g; q = -2 µC; l = 10 cm; σ =86,7 pC/cm2; d = 10 cm; ε = 8,85 10-12 C2N-1m-2]

0

Suggerimento: la tensione del filo assume qualsiasi valore necessario affinchè il filo non si allunghi

+ + + + + + + + + +

O l

θ
d1

d

d Soluzione:

a) La forza elettrica F è orizzontale, mentre il peso è verticale: la loro risultante deve essere diretta lungo il filo, cioè forma un angolo θ con la verticale, cioè con il peso. Dunque:
F σ q = tan θ = =1 mg 2ε 0 mg

Dalla geometria del problema si ricava:

d 1 = d − l sen θ = d − l

tan θ 1 + tan 2 θ

= 2,93 cm.

addoppiano. Quindi: b) Il campo raddoppia, dunque anche la forza elettrica e la tangente di θ r d2 = d − l 2 1+ 4 = d −l 2 5 = 1,06 cm.

c) Il campo generato da un piano carico indefinito è indipendente dalla distanza. Perciò spostando il piano non cambia nulla.

Problema 4

Tre piani indefiniti paralleli sono uniformemente carichi con densità superficiale σ 1 = σ , σ 22 σ- , = σ 3 = σ (vedere figura). Determinare il campo elettrostatico nello spazio esterno ai piani e nelle intercapedini tra i piani. [ σ = 88,6 nC/m2; d = 10 cm; ε 0=8,86 10-12 C2N-1m-2] Suggerimento: il campo elettrico generato da un piano indefinito uniformemente carico è: σ ˆ , con n ˆ versore normale al piano. E= n ε0
"

P1

σ1 + + + + + + + + + +

σ
-

2

σ

3

P2

P3

+ + + + + + + + + +

P4

Soluzione: Prendendo come positivo il verso dell’asse disegnato in figura, basta eseguire le somme algebriche dei campi dei vari piani: 1. In P1 e P4 il campo è nullo. 2. In P2 è:
E=

σ = 10 kV/m ε0

3. In P3 è:

E=−

σ = -10 kV/m ε0

Problema 5
#

Il campo elettrico E è uniforme in tutti i punti del piano (x, y) come in figura. a) Dimostrare che detto campo è conservativo.

b) Calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B ed il lavoro compiuto per spostare la carica negativa -q dal punto A al punto B. c) Determinare se l’energia potenziale calcolata in A è diversa da quella in B e se UA – UB è positivo o negativo.

Suggerimento: per dimostrare che il campo elettrico è conservativo, si può usare sia la condizione di circuitazione nulla, sia quella di rotore nullo.

y B
%

E
-q 45° A Soluzione:
$

x

a) La forza elettrica F è orizzontale e costante, quindi il lavoro è il prodotto di F per la componente orizzontale dello spostamento totale ed è positivo quando ci si sposta nel verso positivo delle x, negativo quando ci si sposta nel verso opposto. Se si calcola la circuitazione, lo spostamento totale è a nullo priori, quindi la circuitazione è nulla. Ergo il campo è conservativo. b) Detta d la distanza AB, per quanto osservato nel punto a), essendo il potenziale il lavoro per unità di carica, si ricava: VB – VA = Edcos 45° = Ed . 2

Il lavoro dal punto A al punto B è semplicemente il prodotto della differenza di potenziale per la carica: WAB = -q (VB – VA) = -qEdcos 45° = − qEd . 2

c) Per introdurre l’energia potenziale occorre fissare un’ascissa di riferimento. Prendendo per semplicità quella del punto A, è evidente che, mentre UA è nulla, UB è uguale a WAB, quindi negativa. Pertanto, UA – UB è positivo (la carica è negativa).

2e Vc = 82..x v0 Soluzione: Le due piastre sono lunghe rispetto alla loro distanza....Problema 6 In un tubo catodico. d = 1 cm. y l y0 ' θ + + + + + + + + + ++ + + + + d ..... perciò si può approssimare il campo elettrico fra di esse con quello (uniforme) dovuto a piastre infinite e dato da V/d.-.. e/m elettrone = 1.5 106 m/s m . Dopo aver subito questa accelerazione esso viene fatto passare attraverso due piastre piane parallele orizzontali lunghe l e poste alla distanza d...-.. un elettrone è accelerato orizzontalmente da una differenza di potenziale Vc. a) Nel riferimento della figura...7 1011 C/kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e la velocità dell’elettrone quando parte dal filamento del tubo catodico. l = 6 cm. La velocità v 0 all’ingresso delle due piastre (x = 0) è data dalla conservazione dell’energia nel cannone elettronico: & 1 2 mv 0 = eVc 2 cioè: v0 = con v0 diretta lungo l’asse x. V = 200 V.. qual è il valore di y0 tale che gli elettroni sfiorino l’estremità della piastra positiva quando escono dalle piastre stesse? b) Con quale angoloθ si muovono gli elettroni dopo aver attraversato le piastre? [Vc = 20 kV. fra le quali è mantenuta una differenza di potenziale V (figura).

rappresentato in figura b) nel centro O2 della cavità.P 2 . md Perciò y0 è la distanza percorsa in direzione y nel tempo impiegato a percorrere una distanza l in direzione x: 1 eV y0 = 2md  l  V l2   = = 0. è praticata una cavità sferica di centro O2. Problema 7 In una sfera uniformemente carica con densità ρ e centro in O1. mentre la componente y è quella raggiunta nel tempo di volo l/v0: vy = eV l m d v0 Dunque la tangente diθ è: tan θ = vy v0 = eV l V l = 0.( a) Il moto fra le due piastre ha la componente x uniforme di velocità v 0 e la componente x uniformemente accelerata con accelerazione: a= eV . all’interno della quale c’è il vuoto. Suggerimento: si ricordi che 0 = ρ -ρ . O1 . Determinare l’espressione della forza F esercitata su una carica puntiforme q posta: ) a) nel punto P a distanza D da O1. O .θ è circa uguale alla sua tangente.03 = 2 m d v 0 2Vc d Con un simile valore. La componente x è ancora v0. . con superficie tangente alla superficie esterna e passante per O1.9 mm v  4 V d 0 c   2 b) La tangente diθ è data dal rapporto delle componenti della velocità all’uscita dalle piastre.

Problema 8 Si consideri una distribuzione sferica omogenea (raggio R) di cariche positive (carica totale Q). le due distribuzioni sferiche sono equivalenti a due cariche puntiformi Q1 e Q2 poste nei loro centri O1 ed O2: 4  Q πρR 3 = 1  3   3 Q1 R Q = − 4 πρ    =− 2  3 2 8 Le distanze da P sono ovviamente D e D .R/2.Soluzione: Occorre usare il principio di sovrapposizione con un po’ di originalità: come detto nel suggerimento. C. Calcolare il campo elettrostatico E nei punti O. per cui la forza richiesta vale:     ˆ qQ1  1 1 1 1 P ˆ = q ρR 3  − − P F=  2 2 2 2  4πε 0  D 3ε 0 D 2(2 D − R )  R    8 D −    2    0 ˆ è il versore orientato da O1 a P. a) Per il punto esterno P.ρ . il campo elettrico è: E= 1 ρ r 3ε 0 1 Ma O2 è il centro della sfera piccola. quindi c’è solo il campo generato dalla sfera grande. per cui la forza vale: F= 2 ρq ˆ RP 6ε 0 perchè la distanza dei centri è R/2. 3 . che presenta una cavità sferica (raggio r = R/4) come in figura.ρ ) . 0 = ρ +(. ed A. dove P b) Dentro una sfera di densità di carica costante. vale a dire che la sfera con una cavità vuota è equivalente ad una sfera piena più una cavità riempita di cariche negative di densità uniforme .

R O . il sistema è equivalente a due sfere piene di densità di carica ρ e raggio R e densità di carica -ρ eraggio r.A r x Soluzione: Densità di carica: ρ= Q 4 π (R 3 − r 3 ) 3 = Q 4  3 R  πR −  3  64    3 = 48 Q 63 πR 3 Per il principio di sovrapposizione. . Dunque nei tre punti richiesti il campo è parallelo all’asse x e: a) in O: E= 4 − ρr 4 Q ˆ ˆ=− x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 b) in C: E= 5 ρr 4 Q ˆ ˆ= x x 21 πε 0 R 2 3ε 0 c) in A:  ρ 2r ρr E=  3ε − 3ε 0  0 6  4 Q ˆ= ˆ  x x 21 πε 0 R 2  Problema 9 . C .Suggerimento: si ricordi la sovrapposizione degli effetti.

con la condizione V∞ = 0 per r → ∞ . ove d Problema 10 . pure di carica q.Tre particelle di carica q sono poste in tre dei vertici di un rombo avente i lati e la diagonale minore di lunghezza a (figura). dall’infinito fino al vertice libero del rombo 7 c) il valore del campo elettrico E nel quarto vertice. uscente dal vertice carico. Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da una carica puntiforme q in un punto P a q . Determinare: a) l’energia potenziale elettrostatica di questa distribuzione di carica b) il lavoro da compiere sul sistema per portare una quarta particella. cambiato di segno:  q  1  q q q2  =− + + W = − q 2 +   4πε a 4πε a 4πε a 3  4πε 0 a  3 0 0 0   c) Basta sommare vettorialmente i campi dovuti alle tre cariche puntiformi:  3 q q + E= 2 2  2 4πε a 4πε 0 3a 2 0  8 ˆ q 3 3 +1 ˆ d = d 2  3 4 a πε 0  ˆ è il versore diretto come la diagonale maggiore. distanza r dalla carica vale V = 4πε 0 r q a q a q Soluzione: a) Basta sommare le energie potenziali dovuti alle tre coppie di cariche puntiformi: q2 Ue = 3 4πε 0 a b) E’ semplicemente il prodotto della quarta carica per il potenziale generato dalle tre cariche puntiformi nel quarto vertice.

Il dipolo risultante si d può considerare posto nel baricentro geometrico del triangolo xb = 0.Tre cariche puntiformi sono nei vertici di un triangolo equilatero di lato d.9 cm: 2 3 . x0 = 0. 4πε 0 r 2 y . Le cariche q1 e q2 sono negative e valgono q1 = q2 = -q. Calcolare il potenziale elettrico V0 nel punto P0 di coordinate x0 e y0 sia direttamente sia nell’approssimazione di dipolo.P d 0 q3 d q1 Soluzione: d q2 x a) Il potenziale elettrico è la somma di quelli generati dalle tre cariche: V0 = q1 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q2 d  2 4πε 0   + y 0 2   2 + q3 4πε 0 (y 0 − d ) cioè:     2q  1 1  − V0 =   = 15. e vale: p = qd 3 . mentre la carica q3 è positiva e vale q3 = 2q. 9 @ A p cos α . yb = = 2.3 kV 2 4πε 0 (y 0 − d ) d  2    + y0    2   b) Il momento di dipolo totale è parallelo all’asse y. q = 1 µC. y0 = 40 cm] Suggerimento: si ricordi che il potenziale generato da un dipolo a distanza r >> d vale V = con p momento di dipolo e α a ngolo formato da p e r .73 10-7 Cm perchè è la somma di due dipoli uguali diretti come i lati obliqui del triangolo. [d = 10 cm. = 1.

Una lastra piana conduttrice viene inserita tra le armature del condensatore. Lo spessore della lastra è d < L.3 kV Problema 11 La distanza tra le armature di un condensatore piano carico (densità di carica superficiale σ ) disconnesso dalla batteria è L. parallelamente ad esse(figura). con la differenza di potenziale di una serie di due condensatori (caricati con la stessa carica di quello originario) di capacità . c) Quanto vale la densità di carica indotta sulla superficie della lastra? d) Di quanto varia percentualmente la differenza di potenziale tra le armature del condensatore dopo che la lastra metallica è stata introdotta? Suggerimento: si ricordi la formula dei condensatori collegati in serie.V0 = p d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = qd 3 d   4πε 0  y 0 −  2 3  2 = 11. -σ su faccia. b)Dobbiamo confrontare la differenza di potenziale di un condensatore di capacità: C = ε0 S L dove S è la superficie di un’armatura. +σ + + + + + + + + + + L Soluzione: d - −σ ll’altra a) La densità di carica è +σ sulla faccia della lastra rivolta verso l’armatura negativa. la lastra è elettricamente neutra.

. me = 9.. con velocità iniziale nulla.e d mp + + + + + + + + + ++ + + + + x ... Determinare: c) il rapporto tra le velocità delle due particelle quando urtano le armature d) a quale distanza y dall’armatura positiva le due cariche si incrociano.. L a distanza tra le armature è d.67 10-27 kg] Suggerimento: si trascurino la forza di gravità e l’interazione tra le cariche. La capacità serie è: Cs = ε0S C1C 2 = C1 + C 2 L1 + L2 con la condizione L1 + L2 = L − d . mp = 1.. d = 4 cm.-.C1 = ε 0 S S e C2 = ε 0 L1 L2 rispettivamente (L1 e L2 sono ovviamente le larghezze dei due condensatori). Dunque: q q ε0S ε0S − − ∆Vs − ∆V C s C L−d = −d = = L q ε S L ∆V 0 C L−d vale a dire che la differenza di potenziale diminuisce in percentuale sul valore iniziale.. [ ∆ V = 1600 V. Nell’istante in cui un elettrone (massa me) si stacca. Problema 12 Tra le armature di un condensatore piano è applicata una differenza di ∆ V. y .. con velocità iniziale pure nulla. un protone (massa mp) si stacca. dall’armatura di carica negativa.-m ...11 10-31 kg. da quella di carica positiva (figura).....

yp = ap = d= d = 22 µm. e e ∆V E= mp me d a) Applicando la formula che lega la velocità di un moto rettilineo uniformemente accelerato alla posizione.8 b) Equazioni del moto delle due particelle: 1  ye = aet 2 + d   2   y p = 1 a pt 2  2 Le particelle si incrociano quando ye = yp.Soluzione: Campo elettrico: E= ∆V d Accelerazioni: ae = e ∆V −e E=− me me d per l’elettrone. si ha:  v e = 2 a e d  v p = 2 a p d da cui: ve = vp ae = ap mp me = 42. cioè: t= ap me 1 2d 2d . e: ap = per il protone. a p − ae 2 a p − ae a p − ae m p + me .

y . ¡ ¡ (4) Momento τ e risultante R delle forze esercitate dal campo: τ = p× E Ri = p ⋅ gradE i . (1’) L’equazione (1) si estende immediatamente ad un sistema costituito da un numero qualsiasi di cariche: se il sistema è complessivamente neutro. (1). z. (2) 4πε o r 2 1 2 p cosθ 1 p sin θ Er = . i = x . ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ (5) (6) Commenti. E⊥ = (3) 3 4πε o 4πε o r 3 r (dipolo puntiforme è ovviamente un’astrazione: le (2) e (3) vengono usate in pratica quando a è trascurabile rispetto ad r e diventano rigorose nel limite a / r → 0 ). il suo momento di dipolo elettrico risulta indipendente dall’origine degli assi coordinati.                     Potenziale V e campo elettrico E creati da un dipolo puntiforme: 1 p cosθ V = . Per mostrarlo ricaviamo la (4) scrivendo U come somma delle energie potenziali delle cariche: 1 . In pratica i dipoli hanno dimensioni finite. per quanto riguarda le equazioni (4). (5) e (6) osserviamo che: 1) applicarle a dipoli con a finito equivale a trascurare i termini contenenti a2. Energia potenziale U di un dipolo puntiforme in campo esterno U = −p⋅E .CAPITOLO 1 DIPOLI ELETTRICI E DIELETTRICI Dipoli elettrici Momento di dipolo elettrico di due cariche puntiformi q1 = − q e q 2 = + q poste in r1 ed r2 = r1 + a : p = q1r1 + q 2 r2 ⇒ p = qa .

(12) ¥ ¦ ¦ § La densità di energia del campo elettrico all’interno di un dielettrico è: 2 . ricordando che un campo elettrico applica ad una generica carica q posta in r la forza F = qE (r ) . Le (5) e (6) si ricavano in modo analogo. e £ ¤ ¤ £ £ ¤ supporre che la forza R sia applicata in C. ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ Induzione dielettrica ( o spostamento elettrico o densità di flusso elettrico): D = εo E + P ¥ ¥ ¥ (9) Costante dielettrica relativa o permettività relativa: εr = 1 + χ Relazioni utili (10) Sulla superficie di un corpo polarizzato è presente una carica di polarizzazione con densità superficiale: σP = P ⋅n (11) dove n è il versore normale alla superficie rivolto verso l’esterno. Se la molecola è ionizzata occorre anche conoscere la sua carica q: su scala macroscopica sia q che p possono essere considerati puntiformi. 3) Osserviamo infine che su scala macroscopica una molecola può essere considerata puntiforme e che nell’approssimazione di dipolo puntiforme il campo creato dal dipolo e le forze esercitate sul dipolo da un campo esterno dipendono unicamente da p : non è quindi necessario conoscere l’esatta distribuzione delle cariche. Si definisce polarizzazione il momento di dipolo per unità di volume: ∑ pi P= (7) ∆v dove pi è il momento di dipolo della generica molecola presente nel volume ∆v . ¤ ¤ Dielettrici . Se il mezzo è isotropo P risulta parallelo e concorde con E : P = ε o χE (8) dove χ è una grandezza adimensionata detta suscettività elettrica (o dielettrica) del mezzo.definizioni I materiali isolanti (o dielettrici) si polarizzano in presenza di un campo elettrico. £ £ ¢ £ 2) Nell’espressione τ = p × E . Se la polarizzazione non è uniforme è presente anche una carica di volume con densità: ρ P = − divP . conviene calcolare il campo E e la risultante R al centro C del dipolo.U = −qV (r1 ) + qV (r1 + a ) = q[V (r1 + a ) − V (r1 )] = q[ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ∂V ∂V ∂V ax + ay + a + O(a 2 )] ∂x 1 ∂y 1 ∂z 1 z ≅ q gradV ⋅ a = qa ⋅ ( − E ) = − p ⋅ E .

E⊥ = 0 . Sia p che r sono paralleli all’asse x ma hanno versi opposti.uE = ¨ 1 εo εr E 2 2 ¨ (13) Dalle equazioni (8). Er = − 4πε o a 3 ¨  ¨ ¨ 3 . b) Il momento τ e la risultante R delle forze esercitate dalla carica q sul dipolo. q è la sola carica presente sulle armature conduttrici. (9) e (10) si deduce: (14) D = ε o εr E .3 si faccia attenzione al verso di r . cioè in pratica esprimere le componenti di E in funzione delle coordinate cartesiane di un generico punto P=(x. © ¨ ¨ ¨ ¨ Suggerimenti. Solo dopo aver ricavato le derivate si possono sostituire (x. Per valutare θ nell’ Eq. θ è l’angolo fra p e il vettore r che va dal dipolo al punto considerato. posto nel punto A=(a. b) per il calcolo di τ è sufficiente calcolare il campo elettrico E creato dalla carica q nel punto A. anche se al suo interno sono presenti cariche di polarizzazione. Problema 1 Si consideri il sistema costituito da una carica q e positiva posta nell’origine O di un sistema cartesiano e da un dipolo elettrico puntiforme di momento p = px . z) con i loro valori in A. che definiscono il campo E creato da un dipolo in un generico punto. Nella definizione di capacità C=q/V di un condensatorre. a) F = qE . Si calcoli: a) La forza F esercitata dal dipolo su q. per il calcolo di R . qp quella di polarizzazione. 0). Dalle (3) si ottiene immediatamente: 1 2p . z). è necessario conoscere E anche nei punti vicini ad A. quindi θ = π . y. È però possibile scrivere la legge di Gauss nella forma equivalente: ∫ D ⋅ dS = q ¨ ¨ (15’) dove non compare la carica di polarizzazione. Quando si applica la legge di Gauss in presenza di dielettrici occorre tenere anche conto delle cariche di polarizzazione: ε o ∫ E ⋅ dS = q + q p ¨ ¨ (15) dove q è la carica presente sui conduttori (carica libera). ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ Soluzione: ¨ a) Nelle equazioni (3). che dipende dalle derivate di E . y. dove E è il campo elettrico creato dal dipolo nel punto in cui si trova la carica. 0.

Il vettore E e la forza F = qE sono paralleli ad r ma hanno verso opposto, perché Er è negativo. La forza è quindi attrattiva ed ha modulo 2 pq . F= 4πε o a 3 
   

b) Il campo E creato dalla carica q nel punto A è parallelo a p , quindi: τ = p× E = 0 
    

Per il calcolo della risultante R occorre calcolare E in un generico punto P=(x, y, z). Poichè la carica q che crea il campo è nell’origine degli assi, si ha semplicemente; 1 q E= r 4πε o r 3 


dove r = ( x , y , z ), r = ( x 2 + y 2 + z 2 )1/2 . Si ottiene: q x Ex = 2 2 4πε0 ( x + y + z 2 )3/ 2 

∂ Ex ∂ Ex   ∂ Ex Rx = p ⋅ gradE x = px ⋅  x+ y+ z = ∂y ∂z   ∂x 
   

. ∂ Ex 1 3 pq  x  = p = − ⋅ 2 x ∂x 4πε o  ( x 2 + y 2 + z 2 ) 3/ 2 2 ( x 2 + y 2 + z 2 ) 5/ 2    Possiamo ora sostituire le generiche coordinate (x, y, z) con i loro valori in A. Si ottiene: 3 2 pq pq  1 . Rx =  3 − 3 = − 4πε o  a 4πε o a 3 a  Con calcoli analoghi si trova: 

Ry = Rz = 0. La risultante delle forze agenti sul dipolo

elettrico è opposta alla forza F calcolata in a), in accordo con il principio di azione e reazione.
Commenti. Il calcolo qui svolto spiega il fatto che un corpo elettricamente carico (la carica q) attira i corpi circostanti elettricamente neutri: il campo E creato da q polarizza il corpo ed attrae il dipolo p così creato. La forza risulta attrattiva anche se q è negativa perché cambiano segno sia q che p. Più in generale la forza esercitata da un campo E su un dielettrico è tale da portarlo dove il campo è più intenso. 
 

4

Problema 2 Su un tavolo è appoggiato un corpuscolo di volume v, elettricamente neutro ed isolante, costituito da un materiale isotropo di densità ρ . Al di sopra del corpuscolo e sulla sua verticale è posta una carica q praticamente puntiforme. Quando la distanza fra carica e corpuscolo è inferiore ad un valore limite d, il corpuscolo si solleva. Si calcoli la costante dielettrica del materiale. [ ρ = 2 g / cm 3 ; d = 1 cm; q = 10 −8 C ; accelerazione di gravità g = 9.8 m / s −2 ] Suggerimento. L’attrazione elettrostatica fra carica e corpuscolo è dovuta alla polarizzazione di quest’ultimo, indotta dal campo elettrico creato dalla carica. Alla distanza d la forza di attrazione elettrostatica Fe è uguale ed opposta alla forza peso Fp . 
 

Si consiglia di risolvere prima il Problema 1, e di calcolare nell’ordine il campo E creato da q, la polarizzazione P del materiale, la forza Fe ; uguagliando Fe ad Fp si ottiene la 
  

suscettività χ = ε r − 1 del materiale. Per il calcolo numerico si utilizzino unità del S.I.. Soluzione: Il campo elettrico creato da qo alla distanza d ha modulo: 1 q E= . 4π ε o d 2 La polarizzazione indotta nel materiale ha modulo P = χ ε o E , ed il suo momento di dipolo dielettrico ha modulo: χ qv p = Pv = χ ε o Ev = . 4π d 2 La forza elettrostatica ha modulo (v. Problema 1): 2qp 2q χ qv Fe = , 3 = 3 4πε o d 4πε o d 4π d 2 e la forza peso ha modulo Fp = mg = ρ vg . Uguagliando Fe ad Fp si ottiene:

ρ g ⋅ 4πεo ⋅ 4π d 5 χ ≡ εr − 1 = = 2q 2
2 ⋅ 10 3 ⋅ 9.8 (1 / 9 ⋅ 10 − 9 ) ⋅ 12.6 ⋅ 10 −10 = = 13.72. 2 ⋅ 10 −16
Commenti. La misura di forze in campi non uniformi costituisce uno dei fondamentali metodi di misura della suscetticvità elettrica χ e della suscettività magnetica χ m ; per χ (ed ε r ) è però di norma preferibile ricorrere a misure di capacità.

5

Problema 3 Un corpo uniformemente polarizzato, con polarizzazione P = P x , ha la forma di un cilindro molto sottile, di sezione S (v. Figura). a) Si calcoli la forza dF esercitata sulla carica q, posta in x = 0 , da un elemento infinitesimo del cilindro, di lunghezza dx. b) Si mostri che la forza F esercitata su q dall’intero cilindro è uguale a quella che esercitano due cariche poste alle sue estremità x1 e x2 del cilindro e si calcolino i valori q1 e q2 di queste cariche. 
  

Suggerimento. Per quanto riguarda la domanda a), questo problema è una semplice variante del Problema 1: occorre solo valutare il momento di dipolo elettrico dp del tratto dx di cilindro. La domanda b) richiede l’integrazione della forza dF calcolata in a). 


Soluzione: 

a) Dalla definizione di P si ottiene: dp = Pdv = Px ⋅ Sdx . La forza dF è (si veda il Problema 1, punto a): 2q ⋅ dp 1 2qPx S dx dF = 3 = 4πε o 4π ε o x x3 dove x è l’ascissa dell’elemento considerato. 
     

b) F = ∫ dF = 


2

1

2qPS 2 dx x 3 = 4πε o ∫ x x1 


x

1  PSq PSq  + 2  x. − 4πε o  r12 r2  Due cariche q1 = − PS e q 2 = + PS poste in x1 ed x2 esercitano una forza identica. =
Commenti. 1) Si noti il simbolismo usato per indicare differenziali e limiti di integrazione, ed il fatto che il versore x può essere portato fuori dall’integrale perché costante rispetto alla variabile di integrazione. 2) Le cariche q1 e q2 sono evidentemente le cariche di polarizzazione, ed hanno densità superficiale - P e +P rispettivamente. 

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Per la prima parte. dove σ = P ( ) = a . σ = − P sulla base a sinistra. Il secondo è molto facile nel caso di " " polarizzazione P uniforme (caso a): il momento di dipolo è dato semplicemente dal prodotto di P per il volume. 1) Il campo elettrico creato da un corpo polarizzato può essere calcolato valutando prima le cariche di polarizzazione e calcolando poi il campo da queste creato. b) Sulla base di sinistra il vettore P e la carica di polarizzazione sono nulli. La carica di volume ha densità:  ∂ P ∂ Py ∂ Pz  ρ = − divP = −∇ ⋅ P = − x +  = −a . σ = + P sulla base a destra. sulla base di destra P è diverso da zero e concorde con n : la carica di polarizzazione q è positiva ed uguale a σ S . può essere utile controllare l’esattezza dei calcoli verificando che: a) le cariche di polarizzazione abbiano somma nulla. 2) Il calcolo qui fatto serve in qualche modo a giustificare le relazioni (11) e (12). " b) il loro momento di dipolo elettrico sia uguale al valore che si ottiene integrando P su tutto il volume occupato dal corpo. Quindi: σ = 0 sulle superfici laterali. Si dica dove sono localizzate le cariche di polarizzazione e se ne calcoli il valore nei due casi: a) P è uniforme.    ! ! " " " # Commenti. Il primo controllo è stato fatto. che non sono affatto intuitive. è presente un dielettrico polarizzato con polarizzazione P diretta lungo l’asse x. Le cariche totali sulle due basi sono –q e +q con q = σ S = PS . $ % $ & 7 . quindi: p = P⋅S .Problema 4 In un cilindro sottile. + ∂y ∂z  ∂x La carica totale di volume si ottiene moltiplicando ρ per il volume S e risulta esattamente opposta alla carica presente sulla base di destra. È immediato verificare che p coincide con il momento di dipolo elettrico delle due cariche –q e +q calcolate in a). b) P = axx dove a è una costante. di lunghezza e sezione S.     Soluzione: a) In un corpo uniformemente polarizzato le cariche di polarizzazione di volume sono nulle e quelle di superficie hanno densità σ = P ⋅ n .

la densità di carica ed il campo elettrico sono sempre fortemente disuniformi. Infatti all’interno di una singola molecola la polarizzazione. Si ottiene immediatamente: ( ( ( ) ( ( ) ) ( ( 8 . Soluzione: a) Si applichi la legge di Gauss al cilindro disegnato in figura. La carica interna al cilindro vale σ S (S è l’area della sezione del cilindro) ed è uguale ad ε o volte il flusso. cioè E concorde con n ). il flusso attraverso ciascuna base vale E ⋅ nS = ES (carica positiva implica flusso positivo. supponendo che nello spazio circostante: a) non sia presente nessun materiale. Il flusso di E attraverso la superficie laterale è nullo perché E è perpendicolare a n . mediati su volume ∆v grandi rispetto alle dimensioni molecolari (ovviamente anche per le cariche di polarizzazione e per i campi elettrici da queste creati si otterranno solo dei valori medi). pensando che. per motivi di simmetria. il campo E deve essere perpendicolare al piano e che il campo a sinistra deve potersi ottenere da quello a destra per riflessione speculare (vedi Appendice A). sono realistiche solo se si ignora la struttura atomico-molecolare del mezzo e si considerano dei valori medi di P . di spessore trascurabile. Risulta quindi σ S = 2εo ES .3) Le polarizzazioni qui considerate. b) sia presente un dielettrico con costante dielettrica relativa ε r . cioè σ E= 2ε o b) Basta applicare la legge di Gauss nella forma (15’) procedendo come in a) ed utilizzare poi l’equazione D = εo εr E . ' Problema 5 Si calcoli il campo creato da una carica positiva distribuita con densità σ uniforme su di una superficie piana praticamente illimitata (cioè in pratica su un foglio. in particolare la polarizzazione uniforme. costituito da un materiale conduttore).

Su questa superficie D = D(r )r e quindi 2 3 ∫ D ⋅ dS = ∫ D(r )r ⋅ (dS r ) = D(r ) ∫ dS = D(r ) ⋅ 4π r 2 2 3 3 2 . la carica è equidistribuita sulle due superfici. I vettori D . E . 2 2 2 2 Soluzione: 2 a) Per calcolare il vettore D in un generico punto P distante r da O si applica la legge di Gauss alla superficie sferica Σ di raggio r e centro O. Si calcoli prima D applicando la legge di Gauss nella forma (15’). 2ε o ε r Commenti. εr εo 0 1 Problema 6 Una sfera conduttrice elettricamente carica ha centro in O ed è immersa in un dielettrico. Detta σ la densità su ciascuna superficie. 1) La presenza del dielettrico riduce il campo di un fattore ε r perché sulla superficie del dielettrico a contatto con il conduttore sono presenti cariche di polarizzazione negative (intuitivamente.D =σ /2. D( r ) = 4π r 2 Anche i vettori E . P(r ) = ε o χE = (ε r − 1) 4πε r r 2 2 2 2 9 . La carica q si distribuisce con densità uniforme sulla superficie della sfera e crea un campo elettrico con simmetria sferica. 2) Se il foglio di materiale conduttore ha spessore grande rispetto alle dimensioni molecolari. omogeneo ed isotropo. Supposte note la carica q presente sulla sfera e la costante ε r del dielettrico: a) Si calcolino i vettori D . E = σ . Σ Σ Σ Uguagliando l’integrale a q si ottiene immediatamente: q . risulta: σ E= n. la carica positiva σ attira gli elettroni e respinge i nuclei del dielettrico: vicino al conduttore vi è quindi un lieve eccesso di cariche negative). E . P in un generico punto esterno alla sfera. b) Le cariche di polarizzazione di volume e di superficie. P sono diretti lungo r ed hanno modulo: D q E (r ) = = εr ε o 4πε r ε o r 2 q . 2 2 2 Suggerimento. P sono quindi diretti radialmente ed il loro modulo è costante su una generica superficie sferica con centro in O.

Problema 5. r r Ricordando che il vettore r ha componenti cartesiane x. ∂x ∂y ∂z r   r   r   −3/ 2 4 r = (x 2 + y 2 + z 2 ) 1/ 2 si ottiene: Commenti. La relazione è valida per conduttori di forma qualsiasi. La carica totale di polarizzazione q p presente sulla superficie si ottiene moltiplicando σ P per la superficie della sfera: (ε − 1) q . z e che 4 4 5 5 4 5 4 5 5 4 4 5 4 4 f x = x( x 2 + y 2 + z 2 ) ∂ fx 3 − 3/ 2 − 5/ 2 = (x2 + y2 + z2 ) − x (x 2 + y2 + z2 ) 2x = 2 ∂x 2  x  = r −3 1 − 3 2  . r   Le altre derivate hanno espressioni analoghe. Si ritrova la stessa relazione tra E e σ già ricavata per una superficie piana (v. dove E è il campo contiguo al conduttore (teorema di Coulomb). Per conduttori di forma generica immersi in un dielettrico omogeneo ed isotropo il calcolo è più complesso ma il risultato è identico: il campo E in ogni punto è ε r volte minore di quello che si otterrebbe in assenza del dielettrico. è presente una carica di polarizzazione di densità superficiale: (εr − 1)q σ P = P ⋅ n = P( R)r ⋅ ( −r ) = − P( R) = − 4πε r R 2 ( n è uguale a − r perché è orientato verso l’esterno del dielettrico). ma i cambiamenti sono trascurabili fino a che la distanza dal conduttore è trascurabile rispetto ai raggi di 6 6 6 10 . commento 2). coincidente con quella della sfera conduttrice. risulta in definitiva  ∂ fx ∂ f y ∂ fz x2   y2   z2   −3 divf = + + = r  1 − 3 2  +  1 − 3 2  +  1 − 3 2   = 0 . 1) La carica di polarizzazione è presente solo all’interfaccia fra dielettrico e conduttore ed ha segno opposto a q: la carica totale ed il campo E risultano ridotti di un fattore ε r . y. 2) Se ci si avvicina alla superficie della sfera conduttrice. o meglio se si fa tendere r al raggio della sfera.b) Sulla superficie del dielettrico. q P = σ P ⋅ 4π R 2 = − r q ⇒ q + qP = εr εr La densità di carica di volume è:  (ε r − 1)q r  (εr − 1)q div r  ρ P = − divP = − div   2 2  = − r  4 4 πε πε r   r r   Si tratta di calcolare la divergenza della funzione: r r f (r ) = 2 = 3 . il campo E può cambiare sia in modulo che in direzione. se ci allontaniamo dal conduttore. il campo E tende al valore: σ E= n εr εo 6 6 6 7 6 dove σ = q / (4π r 2 ) è la densità superficiale di carica sulla sfera.

più intuitivamente. con le basi parallele alla superficie. pensando che: 8 8 all’interno del conduttore il campo elettrico è nullo. all’esterno del conduttore e nelle sue immediate vicinanze il campo E è ortogonale alla superficie (si ricordi che la superficie di un conduttore in equilibrio elettrostatico è equipotenziale e che le 9 linee di flusso di E sono ortogonali alle superfici equipotenziali. 9 9 11 .curvatura della superficie. Per dimostrare il teorema di Coulomb basta applicare la legge di Gauss al cilindretto rappresentato in figura. si pensi che un’eventuale componente tangenziale di E sulla superficie del conduttore metterebbe in moto le sue cariche superficiali). o.

CAPITOLO 2 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA Definizioni Dato un conduttore filiforme ed una sua sezione normale S si definisce: Corrente elettrica i= Q t (1) dove Q è la carica che attraversa la sezione S del conduttore nel tempo t. si definisce:   Resistività elettrica ρ= RS/ (4) (R caratterizza le proprietà conduttive del tratto di conduttore. ¤ ¤ Commento. per mantenere la corrente in un circuito è quindi necessaria la presenza di altre forze (forze impresse che derivano da un campo elettromotore E * = F / q .e. ρ quelle del materiale) ¡ £ Forza elettromotrice (f.m. Il lavoro della forza F = qE esercitata da un campo elettrostatico sull’intero circuito è nulla. q la loro carica.d. se alla corrente contribuiscono particelle di tipo diverso ¦ ¦ ¦ ¦ j = n1q1v1 + n2 q 2 v 2 +. se il tratto ha sezione S costante e lunghezza . v la loro velocità media (o di deriva). la cui natura dipende dal tipo di generatore): è il lavoro di queste ultime e può non coincidere con il lavoro del generatore sulle cariche che lo attraversano (si vedano i Problema 3 e 4).) tra gli estremi del tratto considerato ed i è la corrente che lo percorre. Densità di corrente Resistenza di un tratto di conduttore j =i/S R= V i (2) (3) dove V è la differenza di potenziale (d. (7) 1 . ¤ ¤ ¥ Relazioni utili La densità di corrente è il modulo del vettore ¦ ¦ j = nqv (6) dove n è il numero delle particelle in moto nell’unità di volume..p.) di un generatore ¢ £ = q (5) dove è il lavoro del generatore sulla carica q.

¨ ed una resistenza R: ¨ = Ri. S la sua sezione e ρ la resistività del conduttore.Il vettore j in un generico punto del conduttore è legato al campo elettrico E in quel punto dalla relazione (8) E =ρj. Equazione delle maglie: Per un circuito con una f.m. . Per conduttori in parallelo: 1 1 1 = + +. . Req R1 R2 Potenza: La potenza trasferita dalla corrente ad un generico utilizzatore è: P =V i dove V è la d..p.. § § § § La corrente i che attraversa una generica superficie ideale è i = ∫ j ⋅ dS § § (9) S Resistenza equivalente: Per conduttori in serie: Req = R1 + R2 +.d. (15) 2 . ai capi dell’utilizzatore.e. se si tratta di un resistore: P = V i = R i2 = V2 R (Legge di Joule) (13) (12) (11) (10) La potenza fornita dalle forze impresse di un generatore è: P= ¨ i (14) dove © è la lunghezza del filo.

− ne (il segno . una mole di rame pesa 63.5 unità atomiche corrispondono ad una massa molare M = 635 . i = 30 A . In altri conduttori (ad es. b) Le considerazioni fatte per ricavare n possono essere espresse in forma letterale: ρ atomi / m 3 massa / m 3 n = = ovvero atomi / mole massa / mole NA M (ricordiamo che 63. come tutti i metalli buoni conduttori.).Problema 1 Un filo di rame di sezione S è percorso da corrente i. vd =   Commenti.indica che v d è opposto a j ). si ottiene: 15 A 6 2 j= 2 = 6 ⋅ 10 A / m . In questo volume sono presenti 6.89 g / cm 3 densità di atomi è pari a: 6. È per questo motivo che il rame. quindi la 8. si calcoli la sua velocità di deriva. a) Si noti il valore estremamente piccolo della velocità di deriva degli elettroni.843 ⋅ 10 23 atomi / cm 3 . n il numero di elettroni per unità di volume. [ S = 5 mm 2 . g / mole ). g V = = 7. 3 .5 g ed occupa quindi un volume: 635 . benché la corrente sia estremamente elevata (superiore ai valori consigliati per motivi di sicurezza in conduttori di rame con sezione di 5 mm2). −6 5 ⋅ 10 m j = −4.14cm Esprimendo tutte le grandezze in unità del sistema internazionale (S.5 u.4 ⋅ 10 − 4 m / s . Per calcolare n ricordiamo che ρ = massa/volume e che il numero di Avogadro è 6. numero atomico del rame 63. se confrontata con la loro velocità media di agitazione termica (che è dell’ordine dei chilometri al secondo). 3 7.02 10 23 atomi. Supponendo che vi sia un elettrone di conduzione per ogni atomo di rame.89 g / cm 3 . nei gas rarefatti) le velocità di deriva possono diventare confrontabili con quelle di agitazione: il conduttore non segue più la legge di Ohm.I.02 ⋅ 10 23 atomi n= = 0.14cm 3 .a. segue la legge di Ohm. densità del rame ρ = 8.02 10 23 /mole. j vd = − ne dove − e è la carica dell’elettrone.] Soluzione: Dalle definizioni di densità di corrente si ottiene: j =i/S.

⋅ 10 −19 J ed una carica q = 2e . a) Sapendo che ogni reazione fornisce un’energia di 35 .p.  4 . Vbc = ri = = 24Ω r+R   Commenti.m. che vengono utilizzati per ottenere d.p. 2Ω r 12V = 1V .d. si calcoli: b) la corrente i nel circuito.p.m. Il dispositivo è alla base del funzionamento del partitore di tensione e del potenziometro.e.   Problema 3 In una pila Daniell l’energia è fornita dalla reazione esoenergetica CuSO4 + Zn → ZnSO4 + Cu . si calcoli la f. c) la d. della pila.d.e.d. comprese tra 0 e quando si dispone di un generatore di tensione di f. R = 22Ω . .Problema 2 Si ricavi la d. [ = 12V . r = 2Ω ]  Soluzione: Dall’equazione delle maglie si ottiene: = ( R + r )i . Supponendo che la pila abbia resistenza interna r = 1Ω e venga chiusa su una resistenza esterna R = 9Ω . V ai morsetti della pila. Vbc ai capi della resistenza r nel circuito rappresentato in figura.

e. 3) La potenza Vi fornita dalla pila è minore della potenza i fornita dalle reazioni chimiche perché parte dell’energia è dissipata per effetto Joule all’interno del generatore stesso.m. è invece molto facile calcolare la f.d.Suggerimenti. e si dica cosa rappresentano fisicamente questi punti. in base alla sua definizione. V. La f. si ricorra alla sua equazione di definizione.e. V → .e. Soluzione: a) Dalla definizione di si ricava immediatamente: 35 . Si considerino i punti di intersezione fra la curva caratteristica e gli assi coordinati. fra i suoi morsetti in assenza di corrente (ovvero a circuito aperto). con quali circuiti possono essere realizzati ed in quali casi il generatore cede energia all’esterno ed in quali ne assorbe. ⋅ 10 −19 C b) Il bilancio energetico implica: i = ri 2 + Ri 2 . r+R c) Il circuito viene rappresentato esattamente come per il problema 2 solo che ora r è interna al generatore.m. Per il quesito (b) si indichi con i la corrente e si invochi il principio di conservazione dell’energia: la potenza fornita dalla reazione chimica deve uguagliare la potenza dissipata per effetto Joule nelle resistenze r e R. = = 109 2 ⋅ 16 . V = − ri = r+R   i= Commenti. ⋅ 10 −19 J .  Soluzione: 5 .p. 1) Al tendere della corrente a 0. di un generatore può quindi anche essere definita come d. 2) Per i generatori voltaici non è facile individuare la natura e la localizzazione delle forze impresse. Dividendo per i si ottiene la stessa equazione del Problema 2.    Problema 4 Si disegni la curva caratteristica di un generatore avente forza elettromotrice e resistenza interna r (cioè si riporti la corrente i che lo percorre in funzione della differenza di potenziale V ai suoi morsetti). quindi: V = Vac = Ri o anche R . risulta     .m. Per il calcolo della f.

    I quadrante IV quadrante II quadrante Problema 5 6 . le polarità ai morsetti sono invertite. La caduta su r si somma ad .La differenza di potenziale V ai morsetti del generatore è V = diagramma tensione-corrente è quindi una retta. e la corrente di corto circuito vale / r . Nel quarto quadrante i è così grande (occorre naturalmente un altro generatore in serie) che la caduta su r è maggiore di : V risulta negativo.e. Nel secondo quadrante è i < 0 . il generatore si ricarica.m.  − ri (vedi Problema 3): il Si ottiene V = 0 cortocircuitando i morsetti. cioè la corrente entra nel morsetto positivo (occorre naturalmente un generatore di f. Si ottiene i = 0 a circuito aperto. sicchè V > . Il calore dissipato per effetto Joule all’interno è maggiore dell’energia fornita dalle reazioni chimiche: il generatore assorbe energia (ed infatti P = iV è negativo). Il generatore assorbe potenza: infatti P = iV è nuovamente negativo. Se la reazione chimica si inverte. maggior in opposizione). diventando endoenergetica.

La potenza dissipata in R è: 2  2  2 P = i R = R  . e resistenza interna r / 2. Le ultime due cifre sono state omesse Commenti. quindi: 2 i = 2r i 2 + R (2i) 2 . Ω ciascuna.e. In parallelo: detta i la corrente in ciascun generatore. a) Qual’è la resistenza del filamento durante il funzionamento? 7 .05Ω . Procedendo come sopra si trova R = r / 2 = 0.e. e resistenza interna di 01 . considerando separatamente i casi di pile in serie e in parallelo. si 2 ottiene R = 2r = 0. Suggerimento. Si proceda come per il Problema 3. P = / 2r = 11 W .5 V di f. Si determini il valore di R per cui la potenza erogata dall’utilizzatore è massima.m.      L’equazione.m. P = 2 / 2r = 11 W .  2r + R  Per ricavare il massimo di P si pone dP / dR = 0 . Soluzione: In serie: il bilancio energetico implica  2 2 i = 2r i + R i . supponendo e R costanti. è quella che si otterrebbe con un unico generatore di f. 2 e resistenza interna 2r). con le quali si vuole alimentare un utilizzatore di resitenza R. da cui i = 2r + R  2 2  (come se avessimo un unico generatore di f. Problema 6 Un’automobile con batteria da 6 V ha anabbaglianti da 25 Watt ciascuno. In base ai dati del problema si ottiene P = 1125 perché non significative (i dati di partenza contengono solo una o due cifre significative). divisa per 4.  .e.Si hanno due pile da 1. domanda (b).2Ω . W .m. la corrente in R è 2i.

con V’ e i’ quelli misurati nel circuito (b). R= = = 144 25W P b) Dalla relazione E = ρ j si deduce che E risulta diretto lungo il filo ed è costante in ! modulo (il filamento ha sezione costante). quanto vale in modulo il campo elettrico E al suo interno? Soluzione: a) Dall’equazione che fornisce la potenza dissipata per effetto Joule si ottiene: V 2 36V 2 . Figura a Figura b Soluzione: 8 . Ω. La tensione V lungo il filamento è: ! ! " V = ∫ E ⋅d = ! ∫ E d = E ∫d = E ! ! ! ! da cui si ricava E = V / = 60 V / m . di lunghezza d e verso concorde con E .b) Se il filamento è lungo 10 cm. risulta dunque E ⋅ d = E d . Detto d un elemento di filo. Si ricavi R. Problema 7 Per misurare la resistenza R di un conduttore si utilizzano un voltmetro ed un amperometro realizzando i circuiti rappresentati nelle Figure a e b. indicando con V ed i i valori misurati da voltmetro ed amperometro nel circuito (a).

Pensando che il voltmetro misura in ogni caso la tensione lungo lo strumento (cioè la d.d.p. ai suoi morsetti) e l’amperometro segna la corrente che lo percorre, si ottiene immediatamente (dalla legge di Ohm o dall’equazione delle maglie): V = Circuito a)  V = R A i + Ri
#

V' V'  i ' = iV + i R = + Circuito b)  Rv R  − V ' = RAi dove iV e i R sono le correnti nel voltmetro e nella resistenza R, rispettivamente. Abbiamo dunque un sistema di quattro equazioni nelle quattro incognite , R A , RV , R (di ben facile soluzione).
# #

Commenti. Il problema fa capire che la resistenza può essere misurata come rapporto tra la tensione V ai suoi capi e la corrente i che la percorre, ed evidenzia la difficoltà di una simile misura: nel circuito di sinistra il voltmetro non misura la d.d.p. ai capi di R ed in quello di destra la corrente nell’amperometro non è la corrente in R.

Problema 8 Si calcoli la resistenza di un conduttore metallico di resistività ρ , lunghezza e sezione circolare con centro sull’asse x e raggio r che cresce linearmente con x, assumendo i valori r1 in x = 0 e r2 in x = .
$ $

Soluzione: La dipendenza di r da x può essere così espressa: r2 − r1 . r = r1 + x
%

Dividendo idealmente il conduttore in tratti di lunghezza dx e resistenza dR = ρ dx / π r 2 , posti in serie, si ottiene: ρ dx R = ∫ dR = ∫ ρ 2 = . π r1r2 πr 0 (Per effettuare l’integrazione conviene assumere r come variabile indipendente).
& '

Problema 9 Due vetture tranviarie distano rispettivamente 2 km e 5 km da una cabina di alimentazione di 550 V, a cui sono collegate mediante un cavo aereo e le due rotaie. La prima vettura assorbe una corrente di 50 A, la seconda di 30 A. Se la resistenza per unità di lunghezza

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del cavo aereo è di 0.5 Ω / km e quella di ciascuna rotaia 0.04 Ω / km , si calcolino le potenze assorbite da ciascuna vettura e la potenza Pd dissipata nel cavo aereo e nelle rotaie. Soluzione: Lo schema è il seguente

' dove R1 = 1Ω , R1' = 0.04Ω , R2 = 15 . Ω , R2 = 0.06Ω (si pensi che le rotaie sono conduttori in parallelo). Le potenze assorbite sono: P1 = i1V BB ' , P2 = i 2VCC ' . VBB’ si ottiene sottraendo ai 550 V

della cabina le due cadute su R1 e R1' , che valgono R1 (i1 + i 2 ) e R1' (i1 + i 2 ) . Il calcolo per VCC’ è analogo. Risulta P1 = 23 ⋅ 10 3 W ; P2 = 13 ⋅ 10 3 W ; Pd = 7.06 ⋅ 10 3 W .
Commento. Il trasporto di energia elettrica a grandi distanze comporta sensibili perdite di potenza nei cavi aerei. Per ridurle si può aumentare la d.d.p. fra i cavi stessi (compatibilmente con i problemi di sicurezza) fino a quei valori che cominciano a rendere sensibili le perdite dovute al passaggio di corrente in aria, nelle vicinanze dei cavi. Nei cavi ad alta tensione in corrente alternata si arriva a centinaia di kV.

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n il versore normale al piano. Legge di Biot.CAPITOLO 3 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI NEL VUOTO Forza magnetica su una particella con carica q e velocità v : F = qv × B . (3) dove S è la superficie racchiusa dalla spira. Legge di Ampère: data una linea ideale chiusa Γ : ∫ B ⋅ d = µo i Γ . (2) (il verso del vettore può essere scelto ad arbitrio: i sarà positiva o negativa a seconda che la corrente circoli nel verso scelto o in quello opposto). l’energia cinetica mv / 2 e il modulo v della velocità rimangono costanti nel tempo. In assenza di altre forze.    (6) dove i Γ è la corrente concatenata con la linea Γ . orientata con 1 . ¨ § ¨ ¨ ¨ § Momento di dipolo magnetico di una spira filiforme contenuta in un piano: µ =iSn . le linee di flusso del campo sono circonferenze aventi come asse il filo. ¨ ¨ © © Campo di un conduttore rettilineo infinitamente lungo (in modulo): B= µo i .Savart: un conduttore filiforme crea in P il campo: µ i d ×r B= o ∫ . cioè: iΓ = SΓ Γ ∫ j ⋅ dS . 2π r (4) dove r è la distanza dal conduttore. e l’accelerazione è centripeta. ¦ ¦ § 2 Forza esercitata da un campo B uniforme su un conduttore rettilineo di lunghezza percorso da una corrente i: F =i ×B. orientate rispetto verso della corrente con la regola della mano destra.   (7) S Γ è una qualunque superficie avente come contorno Γ . il suo lavoro d = F ⋅ ds = F ⋅ vdt ( ds =spostamento della particella) è nullo. (Forza di Lorentz)       ¡ ¤ ¤ ¢ £ ¤ ¤ ¥   (1) Commenti: poiché F è ortogonale a v . 4π r2       (5) dove l’integrale è esteso a tutto il conduttore (i è positiva o negativa a seconda che scorra o meno nel verso di d ). Il verso di µ è legato al senso di percorso della corrente dalla regola della mano destra.

ed ha raggio di curvatura r che varia secondo la legge r = ro x o / x per 0 < x ≤ x o e rimane costante ed uguale ad ro per x > x o . Quali sono il massimo e il minimo raggio di curvatura della traiettoria di un elettrone con energia cinetica T? [ B = 10 −3 Wb / m 2 . 2 . eV ] Soluzione: La velocità dell’elettrone ha modulo v = 2T / m = 0. r= eB sin θ r dipende unicamente da θ . All’esterno il campo B è nullo.59 ⋅ 10 6 m / s . Si dica se in base a questi dati è possibile valutare il vettore B in un generico punto della traiettoria. Sotto l’azione della forza magnetica la traiettoria della particella è rettilinea per x < 0 . ed è compreso tra i valori mv / (eB) = 3.  Problema 1  Un gas fortemente ionizzato è posto in un campo magnetico B .la regola della mano destra rispetto al verso positivo di percorrenza su Γ . Il raggio di curvatura r si ottiene uguagliando il modulo della forza centripeta ( mv 2 / r ) al modulo evB sin θ della forza di Lorentz ( − ev × B ). B/ / e B⊥ di B. Campo di un solenoide rettilineo infinitamente lungo. T = 01 . all’interno è uniforme. dove θ è l’angolo fra v e B : mv . diretto lungo l’asse. con verso dato dalla regola della mano destra rispetto al senso di percorso della corrente. modulo (8) B = µo n i dove n è il numero di spire per unità di lunghezza.36 mm per v ortogonale a B ed ∞ per v parallelo a B .         Problema 2 Una particella di massa m e carica q positiva viene lanciata lungo l’asse x con velocità v in una zona dove è presente un campo magnetico.     Suggerimento: si considerino separatamente le componenti rispettivamente parallela e perpendicolare alla traiettoria stessa.

B⊥ = qro Possiamo quindi affermare che: a) la componente di B ortogonale al piano x. ed è entrante (l’accelerazione centripeta a ⊥ sta nel piano (x. y) ed è rivolta verso il centro di curvatura). B⊥ = qro x o mv per x > x o . l’accelerazione è centripeta ed ha modulo v 2 / r . mentre il calcolo della traiettoria risulta facile solo se il campo magnetico è uniforme. si può concludere che questa componente è nulla. Per questo motivo nei testi di Fisica si propongono problemi nei quali il campo magnetico è supposto uniforme in un certo dominio e nullo altrove. Per valutare B⊥ si consideri la legge fondamentale della dinamica F = ma . Si tenga ben presente che questa ipotesi rappresenta semplicemente una semplificazione del problema. y). b) un’eventuale componente contenuta nel piano x. cresce lineramente per 0 < x < x o e rimane poi costante. 3 . y). dato che è impossibile generare nel vuoto campi magnetici discontinui. B⊥ = 0 mv x per 0 < x < x o . Il campo B esercita una forza   F = qv × B = qv × ( B/ / + B⊥ ) = qv × B⊥          La componente B/ / di B non fornisce nessun contributo alla forza applicata alla particella e non ha nessun effetto sulla sua traiettoria: i dati del problema non permettono quindi di valutare un’eventuale componente B/ / . r = ∞ ).Soluzione: L’energia cinetica della particella 1 / 2 mv 2 ed il modulo di v sono costanti perché il lavoro della forza magnetica è nullo. y dovrebbe essere parallela alla traiettoria in ogni suo punto: se le traiettorie di un fascio di particelle lanciate con velocità diverse giacciono tutte nel piano (x.  Commenti: Per particelle sulle quali agisce la sola forza magnetica è facile calcolare il raggio di curvatura. contenente la traiettoria. Il suo modulo è              dato da qvB⊥ = mv 2 / r . Dalla relazione qv × B⊥ = ma ⊥ e dalla definizione di prodotto esterno si deduce che B⊥ è ortogonale al piano (x. poiché F = qv × B⊥ è ortogonale alla traiettoria. risulta quindi: per x ≤ 0 (traiettoria rettilinea. y è nulla per x < 0 .

nel caso c). 4 .     Commenti: Buona parte dei problemi sul moto di particelle in campo magnetico sono delle semplici varianti di questo problema. b) La particella non risulta soggetta a forze e si muove con velocità uniforme. che sta su un cilindro con raggio: mu⊥ . Si supponga che sulla particella agisca solo la forza magnetica e. parallelamente al vettore B . b) parallela a B . Il passo dell’elica coincide con il cammino u / / T fatto lungo la direzione di B nel tempo T. il periodo di rotazione T = 2πr / u⊥ = 2πm / qB è indipendente dalla velocità. si calcoli il passo dell’elica. Per la loro soluzione è necessario avere ben presenti i seguenti fatti: 1) La traiettoria è in generale un’elica che sta su un cilindro il cui asse è una linea di flusso di B: anche campi non uniformi obbligano la particella a non allontanarsi troppo da una linea di flusso. La proiezione della traiettoria su un piano ortogonale a B è una circonferenza diraggio r. c) La traiettoria è la curva che si ottiene combinando i due moti trovati in precedenza. con raggio r=mu/(qB) (vedi Problema 1 o 2). r= qB e con generatrici parallele a B .     Soluzione:  a) La traiettoria è una circonferenza contenuta nel piano y. cioè a muoversi con traiettorie di tipo elicoidale attorno alle linee di flusso. c) obliqua. z ortogonale a B .Problema 3 Si dica quale è la traiettoria di una particella di massa m e carica q lanciata in un campo magnetico uniforme con velocità iniziale: a) perpendicolare a B . in modo da avere una componente u⊥ ed una u / / . cioè un’elica.

p. b) Se il fascio di elettroni ottenuto praticando in M un piccolo foro in corrispondenza del punto O entra in un campo magnetico uniforme B = Bz . che incurva verso l’alto la traiettoria.      Soluzione: a) Fra F e M ogni elettrone acquista un’energia cinetica mv 2 / 2 pari alla differenza di energia potenziale − ( − e)Vo ed arriva quindi in M con velocità 1/ 2 v = (2eVo / m) .d. a) Si calcoli la velocità v di arrivo degli elettroni su M nota la d. la traiettoria è una circonferenza e la velocità angolare è indipendente da v: su questo fatto si basa il funzionamento del ciclotrone. c) Si calcolino le coordinate (y. ed infatti la frequenza ν = 1 / T è detta frequenza di ciclotrone.2) In campo uniforme ed ortogonale alla velocità v . si ottiene il raggio di curvatura       5 . Ricordando l’espressione a c = v 2 / r dell’accelerazione centripeta ed uguagliando F a mac. Vo fra F e M. z) del punto di arrivo sulla pellicola di un elettrone che in O ha velocità v = v x + v z z (in pratica gli elettroni del fascio non hanno esattamente la stessa velocità: si tratta di valutare l’effetto di una piccola componente vz della velocità). si dica per quale valore di B il fascio colpisce la pellicola fotografica P nel punto di ordinata y.  Problema 4 Gli elettroni emessi dal filamento F con energia cinetica trascurabile vengono accelerati con il dispositivo rappresentato in figura (M indica un elettrodo metallico). b) Un elettrone che esce dal punto O con velocità v = v x è soggetto alla forza F = − e v x × ( B/ / z ) = evB/ / y .

su di una circonferenza di raggio r. me 2 eB ± e B + πεo r 3 . di cui il segmento OP è un diametro.  Soluzione: a) Dalla F = ma e ricordando che l’accelerazione centripeta vale v 2 / r . Durante questo tempo l’elettrone si sposta in direzione z di un tratto z = vz t . da cui v = . La proiezione della traiettoria sul piano (x. 2 = m r 4πεo r 4πεo rm b) La forza magnetica ha modulo evB. Considerando positivo v quando v × B è concorde con E si ha:      e v2 . che viene percorsa nel tempo t = π r / v . In una descrizione puramente classica e semplificata si suppone che i due elettroni descrivano la stessa orbita in versi opposti. Si calcoli la velocità dell’elettrone: a) in assenza di altre forze. si deduce: e e v2 . eB La traiettoria è una semicirconferenza. Il campo B aumenta la velocità di un elettrone e diminuisce quella dell’altro. la stessa direzione di quella elettrica e verso concorde o meno a seconda del segno di v (cioè del verso di rotazione dell’elettrone). y) è la stessa semicirconferenza calcolata in b).mv . con risultante nulla. b) in presenza di un campo magnetico B perpendicolare al piano dell’orbita. sicchè il momento magnetico risultante è diverso da zero ed opposto a B : è questa la spiegazione classica del diamagnetismo. r= c) La traiettoria è ora un’elica (vedi Problema 3). da cui + evB = m r 4πεo r 2 i due segni corrispondono ai due versi di v. Problema 5 Si supponga che in un atomo di idrogeno l’elettrone possa essere assimilato ad una carica puntiforme ruotante intorno al protone. quindi r = y/2 . ma gli elettroni hanno la tendenza a coordinare i loro moti in modo da ottenere momenti opposti. v= m 2 r 2 2 Commenti: Il moto di un elettrone in un atomo può generare un momento di dipolo magnetico.   6 .

Per calcolare il campo B nel punto P. si introduca il sistema cartesiano rappresentato in figura. Il vettore µ i d ×r dB = o 4π r 2 è diretto lungo z ed ha modulo µ i d sin θ dB = o 4π r 2 dove d = dx. dx = cos2 θ da cui µi µi dB = o ∫ sin θ dθ = o (cos θ1 − cos θ2 ) . # 2) Per calcolare il campo B creato da un circuito costituito da tratti rettilinei basta sommare i campi creati dai singoli tratti: il calcolo può essere laborioso. ma non difficile. assumendo come variabile di integrazione l’angolo compreso fra d e r . Per l’integrazione fra x1 e x 2 .Problema 6 Si calcoli il campo B creato da un tratto rettilineo di un conduttore filiforme in un generico punto P. dato dall’equazione (4). Non si può utilizzare la legge di Ampère perché mancano le simmetrie necessarie. 4π a 4πa ! ! " Commento: 1) Per questo problema. esprimiamo r e dx in funzione di θ : a dθ con OP = a . x = a tan θ . ! Soluzione: ! Si orienti d nel verso della corrente. r = a / sin θ . Suggerimento. Si utilizzi la legge di Biot-Savart (2). è possibile controllare l’esattezza del risultato ottenuto: nel limite di filo infinitamente lungo (cioè per x1 → −∞ e x 2 → ∞ ) si ottiene il valore corretto. 7 . in modo che i risulti positiva.

perché è ortogonale a d . Si noti però che le particelle di conduzione si muovono anche lungo d .   indotta quando il flusso Φ = Σγ ∫ B ⋅ dS ¡ ¡ attraverso la superficie Σ γ racchiusa dal circuito sta variando (più precisamente. . con velocità di deriva v d parallela a d . Nell’equazione (2) il campo elettromotore è E * = v × B dove v è la velocità dell’elemento d di circuito.e. Se il campo magnetico non è stazionario la (1) può essere scritta nella forma: d E ⋅ d = − ∫ B ⋅ dS ∫ dt Σ γ γ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ (3) Osservazioni. dove v è la velocità dell’elemento d di circuito. e la (1) può essere scritta nella forma: ¢ = ∫v × B⋅d £ £ £ ¤ (2) γ dove v è la velocità dell’elemento di circuito.m. si può avere variazione di flusso solo deformando o muovendo il circuito. non comparirebbe il segno -). la presenza di questa forza risulta evidente. Poiché il filo trascina nel moto tutte le particelle presenti al suo interno. perché Φ è indipendente dalla scelta di Σ γ ).e.CAPITOLO 4 INDUZIONE ELETTROMAGNETICA Legge di Faraday In un circuito elettrico filiforme γ posto in un campo magnetico si manifesta una f.m. Nell’equazione (3) il campo elettromotore coincide con E e l’equazione può essere così interpretata: un campo ¥ ¥ ¥ ¥ 1 . perché il lavoro totale della forza magnetica su una carica è nullo). Se il verso di percorrenza su γ e la normale a Σ γ soddisfano la legge della mano destra: ¢ =− dΦ dt (1) (se si adottasse la regola della mano sinistra. in accordo con la legge di Lenz (i lavori delle forze F * ed Fd sono uguali ed opposti. Se il campo magnetico è stazionario. La scoperta delle correnti indotte ha posto il problema della natura e localizzazione del campo elettromotore E * . ma il suo lavoro complessivo sulla particella è diverso da zero e tale da opporsi allo spostamento del circuito. Σ γ può essere qualunque superficie avente come contorno il circuito. quest’ultima non dà nessun ¥ ¦ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ ¥ ¤ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¤ contributo all’integrale (2). il cui integrale lungo il circuito si identifica con la f. e la forza da questo esercitata sulla carica di conduzione q è F * = qv × B . La forza totale magnetica agente su queste particelle è quindi la somma delle forze F * = qv × B e Fd = qv d × B .

indotta si oppone alla causa che la produce.m. Tensione elettrica t γ lungo una linea γ che va dal punto a al punto b: tγ = ∫ E ⋅ d .2 è il flusso magnetico. anche se esterne al conduttore.m. indotta. L’uguaglianza Φ 1. Si definisce mutua induttanza M o coefficiente di mutua induzione di due circuiti filiformi γ 1 e γ 2 il rapporto Φ 1. Energia del campo magnetico.1 / i2 è detta teorema o relazione di reciprocità.e. la tensione lungo una linea chiusa è diverso da zero e coincide con la f. § © Se M ≠ 0 . Densità di energia del campo magnetico nel vuoto dU B 1 2 uB ≡ B = 2 µo dv (8) 2 .m. § Legge di Lenz. attraverso γ 2 . oppure applicando la legge di Lenz: l’effetto della f. Auto e mutua induzione.e.§ § magnetico variabile nel tempo crea un campo elettrico E non conservativo. Se L è costante nel tempo. i due circuiti sono accoppiati induttivamente. con la convenzione già citate. la tensione elettrica coincide con la differenza di potenziale Va − Vb . per i campi indotti.1 ).e. Il campo E indotto da una variazione nel tempo di B agisce ovviamente su tutte le particelle cariche. Il verso della corrente indotta può essere ricavato in modo puramente analitico.1 (7) M= = i1 i2 dove Φ 1. prodotto da i1 (analogamente per Φ 2. dt L’equazione (6) può essere assunta a definizione di L.2 Φ 2 .2 / i1 = Φ 2 . non conservativi. che sono conservativi. ogni variazione di i produce nel circuito una f. Si definisce induttanza L (o coefficiente di autoinduzione) di un circuito filiforme γ percorso da corrente è il rapporto Φ (5) L= i dove Φ è il flusso del campo B creato da i attraverso una superficie con contorno γ . di (6) = −L . § ¨ § (4) γ per i campi elettrostatici.

m. Detta So l’area racchiusa all’istante t = 0 .   Orientata la spira in verso orario. di lunghezza d.   v  a b Suggerimento: Si applichi la legge di Faraday (Eq. quindi     t>0 vt 3 a b t=0 . 2 (9) Problema 1 Nella spira schematizzata in figura il conduttore ab.2. si muove con velocità costante v . il vettore dS risulta parallelo e concorde con B : B ⋅ dS = BdS con B costante rispetto a dS. Soluzione: Il flusso del vettore B attraverso la superficie racchiusa dalla spira nel generico istante t è per definizione  Φ = ∫ B ⋅ dS . Si calcoli la f. risulta: S (t ) = S o − d ⋅ vt . L1i1 + M i1i 2 + L2 i2 2 2 (10) 1 2 Li .e. in presenza di un campo B uniforme ed ortogonale al piano della spira. dove S ≡ S (t ) è l’area della superficie racchiusa dalla spira. indotta nella spira. orientando la spira nel verso orario. Risulta quindi Φ = B S . Energia del campo magnetico generato da: un circuito avente induttanza costante L: UL = due circuiti accoppiati: U= 1 2 1 2 .1) oppure l’Eq.dove dU B è l’energia presente nel volume dv.

b) la forza F necessaria per mantenere in moto uniforme il lato mobile della spira (trascurando la forza peso) ed il suo lavoro per unità di tempo. La forza applicata dal campo B al lato mobile. indotta con uno dei due metodi utilizzati nel Problema 1. Scegliendo sulla spira il verso orario. La legge di Lenz può essere applicata in diversi modi ed in particolare considerando: 1. ma questi punti non danno contributo al flusso Φ ). Soluzione alternativa:  all’integrale contribuisce solo il lato mobile del circuito (sugli altri lati v = 0 ). che dever opporsi al suo spostamento verso l’alto. supponendo che la sua resistenza R sia nota e costante. Lo spostamento del lato mobile diminuisce la superficie racchiusa dal circuito ed il modulo del flusso di B . si calcoli: a) la corrente i indotta nel circuito.     = ∫ vBd =vB ∫ d =vBd . è parallelo al lato mobile ed orientato verso sinistra. che è diretta verso il basso ed ha modulo:     4 . risulta: vBd a) i= = (verso orario). dt La f.  Soluzione: Calcolata la f.e. (senza preoccuparsi dei segni). quindi:         = ∫v × B⋅d . è concorde con B nei punti interni al circuito e tende quindi ad aumentare il flusso (nei punti esterni il campo magnetico indotto ha verso opposto.e. c) la potenza dissipata per effetto Joule nel circuito.     Problema 2 Considerando il circuito del Problema 1. dove il vettore v × B ha modulo vB. Il flusso di B . d risulta parallelo e concorde con v × B .m.m.Φ(t ) = BS o − Bdvt  =− dΦ = Bdv . quindi la corrente circola nel senso positivo prescelto (orario). La corrente indotta ha verso tale da opporsi a questa variazione. Il campo magnetico creato dalla corrente indotta è particolarmente intenso nei punti vicini al circuito e.em. R R b) La forza F è uguale ed opposta alla forza esercitata dal campo B sul lato mobile. risulta positiva. se la corrente ha verso orario. 2.   b b a a Commenti Il problema può anche essere risolto cercando prima il verso della corrente indotta con la legge di Lenz e calcolando poi il modulo della f.

o risulti positiva. per mantenere in moto uniforme il lato ab del circuito occorre esercitare una forza dall’esterno. b) la forza F esercitata dal campo magnetico sul lato mobile.e. la sua dipendenza da o ed il suo effetto sul moto del lato mobile ab. la forza F è opposta a v e tende a frenare il moto della sbarra. Ri = R F = iBd =  Commento: si noti che tutta la potenza fornita al circuito viene dissipata per effetto Joule.    Suggerimento.m. indotta. F dipende da o attraverso i che è: nulla per o = vBd . agisce in senso orario ed ha modulo vBd. supponendo costante la resistenza R del circuito. l’integrazione di dF = id × B è immediata e fornisce: F = iB z . si deduce che: per o = 0 .m. sicché la f. a) Dall’equazione delle maglie  o     ! " # " " # " ! " $ % % % & ) ) ' ( 5 .m. negativa per o < vBd .    Soluzione − vBd = Ri si deduce: − vBd . indotta è già stata calcolata.e. positiva per o > vBd . in accordo con la legge di Lenz. Fv = R c) La potenza dissipata per effetto Joule è: ( vBd ) 2 2 .vB 2 d 2 R Il lavoro di F è positivo e la potenza è data da: ( vBd ) 2 . gli elementi d del lato mobile sono orientati verso destra. Si orienti il circuito in verso antiorario. negativa.m. d × B è verticale e diretto verso l’alto. Si calcoli: a) la corrente indotta. Ricordando che la velocità v del lato mobile è diretta verso l’alto. i= o R b) Scelto il verso antiorario.e. o di segno opposto alla f. Detto z un versore verticale diretto verso l’alto. in accordo con il principio di conservazione dell’energia Problema 3 Nel circuito del Problema 1 viene inserito un generatore con f. La f.e.

v.0 0 Aumentando o. B. per o ≠ 0 il dispositivo può diventare un motore elettrico. 6 6 Suggerimento: si proceda come per il Problema 1. 2 1 1 2 2 1 Commenti. risulta: Φ = ∫ B(t ) ⋅ dS = B(t ) ∫ dS = ( Bo cos ωt ) (S o − dvt ) 6 6 5 =− dΦ ( t ) = − Bo ω ( S o − dvt ) sin ωt − Bo vd cos ωt dt . 6 6 6 6 Soluzione: Con le convezioni del Problema 1. Problema 5 Una spira quadrata di lato a e resistenza R. F diminuisce e si annulla per o = vBd . che viene trasformato in energia elettrica (qui viene dissipato nel resistore. che potrebbe essere il filamento di una lampadina): il dispositivo è un generatore elettrico. o eventualmente fornito dal circuito sull’esterno. d). dal punto di vista del lavoro fornito al circuito dall’esterno. cioè trasforma energia meccanica in energia elettrica. F è concorde con v e favorisce il moto del lato mobile. Consideriamo il bilancio energetico. 0 3 4 5 5 5 5 Problema 4 Si risolva il Problema 1 supponendo che il campo magnetico vari nel tempo con legge B = Bo cos ωt e considerando nota la superficie So racchiusa dal circuito nell’istante t = 0. applicando la legge di Faraday nella forma 1 (l’Eq. cioè trasformare parte dell’energia fornita dal generatore in energia meccanica: infatti la condizione o >vBd può essere verificata per qualunque valore di o (basta ad esempio diminuire v). Si noti infine questo fatto interessante: uno stesso dispositivo può essere utilizzato come generatore elettrico o come motore elettrico semplicemente cambiando i valori dei parametri (che in questo caso sono o. Si calcoli e si rappresenti in diagramma: 6 6 6 . 2 non è più applicabile perché il campo B non è stazionario). si muove con velocità v costante in presenza di un campo B che è nullo nel semipiano x < 0 ed uniforme nel semipiano x > 0 (vedi figura). Il calcolo di Φ richiede l’integrazione di B ⋅ dS ad un generico istante. su cui è inserito un condensatore con capacità C e con dimensioni trascurabili rispetto ad a. Per o > vBd . In questo istante B non dipende dalla variabile di integrazione dS e può essere portato fuori dal segno di integrale. Per o = 0 si deve fornire lavoro meccanico dall’esterno.

a) la funzione Φ(t ) che rappresenta il flusso di B attraverso la spira .e. orientando la superficie racchiusa dalla spira nel verso di B ed assumendo come origine di t l’istante in cui il lato di destra della spira si trova in x = 0 . indotta nella spira.m. b) la f.a. b) (t ) è sempre nullo eccetto che nell’intervallo tra 0 e to . dove t o = a / v . in cui vale = − aBv . e nell’intervallo tra 0 e to cresce con legge lineare: Φ = avtB . c) la corrente i(t) nella spira. 7 7 y 7 B x Soluzione: a) Φ(t ) ha l’andamento di Fig. 8 8 c)   − [1 − exp( − t / RC )] per 0 ≤ t ≤ t o i (t ) =  R per t ≥ t o − io exp − (t − t o ) / RC 8 [ ] dove io = i (t o ) . Φ(t ) (a) t 8 (t) t (b) i(t) to t (c) 7 .

la corrente circola nel verso orario prescelto. 2π  x1 x1 + a  in accordo con il risultato ottenuto sopra. orientando la spira in verso orario. in funzione della distanza x1 (vedi Figura).e. perché v × B è verticale. L’integrazione è immediata e fornisce µ iav  1 1  = ∫ v × B ⋅ ds = va( B( x1 ) − B( x1 + a )) = o  − . 9 µ iav dΦ dΦ dx1 =− =− o 2π dt dx1 dt Soluzione alternativa: Si applica l’equazione (2). Orientando dS nel verso di B (e la spira in verso orario) risulta: x2 a µi Φ = ∫ B ⋅ dS = ∫ dy ∫ o dx = 2πx 0 x1 @ @ @ @ = =− µo ia x1 + a ln 2π x1 1 Poiché 9  a  µo iav a .m. indotta in una spira quadrata di lato a che si allontana con velocità v costante da un conduttore rettilineo indefinito percorso da corrente i stazionaria. 9 @ y @ i x1 v x2=x1+a x Soluzione: @ Il campo B creato dal conduttore è ortogonale al piano racchiuso dalla spira ed entrante.Problema 6 Si calcoli la f. − 2  = a  x1  2π ( x1 + a )x1 1+ x1 è positiva. Su ciascun lato verticale B è costante rispetto alla variabile di integrazione e v × B è concorde con ds sul lato di sinistra e discorde sul quello di destra. I lati orizzontali non danno contributo all’integrale di v × B ⋅ d . @ A @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ @ 9 Problema 7 8 .

Poiché i (t ) = o t .m.e. perpendicolare al piano di figura ed entrante. ma la variazione di flusso è prodotta dalla variazione della i corrrente i.1T ]. L’angolo ϕ varia con la legge ϕ = ϕ o sinωt .m. B = 0. strisciando sulla guida circolare di raggio r = AO. B B Problema 8 Nel circuito in figura l’asta AO può ruotare. ϕ o = π / 6 . ω = 20rad / s . C B B D C O E r B ϕ A 9 . Soluzione: Il calcolo del flusso è identico. [ r = 20 cm (=AO). intorno ad un asse passante per O. b) si dica per quale valore di ϕ la f. indotta nell spira del Problema 6 supponendo che la spira sia ferma e che la corrente i nel conduttore rettilineo cresca linearmente dal valore 0 al valore io nel tempo to.Calcolare la f. in presenza di un campo magnetico B uniforme. Non esiste una soluzione alternativa basata sull’Eq.e. la corrente indotta circola in senso antiorario. risulta: to µ a x + a di µ ai x +a dΦ =− = − o ln 1 = − o o ln 1 2π 2πt o dt x1 dt x1 Dato che è negativo. perch’e il campo magnetico non è stazionario. a) Si calcoli la forza elettromotrice indotta nel circuito. 2. risulta massima e se ne calcoli il valore numerico.

I I Q =− dΦ = ABω sin ω t .1V . il versore normale alla superficie racchiusa è concorde con il campo B ed il flusso concatenato è BS. con angolo al centro uguale a ϕ + π / 2 : 1 π  Φ = Br 2  ϕ +  . c) la potenza meccanica PM da applicare alla spira per mantenerla in rotazione.m. G H dΦ 1 = − Br 2 ϕ o ω cos ωt . nel generico istante t l’angolo fra n e B è θ = ω t . dt 2 valore assoluto per cos ωt = ±1 . ovvero per ϕ = 0 . b) la potenza elettrica PE dissipata nella spira. I I P Soluzione: a) Φ(t ) = ∫ B ⋅ ndS = ∫ B cosθ dS =B cosθ ∫ dS = BS cos ω t . Nell’istante t=0 la spira viene messa in rotazione intorno ad un suo diametro con velocità angolare costante ω . dt i= AB ω sin ωt .Soluzione: a) Orientando il circuito in senso orario. dove S è la superficie del settore circolare racchiuso dal circuito. Suggerimento. R 10 .  2 2 Ponendo ϕ = ϕ o sinωt si ha: F G =− G b) La f. risulta massima in valore massimo è: = 2.e. Si calcoli il flusso Φ(t ) in questo istante e si applichi poi la legge di Faraday. Si calcoli: a) la corrente indotta nella spira. Orientando le spira in senso tale che nell’istante t=0 il suo versore normale sia parallelo e concorde con B . trascurando l’autoinduzione. Il suo Problema 9 I Un campo magnetico B uniforme e stazionario è perpendicolare al piano che contiene una spira circolare metallica di area A e resistenza R.

con verso opposto (vedi figura) ed uguale a B sin θ ( −ω ) . a = 10 −2 m . = Problema 10 Una spira rettangolare di rame (resistività ρ e densità δ ) di dimensioni rettangolari. la spira cade con moto uniforme. δ = 8. b = 2 ⋅ 10 −2 m . [ ρ = 1.8 T ] R T X B b a Soluzione: Orientata la spira in senso antiorario.A2 B 2 2 ω sin 2 ω t . in accordo con il principio di conservazione dell’energia. Quando è solo parzialmente immersa nel campo (v. che genera un campo B diretto come in figura ed uscente.56 ⋅ 10 −8 Ωm . Si calcoli la velocità v . B = 0. dove ω è il versore di ω . cade verticalmente nello spazio compreso tra le espansioni polari di una calamita. il momento meccanico delle forze b) La potenza elettrica dissipata nella spira è: PE = Ri 2 = R S esercitate dal campo B sulla spira è τ = µ × B = i A n × B . risulta: ˆ S (t )) dΦ d (B ⋅ n dS (t ) ˆ =− =− = −B ⋅ n = Bav . il versore n normale alla superficie racchiusa è concorde con B . trascurando l’attrito dell’aria. Detta S(t) la porzione di questa superficie immersa nel campo B . n × B è parallelo ad ω .96 Kg m −3 . dt dt dt U V V V V W 11 . Per mantenere la spira in moto uniforme occorre esercitare un momento opposto − τ = iAB sin θ (+ ω ) dove θ = ω t . R c) Detto µ = i A n il momento magnetico della spira. la sua potenza è PM = −τ ⋅ ω = iABω sin ω t = R R R R R R S S R S S R S R R R A 2 B 2ω 2 sin 2 ω t R Ad ogni istante PM e PE. figura). lati a e b.

l’uso dei pedici diventa superfluo e sarà evitato nella soluzione). dissipata per effetto Joule alla potenza Pg = mgv fornita dalla forza peso. Qui conviene scegliere la spira come circuito 2 perché l’ipotesi a << r1 permette di supporre uniforme al suo interno il campo c B creato dall’altro circuito (effettuata la scelta. dove AB e CD sono archi di circonferenza con centro in O e raggi r1 e r2 e la spira è circolare con centro in O e raggio a << r1 . B a Soluzione alternativa: Si arriva allo stesso risultato uguagliando la potenza PJ = i 2 R b b A . dove Φ 2 è il flusso c attraverso il circuito 2 del campo B creato da una corrente i1 che fluisce nel circuito 1. Per dare un significato al segno di M è necessario scegliere un verso positivo di percorso su entrambi i circuiti. Si ricava: ρδ 2 g v = 2 2 = 7. Soluzione: 12 . D A B C ϑ O Suggerimenti: M può essere calcolato come rapporto Φ 2 / i1 . che ha modulo iaB ed è effettivamente diretta verso l’alto (i è positiva e circola nel senso antiorario scelto).71 ⋅ 10 −5 m / s . È importante numerare opportunamente i due circuiti. Problema 11 Si calcoli il coefficiente di mutua induzione M fra i due circuiti filiformi rappresentati in figura. Affinché la spira cada con velocità uniforme la forza peso mg = δ A g deve essere bilanciata dalla forza magnetica agente sul lato orizzontale.` i= /R dove R = ρ Y a dove = 2a + 2b ed A è la sezione del filo.

I campi creati dai tratti DA e CB sono nulli.ˆ il versore normale al piano Si orientino i due circuiti in verso antiorario e si indichi con z della figura ed uscente. indotta nella spira.e. 13 . c) la risultante delle forze magnetiche agenti sulla spira nell’intervallo di tempo (0. paralleli e distanti d. il campo creato da µ id µ i dθ un generico elemento del tratto AB è o 2 = o . che si integra immediatamente 4π r1 4π r1 perché r1 non dipende dalla variabile di integrazione θ . È sufficiente calcolare il campo B nel punto O. con due lati paralleli ad essi ed equidistanti da essi. nel loro piano. i 4  r1 r2  Problema 12 Due conduttori filiformi di lunghezza infinita. h h Φ µo a 2θ  1 1  M= =  −  > 0. La corrente nei fili è portata a zero con legge lineare nell’intervallo di tempo (0. Il campo creato da CD si calcola in modo analogo.m. B 0 = 0 ⋅ iϑ ⋅  r − r  ⋅ z 4π 2   1 g h h ˆ: Con le convenzioni suggerite sopra. Si calcolino: a) Il coefficiente di mutua induzione fra la spira quadrata ed il circuito contenente i due fili rettilinei. l’area S della spira va orientata come z 2 Φ = B ⋅ S = Bo S = Bo π a . t 0 ). t 0 ). dB = 0 r3 4π f f f e che è parallelo all’asse z. risulta in definitiva: 1 1 µ ˆ. Un generico elemento di filo d genera il campo infinitesimo d f e µ i⋅d ×r . Una spira quadrata di lato a<d è posta tra i due conduttori. sono percorsi da correnti di modulo i e versi opposti. b) la f.

π to  d − a  dt c) Le forze esercitate dal campo magnetico dei conduttori rettilinei sui lati della spira stanno sul piano (x. Le forze magnetiche hanno quindi risultatante nulla e momento risultante nullo. c) capacità. b) induttanza. I lati opposti sono soggetti a forze opposte.Soluzione: a) Nei punti interni alla spira i campi magnetici creati dai conduttori rettilinei sono concordi ed uscenti. i contributi Φ dei due fili al flusso nella spira sono uguali e concordi. per simmetria. y) contente la spira. dove ha modulo: 14 . risulta: a/2 µ a  d / 2 + a / 2  µo a d + a 2 ia µ0 ln M = 2Φ ( B) / i = dx = 0 ln = ∫ π d −a π 2π (d / 2 + x) i d /2−a/2 −a / 2 b) La corrente varia nel tempo con legge: i (t ) = i o − io t / t o . Nei punti con ascissa x il campo magnetico creato dal conduttore passante per x = − d / 2 ha modulo µ 0i Bn = d  2π  + x  2  Data la simmetria del problema. Orientando la spira in senso antiorario. i i p i Problema 13 Nel cavo coassiale rappresentato in figura i due cilindri cavi hanno spessore trascurabile e sono percorsi da correnti opposte. i lati orizzontali richiederebbero un’integrazione. Si consideri un tratto di cavo di lunghezza e se ne calcoli: a) energia (del campo magnetico). quindi: dΦ µo aio  d + a  ln =− = . q Soluzione: a) Il campo è diverso da zero solo nell’anello cilindrico compreso fra i due cavi. perché B dipende da x). (Se fosse richiesto il calcolo delle quattro forze agenti sui quattro lati della spira.

considerando separatamente i casi con correnti concordi e discordi. il calcolo è giá stato effettuato e fornisce: 2πεo . che fornisce: 2 Commenti. Si mostri poi che la differenza fra le energie così calcolate è uguale a 2 Mi 2 . è presente solo il campo B2 del solenoide esterno. r Suggerimento. (Si trascuri l’effetto dei bordi. con la stessa direzione e versi rispettivamente concordi e discordi. Nel solenoide interno t s t t sono presenti sia B1 che B2 . avente volume π (r22 − r12 ) . UB = ∫ dv = π r dr = 2 ∫ 2 2 µo 2 (2π ) r1 r 4π r1 γ s b) Per il calcolo di L conviene considerare l’espressione U B = L= s 2U B µo r ln 2 . C= r2 ln r1 s 1 2 Li . supponendo cioè campi uniformi all’interno e nulli all’esterno). sono uno interno all’altro e coassiali. Soluzione: Correnti nello stesso senso: 15 . 2π r vale (integrando per strati cilindrici): r s µo i 2 r 1 B2 1 µo i 2 2 1 2 ln 2 . dove M è il coefficiente di mutua induzione. Nei cavi hanno interesse induttanza e capacità per unità di lunghezza. c Problema 14 Due solenoidi. Nello strato cilindrico compreso fra i due solenoidi. aventi la stessa lunghezza e raggi r1 e r2 > r1 . Si determini l’energia del campo magnetico quando si manda la stessa corrente i in entrambi.B= L’energia di un tratto di lunghezza r µo i . Si noti che il prodotto di 1 queste due grandezze è uguale a: ε o µo = 2 . = 2 2π r1 i c) Si tratta di un condensatore cilindrico.

Il suo flusso attraverso una singola spira del solenoide interno è B2 ⋅ π r12 . Moltiplicando per n1 (numero totale di spire) si ottiene il flusso totale Φ 1 attraverso il solenoide interno. 1 ( B2 − B1 ) 1 B22 π r12 + π U2 = 2 2 µo µo 2 u u (r 2 2 − r12 ) . i U1 − U 2 = u u v u u 16 .1 ( B1 + B2 ) 1 B22 2 π r1 + π U1 = 2 2 µo µo dove B1 = µo n1i . Quindi 2 B2 B1 π r12 = 2 µo n1n2 i 2 π r12 . B2 = µo n2 i . Correnti in senso opposto: 2 u u (r 2 2 − r12 ) . Quindi: Φ1 M≡ = µo n1n2 π r12 . µo Per il calcolo di M orientiamo i due circuiti nello stesso verso e consideriamo il campo B2 = µo n2 i creato dal solenoide esterno.

M= (5) ∆V dove µi è il momento magnetico della generica molecola presente nel volume ∆V . £ £ £ £ £ £ (3) (4) Proprietà magnetiche della materia £ Dato un mezzo materiale si definisce magnetizzazione M il momento magnetico per unità di volume: ∑ µi .3 a pag.CAPITOLO 5 DIPOLI MAGNETICI E PROPRIETÀ MAGNETICHE DEI MEZZI MATERIALI Dipoli magnetici Una spira filiforme contenuta in un piano e percorsa da corrente i possiede un momento magnetico µ = i S n . y . Per i dipoli puntiformi valgono le seguenti relazioni:   ¡ ¡ ¢ Campo B creato da un dipolo magnetico puntiforme. µo 2 µ cosθ . La spira può essere trattata come un dipolo magnetico puntiforme nel limite in cui le sue dimensioni diventano trascurabili (per i dipoli magnetici puntiformi valgono le considerazioni fatte nel Cap.1). £ £ £ Commento.1 per i dipoli elettrici puntiformi: v. 1) Le interazioni fra dipoli elettrici puntiformi e le interazioni fra dipoli magnetici puntiformi 1 . i = x .2. orientato con la regola della mano destra rispetto al verso di i. dove S è la superficie racchiusa dalla spira ed n il versore normale al piano. 4π r 3 Br = (1) £ Dipolo magnetico puntiforme in un campo esterno B : energia potenziale U U = −µ ⋅ B £ £ (2) momento τ e risultante R delle forze applicate τ = µ × B. 4π r3 µ µ sin θ B⊥ = o . z. Ri = µ ⋅ grad Bi . commenti 1.

In particolare. 3) Le analogie discusse nei commenti 1 e 2. n = N / . basta sostituire la permeabilità magnetica del vuoto µo con la permeabilità del mezzo µ = µr µ o . che risultano evidenti confrontando le equazioni 1-5 con le equazioni 2-5 del Cap. basato sul concetto di correnti di magnetizzazione im. ed uguali alle linee di flusso dei campi B creati da un magnete cilindrico e da un solenoide. ©  dove è la lunghezza del cilindro. ¥ Un corpo uniformemente magnetizzato crea lo stesso campo B di una corrente (di magnetizzazione) im che scorre sulla sua superficie. e quindi con:    (N è il numero totale di spire. conviene scrivere al legge di Ampère nella forma   ∫ H ⋅d  γ = iγ (9) 2 . considerando un magnete infinitamente lungo. Per conduttori filiformi circondati da un mezzo omogeneo. Cap. un cilindro polarizzato elettricamente e un condensatore con armature coincidenti con le sue due basi creano campi E con linee di flusso uguali tra loro.1. è ortogonale ad M . Ad es. un cilindro di sezione S uniformemente magnetizzato. spiega il fatto che oggetti molto diversi creino campi con linee di flusso identiche.    ni= M (7’) Campo magnetico delle correnti elettriche in presenza di mezzi materiali. È però possibile scrivere le leggi di Biot-Savart e di Ampère senza fare comparire esplicitamente le correnti di magnetizzazione.sono descritte da equazioni formalmente identiche (salvo ovvie trasposizioni di simboli. ed ha intensità totale i m = M . Per ottenere l’equivalente magnetico di una carica elettrica basta supporre che la carica di segno opposto sia a distanza infinitamente grande. Un generico segmento d giacente sulla sua superficie è attraversato da una corrente di magnetizzazione dim = M ⋅ d (7) ¥ ¥ § ¨ ¨ § Commenti. con M diretto lungo l’asse. ortogonalemente ad M . (8) dove µr è la permeabilità relativa al vuoto. 1). possiede cariche magnetiche +qm e . con q m = MS . In particolare. i è la corrente in ogni spira). 2) Dato un cilindro uniformemente magnetizzato in direzione dell’asse. Questo suggerisce un metodo di risoluzione dei problemi di interazione fra magneti basato sui concetti di poli magnetici e cariche (o masse) magnetiche. Il corpo crea lo stesso campo B di un solenoide cilindrico di forma identica. ed in particolare la possibilità di calcolare il campo magnetico dei corpi uniformemente magnetizzati introducendo cariche magnetiche oppure correnti di magnetizzazione. Alla corrente di conduzione occorre aggiungere la corrente di magnetizzazione im. Per risolvere i problemi di interazione fra magneti. con corrente totale Ni uguale ad i m = M . il cui momento magnetico coincide con il momento magnetico totale del corpo. esiste però un secondo metodo. supposte circolari e contigue. isotropo e tale che la magnetizzazione risulti proporzionale al campo.qm sulle due basi. Il campo B creato dalla carica qm è dato dalla legge di Coulomb magnetostatica ¤ ¤ B= ¥ µo q m r 4π r 2 ¦ (6) Lo studente può formulare e risolvere l’equivalente magnetico del Problema 1. la corrente di magnetizzazione scorre sulla sua superficie laterale.

pensando appunto alla relazione (11). (10) H= µ r µo Scritta in questo modo. Si calcoli il campo B creato da un dipolo magnetico nel punto occupato dall’altro. nei magneti permanenti e nei materiali che presentano isteresi). pD prende il nome di Debye). anziché dipoli magnetici.3 ⋅ 10 −24 J / T .     Problema 1 Due molecole. fino alla prima metà del secolo scorso il vettore H era considerato il vettore magnetico fondamentale.5 nm .3 ⋅ 10 −30 C m (si tratta dei tipici valori delle distanze intermolecolari e dei momenti molecolari magnetici ed elettrici: µ B è detto magnetone di Bohr e coincide praticamente con il momento magnetico di un elettrone isolato. a) Si calcoli il lavoro Lµ necessario per ruotare di 180o una delle due molecole. l’equazione (10) va sostituita con (12) H = B / µo − M        Commento. almeno formalmente. è legata allo sviluppo storico del magnetismo. poste a distanza d. la legge risulta valida anche se il mezzo non è omogeneo. La dissimetria formale. sono assimilabili a dipoli magnetici puntiformi. La definizione (11) di suscettività magnetica χ m rompe. b) Si calcoli il lavoro L p richiesto per ripetere l’operazione descritta in a).dove:  B . che nasce dal mettere M in relazione con H anziché con B . in modo che i loro dipoli anziché paralleli risultino antiparalleli (cioè con momenti opposti).    Suggerimento. e chiamato semplicemente campo magnetico. c) Si trovino i valori numerici di Lµ ed L p ponendo: d = 0. Se viene a mancare la proporzionalità fra campo e magnetizzazione ( ad es. Soluzione 3 . con momenti magnetici µ identici e diretti lungo la loro congiungente.  µ = µ B = 9. l’analogia fra polarizzazione elettrica e magnetizzazione. supponendo  che le molecole possiedano dipoli elettrici di momento p . e si utilizzi poi l’espressione (2) dell’energia potenziale. dove χ m è detta suscettività magnetica. p = p D = 3. ora si preferisce la denominazione campo magnetizzante. e risulta: (11) M = (µr − 1)H ≡ χm H .

costituita da un sottile filo di materiale isolante. 1) La configurazione parallela è energeticamente favorita: le molecole poste lungo una retta tendono ad allineare i loro dipoli lungo la retta e nello stesso verso. 4π d L’energia potenziale del secondo dipolo è − µ ⋅ B ≡ − µB . dove kB è la costante di Boltzmann. Il lavoro richiesto è µ µ2 Lµ = 2 µ B = 4 o 3 . c) si calcoli il rapporto µ / L per un sfera rotante intorno ad un suo diametro. b) si mostri che µ risulta parallelo al momento L della quantità di moto della spira e che il rapporto µ / L dipende unicamente dal rapporto tra carica q e massa m della spira.3 ⋅ 10 −24 )2 Lµ = 4 ⋅ 10 ⋅ J = 2. supponendo costanti all’interno della sfera le densità di carica ρq e di massa ρm . si crea una corrente elettrica. Confrontando quest’energia con i lavori Lµ ed L p . di sezione A.5 ⋅ 10 ) −7 Commenti.a) Il dipolo posto nell’origine crea in P un campo parallelo e concorde con l’asse x.8 ⋅ 10 − 25 J . ⋅ 10 − 21 J . Problema 2 Si consideri una spira circolare di raggio r. Quando si pone in rotazione la spira intorno al suo asse.        4 . T la temperatura assoluta. −9 3 (0. Nel volume occupato dal filo è distribuita una carica elettrica q con densità ρq uniforme. si comprende che l’agitazione termica contrasta molto efficacemente l’effetto allineante delle forze di interazione provenienti dai momenti di dipolo elettrico e magnetico delle molecole. L p = 4 ⋅ 9 ⋅ 10 ⋅ J = 31 −9 3 (0. 2) Non é però realistico supporre che le molecole siano ferme: tutte le molecole dei mezzi materiali possiedono un’energia cinetica di agitazione termica (dovuta ai moti di traslazione e rotazione) che è dell’ordine di k B T . con modulo µ 2µ B= o 3 .3 ⋅ 10 −30 )2 9 . 4π d b) Il calcolo è formalmente identico e fornisce 1 p2 . rovesciando il verso del dipolo. a) Si calcoli l’intensità di corrente i ed il momento di dipolo magnetico µ della spira.5 ⋅ 10 ) (3. A temperatura ambiente. Lp = 4 4πε o d 3 c)   (9. l’energia diventa + µ B . T è dell’ordine di 300K e l’energia media di agitazione termica è dell’ordine di 4 ⋅ 10 −21 J .

2) i moti orbitale ed intrinseco (o di spin) degli elettroni nell’atomo generano momenti di dipolo magnetico con µ / L uguale a − e / 2 m e − e / m : questa differenza può essere giustificata anche sulla base di modelli non quantistici (si veda il quesito d). Si valutino poi nell’ordine la densità di corrente (si ricordi che nell’espressione j = nqv d riportata nel Cap.2. In una sfera conduttrice la carica elettrica si porta in superficie mentre la massa è distribuita nel volume: µ e L risultano ancora paralleli. c) Il rapporto µ / L è ancora uguale a q/2m. nq rappresenta la densità ρq delle cariche in moto). Ogni tratto di spira di lunghezza d ha massa dm = ρm A d . e tenendo ! ! ! ! ! ! ! Risulta in definitiva presente che ρq / 2 ρm è costante. Il modulo di L è quindi:   ! L = ∫ dL = vρm A r ∫ d = vρm A 2π r 2 . Per capirlo basta suddividere idealmente la sfera rotante in anelli infinitesimi. L 2 ρm 2m Si noti che µ ha il verso di L se la carica è positiva. il momento di dipolo magnetico ed il momento della quantità di moto (o momento angolare).d) si dica se il risultato trovato in c) può essere applicato ad una sfera conduttrice elettricamente carica. ρq µ q = = .     b) Anche il momento angolare L è parallelo all’asse di rotazione. ma il rapporto µ / L è maggiore di q/2m perché la distanza media dall’asse di rotazione è maggiore per q. i = jA = ρq vA dove A è l’area della sezione del filo. si ottiene µ = ρq / 2 ρm L = (q / 2m) L . per quanto riguarda gli effetti magnetici. ! ! ! ( ) ! d) Per la validità del calcolo precedente è essenziale che il rapporto ρq / 2 ρm sia lo stesso in tutti i punti della sfera. " " 5 . orientato con la regola della mano destra rispetto al senso di rotazione. verso opposto se negativa. Risulta poi µ = i ⋅ π r 2 ⋅ n = ρq vA ⋅ π r 2 ⋅ n dove n è il versore normale al piano contenente la spira. la corrente. con asse coincidente con l’asse di rotazione: per ciascuno risulta dµ = ρq / 2 ρm dL .   Soluzione: a) Seguendo i suggerimenti. si ottiene: j = ρq v . fra una spira percorsa da corrente elettrica e la spira rotante qui considerata. Suggerimento: Detta v = ω r la velocità di un punto all’interno del filo. ! ! ! ! ( ) Commenti: 1) Si noti l’equivalenza. l’ipotesi che il filo sia molto sottile permette di supporre che tutti i punti di una sua generica sezione si muovano con la stessa velocità. quantità di moto vdm e dà al momento angolare un contributo dL = v r dm = v rρm A d . Integrando questa espressione.

qui non richiesto. Rx = µ ⋅ gradB x = (± µ B z ) ⋅ bx = 0 . $ $ d) Il moto di traslazione è determinato dalla risultante R delle forze applicate che è diretta lungo z e tende ad incurvare la traiettoria. c) Si calcoli la risultante R delle forze magnetiche in corrispondenza dei valori di θ determinati in b). # # # # $ Soluzione: a) Nell’origine. di modulo µ B . instabile l’altra. d) Si discutano brevemente gli effetti sul moto dell’elettrone delle forze calcolate in a) e c). permette di ricavare µ B ). Il minimo e il massimo di U cadono in θ = 0 e θ = π . il vettore B è uguale a Bo z . Il moto di rotazione è molto complesso perché gli ' 6 . Il momento τ = µ × B è ortogonale al piano individuato da µ e z ed ha modulo τ = µ B Bo sin θ b) U = − µ ⋅ B = − µB Bo cosθ . a) Si calcoli il momento τ delle forze magnetiche agenti su un elettrone nell’istante in cui passa per l’origine. B y = by. % $ $ & R y = (± µ B z ) ⋅ by = 0 . Gli elettroni con θ = 0 e θ = π subiscono deviazioni in versi opposti: il fascio si suddivide quindi in due fasci con direzioni diverse (il calcolo della deviazione subita dagli elettroni. Per il moto di traslazione si supponga che il fascio di elettroni sia diretto ortogonalmente a z e costituito da elettroni con θ = 0 e θ =π. che nell’intorno dell’origine di un sistema cartesiano ha componenti: Bx = bx. dove b è una costante. b) Si calcoli l’energia potenziale U in funzione di θ e si dica per quali valori di θ risulta minima oppure massima. e tenendo presente il principio di conservazione dell’energia. formi un angolo θ con l’asse z.Problema 3 Un fascio di elettroni viene lanciato fra le estremità polari di una calamita che genera un campo magnetico B fortemente disuniforme. considerando separatamente i moti di rotazione e traslazione. # # # # $ # $ # # # # $ # $ $ Rz = (± µ B z ) ⋅ ( − 2bz ) = 2bµ B . entrambe le configurazioni sono di equilibrio (infatti τ = 0 ): stabile la prima. supponendo che il suo momento di dipolo magnetico µ . c) La risultante delle forze applicate R è diretta lungo z ed ha valori opposti per elettroni con θ = 0 e θ = π . Bz = Bo − 2bz .

Il momento τ induce una rotazione lungo la direzione ortogonale al piano individuato dai vettori µ e z . con θ costante (moto di precessione). L’esperienza dimostra invece che il campo B genera due soli fasci. più precisamente tende a diminuire θ . In θ = 0 il momento τ si annulla ed il dipolo magnetico ha un’energia cinetica di rotazione uguale all’energia potenziale perduta. si tratta di un effetto quantistico: le componenti µ z . 2 2 2 2 7 . La deviazione subita dagli elettroni dipende dalla direzione di µ e più precisamente dall’angolo θ : 2 1 2 secondo la meccanica classica un generico fascio di elettroni in campo B non uniforme si allarga a ventaglio.( elettroni già possiedono momento angolare L (si veda il Problema 2) e sono quindi già in rotazione. La conservazione dell’energia richiede che il moto continui: ne nasce un moto oscillatorio che è del tutto simile al moto di un pendolo. L z di µ e L sono quantizzate. Per comprendere l’effetto del momento τ conviene considerare prima il caso (ipotetico) L = 0. Per L ≠ 0 la particella rotante si comporta invece come un giroscopio: i vettori L e µ descrivono un cono intorno alla direzione di B . ( ( ( ( ) ( ( ( ( ( Commenti: Nel moto di precessione appena descritto la componente di µ lungo z rimane invariata e la 0 1 risultante R delle forze applicate ha una componente lungo z compresa fra i due valori estremi ricavati in c).

1b. £ £ La grandezza ε o ∂ Φ E / ∂ t . la sua densità è j s = ε o ∂ E / ∂ t . oppure le loro derivate. In presenza di mezzi materiali. ∂t  ∂ E rotB = µo  j + ε o . E ⋅ dS ∫  Σγ  £ £ (1b) ∫ E ⋅ dS = £ £ Σ qΣ . £ (3c) dove j m = rotM . divB = 0 . Forma integrale ∫ E ⋅d = −     ¡ γ d dt Σγ ∫ B ⋅ dS . ρ P = − divP . ∂t  £ £ £ £ £ (2a) (2b) (2c) (2d) divE = ρ / ε o . è la corrente di spostamento is. £ £ dove Σ γ è una superficie avente come contorno la linea chiusa γ . nelle equazioni b e c occorre tenere conto delle cariche di polarizzazione e della correnti di magnetizzazione. εo (1c) (1d) ∫ B ⋅ dS = 0. (3b)   dt £ £ £ £ £ £ £ ε o divE = ρ + ρ P . ponendo: d   rotB = µo  j + j m + (ε o E + P ) . q Σ è la carica interna alla superficie chiusa Σ . ¢ ¢ (1a)  d  µ B ⋅ d = ∫ o  i + εo dt γ  £ ¤ £  . dove Φ E è l’integrale che compare a secondo membro dell’Eq. Forma differenziale Σ ∂B rotE = − . £ £ £ 1 . Nel vuoto possono essere così scritte.CAPITOLO 6 EQUAZIONI DI MAXWELL E CORRENTE DI SPOSTAMENTO Equazioni Le equazioni possono essere scritte facendo comparire gli integrali dei vettori del campo elettromagnetico.

(4b) rotH = j + ∂t (4c) divD = ρ . (4a) rotE = − ∂t ∂D . ¥ ¥ ¥ Suggerimento. (4d) divB = 0 . c) il campo B in un punto P posto come è indicato in figura. tale che sia possibile calcolare il flusso di E . si applichi la legge di Ampère-Maxwell nella forma (1b). ¥ 2 . H= −M= µo µr µo ¥ ¥ (6) Problema 1 Un conduttore filiforme porta corrente i costante ad una sfera conduttrice. con contorno γ . supponendo nulla la sua carica all’istante t=0. Si calcoli ad un generico istante t > 0 : a) la carica q(t) sulla sfera. scrivendo le equazioni di Maxwell nella forma: ∂B . pensando che per simmetria le linee di flusso di B sono circonferenze il cui asse coincide con la retta passante per il conduttore filiforme. e che lungo una di queste circonferenze B ha modulo costante. b) la corrente di spostamento is attraverso una generica superficie chiusa Σ posta intorno alla sfera. Per la domanda c). dove: (5) D = εo E + P = εr εo E ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ B B .Si è però soliti tenere conto indirettamente di queste cariche e correnti. scegliendo come linea d’integrazione γ la linea di flusso passante per P. come Σ γ una superficie.

il flusso di E è esattamente la metà del flusso attraverso l’intera sfera e vale quindi q (t ) / 2εo = it / 2εo .(1b) fornisce: d  it  µo i = B ⋅ d = µo ε o  ∫ 2 dt  2ε o  γ ¦ § ¦ Avendo orientato Σ γ verso l’esterno il verso di d è fissato dalla regola della mano ¦ § ¦ ¦ § destra. e l’orientamento di dS verso ¦ ¦ ¦ ¦ l’esterno. passante per P. Attraverso Σ γ non passa corrente di conduzione e l’Eq. dt dt  ε o  c) La carica q si distribuisce uniformemente sulla superficie della sfera conduttrice. Simili misure non sono facili e sono state effettuate solo dopo che l’equazione era stata verificata indirettamente.(1b) si scrive quindi: ¨ ¨  d  it   µo i µo  i + ε o  −  = . Il vettore B è parallelo a d . poiché B ⋅ d = Bd . l’integrale è uguale a B ⋅ 2π r . dt  2ε o   2  e si ottiene per B il valore già trovato. 1) Se scegliamo come Σ γ la parte inferiore della sfera. che è tagliata in due parti uguali da γ . per simmetria. Il secondo membro dell’Eq. Rimane da calcolare il ¦ § ¦ modulo di B . quindi: dΦ E (t ) d  it  i s ≡ εo = εo   = i . ma al secondo membro dell’Eq. lasciando invariato il senso di percorso su γ . e deve essere concorde perché l’integrale di B ⋅ d deve essere positivo ( µo i / 2 è positivo). È quindi facile calcolare il flusso di E attraverso una superficie sferica con centro in O. 2) La misura di B in un esperimento di questo tipo permette una verifica diretta dell’equazione di Ampère-Maxwell.(1b) compare anche la corrente di i del conduttore filiforme. che ora taglia Σ γ . ¨ ¨ 3 . dobbiamo orientare dS verso l’interno. e crea un campo E con simmetria sferica. con gli esperimenti di Hertz sulle onde magnetiche. ¦ § § ¦ ¦ ¦ ¦ Commenti. Il flusso di E cambia segno. Scelta la parte superiore come Σ γ .Soluzione a) q (t ) = ∫ idt = it . 0 t b) Per la legge di Gauss. con B costante su γ . cioè della necessità di scrivere il termine di corrente di spostamento. il flusso Φ E (t ) attraverso Σ è uguale a q (t ) / ε o ≡ it / ε o . quindi: 1 µo i 1 µo i B= = 2π r 2 2 2π r (il campo B in P è esattamente la metà del campo creato da un conduttore rettilineo indefinito).

b) un lungo solenoide. generata nel condensatore da una variazione della densità σ di carica sulle sue armature.Problema 2 Si considerino: a) un conduttore cilindrico percorso da corrente con densità j costante. b) il campo elettrico indotto nel solenoide quando i varia nel tempo con legge nota i(t). nel vuoto e si calcoli in un generico punto P (vedi figura): a) il campo magnetico creato dal conduttore. Risulta quindi: r a) H = j 2 r dB r di b) E = − = − µo n 2 dt 2 dt r dD r dσ c) H = = 2 dt 2 dt 4 . Inoltre il campo su questa linea di flusso è costante in modulo. quelli nel secondo membro sono uguali al vettore che compare sotto il segno di integrale. si considera la linea di flusso passante per P del campo. con n spire per unità di lunghezza percorse da corrente i. moltiplicando per l’area π r 2 . I tre campi si calcolano mediante le tre leggi: ∫ H ⋅d © ©  = γ ∫ j ⋅ dS © © Σ ∫ E ⋅d © ©  =− γ d B ⋅ dS dt ∫ Σ © © ∫ H ⋅d © ©  = εo γ d E ⋅ dS dt ∫ Σ © © gli integrali nel primo membro sono uguali al modulo del campo cercato. che per simmetria è in tutti e tre i casi una circonferenza con centro sull’asse di simmetria. moltiplicando per la lunghezza 2πr della circonferenza ( γ ). c) il campo magnetico creato in P dalla corrente di spostamento. © Soluzione: Per tutti i dispositivi. c) un condensatore piano formato da due dischi metallici paralleli.

Il problema evidenzia la stretta analogia formale fra leggi che regolano fenomeni fisici diversi. 5 .Commenti.

Se la velocità di fase dipende dalla frequenza f = ω / 2π . t ) = a ( x . in cui l’ampiezza dei massimi successivi sta cambiando. È interessante il fatto che nessuna informazione può essere inviata a velocità maggiore di c. Per comprendere il significato di vg consideriamo un treno (o pacchetto) d’onde di lunghezza e durata finite. (8) 1 . quindi vg può essere assunta come la velocità di trasmissione del segnale. Si definisce relazione di dispersione la funzione ω ( k ) e velocità di gruppo la sua derivata: dω vg = . ma ω non è più proporzionale a k. mezzi dispersivi.t). dove (5) Le grandezze ω e k sono legate al periodo T ed alla lunghezza d’onda λ dalle relazioni: ω = 2π / T . mentre non f ( x . può essere visualizzata come inviluppo del profilo dell’onda ed è ben approssimata da una curva che passa per i punti di cresta dell’onda. Soluzione generale: f ( x. 5 e 6 si deduce λ v= . 5’) ed è detta velocità di fase. In particolare i punti di inizio e fine del pacchetto possono viaggiare con velocità diverse. per onde monocromatiche progressive rappresenta la velocità con cui traslano i punti di massimo (creste) dell’onda. =v ∂ t2 ∂ x2 (1) dove v è una costante. Nella trasmissione dei segnali. t ) = f o sin( kx − ω t ) . onda stazionaria (4) ω / k = v.6’) Dalle Eq. l’Eq. l’informazione è contenuta nella funzione a(x. (2) Soluzioni armoniche (onde monocromatiche) f ( x . Eq. dando origine ad un suo allargamento o restringimento.CAPITOLO VII ONDE Equazione delle onde in una dimensione (di d’Alembert): 2 ∂2 f 2 ∂ f . velocità di gruppo La costante v ha le dimensioni di una velocità (v. (6. il treno d’onde può essere così rappresentato: e può essere ottenuto sovrapponendo onde monocromatiche le cui pulsazioni ω stanno in un intorno di ω o . in questo caso la situazione è più complessa e non sono più sufficienti le velocità v e vg per descrivere compiutamente la propagazione del pacchetto d’onde. onda progressiva (3) f ( x . t ) sin(k o x − ω o t ) . La funzione a(x. per t prefissato. e può modificarsi anche il suo inviluppo. circa uguali rispettivamente alla velocità di fase v o = ω o / k o ed alla velocità di gruppo v g = ( dω / dk ) calcolata per k = k o . (5’) T Velocità di fase. k = 2π / λ . 5 continua a valere. i punti di cresta ed il loro inviluppo traslano con velocità diverse.t). t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) . Se il mezzo è dispersivo. t ) = f o sin( kx ) cos(ω t ) . (7) dk Commento. Durante la propagazione il profilo dell’onda si deforma.

Per definire u ed I. cioè moltiplicare il numero di “particelle” nell’unità di volume per la loro energia hν . ρ (r .     ¡ ¢ ¡ ¢ ¢ ¢ ¢ Commenti. l’equivalente di j è l’intensità dell’onda I. (9) dove dq è la carica che fluisce attraverso dA nel tempo dt. Per l’energia dell’onda. perché µ ≅ µo . dove h è la costante di Planck. ed interessa il calcolo del loro flusso attraverso superfici assegnate. t ) che rappresenta la densità di carica nel punto r all’istante t è stata definita considerando il prodotto nq. Il valor medio di u(t) è: £ ¤ ¥ 1 1 u = ∫ u(t )dt = uo T0 2 e l’intensità è T (10) (11) I =u v. mediato su un intera lunghezza d’onda o su un intero periodo. Per calcolare il flusso di energia attraverso una generica superficie A conviene considerare il tubo di flusso di v intercettato da A. che è uguale al prodotto uv. corpuscolare ed ondulatorio: le “particelle” associate ad un’onda di frequenza ν hanno un’energia hν . dove n è il numero di particelle nell’unità di volume e q la loro carica. Energia dell’onda Le onde trasportano sia energia che quantità di moto. dove u è la densità di energia. cioè del flusso di carica elettrica. L’impostazione del calcolo è la stessa. Sono dette fotoni le “particelle” (o quanti di energia) associate all’onda elettromagnetica. 2) L’analogia fra j e I è particolarmente evidente in meccanica quantistica. le superfici normali fronti d’onda. ¥ Onde elettromagnetiche Velocità di fase: v= 1 εµ (12) nel vuoto v = 1 / ε o µo ≡ c . indipendentemente dalla natura della grandezza che fluisce. Ricordando che i = dq / dt . t ) . t ) è una densità media. Detta ρ la densità della carica in moto e v la sua velocità. mediata su volumi grandi su scala microscopica.esistono restrizioni di questo tipo per v. È opportuno richiamare i calcoli già fatti per lo studio della corrente elettrica. a causa della forte attenuazione dell’onda. c Indice di rifrazione: n= (13) ≅ εr . si potrebbe seguire la stessa procedura usata per definire ρ (r . fononi quelle associate alle onde acustiche ed elastiche. Le linee di flusso di v sono detti raggi. la densità istantanea con legge u(t ) = u o sin 2 ω t . v ( ) 2 . si può scrivere: dq = j v ⋅ dA dt . In altri termini . 1) La corrente elettrica è generata dal moto di particelle cariche e la funzione ρ (r . Per le onde è necessaria una procedura analoga: interessa il valor medio di u. Ricordiamo che: a) l’energia è sempre una funzione quadratica della perturbazione f. in mezzi fortemente assorbenti anche vg può risultare maggiore di c ma non rappresenta più la velocità di traslazione dell’inviluppo. per materiali non ferromagnetici v ≅ 1 / ε r ε o µo ≅ c / ε r . b) per onde monocromatiche la perturbazione in un punto assegnato varia nel tempo con legge f (t ) = f o sin(ω t ) . la densità di corrente è j = ρ v e la corrente attraverso una superficie dA è i = jv ⋅ dA . Infatti sia le particelle che le onde hanno sempre un duplice aspetto.

Un’onda che incide su un corpo può trasferirgli la sua energia. esercitando una forza F sul corpo.17 si ottiene la quantità di moto dU/v che fluisce attraverso A nel tempo dt. E e B sono mutuamente ortogonali ed i loro moduli sono legati dalla relazione (14) E =vB. ¦ § Potenza che attraversa una generica sezione del tubo di flusso: dU P= = I An . e la sua quantità di moto. Flusso di energia: con riferimento alla figura. (16) Quantità di moto: ha densità media u / v . dove An = A cosθ è la sezione normale del tubo di flusso che si ottiene considerando tutti i raggi che attraversano la superficie A. µ ¦ ¦ ¦ ¦ (15) S= ¦ ¦ EB v µ § (15’) Intensità: è il valor medio del modulo di S 1 1 2 I = EB = E . µ µv Se E(t) è una funzione armonica. E 2 = E o2 / 2 . Ricordiamo che dp (19) F= dt ¦ ¦ ¦ 3 . dove Eo è il valore di picco di E(t). riscaldando il corpo. ¦ ¦ Vettore di Poynting: che può essere anche scritto: B S =E×H=E× . possiamo scrivere (17) dU = I v ⋅ A dt = I An dt . dt ¦ (18) Flussi di quantità di moto e forze: dividendo per v l’Eq. un fotone nel vuoto ha quindi quantità di moto hν /c. i vettori v .¦ ¦ ¦ ¦ Vettori E e B : per onde che si propagano in materiali isotropi.

Il campo elettromagnetico così creato è detto di dipolo elettrico.dove dp è la quantità di moto trasferita al corpo. L’intensità in un punto P. posto a distanza r >> λ . con momento p(t)=qy(t) e valore massimo qyo. yo è l’ampiezza di oscillazione. dp è la differenza dpi − dpr fra le quantità di moto delle onde incidente e riflessa. 2. ¨ ¨ © ¨ ¨ ¨ ¨ Sorgenti di onde elettromagnetiche Le onde elettromagnetiche sono generate da cariche elettriche in moto accelerato. ¨ ¨ I campi E e B dell’onda sono funzioni lineari dell’accelerazione: possiamo quindi considerare separatamente le tre componenti cartesiane del moto (l’onda è la somma delle onde generate da tre particelle che oscillano lungo i tre assi cartesiani). 3) della particella. Considerando le coordinate cartesiane xi (i=1. Si noti che I è nulla nella direzione di oscillazione (cioè per θ = 0 e θ = π ). è I =b (qy ) ω 2 o 4 r 2 sin 2 θ . massima in direzione ortogonale. ciascuna componente oscilla con legge (20) xi = x oi sin(ω t + ϕi ) . v Se l’onda è riflessa. dp coincide con la quantità di moto trasportata dall’onda nel tempo dt: I (19’) F = An v . Nel vuoto µo . (21’) b= 32π 2 c 4 . Una carica q che oscilla su una retta y con ampiezza di oscillazione molto minore della lunghezza d’onda λ . Le sorgenti di onde monocromatiche contengono sempre al loro interno particelle cariche che oscillano con moto armonico. perché è identico a quello di un dipolo elettrico oscillante. Se l’onda è completamente assorbita. genera un’onda i cui raggi sono le semirette uscenti dal centro O di oscillazione. (21) dove b è una costante.

La radiazione emessa da un dipolo elettrico p oscillante in una direzione assegnata è polarizzata linearmente. ed annulla completamente la corrispondente   5 . La direzione del vettore E è detta direzione caratteristica.        I problemi sulla polarizzazione riguardano i seguenti dispositivi (reali od ideali) e fenomeni: 1. diventa una circoferenza se a=b e δ = ±π / 2 . Eliminando t (basta ricavare sin ω t e cos ω t . e varia nel tempo con legge armonica e con un ritardo di fase. ed infatti il termine polarizzatore è usato come sinonimo di “dispositivo che fornisce in uscita luce polarizzata linearmente”. il vettore E è ortogonale a z. y = b sin(ω t + δ ) descrive una traiettoria ellittica. Il vettore E giace nel piano individuato da P e dalla direzione di oscillazione della carica. rettilinea (o lineare) e circolare. Da notare il ruolo fondamentale della differenza di fase δ . Nella polarizzazione lineare il piano individuato da E e dal raggio è detto piano di polarizzazione. Occorre considerare la componente del campo E dell’onda nella direzione assegnata. Ricevitori sensibili solo a campi E con direzione assegnata. o polarizzante o più semplicemente asse del polarizzatore. In tutti e tre i casi si dice che l’onda è polarizzata. Negli esperimenti di polarizzazione con luce naturale. occorre prima ottenere un fascio con polarizzazione definita. I fenomeni di polarizzazione sono legati al fatto che il vettore E è trasversale rispetto ai raggi. in un generico punto. Polarizzazione Premessa: un punto materiale con componenti x = a sin ω t . [= (b cos δ ) sin ω t + (b sin δ ) cosω t ] . L’aggiunta di un’eventuale costante di fase in entrambe le funzioni sinusoidali equivale semplicemente ad un cambiamento di origine dell’asse dei tempi. ma le loro polarizzazioni sono diverse e casuali: si dice che la luce naturale non è polarizzata.(22). La luce emessa dalle sorgenti convenzionali (non laser) è costituita da treni d’onda di durata limitata (tipicamente dell’ordine di 10-8s). che può diventare un segmento di retta o una circonferenza. la dipendenza da t delle sue componenti x e y è data dalle Eq. L’ellisse collassa in un segmento di retta se δ = 0 e δ = π . con polarizzazione rispettivamente ellittica. dovuto alla velocità finita di propagazione dell’onda. l’energia sottratta all’onda è funzione quadratica di questa componente. I singoli treni d’onda possono avere uno stato di polarizzazione definito. (22) In un’onda elettromagnetica monocromatica che si propaga nel vuoto in direzione z. Il vettore E descrive quindi un’ellisse. Una lamina polarizzante ideale contiene oscillatori di questo tipo. ciascuno dei quali è associato ad un fotone. il concetto stesso di polarizzazione perde significato. ponendo poi sin 2 ω t + cos 2 ω t = 1 ) si ottiene l’equazione dell’ellisse. con piani di polarizzazione contenenti p . È particolarmente semplice ottenere polarizzazione lineare. nelle onde acustiche le molecole del gas si spostano lungo il raggio (l’onda è cioè longitudinale): la direzione dello spostamento è fissata. ad es. particelle costrette ad oscillare lungo una retta ed antenne a dipolo elettrico.

1) f p( x . q ( x . Si tenga ben presente che l’intensità dell’onda è funzione quadratica di E . ∂ p∂ q ∂ q 2 ∂ x 2 ∂ p2 Le derivazioni rispetto a t sono analoghe. ∂t ∂t Quindi: ∂2 f ∂2 f 2 ∂2 f 2 ∂2 f 2 = v −2 v + v . componente del campo E dell’onda. ad es. ortogonali tra loro. derivando ulteriormente si ottiene: ∂2 f ∂2 f ∂2 f ∂2 f = +2 + . Basta applicare le formule di derivazione delle funzioni composte. ma ora ∂p ∂q = −v .   Problema 1 Si mostri che con la trasformazione p = x−vt . Lamine di ritardo introducono uno sfasamento fra l’onda polarizzata in una direzione assegnata. definite come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. la cui direzione definisce l’asse della lamina. agisce come lamina di ritardo perché i raggi ordinario e straordinario hanno al suo interno velocità diverse.(1. = +v . perché le riflettanze R// e R⊥ . Si noti che in tutti i casi occorre considerare separatamente due componenti del campo E . sono diverse per onde polarizzate parallelamente ed ortogonalmente al piano di incidenza.1) si ricava immediatamente ∂ f / ∂ x . t ) = + ∂x ∂p∂x ∂q∂x [ ] Soluzione Ponendo ∂ p / ∂ x = ∂ q / ∂ x = 1 nell’Eq. Suggerimento. 3. Una lamina di materiale anisotropo ed uniassico. 2. ∂ p∂ q ∂ t 2 ∂ p2 ∂ q2 6 . ∂ ∂f ∂p ∂f ∂q . t ). q = x+vt l’equazione di d’Alembert 2 ∂2 f 2 ∂ f =v ∂ t2 ∂ x2 si trasforma nell’equazione ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . detta asse della lamina. Se l’angolo di incidenza è tale che i raggi rifratto e riflesso formano un angolo di 90o. (1. e l’onda polarizzata ortogonalmente. con asse nel piano della lamina. R//=0: il raggio riflesso è totalmente polarizzato. lasciando invariata la componente ortogonale. Riflessione: il raggio riflesso è parzialmente polarizzato.

mostrando che v ⋅ v g = c 2 . la velocità di gruppo dω vg = = c. = c 2 1+ωp / (ck ) 2 c) Poiché la velocità v è molto minore di c.(2. da cui vg = dω c 2 = = dk v c 2 / k2 c2 + ω p ω dω = c 2 . in versi opposti. si possono usare per Uc e p le espressioni non relativistiche: 1 p2 U c = mu 2 = 2 2m 7 .(2. Commenti. Risulta quindi dimostrato che f ( x . Soluzione a) La velocità di fase è c. e: k dk < c. t ) = f 1 ( x − v t ) + f 2 ( x + v t ) è soluzione dell’equazione di d’Alembert.01 c . la relazione di dispersione ω = c k . Problema 2 Si calcoli la velocità di fase v e la velocità di gruppo vg: a) dell’onda elettromagnetica nel vuoto.1) ω2 = ωp + c2 k 2 dove ω p . p=h/λ. Per calcolare vg nel quesito b). Suggerimento.1) si ottiene 2ω dω = 2c 2 k dk .1). b) delle onde elettromagnetiche nella ionosfera. Le funzioni f1 e f2 rappresentano onde che si propagano con velocità v lungo x. Nel quesito c) conviene ricavare prima la relazione fra Uc e p.Sostituendo nell’equazione di d’Alembert si ottiene immediatamente ∂ 2 f / ∂ p∂ q = 0 . v = ω / k = c2 + ω p Differenziando l’Eq. c) dell’onda associata in meccanica quantistica ad una particella libera (cioè non soggetta a forze) che si muove con velocità u = 0. detta frequenza di plasma. conviene differenziare l’Eq. sapendo che ω è legato a k dalla relazione 2 (2. sapendo che la frequenza f e la lunghezza d’onda λ sono legate all’energia cinetica Uc della particella ed alla sua quantità di moto p dalle relazioni: U c = hf . 1) L’equazione trovata ammette ovviamente come soluzione una generica funzione della sola p (perché derivando anche rispetto a q si ottiene zero) o della sola q. è una costante che dipende dalla densità degli elettroni. dk b) 2 / k2 > c.

per le onde elastiche con lunghezza d’onda molto maggiori delle distanze intermolecolari). In effetti le uniche onde Commenti. mentre vg<c.017 m . Si consideri solo i due casi limite in cui uno dei due termini a secondo membro è trascurabile. non con v).81 −1 = m = 369 m −1 . questo si verifica per molti altri tipi di onde e conferma il fatto che nei mezzi dispersivi i segnali e le informazioni non viaggiano a velocità v.072 N / m è la tensione superficiale. ρ = 10 3 Kg / m 3 è la densità. Da cui: 8 . 0. si ottiene la relazione di 2π 2π ω= quindi v= 1 h 2 k . c) Si noti che in meccanica quantistica l’onda associata ad una particella ha velocità di fase diversa dalla velocità della particella (che coincide con vg. dove λo è la lunghezza d’onda che rende uguali i due termini. ρ 2 dove g = 9. 2m 2 k 2m 2π 1 h 1 h dω p 2k = vg = = k = = u. quindi: ω ≅ gk . diventa dominante il ko = termine gravitazionale. più precisamente si considerino le due lunghezze d’onda λ1 = 100λo e λ2 = λo / 100 .072 T 2π corrispondente ad una lunghezza d’onda λo = = 0. completamente prive di dispersione sono quelle che si propagano nel vuoto. b) Si noti che v>c.81 m / s è l’accelerazione di gravitá. ovvero per lunghezze d’onda molto maggiori di λo . Soluzione I due termini sono uguali per ρg 10 3 9. Problema 3 Si calcolino la velocità di fase v e la velocità di gruppo delle onde che si propagano sulla superficie dell’acqua degli oceani. dk 2m 2π m 2π m v g = v . a) L’onda elettromagnetica nel vuoto è priva di dispersione. T = 0.Sostituendo Uc con hf ≡ dispersione: h h ω . ko Per k << k o . p con h / λ ≡ k . 2m 2π ω 1 h p u = k= = . anche se la dispersione è trascurabile in molti altri casi (ad es. sapendo che fra ω e k esiste la relazione T ω 2 = gk + k 3 .

v g = 2.81 m / s . v = 163 .v= ω = k gk = k g . t ) = 0 . 2. Per k >> k o .07 m / s . Per λ1 = 100λo . si calcolino: a) le frequenze fn su cui può oscillare. t ) = y o sin( kx ) cos(ω t + φ ) . 2 L 2 ML 9 . m / s . = ρ ρ2 2 ρ k dk Per λ1 = λo / 100 . Da cui ρ 1 ω 3 T T dω T 3 2 v= = k. 3. [ T = 100 N .L) dell’asse x e che oscilli in direzione y. k vg = dω = dk g 1 1 1 = 2 k 2 g k ( = v / 2) . la seconda condizione implica sin( kL) = 0 . La prima condizione è automaticamente soddisfatta se consideriamo soluzioni dell’equazione di d’Alembert del tipo: y ( x . ovvero per per lunghezze d’onda molto minori di λo . Problema 4 La corda di una chitarra ha massa M. vg = k = k. 1 T v f1 = = = 100 s −1 . m = 5 g . v g = 0. v = 313 m / s . t) le condizioni al contorno: y (0. velocità del suono nell’aria v s = 340 m / s ] Soluzione a) Le frequenze su cui la corda può oscillare corrispondono alle possibili onde stazionarie con nodi agli estremi della corda. y ( L. quindi ω ≅ 3 T 2 k . Supponiamo che all’equilibrio la corda giaccia lungo il tratto (0. diventa dominante il termine di tensione superficiale. L = 50 cm . Imporre che l’onda abbia dei nodi agli estremi equivale ad imporre alla funzione d’onda y(x. b) la lunghezza d’onda del suono emesso nell’aria dalla chitarra in corrispondenza della frequenza minima f1. lunghezza L e viene tesa con una forza T. t ) = 0 . ovvero: ω vk v mπ k m L = mπ ⇒ fm = m = m = = mf 1 2π 2π 2π L dove m =1. …. Ricordando che la velocità dell’onda in una corda tesa è v = T / ( ML) .

t ) = y o sin( kx ) sin(ω t ) dove k = π / L e si calcoli: a) la velocità u(x.40 m . perché negli istanti in cui Uc è massima la corda è indeformata ed Up è nulla. Questo aumento può essere considerato come energia potenziale Up dell’onda: l’energia totale Ut=Uc+Up dell’onda è costante. Suggerimento. 4 o a) u( x . Per rispondere al quesito b). si calcoli l’energia cinetica dUc del tratto dx di corda. b) l’energia cinetica Uc della corda nell’istante t. c) il massimo valore di Uc(t). c) Uc raggiunge il suo massimo valore Uc. cioè la corda è indeformata). ∂t 1 1 2 M b) dU c = u 2 dm = ( y o ω sin( kx ) cos(ω t )) dx 2 2 L L 1 2 2 M 2 U c = y o ω cos (ω t ) ∫ sin 2 ( kx )dx . Il problema fa capire che per calcolare l’energia totale di un’onda elastica è sufficiente calcolare la sua energia cinetica. f1 Problema 5 Con riferimento al Problema 4. Problema 6 Le onde acustiche in una canna d’organo possono essere assimilate ad onde stazionarie. t ) = Commento.max negli istanti in cui cosω t = ±1 ( in questi istanti y=0. 10 .b) λs = vs = 3.max = y ω . nell’istante t. ponendo sin 2 ( kx ) = [1 − cos( 2 kx )] / 2 . perché l’energia totale si conserva.max. 2 L 0 L’integrale è uguale a L/2: lo si può dimostrare in modi diversi. e la si integri. La corda possiede anche energia potenziale elastica. ad es. ed è uguale a Uc. Soluzione ∂y = y o ω sin( kx ) cos(ωt ) .t) dei punti della corda con la velocità v dell’onda. Si ottiene: M 2 2 U c . si consideri la soluzione y ( x .t) con cui oscilla un generico punto della corda. che aumenta quando viene messa in oscillazione (perché la corda si allunga). di massa dm = ( M / L )dx . in cui le molecole dell’aria oscillano lungo la canna. Non si confonda la velocità u(x.

v f1 = = 50 s −1 . che richiede calcoli del tutto analoghi a quelli del Problema 4.a) Si calcolino le prime due frequenze proprie. sperimentalmente ben verificata. Si effettui il calcolo numerico per i due valori Imin e Imax. quindi: π 3π k1 L = . dove s è lo spostamento dalla loro posizione media. le molecole contenute nel volume elementare dV oscillano con legge s(t ) = so sin ω t . 11 . b) si ripeta il calcolo supponendo di chiudere l’estremità aperta. Questo si verifica per ogni onda che sia obbligata a rimanere in uno spazio limitato. cioè ad un massimo dell’ampiezza di oscillazione. indicando con v la sua velocità di fase. = 75 s −1 . b) la densità media di energia dell’onda. d) il massimo spostamento so. k2 L = 2 2 v 3v f1 = = 25 s −1 . [lunghezza della canna L = 3 m . quesito a). cioè possono assumere solo valori discreti. Si risponda prima al quesito b). 1) Si noti che cambiando le condizioni al contorno cambiano le lunghezze d’onda e le frequenze proprie. f 2 = 2 f 1 = 100 s −1 . c) l’intensità dell’onda. La quantizzazione dell’energia di particella confinate in spazi limitati (ad es. la terminologia usata per gli strumenti musicali è poi stata estesa a tutti i fenomeni oscillatori. supponendo che l’estremità aperta corrisponda ad un antinodo. suggerendo a de Broglie l’ipotesi che ad ogni particella sia associata un’onda la cui frequenza è proporzionale all’energia della particella. Per il quesito b) si imponga la corretta condizione al contorno per l’estremo aperto. elettroni in un atomo). 2L a) La presenza di un antinodo in x=L implica sin( kL) = ±1. che corrispondono alla minima e alla massima intensità ancora percepite come suoni dall’orecchio umano. si dice che questa entra in risonanza. Soluzione k1 L = π . che però rimangono quantizzate. Problema 7 Durante la propagazione dell’onda acustica nell’aria. riceveva così una spiegazione del tutto naturale. trasformando l’antinodo in nodo. k 2 L = 2π . f2 = 4L 4L b) Commenti. supposta nota l’intensità dell’onda. Questa semplice considerazione è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica quantistica. sapendo che questa coincide con la massima densità di energia cinetica (si veda il commento al Problema 5). L’onda associata ad una particella è detta onda di de Broglie. Si calcoli: a) la massima velocità di spostamento delle molecole. velocità dell’onda v = 300 m / s ] Suggerimento. 2) Quando si eccita un’onda stazionaria nella canna d’organo.

entrambe dipendono dalla frequenza e dalla sensibilità individuale: i valori numerici riportati devono quindi essere considerati indicativi. v = 340 m / s . la sua massima energia cinetica è 1 1 2 2 dm(soω ) = ( ρ dV )(so ω ) .[frequenza densità f = 1000 s −1 . 2 −12 I min = 10 W / m . 2 1 2 2 c) I = uv = ρ vso ω . kg / m 3 . 2 d) Lo spostamento massimo è 1 2I . b) La massa dm contenuta nel volume dV è ρ dV . b) La potenza Po di emissione di una sorgente puntiforme che. ds(t ) = so ω cos ω t . può ancora essere percepito come suono. so = 10 −5 m . r = 3 m ] 12 . il suo valore massimo è so ω . so = ω ρv per I=Imin. per I=Imax. si calcoli: a) la potenza in arrivo su un collettore solare di area A posto ortogonalmente ai raggi solari. genera un’onda che a distanza r ha la stessa intensità della luce solare. 2) Si noti che uno spostamento delle molecole dell’aria (e del timpano) dell’ordine di 10-11m. [ A = 5 m2 . I max = 1 W / m 2 ] Soluzione a) La velocità è dell’aria ρ = 12 . Problema 8 L’onda elettromagnetica emessa dal Sole arriva sulla Terra con un’intensità media I s = 1380 W / m 2 . 2 2 La densità media di energia u si ottiene dividendo per dV: 1 2 2 u = ρ so ω . dt Commenti. 1) Imin è detta soglia di udibilità. Supponendo che metà dell’energia sia assorbita dall’atmosfera. inferiore alle dimensioni atomiche. irradiando uniformemente in tutte le direzioni. Imax soglia del dolore. so = 10 −11 m .

l’impulso trasferito da questi raggi alla particella nel tempo dt è dp = ( I / c)π r 2 dt . d T = 159 .   Commento. massa del Sole M = 199 .  d  b) In prossimità della particella la sezione normale del tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la particella è π r 2 . quindi 2 d  I =  T  IT . Per il quesito c) si ponga uguale ad 1 il rapporto F/FG.    [ I T = 1380 W / m 2 . basta calcolare l’energia che attraversa nell’unità di tempo la superficie sferica con centro nella sorgente e raggio r. Su questa superficie I è costante. posta a distanza dT dal Sole. la forza F ha modulo  c) dT  πr 2 . c) il raggio ro che deve avere la sfera perché F sia uguale in modulo alla forza FG di attrazione gravitazionale. 3 d d dp I 2 2 13 . Si notino gli ordini di grandezza della potenza che si può ottenere sfruttando i raggi solari e la potenza che dovrebbe avere una lampada per illuminare “a giorno” un ambiente.67 ⋅ 10 −11 Nm 2 / kg 2 . ⋅ 10 30 kg . supponendo nota la densità ρ della particella. v è parallelo a dA . costante gravitazionale G = 6. quindi: a) P=   Po = ∫ I v ⋅ dA = I ∫ dA = I ⋅ 4π r 2 = 790 W / m 2 ⋅ 113m 2 = 89 ⋅ 10 3 W . quesito b).Soluzione dU = I A = 790 W / m 2 ⋅ 5m 2 = 3950 W . Problema 9 Alla distanza dT fra Terra e Sole l’intensità della radiazione elettromagnetica emessa dal Sole ha intensità IT. Soluzione a) L’intensità è proporzionale ad 1/d2 (si veda ad es. ρ = 10 3 kg / m 3 . b) la forza F esercitata su una particella sferica di raggio r. dt b) Per calcolare Po. ⋅ 1011 m ] Suggerimento. F = = πr =   I T  d  dt c c Mm GM 4π 3 FG = G 2 = 2 r ρ. Si calcoli: a) l’intensità alla generica distanza d. supposta perfettamente assorbente. il Problema precedente.

la quantità di moto trasferita alla superficie nel tempo dt è dp = dpi − dpr = ( I / c) An dt (i − r ) .        dove i ed r sono i versori dei raggi incidenti e riflessi. dt c c    Commento. di area A. Il doppio aspetto. La presenza del “vento solare” fa sì che particelle piccole (ad es. indicando con I l’intensità dell’onda. Commento. esattamente come per una vela investita dal vento. i − r è ortogonale alla superficie.7 ⋅ 10 −8 m . Soluzione Il tubo di flusso costituito dai raggi solari che intercettano la superficie ha sezione normale An = A cosθ . La quantità di moto trasportata da questi raggi nel tempo dt è dpi = ( I / c) An dt . La forza F ha modulo: dp I I F= = An ⋅ 2 cosθ = 2 An cosθ . = FG 4 ρ cGM ro ro = 65. Si noti che si può cambiare la direzione della forza variando θ . Se si considera l’aspetto corpuscolare dell’onda. si comprende che non esiste una pressione esrcitata da un’onda. di superficie perfettamente riflettente. 14 . perfettamente riflettente. le molecole di un gas) siano respinte dal Sole. Il caso qui considerato. Questo spiega perché la “coda” delle comete tende ad allontanarsi dal Sole. Si noti che ro non dipende dalla distanza dal Sole Problema 10  Si calcoli la forza F esercitata dai raggi solari su una superficie piana. ed ha modulo 2 cosθ (per capirlo basta considerare le loro componenti parallela e perpendicolare alla superficie). corrisponde al caso di utri perfettamente elastici delle molecole d’aria sulla superficie della vela.2 3d T IT 1 F . non attratte. la cui normale forma un angolo θ con i raggi solari.

che però cambia segno ogni mezzo periodo e ha media nulla 2) Nel caso qui considerato. Nella trattazione corpuscolare. 2 dp µ q EB B Commenti.            c) il rapporto dU / dp B . 1) La particella acquista anche una quantità di moto dp E nella direzione di E .         dp B = FB dt .   dU  µ q2 E 2 E = = = v.corpuscolare e ondulatorio. si trova per la particella un moto oscillatorio in cui la velocità non è in fase con il campo E . e si ponga v d = µ qE . Al variare dello sfasamento si può passare da perfetto assorbimento a perfetta trasparenza. energia hf. Soluzione a)  dU = FE ⋅ v d dt = qE ⋅ ( µ qE )dt = µ (qE ) dt . scelto per ricavare nel modo più semplice la relazione tra U e p. Se si tiene conto della massa delle particelle. Infatti l’ipotesi che la velocità delle particelle v d sia in ogni istante proporzionale ad E non é mai rigorosamente verificata perché implica che la forza d’inerzia sia trascurabile (come se la particella avesse massa nulla). cioè per mostrare che nell’onda elettromagnetica p=U/v. a cui cede tutta la sua energia U e tutta la sua quantità di moto p. c) dove v è la velocità dell’onda. e di eventuali forze elastiche.     15 . b) la forza FB esercitata sulla particella dal campo magnetico dell’onda e la quantità di moto dp B acquistata dalla particella sotto l’effetto di FB nel tempo dt.    Il modulo della quantità di moto è dp B = µ q 2 EB . Si calcoli: a) l’energia dU ceduta dall’onda alla carica nel tempo dt. che coincide con il lavoro della forza FE .     2 b) FB = q v d × B = µ q 2 E × B . l’onda è completamente assorbita dal mezzo materiale. Si supponga che la velocità di deriva v d delle particelle di conduzione nel mezzo sia ad ogni istante proporzionale alla forza FE = qE . diffusione) che rendono più complessi i bilanci di energia e quantità di moto. quantità di moto hf/c. e possono intervenire altri fenomeni (riflessione. e che la forza di attrito sia sempre uguale ed opposta ad FE . mettendole in oscillazione. dell’onda permette di calcolare la pressione con due metodi formalmente diversi ma equivalenti. Si noti che si tratta di un caso limite. si assimila l’onda ad un insieme di particelle (fotoni) con velocità c. dove E è il campo elettrico dell’onda nello stesso istante. direzione e verso di dp B sono quelli del vettore E × B : quindi dp B è parallelo e concorde con il vettore di Poynting. Problema 11 Un’onda elettromagnetica che si propaga in un materiale lievemente conduttore si attenua perché cede parte della sua energia alle cariche di conduzione.

per quella ricevente si tenga conto del fatto che è efficace la sola componente di E nella direzione dell’antenna e che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza di questa componente. In ricezione. Si mostri che a parità di condizioni l’energia del segnale in ricezione non cambia se si scambiano i ruoli delle due antenne. e può essere considerato come un’estensione al campo di radiazione della relazione già trovata per circuiti accoppiati induttivamente (cioè del fatto che la mutua induttanza M rimane la stessa quando si scambiano i ruoli dei circuiti). b) Il calcolo è del tutto analogo. il campo E è ortogonale ad r ed oscilla con ampiezza Eo proporzionale a sin θ1 . Per l’antenna trasmittente. figura). ad eccezione di θ . Commenti. l’intensità dell’onda in corrispondenza di a2 è proporzionale a sin 2 θ1 . Suggerimento. b) antenne ortogonali alla loro linea di congiunzione e formanti un angolo θ fra loro. l’energia assorbita dall’antenna ricevente è in ogni caso proporzionale a sin 2 θ . la commutazione può essere effettuata ruotando di 90o l’antenna ricevente. Soluzione a) Se l’antenna trasmittente è a1. si consideri attentamente l’Eq. Si noterà che tutte le grandezze che vi compaiono rimangono invariate quando si scambiano I ruoli delle antenne. 1) Il risultato qui ottenuto è un caso particolare di un teorema molto generale. La sua componente efficace ha ampiezza E o ⋅ sin θ2 . semplicemente utilizzando antenne rispettivamente verticali ed orizzontali. od utilizzando un dispositivo con due antenne riceventi. L’intensità di ricezione IR è quindi I R = a sin 2 θ1 sin 2 θ2 . detto di reciprocità. dove a è una costante che rimane invariata quando si invertono i ruoli delle antenne. di lunghezza L << λ . sono utilizzate come generatore e ricevitore di onde elettromagnetiche.Problema 12 Due antenne a dipolo elettrico.(21). 16 . assimilate a due sottili aste conduttrici identiche. Si considerino i casi di: a) antenne complanari (v. 2) Il quesito b) fa capire che due stazioni possono trasmettere sulla stessa banda di frequenze.

cioè agisce come un rotatore. quindi I = I o cos 4 θ . Soluzione La rotazione provoca una riduzione di un fattore cosθ del campo E dopo la seconda lamina. ! Commento. che non altera il suo stato di polarizzazione. 4 N f = 0. 1 f = . Commento. Si calcoli l’intensità di uscita I dopo che l’asse della lamina intermedia è stato ruotato di un angolo θ nel piano della lamina stessa. θ= 20 θ= f = (cos2 θ ) . con assi ruotati di un angolo θ l’uno rispetto all’altro. in accordo con la legge di Malus. 4 π . Per N =10. La terza lamina provoca un’ulteriore riduzione dello stesso fattore cos2 θ .Problema 13 Un fascio di luce attraversa tre lamine polarizzatrici parallele. ed esce con intensità Io. Problema 14 Un dispositivo è costituito da N+1 lamine polarizzatrici identiche e parallele. Dopo l’ultima lamina il fattore di riduzione è Per N =2. π . ed una riduzione dell’intensità di un fattore cos2 θ . con assi paralleli. in modo che l’ultima lamina ha l’asse ruotato di un angolo N θ rispetto alla prima. Il dispositivo agisce come un attenuatore di fascio. perché è attiva la sua sola componente parallela all’asse.78 . Per polarizzatori ideali ed N sufficientemente grande il dispositivo ruota il piano di polarizzazione della luce senza praticamente attenuarlo. Problema 15 17 . Di quanto si riduce l’intensità di un fascio rispetto alla configurazione con assi paralleli? [Si ponga Nθ = π / 2 e si considerino i casi con N =2 e con N =10] Soluzione Il calcolo è del tutto analogo a quello del Problema 13: dopo la seconda lamina l’intensità è ridotta di un fattore cos2 θ .

Si calcolino le intensità delle onde diffuse mediante l’Eq. con piano di polarizzazione ortogonale al piano di diffusione. mettendone in oscillazione gli elettroni. e I / / = a sin 2 α . Si considerino separatamente le componenti E / / e E ⊥ del campo E dell’onda incidente. " Suggerimento. Soluzione 18 . con asse rispettivamente parallelo e perpendicolare al piano di diffusione. α è detto angolo di diffusione. Per α = π / 2 la componente I// è nulla: la luce diffusa è totalmente polarizzata. " Commenti. Si ottiene quindi: I / / / I ⊥ = sin 2 α . Si calcoli: a) l’angolo di incidenza θB sotto cui il raggio riflesso è totalmente polarizzato (angolo di Brewster). nota la riflettanza R⊥ = 015 . si può sfruttare questo fatto per attenuare con un polarizzatore la luminosità dell’atmosfera. La luce diffusa dall’atomo in una direzione che forma un angolo α con il fascio incidente è parzialmente polarizzata. per polarizzazione perpendicolare θ = π / 2 . Soluzione Per polarizzazione parallela l’angolo θ coincide con α . Si noti però che la luce diffusa dall’atmosfera non é mai totalmente polarizzata a causa delle diffusioni multiple: in direzione ortogonale ai raggi solari arriva anche la luce che ha subito due o più diffusioni da molecole diverse con angoli di diffusione diversi da π / 2 . pensando che tutte le grandezze che vi compaiono sono le stesse per I / / e I ⊥ . che hanno la stessa ampiezza ed inducono oscillazioni con la stessa ampiezza.(21). c) il rapporto I / / / I ⊥ per un raggio che attraversa 8 lamine identiche. riportando le direzioni dei raggi diretto e diffuso e della componenti E / / e E ⊥ del campo E lungo i due raggi: questo facile compito è lasciato allo studente).Un fascio di luce non polarizzato incide su un atomo. dove a è una costante. delle due superfici del vetro (in corrispondenza dell’angolo di Brewster). Si pensi infine che la lamina polarizzatrice trasmette la sola componente parallela al suo asse. I ⊥ = a . (Può essere utile evidenziare gli angoli θ e α con due figure. In fotografia. Si calcoli il rapporto fra le intensità I / / e I ⊥ in uscita da una lamina polarizzatrice posta sul cammino del raggio diffuso. permettendo di misurare separatamente I / / e I ⊥ . ad eccezione di θ . Il piano individuato dai raggi incidente e diffuso è detto piano di diffusione. Problema 16 Un fascio di luce naturale di intensità Io incide su una lamina di vetro con indice di rifrazione n. b) il rapporto I / / / I ⊥ per il raggio che attraversa la lamina dopo due rifrazioni.

si deduce: 19 . esprimendoli in funzione del vettore d’onda k del vuoto ed egli indici di rifrazione no e ne. Con molte lamine si può ottenere luce polarizzata anche in trasmissione. e la sua intensità è I ⊥ = (1 − R⊥ ) I o / 2 . 2 2 Si ha quindi: c) dopo le 8 lamine I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. perchè l’energia si conserva. valide in generale.7225 . quindi: I // = Io / 2 . Nel punto z =0 le componenti x e y del campo E dell’onda variano nel tempo con leggi E x = a sin ω t . quello rifratto ha intensità (1 − R⊥ )I o / 2 . lo si scomponga idealmente in due raggi polarizzati parallelamente e perpendicolarmente al piano di incidenza. la correzione è comunque piccola. # # Soluzione a) Dalle relazioni v = ω / k e v = c / n.074 . Componente perpendicolare: il raggio riflesso dalla prima superficie ha intensità R⊥ I o / 2 . 16 I ⊥ / I / / = (1 − R⊥ ) = 0. tutta l’energia del raggio è rifratta (o trasmessa). Problema 17 Un fascio di luce si propaga lungo l’asse z di una terna cartesiana. a) Si dica quanto valgono i vettori d’onda ordinario ko e straordinario ke del mezzo. Nel calcolo si sono trascurate le riflessioni multiple all’interno delle singole lamine e fra lamine consecutive. dove a e b sono due costanti. dove θt è l’angolo di rifrazione. con il vantaggio che il raggio trasmesso è parallelo a quello incidente.a) L’angolo di Brewster θB soddisfa alla condizione θ B + θt = π / 2 . b) Si dica come variano nel tempo le componenti Ex e Ey del campo E nel punto z. Componente parallela: sotto l’angolo di Brewster R/ / = 0 . E y = b sin ω t . sin θt sin(π / 2 − θ B ) b) Detta Io l’intensità del raggio incidente. c) Si calcoli la differenza di fase δ fra le onde ordinaria e straordinaria in z = d. Dopo la seconda superficie della lamina il raggio rifratto è ulteriormente ridotto di un fattore 1 − R⊥ . Dalla legge della rifrazione si ricava sin θ B sin θ B n= = = tan θ B . ciascuno con intensità Io/2. all’interno di un cristallo uniassico con asse ottico parallelo all’asse y. Commento.

E x = a sin(ω t − k o z ) . La polarizzazione è circolare ed i due segni corrispondono a rotazioni opposte del vettore E . Per t=0. si considerino gli istanti t = 0 e un istante t immediatamente successivo. possiamo porre: E x = E o sin ω t . La lamina è detta quarto d’onda se δ = ±π / 2 . e la differenza dei cammini ottici è detta mezz’onda se δ = π . a) E y = ± E o cos ω t . Per individuare il senso di rotazione. b) Si risolva l’analogo problema per una lamina a mezz’onda. δ = ±π / 2 . ignorando così le riflessioni alle due superfici della lamina). Per mostrare che la polarizzazione è circolare basta quadrare e sommare membro a membro le due equazioni. E y = b sin(ω t − k e z ) . all’uscita sono sfasate. Il problema fa capire che una lamina di materiale uniassico di spessore d agisce come lamina di ritardo ed introduce uno sfasamento δ = ( ne − n o ) k d = 2π ( ne − n o )d / λ . v o c / no k e = ne k .y) che giace nel I e III quadrante. con una scelta opportuna dell’origine dei tempi. $ $ $ 20 . Problema 18 a) Si consideri una lamina quarto d’onda in cui i raggi ordinario e straordinario sono polarizzati nelle direzioni x e y di un sistema cartesiano. (Si supponga che tutta l’energia dell’onda sia trasmessa. Ex=0. Il prodotto nd è detto cammino ottico. dove δ è lo sfasamento. Commenti. Soluzione $ All’entrata delle lamine le componenti Ex ed Ey di E hanno la stessa ampiezza Eo e sono in fase. Si ottiene: 2 E x2 + E y = E o2 Interpretando Ex ed Ey come le coordinate cartesiane del punto che rappresenta il vettore E . Si dica quale è lo stato di polarizzazione della luce trasmessa se il raggio incidente è polarizzato linearmente lungo la bisettrice degli assi (x. la relazione mostra che questo punto sta su una circonferenza di raggio Eo. E y = E o sin(ω t + δ ) . c ko = c) δ = (ω t − k o d ) − (ω t − k e d ) = ( k e − k o ) d = (ne − no ) k d . il vettore E è diretto lungo y ed i due segni corrispondono a versi opposti. ω ω = = no k .k= b) ω . (ne-no)d è la differenza dei camiini ottici.

Qui ci limitiamo ad osservare che un fascio di luce polarizzato circolarmente possiede momento angolare L con modulo L = U / ω . la stessa direzione del fascio. & ' 21 . % % La polarizzazione è ancora lineare ed il vettore E è diretto lungo la bisettrice degli assi coordinati che giace nel II e IV quadrante. Un fotone ha energia hω / 2π . il suo momento angolare coincide quindi con la costante universale = h / 2π . Ex è positivo. con rotazione oraria per Ey= +Eo.Per t positivo e molto piccolo. e versi opposti in corrispondenza di rotazioni opposte. b) E y = E o sin(ω t + π ) = − E o sin ω t = − E x . Il vettore E è ruotato. antioraria per Ey= -Eo. Il piano di polarizzazione è ruotato di 90o. Ey è rimasto invariato (a meno di infinitesimi del secondo ordine rispetto a t). La polarizzazione circolare è di grande interesse sia concettuale che applicativo. Commento. indipendentemente dalla frequenza dell’onda. la cui equazione è y = -x.

ma che dipende dalla posizione del ricevitore(1). (1’) L’equazione può essere ricavata analiticamente (basta utilizzare l’identità sin(α + β ) = sin α cos β + cos α sin β . 1) dove a1 sin(ω t + φ1 ) + a 2 sin(ω t + φ2 ) = a sin(ω t + φ ) . possono essere calcolati mediante le Eq. rappresentando le 2) dove ∑a n =1 2 N 1 Nδ   sin(ω t + nδ ) = a sin ω t + . cioè fornire un segnale che dipende solo dal quadrato dell’ampiezza. L’ampiezza a che compare nelle Eq. quindi eliminare φ sfruttando l’identità sin φ + cos funzioni sinusoidali mediante vettori piani (fasori). Ogni punto dello schermo dovrà essere considerato come un ricevitore: si eviti l’errore di sommare onde in arrivo in punti diversi. Ad es. oppure geometricamente. Il ricevitore deve essere sensibile all’intensità dell’onda risultante. 2 2 φ = 1 ). con ricevitore fisso. 2 a 2 = a12 + a 2 + 2a1a 2 cos δ . uguagliare separatamente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t .  2  2 1 (2) sin 2 ( Nδ / 2) a =a .CAPITOLO VIII INTERFERENZA E DIFFRAZIONE Premessa.1. sin 2 (δ / 2) (2’) Interferenza Si osservano fenomeni di interferenza quando due o più onde arrivano su uno stesso ricevitore con una differenza di fase che rimane costante nel tempo. ed inferiore a 20000 s -1. che viene trattato come uno scalare: questo (1) Il caso in cui la differenza di fase vari nel tempo. un’onda acustica viene percepita dal nostro orecchio come un segnale continuo se la sua frequenza è superiore a 20 s -1.1. In questo intervallo di frequenze l’orecchio è sensibile all’intensità dell’onda. In ottica i fenomeni di interferenza possono essere osservati semplicemente raccogliendo la luce su uno schermo. 1 . Spostando il ricevitore si percepiscono massimi e minimi di intensità che. 2. richiede calcoli formalmente identici: anziché di massimi e minimi di interferenza si preferisce però parlare di battimenti. nei problemi proposti. 2 è il campo elettrico. (1) δ = φ2 − φ1 .

legate dalle relazioni: ∆d ∆t ∆φ (3) = = λ 2π T dove T è il periodo e λ è la lunghezza d’onda del mezzo. e ∆d / λ va sostituito con n ∆d / λ . Per valutare la differenza di fase fra due onde in arrivo sul ricevitore. Calcolo della differenza di fase Una differenza di cammino ∆d comporta una differenza di tempo ∆ t ed una differenza di fase ∆φ . 2 . occorre anche tenere conto delle eventuali differenze di fase tra le sorgenti e. fra raggio incidente e riflesso: nella riflessione vetrosa si ha effettivamente una differenza di fase (uguale a π ) se e solo se i raggi incidente e riflesso stanno nel mezzo con indice di rifrazione minore. due figure di diffrazione sono “separate” se le direzioni dei raggi formano un angolo superiore a θR . d la sua larghezza. n ∆d è detto “ differenza di cammino ottico”. con f 1 << f o . Fenomeni di diffrazione di Fraunhofer (raggi. per i raggi riflessi. θ l’angolo fra il fascio di raggi paralleli considerati e la normale alla fenditura. λ D sin θ R = 122 dove D è il diametro della fenditura. Problema 1 Sul nostro orecchio arrivano due onde acustiche con ampiezza ao ed a. paralleli tra loro) Fenditura rettangolare. con raggi incidenti ortogonali alla fenditura: 2  sin φ / 2  (4) I = Im    φ/2  2π dove φ = d sin θ è la differenza di fase fra i raggi provenienti dai bordi della λ fenditura. l’orecchio percepisce massimi e minimi di intensità (battimenti). (6) Criterio di Rayleigh. Il primo zero di intensità cade sotto l’angolo θR (angolo di risoluzione) dato dalla relazione (5) d sin θ R = λ Fenditura circolare: θR e dato dalla relazione: . Per la luce si è soliti indicare con λ la lunghezza d’onda nel vuoto: in un mezzo con indice di rifrazione n la lunghezza d’onda è λ /n. sia incidenti che rifratti. Se f1 < 20 s -1. frequenze fo e f = f o + f 1 . Si calcoli l’intervallo di tempo t fra massimi successivi.implica ovviamente che i campi associati alle diverse onde siano (o possano essere considerati in pratica) paralleli fra loro.

velocità del suono vs=340 m/s.[ f o = 680 s −1 . sicché risulti d = vt. Se f1 è maggiore di 20 s -1. Per gli strumenti a corda si può utilizzare sia la prima armonica che una delle armoniche successive. Si dica: a) per quali valori di d si hanno masimi di intensità. f 1 = 0. il ricevitore è posto in x =D. Risulta: t = 1 / f1 = 2 s . Si ha un massimo per t = 0. per l’Eq. si hanno massimi quando la differenza di fase è un multiplo intero di 2 π . 1) L’inverso di t è la frequenza di battimento. 1’. 1 ed 1’. di frequenza f. δ (t ) = 2π f 1 t .3.5 m . [f = 680 s -1.5 s −1 ] Suggerimento. ± 1. sono poste nei punti x = 0 e x = d. il suo quadrato è quindi: 2 ao + a 2 + 2a o a1 cos(2π f 1 t ) . quando (2. non puro (che può risultare sgradevole: si parla di dissonanza). e può essere utilizzato per accordare lo strumento. 3 . ± 2 dove λ = v s T = v s / f = 0.1’. v = 1 m/s] Soluzione a) Per l’Eq. 2) Il fenomeno dei battimenti segnala un’eventuale piccola differenza di frequenza fra un segnale campione ed il suono emesso da uno strumento musicale. ricordando che ω = 2π f ed interpretando δ come un differenza di fase variabile nel tempo. Problema 2 Due sorgenti sonore identiche ed in fase.1) d = mλ . b) quale è l’intervallo di tempo fra massimi successivi se la seconda sorgente si muove lungo x con velocità v. e quindi. m = 0. con D>d. il massimo successivo cade nell’istante t per cui 2π f 1t = 2π . Si utilizzino le Eq. L’ampiezza risultante soddisfa all’Eq. Soluzione Con un’opportuna scelta dell’origine dei tempi il segnale risultante può essere così scritto: a o sin ω o t + a sin ω o t + δ (t ) dove ω o = 2π f o . [ ] Commenti. l’orecchio non percepisce massimi e minimi di intensità ma un suono continuo. L’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza ed è quindi massima negli istanti in cui cos(2π f 1t ) = 1 . e coincide con f1 (differenza di frequenza delle due onde).

a) Si calcolino i valori di y corrispondenti ai massimi di ordine zero ed uno. quale è l’intensità quando sono presenti entrambe le sorgenti? [ λ = 0. b) Si consideri una seconda sorgente S’ identica. in accordo con la teoria della relatività. 2) Per le onde acustiche la variazione di frequenza non dipende solo dalla velocità relativa della sorgente rispetto al ricevitore.1). I’(y) quella con la seconda sorgente. Per le onde elettromagnetiche nel vuoto interviene invece la sola velocità relativa sorgentericevitore. diminuisce nel caso opposto. distanza fra le fenditure d = 20 µm . ma dalla velocità di sorgente e ricevitore rispetto al mezzo in cui l’onda si propaga (cioè l’aria). Problema 3 Si consideri il dispositivo interferenziale rappresentato in figura.(2. D = 40 cm] 4 . 1) Si noti l’analogia con il Problema 1: l’onda emessa dalla sorgente in moto arriva sul ricevitore con frequenza diversa da f (effetto Doppler-Fizeau).5 m / 1m s −1 = 2 s . le Galassie si allontanano. e la distanza D così grande che i raggi in arrivo nel generico punto P dello schermo possano essere considerati paralleli. Commenti. La luce proveniente da Galassie lontane è spostata verso il rosso: f diminuisce. generi una figura di interferenza i cui massimi coincidano con quelli calcolati in a)? c) Detta I(y) l’intensità che si ottiene con la prima sorgente. Si hanno due massimi successivi per d = 0 e d = λ . da sola. supponendo la sorgente S puntiforme e monocromatica. posta sull’asse y’: è possibile che questa sorgente.5 µm . corrispondenti agli istanti t = 0 e t = λ / v = 0.b) Si continuano ad avere massimi quando d soddisfa all’Eq. la frequenza aumenta se sorgente e ricevitore si avvicinano.

Soluzione a) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ed in fase. si calcoli: a) il minimo valore di δ per cui I = I 1 . ed utilizzando il metodo dei fasori. 2) Una sorgente luminosa estesa può sempre essere scomposta idealmente in sorgenti puntiformi: si comprende quindi che con una sorgente estesa lo schermo possa apparire uniformemente illuminato. il massimo di ordine uno se  λ d sin θ1 = λ .5 considerato nel commento 1. dove d 1' e d 2 δ= ( λ (o un multiplo intero di 2 π ). Problema 4 Su un ricevitore arrivano tre onde di uguale ampiezza a1 ed intensità I1. y o = 0 . θo = 0. i massimi di S’ cadono in corrispondenza dei minimi di S. d b) Le fenditure si comportano come sorgenti coerenti ma sfasate. b) il minimo valore di δ per cui I = 0. c) I per δ = π e δ = 2π . θ1 = sin −1   ≅ 0. Detta I l’intensità risultante.025 rad . 1) Nel punto di mezzo fra y ' = 0 ed y ' = 1 cm . Nel caso qui considerato. lo schermo appare uniformemente illuminato. Questo si verifica per y ' = 1 cm (i calcoli sono identici a quelli già effettuati in a). d) si rappresenti infine l’andamento qualitativo di I in funzione di δ . 5 . cioè per y ' = 0. la differenza di cammino fra i raggi in arrivo in P è d sin θ si ottiene il massimo di ordine zero se d sin θo = 0. e sfasamenti tali che la perturbazione risultante può essere così rappresentata: y = a1 [sin ωt + sin(ωt + δ ) + sin(ωt + 2δ )] . c) L’intensità risultante è la somma delle due intensità. Se δ = 2π d 2 − d 1' ) . y1 = D tan θ1 ≅ 1 cm .5 cm . se sono presenti entrambe le sorgenti. con differenza di fase 2π ' ' sono le distanze di S’ dalle due fenditure. Commenti. le sorgenti si comportano come se fossero in fase: i massimi di interferenza cadono esattamente nelle stesse posizioni considerati in a. una sorgente reale può essere supposta praticamente puntiforme se le sue dimensioni sono piccole rispetto al valore y’ = 0.

a è quindi uguale all’ampiezza a1 del terzo. I = I1. c) Per δ = π due fasori sono opposti e si elidono a vicenda. 6 . d) Il diagramma è periodico. b) La poligonale dei fasori è un triangolo equilatero. δ = 2π / 3 .Soluzione a) Si ottiene a = a1 ed I = I1 per δ = π / 2 : la poligonale dei fasori è infatti un quadrato. Per δ = 2π i fasori sono allineati (come per δ = 0 ): risulta a = 3a1 ed I = 9I1. con periodo δ = 2π .

Temperatura Scala delle temperature del gas ideale T = 27316 . n è il numero di moli. scala Celsius (5) TC = T − 27315 . K. dT (1) (2) (3) 1 dQ . Rendimento di un motore termico lavoro effettuato . calore assorbito per il ciclo di Carnot reversibile η = 1 − T1 / T2 . ptr è la pressione al punto triplo dell’acqua). Entropia S S f − Si = per trasformazioni reversibili. η = (7) Coefficiente di prestazione (o di efficienza) della macchina frigorifera: Q K= . Primo principio dU = dQ − dL (6) dQ è il calore fornito al sistema e dL è il lavoro fornito dal sistema: la relazione può essere assunta come definizione della funzione di stato U che rappresenta l’energia interna del sistema. L dove Q è il calore estratto alla cella frigorifera. m dT 1 dQ C= n dT p ptr (4) (V = cost. (T2 > T1 ) . (8) ∫ i f dQ T (9) 1 . K lim ptr → 0 C' = c= dQ .CAPITOLO IX TERMODINAMICA Definizioni Capacità termica Calore specifico Calore termico molare Dove m è la massa.

(14) (13) γ = C p / CV . n=1] Soluzione 2 . Energia interna 1 (12) RT 2 (f è il numero dei gradi di libertà: 3 per i gas monoatomici. M = N A m è la massa molare e NA è il numero di Avogadro (numero di molecole in una mole). [T=300 K. Equazione dell’adiabatica reversibile: pV γ = cos tan te . Problema 1 Si determini: a) l’energia interna di n moli di idrogeno a temperatura T e le sue capacità termiche molari CV e CP.Entropia e secondo principio L’entropia dell’”universo” (sistema +ambiente) rimane invariata se tutte le trasformazioni sono reversibili. aumenta in caso contrario. R è la costante universale dei gas. b) l’energia media E di una singola molecola e la sua velocità quadratica media (si supponga che la molecola possiede 3 gradi di libertà traslazionali e due rotazionali). Velocità molecolare quadratica media 3k B T 3RT (11) v qm = = m M dove k B ≡ R / N A (costante di Boltzmann). 5 o 7 per quelli biatomici). c) la velocità quadratica media dell’elio He (massa molare 4 g mole-1) e dell’argon Ar (massa molare 40 g mole -1). m è la massa della molecola. U =nf Capacità termiche molari A volume costante CV = fR / 2 . Gas ideali (10) Equazione di stato pV = nRT . a pressione costante C P = CV + R .

η = 0. t = 10 ore. l’argon è relativamente abbondante (~1%). nell’atmosfera è praticamente assente.08 J / K . 2 per il calcolo della velocità media. 1 3 ponendo mv 2 = k B T . S = 800 W / m 2 s . si ottiene: 3k B T 3RT v qm = = = m M a) U= 3 ⋅ 8. ed è quindi quella che più si avvicina alla velocità di fuga dei corpi dal nostro pianeta (che è di 11.31 J mole −1 K −1 ⋅ 300 K = = 1934 m / s. 0. sia praticamente assente nell’atmosfera terrestre: la sua velocità quadratica media è maggiore delle velocità quadratiche medie di tutte le altre molecole. Commento. θ = 60 . v qm = 432 m / s per Ar.002 kg mole −1 c) I calcoli sono del tutto analoghi e si trova v qm = 1367 m / s per He. L’aumento di temperatura è 3 . che è l’elemento più abbondante nell’universo. indicando con S il valor medio del vettore di Poynting.2 km/s). Le stesse considerazioni valgono per i gas rari: nell’universo l’elio è il più abbondante. [h =1 m. La massa 2 2 molare dell’idrogeneo e m=2 g mole-1. n dT 2 C P = CV + R = 29. dove m è la massa di una singola molecola. l’energia incidente è W = S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . la capacità termica dell’acqua è C ' = cm ≡ cρ V = cρ Ah . 2 1 dU 5 CV = = R = 20. e supponendo che solo una frazione η dell’energia incidente sulla superficie dello stagno sia assorbita dall’acqua. al contrario. con θ il valore medio efficace dell’inclinazione dei raggi solari rispetto alla verticale durante la giornata. Problema 2 Si calcoli l’aumento di temperatura dell’acqua di uno stagno di profondità h in una giornata di Sole di durata t.1]   Soluzione Detta A l’area dello stagno. 5 b) E = k B T = U / N A = 1.035 ⋅ 10 − 20 J . Le molecole di idrogeneo presenti negli strati superiori dell’atmosfera che raggiungono la velocità di fuga possono sfugire all’attrazione terrestre. Il calcolo effettuato in b) giustifica il fatto che l’idrogeno. occorre considerare la sola energia traslazionale.77 J / K .5 nRT = 6232 J .

supponendo che le molecole possiedano 5 gradi di libertà.⋅η = . f = 5. CV = 5R/2 è la capacità termica molare a volume costante.6 ⋅ 10 4 s ⋅ 01 .W ⋅ η S ⋅ cosθ ⋅ A ⋅ t . b) le energie interne iniziale e finale.31 J mole −1 K −1 ⋅ 15 K = = 28 g mole −1 ⋅ 2 ⋅ 2 ⋅ 10 3 W = 434 s = 7. 4 . Si noti però che si continua ad avere sensazione di freddo fino a che non si riscaldano anche le pareti e gli oggetti contenuti nella stanza. n = ρ V / M = massa/ massa molare è il numero di moli. ∆T = 15K . C' c⋅ ρ ⋅ A⋅h Ricordando che c = 1 cal / g K = 4186 J / kg K . kg / m 3 . 3 −1 −1 −3 4186 J kg K ⋅ 10 kg m ⋅ 1m ∆T = Problema 3 In un recipiente adiabatico con volume V è contenuto azoto con densità ρ . si calcoli il t empo t richiesto per aumentare la temperatura di ∆T con una stufa elettrica di potenza P. perché alla sensazione di caldo o freddo contribuisce in modo determinante l’energia elettromagnetica emessa dagli oggetti solidi contenuti nell’ambiente (che aumenta approssimativamente con legge T4. Detti M la massa molare ed f il numero di gradi di libertà di ogni molecola. Questo fatto spiega anche la sensazione di freddo che si prova in prossimità di larghe vetrate. ∆T = = 0. M = 28 g / mole. [ V = 60 m 3 . Il calcolo fornisce l’ordine di grandezza del tempo che impiega una stufa elettrica a riscaldare l’aria di una stanza. nota quella iniziale Ti. dove T è la temperatura assoluta). Problema 4 Una mole di un gas ideale biatominco ( γ = C P / CV = 14 . ) si espande adiabaticamente e reversibilmente fino a dimezzare la pressione. ρ = 10 3 kg / m 3 . Si calcoli: a) la temperatura finale Tf. Risulta: nC ∆T ρ ⋅ V ⋅ 5 ⋅ R ⋅ ∆T t= V = = P M ⋅2⋅ P 1.3 min Commento.34 K . dove Pt è l’energia fornita alla stufa. C’= nCV la capacità termica del gas.5 ⋅ 3.3 kg m − 3 ⋅ 60 m 3 ⋅ 5 ⋅ 8. si ottiene: 800 J m −2 s −1 ⋅ 0. P = 2 kW ] Soluzione Vale la relazione Pt = C ' ∆T . ρ = 13 .

Si ottiene Vf L = − pV i i = γ Vi ∫V −γ dV = − 1 Vf γ pV V 1− γ ]V = i i [ i 1− γ 1 1 1− γ γ pV p V − pV − Vi 1− γ = i i Vf i i . quindi: . Alla quota di 7 km la pressione è circa dimezzata e la temperatura media è di circa 40 K inferiore alla temperatura media al livello del mare. La trasformazione è adiabatica. È però più semplice utilizzare il primo principio della termodinamica ∆E int = Q + L (L compare col segno + perché è il lavoro effettuato dal gas sull’esterno). L = U f − U i = −104 Commenti. utilizzando le equazioni L = − ∫ pdV . 5 . U f = 4. kJ .. γ −1 γ −1 f f [ ] ( ) L’equazione di stato fornisce Vi = RTi / pi = 0. quindi ∆Eint = −104 . U i = 582 c) Il lavoro può essere calcolato direttamente. 1) Nelle correnti ascensoniali dell’atmosfera la trasformazione di una generica massa d’aria può essere considerata in prima approssimazione adiabatica e reversibile: l’aria si raffredda.0382 m 3 .0233 m 3 . pi = 105 Pa] Soluzione a) Utilizzando l’equazione di stato pV = nRT per eliminare V dall’equazione pV γ = cos t dell’adiabatica reversibile si ottiene T p (1−γ )/γ = cos t . p    f b) Dalla relazione U = 5nRT / 2 si ottiene: . Problema 5 Una massa m di acqua a temperatura T1 = To − ∆T viene versata in una uguale massa d’acqua a temperatura T2 = To + ∆T . e che sono sempre presenti molti meccanismi che tendono a portare un sistema all’equilibrio termico.78 kJ .82 = 230 K . kJ . kJ . V f = RT f / p f = 0. 2) Le espansioni adiabatiche vengono utilizzate in criogenia per raffreddare i corpi. Si calcoli la variazione di entropia del sistema supponendo che il calore specifico c dell’acqua sia indipendente da T. supponendo nota la sua pressione iniziale pi. [Ti = 280 K. Nel calcolo qui effettuato la diminuizione è di 50 K: si pensi però che in condizioni di equilibrio termico la temperatura sarebbe uniforme. da cui  pi  T f = Ti ⋅  = 280 K ⋅ 0. Vi Vf (1−γ )/γ pV γ = piVi γ .c) il lavoro L effettuato dal gas sull’esterno.

Sf > Si: l’aumento di entropia che si ottiene rappresenta l’ “entropia di mescolamento”. inizialmente contenuto in una delle due parti. dS = dV = R = = pdV = T T T T V V 2V dV . quindi ∆S = 2 R ln 2 . cioè non dipende dalla presenza o meno di un altro gas nel secondo recipiente. ciascuna con volume V. 1) La trasformazione è adiabatica ed irreversibile. Il calcolo effettuato in b) fornisce il caso tipico di “entropia di mescolamento”. Commento. e 1 RT dQ dL 1 dV . si ha:  T T  dQ o dQ S f − Si = ∫ +∫ = mc ln o + ln o  = T T2 T T2   T1 T1 To T   To2 To2 = mc ln = mc ln  2 2  > 0. 2) I problemi in cui e richiesto il calcolo della variazione di entropia nel passaggio di calore da un corpo caldo ad uno freddo si risolvono in modo analogo: si calcola prima la temperatura finale. Si noti che se i due gas fossero identici non si avrebbe nessuna variazione di entropia: infatti lo spostamento delle molecole di uno stesso gas da un recipiente all’altro (con pressioni e temperature identiche) è un processo reversibile. Possiamo quindi calcolare la variazione di entropia considerando la trasformazione isoterma che collega i due stati. a) Si calcoli la variazione di entropia di una mole di un gas ideale. b) si effettui l’analogo calcolo. T1T2  To − ( ∆T )  Commenti. la variazione di entropia è la somma delle variazioni che si ottengono portando reversibilmente una massa m di acqua da T1 a To ed un’uguale massa da T2 a To. Soluzione a) Gli stati iniziale e finale del gas hanno la stessa energia interna. per il primo principio della termodinamica. ed hanno quindi la stessa temperatura. J/K S f − Si = ∫ R = R ln 2 = 139 V V b) La variazione di entropia del primo gas è identica a quella calcolata in a). quando si solleva la parte mobile (si supponga che il processo sia adiabatico).Soluzione La temperatura finale è To. supponendo che inizialmente ciascuna delle due parti del recipiente contenga una mole di gas. La variazione di entropia del secondo gas è identica. quindi la variazione di etropia di ciascun corpo. e che i gas siano diversi. ponendo dQ = dL (in quanto dU = 0). Ricordando che dQ = mcdT . 6 . mentre la diffusione di un gas in un altro gas è un processo irreversibile. Problema 6 Un recipiente è diviso da una parete mobile in due parti uguali. R = 115 .

Problema 7 Sottraendo con una pompa a vuoto i gas di vaporizzazione dell’elio liquido. Per raggiungere temperature molto basse si utilizzano di solito processi adiabatici che comportano un abbassamento di temperatura: espansione adiabatica di un gas. . vaporizzazione adiabatica di un liquido. Tf = 3. A temperature inferiori al grado Kelvin è molto utilizzata la smagnetizzazione adiabatica. mi = 1 kg .5 K] Soluzione Il calore dQ = K dm ceduto dal liquido durante la vaporizzazione di una massa dm è uguale al calore dQ = cm dT necessario per variare di dT la temperatura della massa m di elio ancora presente in fase liquida (si noti che dQ. b) uguale ad aT 3. Detta mi la massa iniziale dell’elio a temperatura Ti. Problema 8 Si calcoli l’entropia Sf di n moli di un solido monoatomico a temperatura Tf supponendo note le corrisponedenti grandezze Si e Ti. Ti = 4. Si indichi con K il valore di vaporizzazione. e supponendo che la sua capacità termica molare C sia: a) costante ed uguale a 3R.. si calcoli la massa finale mf di liquido quando la sua temperatura ha raggiunto il valore Tf. smagnetizzazione adiabatica di una sostanza paramagnetica.5 K. Dall’eguaglianza K dm = cm dT si deduce dm c = dT m K che integrata fra gli stati iniziale e finale fornisce m f = mi exp cK −1 T f − Ti [ ( . dT sono tutti negativi). c = 4 Jg −1 K −1 . )] = 1 kg exp(−0174 Commento. Soluzione 7 . [ K = 23 Jg −1 . con c la capacità termica in fase liquida e si supponga che il processo sia adiabatico. ) = 0. Il problema fa riferimento ad una delle trasformazioni più utilizzate intorno ad una temperatura di 4 K (se si vuole calcolare correttamente ∆T su un intervallo più ampio di temperature occorre tenere conto del fatto che c e K dipendono dalla temperatura). se ne abbassa la temperatura.84 kg . dm. dove a è una costante.

T na 3 T f − Ti 3 . Detta Ti la temperatura iniziale.a) b) dQ S f − Si = ∫ = T i Tf f Tf Ti ∫ nC dT = n 3R ln T f / Ti . . supponendo costante: a) il volume V del gas. e si pensi che per abbassare la temperatura si operano le trasformazioni rappresentate in figura (si veda il commento al Problema precedente). che può essere così formulato: la variazione di entropia di un corpo per una trasformazione reversibile tende a zero per T che tende a zero. Una delle conseguenze più importanti del terzo principio è la seguente: nessun sistema può essere portato allo zero assoluto con un numero finito di operazioni (questa affermazione può essere assunta come formulazione alternativa del principio stesso).e. ¡ Soluzione Il lavoro Le fornito sotto forma di energia elettrica ha in entrambi i casi modulo 8 . Per comprendere la relazione fra i due enunciati si considerino gli andamenti di S in una sostanza paramagnetica per due diversi valori del campo B. si calcolino le variazioni di temperatura. Si noti che l’espressione trovata in b) permette di porre Si = 0 per Ti = 0. Problema 9 In n moli di un gas ideale monoatomico lievemente conduttore si manda corrente per un tempo t mediante due elettrodi collegati ad un generatore di f. e fornisce S (T ) = na 3 T . energia interna ed entropia in un processo adiabatico. 3 ( ) S f − S i = na ∫ T 2 dT = Ti ( ) Commenti. 1) Il calore molare dei solidi è pressoché costante a temperature sufficientemente elevate e tende a zero per T che tende a zero. 2) Il risultato b) è in accordo con il terzo principio della termodinamica. 3 mentre il calcolo a) perde significato quando si pone Ti = 0. b) la pressione p del gas.m.

∆T = = nCV n ⋅ 3R / 2 perchè i gas ideali monoatomici hanno un energia interna U = nCV T . Si ottiene Tf f Tf nC dT dQ ∆S = ∫ =∫ V = nCV ln .Le = I t . si ottiene pdV = nRdT . ¢ ¢ n(CV + R)dT = IdT . Commenti: L’energia fornita al gas per effetto Joule gioca in questo problema lo stesso ruolo di un calore fornito. ma deve essere considerata come un lavaro : il calore è infatti per definizione lo scambio di energia derivante da una differenza di temperature. supponendo che tutte le trasformazioni siano reversibili e che l’abbassamento di temperatura del termostato durante un singolo ciclo sia trascurabile agli effetti del calcolo del rendimento del ciclo. la variazione di temperatura è ∆U It . a tempratura T1. [ T2 = 2T1 = 600 K . Calcolare il lavoro totale L che si può ottenere. a) La variazione di energia interna è ∆U = It . C = 108 J / K ] 9 . Cp 5 ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ dQ ∆S = ∫ = T i f Tf Ti ∫ nC p dT T = nC p ln Tf Ti . con p costante. C 3 ∆U = nCV ∆T = V It = It . Ricordando che CV+R = Cp. ed integrando. uguagliando dU a dL si ottiene poi: nCV dT = Idt − nRdT . Differenziando l’equazione di stato pV=nRT. T T Ti i Ti ¢ ¢ ¢ b) Il lavoro complessivo fornito al gas nel tempo dt è: dL = Idt − pdV e coincide con la variazione di energia interna dU = nCV dT . Problema 10 Un motore termico lavora in ciclo di Carnot. nC p (Si arriva più brevemente allo stesso risultato pensando che agli effetti pratici è come se si fornisse al gas una quantità di calore Q = It e ricordando la definizione di Cp). Per il calcolo di ∆S occorre considerare una trasformazione reversibile fra gli stessi stati estremi. scambiando calore con l’ambiente esterno. si ottiene It ∆T = . e con un termostato con capacità termica C e temperatura iniziale T2 > T1 .

Le ipotesi del problema consentono di considerare come quantità infinitesime sia la variazione dT di temperatura durante un singolo ciclo che il calore dQ = C dT ceduto dal termostato. T  2 T2   T2 10 .Soluzione Durante il funzionamento del motore la temperatura T del termostato si abbassa: non si ottiene più lavoro quando T ha raggiunto la temperatura ambiente T1. Si ha quindi:  T1   T1   T1  dL =  1 −  dQ =  1 −  C dT =  1 −  C ( − dT )    T T T ( dT = − dT perché la temperatura del termostato si sta abbassando). e di supporre che il rendimento dL/dQ del ciclo sia uguale a (1 − T1 / T ) . Il lavoro totale si ottiene integrando quest’espressione fra le temperature iniziale e finale del termostato: T1   T 1 T  L = ∫  1 − 1CdT = C T1 ln 1 − (T1 − T2 )  = 10 8 (300 ln + 300) J = 92 ⋅ 108 J .

Spostando il cursore si può fare sì che risulti:      Rx R  = 1 = 1  . La condizione Vb =Vd equivale infatti alle due condizioni Vab =Vad e Vbc =Vdc . sicché il rapporto R1/R2 è uguale al rapporto 1 / 2 tra le loro lunghezze. (1) Ro R2  2 Condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi questa uguaglianza è che i punti b e d siano allo stesso potenziale. e quindi alla (1). R(t ) Supposto noto Ro e misurate le lunghezze 1 e 2 . (2) R1i ' = R2 i '' . Le resistenze Rx e Ro da confrontare sono inserite nel circuito rappresentato in figura.ESPERIENZE DI LABORATORIO 1) Confronto di resistenze con il metodo del ponte di Wheatstone. dove c è un cursore mobile. L’amperometro è usato come strumento di zero ed ha la stessa funzione di un voltmetro molto sensibile. l’equazione (1) fornisce per la resistenza incognita Rx: ¡ ¡ ¡ ¡ . Per verificare la condizione Va =Vb basta controllare che in un amperometro molto sensibile (ovvero un galvanometro balistico od un milliamperometro) inserito fra a e b non passi corrente. R1 e R2 sono le resistenze dei tratti bc e cd di un unico conduttore filiforme omogeneo e di sezione costante. Queste equivalgono a loro volta a Rx i ' = Ro i '' .

Ci limitiamo qui a calcolare l’errore ∆R x causato dagli errori di misura di 1 e 2 . che è tanto maggiore quanto minore è Rx.39 Ω / ° C . rispettando i colori delle boccole). su sui si legge la grandezza α t = R(t ) − Ro . α = 0. La resistenza incognita è quella di un filo di platino che a 0° C ha una resistenza di 100 Ω . cercando una compensazione fra le diverse cause di errore (ad es. si ha: ∆Rx ∆ ∆ = + (4) Rx 1 2 È evidente che l’errore della misura è grande se una delle due lunghezze 1 e 2 è molto piccola. poiché 1 + 2 è fissato. Per questo motivo. per l’equazione (1). Ro = 100 Ω . Valutato ∆ 1 = ∆ 2 = ∆ .). effetto della possibile differenza di temperaura fra le resistenze R1 e R2. che Rx sia circa uguale a Ro .¢ Rx = Ro ¢ 1 2 . . ed una resistenza variabile. che consiste nel valutare la posizione del cursore c che annulla la corrente nell’amperometro. Nell’intorno di questa temperatura la sua resistenza è R(t ) = Ro + α t (5) dove t è la sua temperatura in gradi Celsius. Gli errori ∆ 1 e ∆ 2 sono evidentemente uguali perché derivano da un’unica misura. contenente al suo interno tutti gli strumenti necessari alla misura (a cui vanno collegati i tre fili uscenti dal cilindretto contenente la resistenza di platino. un aumento di una di queste grandezze comporta una diminuzione dell’altra. la stima dell’errore è sempre molto delicata. disponibile in commercio con la sigla Pt 100. Per poter realizzare questa condizione sono disponibili più resistenze campione. causata dal diverso valore delle correnti i’ e i’’. trascurando tutte le altre cause di errore (deviazione di Ro dal valore nominale. per quanto riguarda le resistenze dei fili di collegamento). è anche disponibile un’apparecchiatura già compensata. in particolare nelle misure indirette. Per misurare t con una precisione dell’ordine del grado centigrado con gli strumenti in dotazione sono richieste particolari cautele. si ricava t dall’equazione (5). ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ ¢ Variazione della resistenza con la temperatura. (3) Calcolo dell’errore. e controllare le misure effettuate con il ponte. La variazione di resistenza con la temperatura permette di utilizzare il ponte come termometro. Per ridurre l’errore conviene far sì che 1 sia circa uguale a 2 e. In ogni misura. …. Misurata R(t) con il metodo del ponte. È così possibile valutare il tempo necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico fra il cilindretto ed il corpo di cui si vuole misurare la temperatura. effetto della resistenza dei fili di collegamento.

Variando ω con m prefissato. (1) la cui soluzione q(t) può essere scritta come somma della soluzione generale dell’omogenea associata e di una soluzione particolare dell’equazione completa. che può essere così scritta: i (t ) = i m cos(ω t − φ ) (2) dove: X (ω ) i m = m . Nel circuito rappresentato in figura la carica q sulle armature del condensatore soddisfa all’equazione L d 2q dq 1 + q= 2 + R dt C dt £ m cos ω t . Rimane solo la soluzione particolare. tan φ (ω ) = . ed una piccola sollecitazione può eccitare una corrente intensa: si dice che il circuito è in risonanza. che nell’esperimento si estingue in pratica in un tempo brevissimo (inferiore al secondo) e pertanto non viene presa in considerazione. la cui derivata dq/dt è la corrente nel circuito. (5) LC Se R è sufficiente piccolo il massimo è molto accennato. I fenomeni di £ £ . l’ampiezza im presenta un massimo in corrispondenza di 1 ωo = . descrive il regime transitorio. La prima.2) Studio della risonanza in un circuito LCR. 3’) Z (ω ) R con 1 Z (ω ) = R 2 + X 2 (ω ) . 4’) ωC Z(ω) è l’impedenza del circuito. X (ω ) = ωL − . (3. X(ω) la sua reattanza. (4. tendente a zero per t → ∞ .

risonanza si verificano in tutti i sistemi fisici capaci di oscillare. cioè della funzione: 1 1 1 . infatti a questa frequenza la reattanza X(ω) è nulla e l’impedenza Z(ω) raggiunge il suo minimo valore. quando vengono sottoposti ad una sollecitazione periodica con periodo uguale o circa uguale alla frequenza propria di oscillazione del sistema. dal punto di vista analitico. Questi fenomeni sono di grande interesse sia concettuale che pratico. dove ω1 e ω 2 sono i valori di ω per cui il modulo della reattanza diventa uguale alla resistenza: 1 ωL− (8) = ±R . ed uguale a 1/R. l’equazione (1) è del tutto equivalente. ha una “larghezza” che dipende unicamente dal rapporto R/L. all’equazione: d2x dx m 2 +γ + κx = Fm cos ω t (6) dt dt che descrive le oscillazioni forzate di una particella di massa m soggetta ad una forza elastica − κ x e ad una resistenza viscosa proporzionale alla velocità. ωC 1/Z(ω ) 1/R 1/R 2 0 ω ω 1 o ω ω 2 .. per ω = ω o . Conviene considerare l’andamento del rapporto i m / m al variare di ω . ¥ ¥ ¥ è massima. Ad es. Studio della curva di risonanza. X ( ω ) = ω L − . ed il loro studio può essere effettuato simulando il sistema mediante un circuito elettrico equivalente. A misura della larghezza possiamo considerare l’intervallo ω 2 − ω1 . (7) = ωC Z (ω ) R 2 + X 2 (ω ) ¤ È immediato verificare che questa funzione: si annulla per ω = 0 e ω → ∞ .

c) Si misuri L supposto noto R. § 2 b) Si riporti in diagramma l’andamento della curva i m (ω ) ad m prefissato. con R sostituito da R 3 . che fornisce: R (10) L= ω 2 − ω1 La differenza ω 2 − ω1 può essere ricavata come larghezza a metà altezza dalla curva § § 2 (ω ) . A misura della larghezza della curva di risonanza si può assumere l’intervallo fra i valori ω 1 ' e ω 2 ' di ω che dimezzano la sua altezza massima (larghezza a metà altezza). (11) Soluzione dell’equazione (1). im d) Si calcoli l’errore relativo ∆L / L dalla relazione: ∆L ∆R ∆ (ω 2 − ω1 ) ∆R ∆ω 2 + ∆ω1 = + = + ω 2 − ω1 ω 2 − ω1 L R R e) Si misuri C e si valuti l’errore ∆C . in accordo con la (3’). si controlli che in questo punto le funzioni sinudoidali V R (t ) ed (t ) siano in fase. È immediato verificare che l’intervallo ω 2 − ω1 coincide invece con la larghezza a metà altezza della 2 curva che rappresenta i m / ¦ 2 m ≡ 1 / Z 2 (ω ) . . L’oscilloscopio deve essere collegato ai capi del resistore: si misura così VR (t ) = Ri (t ) . utilizzando la relazione (5). variando ω ed osservando sul monitor dell’oscilloscopio l’ampiezza della funzione sinusoidale i (t ) . e che soddisfano all’equazione X 2 (ω ) = 3R 2 : si trovano ancora le equazioni 8 e 9. Misure consigliate a) Si verifichi l’andamento qualitativo della curva i m (ω ) a m prefissato.La (8) può essere scritta nella forma Lω 2 ± Rω − 1 / C = 0 ed ammette le soluzioni: R 1  R ω=± ±   +  2 L 2L LC Interessano le due soluzioni positive: R 1  R ω1 = − +   +  2 L 2L LC R 1  R ω2 = . infittendo i punti in corrispondenza del suo massimo. (9) Commenti. +   +  2 L 2L LC e la loro differenza 2 2 2 (8’) (8’’) ω 2 − ω1 = R / L Il rapporto ω o / (ω 2 − ω1 ) = ω o L / R è detto fattore di merito dell’oscillatore. mediante la relazione (9).

la (1) fornisce poi: 1 − Lω 2 q m sin ω t + Rω q m cos ω t + q m sin ω t = m cos φ cosω t − m sin φ sin ω t C Uguagliando separatemente i coefficienti di sin ω t e di cos ω t si ottiene: 1   − Lω 2 +  q m = − m sin φ  C (12) Rω q m = m cos φ Si ottiene l’incognita qm quadrando e sommando le due equazioni. (t ) = m cos(ω t + φ ) . e l’incognita tan φ uguagliando i rapporti fra i due membri. Se ω ' è reale la (13) rappresenta un’oscillazione smorzata. la funzione b sin ω ' t è identicamente nulla e va sostituita con bt. Per i(t) valgono relazioni formalmente identiche. Si noti la stretta relazione fra la costante di smorzamento R/2L dell’oscillazione libera e la larghezza della curva di risonanza dell’oscillazione forzata.La soluzione particolare ha la forma q (t ) = q m sin(ω t − φ ) . Con un cambiamento di origine sull’asse dei tempi si può scrivere q (t ) = q m sin ω t . L’equazione omogenea associata si integra con il metodo standard per le equazioni differenziali a coefficienti costanti. La soluzione generale può essere scritta nella forma:  R  q (t ) = exp − t  ( a cos ω ' t + b sin ω ' t ) (13)  2L  ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨  R ω ' = ω o2 −   . derivando q(t) si ricava poi i(t). dove 2 . (13’)  2 L a e b sono le due costanti arbitrarie. Per ω ' = 0 .

.(1). montati su un goniometro. Se il reticolo è costituito da striscie alternativamente trasparenti ed assorbenti. proiettandoli su un foglio o sul muro. a è la distanza fra i centri delle striscie trasparenti. ovviamente più complessa. che gli altri raggi si allontanano (come se diminuisse la costante del reticolo) e che la figura di diffrazione non è più simmetrica. si realizza una struttura periodica bidimensionale: si osservino le posizoni dei massimi. la figura di diffrazione presenta dei massimi molto accentuati (massimi principali) in corrispondenza di angoli θm che soddisfano alla condizione: a sin θm = mλ . . Se il raggio incidente è ortogonale al reticolo. 4) Polarizzazione della luce Schema dell’apparecchiatura Il fascio di luce che esce dal laser (L) attraversa una prima lamina polarizzatrice (polarizzatore P). In assenza di fotodiodo il fascio laser può essere inviato su un campione posto sulla piattaforma girevole. L’errore è a cosθm ∂λ (2) ∆λ = ∆θm = ∆θm . si ricava λ . si utilizza una lente convergente ed un vetrino posto nel piano focale posteriore della lente. cioè l’equivalente dell’Eq. ruotati di 90o l’uno rispetto all’altro. m = 0. che possono essere assimilate a fenditure. una seconda lamina polarizzatrice (analizzatore A) ed è rivelato da un fotodiodo (F). Si noterà che la direzione del massimo di ordine zero rimane invariata. ± 2. Per la luce in uscita. La condizione di massimo. ∂ θm m Osservazioni. La figura di diffrazione che si ottiene dà un’idea della figura di diffrazione. diffrazione dei raggi X da parte di un cristallo). . .. (1) dove a è la costante del reticolo.3) Misure della lunghezza d’onda con il reticolo di diffrazione Si invia sul reticolo un’onda piana in condizioni di Fraunhofer e si analizza la luce diffratta in termini di onde piane (cioè raggi paralleli). è la legge di Bragg. Nota a e misurato θm . il portacampioni (Pc).(1) è valida solo per incidenza normale: si osservi l’effetto di una rotazione del reticolo intorno ad un asse verticale. 2) Qualunque struttura periodica può dar luogo a massimi di diffrazione. Con due reticoli di diffrazione vicini. 1) L’Eq. 7 . ± 1. fornita da un reticolo tridimensionale (ad es. L’asse ottico della lente deve passare per l’asse di rotazione del goniometro. La luce incidente è quella di un laser ed è già approssimativamente piana.

oltre che dall’angolo di incidenza. I raggi rifratto e riflesso corrispondono quindi ai raggi diretto e diffuso. Le osservazioni possono essere fatte sia utilizzando il polaroid come polarizzatore. che come analizzatore. Ponendo sul cammino di un fascio di luce due polarizzatori con assi paralleli e ruotando poi l’asse dell’analizzatore di un angolo θ . dipende dallo stato di polarizzazione dell’onda incidente. Siano R// e R⊥ le riflettanze per onde con piani di polarizzazione rispettivamente paralleli (onda p o TM) ed ortogonali (onda s o TE) al piano di incidenza. 8 . In entrambi i casi si ottiene luce totalmente polarizzata quando i due raggi sono ortogonali. La luce diffusa è più intensa quando attraversa un liquido: si utilizzi la soluzione di zucchero in acqua. l’intensità trasmessa si riduce. I fenomeni sono del tutto analoghi e possono essere osservati in modo analogo. e che esiste un particolare angolo. b) Polarizzazione per diffusione. c) Legge di Malus. L’analogia fra riflessione e diffusione non é casuale ed è particolarmente evidente se i raggi incidente e riflesso sono nel vuoto. ponendolo sul cammino del fascio incidente. Conviene “guardare” direttamente il fascio laser. e per θ = 90° (polarizzatori incrociati) si ha spegnimento completo del fascio: questo è il miglior test per controllare la qualità delle lamine polarizzatrici. d) Proprietà ottiche dei mezzi materiali. variando l’angolo visuale. La riflettanza. In ogni caso conviene raccogliere il fascio riflesso su un foglio bianco. per cui R//=0. messi in oscillazione dall’onda presente nel vetro stesso (cioè dal raggio rifratto). il raggio diffuso è generato dagli elettroni del mezzo. Nella diffusione. Con polarizzatori ideali il fattore di riduzione è cos2 θ . Si verifichi che per incidenza obliqua R// < R⊥ . In questo caso il raggio riflesso è generato unicamente dagli elettroni del vetro. detto di Brewster. definita come rapporto fra le intensità delle onde riflessa ed incidente. inserendolo sul cammino del fascio riflesso.Esperimenti qualitativi a) Polarizzazione per riflessione. messi in oscillazione dal fascio diretto. Si noti che anche nella riflessione sulla superficie di separazione fra due mezzi materiali si ha riflessione totale quando i raggi riflesso e rifratto sono ortogonali. Si consiglia di raccogliere il fascio trasmesso su un foglio. benché vi siano elettroni oscillanti anche lungo il fascio incidente.

Si può facilmente controllare se una lamina altera lo stato di polarizzazione della luce che la attraversa ponendola tra polarizzatori incrociati. 2) Si ponga la lamina al centro della piattaforma girevole e si faccia in modo che il raggio riflesso sia pressoché coincidente con quello incidente: la lamina sarà pressochè ortogonale al fascio incidente. a meno di multipli di π . con le seguenti operazioni: 1) Si dispongono laser e piattaforma girevole in modo che il fascio laser e l’asse di rotazione della piattaforma si incontrino pressoché ortogonalmente. Se la curva ottenuta non è proporzionale a cos2 θ . si cerchino le possibili cause di errore. il fascio in uscita si spegne. Si possono così evidenziare eventuali tensioni interne di una lastra di vetro e le deformazioni di una lastra di plexiglas sottoposte a sforzi. Il vetro ed il plexiglas sono di norma isotropi ma diventano anisotropi se soggetti a deformazioni. L’angolo totale di rotazione della lamina sarà 2 θB . Solo in due particolari direzioni della lamina la luce esce con polarizzazione invariata. variando la direzione dell’asse dell’analizzatore. Ecco alcuni esperimenti semplici ed interessanti: 1) una lamina di materiale isotropo non altera lo stato di polarizzazione della luce. Si osservi che l’acqua zuccherata è otticamente attiva. per materiali uniassici questo si verifica quando il piano di polarizzazione è parallelo oppure ortogonale all’asse ottico. 3) Un liquido otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione della luce che lo attraversa: ruotando l’analizzatore di un certo angolo α . 4) Si ritocchino le direzioni del polarizzatore e della lamina fino ad annullare l’intensità del raggio riflesso. e si riportino in diagramma i valori ottenuti. 2) Una lamina di materiale anisotropo trasforma luce polarizzata linearmente in luce polarizzata ellitticamente: comunque si ruoti l’analizzatore non si ha spegnimento. 9 . che è uguale a tan θB . b) Verifica della legge di Malus Si misuri col fotodiodo l’intensità del fascio in uscita dai due polaroid. 3) Si ponga il polarizzatore sul fascio incidente con asse pressoché orizzontale e si ruoti la lamina fino a che il raggio riflesso (raccolto su un foglio bianco) abbia intensità minima. α coincide con l’angolo di rotazione del piano di polarizzazione. Esperimenti quatitativi a) Angolo di Brewster ed indice di rifrazione di una lamina Si misuri l’angolo di Brewster θB . Si ricavi poi l’indice di rifrazione n.

è un piano di simmetria per la distribuzione di cariche e correnti (questa distribuzione appare cioè identica alla sua immagine speculare. si fa uso di grandezze (scalari. . effettuata questa operazione.APPENDICI A-SIMMETRIE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI A1. Questo deriva dal fatto che E è un vettore polare (o più brevemente un vettore). Gli argomenti di simmetria si basano sul seguente postulato. b1) lo pseudovettore B è perpendicolare a π . . e valutiamo i campi E e B creati in un generico punto P. mentre B è uno pseudovettore. Una prima difficoltà.) è simmetrico rispetto ad una certa operazione (rotazione intorno ad un asse. o vettore assiale (se non è strettamente necessario.         ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ ¡ Nel dispositivo rappresentato in Figura A1 il vettore E può avere. o di correnti. che è stato così formulato da P. Consideriamo ad es. Curie: l’effetto possiede tutte le simmetrie della causa che lo produce. In realtà. Si noti come la figura che si ottiene rappresentando lo pseudovettore B come un vettore non risulti simmetrica (una ¡ ¡ 1 . o più in generale i fenomeni fisici. individuato dal filo e dal punto P. nasce dal fatto che non sempre è possibile separare l’effetto dalla causa..) se. Per risolvere i problemi qui proposti sono sufficienti queste semplici regole: su un piano di simmetria π a1) il vettore E giace nel piano π . ma la sua applicazione non sempre risulta ovvia. In questa appendice si considerano le cariche e le correnti come causa. vettori. B⊥ (dove / / e ⊥ si riferiscono al piano π ). Una seconda difficoltà è legata al fatto che per descrivere le proprietà dei corpi. Il postulato appare evidente di per sè ed è confermato dall’esperienza (assumendo quindi il valore di legge: è la legge di Curie). questi vettori non hanno la stessa direzione. E ⊥ . una componente parallela al filo (che è nulla se la distribuzione di cariche è simmetrica anche rispetto al piano che contiene P ed è ortogonale al filo). La direzione di B è invece perfettamente definita. ottenuta con uno specchio coincidente con π ). quando studiamo le distribuzioni di corrente in un’antenna trasmittente ed in una ricevente. oltre alla componente diretta lungo il raggio r. Il piano π . l’oggetto appare lo stesso di prima.. l’aggettivo “assiale” viene omesso in quasi tutti i testi di Fisica ed anche in questi esercizi). Si dice che un oggetto (o una distribuzione di cariche. non oggetti che agiscono su altri. o un campo . paradossalmente. un filo rettilineo indefinito che porta una carica q ed è percorso da una corrente i. che ci limitiamo a segnalare senza ulteriori approfondimenti. l’altra come effetto. riflessione rispetto ad un piano. i campi creati E e B come effetto.SIMMETRIE Gli argomenti di simmetria sono di fondamentale importanza per lo studio delle proprietà fisiche dei corpi. Ad esempio. però. B/ / . La presenza di questo elemento di simmetria fornisce informazioni ben precise sulle componenti E / / . è naturale considerare la prima come causa. o meglio che questa separazione può risultare arbitraria.) le cui proprietà di simmetria non sono sempre evidenti.. traslazione in una direzione prefissata. in natura esistono oggetti che interagiscono. Le definizioni di vettori polari ed assiali e le loro proprietà di simmetria verrano discusse nel paragrafo A4.

per avere una visione intuitiva delle simmetrie dei campi. e la circuitazione di B lungo una sua linea di flusso. in un cavo coassiale ed in conduttore a forma di toroide. Quindi: 2 . Si è soliti scegliere l’asse di rotazione in direzione verticale: di qui il pedice v. dove iγ è la corrente che attraversa una generica superficie avente come contorno γ . ¢ ¢ (1) γ γ γ e per la legge di Ampère è uguale a µo iγ . in apparente contraddizione con la legge di Curie. Per simmetrie di rotazione e traslazione gli pseudovettori si comportano come i vettori. Si tratta del gruppo di simmetrie che viene indicato con il simbolo C∞v e che contiene come elementi tutti i piani passanti per un asse z assegnato e tutte le rotazioni attorno a questo asse.B ). il simbolo ∞ indica che il gruppo contiene infiniti elementi di simmetria. ¢ ¢ ¢ Campi magnetici stazionari Cominciamo a considerare i campi B creati da correnti stazionarie in un conduttore cilindrico. In presenza di piani di simmetria può essere conveniente. cioè lungo una circonferenza γ di raggio r. Vale la proprietà b2. b2) Le linee di flusso di B sono circonferenze γ con asse z. Dalla legge di Curie e dalle regole a1 e b1 si deduce che: a2) Le linee di flusso di E giacciono su piani passanti per l’asse e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse. rappresentare gli pseudovettori come grandezze dotate di modulo e direzione ma non di verso.¢ ¢ riflessione speculare cambia B in . ed il modulo di B è costante lungo γ . Hanno notevole interesse le distribuzioni di cariche e correnti che possiedono tutte le simmetrie del filo di Figura A1. è: ¢ ¢ ∫ B ⋅ ds = ∫ Bds = B ∫ ds = B ⋅ 2π r .CARICHE E CORRENTI CON SIMMETRIA C∞v . Figura A1 A2. gli argomenti di simmetria appaiono in entrambi i casi del tutto evidenti.

Conviene scrivere l’equazione (2) nella forma µ Ni (3) B= o 2π r dove N è il numero di spire. Nelle figure A2. la permeabilità µo del vuoto va sostituita con la permeabilità µ = µr µo del mezzo. Per a << ro . in un generico piano passante per l’asse.(2) 2π r Se la linea γ è nel conduttore stesso od in un’eventuale materiale isolante posto intorno ai conduttori. Se nel toroide rappresentato in Figura A3 il lato a è molto minore di ro . A3 sono riportati gli andamenti delle correnti ed i versi dei campi per un conduttore cilindrico cavo e per un toroide a sezione rettangolare. B= µo i γ Figura A2 £ Figura A3 Si noti che B è nullo all’interno del cilindro ed all’esterno del toroide. che viene di solito indicato con la lettera n. Le distribuzioni toroidali di corrente qui considerate possono essere bene approssimate con avvolgimenti toroidali: si manda corrente in un conduttore filiforme avvolto intorno ad un supporto toroidale. e diventa rigorosamente costante nel limite ro → ∞ . µr deve essere costante lungo una generica linea di flusso γ ). il raggio r all’interno del toroide è praticamente costante. il modulo di B all’interno del toroide è praticamente costante. Ovviamente il mezzo materiale deve avere forma tale da conservare tutte le simmetrie del gruppo C∞v (in pratica. 2π r è la lunghezza totale del toroide ed N / 2π r è il numero di spire nell’unità di lunghezza. con spire ravvicinate. L’equazione (3) assume la forma: (4) B = µo n i £ 3 .

¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ ¤ Spire circolari. lo pseudovettore B è identicamente nullo (per la proprietà b1). con modulo che dipende solo da r. Applicando la legge di Gauss alla superficie Σ si ottiene: qΣ . e per la proprietà a1 il vettore E deve giacere sulla retta OP. Si consideri una distribuzione di cariche con densità ρ che dipende solo dalla distanza r da un punto O. E= 4π ε r εo r 2 dove q Σ è la carica libera interna a Σ ed ε r la permeabilità relativa dell’eventuale dielettrico in cui è immersa la superficie Σ . Supponiamo ora che ogni carica si muova con velocità v diretta radialmente. La densità di carica ρ (r ) ed il vettore densità di corrente j = ρ v hanno simmetria sferica. e per le antenne a dipolo elettrico. indipendentemente dalla forma delle sue spire. e qualsiasi piano passante per O è ancora un piano di simmetria. b2 valgono per dipoli elettrici il cui momento di p oscilla mantenendosi parallelo ad un asse z. è non generano onde elettromagnetiche. ¤ ¤ ¤ 4 .ALTRI GRUPPI DI SIMMETRIA. Più precisamente detta z l’asse di simmetria delle spire: a3) le linee di flusso di B giacciono su un piano passante per z e sono invarianti per rotazioni intorno all’asse z. Il vettore di Poynting µo−1 E × B è identicamente nullo: le distribuzioni di cariche e di correnti non irradiano energia. Il fatto che ogni retta passante per O sia un asse di simmetria implica poi che il modulo di E sia lo stesso in ogni punto di una superficie sferica con centro O. ma con uno scambio di ruoli fra i vettori E e B . Esistono tutti gli elementi di simmetria del gruppo C∞v e l’asse di simmetria è la retta stessa.Per ro → ∞ si ottiene il solenoide rettilineo indefinito. La particella crea sia un campo elettrico che un campo magnetico e per i vettori E e B valgono le proprietà a2 e b2. Consideriamo alcuni casi di particolare interesse. cioè è diretto radialmente: infatti qualsiasi piano passante per OP è un piano di simmetria. Distribuzioni di correnti con simmetria sferica possono essere presenti all’interno di un atomo. Simmetria sferica. La struttura dei campi creati da una spira circolare e da un solenoide costituito da spire circolari è simile a quella descritta nel paragrafo A2. Il considerare un avvolgimento solenoidale come caso limite di un avvolgimento toroidale giustifica il fatto che B sia nullo all’esterno ed uniforme all’interno del solenoide. Il caso più semplice ed interessante è quello di una particella carica in moto su una retta. Il vettore E continua ad essere diretto radialmente (per la proprietà a1). detto polo. ¤ Campi elettromagnetici non stazionari. In un generico punto P il vettore E sta sulla retta OP. ¤ ¤ ¤ A3. Le stesse proprietà a2.

¥ b3) se le correnti variano nel tempo. nella riflessione rispetto ad un piano π : ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ ¦ ¦ ¦ § § 5 . F = qv × B (2). che viene detto assiale (o pseudovettore). esiste anche un campo E le cui linee di flusso sono circonferenze γ con asse z. un cambiamento di segno di cariche e correnti nelle equazioni di Maxwell implica un cambiamento di segno dei vettori E e B : basta rileggere le proprietà a4 e b4 per capire che un cambiamento di segno delle componenti tangenziali di questi due vettori ne scambi i ruoli. In queste relazioni esiste sempre uno pseudovettore ( τ in (1). b2 con le a3. una direzione ed un verso. y. Confrontando le proprietà a2. z di r . Ora. dove F è una forza.VETTORI POLARI ED ASSIALI. Esistono grandezze per cui è intrinsecamente definito il modulo e la direzione. τ = µ × B (3). una riflessione rispetto ad un generico piano π passante per z lascia invariata la forma delle spire ma cambia il verso della corrente ed il loro momento di dipolo magnetico (quindi π non è un piano di simmetria). In una trasformazione di coordinate le componenti di un vettore si trasformano come le componenti x. In pratica. non il verso. si ottiene formalmente un vettore. Si definisce vettore polare. come r . ma non in quelle trasformazioni di coordinate in cui sono presenti una oppure tre piani di riflessione speculare passanti per uno stesso punto. Per dedurre queste proprietà non è sufficiente considerare le simmetrie della distribuzione di correnti che crea il campo: occorre anche tener conto della struttura delle equazioni di Maxwell. τ il momento di una forza. ed il modulo di E è costante lungo γ . È facile verificare che le componenti di uno pseudovettore si trasformano come le componenti x. è individuata da un modulo. Più precisamente. z di r nelle rotazioni di coordinate. una grandezza che . Gli operatori che generano pseudovettori sono tipicamente il prodotto esterno ed il rotore. le seguenti relazioni: τ = r × F (1). b3 si comprende perché la struttura delle linee di flusso dell’onda elettromagnetica generata a grandi distanze da antenne a dipolo elettrico ed a dipolo magnetico sono molto simili fra loro. B in (2)) o tre pseudovettori (in (3)). ¥ ¥ ¥ ¥ ¥ A4. mediante un’opportuna convenzione (di norma si usa la regola della mano destra). o più semplicemente vettore. La tipica grandezza vettoriale è il vettore r = OP che individua il punto P in un sistema di coordinate con origine in O. ma con uno scambio tra E eB. L’operatore rotore rot v = ∇ × v è formalmente un prodotto esterno e l’operatore ∇ si comporta come un vettore. Attribuendo a queste grandezze anche un verso. Si considerino ad es. Si tratta di trasfomazioni che fanno passare da una terna destra ad una sinistra e che cambiano la regola della mano destra in quella della mano sinistra: nelle considerazioni di simmetria occorre tenere conto di questo fatto. µ il momento di dipolo magnetico. y.

quella normale cambia segno come mostra chiaramente la figura A4 dove v ' è l’immagine speculare di v . ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ ¨ 6 . fino ad ottenere un unico punto sul piano: in questo punto i vettori E e E ' coincidono (entrambi rappresentano il campo elettrico nel punto considerato). Infatti in due punti simmetrici rispetto al piano le componenti normali dei vettori E e E ' hanno segni opposti. le conseguenze più importanti delle proprietà a4 e b4 sono riassunte nelle regole a1 e b1 citate sopra. (2). immaginiamo ora di avvicinare i due punti. e questo implica che la loro componente normale sia nulla. Analogamente. quindi τ (che è tangenziale) cambia segno. per la a4. solo il primo vettore cambia segno. la b1 implica l’annullarsi delle componenti tangenziali di B in un generico punto del piano di simmetria. quella normale rimane invariata. ¨ ¨ Figura A4 È molto facile verificare le proprietà b4 considerando le equazioni (1). (3). Ad esempio: se nella (1) r ed F sono tangenziali. b4) le componenti tangenziali di uno pseudovettore cambiano segno. τ è normale e nessuno dei tre vettori cambia segno.a4) componenti tangenziali di un vettore rimangono invariate. se r è normale ed F tangenziale. Per quanto riguarda il vettore E e lo pseudovettore B .

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