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TERAPIA FAMILIARE n.

2 , dicembre 1977 LA VIOLENZA IN FAMIGLIA IN UNA PROSPETTIVA SOCIOLOGICA Pierpaolo Leschiutta

Oggetto di questo lavoro lindividuazione di alcuni dei fattori strutturali che riteniamo essere tra le cause della violenza allinterno della famiglia. Il tipo di violenza di cui ci occuperemo in modo analitico quella fisica, quella cio che si manifesta attraverso forme volontarie daggressione, (solitamente dei genitori sui figli minori e del marito sula moglie) e tale da provocare, in chi la subisce, lesioni pi o meno gravi. Lanalisi si limiter alle famiglie appartenenti alla classe media in un contesto urbano. Quanto si dir per le famiglie comprese in questo strato, a fortiori varr per quelle che, situate a livelli inferiori di reddito, hanno minori possibilit di ricorrere agli aiuti offerti dal mercato privato dei servizi. In posizione critica rispetto all affermazione, ripetuta anche da autorevoli studiosi, di una progressiva spoliazione delle unita familiari di tutte quelle funzioni che le assicuravano un tempo un ruolo essenziale nella produzione e riproduzione sociale, la famiglia, a nostro giudizio, non risulta essersi ridotta, nella fase attuale del capitalismo, a <<mero centro di consumi privati>>1 . Ad essa competono tuttora importanti funzioni in ordine al processo di riproduzione del sistema sociale stratificato (30). La crisi della famiglia, semmai di crisi si tratta, non sarebbe imputabile ad una perdita di funzioni, ma anzi ad un sovraccarico di compiti ai quali non pi in grado da sola di dare una risposta adeguata. La nostra ipotesi riguardo ad una delle cause della violenza in famiglia che questa, pressata dalle richieste che dalla societ le pervengono, strutturata come attualmente e con lo scarso livello sia quantitativo che qualitativo dei servizi esistenti, non sia in grado di offrire una risposta soddisfacente alle necessit e ai bisogni dei membri, ma cha anzi contribuisca ad aumentare il grado di frustrazione. Stato e dimensione dellinformazione e della ricerca Lanalisi della letteratura attualmente disponibile non consente di avere una immagine sufficientemente attendibile del numero di famiglie in cui i membri pi deboli sono, regolarmente o episodicamente, oggetto di aggressioni e di violenze fisiche. Nel caso dellItalia lunico dato disponibile quello dellISTAT, relativo al numero delle denunce incluse nella categoria maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli. In questa categoria non possibile distinguere tra minori e donne oggetto di violenze, si cercher perci di farlo, dove possibile, attraverso luso di altre fonti. Limitatamente al quadriennio 1972-1975, (ultimi dati ISTAT disponibili), il numero 1

delle persone denunciate oscillava tra 5068 del 1972 e 3878 del 1975, mentre il numero dei delitti denunciati risultava essere di poco inferiore. Queste denuncia provengono per l85% da rapporti delle forze di pubblica sicurezza, il 6 % da privati e solo il 6 % circa da querele di parte. Vengono cosi ad essere esclusi dalla denuncia, e quindi dal computo ISTAT, sia i casi in cui la persona maltrattata sia ricorsa alle cure di un medico privato o dichiari di essere incorsa in un incidente involontario, sia quelli in cui le lesioni prodotte siano state curate senza ricorrere ad intervento esterno alla famiglia. Lesiguit del numero di querele presentate nei confronti del familiare violento, pi spesso il marito, devono essere interpretate allinterno del quadro dei motivi storico economici - culturali che impediscono di fatto alla donna di denunciare il proprio partner. Basti ricordare, in proposito, la difficolt che la donna incontra nel fare accettare la denuncia e la sfiducia nella sua utilit, la mancanza di alternative immediate al ritorno a casa, le apprensioni per ci che pu accadere ai figli, il decoro sociale da mantenere ed ancora tutti quei fattori che lanalisi della subordinazione sociale della donna ha ben evidenziato. Per quanto altri paesi, nonostante che di violenza in famiglia si parli gi da alcuni anni, specialmente negli Stati Uniti ed in Inghilterra, ricerche specifiche e sistematiche non sembra ne siano ancora state fatte. Le indicazioni indirette di cui disponiamo possono comunque fornirci unidea di quanto il fenomeno sia diffuso nella societ urbano-industriale contemporanea. Le informazioni sulle violenze subite da donne ci provengono in larga parte dallopera di denuncia del movimento femminista. In Inghilterra sono state aperte di recente (1975) circa 40 centri di soccorso alle donne maltrattate dai propri mariti, di questi ben 17 nella sola Londra. Chester in una recente ricerca (5) afferma che la percentuale dei matrimoni violenti sarebbe, in Inghilterra, compresa tra l1 e il 5% e quelli in cui la violenza presente saltuariamente superiore al 15% . Statistiche basate su informazioni dei << Citizens Advice Bureaux (1) indicherebbero tra 27.000 e 75.000 il numero delle mogli battute dai rispettivi mariti in questo paese nel solo 1973. La dimensione del fenomeno tale da aver imposto al parlamento di questo paese la costituzione di un apposito << Parlamentary Select Committee on Violence in Marriage il cui lavoro ha portato alla formulazione di una ampia serie di richieste di intervento dalle modifiche legislative al finanziamento di una rete di << rifugi per le donne (20). Ancora, dagli atti del << Tribunale Intenzionale per i Crimini contro le Donne>> riunitosi a Bruxelles nel marzo 1976, possibile ricavare tutta una serie di testimonianze di donne scozzesi, irlandesi, olandesi, ecc., che danno indicazioni di come e quanto nei rispettivi paesi sia diffuse il fenomeno della violenza fisica allinterno del matrimonio (26). Le donne olandesi, ad esempio, hanno dichiarato che, 2

in un anno e mezzo dalla sua nascita, il centro << Blijf van mn lijf >> (Gi le mani dal mio corpo) di Amsterdam, creato a difesa delle donne che subiscono violenze fisiche in famiglia, ha dovuto offrire oltre 300 ricoveri. Eguale o superiore afflusso vi sarebbe in analoghi centri creati in Canada, Francia, Germania e Svizzera (15). Negli USA una ricerca sulla condizione della donna allinterno della famiglia dest enorme scalpore con i suoi risultati: il 50% degli americani sposati picchierebbe la moglie (16). In Australia si sta considerando la possibilit di proporre una legge per i casi di stupro nel matrimonio. In Italia esistono centri-rifugio per le donne a Roma, Ostia, Milano e Torino, gestiti dallMLD, ma interessati principalmente a fornire aiuti alle vittime di stupri ed aggressioni perpetrate fuori dalla famiglia. Per quanto concerne atti di violenza compiuti dai genitori sui figli, i dati esistenti forniscono un quadro ancora pi allarmante. Nella Germania Federale i bambini maltrattati ogni anno sarebbero circa 12000, tremila di essi riporterebbero conseguenze irreversibili, seicento morirebbero. In Francia il 2 % dei bambini ospedalizzati sarebbe ricoverato a causa delle percosse dei genitori. In Inghilterra, ogni anno, tra i quattro ed i cinquemila bambini subiscono sembra- violenze da parte dei loro genitori e tutori; stato calcolato che pi di 400 di questi, in et inferiore allanno, riporterebbero, a causa delle percosse subite lesioni cerebrali permanenti, e probabilmente pi di 700 ogni anno ne morirebbe (6), (24), (25). Negli USA, uno studio del NSPCC (National Society for the Prevention of Cruelty to Children) condotto nel 1972 (4) su un campione di bambini che presentavano lesioni tali da far sospettare che fossero stati vittime di violenze , ha trovato che il 19% di essi era in et inferiore ai cinque mesi, il 18% tra i sei mesi e gli undici, il 14% tra i dodici e i diciassette mesi, l11 % tra i diciotto e i ventitre mesi. La percentuale dei bambini al disotto dei due anni di et era il 62% del totale. In uno studio precedente (31) che analizzava il fenomeno retrospettivamente, fu trovata una incidenza percentuale ancora maggiore per lattanti e infanti: il 56% dei maltrattamenti era di et inferiore allanno, il 22% in et compresa tra i dodici ed i ventiquattro mesi. Queste ed altre ricerche condotte per la maggior parte negli Stati Uniti su campioni di minori vittime dei propri genitori o parenti proverebbero inoltre, non esservi alcuna correlazione tra luso della violenza e lappartenenza di classe : i genitori autori di queste violenze appartengono a tutte le classi sociali (31), (33). Per lItalia, ulteriori informazioni derivano da articoli di quotidiani e riviste. I1 quotidiano << lUnit>> del 23-4-76 riporta che in Italia dal 1970 al 1972 vi sarebbero stati 82 casi di bambini uccisi dal padre o dalla madre, i casi di maltrattamenti accentati risulterebbero oltre 3.000. Il settimanale << Panorama>> del 23-11-76 afferma esservi stati, nei primi sette mesi dellanno, 195 casi di persone che hanno << cercato nel sangue la 3

soluzione alla loro crisi familiare>>. La dimensione del fenomeno, anche se limitata ai soli tentativi di omicidio, appare alquanto vasta. In questo ultimo articolo emblematica anche la spiegazione che di tali atti viene fornita. Laddebitare ad una generica e non ben definita <<nevrosi del tran tran familiare la causa degli atti di violenza in famiglia un atteggiamento molto diffuso e condiviso, e non solo a livello giornalistico. Ad una mancanza di approfondimento delle cause storiche c sociali che sottendono tali azioni, spesso si supplisce accogliendo acriticamente una generica e male specificata ipotesi di crisi della famiglia e della coppia. Lapproccio psicologico La maggior parte delle ricerche degli psicologi in questo campo sono centrate sullanalisi della struttura della personalit del violento ed, a volte, della vittima. La violenza sui bambini viene distinta tra la disattenzione dei loro bisogni (neglected cildren) ed i maltrattamenti fisici veri e propri (abuse of children ) comprendente sia i battered children che i battered babies). In ambedue i casi non sembrerebbe essere coinvolta la qualit del rapporto affettivo esistente tra genitori e bambino: questi genitori, anche se picchiano ripetutamente e violentemente i figli neonati, affermano di voler loro molto bene, anche se poi, ad un approfondimento dellanalisi, risultano essere individui estremamente ansiosi, possessivi e perennemente insoddisfatti dei loro figli (12). Dal punto di vista psichiatrico Steele e Pollock, in uno studio sulla struttura di personalit di questi genitori, hanno trovato che non era possibile << collocarli allinterno di una sola categoria. Al contrario essi presentano una vasta gamma di disordini riscontrabili in ogni popolazione clinica: isteria, psicosi isteriche, neurosi ossessive e compulsive, stati di ansiet, depressione, tratti schizoidi della personalit, schizofrenia e cos via >>... {32). Il complesso e contraddittorio comportamento di questi genitori viene dagli stessi autori cos descritto: << il baby battering deve essere distinto dal child neglect: un bambino trascurato abbandonato dai suoi genitori, un bambino maltrattato invece oggetto di un intenso investimento emozionale. Caratteristica della sindrome del battering la percezione, da parte dei genitori dellincapacit da parte del bambino di vivere secondo le loro aspettative. Essi attraverso questi metodi, tendono a forzarlo a conformarsi al loro ideale (32). Altri autori cos descrivono la struttura della personalit dei genitori violenti: <<molti tra questi possono essere considerati persone emozionalmente immature che si aspettano troppo dai loro figli, che li puniscono severamente per colpe che in realt non esistono, ma che, tuttavia, si danno molto da fare per loro, alcune volte anche in modo fanaticamente iperprotettivo>> (25). Steele e Pollock ritengono vi sia, nei 4

genitori violenti, una ambivalenza nei riguardi della figura materna, vista, potenzialmente, buona e cattiva, anche se si enfatizza la sola parte cattiva. Ci potrebbe spiegarsi con la sola caratteristica comune ai violenti; il ricordo di sofferenze e di privazioni patite nellinfanzia. La vita sociale di quegli individui appare inesistente, essi sono solitamente degli isolati e dei solitari. Unultima considerazione in merito alle aggressioni fisiche subite dai bambini in casa: queste violenze non possono in nessun caso essere considerate come punizioni tendenti a inibire comportamenti indesiderati. Anche non considerando let, che nella maggioranza dei casi inferiore ai due anni, per ammissione comune di questi genitori i loro figli sono assolutamente obbedienti (25). Le interpretazioni psicologiche correnti degli atti di violenza perpetrati in famiglia sulle donne non divergono sensibilmente dalle precedenti. Le cause sono da ricercarsi nella storia individuale del soggetto violento, che presenterebbe << difetti della personalit intuibili dal suo comportamento violento >> (18). << Le origini della violenza giacciono nelle esperienze infantili, sebbene, seguendo strade diverse, solo una minoranza diventa violenta, gli altri soprattutto extra-indulgenti >>(18). Analisi condotte su donne battute hanno condotto ad individuare alcuni fattori che appaiono essere correlati alla violenza nel matrimonio: la maggiore istruzione della moglie rispetto al marito (10) e lo stato di disoccupazione (19); e stato inoltre trovato che le violenze si esprimono di preferenza su donne depresse, malate e gravide (19), (11). Gli atti di violenza nei confronti della moglie e dei figli diventano cos nelle analisi che abbiamo considerato, solo sintomi indicanti uno stato malato del soggetto. Le cause del disturbo e le ragioni che lo portano a fare del familiare loggetto delle sue aggressioni giacciono e vanno ricercate solo nella sua storia personale. Queste interpretazioni sembrano prescindere dallanalisi sia della situazione relazionale allinterno della famiglia che dellinsieme dei rapporti e dei ruoli che i singoli membri giocano nella societ esterna. Viene cos perduta la possibilit di inquadrare il fenomeno allinterno della realt sociale che lo ha prodotto e che permette il suo svolgersi. Non credo che il fenomeno della violenza nellambito della famiglia possa essere pienamente compreso prescindendo da una pur breve analisi dei compiti e delle funzioni attualmente svolte dalla famiglia. Limportanza che essa tuttora riveste nella vita di ogni individuo e le aspettative che si hanno nei suoi confronti sono enormi. I1 conoscere e lanalizzare quali sono i limiti che la famiglia incontra nel soddisfare i bisogni dei propri membri pu risultare di aiuto alla comprensione delle dinamiche che conducano alla violenza. Pi la societ diventa anonima, pi lindividuo cerca 5

allinterno delle relazioni affettive il riconoscimento della propria identit e la risoluzione delle proprie insoddisfazioni; la famiglia quindi, come luogo privilegiato in cui ottenere il soddisfacimento dei propri bisogni e delle proprie necessit, cresce dimportanza. Lanalisi delle funzioni e dei compiti svolti dalla famiglia pu, inoltre, fornire indicazioni a chi, attraverso terapie meno legate alla storia trascorsa del soggetto, voglia affrontare il problema per giungere a ristrutturare relazioni interne al gruppo-famiglia. Ci credo possa avvenire con migliori risultati attraverso un approfondimento della conoscenza sia delle sue funzioni che dei suoi limiti, evidenziando inoltre la pressante necessit di una modificazione della attuale divisione familiare del lavoro non pi realistica nella societ attuale.

Organizzazione c funzioni della famiglia: Linterpretazione sociologica Nel passaggio da un modo di produzione ad un altro, la famiglia ha modificato notevolmente le sue caratteristiche sia strutturali che funzionali. Pur non volendo approfondire in questa sede la dinamica dei cambiamenti e le interconnessioni tra modello familiare e sistema economico- sociale 2 , tuttavia necessario accennare ad alcune tra le pi importanti di queste modificazioni. Nella societ rurale - artigiana la famiglia si caratterizzava sia come luogo di produzione che di consumo: le attivit domestiche, dallallevamento dei bambini alle cure degli anziani, dalla preparazione e consumo di cibi al riposo, non erano separate dalle attivit produttive. Alle une ed alle altre partecipavano, con poche differenze dovute al sesso ed allet, la maggior parte dei componenti la famiglia. I ruoli erano solo relativamente rigidi ed il lavoro, essenzialmente tessile, agricolo o artigiano, poteva essere svolto senza alcuna perdita di produttivit sia da uomini che da donne o da bambini. Le stesse abitazioni erano costruite in modo da rispettare questo intreccio di attivit domestiche e produttive, entrambe coesistenti nellunico locale di cui era solitamente formata la casa. Saranno le rivoluzioni borghesi prima, quella industriale poi, e lo stabilizzarsi infine del modo di produzione capitalistico che imporranno la definitiva caduta di questi modelli tradizionali di vita. Il passaggio allindustrializzazione della maggior parte delle attivit produttive ed il processo di rapida urbanizzazione che ne segu provocarono una modificazione sia diretta che indiretta nella struttura e nelle funzioni della famiglia. Il primo effetto del nuovo o modo di produzione e di organizzazione del lavoro fu lo smembramento fisico della famiglia. I lunghissimi orari di lavoro cui erano costretti uomini, donne e bambini rendevano praticamente impossibile qualsiasi forma di attivit familiare, spesso gli operai restavano nella 6

fabbrica anche per il riposo notturno. I rapporti di parentela, veicoli in precedenza di quasi tutti gli scambi economici e sociali, perdono gran parte della loro importanza. La famiglia si contrae nel numero fino a ridursi, soprattutto in citt, ai soli genitori e figli non adulti. Una volta esauritasi la forte spinta iniziale della industrializzazione, stabilizzatosi il sistema di produzione capitalistico, ma grazie soprattutto alle prime vittoriose rivendicazioni operaie, le condizioni di vita e di lavoro divengono via via meno inumane. Progressivamente, prima i bambini pi piccoli, poi le donne escono dalle fabbriche: cominciano a strutturarsi pi rigidamente compiti e ruoli in base allappartenenza o meno al mondo della produzione. Il padre, fino ad allora figura centrale nella socializzazione e nellinsegnamento del mestiere ai figli, si separa per la maggior parte della giornata da essi, demandando questi compiti alla moglie e alle istituzioni scolastiche. Competer da allora quasi esclusivamente alla donna la completa responsabilit dellorganizzazione familiare che diviene via pi complessa ed articolata al crescere degli standard di vita e di vita e delle disponibilit. Lallevamento, la cura, lassistenza dei membri del nucleo familiare richiedono una sempre maggiore specializzazione, oltre che tempo e lavoro. Con la diffusione, ad esempio, della propriet di alcuni beni, con lobbligo scolastico e con il ricorso ai servizi sanitari, si viene a determinare la necessit, prima inesistente, di mantenere rapporti con istituzioni pubbliche c private. Nello svolgimento di questi e di altri compiti, che vanno ad aggiungersi ai tradizionali, la donna trova la sua nuova funzione sociale. Tale ruolo viene istituzionalizzato e sorretto dallideologia dominante che fa del suo lavoro una vocazione o lo rivaluta come ruolo espressivo indispensabile al mantenimento della integrazione familiare (21). Queste indicazioni sulle funzioni e sui ruoli che vengono a strutturarsi nella famiglia durante e dopo la rivoluzione industriale, si adattano alla grande maggioranza della popolazione dei periodi cui si riferiscono. Lanalisi delle funzioni e dei compiti che si richiede vengano svolti dalla famiglia nella societ contemporanea dovrebbe cogliere invece le differenziazioni che la stratificazione sociale pi complessa oggi esistente comporta.

Carichi funzionali e situazione familiare nel contesto urbano Attualmente la famiglia ha conservato, trasformandosi duttilmente secondo le richieste e le possibilit offertele, una serie numerosa di compiti che, nella attuale 7

societ tardo - capitalistica, risultano essenziali alla vita dei suoi membri. La perdita di alcune funzioni, anzi, le ha permesso di sviluppare meglio, specializzandosi, quelle rima stele, pi funzionalmente utili nella societ contemporanea. I settori in cui lintervento della famiglia risulta tuttora relativamente essenziale sono, in breve: a) compiti inerenti la prima socializzazione del bambino; b) compiti legati alla stabilit emotiva dei membri adulti; c) compiti legati allacquisto, la trasformazione ed il consumo di beni; d) compiti legati allutilizzazione dei servizi sociali personali e collettivi. Questo insieme di compiti che si richiede vengano assolti dalla famiglia o, pi precisamente, dalla donna, in quanto a lei competono quasi esclusivamente nella divisione sessuale del lavoro, sono estremamente gravosi e pongono problemi di soluzione non sempre facile e possibile. La prima e pi vistosa contraddizione in cui si trova ad operare la donna << madre di famiglia >> quella posta dalle richieste inconciliabili che le provengono dal suo ruolo di madre e di lavoratrice. Infatti, come specifiche ricerche hanno confermato, svolgere una attivit lavorativa extradomestica non sempre libera la donna dal carico dei compiti legati al suo ruolo di mogliemadre (23). Un lavoro extra-domestico pu venire accettato, posta la attuale divisione sessuale del lavoro familiare, solo in particolari settori e con mansioni tali da permettere alla donna di poter continuare a svolgere il suo ruolo di moglie e di madre. Questo con le evidenti conseguenze sulla possibilit di carriera e di remunerazione. Si impone la scelta tra i redditi che alla famiglia affluiscono direttamente attraverso la sua busta-paga e quelli provenienti in forma indiretta dal suo lavoro domestico e di organizzatrice di servizi. Giustamente, infatti, afferma la Balbo: << nel sistema di capitalismo assistenziale altrettanto o pi importanti che i redditi da lavoro, nella distribuzione delle risorse alle unita familiari, (sono) i trasferimenti della spesa pubblica, nel senso che questi ultimi vengono a costituire per la maggioranza della popolazione una componente essenziale delle risorse che utilizzano >> (3). A questa seconda componente di reddito non molte volte possibile rinunciare. In un calcolo solo economico potrebbe, anzi, risultare pi conveniente che la donna resti fuori dal mondo del lavoro e che continui ad assicurare questi servizi. Vediamo infatti, come il rendere utilizzabili anche servizi gratuiti quali, ad esempio, una colonia estiva per un figlio, landare ad un ambulatorio di medicina preventiva o ottenere la reversibilit di una pensione o liscrizione ad una scuola integrata, comportino una serie di pratiche burocratiche con tempi e file di attesa che assolutamente non possono essere conciliati con orari di lavoro rigidi, o anche solo con la presenza di figli in et prescolare. 8

Alla mancanza, allinutilizzabilit, allinefficienza dei servizi sociali personali, la risposta toma ad essere legata alle possibilit individuali, con evidenti sperequazioni. Questo insieme di compiti pone la famiglia in un continuo stato di precariet nella sua organizzazione. Le risorse, anche quando adeguate ai bisogni familiari, si rivelano immediatamente insufficienti al sopraggiungere di un qualsiasi fattore che si riveli un aggravio nei carichi della famiglia. Qualora, ad esempio, venga a determinarsi la necessit di dare assistenza ad un familiare ricoverato in ospedale, un anziano cessi di essere autosufficiente o nella famiglia sia presente una persona handicappata, lorganizzazione precipita nella inadeguatezza. Alle stesse conseguenze porta una diminuzione diretta o indiretta di reddito: il lavoro della donna viene aggravato, si impone la rinuncia alluso degli elettrodomestici, si rende necessario un maggior tempo per approvvigionarsi di generi alimentari pi economici, ma che richiedono un maggior lavoro in cucina. E facile vedere come tutto ci generi un aumento delle tensioni allinterno del nucleo familiare. Come far fronte allinsieme dei carichi funzionali che cos pesantemente gravano sulla famiglia attualmente? Una prima risposta di notevole importanza per le sue ripercussioni sociali stata lautolimitazione del numero dei figli. Nei soli ultimi anni, in Italia, dal 1971 al 1976 si passati da un numero di nati vivi su 1000 abitanti pari al 16,8 allattuale 13,9. Questi valori presentano variazioni significative tra il nord urbano industriale ed il Sud. La donna, conscia degli aggravi, in termini di lavoro, che le derivano dallaumentare del numero dei figli, sembrerebbe preferire, giustamente, limitarne il numero, aprendo, anche in questo caso, un contenzioso con il marito che potrebbe essere di diverso parere. Una seconda risposta e stata lespulsione dalla famiglia di gran parte dei membri anziani, qualora non pi autosufficienti in termini sia fisici che economici. Dalle considerazioni svolte fino a questo punto si pu desumere che: a) la famiglia, pur avendo nel tempo modificato notevolmente i suoi compiti, ha mantenuto intatta tutta la sua funzionalit nella societ urbano-industriale, anche nella fase tardo capitalistica. b) Il maggior numero, se non la quasi totalit dei compiti e dei carichi di lavoro necessari allorganizzazione di questo tipo di famiglia ricade sulla donna, in quanto moglie e madre. c) Questa situazione pone la donna in una condizione spesso insostenibile, pressata tra le richieste contrastanti che le pervengono dal suo ruolo tradizionale di moglie9

madre, nella attuale configurazione di organizzatrice di servizi interni ed esterni alla famiglia, e dallesigenza di una sua emancipazione attraverso un lavoro extradomestico ed una successiva, anche se non conseguente, liberazione dai vincoli del ruolo storicamente impostole. Abbiamo visto essere una competenza attribuita istituzionalmente alla famiglia quella di provvedere al soddisfacimento dei bisogni dei suoi componenti. Questo compito, ad essa afferente qualsiasi sia la collocazione nella stratificazione sociale, trova modalit ed opportunit di espletamento diverse secondo la maggiore o minore distanza esistente tra possibilit reali e richieste. In una societ in cui, come afferma Laura Balbo, << bisogni e standard relativi ai bisogni si sono sviluppati indipendentemente, almeno in parte, dalla possibilit concreta di accedere alle risorse >> (2), si sono venute a creare una serie di aspettative dalle quali non e pi possibile prescindere quale che sia il livello di reddito. Sono queste, sinteticamente, listruzione, le cure mediche, lalimentazione sufficiente, labitazione, il vestiario e la possibilit di riposo e di svago. << Aver demandato alla famiglia, istituzione privata, la responsabilit della soddisfazione concreta dei bisogni consente di saldare lo squilibrio tra i due termini, risorse e bisogni. Mentre soddisfare i bisogni rimane obiettivo collettivo e dichiarato, si ribadisce che responsabilit della famiglia, caso per caso e nel concreto provvedervi, compito prioritario della famiglia, a costo di qualunque sforzo e sacrificio, riuscirvi; colpa della famiglia, se questo obiettivo non riesce a realizzare>> (2). Compressa tra lesigenza di dover offrire ai propri componenti un livello adeguato di vita, ormai irrinunciabile, e livelli di reddito generalmente insufficienti o solo precariamente sufficienti, la famiglia esaurisce entro il proprio privato contraddizioni non ad essa imputabili. Il marito, svolti i compiti di lavoro esterni che in una rigida accettazione della divisione sessuale egli considera i soli di sua competenza, una volta in casa, pretende che da altri venga risolta concretamente lorganizzazione di questa. E compito della moglie trovare le modalit pratiche di soluzione, una sua colpa non riuscirvi. Daltra parte, solo attraverso un aumento di reddito che permetta un maggiore ricorso al mercato dei servizi privati, l dove quelli pubblici sono qualitativamente e quantitativamente insufficienti, essa pu essere in grado di dare una risposta soddisfacente ai bisogni del marito e dei figli oltre che ai propri. Nella incapacit della famiglia di dare una risposta positiva alle richieste dei membri, nella precariet delle soluzioni adottate, nello iato tra reali possibilit e standard di vita ormai irrinunciabili, giace la contraddizione in cui la famiglia si trova ad operare. 10

Quantitativamente diversa possiamo ritenere si ponga la situazione ai vari livelli della stratificazione sociale: differenti sono infatti le risorse e le possibilit che afferiscono alla famiglia, conseguentemente diverse le possibilit di offrire risposte adeguate alle necessit. Al superamento di queste sperequazioni dovrebbe tendere unefficiente rete di servizi volti a sollevare la famiglia da alcuni tra i compiti pi gravosi. Attualmente, in quei pochi settori in cui esistono, questi servizi sembrerebbero non assolvere a questa funzione perequativa. La scarsa conoscenza che si ha della loro esistenza, la localizzazione e le difficolt burocratiche frapposte alla loro utilizzazione sembrerebbero, anzi, renderli pi utilizzabili dalle famiglie di classe media che non da quelle in condizioni pi disagiate. Anche la pressione sociale volta ad ottenere la realizzazione dei servizi sociali necessari alla famiglia, ben viva fino a pochi anni fa, sembra, con laggravarsi della crisi economica, essere venuta meno. Sono state approvate leggi che giustamente offrono la possibilit anche al padre di assentarsi dal lavoro in caso di malattia di un figlio, ma la malattia di un bambino resta pur sempre un fatto privato della sua famiglia, e allinterno di questa deve venir affrontato e risolto. Anche in Svezia, considerata allavanguardia nel campo della realizzazione dei servizi sociali, in alternativa alla creazione di strutture pubbliche, dal gennaio 1978 entrata in vigore una legge che permette lassenza dal lavoro a causa di malattia di un figlio, per entrambi i genitori, fino agli otto anni di questo, continuando cos ad attribuire carichi e funzioni alla famiglia. Considerazioni conclusive Il fenomeno della violenza in famiglia pu essere pienamente compreso solo superando i limiti di una analisi condotta esclusivamente nei termini della storia individuale del soggetto violento. I soli fattori endogeni allindividuo o al gruppo familiare possono contribuire a determinare le condizioni contingenti che innescano la violenza, ma non riteniamo siano sufficienti a stabilirne i presupposti strutturali. Solo inquadrando la famiglia nellambiente storico-sociale in cui si trova ad operare, valutando sia le aspettative in essa riposte quanto i limiti che, ai vari livelli della stratificazione sociale, essa incontra nel soddisfare i bisogni dei membri, possibile individuare le cause della violenza che in essa si manifesta. In questa prospettiva occorre considerare le condizioni ed i ritmi di lavoro che, per fasce sempre pi ampie della popolazione, diviene via via pi alienato, astratto e ripetitivo ed, allopposto, la condizione di chi ne escluso, come gran parte delle donne, spesso casalinghe non per scelta. Devono, inoltre, essere considerate le frustranti condizioni di vita nella citt e lo stressante clima di competitivit imposto 11

dalla societ capitalistica. Tutti questi elementi pesano in modo diverso ai vari livelli della stratificazione sociale e sui diversi componenti del nucleo familiare. Il marito padre, frustrato dalle condizioni di lavoro che nello strato medio e basso della piramide sociale gli forniscono una quantit di risorse insufficienti, sia in termini di beni materiali che di potere e di prestigio, ricorre alla famiglia per la ricerca di quelle gratificazioni indispensabili al suo equilibrio emotivo. In questo caso laggressivit nei confronti dei familiari pu essere vista come un tentativo volto alla ricerca di quel clima gratificante che egli vede come un suo diritto. << Le punizioni fisiche, le privazioni ostili fino allabbandono del nucleo familiare, divengono mezzi in qualche modo sostitutivi, sia per il controllo del bambino che per rimuovere laggressione dal sistema in cui subita a quello in cui, a ragione della sua tradizionale posizione di potere il marito padre meno si sente vulnerabile e meglio riesce a mantenere un certo equilibrio emotivo e ad accrescere il proprio livello di status >> (28). Linterdipendenza tra contesto occupazionale e contesto familiare trova cos unaltra dimensione in cui manifestarsi. Oltre che nella definizione dei termini del rapporto tra esigenze e risorse, la situazione lavorativa, o pi in generale la collocazione allinterno della stratificazione sociale, crea le premesse di comportamenti che hanno luogo allinterno della famiglia. La bassa collocazione nel sistema produttivo provocherebbe infatti nel marito - padre, come afferma McKinley (17), lesigenza di compensare le frustrazioni esperite nel mondo del lavoro attraverso i rapporti allinterno del sistema a questo alternativo: la famiglia. In secondo luogo, come affermano Pearlin e Kohn (22), (14), << la sfera occupazionale nella quale tanto si investe e da cui tanto si dipende, servirebbe come fonte di modelli di obbligazioni e di aspettative interpersonali allinterno della famiglia >> (14). La famiglia viene cos ad assumere la funzione di serbatoio di scarico delle frustrazioni esperite altrove, che possono nel suo ambito, grazie ad una distribuzione del potere che colloca il marito padre in posizione opposta a quella quotidianamente vissuta nel mondo del lavoro, scaricarsi senza incorrere in sanzioni. Questa necessit di ricorrere alla famiglia in funzione compensativa si pone con modalit diverse ai vari livelli della stratificazione sociale; << quanto pi elevata e gratificante la posizione dellindividuo allinterno della societ, tanto maggiori sono le risorse di cui egli pu disporre, e tanto minore la necessit di utilizzare la famiglia in funzione prevalentemente compensativa. Allontanandosi dai livelli superiori, invece, la famiglia funziona sempre pi come struttura compensativa rispetto alla situazione esterna. () Perch? Primo perch rispetto al genitore di status pi elevato (il genitore di status inferiore pi povero di risorse e ha minor possibilit di accesso a quelle sanzioni positive sulle quali esercitare un certo 12

controllo. Secondo perch questo stesso fatto rende pi difficile costruire un legame emozionale con gli altri membri della famiglia, tale da permettere allo strumento affettivo di operare efficacemente un controllo del comportamento (28). Lautorit allinterno della famiglia si trasforma cos, soprattutto per chi dispone di un numero basso di possibilit espressive alternative, in autoritarismo. Sulla base delle sole qualit ascritte del sesso e dellet, chi in posizione di vantaggio rispetto agli altri << utilizza la propria posizione per sfruttare, o pi in generale, per coercire gli altri: gli interessi sostanziali del primo e quelli dei secondi divergono perci fino allantagonismo>> (7). Il rapporto tra contesto produttivo, collocazione nella stratificazione sociale e rapporti familiari trova espressione anche nelluso pi o meno accentuato di punizioni fisiche nel processo di socializzazione del bambino. In una ricerca svolta a Roma (28), (29), (30) da chi scrive con Sgritta e Saporiti, su un campione di oltre 1000 bambini delle diverse classi sociali, luso da parte dei genitori, di pesanti punizioni fisiche, risultato essere dl 13,9% nello strato sociale superiore, del 22,2% tra i genitori dello strato medio e del 30,7% nello strato inferiore. Risulta quindi come laggressivit, la violenza ed i maltrattamenti nei confronti dei figli siano presenti in tutte le classi sociali, anche se con incidenza diversa. Questo ci riporta nuovamente alla interdipendenza tra fattori strutturali e comportamenti familiari. Le disponibilit di risorse materiali (beni economici e mezzi monetari indispensabili allacquisto di beni e servizi sul mercato pubblico e privato) e non materiali (potere, prestigio ed autonomia nel contesto produttivo) influenzano i comportamenti intrafamiliari, violenza compresa. Questa interdipendenza dovr sempre essere considerata ogni volta che si desideri analizzare le cause di comportamenti senza ricorrere alle troppo comprensive categorie psichiatriche.

* Pierpaolo Leschiutta svolge attivit didattica e di ricerca come contrattista presso il seminario di studi Politici e sociali dellIstituto Universitario Orientale di Napoli. Desidero ringraziare Giovanni B. Sgritta per le attante indicazioni in ampia parte utilizzate per lelaborazione di questo articolo. 1 Questa tesi, che si ricollega a quanto gi sostenuto da Habermas e da altri, stata di recente ribadita da F. Ferrarotti (9).

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2 Per lapprofondimento di questi temi si rimanda il lettore alle molte pubblicazioni gi esistenti. Si vedano in proposito le indicazioni bibliografiche di A. Saporiti e di P.P. Donati (27), (8).

Riassunto Forme di violenza fisica all'interno della famiglia sono presenti in tutte le societ urbano-industriali contemporanee. Questo fenomeno, secondo lautore, pu essere pienamente compreso nelle sue cause strutturali, solo superando i limiti di una analisi condotta esclusivamente nei termini della storia individuale dei soggetti violenti. Solo se si inquadra la famiglia nellambiente storico-sociale in cui opera e vengono considerate sia le richieste, che ad essa provengono dai bisogni dei membri, quanto i limiti che, ai vari livelli della stratificazione sociale, essa incontra nel soddisfarli, possibile individuare le cause della violenza che spesso vi si manifesta.

Summary Forms of physical violence within the family exist in all contemporary urban industrial societies. According to the author, the structural causes of this phenomenon can only be completely understood by overcoming the limits of an exclusively individual analysis of these violent subjects. The historical social environment in which the family operates must be considered. Furthermore, the author believes, it is necessary not only to look at the pressures put on the family due to the needs of its members, but also to consider the limits it encounters in satisfying them on the various levels of a stratified society in order to account for the causes of violence often therein manifested.

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