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DIBATTITO ATTUALE SUL GESU STORICO (Prof.

Sergio De Marchi PD) Formazione permanente Scuola del Luned Anno 2010

1. Perch Alessandro il Grande, a differenza di Eracle, viene unanimemente considerato un personaggio storico? Uno degli argomenti che, di norma, gioca un ruolo decisivo nel considerare il primo un personaggio della storia e il secondo una figura mitologica costituito dalla presenza, per Alessandro, di un certo numero fonti, giusto denominate storiche, che mancano invece del tutto per il secondo. Sul condottiero macedone esistono delle testimonianze, in specie delle testimonianze Scritte (1), che permettono di ricostruire un quadro relativamente preciso di tempi luoghi imprese e avvenimenti della sua vicenda personale. Ci che invece non dato sapere di Eracle, che dunque lecito considerare una figura puramente fantastica, o perlomeno diventata tale a causa dellassenza di un ricordo mediato da fonti. Come nel caso di Alessandro, anche nel caso di Ges a fare - per noi - di lui una figura della storia anzich del mito la presenza di un determinato numero di fonti che ne conservano la memoria. Sono fonti nelle quali, talora, la memoria limitata alla semplice menzione del nome Cbristus, Chrestus - Plinio il giovane, Tacito e Svetonio (tra il 110 e il 120) -, o di qualche breve notizia circa i suoi miracoli e la morte violenta - Giuseppe Flavio, Mara Bar Sarapion (stoico siriano, lettera, poco dopo il 73). Altre volte invece, sono fonti nelle quali la memoria trasmessa nella forma di narrazioni dettagliate che articolano il racconto della storia di Ges indicandone tempi e luoghi precisi, riferendone avvenimenti e incontri comprendendoli come realmente accaduti, riportando parole pure comprese come da lui effettivamente pronunciate e descrivendo azioni che si convinti egli abbia davvero compiute. Sintuisce subito che, in questo secondo caso, per quanto appena accennata e sommaria, con una descrizione delle fonti che conservano il ricordo di Ges fatta in questi termini, ci stiamo riferendo a quei quattro Vangeli che siamo soliti definire canonici. Ora, in merito al tema di questo nostro incontro, tra le numerose questioni che nascono dalla scelta di concentrare decisamente lattenzione sui Vangeli canonici, considerandoli come le fonti da privilegiare in ordine alla conoscenza del cosiddetto Ges storico, due ci sembrano particolarmente rilevanti. - Perch puntare decisamente sui vangeli canonici e trascurare gli apocrifi, o comunque non considerarli avere lo stesso valore e titolo nel testimoniare la storia di Ges? - Qual la maniera pi adeguata - perch meglio rispondente alla loro natura - di accostarsi alle memorie evangeliche della storia di Ges? Quanto alla prima domanda, si fosse anche daccordo con chi sostiene che i vangeli extracanonici andrebbero collocati sullo stesso piano dei canonici, e che questa sarebbe una pietra miliare dietro alla quale sul piano metodologico lindagine scientifica non dovrebbe pi tornare (2), occorre realisticamente tenere presente, oltre al problema della datazione dei testi extracanonici, la frammentariet e lesiguit delle informazioni storiche che se ne possono effettivamente trarre. Dal Vangelo di Tommaso, al quale viene talvolta attribuito un grande valore storico, non si saprebbe ____________________________________________________________
1. Flavio Arriano, Anabasi di Alessandro; Quinto Curzio Rufo, Storie di Alessandro Magno; Diodoro Siculo, Biblioteca storica; Plutarco, Vite parallele:Alessandro e Cesare; Paolo Orosio, Storie contro i pagani. 2 G. Theissen, A. Merz, Il Ges storico. Un manuale, Queriniana, Brescia 1999, 42.

neppure che Ges era giudeo e che le sue attivit si svolsero nella Giudea romana (3). Costituito di una serie di 114 detti attribuiti a Ges, lo scritto del tutto privo di un quadro storico-narrativo che li connetta, senza peraltro che si sia riusciti a individuare qualche principio generale che li ordini. J.P. Meier, che al Ges storico ha dedicato la vastissima indagine nota con il titolo Un ebreo marginale, dichiara senza mezzi termini che I quattro vangeli canonici risultano essere gli unici 1

ampi documenti contenenti significativi blocchi di materiale rilevante per una ricerca sul Ges storico (4). C dunque, una prima ragione, una ragione di fatto, che, nella ricerca sul Ges storico, motiva la preferenza da accordare ai Vangeli canonici rispetto a quelli extracanonici. A questa tuttavia se ne aggiunge una seconda che gi ci apre a rispondere allaltra questione sollevata, circa la maniera pi adeguata - perch meglio rispondente alla loro natura - di accostarsi alle fonti evangeliche. La sovrastima della attendibilit storica degli scritti apocrifi nei confronti dei canonici - in competizione con essi o a loro detrimento deriva, sovente, dalla convinzione o dalla congettura che, rispetto alla figura di Ges disegnata dai racconti evangelici, lautentico Ges della storia sia in realt assai diverso, se non addirittura un altro. Sarebbe appunto quello che i testi apocrifi lascerebbero intravedere. Un Ges la cui figura sarebbe stata epurata, da parte degli autori evangelici, di alcuni di quei tratti dei quali invece si conserverebbe ancora traccia negli scritti extracanonici. Succede cos che il sospetto di inattendibilit, anzich essere fatto cadere sugli scritti apocrifi, venga (paradossalmente) addossato ai canonici. Loperazione risulta esemplarmente evidente in un romanzo come il Codice da Vinci, la cui trama viene giocata per intero sul presupposto che, in merito alla figura di Ges, gli autori dei Vangeli canonici abbiano nascosto alcune verit piuttosto imbarazzanti. Alcune verit che sarebbe per possibile conoscere per altra via, ricorrendo ad altre fonti. Sebbene equivoco e capace di creare non poca confusione in un lettore privo di una adeguata formazione biblica, si tratta di un gioco che, in quanto mirato a costruire la trama di un racconto di fantasia, pu avere una sua liceit. Ancorch torniamo a sottolinearlo in grado di confondere non poco il lettore disinformato tramite lastuta commistione di rimandi a dati luoghi e persone reali con elementi di pura invenzione. La pratica sistematica del dubbio nei riguardi dei vangeli canonici in favore delluguale se non anche maggiore attendibilit degli apocrifi appare tuttavia evidente anche in alcuni ambiti dellesegesi cosiddetta scientifica. Ed particolarmente vistosa nelle indagini condotte sul Ges storico da parte di una frangia di studiosi contemporanei che J.D.G. Dunn chiama neoliberale (R. Funk, fondatore del Jesus Seminar, P. Hollenbach, D. Crossan, M. Borg). Nel definire neoliberali questi studiosi, Dunn coglie bene che i presupposti metodologici dai quali essi muovono sono essenzialmente gli stessi che hanno guidato la vecchia ricerca liberale, durante tutto il XIX secolo, nel suo intento di recuperare lautentico volto di Ges superando le sue interpretazioni evangeliche canoniche, imputate a priori dessere appunto delle interpretazioni che esprimono la fede e la venerazione delle comunit cristiane primitive e non invece, o relativamente poco, chi in realt egli fu. Questo genere di ricerca, liberale o neoliberale che sia, assimilando le parole pronunciate da Ges e le azioni da lui compiute nel tempo della sua esistenza terrena a una sorta di reperti archeologici che giacerebbero al fondo dei testi evangelici, convita che con luso di una strumentazione adatta essenzialmente messa a disposizione dal metodo storico-critico si possa/debba superare le interpretazioni prodotte da ciascun evangelista fino ad arrivare alle autentiche parole e azioni di Ges e con ci a individuare, se non lintera figura storica di Ges (come si proponeva di fare la ricerca liberale), almeno qualche suo tratto (come si propone la ricerca neoliberale). _________________________________________________________________ 3. L.W. Hurtado, Signore Ges Cristo. La venerazione di Ges nel cristianesimo pi antico, I, Paideia, Brescia 2006, 267. 4. J.P. Meier, Un ebreo marinale. Ripensare il Ges storico, I, Queriniana, Brescia 2001, 155. Il programma cos perseguito di stabilire come le cose realmente furono (L. von Ranke), corrisponde a un intendimento della ricerca storica e della scrittura della storia che viene abitualmente detto positivistico. Vale a dire alla supposizione o alla convinzione teorica o semplicemente pratica che sia il risultato non cambia che si possa e debba adeguatamente separare/isolare i fatti accaduti e le parole pronunciate, quasi fossero semplici cose o oggetti, dalle interpretazioni soggettive di coloro che ne furono testimoni. Che dunque, nel caso di Ges, sia possibile spogliare le sue parole e azioni delle interpretazioni non solo dei redattori evangelici, ma,

prima ancora, dei discepoli che ne furono i diretti testimoni e, in origine, ne conservarono la memoria. Il passaggio da una visione positivistica a una visione ermeneutica della storia e della storiografia ha messo chiaramente in luce che, in realt, gli avvenimenti del passato o le azioni e parole di persone del passato, che non mai possibile raggiungere se non attraverso il ricordo dei testimoni, non sono mai neppure del tutto isolabili/separabili dalla loro interpretazione soggettiva. Una interpretazione che, con maggiore o minore lucidit, gi si prodotta nel momento stesso in cui i diretti testimoni hanno assistito agli avvenimenti, ascoltato le parole e visto le azioni. Non solo dopo, cio, in un momento successivo, allorquando tornando sui ricordi ne hanno potuto cogliere meglio il significato, ma giusto mentre ne avevano limmediata esperienza. Rispetto a un certo tipo di ricerca del Ges storico che continua ancora oggi ad essere perseguita da una esegesi di ascendenza liberale, una visione ermeneutica della storia e della sua scrittura d modo di cogliere, oltre al limite metodologico che laffligge (immaginare di poter recuperare parole e azioni di Ges liberandole dallinterpretazione di coloro che ne hanno trasmesso il ricordo), anche il pregiudizio che, non di rado, sottost alle sue indagini. Dato che non sono solo i discepoli testimoni prima e i redattori evangelici poi che, nellinterpretare le parole le azioni e gli avvenimenti della storia di Ges di cui tramandano la memoria, ci mettono qualcosa di proprio (della loro sensibilit personale, della loro cultura, della vita delle comunit a cui appartengono). Nel leggere e interpretare le loro testimonianze infatti, a metterci qualcosa di proprio anche lo studioso contemporaneo: che sempre legge e interpreta a partire da un proprio retroterra storico e culturale: e dai suoi pregiudizi, intesi nel senso negativo del termine. Nel caso della ricerca neoliberale il pregiudizio che ne compromette non poco lobiettivit ultimamente rappresentato da una immagine precostituita di Ges, che, sebbene presentata come raggiunta alla fine della ricerca, in realt la precede ed pi che mai attiva nel guidarla e nel predeterminarne i risultati. Una immagine, una figura di Ges di volta in volta privata ora di uno ora un altro di quegli aspetti (evangelici) che, per la sensibilit contemporanea, sono spesso dei dogmi inaccettabili. Un Ges che ora non avrebbe mai affermato davere alcuna singolare e unica relazione con Dio (da Figlio a Padre), ora invece non sarebbe vissuto celibe, oppure un Ges che avrebbe annunciato un regno puramente storico e intramondano, o che non avrebbe dato alcun significato salvifico alla propria morte, la quale invece, sopraggiunta inaspettata, lavrebbe colto di sorpresa. 2 La voce degli studiosi che Dunn chiama neoliberali, soltanto una delle molte che partecipano al dibattito sul Ges storico. Lestremismo delle sue prese di posizione consente tuttavia di porre in evidenza, per via di contrasto, alcuni punti sui quali va crescendo la convergenza di altri studiosi. Ci riferiamo in specie alle opere di J.P. Meier (Un ebreo marginale), E.P. Sanders (Ges e il giudaismo), J.D.G. Dunn (Gli albori del cristianesimo), che al momento sono considerate i tentativi pi consistenti e autorevoli di ricostruzione della vicenda e della figura storica di Ges. In merito alla questione del valore storico da riconoscere rispettivamente ai vangeli canonici e agli scritti extracanonici, appare comune il convincimento che non esiste alcun serio motivo che permetta di coltivare metodicamente il dubbio nei confronti delle fonti evangeliche canoniche sospettandole o imputandole a priori di nascondere o di manipolare, in parte o per intero, la figura storica Ges. Come del resto non esiste alcuna ragione, se non ideologica, per sopravalutare lattendibilit dei testi apocrifi. Che, in quanto documenti storici, non sono certo da scartare, ma dei quali va per riconosciuta la frammentariet ed esiguit delle informazioni storiche che se ne possono effettivamente derivare. Tra gli argomenti che vengono sovente addotti in favore dellaffidabilit storica dei vangeli canonici va acquisendo valore crescente il riconoscimento del loro genere letterario proprio. Nello scrivere di Ges, gli autori evangelici non adottano il genere tipico della scrittura delle favole o dei miti, n quello epistolare, bens della biografia (antica: i bioi greci e le vitae latine). 3

Non si tratta ovviamente della biografia intesa in senso moderno, eppure si tratta di una forma di scrittura che comunemente, nellintenzione di coloro che la adottavano, rispondeva a un chiaro e consistente interesse storico. In tal senso, riesce manifesto che la scelta del genere biografico da parte dei redattori dei vangeli indicativa di una precisa volont anche dichiarata (Lc 1,14; cf. Gv 19,35; 20,30; 21,24) di dar conto di una storia effettivamente accaduta, il cui ricordo in origine stato trasmesso da quelli che ne furono i diretti testimoni. E vero che la scelta del genere storico non lascia in alcun modo in ombra lalto grado della venerazione nutrita verso la persona di colui sul quale i racconti evangelici sono interamente imperniati. Se per un verso per, risulta pacifico che nellesperienza umana ogni evento non va mai esente da uninterpretazione soggettiva - gi allatto del suo accadere - e non si d mai come puro fatto semplicemente figurabile o restituibile al modo di un oggetto, e che dunque la venerazione nei confronti di Ges ha di sicuro concorso ad interpretarne la storia nelle modalit che si riscontrano improntare ciascun vangelo, comunque altres evidente che questa venerazione, e la fede che lha generata e alimentata, manifestano di esercitarsi nei confronti di Ges di Nazaret. Venerazione e fede sono cio dirette a un giudeo particolare, nato da donna, nato sotto la legge (Gal 4,4) e non a un personaggio mitico o a un simbolo atemporale , la cui storia viene compresa ed rappresentata come svoltasi in determinati luoghi della Giudea romana, dellinizio del I secolo, indicati con i loro nomi; in un preciso contesto culturale, religioso, sociale, politico; e l, in situazioni e ambienti di vita particolari, descritti con intense e vivaci tonalit locali, e animati dalla presenza di un folto gruppo di personaggi che, chiamati o meno per nome, possiedono in ogni caso delle fisionomie definite e ben identificabili. Daltra parte, alla convergenza rilevabile in merito alla attendibilit dei Vangeli canonici in quanto fonti che consentono di arrivare al Ges della storia, si accompagna un consenso crescente sul fatto che il solo Ges che possibile attendersi realisticamente dallanalisi critica delle fonti il Ges che ebbe sui discepoli lincidenza che comprendiamo nella parola fede. I vangeli in effetti sono s memorie storiche (come evidenzia il loro genere letterario), ma scritte da autori credenti, sulla base della testimonianza di gente che, in origine, vide e credette, e in favore dellesperienza di fede di ogni loro lettore. Immaginare di poter raggiungere una qualche figura storica di Ges spogliata di qualsiasi interpretazione derivata dalla fede avuta in lui semplicemente illusorio. E lillusione come s detto ripetutamente coltivata da una esegesi biblica che, dimenticando o trascurando che luomo un essere che interpreta, ed dopo e sulla base della sua interpretazione che la realt diventa realt (A. Gesch), convinta che il vero Ges storico non sia quello di cui narrano i Vangeli, bens quello che, attraverso luso del metodo storicocritico, i ricercatori riescono a scoprire e a portare in luce. E lillusione che il Ges di volta in volta ricostruito da uno studioso o da un altro sia il vero Ges. Lillusione che limmagine di volta in volta costruita dalla ricerca (il Ges storico/storiografico/ricostruito) coincida con ci che egli fu nella realt della sua vicenda personale (il Ges della storia). Senza voler sminuire lutilit - e per certi versi anzi la necessit - della ricerca storica su Ges, e deprezzare il valore dei suoi risultati, raggiunti tramite lutilizzo del metodo storico- critico5, occorre tenere presente che questi risultati non superano il livello di una maggiore o minore plausibilit e non giungono mai ad una completa certezza. Ci significa che le mutevoli e frammentarie figure congetturali del Ges storico messe ogni volta in campo dai diversi ricercatori non possono venire trasformate nel criterio ultimo che discerne la maggiore o minore attendibilit storica dei Ges dei vangeli6. E significa altres che lautentica figura dei Ges storico - di lui cio quale realmente fu nel tempo della sua esistenza terrena - solo quella dei Vangeli, rispetto alla quale le figure raggiunte dalle ricerche perseguite su di lui mantengono appunto, in ogni caso, un ineliminabile tratto di congettura.

Ora, se lautentica figura del Ges storico - di lui cio quale realmente fu nel tempo della sua esistenza terrena - solo quella dei Vangeli, vuoi dire che sono essi stessi che, stabilendo le regole per la loro lettura, dettano le condizioni per accedere a tale figura autentica. Si tratta perci di un accesso alla figura di Ges che, per un primo verso - come si pi volte ribadito -, non pu avvenire a prescindere dalla fede (pasquale) che li impregna. La memoria di Ges che, tramite la loro attestazione, intendono mantenere viva infatti volta a condurre i loro lettori a confessare che Ges il Cristo e Figlio di Dio, il Signore risuscitato da morte e il Logos: mantenendo saldamente ancorata questa loro fede alla sua vicenda terrena: agli eventi della sua nascita e morte, ai luoghi e alle circostanze in cui sono avvenute, ai nomi di tanti che lincontrarono... Sono dunque degli scritti che, nellintenzione di chi li ha redatti e nelluso che ne fanno le comunit per cui sono stati redatti, non sono finalizzati alla semplice memoria di un personaggio passato, bens a identificare colui che risorto ed creduto vivo e operante nella chiesa e nella storia fino alla fine del mondo con Ges di Nazaret (Mt 28,20). Si tratta inoltre, per un secondo verso, di un accesso alla figura di Ges che non avviene a Li prescindere dalla forma di racconto che li distingue. E evidente, infatti, che i loro autori, per parlare di Ges hanno operato una scelta precisa, hanno fatto ricorso alla modalit del racconto, e non invece alla forma di una trattazione teorico-speculativa o di una mera raccolta di detti e di fatti ordinati per temi. E su questo aspetto, sulla modalit narrativa dellattestazione evangelica della storia di Ges, che una frangia dellesegesi biblica contemporanea ha, da circa due/tre decenni, portato lattenzione e va acquisendo importanti e promettenti risultati anche in merito alla figura di Ges. Senza scartare il valore degli esiti prodotti dalla ricerca storico-critica, ci si resi conto che, nel leggere il testo evangelico, possibile non limitarsi soltanto ad essi, ma che, essendo i vangeli dei racconti, possibile leggeri ricorrendo anche allanalisi letteraria o narrativa. La quale, rispetto alla prima, consente di giungere fino al messaggio teologico che ciascun evangelista, raccontando la storia di Ges in una determinata maniera, mirava a trasmettere; un messaggio teologico al quale luso dellanalisi storico-critica non arriva. Le analisi svolte sui nomi dei personaggi che compaiono nei vangeli, ad esempio, confermano la loro attendibilit storica in quanto fonti, conducendo plausibilmente fino a testimoni oculari degli eventi: R. Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses. The Gospels as Eyewitness Testimony, W. B. Eerdmans Publishing Company, Grand Rapids (Michigan)Cambridge (U.K.) 2006, 114-132, 358402. 6 La ricerca ha in generale dato per scontata la propria capacit di costruire (dai dati disponibili) un Ges che sar il Ges reale: il Ges storico (ricostruito) sar il Ges storico (vero); di continuo si passa da un senso nellaltro senza far distinzione. E proprio questa confusione che sta dietro alla sorprendente fiducia degli studiosi dellottocento e del tardo novecento che un Ges ricostruito dalle fonti disponibili sarebbe una solida base (il Ges vero) per una critica del Ges di queste fonti. Non quindi necessaria ripetere che propriamente parlando il Ges storico una costruzione del XIX e XX secolo grazie ai dati forniti dalla tradizione sinottica, non il Ges del passato e non una figura storica a cui si possa realisticamente ricorrere per criticare limmagine di Ges nella tradizione sinottica (J. D. G. Dunn, Gli albori del cristianesimo, 1.1., Paideia, Brescia 2007, 141). Cf. le osservazioni dello stesso tenore contenute in H. Verweyen, La parola definitiva di Dio. Compendio di teologia fondamentale. Queriniana, Brescia 2001, 336-352. 6 Per cogliere ci che differenzia lapproccio ai vangeli condotto tramite il ricorso al metodo storicocritico e lapproccio condotto invece utilizzando lanalisi letterarialnarrativa, possiamo azzardare un paragone con la differenza che corre tra il cercare di entrare in una tomba etrusca praticando un foro sul tetto e lo scoprire invece la porta di accesso progettata ed edificata dai suoi antichi costruttori. Mentre lanalisi storico-critica cerca di entrare nei vangeli praticando fori, quella narrativa cerca di individuare la porta. Il paragone solo iniziale. Per cogliere in maniera pi diretta la differenza tra limpiego e i risultati rispettivamente prodotti dai due tipi di analisi andiamo a un caso concreto, riferendoci al vangelo di Matteo. 5

3. Al c. 14,13-2 1, Mt narra una prima_moltiplicazione e, dopo lepisodio del cammino di Ges sul mare (22-3 3), narra di un insieme di guariioni da lui compiute a Gensaret. Immediatamente dopo, al c. 15,29-31, Mt torna ancora a narrare di molte guarigioni operate da Ges presso il mare di Galilea e ancora, daccapo, racconta di una seconda moltiplicazione di pani (32-39). Nella prospettiva di una indagine limitata allimpiego dellanalisi storico-critica, partendo dallattuale testo matteano, tramite una sorta di scavo archeologico, les cerca solitamente di arrivare fino alle tradizioni precedenti, che Mt ha recepito e inserito nel proprio scritto, e, andando ancora pi in profondit, a partire da queste tradizioni cerca di arrivare a ci che effettivamente accaduto. Rilevando la presenza di due racconti di moltiplicazione e di due episodi di guarigione gi in Mc, e possibile spiegare questi doppioni ipotizzando e dimostrando come plausibile la presenza in origine, prima di Mc, di due tradizioni rispettivamente concernentf in realt una sola moltiplicazione di pani e un solo episodio di guarigioni operate da Ges in favore di un grande numero di persone; due tradizioni che, per quanto concernenti un sola moltiplicazione e un solo episodio di guarigioni, Mc ha comunque voluto conservare. Daltro canto, in merito alla figura del Ges storico, sulla bas di qiieste tradizioni, si pu concludere o pu trovare conferma che egli abbia compiuto dei miracoli. Nella prospettiva di una indagine narrativa, lesegeta non persegue alcuno scavo archeologico. U Si ferma invece ad esaminare ifraccoiit6iMatteo cos come, allo stato attuale, si offre al lettore: e cerca di cogliere la strategia rrativa messa in atto dallautore evangelico per uno scopo preciso: produrre sul lettof fcjeffetto, trasmettergli cioe degi Poiche e questo uno dei presupposti da cui muove lanalisi narrativa: se lautore racconta in una determinata maniera lo fa perch dei significati, un messaggio arrivino al lettore, Ora, puntando a individuare la strategia narrativa messa in atto da Mt, lesegeta anzich isolare i due episodi di moltiplicazione e i due episodi di guarigione, li legge nel contesto narrativo sia dellintero vangelo, sia della cornice pi ristretta dellinsieme di episodi (sequenza narrativa) alla quale i due episodi di moltiplicazione e i due di guarigione probabile appartengano. Quanto al conteto rappresentato dallijero racconto evangico, appare caratteristico in Mt il contrasto tra lultimo mandato che Ges risorto affida ai discepoli - Andate e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - e la precisa indicazione data invece nellinviare, la prima volta, i Dodici, allorch Ges li esorta espressamente a non avere contatti con i pagani e i samaritani e ad interessarsi piuttosto di Israele soltanto: Non andate fra i pagani e non entrate nelle citt dei Samaritani; rivolgetevi invece alle pecore perdute della casa di Israele (Mt 10,5-6). E una regola alla quale, in unaltra occasione, Ges sostiene di volersi egli pure mantenere fedele e veniamo qui a considerare la cornice pi ristretta dellinsieme di episodi (sequenza narrativa) alla quale le due scene di moltiplicazione e le due scene di guarigione probabile appartengano. Quando una donna cananea lo cerca implorando aiuto per la figlia ammalata, Ges 7 afferma esplicitamente di non essere stato mandato che alle pecore perdute della casa dIsraele (Mt 15,24). Va notato che non sono parole rivolte alla donna, bens ai discepoli che lo pregano in suo favore, come se egli non volesse avere nulla a che fare con lei, una pagana. Di fronte alla sua insistenza poi, la risposta che le d direttamente suona tanto aspra da provocare un senso di disagio nel riferirla a Ges: Non bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini (Mt 15,26). Cagnolini attenua un pi duro cani - unespressione in uso per indicare i pagani, gli esclusi dal banchetto messianico riservato agli invitati, ai figli del Regno -, ma non certo privo di una schiettezza che pu ferire. Diversamente che in Marco inoltre - per il quale Ges accompagna la risposta con un invito che ne attenua limpatto: Lascia prima che si sazino i figli (7,27) -, non chiede ai cagnolini di riconoscere la precedenza dovuta ai figli, semplicemente li dichiara esclusi. La donna accetta che sia cos: E vero, Signore. Il suo intuito tuttavia, acuito dal suo dolore di madre e dallurgenza che Ges intervenga prima possibile in soccorso della figlia, la spinge ad insistere, dando prova di una fiducia irremovibile in Ges e in ci che lui pu fare anche per loro, i cagnolini - anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni (Mt 6

15,27). Le sue parole e il suo atteggiamento producono su Ges un duplice effetto. Uno immediato, subito rilevabile dalla sua replica - O donna, davvero grande la tua fede! Ti sia fatto come desideri (Mt 15,28) -, dalla quale traspare quanto in profondit labbia toccato. Laltro effetto rilevabile a distanza - nel seguito del racconto - sulla base del diverso comportamento che, a partire da questo momento, Ges appare assumere verso i pagani. Dora in poi, il suo ministero si apre anche a loro. Tornato presso il mare di Galilea dal luogo in cui ha incontrato la cananea, compie per loro, i lontani, gli esclusi, ci che in precedenza aveva insistito dover essere riservato ad Israele (Mt 10,5-8), guarendo i loro malati (Mt 15,30-31), e opera per loro una seconda moltiplicazione dei pani (Mt i 5,32-38). Situato nel mezzo, tra una prima moltiplicazione di pani e una prima scena di guarigione in favore di una folla di ebrei, da un lato, e una seconda moltiplicazione e un seconda scena di guarigione in favore di pagani, dallaltro, lincontro di Ges con la donna cananea si rivela svolgere una funzione del tutto strategica segnalando al lettore il momento di un decisivo passaggio del ministero di Ges. Per quanto riguarda la figura di Ges poi, rispetto a ci che riesce ad evidenziare una analisi che impieghi solo il metodo storico-critico - non va oltre la constatazione del fatto che Ges ha operato dei miracoli -, lanalisi narrativa ne mette in luce dei tratti insospettati ed estremamente rilevanti. E certo dal Padre che Ges ha ricevuto la sua missione, ed sotto la permanente azione dello Spirito che la va compiendo. Ma altres una donna, una cananea, che lo apre a riconosce sopraggiunto il tempo che questa non sia pi riservata in esclusiva ad Israele: riempendolo di ammirazione e contribuendo a dilatare il suo orizzonte. Ges ha accolto il desiderio e la parola del Padre anche attraverso di lei. Secondo Mc 7,24, lincontro con la donna sarebbe avvenuto nel territorio di Tiro e, diii, Ges sarebbe poi tornato attraverso Sidone, verso il mare di Galilea, in mezzo al territorio della Decapoli (Mc 7,31): dunque attraverso una zona abitata da pagani. Se ci si attiene invece alle indicazioni di Mt 15,21, non si pu dire con certezza che Ges sia effettivamente uscito dalla terra dIsraele e sia entrato in territorio cananeo, pagano. E della donna invece che levangelista osserva che uscita da quei confini (M 15,29). Mt 15,29 inoltre, nel descrivere il ritorno di Ges presso il mare di Galilea elimina del tutto le indicazioni geografiche date da Marco. A differenza di questultimo perci, Ges non verrebbe a trovarsi nella Decapoli, sullaltra riva del lago, ma ancora sulla riva occidentale, ebraica. Nondimeno anche per Matteo i destinatari delle guarigioni e della nuova moltiplicazione sono pagani. Un particolare permette di coglierlo: la folla che assiste alle guarigioni operate da Ges non d semplicemente gloria a Dio - come plausibile pensare farebbe qualora si trattasse di una folla di ebrei -, bens al Dio dIsraele (15,31). Sebbene quindi in Matteo non sia Ges ad andare dai pagani - come in Marco -, e siano piuttosto loro a venire da lui (Mi 4,25), il risultato tuttavia identico.