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magazine 12 racconti per 12 viaggi • 12 racconti per 12 viaggi • SFUMatUre - dettagli

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12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi • SFUMatUre - dettagli in viaggio

www.kel12.com

magazine 12 racconti per 12 viaggi • 12 racconti per 12 viaggi • SFUMatUre - dettagli

Esiste un modo diverso di viaggi

are

IL NoStro vIAggIo è rIcercA dI INcoNtro; coN LA NAturA, LA StorIA, L’Arte. INcoNtro coN L’ALtro, IL dIverSo, dA coNoScere e rISPettAre.

N el 1978, sembra ieri, il mondo era una cosa di- versa. Internet non esisteva, le informazioni e le immagini erano ancora mediate da libri e rari documentari. I viaggiatori che si avventuravano

fuori dalle rotte conosciute erano pochi, romantici, nomadi, che rispondevano ad un’esigenza personale. Non c’erano telefoni, bussole satellitari, assicurazioni. Si era soli con il viaggio e con un senso dell’andare che lasciava ampi margini all’imprevisto. Il Sahara era la patria della libertà. Pochi confini, da attraversare senza neanche rendersene conto e dogane che erano container piazzati nel vuoto.

Fu lì che Sergio Scarpa Falce fondò Kel 12: una tribù del deserto che si aggiungeva alle altre tribù tuareg che già abitavano i milioni di chilometri quadrati di vuoto che com- ponevano il più grande deserto del mondo.

Nel tempo altri proseguirono portando la loro esperienza di viaggiatori e nuovi orizzonti. Alla meta originale si ag- giunsero, uno dopo l’altro, nuove destinazioni e itinerari insoliti. In questi anni abbiamo raggiunto per primi luoghi che solo dopo altri hanno scoperto, abbiamo aperto strade, tracciato sentieri che oggi sono diventati comuni, ma che comuni, vissuti con Kel 12, non sono mai.

Il nostro viaggio non è una rapida, seppur emozionante, vi- sione dei luoghi; non è la visita, spesso banale e frettolosa, ad un villaggio. Il nostro viaggio è ricerca di incontro con la natura, la storia, l’arte. Incontro con l’altro, il diverso, da co- noscere e rispettare.

Questa è la filosofia che ci accompagna e che ci ha fatto arrivare tanto lontano. Lo spirito è sempre lo stesso; stessa voglia di andare e scoprire un pianeta in eterno divenire, con l’occhio attento a tutto ciò che cambia. Stessa atten- zione alle prestazioni, ai dettagli, alle esigenze dei nostri viaggiatori che hanno fatto di noi ciò che siamo e che trac- ciano, insieme a noi, il nostro futuro.

sommario 32 Tibet 2 42 la nostra storia Madagascar 6 50 novità web Guatemala 8 56
sommario
32
Tibet
2
42
la nostra storia
Madagascar
6
50
novità web
Guatemala
8
56
sfumature
India
20
62
Bolivia
Tchad
26
70
Etiopia
Iran
78 94 Vietnam e Cambogia Mongolia 86 100 Tanzania Papua
78
94
Vietnam e Cambogia
Mongolia
86
100
Tanzania
Papua

12 racconti per 12 viaggi

“Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle gen- ti d’erminia, di Persia e di tarteria, d’India e di molte altre province. e questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide.”

Il Milione

Marco Polo era un grande, non c’è dubbio. e con lui, prima o dopo di lui, erodoto, Ibn Battuta, cristoforo colombo… solo per citarne alcuni. con le loro storie ci hanno raccontato di

mondi lontani, di culture ignote e terre inesplorate. ci han- no iniziato, tra verità e meraviglia, ad accettare il diverso e l’inconsueto. oggi, il racconto di viaggio è meno fantastico; predominano forse l’aspetto descrittivo e la realtà delle im- magini. e tuttavia non c’è nulla di più affascinante della voce narrante di chi, in prima persona, ha visto e udito …

da qui, dunque, vogliamo partire: dodici racconti, scritti con serietà e passione da dodici dei nostri esperti accompagnatori, ci conducono in alcuni luoghi straordinari del nostro pianeta.

Ma ora tocca a voi, viaggiatori del mondo: scriveteci i vo- stri racconti e inviateli a raccontidiviaggio@kel12.com; i più suggestivi saranno scelti per la prossima edizione.

Sfumature dettagli in viaggio

ci sono viaggi che nascono dall’idea di ritrovarsi in un luogo speciale e in modo esclusivo. Sono viag- gi-evento, dove l’evento è rappresentato dalla preziosità di un dettaglio … Poche partenze l’anno per vivere, oltre al viaggio, occasioni straordinarie; per valorizzare aspetti inconsueti dell’altrove; per con- dividere il piacere dello stare insieme.

Per saperne di più, vi invitiamo a leggere le parole di Mario romualdi, ideatore e accompagnatore di questi itinerari speciali.

Kel 12 progetto WHY

Scegliendo i viaggi di Kel 12 in tanzania contribuisci a sostenere WHY - A World Home For Youth, l’Associa- zione oNLuS che realizza e sostiene progetti educativi, asili e scuole a favore dei bambini di Zanzibar. (pagine 92 e 93).

Il viaggio comincia con un click

  • I nnumerevoli tipologie di viaggio tra cui scegliere, itinerari corredati da punti gps, i profili degli esperti accompagnatori e le rotte che seguono, tutte le informazioni necessarie a conoscere, capire e selezionare un viaggio: il nuovo sito di Kel 12 è chiaro, accattivante, di utilizzo semplice ed intuitivo, ricco di funzionalità innovative.

Programmare un viaggio oggi è davvero facile: basta un click. L’emozione inizia già da casa, puntando il cursore sulla cartina del globo, scegliendo destinazioni e itinerari, scorrendo immagini e tracciati.

una mappa del mondo facilita la selezione di un qualsiasi Paese per scoprire gli itinerari ad esso col- legati, scorrerne le immagini e accedere ai profili degli esperti che accompagnano i gruppi.

diventa immediato e semplicissimo selezionare una de- stinazione in base ai propri interessi, al tipo di viaggio, all’area geografica, alla data di partenza e naturalmente al budget. I menù a tendina conducono attraverso innu- merevoli alternative, fino al viaggio perfetto. e una volta individuato, non resta che scaricare i moduli che descri- vono il programma in ogni dettaglio, le condizioni generali e l’assicurazione di viaggio: semplice ed efficace! Si potrà verificare, in tempo reale e costantemente aggiornati, date di partenza, disponibilità, tariffe e supplementi; tutte le in- formazioni del mondo Kel 12 a portata di mouse.

con la nuova interfaccia web è possibile scegliere i viaggi di gruppo, accompagnati da esperti che, per la loro inti- mità con l’ambiente e la cultura del luogo, rappresenta- no un prezioso valore aggiunto di ogni meta. Le partenze sono previste a date fisse e l’itinerario è studiato affinchè il viaggiatore possa trovare il giusto equilibrio tra i luoghi da scoprire e il modo migliore per visitarli.

diventa immediato e semplicissimo selezionare una de- stinazione in base ai propri interessi, al tipo di

è altresì possibile scegliere i viaggi progettati su misura, itinerari che possono essere programmati con l’aiuto di consulenti capaci e sensibili. In questo caso è sufficiente richiedere un preventivo personalizzato: saranno previsti sistemazioni, guide e dettagli secondo le vostre esigenze.

diventa immediato e semplicissimo selezionare una de- stinazione in base ai propri interessi, al tipo di

e per chi vuole viaggiare con maggiore autonomia, il sito Kel 12 riserva proposte più agili: itinerari studiati per conoscere l’essenziale e decidere “on the road” quali e quanti aspetti del viaggio approfondire. una sezione a par- te è dedicata al grande Nord: un mondo a sé, cui abbiamo dedicato un’équipe specializzata, Arctic Team.

Non poteva infine mancare una sezione dedicata ai catalo- ghi, a cui, da sempre, Kel 12 dedica massima attenzione e cura: i fascicoli della programmazione in corso, le edizioni speciali e quelle storiche, che rappresentano le radici di Kel 12; tutte in versione sfogliabile e condivisibile sui prin- cipali social network, così da avere lo sguardo rivolto al futuro e i piedi piantati saldamente nella storia.

Per continuare il tuo viaggio, naviga con Kel 12 su:

Per continuare il tuo viaggio, naviga con Kel 12 su:

Natura e arte s’incontrano a Petra

Natura e arte s’incontrano a Petra di Mario Romualdi c’era quasi tutto lo stato maggiore di

di Mario Romualdi

c’era quasi tutto lo stato maggiore di “Kel 12” accomoda- to su capienti divani. ordine del giorno: “1) Lancio di viaggi caratterizzati da speciali eventi che solo noi proponiamo in Italia. 2) Nome da dare a tali iniziative. 3) varie ed eventuali”. Le “varie ed eventuali” non hanno comportato problemi, le abbiamo sviscerate con gusto pranzando a Piazza Sordello. In realtà, non abbiamo riscontrato disaccordi neppure sull’argomento principale, l’individuazione di aspetti incon- sueti da inserire negli itinerari di alcune regioni del pianeta. In Birmania, centroamerica, Nepal, Indocina, giordania, Namibia, Perù…

Aspetti che vogliono essere di forte attrazione per la loro straordinarietà.

“Straordinario”, ecco il termine che con un pizzico d’orgo- glio e con la consapevolezza di non usare impropriamente una parola spesso abusata, associamo a tali viaggi.

come meglio definire, infatti, l’occasione concessaci in esclusiva di cenare dentro il Parco Archeologico di tikal proprio accanto alle piramidi della gran Plaza, di visita- re da soli Petra di notte, dormire nel punto più alto vicino alla tomba di Aronne e banchettare a lume di torce nella “Piccola Petra”, di scoprire la rinomata cucina peruviana accanto ai macigni di Sacsaywaman nella spianata di cuzco dove ogni anno si svolge la festa “dell’Inti raymi”, di farsi trasportare da una barca birmana di gran charme tutta no- stra lungo l’Irrawady per attraccare su un isolotto deserto

dove assistere ad uno spettacolo della Scuola Nazionale di Marionette illuminato da un gran falò…? tutto si è complicato quando si è trattato di trovare un nome da dare a questo filone di viaggi.

“eventi”, “Incontri”, “Speciali”. c’è chi ha azzardato “espe- rienze”, “occasioni”, “Avvenimenti” e persino “chicche”. Il tentativo era quello d’individuare un termine che desse pienamente il senso generale di itinerari in cui includere aspetti particolari, in grado di identificare immediatamente la nuova serie di proposte. errore.

eventi-Incontri-Speciali-esperien-

ze-Avvenimenti-occasioni sono definizioni troppo pretenziose ed eclatanti e non rendono il senso del nostro progetto pure perché, para- dossalmente, sono inadeguate an- che per difetto. “Sfumature” è stato il nome emer- so da solo nella discussione. Non è stato necessario scovarlo tra le pieghe d’impegnati ragionamenti o nelle pagine di un dizionario di si- nonimi e contrari.

Si è presentato autonomamente. Si è imposto quando ci siamo accorti che il nostro sforzo, nell’individua- zione di tali proposte, stava proprio nel costruirne con speciale cura al- cuni dettagli. così, “Sfumature”, prima ha fatto capolino quasi timidamente, forse timoroso del fatto che il senso co- mune possa individuarlo come ele- mento non essenziale, parte secondaria di qualcosa di cui si può fare a meno perché, appunto, sfumatura. Poi, non si è lasciato intimorire neppure dal fatto che a volte sia considerato sinonimo d’inezia, parte minima di un insie- me che esiste anche senza il dettaglio stesso. Infine, più qualcuno cercava di relegarlo nel significato di accessorio, insignificante e marginale, più rivendicava l’im- portanza del suo essere elemento che caratterizza ciò che è interessante, la bellezza, la godibilità, l’attraenza.

In realtà, pensandoci bene, come non ritenere che la “si- gnora Lisa” non sarebbe mai diventata “La gioconda”, se non avesse posseduto quelle minuzie nel sorriso che l’hanno reso misterioso e ambiguo, remissivo ma quasi supponente, sfuggente e sottile ma ironico e sensuale, proprio perché appena percettibile, accennato … una sfu- matura, appunto?

“Sfumature”, quindi, come valore aggiunto a ciò che può già

essere apprezzabile. un vocabolo che, se tenuto in giusto conto, assume il senso non di lieve differenza ma di valo- rizzazione d’un tono di voce, un’opera musicale, un perso-

naggio, un viaggio

di tutto ciò che possa offrire maggiore

... valore espressivo e soddisfazione se arricchito con le dovu-

te accortezze.

e così “Sfumature”, forte della consapevolezza di poter es- sere l’aspetto, la specificità propria del nuovo filone di viag-

Pozzanghere ad Antigua

gi, s’è fatto adottare come “logo” di questo progetto. Sotto l’insegna “Sfumature” presentiamo quindi itinerari che, oltre a contenere la ricerca delle consuete caratteristi- che di qualità, pongono particolare attenzione a un elemen- to che fornisca più personalità al viaggio.

L’intento è certamente ambizioso, anche perché gli eventi esclusivi li costruiamo in modo che siano momento d’in- contro di due o tre gruppi che autonomamente percorrono itinerari diversi, per darsi ap- puntamento proprio e solo in quell’occasione. La difficoltà sta pure nel fatto che questi viaggi non li proponiamo in coincidenza di avvenimenti noti da sempre come il Kum- bh Mela in India, il Naadam in Mongolia, l’Inti raymi in Perù.

dove assistere ad uno spettacolo della Scuola Nazionale di Marionette illuminato da un gran falò…? tutto

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Sul Lago Inle remano così

Qui sotto: Suonatore a jerash

In queste e in molte altre circostanze è la portata del feno- meno che esiste indipendentemente da noi a far da traino, perché in grado d’attrarre con forza l’attenzione proprio per essere già conosciuto a livello planetario.

Nel nostro caso spetta a noi “inventarne” alcuni che creino in- teresse sufficiente a stimolare la sensibilità di chi da anni ci of- fre la propria fiducia. e noi, anche grazie a rapporti costruiti col tempo in tanti spicchi di mondo, avanziamo proposte che cre- diamo siano effettivamente originali, esclusive e gratificanti.

Il viaggio è l’incontro con luoghi e con “l’altro”, inteso come abitante del posto ma pure come compagno di valigia. Noi vogliamo costruire occasioni caratterizzate da avvenimenti che amplifichino il senso dell’incontrarsi. ci piace pensare che, pur non costituendo una “comuni- tà”, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario confezionato più o meno accuratamente, ma ri- tenga anche di far parte di un “insieme” di persone con cui abbia qualcosa in comune.

Sul Lago Inle remano così Qui sotto: Suonatore a jerash In queste e in molte altre

Nella quotidianità si è assai di- versi per tanti aspetti secondari o imprescindibili del nostro agire. ognuno ha i suoi orientamenti nell’alimentazione, arte, abbiglia- mento, religione, sport, cinema… e, quindi, con le lumache e i cani, raffaello e Andy Warhol, il tanga leopardato e il galles gessato gri- saglia, l’Islam e il cristianesimo, la Fiorentina e l’Inter, tinto Brass e Antonioni, ci si può rapportare positivamente o con avversione totale. conseguentemente, in oc- casione del viaggio ci si trova con altri dotati di personalità non di rado assai differenti. Saper stare insieme, coscienti di possedere, e manifestare, disomogeneità divie-

ne fondamentale per la riuscita di un’esperienza comune in giro per il mondo.

Inoltre, anche se normalmente non ci si pensa, durante un viaggio c’introduciamo in una condizione davvero particola- re. Non esistono, infatti, momenti diversi da questi nei quali si condivida tanta parte di una giornata con altri.

  • vi sono ulteriori circostanze in cui si stia insieme con le

stesse persone dalla sveglia, spesso prima della norma, alla sera, non di rado tardi? Non con i familiari, i colleghi d’ufficio, gli amici, la portiera, i vicini di casa. Nella dimen- sione temporale del viaggiare si sommano tutti gli spezzoni

  • di tempo che dedichiamo a queste diverse figure.

eppure i nostri compagni di valigia usualmente non sono nemmeno parenti, amici, colleghi, conoscenti. Sono solo persone che hanno preferito, come noi, la stessa destina- zione. Pensandoci bene, però, in questo “solo” non vi è esclusiva- mente la volontà di finalizzare identica quantità di tempo e denaro per salire su un aereo.

  • ci deve essere, vi è effettivamente, qualcosa di più impe-

gnativo. c’è la scelta di andare molto lontano per incontrare

“l’altro” e le sue diversità. In ciò possiamo individuare una

stessa sensibilità che, pur espressa in modi diversi, è orien- tata a conoscere, (e a volte capire), cercando di vedere oltre la superficie delle cose e degli uomini che sono inquadrati dalla nostra macchina fotografica.

  • ci piace pensare che dietro tale scelta vi siano ragioni pro-

fonde, e impegnative, perché si tratta di recarsi dall’altra parte del mondo spinti da quella sana curiosità che ci con- vince ad abbandonare abitudini e agi quotidiani, attratti da un “altrove” che custodisce terre e facce diverse. In questa parola non vogliamo leggervi solamente “altro luogo”. Preferiamo arricchirne il senso interpretandola non unicamente come posto lontano da quello a noi noto per quotidiana frequentazione. è, anche, espressione composta da “altro”, inteso come uomo diverso da noi e “ove”, luogo differente da quello in cui viviamo normalmente. “Altrove”, può assumere quindi il senso più completo, e coinvolgen- te, di terre distanti più delle miglia che ci separano, in cui

incontriamo più o meno fugacemente facce differenti dalle nostre. Aspetto, quest’ultimo, che richiama un detto a noi caro che recita “Se vuoi conoscere il mondo, devi incontrar- ne gli uomini”.

In ciò sta quel nocciolo di ragioni comuni che fanno di chi prepara la valigia per una stessa destinazione “compagni di viaggio”. Non è richiesta un’identica visione del mondo ma, casomai, il medesimo impegno nel tenere d’occhio l’orolo- gio per essere puntuali. Non si pretende che si ami la diver- sità (dei locali ma anche degli altri partecipanti) ma, ovvia- mente, che si rispetti. Non è obbligatorio che ci si trovi tutti

reciprocamente simpatici, però si suppone che si possano costruire relazioni personali basate su un comune sentire. Non è previsto che si disponga di omogenee sensibilità, ma dello stesso desiderio di approfondire la realtà che scorre oltre il finestrino dell’autobus. Proprio da tali caratteristi- che fondamentali presenti nel comune sentire dei viaggia- tori prendiamo spunto per la nostra proposta.

ne fondamentale per la riuscita di un’esperienza comune in giro per il mondo. Inoltre, anche se

Mentre balla

  • ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi

l’ambiente più adatto per manifestarsi in particolari condi- zioni di viaggio. Quando, oltre a consentire generali moda- lità di partecipazione interessanti e, perché no, godibili, si

crei uno spunto (“l’evento”, il “dettaglio”, la “sfumatura”),

che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa

  • di speciale che è amplificato

proprio dallo stare con altri. vi sono momenti, come un tramonto nel deserto, du- rante il
proprio dallo stare con altri.
vi sono momenti, come un
tramonto nel deserto, du-
rante il quale la ricerca della
solitudine per trovare il punto
migliore per salutare il sole,
non toglie nulla agli altri, per-

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ché “l’egoismo della visione” non troverebbe la situazione adatta per manifestarsi accanto a molte persone. Baste- rebbe un vocio inopportuno per spezzare quel filo emotivo che ogni singolo cerca di creare con la palla infuocata che sembra immergersi irrimediabilmente oltre il visibile.

vi sono casi in cui, al contrario, c’è quasi il bisogno di par- tecipare condividendo un’esperienza che moltiplichi per

ognuno le sensazioni. Specie quando si tratti di qualcosa di diverso dal semplice osservare, perché a volte ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo abbiamo deciso di proporre ogni anno alcu- ne, tre o quattro, iniziative per dare la possibilità di vivere esperienze con “sfumature” normalmente impossibili da apprezzare se non in queste circostanze.

“Sfumature” 2014

Le proposte dettagliate di “Sfumature” vi giungeranno molti mesi prima delle date di parten- za. Qui ci soffermiamo essenzialmente sull’evento particolare di ogni viaggio e non sulle loro caratteristiche generali.

21 Marzo “vie d’acqUa nella BirMania di Upagot”

è una nostra esclusiva. Servizi eccellenti, un “pezzo unico” proposto solo una volta l’anno. Lo riprogrammiamo con una più gratificante barca solo per noi, la “Paukan 2007”, per cinque giorni lungo l’Irrawady (www.paukan.com).

Andiamo pure in villaggi ignoti al turismo raggiungibili solo via fiume con una sosta notturna su un isolotto per una cena intorno a un fuoco e rappresentazioni della Scuola Nazionale Birmana di Marionette,dopo aver ricevuto la vi- sita di upagot.

La nostra “Paukan 2007”

In totale navighiamo sette giorni tra fiumi e laghi perché è il modo più piacevole e in sintonia con le caratteristiche antiche delle località scelte.

recarsi in Birmania soddisfa tutti in qualsiasi modo si visiti, ma incontrarla per vie d’acqua è altra cosa e consente sug- gestioni rare. Nulla a che vedere con crociere come quelle

da Luxor ad Aswan. Niente buffet infiniti e pennette a mez-

zanotte, serate in maschera e ricchi cotillon

La nostra è

... solo un’esperienza intensa che parrà troppo breve. ritmi

ché “l’egoismo della visione” non troverebbe la situazione adatta per manifestarsi accanto a molte persone. Baste-

cena “evento”

rilassati e hotel di charme prenotati da un anno. resort, bungalow e ville sui laghi, nella foresta, sul fiume a Bagan nel parco archeologico per andare anche da soli nel sito all’alba o di notte.

Permetteteci due consigli. Frequentiamo la Birmania dal 1978 e sino ad ora è stato tra i paesi al mondo meno stra- volti dall’occidentalizzazione. Se aveste intenzione di andar- vi concedetevi qualche giorno di barca perché tutto acquista un diverso sapore. Ma, con chiunque intendiate farlo, fatelo prima possibile perché il suo “isolamento” è finito e subirà in brevissimo tempo uno straordinario cambiamento nella sua più intima essenza, di cui sono segnali ineludibili i forti incrementi di turisti e prezzi.

In fila per il pranzo

ché “l’egoismo della visione” non troverebbe la situazione adatta per manifestarsi accanto a molte persone. Baste-

19 aprile “MoSaico centroaMericano, nicaragUa, el Salvador, HondUraS”

  • 22 aprile “panaMa, e non Solo. dal cariBe alla Selva, tra KUna e lacandoni”

  • 22 aprile “gUateMala cHarMe”

26 aprile “il Meglio del gUateMala”

due pernottamenti dentro il Parco Archeologico di tikal con una cena, sino ad ora impensabile anche per chi come noi frequenta il sito da decenni, proprio accanto alle pira- midi che durante il giorno sono attrazione per migliaia di persone, ma che di notte si concedono solo a noi.

La “sfumatura” in questo caso consiste in una cena che riunirà, in una radura vicino ai templi, quattro gruppi che viaggiano in diverse parti del centroamerica. ci piace ri- levare che normalmente è difficile anche solo riuscire a dormire dentro il parco per le scarse strutture ricettive, da prenotarsi un anno prima. Ma ciò permette il privile- gio di starvi anche nelle prime ore del mattino e nel tardo

vulcano e lago di Atitlan non smettono di attrarre

pomeriggio, quando va via la stragrande parte di visitatori che non pernottano qui. dormire dentro o fuori del sito non è assolutamente la stessa cosa. Per questo siamo ancora più lieti di offrire ai nostri compagni di viaggio, non solo il “jungle Lodge” vicino alla “gran Plaza”, ma anche la cena in un luogo inaccessibile ad altri, grazie al prezio-

so contributo del cAtA l’ente che promuove il turismo in centroamerica.

Proponiamo anche un’assoluta novità, facoltativa. volo in elicottero da tikal per visitare “el Mirador” ancora in gran parte protetto dalla vegetazione. (L’altro modo per giun- gervi è un trekking di 6 giorni nella giungla). offre la pira- mide più alta e il maggior numero di edifici mai costruiti in un sito maya. gli esperti di- cono che quando terminerà il disboscamento e restauro, “el Mirador” farà passare in secondo piano persino tikal. ritengono infatti che nes- sun’altra città maya abbia più raggiunto le sue dimensioni.

19 aprile “MoSaico centroaMericano, nicaragUa, el Salvador, HondUraS” 22 aprile “panaMa, e non Solo. dal cariBe

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SetteMBre

Sopra e sotto: Hotel dwarika’s” a Kathmandu, il giardino e un particolare dell’interno“

Paesaggio duro da vivere

“la valle di KatHMandU

e il terai”

30

SetteMBre

“roYal MUStang, jeep SaFari”

5 ottoBre, “nepal cHarMe, la valle, il lago e la ForeSta”,

A ottobre, quando il Nepal è più verde, con cielo terso e visioni montane impossibili in altri periodi, tre gruppi s’incontrano in un posto speciale. Soggiorniamo e abbiamo prenotato solo per noi il giardino di uno degli hotel con più “personalità” al mondo, il “dwarika’s”. un po’ museo, un po’ casa nobiliare fascinosa, raffinata, antica.

gli ambienti comuni e le stanze ognuna diversa dall’altra, sono il risultato di ricerche di materiali, mobili e arredi antichi e pre- stigiosi, curati con passione dal proprietario. Per anni ha cer- cato e restaurato porte, finestre, travi, statue, colonne, balconi e quant’altro per sottrarli al tempo e alla noncuranza umana. Ha completato l’opera collocandoli in palazzine tradizionali re- staurate per accoglierli.

La “sfumatura” del viaggio sta nel fatto che per la prima volta solo noi possiamo fruire degli spazi del giardino tra le antiche graziose palazzine dell’hotel, per una cena tradizionale con una cucina locale che, siamo sicuri, pochi hanno avuto il piacere di gustare. Il tutto è arricchito da un ambiente assai coinvolgente.

regalatevi una sorpresa: evitate di andare a visionare su Inter- net questa “casa nepalese” e il suo giardino prima di averne varcato l’ingresso.

“Sfumature” 2015

inizio di gennaio indocina

c’incontriamo in una risaia, un fazzoletto di campagna al- lagata nel nord del vietnam, per guardare le marionette nell’acqua. due gruppi, con itinerari diversi in Indocina, hanno un appuntamento speciale nella zona in cui la storia di queste marionette ha origine. Nascono dove le piene del Fiume rosso provocavano inondazioni che costringevano a sospendere il lavoro nei campi. I contadini, per inganna- re l’attesa ed esorcizzare il fenomeno, si dilettavano con le marionette usando proprio l’elemento che li costringe ancor oggi a periodi d’inattività. La scena è una gran pozza d’ac- qua e i burattinai, nascosti dietro una tenda, vi sono immersi sino alla vita. Le marionette sono mosse da canne di bam- bù che lavorano sott’acqua. L’effetto è straordinario perché pare che i personaggi vi si muovano sopra. Lo spettacolo è amplificato da musiche e voci.

Marionette nell’acqua

“Sfumature” 2015 inizio di gennaio indocina c’incontriamo in una risaia, un fazzoletto di campagna al- lagata
“Sfumature” 2015 inizio di gennaio indocina c’incontriamo in una risaia, un fazzoletto di campagna al- lagata

Il “Bayon” ad Angkor

Sotto: uomo nell’acqua

Questa particolare tradizione, che ora è rappresentata in un teatro ad Hanoi, la facciamo rivivere proprio nel suo ambien- te naturale originario. Ma, possiamo anche usare la disponibilità delle autorità locali per un’insolita cena nel “tempio della Lettera- tura” ad Hanoi, col sottofon- do musicale di un gruppo di musiciste che con strani strumenti si esibiranno in uno dei cortili della prima università del Paese.

“Sfumature” 2015 inizio di gennaio indocina c’incontriamo in una risaia, un fazzoletto di campagna al- lagata

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Fine aprile.

giordania

c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare eventi che rendano l’in- contro tra i due gruppi degno d’essere ricordato a lungo. Le “sfumature” di questo viaggio sono la visita notturna da soli a Petra, dormire nel punto più alto sul sito vicino alla tomba di Aron- ne e banchettare a lume di candela nella “Piccola Petra”.

tutto ciò è compreso in itinerari in cui scopriamo insieme che anche in una meta di turismo come la giordania,

Fine aprile. giordania c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare eventi che rendano l’in- contro tra i

roccia scarnificata

Fine aprile. giordania c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare eventi che rendano l’in- contro tra i

tessere bizantine

realizziamo esperienze non comuni a tutti quelli che vi si recano. tre notti a Petra per conoscerne ogni sentiero tra quell’arenaria scarnificata dalla mano antica dell’uomo, che ne ha fatto emergere forme di non transitoria bellezza.

una notte in un campo tendato appositamente allestito per noi e un’altra sul Mar Morto per assorbirne appieno l’aspra spettacolarità. una gior- nata a piedi o con dromedario sino alla tomba di Aronne, attraversando la Petra ignota ai più, dove ancora vivono gli ultimi abitanti allontanati dalla parte di sito ora consegnato ai turisti.

Qui in basso a sinistra: Il deserto del Namib in volo - A destra: Aspettano, in posa

inizio SetteMBre. naMiBia, SUdaFrica, BotSWana

In questa regione, l’unica al mondo dove in un menù appaiano coda di coccodrillo e sacher torte, da decenni offriamo proposte diversifi- cate ed appaganti. Anche qui prevediamo un evento in un posto assai

Fine aprile. giordania c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare eventi che rendano l’in- contro tra i
Fine aprile. giordania c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare eventi che rendano l’in- contro tra i

frequentato di giorno, ma che dal tardo pomeriggio è “deserto”.

La scena è proprio il deserto del Sussusvlei con dune al- tissime che si riflettono in un inaspettato laghetto. Sono, pare, le più alte al mondo. Ma, ciò che più conta è che esistano e che noi siamo qui, soli.

Attendiamo che la carne alla brace sia ben cotta, in un ambiente che è un continuo riproporsi, ogni minuto che passa, di scenari grandiosi conditi di rosa arancio e di tutti i colori della fantasia.

è luogo meta d’ogni viaggio in Namibia, il più fotografato e tra i più richiesti come set cinematografici per la sua spettacolarità. Nel pomeriggio, arriviamo con le jeep nel cuore di questo paesaggio che smette d’essere calpestato da troppi bipedi per offrirsi solo a noi.

Sabbia del Sussuvlei

Fine ottoBre. perU’, Bolivia

Saline di Maras

I diversi percorsi dei due gruppi s’incrociano una sera accanto ai macigni

  • di Sacsaywaman nella spianata di cuzco dove ogni anno si svolge la festa

“dell’Inti raymi”, per una cena che celebra l’ormai famosa arte culinaria

peruviana.

Questo pezzo di mondo possiede una diversificata realtà che non è solo il Machu Picchu, e non si può comprimere in una cartolina in cui compaiono delle rovine sparse in un prato verde sovrastato da un dentone roccioso.

Noi proponiamo il viaggio per quelli che “Quechua” non è solo un marchio

  • di abbigliamento sportivo. La “garua” non è mero telo lattiginoso di ma-

linconia che avvolge Lima, ma anche motivo d’ispirazione letteraria che

fa dire a Melville “Lima ha preso il velo bianco”. La realtà peruviana e bo- liviana va vista senza far diventare invisibili, come succede a garabombo nel romanzo di Scorza, tutto ciò che contrasti con i nostri schemi mentali

e che non gratifichi gli obiettivi fotografici. Il lago titicaca non

cerchi di Moray

ca solo con le affollate isole di taquile e degli
s’identifi- uros ma con l’isola del Sole in Bolivia dove nasce tutto il mito Inca.

Per tutti quelli che pensano che il “Pisco sour” sia più di un miscuglio di acquavite, lime, zuc- chero e albume, organizziamo itinerari che confluiscono una notte a Sacsaywaman.

Saremo soli. Non ci saranno le tante perso- ne che di giorno fotografano quelle ciclopi-

che pietre

pensando che “non sono certo

arrivate qua trasportate da esseri umani”. Ma, la sugge- stione del luogo sarà tale che anche qualcuno di noi sarà ten- tato di pensare “non è vero ma ci credo”.

frequentato di giorno, ma che dal tardo pomeriggio è “deserto”. La scena è proprio il deserto

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12 racconti per 12 viaggi NoN ho di mio Più del sogNo del Passaggio. il resto
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi NoN ho di mio Più del sogNo del Passaggio. il resto

NoN ho di mio Più del sogNo del Passaggio. il resto è solo

terra e cielo.

Fernando Pessoa

BoLIVIA

Toccando il cielo, la magia delle terre alte

B olivia Magica e Bolivia - cile, toccando il cielo: due viaggi che si incontrano nell’estremo an-

golo meridionale della Bolivia, fra i paesaggi straordinari delle terre alte. Il primo itinerario è

completato dalla visita di preziose città coloniali come Sucre e Potosí, per finire con l’incanto

dell’immenso lago titicaca e la folla colorata dell’incredibile La Paz. Il secondo itinerario inizia

e termina nell’estremo lembo settentrione del cile, sempre attraversando parchi e deserti d’alta quota fra lagune, vulcani, saline e geyser che non finiranno di stupire chi è alla ricerca di una totale immersio- ne nella natura.

Il tratto comune del percorso sull’altopiano boliviano si snoda a un’altitudine media di 3800 metri lungo l’antica via del sale, un tempo percorsa da lunghe carovane di lama con i loro carichi. La vita qui non è molto cambiata nel corso dei secoli: piccole comunità indigene, raccolte intorno alle chiesette di ado-

12

racconti per 12 viaggi

be, sopravvivono con un’economia di sussistenza basata sull’allevamento dei lama, la coltivazione della quinoa e, non ultimo, il turismo d’avventura che ha recentemente scoperto questi straordinari deserti d’alta quota.

Sono luoghi estremi e solitari, l’aria è trasparente, il si- lenzio assoluto, la notte illuminata da milioni di stelle… Il paesaggio è quello stepposo della puna, con temperature notturne che scendono parecchio sotto lo zero e un forte vento che soffia a intervalli regolari a causa delle escur- sioni termiche fra giorno e notte. Nella nostra estate è in- verno in Bolivia, ma il clima è secco, i cieli tersi e il sole re- gala un piacevole tepore. La sera poi ci aspetta l’insperato

comfort di piccoli hotel costruiti con le comunità indigene locali e perfettamente integrati nell’ambiente desertico o la magia di un hotel de sal, dove tutto, ma proprio tutto, è costruito con blocchi di sale, tavoli, sedie e letti compresi.

In questa natura ostile alla vita sopravvivono radi cactus e la llareta, un arbusto simile a un lichene che costituisce il solo combustibile reperibile. dove scorre l’acqua di scio- glimento dei nevai o vicino alle lagune, ciuffi gialli di paja brava sono sufficienti per la sopravvivenza di lama, alpaca e delle timide vigogne, un camelide selvatico fino a pochi anni fa a rischio d’estinzione. Non è raro avvistare volpi, qualche vizcaccia che saltella fra i massi e, con un po’ di fortuna, un condor solitario.

è nel Parque Nacional de Fauna Andina eduardo Avaroa che l’altopiano boliviano nasconde i suoi gioielli più pre- ziosi: le splendide lagune dalle diverse sfumature e me- tamorfosi di colore, circondate da vulcani e popolate da

In alto: Il Salar de uyuni: la raccolta del sale

A sinistra: gruppo di vigogne

migliaia di aristocratici fenicotteri. tutto intorno paesaggi surreali come le rocas de Salvador dalí, formazioni roc- ciose improbabili come l’Arbol de Piedra e luoghi infernali come il Sol de Mañana, con fumarole, pozze di fango ribol- lenti e un penetrante odor di zolfo. Poco più a nord si raggiunge l’abbagliante paesaggio luna- re del salar più grande e più alto del mondo: un’immensa distesa di 12.000 chilometri quadrati di sale su cui i nostri fuoristrada corrono veloci.

Quando piove la superficie di un bianco abbacinante si allaga, creando incredibili effetti ottici e riflettendo come in uno specchio il paesaggio circostante. In lontanan- za appaiono i profili del volcan tunupa e delle isole che punteggiano il salar, anch’esse cime di antichi vulcani. La più bella è l’Isla Inkahuasi: ci godremo dall’alto delle sue rocce una vista spettacolare sulla superficie piatta del salar in contrasto con la verticalità dei cactus che hanno colonizzato l’isola.

Nelle saline vicine al villaggio di colchani si lavora ancora con mezzi primitivi per tagliare il sale in blocchi regolari o

Qui sopra: donna Aymara con bimbo

Sotto: Le tinte cangianti della Laguna colorada

  • 12 racconti per 12 viaggi

una chiesa in adobe lungo la via dell’argento

donna in cammino

raccoglierne lo strato superficiale in mucchi conici per poi raffinarlo. Proprio sotto questa crosta di sale potrebbe nascondersi L’eldorado del terzo millennio: vi si trova infatti la metà delle riserve mondiali di litio, il componente principale delle batte- rie di nuova generazione per telefonini, computer portatili e, soprattutto, automobili elettriche. Se qui si concentrano le speranze dei boliviani e gli appetiti delle multi- nazionali, il magnifico e fragile ecosistema del salar potrebbe però essere irrepara- bilmente rovinato.

Noi non possiamo che augurarci che lo sfruttamento delle risorse naturali non abbia un impatto devastante e che il turismo possa diventare una risorsa importante per preservare quest’area desolata e bellissima.

Anna Maspero

12 racconti per 12 viaggi una chiesa in adobe lungo la via dell’argento donna in cammino

anna MaSpero

Anna Maspero ha fatto del viaggio - la sua passione di sempre - un modo di vita, lasciando il “posto fisso” di insegnante di lingue straniere per inseguire nuove partenze e nuovi ritorni. Ha visitato innumerevoli paesi, viaggiando da sola o ac- compagnando gruppi lungo i sentieri meno battuti di tutti i cinque continenti, sempre con la passione e la curiosità della prima volta. Seguendo le orme del nonno che emigrò in Perù cento anni fa, ha visitato tutta l’America del Sud e si è innamorata della Bolivia, sulla quale ha pubblicato la guida “Bolivia, dove le Ande incontrano l’Amazzonia”, per la casa editrice Polaris con cui collabora come autrice e consulente.

L’esperienza del viaggio diventa per lei occasione di racconto durante proiezioni e incontri e soprattut- to motivo di riflessione non solo sul dove ma anche sul come e il perché del nostro andare, come nel suo ultimo libro “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e in quello di prossima pubblicazione “Il mondo nelle mani, divagazioni sul viaggiare”. Quando non è in viaggio si rifugia nella sua campagna in una fattoria nelle colline della Brianza, per scrivere reportage, preparare nuove avventure e collaborare nella gestione dell’azienda agrituristica di famiglia.

Un viaggio in Bolivia con anna Maspero

BOLIVIA MAGICA

partenze 17 aprile e 4 SetteMBre 2014

1° giorno - Partenza da milano con volo air europa per santa cruz de la sierra via ma- drid.

2° giorno - arrivo a santa cruz de la sierra e proseguimento con il volo per sucre, ideale per iniziare ad acclimatarci prima di affron- tare le elevate altitudini dell’altopiano.

3° giorno - sucre, la capitale della Bolivia, una piacevole cittadina ricca di vestigia co- loniali, chiese, conventi e musei.

4° giorno - la comunità indigena Jatun Yampara, per conoscerne le tradizioni e l’ar- tigianato. Visita al mercato di tarabuco, solo la domenica.

5° giorno - trasferimento a Potosì, che con i suoi 4.067 metri è la città più alta del mondo.

Un viaggio in Bolivia con anna Maspero BOLIVIA MAGICA partenze 17 aprile e 4 SetteMBre 2014

6° giorno - Potosì, “tesoro d’europa e tomba di schia- vi”, affascinante e decadente, custodisce i migliori esempi di barocco andino.

i piccoli villaggi minerari e il cimitero dei treni alle porte di Uyuni. 11° giorno - Volo per la Paz, città dall’incredibile topografia multili- vello, dominata dall’illimani.

7° giorno - le miniere d’argento del cerro rico, simbo- lo e ragione stessa dell’esistenza della città. Prosegui- mento verso sud per raggiungere il salar de Uyuni e il caratteristico hotel luna salada.

8° giorno - le saline di colchani e l’estrazione del sale, la magica distesa lunare del salar de Uyuni, l’isola in- cahuasi popolata di cactus giganti e le particolarissime formazioni delle grotte galaxias.

9° giorno - attraverso le terre alte nell’estremo sud della Bolivia: la riserva edoardo avaroa con il fango ribollente del sol de mañana, la laguna colorada e la laguna Verde, il deserto del siloli con l’arbol de Piedra.

10° giorno - le lagune honda, chiarkota, hedionda, cañapa, le formazioni rocciose della Valle de las rocas,

12° giorno - la Paz: indigena e moderna, trafficata e viva. il centro coloniale con le chiese e i musei, il mercato delle streghe e la Valle della luna.

13° giorno - crociera in catamarano sul lago titicaca verso l’isola del sole. Pernottamento a bordo.

14° giorno - l’isola del sole, il leggendario luogo di nascita dell’im- pero inca. Passeggiate tra i terrazzamenti e le antiche rovine in un paesaggio idilliaco.

15° giorno - il sito archeologico di tiwanaku con resti di antichi pa- lazzi, templi, monoliti e la famosa Porta del sole. in serata trasferi- mento in aeroporto e volo per santa cruz de la sierra.

16° giorno - Partenza con il volo per madrid. 17° giorno - arrivo a madrid e proseguimento per milano.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn AnnA

BoLIvIA e cILe - toccando il cielo - 19 ottobre 2013 INdIA - rAjAStHAN: nella terra dei Maharaja – 26 dicembre 2013

cILe e ISoLA dI PASQuA in occasione del Festival di tapati – 1 febbraio

2014

MeSSIco - Barrancas del cobre e le balene della Bassa california – 23 febbraio 2014

PANAMA -

Il

canale,

il

parco del

darien

e

le

isole

San

Blas

11 marzo 2014 uZBeKIStAN e turKMeNIStAN - Le oasi carovaniere lungo la via della seta – 22 maggio Perù - Il misterioso Perù del nord – 26 luglio e 9 agosto 2014

Per saperne di più www.kel12.com

12 racconti per 12 viaggi 26
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi 26

ETIoPIA DEL SUD

Caleidoscopio etnico

  • L a strada serpeggia fra dolci e fertili colline la- sciandosi alle spalle la caotica capitale dell’e- tiopia, Addis Abeba. Il traffico e gli edifici high tech della metropoli, frutto del recente boom

economico, lasciano spazio a immense pianure coltivate e piccoli villaggi di capanne ordinati e puliti. La terra scura testimonia l’origine vulcanica di questo immenso altopia- no che si estende a un’altitudine media di oltre 2000 metri.

Superate le sorgenti di acqua mi- nerale di Ambo, famose in tutto il Paese, si erge il vulcano di Wonchi (3.220 m.). Il fondo del ripido cra- tere è occupato da un lago al cui centro sorge un’isola con la bella chiesa ortodossa di cherkos, dal- la tipica pianta ottagonale.

Più a sud l’altopiano degrada dolcemente fra vaste pianure coltivate a caffè, campi gialli di tef (il tipico cereale etiopico) e verdeggianti campi di manghi e

clima è sempre mite e le precipitazioni abbondanti.

Molta gente in cammino sulle strade, pastori con le man- drie, contadini al lavoro nei campi e bambini in uniforme che vanno a scuola. L’etiopia meridionale si svela dolcemente al viaggiatore, nella sua forma più semplice e suadente, prima di stupire con il suo crogiolo etnico, con la sua confusione linguistica e con i suoi forti contrasti caratteristici dell’estre- mo sud e della valle dell’omo. Arba Minch, la bella cittadina che

si affaccia, dall’alto di una colli- na, sui laghi chamo e Abaya è la porta d’accesso a questo mondo fantastico dove il tempo sembra essersi fermato.

Sono territori abitati da agricol- tori sedentari, cacciatori semi nomadi, pastori transumanti, mandriani per i quali le vacche sono tutto, guerrieri armati più di fucili che di lance. Qui si parlano un’ottantina di lingue e oltre cen-

Nera soNo, ma Bella, o Figlie di gerUsalemme, come le teNde di Kedar, come i PadiglioNi

di salomoNe

cantico dei cantici 1,5

banane. è la regione abitata dai guraghe, laboriosa popolazione semitico-cuscitica che vive in abitazioni-capanna di grandi dimensioni spesso decorate all’esterno con simboli su- perstiziosi. La regione, che si estende a ovest della grande rift valley fino a jimma, è un vero “giardino dell’eden”, il

to dialetti. Sono popoli che vivono mischiati e si plasmano gli uni sugli altri, gli uni contro gli altri: genti nilotiche e sudanesi, ceppi omotici e cuscitici vivono a poca distanza gli uni dagli altri, a volte legati da vincoli famigliari, altre volte divisi da feroci faide generazionali.

  • 12 racconti per 12 viaggi

gaserchio, detto anche la “Manhattan” etiope per le sue bizzarre formazioni di arenaria, prelude allo spettacolare paesaggio abitato dai Konso. I loro villaggi fortificati sono circondati dai Waka, raffinati totem protettivi intagliati nel legno e dedicati agli antenati. oltre Weito, spartiacque etnico che segna l’ingresso nella valle dell’omo, si incontrano gli tsemay, dalle raffinate acconciature di

perline colorate. Più a sud si attraversano i territori erbore, acerrimi nemici ed eterni rivali degli Hamer che hanno il loro centro nel piccolo villaggio di turmi. Il mercato Hamer del lunedì è un’oc- casione per incontrare questa popolazione le cui donne sfoggiano un’acconciatura particolare, fatta

  • di treccine impastate d’argilla. I giovani di quest’etnia praticano il “salto del toro” come rito iniziatico

per entrare nell’età adulta e le donne della famiglia si fanno crudelmente frustare a sangue per dimostrare il loro attaccamento all’iniziando.

A omorate, vicino al lago turkana, sparpagliati su un vasto e inospitale territorio, vivono i galeb, eleganti, vanitosi e dal fisico statuario. I Surma, popolo di pastori della sponda occidentale dell’omo, invece, sono bellicosi, orgogliosi e diffidenti. capaci di vivere, come comunità, senza un vero sistema

  • di potere organizzato, i Karo sono degli artisti nella decorazione del corpo.

Il Parco Nazionale Mago, vicino a jinka, è abitato dalla popolazione più bizzarra e ostile, i Mursi, famosi per le deformazioni labiali delle donne e per il “dunga”, la lotta con i bastoni. A oriente della valle dell’omo vivono i Sidamo, agricoltori e pastori, conosciuti per il rispetto cocciuto dell’anzianità come valore supremo. I Borana, sempre verso est, sono il più importante dei gruppi oromo dell’e- tiopia meridionale; sono celebri per i loro “pozzi cantanti” e per la raccolta del prezioso sale nero dal fondo del cratere di el Sod. Ma il mosaico etnico dell’estremo sud dell’etiopia appare infinito:

ecco i Bodi, i Bume, i Nyangatom, i Me’en, i tishena, i Banni, gli Ari, i dizi e i Koygu. Altre etnie sono microscopiche.

Percorrendo l’immensa rift valley verso Addis Abeba si costeggia una serie di laghi vulcanici spet- tacolari. Nella cittadina di Shashamane c’è una grande comunità di rastafariani dai lunghi capelli raccolti in “dreadlocks”, devoti dell’ultimo Negus Haile Selassiè. Popoli e realtà che aprono gli occhi sui reali valori dell’esistenza.

Nicola Pagano

Nelle pagine precedenti, da sinistra: etnia Mursi nel Parco Nazionale Mago - coccodrillo e pellicani

In questa pagina: gli Ha- mer al mercato di turmi

A destra in alto:

gli uomini Hamer si preparano alla festa

A fianco: ragazze erbore Il cratere di el Sod

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  • 12 racconti per 12 viaggi

Il villaggio di corcho sull’ansa dell’ omo, etnia Karo

12 racconti per 12 viaggi Il villaggio di corcho sull’ansa dell’ omo, etnia Karo nicola pagano

nicola pagano

Antropologo e musicista trentino con la passione per il mondo ed i suoi popoli. comincia a viaggiare già da piccolo seguendo i genitori nel Sahara e in Africa occidentale. dopo un anno trascorso negli Stati uniti, collabora come assistente della fotografa Angela Prati. Insieme pubblicano innumerevoli reportages di taglio antropologico e geogra- fico. L’interesse per la musica etnica lo porta a frequentare spesso il Senegal e il Mali dove apprende l’arte di suonare le percussioni (djambè e dum dum). Qui scocca l’amore per l’antropologia. diversi viaggi in jamaica e in etiopia per studiare le comunità rastafariane di cui assorbe la filosofia. terminata l’università è in Australia per apprendere l’uso dello strumento a fiato degli aborigeni, il didjeridoo. un’esperienza indelebile che lo porta a convivere per oltre un anno con una famiglia nomade di aborigeni Yolngu, nel Northern territory. Partecipa a diverse trasmissioni televisive e collabora con le maggiori riviste di viaggi. centinaia di giornate passate in accompagnamento e molte di più a studiare sul campo, solitario, culture e usanze lontane: fra i Koma dei monti Alantika e nella foresta con i pigmei Baka in cameroun, in India, sull’Himalaya, in Mongolia, in Papua Nuova guinea, nello Ye- men e nel Sahara. vita tumultuosa che ancora oggi lo spinge verso nuove destinazioni che alimentano il suo studio dei popoli.

Un viaggio in etiopia con nicola pagano IL SUD: L’ULTIMA AFrICA, I POPOLI DeLLA VALLe DeLL’OMO

Un viaggio in etiopia con nicola pagano

IL SUD: L’ULTIMA AFrICA, I POPOLI DeLLA VALLe DeLL’OMO

partenze 17 aprile e 4 SetteMBre 2014

1° giorno - Partenza dall’italia.

2° giorno - arrivo ad addis abeba e partenza verso Wonchi, regione abitata dal popolo guraghe; escursione al cratere di Wonchi e proseguimento per Wolisso.

3° giorno - la regione di Wolisso e dell’etnia Woilata; arrivo ad arba minch.

4° giorno - arba minch: le 40 sorgenti, i laghi abaya e chamo, il villaggio dorzè di chencha.

5° giorno - il popolo derashe, la regione di Konso e il villaggio di gaserchio, Weyto e la popolazione dei Benna, gli tsemay e gli erbore, il villaggio di turmi.

6° giorno - raggiungiamo omorate, l’ultimo paese prima del lago turkana per incontrare i dassanech. rientro a turmi in occasione del mercato settimanale.

Un viaggio in etiopia con nicola pagano IL SUD: L’ULTIMA AFrICA, I POPOLI DeLLA VALLe DeLL’OMO

7° giorno - la regione di turmi: il mercato di dimeka con gli hamar; il villaggio di Korcho dei Karo.

8° giorno - Partenza in direzione nord verso Jinka, nel paese dei gofa.

9° giorno - la regione dei mursi, Key afer e il mercato setti- manale e proseguimento per Konso.

10° giorno - da Jinka a Yabelo, nella terra dei Borana.

11° giorno - il cratere di el sod, dubuluk e i pozzi cantanti; arrivo a agere maryam.

12° giorno - awasa, il villaggio rasta di shashamane e il Parco Nazionale di abyata shala, il lago di langano.

13° giorno - rientro ad addis abeba e visita della città. 14° giorno - Volo per l’italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn nICOLA

etIoPIA - Nord: lungo le rotte dell’etiopia cristiana - 11 ottobre, 6 dicembre 2013, 14 marzo 2014

WeSt PAPuA - IrIAN jAYA - ritorno al passato - 2 agosto

2014

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12 racconti per 12 viaggi l’ immaNcaBile mediazioNe delle diViNità tra UNa NatUra troPPo iNcomBeNte ed
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi l’ immaNcaBile mediazioNe delle diViNità tra UNa NatUra troPPo iNcomBeNte ed

l’ immaNcaBile mediazioNe delle diViNità tra UNa NatUra troPPo iNcomBeNte ed il BisogNo di esistere dell’essere UmaNo

TIBET

La strada dell’amicizia

  • I l 15 ottobre del 2011, una improvvisa perturbazione aveva scavalcato le cime hima- layane e inondato il cielo del plateau tibetano. Nella notte una leggera quanto pre- coce nevicata aveva imbiancato la pista sterrata tra il passo Pang la e il monastero di rongbuck.

Al mattino il cielo era di nuovo terso, le nuvole magicamente disperse ed emigrate chis-

sà dove. I falsipiani aridi e pietrosi dei territori ai piedi dell’everest erano mascherati da un velo di bianco assoluto e l’atmosfera, per noi che raggiungiamo abitualmente quella zona durante la stagione estiva, decisamente affascinante.

Mulino di preghiera

I tibetani nei pressi del campo base stavano smantellando l’insediamento stagionale di tende messo su a fine aprile per accogliere i pochi turisti. tutto aveva un aspetto particolare … forse un tantino malinconico, come sempre quando finisce una festa e si smontano le giostre. Il turismo, così come lo si vive oggi, in chiave moderna, si era allineato alla natura, stava seguendo le leggi ed i tempi secolari della transumanza. era un po’ come se tutti quei concetti moderni che dominano il mondo attuale del viaggio avessero perso attinenza con la realtà, o meglio con quella nostra realtà di persone in quel preciso

  • 12 racconti per 12 viaggi

Lhasa, il Potala

Nella pagina a fianco: Monastero femminile

Qui sotto: Pitture murali al tempio di Yumbu Lakhang

momento al cospetto delle poco lontane masse di ghiaccio di rongbuck e della parete settentrionale dell’everest.

Al di là dell’enfasi delle narrazioni e della retorica delle parole, questo breve mo- mento di una delle tante traversate in ti- bet, vorrebbe far riflettere su quante volte in un viaggio, un imprevisto sfuggito alla regia, diciamo “politica e commercia- le”, possa diventare un’esperienza unica che non abbandonerà mai più la nostra mente. un piccolo frammento di memo- ria dove immagine e sensazioni intime si mescolano e si depositano rimanendo là

per sempre

...

per tutta la nostra vita.

Pochi anni fa’ un giornalista di un noto quotidiano nazionale italiano dedicò una pagina intera al tibet denunciando in modo superficiale e scontato la caduta della cultura tibetana verso l’appiatti- mento ad uso e consumo del turismo

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cinese ed internazionale. Non fece neanche un cenno ai tanti esempi di testimonianze storiche e artistiche del Paese o alle interminabili e sommesse code di pellegrini davanti al tempio sacro del jokhang.

viviamo le eclissi culturali come una colpa moderna ed invece le culture si spengono quando vengono a mancare quelle particolari condizioni commerciali, ambientali, so- ciali che le avevano contraddistinte. La modernità, la glo-

balizzazione, non è altro che il processo più accelerato del

transito verso altre forme culturali

...

chissà quali?

già negli anni ‘30, ancora prima dell’inizio dei tempi “mo- derni”, il più grande conoscitore della realtà tibetana in occidente, giuseppe tucci, denunciava la caduta della grandezza dei monasteri tibetani verso condizioni di pura sopravvivenza. La fine di un’epoca di ricchezza che ave- va portato il fiorire di correnti di studio molto interessanti sotto il piano filosofico, artistico e religioso trascinava i corpi monastici in un ambito di pura e semplice latenza. In tibet cultura e religione sono veramente inscindibili. La religione, nei secoli, goccia a goccia, ha permeato il modo di essere delle persone. Il popolo tibetano continua anche

ai giorni nostri ad essere il vero portatore della cultura secolare dell’altopiano. Questa affermazione non è una ovvietà, le vicissitudini storiche avrebbero potuto cambiare l’uomo tibetano ma ciò non è accaduto: nelle prostrazioni dei fedeli, nella ripetizione dei mantra, nelle superstizioni

e nelle credenze l’uomo è rimasto uguale tutto e nonostante i tempi.

...

nonostante

ci sono foglie palmate nelle quinte scenografiche dipin-

te alle spalle delle divinità del monastero di Shalu

...

una

scuola pittorica del 1300, formatasi alla corte di Kublai

Khan, aveva portato sull’altopiano fiori sconosciuti, piante

mai viste

un insieme nuovo e variegato di colori e forme

... che un tibetano, vissuto sempre su declivi dove la linea

dell’orizzonte passa tra il verde giallo dei soli muschi e

l’azzurro del cielo

non avrebbe mai potuto immaginare.

... Le divinità arrivavano da mondi paradisiaci che un pelle- grino dell’altopiano avrebbe guardato con occhi stupefatti. Piante stilizzate, foglie e fiori da climi umidi subtropicali ... ecco gli ambienti ultraterreni delle divinità.

Andate a cercare dietro le immagini divine la foglia ele- gante della cannabis Indica (canapa indiana), dell’Ailan-

Preparazione del tè con burro di yak

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Qatar Airways è la compagnia aerea a 5 stelle che con 35 voli a se imana da Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia collega l’Italia verso oltre 125 destinazioni nel mondo.

A bordo della nostra pluripremiata Business Class la vostra vacanza avrà inizio dal momento in cui vi accomoderete su una delle più confortevoli poltrone dei cieli. Dovrete solo lasciarvi viziare dal nostro raffi nato servizio di bordo, gustare le specialità culinarie preparate appositamente per voi e rilassarvi scegliendo tra oltre 1000 opzioni di intra enimento di bordo. Vi diamo il benvenuto nella Business Class di Qatar Airways per un’esperienza davvero unica dalla partenza all’arrivo.

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Panoramica sul l fiume Kyichu

Il monastero di Samye

thus ovvero “albero del cielo”, del Ficus, della jaka- randa, del Flamboyant (albero del fuoco – delonix regia), delle foglie di felci leggere come piume o di quelle ampie come una mano aperta del Sal (Shorea robusta) ... ecco un esempio del passato tibetano dove le diverse culture e conoscenze si sono incontrate dando vita a qualcosa di nuovo.

Andare per Paesi, guardandosi intorno un poco smar- riti, senza poter cogliere l’essenza storica e culturale dei popoli è al di sotto delle nostre ambizioni. Lo spettacolo naturale del ghiaccio vivo del Nojin Kang Sa poco oltre le sponde del lago Yamdrok o del Melungtse in faccia al passo Lalung La o del chooyu dalla piana di tingri o dell’everest dal monastero di rongbuck è anche lo specchio dove da sempre storia, popolo e cultura si riflettono.

ecco il frammento composito di memoria che si è de- positato nel nostro cuore o nella nostra mente dopo il viaggio del 15 ottobre 2011.

Giovanni Dardanelli

  • 12 racconti per 12 viaggi

everest da rongbuck

Palazzo reale della valle di Kathmandu

12 racconti per 12 viaggi everest da rongbuck Palazzo reale della valle di Kathmandu giovanni dardanelli

giovanni dardanelli

giovanni dardanelli non è “solo” un tour leader, così come non è “solo” un viaggiatore innamorato del mondo o di una parte di esso, è un uomo curioso che ai luoghi che più ama ha dedicato e dedica im- pegno, ricerca, studio, lunghi soggiorni, capacità di entrare nelle tradizioni e nei costumi per capirle. Nasce così, su molti paesi, la sua capacità di far vivere quei

12 racconti per 12 viaggi everest da rongbuck Palazzo reale della valle di Kathmandu giovanni dardanelli

luoghi in piena armonia: non solo conoscerli, capirli. una storia che nasce da lontano, a 24 anni, nel 1983, con un impegno di diversi anni in etiopia, occupandosi di organizzare viaggi, ma anche studiando il paese. Successivamente ha allargato la sua area di lavoro ad altri paesi dell’Africa sahariana e sub-saha- riana e alla sfera dell’Asia, dell’Indocina, del Medio oriente e dell’Asia centrale. In quasi trent’anni di impegno e lavoro, ha maturato una importante preparazione sia dal punto di vista tecnico-gestionale volto allo sviluppo del viaggio che in quello dell’approfondimento degli aspetti storici, artistici e religiosi.

Un viaggio in tiBet e nepal con giovanni dardanelli FrIenDSHIP HIGHWAY, LA STrADA DeLL’ AMICIZIA partenze

Un viaggio in tiBet e nepal con giovanni dardanelli

FrIenDSHIP HIGHWAY, LA STrADA DeLL’ AMICIZIA

partenze 28 SetteMBre 2013 - 4 (in occasione del Saga dawa) e 28 giUgno - 9 agoSto - 27 SetteMBre 2014

1° giorno - Volo da milano malpensa a Kathmandu.

2° giorno - arrivo a Kathmandu e, dopo alcune ore di riposo, visita della capitale nepalese.

3° giorno - Visita dei centri architettonici e religiosi più significativi della valle di Kathmandu: Pashupatinath-Patan-Boudanath.

4° giorno - Volo da Kathmandu a lhasa: dopo aver costeggiato le vette innevate della catena himalayana fino alla vista dell’everest, il volo si dirige verso l’altopiano tibetano.

5° giorno - lhasa: visita al tempio Jokhang, il cuore della fede ti- betana, e al drepung, il complesso monastico più grande del tibet.

6° giorno - continua la visita della città: il palazzo del Potala, an- tica sede dei dalai lama, il monastero di sera e Norbulinka, la residenza estiva del dalai lama.

7° giorno - Partenza per samye; lungo il percorso sosta al tempio di dorje drak

8° giorno - Visita del monastero di samye, il più antico del tibet. trasferimento a tsetang e visita di Yumbulakang e tandruk.

9° giorno - attraversiamo l’altopiano centrale verso occidente

da tsetang a gyantse costeggiando il lago Yamdrok: comincia la trans-himalayana conosciuta con il nome di ‘’strada dell’amicizia”.

10° giorno - Visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor chode e dal Kumbum e del monastero di shalu. Prose- guimento per shigatse.

11° giorno - Visita al complesso monastico del tashilumpo; supe- rato il passo tsuo la’ si arriva a sakya.

12° giorno - dopo la visita del monastero di sakya si percorre il gya tsu là, uno dei passi camionabili più alti del mondo fino a Xegar.

13° giorno - Xegar: escursione al monastero di rongbuk e al cam- po base dell’everest

14° giorno - superato il Passo di lalung là comincia la discesa lungo il bordo occidentale del “tetto del mondo” verso zhangmu, al confine con il Nepal, per arrivare a dulikhel.

15° giorno - lasciamo dulikhel per dirigerci verso Baktapur, rico- nosciuta come Patrimonio dell’Unesco, prima di giungere a Kath- mandu dove è prevista l’ultima notte.

16° giorno - Volo per milano malpensa.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn GIOVAnnI

INdIA e NePAL - India centrale: da varanasi al Madhya Pradesh e Maharashtra – 17 novembre 2014

etIoPIA - La dancalia, il tigray e la città bianca di Harar - 26 dicembre 2013 e 5 febbraio 2014

etIoPIA - timkat, l’epifania copta a Lalibela - 10 gennaio 2014 etIoPIA - venti caldi dal Kenya e dal Sudan - 5 marzo 2014 turcHIA - chiese, moschee e caravanserragli - 13 maggio e 3 settembre 2014

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12 racconti per 12 viaggi MADAGASC A R La terra ibrida odorosa d’Africa C i sono
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi MADAGASC A R La terra ibrida odorosa d’Africa C i sono

MADAGASCAR

La terra ibrida odorosa d’Africa

  • C i sono terre che la geologia ha reso incerte, ne ha fatto orizzonti di fuga per alcuni o lande agognate per altri; terre in cui gli incroci anche degli odori hanno prodotto esiti inaspettati. Il Madagascar è

una lista di cose, di immagini, di istanti, ciascuno germe di una storia. Mi ritrovo ad uscire dalla Patisserie colbert, al centro di Antananarivo. Porto, una sull’altra, due torte in scatole di cartone, la piccola sopra la grande. Sul bianco opaco sfilano le lettere dorate col nome della pasticceria. Indugio sulla soglia nel timore di inciampare, sentendo profumo di cioccolato alle mie spalle pronta a percorrere le strade della capitale. Le coltivazioni di cacao sono al sud, tuttavia l’aroma di quei frutti si sprigiona qui ed è su questa soglia dove odore di cioccolato, vaniglia, terra umi-

da e smog si scontrano e fondono

che prende forma la mia idea del Madagascar. un’idea che mano a mano appunto la sera in una se- quenza di frasi sul diario: spine di

cristo con fiori rosso fuoco

carri

lignei

alluminio fuso

monta-

gne di carote

Qui e lì nel corso del viaggio il cioccolato si impone. cioccolatini allo zenzero fanno la loro com- parsa sul tavolo una sera a cena, regalo di un ospite. Quando torno a comprarne e chiedo il nome alla signora che li vende, mi risponde:

può chiamarmi Madame choco- lat, come tutti!

Qui a Antsirabe la sera all’hotel camelia fa freddo, è la zona più gelida del paese. vorrei accen- dere il camino ma non c’è legna. c’è il carbonaio lì fuori e anche lui mi dice che non ce n’è, ma forse… è ormai tarda sera quando entra, intirizzito dal freddo, co- perto da un giaccone largo e vecchio, stringendo tra le brac- cia alcuni ciocchi di legno. chissà dove li ha trovati. Si avvi- cina al camino e traffica coi pezzi piccoli e la carta. Il fuoco inizia a dare luce, il carbonaio scompare, furtivo come un fantasma e torna ad essere un pezzo di buio nell’oscurità.

… LA MUSChIoSITà DEI ChIoDI DI GARofANo, LA DoLCEzzA DELLA VANIGLIA, IL PIACEVoLE ARoMA DEI fUoChI E L’oDoRE INDEfINIBILE DELLE foGLIE AL SoLE.

gerald durrell

Proseguo per la costa occidentale dove lame di roccia nere e affilate come coltelli, gli tzinghi, si av- ventano contro il cielo, fitte e appuntite. Lungo il fiume che lambisce i coltelli di pietra vedo una canoa, bella come nessuna. Mi accade di rimanere estasiata di fronte a legni così espressivi, ad alberi plasmati dall’uomo con tale perizia come se lo scalpello avesse compreso e reso la forma che quelle fibre lignee avevano immaginato per sè, quando non più albero. Lunga, affusolata, levigata, simmetrica quanto la natura consenta…Non ho mai visto legno più bello solcare l’acqua, silenzioso, delicato, carezzevole.

  • 12 racconti per 12 viaggi

dalle punte aguzze, una pista africana e polverosa mi ri- porta a quel fiume navigato e abitato dalle nostre tende, un fiume che ha un nome che sembra uno scherzo, una battuta, un’esclamazione: tsiribihina! oltre quel fiume, verso la costa, ecco i baobab. una sera rimanemmo esta- siati ad osservare il sole scendere dietro i giganti e solo una fortuita rotazione del volto, a causa di un rumore, mi

fece accorgere che una luna enorme e accecante stava salendo dalla parte opposta, sminuzzata dalle forme di altri giganti. Poi furono i fuochi davanti alle capanne nel buio imminente e le palme riflesse sulle risaie nell’ultimo rossore spento e nel primo biancore acceso. Morondava, l’oceano e le sue maree lunghe; l’acqua si fa desiderare e rumoreggia da lontano. un volo mi porta nel paradiso tro-

picale di Anakao sul canale di Mozambico; l’Africa è giusto dall’altra parte e mi convinco che questa terra che alcuni sentono ibrida, racconta solo nei volti storie d’oriente ma è tutta figlia d’Africa o almeno desidero pensarlo. Anakao si lascia assorbire nell’immobilità turchese. ci sono barche di pescatori col bilanciere e vele oblique che portano in giro ritratti di cristi e Madonne o bottiglie profane di coca cola,

Nella pagina precedente: donna vezo con maschera di bellezza e pescatori vezo

Qui sopra: vegetazione

A sinistra: Baia Lokaro, pescatori

Sotto: Lemure dalla coda ad anelli

picale di Anakao sul canale di Mozambico; l’Africa è giusto dall’altra parte e mi convinco che

12

racconti per 12 viaggi

iute che hanno

ac- colto patate e farine.

capolavori dell’arte

del

riutilizzo

e

ogni

combinazione in mez- zo a quel verde acqua è perfetta. Le spiag- ge sono disseminate

  • di conchiglie candide

e quando la marea

arretra stelle mari- ne rosse occhieggia- no in trasparenza. In un’alba andai a piedi al villaggio di Anakao e mentre questo in- torpidito si svegliava intorno ai fuochi, sul-

la battigia scesero i bambini e fu una fila

  • di pipì in faccia al sole

nascente.

Mentre vago con la mente a quell’isola spersa laggiù in fon- do, ripenso ad un ghiacciolo arancione illuminato dagli ultimi raggi del tramonto. Lo teneva in mano una bimba

che con altre due giocava e rideva davanti ad una casa di legno per metà verde acqua e per metà grigia. Sembrava una scena cubana, chissà perché, anche se ero all’uscita della foresta pluviale di ranomafana. un lemure proprio qui nel folto intricato della primaria aveva deciso un giorno

  • di saltellare di ramo in ramo al mio fianco come a prender-

si beffe del passo impacciato degli umani.

Il parco dell’Isalo lascia traccia col vento. rocce e palme color acciaio, erbe color ottone antico. una passeggiata a cavallo tra i giardini e si leva un vento che imprime alle foglie la forza per sbattere l’una contro l’altra. ogni foglia reagisce alla spinta improvvisa del vento e produce un fru- scio diverso che mi prende mentre lassù, sul garrese, mi guardo intorno e mi pare di sentirmi foglia. torno verso la capitale attraversando villaggi di poche case e miseria.

A sinistra: Preparazione di frittelle di manioca

Sopra: Antananarivo, uno scorcio.

Sulla strada incedono piano carri di legno con ruote enor- mi come nel far west. Ne seguo uno e mi ritrovo in un cortile dove fondono l’alluminio. Lo vedo colare, liquido e argenteo, convinto, nonostante l’apparenza incoerente, a prendere la forma di una pentola o di un mestolo.

Sul Madagascar insistono nuvole da viaggio, giuste per chi se ne va in giro vagabondo e ritrova nel loro moto lo stesso nomadismo. e’ fine agosto. Sul ciglio della strada sono sparsi e venduti quintali di carote. L’intero raccolto arancione viene steso dove l’asfalto sfuma nella terra ros- so sangue. Solo in basso si intravedono tessere di risaie verdi nel mezzo di montagne brulle: geometrie fertili e rare. In questa parte del paese tra colline spoglie e terre arate da buoi, mi potrebbe capitare di assistere al rito del Famadihana, la riesumazione delle spoglie dei morti ma è sempre un’incognita.

Mentre il pulmino sale e scende come un modellino di lat- ta tengo lo sguardo all’erta. un assembramento sul fian- co della montagna, gente che si incammina. Il morto c’è, danzerà avvolto nel sudario bianco e in stuoie di rafia sor- retto da uomini euforici e ubriachi. Anche al morto verrà offerto cibo e alcool per far festa tutti insieme e convincer- si che anche da morti, non è poi così male. tanà è vicina e ripenso ad alcune donne incontrate nel corso del viaggio,

  • 12 racconti per 12 viaggi

tomba Antandroy

i capelli neri arrotolati in due bigné ai lati del capo. Avevano la faccia im- piastricciata con argilla e pasta di corteccia per farsi belle. Ah, le vie della bellezza, imprevedibili e infinite ...

Elena Dak

12 racconti per 12 viaggi tomba Antandroy i capelli neri arrotolati in due bigné ai lati

elena daK

ci sono modi differenti di guardare il mondo e ogni sguardo fa storia a sé. Si impara a guardare, ci si esercita. un viaggio accompagnato da elena è anche una palestra per scoprire inaspettate ca- pacità di cogliere la bellezza e fare si che diventi parte del no- stro modo di essere. gli studi di antropologia hanno affinato la sua capacità di trasformare l’impatto mondo/sensi in una unità armonica di natura e cultura in cui è facile, per il viaggiatore, ritrovare il senso del suo desiderio di alterità.

La sua passione per la fotografia diventa ricerca di sottrarre la bellezza alla retorica che le fa da cornice, fermando un det-

taglio, un colore, un volto, Ma sarà la scrittura l’esercizio con cui elena riesce a realizzare il felice equilibrio tra la sua acuta capacità di guardare e il desiderio di spartire con gli altri l’e- mozione per incontri speciali, che siano paesaggi, architetture, odori, sapori o esseri umani.

come le viaggiatrici del secolo scorso ”l’andare per il mondo con passo leggero” diventa la cifra che meglio la racconta, perché riesce a mettere in dialogo il desiderio di profondità del suo spirito nomade, con la leggerezza della forma che sceglie per comunicarlo. Al suo attivo: una monografia fotografica sul monte civetta (BL) presentata al Film Festival Internazionale della Montagna di trento; il suo primo libro, La carovana del sale, pubblicato da cdA & vivalda e il suo secondo libro Sana’a e la notte edito da Alpine Studio

Un viaggio in MadagaScar con elena dak Un’ISOLA, Un COnTInenTe partenza 12 agoSto 2014 1° giorno

Un viaggio in MadagaScar con elena dak

Un’ISOLA, Un COnTInenTe

partenza 12 agoSto 2014

1° giorno - Volo per antananarivo via Parigi. 2° giorno - arrivo a tana e partenza per l’altopiano centrale:

ambatolampy e antsirabe. continuazione verso occidente per miandrivazo. 3° e 4° giorno - in barca lungo il fiume tsiribihina. 5° e 6° giorno - Belo-sur-tsiribihina e gli tsingy di Bemaraha. 7° giorno - Belo-sur-tsiribihina. 8° giorno - l’avenue des baobabs e il mare. 9° giorno - da morondava a tulear.

10° giorno - in barca per anakao. 11° e 12° giorno - le spiagge di anakao e l’isoletta di Nosy Ve. 13° e 14° giorno - il Parco Nazionale dell’isalo.

15°

giorno -

la

piccola foresta di

anjaha

e

la

cittadina di

ambalavao.

 

16° e 17° giorno - la città di Fianarantsoa e la foresta pluviale di ranomafana.

18° giorno - Verso nord, lungo la nazionale n.7, fino a ambositra. 19° e 20° giorno - continuazione per antananarivo e partenza per l’italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn eLenA

erItreA - da Asmara alle isole dahlak - 28 ottobre 2013

INdIA - giungla, deserto e nomadi del gujarat - 21 novembre

2013

etIoPIA - dancalia: il senso della terra - 28 dicembre 2013

etIoPIA - dalla depressione dancala a Lalibela in occasione del timkat - 9 gennaio 2 tcHAd - tibesti: la grande spedizione - 1 febbraio 2014

tcHAd - ennedi, laghi e arte rupestre del Sahara - 1 marzo

2014

YeMeN - L’isola di Soqotra - 16 marzo 2014

IrAN - Qui parlò Zarathustra - 18 aprile e 5 settembre 2014 AZerBAIjAN e georgIA - transcaucasica: dal Mar caspio al Mar Nero – 10 maggio 20

georgIA - tra i monti del grande caucaso e il Mar Nero - 24 maggio 2014

ArMeNIA e georgIA - Le civiltà cristiane del caucaso – 13 giugno 2014

INdIA-LAdAKH - Lassù in fondo al mare (in occasione del festival di Hemis) - 2 luglio 2014

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12 racconti per 12 viaggi GUATEMALA Tikal ovvero Manhattan nella selva 50
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi GUATEMALA Tikal ovvero Manhattan nella selva 50

GUATEMALA

Tikal ovvero Manhattan nella selva

dialogo tra i temPli di tiKal - PaPà, Perché tUtte le domeNiche VeNiamo qUi?

- Perché qUesto è il tUo Passato. gUardali, qUei temPli, riemPiteNe gli occhi e il cUore. e NoN dimeNticare mai d’esserNe orgoglioso.

G uardar giù dal tempio Iv, il tempio del serpente bicefalo, mi mette i brividi. Le scale sono

ripide come un precipizio, e là sotto, oltre quei 64 metri che lo fanno alto come un palazzo di venti piani, giace la selva del Petén. Ingarbugliata, ruvida, ancor fiera, nonostante le umiliazioni dei secoli dell’uomo, dei machete e delle seghe elettriche. Me li mette dalla

prima volta che ci son salito, i brividi, dieci anni fa, ultima tappa guatemalteca d’un viaggio lungo quanto il centro America, quando poteva di- ventare l’ultima della mia vita, grazie a un pie- de malsicuro su uno scalino sbrecciato, sulla piattaforma di quella che è la piramide più alta del mondo maya. Fino a prova contraria, per- ché l’archeologia americana è ancora in fasce.

da quassù è uno spettacolo unico, come d’un mare, d’un cielo capovolto, dal quale sbuca grigia la sagoma crestata degli altri templi, come a spiare, di sopra le nuvole verdi delle chiome, i giochi degli dèi. dèi che si son solo nascosti, quando è arrivato gesù cristo, e che ora, meno timorosi d’essere passati a fil di spada dall’ortodossia cattolica, risorgono dalla terra, trasudano dai templi, loro dimora antica e poi, da secoli, rifugio.

Il sito è uno dei più suggestivi del mondo maya, e del mondo tutto. Piramidi alte come gratta- cieli, affacciate su piazze tempestate di steli e altari sacrificali moderni, cerchi di pietre trac- ciati nella polvere, dove la mattina presto o la sera tardi fumano incensi e offerte in natura

A sinistra: Il tempio I visto dal tempio II

A destra: offerta agli dèi

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racconti per 12 viaggi

immolate a quegli dèi. edifici sacri e profani allineati lungo sentieri di terra, sgretolate avenidas d’una delle città antiche più grandi e pro- spere del continente. un comples- so ancora costellato di false colline e collinette sotto le quali si cela chissà quanta altra storia.

False colline erano anche i templi che ora si ergono, ripuliti ed ele- ganti, nelle radure, assediati da vi- sitatori dalla bocca aperta che, visti dall’alto, paion colonne di formiche che s’infilano in ogni anfratto con l’entusiasmo del bimbo che corre tra le stanze d’una nuova casa, a svelarne i segreti.

“Qui attorno non c’era che selva.

immolate a quegli dèi. edifici sacri e profani allineati lungo sentieri di terra, sgretolate d’una delle

Le cime dei templi svettano sopra la giungla

come quella che vedi a perdita d’occhio. Non avevamo neanche l’acqua. Non esistono pozzi o fiumi, nemmeno sotterranei,” racconta julio. “Non ci sono mai stati. A tikal, anzi a Mutul, il suo vero nome antico, raccoglievano l’acqua piovana in enormi cisterne, e ora abbiamo dovuto far lo stesso. Me lo racconta sempre, mio zio. Sapevi che è stato lo scopritore della Stele 22?”

julio è il direttore, nonché nipote del fondatore del jungle Lodge, la migliore sistemazione dei paraggi, e la più vecchia, all’interno del sito, con i bungalow sparsi tra gli alberi. Fu suo zio, Anto- nio, toño, ortiz contreras, che ottenne l’autorizzazione per costruirlo accanto alle rovine, naturale sviluppo del campo che ospitava la missione archeologica che tra il 1956 e il 1970 ha riportato alla luce gran parte di questa meraviglia. era il ‘capoccia’ di tutti i lavoranti, toño, e i professori della university of Pennsylvania, artefici del miracolo, confidavano nei suoi servigi. gli volevano bene.

tikal all’alba

  • 12 racconti per 12 viaggi

tessitrici

Sulle pareti del suo hotel s’allineano fotografie dell’epoca, che ritraggono bande d’operai, scavi, professori, tende… successi. Insieme a visioni di foresta dalla quale trapelano le pulsazioni della storia come uno sguardo intenso tra ciuffi scompigliati. davanti a quelle foto mi sento un gra- nello di polvere nell’abisso del tempo, piccolo e insulso.

Accecato dalla nebulosa storica che avvolge i millenni pri- ma di colombo, percepisco il mistero che esala dal sotto- suolo di questo continente americano, ancora infante per quel che riguarda la ricerca archeologica.

tutto sommato, i luoghi delle civiltà scomparse non sono tanto diversi da quelli in cui non sono ancora state. Quel

12 racconti per 12 viaggi tessitrici Sulle pareti del suo hotel s’allineano fotografie dell’epoca, che ritraggono

paolo Brovelli

Paolo Brovelli, milanese, classe ‘66, ha da sempre adattato la sua vita al viag-

gio ...

perché non è mai riuscito a stare

fermo. da un quarto di secolo alimenta la passione per avventure geografiche d’ogni tipo, prediligendo zone del pianeta diverse a seconda dei periodi della vita: europa da giovanissimo, poi Asia centrale e meridionale, Africa, e Ame-

rica Latina, che ritorna spesso, con lunghi soggiorni in Brasile

Playa Blanca, presso Livingston

che era grezzo prima dell’uomo, torna grezzo quando l’uo- mo se ne va.

e allora, sotto la zanzariera del mio letto nel bungalow in mezzo alla foresta, svegliato nel cuore della notte dal ter- rifico ruzzare d’una banda di scimmie urlatrici, il pensiero torna a tutte le città, reali o mitiche, che potrebbero affio- rare se l’involucro di terra e vegetazione fosse d’un tratto spazzato via da un catastrofico uragano, uno dei tanti che battono stagionalmente la regione. cibola, Aztlan, Manoa, l’el dorado, il Paititi… e penso: e se un giorno o l’altro ne venisse fuori Atlantide?

Paolo Brovelli

e in Messico, negli ultimi anni divenuto casa sua. traduttore, per mettere a frutto le lingue imparate per comunicare con la maggior parte del mondo, ha da tempo cominciato a scrivere di viaggio come giornalista e autore, perché era ora di restituire un po’ di quel che aveva avuto dalle sue peregrinazioni. Ne è nato un lungo racconto su una spedizione in Ape Piaggio lungo la via della Seta, pubblicato nel 2007, cui seguirà a breve un altro libro, sempre di viaggio, sulle zone interne del Brasile. Perché viag- giare allunga la vita, dice lui, e le “ore del viaggiatore” valgono

sette volte di più di quelle normali

...

come per i cani.

Un viaggio in gUateMala, MeSSico e HondUraS con paolo Brovelli LUOGHI SACrI TrA FOreSTe e FIUMI

Un viaggio in gUateMala, MeSSico e HondUraS con paolo Brovelli

LUOGHI SACrI TrA FOreSTe e FIUMI

partenze 9 noveMBre 2013 e 22 FeBBraio 2014

1° giorno - Volo per città del guatemala via madrid con arrivo in serata. 2° giorno - chichicastenango: il mercato indigeno e le chiese.

3° giorno - in barca sul lago atitlan, visita dei piccoli villaggi sulle sue sponde.

4° giorno - antigua: la città più affascinante del guatemala, ricca di te- stimonianze coloniali.

5° giorno - lungo la carretera atlantica verso copàn in honduras, “l’a- teneo del mondo maya”.

6° giorno - le steli di quiriguà e livingston, comunità garifuna raggiun- gibile solo per vie d’acqua.

7° giorno - Navigazione nel Parco rio dulce e attraversamento della Fo- resta del Petén fino a tikal.

8° giorno - tikal: la città più grande della civiltà maya. Pernottamento all’interno del Parco archeologico.

9° giorno - il sito di Yaxchilan, “gioia Perduta nella Foresta”. attraversa- mento della frontiera con il messico.

10° giorno - la raffinata città sacra maya di Palenque, tra il verde della selva lacandona.

11° giorno - campeche e le sue architetture coloniali. Partenza per me- rida con visita di Uxmal.

12° giorno - chichen itzà, il più famoso sito archeologico della civiltà maya.

13° giorno - le rovine di tulum, direttamente sul mare. Volo da cancun a città del messico.

14° giorno - città del messico, lo zocalo e il museo di antropologia. il sito di teotihuacan, “la città dove gli uomini divengono dei”.

15° giorno - Partenza con il volo per madrid. 16° giorno - arrivo in italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn PAOLO

turKMeNIStAN - Il deserto del Karakum e la porta dell’in- ferno - 12 ottobre 2013 e 17 e 31 maggio 2014

guAteMALA - tra mercati, riti e arte maya - 29 ottobre e 26 dicembre 2013

MeSSIco - Messico coloniale tra cattedrali di pietra e d’ac- qua - 7 dicembre 2013 e 8 marzo 2014

MeSSIco - Barrancas del cobre e le balene della Bassa ca- lifornia - 11 gennaio 2014

guAteMALA, HoNdurAS, NIcArAguA, coStArIcA e PA-

NAMA - traversata centramericana -26 gennaio 2014

eL SALvAdor, HoNdurAS e guAteMALA - triangolo maya, per vie di fiori e foreste - 29 marzo 2014

PANAMA e guAteMALA - dal caribe alla Selva, tra Kuna e Lacandoni - 22 aprile 2014

uZBeKIStAN e turKMeNIStAN - Le oasi carovaniere lun- go la via della seta - 3 luglio 2014

cINA e PAKIStAN - Karakorum Highway - 25 luglio, 8 ago- sto e 5 settembre 2014

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12 racconti per 12 viaggi Fa che sia il tUo cUore a scegliere la meta, e
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi Fa che sia il tUo cUore a scegliere la meta, e

Fa che sia il tUo cUore a scegliere la meta, e la ragioNe

a cercare la Via

anonimo

INDIA

orissa - Africa indiana

A l mattino presto le lussureggianti colline sono ancora avvolte nella nebbia. I sentieri che scen- dono a valle sono punteggiati di gente carica di merci e diretta al mercato settimanale. è l’im-

mancabile occasione di scambio e commercio per decine di popolazioni tribali che abitano questa remota regione dell’orissa, India orientale. rimasti ai margini del flusso della storia e del progresso, gli “adivasi”, così chiamati

dalla maggioranza hindu, con- tinuano da secoli a seguire il proprio stile di vita tradizionale, credono nell’animismo, nelle forze della natura, nella magia e vivono in regioni difficilmente accessibili che garantisco- no un forte isolamento. unica eccezione è il mercato.

Bonda, gadaba, Saora, gond, Kutia, Paraja, Bhumia, di- dayi, durua, Bhattorha, jatapu sono solo alcune delle po- polazioni che si danno appuntamento nei mercati di Kota- gar il martedì, chatikona il mercoledì, onkudelli il giovedì e Kundlu il venerdì, tutti situati nel distretto di Koraput, sud dell’orissa. è l’unica possibilità per incontrare queste popolazioni così genuine e ribelli. esse formano un calei- doscopio di usi, costumi e credenze che il governo indiano ha cercato da anni di razionalizzare, dividendo queste et- nie pre-vediche in gruppi più ampli detti “kondh”. A nulla sono serviti i vari tentativi di proselitismo religioso degli hindu che quindi sono stati costretti ad assimilare le cre- denze degli adivasi nell’infinito pantheon induista.

Nella pagina a sinistra: Bhubaneshwar, il tempio Mukteswar

Qui sopra: Bhubaneshwar, mercato Sotto: villaggio dandasahi

A onkudelli alcune donne di etnia Bonda, pipa di tabacco in bocca, trasportano sulla testa un contenitore ricavato da una zucca pie- no di “birra”, ottenuta dalla fermentazione di certi tuberi. Sperano

  • di vendere la loro bevanda oppure scambiarla con prodotti di pri-

ma necessità. Sono completamente nude ma ricoperte da centinaia

  • di lunghe collane fatte di perline e vecchie monete che formano un

lungo vestito. Al collo luccicano diversi anelli di metallo mentre la

testa, completamente rasata, è ornata da un copricapo, anch’esso variopinto.

I Bonda sono senz’altro la tribù più famosa per la sua originalità oltre che per l’ostilità che hanno sempre manifestato nei confronti degli stranieri. Sono scontrosi e diffidenti, spesso ubriachi e chias- sosi. gli uomini si aggirano armati di arco e frecce avvelenate: la

  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi loro economia, infatti, si basa ancora su caccia, raccolta e qualche

loro economia, infatti, si basa ancora su caccia, raccolta e qualche timida coltivazione nomade.

Al mercato di Kundlu c’è una maggioranza Pa- raja. Il nome deriva dal sanscrito “praja” che significa “gente comune”. Sono un popolo sem- plice, amichevole e ospitale. Il mercato è un vortice di colori, odori, luci e sguardi. Le donne Paraja vestono con sari colorati e sono ornate di collane, bracciali, anelli, orecchini e piercing nel naso, nelle orecchie e sulle labbra. Spes- so recano tatuaggi vistosi su braccia e gambe. Sorridono sinceramente e nascondono timida- mente il viso di fronte alla macchina fotografica. Nel primo pomeriggio il mercato comincia a svuotarsi e la gente che lo ha animato rientra nei villaggi che distano anche decine di chilometri.

uscendo da questo territorio incantato, tra montagne e colline, ci si tuffa nuovamente nel traffico e nella caotica vita dell’India. come un miraggio, in lontananza compare il lago chilika, la più grande laguna d’acqua salmastra dell’A- sia. durante i monsoni estivi l’estensione del lago può raggiungere i 1.100 kmq. Navigando su lunghe piroghe i pescatori locali contendono

In alto: donne Bonda verso il mercato di onkudelli

Al centro: Particolare del tempio di dandasahi

Qui sotto: donne gadaba

Konarak, tempio del Sole

A destra: Piccole donne

Sotto: danza odissi

i pesci e i frutti di mare a falchi, aironi, gabbiani, egrette, gru e fenicotteri. Il paesaggio è superbo, punteggiato di isolotti come Kalijai dove il tempio dedicato alla dea Kali si specchia nelle acque argentee del lago.

risalendo il golfo del Bengala verso nord si raggiunge fi- nalmente la cittadina di Puri, uno dei luoghi di pellegri- naggio più sacri dell’India, con la sua vita religiosa che ruota attorno all’imponente tempio di jagannath Mandir e soprattutto al suo famoso e sacro festival dei carri, rath Yatra. Il tempio era conosciuto fin dall’antichità come la “Pagoda Bianca” che serviva da punto di riferimento per chi navigava nel golfo del Bengala in contrapposizione alla “Pagoda Nera”, visibile a Konarak, circa 40 chilometri di distanza da Puri. Questo edificio di sublime bellezza vie- ne chiamato “tempio del sole” in quanto concepito come il carro cosmico del dio del sole, Surya. Sette possenti cavalli si impennano nello sforzo di trainare questo colosso posi- zionato su 24 ruote di pietra. dichiarato un sito Patrimonio dell’umanità dell’uNeSco, il “tempio del Sole” venne co- struito nel secolo XIII dal re dell’orissa Narashimhadev I per celebrare la sua vittoria contro i musulmani.

Sul basamento e sui muri è raffigurata la vita a Kalinga (an- tico nome dell’orissa), una cronaca di fatti e di amori incisa

Konarak, tempio del Sole A destra: Piccole donne Sotto: danza odissi i pesci e i frutti
12 racconti per 12 viaggi
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racconti per 12 viaggi

tessitura di sari in un villaggioi

nella pietra. Le figure intagliate sulle ruote sono la massi- ma espressione dello “stile erotico”, per cui Konarak è tan- to famosa, e rappresentano i vari aspetti della vita amorosa.

A soli 60 chilometri da Konarak sorge Bhubaneshwar, già capitale dell’antico Stato Kalinga. Il suo profilo è caratte- rizzato da una moltitudine di templi che mostrano l’intero sviluppo del particolare stile architettonico della regio- ne. gli edifici più antichi sono datati vI e vII secolo d.c. ma la storia documentata dell’area (famosa è la “Stele di Ashoka) risale a prima dell’era cristiana.

La costa dell’orissa era considerata altamente strategi- ca con i suoi porti da cui si salpava per java, Bali, l’Indo- nesia e le drammatiche battaglie di conquista intraprese dall’imperatore maurya Ashoka nel III secolo a.c. ne sono testimonianza. Bhubaneshwar, è un labirinto di templi di tutte le dimensioni e le epoche in cui è piacevole perdersi. un Paese dalle mille sorprese, l’orissa, rimasto ancora genuino, selvaggio e sconosciuto alla maggior parte dei viaggiatori.

Raffaella Musso

raFFaella MUSSo

raffaella fa parte della “famiglia” di Kel 12 da molti anni. L’occhio e l’esperienza sul mondo, ma l’amore, quello vero e profondo, fatto di passione e curiosità continua, è laggiù, in Asia. che siano continenti più che paesi, come la cina e l’India, o grandi regioni dalle culture differenti come l’Indo- cina, poco cambia. Passione per quei popoli, per la loro cultura, i loro miti, le loro feste; interesse per la loro religione, che è in primis un modo di essere e di vivere, da condividere. confronto, analisi, accettazione critica senza la banalità di dire “sono

come loro”

Il piacere intimo di luoghi dove i segni di una cultura si confrontano

... e si fondono con quelli di altre, diverse, viene da raffaella trasportato nell’attività e

nella voglia di fare tutti partecipi delle sue esperienze.

12 racconti per 12 viaggi tessitura di sari in un villaggioi nella pietra. Le figure intagliate
Un viaggio in india con raffaella Musso OrISSA QUASI AFrICA: POPOLI e ArTe partenza 19 gennaio

Un viaggio in india con raffaella Musso

OrISSA QUASI AFrICA: POPOLI e ArTe

partenza 19 gennaio 2014

1° giorno - Partenza dall’italia.

2° giorno - Visita di calcutta, la più grande e caotica città dell’india.

3° giorno - Volo per Bhubaneshwar e visita alle grotte di Udaygiri e Khandagiri.

4° giorno – Bhubaneshwar e i suoi magnifici templi.

5° giorno - Konarak con il tempio di surya e Puri, uno dei luoghi più sacri del pellegrinaggio hindu.

6° giorno - Barkul sul lago chilika e gopalpur on sea. 7° giorno - l’area tribale di Pusanja.

8° giorno - le tribù desia Kondh e mallia Kondh. 9° giorno - Proseguimento per rayagada con sosta ai villaggi dei desia Kondh.

10° giorno - incontri con i dhongariya Kondh al mercato di majhiguda.

11° giorno - il colorato mercato settimanale di chatikona. Proseguimento per Jeypore.

12° giorno - Jeypore e la tribù Bonda.

13° giorno - trasferimento a Visakhapatnam per prendere il volo diretto a hyderabad.

14° giorno - Partenza per l’italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn rAFFAeLLA

cINA e vIetNAM - YuNNAN e vIetNAM deL Nord: idillio rurale - 23 ottobre 2013 e 22 marzo 2014

INdIA - rAjAStHAN e gujArAt: sontuosi palazzi, templi sublimi e il festival di Shamlaji- 9 novembre 2013

INdIA - tAMIL NAdu e KerALA:

l’India più indiana -

26 dicembre 2013 LAoS e cAMBogIA - gioelli indocinesi - 16 febbraio 2014

uZBeKIStAN e turKMeNIStAN - Le oasi carovaniere lun- go la via della seta - 21 aprile 2014

SrI LANKA - La terra del Buddha, in occasione del festival di Kandy - 4 agosto 2014

INdoNeSIA - Natura e antiche culture - 14 settembre 2014

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12 racconti per 12 viaggi TChAD Alla ricerca dell’Eden nel cuore del Sahara 62
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12 racconti per 12 viaggi TChAD Alla ricerca dell’Eden nel cuore del Sahara 62

TChAD

Alla ricerca dell’Eden nel cuore del Sahara

lasciatemi qUi doVe teNeBre e lUce si aBBracciaNo e BaciaNo:

e gli sPiriti selVaggi si iNcoNtraNo sU qUesto mare di saBBia

che tUtto aBBraccia e NascoNde

amadou hampaté Ba

G uardando una carta del Tchad, da N’djamena, capitale e punto di partenza verso il Sahara ciadiano, l’Ennedi appare come un bastione isolato circondato da sabbie e reg. Questo massiccio che, nel terziario faceva par-

te della regione sudanese, è stato successivamente raggiunto dall’avanzamento del deserto ed è entrato nella zona arida.

La peculiarità dell’Ennedi, barriera naturale ai venti monsonici umidi, è ricevere ancora sporadicamente le piogge, violente ma brevi, facendone un Sahara tropicale, se così si può dire, in cui si è creato un clima particolare. Un deserto abitato in cui appaiono

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Nella pagina precedente: ? Qui sopra: Arco caratteristico delle falesie dell’ennedi

piccoli accampamenti, pozzi e carovane di dromedari che percorrono distanze enor- mi, verso nord alle oasi del Murdi, verso sud ai mercati di Biltine e Waddai, verso ovest a Faya e il tibesti.

tubu, daza, Zagawa, Murdia, arabi noma-

  • di hanno la loro radice qui e la loro vita è

perfettamente adattata all’ambiente natu- rale in cui vivono. Il volto, i gesti, la postu-

ra, il movimento del corpo, tutto sottolinea la naturale fierezza ed eleganza di queste genti.

Intorno ai pozzi, gruppi di uomini e di don- ne, vestite di colori sgargianti, con ampi movimenti alterni delle braccia tirano una corda al cui capo è legato il secchio che servirà alla distribuzione dell’acqua. In certe ore della giornata lunghe file di ani- mali aspettano il proprio turno per l’abbe- verata, e quando arriva il momento, ecco un caos di zampe, corpi che si scontrano, labbra che succhiano e spruzzano acqua intorno, mentre gli uomini corrono, vigila- no, incitano gli animali. gli animali ormai sazi, le ghirbe gonfie d’acqua, gli uomini si allontanano, il pozzo si svuota e tutto torna silente. Stupore e sensazione quasi

  • di irrealtà, si prova girando da un enneri

(fiume secco) all’altro, tra falesie sparse e dalle forme più bizzarre, entrando in gole bordate da qualche palma come abbando- nata qua e là da mani incuranti. Percorsi labirintici conducono ad anfratti, grotte, ripari ove la testimonianza della presen- za umana passata da tempo immemore, è ancora tangibile.

Sulle pareti sono dipinti per lo più in ocra rossa, personaggi con lunghe lance e scudi montati su dromedari e cavalli al “galop- po volante”, mentre altri stanno ritti, fissi, a volte affiancati a donne dai lunghi abiti, recinti di capanne e mandrie variegate.

Archei è sempre una sorpresa che si svela piano perché per poter avvistare i cocco- drilli bisogna raggiungere a piedi la ghel- ta, incassata in un canalone.

In un mercato dello Waddai

cavalli al “galoppo volante” in un grande riparo

12

racconti per 12 viaggi

Qui sopra: Piccola carovana in viaggio verso un pozzo

Nella pagina accanto, in alto: La grande gheltà di Archei - sotto: uno dei laghi di unianga

Questi piccoli esemplari adattatisi in un ambiente così esiguo, lontani discendenti dei rettili che popolavano gli enneri che una volta scorrevano attraverso il massiccio, si mostrano con molta parsimonia al nostro occhio e solo quando il sole arriva a lambire l’acqua della ghelta.

I suoni sono smorzati e solo qualche volo di uccelli distur- ba il silenzio. Sull’altro versante della falesia si affaccia un’altra ghelta, più ampia e di facile accesso. Qui arriva- no i nomadi con i dromedari che attendono il momento di bere. Le pareti fanno da cassa di risonanza ai suoni rochi, lunghi, potenti che escono dalle gole degli animali nonché alle voci degli uomini che li accompagnano.

Là in alto sullo sperone da cui si possono vedere le due ghelta divise da una barriera naturale, non si può che ri- manere ammutoliti davanti a tale straordinaria bellezza.

I laghi di unianga, il punto più settentrionale dell’en- nedi, fanno parte di un reticolo idrico tra i più vasti del Sahara e collegato un tempo al grandissimo Paleociad. Queste aride parole nulla dicono dello spettacolo che si dispiega davanti agli occhi quando d’improvviso, dopo una serie di dune, tra falesie bianche abbacinanti e sab- bie color albicocca che coprono a tratti le pendici, appa- iono questi laghi.

L’acqua passa dallo smeraldo intenso, all’azzurro cupo, al rosso delle alghe, al bianco sulla cresta delle onde, men- tre sui bordi dei laghi salmastri si accumula il sale. tutto intorno una fitta vegetazione di palme, canne, erba che ac- colgono in certi periodi dell’anno alcuni uccelli migratori che fanno tappa qui.

Adriana Ravenna

un altro dei lago di unianga

un altro dei lago di unianga adriana ravenna Adriana ha vissuto per molti anni in Africa

adriana ravenna

Adriana ha vissuto per molti anni in Africa in qualità di coordinatrice, gestore e accompagnatrice: Algeria, Niger, Mauritania, tchad, Libia.

In Sahara, oltre alle spedizioni in 4x4, ha percorso molte piste carovaniere a piedi e in dromedario cercando le meraviglie nascoste in un territorio spesso aspro, inclemente ma di una bellezza intensa. A quella di questa area desertica, si aggiunge una grande co- noscenza dell’Africa occidentale, orientale, equatoriale e australe.

L’Africa nel cuore e nella mente, un’apertura verso un mondo che dà sempre nuove sorprese. Appassio- nata di arte rupestre sahariana, preistoria, culture locali, ambienti naturali, Adriana si è spinta fino al Medio oriente attratta dal deserto omanita e dalla cultura di questo bellissimo paese. da lungo tempo è anche appassionata di America Latina, dei suoi deserti e delle culture precolombiane.

Un viaggio in tcHad con adriana ravenna

enneDI, LAGHI e ArTe rUPeSTre DeL SAHArA

partenza 20 ottoBre 2013

1° giorno - Partenza per N’djamena via Parigi; arrivo in serata.

dal 2° al 4° giorno - superato il paese di massakory, si percorre il fiume Bahr el ghazal per entrare nella regione del Ka- nem. si prosegue poi fino a raggiungere il villaggio di oum chalouba - Kalait.

dal 5° al 7° giorno - si percorre la pista che collega la città di abeché al villag- gio di Fada, fino ai confini meridionali dell’ennedi. ci si addentra poi nel mas- siccio percorrendo l’oued archeï fino alla grande guelta.

8° e 9° giorno - si segue la pista che col- lega monou a Fada per iniziare da qui la traversata del massiccio. si attraversano le regioni del mourdi e del derbili.

10° e 11° giorno - si continua fino al vil- laggio dell’eyo demi e si prosegue verso la falesia ounianga serir fino al lago te- guedei e agli altri laghi dell’oasi.

dal 12° al 15° giorno - da ounianga Kebir ci dirigiamo verso Kora fino alle cattedrali

Un viaggio in tcHad con adriana ravenna enneDI, LAGHI e ArTe rUPeSTre DeL SAHArA partenza 20

arenacee di Bichagara. la pista ci condurrà ad abeche, antica capitale del ciad. attraverso la regione del guerà, si rientra a N’djamena.

16° giorno - arrivo in italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn ADrIAnA egItto – gran mare di sabbia e deserto bianco – 16

Per VIAGGIAre AnCOrA COn ADrIAnA

egItto – gran mare di sabbia e deserto bianco – 16 novembre 2013 etIoPIA - Nord: lungo le rotte dell’etiopia cristiana - 28 dicembre 2013 e 25 aprile 2 etIoPIA - è giorno di timkat a Lalibela - 15 gennaio 2014

NePAL - In Nepal quando è verde: la valle, il lago, la foresta - 8 febbraio 2014

NePAL - La valle di Kathmandu e il terai in occasione del festival Holi - 14 marzo 2014

INdIA-LAdAKH - Lassù in fondo al mare - 22 luglio, 4 agosto, 15 settembre 2014

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12 racconti per 12 viaggi IRAN Un giro nella Valle degli Assassini S ono andato a
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi IRAN Un giro nella Valle degli Assassini S ono andato a

IRAN

Un giro nella Valle degli Assassini

S ono andato a fare un giro nella valle degli Assassini. “Bravo, e

non avevi nient’altro di meglio da fare?” obietterebbe opportu-

namente l’onnipresente benpensante cultore della sicurezza.

certamente no, rispondo io, e con fierezza, e non solo a lui,

ma a tutta una immaginaria giuria, e rilancio: giusto il posto, perfetto il momento. e se volete un colpevole, o signori della corte, prendete Marco Polo, per cominciare. da ragazzo, come hanno fatto innume- revoli ragazzi - e non solo - per generazioni, divoravo le pagine del

suo Milione, finché trovai colui che non doveva più lasciarmi, che non mi ha permesso mai che lo dimenticassi: il vecchio della Montagna. conoscete la storia?

Perché di storia si tratta, e nei due sensi: nel primo, con la “esse” maiuscola, vale a dire verità, cose realmente accadute, e nel secon- do, esagerazioni, abbellimenti, frottole addirittura, se volete, ma tanto belle. Perché c’è tutto questo, in Marco Polo, e non per mala fede o voglia di esibirsi abbindolando il prossimo. Marco racconta di tutto, sapete: quello che vede con i suoi occhi, quello che trova, ma anche quello che gli narrano, quello che si dice, e tante altre cose. ve lo im- maginate alla sera, nel caravanserraglio, mentre si stringe insieme

agli altri intorno al fuoco, e fuori c’è la notte, il deserto, e la strada an-

cora da fare, l’ignoto del tempo che verrà

...

?

Quando, attraversando la

Persia, passa vicino alle montagne dell’elburz, a sud del Mar caspio, non uno, ma “più uomini”, gli raccontano di un gran signore dei tempi che furono, il “vecchio della montagna” , che in quella regione aveva un castello imprendibile che difendeva l’ingresso di un meraviglioso giardino che lui stesso aveva creato, con all’interno alberi con ogni tipo di frutta, e ruscelli artificiali, alcuni con acqua, altri con miele, altri ancora con vino.

castello di Shahrak

e gLI SArAcINI dI QueLLA coNtrAdA credevANo verAMeNte

cHe QueLLo FoSSe Lo PArAdISo;

e IN QueSto gIArdINo NoN eNtrAvA Se NoN coLuI cHe egLI voLevA FAre ASSASSINo

Marco Polo, Milione, capitolo 31

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oasi di Alamut

e poi, le donne. Sì, fanciulle bellissime e dai modi incante- voli, e che sapevano cantare, suonare, ballare. Insomma, il paradiso, il paradiso islamico realizzato sulla terra.

Anzi, se andate a leggere il corano, o signori della giuria, troverete che in molti capitoli del Sacro Libro dell’Islam si parla del paradiso, ma in forma molto poetica e incline al mi- sticismo, in punta di penna, poco concedendo alla descrizione:

il nostro Marco, invece, ci racconta di giovani vigorosi rapiti per ordine del vecchio, drogati con l’oppio, portati nel giardino dove, al risveglio, sono circondati da tutti i piaceri del paradi- so. tutto quello che può lusingare i sensi è per loro, anche

il tempo sembra essere al servizio della bellezza e di tutti i godimenti immaginabili. Ma viene il giorno in cui il vec- chio presenta il conto: uno dei giovanotti si riveglia - sempre complice l’oppio - fuori dal giardino, e c’è lui, il padrone del paradiso, che si presenta come un gran capo religioso dal potere di far assaggiare il paradiso e di farvi anche ritornare i suoi obbedienti fedeli.

Il prezzo per il definitivo ritorno in paradiso è una missio- ne e, come si può immaginare, di quelle di sola andata: l’o- micidio di una persona eccellente, di quelle potenti e sotto scorta. dal suo inaccessibile castello, il vecchio commina

sentenze di morte a distanza, che il più delle volte vengono eseguite. Non ci credete? certo, il paradiso era tarocco, ma le morti proprio no, ce lo conferma la Storia, quella con la “esse” maiuscola: il 14 ottobre 1092, mentre sta viaggiando sulla sua portantina da Isfahan a Baghdad, viene pugnalato a morte Nizam al-Mulk, primo ministro del re selgiuchide Malik Shah I. L’assassino ha ingannato la scorta travesten- dosi da derviscio, cioé da sant’uomo islamico dedito all’a- scesi, alla preghiera, alla poesia.

una cinquantina di altri personaggi ci lasciano la pelle negli anni seguenti, ma attenzione: questo è solo quello che suc-

cede con il primo vecchio, e ce ne sono otto, di vecchi, una dinastia vera e propria, che dura 166 anni, dal 1090 al 1256. Beghe interne tra feudatari locali, regolamenti di conti fra sette religiose? No, signori della giuria, bensì politica inter- nazionale e, naturalmente, risvolti economici: siamo su una delle grandi rotte carovaniere, una delle arterie attraverso le quali l’Asia ha comunicato e commerciato per secoli, e i vecchi si sono dedicati a fortificarsi sulle montagne non solo in Iran, ma anche in Siria, e senza il loro permesso, da quelle parti non si passa. Ma chi sono?

ve lo racconto, ma mentre entro nella valle dove è iniziato tutto, per poi salire, toccare, andare a vedere con i miei oc- chi. Parto da Qazvin, alle 8 del mattino, con l’autista Amin e il suo furgoncino, la strada è ottima ma tutta curve, si va in montagna: dopo neanche un’ora l’altimetro segna 2300 metri, e sotto di noi la valle dello Shah ruud è infagottata da nuvole come nelle fiabe avviene per le terre misteriose, e magari cattive. Ma presto se ne vanno, e quando scendia- mo per attraversare il fiume la luce è abbagliante, e forte è il profumo dell’erba e dei fiori, ed ecco che a una svolta la vedo, e posso pure dar ragione ad Ala-ad-din juvaini, per- siano del XIII secolo, di professione letterato: “Alamut è una montagna che assomiglia a un cammello inginocchiato, con il collo appoggiato al suolo.” c’è un sentiero erto, e ancora ampio, e quello l’ho già superato di slancio, con gli occhi fissi su questa rupe favolosa, da lontano sembrava liscia come una lavagna, e anche il colore ci assomiglia un po’, ma ecco che cominciano i gradini, a allora mi do una calmata. tanto Alamut non scappa, è qui, finalmente! Se ad ovest la pare- te è liscia, un baluardo di 180 metri, a est la conformazione del terreno permette di salire, ma in un passaggio sempre più stretto ed obbligato, intagliato nella roccia che ora vedo bene: è puddinga, o più modernamente, conglomerato, una miscellanea detritica molto discontinua e friabile, qui arram- picarsi è puro suicidio.

come doveva essere salire al castello di Alamut senza essere invitati: un gioco al bersaglio molto facile anche per arcie- ri mediocri, e non pare proprio, leggendo le testimonianze storiche, che i vecchi della Montagna fossero di bocca buo- na nella scelta dei loro uomini. Quando sono a metà altezza della rupe, ecco i resti di una porta fortificata e, se guardo a destra e alle mie spalle, vedo da dove gli arcieri poteva- no ancora prendermi di mira. continuo a salire, un gradino dopo l’altro - saranno trecento ma, chiedo scusa, o signori della giuria, non li ho contati, sapete, l’emozione - e ades- so, proprio di fronte a me, la montagna è bucata. No, non è un espediente letterario, e potete anche chiudere il libro di Marco Polo, ora non serve più. Hanno bucato la rupe da parte a parte, da est a ovest, per vedere meglio la valle, e creare una postazione in più per le sentinelle. e non siamo ancora in cima: poco oltre gli archeologi hanno appoggiato

  • 12 racconti per 12 viaggi

alla vetta della rupe una scala per superare l’ultimo tratto, e mentre salgo vedo che la montagna di roccia traditrice diven- ta muratura, e poi palazzo, e poi colonne di una moschea che emerge dalla penombra di una cavità, ed ecco, siamo alle soglie del palazzo del terribile vecchio. Per meglio dire, di ciò che ne rimane. Nel 1256 i Mongoli di Hulagu passarono di qui come un rullo compressore, e nel dicembre 1256 Alamut e il potere dei vecchi cessarono di esistere, per opera di “uomini che consideravano l’avversità una piacevole bevanda, e che non si curavano della sofferenza”, scrive Al-juvaini.

ora sono sulla cima, che è come una terrazza intorno alla quale gli occhi incontrano solo il vuoto. e capisco il nome. “Alamut” significherebbe “il nido dell’aquila” o anche “l’inse- gnamento dell’aquila”. Immagino l’intelligenza acutissima, e la forza carismatica che dovevano essere possedute dal primo vecchio, Hassan al-Sabbah, un capo religioso Ismai- lita – una branca nata dagli Sciiti che i Sunniti considerano eretica - che, da ricercato in fuga e senza mezzi, in pochi anni fa tanti proseliti con la sua predicazione, capisce il valore di questo nido d’aquila, e concepisce un piano audace quanto crudele, ma vincente per più di un secolo e mezzo.

chi è perseguitato perché in minoranza, e ribelle, ha un’ar- ma efficacissima che fa dimenticare la sua presunta de- bolezza: la paura. gli Ismaeliti erano pochi, non potevano mettere un esercito in campo, sarebbero stati spazzati via; ma castelli su queste montagne sì, li potevano difendere, e i potenti della terra, da allora, seppero che la morte li poteva raggiungere persino nel loro letto, con una lama comandata da quassù. da qui venne ordinata la morte di raimondo II, conte di tripoli, valoroso combattente cro- ciato e primo cristiano a soccombere ai sicari del vecchio, era l’anno 1152; poi troviamo un altro cadavere ancor più famoso, corrado del Monferrato: il 22 Aprile 1192 gli co- municano che sarà incoronato re di gerusalemme, il 28 dello stesso mese viene massacrato nel cortile del suo castello a tiro, e mentre si trova in mezzo ai suoi uomini.

chi non conosce Saladino? Quello che nel 1187 butta fuori i crociati da gerusalemme, avete presente, o giurati? eb- bene, nel 1176 va ad assediare il castello siriano di Masyaf, dove risiede rashid ad-din Sinan, un luogotenente del quarto vecchio, al quale evidentemente, in fondo, Saladino deve riuscire simpatico. Nella notte del 22 Maggio, Saladino si sveglia nella sua tenda, al centro del campo, e trova due focacce ancora calde, non certo portate dal suo scudiero, e conficcato in esse con un pugnale c’è un messaggio, che lo invita cortesemente - per il suo stesso bene - a toglie- re l’assedio. e Saladino, capita l’antifona, se ne va. e fa

bene, perché addirittura anche due califfi di Baghdad ci hanno già lasciato la pelle: Al-Mustarshid nel 1135, e il suo successore Al-rashid nel 1138. Insomma: se non vai d’accordo con il vecchio della Montagna, non pagano i tuoi soldati e i suoi morendo sul campo di battaglia, ma paghi tu con la tua vita, non importa chi sei o quanto sei protetto.

“e il paradiso? Insomma, l’hai trovato il giardino del paradi- so?” mi chiede un sospettoso. No, quassù non c’è di sicuro lo spazio per quello che rac- conta Marco Polo, che cosa crescerebbe su questa roccia scabra? Ma c’è qualcosa di ben più vitale per una fortezza:

quattro vasche piene d’acqua, perfettamente coibentate. Affacciandomi dallo spigolo nord della rupe, che qui sembra la prua di una nave, vedo sotto di me, a lato di un villaggio, un’oasi, sì: è una macchia di verde denso e rigoglioso.

A proposito, Hassan al-Sabbah promosse la costruzione di canali per aumentare la produzione agri- cola in queste terre, che diventarono tutte suoi feudi; e più terra produttiva, non vuol forse dire più cibo e non solo per gli abi- tanti, ma anche per chi doveva difendere i castelli durante gli assedi? Sappiamo che era versato in varie branche del sapere, e che nutriva un amore viscerale per i libri, che faceva ricercare, copiare, acquistare anche da molto lontano, e senza badare a spese. un intellettuale, insomma, come furono tutti i vecchi, e la biblioteca di Ala- mut, una generazione dopo l’altra, diven- ne uno scrigno di sapere inestimabile. Questo si sa per testimonianze oculari di quei tempi, rese anche da detrattori degli Ismaeliti.

“Ma se drogavano la gente! e l’oppio, dove lo mettiamo?” No, severi signori della giuria, aspettate:

nemmeno i nemici del vecchio di tur- no parlano mai di droga, e la cosa pare sia nata grazie a uno storico arabo, Abu Shams, che raccolse la battuta detta nel 1122 dal califfo Fatimide Al-Amir a pro- posito degli Ismaeliti Siriani, che lui di- sprezzava: li chiamò “hashishi”, vale a dire marmaglia di invasati, fanatici. Non li accusò apertamente di drogarsi, e del resto, ve li immaginate voi degli allucinati, in preda a qualche sostanza stupefacente,

concepire e realizzare piani audacissimi quanto ingegnosi? ci vuole gente fredda, adde- strata, il coraggio sino alla follìa non basta quando bisogna superare una scorta, e pene- trare nei luoghi più difesi senza suscitare il minimo sospetto. Il nome sì, quello appiccicato con disinvoltura dal califfo, è rimasto: e “assassini” da allora, si dice ancora.

Scendo a fatica da Alamut, e non parlo del caldo o dei gradini, ma della sua bellezza, di questa visione aerea che mi risucchia e mi invita a restare. c’è il resto della valle da vedere, e alla fine corro a cercare il furgoncino, ma dov’è Amin? Sento che mi chiama, è all’om- bra dell’oasi, e mi fa grandi cenni con aria allegra. Ai suoi piedi, oscilla dolcemente nella corrente di un piccolo canale di irrigazione un giallo melone cantalupo, che ora mangiamo insieme, e mai, vi assicuro, ne ho assaggiati di così buoni.

La giornata è diventata caldissima, ma l’acqua è molto fredda, perfetta per il melone che ... ma come, è già finito? Amin ne ha preso metà, e vedo che lo sta offrendo a un apicoltore che, poco più in là, sta smielando alcuni alveari. una bella contrattazione con sfoggio di eloquenza, nel più puro stile persiano, ed ecco che il melone aiuta Amin a spuntare un buon prezzo per un tipo di miele del quale si dicono meraviglie, e lui mi strizza l’occhio con complicità.

Bene, non ci sarà il paradiso, ma il miele e la frutta sì, ed eccellenti! Forza Amin, metti in moto, andiamo a cercare Maymundiz, un altro castello!

risaie lungo il corso del fiume Shah ruud

  • 12 racconti per 12 viaggi

Maymundiz sembra però protetto dal mistero, e dopo molto domandare e girovagare, alla fine Amin mi lascia all’inizio di una mulattiera impossibile per il suo furgoncino, e salgo a piedi, accelerando via via perché il tempo incalza, di ore di luce ne sono rimaste poche. un corridoio di ciliegi fitti fitti, carichi di frutti acerbi, e siamo in giugno, mi regala un’om- bra – questa sì – da paradiso, ma dopo duecento passi fi- nisce, e mi trovo al cospetto di una montagna spettacolare anzi, impossibile, una allucinazione: perché quello che vedo è un frammento di dolomiti, stesso colore, stesse spavalde, bellissime pareti. e il sentiero che continua a salire, spieta- to, sotto il sole. “Maymundiz? Maymundiz, eh!!” mi dice un pastore, e poi scrolla la testa, mi guarda come fossi matto, gesticola come a dire che è irraggiungibile, che non ce la farò mai, che peccato non parlare persiano! e alla fine, prendo una decisione: se insisto qui, non arriverò mai all’eroico ca- stello di Lambsar prima del tramonto, e anche lassù bisogna salire una montagna, e non voglio assolutamente perderlo.

via, indietro, rotolo a valle, e ritrovo Amin che banchetta con un cesto di ciliegie, queste però belle grandi, e mature, e dolcissime. Sotto Lambsar la valle è molto ampia, lungo lo Shah ruud – e mi stropiccio gli occhi, sì, è vero quello che vedo – stanno coltivando risaie, ce ne sono tante, e uomini al lavoro, sembra un pezzetto di vietnam. Ma basta salire un poco di quota, oltre i canali fatti dall’uomo, che questa roccia arcigna fa la steppa, e poi il deserto. Lambsar ha resistito un anno all’assedio dei Mongoli, che non erano certo di pas- saggio per fare un pic-nic, qui ci si erano incattiviti proprio.

Perché a Lambsar, signori miei, se eri il nemico, crepavi prima ancora di arrivare a vederlo, il castello. Il lato ovest è come abbracciato, protetto dalla montagna, il lato est confina con un baratro franoso, l’unico accesso era una collezione di rupi, pendii, svolte a gomito nella roccia viva, un labirinto della morte su cui le macchine d’assedio nulla potevano perché non puoi fare la guerra a un intero monte,

nemmeno se sei Mongolo. Anche qui, un paradiso, ma per gli arcieri difensori. Il castello lo vedi all’ultimo momento, a una svolta: sarà perché sono solo, il sole tramonta, l’unica voce è quella del vento, ma trovo che assomigli a un teschio che mi fissa, con quelle cavità tenebrose che un tempo fu- rono finestre, e porta. dentro, signori della giuria, non c’è niente, a parte il silenzio protetto da mura spesse più di un metro. In questo castello, che era la montagna intera, gli Assassini respinsero, fieri, ogni offerta di aver la vita salva, ogni ordine dell’ultimo vecchio, già in balìa dei Mongoli, ogni minaccia di massacri: furono vinti, però, da un nemico che la loro montagna non fermò, il colera.

Nel 1257, un anno dopo la resa di Maymundiz e di Alamut, i Mongoli riuscirono a penetrare all’interno, dove già regnava la morte. e anche Lambsar diventò un deserto di rovine. Il sole tramonta, e saluto gli Assassini mentre, ai lati del sen- tiero e fra i ruderi, appaiono frammenti di vecchissime ce- ramiche color cielo, quasi un sussurro dall’aldilà di quella potenza, di quella bellezza che furono le padrone della valle e di queste montagne. ormai resta solo la luce riflessa dal

cielo quando sbuco di nuovo sulla strada, e cerco Amin

.. dove sarà finito? Poi vedo un focherello, giusto dietro a una roccia, al riparo del vento: e lui è lì, seduto a gambe incrocia- te su un tappeto, e davanti a lui c’è la teiera, un piattino con datteri e pistacchi, mi sorride e con gesto quasi sacerdotale mi invita a sedermi, e mi dice “Agha”.

ma

Ah, i Persiani

che bello quando ti dicono Agha, è come

... quando in Argentina ti dicono “caballero”, ed è la stessa cosa, ti senti un signore dei bei tempi andati, quando un sa- luto era già un rapporto, una cultura, una storia. come ai tempi di Marco Polo ... Allora, signori della giuria, ritornerete con me nella valle degli Assassini?

Paolo Ghirelli

12 racconti per 12 viaggi Maymundiz sembra però protetto dal mistero, e dopo molto domandare e

Nato a Sanremo (Imperia) il 3 maggio 1957 e laureato in filosofia. come rappresentante del Museo “g. cortesi” è stato membro delle spedizioni scientifico-alpinistiche che hanno raggiunto aree himalayane in Ladakh (India) nel 1987, il tibet nel 1990 e ancora in Ladakh - Zanskar nel 1998, e la catena dei Monti urali nella Siberia occidentale nel 1992. è co-autore nella stesura dei volumi “Alla ricerca di un oceano scomparso”, “tethys”, “ural” e “Sulle tracce di cesare calciati”, editi a Piacenza con i risultati delle spedizioni. Socio fondato- re dell’Associazione Archeologica “Malena” a Piacenza nel 1996, ha partecipato ad alcuni scavi archeologici e paleontologici nel territorio piacentino. Ha frequentato il corso di archeologia subacquea ad ustica organizzato da “Archeologia viva” nel Settembre 1997: “tecnica di scavo subacqueo”. Specializzato in viaggi culturali, dal 2004 con Kel 12 come accompagnatore.

Un viaggio in arMenia e iran con paolo ghirelli

PASSAGGIO DA OCCIDenTe A OrIenTe

partenze 16 lUglio e 26 SetteMBre 2014

1° giorno - Partenza da milano per Yerevan con scalo a Vien- na. arrivo nelle prime ore del mattino.

2° giorno - Yerevan, la “città rosa”. giornata dedicata alla visita della capitale.

3° giorno - i dintorni di Yerevan: il tempio di garni e il mo- nastero di geghard, la cattedrale e le chiese di etchmiad- zin, il tempio di zvartnots.

4° giorno - il sud del paese: il monastero di Khor Virap e la regione vinicola di areni, il monastero di Noravank e il monastero di tatev.

5° giorno - Passaggio del confine con l’iran. il monaste- ro armeno di santo stefano nella regione dell’azerbaijan iraniano. 6° giorno - Visita di tabriz, capolugo della regione e capita- le durante il periodo mongolo. Proseguimento per zanjan. 7° giorno - escursione a sultanieh e visita del mausoleo di Uljetu. Proseguimento per qazvin. 8° giorno - Verso alamut, la culla della setta degli assas- sini. Pernottamento in campo mobile. 9° giorno - esplorazione della Valle degli assassini e pro- seguimento per teheran. 10° giorno - i musei della capitale. in serata volo per shiraz. 11° giorno - Persepolis, la capitale dei re achemenidi, e i bassorilievi sassanidi di Naqhsh-e-rostam.

12° giorno - Pasargade e la tomba di ciro il grande. Prose- guimento per isfahan.

Un viaggio in arMenia e iran con paolo ghirelli PASSAGGIO DA OCCIDenTe A OrIenTe partenze 16

13° giorno - isfahan, la “metà del mondo”, la città-sogno dell’islam, ca- pitale dello scià abbas.

14° giorno - continuazione delle visite di isfahan e dei suoi gioielli archi- tettonici e volo per teheran.

15° giorno - Partenza da teheran per milano via Francoforte.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn PAOLO

NePAL - Nepal charme: la valle, il lago e la foresta - 28 ottobre

2013

INdIA - Le vie d’acqua del gange, l’India buddhista e la fiera di Sonepur - 10 novembre 2013

gIordANIA e ISrAeLe - Petra e gerusalemme, antiche sacre meraviglie; tel Aviv, bellezza e modernità on the beach! - 26 di- cembre 2013

coLoMBIA - riscopriamo la terra di colombo - 25 gennaio 2014

egItto - La valle delle balene e la grotta di rohlfs - 14 febbraio

2014

BIrMANIA - vie d’acqua nella Birmania di upagot - 21 marzo 2014 NIcArAguA, HoNdurAS, eL SALvAdor, guAteMALA - Mosaico centroamericano - 19 aprile 2014 BoLIvIA e cILe - toccando il cielo - 10 maggio 2014 Perù - Perù in occasione dell’Inti raymi - 13 giugno 2014

INdIA - Il Kashmir, la valle dello Zanskar in occasione del festival di Naros Nasjal e il Ladakh - 3 agosto 2014

cINA - tesori nascosti - 24 agosto 2014

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12 racconti per 12 viaggi Il vietnam sta ancora elaborando il recente passato VIETNAM E CAMBoGIA
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi Il vietnam sta ancora elaborando il recente passato VIETNAM E CAMBoGIA

Il vietnam sta ancora elaborando il recente passato

VIETNAM E CAMBoGIA

Tra Cielo e Terra

  • I l cielo e la terra, normalmente, s’incontrano all’orizzonte. Lì, i due elementi sfumano tra loro, si sciolgono nella foschia. Ma, noi sap- piamo che esistono due entità diverse che solo la lontananza o la miopia mescolano, confondono. Nel cielo sta tutto ciò che passio-

ni, paure, speranze dell’uomo hanno escogitato per lodare e maledi- re un dio, ingraziarsi un elemento della natura, inventarsi l’esistenza dell’aldilà.

In terra si trova quello che le mani, l’arte dell’uomo antico hanno pro- dotto per la megalomania dei potenti, le devozioni dei fedeli, le ne- cessità di gratificare chi si immagini stia in cielo a scagliare fulmini o mandare vivifica pioggia. come possono, cielo e terra, in questa ac- cezione starsene distanti l’uno dall’altro ed incontrarsi giusto all’oriz- zonte solo perché in lontananza le cose paiono fondersi? cielo e terra acquistano forza d’attrarre se abbandoniamo, per il tempo di un viaggio in vietnam e cambogia, il modo con cui normalmente li osserviamo.

ecco, noi proponiamo un’esperienza in cui invitiamo a non cercare linee nette di separazione tra cielo e terra. Sollecitiamo ad essere un po’ “miopi” per non individuare questo limite in ciò che vedremo, udremo, toccheremo, annuseremo. e non stupitevi se le macchine fo- tografiche vedono tale separatezza. Loro possono registrare solo ciò che colpisce la sensibilità dell’obiettivo. Le macchine semplicemente inquadrano ciò che hanno davanti.

La nostra “sensibilità”, per fortuna, non si valuta col numero di puntini compresi in un certo spazio per fornirci il massimo di nitidezza. vale di più, è più duttile, non è finalizzata a riprodurre il più esattamen- te possibile immagini. I nostri occhi possono vedere ciò che ragione, emozioni e “miopia creativa” suggeriscono. Non importa, perciò, se andando dal nord del vietnam all’estremo sud cambogiano anche a noi parrà d’individuare limiti netti tra cielo e tutto ciò che sta più in basso. Se vorremo veramente entrare sotto quel cielo e conoscere un poco di quei luoghi, dovremo essere capaci d’abbassare il cielo ed ele- vare la terra sino a che non si confondano. così, in questo viaggio “tra cielo e terra”, dovremo guardare tutto ciò che osserveremo e tocche-

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gli UomiNi.

anonimo

Baia di Halong

  • 12 racconti per 12 viaggi

remo, la materialità delle pietre di Angkor e l’impalpabilità della nebbia che mostra con parsimonia i dentoni rocciosi della Baia di Halong, e persino le gratificanti atmosfere dei bianchi muri del “raffles Hotel” di Phnom Penh, con meno “rilassatezza”. Sarà necessario, per non percepire solo ciò che la macchina fotografica banalmente registra, uno sforzo per rivestire con un alone immateriale e sacra- le molto di quanto scorgeremo, tasteremo, sentiremo. In ciò saremo aiutati anche dal privilegio che ci siamo offerti di viaggiare pure per “vie d’Acqua” con sei barche tutte per noi. Scorrere sull’acqua, aiuta ad andare oltre la separa- tezza tra cose celesti e corposità terrene. Facilita entrare in atmosfere del passato, dove ancora oggi l’assenza di “adeguate” scienza e tecnologia rende l’uomo dipendente dalla natura e gli fa identificare l’acqua, la terra, il riso, con un dio.

A sinistra: Huè, la “dama celeste” sul Fiume dei Profumi

Qui sotto: In barca, per entrare nell’intimo dei luoghi attraversati

Ali di pipistrello

Qui sotto: campagna

Fatica

In vietnam e cambogia vorremmo ricostruire quella “confusione antica” tra terreno e ultra- terreno. Le pesanti pietre di Angkor saranno così liberate dalla forza di gravità che le tiene fisse a terra l’una all’altra, per suggerirci più di quello che le sagome dei templi già mostrano a tutti.

In quei macigni scarnificati da sapienti mani che ne hanno fatto emergere forme di non tran- sitoria bellezza, vedremo così non solo il risul- tato di valenti artigianalità, ma un contributo alla glorificazione di ciò che le credenze hanno sempre immaginato risiedesse in cielo. In tal modo potremo svincolare quei cumuli d’arte dalla pur attraente fisicità terrena per innalzar- la allo stato di piacevole turbamento.

Ma la terra e le pietre non sono le sole ad aver subìto questa metamorfosi, elevandosi da pura materia ad emozione. Anche il cielo, dove risiedono stabilmente gli dei, cambia. Subisce il “materialismo” degli eventi umani da cui è glorificato con preghiere

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e incensi. gli si offrono doni e dimore in cui soggiornare du- rante le visite ai mortali. e Lui, onnipotente ma narciso, si lascia convincere. Abbandona la casa celeste ed accetta un temporaneo trasloco.

Nasce in questo modo il tem- pio, a volte modesto, spesso pretenzioso e maestoso tanto quanto si abbia la necessità di ingraziarsi il dio di turno. così il cielo, per definizione etereo e senza peso, puro spirito, si veste di pietra e acquista una corposità che lo fa discendere in terra. Nello stesso tempo quelle che erano pure pietre senza forma e anima, sotto- poste allo scalpellìo dell’uomo credente, perdono parte della loro esistenza terrena per ele- varsi un po’ e mescolarsi con lo spirito degli dei venuti a ricevere l’omaggio della pietra che si fa tempio.

In vietnam e cambogia, il coinvolgimento emotivo di

chi sia dotato di “miopia creativa”, è tale da abbassa-

re

il

cielo ed elevare la terra sino a farli confondere.

e così l’Angkor Wat, il tempio più esteso al mondo, riesce

a spogliarsi della sua imponenza che lo àncora alle leggi della gravità. Perché qui aria e pietra, fervore religioso e

Preghiera

corposa raffinatezza della materia si compenetrano tanto da divenire indistinti.

è sempre la stessa Storia. Qui, come in ogni luogo dove l’opera umana sia finalizzata alla glorificazione di una deità o inventarne una nuova, il cielo e la terra ripropongono sempre l’eterno rapporto tra religione e arte che da vita a quelle forme in cui spirito e materia, insieme, trovano casa.

Mario Romualdi

e incensi. gli si offrono doni e dimore in cui soggiornare du- rante le visite ai

Mario roMUaldi

di lui si possono dire molte cose: laureato in sociologia, impegna- to nel sindacato, nel giornalismo e nell’editoria, imprenditore e programmatore di viaggi. Ha affrontato il viaggio spesso contem- poraneamente, da viaggiatore, scrittore e ideatore di itinerari per Kel 12.

Molti modi e tutti assolutamente affrontati con la stessa professionalità. Negli anni ha smussato angolosità, ma non gli è mai venuta meno l’attenzione per “l’altro” e “il socia- le”. e non ha dimenticato di aver dovuto attraversare lo Stretto di Messina.

di Mario romualdi, però, non va tralasciata la definizione che più gli piace, quella di viag- giatore curioso che conosce e scopre, tenta di capire e non vuole tenere tutto per sé, ma farne un bagaglio ricco e importante da condividere con altri viaggiatori. e quando Mario accompagna, è protagonista a tutto campo: attento, colto, amichevole e rigoroso.

Un viaggio in vietnaM e caMBogia con Mario romualdi

TrA CIeLO e TerrA, Per VIe D’ACQUA

partenza 8 gennaio 2014

1° giorno - Voli singapore airlines da milano per hanoi.

2° giorno - arrivo in mattinata, subito in hotel per relax pri- ma di iniziare le visite.

3° giorno - completamento conoscenza di hanoi.

4° giorno - Baia di halong, barca privata per un giorno e una notte.

5° giorno - Volo per huè.

6° giorno - Visite e barca privata sul “Fiume dei Profumi”, trasferimento a hoi an.

7° giorno - sito di my son, visite di hoi an e barca privata sul thu Bon river.

8° giorno - Volo per saigon.

9° giorno - Barca privata per un giorno e una notte nel del- ta del mekong.

10° giorno - Navigazione nel delta e arrivo a chau doc. 11° giorno - Barca privata per Phonm Penh. 12° giorno - mattinata libera e trasferimento a Battambang. 13°giorno - Barca privata per angkor (per entrare nell’in- timità cambogiana).

14° giorno - Visita di Preah Vihear a 250 km da angkor, unico altro sito UNesco.

15° giorno - angkor: Kbal spean, Banteay samre, Banteay srey.

16° giorno - angkor: ta Phrom, Bayon, angkor Wat. 17° giorno - angkor: giornata libera per approfondimenti individuali, volo in serata. 18° giorno - arrivo a milano.

Un viaggio in vietnaM e caMBogia con Mario romualdi TrA CIeLO e TerrA, Per VIe D’ACQUA
Per VIAGGIAre AnCOrA COn MArIO LAoS - vie d’acqua in Laos - 29 ottobre 2013 cAMBogIA

Per VIAGGIAre AnCOrA COn MArIO

LAoS - vie d’acqua in Laos - 29 ottobre 2013

cAMBogIA - cambogia, 9 dicembre 2013

charme

per

vie

d’acqua -

BIrMANIA - vie d’acqua nella Birmania di 21 marzo 2014 (Sfumature)

upagot -

guAteMALA e HoNdurAS - guatemala e copan, con charme - 22 aprile 2014 (Sfumature)

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12 racconti per 12 viaggi era il Più Bel Paese che mai aVessi Visto ... ernest
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi era il Più Bel Paese che mai aVessi Visto ... ernest

era il Più Bel Paese che mai aVessi Visto ...

ernest hemingway

TANzANIA

Verdi colline d’Africa

  • L a prima volta che sono salito sul cratere di Ngo- rongoro rimane indimenticabile. era fine aprile ed erano già iniziate un po’ di piogge. Il paesaggio era verdissimo e l’aria profumava di terra bagnata,

quell’odore di terra d’Africa che rimane nel naso e nei ri- cordi, e che ti spinge a tornarci appena puoi. Mentre salivo le pendici del cratere, ebbi la sensazione di trovarmi in un film di avventura. La vegetazione, fittissima, era domi- nata da alberi dalle forme suggestive. I tronchi coperti di muschio ed i rami addobbati con liane e licheni che pen- zolavano nella nebbiolina del mattino creavano l’ambien-

tazione perfetta per un’avventura epica. Salendo, l’umidità si infittiva ed una volta arrivato in cima la visibilità era ri- dotta a pochi metri. di colpo la nebbia che mi avvolgeva si alzò come un sipario e, di fronte a me, apparve uno dei più grandi spettacoli che la natura ci abbia mai regalato. L’immenso cratere di Ngorongoro si apriva ai miei piedi e ricordo di aver pensato di trovarmi di fronte al famoso “mondo perduto”. In quel paesaggio fantastico, così lon- tano ed isolato dal mondo che conosciamo, sarebbe stato normale vedere dei dinosauri brucare tranquillamente le foglie dagli alberi mentre, in aria, volavano acrobatici pte-

Nei parchi della tanzania del Nord

rodattili. Sceso all’interno della caldera mi rassegnai al fatto che i dinosauri non ci fossero, in compenso c’erano, in abbon- danza, quasi tutti i principali mammiferi africani.

enormi branchi di zebre, gnu, bufali, ippopotami, alcuni tra i più grandi esemplari di elefanti viventi, svariati gruppi di leoni e perfino alcuni esemplari degli ormai rari rinoceronti neri. In aria volteggiava una splendida aquila pescatrice il cui ri- chiamo fu ben definito da Hemingway: “the voice of Africa”. un vero eden ricco di acqua e pascoli tutto l’anno, da cui gli animali non hanno nessuna intenzione né necessità di allon-

Nei parchi della tanzania del Nord rodattili. Sceso all’interno della caldera mi rassegnai al fatto che
  • 12 racconti per 12 viaggi

tanarsi per migrare altrove. Lasciando il cratere non ebbi il tempo di provare nostalgia per quel luogo incantato, subito assorbito dalle gigantesche giraffe che allungava- no ancora un po’ i loro colli sproporzionati, eppure così eleganti, per cogliere le foglioline più verdi delle povere acacie sul loro cammino.

Poco più avanti olduvai gorge, definita “la culla dell’u- manità”, meritava una sosta. Quasi un doveroso ricono- scimento, un pellegrinaggio ad uno dei luoghi che più ha contribuito agli studi di paleontologia che hanno traccia- to i passaggi dell’evoluzione umana. Il piccolo museo e le informazioni fornite sul posto fanno volare la fantasia al tempo in cui ancora ci misuravamo con la natura ad armi pari. ormai la curiosità del viaggiatore era insazia- bile, e l’attesa delle praterie del Serengeti mi spingeva a guardare solo avanti a me, certo che il ricordo di quanto stavo vivendo mi avrebbe accompagnato per sempre. Le promesse di grandiosità non furono minimamente deluse. un mare d’erba con le sue isole di granito, i kopjes, dove

i leoni amano scaldarsi al sole mentre osservano, appa- rentemente disinteressati, le sconfinate mandrie di gnu che brucano soddisfatte gli infiniti steli d’erba. L’occhio può spaziare senza confini né barriere artificiali che di- sturbino il piacere di trovarsi in una natura incontaminata che avvolge, rassicurante, uomini ed animali nel suo verde mantello. Lo spettacolo continuava anche quando, seduto comodamente nei lodges, sorseggiavo un terapeutico gin tonic godendomi il tramonto e le silhouettes degli alberi e degli animali che si preparavano alla notte.

Quello che ignoravo era che, oltre al Ngorongoro e Se- rengeti, famosi per gli innumerevoli documentari che così bene li descrivono, la tanzania fosse così riccamente varia di situazioni e luoghi interessanti. Il parco del Lago Manyara con la sua foresta sub-equatoriale mi immer- se in una realtà completamente diversa, ricca di primati, elefanti che apparivano improvvisamente tra gli arbusti e grandi strisce di rosa e bianco che fenicotteri e pellicani dipingevano sulla tela del lago ai piedi della scarpata del-

danza Masai

la rift valley. Questa “ferita”, che incide profondamente il continente africano, è qui particolarmente visibile ed era solo un’altra delle meraviglie della natura con cui mi confrontavo.

Nel parco del tarangire oltre agli imman- cabili animali, ed in particolare ai sor- prendenti branchi di elefanti, mi aspetta- va una delle più grandi concentrazioni di baobab conosciute.

Questi enormi alberi, veri monumenti na- turali, davano, pur silenziosi ed immobili, il senso di forza e potenza della natura che accompagna immancabilmente chi si avventura in un viaggio africano. che dire dei piccoli gruppi di Hazdapi, i “boscima- ni” tanzaniani che ho avuto il privilegio di veder cacciare con arco e frecce, non per divertirsi ma per sostentarsi, nei dintor- ni del lago eyasi. o ancora, nei pressi del lago Natron, del vulcano attivo oldonyo Lengai, sacro per i masai che accompa-

Ippopotami

gnati dalle loro mandrie vagano armati di lancia in queste terre senza tempo

. .

.

Il ricordo di un viaggio ci arricchisce, non si svaluta, nessuno può portarce- lo via e ci accompagnerà per tutta la vita. di quante cose possiamo dire lo stesso?

Gabriele Fiorese

Qui sopra: campo tendato nel Serengeti

Qui a lato: gruppo di impala

  • 12 racconti per 12 viaggi

Il cratere di Ngorongoro

gaBriele FioreSe

terminati gli studi in Lingue e Letterature Straniere presso l’u- niversità di venezia ha provato a placare il suo animo inquieto lavorando in ufficio presso un tour operator ma dopo tre anni la voglia di conoscere il mondo l’ha portato ad intraprendere la circumnavigazione del globo in barca a vela.

12 racconti per 12 viaggi Il cratere di Ngorongoro gaBriele FioreSe terminati gli studi in Lingue

da lì ha oltrepassato il punto di non ritorno. Ha quindi lavorato per diversi anni come resi- dente alle Maldive, tanzania, cuba e venezuela e ha compiuto l’ennesimo giro del mondo

nel ruolo di direttore di regata. Nel 1992 il primo contatto con Kel 12 lo porta a conoscere

l’Algeria e a scoprire l’amore per un mare “diverso”

...

quello di sabbia.

Passione travolgente che lo spinge ad approfondire i viaggi in tutto il Sahara. Ma la voglia di conoscere e di entrare in contatto con culture e popoli sconosciuti lo porta ad esplorare tutta l’Africa: dal Mali alla tanzania, dalla Namibia al Mozambico. La sete non si placa

e allora via: in barca a vela dall’Argentina all’Antartide e al cile prossimamente?

...

dove lo incontrerete

Un viaggio in tanzania con gabriele Fiorese ATMOSFere D’AFrICA partenze 14 FeBBraio e 7 giUgno 2014

Un viaggio in tanzania con gabriele Fiorese

ATMOSFere D’AFrICA

partenze 14 FeBBraio e 7 giUgno 2014

1° giorno - Partenza dall’italia con volo di linea.

2° giorno - arrivo ad arusha/Kilimanjaro e trasferimento al piccolo Parco Nazionale di arusha per un primo safari, per- nottamento ad arusha.

3° giorno - trasferimento e giornata dedicata al safari all’in- terno del Parco manyara, famoso per la vegetazione lussu- reggiante e i leoni che si arrampicano sugli alberi.

dal 4° al 6° giorno - Visita del sito archeologico di olduvai gorge e proseguimento per l’immenso Parco del serengeti, safari lungo la via.

7° giorno - Proseguimento per il cratere di Ngorongoro e po- meriggio dedicato all’esplorazione della sua immane caldera, una vera e propria arca di Noè.

8° giorno - Visita del villaggio di mto Wa mbu e proseguimento per il Parco del tarangire.

9° giorno - giornata dedicata al safari all’interno del Parco del tarangire.

10° giorno - rientro ad arusha, visita del mercato e imbarco sul volo di ritorno in italia, pernottamento a bordo.

11° giorno - arrivo in italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn GABrIeLe

egItto - Il grande Mare di Sabbia e il deserto Bianco - 15 ottobre 2013, 5 e 24 aprile 2014

tANZANIA - grande nord: emozione d’Africa - 26 ottobre

2013

NAMIBIA - discover Namibia - 12 novembre 2013 cAMerouN - c’est l’Afrique - 30 novembre 2013 tANZANIA - I parchi del nord - 29 dicembre 2013

PANAMA - Il canale, il parco del darien e le isole San Blas - 14 gennaio 2014

egItto -

uweinat:

il

miraggio

degli

esploratori

8 MArZo 2014 NAMIBIA, BotSWANA e ZIMBABWe - Houseboat Safari sui fiumi Zambesi e chobe - 1 maggio 2014

BotSWANA e ZIMBABWe - In mezzo agli animali in campi tendati - 5 luglio e 20 settembre 2014 NAMIBIA - deserto e nomadi - 2 e 16 agosto 2014

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Kel 12 progetto WhY

Scegliendo i viaggi di Kel 12 in tanzania contribuisci a sostenere WHY - a World Home For Youth, l’associazione onlUS che realizza e sostiene progetti educativi, asili e scuole a favore dei bambini di zanzibar.

  • C i sono luoghi nel mondo dove il viaggio non è solo scoperta, fascinazione, esperienza ed avventura; ci sono luoghi nei quali la contaminazione di culture ed esperienze fa cresce- re una sensibilità sociale, che si traduce in un aiuto concreto. Per questo motivo Kel 12 sostiene l’associazione WHY - a World Home for Youth: una casa nel mondo per i giovani.

Questa oNLuS opera per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni nei piccoli villaggi di Zanzibar per nutrire con il cibo e l’educazione le donne e gli uomini di domani.

KEL 12 SoSTIENE WhY E IL PRoGETTo DI CESARE PRANDELLI PER I PICCoLI DI zANzIBAR

L’azione di WHY in tanzania iniziò nel 2006, rispondendo ad una richiesta d’aiuto finalizzata a scon- giurare l’abbandono scolastico dei bambini dei villaggi di jambiani, charawe e uzi. gli interventi vennero indirizzati a favore dei bambini della Primary School, con progetti destinati in particolare agli studenti disabili e al miglioramento del livello formativo degli insegnanti. Successivamente WHY allargò gli interventi ad altre scuole di comunità rurali, indirizzandosi progressivamente ai bambini in età prescolare, ideando progetti specifici finalizzati ad aggredire il fenomeno dell’ab- bandono scolastico. Sono nate così le strutture comunitarie prescolari, gli asili di WHY. La carenza di strutture adeguate e lo stato di degrado nel quale operavano maestri e volontari, portò alla

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Kel 12 progetto WhY Scegliendo i viaggi di Kel 12 in tanzania contribuisci a sostenere WHY
Kel 12 progetto WhY Scegliendo i viaggi di Kel 12 in tanzania contribuisci a sostenere WHY

creazione di nuovi edifici, studiati per rendere efficiente ed efficace l’attività educativa, col pieno consenso del Mi- nistero dell’educazione. I bambini che frequentano le strutture create e ge- stite da WHY iniziano un percorso che permette loro una preparazione ade- guata alla scuola primaria, con nozioni di lingua e matematica.

oggi sono 9 gli asili ristrutturati o cre- ati ex novo dall’associazione; accolgo- no circa ottocento bambini sono sparsi principalmente nel sud dell’isola e rappresentano una realtà viva e inte- grata nelle comunità. gli alunni, oltre a ricevere un’istruzione, sono seguiti nell’educazione, ricevono pasti, cure e materiale per scrivere e leggere. gli insegnanti che operano hanno un’oc- cupazione sicura, adeguatamente re- tribuita e seguono i corsi di aggiornamento ministeriali. ogni istituto è gestito da un comitato composto da rappresentanti dei genitori, insegnanti e un responsabile di WHY che mantiene un collegamento in rete con gli altri asili dell’area. Lo scopo è far crescere una coscienza sociale solida, responsabilizzando la popolazione.

creazione di nuovi edifici, studiati per rendere efficiente ed efficace l’attività educativa, col pieno consenso del
creazione di nuovi edifici, studiati per rendere efficiente ed efficace l’attività educativa, col pieno consenso del

Mwendawima è il quartiere sud del villaggio

  • di jambiani nel quale, con il sostegno della

Fondazione Aiutare i Bambini di Milano, WHY iniziò ad operare sette anni fa. Nei volontari dell’associazione maturò presto la consapevo- lezza che senza un programma per i bambini della prima infanzia, ogni sforzo dedicato alle scuole primarie sarebbe stato vano. L’asilo di Mwendawima nacque dalla precisa esigenza di

accogliere i bambini in età prescolare, al fine

  • di coinvolgerli in un processo educativo che

scongiurasse il fenomeno dell’abbandono del- la scuola negli anni successivi. grazie a cesare Prandelli, commissario tecnico della Naziona- le Italiana di calcio, che sostiene costantemen- te questa realtà, oggi sono 90 i bambini dai 4 ai 7 anni che frequentano la struttura. L’asilo dà lavoro a 4 maestre e a una cuoca responsabile della preparazione dei pasti.

“Ho apprezzato molto il lavoro svolto con passione e sensibilità dai volontari dell’associazione WHY; ho pensato,
“Ho
apprezzato
molto
il
lavoro
svolto con passione e sensibilità
dai volontari dell’associazione
WHY; ho pensato, con i miei
figli Niccolò e carolina, che
questo fosse il modo migliore
per ricordare Manuela. Soste-
nere l’educazione e la formazione
delle nuove generazioni, significa cre-
dere possibile l’emancipazione culturale ed economica
delle popolazioni che abitano questo angolo di mondo.
Sono convinto che si debba sempre investire sui giova-
ni, ripartire dalla scuola ed educare i ragazzi alla re-
sponsabilità, fin da piccoli. oggi, grazie all’impegno di
Kel 12 per WHY è possibile fare ancora di più, creare un
nuovo orizzonte per i bambini di Zanzibar”.
cesare Prandelli
creazione di nuovi edifici, studiati per rendere efficiente ed efficace l’attività educativa, col pieno consenso del

WHY è nata nel 2004 a seguito di alcune esperienze di volontariato vissute dai suoi fondatori. La comprensione del valore e della forza di quanto avevano provato insieme, li ha spinti a dare vita all’Associazione, con l’obiettivo di offrire anche ad altri la possibilità di vivere direttamente l’aiuto alle popolazioni bisognose. WHY oggi festeggia il decimo anno di vita e forte dei progetti realizzati intende aprirsi sempre di più alla condivisione di esperienze di vita, di lavoro e di accoglienza, al fine di dare un futuro diverso e migliore a chi è più svantaggiato con progetti edu- cativi, di finanziamento e di impiego. WHY opera con la consapevolezza che non ci sono piani diversi fra chi dona e chi riceve, tra chi accoglie e chi viene accolto; lo scambio di queste esperienze arricchisce ciascuno e diventa un valore assoluto, un valore di tutti. www.whyinsieme.org - info@whyinsieme.org

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12 racconti per 12 viaggi MoNGoLIA La grammatica nomade 94
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi MoNGoLIA La grammatica nomade 94

MoNGoLIA

La grammatica nomade

iN moNgolia NoN si PUò aVere UN ProPosito; le cose VaNNo come deVoNo aNdare.

detto mongolo

A ffrontare un viaggio implica sempre una certa preparazione, la capacità

di adattamento, una disposizione mentale aperta e permeabile ed una

commistione variabile di disillusioni e sorprese. Un viaggio in Mongolia

non fa eccezione e mette alla prova queste capacità.

Capire perché è importante visitare questo paese è un passo fondamentale nella

comprensione di una realtà che, seppur più o meno presente nell’immaginario collettivo, ha implicazioni nascoste e proposte alternative alla nostra idea di mon- do.

La Mongolia è terra di nomadi ed i suoi vuoti e le sue assenze sono per chi non li vive sulla propria pelle, un assedio incomprensibile, sono significati muti alle orecchie dei sedentari. Imparare a decifrare questa cultura equivale ad imparare una nuova grammatica, la grammatica nomade. In Mongolia la geografia non ha concesso mediazioni; gli antenati dei mon- goli, che qui hanno scelto di vivere, si sono semplicemente accordati a que- sto ciclico ritmo migratorio senza avanzare mai la pretesa di modificarlo.

  • 12 racconti per 12 viaggi

Per chi viaggia oggi in questa terra le differenze principali rispetto a settecento anni fa, si esauriscono nella possibi- lità di scelta del mezzo di trasporto tra auto, moto o caval- lo. Le stesse piste attraversano oggi paesaggi immutati da secoli, gli stessi ritmi scandiscono la vita di chi attraversa queste steppe tra paesaggi e silenzi che alimentano da sempre gli stessi sentimenti e le stesse fantasie.

L’opzione nomade, anche nella sua declinazione attuale, è un tale capovolgimento della nostra prospettiva seden- taria che la possibilità stessa di un’evoluzione umana che segue questo binario parallelo fatica ad essere compre- sa ed accettata perfino da chi si trova a contatto diretto con la sua esistenza. La testimonianza di questa opzione evolutiva, la fiera resistenza dei nomadi ad una livellazio- ne globale delle sempre più impercettibili differenze che compongono il variegato mosaico dell’esperienza umana su questo pianeta è senza ombra di dubbio un aspetto fon- damentale di questo viaggio. La possibilità di conoscere ed assimilare direttamente le sfaccettature di una società che ha riposto in valori solo apparentemente anacronistici la sua sopravvivenza ed il suo semplice benessere, arric- chiscono i viaggiatori di esperienze culturali inestimabili

La vita dei nomadi ed il loro retaggio sono uno dei fulcri at- torno ai quali ruota il nostro itinerario, che non potrà mai prescindere dall’incontro con la quotidianità itinerante e dalla scoperta dello stile di vita, dei metodi di sussistenza e migrazione e dalle vivide testimonianze dei suoi prota- gonisti.

Prendere coscienza di questa alternativa, imparare a con- frontarsi con essa, elaborare una prospettiva più critica del presente contribuisce ad erodere dalle fondamenta i pregiudizi e la paura del diverso, alimenta la curiosità e la necessità di sapere e dispensa talvolta lezioni inaspettate; questi sono i presupposti impliciti di un turismo discreto e responsabile che incontra realtà socio-culturali diverse con la speranza di un reciproco beneficio. Nella ricchezza e nella varietà del mondo risiede la sua incredibile bellezza e per difenderla è necessario conoscerla e capirla.

Nella pagina precedente: un giorno come un altro

In questa pagina, dall’alto: Karakorum - Monastero erdene Zuu - al centro: deserto dei gobi, dune Khongoryn - in basso:

Interno di una gher

deserto dei gobi, dune Khongoryn

Il percorso a ritroso nella cultura mongola prosegue e porta subi- to distante dalla realtà caotica e moderna della capitale, perché ciò che si propone di mostrare non può prescindere dal palcoscenico della steppa, dove il nomade incontra il suo predicato: la natura, che declina tutta la sua esistenza.

La bellezza di queste terre è primiti- va ed intatta, i panorami sono moz- zafiato e gli scenari che si creano in complicità tra geografia e condizioni meteorologiche sono ogni volta uni- ci ed irripetibili. d’altra parte la loro inospitalità, esclusa la breve tregua estiva, è la costante immutabile del- la vita in questi luoghi.

L’immersione in questa realtà to-

talizzante,

l’assenza

di

riferimenti

Qui sotto: donna Khalka

  • 12 racconti per 12 viaggi

Qui sopra: valle di orkhon

moderni e le sensazioni contrastanti di pace, solitudine e spaesamento inducono istintivamente uno stato d’animo ricettivo e attento che è la condizione fondamentale per cominciare a capire il significato intrinseco della vita er- rante: la sinergia totale dell’uomo con l’ambiente, l’assen- za del concetto di sviluppo, l’accumulazione di un capitale spendibile solo nelle relazioni sociali.

In Mongolia, come in pochi altri posti al mondo, è ancora possibile avere un’idea di quelli che sono i reali rapporti di

Sotto: Prove per il Naadam

forza tra l’uomo e la natura, dell’importanza del rispetto, del concetto di bene comune, di cosa si sta progressiva- mente distruggendo ed in cambio di cosa.

La Mongolia è un innegabile esempio di come non esista un’unica narrazione dell’esperienza umana sulla terra.

David Lovelock

david lovelocK

da sempre interessato alla politica estera e all’antropologia, david inizia giovanissimo a viaggiare per l’europa, le Ameri- che, l’Africa e l’Asia. dopo gli studi in scienze politiche e in giornalismo deci- de di trasformare questa sua passione in lavoro. Nel 2009 incontra la tribù di Kel 12 in egitto e ne rimane affascina- to, comincia così la collaborazione in qualità di tour leader. Approfondisce la conoscenza delle aree desertiche e di quelle steppose dal cli- ma continentale, imparando a riconoscerne la varietà del pa- trimonio faunistico e floreale. In queste regioni scarsamente popolate incontra nomadi e stanziali che hanno seguito linee evolutive diverse dalle nostre, accettando solo in parte i com- promessi della modernità. .

12 racconti per 12 viaggi Qui sopra: valle di orkhon moderni e le sensazioni contrastanti di
Un viaggio in Mongolia con david lovelock GOBI SCOnOSCIUTO In OCCASIOne DeL nAADAM partenza 3 lUglio

Un viaggio in Mongolia con david lovelock

GOBI SCOnOSCIUTO In OCCASIOne DeL nAADAM

partenza 3 lUglio 2014

1° giorno - Partenza da milano per Ulaanbaatar via Berlino.

2° giorno - Ulaanbaatar: visita della capitale e del museo di storia Naturale.

3° giorno - la montagna Khogno Khan e le belle dune di sabbia di elsen tasarkhai.

4° giorno - la Valle del fiume orkhon, il canyon e le cascate.

5° giorno - i templi di erdene zuu e l’antica Karakorum, la città che, fondata da gengis Khan, divenne capitale dell’impero mongolo.

6° giorno - i giochi e le celebrazioni per la festa del Naadam a Ka- raKorum.

7° giorno - il monastero di ongiin, ai margini della zona centro set- tentrionale della regione del gobi.

8° giorno - il deserto del gobi: Bayanzag, “rupi fiammeggianti”, la località nota per i ritrovamenti dei resti di dinosauri. 9° giorno - Khongorin els: le dune di sabbia più alte del gobi. 10° giorno - il Parco Nazionale di gurvan saikhan e la Valle delle aquile. 11° giorno - tsagaan suvraga: lo “stupa Bianco”. 12° giorno - Baga gazriin chuluu, la solitaria formazione rocciosa granitica che sorge dalla pianura remota e deserta. 13° giorno - il Parco Nazionale Khustai che ospita i cavalli selvatici “thaki”. 14° giorno - ritorno a Ulaanbaatar e visita del monastero di gandan, il “luogo immenso della gioia completa” 15° giorno - Partenza per milano via Berlino.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn DAVID MoNgoLIA - esperienza nomade a passo di yak – 19 luglio

Per VIAGGIAre AnCOrA COn DAVID

MoNgoLIA - esperienza nomade a passo di yak – 19 luglio e 18 agosto 2014

MoNgoLIA - dal lago Khuvsgul al deserto del gobi - 2 agosto 2014

Per saperne di più www.kel12.com

12 racconti per 12 viaggi 100
  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi 100

PAPUA NUoVA GUINEA

Il paese dei quadri viventi

la memoria delle Parole si Perde, NoN qUella

delle emozioNi.

amin maalouf

A ttraverso, affascinata, un caleidoscopio di colori,

suoni e odori. gli occhi si spostano velocemente

da una parte all’altra per paura di perdere im-

magini originali e irripetibili, ma in realtà è un

timore infondato, perché “Loro” non hanno alcuna inten- zione di andarsene. Anzi, gli uomini, fieri nei loro costumi colorati e con le loro decorazioni corporali, si muovono sinuosamente, facendo ondeggiare le lunghe gonne vege- tali e alzando verso il cielo le loro lunghe lance, mentre le donne, imponenti, con le loro enormi impalcature di piume e l’elaborate collane di conchiglie, suonano i tamburi al ritmo dei loro canti.

L’emozione è tanta, ma anche l’ammirazione, perché mi rendo conto che queste persone hanno in sé la qualità in- nata e il gusto della decorazione. Il corpo come arte, come strumento di comunicazione; l’abbigliamento non utilizza- to per coprire, ma per far scoprire e svelare qualcosa di sé. gli ornamenti e gli accessori prodotti e inventati da queste popolazioni, rivelano una tendenza a mescolare, reinven- tare tutto ciò che la natura e l’uomo mettono a disposi-

zione. Strumento al servizio della sfera sociale e sacra, il corpo rappresenta materia plasmabile che è possibile esaltare, trasformare in una nuova creatura ricoperta di ornamenti: parure di piume colorate, pettorine di pellicce,

collane di conchiglie e semi, gonnellini di foglie colorate o

  • di fibre vegetali, ossa di uccelli o di maiali a ornare il naso

o il collo, borse colorate a coprire il petto o la schiena … però, sono soprattutto le pitture corporee a provocare la maggiore attrattiva agli occhi di noi occidentali.

Pochi altri popoli nel mondo hanno elevato l’ornamento

corporeo al livello di ricercatezza e creatività, raggiunto dalle molte tribù della Papua Nuova guinea. è come se ogni etnia avesse testato tutte le possibili “ricette deco- rative” e utilizzato tutti gli elementi disponibili: piume co- lorate di pappagallo, interi uccelli del paradiso completi

  • di piume, testa, ali e coda, pellicce di opossum, foglie co-

lorate, granaglie multiformi, ossa di casuario o di buce-

ro, denti di cane, verdi scarabei luminescenti, conchiglie madreperlacee per citare solo alcuni degli elementi de- corativi usati dalle popolazioni della Papua Nuova guinea, insieme all’introduzione di oggetti ‘moderni’, come le foto polaroid o i cinturini di acciaio degli orologi.

12

racconti per 12 viaggi

A questa già variegata tavolozza si aggiungono le combi- nazioni di colorate pitture corporee rosse, gialle, bianche, nere e verdi di linee dritte, spiralate, curve, puntinate che confermano la predisposizione dell’uomo papuano a tra- sformarsi in un quadro vivente. come già rilevato in pre- cedenza, l’ornamento della pelle non risponde solo a una necessità di natura estetica, ma comunica la posizione so- ciale, il rango, la classe d’età e accompagna le cerimonie e le pratiche religiose collegate al culto degli antenati.

Nelle pagine precedenti: a sinistra; Sing Sing di Mount Hagen, donne Andakelkang. A destra; Mare dei coralli

Qui sotto: guerrieri-scheletro

A sìnistra: Paesaggio delle Highlands

A destra: uomini dell’etnia Huli

Sotto: rito della capigliatura tra gli Huli

I

A ogni occasione corrisponde uno specifico ornamento del corpo e la corrispondente decorazione del viso. tuttavia, sarebbe un errore non prendere in considerazione l’a- spetto puramente teatrale ed estetico di queste invenzioni pittoriche. Ad esempio, in occasioni degli scambi cerimoniali tra le diverse tribù, i membri di ogni etnia gareg- giano tra loro, non solo sulla quantità e qualità dei beni scambiati, ma anche per la supremazia decorativa.

Nell’ornamento, non è trascurata la capigliatura che in alcuni casi, come quello degli Huli degli altopiani, è impreziosita da un copricapo fatto di capelli umani simile per la forma ad un tricorno di foggia vagamente napoleonica. Questi strani ‘cappelli’ sono simboli di prestigio e gloria e, comunicando il passaggio a una fase adulta, diventano oggetti di seduzione. Impossibile spiegare a parole, quanto si può ammirare assistendo al Sing Sing di Mount Hagen, perché “La realtà supera la Fantasia”.

Anna Canuto

  • 12 racconti per 12 viaggi

12 racconti per 12 viaggi anna canUto Laureata in lingue orientali, ha trascorso lunghi periodi in

anna canUto

Laureata in lingue orientali, ha trascorso lunghi periodi in egitto che è diventata la sua seconda casa. da qui, l’amore per le diverse culture e per i popoli la porta a viaggiare in quasi tutto il mondo: tutta l’Africa e gran parte dell’Asia, delle Americhe e dell’oceania; più di 60 i paesi visitati. L’incontro con Kel 12 avviene nel 1987 e dal quel momento la collaborazione è stata sempre più intensa e continuativa. Nel 2007, Anna co- rona uno dei suoi sogni: si laurea in antropologia. tour leader esperta e pro- grammatrice di alcune destinazioni come la Papua Nuova guinea, l’Irian jaya, la Nuova caledonia, le Isole Marchesi e i trekking in Nepal, Anna si occupa anche di relazioni e formazione per le agenzie di viaggio.

Sopra: L’accensione del fuoco Sotto: collana con becco di casuario

La sua curiosità la porta anche a sperimentare nuove mete per poi condivi- derle con Kel 12.

Un viaggio in papUa nUova gUinea con anna canuto DOVe LA reALTà SUPerA LA FAnTASIA partenza

Un viaggio in papUa nUova gUinea con anna canuto

DOVe LA reALTà SUPerA LA FAnTASIA

partenza 9 agoSto 2014

1° e 2° giorno - partenza dall’italia per Port moresby, via singapore; arrivo la mattina del 3° giorno.

3° giorno - nel pomeriggio volo da Port moresby a Wewak.

4° giorno - attraverso vari villaggi si arriva alla missione di Pagwi nel medio sepik e con le canoe a motore si scende lungo il fiume fino al luogo dove è previsto il pernottamento.

5° e 6° giorno - trasferimento in canoa a motore al villaggio di avatip (Upper sepik) dove trascorreremo due notti e che sarà la nostra base per assistere al Festival del coccodrillo ad ambunti.

7° giorno - volo charter per mount hagen.

8° giorno - escursione scenica attraverso la valle di Nebilyer verso il villaggio di Paiya per assistere alla festa che precede il grande show di mount hagen del giorno successivo.

9° giorno - mount hagen show.

10° giorno - volo charter per simbai, casa della tribù Kalam, una del- le popolazioni meno sviluppate della Papua Nuova guinea.

11° e 12° giorno - escursione a piedi al remoto villaggio di dopla (4/5 ore) e pernottamento in semplice capanna; ritorno a simbai il giorno seguente.

13° giorno - volo charter per mount hagen e coincidenza con volo air Niugini per Port moresby.

14° giorno - visita della capitale e partenza in traghetto per loloata island.

15° giorno - escursioni al villaggio di tubusereia e alla lion island.

16° giorno - ritorno a Port moresby e volo per singapore; prosegui- mento via Francoforte.

17° giorno - arrivo in italia.

Per VIAGGIAre AnCOrA COn AnnA

egItto - Baz crater e gilf Kebir - 9 novembre 2013 NePAL - La valle di Kathmandu e il terai in occasione della fiera di dhangadhi - 4 dicembre 2013 erItreA - da Asmara alle isole dahlak, partenza spe- ciale in occasione del timkat - 13 gennaio 2014 YeMeN - L’isola di Soqotra - 9 febbraio 2014 cAMerouN - è giorno di mercato sul lago tchad! - 10 marzo 2014

BHutAN - Monasteri tra le nuvole in occasione del fe- stival di Paro - 7 aprile 2014

NePAL - royal Mustang jeep Safari in occasione del tiji festival- 18 maggio 2014

NePAL - La valle di Kathmandu e il terai - 28 settem- bre 2014

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Belize, Costa RiCa, el salvadoR, Guatemala, HonduRas, niCaRaGua e Panamà www.visitcentroamerica.com 106
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Guatemala, HonduRas,
niCaRaGua e Panamà
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S.C.I.A presentata alla Provincia di Milano in data 21.06.2012

Un ringraziamento speciale alla fotografa angela prati per la sua preziosa collaborazione.

Foto:

Angela Prati

(tibet, Madagascar, India, vietnam e cambogia, tanzania, Mongolia)

Anna Maspero (Bolivia)

Elena Dak (tchad)

Nicola Pagano (etiopia, Papua)

Paolo Brovelli (guatemala)

Paolo Ghirelli (Iran)

e inoltre:

Agenzia di promozione turistica

del Centro America, Dwarika’s hotel, Paukan Cruises

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