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Colleen McCullough.

Uccelli di rovo Della stessa autrice presso l'editore Bompiani Tim L'altro nome dell'amore Titolo originale: THE THORN BIRDS 1977 by Colleen McCullough Traduzione dall'inglese di BRUNO ODDERA Trattandosi di un'opera di fantasia, "eventuali analogie e riferimenti,a fatti e personaggi reali sono puramente casuali. 1977 Gruppo Editoriale Fabbri - Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A. Via Mecenate 91 Milano I edizione ottobre 1977 XIII edizione gennaio 1984 La leggenda narra di un uccello che canta una sola volta nella vita pi soavemente di ogni altra creatura al mondo. Da quando lascia il nido, cerca e cerca un grande rovo e non riposa finch non lo abbia trovato. Poi, cantando tra i rami crudeli, si precipita sulla spina pi lunga e affilata. E, mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l'allodola e l'usignuolo. Una melodia suprema il cui scotto la vita. Ma il mondo intero tace per ascoltare, e Dio, in Paradiso, sorride. Al meglio si perviene soltanto con grande dolore... O cos dice la leggenda. Parte prima 1915-1917 MEGGIE Capitolo 1. L'8 dicembre 1915, Meggie Cleary festeggi il quarto compleanno. Dopo la colazione, sua madre sparecchi, e senza una parola, le mise sulle braccia un pacco avvolto in carta marrone; poi le ordin di uscire. E cos, Meggie si inginocchi dietro il cespuglio di ginestra, accanto al cancello principale,

e diede strattoni impazienti. Le dita erano goffe, la carta era robusta, sapeva vagamente dell'emporio di Vahin, e questo le disse che, qualsiasi oggetto potesse trovarsi entro il pacco, miracolosamente era stato comperato, e non fatto in casa, o regalato da altri. Qualcosa di bello e di nebulosamente dorato cominci a spuntare attraverso uno spigolo del pacco; Meggie aggred la carta pi in fretta, lacerandola a lunghe strisce frastagliate. "Agnese! Oh, Agnese!" disse con tenerezza, battendo le palpebre mentre contemplava la bambola entro il nido strappato. Davvero un miracolo. Una sola volta in vita sua Meggie era stata a Vahin. Cos impettita sul calesse accanto alla madre, intenta a comportarsi come meglio sapeva, era troppo eccitata per vedere o ricordare molto. Tranne Agnese, la magnifica bambola seduta sul banco del negozio, vestita in crinolina di raso rosa, con pizzi color crema dappertutto. All'istante, in cuor suo, l'aveva battezzata Agnese, il solo nome che conoscesse abbastanza elegante per quella creatura impareggiabile. Eppure, nei mesi successivi, il desiderio di Agnese non aveva contenuto un solo briciolo di speranza; Meggie non aveva bambole e non sapeva che le bimbette e le bambole sono fatte le une per le altre. Giocava allegramente con i fischietti e le fionde e i soldatini malconci gettati via dai suoi fratelli, si insudiciava le mani e si infangava le scarpe. Non le era mai accaduto di pensare che Agnese fosse fatta per giocarci. Accarezzando le vivide pieghe rosa del vestito, pi fastoso di tutti quelli che aveva veduto indosso alle donne vere, sollev Agnese teneramente. La bambola aveva braccia e gambe a giunture e si poteva muoverle in tutti i modi, anche il collo e la minuscola vita ben fatta erano a giunture. I capelli color dell'oro li aveva acconciati in modo squisito, a formare un alto pompadour

costellato di perle, il seno chiaro faceva capolino dietro lo spumeggiante fich di pizzo color crema, fermato da una spilla con perla. Il viso, di porcellana finemente dipinta, era bellissimo, volutamente non vetrificato per far s che la pelle, colorata con delicatezza, avesse un aspetto naturale e morbido. Occhi azzurri, vivi in modo stupefacente, splendevano tra le ciglia vere, con le iridi striate e circondate da un alone azzurro pi scuro; affascinata, Meggie scopr che Agnese, quando veniva inclinata all'indietro in misura sufficiente, chiudeva gli occhi. In alto, su una delle gote appena accese, aveva un neo, e la bocca, di un rosso scuro, si schiudeva lievemente, mostrando minuscoli denti bianchi. Meggie si mise con dolcezza la bambola in grembo, incroci i piedi sotto di s, comodamente, e, una volta seduta, si limit a contemplarla. Sedeva ancora dietro il cespuglio di ginestra quando arrivarono Jack e Hughie tra l'erba frusciante, l ove era troppo vicina al recinto perch la falce potesse raggiungerla. I capelli di Meggie erano l'orgoglio dei Cleary; a tutti gli altri figli, tranne Frank, era toccato il martirio di una zazzera in qualche sfumatura del rosso, Jack diede di gomito al fratello e addit allegramente. I due si separarono, sorridendosi, e finsero di essere soldati di cavalleria lanciati alla ricerca di un rinnegato Maori. Meggie non li avrebbe uditi comunque, tanto era assorta nella contemplazione di Agnese mentre mugolava sommessamente tra s e s. "Cos' che hai l, Meggie?" url Jack, spiccando un balzo. "Facci vedere!" "S, facci vedere!" ridacchi Hughie, aggirandola sul fianco. Lei Si strinse la bambola al petto e scosse la testa. "No, mia! L'ho avuta per il mio compleanno!" "Faccela vedere, dai! Vogliamo soltanto dare un'occhiata." L'orgoglio e la felicit prevalsero. Tenne la bambola in modo che i fratelli potessero vederla. "Guardate, non bellissima? Si chiama Agnese." "Agnese? Agnese?" Jack finse di avere realistici conati di nausea. "Che nome sdolcinato! Perch non la chiami Margaret o Betty?"

"Perch Agnese!" Hughie not la giuntura nel polso della bambola, e fischi. "Ehi. Jack, guarda! Pu muovere la mano!" "Dove? Vediamo." "No!" Di nuovo Meggie tenne stretta la bambola, e le si riempirono gli occhi di lacrime. "No, la romperete! Oh, Jack, non portarmela via... la romperai!" "Puah!" Le mani di lui, sudicie e brune, le si serrarono intorno ai polsi, stringendo con forza. Vuoi una bruciatura cinese E non essere cos piagnona, o lo dir a Bob." Le tir la pelle in direzioni opposte finch si tese, bianca, mentre Hughie afferrava la sottana della bambola e tirava a sua volta. "Dammela, o tiro sul serio!" "o! Non lo fare, Jack, per favore! La romperai, so che la romperai! Oh, per piacere, lasciala stare! Non me la prendere, per piacere!" Nonostante la stretta crudele sui polsi, si avvinghi alla bambola, singhiozzando e scalciando. "Ce l'ho!" url Hughie, mentre la bambola scivolava sotto gli avambracci incrociati di Meggie. Jack e Hughie la trovarono affascinante come era accaduto a Meggie, il vestito venne via, seguito dalle sottovesti e dalle lunghe mutande ornate di gale, Agnese giacque nuda mentre i due ragazzetti la tartassavano e la tiravano, piegandole un piede sotto la nuca, costringendola a contemplare la propria spina dorsale, plasmandola in tutte le possibili contorsioni che vennero loro in mente. Non badarono affatto a Meggie che, balzata in piedi, piangeva; n a lei venne in mente di invocare aiuto, poich, nella famiglia Cleary, chi non sapeva combattere le proprie battaglie otteneva scarso soccorso e poca comprensione: una regola valida anche per le ragazze. I capelli dorati della bambola si sciolsero, le perle volarono ammiccanti tra l'erba alta e scomparvero. Una scarpa infangata piomb noncurante

sul vestito abbanonato, sporcandolo. Meggie cadde sulle ginocchia e annasp frenetica qua e l per ricuperare gli indumenti in miniatura prima che subissero altri danni, poi cominci a frugare tra gli steli d'erba ove riteneva che potessero essere cadute le perle. Le lacrime la stavano accecando, la sofferenza nel suo cuore era nuova perch, fino a quel momento, non aveva mai posseduto nulla per cui valesse la pena di affliggersi. Frank lanci il ferro di cavallo a sibilare nell'acqua fredda e raddrizz la schiena; non gli doleva, in quei giorni, e quindi, forse, si era abituato alla fatica del fabbro. Mica tanto presto, avrebbe detto suo padre, dopo sei mesi. Ma Frank sapeva benissimo per proprio conto quanto tempo era passato da quando aveva cominciato a cimentarsi con la fucina e l'incudine, lo aveva misurato con odio e risentimento. Gettato il martello nella cassetta, si scost dalla fronte i neri capelli madidi, con la mano tremante, e si sfil dal collo il vecchio grembiule di cuoio. Aveva lasciato la camicia su un mucchio di paglia nell'angolo; arranc da quella parte e rimase immobile per un momento, fissando il muro screpolato della stalla come se non fosse esistito, gli occhi neri dilatati e fissi. Era molto piccolo di statura, non pi di un metro e cinquantotto, e ancora magro come lo sono gli adolescenti, ma le spalle e le braccia nude mostravano muscoli gi resi nodosi dal lavoro con il martello, e la pelle chiara e perfetta luccicava di sudore. Il colore scuro dei capelli e degli occhi aveva un che di straniero, la bocca dalle labbra piene e il naso, largo alla radice, non si conformavano alle fattezze consuete della famiglia, ma c'era sangue Maori dalla parte di sua madre e in lui lo si vedeva. Aveva quasi sedici anni, mentre Bob contava appena undici anni, Jack dieci, Hughie nove, Stuart cinque

e la piccola Meggie tre. Ricord adesso che quel giorno Meggie compiva quattro anni; era l'8 dicembre. Si mise la camicia e usc dalla stalla. La casa si trovava sulla sommit di un piccolo poggio, circa trenta metri pi in alto del granaio e delle stalle. Come tutte le case della Nuova Zelanda, era di legno, a pianta irregolare e a un solo piano, in base alla teoria che, se vi fosse stato un terremoto, avrebbe potuto restare in piedi almeno in parte. L Intorno crescevano dappertutto le ginestre, in quel periodo rivestite da abbondanti fiori gialli; l'erba era verde e lussureggiante, come tutta l'erba della Nuova Zelanda. Nemmeno in pieno inverno, quando la brina, talora, non si scioglieva per tutto il giorno all'ombra, l'erba diventava rossiccia, e la lunga e mite estate non faceva che tingerla di un verde ancor pi smagliante. Le piogge cadevano dolcemente, senza ammaccare la tenera soavit di tutte le cose che crescono, la neve non esisteva, e il sole aveva proprio quel tanto di forza per nutrire e mai abbastanza per fiaccare. I flagelli della Nuova Zelanda scaturivano tuonando dalle viscere della terra, pi che scendere dal cielo. C'era sempre una sensazione soffocata di attesa, c'erano un fremere e un rumoreggiare sordi, intangibili, che effettivamente si trasmettevano attraverso i piedi. Infatti, sotto la terra si celava una forza spaventosa, una forza talmente grande che, trent'anni prima un'intera, torreggiante montagna era scomparsa; getti di vapore erano sgorgati ululando dalle crepe sui fianchi di colline innocenti, vulcani avevano riversato fumo nel cielo, facendo s che i torrenti delle alte montagne scorressero caldi. Laghi enormi di fango ribollivano oleosi, i mari lambivano, incerti, dirupi che un tempo, forse, non si erano trovati l ad accogliere l'alta marea, e, in certi punti, la crosta della terra aveva uno spessore di meno di trecento metri. Eppure, si trattava di una regione dolce e bella. Al di l della casa si stendeva una pianura ondulata, verde come lo smeraldo dell'anello di fidanzamento di Fiona Cleary, e disseminata da migliaia di fagotti color

crema che, veduti da vicino, risultavano essere pecore. L ove le curve alture ritagliavano l'orlo del cielo celeste chiaro, il Monte Egmont svettava per tremila metri, assottigliandosi tra le nubi, i pendii ancor bianchi di neve, con una simmetria cos perfetta che persino chi, come Frank, lo vedeva ogni giorno della sua esistenza, non finiva mai di stupirsi. Era ripida la salita tra il granaio e la casa, ma Frank si affrett perch sapeva che non avrebbe dovuto andare; gli ordini di suo padre erano stati espliciti. Poi, mentre voltava all'angolo della casa, scorse il gruppetto accanto al cespuglio di ginestra. Frank aveva portato in calesse la madre a Vahin per comprare la bambola a Meggie, e si stava ancora domandando che cosa l'avesse indotta a quell'acquisto. Fee non era propensa agli inutili doni di compleanno, non avevano il denaro per poterseli permettere e, prima di allora, non aveva mai regalato un giocattolo a nessuno di loro. A tutti toccavano capi di vestiario; i compleanni e le feste natalizie rifornivano esigui guardaroba. Ma, a quanto pareva, Meggie aveva veduto la bambola la sola volta che era andata nella cittadina, e Fiona non se n'era dimenticata. Interrogata da Frank, aveva farfugliato qualcosa a proposito del fatto che le bambine hanno bisogno di una bambola, affrettandosi poi a cambiare discorso. Jack e Hughie reggevano insieme la bambola sul vialetto d'accesso e ne manipolavano spietatamente le giunture. Di Meggie, Frank pot vedere soltanto la schiena mentre, in piedi, guardava i suoi fratelli che profanavano Agnese. Le immacolate calze bianche di lei erano scivolate a pieghe increspate intorno agli stivaletti neri e il rosa delle gambe era visibile per una decina di centimetri sotto l'orlo del vestito di velluto marrone della festa. Sulle spalle le si riversava a cascata una criniera di capelli accuratamente arricciati, scintillando al sole; non rossi, n dorati, ma di un colore intermedio. Il nastro di taffet bianco che impediva ai riccioli sul davanti

di spioverle sul viso, pendeva floscio, con il nodo sciolto. Stringeva forte in una mano i vestitini della bambola, e, con l'altra, invano spingeva Hughie. "Piccoli bastardi dannati!" Jack e Hughie si rimisero in piedi e corsero via, dimenticando la bambola; sapevano che, quando Frank imprecava, era savia politica tagliare la corda. "Se vi sorprendo a toccare di nuovo quella bambola vi far un marchio sul sedere con un ferro rovente" grid loro dietro Frank. Si chin e prese tra le mani le spalle di Meggie, scrollandola con dolcezza. "Su, su. non c' bisogno di piangere! Suvvia, calmati, se ne sono andati e la bambola non la toccheranno mai pi, te l'assicuro. Sorridimi per il tuo compleanno, eh?" Meggie aveva la faccia gonfia, le guancie inondate di lacrime; fiss Frank con le iridi grige cos dilatate e colme di tragedia che lui si sent serrare la gola. Tolto uno straccio sudicio dalla tasca dei calzoni, glielo pass goffamente sulla faccia, poi le strinse il naso tra due pieghe. "Soffia!" Lei fece come le era stato detto, singhiozzando sonoramente mentre le lacrime si asciugavano. "Oh, Fra-Fra-Frank, mi hanno to-to-tolto Agnese!" Tir su con il naso. "I ca-ca-capelli le si sono sciolti e ha per-per-perduto tutte quelle 'velle' per-per-perle! Sono cadute nell'er-er-erba e non riesco a trovarle!" Le lacrime sgorgarono di nuovo e bagnarono la mano di Frank; lui fiss la pelle bagnata per un momento, poi lecc via le gocce. "Bene, bisogner che le troviamo, no? Ma finch piangi non puoi trovare niente, sai, e poi cos' questo modo di parlare da bambini piccoli? Erano sei mesi che non ti sentivo dire 'velle' invece di 'belle'! Su, soffiati di nuovo il naso e poi prendi la povera... Agnese? Se non la rivesti, il sole la scotter." La fece sedere al margine del vialetto, le diede con dolcezza la bambola, poi strisci qua e l, cercando tra l'erba, finch lanci un trionfante evviva e mostr una perla. "Ecco! La prima! Le troveremo tutte, aspetta e vedrai."

Meggie osserv con uno sguardo adorante il fratello maggiore, mentre cercava tra gli steli d'erba, mostrandole ogni perla man mano che le trovava; poi ricord quanto doveva essere delicata la pelle di Agnese, con quale facilit doveva scottarsi, e si concentr nel rivestire la bambola. Sembrava che non ci fosse stato alcun vero danno. I capelli erano arruffati e sciolti, le braccia e le gambe sudicie dove i due ragazzetti le avevano tirate e spinte, ma tutto funzionava ancora. Sopra le orecchie Meggie aveva due pettini di tartaruga; ne tir uno finch non riusc a liberarlo, e cominci a pettinare i capelli di Agnese, che erano capelli veri, abilmente applicati su una base di colla e di garza, e tinti nel colore della paglia dorata. Con movimenti inesperti stava dando strattoni a un nodo voluminoso quando la cosa spaventosa accadde. I capelli si staccarono, tutti quanti, penzolando come una matassa arruffata dai denti del pettine. Sopra l'ampia e liscia fronte di Agnese non c'era niente; non la testa; non il cranio calvo. Soltanto un orribile buco beante. Rabbrividendo di terrore, Meggie si sporse per sbirciare entro il cranio della bambola. I contorni invertiti delle gote e del mento si intravvedevano appena, la luce splendeva tra le labbra dischiuse, con i denti che formavano un nero profilo animalesco, e sopra a tutto ci si trovavano gli occhi di Agnese, due orribili sfere crepitanti trafitte da un fil di ferro che crudelmente perforava la testa. Il grido di Meggie fu acuto ed esile, non infantile, gett via Agnese e continu a gridare, coprendosi la faccia con le mani, sussultando e tremando. Poi sent Frank aprirle a forza le dita! prenderla tra le braccia e premerle il viso contro il lato del proprio collo. Abbracciandolo trasse conforto da lui finch quella vicinanza la calm quanto bastava per consentirle di essere consapevole del buon odore che aveva, di cavalli e sudore e ferro.

Quando si fu tranquillizzata, Frank si fece dire che cosa aveva: prese la bambola e ne fiss la testa vuota, meravigliato, sforzandosi di ricordare se il suo universo infantile fosse stato cos assediato da strani terrori. Ma i suoi fantasmi sgradevoli erano consistiti di persone e bisbigli e occhiate gelide. La faccia della madre tirata e stravolta, la mano di lei tremante mentre stringeva la sua, la curva delle spalle. Che cosa aveva veduto Meggie, per esserne tanto sconvolta? Immagin che non sarebbe rimasta turbata fino a quel punto se la povera Agnese avesse almeno sanguinato perdendo i capelli. Sanguinare era una realt; qualcuno nella famiglia Cleary perdeva copiosamente sangue almeno una volta alla settimana. "Gli occhi! Gli occhi!" bisbigli Meggie, rifiutandosi di guardare la bambola. " una meraviglia, accidenti, Meggie" mormor lui, strofinandole la faccia sui capelli. Com'erano sottili, folti e ricchi di colore! Gli ci volle una mezz'ora di persuasione per indurla a guardare Agnese, e un'altra mezz'ora trascorse prima che fosse riuscito a convincerla a sbirciare entro il buco nella testa. Le mostr come funzionavano gli occhi, con quale accurata precisione erano stati montati per far s che aderissero bene e al contempo si aprissero e si chiudessero facilmente. Su, adesso, ora che tu torni in casa" le disse, prendendola in braccio e ficcando la bambola tra il proprio petto e quello di lei. "La faremo riparare da Ma', eh? Laveremo e stireremo i vestiti e incolleremo di nuovo i capelli. Inoltre, io ti far degli spilloni con quelle perle, in modo che non possano pi cadere; cos potrai acconciarle i capelli in ogni sorta di modi." Fiona Cleary si trovava in cucina a sbucciare patate. Era una donna molto bella, molto bionda, leggermente al di sotto della statura media, ma con un viso piuttosto duro e severo; aveva uno splendido corpo dalla vita sottile

che non si era ispessita, nonostante i sei figli che aveva avuto. Indossava un vestito di calic grigio, la cui gonna sfiorava il pavimento immacolato, ed era protetta su davanti da un enorme grembiule bianco inamidato che le passava intorno al collo ed era fermato dietro la vita da un nodo rigido, perfetto. Dal momento del risveglio a quello in cui si coricava, trascorreva la propria esistenza in cucina e nell'orto dietro casa e i suoi robusti stivaletti neri percorrevano un itinerario circolare dalla cucina economica al lavatoio all'orto alle corde del bucato, per poi tornare alla cucina economica. Pos il coltello sul tavolo, fiss Frank e Meggie, e gli angoli della sua bella bocca si piegarono all'ingi. "Meggie, ti ho lasciato indossare il pi bel vestito della domenica, stamane, a una condizione: che non lo insudiciassi. E guardati un po'! Guarda come ti sei conciata!" "Ma', non stata colpa sua" protest Frank. "Jack e Hughie le hanno portato via la bambola per scoprire come funzionassero le braccia e le gambe. Le ho promesso che l'avremmo riparata e rimessa a nuovo. Possiamo, non vero?" "Fa vedere." Fee tese la mano per prendere la bambola. Era una donna taciturna. Quello ahe pensava, nessuno lo sapeva, nemmeno il marito, lasciava a lui il compito di imporre la disciplina ai bambini, e faceva qualsiasi cosa egli ordinasse, senza commenti n lagnanze, se non in situazioni del tutto insolite. Meggie udiva a volte i ragazzi bisbigliare che lei aveva di Pa' un timore reverenziale quanto il loro, ma se questo era vero, Ma' riusciva a nasconderlo sotto una vernice di calma impenetrabile e lievemente austera. Non rideva mai, e non perdeva mai la pazienza. Terminato l'esame, Fee pos Agnese sulla credenza accanto alla cucina economica e guard Meggie. "Le laver i vestiti domattina e le acconcer di nuovo i capelli. Frank potr incollarglieli questa sera dopo il t, presumo, e lavarla."

Le parole erano improntate a praticit pi che intese a consolare. Meggie annu, sorridendo incerta; a volte desiderava intensamente sentir ridere sua madre, ma la mamma non rideva mai. La bimbetta intuiva che loro due condividevano qualcosa di speciale che non apparteneva a Pa' e ai ragazzi, ma non c'era modo di andare al di l di quella schiena sempre dritta, di quei piedi mai fermi. Ma' si limitava ad annuire distrattamente e a far frusciare le gonne voluminose, con movimenti esperti, dalla cucina al tavolo mentre continuava a lavorare, a lavorare, a lavorare. Di una cosa nessuno dei figlioli, tranne Frank, poteva rendersi conto, e cio che Fee era definitivamente, inguaribilmente stanca. C'erano tante di quelle cose da fare, mancava quasi del tutto il denaro per farle, mancava il tempo, e lei aveva due sole mani. Non vedeva l'ora che giungesse il giorno in cui Meggie sarebbe stata abbastanza grande per aiutarla; la bambina sbrigava gi alcune semplici faccende, ma all'et di quattro anni non poteva certo alleviare il suo fardello. Sei figli, ma una sola bimba, e per giunta la pi piccola. Tutte le sue conoscenti erano al contempo comprensive e invidiose. Ma questo non sbrigava di certo il lavoro. Nel cestino dei lavori di cucito si trovava una montagna di calzini ancora da rammendare, sui ferri da calza era infilata una calza ancora da completare, e Hughie stava crescendo pi dei maglioni che indossava, mentre Jack non poteva ancora cedergli i suoi. Padraic Cleary si trovava l, la settimana del compleanno di Meggie, per caso. Era ancora troppo presto per tosare le pecore, e aveva del lavoro da sbrigare nei dintorni, arare e seminare. Faceva di mestiere il tosatore di pecore,

un mestiere stagionale, dalla met dell'estate al termine dell'inverno, dopodich nascevano gli agnelli. Di solito, riusciva a trovare abbastanza lavoro per tirare avanti durante la primavera e nei primi mesi estivi, dando una mano per gli agnelli, arando, o sostituendo un allevatore nelle interminabili mungiture due volte al giorno. Andava dove c'era lavoro, lasciando la famiglia, nella grande vecchia casa, a barcamenarsi, non era certo una crudelt come poteva sembrare. A meno che uno non fosse cos fortunato da possedere terre, non poteva regolarsi diversamente. Quando rientr, poco dopo il tramonto, le lampade erano accese e le ombre giocavano a rimpiattino, baluginando, sull'alto soffitto. I ragazzi, riuniti sulla veranda dietro la casa, si divertivano con un ranocchio, tutti tranne Frank, Padraic sapeva dov'era Frank perch udiva i tonfi costanti di una scure dalla legnaia. Si sofferm sulla veranda soltanto quanto bastava per piazzare una pedata sul sedere di Jack e per tirare un orecchio a Bob. "Andate ad aiutare Frank con la legna, brutti sfaticati. E farete bene a finire prima che Ma' porti il t a tavola, se no vedrete che voleranno delle sberle!" Salut con un cenno Fiona indaffarata davanti alla cucina economica; non la baci n l'abbracci, perch riteneva che le manifestazioni d'affetto tra marito e moglie si addicessero soltanto alla camera da letto. Mentre si serviva del cavastivali per togliersi gli scarponi incrostati di fango, Meggie entr saltellante portandogli le pantofole, e lui sorrise alla bimbetta con la strana sensazione di stupore che provava invariabilmente vedendola. Era cos graziosa, aveva cos bei capelli; prese un ricciolo tra le dita e lo lisci, poi lo lasci andare, soltanto per vederlo arrotolarsi dondolando mentre riprendeva la forma di prima. Sollevata la bambina tra le braccia, and a mettersi sull'unica sedia comoda che si trovasse nella cucina, una sedia

Windsor, alla quale era stato legato con nastri un cuscino, accostata al fuoco. Lasciandosi sfuggire un sommesso sospiro, vi si abbandon di peso e si tolse di tasca la pipa; vi batt su e fece cadere, noncurante, la cenere di tabacco, contenuta nel fornello, sul pavimento. Meggie gli si rannicchi in grembo e gli gett le braccia al collo, il visetto fresco voltato all'ins verso il suo mentre si divertiva con il gioco serale: vedere la luce filtrata tra la corta stoppia 'della sua barba dorata. "Come stai, Fee?" domand Padraic Cleary alla moglie. "Benissimo, Paddy. Hai finito il pascolo basso, oggi?" "S, tutto fatto. Posso cominciare con quello alto per prima cosa domattina. Ma, Signore, quanto sono stanco!" Lo credo bene. Mac Pherson ti ha dato di nuovo la vecchia giumenta cocciuta?" "Ci puoi giurare. Non crederai che se la tenga lui per dare a me il roano, no? Le braccia mi dolgono come se me le avessero strappate dalle giunture. In tutta la Nuova Zelanda, giuro, non c' giumenta con la bocca pi dura." "Non te la prendere. I cavalli del vecchio Robertson sono tutti buoni e presto sarai l." "Non sar mai presto abbastanza." Pigi tabacco forte nel fornello della pipa e tolse una candela dal grosso vaso situato accanto alla stufa. Un rapido guizzo nel fornello e la pipa si accese; lui si appoggi all'indietro sulla sedia e aspir con tanta energia che la pipa fece rumori gorgoglianti. "Che cosa si prova ad avere quattro anni, Meggie?" domand a sua figlia. "E molto bello, Pappi." "Ma' te lo ha dato il regalo?" "Oh, Pappi, come avete fatto tu e Ma' a indovinare che volevo Agnese?" "Agnese?" Scocc una rapida occhiata a Fee, sorridendo e interrogandola con le sopracciglia inarcate. "E cos che si chiama, Agnese?" "S, bellissima, Pappi. Voglio guardarla tutto il giorno." "E una fortuna se ha qualcosa da guardare" disse Fee, torva "Jack e Hughie

si sono impadroniti della bambola prima che la povera Meggie avesse modo di vederla bene." "Be', i ragazzi sono ragazzi. L'hanno rotta?" "Niente di irrimediabile. Frank li ha colti sul fatto prima che la facessero a pezzi." "Frank? Che cosa ci stava facendo qui? Doveva restare nella fucina tutto il giorno. Hunter ha bisogno dei cancelli" "Ci restato tutto il giorno. venuto soltanto a prendere non so quale attrezzo" si affrett a dire Fee, Padraic era troppo severo con il figlio maggiore. "Oh, Pappi, Frank il migliore dei fratelli! a impedito che la mia Agnese venisse uccisa, e dopo il t le incoller di nuovo i capelli." "Bene" disse suo padre sonnacchiosamente, appoggiando la testa alla spalliera della sedia e chiudendo gli occhi. Faceva caldo davanti alla cucina economica, ma lui non parve accorgersene; gli si formarono sulla fronte gocce di sudore, luccicanti. Si mise le braccia dietro il capo e si appisol. I ragazzi avevano ereditato da Padraic Cleary le varie sfumature dei loro folti e ondulati capelli rossi, sebbene nessuno potesse vantare una zazzera aggressivamente rossa come la sua. Era un uomo piccoletto, con una struttura di molle d'acciaio, le gambe storte per aver sempre vissuto tra i cavalli; le braccia lunghe a furia di tosare pecore un anno dopo l'altro, il torace e le braccia erano rivestiti da un vello dorato che, se nero, sarebbe stato laido. Gli occhi erano d un vivido azzurro, sempre socchiusi come quelli di un marinaio, perch non faceva che guardare lontano. Aveva una faccia simpatica con un che di stravagante e di sorridente che lo rendeva gradito al primo sguardo agli altri uomini. Il naso era magnifico, un autentico naso romano che doveva lasciare interdetti i suoi compatrioti irlandesi, ma quella dell'Irlanda sempre stata una costa di naufragi. Parlava ancora con la pronuncia molle, rapida e difettosa dell'irlandese di Galway, dicendo le "t" finali come "th", ma i quasi vent'anni trascorsi agli antipodi,

vi avevano sovrapposto una verniciatura bizzarra, per cui le "a" suonavano i, e inoltre la rapidit nell'esprimersi era diventata un po' pi lenta, come un vecchio orologio che ha bisogno di essere caricato a fondo. Era riuscito ad adattarsi alla sua dura e faticosa esistenza meglio della maggior parte degli altri, e, sebbene fosse un rigido fautore della disciplina e le sue pedate lasciassero il segno, tutti i suoi figli, tranne uno, lo adoravano. Se il pane non bastava per tutti, ne faceva a meno, se bisognava scegliere tra un vestito nuovo per lui, e un vestito nuovo per uno dei suoi rampolli, rinunciava a rimpannucciarsi. In un certo qual modo, questa era una prova di affetto pi palpabile d'un milione di facili baci. Era molto irascibile, e una volta aveva ucciso un uomo. La fortuna gli era stata propizia; si trattava di un inglese, e una nave nel porto di Dun Laoghaire stava salpando per la Nuova Zelanda. Fiona si avvicin alla porta sul retro e grid: "T!" I ragazzi entrarono uno dopo l'altro, Frank per ultimo, con una bracciata di legna che lasci cadere nella grande cassa accanto alla cucina economica. Padraic mise gi Meggie e si port a una estremit del tavolo da pranzo al lato opposto della cucina, mentre i ragazzi prendevano posto ai lati e Meggie si arrampicava sulla cassetta di legno posta dal padre sopra la sedia pi vicina alla sua. Fee distribu il cibo nei piatti sul tavolo da lavoro, pi rapida ed efficiente di un cameriere, li port due alla volta, prima a Pa' e a Frank, e cos via fino a Meggie, servendo se stessa per ultima. "Accidenti! Stufato!" esclam Stuart, facendo smorfie mentre prendeva coltello e forchetta. "Perch mi avete dato un nome che somiglia a stufato?" "Mangia" ringhi suo padre. I piatti erano grandi e colmi di cibo: patate lesse, stufato d'agnello e fagioli colti quel giorno stesso nell'orto. Tutti, compreso Stu, ripulirono il proprio piatto con il pane, e divorarono parecchie altre fette di pane spalmandovi

su spessi strati di burro e di marmellata di uvaspina fatta in casa. Fee sedette, mangi in fretta la sua porzione, poi torn subito ad alzarsi e si affrett verso iL tavolo da lavoro sul quale, entro profonde fondine, distribu una gran quantit di biscotti fatti con molto zucchero e cosparsi abbondantemente di marmellata. Un fiume di bollente e fumante crema di uova e latte venne versato su ciascun piatto, dopodich arranc di nuovo verso il tavolo da pranzo portando due piatti alla volta. Infine si rimise a sedere con un sospiro; il dolce poteva gustarlo con calma. "Oh, che bellezza! Budino alla marmellata!" esclam Meggie, spostando avanti e indietro il cucchiaio nel dolce finch la marmellata filtr attraverso la crema ricamando il giallo con striature rosa. "Be', Meggie piccola, il tuo compleanno, e cos Ma' ha preparato il budino che preferisci" disse suo padre, sorridendo. Non ci furono lamentele, questa volta; il budino venne gustato avidamente. I Cleary erano tutti ghiotti di dolci. Nessuno di loro aveva un chilo di ciccia superflua, nonostante le grandi quantit di cibi ricchi d'amido che consumavano. Smaltivano ogni grammo di ci che avevano mangiato lavorando o giocando. Si nutrivano di frutta e verdura perch giovavano alla salute, ma erano il pane, le patate, la carne e i budini caldi, con farina in abbondanza, a tenere a bada la spossatezza. (_"-La pronuncia di stufato uguale a quella di Stu diminutivo di Stuatt._) Dopo che Fee ebbe versato a tutti una tazza di t dal bricco gigantesco, si trattennero a tavola per un'ora o pi, chiacchierando, bevendo o leggendo; Pa' succhiava la pipa con la testa affondata in un libro, Fee continuava a riempire le tazze, Bob era immerso in un altro libro, mentre i ragazzi pi piccoli facevano progetti per l'indomani. La scuola era chiusa per le lunghe vacanze estive e i bambini, liberi, non vedevano l'ora di dedicarsi ai lavori assegnati dal babbo in casa e nell'orto. Bob doveva ritoccare la verniciatura esterna ovunque fosse necessario, Jack e Hughie avrebbero provveduto alla legna, alla manutenzione degli edifici annessi e alla mungitura, mentre Stuart

si sarebbe occupato dell'orto; divertimenti, in confronto agli orrori della scuola. Di tanto in tanto Pa' alzava la testa dal libro per aggiungere un altro incarico all'elenco, ma' Fee non diceva niente, e Frank si abbandonava stancamente sulla sedia, sorseggiando una tazza di t dopo l'altra. Infine, Fee fece cenno a Meggie di sedersi su un alto sgabello e le intrecci i capelli per la notte prima di spedirla a letto con Stu e con Hughie; Jack e Bob chiesero il permesso di alzarsi e uscirono per dar da mangiare ai cani; Frank port la bambola di Meggie sul tavolo da lavoro e cominci a incollarle di nuovo i capelli. Stiracchiandosi, Padraic chiuse il libro e mise la pipa nell'enorme e iridescente conchiglia palla che gli serviva da posacenere. "Be', Ma', io me ne vado a letto." "Buonanotte, Paddy." Fee sparecchi la tavola e stacc dal suo gancio alla parete una grossa tinozza di ferro zincato. La pos sull'estremit opposta del tavolo da lavoro rispetto a Frank e, tolta dalla cucina economica la massiccia pentola di ghisa, riemp la tinozza di acqua calda, l'acqua fredda contenuta in un vecchio bidone di petrolio serv per ridurre la temperatura nella tinozza fumante; dopo avervi rimestato il sapone racchiuso entro una protezione di fil di ferro, cominci a lavare e sciacquare i piatti, mettendoli poi a scolare uno accanto all'altro contro una tazza. Frank aveva lavorato alla bambola senza alzare la testa, ma, quando la fila di piatti cominci ad allungarsi, si alz silenziosamente per prendere una salvietta e cominci ad asciugarli. Spostandosi tra il tavolo da lavoro e la credenza, si diede da fare con la disinvoltura di una lunga familiarit. Era un gioco furtivo e timoroso quello cui si stavano dedicando lui e sua madre, poich la norma pi imperiosa nel regno di Paddy concerneva la giusta distribuzione dei compiti. Le faccende domestiche erano un lavoro da donne,

e basta. Nessun componente di sesso maschile della famiglia doveva sbrigare lavori femminili. Eppure ogni sera, dopo che Pa' era andato a coricarsi, Frank aiutava la madre, e Fee collaborava e lo facilitava rimandando il momento di lavare i piatti finch non udivano il tonfo delle pantofole di Padraic che cadevano sul pavimento. Dopo essersi tolto le pantofole, Pa' non tornava mai in cucina. Fee rivolse a Frank uno sguardo dolce. "Non so come farei senza di te, Frank. Ma non dovresti. Sarai troppo stanco domattina." "Sciocchezze, Ma'. Asciugare qualche piatto non mi ammazzer. una ben piccola cosa, e ti consente di faticare un po' meno." "E il compito mio, Frank. Non mi pesa." "Vorrei soltanto che diventassimo ricchi, un giorno o l'altro. Cos potresti avere una cameriera." "Questi sono pii desideri!" Si asciug le mani insaponate e rosse con lo strofinaccio, poi le poggi sui fianchi, sospirando. I suoi ocehi, quando si posarono sul figlio, erano vagamente preoccupati, perch intuiva l'amaro scontento di lui, qualcosa di pi violento della normale ribellione di chi lavora contro la propria sorte. "Frank, non metterti in mente idee grandiose. Apparteniamo alla classe operaia, e questo significa che non diventeremo ricchi e non avremo mai cameriere. Accontentati di quello che sei e di queLlo che hai. Quando dici queste cose, offendi Pa', e lui non lo merita, lo sai bene. Non beve, non gioca, e lavora spaventosamente per noi. Non un centesimo di quello che guadagna gli resta in tasca; tutto destinato a noi." Le spalle muscolose si ingobbirono spazientite, la faccia bruna divenne dura e torva. "Ma perch dovrebbe essere una brutta cosa volere nella vita qualcosa che non sia solo fatica? Non vedo che cosa ci sia di male se desidero

che tu abbia una cameriera." "E un male perch non pu essere! Sai bene che non abbiamo il denaro per farti studiare, e, se non continuerai gli studi, come potrai mai diventare qualcosa di meglio di un manovale? Il tuo accento, il modo di vestire, le mani, dimostrano che fatichi per vivere. Ma non un'onta avere i calli sulle mani. Come dice Pa', quando le mani di un uomo sono callose, puoi star certo che onesto." Frank fece spallucce e non disse altro. Tutti i piatti vennero messi via; Fee prese il cestino da lavoro e si mise sulla sedia di Paddy accanto al fuoco, mentre Frank tornava a dedicarsi alla bambola. "Povera piccola Meggie!" esclam, a un tratto. "Perch?" "Oggi, quando quei mascalzoni le stavano strapazzando la bambola, lei si limitava a rimanere immobile in piedi e a piangere come se il mondo intero fosse andato in pezzi." Abbass gli occhi sulla bambola, che aveva di nuovo i capelli. "Agnese! Dove andata a pescarlo, santo Cielo, un nome simile?" "Deve avermi sentita parlare di Agnese Fortescue-Smythe, presumo." "Quando le ho ridato la bambola, le ha guardato entro la testa e per poco non morta di paura. Qualcosa degli occhi l'ha spaventata; non so bene che cosa." "Meggie vede continuamente cose che non esistono." "E un peccato che non abbiamo abbastanza soldi per continuare a fare studiare i bambini. Sono cos intelligenti!" "Oh! Frank! Se i desideri fossero cavalli, i mendicanti potrebbero cavalcare" disse sua madre, stancamente. Si pass la mano, un po' tremante, sugli occhi, e conficc l'ago da rammendo in un gomitolo di lana grigia. "Non ce la faccio pi. Sono troppo stanca per vederci bene." "Va a letto, Ma'. Spegner io le lampade."

"Non appena avr caricato la stufa." "Ci penser io." Si alz dal tavolo e pos con cautela la fragile bambola di porcellana dietro una forma per budini sulla credenza, ove sarebbe stata al sicuro. Non temeva che i bambini potessero tentare una nuova devastazione; avevano pi paura della sua vendetta che di quella del padre, perch Frank aveva in s una vena di perfidia. Quando si trovava con la madre o con la sorella non la manifestava mai, ma tutti i ragazzi l'avevano dolorosamente sperimentata. Fee lo osserv, con una stretta al cuore; c'era qualcosa di selvaggio e di disperato, in Frank, un'aura di guai. Se soltanto lui e Paddy fossero andati pi d'accordo! Ma non riuscivano mai ad essere dello stesso parere, e non facevano che discutere. Forse Frank si preoccupava un po' troppo per lei, forse era un po' il cocco di mamma. Fee sapeva di essere in colpa, se le cose stavano realmente in quel modo. Ma questa era la riprova dell'affettuosit, della bont di Frank. Lui voleva soltanto renderle la vita un po' pi comoda. E di nuovo Fee si sorprese ad anelare al giorno in cui Meggie sarebbe stata grande abbastanza per togliere il fardello dalle spalle di Frank. Tolse dal tavolo una piccola lampada, poi la rimise gi e si avvicin a Frank che, accosciato davanti alla cucina economica la caricava con la legna ed era alle prese con la valvola di tiraggio. Sul braccio bianco di lui risaltavano vene sporgenti, le sue mani ben fatte erano troppo sature di sporcizia per poter mai essere del tutto pulite. La mano di Fee si sporse timidamente e, con grande leggerezza, gli scost i capelli lisci e neri dagli occhi; era il massimo cui potesse indursi in fatto di carezze. "Buonanotte, Frank, e grazie." Le ombre ruotavano e sfrecciavano dinanzi alla lampada che avanzava mentre Fee passava silenziosamente per la porta del lato anteriore della casa. Frank e Bob dormivano nella prima camera da letto; lei apr l'uscio senza rumore e tenne alta la lampada; la luce inond il letto a due piazze nell'angolo. Bob giaceva supino, a bocca aperta, fremendo e guizzando come un cane;

Fee si avvicin al letto e gir il ragazzo sul fianco destro prima che potesse scivolare in un vero e proprio incubo, poi indugi un momento, contemplandolo. Quanto somigliava a Paddy! Jack e Hughie erano quasi intrecciati insieme nell'altra stanza. Che tremendi che erano! Ne combinavano sempre qualcuna, ma senza malvagit. Invano cerc di separarli e di rimettere un po' in ordine le coperte; le due rosse teste ricciute si rifiutarono di scostarsi l'una dall'altra. Con un lieve sospiro, Fee rinunci. Come riuscissero a sentirsi riposati dopo aver dormito in quel modo, superava le sue capacit di comprensione, eppure sembravano lo stesso sempre carichi di energie. La stanza ove dormivano Meggie e Stuart era squallida e lugubre per due bimbetti; dipinta in marrone spento e con il pavimento di linoleum marrone, senza quadri alle pareti. Identica alle altre camere da letto. Stuart si era girato nel letto e rimaneva del tutto invisibile eccetto il sedere, che sporgeva dalle coperte l ove si sarebbe dovuta trovare la testa; Fee gliela trov dopo avergli toccato le ginocchia, e, come sempre, si meravigli che non fosse soffocato. Fece scivolare con cautela la mano sotto il lenzuolo e si irrigid. Bagnato di nuovo! Bene, bisognava rimandare alla mattina dopo, quando, senza dubbio, anche il guanciale sarebbe stato bagnato. Succedeva sempre cos, Stuart si girava nel letto e poi faceva pip ancora una volta. Be', un solo bambino su cinque che bagnava il letto, non era male. Meggie dormiva acciambellata come un mucchietto, il pollice in bocca e i capelli sparsi tutto attorno. La sola femmina. Fee si limit a sbirciarla con uno sguardo fuggevole prima di uscire; non esisteva alcun mistero in Meggie, era una femmina. Fee sapeva quale sarebbe stata la sua sorte, e non la invidiava

n la compassionava. I ragazZI erano diversi; erano miracoli, maschi usciti in seguito a chiss quale alchimia dal suo corpo di femmina. Una dura sorte non essere aiutata in casa, ma ne valeva la pena. I figli maschi costituivano il pi grande motivo d'orgoglio di Paddy tra i suoi pari. Chi generava figli maschi era un vero uomo. Fee chiuse silenziosamente la porta della propria camera da letto e mise la lampada su uno scrittoio. Le dita agili volarono gi per le decine di minuscoli bottoni tra il collo alto e la vita del vestito, poi lo sfilarono dalle braccia. Sfil dalle braccia anche la camicetta e, tenendola molto attentamente contro il petto, si contorse entro una lunga camicia da notte di flanella. Soltanto allora, una volta decentemente coperta, si liber della camicetta, delle mutande e del busto non strettamente allacciato. I capelli d'oro raccolti in una crocchia compatta si sciolsero e tutti gli spilloni vennero posti in una conchiglia paua sulla toletta. Ma anche ai capelli, per quanto fossero splendidi, folti e lucenti e molto lisci, non era consentita alcuna libert; Fee port i gomiti sopra il capo, le mani dietro il collo, e prese a intrecciarli rapidamente. Si volt poi verso il letto, il respiro inconsciamente trattenuto; ma Paddy dormiva e lei si lasci sfuggire un profondo sospiro di sollievo. Non che la cosa non fosse bella quando Paddy era in vena, perch si trattava di un amante timido, tenero, premuroso. Ma, fino a quando Meggie non avesse avuto due o tre anni di pi, sarebbe stato molto gravoso mettere al mondo altri figli. Capitolo 2. Quando i Cleary andavano in chiesa, la domenica, Meggie doveva restare a casa con uno dei ragazzi pi grandi, a desiderare il giorno in cui anche lei sarebbe stata abbastanza avanti negli anni per accompagnare gli altri. Padraic Cleary sosteneva che i bambini piccoli stavano bene soltanto a casa loro, e questo valeva anche per la casa del Signore. Quando Meggie avesse cominciato ad andare

a scuola e avesse imparato a stare ferma, si sarebbe potuta recare in chiesa. Non prima. E cos, ogni domenica mattina, rimaneva in piedi accanto al cespuglio di ginestra, di lato al cancello, desolata, mentre la famiglia si ammonticchiava sul vecchio calesse e il fratello incaricato di badare a lei cercava di fingere che fosse piacevolissimo evitare la Messa. Il solo Cleary cui piacesse restare separato dagli altri era Frank. La religiosit di Paddy costituiva un aspetto intrinseco della sua vita. Quando aveva sposato Fee, ci era avvenuto con l'approvazione cattolica data a malincuore, poich Fee apparteneva alla Chiesa anglicana; pur avendo abbandonato la propria fede per Paddy, lei si era rifiutata di adottare la sua. Difficile dire perch, a parte il fatto che gli Armstrong appartenevano a una stirpe di vecchi pionieri di impeccabile estrazione anglicana, mentre Paddy era un immigrato senza il becco di un quattrino, proveniente dalla parte cattolica dell'Irlanda. Erano gi esistiti Armstrong nella Nuova Zelanda molto tempo prima che giungessero i primi coloni "ufficiali" e ci costituiva un passaporto per entrare a far parte dell'aristocrazia coloniale. Dal punto di vista degli Armstrong, si poteva dire soltanto che Fee aveva stretto una scandalosa msalliance. Roderick Armstrong era stato il fondatore del clan nella Nuova Zelanda, in modo curioso. Tutto era incominciato con un evento destinato ad avere molte impreviste ripercussioni sull'Inghilterra del diciottesimo secolo: la guerra per l'indipendenza americana. Fino al 1776, pi di mille delinquenti comuni, inglesi, venivano imbarcati ogni anno per la Virginia e le due Caroline, e venduti per contratto ad un servaggio non migliore della schiavit. La giustizia inglese di quei tempi era truce e implacabile: l'assassinio, l'incendio doloso e il furto di pi di uno scellino, venivano puniti con la forca. I reati meno gravi comportavano la deportazione a vita nelle Americhe.

Ma quando, nel 1776, le Americhe rimasero precluse, l'Inghilterra venne a trovarsi con un numero di condannati che cresceva rapidamente, senza sapere dove metterli. Le prigioni traboccavano e coloro che non vi trovavano posto finivano pigiati entro putridi scafi ormeggiati negli estuari dei fiumi. Bisognava fare qualcosa e qualcosa fu fatto. Con somma riluttanza, perch ci implicava la spesa di alcune migliaia di sterline, al capitano Arthur Phillip venne impartito l'ordine di salpare per la Grande Terra del Sud. Era l'anno 1787. La sua flotta di undici navi aveva a bordo pi di mille detenuti, oltre ai marinai, agli ufficiali, e a un contingente di fanteria di marina. Non fu, quindi, una gloriosa odissea alla ricerca della libert. Alla fine di gennaio del 1788, otto mesi dopo la partenza dall'Inghilterra, la flotta arriv nella Botany Bay. Sua Pazza Maest Giorgio III aveva trovato un nuovo deposito per i rifiuti della societ, la colonia della Nuova Galles del Sud. Nel 1801, quando aveva appena vent'anni, Roderick Armstrong fu condannato alla deportazione a vita. Le successive generazioni di Armstrong si ostinarono a dire che proveniva da una famiglia patrizia del Somerset impoveritasi dopo la rivoluzione americana, e che non aveva mai commesso alcun reato, ma nessuno tento seriamente di risalire alle origini dell'illustre antenato. Si limitarono tutti a crogiolarsi nella gloria riflessa. Quali che fossero state le sue origini e la sua condizione sociale in Inghilterra, il giovane Roderick Armstrong era un violento e un ribelle. Per tutti gli indescrivibili otto mesi di traversata fino alla Nuova Galles del Sud, dimostr di essere un detenuto caparbio e intrattabile e si rese ulteriormente caro agli ufficiali della sua nave rifiutandosi di crepare. Quando arriv a Svdnev, nel 1803, si comport ancor peggio, per cui venne spedito all'isola Norfolk, nella prigione degli intrattabili. Ci non bast a farlo ravvedere. Lo affamarono; lo murarono in una cella tanto angusta che non poteva

n sedersi, n stare in piedi, n sdraiarsi; lo fustigarono fino a ridurlo una polpa gelatinosa; lo incatenarono a uno scoglio in mare lasciando che rasentasse l'annegamento. Ed egli - scarno, tutto ossa, coperto di sudicia tela, senza un dente in bocca, senza un centimetro di pelle esente da cicatrici, acceso interiormente da un fuoco di rancore e di sfida che niente sembrava poter spegnere - continu a ridere di loro. All'inizio di ogni giornata, impegnava se stesso a non morire, e al termine di ogni giornata rideva trionfante nel trovarsi ancora vivo. Nel 1810 lo mandarono nella Terra di Van Diemen, e lo incatenarono ad altri che dovevano scavare una strada nell'arenaria dura come ferro dietro a Hobart. Alla prima occasione, si serv del piccone per scavare un buco nel petto del militare che comandava la spedizione; insieme ad altri dieci forzati massacr i rimanenti cinque militari raschiando loro la carne dalle ossa un centimetro alla volta finch non morirono urlando per le sofferenze. Sia i forzati sia gli uomini che li sorvegliavano erano esseri elementari le cui emozioni si erano atrofizzate fino a ridurli a uno stato sub-umano. Roderick Armstrong non avrebbe potuto fuggire lasciando i suoi aguzzini integri, o uccidendoli rapidamente, pi di quanto potesse rassegnarsi ad essere un forzato. Con il rum e il pane e la carne essiccata tolti ai militari, gli undici uomini si aprirono una strada attraverso chilometri e chilometri di foresta e di piogge e giunsero nella base baleniera di Hobart, ove rubarono una scialuppa e salparono sul Mare di Tasmania senza viveri, senz'acqua e senza vele. Quando la scialuppa venne gettata dai venti sulla selvaggia costa occidentale dell'Isola Meridionale della nuova Zelanda, Roderick Armstrong e altri due uomini vivevano ancora. Egli non parl mai di quel viaggio incredibile, ma si bisbigli che i tre erano riusciti a sopravvivere uccidendo e divorando i compagni pi deboli.

Questo, nove anni esatti dopo che era stato deportato dall'Inghilterra. Era un uomo ancora giovane, ma dimostrava sessant`anni. Quando i primi coloni con la sanzione ufficiale giunsero nella Nuova Zelanda, l'anno 1840, si era impossessato di terre nel ricco distretto Canterbury dell'Isola Meridionale, aveva "sposato" una donna Maori e generato una nidiata di tredici splendidi figli per met polinesiani. Ed entro il 1860, gli Armstrong erano aristocratici coloniali, mandavano la loro progenie maschile a studiare in signorili scuole private in Inghilterra, e dimostravano ampiamente, con la propria scaltrezza e possessivit, di essere davvero gli autentici discendenti di un uomo straordinario e formidabile. Il nipote di Roderick, James, gener Fiona nel 1880, l'unica femmina su quindici figli. Anche se Fee sentiva la mancanza dei pi austeri riti protestanti della sua fanciullezza, non lo diceva mai. Tollerava le convinzioni religiose di Paddy andava ad assistere alla Messa con lui, e faceva in modo che i suo figli adorassero un Dio esclusivamente cattolico. Ma siccome non si era mai convertita, mancavano i piccoli tocchi della religiosit, come il benedicite prima dei pasti, e le preghiere prima di coricarsi, la santit quotidiana. A parte quell'unica puntata fino a Vahin, diciotto mesi prima Meggie non si era mai spinta pi lontano da casa del granaio e della fucina nella conca. La mattina del suo primo giorno di scuola, era talmente eccitata che vomit la colazione e dovette essere riportata nella camera da letto e lavata e cambiata. Via il bel vestitino nuovo di stoffa blu-mare, con il grande colletto bianco alla marinara, e su l'orrido vestituccio di flanella marrone, che si abbottonava fino in alto intorno al suo piccolo collo e sempre le dava la sensazione di esserne sofocata. "E per amor del Cielo, Meggie, la prossima volta che avrai nausea, dimmelo. Non startene seduta finch troppo tardi e a me tocca ripulire un disastro, oltre a tutto il resto che ho da fare! Ora dovrai affrettarti, perch se arriverai in ritardo, dopo la campanella, certo che Suor Agata ti punir a bacchettate. Comportati bene e bada ai tuoi fratelli." Bob, Jack, Hughie e Stu stavano saltellando avanti e indietro accanto al cancello quando Fee spinse infine Meggie fuori della porta, con le tartine

alla marmellata per la colazione in una vecchia cartella. "Su, vieni, Meggie, arriveremo in ritardo!" grid Bob, incamminandosi lungo la strada. Meggie segu di corsa le sagome man mano pi piccole dei fratelli. Erano le sette del mattino passate da poco e il sole mite si trovava nel cielo da parecchie ore; la rugiada si era asciugata sull'erba, tranne nei punti d'ombra pi fitta. La strada di Vahin era un sentiero di terra battuta segnato dai solchi delle ruote, due nastri rosso-scuri separati da un'ampia fascia d'erba di un verde smagliante. Gigli calla bianchi e nasturzi arancione fiorivano in abbondanza tra l'erba alta a ciascun lato, ove i lindi recinti di legno avvertivano di non entrare nelle propriet che fiancheggiavano il sentiero. Bob andava invariabilmente a scuola camminando in equilibrio sulla cresta dei recinti di destra tenendo la cartella di cuoio in bilico sulla testa, invece di portarla a tracolla. I recinti sulla sinistra appartenevano a Jack. I tre Cleary pi piccoli erano padroni del sentiero. In cima al lungo e ripido colle sul quale dovevano salire, dalla conca della fucina al punto in cui la strada di Robertson si univa alla strada di Vahin, sostarono per un momento, ansimanti, le cinque vivide teste profilate contro un cielo di nubi gonfie. Quello era il tratto pi piacevole, la discesa dalla collina; si presero per mano e galopparono gi per il pendio erboso, sin dove scompariva in un intrico di fiori, augurandosi di avere il tempo di strisciare sotto il recinto del signor Chapman e di rotolare fino in fondo come macigni. La casa dei Cleary distava otto chilometri da Vahin e quando Meggie scorse in lontananza i pali del telegrafo, le gambe le tremavano e le calze le stavano scivolando gi. Tendendo l'orecchio per udire la campanella dell'inizio delle lezioni, Bob la sbirci spazientito mentre arrancava e si soffermava di tanto in tanto per tirarsi su le mutande o emettere un ansito di sgomento. La faccia

sotto la massa di capelli era rosea, eppure curiosamente pallida. Con un sospiro, Bob pass la cartella a Jack e fece scorrere le mani lungo i lati dei calzoni alla zuava. "Avanti, Meggie, ti porto io sulle spalle per il resto della strada" disse in tono brusco, fissando torvo i fratelli, se per caso avessero avuto l'idea sbagliata che stava diventando tenero. Meggie gli si arrampic sulla schiena, si sollev quanto bastava per stringergli le gambe intorno alla vita, e gli appoggi la testa alla spalla ossuta con una sensazione di beatitudine. Ora avrebbe potuto vedere Vahin comodamente. Non c'era molto da vedere. Poco pi di un grosso villaggio, Vahin Si allineava ai due lati di una strada catramata. L'edificio pi grande era l'albergo, a due piani, con una tenda che riparava dal sole il vialetto d'accesso e pali che sostenevano la tenda lungo il rigagnolo. Subito dopo, in ordine di grandezza, veniva l'emporio, che a sua volta vantava una tenda e due lunghe panche di legno sotto le vetrine, affinch i passanti potessero riposarvisi. C'era un asta per bandiera davanti alla loggia massonica; alla sua sommit una lacera bandiera inglese stinta sventolava nella brezza fresca. Nella cittadina non esisteva ancora un'autorimessa, il numero delle carrozze senza cavalli essendo limitatissimo, ma c'era un fabbroferraio vicino alla loggia massonica e, dietro alla fucina, una scuderia mentre un distributore di benzina si levava rigido accanto all'abbeveratoio dei cavalli. La sola costruzione di tutto l'abitato che davvero attirasse lo sguardo era un singolare negozio, dipinto in blu vivido, assai poco inglese; tutti gli altri edifici erano verniciati in un sobrio marrone. La scuola pubblica e la Chiesa anglicana si trovavano fianco a fianco, proprio di fronte alla Chiesa del Sacro Cuore e alla scuola parrocchiale. Mentre i Cleary passavano frettolosamente davanti all'emporio, la campanella della scuola cattolica risuon, seguita dai rintocchi pi sonori della grossa campana sostenuta da un palo di fronte alla scuola pubblica. Bob si mise a trottare ed entrarono nel cortile inghiaiato mentre una cinquantina di bambini

si allineava davanti a una minuscola suora con una bacchetta di salice pi alta di lei. Senza bisogno di sentirselo dire, Bob guid i fratelli da un lato lontano dalle file di bambini, e rimase immobile, gli occhi fissi sulla bacchetta. Il convento del Sacro Cuore era a due piani, ma poich si trovava molto indietro rispetto alla strada, e dietro un recinto la cosa non saltava agli occhi tanto facilmente. Le tre suore dell'Ordine delle Sorelle della Misericordia che lo mandavano avanti alloggiavano al primo piano, con una quarta suora, che fungeva da governante, e non si vedeva mai; al pianterreno si trovavano le tre grandi aule nelle quali venivano impartite le lezioni. Un'ampia veranda in ombra correva tutto intorno all'edificio rettangolare e l, nei giorni di pioggia, ai bambini era consentito restare decorosamente seduti durante gli intervalli per la ricreazione e i pasti, mentre nei giorni di sole nessuno poteva mettervi piede. Numerosi alberi di fichi facevano ombra a una parte degli spaziosi giardini, e dietro la scuola il terreno scendeva in lieve pendio verso uno spiazzo rotondo ed erboso eufemisticamente denominato "il campo di cricket" in riferimento alla principale attivit che vi si svolgeva. Ignorando le risatine maliziose e soffocate dei bambini disposti in fila, Bob e i suoi fratelli rimasero perfettamente immobili mentre gli allievi sfilavano entro la scuola al suono degli accordi di Suor Catherine che martellava "Fede dei nostri padri" sul pianoforte tintinnante del convento. Soltanto quando l'ultimo bambino fu scomparso, Suor Agata abbandon il proprio rigido atteggiamento; con le pesanti sottane di sargla che frusciavano impetuosamente spazzando via la ghiaia. and a gran passi l ove i Cleary aspettavano. Meggie la contempl a bocca aperta, non avendo mai veduto, prima di quel momento, una suora. La visione era davvero straordinara: tre frammenti

di persona, vale a dire la faccia e le mani di Suor Agata, mentre tutto il resto consisteva in soggolo e pettorina bianchi, inamidati e vistosi contro strati su strati del nero pi nero, con la fila massiccia dei chicchi di un rosario di legno penzolanti dall'anello di ferro al quale si collegavano le estremit di una larga cintola di cuoio bianco intorno alla vita robusta. La pelle di Suor Agata era permanentemente rossa, per un eccesso di pulizia e a causa della pressione esercitata dagli orli, simili a lame di coltello, del soggolo che incorniciava il lato anteriore della testa, inquadrando qualcosa di troppo incorporeo per essere chiamato faccia; corti peli spuntavano a ciuffi dappertutto sul mento, che il soggolo spietatamente comprimeva rendendolo doppio. Le labbra rimanevano del tutto invisibili, strette in un'unica linea di concentrazione a causa dell'aspra fatica di essere la Sposa del Cristo in una retrograda colonia dalle stagioni capovolte, mentre lei aveva pronunciato i voti nella dolce soavit di un'abbazia di Killarnev pi di cinquant'anni prima. Aveva due piccoli segni cremisi impressi sui lati del naso dalla presa spietata dei tondi occhiali cerchiati in acciaio, e dietro le lenti gli occhi scrutavano sospettosi, color celeste scialbo e amareggiati. "Ebbene, Robert Cleary, perch sei in ritardo?" latr Suor Agata, con la sua voce asciutta, un tempo irlandese. "Mi dispiace, Sorella" rispose Bob legnosamente, gli occhi sempre fissi sull'estremit della bacchetta vibrante che oscillava avanti e indietro. "Perch sei in ritardo?" "Mi dispiace, Sorella." "Questa la prima mattina del nuovo anno scolastico, Robert Cleary, e a me pare che almeno stamane, se non le altre mattine, avresti potuto fare lo sforzo di arrivare puntualmente." Meggie rabbrivid, ma chiam, a raccolta il coraggio. Oh, la prego, Sorella, la colpa stata mia!" squitt. Gli occhi di un celeste scialbo si distolsero da Bob e parvero trapassare

l'anima stessa di Meggie, mentre lei rimaneva l a guuardare in su con sincera innocenza, ignara di avere trasgredito alla prima regola di comportamento nel duello mortale in corso ad infinitum tra insegnanti e allievi: non dare mai informazioni spontaneamente. Bob le sferr un calcio fulmineo alla gamba e Meggie lo sbirci in tralice, smarrita. "Perch stata colpa tua?" domand la suora nel tono pi gelido che Meggie avesse mai udito. "Ecco. ho vomitato dappertutto sul tavolo e il vomito mi arrivato fino alle mutande, e cos Ma' ha dovuto cambiarmi e lavarmi, e ho fatto arrivare tutti in ritardo" spieg Meggie ingenuamente. Le fattezze di Suor Agata rimasero inespressive, ma la bocca si tese come una molla troppo caricata, e la punta della bacchetta si abbass di tre o quattro centimetri. "Chi questa" scatt, rivolta a Bob, come se l'oggetto della sua domanda fosse stato una specie nuova e particolarmente detestabile di insetto. La prego, Sorella, mia sorella Meghann." Allora in avvenire le farai comprendere che esistono certi argomenti dei quali noi non parliamo mai, Robert, se siamo vere signore e veri gentiluomini. Per nessun motivo al mondo nominiamo mai e poi mai un qualsiasi capo della nostra biancheria, come bambini di una famiglia decente dovrebbero gi sapere. Porgete le mani, tUtti quanti." "Ma, Sorella, la colpa stata mia!" gemette Megie, tendendo le mani con i palmi in su, poich aveva veduto i fratelli mimare quel gesto in casa almeno un migliaio di volte. "Silenzio!" sibil Suor Agata, voltandosi verso di lei. "Mi lascia del tutto indifferente sapere chi di voi il responsabile. Siete tutti in ritardo, e per conseguenza dovete essere puniti tutti quanti. Sei colpi" Pronunci la sentenza con voce monotona ma con gioia.

Terrorizzata, Meggie osserv le mani ferme di Bob, vide la lunga bacchetta fischiar gi quasi pi rapida di quanto i suoi occhi potessero seguirla, e la ud schioccare secca sul centro del palmo, dove la carne era soffice e tenera. Una striscia rossa si accese all'istante. Il secondo colpo piomb sulla giunzione tra dita e palmo, ancor pi sensibile, e l'ultimo sui polpastrelli delle dita, che il cervello ha saturato di sensibilit pi di ogni altro punto del corpo, tranne le labbra. La mira di Suor Agata era perfetta. Seguirono ancora tre colpi sull'altra mano di Bob, prima che ella rivolgesse la propria attenzione a Jack, il secondo della fila. La faccia di BOb era pallida, ma lui non grid e non si mosse, e nello stesso modo si comportarono i suoi fratelli, man mano che veniva il loro turno; persino il calmo e tenero Stu. Mentre seguivano con lo sguardo la traiettoria all'ins della bacchetta sopra le sue mani, gli occhi di Meggie si chiusero involontariamente per non vederla calare. Ma il dolore fu come una vasta esplosione, uno scorticamento, una bruciante invasione della sua carne sino all'osso; nel momento stesso in cui il dolore si irradiava, facendole formicolare l'avambraccio, segu il colpo successivo, e quando raggiunse la spalla, l'ultimo colpo sulle punte delle dita url lungo la stessa strada, arrivando per al cuore. Lei affond i denti nel labbro inferiore e lo morse, troppo colma di vergogna e troppo orgogliosa per piangere, troppo infuriata e indignata a causa dell'ingiustizia per trovare l'audacia di aprire gli occhi e fissare Suor Agata; la lezione veniva assimilata, anche se il suo nocciolo non era ci che Suor Agata intendeva insegnare. Venne l'ora di pranzo prima che gli ultimi residui di dolore le si dileguassero dalle mani Megge aveva trascorso la mattinata in una bruma di paura

e di smarrimento, senza capire nulla di quello che veniva detto o fatto. Spinta in un doppio banco nell'ultima fila dell'aula dei bambini pi piccoli, non not neppure chi fosse la sua compagna, tranne che dopo la malinconica ora del pasto trascorsa stando rannicchiata dietro a Bob e a Jack in un angolo appartato del cortile della ricreazione. Soltanto un ordine severo di Bob la persuase a mangiare le tartine con la marmellata di uvaspina preparate da Fee. Quando la campanella squill, annunciando l'inizio delle lezioni del pomeriggio, e Meggie trov un posto nella fila, gli occhi cominciarono infine a schiarirlesi quanto bastava per consentirle di vedere ci che stava accadendo intorno a lei. L'onta delle bacchettate continuava a bruciarle, tagliente come prima, ma tenne la testa alta e finse di non accorgersi delle gomitate e dei bisbigli delle bimbette pi vicine. Suor Agata si trovava in testa con la bacchetta; Suor Declan andava su e gi dietro le file; Suor Catherine sedeva al pianoforte subito al di l della porta dell'aula dei pi piccoli e cominci a suonare "Avanti, soldati cristiani", sottolineando con molta enfasi il ritmo due quarti. Si trattava, a dire il vero, di un inno protestante, ma la guerra lo aveva reso accettabile. I cari bambini marciavano a quegli accordi proprio come piccoli soldati, pens orgogliosa Suor Catherine. Delle tre religiose, Suor Declan era una copia di Suor Agata, meno quindici anni di vita, mentre Suor Catherine continuava ad essere remotamente umana. Non aveva ancora superato la trentina, veniva dall'Irlanda, naturalmente, e il fiore del suo ardore non era del tutto appassito, l'insegnamento continuava a darle gioia, vedeva sempre l'imperitura immagine del Cristo nelle faccette voltate all'ins verso la sua con espressioni cos adoranti. Ma insegnava ai bambini

pi grandi, quelli che Suor Agata riteneva fossero stati abbastanza percossi per comportarsi bene nonostante una maestra giovane e amabile. Quanto a lei, Suor Agata si occupava dei bambini pi piccoli, per foggiarne le menti e i cuori con l'argilla dell'infanzia, lasciando quelli di mezzo a Suor Declan. Nascosta e al sicuro nell'ultima fila di banchi, Meggie os sbirciare in tralice la bambina che le sedeva accanto. Un sorriso sdentato accolse il suo sguardo impaurito, enormi occhi scuri la fissarono tondi in una faccia bruna e lievemente lucida. La bambina affascin Meggie, abituata alle carnagioni chiare e alle lentiggini, poich persino Frank, con gli occhi e i capelli neri, aveva la pelle bianca; e cos Meggie fin con il giudicare la compagna di banco la pi bella creatura che avesse mai veduto. "Come ti chiami?" mormor la bruna bellezza, con un angolo della bocca, rosicchiando dall'altra parte la matita, e sputando i pezzettini di legno entro il calamaio vuoto. "Meggie Cleary" fu la bisbigliata risposta. "Ehi tu, laggi," giunse una voce asciutta e aspra, dall'altro lato dell'aula. Meggie sussult, guardandosi attorno smarrita. Vi fu un trepestio cavernoso mentre venti bambini posavano le matite tutti contemporaneamenre, e un fruscio sommesso mentre preziosi fogli di carta venivano spinti da parte per consentire ai gomiti di appoggiarsi furtivamente sui banchi. Con il cuore che sembrava caderle gi verso le scarpe, Meggie si rese conto che tutti la fissavano. Suor Agata stava venendo avanti rapida lungo il passaggio; il terrore di Meggie divenne cos acuto che, se soltanto vi fosse stata qualche possibilit di fuggire, sarebbe scappata a gambe levate. Ma dietro di lei si trovava la parete divisoria dell'aula di mezzo, a ciascun lato i banchi

la imprigionavano, e dinanzi a s aveva Suor Agata. Gli occhi occuparono quasi tutto lo spazio della faccetta livida, mentre li alzava sulla suora soffocando la paura, aprendo e chiudendo le mani sul piano del banco. "Hai parlato, Meghann Cleary." "S, Sorella." "E che cosa hai detto?" "Il mio nome, Sorella." "Il tuo nome!" la schern Suor Agata, voltandosi a guardare gli altri bambini, come se anch'essi dovessero condividere senz'altro quel disprezzo. "Bene, bambini, non un grande onore? Un'altra Cleary nella nostra scuola, e non vede l'ora di proclamare le sue generalit!" Torn a rivolgersi a Meggie. "Alzati quando ti parlo, piccola selvaggia ignorante! E porgi le mani, per piaccre." Meggie si distric dal banco, con i lunghi riccioli che le oscillavano contro la faccia e rimbalzavano via. Intrecciando le mani, le torse disperatamente, ma Suor Agata non si mosse, si limit ad aspettare, aspettare, aspettare... Poi, in qualche modo, Meggie riusc a costringere le proprie mani a disgiungersi, ma, mentre la bacchetta calava, le tir indietro di scatto, ansimante per il terrore. Suor Agata affond le dita nei capelli annodati a crocchia sul cocuzzolo della testa di Meggie e la trascin pi vicina a s, accostandole la faccia a pochi centimetri dagli spaventosi occhiali. "Porgi le mani, Meghann Cleary." Le parole vennero pronunciate cortesemente, gelide e implacabili. Meggie apr la bocca e vomit dappertutto sul davanti dell'abito di Suor Agata. Vi fu un inorridito risucchiare il respiro da parte di ogni bambino nell'aula mentre Suor Agata rimaneva immobile, con il vomito disgustoso che gocciolava lungo le pieghe nere sul pavimento, la faccia paonazza di rabbia e di stupore. Poi la bacchetta si abbatt, ovunque potesse finire sul corpo di Meggie mentre

lei alzava le braccia per proteggersi il viso e si faceva piccola, sempre vomitando, nell'angolo. Quando Suor Agata ebbe il braccio tanto stanco da non poter pi alzare la bacchetta addit la porta. "Tornatene a casa, ripugnante piccola filistea" disse; quindi gir sui tacchi ed entr nell'aula di Suor Declan. Lo sguardo frenetico di Meggie trov Stu; lui fece di s con la testa, per dirle che doveva fare come le era stato detto, i teneri occhi azzurro-verdi colmi di compassione e di comprensione. Asciugandosi la bocca con il fazzoletto, la bambina pass incespicante per la porta e usc nel cortile della ricreazione. Mancavano ancora due ore al termine delle lezioni; arranc lungo la strada, spenta, sapendo che i fratelli non avrebbero potuto raggiungerla, e troppo impaurita per trovare un posto in cui aspettarli. Doveva tornare a casa sola e confessare tutto a Ma' per proprio conto. Fee per poco non le cadde addosso, mentre barcollava fuori della porta dietro casa con una cesta piena di biancheria bagnata. Meggie sedeva sull'ultimo gradino della veranda posteriore, a testa bassa, le estremit dei chiari riccioli appiccicose e il davanti del vestito imbrattato. Deposto il peso schiacciante della cesta, Fee sospir e si scost dagli occhi una ciocca ribelle. "Ebbene, che cosa successo?" domand in tono stanco. "Ho vomitato tutto addosso a Suor Agata." "Oh, Signore!" esclam Fee, le mani sui fianchi. "Sono stata anche punita a bacchettate" bisbigli Meggie, mentre le lacrime le riempivano gli occhi senza sgorgare. "Un bel guaio davvero, devo dire." Fee sollev la cesta, barcollando finch non fu riuscita a equilibrarla. "Be', Meggie, non so come regolarmi con te. Dovremo aspettare e sentire che cosa dir Pa'." E si incammin, attraverso il cortile, nella direzione della biancheria che sbatteva nel vento, sulle corde riempite a mezzo. Passandosi stancamente le mani sulla faccia, Meggie segu con lo sguardo la madre per un momento, poi si alz e si incammin gi per il sentiero della

fucina. Frank aveva appena terminato di ferrare la giumenta baia del signor Robertson e la stava facendo indietreggiare nella stalla, quando Meggie apparve sulla soglia. Si volt, la vide, e i ricordi della sua terribile infelicit a scuola tornarono, pervadendolo. Meggie era cos piccola, cos infantilmente grassoccia e innocente e tenera, ma la luce nei suoi occhi sembrava essere stata spenta brutalmente e ora vi si celava un'espressione che lo indusse a voler assassinare Suor Agata. Assassinarla, proprio assassinarla, afferrarla sotto il doppio mento e stringere... Lasci cadere gli attrezzi, si tolse il grembiule; and rapido verso la bambina. "Che cosa c', cara?" domand, chinandosi fino ad avere la faccia alla stessa altezza della sua. L'odore del vomito saliva da lei come un miasma, ma Frank represse l'impulso di scostarsi. "C', Fra-Fra-Frank!" gemette, il visetto le si altero e le lacrime non trovarono argini, finalmente. Gli gett le braccia al collo e gli si avvinghi appassionatamente, piangendo nello strano modo silenzioso, doloroso, tipico di tutti i piccoli Cleary non appena si lasciavano indietro l'infanzia. Era orribile a vedersi e non bastavano a fugarlo le parole tenere o i baci. Quando la bambina fu di nuovo calma, la prese in braccio e la port sul mucchio di fieno dal profumo soave, accanto alla giumenta del signor Robertson; vi sedettero vicini, lasciando che la cavalla intaccasse i margini del loro giaciglio, dimentichi del mondo. Il capo di Meggie poggiava sul torace nudo e liscio di Frank. Le ciocche dei capelli di lei si muovevano qua e l mentre la cavalla soffiava con gusto sul fieno, sbuffando di piacere. "Perch ha dato bacchettate a tutti noi, Frank?" domand Meggie. "Le avevo detto

che la colpa era mia" Frank si era ormai abituato al cattivo odore, che non lo infastidiva pi; tese una mano e distrattamente accarezz il muso della giumenta, respingendolo quando diventava troppo invadente. "Siamo poveri, Meggie, questa la ragione pi importante; le suore odiano sempre gli allievi poveri. Quando sarai stata per alcuni giorni nella vecchia e muffita scuola di Suor Agata, ti accorgerai che non se la prende soltanto con i Cleary, ma anche con i Marshall e con i MacDonald. Siamo tutti poveri. Se invece fossimo ricchi e andassimo a scuola con una grande carrozza come gli O'Brien, le suore ci riempirebbero di complimenti dalla testa ai piedi. Ma non possiamo regalare un organo alla chiesa, o paramenti dorati alla sacrestia, o un cavallo e un calesse nuovo alle suore. Con noi possono fare quello che vogliono. "Un giorno, ricordo, Suor Agata si arrabbi tanto con me che continu a gridarmi: "Piangi, per amor di Dio! Fatti sentire, Francis Cleary! Se tu mi dessi la soddisfazione di sentirti strillare, non ti percuoterei cos forte o cos di frequente." "Questa un'altra ragione per cui ci odia; perch siamo migliori dei Marshall e dei MacDonald. I Cleary non riesce a farli piangere dovremmo leccarle le scarpe. Be', io ho gi detto ai ragazzi che cosa farei a qualsiasi Cleary se anche soltanto gemesse prendendosi le bacchettate, e questo vale anche per te, Meggie. Per quanto forte possa picchiarti, non un lamento. Hai pianto oggi" "No, Frank" sbadigli lei, con le palpebre grevi e il pollice che ciecamente si spostava sul viso in cerca della bocca. Frank la fece coricare sul fieno e si rimise al lavoro canticchiando e sorridendo. Meggie dormiva ancora quando entr Paddy. Le braccia erano sudicie perch aveva pulito la vaccheria del signor Tarman: portava il cappello a larga tesa calcato sin sugli occhi. Osservo Frank che foggiava una scure sull'incudine, con fasci

di scintille turbinanti intorno alla testa, poi lo sguardo di lui si volse verso sua figlia raggomitolata sul fieno e verso la giumenta baia del signor Robertson, che faceva ciondolare la testa sopra il visetto addormentato. "Immaginavo che fosse qui" disse Paddy, lasciando cadere la frusta e portando il vecchio roano nella parte del granaio destinata a stalla. Frank annu appena, e alz gli occhi sul padre con uno di quei cupi sguardi di dubbio e di incertezza che Paddy trovava sempre cos esasperanti, poi torn a dedicarsi alla scure incandescente, i fianchi nudi resi luccicanti dal sudore. Dopo aver tolto la sella al roano, Paddy lo leg al suo posto, riemp l'abbeveratoio, quindi mescol crusca e avena con un po' d'acqua. L'animale nitr sommessamente, in segno d'affetto, quando lui vuot il foraggio nella mangiatoia e lo segu con lo sguardo mentre si avvicinava al grande trogolo fuori della fucina, sfilandosi la camicia. Paddy si lav le braccia, la faccia e il torace, bagnandosi i calzoni al ginocchio e i capelli. Dopo essersi asciugato con un vecchio sacco, fiss il figlio, interrogativo. "Ma' mi ha detto che Meggie stata mandata a casa per punizione. Sai che cosa successo, esattamente?" Frank smise di battere la scure mentre l'incandescenza moriva. "Ha vomitato tutto addosso a Suor Agata." Affrettandosi a cancellare il sorriso dalla propria faccia, Paddy fiss la parete opposta per un momento, per ricomporsi, poi si volt verso Meggie. "Troppo eccitata dal primo giorno di scuola, eh?" "Non lo so. Ha vomitato prima di uscire di casa, stamane, e cos sono arrivati dopo la campana. Si sono buscati tutti quanti sei bacchettate, ma Meggie era molto sconvolta perch pensava che la punizione sarebbe dovuta toccare soltanto a lei. Dopo l'ora di pranzo, Suor Agata si scatenata di nuovo e la nostra Meggie le ha vomitato pane e marmellata sul lindo abito nero." "Che cosa accaduto, allora?"

"Suor Agata l'ha bacchettata ben bene e l'ha mandata a casa per punizione." "Be', direi che gi stata punita abbastanza. Ho un gran rispetto per le suore e so che non spetta a noi criticare le loro azioni, ma vorrei che fossero un po' meno leste con la bacchetta. So bene che per insegnare a leggere e a far di conto alle dure teste irlandesi ci vogliono botte, ma, alla fin fine, era il primo giorno di scuola per Meggie." Frnk stava fissando suo padre, stupito. Mai, fino a quel momento, Paddy aveva parlato da uomo a uomo con il figlio maggiore. Emergendo, scosso, dal suo perpetuo risentimento, Frank si rese conto che, nonostante tutte le fiere vanterie, Paddy voleva bene a Meggie pi di quanto ne volesse ai figli maschi. Si sorprese ad amare, quasi, suo padre, e pertanto sorrise senza la diffidenza consueta. "E una piccola straordinaria, vero?" domand. Paddy annu distrattamente, assorto nella contemplazione della bambina. La cavalla soffi, facendo crepitare le labbra, Meggie si mosse, si gir ed apr gli occhi. Quando scorse il padre in piedi accanto a Frank, si drizz a sedere di scatto, e la paura le fece impallidire la pelle. "Bene, Meggie piccola, hai avuto una giornata dura, eh?" Paddy si avvicin e la sollev dal fieno, trattenendo il respiro mentre veniva investito da una folata di odore di vomito. Poi alz le spalle e la tenne stretta contro di s. "Sono stata punita a bacchettate, Pappi." "Be', conoscendo Suor Agata, non sar l'ultima volta" rise lui, mettendosela appollaiata sulla spalla. "Sar bene andare a vedere se Ma' ha dell'acqua calda nel paiolo per farti il bagno. Puzzi pi della vaccheria di Jarman." Frank si port sulla soglia e osserv le due teste rosse che dondolavano su per il sentiero, poi si volt e vide gli occhi dolci della giumenta baia che lo guardavano. "Su, vieni, vecchia sgualdrina, ti porto a casa" le disse, chinandosi a prendere

la cavezza. La vomitata di Meggie fin per essere una benedizione mascherata. Suor Agata continuava a bacchettarla con regolarit, ma sempre tenendosi lontana abbastanza per sottrarsi alle possibili conseguenze, il che riduceva la forza del braccio e annullava del tutto la precisione della mira. La bambina bruna seduta accanto a Meggie era la figlia minore dell'italiano proprietario e gestore del bar-ristorante di Vahin verniciato in vivido blu. Si chiamava Teresa Annunzio ed era ottusa quel tanto che bastava per sottrarsi all'attenzione di Suor Agata, ma senza esserlo a tal punto da divenirne il bersaglio. Quando le crebbero i denti, divent notevolmente bella, e Meggie l'adorava. Durante gli intervalli, passeggiavano nel cortile della ricreazione cingendosi la vita, un indizio del fatto che si era "amiche intime", non disponibili alle attenzioni altrui. E parlavano, parlavano, parlavano. Una volta, durante l'ora di pranzo, Teresa condusse Meggie nel ristorante per farle conoscere sua madre e suo padre, nonch i fratelli e le sorelle pi grandi. Rimasero incantati dai suoi capelli di fuoco dorato, cos come lo era lei dalle loro nere zazzere, e la paragonarono a un angelo quando li contempl con i grandi occhi, mirabilmente screziati di grigio. Aveva ereditato dalla madre un'indefinibile aria patrizia della quale tutti si accorgevano immediatamente; e se ne accorse anche la famiglia Annunzio. Ansiosi quanto Teresa di coccolarla, le diedero patatine unte, fritte in pentoloni sfrigolanti di grasso d'agnello, e un pezzo di pesce molto spinoso che aveva un sapore delizioso essendo stato immerso in una pastella di farina e fritto nello stesso grasso fumante, insieme alle patatine, ma entro una reticella separata. Meggie non aveva mai gustato cibo cos delizioso, e si augur di poter pranzare pi spesso nel ristorante. Ma quella era stata un'occasione speciale e aveva richiesto particolari permessi di sua madre e delle suore. La conversazione di Meggie in casa cominci a essere formata soltanto da "Teresa

dice" e "Sapete che cosa ha fatto Teresa? finch Paddy url che aveva sentito parlare anche troppo di Teresa. "Non so se sia una cos buona idea andare troppo d'accordo con i latini" borbott, in quanto condivideva l'istintiva diffidenza della comunit inglese nei confronti di ogni persona bruna di pelle o mediterranea. "I latini sono sudici, Meggie piccola, non si lavano troppo spesso" spieg zoppicante, smontato dall'occhiata di risentito rimprovero scoccatagli da Meggie. Ferocemente geloso, Frank lo approv. E cos, Meggie parl pi di rado della sua amica quando si trovava in casa. Ma la disapprovazione domestic non poteva ostacolare quell'amicizia, limitata com'era ai giorni e alle ore di scuola. Bob e gli altri bambini erano anche troppo contenti di vedere Meggie completamente accaparrata da Teresa. Potevano cos sfrenarsi a pi non posso nel cortile della ricreazione, proprio come se la sorella non fosse esistita. Le cose inintelligibili che Suor Agata continuava a scrivere sulla lavagna, cominciarono a poco a poco ad assumere un significato, e Meggie impar che "+ "significava contare tutti i numeri fino a pervenire a un totale, mentre un "-- significava togliere i numeri scritti sotto dai numeri scritti sopra e finire con numeri pi piccoli di quelli che si erano avuti all'inizio. Era una bambina intelligente e sarebbe stata un'allieva ottima, se non proprio brillante, qualora fosse riuscita a sormontare il timore di Suor Agata. Ma non appena quegli occhi a succhiello si volgevano dalla sua parte e quell'asciutta voce di vecchia le poneva una brusca domanda, lei balbettava, tartagliava e non riusciva a pensare. Trovava facile l'aritmetica, ma quando doveva dimostrare a parole la propria capacit, non ricordava pi quanto facesse due pi due. Imparare a leggere signific entrare in un mondo cos affascinante da non poterne mai avere abbastanza; ma non appena Suor Agata le diceva

di alzarsi e di leggere un brano ad alta voce, Meggie stentava a pronunciare le parole pi facili, figurarsi poi quelle lunghe e complicate. Le sembrava di essere continuamente in preda a un tremito, bersagliata dai commenti sarcastici di Suor Agata, o di arrossire perch il resto della classe rideva di lei. Infatti era sempre la sua lavagnetta quella che Suor Agata mostrava a tutti, tenendola alta, per schernirla, ed erano sempre i suoi fogli di carta faticosamente scritti quelli di cui si serviva Suor Agata per dimostrare l'orrore di un compito disordinato. Alcuni dei bambini pi ricchi erano cos fortunati da possedere gomme per cancellare, ma la sola gomma di Meggie era la punta del dito, che leccava e strofinava sui propri errori causati dal nervosismo, finch la scrittura si spandeva a chiazze e la carta veniva via formando salsicce in miniatura. Questo causava buchi ed era severamente vietato, ma lei era talmente disperata da tentare qualsiasi cosa pur di evitare le critiche di Suor Agata. Fino al suo arrivo, Stuart era stato il primo bersaglio della bacchetta e della velenosit della suora. Ma Meggie rappresentava un bersaglio di gran lunga migliore, poich la malinconica placidit di Stuart e il suo distacco quasi da santo erano noci dure da rompere, anche per Suor Agata. Meggie, invece, tremava tutta e diventava rossa come una barbabietola, sebbene si sforzasse cos virilmente di attenersi al comportamento dei Cleary, come lo aveva definito Frank. Stuart provava una gran compassione per Meggie e cercava di facilitarle le cose attraendo deliberatamente le ire della suora sul proprio capo, ma la maestra scopriva immediatamente l'astuzia e si adirava ancor pi nel constatare che la solidariet dei Cleary si estendeva anche alla bambina, come era sempre accaduto tra i fratelli. Se qualcuno le avesse domandato per quale precisa ragione si accaniva tanto contro I Cleary, non sarebbe stata in grado di rispondere. Ma per un'anziana religiosa,

amareggiata quanto Suor Agata dal corso della proprla esistenza, una famiglia orgogliosa e suscettibile come i Cleary non era facile da mandar gi. La colpa peggiore di Meggie consisteva nell'essere mancina. Quando prese guardinga tra le dita il gessetto, per cimentarsi nella prima lezione di scrittura, Suor Agata si avvent su di lei come Cesare contro i Galli. "Meghann Cleary, metti gi quel gessetto!" tuon. E cos ebbe inizio un'accanita battaglia. Meggie era mancina, inguaribilmente e senza speranze. Allorch Suor Agata le flett a forza le dita della mano destra nella posizione giusta intorno al gessetto e le tenne la mano sopra la lavagna, Meggie sent che le girava la testa, senza avere la pi pallida idea di come costringere l'arto colpevole a fare ci che, secondo la maestra, poteva fare. Divenne mentalmente sorda, muta e cieca; quell'inutile appendice, la mano destra non era pi collegata delle dita dei piedi ai suoi processi mentali. Tracci una linea tortuosa fuori dell'orlo della lavagna, perch non riusciva a flettere la mano; lasci cadere il gessetto come se fosse paralizzata; nessuno dei tentativi di Suor Agata pot far s che la mano destra di Meggie tracciasse una "A". In seguito, furtivamente, Meggie trasfer il gessetto nella mano sinistra e, con il braccio goffamente incurvato intorno a tre lati della lavagnetta, tracci una fila di meravigliose "A" degne di un incisore. Fu Suor Agata a vincere la battaglia. Un mattino, quando i bambini si allinearono, leg a Meggie il braccio sinistro contro il corpo con una corda, e non lo sciolse finch non squill la campanella che annunciava il termine delle lezioni, alle tre del pomeriggio. Persino all'ora di pranzo la bambina dovette mangiare, passeggiare e giocare con il braccio sinistro saldamente immobilizzato. Occorsero tre mesi ma in ultimo impar a scrivere correttamente secondo i dettami di Suor Agata, anche se il contorno delle lettere non fu mai buono. Allo scopo di accertarsi che non ricominciasse

mai a servirsene, il braccio sinistro le venne tenuto legato per altri due mesi; poi Suor Agata riun l'intera scolaresca e fece recitare un rosario di ringraziamento a Dio Onnipotente per la Sua saggezza nel far s che Meggie si fosse resa conto del proprio errore. I figli di Dio adoperavano di preferenza la destra; i bambini mancini erano generati dal demonio, specie se avevano i capelli rossi. Durante quel primo anno di scuola Meggie perdette le rotondit dell'infanzia e divent molto magra, sebbene fosse cresciuta poco di statura. Cominci a rosicchiarsi le unghie, Suor Agata la costrinse a girare intorno a ogni banco della scuola tenendo le mani in fuori affinch tutti i bambini potessero vedere quanto erano brutte le unghie rosicchiate. E questo sebbene una buona met degli allievi tra i cinque e i quindici anni si rosicchiassero le unghie quanto Meggie. Fee tir fuori la bottiglia di aloe amaro e spalm sulla punta delle dita di Meggie l'orribile sostanza. Tutti gli appartenenti alla famiglia vennero arruolati affinch si accertassero che Meggie non avesse mai modo di lavar via l'aloe. Quando le altre bimbette a scuola notarono le macchie brune, Meggie si sent mortificata. Se si metteva le dita in bocca, il sapore era indescrivibile, schifoso e nero come il bagno insetticida per le pecore; in preda alla disperazione, lei sputava nel fazzoletto e si strofinava finch non riusciva a liberarsi della maggior parte della sostanza. Paddy prese il suo frustino, uno strumento assai pi mite della bacchetta di Suor Agata, e la fece saltellare tutto attorno alla cucina. Era contrario a percuotere i suoi figli sulle mani, sulla faccia o sulle natiche, e si limitava alle gambe. Le gambe sentivano il dolore quanto ogni altra parte del corpo, diceva, e non potevano essere danneggiate. Eppure, nonostante l'aloe amaro, il ridicolo, la bacchetta di Suor Agata e il frustino di Paddy, Meggie continu a rosicchiarsi le unghie.

L'amicizia con Teresa Annunzio era la felicit della sua esistenza, la sola cosa che rendesse sopportabile la scuola. Subiva le lezioni nell'angosciosa attesa che giungesse l'intervallo della ricreazione per potersi mettere a sedere sotto il grande fico con il braccio intorno alla vita di Teresa, e il braccio di Teresa intorno alla sua, parlando e parlando. Ascoltava racconti sulla straordinaria famiglia forestiera di Teresa, sulle numerose bambole della compagna e sul suo vero servizio da t decorato con disegni cinesi. Quando vide il servizio da t, rimase sopraffatta. Era formato da centootto pezzi, tazzine in miniatura e piattini e vassoi, con una teiera e una zuccheriera e una lattiera nonch un apposito recipiente per la panna, e poi cucchiaini e forchettine e coltellini delle dimensioni giuste perch potessero servirsene le bambole. Teresa possedeva innumerevoli giocattoli oltre a essere molto pi piccola della pi giovane delle sue sorelle, apparteneva a una famiglia italiana, e ci significava che veniva appassionatamente e apertamente amata e viziata per quanto lo consentivano le possibilit finanziarie del padre. Ognuna delle due bambine considerava l'altra con meraviglia reverenziale e con invidia, sebbene Teresa non avesse mai invidiato l'educazione calvinista e stoica di Meggie. La compassionava, piuttosto. Non potersi rifugiare dalla mamma, per farsi abbracciare e baciare? Povera Meggie! Meggie, da parte sua, si trovava nell'impossibilit di paragonare la mamma sorridente, piccoletta e corpulenta di Teresa con la propria madre, magra e seria, per cui non pensava mai: vorrei che Ma' mi abbracciasse e mi baciasse. Pensava invece: vorrei che la mamma di Teresa abbracciasse e baciasse anche me. Ma le immagini degli abbracci e dei baci erano di gran lunga meno frequenti nella sua mente delle immagini del servizio da t con decorazioni cinesi. Era cos delicato, cos sottile e fragile, cos bello! Oh, se soltanto avesse avuto anche lei un servizio da t con decorazioni cinesi e le fosse stato

possibile offrire il t delle cinque ad Agnese con una tazzina bluscura e bianca, su un piattino blu-scuro e bianco! Durante la benedizione del venerd nella vecchia chiesa, con le belle e grottesche sculture maori, e con il soffitto dipinto nello stile maori, Meggie si inginocchiava e pregava per avere un servizio da t cinese tutto suo. Quando Padre Haves sollevava l'Ostensorio, l'Ostia consacrata era appena visibile attraverso lo sportellino di vetro al centro dei raggi incrostati di gemme. Padre Hayes benediceva i fedeli a capo chino. Tutti tranne Meggie, che non vedeva nemmeno l'Ostia; era troppo intenta a sforzarsi di ricordare quanti piattini ci fossero nel servizio da t con decorazioni cinesi di Teresa; e quando i Maori nella cantoria attaccavano il coro glorioso la testa di Meggie girava in uno stordimento di blu oltremare molto lontano dal cattolicesimo o dalla Polinesia. Capitolo 3. L'anno scolastico si stava avvicinando al termine, il mese di dicembre e il giorno del suo compleanno cominciavano a preannunciare la piena estate, allorch Meggie impar quanto si poteva pagar caro Il desiderio pi ardente. Sedeva su un alto sgabello accanto alla cucina economica e Fee le stava acconciando i capelli, come sempre prima che andasse a scuola; si trattava di una faccenda complicata. I capelli di Meggie tendevano ad arricciarsi di loro iniziativa, la qual cosa era considerata una grande fortuna da sua madre. Le bambine con i capelli lisci si trovavano a mal partito quando crescevano e tentavano di ricavare magnifiche masse ondulate dalle loro zazzerette lisce e rade. Di notte, Meggie dormiva con i capelli, lunghi sin quasi lle ginocchia, fastidiosamente arrotolati intorno a pezzetti di vecchie lenzuola tagliate a lunghe strisce, e tutte le mattine doveva arrampicarsi sullo sgabello mentre

Fee svolgeva gli straccetti e le spazzolava i riccioli. Fee si serviva di una vecchia spazzola per capelli Mason Pearson, prendendo un lungo e arruffato ricciolo nella mano sinistra e spazzolandolo abilmente intorno al proprio dito indice finch l'intera lunghezza del ricciolo risultava arrotolata a formare un lucente e spesso salsicciotto; poi sfilava con cautela il dito dal centro del rotolo e ScUoteva quest'ultimo facendo s che divenisse un lungo boccolo folto e lucido. Questa manovra veniva ripetuta circa venti volte, poi raCcoglieva tutti insieme i boccoli sopra il cocuzzolo della testa di Meggie mediante un nastro di taffet appena stirato, dopodich la bambina era pronta per uscire. Tutte le altre bambine portavano le trecce, a scuola, lasciando i riccioli per le grandi occasioni, ma su questo punto Fee era inflessibile. Meggie doveva avere sempre i boccoli, per quanto a lei riuscisse difficile trovare il tempo necessario per pettinarla ogni mattina. Una precauzione scriteriata, se soltanto Fee se ne fosse resa conto, poich i capelli di sua figlia erano di gran lunga i pi belli dell'intera scolaresca. E sottolineare la cosa con i boccoli faceva s che la piccola venisse molto invidiata e odiata. Si trattava di una faccenda dolorosa, ma Meggie ci era troppo abituata per accorgersene, poich non ricordava un solo giorno in cui non fosse stata pettinata in quel modo. Il braccio muscoloso di Fee dava strattoni spietati con la spazzola attraverso nodi e grovigli, finch gli occhi di Meggie si riempivano di lacrime e lei doveva afferrarsi allo sgabello con tutte e due le mani per non cadere. Era il luned dell'ultima settimana di scuola e mancavano due giorni appena al suo compleanno, si afferr allo sgabello e sogn il servizio da t decorato alla cinese, sapendo bene che si trattava di un sogno. Ce n'era uno nell'emporio di Vahin, e lei se ne intendeva abbastanza di prezzi per capire che il costo del servizio lo poneva molto al di l degli esigui mezzi di suo padre. A un tratto Fee si lasci sfuggire un verso cos strano da strappare Meggie alle

sue fantasticherie e da far s che i maschi della famiglia ancora seduti al tavolo della colazione voltassero la testa incuriositi. "Ges Cristo Santissimo!" disse Fee. Paddy balz in piedi, lo stupore sulla faccia; non aveva mai udito, prima di allora, Fee pronunciare invano il nome del Signore. Fee rimaneva in piedi con uno dei riccioli di Meggie nella mano, la spazola a mezz'aria, le fattezze contorte in un'espressione di orrore e di ripugnanza. Paddy e i ragazzi si pigiarono intorno; Meggie cerc di vedere che cosa stesse succedendo e si busc un colpo in faccia, con la parte pungente della spazzola, che le fece lagrimare gli occhi. "Guarda!" bisbigli Fee, tenendo il ricciolo in un raggio di sole affinch Paddy potesse vedere. I capelli erano una massa d'oro brillante e splendente nel sole, e a tutta prima Paddy non vide nulla. Poi si rese conto che una creatura stava marciando lungo il dorso della mano di Fee. Sollev egli stesso un ricciolo e, tra i suoi riflessi guizzanti, scorse altre creature che si occupavano indaffarate dei fatti loro. Minuscole cosine bianche erano appiccicate, a piccoli ammassi, lungo i singoli capelli, e le creature stavano energicamente producendo altri piccoli ammassi di minuscole cose bianche. La chioma di Meggie era un alveare di industriosit. "Si presa i pidocchi!" disse Paddy. Bob, Jack, Hughie e Stu diedero un'occhiata e, al pari del padre, Si portarono a distanza di sicurezza; soltanto Frank e Fee rimasero l a contemplare la chioma di Meggie, ipnotizzati, mentre la bambina sedeva miseramente ingobbita, domandandosi che cosa avesse fatto. Paddy si lasci cadere pesantemente sulla sedia Windsor e fiss il fuoco battendo le palpebre con rapidit. "E quella dannata ragazzetta latina!" disse infine, e si volt a fissare

irosamente Fee. "Dannati bastardi, sudicio mucchio di porci." "Paddy!" balbett Fee, scandalizzata. "Scusami se ho imprecato, Ma', ma quando penso a quella maledetta latina che ha trasmesso i suoi pidocchi a Meggie, potrei andare seduta stante a Vahin e demolire quello sporco ristorante bisunto!" esplose lUi, picchiando ferocemente il pugno sul ginocchio. "Ma', che cosa c'?" Meggie riusc infine a dire. "Guarda, sporcacciona!" rispose sua madre, abbassando di scatto la mano davanti agli occhi di Meggie. "Hai questi cosi dappertutto SUi capelli, e te li sei presi da quella bambina italiana! Le stai sempre appiccicata! Che cosa far adesso di te?" Meggie fiss a bocca aperta il minuscolo insetto che vagava ciecamente sulla nuda pelle di Fee, in cerca di un territorio pi irsuto, pOi Si mise a piangere. Senza che dovessero dirglielo, Frank mise il paiolo sul fuoco, mentre Paddy andava avanti e indietro nella cucina infuriando, e arrabbiandosi pi che mai ogni qual volta guardava Meggie. Infine si avvicin alla fila di ganci infissi nella parete subito al di qua della porta sul retro, si piazz il cappello in testa e stacc dal chiodo il lungo frustino. "Vado a Vahin, Fee, e dir a quel latino dannato che cosa pu farci con la sua melmosa frittura di pesce e le sue patatine! Poi andr a parlare con Suor Agata e le dir cosa penso di lei, che ha ammesso nella sua scuola bambine pidocchiose" "Paddy, sii prudente!" lo esort Fee. "E se non fosse la bambina italiana? E, anche ammesso che abbia i pidocchi, potrebbe esserseli presi da qualcun'altra insieme a Meggie." "Storie" esclam Paddy, beffardo. Si precipit gi per i gradini e, pochi minuti dopo, udirono gli zoccoli del roano martellare al galoppo la strada. Fee sospir e guard Frank con un'aria desolata.

"Bene, saremo fortunati, immagino, se non finir in prigione. Frank, sar meglio che riporti dentro i ragazzi. Niente scuola, oggi." Ad una ad una, Fee esamin minuziosamente le zazzere dei suoi figli, poi controll la testa di Frank e gli disse di fare altrettanto con la sua. Risult che nessun altro era stato contagiato dalla malattia della povera Meggie, ma Fee non intendeva correre rischi. Quando l'acqua nell'enorme paiolo per il bucato cominci a bollire, Frank stacc dal gancio la tinozza per lavare i piatti e la riemp a met d'acqua bollente, aggiungendovi altrettanta acqua fredda. Poi and nella legnaia e port dentro un bidone di petrolio da venticinque litri ancora sigillato, prese un pezzo di sapone alla lisciva, nel lavatoio e cominci a darsi da fare con Bob. Ogni testa venne immersa per qualche momento nella tinozza, parecchie tazze di petrolio vi furono versate sopra, e l'intera massa bagnata e oleosa venne insaponata. Il petrolio e la lisciva bruciavano; i ragazzi strillarono, si stropicciarono gli occhi fino a farli lacrimare, si grattarono il cuoio capelluto arrossato e minacciarono vendette spaventose contro tutti i latini. Fee si avvicin al cestino da lavoro e ne tolse le grosse forbici. Poi torn accanto a Meggie, che non aveva osato muoversi dallo sgabello sebbene fosse trascorsa pi di un'ora, e rimase l in piedi con le forbici in mano, contemplando la splendida chioma. Quindi cominci a tagliarla - zac! zac! - finch tutti i lunghi riccioli formarono mucchietti lucenti sul pavimento e la pelle bianca di Meggie cominci a intravvedersi, a chiazze irregolari, dappertutto sulla testa. Con il dubbio negli occhi, Fee si volt allora verso Frank. "Dovrei raparla?" domand a labbra strette. Frank tese una mano verso di lei, ribellandosi. "Oh, Ma', no! No di certo! Una buona lavata con il petrolio dovrebbe bastare. Per piacere, non la rapare!" Cos, Meggie venne fatta avvicinare al tavolo da lavoro e tenuta sopra la tinozza mentre le versavano sulla testa una tazza di petrolio dopo l'altra e strofinavano il sapone corrosivo su quel che le restava dei capelli. Quando si ritennero infine soddisfatti, lei era quasi cieca a furia di stropicciarsi

gli occhi brucianti, e piccole file di vesciche le si erano formate dappertutto sulla faccia e sul cuoio capelluto. Frank spinse con la scopa i riccioli tagliati su un foglio di carta e li gett nel fuoco, poi immerse la scopa in una bacinella piena di petrolio. Lui e Fee si lavarono, entrambi, i capelli, boccheggiando mentre la lisciva bruciava loro la pelle, infine Frank prese un secchio e lav il pavimento con il disinfettante per le pecore. Non appena la cucina fu divenuta sterile come un ospedale, passarono alle camere da letto, tolsero tutte le lenzuola e tutte le coperte dai letti, e trascorsero il resto della giornata facendo bollire, torcendo e appendendo ad asciugare la biancheria della famiglia. Materassi e guanciali vennero esposti al sole sul recinto dietro casa e spruzzati con petrolio; batterono i tappeti del salotto sin quasi a non poterne pi. Tutti i ragazzi diedero una mano, e soltanto Meggie fu esentata, perch era in disgrazia. And a nascondersi dietro il granaio e pianse. La testa le pulsava indolenzita. Si vergognava a tal punto che non volle nemmeno guardare Frank quando venne a cercarla, n egli riusc a persuaderla a rientrare in casa. Da ultimo, dovette trascinarla dentro a forza, ribelle e scalciante; si era rincantucciata in un angolo quando Paddy torn da Vahin, nel tardo pomeriggio. Diede un'occhiata alla testa tosata di Meggie e scoppi in lacrime, lasciandosi cadere e dondolandosi sulla sedia Windsor con le mani sulla faccia, mentre tutti i componenti della famiglia rimanevano in piedi e spostavano il proprio peso da un piede all'altro e si auguravano di trovarsi ovunque tranne l. Fee prepar un bricco di t e ne vers una tazza a Paddy mentre cominciava a calmarsi. "Che cosa successo a Vahin?" gli domand. "Sei stato via per moltissimo tempo." "Ho frustato quel maledetto latino e l'ho scaraventato nell'abbeveratoio dei cavalli, per prima cosa. Poi ho visto McLeed in piedi davanti al suo negozio

a guardare, e gli ho detto che cosa era accaduto. Lui allora ha chiamato alcuni uomini che si trovavano nella taverna e abbiamo gettato tutti quei latini, anche le donne, nell'abbeveratoio, versandoci dentro qualche decina di litri di disinfettante per le pecore. Poi mi sono diretto alla scuola e ho parlato con Suor Agata e, ve lo assicuro, si arrabbiata da matti perch non si era accorta di niente. Ha trascinato la bambina italiana fuori del banco per guardarle i capelli e, manco a dirlo, aveva pidocchi dappertutto. Cos l'ha mandata a casa e le ha detto di non tornare finch non avesse avuto la testa pulita. Quando me ne sono andato, Suor Agata Suor Teclan e Suor Catherine stavano esaminando la testa di tutti gli allievi della scuola, e di pidocchiosi ce n'erano parecchi. Quelle tre suore si grattavano frenetiche quando pensavano che nessuno le stesse guardando." Sorrise, ricordando, poi vide di nuovo la testa di Meggie e ridivent serio. La fiss torvo: "Quanto a te, signorinella, basta con le bambine italiane e qualsiasi altro marmocchio, tranne i tuoi fratelli. Se non vanno abbastanza bene per te, tanto peggio. Bob ti ordino di fare in modo che Meggie non abbia niente a che vedere con nessuno tranne te e i ragazzi finch a scuola, mi hai sentito?" Bob annu. "S, Pa'." La mattina dopo, Meggie scopr, inorridita, che avrebbe dovuto andare a scuola come sempre. "No, no, non posso andarci!" gemette, stringendosi la testa con le mani. "Ma', Ma', non posso andare a scuola conciata cos, non con Suor Agata!" "Oh, s che puoi" rispose sua madre, ignorando gli sguardi imploranti di Frank. "Ti servir di lezione." E cos, Meggie and a scuola, strascicando i passi, la testa avvolta in un fazzoletto marrone. Suor Agata la ignor completamente, ma durante la ricreazione le altre bambine l'afferrarono e le strapparono il fazzoletto per vedere che aspetto avesse. La faccia era sfigurata soltanto un pochino,

ma la testa, una volta scoperta, risult orribile a vedersi, tutta vesciche bagnate, e infiammata. Non appena si accorse di quello che stava accadendo, Bob intervenne e condusse via sua sorella in un angolo appartato del campo di cricket. "Non badare a loro, Meggie" disse in tono rude, riannodandole dolcemente il fazzoletto sulla testa e battendole la mano sulle spalle irrigidite. "Piccole gatte maligne! Vorrei che mi fosse venuto in mente di catturare qualcuno di quegli insetti che avevi sulla testa; certo sarebbero ancora vivi. E, non appena tutti avessero dimenticato, li spargerei su certe teste che dico io." Gli altri rampolli Cleary si riunirono intorno a loro e montarono di guardia a Meggie finch non squill la campanella. Teresa Annunzio venne a scuola per qualche minuto all'ora di pranzo, con la testa rapata. Tent di aggredire Meggie, ma i suoi fratelli la tennero facilmente a distanza. Mentre indietreggiava, alz il braccio destro con il pugno chiuso e batt la mano sinistra sul bicipite, un gesto affascinante e misterioso che nessuno cap, ma che i ragazzi, avidamente, misero in serbo nella memoria per servirsene in seguito. "Ti odio!" grid Teresa. "Mio Pa' dovr andarsene dal distretto a causa di quello che gli ha fatto tuo padre!" Poi gir sui tacchi e corse fuori del cortile ululando. Meggie rimase a testa alta, con gli occhi asciutti. Stava imparando. Non importava quello che poteva pensare chiunque altro, non importava, non importava! Le altre bambine la evitarono, in parte perch avevano paura di Bob eJack, in parte perch la voce era corsa tra i loro genitori, che le avevano ammonite a stare alla larga; mettersi contro i Cleary di solito significava guai. Cos, Meggie trascorse gli ultimi pochi giorni di scuola "a Coventry", come dicevano loro, vale a dire totalmente messa al bando. Persino Suor Agata si attenne a questa nuova politica e si sfog soltanto con Stuart.

Come si faceva in occasione di tutti i compleanni dei bambini, se cadevano in un giorno di scuola, il festeggiamento di quello di Meggie venne rimandato al sabato, giorno in cui ricevette in dono il tanto desiderato servizio da t cinese. Era disposto su un tavolino di mirabile fattura, color azzurro oltremare, con seggioline nella stessa tinta, il tutto costruito durante le inesistenti ore libere da Frank, e Agnese fu fatta accomodare su una delle due minuscole sedie con un nuovo vestito blu, cucito da Fee nelle sue inesistenti ore libere. Meggie fiss sgomenta i disegni blu e bianchi che folleggiavano intorno a ciascun piccolo pezzo del servizio: gli alberi fantastici, con i loro buffi e paffuti fiori, la piccola pagoda, le coppie di uccelli stranamente immobili e le minuscole figurine eternamente in fuga sul ponticello traballante. Tutto aveva completamente perduto il suo incanto. Ma, in modo vago, cap perch la famiglia si fosse ridotta alla miseria pur di procurarle la cosa che riteneva le fosse piu cara. E pertanto, doverosamente, prepar il t per Agnese nella piccolissima teiera quadrata, e celebr il rito come se fosse in estasi. E continuo, caparbia, ad adoperare il servizio da t per anni, senza mai romperne, o anche soltanto scheggiarne, un lezzo. Nessuno si sogn mai di immaginare che odiasse quel servizio cinese, il tavolino e le seggioline blu, e il vestito blu di Agnese. Due giorni prima di quel Natale del 1917, Paddy port a casa la rivista settimanale e una nuova pila di libri presi in prestito alla biblioteca. La rivista, per, una volta tanto, ebbe la precedenza sui libri. I SUOI direttori avevano concepito una nuova idea basata sulle fantasiose riviste americane che soltanto di rado arrivavano nella Nuova Zelanda: l'intera parte di mezzo conteneva un servizio dedicato alla guerra. C'erano fotografie sfuocate dei soldati del Corpo australiano e neozelandese che prendevano d'assalto gli spietati dirupi a Gallipoli, lunghi articoli che vantavano il coraggio dei militari degli antipodi, servizi su tutti gli australiani e i neozelandesi

decorati con la Victoria Cross da quando essa esisteva, e un magnifico disegno a piena pagina di un soldato australiano della cavalleria leggera in sella al suo destriero, con la sciabola in pugno e un pennacchio di piume lunghe e seriche fluenti dal lato piegato all'ins del cappello. Alla prima occasione, Frank si impadron della rivista e lesse avidamente il servizio, divorandone la prosa fanatica, con gli occhi che splendevano magicamente. "Pa', voglio andare in guerra!" disse, mentre posava la rivista con reverenza, sul tavolo. Fee volt la testa di scatto, versando stufato dappertutto sui fornelli della cucina economica, e Paddy si irrigid sulla sedia Windsor e dimentic il libro. "Sei troppo giovane, Frank" disse. "No, non vero, Ho diciassette anni, Pa', sono un uomo! Perch gli unni e i turchi dovrebbero massacrare i nostri uomini come porci mentre io me ne sto qui al sicuro? Sarebbe tempo che un Cleary facesse la sua parte." "Non hai l'et giusta, Frank, non ti prenderanno." "Mi prenderanno se tu non ti opporrai" ribatt Frank, fulmineamente, i neri occhi fissi sulla faccia di Paddy. "Ma io mi oppongo e come. Sei il solo che lavori, per il momento, e il denaro che guadagni ci occorre, lo sai." "Ma sotto le armi mi pagheranno!" Paddy rise. "Il 'soldo del soldato', eh? Fare il fabbro a Vahin rende molto di pi che fare il soldato in Europa." "Ma se mi trover laggi, forse avr modo di diventare qualcosa di meglio di un fabbro! la mia sola via d'uscita, Pa'." "Assurdo! Buon Dio, figliolo, tu non sai quello che dici. La guerra terribile. Vengo da un paese che stato in guerra per mille anni, e pertanto lo so bene. Non hai sentito parlare gli uomini che hanno preso parte alla guerra contro i boeri? Vai abbastanza spesso a Vahin, e dunque, la prossima volta, apri le orecchie. In ogni modo, a me sembra che i maledetti inglesi si servano degli

australiani e dei neozelandesi come di carne da cannone per l'artiglieria nemica in tUtti quei posti dove loro non vogliono perdere le proprie preziose truppe. Pensa a quel guerrafondaio di Churchill, che ha sacrificato i nostri uomini in un'impresa inutile come Gallipoli! Diecimila morti su cinquantamila! Due volte peggio della decimazione! "Per quale motivo dovresti batterti nelle guerre della Madre Inghilterra? Che cosa ha mai fatto per te, tranne dissanguare le colonie? Se tu andassi in Inghilterra, ti guarderebbero dall'alto in basso perch sei un coloniale. La Nuova Zelanda non corre alcun pericolo, e l'Australia neppure. Farebbe un mondo di bene alla vecchia Madre Inghilterra essere sconfitta; sarebbe ora che qualcuno le facesse pagare quello che ha fatto all'Irlanda. Io senza dubbio non verserei nemmeno una lacrima se, alla fine, il Kaiser dovesse marciare nello Strand." "Ma Pa', io voglio arruolarmi!" "Puoi volere tutto quello che ti pare, Frank, ma non ti arruolerai, e quindi tanto vale che te ne scordi. Non sei alto abbastanza per fare il soldato." Frank si imporpor in viso e strinse le labbra; la statura era un punto molto dolente. A scuola era sempre stato il ragazzo pi piccolo della classe, e proprio per questo si era azzuffato due volte pi di tutti gli altri. Di recente, un dubbio tremendo aveva cominciato a insinuarglisi nella mente, poich, a diciassette anni, continuava a essere alto esattamente un metro e cinquantotto, come lo era stato a quattordici: forse non sarebbe pi cresciuto. Lui solo sapeva a quali torture sottoponesse il corpo e lo spirito: gli stiramenti, la ginnastica, le vane speranze. Il lavoro del fabbro gli aveva dato, per, una forza del tutto sproporzionata alla sua statura; se Paddy avesse volutamente scelto un mestiere per un ragazzo con il temperamento di Frank, non avrebbe potuto scegliere meglio. Piccola struttura di pura forza, Frank, a diciassette anni, non era mai stato sconfitto in alcuna rissa, e gi la sua fama si estendeva all'intera penisola Taranaki. Tutta la sua ira, la frustrazione e l'inferiorit si concentravano contro i suoi avversari ed erano pi di quanto potesse affrontare anche il giovanotto pi grosso e robusto, in quanto si alleavano a un organismo in superbe condizioni fisiche, a un'intelligenza di prim'ordine, alla cattiveria

e a una volont indomabile. Quanto pi i suoi avversari erano grossi e forti, tanto pi Frank voleva vederli mordere, umiliati, la polvere. I coetanei si tenevano alla larga, perch la sua aggressivit era ben nota. Di recente era uscito dalle file dei giovani, cercando avversari da sfidare, e gli uomini del posto parlavano ancora del giorno in cui aveva battuto Jim Collins massacrandolo, sebbene Jim Collins avesse ventidue anni, fosse alto un metro e novanta senza scarpe e riuscisse a sollevare un cavallo. Con il braccio sinistro fratturato e le costole incrinate, Frank aveva continuato a picchiare finch Jim Collins si era ridotto a una massa sbavante di carne insanguinata ai suoi piedi; e soltanto trattenendolo con la forza gli avevano impedito di sfondargli a calci la faccia mentre era privo di sensi. Non appena il braccio era guarito e le fasciature gli erano state tolte dalle costole, Frank, tornato nella cittadina, aveva sollevato un cavallo, tanto per dimostrare che Jim non era il solo a saperlo fare, e che la forza non dipendeva dalla statura di un uomo. In quanto padre di questo fenomeno, Paddy conosceva benissimo la reputazione di Frank e capiva la sua battaglia per assicurarsi il rispetto altrui, sebbene ci non gli impedisse di adirarsi quando le zuffe ritardavano il lavoro nella fucina. Essendo egli stesso un ometto, Paddy aveva avuto la sua quota di risse per dimostrare il proprio coraggio, ma dalle sue parti in Irlanda non veniva considerato proprio piccolo, e, una volta giunto nella Nuova Zelanda, ove gli uomini erano pi alti, aveva ormai un'et adulta. Di conseguenza, la statura non era mai stata per lui un'ossessione come nel caso di Frank. Osserv ora attentamente il ragazzo, sforzandosi di capirlo, ma senza riuscirci; quel figliolo era sempre stato il pi lontano dal suo cuore, per quanto lui cercasse di evitare discriminazioni tra i propri figli. Sapeva che Fee si affliggeva per il loro antagonismo inespresso, ma anche il suo affetto per Fee non riusciva a sormontare l'esasperazione destata da Frank.

Le mani corte e ben fatte di Frank si trovavano aperte sulla rivista in un gesto difensivo, gli occhi del ragazzo fissavano la faccia di Paddy con un curioso compromesso tra la supplica e un orgoglio troppo forte per poter supplicare. Quanto era diversa dalle loro la sua faccia' Non vi si scorgeva niente dei Cleary o degli Armstrong tranne forse una lieve somiglianza con Fee intorno agli occhi, se gli occhi di Fee fossero stati neri e avessero potuto accendersi e balenare come quelli di Frank alla pi piccola provocazione. La discussione termin bruscamente con la frase di PaddY sulla statura di Frank; la famiglia mangi stufato di coniglio in un silenZiO inconsueto. Hughie e Jack continuarono guardinghi una stentata e imbarazzata conversazione, punteggiata da molte stridule risatine. Meggie si rifiut di mangiare e tenne lo sguardo fisso su Frank, come se egli avesse potuto scomparire da un momento all'altro. Frank pilucc il cibo per qualche minuto come voleva la buona educazione ma, non appena gli fu possibile, si scus e si alz da tavola. Un minuto dopo, udirono i tonfi sordi della scure nella legnaia. Frank stava aggredendo i ceppi di legno duro che Paddy aveva portato a casa per il fuoco che doveva ardere adagio durante l'inverno. Quando tutti la credevano ormai addormentata, Meggie strisci fuori della finestra della camera da letto e si diresse furtiva verso il deposito della legna. Era un luogo enormemente importante per far Si che la vita della casa continuasse; una cinquantina di metri quadrati di terreno imbottiti e resi soffici da uno spesso strato di schegge e di pezzi di corteccia, con grandi e alte cataste di tronchi da un lato, in attesa di essere tagliati, e dall'altro

pareti, simili a mosaici, di legna geometricamente preparata, nelle dimensioni giuste per la cucina economica. Al centro dello spazio aperto, tre ceppi d'albero che ancora affondavano le radici nel terreno, venivano utilizzati per spaccare la legna in diverse lunghezze. Frank non era accanto a uno dei ceppi; stava lavorando a un massiccio tronco di eucaliptus e lo spaccava in modo che divenisse abbastanza piccolo per porlo sul ceppo pi basso e pi ampio. Il tronco, del diametro di sessanta centimetri, giaceva sul terreno, entrambe le estremit fissate da un chiodo a becco, e Frank era ritto su di esso e lo tagliava in due tra i propri piedi divaricati. La scure veniva vibrata con tale rapidit da fischiare, e il manico produceva un suo diverso suono frusciante scivolando su e gi entro i palmi sudati. In alto balenava la scure sopra il capo di Frank, poi si abbatteva, disegnando un'offuscata traccia argentea e faceva saltar via una scheggia a forma di cuneo dal legno duro come il ferro, con la stessa facilit con cui si possono intaccare un pino o un albero deciduo. Schegge di legno volavano in tutte le direzioni, il sudore scorreva striando il petto e la schiena nudi di Frank. Si era avvolto il fazzoletto intorno alla fronte per impedire alla traspirazione di accecarlo. Un lavoro pericoloso, quello di spaccare i tronchi per il lungo; un solo colpo mal calcolato o mal diretto, e si sarebbe trovato con un piede in meno. Aveva intorno ai polsi le bande di cuoio per assorbire il sudore delle braccia, ma le mani delicate erano senza guanti e impugnavano il manico della scure con leggerezza e con una abilit squisita nel dirigere i colpi. Meggie si accosci accanto alla camicia e alla canottiera del fratello, per guardare intimorita. Tre scuri di ricambio si trovavano l accanto, poich

il legno di eucaliptus toglieva il filo in men che non si dica anche alla scure pi affilata. Meggie ne afferr una per il manico e se la tir su sulle ginocchia, augurandosi di poter spaccare la legna come Frank. La scure era tanto pesante che quasi non riusciva a sollevarla. Aveva una sola lama, talmente affilata da poter tagliare in due un capello. Il dorso della testa della scure aveva uno spessore di due centimetri e mezzo, volutamente appesantito, e il manico vi passava attraverso, saldamente ancorato mediante piccoli cunei di legno. Frank manovrava la scure quasi per istinto nella luce che rapidamente moriva; Meggie scans le schegge con la disinvoltura di una lunga pratica e aspett paziente che lui la vedesse. Il tronco era ormai spaccato quasi a met, e Frank si volt dall'altra parte, ansimante; poi sollev di nuovo la scure e cominci a spaccare l'altra estremit. Lo squarcio era profondo e stretto, per risparmiare legna e affrettare il lavoro, mentre affondava verso il centro del tronco, la testa della scure scompariva completamente nel taglio e i grossi cunei di legno schizzavano via sempre pi vicini al suo corpo. Frank li ignor e vibr colpi ancor pi rapidi. Il tronco si spacc in due con una stupefacente subitaneit, e, nello stesso momento, lui balz agilmente in aria, avendo intuito quanto stava per accadere ancor prima che la scure mordesse per l'ultima volta. Mentre i due lati del tronco cedevano l'uno contro l'altro, Frank tocc terra da una parte, sorridente; ma non era un sorriso felice. Si volt per prendere un'altra scure e vide la sorella che sedeva paziente, nella austera camicia da notte, tutta abbottonata in alto e abbottonata in basso. Era ancora strano vedere i suoi capelli formare una massa di corti riccioli invece di essere avvolti intorno ai consueti straccetti;

ma lui si disse che quell'acconciatura da ragazzo le si addiceva, e si augur che potesse restare cos. Avvicinatosi, si accosci a sua volta, la scure tra le ginocchia. "Come hai fatto a uscire?" "Mi sono arrampicata fuori della finestra dopo che Stu si era addormentato." "Se non stai attenta, ti trasformerai in un maschiaccio." "Non me ne importa. Giocare con i ragazzi sempre meglio che giocare da sola." UgGi, presumo di s." Sedette con la schiena addossata al tronco e stancamente volt la testa verso di lei. "Che cosa c', Meggie?" "Frank, non vorrai andartene sul serio, vero?" Gli mise le mani, con le unghie rosicchiate, sulla coscia, e alz gli occhi su di lui ansiosamente, a bocca aperta, perch le si era otturato il naso a furia di lottare contro le lacrime, e non riusciva a respirare molto bene. "Potrebbe darsi, Meggie." Frank lo disse con dolcezza. "Oh, Frank, non puoi. Ma' e io abbiamo bisogno di te! Sul serio, senza di te non so che cosa faremmo!" Lui sorrise nonostante la sofferenza, udendo una inconscia eco di Fee nel suo modo di esprimersi. "Meggie, certe volte le cose non vanno proprio come si vorrebbe che andassero. Dovresti saperlo anche tu. Noi Cleary abbiamo imparato a lavorare insieme nell'interesse di tutti, senza che nessuno pensi anzitutto a se stesso. Ma io questo non lo approvo; credo che dovremmo poter pensare anzitutto a noi stessi. Voglio andarmene perch ho diciassette anni, e, tempo che mi faccia una mia vita. Ma Pa' dice no, perch sono necessario in casa per il bene di tutta la famiglia. E siccome non ho ventun anni, dovrei fare come vuole. Meggie annu seria, cercando di districare i fili del ragionamento. "Be', Meggie, ho riflettuto a lungo e intensamente. Me ne andr, e basta. So che mancher a te e a Ma', ma Bob sta crescendo in fretta, e Pa' e i ragazzi

non sentiranno affatto la mia mancanza. Soltanto soldi che guadagno premono a Pa'." "Non ci vuoi pi bene, Frank?" Lui si volt ad afferrarla e a prenderla tra le braccia, stringendola e accarezzandola con un tormentato piacere, formato quasi esclusivamente da sofferenza, dolore e brama. "Oh Meggie, voglio bene a te e a Ma' pi che a tutti gli altri messi insieme! Dio, perch non sei pi grande, cos potrei parlarti? Ma forse meglio che tu sia tanto piccina, forse meglio..." La lasci andare bruscamente, lottando per dominarsi, muovendo la testa di qua e di l, con la gola e la bocca guizzanti. Poi la guard. Meggie, quando sarai pi grande capirai meglio." "Per piacere, non te ne andare, Frank." Lui rise, e fu quasi un singhiozzo. "Oh, Meggie! Non hai sentito niente di quello che ho detto? Be', non ha importanza, in realt. L'importante e che tu non dica a nessuno di avermi parlato questa sera, capito? Non voglio far pensare agli altri che tu sia d'accordo con me." "Ho sentito, Frank, ho sentito tutto" disse Meggie. "Non dir una parola a nessuno per, te lo prometto. Ma, oh, vorrei tanto che tu non te ne andassi!" Era troppo piccola per potergli dire l'irragionevole ansia del suo cuore: chi altri sarebbe rimasto, se Frank se ne fosse andato? Era il solo a darle apertamente affetto, il solo che la stringesse e l'abbracciasse. Quando era stata pi piccola, Pa' l'aveva presa in braccio molte volte, ma ora che andava a scuola, non la faceva pi sedere su un ginocchio, non le consentiva di gettargli le braccia al collo, e diceva: "Sei una ragazza grande ormai, Meggie." E Ma' era sempre cos indaffarata, cos stanca, cos presa dai ragazzi e dalla casa. Era Frank il pi vicino al suo cuore, la stella del suo cielo limitato. Il solo che sembrasse trovare piacevole discorrere con lei e spiegarle le cose in modo da fargliele capire. Dal giorno in cui Agnese aveva perduto i capelli, c'era stato Frank, e, nonostante le sue molte pene, pi nulla, da allora, l'aveva realmente trafitta proprio fino

al profondo del cuore. Non le bacchettate, n Suor Agata, n i pidocchi, perch c'era l Frank a confortarla e a consolarla. Si alz, comunque, e riusc a sorridere. "Se devi andare, Frank, allora va bene." "Meggie, dovresti essere a letto, e sar meglio che ci torni prima che Ma' vada a controllare. Fila, presto!" Il sentirsi ricordare questo, fug ogni altro pensiero dalla sua mente; abbass la testa, pesc il lembo posteriore della camicia da notte che strisciava per terra, lo tir su tra le gambe e lo tenne come una coda a rovescio dinanzi a s mentre correva, evitando con i piedi nudi i pezzi di legno e le schegge taglienti. La mattina dopo, Frank se n'era andato. Fee quando venne a tirar fuori del letto Meggie, era torva e sbrigativa; Meggie salt su come un gatto scottato e si vest senza nemmeno chiedere di essere aiutata a infilare nelle asole tutti i bottoni. In cucina, i ragazzi sedevano imbronciati intorno al tavolo, e la sedia di Paddy era vuota. Come quella di Frank. Meggie scivol al proprio posto e vi rimase immobile, battendo i denti per la paura. Dopo colazione, Fee li spinse irritata fuori di casa e, dietro il granaio, Bob diede a Meggie la notizia. "Frank scappato" alit. "Forse andato soltanto a Vahin?" fece osservare Meggie. "No, stupida! E andato ad arruolarsi nell'esercito. Oh, come vorrei essere abbastanza grande per andare con lui! Com' fortunato!" "Be' io invece vorrei che fosse ancora a casa." Bob fece spallucce. "Non sei che una femmina, ed quello che mi aspettavo dicesse una femmina." La frase che di norma sarebbe stata incendiaria venne lasciata passare senza

raccogliere la sfida; Meggie torn dentro da sua madre per vedere che cosa potesse fare. "Dov' Pappi?" domand, dopo che Fee le ebbe dato i fazzoletti da stirare. "E andato a Vahin." "Riporter con s Frank?" Fee sbuff. "Cercar di mantenere un segreto in questa famiglia impossibile. No, non raggiunger Frank a Vahin, e lo sa bene. andato a spedire un telegramma alla polizia e all'esercito a Wanganui. Lo riporteranno indietro." "Oh, Ma', spero che lo trovino! Non voglio che Frank se ne vada!" Fee sbatt sul tavolo il contenuto della zangola e aggred il monticello giallo e acquoso con due pacche legnose. "Nessuno di noi vuole che Frank se ne vada. Per questo Pa' far in modo che lo riportino indietro." La bocca le trem per un momento; lavor il burro pi energicamente. "Povero Frank! Povero, povero Frank!" sospir, rivolta non a Meggie, ma a se stessa. "Non so davvero perch i figli debbano scontare le nostre colpe. Il mio povero Frank cos fuori delle cose..." Poi not che Meggie aveva smesso di stirare, e strinse le labbra, e non disse altro. Tre giorni dopo, la polizia riport indietro Frank. Aveva opposto una resistenza terribile, disse a Paddy il sergente inviato di scorta da Wanganui. "Che figlio combattivo ha lei! Quando ha capito che quelli dell'esercito erano stati avvertiti, filato via come un proiettile, gi per i gradini e nella strada, con due soldati che gli correvano dietro. Se non avesse avuto la jella di imbattersi in un agente di pattuglia, scommetto che sarebbe riuscito a tagliare la corda. Si battuto come un vero forsennato; ci sono voluti cinque uomini per mettergli le manette." Cos dicendo, tolse a Frank le pesanti catene e lo spinse rudemente al di l del cancello; Frank urt contro Paddy e si scost come se il contatto

lo avesse punto. I bambini si nascondevano di lato alla casa, a una decina di metri dagli adulti, guardando e aspettando. Bob, Jack e Hughie erano irrigiditi, e speravano che Frank si battesse di nuovo; Stuart si limitava a guardare tranquillo, placido e comprensivo com'era, Meggie teneva le mani contro le gote e le premeva e le pizzicava, straziata dalla paura che qualcuno volesse fare del male a Frank. Lui si volt a guardare dapprima la madre, gli occhi neri fissi negli occhi grigi, in una tenebrosa e amara comunione che mai era stata espressa e mai doveva esserlo. Lo sguardo feroce e azzurro di Paddy lo demol, sprezzante e caustico, come se egli non si fosse aspettato altro, e le palpebre abbassate di Frank riconobbero il suo diritto di essere adirato. Da quel giorno in poi, Paddy non parl pi con suo figlio, se non quando era indispensabile. Ma Frank trov soprattutto penoso affrontare i bambini, perch si vergognava ed era imbarazzato, il vivido uccello riportato a casa senza che avesse esplorato il cielo, con le ali tarpate, e il canto soffocato nel silenzio. Meggie aspett che Fee avesse terminato l'ispezione notturna, poi si contorse passando per la finestra aperta e attravers l'aia dietro casa. Sapeva dove avrebbe trovato Frank, su nel fieno del granaio, al sicuro dagli occhi curiosi e da suo padre. "Frank, Frank, dove sei?" domand in un bisbiglio teatrale, mentre strascicava i piedi nella silenziosa oscurit del granaio, esplorando con le dita dei piedi il terreno ignoto dinanzi a s, con la sensibilit di un animale. "Da questa parte, Meggie" giunse la sua voce stanca; non sembrava quasi affatto la voce di Frank, non conteneva n via n passione. Segu il suono finch lo ebbe trovato disteso sul fieno, poi gli si rannicchi accanto, con le braccia intorno al suo petto, sin dove potevano arrivare. "Oh,

Frank, come sono contenta che tu sia tornato" disse. Lui gemette, scivol in gi nel fieno finch non venne a trovarsi pi in basso di Meggie e le poggi il capo sul corpo. La bambina afferr i corti e lisci capelli, canticchiando. Faceva troppo buio perch potesse vederla, e la sostanza invisibile della sua comprensione lo sciolse. Si mise a piangere, contorcendosi e lasciandosi sfuggire lenti e soffocati gemiti di sofferenza, inzuppandole di lacrime la camicia da notte. Meggie non pianse. Qualcosa nella sua piccola anima era abbastanza adulto e femminile per provare la gioia irresistibile, tagliente, di essere necessaria; seduta gli dondol la testa avanti e indietro, avanti e indietro, finch il dolore di lui non si fu esaurito nel vuoto. Parte seconda 1921-1928 RALPH Capitolo 3. La strada di Drogheda non gli riportava alcuna reminiscenza della giovent, pens Padre Ralph de Bricassart, gli occhi socchiusi contro il bagliore mentre la Daimler nuova sobbalzava sui solchi della strada sotto la lunga erba argentea. Non era questa la bella Irlanda verde e nebbiosa. E Drogheda? Non un campo di battaglia, non la sede di un grande potere. O tutto ci si limitava a essere pura letteratura? Ormai pi disciplinato, ma acuto come sempre, il suo senso dell'umorismo gli evoc nella mente l'immagine di una Mary Carson cromwelliana che esercitasse il suo particolare genere di malevolenza imperiale. N si trattava di un paragone tanto esagerato, del resto; la dama, senza dubbio, disponeva di pi potere, e dominava pi individui di qualsiasi possente signore della guerra dei tempi antichi. L'ultimo cancello apparve attraverso un boschetto di bossi e di eucalipti; l'automobile si ferm pulsando. Piazzatosi sul capo un logoro cappellaccio grigio a larga tesa per tenere a bada il sole, Padre Ralph discese, arranc fino

al chiavistello d'acciaio sul contropalo di legno, lo fece scorrere all'indietro e spalanc il cancello con stanca impazienza. C'erano ventisette cancelli tra la canonica di Cillanbone e la dimora di Drogheda, ognuno dei quali significava che lui doveva fermarsi, scendere dalla macchina, aprire il cancello, risalire in macchina e passare, fermarsi, ridiscendere, tornare indietro per chiudere il cancello, poi salire sull'automobile una volta ancora e proseguire fino all'ostacolo successivo. Pi e pi volte fu tentato di evitarsi almeno una met del rituale, di proseguire lungo il sentiero lasciando dietro di s i cancelli aperti come una serie di bocche stupefatte; ma anche la sua vocazione che incuteva rispetto non avrebbe impedito ai proprietari dei cancelli di spalmarlo di pece e coprirlo di penne per una simile mancanza. Si augur che i cavalli fossero veloci ed efficienti come le automobili, perch era possibile aprire e chiudere cancelli stando in sella a un cavallo, senza smontare. "Nulla viene dato senza che implichi uno svantagio" disse, accarezzando il cruscotto della Daimler nuova ripartendo lungo l'ultimo chilometro e mezzo della tenuta erbosa e priva di alberi, Home Paddock, dopo avere chiuso saldamente il ventisettesimo cancello dietro di s. Anche per un irlandese assuefatto ai castelli e ai palazzi, quella dimora australiana era imponente. Drogheda, la pi antica e la pi vasta tenuta del distretto, era stata dotata dal suo defunto e puntiglloso proprietario di un'abitazione confacente. Costruita con blocchi di arenaria color giallo-burro, squadrati a mano nelle cave, ottocento chilometri pi a est, la casa a due piani si atteneva a uno stile architettonico austeramente georgiano, con grandi finestre a molti riquadri e un'ampia veranda dalle colonnine di ferro che correva tutto attorno al pianterreno. Ad abbellire i lati di ogni finestra c'erano imposte di legno scuro, non soltanto ornamentali, ma anche utili; nella calura estiva venivano tenute accostate per mantenere fresco l'interno della dimora. Era autunno e il glicine cresciuto fino a una grande altezza rimaneva verde. Piantato il giorno stesso in cui la casa era stata completa, cinquant'anni prima, si tramutava, in primavera, in una massa compatta di grappoli color lilla, tumultuando su tutti i muri esterni e sul tetto della veranda. Parecchi

acri di prato meticolosamente falciato circondavano la dimora, con aiuole stracolme di colori, di rose di violacciocche, di dalie, di calendule. Un boschetto di magnifiche betulle dai pallidi tronchi bianchi e dalle foglie sottili agitate nella brezza, che rimanevano sospese fino a venti metri dal suolo, riparava la casa dal sole spietato, e i rami erano inghirlandati da un magenta brillante l ove si avvolgevano e fiorivano i tralci delle buganvillee. Anche le cisterne dell'acqua erano fittamente rivestite da rose e glicini, e riuscivano ad apparire pi decorative che funzionali. Il defunto Michael Carson era stato prodigo in fatto di cisterne per l'acqua; correva voce che a Drogheda potessero consentirsi di mantenere verdi i prati e fiorite le aiuole anche se non avesse mai piovuto per dieci anni. Quando ci si avvicinava a Home Paddock, la casa e le betulle colpivano per prime lo sguardo, ma poi, dietro alla casa e ai lati Si notavano molte altre case di arenaria gialla, a un solo piano, collegate all'edificio principale mediante rampe riparate da un tetto e soffocate dai rampicanti. Un ampio viale d'accesso inghiaiato faceva seguito ai solchi scavati dalle ruote nel sentiero e si incurvava fino a un parcheggio circolare situato a un lato della grande dimora, ma continuava al di l e scompariva ove si trovava il cuore vero dell'attivit di Drogheda, i magazzini, il capannone della tosatura, le stalle. In cuor suo, Padre Ralph preferiva i giganteschi alberi del pepe che facevano ombra a questi edifici dove ferveva il lavoro, alle betulle della grande casa. Gli alberi del pepe erano fitti di fronde verdepallido e animati dal ronzio delle api. Mentre Padre Ralph parcheggiava l'automobile e attraversava il prato, la cameriera lo aspett sulla veranda anteriore, con la faccia lentigginosa inghirlandata di sorrisi. "Buongiorno, Minnie." "Oh, Padre, lieta di vederla in questa bella mattinata" rispose lei con spiccata cadenza dialettale, poggiando una mano sulla porta per tenerla spalancata e tendendo l'altra per prendere il malconcio cappello.

Padre Ralph si sofferm nel buio ingresso con le piastrelle di marmo e lo scalone dalle ringhiere di ottone, prima di entrare nel salotto, finch Minnie non gli fece un cenno. Mary Carson sedeva nella poltrona a conchiglia, accanto a una finestra spalancata alta quattro metri e mezzo, dal pavimento al soffitto, indifferente, a quanto pareva, all'aria fredda che entrava in casa. La chioma di capelli rossi continuava a essere vivida quasi quanto lo era stata in giovent; sebbene la vecchiaia avesse invaso con altre macchie la pelle ruvida e lentigginosa, per essere una donna di sessantacinque anni aveva poche rughe; solo una fine ragnatela di minuscole linee come quelle di una trapunta imbottita. Indizio del carattere intrattabile, due profonde pieghe correvano ai lati del naso romano e terminavano abbassandole gli angoli della bocca. Gli occhi celeste scialbo avevano un'espressione gelida. Padre Ralph attravers silenziosamente il tappeto Aubusson e le baci entrambe le mani; il gesto si addiceva molto a un uomo alto e distinto come lui, specie in quanto indossava una semplice tonaca nera che gli conferiva, in qualche modo, un'aria cerimoniosa. Con gli occhi inespressivi divenuti a un tratto timidi e scintillanti, Mary Carson sorrise quasi con affettazione. "Gradisce un t, Padre?" "Dipende, se lei desidera ascoltare la Messa" disse lui, sedendo sulla poltrona di fronte e accavallando le gambe; la tonaca si sollev quanto bastava per mostrare stivali da cavallerizzo, una concessione all'ambiente della parrocchia. "Le ho portato la Comunione, ma se vuole ascoltare la Messa sono pronto a celebrarla entro pochissimi minuti. Non ha importanza se prolungher ancora un poco il digiuno." "E troppo buono con me, Padre" disse lei, con un'aria di sufficienza, sapendo benissimo che, come tutti gli altri, rendeva omaggio non gi alla sua persona,

ma al suo denaro. "Prenda il t, la prego. La Comunione mi pi che sufficiente." Padre Ralph imped al risentimento di palesarsi; quella parrocchia era stata un'ottima scuola per insegnargli a dominarsi. Gli si era presentato il modo di emergere dall'oscurit nella quale lo aveva fatto cadere la sua indole irascibile, e non intendeva ripetere lo sbaglio. Se avesse giocato bene le proprie carte, quella vecchia avrebbe potuto esaudire le sue preghiere. "Devo confessare, Padre, che lo scorso anno stato piacevolissimo" ella disse. "Lei un pastore di gran lunga pi soddisfacente di quanto lo fosse il vecchio Padre Kelly, che Dio faccia marcire l'anima sua." La voce, pronunciando quest'ultima frase, divenne all'improvviso aspra, vendicativa. Egli alz gli occhi sul viso di lei, battendo le palpebre. "Mia cara signora Carson! Questi non sono sentimenti molto cattolici." "Ma si tratta della verit. Era un vecchio abbrutito dall'alcool e sono certissima che Dio far marcire l'anima sua quanto l'alcool gli aveva fatto marcire il corpo." Si protese in avanti. "La conosco abbastanza bene, ormai; posso permettermi, ritengo, di farle qualche domanda, non vero? In fin dei conti, lei si sente libero di servirsi di Drogheda come di un luogo per le sue distrazioni private... viene qui per imparare a fare l'allevatore, per perfezionarsi nell'equitazione, per sottrarsi alle vicissitudini dell'esistenza a Gilly. Sempre dietro mio invito, s'intende, ma credo di avere diritto ad alcune risposte, non le sembra?" Non gli piacque sentirsi ricordare che avrebbe dovuto essere grato, ma, d'altro canto, si era aspettato il giorno in cui lei avrebbe creduto di dominarlo abbasanza per cominciare a pretendere qualCOSa da lui. "Certo che ne ha diritto, signora Carson. Non potr mai ringraziarla abbastanza per avermi consentito il libero accesso a Drogheda, e per tutti i suoi doni... i cavalli, l'automobile." "Quanti anni ha?" domand lei, senza altri preamboli. "Ventotto" le rispose.

"E pi giovane di quanto credessi. Ma anche cos, non mandano sacerdoti come lei in localit come Gilly. Che cosa ha fatto perch mandassero un uomo del suo valore qi nell'interno?" "Ho insultato il vescovo" disse lui calmo, sorridendo. "Proprio cos! Ma non riesco a credere che un sacerdote con i suoi talenti possa trovarsi bene in un posto come Gillanbone." "E il volere di Dio." "Storie, assurdit! Lei si trova qui a causa di manchevolezze umane... le sue e quelle del vescovo. Soltanto il Papa infallibile. Lei completamente al di fuori del suo elemento naturale, a Gilly questo lo sappiamo tutti; non che non siamo contenti di avere un uomo del suo valore, tanto per cambiare, in luogo dei preti incapaci che ci mandano di solito. Ma il suo elemento naturale in qualche via d'accesso al potere ecclesiastico, non qui, tra cavalli e pecore. Lei sarebbe magnifico con la porpora cardinalizia" "Questo del tutto improbabile, temo. Presumo che Gillanbone non sia precisamente l'epicentro della mappa del Legato pontificio l'Arcivescovo. Ma potrebbe andar peggio. Ho lei, e ho Drogheda." Ella accett l'adulazione, volutamente scoperta, nello spirito con il quale era stata intesa, apprezzando la bellezza e la premurosit di Padre Ralph, la sua intelligenza acuta e sottile, sarebbe stato davvero uno splendido cardinale. Non riusciva a ricordare di aver veduto, in tutta la sua vita, un uomo pi avvenente, n un uomo che sapesse servirsi nello stesso modo delle proprie doti fisiche. Egli doveva essere conscio del suo aspetto: la statura e le proporzioni perfette del corpo, le belle fattezze aristocratiche, il modo con il quale ogni caratteristica fisica era stata armonizzata con una cura per quanto concerneva il risultato del prodotto finale, che Dio prodigava a ben poche delle Sue creazioni. Dai riccioli neri e morbidi sul capo e dall'azzurro stupefacente degli occhi, alle mani e ai piedi piccoli ed esili, era perfetto. S, doveva essere consapevole di ci che era. Eppure esisteva in lui una distaccata indifferenza, una capacit tutta sua di farle sentire che non era mai stato asservito dalla propria bellezza, n mai lo sarebbe stato.

Se ne sarebbe avvalso senza rimorsi per ottenere quel che voleva, qualora avesse potuto essergli utile, ma non come se ne fosse innamorato; piuttosto, come se giudicasse spregevoli le persone perch se ne lasciavano influenzare. E lei avrebbe dato molto per sapere che cosa fosse stato nel suo passato a fare di lui quello che era. Strano che fossero cos numerosi i sacerdoti belli come Adone, con lo stesso magnetismo sessuale di Don Giovanni. Adottavano forse il celibato per sottrarsi alle conseguenze? "Perch sopporta Gillanbone?" gli domand. Perch non rinuncia al sacerdozio, piuttosto? Potrebbe essere ricco e potente in qualsiasi campo, con i suoi talenti, e non verr a dirmi che l'idea del potere non l'attrae, per lo meno." Il sopracciglio sinistro di lui si inarc di scatto. "Mia cara signora Carson, lei cattolica. Sa bene che i voti sono sacri. Fino alla morte rimarr un sacerdote. Non potr non esserlo." Sbuff ridendo. "Oh, andiamo! Crede davvero che se rinunciasse ai voti la perseguiterebbero con ogni arma immaginabile, dalle saette ai segugi e ai fucili?" "No di certo. E non credo neppure che lei sia cos sciocca da pensare che sia il timore delle conseguenze a mantenermi nel sacerdozio." "Ohoh! Mi diventa pungente, Padre de Bricassart! Che cos', allora, a mantenerla legato ai voti? Che cosa la costringe a sopportare la polvere, la calura e le mosche di Gilly? Per quello che ne sa lei, potrebbe trattarsi di una condanna a vita." Un'ombra offusc momentaneamente gli occhi azzurri, ma poi egli sorrise, compassionandola. "Lei mi di grande conforto, non le sembra?" Dischiuse le labbra, alz gli occhi al soffitto e sospir. "Sin dalla culla sono stato cresciuto per diventare un sacerdote! ma si tratta di molto di pi di questo. Come posso spiegarlo a una donna? Io sono un'urua, signora Carson, e in certi momenti Dio a colmarmi. Se fossi un sacerdote migliore, non vi sarebbero

affatto periodi di vuoto. E quella pienezza, quell'essere un tutto con Dio, non in funzione del luogo. Sia ch'io mi trovi a Gillanbone, o in un palazzo vescovile, accade. Ma definire la cosa difficile. perch, anche per i sacerdoti, rappresenta un grande mistero. Un possesso divino che gli altri uomini possono non conoscere mai. Si, pu darsi, in effetti, che si tratti di questo. Rinunciarvi? Non potrei. "Sicch un potere, no? Perch dovrebbe essere dato ai sacerdoti, allora? Cosa le fa credere che il semplice spalmare il crisma, nel corso di una cerimonia lunga, spossante, possa conferirlo a qualsiasi uomo?" Scosse la testa. "Senta, si tratta di anni di vita, prima di arrivare al punto dell'ordinazione. Il cauto sviluppo di uno stato d'animo che apre l'urna a Dio. E guadagnato! Giorno per giorno viene guadagnato. E questo lo scopo dei voti, non lo capisce? Affinch nessuna cosa terrena si interponga tra il sacerdote e il suo stato d'animo... non l'amore per una donna, non l'amore del denaro, n la riluttanza a ubbidire ai dettami di altri uomini. La povert non nuova per me; non appartengo a una famiglia ricca. Quanto alla castit, l'accetto senza trovare difficile mantenerla. E l'ubbidienza Per me il pi difficile dei tre voti. Ma ubbidisco perch, se dovessi ritenermi pi importante del mio scopo quale ricettacolo di Dio sarei perduto. Ubbidisco. E, se necessario, sono disposto a subire Gillanbone come una condanna a vita." "Allora uno sciocco" disse lei. "Anch'io penso che esistano cose pi importanti delle amanti, ma l'essere un ricettacolo di Dio non fa parte di tali cose. Strano. Non mi ero mai resa conto che lei credesse in Dio cos ardentemente. Pensavo che fosse, forse, un uomo pervaso dal dubbio." "Dubito, infatti. Quale uomo pensante non dubita? Ecco perch, a volte, sono vuoto." Guard al di l di lei, fissando qualcosa che lei non poteva vedere. "Sa, credo che rinuncerei a qualsiasi ambizione, ad ogni desiderio, pur di avere la possibilit di essere un prete perfetto."

"La perfezione in tutto" ella disse " intollerabilmente noiosa. Quanto a me, preferisco un tocco di imperfezione." Padre Ralph rise, guardandola con un'ammirazione colorata dall'invidia. Era una donna straordinaria. La sua vedovanza risaliva a trentatr anni addietro, e il suo unico figlio, un maschio, era morto bambino. A causa della propria singolare posizione nella comunit di Gillanbone, non aveva approfittato di alcuno degli approcci da parte degli uomini pi ambiziosi tra i SUOi conoscenti; in quanto vedova di Michael Carson, era incontestabilmente una regina, ma, come moglie di qualcuno, avrebbe dovuto cedere a quel qualcuno l'amministrazione di tutto ci che possedeva. Fare il secondo violino non rientrava nel concetto che Mary Carson aveva della vita. Per conseguenza, aveva abiurato la carne, preferendo disporre del potere; ed era inconcepibile che potesse prendersi un amante, poich, in fatto di pettegolezzi, Gillanbone era ricettiva quanto un filo metallico alla corrente elettrica. Dimostrarsi umana e debole non faceva parte della sua ossessione. Ma ormai era abbastanza avanti negli anni per trovarsi ufficialmente al di l degli impulsi del corpo. E se il nuovo giovane sacerdote era assiduo nei propri doveri verso di lei, e se lei lo ricompensava con piccoli doni, come un'automobile, la cosa non aveva alcunch di assurdo. Saldo pilastro della Chiesa per tutta la vita, aveva aiutato la parrocchia e il capo spirituale della parrocchia nei modi confacenti anche quando Padre Kelly continuava ad avere il singhiozzo durante l'intera Messa. Non era la sola a sentirsii caritatevolmente propensa nei confronti del successore di Padre Kelly; Padre Ralph de Bricassart era meritatamente bene accetto ad ogni pecorella del suo gregge, ricca o povera. Se i parrocchiani pi lontani non potevano

recarsi a Gilly per parlargli, andava lui da loro, e, finch Mary Carson non gli aveva regalato l'automobile, si era accontentato di viaggiare a cavallo. La sua pazienza e la sua bont gli avevano meritato le simpatie di tutti, e il sincero affetto di taluni; Martin King, di Bugela, aveva dispendiosamente riarredato la canonica; e Dominic O'Rourke, di Dibban-Dibban, pagava il salario a una buona governante. Dal piedestallo della sua et e della sua posizione, dunque, Mary Carson si sentiva del tutto sicura apprezzando Padre Ralph: le piaceva gareggiare contro una mente intelligente, le piaceva provarsi a indovinare ci che egli pensava, perch non era mai sicura di riuscirci davvero. "Tornando a quanto stava dicendo di Gilly, che non l'epicentro nella mappa del Legato pontificio, l'Arcivescovo" disse, sistemandosi meglio sulla poltrona, "che cosa potrebbe scuotere abbastanza, secondo lei, quel reverendo gentiluomo per indurlo a fare di Gilly il cardine del suo mondo?" Il sacerdote sorrise malinconicamente. "Impossibile dirlo. Un qualche colpo di scena? L'improvvisa salvezza di un migliaio di anime, l'improvvisa capacit di guarire gli zoppi e i ciechi... Ma l'epoca dei miracoli tramontata." "Oh, suvvia, di questo dubito molto. E solo che Dio ha modificato la Sua tecnica. Di questi tempi, si avvale del denaro." "Che donna cinica lei! Forse proprio per questo mi piace tanto, signora Carson." "Il mio nome Mary. Mi chiami Mary, la prego." Minnie entr, spingendo il carrello del t, mentre Padre de Bricassart diceva: "Grazie, Mary." Gustando croccanti focaccette d'avena e tartine alle acciughe, Mary Carson sospir. "Caro Padre, desidero che lei preghi per me, stamane, con particolare fervore."

"Mi chiami Ralph" disse lui, poi continu, maliziosamente: "Dubito che mi sia possibile pregare per lei con pi fervore di quanto faccio normalmente. Ma ci prover." "Che, lei un incantatore! O, forse, questa frase celava un'allusione? disolito l'ovvio non mi interessa, ma, nel suo caso, non sono mai sicura che l'ovvio non sia in realt, il mantello di qualcosa di pi profondo. Come la carota fatta penzolare davanti all'asino. Che cosa pensa realmente di me, Padre de Bricassart? Non lo sapr mai perch lei non sar mai cos privo di tatto da dirmelo, non vero? Affascinante, affascinantc... Per deve pregare per me. Sono vecchia, e ho molto peccato." "La vecchiaia striscia su tutti noi, e anch'io ho peccato." Le sfugg una risatina. "Darei non so cosa per sapere come ha peccato. Davvero, davvero, cos." Tacque per un momento, poi cambi discorso. "In questo momento, mi manca un capo-guardiano di bestiame." "Di nuovo?" "E il quinto, quest'anno. Sta diventando difficile trovare una persona onesta." "Be', corre voce che lei non sia una padrona precisamente generosa o rispettosa dei sentimenti altrui." "Oh, impudente!" esclam Mary Carson, ridendo. "Chi le ha comprato una Daimler nuova di zecca afFinch non dovesse andare a cavallo?" "Ah, s, ma pensi al fervore con il quale prego per lei!" "Se Michael avesse posseduto anche soltanto la met del suo spirito e della sua personalit, sarei riuscita ad amarlo," disse bruscamente. Il suo volto cambi, divenne sprezzante. "Crede che io non abbia un solo parente al mondo, e che sia costretta a lasciare il denaro e le terre alla Madre Chiesa, cos?" "Non ne ho idea" rispose lui, placido, versandosi altro t. "In effetti, ho un fratello con una numerosa e prospera nidiata di rampolli." "E una gran bella cosa per lei" disse Padre Ralph, contegnoso. "Quando mi maritai, non possedevo alcun bene terreno. Sapevo che non avrei

mai fatto un buon matrimonio in Irlanda, ove le donne devono essere raffinate e di buona famiglia per accalappiare un marito ricco. Cos, lavorai consumandomi le dita fino all'osso per potermi pagare il viaggio fino ad un paese in cui gli uomini ricchi non fossero cos schizzinosi. Quando arrivai qui, non avevo altro che un viso, un corpo e un cervello migliore di quello che si suppone posseggano le donne, e questo bast per accalappiare Michael Carson, che era ricco e stupido. Mi am alla follia fino al giorno in cui mor." "E suo fratello?" le sugger, pensando che stesse discostandosi dall'argomento. "Mio fratello ha undici anni meno di me, vale a dire cinquantaquattro anni. Siamo i due soli ancora in vita. Quasi non lo conosco. Era un bimbetto, quando partiida Galwavy. Attualmente si trova nella Nuova Zelanda, ma, se emigr per fare fortuna, non c' riuscito. "Ieri sera, per, quando il bracciante mi ha portato la notizia che Arthur Teviot aveva fatto fagotto e se n'era andato, improvvisamente ho pensato a Padraic. Non sto ringiovanendo di certo, e non ho un solo parente accanto a me. E mi accaduto di pensare che PaddY un uomo pratico della terra, sebbene non disponga dei mezzi per acquistare terre. Perch, mi son detta, non scrivergli e non chiedergli di trasferirsi qui con i suoi figlioli? Quando morir, erediter Drogheda e la Michar Limited, poich il mio solo parente ancora in vita a parte qualche ignoto cugino in Irlanda." Sorrise. "Sembra stupido aspettare, non le sembra? Tanto vale che venga subito, anzich in seguito, egli si abitui ad allevare pecore sulle pianure di terra nera, con sistemi che, ne sono certa, devono essere completamente diversi da quelli dell'allevamento delle pecore nella Nuova Zelanda. Poi, quando io me ne sar andata, potr prendere il mio posto senza difficolt." A testa bassa, osserv attentamente Padre Ralph. "Mi domando come mai non ci abbia pensato prima."

"Cih, ci ho pensato. Ma, fino a poco tempo addietro, mi dicevo che l'ultima cosa al mondo ch'io potessi desiderare era un branco di avvoltoi in ansiosa attesa di vedermi esalare l'ultimo respiro. Di recente, per, il giorno della mia dipartita ha cominciato a sembrarmi molto pi vicino di un tempo, e sento... oh, non saprei. Come se potesse essere piacevole vedermi circondata da persone che hanno il mio stesso sangue." "Che cosa c', pensa di essere malata?" si affrett a domandare, con una preoccupazione sincera nello sguardo. Mary Carson alz le spalle. "Sto perfettamente bene. Ma c' un che di minaccioso nel compiere sessantacinque anni. All'improvviso, la vecchiaia non pi un fenomeno che si determiner; si gi determinato." "Capisco quello che intende, e ha ragione. Sar piacevolissimo per lei udire voci giovani nella casa. "Oh, non abiteranno qui. Potranno alloggiare nella casa del capoguardiano, abbastanza lontano da me. Non amo i bambini, n le loro voci." "Non un modo un po' meschino di trattare il suo unico fratello, Mary? Anche se c' una cos grande differenza d'et?" "Erediter il mio patrimonio... che se lo guadagni" disse lei, crudelmente. Fiona Cleary partor un altro bambino di sesso maschile sei giorni prima del nono compleanno di Meggie, e si ritenne fortunata perch in precedenza aveva avuto soltanto un paio di aborti. A nove anni Meggie era grande abbastanza per aiutarla sul serio. Quanto a Fee aveva ormai quarant'anni, troppo anziana per partorire senza sopportare doglie tali da svuotarla di ogni energia. Il bambino, battezzato Harold, era delicato; per la prima volta, a quanto tutti potevano ricordare, il dottore cominci a venire a casa loro con regolarit. E, come tipico dei guai, i guai dei Cleary si moltiplicarono. La fine della

guerra non aveva avuto come conseguenza un boom, ma una crisi agricola. Diventava sempre pi difficile trovare lavoro. Un giorno, il vecchio Angus MacWhirter port a casa loro un telegramma, proprio mentre stavano terminando di sorseggiare il t, e Paddy lacero la busta con mani tremanti; i telegrammi non recavano mai buone notizie. I ragazzi gli si riunirono attorno, tutti tranne Frank, che prese la sua tazza di t e si allontan da tavola. Fee lo segu con lo sguardo, poi torn a voltarsi mentre Paddy gemeva. "Che cosa c'?" gli domand. Paddy stava fissando il pezzo di carta come se avesse portato la notizia di un decesso. "Archibald non ha bisogno di noi." Bob picchi il pugno sul tavolo, selvaggiamente era stato cos impaziente di accompagnare il padre come apprendista tosatore, e quello di Archibald avrebbe dovuto essere il primo recinto per lui. Perche dovrebbe farci una simile mascalzonata, Pa'? Dovevamo cominciare domani." "Il perch non lo dice, Bob. Immagino che qualche morto di fame si sia offerto di lavorare per meno." "Oh, Paddy!" sospir Fee. Il piccolo Hal si mise a piangere nella culla di vimini accanto alla cucina economica, ma, prima che Fee potesse alzarsi, Meggie balz in piedi; Frank era rientrato e rimaneva in piedi con la tazza di te In mano, osservando attentamente il padre. "Be', presumo che dovr andare a parlare con Archibald" disse Paddy, infine. "E troppo tardi ormai per cercare un'altra tosatura ma credo proprio che mi debba una spiegazione pi convincente di questo telegramma. Possiamo solo sperare di trovare lavoro come mungitori finch Willoughby non comincer a far tosare le sue pecore in luglio." Meggie tolse un pannolino bianco, quadrato, dall'enorme pila posta a scaldare accanto alla stufa, lo distese accuratamente sul tavolo da lavoro, poi tolse

dalla culla di vimini il bambino che strillava. I capelli dei Cleary fiammeggiarono radi sulla testolina, mentre Meggie cambiava il pannolino con la stessa rapidit ed efficienza di CUI avrebbe potuto dar prova sua madre. "Meggie la mammina" disse Frank, per prenderla in giro. "Non sono una mammina"' rispose lei, indignata. "Mi limito ad aiutare Ma'." "Lo so" fece lui con dolcezza." Sei una brava ragazza, piccola Meggie." Tir il nodo del nastro di taffet bianco che aveva sulla nuca, facendolo pendere di traverso. Ed ecco che i grandi occhi grigi lo contemplarono in viso, adoranti; mentre Meggie lo guardava al di sopra della testa ciondolante del bambino, si sarebbe detto che avesse avuto la sua stessa et, o di pi. Egli sent un dolore al petto mentre pensava che doveva essere quella la sua sorte a un'et in cui il solo pupo del quale si sarebbe dovuta occupare era Agnese, ormai relegata e dimenticata nella camera da letto. Se non fosse stato per lei e per Fiona, se ne sarebbe andato gi da un pezzo. Guard con rancore suo padre, la causa della mlvagit che aveva portato tutto quello scompiglio in casa. Ben gli stava, essere rimasto senza la tosatura. In qualche modo, gli altri ragazzi, e persino Meggie, non avevano mai occupato i suoi pensieri tanto quanto Hal; ma quando il ventre di Fee aveva cominciato a gonfiarsi, questa volta, lui era ormai abbastanza avanti negli anni per essere ammogliato e padre. Tranne la piccola Meggie, quella gravidanza aveva messo a disagio tutti, e in particolare sua madre. Le occhiate furtive dei ragazzi la inducevano a farsi piccola come un coniglio, non riusciva a sostenere lo sguardo di Frank, n a cancellare la vergogna dal proprio. E del resto, nessuna donna dovrebbe passare per un tormento simile, si disse Frank per la millesima volta, ricordando i gemiti e le grida orribili nella camera da letto, la notte in cui Hal era nato. Ormai maggiorenne, non lo avevano

spedito altrove come gli altri. Ben gli stava, a Pa', aver perduto la tosatura. Un uomo decente avrebbe lasciato in pace sua moglie. Il capo di Ma', nella nuova luce elettrica, era d'oro filato, e il puro profilo di lei, mentre guardava, al di l del lungo tavolo, Paddy, indicibilmente bello. Come aveva potuto una creatura squisita e raffinata come lei, sposare un tosatore ambulante venuto dalle paludi di Galway? Sprecando se stessa e le sue porcellane Spode e la biancheria da tavola di damasco e i tappeti persiani che si trovavano nel salotto e che nessuno vedeva mai, perch lei metteva molto a disagio le mogli dei pari di Paddy. Le rendeva troppo consapevoli delle loro voci sguaiate e volgari, e del loro smarrimento quando si trovavano di fronte a pi di una forchetta. A volte la domenica, entrava nel salotto deserto, sedeva alla spinetta sotto la finestra e suonava, sebbene il suo tocco fosse scomparso da un pezzo, in quanto non aveva il tempo di esercitarsi, e sebbene ormai riuscisse a cimentarsi soltanto con i pezzi pi facili. Lui si metteva a sedere sotto la finestra. tra i lill e i gigli, e chiudeva gli occhi ascoltando. Aveva, in quei momenti, una sorta di visione, di sua madre con un abito lungo stretto in vita, di pizzo del rosa pi pallido, seduta alla spinetta in una enorme sala color avorio, con grandi candelabri tutto attorno. Gli faceva venir voglia di piangere, ma non piangeva pi, ormai; non pi dopo quella notte nel granaio, quando la polizia lo aveva riportato a casa. Meggie aveva rimesso Hal nella culla, e si trovava ora in piedi accanto a sua madre. Ecco un'altra creatura sprecata. Lo stesso profilo fiero e sensibile; e inoltre un qualcosa di Fiona nelle mani, nel corpo infantile. Sarebbe stata molto simile a sua madre quando fosse diventata una donna. E chi l'avrebbe sposata? Un altro balordo tosatore irlandese, o uno zotico contadinaccio di qualche vaccheria a Vahin? Meritava di pi, ma non era nata per avere di pi. Non esistevano vie d'uscita, cos dicevano tutti, e ogni anno in pi della sua esistenza sembrava comprovarlo. Consce a un tratto dello sguardo fisso di lui, Fee e Meggie si voltarono

contemporaneamente, sorridendogli con la singolare tenerezza che le donne riservano all'uomo pi amato nella loro vita. Frank mise la tazza sul tavolo e usc per dar da mangiare ai cani, augurandosi di poter piangere, o di poter uccidere qualcuno. Qualsiasi cosa che potesse scacciare la sofferenza. Tre giorni dopo che Paddy aveva perduto la tosatura da Archibald, giunse la lettera di Mary Carson. L'apr all'ufficio postale di Vahin, non appena ritirata la posta, e torn a casa saltellante come un bambino. "Andiamo in Australia!" url, agitando i lussuosi fogli di carta pergamena sotto il naso della famiglia stupefatta. Vi fu un silenzio, mentre tutti gli occhi erano fissi nei suoi. Quelli di Fee sembravano spaventati, e cos quelli di Meggie, ma gli occhi di tutti i maschi si erano illuminati di gioia. E lo sguardo di Frank sembrava risplendere. "Ma, Paddy, perch dovrebbe pensare a noi cos all'improvviso dopo tanti anni?" domand Fee, quando ebbe letto la lettera. "Il denaro non una cosa nuova per lei, n l'isolamento. Non ricordo che si sia mai offerta di aiutarci, prima d'ora." "Sembra che abbia paura di morire sola" disse, per rassicurare tanto se stesso quanto Fee. "Hai visto che cosa scrive: 'Non sono giovane, e tu e i tuoi figlioli siete i miei eredi. Dovremmo vederci credo, prima che io muoia, ed tempo che tu impari ad amministrare la tua eredit. Ho l'intenzione di nominarti mio capo-guardiano... sar un addestramento eccellente, e anche quelli dei tuoi figli che sono abbastanza grandi potranno lavorare come guardiani di bestiame. Drogheda diventer un'azienda familiare, mandata avanti dalla famiglia senza l'intervento di estranei."' "Ma non dice che ci mander il denaro per il viaggio in Australia" osservo Fee. La schiena di Paddy si irrigid. "Non mi sognerei mai di importunarla per questo!" scatt. "Possiamo andare in Australia senza mendicare i soldi

da lei; ho abbastanza da parte." "Credo che dovrebbe pagarci il viaggio" sostenne Fee, cocciuta, non senza lo scandalizzato stupore di tutti; non accadeva spesso che esprimesse un parere. "Perch dovresti rinunciare alla tua vita qui e andare a lavorare per lei sulla base di una promessa fatta per lettera? Non ha mai alzato un dito per aiutarci, prima d'ora e non mi fido. La sola cosa ch'io ricordi di averti sentito dire di lei che non avevi mai veduto nessuno tenere pi stretta in pugno una sterlina. In fin dei conti, Paddy, non che tu la conosca tanto bene; c'era una tale differenza di et tra voi due, e lei part per l'Australia prima che tu fossi grande abbastanza per andare a scuola." "Non vedo come questo possa modificare la situazione adesso; e se taccagna, tanto pi avremo da ereditare. No, Fee, andremo in Australia, e il viaggio ce lo pagheremo noi." Fiona non disse altro. Fu impossibile arguire, dalla sua espressione, se fosse risentita per essere stata tacitata cos bruscamente. "Evviva, andiamo in Australia!" url Bob, afferrando la spalla di suo padre. Jack, Hughie e Stu saltellavano su e gi, e Frank sorrideva; vedeva qualcosa molto lontano. Soltanto Fee e Meggie, perplesse e impaurite, si auguravano intensamente che tutto finisse in una bolla di sapone, poich la loro vita non avrebbe potuto essere pi facile in Australia; le stesse cose, e in un ambiente estraneo. "Dov' Gillanbone?" domand Stuart. Tirarono fuori il vecchio atlante, per quanto i Cleary fossero poveri, c'erano parecchi scaffali di libri dietro il tavolo da pranzo in cucina. I ragazzi sfogliarono le pagine ingiallite finch non ebbero trovato la Nuova Galles del Sud. Abituati com'erano alle distanze relativamente brevi della Nuova Zelanda, non pensarono a guardare la scala in miglia nell'angolo in basso

a sinistra della carta. Supposero logicamente che la Nuova Galles del Sud avesse press'a poco le stesse dimensioni dell'Isola Settentrionale della Nuova Zelanda. Ed ecco Gillanbone, situata in alto, verso l'estremo angolo sinistro; la distanza da Sydney equivaleva press'a poco a quella tra Wanganui e Auckland, si sarebbe detto, sebbene i puntini che indicavano i centri abitati fossero di gran lunga meno numerosi di quelli dell'Isola Settentrionale. "E un atlante molto vecchio" disse Paddy. "L'Australia come l'America, sta crescendo a balzi e salti. Sono certo che, al giorno d'oggi, le cittadine siano pi numerose." Avrebbero dovuto viaggiare in terza classe sulla nave, ma si trattava di una traversata di tre giorni appena, tutto sommato; non sarebbe stato un gran sacrificio. Non come le settimane e settimane tra l'Inghilterra e gli Antipodi. Con s potevano permettersi di portare soltanto il vestiario, i piatti, le posate, le lenzuola, gli utensili da cucina, e quei preziosi libri; i mobili avrebbero dovuto venderli per pagare le spese di spedizione delle poche cose di Fee nel salotto: la spinetta, i tappeti e le poltrone. "Non voglio assolutamente che tu ci rinunci" disse Paddy a Fiona, con fermezza. "Sei certo che possiamo permettercelo?" "Certissimo. Quanto agli altri mobili, Mary dice che sta approntando l'alloggio del capo-guardiano e che c' qualsiasi cosa possa occorrerci. Sono contento che non dobbiamo abitare nella stessa casa di Mary." "Anch'io" disse Fee. Paddy si rec a Wanganui per prenotare una cabina di terza classe con otto cuccette sulla Vahin; strano che la nave e la cittadina pi vicina a loro avessero lo stesso nome. Dovevano partire alla fine di agosto, e cos ai primi di quel mese tutti cominciarono a rendersi conto che vi sarebbe stata davvero la grande avventura. I cani dovettero essere dati via, i cavalli e il calesse

venduti, i mobili accatastati sul carro del vecchio Angus MacWhirter e portati a Wanganui per la vendita all'asta, mentre le poche cose di Fee furono chiuse entro casse insieme al vasellame, alla biancheria, ai libri e agli utensili da cucina. Frank trov sua madre in piedi accanto alla bellissima, antica spinetta, intenta ad accarezzarne i pannelli lievemente rosei e striati e a contemplare con uno sguardo vago l'incipriatura di polvere dorata rimastale sulla punta delle dita. "L'hai sempre avuta, Ma'?" domand. "Si. Quello che era realmente mio non riuscirono a togliermelo quando mi sposai. La spinetta, i tappeti persiani, il divano e le poltrone Luigi XV, lo scrittoio Reggenza. Non un gran che, ma mi appartenevano di diritto." Gli occhi grigi e malinconici contemplarono, alle spalle di Frank, il dipinto a olio sulla parete, un po' offuscato dal tempo, sebbene la donna dai capelli d'oro e dalla veste di pizzo rosa-pallido, in crinolina con centosette balze, continuasse ad essere ben visibile. "Chi era?" domand lui, incuriosito, voltando la testa. "Ho sempre desiderato saperlo." "Una gran dama." "Be', deve essere imparentata con te, ti somiglia un po'." "Lei? Una mia parente?" Gli occhi grigi smisero di contemplare il quadro e si posarono ironici sulla faccia del giovane. "Suvvia, ho forse l'aria di aver mai potuto avere una parente come lei?" "S." "Hai ragnatele nel cervello spazzale via." "Vorrei che tu me lo dicessi, Ma'." Ella sospir e chiuse la spinetta, poi si tolse l'oro dalle dita. "Non c' niente da dire, proprio niente. Avanti, aiutami a spostare queste cose al centro della stanza, cos Pa' potr imballarle." Il viaggio fu un incubo. Prima ancora che la Vahin fosse uscita dal porto

di Wellington, cominciarono tutti quanti a soffrire il mal di mare, e continuarono a soffrirlo durante l'intera traversata, milleduecento miglia di mari invernali spazzati da venti di tempeste. Paddy portava i ragazzi in coperta e li teneva l nonostante le raffiche gelide e gli spruzzi incessanti, scendendo nella stiva a vedere come stessero le sue donne e il bambino, soltanto quando qualche anima buona si offriva di tener d'occhio i quattro malconci ragazzi che vomitavano. Per quanto anelasse l'aria fresca, Frank aveva deciso di restare sottocoperta per sorvegliare le donne. La cabina era minuscola, soffocante, e puzzava di petrolio, poich si trovava sotto la linea di galleggiamentO e per giunta a prora, ove il beccheggio della nave era quanto mai violento. Alcune ore dopo la partenza da Wellington, Frank e Meggie si persuasero che la madre sarebbe morta; il medico, chiamato dalla prima classe da un preoccupatissimo cameriere di bordo, scroll il capo, pessimista, dopo averla visitata. "Grazie a Dio si tratta di una traversata breve" disse, dando ordine alla sua infermiera di trovare latte per il bambino. Tra l'uno e l'altro attacco di vomito, Frank e Meggie riuscirono a nutrire con il biberon Hal, che non sembrava gradire troppo la cosa. Fee aveva smesso di sforzarsi di vomitare, ed era scivolata in una sorta di coma, dal quale non riuscirono a riscuoterla. Il cameriere aiut Frank a metterla sulla cuccetta pi alta, ove l'aria era un po' meno viziata; poi, premendosi una salvietta sulla bocca per assorbire la bile acquosa che continuava a vomitare, Frank si appollai sulla sponda della cuccetta accanto a lei, scostandole gli umidi capelli gialli dalla fronte. Un'ora dopo l'altra rimase immobile al suo posto di veglia, nonostante la nausea; ogni volta che Paddy scendeva, lo trovava accanto a sua madre, intento ad accarezzarle i capelli, mentre Meggie rimaneva rannicchiata su una cuccetta pi bassa con Hal, anche lei con una salvietta sulla bocca. A tre ore di navigazione da Sydney, il mare si appiatt, divenendo calmo

e vitreo, e la nebbia avanz furtiva dal remoto Antartico, avvolgendosi intorno alla nave. Meggie, riavutasi un poco, immagin che la nave ululasse, a intervalli regolari, di dolore, adesso che le percosse tremende erano finite. Proseguirono adagio nel colloso grigiore, furtivamente come creature inseguite, finch quell'ululato profondo e monotono risuon di nuovo in qualche punto tra le sovrastrutture, un suono perduto e solitario, indescrivibilmente triste. Poi, tutto intorno a loro, l'aria vibr di altri ululati luttuosi mentre scivolavano, solcando acqua spettrale e fumigante, nel porto. Meggie non doveva mai dimenticare il suono delle sirene da nebbia, il suo primo contatto con l'Australia. Paddy port Fee gi dalla Vahin tra le braccia, seguito da Frank con il bambino, e da Meggie con una valigia, mentre tutti i ragazzi incespicavano stancamente sotto il peso di qualche fardello. In una nebbiosa mattinata invernale, alla fine di agosto, erano giunti a Pyrmont un nome privo di significato. Una fila sconfinata di tass aspettava fuori della tettoia di ferro, sul molo. Meggie li contempl a bocca aperta e con gli occhi tondi, poich non aveva mai veduto un cos gran numero di automobili in un solo posto contemporaneamente. In qualche modo, Paddy riusc a pigiare tutti quanti su un solo tass, il cui autista si era offerto di portarli al Palazzo del Popolo. "Quello il posto che fa per lei, amico" disse a Paddy. "E un albergo per i lavoratori mandato avanti dall'Esercito della Salvezza." Le strade erano gremite di autoveicoli che sembravano correre in tutte le direzioni; si vedevano pochissimi cavalli. Contemplarono rapiti, attraverso i finestrini del tass, gli alti palazzi di mattoni, le vie strette e tortuose, la rapidit con cui folle di persone sembravano formarsi e sciogliersi, secondo

un qualche strano rito urbano. Wellington li aveva intimoriti, ma Sydney faceva sembrare Wellington una piccola borgata di campagna. Mentre Fee si riposava in una della miriade di camere di quella conigliera che l'Esercito della Salvezza chiamava affettuosamente Palazzo del Popolo, Paddy si rec alla stazione centrale per chiedere quando avrebbero potuto prendere un treno diretto a Gillanbone. Ormai del tutto riavutisi, i ragazzi chiesero, vociando, di accompagnarlo, in quanto avevano saputo che la stazione non distava molto e che lungo l'intero tratto si allineavano negozi, compreso uno nel quale vendevano certe speciali caramelle. Paddy cedette, invidiando la giovent, perch, quanto a lui, non era ben sicuro di aver le gambe salde dopo tre giorni di mal di mare. Frank e Meggie rimasero con Fee e con il bambino, sebbene anche loro desiderassero andare, ma erano preoccupati per la madre e volevano che si ristabilisse. In effetti, ora che non si trovava pi a bordo, sembrava ricuperare rapidamente le forze, e aveva sorbito una tazza di brodo e mangiucchiato una fetta di pane abbrustolito servite da uno degli angeli in cuffietta dei lavoratori. "Se non partiamo questa sera, Fee, dovremo aspettare una settimana fino al prossimo treno" disse Paddy, quando torn con i ragazzi. "Credi di farcela a viaggiare stanotte" Fee si drizz a sedere rabbrividendo. "Posso farcela." "Secondo me, dovremmo aspettare" intervenne Frank, in tono aspro. "Non credo che Ma' stia abbastanza bene per affrontare il viaggio." "A quanto pare non ti rendi conto di una cosa, Frank, e cio che se non prendiamo il treno questa sera dovremo aspettare tutta una settimana, e io non ho in tasca il denaro sufficiente per sette giorni in albergo a Sydney. Questo un paese enorme e la localit ove siamo diretti non servita da treni

quotidiani. Potremmo arrivare fino a Dubbo con uno qualsiasi di tre treni, domani, ma poi saremmo costretti ad aspettare una coincidenza locale e mi hanno detto che il viaggio sarebbe molto pi scomodo di quello con il rapido di stanotte, se riuscissimo a prenderlo." "Ce la far, Paddy" ripet Fee. "Ho con me Frank e Meggie. Star benissimo." Volse lo sguardo su Frank, supplicandolo ed esortandolo a tacere. Allora spedir subito un telegramma a Mary, dicendole di aspettarci domani sera." La stazione centrale era pi grande di qualsiasi edificio nel quale i Cleary fossero mai entrati, un'enorme volta a vetri che sembrava moltiplicare, e contemporaneamente assorbire, il vocio delle migliaia di persone in attesa accanto a logore valigie legate con cinghie, e intente a fissare attentamente una gigantesca tabella indicatrice che uomini muniti di lunghe aste modificavano a mano. Nell'oscurit man mano pi fitta della sera, vennero a far parte anch'essi della folla, gli occhi fissi sui cancelli d'acciaio, a fisarmonica, del marciapiede cinque; sebbene fossero chiusi, vi si trovava un grande cartello scritto a mano con l'indicazione "Postale di Gillanbone". Sul marciapiede uno e sul marciapiede due, un'agitazione tremenda preannunci la partenza imminente dei rapidi notturni diretti a Brisbane e a Melbourne, mentre i passeggeri si pigiavano contro le barriere. Ben presto venne la loro volta, mentre i cancelli del marciapiede cinque si aprivano ripiegandosi su se stessi e la gente cominciava ansiosamente a farsi avanti. Paddy trov uno scompartimento vuoto di seconda classe, vi fece salire i ragazzi pi grandi per il finestrino, mentre Fee, Meggie e il bambino entrarono per la porta scorrevole che dava sul lungo corridoio del vagone. Alcune facce guardarono dentro speranzose, ma scomparvero subito inorridite, alla vista di tutti quei ragazzi. A volte, essere una famiglia numerosa costituiva un vantaggio.

La notte era cos fredda che liberarono dalle cinghie tutte le pesanti coperte da viaggio a quadri, arrotolate all'esterno delle valigie; sebbene l carrozza non fosse riscaldata, cassoni d'acciaio contenenti braci accese erano applicati al pavimento e irradiavano un po' di tepore; nessuno, del resto, si era aspettato il riscaldamento perch niente in Australia o nella Nuova Zelanda veniva mai riscaldato. "Quanto lontana Gillanbone, Pappi?" domand Meggie, mentre il treno partiva sferragliando e sobbalzando dolcemente su una infinit di scambi. "Molto di pi di quanto sembrasse sul nostro atlante, Meggie. Novecentottanta chilometri. Arriveremo nel tardo pomeriggio di domani." I ragazzi rimasero a bocca aperta, ma non ci pensarono pi vedendo fiorire un paese da fiaba di luci, all'esterno, corsero tutti ai finestrini e stettero a guardare mentre i primi chilometri volavano via e le case non diradavano. La velocit aument, le luci si diradarono e infine scomparvero, sostituite da incessanti fasci di scintille che saettavano in un vento ululante. Quando Paddy port i ragazzi fuori dello scompartimento affinch Fee potesse allattare Hal, Meggie li segu con uno sguardo nostalgico. Da qualche tempo sembrava che non venisse pi considerata una di loro, non pi da quando la nascita del bambino aveva sconvolto la sua esistenza, incatenandola alla casa quanto sua madre. Non che gliene importasse, in realt, si disse lealmente. Hal era una cos cara creaturina, la pi grande delizia della sua vita, e inoltre le faceva piacere essere trattata da Ma' come una donna adulta. Che cosa inducesse Ma' a mettere al mondo bambini non riusciva a immaginarlo, ma il risultato era adorabile. Mise Hal sulle braccia di Fee; il treno si ferm, non molto tempo dopo, cigolando e stridendo e parve rimanere immobile per ore, ansimando per riprendere fiato. Lei moriva dalla voglia di aprire il finestrino

e guardar fuori, ma lo scompartimento stava diventando molto freddo, nonostante le braci accese contro il pavimento. Paddy entr dal corridoio con una fumante tazza di t per Fee che rimise sul sedile Hal, rimpinzato e sonnacchioso. "Dove siamo?" ella domand. "In un posto chiamato Valley Heights. Attaccano un'altra locomotiva, qui, per la salita fino a Lightgov, cos ha detto la cameriera nella carrozza-ristoro." "Quanto tempo ho per bere questo t?" Un quarto d'ora. Frank ti portera qualche tramezzino e io far mangiare i ragazzi. La prossima fermata sar una localit a nome Blayney, molto pi tardi stanotte." Meggie, intollerabilmente eccitata, bevve parte del t bollente e molto zuccherato di sua madre, e divor un tramezzino, quando Frank li port. Frank la fece coricare sul lungo sedile accanto al piccolo Hal, lo avvolse ben bene in una coperta, e poi fece altrettanto con Fee, completamente allungata sul sedile di fronte. Stuart e Hughie furono fatti coricare sul pavimento tra i sedili, ma Paddy disse a Fee che avrebbe portato Bob, Frank e Jack parecchi scompartimenti pi avanti, per conversare con alcuni tosatori, e per trascorrere l la notte. Si stava molto meglio che sulla nave, viaggiando cullati dal ritmico sferragliare delle due locomotive, ascoltando il vento contro i fili del telegrafo e, di quando in quando, uno stridore furioso mentre le ruote d'acciaio slittavano sui binari in salita, cercando freneticamente l'attrito per poter esercitare trazione. Meggie si addorment. La mattina dopo, contemplarono intimoriti e sgomenti un paesaggio talmente estraneo che non avevano mai sognato potesse esistere qualcosa di simile sullo stesso pianeta della Nuova Zelanda. C'erano le colline ondulate s, ma assolutamente niente di tutto che ricordasse la loro patria. Tutto aveva un colore rossiccio e grigiastro, persino gli alberi, il frumento invernale

era gi stato tinto d'argento fulvo dal sole abbacinante, chilometri su chilometri di frumento che si increspava e si piegava sotto il vento, distese interrotte soltanto da boschetti d'alberi stentati, assolati, con le foglie blu, e da macchie polverose di esausti cespugli grigi. Gli occhi stoici di Fee osservarono lo scenario senza cambiare espressone, ma quelli della povera Meggie si riempirono di lacrime. Era una distesa orribile, priva di recinti, sconfinata, senza una sola traccia di verde. Dopo la notte gelida la giornata divenne rovente, man mano che il sole saliva verso lo zenit e il treno sferragliava sempre e sempre e sempre pi avanti, fermandosi di tanto in tanto in qualche minuscolo VillaggiO pieno di biciclette e di veicoli trainati da cavalli; le automobili scarseggiavano, l, a quanto pareva. Paddy abbass fino in fondo entrambi i finestrini, nonostante la fuliggine che penetrava turbinando e si posava dappertutto; faceva un tal caldo che boccheggiavano, e i pesanti vestiti invrnali della Nuova Zelanda si appiccicavano sulla pelle, causando pruriti. Sembrava impossibile che qualsiasi luogo, eccetto l'inferno, potesse essere cos caldo nella stagione invernale. Gillanbone apparve mentre il sole stava tramontando, uno strano, piccolo insieme di sgangherate costruzioni di legno e lamiera ondulata, ai lati di un'unica strada amEna, polverosa, senz'alberi, monotona. Il sole sul punto di scomparire aveva disteso una vernice dorata s ogni cosa, dando al villaggio una fuggevole e fulgida dignit che si dilegu quando lo guardarono dal marciapiede della stazione. Un tipico centro di pionieri ai margini del "Pi in l dell'Aldil", l'ultimo avamposto nella fascia delle piogge man mano pi rade; non lontano di l, pi a ovest, cominciavano i tremila chilometri dei territori deserti ove non poteva piovere. Nella piazza della stazione si trovava una splendente automobile

nera, e, camminando a gran passi con noncuranza sullo strato di polvere spesso parecchi centimetri, venne verso di loro un prete. La lunga tonaca lo faceva sembrare una figura emersa dal passato, quasi non avesse mosso i piedi come gli uomini normali, ma stesse scivolando come in un sogno; la polvere si sollevava e si gonfiava intorno a lui, rossa negli ultimi raggi del tramonto. "Salve, sono Padre de Bricassart" disse, tendendo la mano a Paddy. "Lei dev'essere il fratello di Mary; il suo ritratto vivente." Si volt verso Fee e ne port la mano inerte alle labbra, sorridendo con autentico stupore; nessuno era in grado di riconoscere una gentildonna pi rapidamente di Padre Ralph. "Ah, ma splendida!" esclam, come se quello fosse stato il commento pi naturale del mondo da parte di un prete, poi gli occhi di lui si volsero verso i ragazzi, raggruppati in piedi tutti insieme. Per un momento, con interdetto stupore, indugiarono su Frank, che aveva in braccio il bambino, quindi si abbassarono da un ragazzo all'altro, in ordine di statura. Dietro di loro, tutta sola, Meggie fissava il sacerdote a bocca aperta, come se stesse contemplando Dio. Senza attribuire, apparentemente, importanza al fatto che la sua bella tonaca di sargia si impregnava di polvere, egli gir intorno ai ragazzi e si accosci per stringere Meggie tra le mani, ed erano mani ferme, dolci, cortesi. "Bene! E tu chi sei?" le domand, sorridendo. "Meggie" rispose lei. "Si chiama Meghann" disse Frank, accigliato, odiando quell'uomo bellissimo, la sua statura stupefacente. " il nome che prediligo, Meghann." Il prete si raddrizz ma continu a tenere la mano di Meggie nella sua. "Sar preferibile che rimaniate alla canonica, stanotte," disse, conducendo Meggie verso l'automobile. "Vi accompagner

a Drogheda domattina; troppo lontana dopo il viaggio in treno da Sydney." A parte l'Hotel Imperial, la chiesa cattolica, la scuola, il convento e la canonica erano i soli edifici di mattoni a Gillanbone, poiche anche la grande scuola pubblica doveva accontentarsi di essere di legno. Ora, una volta discesa l'oscurit, l'aria era diventata incredibilmente gelida; ma nel salotto della canonica fiammeggiava un enorme fuoco di ceppi, e un profumo di cibi giunse, allettante, da qualche stanza pi in l. La governante, una raggrinzita scozzese dall'energia stupefacente, si diede un gran da fare, mostrando le loro stanze e cicalando ininterrottamente con lo spiccato accento degli Highlands occidentali. Abituati al riserbo "noli me tangere" dei sacerdoti di Vahin, i Cleary stentarono ad abituarsi alla disinvolta e allegra bonomia di Padre Ralph. Soltanto Paddy si sgel, perch ricordava ancora la cordialit dei preti nella sua natia Galwav, la loro affabilit con le persone di rango inferiore. Gli altri cenarono in un cauto silenzio, e si rifugiarono di sopra non appena fu possibile, seguiti con riluttanza da Paddy. Per lui, la religione era un tepore e una consolazione, ma per il resto della sua famiglia, si trattava di qualcosa che affondava le radici nella paura, una coazione "credi-o-sarai-dannato". Quando furono andati a coricarsi, Padre Ralph si allung sulla sua poltrona prediletta, fissando il fuoco, fumando una sigaretta e sorridendo. Nell'immaginazione, stava passando in rassegna i Cleary cos come li aveva veduti per la prima volta dalla piazza della stazione. L'uomo, cos somigliante a Mary, ma incurvato dalla dura fatica, e, assai manifestamente, con un'indole ben diversa da quella maligna della sorella; la sua stanca e bella moglie, che aveva l'aria di dover scendere da un land con un tiro a due di cavalli bianchi, il bruno e torvo Frank dagli occhi neri, occhi neri; gli altri figlioli, quasi tutti somiglianti al padre; ma il pi piccolo, Stuart, assai simile alla madre, sarebbe diventato un bell'uomo da grande, impossibile dire che cosa sarebbe diventato il popparte; e poi Meggie. La pi soave,

la piU adorabile bimbetta che avesse mai veduto; capelli di un colore che sfidava ogni descrizione, n rossi, n dorati, una fusione perfetta di entrambi i colori. E lo aveva guardato di sotto in su con occhi grigio-argento, di una indicibile, splendente purezza, come pietre preziose fuse. Alzando le spalle, gett il mozzicone della sigaretta nel fuoco e si alz. Stava diventando fantasioso, nella maturit, pietre preziose fuse, figurarsi! Era pi probabile che gli si stesse indebolendo la vista, con il flagello della sabbia. La mattina dopo, port in macchina a Drogheda gli ospiti, era ormai talmente assuefatto al paesaggio che i loro commenti lo divertirono molto. L'ultima altura si trovava trecento chilometri pi a est; questa era la regione delle pianure di terra nera, spieg. Niente altro che immensi pascoli, piatti come un'asse, con scarsi alberi. La giornata era calda come quella precedente, ma sulla Daimler si viaggiava assai pi comodamente che sul treno. Ed erano partiti presto, a digiuno, con i paramenti di Padre Ralph e il Benedetto Sacramento riposti con cura in una valigia nera. "Le pecore sono sudicie!" disse Meggie in tono afflitto, contemplando le molte centinaia di fagotti color rosso-ruggine, con i musi che cercavano, affondati nell'erba. "Ah, mi rendo conto che avrei dovuto scegliere la Nuova Zelanda" disse il sacerdote. "Dev'essere come l'Irlanda, allora, piena di belle pecore color crema." "S, come l'Irlanda sotto molti aspetti; c' la stessa bellissima erba verde. Ma pi selvaggia, assai meno addomesticata" rispose Paddy. Padre Ralph gli piaceva moltissimo. Proprio in quel momento, un gruppo di em si mise in piedi traballando e cominciarono a fuggire, rapidi come il vento sulle goffe zampe, i lunghi colli protesi. I bambini trattennero udibilmente il respiro, poi scoppiarono a ridere, incantati nel vedere uccelli giganteschi che correvano invece di volare.

"Che piacere non dover scendere e aprire quei fastidiosi cancelli" disse Padre Ralph, mentre l'ultimo veniva chiuso dietro di loro, e Bob, che si era assunto il compito in sua vece, risaliva sulla macchina. Dopo gli shock che l'Australia aveva fatto subire loro con una rapidit sconcertante, la dimora di Drogheda ricord in qualche modo la patria, con la sua graziosa facciata Georgiana, i tralci di glicine quasi in fiore e le migliaia di cespugli di rose. "Abiteremo qui?" squitt Meggie. "Non precisamente" si affrett a dire il sacerdote. "La casa nella quale alloggerete si trova circa un chilometro e mezzo pi avanti, sul torrente." Mary Carson li aspettava nel vasto salotto e non si alz per salutare il fratello, ma lo costrinse ad avvicinarsi rimanendo seduta sulla poltrona a conchiglia. "Bene, Paddy" disse in tono abbastanza cordiale, lo sguardo fisso, al di l di lui, su Padre Ralph che rimaneva in piedi con Meggie tra le braccia. e le esili braccine di lei strette intorno al collo. Mary Carson si alz pesantemente, senza salutare Fee n i bambini. "Andiamo ad ascoltare la Messa immediatamente" disse. "Sono certa che Padre de Bricassart sia ansioso di ripartire." "Niente affatto, mia cara Mary." Egli rise, con gli occhi azzurri splendenti. "Celebrer la Messa, faremo tutti insieme un'ottima colazione calda al suo desco, poi mostrer a Meggie la casa dove abiter, come le ho promesso." "Meggie?" disse Mary Carson. "S, questa Meggie. Il che significa cominciare le presentazioni dal fondo, no? Mi consenta, invece, di iniziarle dal principio, Mary, la prego. Ecco Fiona." Mary Carson annu brusca, e prest scarsa attenzione mentre Ralph presentava i ragazzi; era troppo assorta nella contemplazione del sacerdote e di Meggie. Capitolo 4.

La casa del capo-guardiano poggiava su pali, una decina di metri al disopra di uno stretto burrone frangiato da sparsi eucalipti e da molti salici piangenti. Dopo lo splendore della dimora di Drogheda parve alquanto nuda e ispirata a criteri utilitaristici, ma gli ambienti all'interno non differivano molto dalla casa che avevano lasciato nella Nuova Zelanda. Massicci mobili vittoriani riempivano le stanze fino a traboccare, rivestiti da un'impalpabile polvere rossa. "Siete fortunati, qui, avete un bagno" disse Padre Ralph, conducendoli su per gli scalini di assi, nella veranda anteriore si trattava di una vera e propria scalata. "L'han fatta tanto alta nell'eventualit che il torrente trabocchi" spieg Padre Ralph. "Vi trovate proprio accanto al torrente, e ho sentito dire che il livello dell'acqua pu aumentare di diciotto metri in una notte." Avevano, effettivamente, un bagno; una vecchia vasca di zinco e uno scaldabagno scrostato nell'alcova a una estremit della veranda posteriore. Ma, come le donne constatarono disgustate, il gabinetto non era altro che una buca nel terreno, a circa duecento metri dalla casa, e puzzava. Primitivo, dopo la Nuova Zelanda. "Chiunque abitasse qui, non era molto pulito" disse Fee, facendo scorrere un dito sulla polvere della credenza. Padre Ralph rise. "Combatter una battaglia perduta, se tenter di eliminare questa polvere" disse. "Qui siamo nell'interno, e ci sono tre cose che non sconfigger mai... il caldo, la polvere e le mosche. Qualunque cosa possa fare, l'accompagneranno sempre." Fee guard il sacerdote. "Lei molto buono con noi, Padre." "E perch no? Siete gli unici parenti della mia ottima amica Mary Carson." "Non sono abituata ad avere rapporti amichevoli con un sacerdote. Nella Nuova Zelanda se ne stavano parecchio sulle loro." "Non cattolica, vero?" "No, il cattolico Paddy. Naturalmente, i bambini sono stati cresciuti tutti

nella fede cattolica, dal primo all'ultimo, se questo che la preoccupa." "Non mi sono mai sognato di preoccuparmene. A lei dispiace?" "Mi indifferente, in realt, una cosa o l'altra." "Non si convertita?" "Non sono un'ipocrita, Padre de Bricassart. Non avevo pi fede nella mia chiesa, e non ci tenevo affatto ad adottare una fede diversa e altrettanto priva di senso." "Capisco." Osserv Meggie che, in piedi sulla veranda anteriore, contemplava il sentiero lungo il quale si arrivava alla grande dimora di Drogheda. "E cos graziosa, sua figlia. Ho un debole per i capelli tizianeschi, sa. Quelli della bambina avrebbero indotto il pittore a correre a prendere i pennelli. Non avevo mai veduto prima d'ora un colore simile. E la sua unica figlia?" "S. I maschi predominano sia nella famiglia di Paddy, sia nella mia; le femmine sono un'eccezione." "Povera creaturina" disse lui, oscuramente. Quando le casse furono arrivate da Sydney e la casa ebbe assunto un aspetto pi familiare, con i libri, le cineserie, i ninnoli, e il salotto arredato con i mobili di Fee, tutto cominci a sistemarsi. Paddy e i ragazzi pi grandi di Stu erano quasi sempre via con i due braccianti assunti da Mary Carson per insegnare loro le molte differenze tra le pecore del nord-ovest della Nuova Galles del Sud e le pecore della Nuova Zelanda. Fee, Meggie e Stu scoprirono le differenze tra il mandare avanti una casa nella Nuova Zelanda e il vivere nell'alloggio del capo-guardiano a Drogheda; esisteva una tacita intesa in base alla quale non dovevano mai disturbare Mary Carson; ma la governante e le cameriere di lei erano ansiose di rendersi utili alle donne quanto i braccianti lo erano di aiutare gli uomini. Come tutti poterono constatare, Drogheda era un mondo a s, talmente isolato

dalla civilt che, dopo qualche tempo, persino Gillanbone non divenne altro che un nome con ricordi remoti. Entro i limiti del vasto Home Paddock si trovavano stalle, una fucina, autorimesse, innumerevoli ripostigli nei quali veniva conservato di tutto, dal foraggio alle macchine agricole, e poi canili e recinti per cani, un intricato labirinto di recinti per il bestiame, un capannone gigantesco per la tosatura, con l'incredibile numero di ventisei corridoi, e, dietro, un altro complicato labirinto di cortili. C'erano pollai, porcili, stalle per le mucche e una cascina, alloggi per i ventisei tosatori, piccoli alloggi per i braccianti, altre due case come la loro, ma pi piccole, per i guardiani, una baracca per gli apprendisti, un cortile per macellare e una legnaia. Tutto ci si trovava press'a poco al centro di una radura senz'alberi avente un diametro di quasi cinque chilometri: lo Home Paddock, "il recinto della casa". Soltanto la casa del capo-guardiano sfiorava quasi le foreste circostanti. V'erano comunque molti alberi intorno ai ripostigli e ai recinti degli animali e del bestiame, cos da fornire un'ombra gradita e necessaria; per lo pi, alberi del pepe, enormi, resistenti, fronzuti e sonnacchiosamente belli. Pi in l, tra l'erba alta, pascolavano vacche da latte e cavalli. Nel profondo burrone accanto alla casa del capo-guardiano scorreva un pigro torrente d'acqua melmosa. Nessuno credeva a quanto aveva detto Padre Ralph, che il livello poteva alzarsi di diciotto metri in una notte; non sembrava possibile. L'acqua di quel torrente veniva pompata a mano per le necessit della cucina e del bagno, e occorse molto tempo alle donne prima che si abituassero a lavare se stesse, i piatti e la biancheria in quell'acqua di un verde-rossiccio. Sei massicci serbatoi di lamiera ondulata, appollaiati su torri di legno simili a torri di trivellazione, raccoglievano l'acqua piovana proveniente dal tetto e fornivano l'acqua potabile; ma si resero conto ben presto che dovevano adoperarla con parsimonia e non servirsene

mai per il bucato. Infatti, nessuno poteva sapere quando nuove piogge avrebbero riempito i serbatoi. Pecore e vacche bevevano acqua artesiana, attinta non gi a una falda acquifera facilmente accessibile, ma vera acqua artesiana che saliva da novecento metri sotto la superficie del suolo. Sgorgava, a una temperatura di cento gradi, dall'imboccatura di quello che veniva chiamato foro di trivellazione, e scorreva lungo piccoli canali, frangiati da erba di un verde velenoso, fino ad ogni recinto della propriet. Questi canali erano gli scarichi del pozzo e l'acqua molto sulfurea e satura di minerali che contenevano non era potabile per gli uomini. A tutta prima, le distanze li sbalordirono; Drogheda aveva una estensione di duecentocinquantamila acri; il lato pi lungo correva per centoventotto chilometri. La dimora distava sessantaquattro chilometri e ventisette cancelli da Gillanbone, l'unico centro abitato che fosse lontano meno di centosettanta chilometri. Lo stretto confine a est era formato dal fiume Barwon: cos gli indigeni chiamavano il tratto settentrionale del fiume Darling, un grande corso d'acqua melmosa lungo milleseicento chilometri che, in ultimo, confluiva nel fiume Murray per sfociare infine nell'Oceano meridionale, duemilaquattrocento chilometri pi lontano, nell'Australia del Sud. Il torrente Gillan che scorreva nel burrone accanto alla casa del capo-guardiano, si gettava nel Earwon a oltre tre chilometri di distanza dallo home Paddock. Il posto piaceva a Paddy e ai ragazzi. A volte trascorrevano giorni e giorni di seguito in sella, a chilometri di distanza dalla dimora, accampandosi durante la notte sotto un cielo cos vasto e cos gremito di stelle da dar loro l'impressione di far parte di Dio. La terra grigio-rossiccia brulicava di vita. Canguri a branchi di centinaia e centinaia passavano a balzi tra gli alberi, superando i recinti, belli,

eleganti, liberi, infiniti; gli em nidificavano nella pianura erbosa e si aggiravano come giganti intorno ai loro nidi, spaventati da qualsiasi cosa estranea, per cui fuggivano, pi veloci di cavalli, abbandonando le loro uova verdi-scure, grosse come palloni; le termiti edificavano torri rugginose simili a grattacieli in miniatura; formiche enormi, dal morso feroce si riversavano a fiumi fuori da buchi del terreno. I volatili erano talmente numerosi e talmente variati, che sembrava non esservi mai fine alle nuove specie; vivevano non gi isolati o a coppie, ma a migliaia di migliaia: minuscoli perrocchetti verdi e gialli che Fee chiamava pappagallini ma ai quali la gente del posto dava il nome di "budgerigars"; piccoli pappagalli scarlatti e azzurri denominati "rosellas"; grossi pappagalli di un grigio chiaro, di un vivido rosa-viola sul petto, sotto le ali e sul capo, detti "galahs"; e i grandi uccelli di un bianco puro, con creste di un giallo sfrontato: cacatua dalla cresta di zolfo. Squisiti, minuscoli fringuelli frullavano dappertutto, cos come i passeri e gli stornelli, mentre i robusti e bruni martin pescatori, denominati l "kookaburras", ridevano e ridacchiavano, o si gettavano in picchiata sui serpenti, il loro cibo prediletto. Erano quasi umani, tutti quegli uccelli, e impavidi, appollaiati a centinaia sugli alberi: si guardavano attorno con occhi vividi e intelligenti, strillando, ciangottando, ridendo, imitando qualsiasi cosa producesse un suono. Rettili spaventosi, lunghi un metro e mezzo o due metri, strisciavano pesantemente al suolo o balzavano agilmente sugli alti rami degli alberi: erano i "goannas"; ed esistevano molte altre lucertole, pi piccole, ma non meno orribili, adorne di collari cornei, da triceratopo sul collo, o con lingue gonfie, di un azzurro acceso. Quanto ai serpenti, ne esistevano variet quasi a non finire, e i Cleary impararono che i pi grossi, e quelli dall'aspetto

pi minaccioso, erano spesso i pi innocui, mentre una tozza piccola creatura, lunga una trentina di centimetri, poteva essere un aspide mortale; serpenti-tappeto, serpenti-rame, serpenti degli alberi, serpenti neri dal ventre rosso, serpenti bruni, letali serpenti-tigre. E gli insetti! Cavallette, locuste, grilli, api, mosche di ogni dimensione e di ogni genere, cicale, moscerini, libellule, falene gigantesche e innumerevoli farfalle. I ragni erano spaventosi, creature enormi e pelose, con zampe lunghe parecchi centimetri; ragni neri ingannevolmente piccoli, mortali, che si celavano nel gabinetto, taluni vivevano su vaste ragnatele a forma di ruota tese tra due alberi, altri si dondolavano all'interno di culle dalla trama sottile, aPpese tra steli d'erba, altri ancora si gettavano entro piccoli fori scavati nel terreno, con tanto di coperchio che si chiudevano dietro. Esistevano anche i predatori: maiali selvatici spaventati da un nonnulla, ma feroci e divoratori di carne, creature nere e pelose grosse come vacche adulte; poi i dingo, i cani selvatici australiani, che camminavano rasente il terreno e si confondevano con l'erba, corvi a centinaia che gracchiavano desolati sugli scheletri calcinati di alberi morti; falchi e aquile librantisi immobili sulle correnti aeree. Da alcuni di questi predoni occorreva proteggere le pecore e le mucche, specie quando figliavano. I canguri e i conigli selvatici divoravanO l'erba preziosa: i maiali selvatici e i dingo uccidevano agnelli, vitelli e bestie malate; i corvi ne beccavano gli occhi. I Cleary dovettero imparare a sparare, poi portarono con s i fucili quando si aggiravano a cavallo, talora per sottrarre ai tormenti una bestia che soffriva, talora per abbattere un cinghiale o un dingo. Questa, pensavano i ragazzi, esultanti, era vita. Non uno di loro provava nostalgia per la Nuova Zelanda; quando le mosche si raggruppavano come sciroppo agli angoli dei loro occhi, penetrando nella bocca, nel naso e nelle orecchie, ricorrevano all'espediente australiano che avevano imparato, e appendevano sugheri ciondolanti all'estremit di spaghi tutto attorno alla tesa

del cappello. Per impedire agli insetti di strisciare sotto i calzoni, legavano sotto le ginocchia strisce di pelle di canguro chiamate bwyang, ridacchiando di quel nome dal suono strambo, ma reverenzialmente persuasi della necessit della cosa. La Nuova Zelanda sembrava un paese monotono in confronto a tutto ci; questo s che significava vivere. Legate alla casa e ai suoi dintorni immediati, le donne trovavano quella vita assai meno di loro gusto, poich non potevano avere il tempo o il pretesto per cavalcare, n erano stimolate da attivit diverse. Era semplicemente pi faticoso, per loro, fare ci che fanno sempre le donne: cucinare, pulire, lavare e stirare, badare ai bambini. Dovevano combattere contro la calura, le mosche, la polvere, i tanti scalini, l'acqua melmosa, la quasi perenne assenza di uomini che spaccassero e portassero la legna, pompassero l'acqua, sgozzassero i polli. La calura, soprattutto, era penosa a sopportarsi, e si trovavano appena all'inizio della primavera; ci nonostante, il termometro, fuori sulla veranda in ombra, raggiungeva ogni giorno i trentotto gradi. In cucina, con la stufa accesa, si superavano i quaranta gradi. I loro molteplici strati di indumenti erano adatti alla Nuova Zelanda ove, in casa, faceva quasi sempre fresco. Mary Carson, che aveva fatto pian piano un po' di moto venendo a trovare la cognata, osserv con un'aria arrogante il colletto alto e la gonna di calic lunga fino al pavimento di Fee. Quanto a lei, vestiva all'ultima moda: un abito di seta color crema che le arrivava appena ai polpacci, con maniche ampie fino al gomito, largo in vita e con una scollatura profonda. "Davvero, Fiona, tu sei irrimediabilmente all'antica" disse, sbirciando intorno a s il salotto, appena ridipinto in color crema, i tappeti persiani, e gli esili e inestimabili mobili. "Non ho il tempo di essere altro" replic Fee, in un tono che era brusco per lei, nella parte di padrona di casa. "Avrai pi tempo adesso che gli uomini saranno quasi sempre assenti e dovrai

cucinare meno pasti. Accorciati le gonne e smettila di portare sottane e busti, o, quando verr l'estate, morirai. Pu fare anche parecchi gradi pi caldo di cos, sai." Indugi con lo sguardo sul ritratto della bellissima donna bionda, in crinolina all'Imperatrice Eugenia. "Chi quella?" domand, additandola. "Mia nonna." "Oh, davvero? E i mobili, i tappeti, di chi sono?" "Miei, ereditati dalla nonna." "Oh, sul serio? Mia cara Fiona, sei discesa in basso nella vita, no?" Fee non perdeva mai la pazienza, e non la perdette nemmeno adesso, ma le sue labbra sottili divennero quasi invisibili. "Non credo, Mary. Io ho sposato un brav'uomo; tu dovresti saperlo." "Ma squattrinato. Come ti chiamavi da ragazza?" "Armstrong." "Oh, davvero? Non gli Armstrong di Roderick Armstrong?" "il mio fratello maggiore. Il suo omonimo era il mio bisnonno." Mary Carson si alz, scacciando con l'ampio cappello le mosche irrispettose. "Bene, devo riconoscere, sebbene mi costi dirlo, che discendi da una stirpe migliore di quella dei Cleary. Amavi Paddy a tal punto da rinunciare a tutto questo?" "I motivi di quello che faccio" disse Fee, placida, "sono affar mio, Mary, non tuo. Non giudico mio marito, nemmeno con sua sorella." Le due pieghe a ciascun lato del naso di Mary Carson si approfondirono, gli occhi parvero sporgere lievemente. "Santo Cielo!" Non torn pi; ma la signora Smith, la sua governante, venne spesso e ripet il consiglio di Mary Carson per quanto concerneva il modo di vestire. "Senta" disse "nella mia stanza c' una macchina per cucire che non adopero mai. La far portare qui da due apprendisti." "Se dovesse servirmi, verr a cucire a casa sua." Lo sguardo di lei si pos sul piccolo Hal, che si rotolava allegramente sul pavimento. "Mi piace udire le voci dei bambini, signora Cleary." Ogni sei settimane arrivava da Gillanbone la posta portata da un carro;

era questo il loro unico contatto con il mondo esterno. A Drogheda esistevano un autocarro Ford, un altro autocarro Ford costruito appositamente, con un serbatoio per l'acqua in luogo del cassone un'automobile Ford modello T, e una Rolls Royce, ma sembrava che nessuno se ne servisse mai per andare a Gilly tranne, e soltanto di rado, Mary Carson. Sessantaquattro chilometri erano come la lontananza dalla luna. L'appalto per la distribuzione della corrispondenza nel distretto lo aveva Bluey Williams, e impiegava sei settimane per percorrere l'intero territorio. Il suo carro piatto, con ruote del diametro di tre metri, era trainato da un magnifico equipaggio di dodici cavalli da tiro, e carico di tutto ci che ordinavano gli allevamenti periferici. Oltre alla corrispondenza, portava viveri, benzina in fusti da duecento litri petrolio in bidoni quadrati da venticinque litri, fieno, sacchi di granturco, sacchi di zucchero e farina, casse di te sacchi di patate, macchine agricole, giocattoli ordinati per corrispondenza e vestiti della Anthony Gorden a Sydney, oltre a qualsiasi altra cosa che dovesse essere trasportata da Gilly o dall'esterno". Si spostava all'eccellente media di trentadue chilometri al giorno, veniva accolto festosamente ovunque sostasse, assediato con richieste di notizie e delle condizioni meteorologiche in localit lontane, e gli si consegnavano pezzetti di carta scribacchiati, accuratamente avvolti intorno ai soldi con gli elenchi delle mercanzie che doveva acquistare a Gilly, nonch le lettere, laboriosamente scritte, da mettere nei sacchi di juta con l'indicazione "Regio Servizio Postale". A ovest di Gilly si trovavano due soli insediamenti lungo la strada, Drogheda il pi vicino, e Bugela il pi lontano; al di l di Bugela si stendeva il territorio nel quale la posta giungeva soltanto una volta ogni sei mesi. Il carro di Bluey percorreva un lungo arco zigzagante, passando per tutti

gli insediamenti a sud-ovest, a ovest e a nord-ovest, poi tornava a Gilly prima di partire verso est, un viaggio pi breve, perch il villaggio di Booroo distava appena novantasei chilometri. A volte, portava persone accanto a s sul sedile di cuoio, visitatori, o uomini speranzosi in cerca di lavoro, a volte conduceva via altre persone, visitatori, o guardiani scontenti, o cameriere, o apprendisti; molto di rado una governante. Gli allevatori avevano i loro mezzi di trasporto, ma chi lavorava per gli allevatori dipendeva da Bluey per viaggiare, oltre che per le mercanzie e le lettere. Quando le pezze di tessuto ordinate da Fee furono arrivate, sedette alla macchina per cucire e cominci a confezionare vestiti ampi, di cotone leggero, per s e per Meggie, pantaloni leggeri e tute per gli uomini, grembiulini per Hal, tende da mettere alle finestre. Senza dubbio, si stava pi freschi con meno strati di biancheria addosso e vestiti non attillati. L'esistenza era solitaria per Meggie. adesso che, di tutti i ragazzi, soltanto Stuart rimaneva in casa. Jack e Hughie accompagnavano il padre, imparando a fare i guardiani di bestiame, a essere "jackaroos", come venivano chiamati gli apprendisti. Stuart non le teneva compagnia come avevano fatto un tempo Jack e Hughie. Viveva in un mondo tutto suo, era un bimbetto silenzioso che preferiva starsene seduto per ore a osservare il comportamento di uno stuolo di quelle formiche che si arrampicano sugli alberi, mentre Meggie adorava arrampicarsi lei, sugli alberi, e riteneva che gli eucalipti fossero meravigliosi, infinitamente vari e tali da opporre infinite difficolt. Non che vi fosse molto tempo per arrampicarsi sugli alberi o per osservare le formiche, d'altro canto. Meggie e Stuart lavoravano sodo Spaccavano e portavano la legna, scavavano buche per le immondizie, coltivavano l'orto e si occupavano delle galline e dei maiali. Impararono inoltre a uccidere serpenti e ragni, sebbene

continuassero ad averne paura. Le piogge erano state mediocremente buone per parecchi anni, il livello del torrente si manteneva basso, ma i serbatoi dell'acqua contenevano la met della loro capacit. L'erba era ancora abbastanza alta e verde, ma, a quanto pareva, non certo come nei periodi migliori. "Probabilmente la situazione peggiorer" disse Mary Carson, torva. Ma dovevano sperimentare una piena, prima di attraversare un periodo di vera e propria siccit. A met gennaio, sulla regione passava il margine meridionale dei monsoni di nord-ovest. Insidiosi all'estremo, i grandi venti soffiavano capricciosamente, a piacer loro. Talora, soltanto gli estremi lembi settentrionali del continente ricevevano le loro copiose piogge estive; talora i monsoni si spingevano sino al profondo interno e portavano agli infelici cittadini di Sydney un'estate piovosa. In quel mese di gennaio, le nubi invasero il cielo tempestose e scure, lacerate, ridotte a brandelli dal vento, e cominci a piovere; non una pioggia dolce, ma un costante e scrosciante diluvio, che continu e continu. Erano stati posti sull'avviso: Bluey Williams giunse con un alto carico sul carro e dodici cavalli di ricambio dietro di s, poich intendeva viaggiare in fretta per completare il giro prima che le piogge rendessero impossibili ulteriori rifornimenti. "I monsoni stanno arrivando" disse, arrotolandosi una sigaretta e indicando, con la frusta, cataste di provviste in pi. "Il Cooper e il Barcoo e il Diamantina stanno rasentando gli argini e l'Overflow sta traboccando. Tutto l'interno del Queensland sott'acqua per sessanta centimetri e quei poveracci cercano i punti pi elevati del terreno per condurvi le pecore." Improvvisamente dilag un panico controllato; Paddy e i ragazzi lavorarono come matti, portando via le pecore dai recinti pi bassi e lontano il pi possibile

dal torrente e dal Barwon. Padre Ralph arriv, sell il suo cavallo e part con Frank e con la miglior muta di cani per due recinti non ancora sgombrati lungo il Barwon, mentre Paddy e i due guardiani conducevano un ragazzo per ciascuno in altre direzioni. Padre Ralph era un eccellente guardiano di bestiame. Cavalcava una giumenta purosangue saura donatagli da Mary Carson, indossando calzoni al ginocchio dal taglio impeccabile, lucenti stivali marrone, e una immacolata camicia bianca con le maniche rimboccate sulle braccia muscolose e il colletto aperto che scopriva il torace liscio e abbronzato. Con un paio di vecchi calzoni che facevano le borse, legati sotto le ginocchia dai bowyang, e una canottiera di flanella grigia, Frank si sentiva il parente povero. Come del resto era, pens, seguendo la figura eretta sull'elegante giumenta, attraverso un boschetto di bossi e di pini al di l del torrente. Quanto a lui, cavalcava Un pomellato cocciuto, un animale bizzoso, con una volont sua e un odio feroce per gli altri cavalli. I cani guaivano e saltellavano eccitati, ringhiando e azzuffandosi, finch Padre Ralph non li separ con una sferzata della frusta da bestiame, manovrata con tremenda energia. Sembrava non esistesse niente che quell'uomo non sapesse fare; conosceva bene i fischi variamente modulati per far lavorare i cani, e si serviva della frusta assai meglio di quanto riuscisse a fare Frank, il quale stava ancora cercando di imparare quell'arte esotica. Il grosso cane "blu del Queensland" che guidava la muta era affezionato al prete come uno schiavo e lo ubbidiva senza esitazione, facendo s che Frank passasse definitivamente in secondo piano. In parte, Frank non se ne curava; lui solo, dei figli di Paddy, non si era appassionato alla vita a Drogheda. Aveva desiderato ardentemente andarsene dalla Nuova Zelanda, ma non per passare

a questo. Odiava l'incessante pattugliamento dei recinti, la dura terra sulla quale doveva dormire quasi ogni notte, i cani stessi, che non potevano essere trattati come animali domestici e venivano uccisi a fucilate se non facevano il loro dovere. Ma quella cavalcata sotto le nubi sempre pi fitte aveva un aspetto avventuroso; persino gli alberi che si piegavano e crepitavano, sembravano danzare in preda a una felicit bizzarra. Padre Ralph lavorava come un uomo preso nella morsa di qualche ossessione, lanciando i cani contro gruppi di pecore che non sospettavano di nulla, facendo s che le stupide e lanose creature spiccassero balzi belando di paura, finch le basse sagome che filavano tra l'erba non formavano un gregge compatto in corsa. Soltanto i cani consentivano a una manciata di uomini di mandare avanti una propriet delle dimensioni di Drogheda; addestrati a lavorare con le pecore e il bestiame, avevano un'intelligenza stupefacente e richiedevano ben pochi interventi da parte dell'uomo. Al cader della notte Padre Ralph e i cani, con Frank che cercava di fare del suo meglio dietro di loro, avevano sgombrato tutte le pecore da un recinto, un lavoro che di norma richiedeva parecchi giorni. Il sacerdote dissell la giumenta accanto a un gruppo d'alberi nei pressi del cancello del secondo recinto e disse ottimisticamente che riteneva di poter sgombrare anche quello prima dell'inizio delle piogge. I cani erano distesi sull'erba, le lingue penzolanti, mentre il grosso blu del Queensland faceva le feste a Padre Ralph strisciando servile ai suoi piedi. Frank tolse ripugnante carne di canguro dalla bisaccia da sella e la gett ai cani che si lanciarono su di essa e se la contesero facendo scattare le mascelle e azzannandosi gelosamente a vicenda.

"Maledetti bruti" disse. "Non si comportano come cani, sono soltanto sciacalli" "Credo che queste bestie siano molto pi vicine a ci che Dio voleva fossero i cani" osserv Padre Ralph, blando. "Sveglie, intelligenti, aggressive e quasi non domate. Per quanto mi concerne, li preferisco alle razze da salotto." Sorrise. "E cos anche per i gatti. Non li hai notati intorno ai ripostigli? Selvaggi e perfidi come pantere; non si lasciano avvicinare da alcun essere umano. Ma cacciano mirabilmente e non riconoscono padroni." Tolse dalla sua bisaccia un pezzo di carne di montone fredda e un pacco contenente pane e burro; tagli una fetta di montone e porse il resto a Frank. Poi, sposto il pane e il burro su un tronco che si trovava tra loro due, affond i denti bianchi nella carne con evidente piacere. La loro sete venne placata grazie al prezioso contenuto di una borraccia di tela, quindi i due compagni arrotolarono le sigarette. L accanto, si trovava un albero solitario; Padre Ralph lo indic con la sigaretta. "Quello il posto in cui dormire" disse, slegando la coperta e prendendo la sella. Frank lo segu fino all'albero, un wilga, la pianta pi bella in quella parte dell'Australia. Il fogliame era fitto e di un pallido verde-limone, la forma quasi perfettamente arrotondata. Le foglie crescevano tanto vicine al terreno che le pecore potevano raggiungerle facilmente, con il risultato che ogni wilga era potato geometricamente fino a una certa altezza come una siepe ornamentale. Se avesse cominciato a piovere, sarebbero stati riparati pi che da ogni altro albero, in quanto gli alberi australiani hanno generalmente un fogliame pi rado di quelli dei paesi piu piovosi. "Tu non sei felice, Frank, vero?" domand Padre Ralph, stendendosi con un sospiro e arrotolando un'altra sigaretta.

Da dove si trovava, una sessantina di centimetri pi in l, Frank si volt a guardarlo sospettoso. "Chi felice?" "Per il momento, tuo padre e i tuoi fratelli. Ma tu no, e nemmeno tua madre e tua sorella. Non ti piace l'Australia?" "Non questa regione dell'Australia. Voglio andare a Sydney. Laggi potrei avere il modo di fare qualcosa." "A Sydney, eh? E un covo di iniquit." Padre Ralph stava sorridendo. "Non me ne importa! Qui sono bloccato, n pi n meno come nella Nuova Zelanda; non posso allontanarmi da lui." "Da lui?" Ma Frank non aveva avuto l'intenzione di dirlo, e non volle aggiungere altro. Disteso supino, contempl le foglie. "Quanti anni hai, Frank?" "Ventidue." "Oh, s! Ti sei mai allontanato dai tuoi?" "No." "Sei mai stato a un ballo? Hai mai avuto un'amichetta?" "No." Frank si ostinava a non riconoscergli il titolo che gli spettava. "Allora, non ti tratterr ancora a lungo." "Mi tratterr finch non sar crepato." Padre Ralph sbadigli e si accinse a dormire. "Buonanotte" disse. La mattina dopo, le nubi erano pi basse, ma non piovve ancora per tutto il giorno e sgombrarono anche il secondo recinto. Una lieve altura attraversava Drogheda da nord-est a sud-ovest; l concentrarono le pecore, in recinti ove avrebbero potuto trovare terreno pi elevato, se l'acqua fosse salita al di sopra delle scarpate del torrente e del Baryon. La pioggia cominci a cadere quasi mentre faceva notte, e Frank e il sacerdote si affrettarono, a un rapido trotto, verso il guado del torrente sotto la casa del capo-guardiano. "Non stiamo a preoccuparci se li faremo scoppiare, adesso!" url Padre Ralph. "Affondagli i tacchi nella pancia, ragazzo, o affogherai nel fango!"

In pochi secondi, furono zuppi, come il terreno cotto dal sole. Il suolo fine e non poroso divenne un mare di fango che faceva affondare i cavalli fino ai garretti e rendeva difficoltoso il cammino. Finch si trovarono sull'erba, riuscirono a proseguire, ma nei pressi del torrente, ove il terreno era stato calpestato fino a renderlo nudo, dovettero smontare. Una volta liberati dal loro peso, i cavalli non incontrarono pi difficolt, ma Frank trov impossibile mantenere l'equilibrio. Era peggio di una pista di pattinaggio. Sulle mani e sulle ginocchia, strisciarono fino alla sommit dell'argine del torrente, poi scivolarono gi come proiettili. Il guado sassoso, coperto di norma da una trentina di centimetri d'acqua pigra, si trovava adesso sotto un metro e venti di vortici spumeggianti; Frank ud il prete ridere. Spronati da grida e da colpi sferrati con i cappelli zuppi, i cavalli riuscirono ad arrampicarsi su per l'argine opposto senza incidenti, ma Frank e Padre Ralph non ci riuscirono. Ogni volta che ci provavano, scivolavano indietro di nuovo. Il sacerdote aveva appena proposto di arrampicarsi su un salice, quando Paddy, allarmato dall'arrivo dei cavalli, venne con una corda e li tir su. Sorridendo e scuotendo la testa, Padre Ralph rifiut l'ospitalit offertagli da Paddy. "Sono atteso nella grande casa" disse. Mary Carson lo ud gridare prima di tutta la servit, poich aveva deciso di portarsi davanti alla dimora, ritenendo che gli sarebbe stato pi facile arrivare in camera sua. "Non vorr entrare conciato in quel modo" gli disse, stando in piedi sulla veranda. "Allora sia buona, mi dia molti asciugamani e la mia valigia." Per nulla imbarazzata, stette a guardarlo mentre si toglieva la camicia, gli stivali e i calzoni, appoggiandosi alla finestra sollevata soltanto a mezzo del salotto, e osservandolo quando elimin con gli asciugamani la maggior parte del fango. "Lei il pi bell'uomo che abbia mai veduto, Ralph de Bricassart" gli disse. "Perch sono cos numerosi i sacerdoti belli? Si tratta della loro origine

irlandese? Sono un popolo magnifico, gli irlandesi. O forse i begli uomini trovano che il sacerdozio un rifugio dalle conseguenze del loro aspetto? Scommetto che le ragazze di Gilly si mangiano il cuore per lei." "Ho imparato da un pezzo a non badare alle ragazze malate d'amore." Rise. "Ogni prete sotto i cinquanta diviene il bersaglio di qualcuna di loro, e un prete sotto i trentacinque di solito il bersaglio di tutte. Ma sono soltanto le ragazze protestanti a tentare apertamente di sedurmi." "Lei non d mai una risposta diretta alle mie domande, eh?" Raddrizzandosi, Mary Carson gli mise il palmo sul petto e ve lo tenne. "E un sibarita, Ralph, si distende al sole. E abbronzato dappertutto?" Sorridendo, sporse la testa in avanti, poi le rise tra i capelli mentre con le dita sbottonava le mutande di cotone, quando furono scivolate sul pavmento, le scost con un calcio e rimase ritto, simile a una statua di Prassitele, mentre lei gli girava attorno concedendosi tutto il tempo di contemplarlo. Gli ultimi due giorni lo avevano inebriato, e cos ora lo inebri l'improvvisa consapevolezza che lei fosse pi vulnerabile di quanto l'avesse immaginata; ma la conosceva e si sent del tutto al sicuro domandando: "Vuole che faccia all'amore con lei, Mary?" Mary Carson gli adocchi il pene flaccido e scoppi a ridere. "Non mi sognerei mai di imporle un simile disturbo! Ha bisogno di donne, Ralph?" Lui gett la testa all'indietro, sprezzante. "No!" "Di uomini?" "Sono peggiori delle donne. No, non ho bisogno di loro." "E di lei stesso?" "Meno che di ogni altro." "Interessante." Sollevando del tutto la finestra, la scavalc ed entr nel salotto. "Ralph, Cardinale de Bricassart!" si burl di lui. Ma, una volta lontana dai suoi occhi perspicaci, torn ad abbandonarsi sulla poltrona a conchiglia e strinse i pugni, il gesto che protesta contro le assurdit del fato. Nudo, Padre Ralph discese dalla veranda e rimase in piedi sul prato rasato,

le braccia sollevate sopra la testa gli occhi chiusi, lasci che la pioggia lo investisse con tiepidi rivoletti che sondavano e trafiggevano, una sensazione squisita sulla nuda pelle. L'oscurit era molto fitta. Ma continu a essere flaccido. Il torrente super gli argini e l'acqua sal ancor di pi su per i pali di sostegno della casa di Paddy, spingendosi nello Home Paddock verso la grande dimora. "Si abbasser domani" disse Mary Carson, quando Paddy and a riferirglielo, preoccupato. Come sempre, ebbe ragione; nel corso della settimana successiva l'acqua deflu e rientr nel suo corso naturale. Il sole riapparve, la temperatura sal bruscamente a quarantasei gradi all'ombra e l'erba parve mettere le ali e puntare verso il cielo, alta fino alle cosce e lavata, schiarita e vivida, tanto da ferire gli occhi. Lavati anch'essi e liberati dalla polvere, gli alberi splendevano, e le orde dei pappagalli tornarono da chiss dove a far balenare i loro corpi arcobalenati tra le fronde, loquaci come non mai. Padre Ralph era tornato ad assistere i suoi parrocchiani trascurati, sereno nella certezza che non sarebbe stato punito con bacchettate sulle nocche; sotto l'immacolata camicia bianca, contro il cuore, aveva un assegno di mille sterline. Il vescovo sarebbe andato in estasi. Le pecore vennero riportate nei loro pascoli normali e i Cleary furono costretti ad acquisire l'abitudine dell'interno, l'abitudine della siesta. Si alzavano alle cinque, sbrigavano ogni cosa prima di mezzogiorno, poi crollavano, guizzanti e sudati, fino alle cinque del pomeriggio. Cos era sia per le donne in casa, sia per gli uomini nei recinti. I lavori che non avevano potuto essere sbrigati prima, venivano affrontati dopo le cinque. Il pasto serale lo consumavano una volta tramontato il sole, seduti all'aperto intorno a un tavolo sulla veranda. Anche tutti i letti erano stati portati fuori, perch la calura continuava durante la notte. Sembrava che, per settimane,

il termometro non fosse mai disceso sotto i quaranta, giorno e notte. La carne di manzo era una reminiscenza quasi dimenticata; si nutrivano soltanto con carne di pecora, di pecore abbastanza piccole per non marcire prima di essere state consumate completamente. I loro palati anelavano a un cambiamento rispetto all'eterna dieta a base di montone arrosto, stufato di montone, "pasticcio del pastore", fatto di montone tritato, montone all'indiana, coscia di montone arrosto, montone lesso con sottaceti, montone in casseruola. Ma ai primi di febbraio, la vita cambio bruscamente per Meggie e per Stuart. Vennero mandati come convittori nel convento di Gillanbone. poich non esisteva una scuola pi vicina. Hal, una volta grandicello, disse Paddy avrebbe potuto studiare con i corsi per corrispondenza della Blackfriars School di Sydney, ma nel fratempo, poich Meggie e Stuart erano abituati alle maestre, Mary Carson si era generosamente offerta di pagare loro la retta nel convento della Santa Croce. E inoltre, Fee aveva troppo da fare con Hal e non poteva oltretutto sorvegliare le lezioni per corrispondenza. Sin dall'inizio, si era tacitamente inteso che Jack e Hughie non avrebbero cominciato gli studi; Drogheda aveva bisogno di loro sulla terra e la terta era quello che entrambi volevano. Meggie e Stuart trovarono strana e serena l'esistenza al Santa Croce dopo la vita a Drogheda, ma soprattutto dopo il Sacro Cuore a Vahin. Padre Ralph aveva sottilmente lasciato capire alle suore che i due bambini erano suoi protetti e la loro zia la donna pi ricca della Nuova Galles del Sud. Cos, la timidezza di Meggie, da vizio divenne virt, e la strana astrazione di Stuart, quella sua abitudine di fissare per ore lontananze sconfinate gli merit l'epiteto di "santarellino". Era un'esistenza davvero molto serena, poich la scuola ospitava pochissimi

convittori; le famiglie del distretto abbastanza ricche per mandare la loro progenie in collegio, preferivano Sydney. Il convento sapeva di cera per pavimenti e di fiori, e i suoi scuri corridoi dagli alti soffitti sembravano inondati dal silenzio e da una tangibile santit. Le voci erano soffocate, la vita si svolgeva dietro un sottile velo nero. Nessuno li puniva a bacchettate, nessuno alzava la voce, e c'era sempre Padre Ralph, che veniva a trovarli spesso e li ospitava alla canonica con tanta regolarit che decise di far pitturare la camera da letto di Meggie in un verde-mela delicato e di acquistare tende nuove per le finestre e una coperta nuova per il letto. Stuart continuava a dormire in una stanza che, rinfrescata gi due volte, era stata dapprima color crema e poi marrone; a Padre Ralph non passava per la mente di domandarsi se Stuart fosse felice. Il fatto che anch'egli dovesse essere invitato per non offenderlo era stato un ripensamento. Perch, poi, provasse una cos grande tenerezza per Meggie, Padre Ralph non lo sapeva, n, del resto, impiegava molto tempo per domandarselo. Tutto era cominciato con la compassione, quel giorno nella piazza polverosa della stazione, quando aveva notato come rimanesse indietro; lasciata in disparte dal resto della famiglia a causa del suo sesso, era stata la sagace supposizione del sacerdote. Quanto alla ragione per cui anche Frank rimaneva su un perimetro esterno, questo non lo aveva interessato minimamente, n si era sentito indotto a compatire Frank. Esisteva un qualcosa, nel giovane che uccideva i sentimenti teneri: un cuore tenebroso, uno spirito privo di luce interiore. Ma Meggie? Lo aveva commosso in modo quasi intollerabile e davvero non sapeva perch. C'era il colore dei suoi capelli, che gli piaceva; il colore e il taglio degli occhi, simili a quelli della madre e perci belli, ma di gran lunga pi dolci, di gran lunga pi espressivi, e la sua indole, che considerava la perfetta indole femminile, passiva eppure enormemente forte. Non era una ribelle, Meggie;

all'opposto. Per tutta la vita avrebbe ubbidito, muovendosi entro i limiti della sua sorte femminile. Eppure, nulla di tutto ci bastava a formare il totale. Forse, se avesse guardato pi profondamente in se stesso, si sarebbe potuto rendere conto che quanto provava per lei era il risultato curioso del momento, del luogo e della persona. Nessuno pensava a lei come a una creatura importante, e questo significava che esisteva uno spazio, nella sua vita, in cui gli sarebbe stato possibile entrare ed essere certo del suo affetto; era una bambina, e di conseguenza non costituiva un pericolo per il suo sistema di vita o per la sua reputazione sacerdotale; era bella, e gli piaceva la bellezza; e, verit riconosciuta meno di ogni altra, colmava uno spazio vuoto nella sua vita che Dio non poteva colmare, perch possedeva calore e concretezza umana. Siccome non poteva mettere in imbarazzo la famiglia facendole regali, le offriva tutta la compagnia che gli era possibile, e impiegava tempo e riflessioni arredandone a nuovo la stanza alla canonica; non tanto per godere della contentezza di lei, quanto per creare un ambiente adatto al suo gioiello. Il similoro non si confaceva a Meggie. Ai primi di maggio arrivarono a Drogheda i tosatori. Mary Carson era al corrente di tutto ci che si faceva a Drogheda, dalle localit in cui si trovavano le greggi allo schiocco di una frusta; alcuni giorni prima dell'arrivo dei tosatori, fece venire Paddy alla grande dimora e, senza muoversi dalla poltrona a conchiglia, gli disse per filo e per segno che cosa doveva fare, fino all'ultimo particolare. Abituato alle tosature della Nuova Zelanda, Paddy era rimasto trasecolato vedendo il capannone con i ventisei corridoi; ora, dopo il colloquio con la sorella, fatti e cifre battagliarono nella sua mente. Non avrebbero tosato l soltanto le pecore di Drogheda, ma anche quelle di Bugela, e di Dibban-Dibban, e di Beel-Beel. Questo significava una quantit di lavoro enorme per ogni anima che vivesse sul posto maschi e femmine.

La tosatura in comune era la costumanza, e gli allevamenti che approfittavano degli impianti di Drogheda avrebbero logicamente fatto il possibile per dare una mano; ma il grosso del conseguente lavoro sarebbe inevitabilmente caduto sulle spalle di quelli di Drogheda. I tosatori avrebbero portato con s un loro cuciniere, acquistando i viveri nel magazzino dell'allevamento, ma quei grossi quantitativi di viveri dovevano essere reperiti; gli sgangherati alloggi, con cucina e primitivo bagno annessi, dovevano essere sfregati, ripuliti e dotati di materassi e coperte. Non tutti gli allevamenti erano generosi quanto Drogheda con i suoi tosatori, ma Drogheda si vantava della propria ospitalit e della propria reputazione, quella di "un impianto maledettamente buono". La tosatura era infatti la sola attivit alla quale Mary Carson partecipasse, e non stringeva i cordoni della borsa. Il suo era uno dei pi grandi capannoni per la tosatura della Nuova Galles del Sud, e lei richiedeva i migliori specialisti di cui si potesse disporre, uomini del calibro di Jackie Howe, pi di trecentomila pecore venivano tosate prima che i tosatori caricassero i loro fagotti sul vecchio autocarro Ford dell'imprenditore e scomparissero lungo la Pista, diretti al successivo allevamento. Frank non aveva fatto ritorno a casa per due settimane. Lui e il vecchio Pete "Barile-di-birra", il guardiano, con una muta di cani due cavalli addestrati per il lavoro con le greggi e un carro leggero, attaccato a un recalcitrante ronzino, per trasportare il poco che occorreva alle loro modeste necessit, si erano diretti verso i pi lontani recinti a ovest, dai quali dovevano riportare le pecore, avvicinandole sempre pi, selezionandole e vagliandole. Era una fatica lenta e tediosa, non certo paragonabile al lavoro frenetico svolto prima delle piene. In ogni recinto si trovavano recinti pi piccoli, nei quali si procedeva a parte della selezione e della marchiatura, mentre il grosso del gregge aspettava che giungesse il suo turno. I recinti

del capannone della tosatura potevano contenere soltanto diecimila pecore alla volta, e, di conseguenza, la vita non sarebbe stata comoda finch i tosatori fossero rimasti l; vi sarebbe stato un incessante alternarsi di greggi, le pecore da tosare al posto di quelle tosate. Quando Frank entr in cucina, sua madre si trovava in piedi accanto all'acquaio, intenta a una fatica che non aveva mai termine: sbucciare patate. "Ma', sono tornato!" disse, con l'esultanza nella voce. Mentre lei si voltava d'impeto, il ventre apparve, e le due settimane di lontananza resero ancor pi percettibile la differenza. "Oh, Dio" disse Frank. Dagli occhi di Fiona il piacere di rivederlo si dilegu, la faccia le divenne scarlatta di vergogna; mise le mani aperte sul grembiule rigonfio, come se avessero potuto nascondere ci che le vesti non potevano celare. Frank stava tremando. "Il sudicio vecchio caprone!" "Frank, non posso permetterti di dire cose simili. Sei un uomo, ormai, dovresti capire. Non diverso da come venisti al mondo tu stesso, e merita lo stesso rispetto. Non una cosa sudicia. Quando offendi Pa', offendi me." "Non ne aveva il diritto! Avrebbe dovuto lasciarti in pace!" sibil Frank, asciugandosi un po' di bava dall'angolo della bocca tremante. "Non una cosa sudicia" ripet, stancamente, e lo fiss con gli occhi limpidi e stanchi, come se a un tratto avesse deciso di lasciarsi la vergogna per sempre alle spalle. "Non sudicia, Frank, n lo l'atto che l'ha creata." Questa volta fu lui ad arrossire. Non riusc a sostenere ancora lo sguardo, e pertanto gir sui tacchi ed entr nella stanza ove dormiva con Bob, Jack e Hughie. Le pareti nude e i piccoli letti singoli lo schernirono, si beffarono di lui; l'aspetto sterile e impersonale di quella stanza, la mancanza di una presenza che la rendesse calda, di uno scopo che la santificasse. E il viso di sua madre, il bel viso stanco, con il lindo alone di capelli d'oro, quel viso tutto illuminato a causa di ci che lei e il vecchio caprone peloso avevano fatto nella calura terribile dell'estate. Non riusciva a dimenticarlo, non riusciva a liberarsi di lei, dei pensieri

nel profondo della sua mente, delle brame naturali alla sua et, inevitabili nella virilit. Quasi sempre riusciva a respingere tutto ci nell'inconscio, ma quando lei gli esibiva sotto gli occhi la prova tangibile della propria lussuria, quando gli gettava in faccia le sue attivit misteriose con il vecchio bestione lussurioso... Come poteva pensarci, come poteva consentirlo, come poteva sopportarlo? Avrebbe voluto poter pensare a lei come a una creatura totalmente santa, pura e incontaminata, simile alla Beata Vergine, una creatura al di sopra di quelle cose, sebbene tutte le sue sorelle in tutto il mondo ne fossero colpevoli. Vederla dimostrare la falsit dell'idea che si faceva di lei era la strada della pazzia. Era divenuto indispensabile, per il suo equilibrio mentale, immaginare che si coricasse con il laido vecchio in perfetta castit, soltanto per dormire, e che, nel corso della notte, non si voltassero mai l'una verso l'altro, n si toccassero. Oh, Dio! Uno stridore metallico lo indusse ad abbassare gli occhi, e constat che aveva contorto la barra d'ottone ai piedi del letto formando una S. "Perch non sei tu Pa'?" domand al letto. "Frank" disse sua madre, dalla soglia. La guard, gli occhi neri lucenti e bagnati come carbone sul quale sia piovuto. "Finir per ammazzarlo" disse. "Se farai questo, ucciderai me disse Fiona, venendo a sedersi sulla sponda del letto. "No, ti libererei" ribatt lui, selvaggiamente, in un tono di speranza. "Frank, non potr mai essere libera, e non voglio esserlo. Vorrei sapere da dove viene la tua cecit, ma lo ignoro. Non da me, n da tuo padre. So che non sei felice, ma devi prendertela, per questo, con me, o con Pa'? Perch ti ostini a rendere tutto cos difficile? Perch?" Abbass gli occhi sulle proprie mani, poi li alz su di lui. "Non vorrei dirtelo ma credo che sia necessario. tempo che tu ti trovi una ragazza, Frank, che la sposi

e ti formi una famiglia tua. C' posto, a Drogheda. Non mi sono mai crucciata per gli altri ragazzi sotto questo aspetto; sembra che non abbiano affatto il tuo carattere. Ma tu hai bisogno di una moglie, Frank. Se avessi una compagna, non troveresti il tempo di pensare a me." Le aveva voltato le spalle, e non volle girarsi. Per forse cinque minuti Fiona rimase seduta sul letto, sperando che Frank dicesse qualcosa, poi sospir, si alz e usc. Capitolo 5. Quando i tosatori se ne furono andati e il distretto torn alla quasi inerzia dell'inverno vennero la mostra annua e le Corse del Picnic a Gillanbone. Si trattava dell'avvenimento pi importante del calendario mondano, e continuava per due giorni. Fee non si sentiva abbastanza bene per andare, e cos Paddy port Mary Carson nella cittadina con la Rolls-Royce, senza sua moglie che lo appoggiasse o che tenesse a freno la lingua di Mary. Egli aveva notato che, per qualche ragione misteriosa, la sola presenza di Fee tacitava sua sorella, la metteva in una posizione di svantaggio. Anche tutti gli altri andavano a Gillanbone. Minacciati di morte se non si fossero comportati bene, i ragazzi partirono con Pete Barile-di-birra, con Jim, Tom, la signora Smith e le cameriere sull'autocarro, ma Frank li precedette per conto suo con la Ford modello T. Gli adulti della comitiva si sarebbero trattenuti tutti per le corse del secondo giorno, Mary Carson aveva le sue ragioni per non accettare l'invito di Padre Ralph alla canonica, ma insistette affinch vi andassero Paddy e Frank. Nessuno sapeva dove alloggiassero i due guardiani e Tom, l'apprendista giardiniere, ma la signora Smith, Minnie e Cat avevano a Gilly amiche che le ospitavano. Erano le dieci del mattino quando Paddy lasci la sorella nella pi bella camera dell'Hotel Imperial, poi discese nel bar e trov Frank al banco, in piedi, con un boccale di birra in mano.

"Lascia che te ne offra io un'altra, vecchio mio" disse Paddy, cordiale, al figlio. "Devo accompagnare zia Mary al pranzo delle Corse del Picnic, e mi occorrer un sostegno morale se vorr sopravvivere al cimento senza la mamma." L'educazione e il timore reverenziale sono pi difficili a sormontarsi di quanto non si creda finch non tentano effettivamente di aggirare un comportamento di anni, Frank si accorse di non poter fare ci cui anelava, si accorse di non poter lanciare il contenuto del boccale in faccia al padre, alla presenza della gente che affollava il bar. Per conseguenza, trangugi d'un fiato quel che restava della birra, sorrise appena e disse: "Mi spiace, Pa', ma ho promesso di trovarmi con certi miei amici alla mostra." "Ah, be', va, allora. Ma aspetta, prendi queste e spendile per divertirti. Spassatela, e, se dovessi sbronzarti, fa in modo che tua madre non venga a saperlo." Frank fiss la banconota nuova da cinque sterline che gli era stata messa in mano, desiderando farla a pezzetti e scagliarli sulla faccia di Paddy, ma di nuovo l'educazione prevalse, pieg il biglietto di banca, lo infil nel taschino e ringrazi suo padre. Non riusc a uscire dal bar abbastanza in fretta. Con il suo migliore vestito blu, il panciotto abbottonato, l'orologio d'oro trattenuto saldamente da una catena anch'essa d'oro e da un ciondolo costituito da una pepita proveniente dalle miniere aurifere di Larence, Paddy raddrizz il colletto di celluloide e guard lungo il banco in cerca di una faccia conosciuta. Non si era fatto vedere molto spesso a Gilly nei nove mesi trascorsi dopo l'arrivo a Drogheda, ma la sua posizione di fratello di Mary Carson e, a quel che pareva, di suo erede, gli aveva assicurato accoglienze molto ospitali a ogni sua puntata nella cittadina, ove tutti lo conoscevano bene. Parecchi uomini gli sorrisero! alcuni gli offrirono una birra e ben presto venne a trovarsi al centro di un simpatico gruppo di persone; dimentic Frank. Meggie, in quel periodo, aveva le trecce, in quanto nessuna delle suore

era disposta (nonostante il denaro di Mary Carson) a farle i boccoli, e le trecce le scendevano sulle spalle come due grosse corde legate da nastri blu-mare. Con la sobria uniforme blu-mare delle studentesse del Santa Croce, venne accompagnata da una suora attraverso il prato che separava il collegio dalla canonica e consegnata alla governante di Padre Ralph, che l'adorava. "Oh, a causa del colore dei suoi bei capelli," era stata la spiegazione, una volta che il sacerdote l'aveva interrogata, divertito; Annie non aveva molta simpatia per le bambine e si era lagnata a causa della vicinanza del collegio alla canonica. "Suvvia, Annie! I capelli sono inanimati non si pu voler bene a una persona soltanto per il colore dei capelli" aveva detto lui per prenderla in giro. "Oh, be', ma anche una povera creaturina gracile... strinzita, lei mAi capisce." Non capiva affatto, ma si era ben guardato dal domandarle che cosa significasse "strinzita". A volte sembrava preferibile ignorare quel che Annie intendeva, o evitare di incoraggiarla prestando molta attenzione alle sue parole; la sua parlata scozzese aveva un che di luttuoso. e, se compassionava la bambina, Padre Ralph non voleva sentirsi dire che era a causa del suo avvenire, e non del passato. Frank arriv, ancora tremante a causa dell'incontro con il padre nel bar, e senza sapere come ingannare il tempo. "Vieni con me, Meggie, ti porto alla fiera" disse, tendendo la mano. "E se vi accompagnassi io entrambi?" propose Padre Ralph, tendendo la sua. Stretta tra i due uomini che adorava, e avvinghiata alle loro mani, Meggie si sent al settimo cielo. La fiera, o mostra, di Gillanbone era sulle rive del fiume Barwon vicino all'ippodromo. Sebbene le piene si fossero ritirate da sei mesi, il fango non si era ancora asciugato del tutto, e i passi frettolosi dei primi arrivati lo avevano gi ridotto a un pantano. Al di l dei recinti delle pecore

e dei bovini, dei maiali e delle capre - gli animali migliori e perfetti - che concorrevano ai premi, c'erano tende piene di oggetti di artigianato e di vivande. Contemplarono bestie, torte, scialli lavorati al crochet, indumenti a maglia per bambini, tovaglie ricamate, gatti, cani e canarini. Al lato opposto di tutto ci c'era la pista circolare ove giovani cavallerizze e cavallerizzi facevano caracollare le loro cavalcature con la coda mozza, dinanzi a giudici che sembravano, o cos pareve a Meggie ridacchiante, simili a cavalli essi stessi. Le signore, con magnifici abiti di sargia, si appollaiavano sulle selle da amazzoni degli altri cavalli i cappelli a cilindro fasciati da veli impalpabili. Come potessero, persone cos precariamente in sella, e dai cappelli in delicato equilibrio, restare imperturbabili su cavalli che non si limitavano ad andare all'ambio, parve a Meggie inimmaginabile finch non ebbe veduto una splendida creatura portare il suo cavallo, che spesso si impennava, su una serie di difficili ostacoli, e terminare in condizioni impeccabili, come quando aveva cominciato. Poi la signora spron la cavalcatura con lo sperone impaziente e venne avanti al piccolo galoppo sul terreno fangoso, tirardo infine le redini e fermandosi di fronte a Meggie, a Frank e a Padre Ralph, cos da impedir loro di proseguire. La gamba nel lucente stivale nero si era liberata dalla staffa e la signora sedeva effettivamente su un lato della sella, le mani guantate imperiosamente tese. "Padre! Sia cos gentile da aiutarmi a smontare!" Egli si protese per metterle le mani intorno alla vita, con le mani di lei sulle sue spalle, e la fece scendere con leggerezza; non appena i tacchi degli stivali ebbero toccato il terreno, la lasci andare, afferr le redini del cavallo e prosegu; con la dama che, al suo fianco, si manteneva senza alcuno sforzo allo stesso passo. "Sar lei a vincere la gara di caccia, Miss Carmichael?" le domand in un tono

di estrema indifferenza. Ella fece il broncio, era giovane e molto bella, e l'atteggiamento curiosamente impersonale di lui la stizziva. "Spero di vincere, ma non posso esserne certa. Gareggiano anche Miss Hopeton e la signora King, la moglie di Anthony King. Comunque, vincer il Dressage, e, anche se non riporter la vittoria nella gara di caccia, non mi affligger." Parlava arrotondando mirabilmente le vocali e con il fraseggiare bizzarramente ampolloso di una giovane donna cresciuta ed educata con tanta cautela da far s che non esistesse pi la bench minima traccia di cordialit o di accento a colorirne la voce. Mentre conversava con lei, anche il modo di esprimersi di Padre Ralph divenne pi forbito e perdette del tutto le simpatiche inflessioni irlandesi; come se ella lo avesse riportato ai tempi nei quali, a sua volta, era stato cos. Meggie si accigli, interdetta e colpita dalle loro parole noncuranti ma sorvegliate, non sapendo che cosa significasse il cambiamento intervenuto in Padre Ralph, ma rendendosi soltanto conto che un cambiamento c'era stato, e non trovandolo di suo gusto. Lasci andare la mano di Frank, anche perch era diventato difficoltoso continuare a camminare affiancati. Quando giunsero davanti a una grande pozzanghera, Frank era rimasto indietro. Gli occhi di Padre Ralph parvero danzare mentre osservava l'acqua, quasi uno stagno poco profondo, si volt verso la bambina che continuava a stringere saldamente per mano, e si chin su di lei con una tenerezza tutta particolare che non pot sfuggire alla dama: non c'era stata nessuna tenerezza negli scambi di convenevoli con lei. "Non porto alcun mantello, Meggie, tesoro, e quindi non posso essere

il tuo Walter Raleigh. Sono certo che vorr scusarmi, mia cara Miss Carmichael" - e le pass le redini - "ma non posso consentire che la mia ragazzina prediletta si infanghi le scarpe, le pare?" Sollev Meggie, appoggiandola disinvolto contro il proprio fianco e lasciando che Miss Carmichael raccogliesse la pesante gonna a strascico in una mano, reggesse le redini con l'altra, e sguazzasse, senza alcun aiuto, attraverso la pozzanghera. Le risate di Frank, alle loro spalle, non contribuirono certo a placarne la stizza, al lato opposto della pozzanghera ella li lasci bruscamente. "Credo proprio che la ucciderebbe, se potesse" disse Frank, mentre Padre Ralph metteva gi Meggie. Era affascinato da quell'incontro e dalla voluta crudelt del sacerdote. La giovane donna gli era sembrata cos bella e cos altera da impedire a qualsiasi uomo di prevalere su di lei, anche a un sacerdote, eppure Padre Ralph si era malignamente accinto a frantumarne la fiducia in se stessa e nella sua inebriante femminilit, che ella maneggiava come un'arma. Come se avesse odiato lei e ci che rappresentava, pens Frank: il mondo delle donne, un mistero squisito che lui non aveva mai avuto il modo di sondare. Mentre ancora gli bruciavano le parole di sua madre, avrebbe voluto essere notato da Miss Carmichael, in quanto primogenito dell'erede di Mary Carson, ma lei non si era nemmeno degnata di accorgersi della sua esistenza. Tutta la sua attenzione si era accentrata sul prete, un essere asessuato e demascolinizzato. Anche se era alto, bruno e bello. "Non preoccuparti, torner per essere trattata nello stesso modo" disse Padre Ralph, cinicamente. " ricca, e quindi, domenica prossima, metter molto ostentatamente una banconota da dieci sterline sul vassoio delle offerte." Rise dell'espressione di Frank. "Non sono molto pi anziano di te, figlio mio, ma, nonostante la mia vocazione, conosco bene il mondo. Non avercela

con me; limitati ad attribuire la cosa all'esperienza. Si erano lasciati indietro la pista dell'equitazione, ed erano entrati nella zona dei divertimenti. Sia per Meggie, sia per Frank, era un incanto. Padre Ralph aveva dato a Meggie ben cinque scellini, e Frank possedeva le cinque sterline; essere in grado di pagare il biglietto d'ingresso a tutti quegli allettanti baracconi sembrava meraviglioso. C'era una gran folla, nel parco dei divertimenti; bambini correvano dappertutto e contemplavano con gli occhi spalancati le scritte pittoresche dipinte in modo alquanto scorretto all'ingresso delle tende lacere: La Donna Pi Grassa del Mondo; La Principessa Houri e la Danza con il Serpente (ammiratela ventilare le fiamme della furia di un cobra); L'Uomo di Gomma; Golia, L'Uomo Pi Forte del Mondo; Teti La Sirena. Davanti a ciascuna tenda o baraccone versarono monetine e ammirarono rapiti, senza notare le squame malinconicamente scolorite di Teti, o il sorriso sdentato del cobra. All'estremit del parco dei divertimenti, cos grande da richiedere tutto un lato della fiera, c'era una pensilina gigantesca, con un alto marciapiede sul davanti, e un fregio, simile a un sipario, di figure dipinte che si stendeva per l'intera lunghezza della passerella sopraelevata di assi. Un uomo con un megafono in mano stava sbraitando alla gente l riunita. "Eccola qui, signori, la famosa troupe di pugili di Jimmy Sharman! Otto dei pi grandi campioni di pugilato del mondo, e una borsa che pu essere vinta da chiunque voglia cimentarsi contro di loro!" Donne e ragazze si univano alla piccola folla con la stessa rapidit degli uomini, e i ragazzini accorrevano da tutte le parti rendendola ancor pi numerosa e pigiandosi sotto la passerella di legno. Con la stessa solennit dei gladiatori in parata nel Circo Massimo, otto uomini sfilarono sulla passerella, poi si fermarono, le mani bendate poggiate sui fianchi, le gambe

divaricate, pavoneggiandosi tra gli "oh!" ammirati della folla. Meggie pens che indossassero soltanto biancheria, poich erano fasciati da lunghe magliette nere e da attillate mutande grigie, dalla vita a met coscia. Sui loro petti, grandi lettere maiuscole bianche annunciavano TROUPE DI JIMMY SHARMAN. Non ce n'erano due che avessero la stessa statura, alcuni erano grossi e robusti, altri piccoletti, altri di dimensioni intermedie, ma tutti con un fisico particolarmente bello. Chiacchierando e ridendo tra loro, con una noncuranza che lasciava capire come tutto ci fosse una routine quotidiana, flettevano i muscoli e cercavano di fingere di non provare alcun gusto a pavoneggiarsi. "Forza, amici, chi vuole infilarsi i guantoni?" stava ragliando l'imbonitore. "Chi vuole cimentarsi? Un incontro, e vincere cinque sterline! l'uomo seguitava a urlare tra i tonfi di un grosso tamburo. "Ci provo io!" grid Frank. "Ci provo, ci provo!" Si liber dalla mano di Padre Ralph che lo tratteneva, e le persone intorno a loro, quelle in grado di vedere la piccola statura di Frank presero a ridere e a spingerlo divertite verso la prima fila. Ma l'imbonitore si mantenne molto serio mentre uno della troupe tendeva la mano amichevolmente e aiutava Frank a salire la scaletta per mettersi di lato agli otto gi schierati sulla passerella. "Non ridete, signori. Non un granch robusto! ma il primo a presentarsi volontariamente. Non contano le dimensioni del cane nel combattimento, sapete? ma le dimensioni della combattivit del cane! Forza. fatevi avanti, ecco qui un ometto pronto a tentare... se ci si provasse qualcuno di voi pezzi d'uomini, eh? Infilate i guantoni e vincete cinque sterline, misuratevi con uno dei pugili della troupe di Jimmy Sharman!" A poco a poco i volontari divennero pi numerosi, i giovanotti imbarazzati, tenevano ben stretti i cappelli e adocchiavano i professionisti, un gruppo

di esseri privilegiati, appetto a loro. Sebbene morisse dalla vogLia di restare a vedere che cosa sarebbe accaduto, Padre Ralph decise con riluttanza che era tempo di condurre Meggie via di l, per cui la prese in braccio e gir sui tacchi, accingendosi ad andarsene. Meggie si mise a strillare, e, quanto pi lui si allontanava, tanto piu forte gridava; la gente cominciava a guardarli ed egli era cos conosciuto che la situazione divenne molto imbarazzante, per non dire poco dignitosa. "Suvvia, ascolta, Meggie, non posso portarti l dentro! Tuo padre mi scorticherebbe vivo, e avrebbe ragione'" "Voglio restare con Frank! Voglio restare con Frank!" ulul lei con tutto il fiato che aveva in corpo, scalciando e cercando di morderlo. "Oh, merda!" disse Padre Ralph. Rassegnatosi all'inevitabile, si frug in tasca cercandovi le monete necessarie, e si avvicin al lembo aperto della tenda, sbirciando per vedere se ci fosse qualcuno dei piccoli Cleary; ma non ne vide alcuno e suppose che stessero mettendo alla prova la loro fortuna con il lancio dei ferri di cavallo, o che stessero ingozzandosi di pasticci di carne e di gelati. "Non pu portare dentro la bambina, Padre!" disse l'imbonitore, scandalizzato. Padre Ralph alz gli occhi al cielo. "Se soltanto volesse dirmi come potrei condurla via di qui senza che tutta la polizia di Gilly mi arresti per molestie a una bimba, me ne andr ben volentieri! Ma suo fratello si offerto di battersi e lei non intende abbandonarlo senza una battaglia che farebbe passare voi tutti per dilettanti!" L'imbonitore fece una spallucciata. "Bene, Padre, non posso stare a discutere con lei, le sembra? Entri, ma non ce la lasci venire tra i piedi, per tutti... ehm... per tutti gli angeli del Cielo. No, no, Padre, si rimetta i quattrini in tasca; Jimmy non approverebbe." La tenda sembrava piena di uomini e ragazzi che turbinavano intorno al ring situato al centro. Padre Ralph trov un posto dietro la folla, contro il tendone, e strinse a s Meggie come se dovesse salvarle la vita. L'aria

era piena di fumo e odorava di segatura sparsa in abbondanza per assorbire il fango. Frank, che aveva gi i guantoni, fu il primo sfidante della giornata. Sebbene capitasse di rado, era gi accaduto che un uomo della strada resistesse alla distanza contro qualche pugile professionista. Ammettevano di non essere i migliori del mondo, ma comprendevano alcuni dei pi bravi in Australia. Opposto a un peso mosca a causa della sua statura, Frank lo mand al tappeto al terzo pugno, e propose di battersi contro qualcun altro. Quando arriv al terzo professionista, la voce si era sparsa, e la tenda divenne cos gremita che non poterono pi fare entrare un solo altro spettatore. Frank non era stato quasi toccato da un guantone, e i pochi colpi incassati avevano soltanto provocato la sua furia sempre latente. Gli occhi gli splendevano selvaggi, spruzzava saliva dalla foga, ognuno dei suoi avversari sembrava avere la faccia di Paddy, e gli applausi della folla gli pulsavano nella testa come una grande e unica voce che cantilenasse Forza! Forza! Forza! Oh, come aveva anelato alla possibilit di battersi, negatagli da quando era arrivato a Drogheda. Il combattimento era il solo modo che conoscesse per liberarsi dell'ira e della sofferenza, e, ad ogni pugno che metteva a segno, la grande e sorda voce nelle sue orecchie sembrava tramutarsi in una cantilena diversa: Uccidi! Uccidi! Uccidi! Lo opposero poi a un vero campione, un peso leggero, impartendo a quest'ultimo l'ordine di tenere Frank a distanza e di accertare se sapesse boxare bene come sferrava pugni. Gli occhi di Jimmy Sharman splendevano. Era sempre in cerca di campioni, e quei piccoli incontri nelle campagne gliene avevano forniti parecchi. Il peso leggero fece come gli era stato detto, in difficolt nonostante il suo allungo superiore, mentre Frank, cos dominato dalla brama

di uccidere quella sagoma saltellante ed elusiva da non vedere niente altro, lo incalzava. Imparava ad ogni clinch e a ogni rapido scambio di colpi, era uno di quei rari individui che, anche nel pieno di una furia titanica, riescono a continuare a pensare. E resistette alla distanza, nonostante la punizione infertagli da quei pugni esperti; un occhio gli si stava gonfiando, aveva spacchi sulla fronte e sulle labbra. Ma era riuscito a vincere venti sterline, e ad assicurarsi il rispetto di tutti gli uomini presenti. Meggie, contorcendosi, riusc a sottrarsi alla stretta allentata di Padre Ralph, e saett fuori della tenda prima che lui avesse potuto afferrarla. Quando il sacerdote la trov, fuori, aveva vomitato e stava cercando di pulirsi le scarpe con un minuscolo fazzoletto. Silenziosamente egli le diede il suo, accarezzandole il capo luminoso, scosso dai singhiozzi. L'atmosfera entro il tendone aveva sconvolto anche lui, e avrebbe desiderato di non essere ostacolato dalla dignit della veste per potersi liberare in pubblico della nausea. "Vuoi aspettare Frank, o preferisci che andiamo, adesso?" "Aspetter Frank" bisbigli la bambina, appoggiandoglisi al fianco, colma di gratitudine per la sua calma e la sua comprensione. "Perch tocchi il mio cuore insensibile?" riflett a voce alta Padre Ralph, credendola troppo in preda alla nausea e troppo turbata per ascoltarlo, ma sentendo la necessit di esprimere i propri pensieri come fanno molte persone che conducono un'esistenza solitaria. "Tu non mi ricordi mia madre, non ho mai avuto una sorella, e vorrei sapere che cosa di te e della tua disgraziata famiglia... Hai avuto una vita dura, mia piccola Meggie?" Frank usc dalla tenda con un cerotto sull'occhio, tamponandosi il labbro spaccato. Per la prima volta da quando Padre Ralph lo conosceva sembrava felice; come la maggior parte degli uomini, quando Si sapeva che avevano trascorso piacevolmente la notte a letto con una donna, pens il sacerdote. "Che cosa ci sta facendo qui Meggie?" ringhi Frank, sebbene l'esaltazione del ring non lo avesse ancora abbandonato del tutto. "A meno che non l'avessi legata mani e piedi, e soprattutto imbavagliata,

non mi sarebbe stato possibile in alcun modo tenerla fuori" disse Padre Ralph piccato, scontento perch doveva giustificarsi, ma niente affatto sicuro che Frank non se la prendesse anche con lui. Non temeva minimamente Frank, ma temeva di dar luogo a una scenata in pubblico. "Aveva paura per te, Frank; voleva esserti vicina e assicurarsi che non ti accadesse nulla. Non adirarti con lei, gi abbastana sconvolta." "Non sognarti mai di far sapere a Pa' che ci siamo avvicinati a meno di un chilometro da questo posto" disse Frank a Meggie. "Vi dispiacerebbe se rinunciassimo al resto del giro?" domand il sacerdote. "Credo che gioverebbero a tutti un po' di riposo e una tazza di t alla canonica." Pizzic la punta del naso di Meggie. "E a te, signorinella, farebbe bene una bella lavata." Paddy aveva trascorso una giornata tormentosa con la sorella dovendo sempre essere ai suoi ordini come Fee non pretendeva mai, aiutarla a camminare schizzinosamente a zig-zag sul fango di Gilly con gli stivaletti di merletto di refe importati, costretto a sorridere e a conversare con le persone che lei salutava regalmente, e a starle al fianco mentre consegnava il braccialetto di smeraldi al vincitore della corsa pi importante, il Trofeo di Gillanbone. Perch poi dovessero spendere tutti quei soldi per un gioiello, invece di dargli una coppa placcata, in oro e un bel po' di contanti era qualcosa che superava le sue capacit di comprensione. Non riusciva a rendersi conto del carattere prettamente dilettantesco di quelle gare ippiche e non sapeva che i proprietari dei cavalli non avevano bisogno del volgare denaro. Horry Hopeton, il cui baio castrato Re Edoardo aveva vinto il braccialetto di smeraldi, possedeva gi braccialetti di rubini, di diamanti e di zaffiri vinti negli anni precedenti, aveva moglie e cinque figlie, e diceva di non potersi fermare fino a quando non fosse entrato in possesso di sei braccialetti. La camicia inamidata e il colletto di celluloide irritavano la pelle di Paddy,

il vestito blu gli teneva troppo caldo, e gli esotici frutti di mare provenienti da Sydney, che avevano servito a pranzo insieme allo champagne, non andavano d'accordo con il suo apparato digerente, abituato alla carne di montone. Inoltre, si era sentito ridicolo, gli era sembrato di essere ridicolo. Per quanto fosse il migliore che possedeva, il vestito blu sapeva di un sartorello modesto e di goffaggine bucolica. N quelle persone appartenevano alla sua cerchia, i bruschi allevatori di bestiame in tweed, le maestose matrone, le giovani donne dalla faccia equina, tutte denti, la crema di ci che il Bulletin chiamava l"'accosciocrazia". Facevano infatti del loro meglio per dimenticare i tempi del secolo precedente quando si erano accosciati sulla terra, affermando cos il possesso di vaste estensioni di terreno, che poi, con la federazione e l'avvento della home rule era stato riconosciuto loro. Avevano finito con il diventare la classe pi invidiata del continente, finanziavano un loro partito politico, mandavano i figli nei collegi signorili di Sydney, si intrattenevano con il principe di Galles, quando visitava la colonia. Mentre lui, il comunissimo Paddy Cleary, era un operaio. Non aveva assolutamente niente in comune con quegli aristocratici coloniali che gli ricordavano troppo la famiglia di sua moglie per farlo sentire a proprio agio. E cos, quando entr nel salotto della canonica e vi trovo Frank, Meggie e Padre Ralph rilassati intorno al fuoco, con l'aria di aver trascorso una giornata meravigliosa e spensierata, la cosa lo irrit. Aveva sentito in modo intollerabile l'assenza del raffinato appoggio di Fee, e inoltre continuava ad avere in antipatia la sorella proprio come ai tempi della prima fanciullezza in Irlanda. Poi not il cerotto sull'occhio di Frank, la faccia gonfia; era un pretesto che sembrava mandato dal Cielo. "E come credi di poter affrontare tua madre, conciato in quel modo?" url. "Ti perdo di vista per poche ore, ed ecco che ricominci e ti azzuffi col primo

che ti guarda storto!" Stupito, Padre Ralph balz in piedi con una parola tranquillizzante gi sulle labbra; ma Frank fu pi fulmineo. "Ho guadagnato quattrini COn questo!" disse molto sommessamente, additando il cerotto. "Venti sterline per pochi minuti di lavoro, pi di quanto zia Mary paghi te e me messi insieme in un mese! Ho mandato al tappeto tre buoni pugili e ho resistito sulla distanza con un campione dei pesi leggeri nella tenda di Jimmy Sharman, questo pomeriggio. E mi sono guadagnato venti sterline" ripet. "Potr non corrispondere alle tue idee riguardo a ci che dovrei fare, ma oggi pomeriggio mi sono meritato il rispetto di tutti gli uomini presenti!" "Qualche stanco ex-campione, suonato dalle sventole, in una esibizione in campagna, e te ne vanti? Vedi di crescere, Frank! Lo so che di statura non puoi crescere pi di cos, ma, per amore di tua madre, potresti almeno fare lo sforzo di crescere mentalmente!" Il pallore della faccia di Frank! Come ossa calcinate. Era stata l'offesa pi tremenda che un uomo potesse fargli, e quell'uomo era suo padre; non poteva vendicarsi. Il respiro cominci a salirgli dal profondo del petto dallo sforzo di trattenere le mani sui fianchi. "Non erano ex-campioni, Pa'. Conosci Jimmy Sharman bene quanto me. E lo stesso Jimmy Sharman ha detto che avrei un avvenire strabiliante come pugile; vuole che entri a far parte della troupe e vuole allenarmi. E vuole pagarmi! potr non diventare pi alto, ma SOno grosso abbastanza per battere chiunque al mondo... e questo vale anche per te, vecchio caprone fetente!" L'allusione celata dietro l'epiteto non sfugg a Paddy; a sua volta, egli si sbianc come il figlio. "Non osare chiamarmi cos!"

"Che altro sei? Sei disgustoso, sei peggio di un ariete infuriato! Non potevi lasciarla in pace non potevi evitare di metterle le mani addosso?" "No, no, no!" grid Meggie. Le mani di Padre Ralph affondarono nelle sue spalle come artigli ed egli la tenne dolorosamente stretta contro di s. Le lacrime le striavano la faccia e si contorceva frenetica, ma invano, per liberarsi. "No, Pappi, no! Oh, Frank, ti prego! Ti prego, ti prego!" strill. Ma l'unico a udirla era Padre Ralph. Frank e Paddy si fronteggiavano, l'odio e la paura, che ognuno provava nei riguardi dell'altro, finalmente allo scoperto. La diga del comune affetto per Fee era infranta, e la violenta rivalit per Fee emergeva. "Sono suo marito. E per grazia del Signore abbiamo avuto la benedizione di avere dei figli" disse Paddy, pi calmo, lottando per dominarsi. "Non sei migliore di un vecchio cane merdoso che corre dietro a ogni cagna per ficcarle dentro il suo aggeggio!" "E tu non sei migliore del vecchio cane merdoso che ti ha generato, chiunque abbia potuto essere! Grazie a Dio, io non ci ho mai avuto a che fare!" url Paddy. Poi si interruppe. "Oh, Ges mio!" L'ira lo abbandon come un vento ululante, e si afflosci e si rannicchi su se stesso ficcandosi le mani in bocca, come se avesse voluto strapparsi la lingua che aveva detto l'indicibile. "Non dicevo sul serio, non dicevo sul serio! Non dicevo sul serio!" Non appena queste parole vennero pronunciate, Padre Ralph lasci andare Meggie e afferr Frank. Gli torse il braccio destro dietro la schiena e gli port il proprio braccio sinistro intorno al collo, soffocandolo. Era forte, e la sua stretta paralizzava; Frank lott per liberarsi di lui, poi, a un tratto, la sua resistenza venne meno. Scosse la testa in segno di sottomissione. Meggie si era lasciata cadere sul pavimento e vi rimase inginocchiata, piangendo, volgendo lo sguardo dal fratello al padre, con una sofferenza impotente e supplichevole. Non capiva che cosa fosse accaduto, ma di una cosa si rendeva conto: non avrebbe potuto trattenerli

entrambi. "Dicevi sul serio" gracid Frank. "E io devo averlo sempre saputo! Devo averlo sempre saputo." Cerc di voltare la testa verso Padre Ralph. "Mi lasci andare, Padre. Non lo toccher, Dio mi testimone che non lo toccher." "Dio ti testimone? Che Dio vi imputridisca l'anima, a tutti e due! Se avete rovinato la bambina vi ammazzer" tuon il prete, il solo ad essere furente, ormai. "Vi rendete conto che ho dovuto tenerla qui, ad ascoltare tutto questo, temendo che, se l'avessi portata via, vi sareste ammazzati a vicenda durante la mia assenza? Avrei dovuto lasciare che vi ammazzaste, miserabili, egocentrici cretini!" "D'accordo, me ne vado" disse Frank, con una voce strana, cavernosa. "Mi unir alla troupe di Jimmy Sharman e non torner pi." "Devi tornare!" bisbigli Paddy. "Che cosa dir a tua madre? Per lei tu conti pi di noi tutti messi insieme. Non mi perdoner mai!" "Dille che ho seguito Jimmy Sharman perch voglio diventare qualcuno. la verit." "Quello che ho detto... non vero, Frank." Gli occhi neri e forestieri di Frank balenarono sprezzanti, quegli occhi che avevano lasciato perplesso il sacerdote sin dalla prima volta in cui li aveva veduti; come potevano, Fee dagli occhi grigi e Paddy dagli occhi azzurri, avere un figlio con gli occhi neri? Padre Ralph conosceva le leggi di Mendel e riteneva che le iridi grige di Fee anche da sole avrebbero reso la cosa impossibile. Frank prese cappello e cappotto. "Oh, vero! Devo averlo sempre saputo. I ricordi di Ma' che suona la spinetta in una stanza che tu non avresti mai potuto possedere! La sensazione che tu non fossi sempre stato presente, che fossi venuto dopo di me. Che ella, prima, fosse stata mia." Rise

silenziosamente. "E pensare che in tutti questi anni ho incolpato te di averla trascinata in basso, mentre la colpa era mia. Sono stato io!" "Non stato nessuno, Frank, nessuno!" grid il sacerdote, tentando di trascinarlo indietro. "Fa parte del grande e insondabile piano di Dio; pensa alla cosa in questo modo!" Frank si strapp di dosso la mano che lo tratteneva, e si diresse verso la porta con la sua andatura leggera, micidiale, in punta di piedi. Era nato per fare il pugile, pens Padre Ralph in un angolino distaccato della mente, quella sua mente cardinalizia. "Il grande e insondabile piano di Dio!" schern la voce del giovane dalla soglia. "Lei non vale pi di un pappagallo, quando recita la parte del prete, Padre de Bricassart! Che Dio aiuti lei, io le dico, perch il solo, qui, a non avere la pi pallida idea di quello che Egli in realt!" Seduto su una poltrona, cinereo, Paddy fiss sconvolto Meggie, inginocchiata e curva davanti al fuoco, che piangeva e si dondolava avanti e indietro. Si alz per andare verso di lei, ma Padre Ralph lo spinse indietro rudemente. "La lasci in pace. Ha gi fatto abbastanza! C' del whisky nella credenza; ne beva un po'. Io vado a mettere a letto la bambina, poi torner qui a parlarle, quindi non se ne vada. Mi sente?" "Mi trover qui, Padre. La metta a letto." Di sopra, nell'incantevole cameretta verde-mela, il prete sbotton il vestito e la camicetta della bambina, poi la fece sedere sulla sponda del letto per poterle togliere le scarpe e le calze. La camicia da notte si trovava sul guanciale, ove Annie l'aveva lasciata; gliela infil intorno al capo e decentemente l'abbass prima di toglierle le mutandine. E intanto continu a parlarle di quisquilie, stupide storielline di bottoni che non volevano uscire dall'asola, di scarpe che restavano ostinatamente allacciate, e di nastri che non volevano saperne di sciogliersi. Era impossibile capire se lo ascoltasse; con i loro inespressi racconti di tragedie infantili, di complicazioni e sofferenze che trascendevano i suoi anni, gli occhi di lei fissavano stancamente il vuoto al di l delle spalle del sacerdote.

"Ora coricati, tesoro mio, e cerca di addormentarti. Io torner tra poco da te, quindi non ti preoccupare, capito? Parleremo dopo." "Sta bene?" domand Paddy, quando lui fu rientrato nel salotto. Padre Ralph prese la bottiglia di whisky sulla credenza e riemp a mezzo un bicchiere. "Sinceramente non lo so. Dio del Cielo, Paddy, vorrei sapere qual' il pi grande flagello di un irlandese, se il vizio di bere o l'irascibilit. Che cosa l'ha indotta a dire una cosa simile? No, non si dia nemmeno la pena di rispondere! La collera. Naturalmente vero. Mi sono accorto che Frank non era suo figlio sin dal primo momento in cui l'ho veduto." "Non sono molte le cose che le sfuggono, eh?" "Presumo di no. In ogni modo, basta solo un po' di spirito di osservazione per capire quando le pecorelle della mia parrocchia sono turbate o soffrono. E, dopo averlo capito, mio dovere fare il possibile per aiutarle." "Lei molto benvoluto a Gilly, Padre." "Per la qual cosa, non ne dubito, posso ringraziare la mia faccia e il mio fisico" disse il sacerdote, in tono amaro, incapace di far passare la frase per una battuta scherzosa, come era stato nelle sue intenzioni. "E cos che la pensa? Non posso essere d'accordo, Padre. L'apprezziamo perch un buon pastore." "Bene, mi sembra di essere abbastanza invischiato nei suoi guai in ogni caso" disse Padre Ralph, a disagio. "Farebbe bene a sfogarsi, amico." Paddy fiss il fuoco, che aveva alimentato fino a fargli assumere le dimensioni di una fornace, nel traboccare del rimorso e nella frenesia di fare qualcosa mentre il sacerdote stava mettendo a letto Meggie. Il bicchiere vuoto che aveva in mano trem con una serie di rapidi sussulti; Padre Ralph si alz per andare a prendere la bottiglia di whisky e lo riemp. Dopo una lunga sorsata, Paddy sospir, asciugandosi le lacrime dimenticate sulla faccia. "Non so chi sia il padre di Frank. Fu prima ch'io conoscessi Fee. I suoi,

in pratica, sono socialmente la prima famiglia della Nuova Zelanda, e suo padre possedeva una vasta tenuta, ove coltivava frumento e allevava pecore, vicino a Ashburton, nell'Isola Meridionale. Il denaro non lo interessava e Fee era la sua unica figlia. A quanto ne so, aveva pianificato tutta la sua vita... un viaggio in Inghilterra, il debutto a Corte, un marito fatto per lei. Fee non aveva mai mosso un dito in casa, naturalmente. Disponevano di cameriere e maggiordomi e cavalli e grandi carrozze; vivevano da gran signori. "Io lavoravo nella cascina e a volte vedevo Fee da lontano, mentre passeggiava con un bimbetto di circa un anno e mezzo. Poco dopo, il vecchio James Armstrong venne a parlarmi. Sua figlia, disse, aveva disonorato la famiglia, mettendo al mondo un bambino senza essere maritata. Lo scandalo era stato soffocato, naturalmente, ma quando avevano tentato di allontanarla, sua nonna si era opposta con tanta veemenza da non lasciare loro altra scelta se non quella di tenerla in casa, nonostante la situazione imbarazzante. Ora la nonna stava morendo, e niente avrebbe impedito alla famiglia di liberarsi di Fee e del bambino. Io ero scapolo, disse James, se l'avessi sposata, garantendo di condurla via dall'Isola Meridionale, sarebbero stati disposti a pagarmi le spese di viaggio e a versarmi cinquecento sterline. "Be', Padre, per me si trattava di un patrimonio, e inoltre ero stanco di essere scapolo. La timidezza mi aveva sempre impedito di combinare qualcosa con le ragazze. La proposta mi parve buona e, francamente, non attribuivo nessuna importanza al bambino. La nonna venne a saperlo e mi fece chiamare, sebbene fosse molto malata. Doveva essere stata una despota tremenda, ai suoi tempi, scommetto, ma era una vera signora. Mi disse qualcosa di Fee, ma non rivel chi fosse il padre del bambino, n a me parve bello domandarglielo. In ogni modo, mi fece promettere di essere buono con Fee...

sapeva che l'avrebbero scacciata di casa non appena lei fosse morta, e per questo aveva proposto a James di trovarle un marito. Compatii la povera vecchia, voleva a Fee un bene da matti. "Ci crede, Padre, che la prima volta in cui venni a trovarmi cos vicino a Fee da poterla salutare fu il giorno del nostro matrimonio?" "Oh, lo credo" disse il sacerdote, in un bisbiglio. Fiss il liquido nel bicchiere, poi lo bevve e prese la bottiglia, tornando a riempire entrambi i bicchieri. "Sicch, spos una signora di gran lunga pi in alto di lei, Paddy." "S. A tutta prima mi spaventava a morte. Era cos bella, a quei tempi, Padre, e cos... fuori di tutto, non so se mi spiego. Come se non fosse stata nemmeno presente, come se tutto stesse accadendo a qualcun'altra." "E bella ancor oggi, Paddy" osserv Padre Ralph, con dolcezza. "Posso vedere in Meggie come doveva essere prima che cominciasse a invecchiare." "La vita non stata facile per lei, Padre, ma non so davvero che altro avrei potuto fare. Per lo meno, con me si trovava al sicuro e non era maltrattata. Mi occorsero due anni per trovare il coraggio di essere... be', un vero marito per lei. Dovetti insegnarle a cucinare, a scopare un pavimento, a stirare. Non sapeva come si facesse. "E mai una volta, in tutti gli anni del nostro matrimonio, Padre Fee si lagnata, o ha riso, o ha pianto. Soltanto nei momenti pi intimi della nostra vita a due tradisce una qualche passione, e anche allora non parla mai. Io spero che dica qualcosa, e al contempo non voglio, perch ho in mente che se parlasse pronuncerebbe il nome di Izi. Oh, non dico che non voglia bene a me, o ai nostri figli. Io l'amo tanto, ma mi sembra che lei abbia perso la capacit di provare un sentimento simile. Tranne che per Frank. Voleva bene a Frank pi che a noi tutti messi insieme, l'ho sempre saputo. Doveva essere

innamorata di suo padre. Ma non so niente di quell'uomo, chi era, perch non pot sposarlo." Padre Ralph si guard le mani, battendo le palpebre. "Oh, Paddy che inferno essere vivi. Grazie a Dio, non ho il coraggio di inoltrarmi pi in l del margine della vita." Paddy si alz, alquanto malfermo. "Be', ormai l'ho fatto, Padre, non cos? Ho allontanato Frank, e Fee non mi perdoner mai." "Non pu dirglielo, Paddy. No, non deve dirglielo, mai. Le dica soltanto che Frank partito con i pugili, e non aggiunga altro. Fee sa quanto il ragazzo sempre stato irrequieto; le creder." "Non potrei mai fare una cosa simile, Padre!" Paddy era atterrito. "Deve, Paddy. Sua moglie non ha gi conosciuto abbastanza dolore e sofferenza? Non le imponga un nuovo strazio." E, in cuor suo si domand: Chiss! Forse imparer a dare a te, finalmente, l'amore che ha sempre riservato a Frank. A te, e alla piccola creatura qui al piano di sopra. "Lo crede davvero, Padre?" "Certo. Quello che accaduto stanotte deve restare qui." "Ma... e Meggie? Ha sentito tutto." "Non si preoccupi per Meggie. Penser io a lei. Di quanto avvenuto, ha capito, credo, soltanto che lei e Frank avete litigato. La convincer del fatto che, una volta partito Frank, parlare a sua madre del litigio significherebbe darle un altro dolore. Del resto, ho la sensazione che Meggie non si confidi molto con la madre, tanto per cominciare." Si alz a sua volta. "Vada a letto, Paddy. Dovr sembrare quello di sempre e accompagnare Mary al ballo domani ricorda?" Meggie non dormiva; giaceva con gli occhi spalancati nella luce fioca della piccola lampada accanto al letto. Il sacerdote le si sedette accanto e not che aveva ancora i capelli intrecciati. Con cautela sciolse i nodi dei nastri blu-mare, e distric pian piano i capelli finch si distesero

sul guanciale come oro fuso. "Frank se n' andato, Meggie" le disse. "Lo so, Padre." "E sai perch, tesoro?" "Ha litigato con Pappi." "Che cosa farai?" "Andr con Frank. Ha bisogno di me." "Non puoi, Meggie mia." "S, posso. Sarei andata a cercarlo questa sera stessa, ma le gambe non mi reggevano e il buio non mi piace. Per lo cercher domattina." "No, Meggie, non devi. Vedi, Frank ha la sua vita da vivere, ed tempo che se ne vada. So bene che tU non VuOi vederlo partire, ma tanto tempo che lui desidera andarsene. Non devi essere egoista, devi lasciargli vivere la sua vita." La monotonia della ripetizione, penso, continuare a insistere. "Quando diventiamo grandi, e naturale e giusto che vogliamo vivere lontano dalla casa nella quale siamo cresciuti e Frank un uomo fatto, ormai. Dovrebbe gi avere una casa sua, avere moglie e una famiglia. Lo capisci questo, Meggie? Il litigio tra il tuo Pa' e Frank stato soltanto un indizio del fatto che Frank voleva andarsene. Non accaduto perch non si vogliono bene. E accaduto perch molti giovani si allontanano dalla famiglia in questo modo, devono avere una sorta di pretesto. Il litigio stato soltanto un pretesto perch Frank potesse fare quello che desiderava da molto tempo, un pretesto per andarsene. Lo capisci questo, Meggie mia?" Lo sguardo della bambina si volse sulla sua faccia e vi rimase. I suoi occhi erano cos esausti, cos colmi di sofferenza, cos vecchi. "Lo so" disse "lo so. Frank voleva gi andarsene quando io ero una bimbetta, e non pot. Pa' lo fece portare indietro e lo costrinse a stare con noi." "Ma questa volta Pa' non lo far riportare indietro, perch Pa' non pu pi costringerlo a restare. Frank se n' andato per sempre, Meggie. E non torner." "Non lo rivedr pi?" "Non lo so" rispose lui, sinceramenre. "Mi piacerebbe dirti che lo rivedrai,

ma nessuno pu predire il futuro, Meggie, nemmeno i preti." Trasse un lungo respiro. "Non devi dire a Ma' che c' stato un litigio, Meggie, mi senti? La turberebbe moltissimo, e non sta bene." "Perch ci sar un altro bambino?" "Che cosa ne sai di questo?" "A Ma' piace far crescere bambini; lo ha fatto molte volte. E fa crescere cos bei bambini Padre, anche quando non sia bene! Voglio farne crescere anch'io uno come Hal, cos Frank non mi mancher pi tanto, le pare?" "Partenogenesi" disse lui. "Buona fortuna, Meggie. Ma se non Ci riUSciSSi?" "Avr sempre Hal" disse lei, sonnacchiosa, raggomitolandosi. Poi soggiunse: "Padre, se ne andr anche lei? E cos?" "Un giorno, Meggie. Ma non presto, credo; quindi non stare a crucciarti. Ho la sensazione che rimarr bloccato a Gilly per molto, molto tempo" rispose il sacerdote, con l'amarezza negli occhi. Capitolo 6. Non si pot evitarlo, Meggie dovette tornare a casa. Fee non poteva tirare avanti senza di lei, e, non appena fu rimasto solo nel convento di Gilly, Stuart inizi uno sciopero della fame, per cui torn anche lui a Drogheda. Era agosto e faceva un freddo intenso. Si trovavano in Australia da un anno esatto; ma questo sembrava essere un inverno pi gelido del precedente. Non pioveva, e l'aria era cos ghiaccia da far dolere i polmoni. Sulle cime del Grande Spartiacque, quattrocentottanta chilometri pi a est, la neve era pi alta di quanto fosse accaduto da molti anni, eppure non una goccia di pioggia era caduta a ovest di Burren Junction, dopo il diluvio dei monsoni nell'estate precedente. La gente, a Gilly, parlava di una nuova siccit: se l'aspettavano tutti, doveva venire, forse sarebbe stata questa la volta. Quando Meggie rivide sua madre, le parve che un peso spaventoso fosse venuto a gravare sul suo essere; forse l'addio alla fanciullezza, il presentimento

di quello che significava essere donna. Esteriormente non c'era alcun cambiamento, a parte il ventre ingrossato; ma interiormente Fee aveva rallentato, come un vecchio e stanco orologio che ritarda sempre, sempre pi fino a fermarsi definitivamente. Il dinamismo che Meggie non aveva mai veduto mancare a sua madre era scomparso. Camminava alzando e abbassando i piedi come se non fosse pi sicura di come farlo, nella sua andatura si insinuava una sorta di annaspamento spirituale; non dimostrava alcuna felicit per la prossima nascita del bambino, e nemmeno quella soddisfazione severamente contenuta della quale aveva dato prova prima della nascita di Hal. Il bimbetto dai capelli rossi si aggirava dappertutto in casa barcollando, finiva sempre tra i piedi e ostacolava ogni cosa, ma Fee non tentava in alcun modo di correggerlo, o anche soltanto di sorvegliarlo. Faceva eternamente la spola tra la cucina economica, il tavolo da lavoro e l'acquaio, come se niente altro fosse esistito. E cos a Meggie non rimase altra scelta: riemp, semplicemente, il vuoto nella vita del bambino e divenne sua madre. Non era un sacrificio poich lo amava teneramente e trovava in lui un bersaglio indifeso, e ben disposto, di tutto l'affetto che stava cominciando a voler prodigare a qualche creatura umana. Egli strillava per chiamarla, aveva imparato a pronunciare il suo nome prima di quello di tutti gli altri, alzava le braccine verso di lei per essere preso in collo, e la cosa la colmava di felicit. Nonostante le fatiche ingrate, il lavoro a maglia, i rammendi, il cucito, il bucato, la necessit di stirare la biancheria, e poi le galline, e tutte le altre faccende che doveva sbrigare, Meggie trovava la propria vita piacevolissima. Nessuno accennava mai a Frank, ma, ogni sei settimane, Fee alzava la testa quando udiva il richiamo del postino, e per qualche tempo si animava. Poi la signora Smith portava la corrispondenza, e, quando non c'era alcuna lettera di Frank, quella scintilla di doloroso interessamento si spegneva. C'erano due nuove vite in casa. Fee aveva partorito due gemelli, altri

due minuscoli Cleary rossi di capelli, battezzati James e Patrick. Le adorabili creature, con lo stesso aspetto luminoso del padre e la stessa indole soave, divennero una propriet collettiva subito dopo la nascita, poich, a parte allattarli, Fee non si interessava minimamente a loro. Ben presto, i nomi dei bambini vennero abbreviat in Jims e Patry; erano i prediletti delle donne della grande dimora, le due cameriere zitelle e la governante vedova e senza figli, avide delle delizie dei poppanti. A Fee venne reso magicamente facile dimenticarli - avevano tre madri premurosissime- e, man mano che il tempo passava, divenne una cosa normalissima e accettata vederli trascorrere nella grande casa quasi tutte le ore durante le quali rimanevano svegli. Meggie non aveva il tempo di prenderli sotto le proprie ali perch doveva occuparsi di Hal, che era possessivo all'estremo. Le goffe e inesperte lusinghe della signora Smith, di Minnie e di Cat non facevano per lui. Meggie era il nocciolo del suo mondo; e lui non voleva altri che Meggie. chiedeva soltanto Meggie. Bluey Williams baratt i suoi bei cavalli da tiro e il robusto carro contro un autocarro, e la posta cominci ad arrivare ogni quattro settimane anzich ogni sei, ma non c'era mai una sola parola da Frank. E, man mano, il ricordo di lui si offusc un poco, come succede con i ricordi, anche con quelli cui legato un grande affetto quasi esistesse nella mente un inconscio processo di guarigione che ci risana nonostante la nostra decisione disperata di non dimenticare mai. Per Meggie si tratt di un dolente offuscarsi dell'aspetto fsico di Frank, di un annebbiarsi delle dilette fattezze, come una qualche sfuocata immagine di santo, non pi in rapporto con il vero Frank di quantn potesse esserlo una sacra immagine del Cristo con quello che doveva

essere stato l'uomo reale. E per Fee, dalle profondit silenziose nelle quali aveva bloccato l'evoluzione del suo spirito, emerse una sostituzione. La cosa si verific in modo cos poco appariscente che nessuno se ne accorse. Fe infatti si manteneva chiusa nel silenzio e in una assoluta assenza di espansivita; la sostituzione fu una cosa interiore, che nessuno ebbe il tempo di vedere, tranne il nuovo oggetto del suo amore, il quale non lo trad esteriormente in alcun modo. Era una cosa nascosta e inespressa tra loro, una cosa con cui respingere la solitudine. Forse fu inevitabile, poich di tutti i figli di lei Stuart era il solo che le somigliasse. A quattordici anni, costituiva per il padre e per i fratelli un mistero grande come lo era stato Frank, ma, diversamente da Frank, non generava alcuna ostilit, alcuna irritazione. Faceva quello che gli veniva detto di fare senza lagnarsi, lavorava duramente come tutti, e non increspava minimamente le acque tranquille della vita dei Cleary. I suoi capelli, pur essendo rossi, erano pi scuri di quelli degli altri ragazzi, quasi color mogano, e gli occhi limpidi come l'acqua trasparente che scorre all'ombra, quasi potessero spingersi indietto nel tempo fino ai primordi, e vedere ogni cosa come realmente era. Inoltre, era l'unico dei figli di Paddy a promettere avvenenza nell'et adulta, sebbene in cuor suo Meggie ritenesse che, a sua volta, Hal sarebbe stato pi bello di lui. Nessuno sapeva mai che cosa pensasse Stuart; al pari di Fee, parlava poco e non esprimeva mai un'opinione. Aveva la curiosa capacit di essere completamente immobile, una immobilit interiore e fisica, e a Meggie, la pi vicina a lui per et, sembrava che potesse andare in luoghi ove nessun altro sarebbe mai riuscito a seguirlo. Padre Ralph si espresse in un modo diverso. "Questo ragazzo non umano!" esclam il giorno in cui riport a Drogheda

Stuart, che aveva fatto lo sciopero della fame dopo essere stato lasciato in convento senza Meggie. "Ha forse detto che voleva tornare a casa? Ha forse detto che Meggie gli mancava? No! Si limitato a smettere di mangiare e ha aspettato, paziente, che la ragione di ci penetrasse nelle nostre menti ottuse. Non una sola volta ha aperto la bocca per lamentarsi, e quando mi sono precipitato da lui e gli ho chiesto urlando se voleva tornare a casa, si limitato a sorridermi e ad annuire!" Man mano che il tempo passava, per, venne deciso tacitamente che Stuart non sarebbe andato nei recinti a lavorare con Paddy e gli altri ragazzi, sebbene, data la sua et, fosse in grado di farlo. Stu sarebbe rimasto di guardia in casa, avrebbe spaccato la legna, coltivato l'orto, munto le vacche... sbrigando quel gran numero di lavori per i quali le donne, con tre bambini piccoli in casa, non avevano tempo. Era prudente che un uomo rimanesse l, anche se si trattava soltanto dj un adolescente dimostrava che ce n'erano altri nei pressi. Poich non mancavano i visitatori... tonf di scarponi sconosciuti su per gli scalini di assi della veranda posteriore, una voce estranea che diceva: "Salute, signora, ha qualcosa da mettere sotto i denti per un uomo affamato?" Nell'interno ne esistevano a sciami, vagabondi ingobbiti sotto i loro fagotti avvolti in una coperta blu, che passavano da un allevamento all'altr, scendendo dal Queensland o risalendo dallo Stato di Victoria, uomini cui la fortuna non aveva pi arriso o ai quali non piaceva un lavoro fisso, e preferivano arrancare a piedi per migliaia di chilometri, cercando qualcosa che soltanto loro sapevano. Nella grande maggioranza erano buoni diavoli, che apparivano, divoravano un pasto enorme, mettevano un po' di t, di zucchero e di farina tra le pieghe dei fagotti, e poi scomparivano lungo la pista, diretti a Barcoola o a Narrengang, con vecchi gavettini ammaccati sobbalzanti, e cani scarni, dalla

pancia penzolante, che li seguivano. I vagabondi australiani di rado viaggiavano a cavallo; andavano a piedi. Di quando in quando si presentava un farabutto, in cerca di donne i cui uomini fossero assenti, con l'intenzione di rubare, non di violentare. Cos, Fee teneva un fucile da caccia carico in un angolo della cucina dove i bambini non potevano arrivare, e si accertava di essere pi vicina al fucile del visitatore, finch il suo sguardo esperto non aveva giudicato che tipo fosse. Quando la casa venne assegnata ufficialmente a Stuart come suo regno, Fee fu ben lieta di consegnargli il fucile. Non tutti i visitatori erano vagabondi, sebbene questi ultimi fossero la maggioranza. C'era Watkins, con la sua vetusta Ford modello T, ad esempio. Trafficava in ogni cosa, dal finimento per cavalli alle saponette profumate, ben diverse dal sapone duro come roccia che Fee produceva nella tinozza del bucato, con grasso e soda caustica, vendeva lavanda e acqua di Colonia, cipria e creme per la faccia avvizzita dal sole. Esistevano certe cose che nessuno si sognava di acquistare se non da Watkins; come il suo unguento, di gran lunga migliore di qualsiasi altro venduto in farmacia o prescritto dal medico, un unguento capace di guarire qualsiasi cosa, da una lacerazione nel fianco di un cane da pastore a un'ulcerazione sullo stinco di un uomo. Le donne gli si affollavano attorno, in ogni cucina nella quale entrasse, aspettando Impazienti che aprisse di scatto il valigione delle sue mercanzie. E c'erano altri ambulanti, frequentatori meno regolari di Watkins delle zone interne, ma altrettanto graditi, in quanto vendevano di tutto, dalle sigarette di loro confezione alle pipe fantasia, a intere pezze di stofa, e persino, talora, biancheria femminile oscenamente seducente, nonch busti abbelliti

da una grande abbondanza di nastri. Erano avidissime di novit, quelle donne dell'interno che dovevano limitarsi a uno o due viaggi all'anno nel centro abitato pi vicino, lontane dagli sfarzosi negozi di Sydney, lontane dalla moda e dalle cianfrusaglie femminili. La vita sembrava consistere soprattutto di mosche e di polvere. Non pioveva da moltissimo tempo, nemmeno una spruzzatina per fermare il polverone e annegare le mosche; quanto meno pioveva, tanto piU Si moltiplicavano gli insetti e abbondava la polvere. A tutti i soffitti erano appesi festoni di spirali di carta moschicida, nere di cadaveri dopo un giorno appena, che ruotavano lentamente. Non si poteva lasciare scoperto alcun cibo, sia pur soltanto per un momento, senza che divenisse o un'orgia o un cimitero di mosche, e i minuscoli puntolini dei loro escrementi decoravano i mobili, le pareti, il calendario dell'Emporio Generale di Gillanbone. Eppoi la polvere! Impossibile evitarla, quella cipria impalpabile e rossiccia che si infiltrava anche nei recipienti pi ermeticamente chiusi, rendeva opachi i capelli appena lavati e granulosa la pelle, si depositava nelle pieghe degli abiti e delle tende e rivestiva i tavoli appena lucidati con una pellicola che tornava a depositarvisi subito dopo essere stata eliminata. Abbondava sui pavimenti, a causa delle scarpe mal pulite e del vento caldo e asciutto che penetrava attraverso porte e finestre; Fee fu costretta ad arrotolare i tappeti persiani nel salotto e a fare inchiodare da Stuart, sul pavimento, del linoleum acquistato nell'emporio di Gilly senza nemmeno averlo visto prima. La cucina, nella quale transitava quasi tutto il traffico proveniente dall'esterno, era pavimentata con assicelle di teak schiarite quasi come vecchie ossa a furia di strofinarle con una spazzola metallica e con la lisciva. Fee e Meggie vi spargevano la segatura che Stuart raccoglieva con cura nella

legnaia, la spruzzavano con preziose piccole quantit di acqua, poi spazzavano via la poltiglia bagnata e aromatica fuori delle porte e gi dalla veranda, nell'orto, ove si decomponeva tramutandosi in humus. Ma nulla poteva tener lontana a lungo la polvere e dopo qualche tempo, per giunta, il torrente si prosciug tramutandosi in un susseguirsi di piccole pozzanghere, per cui non ci fu pi acqua da pompare nella cucina e nel bagno. Stuart si rec con l'autocisterna al pozzo artesiano e la riport indietro piena fino all'orlo vuotandola infine in uno dei serbatoi dell'acqua piovana, e le donne dovettero abituarsi a un tipo diverso di orribile acqua per lavare i piatti, la biancheria e se stesse, un'acqua peggiore di quella melmosa del torrente. Era satura di sostanze minerali, puzzava di zolfo, doveva essere meticolosamente asciugata dai piatti e rendeva i capelli opachi e secchi come paglia. La poca acqua piovana che ancora rimaneva veniva adoperata esclusivamente per bere e cucinare. Padre Ralph stava osservando Meggie con tenerezza. Spazzolava la ricciuta testa rossa di Patsy, e Jims rimaneva in piedi remissivo, ma dondolandosi un poco, in attesa del proprio turno, entrambe le paia di vividi occhi azzurri intente ad adorare la bambina di sotto in su. Era proprio come una minuscola mamma. Doveva essere un qualcosa di innato, egli riflett, quella singolare ossessione delle donne per l'infanzia, altrimenti, alla sua et, Meggie avrebbe considerato quel compito un dovere anzich un piacere, e sarebbe corsa via a fare qualcosa di pi divertente non appena possibile. Invece, stava volutamente prolungando la cosa, e faceva scorrere i capelli di Patsy tra le dita per ricavare onde dalla loro turbolenza. Per qualche momento il sacerdote fu incantato dalla sua destrezza, poi batt il frustino sul lato dello stivale polveroso

e, imbronciato, volse lo sguardo fuori dalla veranda, nella direzione della grande casa, nascosta dai suoi spettrali eucalipti e dai rampicanti, dal gran numero di edifici annessi e di alberi del pepe che si frapponevano tra il suo isolamento e questo perno della vita dell'allevamento, la casa del capo-guardiano. Quale complotto stava tessendo, il vecchio ragno laggi, al centro della sua vasta ragnatela? "Padre, non star spiando!" lo accus Meggie. "Scusami, Meggie. Riflettevo." Torn a voltarsi verso di lei, mentre terminava di pettinare Jims; stettero a guardarlo tutti e tre con un'aria di aspettativa, finch non si chin e sollev i due gemelli, uno contro ciascun fianco. "Andiamo a trovare vostra zia Mary, eh?" Meggie lo segu lungo il sentiero, portandogli il frustino e conducendo la cavalla saura; egli reggeva in braccio i bambini con disinvolta familiarit e sembrava non sentirne il peso, sebbene il torrente distasse quasi un chilometro e mezzo dalla grande casa. Una volta giunto all'edificio della cucina, affid i gemelli all'estatica signora Smith e prosegu lungo il viale d'accesso della dimora, con Meggie al fianco. Mary Carson sedeva sulla poltrona a conchiglia. Non la lasciava quasi mai in quel periodo; non era pi necessario con Paddy cos abile nel mandare avanti ogni cosa. Quando Padre Ralph entr tenendo per mano Meggie, il suo sguardo malevolo demol la bambina; il sacerdote sent le pulsazioni di Meggie accelerare e le strinse Il polso, comprensivo. Fece alla zia un solo inchino, mormorando un saluto impercettibile. "Va in cucina, ragazza, prendi il t con la signora Smith" disse Mary Carson, brusca. "Perch non le piace?" domand Padre Ralph, lasciandosi cadere sulla poltrona che aveva finito con il considerare sua. "Perch piace a lei" ella rispose.

"Oh, andiamo!" Per una volta tanto era riuscita a farlo sentire a disagio. "Non che una bimbetta, Mary." "Non quello che vede in lei, e lo sa bene." I begli occhi azzurri fissarono sardonici Mary Carson; ora egli si sentiva pi disinvolto. "Crede che possa corrompere bambine? Sono, in fin dei conti, un sacerdote!" "E anzitutto un uomo, Ralph de Bricassart! L'essere sacerdote la fa sentire al sicuro, ecco tutto!" Stupito, lui rise. Chiss per quale ragione non riusciva a tenerle testa, quel giorno; era come se ella avesse trovato lo spiraglio nella sua corazza, insinuandovisi con il proprio veleno di ragno. E inoltre, sentiva che stava cambiando, forse invecchiava, si rassegnava all'oscurit a Gillanbone. Le fiamme stavano languendo; oppure ardevano adesso per altre cose? "Non sono un uomo" disse. "Sono un sacerdote... E il caldo, forse, la polvere e le mosche... Ma non sono un uomo, Mary. Sono un prete." "Oh, Ralph, come cambiato!" lo schern lei. "Pu mai essere il Cardinale de Bricassart, quello che odo parlare?" "E impossibile" egli disse, con una fuggevole infelicit nello sguardo. "Credo di non tenerci pi." Mary Carson si mise a ridere, dondolandosi avanti e indietro sulla poltrona, osservandolo. "No, Ralph? Non ci tiene? Bene, la lascer cuocere a fuoco lento ancora per un po', ma il giorno della resa dei conti sta arrivando anche per lei, non ne dubiti. Non ancora il momento, non per due o tre anni ancora, forse, ma verr. Io sar come il demonio, e le offrir... Basta, non dir altro! Ma non dubiti che la costringer a torcersi. Lei l'uomo pi affascinante che abbia conosciuto. Ci getta in faccia la sua bellezza, disprezzando la nostra stupidit. Ma io la inchioder al muro della sua debolezza, la costringer a vendersi come una qualsiasi prostituta imbellettata. Ne dubita?"

Il sacerdote si appoggi alla spalliera della poltrona, sorridendo. "Non dubito che ci prover. Ma non credo che mi conosca bene come pensa." "Ah no? Sar il tempo a dirlo, Ralph, e soltanto il tempo. Io sono vecchia. Non mi rimane altro che il tempo." "E io, cosa crede che abbia?" domand lui. "Il tempo, Mary niente altro che il tempo. Tempo, polvere e mosche." Il cielo si copr di nuvole, e Paddy cominci a sperare nella pioggia. "Temporali asciutti" disse Mary Carson. Non saranno questi a darci la pioggia. Non vedrai piovere per molto tempo." Se i Cleary credevano di aver veduto il peggio che l'Australia potesse dare in fatto di rigori climatici, questo accadeva perch non avevano ancora assistito alle tempeste asciutte delle pianure riarse dalla siccit. Prive di calmante umidit la terra e l'aria asciutte si strofinavano a vicenda irritandosi e crepitando, un attrito elettrizzante, che cresceva e cresceva e cresceva finch, in ultimo, poteva soltanto dar luogo a una gargantuesca dispersione di energia accumulata. Le nubi si abbassarono e il cielo si oscur a tal punto che Fee dovette accendere le lampade; fuori, nei recinti, i cavalli fremevano e spiccavano balzi al pi lieve rumore; le galline cercarono i loro trespoli e affondarono la testa apprensive sotto un'ala, i cani si azzuffavano e ringhiavano; i maiali che grufolavano tra le immondizie del deposito di rifiuti dell'allevamento, affondarono i grugni nella polvere e sbirciarono fuori di essa con occhietti vividi e impauriti. Le torve energie compresse nel cielo terrorizzavano sin nelle ossa ogni essere vivente, mentre i vasti e spessi nembi inghiottivano completamente il sole e si accingevano a riversare sulla terra il fuoco solare. Il tuono sopraggiunse marciando da lontano, a un passo sempre pi rapido, lampi minuscoli all'orizzonte fecero risaltare in netto rilievo i cumuli impennati, creste di un biancore stupefacente spumeggiavano e Si arricciolavano sopra profondit di un blu-mezzanotte. Poi con un vento ruggente che risucchiava

la polvere e la scaraventava pungente negli occhi, nelle orecchie e nella bocca, venne il cataclisma. Non dovettero pi sforzarsi di immaginare la biblica ira di Dio, la subirono. Nessuno riusciva a impedirsi di trasalire quando il tuono scrosciava - esplodeva con lo stesso frastuono e la stessa furia di un mondo che si disintegrasse - ma, dopo qualche tempo, la famiglia riunita vi si abitu a tal punto che tutti uscirono sulla veranda e guardarono, al di l del torrente, i pascoli lontani. Immensi fulmini biforcuti risaltavano come vene di fuoco dappertutto nel cielo, decine di saette ad ogni istante; lampi viola a catena zigzagavano tra le nubi e fuori dei nembi, in un gioco fantastico a nasconderella. Alberi isolati, sulle pianure erbose, puzzavano e fumavano carbonizzati dai fulmini, ed essi finalmente capirono perch tante di quelle solitarie sentinelle dei pascoli fossero morte. Una luminosit magica, ultraterrena, serpeggiava nell'aria, un'aria non piu invisibile, ma interiormente in fiamme, di un rosa fluorescente, e lilla e giallo-zolfo, resa odorosa da qualche suadente, dolce, elusivo profumo, del tutto imprecisabile. L'aria baluginava, i capelli rossi dei Cleary erano alonati da lingue di fuoco, i peli sulle loro braccia si drizzavano rigidi. E cos continu, per tutto il pomeriggio, la furia temporalesca, attenuandosi soltanto molto adagio verso oriente, per liberarli dal suo spaventoso incantesimo al tramonto ma lasciandoli tutti eccitati, nervosi, non placati. Non una goccia di pioggia era caduta. Ma fu come morire e tornare alla vita essere sopravvissuti illesi a quell'esplosione di collera atmosferica; per una settimana non riuscirono a parlare d'altro. "Ci toccher molto di pi" disse Mary Carson, annoiata. Subirono molto di pi. Sopraggiunse il secondo inverno asciutto, piu gelido di quanto lo avessero ritenuto possibile senza la neve; la brina Si formava di notte, sul terreno, con uno spessore di parecchi centimetri, e i cani si rincantucciavano gli uni contro gli altri, rabbrividendo, nei canili, e riuscivano a tenersi caldi soltanto ingozzandosi di carne di canguro e di mucchi di grasso provenienti dal mattatoio dell'allevamento. Il maltempo

significava, almeno, carne di manzo e di maiale da mangiare, in luogo dell'eterno montone. In casa, accendevano grandi fuochi ruggenti, e gli uomini erano costretti a rientrare quando potevano, perch di notte, nei pascoli recintati, gelavano. Ma i tosatori, quando giunsero, erano di umore esultante, avrebbero potuto lavorare pi rapidamente e sudare meno. Nella partizione di ciascun uomo, sotto il grande capannone, c'era un tratto circolare di pavimento molto pi chiaro del resto, il punto in cui i tosatori, per cinquant'anni, erano rimasti in piedi lasciando ruscellare il loro sudore che scoloriva le assi di legno. Rimaneva ancora l'erba cresciuta dopo la piena ormai lontana, ma si stava diradando minacciosamente. Un giorno dopo l'altro, il cielo rimaneva coperto e la luce era fioca, ma non pioveva mai. Il vento ululava malinconicamente sui pascoli, spazzando via dinanzi a s rossicci turbini di polvere, come pioggia, e tormentando la mente con immagini d'acqua. Tanto somigliavano alla pioggia, quelle lacere raffiche di polvere. I bambini avevano geloni sulle dita, cercavano di non sorridere con le labbra screpolate, e dovevano raschiar via i calzini da calcagni e stinchi sanguinanti. Era del tutto impossibile conservare un po' di calore con quel vento impetuoso e gelido, anche perch le case erano state progettate per lasciar entrare ogni alito d'aria, e non per escluderlo. Bisognava coricarsi in camere da letto gelide, alzarsi in camere da letto gelide, aspettare con pazienza che a Ma' avanzasse un po d'acqua calda nel pentolone sul fuoco, in modo che lavarsi non fosse un cimento doloroso, tale da far battere i denti. Un giorno, il piccolo Hal cominci a tossire e a starnutire, e peggior rapidamente. Fee prepar un impiastro bollente e colloso con polvere di carbone di legna e glielo mise sul piccolo torace ansimante, ma parve non dargli alcun

sollievo. A tutta prima Fee non si preoccup troppo, ma, mentre la giornata trascorreva e il bambino si indeboliva cos in fretta, non seppe pi che cosa fare. Meggie, seduta al capezzale di Hal, si torceva le mani e silenziosamente recitava una sequela di Avemarie e di Padrenostri. Quando Paddy torn a casa, alle sei, il respiro del bambino lo si udiva dalla veranda e le sue labbra erano blu. Paddy corse subito alla grande dimora e al telefono, ma il medico distava sessantaquattro chilometri e si era recato a visitare un altro paziente. Accesero una mattonella di zolfo e ce lo tennero sopra, nel tentativo di fargli espellere a colpi di tosse la membrana che aveva in gola e che lo stava soffocando a poco a poco, ma il bambino non riusc a contrarre la gabbia toracica quanto bastava per liberarsene. Stava diventando sempre pi cianotico, la respirazione era convulsa. Meggie, seduta accanto a lui, lo sosteneva e pregava, il cuore stretto in una morsa di sofferenza perch la povera piccola creatura lottava tanto per ogni respiro. Di tutti i bambini, Hal le era il pi caro; sentiva di esserne la madre. Mai prima di allora aveva desiderato cos disperatamente di essere una madre adulta; pensava, infatti, che se fosse stata una donna come Fee, avrebbe avuto in qualche modo la capacit di guarirlo. Fee non lo poteva guarire perch non era sua madre. Confusa e terrorizzata, teneva stretto il corpicino ansimante, cercando di aiutare Hal a respirare. Non le pass mai per la mente che avrebbe potuto morire, nemmenO quando Fee e Paddy caddero in ginocchio accanto al letto e pregaronO, non sapendo che altro fare. A mezzanotte, Paddy stacc le braccia di Meggie dal corpo del bambino immobile, e, con tenerezza, lo compose contro la pila di guanciali.

Meggie spalanc gli occhi; si era quasi assopita, cullata dall'illusione perch Hal aveva smesso di dibattersi. "Oh, Pappi sta meglio!" disse. Paddy scosse la testa; sembrava raggrinzito e invecchiato, e la lampada gli illuminava ciuffi grigi nei capell, peli grigi nella barba lunga di una settimana. "No, Meggie Hal non sta meglio come intendi tU. Ina adesso in pace. E tornato a Dio. ha smesso di soffrire." "Pa' vuol dire che morto" disse Fee, COn una voce spenta. "Oh, Pappi, no! Non pu essere morto" Ma la piccola creatura nel nido di guanciali era realmente morta. Meggie se ne rese conto non appena guard suo fratello, sebbene non avesse ormai veduto la morte prima di allora. Hal sembrava una bambola, non pi un bambino. Si alz e usc per tornare dai ragazzi, che sedevano ingobbiti, in una veglia inquieta, intorno al fuoco in cucina, mentre la signora Smith, su una dura sedia l accanto, teneva d'occhio i minuscoli gemelli il cui lettino era stato portato in cucina affinch stessero al caldo. "Hal morto un momento fa" disse Meggie. Stuart alz gli occhi da una remota fantasticheria. "meglio cos" disse. "Pensa che pace." Si alz mentre Fee entrava dal corridoio e le si avvicin senza toccarla. "Ma', devi essere stanca. Vieni a coricarti. Accender il fuoco in camera tua. Su, vieni, coricati." Fee si volt e lo segu senza dir parola. Bob si alz e usc sulla veranda. Gli altri ragazzi rimasero seduti dimenandosi per qualche tempo, poi lo raggiunsero. Paddy non si era fatto vedere. Senza dir parola, la signora Smith tolse la carrozzina dall'angolo della veranda e con cautela vi mise Jims e Patsy addormentati. Poi si volt a guardare Meggie con la faccia striata dalle lacrime. "Meggie, io torno nella casa grande e porto Jims e Patsy con me. Verr di nuovo

domattina, ma preferibile che i piccoli rimangano con Minnie e Cat e me per qualche tempo. Dillo a tua madre." Meggie si lasci cadere su una sedia libera e intrecci le mani in grembo. Oh, Hal apparteneva a lei, ed era morto! Il piccolo Hal, che aveva seguito e amato come una madre. Lo spazio occupato dal bambino nei suoi pensieri non restava ancora vuoto; continuava a sentire il caldo peso di lui contro il petto. Era terribile sapere che quel peso non si sarebbe poggiato mai pi contro di lei, ove lo aveva sentito per quattro lunghi anni. No, non per questo doveva piangere; aveva versato lacrime per Agnese, per le ferite inferte al fragile guscio dell'amor proprio e dell'infanzia che si era ormai lasciata indietro per sempre. Questo era un fardello che avrebbe dovuto sopportare fino all'ultimo dei suoi giorni, continuando a vivere ugualmente. La volont di vivere molto forte in alcuni, non lo altrettanto in altri. In Meggie era salda e flessibile come una corda d'acciaio. Cos la trov Padre Ralph quando giunse con il medico. Indic in silenzio il corridoio, e non si sforz di seguirli. E trascorse molto tempo prima che il sacerdote potesse finalmente fare quello che si era proposto sin da quando Mary Carson aveva telefonato alla canoniCa: andare da Meggie, stare con lei, dare alla povera bambina spaesata qualcosa di s che potesse essere soltanto suo. Dubitava che chiunque altro si rendesse pienamente conto di cio che Hal aveva significato per lei. Ma fu una lunga attesa. C'erano gli ultimi sacramenti da somministrare, nel caso che l'anima non avesse ancora abbandonato il corpo; e bisognava parlare con Fee, parlare con Paddy, dare consigli pratici. Il medico se n'era andato, avvilito, ma abituato da tempo alle tragedie che la sua condotta troppo estesa rendeva inevitabili. Stando a quanto gli era stato detto, del resto, avrebbe potuto fare ben poco, lontano come si trovava dall'ospedale e da infermiere esperte. Questa gente si esponeva a rischi, affrontava demoni, ma resisteva. Sul certificato di morte avrebbe scritto "difterite". Era una malattia comoda.

Infine, Padre Ralph non dovette pi parlare con nessuno. Paddy era andato da Fee, Bob e i ragazzi si trovavano nella falegnameria per costruire la piccola bara. Stuart sedeva sul pavimento nella camera da letto di Fee, il puro profilo, cos simile a quello di lei, delineato contro il cielo notturno al di l della finestra; da dove giaceva contro il guanciale, con la mano di Paddy nella sua, Fee non smise mai di contemplare la scura sagoma accovacciata sul pavimento gelido. Erano le cinque del mattino e i galli si stavano scrollando sonnacchiosi, ma avrebbe continuato a far buio ancora per parecchio tempo. Con la stola viola intorno al collo, perch si era dimenticato di averla, Padre Ralph si chin sulla stufa in cucina, ravviv le braci che sprigionarono lunghe fiamme; spense la lampada sul tavolo e sedette su una panca di legno di fronte a Meggie, per osservarla. Era cresciuta, aveva calzato stivali delle sette leghe che minacciavano di lasciarlo indietro, battuto in velocit; in quel momento, mentre la guardava, sent la propria incapacit pi acutamente di quanto gli fosse mai accaduto in un'esistenza riempita da dubbi tormentosi, ossessivi, sul suo coraggio. Eppure, di che cosa aveva paura? Cosa riteneva di non poter affrontare, se fosse accaduto? Poteva essere forte per gli altri, non temeva le altre persone; ma entro di s, prevedendo che l'innominabile qualcosa scivolasse nella sua coScienza quando meno se lo sarebbe aspettato, conosceva la paura. Mentre Meggie, nata diciotto anni dopo di lui, stava crescendo pi di lui. Non che fosse una santa, o qualcosa di pi della maggior parte delle persone. Soltanto, non si lamentava mai, possedeva il dono - o si trattava di una calamit? - della rassegnazione. Qualsiasi cosa accadesse o potesse

accadere, l'affrontava e l'accettava, e la poneva in disparte per alimentare la fornace del suo essere. Chi le aveva insegnato questo? E poteva essere insegnato? O, forse, l'idea che egli si faceva di lei era frutto delle sue fantasticherie? Ed era davvero importante? Che cosa importava di pi: quello che Meggie era realmente, o quello che lui pensava ella fosse? "Oh, Meggie" disse, impotente. La bambina volse lo sguardo verso di lui e, nonostante la sofferenza, gli offr un sorriso di amore assoluto e traboccante che nulla tratteneva, in quanto i tab e le inibizioni della femminilit non facevano ancora parte del suo mondo. Sentirsi cos amato lo scosse lo consum, lo indusse a desiderare, in nome di quel Dio della cui esistenza aveva talora dubitato, di essere chiunque altro nell'universo tranne Ralph de Bricassart. Era questa, la cosa ignota? Oh, Dio, perch amava tanto la bambina? Ma, come sempre, nessuno gli rispose; e Meggie, immobile, continu a sorridergli. All'alba, Fee si alz per preparare la colazione, aiutata da Stuart poi la signora Smith torn con Minnie e Cat, e le quattro donne rimasero in piedi insieme accanto alla cucina economica, parlando in tono sommesso e monocorde, unite da una qualche comunanza di dolore che n Meggie n il prete capirono. Dopo colazione, Meggie and a foderare la piccola bara di legno piallato e verniciato costruita dai ragazzi. Senza parlare, Fee le aveva dato un vestito da sera di seta bianca, gi da un pezzo reso color avorio dal tempo, ed ella applic strisce del tessuto ai duri contorni nell'interno della bara. Mentre Padre Ralph la imbottiva con degli asciugamani, lei fece scorrere le strisce di seta sagomate sotto la macchina da cucire, poi, insieme le applicarono all'interno della bara con delle puntine da disegno. E quando Fee ebbe infilato al bambino il suo pi bel vestitino di velluto e gli ebbe pettinato i capelli, per poi deporlo nel soffice nido che odorava di lei, e non di Meggie sebbene Meggie gli avesse fatto da madre, Paddy applic il coperchio, piangendo; era il primo figlio che perdeva. Per anni, il salone dei ricevimenti a Drogheda era stato utilizzato come

cappella; a un'estremit si trovava un altare drappeggiato con tovaglie dorate, ricamate dalle suore di Santa Maria d'Urso, che Mary Carson aveva compensato con un migliaio di sterline. La sala e l'altare erano stati decorati dalla signora Smith con fiori invernali colti nei giardini di Drogheda, cheiranthus, violacciocche precoci e rose tardive, masse di fiori simili a dipinti rosei e color ruggine, magicamente entrati nella dimensione dei profumi. Con un camice bianco senza pizzi e una pianeta nera senza alcun ornamento, Padre Ralph celebr la Messa di Requiem. Come si soleva fare in quasi tutti i grandi allevamenti dell'interno, Drogheda seppelliva nella propria terra i morti. Il cimitero si trovava al di l dei giardini, accanto alle rive ricche di salici del torrente, delimitato da una cancellata di ferro verniciata di bianco, ed era verdeggiante anche in quel periodo di siccit, in quanto veniva annaffiato con l'acqua dei serbatoi. Michael Carson e il suo figlioletto riposavano l, sotto un'imponente tomba di marmo, con un angelo in dimensioni naturali sul frontone, un angelo dalla spada sguainata per proteggere il loro ripOSo, Forse dieci o dodici tombe meno pretenziose attorniavano il mausoleo, indicate soltanto da semplici croci bianche di legno e nitidamente delineate da bianchi cerchi da croquet, alcune di esse prive persino di un nome: la tomba di un tosatore senza parenti noti, ucciso durante una rissa negli alloggi; le tombe di due o tre vagabondi il cui ultimo approdo terreno era stato Drogheda; e quella di alcune ossa senza sesso e del tutto anonime, trovate in uno dei pascoli; poi la tomba del cuoco cinese di Michael Carson, sopra i cui resti si trovava un bizzarro ombrello scarlatto, con malinconici campanellini che sembravano eternamente far tintinnare il nome Hee Sing, Hee Sing, Hee Sing; la tomba di un mandriano, sulla cui croce si poteva leggere

semplicemente TANKSTAND CHARLIE ERA UN BRAV'UOMO e altre tombe ancora, alcune delle quali di donne. Ma una simile semplicit non si addiceva a Hal, il nipote della proprietaria; misero la bara costruita alla meglio su una mensola all'interno del mausoleo, e su di essa vennero chiuse le lavorate porte di bronzo. Dopo qualche tempo, tutti smisero di parlare di Hal, se non di sfuggita. Meggie tenne il proprio dolore esclusivamente per s; quella sofferenza aveva la desolazione, incapace di ragionare, tipica dei fanciulli, esasperata e misteriosa; eppure, la giovent stessa di lei la seppelliva sotto gli eventi quotidiani, e ne sminuiva l'importanza. I ragazzi sembravano essere stati poco toccati, tranne Bob, grande abbastanza per aver voluto bene al fratellino. Paddy si affliggeva profondamente, ma nessuno sapeva se anche Fee si affliggesse. Fee pareva allontanarsi sempre e sempre pi dal marito, dai figli, da ogni sentimento. Per questo Paddy era tanto grato a Stu, a causa del modo con cui si occupava di sua madre, della grave tenerezza con la quale la trattava. Soltanto Paddy aveva veduto l'espressione di Fee il giorno in cui era tornato da Gilly senza Frank. Non c'era stato un solo guizzo di emotivit in quei morbidi occhi grigi; non c'erano stati, da parte sua, n asprezza n accuse, n odio n disperazione. Era come se avesse semplicemente aspettato il colpo, simile a un cane condannato a essere ucciso da una pallottola, consapevole della sua sorte e incapace di evitarla. "Sapevo che non sarebbe tornato" aveva detto. E Paddy: "Forse torner, Fee, se gli scriverai subito." Lei si era limitata a scuotere la testa e, essendo Fee, non aveva dato spiegazioni. Meglio che Frank si costruisse una nuova vita lontano da Drogheda. Conosceva abbastanza bene suo figlio per sapere che le sarebbe bastata una parola per farlo tornare indietro, e, di conseguenza, non doveva scrivere quella parola, mai. Se le giornate erano interminabili e amareggiate

da una sensazione di insuccesso, doveva sopportarle in silenzio. Non aveva scelto Paddy, ma un uomo migliore di Paddy non era mai esistito. Fee era una creatura i cui sentimenti sono cos intensi da divenire intollerabili, impossibili a viversi, e aveva avuto una dura lezione. Da quasi venticinque anni stritolava le emozioni, escludendole dall'esistenza, ed era persuasa che, in ultimo, l'ostinazione sarebbe stata vittoriosa. La vita continu secondo il ritmico ciclo senza fine della terra, l'estate seguente vennero le piogge, non quelle portate direttamente dai monsoni, ma un loro sottoprodotto: colmarono il torrente e le cisterne, soccorsero le assetate radici dell'erba, eliminarono a colpi di spugna la polvere furtiva. Quasi piangendo di gioia, gli uomini si dedicarono ai consueti lavori stagionali, sicuri di non dover pi nutrire le pecore con le loro mani. L'erba aveva resistito per l'appunto quanto bastava, integrata dal fogliame degli alberi pi succosi; ma non era stato cos in tutti gli allevamenti di Gilly. Il numero dei capi di un allevamento dipendeva esclusivamente dal consumo dell'erba disponibile. Grazie alle vaste dimensioni, Drogheda ospitava un numero di capi inferiore alle sue possibilit ecco perch l'erba vi era durata quel tanto di pi. La nascita degli agnelli, e le settimane successive, costringevano alle fatiche pi impegnative di tutto il calendario. Ogni agnello doveva essere catturato; gli si applicava un anello alla coda, gli si marchiava un orecchio, e, se si trattava di un maschio non destinato alla riproduzione, bisognava castrarlo. Un lavoro sudicio e abominevole, che inzuppava gli uomini di sangue, poich esiste un solo modo per castrare alla svelta migliaia e migliaia di agnelli: afferrare i testicoli, farli sporgere tra le dita, staccarli con un morso e sputarli. Serrate da anelli di latta, le code degli agnelli maschi e femmine rimaste prive a poco a poco del vitale afflusso di sangue, dapprima si gonfiavano, poi avvizzivano e cadevano.

Erano, quelle, le pi belle pecore da lana del mondo, allevate su una scala inaudita in ogni altro paese e con un minimo di mano d'opera. Tutto era studiato per la perfetta produzione di una lana perfetta. C'era la rasatura: intorno alla parte posteriore di ogni pecora la lana cresceva sudicia di escrementi, infestata dalle mosche, nera e aggrovigliata. Si trattava di una tosatura su piccola scala, ma di gran lunga la pi sgradevole a causa del fetore e del tormento delle mosche,e veniva pagata meglio. Poi c'era la disinfestazione: migliaia e migliaia di creature belanti e saltellanti venivano sospinte e guidate entro un labirinto di passaggi e costrette a immergersi ripetutamente in bagni di fenolo che le liberavano delle zecche, delle infezioni e di ogni altro parassita. E la vaccinaziOne: la somministrazione di farmaci mediante enormi siringhe conficcate nella gola, per eliminare i parassiti intestinali. In effetti, il lavoro alle pecore non aveva mai mai fine; una volta portato a termine uno di questi compiti, giungeva il momento di affrontarne un altro. Le pecore venivano riunite e selezionate, trasferite dall'uno all'altro pascolo recintato, fatte accoppiare e separate dai montoni, rasate e tosate, disinfestate e vaccinate, macellate e spedite per essere vendute. A Drogheda oltre alle pecore, esisteva un migliaio di capi di sceltissimi manzi, ma le pecore erano di gran lunga pi redditizie, per cui, nei periodi buoni, l'allevamento conteneva circa una pecora ogni due acri di terreno, vale a dire circa centoventicinquemila pecore complessivamente. Trattandosi della razza merino, non le si vendeva mai come carne commestibile; al termine del ciclo di anni della produzione di lana merino, gli animali venivano spediti per essere lavorati e per divenire pelli conciate, lanolina, sego e colla. Ecco perch i classici della "letteratura della boscaglia" avevano finito con l'assumere a poco a poco un loro significato. La lettura era diventata

importante come non mai per i Cleary, isolati, a Drogheda, dal mondo; il loro unico contatto col mondo avveniva per la magia della parola scritta. Ma non esisteva nelle vicinanze alcuna biblioteca circolante come a Vahin, n si poteva andare, una volta alla settimana, nella cittadina a ritirare la posta, i giornali e a procurarsi una nuova pila di volumi, come avevano fatto a Vahin. Padre Ralph riempiva il vuoto saccheggiando la libreria di Gillanbone, i suoi scaffali personali e quelli del convento, e ben presto si rese conto di avere organizzato una vera biblioteca circolante destinata alla boscaglia, per il tramite di Bluey Williams e dell'autocarro della posta. Quest'ultimo era continuamente carico di libri... logori volumi, mille volte sfogliati, che percorrevano le piste tra Drogheda e Bugela, Dibban-Dibban e Braich y Pwll, Cunnamutta e Each-Uisge, divorati da menti fameliche, fameliche di sostentamento e di evasione. I romanzi pi apprezzati venivano sempre restituiti con somma riluttanza, ma Padre Ralph e le suore tenevano attentamente nota dei libri trattenuti pi a lungo, dopodich si ordinavano altre copie e si addebitava il costo a Mary Carson, quale contributo all'Associazione Bibliofila della Boscaglia di Santa Croce. Quelli erano i tempi in cui un libro poteva considerarsi fortunato se conteneva un casto bacio, in cui i sensi non venivano mai titillati da brani erotici, e perci la linea di demarcazione tra volumi destinati agli adulti e opere destinate ai fanciulli piu grandicelli veniva tracciata meno severamente, e un uomo dell'et di Paddy non doveva vergognarsi se preferiva i libri che adoravano anche i suoi figli: Dot e il canguro, la serie Billabong, su Jim e Nora e Wally, l'immortale Noi del Neuer-Nel er, scritto dalla signora Aeneas Gunn. In cucina, la sera, facevano a turno nel leggere a voce alta le poesie di Banjo Paterson e di C. J. Dennis, si appassionavano alla cavalcata de "L'uomo del fiume nevoso", ridevano grazie a "Il tipo sentimentale" e alla

sua Doreen, oppure si asciugavano di nascosto lacrime su "La ridente Maria", di John O'Elara. Gli avevo scritto una lettera che, non sapendone di pi, spedii ove lo avevo incontrato anni prima lungo il Lachlan; stava tosando quando lo avevo conosciuto, e cos la lettera spedii, come segue indirizzata, a fiuto: "Per Clancy della piena". E la risposta venne, vergata in una scrittura inattesa (scritta secondo me con l'unghia del pollice affondata nel catrame); era il suo compagno di tosatura a rispondere e letteralmente lo citer: "Clancy nel Queensland ha andato, a fare il mandriano, e noi ancora non sappiamo quanto sarebbe lontano. Nella mia accesa e stramba fantasia, Clancy lo immaginavo errare gi per il Cooper ove vanno i mandriani dell'ovest mentre le bestie sfilano adagio, Clancy dietro a esse cavalca cantando, ch la vita del mandriano piacevole come i cittadini mai sapranno; nella boscaglia incontra amici, e cordiali le voci loro lo accolgono, nel mormorio delle brezze e del fiume ed egli contempla la vista meravigliosa della grande pianura assolata e di notte io splendore mirabile della volta in eterno stellata. "Clancy della piena" era la poesia che prediligevano tutti; "il Banjo" era il loro poeta prediletto. Un menestrello mediocre, forse, ma quelle poesie non erano mai state scritte per gli occhi dei sapienti sofisticati; erano per il popolo, del popolo, e a quei tempi sapevano recitarle a memoria molti pi australiani di quanti conoscessero le solite tiritere scolastiche di Tennyson e Wordsworth, ispirate dall'Inghilterra. Le distese di narcisi e i campi di asfodeli non significavano niente per i Cleary, che vivevano in un clima nel quale n gli uni n gli altri potevano esistere. I Cleary capivano i poeti della boscaglia meglio di tutti gli altri perch le piene le avevano in casa e gli spostamenti delle pecore erano una realt sulla PDG. Esisteva una Pista delle Greggi, o PDG, ufficiale, che Si estendeva

tortuosa in prossimit del fiume Barwon, territori della Corona aperti a tutti, per trasferire gli animali da un capo all'altro della met orientale del continente. Nei tempi antichi i mandriani girovaghi e le loro fameliche mandrie che distruggevano l'erba non erano graditi, e gli allevatori di manzi venivano considerati una razza odiata, poich con i loro carri dai tiri giganteschi di venti o persino ottanta buoi si spingevano fino al cuore dei migliori pascoli dei proprietari di terre. Ora che esistevano piste ufficiali per il bestiame e che gli allevatori girovaghi erano svaniti nella leggenda, i rappOrti tra vagabondi e proprietari sembravano pi amichevoli. Gli occasionali mandriani girovaghi venivano bene accolti quando si presentavano per una birra, una chiacchierata, un pasto casalingo. A volte avevano con s donne che guidavano malconci calessi, con cavalli piagati tra le stanghe, e festoni di pentole, gavettini e bottiglie dondolanti e tintinnanti tutto attorno. Erano queste le donne pi allegre o pi imbronciate dell'interno, sempre in viaggio da Kununa al Paroo, da Goondiwindi a Gundagai, dal Katherine al Curry. Strane donne: non avevano mai avuto un tetto sopra la testa n mai avevano sentito la morbidezza di un materasso di kapok sotto la spina dorsale. Nessun uomo era mai riuscito a superarle, poich potevano vantare la stessa forza e resistenza della terra che scorreva sotto i loro piedi irrequieti. Selvagge come gli uccelli sugli alberi imbevuti di sole, avevano marmocchi che si nascondevano timidi dietro le ruote dei calessi o sgattaiolavano al riparo della catasta di legna, mentre i loro genitori cianciavano sorseggiando tazze di t, barattavano pettegolezzi esagerati e libri, promettevano di comunicare vaghi messaggi a Hoopiron Collins o a Brumby Waters, o raccontavano la storia fantastica di Pommy il jackaroo a Gnarlunga. E, in qualche modo, si sentiva con certezza che quei vagabondi senza radici avevano scavato una fossa, seppellito un figlio o la moglie, il marito

o un compagno, sotto un albero coolibah che non avrebbero mai dimenticato, in qualche tratto della pista delle greggi, uguale a tutti gli altri soltanto per gli occhi di coloro che non sapevano in qual modo il cuore potesse distinguere un singolo e particolare albero tra tanti altri nella solitudine. Meggie ignorava persino il significato di una frase trita come "la realt della vita", avendo le circostanze cospirato per precluderle ogni occasione mediante la quale avrebbe potuto impararlo. Suo padre tracciava un confine invalicabile tra i maschi e le femmine della famiglia; di argomenti come la riproduzione e gli accoppiamenti non si parlava mai alla presenza delle donne, n gli uomini si mostravano mai all'altro sesso se non erano vestiti di tutto punto. Quei tipi di libri che avrebbero potuto darle un'idea della realt non capitavano mai a Drogheda e lei non aveva amiche della stessa et che potessero contribuire alla sua educazione. Conduceva un'esistenza imbrigliata nel modo pi assoluto dalle necessit della casa, e intorno alla casa non si svolgevano attivit sessuali di alcun genere. Le creature dello Home Paddock erano quasi letteralmente sterili. Mary Carson non allevava cavalli, li acquistava dall'allevatore Martin King di Bugela; a meno che non si allevassero cavalli, gli stalloni erano un fastidio, e di conseguenza a Drogheda non esistevano stalloni. C'era, s, un toro, un animale focoso e selvaggio, al cui recinto esisteva la proibizione assoluta di avvicinarsi; e Meggie, inoltre, ne aveva tanta paura che non vi si avvicin mai. I cani venivano tenuti alla catena nei canili, e i loro accoppiamenti erano un qualcosa di scientifico e di sorvegliato, che si svolgeva sotto gli occhi d'aquila di Paddy o di Bob, per cui risultavano anch'essi proibiti. N c'era il tempo di osservare i maiali, che Meggie odiava e ai quali non poteva soffrire di portar da mangiare. In realt, Meggie non aveva il tempo di osservare un bel niente, tranne i suoi

due fratellini. E l'ignoranza genera ignoranza; un corpo e una mente non ridestati dormono anche tra eventi che la consapevolezza classifica automaticamente. Subito prima del suo quindicesimo compleanno, mentre la calura estiva si stava avvicinando al culmine che stordiva, Meggie not macchie striate sulle sue mutande. Dopo un giorno o due scomparvero, ma, sei settimane dopo, si ripresentarono e la vergogna si tramut in terrore. La prima volta, le aveva credute l'indizio di un deretano sudicio, donde la sua mortificazione, ma, quando apparvero per la seconda volta, risult che erano inequivocabilmente sangue. Non aveva idea da dove venisse il sangue, ma suppose che fosse il sedere a sanguinare. La lenta emorragia scomparve tre giorni dopo, e non ricominci per pi di due mesi; il fatto che Meggie si lavasse di nascosto le mutande era passato inosservato, perch toccava quasi sempre a lei, del resto, fare il bucato. L'attacco successivo caus dolori, i primi della sua vita che non fossero causati da un'indigestione. E l'emorragia fu abbondante, molto pi abbondante. Meggie si impadron di alcuni dei pannolini, ormai messi in disparte, dei gemelli, e cerc di legarseli sotto le mutande, terrorizzata dalla possibilit che il sangue potesse filtrare attraverso il vestito. La morte, quando aveva preso Hal, era stata come la visita tempestosa di qualcosa di spettrale; ma questa cessazione graduale della sua esistenza era terrificante. Come le sarebbe stato possibile rivolgersi a Fee o a Paddy e dar loro la notizia che stava morendo di qualche vergognosa e inammissibile malattia delle sue parti intime? Soltanto a Frank avrebbe potuto confidare il tormento, ma Frank era lontano e non sapeva dove trovarlo. Aveva udito le donne parlare, mentre prendevano il t, di tumori e cancri, morti lente e spaventose toccate a loro amiche o madri o sorelle, e Meggie era certa che qualche sorta di proliferazione maligna le stesse divorando gli intestini, rosicchiasse e silenziosamente avanzasse verso il suo cuore spaventato. Oh, non voleva morire!

Le sue idee sull'aldil erano vaghe; non immaginava nemmeno con chiarezza quale sarebbe stata la sua condizione in quell'incomprensibile altro mondo. La religione era per Meggie una serie di leggi, pi che un'esperienza spirituale, e non poteva aiutarla affatto. Parole e frasi Si urtavano alla rinfusa nella sua coscienza in preda al panico, parole e frasi pronunciate dai genitori, dai loro amici, dalle suore, dai preti nelle prediche, da uomini malvagi in libri che minacciavano vendetta. Lei non aveva alcuna possibilit di venire a patti con la morte; giaceva, una notte dopo l'altra, in preda a un terrore confuso, sforzandosi di immaginare se la morte fosse una notte eterna, o un abisso di fiamme al di l del quale avrebbe dovuto balzare per raggiungere i campi dorati al lato opposto, o una sfera simile all'interno di un pallone gigantesco, colmo di cori possenti e di luci attenuate attraverso un infinito susseguirsi di finestre a vetri colorati. Divenne molto taciturna, ma in un modo assai diverso dal distacco sereno e sognante di Stuart; i suoi silenzi erano il gelo pietrificato di un animale paralizzato dallo sguardo del serpente. Se le veniva rivolta la parola all'improvviso, trasaliva, se i pi piccoli la reclamavano piangendo, li coccolava in un'agonia di espiazione per averli trascurati. E ogni qualvolta aveva un raro momento tutto per s, correva via, fino al cimitero, da Hal, la sola persona deceduta che conoscesse. Tutti notarono il cambiamento intervenuto in Meggie, ma lo accettaronO considerandolo un aspetto dello sviluppo, senza domandarsi che cosa implicasse lo sviluppo per lei; lei nascondeva troppo abilmente lo sgomento. Aveva imparato bene le lezioni del passato; il suo dominio di s era fenomenale, il suo orgoglio formidabile. Nessuno doveva mai sapere che cosa accadeva entro di lei, l'apparenza doveva continuare a essere impeccabile fino all'ultimo; da Fee a Frank, a Stuart, aveva molti esempi, ed era dello stesso sangue, tutto ci faceva parte della sua indole e del suo retaggio.

Tuttavia, man mano che Padre Ralph continuava a fare frequenti visite a Drogheda e il cambiamento in Meggie si intensificava, passando da na graziosa metamorfosi femminile a un soffocamento di tutta la vitalit della ragazza, la sua preoccupazione per lei divenne dapprima cruccio, e poi timore. Uno sperpero fisico e spirituale stava avendo luogo sotto gli occhi stessi del sacerdote; Meggie scivolava lontano da tutti loro, ed egli non poteva sopportare di vederla tramutarsi in un'altra Fee. Il piccolo viso smunto era tutto occhi che contemplavano una qualche prospettiva spaventosa, la pelle di un color latteo opaco, che non si abbronzava mai e non era mai lentigginosa, stava diventando pi traslucida. Se il processo fosse continuato, pensava il sacerdote, Meggie sarebbe scomparsa, un giorno, nei propri occhi, come un serpente che si inghiotta la coda, fino ad andare alla deriva attraverso l'universo come un raggio quasi invisibile di vitrea luce grigia, veduto soltanto nell'angolo estremo della visuale, ove si annidano ombre e nere cose strisciano su una parete bianca. Ah, ma sarebbe venuto a sapere che cosa aveva, anche a costo di strapparle a forza la verit. Mary Carson attraversava una delle sue fasi pi esigenti, in quel periodo, era gelosa di ogni momento che Padre Ralph trascorreva nella casa del capo-guardiano; soltanto l'infinita pazienza di un uomo sottile e tortuoso riusciva a tenerle nascosta la ribellione del sacerdote contro la sua possessivit. Persino la preoccupazione che gli causava Meggie non sempre riusciva a sormontare la sua saggezza politica, la soddisfazione trionfante che ritraeva osservando il proprio fascino agire su un soggetto stizzoso e caparbio come Mary Carson. Mentre l'interessamento a lungo assopito per il benessere di un'altra persona mordeva il freno e scalpitava nella sua mente, egli riconosceva l'esistenza di un'altra entit che vi dimorava: la fredda e felina crudelt di avere la meglio, di prendersi gioco di una donna arrogante e dominatrice. Oh, come gli era sempre piaciuto far questo! Il vecchio ragno non sarebbe mai riuscito a prevalere su di lui.

Un giorno, infine, riusc a liberarsi di Mary Carson e a scovare Meggie nel cimitero, all'ombra del pallido e per nulla bellicoso angelo vendicatore. Ne stava contemplando di sotto in su il viso placido e sdolcinato, con un terrore distruttivo scritto sul suo viso un contrasto squisito tra il senziente e il non senziente, pens Padre Ralph. Ma che cosa stava facendo l? perch l'aveva inseguita come una vecchia chioccia chiocciante, mentre, davvero, la cosa non era affar suo avrebbero dovuto essere la madre e il padre della ragazza ad accertare che cosa avesse. Ma loro non si erano accorti che le stava succedendo qualcosa, perch non contava, per entrambi, quanto contava per lui. E inoltre, era un sacerdote, doveva dare conforto ai solitari, ai disperati. Non sopportava di vederla infelice, eppure rifuggiva dal modo con il quale si stava legando a lei in seguito a un accumularsi di eventi. Stava ricavando dalla ragazza un intero arsenale di fatti e di ricordi, e aveva paura. Il suo affetto per Meggie e l'istinto sacerdotale di offrirsi lottavano contro l'orrore di divenire necessario a una creatura umana, e di far s che una creatura umana divenisse necessaria a lui. Quando lo ud camminare sull'erba, Meggie si volt dalla sua parte intrecciando le mani in grembo e abbassando gli occhi. Padre Ralph le sedette accanto, le braccia allacciate intorno alle ginocchia la sottana disposta in pieghe aggraziate, ma pi aggraziata era la disinvoltura del corpo che avvolgevano. Inutile menare il can per l'aia decise. "Che cosa c', Megie?" "Niente, Padre." "Non ti credo." "La prego, Padre, la prego! Non posso dirglielo!" "Oh, Meggie! Sei di poca fede! Puoi dirmi qualunque cosa, qualunque cosa sotto il sole. Proprio per questo mi trovo qui, perch sono un sacerdote. Sono il rappresentante eletto di Nostro Signore qui sulla terra. Ascolto in Nome Suo, e addirittura perdono in Nome Suo. E, piccola Meggie, non esiste niente

nell'universo di Dio che Egli ed io non possiamo perdonare nel nostro cuore. Devi dirmi che cos'hai, amor mio, perch, se qualcuno pu aiutarti, quello sono io. Fino a quando vivr cercher di aiutarti, di vigilare su di te. Una sorta di angelo custode, se vuoi, di gran lunga migliore di quel pezzo di marmo, l sopra." Riprese fiato e si sporse in avanti. "Meggie, se mi vuoi bene, dimmelo!" Si afferr una mano con l'altra. "Padre, sto morendo, Ho il cancro!" Dapprima gli venne uno sfrenato desiderio di ridere; poi guard la pelle sottile e azzurrognola, la magrezza delle esili braccia, e lo pervase una smania spaventosa di piangere e gridare, di protestare urlando contro quell'ingiustizia fino alla sommit del cielo. No, Meggie non avrebbe immaginato una cosa simile senza un motivo, doveva esserci una ragione valida. "Come lo sai, cuore mio?" Le occorse molto tempo per dirlo, e, quando lo disse, egli dovette chinare il capo e accostarglielo alle labbra, in una inconscia parodia dell'atteggiamento nel confessionale, con una mano che gli nascondeva il viso agli occhi di lei, l'orecchio bello e piccolo offerto alla profanazione. "Sono sei mesi, Padre, che cominciato. Mi vengono dolori terribili al ventre, ma non come per un'indigestione, e... oh, Padre!... un mucchio di sangue mi esce dal... dal sedere!" Egli gett la testa all'indietro, qualcosa che non era mai accaduto nel confessionale; fiss il capo della ragazza vergognosamente chino, assalito da un cos gran numero di stati d'animo da non riuscire a mettere ordine nei propri pensieri. Un assurdo, delizioso sollievo; un'ira tanto grande contro Fee, che avrebbe potuto ucciderla; un'ammirazione reverenziale per quella creatura cos delicata, che aveva sOpportato tanto e tanto bene; e un imbarazzo spaventoso, che lo pervase in tutto il suo essere.

Era prigioniero dei tempi tanto quanto lei. Le ragazze da poco in ogni citt ove era stato, da Dublino a Gillanbone, si avvicinavano al confessionale per bisbigliargli le loro fantasticherie come se fossero state verit, attratte dal solo aspetto di lui che le interessasse, la sua virilit, e non disposte ad ammettere che non fosse in loro potere eccitarla. Mormoravano di uomini che avevano violentato ogni orifizio, di giochi proibiti con altre ragazze, di lussuria e adulteri; una o due, dall'immaginazione pi accesa, erano arrivate al punto di descrivere nei minimi particolari rapporti sessuali con un prete. E lui ascoltava del tutto indifferente, tranne un nauseato disprezzo, poich era passato per i rigori del seminario, e quella particolare lezione riusciva facile a impararsi ad un uomo del suo tipo. Ma le ragazze non avevano mai, mai accennato al fenomeno segreto che le distingueva, che le avviliva. Per quanto si sforzasse, Padre Ralph non pot impedire alla marea rovente di diffonderglisi sotto la pelle; Padre Ralph de Bricassart rimase immobile, con la faccia voltata e schermata dalla mano, e si contorse nell'umiliazione del suo primo rossore. Ma in questo modo non stava aiutando Meggie. Quando fu certo che il sangue fosse defluito dalle gote, si mise in piedi, la sollev e la fece sedere su un piatto basamento di marmo, ove il viso di lei veniva a trovarsi alla stessa altezza del suo. "Meggie, guardami. No, guardami!" Ella alz gli occhi ossessionati e vide che il sacerdote stava sorridendo; un sollievo incontenibile subito le colmo l'anima. Padre Ralph non avrebbe sorriso in quel modo se lei fosse stata vicina alla morte; sapeva benissimo quanto contava per il prete, perch lui non glielo aveva mai nascosto. "Meggie, non stai per morire, e non hai il cancro. Non spetterebbe a me dirti che cos'hai, ma credo che sia preferibile. Tua madre avrebbe dovuto dirtelo gi da anni, avrebbe dovuto prepararti, e davvero non riesco a immaginare perch non lo abbia fatto."

Alz gli occhi verso l'imperscrutabile angelo di marmo, l in alto e si lasci sfuggire una risatina bizzarra, quasi strozzata. "Ges Buono! Le cose che mi affidi!" Poi, a Meggie in attesa: "Negli anni a venire, quando diventerai pi grande e imparerai qualcosa della mentalit del mondo, potresti essere indotta a ricordare questo giorno con imbarazzo, persino con vergogna. Ma non ricordarlo cos, questo giorno, Meggie. Non c' assolutamente nulla di vergognoso o di imbarazzante. In questo, come in ogni cosa che faccio, io sono semplicemente lo strumento di Nostro Signore. E la mia sola missione su questa terra; non devo accoglierne altre. Tu eri molto spaventata, avevi bisogno di aiuto, e Nostro Signore ti ha mandato questo aiuto nella mia persona. Ricorda soltanto questo, Meggie. Sono il sacerdote di Nostro Signore e parlo in Nome Suo. "A te sta succedendo soltanto quello che accade a tutte le donne, Meggie. Una volta al mese, per parecchi giorni, perderai sangue. Di solito la cosa comincia intorno ai dodici o ai tredici anni... tu quanti anni hai?" "Ho quindici anni, Padre." "Quindici? Tu?" Scosse la testa, credendole soltanto in parte. "Be', se dici di avere questa et, devo accettare la tua parola. In tal caso, sei in ritardo rispetto alla maggior parte delle ragazze. Ma la cosa continuer tutti i mesi finch avrai circa cinquant`anni, e in certe donne regolare come le fasi della luna in altre meno prevedibile. Certe donne non sentono alcun dolore; altre soffrono molto. Nessuno sa perch la faccenda sia cos diversa da una donna all'altra. Ma la perdita di sangue ogni mese un indizio del fatto che sei matura. Lo sai che cosa significa 'matura'?" "Sicuro, Padre! Leggo! Significa adulta." "Benissimo, questo pu bastare. Finch continuerai a perdere sangue, potrai avere figli. L'emorragia un aspetto del ciclo della procreazione. E scritto

che, prima di essere scacciata dal Paradiso Terrestre, Eva non aveva il mestruo. Il nome esatto del fenomeno mestruazione. Avere il mestruo. Ma quando Adamo ed Eva peccarono Dio pun la donna pi dell'uomo, perch in realt la colpa fu di lei, se peccarono. Aveva tentato l'uomo. Rammenti le parole della Bibbia? 'Partorirai figli con dolore.' Dio voleva dire che l'avere figli si sarebbe sempre accompagnato alla sofferenza. A grandi gioie, ma anche a grandi sofferenze. E la tua sorte, Meggie, e devi accettarla." Meggie non lo sapeva. ma nello stesso modo egli avrebbe prodigato conforto e aiuto a uno qualsiasi dei suoi parrocchiani, sia pure con una partecipazione personale meno intensa; molto benevolmente, ma senza mai identificarsi con le loro afflizioni. E di conseguenza, e forse la cosa non era poi tanto strana, il conforto e l'aiuto di lui risultavano tanto pi grandi. Come se avesse superato egli stesso quei piccoli guai, per cui se ne poteva dedurre che sarebbero passati. non si trattava nemmeno di un atteggiamento conscio; nessuno di coloro i quali si rivolgevano a lui per esserne aiutati provava mai la sensazione che li considerasse con altezosit, o li incolpasse per le loro debolezze. Molti sacerdoti facevano sentire i loro fedeli colpevoli, indegni o bestiali, ma non Padre Ralph. Egli li induceva a pensare che lui fosse afflitto a sua volta da sofferenze e battaglie, sofferenze e lotte diverse e incomprensibili, forse, ma non meno reali. Padre de Bricassart non sapeva, e non sarebbe mai riuscito a capire, che la maggior parte del suo ascendente e del suo fascino non risiedevano nella sua persona, ma in quel suo distacco, quasi divino, eppure molto umano. A Meggie parl come le parlava Frank: da pari a pari. Ma era

pi anziano, pi saggio e di gran lunga pi colto di Frank, come confidente ispirava maggior fiducia. E come era bella la sua voce, con il vago accento irlandese e la soavit inglese! Faceva dileguare ogni paura e ogni angoscia. D'altro canto, lei era giovane, colma di curiosit avida adesso di sapere tutto, e non turbata dalle filosofie imbarazzanti di chi pone sempre in dubbio il perch. Padre Ralph era un amico l'idolo adorato del suo cuore, il nuovo sole nel suo firmamento. "Perch non avrebbe dovuto dirmelo lei, Padre? Perch ha detto che avrebbe dovuto essere Ma' a parlarmene?" "E un argomento del quale le donne sono molto gelose. Accennare al mestruo o ai propri periodi alla presenza di uomini o di ragazzi una cosa che non si fa, Meggie. Deve restare esclusivamente tra donne." "Perch?" Lui scosse la testa e rise. "A essere sincero, in realt non lo so il perch. Vorrei che non fosse cos. Ma devi credermi, cos. Non parlarne mai ad anima viva, tranne che a tua madre, e non dirle che ne hai parlato con me." "Va bene, Padre, non glielo dir." Era maledettamente difficile, fare in quel modo la parte di una madre. "Meggie, devi tornare a casa e dire a tua madre che hai perduto sangue, e chiederle di spiegarti che cosa devi metterti." "Anche Ma' perde sangue?" "Tutte le donne sane hanno il mestruo. Ma non pi quando aspettano un bambino e finch il bambino non nato. In questo modo le donne capiscono di essere incinte." "Perch non perdono pi sangue quando aspettano un bambino?" "Non lo so. Proprio non lo so. Mi dispiace, Meggie." "Perch il sangue mi esce dal sedere, Padre?" Alz gli occhi irosamente verso l'angelo, che ricambio sereno lo sguardo,

imperturbato dalle afflizioni delle donne. La situazione stava diventando troppo difficile per Padre Ralph. Sembrava stupefacente che Meggie insistesse, mentre di solito era cos reticente! Ci nonostante, rendendosi conto di essere divenuto la fonte delle sue conoscenze per tutto ci che lei non avrebbe potuto trovare nei libri, e poich la conosceva troppo bene, non volle lasciar trasparire il suo imbarazzo o il suo disagio. Meggie si sarebbe chiusa in se stessa e non gli avrebbe pi domandato nulla. Pertanto rispose con pazienza: "Non esce dal sedere, Meggie. C' un passaggio nascosto, pi avanti, fatto per i bambini." "Oh! Da dove escono, vuol dire" esclam lei. "Mi ero sempre domandata come uscissero." Padre Ralph sorrise, la sollev e la mise gi dal basamento. "Ora lo sai. E sai che cos' a fare i bambini Meggie?" "Oh, s" ella disse, in un tono di importanza, lieta di sapere almeno qualcosa. "Crescono dentro, Padre." "Ma che cos' a farli crescere?" "Li si desidera." "Chi te lo ha detto?" "Nessuno. L'ho capito per conto mio." Padre Ralph chiuse gli occhi e si disse che non avrebbe dovuto considerarsi un codardo se avesse lasciato le cose come stavano. Poteva compatirla, ma non era in grado di aiutarla di pi. Quel che troppo troppo. Capitolo 7. Mary Carson stava per compiere settantadue anni e si proponeva di offrire il pi grande ricevimento che avesse mai avuto luogo a Drogheda da cinquant'anni a quella parte. Il compleanno cadeva ai primi di novembre, quando faceva caldo, ma una calura ancora sopportabile... almeno per la gente di Gilly. "Se lo ricordi bene, signora Smith!" bisbigli Minnie. "Non se lo dimentichi!

E nata in novembre, la stronza!" "Di che cosa va cianciando, adesso, Min?" domand la governante. La misteriosit celtica di Minnie irritava i suoi pur saldi nervi inglesi. "Oh bella, significa che una donna dello scorpione, chiaro, no? "Una donna dello scorpione, figuriamoci!" "Non ho la pi pallida idea di quello che sta dicendo, Min!" "E il segno peggiore nel quale una donna possa nascere, cara signora Smith. Mamma mia, sono figlie del diavolo, ecco che cosa sono!" esclam Cat, con gli occhi tondi, facendosi il segno della croce. "Francamente, Minnie, voi due rasentate la follia" disse la signora Smith. Ma l'agitazione stava crescendo e sarebbe cresciuta ancora. Il vecchio ragno, sulla sua poltrona a conchiglia, al centro esatto della ragnatela, impartiva una sequela ininterrotta di ordini; bisognava far questo, bisognava fare quest'altro, la tale e la tal'altra cosa dovevano essere tolte dai ripostigli, o portate nei ripostigli. Le due cameriere irlandesi lucidarono argenterie e lavarono le migliori porcellane Haviland, riportando la cappella a quello che era stata un tempo, un salone di ricevimento, e preparando anche le sale adiacenti. Intralciati, pi che aiutati, dai Cleary pi piccoli, Stuart e una squadra di garzoni falciarono il prato, sarchiarono le aiuole fiorite, sparsero segatura umida sulle piastrelle spagnole delle verande, e sfregarono con gesso ben asciutto il pavimento del salone, affinch vi si potesse danzare. L'orchestra di Clarence O'Toole sarebbe venuta sin da Sydney, insieme a ostriche e gamberi, a granchiolini e aragoste; parecchie donne di Gilly furono assunte temporaneamente per dare una mano. L'intero distretto, da Rudna Hunish a Inishmurray e a Bugela e a Narrengang, era in fermento. Mentre nei corridoi dai pavimenti di marmo echeggiavano i rumori inconsueti dei mobili che venivano spostati e le persone di servizio vociavano, Mary Carson

si spost dalla poltrona allo scrittoio, mise dinanzi a s un foglio di carta uso pergamena, intinse la penna nel calamaio e prese a scrivere. Non ebbe alcuna esitazione, non si sofferm mai, neppure per riflettere sulla posizione di una virgola. In quegli ultimi cinque anni aveva elaborato mentalmente ogni frase complicata, fino a renderla assolutamente perfetta. Non le occorse molto tempo per terminare, i fogli di carta erano due e il secondo restava per un buon quarto in bianco. Ciononostante, per un momento una volta completata l'ultima frase, rimase immobile sulla sedia. Lo scrittoio a coperchio avvolgibile era situato di lato a una delle finestre, per cui, semplicemente voltando la testa, poteva guardar fuori al di l del prato. Una risata all'esterno la indusse per l'appunto a guardar fuori, dapprima pigramente, poi irrigidendosi nell'ira. Dio maledicesse lui e la sua ossessione! Padre Ralph aveva insegnato a Meggie a cavalcare; sebbene figlia di contadini non era mai montata a cavallo finch il prete non aveva posto rimedio alla carenza. Infatti, per quanto possa sembrare strano, le ragazze appartenenti a famiglie povere di campagnoli non cavalcavano spesso. L'equitazione era un passatempo per le giovani ricche, sia delle campagne, sia delle citt. Oh, le ragazze della classe sociale di Meggie potevano guidare calessi e carri trainati da cavalli da tiro, o anche trattori e talora automobili, ma cavalcavano di rado. Costava troppo consentire l'equitazione a una figlia. Padre Ralph aveva portato da Gilly stivaletti alla caviglia, con una fascia elastica laterale, e calzoni da cavallerizza di tessuto spigato, gettandoli un giorno rumorosamente sul tavolo di cucina dei Cleary. Paddy alz gli occhi dal libro che stava leggendo dopo pranzo, blandamente sorpreso. "Be', che roba quella, Padre?" domand. "Una tenuta da cavallerizza per Meggie." "Cosa?" sbrait Paddy. "Cosa?" squitt Meggie.

"Una tenuta da cavallerizza per Meggie. Francamente, Paddy, lei un idiota di prim'ordine! Erediter il pi grande e ricco allevamento della Nuova Galles del Sud, e non ha mai consentito alla sua unica figlia di montare a cavallo! Secondo lei, come potr occupare il posto che le compete accanto a Miss Carmichael, a Miss Hopeton e alla signora King, tutte abili cavallerizze? Meggie deve imparare a cavalcare, sia all'amazzone, sia come gli uomini, chiaro? Mi rendo conto che lei occupatissimo, e quindi far io stesso da maestro a Meggie, le piaccia o non le piaccia. Se questo le impedir di sbrigare parte delle faccende domestiche, pazienza. Per alcune ore alla settimana, Fee dovr semplicemente fare a meno di Meggie e non rimane altro da dire." Una cosa Paddy non poteva fare, discutere con un prete; Meggie impar subito ad andare a cavallo. Lo aveva desiderato per anni, e una volta si era azzardata timidamente a chiedere a suo padre se fosse permesso, ma un momento dopo lui se n'era dimenticato e lei non glielo aveva pi chiesto, ritenendo che quello fosse il modo di Paddy per dire di no. Imparare sotto l'egida di Padre Ralph la colm di una gioia che si guard bene dal dimostrare, perch nel frattempo la sua adorazione per il prete si era tramutata in una infatuazione ardente, proprio tipica di una fanciulla. Pur sapendo che la cosa era del tutto impossibile, si consentiva il lusso di sognare di lui, di domandarsi che cosa avrebbe provato essendo stretta fra le sue braccia, accogliendo il suo bacio. Pi in l i sogni di lei non potevano andare, in quanto non aveva idea di quel che veniva dopo, o forse ignorava persino che c'era qualcosa dopo. E, se anche sapeva che era peccaminoso sognare in quel modo a proposito di un sacerdote, le riusciva impossibile, a quanto pareva, imporsi di evitarlo. Il massimo che le riuscisse era accertarsi nel modo pi assoluto di non lasciargli capire quale corso inammissibile stessero seguendo i suoi pensieri.

Mentre Mary Carson guardava dalla finestra del salotto, Padre Ralph e Meggie vennero avanti dalle scuderie, situate al lato opposto della grande dimora rispetto alla casa del capo-guardiano. Gli uomini dell'allevamento montavano scarni cavalli che non avevano mai veduto l'interno di una scuderia in tutta la loro esistenza, e si limitavano ad aggirarsi nei recinti quando vi venivano rinchiusi, oppure galoppavano sull'erba dello Home Paddock quando erano lasciati a riposo. Ma esistevano scuderie a Drogheda, sebbene ormai Padre Ralph fosse il solo a servirsene. Mary Carson vi teneva due purosangue riservati esclusivamente al sacerdote, i ronzini ossuti non facevano per lui. Quando le aveva chiesto se anche Meggie potesse approfittare delle cavalcature, non le era stato possibile dir di no. La ragazza era sua nipote, e lui aveva ragione. Avrebbe dovuto essere in grado di cavalcare in modo decente. Mary Carson si era augurata di poter opporre un rifiuto, o, altrimenti, di poter cavalcare insieme a loro. Ma non poteva rifiutare, n riuSciva ormai pi a issarsi a cavallo. E la esasper vederli adesso, mentre attraversavano il prato affiancati, l'uomo, con i calzoni al ginocchio, gli stivali alti e la camicia bianca, aggraziato come un ballerino, la fanciulla, in calzoni da cavallerizza, esile e maschilmente bella. Sembrava racchiuderli un alone di disinvolta amicizia, e, per la milionesima volta, Mary Carson si domand come mai nessuno, tranne lei, ne deplorasse gli stretti, quasi intimi rapporti. Paddy li giudicava una cosa meravigliosa, Fee - tonta qual era! - non diceva niente come sempre, e i ragazzi consideravano i due come fratello e sorella. Forse, lei vedeva ci che sfuggiva a tutti gli altri perch amava ella stessa Ralph de Bricassart? Oppure la sua era soltanto immaginazione e in realt non esisteva niente tra i due, tranne l'amicizia di un uomo sui trentacinque anni per una ragazza non ancora del tutto sviluppata? Storie! Nessun uomo

di trentacinque anni, nemmeno Ralph de Bricassart, avrebbe potuto non accorgersi della rosa in boccio. Nemmeno Ralph de Bricassart? Ah! Soprattutto Ralph de Bricassart! Nulla sfuggiva mai a quell'uomo. Le stavano tremando le mani; dalla penna, gocce d'inchiostro blu scuro caddero in fondo al foglio. Le dita deformate dall'artrite tolsero un altro foglio dalla casella e riscrissero le parole con la stessa sicurezza della prima volta. Poi si mise pesantemente in piedi e trasfer la propria mole verso la porta. "Minnie! Minnie!" grid. "Che il Signore ci aiuti, lei!" si ud con chiarezza la voce della cameriera, dal salone di ricevimento. Poi la faccia lentigginosa e senza et fece capolino. "In che cosa posso esserle utile, cara signora Carson?" domand Minnie, meravigliata perch la vecchia non aveva chiamato la signora Smith servendosi del campanello, come faceva sempre. "Va a cercare l'uomo che ripara i recinti e Tom. Mandali da me immediatamente." "Non dovrei prima riferirlo alla signora Smith?" "No! Limitati a fare come ti ho detto, ragazza!" Tom, il giardiniere, era un uomo anziano e raggrinzito; un tempo, vagabondava lungo le piste con fagotto e gavettino, e, diciassette anni prima, aveva accettato di lavorare l provvisoriamente; si era innamorato dei giardini di Drogheda e non sopportava l'idea di abbandonarli. Il riparatore di recinti, un girovago come tutti quelli della sua razza, era stato distolto dal lavoro interminabile di tendere filo spinato tra un palo e l'altro, per riparare i paletti bianchi cui venivano legati i cavalli, nella dimora, in vista del ricevimento. Intimoriti dall'ordine inatteso, entrambi gli uomini giunsero pochi minuti dopo e rimasero impalati nei loro calzoni da lavoro, bretelle e canottiera di flanella, rigirando nervosamente il cappello tra le mani. "Sapete scrivere tutti e due?" domand la signora Carson.

Annuirono, deglutirono. "Bene. Voglio che mi guardiate mentre firmer questo pezzo di carta, e che poi scriviate i vostri nomi e indirizzi subito sotto la mia firma. Avete capito?" Annuirono. "Accertatevi di firmare come fate sempre, e di scrivere in stampatello l'indirizzo. Non m'importa se si tratta di un fermo posta o qualunque altra cosa, purch consenta di rintracciarvi." I due uomini la osservarono mentre firmava. Tom si fece avanti, fece scricchiolare faticosamente la penna sulla carta, poi il riparatore di recinti scrisse "Chas. Hawkins", in grandi lettere rotonde, e un recapito a Sydney. Mary Carson stette a guardarli attentamente: quando ebbero finito, diede a ciascuno di loro una banconota rossiccia da dieci sterline e li conged con l'aspra ingiunzione di tenere la bocca chiusa. Meggie e il sacerdote erano scomparsi da un pezzo. Mary Carson sedette pesantemente allo scrittoio, avvicin a s un altro foglio di carta e ricominci a scrivere. Questa volta non scrisse con la stessa disinvoltura e scorrevolezza di prima. Pi e pi volte si interruppe per riflettere, poi, con le labbra stirate in un sorriso senz'allegria, continu. Sembrava che avesse molte cose da dire, poich le parole erano pigiate, le righe molto vicine le une alle altre, e, ci nonostante, le occorse un secondo foglio. In ultimo, rilesse quanto aveva scritto, un tutti i fogli, li pieg e li infil in una busta, che sigill con ceralacca rossa. Soltanto Paddy, Fee, Bob, Jack e Meggie andavano al ricevimento; Hughie e Stuart erano incaricati di badare ai pi piccoli, non senza un grande e segreto sollievo da parte loro. Per una volta tanto in vita sua, Mary Carson aveva allentato i cordoni della borsa; tutti sfoggiavano vestiti nuovi, i migliori che si potessero trovare a Gilly. Paddy, Bob e Jack erano impacciatissimi sotto sparati inamidati, colletti alti e cravatte bianche a farfalla, giacche nere a coda, pantaloni neri, panciotti bianchi. Sarebbe stato un ricevimento molto protocollare, cravatta bianca

e giacca a coda per gli uomini, abito lungo da sera per le donne. Il vestito di Fee era di crepe, in una sfumatura particolarmente accesa di blu-grigio, e le donava molto, scendendo fino al pavimento in pieghe soffici, con una scollatura profonda ma le maniche strette ai polsi, e una grande abbondanza di perline, press'a poco nello stile della Regina Mary. Al pari di quella imperiosa dama, aveva i capelli raccolti in una acconciatura alta e ravviati all'indietro, e l'emporio di Gilly le aveva fornito una collana e orecchini di perle false che avrebbero ingannato tutti se non fossero state esaminate attentamente da vicino. Un magnifico ventaglio di piume di struzzo, tinte nello stesso colore del vestito, completava l'insieme, non cos vistoso come poteva sembrare a prima vista. Faceva insolitamente caldo e, alle sette di sera, la temperatura superava ancora i trentotto gradi. Quando Fee e Paddy uscirono dalla loro camera, i ragazzi rimasero a bocca aperta. Da quando erano nati non avevano mai veduto i genitori cos regalmente belli, cos diversi. Paddy dimostrava tutti i suoi sessantun anni, ma con tanta distinzione che avrebbe potuto essere uno statista; mentre Fee sembrava all'improvviso avere dieci anni meno dei suoi quarantotto, ed era bella, piena di vita e sorrideva, magicamente. Jims e Patsy scoppiarono in lacrime e strillarono, rifiutandosi di guardare Ma' e Pa' finch non avessero ripreso il loro aspetto normale, e, nello scompiglio e nella costernazione, la dignit venne dimenticata. Ma' e Pa' si comportarono come avevano sempre fatto e ben presto i gemelli sorrisero ammirati. Ma tutti fissarono Meggie pi a lungo di ogni altro. Forse ricordando la sua adolescenza e irritata perch tutte le altre signorine invitate avevano ordinato i vestiti a Sydney, la sarta di Gilly si era impegnata a fondo con il vestito di Meggie. Era senza maniche e aveva una scollatura profonda drappeggiata, tale da destare i dubbi di Fee; ma c'erano state le suppliche di Meggie e le assicurazioni della sarta che tutte le ragazze avrebbero

indossato press'a poco lo stesso modello... voleva forse che sua figlia venisse derisa perch vestiva alla campagnola. E cos Fee aveva ceduto. Di crepe georgette, il vestito era scivolato in vita, ma con una fascia della stessa stoffa sui fianchi. Di un grigio-rosa chiaro, aveva la tinta che a quei tempi veniva chiamata cenere di rose; tra tutte e due, la sarta e Meggie lo avevano ricamato con minuscoli boccioli di rosa. Inoltre, Meggie si era fatta tagliare i capelli corti il pi possibile secondo la moda " la garonne" che stava cominciando a diffondersi anche tra le ragazze di Gilly, li aveva un po' troppo ricciuti, naturalmente, ma le stavano meglio corti che lunghi. Paddy apr la bocca, sul punto di protestare a gran voce perch non era piU la sua piccola Meggie, ma poi la richiuse senza aver pronunciato parola; la scenata con Frank alla canonica, tanto tempo prima, gli era servita di lezione. No, non poteva costringerla a restare una ragazzina in eterno; era una giovane donna, intimidita dalla trasformazione stupefacente che lo specchio le aveva mostrato. Perch rendere la situazione ancor pi difficile? Le tese la mano, sorridendo con tenerezza. "Oh, Meggie, sei adorabile! Vieni, ti far io stesso da accompagnatore, e Bob e Jack accompagneranno tua madre." Aveva diciassette anni meno un mese esatto, e, per la prima volta in vita sua, Paddy si sent realmente vecchio. Ma era il tesoro del suo cuore; niente doveva rovinarle il primo ricevimento. Si diressero adagio a piedi verso la dimora, di gran lunga prima degli altri invitati; dovevano cenare con Mary Carson ed essere presenti per accogliere gli ospiti insieme a lei. Nessuno voleva avere le scarpe sudicie e un chilometro e mezzo sulla polvere di Drogheda li costrinse a una sosta nella cucina per lucidarsi le scarpe e spazzolar via la polvere dal fondo dei calzoni e dagli

strascichi dei vestiti. Padre Ralph indossava la tonaca come sempre; nessun abito da sera avrebbe potuto donargli quanto quella veste dal taglio severo, lievemente svasata, con gli innumerevoli bottoncini di stoffa nera dall'orlo al colletto, e la fascia da monsignore orlata di porpora. Mary Carson aveva deciso di indossare un vestito di seta bianca, pizzo bianco e bianche piume di struzzo. Fee la fiss stupidamente strappata alla sua consueta indifferenza. Era cos assurdamente nuziale, cos grossolanamente inadatto... perch, in nome del Cielo, si era agghindata come una vecchia zitella impiastricciata di belletti che recita la parte della sposina? In quegli ultimi tempi era ingrassata moltissimo, la qual cosa non migliorava la situazione. Ma Paddy parve non notare alcunch di buffo, si fece avanti a gran passi per afferrare le mani della sorella, sorridendo radioso. Che caro uomo era, pens Padre Ralph, osservando la scenetta, in parte divertito, in parte distaccato. "Ah, Mary! Come stai bene! Sembri una ragazza!" In realt, era quasi identica alla famosa fotografia della Regina Vittoria, scattata non molto tempo prima della sua morte. Le due rughe profonde continuavano ad affondare ai lati del naso imperioso, la bocca caparbia era compressa in una piega indomabile, gli occhi, lievemente sporgenti e glaciali, fissavano senza batter ciglio Meggie. Gli splendidi occhi di Padre Ralph passarono dalla nipote alla zia, e poi di nuovo alla nipote. Mary Carson sorrise a Paddy e gli mise la mano sul braccio. "Puoi accompagnarmi a tavola, Padraic? Padre de Bricassart far da cavaliere a Fiona, e i ragazzi dovranno accontentarsi di avere Meghann tra loro." Volt la testa, guardando Meggie oltre la spalla. "Ballerai questa sera, Meghann?" "E troppo giovane, Mary, non ha ancora diciassette anni" si affrett a dire Paddy, ricordando un'altra sua manchevolezza come genitore; a nessuno dei suoi figli era stato insegnato a ballare.

"Che peccato" disse Mary Carson. Fu un ricevimento splendido, sontuoso e brillante; o almeno, questi risultarono essere gli aggettivi pi sbandierati. C'era Royal O'Mara, venuto da Inishmurray, lontana trecentoventi chilometri; l'ospite arrivato pi da lontano, anche se non di molto, con la moglie, i figli e l'unica figlia. La gente di Gilly non esitava a percorrere trecento chilometri per andare ad assistere a una gara di cricket, figurarsi poi una festa. C'era Duncan Gordon, di Each-Uisge; nessuno era mai riuscito a persuaderlo a spiegare perch avesse chiamato il suo allevamento, cos lontano dall'oceano, con le parole gaeliche che signifcano cavalluccio marino. C'era Martin King, con la moglie, il figlio Anthony e consorte, Martin era stato il primo "sguattero", il primo grande allevatore di ovini, a Gilly, dato che Mary Carson, essendo donna, non poteva essere chiamata cos. C'era Evan Pugh, di Braich y Pwll, un nome che nel distretto pronunciavano Brakeypull. C'erano Dominic O'Rourkc di Dibban-Dibban, Horry Hopeton, di Beel-Beel, e decine di altri invitati. Tutti cattolici, e pochi con nomi anglo-sassoni; si suddividevano, quasi in ugual misura, in irlandesi, scozzesi e gallesi. No, non potevano sperare nella home rule in Inghilterra, n, se cattolici, nella Scozia o nel Galles, in molta simpatia da parte dei protestanti locali, ma l, nelle migliaia di chilometri qauadrati intorno a Gillanbone, potevano fare sberleffi ai lord inglesi, ed erano padroni di tutto quel che vedevano, Drogheda, la propriet pi vasta, aveva una superficie maggiore di quella di certi principati europei. Prncipi monegaschi, duchi del Liechtenstein attenzione! Mary Carson era pi grande. E cos, piroettarono ai ritmi dei valzer suonati dall'orchestra di Sydney e osservarono con indulgenza i loro figli ballare il charleston, gustarono le tartine all'aragosta e le ostriche ghiacciate, bevvero champagne

francese vecchio di quindici anni e lo Scotch di puro malto, vecchio di dodici anni. A dire il vero, avrebbero preferito di gran lunga mangiare cosciotto d'agnello arrosto e manzo conservato sotto sale e bere il fortissimo ed economico rum Bundaberg o la birra amara Grafton alla spina. Ma era piacevole sapere che potevano disporre delle cose migliori della vita. S, c'erano gli anni magri. E molti. Gli utili della lana venivano prudentemente tesoreggiati negli anni buoni, per compensare le perdite di quelli cattivi, poich nessuno era in grado di prevedere la pioggia. Ma quello era un periodo favorevole, continuava a esserlo da qualche tempo, e a Gilly esistevano poche possibilit di spendere. Oh, per chi nasceva nelle pianure di terra nera del Grande Nordovest, il mondo non vantava luogo altrettanto bello. Non si sognavano neppure pellegrinaggi nostalgici per rivedere la patria; la patria non aveva fatto niente per loro, tranne discriminarli a causa della loro fede religiosa, mentre l'Australia era un paese troppo cattolico per discriminare. E il Grande Nord-ovest era la vera patria. Inoltre, quella sera, i conti li pagava Mary Carson. E poteva senz'altro permetterselo. Correvano voci secondo le quali avrebbe potuto comprare e vendere il Re d'Inghilterra. Aveva investito nell'acciaio, nell'argento, nel piombo e nello zinco, nel rame e nell'oro, aveva investito in un centinaio di cose diverse, e quasi sempre in quelle attivit che fruttavano denaro, letteralmente e metaforicamente. Drogheda aveva smesso da un pezzo di essere la fonte principale dei suoi redditi; ormai non era altro che un hobby redditizio. Durante la cena, Padre Ralph non rivolse direttamente la parola a Meggie, n gliela rivolse in seguito; la ignor volutamente per tutta la sera. Addolorati, gli occhi di lei lo cercavano ogni volta che veniva a trovarsi nel salone di ricevimento. Conscio di quegli sguardi, anelava a fermarsi di fronte alla sua sedia e a spiegarle che non sarebbe stato di alcun giovamento per la reputazione di entrambi se avesse avuto nei suoi riguardi pi premure

che, ad esempio, per Miss Carmichael, Miss Gordon o Miss O'Mara. Al pari di Meggie, non ballava, e, come Meggie, sentiva molti sguardi su di s; erano senz'altro le due persone pi belle del salone. Una met di lui odiava, quella sera, l'aspetto della ragazza, i capelli corti, il bel vestito, le graziose scarpette di seta color cenere di rose con i tacchi alti cinque centimetri, stava crescendo di statura e cominciava ad avere forme molto femminili. L'altra met di lui si sentiva orgogliosissima per il fatto che Meggie lasciava in ombra tutte le altre fanciulle. Miss Carmichael aveva un aspetto molto nobile ma non possedeva il particolare splendore di quei capelli; Miss King poteva vantare squisite trecce bionde, ma non quel corpo flessuoso; Miss Mackail aveva un corpo stupefacente, ma il viso ricordava un cavallo che rosicchia una mela attraverso una rete metallica. Comunque, in generale, la reazione di Padre Ralph era quella di un uomo deluso, e accompagnata dal desiderio tormentoso di sfogliare all'indietro il calendario. Non voleva che Meggie crescesse, voleva la ragazzina da poter trattare come un piccolo tesoro. Sulla faccia di Paddy intravide un'espressione che rispecchiava i suoi stessi pensieri, e sorrise debolmente. Che beatitudine sarebbe stata poter rivelare, almeno una volta nella vita, i suoi sentimenti! Ma l'abito, gli insegnamenti ricevuti e la discrezione, tutto questo era troppo radicato. Man mano che le ore passavano, le donne divennero sempre pi disinvolte, dallo champagne e dal whisky si pass al rum e alla birra e il ricevimento si tramut in qualcosa di simile a un ballo nel magazzino della lana. Alle due del mattino soltanto la totale assenza di braccianti e di operai riusc a distinguere la festa dai consueti divertimenti del distretto di Gilly, che erano prettamente democratici.

Paddy e Fee si trovavano ancora l, ma, a mezzanotte in punto, Bob e Jack se ne erano andati con Meggie. N Fee n Paddy lo avevano notato; si stavano divertendo. Se i loro figli non sapevano ballare, loro conoscevano quell'arte, e ballavano, quasi sempre insieme, e a Padre Ralph, che li osservava, parvero assai pi in sintonia l'uno con l'altra, forse perch i momenti in cui avevano modo di rilassarsi e di godersi reciprocamente erano rari. Non ricordava di averli mai veduti senza almeno un bambino tra i piedi, e si disse che doveva essere penoso per i genitori di nidiate numerose non poter mai avere momenti di solitudine tranne che in camera da letto, ove era comprensibile che pensassero a cose diverse dalla conversazione. Paddy era sempre allegro e gioviale, Fee, quella sera, splendeva, quasi letteralmente, e quando Paddy, per cortesia, invitava a ballare la moglie di qualche allevatore, a lei non mancavano i cavalieri impazienti, c'erano molte donne di gran lunga pi giovani che languivano sulle sedie tutto intorno al salone. Tuttavia, i momenti a disposizione di Padre Ralph per osservare la coppia Cleary divennero limitati. Sentendosi ringiovanito di dieci anni dopo aver veduto Meggie andar via, divenne molto pi animato e sbalord le signorine Hopeton, Mackail, Gordon e O'Mara ballando - ed estremamente bene - il blackbottom con Miss Carmichael. Ma in seguito invit tutte le ragazze libere nel salone, anche la povera Miss Pugh, alquanto bruttina, e siccome, ormai, tutti erano completamente rilassati e trasudavano benevolenza, nessuno critic menomamente il sacerdote. Anzi, il suo zelo e la sua compiutezza destarono molta ammirazione e causarono commenti favorevoli. Nessuno poteva dire che sua figlia non aveva

avuto modo di ballare con Padre de Bricassart. Certo, se non si fosse trattato di un ricevimento privato, egli non avrebbe potuto avvicinarsi di un passo alla pista da ballo; ma era molto simpatico vedere un cos bell'uomo divertirsi davvero una volta tanto. Alle tre del mattino, Mary Carson si alz e sbadigli. "Io.. non interrompete la festa! Se mi sento stanca - come infatti - posso andare a coricarmi, e mi propongo di farlo. Ma c' da mangiare e da bere in abbondanza, l'orchestra stata assunta per suonare fino a quando qualcuno avr voglia di dedicarsi alle danze, e un po' di strepito potr soltanto farmi arrivare pi in fretta nel mondo dei sogni. Padre, le spiacerebbe aiutarmi a salire le scale, per favore?" Una volta uscita dal salone di ricevimento, non si diresse verso il maestoso scalone, ma condusse il sacerdote nel suo salotto, appoggiandoglisi pesantemente al braccio. La porta era chiusa a chiave. Mary Carson aspett, mentre lui si serviva della chiave che gli aveva dato, poi lo precedette nella stanza. " stata una bella festa, Mary." "L'ultima." "Non dica cos, mia cara." "Perch no? Sono stanca di vivere, Ralph, e ora mi fermer." Gli occhi duri lo deridevano. "Ne dubita? Per pi di settant'anni ho sempre fatto esattamente quello che volevo fare, e quando volevo farlo, per cui, se la Morte crede di poter scegliere il momento della mia dipartita, si sbaglia di grosso. Morir nel momento che sceglier io, e non si tratter neppure di suicidio. E la nostra volont di vivere a tenerci su questa terra, Ralph; non difficile morire, se davvero lo desideriamo. Sono stanca e voglio fermarmi. E molto semplice." Anche lui era stanco; non di vivere, a dire il vero, ma delle interminabili

apparenze, del clima, della mancanza di amici congeniali, di se stesso. La stanza era fiocamente illuminata da un'alta lampada a petrolio, di inestimabile vetro rubino, che proiettava trasparenti ombre cremisi sulla faccia di Mary Carson, facendo emergere dall'ossatura ostinata un'espressione in qualche modo ancor pi diabolica. Al prete dolevano i piedi e la schiena, da molto tempo non aveva pi ballato tanto, sebbene fosse un suo puntiglio tenersi sempre aggiornato con le mode pi recenti. Et trentacinque anni, un monsignore di campagna, ma come potere nella Chiesa? Poteva considerarsi finito prima ancora di aver cominciato. Oh, i sogni della giovent! E l'imprudenza della lingua dei giovani, la focosit dell'indole dei giovani! Non era stato forte abbastanza per superare la prova. Ma non avrebbe commesso mai pi lo stesso errore. Mai, mai... Si agit, irrequieto, sospir. A che cosa sarebbe servito L'occasione non si sarebbe ripresentata mai pi. Era tempo che affrontasse la realt, era tempo che smettesse di sognare e sperare. "Ricorda quello che le dissi, Ralph, che l'avrei battuta?" La voce rauca della vecchia lo strapp alla fantasticheria indotta dalla stanchezza. Guard Mary Carson e sorrise. "Mary cara non dimentico mai niente di quello che lei mi dice. Che cosa avrei fatto senza di lei, in questi ultimi sette anni, non lo so. La sua intelligenza, il suo spirito, la sua intuizione..." "Se fossi stata pi giovane, l'avrei conquistata in un modo diverso Ralph. Lei non sapr mai quanto ho desiderato gettar fuori della finestra trent'anni della mia vita. Se il demonio si fosse presentato a me e mi avesse proposto di comprarmi l'anima in cambio della giovinezza, non avrei esitato un secondo a venderla, n avrei stupidamente deplorato il baratto come quell'idiota del vecchio Faust. Ma il demonio non esiste. Davvero non riesco a credere in Dio o nel demonio, sa. Non ho mai veduto un solo briciolo di prova della loro esistenza. E lei?"

"Nemmeno io. Ma la convinzione non poggia sulla prova dell'esistenza, Mary. Poggia sulla fede, e la fede la pietra di paragone della Chiesa. Senza la fede c' il nulla." "Una dottrina molto effimera." "Forse. La fede innata nell'uomo e nella donna, credo. Per me si tratta di una lotta costante, lo ammetto, ma non mi arrender mai. "Mi piacerebbe distruggerla." Gli occhi azzurri di lui, resi grigi dalla luce, risero. "Oh, mia cara Mary! Lo so, questo. "Ma sa il perch?" Una tenerezza terrificante si insinu contro di lui, quasi entro di lui, ma egli si batt contro di essa, fieramente. "So il perch, Mary, e, mi creda, sono spiacente." "A parte sua madre, quante donne l'hanno amata?" "Mi domando se mia madre mi amasse. In ogni modo, fin con l'odiarmi. Come quasi tutte le donne. Il mio nome avrebbe dovuto essere Ippolito." "Ohhhhh! Questo mi dice molto!" "Quanto ad altre donne, credo che soltanto Meggie... Ma una ragazzina. Probabilmente non sarebbe un'esagerazione affermare che centinaia di donne mi hanno desiderato; ma amarmi? Ne dubito moltissimo." "Io l'ho amata" disse lei, pateticamente. "No, non vero. Sono lo stimolo della sua vecchiaia, ecco tutto. Quando mi guarda, le rammento quello che non pu pi fare, a causa dell'et." "Si sbaglia. L'ho amata. Dio, quanto! Crede che i miei anni lo impediscano, automaticamene? Bene, Padre de Bricassart, mi consenta di dirle una cosa. Entro questo stupido corpo sono ancora giovane, continuo a sentire, continuo a desiderare, continuo a sognare; continuo a scalciare e a ribellarmi contro le restrizioni. La vecchiaia la vendetta pi atroce che il nostro Dio vendicativo ci infligge. Perch non fa invecchiare anche la mente?" Si appoggi alla spalliera della poltrona e chiuse gli occhi, scoprendo irosamente i denti. "Andr all'inferno, naturalmente. Ma, prima di andarci,

spero di poter avere il modo di dire al Signore che razza di Dio perfido e malevolo, che pietosa parodia di Dio egli sia!" "E rimasta vedova troppo a lungo. Dio le aveva dato la libert di scelta. Avrebbe potuto rimaritarsi. Se ha deciso di non riprendere maritO, e, di conseguenza, rimasta intollerabilmente sola, la colpa sua, non di Dio." Per un momento non disse nulla, le mani avvinghiate con forza ai braccioli della poltrona; poi cominci a rilassarsi e apr gli occhi. Splendettero rossastri nella luce della lampada, ma senza lacrime con qualcosa di pi duro, di pi brillante. Egli trattenne il respiro e si sent impaurito. Sembrava un ragno. "Ralph, sul mio scrittoio c' una busta. Vuole portarmela, per favore?" Indolenzito e spaventato, si alz, si avvicin allo scrittoio, prese la lettera e l'adocchi incuriosito. Mancava l'indirizzo, ma era stata ben sigillata sul retro con ceralacca rossa e il sigillo di lei, la testa d'ariete e la grande lettera "D". Le port la busta e gliela porse, ma lei lo invit con un gesto a sedersi e non la prese. "E per lei" disse, e ridacchi. "Lo strumento del suo destino Ralph, ecco che cos'. La mia ultima e pi efficace stoccata, nella nostra lunga battaglia. Che peccato ch'io non possa essere qui a vedere cosa accadr! Ma so quello che accadr, perch la conosco. La conosco molto meglio di quanto lei creda. Insopportabile presunzione! Entro quella busta si trova il fato della sua vita e dell'anima sua. Devo perderla a favore di Meggie, ma mi sono accertata che anche lei non possa averla." "Perch odia tanto Meggie?" "Gliel'ho gi detto una volta. Perch lei, Ralph, l'ama." "Non in questo senso! la bambina che non potr mai avere, la rosa della mia vita. Meggie un'idea, Mary, un'idea!" Ma la vecchia rise beffarda. "Non voglio parlare della sua preziosa Meggie! Non ci rivedremo mai pi, e pertanto non voglio perdere tempo in sua compagnia parlando di lei. La lettera. Deve giurarmi sui suoi voti di sacerdote

che non l'aprir finch non avr veduto personalmente le mie spoglie, ma poi dovr aprirla immediatamente, prima di seppellirmi. Lo giuri!" "Non c' alcun bisogno di giurare, Mary. Far come mi chiede." "Me lo giuri, o riprender la lettera!" Il prete alz le spalle. "Sta bene, allora. Glielo giuro sui miei voti sacerdotali. Giuro di non aprire la lettera finch non l'avr veduta morta, e giuro di aprirla prima che lei venga sepolta." "Bene, bene!" "Mary, la prego, non stia a tormentarsi. Questa soltanto una sua fantasicheria, niente di pi. Domattina ne rider." "Non vedr il mattino. Morir stanotte; non sono cos debole da essere schiava del piacere di rivederla. Che caduta nella banalit! E ora me ne andr a letto. Vuole accompagnarmi fino in cima alle scale?" Non le credeva, ma si rese conto che sarebbe stato inutile discutere e che il suo stato d'animo non era tale da poter essere distratto con l'allegria. Dio soltanto decideva quando era il momento di morire, a meno che una persona, avvalendosi del libero arbitrio concesso da Lui, non si togliesse la vita. Ed ella aveva detto che non intendeva far questo. Per conseguenza, l'aiut a salire, ansimante, le scale, e, quando si trovarono in cima, prese le mani di lei tra le sue e si chin per baciargliele. Mary Carson le respinse. "No, non questa sera. Sulla bocca, Ralph! Mi baci sulla bocca come se fossimo amanti!" Alla luce vivida della lumiera, accesa per il ricevimento con quattrocento candele, ella vide il disgusto sulla faccia di lui, l'istintivo indietreggiare; e in quel momento volle morire, volle morire cos intensamente da non poter pi aspettare. "Mary, sono un sacerdote! Non posso!" La vecchia rise stridula, lugubremente. "Oh, Ralph, che impostore lei! Un falso uomo, un falso sacerdote! E pensare che una volta ha avuto la temerariet di propormi di fare all'amore con lei! Era proprio COS sicuro che avrei rifiutato? Come vorrei non aver detto di no! Darei l'anima per vedere

come si sarebbe districato, se potessimo far tornare indietro quella notte! Impostore, impostore, impostore! Non altro che questo, Ralph! Un impostore, inutile impostore! Un uomo impotente, e un prete impotente! Io credo che lei non riuscirebbe a farselo drizzare e a tenerlo ritto nemmeno per la Vergine Benedetta! mai riuscito a farselo drizzare, Padre de Bricassart? Impostore!" Fuori, non era ancora l'alba, n si intravvedeva la luce tenue che la precede. L'oscurit gravava soffice, densa e molto calda su Drogheda. Gli invitati stavano diventando chiassosi all'estremo, se vi fossero stati vicini intorno alla dimora, avrebbero chiamato gi da un pezzo la polizia. Qualcuno stava vomitando abbondantemente sulla veranda, e, sotto un rado cespuglio, si trovavano due sagome allacciate. Padre Ralph evit l'uomo che vomitava e gli amanti e si inoltr silenziosamente sul prato primaverile appena falciato, in preda a un tale tormento mentale da non sapere dove stesse andando e da non curarsene. Sapeva soltanto di volersi allontanare da lei, lo spaventoso vecchio ragno persuaso di filare il bozzolo della propria morte in quella notte squisita. A quell'ora antelucana, la calura non era spossante; una brezza debole e greve smuoveva l'aria, nella quale si insinuavano languidi profumi di boronia e di rose; e regnava il silenzio celestiale che soltanto le latitudini tropicali e sub-tropicali possono conoscere. Oh, Dio, essere vivo, essere realmente vivo! Abbracciare la notte, e vivere, ed essere libero! Si sofferm al lato opposto del prato e, immobile, alz gli occhi al cielo, una ricerca istintiva, aerea, di Dio. L, lass, in qualche punto, tra gli ammiccanti puntini di luce cos pura e ultraterrena; che cosa significava il cielo notturno? Che la palpebra azzurra del giorno veniva sollevata, e all'uomo era consentito intravedere l'eternit? Nulla, tranne il contemplare lo spazio disseminato di stelle, poteva persuadere un uomo che l'eternit e Dio esistevano.

Mary ha ragione, naturalmente. Un impostore, un totale impostore. N prete, n uomo. Soltanto qualcuno che vuole sapere come essere l'una cosa e l'altra. No! Non tutte e due! Prete e uomo non possono coesistere... essere un uomo significa non essere un sacerdote. Perch ho lasciato che i piedi mi si impigliassero nella sua ragnatela? Il veleno di Mary forte, forse pi forte di quanto io supponga. Che cosa c' nella lttera? Come tipico da parte sua adescarmi! Fino a che punto sa, e fino a che punto si limita a supporre? Ma che cosa c' da sapere o da supporre? Soltanto futilit, e solitudine. Dubbio, sofferenza. Sempre sofferenza. Eppure ti sbagli, Mary. Posso farmelo drizzare. E solo che non voglio, che ho impiegato anni per dimostrare a me stesso come si possa tenerlo sotto controllo, dominarlo, soggiogarlo. Infatti, farlo drizzare l'attivit di un uomo, e io sono un prete. Qualcuno stava piangendo nel cimitero. Meggie, naturalmente. Nessun altro avrebbe pensato ad andare l. Sollev la sottana e scavalc la cancellata di ferro battut, sentendo l'inevitabilit di non avere ancora finito con Meggie, quella notte. Se aveva affrontato una delle donne della sua vita, doveva affrontare anche l'altra. Il distacco divertito stava tornando in lui, il vecchio ragno non era in grado di disperderlo a lungo. Il vecchio ragno malvagio. Dio la faccia imputridire, Dio la faccia imputridire! "Meggie, tesoro, non piangere" disse, mettendosi a sedere accanto a lei, sull'erba bagnata di rugiada. "Senti, scommetto che non hai un fazzoletto decente. Le donne non lo hanno mai. Prendi il mio e asciugati gli occhi, da brava." Lo prese e fece come le era stato detto. "Non ti sei nemmeno tolta il tuo bel vestito. E da mezzanotte che te ne stai seduta qui?" "S." "Bob e Jack sanno dove sei?" "Ho detto che me ne andavo a letto." "Che cos'hai, Meggie?"

aLei non mi ha mai rivolto la parola, stanotte!" "Ah, immaginavo che potesse trattarsi di questo. Suvvia, Meggie, guardami!" Lontano, a oriente, si intravvedeva un chiarore perlaceo, una fuga dell'oscurit totale, e i galli di Drogheda stavano gridando un precoce benvenuto all'alba. Vide cos che nemmeno un lungo pianto poteva offuscare la bellezza di quegli occhi. "Meggie, tu eri di gran lunga la pi bella ragazza al ricevimento, ed ben noto che io vengo a Drogheda pi spesso di quanto sia necessario. Sono un sacerdote e, di conseguenza, dovrei essere al di sopra di ogni sospetto... un po' come la moglie di Cesare... ma temo che la gente non pensi con tanta purezza. Per essere un prete, sono giovane, e non brutto di aspetto." Si interruppe domandandosi come sarebbe stata accolta da Mary Carson la piccola sottovalutazione, e rise silenziosamente. "Se io avessi prestato a te anche soltanto un briciolo di attenzione, in men che non si dica tutta Gilly ne avrebbe parlato. Tutti quanti nel distretto si sarebbero affrettati a pettegolare. Sai che cosa voglio dire?" Ella scosse la testa. I corti riccioli stavano diventando pi luminosi nella luce che avanzava. "Be', sei giovane per poter conoscere le abitudini del mondo, ma devi imparare, e sembra che tocchi sempre a me insegnarti, non cos? Intendevo questo: la gente direbbe che io sono interessato a te come uomo, non come sacerdote." "Padre!" "Spaventoso, vero?" Sorrise. "Ma proprio quello che direbbe la gente, te lo assicuro. Vedi, Meggie, tu non sei pi una bimbetta, sei una signorina. Ma non hai ancora imparato a nascondere il tuo affetto per me, e, se io mi fossi soffermato a parlarti mentre tutte quelle persone guardavano, tu mi avresti fissato in un modo che sarebbe potuto essere male interpretato."

La ragazza lo stava guardando con un'espressione bizzarra, una imperscrutabilit improvvisa le velava lo sguardo; poi, bruscamente, volt la testa, presentandogli il proprio profilo. "S, capisco. Sono stata sciocca a non essermene resa conto." "E ora non credi che sarebbe tempo di tornare a casa? Senza dubbio tutti dormiranno fino a tardi, ma, se qualcuno si destasse alla solita ora, ti troveresti nei pasticci. E non puoi dire di essere stata con me, Meggie, nemmeno alla tua famiglia." Si alz e, stando in piedi, abbass gli occhi su di lui. "Vado, Padre. Ma vorrei che la conoscessero meglio, allora non penserebbero mai certe cose di lei. Non ne capace, vero?" Per qualche motivo, queste parole lo ferirono lo ferirono fino all'anima come non avevano potuto fare i sarcasmi crudeli di Mary Carson. "No, Meggie, hai ragione. Non ne sono capace." Balz in piedi, con un sorriso obliquo. "Ti sembrerebbe strano se dicessi che vorrei esserlo?" Si port una mano sul capo. "No non voglio esserlo affatto! Torna a casa, Meggie, torna a casa!" Il viso di lei era triste. "Buonanotte, Padre." Le prese le mani tra le sue, si chin e le baci. "Buonanotte, carissima Meggie." La vide camminare tra le tombe, scavalcare la cancellata; nel vestito ricamato a boccioli di rose, il suo corpo che si allontanava era aggraziato, femminile e un po' irreale. Cenere di rose. "Come appropriato" disse lui all'angelo. Le automobili si allontanavano rombando da Drogheda, quando riattravers il prato, la festa era finita, finalmente. In casa, l'orchestra stava mettendo via gli strumenti, i suonatori barcollavano per il rum e la stanchezza, e le stanche cameriere e gli aiuti temporanei cercavanO di riordinare. Padre Ralph scosse la testa guardando la signora Smith. "Mandi tutti a letto, mia cara. E pi facile sbrigare queste faccende quando si riposati. Far io in modo che la signora Carson non Si adiri. "Gradirebbe qualcosa da mangiare, Padre?" "Buon Dio, no! Me ne vado a dormire."

Nel tardo pomeriggio, una mano gli tocc la spalla. L'afferr alla cieca, senza trovare la forza di aprire gli occhi, e cerc di tenerla contro la gola. "Meggie" farfugli. "Padre, Padre! Oh, vuole destarsi, per favore?" Al tono di voce della signora Smith, gli occhi gli divennero all'improvviso molto desti. "Che cosa c', signora Smith?" "Si tratta della signora Carson, Padre. E morta." L'orologio gli disse che erano le sei di sera passate, stordito e vacillante dopo il torpore greve causato dalla calura tremenda durante il giorno, si sfil il pigiama e indoss la veste sacerdotale, si gett intorno al collo una stretta stola viola e prese l'olio dell'estrema unzione, l'acqua santa, la grossa croce d'argento, il rosario di chicchi d'ebano. Nemmeno per un momento gli pass per la mente di domandarsi se la signora Smith avesse detto la verit; sapeva che il ragno era morto. Aveva ingerito qualcosa, tutto sommato, Mary Carson? Volesse Iddio, se cos era, che il veleno non si trovasse palesemente nella stanza, e che i suoi effetti non saltassero agli occhi del medico. A che cosa potesse mai servire somministrare l'estrema unzione, non lo sapeva. Ma doveva farlo. Se si fosse rifiutato, vi sarebbe stata un'autopsia, seguita da complicazioni di ogni genere. Eppure, quella riluttanza non aveva niente a che vedere con l'improvviso sospetto di suicidio; gli sembrava semplicemente osceno toccare con cose sacre il cadavere di Mary Carson. Era morta, e come, la morte doveva averla colta pochi minuti dopo che si era coricata, almeno quindici ore prima. Trov le finestre ermeticamente chiuse e la stanza umida a causa delle grandi teglie d'acqua che la signora voleva venissero collocate in ogni angolo buio per mantenerle liscia la pelle. Si udiva nell'aria un suono bizzarro; dopo uno stupido momento di stupore,

si rese conto che quanto udiva era un ronzio di mosche, orde di mosche ronzanti, dalle ali pazzamente vibranti mentre banchettavano su di lei, si accoppiavano su di lei, depositavano su di lei le loro uova. "Per amor di Dio, signora Smith, spalanchi le finestre!" disse a stento, con la voce soffocata, mentre si avvicinava al letto, pallido in faccia. Aveva superato la fase del rigor mortis ed era di nuovo floscia, disgustosamente. Gli occhi spalancati e fissi si stavano chiazzando, le labbra sottili erano nere, e dappertutto sul suo corpo c'erano le mosche. Dovette ordinare alla signora Smith di continuare a scacciarle mentre si dava da fare con il cadavere, bofonchiando le antiche esortazioni latine. Che farsa! e come puzzava! Oh, Dio, peggio di un cavallo morto nella frescura dei pascoli. Lo schifava toccarla nella morte come nella vita; specie nelle labbra coperte di uova di mosche. Di l a poche ore sarebbe stata una massa di vermi. Finalmente ebbe finito. Si raddrizz. Vada subito dal signor Cleary, signora Smith, e, per amor di Dio, gli dica di far costruire immediatamente una bara dai ragazzi. Non ci sar il tempo di farne venire una da Gilly; sta imputridendo sotto i nostri occhi. Dio buono! Mi sta prendendo la nausea. Far un bagno e lascer i miei panni fuori dalla porta. Non riuscirei mai a toglierne il suo odore." Rientrato in camera sua con i calzoni al ginocchio e una camicia - poich non aveva messo due tonache nella valigia - ricord la lettera e la propria promessa. Erano suonate le sette; ud uno strepito attutito mentre le cameriere, con i loro temporanei aiuti, si precipitavano a eliminare il disordine del ricevimento, a trasformare di nuovo in cappella il salone, a preparare la casa per il funerale dell'indomani. Impossibile. Impossibile evitarlo, sarebbe stato costretto a tornare a Gilly quella notte stessa per prendere un'altra tonaca e i paramenti della Messa di Requiem. Certe cose non gli mancavano mai quando si allontanava dalla canonica per recarsi

in un allevamento lontano, accuratamente assicurate con cinghie negli scomparti della piccola valigia nera; i sacramenti per le nascite, le morti, le benedizioni, il culto, e le vesti adatte alla Messa in qualunque stagione. Ma era irlandese, e portare i neri e luttuosi paramenti della Messa di Requiem significava tentare il destino. La voce di Paddy echeggi in lontananza, ma in quel momento non se la sentiva di parlare con Paddy, sapeva che la signora Smith avrebbe fatto tutto il necessario. Seduto davanti alla finestra e contemplando Drogheda nel sole morente della sera, gli spettrali eucalipti dorati, la massa di rose rosse, rosee e bianche nel giardino inondato di viola, tolse dal portafogli la lettera della signora Carson e la tenne tra le dita. Ma ella aveva insistito affinch la leggesse prima di seppellirla, e, in qualche punto della sua mente, una vocetta stava bisbigliando che doveva leggerla subito, non pi tardi quella sera, dopo aver parlato con Paddy e con Meggie, ma subito, prima di ver veduto chicchessia tranne Mary Carson. La busta conteneva quattro fogli di carta, li separ e immediatamente si rese conto che i due inferiori erano il testamento. I primi due erano destinati a lui, sotto forma di lettera. Mio carissimo Ralph, avr ormai veduto che il secondo documento contenuto in questa busta il mio testamento. Esiste gi un testamento perfettamente valido. firmato e sigillato, nello studio di Harry Gough a Gilly; il testamento qui accluso di gran lunga successivo e, naturalmente, annulla quello ha Harry In effetti, l'ho scritto appena l'altro ieri, e l'ho fatto controfirmare da Tom e dall'uomo che ripara i recinti, in quanto mi risulta che nessun beneficiario pu essere legalmente testimone. Si tratta di un testamento valido, sebbene non sia stato Harry a compilarlo per me. Nessun tribunale del paese potr considerarlo nullo, glielo assicuro.

Ma perch non ho fatto compilare da Harry anche questo nuovo testamento, se volevo modificare le mie ultime volont? molto semplice, mio caro Ralph. Ho voluto che nessuno, assolutamente, conoscesse l'esistenza di questo testamento, a parte lei e me. Questa l'unica copia e si trova in sue mani. un aspetto molto importante del mio piano. Rammenta quel passo del Vangelo in cui detto che Satana condusse Nostro Signore Ges Cristo sulla vetta di una montagna e lo tent con il mondo intero? Come piacevole sapere che io ho il potere di un piccolo Satana, e sono in grado di tentare colui che amo (lei dubita che Satana amasse il Cristo? io no) con il mondo intero. Raffigurarmi il suo dilemma ha notevolmente rallegrato i miei pensieri in questi ultimi anni, e quanto pi mi avvicino alla morte, tanto pi deliziose divengono queste fantasticherie. Dopo aver letto il testamento, capir che cosa voglio dire. Mentre io brucio all'inferno ltre i confini di questa nuova vita che ormai conosco, lei si trova ancora nell'altra vita, ma brucia in un inferno le cui fiamme sono pi feroci di quelle che qualsiasi Dio possa creare. Oh, Ralph mio, io l'ho giudicata alla perfezione! Se anche non sono mai stata capace di fare altro, ho sempre saputo come far soffrire coloro che amo. E lei una preda di gran lunga migliore di quanto lo sia mai stato il mio caro, defunto Michael. All'inizio, quando la conobbi, lei voleva Drogheda e il mio denaro, non cos Ralph? Vedeva in ci un mezzo per tornare alla sua vocazione naturale. Ma poi venne Meggie, e lei escluse dalla sua mente lo scopo originario di coltivare me, non forse vero? Io divenni un pretesto per consentirle di venire a Drogheda e stare con Meggie. Chiss se avrebbe cambiato bandiera con tanta disinvoltura, qualora avesse saputoquanto io valgo in realt? Lo sa, Ralph? Non credo che se ne faccia un'idea. Ritengo non sia signorile

precisare la portata esatta delle proprie ricchezze in un testamento, ragion per cui far meglio a dirglielo qui, tanto per essere certa che lei abbia sulla punta delle dita la cifra necessaria quando dovr prendere una decisione. Poche centinaia di migliaia di sterline in pi o in meno, il mio patrimonio ammonta a circa tredici milioni di sterline. Sto arrivando quasi in fondo al secondo foglio, e non posso darmi la pena di fare di questa lettera una tesi di laurea. Legga il mio testamento, Ralph, e, dopo averlo letto, decida che cosa ne far. Lo consegner a Harry Gough per l'omologazione, o lo brucer e non dir mai ad anima viva che esistito. Questa la decisione che deve prendere. Dovrei aggiungere che il testamento nello studio di Harry quello da me fatto l'anno dopo l'arrivo di Paddy e gli lascia tutto ci che possiedo. Questo soltanto perch lei sappia che cosa si trova sui due piatti della bilancia. Ralph, io l'amo, al punto che sarei stata capace di ucciderla per non avermi voluta, ma questa una rappresaglia di gran lunga migliore. Non sono di indole nobile; l'amo, ma voglio sentirla urlare di sofferenza. Perch, vede, sceglre quale sar la sua decisione. Lo so con la stessa certezza che se potessi essere l e stare a guardare. Lei urler, Ralph, e sapr che cos' il tormento. Legga, dunqne, mio bel prete ambizioso! Legga il testamento e decida la sua sorte. La lettera non era firmata, nemmeno sigillata. Sent il sudore imperlargli la fronte, lo sent scorrergli gi per la nuca dai capelli. E avrebbe voluto balzare in piedi in quel momento stesso, e bruciare entrambi I documenti, e non leggere mai ci che conteneva il secondo. Ma l'osceno vecchio ragno aveva giudicato bene la sua preda. Naturalmente avrebbe continuato a leggere, era troppo curioso per poter resistere. Dio, di che cosa si era mai reso

colpevole perch avesse voluto fargli questo? Perch le donne lo facevano tanto soffrire? Perch non era nato piccolo, storto, brutto? In tal caso, avrebbe potuto essere felice. Gli ultimi due fogli erano coperti dalla stessa scrittura precisa, quasi minuta. Gretta e avara come l'anima di lei. Io, Mary Elisabeth Carson, sana di mente e sana di corpo, dichiaro che queste sono le mie ultime volont e il mio testamento, e che di conseguenza annullano ogni altro precedente testamento da me fatto. Eccezion fatta per i particolari lasciti precisati pi avanti, lascio tutti i miei beni terreni, il mio denaro, e le mie propriet alla Santa Chiesa Cattolica di Roma, alle condizioni qui di seguito elencate: Primo, che la predetta Santa Chiesa Cattolica di Roma d'ora in avanti denominata la Chiesa, sappia quale stima e quale affetto io abbia per il suo sacerdote Padre Ralph de Bricassart. E esclusivamente a causa della sua bont, della sua guida spirituale e del suo aiuto mai venutomi meno, che dispongo in questo modo dei miei beni. Secondo, che il mio patrimonio continui ad appartenere alla Chiesa soltanto se, e in quanto essa apprezzer il valore e la capacit del predetto Padre de Bricassart. Terzo, che l'amministrazione e la destinazione di questi miei beni terreni, del denaro e delle mie propriet sia affidata al predetto Padre Ralph de Bricassart, in quanto massima autorit preposta al mio patrimonio. Quarto, che alla dipartita del predetto Padre Ralph de Bricassart, le sue ultime volont e il suo testamento siano legalmente vincolanti ai fini dell'ulteriore amministrazione del mio patrimonio. Vale a dire che esso continui ad essere di propriet della Chiesa, ma spetti esclusivamente a Padre Ralph de Bricassart nominare chi gli succeder nell'amministrarlo; egli non sar obbligato

a nominare come suo successore o un ecclesiastico o un esponente laico della Chiesa. Quinto, che l'allevamento di Drogheda non venga mai venduto n diviso. Sesto, che mio fratello, Padraic Cleary, continui a dirigere l'allevamento di Drogheda, con il diritto di abitare nella mia casa, e con uno stipendio stabilito da Padre Ralph de Bricassart e da nessun altro. Settimo, che, nell'eventualit della morte di mio fratello, il sunnominato Padraic Cleary, alla vedova e ai figli di lui sia consenito di rimanere nell'allevamento di Drogheda e che la carica di direttore passi consecutivamente a ognuno dei suoi figli, Robert, Tohn, Hugh, Stuart JameS e Patrick, escludendo per Francis. Ottavo, che alla morte di Patrick, o di quel qualsiasi altro figlio a esclusione di Francis rimasto in vita gli stessi diritti spettino ai nipoti del sunnominato Padraic Cleary. Lasciti particolari. A Padraic Cleary tutto ci che contenuto nelle mie case dell'allevamento di Drogheda. A Eunice Smith, la mia governante, il diritto di restare a Drogheda con un equo salario, finch lo desiderer. e inoltre il versamento immediato della somma di cinquemila sterline, nonch un'equa pensione quando andr a riposo. A Minerva O'Brien e a Catherine Donnelly, il diritto di restare a Drogheda, con un equo salario, finch lo vorranno, e inoltre il versamento immediato di una somma di mille sterline per ciascuna, nonch la corresponsione di un'equa pensione quando andranno a riposo. A Padre Ralph de Bricassart la somma di diecimila sterline da corrispondergli annualmente finch vivr, somma che egli potr spendere per le sue necessit personali senza alcuna restrizione.

Il testamento era debitamente firmato, datato, e controfirmato da due testimoni. La stanza del sacerdote dava a ovest. Il sole stava tramontando. Il drappo funebre di polvere che si formava ogni estate saturava l'aria tacita, e il sole insinuava le sue dita tra le particelle impalpabili; sembrava che il mondo intero si fosse tramutato in oro e porpora. Nubi striate, orlate di vivido fuoco, attraversavano, simili a festoni argentei, la grande sfera sanguigna sospesa subito al di sopra degli alberi dei lontani pascoli. "Brava! Devo ammetterlo, Mary mi ha battuto. Una stoccata da maestro. Sono stato io lo sciocco, non lei." Attraverso le lacrime non riusciva a vedere i fogli che aveva in mano, e li pos, prima di macchiarli. Tredici milioni di sterline. Tredici milioni di sterline! Era davvero ci cui aveva mirato prima dell'arrivo di Meggie. E, dopo il suo arrivo, si era rassegnato a rinunciarvi, perch non poteva continuare a sangue freddo una simile campagna e frodarla dell'eredit. Ma se avesse saputo quanto valeva il vecchio ragno? Come si sarebbe regolato, allora? Non pensava nemmeno a Un decimo di tanto. Tredici milioni di sterline! Per sette anni Paddy e la sua famiglia avevano abitato nella casa del capo-guardiano e si erano ammazzati di fatica nell'interesse di Mary Carson. E per che cosa? Per i tirchi compensi che si degnava di pagare? Mai, a quanto risultava a Padre Ralph, Paddy si era lagnato di essere trattato ingiustamente, perch riteneva, senza dubbio, che alla morte della sua sorella sarebbe stato ampiamente ricompensato per aver mandato avanti l'allevamento con la paga di un comune mandriano, mentre i suoi figli facevano il lavoro di mandriani compensati come apprendisti. Aveva sopportato, fingendo con l'affezionarsi a Drogheda come se fosse stata sua, presumendo a buon diritto che lo sarebbe divenuta.

"Brava, Mary" ripet Padre Ralph, mentre le sue prime lacrime dopo la fanciullezza, gli scorrevano dal viso sul dorso delle mani, ma non sui fogli. Tredici milioni di sterline e la possibilit di diventare, nonostante tutto, il Cardinale de Bricassart. Contro gli interessi di Paddy Cleary, di sua moglie, dei suoi figli, e di Meggie. Come lo aveva giudicato diabolicamente bene, Mary! Se avesse spogliato Paddy di tutto, la strada da percorrere sarebbe stata chiara, per lui: avrebbe potuto portare il testamento in cucina e gettarlo, senza un'esitazione, nella stufa. Ma si era accertata che Paddy non venisse a trovarsi nel bisogno, che, dopo la sua morte, potesse condurre a Drogheda un'esistenza pi comoda di quando era viva lei, e aveva fatto in modo che Drogheda non potesse essergli tolta del tutto. Gli utili e il diritto di propriet s, ma non la terra. No, Paddy non avrebbe posseduto quei favolosi tredici milioni di sterline, ma sarebbe stato rispettato e senza preoccupazioni finanziarie. Meggie non avrebbe sofferto la fame, n sarebbe stata gettata a piedi scalzi sulle strade del mondo. Ma nemmeno avrebbe potuto essere Miss Cleary, su un piano di parit con Miss Carmichael e le altre della stessa classe sociale. Rispettabilissima, ammissibile in societ, ma non sulla vetta. Mai sulla vetta. Tredici milioni di sterline. La possibilit, per lui, di andarsene da Gillanbone e di sottrarsi a una perpetua oscurit, la possibilit di occupare il posto che gli competeva nella gerarchia della Chiesa, e la benevolenza garantita dei suoi pari e dei suoi superiori. E tutto questo mentre era ancora abbastanza giovane per riguadagnare il terreno perduto. Mary Carson aveva fatto di Gillanbone l'epicentro sulla sua mappa del Legato pontificio, l'Arcivescovo, vendicandosi; le ripercussioni sarebbero arrivate fino al Vaticano. Per quanto la Chiesa fosse ricca, tredici milioni di sterline erano tredici milioni

di sterline. Nessuno poteva disprezzarli, nemmeno la Chiesa. E lui era il solo che avrebbe potuto portarli nell'ovile, lui, indicato in inchiostro blu con la scrittura di Mary Carson. Sapeva che Paddy non avrebbe mai contestato il testamento; e lo aveva saputo anche Mary Carson, Dio la facesse imputridire. Oh, Paddy sarebbe senza dubbio andato su tutte le furie, non avrebbe voluto pi guardarlo in faccia, n rivolgergli la parola, ma certo l'ira non lo avrebbe accecato al punto da fargli intentare causa. V'era forse una decisione da prendore? Non sapeva gi, non aveva saputo sin dal momento in cui aveva letto il testamento quello che avrebbe fatto? Le lacrime si erano asciugate. Con la grazia consueta, Padre Ralph si alz in piedi, si accert che la camicia fosse infilata a dovere tutto attorno sotto i calzoni, e and verso la porta. Doveva recarsi a Gilly, Per prendere una tonaca e i paramenti. Ma prima voleva rivedere Mary Carson. Nonostante le finestre spalancate, il cattivo odore era divenuto un fetore da far vomitare; non un alito di vento smuoveva le tende immobili. A passi furtivi si avvicin al letto e rimase l in piedi abbassando gli occhi, guardandola. Dalle uova di mosca stavano cominciando a uscire vermi in tutte le parti umide della faccia, i gas della putrefazione le stavano gonfiando le braccia grasse e le mani con bolle verdognole, la pelle si stava screpolando. Oh, Dio. Vecchio ragno disgustoso. Hai vinto, ma quale vittoria. Il trionfo di una disintegrata caricatura di umanit contro un'altra caricatura. Non puoi sconfiggere la mia Meggie, n puoi toglierle ci che non ti mai appartenuto. Potr anche bruciare all'inferno accanto a te, ma so gi quale inferno ti hanno preparato: vedere la mia indifferenza nei tuoi riguardi continuare mentre imputridiremo insieme per tutta l'eternit... Paddy lo stava aspettando nell'ingresso al pianterreno e sembrava sconvolto e smarrito.

"Oh, Padre!" disse, facendosi avanti. "Non spaventoso? Che colpo! Non avrei mai creduto che se ne sarebbe andata cos; stava tanto bene, ieri sera! Buon Dio, che cosa far?" "L'ha veduta?" "Il Cielo mi scampi, s!" "Allora sa che COSa occorre fare. Non ho mai visto un cadavere decomporsi cos rapidamente. Se non la rinchiuder decentemente in una qualsiasi sorta di bara entro poche ore, dovr versarla in un fusto di petrolio. E indispensabile seppellirla nelle prime ore di domattina. Non perda tempo per abbellire la bara; la ricopra con rose colte in giardino o con qualcos'altro. Ma si sbrighi, amico! Io vado a Gilly a prendere i paramenti." RiTorni il pi presto possibile, Padre!" lo esort Paddy. Ma Padre Ralph tard pi di quanto sarebbe stato giustificato da una semplice capatina alla canonica. Prima di andare con la macchina in quella direzione, si port in una delle pi signorili vie secondarie di Gillanbone e ferm davanti a una dimora alquanto pretenziosa, circondata da un giardino ben tenuto. Harry Gough era sul punto di mettersi a tavola per la cena, ma si rec nel salotto quando la cameriera gli ebbe detto chi era il visitatore. "Padre, non vuole tenerci compagnia? Manzo conservato sotto sale e cavoli, con patate lesse e salsa verde; e, una volta tanto, il manzo non troppo salato." "No, Harry, non posso trattenermi. Sono venuto soltanto per dirle che Mary Carson deceduta stamane." "Ges Santo! Ero l ieri sera. Sembrava stesse cos bene, Padre!" "Lo so. Stava benissimo quando l'ho aiutata a salire le scale, verso le tre del mattino, ma deve essere morta quasi subito dopo che era andata a letto. La signora Smith l'ha trovata alle sei di questo pomeriggio. Ormai

era passata a miglior vita da tanto di quel tempo da essere laida, la stanza era rimasta chiusa come un'incubatrice per tutte le ore pi calde della giornata. Signore Iddio, sto chiedendo nelle mie preghiere di poterne dimenticare l'aspetto. Indicibile, Harry, spaventoso." "Sar seppellita domani?" "Dovr esserlo." "Che ore sono? Le dieci? Dobbiamo mangiare tardi come gli spagnoli, con questo caldo, ma non il caso di preoccuparsi che sia troppo tardi per cominciare a telefonare a tutti i suoi conoscenti. Vuole che provveda io per lei, Padre?" "Grazie, mi farebbe una grande cortesia. Sono venuto a Gilly soltanto per prendere i paramenti. Partendo, non avevo certo previsto di dover celebrare una Messa di Requiem. Devo tornare a Drogheda al pi presto possibile, hanno bisogno di me. La Messa verr celebrata domattina alle nove." "Dica a Paddy che porter il testamento di Mary, cos potr leggerlo subito dopo il funerale. Anche lei uno dei beneficiari, Padre, e pertanto le sarei grato se assistesse alla lettura." "Temo che ci sia una piccola difficolt, Harry. Mary ha fatto un altro testamento, sa. Ieri sera, dopo essersi allontanata dal ricevimento, mi ha consegnato una busta sigillata, facendomi promettere che l'avrei aperta subito dopo aver constatato personalmente la sua morte. Quando cos ho fatto, ho veduto che conteneva un nuovo testamento." "Mary ha fatto un nuovo testamento? Senza di me?" "Cos sembrerebbe. Credo che ci stesse rimuginando su da un pezzo, ma non so davvero perch abbia preferito tanta segretezza." "Ha con s il testamento, Padre?" "S." Il sacerdote infil la mano sotto la camicia e consegn i fogli di carta piegati in quattro. L'avvocato non esit a leggerli immediatamente. Quando ebbe terminato alz gli occhi e in essi c'erano molte cose che Padre Ralph avrebbe preferito non scorgervi. Ammirazione, ira, un certo disprezzo.

"Bene, Padre, congratulazioni! Ha vinto la partita, tutto sommato." Poteva dirlo, non essendo cattolico. "Mi creda, Harry, la sorpresa stata pi grande per me di quanto lo sia per lei. "Esiste soltanto questa stesura del testamento?" "A quanto ne so io, s." "E gliel'ha consegnata solamente ieri sera?" "S." "Allora perch non la distrugge, facendo cos in modo che il povero, anziano Paddy erediti quanto gli spetta? La Chiesa non ha alcun diritto sul patrimonio di Mary Carson." I begli occhi del prete rimasero blandi. "Ah, ma questo non sarebbe etico, Harry, non le sembra? Mary aveva il diritto di disporre in qualsiasi modo volesse delle sue propriet." "Consiglier a Paddy di impugnarlo." "S, credo che dovrebbe regolarsi cos." E con ci si separarono. Prima che tutti si recassero la mattina dopo a veder seppellire Mary Carson, l'intera Gillanbone e tutta la regione circostante avrebbero saputo a chi sarebbe andato il denaro. Il dado era tratto, non si poteva pi tornare indietro. Erano le quattro del mattino quando Padre Ralph pass per l'ultimo cancello ed entr nello Home Paddock; non si era affrettato, durante il tragitto di ritorno. Per tutto il viaggio, aveva imposto il vuoto alla propria mente costringendosi a non pensare. N a Paddy, n a Fee, n a Meggie, e nemmeno al fetido e rivoltante cadavere che dovevano ormai (lo sperava ardentemente) aver travasato nella bara. Spalanc invece gli occhi e la mente alla notte, allo spettrale colore argenteo degli alberi morti che si levavano solitari dall'erba lucente alla concentrata oscurit delle ombre proiettate dai boschetti, alla luna piena che galleggiava in cielo come un palloncino. A un certo momento,

ferm l'automobile, discese, si avvicin a un recinto di filo spinato e si appoggi a quell'elastica tensione, aspirando l'odore degli eucalipti e il profumo incantevole dei fiori selvatici. Il mondo era cos bello, cos puro, cos indifferente ai destini delle creature che presumevano di governarlo! Potevano impadronirsene, ma alla lunga era il mondo a dominarle. Parcheggi l'automobile a una certa distanza dietro la casa e vi si diresse adagio. Tutte le finestre erano illuminate, fiocamente, dall'alloggio della governante gli giunse la voce della signora Smith che recitava il rosario con le due cameriere irlandesi. Un'ombra si mosse nelle tenebre sotto il glicine. Si ferm di colpo, sentendosi accapponare la pelle. Il vecchio ragno lo aveva spaventato in pi di un modo. Ma era soltanto Meggie, pazientemente in attesa del suo ritorno. Meggie in calzoni da cavallerizza e stivali, perfettamente viva. "Mi hai fatto paura" disse, brusco. "Mi scusi, Padre, non volevo. Ma non mi andava di restare in casa con Pa' e i ragazzi, e la mamma si trova ancora a casa nostra con i bambini. Presumo che dovrei recitare il rosario con la signora Smith e Minnie e Cat, ma non me la sento di pregare per lei. Sto commettendo un peccato, vero?" Non era in vena di fare il ruffiano con la memoria di Mary Carson. "Non credo che sia un peccato, Meggie, mentre lo l'ipocrisia. Neanch'io me la sento di pregare per lei. Non era... una creatura molto buona." Il suo sorriso balen. "Come vedi, se hai peccato dicendo cos, ho peccato anch'io, e pi gravemente per giunta. Io dovrei amare tutti, un fardello che a te non imposto." "Si sente bene, Padre?" "S, sto benissimo." Alz gli occhi verso la casa e sospir. "Non voglio entrare, ecco tutto. Non voglio trovarmi dov' lei, finch non far giorno e i demoni delle tenebre saranno stati scacciati. Se sellassi i cavalli, faresti una cavalcata con me fino all'alba?" La mano di lei gli tocc la nera manica, poi ricadde. "Nemmeno io voglio entrare in casa."

"Aspettami un minuto mentre metto la tonaca in macchina." "Andr nella scuderia." Per la prima volta stava cercando di incontrarlo sul suo terreno, il terreno di un adulto; intu la diversit in lei, con la stessa certezza con cui poteva odorare le rose nei meravigliosi giardini di Mary Carson. Rose. Cenere di rose. Rose, rose dappertutto. Petali sull'erba. Rose rosse e bianche e gialle. Rose rosa, che la luna faceva sembrare di cenere. Cenere di rose, cenere di rose. Meggie mia, ti ho abbandonata. Ma non ti rendi conto che sei divenuta una minaccia? Per questo ti ho schiacciata sotto il tacco della mia ambizione, per me non hai pi sostanza di una rosa calpestata sull'erba. Il profumo delle rose. Il fetore di Mary Carson. Rose e cenere cenere di rose. "Cenere di rose;" diise, montando a cavallo. "Allontaniamoci dal profumo delle rose. Domani la casa ne sar piena." Spron la cavalla saura e procedette al piccolo galoppo dinanzi a Meggie, lungo il sentiero del torrente, desiderando piangere; poich, fino a quando non aveva percepito il profumo dei fiori che avrebbero adornato la bara di Mary Carson, la realt non gli si era insinuata nella mente come un fatto imminente. Se ne sarebbe andato presto. Troppi pensieri, troppe emozioni, e tutto incontrollabile. Non lo avrebbero lasciato a Gilly un solo giorno di pi, dopo essere stati informati delle clausole di quel testamento incredibile; lo avrebbero richiamato a Sydney immediatamente. Immediatamente! Fuggiva la sua sofferenza, non avendo mai provato una sofferenza come quella, ma essa lo seguiva senza alcuna fatica. Non si trattava di qualcosa situato in un vago futuro; sarebbe accaduto immediatamente. E gli sembrava quasi di vedere la faccia di Paddy, la ripugnanza, Paddy che gli avrebbe voltato le spalle. In seguito, non sarebbe stato pi gradito a Drogheda e non avrebbe riveduto

Meggie mai pi. L'autodisciplina cominciava in quel momento, martellata dagli zoccoli, e con una sensazione di fuga. Era meglio cos, meglio cos, meglio cos. Continuando a galoppare e a galoppare. S, senza dubbio avrebbe sofferto meno in seguito, al sicuro in qualche cella nel palazzo di un vescovo, avrebbe sofferto sempre meno, finch, in ultimo, il dolore si sarebbe dileguato anche dalla consapevolezza. Era preferibile che fosse cos. Meglio che restare a Gilly e vedere lei tramutarSi in una creatura non voluta, e doverla poi unire un giorno in matrimonio a uno sconosciuto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ma allora che cosa faceva con lei, adesso, perch stavano cavalcando attraverso il bosco di bossi e di coolibah sull'altra riva del torrente? Sembrava che non riuscisse a capire il perch si limitava a soffrire. Non la sofferenza del tradimento; non c'era spazio per questo. Soltanto il dolore perch doveva lasciarla. "Padre! Padre! Non riesco a tenerle dietro! Rallenti, Padre, per piacere!" Fu il richiamo al dovere, e alla realt. Come un uomo veduto al rallentatore costrinse la cavalla a voltarsi e la tenne a freno finch non si fu liberata, danzando, dall'eccitazione della corsa. Poi aspett che Meggie lo raggiungesse. Questo era il guaio. Meggie lo stava raggiungendo. Non lontano da loro c'era il rombo del pozzo artesiano, una grande pozza fumigante, dall'odore di zolfo, con un tubo simile alla presa d'aria di una nave, dalle cui profondit zampillava acqua bollente. Tutto intorno al perimetro del piccolo lago sopraelevato, i canali di scolo del pozzo artesiano scavati nella pianura erano frangiati d'erba dall'assurdo color smeraldo. Le rive della pozza erano di viscido fango grigio, e nel fango vivevano i gamberi d'acqua dolce chiamati yabbies. Padre Ralph si mise a ridere. "Puzza come l'inferno Meggie, non vero? Zolfo, proprio qui, nella propriet di lei, nel cortile di casa sua, si pu dire.

Dovrebbe riconoscere l'odore quando arriver l coperta di rose, non ti pare? Oh, Meggie..." I cavalli erano addestrati a non muoversi quando le redini ciondolavano; non esistevano recinti nei pressi n alberi pi vicini di un ottocento metri. Ma c'era un tronco sul lato del laghetto pi lontano dal pozzo artesiano, ove l'acqua era meno calda. Vi sedevano i bagnanti invernali quando si asciugavano i piedi e le gambe. Padre Ralph vi si lasci cadere e Meggie sedette a una certa distanza da lui, voltata di sghembo per osservarlo. "Che cosa c', Padre?" Parve strano: la domanda che le aveva posto spesso, pronunciata dalle labbra della ragazza e rivolta a lui. Le sorrise. "Ti ho venduta, Meggie mia, ti ho venduta per tredici milioni di pezzi d'argento." "Ha venduto me?" "E un modo di dire. Non ti preoccupare. Vieni, siedi pi vicino. Potremo non aver modo di parlare ancora insieme." "Finch saremo in lutto per la zia vuol dire?" Si spost lungo il tronco e venne a sedergli accanto. "Che differenza far se saremo in lutto?" "Non mi riferivo a questo, Meggie." "Vuol dire perch io sto crescendo e la gente potrebbe pettegolare sul nostro conto?" "Non precisamente. Voglio dire che me ne andr." Eccolo; affrontare il disastro a testa bassa, rassegnarsi a un nuovo fardello. Nessun grido, nessun pianto, nessuna tempesta di protesta. Soltanto un ingobbirsi appena percettibile, come se il fardello fosse collocato di traverso e il peso non volesse distribuirsi in modo da consentirle di reggerlo bene. E il respiro trattenuto, non proprio come un sospiro. "Quando?" "Sar questione di giorni." "Oh, Padre! Sar pi doloroso che per Frank." "E, per me, pi doloroso di ogni altra cosa nella mia vita. Non ho altre consolazioni. Tu almeno hai la famiglia." "Lei ha il suo Dio."

"Ben detto, Meggie! Stai davvero crescendo!" Ma, da femmina tenace, aveva riportato i pensieri alla domanda che per cinque chilometri di galoppata non era riuscita a porgli. Stava per partire, sarebbe stato molto penoso fare a meno di lui, ma la domanda rivestiva la sua importanza. "Padre, nella scuderia mi ha chiamata 'cenere di rose'. Si riferiva al colore del mio vestito?" "In un certo senso, forse. Ma in realt credo di essermi riferito a qualcos'altro. "A che cosa?" "Niente che tu possa capire, Meggie mia. La morte di un'idea che non aveva il diritto di nascere, e tanto meno di essere accolta e accarezzata." "Non c' niente che non abbia il diritto di nascere, anche un'idea." Volt la testa per guardarla. "Sai di che cosa sto parlando, non vero?" "Credo di s." "Non tutto ci che nasce buono, Meggie." "No. No, ma se nato, era destinato a nascere." "Ti esprimi come un gesuita. Quanti anni hai?" "Ne avr diciassette tra un mese, Padre." "E hai faticato per tutti i tuoi diciassette anni. Be', la fatica ci rende pi vecchi degli anni che abbiamo. A che cosa pensi, Meggie, quando hai il tempo di pensare?" "Oh, a Jims e a Patsy e agli altri ragazzi, a Pa' e a Ma', a Hal e alla zia Mary. A volte a far crescere in me un bambino. Questo mi piacerebbe moltissimo. E a cavalcare, e alle pecore. A tutte le cose di cui parlano gli uomini. Il tempo, la pioggia, l'orto, le galline, quello che far domani." "Non sogni mai di avere un marito?" "No, ma credo che dovr averlo, se vorr far crescere bambini dentro di me. Non bello che un bambino non abbia il padre." Nonostante la sofferenza, sorrise; Meggie era un miscuglio cos bizzarro di ignoranza e di moralit! Poi si volt all'improvviso di lato, le prese il mento nella mano e la contempl. In qual modo fare quello che doveva essere fatto?

"Meggie, non molto tempo fa mi sono reso conto di una cosa che avrei dovuto capire prima. Non sei stata del tutto sincera quando mi hai detto quello a cui pensi, non vero?" "Io..." mormor lei, poi tacgue. "Non hai detto che pensi a me, cos? Se non ci fosse stato niente di male, avresti fatto il mio nome dopo quello di tuo padre. Penso che forse la mia partenza sia una buona cosa, non ti sembra? Sei un po troppo avanti negli anni per avere infatuazioni da scolaretta, ma, a quasi diciassette anni, non sei nemmeno tanto vecchia, eh? Mi piace la tua assenza di saggezza e di esperienza, ma so quanto possono essere dolorose le infatuazioni delle ragazzine; ne ho subite anche troppe." Meggie parve sul punto di parlare, ma poi abbass le palpebre sugli occhi pieni di lacrime, e scosse la testa. "Senti, Meggie, soltanto una fase, un'indicazione sulla strada per diventare donna. Quando sarai diventata una donna, conoscerai l'uomo che destinato a essere tuo marito e sarai di gran lunga troppo impegnata a vivere la tua vita per pensare a me, se non come a un vecchio amico che ti ha aiutata in alcune delle terribili crisi della crescita. Una cosa non devi fare, prendere l'abitudine di sognare di me in modo romantico. Io non potr mai vederti come ti vedr un marito. Non penso affatto a te sotto questa luce, mi capisci, Meggie? Quando dico che ti amo, non intendo dire di amarti come un uomo. Sono un sacerdote, non un uomo. E quindi, non riempirti la testa con sogni sul mio conto. Me ne andr e dubito molto che avr il tempo di tornare, sia pure soltanto per una breve visita." Meggie aveva le spalle curve, come se il fardello fosse stato molto pesante, ma alz la testa per fissare Padre Ralph negli occhi. "Non mi riempir la testa con sogni sul suo conto, non abbia paura."

"Non sono persuaso di avere sbagliato scegliendo la mia vocazione. Appaga una necessit in me come nessun essere umano potrebbe mai fare, nemmeno tu." "Lo so. Posso rendermene conto quando celebra la Messa. C' una forza in lei. Immagino che debba sentirsi come Nostro Signore." "Riesco a sentire ogni respiro trattenuto in chiesa, Meggie! Muoio ad ogni giorno che passa, ma ogni mattina, celebrando la Messa, rinasco. Questo per accade perch sono il prete scelto da Dio, o perch ogni anima del mio gregge?" "Ha qualche importanza? E cos e basta." "Probabilmente non avrebbe alcuna importanza per te, ma ce l'ha per me. Dubito, dubito." Pass a un argomento che le stava pi a cuore. "Non so come riuscir a tirare avanti senza di lei, Padre. Prima Frank, ora lei. In qualche modo, con Hal diverso. So che morto e non potr tornare mai pi. Ma lei vivo, come Frank! Continuer a domandarmi dove si trova, che cosa sta facendo, se gode di buona salute, se potrei fare qualcosa per aiutarla. Dovr addirittura domandarmi se sia ancora vivo, non le sembra?" "Sar cos anche per me, Meggie, e sono certo che cos anche per Frank." "No. Frank ci ha dimenticati... E ci dimenticher anche lei." "Non potr mai dimenticarti, Meggie, mai finch vivr. E sar punito vivendo a lungo, molto a lungo." Si alz e la mise in piedi, poi l'allacci con le braccia, senza stringerla, affettuosamente. "Credo che questo sia il nostro addio, Meggie. Non potremo pi restar soli." "Se lei non fosse un prete, Padre, mi avrebbe sposata?" Il titolo che gli spettava lo irrit. "Non chiamarmi sempre cos! Il mio nome Ralph." Il che non rispose alla domanda. Sebbene la stesse abbracciando, non aveva alcuna intenzione di baciarla. Il viso alzato verso il suo rimaneva quasi invisibile perch la luna

era tramontata, lasciando dietro di s una fitta oscurit. Sentiva i piccoli seni appuntiti contro il petto; una sensazione curiosa, sconvolgente. Ancor pi lo fu il fatto che, con naturalezza, come se si fosse gettata tra le braccia di un uomo ogni giorno della sua vita Meggie gli aveva passato le braccia intorno al collo, allacciandolo con forza. Non aveva mai baciato nessuna donna come un amante, e non voleva farlo adesso; n, pensava, poteva volerlo Meggie. Un bacio affettuoso sulla gota, un rapido abbraccio, lo stesso che avrebbe chiesto a suo padre qualora fosse dovuto partire. Era sensibile e orgogliosa; doveva averla ferita profondamente sottoponendo a uno spassionato esame i suoi sogni preziosi. Indubbiamente, Meggie doveva essere ansiosa quanto lui di affrettare l'addio. L'avrebbe consolata sapere che stava soffrendo pi di lei? Mentre chinava il capo per sfiorarle la gota, lei si sollev in punta di piedi e, pi per fortuna che per abilit, gli tocc le labbra con le sue. Padre Ralph sussult all'indietro come se avesse gustato il veleno del ragno, poi di nuovo abbass il capo prima di perderla, cerc di dire qualcosa contro la bocca chiusa e soave e, nel tentativo di rispondere, Meggie la dischiuse. Il suo corpo parve perdere tutte le ossa, divenire fluido, una calda, sciolta oscurit; un braccio di lui la stringeva alla vita, l'altro le premeva il dorso, con la mano sulla nuca, tra i capelli, tenendole il volto alzato verso il suo, quasi per il timore di poter essere abbandonato proprio in quel momento, prima di aver potuto capire e catalogare l'incredibile presenza che era Meggie. Meggie e non Meggie, troppo estranea per essere familiare, poich la sua Meggie non era una donna, non dava le sensazioni di una donna, non avrebbe mai potuto essere una donna per lui. Cos come lui non sarebbe potuto essere un uomo per lei. La riflessione prevalse sui sensi che affogavano; si strapp via dal collo le braccia della ragazza, la respinse e si sforz di vederne il volto nell'oscurit. Ma teneva la testa

bassa e non voleva guardarlo. "E il momento di andare, Meggie" le disse. La vide avvicinarsi al cavallo senza pronunciar parola montare in sella e aspettarlo; di solito era lui ad aspettarla. Padre Ralph aveva avuto ragione. In quella stagione, Drogheda era inondata di rose, per cui ora la casa sembrava esserne soffocata. Alle otto di quel mattino, nei giardini non restava quasi pi un fiore. I primi conoscenti cominciarono ad arrivare non molto tempo dopo che l'ultima rosa era stata sottratta al cespuglio; una colazione leggera a base di caff e crostini appena abbrustoliti e imburrati era stata preparata nella piccola sala da pranzo. Una volta rinchiusa Mary CarSon nel mausoleo, un pasto pi sostanzioso sarebbe stato servito nella sala da pranzo grande, per rinvigorire i partecipanti alle esequie prima del lungo viaggio di ritorno. La notiza si era sparsa: impossibile dubitare dell'efficienza con cui si diffondevano le voci a Gilly grazie al telefono. Mentre le labbra pronunciavano frasi di circostanza, gli occhi e le menti dietro gli occhi facevano supposizioni, deducevano, sorridevano con malizia. "Mi risulta che stiamo per perderla, Padre" disse Miss Carmichael, con perfidia. Non era mai sembrato tanto remoto, tanto svuotato di ogni sentimento umano come quel mattino, con il camice privo di pizzi, la casula di un nero opaco e la croce d'argento. Si sarebbe detto che fosse presente soltanto con il corpo, mentre lo spirito vagava lontano. Ma abbass gli occhi su Miss Carmichael distrattamente, parve ritrovare se stesso, e sorrise con autentico divertimento. "Dio segue vie misteriose, Miss Carmichael" disse, poi and a parlare con qualcun altro. Che cosa avesse in mente, nessuno sarebbe riuscito a supporlo; il confronto imminente con Paddy a causa del testamento, e il timore di assistere all'ira di Paddy, e il suo bisogno dell'ira e del disprezzo di Paddy.

Prima di cominciare a celebrare la Messa di Requiem, si volt verso i fedeli; il salone era gremito, e odorava a tal punto di rose che nemmeno le finestre spalancate riuscivano a disperderne il profumo greve. "Non intendo pronunciare un lungo elogio funebre" disse con la sua limpida pronuncia quasi oxfordiana e il lieve accento irlandese in sottofondo. "Voi tutti conoscevate Mary Carson. Un pilastro della comunit, un pilastro della Chiesa, che ella amava pi di qualsiasi persona al mondo." A questo punto, taluni giurarono che gli occhi di lui erano colmi di scherno, ma altri, con altrettanta sicurezza, sostennero che li offuscava un vero e perenne dolore. "Un pilastro della Chiesa, che amava pi di qualsiasi persona al mondo" ripet ancor pi chiaramente; anche lui non era uomo da cambiare idea. "Nell'ultima ora della sua vita rimasta sola, ma, ci nonostante, non era sola. Poich, nel momento della morte, Nostro Signore Ges Cristo con noi, entro di noi, e sopporta il fardello della nostra agonia. N la pi grande n la pi umile creatura vivente muoiono sole, e la morte dolce. Siamo qui riuniti a pregare per la sua anima immortale, affinch colei che abbiamo amato nella vita abbia il giusto ed eterno riposo. Preghiamo." La bara improvvisata era talmente coperta di rose da restare invisibile e poggiava su un carrello messo insieme dai ragazzi con pezzi di varie macchine agricole. Ma, nonostante le finestre spalancate e il profumo prepotente delle rose, tutti potevano percepire il fetore del cadavere. Anche il medico aveva parlato. "Al mio arrivo a Drogheda era talmente decomposta che non ho potuto fare a meno

di vomitare", cos si era espresso, parlando con Martin King. "In vita mia non ho mai compassionato nessuno quanto Paddy Cleary, in quel momento, non soltanto perch era stato privato di Drogheda, ma perch doveva spingere quello spaventoso mucchio di putredine nella bara." "Allora non mi far avanti offrendomi di portarla" aveva detto Martin, cos fiocamente, a causa di tutti i ricevitori alzati lungo la linea telefonica a circuito chiuso, che il dottore era stato costretto a fargli ripetere la frase per ben tre volte prima di riuscire a capirla. Ecco il perch del carrello; nessuno era disposto a portare a spalla i resti di Mary Carson attraverso il prato fino al mausoleo. E nessuno si dispiacque quando le porte di quest'ultimo vennero chiuse su di lei e la respirazione pot ridiventare normale, finalmente. Mentre tutti si trovavano nella grande sala da pranzo a mangiare o a fingere di mangiare, Harry Gough condusse Paddy, la sua famiglia Padre Ralph, la signora Smith e le due cameriere nel salotto. Nessuno di coloro che avevano partecipato al funerale intendeva tornare a casa, per il momento; per questo fingevano di mangiare. Volevano essere presenti e vedere la faccia di Paddy quando sarebbe uscito dopo la lettura del testamento. Volendo rendere giustizia a lui e ai suoi, durante le esequie non si erano comportati come se fossero consapevoli della loro nuova posizione sociale. Buono di cuore come sempre Paddy aveva pianto per la sorella, e Fee era sembrata esattamente quella di sempre, come se non si curasse di quello che le accadeva. "Paddy, voglio che lei impugni il testamento" disse Harry Gough, dopo aver letto fino in fondo, con una voce vibrante e indignata, lo stupefacente documento.

"Perfida, vecchia strega!" esclam la signora Smith, sebbene fosse affezionata al sacerdote, lo era molto di pi ai Cleary. Avevano portato bambini e giovent nella sua esistenza. Ma Paddy scosse la testa. "No, Harry! Non potrei fare una cosa simile. La propriet era sua, no? Aveva tutto il diritto di farne ci che le piaceva. Se ha voluto che l'avesse la Chiesa, cos dovr essere. Non nego di essere un po' deluso, ma sono un uomo comune, e forse meglio cos. Non credo che mi sarebbe piaciuta la responsabilit di possedere una propriet vasta come Drogheda." "Lei non capisce, Paddy" disse l'avvocato, esprimendosi adagio e con chiarezza, come se il suo interlocutore fosse stato un bambino. "Non sto parlando soltanto di Drogheda. Drogheda la minima parte di quel che sua sorella aveva da lasciare, mi creda. Possedeva importanti quote azionarie in un centinaio di societ di prim'ordine, era la proprietaria di acciaierie e miniere d'oro, nonch della Michar Limited, con un palazzo d'uffici alto dieci piani e tutto suo a Sydney. Era pi ricca di chiunque altro nell'intera Australia! E strano, ma, non pi di quattro settimane fa, volle che parlassi con i direttori della Michar Limited a Sydney, per accertare la portata esatta del suo patrimOniO. Morendo, ha lasciato qualcosa di pi di tredici milioni di sterline." "Tredici milioni di sterline!" esclam Paddy, come si pu indicare la distanza tra la terra e il sole, qualcosa di totalmente incomprensibile. "Allora deciso, Harry. Non voglio la responsabilit di tutti questi quattrini." "Non una responsabilit, Paddy! Ancora non lo capisce? Un patrimonio simile si auto-amministra! Lei non avrebbe niente a che vedere con il farlo fruttare e il mietere gli utili; vi sono centinaia di persone impiegate esclusivamente per tutelare i suoi interessi. Impugni il testamento, Paddy, la prego! Le trover il miglior civilista del paese, che si batter per lei, anche fino

al Consiglio Privato, se necessario." Rendendosi conto a un tratto che la sua famiglia era interessata quanto lui, Paddy si volt verso Bob e Jack, sedevano l'uno accanto all'altro, smarriti, su una panca di marmo fiorentino. "Ragazzi, che cosa ne dite? Ci tenete ai tredici milioni di sterline di vostra zia Mary? Se ci tenete, impugner il testamento, altrimenti no." "Ma possiamo restare a Drogheda comunque, non cos che dice il testamento?" domand Bob. Fu Harry a rispondere. "Nessuno potr mai scacciarvi da Drogheda finch anche uno solo dei nipoti di vostro padre sar in vita." "Abiteremo qui, nella grande casa, avremo la signora Smith e le ragazze al nostro servizio, e guadagneremo uno stipendio decente" disse Paddy, come se stentasse a credere alla propria fortuna, pi che alla sfortuna. "Allora che altro possiamo volere, Jack?" domand Bob al fratello. "Non sei d'accordo?" "Per me va bene" disse Jack. Padre Ralph si agit irrequieto. Non si era nemmeno concesso il tempo di togliersi i paramenti della Messa di Requiem, n aveva occupato una sedia; come un bruno e splendido stregone, rimaneva in piedi, per met in ombra, in fondo alla stanza, appartato, le mani nascoste sotto la nera casula, la faccia immota e, nelle profondit degli occhi azzurri, un risentimento stordito, inorridito. Non vi sarebbe stata neppure l'anelata punizione dell'ira o del disprezzo. Paddy gli avrebbe servito ogni cosa su un vassoio d'oro di benevolenza, e lo avrebbe persino ringrazato per aver liberato i Cleary di un fardello. "E Fee, e Meggie?" domand il sacerdote in tono aspro, a Paddy. "Tiene in cos poco conto le sue donne da non consultare anche loro?" "Fee?" domand Paddy, in tono ansioso. "Qualsiasi cosa deciderai tu, Paddy. Non mi interessa." "Meggie?" "Non li voglio, i suoi tredici milioni di pezzi d'argento" rispose Meggie,

gli occhi fissi su padre Ralph. Paddy si rivolse all'avvocato. "Allora deciso, Harry. Non vogliamo impugnare il testamento. Che la Chiesa si tenga il denaro di Mary e buon pro le faccia." Harry fece schioccare le mani l'una contro l'altra. "Per tuti i diavoli, non sopporto di vedervi frodati!" "Ringrazio la mia stella per Mary" disse Paddy, con dolcezza. "Se non fosse stato per lei, continuerei a guadagnarmi a stento da vivere nella Nuova Zelanda." Mentre uscivano dal salotto, ferm Padre Ralph e gli tese la mano, alla presenza degli ospiti affascinati, che si raggruppavano sulla soglia della sala da pranzo. "Padre, la prego di non credere che vi sia qualche risentimento da parte nostra. Mary non si mai lasciata influenzare da alcun essere umano in vita sua, sacerdote, o fratello o marito. Creda a me, ha fatto quello che voleva fare. Lei stato infinitamente buono con mia sorella, e infinitamente buono con noi. Non lo dimenticheremo mai." Il rimorso. Il fardello. Padre Ralph quasi non fece il gesto di accettare la mano nodosa e chiazzata, ma la mente del cardinale prevalse, l'afferr febbrilmente, e sorrise tormentato. "Grazie, Paddy. Far in modo, pu starne certo, che non vi manchi mai nulla." Entro quella stessa settimana part, senza pi tornare a Drogheda. Trascorse i pochi giorni prima della partenza mettendo via le sue poche cose e recandosi in tutti gli allevamenti del distretto ove risiedevano famiglie cattoliche; ma non a Drogheda. Padre Watkin Thomas, che era stato di recente nel Galles, venne ad assumere i compiti di parroco nel distretto di Gillanbone, mentre Padre Ralph de Bricassart diveniva segretario privato dell'arcivescovo Cluny Dark. Ma senza

molte incombenze; disponeva di due sottosegretari. Per la maggior parte del tempo, accert esattamente quanto avesse posseduto Mary Carson e dove, e riun le redini dell'amministrazione del patrimonio a favore della Chiesa. Parte terza 1929-1932 Paddy Capitolo 8. Il nuovo anno cominci con il ricevimento offerto da Angus Mac Queen per Hogmanay, a Rudna Hunish, e ancora il trasloco nella grande dimora non era stato completato. Non era una cosa che si potesse sbrigare da un giorno all'altro, tenuto conto del fatto che bisognava imballare suppellettili accumulatesi per sette anni, e che Fee voleva almeno arredare prima il salotto della grande casa. Nessuno aveva la bench minima fretta, sebbene tutti fossero impazienti di trasferirsi. Sotto alcuni aspetti, la grande casa non sarebbe stata diversa: mancava l'energia elettrica e le mosche la popolavano altrettanto fitte. Ma in estate era di almeno undici gradi pi fresca che all'esterno, grazie allo spessore dei muri di pietra e agli alti eucalipti che ne ombreggiavano il tetto. Inoltre, il bagno costituiva un autentico lusso, in quanto disponeva per tutto l'inverno di acqua calda portata sin l mediante tubi collegati alla grossa stufa nella cucina esterna; e inoltre, ogni goccia che correva nelle tubazioni era d'acqua piovana. Sebbene i bagni e le docce bisognasse farli in quel vasto locale, suddiviso in dieci cubicoli, la grande dimora e le case pi piccole erano generosamente dotate di gabinetti con acqua corrente, un lusso inaudito che invidiosi di Gilly erano stati uditi definire sibaritismo. A parte l'Hotel Imperial, due pub, la canonica e il convento cattolico, l'intero distretto di Gillanbone si accontentava di latrine esterne. Eccezion fatta per Drogheda, grazie all'enorme numero di cisterne e ai vasti tetti che raccoglievano acqua piovana. Le regole erano severe: nessuno scarico

superfluo, e liquido disinfestante per le pecore in abbondanza. Ma, dopo le fosse scavate nel terreno, si trattava di un paradiso. Nei primi giorni del precedente mese di dicembre, Padre Ralph aveva spedito a Paddy un assegno di cinquemila sterline, per cominciare a tirare avanti, diceva la sua lettera. Paddy lo consegn a Fee con un'esclamazione di stupore. "Dubito di essere riuscito a guadagnare tanto in tutta una vita di lavoro" disse. La vigilia di Capodanno in cozzee. [N.d..] "Che cosa dovr farne?" domand Fee, fissando l'assegno, poi alz gli occhi su di lui, occhi splendenti. "Denaro, Paddy! Denaro, finalmente, te ne rendi conto? Oh, non mi importa dei tredici milioni di sterline di zia Mary... non c' alcunch di reale in una somma simile. Ma questa reale! Che cosa dovr farne?" "Spendila" si limit a rispondere Paddy. "Qualche vestito nuovo per i ragazzi e per te, magari. E forse ci sono cose che ti piacerebb acquistare per la grande casa? Non mi viene in mente altro che possa occorrerci." "Nemmeno a me, non stupido?" Poi Fee, che sedeva a tavola per la colazione, balz in piedi, e, imperiosamente, fece cenno a Meggie. "Vieni con me figliola, andiamo a dare un'occhiata alla grande casa." Sebbene fossero gi trascorse altre tre settimane, dopo quella frenetica seguita alla morte di Mary Carson, nessuno dei Cleary si era pi avvicinato alla grande dimora. Ma ora l'ispezione di Fee controbilanci la precedente riluttanza. Pass da una stanza all'altra, seguita da Meggie, dalla signora Smith, da Minnie e da Cat, animata come Meggie - sconcertata - non l'aveva mai veduta. Continuava a mormorare tra s e s: questo era spaventoso, quest'altro un vero e proprio

orrore; ma non aveva avuto occhi per i colori, Mary? Non possedeva un briciolo di buon gusto? Si trattenne pi a lungo nel salotto, osservandolo con aria esperta. Soltanto il salone dei ricevimenti lo superava in dimensioni, poich era lungo dodici metri, largo nove e aveva un soffitto alto quattro metri e mezzo. Si trattava di un bizzarro miscuglio del meglio e del peggio in fatto di decorazione e arredamento, dipinto com'era in un color crema uniforme, che il tempo aveva ingiallito e che non faceva risaltare in alcun modo le magnifiche modanature del soffitto e i pannelli scolpiti alle pareti. Le enormi finestre che andavano dal pavimento al soffitto e che si susseguivano per tutti i dodici metri sul lato della veranda, erano nascoste da pesanti tende di velluto marrone e lasciavano in una tetra penombra le sbiadite poltrone marroni, due stupefacenti panchine di malachite, due panchine meravigliose di marmo fiorentino e un massiccio caminetto di marmo crema con venature rosa carico. Sul lucido pavimento di teak erano stati disposti con geometrica precisione tre tappeti Aubusson, mentre una lumiera Waterford lunga un metro e ottanta sfiorava il soffitto. "Merita una lode, signora Smith" dichiar Fee. "E semplicemente spaventoso, ma di una pulizia immacolata. Io le dar qualcosa che valga la pena di tener pulito. Quelle inestimabili panche, senza alcunch per farle risaltare... una vergogna! Sin dal giorno in cui vidi per la prima volta questa stanza, ho desiderato farne qualcosa che possa essere ammirato da chiunque vi entri, ma al contempo qualcosa di tanto comodo da far s che chiunque vi entri desideri restarvi." Lo scrittoio di Mary Carson era un orrore vittoriano. Fee si avvicin ad esso

e al telefono che vi si trovava, dando un buffetto sprezzante al legno scuro. "Il mio scrittoio far una figura meravigliosa qui. Comincer con questa stanza, e, quando sar finita, ci trasferiremo, ma non prima. Allora avremo per lo meno un ambiente nel quale poterci riunire senza sentirci oppressi." Sedette e stacc il ricevitore del telefono dal gancio. Mentre sua figlia e le cameriere formavano un gruppetto allibito, si accinse a mettere in moto Harry Gough. Mark Foys avrebbe spedito campioni di stoffe con la posta serale; la Nock & Kirby avrebbe mandato campioni di vernici; la Grace Brothers campioni di carta da parati; questi e altri negozi di Sydney avrebbero spedito, inoltre, cataloghi preparati appositamente per lei, con la descrizione delle loro mercanzie. Il riso nella voce, Harry assicur che le avrebbe trovato un abile tappezziere e un gruppo di pittori capaci di fare il lavoro meticoloso preteso da Fee. Brava signora Cleary! Avrebbe spazzato via Mary Carson dalla casa. Terminato il colloquio telefonico, tutte le donne ricevettero l'ordine di togliere immediatamente le tende di velluto. Il mucchio di stoffe fin fuori, in un'orgia di sperpero diretta personalmente da Fee, la quale accost con le sue mani la torcia accesa alla catasta. "A noi non servono" disse "e non intendo infliggerle ai poveri di Gillanbone." "S, Ma'" mormor Meggie, paralizzata. "Non metteremo alcuna tenda" continu Fee, per nulla turbata dalla flagrante violazione delle costumanze dell'epoca in fatto di arredamento. "La veranda troppo profonda per consentire al sole di entrare direttamente, e perch allora dovrebbero occorrerci tende? Voglio che questa stanza si veda." Il materiale necessario arriv e arrivarono i pittori e il tappezziere; Meggie e Cat furono fatte salire su scale a pioli per lavare la parte alta delle finestre, mentre la signora Smith e Minnie erano alle prese con il resto,

e Fee andava avanti e indietro a gran passi, osservando ogni cosa con occhi d'aquila. Entro la seconda settimana di gennaio tutto era stato completato, e in qualche modo, naturalmente, la notizia si sparse al telefono. La signora Cleary aveva trasformato il salotto di Drogheda in un palazzo, e la cortesia non imponeva forse che la signora Hopeton si recasse, con la signora King e la signora O'Rourke, a fare una visita di benvenuto nella grande dimora? Nessuno contest che il risultato delle fatiche di Fee fosse la bellezza in assoluto. I tappeti Aubusson color crema, con i loro stinti mazzi di rose rosse e rosa e le foglie verdi erano stati disposti a caso nella sala ripulita a specchio. Una nuova tinta color crema rivestiva le pareti e il soffitto, ogni modanatura e ogni pannello erano stati meticolosamente posti in risalto con dorature, ma gli enormi spazi piatti e ovali dei pannelli risultavano rivestiti con seta nera opaca sulla quale figuravano gli stessi mazzi di rose dei tre tappeti, come stilizzati dipinti giapponesi circondati da dorature su sfondo crema. La lumiera Waterford era stata abbassata in modo che le ultime gocce di cristallo tintinnassero ad appena due metri d'altezza dal pavimento, con ognuno delle migliaia di prismi lucidato fino a rifulgere come un arcobaleno. Su esili tavolini color crema e dorati si trovavano lampade Waterford accanto a posacenere Waterford e a vasi Waterford, con mazzi di rose tea e rosa; tutte le ampie e comode poltrone erano state rivestite a nuovo in seta marezzata color crema chiaro e raggruppate qua e l in modo intimo, con grandi ottomane accostate, invitanti. In un angolo luminoso risaltava la squisita, antica spinetta e su di essa troneggiava un enorme vaso, pieno anch'esso di rose crema e rosa. Sopra il caminetto pendeva il ritratto della nonna di Fee, in crinolina rosa-pallido, e, di fronte a lei, al lato opposto della sala, si trovava un ritratto ancor pi grande di Mary Carson giovane, con i capelli rossi, il viso alquanto somigliante a quello della Regina Vittoria

giovane, con un rigido vestito nero a gonna scampanata, secondo la moda dell'epoca. "Benissimo" disse Fee "ora possiamo trasferirci qui dal torrente. Rimetter a nuovo le altre stanze con comodo. Oh, non bello avere denaro e una casa decente per la quale spenderlo?" Circa tre giorni prima del trasloco, a un'ora tanto mattutina che il sole non era ancora sorto, i galli nel pollaio stavano facendo allegramente chicchirich. "Disgraziati" disse Fee, avvolgendo le porcellane con giornali vecchi. "Non so che cosa credano di aver fatto per cantare tanto! Non abbiamo un uovo in casa per la colazione, e tutti gli uomini sono qui fino al termine del trasloco. Meggie, vai tu per me nel pollaio; io sono occupata." Scrut una pagina ingiallita del Sydney Morning Herald, sbuffando mentre guardava un annuncio di busti a vita di vespa. "Non so perch Paddy si ostini a voler comprare tutti i giornali; nessuno ha mai il tempo di leggerli. Si accumulano troppo rapidamente per poter essere bruciati nella stufa. Guarda questo! Risale a prima che venissimo ad abitare qui. Be', almeno fanno comodo per imballare." Era piacevole vedere la mamma cos allegra, pens Meggie, mentre si precipitava gi per gli scalini dietro casa e attraversava l'aia polverosa. Sebbene tutti fossero logicamente impazienti di andare ad abitare nella grande dimora, Ma' sembrava bramare quel momento come se avesse ricordato che cosa significava vivere in una casa elegante. Com'era intelligente, che gusto perfetto aveva! Cose di cui nessuno si era mai accorto prima, perch mancava sia il tempo, sia il denaro per farle emergere. Meggie si strinse le braccia al seno, eccitata; Pa' aveva speso parte delle cinquemila sterline dal gioielliere di Gilly per acquistare alla mamma una collana e orecchini di perle vere, e sugli orecchini c'erano anche piccoli brillanti. Glieli avrebbe dati in occasione del loro primo pranzo nella grande casa. Ora che aveva veduto

il viso di sua madre liberato dal consueto severo distacco, era impaziente di osservare quale espressione avrebbe avuto nel momento in cui le sarebbero state date le perle. Da Bob ai gemelli, tutti i ragazzi erano in orgasmo per la stessa ragione, perch Pa' aveva mostrato loro il grosso astuccio piatto di cuoio, aprendolo e rivelando i chicchi lattei opalescenti sullo sfondo di velluto nero. La sbocciante felicit della madre li aveva colpiti profondamente; era come assistere all'inizio di una buona pioggia sulla terra assetata. Fino a quel momento, non si erano mai resi conto di quanto fosse stata infelice in tutti gli anni da quando la conoscevano. Il pollaio era enorme e conteneva quattro galli e pi di quaranta galline. Durante la notte, si rifugiavano in una cadente baracca intorno al cui pavimento, meticolosamente scopato, si allineavano cassette arancione piene di paglia per deporre le uova, mentre in fondo si trovavano trespoli situati a varie altezze. Ma, durante il giorno, le galline si aggiravano chiocciando nel vasto spiazzo recintato da una rete metallica. Quando Meggie apr il cancelletto e si infil dentro, le chiocce si raggrupparono avidamente intorno a lei, pnsando di avere il becchime, ma poich lo distribuiva ogni sera, la ragazza rise dei loro stupidi lazzi. "Come chiocce, siete delle buone a niente, sul serio!" le rimprover con severit, mentre frugava nelle cassette. "Quaranta galline e appena quindici uova! Non bastano nemmeno per la colazione, figurarsi per una torta. Bene, vi avverto sin d'ora... se non rimedierete presto, il ceppo per tagliarvi il collo vi aspetta tutte quante, e questo vale anche per i signori del pollaio, non soltanto per le consorti, quindi non drizzate la testa e non gonfiate le penne come se la cosa non vi riguardasse, bei signori!" Con le uova cautamente tenute entro il grembiule, Meggie corse di nuovo in cucina, cantando. Fee sedeva sulla poltrona di Paddy e fissava una pagina dello Smith's Weekly,

la faccia cerea, muovendo le labbra. Meggie ud gli uomini camminare nelle altre stanze e Jims e Patsy, di sei anni, che ridevano nei loro lettini; non dovevano mai alzarsi prima che gli uomini fossero usciti. "Che cos'hai, Ma'?" domand. Fee non rispose, si limit a fissare il vuoto dinanzi a s con il labbro superiore imperlato di sudore, e gli occhi colmi di una sofferenza disperatamente razionale, quasi stesse chiamando a raccolta entro di s ogni risorsa che possedeva per non urlare. "Pappi! Pappi!" grid Meggie in tono acuto, spaventata. Il tono della sua voce lo fece accorrere mentre ancora si infilava la maglietta di flanella, seguito da Bob, Jack, Hughie e Stu. Meggie addit ammutolita sua madre. A Paddy parve che il cuore gli bloccasse la gola. Si chin su Fee e prese tra le dita il polso inerte di lei. "Che cosa c', cara?" le domand, e nessuno dei suoi figli lo aveva mai udito esprimersi in un tono cos tenero; eppure, in qualche modo, sapevano che quello era il tono con il quale egli le parlava quando loro non erano presenti. Fee parve riconoscere quella voce particolare quanto bastava per emergere dallo stravolto stato di trance, e i grandi occhi grigi guardarono la faccia di lui, cos buona e logora. "Qui" disse, additando un breve trafiletto in fondo alla pagina. Stuart era andato a mettersi dietro la madre, posandole la mano con leggerezza sulla spalla; prima di cominciare a leggere la notizia, Paddy sbirci il figlio, guardandolo negli occhi cos simili a quelli di Fee, e annu. Ci che lo aveva aizzato alla gelosia in Frank, non sarebbe mai riuscito a fare altrettanto nel caso di Stuart; come se il loro affetto per Fee li unisse strettamente, invece di separarli. Paddy lesse a voce alta, adagio, e il suo tono di voce divenne sempre e sempre pi triste. Il titolo, a caratteri piccoli, diceva:

PUGILe CONDANNATO ALL'ERGASToLO. Francis Armstrong Cleary, di ventisei anni, pugile di professione, stato oggi riconosciuto colpevole, dal tribunale distrettuale di Goulburn, di avere assassinato Ronald Albert Cumming, di anni 32, operaio, nello scorso luglio. La giuria pervenuta al verdetto dopo aver deliberato per soli dieci minuti, proponendo la condanna pi severa che la Corte potesse infliggere. Si trattato, ha detto il giudice Fitz-Hugh-Cunneally, di un caso di lampante colpevolezza. Cumming e Cleary avevano avuto un violento litigio nel bar dell'Hotel Harbor, il 23 luglio. Quella stessa sera, sul tardi, il sergente Tom Beardsmore, della polizia di Goulburn, accompagnato da due agenti, si rec all'Hotel Harbor, chiamatovi dal proprietario, il signor James Cogilvie. Nel vicolo dietro l'albergo, la polizia trov Cleary che sferrava calci alla testa di Cumming, ormai privo di sensi. Aveva i pugni imbrattati di sangue e tra le dita ciuffi dei capelli di Cumming. Al momento dell'arresto, Cleary era ubriaco, ma lucido. Fu accusato di aggressione e percosse, ma l'imputazione divenne di assassinio dopo la morte di Cumming il giorno dopo all'ospedale del distretto di Goulburn, per lesioni cerebrali. L'avvocato difensore Arthur Whyte ha sostenuto la tesi della non colpevolezza dell'imputato per infermit mentale, ma quattro medici, deponendo per la pubblica accusa, hanno asserito inequivocabilmente che, in base a quanto dispone la legge McNaughton, Cleary non poteva essere considerato malato di mente. Nella sua allocuzione alla giuria, il giudice Fitz-Hugh-Cunneally ha detto che non era questione di innocenza o colpevolezza, in quanto il verdetto ovviamente poteva essere soltanto "colpevole" ma che la invitava a ben meditare sulle raccomandazioni di clemenza o severit, poich si sarebbe

attenuto a esse. Al momento di condannare Cleary, il giudice Fitz-HughCunneally ha definito il delitto "un esempio di barbarie sub-umana" e ha espresso il proprio rincrescimento per il fatto che lo stato di ubriachezza dell'imputato e la non premeditazione del delitto impedivano la condanna all'impiccagione; in effetti, egli considerava le mani di Cleary un'arma mortale quanto una pistola o un coltello. Cleary stato condannato ai lavori forzati a vita e dovr scontare la pena nel carcere di Goulburn, destinato ai detenuti pi violenti. Alla domanda se avesse qualcosa da dire, Cleary ha rispostO: "Chiedo soltanto che mia madre non venga avvertita". Paddy alz gli occhi sull'orlo della pagina per vedere la data: 6 dicembre 1925. "E accaduto pi di tre anni fa" disse, fiocamente. Nessuno gli rispose o si mosse, perch nessuno sapeva che cosa fare, da un'altra stanza della casa giungevano le risatine allegre dei gemelli, le loro vocette acute che ciangottavano. "Chiedo soltanto... che mia madre... non venga avvertita" mormor Fee, in preda allo stordimento. "E nessuno lo ha fatto! Oh, Dio! Mio povero, povero Frank!" Paddy si asciug le lacrime dalla faccia con il dorso della mano libera, poi si accosci davanti a lei, accarezzandole con dolcezza il grembo. "Fee cara, fai le valige. Andiamo da lui." Si alz a mezzo, ma Poi ricadde sulla poltrona, gli occhi, nel viso minuto e bianco, spalancati e fissi come se fosse morta, le pupille enormi e rivestite da una pellicola dorata. "Non posso andare da lui" disse, senza il bench minimo indizio di sofferenza, eppure facendo sentire a tutti che la sofferenza era in lei. "Vedermi lo ucciderebbe. Oh, Paddy, lo ucciderebbe! Lo conosco cos bene... il suo orgoglio, la sua ambizione, la decisione di diventare una persona importante. Lasciamo che sopporti da solo la vergogna, se cos vuole. Lo hai letto. 'Chiedo soltanto che mia madre non venga avvertita.' Dobbiamo

aiutarlo a mantenere segreta la cosa. Come potrebbe giovare, a lui o a noi, parlargli?" Paddy piangeva ancora, ma non per Frank; per la vita che si era spenta sulla faccia di Fee, per la morte che aveva negli occhi. Uno iettatore, ecco che cos'era sempre stato il ragazzo; un disastroso apportatore di disgrazie, sempre frapposto tra Fee e lui, la ragione per cui lei si era sottratta al suo cuore e al cuore dei suoi figli. Ogni volta che sembrava esservi un po' di felicit in serbo per Fee, Frank gliela toglieva. Ma l'amore di Paddy per sua moglie era profondo e impossibile a sradicarsi quanto quello di Fiona per Frank; non gli sarebbe pi stato possibile servirsi del ragazzo come di un capro espiatorio, non dopo quella sera alla canonica. Pertanto disse: "Bene, Fee, se ritieni che sia preferibile non tentare dj recarsi da lui, non andremo. Eppure, vorrei sapere che sta bene, vorrei essere certo che, qualsiasi cosa sia possibile fare per Frank, venga fatta. Se scrivessi a Padre de Bricassart e gli chiedessi di occuparsi del ragazzo?" Gli occhi di Fiona non si ravvivarono, ma un'ombra di rosa le si diffuse sulle gote. "S, Paddy, scrivigli. Ma spiegagli molto chiaramente come stanno le cose; non deve dire a Frank che noi sappiamo. Forse sar meno penoso per lui avere la certezza che ignoriamo tutto." Di l a pochi giorni, Fee ritrov quasi tutta la sua energia, e l'interessamento con il quale rimetteva a nuovo la grande dimora la tenne occupata. Ma la sua placidit ridivenne severa, anche se meno torva, incapsulata da una calma inespressiva. Sembrava avere pi a cuore il futuro aspetto della casa che il benessere della famiglia. Forse li credeva capaci di badare a se stessi spiritualmente, e riteneva che la signora Smith e le cameriere si trovassero l per occuparsi di loro materialmente. Eppure, la scoperta della situazione di Frank aveva colpito tutti, profondamente. I ragazzi pi grandi

si affliggevano molto per la madre e trascorrevano notti insonni ricordandone il viso in quel momento spaventoso. L'amavano, e la sua allegria, nelle poche settimane precedenti, aveva consentito loro di intravvedere un'immagine di lei che non dovevano pi dimenticare e che faceva nascere in essi il desiderio appassionato di farla rivivere. Se il padre era stato il perno intorno al quale avevano girato le loro esistenze fino a quel momento, da allora in avanti accanto a lui posero la madre. Cominciarono a trattarla con una sollecitudine tenera, assorta, che tutta l'indifferenza di lei non riusciva a respingere. Da Paddy a Stu, i Cleary maschi cospirarono per far s che Fee potesse avere qualsiasi cosa desiderasse dalla vita, e pretesero che tutti si adoprassero a tale fine. Nessuno doveva farle del male o addolorarla ancora. E quando Paddy le offr le perle e lei le accett con una breve e inespressiva parola di ringraziamento, senza osservarle con piacere o con interesse, tutti pensarono quanto diversamente Fee avrebbe reagito se non fosse stato per Frank. Se non si fossero trasferiti nella grande dimora, la povera Meggie avrebbe sofferto molto pi di quanto soffr, poich, pur senza ammetterla appieno nel loro clan esclusivamente maschile per la protezione di Ma' (forse perch intuivano che la sua partecipazione era pi riluttante della loro), sia il padre, sia i fratelli maggiori si aspettavano che lei si addossasse tutti i compiti palesemente ripugnanti per Fee. In effetti, la signora Smith e le cameriere aiutarono Meggie a sostenere il fardello. Ripugnavano soprattutto a Fee i suoi due figlioli pi piccoli, ma la signora Smith si assunse tutta la responsabilit di badare a Jims e a Patsy, e con tanto ardore che Meggie non riusc a compassionarla, anzi, in un certo qual modo le fece piacere che i due bambini potessero finalmente appartenere del tutto alla governante. Anche Meggie si affliggeva per sua madre, ma non certo con tutto il cuore come

gli uomini, perch la sua lealt veniva posta a durissima prova, l'istinto della maternit, in lei cos forte, veniva profondamente offeso dalla crescente indifferenza di Fee nei confronti di Jims e Patsy. Quando avr bambini miei, si diceva, non amer mai uno di loro pi degli altri. Abitare nella grande dimora fu senza dubbio molto diverso. Dapprima parve strano ad ognuno avere una camera da letto tutta per s, e alle donne parve ancora pi strano non doversi sobbarcare ogni sorta di faccenda domestica, in casa o fuori di casa. Minnie, Cat e la signora Smith sbrigavano, tra tutte e tre, ogni cosa; facevano il bucato, stiravano, cucinavano e pulivano la casa, e ogni proposta di aiutarle le scandalizzava. In cambio di cibo in abbondanza e di un piccolo compenso, una teoria interminabile di vagabondi veniva segnata temporaneamente nei registri dell'allevamento, con la qualifica di uomini di fatica: spaccavano la legna per i caminetti della dimora, si occupavano del pollame e dei maiali, mungevano le vacche, aiutavano il vecchio Tom a curare i bei giardini, facevano tutte le grosse pulizie. Paddy aveva avuto uno scambio di lettere con Padre Ralph. Il reddito del patrimonio di Mary ammonta grosso modo a quattro milioni di sterline annui, grazie al fatto che la Michar Limited una societ privata i cui capitali sono investiti quasi esclusivamente nell'acciaio nella marina mercantile e nelle miniere (scrisse il sacerdote]. Di conseguenza, quanto ho assegnato a voi una semplice goccia nel secchio Carson e non ammonta neppure a un decimo degli utili annui dell'allevamento di Drogheda. Lei non deve neppure preoccuparsi per gli anni cattiVI In quanto l'attivo dell'allevamento di Drogheda tanto ingente che con I soli Interessi potr pagarla per sempre,

se necessario. Il denaro che lei ricever, pertanto, non pi di quanto merita, e non intacca minimamente gli utili della Michar Limited. Si tratta dei profitti dell'allevamento, non di quelli della societ. Io le chiedo soltanto di tenere onestamente aggiornati i registri, affinch possano essere esaminati dai sindaci. Dopo aver ricevuto questa lettera, Paddy tenne una riunione di famiglia nel meraviglioso salotto, una sera che tutti si trovavano in casa. Sedette, con gli occhiali a mezze lenti, cerchiati in acciaio, su un'ampia poltrona color crema, i piedi comodamente appoggiati sulla vicina ottomana, la pipa in un posacenere Waterford. "Come bello qui." Sorrise, guardandosi attorno con piacere. "Credo che dovremmo ringraziare Ma' per questo, non vi sembra, ragazzi?" Vi furono mormorii di assenso da parte dei "ragazzi"; Fee chin il capo l ove sedeva, su quella che era stata la poltrona a conchiglia di Mary Carson, ora rivestita in seta marezzata color crema. Meggie spinse i piedi sotto l'ottomana che aveva preferito a una poltrona e tenne gli occhi ostinatamente fissi sulla calza che stava rammendando. "Oh, dunque, Padre de Bricassart ha disposto ogni cosa ed stato molto generoso" continu Paddy. "Ha depositato settemila sterline in banca a mio nome e ha aperto un libretto di risparmio per ognuno di voi, con un deposito iniziale di duemila sterline. Io ricever uno stipendio di quattromila sterline annue come direttore dell'allevamento e Bob avr uno stipendio di tremila sterline annue come vice-direttore. Tutti i ragazzi che lavorano - Jack, Hughie e Stu - saranno compensati con duemila sterline all'anno, e i pi piccoli riceverannO mille sterline annue per ciascuno finch non saranno grandi abbastanza per decidere che cosa vorranno fare. "Una volta cresciuti, l'allevamento garantir a ognuno di loro un reddito annuo pari a quello di chi lavora a Drogheda, anche se non vorranno restare qui. All'et di dodici anni, Jims e Patsy andranno come convittori nel collegio

Riverview di Sydney, e vi completerannO gli studi a spese della propriet. "Ma' ricever duemila sterline l'anno, e cos Meggie. Le spese per la manutenzione della casa sono state calcolate in cinquemila sterline annue, sebbene non sappia davvero perch mai Padre Ralph pensi che occorra tanto. Nell'eventualit che vogliamo apportare modifiche importanti, dice lui. Ho inoltre le sue istruzioni per quanto concerne i salari della signora Smith, di Minnie e di Cat, e devo dire che generoso. Gli altri salari li stabilir io. Ma la mia prima decisione come direttore quella di assumere almeno altri sei guardiani delle greggi, affinch Drogheda possa essere mandata avanti a dovere. L'allevamento troppo vasto per un pugno di uomini." E non aggiunse altro per quanto concerneva i criteri con i quali sua sorella aveva amministrato la propriet. Nessuno di loro si era mai sognato di possedere tanto denaro; rimasero immobili e silenziosi, sforzandosi di assimilare la loro grande fortuna. "Non spenderemo mai nemmeno la met di tutti questi soldi, Paddy" disse Fee. "Non ci ha lasciato alcuna spesa da affrontare." Paddy la guard con dolcezza. "Lo so, Ma'. Per piacevole, non ti sembra, non doverci mai pi preoccupare per i quattrini?" Poi si schiar la voce. "Be' a me pare che Ma' e Meggie, in particolare, si troveranno con un po' di tempo libero" continu. "Io non sono mai stato un granch bravo con i numeri, per Ma' sa addizionare, sottrarre, dividere e moltiplicare come un'insegnante di aritmetica. Sar pertanto Ma' a tenere i registri di Drogheda, anzich lo studio di Harry Gough. Non me ne ero mai reso conto, ma Harry aveva assunto un impiegato soltanto per tenere la contabilit dell'allevamento e in questo

momento a corto di personale, per cui sarebbe ben contento di passare tutto a noi. In effetti, stato lui a osservare che Ma' sarebbe un'ottima contabile. Mander qualcuno da Gilly a insegnarti come si fa, Fee. A quanto pare, piuttosto complicato. Dovrai far quadrare le somme sui registri e sul libro cassa, tenere il giornale, registrare tutto, e cos via. Ce n' abbastanza per tenerti occupata, ma la cosa non ti stancher come cucinare e fare il bucato, non ti sembra?" Meggie aveva gi sulla punta della lingua un grido. "E io? Ho cucinato e fatto il bucato tanto quanto Ma'!" Fee stava sorridendo davvero, per la prima volta dopo la notizia di Frank. "Questo lavoro mi piacer, Paddy, sul serio. Far s che mi senta parte di Drogheda." "Bob ti insegner a guidare la nuova Rolls Royce, perch toccher a te andare a Gilly, in banca e per parlare con Harry. Inoltre, sar piacevole per te sapere che puoi recarti in automobile ovunque, senza dover dipendere da nessuno. Siamo troppo isolati, qui. Ho sempre avuto l'intenzione di insegnare a voi donne a guidare, ma prima non ce n' mai stato il tempo. Sei d'accordo, Fee?" "D'accordissimo, Paddy" rispose lei, lietamente. "E ora, Meggie, dobbiamo pensare a te." Meggie pos calza e ago e alz gli occhi sul padre con un misto di curiosit e di risentimento, certa di sapere che cosa avrebbe detto: sua madre essendo occupata con la contabilit, a lei sarebbe toccato il compito di dirigere l'andamento della casa. "Non sopporterei di vederti diventare una signorinella oziosa e snob, come certe figlie di allevatori che conosciamo" disse Paddy con un sorriso che elimin ogni disprezzo dalle sue parole. "Di conseguenza, metter al lavoro a tempo pieno anche te, piccola Meggie. Tu baderai ai recinti interni... Borehead, Creek,

Carson, Winnemurra e North Tank. Inoltre, ti occuperai anche dello Home Paddock. Sarai responsabile dei cavalli da lavoro, quelli utilizzati e quelli a riposo. Quando si riuniranno le greggi e nasceranno gli agnelli, lavoreremo tutti insieme, naturalmente; ma per il resto sarai in grado di cavartela da sola, ritengo. Jack potr insegnarti a servirti dei cani e ad adoperare la frusta. Sei ancora una ragazza indiavolata, e cos mi son detto che avresti preferito lavorare nei pascoli anzich in casa" concluse sorridendo ancor pi di prima. Risentimento e scontento erano volati fuori della finestra, mentre lui parlava; era, una volta di pi, il suo Pappi, che l'amava e pensava a lei. Come poteva esserle saltato in mente di dubitare tanto di lui? Si vergogn a tal punto che volentieri si sarebbe punita conficcandosi in una gamba il grosso ago da rammendo. Il viso le splendeva. "Oh, Pappi, lo adorer, questo lavoro!" "E io, Pa'?" domand Stuart. "Le donne non hanno pi bisogno di te in casa, per conseguenza tornerai nei recinti." "Benissimo, Pa'." Il ragazzo guard Fee con nostalgia, ma non disse niente. Fee e Meggie impararono a guidare la nuova Rolls-Royce che era stata consegnata a Mary Carson una settimana prima della sua morte, e Meggie impar a far lavorare i cani mentre Fee imparava a tenere i registri. Se non fosse stato per la protratta assenza di Padre Ralph, Meggie si sarebbe sentita completamente felice. Questo era ci cui aveva sempre anelato: trovarsi nei pascoli a cavallo, fare il lavoro di un mandriano. Ma la sofferenza a causa di Padre Ralph era sempre presente, e il ricordo del suo bacio costituiva qualcosa da sognare, da tesoreggiare, da gustare di nuovo, mille volte. Tuttavia, il ricordo era di gran lunga inferiore alla realt; per quanto ci provasse, le vere sensazioni non potevano essere evocate, e tornava soltanto

una loro ombra, come una nube triste e tenue. Quando egli scrisse per parlare loro di Frank, le sue speranze che il sacerdote potesse avvalersi della cosa come di un pretesto per venire a Drogheda furono bruscamente infrante. La descrizione del viaggio cui Padre Ralph si era sobbarcato per andare a far visita a Frank nel carcere di Goulburn evitava accuratamente di accennare alla soffernza che egli aveva provato e non parlava minimamente della psicosi sempre pi grave del giovane. Il prete aveva tentato invano di far trasferire Frank nel manicomio Morisset per i criminali malati di mente; non era stato ascoltato da nessuno. Di conseguenza, si limitava a dipingere un'immagine idealistica di Frank, rassegnato a pagare le sue colpe nei confronti della societ; e in un passo della lettera, ben sottolineato, diceva a Paddy che Frank ignorava come la sua famiglia fosse informata. Il sacerdote si era limitato ad assicurargli di averlo saputo dai giornali di Sydney, promettendogli inoltre di fare in modo che la famiglia non lo sapesse mai. Dopodich, aveva avuto l'impressione che Frank fosse molto pi calmo, diceva, e non aggiungeva altro. Paddy parlava di vendere la cavalla saura di Padre Ralph. Meggie montava il castrato nero, pi sensibile al morso e di indole pi docile. "Oh, ti prego, Pappi, posso cavalcare anche la cavalla saura" lo supplic Meggie. "Pensa come sarebbe spaventoso se, dopo tutte le sue gentilezze nei nostri riguardi, Padre Ralph dovesse venire a farci visita e constatasse che gli abbiamo venduto la giumenta!" Paddy la fiss cogitabondo. "Meggie, non credo che il Padre torner." "Ma potrebbe venire! Non si sa mai!" Gli occhi cos simili a quelli di Fee furono troppo per lui; non seppe indursi a farla soffrire pi di quanto avesse gi sofferto, povera piccola creatura. "E sta bene, allora, Meggie, terremo la giumenta, ma accertati di montare con regolarit sia la cavalla, sia il castrato, perch non voglio un cavallo grasso a Drogheda, chiaro?" Fino a quel momento, non le era piaciuto servirsi della cavalcatura di Padre Ralph, ma, da allora in poi, altern i due animali nelle scuderie, cos da dare

modo a entrambi di smaltire l'avena. Era una gran bella cosa che la signora Smith, Minnie e Cat adorassero i gemelli, poich, con Meggie nei recinti e Fee che sedeva per ore al suo scrittoio, in salotto, i due bimbetti si divertivano un mondo. Erano sempre tra i piedi, ma con tanta allegria e un buon umore cos costante, che nessuno sarebbe riuscito ad adirarsi con loro a lungo. La notte, nella sua piccola casa, la signora Smith, convertita da tempo al cattolicesimo, si inginocchiava per recitare le preghiere con una gratitudine cos traboccante nel cuore da non riuscire a contenerla. Non aveva mai avuto figli suoi che l'allietassero quando Rob era in vita, e per anni la grande dimora era rimasta senza bambini, con il divieto, per giunta, alla servit, di avere rapporti con chi abitava nelle case dei guardiani lungo il torrente. Ma all'arrivo dei Cleary, parenti di Mary Carson c'erano stati bambini, finalmente; e ora Jims e Patsy abitavano addirittura nella dimora. Era stato un inverno asciutto, e le piogge estive non vennero Alta fino alle ginocchia e lussureggiante l'erba fulva inarid sotto il sole cocente finch anche l'interno di ogni stelo divenne friabile. Per guardare i pascoli, bisognava socchiudere gli occhi e abbassare ben bene la tesa del cappello sulla fronte; l'erba aveva finito con il diventare argentata come uno specchio, e piccoli vortici a spirale si spostavano veloci tra baluginanti miraggi azzurri, spostando mucchietti di foglie secche e di steli d'erba avvizziti. Persino gli alberi erano inariditi, e la corteccia si staccava dai tronchi a strisce rigide che si sgretolavano. Nessun pericolo, ancora, che le pecore morissero di fame... l'erba avrebbe resistito per un altro anno almeno, forse di pi... ma non faceva piacere a nessuno vedere tutto cos asciutto. Esisteva sempre la possibilit che non piovesse nemmeno l'anno seguente, o per due anni. Negli anni buoni, avevano venticinque o trenta centimetri di precipitazioni, in un anno cattiVo poco piu di dieci, o magari non pioveva affatto.

Nonostante la calura e le mosche, Meggie amava la vita nei pascoli ove metteva al passo la giumenta saura dietro un gregge belante, mentre i cani si appiattivano sul terreno, la lingua ciondolante, ingannevolmente disattenti. Ma bastava che una pecora balzasse fuori dal gregge ben pigiato e il cane pi vicino partiva di corsa, un fulmine di vendicativit, i denti aguzzi smaniosi di azzannare qualche zampa sfortunata. Meggie precedette a cavallo il gregge, un gradito sollievo dopo aver respirato il polverone delle pecore per parecchi chilometri, e apr il cancello del recinto. Aspett con pazienza mentre i cani, felici di mostrarle quel che sapevano fare, mordicchiavano e spronavano le pecore, costringendole a passare. Pi difficile era radunare e trasferire le greggi, poich le stupide bestie sferravano calci o si lanciavano alla carica, non di rado uccidendo un cane distratto, in quei momenti doveva intervenire l'uomo, facendo la sua parte con la frusta, ma i cani amavano il pericolo. In ogni modo, trasferire le greggi non era compito di Meggie, a questo provvedeva Paddy personalmente. I cani non finivano mai di affascinarla; la loro intelligenza era fenomenale. Quasi tutti i cani di Drogheda erano kelpiesI, dal ricco mantello di un rossastro fulvo, con le zampe, il petto e le arcate sopraccigliari color crema, ma c'erano anche i blu del Queensiand, pi grossi, con mantelli blu-grigi chiazzati di nero, e ogni possibile variet di incroci tra kelpiesi e "blu". Le femmine andavano in calore, venivano accoppiate scientificamente, ingrossavano e figliavano; una volta svezzati e cresciuti, i cuccioli erano posti alla prova nei recinti e, se dimostravano di essere capaci, li si teneva o li si vendeva, altrimenti gli si sparava. Chiamati i cani con un fischio, Meggie chiuse il cancello sul gregge e diresse la cavalla saura verso casa. Nei pressi si trovava un vasto bosco, eucalipti dalla corteccia fibrosa, eucalipti dalla corteccia compatta, bossi neri, qualche wilga ai margini. Cavalc all'ombra con sollievo e, avendo ora il tempo di guardarsi attorno, lasci va (_"-Letteralmente "spiriti maligni", in scozzese. [N.d.T.]_) gare gli occhi qua e l con gioia. Tutti gli eucalipti erano gremiti

da una sorta di piccole cornacchie che ciangottavano e fischiavano parodiando gli uccelli canterini; fringuelli volavano di ramo in ramo; due cacatua dalla cresta color zolfo se ne stavano appollaiati, reclinando il capo da un lato e osservandola con gli occhietti ammiccanti; cutrettole raspavano la terra in cerca di formiche, facendo dondolare l'assurda coda, corvi gracchiavano luttuosamente: il loro era il verso pi fastidioso di tutto il repertorio di canti della boscaglia, tanto sembrava privo di gioia, desolato e in qualche modo tale da raggelare l'anima, come se parlasse di carni putride, di carogne e tafani. Pensare che un corvo potesse cantare come un melifagide, un uccello-campana (cos veniva chiamato in Australia) era impossibile; verso e funzione si armonizzavano perfettamente. Inutile dirlo, c'erano mosche dappertutto; Meggie portava un velo sopra il cappello, ma le sue braccia nude venivano tormentate costantemente e la giumenta saura non smetteva mai di frustarsi i fianchi con la coda, le sue carni non finivano mai, nemmeno per un secondo, di fremere e di guizzare. Meravigliava Meggie il fatto che, anche attraverso lo spessore del pelo e della pelle, i cavalli potessero sentire qualcosa di cos delicato e aereo come una mosca. Le mosche bevevano il sudore, ecco perch tormentavano tanto cavalli che esseri umani; ma gli uomini non consentivano mai ad esse di fare quel che facevano alle pecore, per cui le mosche si servivano soltanto delle pecore per uno scopo pi intimo: deponevano le loro uova sulla lana del groppone, o ovunque la lana fosse umida e sudicia. L'aria vibrava dappertutto del ronzio delle api, ed era animata da vivide e fulminee libellule, in cerca dei canali del pozzo artesiano, da farfalle squisitamente colorate e da falene diurne. La cavalla capovolse con uno zoccolo un pezzo di legno putrido; Meggie ne fiss il lato inferiore e si sent accapponare la pelle. C'erano vermi, grassi e bianchi e schifosi, pidocchi

del legno e lumache, enormi millepiedi e ragni. Conigli selvatici balzavano fuori dalle loro tane e saettavano via, facendo balenare il dorso nero, la coda bianca simile a un piumino da cipria, poi si voltavano a sbirciare, il naso guizzante. Pi avanti, un echidna interruppe la sua ricerca di formiche, preso dal panico all'avvicinarsi di Meggie: cominci a scomparire sotto un tronco enorme, scavando con le zampe dai robusti artigli. I suoi movimenti, mentre scavava, erano buffoneschi, gli aculei crudeli rimanevano appiattiti sul corpo per rendergli pi facile infilarsi sottoterra, e il terriccio volava via a grumi. Meggie usc dal bosco sulla pista principale che conduceva alla dimora. Uno strato di grigio maculato ne rivestiva la polvere, uccelli galah che becchettavano insetti o vermi; ma, udendola sopraggiungere, spiccarono il volo in massa. Fu come essere sommersa da un'ondata color rosamagenta; i petti e il lato inferiore delle ali degli uccelli la sorvolarono, e il grigio si tramut magicamente in un rosa-carico. Se dovessi andarmene da Drogheda domani, pens, per non tornare mai pi, nei miei sogni la rivedrei sommersa dai ventri rosa degli uccelli galah... La siccit deve cominciare a essere grande anche lontano da qui; stanno arrivando i canguri, sempre pi numerosi... Uno stuolo enorme di canguri, forse duemila animali, era stato spaventato dai galah mentre brucava pacificamente, e prese la fuga in lontananza con lunghi balzi aggraziati, che divoravano i chilometri pi rapidamente di ogni altro animale, tranne gli em. I cavalli non riuscivano a stargli dietro. Tra l'uno e l'altro di questi deliziosi momenti di attenzione alla natura, Meggie pensava a Ralph, come sempre. Nel suo intimo, non aveva mai catalogato come infatuazione dell'adolescenza quel che provava per lui, lo chiamava

semplicemente amore, come facevano gli scrittori nei libri. I suoi sintomi e i suoi stati d'animo non erano diversi da quelli di un'eroina di Ethel M. Dell. N sembrava giusto che un ostacolo artificioso come il sacerdozio potesse frapporsi tra lei e quel che voleva da Ralph, vale a dire averlo come marito. Vivere con lui come Pappi con Ma', in una armonia tale che egli l'avrebbe adorata come suo padre adorava sua madre. Non era mai sembrato a Meggie che Fiona facesse molto per meritarsi l'adorazione del marito, eppure egli l'adorava. Di conseguenza, Ralph avrebbe constatato ben presto come vivere con lei fosse di gran lunga meglio che vivere solo. Meggie, infatti, non aveva ancora capito che il sacerdozio di Ralph era qualcosa cui egli non avrebbe mai potuto rinunciare. Eppure, sapeva ch'era proibito avere come marito o come amante un prete, ma aveva preso l'abitudine di aggirare l'ostacolo spogliando Ralph della sua veste religiosa. L'istruzione impartitale in fatto di cattolicesimo non era mai arrivata al punto da prendere in esame la natura dei voti sacerdotali; lei non sentiva alcuna necessit della religione, e perci non aveva mai approfondito la questione di sua iniziativa. Poich non ricavava alcuna soddisfazione dalle preghiere, Meggie ubbidiva alle leggi della Chiesa soltanto perch il non farlo significava bruciare all'inferno per tutta l'eternit. Nel sogno a occhi aperti di quel momento, si libr nella beatitudine di vivere con lui e dormire con lui, come facevano Ma' e Pa'. Poi il pensiero della vicinanza di Ralph la eccit e fece s che si agitasse irrequieta sulla sella; tradusse l'eccitazione, non disponendo di alcun altro criterio, in un diluvio di baci. Anche cavalcare nei pascoli non aveva fatto progredire per nulla

la sua educazione sessuale, poich il mero odore di un cane fiutato da lontano scacciava ogni desiderio di accoppiarsi dalla mente di qualsiasi animale, e, come in tutti gli allevamenti, gli accoppiamenti indiscriminati non erano consentiti. Quando agli arieti veniva data via libera tra le pecore di un determinato recinto, Meggie riceveva l'ordine di recarsi altrove, e vedere un cane che ne montava un altro significava per lei soltanto che era il momento di servirsi della frusta per separare la coppia e per impedire che continuasse a "giocare". Forse nessun essere umano ha la possibilit di giudicare che cosa sia peggio, se un anelito rudimentale, con l'irrequietudine e l'irritabilit conseguenti, o un desiderio specifico, con la caparbia volont di soddisfarlo. La povera Meggie anelava, senza sapere affatto a che cosa, ma la spinta fondamentale esisteva, e la trascinava inesorabilmente nella direzione di Ralph de Bricassart. Pertanto lo desiderava, lo sognava, lo voleva; e si affliggeva perch, nonostante il suo proclamato affetto per lei, egli le attribuiva cos poca importanza da non venire mai a trovarla. Nel bel mezzo dei suoi pensieri si fece avanti a cavallo Paddy che, come lei, tornava a casa seguendo lo stesso sentiero; con un sorriso, Meggie tir le redini della giumenta saura e aspett di essere raggiunta. "Che bella sorpresa" disse Paddy, mettendo al passo il suo vecchio roano accanto alla cavalla di mzza et della figlia. "Gi davvero" disse lei. "Sono ancora pi aridi i pascoli lontani?" "Un po' pi che qui, credo. Signore Iddio, non ho mai visto tanti canguri! La siccit dev'essere tremenda dalle parti di Milparinka Martin King proponeva una grande sparatoria, ma non vedo come anche un esercito armato di mitragliatrici potrebbe ridurre il numero dei canguri in misura sufficiente per accorgersi della differenza."

Era cos caro, cos premuroso e indulgente e affettuoso; e le capitava di rado di trovarsi con lui senza la presenza di almeno uno dei fratelli. Prima di poter cambiare idea, Meggie pose la domanda che esprimeva il suo dubbio, il dubbio dal quale si sentiva rosicchiata e devastata nonostante tutta la sua intima sicurezza. "Pappi, perch Padre de Bricassart non viene mai a farci visita?" "E molto occupato, Meggie" rispose Paddy, ma il suo tono di voce divenne circospetto. "Ma anche i preti hanno un periodo di vacanza, no? Drogheda gli piaceva tanto. Sono certa che vorrebbe trascorrere qui le sue vacanze." "Sotto un certo aspetto i sacerdoti hanno vacanze, Meggie, ma, sotto un altro, sono sempre impegnati. Per esempio, ogni giorno della loro vita devono celebrare la Messa, anche quando sono soli. Credo che Padre de Bricassart sia un uomo molto assennato e sappia che non mai possibile tornare indietro, a un modo di vivere ormai finito. Per lui, piccola Meggie, Drogheda fa parte del passato. Se tornasse, non vi si troverebbe pi bene come un tempo." "Vuoi dire che ci ha dimenticati" mormor lei, con la voce fioca. "No, non proprio. Se ci avesse dimenticati, non scriverebbe cos spesso e non chiederebbe notizie di ognuno di noi." Si gir sulla sella gli occhi azzurri compassionevoli. "Credo sia preferibile che non torni mai pi, e pertanto non lo incoraggio a pensarci invitandolo." "Pappi!" Paddy si tuff risoluto nelle acque torbide. "Ascolta, Meggie, fai male ad abbandonarti ai sogni sul conto di un sacerdote, ed ormai tempo che tu lo capisca. Hai conservato molto bene il tuo segreto, credo che nessun altro, all'infuori di me, sappia che cosa provi per lui, ma le domande

le hai sempre rivolte a me, no? Non molte, ma abbastanza. E ora dammi retta, devi smettere di pensare a lui, hai capito? Padre de Bricassart ha pronunciato sacri voti, io so che non ha assolutamente alcuna intenzione di dimenticarli, e tu hai interpretato male il suo affetto nei tuoi riguardi. Era un uomo fatto quando ti conobbe, e tu eri una bimbetta. Be', lui continua a considerarti una bambina ancor oggi." Meggie non rispose, n la sua espressione mut. S, pens lui, la figlia di Fee, e come. Dopo qualche momento, lei disse, con la tensione nella voce: "Ma potrebbe rinunciare a essere un prete. E solo che non ho avuto il modo di parlargliene." L'addolorato stupore sulla faccia di Paddy fu troppo autentico perch si potesse non credervi; e cos Meggie lo trov pi convincente delle parole di lui, per quanto veementi esse fossero. "Meggie! Oh, buonDio, ecco la conseguenza peggiore di questa vita nella boscaglia. Dovresti essere a scuola, ragazza mia, e, se la zia Mary fosse morta prima, ti avrei spedita a Sydney in tempo per almeno due anni di studi. Ma ormai sei troppo grande, non ti pare? Non vorrei che ridessero della tua et, povera piccola Meggie." Poi continu pi dolcemente, intervallando le parole per far s che assumessero una tagliente, lucida crudelt, sebbene non avesse l'intenzione di essere crudele, ma soltanto di disperdere le illusioni una volta per tutte." Padre de Bricassart un sacerdote Meggie. Non potr mai, mai smettere di esserlo, renditene conto. I voti che ha pronunciato sono sacri, troppo solenni per poter essere infranti. Una volta che un uomo diventa prete, non pu pi tornare indietro, e i suoi superiori, in seminario, si accertano nel modo pi assoluto che si renda conto di ci cui si impegna

con un giuramento, prima di giurare. L'uomo che pronuncia quei voti sa, al di l di ogni ombra di dubbio, che, una volta pronunciati, non potranno essere infranti, mai. Padre de Bricassart li ha pronunciati, e mai li infranger." Paddy sospir. "Ora sai, Meggie, non vero? A partire da questo momento, non hai pi alcun pretesto per sognare a occhi aperti di Padre de Bricassart." Erano giunti davanti alla dimora: senza dir parola, Meggie fece voltare la cavalla saura verso le scuderie e lasci che suo padre proseguisse solo. Per qualche tempo continu a voltarsi e a guardarla, ma, quando lei fu scomparsa al di l del recinto, spron il roano e complet il tragitto al piccolo galoppo, odiando se stesso e la necessit di dire quel che aveva detto. Maledetta la faccenda uomo donna! Sembrava ubbidire a una serie di regole in contraddizione con tutte le altre. La voce di Padre Ralph de Bricassart era gelida, e, ci nonostante, pi cordiale dei suoi occhi, che non si distoglievano mai dalla faccia pallida del giovane sacerdote, mentre pronunciava parole severe e misurate. Non si comportato come Nostro Signore Ges Cristo richiede che si comportino i Suoi rappresentanti sulla terra. Lei lo sa meglio credo, di quanto possiamo saperlo noi che la censuriamo, eppure devo biasimarla ugualmente a nome del suo Arcivescovo, che non soltanto suo fratello nel sacerdozio, ma anche il suo superiore. Gli deve l'ubbidienza assoluta, e non sta a lei discuterne i sentimenti e le decisioni. "Si rende realmente conto dell'ignominia che ha causato a se stesso, alla sua parrocchia e, soprattutto, alla Chiesa che sostiene di amare pi di ogni altro essere umano? Il voto della castit stato solenne e vincolante come tutti gli altri voti, e infrangerlo significa peccare gravemente. Lei non vedr mai pi quella donna, naturalmente, ma noi abbiamo il dovere di aiutarla nelle lotte per vincere la tentazione. Abbiamo pertanto disposto affinch parta

immediatamente per la parrocchia di Darwin, nel Territorio Settentrionale. Si recher a Brisbane questa sera stessa con il rapido, e di l proseguir, sempre in treno, per Longreach. A Longreach salir a bordo di un aereo della Qantas diretto a Darwin. Qualcuno le sta preparando le valigie con i suoi effetti personali in questo stesso momento e gliele far trovare sul rapido prima della partenza, quindi non affatto necessario che lei torni nella sua parrocchia attuale. "Ora vada nella cappella con Padre John e preghi. Rimarr nella cappella fino al momento di recarsi a prendere il treno. Per esserle di conforto e consolarla, Padre John l'accompagner fino a Darwin. Pu andare." Erano assennati e consapevoli, i sacerdoti preposti all'amministrazione della Chiesa: non avrebbero consentito in alcun modo al peccatore di avere altri rapporti con la ragazza che si era preso come amante. La cosa aveva fatto scandalo nella sua parrocchia, con ripercussioni imbarazzanti. Quanto alla ragazza... che aspettasse pure, e cercasse di sapere e si meravigliasse. Da quel momento, fino all'arrivo a Darwin, il sacerdote sarebbe stato sorvegliato dall'eccellente Padre John, il quale aveva ordini precisi; in seguito, ogni lettera del colpevole spedita da Darwin sarebbe stata aperta, e non gli sarebbe stata consentita alcuna telefonata interurbana. La sua amante non avrebbe mai saputo dove fosse finito, n lui sarebbe stato in grado di dirglielo. E neppure avrebbe avuto modo di prendersi un'altra amante. Darwin era una cittadina di frontiera, ove si poteva dire che non esistessero donne. I voti che aveva pronunciato erano assoluti, non avrebbe mai potuto esserne esonerato; se era troppo debole per badare a se stesso, bisognava che fosse la Chiesa a provvedere in sua vece. Dopo aver veduto il giovane sacerdote e il cane da guardia assegnatogli uscire dalla stanza, Padre Ralph lasci il suo posto alla scrivania ed entr nella stanza adiacente. L'Arcivescovo Cluny Dark sedeva sulla solita poltrona, e, ad angolo retto rispetto a lui si trovava silenzioso Un altro uomo con lo zucchetto e la fascia viola. L'Arcivescovo era un uomo robusto,

con una zazzera di splendidi capelli bianchi e occhi intensamente azzurri; un uomo pieno di vita, con un acuto senso dell'umorismo, e un grande amore per la buona tavola. Il suo visitatore sembrava essere proprio l'opposto: piccoletto e magro, con qualche rado ciuffo di capelli neri intorno allo zucchetto e, sotto a quei ciuffi, una faccia spigolosa e ascetica, dalla pelle giallognola, piU scura l ove si radeva la barba, e dai grandi occhi neri. Dimostrava qualsiasi et fra i trenta e i cinquant'anni, ne aveva trentanove, vale a dire tre di pi di Padre Ralph de Bricassart. "Si accomodi Padre, gradisca una tazza di t" disse l'Arcivescovo cordialmente. "Stavo cominciando a pensare che avremmo dovuto mandarne a prendere un altro bricco. Ha congedato il giovanotto con l'opportuno ammonimento e l'invito a comportarsi diversamente?" "S, Eccellenza" si limit a rispondere Ralph e sedette sulla terza poltrona intorno al tavolino da t, carico di tartine al cetriolo sottili come ostie, di pasticcini con glassature rosa e bianche, biscotti di farina d'orzo caldi e imburrati, piatti di cristallo con marmellata e panna, un servizio da t in argento e tazze di porcellana Ainsley decorate con un delicato rivestimento di oro laminato. "Gli episodi di questo genere sono incresciosi, mio caro Arcivescovo, ma anche noi, i sacerdoti consacrati di Nostro Signore, siamo creature deboli, persino troppo umane. Nel mio cuore provo una profonda compassione per lui, e questa sera pregher affinch sia pi forte in avvenire" disse il visitatore. Il suo accento era nettamente straniero, la voce sommessa, con un accenno di pronuncia sibilante nelle "s". Di nazionalit italiana, aveva il titolo di Sua Eccellenza l'Arcivescovo Legato pontificio presso la Chiesa Cattolica australiana, e si chiamava Vittorio Contini Verchese. Il suo delicato compito consisteva nel servire di collegamento tra la gerarchia australiana e il Vaticano; ci significava che era il sacerdote pi importante in quella parte del mondo.

Prima di quella nomina, aveva logicamente sperato negli Stati Uniti d'America, ma poi, ripensandoci, si era detto che l'Australia gli andava benissimo. Per popolazione, se non per superficie, si trattava di un paese di gran lunga pi piccolo ma era altres di gran lunga piu cattolico. Diversamente da quanto accadeva negli altri paesi di lingua inglese, in Australia l'essere cattolico non era un handicap sociale, n il cattolicesimo rappresentava un impedimento per chi aspirava a diventare un uomo politico, o un uomo d'affari, o un giudice. E l'Australia era un paese ricco, che manteneva bene la Chiesa. Non esisteva per lui alcun pericolo di essere dimenticato da Roma finch fosse rimasto in Australia. Il Legato pontificio era un uomo assai sottile. I suoi occhi, al di sopra dell'orlo dorato della tazza, fissavano non gi l'Arcivescovo Cluny Dark, bens Padre Ralph de Bricassart, che presto sarebbe divenuto il suo segretario. Il fatto che l'Arcivescovo Cluny stimasse enormemente quel sacerdote era ben noto, ma il Legato pontificio si stava domandando fino a qual punto avrebbe apprezzato lui un uomo simile. Erano tutti cos grandi e grossi, questi preti irlandesi-australiani, e torreggiavano di molto rispetto alla sua statura; era cos stanco di dover continuamente voltare la testa all'ins per guardarli in faccia! I modi di Padre de Bricassart nei confronti del suo attuale superiore erano perfetti: piacevoli, disinvolti, rispettosi ma da uomo a uomo, colmi di umorismo. Avrebbe, Padre Ralph, saputo adattarsi alla collaborazione con un'altra persona? La consuetudine voleva che il segretario del Legato pontificio venisse scelto tra i ranghi del clero italiano, ma Padre Ralph interessava molto al Vaticano. Non soltanto aveva la curiosa caratteristica di essere personalmente ricco (contrariamente a quanto riteneva il volgo, i suoi superiori non avevano il potere di privarlo del denaro, n egli si era offerto

spontaneamente di cederlo alla Chiesa), ma aveva apportato un grande patrimonio al cattolicesimo. Di conseguenza era stato deciso dal Vaticano che il Legato pontificio scegliesse come suo segretario Padre de Bricassart, per studiare il giovane e accertare come fosse esattamente. Un giorno, il Santo Padre avrebbe dovuto ricompensare la Chiesa australiana con una berretta cardinalizia, ma il momento non era ancora giunto. Di conseguenza, spettava al Legato pontificio studiare i giovani del gruppo d'et di Padre de Bricassart, e tra essi quest'ultimo era senza dubbio il candidato pi probabile. E sia pure. Che Padre de Bricassart desse prova del proprio valore con un italiano per qualche tempo. L'esperimento sarebbe stato forse interessante. Ma non avrebbe potuto, quell'uomo, essere un po' pi piccolo di statura? Mentre sorseggiava con piacere il t, Padre Ralph rimase insolitamente silenzioso. Il Legato pontificio not che si era limitato a una piccola tartina triangolare, rinunciando alle altre leccornie, ma che aveva bevuto, come se fosse assetato, quattro tazze di t, senza zuccherarle n aggiungervi latte. Bene, cos diceva infatti il suo rapporto: nelle proprie abitudini di vita personali, il sacerdote era notevolmente frugale, e il suo solo debole consisteva nella passione per le buone (e velocissime) automobili. "Il suo cognome francese, Padre" osserv il Legato pontificio, sommessamente "ma mi risulta che lei irlandese. Come mai? La sua famiglia allora di origine francese?" Padre Ralph scosse la testa sorridendo. "E un cognome normanno, Eccellenza, molto antico e onorato. Sono il diretto discendente di un certo Ranulf de Bricassart, barone alla corte di Guglielmo il Conquistatore. Nel 1066 invase l'Inghilterra con Guglielmo e uno dei suoi figli si impadron di terre inglesi. La famiglia prosper con i sovrani normanni d'Inghilterra, e, in seguito,

qualcuno attravers il Mare d'Irlanda ai tempi di Enrico IV e si stabil nella zona SOttoposta alla giurisdizione inglese. Quando Enrico VIII sottrasse la Chiesa Inglese all'autorit di Roma, noi ci mantenemmo fedeli a Guglielmo, il che significa che ritenemmo di dover restare leali nei confronti di Roma, e non di Londra. Ma quando Cromwell istitu il Commonwealth, perdemmo terre e titoli, e n le une n gli altri ci furono pi restituiti. Carlo aveva suoi favoriti inglesi da compensare con terre irlandesi. Non infondato, sa, l'odio degli irlandesi contro gli inglesi. "In ogni modo, ci rassegnammo a una relativa oscurit, sempre leali alla Chiesa e a Roma. Il mio fratello maggiore possiede un prospero allevamento di cavalli nella contea Meath e spera di avere un giorno un vincitore del Derby o del Grand National. Io sono il secondogenito, e una tradizione di famiglia ha sempre voluto che il secondo figlio entrasse nella Chiesa, se aveva la vocazione. Sono molto fiero del mio nome e del mio lignaggio. I de Bricassart hanno millecinquecento anni." Ah, questa era una buona cosa! Un antico nome aristocratico e un lungo passato di fedelt alla Chiesa, nonostante emigrazioni e persecuZIoni. "E il nome Ralph?" "Una contrazione di Ranulf, Eccellenza." "Capisco." "Sentir molto la sua mancanza, Padre" disse l'Arcivescovo Cluny Dark, ammonticchiando marmellata e panna su un mezzo biscotto e ficcandoselo tutto in bocca. Padre Ralph rise. "Lei mi costringe a un dilemma, Eccellenza! Eccomi qui, seduto tra il mio ex-superiore e il nuovo, e, se rispondo in modo da far piacere all'uno, non posso non dispiacere all'altro. Ma posso dire che Sua Eccellenza

mi mancher, sebbene sia impaziente di servire lei, Eccellenza?" Si era espresso bene, una risposta diplomatica. L'Arcivescovo ContiniVerchese cominci a pensare che si sarebbe potuto trovare a suo agio con un simile segretario. Ma era di gran lunga troppo avvenente, con quelle fattezze aristocratiche, lo splendido colorito, il corpo magnifico. Padre Ralph ricadde nel silenzio e fiss il tavolino da t senza vederlo. Stava vedendo il giovane sacerdote che aveva appena punito, l'espressione in quegli occhi gi tormentati, quando si era reso conto che non gli avrebbero neppure consentito di dire addio alla sua ragazza. Buon Dio, e se si fosse trattato di lui e della piccola Meggie? Essendo discreti, si poteva farla franca per qualche tempo; per sempre se si limitavano le donne alle vacanze annue lontano dalla parrocchia. Ma chi consentiva a una seria dedizione a qualche donna, veniva inevitabilmente scoperto. Giungevano momenti in cui soltanto inginocchiandosi sul pavimento di marmo della cappella, l al palazzo, fino ad essere anchilosato dalla sofferenza fisica, riusciva a non prendere il primo treno per tornare a Gilly e a Drogheda. Aveva detto a se stesso che era semplicemente vittima della solitudine, che gli mancavano gli affetti umani conosciuti a Drogheda. Diceva a se stesso che niente era cambiato quando aveva ceduto a una debolezza fuggevole e restituito il bacio di Meggie; che il suo amore per lei continuava a essere confinato nei regni della piacevole fantasia. Non poteva ammettere, infatti, che qualcosa fosse cambiato, e continuava a considerare Meggie una ragazzetta, escludendo ogni immagine la quale potesse contraddire tale illuslone. Ma si sbagliava. La sofferenza non si era dileguata. Sembrava anzi intensificarsi, e in un modo pi gelido e pi laido. In precedenza, la sua solitudine era stata un qualcosa di impersonale, ed egli non aveva mai detto a se stesso che avrebbe potuto porvi rimedio, la presenza

di una qualsiasi altra creatura. Ma ora la solitudine aveva un nome: Meggie, Meggie, Meggie, Meggie... Emerse dalla fantasticheria e vide l'Arcivescovo Contini-Verchese fissarlo senza batter ciglio; i grandi, oscuri occhi erano di gran lunga pi pericolosamente onniscienti di quelli tondi e vividi del suo attuale superiore. Di gran lunga troppo intelligente per simulare che la sua astrazione non fosse stata causata da alcunch, Padre Ralph rivolse al futuro superiore uno sguardo penetrante quanto quello con il quale veniva osservato, poi sorrise appena e fece spallucce, come per dire Ogni uomo ha in s la tristezza, e non un peccato ricordare un dolore. "Mi dica, Padre, l'improvviso ristagno economico, ha nuociuto alla societ che lei amministra?" domand, mellifluo, il prelato italiano. "Fino ad ora non abbiamo alcun motivo di preoccuparci, Eccellenza. Non facile che la Michar Limited sia toccata dalle fluttuazioni del mercato. Presumo che siano destinati a perdere soprattutto i patrimoni investiti meno cautamente di quello della signora Carson. Naturalmente, l'allevamento di Drogheda non redditizio come un tempo; il prezzo della lana sta calando. Tuttavia, la signora Carson era troppo intelligente per investire il suo denaro in imprese agricole; prefer la solidit del metallo. Sebbene, a parer mio, questo sia un momento quanto mai favorevole per acquistare beni immobili, e non soltanto allevamenti nel paese, ma anche case di abitazione e palazzi d'affari nelle grandi citt. I prezzi sono ridicolmente bassi, ma non potranno rimanere bassi in eterno. Non vedo come potremmo perdere con le propriet immobiliari negli anni a venire, se acquisteremo adesso. Un giorno, la crisi economica finir." "Perfetto" disse il Legato pontificio. Sicch, Padre de Bricassart

non era soltanto un diplomatico, ma anche un uomo d'affari! Roma avrebbe davvero fatto bene a tenere gli occhi su di lui. Capitolo 9. Ma era il 1930, e Drogheda stava subendo in pieno le ripercussioni della crisi. In tutta l'Australia c'erano uomini senza lavoro. Chi poteva, rinunciava a pagare un affitto e a legarsi alla futilit di cercare un lavoro quando non ce n'era. Abbandonati a cavarsela da soli, figli e mogli vivevano in baraccamenti nei terreni municipali e facevano la coda per il sussidio, padri e mariti si erano dati al vagabondaggio. Gli uomini mettevano le poche cose essenziali in una coperta, la legavano con cinghie e se la caricavano in spalla prima di incamminarsi lungo le piste, sperando di poter ottenere almeno un po' di cibo negli allevamenti che attraversavano se non un lavoro. Vagabondare nell'interno con un fagotto sulle spalle era sempre meglio che dormire nel Sydney Domain. I generi commestibili erano scesi a prezzi bassissimi, e Paddy riemp fino a farli traboccare i magazzini di Drogheda, nonch le dispense. Un uomo, quando arrivava a Drogheda, poteva star certo che la bisaccia gli sarebbe sempre stata riempita. Lo strano era che la sfilata di vagabondi cambiava continuamente, una volta rimpinzati con un buon pasto caldo e carichi di provviste per il viaggio, gli uomini non tentavano affatto di trattenersi, ma proseguivano, in cerca di qualcosa che soltanto loro sapevano. E, senza dubbio, non tutti gli allevamenti erano ospitali o generosi come Drogheda, il che rendeva ancor pi misteriosO l'enigma: perch quegli uomini sembrassero non voler rimanere. Forse la stanchezza e l'inesistenza di scopi, il non avere una casa n un luogo in cui rifugiarsi, facevano s che continuassero a vagabondare. Quasi tutti riuscivano a sopravvivere, alcuni morivano e, se trovati, venivano seppelliti prima che i corvi e i maiali selvatici ne ripulissero le ossa. L'interno era un'estensione enorme e solitaria.

Stuart, per, rimaneva di nuovo sempre in casa e il fucile non distava mai molto dalla porta della cucina. Gli abili guardiani di beStiame non mancavano e sui registri di Paddy figuravano nove scapoli che alloggiavano nelle vecchie baracche degli apprendisti, affinch a Stuart Potesse essere evitato il lavoro nei recinti. Fee smise di lasciare qua e l denaro in contanti e fece costruire da Stuart una finta credenza per nascondere la cassaforte dietro l'altare della cappella. Pochi di quei vagabondi erano uomini malvagi. I malvagi preferivano restare nelle citt e nei grossi villaggi di campagna, poich l'esistenza sulle piste era troppo pura, troppo solitaria e offriva scarse occasioni ai delinquenti. Ci nonostante, nessuno biasimava Paddy se non intendeva correre rischi con le sue donne, Drogheda era un nome assai conosciuto, e avrebbe potuto attrarre quei pochi elementi indesiderabili in cammino sulle piste. Quell'inverno port alcuni violenti uragani, alcuni con diluvi d'acqua, altri senza, e, nella successiva primavera e nell'estate, vennero piogge tanto copiose che l'erba a Drogheda crebbe abbondante e alta come non mai. Jims e Patsy studiavano le lezioni del corso per corrispondenza al tavolo di cucina della signora Smith e, di tanto in tanto, chiacchieravano domandandosi come sarebbe stata la loro vita quando fosse giunto il momento di andare al Riverview, il loro collegio. Ma la signora Smith diventava cos brusca e bisbetica, quando parlavano di queste cose, che i due ragazzi impararono a non accennare alla loro partenza da Drogheda quando lei poteva udirli. Torn la siccit. L'erba alta fino alle cosce si dissecc completamente, cuocendosi e divenendo friabile e argentea. Assuefatti, da dieci anni sulle pianure di terra nera, alle oscillazioni "opl! ora-si-sale, opl, ora-si-scende", delle siccit e delle alluvioni, gli uomini facevano spallucce e affrontavano ogni nuovo giorno come se fosse stato l'unico che potesse

contare. E questo era vero: quel che contava era sopravvivere tra un anno buono e quello successivo. Nessuno poteva prevedere la pioggia. Esisteva un tale a Brisbane, un certo Inigo Jones, abbastanza abile nelle previsioni meteorologiche a distanza di tempo, basate su una nuova teoria delle macchie solari, ma nelle pianure di terra nera nessuno credeva molto a quanto aveva da dire. Le spose di Sydney e di Brisbane si rivolgessero a lui per le previsioni del tempo; gli uomini delle pianure di terra nera si sarebbero attenuti alla solita sensazione nelle ossa. Durante l'inverno del 1932 tornarono le tempeste asciutte, insieme a un freddo intenso. ma l'erba opulenta ridusse al minimo la polvere, e le mosche non risultarono numerose come sempre. Ci non consolava in alcun modo le pecore appena tosate, che rabbrividivano miseramente. La moglie di Dominic O'Rourke la quale abitava in una casa di legno, adorava ospitare visitatori giunti da Sydney. Uno dei momenti culminanti del suo programma turistico consisteva in una puntata alla dimora di Drogheda, per dimostrare agli ospiti che anche nelle pianure di terra nera alcune persone vivevano con eleganza. E l'argomento delle conversazioni passava sempre a quelle gracili pecore dall'aspetto di topi affogati, lasciate ad affrontare l'inverno senza il vello lungo da dodici a quindici centimetri, che invece gli sarebbe cresciuto proprio con l'arrivo della calura estiva. Ma, come ebbe a dire Paddy, con gravit, a uno di questi visitatori, la lana cos veniva meglio. L'importante era la lana, non le pecore. Non molto tempo dopo questa sua dichiarazione, il Sydney Morning Herald pubblic una lettera nella quale si chiedevano immediati provvedimenti legislativi per porre termine a quella che veniva definita "crudelt degli allevatori". La povera signora O'Rourke rimase inorridita, ma Paddy rise fino ad avere

i fianchi indolenziti. "E meno male che lo stupido individuo non ha mai veduto un tosatore squarciare il ventre d'una pecora e ricucirlo con un ago da imballaggio" la consol lui. "Non vale la pena di prendersela, signora. Nelle citt non sanno come vive l'altra met del genere umano e possono permettersi il lusso di coccolare i loro animali come se fossero bambini. Qui diverso. Da noi, lei non vedr mai un uomo, una donna o un bambino bisognosi di iuto restare ignorati, mentre in citt quelle stesse persone che viziano le loro bestiole possono ignorare completamente l'invocazione di aiuto di un essere umano." Fee alz gli occhi. "Mio marito ha ragione, signora O'Rourke" disse. "Disprezziamo tutti ci che esiste in eccesso. Qui si tratta delle pecore, ma in citt si tratta delle persone." Soltanto Paddy si trovava lontano nei pascoli, quel giorno d'agosto in cui scoppi il grande uragano. Smont da cavallo, leg saldamente l'animale a un albero e sedette sotto un wilga ad aspettare che la bufera passasse. Tremanti di paura, i suoi cinque cani gli si rannicchiarono accanto, mentre le pecore che aveva avuto l'intenzione di trasferire in un altro recinto si disperdevano a gruppetti innervositi trotterellando senza meta in tutte le direzioni. E fu un uragano davvero terribile, che gli risparmi il peggio della sua furia finch il centro del maelstrom non venne a trovarsi direttamente sopra di lui. Paddy si conficc le dita nelle orecchie, chiuse gli occhi e preg. Non lontano da dove stava seduto, con le pendule foglie dell'albero wilga che cozzavano senza riposo nel vento sempre pi forte, si trovava un piccolo gruppo di ceppi e di tronchi, circondato da erba alta. E al centro dello scheletrico e calcinato ammasso sorgeva Un alto e massiccio eucaliptus, morto, il cui nudo tronco svettava per dodici metri verso le nubi nere come la notte, assottigliandosi sulla cima e formando una punta affilata e frastagliata.

Lo sbocciare di una fiammata azzurra, talmente luminosa da ferir gli occhi anche attraverso le palpebre chiuse, fece s che Paddy balzasse in piedi, ma soltanto per essere scaraventato al suolo come un giocattolo dallo spostamento d'aria di un'esplosione enorme. Scost la faccia dal terreno e vide gli ultimi bagliori della saetta formare baluginanti aloni di un blu acceso e color viola sull'intera lunghezza della morta lancia dell'eucaliptus; poi, con una rapidit tale da non dargli quasi il tempo di capire che cosa stesse accadendo, tutto si incendi l'ultima goccia di umidit era evaporata da tempo dai tessuti vegetali di quell'ammasso di tronchi e radici, e l'erba era dappertutto alta e secca come carta. Come una sorta di tracotante risposta della terra al cielo, l'albero gigantesco proiett molto pi in alto della sua estremit una colonna di fiamme, i tronchi e i ceppi nelle vicinanze si incendiarono nello stesso momento e, formando una cerchia tutto attorno, alte fiammate dilagarono nel vento turbinoso, avanzarono in ogni direzione. Paddy non ebbe nemmeno il tempo di arrivare al cavallo. Il disseccato albero wilga prese fuoco e la resina racchiusa nel suo tenero cuore esplose verso l'esterno. C'erano pareti compatte di fiamme in qualsiasi direzione Paddy guardasse; gli alberi ardevano impetuosamente e l'erba sotto i suoi piedi bruciava crepitando e scoppiettando. Ud il cavallo nitrire disperatamente, e il cuore gli si strinse per l'animale, non poteva lasciar morire la povera bestia legata e indifesa. Un cane ulul, e l'ululato si trasform in un urlo di strazio quasi umano. Per un momento il cane fiammeggi e danz, torcia vivente, poi croll nell'erba che ardeva. Altri ululati mentre gli altri cani, fuggendo, venivano avviluppati dall'incendio dilagante, pi veloce, nel vento di tempesta, di qualsiasi creatura munita di zampe o di ali. Una meteora saettante gli bruci i capelli mentre, per un millesimo di secondo, egli rimaneva immobile, domandandosi quale fosse

il modo pi sicuro per arrivare al cavallo, abbass gli occhi e vide un grosso cacatua arrostire ai suoi piedi. All'improvviso, Paddy si rese conto che questa era la fine. Non esisteva il modo di sottrarsi a quell'inferno, n per lui, n per il cavallo. Nel momento stesso in cui lo pensava, un eucaliptus, alle sue spalle, proiett fiamme in tutte le direzioni mentre la resina contenuta in esso esplodeva. La pelle sul braccio di Paddy si accartocci e anner, i capelli sul suo capo offuscati finalmente da qualcosa di pi luminoso. Morire in questo modo indescrivibile; poich il fuoco penetra dall'esterno all'interno. Gli ultimi organi ad andarsene, cotti infine al punto da non poter pi funzionare, sono il cervello e il cuore. Con gli abiti in fiamme, Paddy saltell e capriol urlando e urlando. E ogni grido fu il nome di sua moglie. Tutti gli altri uomini tornarono alla dimora di Drogheda prima dell'uragano, portarono le cavalcature nel recinto dei cavalli e si diressero o verso la grande casa o verso gli alloggi degli apprendisti. Nel salotto di Fee lividamente illuminato, con un ceppo che ardeva ruggendo nel caminetto di marmo color crema e rosa, i ragazzi Cleary sedettero ascoltando il rombo della tempesta, non pi tentati com un tempo di andare fuori a guardare. L'odore pungente e piacevolissimo del legno di eucaliptus che bruciava sulla grata, e i dolci e le tartine sul carrello del t pomeridiano li tentavano troppo. Nessuno si aspettava che Paddy potesse tornare in tempo. Verso le qattro, le nubi rotolarono lontano, in direzione est, e tutti, inconsciamente, respirarono meglio. In qualche modo, era impossibile rilassarsi durante un uragano asciutto, sebbene ogni edificio a Drogheda fosse munito

di parafulmine. Jack e Bob si alzarono e uscirono per respirare una boccata d'aria fresca, o cos dissero; ma in realt per rilassare i polmoni troppo a lungo compressi dal respiro trattenuto. "Guarda!" esclam Bob, additando a ovest. Al di sopra degli alberi che circondavano lo Home Paddock andava espandendosi un vasto e bronzeo drappo funebre di fumo, i cui margini erano lacerati a strisce dal forte vento. "Ges buono!" grid Jack, rientrando in casa di corsa e precipitandosi al telefono. "Al fuoco, al fuoco!" url nel ricevitore, mentre quelli che ancora si trovavano nella stanza si voltavano a guardarlo a bocca aperta e subito dopo correvano fuori a guardare. "Un incendio a Drogheda, e grande!" Poi riattacc; non aveva bisogno di dire altro al centralino di Gilly e a tutti coloro che lungo la linea per abitudine alzavano il ricevitore al primo tintinnio. Sebbene non vi fosse mai stato un grande incendio nel distretto di Gilly da quando i Cleary erano arrivati a Drogheda tutti conoscevano la routine. I ragazzi corsero a prendere i cavalli e i guardiani si riversarono fuori degli alloggi degli apprendisti, mentre la signora Smith apriva con la chiave uno dei ripostigli e distribuiva a decine sacchi di canapa. Il fumo si alzava a ovest e il vento soffiava da quella direzione; questo significava che l'incendio si stava avvicinando alla grande dimora. Fee si tolse la lunga gonna, infil un paio di calzoni di Paddy, poi corse con Meggie verso le scuderie; ogni paio di mani capace di soffocare il fuoco con un sacco sarebbe stato necessario. Nella cucina, la signora Smith caric la stufa e le cameriere cominciarono a staccare enormi pentole dai ganci appesi al sofffitto. "Meno male che ieri stato macellato un manzo" disse la governante. "Minnie,

tieni, ecco la chiave del ripostiglio dei liquori. Tu e Cat andate a prendere tutta la birra e il rum che abbiamo, poi cominciate a fare pane senza lievito mentre io mi occupo dello stufato. E sbrigatevi, sbrigatevi!" I cavalli, gi innervositi dall'uragano, avevano fiutato il fumo e non si lasciavano sellare facilmente; Fee e Meggie fecero indietreggiare i due purisangue agitati e irrequieti fuori della scuderia e nel cortile per poter meglio mettere i finimenti. Mentre Meggie era alle prese con la giumenta saura, due vagabondi giunsero correndo lungo il sentiero dalla strada di Gilly. "Il fuoco, signora, il fuoco! Ha un paio di cavalli in pi? Ci faccia dare qualche sacco." "Da quella parte, verso i recinti del bestiame. Buon Dio, spero che nessuno di voi venga sorpreso dall'incendio laggi!" esclam Meggie, che non sapeva dove si trovasse suo padre. I due uomini afferrarono i sacchi di canapa e le borracce con l'acqua consegnati loro dalla signora Smith; Bob e gli altri erano partiti da cinque minuti. I due vagabondi li seguirono, e, ultime ad andare, Fee e Meggie si lanciarono al galoppo verso il torrente, lo attraversarono e corsero nella direzione del fumo. Dietro di loro, Tom il giardiniere termin di riempire la grossa autocisterna con la pompa collegata al pozzo artesiano, poi avvi il motore. Non che qualsiasi quantit d'acqua, tranne una pioggia diluviale, potesse spegnere un incendio come quello, ma l'acqua sarebbe stata necessaria per mantenere bagnati i sacchi di canapa e chi li avrebbe manovrati. Mentre portava l'autocarro, in prima, nel letto del torrente per risalire l'argine opposto si volt a guardare un momento la casa deserta del capoguardiano, e le altre due case libere pi avanti; quello era il ventre molle della dimora, il solo punto in cui materiale infiammabile si trovasse abbastanza vicino agli alberi sull'altra riva del torrente e potesse incendiarsi. Il vecchio Tom volse

di nuovo lo sguardo a ovest, croll il capo prendendo una decisione improvvisa, e riusc a riportare l'autocarro attraverso il letto del torrente e su per l'argine, a marcia indietro. Non sarebbero mai riusciti a fermare quell'incendio nei pascoli, avrebbero fatto ritorno l. Sulla sommit dell'argine e accanto alla casa del capo-guardiano, ove si era accampato, avvit la manichetta alla cisterna e cominci a saturare d'acqua l'abitazione, poi si port oltre, fino alle due case pi piccole, e annaffi anche quelle. Soltanto l si sarebbe potuto rendere utile: mantenendo quelle tre abitazioni cos bagnate da impedire che si incendiassero. Mentre Meggie cavalcava accanto a Fee, la minacciosa nube a ovest si ingrand sempre pi e sempre e sempre pi forte giunse sul vento l'odore di bruciato. Cominciava a far buio; animali in fuga da occidente arrivavano, man mano pi numerosi, attraverso il pascolo, canguri e maiali selvatici, pecore e buoi spaventati, em, conigli a migliaia. Bob stava lasciando i cancelli aperti, ella not, mentre passava dal Borehead al Billa-Billa, in quanto ogni recinto a Drogheda aveva un nome. Ma le pecore erano cos stupide che finivano contro un recinto e si fermavano poi a un metro dai cancelli aperti senza mai vederli. L'incendio aveva progredito per sedici chilometri, quando lo raggiunsero, e si stava allargando lateralmente, lungo un fronte sempre pi ampio di secondo in secondo. Poich l'erba alta e secca e il vento impetuoso facevano balzare il fuoco da un boschetto all'altro, fermarono i cavalli spaventati che tentavano di impennarsi, e guardarono a ovest, impotenti. Inutile tentare di fermare l'incendio l: nemmeno un esercito ci sarebbe riuscito. Dovevano tornare alla dimora e difendere almeno quella, se possibile. Gi il fronte delle fiamme aveva

un'ampiezza di otto chilometri; se non avessero spronato a briglia sciolta le loro stanche cavalcature, sarebbero stati raggiunti e superati dal fuoco. Era un guaio per le pecore, un disastro. Ma non ci si poteva far niente. Il vecchio Tom stava continuando a irrorare le case lungo il torrente quando riattraversarono al galoppo il sottile strato d'acqua del guado. "Bravo, Tom!" url Bob. "Continua finch non far troppo caldo perch tu possa restare, poi taglia la corda in tempo, mi hai sentito? Niente erosmi. Sei pi importante di qualche pezzo di legno e di vetro." I giardini della dimora erano pieni di automobili, e altri fari stavano sobbalzando e proiettando i loro fasci di luce lungo la strada di Gilly; un numeroso gruppo di uomini li aspettava quando Bob entro nel recinto dei cavalli. "Quanto vasto, Tom?" domand Martin King. "Troppo perch si possa combatterlo, credo" rispse Bob, disperato. "Secondo me, ha un fronte di circa otto chilometri e, con questo vento, sta avanzando quasi alla stessa velocit di un cavallo al galoppo." "Non so se riusciremo a salvare la dimora, ma credo che Harry dovrebbe prepararsi a difendere il suo allevamento. Sar il primo a essere raggiunto dalle fiamme, perch non vedo proprio come potremmo mai fermarle." "Be', un pezzo che non avevamo un grande incendio. L'ultimo stato nel '19. Organizzer un gruppo da mandare a Beel-Beel; comunque, siamo gi in molti e altri uomini stanno arrivando. Gilly pu schierare quasi cinquecento uomini contro gli incendi. Alcuni di noi rimarranno qui a darvi una mano. Grazie a Dio, la mia propriet a ovest di Drogheda, non saprei proprio che altro dire." Bob sorrise. "Sei di grande conforto, maledizione, Martin." Martin si guard attorno. "Dov' tuo padre, Bob?" "A ovest dell'incendio, come Bugela. Si trovava nel recinto Wilga per riunire alcune pecore gravide, e Wilga situato almeno otto chilometri a ovest dal punto in cui cominciato l'incendio, a quanto ho potuto vedere."

"Non sei preoccupato per altri uomini?" "Non oggi, grazie a Dio." In un certo senso, era come trovarsi in guerra, pens Meggie, entrando in casa: una fretta ben dominata, la preoccupazione per i viveri e le bevande, la necessit di mantenersi forti e coraggiosi. E la minaccia del disastro imminente. Gli uomini, man mano che arrivavano, andavano a ingrossare le file di coloro che si trovavano gi nello Home Paddock e stavano abbattendo i pochi alberi cresciuti in prossimit del torrente o falciavano l'erba troppo alta lungo l'intero perimetro. Meggie ricord di aver pensato, la prima volta, quando era arrivata a Drogheda, quanto pi bello avrebbe potuto essere lo Home Paddock con un maggior numero di alberi, poich, in confronto alla ricchezza dei boschi tutt'attorno, appariva brullo e squallido. Ora cap il perch. Lo Home Paddock non era altro che un gigantesco argine circolare contro gli incendi. Tutti parlavano degli incendi cui aveva assistito Gilly nei settanta e pi anni della sua esistenza. Strano a dirsi, gli incendi non costituivano mai una minaccia grave durante le protratte siccit, perch non esisteva erba a sufficienza, in quei periodi, per alimentarli a lungo. Proprio in periodi come questo, invece, un anno o due dopo che piogge abbondanti avevano fatto crescere l'erba cos alta e infiammabile, Gilly aveva assistito ai grandi incendi, quelli che a volte ardevano per centinaia di chilometri senza poter essere domati. Martin King aveva assunto il comando dei trecento uomini rimasti a difendere Drogheda. Era l'allevatore pi anziano del distretto e aveva lottato contro gli incendi per cinquant'anni. "Ho centocinquantamila acri a Bugela" disse "e nel 1905 perdetti tutte le pecore

e tutti gli alberi. Mi ci vollero quindici anni per riprendermi, e per qualche tempo pensai che non ci sarei riuscito, perch la lana non fruttava molto a quei tempi, e nemmeno la carne di manzo." Il vento continuava a ululare, l'odore di bruciato si insinuava dappertutto. La notte era discesa, ma il cielo a occidente appariva tremendamente luminoso e il fumo che andava abbassandosi cominciava a farli tossire. Non molto tempo dopo, scorsero le prime fiamme, lingue enormi che guizzavano e si contorcevano fino a un'altezza di trenta metri nel fumo, e alle loro orecchie giunse un suono scrosciante, simile a quello di una folla sterminata, eccitata a una partita di calcio. Gli alberi sul lato ovest del bosco che circondava lo Home Paddock presero fuoco e avvamparono come una parete compatta di fiamme; Meggie, mentre guardava pietrificata dalla veranda della grande casa, pot vedere piccole sagome di pigmei, profili di uomini che, delineati contro l'incendio si agitavano e saltellavano come anime tormentate all'inferno. "Meggie, vuoi rientrare e disporre questi piatti sulla credenza, figliola? Non siamo mica a un picnic, sai!" disse la voce di sua madre. Si volt con riluttanza. Due ore dopo, il primo turno di uomini spossati entr in casa barcollando per arraffare cibi e bevande, per ricuperare le energie esauste prima di tornare indietro a lottare contro l'incendio. Per questo avevano sgobbato le donne dell'allevamento, per accertarsi che ci fossero stufato e pane non lievitato, t e rum e birra in abbondanza, anche per trecento uomini. In un incendio, ognuno faceva ci che sapeva fare, e questo significava che le donne dovevano cucinare per sostenere la superiore forza fisica degli uomini. Le casse di liquori si vuotavano, una dopo l'altra, e venivano sostituite da altre casse. Neri di fuliggine e vacillanti di stanchezza, gli uomini rimanevano in piedi bevendo abbondantemente, si ficcavano in bocca enormi pezzi di pane, vuotavano

in fretta un piatto colmo di stufato appena si era raffreddato, ingurgitavano d'un fiato un ultimo rum e tornavano a battersi contro l'incendio. Tra un andirivieni e l'altro dalla cucina esterna alla casa, Meggie osservava l'incendio, intimorita e terrorizzata. A modo suo, era pi bello di ogni altra cosa terrena, era una creatura del firmamento, creatura di soli tanto remoti che la loro luce giungeva gelida, creatura di Dio e del demonio. Il fronte delle fiamme aveva galoppato in direzione est, erano ormai completamente circondati, e Meggie riusc a scorgere particolari che la luminosit intensa delle fiamme, mentre avanzava, non aveva consentito di vedere. Vide tinte diverse, nero e arancione e rosso, bianco e giallo; il nero profilo di un alto albero orlato da una sorta di crosta arancione che baluginava e splendeva, rosse braci che galleggiavano e piroettavano come fantasmi pazzi nell'aria sovrastante; gialle pulsazioni nel cuore spossato di alberi ormai carbonizzati; una doccia di turbinose faville cremisi mentre un grosso eucaliptus esplodeva; improvvise lingue di fiamme bianco-arancione scaturite da qualcosa che aveva resistito fino a quel momento cedendo in ultimo la propria sostanza all'incendio. Il fuoco nella notte era meraviglioso, ne avrebbe conservato il ricordo per tutta la vita. Un crescere improvviso della velocit del vento costrinse tutte le donne ad arrampicarsi su per i rami del glicine e sul tetto di argentea lamiera zincata, imbacuccate con sacchi, perch gli uomini si trovavano, dal primo all'ultimo, nello Home Paddock. Munite di sacchi bagnati, le mani e le ginocchia ustionate anche attraverso i sacchi che le proteggevano, spensero battendole, le braci sul tetto che friggeva, terrorizzate dalla possibilit di un cedimento delle lamiere sotto il peso delle ceneri roventi, nel qual caso frammenti in fiamme sarebbero caduti sulle travi sottostanti. Ma il peggio dell'incendio si trovava ormai sedici chilometri pi a est, nel Beel-Beel. La dimora di Drogheda era situata ad appena cinque chilometri dal confine

est della propriet, quello pi vicino a Gilly. Subito dopo veniva l'allevamento Beel-Beel, e ancora pi a est si trovava Narrengang. Quando la velocit del vento pass dai sessantacinque ai cento chilometri all'ora, l'intero distretto si rese conto che nulla, tranne la pioggia, avrebbe potuto impedire all'incendio di ardere per settimane e di ridurre a un deserto centinaia di chilometri quadrati di terre fertili. Anche mentre le fiamme infuriavano di pi, le case sul torrente avevano resistito, con Tom che, come un indemoniato, riempiva l'autocisterna, irrorava con la manichetta, tornava a riempire e a irrorare. Ma, non appena il vento aument, le case si incendiarono, e Tom si ritir con l'autocarro, piangendo. "Faresti meglio a inginocchiarti e a ringraziare Dio perch il vento non ha rinforzato mentre il fronte dell'incendio si trovava a ovest rispettO a noi" disse Martin King. "Se fosse accaduto questo, sarebbe stata la fine non soltanto per la grande dimora, ma anche per noi. Ges Buono, spero che siano tutti salvi a Beel-Beel!" Fee diede a King un bicchiere colmo di rum puro; non era pi giovane, ma aveva lottato per tutto il tempo e aveva diretto le operaziOni da maestro. "E stupido" gli disse "ma quando sembrava che tutto fosse perduto, ho continuato a pensare alle cose pi assurde. Non ho pensato alla mia morte, n a quella dei miei figli, e nemmeno a questa meravigliosa casa in rovina. Non mi veniva in mente altro che il mio cestino da lavoro, il maglione lasciato a mezzo, la scatola di bottoni messi in disparte per anni, le forme per torte, a cuore, che Frank mi fece anni fa. Come avrei potuto sopravvivere senza? Tutte le piccole cose sa le cose che non possono essere sostituite o acquistate in un negozio." "E questo il modo di reagire della maggior parte delle donne, in effetti. Buffo, non vero, come si reagisce? Ricordo che nel 1905 mia moglie rientr in casa di corsa, mentre io le urlavo dietro come un pazzo, soltanto per prendere

un telaio con non so quale ricamo." Sorrise. "Ma riuscimmo a fuggire in tempo, anche se perdemmo la casa. Quando costruii quella nuova, la prima cosa che fece lei fu di finire il ricamo. Era uno di quei modelli antiquati, lei sa certo di cosa sto parlando. Con le parole 'Casa, dolce casa'." Pos il bicchiere vuoto scuotendo la testa mentre pensava alle bizzarrie delle donne. "Ora devo andare. Gareth Davies avr bisogno di noi a Narrengang, e cos, a meno che non mi sbagli di grosso, anche Angus a Rudna Hunish." Fee impallid. "Oh, Martin! Cos lontano?" "L'allarme gi stato dato, Fee. Booroo e Bourke si stanno preparando. Per altri tre giorni l'incendio infuri verso est, su un fronte che continuava ad ampliarsi e ad ampliarsi, poi vi fu una pioggia improvvisa e abbondante che si protrasse per quasi quattro giorni e spense fino all'ultima brace. Ma le fiamme avevano percorso centosessanta chilometri, lasciando dietro di s una fascia carbonizzata e annerita larga trentadue chilometri, dal centro di Drogheda al confine dell'ultima propriet situata a est nel distretto di Gillanbone, Rudna Hunish. Finch non cominci a piovere, nessuno si aspett di avere notizie di Paddy, poich lo credevano al sicuro al lato opposto della zona bruciata, isolato da loro a causa del calore del terreno e degli alberi ancora in fiamme. Se l'incendio non avesse distrutto l linea telefonica, si disse Bob, avrebbero ricevuto una telefonata da Martin King, poich era logico che Paddy si fosse diretto a ovest, rifugiandosi nella dimora di Bugela. Ma, quando pioveva ormai da sei ore, senza che Paddy si fosse ancora fatto vivo, cominciarono a preoccuparsi. Per quasi quattro giorni avevano continuato a rassicurare se stessi, dicendosi che non c'era motivo di stare in ansia, che ovviamente era soltanto tagliato fuori e aveva deciso di aspettare finch non gli fosse stato possibile tornare a casa sua anzich dirigersi a Bugela. "Ormai dovrebbe essere arrivato" disse Bob, andando avanti e indietro

nel salotto mentre gli altri lo guardavano; ironico a dirsi, la pioggia aveva riportato un umido gelo nell'aria, e, una volta di pi, un vivido fuoco ardeva entro il caminetto di marmo. "Che cosa ne dici, Bob?" domand Jack. "Dico che ormai ora di andare a cercarlo. Potrebbe essere ferito, o magari appiedato e costretto a una lunga marcia. Il suo cavallo potrebbe essere stato preso dal panico e averlo disarcionato non escluso che possa essere immobilizzato in qualche posto, nell'impossibilit di camminare. Aveva viveri per un giorno, ma non certo abbastanza per quattro, anche se non pu essere ancora morto di fame. meglio non causare agitazione per il momento, e pertanto non richiamer gli uomini da Narrengang. Ma se non lo avremo trovato prima del cader della notte arriver a cavallo da Dominic e domani metteremo in moto tutto il distretto. Dio, vorrei che quelli delle Poste si sbrigassero a riattare le linee telefoniche!" Fee stava tremando, aveva gli occhi febbrili, quasi selvaggi. "Mi infiler un paio di calzoni" disse. Non sopporto di restare qui inerte." "Ma', resta a casa!" la esort Bob. "Se ferito, potrebbe trovarsi ovunque, Bob, e chiss in quali condizioni. Hai mandato gli uomini a Narrengang e siamo a corto di gente per un gruppo di ricerche. Se andr con Meggie, noi due insieme saremo in grado di affrontare qualsiasi cosa, mentre, se andr soltanto Meggie, dovr unirsi a uno di voi, e questo significa sprecare lei, per non parlare di me." Bob si rassegn. "E va bene, allora. Potrai montare il castrato di Meggie; lo hai gi portato fino all'incendio. Prendiamo tutti un fucile e munizioni in abbondanza." Attraversarono il torrente e si inoltrarono nel cuore di quel paesaggio bruciato. In nessun punto rimaneva una sola traccia di verde o di rosso; non si vedeva altro che una distesa sconfinata di braci nere e bagnate

che continuavano a fumigare dopo ore e ore di pioggia. Ogni foglia di ogni albero era ridotta a frammenti neri e arricciolati, e ove si era trovata l'erba poterono vedere piccoli fagotti neri qua e l, pecore raggiunte dall'incendio, o, di quando in quando, mucchi pi grossi che erano stati manzi o maiali selvatici. Sulle loro facce le lacrime si mescolarono alla pioggia. Bob e Meggie procedevano in testa alla piccola processione, con Jack e Hughie al centro, e Fee e Stuart per ultimi. Fee e Stuart erano abbastanza sereni, la loro stessa vicinanza li confortava, non parlavano e ognuno si accontentava della silenziosa compagnia dell'altro. A volte i cavalli si avvicinavano, oppure scartavano allontanandosi alla vista di qualche nuovo orrore, che per sembrava non influenzare gli ultimi due della colonna. Il fango rendeva lento e difficoltoso il cammino, ma l'erba carbonizzata e impastata si stendeva sul terreno come una stuoia di fibra e offriva punti di appoggio ai cavalli. Ogni pochi metri si aspettavano di vedere Paddy apparire sul lontano e piatto orizzonte, ma il tempo passava e non compariva mai. Con una stretta al cuore, si resero conto che l'incendio era cominciato molto pi avanti di guanto avessero immaginato, nel recinto Wilga. Le nubi tempestose dovevano aver mascherato il fumo finch il fuoco si era esteso per un lungo tratto. Il limite dell'incendio era stupefacente a un lato di una linea nitidamente tracciata, non esisteva altro che una sorta di pece nera e lucente, mentre, sull'altro lato, la terra era come l'avevano sempre conosciuta, fulva e azzurrognola e tetra nella pioggia, ma viva. Bob si ferm e torn indietro per parlare a tutti. "Bene, cominceremo qui. Io andr in direzione ovest partendo da questo punto; la direzione pi probabile e sono il pi robusto. Avete tutti munizioni in abbondanza? Benissimo. Se trovate qualcosa, sparate tre colpi in aria e chi sentir dovr rispondere con un colpo. Poi aspettate Chiunque abbia

sparato i tre colpi, ne sparer altri tre cinque minuti dopo, e continuer a sparare tre colpi ogni cinque minuti. Quelli che sentiranno, risponderanno ogni volta con un colpo. "Jack, tu va a sud, lungo il limite dell'incendio. Hughie, tu va a sud-ovest. Io vado a ovest. Ma' e Meggie, voi andate a nord-ovest. Stu, tu segui il limite dell'incendio verso nord. E procedete adagio tutti quanti, per piacere. La pioggia non consente di vedere lontano, e in certi punti ci sono molti tronchi d'albero. Chiamate spesso; potrebbe non vedervi, ma udirvi. Per ricordate, nessuno sparo a meno che non troviate qualcosa, perch Pa' non aveva il fucile con s e, se udisse uno sparo ma fosse fuor di portata di voce per rispondere, sarebbe spaventoso per lui. "Buona fortuna, e che Dio ci benedica." Simili a pellegrini giunti all'ultimo bivio, si dispersero nella pioggia incessante e grigia, allontanandosi sempre pi l'uno dall'altro, divenendo sempre pi piccoli, finch in ultimo scomparvero, ognuno nella direzione assegnatagli. Stuart aveva percorso appena ottocento metri, quando not che un boschetto di alberi bruciati si trovava molto vicino alla linea di demarcazione dell'incendio. C'era un piccolo albero wilga, nero e arricciolato come la zazzera di un negretto, e c'erano i resti di un grosso ceppo nei pressi del limite carbonizzato. Ma vide il cavallo di Paddy, disteso a terra e fuso nel tronco di un grosso eucaliptus, e due dei cani di Paddy, piccole carcasse nere e rigide, con tutte e quattro le zampe tese verso l'alto come bastoni. Smont da cavallo, affondando con gli stivali fino alle caviglie nel fango, e tolse il fucile dal sostegno sulla sella. Mosse le labbra, pregando, mentre si avvicinava e scivolava sulle viscide scorie. Se non fosse stato per il cavallo e per i cani, avrebbe potuto sperare in un vagabondo, o in qualche povero viaggiatore sorpreso e intrappolato dall'incendio. Ma Paddy montava un cavallo e aveva con s cinque cani; nessuno sulla pista viaggiava a cavallo o aveva con s pi di un cane. E inoltre, quella localit era troppo

lontana dai confini di Drogheda per poter pensare a guardiani o altri uomini di Bugela spintisi a ovest. Pi avanti, si trovavano altri tre cani carbonizzati; cinque in tutto, cinque cani. Ora si rese conto che non ne avrebbe trovato un sesto, e non lo trov. Poi non lontano dal cavallo, fino a quel momento nascosto da un tronco, ecco quello che era stato un uomo. Non ci si poteva sbagliare. Luccicante e splendente nella pioggia, la nera cosa giaceva supina, e aveva la schiena incurvata come un grande arco, per cui toccava il terreno soltanto con le natiche e le spalle. Le braccia erano aperte ma flesse sui gomiti, come se implorassero il cielo, le dita, con la carne che si staccava rivelando ossa carbonizzate, artigliavano e tentavano di afferrare il vuoto. Anche le gambe erano divaricate e flesse all'altezza delle ginocchia, mentre la faccia, una sorta di bolla, fissava senz'occhi, senza vederlo, il cielo. Per un momento, lo sguardo limpido e onniveggente di Stuart indugi sul padre e il giovane vide non gi il guscio sfigurato, ma l'uomo come era stato nella vita. Punt il fucile verso il cielo, spar un colpo, ricaric, spar un secondo colpo, ricaric e fece partire il terzo. Fiocamente, in lontananza, ud uno sparo in risposta, poi pi lontano, e molto debole, un secondo sparo. Ricord allora che lo sparo pi vicino doveva essere stato quello di sua madre e di sua sorella. Si trovavano a nord-ovest e lui si trovava a nord. Senza aspettare i cinque minuti stabiliti, infil un'altra cartuccia nella camera di scoppio, punt il fucile a sud e spar. Una pausa per ricaricare, quindi il secondo colpo. Caric di nuovo e spar il terzo. Rimise il fucile a terra e rimase ritto guardando a sud, il capo reclinato, in ascolto. Questa volta, la prima risposta giunse da ovest, lo sparo di Bob, la seconda da Jack o da Hughie, e la terza da sua madre. Sospir di sollievo; non voleva che le donne lo raggiungessero per prime. Non vide, COS, il grosso cinghiale sbucar fuori di tra gli alberi a nord;

lo fiut. Grosso come una vacca, con la mole massiccia del corpo che dondolava sulle zampe corte e possenti mentre abbassava la testa raschiando il terreno bagnato e bruciato. Gli spari lo avevano disturbato, e soffriva. I radi peli neri sul fianco erano bruciacchiati e la pelle era ustionata fino al vivo, e rosso-fiamma; l'odore percepito da Stuart, mentre guardava a sud, era l'aroma piacevole della pelle di porco rosolata, n pi n meno come quello di un cosciotto arrosto appena tolto dal forno e croccante dappertutto in superficie. Strappato dallo stupore alla sofferenza stranamente serena che sembrava aver sempre conosciuto, Stuart volt la testa nel momento stesso in cui si diceva che doveva essere gi stato l, che quel posto zuppo e nero doveva essergli stato impresso in qualche punto della mente sin dal giorno della nascita. Si chin e cerc a tastoni il fucile, ricordando che non era carico. Il cinghiale rimaneva immobile, i piccoli occhi arrossati pazzi di dolore, le grandi zanne gialle affilate e incurvate all'ins a semicerchio. Il cavallo di Stuart nitr fiutando la bestia; la testa massiccia del cinghiale si volt per guardarlo, poi si abbass mentre l'animale si apprestava alla carica. Nel concentrare l'attenzione sul cavallo, Stuart intravvide la sua unica possibilit, si chin ratto ad afferrare il fucile, e apr fulmineamente l'otturatore mentre l'altra mano affondava nella tasca della giacca per prendere una cartuccia. Tutto attorno scendeva la pioggia soffocando ogni altro suono con il suo scroscio incessante Ma il cinghiale ud l'otturatore riportato indietro e, all'ultimo momento, modific la direzione della carica, dal cavallo a Stuart. Gli era quasi addosso quando la pallottola lo centr in pieno nel petto senza rallentarlo. Le zanne si sollevarono lateralmente e colpirono Stuart all'inguine. Il giovane cadde e il sangue zampill come da un rubinetto aperto, saturandogli i vestiti e sprizzando sul terreno.

Voltandosi goffamente mentre cominciava a sentire la pallottola, il cinghiale torn indietro per affondargli di nuovo le zanne nel corpo, ma esit, vacill, barcoll. L'intera mole di settecento chili piomb addosso a Stuart e gli schiacci la faccia contro la nera melma. Per un momento le mani di lui artigliarono il terreno a entrambi i lati, nel tentativo frenetico e futile di liberarsi; questo, dunque, era ci che aveva sempre saputo, per questo non aveva mai sperato, o sognato, o fatto progetti, si era limitato a rimanere passivo e ad assorbire il mondo vivo cos profondamente da non avere il tempo di affliggersi per il suo fato in attesa. Pens: Ma', Ma'! Non posso restare con te, Ma'! nell'attimo stesso in cui il cuore gli scoppiava nel petto. "Chiss perch Stu non ha sparato di nuovo?" domand Meggie a sua madre, mentre trottavano nella direzione di quelle prime due triple salve, nell'impossibilit di procedere pi veloci sul fango, e disperatamente ansiose. "Si sar detto, immagino, che avevamo gi udito" rispose Fee. Ma nel profondo della mente stava ricordando la faccia di Stuart quando si erano separati per continuare la ricerca in direzioni diverse, stava ricordando la mano di lui tesa per stringere la sua, e il modo con il quale le aveva sorriso. "Non possiamo distare molto, ormai" disse, e spinse il cavallo a un goffo, scivoloso, piccolo galoppo. Ma Jack: era arrivato l per primo, e cos Bob, e intercettarono le due donne mentre attraversavano l'ultimo lembo di terra ancora viva, avvicinandosi al luogo in cui l'incendio della boscaglia era cominciato. "Non avvicinarti, Ma"' disse Bob, mentre lei smontava. Jack si era diretto verso Meggie e le afferr le braccia. Le due paia di occhi grigi li fissarono, non tanto nello smarrimento o nel timore, quanto nella certezza, come se non fossero state necessarie parole.

"Paddy?" domand Fee, con una voce che non parve la sua. "S. E Stu." Nessuno dei suoi due figli riusc a guardarla. "Stu? Stu! Che cosa vuoi dire, Stu? Oh, Dio, cosa c'? Che cosa accaduto? Non tutti e due... no!" "Pa' e rimasto intrappolato nell'incendio; morto. Stu deve aver disturbato un cinghiale, che lo ha caricato. Gli ha sparato, ma l'animale gli caduto addosso mentre stava morendo e lo ha soffocato. Anche Stu morto, Ma'." Meggie url e si dibatt, cercando di liberarsi dalla stretta delle mani di Jack, ma Fee rimase immobile tra quelle sudicie e insanguinate di Bob, come se fosse diventata di sasso, gli occhi vitrei come sfere di cristallo. "troppo" disse infine, e alz gli occhi su Bob, la faccia ruscellante di pioggia e le ciocche di capelli, intorno al collo, gocciolanti come canaletti dorati. "Lascia che vada da loro, Bob. Dell'uno sono la moglie, dell'altro la madre. Non puoi tenermi lontana da loro... non hai il diritto di tenermi lontana. Lasciami andare da loro." Meggie si era acquietata e rimaneva immobile tra le braccia di Jack, con il capo sulla sua spalla. Mentre Fee si avvicinava al disastro; allacciata alla vita dal braccio di Bob, Meggie li segu con lo sguardo, ma non tent in alcun modo di raggiungerli. Hughie apparve tra i veli di pioggia che offuscavano ogni cosa; con un cenno del capo, Jack indico sua madre e Bob. "Accompagnali, Hughie, resta con loro. Meggie ed io torniamo a Drogheda per portare qui il carro." Lasci andare Meggie e l'aiut a montare sulla cavalla saura. "Vieni, Meggie; fa quasi buio. Non possiamo lasciarli fuori tutta la notte sotto questa pioggia, e non se ne andranno finch non saremo tornati." Risult impossibile far muovere il carro pesante o qualsiasi altro mezzo munito

di ruote sul fango; in ultimo, Jack e il vecchio Tom incatenarono una lamiera ondulata dietro due cavalli da tiro, e Tom condusse i cavalli mentre Jack lo precedeva con la pi grossa lanterna che si trovasse a Drogheda. Meggie rimase nella grande casa e sedette davanti al fuoco acceso in salotto, mentre la signora Smith cercava di persuaderla a mangiare, il viso striato di lacrime nel vedere lo stato di choc della fanciulla immobile e silenziosa, la sua incapacit di piangere. Quando ud bussare con il battente alla porta di casa, si volt e and ad aprire domandandosi chi mai, in nome del Cielo, fosse riuscito a passare nonostante il fango, e meravigliandosi, come sempre, della fulmineit con la quale le notizie superavano i solitari chilometri tra gli allevamenti cos lontani l'uno dall'altro. Sulla veranda si trovava Padre Ralph, bagnato e infangato, in tenuta da equitazione, con una cerata. "Posso, entrare, signora Smith?" "Oh, Padre, Padre!" grid lei, e si gett tra le braccia del sacerdote sbalordito. "Come lo ha saputo?" "Mi ha telegrafato la signora Cleary, una cortesia tra amministratrice e proprietario che ho molto apprezzato. Ho avuto il permesso di venire dall'Arcivescovo Contini-Verchese. Che uomo! Crederebbe che devo ripetermelo cento volte al giorno? Ho viaggiato in aereo. L'apparecchio si impantanato al momento dell'atterraggio finendo con il muso in gi, per cui mi sono reso conto di com'era il terreno prima ancora di averci messo piede. Cara, meravigliosa Gilly! Ho lasciato la valigia a Padre WattY, alla canonica, e mi sono fatto dare un cavallo dal proprietario dell'Imperial, il quale mi ha creduto pazzo, e ha scommesso con me una bottiglia di Johnny Walker, etichetta nera, che non sarei mai riuscito a passare con questo fango. Oh, signora Smith, non pianga cos! Mia cara, non finir il mondo soltanto per un incendio, per quanto grande e terribile possa essere stato!" esclam, sorridendo e battendole la mano sulla spalla scossa dai singhiozzi. "Suvvia,

sto facendo del mio meglio per sminuire la cosa, ma lei non fa del suo meglio per aiutarmi. Non pianga in questo modo, la prego." "Allora non sa" singhiozz lei. "Che cosa? Cosa dovrei sapere? Che c'... cos' accaduto?" "Il signor Cleary e Stuart sono morti." Il colore gli abbandon la faccia; scost con entrambe le mani la governante. "Dov' Meggie?" url. "In salotto. La signora Cleary ancora nei pascoli con i cadaveri. Jack e Tom sono partiti per portarli qui. Oh, Padre, a volte, nonostante la mia fede, non posso fare a meno di pensare che Dio troppo crudele! Perch doveva prenderseli tutti e due?" Ma Padre Ralph non era rimasto ad ascoltarla dopo aver saputo dove si trovava Meggie; era corso nel salotto, togliendosi l'impermeabile di cerata mentre correva e lasciandosi dietro una scia d'acqua melmosa. "Meggie!" disse, avvicinandosi alla ragazza, inginocchiandosi accanto alla poltrona, prendendo le mani gelide di Meg tra le sue bagnate, con fermezza. Scivol fuori dalla poltrona e gli strisci tra le braccia; appoggi il capo alla camicia zuppa e chiuse gli occhi, cos felice, nonostante la sofferenza, da desiderare che quel momento non avesse mai fine. Ralph era venuto, si trattava del trionfo del suo potere su di lui, non aveva fallito. "Sono bagnato, Meggie, tesoro: ti bagnerai anche tu" le bisbigli, la gota contro i suoi capelli. "Non importa. venuto." "S, sono venuto. Volevo essere sicuro che tu fossi sana e salva. Avevo la sensazione di essere necessario, dovevo vedere con i miei occhi. Oh, Meggie, tuo padre e Stu! Come accaduto?" "Pappi rimasto intrappolato nell'incendio e Stu lo ha trovato. stato ucciso da un cinghiale. Gli caduto addosso dopo che gli aveva sparato. Jack e Tom sono andati a prenderli per portarli qui." Il sacerdote non disse altro, ma la tenne stretta e la cull come se fosse stata

una bambina, finch il calore del fuoco non gli ebbe asciugato in parte la camicia e i capelli, e sent parte della rigidit abbandonare la ragazza. Le mise allora la mano sotto il mento e le alz il capo, costringendola a guardarlo, poi, senza riflettere, la baci. In un impulso confuso che non affondava le radici nel desiderio; soltanto un'offerta istintiva, quando ebbe veduto che cosa si celava negli occhi grigi. Un qualcosa di distaccato, un sacramento di tipo diverso. Le braccia di lei scivolarono sotto le sue per incontrarsi dietro; egli non pot impedirsi di trasalire, anche se represse l'esclamazione di dolore. Meggie indietreggi un poco. "Che cosa c'?" "Devo essermi ammaccato le costole quando l'aereo atterrato. Siamo rimasti impantanati fino alla fusoliera nel caro, vecchio fango di Gilly, per cui l'atterraggio stato alquanto violento. Io sono finito appeso in equilibrio sulla spalliera del sedile davanti al mio." "Qua, vediamo." Con dita ferme, gli sbotton la camicia umida, gliela sfil dalle braccia, la sfil dai calzoni. Sotto la superficie della pelle liscia e abbronzata, un brutto livido viola si estendeva da un fianco all'altro subito sotto la gabbia toracica. Meggie trattenne il respiro. "Oh, Ralph! Sei venuto a cavallo sin da Gilly con questo? Come deve averti fatto soffrire! Ti senti bene? Non ti sembra di svenire? Potrebbe esserci qualche lesione interna!" "No, sto benissimo, e non ho sentito niente, a essere sincero. Ero cos ansioso di arrivare qui, di accertarmi che tu fossi salva, che, presumo, ho semplicemente eliminato la cosa dai miei pensieri. Se ci fosse un'emorragia interna me ne sarei accorto gi da un pezzo, ormai, credo. Dio, Meggie, noi" Lei aveva abbassato la testa, e, delicatamente, gli sfiorava con le labbra la pelle livida, facendogli scivolare il palmo delle mani sul petto fino alle spalle, con una sensualit deliberata che lo sconcert. Affascinato, terrorizzato, con l'intenzione di liberarsi a ogni costo, il sacerdote scost la testa; ma, in qualche modo, riusc soltanto a riavere la ragazza

tra le braccia, come un serpente strettamente avvolto intorno alla sua volont. Il dolore venne dimenticato, la Chiesa venne dimenticata, Dio venne dimenticato. Trov la bocca di lei, l'apr a forza, avidamente, desiderando di lei sempre qualcosa di pi, non riuscendo a tenerla stretta quanto bastava per placare l'impulso spaventoso che gli stava crescendo dentro. Lei gli offr il collo, si scopr le spalle, l ove la pelle era fresca, e pi liscia e lucida della seta, era come affogare, affondare nel profondo, ansimante e indifeso. L'essere mortale premeva su di lui, un peso immane che gli schiacciava l'anima, sprigionando il vino amaro e scuro dei sensi con una piena improvvisa. Avrebbe voluto piangere; le ultime gocce del desiderio colarono sotto il fardello dell'essere mortale, e strapp via le braccia della ragazza dal proprio misero corpo e si accosci sui calcagni la testa bassa, e parve essere completamente assorto nella contemplazione delle proprie mani che gli tremavano sulle ginocchia. Meggie, che cosa mi hai fatto, che cosa potresti farmi, se te lo consentissi." "Meggie, ti amo, ti amer sempre. Ma sono un sacerdote non posso... semplicemente, non posso!" Si affrett a mettersi in piedi, ricompose la blusa e abbass gli occhi su di lui, con un sorriso obliquo che serv soltanto a far maggiormente risaltare la diminuita sofferenza nei suoi occhi. "Non preoccuparti, Ralph. Andr a vedere se la signora Smith pu prepararti qualcosa da mangiare, poi ti porter il linimento per i cavalli; miracoloso per far guarire i lividi. Fa cessare il dolore molto meglio di quanto possano i baci." "Funziona il telefono?" riusc a dire lui. "S. Hanno teso una linea provvisoria sugli alberi e hanno ristabilito il collegamento un paio d'ore fa." Ma quando Meggie fu uscita, trascorsero alcuni minuti prima che riuscisse a calmarsi quanto bastava per sedersi allo scrittoio di Fee. "Voglio fare un'interurbana, per favore, centralino. Parla Padre de Bricassart,

a Drogheda... Oh, salve, Doreen, c' ancora lei al centralino, vedo. un piacere anche per me udire la sua voce. A Sydney non si sa mai chi sia la centralinista; si tratta soltanto di una voce tediata. Voglio una comunicazione urgente con Sua Eccellenza il Legato pontificio a Sydney. Il numero XX-232. E, mentre aspetto la comunicazione con Sydney, mi passi Bugela, Doreen." Ebbe appena il tempo di riferire a Martin King quello che era accaduto prima di avere la comunicazione con Sydney, ma poche parole a Bugela bastavano. Tutta Gilly lo avrebbe saputo da Martin e da tutti coloro che ascoltavano le comunicazioni altrui sulla linea a circuito chiuso; chi avesse voluto osare un tragitto a cavallo sul fango di Gilly sarebbe venuto ai funerali. "Eccellenza? Qui Padre de Bricassart... S, grazie, sono arrivato sano e salvo, ma l'aereo si impantanato fino alla fusoliera nel fango e dovr tornare in treno. Nel fango, Eccellenza, t-a-n-g-o! No, Eccellenza, tutte le strade, qui, diventano intransitabili quando piove. Ho dovuto viaggiare a cavallo da Gillanbone a Drogheda; il solo modo possibile, con la pioggia... Ecco perch le sto telefonando. Eccellenza. stato un bene che sia venuto. Devo aver avuto una sorta di presentimento, suppongo... S, la situazione tragica, molto tragica. Padraic Cleary e suo figlio Stuart sono morti, l'uno cArbonizzato dall'incendio, l'altro soffocato da un cinghiale... Un c-i-n-g-h-i-a-l-e, cinghiale, Eccellenza, un maiale selvatico... SAJ ha ragione, parlano un inglese leggermente bizzarro da queste parti." Lungo l'intera linea udiva esclamazioni soffocate da parte di coloro che ascoltavano la fioca comunicazione, e non pot fare a meno di sorridere. Non si poteva urlare al telefono che tutti dovevano finirla di ascoltare le conversazioni altrui... si trattava dell'unico divertimento collettivo che Gilly potesse offrire ai suoi cittadini avidi di contatti umani...

ma, se soltanto avessero riagganciato, Sua Eccellenza l'Arcivescovo avrebbe avuto la possibilit di udire meglio. "Con il suo permesso, Eccellenza, rimarr per i funerali e per accertarmi che la vedova e gli altri figli siano tranquilli. S Eccellenza, grazie... Torner a Sydney non appena mi sia possibile." Anche la centralinista stava ascoltando; Padre Ralph abbass il gancio e parl di nuovo immediatamente. "Doreen, mi ridia Bugela, per piacere." Convers per qualche minuto con Martin King, poi decise, poich era il mese di agosto, col freddo dell'inverno, di celebrare i funerali di l a due giorni. Molte persone avrebbero voluto essere presenti e sarebbero state disposte a venire a cavallo, ma si trattava di un tragitto lento e arduo. Meggie torn con il linimento, ma non si offr di frizionarlo, si limit a porgergli silenziosamente il flacone. In tono brusco disse che la signora Smith gli avrebbe apparecchiato, di l a un'ora, una cena calda nella sala da pranzo piccola, per dargli il tempo di fare un bagno. Si rese spiacevolmente conto che, in qualche modo, Meggie si sentiva delusa da lui, ma non cap come potesse pensare una cosa simile, n su quali basi lo avesse giudicato. Sapeva che cos'era; perch quell'ira! Nella grigia luce dell'alba, la piccola cavalcata di scorta alle salme giunse al torrente e si ferm. Sebbene l'acqua fosse ancora contenuta entro gli argini, il Gillan si era tramutato in un vero e proprio fiume in piena, dalla corrente vorticosa, profondo nove metri. Padre Ralph lo attravers con la cavalla saura, la stola intorno al collo, e gli strumenti della sua vocazione nella bisaccia da sella. Poi, circondato da Fee, da Bob, da Jack, da Hughie e da Tom, tolse i sacchi dalle salme e si accinse a somministrare l'estrema unzione. Dopo Mary

Carson, pi nulla poteva sconvolgerlo; ma non trov alcunch di ripugnante in Paddy e in Stu. Erano entrambi neri, ciascuno a suo modo, Paddy a causa delle fiamme e Stu a causa del soffocamento, ma il prete li baci entrambi con affetto e rispetto. Per ventiquattro chilometri, la lamiera ondulata aveva vibrato e sobbalzato sul terreno, dietro i due cavalli da tiro sfregiando il fango con solchi profondi che sarebbero rimasti visibili ancora anni dopo, anche nell'erba di altre stagioni. Ma ora sembrava che non potessero andare oltre; il torrente vorticoso li tratteneva sull'altra riva, a un solo chilometro e mezzo di distanza da Drogheda. Immobili, fissarono le cime degli alti eucalipti, chiaramente visibili anche nella pioggia. "Ho un'idea" disse Bob, rivolgendosi a Padre Ralph. "Padre, lei il solo qui ad avere un cavallo fresco; e dovr toccare a lei. Le nostre cavalcature ce la faranno appena una volta ad attraversare a nuoto il torrente... sono spossate, dopo il fango e il freddo. Torni indietro, trovi dei fusti vuoti da duecento litri e ne faccia chiudere i coperchi in modo che siano stagni e non possano aprirsi. Li faccia saldare, se necessario Ce ne occorreranno dodici, dieci come minimo, se non riuscir a trovarne di pi. Dovranno essere legati tutti insieme e portati da questo lato del torrente. Li assicureremo sotto la lamiera e la faremo galleggiare come una chiatta." Padre Ralph fece come gli era stato detto, senza obiettare, era un'idea migliore di tutte quelle che aveva da proporre lui. Dominic O'Rourke, di DibbanDibban, era arrivato nel frattempo con due dei suoi figli; si trattava di un vicino, non risiedeva lontano, secondo criteri dell'interno. Quando Padre Ralph gli ebbe spiegato che cosa occorreva fare, si misero tutti all'opera rapidamente, esplorando i ripostigli in cerca di fusti vuoti, rovesciando fuori pula e avena da altri fusti, cercando i coperchi e saldandoli ai fusti quando la ruggine non li aveva rovinati e sembrava probabile che potessero resistere

ai colpi della corrente. La pioggia continuava a cadere, a cadere. Non sarebbe cessata per altri due giorni. "Dominic, mi rincresce chiederglielo, ma quando quei poveretti arriveranno, saranno mezzo morti. Il funerale dovr aver luogo domani e anche se l'impresa di pompe funebri a Gilly riuscisse a preparare in tempo le bare, non si riuscirebbe mai a farle arrivare qui con il fango. Qualcuno di voi non potrebbe costruirne un paio? Mi occorre un solo uomo che attraversi il torrente con me." I figli di O'Rourke annuirono; non volevano vedere come l'incendio avesse conciato Paddy, o il cinghiale Stuart. "Ci pensiamo noi, Pa." disse Liam. Trascinando i fusti dietro i cavalli, Padre Ralph e Dominic O'Rourke arrivarono al torrente e lo attraversarono. "C' una cosa, Padre!" grid Dominic. "Non dovremo scavare fosse in questo fango dannato! Un tempo pensavo che Mary si stesse dando un po' troppe arie con quel mausoleo che aveva fatto erigere, ma in questo momento, se fosse qui, la bacerei!" "Troppo giusto!" url Padre Ralph. Legarono i fusti sotto la lamiera ondulata, sei per ciascun lato, annodarono saldamente il sudario di canapa, poi spinsero a nuoto nel torrente gli sfiancati cavalli da tiro, trascinandosi dietro la corda che, in ultimo, avrebbe rimorchiato la zattera improvvisata. In groppa alle grosse bestie c'erano Dominic e Tom; si fermarono in cima all'argine del torrente, dalla parte di Drogheda, e si voltarono a guardare mentre le persone ancora sull'altra riva legavano la zattera e la spingevano in acqua. I cavalli da tiro cominciarono ad avanzare, incitati con grida stridule da Tom e Dominic, mentre la zattera galleggiava sull'acqua. Dondol e oscill pericolosamente, ma rimase a galla

quanto bastava per essere portata al sicuro sulla riva opposta; invece di perdere tempo per smantellarla, i due improvvisati postiglioni continuarono a incitare i cavalli lungo il sentiero che conduceva alla grande dimora e la lamiera, sostenuta dai fusti, scivol sul fango meglio di prima. Una rampa conduceva alle grandi porte del capannone della tosatura per le quali passavano le balle di lana. Portarono la zattera con il suo fardello nell'enorme edificio vuoto che puzzava di pece, di sudore, di lanolina e di sterco. Imbacuccate e avvolte in impermeabili di cerata, Minnie e Cat erano venute dalla grande casa per il primo turno della veglia funebre e si inginocchiarono a ciascun lato del catafalco di metallo, facendo scorrere tra le dita i chicchi dei rosari, alzando e abbassando la voce in cadenze cos note da non costare alcuna fatica alla memoria. La casa si stava riempiendo. Erano arrivati Duncan Gordon da EachUisge, Gareth Davies da Narrengang, Horry Hopeton da Beel-Beel, Eden Carmichael da Barcoola. Il vecchio Angus MacQueen aveva fermato, con una bandierina rossa, uno dei lenti treni merci locali, arrivando accanto al macchinista fino a Gilly, ove si era fatto prestare un cavallo da Harry Gough. In treno o in sella, aveva percorso pi di trecento chilometri di fango. "Sono finito, Padre" disse in seguito Horry al sacerdote, mentre i sette uomini sedevano nella sala da pranzo piccola divorando un pasticcio di carne e rognone. "L'incendio ha attraversato il mio allevamento da un capo all'altro, senza lasciare in vita quasi una sola pecora o verde quasi un solo albero. Per fortuna, questi ultimi anni sono stati buoni; non posso dire altro. Ho i mezzi per acquistare altre pecore e, se questa pioggia continuer, l'erba

ricrescer rapidamente. Ma Dio ci scampi da un altro disastro del genere nei prossimi dieci anni, Padre, perch non avrei pi alcun risparmio con cui rifarmi." "Be', il tuo allevamento pi piccolo del mio, Horry" disse Gareth Davies, affondando il coltello con evidente piacere nella crosta leggera e friabile del pasticcio della signora Smith. Nessun disastro per quanto grave, poteva togliere a lungo l'appetito agli allevatori della pianura di terra nera; avevano bisogno di cibo per far fronte alle disgrazie. "Credo che la met delle mie terre sia stata devastata dall'incendio e, quel che peggio, ho perduto i due terzi delle pecore. Padre, abbiamo bisogno di preghiere." "Gi" approv il vecchio Angus. "Non dir di essere stato colpito come Horry e Garry, Padre, ma il disastro stato abbastanza serio. Sessantamila acri di pascoli sono bruciati, e ho perduto la met delle pecore. I momenti come questi, Padre, mi fanno pentire di essermene andato da Skye quando ero giovane." Padre Ralph sorrise. "E un rammarico fuggevole, Angus, e lei lo sa bene. Se ne and da Skye per la stessa ragione che indusse me ad andarmene da Clunamara. Il posto era troppo piccolo per lei." "Eh, sicuro. L'erica non brucia con belle fiammate alte come gli eucalipti, vero, Padre?" Sarebbe stato uno strano funerale, pens Padre Ralph, guardandosi attorno; le sole donne presenti sarebbero state quelle di Drogheda; erano accorsi soltanto uomini. Aveva portato un'enorme dose di laudano a Fee, dopo che era stata spogliata, asciugata dalla signora Smith e fatta coricare nel grande letto, un tempo diviso con Paddy; e quando Fee aveva rifiutato di bere, piangendo istericamente, lui, senza tanti complimenti, non si era peritato di turarle il naso e versarle in gola la pozione. Strano, non aveva creduto che Fee potesse crollare in quel modo. L'effetto del laudano era stato rapido, perch non toccava cibo da ventiquattro ore. Sapendo che dormiva profondamente, il sacerdote si sentiva pi tranquillo. Continuava per a tenere d'occhio Meggie; si trovava nella cucina, in quel momento, e aiutava la signora Smith a far da mangiare. I ragazzi erano tutti a letto,

talmente spossati che a stento avevano potuto togliersi di dosso gli indumenti bagnati prima di crollare. Quando Minnie e Cat ebbero terminato il loro turno della veglia funebre, Gareth Davies e suo figlio Enoch ne presero il posto; gli altri si concessero riposi di un'ora e conversarono e mangiarono. Nessuno dei giovani aveva raggiunto gli anziani nella sala da pranzo. Si trovavano tutti nella cucina, in teoria per dare una mano alla signora Smith, ma in realt per poter guardare Meggie. Quando se ne rese conto, Padre Ralph si sent al contempo irritato e sollevato. In fin dei conti, il marito lo avrebbe scelto tra loro; doveva accadere inevitabilmente. Enoch Davies contava ventinove anni ed era un "nero gallese", la qual cosa significava che aveva i capelli neri e gli occhi molto scuri, un bell'uomo. Liam O'Rourke, un giovanotto di ventisei anni, aveva i capelli color sabbia e gli occhi azzurri, come suo fratello Rory, di venticinque anni. Connor Carmichael somigliava sputato alla sorella, sebbene, a trentadue anni, fosse pi anziano di lei, ma poteva vantare un gran bell'aspetto, anche se un po' arrogante; il meglio del mazzo, a giudizio di Padre Ralph, era il nipote del vecchio Angus, Alastair, il pi vicino a Meggie per l'et, ventiquattro anni; un caro giovane, con i bellissimi, azzurri occhi scozzesi del nonno e i capelli gi brizzolati, una caratteristica della famiglia. Che la ragazza si innamorasse di uno di loro, lo sposasse e avesse i figli tanto desiderati! Dio, Dio mio, se mi concederai questo, lietamente io sopporter la sofferenza di amarla, lietamente... Non un fiore copriva quelle bare, e i vasi disposti tutto attorno nella cappella erano vuoti. I pochi fiori sopravvissuti alla calura terribile dell'aria infuocata, due sere prima, erano stati distrutti dalla pioggia e giacevano sul fango simili a farfalle morte. Non rimanevano n lo stelo di saggina, n una rosa precoce. E tutti erano stanchi, cos stanchi! Quelli che avevano cavalcato per chilometri e chilometri sul fango, desiderosi di dimostrare

la loro amicizia, erano stanchi, Padre Ralph era tanto stanco che gli sembrava di muoversi in un sogno e continuava a distogliere lo sguardo dal viso tirato e disperato di Fee, dall'espressione addolorata e adirata al contempo di Meggie, dalla comune sofferenza dei tre giovani tanto legati gli uni agli altri, Bob, Jack e Hughie... Non pronunci alcun elogio funebre; fu Martin King a parlare brevemente, e in modo commovente, a nome di tutti coloro che si trovavano l riuniti, poi il sacerdote cominci subito a celebrare la Messa di Requiem. Aveva portato, inutile dirlo, il calice, i sacramenti e una stola, poich nessun prete si muoveva senza queste cose, quando andava a offrire consolazione o aiuto, ma non disponeva dei paramenli e in casa non ce n'erano. Il vecchio Angus, per, passando per la canonica di Gilly, si era ricordato di portare la veste nera da lutto di una Messa di Requiem, avvolta sulla sella in una cerata. Di conseguenza, Padre Ralph vestiva nel modo adatto mentre la pioggia scrosciava contro le finestre e tamburellava sul tetto di lamiera due piani pi in alto. Poi uscirono, sotto la pioggia malinconica, e attraversarono il prato, reso rossiccio e bruciacchiato dalla calura, verso il piccolo cimitero con la cancellata bianca. Questa volta ci furono persone disposte a portare a spalla le semplici bare rettangolari, scivolando e slittando sul fango, sforzandosi di vedere dove stavano andando con la pioggia che batteva loro negli occhi. E le campanelle sulla tomba del cuoco cinese tintinnavano monotone: Hee Sing, Hee Sing, Hee Sing. Finalmente, tutto ebbe termine. Gli ospiti ripartirono a cavallo, ingobbiti sotto gli impermeabili di cerata, taluni contemplando disperati la prospettiva della rovina, altri ringraziando Dio perch si erano sottratti all'incendio e alla morte. E Padre Ralph mise insieme le sue poche cose, sapendo di doversene andare prima che la partenza gli divenisse impossibile.

Si rec a parlare con Fee che, seduta allo scrittoio, si contemplava ammutolita le mani. "Fee, sar coraggiosa?" le domand, sedendo in modo da poterla vedere. Si volt verso di lui, cos silenziosa e spenta sin nell'anima da fargli paura e da costringerlo a chiudere gli occhi. "S, Padre, sar coraggiosa. Mi rimangono I libri, e cinque figli... sei tenendo conto di Frank. Soltanto, presumo che non possiamo tener conto di Frank, le pare? Grazie anche per questo, non potr mai ringraziarla abbastanza. Mi di tale conforto sapere che i suoi colleghi si occupano di lui, cercano di rendergli la vita un po' pi facile. Oh, se soltanto potessi vederlo, una volta sola!" Era come un faro; da lei scaturivano lampi di sofferenza ogni volta che i suoi pensieri tornavano a quel culmine di commozione, troppo grande per potel essere arginato. Un lampo enorme, e poi un lungo periodo di nulla. "Fee, voglio che lei pensi a una cosa." "S a che cosa?" Era di nuovo buia. "Mi sta ascoltando?" le domand in tono aspro, preoccupato e, a un tratto, ancor pi spaventato di prima. Per un lungo momento, la credette cos rinchiusa in se stessa da non essere riuscito a penetrarla neppure con il tono cos aspro della voce, ma il faro torn a splendere e le labbra di lei si dischiusero. "Mio povero Paddy! Mio povero Stuart! Mio povero Frank!" poi, una volta di pi, si assoggett a quel ferreo dominio di se stessa, come se fosse decisa a prolungare i periodi di tenebre fino a spegnere del tutto ogni luce nella sua vita. Lasci vagare lo sguardo sulla stanza e parve non riconoscerla. "S, Padre, la sto ascoltando." "Fee, e sua figlia? Non ricorda mai di avere una figlia?" Gli occhi grigi si alzarono sulla sua faccia, vi indugiarono quasi pietosamente. "C' qualche donna che lo ricorda? Che cos' una figlia? Soltanto un momento della sofferenza, una versione pi giovane di noi stesse, che far

tutte le cose gi fatte da noi e verser le stesse lacrime. No, Padre. Cerco di dimenticare che ho una figlia... e, se penso a lei, come se fosse uno dei miei figli. Una madre ricorda soltanto i propri figli maschi." "Non versa mai lacrime, Fee? Le ho vedute una sola volta." "Non le vedr mai pi, perch ho esaurito le mie lacrime, in eterno." Trem in tutto il corpo. "Sa una cosa, Padre? Due giorni fa ho scoperto quanto amavo Paddy, ma stato come per ogni altra cosa nella mia vita... troppo tardi. Troppo tardi per lui, troppo tardi per me. Se sapesse quanto ho desiderato poterlo prendere tra le braccia, potergli dire che lo amavo! Oh, Dio, spero che nessun altro essere umano debba mai soffrire quanto soffro io!" Distolse lo sguardo da quel volto all'improvviso devastato, per dargli il tempo di ritrovare la calma, e per dare a se stesso il tempo di cercar di capire l'enigma che era Fee. "Nessun altro potr mai provare il suo dolore." Un angolo della bocca di lei si sollev in un sorriso austero. "Gi. Questa una consolazione, no? Potr non essere invidiabile, ma il mio dolore appartiene a me sola." "Vuole promettermi una cosa, Fee?" "Se le fa piacere." "Si occupi di Meggie, non la dimentich. La faccia andare ai balli, le faccia conoscere qualche giovanotto, la incoraggi a pensare al matrimonio e a una famiglia sua. Ho notato che tutti i giovani l'adocchiavano, oggi. Le dia il modo di incontrarli ancora in circostanze meno tristi di questa." "Come vuole lei, Padre." Sospirando, la lasci alla contemplazione delle proprie esili mani bianche. Meggie lo accompagn nelle scuderie, ove il castrato baio del proprietario dell'Imperial si era ingozzato di fieno e crusca, vivendo per due giorni in una sorta di paradiso equino. Padre Ralph gli gett sul dorso la logora sella del proprietario dell'albergo poi si chin a stringere la sopraccinghia e il sotto pancia, mentre Meggie, addossata a una balla di paglia, lo contemplava. "Padre, guardi che cosa ho trovato" disse, mentre lui terminava e si raddrizzava. Gli tese la mano, le dita stringevano una rosa pallida,

di un color grigio-roseo. "E la sola rimasta. L'ho trovata su un cespuglio sotto il basamento delle cisterne, dietro la casa. Presumo che non sia stata bruciata come le altre dal calore dell'incendio e sia rimasta riparata dalla pioggia. Cos, l'ho colta per lei. E una piccola cosa per ricordarmi." Prese il fiore sbocciato soltanto in parte, con la mano tutt'altro che ferma, e, immobile, lo contempl. "Meggie, non ho bisogno di alcun tuo ricordo, n ora n mai Ti porto entro di me, lo sai bene. Non mi sarebbe possibile nascondertelo, non sembra anche a te?" "Ma a volte un oggetto ha qualcosa di pi reale" insistette. "Pu toglierlo da un cassetto e contemplarlo, e ricordare, vedendolo, tutte le cose che altrimenti potrebbe dimenticare. L'accetti, Padre, la prego." "Mi chiamo Ralph." Apr la valigetta dei sacramenti e ne tolse il rosso messale rilegato in preziosa madreperla. Glielo aveva regalato il suo povero padre il giorno dell'ordinazione, tredici lunghi anni prima. Le pagine si aprirono sul segnalibro, un largo e spesso nastro bianco; ne sfogli parecchie altre, pos la rosa in mezzo e chiuse il libro. "Vuoi un mio ricordo, Meggie, non vero?" "S." "Non te lo dar. Voglio che tu mi dimentichi, voglio che ti guardi attorno nel tuo mondo, e trovi un uomo buono e gentile, e lo sposi, e abbia i bambini che desideri tanto. Sei nata per essere madre. Non devi avvinghiarti a me, non giusto. Io non potr mai abbandonare la Chiesa; e ora sar completamente sincero con te, nel tuo interesse. Non voglio abbandonare la Chiesa perch non ti amo come potra amarti un marito, capisci? Dimenticami, Meggie'" "Non vuole darmi un bacio d'addio?" Per tutta risposta, egli si iss sul baio e lo diresse verso la porta prima di mettersi il vecchio cappello di feltro. Gli occhi azzurri gli balenarono per un momento, poi il cavallo usc sotto la pioggia e cominci a percorrere con riluttanza, scivolando, la pista che conduceva a Gilly. Meggie non tent di seguire il sacerdote, rimase nell'oscurit dell'umida scuderia, respirando

gli odori di sterco di cavallo e di fieno; le ricordarono la stalla nella Nuova Zelanda e Frank. Trenta ore dopo, Padre Ralph entr nello studio del Legato pontificio, attravers la stanza per baciare l'anello, poi si lasci cadere stancamente su una poltrona. Soltanto quando sent quei begli occhi onniscienti su di s, si rese conto dell'aspetto bizzarro che doveva avere della ragione per cui tante persone lo avevano fissato dopo che era disceso dal treno alla stazione centrale. Senza ricordare la valigia che Padre Watty Thomas custodiva per lui alla canonica, era salito sul postale notturno due minuti appena prima della partenza e aveva viaggiato per novecentosettanta chilometri sul treno gelido, in camicia, calzoni al ginocchio e stivali, bagnato fradicio, senza mai nemmeno accorgersi di aver freddo. Cos, ora, abbass gli occhi su se stesso con un sorriso malinconico poi guard l'Arcivescovo. "Mi scusi, Eccellenza sono accadute tante di quelle cose che non ho nemmeno pensato quanto deve essere strano il mio aspetto." "Non stia a scusarsi, Ralph." A differenza del suo predecessore l'Arcivescovo preferiva chiamare il nuovo segretario con il nome di battesimo. "Mi pare che abbia un aspetto molto romantico ed elegante. Soltanto un briciolo troppo secolare, non d'accordo?" "Senza alcun dubbio per quanto concerne il briciolo di secolarit. Riguardo al romanticismo e all'eleganza, Eccellenza, solo che lei non abituato a vedere come ci si veste di solito a Gillanbone." "Mio caro Ralph, se lei si mettesse in mente di vestirsi con tela di sacco e di coprirsi di cenere, riuscirebbe a sembrare ugualmente romantico ed elegante! La tenuta da equitazione le si addice, per, davvero. Quasi quanto la tonaca, e non sprechi fiato per dirmi di non aver mai pensato che la facesse figurare meglio del nero abito talare. Lei ha un modo di muoversi singolare

e quanto mai attraente, e ha conservato la sua bella corporatura snella; credo che forse riuscir a conservarla sempre. Credo inoltre che, quando mi richiameranno a Roma, la condurr con me. Mi divertir moltissimo osservare l'impressione che far ai nostri tozzi e grassi prelati italiani. L'agile e bel felino tra piccioni grassocci e spaventati." Roma! Padre Ralph si raddrizz sulla poltrona. "E stato molto penoso, Ralph?" continu l'Arcivescovo, facendo scorrere ritmicamente la mano lattea e inanellata sul serico dorso della sua gatta abissina che faceva le fusa. "Terribile, Eccellenza." "Quelle persone, lei ha per loro un grande affetto." "S." "E le ama tutte ugualmente, o prova per alcune di loro qualcosa di pi che per gli altri?" Ma Padre Ralph era astuto per lo meno quanto il suo superiore, e ormai si trovava con lui da un periodo di tempo sufficientemente lungo per sapere come ragionasse. Pertanto, par la domanda melliflua con una ingannevole franchezza, un espediente che, come aveva avuto modo di constatare, placava all'istante i sospetti dell'Arcivescovo. A quell'intelligenza sottile e tortuosa non accadeva mai di pensare che uno sfoggio di sincerit potesse essere pi mendace di qualsiasi sotterfugio. "Li amo tutti, ma, come ella dice, alcuni pi di altri. Quella che amo di pi la giovane Meggie. Ho sempre sentito una particolare responsabilit nei suoi riguardi perch la famiglia predilige a tal punto i figli maschi da dimenticare la sua esistenza." "Quanti anni ha, questa Meggie?" "Non lo so esattamente. Oh, immagino che debba essere sui vent'anni. Ma ho fatto promettere a sua madre di alzare la testa dai registri almeno quanto basta per accertarsi che la ragazza vada a qualche ballo e conosca qualche giovanotto. Se restasse bloccata a Drogheda, la sua sarebbe una vita sprecata, un vero

peccato." Non diceva altro che la verit; il fiuto indicibilmente sensibile dell'Arcivescovo se ne rese subito conto. Sebbene avesse appena tre anni pi del suo segretario, la sua carriera non era stata inceppata, e, sotto molti aspetti, si sentiva incommensurabilmente pi vecchio di quanto sarebbe mai accaduto a Ralph; il Vaticano svuotava di una qualche essenza vitale chiunque fosse esposto ad esso sin dall'inizio e Ralph possedeva quell'essenza vitale in abbondanza. Meno vigile, l'Arcivescovo continu a osservare il suo segretario e torn a dedicarsi al gioco interessante di scoprire quali fossero esattamente i moventi di Padre Ralph de Bricassart. A tutta prima, aveva avuto la certezza che esistesse in lui una debolezza della carne, se non in una direzione, almeno nell'altra. La bellezza stupefacente del volto e il corpo atletico dovevano farne l'oggetto di molti desideri, troppi perch potesse continuare a essere innocente o ignaro. E, man mano che il tempo passava, il Legato pontificio si era reso conto di avere, almeno in parte, ragione, la consapevolezza esisteva senza alcun dubbio, ma aveva finito con il persuadersi che, al contempo, esisteva anche una autentica innocenza. Di conseguenza, qualsiasi cosa potesse ardentemente desiderare Padre Ralph, non si trattava di piaceri carnali. L'Arcivescovo gli aveva fatto frequentare omosessuali abili e del tutto irresistibili per chi fosse un omosessuale ma senza alcun risultato. Lo aveva tenuto d'occhio mentre era in compagnia delle pi belle donne del paese; ma senza alcun risultato. Non un barlume di interessamento o di desiderio, anche quando non era minimamente conscio di essere osservato. L'Arcivescovo, infatti, non sempre osservava di persona, e, quando si serviva d'altri, ricorreva a sconosciuti. Aveva cominciato a pensare che il debole di Padre Ralph consistesse nell'orgoglio di essere prete e nell'ambizione, due sfaccettature

che l'Arcivescovo capiva perch le possedeva egli stesso. La Chiesa offriva mete agli uomini ambiziosi, come tutte le grandi istituzioni che si autoperpetuano. Correva voce che Padre Ralph avesse frodato quei Cleary, sebbene sostenesse di amarli tanto, della loro legittima eredit. Se le cose stavano realmente in questo modo, valeva la pena di tenerselo caro. E come gli erano baLenati, quei meravigliosi occhi azzurri, all'accenno a Roma! Forse era giunto il momento di tentare un altro sgambetto. Spinse avanti, pigramente, una pedina discorsiva, ma gli occhi, sotto le palpebre grevi, erano molto penetranti. "O ricevuto notizie dal Vaticano durante la sua assenza, Ralph" disse, spostando lievemente la gatta. USheba mia, sei egoista, mi fai intorpidire le gambe." "Oh?" Padre Ralph stava affondando nella poltrona, e stentava molto a tenere aperti gli occhi. S, potr andare a coricarsi, ma non prima di avere saputo la notizia che ho da darle. Poco tempo fa, ho fatto avere al Santo Padre una lettera personale e privata, e la risposta mi pervenuta oggi per il tramite del mio amico, il Cardinale Monteverdi... chiss se discende dal musicista? Non ricordo mai di domandarglielo. Oh, Sheba, perch ti ostini ad affondare le unghie, quando sei contenta?" "Sto ascoltando, Eccellenza, ancora non mi sono addormentato" disse Padre Ralph, sorridendo. "Non ci si pu stupire se le piacciono tantO i gatti. E un gatto lei stesso." Fece schioccare le dita. "Su, vieni qua, Sheba, abbandonalo e vieni subito da me! E crudele. La gatta balz gi immediatamente dal grembo viola, attravers il tappeto e, delicatamente, balz sulle ginocchia del sacerdote, ove rimase facendo guizzare la coda e fiutando gli strani odori di cavalli e di fango, affascinata.

Gli occhi azzurri di Padre Ralph sorrisero a quelli castani dell'Arcivescovo; entrambi gli uomini li tenevano socchiusi entrambi non avrebbero potuto essere pi all'erta. "Come fa a riuscirci?" domand l'Arcivescovo. "I gatti non ubbidiscono mai a nessuno ma Sheba si precipita da lei come se le desse caviale e valeriana. Bestiola ingrata." "Sto aspettando, Eccellenza." "E mi punisce per questo, togliendomi la gatta. D'accordo, ha vinto, mi arrendo. Le succede mai di perdere? Un interrogativo interessante. Le spettano delle congratulazioni, mio caro Ralph. In avvenire porter la mitra e la cappa, e ci si rivolger a lei come a Sua Eccellenza il Vescovo de Bricassart." Not con esultanza che queste parole gli avevano fatto spalancare gli occhi. Per una volta tanto, Padre Ralph non tent di dissimulare, o di nascondere, i suoi veri sentimenti. Si limit a sorridere, radiosamente. Parte quarta 1933-1938 Luke Capitolo 10. Fu stupefacente la rapidit con la quale la terra rimargin le ferite; dopo una settimana, piccoli, verdi virgulti d'erba gi spuntavano dalla collosa palude, e, dopo due mesi, gli alberi arrostiti stavano mettendo nuove foglie. Se gli uomini erano resistenti e ricchi di capacit di ripresa, ci accadeva perch la terra non consentiva loro di essere diversi; quelli che difettavano di coraggio o non possedevano una capacit di fanatica sopportazione, non restavano a lungo nel Grande .Nord-Ovest. Tuttavia, sarebbero occorsi anni prima che le cicatrici scomparissero del tutto. Molti strati di corteccia avrebbero dovuto formarsi e staccarsi sotto forma di strisce, tipiche degli eucalipti, prima che i tronchi degli alberi potessero ridiventare bianchi o rossi o grigi, e un certo numero di alberi non si sarebbe rigenerato affatto, rimanendo nero e morto. Inoltre, per anni, gli scheletri degli alberi,

disintegrandosi, avrebbero rivestito le pianure, tramutati nella stuoia del tempo, coperti a poco a poco dalla polvere e dalle impronte di piccoli zoccoli in marcia. E a ovest di Drogheda, i solchi profondi nettamente incisi nel fango dagli spigoli di una bara improvvisata, venivano additati da vagabondi che conoscevano l'episodio ad altri vagabondi i quali lo ignoravano, finch in ultimo il racconto entr a far parte del folklore delle pianure di terra nera. E Drogheda aveva perduto forse un quinto dei suoi pascoli nell'incendio, e venticinquemila pecore, un'inezia per un allevamento dove, negli anni buoni, il numero complessivo degli ovini si era avvicinato ai centoventicinquemila capi. Era del tutto inutile prendersela con la perfidia del fato, o con l'ira di Dio, in qualsiasi modo gli interessati potessero decidere di considerare un disastro naturale. La sola cosa da fare consisteva nel rimediare alle perdite e nel ricominciare daccapo. Non si trattava della prima volta, e nessuno presumeva che sarebbe stata l'ultima. Ma vedere i giardini della dimora di Drogheda brulli e bruni in primavera faceva male al cuore. Nonostante la siccit, potevano sopravvivere, grazie alle cisterne per l'acqua di Michael Carson, ma, in un incendio, niente sopravviveva. Persino il glicine non fior; nel momento in cui le fiamme si erano avvicinate, i suoi teneri grappoli di fiori si stavano appena formando e il calore li aveva fatti avvizzire. Le rose si erano disseccate, le viole del pensiero erano morte, le violacciocche sembravano paglia, le fucsie nei luoghi in ombra non riuscivano pi a riprendersi, i giacinti erano stati soffocati, i piselli odorosi, avvizziti, non avevano pi alcun profumo. L'acqua tolta dalle cisterne durante l'incendio era stata sostituita dalle successive abbondanti piogge, e cos tutti

a Drogheda sacrificarono il loro tempo libero, quasi inesistente, per aiutare il vecchio Tom a riportare i giardini alla bellezza di un tempo. Bob decise di attenersi alla politica di Paddy, quella di avere un maggior numero di uomini a Drogheda, e assunse altri tre guardiani; Mary Carson aveva preferito non far figurare personale in pianta stabile sui registri e assumere mano d'opera in pi soltanto nei periodi in cui si radunavano le greggi e in quelli della nascita degli agnelli e della tosatura, ma Paddy era persuaso che gli uomini lavorassero meglio sapendo di aver un posto fisso, e d'altro canto la cosa, alla lunga, non faceva una gran differenza. Quasi tutti i guardiani erano cronicamente affetti da prurito ai piedi e non si trattenevano molto a lungo in nessun posto. Nelle nuove case, situate pi indietro rispetto al torrente, alloggiavano uomini sposati; il vecchio Tom aveva un nuovo e lindo villino di tre stanze sotto un albero del pepe dietro il recinto dei cavalli, e ridacchiava con il compiacimento del proprietario ogni volta che vi entrava. Meggie continuava a occuparsi di alcuni dei recinti pi vicini, e sua madre continuava a tenere i registri. Fee si era assunta inoltre il compito di Paddy, la corrispondenza con il Vescovo Ralph, e, essendo Fee, non gli parlava mai di niente, tranne che degli argomenti concernenti l'amministrazione dell'allevamento. Meggie smaniava dal desiderio di impadronirsi delle lettere di Ralph, ma Fee si affrettava a rinchiuderle in una cassetta d'acciaio subito dopo averle scorse. Dopo la scomparsa di Paddy e di Stu non esisteva pi alcun modo di arrivare al suo cuore. Per quanto poi concerneva Meggie, non appena partito Ralph, Fee aveva dimenticato completamente la promessa. Meggie rispondeva agli inviti ai balli e alle feste con cortesi rifiuti; sua madre lo sapeva, ma non la rimproverava mai, n le diceva che sarebbe dovuta andare. Liam O'Rourke, coglieva ogni occasione

per venire a cavallo a Drogheda, Enoch Davies non faceva che telefonare, imitato da Connor Carmichael e da Alastair MacQueen. Ma con ognuno di loro Meggie era assorta e brusca, al punto da indurli a disperare che sarebbero mai riusciti a interessarla. L'estate fu molto piovosa, ma gli acquazzoni non si protrassero abbastanza per causare inondazioni, si limitarono a mantenere il terreno eternamente fangoso e il Barwon-Darling alto, ampio e impetuoso per tutti i milleseicento chilometri del suo corso. Quando giunse l'inverno, continuarono le sporadiche piogge; le raffiche rossastre erano d'acqua, non di polvere. E cos la sfilata, per la cris economica, di uomini appiedati lungo le piste si dirad, poich era un inferno arare sulle pianure di terra nera nella stagione delle piogge, e, con il freddo che si aggiungeva all'umidit, la polmonite infuriava tra chi non riusciva a dormire sotto un riparo. Bob era preoccupato e cominci a parlare di infezioni ai piedi delle pecore, se il maltempo fosse continuato; le pecore merino non sopportano a lungo il terreno bagnato senza che gli si formi del pus tra le unghie. La tosatura era stata quasi impossibile, poich i tosatori non volevano toccare la lana bagnata e, a meno che il fango non si fosse asciugato prima delle figliate, molti agnelli sarebbero morti sul terreno zuppo e nel freddo. Il telefono fece tintinnare il segnale per Drogheda, due squilli lunghi e uno breve. Fee rispose e si volt. "Bob, l'agenzia, per te.". Pronto, Jimmy; parla Bob... S, certo... Oh, bene! Le referenze sono tutte buone?... Benissimo, mandalo pure a parlare con me... D'accordo, se cos bravo puoi dirgli che probabilmente otterr il posto, per prima voglio parlargli io, non mi va di decidere alla cieca e non mi fido delle referenze... D'accordo, grazie. Salve." Bob si rimise a sedere. "Verr un nuovo guardiano, un brav'uomo, stando a Jimmy. Ha lavorato a ovest sulle pianure del Queensland dalle parti di Longreach

e Charleville. Ha fatto anche il mandriano. Ha buone referenze e sembra che sia bravo in tutto. Sa cavalcare qualsiasi creatura abbia quattro zampe e una coda, un tempo domava cavalli. E prima ha fatto anche il tosatore, un tosatore fulmineo, dice Jimmy, pi di duecentocinquanta pecore al giorno. Ma proprio questo a insospettirmi un po'. Perch un tosatore di prim'ordine dovrebbe essere disposto a lavorare con la paga di guardiano? Non succede spesso che un bravo tosatore rinunci alla tosatura per la sella. Ci farebbe comodo nei recinti, per, eh?" Con il trascorrere degli anni, l'accento di Bob era divenuto sempre pi strascicato e australiano, ma in compenso le sue frasi sembravano pi concise. Si stava avvicinando alla trentina, eppure, con grande delusione di Meggie, non dava a vedere in alcun modo di essere colpito da qualcuna delle ragazze da marito che conosceva alle poche feste cui un minimo di buona educazione li costringeva a intervenire. In primo luogo, era penosamente timido, e, in secondo luogo, sembrava totalmente assorbito dalla terra. Jack e Hughie, crescendo, gli somigliavano sempre e sempre pi; li si sarebbe potuti scambiare per tre gemelli quando sedevano insieme su una delle dure panche di marmo, il massimo che si consentissero in fatto di comodit domestiche. Sembrava che preferissero accamparsi nei pascoli, e, quando dormivano in casa, si coricavano sul pavimento delle loro camere da letto, timorOSi che la morbidezza dei materassi potesse rammollirli. Il sole, il vento, la calura avevano cotto la loro pelle chiara e lentigginosa facendole assumere una sorta di color mogano maculato, nel quale i loro occhi azzurri splendevano chiari e tranquilli, con piccole rghe profonde agli angoli che tradivano la contemplazione delle lontananze e dell'erba fulvo-argentea. Era quasi impossibile arguire che et avessero, chi fosse di loro il pi anziano

e chi il pi giovane. Avevano tutti il naso romano di Paddy e la faccia alquanto brutta, ma un corpo migliore di quello di Paddy, che si era incurvato e al quale si erano allungate le braccia a furia di tosare pecore per tanti anni. Il loro fisico aveva invece la bellezza snella e disinvolta di chi cavalca Ma non si struggevano n per le donne, n per le comodit, n per i piaceri. "E ammogliato, il nuovo che verr." domand Fee, tracciando linee precise con un righello e la penna intinta nell'inchiostro rosso. "Non saprei, non l'ho domandato. Lo sapremo domani al suo arrivo." "Come verr sin qui?" "Lo porter Jimmy; vuol dare un'occhiata a quei vecchi montoni nel Tankstand." "Bene, speriamo che, se lo assumi, si trattenga per un po'. Se non ammogliato, se ne andr tra poche settimane, immagino. Sono dei disgraziati, i guardiani." Jims e Patsy stavano studiando come convittori al Riverview e giuravano che non sarebbero rimasti in collegio un minuto di pi dopo aver compiuto i quattordici anni, l'et fino alla quale era obbligatorio frequentare le scuole. Non vedevano l'ora che giungesse il giorno in cui sarebbero andati nei recinti con Bob, Jack e Hughie; il giorno in cui sarebbe stata di nuovo la famiglia a mandare avanti Drogheda. La passione di famiglia per la lettura non contribuiva affatto a rendergli pi caro il collegio; un libro potevi portartelo dietro nella bisaccia da sella o in una tasca della giacca e leggerlo all'ombra di un albero wilga, pi piacevolmente che in un'aula dei gesuiti durante la sosta di mezzogiorno. Il collegio era stato per loro un duro periodo di transizione. Le aule dalle grandi finestre, gli spaziosi e verdi campi sportivi, l'opulenza dei giardini, e tutte le altre comodit non significavano niente per loro, cos come li lasciava indifferenti Sydney con i suoi musei, le sale da concerto e le gallerie d'arte. Facevano comunella con i figli di altri allevatori e trascorrevano le ore libere anelando alla loro casa,

o vantando la vastit e lo splendore di Drogheda, ascoltati da orecchie reverenzialmente colpite e credule; tutti, a ovest di Burren Junction, avevano sentito parlare della formidabile Drogheda. Trascorsero parecchie settimane prima che Meggie vedesse il nuovo guardiano. Il nome di lui era stato debitamente trascritto nei registri; si chiamava Luke O'Neill e gi nella grande casa si parlava del nuovo arrivato molto pi di quanto accadesse di solito con gli altri guardiani. In primo luogo, si era rifiutato di dormire negli alloggi degli apprendisti, e aveva preferito occupare l'ultima casa libera sul torrente. In secondo luogo, si era presentato alla signora Smith, e godeva delle simpatie di quest'ultima, sebbene di solito non fosse tenera con i guardiani. Meggie era parecchio incuriosita. Poich teneva la giumenta saura e il castrato nero nelle scuderie anzich nel recinto, e poich quasi sempre era costretta a partire al mattino pi tardi degli uomini, accadeva che per lunghi periodi di tempo non si imbattesse in alcuno dei loro dipendenti. Ma, infine, incontr Luke O'Neill un pomeriggio tardi, mentre il sole estivo avvampava rosso al di l degli alberi e le lunghe ombre avanzavano verso il dolce oblio della notte. Lei stava rientrando dal recinto Borehead nella direzione del guado, e lui veniva da sud-est, pi da lontano, a sua volta diretto al guado. Aveva il sole negli occhi e di conseguenza fu Meggie a vederlo per prima; cavalcava un grosso baio bizzoso, dalla criniera e dalla coda nere. Lei conosceva bene qul cavallo, perch spettava a lei occuparsi della rotazione dei cavalli da lavoro, e si era domandata come mai quella bestia non si trovasse quasi mai nel recinto, ultimamente. Nessuno degli uomini la voleva, e chi poteva farne a meno non la cavalcava. A quanto pareva, il nuovo guardiano se ne infischiava, e questo lasciava capire che sapeva star bene in sella, perch tutti sapevano che il baio tendeva a impennarsi il mattino presto, e tentava di mordere la testa di chi lo cavalcava non appena smontato.

Non riusciva facile valutare la statura di un uomo quando era a cavallo, poich i guardiani australiani si servivano di piccole selle inglesi prive dell'arcione posteriore tipico di quelle americane, e cavalcavano con le ginocchia flesse e molto impettiti. Il nuovo arrivato sembrava alto, ma, in qualche modo, la statura era tutta nel tronco, mentre le gambe sembravano sproporzionatamente corte, per cui Meggie aspett a giudicare. A differenza della maggior parte dei guardiani, portava una camicia bianca e calzoni al ginocchio di fustagno bianco, anzich flanella grigia e spigato grigio; una specie di dandy, si disse Meggie, divertita. Buon per lui, se non gli costava fatica lavare e stirare continuamente. "Buongiorno, signora!" grid lui, mentre si avvicinavano, togliendosi il logoro, vecchio cappello di feltro grigio e piazzandoselo poi di nuovo sulla nuca con un'inclinazione spavalda. Ridenti occhi azzurri contemplarono Meggie con non celata ammirazione, quando lei gli si affianc. "Be', non senz'altro la signora, e pertanto dev'essere la figlia" disse l'uomo. "Sono Luke O'Neill." Meggie farfugli qualcosa, ma non volle guardarlo di nuovo, confusa e irritata al punto da non riuscire a farsi venire in mente nessuna di quelle frasi che possono prestarsi a una conversazione spicciola. Oh, non era giusto! Come osava, un altro uomo, avere gli stessi occhi e la stessa faccia di Padre Ralph? Non gli somigliava, per, nel modo che aveva di guardarla; la sfrontata allegria era qualcosa di tipicamente suo, e negli occhi non gli ardeva amore per lei; sin dal primo momento, quando Padre Ralph si era inginocchiato nella polvere della piazza della stazione di Gilly, Meggie aveva veduto l'amore nei suoi

occhi. Guardare ora gli stessi occhi, e non vedere lui! Era una burla crudele, un castigo. Ignaro dei pensieri della compagna, Luke O'Neill tenne il baio riottoso affiancato alla contegnosa giumenta di Meggie mentre sguazzavano attraverso il torrente, che ancora scorreva impetuoso dopo tante piogge. La ragazza era una bellezza, e come! Quei capelli! Il color carota dei Cleary maschi sembrava qualcosa di ben diverso nel caso di questa figliola. Se soltanto avesse alzato la testa, dandogli modo di vederla meglio in viso! L'alz proprio in quel momento, con un'espressione tale sul volto da far s che lui aggrottasse le sopracciglia, interdetto; non era come se lo odiasse, precisamente, ma come se stesse cercando di vedere qualcosa senza riuscirvi, o come se avesse veduto qualcosa e stesse augurandosi che cos non fosse stato. O chiss che altro. Sembrava sconvolta, comunque. Luke non era assuefatto ad essere pesato sulla bilancia di una donna e trovato manchevole. Catturato da una deliziosa trappola di capelli color oro-tramonto e di occhi grigi, il suo interessamento si scontrava con il dispiacere e la delusione di lei. Continuava a guardarlo, la bocca rosea lievemente dischiusa, una serica rugiada di sudore sul labbro superiore e sulla fronte, le sopracciglia d'oro rosso inarcate in uno stupore inquisitivo. L'uomo sorrise e rivel gli stessi denti bianchi di Padre Ralph; eppure non si trattava del sorriso di Padre Ralph. "Lo sa che sembra una bambina, tutta 'oh!' e 'ah!'?" Meggie distolse lo sguardo. "Mi scusi, non avevo l'intenzione di fissarla. Mi ha ricordato qualcuno, ecco tutto." "Mi fissi finch vuole. E sempre meglio che vederle soltanto il cocuzzolo della testa, per quanto possa essere grazioso. Chi le ricordo?" "Nessuno che conti. Soltanto, strano vedere una persona familiare,

e al contempo tremendamente estranea." "Come si chiama di nome, piccola Miss Cleary?" "Meggie." "Meggie... Non abbastanza dignitoso, non le si conf minimamente. Preferirei che si chiamasse Belinda, o Madeline ma se Meggie il meglio che ha da offrire, lo accetter. Di che cosa il diminutivo Meggie... di Margaret?" "No, di Meghann." "Ah, questo le si addice molto di pi! La chiamer Meghann." "No, affatto!" scatt lei. "Lo detesto!" Ma l'uomo si limit a ridere. "Ha sempre fatto un po' troppo a modo suo, piccola Miss Meghann. Se vorr chiamarla Eustacia Sofronia Augusta lo far, sa." Erano arrivati al recinto dei cavalli, lui scivol gi dal baio, moll, alla testa del cavallo, che aveva tentato di scattare, un pugno sufficiente a riportarlo alla sottomissione, poi rimase immobile, aspettando che lei gli tendesse le mani per essere aiutata a smontare. Meggie tocc invece con i tacchi la giumenta saura e prosegu lungo il sentiero. "Non mette la raffinata dama con i volgari cavalli da lavoro?" le grid dietro. "No di certo" rispose Meggie senza voltarsi. Oh, non era giusto! Anche sulle sue gambe somigliava a Padre Ralph; altrettanto alto, altrettanto largo di spalle e stretto di fianchi, con un che della stessa grazia, seppure diversamente impiegata. Padre Ralph si muoveva come un ballerino, Luke O'Neill come un ginnasta. Aveva i capelli altrettanto folti e neri e ricciuti, gli occhi altrettanto azzurri, il naso altrettanto bello e diritto, la bocca altrettanto ben tagliata. Eppure, non somigliava a Padre Ralph pi di... pi di... pi di quanto un eucaliptus chiaro, cos alto e bianco e splendido somigliasse a un eucaliptus blu, anch'esso alto e chiaro e splendido. Dopo quell'incontro casuale, Meggie tenne le orecchie aperte e ascolt i pareri e i pettegolezzi sul conto di Luke O'Neill. Bob e i ragazzi erano soddisfatti

del suo lavoro e sembravano andare d'accordo con lui. Persino Fee fece il nome di lui, conversando una sera, e osserv che era un gran bell'uomo. "Non ti ricorda qualcuno?" domand pigramente Meggie, distesa a pancia in gi sul tappeto e intenta a leggere un libro. Fee riflett per un momento. "Be' presumo che somigli un pochino a Padre de Bricassart. La stessa struttura fisica, la stessa carnagione. Ma non una somiglianza che salti agli occhi; sono troppo diversi come uomini. "Meggie, vorrei che tu sedessi su una poltrona come una signora, per leggere! Soltanto perch indossi i calzoni da amazzone, non devi dimenticare del tutto il pudore." "Puah!" fece Meggie. "Come se qualcuno se ne accorgesse!" Era ancora perplessa. Esisteva una somiglianza, ma gli uomini dietro i volti erano talmente diversi! Meggie amava uno dei due e si risentiva trovando l'altro attraente. In cucina, scopr che Luke era un beniamino, e scopr inoltre come mai poteva consentirsi il lusso di portare camicie bianche e calzoni al ginocchio bianchi nei recinti; la signora Smith lavava e stirava per lui, vittima del suo fascino di seduttore. "Che bell'irlandese quell'uomo!" sospir Minnie, in estasi. "E australiano" disse Meggie, provocatoria. "Sar nato qui, magari, cara Miss Meggie, ma con un cognome come O'Neill, suvvia, irlandese quanto i porci di Paddy, senza voler mancare di rispetto a quel santo di suo padre, Miss Meggie, che possa riposare in pace e cantare insieme agli angeli! Il signor Luke non sarebbe irlandese, con quei capelli neri e quegli occhi azzurri? nei tempi antichi, gli O'Neill erano i re d'Irlanda." "Credevo che si trattasse degli O'Connor" disse Meggie. I piccoli occhi tondi di Minnie ammiccarono. "Ah, be', Miss Megie, il paese grande, no?"

"Ma va l! Ha press'a poco la stessa superficie di Drogheda E O'Neill un cognome Orange; non me la dai a bere." "E vero. Ma si tratta di un grande nome irlandese ed esisteva prima che chiunque si sognasse gli orangisti. E un nome delle parti dell'Ulster, per cui logico che ci sia stato qualche orangista, non le sembra? Ma prima ancora c'erano gli O'Neill di Clandeboy e li O'Neill Mor, Miss Meggie cara." Meggie rinunci alla battaglia. Minnie aveva perduto da tempO ogni tendenza feniana che potesse aver avuto in passato, e riusciva a pronunciare la parola "Orange" senza che le venisse un colpo. Circa una settimana dopo, Meggie incontr di nuovo Luke O'Neill, gi al torrente. Sospett che l'avesse aspettata, ma senza sapere come regolarsi. "Buonasera, Meghann." "Buonasera" disse, guardando diritto tra le orecchie della cavalla saura. "C' un ballo nel capannone della lana al Braich y Pwll, la sera di sabato prossimo. Ci verr con me?" "Grazie per avermi invitata, ma non so ballare. Non avrebbe senso." "Le insegner io a ballare in due guizzi di coda d'agnello, quindi questo non un ostacolo. E poich accompagner la sorella dell'allevatore, crede che Bob potrebbe prestarmi la vecchia Rolls Royce, se non la nuova?" "Ho detto che non verr!" esclam lei, a denti stretti. "Ha detto che non sa ballare, e io ho detto che le insegner. Non ha mai detto di non voler venire con me, sapendo ballare, e cos ho supposto che la difficolt consistesse nel ballo, non in me. Vuole rimangiarsi la parola?" Esasperata, Meggie lo fiss con ferocia, ma lui si limit a ridere di lei. "E viziata marcia, giovane Meghann; sarebbe tempo che non facesse ogni cosa a modo suo." "Non sono viziata!" "Suvvia, non la bevo! L'unica femmina, tutti quei fratelli intorno, tutta questa terra e i soldi, una casa di lusso, la servit! So che l'allevamento appartiene alla Chiesa cattolica, ma non che i Cleary siano degli squattrinati."

Eccola, la grande differenza tra i due uomini, pens lei, trionfante. Padre Ralph non si sarebbe mai lasciato ingannare dalle apparenze, mentre quest'uomo non possedeva la sua sensibilit; non aveva alcuna antenna che gli dicesse cosa si nascondeva sotto la superficie. Cavalcava attraverso la vita senza la pi pallida idea della sua complessit o delle sue sofferenze. Sbalordito, Bob consegn le chiavi della Rolls Royce nuova senza un mormorio; aveva fissato Luke per un momento, ammutolito, poi si era limitato a sorridere. "Non avrei mai creduto che Meggie potesse andare a un ballo, ma accompagnacela pure, Luke, e mi fa piacere. Credo che si divertir, la povera cenerentola. Non ha mai molte distrazioni. Dovremmo essere noi a portarla a ballare, ma, per una ragione o per l'altra, non lo facciamo mai." "Perch non viene anche lei, con Jack e Hughie?" domand Luke, non contrario, apparentemente, ad avere compagnia. Bob scosse la testa, inorridito. "No grazie. I balli non ci vanno molto a genio." Meggie indossava il vestito cenere-di-rose, non avendo altro da mettersi; non le era mai passato per la mente di spendere parte delle sterline che si accumulavano in banca, depositate a nome suo da Padre Ralph, per farsi fare vestiti adatti a feste e balli. Fino a quel momento era riuscita a rifiutare tutti gli inviti, perch un fermo "no" scoraggiava facilmente uomini come Enoch Davies e Alistair Mac Queen. Non avevano la faccia tosta di Luke O'Neill. Ma, mentre si contemplava allo specchio, pens che avrebbe anche potuto recarsi a Gilly, la settimana successiva, quando Ma' vi faceva la solita puntata, passare dalla vecchia Gert e ordinarle qualche vestito nuovo. Odiava, infatti, dover indossare il vestito rosa; se ne avesse posseduto un altro, sia pur soltanto remotamente adatto, si sarebbe tolta di dosso questo

in un lampo. Altri tempi, con un uomo diverso, dai capelli neri; il vestito era cos collegato all'amore e ai sogni, alle lacrime e alla solitudine, che indossarlo per un individuo come Luke O'Neill sembrava una profanazione. Si era abituata a nascondere quello che sentiva, a mostrarsi sempre calma ed esteriormente felice. L'autocontrollo le stava crescendo sulla pelle pi spesso della corteccia di un albero, e a volte, durante la notte, pensava a sua madre e rabbrividiva. Sarebbe diventata come Ma', isolata da ogni sentimento? Era cominciato cos per Ma', nel passato, ai tempi del padre di Frank? E che cosa avrebbe fatto Ma', in nome del Cielo, che cosa avrebbe detto se avesse saPuto che lei, Meggie, conosceva la verit per quanto concerneva Frank? Oh, quella scenata nella canonica! Sembrava accaduta il giorno prima, Pappi e Frank che si affrontavano, e Ralph che stringeva lei cos forte da farle male. E i due, mentre urlavano quelle cose spaventose. Tutto era stato chiarito. Una volta saputolo, Meggie aveva pensato che doveva sempre essersene resa conto. Era ormai abbastanza grande per capire che i bambini nascevano facendo qualcosa di pi di quanto aveva creduto un tempo; doveva esserci qualche sorta di contatto fisico assolutamente proibito tra persone non sposate. Quale onta e quale umiliazione doveva aver subito Ma' a causa di Frank! Non ci si poteva stupire se era diventata cos. Se la stessa cosa fosse accaduta a lei, pensava Meggie, avlebbe preferito morire. Nei libri soltanto le ragazze pi umili e pi volgari avevano bambini fuori del matrimonio; eppure Ma' non era volgare, non poteva mai esserlo stata. Con tutto il cuore, Meggie si augurava che Ma' potesse parlarle della cosa; o di avere lei il coraggio di affrontare l'argomento. Forse in qualche modo, sarebbe stata in grado di aiutarla. Ma', per, non

era una di quelle persone che possono essere avvicinate, n sarebbe mai stata lei a prendere l'iniziativa. Meggie sospir a se stessa nello specchio, e sper che non le accadesse mai niente di simile. D'altro canto era giovane; in momenti come quello, contemplandosi con il vestito color cenere-di-rose, voleva provare qualcosa, voleva che la passione soffiasse SU di lei come un vento impetuoso e caldo. Non voleva tirare avanti come un piccolo automa per tutto il resto della vita; desiderava cambiamento e vitalit e amore. Amore, e un marito, e bambini. A che cosa le giovava smaniare per un uomo che non avrebbe mai potuto avere? Ralph non la voleva, non l'avrebbe mai voluta. Diceva di amarla, ma non come l'avrebbe amata un marito. Perch era sposato con la Chiesa. Si comportavano cos, tutti gli uomini, amavano qualcosa di inanimato pi di quanto potessero amare una donna? No, senza dubbio non tutti gli uomini. Quelli difficili, forse, quelli complicati, con i loro mari di dubbi e di obiezioni, con la loro razionalit. Ma dovevano esistere uomini pi semplici, uomini senz'altro capaci di amare una donna pi di ogni altra cosa. Uomini come Luke O'Neill, ad esempio. "Secondo me, lei la pi bella ragazza che abbia mai visto" disse Luke, mentre avviava la Rolls Royce. I complimenti erano del tutto estranei all'esperienza di Meggie, lo sbirci in tralice, stupita, e non disse niente. "Non fantastico?" domand Luke, per nulla turbato, in apparenza, dalla sua mancanza di entusiasmo. "Basta inserire una chiave, premere un pulsante sul cruscotto, e la macchina parte. Nessuna manovella da girare, non pi la speranza che il dannato trabiccolo si metta in moto prima di avere esaurito tutte le tue forze. Questo s che vivere, Meghann, senza alcun dubbio." "Non mi lascer sola, vero?" gli domand. "Dio buono, no! E venuta con me, non cos? Questo significa che

mia per tutta la sera, e io non intendo cedere a nessun altro la possibilit di stare con lei." "Quanti anni ha, Luke?" "Trenta. E lei?" "Ventitr." "Tanti cos, eh? Sembra una bambina." "Non sono una bambina." "Oh-oh! E gi stata innamorata, allora?" "Una volta." "Tutto qui? A ventitr anni? Santo Dio! Io mi ero gi innamorato e disamorato una dozzina di volte, alla sua et." "Credo che sarebbe potuto accadere anche a me, ma conosco pochissime persone delle quali ci si possa innamorare, a Drogheda. Lei il primo guardiano, ch'io ricordi, ad avermi detto pi di un timido 'salve'." "Be', se non vuole andare ai balli perch non sa ballare, logico che rimanga isolata qui, non le sembra? Ma non si preoccupi, rimedierem a questo in men che non si dica. Al termine di questa sera sapr ballare, e tra poche settimane sar una campionessa." La sbirci fuggevolmente. "Ma non vorr dirmi che qualcuno degli allevatori nelle altre propriet non ha tentato di portarla a ballare. I guardiani posso capirlo, lei un gradino sopra alle loro aspirazioni, ma qualcuno degli alleva-pecore l'avr pure guardata con gli occhi dolci, no?" "Se sono un gradino al di sopra dei guardiani, perch mi ha invitata?" ribatt lei. "Oh, io ho tutta la faccia tosta di questo mondo." Luke sorrise. "Andiamo, non cambi discorso, adesso. Qualcuno, dalle parti di Gilly deve ture averla invitata." "Qualcuno s" ammise Meggie. "Ma in realt non ho mai voluto andare. Lei mi ci ha costretta." "Allora sono tutti quanti pi stupidi dei serpenti addomesticati. So riconoscere

un bel pezzo di ragazza, quando la vedo." Non era affatto sicura che le piacesse il suo modo di esprimersi ma il guaio con Luke stava nel fatto che non era facile fargli abbassare la cresta. Tutti andavano ai balli nei capannoni della lana, dai figli e figlie degli allevatori ai guardiani e alle loro mogli, se le avevano; e poi cameriere, governanti, e persone di tutte le et. Erano queste le occasioni in cui le maestrine avevano modo di fraternizzare con gli impiegatucci dell'agenzia, con i bancari, e con i veri coloni dell'interno, venuti dagli allevamenti. Le belle maniere e l'eleganza riservate alle occasioni pi ufficiali non si notavano affatto. Il vecchio Mickey O'Brien veniva da Gilly per suonare il violino, e c'era sempre qualcuno a portata di mano che sapeva suonare la fisarmonica a tasti o quella a bottoni, e tutti facevano a turno sostituendosi come accompagnatori di Mickey, mentre l'anziano violinista sedeva per ore su un barile o su una balla di lana, suonando senza mai riposarsi, con il pendulo labbro inferiore che sbavava, perch non aveva n il tempo n la pazienza di inghiottire la saliva; la cosa gli avrebbe impedito di mantenere il ritmo. Ma non si trattava delle stesse danze cui Meggie aveva assistito alla festa di compleanno di Mary Carson. Queste erano energiche danze campagnole, i balli del granaio: gighe, polche, quadriglie, danze SCOzzesi, mazurche, e danzando si toccavano appena fuggevolmente le mani del cavaliere, oppure si piroettava selvaggiamente tra rudi braccia. Non esistevano n sensazioni di intimit, n atmosfera sognante. Ognuno sembrava considerare il ballo un semplice espediente per disperdere le frustrazioni; gli intrighi romantici nascevano megliO fuori di l, lontano dal chiasso e dal trambusto. Meggie si accorse ben presto che il suo robusto e avvenente accompagnatore le era molto invidiato. Luke era il bersaglio di Sguardi seducenti o languidi quasi quanto un tempo Padre Ralph, ma in modo assai pi palese. Come lo era stato un tempo Padre Ralph.

Un tempo. Terribile dover pensare a lui servendosi del piuccheperfetto, quasi fosse esistito in tempi remotissimi. Mantenendo fede alla parola data, Luke la lasci sola soltanto per i pochi momenti di cui ebbe bisogno per fare una capatina al gabinetto. C'erano Enoch Davies e Liam O'Rourke, smaniosi di prendere il suo posto accano a lei. Ma lui non forn loro la bench minima occasione di sostituirlo, e Meggie, per quanto la concerneva, sembrava troppo stordita per rendersi conto che aveva il diritto di essere invitata a ballare da altri uomini, a parte il suo accompagnatore. E, anche se non ud i commenti della gente, li ud Luke, e rise in cuor suo. Che razza di maledetta faccia tosta aveva quel tipo, un volgare guardiano, a soffiargli quella ragazza sotto il naso! Ma la disapprovazione lasciava Luke del tutto indifferente. Le occasioni c'erano state anche per gli altri, e, se non avevano saputo approfittarne, tanto peggio. L'ultima danza era un valzer. Luke afferr la mano di Meggie, le pass il braccio intorno alla vita e la trasse a s. Era un ballerino bravissimo. Non senza stupore, Meggie si accorse che non doveva fare altro se non seguirlo dove lui la guidava. Ed era una sensazione straordinaria essere tenuta in quel modo contro un uomo, sentirne i muscoli del petto e delle cosce, assorbirne il calore del corpo. I brevi contatti con Padre Ralph erano stati cos intensi che non aveva avuto il tempo di distinguere tra le diverse sensazioni, e si era persuasa che quanto aveva provato tra le sue braccia non lo avrebbe mai provato con nessun altro. Invece, sebbene tutto fosse completamente diverso, la eccitava molto; il cuore le stava battendo pi in fretta, e si rese conto che lui se n'era accorto da come l'allacci pi strettamente, all'improvviso, e le appoggi la gota ai capelli. Mentre la Rolls Royce ronzava durante il ritorno, percorrendo facilmente la pista disuguale e i tratti senza pista, non parlarono molto, Braich y Pwll

distava novantuno chilometri da Drogheda e soltanto pascoli separavano I due allevamenti, senza che si vedesse mai una sola casa, senza che si scorgesse una finestra illuminata, senza alcuna intromissione del genere umano. La collina che attraversava diagonalmente Drogheda non era mai pi alta di qualche decina di metri rispetto al rimanente territorio, in nessun punto, ma arrivare sullo spartiacque era come trovarsi su una vetta alpina. Luke ferm l'automobile, discese, e gir intorno alla macchina per aprire lo sportello a Meggie. Discese accanto a lui, un po' tremante; avrebbe rovinato tutto cercando di baciarla? Regnava un tale silenzio, erano cos lontani da tutti! Uno steccato di legno quasi putrido si perdeva da un lato nell'oscurit, e Luke, sostenendole il gomito con leggerezza, per accertarsi che non incespicasse con le sue frivole scarpette, aiut Meggie a inoltrarsi sul terreno disuguale, tra le tane dei conigli selvatici. Poi lei si afferr saldamente allo steccato, contempl la pianura e rimase ammutolita; dapprima per il terrore, poi, mentre il panico le si placava dentro, poich lui non accennava a toccarla, per lo stupore. Quasi con la stessa chiarezza della luce solare, l'ancor scialba luminosit della luna faceva risaltare vaste distese di lontananze, con l'erba che baluginava e si ondulava come un sospiro irrequieto, argentea e bianca e grigia. Le foglie sugli alberi scintillavano a un tratto, quando il vento ne rovesciava i lati lucidi, e vasti abissi sbadiglianti d'ombra si spalancavano sotto i boschi, misteriosamente, come fauci del mondo sotterraneo. Alzando il capo, Meggie cerc di contare le stelle e non vi riusc; delicati come gocce di rugiada su una ragnatela circolare, i puntini luminosi rifulgevano, si spegnevano, rifulgevano, si spegnevano, in un ritmo senza tempo come Dio. Sembravano sospesi sopra di lei simili a una rete, cos meravigliosi, cos silenziosi, cos attenti nel frugarti l'anima, come occhi-gioielli di insetti resi brillanti da un fascio di luce, vacui per quanto concerne l'espressione e infiniti nella loro capacit di vedere. I soli suoni erano quelli del vento caldo sull'erba, degli alberi fruscianti, di un occasionale clic nel motore

della Rolls che si raffreddava, di un uccello sonnacchioso, in qualche punto l attorno, che si lagnava perch avevano disturbato il suo riposo; L'unico odore era il profumo fragrante e indefinibile della boscaglia. Luke volt le spalle alla notte, si tolse di tasca la borsa del tabacco e un libretto di cartine, poi cominci ad arrotolarsi una sigaretta. "E nata da queste parti, Meghann?" domand, strofinando avanti e indietro sul palmo, pigramente, le striscioline di tabacco. "No sono nata nella Nuova Zelanda. Arrivammo a Drogheda tredici anni fa." Lui fece scivolare il tabacco nella guaina di carta, l'arrotol abilmente tra pollice e indice poi la chiuse leccandola, spinse alcune striscioline di tabacco entro il tubetto con l'estremit di un fiammifero, strofin quest'ultimo e accese la sigaretta. "Si divertita questa sera, vero?" "Oh, s." "Mi piacerebbe accompagnarla a tutti i balli." "Grazie." Tacque di nuovo, fumando placidamente e guardando, al di l del tetto della Rolls Royce, il boschetto in cui l'uccello continuava a ciangottare querulo. Quando soltanto un piccolo residuo di sigaretta gli rimase tra le dita macchiate di nicotina, Luke lo lasci cadere al suolo e lo schiacci quasi irosamente con il tacco finch non fu ben certo di averlo spento. Nessuno spegne un mozzicone di sigaretta con la stessa meticolosit di un australiano nella boscaglia. Sospirando, Meggie volt le spalle allo scenario illuminato dalla luna, e lui l'aiut a risalire in macchina. Era di gran lunga troppo scaltro per baciarla in quella fase iniziale, perch intendeva sposarla, che fosse Meggie a desiderare di essere baciata, prima. Ma vi furono altri balli mentre l'estate trascorreva e sempre pi si logorava in un sanguigno, polveroso splendore; a poco a poco, nella grande dimora si abituarono al fatto che Meggie si era trovata un corteggiatore di gran bell'aspetto. I suoi fratelli evitarono le prese in giro, perch le volevano bene e anche Luke riusciva abbastanza simpatico. Luke O'Neill era il lavoratore

pi accanito che avessero mai assunto, non esisteva raccomandazione pi efficace di questa. E poich, in cuor loro, sentivano di appartenere pi alla classe lavoratrice che a quella dei proprietari, ai fratelli Cleary non passava mai per la mente di giudicarlo con il criterio della sua indigenza. E Fee, che avrebbe potuto pesarlo su una bilancia pi sensibile, non era suficientemente interessata a farlo. In ogni modo, la placida persuasione di Luke, di essere diverso dalla media dei guardiani, diede i suoi frutti; anche per questo venne trattato come uno di famiglia. Divenne un'abitudine per lui presentarsi dopo cena nella grande casa quando non trascorreva la notte fuori, nei pascoli, dopo qualche tempo, Bob dichiar che sarebbe stato stupido se avesse continuato a cenare solo mentre c'era cibo in abbondanza alla tavola dei Cleary, e cos cominci a mangiare con loro. In seguito, parve alquanto insensato costringerlo a percorrere un chilometro e mezzo lungo il sentiero per andare a dormire, quando era cos cortese da trattenersi a conversare con Meggie fino a tardi, e pertanto venne invitato a trasferirsi in una delle piccole case degli ospiti, dietro la grande dimora. Meggie, ormai, pensava molto a lui, e non con disprezzo come all'inizio, quando seguitava a paragonarlo a Padre Ralph. La vecchia piaga si stava rimarginando. Dopo qualche tempo, dimentic che Padre Ralph aveva sorriso in un determinato modo con la stessa bocca, mentre Luke sorrideva in quest'altro modo; dimentic che nei vividi occhi azzurri di Padre Ralph c'era stata una remota placidit, mentre quelli di Luke splendevano di irrequieta passione. Era giovane e non aveva mai realmente assaporato l'amore, se pure era riuscita a gustarlo per un momento o due. Voleva farselo rotolare sulla lingua, aspirarne il bouquet

nei polmoni, farlo piroettare fino allo stordimento nella mente. Padre Ralph era adesso il Vescovo Ralph; non sarebbe mai, mai tornato a lei. L'aveva venduta per tredici milioni di pezzi d'argento, e la cosa le bruciava. Se non avesse pronunciato quella frase, quella sera, vicino al pozzo artesiano, Meggie non si sarebbe posta alcun interrogativo; ma l'aveva pronunciata, e dopo di allora, per innumerevoli notti lei era rimasta desta, domandandosi interdetta che cosa avesse potuto voler dire. E le mani le prudevano toccando la schiena di Luke, quando la teneva stretta ballando, era eccitata da lui, dai contatti con il suo corpo, dalla sua incisiva vitalit. Oh, non provava mai per lui quello scuro e liquido fuoco nelle ossa, non pensava mai che, se non lo avesse pi riveduto, sarebbe avvizzita, inaridendosi; non fremeva e non tremava mai perch lui la guardava. Ma aveva finito per conoscere meglio uomini come Enoch Davies, Liam O'Rourke, Alastair Mac Queen, man mano che Luke la conduceva ad altri balli nel distretto, e nessuno di loro la turbava come Luke O'Neill. Se erano abbastanza alti di statura per costringerla ad alzare gli occhi, risultava che non avevano gli stessi occhi di Luke; oppure, se avevano gli stessi occhi, non ne avevano i bei capelli. In loro mancava sempre qualcosa che non mancava in Luke, sebbene lei non sapesse esattamente che cosa possedeva Luke di tanto raro. A parte il fatto che le ricordava Padre Ralph, cio; e Meggie si rifiutava di ammettere di non sentirsi attratta da qualcosa di meglio. Parlavano molto, ma sempre di argomenti generici: la tosatura, la terra, le pecore, o che cosa lui chiedeva alla vita, o magari dei luoghi che lui aveva veduto, o di qualche avvenimento politico. Di quando in quando, Luke leggeva un libro, ma non era un lettore accanito come Meggie e, per quanto ci si provasse, sembrava non riuscire a persuaderlo a leggere questo

o quell'altro libro soltanto perch le era sembrato interessante. N egli scendeva mai, con la sua conversazione, a profondit intellettuali; inoltre, particolare pi interessante e pi esasperante di ogni altro, non lasciava mai intravvedere il bench minimo interessamento all'esistenza di lei, n le domandava che cosa chiedesse alla vita. A volte, Meggie anelava a parlare di cose molto pi vicine al suo cuore delle pecore o della pioggia, ma se incominciava un discorso di quel genere, Luke si dimostrava abilissimo nel riportare la conversazione entro canali pi impersonali. Luke O'Neill era scaltro, presuntuoso, un lavoratore accanito e un uomo avido di ricchezza. Era venuto al mondo in un tugurio di incannicciato rivestito di fango, esattamente sul tropico del Capricorno, nei pressi della cittadina di Longreach, nel Queensland Occidentale. Suo padre era stato la pecora nera di una famiglia irlandese prospera, ma incapace di perdonare; sua madre la figlia del macellaio tedesco di Winton; quando aveva voluto a tutti i costi sposare Luke senior, a sua volta era stata ripudiata. Nel tugurio si ammucchiavano dieci figli, nessuno dei quali possedeva un paio di scarpe - non che le scarpe servissero molto nella torrida Longreach. - Luke padre, che per vivere tosava pecore, quando ne aveva voglia (ma, quasi sempre, la sola cosa che si sentisse di fare consisteva nel bere rum), mor in un incendio del pub Blackall allorch il piccolo Luke aveva dodici anni. E cos, non appena gli fu possibile, Luke entr egli stesso nel giro della tosatura delle pecore come "garzone catramaro", spalmando catrame liquido sulle ferite frastagliate, quando un tosatore sbagliava e tagliava la carne viva oltre al vello. Di una cosa Luke non aveva mai avuto paura, del duro lavoro; prosperava sgobbando, come altri uomini prosperano facendo tutto l'opposto. Se fosse cos perch suo padre si era limitato a bazzicare le bettole divenendo il buffone della cittadina, o perch aveva ereditato l'industriosit della madre tedesca, nessuno si diede mai la pena di accertarlo.

Crescendo, venne promosso da garzone catramaro ad aiutante nella tosatura: correva avanti e indietro raccogliendo i voluminosi velli man mano che volavano via sotto le cesoie dei tosatori, formando mucchi che si gonfiavano come aquiloni e portandoli sul tavolo ove la lana veniva sottoposta a una prima pulitura. Impar cos a pulire i velli, vale a dire a eliminarne Le punte incrostate di fango per poi portarli nelle tinozze che dovevano essere esaminate dal classificatore, l'aristocratico della tosatura: l'uomo che, simile a un degustatore di vini o a un esperto di profumi, non pu essere addestrato alla cernita se non possiede un istinto innato per quel lavoro. E Luke non possedeva l'istinto del classificatore; doveva specializzarsi nella pressatura o nella tosatura, se voleva guadagnare di pi, il che era senz'altro la sua ambizione. Possedeva la forza fisica per manovrare la pressa, per comprimere i velli classificati in balle compatte, ma un tosatore veloce poteva guadagnare molto di pi. Era ormai noto nel Queensland Occidentale come un gran lavoratore e non gli riusc difficile farsi assumere come apprendista tosatore. Con la grazia, la coordinazione, la forza fisica e la resistenza, un uomo poteva diventare un tosatore veloce. Ben presto, Luk tos le sue duecento e pi pecore al giorno per sei giorni alla settimana, e guadagnava una sterlina ogni cento pecore; e questo con le strette cesoie che somigliavano a una lucertola boggi, per cui venivano chiamate boggis. Le grosse cesoie della Nuova Zelanda, con i loro larghi denti e le robuste lame, erano illegali in Australia, sebbene raddoppiassero il rendimento di un tosatore. Si trattava di una fatica massacrante: dovere star chino, con la sua statura, stringendo una pecora tra le ginocchia, e far passare il boggis sul corpo della pecora per tutta la sua lunghezza, cos da liberare il vello tutto in una volta,

facendo in modo che si rendesse necessario il minor numero possibile di secondi tagli, e abbastanza rasente alla pelle molle e bitorzoluta della pecora, per accontentare il capo della tosatura. Luke non si curava del caldo, del sudore, della sete che lo costringeva a bere una dozzina di litri d'acqua al giorno; e lo lasciavano indifferente persino le tormentose orde di mosche, poich era nato in un paese infestato dalle mosche. Cos come lo lasciavano indifferente le pecore, che pure costituiscono un incubo per quasi tutti i tosatori; grosse, piccole, bagnate, piagate dalle mosche, ne esistevano di tUtti i tipi, ma erano tutte pecore merino, il che significava lana dappertutto fino ai piedi ungulati e al naso, e una pelle bitorzoluta e fragile, che Si muoveva come carta scivolosa. No, non era il lavoro in s a infastidire Luke, perch, quanto pi lavorava, tanto meglio si sentiva, a esasperarlo erano lo strepito, il dover stare rinchiuso, il fetore. Non esisteva posto al mondo che fosse un inferno come i capannoni della tosatura. E cos, decise che voleva diventare il superbo padrone, l'uomo che camminava avanti e indietrO lungo le file dei tosatori curvi e guardava i velli di sua propriet mentre venivano tosati con quei movimenti uniformi e impeccabili. Sulla sua poltrona di canne in fondo al capannone Con gli occhi dappertutto sta seduto il padrone. Cos diceva la vecchia canzone della tosatura, e questo Luke O'Neill decise di diventare. Il borioso padrone, il capo, l'allevatore, il proprietario di pascoli. Non facevano per lui quell'eterno star chino n le braccia allungate di chi tosa pecore per tutta la vita; voleva il piacere di lavorare all'aria aperta e di vedere il denaro accumularsi da s. Soltanto la prospettiva di diventare un tosatore primatista avrebbe potuto trattenere Luke nei capannoni: essere uno di quei rarissimi uomini che riuscivano a tosare

pi di trecento pecore al giorno, tutte in modo perfetto e servendosi di boggis stretti. Riuscivano ad accumulare un patrimonio con le scommesse. Ma, purtroppo, era un tipo troppo alto di statura, e quei secondi in pi che gli occorrevano per chinarsi e raddrizzarsi facevano tutta la differenza tra tosatore di primordine e tosatore primatista. La mente di lui, con le sue limitazioni, si orient verso un altro sistema per assicurarsi ci che bramava; press'a poco in questo stadio della sua vita, Luke scopr quanto attraeva le donne. Il primo tentativo lo aveva fatto come guardiano a Gnarlunga, in quanto quell'allevamento sarebbe stato ereditato da una donna, abbastanza giovane e abbastanza carina. Ma, per un puro colpo di sfortuna, da ultimo lei aveva preferito il jackaroo Pommy, le cui imprese bizzarre stavano diventando una leggenda nella boscaglia. Da Gnarlunga, Luke pass a Bingelly e venne assunto per la doma dei cavalli, ma continu a tener d'occhio la dimora ove l'erede dell'allevamento, anziana e brutta, viveva con il padre vedovo. Povera Dot, l'aveva quasi conquistata; ma in ultimo, assecondando i desideri del padre, lei si era rassegnata a sposare l'arzillo sessuagenario proprietario dell'allevamento confinante. Quei due tentativi avevano impegnato pi di tre anni della sua vita e si disse che venti mesi per ereditiera erano troppo lunghi e tediosi. Gli conveniva di pi viaggiare in lungo e in largo per qualche tempo. ed essere sempre in movimento, finch, grazie a un pi vasto raggio d'azione, non fosse riuscito a trovare un'altra possibilit promettente. Divertendosi enormemente, cominci a condurre le mandrie lungo le piste del bestiame nel Queensland Occidentale, lungo il Cooper e il Diamantina, il Barcoo e il Buloo Overow, fino

all'estremo angolo occidentale della Nuova Galles del Sud. Aveva trent'anni ed era tempo di trovare l'oca la quale avrebbe deposto almeno una parte delle uova d'oro che bramava. Tutti avevano sentito parlare di Drogheda, ma Luke drizz le orecchie quando seppe che c'era un'unica figlia. Nessuna speranza che potesse ereditare l'allevamento, ma forse le avrebbero dato una modesta dote di centomila acri intorno a Kynuna o a Winton. La regione intorno a Gilly era bella, ma troppo limitata e ricca di foreste, per i suoi gusti. Luke anelava all'enormit del lontano Queensland Occidentale, ove l'erba si stendeva all'infinito e gli alberi erano, pi che altro, qualcosa che un uomo ricordava vagamente di aver visto pi a est. Soltanto l'erba, sempre e sempre e sempre, all'infinito, senza un Inizio n una fine; l un uomo era fortunato se riusciva ad allevare una pecora per ogni dieci acri di terra. Infatti, a volte l'erba non c'era affatto, c'era soltanto un piatto deserto di terra nera, screpolata, e assetata. L'erba, il sole, la calura, le mosche; a ogni uomo il suo paradiso, e questo era il paradiso che voleva Luke O'Neill. Era riuscito a sapere il resto della storia di Drogheda da Jimmy Strong, l'agente che gli aveva dato un passaggio in macchina, quel primo giorno, ed era stato un brutto colpo scoprire che Drogheda apparteneva alla Chiesa cattolica. Tuttavia, si era ormai reso conto di quanto poche e lontane l'una dall'altra fossero le eredi di grandi propriet. E quando Jimmy Strong continu a parlare, dicendo che l'unica figlia possedeva un bel gruzzolo in contanti tutto suo e aveva parecchi fratelli che l'adoravano, decise di attuare il suo piano. Ma, sebbene avesse stabilito da un pezzo che lo scopo della sua vita consisteva nei centomila acri dalle parti di Kynuna o di Winton e sebbene continuasse a perseguirlo con zelo immutato, la verit era che egli amava in cuor suo il denaro liquido assai pi di ci che, in ultimo, avrebbe potuto dargli;

non il possesso della terra, n il potere che ne conseguiva, ma la prospettiva di vedere un susseguirsi di cifre tonde sul suo libretto in banca, intestato a lui. Non Gnarlunga n Bingelly aveva bramato cos disperatamente, ma il loro valore in contanti. Un uomo che a tutti i costi avesse voluto diventare un padrone, non si sarebbe mai accontentato di Meggie Cleary, la quale non possedeva terre. N avrebbe amato la fatica di lavorare duramente come lavorava Luke O'Neill. Il ballo nel salone dei Santa Croce, a Gilly, era il tredicesimo cui Luke aveva accompagnato Meggie in altrettante settimane. Come scoprisse dove avevano luogo, e in qual modo riuscisse a procurarsi gli inviti, Meggie era troppo ingenua per poterlo supporre, comunque, ogni sabato, regolarmente, Luke chiedeva a Bob le chiavi della Rolls Royce e la conduceva in qualche posto entro un raggio di duecentoquaranta chilometri. Quella sera faceva freddo mentre, appoggiata allo steccato, Meggie contemplava il paesaggio illune, e sotto i piedi poteva sentire lo scricchiolio del gelo. Stava arrivando l'inverno. Luke l'allacci con un braccio e la trasse contro il proprio fianco. "Sei gelata" disse. "Sar meglio che ti riporti a casa." "No, ora sto bene, mi sto riscaldando" rispose lei, con il fiato corto. Sent un mutamento in Luke, un mutamento nel braccio tenuto mollemente e impersonalmente sulla sua schiena. Ma era piacevole appoggiarsi a lui, sentire il calore irradiato dal suo corpo, la struttura diversa della sua corporatura. Anche attraverso la giacca di lana lavorata a maglia era conscia della mano di Luke che si stava muovendo, adesso, a piccoli cerchi carezzevoli, un massaggio esitante e interrogativo. Se a quel punto gli avesse detto che era infreddolita, lui si sarebbe fermato; se non avesse detto niente, egli avrebbe considerato il suo silenzio un tacito permesso di continuare. Meggie era giovane e desiderava intensamente assaporare a dovere l'amore. Luke

era il solo uomo, a parte Ralph, che la interessasse, perch dunque non accertare come sarebbero stati i suoi baci? Soltanto, bisognava che fossero diversi! Non dovevano essere come i baci di Ralph! Scambiando il silenzio di lei per acquiescenza, Luke le mise l'altra mano sulla spalla, la fece voltare verso di s e abbass la testa. Era questa, in realt, la sensazione che dava una bocca? Ah, ma si trattava semplicemente di una sorta di pressione! E come si sarebbe dovuta regolare, per fargli capire che la gradiva? Mosse le labbra sotto le sue e subito si augur di non averlo fatto. La pressione si intensific, egli apr la bocca, con i denti e la lingua la costrinse a dischiudere le labbra, e le fece scorrere la lingua sul palato. Rivoltante. Perch tutto era sembrato cos diverso quando l'aveva baciata Ralph? Allora, non si era accorta affatto che fosse umido e lievemente nauseante; a quanto pareva, non aveva pensato affatto, si era semplicemente aperta per lui come uno scrigno quando la mano ben nota ne tocca la molla segreta. Che cosa stava facendo Luke, in nome del Cielo? E perch lei sentiva il proprio corpo sussultare in quel modo, aderire a quello di lui, mentre con i pensieri avrebbe voluto a tutti i costi sottrarglisi? Luke aveva trovato il punto sensibile nel suo fianco, e vi premeva su le dita per farla contorcere; sino a quel momento lei non si sentiva precisamente entusiasta. Interrompendo il bacio, Luke le premette con foga la bocca sul lato del collo. Questo parve piacerle di pi; port in alto le mani intorno a lui e ansim, ma, quando lui fece scivolare le labbra verso il basso sulla gola mentre, al contempo, con una manO, tentava di scostarle il vestito dalla spalla, Meggie lo spinse via energicamente e indietreggi rapida. "Ora basta, Luke!" L'abbraccio l'aveva delusa, colmandola quasi di un senso di ripugnanza. Luke ne era ben consapevole quando l'aiut a risalire in macchina e arrotol

una necessarissima sigaretta. Immaginava di essre un grande amatore, nessuna ragazza si era mai lagnata fino ad allora... ma, d'altro canto, non erano state ragazze raffinate come Meggie. Persino Dot MacPherson, l'ereditiera di Bingelly, di gran lunga pi ricca di Meggie, era rozza come un sacco, non aveva frequentato alcun elegante collegio a Sydney e tutte quelle balle. Nonostante il suo aspetto, Luke era press'a poco allo stesso livello del lavoratore rurale medio, in fatto di esperienza sessuale; sapeva ben poco della meccanica, a parte ci che dava piacere a lui, e ignorava completamente la teoria. Le numerose ragazze con le quali aveva fatto l'amore non si erano mostrate esitanti nell'assicurargli che ci provavano gusto, ma questo significava che egli doveva basarsi su dati di carattere personale, e non sempre sinceri, oltretutto. Le ragazze accettavano una relazione sperando nel matrimonio quando l'uomo era avvenente e gran lavoratore, e, di conseguenza, tendevano a mentire spudoratamente pur di fargli piacere. E niente poteva far pi piacere a un uomo del sentirsi dire che era un amante pi abile di tutti gli altri. Luke non immaginava nemmeno quanti uomini, oltre a lui, fossero stati abbindolati con quella menzogna. Sempre pensando all'anziana Dot che aveva ceduto e fatto come voleva suo padre dopo essere stata rinchiusa da lui per una settimana nell'alloggio dei tosatori insieme a una carcassa infestata dalle mosche, Luke si limit mentalmente a far spallucce. Meggie sarebbe stata una noce dura da rompere, e non poteva permettersi di spaventarla o disgustarla. Gli spassi e i giochi amorosi dovevano aspettare, ecco tutto. L'avrebbe conquistata come lei ovviamente desiderava,

con fiori e premure, senza troppi brancicamenti e solleticamenti. Per qualche momento regn un silenzio imbarazzante, poi Meggie sospir e si rilass contro la spalliera del sedile. "Mi dispiace, Luke." "Dispiace anche a me. Non volevo offenderti." "Oh, no, non mi hai offesa, davvero! Presumo di non esserci molto abituata... Ero spaventata, non offesa." "Oh, Meghann!" Tolse una mano dal volante e la mise su qulle di lei, intrecciate. "Senti, non stare a crucciarti per questo. Sei una ragazzina, e io ho avuto troppa fretta. Dimentichiamocene." "S, non pensiamoci pi" disse Meggie. "Lui non ti aveva mai baciata?" domand Luke, incuriosito. "Chi?" C'era stata un'ombra di paura nella sua voce? Ma perch avrebbe dovuto avere la paura nella voce? "Hai detto di essere stata innamorata, una volta, e allora ho pensato che la sapessi gi lunga. Scusami, Meghann. Avrei dovuto rendermi conto che, circondata come sei dalla tua famiglia, potevi riferirti soltanto a una passioncella dell'adolescenza per qualcuno il quale nemmeno si accorgeva di te." S! S! S! Pensasse pure questo! "Hai perfettamente ragione, Luke. E stata soltanto la passioncella di una ragazzetta." Davanti alla casa, egli la trasse di nuovo a s e le diede un bacio dolce e indugiante, senza la faccenda della bocca aperta e della lingua; non vi fu una vera e propria reazione da parte di Meggie, ma ovviamente la cosa le piacque; Luke si diresse verso la casa degli ospiti persuaso di non avere compromesso le proprie possibilit. Meggie si trascin a letto e giacque desta, contemplando il soffice e rotondo alone proiettato dalla lampada sul soffitto. Bene, aveva accertato una cosa: non esisteva alcunch nei baci di Luke che le ricordasse quelli di Ralph. E una o due volte, verso la fine, aveva sentito un barlume di sgomenta eccitazione, quando le dita di Luke le si erano conficcate nel fianco

e lui l'aveva baciata sul collo. Inutile paragonare Luke a Ralph, e non sapeva neppure pi con certezza se volesse provarci. Meglio dimenticare Ralph; non avrebbe mai potuto essere suo marito. Luke s. Quando Luke la baci per la terza volta, Meggie si comport molto diversamente. Erano andati a una festa meravigliosa a Rudna Hunish, ai limiti del territorio che Bob aveva delimitato per le loro gite, e la serata aveva avuto un andamento perfetto sin dall'inizio. Luke, in gran forma, era stato cos allegro e scherzoso, durante il tragitto di andata, da farla ridere continuamente a pi non posso, poi, durante tutto il ricevimento, le aveva prodigato affetto e cortesie. E s che Miss Carmichael sembrava assolutamente decisa a toglierglielo! Prendendo l'iniziativa, come non avevano mai osato fare Alastair Mac Queen e Enoch Davies, si era appiccicata a loro, civettando apertamente con Luke, costringendolo, per rispettare le buone maniere, a invitarla a ballare. Si trattava di un ricevimento elegante, le danze erano quelle di un salone da ballo e Luke aveva invitato Miss Carmichael a ballare un valzer lento. Ma, immediatamente dopo, era tornato da Meggie, senza dir niente, ma alzando gli occhi al soffitto, cos da non lasciare in lei il minimo dubbio riguardo al fatto che giudicava Miss Carmichael una scocciatrice. E Meggie lo aveva apprezzato per questo, poich dal lontano giorno della fiera di Gilly, quando il piacere di trovarsi con Ralph le era stato guastato da quella signorina, non la poteva soffrire. Non aveva mai dimenticato come Padre Ralph l'avesse ignorata per portare in braccio una ragazzetta al di l della pozzanghera; ora, quella sera, Luke si stava comportando nello stesso modo. Oh, bravo! Sei splendido, Luke! Il tragitto di ritorno era molto lungo e faceva un gran freddo. Luke aveva scroccato un pacchetto di panini imbottiti e una bottiglia di champagne al vecchio Angus MacQueen, e quando si trovarono a circa due terzi da casa ferm la macchina. Le automobili munite di impianto di riscaldamento erano estremamente rare in Australia, allora come oggi, ma la Rolls Royce lo aveva;

e quella notte lo gradivano molto, perch sul terreno si trovava uno strato di brina spesso cinque centimetri. "Oh, non bello poter fare a meno del cappotto in una notte come questa?" Meggie sorrise, accettando il piccolo bicchiere d'argento a cannocchiale, colmo di champagne, offertole da Luke, e affondando i denti in un panino al prosciutto. "S, vero. Sei cos bella questa sera, Meghann." Qual'era il segreto del colore dei suoi occhi? Il grigio non era di solito un colore che gli piacesse, troppo anemico, ma, guardando gli occhi grigi di Meggie, avrebbe potuto giurare che contenessero tutti i colori della gamma blu dello spettro, violetto e indaco e la tinta del cielo in una giornata serena e limpida, e il verde-muschio scuro e un accenno di giallo fulvo. Inoltre, splendevano come morbide pietre preziose semi-opache, incorniciati da quelle lunghe ciglia incurvate che luccicavano come se fossero state immerse nell'oro. Port avanti la mano e con delicatezza le pass la punta dell'indice sulle ciglia di un occhio, poi si guard il dito. "Ma Luke! Che cosa c'?" "Non ho saputo resistere alla tentazione di vedere se hai un vasetto di polvere d'oro sul tavolino. Sai una cosa? Sei la sola ragazza ch'io abbia conosciuto con oro autentico nelle ciglia." "Oh!" Le tocc ella stessa, si guard il dito e rise. "E vero. Non viene via affatto!" Lo champagne le stava solleticando il naso e le spumeggiava nello stomaco; si sentiva meravigliosamente felice. "E inoltre ciglia di vero oro che hanno la stessa forma del tetto di una chiesa, e i pi splendidi capelli di vero oro... Mi aspetto sempre di sentirli duri come metallo, e invece sono soffici e fini come quelli di una bambina... E la pi bella bocca del mondo, fatta apposta per i baci..."

Immobile lo fissava con quella tenera bocca rosa lievemente dischiusa, come quando si erano incontrati la prima volta; Luke si sporse e le tolse di mano il bicchiere. "Credo che ti farebbe bene ancora un po' di champagne" disse, riempiendolo. "Devo ammettere che piacevole fare una sosta e concedersi un po' di riposo dopo i sobbalzi della pista. E grazie per aver pensato di chiedere al signor MacQueen i panini e lo champagne." Il motore della grossa Rolls Royce ronfava dolcemente nel silenzio, l'aria calda si riversava quasi silenziosamente attraverso gli sfiatatoi; due tipi diversi di suoni cullanti. Luke sciolse il nodo della cravatta e se la tolse, sbotton il colletto della camicia. Avevano gettato entrambi le giacche sul sedile posteriore; tenevano troppo caldo, sull'automobile. "Oh, che bellezza! Non so chi abbia inventato le cravatte sostenendo poi che un uomo elegante soltanto se le porta; ma, qualora dovessi incontrarlo, lo strozzerei con la sua invenzione." Si volt bruscamente, abbass la faccia verso la sua e parve far combaciare esattamente il profilo arrotondato delle labbra di lei contro il proprio, come due frammenti di un puzzole; sebbene non la stringesse n la toccasse in alcun altro punto, Megie si sent incatenata a Luke e segu con la testa il movimento di lui mentre si adagiava all'indietro, trascinandola sul proprio petto. Poi egli le port le mani sulla nuca per meglio lavorare su quella bocca che rispondeva in modo stupefacente, da stordire; per svuotarla. Sospirando, si abbandon ed escluse ogni altra sensazione, a proprio agio, finalmente, con quelle seriche labbra di bambina che infine si adattavano alle sue. Gli insinu un braccio intorno al collo, gli affond le dita tremanti nei capelli mentre il palmo dell'altra mano si posava sulla pelle liscia e abbronzata alla base della gola di lui. Questa volta Luke non si affrett, sebbene se lo fosse sentito erigere e indurire prima ancora di averle dato il secondo bicchiere di champagne, soltanto guardandola. Senza liberarle

il capo, le baci Le gote, gli occhi chiusi, le sopracciglia, poi torn alle gote perch erano cos seriche, torn alla bocca perch la sua forma infantile lo faceva impazzire, lo aveva fatto impazzire sin dal primo giorno. E c'era il collo, il piccolo incavo alla base, la pelle della spalla, cos delicata e fresca e asciutta... Incapace di fermarsi, quasi fuori di s per la paura che fosse lei a volerlo fermare, le tolse una mano dalla nuca e fece scivolar fuori delle asole i bottoni disposti in una lunga fila sul dietro del vestito, le sfil dal vestito le braccia ubbidienti, poi abbass le bretelline lente della sottoveste di seta. La faccia affondata tra il collo e la spalla di Meggie, fece scorrere le punte delle dita sulla schiena nuda e sent i suoi piccoli fremiti spaventati, i capezzoli improvvisamente duri. Spinse la faccia pi in gi, con le labbra dischiuse, premendo, finch non si chiusero intorno alla carne tesa e increspata. Vi indugi con la lingua per un minuto di stordimento, poi afferr con le mani, in preda a una tormentata volutt, il fondo della schiena di Meggie, e succhi, mordicchi, baci, succhi... L'antico, eterno impulso che prediligeva, e che non falliva mai. Era cos piacevole, piacevole, piacevole, piacevole! Non grido, si limit a fremere per un momento sconvolgente, diluviale, e inghiott il grido nelle profondit della gola. Come un poppante sazio, lasci che il capezzolo gli sfuggisse, con un plop, dalla bocca, pos un bacio di sconfinato amore e di gratitudine sul lato del seno, poi giacque del tutto immobile, tranne l'ansimare del respiro. Sent la bocca di lei tra i capelli, la mano di lei sotto la camicia, e a un tratto parve riscuotersi, e apr gli occhi. Bruscamente, si drizz a sedere, le riport sulle spalle le bretelline della sottoveste, poi il vestito, e, con destrezza, fece rientrare nelle asole tutti i bottoni. "Faresti meglio a sposarmi, Meghan" disse, gli occhi teneri e ridenti. "Credo che i tuoi fratelli non approverebbero per niente quello che abbiamo appena fatto."

"S, anch'io credo che farei bene a sposarti" approv Meggie, le palpebre abbassate, un rossore delicato sulle gote. "Diciamoglielo domattina." "Perch no? Quanto prima sar, tanto meglio." "Sabato prossimo ti porter in macchina a Gilly. Andremo a parlare con Padre Thomas... immagino che tu preferisca sposarti in chiesa.. ci accorderemo per le pubblicazioni, e ti comprer un anello di fidanzamento." "Grazie, Luke." Bene, era fatta. Aveva impegnato se stessa, non poteva pi tornare indietro. Di l a poche settimane, o dopo il periodo occorrente per le pubblicazioni, avrebbe sposato Luke O'Neill. Sarebbe stata la signora O'Neill! Che strano! Perch aveva detto di s? Perch lui disse che dovevo, lui disse che dovevo sposarmi. Ma perch? Per evitare un pericolo a se stesso? Per proteggere se stesso o me? Ralph de Bricassart, a volte credo di odiarti... L'abbraccio sull'automobile era stato stupefacente e sconvolgente. Niente di simile alla prima volta. Un cos gran numero di splendide e terrificanti sensazioni. Oh, il contatto delle mani di Luke! Quel tormentarle i seni che aveva irradiato in lei cerchi sempre pi ampi. E Luke lo aveva fatto proprio nel momento in cui la sua coscienza stava drizzando la testa per gridare che lui la stava spogliando, che avrebbe dovuto schiaffeggiarlo, fuggire. Quasi tramortita dallo champagne, dalla scoperta che era delizioso essere baciata quando la cosa veniva fatta per bene, quel primo avido, ingordo succhiarle il seno l'aveva paralizzata, aveva tacitato il buon senso, la coscienza, ogni proposito di fuga. Le sue spalle si erano scostate dal petto di lui, i suoi fianchi erano sembrati afflosciarglisi contro, le cosce e quella zona innominabile tra esse venivano sbattute con forza dalle mani convulse di Luke contro una sporgenza del corpo di Luke dura come la roccia ed ella aveva semplicemente desiderato di restare cos fino all'ultimo dei suoi giorni, scossa sin nell'anima, colma di un vuoto, anelando... Anelando a che cosa? Non lo sapeva. Nel momento in cui l'aveva scostata da s, si era ribellata all'idea di staccarsi da lui, sarebbe stata capace addirittura di gettarglisi

addosso come una selvaggia. Ma questo aveva suggellato la sua decisione di sposare Luke O'Neill. Per non parlare della sua persuasione che le avesse fatto la cosa in seguito alla quale I bambini cominciavano a crescere. Nessuno rimase molto stupito dalla notizia e nessuno si sogn di obiettare. La sola cosa a meravigliarli fu l'inflessibile rifiuto da parte di Meggie di scrivere al Vescovo Ralph per avvertirlo, la sua quasi isterica ripulsa della proposta di Bob di invitare a Drogheda il Vescovo Ralph e di dare una grande festa nuziale. No, no, no! aveva gridato a tutti. Lei, Meggie, che non alzava mai la voce. A quanto pareva, era offesa per il fatto che non era mai venuto a trovarli, il suo matrimonio riguardava soltanto lei, sostenne, e s. Ralph non aveva avuto il tatto di venire a Drogheda soltanto per rivederli, non intendeva imporgli un obbligo al quale non avrebbe potuto sottrarsi. Cos, Fee promise di non dire una parola nelle lettere che gli scriveva; sembrava del tutto indifferente a una cosa o all'altra, n si sarebbe detto che la interessasse la scelta del marito fatta da Meggie. Tenere la contabilit di un allevamento grande come Drogheda era un lavoro che l'assorbiva completamente. Le registrazioni di Fee sarebbero state utili a uno storico, come descrizione perfetta della vita in un allevamento di ovini, poich non si riducevano semplicemente a cifre e registri. Ogni spostamento di ogni gregge era minuziosamente descritto cos come i cambiamenti stagionali, le condizioni meteorologiche di ogni giorno, e persino l'ora alla quale la signora Smith serviva la cena. Le annotazioni nel diario relative al 22 luglio 1934, una domenica dicevano: Cielo sereno, non una nube, temperatura all'alba quindici gradi sotto zero. Oggi niente Messa. Bob a casa, Jack si trova a Murrimbah con due guardiani. Hughie a West Dam con un guardiano; "Barile di birra" sta conducendo i castrati di tre anni

da Budgin a Winnemurra. Temperatura alta alle ore quindici, un grado sotto zero. Pressione barometrica immutata. Vento da ovest. Men a cena: manzo salato, patate lesse, carote e cavoli, poi budino di prugne. Meghann Cleary sposer il signor Luke O'Neill, guardiano, sabato 25 agosto, nella chiesa della Santa Trinit, a Gillanbone. Alle ore ventuno, temperatura discesa a dodici gradi sotto zero, luna all'ultimo quarto. Capitolo 11. Luke compr a Meggie un anello di fidanzamento con brillanti, modesto ma assai grazioso, con le due pietre gemelle da un quarto di carato incastonate in due cuoricini di platino. Le pubblicazioni annunciarono che il matrimonio sarebbe stato celebrato a mezzogiorno di sabato 25 agosto nella chiesa della Santa Trinit. Alla cerimonia avrebbe fatto seguito un pranzo intimo all'Hotel Imperial, al quale, naturalmente, erano state invitate anche la signora Smith Minnie e Cat, sebbene Jims e Patsy fossero stati lasciati a Sydney, avendo Meggie dichiarato con fermezza che non vedeva il motivo di far fare ai gemelli un viaggio di novecentosessanta chilometri allo scopo di assistere a una cerimonia per loro incomprensibile. Le erano pervenute le loro lettere di congratulazioni; quella di Jims lunga, confusa e puerile, quella di Patsy di appena quattro parole: "Un mucchio di fortuna". I gemelli conoscevano Luke, avendo cavalcato COn lui nei pascoli di Drogheda durante le vacanze. La signora Smith si affliggeva perch Meggie voleva a tutti i costi una cerimonia semplicissima; aveva sperato di vedere l'unica femmina della famiglia sposarsi a Drogheda tra sventolii di bandiere e armonie di cembali,

con giorni e giorni di festeggiamenti. Ma Meggie era tanto contraria che rifiut persino di indossare il vestito nuziale. Si sarebbe sposata in abito a giacca e con un normalissimo cappellino, che in seguito le sarebbero serviti anche per il viaggio di nozze. "Tesoro, ho deciso dove condurti per la nostra luna di miele" disse Luke, lasciandosi cadere sulla poltrona di fronte alla sua, la domenica successiva a quella in cui avevano fatto i progetti per le nozze. "Nel Queensland settentrionale. Mentre eri dalla sarta, ho parlato con certi uomini nel bar dell'Imperial e mi hanno detto che si pu guadagnare parecchio nella regione delle canne, se uno robusto e non ha paura delle fatiche." "Ma Luke, tu hai gi un buon posto qui!" "Un uomo non si sente a suo agio vivendo sulle spalle dei parenti d'acquisto. Voglio guadagnare abbastanza per comprare un allevamento nel Queensland occidentale, e voglio acquistarlo prima di eSsere troppo vecchio per lavorare. Non facile, per chi non ha studiato, trovare un lavoro Che renda in tempo di crisi, ma nel Queensland settentrionale manca la mano d'opera e posso guadagnare almeno dieci volte pi della paga di un guardiano a Drogheda." "Facendo che cosa?" "Tagliando canne da zucchero." "Tagliando canne da zucchero? Ma un lavoro da coolies!" "No, sbagli, i coolies non sono abbastanza robusti per cavarsela bene come i bianchi, e del resto, sai bene quanto me che la legge australiana vieta di far venire negri o gialli per adibirli a lavori da schiavi o per farli lavorare con paghe inferiori a quelle dei bianchi, togliendo cos il pane di bocca a noi. Mancano i tagliatori di canne, e le paghe sono fantastiche. Non molti uomini sono grossi o forti abbastanza per tagliare le canne da zucchero. Ma io posso farcela. Il lavoro non mi uccider!" "Questo significa che dovremmo stabilirci nel Queensland." Guard, oltre la spalla di lui, e al di l della fila di finestre, Drogheda: gli eucalipti chiari, lo Home Paddock, gli alberi pi lontani. Non vivere a Drogheda! Risiedere in qualche localit ove il Vescovo Ralph non avrebbe

mai potuto trovarla, essere legata all'estraneo seduto di fronte a lei cos irrevocabilmente da non poter tornare indietro mai pi... Gli occhi grigi si posarono sulla faccia vivida e impaziente di Luke e diventarono pi belli, ma inequivocabilmente pi tristi. Lui si limit a intuirlo; non c'erano lacrime in quegli occhi, le palpebre non si abbassarono, n si abbassarono gli angoli della bocca. D'altro canto, non lo interessavano le sofferenze di Meggie, quali che fossero, perch non aveva alcuna intenzione di lasciarla divenire cos importante per lui da essere costretto ad accettare il fardello delle sue pene. Ovviamente, Meggie era un trofeo per un uomo che aveva tentato di sposare Dot MacPherson, di Bingelly, ma la sua desiderabilit fisica e la sua indole docile non facevano che intensificare la sorveglianza di Luke sul proprio cuore. Nessuna donna, nemmeno una creatura soave e bella come Meggie Cleary, avrebbe mai conquistato un tal potere su di lui da dirgli che cosa doveva fare. "Meghann, io sono un uomo all'antica" disse. Lo fiss interdetta. "Ah s?" mormor, e il tono della voce parve voler dire: "Ha qualche importanza?" "S" rispose lui. "Credo che quando un uomo e una donna si sposano, tutto ci che appartiene alla moglie debba passare al marito. Come si faceva un tempo con la dote. So che tu hai un po' di denaro e ti dico sin d'ora che, quando ci sposeremo, dovrai passarlo a me per iscritto. E giusto che tu sappia come la penso finch sei nubile e puoi decidere se approvi o meno." Meggie non si era mai sognata di pensare che avrebbe tenuto per s quei soldi; aveva semplicemente supposto che, quando si fossero sposati il denaro sarebbe appartenuto a Luke non a lei. Tutte le donne australiane, tranne le pi colte

e le pi sofsticate, venivano educate in modo da ritenersi pi o meno un bene mobile del marito, e ci era particolarmente vero per Meggie. Paddy aveva sempre comandato a bacchetta Fee e i suoi figli, e, dopo la morte di lui, Fee ne aveva considerato Bob il successore. All'uomo appartenevano il denaro, la casa, la moglie e i figli, e Meggie non aveva mai posto in dubbio tali diritti. "Oh!" esclam. "Non sapevo che fosse necessario mettere per iscritto queste cose, Luke. Pensavo che quanto mio sarebbe automaticamente divenuto tuo dopo il matrimonio." "Un tempo era cos, ma quegli stupidi arruffoni a Canberra hanno cambiato tutto concedendo il diritto di voto alle donne. Io voglio che tutto sia molto chiaro tra noi, Meghann, e pertanto ti dico sin d'ora come staranno le cose." Rise. "Per me va benissimo, Luke. Non me ne importa." Accettava la situazione da buona moglie all'antica; Dot non avrebbe ceduto cos facilmente. "Quanto denaro hai?" le domand. "In questo momento quattordicimila sterline. Ogni anno se ne aggiungono altre duemila." Lui si lasci sfuggire un sibilo. "Quattordicimila sterline! Perdiana! Sono un mucchio di soldi, Meghann. E meglio che li amministri io. Possiamo parlare con il direttore della banca la settimana prossima; e ricordami di accertarmi che in avvenire tutto venga versato a mio nome. Non toccher un penny del denaro, questo lo sai. Servir dopo, per acquistare il nostro allevamento. Per qualche anno dovremo lavorare duramente tutti e due e mettere da parte ogni penny che guadagneremo. Sei d'accordo?" Meggie annu. "S, Luke." Una semplice dimenticanza da parte di Luke per poco non mand a monte

il matrimonio durante i preparativi. Non era cattolico. Quando venne a saperlo, Padre Watty alz le mani inorridito. Buon Dio, Luke, perch non me lo ha detto prima? Adesso dovremo mettercela tutta per convertirla e battezzarla prima delle nozze!" Luke fiss Padre Watty, stupefatto. "Chi ha mai detto di volersi convertire, Padre? Per me va benissimo non essere niente, ma, se la cosa la preoccupa, scriva pure che appartengo a una setta qualsiasi, anche a quella degli Holy Rollers, o qualunque altra cosa le venga in mente. Ma cattolico non mi far diventare." Invano lo esortarono. Luke si rifiut di prendere in considerazione anche soltanto per un momento la possibilit di convertirsi. "Non ho niente contro il cattolicesimo o l'Eire e penso che i cattolici nell'Ulster siano maltrattati. Ma sono un orangista e non un voltagabbana. Se fossi cattolico e voleste farmi convertire al protestantesimo, mi regolerei nello stesso modo. E all'essere un voltagabbana che sono contrario, non all'essere un cattolico. Di conseguenza, dovr fare a meno di me nel suo gregge, Padre, e non rimane altro da dire." "Allora non pu sposarsi!" Perch no, in nome del Cielo? Se lei non vuole unirci in matrionio, non vedo perch dovrebbe fare obiezioni il reverendo della chiesa d'Inghilterra; e anche il giudice di pace, Harry Hough, non avrebbe niente da ridire. Fee fece un sorrisetto acidulo, ricordando i suoi contrasti con Paddy e il prete; ma era stata lei ad avere la meglio. "Per, Luke, io devo sposarmi in chiesa!" protest Meggie, timorosa. "Altrimenti, vivrei nel peccato!" "Be', per quanto mi concerne, vivere nel peccato molto meglio che essere un voltagabbana" disse Luke, nel quale, a volte, esistevano strane

contraddizioni; per quanto ci tenesse al denaro di Meggie, una cieca caparbiet non gli consentiva di cedere. "Oh, finiamola con tutte queste sciocchezze!" disse Fee, rivolta non a Luke, ma al sacerdote. "Regolatevi come facemmo Paddy e io e basta con le discussioni! Padre Thomas pu unirvi in matrimonio nella canonica, se non vuole profanare la sua chiesa!" La fissarono tutti, meravigliati, ma l'espediente riusc; Padre Watty cedette e si rassegn a sposarli nella canonica, anche se rifiut di benedire l'anello. Quella parziale sanzione della Chiesa lasci in Meggie la sensazione di peccare, ma non cos gravemente da dover finire all'inferno, e l'anziana Annie, la governante della canonica, fece del suo meglio affinch lo studio di Padre Watty somigliasse il pi possibile a una chiesa, sistemandovi grandi vasi di fiori e molti candelabri d'ottone. Ma fu una cerimonia che li fece sentire tutti a disagio, perch il sacerdote, molto dispiaciuto, lasci capire di essersi rassegnato soltanto per evitarsi l'imbarazzo di un matrimonio secolare altrove. Non ci fu la Messa nuziale, non ci fu la benedizione. Comunque, era fatta. Meggie divenne la signora O'Neill, in partenza per il Queensland e per una luna di miele che sarebbe stata ritardata alquanto dal tempo necessario per arrivarci. Luke non volle trascorrere la notte di sabato all'Imperial, perch il treno della linea secondaria di Goondiwindi partiva solo una volta la settimana, il sabato sera, per la coincidenza con il treno postale Goondiwindi-Brisbane, la domenica. Sarebbero cos arrivati a Brisbane luned, in tempo per prendere il rapido di Cairns. Il treno per Goondiwindi era gremito. Non poterono consentirsi alcuna intimit e rimasero seduti tutta la notte perch non esistevano vagoni letto. Un'ora dopo l'altra, il convoglio sferragli procedendo verso nord-ovest con la sua marcia

capricciosa e svogliata. facendo fermate interminabili ogni volta che al macchinista saltava in mente di prepararsi il t, o di farsi una chiacchierata con un mandriano, o di consentire a un gregge di pecore di attraversare le rotaie. "Chiss perch pronunciano Goondiwindi come se fosse Gundiwindi?" domand Meggie, distrattamente, nella spaventosa sala d'spetto della stazione dipinta nel solito classico verde con le dure panche di legno scuro, unico luogo pubblico aperto a Goondiwindi di domenica. Povera Meggie era nervosa e si sentiva a disagio. "Cosa ne so io?" sospir Luke, che non aveva voglia di parlare, e per giunta era affamato. Essendo domenica, non riuscirono a bere nemmeno una tazza di t. Soltanto la fermata per la colazione del postale diretto a Brisbane, luned mattina, consent loro di riempirsi lo stomaco e di placare la sete. Poi, a Brisbane, dalla stazione di South Bris, dovettero attraversare la citt per portarsi alla stazione di Roma Street, dalla quale partivano i treni per Cairns. L Meggie scopr che Luke aveva prenotato due posti di seconda classe, e non nel vagone letto. "Luke, non siamo a corto di denaro !" esclam, stanca ed esasperata. "Se hai dimenticato di andare in banca, io ho nella borsetta cento sterline che mi ha dato Bob. Perch non hai prenotato uno scompartimento letto di prima classe?" La fiss stupefatto. "Ma sono appena tre notti e tre giorni di viaggio fino a Dungloe! Perch buttar via denaro per il vagone letto, visto che siamo entrambi giovani, sani e forti? Startene seduta su un treno per qualche tempo non ti uccider, Meghann! Sarebbe tempo, ormai, che ti rendessi conto di avere sposato un semplice lavoratore e non un dannato proprietario!" Cos Meggie si abbandon nel posto accanto al finestrino che Luke le aveva

trovato e appoggi il mento tremante alla mano, per guardar fuori, affinch lui non vedesse le lacrime. Le aveva parlato come si pu parlare a una bambina irresponsabile, e stava cominciando a domandarsi se per caso la considerasse davvero cos. C'era in lei un inizio di ribellione ma molto piccolo e inoltre il suo feroce orgoglio le vietava l'indegnit di un litigio. Disse invece a se stessa che lei era la moglie di quell'uomo, e questo doveva costituire per lui una novit alla quale non poteva essere abituato. Bisoghava dargli tempo. Avrebbero vissuto insieme; doveva cucinargli i pasti, rammendargli i vestiti, occuparsi di lui, mettere al mondo i suoi figli, essere una buona moglie. Bisognava che ricordasse quanto Pa' aveva stimato Ma', quanto l'aveva adorata. Doveva dargli tempo. Si stavano recando in una cittadina chiamata Dungloe, appena ottanta chilometri prima di Cairns, l'ultima stazione, la pi settentrionale, della linea ferroviaria che seguiva l'intera costa del Queensland. Pi di milleseicento chilometri di binari a scartamento ridotto, e i vagoni che dondolavano e beccheggiavano su e gi, e tutti i posti dello scompartimento occupati, senza mai la possibilit di coricarsi o distendersi almeno in parte. Sebbene le campagne fossero di gran lunga pi popolate dei dintorni di Gilly, e di gran lunga pi pittoresche, Meggie non riusciva a trovare in se stessa il bench minimo interessamento. Le doleva il capo, non riusciva a trattenere il cibo nello stomaco e la calura era molto, molto peggiore di quella che avesse mai sofferto a GillY. Aveva il bel vestito di seta rosa, messo per le nozze, insudiCiato dalla fuliggine che penetrava dai finestrini, la pelle era resa viscida da un sudore che non voleva saperne di evaporare; e inoltre, sensazione pi esasperante di qualsiasi disagio materiale, stava quasi per odiare Luke Apparentemente per nulla stanco o innervosito dal viaggio, egli sedeva disinvolto e conversava

con due uomini diretti a Cardwell. Le sole volte che sbirci dalla sua parte lo fece per alzarsi, sporgersi oltre di lei con tanta noncuranza da costringerla a tirarsi indietro e lanciare un giornale arrotolato a qualche gruppo di uomini avidi di notizie e laceri, che, con mazze di ferro, aspettavano accanto ai binari e gridavano: "Giornali! Giornali! "Manovali addetti alla manutenzione della linea ferroviaria" spieg la prima volta, e poi si rimise a sedere. Sembrava persuaso che Meggie fosse felicissima e comodissima come lui. e che il paesaggio saettante della pianura costiera l'affascinasse. Mentre Meggie si limitava a fissarlo senza vederlo, odiandolo ancor prima di avervi posto piede. A Cardwell, i due uomini discesero, e Luke si rec nella bottega di pesce fritto e patatine, al lato opposto della strada di fronte alla stazione; torno indietro con un pacco avvolto in carta di giornale. "Dicono che il pesce di Cardwell deve essere gustato per crederci, Meghann, amor mio. E il pesce migliore del mondo. Qua, assaggiane un po'. E la prima volta che hai modo di apprezzare il cibo genuino del 'Bananaland'. Credi a me, non esistono altri posti come il Queensland." Meggie sbirci gli unti pezzi di pesce avvolti nella pastella, si port il fazzoletto alla bocca e si precipit nella toletta. Luke stava aspettando nel corridoio quando usc, qualche tempo dopo, bianca in faccia e tremante. "Che cosa c'? Non stai bene?" "Non mi sono sentita bene da quando siamo partiti da Gundiwindi." "Dio buono! Perch non me lo hai detto?" "Perch non te ne sei accorto?" "Mi sembrava che stessi benissimo." "Quanto manca, ancora?" domand lei, rinunciando. "Da tre a sei ore, pi o meno. Non rispettano molto gli orari, qui. C' posto

in abbondanza, adesso che quei due sono discesi; coricati e mettimi i piedini in grembo." "Oh, non parlarmi come se fossi una bimbetta!" scatt stizzita. "Mi sentirei molto meglio se fossero discesi due giorni fa a Bundaerg!" "Andiamo, Meghann fai la brava! Siamo quasi arrivati. Mancano soltanto Tully e Innisfail, e poi saremo a Dungloe." Era il pomeriggio tardi quando scesero dal treno, Meggie avvinghiandosi disperatamente al braccio di Luke, troppo orgogliosa per confessare che non riusciva a stare in equilibrio. Lui chiese al capo stazione il nome di un albergo per lavoratori, sollev le valigie usc in istrada, seguito da Meggie che barcollava come se fosse stata ubriaca. "E appena in fondo all'isolato sull'altro lato della strada" la consol lui. "L'edificio bianco a due piani." Sebbene la loro camera fosse piccola e piena fino a traboccare di grossi mobili vittoriani, parve un paradiso a Meggie, che croll su un lato del letto a due piazze. "Dormi un po' prima di cena, amore. Io vado fuori a orizzontarmi" disse Luke, uscendo dalla stanza fresco e riposato come la mattina delle nozze. Si erano sposati sabato e adesso era il tardo pomeriggio di gioved; per cinque giorni avevano viaggiato seduti su treni affollati, soffocando nel fumo delle sigarette e nella fuliggine. Il letto oscillava con movimenti monotoni allo sferragliare delle ruote d'acciaio sugli scambi, ma Meggie affond il capo nel guanciale con gratitudine, e dorm e dorm. Qualcuno le aveva tolto le scarpe e le calze, coprendola inoltre con il lenzuolo; Meggie si mosse, apr gli occhi e si guard attorno. Luke sedeva sul davanzale della finestra, con un ginocchio sollevato, fumando. Il movimento sul letto fece s che si voltasse a guardarla. Sorrise. "Bella sposa sei tu! Eccomi qui, in impaziente attesa della luna di miele,

e mia moglie cade in letargo per quasi due giorni. Ero un po' preoccupato non riuscendo a svegliarti, ma l'albergatore ha detto che alle donne capita cos, il viaggio in treno e l'umidit. Ha detto di lasciarti smaltire la stanchezza dormendo. Come ti senti, adesso?" Venne a sedersi sulla sponda del letto, massaggiandole il braccio con un gesto di pentimento." Mi dispiace, Meggie, sul serio. Non ho pensato al fatto che sei una donna. Non sono abituato ad avere una moglie, ecco tutto. Hai appetito, tesoro?" "Sono affamata Ti rendi conto che non mangio da quasi una settimana?" "Allora perch non fai il bagno, ti metti un vestito nuovo e vieni fuori a dare un'occhiata a Dungloe?" C'era un ristorante cinese accanto all'albergo, e Luke vi condusse Meggie a farle gustare per la prima volta i cibi orientali. Era tanto affamata che qualsiasi cosa le sarebbe sembrata ottima, ma quei piatti erano superbi. N si cur di sapere se fossero fatti con code di topo e pinne di pescecane e interiora di galline, come correva voce a Gillanbone, ove esisteva un solo ristorante gestito da greci, che servivano bistecche e patatine fritte. Luke aveva portato dall'albergo, in un sacchetto di carta, due bottiglie di birra e volle a tutti i costi fargliene bere un bicchiere, sebbene la birra non le piacesse. "Vacci piano con l'acqua, all'inizio" la consigli. "La birra non far venire il corri-corri. poi la prese sottobraccio e la condusse a spasso per Dungloe. Tutto fiero, come se la piccola cittadina fosse stata una sua propriet. Luke era nato nel Queensland. Che posto era Dungloe! Aveva un aspetto e un carattere tutti diversi da quelli delle cittadine dell'ovest. In quantO a dimensioni, equivaleva probabilmente a Gilly, ma invece di essere disposta lungo la via principale, Dungloe era costruita a lati quadrati e ordinati, con tutte le case e tutti i negozi verniciati di bianco, e non di marrone. Le finestre erano sportelli

di legno che giravano intorno a un asse orizzontale, presumibilmente per fare entrare la brezza. Tutte le volte che si poteva farne a meno, non c'erano i tetti: il cinematografo si riduceva a uno schermo, quattro pareti di pannelli mobili, e tante file di sedie pieghevoli di tela. Un'autentica giungla assediava la cittadina alla periferia. I rampicanti invadevano ogni cosa... si arrampicavano su per i pali, sopra i tetti, SUi muri. C'erano alberi che spuntavano in mezzo alle strade o attraverso le case. Sarebbe stato impossibile stabilire chi fosse venuto prima, se gli alberi o le case. L'impressione dominante era quella di una crescita di vegetazione incontrollata e frenetica. Palme da cocco pi alte e pi diritte degli eucalipti di Drogheda facevano ondeggiare le loro fronde sullo sfondo del cielo di un blu intenso, liquido; ovunque Meggie guardasse, c'erano vampate di colori. Non si trattava di una regione rossiccia e grigia. Ogni tipo di albero sembrava essere in fiore... fiori viola, arancione, scarlatti, rosa, azzurri, bianchi. C'erano molti cinesi con pantaloni di seta nera, scarpe minuscole nere e bianche, calze bianche, camicie bianche con il colletto da Mandarini, e i codini gi per la schiena. Uomini e donne sembravano tutti cos uguali che a Meggie riusciva difficile distinguerli. Quasi tutte le attivit commerciali della cittadina sembravano trovarsi nelle mani dei cinesi; su un grande magazzino, di gran lunga pi opulento di qualsiasi negozio potesse vantare Gilly, figurava un nome cinese: DA AH WONG, diceva l'insegna. Tutte le case erano costruite in cima a pali molto alti, un po' come la vecchia abitazione del capo-guardiano a Drogheda. Questo per facilitare al massimo la circolazione dell'aria, spieg Luke, e per impedire alle termiti di far crollare le case un anno dopo che erano state costruite. Alla sommit di ciascun palo c'era un disco di latta a forma di imbuto voltato verso

il basso; le termiti non possono piegare il corpo al centro e, di conseguenza, non riuscivano ad arrampicarsi oltre l'ostacolo di latta fino al legname della casa vera e propria. Naturalmente, banchettavano con i pali, ma, non appena un palo era tutto traforato, veniva tolto e sostituito con uno nuovo. Molto pi semplice e meno costoso che costruire una casa nuova. Quasi tutti i giardini sembravano una giungla, con bamb e palmizi, come se gli abitanti avessero rinunciato al tentativo di mantenere l'ordine nei fiori. Gli uomini e le donne la scandalizzarono. Per andare a passeggiare con Luke, Meggie si era vestita come imponevano le Costumanze: scarpette dal tacco alto, calze di seta, sottoveste di seta, ampio vestito di seta, con cintura e le maniche fino ai gomiti. Sul capo, portava un ampio cappello di paglia, aveva le mani guantate. E a irritarla soprattutto fu la sensazione imbarazzante - stando a come la gente la fissava - di essere lei a vestire in modo indecente! Gli uomini si aggiravano a piedi nudi, a gambe nude e quasi tutti a torso nudo, senza indossare altro che sudici calzoncini kaki. I pochi, che si coprivano la met superiore del corpo, indossavano canottiere, non camicie. Le donne erano ancor peggio. Alcune portavano vestiti di cotone ridotti al minimo, e ovviamente senza biancheria sotto; non avevano le calze e ciabattavano con sandali malconci. Ma, nella grande maggioranza, si limitavano a corti calzoncini, andavano a piedi nudi e si coprivano il seno con indecenti, esigue camiciole senza maniche. Dungloe era una cittadina, non una spiaggia, eppure ecco che i suoi abitanti di razza bianca passeggiavano sfrontatamente mezzi nudi. C'erano biciclette dappertutto, a centinaia; alcune automobili e nemmeno un cavallo. S, tutto molto diverso da Gilly. E faceva caldo, caldo, caldo.

Passarono accanto a un termometro che, incredibilmente, segnava appena trentadue gradi; a Gilly, con quaranta gradi, sembrava facesse pi fresco. A Meggie pareva di muoversi attraverso aria compatta, che il suo corpo dovesse muoversi, tagliare del burro, e aveva l'impressione, respirando, che i polmoni le si riempissero d'acqua. "Luke, non resisto pi! Possiamo tornare all'albergo, per piacere?" ansim, dopo meno di un chilometro e mezzo. "Se vuoi. Stai sentendo l'umidit. Di rado scende sotto il novanta per cento, in inverno o in estate, e la temperatura di rado si abbassa sotto i trenta gradi o sale al di sopra dei trentasei. Non esistono grandi variazioni stagionali, ma in estate i monsoni fanno salire l'umidit al cento per cento durante tutti quei mesi infuocati." "Piove in estate, non in inverno?" "Piove per tutto l'anno. I monsoni soffiano sempre, e quando non abbiamo i monsoni, abbiamo gli alisei di sud-est. Anche quelli portano molta pioggia. A Dungloe le precipitazioni annue variano da duecentocinquanta a settecentocinquanta centimetri." Settecentocinquanta cenimetri di pioggia all'anno! E la povera Gilly andava in estasi per trentadue principeschi centimetri di precipitazioni, mentre l, a tremiladuecento chilometri di distanza, ne cadevano anche settecentocinquanta centimetri. "Di notte non fa pi fresco?" domand Meggie mentre arrivavano all'albergo; le notti afose di Gilly sembravano sopportabili, in confronto a quel bagno di vapore. "Non molto, ma ti ci abituerai." Apr la porta della loro camera e si scost per farla entrare. "Io scendo nel bar a bere una birra, ma torner tra mezz'ora. Questo dovrebbe concederti tempo a sufficienza." Alz fulmineamente gli occhi sul viso di lui, sorpresa. "S, Luke."

Dungloe si trovava diciassette gradi a sud dell'equatore, per cui la notte scendeva come un colpo di tuono; a un certo momento sembrava che il sole stesse appena cominciando a tramontare, e, un momento dopo, si diffondevano, fitte tenebre, dense e calde come melassa. Quando Luke torn, Meggie aveva spento la luce e si era messa a letto coperta fino al mento dal lenzuolo. Ridendo, egli si chin, glielo straPP di dosso e lo gett sul pavimento. "Fa gi abbastanza caldo, amore! Non avremo bisogno del lenzuolo." Lo ud camminare qua e l, vide l'ombra vaga di lui mentre si spogliava. "Ti ho messo il pigiama sul tavolino da toletta" bisbigli. "Il pigiama? Con un clima simile? So che a Gilly avrebbero un colpo pensando a un uomo che non portasse il pigiam, ma qui siamo a Dungloe' E tu ti sei messa davvero la camicia da notte?" "S." "Allora toglitela. Il dannato aggeggio sar soltanto un inciampo, del resto." Annaspando e contorcendosi, Meggie riusc a sfilarsi la camicia di batista che la signora Smith aveva ricamato cos amorevolmente per la sua prima notte di nozze; era lieta dell'oscurit, troppo fitta perch lui potesse vederla. Luke aveva ragione. Si stava molto pi freschi giacendo nudi e lasciandosi accarezzare il corpo dalla brezza che penetrava attraverso le finestre. Ma il pensiero di un altro corpo caldo nel letto accanto a lei era sconfortante. Le molle cigolarono; Megsie sent pelle umida toccarle il braccio e trasal. Luke si gir sul fianco, la prese tra le braccia e la baci. A tutta prima rimase inerte e passiva, sforzandosi di non pensare a quella bocca spalancata e alla lingua indecente che sondava, ma poi cominci a dibattersi per liberarsi, non volendo la vicinanza nella calura, non volendo essere baciata, non volendo

Luke. Non era affatto come quella notte sulla Rolls Royce, al ritorno da Rudna Hunish. Le sembrava di non sentire niente in Luke che pensasse a lei, e inoltre una qualche parte di Luke esercitava una pressione insistente contro le sue cosce, mentre una mano, dalle unghie taglienti e quadrate, le affondava nelle natiche. La paura divenne terrore e Meggie fu travolta, non soltanto fisicamente, dalla forza e dalla decisione di lui, dall'assenza di ogni tenerezza. A un tratto la lasci andare, si drizz a sedere e parve annaspare con se stesso, tendendo e tirando qualcosa. "Meglio stare sul sicuro" ansim. "Sdraiati supina, il momento. No, non cos! Allarga le gambe, santo Dio! Non sai proprio niente?" No, no, Luke, non farlo! avrebbe voluto grdare. Questo orribile, osceno, qualsiasi cosa tu mi stia facendo non pu essere consentita dalle leggi della Chiesa o degli uomini! Egli le si sdrai addosso, sollev i fianchi e la frug con una mano, afferrandole con l'altra tanto saldamente i capelli che lei non osava muoversi. Guizzando e sobbalzando a causa della cosa estranea tra le gambe, cerc di fare come Luke voleva, allarg ancor pi le gambe, ma lui era molto pesante e i muscoli dell'inguine le causarono gli spasimi dei crampi. Anche attraverso le brume sempre pi scure della paura e della spossatezza sent il raccogliersi di una qualche forza formidabile; quando Luke la penetr, un lungo grido acuto le sfugg dalle labbra. "Chiudi il becco" ringhi, le tolse la mano dai capelli e gliela piazz sulla bocca. "Che cosa vuoi combinare, vuoi far pensare a tutti in questo maledetto albergo che ti stia assassinando? Sta ferma e non ti far pi male del necessario! Sta ferma, sta ferma!" Meggie lott come un'ossessa per liberarsi di quella cosa spaventosa, dolorosa, ma il peso di Luke la inchiodava, la mano le premeva sulla bocca e la sofferenza

continu e continu. Del tutto asciutta, perch non era stata eccitata, si sentiva raschiare e raspare i tessuti dal preservativo ancor pi asciutto, mentre egli affondava e si sollevava, sempre pi rapidamente, e il respiro cominciava a sibilargli tra i denti; poi un cambiamento lo immobilizz, lo fece fremere e deglutire spasmodicamente. Il dolore divenne un sordo indolenzimento e, misericordiosamente, Luke rotol gi da lei per giacere supino e ansimante. "La prossima volta sar meglio per te" riusc a dire. "La prima volta sempre dolorosa per la donna." Allora perch non hai avuto la decenza di dirmelo prima? avrebbe voluto ringhiare Meggie, ma non possedeva neppur pi la forza di pronunciare queste parole, era troppo assorta nel desiderio di morire. Non soltanto a causa del dolore, ma anche perch aveva scoperto di essere priva di ogni identit per lui, di essere soltanto uno strumento. La seconda volta risult altrettanto dolorosa e cos la terza; esasperato, perch si aspettava che il disagio di lei (pensava fosse disagio) scomparisse magicamente dopo la prima volta, e non riuscendo a capire, di conseguenza, come mai continuasse a dibattersi e a gridare, Luke si adir, le volt le spalle e si addorment. Con i capelli bagnati dalle lacrime che le striavano le gote, Meggie giacque supina augurandosi la morte, o almeno la vita di un tempo a Drogheda. Si era riferito a questo, Padre Ralph, anni addietro, accennandole al passaggio nascosto in rapporto con il mettere al mondo bambini? Nel modo di scoprire che cosa aveva voluto dirle! Non poteva stupirsi se aveva preferito non spiegarsi pi chiaramente. Eppure a Luke quella ginnastica era piaciuta tanto da indurlo a ripeterla per tre volte in rapida successione. Ovviamente a lui la cosa non faceva alcun male. E anche per questo si sorprese a odiare Luke e a odiare la faccenda.

Spossata, e indolenzita a tal punto che un semplice movimento la torturava, Meggie si spost a poco a poco dalla sua parte del letto voltando le spalle a Luke e pianse contro il guanciale. Non riusc ad addormentarsi. Luke dormiva cos profondamente che i suoi piccoli, timidi movimenti non gli modificavano nemmeno il ritmo del respiro. Dormiva placidamente, senza russare n agitarsi, e Meggie, aspettando l'alba tardiva, pens che se si fosse trattato soltanto di dormire insieme avrebbe potuto trovare piacevole stare con lui. Poi l'alba spunt rapida e senza gioia, com'era accaduto con l'oscurit, parve strano ora, non udire i galli cantare e tutti gli altri suoni di Drogheda al risveglio, con le pecore, i cavalli, i maiali e i cani. Luke si dest e si gir verso di lei; si sent baciare sulla spalla, ed era tanto stanca e in preda a una tale nostalgia della casa, che dimentic il pudore e non si cur di coprirsi. "Suvvia, Meghann, fatti guardare" le ordin, mettendole una mano sull'anca. "Voltati, da brava bambina." Quel mattino, sembrava che pi nulla rivestisse importanza; Meggie si gir, trasalendo, e giacque supina, guardandolo con occhi spenti. "Non mi piace il nome Meghann", disse, la sola forma di protesta che le venne in mente. "Vorrei che tu mi chiamassi Meggie." "Meggie non mi va. Ma se Meghann ti dispiace davvero tanto, ti chiamer Meg." Lo sguardo di lui pass sognante sul suo corpo. "Che belle forme hai." Le tocc un seno, con il capezzolo roseo piatto e floscio. "Specie queste." Dopo aver messo i guanciali uno sull'altro, si appoggi ad essi e sorrise. "Vieni, Meg, baciami. Tocca a te adesso fare all'amore con me, e forse cos ti piacer di pi, eh?" "Non voglio baciarti mai pi finch vivr, pens lei, guardando il corpo lungo

e ricco di muscoli, l'intrico di peli scuri sul petto, scendevano fino al ventre come una linea sottile e poi si allargavano formando un cespuglio dal quale sporgeva il germoglio ingannevolmente piCcolo e innocente che poteva causare tanto dolore. Che gambe pelose aveva! Meggie era cresciuta con uomini che non si spogliavano mai nemmeno un po' alla presenza dell'altro sesso, ma le camicie dal colletto aperto lasciavano intravvedere toraci pelosi quando faceva caldo. Erano tutti uomini dalla carnagione chiara, che non le ripugnavano; quest'uomo bruno era forestiero, repellente. Padre Ralph aveva capelli altrettanto neri, ma lei ricordava bene quel suo torace liscio, abbronzato, glabro. "Fa come ti ho detto, Meg! Baciami!" Sporgendosi, lo baci; egli le mise le mani a coppa intorno ai seni, la costrinse a continuare a baciarlo, le afferr una mano e la spinse in gi contro il proprio inguine. Spaventata, Meggie stacc la bocca riluttante da quella di lui per guardare quanto aveva sotto la mano, il coso che cambiava e cresceva. "Oh, per piacere, Luke, non di nuovo!" grid. "Per piacere, non di nuovo! Ti prego, ti prego!" Gli occhi azzurri la scrutarono, interrogativi. "Fa cos male? E va bene, lo faremo in un altro modo, ma, per amor di Dio, cerca di dimostrare un po' di entusiasmo!" Issatala sopra di s, le divaric le gambe le sollev le spalle si attacc al seno come aveva fatto sull'automobile, la notte in cui si era impegnata a sposarlo. E Meggie, almeno fisicamente, sopport questa volta non si era introdotto in lei, e pertanto il dolore si riduceva a quello causato dal semplice movimento. Che strane creature erano gli uomini, spossarsi in quella faccenda come se fosse stata la cosa pi piacevole del mondo. Era disgustoso, una derisione dell'amore. Se non fosse stato per la speranza che tutto questo potesse culminare con un bambino, Meggie si sarebbe rifiutata

recisamente di prestarsi ancora a una simile ginnastica. "Ti ho trovato un lavoro" disse Luke, durante la colazione nella sala da pranzo dell'albergo. "Cosa? Prima che abbia avuto modo di rendere graziosa la nostra casa, Luke? Prima ancora che abbiamo una casa?" "Non ha scopo prendere in affitto una casa, Meg. Io taglier canne da zucchero; gi tutto deciso. Il miglior gruppo di tagliatori del Queensland formato da svedesi, polacchi e irlandesi agli ordini di un tizio a nome Arne Swenson, e mentre tu smaltivi la stanchezza del viaggio dormendo, sono andato a parlargli. un uomo che viene subito al dunque, e disposto a mettermi alla prova. Questo significa che vivr nei loro alloggi. Tagliamo canne per sei giorni alla settimana, dall'alba al tramonto, non solo, ma ci spostiamo avanti e indietro lungo la costa, ovunque ci sia del lavoro. Quello che guadagner dipender da quante canne da zucchero riuscir a tagliare, e, se dimostrer di essere bravo abbastanza per restare nel gruppo di Arne, riuscir a intascare pi di venti sterline alla settimana. Venti sterline alla settimana! Riesci a immaginarlo?" "Stai cercando di dirmi che non vivremo insieme, Luke?" "Non possiamo, Meg! Gli altri uomini non hanno donne negli alloggi, e a che cosa ti servirebbe abitare sola in una casa? Tanto vale che lavori anche tu; sar tutto denaro guadagnato per il nostro allevamento." "Ma dove allogger? Che genere di lavoro posso fare? Non ci sono greggi da sorvegliare, qui." "No, purtroppo. Ecco perch ti ho trovato un lavoro con alloggio, Meg. Avrai vitto e alloggio gratis e non dovrai spendere un soldo per mantenerti. Lavorerai come cameriera a Himmelhoch la piantagione di Ludwig Mueller. il pi importante coltivatore di canne da zucchero del distretto, e sua moglie invalida, non pu mandare avanti la casa per suo conto. Ti condurr

l domattina." "Ma quando ti vedr, Luke?" "Le domeniche. Luddie sa che sei sposata; non si dispiacer se scomparirai alla domenica." "Ma bene! Hai organizzato le cose in modo soddisfacente per te, non c' che dire? vero?" "Credo di s. Oh, Meg, diventeremo ricchi! Lavoreremo sodo, risparmieremo fino all'ultimo penny, e non ci vorr molto prima che possiamo acquistare il pi bell'allevamento del Queensland Occidentale. Ci sono le quattordicimila sterline che ho depositato nella banca di Gilly, le altre duemila che mi verranno accreditate ogni anno, le milletrecento e pi sterline annue che possiamo guadagnare tra tutti e due. Non ci vorr molto, amore, te lo prometto. Sorridi e sOpporta per me, eh? Perch accontentarci di una casa in affitto se, quanto pi duramente lavoreremo adesso, tanto pi presto potrai guardarti attorno nella tua cucina?" "Se quello che vuoi." Meggie abbass gli occhi sulla borsetta. Luke, le hai prese tu le mie cento sterline?" "Le ho depositate in banca. Non puoi andare in giro con tutto quel denaro, Meggie." "Ma le hai prese tutte! Non ho pi un penny! E per le piccole spese?" "Perch, in nome del cielo, dovresti aver bisogno di denaro per le piccole spese? Domattina sarai a Himmelhoch e laggi non potrai spendere niente. Il conto dell'albergo lo pagher io. Sarebbe ora che ti rendessi conto di avere sposato un lavoratore, Meg, e di non essere pi la figlia viziata del proprietario, con denaro da gettar via. Mueller verser la tua paga direttamente sul mio conto in banca, e il denaro rimarr l insieme al mio. Io non lo spendo per me, Meg lo sai. Nessuno di noi due lo toccher, per il nostro avvenire, per il nostro allevamento." "S, capisco. Sei molto ragionevole, Luke. Ma se dovessi avere un bambino?"

Per un momento fu tentato di dirle la verit, di dirle che non avrebbero avuto bambini finch l'allevamento non fosse divenuto una realt, ma un qualcosa nell'espressione di lei lo indusse a cambiare idea. "Bene, attraverseremo quel ponte quando ci arriveremo, eh? Preferirei che non ci fossero bambini finch non avremo l'allevamento, e quindi speriamo di non averne." N una casa, n denaro, n bambini. E nemmeno il marito, del resto. Meggie si mise a ridere. Luke rise a sua volta e lev in un brindisi la tazza del t. "Ai preservativi" disse. La mattina dopo, si recarono a Himmelhoch con l'autobus locale, un vetusto Ford senza cristalli ai finestrini e con posti per dodici passeggeri. Meggie si sentiva meglio perch Luke l'aveva lasciata in pace dopo che gli era stato offerto il seno, e la cosa era sembrata piacergli quanto quell'altra, pi orribile. Per quanto ci tenesse ad avere bambini, aveva esaurito la sua scorta di coraggio. La prima domenica in cui non fosse pi indolenzita, disse a se stessa, sarebbe stata disposta a ritentare. Forse un bambino era gi in viaggio e avrebbe potuto evitare per sempre quei contatti, a meno che non ne avesse desiderato altri. Con gli occhi pi luminosi, si guard attorno interessata mentre l'autobus percorreva scoppiettando la rossa strada di terra battuta. Era un paesaggio da togliere il respiro, infinitamente diverso da quello di Gilly; dovette ammettere che esistevano l una bellezza e una grandiosit assenti a Gillanbone. Si vedeva che l'acqua non mancava mai. Il suolo aveva lo stesso colore del sangue appena versatO, un rosso scarlatto, e le canne da zucchero formavano un contraSto perfetto con i campi a maggese: lunghi

pennacchi di un verde vivido, che ondegglavano quattro, sei metri sopra gambi color chiaretto, spessi come il braccio di Luke. In nessun altro paese al mondo, proclam Luke, le canne crescevano cos alte e tanto ricche di zucchero, il loro rendimento era il pi elevato che si conoscesse. Quel suolo di un rosso vivido aveva uno spessore di oltre trenta metri ed era cos saturo degli elementi nutritivi ideali che le canne non potevano non essere perfette. E in nessun altro paese del mondo le canne da zucchero venivano tagliate dai bianchi, con il dinamismo avido di denaro della loro razza. Saresti abile come oratore improvvisato nei giardini pubblici Luke" disse Meggie, ironica. La sbirci in tralice, sospettosamente, ma si astenne dal fare commenti perch l'autobus si era fermato sul margine della strada per farli scendere. Himmelhoch era una grande casa bianca sul cocuzzolo di una collina, circondata da palme da cocco, da banani e da bellissimi palmizi pi piccoli le cui fronde si spiegavano come grandi ventagli simili a code di pavone. Un folto di bamb alti dodici metri proteggeva dai monsoni pi impetuosi di nord-ovest; la casa, sebbene situata in alto sulla collina, poggiava ugualmente su pali di quattro metri e mezzo. Luke le port la valigia; Meggie arranc accanto a lui su per la strada rossa, ansimante, ma sempre correttamente con scarpette e calze e il cappello che le si afflosciava intorno al viso. Il barone delle canne da zucchero non c'era, ma sua moglie si fece avanti sulla veranda, mentre loro salivano gli scalini, equilibrandosi appoggiata a due bastoni. Sorrideva; guardandone la faccia buona e gentile, Meggie si senti subito meglio. "Avanti, avanti!" disse la signora, con uno spiccato accento australiano.

Poich si era aspettata una voce tedesca, Meggie si sent incommensurabilmente rallegrata. Luke pos la valigia, scambi una stretta di mano, quando la signora ebbe tolto la destra dal bastone, po si precipit gi per gli scalini, non volendo perdere l'autobus di ritorno. Arne Swenson sarebbe passato a prenderlo davanti al pub alle dieci. "Come si chiama di nome, signora O'Neill?" "Meggie." "Oh, grazioso. Io mi chiamo Mueller Anne e preferirei che mi chiamasse Anne. Mi sono sentita cos sola, qui, da quando la mia ragazza mi ha lasciata un mese fa; ma non facile trovare buon personale, e cos ho battagliato per conto mio. Siamo soltanto in due, Luddie ed io, non abbiamo figli. Spero che le piacer vivere con noi, Meggie." "Sono certa che mi piacer, signora Mueller... Anne." "Mi consenta di farle vedere la sua stanza. Ce la fa a portare la valigia? Io non sono tanto in grado di sollevare pesi." La stanza era arredata in modo austero, come il resto della casa, dava sull'unico lato ove la vista non fosse impedita da qualche sorta di frangivento. Era lo stesso lato della veranda del soggiorno, che a Meggie parve molto nudo, con mobili di canna senza tendaggi e senza stole. "Fa semplicemente troppo caldo, qui, per il velluto o il chintz" spieg Anne. "Ci accontentiamo di poltroncine di vimini, e ci copriamo con il minimo consentito dalla decenza. Dovr insegnarle queste cose, o morir. E davvero troppo coperta." Quanto a lei, indossava una camiciola dalla scollatura profonda, senza maniche, e un paio di calzoncini corti dai quali le sue povere gambe contorte sporgevano

vacillanti. In men che non si dica, Meggie venne a trovarsi vestita nello stesso modo, con indumenti prestatile dalla signora Mueller, finch non fosse riuscita a persuadere Luke a comprarle vestiti nuovi. Fu umiliante dover spiegare che non le era consentito avere spiccioli; ma, per lo meno, la necessit di subire questa umiliazione attenu il suo imbarazzo d'esser mezza nuda. "Be', senza dubbio lei fa figurare i miei calzoncini meglio di me" disse Anne, poi continu a impartirle allegramente istruzioni. "Sar Luddie a portarle la legna da ardere; non dovr spaccarla lei, n trascinarla su per gli scalini. Vorrei che avessimo la corrente elettrica, come nelle localit pi vicine a Dunny, ma il governo pi lento di una settimana piovosa. Forse l'anno prossimo la linea arriver fino a Himmelhoch, ma fino ad allora dovremo sopportare la spaventosa cucina economica a legna, ho paura. Per vedr, Meggie! Non appena ci daranno la corrente, avremo fornelli elettrici, la luce elettrica e un frigorifero!" "Sono abituata a farne senza." "S, ma l da dove viene lei il clima asciutto. Qui molto, molto peggio. Temo soltanto che la sua salute possa soffrirne. Succede sPesso, alle donne che non sono di queste parti; un qualcosa nel sangue. Ci troviamo alla stessa latitudine sud come Bombay e Rangoon a nord, sa; questa regione non si conf n agli uomini n alle bestie, a meno che non vi siano nati." Sorrise. "Oh, che piacere averla qui! Lei ed io ci divertiremo un mondo! Le piace leggere? Luddie ed io abbiamo la passione della lettura." Meggie si illumin in viso. "Oh, s!" "Splendido! L'aiuter a sentire un po' meno la mancanza di quell'uomo robusto e bello che suo marito." Meggie non rispose. Sentire la mancanza di Luke? Ed era bello? Si disse che,

se anche non lo avesse riveduto mai pi, sarebbe stata perfettamente felice. Solo che si trattava di suo marito, la legge stabiliva che doveva vivere con lui. Lo aveva sposato a occhi aperti, non poteva incolpare nessuno all'infuori di se stessa. E forse, una volta messo da parte il denaro, e quando l'allevamento nel Queensland occidentale fosse divenuto una realt, ci sarebbe stato il tempo perch Luke e lei potessero vivere insieme, sistemarsi, conoscersi reciprocamente, andare d'accordo. Non era un uomo malvagio, e nemmeno odioso; ma viveva da solo da tanto di quel tempo che non sapeva pi come dividere se stesso con un'altra persona. E inoltre era un uomo semplice, spietatamente animato da un solo scopo, senza tormenti. Quello che desiderava era una cosa concreta, anche se si trattava di un sogno: una ricompensa positiva che avrebbe avuto, senza dubbio, grazie a fatiche incessanti e a sacrifici dolorosi. Per questo meritava rispetto. Nemmeno per un momento Meggie pensava che Luke potesse spendere il denaro per concedersi dei lussi; quanto le aveva detto era vero. Il denaro sarebbe rimasto in banca. Il guaio era che lui non aveva n tempo n voglia di capire una donna; sembrava non sapere che le donne erano diverse e abbisognavano di cose che non occorrevano a lui, cos come lui necessitava di cose che non occorrevano a loro. Bene, avrebbe potuto andar peggio. Luke avrebbe potuto farla lavorare per una donna di gran lunga pi fredda e meno premurosa di Anne Mueller. Sulla sommit di quella collina, non le sarebbe accaduto niente di male. Ma, oh, era cos lontana da Drogheda! Quest'ultima riflessione le balen nella mente quando ebbero finito di fare il giro della casa e rimasero in piedi insieme sulla veranda del soggiorno,

contemplando Himmelhoch, i grandi campi di canne da zucchero. Le canne piumate che ondeggiavano nel vento, di un verde sempre scintillante, lustrato dalla pioggia, scendevano su un lungo versante fino alle rive di un immenso fiume, di gran lunga pi ampio del Barwon, fasciato dalla giungla. Al di l del fiume ricominciavano le coltivazioni di canna, quadrati di un verde velenoso, inframmezzati da sanguigni campi a maggese, finch, ai piedi di un'alta montagna, le coltivazioni cessavano e tornava a dominare la giungla. Dietro il cono della montagna, pi lontano, svettavano altri picchi, e si perdevano purpurei all'orizzonte. Il cielo era di un azzurro pi ricco e pi denso di quello dei cieli di Gilly, con banchi di nubi gonfie, bianche e compatte, e tutti i colori avevano un che di vivido e di intenso. "Quello il monte Lartle Frere" disse Anne, additando il picco isolato. "Milleottocento metri d'altezza sulla pianura, che al livello del mare. Dicono che sia tutto stagno, ma non c' speranza di sfruttarlo, a causa della giungla." Il vento greve e pigro portava un odore forte e nauseante che Meggie non aveva mai smesso di tentare di scacciarsi dalle narici, sin da quando era scesa dal treno. Un odore simile a quello della putrefazione, eppure diverso, insopportabilmente dolciastro e penetrante, quella presenza tangibile che sembrava non scemare mai, per quanto impetuoso potesse soffiare il vento. "L'odore che sente quello della melassa" disse Anne, avendo notato le narici dilatate di Meggie; accese una sigaretta Ardath. " disgustoso." "Lo so. Per questo fumo. Ma fino a un certo punto ci si abituer, anche se, diversamente da quasi tutti gli odori, non scompare mai completamente Un giorno dopo l'altro, l'odore della melassa c' sempre." "Che cosa sono gli edifici sul fiume, con le ciminiere nere?" "Quella la fabbrica. Lavorano la canna, producono zucchero grezzo. Quello che rimane, i residui asciutti delle canne senza zucchero, si chiama bagasse.

Sia lo zucchero grezzo, sia il bagasse, vengono trasportati al sud, a Sydney, per un'ulteriore raffinazione. Dallo zucchero grezzo ricavano melasse, sciroppo chiaro, sciroppo scuro, zucchero bruno, zucchero raffinato e glucosio liquido. Con il bagasse fanno pannelli fibrosi per l'edilizia, simili alla masonite. Niente va sprecato, assolutamente niente. Ecco perch, anche con questa crisi, coltivare la canna da zucchero ancora un lavoro redditizio." Arne Swenson era alto un metro e ottantacinque, esattamente la stessa statura di Luke, e altrettanto bello. Il suo corpo aveva assunto un colore dorato scuro, a furia di essere esposto al sole, e i capelli di un giallo vivido formavano una massa di riccioli tutto intorno al capo; le belle fattezze svedesi somigliavano a tal punto a quelle di Luke, che non si stentava a capire quanto sangue norvegese fosse filtrato nelle vene degli scozzesi e degli irlandesi. Luke aveva rinunciato ai calzoni al ginocchio e alla camicia bianca a favore dei calzoni corti. Insieme a Arne sal su un vetusto e asmatico camioncino modello T che si diresse nei pressi di Goondi, dove il gruppo stava tagliando canne. La bicicletta di seconda mano acquistata da Luke si trovava sul pianale, insieme alla valigia. Luke moriva dalla voglia di cominciare a lavorare. Gli altri uomini avevano tagliato canne sin dall'alba e non alzarono la testa quando Arne sopraggiunse dalla direzione degli alloggi, con Luke a rimorchio. L'uniforme consisteva in calzoncini corti, stivali con spesse calze di lana, e cappelli di canapa. Gli occhi socchiusi, Luke fiss gli uomini intenti al lavoro. Una polvere nera come il carbone li copriva dalla testa ai piedi e, mescolata al sudore, formava striature di un rosa vivido sui toraci, le braccia, le schiene. "Fuliggine e terriccio delle canne" spieg Arne. "Dobbiamo bruciarle prima di poterle tagliare."

Si chin per prendere due attrezzi, ne diede uno a Luke e tenne l'altro. "Questo un coltello da canne" disse, sollevando il suo. "Con questo si tagliano le canne da zucchero. E molto facile, se si sa come fare." Sorrise, si accinse a una dimostrazione, e fece sembrare la cosa di gran lunga pi semplice di quanto probabilmente fosse in realt. Luke fiss lo strumento micidiale che stringeva nel pugno e che non somigliava affatto a un machete delle Indie Occidentali. La lama si ampliava a formare un grande triangolo, invece di restringersi in punta, ed era munita, a uno dei due vertici, di un gancio minacCiOSO, simile allo sperone di un gallo. "Il machete troppo piccolo per la canna da zucchero del Queensland settentrionale" disse Arne, al termine della dimostrazione. "Questo il giocattolo adatto, te ne renderai conto. Mantienilo affilato, e buona fortuna." Poi si allontan verso la propria zona, lasciando Luke immobile e indeciso per un momento. Ma, dopo un attimo, fece spallucce e si mise al lavoro. Entro pochi minuti aveva capito perch lasciavano quella fatica agli schiavi e alle razze non abbastanza sofisticate per rendersi conto che ci si poteva guadagnare da vivere in modi meno faticosi; come la tosatura, pens con bieco umorismo Bisognava chinarsi, tagliare a colpi ripetuti, raddrizzarsi, afferrare saldamente il gambo, farlo scivolare per tutta la sua lunghezza tra le mani staccandone le foglie, gettarlo indietro in modo da formare una catasta ordinata insieme agli altri, passare alla canna successiva, chinarsi, tagliare, raddrizzarsi aggiungere al mucchio... Le canne brulicavano di animaletti e insetti: topi, telelu, scarafaggi, rospi, ragni, serpenti, vespe, mosche e api. Tutte le creature che potevano mordere perfidamente o pungere causando bruciori intollerabili erano ben rappresentate.

Per questo motivo i tagliatori bruciavano prima le canne, preferendo la sporcizia del lavoro su piante semicarbonizzate ai tormenti delle canne verdi e piene di vita. Ci nonostante, venivano ugualmente morsicati, punti e tagliati. Se non fosse stato per gli stivali, i piedi di Luke si sarebbero trovati in condizioni peggiori di quelle delle mani, ma nessun tagliatore portava mai i guanti. Rallentavano il ritmo del lavoro e il tempo era denaro. Inoltre, i guanti avevano un che di effemminato. Al tramonto, Arne diede l'alt e venne a vedere come se la fosse cavata Luke. "Ehi, amico, mica male!" grid, rifilandogli una pacca sulla schiena. "Cinque tonnellate, non c' male, per essere il primo giorno!" Gli alloggi non distavano molto, ma la notte tropicale cal cos all'improvviso che quando vi arrivarono faceva buio. Prima di entrare, si misero nudi, tutti insieme, sotto la doccia comune, quindi entrarono nella baracca ove il tagliatore di turno come cuciniere quella settimana aveva preparato sul tavolo montagne delle sue specialit. Quel giorno si trattava di bistecche con patate, focacce e sfoglia con marmellata; gli uomini si gettarono sul cibo e lo trangugiarono tutto. fino all'ultima briciola, voracemente. Due file di brandine si fronteggiavano lungo i lati della lunga baracca di lamiera ondulata; sospirando e bestemmiando contro le canne da zucchero con una originalit che anche un bovaro avrebbe potuto invidiare, gli uomini si gettarono completamente nudi sulle lenzuola sudicie, accostarono le zanzariere facendole scorrere sugli anelli e pochi momenti dopo dormivano, sagome vaghe dietro le tende di garza. Arne trattenne Luke. "Fammi vedere le mani." Esamin i tagli sanguinanti, le vesciche, i gonfiori delle punture. "Prima disinfettale, poi spalmaci su questo unguento. E se vuoi seguire un consiglio, frizionale con olio di cocco

tutte le sere. Hai le mani grosse: se ti assister la schiena, diventerai un abile tagliatore. Tra una settimana avrai fatto l'abitudine e non sarai pi cos indolenzito." Ogni muscolo dello splendido corpo di Luke era tormentato da un singolo e diverso dolore; non sentiva altro che un'enorme e straziante sofferenza. Con le mani unte e bendate, si distese sulla branda assegnatagli, accost la, zanzariera e chiuse gli occhi su un mondo di piccole lane soffocanti. Se avesse immaginato che cosa lo aspettava, non si sarebbe mai sognato di sprecare con Meggie la sua forza vitale; Meggie era diventata un'idea avvizzita, indesiderata e sgradita nel fondo dei suoi pensieri, un qualcosa di archiviato. Sapeva che non avrebbe mai pi avuto un briciolo di energia per lei fino a quando fosse rimasto l a tagliare canne da zucchero. Gli occorse davvero una settimana per incallirsi e arrivare al minimo di otto tonnellate al giorno che Arne pretendeva dagli uomini del suo gruppo. Poi si accinse a diventare pi bravo di Arne. Voleva una quota maggiore degli utili, magari diventare socio. Ma soprattutto, voleva per s l'espressione che affiorava sulla faccia di tutti quando guardavano Arne; Arne veniva considerato qualcosa di simile a un Dio perch era il pi abile tagliatore del Queensland, vale a dire, probabilmente, il migliore del mondo. Quando si recavano nella cittadina, il sabato sera, gli uomini del posto non gli offrivano mai abbastanza rum e birra, e le donne gli frullavano attorno come colibr. Esistevano molte cose in comune tra Arne e Luke. Erano entrambi vanitosi, a entrambi piaceva destare un'intensa ammirazione femminile, ma l'ammirazione era il massimo cui arrivassero. Non avevano niente da dare alle donne; davano tutto alle canne da zucchero. Per Luke, quel lavoro aveva una bellezza e dava una sofferenza che gli sembrava di aver aspettato per tutta la vita. Chinarsi e raddrizzarsi e di nuovo chinarsi nel rituale senza fine significava partecipare a un qualche mistero situato al di l della portata degli uomini comuni. Poich, come Arne gli aveva insegnato, tagliare canne da zucchero in modo superbo significava far parte

di una lite, il gruppo di lavoratori pi scelto del mondo; poteva sentirsi fiero Ovunque si trovasse, sapendo che quasi nessuno avrebbe resistito nemmeno un giorno nei campi di canne. Il Re d'Inghilterra non era migliore di lui, e il Re d'Inghilterra lo avrebbe ammirato, conoscendolo. Poteva guardare con compatimento e disprezzo medici. avvocati, pennivendoli, proprietari di terre. Tagliare canne da zucchero come facevano i bianchi avidi di denaro... questo era il grande traguardo. Sedeva sulla sponda della branda; sentiva i muscoli del braccio nodosi, duri, che si gonfiavano, si contemplava i palmi delle mani callosi e coperti di cicatrici, si guardava le lunghe gambe abbronzate e robuste, e sorrideva. Un uomo che riusciva a far quel mestiere e non soltanto a sopravvivere, ma a gioirne, era un uomo. E si domandava se il Re d'Inghilterra avrebbe potuto dire altrettanto. Trascorsero quattro settimane prima che Meggie rivedesse Luke. Ogni domenica, si incipriava il naso sudato e lucido, indossava un grazioso vestito di seta - sebbene avesse rinunciato al purgatorio delle sottovesti e delle calze - e aspettava suo marito, che non veniva, mai. Anne e Luddie Mueller non dicevano niente, si limitavano a osservare l'animazione di lei dileguarsi, man mano che ogni domenica la oscurava drammaticamente, come il sipario che cala su un palcoscenico vividamente illuminato e vuoto. Non che desiderasse, precisamente, Luke; si trattava soltanto del fatto che Luke le apparteneva, o che lei gli apparteneva, o comunque si potesse meglio definire la cosa. Immaginare che Luke nemmeno la pensasse mentre lei passava giorni e settimane ,avendo in mente soltanto lui, la colmava d'ira, di frustrazione, di amarezza, di umiliazione, di sofferenza. Per quanto avesse odiato quelle due notti nell'albergo di Dunny, almeno allora era riuscita a dominare nella mente di Luke; ora si sorprendeva a desiderare di essersi mozzata la lingua con i denti pur di non gridare di dolore. Era questa la ragione, naturalmente.

La sua sofferenza aveva fatto s che Luke si stancasse di lei, rovinandogli tutto il piacere. Dall'ira contro Luke, contro l'indifferenza di Luke al suo dolore, pass al rimorso, e fin con l'incolpare soltanto se stessa. La quarta domenica non si diede la pena di vestirsi, si limit ad andare avanti e indietro in cucina a piedi nudi, in calzoncini e camiciola, per preparare una colazione calda a Luddie e Anne, che una volta alla settimana apprezzavano quella stramberia. Al rumore di passi sugli scalini dell'ingresso di servizio, volt le spalle alla pancetta che sfrigolava nel tegame; e, per un momento, si limit a fissare l'uomo grande e grosso e peloso sulla soglia. Luke? Quello era Luke? Sembrava fatto di pietra, disumano. Ma la strana figura attravers la cucina, le diede un bacio schioccante e sedette al tavolo. Lei ruppe altre uova nel tegame e aggiunse altra pancetta. Anne Mueller entr, sorrise compta, infuriata per in cuor suo con quell'uomo. Miserabile individuo, che cosa aveva in mente, trascurare cos a lungo una donna appena sposata? "Sono lieta di vedere che s' ricordato di avere una moglie" disse. "Venga sulla veranda, si metta a tavola con Luddie e con me, e faremo colazione tutti insieme. Aiuti Meggie a portare la pancetta e le uova. Io posso reggere il porta tosti tra i denti." Ludwig Mueller era australiano di nascita, ma il retaggio tedesco traspariva chiaramente: la carnagione accesa, incapace di tener lta alla birra e al sole contemporaneamente, la testa grigia e quadrata, gli scialbi occhi azzurri di uomo del Baltico. Lui e la moglie apprezzavano molto Meggie, e si ritenevano fortunati di averla potuta assumere al loro servizio. Soprattutto Luddie era grato, perch aveva notato quanto fosse pi felice Anne da quando la testolina dorata splendeva nella casa. "Come va il taglio, Luke?" domand, ammonticchiandosi uova e pancetta sul piatto.

"Se dicessi che mi piace, mi crederebbe?" rise Luke, riempiendosi il piatto a sua volta. Gli occhi scaltri di Luddie si posarono sulla bella faccia e annuirono. "Oh, s, lei ha il tipo giusto di temperamento, e anche la corporatura adatta, credo. Questo lavoro la fa sentire migliore degli altri, superiore agli altri uomini." Catturato dai campi di canne da zucchero che aveva ereditato, lontano dagli ambienti accademici, e senza alcuna possibilit di scambiare l'una cosa con l'altra, Luddie era un ardente studioso della natura umana; leggeva grossi volumi rilegati in marocchino, con nomi sul dorso come Freud e Jung, Huxley e Russell. "Cominciavo a pensare che non sarebbe pi venuto a trovare Meggie" disse Anne, spalmando con un pennello burro semifluido sul crostino abbrustolito; soltanto in quel modo potevano gustare il burro, l, ma era sempre meglio che niente. "Ecco, Arne ed io abbiamo deciso di lavorare anche le domeniche per qualche tempo. Domani partiremo per Ingham." "Questo significa che la povera Meggie non la vedr spesso." "Meg capisce Non durer per pi di un paio di anni e avremo un'interruzione durante l'estate. Arne dice che in quel periodo riuscir a trovarmi lavoro alle Raffinerie a Sydney, e potrei condurre Meggie con me." "Perch deve lavorare cos duramente, Luke?" domand Anne. "Devo mettere insieme il denaro per acquistare una propriet a ovest, dalle parti di Kynuna. Meg non gliene ha parlato?" "Temo che la nostra Meggie non sia molto portata per le confidenze. Ce ne parli lei, Luke." Ascoltarono tutti e tre, osservando il gioco mutevole delle espressioni sulla

faccia forte e abbronzata, lo splendere di quegli occhi molto azzurri; da quando era venuto, prima di colazione, Meggie non aveva detto una parola,a nessuno. Lui continu a parlare e a parlare della regione meravigliosa "dietro l'aldil": l'erba, i grossi, grigi uccelli brolga che delicatamente saltellavano sulla polvere dell'antica strada di Kynuna, le migliaia e migliaia di canguri in fuga, il sole ardente e asciutto. "E un giorno, una grossa fetta di tutto questo apparterr a me. Anche Meg ha contribuito con qualche quattrinello, e, al ritmo con il quale stiamo lavorando, non ci vorranno pi di quattro o cinque anni. Potremmo riuscirci anche prima se io mi accontentassi di una propriet pi misera, ma, sapendo quanto posso guadagnare tagliando canne da zucchero, sono tentato di resistere pi a lungo e di acquistare terre decenti." Si sporse in avanti, con le grosse mani sfregiate dalle cicatrici intorno alla tazza di t. "Lo sapete che ho quasi superato Arne, l'altro ieri? Undici tonnellate di canne ho tagliato in un giorno!" Il fischio di Luddie fu sinceramente ammirato, e i due uomini cominciarono a parlare di rendimenti. Meggie sorseggi il t forte e scuro, senza latte. Oh, Luke! Prima aveva parlato di un paio d'anni, adesso erano quattro o cinque, e chi mai poteva sapere a che periodo pi lungo si sarebbe riferito la volta successiva? Luke amava quel lavoro, impossibile sbagliarsi. Avrebbe rinunciato, quando fosse venuto il momento? Ne sarebbe stato capace? E inoltre, lei era disposta ad aspettare per accertarlo? I Mueller erano molto buoni, e non si stava certo ammazzando di fatica, ma, se doveva vivere senza marito, preferiva Drogheda. Durante tutto quel mese a Himmelhoch non si era sentita

realmente bene nemmeno un giorno, non le andava di mangiare, aveva dolorosi attacchi di diarrea, sembrava assediata dal letargo e non riusciva a scrollarselo di dosso. E siccome era abituata a godere di una salute perfetta, quei vaghi malesseri la spaventavano. Dopo colazione, Luke l'aiut a lavare i piatti, poi la condusse a fare una passeggiata fino al campo di canne da zucchero pi vicino, parlando continuamente delle canne e di quello che si provava tagliandole, del piacere di vivere all'aria aperta, di quanto erano simpatici gli uomini nel gruppo di Arne e della differenza tra la tosatura delle pecore e quel lavoro, di gran lunga migliore. Si voltarono e tornarono indietro su per la collina, Luke la guid nello spazio squisitamente fresco sotto la casa, tra i pali che la sostenevano. Anne lo aveva trasformato in una serra, disponendo verticalmente tubi di terracotta di dimensioni e altezze diverse, poi riempiendoli di terra e seminandovi piante che ora se ne riversavano pendule: orchidee di ogni tipo e di ogni colore, felci, piante esotiche rampicanti o a cespuglio. Il terreno era soffice e odoroso di trucioli di legna; dai travi in alto pendevano grandi cestini di fil di ferro, traboccanti di felci, o orchidee, o tuberose; c'erano muschi che crescevano entro nidi di corteccia applicati ai pali; alla base dei tubi erano state piantate magnifiche begonie, dalle decine di vivide tinte. Era, quello, il rifugio prediletto di Meggie, il solo posto di Himmelhoch che preferisse a Drogheda. A Drogheda, infatti, non si sarebbe mai potuto sperare di far crescere tante piante in cos poco spazio; non esisteva, Laggi, abbastanza umidit nell'aria. "Non meraviglioso qui, Luke? Non credi che magari, dopo un paio d'anni, potremmo prendere in affitto una piccola casa per me? Sto morendo dalla voglia di provarmi a fare anch'io qualcosa di simile." "Per quale ragione, in nome di Dio, dovresti voler abitare sola in una casa? Qui non siamo a Gilly, Meg; siamo in uno di quei posti nei quali

una donna sola non al sicuro. Ti trovi molto meglio qui, credimi Non sei felice in questa casa?" "Sono felice quanto si pu esserlo in casa d'altri." "Senti, Meg, dovrai accontentarti di quello che hai adesso, finch non ci trasferiremo all'ovest. Non possiamo buttar via soldi per affitto di una casa e perch tu viva negli agi, e, ci nonostante, risparmiare. Hai capito?" "S, Luke." Era cos sconvolto che non fece quanto aveva avuto l'intenzione di fare conducendola sotto la casa, vale a dire baciarla. Si limit invece a rifilarle una pacca noncurante sul di dietro, un po' troppo dolorosa per essere proprio noncurante, pOi Si incammino lungo la strada, verso la bicicletta che aveva lasciato appoggiata a un albero. Piuttosto che gettar via soldi per l'autobus si era rassegnato a pedalare per trentadue chilometri, e ora avrebbe dovuto pedalare altrettanto tornando indietro. "Povera piccola" disse Anne a Luddie. "Lo ammazzerei!" Gennaio venne e pass; era il mese pi fiacco dell'anno per i tagliatori di canne da zucchero, ma Luke non si fece vivo. Aveva mormorato qualcosa a proposito della sua intenzione di condurre Meggie a Sydney, e invece ci and con Arne. Arne era scapolo e aveva una zia che possedeva una casa a Rozelle, raggiungibile a piedi (non si pagava il biglietto del tram e si risparmiava) dalle Raffinerie di Zucchero. Entro quelle gigantesche mura di cemento, simili a una fortezza sulla collina, un tagliatore di canne che avesse conoscenze poteva trovare lavoro. Luke e Arne si mantennero in forma ammonticchiando sacchi di zucchero e nuotando o facendo il surf nelle ore libere. Lasciata a Dungloe con i Mueller, Meggie sud per tutta "la piovosa", come veniva chiamata la stagione dei monsoni. La stagione "asciutta" andava da marzo a novembre, e, in quella parte del continente, non era precisamente asciutta,

ma pur sempre paradisiaca in confronto alla "piovosa". Durante "la piovosa", i cieli si spalancavano, n pi n meno, e vomitavano acqua, non per tutto il giorno, ma a intermittenza; e, tra un diluvio e l'altro, la terra fumigava, grandi nubi di vapori bianchi si alzavano dalle canne, dal suolo, dalla giungla, dalle montagne. Man mano che il tempo passava, Meggie desiderava sempre e sempre pi una casa. Il Queensland del Nord ormai lo sapeva, non avrehbe mai potuto fare per lei. In primo luogo, il clima non le si confaccva, forse perch aveva trascorso quasi tutta la vita in regioni asciutte; e poi, odiava la solitudine, l'ostilit, quella sensazione di sordo letargo. Odiava la prolificit degli insetti e dei rettili, che tramutava ogni notte in un cimento contro rospi giganteschi, tarantole, scarafaggi, topi; niente sembrava riuscire a escluderli dalla casa, lei ne era terrorizzata. Erano cos enormi, cos aggressivi, cos famelici. Ma, pi di ogni altra cosa, odiava il dunny, che nel gergo locale non soltanto significava "latrina", ma era altres il diminutivo di Dungloe, con somma gioia del popolino, il quale seguitava a scherzare con doppi sensi volgari. Comunque, un dunny di Dunny ti faceva rivoltare lo stomaco per lo schifo; infatti, a causa del clima soffocante, le buche nel terreno erano fuori questione, perch potevano causare epidemie di tifo e di altre infezioni intestinali. Invece di essere una buca nel terreno, un dunny di Dunny era una latta incatramata che puZZava e, riempiendosi, finiva con il brulicare di vermi e larve disgustose. Una volta alla settimana, la latta veniva tolta e sostituita con un'altra vuota, ma una volta alla settimana era troppo poco. L'anima stessa di Meggie si ribellava contro la noncurante rassegnazione locale a queste cose, che venivano considerate normali, anche un'intera esistenza

trascorsa nel Queensland del Nord non sarebbe riuscita a riconciliarla con esse. Eppure, sgomenta, lei si diceva che probabilmente avrebbe dovuto aspettare una vita, o almeno fino a quando Luke sarebbe stato troppo anziano per continuare a tagliare canne da zucchero. Ma per quanto anelasse a Drogheda e la sognasse, era troppo orgogliosa per indursi a confessare alla famiglia che suo marito la trascurava; piuttosto che ammettere una cosa simile, avrebbe accettato la condanna a vita, diceva a se stessa, quasi con ferocia. Passarono i mesi, pass un anno e il tempo continu a scorrere, avvicinando il termine del secondo anno. Soltanto la costante bont dei Mueller riusc a far s che Meggie rimanesse a Himmelhoch, tentando sempre di risolvere il proprio dilemma. Se avesse scritto a Bob, chiedendogli il denaro per il viaggio di ritorno, lui glielo avrebbe spedito con un vaglia telegrafico, ma la povera Meggie non sapeva decidersi a rivelare ai suoi che Luke la teneva senza un penny nella borsetta. Il giorno in cui avesse rivelato questo, sarebbe stato il giorno in cui avrebbe lasciato Luke per non tornare mai pi con lui, e ancora non si era decisa a compiere un simile passo: il carattere sacro delle promesse matrimoniali, la speranza di poter avere un giorno un bambino. la posizione di Luke come marito e padrone del suo destino, tutto nell'educazione di lei congiurava per impedirle di abbandonarlo. Poi, c'erano le cose che scaturivano dalla sua stessa indole: l'orgoglio caparbio e fiero, e il convincimento tormentoso che la colpa di quella situazione fosse tanto sua quanto di Luke. Se non ci fosse stato in lei qualcosa che non andava, lui si sarebbe comportato molto diversamente. Lo aveva veduto sei volte nei diciotto mesi dell'esilio, e spesso, sebbene inconsapevole dell'esistenza di un fenomeno come l'omosessualit, pensava che in realt Luke avrebbe dovuto sposare Arne, in quanto senza dubbio viveva

con Arne e sembrava preferire la compagnia di Arne. Erano diventati soci e vagabondavano avanti e indietro lungo i milleseicento chilometri di costa, seguendo i tagli delle canne da zucchero, vivendo, a quanto pareva, soltanto per lavorare. E Luke, quando si decideva a venirla a trovare, non tentava alcuna sorta di contatto intimo, si limitava a starsene seduto per un'ora o due a conversare con Luddie e Anne, conduceva sua moglie a fare una passeggiata, le dava un bacio amichevole, e ripartiva. Loro tre, Luddie, Anne e Meggie, trascorrevano tutte le ore libere leggndo. A Himmelhoch esisteva una libreria molto meglio fornita dei pochi scaffali di Drogheda, una libreria contenente volumi pi eruditi e di gran lunga pi stimolanti, e Meggie, leggendo, impar molte cose. Una domenica di giugno del 1936, Luke e Arne arrivarono insieme, molto soddisfatti di se stessi. Erano venuti, dissero, per far divertire Meggie: l'avrebbero portata a un ceilidh. A differenza della tendenza generale dei vari gruppi etnici in Australia, quella di disperdersi e di divenire prettamente australiani, le varie nazionalit nella penisola del Queensland del Nord cercavano quasi ferocemente di conservare le rispettive tradizioni: i cinesi, gli italiani, i tedeschi, e gli scozzesi-irlandesi erano i quattro gruppi che formavano il grosso della popolazione. E quando gli scozzesi organizzavano un ceilidh, ogni scozzese nel raggio di chilometri e chilometri correva. Con vivo stupore di Meggie, Luke e Arne indossavano gonnellini scozzesi, ed erano, pens, quando riusc a respirare di nuovo, assolutamente magnifici. Niente pi virile, su un uomo virile, del gonnellino, poich esso oscilla con un fluente dondolare di pieghe sul dietro e rimane del tutto immobile sul davanti, con la borsa coperta di pelo che serve di protezione all'inguine,

e, sotto l'orlo a met ginocchio, robuste e belle gambe fasciate da calze quadrettate. e scarpe a fibbia. Faceva di gran lunga troppo caldo per lo sciarpone di lana a scacchi e per il giubbetto; si erano accontentati di camicie bianche, sbottonate sino a met petto, con le maniche rimboccate sopra i gomiti. "Che cos' un ceilidh?" domand lei, mentre si avviavano. "E una parola gaelica, vuol dire riunione, ballo." "Ma perch, in nome del Cielo, vi siete messi i gonnellini?" "Non ci lascerebbero entrare se non li portassimo, e poi siamo molto conosciuti in tutti i ceilidh tra Bris e Cairns." "Ah s, eh? Immagino che ci andiate spessissimo, perch altrimenti non ce lo vedo proprio Luke spendere soldi per un gonnellino. Non cos, Arne?" "Un uomo deve pure concedersi qualche distrazione" disse Luke, in tono lievemente difensivo. Il ceilidh si svolgeva in un granaio, un tugurio che sembrava sul punto di crollare, nel bel mezzo delle paludi di mangrovie suppuranti intorno alla foce del fiume Dungloe. Oh, che regione era mai quella per i fetori! pens Meggie in preda alla disperazione, con le narici frementi, aggredite da un nuovo odore indescrivibilmente disgustoso. Melassa, muffa, latrine, e ora le mangrovie. Tutti i putridi fetori della costa condensati in un unico puzzo. Manco a dirlo, ogni uomo che arrivava indossava il gonnellino; man mano che entravano e si guardavano attorno, Meggie cap quanto doveva sentirsi scialba la pavona quando veniva abbacinata dalla vivida sfarzosit del maschio. Le donne rimanevano in ombra, quasi come se non fossero esistite, un'impressione che continu a intensificarsi con il trascorrere della serata. I due suonatori di cornamusa dell'orchestrina, con gonnellini anche loro, stavano in piedi su una pedana traballante in fondo allo stanzone e si esibivano in un'allegra danza scozzese, le zazzere color sabbia, il sudore che colava

a rivoletti sulle facce accese. Alcune coppie stavano danzando, ma quasi tutto lo strepito sembrava provenire da un gruppo di uomini che si passavano bicchieri contenenti senza dubbio whisky scozzese. Meggie venne sospinta in un angolo insieme a numerose altre donne e si accontent di restarsene l a guardare affascinata. Nessuna donna indossava il gonnellino del clan, perch le scozzesi in realt non lo portano e si limitano ad avvolgersi nello sciarpone, ma faceva troppo caldo per drappeggiarsi sulle spalle quel tessuto pesante. Di conseguenza si limitavano tutte a indossare gli sciatti vestitucci di cotone del Queensland settentrionale, che sfiguravano accanto ai gonnellini degli uomini. C'erano il rosso acceso e il bianco del clan Menzies, gli allegri nero e giallo del clan facLeod di Lewis, la vivida complessit del clan Cgilvy, i bei rossi, grigi e neri del clan MacPherson. Luke indossava il gonnellino del clan MacNeil, Arne quello del clan Sassenach. Meraviglioso! Luke e Arne erano ovviamente molto noti e apprezzati. Quante volte avevano preso parte a quelle riunioni senza di lei, allora? E come mai era saltato loro in mente di condurla l quella sera? Sospir e si addoss alla parete. Le altre donne la stavano adocchiando incuriosite, e osservavano soprattutto gli anelli che aveva all'anulare; quanto a Luke e Arne, venivano fatti oggetto di molta ammirazione femminile, mentre lei destava l'invidia delle donne. Mi domando che cosa penserebbero se gli dicessi che quel pezzo d'uomo bruno, vale a dire mio marito, venuto a trovarmi esattamente due volte negli ultimi otto mesi, e non si trova mai con me con l'idea di portarmi a letto. Ma guardali, i due amiconi, gli altezzosi bellimbusti degli Highlands! E nessuno

dei due scozzese, si limitano a fingere di esserlo perch sanno di avere un aspetto sensazionale con il gonnellino e amano trovarsi al centro dell'attenzione. Oh, magnifica coppia di impostori! Siete troppo innamorati di voi stessi per sentire la necessit di essere amati da qualcun altro. A mezzanotte le donne vennero relegate in piedi intorno alle pareti; i suonatori attaccarono "Caber Feidh" e le danze serie cominciarono Per tutto il resto della sua vita, ogni volta che avesse udito il suono di una cornamusa, Meggie sarebbe stata riportata in quel granaio. Persino il turbinare di un gonnellino avrebbe operato la magia; c'era quel fondersi sognante di suoni e di immagini, di vita e di vivida vitalit, che crea ricordi cos penetranti, cos incantevoli, da non poter essere dimenticati mai pi. Le spade incrociate vennero poste sul pavimento, due uomini con il gonnellino del clan MacDonald di Sleat alzarono le braccia sopra il capo, agitarono le mani come ballerini classici, e con estrema gravit, come se in ultimo le spade dovessero essergli affondate nel petto, cominciarono a saltellare con delicatezza tra le lame. Un urlo acuto e stridulo lacer le note briose e ondeggianti delle cornamuse e il motivo divenne "Tutti i berretti blu al di l del confine", le spade furono brandite e ogni uomo nello stanzone prese a danzare, mentre le braccia si intrecciavano e si scioglievano e i gonnellini turbinavano. eels, strathspeys, Higland igs; si esibirono in tutte le danze scozzesi, i piedi che tuonavano sul pavimento di legno destando echi fra i travi del soffitto, le fibbie delle scarpe che rifulgevano, e ogni volta che il ritmo cambiava, qualcuno gettava la testa all'indietro, lanciava quel grido stridulo e ululato, e scatenava altre grida emesse da altre gole esuberanti. Mentre le donne stavano a guardare, dimenticate. Erano quasi le quattro del mattino quando il ceilidh termin. Fuori li aspettava non gi l'aria frizzante e gelida di Blair Atholl o di Skye, ma il torpore di una notte tropicale, con una luna grande e greve che si trascinava

tra le solitudini stellate del firmamento, mentre ovunque incombevano i fetidi miasmi delle mangrovie. Eppure mentre ripartivano sull'ansimante vetusta Ford di Arne, l'ultima cosa udita da Meggie fu il lamento man mano pi fioco di "Fiori della foresta", che augurava buon ritorno a casa ai festanti. A casa! Dov'era la casa? "Be', ti sei divertita?" domand Luke. "Mi sarei divertita di pi se avessi ballato di pi" rispose lei. "Cosa? A un ceilihid? Piantala, Meg! Soltanto gli uomini dovrebbero ballare, e quindi siamo stati molto gentili con voi donne, facendovi fare qualche giro." "A me sembra che soltanto gli uomini facciano un monte di cose, soprattutto se sono piacevoli e divertenti." "Be', allora scusami!" disse Luke, sostenuto. "Mi ero detto che avrebbe potuto farti piacere un po' di distrazione, ecco perch ti ho portata con noi. Non ero mica obbligato, sai! E se non mi sei grata, non ti condurr pi con me." "Probabilmente, non avevi alcuna intenzione di farlo, del resto" disse Meggie. "Non ti piace accogliermi nella tua vita. Ho imparato molte cose in queste ultime ore, ma non credo siano quelle che intendevi insegnarmi. Sta diventando pi difficile ingannarmi, Luke. In effetti, sono stufa di te, dell'esistenza che conduco, di tutto!" "Sccc!" sibil lui, scandalizzato. "Non siamo soli!" "Allora vieni solo!" scatt lei. "Quando mai ho il modo di vederti da solo per pi di pochi minuti?" Arne ferm la macchina ai piedi della collina di Himmelhoch, sorridendo a Luke comprensivo. "Va, compare" disse. "Accompagnala su; io ti aspetter qui. Non ho fretta." "Parlo seriamente, Luke" disse Meggie, non appena Arne non pot pi udirli.

"Il tarlo rode, mi senti? So di aver promesso di ubbidirti, ma tu hai promesso di amarmi e di aver cura di me, quindi siamo entrambi bugiardi! Voglio tornare a casa mia, a Drogheda!" Lui pens alle duemila sterline all'anno e al fatto che non sarebbero pi state depositate a suo nome. "Oh, Meg!" disse, smarrito. "Ascolta, tesoro, non sar per sempre, te lo prometto! E quest'estate ti condurr a Sydney con me, parola di un O'Neill! La zia di Arne ha un appartamento che si render libero a casa sua, e potremo abitarci per tre mesi e spassarcela un mondo! Sopportami ancora per un anno mentre taglier canne, poi acquisteremo la propriet e ci sistemeremo, eh?" La luna gli illumin la faccia; sembrava sincero, turbato, ansioso, pentito. E somigliava moltissimo a Ralph de Bricassart. Meggie si plac, perch continuava a volere i suoi figli. "Va bene" disse. "Ancora un anno. Ma dovrai mantenere la promessa per quantO concerne Sydney, Luke, quindi ricordatene!" Capitolo 12. Una volta al mese, Meggie scriveva doverosamente una lettera a Fee, a Bob e ai ragazzi, piena di descrizioni del Queensland settentrionale, accuratamente allegra, senza mai accennare a una qualsiasi divergenza tra lei e Luke. Ancora e sempre l'orgoglio. Per quanto ne sapevano a Drogheda, i Mueller erano amici di Luke presso i quali lei si trovava a pensione, perch Luke viaggiava molto. Il suo sincero affetto per la coppia traspariva da ogni parola che scriveva sul loro conto, per cui, a Drogheda, nessuno si preoccupava. Si affliggevano soltanto perch lei non tornava mai a casa per qualche giorno. Ma come avrebbe potuto dire che non aveva il denaro per il viaggio senza dir loro, altres, quale disastro fosse diventato il matrimonio con Luke?

Di tanto in tanto, trovava il coraggio di inserire una domanda casuale sul Vescovo Ralph e, ancor pi di rado, Bob ricordava di riferirle quel poco che veniva a sapere da Fee del Vescovo. Poi giunse una lettera che parlava quasi soltanto di lui. "E arrivato un giorno inaspettatamente, Meggie" diceva la lettera di Bob "con l'aria di essere un po' sconvolto e gi di corda. Devo dire che rimasto malissimo non trovandoti qui. Era furente perch non gli avevamo detto di te e di Luke, ma quando Ma' ha spiegato che eri stata tu a fissarti di non dirglielo, ha taciuto e non ha pronunciato pi una sola parola. Ma mi sembrato che tu gli mancassi pi di quanto avrebbe potuto mancargli uno qualsiasi di noi, e presumo che questo sia del tutto naturale perch tu hai sempre passato pi tempo con lui che con noi tutti, e, secondo me, continua a considerarti la sua sorellina. Si aggirava per la casa come se stentasse a credere che tu non saresti saltata fuori all'improvviso, pover'uomo. Non avevamo nemmeno fotografie da mostrargli, e, finch lui non chiese di vederle non avevo nemmeno mai pensato quanto sia strano che non fosse stata scattata nessuna fotografia alle tue nozze. Ha domandato se aspettassi un bambino, e ho risposto che ritenevo di no. Non aspetti un bambino, vero, Meggie? Quanto tempo passato da quando ti maritasti? Quasi due anni? Dev'essere cos, perch siamo in luglio. Il tempo vola, eh? Spero che tu abbia presto bambini. perch, secondo me, il Vescovo sarebbe contento di saperlo. Volevo dargli il tuo indirizzo, ma ha detto che non gli sarebbe servito perch andr per qualche tempo ad Atene, in Grecia, con l'Arcivescovo per il quale lavora. Ha un nome italiano lungo quattro metri, e non riesco mai a ricordarlo. Pensa che viaggeranno in aereo! Perdinci! In ogni modo, quando ha saputo che tu non ti trovavi a Drogheda e non avresti potuto tenergli compagnia, non si trattenuto a lungo, si limitato a fare

una o due galoppate, ha celebrato la Messa per noi ogni giorno, ed ripartito sei giorni dopo." Meggie pos la lettera. Ralph sapeva, sapeva! Finalmente sapeva Che cosa aveva pensato, fino a qual punto era stato addolorato dalla notizia? E perch l'aveva spinta a fare una cosa simile? La sua situazione non era affatto migliorata. Lei non amava Luke, non lo avrebbe mai amato. Luke non era altro che un surrogato, un uomo che poteva darle figli simili a quelli che avrebbe potuto avere con Ralph de Bricassart. Oh, Dio, che disastro! L'Arcivescovo Contini-Verchese prefer alloggiare in un albergo secolare piuttosto che nell'appartamento offertogli in un palazzo della Chiesa ortodossa di Atene. La sua missione era delicatissima e di una certa importanza; esistevano questioni in sospeso da tempo da discutere con i pi alti prelati della Chiesa ortodossa greca, in quanto il Vaticano aveva per l'ortodossia greca e russa un affetto che non avrebbe mai potuto avere per il protestantesimo. In fin dei conti, le ortodossie erano scismi, non eresie; i loro Vescovi, come quelli di Roma, si ricollegavano a San Pietro con una linea ininterrotta. L'Arcivescovo sapeva che la missione affidatagli era una sorta di esame diplomatico, un punto d'appoggio per arrivare a pi grandi cose a Roma. Una volta di pi, la sua conoscenza delle lingue aveva costituito un vantaggio, poich era stata la capacit di parlare scorrevolmente il greco a far pendere la bilancia a suo favore. Lo avevano fatto venire addirittura dall'Australia, ordinandogli di viaggiare in aereo. Ed era impensabile che partisse senza il Vescovo de Bricassart, poich, con il trascorrere degli anni, aveva finito con il fare sempre pi conto su quell'uomo stupefacente. Un Mazzarino, davvero un Mazzarino. Sua Eccellenza ammirava il Cardinale Mazzarino assai pi di quanto ammirasse il Cardinale Richelieu, e, di conseguenza il paragone equivaleva a un'altissima lode. Ralph

era tutto ci che la Chiesa apprezzava nei suoi massimi esponenti. La sua teologia era conservatrice, e cos l'etica che professava; aveva un'intelligenza fulminea e sottile, il volto non tradiva nulla di ci che passava nei pensieri; e inoltre possedeva il dono squisito di sapere esattamente come rendersi gradito a coloro che frequentava, li stimasse o li odiasse, andasse d'accordo con loro o no. Non era un adulatore, era un diplomatico. Se l'attenzione delle gerarchie vaticane fosse stata richiamata ripetutamente su di lui, avrebbe fatto senza dubbio carriera. E ci non poteva non far piacere a Sua Eccellenza Contini-Verchese, perch l'Arcivescovo non voleva perdere di vista Ralph de Bricassart. Faceva molto caldo, ma il Vescovo Ralph gradiva l'aria secca di Atene dopo l'umidit di Sydney. Camminando rapidamente, come sempre in stivali, calzoni al ginocchio e sottana, percorse a lunghi passi la rampa che conduce all'Acropoli, attraverso i severi Propilei, accanto all'Eretteo, e ancora pi in alto fino al Partenone, e poi gi verso il muro pi oltre. L, con il vento che gli scompigliava gli scuri riccioli, ormai leggermente brizzolati, intorno alle orecchie, rimase in piedi e contempl la bianca citt fino alle vivide alture e al limpido Mare Egeo dallo stupefacente colore acquamarina. Subito sotto di lui si trovava il Plaka, con i caff sui tetti delle case e le colonie di bohmiens, mentre da un lato un grande teatro lambiva la roccia. In lontananza si vedevano colonne romane, forti di crociati e castelli veneziani, mai per una traccia dei turchi. Che popolo straordinario, i greci. Odiavano a tal punto la razza dalla quale erano stati governati per settecento anni che, una volta liberati, non avevano lasciato in piedi una sola moschea o un solo minareto. E avevano origini cos antiche, abbondavano di un cos ricco retaggio! I normanni erano barbari coperti di pelli d'animali quando Pericle rivestiva di marmi la sommit della rocca; e Roma non era che un rozzo villaggio. Soltanto adesso, a quasi diciottomila chilometri di distanza, Ralph riusciva a pensare a Meggie senza aver voglia di piangere. Ci nonostante, i monti

lontani si offuscarono per un momento prima che riuscisse a dominare la commozione. Come poteva incolparla, se era stato lui a dirle di maritarsi? Aveva capito immediatamente perch Meggie era stata cos decisa a non avvertirlo: non voleva che conoscesse suo marito, n che entrasse a far parte della sua nuova vita. Naturalmente, in cuor suo aveva supposto che, chiunque potesse sposare, sarebbe rimasta a Gillanbone, se non nella stessa Drogheda; che avrebbe continuato a vivere ove la sapeva al sicuro, esente da preoccupaziOni e da pericoli. Ma ormai capiva come questa fosse l'ultima cosa che Meggie potesse desiderare. No, aveva dovuto andarsene, e fino a quando lei e questo Luke O'Neill fossero rimasti insieme, non sarebbe tornata. Bob diceva che stavano risparmiando per acquistare una propriet nel Queensland occidentale, e questa notizia era stata come il rintocco di una campana a morto. Meggie non intendeva tornare mai pi. Per lui, voleva essere morta. Ma sei felice, Meggie? E buono tuo marito con te? Lo ami, queSto Luke O'Neill? Che tipo di uomo , se hai voltato le spalle a me per lui? Che cos'ha di straordinario, un comune guardiano, per esserti piaciuto pi di Enoch Davies, o Liam O'Rourke, o Alastair MacQueen? Forse perch io non lo conoscevo, perch io non potevo fare confronti? Lo hai fatto per torturare me, Meggie, per vendicarti di me? Ma perch non ci sono figli? Che cosa ha in mente quell'uomo, per viaggiare avanti e indietro nello Stato come un vagabondo lasciandoti presso amici? Non ci si pu stupire se non hai avuto un bambino, non rimane con te abbastanza a lungo. Meggie, perch? Perch hai sposato questo Luke O'Neill? Voltatosi, scese dall'Acropoli e percorse le vie affollate di Atene, Indugi nei mercati all'aperto intorno a via Euripidou, affascinato dalla gente, dalle enormi ceste di kalamaria e di pesce che puzzavano al sole, dalle verdure,

e dalle sgargianti pantofole appese l'una accanto all'altra. Le donne lo divertivano, il loro spudorato e scoperto tubare con lui, il retaggio di una civilt fondamentalmente diversa dalla sua puritana. Se quella sfacciata ammirazione fosse stata lussuriosa (non gli venne in mente alcun termine pi effficace), lo avrebbe posto in grave imbarazzo, ma l'accettava nello spirito con il quale era intesa? come un complimento alla sua straordinaria bellezza fisica. L'albergo si trovava nella piazza Omonia, era molto lussuoso e carissimo. L'Arcivescovo Contini-Verchese, seduto su una poltrona, accanto alle finestre che davano sul balcone, stava meditando; quando il Vescovo Ralph entr, volt la testa e sorrise. "Giusto in tempo, Ralph. Vorrei pregare." "Credevo che fosse gi tutto deciso. Sono sorte improvvise complicazioni, Eccellenza?" "Non di questo genere. Ho ricevuto oggi una lettera del Cardinale Monteverdi, che mi comunica i desideri del Santo Padre." Il Vescovo Ralph sent una tensione alle spalle, un curioso formicolio della pelle intorno alle orecchie. "Mi dica." "Non appena i colloqui saranno terminati - e sono terminati dovr proseguire per Roma. L ricever la berretta cardinalizia, e l continuer il mio lavoro, alle dirette dipendenze di Sua Santit." "Mentre io?" "Lei diverr l'Arcivescovo de Bricassart e torner in Australia a prendere il mio posto come Legato pontificio." Il formicolio della pelle intorno alle orecchie si tramut in un caldo rossore; la testa gli gir. Lui, non italiano, Legato del Papa! Era inaudito! Oh, poteva starne certo, sarebbe ancora divenuto il Cardinale de Bricassart! "Naturalmente, prima dovr far pratica e ricevere istruzioni a Roma. Ci vorranno

circa sei mesi, durante i quali io sar al suo fianco per presentarla a coloro che mi onorano della loro amicizia. Voglio farglieli conoscere, Ralph, perch giunger il momento in cui la richiamer per aiutarmi nel mio lavoro al Vaticano." "Eccellenza, non potr mai ringraziarla abbastanza! La devo soltanto a lei, questa grande occasione." "Dio mi ha voluto abbastanza intelligente per capire quando un uomo e troppo capace per poter essere lasciato nell'oscurit, Ralph! E ora inginocchiamoci e preghiamo. Dio molto buono." Il rosario e il messale si trovavano sul tavolino l accanto; il Vescovo Ralph prese il rosario con la mano tremante e fece cadere il mEssale sul pavimento. Cadde aperto al centro. L'Arcivescovo, che era vicino, lo raccatt e guard incuriosito la forma, sottile come carta velina e rossiccia, che era stata un tempo una rosa. "Ma straordinario! Perch la conserva? E un ricordo di casa sua, o forse di sua madre?" Gli occhi, che vedevano attraverso l'astuzia e la dissimulazione, lo stavano fissando, e mancava il tempo di mascherare la commozione, o l'apprensione. "No." Con un sorriso simile a una smorfia. "Non mi occorrono ricordi di mia madre." "Ma questa rosa deve avere una grande importanza per lei, se la conserva tanto affettuosamente tra le pagine del libro che le pi caro. Che cosa le dice?" "Parla di un amore puro come quello che ho per Dio, Vittorio. Pu soltanto onorare il libro." "Questo lo avevo arguito, perch la conosco. Ma l'amore, pone forse in pericolo quello per la Chiesa?" "No, per la Chiesa l'ho abbandonata, e sempre l'abbandoner. Sono andato cos lontano al di l di lei, non potr tornare indietro mai pi."

"Cos mi spiego finalmente la sua tristezza! Caro Ralph, non penoso come crede, non lo davvero. Lei nella vita far un gran bene a molte persone, sar amato da molte persone. E la ragazza, avendo l'amore contenuto in un ricordo fragrante come questo, non ne sentir mai la mancanza. Perch lei ha conservato l'amore insieme alla rosa." "Credo che non lo capisca affatto." "Oh, s. Se l'ha amata in questo modo, allora non pu non essere abbastanza donna per capire. Altrimenti lei l'avrebbe dimenticata e da un pezzo si sarebbe liberato di questa reliquia." "Vi sono stati momenti in cui soltanto ore e ore trascorse in ginocchio mi hanno impedito di abbandonare il mio posto, di tornare da lei." L'Arcivescovo si sollev dalla poltrona e and a inginocchiarsi accanto all'amico, quell'uomo splendido che amava come aveva amato poche cose oltre al Dio e alla Chiesa per lui indivisibili. "Non se ne andr, Ralph, e lo sa bene. Appartiene alla Chiesa, sempre le appartenuto e sempre le apparterr. La sua vocazione autentica. Ora pregheremo, ed io aggiunger la Rosa alle mie preghiere, per tutta la vita. Il Buon Dio ci manda molti dolori e molte sofferenze nel cammino verso la vita eterna. Dobbiamo imparare a sopportarle, io quanto lei." Alla fine di agosto, Meggie ricevette una lettera di Luke nella quale le diceva di essere ricoverato nell'ospedale di Tonsville con il morbo di Weil; ma non correva alcun pericolo e presto sarebbe stato dimesso. Sembra dunque che non dobbiamo aspettare il termine dell'anno per prenderci una vacanza, Meg. Non posso ricominciare a tagliar canne da zucchero finch non sar guarito al cento per cento, e il modo migliore di guarire consiste

nel concedermi una vera vacanza. Di conseguenza, passer a prenderti tra circa una settimana. Andremo al lago Eacham, sul pianoro Atherton, per un paio di settimane, finch non sar ristabilitO abbastanza per rimettermi al lavoro. Meggie stent a crederlo, e non cap se desiderasse o meno ritrovarsi con lui, ora che la possibilit si presentava. Sebbene la sofferenza mentale avesse impiegato molto pi tempo per guarire di quella fisica, il ricordo dei cimenti della luna di miele nell'albergo di Dunny era stato respinto fuori dei suoi pensieri per cos lungo tempo da aver perduto la capacit di terrorizzarla; e, a furia di leggere, aveva capito meglio, ormai, che gran parte di quegli inconvenienti era stata causata dall'ignoranza, la sua e quella di Luke. Oh, buon Dio, ti prego, fa che questa vacanza ci porti un bambino! Se soltanto avesse potuto avere un bambino da amare, tutto sarebbe stato pi facile. Ad Anne non sarebbe dispiaciuto un bambino per casa, ne sarebbe stata felice. Ed era cos anche per Luddie. Cento volte glielo avevano detto, sperando che Luke si trattenesse almeno una volta abbastanza a lungo per cambiare la vita vuota e senza affetti di sua moglie. Quando rifer loro il contenuto della lettera ne furono lietissimi, ma, pur senza dirglielo, rimasero scettici. "Come certo che le uova sono uova, quel miserabile trover qualche pretesto per partire senza di lei" disse Anne a Luddie. Luke si era fatto prestare chiss dove un'automobile, e pass a prendere Meggie nelle prime ore del mattino. Era magro, rugoso e giallognolo come se fosse stato messo sottaceto. Spaventata, Meggie gli pass la valigia e sal accanto a lui. "Che cos' il morbo di Weil, Luke? Hai detto che non correvi alcun pericolo, ma a me sembra che tu sia stato molto grave." "Oh, soltanto una specie di itterizia che quasi tutti i tagliatori di canne

da zucchero si beccano prima o poi. La trasmettono i topi delle canne e ce la buschiamo attraverso un taglio o una ferita. Mi sento in forma, quindi non sono stato tanto gravemente malato come certi altri che l'hanno presa. I medicastri dicono che quanto prima sar di nuovo sano come un pesce." Quando ebbero risalito una grande gola invasa dalla giungla, la strada li condusse nell'entroterra; un fiume gonfio tuonava e scrosciava pi in basso e a un certo punto una magnifica cascata si riversava dall'alto, proprio al di sopra della strada. Passarono tra il dirupo e l'obliquo getto d'acqua, sotto un arco bagnato, scintillante di luci e ombre fantastiche. E, man mano che salivano, l'aria diventava squisitamente fredda. Meggie aveva dimenticato quanto le giovasse l'aria frizzante. La giungla si protendeva verso di loro, cos impenetrabile che nessuno osava mai avventurarvisi. Per la massima parte rimaneva invisibile sotto la massa dei rampicanti ricchi di foglie che festonavano gli alberi, dall'una all'altra chioma, ininterrotti come uno sconfinato drappo di verde velluto disteso sulla foresta. E sotto quelle gronde vegetali, Meggie intravvedeva splendidi fiori e farfalle meravigliose, ragnatele simili a ruote di carro, con grossi ed eleganti ragni maculati immobili al centro, funghi favolosi che invadevano i tronchi rivestiti di muschio, uccelli dalle lunghe code, come strascichi rossi o fulvi. Il lago Eacham si trovava nel punto pi alto del pianoro, idillico in quell'ambiente intatto. Prima che scendesse la notte, uscirono sulla terrazza della loro pensione, per contemplare l'immota distesa d'acqua. Meggie voleva vedere gli enormi pipistrelli fruttivori chiamati volpi volanti scendere ruotando, come precursori del giorno del giudizio, e dirigersi a migliaia verso i luoghi ove trovavano il cibo. Erano mostruosi e ripugnanti, ma stranamente pavidi e del tutto inoffensivi. Vederli sopraggiungere nel cielo di metallo fuso, a stormi compatti e pulsanti, era uno spettacolo imponente. Meggie non si lasciava mai sfuggire l'occasione di osservarli dalla veranda

di Himmelhoch. E fu un paradiso affondare in un letto soffice e fresco, senza dover giacere immobili fino ad aver impregnato le lenzuola di sudore, per poi spostarsi con cautela in un altro punto, sapendo che quello di prima non si sarebbe mai asciugato. Luke tolse dalla valigia un pacchetto piatto, marrone, ne tolse una manciata di piccoli oggetti rotondi e li dispose in fila sul comodino. Meggie si sporse per prenderne uno ed esaminarlo. "Che cos', in nome del Cielo?" domand. "Un preservativo." Aveva dimenticato la sua decisione di due anni prima, la decisione di non dirle che si serviva di contraccettivi. "Me li metto prima di penetrarti. Altrimenti potrei seminare un bambino, e non possiamo permettercelo finch non avremo un posto nostro. Sedeva nudo sulla sponda del letto, ed era magro, con le costole e le anche sporgenti. Ma i suoi occhi azzurri splendettero quando si sporse ad afferrarle la mano che stringeva il preservativo. "Ci siamo quasi, Meg, manca poco! Credo che con altre cinquemila sterline potremo acquistare la pi bella propriet esistente a ovest di Charters Towers." "Allora come se tu l'avessi gi" disse lei, in un tono di voce molto calmo. "Posso scrivere al Vescovo de Bricassart e chiedergli la somma in prestito. Non ci far pagare alcun interesse." "Nemmeno per sogno!" scatt Luke. "Maledizione, Meg, dov' il tuo orgoglio? Lavoreremo per avere quello che sar nostro, non chiederemo prestiti! Non ho mai dovuto un penny a nessuno per tutta la vita, e non intendo cominciare adesso." Quasi non lo ud mentre lo fissava irosamente attraverso una bruma di un rosso scarlatto. In vita sua non era mai stata cos infuriata! Impostore, bugiardo, egoista! Come osava farle cose simili, defraudarla di un figlio, cercare di farle credere che aveva tutte le intenzioni di diventare allevatore? Aveva trovato la nicchia che faceva per lui, con Arne Swenson e le canne da zucchero.

Celando l'ira cos abilmente da stupire se stessa, torn a dedicare la propria attenzione al dischetto di gomma che aveva in mano. "Parlami di questi cosi, di questi preservativi. Come possono impedirmi di avere un bambino." Luke venne a mettersi in piedi dietro di lei e il contatto dei loro corpi la fece fremere; di eccitazione, pens lui; di disgusto, pensava Meggie. "Non sai proprio niente, Meg?" "No" ment. Ma stava dicendo la verit, almeno per quanto concerneva i preservativi; non ricordava di averne mai letto nei libri. Le mani di lui si trastullarono con i suoi seni, solleticandoli. "Vedi, quando vengo, spruzzo... non so... una roba, e se mi trovo dentro di te senza nessuna protezione quella roba rimane l. Se resta abbastanza a lungo, o abbastanza spesso, nasce un bambino. Sicch era cos! Si infila2a l'aggeggio, come una pelle su una salsiccia! L'impostore! Spenta la luce, la tir sul letto e, di l a non molto, cerc brancolando il suo aggeggio anti-bambini: lo ud causare gli stessi suoni che le erano riusciti incomprensibili nella camera da letto dell'albergo di Dunny. Ora sapeva, per, che si stava mettendo il preservativo. L'imbroglione! Ma come aggirare l'ostacolo? Sforzandosi di non lasciargli capire quanto le facesse male, sopport. Perch doveva essere cos doloroso, se si trattava di una cosa naturale? "Non piacevole, vero, Meg?" domand lui, dopo. "Devi essere spaventosamente piccola se continua a farti soffrire tanto, anche dopo la prima volta. Be', non ricomincer. Non ti dispiace se lo faccio sul tuo seno, vero?" "Oh, che cosa importa?" disse stancamente. "Se vuoi dire che non stai per farmi male, per me va bene!" "Potresti anche essere un po' pi entusiasta, Meg! "A quale scopo?"

Ma lui stava ricominciando a eccitarsi; erano due anni che non aveva pi avuto tempo n energie per queste cose. Oh, era piacevole trovarsi con una donna, sollazzarsi in modo eccitante e proibito. Non si sentiva affatto spossato con Meg; la cosa non era diversa da una scopata nel recinto dietro la taverna di Kynuna, o dal metterlo alla superba e altezzosa Miss Carmichael contro il muro del capannone della tosatura. Meggie aveva bei seni, sodi a furia di cavalcare, proprio come piacevano a lui, e francamente preferiva farsela tra le mammelle, perch gli piaceva la sensazione del proprio pene non fasciato dal preservativo compresso entro le loro curve. I preservativi riducevano parecchio la sensibilit di un uomo, ma non metterli quando glielo infilava significava andare in cerca di guai. Brancolando esercit una trazione sulle sue natiche e la fece sdraiare su di s, poi prese tra i denti un capezzolo e lo sent gonfiarsi, indurirsi contro la lingua. Un grande disprezzo nei suoi riguardi si era impadronito di Meggie; che creature ridicole erano gli uomini, grugnire e succhiare e affaticarsi da matti per quel che ne ricavavano. Luke si stava eccitando di pi, le brancicava la schiena e le natiche, succhiava a pi non posso, come un gattino troppo cresciuto che di nascosto fosse tornato alla madre. Cominci a muovere i fianchi in modo ritmico e sussultante e, sdraiata goffamente su di lui, perch le riusciva troppo odioso tentare di aiutarlo, Meggie sent la punta del pene non protetto scivolarle tra le gambe. Poich non stava partecipando all'atto, era perfettamente padrona dei propri pensieri. E in quel momento ebbe l'idea. Il pi adagio e il pi furtivamente possibile, lo manovr in modo da piazzarlo proprio contro la parte pi dolente di se stessa; poi, traendo un gran respiro per farsi coraggio, a denti stretti, si abbass con violenza sul pene, facendolo penetrare. Ma, anche se le fece male, fu una sofferenza assai pi sopportabile. Senza la protezione di gomma,

il membro era pi scivoloso, si introduceva pi facilmente, ed ella lo tollerava assai meglio. Luke apr gli occhi, tent di respingerla, ma oh, Dio! Era incredibile senza il preservativo; non aveva mai posseduto una donna a pelle nuda, non si era mai reso conto dell'enorme differenza che faceva. Era cos vicino al momento culminante, talmente eccitato, che non seppe indursi a respingerla con sufficiente energia, e, in ultimo, l'allacci con le braccia, incapace di continuare a trastullarsi con i seni. Sebbene non ritenesse virile gridare, non pot impedire che il grido gli sfuggisse, e in seguito la baci teneramente. "Luke?" "Cosa?" "Perch non possiamo fare in questo modo ogni volta? Cos non ti dovresti mettere il preservativo." "Non avremmo dovuto farlo nemmeno questa volta, Meg, figurarSi poi altre volte. Mi trovavo proprio dentro di te, quando sono venuto." Meg si sporse su di lui, accarezzandogli il petto. "Ma non capisci? Ti sto seduta addosso! Non rimane dentro affatto, scorre di nuovo fuori! Oh, Luke, ti prego! E molto pi bello, cos, non fa quasi affatto male. Sono sicura che non ci sia pericolo, perch lo sento scorrere fuori. Ti prego!" Quale essere umano a questo mondo avrebbe potuto resistere alla tentazione di un nuovo piacere perfetto, offertogli in modo cos plausibile? Come Adamo, Luke annu perch, a questo punto, era di gran lunga meno bene informato di Meggie. "Presumo che ci sia del vero in quello che dici, e anche per me pi piacevole quando non opponi resistenza. Va bene, Meg, d'ora in poi faremo cos." E, nell'oscurit, sorrise, soddisfatta. Poich non tutto lo sperma era uscito. Non appena aveva sentito Luke afflosciarsi e uscire da lei aveva irrigidito tutti i muscoli interni in un nodo, gli era SCiVolata di dosso sdraiandosi supina, flettendo le ginocchia e accavallando le gambe con noncuranza, trattenendo in s ci che era rimasto con ogni briciola della

sua determinazione. Oh-oh, mio bel gentiluomo, servir io a dovere! Aspetta e vedrai, Luke O'Neill! Avr un bambino, anche se dovesse uccidermi! Lontano dalla calura e dall'umidit della pianura costiera, Luke si ristabil rapidamente. Poich mangiava bene, riguadagn il peso perduto e la sua pelle si liber del colore giallognolo e malaticcio, tornando alla consueta abbronzatura. Con l'esca di una Meggie avida e docile nel proprio letto, non fu difficile persuaderlo a protrarre di due settimane inizialmente previste, facendo s che divenissero dapprima tre, e poi quattro. Ma, dopo un mese, si ribell. "Non ci sono pi giustificazioni, Meg. Sto di nuovo bene come prima. Rimaniamo qui in ozio sul tetto del mondo, come un re e una regina, spendendo denaro. Arne ha bisogno di me." "Non vuoi proprio ripensarci, Luke? Se davvero tu volessi, potresti averlo subito, l'allevamento." "Andiamo avanti ancora un po' come adesso, Meg." Non voleva ammetterlo, naturalmente, ma aveva nel sangue il richiamo delle canne da zucchero, lo strano fascino esercitato su certi uomini dalle fatiche che assorbono tutte le loro energie. Fino a quando le sue forze di uomo giovane avessero retto, Luke sarebbe rimasto fedele alle canne. In una sola cosa poteva sperare Meggie: costringerlo a cambiare idea dandogli un figlio, l'erede della propriet nei dintorni di Kynuna. Cos, torn a Himmelhoch per aspettare e sperare. Dio, ti prego, ti prego, fa che abbia un bambino! Un bambino risolverebbe tutto, quindi, ti prego, fa che nasca un bambino. E il bambino risult essere stato concepito. Quando lo disse a Anne e a Luddie, furono sopraffatti dalla gioia. Luddie, in particolare, dimostr di essere un tesoro. Prepar gli abitini pi squisiti a punto smock e ricamati, due arti nelle quali Meggie non aveva mai avuto il tempo di impratichirsi, e cos, mentre lui infilava un ago minuscolo in tessuti delicati con le sue mani callose e magiche, Meggie aiut Anne

a preparare la camera per il bambino. Il solo guaio stava nel fatto che la gravidanza era difficile, e Meggie non avrebbe saputo dire se a causa della calura o della sua infelicit. Le nausee mattutine si protraevano per tutto il giorno e continuarono ancora a lungo dopo che sarebbero dovute cessare; sebbene fosse magra, cominci a soffrire molto a causa di un eccesso di liquido nei tessuti, e inoltre la pressione del sangue sal al punto da mettere in apprensione il dottor Smith. Dapprima consigli il ricovero nell'ospedale di Cairns per il resto della gravidanza; ma, dopo aver riflettuto a lungo sulla situazione di lei, lontana dal marito e senza amici, decise che si sarebbe trovata meglio con Luddie e con Anne, i quali le erano cos affezionati. Tuttavia, per le ultime tre settimane della gravidanza, sarebbe dovuta assolutamente andare a Cairns. "E cerchi di convincere il marito ad andare a trovarla" url il medico a Luddie. Meggie aveva scritto immediatamente per dire a Luke che era incinta, con la consueta persuasione femminile che, il non-desiderato essendo divenuto una realt irrefutabile, Luke si sarebbe lasciato travolgere da un entusiasno incontenibile. La sua lettera di risposta distrusse tutte queste illusioni. Luke era furibondo. Per quanto lo concerneva, diventare padre significava soltanto che avrebbe avuto due bocche inutili da sfamare, anzich nessuna. Fu una pillola amara da mandar gi, ma Meggie la inghiott; non poteva fare diversamente. Ormai il nascituro la legava a lui strettamente quanto l'orgoglio. Ma si sentiva indisposta, indifesa, del tutto priva di affetto; persino il bambino non l'amava, non avrebbe voluto essere concepito o non voleva nascere. Sentiva entro di s le proteste della minuscola e debole creatura contro la necessit di venire al mondo. Se fosse riuscita a sopportare il viaggio di tremiladuecento chilometri in ferrovia per tornare a casa, sarebbe partita, ma il dottor Smith scosse recisamente la testa. Si metta in treno

per una settimana o pi, sia pure a tappe, e questa sar la fine del bambino. Per quanto delusa e infelice, Meggie non voleva fare consapevolmente nulla che potesse nuocere alla sua creatura. Eppure, man mano che il tempo passava, l'entusiasmo e la brama di avere un esserino suo da amare, si avvizzivano in lei; il bambino-incubo sembrava diventare pi greve, pi risentito. Il dottor Smith disse che sarebbe dovuta andare a Cairns prima del previsto; non era certo che Meggie potesse sopravvivere al parto a Dungloe, ove esisteva soltanto una piccola infermeria senza personale medico interno. La pressione del sangue era recalcitrante, il fluido nei tessuti continuava ad aumentare; parl di tossiemia e di eclampsia, altri paroloni medici che spaventarono Anne e Luddie e li indussero ad approvare, per quanto desiderassero veder nascere il bambino a Himmelhoch. Alla fine di maggio, mancavano appena quattro settimane al parto; quattro settimane prima che Meggie potesse liberarsi del fardello intollerabile, dell'ingrato bambino. Stava cominciando a odiarla, quella stessa creatura che aveva tanto desiderato prima di sapere quali sofferenze le sarebbe costata. Perch aveva supposto che Luke desiderasse il bambino, una volta saputo come la sua esistenza fosse divenuta una realt? Nulla, nell'atteggiamento o nel comportamento di lui dopo il matrimonio, lo aveva lasciato arguire. Era ormai tempo che riconoscesse il disastro, che rinunciasse al suo stupido orgoglio e tentasse di salvare il possibile dalle rovine. Si erano sposati per tutte le ragioni sbagliate: lui per il denaro, lei per sottrarsi a Ralph de Bricassart, pur tentando di restare legata al sacerdote. Non era mai esistito l'amore, tra loro, e soltanto l'amore avrebbe potuto aiutare Meggie e Luke a sormontare le enormi difficolt determinate dai loro diversi scopi e desideri. Strano a dirsi, sembrava che non riuscisse mai a odiare Luke, mentre

si sorprendeva sempre pi spesso a odiare Ralph de Bricassart. Eppure, tutto sommato, Ralph era stato di gran lunga pi buono e pi leale con lei di Luke. Non una sola volta l'aveva incoraggiata a sognarlo in qualsiasi ruolo, tranne quello del prete e dell'amico, poich, anche nelle due occasioni in cui si erano baciati, l'iniziativa era stata di Meggie. Perch se la prendeva tanto con lui, allora? Perch odiava Ralph e non Luke? Avrebbe dovuto piuttosto incolpare i propri timori e le proprie incapacit, l'enorme risentimento che provava perch lui l'aveva sempre respinta mentre lei lo amava e lo desiderava tanto. E avrebbe dovuto incolpare lo stupido impulso dal quale era stata indotta a sposare Luke O'Neill. Un tradimento di se stessa e di Ralph. Non importava se non le sarebbe mai stato possibile sposarlo, dormire con lui, avere figli suoi. Non importava se lui non la voleva e non l'aveva voluta. Restava il fatto che era lei a volere Ralph, e non avrebbe mai dovuto accontentarsi di meno. Ma, anche rendendosi conto dei propri torti, non poteva rimediare. Aveva pur sempre sposato Luke O'Neill, ed era di Luke O'Neill il bambino nel suo ventre. Come avrebbe potuto essere felice pensando al figlio di Luke O'Neill, se lui stesso non lo voleva? Povera creaturina. Per lo meno, dopo la nascita, sarebbe stato un essere umano, e in quanto tale avrebbe potuto amarlo. Ma. che cosa non avrebbe dato per avere un figlio di Ralph de Bricassart? Era impossihile, irrealizzabile. Serviva un'istituzione che pretendeva tutto da lui, anche quella parte della quale non sapeva che farsi, la sua virilit. Questo la Madre Chiesa richiedeva da lui come sacrificio al proprio potere in quanto istituzione, e in tal modo lo sprecava, estirpava da lui il suo stesso essere, faceva in modo che, quando si fosse fermato, sarebbe stato cancellato in eterno. Ma un giorno la Chiesa avrebbe dovuto pagare per la propria avidit. Un giorno non vi sarebbero stati altri

Ralph de Bricassart, perch avrebbero apprezzato la propria virilit quanto bastava per rendersi conto che pretenderla, da parte della Chiesa, era un sacrificio inutile, non aveva assolutamente alcun senso... A un tratto Meggie si alz e arranc faticosamente nel soggiorno verso Anne, intenta a leggere una copia clandestina del romanzo proibito di Norman Lindsay, Redkeap, godendone assai palesemente ogni parola vietata. "Anne, credo che il tuo desiderio stia per essere esaudito." Anne alz gli occhi distrattamente. "Come, cara?" "Telefona al dottor Smith. Sto per avere questo misero bambino qu e subito." "Oh, Dio mio! Va in camera da letto e coricati... non nella tua camera da letto, nella nostra!" Maledicendo i capricci del fato e la caparbiet dei bambini, il dottor Smith si affrett a partire da Dungloe con la sua scassata automobile, sul sedile posteriore si trovava la levatrice con il maggior numero possibile di attrezzature infermieristiche. "Ha avvertito il marito?" domand a Anne, salendo di corsa gli scalini seguito dalla levatrice. "Ho spedito un telegramma. Meggie in camera mia; mi son detta che ci sarebbe stato pi spazio.' Zoppicando dietro il medico, Anne entr nella camera da letto. Meggie giaceva con gli occhi spalancati e non tradiva in alcun modo il dolore, se non con un occasionale movimento spasmodico delle mani e un inarcarsi del corpo. Volto la testa per sorridere a Anne, e Anne vide che aveva gli occhi colmi di paura. "Sono contenta di non essere andata a Cairns" disse Meggie. "Mia madre non si mai fatta ricoverare in ospedale per partorire, e Pa' disse una volta che aveva sofferto terribilmente per Hal. Ma sopravvisse e cos sopravvivr io. Noi donne Cleary siamo dure a

morire." Erano trascorse alcune ore quando il dottore raggiunse Anne sulla veranda. " una faccenda lunga e dolorosa, per quel donnino. Il primo bambino nasce di rado con facilit, ma questo non nella posizione normale, e lei continua a spingere senza approdare a niente. Se si trovasse a Cairns, avrebbero potuto sottoporla a un cesareo, ma qui neanche a parlarne. Dovr partorire per suo conto." "E in s?" "Oh, s. E una piccola, prode creatura, non grida e non si lamenta. Le migliori di solito soffrono di pi, a parer mio. Continua a domandarmi se Ralph non ancora arrivato e io devo mentirle parlandole del Johnstone in piena. Ma suo marito non si chiama Luke?" "Infatti." "Hmmmm! Be', forse chiede di questo Ralph, chiunque egli sia, perch il pensiero di Luke non le d alcun conforto, eh?" "Luke un bastardo." Anne si sporse, le mani appoggiate sulla ringhiera della veranda. Un tass stava arrivando lungo la strada di Dunny e aveva voltato su per il viale d'accesso di Himmelhoch. Con la sua vista acuta, scorse un uomo dai capelli neri sul sedile posteriore, e si lasci sfuggire un'esclamazione di sollievo e di gioia. "Non credo ai miei occhi, ma penso che Luke si sia ricordato finalmente di avere una moglie!" "Sar meglio che torni dalla partoriente e lasci a lei il compito di accoglierlo, Anne. Non dir niente a Meggie, nel caso non si trattasse del marito. Se il marito, gli offra una tazza di t e lasci i liquori forti per dopo. Ne avr bisogno." Il tass si ferm. Non senza stupore di Anne, l'autista discese ed apr lo sportello al passeggero. Joe Castiglione, il proprietario dell'unico tass di Dunny, non era portato di solito a simili cortesie.

"Himmelhoch Eccellenza" disse, inchinandosi profondamente. Un uomo dalla lunga e fluente tonaca nera discese; aveva una fascia viola di raso intorno alla vita. Quando si volt, Anne credette, per un momento di stordito stupore, che Luke O'Neill volesse farle uno scherzo. Poi vide che si trattava di un uomo molto diverso, almeno dieci anni pi anziano di Luke. Dio mio! pens, mentre la figura aggraziata saliva gli scalini due alla volta E il pi bell'uomo che abbia mai veduto! Un Arcivescovo, nientemeno! Ma che cosa pu volere, un Arcivescovo cattolico, da due anziani luterani come Luddie e me? "La signora Mueller?" domand, sorridendole dall'alto della sua statura con occhi azzurri cortesi e freddi. Come se avesse veduto molte cose per non vedere le quali sarebbe stato disposto a dare tutto l'oro del mondo, e da molto tempo fosse riuscito a reprimere ogni sentimento. "S, sono Anne Mueller." "Io sono l'Arcivescovo Ralph de Bricassart, il Legato di Sua Santit in Australia. Mi risulta che la moglie di Luke O'Neill alloggia con lei." "S, signore." Ralph? Ralph? Era quest'uomo Ralph? "Sono un suo vecchissimo amico. Potrei parlarle, per favore?" "Be', sono certa che ne sarebbe felicissima, Arcivescovo" - no, non era questo il modo giusto di rivolgersi a lui, non si diceva Arcivescovo, si diceva Eccellenza, come Joe Castiglione - "in circostanze pi normali, ma in questo momento Meggie ha le doglie, e il parto si presenta difficilissimo." Vide allora che egli non era riuscito affatto a reprimere i sentimenti, li aveva soltanto disciplinati come cani abietti, scacciandoli nel fondo dei suoi pensieri. Aveva gli occhi cos intensamente azzurri che vi si sent affogare, e quanto scorse in essi in quel momento, la indusse a domandarsi cosa fosse Meggie per lui, e cosa egli fosse per Meggie. "Sapevo che era accaduto qualcosa! Gi da un pezzo sentivo che qualcosa non andava, ma di recente il cruccio era divenuto un'ossessione. Dovevo venire e vedere personalmente. La prego, mi consenta di vederla! Se vuole un motivo,

sono un sacerdote." Anne non aveva avuto alcuna intenzione di negarglielo. "Mi segua, Eccellenza, da questa parte, prego." E, mentre arrancava adagio tra i due bastoni, continu a domandarsi: E pulita e in ordine la casa? Ho spolverato? Ci siamo ricordati di gettar via quel cosciotto d'agnello andato a male, o c' dappertutto odore di carne putrida? Che razza di momento ha scelto, un uomo importante come costui, per venire! Luddie, non toglierai mai quel grasso deretano dal trattore, decidendoti a rientrare? Il ragazzo dovrebbe averti trovato da ore! Il prelato pass accanto al dottor Smith e alla levatrice, come se non fossero esistiti, per cadere in ginocchio accanto al letto e cercare la mano della partoriente. "Meggie!" Si distric dal sogno spaventoso nel quale era scivolata, indiferente a tutto, e vide il volto diletto accanto al suo, i folti capelli scuri ormai brizzolati alle tempie, le belle fattezze aristocratiche un pochino pi marcate, pi pazienti, se possibile, e gli occhi azzurri che contemplavano i suoi con amore e desiderio. Come aveva mai potuto confondere Luke con lui? Non esisteva nessuno che gli somigliasse, non sarebbe mai esistito, per quanto la concerneva; e aveva tradito tutto ci che provava nei suoi riguardi! Luke era il lato opaco dello specchio; Ralph era splendido come il sole, e altrettanto remoto. Oh, che bellezza vederlo! "Ralph aiutami" disse. "Le baci la mano appassionatamente. Poi se la tenne contro la gota. "Sempre, Meggie, lo sai." "Prega per me e per il bambino. Se qualcuno pu salvarci, quello sei tu. Sei molto pi vicino di noi a Dio. Nessuno ci vuole, nesuno ci ha mai voluti, nemmeno tu." "Dov' Luke?" "Non lo so, e non me ne importa." Chiuse gli occhi e volt la testa da un lato

e dall'altro sul guanciale, ma le dita tra le dita di lui stringevano forte, non volevano lasciarlo andare. Poi il dottor Smith lo tocc sulla spalla. "Eccellenza, credo che dovrebbe uscire, adesso." "Se la sua vita dovesse essere in pericolo, mi chiamer?" "Immediatamente." Luddie era finalmente arrivato dai campi di canne da zucchero, freneticO non vedendo nessuno e non osando entrare nella camera da letto. "Anne, sta bene?" domand mentre sua moglie usciva con l'Arcivescovo. "Fino ad ora s. Il dottore non vuole impegnarsi, ma credo che speri. Luddie, abbiamo un ospite. Ti presento l'Arcivescovo Ralph de Bricassart, un vecchio amico di Meggie." Pi esperto della moglie, Luddie si pieg su un ginocchio e baci l'anello sulla mano che gli venne offerta. "Si accomodi, Eccellenza, parli con Anne. Io andr a mettere sul fuoco il bricco per il t." "Sicch, lei Ralph" disse Anne, appoggiando i bastoni a un tavolino di bamb mentre il prelato le sedeva di fronte, con le pieghe della tonaca che gli cadevano intorno e i lucidi stivali neri da cavallerizzo chiaramente visibili, in quanto aveva accavallato le gambe. Un atteggiamento effemminato per un uomo, ma si trattava di un sacerdote e pertanto la cosa non rivestiva molta importanza; eppure, c'era in lui qualcosa di intensamente virile, gambe accavallate o meno. Probabilmente non era tanto anziano quanto lei lo aveva giudicato prima; forse nei primi anni della quarantina. Che spreco, con un uomo cos mirabilmente bello! "S, sono Ralph." "Da quando le doglie sono cominciate, Meggie ha continuato a chiedere di qualcuno di nome Ralph. Devo ammettere che ero interdetta. Non ricordo che abbia mai accennato a un Ralph prima d'ora." "No, non avrebbe mai fatto il mio nome."

"Come ha conosciuto Meggie? Da quanto tempo la conosce?" Il prelato sorrise amaramente e un le mani magre, bellissime, cos da formare il tetto a sesto acuto di una chiesa. "Conosco Meggie da quando aveva dieci anni ed era sbarcata soltanto da pochi. giorni, proveniente dalla Nuova Zelanda. Sarebbe l'assoluta verit dire che ho conosciuto Meggie nelle alluvioni, negli incendi e nell carestia emotiva, nella morte e nella vita. Quanto abbiamo dovuto sopportare! Meggie lo specchio nel quale sono costretto a contemplare la mia condizione mortale." "Lei l'ama!" il tono di Anne era sorpreso. "L'amer sempre." "E' una tragedia per entrambi." "Avevo sperato che lo fosse soltanto per me. Mi parli di lei, mi dica che cosa le accaduto dopo il matrimonio. Non la vedo da molti anni, e mi sono sempre preoccupato per lei. " "Glielo dir, ma soltanto dopo che sar stato lei a parlarmi di Meggie. Oh, non mi riferisco a cose personali, soltanto al genere di vita che conduceva prima di venire a Dunny. Non sappiamo assolutamente niente, Luddie ed io, tranne che risiedeva in qualche localit nei pressi di Gillanbone. Vogliamo sapere di pi, perch l'amiamo molto. Ma non ha mai voluto dirci nulla... per orgoglio, credo." Luddie port un vassoio con t e biscotti e sedette mentre il sacerdote dava loro un'idea di quella che era stata la vita di Meggie prima del matrimonio con Luke. "Non lo avrei mai supposto, nemmeno in un milione di anni! Pensare che Luke O'Neill ha avuto la sfrontateza di toglierla a tutto questo e di farla lavorare come cameriera! E la faccia tosta che la sua paga di cameriera venisse versata

sul suo conto in banca! Lo sa che la povera creatura non ha mai avuto un penny nella borsetta, da spendere per s, da quando si trova qui? Il Natale scorso, dissi a Luddie di darle un premio in contanti, ma ormai aveva bisogno di tante di quelle cose che spese tutto in un giorno, e da noi non ha nai voluto accettare altro." "Non compatisca Meggie per questo" disse l'Arcivescovo Ralph,con un tono di voce lievemente aspro. "Non credo che compianga se stessa, e certo non perch non ha denaro. Il denaro le ha dato ben poca felicit in fin dei conti, no? Sa a chi rivolgersi, qualora non possa farne a meno. Io direi che la manifesta indifferenza di Luke le ha fatto pi male del non avere un penny. Mia povera Meggie!" Tra tutti e due, Anne e Luddie, descrissero quale era stata l'esitenza della giovane sposa, mentre l'Arcivescovo de Bricassart, sempre con le mani unite, contemplava le belle fronde a ventaglio di un palmizio, fuori. Non una sola volta un muscolo gli guizz sulla faccia, o vi fu un mutamento nei begli occhi assenti. Aveva imparato nolte cose, da quando era segretario del Cardinale Contini-Verchese. Terminato il racconto, sospir e volse lo sguardo verso le loro facce ansiose. "Bene, sembra che dobbiamo aiutarla noi, poich Luke non disposto a farlo. Se Luke davvero non la vuole, Meggie si troverebbe meglio qualora tornasse a Drogheda. So che loro non vogliono perderla, ma, nel suo interesse, cerchino di persuaderla a torare a casa. Da Sydney mander un assegno per lei, cos da evitarle l'imbarazzo di chiedere denaro al fratello. Poi, una volta tornata a Drogheda, potr dire ai suoi quello che vorr." Sbirci la porta della camera da letto e si agit irrequieto. "Buon Dio, fa che il bambino nasca! " Ma il parto ebbe luogo soltanto quasi ventiquattr'ore dopo, quando Meggie era quasi stata uccisa dallo shnimento e dalle sofferenze. Il dottor Smith

le aveva somministrato abbondanti dosi di laudano, essendo pur sempre quello il rimedio migliore, secondo il suo antiquato parere; Meggie sembrava precipitare lungo spirali di incubi nei quali oscure cose entro di lei e fuori di lei laceravano e dilaniavano, artigliavano e sputavano, ululavano e gemevano e gridavano. A volte, la faccia di Ralph si metteva a fuoco per un monento fuggevole, poi scompariva di nuovo, travolta da una marea di dolore; ma il ricordo di lui indugiava, e, finch lui vigilava, Meggie sapeva che n lei n il bambino sarebbero morti. Concedendosi una sosta - mentre la levatrice se la sbrigava da sola - per mandar gi un boccone e un bicchierino di rum, e per accertarsi che nessuno dei suoi altri pazienti fosse cos sconsiderato da voler andare all'altro mondo, il dottor Smith ascolt sul conto di Meggie tutto ci che Anne e Luddie ritennero opportuno dirgli. "Ha ragione, Anne" osserv poi. "Tutto quell'andare a cavallo probabilmente una delle ragioni delle attuali difficolt. L'abbandono della sella da amazzoni stato un guaio per le donne che devono cavalcare molto. L'altra posizione sviluppa muscoli controproducenti." "Credevo che queste fossero fisime da vecchie comari" osserv l'Arcivescovo, blando. Il dottor Smith gli scocc un'occhiata risentita. Non gli piacevano i sacerdoti cattolici, li riteneva tutti quanti stupidi e ipocriti. "La pensi come vuole" replic. "Ma mi dica una cosa, Eccellenza: dovendo scegliere tra la vita di Meggie e quella del bambino, che cosa suggerirebbe la sua coscienza" "La Chiesa inflessibile su questo punto, dottore. Non si deve mai fare alcuna scelta. Il bambino non pu essere ucciso per salvare la madre, n si deve uccidere la madre per salvare il bambino." Poi ricambi, altrettanto

malignamente, il sorriso del dottor Smith. "Ma se si dovesse arrivare a questo, dottore, non esiterei a dirle: salvi Meggie, e al diavolo il bambino." Il dottor Smith rimase a bocca aperta, poi rise e gli batt la mano sulla schiena. "Bravo! Stia tranquillo, non riferir a nessuno quello che ha detto. Fino ad ora, per, il bambino vivo e non vedo a che cosa gioverebbe ucciderlo." Ma Anne stava pensando tra s e s: Mi domando che cosa avrebbe risposto, l'Arcivescovo, se il bambino fosse stato suo. Circa tre ore dopo, mentre il sole del pomeriggio malinconicamente scendeva verso la mole nebulosa del monte Bartle Frere, il dottor Smith usc dalla camera da letto. "Bene, finita" disse con una certa soddisfazione. "Meggie ha una strada lunga da fare, ma si rimetter, Dio volendo. Quanto al bambino, una femminuccia pelle e ossa di due chili e tre etti, con un gran testone ciondolante e un caratterino che si conf ai pi velenosi capelli rossi ch'io abbia mai veduto su un neonato. Non si riuscirebbe a farla fuori nemmeno con una scure, quella creaturina, e io lo so perch ci ho quasi provato." Giubilante, Luddie stur la bottiglia di champagne che aveva preparato, e tutti e cinque rimasero in piedi con i bicchieri traboccanti; prete, medico, levatrice, proprietario terriero e invalida brindarono alla salute e alla felicit della madre e della sua strillante e gracile creaturina. Era il primo giugno, il primo giorno dell'inverno australiano. Un'infermiera era arrivata per sostituire la levatrice, e si sarebbe trattenuta fino a quando Meggie non fosse stata dichiarata completamente fuori pericolo. Il medico e la levatrice se ne andarono, mentre Anne, Luddie e l'Arcivescovo entravano nella camera da letto per vedere la puerpera. Sembrava cos minuscola e sciupata, nel letto matrimoniale che l'Arcivescovo Ralph fu costretto a riporre un nuovo e diverso dolore nel subcosciente, per ripescarlo in seguito, esaminarlo e sopportarlo. Meggie, mia dilaniata

e esausta Meggie... ti amer sempre, ma non posso darti ci che ti ha dato Luke O'Neill, per quanto a malincuOre La piagnucolante briciola di umanit responsabile di tutto questo giaceva in una culla di vimini contro la parete opposta, del tutto indifferente alla loro attenzione mentre la circondavano e la contemplavano. Strill il suo risentimento e continu a strillare. In ultimo, l'infermiera la sollev, culla compresa, e la port nella stanza che era stata preparata per lei. "I polmoni li ha sanissimi, senza dubbio." L'Arcivescovo Ralph sorrise, sedette sulla sponda del letto, e prese la mano di Meggie. "Non credo che le piaccia molto la vita" disse lei, sorridendo a sua volta. Com'era invecchiato! Sano e snello come sempre, ma incommensurabilmente pi vecchio. Volt la testa verso Anne e Luddie tese loro l'altra mano. "Miei cari, buoni amici! Come avrei fatto senza di voi? Avete avuto notizie da Luke?" "E arrivato un telegramma nel quale dice che troppo occupato per poter venire, ma ti augura buona fortuna." "E molto da parte sua." Anne si chin rapida a baciarle la gota. "Ora ti lasceremo a conversare con l'Arcivescovo, cara. Sono certa che avrete molte cose da dirvi." Appoggiandosi a Luddie, fece cenno all'infermiera, che fissava a bocca aperta il prelato quasi stentasse a credere ai propri occhi. Venga, Nettie, venga a prendere una tazza di t con noi. Se Meggie avr bisogno di lei, Sua Eccellenza glielo far sapere." "Come la chiamerai, la tua vociante figliola?" domand Ralph, mentre la porta si chiudeva e rimanevano soli. "Justine." "E un nome bellissimo, ma perch lo hai scelto?" "L'ho letto non so pi dove e mi piaciuto." "Non la vuoi, Meggie?" Il viso le si era rimpicciolito e sembrava tutta occhi; erano morbidi e colmi

di una luce nebulosa, non di odio, ma nemmeno di amore. "Presumo di volerla. S, la voglio. Ho tramato abbastanza per averla. Ma, mentre ero incinta di lei, non sentivo niente nei suoi riguardi, se non che era la bambina a non volere me. Credo che Justine non sar mai mia, n di Luke, n di nessun altro. Credo che apparterr sempre soltanto a se stessa." "Devo andare, Meggie" disse con dolcezza. Gli occhi divennero ora pi duri, pi luminosi, la bocca si contorse in una piega sgradevole. "Me lo aspettavo! E buffo che gli uomini nella mia vita taglino tutti la corda, no?" Ralph trasal. "Non essere amareggiata, Meggie. Non sopporto di lasciarti cos. In passato, qualunque cosa potesse accaderti, conservavi sempre la tua dolcezza, ed questa la cosa che trovo pi preziosa in te. Non cambiare, non diventare aspra per questo. Dev'essere terribile, lo so, pensare che Luke cos indifferente da aver preferitO non venire, ma non cambiare. Non saresti pi la mia Meggie." Eppure, continu a fissarlo quasi come se lo odiasse. "Oh, finiScila, Ralph! Non sono la tua Meggie! Non lo sono mai stata! Non mi hai voluta, mi hai mandata tu da lui, da Luke. Per chi mi hai presa, per una specie di santa, o di monaca? Be', non lo sono! Sono una creatura umana normale, e tu hai rovinato la mia esistenza! Per anni e anni ti ho amato, non ho desiderato altri che te, e ti ho aspettato... ho fatto del mio meglio per dimenticarti, ma poi ho SpOsato un uomo che mi sembrava somigliasse un poco a te, e anche lui non mi vuole, n ha bisogno di me. troppo chiedere a un uomo di essergli necessaria, di esserne desiderata?" Cominci a singhiozzare, poi si domin; aveva sul viso rughe sottili

di sofferenza che gli riuscivano del tutto nuove; non erano, quelle, lo sapeva, rughe che il riposo e il ritorno della salute potessero far scomparire. "Luke non un uomo malvagio, e non nemmeno odioso" continu. "E un uomo, semplicemente. Siete tutti gli stessi, grosse falene pelose che si riducono in pezzi cercando di raggiungere una stupida fiamma dietro un vetro cos trasparente da impedire ai vostri occhi di scorgerlo. E, se riuscite a penetrare al di l del vetro e a volare entro la fiamma, cadete bruciati e morti. Mentre intanto, continuamente, fuori, nella notte fresca, ci sono cibo, e amore, e piccole falene da possedere. Ma lo vedete tutto questo, lo volete? No! sempre la fiamma ad attrarvi e battete contro il vetro fino a tramortirvi, oppure morite bruciati!" Non seppe che cosa dirle, perch questo era un aspetto di lei che non aveva mai veduto. Era sempre esistito, o nasceva dalle sue terribili pene e dall'abbandono? Meggie, dire cose simili? Quasi non ud quel che diceva, tanto era sconvolto sentendola parlare in quel modo, e, di conseguenza, non cap che tutto scaturiva dalla sua solitudine e dal suo rimorso. "Rammenti la rosa che mi desti la sera in cui partii da Drogheda?" le domand con tenerezza. "S, me ne rammento." La vitalit era scomparsa dalla sua voce la luce dura le si era spenta negli occhi. Lo fissavano, ora, come un'anima senza speranze, inespressivi e vitrei quanto quelli di sua madre. "Ce l'ho ancora, nel messale. E ogni volta che vedo una rosa di quel colore penso a te. Ti amo, Meggie. Tu sei la mia rosa, la pi bella immagine umana e il pi bel pensiero della mia vita." Di nuovo gli angoli della bocca di lei si incurvarono verso il basso, di nuovo negli occhi le splendette quella ferocia tesa e brillante con i riflessi

dell'odio. "Un'immagine, un pensiero! Un'immagine e un pensiero umani! S, vero, io non sono altro per te! E tu non sei altro che uno sciocco romantico sognatore, Ralph de Bricassart! Non hai idea di quello che la vita pi della falena alla quale ti ho paragonato! Non ci si pu stupire se sei diventato un sacerdote! Se tu fossi un uomo come tutti gli altri, non sapresti affrontare gli aspetti normali della vita, non pi di un uomo mediocre come Luke! "Dici di amarmi, ma non hai nemmeno la pi pallida idea di cos' l'amore; ti limiti a pronunciare parole che hai imparato a memoria perch pensi abbiano un bel suono! Una cosa non riesco a capire, perch voi uomini non siate riusciti a fare completamente a meno delle donne - come vi piacerebbe, non cos? Dovreste escogitare un modo per sposarvi tra voi, e sareste divinamente felici!" "Meggie, non dire cos! Ti prego, no!" "Oh, vattene! Non voglio pi vederti! E hai dimenticato una cosa, per quanto concerne le tue preziose rose, Ralph... hanno pericolose spine a uncino!" Usc dalla stanza senza voltarsi. Luke non si diede mai la pena di rispondere al telegramma con il quale lo avevano informato che era l'orgoglioso padre di una bambina di due chili e tre etti a nome Justine. Pian piano, Meggie si ristabil e la bambina cominci a prosperare. Forse, se avesse potuto allattarla, sarebbe riuscita a stringere un rapporto pi stretto con la gracile e irascibile creaturina, ma non aveva una sola goccia di latte nei seni abbondanti che a Luke era tanto piaciuto succhiare. Questa un'ironica giustizia, pensava. Doverosamente, cambiava e sfamava con il biberon l'esserino dalla faccia rossa e dalla testa rossa, cos come imponevano le costumanze, aspettando sempre l'inizio di una qualche emozione meravigliosa e dilagante. Ma non provava mai niente; non sentiva alcun

desiderio di coprire di baci il viso minuscolo, o di mordicchiare le piccole dita, o di fare una qualsiasi delle mille sciocche cose che le madri amano fare con i loro bambini. La bambina non sembrava sua, e non voleva la madre, o non ne aveva bisogno, pi di quanto ella la volesse. La bambina, la bambina! Non ricordava nemmeno di chiamarla per nome. Luddie e Anne non sospettavano neppure che Meggie non adorasse Justine, e che provasse per lei meno di quanto avesse provato per uno qualsiasi dei suoi fratellini. Ogni volta che Justine piangeva, Meggie si precipitava a prenderla in braccio, la cullava, e non era mai esistita bambina pi asciutta e meglio tenuta. Lo strano stava nel fatto che Justine sembrava non voler essere presa in braccio o cullata; si acquietava molto pi in fretta se veniva lasciata sola. Man mano che il tempo passava, il suo aspetto miglior. La pelle perdette il rossore e assunse quella trasparenza venata di azzurro che si accompagna spesso ai capelli rossi; le piccole braccia e le gambe si riempirono divenendo piacevolmente grassocce. I capelli cominciarono ad arricciarsi e a infoltirsi, e ad assumere, definitivamente, lo stesso colore acceso della zazzera del nonno Paddy. Tutti aspettavano ansiosamente di vedere che colore avrebbero avuto gli occhi; Luddie scommmetteva che sarebbero stati azzurri come quelli del padre, Anne puntava sul grigio della madre, Meggie non aveva opinioni. Ma gli occhi di Justine erano decisamente come i suoi, e snervanti, a dir poco. quando la bambina aveva sei settimane, cominciarono a cambiare, e, entro la nona settimana, assunsero il colore e il taglio definitivi. Nessuno aveva mai veduto

occhi come quelli. Intorno all'orlo esterno dell'iride si trovava un cerchio di un grigio molto scuro; la descrizione migliore che si potesse farne era una sorta di bianco scuro. Si trattava di occhi che sembravano inchiodare e far sentire a disagio, occhi disumani, un po' come gli occhi di una cieca; ma, con il trascorrere del tempo, divenne manifesto che Justine ci vedeva benissimo. Sebbene non ne avesse parlato, il dottor Smith si era preoccupato a causa delle dimensioni della testa della bambina alla nascita, e continu a osservarla attentamente durante i primi sei mesi di vita; si era domandato, specie dopo aver veduto quegli strani occhi, se per caso Justine non fosse affetta dalla malattia che egli continuava a chiamare "acqua nel cervello", sebbene i moderni testi di medicina la denominassero idrocefalia. Ma risult poi che Justine non soffriva di alcun genere di disfunzione o malformazione cerebrale, aveva semplicemente la testa molto grossa, e, crescendo, il resto vi si adegu, pi o meno. Luke continuava a non farsi vivo. Meggie gli aveva scritto ripetutamente, ma lui non rispondeva e non veniva a conoscere sua figlia. In un certo senso, ne era lieta; non avrebbe saputo che dirgli e riteneva che Luke non sarebbe rimasto affatto incantato dalla creaturina che era la sua figliola. Se Justine fosse stata un maschio grosso e robusto, forse si sarebbe intenerito, ma Meggie era ferocemente lieta che cos non fosse. Justine costituiva la prova vivente del fatto che il grande Luke O'Neill non era perfetto, poich, se lo fosse stato senza dubbio avrebbe generato soltanto maschi. La bambina fioriva pi di Meggie e si riprese pi rapidamente dal trauma e dal cimento della nascita. A quattro mesi, smise di piangere tanto e cominci a divertirsi mentre giaceva nella culla, trastullandosi con le file di palline colorate infilate alla sua portata e cercando di afferrarle. Ma non sorrideva mai a nessuno, nemmeno sotto forma delle smorfiette da ruttino.

"La piovosa" cominci presto, in ottobre, e fu una piovosa piovosissima. L'umidit aument fino al cento per cento, e tale rimase; ogni giorno, per ore, la pioggia scrosciava e sferzava le piante intorno a Himmelhoch, sciogliendo il suolo scarlatto, inzuppando le canne, colmando l'ampio e profondo fiume Dungloe, ma senza farlo traboccare, perch il Dungloe aveva un corso cos breve che le sue acque si scaricavano in mare con sufficiente rapidit. Mentre Justine giaceva nella culla, contemplando il mondo attraverso quei suoi strani occhi, Meggie, immobile e spenta, guardava il Bartle Frere scomparire dietro un muro di fitta pioggia, e poi riapparire. Il sole rispuntava e faceva s che spirali di nebbia scaturissero dal terreno, le canne da zucchero bagnate scintillavano e rifulgevano come prismi sfaccettati, e il fiume sembrava un grande serpente dorato. Subito dopo, sospeso nella volta del cielo, si materializzava un duplice arcobaleno, perfetto per tutta la lunghezza del suo arco, talmente ricco di colori, contro le nubi di un blu-scuro imbronciato da fare impallidire qualsiasi cosa tranne il paesaggio del Queensland del Nord. Ma poich quello era il Queensland del Nord, nulla veniva reso scialbo dall'etereo splendore e Meggie credeva di capire perch le campagne di Gillanbone fossero cos rossicce e grigie; il Queensland del Nord aveva usurpato anche la loro parte della tavolozza. Un giorno, ai primi di dicembre, Anne usc sulla veranda e sedette accanto a Meggie, osservandola. Come era dimagrita e spenta! persino i bei capelli dorati sembravano opachi. "Meggie, non so se ho sbagliato, ma ormai fatta, e voglio che tu mi ascolti prima di dire no." Distolse lo sguardo dai due arcobaleni, sorridendo. "Hai un tono solenne, Anne! Cos' che devo ascoltare?" "Luddie e io siamo preoccupati per te. Non ti sei rimessa del tutto dopo la nascita di Justine, e ora che siamo nella 'piovosa', hai una cera ancor

peggiore. Non ti nutri abbastanza e stai dimagrendo. Non ho mai pensato che questo clima ti si confacesse, ma fino a quando non accaduto niente che ti buttasse gi sei riuscita a farcela. Ora, per, riteniamo che tu sia indisposta e che, se non si correr ai ripari, finirai con l'ammalarti sul serio." Trasse un respiro. "Cos, un paio di settimane fa, ho scritto a una amica dell'agenzia turistica e ti ho prenotato una vacanza. E non cominciare a protestare a causa della spesa; non intaccher le risorse di Luke, n le nostre. L'Arcivescovo ci ha mandato un assegno per una somma molto ingente destinata a te, e tuo fratello ne ha spedito un altro per te e la bambina... credo che intendesse invitarti a tornare a casa per qualche tempo, da parte di tutti, a Drogheda. Dopo aver parlato, Luddie ed io abbiamo deciso che la cosa migliore da farsi consisterebbe nello spendere una parte della somma per consentirti un periodo di vacanza. Non credo, per, che tornare a casa a Drogheda sarebbe la vacanza ideale. Luddie ed io riteniamo che tu abbia bisogno soprattutto di un periodo di riflessione. Senza Justine, senza noi, senza Luke, senza Drogheda. Hai mai vissuto sola, Meggie? sarebbe tempo che tu lo facessi. Cos, ti abbiamo prenotato per due mesi un villino sull'isola Matlock, dai primi di gennaio ai primi di marzo. Luddie ed io baderemo a Justine. Sai bene che non le accadr niente, ma, se dovesse esserci il bench minimo inconveniente ti avvertiremO immediatamente, l'isola collegata con la rete telefonica, e non ti occorrerebbe molto tempo per tornare qui." Il doppio arcobaleno era scomparso, e cos il sole; stava per piovere di nuovo. "Anne, se non ci foste stati tu e Luddie, in questi ultimi tr