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III La tos sic odi pe nde nza i n Io & te e ne gli ante ce de nti l et te ra ri

III. 1 Ammaniti e i suoi maestri Con il romanzo breve Io e te, Ammaniti si cimenta con il fenomeno della tossicodipendenza, descrivendo l'esperienza tragica di Olivia Cuni. Si tratta di un ulteriore progresso da parte dell'autore romano, da sempre impegnato nello scandaglio degli abissi del lato oscuro umano: dal consueto impietoso sguardo sulla violenza quotidiana e sull'abuso di alcolici, Ammaniti va oltre e si confronta con l'universo degli eroinomani canalizzandone l'irrefrenabile impulso autodistruttivo nella propria antologia cannibale. I due protagonisti cui allude il titolo del romanzo non potrebbero essere pi diversi: Lorenzo un quattordicenne introverso che inscena una partenza per una localit sciistica con i compagni di scuola, salvo poi rifugiarsi nella cantina di casa per l'intera settimana. La sorellastra Olivia, invece, una ragazza dal carattere forte e orgoglioso, segnata dalle esperienze maturate nella conoscenza del mondo esterno oltre che dalla separazione dei genitori in tenera et. Logico, dunque, che nel periodo di convivenza forzata dei due nel nascondiglio cominciata per caso e resasi necessaria per via dello stato di malessere di cui la ragazza improvvisamente preda- l'idillio non scoppi immediato, tuttavia Lorenzo e Olivia riescono ad aprirsi vicendevolmente accantonando le proprie divergenze e raccontandosi l'un l'altro le proprie debolezze. Riescono cos a instaurare un legame che solo una morte tragica sar in grado di spezzare. Forse intimorito dalla narrazione di un'esperienza inevitabilmente di seconda mano, ma anche in ossequio ad una precisa scelta stilistica, lo scrittore descrive il fenomeno in maniera ellittica ed attenuata, lasciando

svelare il male che consuma la protagonista alle graduali intuizioni del fratellastro Lorenzo, che culminano con la scoperta delle macchie violacee costellate di puntini rossi1 sulle braccia di Olivia. Pi convincente in altre prove, Ammaniti in questo romanzo breve cerca di ovviare alla propria inesperienza con mestiere ed, in modo particolare, attraverso l'espediente della narrazione affidata al punto di vista di Lorenzo, che alla distanza si rivela una mossa vincente. Di sicuro ci si aspettava una descrizione molto pi cruda e vivida di un fenomeno sociale dilagante negli anni Ottanta e Novanta, giacch oggetto di una visione retrospettiva. Se si vuole un resoconto dettagliato dell'esperienza, reale o immaginaria che sia, della dipendenza fisica dall'eroina in Europa, occorre rivolgersi altrove, a volumi di ben altro spessore anche materiale. Il riferimento a v o l u m i d e l c a l i b r o d i C h r i s t i a n e F. , n o i i r a g a z z i d e l l o Zoo di Berlino di Kai Hermann e Horst Rieck e di Tr a i n s p o t t i n g d i I r w i n We l s h , c u i p u r e A m m a n i t i s e m b r a rifarsi nel delineare i personaggi di Olivia e Lorenzo, come si avr modo di notare nel prosieguo dell'analisi. Noi i ragazzi dello zoo di Berlino costituisce un documento-verit sulla tragica situazione della tossicodipendenza giovanile nella Berlino est della met degli anni Settanta. A dar voce alle proprie esperienze C h r i s t i a n e F. , a l l ' e p o c a d e i f a t t i a d o l e s c e n t e d i campagna alle prese con un difficoltoso inserimento nella societ della periferia urbana. La giovane viene presto a contatto con la realt delle droghe leggere, trovando l'alterazione dello stato di coscienza derivante dall'hashish ad un tempo forma agevole di socializzazione con i propri coetanei e possibilit di evasione dai problemi familiari. Ben presto, infatti, Christiane costretta ad affrontare la traumatica separazione dei propri genitori, al termine di una non meno turbolenta routine quotidiana scandita dagli scatti d'ira di un padre violento, disoccupato e
1 N. Ammaniti, Io e te, Einaudi, Torino 2010, p. 27.

con problemi di abuso d'alcool. Il trasferimento con la madre ed il nuovo giovane compagno di lei non semplifica la situazione: il vuoto di disciplina creatosi e la conflittualit con la nuova forma surrogata di autorit paterna spingono Christiane all'evasione in modo sempre pi frequente. Quando l'hashish non le basta pi, la giovane sperimenta gli acidi, per poi scoprire l'eroina, a causa di una storia d'amore adolescenziale finita ancor prima di cominciare. La discesa verso l'abisso di Christiane racconta di furti, di prostituzione, di viaggi della speranza in Assia alla ricerca di una riconciliazione con il proprio bucolico paradiso perduto, di tentate riabilitazioni e di fughe clamorose. All'inferno e ritorno, dunque, ma con un finale aperto, pi che un lieto fine: la giovane, trasferitasi con la madre vicino ad Amburgo, pare aver ripreso il controllo della propria vita dopo aver conseguito un diploma in un liceo professionale e dopo essersi inserita in una cerchia di amicizie lontane dalla dipendenza dalla droga pesante, ma ancora prive di una guida e di solide basi per il futuro. Non , per, un esito che convince. Se, difatti, ci si attiene a un'intervista rilasciata al quotidiano Der Spiegel nel 2008 dalla madre di Christiane, il lettore scopre ci che temeva anche solo di presagire. La donna, ha, infatti, dichiarato che la ribalta planetaria ottenuta dal libro di denuncia nonch dalla relativa trasposizione cinematografica uscita nel 1981 -, ha r i c o n d o t t o l a f i g l i a n e l t u n n e l d e l l ' e r o i n a . L e ro y a l t i e s del libro e del film hanno fornito a Christiane le disponibilit finanziarie per riapprodare al giro di tossici che frequentava a Berlino, e la situazione non poi migliorata nonostante la nascita del figlio Jan Niklas, del quale le , infatti, stato tolto l'affidamento. Una impietosa testimonianza, quella documentata da Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, tanto pi atroce di molti altri romanzi del genere, perch basata su una storia di dipendenza tanto reale da protrarsi sino ai giorni nostri.

Non meno realistica ed attendibile la ricostruzione del mondo giovanile scozzese sapientemente messa in p i e d i d a I r w i n We l s h n e l s u o Tr a i n s p o t t i n g . D a p p r i m a autentico caso editoriale, il romanzo ha posto, dunque, le basi per il successo dell'omonima trasposizione cinematografica, diretta da Danny Boyle e interpretata d a E w a n M c G r e g o r, d i v e n u t a d i c u l t o p e r i v e n t e n n i d i ogni generazione. E poco importa che le vicende narrate siano di pura invenzione dello scrittore: la foschia che avvolge la Edinburgo di fine anni Ottanta quella che si addensa sulle giovani generazioni, che vivono lo squallore di una citt provinciale ai confini dell'impero britannico, la cui decadenza inarrestabile grava quasi e forse pi dell'assenza di una qualsiasi prospettiva di riscatto e di successo personale. Fiaccati da un simile, sconfortante, quadro generale, i protagonisti del romanzo affrontano per modo di direle proprie sconfitte private con una onesta e sana tossicodipendenza, per dirla come il protagonista Ewan McGregor - Mark Renton nell'omonimo film. Renton, S p u d , B e g b i e , To m m y e S i c k B o y, s e m p r e a l l a r i c e r c a d i lavoro, soldi, risse, sesso, in realt non sono mai colti dall'autore in azione; i protagonisti di questo romanzo corale e polifonico si muovono loro malgrado, non attori ma quasi agiti dalle proprie irrefrenabili voglie fisiche. Ecco perch il romanzo si presenta come un polifonico flusso di coscienza costellato di minacce velate tra amici, tacite invidie, dissapori latenti, che inevitabilmente esplodono nel finale a sorpresa: Renton rompe gli indugi, abbandona l'inerzia in cui langue per un'intera vita letteraria e lascia i suoi soci a Londra. Una volta di pi fugge, ma senza biglietto di ritorno: egli espatria in Olanda con i proventi della vendita di una partita di eroina negoziata da lui e dai suoi compari, a testimonianza del fatto che di amici non ce ne sono in questo campo. Solo contatti.2

2 I. Welsh, Trainspotting, Rizzoli Larousse, Milano 1999, p. 4.

III.2 Olivia, Christiane e Renton Sin dalla loro fisionomia, i protagonisti delle rispettive vicende tradiscono la propria dipendenza dall'eroina in modo inequivocabile, anzi sin dal primo sguardo. Se Olivia aveva le pupille cos grandi e nere che lazzurro delliride non si scorgeva quasi pi 3, Christiane guardandosi allo specchio nota le pupille completamente nere e ottuse4, con occhi veramente completamente inespressivi5, pieni di paura e 6 d i s p e r a z i o n e a d e t t a d e l l a m a d r e . Tr a i n s p o t t i n g s i apre, invece, proprio con Renton intento a soccorrere un Sick Boy in piena astinenza, con occhi grossi come due palloni, ostili e supplicanti allo stesso tempo 7, pronti a divenire di colpo pieni di stupore e di innocenza8 dopo il flash da eroina. Conforme in tutti e tre i romanzi anche la fisionomia caratteristica degli eroinomani, pallida, emaciata e contraddistinta da un'estrema magrezza. In particolare, gli autori, pur con tempi e modi diversi, hanno cura di mettere in risalto il drastico calo di peso cui i propri personaggi sono andati incontro in ragione della crescente dipendenza fisica da eroina. Agli occhi di Lorenzo Olivia era molto dimagrita e le erano usciti f u o r i g l i z i g o m i s q u a d r a t i . Av e v a i l v o l t o t i r a t o e stanco9 ed era cos magra che le vedeva tutte le ossa e i piedi lunghi e sottili10. Gi ai tempi dell'assuefazione all'hashish, invece, Christiane si vede ormai cos magra che tutte le settimane dovev a cucirsi i jeans pi stretti 11 e soltanto
3 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 25. 4 K . H e r m a n n e H . R i e c k , C h r i s t i a n e F. , n o i i r a g a z z i d e l l o Z o o d i B e r l i n o , BUR, Milano 1995, p. 200. 5 Ibidem. 6 Ibidem. 7 I. Welsh, op. cit., p. 3. 8 Ivi, p. 5. 9 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 19. 10 Ivi, p. 27. 11 K . H e r m a n n e H . R i e c k , o p . c i t . , p . 7 7 .

durante una seconda vacanza riabilitativa in Assia dalla nonna la giovane, presa da un trip del mangiare12, torna ad avere un aspetto florido e in salute sino ad ingrassare in breve tempo [] di dieci chili 13. Q u a n t o a i p r o t a g o n i s t i d i Tr a i n s p o t t i n g , u n s i m i l e distinguo impossibile: i personaggi sono, infatti, colti in piena dipendenza fisica dalla sostanza, punto di non ritorno che non consente alcuna evoluzione della propria situazione. Per tutti Spud, Sick Boy e Renton non sono mai stati altro che ragazzi alti, magri, allampanati e costantemente sotto effetto di eroina. S o l t a n t o To m m y, u n p e r s o n a g g i o m i n o r e , s u b i s c e u n cambiamento psicofisico autodistruttivo, ed appunto quello determinato dall'approdo all'eroina, avvenuto in s e g u i t o a l l a f i n e d e l l a s t o r i a c o n l a s u a f i d a n z a t a L i z z y. E' Renton in quella circostanza a fornirgli la roba, ed lui a notare, dunque, la metamorfosi occorsa all'amico in pochi mesi: da star bene da fare schifo14 il giorno della visita all'appartamento di Renton, ecco come To m m y s i p r e s e n t a a l l ' a m i c o q u a n d o M a r k a ricambiare il favore:
non ha tanto l'aria di star bene, Tommy. Gli manca qualcosa, una parte di lui se n' andata; come un gioco a cui manca un pezzo. Non soltanto lo shock o la depressione. E come se un pezzettino di Tommy fosse gi morto. 1 5

Oltre ad una simile sintomatologia implicita, i tossici protagonisti dei tre romanzi svelano quella che ormai divenuta la natura dalle proprie azioni, subite pi che agite. Nella categoria rientrano essenzialmente gli espedienti cui i personaggi ricorrono per procurarsi l'eroina o i soldi per acquistarla, perseguiti quasi mai in stato di lucidit. Ammaniti in questo caso abbandona ogni reticenza e candore, lasciando che il proprio personaggio, con un
12 Ivi, p. 205. 13 Ibidem. 14 I. Welsh, op. cit., p. 41. 15 Ivi, p. 138.

moto di rimorso, ricordi con disgusto il livello compromesso che ha dovuto accettare pur di soddisfare la propria esigenza fisica, vale a dire esaudirne una non meno riprovevole:
Sono una merda... Glielho... data... Glielho data... Ma come ho fatto? Mi ha guardato e mi ha preso una mano. Ho scopato con uno schifoso per una dose. Quel maiale mi ha scopato in mezzo alle macchine. C h e s c h i f o . . . D i l l o c h e f a c c i o s c h i f o . . . D i l l o , d i l l o . . . Ti prego16

Che la giovane ammetta di essersi prostituita per una dose al giorno d'oggi non fa quasi pi notizia, ma pur sempre opportuno ricordare che questa delicata confessione venga raccolta da un quattordicenne timido e impacciato come Lorenzo, ancora completamente inesperto nei rapporti con l'altro sesso e reso di colpo complice di un misfatto cos grave da quella che sempre pi gli appare come una sconosciuta. In questo frangente, evidente il riferimento di Ammaniti al degrado e alle umiliazioni subite o autoinflittesi da Christiane, esperienze non meno traumatiche e, per di pi, realmente accadute. La ragazza, anzi, per l'et precoce in cui si avvicina all'eroina senz'altro colei che sperimenta sulla sua pelle per prima e per pi tempo, fra i protagonisti dei romanzi in analisi, le privazioni, le menzogne e i raggiri cui la dipendenza costringe gli eroinomani. Prima stazione di una simile via crucis l'accattonaggio, un'esperienza che Christiane condivide idealmente con Olivia. Se la giovane appena rifugiatasi in cantina dal fratellastro esplicita quasi istantaneamente al proprio ospite l'impellente bisogno di soldi17, l'adolescente tedesca prende di mira per la sua colletta i coetanei che affollano la sua stessa discoteca. Bast dire: soldi per la metropolitana 18
16 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 29. 17 Ivi, p. 20. 18 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 93.

Dall'accattonaggio alla prostituzione il passo breve per chi ormai preda di un impulso fuori controllo; in uno dei rari momenti di lucidit, nel corso di un soliloquio Christiane fa un bilancio delle sue esperienze:
Hai quattordici anni. Meno di quattro settimane fa sei stata sverginata. E adesso vai a battere. 19

Parole tanto pi agghiaccianti quanto pi si pensa sono tragici dati di fatto, tratti dalla drammatica esperienza di Christiane; nulla sembrano, al confronto, i furti in casa con cui la giovane cerca di racimolare denaro per le dosi quotidiane. Eppure la manomissione del barattolo di birra in cui la madre di Christiane custodisce i suoi risparmi non costituisce un semplice furto: si tratta dell'ultimo residuo di coscienza che abbandona la giovane eroinomane e Christiane ne consapevole, se vero che la ragazza ha reputato a lungo questo furto la peggior cosa che poteva fare20. Christiane consegna, dunque, idealmente ad Olivia la pesante eredit di una visione del mondo e degli affetti smaliziata e diffidente, intrisa di egocentrismo e autolesionismo ad un tempo, complice lo smarrimento irrimediabile della propria integrit in seguito all'esperienza con gli stupefacenti. Meno scandalosa - ma pur sempre non irreprensibile - la condotta di Mark Renton, che compare insieme a Spud davanti a un giudice per aver rubato in una libreria. Sulla scorta di quello che il leitmotiv dell'intero romanzo, ad una sceneggiata indegna della minima credibilit fa seguito un prevedibile voltafaccia dinanzi ai suoi cari, manifesto di una consapevolezza e di una lucidit a dir poco rare e quasi ammirevoli in un eroinomane cronico. Rispondendo a muso duro al f r a t e l l o B i l l y, R e n t o n c o n f e s s a :
Ma cazzo, se sono sei anni che frego libri nei negozi. Quattromila sterline di libri del cazzo, tanti ne ho, tra casa
19 Ivi, p. 139. 20 Ivi, p. 201.

mia e casa di mamma. E secondo te, quanti me ne sono comprati? Sono in attivo di quattromila sterline nette sui libri che mi sono fottuto, coglione. 2 1

Pi sottile ed ingegnoso l'espediente escogitato da Renton per sostentarsi: per pagare l'affitto, ad esempio, ricorreva ad una forma particolare di autofinanziamento:
mi facevo una passata rapida per le tasche del vecchio e prelevavo qualcosa. Era sempre pieno di grana. Poi lo pagavo coi suoi soldi, oppure gli dicevo che avevamo gi regolato, a quel povero cristo. 2 2

La vera occupazione, invece, di Renton era altrettanto creativa, una frode in piena regola allo stato a met strada tra una rivendicazione ideologica contro la fredda indifferenza della macchina capitalistica e una questione di puro opportunismo. Renton, infatti, faceva parte di un gruppo che aveva organizzato una frode basata sugli assegni circolari del collocamento, e incassava il sussidio a cinque indirizzi diversi. 23 Non un caso dunque, data la sua disponibilit di denaro, che Renton sia, tra i personaggi in analisi, colui che meno soffre di crisi di astinenza, altro momento peculiare della vita di un eroinomane e in quanto tale proposta puntualmente da Ammaniti sulla scorta dei lasciti dei suoi predecessori. La sintomatologia che descrive Ammaniti quella standard da crisi da astinenza: il fratellastro preoccupato nel vedere Olivia in preda alle convulsioni, mentre le gambe bianche le tremavano e scalciava come se volesse togliersi di dosso il tremore 24. Con grande precisione, lo scrittore romano ritrae Olivia mentre si agitava, cambiava posizione come se fosse sdraiata su un tappeto di cocci di bottiglia. Si avvolgeva e buttava via la coperta e smaniava e soffriva
21 I. Welsh, op. cit., p. 75. 22 Ivi, p. 41. 23 Ivi, p. 66. 24 N. Ammaniti, Io e te, cit., p 26.

come se qualcuno la stesse torturando 25. In preda a questa smania, Olivia si alzava dal divano, si rimetteva gi, si grattava a sangue le gambe, si rialzava, si agitava, poggiava la testa contro la porta dellarmadio26. Il particolare del prurito un preziosismo che si rinviene nel documento verit di Christiane, la quale afferma di sapere che i bucomani si grattano 27 e di averli sempre riconosciuti per i graffi pronunciati sui polpacci. La stessa giovane, in piena crisi di astinenza, quasi inconsapevolmente si spoglia e si gratta con la spazzola dei capelli [...] a sangue, soprattutto i polpacci28. Identico a quello descritto da Ammaniti, poi, lo stato febbrile di cui preda Christiane, la quale passa in rapida successione dal tremare dal freddo[...] a [] un gran caldo tanto che le colava il sudore.29 E ' a d I r w i n We l s h , p e r , c h e s p e t t a i l m e r i t o d i tracciare la diagnosi pi completa ed esaustiva dello s t a re a ro t a c o m e g e rg a l m e n t e s i d e f i n i s c e l ' a s t i n e n z a s i a i n Tr a i n s p o t t i n g c h e i n N o i i r a g a z z i d e l l o Z o o d i Berlino. L'autore d voce alle sofferenze di Renton, alle prese con una autoreclusione forzata nel vano tentativo di riabilitarsi: l'astinenza fiacca, per, ben presto la resistenza fisica del protagonista, afflitto dapprima da una leggera nausea alla bocca dello stomaco e una sensazione di panico irrazionale , dunque un mal di denti [] si allarga alle mascelle e alle orbite degli occhi, [] entra in tutte le ossa con delle fitte continue, tremende.30 Infine a tormentare Mark arrivano i sudori31 e i brividi che [] coprono la schiena []come quello strato sottile di gelo che si forma sul tetto delle macchine in autunno 32.
25 Ivi, p. 27. 26 Ivi, p. 28. 27 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 96. 28 Ibidem. 29 Ivi, p. 131. 30 Ibidem. 31 Ibidem. 32 Ibidem.

La somma di simili sofferenze fisiche consegna di fatto l'eroinomane ad una nebbia dei sensi dove non c' niente di reale33, secondo la stessa, felice, definizione di Renton, un autentico limbo del drogato34, che sta troppo male per dormire35 ed troppo stanco per star sveglio.36 A legare idealmente Olivia ai protagonisti dei due romanzi anche un altro momento topico nell'esperienza di un eroinomane quale la disintossicazione, tra speranze, fallimenti e ricadute. Ammaniti quasi omette di descrivere questo passaggio nell'esistenza di Olivia: lo stato di prostrazione e di dipendenza fisica della giovane tale da rendere evidente il carattere velleitario dei suoi progetti di fuga a Bali, dove la attende il fidanzato Roman, insegnante di yoga. Con una sapiente pennellata l'autore romano disegna i contorni di un contrasto stridente, quale quello risultante tra la promessa fatta da Olivia a se stessa ancor prima che al fratellastro Lorenzo in cantina i n u n m o m e n t o d i t r a s p o r t o ( Te l o g i u r o s u D i o . M a i pi. Non ci casco pi in questa merda 37) e l'esito, di tutt'altro segno, del romanzo, affidato ad un comunicato - il caso di dirlo lapidario:
Olivia Cuni nata a Milano il 25 settembre 1976 ed morta nel bar della stazione di Cividale del Friuli il 9 g e n n a i o 2 0 1 0 p e r o v e r d o s e . Av e v a t r e n t a t r e a n n i . 3 8

Nel mezzo, il ricongiungimento con Lorenzo, non tra le palme di Bali come i due giovani si erano ripromessi, ma nella fredda e desolante sala di un obitorio. In questa scelta, l'autore romano opera una netta cesura rispetto alle scelte stilistiche dei modelli letterari cui mostra di rifarsi. Nella triste sorte di Olivia, infatti, emerge la vocazione cannibale della narrazione ammanitiana, distante anni luce dai felici (?) approdi di
33 Ivi, p. 84. 34 Ibidem. 35 Ibidem. 36 Ibidem 37 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 38. 38 Ivi, p. 39.

Christiane nel mondo del lavoro e di un ambiente sociale sano e di Renton in una nuova nazione, alla ricerca della propria identit. Ammaniti opta per il sacrificio della giovane, espiazione del proprio vissuto e occasione di redenzione per il fratellastro Lorenzo. Quanto all'happy end della vicenda di Christiane, esso vincolato al travagliato percorso di riabilitazione che la giovane attraversa, su carta come nella vita e che, stando alle pi recenti notizie di cronaca, non giunto ancora al termine. Tr o p p e e t r o p p o d i v e r s e l e t a p p e d e l l a p e r e g r i n a z i o n e della giovane eroinomane perch vengano ricordate in questa sede; queste esperienze, tuttavia, presentano come minimo comune denominatore l'inevitabile fallimento della redenzione per Christiane, che mai cerca di disintossicarsi con determinazione, nonostante le sofferenze procurate a s e ai suoi cari . Che si trovi in casa - accudita ora dalla madre, ora dal redivivo padre -, al gruppo spirituale di terapia Narkonon con Babsi o reclusa in una clinica per malattie nervose, l'esito della cura il medesimo: una fuga rocambolesca e il ricongiungimento con l'amato Detlef. Alla base dei ripetuti fallimenti risiede proprio l'intimo legame tra i due, unitamente al fatto che Christiane e il suo ragazzo erano sempre convinti che [] non valevano le stesse regole che valevano per gli altri bucomani 39. E' altres evidente che la relazione con Detlef quasi simboleggia il rapporto che lega Christiane all'eroina: a stento si comprende, infatti, di chi parli la giovane quando afferma che la riempiva di gioia che qualcuno si fosse occupato di40 lei, n sembra semplicemente un caso che Christiane con Detlef era proprio arrivata al massimo41 della complicit solo dopo essersi iniettata per la prima volta l'eroina nelle vene. Per Renton, invece, la riabilitazione quasi un falso problema: Irwin We l s h consegna al lettore un personaggio in piena dipendenza fisica da eroina, e per
39 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 169. 40 Ivi, p. 115. 41 Ivi, p. 109.

il prosieguo dell'intero romanzo non lascia minimamente intendere che il protagonista abbia una qualche possibilit o intenzione di redimersi. Prova ne sia il tragicomico tentativo di disintossicazione "fai da te", curato nei minimi dettagli da Renton perch ci che si impara dalle fallite disintossicazioni precedenti soprattutto quanto sono importanti i preparativi 42. Mark aveva, infatti, provveduto ad ogni possibile sua necessit, affittando un locale, facendo spese per il periodo di reclusione volontaria e rubando il valium alla madre per ovviare al sopraggiungere dei dolori da cri si da ast i nenz a. Tutt o perf et t o, se non f os se per l e ripetute dosi iniettatosi tra una commissione e l'altra, per tirare avanti durante tutti quei preparativi 43, per sopravvivere agli orrori della spesa44 e per dormire45 ! L'ironia oggettiva di cui intrisa la scena confermata dalla sfiducia che Renton nutre in primis verso se stesso, dunque nei confronti dell'intera categoria antropologica del tossico, per il quale, dopo ogni ricaduta, c' sempre meno probabilit di riuscire a restare libero, a cambiare vita.46 Se circa la sintomatologia si riscontra una sostanziale concordia fra le testimonianze reali raccolte dai d o c u m e n t a r i s t i t e d e s c h i d i C h r i s t i a n e F. e l e v i c e n d e f i t t i z i e n a r r a t e d a We l s h e d A m m a n i t i , n o n s i e v i d e n z i a una simile conformit nell'illustrazione dei motivi che spingono i vari personaggi ad accostasri all'eroina. D'altronde non poteva essere altrimenti, visto che i romanzi sono ambientati in tre contesti geografici e socioculturali differenti. In Ammaniti la risoluzione di Olivia spiegata, come (troppo) spesso accade nei suoi romanzi per giustificare scelte di vita borderline, con il riscontro di disordini e traumi legati alla vita familiare o alla cerchia degli affetti. Olivia , infatti, figlia di un matrimonio
42 I. Welsh, op. cit., p. 8. 43 Ibidem. 44 Ibidem. 45 Ibidem. 46 Ivi, p. 139.

infelice e di breve durata tra il padre di Lorenzo e una donna di Como, con la quale vive dopo la separazione dei genitori sino al sopraggiungere della maggiore et e, con essa, della voglia di esplorare il mondo. Logico il risentimento provato per la figura paterna dalla giovane per l'abbandono subito: la stessa ragazza, in una vecchia missiva indirizzata al padre e poi ritrovata da Lorenzo in cantina, ammette al genitore di averlo odiato troppo, senza risparmiarsi47, senza per questo nutrire rimpianti altri rispetto a quelli dello stress psico-fisico derivatole. Del resto la stessa Olivia, con una perifrasi perfetta, a tracciare il profilo della propria tormentata esperienza, definendosi la prova vivente di una storia tutta sbagliata 48. La sublimazione del sentimento d'odio nella scelta dell'approdo autolesionistico dell'eroina appare, per, troppo semplicistico e sbrigativo; possibile chiave di lettura di una simile banalizzazione del rapporto causaeffetto nelle scelte di Olivia pu essere forse la scelta stilistica del romanzo breve, che non esige una delineazione eccessivamente esplicita e discorsiva dell'impianto causale a sostegno degli avvenimenti presenti, cui si preferisce dare maggior risalto e vividezza. Il dubbio sulla lezione moralistica di Ammaniti effettivamente sorge, per, se si ricorda che la perdita degli affetti costituisce la ragione principale dell'abuso di alcolici per Danilo Aprea, Rino Zena e B e p p e Tr e c c a i n C o m e D i o c o m a n d a : l a d i s g r e g a z i o n e , dunque, dell'unit familiare e del suo istituto all'interno della societ moderna quale causa dei comportamenti borderline di giovani adulti senza controllo e responsabilit. Pi complesso, invece, il quadro di Christiane, per la quale la via dell'alterazione dello stato di coscienza si configura come risposta non solo alla problematica situazione familiare, ma anche come veicolo di accettazione sociale. La separazione dei genitori e la problematica
47 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 21. 48 Ibidem.

convivenza della giovane con il nuovo compagno della madre portano Christiane a cercare spontaneamente di stravolgersi[...] per non doversi confrontare con tutto il casino a scuola e a casa49. Sola e insicura, Christiane sente di dover smarrire la propria individualit per potersi inserire al meglio; la ragazza accelera, perci, la propria iniziazione all'alcool, all'hashish e agli allucinogeni per entrare nel giro dei ragazzi pi in vista della periferia di Berlino, per essere possibilmente come loro, o diventare come loro50. Le sue riserve iniziali per il sesso e, soprattutto, per l'eroina, per, le impediscono, a suo dire, una realizzazzione sociale piena e soddisfacente: quasi inconsapevolmente, dunque, Christiane si decide a superare gli ultimi tab, spinta dalla ammirazione per i gruppi dove ci si bucava51. Decisioni tanto repentine e contraddittorie quanto irresponsabili, prese da una giovane allo sbando, che viveva per sua stessa ammissione la propria adolescenza con pericolosa leggerezza, solo a livello di subconscio52. Oltre alla sventatezza di una ragazza lasciata sola nella giungla cittadina, per, c' di pi: il ricorso alle droghe , specie nei primi tempi, figlio di un'esplicita forma di denuncia sociale nei confronti del materialismo della societ di Berlino est. Soprattutto nella fase dell'abuso di acidi, Christiane sbriglia la propria creativit e rivendica con fierezza di essere felice di essere diversa53 dalle facce da maiali54 della classe media, ritratta secondo l'iconografia aggressiva dell'espressionista tedesco George Grosz, e di contrapporrre il proprio stile di vita al grigiore di quello dei piccolo borghesi, che andavano a letto, poi di nuovo al lavoro e poi guardavano la televisione 55. Quella di Christiane per la borghesia, per, non solo un'antipatia a pelle, un pregiudizio mutuato dalla propria comitiva insieme alla passione per le droghe: la
49 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 56. 5 0 Ivi, p. 53. 51 Ivi, p. 86. 52 Ivi, p. 91. 53 Ivi, p. 58. 54 Ibidem 55 Ibidem.

conflittualit con l'ambiente borghese figlia di una divergenza in fatto di priorit. La giovane non affatto attratta dalla prospettiva di ammazzarsi di lavoro per un appartamento, per un nuovo divano56, beni considerati non come una forma di realizzazione, ma come il presupposto minimo per vivere 57, oltre cui doveva esserci qualche altra cosa 58. E il fatto che quello che d un significato alla vita [...] non si 59 vedeva costituisce precisamente il motivo della disperazione esistenziale di Christiane. Di questa angoscia esistenziale in Ammaniti non v' alcuna traccia, e le pressioni dell'ambiente esterno alla cerchia degli affetti familiari non trovano posto nella narrazione, perch non hanno quasi ragione di esistere, dal momento che il confronto si gioca esclusivamente tra Olivia e il suo passato irrecuperabile. Molto simile, invece, alla prospettiva di Christiane il punto d'approdo della filosofia di vita di Renton. Nel suo celebre monologo, Mark d ironicamente voce alle lusinghe dello stile di vita della classe media anglosassone:
Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita. 6 0

A queste 'blandizie' Renton replica in maniera secca e sarcastica: evidente che con il suo stile di vita lui ha scelto di non sceglierla, la vita61, dal momento che ha rifiutato l'affannosa rincorsa al mito del possesso a vantaggio dell'autodistruzione. A ci si aggiunga la dolorosa consapevolezza che non possibile cambiare
56 Ivi, p. 349. 57 Ibidem. 58 Ibidem. 59 Ibidem. 6 0 I . We l s h , o p . c i t . , p . 8 4 . 61 Ibidem.

la societ per migliorarla davvero 62, situazione di impotenza aggravata dalla presa di coscienza, non meno dolorosa, dell'impossibilit di conformarsi alle aspettative che la societ stessa nutre nei confronti delle giovani generazioni. Ecco, dunque, che in Renton si origina una condizione permanente di depressione, che, a sua volta, in lui provoca anche una mancanza di motivazione63, un vuoto che precisamente la droga [...] a riempire64. L'immarcescibile dipendenza da eroina ha, dunque, in questo caso, una spiegazione tanto esplicita quanto lucida e convincente.

I I I . 3 L a l e z i o n e d i L o re n z o A fare da contrappunto alla congerie di esperienze negative vissute dagli eroinomani protagonisti dei romanzi in analisi si staglia lo sguardo candido e impaurito che Lorenzo getta sul mondo esterno. Intimorito da una realt che non conosce e di cui diffida, egli si chiude in un mimetismo che non consente agli altri di rompere il suo isolamento, ma al tempo stesso d modo a Lorenzo di mantenere intatta la propria visione edenica della realt. Ecco, dunque, che la sorellastra Olivia gli appare come il personaggio di uno dei videogiochi o delle avventure fantastiche in cui trova rifugio, dal momento che, per via del suo aspetto sfatto e trascurato, la paragona ad uno zombi a cui hanno appena sparato65. Eppure Lorenzo non pu avere un'esperienza diretta della tossicodipendenza, perci inevitabile che fraintenda il malessere di Olivia: la sorellastra non eroinomane ma ha la malaria. Come Caravaggio66, almeno sino alla drammatica controprova. Proprio la scoperta delle macchie violacee costellate di puntini rossi 67 sulle braccia di
62 Ivi, p. 83. 63 Ibidem. 64 Ibidem. 65 N. Ammaniti, Io e te, cit., p 28. 66 Ivi, p. 27. 67 Ibidem.

Olivia costituisce per Lorenzo una prima, traumatica, presa di contatto con la realt. Ammaniti, da abile narratore cannibale, maestro nel registrare questa presa di coscienza a singulti e in tono sommesso, intrisa com' di dolore e meraviglia, quasi fosse una poesia pascoliana:
I soldi... [ ] La malattia che non si attacca... [] Era come quelli a Villa Borghese. Quelli sulle panchine. Quelli che ti chiedono se hai spicci. Quelli con le birre. Io ci giravo alla larga da quelli. Mi avevano sempre fatto paura 6 8 .

Ciononostante lo sguardo da fanciullino di Lorenzo resta incontaminato, anzi lo svelamento delle debolezze di Olivia in senso fisico e metaforico ad un tempo d il la nel ragazzo al processo di solidarizzazione verso la sorellastra, che da parte sua ha contribuito a sbloccare Lorenzo in maniera pi che diretta ( Guarda che se tu te ne stai nascosto e ti fai gli affari tuoi non vuol dire che sei una brava persona. troppo facile pensare cos 69). Anche per Olivia, del resto, il periodo di reclusione in c a n t i n a , o l t r e c h e f o r m a s u i g e n e r i s d i re h a b , costituisce un ideale ricongiungimento con la catena degli affetti interrotta da lontananza e vecchi dissapori. Il ritorno nella casa paterna, seppur ai piani inferiori e di nascosto, suona come un ritorno alle origini ed un recupero utopistico del paradiso perduto dell'armonia familiare. E' fin troppo evidente, per, che si tratta di una riscoperta dell'innocenza con biglietto di ritorno: Olivia conosce il mondo che si trova oltre le porte della cantina perch vi ha gi lottato, ha perso, e la tossicodipendenza altro non che lo scotto che paga e pagher sino alla morte per la sua sconfitta. Del medesimo segno, a tempo, il ritorno all'infanzia che caratterizza la prima gita in Assia di Christiane: mandata in visita dalla nonna per cercare di risolvere i
68 Ibidem. 69 Ivi, p. 25.

propri problemi di salute, la giovane dimentica ben presto le luci sfavillanti della citt e si trova nuovamente a suo agio negli svaghi innocenti prediletti dai suoi coetanei. A differenza di quanto accadutole a Berlino, dunque, Christiane non ha difficolt a inserirsi e a giocare con i bambini del paese che non avevano mai sentito parlare di droghe [...] a rincorrersi, sguazzare nel torrente e andare a cavallo 70. Gli innocui passatempi di campagna resteranno, tuttavia, un pallido ricordo per Christiane una volta rientrata a Berlino: per sua stessa ammissione, la giovane ha imparato a Gropiusstadt [] a fare le cose che erano vietate71, che fossero giochi che divertivano72 o le prime, drammatiche, esperienze con la droga. Meno che mai, poi il lettore si attenderebbe di leggere la parola innocenza accostata ad un qualsiasi p e r s o n a g g i o d i Tr a i n s p o t t i n g : i l r o m a n z o d i We l s h presenta una carrellata di giovani adulti alle prese con una consolidata tradizione di dipendenza fisica da alcool e sostanze stupefacenti, dunque l'unico candore che possibile riscontrare in uno sguardo quello da intontimento conseguente allo sballo. Curioso, in tal senso, come l'innocenza sia usata come immagine in s e n s o d i s t o r t o e p r o v o c a t o r i o s i a i n Tr a i n s p o t t i n g c h e i n Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino:
Sick Boy adesso ha gli occhi pieni di stupore e di innocenza, ha l'espressione di un bambino che si sveglia la mattina di Natale e trova ammucchiati sotto l'albero un sacco di regali impacchettati 7 3

Stupefacente proprio il caso di dirlo l'analogia riscontrabile con la similitudine adottata da Christiane:
Ma naturalmente non parlavamo daltro che della pera bestiale di roba perfetta che ci saremmo fatta a un certo punto. Eravamo proprio come due bambini la sera di Natale
7 0 K . H e r m a n n e H . R i e c k , o p . c i t . , p . 111 . 71 Ivi, p. 21. 72 Ibidem. 73 I. Welsh, op. cit., p. 5.

poco prima della distribuzione dei regali. 7 4

Per quanto detto finora, sembra quasi che la parabola di Lorenzo s'intersechi in modo del tutto casuale con quella di Olivia e, in maniera ideale, con quella degli altri tossicodipendenti. Per quanto singolare ed improbabile, il connubio tra un innocente quattordicenne ed una ragazza eroinomane rivela insospettabili affinit: entrambi hanno da imparare l'uno dall'altro. Dei limiti caratteriali di Olivia si ampiamente discusso, ma anche Lorenzo denota margini di miglioramento nella personalit: al pari del Cristiano Zena di Come Dio comanda, il ragazzo soffre di un disturbo narcisistico. A detta dei medici che lo hanno in cura, Lorenzo incapace di provare empatia per gli altri. Per lui tutto quello che fuori dalla sua cerchia affettiva non esiste, non gli suscita nulla. 75. Due sono le conseguenze principali di questa introversione: l'assoluta mancanza di empatia agli eventi che circondano Lorenzo e la difficolt del ragazzo a socializzare, peculiarit riscontrate anche negli eroinomani sin qui incontrati. Lorenzo, infatti, reagisce in modo ostile alla visita inaspettata della sorellastra nel suo rifugio, vivendola come un'invasione del proprio spazio vitale. Il risentimento del ragazzo sublima in un'autentica aggressione fisica ad un' Olivia gi fisicamente e psichicamente infiacchita da una crisi di astinenza: il momento pi critico della convivenza dei due giovani consanguinei. Ben di peggio avviene nel corso delle loro avventure a Christiane e Renton, i quali seguitano nella propria corsa verso l'annichilimento senza curarsi minimamente di coloro che si frappongono tra s ed il proprio obiettivo, familiari in primis. Come sostiene Renton, del resto, al vero drogato (ma non a chi si buca una volta ogni tanto, e ha bisogno di complici) non gliene frega niente degli altri76, ed il ragazzo avr modo di
74 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 157. 75 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 8. 76 I. Welsh, op. cit., p. 5.

non smentirsi nel corso del romanzo. Christiane, invece, sembra quasi motivare indirettamente l'improvvisa comparsa di Olivia nella cantina di casa Cuni, dal momento che la ragazza sostiene che visite cos, per amicizia, non esistono veramente per un bucomane. Prima di tutto perch non in grado di dare agli altri tanti sentimenti.77 Logica conseguenza del disinteresse per il mondo circostante di Lorenzo una palese incapacit da parte del ragazzo a relazionarsi con gli altri: le sue difficolt di inserimento lo portano perlopi ad assecondare coloro che lo circondano e a mettere in atto una particolarissima forma di mimetismo, specialmente a scuola. Ed proprio il liceo il primo, problematico, terreno di confronto con i propri coetanei sia per Lorenzo che per Christiane. Entrambi, dopo un periodo iniziale di sofferenza, decidono di imporsi agli altri conformandovisi: per Lorenzo la metamorfosi di natura superficiale, un autentico mimetismo che prevede di travestirsi pi che di vestirsi con le stesse cose che si mettevano gli altri. Le scarpe da ginnastica Adidas, i jeans con i buchi, la felpa nera con il cappuccio.78 Il look pi aggressivo, l'acquisto del motorino e la postura a gambe larghe79 paiono a Lorenzo come le uniche possibilit per trascorrere indenne le ore di lezione. La sociopatia ed il mimetismo costituiscono, almeno in principio, la soluzione adottata anche da Christiane dopo i difficili primi giorni trascorsi nel liceo unificato: presa da invidia e ammirazione per la ragazza pi popolare della sua classe, Kessi, si risolve a diventare come lei, nella speranza di farsi notare. L'amicizia di Kessi diventa ben presto il pi grande desiderio80di Christiane e, per realizzarlo, d inizio ad una metamorfosi che stravolge le sue priorit e la porta ad inimicarsi gli insegnanti e a risparmiare soldi per
77 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 150. 78 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 9. 79 Ivi, p. 10. 80 K. Hermann e H. Rieck, op. cit., p. 43.

comprarsi sigarette e poter andare nell'angolo dei fumatori81. Pi che una semplice tattica mimetica, dunque, quella di Christiane una conformazione totale e acritica ai valori delle persone che la circondano. Rispetto a Christiane, peraltro, Lorenzo consapevole di non poter protrarre la sua pantomima all'infinito: deve costruirsi una propria individualit anzich vivere della luce riflessa degli altri ed imitarli per tutto il resto della vita82. La sua risoluzione a cambiare registro si nota gi con il finale dell'aneddoto del robottino raccontato in ospedale alla nonna morente; la metamorfosi che porta K19 a vivere in simbiosi con le tartarughe riflette l'adattamento evolutivo, subito pi che messo in atto da Lorenzo a causa dalla convivenza con Olivia. L'aneddoto, inoltre, sembra anticipare quello che consentir al ragazzo di integrarsi nel mondo esterno ma restando in qualche modo diverso83, come sostiene lo stesso Ammaniti in un'intervista, dal momento che ogni persona vive di una verit personale e una verit sociale[...] entrambe da difendere84. In questo Ammaniti opera una distinzione forte fra il proprio personaggio e Christiane, la quale sin da principio si decide di limitarsi a imitare i pi pericolosi85, proprio come fa Lorenzo all'inizio, anzich imporre la propria individualit. E' una scelta che segna il destino di Christiane, la quale destinata ad inseguire la popolarit in giri di amicizie sempre nuovi, con interessi sempre pi autolesionistici, dall'hashish agli acidi, sino all'eroina. Il percorso di formazione di Lorenzo, tuttavia, non sarebbe stato completo se non avesse compreso anche la guarigione dal proprio disturbo narcisistico grazie all'incontro con Olivia. Come detto, in un certo senso il sacrificio della sorellastra a redimere il ragazzo, facendolo destare dalla sua apatia, ritratta dallo stesso
81 Ivi, p. 44. 82 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 10. 83 A. Gnoli, Ammaniti: "Nascondersi in cantina per imparare a diventare grandi", in la Repubblica, 26 ottobre 2010, p. 55. 84 Ibidem. 85 N. Ammaniti, Io e te, cit., p. 9.

Lorenzo con la suggestiva immagine di un gigante che lo teneva contro il suo petto di pietra 86. La sua liberazione si compie definitivamente quando vede la sorellastra stesa a terra [...] sola e disperata87: il disprezzo che provava soltanto sino a un attimo prima per la ragazza scompare di colpo per lasciar posto ad un sincero trasporto:
Lho abbracciata e le ho poggiato la fronte sul collo, il naso sulla clavicola e sono scoppiato a piangere. Non riuscivo pi a smettere. Il pianto arrivava a raffiche, mi placavo per qualche istante e poi mi gonfiavo e riprendevo pi forte di prima. 8 8

Lorenzo si avvia, forte delle proprie conquiste, verso una serena maturazione, determinato com', al termine del suo esilio volontario in cantina, a parlare con gli altri come [] uno di loro. Decidere di fare le cose e farle.89 Di tutt'altro segno, invece, la 'maturazione' di Renton: Mark estremizza la svolta individualistica di Sick Boy (Io sono un giovane dinamico, che si fa strada a furia di spingere, spingere, spingere [...]Quello che conta sono io, io, cazzo, io.90) mettendola in pratica con la rocambolesca fuga finale. Proprio a Sick Boy va il suo primo pensiero durante il furto: l'amico avrebbe capito, anzi l'avrebbe addirittura ammirato, invidiato, per quello che aveva fatto91. Nessuno scrupolo nemmeno per il torto fatto a Begbie, perch in fondo fregare i soldi a Begbie non era un delitto ma un'opera di bene92, mentre l'unica persona che lo faceva sentire veramente in colpa era Spud 93. In ogni caso Renton, nello stato di libera determinazione in cui si trova, non pu permettersi crisi di coscienza:
86 Ivi, p. 29. 87 Ibidem. 88 Ibidem. 89 Ivi, p. 37. 90 I. Welsh, op. cit., p. 15. 91 Ivi, p. 149. 92 Ivi, p. 150. 93 Ibidem.

adesso che si era liberato di tutti, per sempre, poteva essere quello che voleva94. Anche un eroinomane, sebbene Renton non lo ammetta implicitamente:
Ma era un tossico lui? S, era vero che si era appena bucato di nuovo, ma gli intervalli tra una dose e l'altra si stavano facendo sempre pi lunghi. Comunque, non era una domanda a cui poteva rispondere subito, non in quel momento. Solo col tempo avrebbe saputo trovare una risposta.95

94 Ibidem. 95 Ibidem.