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II Come Di o c omanda, t ra al c oli smo e de st i no

Tr a i pr egi del l a ci f r a l et t er ar i a am m ani t i ana, di rilievo la capacit dello scrittore romano di sviscerare la realt nei suoi aspetti pi crudi e al tempo stesso pi umani all'interno dei suoi romanzi. Non di rado, infatti, i personaggi che li popolano rappresentano autentici antieroi del quotidiano, alle prese, ancor prima che con le turpitudini del mondo esterno, con i propri demoni privati; essi vengono ritratti, quasi fossero sculture prassiteliche, in uno stato di languore e torpido abbandono alle proprie debolezze. Un caso esemplare, in tal senso, la vicenda narrata da Come Dio comanda, romanzo uscito per Mondadori nel 2006 ed insignito del Premio Strega l'anno successivo. Il progetto della rapina ad un bancomat, messo a punto da tre disoccupati di un paesino immaginario del Nord Italia e portato tragicamente a compimento da uno di essi, mette a confronto personaggi segnati da un'esistenza sofferta, funestata da lutti e separazioni familiari, strappi e vuoti incolmabili. A ragion veduta, dunque, la critica ha individuato nell' odore inconfondibile del dolore, che solo gli animali sentono1, la cifra narrativa del romanzo. La sofferenza, tuttavia, genera nei protagonisti la smania dell'inseguimento velleitario di un agevole e repentino riscatto dalla propria condizione di mediocrit e di disagio; questa aspirazione si trasforma per gli eroi ammanitiani in un lento ma inesorabile - ed a tratti consapevole - declinare verso l'autodistruzione, come il canone cannibale impone. Ed in questa discesa agli inferi l'alcolismo dei protagonisti sembra avere un ruolo tutt'altro che secondario: l'abuso o la dipendenza da superalcolici rappresenta, ad un tempo, per i personaggi una confortevole via di fuga dai traumi e dagli errori del passato e la spinta propulsiva
1 F. La Porta, Ammaniti colpisce al cuore, in La Repubblica XL, III, 25, 2007, p .

all'azione, che appare sempre meno sciagurata e sempre pi risolutiva ad ogni sorso. Il progressivo distacco dalla realt a favore di un ripiegamento in se stessi, tra alibi e voli pindarici, costituisce la sorte condivisa da tre personaggi chiave del romanzo quali Danilo Aprea, Beppe Tr ecca e Ri no Z ena. Co st or o, t r avi at i dal l 'abu so di alcolici, sono portati a ricondurre, seppur con significativi distinguo, le conseguenze rovinose delle proprie azioni - o della propria inerzia- al volere imperscrutabile di un'entit trascendente cui pure allude il titolo del romanzo .

I I . 1 D a n i l o o v v e ro u n d e s t i n o r i d i c o l o Il rapporto che vincola il personaggio di Danilo Aprea all'alcool, all'insegna della dipendenza e remissione pi complete, complesso quasi quanto il rapporto che egli intrattiene con gli altri attori della vicenda ammanitiana. L'abuso di alcolici di Danilo, infatti, se da un lato affonda le radici nella tragedia che sconvolge la propria quiete familiare, dall'altro ne acuisce lo stato di crisi, accompagnandolo sino al termine della sua parabola luciferina. E' lo stesso Danilo a rivivere, nel corso della narrazione, il film della propria esistenza di piccoloborghese di provincia: da guardia notturna p r e s s o u n a d i t t a d i t r a s p o r t i s p o s a t a c o n Te r e s a , dopo la morte dell'unica figlia Laura, egli si ritrova di colpo solo, abbandonato dalla moglie e privo d'occupazione. Al tragico destino di Laura , dunque, legato il punto di non ritorno dell'esistenza di Danilo, per sempre segnata dal senso di colpa: in un attimo di disattenzione del padre alla guida,

infatti, la bimba ingerisce il tappo di uno shampoo e muore soffocata. Non inganni, tuttavia, l'instaurarsi di un rapporto di consequenzialit strettamente cronologica fra l'incidente occorso alla bimba e l'inevitabile fine d e l m a t r i m o n i o t r a D a n i l o e Te r e s a : a s m e n t i r e u n a simile banalizzazione interviene in maniera inequivocabile l'autore attraverso le parole della moglie di Danilo, la quale, replica con fermezza alle continue proposte di riconciliazione dell'ex coniuge dicendo che non si pu campare con un alcolizzato2. La separazione, che avviene circa un anno dopo la morte della bimba, , dunque, dovuta in gran parte all'alcolismo di Danilo. Dopo la morte della figlia, infatti, la frequentazione dell'alcool diviene sempre meno occasionale e sgradita, sino a mutarsi gradualmente in dipendenza cronica. Il primo passo verso l'alcolismo si registra proprio il giorno del funerale di Laura, come testimonia il ritrovamento da parte di Danilo della bottiglia di grappa che si era comprato tornando dal funerale 3 a distanza di cinque anni sul sedile della sua auto. Che Danilo sia persona incline all'attaccamento morboso e alla dipendenza fisica, del resto, lo si evince dalla natura ambigua del legame con la moglie. Se vero, infatti, che Danilo ha bisogno della moglie anche dopo il divorzio per gestire la propria casa, da notare, soprattutto, l'analogia tra la frequenza e la variet dei motivi o meglio pretesti- che spingono l'uomo a telefonare all'ex coniuge e quelli che lo portano ad accostarsi all'alcool. Per Danilo, infatti, l'appuntamento con i suoi due vizi rappresenta, in linea generale, un modo per farsi coraggio nonch per evadere dalla
2 N.Ammaniti, Come Dio comanda, Mondadori, Milano 2006, p. 28. 3 Ivi, p. 197.

malinconia e dalla solitudine. Al contempo, egli non rinuncia a bere nemmeno per placarsi, come in occasione della defezione di Rino e Quattro Formaggi, sopraggiunta la sera stessa del colpo: infuriatosi per l'improvviso dietrofront dei propri complici nonch unici amici e ferito dal modo e dalla tempistica con cui Rino ne aveva dato comunicazione, Danilo si era detto che un goccio l'avrebbe aiutato a far sbollire la rabbia e se l'era scolata tutta (la bottiglia di grappa, n.d.l.) senza nemmeno accorgersene 4. Il motivo pi frequente per il quale Danilo ricorre all'alcool , tuttavia, facilmente immaginabile: l'obiettivo dell'uomo quello di lenire le sofferenze derivanti dal ricordo di un passato ingombrante. Emblematico, in tal senso, l'episodio che lo vede seduto a un bar a contemplare intenerito una bimba intenta a divorare una brioche; per allontanare il ricordo di Laura, dunque, Danilo ricorre alla grappa e immediatamente la testa si fa pi leggera5. In linea generale, Danilo non si fa mai mancare un motivo per rinnovare l'appuntamento con l'alcool, esattamente come accade per le giustificazioni pretestuose che l'uomo usa per destare la moglie nel cuore della notte con le sue telefonate presso la casa del suo nuovo compagno, precedute dal rituale re f r a i n di questa volta diverso. Resta immutabile, invece, la condizione di abbandono e di disarmo in cui si trova Danilo. Si comprende, dunque, come l'assalto al bancomat del paese costituisca per Danilo una decisa svolta alla propria vita, forse l'unica alternativa al proprio languire. Per l'uomo, il momento in cui avrebbe rimesso sulla pista di decollo la sua esistenza parcheggiata da troppo tempo in un hangar
4 Ivi, p. 147. 5 Ivi, p. 28.

polveroso era finalmente arrivato 6, dal momento che effettuare il colpo e riunire la famiglia sono per Danilo accadimenti immediatamente consequenziali. Danilo era sicuro che se le avesse regalato un negozio sua moglie sarebbe tornata a casa e a quel punto lui avrebbe trovato la forza di andare dagli Alcolisti Anonimi e togliersi il vizio 7: cos, con poche pennellate, Ammaniti ritrae il sogno di Danilo, lasciando al lettore il giudizio sul grado di realismo di un simile progetto. Il piano, del resto, godrebbe di una parvenza di credibilit, sebbene basato interamente su di una palese violazione della legge, se non rappresentasse l'ultima spiaggia per un uomo nelle condizioni di Danilo. Numerose sono le falle nel progetto - dalla scarsa lucidit del capo della banda, ai tentennamenti e alle effettive capacit dei suoi complici fino ai mezzi a loro disposizione-, troppe per lasciar presupporre che il corso degli eventi sar solidale con le aspettative di Danilo. L'alcool ha, infatti, visibilmente obnubilato la lucidit dell'uomo, alterandone la percezione della realt : accecato dalle proprie velleit, egli ha da tempo rinunciato ad affrontarla, preferendo plasmarla a suo piacimento. Non meravigli, dunque, vedere il personaggio ostinarsi nel perseguire il suo piano pur essendo rimasto privo di complici ed avendo ricevuto dalla moglie, durante l'ennesima telefonata notturna, la notizia della gravidanza di lei. La replica a questa notizia facilmente prevedibile; in uno dei suoi soliloqui, infatti, Danilo si esprime cos:
Questo non cambia di un centimetro i tuoi piani. Perch a Teresa, in verit, di quel rivenditore di pneumatici tutto tirato non importa proprio nulla. Diciamolo, le stato utile perch ha i soldi e l'ha messa incinta. Punto. Ma appena arriverai con la
6 Ivi, p. 122. 7 Ivi, p. 26.

boutique e con i soldi veri, torner da te.

Non meno rilevante, in questo senso, l'acquisto da parte di Danilo, che era certo di avere un istinto naturale per gli affari 9, di un quadro di qualit scadente. Ad affascinarlo stato il soggetto del quadro, un pagliaccio dall'aria malinconica ritratto in un'ardua scalata. Da una semplice figura affine, il clown diviene in breve una proiezione delle aspirazioni di Danilo, figura che si materializza costantemente sul soffitto del suo appartamento e con cui Danilo prende a conversare sempre pi insistentemente, all'aumentare del tasso alcolico nel suo sangue. Il lettore di fronte ad un uomo allo sbando, la cui visione della realt sfiora la dimensione onirica, con punte di misticismo farneticante: privo di sostegni e di punti di riferimento, per Danilo ogni azione, passata o presente che sia, costituisce un ragionevole motivo per riconoscersi in un progetto pi grande organizzato da Dio apposta per lui 10. Se vero che lui e quel pagliaccio erano tristi e fieri. Due eroi incompresi 11, vero anche che Danilo del clown condivide la tragica fine, destinato com' ad uscire definitivamente di scena con un sorriso beffardo in volto. Con queste poche righe, infatti, Ammaniti congeda il suo pagliaccio:
Cadde gi e la morte se lo prese a terra, sotto la pioggia, mentre rideva e muoveva le dita raccattando i suoi soldi. 1 2

8 9 10 11 12

Ivi, pp. 178-179. Ivi, p. 121. Ivi, p. 179. Ivi, p. 123. Ivi, p. 208.

II.2 La coscienza di Zena A colpire di Rino Zena la spigolosit della sua figura: sin dalle battute iniziali del romanzo di Ammaniti, l'uomo svela tutte le proprie debolezze, ostentandole quasi fossero punti di forza, caratteristiche del proprio modo di essere. Zena un alcolista incorreggibile, fa un vanto del proprio estremismo, ostentando le proprie simpatie naziste e razziste ma si rivela, soprattutto, un uomo irascibile e violento. Animato da un generale risentimento per il mondo circostante, egli d spesso prova di scarso autocontrollo, non riuscendo a tenere a freno il livore accumulato in anni di sofferenze e di sconfitte. Dietro la sua complessa personalit, infatti, si cela, come spesso accade in Ammaniti, la perdita degli affetti: l'autore suggerisce, infatti, come Zena sia rimasto orfano del padre in tenera et, evento luttuoso che ha comportato per lui l'ingresso precoce nel mondo del lavoro a scapito della spensieratezza tipica dell'adolescenza. Rino ha imparato a guadagnarsi da s il rispetto, ancor prima del denaro, attraverso i propri sforzi, dunque ha maturato una notevole tempra, ma a segnarlo stata una seconda ferita, non meno dolorosa della morte prematura del padre. La sindrome da abbandono scatenata, infatti, in Rino dalla moglie Irina, rimasta incinta di lui ancora giovane, quando non era pronta alla vita di moglie e madre. L'uomo aveva scongiurato l'aborto della donna, poi divenuta sua moglie, a suo modo, ovvero attraverso le minacce fisiche; nulla, per, ha potuto contro la decisione di Irina di fuggire per riappropriarsi della sua esistenza. Zena diviene, perci, di colpo ragazzo padre, con un lavoro

precario e un figlio da mantenere, Cristiano. La situazione sembrerebbe insostenibile per un uomo di per s emotivamente instabile come Rino, tuttavia la responsabilit di un figlio galvanizza l'uomo, che scopre di essere in possesso di risorse fino ad allora insospettabili; il lettore resta, perci, piacevolmente sorpreso nell'approfondire la conoscenza di Rino nel corso del romanzo. Egli beninteso- e resta un uomo violento e alcolizzato, la cui indole sanguigna lo porta a prodursi in scatti improvvisi di collera irrefrenabile, tuttavia le sue escandescenze appaiono via via pi giustificate e giustificabili, secondo l'intento di Ammaniti. Rino, del resto, educa Cristiano secondo i propri valori, facendo di s u o f i g l i o q u a s i u n p r o p r i o a d e p t o ; Vi e n i s u b i t o qua e bacia il tuo Dio13, ingiunge, infatti, in apertura del romanzo Rino a suo figlio tra il serio ed il faceto. Pi in generale, Rino educa Cristiano alla fiducia in lui attraverso la coltivazione della fiducia in se stesso, alimentata mediante alcuni dei riti di passaggio peculiari del rapporto padre-figlio. E' Rino a insegnare esplicitamente a Cristiano a difendersi da s, attraverso l'uso della pistola e d e l l a s p e d i z i o n e p u n i t i v a a l g i o v a n e b u l l o Te k k e n , nonch a iniziarlo implicitamente alla diffidenza verso l'altro e all'insensibilit. Costruitosi l'immagine di padre autoritario e temibile, Rino riesce nell'intento di entrare nel pantheon del figlio quale persona degna di incrollabile fiducia e devozione. Cristiano cresce con il mito ingombrante del padre, che lo opprime con un confronto insostenibile tanto dal punto di vista della prestanza fisica che della personalit. Alle prese con uno sterile ed irrisolto conflitto edipico, il figlio registra un unico, sensibile cedimento nella fede nei confronti del padre, nel
13 Ivi, p. 23.

momento in cui crede che Rino sia responsabile della morte della compagna di scuola Fabiana. Significativo , per, il fatto che il pentimento di Cristiano per un cos grave j'accuse avvenga in chiesa, urlato come un atto di dolore:
Si alz e url non stato mio padre! . Ma nessuno lo sent 1 4

D'altro canto, proprio Cristiano il motivo per cui Rino cerca di evitare di trasgredire la legge e di adottare comportamenti sopra le righe, che possano allertare l'assistenza sociale; lui, insomma, la coscienza di Zena. Per amore del figlio, infatti, Rino rinuncia al colpo al bancomat a lungo pianificato da Danilo, lasciando l'amico solo nel suo delirio allorquando comprende che per le sue paranoie non c' soluzione. Per contro, Rino non abbandona Quattro Formaggi nemmeno nel tragico momento dell'omicidio, pur condannando il folle gesto dell'amico con la fermezza furibonda che lo contraddistingue. Infine - e si tratta, forse, della prova pi ragguardevole di forza d'animoRino affronta con un sorrisetto falso e [] con la gentilezza di un lord15 le due visite mensili d e l l ' a s s i s t e n t e s o c i a l e Tr e c c a , u n u o m o c h e , a d o n t a del proprio ruolo, in grado di impartire ben pochi insegnamenti di morale a Rino, come si vedr a breve.

II.3 La (in)coscienza civile di Beppe L 'incontr o tr a Bepp e Trecca e il lettor e avviene in un modo tutt'altro che casuale: sin dall'ingresso in scena, infatti l'assistente sociale del paesino di
14 Ivi, p. 339. 15 Ivi, p. 87.

Va r r a n o , d o v e a m b i e n t a t o i l r o m a n z o , c o l t o a bere whiskey alla fermata di un semaforo:


Spense l'autoradio, si ferm al semaforo e aspettando il verde apr la ventiquattr'ore. Dentro c'era una bottiglia di Ballantine's. Si guard intorno e ci si attacc, ne bevve un sorso e la richiuse nella valigetta 1 6

Eloquente, in particolar modo, la gestualit dell'assistente sociale: prima di accostare le labbra alla bottiglia, egli si mostra estremamente guardingo, quasi timoroso di essere sorpreso da sguardi indiscreti a dedicarsi al proprio vizio. Il lettore ha, dunque, gi la possibilit di formulare un primo giudizio sul personaggio che ha di fronte: un uomo chiamato a celare le proprie debolezze con l'ipocrisia e il buonismo, dato il ruolo sociale che ricopre. La scena assume un peso ancor maggiore se si considera che Beppe beve durante il tragitto verso casa Zena, ove richiesta la propria competenza per aiutare Rino a gestire la propria dipendenza da superalcolici per il bene del figlio. Grottesco , dunque, l'effetto prodotto dal sermone con cui Beppe riprende l'alcolista Rino in merito all'indecenza del suo vizio e su quali conseguenze negative pu avere questa abitudine sui rapporti familiari, lavorativi e sociali 17; si tratta di un discorso che trascende ogni ragionevole aspettativa circa la doppiezza di Beppe, soprattutto alla luce del gesto simbolico cui l'assistente costringe il padrone di casa. Il bicchiere di whiskey offerto a Rino, pur vincolato alla promessa che rappresenti l'ultimo goccio d'alcool bevuto dall'uomo sino alla prossima visita, appare come un pretesto evidente per dare sfogo al proprio vizio.
16 Ivi, p. 83. 17 Ivi, p. 87.

Anche in questo caso, l'alcool sembra la risposta del personaggio agli eventi luttuosi in ambito familiare che ha subito in passato: il riferimento alla morte di cancro della madre dell'assistente sociale, sopraggiunta senza che suo figlio le tenesse la 18 mano . Beppe era, infatti, partito per una vacanza in Egitto, incurante dello stato di salute della madre; una simile decisione, per, si presto mutata in rimorso per Beppe, che da allora aveva smesso di dormire e aveva cominciato a bere per cercare di dimenticare19. L a s c e l t a p a s s a t a d i Tr e c c a , o l t r e a g i u s t i f i c a r e i n qualche modo la sua miseria presente, costituisce, per, un'utile chiave di lettura dello sviluppo futuro delle sue vicende: l'assistente sociale, infatti, dopo aver investito un extracomunitario, pur dopo mille ripensamenti, decide di fermarsi a soccorrerlo, mostrando di aver maturato un prezioso insegnamento dall'abbandono della madre. E' pur vero che l'incidente giunge al termine di una serata durante la quale Beppe non si era comportato in maniera irreprensibile, seducendo Ida, la moglie del suo migliore amico Mario. La 'provvidenza' ammanitiana dimostra, tuttavia, di agire in modi imperscrutabili, premiando, a sorpresa, una persona dalla condotta discutibile ma animata da buona volont, oltre che dall'intento di riparare ai propri errori. Ecco, dunque, l'idea narrativa del voto, citazione manzoniana che arricchisce il rovello interiore di Beppe di un principio di crisi mistica: in modo analogo alla L u c i a d e i P ro m e s s i S p o s i , B e p p e s i d i b a t t e t r a i l coronamento dei propri sogni d'amore con Ida e il rispetto della sacert del giuramento pronunciato dinanzi a Dio. L'esito del dissidio non pu che essere a favore della componente egoistica e materiale di Beppe; ben poco credibili risultano i
18 Ivi, p. 228. 19 Ivi, p. 86.

giorni di insonnia, ansie ed isolamento vissuti dall'assistente, imputabili alla debilitazione conseguente all'influenza piuttosto che ad un autentica crisi spirituale e di coscienza. Beppe opta, in sostanza, per il solo tipo di amore mistico che ritiene autentico, quale quello esperito per sua stessa ammissione con Ida. A Trecca, del r est o, quest i t ent ennam ent i sono facilmente perdonati: il lettore impara ad apprezzare gli sforzi dell'assistente sociale, comprendendo le difficolt che il personaggio incontra quotidianamente in un ruolo inadeguato alla sua scarsa fibra morale. Proprio alla luce di ci il suo maldestro tentativo di supplire alla figura paterna di Cristiano mentre Rino in coma, pur con gli alti e bassi della situazione, costituisce un saggio del senso pratico di Beppe, capace di superare qualsiasi perplessit in uno slancio di ritrovata umanit. P i i n g e n e r a l e , a s a l v a r e Tr e c c a l a p r e s a d i (in)coscienza di essere, con i suoi sbagli, il suo passato e le sue forze, il solo artefice del proprio destino:
Non c'era stato nessun miracolo. E se non c'era stato non c'era nessun voto. Se si sbagliava e doveva pagare per essere felice, avrebbe pagato. 2 0

E' questa assunzione di responsabilit a chiudere i conti con Dio21 e a concludere in maniera circolare il processo di formazione di Beppe, avvicinandolo idealmente da un lato alle simpatie del lettore, dall'altro al sospirato ricongiungimento con l'amata.

20 Ivi, p. 329. 21 Ivi, p. 330.

I I . 4 Q u a t t ro F o r m a g g i e u n ' e s i s t e n z a a i c o n f i n i d e l l a re a l t Ulteriore percorso caratterizzato da un'ideale compiutezza ciclica quello che caratterizza il personaggio di Corrado Rumitz, detto Quattro Formaggi. Affetto da ritardo mentale, un amico fraterno di Rino e Danilo, perci accetta -seppur malvolentieri e passivamente- di prendere parte al dissennato progetto del colpo al bancomat di Va r r a n o . Va p r e c i s a t o , i n v i a p r e l i m i n a r e , c h e s e vero che l'uomo condivide con Danilo e Rino la convinzione velleitaria di un repentino ribaltamento della propria condizione economica e non solo legata all'esito positivo della rapina, appare evidente, nel corso del romanzo, che si tratti dell'unica similitudine riscontrabile tra Corrado e i suoi compagni di sventura. I voli pindarici e lo scollamento dalla realt in Quattro Formaggi non sono, infatti, determinati dai fumi dell'alcool, in preda ai quali si trovano il pi delle volte Rino e Danilo. La particolare condizione di alterazione dello stato di coscienza pressoch permanente di cui soffre Corrado , infatti, imputabile alla meningite contratta da piccolo e, in misura maggiore, ad un incidente di pesca occorsogli da adolescente, a causa del quale gli erano rimasti spasmi al collo e alla bocca e una gamba matta a cui ogni tanto doveva mollare un pugno per risvegliarla22. Sta di fatto che, se vero che, per un curioso contrapasso, l'alcool non gli faceva effetto 23 tanto che in vita sua Cristiano non l'aveva mai visto ubriaco 24, Quattro Formaggi non certamente per questo pi affidabile dei propri amici.
22 N.Ammaniti, Come Dio comanda, Mondadori, Milano 2006, p. 19. 23 Ivi, p 58. 24 Ibidem.

Al contrario, egli - gi di per s incline a voli pindarici che lo allontanano dal passato di solitudine e derisione e da un non meno roseo presente di miseria perde definitivamente il controllo della propria esistenza nel momento in cui scambia - o meglio giustifica- lo stupro e l'assassinio della quattordicenne Fabiana da lui compiuto come parte di un progetto divino dai contorni imperscrutabili che lo vede protagonista. La dinamica dei misfatti compiuti dall'uomo, come lecito attendersi, segue una logica sui generis, quale quella dell'alienato Quattro Formaggi, che resta colpito dall'avvenenza di una compagna di classe di Cristiano e perci brama di farla sua ad ogni costo. I sintomi che avverte alla vista della giovane non sono propriamente incoraggianti e gi lasciano presagire l'esito nefasto:
Quattro Formaggi sent ribollire il sangue che gli circolava nelle orecchie, nelle viscere, tra le gambe. Prese a darsi dei pugni sulla coscia 2 5

E' interessante notare, in particolare, come l'uomo si tempesti di pugni la gamba, come a cercare di tenere a freno il proprio lato oscuro e, con esso, i cattivi propositi che lo animano. Per Corrado, infatti, quella non semplicemente una giovane avvenente vestita in modo provocante: quella biondina sullo scooter era cos uguale a Ramona che forse era proprio lei. 26 Il riferimento alla protagonista di un video hard che l'uomo custodisce gelosamente nella propria abitazione e che ha visionato a tal punto da usurarne la pellicola, tanto da penetrargli nell'immaginario. Poco importa, duque, se Ramona era americana ed aveva molte pi tette27: poteva liberarsi della sua ossessione
25 Ivi, p. 145. 26 Ivi, p. 41. 27 Ibidem.

solo replicando con Fabiana/Ramona la scena della masturbazione - una delle sue preferite nel film- , cui pure la ragazza non era nuova. Quattro Formaggi aveva, infatti, spiato Fabiana mentre si appartava c o n Te k k e n a l p a r c o p u b b l i c o d i Va r r a n o e l a s c e n a gli si era piantata come la scheggia di una granata nel cervello28. L'episodio contribuisce a far sfumare ulteriormente il confine tra realt e finzione nella mente gi confusa di Quattro Formaggi; dopo un inseguimento a b o r d o d e l s u o s c o o t e r, C o r r a d o t e n d e u n a g g u a t o nel bosco a Fabiana: da allora egli chiama la giovane Ramona, e cos continuer a nominarla per tutto il romanzo. Come la violenza sessuale esiti in omicidio, Ammaniti non lo illustra esplicitamente: si documentano, piuttosto, i tentativi disperati di comunicazione fisica tra vittima e carnefice, l'una quasi pi mortificata dell'altro. Sta di fatto che Corrado non riesce a spiegarsi il motivo per il quale non provi eccitazione sessuale nella prospettiva dell'imminente realizzazione delle sue fantasie. Si pu obiettare che egli non si giovi del ricordo delle angherie subite da giovane in collegio, dove veniva preso per il culo da tutti, torturato, umiliato, comandato a bacchetta sotto gli occhi indifferenti dei preti29, in balia com'era della derisione e della prepotenza dei coetanei, sino al giorno in cui Rino intervenne in sua difesa. Corrado, insomma, proprio come Fabiana, vive prigioniero dell'equivoco legato alla banalizzazione della sua personalit in base al proprio aspetto: la gente, osservando l'uomo, portata a formulare univocamente un inappellabile giudizio di compassionevole disprezzo per la sua andatura, il suo vestire stravagante, il suo portamento trasandato e i suoi tic nervosi, chiari indizi di ritardo mentale. Lungi dal provare
28 Ibidem. 29 Ivi, p. 114.

compassione per una creatura indifesa e dal rivedersi in lei, accomunato com' dalla squalificazione subita a mero oggetto -al pari di quelli che adora assommare nel presepe custodito gelosamente nella propria abitazione-, Quattro Formaggi addebita la propria insoddisfazone alla sua vittima, scaricando su di essa anni di frustrazioni, visto che da un lato gli faceva tanta pena, gli dispiaceva, dall'altra provava piacere nel vederla soffrire.30 Risulta quasi impossibile comparare una cos efferata deliberazione, partorita dalla lucida follia di Corrado, con il delirio messianico che invade Danilo nella notte tempestosa del colpo, oppure con la temporanea crisi spirituale che sconvolge Beppe Tr ecca dopo l 'i nvest i m ent o del l 'ext r acom uni t ar i o e il conseguente pronunciamento del voto. Danilo Aprea, infatti, non poteva dire che la sbronza fosse passata31 quando ha cercato di mettersi al volante della sua Alfa per sfondare il bancomat; il ritrovamento delle chiavi della sua vettura gli appare, inoltre, un miracolo in piena regola 32 solo dopo aver bevuto d'un fiato un terzo di una bottiglia di liquore al caff, mentre identifica una giovane coppia di ritorno dalla discoteca, appartatasi nel garage condominiale, come angeli inviati dal Signore.33 Incontestabile anche lo stato di incoscienza in cui si t r ova Tr ecca al m om ent o del vot o e nei gi or ni immediatamente successivi. L'uomo ancora confuso ed eccitato per il rapporto [...] mistico 34 consumato con Ida nel momento del misfatto; superata la tentazione di fuggire instillatagli da un passante, si rivolge disperato al cielo promettendo
30 Ivi, p. 156. 31 Ivi, p. 183. 32 Ivi, p. 194. 33 Ivi, p. 200. 34 Ivi, p. 208.

che avrebbe rinunciato al suo amore se l'extracomunitario fosse rimasto in vita. La mattina seguente Beppe saldo nella convinzione che l'uomo sia tornato dal mondo dei morti grazie alla sua preghiera35, tuttavia il fatto che sia febbricitante per gli sforzi compiuti sotto la pioggia della sera scorsa costituisce un indizio pi che sufficiente riguardo le reali intenzioni dell'uomo. Prova ne sia il pentimento, seppur dopo un primo momento di sollievo ed euforia, per la decisione del voto, vissuto come una promessa estorta in un momento critico sino alla sua rottura, implicitamente accennata da Ammaniti nel finale. Se un punto di incidenza tra le drammatiche vicende parallele di Danilo e Quattro Formaggi si pu ravvisare, esso consiste nella voce che esorta entrambi i personaggi all'azione. Esso rende credibile agli occhi di Corrado e Danilo una prospettiva di salvezza, di riscatto e, addirittura, di notoriet a dir poco illusoria, bench si tratti di un interlocutore immaginario. Si tratta della voce dei media audiovisivi, proiezione dei modelli di successo e felicit che incarnano la parte pi audace e realizzata dei propri spettatori: non sorprenda, dunque, la fiducia che in questo falso profeta ripongono i due personaggi - pur sempre un alcolizzato cronico ed un malato mentale- e a causa della quale vanno incontro- unici tra i personaggi principali- al proprio destino di morte. Il genio malvagio di Quattro Formaggi Bob, personaggio del suo video a luci rosse preferito che viene descritto come una voce cavernosa che gli abitava dentro36. Bob diviene la sua guida nel frangente dell'inseguimento di Fabiana, perci induce Corrado a interpretare come segnali di lusinga nei suoi confronti ogni mossa della sventurata ragazza, primo fra tutti il fatto che la
35 Ivi, p. 246. 36 Ivi, p. 41.

giovane avesse preso un sentiero di campagna anzich svoltare per la tangenziale, al fine di appartarsi con lui nel folto della vegetazione, come avviene nel suo film adorato; l'uomo dal canto suo gli crede ciecamente, tanto da affermare che s e lei non avesse preso la strada nel bosco tutto questo non sarebbe successo37. Danilo, invece, si lascia sedurre dall'epifania, quasi esoterica del soggetto del quadro acquistato, il pagliaccio scalatore:
Le pennellate celesti della televisione, attraverso la porta, tingevano il soffitto sopra il letto. Era strano, ma tra le chiazze azzurrine gli sembrava emergesse una macchia scura che aveva una forma umana 3 8

La voce del clown spinge definitivamente Danilo verso il punto di non ritorno: la figura immaginaria l o s p r o n a , i n f a t t i , a c h i a m a r e l ' e x m o g l i e Te r e s a n e l cuore della notte, ma durante la conversazione telefonica Danilo apprende che la donna aspetta un figlio da un altro uomo. Lo incita, dunque, a fare il colpo da solo[...] subito39, dal momento che il furto avrebbe costituito il lasciapassare per quella sicurezza economica che mai prima di allora era stato in grado di garantire alla donna. In entrambi i casi, le battute con cui questo interlocutore si rivolge al proprio 'adepto' sono contrassegnate dall'autore con le parentesi tonde, in modo da evidenziare in modo esplicito la natura fantastica e surreale del colloquio, quasi fosse un soliloquio, il cui protagonista non fa che cercare in una proiezione esterna l'audacia necessaria per azioni di cui non sarebbe capace, se fosse cosciente. La natura intermittente della propria consapevolezza costituisce, appunto, il debole di Quattro Formaggi; vissuto sempre sotto l'egida di un protettore, egli si
37 Ivi, p. 180. 38 Ivi, p. 172. 39 Ivi, p. 180.

smarrisce una volta venuta meno la preziosa guida spirituale di Rino. Ammutolitasi, poi, anche la voce del boscaiolo Bob dopo l'omicidio, sempre pi frastornato, Corrado finisce col credersi parte di un grandioso quanto oscuro progetto divino. In un momento di apparente lucidit, infatti, Quattro Formaggi cerca di inquadrare gli avvenimenti dei giorni precedenti:
Dio lo aveva soccorso e lo aveva condotto per mano durante la tempesta, gli aveva messo davanti Ramona, aveva fulminato Rino, gli aveva rivelato a che cosa serviva la morte della ragazza 40

Corrado aveva, in sostanza, realizzato che l'assassinio della ragazza causato, in realt da un proprio raptus di follia- fosse stato preordinato allo scopo di rendere completo il maestoso progetto del presepe di soldatini, animali di plastica, dinosauri, pastori, macchinine, carri armati, robot e 41 bambole cui lavorava segretamente da anni: per renderlo completo, doveva tornare nel bosco, prendere il corpo della biondina e metterlo nel presepe. [...] Dio lo avrebbe aiutato42 Nel dare compimento al disegno divino, Quattro Formaggi mostra i suoi due volti, quello di uomo solerte e di buona volont, che non ti diceva mai di no43 e quello di mostro della porta accanto, in grado di tradire e abbandonare i suoi unici affetti a sangue freddo e senza ritegno. Corrado, infatti, al piano per lo stupro, poi degenerato in omicidio, fa seguire una macchinazione non meno malefica: il tentativo di incolpare Rino, il migliore amico, indifeso e in coma, dell'accaduto, premurandosi, a tale scopo, di
40 41 42 43 Ivi, p. 266. Ivi, p. 20. Ivi, p. 253. Ivi, p. 59.

lasciare la radio del furgone di Rino acceso per attirare l'attenzione dei passanti. Non ancora soddisfatto, Quattro Formaggi manifesta l'intenzione di uccidere l'amico fraterno, il quale si opponeva al volere di Dio 44 poich minacciava, una volta risvegliatosi, di metterlo con una denuncia di fronte alle proprie responsabilit. L'uomo, tuttavia, non lesina prove, per cos dire, di candore e buona fede nell'affidarsi a quella che percepisce come una volont superiore. In primo luogo, sopporta come un martire le ferite patite nella colluttazione con Fabiana, ritenendole veicolo di espiazione e di purificazione , come il fuoco che gli ardeva nella spalla,[...] segno che Dio era con l u i 4 5 . I n o l t r e , C o r r a d o p r e s t a f e d e a R i k y, u n ciarlatano che approfitta di lui e gli sottrae i risparmi spacciando per miracoloso un crocifisso arrugginito; lo sventurato non nutre, infatti, il minimo dubbio sul fatto che si tratti del messaggero che gli avrebbe detto tutto e gli avrebbe sciolto il garbuglio che aveva in testa 46. Quest'ultima deliberazione, per, pi che costituire l'allineamento ad un chiaro segnale della volont divina, corrisponde a un disperato tentativo di rimettersi in contatto con essa, dal momento che l'incontro con Riky avviene mentre Quattro Formaggi con il suo nasone all'aria stava chiedendo a Dio cosa fare, ma Dio non gli rispondeva pi47. Per Corrado, divenuto, intanto, l'Uomo delle Carogne, il punto di svolta: rimasto solo dinanzi alla inesorabile marcescenza del proprio corpo e alla tragica desolazione per i propri misfatti, si ravvede assumendosi finalmente la responsabilit
44 45 46 47 Ivi, p. 276. Ivi, p. 257. Ivi, p. 270. Ivi, p. 266.

delle proprie azioni. Cosa aveva guidato sin l la sua mano scellerata? L'Uomo delle Carogne conosceva la risposta. La sua testa. 48 Il compimento della redenzione di Corrado passa attraverso il sacrificio della sua vita: impiccandosi sopra il presepe, egli porta a compimento la propria redenzione, insieme riconoscimento delle proprie colpe e affrancamento da qualsiasi alibi e protezione, in nome del conseguimento di un supremo libero arbitrio:
Rimase sospeso sopra i pastori, i soldatini, gli animali di plastica e le montagne di cartapesta. Come Dio 4 9 .

II.6 Cristiano e la lezione dell'empatia Nello scenario sin qui descritto, la figura di Cristiano Zena sembra apparentemente fuori posto, vittima suo malgrado di un contesto violento e degradato. La sua marginalit deriva, in effetti, pi che da responsabilit personali, dalla crescita all'interno di un ambiente difficile, caratterizzato dall'assenza di una figura materna e dal rapporto conflittuale con il padre, uomo premuroso ma violento, alcolizzato e dai modi bruschi. Cristiano risente, perci, della carenza affettiva materna e della mancata risoluzione del conflitto edipico con il padre, di conseguenza matura nei confronti di quest'ultimo un profondo senso di inadeguatezza sia emotiva che fisica. Ammaniti, infatti, descrive il giovane come un ragazzino esile, alto per i suoi tredici anni, con i polsi e le caviglie sottili, le mani lunghe e scheletriche e il quarantaquattro di piede 50; per
48 Ivi, p. 335. 49 Ibidem. 50 Ivi, p. 5.

contro, la fisionomia del padre, caratterizzata com' dalla mascella squadrata, [...] un sacco di muscoli ben definiti [] e il filo spinato tatuato intorno al bicipite51 gi basterebbe a rendere l'idea di mascolinit rozza che il figlio aspira invano ad incarnare. A ci si aggiunga un complesso relativo alla forza fisica del padre, capace di ispirargli una profonda soggezione persino negli sport, nei quali Cristiano perdeva sempre con suo padre. A tiro al bersaglio. A braccio di ferro. A tutto 52. La peculiarit che, per, contraddistingue l'indole del ragazzo l'assoluta mancanza di empatia. Lo testimonia l'episodio dell'uccisione a sangue freddo del cane di Castardin che lo vede coinvolto in apertura di romanzo: inviato in piena notte dal padre a sparare all'animale, colpevole di disturbarne il sonno, Cristiano obbed con noncuranza. Il ragazzo rinunci a priori all'opportunit di risolvere la questione liberando l'animale, che abbaiava incessatemente in quanto si era aggrovigliato come un salame nella lunga catena che gli doveva permettere di muoversi lungo il perimetro del capannone; per di pi, freddato il cane con la pistola paterna, Cristiano si sofferm a contemplarlo ma il cadavere non gli faceva pena53. Non risulta, poi, meno impietoso nei confronti di due persone a lui familiari, entrambe scomparse tragicamente: la sua compagna di classe Fabiana e l'amico del padre, Danilo. Se la reazione del ragazzo alla notizia della morte dell'uomo appare eccessiva, quasi rabbiosa (non gliene fregava proprio un cazzo che Danilo, il suo zio adottivo, quel ciccione di Danilo, fosse morto schiantato
51 Ivi, p. 23. 52 Ivi, p. 63. 53 Ivi, p. 29.

contro un muro54), viceversa dopo lo sgomento iniziale dovuto al ritrovamento del cadavere della coetanea, non prova nemmeno pena per lei55. Al contrario, si dedica ad un'accurata pulizia del cadavere che elimini le prove che crede suo padre vi abbia disseminato. Atteggiamenti quasi disumani, quelli di Cristiano, dettati da una chiusura ermetica nei confronti della realt circostante e dalla difesa strenua e leale di una ristretta cerchia di affetti. Non si tratta, tuttavia, di crudelt gratuita ed irreversibile, poich, per ammissione dello stesso Rino, al figlio manca la cattiveria56; prove, anzi, come quelle dell'uccisione del cane di Castardin o del r e g o l a m e n t o d i c o n t i c o n Te k k e n , a l t r o n o n s o n o c h e scoppi d'ira controllati, ad orologeria, provocati ad arte da Rino per temprare il carattere di Cristiano. Pi che le premure del padre, sono le prove che costretto ad affrontare Cristiano a provocarne la precoce maturazione e la definitiva redenzione: esperienze drammatiche come il soccorso al padre e il conseguente occultamento del cadavere di Fabiana portano il ragazzo ad una valutazione gradualmente meno soggettiva e preconcetta della realt, grazie ad un'inattesa apertura ai sentimenti altrui. Nel prestare soccorso al padre in coma, in particolare, Cristiano sembra percorrere le stazioni di una personalissima via Crucis; allo sbando e in preda ad un'eccitazione febbrile, il ragazzo cade tre, anzi quattro volte sotto il peso dell'immane responsabilit di cui si fa carico, in maniera non solo metaforica. Una prima volta, infatti, Cristiano precipita dalle scale di casa nel tentativo di raggiungere nel pi breve tempo possibile il padre, dopo aver smesso di saltellare avanti e indietro nel
54 Ivi, p. 305. 55 Ivi, p. 287. 56 Ivi, p. 106.

soggiorno senza riuscire a capire cosa doveva fare57; anche nella seconda circostanza la fretta lo condiziona, al punto tale da perdere il controllo della propria bici sull'asfalto bagnato. La terza caduta, invece, si verifica nel momento in cui raggiunge il padre nel bosco e ne illumina con una torcia elettrica il volto riverso nel fango; la quarta, infine, ha luogo ancora nel bosco e porta Cristiano a planare sul corpo senza vita di Fabiana, nel tentativo di guadagnare l'accesso alla strada per chiamare i soccorsi. Durante questi sforzi sovrumani, il ragazzo d prova di resistenza fisica e di forza d'animo non comuni per un tredicenne: per amore del padre egli non esita a percorrere chilometri in bici in condizioni atmosferiche avverse, addentrandosi in un fitto bosco nel cuore della notte e mantenendo il controllo alla vista del padre privo di sensi e della coetanea morta. Che la notte turbolenta abbia generato un cambiamento in Cristiano, lo si nota quando il ragazzo, che solitamente piuttosto che piangere si sarebbe strappato gli occhi dalle orbite58, quando scorge segnali vitali nel corpo del padre, lo abbraccia e singhiozzando prende a dargli pugni sul petto 59. Non un caso che lo stesso autore esplicitamente indichi per Cristiano il momento in cui si portarono via suo padre su una lettiga come quello che cambi la sua esistenza60, ovvero il punto di partenza per la sua redenzione. Per Cristiano giunto finalmente il momento di capire cosa vuol dire soffrire ed essere compassionevole 61: una simile lezione, destinata a restare indelebile nella mente del tredicenne, culmina con il pianto
57 58 59 60 61 Ivi, p. 212. Ivi, p. 61. Ivi, p. 230. Ivi, p 239. Ivi, p 323.

catartico durante la celebrazione del funerale di Fabiana:


Cristiano rimase seduto, piangeva in silenzio e rotto dai singhiozzi riusciva a malapena a respirare. Sono un mostro, un mostro. Come aveva fatto a trascinare il corpo di Fabiana imbrattato di sangue senza provare nessuna pena? Come aveva fatto a vivere quei giorni senza sentire vergogna? Senza pensare di avere distrutto una famiglia? Dove aveva trovato la forza per pulire il cadavere senza nessun rimorso? Perch era riuscito a fare tutto questo? Perch sono un mostro e non merito perdono. 6 2

Il giovane, rivedendo se stesso in stato di trance intento a occultare il cadavere come un qualsiasi, disprezzabile oggetto, prova profonda vergogna e sincero pentimento, ma, soprattutto, approda non senza fatica all'empatia verso l'altro. Per Cristiano, dal giorno del ricovero del padre il mondo cambi e la sua esistenza divenne importante, dsegna di essere raccontata 63: l'ingresso nell'et adulta, nel mondo della responsabilit e del discernimento del bene e del male. Cristiano non vi giunge impreparato, dal momento che porta con s gli insegnamenti di Rino, che sapeva quello che era giusto e quello che era sbagliato64. In questo particolare differiscono, perci, l'importanza e il rilievo dei gesti di pietas filiale di Cristiano rispetto al tipo di notoriet vanamente inseguito da un ormai invasato Quattro Formaggi, allorquando si prodiga a dare seguito al contorto piano divino che lo vede protagonista. La condotta di Cristiano esaurisce la sua importanza nella salvaguardia di un legame discusso e discutibile dal giudizio altrui, attraverso il ricorso a forze sovrumane ed insospettabili in un
62 Ivi, p 333. 63 Ivi, p 239. 64 Ivi, p. 336.

tredicenne; viceversa, il progetto dell'Uomo delle Carogne votato allo scacco poich consiste in un mero tentativo di balzare agli onori della cronaca nera, ricerca di un primato altezzoso quale forma di rivalsa della prevaricazione e dello scherno subiti dal giudizio altrui, cui l'uomo attribuisce un'importanza tutt'altro che secondaria rispetto alla missione stessa. II.5 La lezione di Ammaniti: non un Paese per sognatori Come si avuto modo di constatare - e come spesso accade nei romanzi di Ammaniti-, anche in Come Dio comanda impossibile operare una distinzione manichea tra buoni e cattivi, protagonisti e antagonisti: il passato turbolento e, in egual misura, il libero arbitrio, plasmano la personalit dei personaggi, destinandoli alla salvezza o alla rovina. E di destino favorevole o avverso, di Dio e provvidenza parlano anzi, a tratti, sproloquiano di frequente i protagonisti della vicenda, allorch perdono qualsiasi forma di contatto con la realt a vantaggio di un utopistico rinsaldamento tra il mondo che vorrebbero vivere e quello che sono quotidianamente costretti ad affrontare. E' qui che occorre operare un distinguo: Rino, pur con tutti i suoi difetti, gode sempre di una chiara visione d'insieme del reale. La responsabilit di un figlio impedisce a Rino di disancorarsi dalla realt, negandogli i voli pindarici propri di Danilo o le crisi mistiche -pur con biglietto di ritorno- di Beppe. Per questa ragione a Zena riesce di salvarsi, seppur al termine di un percorso tortuoso; egli, infatti, comprende il proprio ruolo di padre e di Padreterno per Cristiano, accettandolo a scapito di qualsiasi velleit di rinascita e di riscatto economico e sociale.

Questa la lezione di Come Dio comanda, definibile come un romanzo di formazione sui generis se vero che tutti i racconti cannibali possono essere letti come storie di redenzione65: nell'epilogo, dunque, si estrinseca la lectio ammanitiana: un chiaro messaggio che, ad onta della critica, per cui si tratta di un finale, pi che aperto, irrisolto 66 premia il pragmatismo e l'onest con se stessi contro qualsiasi forma di volo pindarico e di scollamento dalla realt, pi o meno alcolico. La scelta di Zena si rivela premiante, mentre la stessa condotta a condannare i suoi compagni di avventura ad un brusco risveglio nel caso di Beppe, nonch ad una fine rovinosa e miserevole per Danilo.

65 G. Mozzi, Istruzioni per scrivere un racconto cannibale (1996) in Lezioni di scrittura, Fernandel, Ravenna 2001 66 F. Ottaviani, Ammaniti, un romanzo da funzionario editoriale, ne il Giornale 28 ottobre 2006