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Microeconomia Forme di Mercato

Appunti di lezione.
Gianluca Cassese
Dipartimento di Statistica - Universit` a Milano Bicocca,
Edificio U7, stanza 239
E-mail address: gianluca.cassese@unimib.it
c _ Dipartimento di Statistica Universit`a Milano Bicocca
Indice
List of Figures vii
Calendario delle lezioni ix
Prefazione xi
Parte 1. Comportamento individuale 1
Capitolo 1. Preferenze, scelta e domanda 3
1.1. Introduzione 3
1.2. Preferenze 3
1.3. Assiomi 4
1.4. La rappresentazione numerica delle preferenze 6
Esercizi 9
Soluzioni 10
Capitolo 2. Domanda indivuale 11
2.1. Il consumatore 11
2.2. Massimizzazione dei protti 15
2.3. Minimizzazione dei costi 16
Esercizi 17
Soluzioni 18
Parte 2. Il Mercato 21
Capitolo 3. Equilibrio di mercato: concorrenza perfetta 23
3.1. Il modello competitivo 23
3.2. Il fallimento della concorrenza 26
Capitolo 4. Equilibrio di mercato: il monopolio 27
4.1. Il modello monopolistico 27
4.2. Unapplicazione: il modello Klein-Monti 28
4.3. La sopravvivenza dei monopoli 33
4.4. Discriminazione dei prezzi 34
Esercizi 38
Soluzioni 39
Parte 3. Oligopolio 43
iii
iv INDICE
Capitolo 5. Cournot 45
5.1. Il modello 45
5.2. I limiti alla capacit`a produttiva 47
Esercizi 49
Soluzioni 52
Capitolo 6. Stackelberg 55
6.1. Variazioni congetturali 56
Esercizi 58
Soluzioni 60
Capitolo 7. Bertrand 63
7.1. Il modello 63
7.2. I vincoli alla capacit`a produttiva 64
7.3. La scelta della capacit`a 66
Esercizi 67
Soluzioni 69
Capitolo 8. Hotelling 71
8.1. Il modello 71
8.2. La strategia di prezzo 72
8.3. La strategia della qualit`a 73
8.4. Collusione 74
8.5. La localizzazione pura 75
8.6. Molte imprese 75
Esercizi 77
Soluzioni 79
Capitolo 9. La dierenziazione dei prodotti 81
9.1. Il modello di Dixit e Stiglitz 81
9.2. Il modello di Shaked e Sutton 82
Parte 4. Cartelli e Collusione 85
Capitolo 10. La collusione 87
10.1. Il modello base 87
10.2. La fragilit`a dei cartelli 89
10.3. La fragilit`a dei cartelli nel modello lineare 91
10.4. Collusione multiperiodale 91
Esercizi 94
Parte 5. Il lungo periodo 97
10.5. Ricapitolazione del modello lineare 98
Parte 6. Lentrata sul mercato 99
INDICE v
Capitolo 11. I mercati contendibili 101
11.1. La contendibilit`a 101
11.2. Le strategie 102
11.3. Le barriere strategiche allentrata 103
Bibliograa 105
List of Figures
3.1 La determinazione della quantit`a prodotta in concorrenza perfetta 23
3.2 Geometria dei costi 25
3.3 Modello lineare e concorrenza perfetta 26
4.1 La determinazione della quantit`a prodotta in monopolio 28
4.2 La discriminazione dei prezzi 36
4.3 La domanda lineare 40
6.1 Equilibri di Cournot, Fusione e Stackelberg 61
7.1 Lequilibrio del mercato 70
8.1 La minimizzazione del massimo di due funzioni 74
vii
Calendario delle lezioni
Giorno Data Orario Aula Argomento
Luned` 24/11 8:30 - 10:30 U9 - 9 Introduzione. Preferenze e scelta
Marted` 25/11 14:30 - 16:30 U7 - 12 Preferenze, scelta e funzione di utilit`a
Mercoled` 26/11 8:30 - 10:30 U7 - 12 Funzione di domanda individuale e sue propriet`a
Gioved` 27/11 13:30 - 16:30 U7 - 12 Utilit`a indiretta, funzione di spesa e funzione di protto
Luned` 1/12 8:30 - 10:30 U9 - 9 Equilibrio di mercato: concorrrenza
Marted` 2/12 14:30 - 16:30 U7 - 12 Esercitazione
Mercoled` 3/12 8:30 - 10:30 U7 - 12 Equilibrio di mercato: monopolio
Gioved` 4/12 13:30 - 16:30 U7 - 12 Oligopolio e teoria dei giochi
Marted` 9/12 14:30 - 16:30 U7 - 12 Esercitazione
Mercoled` 10/12 8:30 - 10:30 U7 - 12 Oligopolio: Cournot
Gioved` 11/12 13:30 - 16:30 U7 - 12 Oligopolio: Stackelberg
Luned` 15/12 8:30 - 10:30 U9 - 9 Oligopolio: Bertrand
Marted` 16/12 14:30 - 16:30 U7 - 12 Esercitazione
Mercoled` 17/12 8:30 - 10:30 U7 - 12 Oligopolio: Hotelling
Gioved` 18/12 13:30 - 16:30 U7 - 12 Oligopolio: Hotelling
Luned` 22/12 8:30 - 10:30 U9 - 9 Oligopolio: Dierenziazione
Marted` 23/12 14:30 - 16:30 U7 - 12 Esercitazione
Mercoled` 7/1 8:30 - 10:30 U7 - 12 Oligopolio: Cartelli e stabilit`a
Gioved` 8/1 13:30 - 16:30 U7 - 12 Oligopolio: stabilit`a dinamica dei cartelli
Luned` 12/1 8:30 - 10:30 U9 - 9 Il lungo periodo
Marted` 13/1 14:30 - 16:30 U7 - 12 Esercitazione
Mercoled` 14/1 8:30 - 10:30 U7 - 12 La decisione di entrata
Gioved` 15/1 13:30 - 16:30 U7 - 12 I mercati contendibili
Luned` 19/1 8:30 - 10:30 U9 - 9 Esercitazione
Marted` 20/1 14:30 - 16:30 U7 - 12 Simulazione desame
Gioved` 22/1 13:30 - 16:30 U7 - 12 Ricevimento
Esame: lesame si svolger`a in forma scritta.
ix
Prefazione
In queste pagine ho raccolto, con laiuto di Valeria Gattai, gli appunti del corso di Microeconomia (Forme
di mercato) impartito al biennio del corso di laurea magistrale in Statistica dellUniversit`a di Milano-Bicocca
nellA.A. 2008-09.

E quanto mai opportuno specicare che si tratta di appunti di lezione e che sono stati
approntati esclusivamente allo scopo di fornire un adeguato supporto agli studenti. Non ho alcuna pretesa
di originalit`a se non nella scelta delle fonti dalle quali attingere. Luso di questi appunti non `e consentito
(ne consigliato) per altre nalit`a che la preparazione dellesame. Al contrario la segnalazione di qualsivoglia
errore, formale o materiale, sar`a accolta con grande gratitudine.
Chiunque, nonostante la lettura di queste note, avesse maturato un qualche interesse intellettuale per
gli argomenti del corso `e senzaltro incoraggiato ad approfondire gli argomenti trattati su qualcuno dei testi
riportati in bibliograa. Per la mia esperienza il testo di Kreps [3] `e forse quello pi` u completo e istruttivo,
sebbene indiscutibilmente molto prolisso. Il libro di Green, Mas-Colell e Whinston [1] `e indicato soprattutto
per chi prediliga un approccio pi` u formale e meno intuitivo di quello seguito da Kreps. Il manuale di Varian
[5] `e dei tre quello pi` u datato e pi` u semplice: si da gran risalto ai problemi della massimizzazione vincolata e
della dualit`a ma `e molto povero in tema di teoria dei giochi. Inne il volume di Polo [4] `e un libro monograco
dedicato alla teoria delloligopolio con un livello di formalizzazione molto contenuto ma un forte accento sugli
aspetti economici.
Una gran parte del limitato valore di questi appunti sta nel fatto che quasi tutti i capitoli sono corredati
con un piccolo nuero di esercizi. Lutilit`a degli esercizi sta da un lato nel fatto che essi forniscono una chiara
indicazione delle dicolt`a insite nellesame e unopportunit`a per prepararsi a dovere. Dallaltro, gli esercizi
sono spesso parte integrante del pogramma nel senso che forniscono lopportunit`a di approfondire alcuni
aspetti o di intRodurne altri. In ogni caso quelli che si trovano in queste note sono stati preparati da Valeria
Gattai a cui va tutta la mia riconoscenza per un tale apporto e per aver contribuito a migliorare almeno un
po il contenuto di queste pagine.
xi
Parte 1
Comportamento individuale
CAPITOLO 1
Preferenze, scelta e domanda
1.1. Introduzione
Nonostante la grande praticit`a di poter trattare le decisioni di un agente economico sulla base del
presupposto che egli disponga di una funzione di utilit`a, questa propriet`a risulta dicile da comprendere ed
ha, nella storia del pensiero economico, ingenerato la confusione che la teoria neoclassica si fondasse in modo
preponderante su di un tale presupposto. Una confusione analoga si `e generata a proposito della funzione di
produzione che `e spesso stata considerata un autentico a priori della teoria neoclassica dellimpresa senza
in realt`a esserlo.
La pi` u moderna teoria economica di ispirazione neoclassica, che si sviluppa ad opera di Arrow e Debreu,
ha mostrato come possa farsi a meno di supporre data una funzione di utilit`a o di produzione. Tali concetti
vengono infatti sostituiti da nozioni pi` u intuitive e generali quali quella di ordinamento di preferenza e
insieme delle possibiilit`a produttive, rispettivamente.
Nei prossimi paragra cercheremo di illustrare brevemente tali concetti e di sviluppare il loro contenuto
economico.
1.2. Preferenze
Come si `e detto la teoria neoclassica della scelta si basa su di un unico presupposto ossia che lindividuo
considerato di volta in volta il consumatore, limpresa, una data collettivit`a trovandosi di fronte a due
opzioni x, y tra tutte quelle idealmente disponibili, tratte cio`e da un insieme dato X, sappia decidere quale
preferisce. Possiamo immaginare che la relazione binaria ~ emerga da un test eettuato sottoponendo di
volta in volta ad un dato soggetto diverse coppie di alternative e registrando la preferenza dichiarata. In tal
caso la scrittura x ~ y `e un modo sintetico per dire che allintervistato `e stata sottoposta lalternativa tra x
e y ed egli ha scelto x.
Tuttavia potremmo trovarci di fronte a risposte che non possono essere classicate comodamente utiliz-
zando il criterio ~. In eetti possiamo pensare che lintervistato risponda dicendo che conosce bene x e y e
che le considera perfettamente equivalenti. Oppure potrebbe dire che non sa nulla di x e di y e che pertanto
non saprebbe assolutamente cosa scegliere. In tal caso dobbiamo concludere che y x (e che x y) il che
si scrive pi` u comodamente come x _ y. Questo `e un modo sintetico per scrivere che lintervistato, posto di
fronte alla scelta tra x e y non ha scartato x. Come abbiamo visto le ragioni potrebbero essere molteplici. Si
dice in tal caso che _ rappresenta un ordinamento di preferenza in senso debole. Nei casi visti nellesempio,
in cui in realt`a si ha tanto x _ y che y _ x scriviamo pi` u sinteticamente x y il che spesso si indica col dire
che lagente risulta indierente tra x e y.
Sebbene risulti perloppi` u equivalente descrivere le preferenze tramite lordinamento forte o quello debole,
una dierenza si coglie per`o nellinterpretazione del concetto di indierenza.
3
4 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
Consideriamo due opzioni, x e y, tra le quali il soggetto da noi intervistato non `e in grado di esprimere
alcuna preferenza, ossia non sa scegliere. In tal caso, da quel che si `e detto, dobbiamo concludere x y.
Tuttavia nel dire che lagente si dichiara indierente tra x e y vi `e una certa forzatura poiche dirsi indierente
implica comunque la capacit`a di comparare le due alternative mentre, nellescludere x ~ y e y ~ x, lagente
potrebbe intendere semplicemente di non essere in grado di dare nessuna valutazione relativa tra x e y. Si
noti infatti che vale necessariamente la propriet`a seguente:
(1.1) per ogni coppia x, y X si ha x _ y, oppure y _ x oppure entrambe
Ci si riferisce a questa propriet`a dicendo che lordinamento di prefenza debole _ `e completo, ossia che
si applica allintero insieme X delle scelte. Questa prima propriet`a di completezza non appartiene invece
allordinamento forte. Quali altre propriet` a possiamo ragionevolmente attenderci che siano soddisfatte?
1.3. Assiomi
La teoria economica ha suggerito di considerare queste condizioni relativamente allordinamento forte:
(S1) irriessivit`a: non esiste alcun x X tale che x ~ x
(S2) asimmetria: se x ~ y allora non pu`o aversi y ~ x
(S3) transitivit`a negativa: se x, y, z X e x ~ y allora o x ~ z o z ~ y.
Utilizzando come punto di partenza le preferenze in senso debole, si considerano in genere le seguenti
propriet`a (oltre alla completezza gi`a vista sopra):
(W1) riessivit`a: per ogni x X, x _ x
1
;
(W2) transitivit`a: z _ x e y _ z implicano y _ x
Quanto alla relazione di indierenza, essa soddisfa le medesime propriet`a di quella di preferenza debole,
ossia riessivit`a e transitivit`a (ma non completezza).
Evidentemente, ~ `e irriessiva se e solo se _ e sono riessive; la transitivit`a di _ equivale alla
transitivit`a negativa di ~. Si dice che e ~ rappresentino la parte simmetrica e la parte asimmetrica di _,
rispettivamente.
Queste restrizioni, comunemente indicate come assiomi del corrispondente sistema di preferenze, potreb-
bero a prima vista sembrare ovvie ma meritano comunque qualche commento. La prima condizione `e
tradizionalmente considerata una condizione di consistenza. Per comprenderla immaginiamo che essa sia
violata, ossia che vi sia unopzione di scelta x X tale che x ~ x. Questo signica, in termini del nostro
test immaginario, che abbiamo dato la medesima etichetta, x per lappunto, a due opzioni che il soggetto
in questione considera dierenti al punto da sancire una chiara preferenza per luna verso laltra. Questo
poterbbe ad esempio accadere se avessimo classicato due PC semplicemente come computersebbene i rel-
ativi processori appartengano a due generazioni dierenti. In altre parole, una violazione del primo assioma
indica che la classicazione delle scelte non corrisponde a quella formulata dal soggetto che `e chiamato a
scegliere e vi `e dunque una incongruenza tra i criteri di scelta eettivi e la nostra descrizione di essi.
1
Questa propriet`a `e in realt`a gi`a implicita nella completezza
1.3. ASSIOMI 5
La propriet`a di transitivit`a `e anchessa signicativa poiche garantisce che le preferenze espresse eettiva-
mente rappresentino un valido criterio di scelta. Immaginiamo che x, y, z X rappresentino una violazione
di tale assioma nel senso che x ~ y, y ~ z ma z ~ x. Si ha in tal caso un ciclo nelle preferenze: sottopo-
nendo di volta in volta una coppia di alternativa al nostro agente economico, ne ricveveremmo una risposta
sempre diversa tale che egli non sappia di fatto eettuare una scelta denitiva tra x, y e z.
Non `e dicile osservare nella realt`a una simile, paradossale situazione. Poniamo ad esempio che vi sia
una collettivit`a di tre agenti, a, b e c chiamati a scegliere tra tre opzioni, x, y e z ed aventi il seguente sistema
individuale di preferenze:
x y z
a 1 2 3
b 2 3 1
c 3 1 2
dove il numero indicato nella tabella corrisponde alla posizione relativa della opzione indicata in colonna
nellordinamento delle preferenze dellagente riportato sulla riga. Evidentemente, tale gruppo di individui si
trova in dicolt`a se deve votare secondo una procedura binaria. Infatti se la procedura prevede di votare
dapprima tra x e y e poi lopzione vincente contro z, si avr`a che alla prima votazione prevale y (poiche
ottiene i voti di a e di b), alla seconda prevale z che raccoglie i voti di a e c. Tuttavia se lordine di votazione
fosse stato y contro z e il vincente contro x nelle due votazioni sarebbero passate in sequenza le mozioni z e
x. Dunque, seguendo la prima procedura si approva lopzione z; seguendo al seconda, lopzione x. Due esiti
diversi per lo stesso insieme di alternative: il paradosso del voto maggioritario.
Lesempio chiarisce che violazioni dellultimo assioma, quello di transitivit`a, rendono difatto indecifrabile
il processo decisionale poiche le sole preferenze del decisore (nellesempio la collettivit`a) non sono sucienti
a produrre una decisione univoca. Questa situazione emerge molto frequentemente negli esempi tratti dalla
scienza politica e in particolare nelle teoria del voto. Un classico teorema che si deve ad Arrow aerma che
in una collettivit`a lunico sistema di voto che garantisca lassenza di cicli delle preferenze ed una serie di altre
propriet`a che qui non interessa discutere `e un sistema nel quale le decisioni sono prese da un solo agente, il
dittatore. Questo incredibile risultato di Arrow ha originato una vasta letteratura che si occupa, tra le altre
cose, di come debbano essere disegnate le istituzioni della Comunit`a Europea dopo lallargamento perche sia
garantita lecienza del processo decisionale.
Altre propriet`a vengono talvolta aggiunte a quelle gi`a viste. La pi` u accettabile sotto il prolo dellintuizione
economica `e la
monotonicit`a: x, y X e x y implicano x _ y
della quale esiste una versione forte:
monotonicit`a stretta: x, y X e x y e x ,= y implicano x ~ y
Spesso si utilizza un concetto ulteriore per la cui formulazione `e per`o necessario supporre che X sia uno
spazio normato
non saziet`a locale: se x X e > 0 allora esiste y X tale che |x y| e y ~ x.
6 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
Inoltre `e spesso conveniente introdurre anche propriet`a topologiche:
continuit`a: per ogni x X gli insiemi V
x
y X : y ~ x e V
x
y X : x ~ y sono aperti
in X.
Questultima propriet`a non ha una facile interpretazione economica, ma `e estremamente utile sotto il prolo
analitico, come vedremo.
1.4. La rappresentazione numerica delle preferenze
Certamente un modo assai semplice di rappresentare le preferenze `e quello di avere una scala numerica.
Se ad esempio le opzioni di scelta - ossia gli elementi di X - sono redditi o comunque hanno una immediata
quanticazione monetaria, allora `e semplice decidere sulla base del criterio del reddito maggiore. In generale,
possiamo chiederci se esista una funzione U : X R tale che
(1.1) x _ y se e solo se U(x) U(y), x, y X
Non `e dicile notare che una tale funzione, se esiste, `e una rappresentazione anche dellordinamento
forte, nel senso che
x ~ y se e solo se U(x) > U(y), x, y X
Inoltre, se esiste una funzione come la U allora le preferenze forti soddisfano le propriet`a viste in prece-
denza: irriessivit`a, asimmetria e transitivit`a negativa. Consideriamo ora il problema inverso ossia di un
ordinamento _ riessivo, completo e transitivo e ci chiediamo se esso ammetta una rappresentazione numer-
ica. Dapprima considereremo il caso speciale in cui _ `e anche monotono e continuo.
1.4.1. Un caso speciale. Immaginiamo che lo spazio X sia lineare e tale che lim
n
t
n
x = tx per ogni
x X e ogni successione t
n
)
nN
che converga a t in R (questo `e ad esempio il caso se X `e uno spazio
normato). Supporremo inoltre che X ammetta un elemento e X tale che te ~ t

e se e solo se t > t

e che
per ogni x X entrambi gli insiemi V
x
e V
x
(deniti pi` u sopra) se non vuoti contengano un elemento della
forma te per t R. Data lipotesi di monotonicit`a questa situazione copre il caso X = R
k
con k > 0 - si
prenda e come vettore unitario. Cerchiamo di rappresentare numericamente le preferenze _. Naturalmente
si tratta di un esercizio molto facile se per caso tutti gli elementi x, y di X sono tali per cui x y: sar`a
suciente porre U(x) = 1 qualunque sia x. Consideriamo il caso in cui via sia una qualche coppia x, y X
tale che x ~ y.
Fissiamo x X e consideriamo gli insiemi
(1.2) T
x
= t R : te V
x
T
x
= t R : te V
x

Consideriamo quegli elementi x X tali che T


x
, T
x
,= . Sotto lipotesi che le preferenze siano continue,
entrambi questi insiemi sono aperti. Infatti se t T
x
vi `e un intorno U di te incluso in T
x
e un intorno D
di t tale che t

D implica t

e U T
x
ossia t D T
x
. Lo stesso identico argomento si applica a T
x
.
Siccome la retta `e connessa, vi deve essere un elemento t non incluso in T
x
T
x
e dunque tale che te x;
inoltre, essendo le preferenze monotone, vi pu`o di fatto essere un solo elemento con tali caratteristiche: lo si
1.4. LA RAPPRESENTAZIONE NUMERICA DELLE PREFERENZE 7
indichi come t(x). Deniamo quindi
(1.3) U(x) =
_

_
se T
x
=
t(x) se T
x
, T
x
,=
se T
x
=
Si noti che questa denizione non genera dicolt`a perche il caso T
x
= T
x
= `e equivalente al caso
V
x
= V
x
= ed implica x y per ogni y X e labbiamo escluso in principio.
Per vericare che la funzione U sia una rappresentazione numerica delle preferenze, consideriamo il caso
x ~ y nel quale necessariamente U(x) > e U(y) < . Se U(y) = o U(x) = la disuguaglianza
U(x) > U(y) `e ovvia; altrimenti osserviamo che U(x)e x ~ y U(y)e: per la transitivit`a negativa
ci`o implica, U(x)e ~ U(y)e e, per la monotonicit`a, U(x) > U(y). Osserviamo che x y implica, per la
transitivit`a negativa, (V
x
= V
y
e V
x
= V
y
e dunque) T
x
= T
y
e T
x
= T
y
: dunque U(x) = U(y). Se
quindi si ha U(x) > U(y) possiamo escludere il caso y ~ x cos` come il caso x y e non resta pertanto che
concludere x ~ y il che conclude la dimostrazione. In altre parole la funzione t : X R `e la rappresentazione
numerica delle preferenze che stavamo cercando. Si noti che tale funzione `e anche continua, poiche lnsieme
y X : U(y) > U(x) = y X : y ~ x `e per ipotesi aperto cos` come y X : U(y) < U(x) per ogni
x X.
Naturalmente ogni trasformazione monotona (e continua) di U `e anchessa una rappresentazione (con-
tinua) delle preferenze. Ad esempio, U

(x) = arctan(U(x)) che `e anche limitata. Questa osservazione ha


unimportanza notevole poiche dovrebbe trattenerci dal cadere in un errore assai comune. Il fatto di avere
associato un numero ad ogni possibile scelta, non signica che grandezze quali U(x) U(y), che pure sono
ora calcolabili, abbiano un concreto signicato economico. Non possiamo ad esempio dire che la preferenza
per x `e doppia rispetto a quella per y. Parimenti, non ha signicato economico calcolare la preferenza media
o la varianza delle preferenze. Si tratta infatti di quantit`a che non sono invarianti rispetto alla scala della
rappresentazione, mentre le preferenze che stiamo rappresentando hanno per lappunto questa propriet`a.
Diciamo che lutilit`a `e da intendersi come una grandezza ordinale e non cardinale, utile cio`e per rarontare
due oggetti in senso relativo ma non in senso assoluto.
1.4.2. Il caso generale. Il teorema che abbiamo dato ha una portata limitata, soprattutto per il fatto
che abbiamo utilizzato la propriet`a di continuit`a che non ha un chiaro contenuto economico. Non `e tuttavia
una propriet`a indispensabile. La dimostrazione `e un po complicata e si trova in tutti i dettagli nel bellissimo
volume di Kreps [2].
Si pu`o dimostrare che qualunque ordinamento di preferenze _ su un insieme X ammette una rappre-
sentazione numerica purche sia completo e transitivo e vi sia un sottinsieme numerabile Z X tale che per
ogni x, y X con x ~ y esiste un z Z tale che x _ z _ y. Questultima propriet`a puramente matematica
`e tuttavia importante e non pu`o essere eliminata.
Iniziamo col denire una funzione di utilit`a su Z = z
n
: n N. Poniamo arbitrariamente u
1
= 1/2.
Immaginiamo che linsieme u
n
: n = 1, . . . , N 1 sia tale che 0 u
n
1 per n = 1, . . . , N 1 e z
n
~ z
m
se e solo se u
n
> u
m
. Se z
N
z
n
per qualche n = 1, . . . , N 1, si ponga u
N
= u
n
; altrimenti si scelga
u
N
R compreso strettamente tra i due estremi
(1.4) infu
n
: x
n
~ x
N
, n = 1, . . . , N 1 > supu
n
: x
N
~ x
n
, n = 1, . . . , N 1
8 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
(dove convenzionalmente si pone inf = 1 e sup = 0). Non `e dicile concludere che z
n
~ z
m
se e solo
se u
n
> u
m
e che 0 u
n
1 per n, m = 1, . . . , N. Deniamo la funzione V : Z R implicitamente
ponendo V (x
n
) = u
n
, n = 1, 2, . . .. Anche in tal caso non `e dicile concludere che V `e una rappresentazione
delle preferenze limitatamente a Z. Consideriamo ora un generico x X e poniamo (nuovamente con la
convenzione inf = )
(1.5) U(x)

{xnZ:xxn}
V (x
n
)2
n
Per la transitivit`a e lipotesi circa Z, x ~ y se e solo se z Z : y ~ z z Z : x ~ z il che implica
U(x) > U(y). Viceversa si ipotizzi che y _ x. Allora z Z e x ~ z implicano y ~ z per la transitivit`a
negativa e dunque x
n
Z : x ~ x
n
x
n
Z : y ~ x
n
dunque, per la (1.5), U(y) U(x): dunque
U(x) > U(y) esclude che possa aversi y _ x e pertanto implica x ~ x. Si noti che 0 U(x) 1 per ogni
x X.
ESERCIZI 9
Esercizi
Esercizio 1, [3, pp. 88-89]
Sia ~ una relazione di preferenza su X e siano _ e le corrispondenti relazioni di preferenza debole e
di indierenza. Si dimostri quanto segue:
(1) ~ `e asimmetrica se e solo se _ `e completa;
(2) ~ `e negativamente transitiva se e solo se _ `e transitiva;
(3) ~`e asimmetrica, irriessiva e negativamente transitiva solo se `e riessiva, simmetrica e transitiva.
Esercizio 2, [3, pp. 90]
Si consideri linsieme X = [0, 1] [0, 1] e le preferenze forti ~ denite implicitamente su X col dire che
(x
1
, x
2
) ~ (x

1
, x

2
) se ricorre una di queste due circostanze:
(1) x
1
> x

1
;
(2) x
1
= x

1
e x
2
> x

2
.
Si mostri che queste preferenze sono asimmetriche e negativamente transitive ma non ammettono una rap-
presentazione numerica.
10 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
Soluzioni
Esercizio 1
Si ricordi che: (i ) x y `e equivalente a x _ y e y _ x; (ii ) che x _ y `e equivalente a y x e (iii ) che
x y `e equivalente a y ~ x. Lesercizio non `e che unapplicazione di queste denizioni.
(1) x y equivale a y ~ x e dunque implica, se ~ `e asimmetrica, x y ovvero y _ x: _ `e dunque
completa. Viceversa, se _ `e completa e x ~ y, ossia y x, allora necessariamente x _ y o,
equivalentemente, y x.
(2) Assumiamo che ~ sia negativamente transitiva e che x _ y e y _ z. Se allora x z, ossia z ~ x,
deve anche valere o y ~ x (il che contraddice x _ y) oppure z ~ y (il che contraddice y _ z). Se
invece _ `e transitiva, z _ x e y _ z implicano y _ x ovvero x y. Dunque necessariamente x ~ y
implica x ~ z o z ~ y.
(3) x x `e equivalente a x _ x ossia a x x: dunque `e riessiva se e solo se ~ `e irriessiva. ~ `e
negativamente transitiva se e solo se _ `e transitiva il che implica che sia a sua volta transitiva.
Esercizio 2
Anzitutto x
1
> x

1
esclude x
1
= x

1
e dunque esclude x

~ x. Daltronde, anche x
1
= x

1
e x
2
> x

2
esclude
tanto x

1
> x
1
che x?
2
> x
2
e dunque nuovamente esclude x

~ x. Lordinamento `e dunque asimmetrico.


Poniamo che x ~ y e che z sia arbitrario. Allora o si ha x
1
> y
1
nel qual caso deve valere anche z
1
> y
1
(e
dunque z ~ y) oppure z
1
< x
1
(e dunque x ~ z) oppure x
1
= y
1
ma x
2
> y
2
nel qual caso deve anche aversi
o z
1
> y
1
(e dunque z ~ y) oppure z
1
< x
1
(e dunque x ~ z) oppure ancora x
1
= z
1
= y
1
e x
2
> z
2
(e
dunque ancora x ~ z) oppure z
2
> y
2
( e dunque ancora z ~ y). Tuttavia `e evidente che questo ordinamento
non pu`o contenere un sottoinsieme numerabile e denso. Per ogni x R consideriamo un numero razionale
r
x
tale che
U(x, x) < r
x
< U(x, x + 1)
Dato che le preferenze sono lexicograche, allora r
x
> r
y
se e solo se x > y il che implica che ad ogni x R
corrisponda uno ed un solo numero razionale r
x
ossia che vi sia una relazione biunivoca tra R e i razionali,
il che `e impossibile in quanto `e noto che R non `e numerabile.
CAPITOLO 2
Domanda indivuale
Date le preferenze che assumeremo senzaltro ammettere una rappresentazione numerica `e facile descri-
vere formalmente il problema di ogni agente economico, sia esso un consumatore, unimpresa od altro. Si
tratta semplicemente di risolvere il problema
(2.1) max
xB
U(x)
dove B contrassegna linsieme delle scelte ammissibili per lagente. Se per esempio si tratta di un consuma-
tore, B rappresenta linsieme di tutte le scelte di cosumo compatibili col suo insieme di bilancio. Pi` u in
generale B descrive linsieme dei vincoli ai quali lagente deve sottostare nelle sue scelte e di volta in volta
muta col problema preso in esame.
2.1. Il consumatore
Dal punto di vista del consumatore, dato un reddito disponibile Y e i prezzi p R
k
dei beni, il problema
da risolvere `e
(2.1) V (p, Y ) max
xB(p,Y )
U(x) dove B(p, Y ) x R
k
+
: p x Y
Talvolta si ipotizza che il reddito Y provenga da dotazioni di beni di cui il consumatore disporrebbe
esogenamente. In tal caso il vincolo di bilancio prende la forma della disuguaglianza p (x ) 0.
Nella (2.1) abbiamo fatto implicitamente una serie di ipotesi. Anzitutto che la scelta coinvolga dei
panieri di k possibili beni. Secondo, che i consumi di ciascuno di questi beni siano quantit`a positive. Inoltre,
circostanza forse ancora pi` u signicativa, abbiamo supposto che il consumatore non debba soggiacere ad
alcun altra restrizione se non quella indotta dal proprio potere dacquisto. Abbiamo cio`e fatto astrazione
dal fatto che su taluni mercati non si pu`o acquistare una quantit`a a piacere per lesistenza di indivisibilit`a,
cos` come abbiamo supposto che la spesa sia una funzione lineare dei prezzi, il che elimina contratti pi` u
complicati che contemplano la possibilit`a di sconti o di tarie speciali. Nel caso di reddito da dotazioni, il
vettore x viene in genere descritto come consumo netto.
Si noti che, qualora le funzioni implicate siano dierenziabili in modo opportuno, allora il problema (2.1)
si risolve massimizzando la funzione Lagrageana seguente
(2.2) (x, p, Y, ) = u(x) +(Y p x)
la cui condizioni del primo ordine sono
(2.3)
_

_
0 =
u
x
n
p
n
n = 1, . . . , N
0 = (Y p x)
0
p x Y
11
12 2. DOMANDA INDIVUALE
La soluzione del sistema (2.3), se esiste, viene indicata col simbolo x

(p, Y ) e viene denominata funzione di


domanda (o anche funzione di domanda marshalliana). Ovviamente
(2.4) V (p, Y ) = U(x

(p, Y ))
e la funzione V viene denominata funzione valore o anche funzione di utilit`a indiretta.
Come vedremo, la funzione di utilit`a indiretta `e uno strumento piuttosto importante poiche consente
una descrizione completa del comportamento del consumatore in funzione della variabili di mercato. In linea
di principio, sebbene la cosa prospetti in realt`a notevoli dicolt`a pratiche, lutilit`a indiretta potrebbe essere
inferita dal comportamento del consumatore sul mercato. Dunque, sempre in linea teorica, la (2.4) potrebbe
consentire di risalire dallutilit`a indiretta alla funzione di utilit`a originaria, U. Gli esercizi riportati alla ne
di questo capitolo richiedono esattamente di esplicitare tale legame. Il punto, per`o, `e che la (2.4) consente
di valutare lutilit`a solo in corrispondenza della scelta ottima x

e non fornisce informazioni ulteriori. Se


tuttavia la funzione (p, Y ) X `e suriettiva ossia se per ogni x X esiste una coppia (p, Y ) tale che
x = x

(p, Y ) allora lasciando variare i prezzi ed il reddito possiamo ricostruire lintera funzione di utilit`a.
Linterpretazione del moltiplicatore nella (2.3) ha un signicato economico particolare sul quale torner-
ermo. Infatti dato che, se le preferenze sono non sazie, deve valere necessariamente p x

(p, Y ) = Y (altri-
menti vorrebbe dire che una parte della capacit`a di acquisto del consumatore rimane inutilizzata), segue per
dierenziazione
N

n=1
p
n
x

n
Y
= 1
si giunge alla conclusione seguente:
(2.5)
V
Y
=
N

n=1
u
x
n

xn=x

n
x

n
Y
=
N

n=1
p
n
x

n
Y
=
ossia il moltiplicatore non `e che lutilit`a (indiretta) marginale del reddito ovvero lincremento marginale
dellutilit`a massima conseguibile allaumentare del reddito.
Naturalmente abbiamo sorvolato su taluni aspetti matematici, primo gfra tutti che la funzione valore
sia ben denita. Notiamo che se i prezzi sono strettamente positivi, allora il vincolo di bilancio `e un insieme
compatto. Pertanto se la funzione di utilit`a `e continua, tale massimo esiste, dunque la V `e denita. Inoltre
se le preferenze sono non sazie, allora `e facile vericare le propriet`a seguenti:
(1) V `e omogenea di grado zero e quasi-convessa
1
;
(2) strettamente crescente in Y e non crescente in p;
(3) separatamente continua in p per p 0 e in Y per Y 0.
La funzione di utilit`a indiretta non descrive altro che il massimo livello di utilit`a che pu`o raggiungersi
per un dato livello dei parametri. Inlcudendo od escludendo dalla lista dei parametri talune grandezze si
ottengono diversi concetti di utilit`a indiretta. Ad esempio potremmo denire la grandezza
(2.6) V (x
1
, p, Y ) = max
_
u(x
1
, y) : y R
N1
+
,
N

n=2
p
n
y
n
Y
_
1
Ossia, se x, y X, V (x) V (y) e [0, 1] allora V (x + (1 )y) V (x).
2.1. IL CONSUMATORE 13
nella quale cio`e la quantit`a x
1
del bene 1 `e lasciata costante
2
. Nel seguito faremo spesso ricorso ad una
funzione di utilit`a che, oltre alle quantit`a consumate, include il reddito e/o i prezzi. Un tipo particolarmente
semplice di tali funzioni `e la seguente
(2.7) V (x
1
, p, Y ) = V (x
1
) +Y
Nelle applicazioni, inoltre, la funzione di utilit`a indiretta `e particolarmente utile, a dierenza della fun-
zione di utilit`a tout court, poiche consente di determinare quantit`a quali il massimo prezzo che il consumatore
sarebbe disposto a pagare pur di consumare una data quantit`a del bene. Si tratta semplicemente di risolvere
per p
ris
1
lequazione
(2.8) p
ris
1
(x
1
, Y ) supz R
+
: V (0, Y ) V (x
1
, Y z)
ossia il prezzo maggiore che il consumatore `e disposto a pagare in unopzione prendere o lasciare che limpresa
intendesse proprogli. Questo prezzo viene spesso inicato con lespressione prezzo di riserva.
Abbiamo inoltre sorvolato sulla unicit`a della soluzione della (2.3) che abbianmo dato per scontata
parlando di x

(p, Y ) come di funzione di domanda. Lunicit`a `e garantita se la funzione di utilit`a soddisfa


inoltre la seguente propriet`a di concavit`a:
U(x + (1 )y) > U(x) + (1 )U(y) 0 < < 1
In tal caso la soluzione `e unica e viene indicata come
(2.9) x(p, Y ) argmax U(x) : x B(p, Y )
Non `e dicile osservare che la funzione di domanda `e omogenea di grado zero.
Associato al problema della massimizzazione dellutilit`a dato il vicnolo di bilancio vi `e quello della
minimizzazione della spesa per dato livello di utilit`a, ossia
(2.10) e(p, u) minp x : U(x) u
La funzione e viene in genere chiamata funzione di spesa e soddisfa le seguenti propriet`a: Inoltre si dimostrano
le seguenti propriet`a:
(1) la funzione e `e omogenea di grado 1 nei prezzi;
(2) e `e strettamente crescente in u e non decrescente in p;
(3) e `e concava in p.
`
E chiaro che i problemi (2.1) e (2.10) sono interdipendenti, o, come si dice tecnicamente, in relazione di
dualit`a. Si noti nuovamente che se la funzione di utilit`a `e continua la funzione di spesa `e necessariamente
ben denita. La soluzione del problema (2.10) viene chiamata funzione di domanda hicksiana e indicata con
h(p, u) ossia
(2.11) h(p, u) argmin p x : U(x) u
Sussistono alcune importanti relazioni tra le funzioni introdotte in questi paragra quanto meno se
le preferenze sono continue ed i prezzi strettamente positivi, come supporremo senzaltro. In particolare
possiamo evidenziare quanto segue:
(2.12) e(p, u) = p h(p, u)
2
Spesso `e comodo risparmiare sulla notazione ed omettere talune delle variabili che compaiono tra gli argomenti delle
suddette funzioni. Spesso la faremo senza avvertimenti particolari (ad esempio nella (2.8)).
14 2. DOMANDA INDIVUALE
Ci`o segue direttamente dal pressupposto dellesistenza del minimo nella (2.10).
Se le preferenze sono monotone vale inoltre
(2.13) U(h(p, u)) = u
dalla (2.13) seguono anche:
(2.14) V (p, e(p, u)) = u
(2.15) e(p, V (p, Y )) = Y
e, inne,
(2.16) h(p, V (p, Y )) = x

(p, Y )
Tutte queste relazioni che bisognerebbe avere la pazienza di dimostrare per bene, contengono alcune
indicazioni nel caso che vi sia un suciente grado di dierenziabilit`a.
Infatti, dierenziando la (2.14) rispetto ai prezzi si ottiene
0 =
V
p
i
+
V
Y
e
p
i
Dierenziando la (2.13) e tenendo conto delle condizioni del primo ordine della (2.10) si ha
0 =
k

i=1
U
x
i
h
i
p
j
=
k

i=1
p
i
h
i
p
j
j = 1, . . . , k
dunque
e
p
i
= h
i
(p, u) +p
h
p
i
= h
i
(p, u)
concludiamo
(2.17) x
i
(p, Y ) =
e
p
i
=
V /p
i
V /Y
Questa relazione `e meglio nota come legge di Roy o identit`a di Roy. Il signicato economico di questa relazione
si pu`o cogliere immaginando di osservare un aumento innitesimo del prezzo p
i
. Per continuare a comprare
esattamente la medesima quantit`a x
i
(p, Y ) che acquistava prima dellaumento, il consumatore avr`a bisogno
di aumentare il reddito di x
i
dp
i
unit`a. Naturalmente se potesse disporre di un tale aumento del reddito il
nostro consumatore potrebbe anche scegliere di spenderlo diversamente e cio`e di non acquistare esattamente
lo stesso paniere che comprava prima. Se egli sceglie di modicare i propri acquisti ci`o modicher`a il suo livello
di massima utilit`a. Dunque `e lecito attendersi che una variazione (dp
i
, x
i
dp
i
) accresca lutilit`a massima. La
legge di Roy ci dice che invece essa rester`a invariata e che dunque possiamo fare astrazione dal problema
della sostituzione tra consumi se questi sono scelti in modo ottimale.
2.2. MASSIMIZZAZIONE DEI PROFITTI 15
2.2. Massimizzazione dei protti
Il problema del cosnumatore descritto pi` u sopra ha una diretta analogia con quello della produzione. La
dierenza `e duplice. Da un lato `e una scelta del tutto condivisibile quella di porre come funzione di utilit`a
dellimpresa semplicemente il protto. Secondariamente, la produzione a dierenza del consumo sottosta ad
alcune restizioni tecnologiche delle quali `e necessario tenere conto. Ossia non tutte el combinazioni produttive
sono tecnicamente fattibili.
In genere la produzione pu`o essere vista come un processo di trasformazione di input in output. Dunque
ciascun processo produttivo pu`o essere visto come un vettore z R
d
in cui talune componenti sono positive e
rappresentano le quantit`a prodotte del corrsipondente bene; altre sono negative e rappresentano le quantit`a
utilizzate del corrispondente fattore produttivo. Linsieme Z descrive tutte le combinazioni di input ed
output che sono fattibili sotto il prolo tecnico. Se q R
d
rappresenta il vettore dei prezzi di input ed
output, allora il protto dellimpresa che decide il piano produttivo y Y sar`a pari a q y.
Le ipotesi sullinsieme Z delle possibilit`a produttive sono tipicamente le seguenti:
(1) se z Z e z

z allora z

Z;
(2) 0 Z;
(3) se z, z

Z e 0 1 allora z + (1 )z

Z.
Inoltre, `e consuetudine classicare alcune situazioni interessanti. Si dice che la tecnologia presenta
rendimenti di scala:
(1) non crescenti se z Z e 0 1 implicano z Z;
(2) costanti se z Z e 0 implicano z Z;
(3) non decrescenti se z Z e 1 implicano z Z;
Inoltre, talvolta il vettore z di input netti viene decomposto in due vettori scrivendo z = (x, y) di
quantit`a positive x X e y Y che rappresentano rispettivamente gli input e gli output del processo
produttivo. Per ogni livello produttivo y Y `e possibile denire linsieme dei requisiti produttivi
X(y) x X : (x, y) Z
La scomposizione del vettore di output netti corrisponde alla decomposizione del vettore dei prezzi come
q = (w, p) in cui w `e il vettore dei prezzi degli input e p quello dei prezzi degli output.
In genere linsieme X(y) soddisfa le seguenti propriet`a:
(1) se x X(y) e x

x allora x

X(y);
(2) X(y) `e convesso.
Il problema dellimpresa pu`o dunque vedersi come:
(2.1) (q) maxq z : z Z o equivalentemente (w, p) maxp y w x : (x, y) Z
Con y(p, w) e x(p, w) indichiamo la soluzione di (2.1), ossia, (w, p) = p y(p, w) w x(p, w)
Sotto le ipotesi fatte pi` u sopra la funzione protto `e omogenea di grado 1, continua e convessa.
16 2. DOMANDA INDIVUALE
Osserviamo che
(q)
q
i
= q
z(q)
p
i
+z
i
(q)
=

z

z=z(q)
z(q)
q
i
+z
i
(q) (2.2)
= z
i
(q)
Questo risultato `e noto come lemma di Hotelling.
2.3. Minimizzazione dei costi
Analogamente a quanto fatto per la teoria del consumatore anche per limpresa esiste una funzione di
spesa che qui si chiama funzione di costo ed `e denita come
(2.1) c(y, w) minw x : x X(y)
La soluzione della (2.1) viene denominata domanda (condizionale) di fattori e si indica con x(w, y). In altri
termini, c(w, y) = w x(w, y).
Anche per la funzione di costo esiste una relazione del tutto simile alla (2.2)
c(w, y)
w
j
= w
x(w, y)
w
j
+x
j
(w, y) = x
j
(w, y)
=
c
x

x=x(w,y)

x(w, y)
w
j
+x
j
(w, y) (2.2)
= x
j
(w, y)
Questo risultato `e noto come lemma di Shepard.
ESERCIZI 17
Esercizi
Esercizio 1, [5, p. 118]
Un consumatore ha una funzione di utilit`a indiretta del tipo:
V (p
1
, p
2
, Y ) =
Y
minp
1
, p
2

(1) Quale sar`a la funzione di utilit`a di questo consumatore?


(2) Quale sar`a la funzione di spesa?
(3) Quale sar`a la funzione di domanda?
Esercizio 2, ibidem
Considerate la funzione di uilit`a indiretta:
V (p
1
, p
2
, Y ) =
Y
p
1
+p
2
(1) Quali sono le funzioni di domanda?
(2) Qual `e la funzione di spesa?
(3) Qual `e la funzione di utilit`a diretta?
Esercizio 3, [3, p. 91-2]
Considerate la funzione di domanda marshalliana seguente:
x

i
(p
1
, p
2
, Y ) =
Y
p
i
+ 2p
j
i, j = 1, 2, i ,= j
ed assumete che il paniere x

1
(p, Y ), x

2
(p, Y ) sia strettamente preferito ad ogni altro x tale che p x Y .
(1) Qual `e la funzione di utilit`a diretta?
(2) Quali le preferenze?
18 2. DOMANDA INDIVUALE
Soluzioni
Esercizio 1
Sciriviamo piuttosto
V (p, Y ) =
_

_
Y
p
1
se p
1
< p
2
Y
p
se p
1
= p = p
2
Y
p
2
se p
1
> p
2
Notiamo che per p
1
,= p
2
la funzione `e dierenziabile sia rispetto a Y che a p
1
e a p
2
. Si pu`o pertanto
utilizzare la relazione nota come legge di Roy (2.17) per determinare la funzione di domanda di ciascuno dei
due beni:
x

i
(p, Y ) =
V (p, Y ) /p
i
V (p, Y ) /Y
i = 1, 2
Si ottiene pertanto:
x

1
(p, Y ) =
_

_
Y
p
1
se p
1
< p
2
? se p
1
= p = p
2
0 se p
1
> p
2
x

2
(p, Y ) =
_

_
Y
p
2
se p
1
> p
2
? se p
1
= p = p
2
0 se p
1
< p
2
In altri termini lintero reddito viene speso nel bene meno costoso. Gi`a da questa formulazione verbale
emerge come il consumatore sia del tutto indierente tra i due beni ma si limiti a considerare i rispettivi
prezzi.
La funzione di spesa si ottiene dalla (2.14) ponendo
e(p, u)
minp
1
, p
2

= u
e dunque
e(p, u) = uminp
1
, p
2

Per quel che concerne la funzione di utilit`a diretta, osserviamo che x

i
(p, Y ) non `e denita per p
1
= p
2
mentre in ogni altra situazione vale la relazione
minp
1
, p
2
=
Y
x

1
+x

2
Poiche in ogni caso con preferenze non sazie p
1
x

1
+ p
2
x

2
= Y si vede facilmente che tale relazione vale in
realt`a per ogni coppia di prezzi positivi. Dunque concludiamo
V (p, Y ) =
Y
Y/(x

1
+x

2
)
= x

1
+x

2
e siccome V (p, Y ) = U(x

1
, x

2
) possiamo congetturare che U(x
1
, x
2
) = x
1
+ x
2
sia una possibile rappre-
sentazione delle preferenze. In eetti, se sostituiamo il vincolo di bilancio (con segno di uguaglianza) nella
funzione di utilit`a otteniamo
x
1
_
1
p
1
p
2
_
+
Y
p
2
La derivata rispetto a x
1
`e sempre crescente (risp. decrescente) se e solo se p
1
< p
2
(risp. p
1
> p
2
) il che
porta alla scelta di massimizzare la spesa in x
1
ponendo uguale a 0 la quantit`a acquistata di x
2
.
Esercizio 2
SOLUZIONI 19
Si procede come nel caso precedente, per determinare la funzione di domanda di ciascuno dei due beni:
x

i
(p, Y ) =
V (p, Y ) /p
i
V (p, Y ) /Y
=
Y/(p
1
+p
2
)
2
1/(p
1
+p
2
)
=
Y
p
1
+p
2
i = 1, 2
Notiamo implicitamente che V (p, Y ) /Y > 0 e che dunque le preferenze dovranno essere monotone. Inoltre,
sfruttando la (2.14) si conclude che la funzione di spesa avr`a la forma seguente
e(p, u) = (p
1
+p
2
)u
Consideriamo il caso di preferenze continue, prendiamo il reddito per dato e scriviamo p
n
2
= 2
n
e p
n
1
=
1 2
n
. Evidentemente, p
n
1
+ p
n
2
= 1 e dunque la quantit`a domandata dei due beni rimane invariata al
variare dei prezzi e pari a Y . Poniamo y
n
1
= Y 2
n
, y
n
2
= Y +
p
n
1
p
n
2
2
n
e y
n
= (y
n
1
, y
n
2
). Evidentemente
p
n
1
y
n
1
+ p
n
2
y
n
2
= Y . Siccome il paniere x `e il migliore tra quelli che soddisfano il vincolo di bilancio si ha
x _ y
n
; inoltre y
n
(Y, Y + 1) > (Y, Y ). Ne risulta, se le preferenze sono continue, che (Y, Y + 1) (Y, Y )
e dunque che U(x
1
, x
2
) = minx
1
, x
2
`e una possibile rappresentazione delle preferenze. Non `e dicile
vericare che in eetti `e questo il caso.
Esercizio 3
Anche in questo caso si tratta di risalire dalla funzione di domanda marshalliana alla funzione di utilit`a.
Nuovamente facciamo uso della denizione
Parte 2
Il Mercato
CAPITOLO 3
Equilibrio di mercato: concorrenza perfetta
3.1. Il modello competitivo
Le imprese considerano i prezzi dati, ossia reputano di non poter esercitare alcuna inuenza sul livello
dei prezzi tramite le proprie decisioni di investimento. Ci`o equivale a supporre che il peso della produzione
individuale sul totale del mercato sia nullo. Un modo per modellare tale situazione `e quello di supporre che
vi sia un continuum di imprese rappresentato dalla distribuzione uniforme sullintervallo [0, 1].
Il problema delle singola impresa `e dunque il seguente:
(3.1) max
q
pq c(q)
Immaginando che la funzione di costo sia dierenziabile con derivata dc(q) /dq MC(q), la condizione del
primo ordine diviene:
(3.2) p = MC(q)
La condizione (3.2) si rappresenta comodamente in termini graci, come nella Figura 3.1 sottostante nella
quale si mostra come un punto nel quale valesse p > MC(q) non poterbbe certo risultare ottimale essendovi
modo di aumentare i protti tramite un uamento della quantit`a prodotta. Se i costi marginlai MC hanno
un andamento inne crescente, allora un tale incentivo ad aumentare la quantit`a prodotta porter`a prima o
poi a raggiungere la soluzione ottimale q

nella quale p = MC(q

).

p
q
MC
1
q
0
q
C

*
q
Figura 3.1. La determinazione della quantit`a prodotta in concorrenza perfetta
23
24 3. EQUILIBRIO DI MERCATO: CONCORRENZA PERFETTA
Possiamo fare al riguardo tre considerazioni
(1) la (3.2) non tiene conto della disuguaglianza q 0, ossia la considera automaticamente vera con
segno stretto. Pi` u in generale la condizione del primo ordine dovrebbe essere
(3.3) p MC(q) 0 e (p MC(q))q = 0
(2) immaginando che i costi marginali siano una funzione monotona della quantit`a prodotta e in par-
ticolare che, per via dei rendimenti di scala decrescenti, dMC(q) /dq > 0, allora dalla (3.2) si
deduce
q = f(p) con
df
dq
=
_
d
2
C
dq
2
_
1

E chiaro che da questa espressione, e sotto le opportune condizioni sui costi, si pu`o dedurre che
eettivamente la quantit`a prodotta sar`a positiva
(3) Il fatto che il protto venga massimizzato non grantisce che il massimo livello del protto sia
eettivamente positivo. In eetti nella (3.2) non compaiono i costi ssi, ossia tutti quei costi
sostenuti dallimpresa per poter produrre ma indipendenti dalla quantit`a prodotta. Taluni di
questi costi sono irrecuperabili (sunk costs) nel senso che, anche qualora limpresa decidesse di
ritirarsi dal mercato, essi rimarrebbero una voce del passivo. Immaginate il mercato delle TLC in
cui gli operatori possono entrare sul mercato solo pagando una licenza. Una volta fatto ingresso sul
mercato tale costo non potr`a pi` u venire recuperato. La decisione di produrre, allora, non dipende
da queste voci di costo. La (3.2) pu`o allora interpretarsi dicendo che ntanto che p > MC(Q) la
decisione di aumentare la produzione di ununit`a ha senso economico poiche laumento dei costi
che segue `e pi` u che coperto dallaumento dei ricavi totali. Dunque, anche se i protti totali fossero
negativi, aumentare la produzione servirebbe a ridurre le perdite.
Un altro modo di considerare questultimo punto `e il seguente. Se q > 0, allora > 0 implica
0 <

q
2
=
p
q

C(q)
q
2
=
MC(q)
q

C(q)
q
2
=
d
dq
_
C(q)
q
_
I costi medi, C(q)/q vengono in genere indicati pi` u semlpicemente con lacronimo inglese AC(q). Dunque, in
concorrenza perfetta le imprese hanno protti positivi solo se i costi medi sono crescenti e questa circostanza
si verica se e solo se MC > AC. Una rappresentazione graca del possibile andamento dei costi `e tracciata
nella Figura 3.2
La minimizzazione dei costi medi (e dunque lesaurimento del tratto nel quale essi decrescono) viene con-
siderato in genere un criterio di ecienza produttiva, nel senso che `e socialmente desiderabile che le imprese
riescano a produrre almeno quanto necessario a raggiungere la scala ottimale di produzione. Diversamente
ci troveremmo nella situazione paradossale di imprese che, a fronte di una riduzione dei prezzi, potrebbero
accrescere la produzione. Si noti che se esistono costi ssi, perche i costi medi siano crescenti, `e senzaltro
necessario che lo siano i costi marginali. Lipotesi che spesso, per ragioni di comodo, faremo di costi marginali
costanti, esclude che unimpresa operante in concorrenza perfetta possa coprire i propri costi ssi.
Il fatto che in concorrenza le imprese potrebbbero in linea di principio avere protti negativi, ossia che
possa valere MC(q) < AC(q) `e una situazione problematica sulla quale dovremo tornare in seguito. Per ora
osserviamo solo che se anche le imprese nel breve preferiscono comunque produrre, ex-ante nessuna di esse
entrerebbe mai in un mercato con queste caratteristiche. Qual `e dunque la forma di mercato adeguata ad
3.1. IL MODELLO COMPETITIVO 25

q
AC(q),
MC(q)
AC(q)
MC(q)
p
a concorrenz

Figura 3.2. Geometria dei costi
un mercato in cui il livello della domanda `e talmente basso da non consentire ad imprese concorrenziali di
coprire il minimo dei propri costi medi?
Naturalmente `e sempre possibile aggregare il gran nunmero di imprese concorrenziali in ununica impresa.
`
E suciente costruire la grandezza seguente
Q(x) =

{i:MCi(qi)=x}
q
i
La funzione Q pu`o essere interpretata come funzione di oerta aggregata o di mercato poiche misura la
quantit`a complessivamente prodotta da tutte quelle imprese i cui costi marginali sono pari a x ossia che
soddisfano la (3.2) in corrispondenza di un prezzo a pari a x. Questa costruzione `e tuttavia una mera
rappresentazione di comodo poiche il mercato pu`o ben vedersi come ununica impresa ma nelle proprie scelte
questa impresa `e inconsapevole dellimpatto esercitato sul mercato.
3.1.1. Concorrenza nel modello lineare. Consideriamo il caso in cui la domanda (inversa) ed i costi
abbiano forma lineare, ossia
(3.4) p = ABq c(q) = F +cq con A > c
Questo semplice modello ci servir`a per numerosi esempi. Applicando i risultati visti precedentemente otte-
niamo ossia
(3.5) p = c, q =
Ac
B
, = F
dove q indica qui la quantit`a complessivamente prodotta dallinsieme di tutte le imprese. Se le imprese sono
tutte identiche e distribuite uniformemente sullintervallo [0, 1] allora q coincide anche con la quantit`a dalla
singola impresa.
Il modello lineare e lequilibrio di concorrenza si rappresentano in termini graci nella Figura 3.3
26 3. EQUILIBRIO DI MERCATO: CONCORRENZA PERFETTA

q
p
A
c
B
c A

B
A

Figura 3.3. Modello lineare e concorrenza perfetta
3.2. Il fallimento della concorrenza
Il risultato precedente si pu`o leggere anche in negativo. Se la domanda di mercato `e particolarmente
contenuta tale cio`e da non poter coprire il minimo dei costi medi le imprese in concorrenza perfetta sono
destinate ad avere protti negativi ossia non `e possibile nel lungo periodo fornire quel determinato bene in
condizioni concorrenziali. Il nmodello competitivo richiede dunque una dimensione del mercato suciente-
mente ampia rispetto alla scala tecnica eciente. Se ad esempio la tecnologia produttiva implicasse elevati
costi ssi e dunque richiedesse ampi volumi di produzione per poter coprire i costi medi, la ssazione del
prezzo al costo marginale potrebbe non consentire protti positivi. Questa situazione si adatta abbastanza
bene a mercati caratterizzati da grandi immobilizzazioni, quali le reti di trasmissione dei dati (tipicamente
la telefonia).
Immaginiamo che il singolo consumatore possa acquistare al pi` u una unit`a del bene in questione e che
la sua funzine di utilit`a (indiretta) sia del tipo
U(x) = u +bx +dy u, b, d > 0
dove x 0, 1 e y rappresenta il reddito residuo del consumatore. Se il prezzo di vendita `e p allora lutilit`a
conseguita del consumatore acquistando il bene ammonta a u +b +d(y p); se invece non lacquista la sua
utilit`a `e u + dy. La disponibilit`a ad eettuare lacquisto `e equivalente alla disuguaglianza dp b. Se ad
esempio fosse b/d > MC allora i consumatori sarebbero disponibili a pagare un prezzo pi` u elevato di quello
di concorrenza ossia sarebbero ben felici di avere un mercato non concorrenziale purche in grado di garantire
la produzione del bene ad un prezzo non superiore a b/d.
CAPITOLO 4
Equilibrio di mercato: il monopolio
4.1. Il modello monopolistico
A dierenza del mercato concorrenziale, in una situazione di monopolio limpresa `e consapevole di
poter inuenzare il prezzo dei beni a seconda della quantit`a che essa decide di produrre. In altre parole,
`e consapevole che il prezzo di mercato si forma sulla base di una funzione del tipo p(q) la quale `e detta
in genere funzione di domanda inversa. Per funzione di domanda si intende infatti in genere la relazione
q = q(p): supporremo che tale relazione possa sempre invertirsi.
Limpresa monopolistica decide il livello della propria produzione sulla base del criterio
(4.1) max
q
p(q)q c(q)
Al solito, supponendo che la funzione di domanda sia dierenziabile si ottiene la condizione
(4.2)
dp
dq
q +p MC(q) 0 con uguaglianza se q > 0
Immaginando che valga q > 0 si ottiene quindi
MC = p
_
1 +
dp
dq
q
p
_
= p[1 +
p
] = p
_
1 +
1

q
_
dove
p
=
dp
dq
q
p
`e lelasticit`a del prezzo rispetto alla quantit`a e
q
=
dq
dp
p
q
quella della quantit`a rispetto al
prezzo. Dunque si conclude che
(4.3) p
mon
=
MC
1 +
1

q
=
p
cp
1 +
1

q
> p
cp
Lultima disuguaglianza discende
q
< 1 al di fuori della quale la (4.3) non ha senso compiuto matemati-
camente. Infatti, il caso
q
1 non consente di ricavare una soluzione ben fatta. Per capirlo, supponiamo
che
q
= 1.
`
E facile capire che in tale caso deve necessariamente aversi q = kp
1
, ossia pq = k. Dunque
i ricavi totali sono costanti; con
q
> 1 i ricavi costanti sono una funzione crescente dei prezzi e dunque
una funzione decrescente della quantit`a. Dunque una decisione di accrescere la quantit`a non solo accresce i
costi (nella misura in cui, come supponiamo, MC 0) ma anche riduce i ricavi: converr`a allora allimpresa
ridurre il proprio livello produttivo ntanto che non si abbia
q
< 1.
Dalla (4.3) notiamo inoltre che in monopolio il livello dei prezzi `e superiore a quello di concorrenza
e dunque quello della produzione inferiore. Inoltre i protti dellimpresa sono senza dubbio superiori a
quelli conseguiti in concorrenza. Nel caso ad esmepio di costi lineari del tipo C(q) = cq + F, i protti del
monopolista ammontano a cq
|p|
1|p|
F mentre in concorrenza sarebbero pari a F. In particolare i prezzi
ed i protti di monopolio si avvicinano a quelli di concorrenza quanto pi` u elevata `e, in termini assoluti,
lelasticit`a della quantit`a ossia quanto pi` u ridotta quella di prezzo.
27
28 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO

q
p
A
c
B
c A

B
A

B
A
2

B
c A
2


2
c A+

Figura 4.1. La determinazione della quantit`a prodotta in monopolio
4.1.1. Monopolio nel caso lineare. Consideriamo il caso in cui la domanda (inversa) di mercato
abbia forma lineare, trattato nel paragrafo 3.1.1 con domanda e costi come nella (3.4). Applicando i risultati
visti precedentemente otteniamo la condizione del primo ordine
0 = A2Bq c
ossia
(4.4) q =
Ac
2B
, p =
A+c
2
, =
1
B
_
Ac
2
_
2
F
Si nota che la quantit`a prodotta `e la met` a di quella prodotta in concorrenza e che i prezzi sono superiori.
Inoltre, per valori numerici ragionevoli, i protti sono positivi anche in presenza di costi ssi.
Nella Figura 4.1 viene illustrato lequilibrio monopolistico nel caso lineare
4.2. Unapplicazione: il modello Klein-Monti
Valuteremo ora lapplicazione del modello monopolistico nellambito di un mercato specico, ossia il
mercato del credito. Il monopolista `e in questo contesto la banca. In particolare la banca esercita un
cospicuo potere di mercato su due mercati contemporaneamente: quello del credito e quello dei depositi. Ci
chiediamo in che modo questo modello sia in grado di spiegare i tassi attivi e passivi della banca.
4.2.1. Il protto della banca. Lattivit`a della banca si pu`o riassumere in modo molto sintetico nel
seguente mastrino del conto capitale:
Passivo Attivo
Depositi (D) Prestiti (L)
Capitale (K) Titoli (B)
Riserve (Re)
4.2. UNAPPLICAZIONE: IL MODELLO KLEIN-MONTI 29
Naturalmente, ciascuna delle voci del conto capitale sar`a remunerata ad un tasso corrispondente: in-
dichiamo con r
D
il tasso sui depositi, con r
L
quello sui prestiti, con r quello sui titoli e con quello sulla
riserva obbligatoria. `e importante distinguere tra riserva libera ed obbligatoria: una data percentuale k
dei depositi deve obbligatoriamente essere detenuta dalla banca sotto forma di riserva, mentre la rimanente
parte viene accantonata per decisione autonoma della banca ed `e remunerata al tasso di mercato, r. Dunque
Re = kD +Re

dove Re

`e la riserva libera.
Si osservi inoltre che nella maggior parte dei casi, limportanza relativa del capitale rispetto alla raccolta
`e davvero assai modesto di modo che possiamo semplicare ulteriormente ponendo K = 0.
(4.1) D = Re +B +L ossia (1 k)D = Re

+B +L
Considerando inoltre che la raccolta dei depositi e lerogazione dei prestiti implica alcuni costi operativi,
lespressione del protto della banca diviene:
= kD(1 +) + (B +Re

)(1 +r) +L(1 +r


L
) D(1 +r
D
) C(L, D)
ossia, tenendo conto della (4.1),
(4.2) = D[k + (1 k)r r
D
] +L(r
L
r) C(L, D)
La banca mira a massimizzare i protti data la domanda di prestiti e loerta di depositi. In particolare,
le imprese richiedono fondi a seconda del tasso prevalente cos come i risparmiatori orono depositi a seconda
del tasso al quale questi sono remunerati. Le corrispondenti funzioni di comportamento possono pertanto
scriversi come
D = D(r
D
) e L = L(r
L
)
la prima funzione crescente e la seconda decrescente. Assumiamo inoltre che
D

=
dD
dr
D
,= 0 e L

=
dL
dr
L
,= 0
Nella massimizzazione del protto abbiamo dunque le condizioni del primo ordine:
0 =

r
D
= D

[k + (1 k)r r
D
] D
C
D
D

(4.3)
0 =

r
L
= L

(r
L
r) +L
C
L
L

(4.4)
Osserviamo che sotto le nostre ipotesi la (4.3) e la (4.4) possono riscriversi come:
C
D
= k + (1 k)r r
D
r
D
D
r
D
D

= k + (1 k)r r
D
_
1 +
1

D
_
30 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
e
C
L
= r
L
r +r
L
L
r
L
L

= r
L
_
1 +
1

L
_
r
ossia
(4.5) r
D
=
k + (1 k)r C

D
1 +
1

D
e r
L
=
r +C

L
1 +
1

L
dove abbiamo posto C

D
= C /D, C

L
= C /L e

L
=
r
L
L

L
e
D
=
r
D
D

D
ossia lelasticit`a delle due funzioni L(r
L
) e D(r
D
) rispettivamente.
Dunque il nostro semplice modello ci fornisce indicazioni piuttosto precise sulla struttura dei tassi bancari
attivi e passivi e del corrispondente dierenziale o spread. Cerchiamo di evidenziare li aspetti di maggior
rilievo.
Anzitutto, come `e ben noto dalla teoria del monopolio/monopsonio, i tassi vengono ssati tramite
lapplicazione di un coeciente di mark-up sui costi marginali dei prestiti e di un coeciente di mark-down
sui ricavi marginali dei depositi. Lentit`a di tali coecienti dipende dalla relativa elasticit`a della funzione
di domanda od oerta dunque, in ultima analisi, dal grado di concorrenzialit`a dei mercati. Quanto
maggiore `e lelasticit`a su uno dei due mercati, tanto minore risulter`a essere il coeciente applicato ossia
tanto pi` u il corrispondente tasso si avviciner`a ai relativi costi marginali. Per il mercato dei depositi, il
ricavo marginale, astraendo dai costi operativi, consiste nel tasso medio sulle riserve bancarie (libera ed
obbligatoria), k +(1 k)r; parimenti, il costo marginale per il mercato dei prestiti consiste principalmente
nel tasso sui titoli.
In secondo luogo i due mercati, quello dei prestiti e quello dei depositi, sono quasi del tutto autonomi
luno dallaltro. Se infatti
2
C /DL =
2
C /LD = 0 come peraltro `e economicamente plausibile
allora non vi `e nessun termine nel valore di equilibrio di uno dei due tassi che dipenda dallaltro
1
. Se ad
esempio la banca subisse un innalzamento dei costi relativi alla erogazione del credito, il tasso sui depositi non
ne risentirebbe. Parimenti, un innalzamento del coeciente di riserva obbligatoria, k, lascerebbe invariato
il tasso praticato alle imprese. Lunica componente che inuenza entrambi i tassi bancari, e nella stessa
direzione, risulta essere il tasso sui titoli. Un innalzamento di questo tasso, dovuto ad esempio ad una
politica monetaria restrittiva, determina un pi` u elevato tasso di interesse tanto sui depositi che sui prestiti,
sebbene lo spread tra i due tassi aumenti in quanto
r
D
r
=
1 k
1 + 1 /
D
<
1
1 + 1 /
L
=
r
L
r
Osserviamo inoltre che il coeciente di riserva obbligatoria ha eetto (negativo) sul tasso sui depositi solo
nella misura in cui essa venga remunerata ad un tasso, , inferiore al tasso di mercato, r. Poiche il caso
> r non ha senso economicamente, osserviamo che remunerando la riserva obbligatoria al tasso di mercato,
1
Questa caratteristica verr` a meno nel paragrafo successivo, una volta abbandonata lipotesi di massimizzazione del protto
4.2. UNAPPLICAZIONE: IL MODELLO KLEIN-MONTI 31
la distinzione tra riserve libere e obbligatoria sarebbe ininuente dal punto di vista dei protti della banca
(come si vede chiaramente dalla (4.2)) e dunque non avrebbe rilevanza ai ni della determinazione dei tassi.
4.2.2. Il mercato dei prestiti e dei depositi. Proviamo ora ad analizzare il comportamento della
banca laddove il suo obiettivo primario non sia la massimizzazione del protto. In eetti, la moderna
economia dellimpresa suggerisce con chiarezza che lobiettivo del protto massimo `e pi` u verosimile laddove
lamministrazione e la propriet`a dellimpresa coincidano poiche `e lazionista a voler vedere massimizzato il
valore di mercato della propria partecipazione. Diversamente, laddove propriet`a e controllo siano chiara-
mente separati, gli amministratori si preoccupano del livello del protto solo nella misura in cui esso risulti
eccessivamente basso. In tal caso, infatti, gli azionisti potrebbero cedere le proprie quote e limpresa potrebbe
essere scalata (e dunque il management rimosso) ovvero gli azionisti potrebbero essi stessi promuovere la
sostituzione degli amministratori
2
. Molto spesso gli amministratori mirano a massimizzare limportanza del
proprio ruolo la quale si identica con la quota di mercato dellimpresa.
Per tradurre questa semplice considerazione in termini del nostro modello, la banca potrebbe essere
interessata ad espandere il volume del credito erogato, pur facendo salvo un livello minimo del protto. In
altri termini, indicando con (r
L
, r
D
) la funzione del protto descritta nella (4.2), il problema diviene ora
max
r
L
,r
D
L(r
L
) sotto il vincolo (r
L
, r
D
)
0
dove con
0
abbiamo indicato una soglia minima di protti, esogenamente ssata.
Dal punto di vista matematico si tratta di un problema di massimizzazione vincolata che si pu`o arontare
col metodo dei moltiplicatori di Lagrange ossia risolvendo il seguente problema
max
r
L
,r
D
,0
L(r
L
) +((r
L
, r
D
)
0
) sotto il vincolo ((r
L
, r
D
)
0
) = 0
Le condizioni del primo ordine sono pertanto
0 = L

+

r
L
= L

+
_
L

(r
L
r) +L
C
r
L
L

_
(4.6)
0 =

r
D
=
_
D

[k + (1 k)r r
D
] D
C
r
D
D

_
(4.7)
0 = ((r
L
, r
D
)
0
) (4.8)
Osserviamo anzitutto che, poiche per ipotesi, L

> 0 dalla (4.6) ricaviamo la conclusione che necessari-


amente > 0 e dunque, dalla (4.8), che (r
L
, r
D
) =
0
e, dalla (4.7), che /r
D
= 0. Pertanto, dal
paragrafo precedente sappiamo che
r
D
=
k + (1 k)r C

D
1 + 1 /
D
La (4.6) pertanto si trasforma nella
(4.9) r
L
=
r +C

1
1 + 1 /
L
2
Si vedano a tale proposito le considerazioni svolte nella parte di queste note dedicata alla corporate governance
32 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
dove il valore della variabile si calcola utilizzando la (4.8)
3
.
Osserviamo per paragone con la (4.5) ricavata pi` u sopra, che il tasso sui prestiti sar`a certamente inferiore
a quello che consente di massimizzare i protti, ossia che la banca ore uno sconto alle imprese allo scopo di
incrementare il pi` u possibile il volume dei prestiti erogati.
Per rendere la nostra analisi ancora piu generale, supporremo che la banca intenda massimizzare tanto
il volume dei prestiti che dei depositi. Il problema precedente diviene pertanto
max
r
L
,r
D
,0
L(r
L
) + (1 )D(r
D
) +((r
L
, r
D
)
0
)
dove indica il peso relativo del mercato dei prestiti rispetto a quello dei depositi. Si ottengono le condizioni
seguenti:
0 = L

+

r
L
(4.10)
0 = (1 )D

+

r
D
(4.11)
0 = ((r
L
, r
D
)
0
) (4.12)
Nuovamente osserviamo che in equilibrio deve aversi > 0 e dunque (r
L
, r
D
) =
0
. Inoltre,
(4.13) r
L
=
r +C

1
1 + 1 /
L
e r
D
=
k + (1 k)r C

D
+ (1 )
1
1 + 1 /
D
Evidentemente, il tasso di interesse sui depositi `e superiore a quello relativo alla condizione di massimo
protto, cos come il tasso sui prestiti risulta essere inferiore. Lentit`a dello scostamento rispetto ai valori
risultanti dalla massimizzazione del protto dipende dallimportanza assegnata dalla banca alla propria
posizione sul corrispondente mercato. Inoltre, a dierenza che nel caso precedente, anche in assenza di costi
operativi (dunque assumendo C = 0) i due tassi r
D
e r
L
risultano tra loro legati. Infatti dierenziando la
(4.12) rispetto a r
D
e r
L
si ottiene:
0 =

r
L
dr
L
+

r
D
dr
D
da cui si conclude inne (secondo il teorema della funzione implicita) che
r
L
r
D
=
/r
D
/r
L
> 0
Osserviamo infatti che r
D
risulta superiore al valore che massimizza il protto, di modo che /r
D
< 0;
in modo speculare si conclude che /r
L
> 0. Un innalzamento, ad esempio, del coeciente della riserva
obbligatoria, riduce il tasso sui depositi e con esso quello sui prestiti.
3
Naturalmente per poter calcolare in modo esplicito sarebbe necessario conoscere esplicitamente le funzioni D(r
D
) e
L(r
L
). Tuttavia possiamo osservare che, essendo il tasso r
L
inferiore al valore che massimizza i protti, si ha /r
D
> 0.
Pertanto, un innalzamento di , determinando un aumento di r
D
, produce un aumento dei protti, ossia / > 0. Inoltre,
se
0
`e inferiore al massimo livello del protto, allora per sucientemente alto >
0
. Pertanto, la (4.8) ammette sempre
una soluzione
4.3. LA SOPRAVVIVENZA DEI MONOPOLI 33
4.3. La sopravvivenza dei monopoli
La teoria trattata pi` u sopra `e perfettamente adeguata a descrivere lequilibrio di un mercato in cui
gi`a esista un monopolio. Non `e invece adeguata a spiegare da dove nasca il monopolio e se esso possa
sopravvivere nel corso del tempo. La domanda non `e irrilevante poiche la necessit`a di proteggere un mercato
monopolistico dallingresso di altre imprese potrebbe far s` che la politica di mercato seguita dal monopolista
si discosti da quella descritta dalla teoria.
Consideriamo il caso di unimpresa che stia valutando la possibilit`a di entrare in un mercato ad esempio
quello della telefonia nel quale opera un monopolista. Naturalmente una questione cruciale `e quella relativa
alla reazione del monopolista ad un eventuale ingresso. Sebbene non abbia un gran senso dal punto di
vista strategico, immaginiamo che lipotesi sia che la quantit`a prodotta attualmente dal monopolista rimarr`a
invariata anche dopo leventuale ingresso sul mercato di una nuova impresa. Una circostanza nella quale una
tale assunzione non `e del tutto campata per aria `e quella nella quale la variazione delle decisioni produttive
richiedano un lungo periodo di tempo per poter essere attuate.
Poniamo dunque che il monopolista, indicizzato con 0, abbia scelto di produrre la quantit`a q
0
= (A
c
0
)/2B propria del caso lineare. Se adesso dovesse entrare una nuova impresa essa si troverebbe ad arontare
il seguente problema
max
q
_
A+c
0
2
Bq
1
_
q
1
C
1
(q
1
) F
1
dove F
1
+ c
1
q
1
`e la funzione di costo dellentrante. Ponendo A
1
=
A+c0
2
e supponendo A
1
> c
1
, si nota
facilmente come il nuovo entrante si ritrova ad essere a sua volta monopolista sebbene soltanto per la parte
residua del mercato. La soluzione ottimale `e pertanto data da
q

1
=
A
1
c
1
2B
Si noti che i prezzi si modicano ora poiche la quantit`a totale prodotta `e
Q =
A+A
1
c
0
c
1
2B
P =
A+c
0
+ 2c
1
4
Di conseguenza i protti del vecchio monopolista diventano ora

0
=
(Ac
0
)
2
+ 2(Ac
0
)(c
1
c
0
)
8B
F
Se si raronta questa grandezza con quella calcolata nella (4.4) non possiamo che concludere che il monopo-
lista ha subito delle perdite dallingresso dellimpresa concorrente sul mercato. In eetti tenendo conto della
diosuguaglianza
A+c0
2
> c
1
si conclude che

0
<
(Ac
0
)
2
+ 2(Ac
0
)(
A+c0
2
c
0
)
8B
F =
(Ac
0
)
2
4B
F
dove il lato di destra ragura, come si ricorder`a, i protti originari del monopolista.
Tuttavia tale ingresso potrebbe essere scoraggiato ssando una quantit`a q diversa da quella di monopolio.
Il protto della nuova entrante in funzione della quantit`a prodotta dal monopolista `e infatti:

1
(q
0
) = (AB(q
0
+q
1
))q
1
c
1
q
1
F
1
ed il suo valore massimo

1
(q
0
) =
1
B
_
ABq
0
c
1
2
_
2
F
1
34 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
Per scoraggiare lingresso sar`a pertanto suciente ssare la produzione q al livello
q
ex
0
=
Ac
1
2

F
1
B
B
che `e certamente meno di quanto si produce in concorrenza perfetta ma senza dubbio superiore a quanto
produrrebbe di norma il monopolista in quanto, applicando la disuguaglianza (
A1c1
2
)
2 1
B
F
1
> 0 si ottiene
q
ex
0
>
AA
1
B
=
Ac
0
2B
Il prezzo diviene
p
ex
= c
1
+ 2
_
F
1
B
ossia leggermente superiore ai costi marginali del nuovo entrante.
Tuttavia questa scelta non `e indolore per il monopolista poiche gli consente di conseguire un livello del
protto inferiore, pari a

=
(Ac
0
)(Ac
1
2

F
1
B) (Ac
1
2

F
1
B)
2
B
F
0
Consideriamo il caso in cui c
0
= c
1
= B = F
1
= 2, F
0
= 0 e A = 8. Se il monopolista segue la regola
originale consegue protti pari a 36/16 = 2, 25; se cerca di ostacolare il nuovo entrante consegue protti pari
a 4.
Dunque, il timore di nuovi concorrenti potrebbe indurre il monopolista a deviare dalla massimizzazione
del protto. Incontriamo qui per la prima volta il concetto di concorrenza potenziale. Sulle politiche di
prevenzione della concorrenza potenziale dovremo tornare nel seguito.
4.4. Discriminazione dei prezzi
In questo capitolo come in tutti i precedenti e in tutti i successivi abbiamo fatto una importante as-
sunzione: che i prezzi fossero lineari ossia che venisse ssato un prezzo unitario indipendente dalla quantit`a
acquistata. Ci sono numerosi esempi del fatto che non sempre questa politica `e la milgiore. Essenzialmente
tutte le tarie prevedono costi ssi e fasce di prezzo cosicche il prezzo unitario pagato dai consumatori `e
dierente a seconda della quantit`a acquistata. Si parla in tal caso di discriminazione del prezzo.
Immaginiamo che vi siano N consumatori e che ciascuno di essi abbia unutilit`a indiretta per il singolo
bene in questione pari a V
n
(x, Y
n
z) denita come nella (2.6). Ammettiamo che il monopolista disponga
di molte informazioni e in particolare conosca esattamente le funzioni V
n
ed anche i redditi Y
n
e poniamo
che contempli la possibilit`a di vendere a ciascun consumatore la quantit`a x
n
. Naturalmente `e anche in grado
di calcolare il prezzo di riserva di ciascun consumatore e pertanto `e in grado di proporre a ciascuno loerta
prendere o lasciare rappresentata dal prezzo di riserva. In altre parole, di risolvere il problema
(4.1) max
_
N

n=1
z
n
C
_
N

n=1
x
n
_
: V
n
(0, Y
n
) V (x
n
, Y
n
z
n
)
_
Come ci ricorda Kreps, le condizioni del primo ordine di questo problema sono:
1 =
n
V
n
Y
n
e MC
_
N

n=1
x
n
_
=
n
V
n
x
n
ossia
(4.2) MC
_
N

n=1
x
n
_
=
V
n
/x
n
V
n
/Y
n
4.4. DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI 35
Dunque il monopolista agisce in modo da uguagliare il rapporto tra utilit`a marginale del consumo e del
reddito per ogni consumatore esistente sul mercato. Tale rapporto misura in un certo senso la disponibilit`a
a pagare dei consumatori ed `e evidente che se qualcuno avesse un valore pi` u elevato di tale disponibilit`a,
allora il monopolista troverebbe conveniente spostare la produzione verso di lui. La disponibilit`a a pagare
dovr`a inoltre uguagliare il costo marginale della produzione per le stesse ragioni per le quali costo marginale
e prezzo si uguagliano in concorrenza perfetta.
In eeti c`e una certa analogia con il mercato concorrenziale. In un mercato concorrenziale, mettendo
insieme la (2.3), la (3.2) e la (2.5) si ottiene
MC
_
N

n=1
x
n
_
=
V
n
/x
n
V
n
/Y
n
=
1
du
n
dx
n
= p
Questo risultato ci porta alla conclusione che utilizzando una discriminazione completa del prezzo il mo-
nopolista nisce in realt`a non solo per accrescere i propri protti ma, sorprendentemente, per produrre
esattamente la medesima quantit`a che produrrebbe in concorrenza perfetta. Il punto `e che con prezzi lineari
produrre quanto in concorrenza non `e prottevole per un monopolista (nonostante i prezzi eccedano i costi
marginali) poiche acrescere la produzione signica abbassare i prezzi non solo dellultima unit`a prodotta ma
di tutte le unit` a precedenti. Ci`o ovviamente non accade se il monopolista pu`o discriminare e quindi vendere
ad esempio la quantit`a di monopolio al prezzo di monopolio e le unit`a aggiuntive a prezzi pi` u bassi ma pur
sempre superiori ai costi marginali.
Notiamo che in questo contesto i prezzi saranno altamente non lineari in quanto essi potranno variare
da consumatore a consumatore ed anche a seconda delle quantit`a acquistate. Si parla in tal caso di discrim-
iniazione di prezzo del terzo tipo, cio`e appunto di prezzi che possono dipendere tanto dal criterio oggettivo
della quantit`a acquistata quanto da quello soggettivo della persona che acquista (e della sua disponibilit`a a
pagare). Si parla in tal caso di discriminazione dei prezzi del primo tipo. Si ha discriminazione del secondo
tipo allorche il prezzo unitario dierisce a seconda del numero di unit`a acquistate; si ha discriminazione del
terzo tipo quando il prezzo unitario pagato non dipende dal numero delle unit`a ma non dallidentit`a del
consumatore.
Questultimo criterio `e in realt`a spesso problematico perche molti mercati (ma non tutti) sono anonimi,
ossia il venditore non conosce lidentit`a dellacquirente. In tal caso la politica di prezzo descritta implicita-
mente dalla (4.2) non pu`o essere applicata. I casi in cui `e possibile discriminare sulla base dellidentit`a dei
consumatori sono quelli in cui il produttore `e in grado di tenere ben separati i diversi mercati su cui opera,
come la diversicazione dei prezzi del cinema sulla base dellet`a.
Una illustrazione assai semplice delle conclusioni precedenti si ha nel caso lineare, come rappresentato
nella Figura 4.2. Immaginiamo che la vendita del bene in questione possa essere organizzata con una serie
di contrattazioni distribuit nel tempo. In eetti non `e insolito vericare che un determinato prodotto venga
dapprima oerto sul mercato a certe condizioni di prezzo ma che, ad unoerta successiva, queste condizioni
vengano riviste al ribasso. Si crea in tal modo una discriminazione dei prezzi in cui consumatori diversi pagano
prezzi diversi a seconda del momento in cui eettuano il proprio acquisto. Gracamente, il monopolista vende
dapprima la quantit`a q
1
=
Ac
2B
realizzando i protti
1
che nella Figura 4.2 sono rappresentati con larea
grigia tratteggiata. Conclusasi questa contrattazione, il monopolista si trova di fronte una quota residua
del mercato che si rappresenta ancora come una domanda lineare dopo aver spostato lasse verticale in
corrispondenza del punto q
1
. Su questa porzione del mercato che ha come intercetta verticale A
1
=
A+c
2
> c,
36 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO

q
p
A
c
conc
q
B
A

mon
q q =
1

2
q
3
q
1

2

3

Figura 4.2. La discriminazione dei prezzi
il monopolista pu`o ancora realizzare protti positivi pari a
2
ssando la quanit`a q
2
=
A1c
2B
=
Ac
4B
. Questo
processo iterativo `e tale per cui alla fase n il monopolista ssa la quantit`a q
n
=
Ac
2
n
B
. Complessivamente la
quantit`a prodotta nei diversi stadi della contrattazione ammonta a
q =

n1
q
n
=
Ac
2B

n1
1
2
n
=
Ac
B
Dunque si giunge anche in questo semplice esempio alla conclusione che un monopolista che discriminasse
i prezzi tramite oerte successive nisce per produrre complessivamente quanto in concorrenza perfetta.
Dunque una forma di mercato monopolistica in assenza di discriminazione porta ad un equilibrio che `e
socialmente ineciente nel senso che `e possibile accrescere la produzione senza danneggiare i consumatori
ed accrescendo i protti del produttore.
Questa conclusione `e largomento principale per il quale, nella teoria cos` come nella pratica, il monopolio
viene considerato un sinonimo dellinecienza e si ritiene desiderabile promuovere la concorrenza laddove
possibile. Listituzione di autorit`a per la concorrenza e il mercato, ad esempio nel contesto comunitario,
trova giusticazione in questa semplice analisi.
4.4.1. Discriminazione del primo tipo. Un esempio classico e signicativo di discriminazione del
terzo tipo `e quello nel quale un monopolista allingrosso vende a un certo numero di monopolisti al dettaglio i
quali operano su mercati perfettamente segmentati sui quali possono ben prevalere prezzi del tutto dierenti
(ad esempio potrebbe trattarsi di Coca Cola e dei suoi rivenditori nei diversi paesi)
4
. Immaginiamo che
i dettaglianti siano n = 1, . . . , N e che su ciascun mercato al dettaglio prevalga una domanda lineare del
tipo p
n
= A
n
B
n
x
n
. Il dettagliante n ha costi C
n
(x
n
) = (c
n
+ q
n
)x
n
dove c
n
`e il costo produttivo vero
e proprio e q
n
`e il prezzo pagato al monopolista allingrosso. Come sappiamo dai paragra precedenti, il
4
Seguiamo qui [3, pp. 362 e ss.] abbastanza da vicino.
4.4. DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI 37
prezzo praticato, la quantit`a fornita e i protti conseguiti sul mercato al dettaglio saranno (si veda la (4.4))
(4.3) x
n
=
A
n
c
n
q
n
2B
n
, p
n
=
A
n
+c
n
+q
n
2
,
n
=
(A
n
c
n
q
n
)
2
4B
n
Per il monopolista allingrosso, la domanda inversa proveniente dal mercato n-mo ammonta dunque a
q
n
= A
n
c
n
2B
n
x
n
= A

n
B

n
x
n
con A
n
c
n
= A

n
e 2B
n
= B

n
. Pertanto, egli intender`a ssare i
prezzi, le quantit`a (e dunque i protti del dettagliante) nel modo seguente (immaginando che vi sia un costo
variabile costante pari a c)
(4.4) q
n
=
A

n
+c
2
=
A
n
c
n
+c
2
x
n
=
A
n
c
n
c
4B
n

n
=
(A
n
c
n
c)
2
16B
n
Si noti che il monopolista allingrosso diversica i prezzi tra i vari mercati se e solo se la quantit`a A
n
c
n
varia tra luno e laltro. Tuttavia, se egli pu`o praticare prezzi lineari potr`a accrescere ulteriormente il proprio
protto. Il modo pi` u facile di fare ci`o `e di aggiungere al costo unitario ssato come sopra una tassa di
concessione ossia un pafamento sso F
n
che ciascun dettagliante dovr`a pagare per il solo fatto di aver diritto
a vendere al dettaglio i suoi prodotti. Ci sono molti esempi nel settore della distribuzione che si avvicinano a
questo esempio. Come verr`a ssato allora F
n
? Ovviamente sar`a il pi` u alto possibile ma dovr`a essere tale da
lasciare protti non negativi al dettagliante. Poiche questi ammontano ora a
n
= (A
n
c
n
q
n
)
2
/4B
n
F
n
si potr`a allora ssare
F
n
=
(A
n
c
n
q
n
)
2
4B
n
ed estrarre in tal modo tutto il protto possibile dal dettagliante. In tal modo il protto totale conseguito
dal monopolista allingrosso sul mercato n-mo ammonterebbe a
(q
n
c)x
n
+F
n
= (q
n
c)
A
n
c
n
q
n
2B
n
+
(A
n
c
n
q
n
)
2
4B
n
Massimizzando tale espressione rispetto a q
n
si ottiene
0 =
q
n
+c
2B
n
ossia q
n
= c
Il fatto sorprendente di questultimo risultato `e che il monopolista allingrosso nisce per praticare il
prezzo di concorrenza al rivenditore al dettaglio. Questo perche ci`o consente di massimizzare le vendite senza
dover rinunciare ai protti grazie alla tassa di concessione F
n
. Si noti che i protti del dettagliante sono per
denizione nulli e il prezzo e la quantit`a al dettaglio diventano ora
x
n
=
A
n
c
n
c
2B
n
p
n
=
A
n
+c
n
+c
2
cio`e gli stessi valori che risulterebbero se il monopolista allingrosso potesse commercializzare direttamente
i propri prodotti.
38 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
Esercizi
Esercizio 1
Considerate un mercato caratterizzato da funzione di domanda lineare del tipo: q = abp, dove q indica
la quantit`a complessivamente prodotta e p il prezzo. Lunica impresa presente sul mercato presenta costi
marginali (e medi) costanti e pari a c.
(1) Determinate il prezzo e la quantit`a dequilibrio ed oritene una rappresentazione graca.
(2) Calcolate lelasticit`a della domanda al prezzo (intesa come numero positivo). Come varia lelasticit`a
al variare del parametro b?
(3) Spiegate se lequilibrio di monopolio, di cui al punto 1), cade nel tratto elastico o anelastico della
curva di domanda. Questo risultato ha valenza generale? Perche?
Esercizio 2
Considerate un mercato con funzione di domanda lineare del tipo p =
a
b

q
b
dove q indica la quantit`a
complessivamente prodotta e p il prezzo, e funzione di costo C(q) = cq.
(1) Rappresentate gracamente la curva di domanda, avendo cura di specicare le sue intercette e la
pendenza.
(2) Calcolate lequilibrio di concorrenza perfetta ed indicatelo sul graco.
(3) Determinate il surplus del consumatore, del produttore e totale. A quali aree corrispondono sul
graco?
(4) Supponete, ora, che sul mercato operi una sola impresa e calcolate lequilibrio di monopolio.
(5) Determinate il surplus del consumatore, del produttore e totale in questa nuova situazione, ed
oritene una rappresentazione graca.
(6) Mostrate come varia la perdita secca di monopolio al variare del parametro b.
Esercizio 3
Considerate un mercato monopolistico con costi marginali (e medi) costanti e pari a c e funzione di
domanda, non lineare, del tipo q = p

, dove q indica la quantit`a, p il prezzo e > 1.


(1) Determinate il prezzo e la quantit`a dequilibrio.
(2) Determinate il prezzo e la quantit`a dequilibrio nellipotesi che lo stesso mercato operi in concorrenza
perfetta.
(3) Calcolate la perdita secca di monopolio e rappresentatela gracamente.
Esercizio 4
Un monopolista fronteggia la seguente curva di domanda: p = a b lnq, dove p indica il prezzo e q la
quantit`a.
(1) Determinate lelasticit`a della domanda al prezzo.
(2) Supponendo che i costi marginali (e medi) siano costanti e pari a c, determinate il prezzo e la
quantit`a dequilibrio Determinate lelasticit`a della domanda al prezzo.
SOLUZIONI 39
Soluzioni
Esercizio 1
(1) Il monopolista risolve il seguente problema di massimizzazione
5
:
max
p
(p c)(a bp)
da cui si ricavano le condizioni di primo ordine per il prezzo:
a bp b(p c) = 0
e il prezzo dequilibrio di monopolio:
p =
a +bc
2b
=
A+c
2
con B = b
1
, A = a/b
che, sostituito nella funzione di domanda, consente di ricavare la quantit`a oerta sul mercato dal
monopolista:
q =
a bc
2
=
Ac
2B
come nella Figura 4.1.
(2) Lelasticit`a della domanda al prezzo, intesa come numero positivo, viene calcolata in base alla
formula:
[
q
[ =
dq
dp
p
q
dunque, nel nostro caso:
=
bp
a bp
=
p
Ap
da cui si vede chiaramente che, allaumentare di b, il numeratore della frazione aumenta ed il
suo denominatore diminuisce: lelasticit`a della domanda al prezzo `e dunque funzione crescente del
parametro b. Questo risultato poteva essere ricavato anche in modo pi` u intuitivo: Ricordiamo,
infatti, che la pendenza della curva di domanda inversa `e nel caso in esame `e 1/b = B e che, a
parit`a di unit`a di misura, date due curve di domanda, quella con pendenza inferiore presenta una
maggiore elasticit`a.
(3) Calcoliamo

, ovvero lelasticit`a della domanda nel punto dequilibrio:

=
a +bc
a bc
=
A+c
Ac
Dal momento che il numeratore della frazione `e chiaramente maggiore del denominatore e questultimo
`e positivo,

> 1: il punto dequilibrio cade sul tratto elastico della curva di domanda. Questo
risultato ha valenza generale. Infatti il ricavo marginale nel nostro caso `e MR = p (pa p)q.
Sfruttando la formula per il calcolo dellelasticit`a al prezzo, il ricavo marginale pu`o essere riscritto
come
MR = p(1 1/)
5
Limpostazione di questo problema `e diversa da quella vista in classe poiche la massimizzazione avviene rispetto al prezzo
anziche alla quantit`a. Tuttavia la dierenza `e irrilevante poiche il monopolista, controllando la quantit`a, esercita un pieno
controllo sul prezzo. Si noti che la funzione di domanda inversa `e p = ABq con B = b
1
e A = a/b
40 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO

q
p
A=a/b
B
A
a =
b
B
1
=
Figura 4.3. La domanda lineare
Dal momento che, in equilibrio, il monopolista uguaglia il benecio marginale del produrre ununit`a
aggiuntiva (MR) con il costo addizionale che ci`o comporta (MC), e che il costo marginale `e maggiore
o uguale a 0, abbiamo che:
p(1 1/) = MR = MC = 0
ovvero 11/ 0 che equivale alla condizione 1. In altre parole, lequilibrio di monopolio cade
sempre nel tratto elastico della curva di domanda dove, cio`e, lelasticit`a della domanda al prezzo
supera lunit`a.
Esercizio 2
(1) Si veda la Figura 4.3.
(2) In concorrenza perfetta le imprese, price taker, ssano un prezzo pari al costo marginale: p = c.
Sostituiamo la funzione di domanda e otteniamo:
a
b

q
b
= ABq = c
Da cui si ricavano facilmente la quantit`a ed il prezzo dequilibrio in concorrenza perfetta: q = abc
e p = c. Gracamente la situazione `e raguarata nella Figura 3.1.
(3) Il surplus (o sovrappi` u) del consumatore (CS) `e denito come larea compresa tra la curva di
domanda ed il prezzo dequilibrio. Nel nostro caso (si veda la Figura 3.1):
CS = (Ac)
Ac
2B
=
(Ac)
2
2B
Il surplus del produttore `e pari al suo protto. Dal momento che le imprese perfettamente concor-
renziali applicano un prezzo pari al costo medio e marginale, ottengono protti nulli: = 0. Il
SOLUZIONI 41
surplus totale (W) `e dato dalla somma del sovrappi` u del consumatore e del produttore. Nel nostro
caso esso coincide con CS:
W =
(Ac)
2
2B
(4) Si veda la soluzione dellEsercizio 1.(1).
(5) Il surplus del consumatore `e ora:
CS = (A
A+c
2
)
Ac
4B
=
(Ac)
2
8B
quello del produttore
=
(Ac)
2
4B
dunque quello totale
W =
3(Ac)
2
8B
(6) La perdita secca di monopolio (WL) `e la dierenza di surplus totale tra lequilibrio di concorrenza
perfetta e quello di monopolio:
WL =
(Ac)
2
2B

3(Ac)
2
8B
=
(Ac)
2
8B
=
(a bc)
2
8b
Allaumentare di b aumenta il denominatore e diminuisce il numeratore della frazione, dunque
WL diminuisce. Il risultato `e certamente compatibile con quelli ricavati allEsercizio 1.(1). Infatti
allaumentare di b abbiamo dimostrato che aumenta lelasticit`a, il mercato `e meno concentrato o,
in altre parole, pi` u vicino ad un regime concorrenziale, quindi il sovrappi` u totale `e maggiore.
(7) Con discriminazione di primo tipo il surplus totale coincide con quello concorrenziale; la dierenza
`e che `e diversamente ripartito (infatti va tutto al monopolista sotto forma di protto, mentre CS
`e nullo). Dunque non vi `e perdita netta.
Parte 3
Oligopolio
In precedenza abbiamo trattato i casi della concorrenza perfetta e del monopolio. Si tratta evidentemente
di casi estremi ed `e ragionevole pensare che la quasi totalit`a dei mercati si trovi in una posizione intermedia
tra i due. In particolare `e ragionevole pensare che le imprese dispongano di un qualche potere di mercato
pi` u o meno rilevante sebbene solo in casi specici si trovino ad essere le uniche a produrre. Ed anche in
tali casi particolari spesso non `e consentito loro di seguire le politiche monopolistiche descritte pi` u sopra
poiche i mercati caratterizzati dalla presenza di una sola impresa sono spesso attentamente regolamentati e
monitorati da speciche autorit`a.
`e per`o solo per ragioni di realismo che `e importante abbandonare i due casi polari della concorrenza
e del monopolio. In un contesto oligopolistico si pone anche un problema decisionale per certi aspetti
nuovo: le decisioni di ciascuna singola impresa possono prescindere dalle decisioni che ci si attende dalle
imprese concorrenti. Gli eetti sul protto individuale delle decisioni di produzione dipenderanno infatti
dalle analoghe decisioni prese dalle altre imprese. Dunque ciascuna impresa, prima di fare le proprie scelte,
dovr`a elaborare una ragionevole congettura circa il comportamento delle imprese rivali. Cosa signichi che
una congettura sia ragionevole `e naturalmente una questione assai complessa. Certamente, per`o, possiamo
dire che `e irragionevole suporre che le altre imprese agiscano senza tenere conto del proprio livello di protto.
In realt` a lequilbrio di mercato in un contensto oligopolistico `e una nozione assai pi` u complessa che
nei semplici casi della concorrenza e del monopolio e chiama direttamente in causa i concetti di soluzione
elaborati dalla Teoria dei Giochi e particolarmente il concetto di soluzione dovuto a Nash. La pi` u ampia
e completa trattazione della teoria dei giochi fatta ad un livello elementare si trova nel manuale di Kreps
[3], al quale senzaltro rimandiamo non avendo modo di approfondire questo tema in poche pagine. Diciamo
solo che lequilibrio di Nash `e un concetto di equilibrio minimale: si richiede solamente che nessuno dei
giocatori abbia alcun concreto incentivo, una volta nota la scelta degli altri partecipanti, a modicare le
proprie decisioni. Si tratta di un criterio minimale in due sensi. Primo, perch`e il concetto di equilibrio ha a
che fare per sua natura con lidea che la situazione, in mancanza di elementi nuovi, non debba modicarsi
e dunque che i partecipanti non debbano rivedere le proprie decisioni. Ma `e minimale anche nel senso che
spesso nelle situazioni analizzate emergono molteplici equilibri di Nash. In tal caso, evidentemente, un tale
concetto di equilibrio non `e suciente a fornire delle predizioni univoche ed `e necessario introdurre ulteriori
criteri che consentano di selezionare una particolare soluzione rispetto ad unaltra. Nei giochi sequenziali
il criterio che pi` u frequentemente adotteremo `e quello di perfezione nei sottogiochi o, equivalentemente, di
consistenza dinamica.
CAPITOLO 5
Cournot
Il modello di Cournot `e una semplicissima estensione dl modello di monopolio basata sullipotesi che il
mercato sia popolato da un numero nito di imprese, N. Ciascuna di queste agisce autonomamente dalle
rimanenti. Evidentemente, nel caso N = 1 questo modello coincide con quello del monopolio, mentre ci
attendiamo che con N dovrebbe aversi la convergenza verso il modello concorrenziale.
5.1. Il modello
Abbiamo dunque q =

N
n=1
q
n
e il prolema della singola impresa diviene:
(5.1) max
qn
p
_
N

n=1
q
n
_
q
n
c
n
(q
n
)
Si noti che in linea di principio ammettiamo la possibilit`a che le diverse imprese abbiano dierenti strutture
di costo. Al solito la condizione del primo ordine, in tutto simile alla (4.2), `e:
0 = p
_
1 +
dp
dq
q
n
p
_
MC
n
(q
n
) +
n
= p(1 +
p

n
) MC
n
(q
n
) +
n
ossia
(5.2) p(1 +
p

n
) MC
n
(q
n
) 0 e (p(1 +
p

n
) MC
n
(q
n
))q
n
= 0
dove abbiamo posto
n
=
qn
q
, la quota di mercato dellimpresa n-ma. Facciamo senzaltro lipotesi che vi sia
produzione, ossia q > 0, poiche il caso opposto non riveste grande interesse. Dunque,
(5.3) p =
MC
n

n
1 +
p

n
con
n
0,
n

n
= 0
La (5.3) consente di derivare numerose conclusioni, in particolare circa il rapporto tra questa specica
forma oligopolistica e, alternativamente, concorrenza e monopolio.
Cominciamo col determinare quali siano le imprese che producono e quali no. Ricordando che
p
< 0 e
osservando che 0 =
n

n
=
n
MC
n
p(
n
+
p

2
n
) si conclude

2
n
=
p MC
n
p[
p
[

n
ossia
(5.4)
n
=
_
_
_
p MC
n
p
1
[
p
[
se p > MC
n
0 se p MC
n
Dunque vengono escluse dalla produzione tutte e sole quelle imprese i cui costi marginali minimi risultino
superiori al prezzo ssato sul mercato. In altre parole non producono quelle imprese che si troverebbero al
di fuori del mercato anche in concorrenza perfetta. Inoltre un indicatore osservabile del potere di mercato `e
dato dal parametro
PMCn
P
che misura il mark-up dei prezzi sul costo marginale.
45
46 5. COURNOT
In secondo luogo, le quote produttive di ciascuna impresa sono determinate esclusivamente dai costi
marginali: le imprese con costi pi` u bassi avranno la quota maggiore. Se i costi fossero i medesimi, allora
necessariamente
n
= N
1
, il peso economico della singola impresa `e pari al suo peso campionario. In
questultimo caso speciale, ossia di imprese identiche, possiamo anche ottenere qualche conclusione circa il
ruolo del numero di imprese sul meccanismo di mercato. Infatti, il prezzo si avvicina a quello di concorrenza
(resp. di monopolio) quanto maggiore (resp. minore) `e il numero delle imprese presenti sul mercato.
Inne osserviamo che la (5.3) `e perfettamente denita tranne nel caso che vi sia qualche n = 1, . . . , N
tale che
p
<
1
n
: il caso
p
< 1 risulta pi` u problematico. Addirittura nel caso di imprese simmetriche
`e suciente che sia vericata la condizione
p
> N.
Le conclusioni raggiunte circa il livello dei prezzi hanno, ovviamente, una diretta implicazione circa la
quantit`a prodotta, dato che la domanda di mercato `e una funzione decrescente dei prezzi. In un mercato
caratterizzato dal comportamento alla Cournot ed imprese identiche si produce un quantit`a complessiva
intermedia tra quella che caratterizza la concorrenza e quella che caratterizza il monopolio.
5.1.1. Cournot nel modello lineare. Si torni al modello lineare esposto nella (3.4). La condizione
del primo ordine (5.2) diviene ora
AB
N

n=1
q
n
Bq
n
c = 0
ossia, ponendo q
n
=

j=n
q
j
,
(5.5) q
n
=
AB q
n
c
2B
La (5.5) ragura la funzione di reazione dellimpresa n ossia la sua risposta ottimale alle scelte delle imprese
concorrenti.
Dunque,
(5.6)
q
n
=
1
N + 1
Ac
B
q =
N
N + 1
Ac
B
p =
1
N + 1
A+
N
N + 1
c
n
=
1
B
_
Ac
N + 1
_
2
Dunque la quantit`a `e funzione crescente del numero N di imprese e converge alla quantit`a prodotta in
concorrenza perfetta per N ; i protti decrescono con N e tendono a 0.
Si noti che la soluzione `e simile anche nel caso che i costi marginali, sempre costanti, possano dierire
tra unimpresa e laltra. Infatti sommando rispetto a n si ha
0 = NANBq Bq
N

n=1
c
n
= NANBq Bq N c
dove si `e posto c = N
1

N
n=1
c
n
. Dunque
q =
NAN c
(N + 1)B
ed anche,
q
n
=
A+N( c c
n
) c
n
(N + 1)B
=
A c
(N + 1)B
+
c c
n
B
Concludiamo che ciascuna impresa produce in media la quantit`a
A c
(N+1)B
pi` u una componente che `e diretta-
mente proporzionale a c c
n
ossia alla riduzione dei costi marginali rispetto al valore medio.
5.2. I LIMITI ALLA CAPACIT
`
A PRODUTTIVA 47
Calcoliamo quindi i prezzi ed i protti i quali ammontano rispettivamente a
p =
A+N c
N + 1

n
=
_
A+N( c c
n
) c
n
N + 1
_
2
1
B
F
n
I protti sono positivi se e solo se
_
F
n
B +c
n
<
A+N c
N + 1
Lespressione dei protti diviene poi particolarmente semplice nel caso di unidentica struttura dei costi:

n
=
_
Ac
N + 1
_
2
1
B
F
e dunque i protti sono positivi in tale caso se e solo se
(5.7) N + 1 <
Ac

FB
La (5.7), sebbene ottenuta sotto condizioni moto speciali, ci consente alcune considerazioni piuttosto
generali circa levoluzione dei monopoli. Consideriamo anzitutto il caso F = 0.
`
E evidente in tal caso
che i protti delle imprese operanti in un mercato alla Cournot saranno sempre positivi (purche A < c) il
che implica un certo ottimismo circa il prevalere della forma concorrenziale su quella monopolistica. Salvo
che vi siano restrizioni legali o comunque di natura extra-economica (quali ad esempio lesclusivit`a della
tecnologia), la possibilit`a di realizzare protti positivi `e destinata ad attrarre un numero via via maggiore di
imprese il cui progressivo ingresso sul mercato implica una graduale riduzione del protto e la convergenza
alla concorrenza perfetta. Oltre allesistenza di bariere generali allentrata, questo processo `e dstinato ad
interrompersi se vi sono signicativi costi ssi. Infatti se vi sono costi ssi, allora il mercato potr`a sopportare
solo un numero massimo N

di imprese. Il valore di N

dipende in modo positivo da A, ossia dal livello


della domanda, e da B
1
, ossia dalla sensibilit`a della domanda al prezzo ed in modo negativo dai costi, sia
ssi F che variabili c. Se tracuriamo il vincolod ei numeri interi possiamo dunque concludere che nel corso
del tempo le imprese operanti sul mercato raggiungeranno il lato di destra della (5.7). In tal caso la quantit`a
prodotta e il prezzo pervalente saranno rispettivamente
(5.8) q

=
Ac
B

_
F/B p

= c +

FB
Questi valori, come `e facile intuire, approssimano abbastanza bene quelli prevalenti in un mercato per-
fettamente concorrenziale ed anzi coincidono con essi nel caso in cui non vi siano costi ssi. Si ricorder`a,
tuttavia, che il modello concorrenziale che prescrive luguaglianza tra prezzi e costi marginali non consente
alle imprese di sopravvivere in presenza di costi ssi. Dunque possiamo interpretare la (5.8) come una sorta
di equilibrio di concorernza sostenibile, nella quale cio`e la concorrenza tra imprese non giunge al punto da
distruggere il mercato, con i costi di benessere che questa eventualit`a comporta per i consumatori e per
lintero sistema economico.
5.2. I limiti alla capacit`a produttiva
Abbiamo visto che talune imprese potrebbero nire fuori del mercato se in equilibrio si trovassero ad
avere costi marginali superiori al prezzo: si tratta di un esito endogeno che dipende dalla struttura della
domanda.
Vi possono essere per`o anche ragioni speciche perche limpresa sia esclusa dal mercato. Qui in partico-
lare ci interessa discutere dei limiti derivanti dalla capacit`a produttiva. Immaginiamo che limpresa n non
possa produrre pi` u del quantitativo k
n
> 0 che `e dato dalla tecnologia di cui essa attualmente dispone. Il
48 5. COURNOT
problema visto precedentemente si trasforma ora leggermente poiche dobbiamo tenere conto di un vincolo
di non negativit`a nella forma q
n
k
n
. Se indichiamo con
n
il moltiplicatore di Lagrange ad esso relativo
otteniamo la condizione del primo ordine seguente:
(5.1)
_
p[1 +
n

p
] MC
n

n
= 0

n
(k
n
q
n
) = 0
Per comprendere il senso economico della (5.1) poniamoci nel caso in cui i costi marginali sono i medesimi
per tutte le imprese.
`
E evidente che in tale caso se il vincolo di capacit`a `e stringente, ossia
n
> 0, si avr`a
una riduzione della quota di mercato rispettoa quelle imprese per che producono al disotto della propria
capacit`a massima. Comprensibilmente.
ESERCIZI 49
Esercizi
Esercizio 1
Considerate un mercato sul quale sono presenti tre imprese, che orono un prodotto omogeneo con costi
marginali (e medi) nulli. La funzione di domanda inversa `e p = 1 q dove q rappresenta la quantit`a e p il
prezzo. Le imprese competono alla Cournot.
(1) Calcolate le quantit`a, i protti ed il benessere sociale in equilibrio. Rappresentate gracamente.
(2) Nellipotesi che le imprese 1 e 2 si fondano, dando origine ad una nuova impresa 0 (che compete
alla Cournot con la restante impresa 3, calcolate le quantit`a, i protti ed il benessere sociale in
equilibrio. Rappresentate gracamente.
(3) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione? La fusione `e auspicabile dal punto di vista sociale?
Perche?
(4) Nellipotesi che tutte e tre le imprese si fondano, dando origine ad ununica realt`a produttiva,
calcolate la quantit`a, il protto ed il benessere sociale. Rappresentate gracamente.
(5) Confrontate i punti (1), (2) e (4) in termini di sovrappi` u del consumatore e commentate
Esercizio 2
Considerate un mercato nel quale N > 1 imprese competono alla Cournot. La domanda di mercato `e
p = ABq, dove p indica il prezzo, q la quantit`a complessivamente prodotta, mentre A e B sono parametri
positivi; limpresa i-esima presenta costi totali C
i
= cq
i
, con c > 0.
(1) Calcolate il prezzo e la quantit`a dequilibrio.
(2) A quanto ammontano i protti della i-esima impresa in equilibrio? Mostrate che essi sono funzione
decrescente di N.
(3) Supponete, ora che le n imprese si fondano, dando origine ad ununica impresa. Calcolate il prezzo
e la quantit`a dequilibrio.
(4) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione, dal punto di vista della i-esima impresa? Perch`e?
Esercizio 3
Considerate due imprese che competono sulla quantit`a, fronteggiando una funzione di domanda p = 4q,
dove p indica il prezzo e q = q
1
+q
2
. Limpresa 1 presenta costi totali C
1
= q
1
, C
2
= 2q
2
.
(1) Determinate prezzo, quantit`a e protti delle due imprese in equilibrio ed oritene una rappresen-
tazione graca.
(2) A quanto ammontano surplus dei consumatori e benessere sociale? Rispondete gracamente ed
analiticamente.
Esercizio 4
Considerate un mercato caratterizzato dalla seguente funzione di domanda: p = 8 q.
(1) Determinate lequilibrio di un monopolista i cui costi totali di produzione siano C = 2q. A quanto
ammontano i protti del monopolista in equilibrio?
(2) Determinate ora lequilibrio nellipotesi che nel mercato operino due imprese, A e B, che competono
sulla quantit`a e presentano costi totali di produzione uguali: C
A
= 2q
A
e C
B
= 2q
B
. A quanto
ammontano i protti dei duopolisti?
50 5. COURNOT
(3) Supponente che le imprese A e B si fondano. Determinate il nuovo equilibrio ed i protti.
(4) Considerate ora il caso in cui i duopolisti abbiano costi diversi. In particolare: C
A
= q
A
e C
B
= 2q
B
.
Determinate lequilibrio del duopolio ed i protti dei duopolisti.
(5) Determinate lequilibrio del mercato nellipotesi che i duopolisti di cui al punto 4) decidano di
fondersi. A quanto ammontano i protti in questo caso?
Esercizio 5
Un turista che desideri raggiungere le Canarie da Milano pu`o scegliere tra due compagnie aeree: AriaEu-
ropa (AE) e Iberica (I). Esse orono un servizio assolutamente identico e competono sulla quantit`a (ovvero,
in questo caso, sul numero di passeggeri trasportati). I costi totali per le due imprese sono: C
AE
= 2q
AE
e C
I
= 4q
I
, dove q
AE
e q
I
indicano, rispettivamente, il numero di passeggeri trasportati da AriaEuropa e
Iberica.
(1) Sapendo che la domanda di mercato `e p = 12 q, dove q = q
AE
+ q
I
, determinate lequilibrio e
rappresentatelo gracamente.
(2) A quanto ammontano i protti delle due imprese in equilibrio? Calcolateli ed indicate sul graco
le aree corrispondenti.
(3) Determinate lequilibrio nellipotesi che AriaEuropa e Iberica competano nei prezzi, invece checnelle
quantit`a.
(4) Se le imprese potessero scegliere, quale tipo di competizione preferirebbero? Perche?
Esercizio 6
Due imprese competono sulla quantit` a nel mercato A, caratterizzato da funzione di domanda lineare del
tipo: p = 1 q. I costi di produzione sono pari a C(q
i
) =
q
2
i
2
con i = 1, 2.
(1) Calcolate lequilibrio di Cournot.
(2) Supponete, ora, che limpresa 2 abbia la possibilit`a di vendere lo stesso bene, in quantit`a x
2
, anche
sul mercato B. In questo caso, i suoi costi di produzione, ammontano a
(q
2
+x
2
)
2
2
. La funzione di
domanda, sul mercato B, `e lineare e pari a p = b x
2
. Calcolate le quantit`a dequilibrio nel caso
in cui limpresa 1 sceglie q
1
e limpresa 2, simultaneamente, x
2
e q
2
.
Esercizio 7
Considerate un duopolio di Cournot con domanda lineare p = 1 q, in cui le imprese producono c on
costi marginali (e medi) nulli.
(1) Rappresentate gracamente le funzioni di risposta ottima e calcolate lequilibrio di Cournot con
riferimento alle quantit`a, al prezzo ed al protto delle due imprese.
(2) Il proprietario della prima impresa (proprietario A) acquista dal proprietario della seconda impresa
(proprietario B) una partecipazione nanziaria nella seconda impresa per una quota [0, 1] del
capitale. In base a questa partecipazione, il proprietario A percepisce una frazione a dei protti
dellaltra impresa, ma non partecipa alla gestione di questa.
(a) Scrivete le funzioni di protto totale dei proprietari A e B.
(b) Calcolate le funzioni di risposta ottima delle due imprese, rappresentatele gracamente ed
evidenziate la variazione rispetto al caso precedente.
ESERCIZI 51
(c) Calcolate lequilibrio di Cournot con riferimento alla quantit`a, al prezzo ed ai protti delle due
imprese e dei due proprietari.
(d) Analizzate come variano le quantit`a, il prezzo ed i protti delle due imprese e dei due proprietari
al variare di .
52 5. COURNOT
Soluzioni
Esercizio 1
(1) Ciascuna delle tre imprese (infatti esse presentano costi uguali, dunque possiamo ragionare per
simmetria) che competono alla Cournot, risolve il seguente problema di massimizzazione, rispetto
alla quantit`a:
max
qn
(p AC
n
)q
n
= (1 q
n
q
n
)q
n
da cui si ricavano le condizioni di primo ordine per la quantit`a:
0 = 1 2q
n
q
n
Risolvendo si ottiene la funzione di reazione (o di risposta ottima) dellimpresa n, che esprime la
q
n
ottimale in funzione delle quantit`a prodotte dalle altre imprese:
q

1
=
1 q
1
2
=
1 q
2
q
3
2
, q

2
=
1 q
1
q
3
2
, q

3
=
1 q
1
q
2
2
Mettendo a sistema le tre funzioni di reazione, e risolvendo per la quantit`a, si ottiene: q

1
= q

2
=
q

3
= 1/4.
In equilibrio, il surplus dei consumatori, dei produttori e sociali risultano pari, rispettivamente,
a: CS

= 9/32,

n
= 1/16 e W

= 15/32.
(2) Ciascuna delle due imprese (imprese 0 e 3) che competono alla Cournot, risolve il precedente
problema di massimizzazione, rispetto alla quantit`a dal quale si ottiene la funzione di reazione gi`a
vista prima, ossia
q

i
=
1 q
j
2
Mettendo a sistema le due funzioni di reazione, e risolvendo per la quantit`a, si ottiene:
q

0
= q

3
=
1
3
(ovviamente, essendo le imprese simmetriche sul lato dei costi, esse producono la stessa quantit`a)
Sostituendo nella funzione di domanda si conclude:
p

=
1
3
, CS

=
2
9
,
i
=
1
9
, W

=
4
9
(3) Per capire se ci sono incentivi alla fusione, occorre considerare il punto di vista delle imprese 1
e 2, ovvero quelle coinvolte dalla fusione stessa. Confrontando i loro protti al punto 1) e 2),
concludiamo che non vi `e incentivo alcuno, in quanto 1/16 > 1/18. Inoltre, confrontando W

e
W

, notiamo che la fusione non aumenta il benessere sociale, infatti 15/32 > 4/9.
(4) Se tutte le imprese con costi uguali si fondono in ununica realt`a produttiva, il mercato diventa
monopolistico. Il monopolista, secondo quanto visto nel testo, produrr`a la quantit`a q =
Ac
2B
=
1
2
da cui si conclude
p

=
1
2
, CS

=
1
8
,

=
1
4
, W

=
3
8
(5) Mano a mano che il numero di imprese si riduce, il mercato diventa sempre pi` u concentrato e,
dunque, il sovrappi` u dei consumatori diminuisce: CS

= 9/32 > CS

= 2/9 > CS

= 1/8.
Esercizio 2
SOLUZIONI 53
(1) Ciascuna delle tre imprese (infatti esse presentano costi uguali, dunque possiamo ragionare per
simmetria) che competono alla Cournot, risolve il problema di massimizzazione gi`a visto dal quale
si ottiene, la funzione di reazione (si veda la (5.5) a pagina 46)
q

n
=
AB q
n
c
2B
Dal momento che le N imprese presentano gli stessi costi, possiamo procedere per simmetria e
porre q
n
= (N 1)q

n
ottenendo (si veda la (5.6)):
q

n
=
Ac
B(1 +N)
p

=
A+Nc
1 +N
(2) In base ai risultati precedenti, i protti della generica impresa i, in equilibrio, risultano pari a

i
=
_
Ac
N + 1
_
2
1
B
Dalla formula risulta chiaro che, allaumentare di N diminuiscono i protti della i-esima impresa,
poiche N si trova al denominatore.
(3) Se le N imprese con costi uguali si fondono, il mercato diventa monopolistico e dunque, come
sappiamo,
q =
Ac
2B
, p =
A+c
2
(4) Per capire se ci sono incentivi alla fusione, da parte della i-esima impresa, dobbiamo confrontare i
suoi protti nel caso di Cournot e di monopolio. Il protto complessivo di monopolio `e
=
_
Ac
2
_
2
1
B
dunque quello individuale

n
=
_
Ac
2
_
2
1
BN
Non `e dicile vericare che questa quantit`a `e sempre strettamente maggiore del corrispondente
livello di protto conseguito in assenza di fusione, calcolato al punto precedente.
CAPITOLO 6
Stackelberg
Una delle caratteristiche del modello di Cournot visto in precedenza `e la simmetria tra le imprese. Non
necessariamente, a dire il vero, le imprese debbono avere gli stessi costi ma esse risultano simmetriche dal
punto di vista strategico, poiche nessuna di esse ha alcun vantaggio sulle altre. Il modello di Stackelberg
che ora prenderemo in esame si propone di superare questo modo di vedere. Eettivamente la concorrenza
oligopolistica raramente si svolge tra imprese di pari importanza: in generale spesso vi `e una tra queste che
vanta un qualche vantaggio strategico rispetto alle altre.
Immaginiamo che unimpresa n = 1 sia leader, ossia possa scegliere il proprio livello delloutput prima
degli altri. Le sue decisioni avranno pertanto inuenza su quelle delle imprese cosiddette followers. Di tale
inuenza limpresa leader cercher`a di approttare. Si noti che siamo inpresenza di una diversa struttura
strategica ed il concetto di risoluzione del gioco opportuno `e dierente da quello precedente.
In particolare, per n > 1 il problema `e quello consueto visto nella (5.2)
p[1 +
n

p
] = MC
n
Si noti che ci`o denisce implicitamente una funzione q
n
(q
1
). Infatti se q
1
cresce q
n
deve diminuire poiche
altrimenti si avrebbe una variazione del membro di sinistra rimanendo costante quello di destra. In particolare
immaginando che il termine p
p

n
= dp /dq q
n
rimanga pressoche costante, ogni aumento di q
1
inducendo
un ribasso del prezzo di mercato, deve accompagnarsi ad una riduzione dei costi marginali e se, come
stiamo supponendo in quest pagine, ci troviamo nel tratto crescente ci`o signica una riduzione della quantit`a
prodotta. Il leader `e dunque consapevole che un aumento di q
1
induce una riduzione di q
n
per n = 2, . . . , N.
Indichiamo con q
1
la quantit`a prodotta da tutte le imprese diverse dalla 1, ossia q
1
=

n2
q
n
. Il leader `e
in grado di conoscere la funzione q
1
= q
1
(q
1
). Dunque il suo problema di massimizzazione del protto da
luogo alla seguente condizione del primo ordine
(6.1) MC
1
= p +dp /dq [1 +d q
1
/dq
1
]q
1
= p[1 +
p
(
1
+ (1
1
)
q1
)]
dove
q
`e lelasticit`a della somma della quantit`a prodotta dalle altre imprese rispetto alla scelta produttiva
del leader. Dunque
(6.2) p =
MC
1
1 +
p
(
1
+ (1
1
)
q1
)
6.0.1. Il modello lineare. Anche per questo modello possiamo calcolare la soluzione nel semplice caso
di un modello lineare. Come abbiamo visto nella (5.5) a pagina 46, la quantit`a ottimale da produrre per i
followers ammonta a
q
n
=
Ac
2B

1
2
q
n
n = 2, . . . , N
55
56 6. STACKELBERG
Sommando rispetto a n = 2, . . . , N si ottiene
q
1
= (N 1)
Ac
2B

1
2
N

n=2
q
n
= (N 1)
Ac
2B

1
2
N

n=2
(q q
n
)
= (N 1)
Ac
2B

1
2
((N 1)q q
1
)
= (N 1)
_
Ac
B
q
_
= (N 1)
_
Ac
B
q
1
q
1
_
=
N 1
N
_
Ac
B
q
1
_
ossia
q = q
1
+q
1
=
N 1
N
Ac
B
+
q
1
N
Per sostituzione otteniamo lespressione della funzione del protto del leader,

1
=
_
A
N 1
N
(Ac)
B
N
q
1
c
_
q
1
=
1
N
(Ac Bq
1
)q
1
da cui si ricava la condizione del primo ordine seguente:
0 = Ac 2Bq
1
ossia
q
1
=
Ac
2B
In altre parole il leader produce esattamente la medesima quantit`a del monopolista e dunque assai pi` u del
follower il quale produce invece
q
n
=
1
N
Ac
2B
Complessivamente si ha inoltre
q =
2N 1
N
Ac
2B
, p =
A+ (2N 1)c
2N
,
1
=
_
Ac
2
_
2
1
BN
,
n
=
_
Ac
2N
_
2
1
B
I protti del leader e dei followers vanno paragonati con quelli ottenuti nella (5.6) per il modello di Cournot
nel caso lineare. Si osserva facilmente che il leader fa protti pi` u elevati mentre il follower pi` u ridotti; inoltre
i protti del leader sono comunque pari a quelli del monopolista ma divisi per N.
6.1. Variazioni congetturali
La condizione del primo ordine (6.1) ricavata sopra consente una interessante generalizzazione. In fondo
in tutti i modelli visti nora la variabile discriminante riguarda la reazione che le imprese si aspettano da
parte delle imprese concorrenti quando esse modicano la propria quantit`a prodotta. Possiamo riferirci a
tale grandezza come variazione congetturale e indicarla con f(q
1
). In tal caso la consizine del primo ordine
dellimpresa 1 `e semplicemente
(6.1) MC
1
= p +p

(1 +f

)q
1
6.1. VARIAZIONI CONGETTURALI 57
Nel modello di Stackelberg la variazione congetturale pu`o essere calcolata esattamente dalla funzioni di
reazioni delle imprese follower. Imprese operanti in concorrenza perfetta immaginano che la quantit`a com-
plessivamente prodotta muti al variare della propria produzione, dunque f

= 1. Nel caso di monopolio


ed anche in quello di Cournot, le imprese non considerano di avere inuenza sulle scelte produttive altrui,
dunque f

= 0. Inne nel caso di collusione che tratteremo tra breve, possiamo supporre f

= q
1
/q
1
ottenendo
quindi la condizione MC
1
= p +p

q.
Lapplicazione della teoria dei giochi ai modelli di oligopolio nasce dal desiderio di non lasciare indeter-
minate la variazioni congetturali ma di fornire, piuttosto, unadeguata spiegazione.
58 6. STACKELBERG
Esercizi
Esercizio 1
Il mercato delle biciclette `e popolato da due imprese, la Ride (R) e la Bike (B), che fronteggiano una
curva di domanda del tipo: p = 10 q, dove p indica il prezzo, q la quantit`a complessivamente prodotta. Le
due imprese sono simmetriche sul lato dei costi, con C
i
= 2q
i
, i = R, B.
(1) Considerate in seguente gioco di mercato: al tempo 1 la Ride decide quanto produrre; al tempo 2
la Bike sceglie il suo volume di produzione. Determinate lequilibrio di mercato.
(2) Supponete, ora, che le due imprese scelgano simultaneamente il loro volume di produzione. Deter-
minate il nuovo equilibrio.
(3) Partendo dalla situazione descritta al punto precedente, ritenete che una fusione sarebbe auspicabile
per la Ride? E per la Bike? Spiegate.
(4) Rappresentate gracamente gli equilibri di cui al punto (1), (2), (3) e indicate quale `e preferibile
dal punto di vista dei consumatori.
Esercizio 2
Considerate un duopolio con prodotto omogeneo: le imprese competono sulla quantit`a e hanno costi
nulli. Limpresa L (Leader) sceglie q
L
per prima e limpresa F (Follower) sceglie q
F
per seconda. La curva
di domanda di mercato `e p = 1 q.
(1) Individuate la funzione di risposta ottima dellimpresa F, le quantit`a prodotte, il prezzo ed i protti
delle due imprese in equilibrio.
(2) Supponete, ora, che le due imprese scelgano le quantit`a simultaneamente. Prima che ci`o avvenga,
il proprietario L (continuiamo a chiamare le imprese L e F anche se, giocando simultaneamente, ha
pi` u senso parlare di Leader e Follower) assume un manager che decide q
L
al suo posto, competendo
con il proprietario F che decide q
F
in prima persona. Il proprietario L ore al suo manager una
retribuzione sL cos` denita: s
L
= (p )q
L
k dove `e un parametro qualunque e k rappresenta
una sorta di franchisee fee che il manager paga al proprietario. Lutilit`a del manager, in caso non
accetti il contratto oerto dal proprietario, `e nulla. Individuate lequilibrio di Nash nelle quantit`a.
Come il proprietario sser`a inizialmente il parametro ?
(3) Confrontate lequilibrio cos` raggiunto con quello del punto 1) e commentate.
Esrcizio 3.
La funzione di domanda `e lineare e pari a: p = 18 q
1
q
2
q
3
.
(1) Supponete che il timing sia il seguente: al tempo 1 limpresa 1 sceglie q
1
; al tempo 2 limpresa 2
sceglie q
2
; al tempo 3 limpresa 3 sceglie q
3
. Di quale modello di oligopolio si tratta?
(2) Calcolate le quantit`a ed il prezzo dequilibrio.
(3) Supponete, ora, le imprese scelgano simultaneamente il loro volume di produzione. Di quale modello
di oligopolio si tratta?
(4) Calcolate le quantit`a ed il prezzo dequilibrio.
(5) Ritenete che limpresa 1 beneci di questa nuova situazione? Perche?
Esercizio 4
ESERCIZI 59
Considerate un mercato nel quale operano tre imprese, che fronteggiano una funzione di domanda del
tipo: p = 1 q e producono con costi marginali (e medi) nulli.
(1) Supponete che le imprese competano nelle quantit`a e che scelgano il volume di produzione ottimale
secondo il timing seguente: al tempo t = 1 limpresa 1 sceglie q
1
; al tempo t = 2 limpresa 2 sceglie
q
2
, avendo osservato q
1
; al tempo t = 3, limpresa 3 sceglie q
3
, avendo osservato q
1
e q
2
. Calcolate
le quantit`a ed il prezzo dequilibrio.
(2) Supponete, ora, che il gioco avvenga in modo simultaneo. Calcolate le quantit`a ed il prezzo
dequilibrio.
(3) Quale delle tre imprese `e indierente tra le situazioni descritte ai punti 1) e 2)? Perche?
(4) Se la competizione avvenisse nei prezzi, anziche nelle quantit`a, quale delle tre imprese preferirebbe
questa situazione alle precedenti?
60 6. STACKELBERG
Soluzioni
Esercizio 1
(1) Si tratta del modello di Stackelberg: risolvo per induzione a ritroso, partendo dal secondo stadio
in cui limpresa B (follower) risolve il seguente problema di massimizazione, rispetto alla quantit`a
q
B
:
max
q
B
(8 q
B
q
R
)q
B
da cui ricaviamo
q

B
=
8 q
R
2
Al primo stadio, limpresa R (leader) massimizza il suo protto rispetto alla quantit`a q
R
, data la
funzione di reazione di B
max
q
R
= (8 (4 q
R
/2) q
R
)q
R
Ricaviamo q

R
= 4. Dunque
q

B
= 2, q

= 6, p

= 4,
R
= 8,
B
= 4
Pur avendo costi uguali, limpresa leader (R), grazie al vantaggio della prima mossa, riesce ad
ottenere un protto maggiore.
(2) Se le imprese scelgono simultaneamente il loro volume di produzione, applichiamo il modello di
Cournot. Ciascuna verr`a a trovarsi lungo la propria curva di reazione
q

i
=
8 q
j
2
dunque risolvendo per sostituzione, q

i
= 8/3, p

= 14/3 e
i
= 64/9.
Ora che le imprese giocano simultaneamente, la simmetria iniziale sul alto dei costi si riette
in termini di output e protto.
(3) Se i duopolisti con costi uguali si fondono, dando origine ad ununica impresa, il mercato diventa
monopolistico. Il monopolista, come abbiamo visto nella (4.4) a pagina 28, produce la quantit`a
q = 4. Dunque:
q

B
= q

R
= 2, p

= 6,

B
=

R
= 8
Confrontando i livelli del protto vediamo che la fusione `e auspicabile per entrambe, in quanto
consente di ottenere protti maggiori.
(4) Il surplus dei consumatori nellequilibrio di Stackelberg (punto 1) `e pari alla somma del triangolo
a + trapezio rettangolo b + trapezio rettangolo c; nellequilibrio di Cournot (punto 2) `e pari alla
somma di a + b; nellequilibrio di fusione (punto 3) `e pari a a, nel graco 6.1. Dunque, per i
consumatori `e preferibile lequilibrio di Stackelberg.
SOLUZIONI 61

q
p
6
14/3
4
4 16/3 6
a
b
c
Fusione
Cournot
Stackelberg
Figura 6.1. Equilibri di Cournot, Fusione e Stackelberg
CAPITOLO 7
Bertrand
Il modello di Bertrand `e per molti versi un modello classico. non tanto per il reaslismo delle ipotesi quanto
piuttosto per le conclusioni assai nette che esso consente di raggiungere e i problemi che esse sollevano. In
poche parole il modello di Bertrand aerma che in situaziooni speciche la presenza di un numero assai
limitato di imprese, anche solo 2, `e suciente per ottenere una congurazione di equilibrio identica a quella
concorrenziale vista precedentemente. In particolare il livello del protto si riduce ai minimi e diviene, in
presenza di costi ssi perno negativo. Lelemento cruciale di questo modello `e la duplice ipotesi per la
quale le imprese hanno unampia capacit`a produttiva, essendo ciascuna in grado di servire lintero mercato,
la variabile strategica `e il prezzo e i beni sono tra loro omogenei. Il mercato dei servizi telefonici risponde
abbastanza benee a queste ipotesi.
7.1. Il modello
Immaginiamo il caso estremo in cui vi siano due sole imprese sul mercato e che esse producano il medesimo
bene, ovvero che gli agenti considerino le due produzioni come perfettamente omogenee. La variabile prezzo
`e dunque discriminante per i consumatori. In particolare la domanda q
1
del bene prodotto dallimpresa 1
dipender`a dai prezzi praticati dalle due imprese nel modo seguente:
q
1
(p
1
, p
2
) =
_

_
q(p
1
) se p
1
< p
2
0 se p
1
> p
2
1
2
q(p
1
) se p
1
= p
2
Lipotesi che in caso di prezzi identici le imprese si dividano equamente il mercato `e naturalmente una
semplicazione del tutto rilevante.
Immaginiamo per comodit`a che i costi marginali delle imprese siano costanti di modo che
c
i
(q
i
) = F
i
+c
i
q
i
Per identicare lequilibrio di Nash dobbiamo considerare vari scenari e valutare se in ciascuno di essi sussista
o meno lincentivo per le imprese a comportarsi in modo diverso. Consideriamo le cose dal punto di vista
dellimpresa 1.
(1) p
1
< c
1
. In questa situazione limpresa pi` u produce pi` u perde. Certamente limpresa 1 ha interesse
ad accrescere il prezzo poiche la prospettiva di perdere il mercato `e un danno ntanto che i prezzi
restano sotto i costi marginali.
(2) c
1
p
2
. In questo caso limpresa 1 sser`a p
1
= c
1
. Infatti in tal modo copre i costi marginali e,
nel caso p
2
= c
1
si prende met`a del mercato; nellaltro riesce comunque a competere
(3) p
2
> c
1
. In tal caso limpresa ha mercato solo se ssa un prezzo intermedio tra p
2
e c
1
, ad esempio
1
2
(p
2
+c
1
): esso garantisce comunque la copertura dei costi marginali (dunque non implica perdite)
e, nel caso p
2
> c
1
, consente di accaparrarsi lintero mercato.
63
64 7. BERTRAND
Mettendo insieme i tre casi esaminati non `e dicile rendersi conto che lunico intervallo di prezzi ragionevoli
per limpresa 1 `e c
1
< p
1
< p
2
se p
2
> c
1
oppure p
1
= c
1
; parimenti il prezzo dellimpresa 2 verr`a a trovarsi
nellintervallo c
2
< p
2
< p
1
oppure p
2
= c
2
. Poiche i due intervalli sono incompatibili tra loro, bisogner`a
che una delle due imprese produca al proprio costo marginale, ad esempio p
2
= c
2
, e che laltra si collochi
nellintervallo (c
1
, c
2
) se c
1
< c
2
oppure p
1
= c
1
nel qual caso limpresa 2 potr`a ulteriormente rivedere le
proprie scelte e porre p
2
(c
1
, c
2
). Se invece dovesse valere c
1
= c
2
= c allora lunica soluzione possibile e
p
1
= p
2
= c.
In altre parole, se le imprese sono tra loro identiche la concorrenza di prezzo le porta a ssare il prezzo
al proprio costo marginale, uguale tra le due. Se invece dovesse valere c
2
< c
1
, allora si avrebbe p
1
= c
1
e
c
2
< p
2
< c
1
. In tal caso limpresa meno eciente viene eliminata dal mercato e non produce nulla. Tuttavia
la sua presenza non `e irrilevante poich`e limpresa che rimane non `e libera di ssare il prezzo a proprio piacere,
come farebbe invece un autentico monopolista, ma deve comunque rispettare il vincolo p
2
< c
2
violando il
quale la concorrenza dellaltra impresa tornerebbe ad essere eettiva.
Dunque anche in un contesto molto prossimo a quello monopolistico si hanno esiti del tutto comparabili
con quelli concorrenziali. In particolare, come gi`a notato parlando di concorrenza perfetta, lesistenza di
costi ssi implica che le imprese debbano conseguire protti negativi e che dunque lequilibrio di mercato
sia in realt`a sostenibile. Inoltre, la concorrenza alla Bertrand seleziona le imprese pi` u ecienti e consente
di esercitare una pressione concorrenziale anche ad imprese che non siano attualmente operanti sul mercato.
Si introduce cos` il concetto di concorrenza potenziale sul quale torneremo parlando di mercati contendibili.
In realt` a rimane una piccola incertezza. Laddove c
2
< p
2
< p
1
limpresa 2 `e libera di fare quel che
vuole e i suoi protti sono funzione crescente del prezzo. Conviene ssare il prezzo pi` u alto possibile ma
tale valore `e appunto p
1
che rimette limpresa 1 in condizioni di competere. Tuttavia `e evidente che p
1
= p
2
non sar`a mai una soluzione ottimale per limpresa 2. In termini strettamente matematici dovremo allora
concludere che non esiste soluzione; pi` u creativamente immagineremo che limpresa 2 ssi il prezzo a livello
p
1
-50 centesimi.
7.2. I vincoli alla capacit`a produttiva
Immaginiamo ora che le due imprese descritte pi` u sopra debbano rispettare un vincolo di capacit`a
produttiva, ossia q
n
k
n
. Per semplicit`a poniamo uguali i costi marginali. Ci chiediamo quali conseguenze
abbia un tale vincolo sulle strategie di prezzo delle due imprese.
La novit`a sta nel fatto che in tale situazione potrebbe risultare perfettamente plausibile la politica
dellimpresa 1 di ssare p
1
> p
2
perche cos` facendo limpresa concorrente potr`a comunque produrre pi` u di
k
2
lasciando pertanto libera una parte del mercato sulla quale limpresa 1 `e di fatto monopolista. Nel caso
in esame, limpresa 2 si troverebbe monopolista su quella quota di mercato che `e descritta dalla funzione di
domanda residua p
k2
(q) p(k
2
+q)
1
.
Si tratta di valutare se i protti di monopolio cos` conseguiti siano sucienti a compensare limpresa 1
per la perdita della quota k
2
del mercato. In caso contrario, limpresa 1 troverebbe preferibile competere
ocn limpresa 2 sui prezzi, come gi`a visto nel paragrafo precedente. Evidentemente la risposta dipende
dallammontare della capacit`a produttiva dellimpresa concorrenziale.
1
Si noti che implicitamente abbiamo assunto che la produzione dellimpresa 2 si ripartisca uniformemente tra tutti i
consumatori.
7.2. I VINCOLI ALLA CAPACIT
`
A PRODUTTIVA 65
Indichiamo con q(c) la dimensione del mercato qualora le due imprese vendano la propria produzione ad
un prezzo corrispondente al costo marginale. Indichiamo inoltre con q

i
(k
j
) la quantit`a ottimale da produrre
per limpresa i qualora limpresa j produca in corrispondenza della propria capacit`a massima. Ossia q

i
(k
j
)
risolve lequazione
dP
dq
q

i
(k
j
) +P(q

i
(k
j
) +k
j
) = c
Teniamo inoltre in evidenza il prezzo p(k
1
+k
2
) stabilito dal mercato qualora le imprese vendano entrambe
lintera capacit`a produttiva. Si tratta in sostanza del minimo prezzo che il mercato potr`a mai ore di pagare,
in corrispondenza del massimo livallo di oerta.
La soluzione che stiamo cercando richiede di ragionare su alcuni casi separatamente. Una conclusione
generale si pu`o tuttavia formulare: lequilibrio di Nash, se esiste, si ha nel caso
(7.1) p
1
= p
2
= maxp(k
1
+k
2
), c
Per dimostrare questa aermazione procediamo per esclusione. Innanzitutto osserviamo che la strategia
p
i
< maxp(k
1
+k
2
), c non ha senso economico poiche implica che limpresa produca o al disotto del proprio
costo marginale oppure al disotto del minimo prezzo che il mercato `e disposto a orire. Poniamo dunque
il caso che p
2
> p
1
maxp(k
1
+ k
2
), c. Questo non pu`o essere un equilibrio nel senso di Nash. Infatti,
se 1 ne ha la possibilit`a vorr`a espandere quanto pi` u possibile la produzione nendo o col coprire lintera
domanda di mercato (ed obbligando 2 a non produrre nulla) oppure con lessere razionata. Nel primo caso
sar`a limpresa 2 a voler cambiare strategia; nel secondo limpresa 2 pu`o comunque alzare leggermente il
prezzo senza superare quello ssato dallimpresa 2: in tal modo continuer`a a produrre k
1
ma ad un prezzo
pi` u alto. Consideriamo invece il caso che p
2
= p
1
> maxp(k
1
+ k
2
), c. In questa circostanza non pu`o
essere che siano entrambe le imprese razionate dunque ve n`e almeno una che potrebbe incrementare i propri
protti diminuendo i prezzi in modo impercettibile ed incrementando di conseguenza la produzione. Dunque
neppure questo pu`o essere un equilibrio di Nash. Ovviamente non abbiamo ancora mostrato se e sotto quali
condizioni la consizione (7.1) eettivamente corrisponda ad un equilibrio.
Caso 1: k
i
q

i
(k
j
) per entrambe le imprese. Osserviamo che in corrispondenza della (7.1) si
ha che o entrambe le imprese sono necessariamente razionate (e dunque non possono aumentare la propria
produzione) oppure producono in corrispondenza del proprio costo marginale. In entrambi i casi ridurre il
prezzo non avrebbe senso poiche non porterebbe che ad una riduzione dei protti. Un aumento del prezzo,
invece, potrebbe risultare ottimale solo se limpresa deviante, poniamo la 1, si avvicinasse in tal modo alla
quantit`a ottimale q

1
(k
2
). Tuttavia ci`o non pu`o essere poiche, per ipotesi, q

1
(k
2
) k
1
. Dunque lequilibrio `e
senzaltro rappresentato dalla (7.1): entrambe le imprese producono in corrispondenza della propria capacit`a
massima ed hanno il medesimo prezzo, ossia p
1
= p
2
= maxp(k
1
+k
2
); c.
Caso 2: k
i
q(c) per entrambe le imprese. Questo `e senza dubbio il caso pi` u semplice poiche
corrisponde al modello di Bertrand originale: ciascuna impresa `e in grado di coprire lintera domanda di
mercato ai propri costi marginali. Come si `e visto lunico equilibrio `e p
1
= p
2
= c (infatti, p(k
1
+k
2
) < c).
Caso 3: q

i
(k
j
) < k
i
< q(c) per almeno una delle due imprese. Si tratta del caso pi` u dicile da
trattare: infatti non esite alcun equilibrio di Nash. Infatti, la congurazione (7.1) non `e ora un equilibrio
poiche limpresa 1 ha incentivo a deviare essendo per ipotesi in grado di produrre la quantit`a q

1
(k
2
) che `e
66 7. BERTRAND
ottimale qualora q
2
= k
2
. Il fatto che non vi sia alcun equilibrio in strategie pure non esclude che vi possa
essere un equilibrio in strategie miste. Questo punto esula dal nostro specico interesse. Tuttavia gli autori,
Kreps e Scheinkman, dimostrano che nel caso in esame lequilibrio in strategie miste da luogo ad un livello
del protto atteso inferiore a quello del follower nel gioco di Stackelberg.
7.3. La scelta della capacit`a
Veniamo ora alla scelta della capacit`a produttiva immaginando che essa avvenga in una fase precedente
quella nella quale vengono determinati i prezzi. Abbiamo visto che lesito di Betrand si ha in realt`a solo in
un caso.
Immaginiamo che la funzione id costo dellimpresa sia ora
c(q
i
) = F +rk
i
+cq
i
dove r `e dunque il costo relaivo alla installazione della capacit`a produttiva.
Anche ora conviene suddividere il problema in alcuni casi particolari.
caso 1. In questo caso, come si `e visto, le due imprese producono in corrispondenza della propria
capacit`a massima, al prezzo p(k
1
+k
2
e conseguono pertanto protti pari a
(7.1)
i
(k
i
, k
j
) = p(k
i
+k
j
)k
i
F (c +r)k
i
La massimizazione del protto `e in tutto e per tutto simile a quanto avviene nel modello di Cournot, in
quanto entrambe le imprese decidono simultaneamente la propria quantit`a. Dobbiamo ovviamente vericare
che la soluzione di tale caso eettivamente appartenga alla regione che stiamo considerando in questo caso.
Ossveriamo che lespressione (7.1) `e in tutto simile a quella rilevante per calcolare la quantit`a q

i
(k
j
) con
la dierenza che i costi marginali sono ora maggiori e, per conseguenza, il livello ottimale della produzione
necessariamente inferiore: ossia, k

i
q

i
(k
j
) il che garantisce che eettivamente ci troviamo nel caso 1.
Quanto ai rimanenti casi 2 e 3 `e facile osservare che i protti conseguiti in entrambi sono pari rispetti-
vamente a quelli di Bertrand (e dunque negativi) e del follower di Stackelberg. In entrambi i casi inferiori
ai protti di Cournot e decrescenti nel livello della capacit`a produttiva istallata. Le due imprese, di con-
seguenza, hanno incentivo a trovarsi in queste regioni e decideranno di investire il minimo possibile in capacit`a
produttiva, dunque k
i
= k

i
.
ESERCIZI 67
Esercizi
Esercizio 1
Considerate un mercato nel quale n1 imprese competono alla Bertrand. La domanda di mercato `e
p = ABq, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta, mentre A e B sono parametri
positivi; limpresa i-esima presenta costi totali C
i
= cq
i
, con c > 0.
(1) Calcolate il prezzo e la quantit`a dequilibrio.
(2) A quanto ammontano i protti della i-esima impresa in equilibrio?
(3) Supponete, ora che le n imprese si fondano, dando origine ad ununica impresa. Calcolate il prezzo
e la quantit`a dequilibrio.
(4) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione, dal punto di vista della i-esima impresa? Perch`e?
Esercizio 2
Considerate due imprese che competono sui prezzi, fronteggiando una funzione di domanda p = 6 q,
dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta; i costi marginali (e medi) delle due imprese
sono pari a 2.
(1) Determinate i prezzi, le quantit`a e i protti delle due imprese in equilibrio.
(2) Supponete ora che, a seguito dellintroduzione di uninnovazione, limpresa 2 riesca ad abbattere i
propri costi marginali, portandoli ad 1. Determinate i nuovi prezzi, quantit`a e protti in equilibrio.
Esercizio 3
Considerate un mercato caratterizzato da una curva di domanda inversa p = 1 q. Tale mercato `e
popolato da due imprese, egualmente ecienti, che producono con costi marginali (e medi) nulli.
(1) Calcolate prezzo, quantit`a, protti e surplus dei consumatori nel caso le imprese competano alla
Bertrand.
(2) Supponete, ora, che una delle due imprese ora un contratto di esclusiva ai consumatori, che li
impegna ad acquistare solamente da lei, in cambio di una compensazione t. Calcolate il prezzo
dequilibrio, il surplus dei consumatori e la compensazione nel caso in cui i consumatori accettino
il contratto desclusiva. Ritenete che limpresa abbia incentivo ad orire questo tipo di contratto?
Perche?
(3) Supponete, ora, che le imprese competano alla Cournot. Calcolate quantit`a, prezzo, protti e
surplus dei consumatori in equilibrio.
(4) Ritenete che una delle due imprese avrebbe convenienza ad orire un contratto di esclusiva, in
questa nuova situazione? Perche?
(5) Rappresentate gracamente gli equilibri di cui al punto 1), 2) e 3).
Esercizio 4
Considerate un mercato nel quale due imprese orono un prodotto omogeneo e competono nei prezzi,
con costi marginali (e medi) costanti e pari a c
i
, i = 1, 2 con c
1
< c
2
.
(1) Dimostrate che, se il prezzo di monopolio per limpresa 1 ( p
m
1
) risulta compreso tra c
1
e c
2
,limpresa
1 ssa tale prezzo e limpresa 2 non produce nulla.
(2) Cosa accade, invece se p
m
1
> c
2
?
68 7. BERTRAND
(3) Confrontate i punti 1) e 2) e commentate quale situazione `e preferibile per limpresa 1.
SOLUZIONI 69
Soluzioni
Esercizio 2
(1) Le due imprese che competono `a la Bertrand ssano un prezzo pari al costo marginale, quindi:
p

1
= p

2
= 2, q

1
= q

2
= 2,

1
=

2
= 2
(2) Ora limpresa 2 si trova in una posizione di vantaggio rispetto alla rivale in quanto, avendo costi
inferiori, pu`o decidere di abbassare il prezzo al di sotto di 2 (cio`e al di sotto dei costi marginali
dellimpresa 1, senza incorrere in una perdita (cosa che avverrebbe, invece, per limpresa 1. In altre
parole, mentre limpresa 1 pu`o ssare solo un prezzo p 2, limpresa 2 ha a sua disposizione anche
il range di prezzi [1, 2]. Come si comporter`a, dunque, limpresa 2? Se il suo prezzo di monopolio
cade nellintervallo [1, 2), essa sceglier`a tale prezzo, in quanto il monopolio `e la forma di mercato
che garantisce maggior protto allimpresa. Altrimenti limpresa 2 sceglier`a un prezzo leggermente
inferiore a 2 (lo indicheremo con 2 ), accaparrandosi lintero mercato, cio`e producendo 4 + .
Per capire quale delle due strategie sceglier`a limpresa 2, cominciamo a calcolare il suo prezzo
di monopolio, per vedere in quale range cade. Dalla massimizzazione del protto dellipotetico
monopolista 2, otteniamo p
m
2
= 7/2.
Essendo p
m
2
> 2, `e evidente che, se limpresa ssasse tale prezzo, non si avrebbe un equilibrio,
bens` scatterebbe una guerra di ribasso prezzo con limpresa 1, no a quando questultima non
uscirebbe dal gioco per valori poco pi` u bassi dei suoi costi marginali, cio`e per p = 2 . Limpresa
2 adotter`a, quindi, la seconda delle strategie precedentemente descritte e, in equilibrio sser`a:
p = 2 , q = 4 +,

4
Limpresa 1, al contrario, non produrr`a nulla e otterr`a un protto pari a 0. Questo esercizio mostra
un ulteriore risvolto del paradosso di Bertrand: non solo due imprese che competono nei prezzi,
con costi marginali uguali, pur operando in un mercato estremamente concentrato, ottengono un
protto pari a quello di concorrenza perfetta, ma la guerra di prezzi `e cos` forte che, qualora una
delle due riesca ad abbassare i propri costi ed a rimanere sola sul mercato, in talune circostanze
(come la nostra) non pu`o comunque operare da monopolista e deve accontentarsi di applicare un
prezzo inferiore rispetto a quello che massimizzerebbe la sua funzione obiettivo.
Esercizio 3
(1) Risolviamo lequilibrio di Bertrand:
p

= 0, q

= 1,

1
=

2
= 0, CS

=
1
2
(2) Risolviamo lequilibrio di monopolio, con contratto di esclusiva:
max
q
(1 q)q
da cui si ricava
p

=
1
2
, q

=
1
2
,

=
1
4
, CS

=
1
8
Per indurre i consumatori allacquisto, limpresa deve orire loro una compensazione t

pari alla
perdita di surplus rispetto al caso precedente
t

= CS

CS

=
3
8
70 7. BERTRAND

q
p
1/2
1/3
1
1/2 1/3 1
Monopolio
Cournot
Bertrand
Figura 7.1. Lequilibrio del mercato
In base a questi risultati, il protto del monopolista, al netto della compensazione, `e negativo e,
dunque, limpresa non ha convenienza ad orire un contratto di esclusiva.
(3) Risolviamo lequilibrio di Cournot:
q

i
(q
j
) =
1 q
j
2
Mettendo a sistema le funzioni di reazione dellimpresa 1 e dellimpresa 2, otteniamo:
q

1
= q

2
= p

=
1
3
,

1
=

2
=
1
9
(4) Per indurre i consumatori allacquisto, la compensazione dovrebbe essere pari a:
t

= CS

CS

=
7
72
Il protto del monopolista, al netto della compensazione, risulterebbe pari a 11/72 e dunque gli
conviene orire il contratti desclusiva.
(5) Gracamente il problema `e illustrato nella Figura 7.1
CAPITOLO 8
Hotelling
Come abbiamo visto nel modello di Bertrand la concorrenza pu`o avere esiti distruttivi qualora vi sia
elevata elasticit`a delloerta e della domanda. Questultimo elemento deriva in quel modello dalla ipotesi che
i beni oerti sul mercato dalle diverse imprese siano perfetti sostituti e che dunque debba necessariamente
prevalere un unico prezzo. Tuttavia, cos` come abbiamo visto che linvestimento in capacit`a produttiva pu`o
rappresentare una via duscita dal paradosso di Bertrand, cos` anche linvestimento in qualit`a, generando la
dierenziazione dei prodotti pu`o attenuare lelasticit`a della domanda e modicare il risultato di Bertrand.
Questo tema `e loggetto del modello di Hotelling che, pur essendo un contributo assai vecchio alla teoria
economica, ha avuto una certa riscoperta in tempi relativamente recenti. Daltronde, che le imprese investano
in modo cospicuo al solo scopo di dierenziare il proprio prodotto `e un fatto assai evidente. In qualche misura
il modello di Hotelling pu`o considerarsi la giusticazione oerta dalla teoria economica al marketing.
8.1. Il modello
Due imprese operano sul mercato scegliendo due variabili cruciali: la collocazione del prodotto sul
mercato e il prezzo di vendita. Queste scelte avvengono in tempi successivi, dapprima la collecazione e poi il
prezzo. Si tratta quindi di un gioco sequenziale nel quale il concetto di soluzioni maggiormente adeguato `e
quello di equilibrio perfetto nei sottogiochi. Per ottenere questa soluzione `e utile adottare un procedimento
a ritroso ossia di induzione allindietro. Dapprima si analizza la miglior politica di prezzo per ogni dato
collocamento, e poi si valuta quale sia la scelta migliore circa il posizionamento del prodotto.
Anzitutto va chiarito che tanto i prodotti quanto i consumatori si caratterizzano per un elemento che
chiameremo tipo e che rappresentiamo come una variabile distribuita sullintervallo [0, 1]. Lutilit`a, ad
esempio, che il consumatore di tipo t deriva dal consumo del bene i (i = 1, 2) `e data dallespressione:
(8.1) U
t
(P
i
, x
i
) = u
t
p
i
(x
i
t)
2
Si tratta di una funzione di utilit`a monetaria in cui lutilit`a diminuisce quanto pi` u il prodotto si allotana
dal tipo ideale del consumatore, t. La variabile x
i
pu`o alternativamente essere 0 o 1: la decisione da
prendere `e solo se acquistare o meno il prodotto. Ogni scostamento dal tipo ha la medesima importanza,
indipendentemente dalla circostanza che sia una deviazione in difetto o in eccesso.
Possiamo pensare al tipo come ad una specica caratteristica del prodotto che pu`o essere assente t = 0
o presente in vari gradi. Si pensi alla presenza di conservanti nei prodotti alimentari. Ciascun consuma-
tore gradisce una determinata proposzione di tali sostanze. Tuttavia `e possibile orire uninterpretazione
geograca del modello in cui t identica la dislocazione del comsumatore il quale vorr`a senzaltro rivolgersi
al produttore a lui pi` u prossimo (ad esempio per minimizzare i costi di trasporto).
Dobbiamo ricordare che questo modello di Hotelling ha conosciuto anche numerose applicazioni alla
teoria politica, nella quale i produttori sono in realt`a schieramenti politici, i consumatori gli elettori e la
dislocazione ha a che fare con lopinione degli elettori su di una specica questione.
71
72 8. HOTELLING
La forma quadratica del costo che appare nella (8.1) `e ovviamente solo una delle possibili rappresentazioni
matematiche del costo della distanza. Unaltra sarebbe ad esempio la distanza assoluta, [x
i
t[. Il vantaggio
della distanza quadratica `e la dierenziabilit`a; tuttavia una certa parte dei risultati che si ottengono in questo
modello dipendono da questa scelta. Unaltra assunzione che ha un signicato economico specico ma che
non `e neutra, `e quella secondo la quale i consumatori sono distribuiti in modo uniforme sullintervallo [0, 1].
La funzione di frequenza cumulata sar`a in dicata con G(t). Supporremo convenzioalmente che sia limpresa
1 quella che si colloca pi` u a sinistra, ossia assumeremo x
1
< x
2
. Usiamo inoltre la notazione x = x
1
+x
2
Dalla (8.1) `e facile concludere che il consumatore t-mo decider`a di acquistare il bene 1 se e solo se
p
1
+(x
1
t)
2
p
2
+(x
2
t)
2
ossia se e solo se
t
1
2
_
p
2
p
1
(x
2
x
1
)
+x
_
=
1
2
_

p

x
+x
_
dove abbiamo scelto di semplicare un po la notazione ponendo
p
= p
2
p
1
e
x
= x
2
x
1
. La domanda
che limpresa 1 si trova di fronte `e dunque data dalla somma delle quantit`a acquistate da tutti i consumatori
e, poiche ciascuno di questi pu`o solo acquistare o non acquistare, dalla percentuale di consumatori che sceglie
il prodotto dellimpresa 1. Dunque,
(8.2) D
1
=
1
2
_

p

x
+x
_
e D
2
= 1 D
1
=
1
2
_
2 x

p

x
_
Si tratta evidentemente di scegliere p
1
e x
1
in modo da massimizzare i protti.
8.2. La strategia di prezzo
Come abbiamo detto sopra, consideriamo momentaneamente dati i tipi x
1
< x
2
e concentriamo lattenzione
sulla strategia del prezzo. Dalle condizioni del primo ordine
(8.1)
0 = D
1
+ (p
1
MC
1
)dD
1
/dp
1
=
1
2
_

p

x
+x
_

p
1
MC
1
2
x
0 = D
2
+ (p
2
MC
2
)dD
2
/dp
2
=
1
2
_
2 x

p

x
_

p
2
MC
2
2
x
Dalla (8.1) otteniamo le funzioni di reazione delle due dimprese, ossia la scelta del prezzo ottimo delluna in
funzione del prezzo ssato dallaltra. In particolare:
(8.2)
_
p

1
(p
2
) = 1/2[p
2
+MC
1
+
x
x]
p

2
(p
1
) = 1/2[p
1
+MC
2
+
x
(2 x)]
ossia
(8.3)
_
p

1
= 1/3[2MC
1
+MC
2
+
x
(2 +x)]
p

2
= 1/3[2MC
2
+MC
1
+
x
(4 x)]
Dunque abbiamo calcolato il livello ottimale dei prezzi il quale, come ben si vede dalla (8.3) dipende
dalla scelta del tipo di prodotto. Calcoliamo ora il livello dei protti
(8.4)

1
= 18
1
[(
2
c
/
x
) + 2(2 +x)
c
+
x
(2 +x)
2
]

2
= 18
1
[(
2
c
/
x
) 2(4 x)
c
+
x
(4 x)
2
]
Il caso speciale MC
1
= MC
2
= c `e particolarmente interessante. Si ricava allora dalla (8.2)
p

1
= c + 1/3
x
(2 +x) e p

2
= c + 1/3
x
(4 x)
8.3. LA STRATEGIA DELLA QUALIT
`
A 73
e
(8.5)

1
= 18
1

x
(2 +x)
2

2
= 18
1

x
(4 x)
2
`
E facile concludere che i protti sono funzione crescente del parametro che pu`o leggitimamente inter-
pretarsi come espressione della preferenza per la diversit`a. Infatti lintero modello si basa sul fatto che se
il mercato gradisce la diversicazione dei prodotto questo consente alla imprese di ridurre lelasticit`a della
domanda al prezzo che, come visto nel modello di Bertrand, `e lelemento che distrugge ogni possibilit`a di
protto. Si noti infatti che nel caso x
1
= x
2
necessariamente p
1
= p
2
= c e dunque si torna al modello di
Bertrand.
8.3. La strategia della qualit`a
Consideriamo ora il problema di come scegliere nel modo migliore il tipo di prodotto. Non `e dicile
dalla (8.5) derivare la seguente espressione:

1
x
1
= 18
1
(x
2
3x
1
2)(2 +x) < 0
Ci`o signica che per limpresa 1 `e desiderabile dierenziarsi al massimo dallimpresa 2 e cio`e porre x

1
= 0.
Al contenpo, data una tale scelta si ha

2
x
2

x1=0
= 18
1
(4 x
2
2
) > 0
Dunque anche per limpresa 2 sar`a desiderabile dierenziarsi quanto pi` u possibile scegliendo la collocazione
x

2
= 1.
I prezzi e i protti di equilibrio divengono:
p

1
= p

2
= c + e

1
=

2
=

2
Si noti che questa conclusione rimane vera anche nel caso pi` u generale ma solo se limpresa 2 `e quella
ad avere una struttura di costi meno eciente, ossia se
c
> 0. Infatti ad entrambi i protti marginali
dovremmo aggiungere il medesimo termine

c
_
1
2
2
x
+ 2
_
che `e positivo se limpresa 2 `e quella con costi maggiori. In tal caso limpresa 2 avr`a un incentivo ancora
maggiore a dierenziarsi accrescendo x
2
, mentre limpresa 1 potrebbe non averne aatto. Per un valore
sucientemente elevato di questultimo termine, infatti, si potrebbe avere come scelta ottima x

1
= 1 e
x

2
= 0. In altri termini, la dierente struttura dei costi risolve unambiguit`a del modello di Hotelling, ossia
quale delle due imprese debba trovarsi nella parte alta del mercato. Con costi identici questo problema non
ha soluzione perche ciascuna delle due imprese potrebbe trovarsi indierentemente sui due lati del mercato.
Vi `e quindi un problema di coordinamento da risolvere.
74 8. HOTELLING

1
x
2
1
x
2
1 2
2

x x

Figura 8.1. La minimizzazione del massimo di due funzioni
8.4. Collusione
Anche nel caso di costi identici, la soluzione vista pi` u sopra coincide con quella che prevarrebbe in
condizioni collusive, ossia se vi fosse un unico soggetto a decidere il posizionamento sul mercato delle due
produzioni. Assumiamo p
1
= p
2
= p. Chiaramente sceglieranno il prodotto x
1
tutti coloro per cui vale
t x/2, purche lutilit`a complessivamente conseguita sia positiva, ossia purche
p u

(x
1
t)
2
0 t x/2
Analogamente per il bene 2 deve valere la disuguaglianza:
p u

(x
2
t)
2
x/2 t 1
Poiche entrambe le disuguaglianze devono valere per ogni t nel supporto, avremo
(8.1) p u

max
_
x
2
1
;
_
x
2
x
1
2
_
2
; (1 x
2
)
2
_
Se, ad esempio, si avesse x
1
> 1 x
2
,
x
, allora sarebbe possibile ridurre x
1
ottenendo con ci`o di
ridurre il valore del massimo che gura sul lato destro della (8.1). Poiche il protto massimo si consegue
in corrispondenza del prezzo massimo, la scelta delle quote x
1
e x
2
in condizioni di collusione implica
x
1
=
x
. Seguendo il medesimo ragionamento fatto sopra osserviamo che se 1 x
2
>
x
= x
1
, allora `e
possibile accrescere x
1
e x
2
in modo da avere 1 x
2
=
x
e, inconseguenza di ci`o, aumentare i protti.
Questo argomento `e facilmente comprensibile guardando la Figura 8.1 nella quale la linea spessa rappresenta
il massimo tra le due funzioni ragurate ed il minimo si trova, evidentemente, nel punto in cui esse si
intersecano.
In sintesi la massimizzazione dei protti porta necessariamente con se la conclusione
x
1
= 1 x
2
=
x
2
x
1
2
ossia x
1
= 1/4, x
2
= 3/4, p = u

/16
8.6. MOLTE IMPRESE 75
Dunque se fosse un unico soggetto a scegliere il posizionamento dei prodotti sul mercato la dieren-
ziazione sarebbe pi` u contenuta di quanto accada nel modello di Hotelling. In eetti ci`o si verica perche
la dierenzziazione implica delle esternalit`a: quando unimpresa accresce il proprio dierenziale rispetto
allaltra le sottrae delle quote di mercato di modo da accrescere il proprio protto ma non necessariamente
il protto aggregato. In condizioni competitive vi `e dunque un eccesso di dierenziazione che favorisce i
consumatori estremi rispetto a quelli mediani.
8.5. La localizzazione pura
Esamineremo ora il medesimo modello, lasciando tuttavia alle imprese il solo strumento della scelta della
localizzazione, essendo i prezzi dati. Linteresse per questo caso `e duplice. Da un lato potremmo considerare
questa situazione come il secondo stadio di un gioco multiperiodale nel quale le imprese scelgono dapprima
i prezzi e, dati questi, la localizzazione. Daltro canto, abbiamo gi`a ricordato che il modello di Hotelling si
utilizza anche nella scienza politica identicando gli schieramenti politici con le imprese. Un partito pu`o
tuttavia decidere unicamente come collocarsi nello schieramento politico ma la variabile prezzo non trova
alcun corrispettivo in questo contesto.
In tal caso limpresa/partito 1, che si colloca a sinistra dello schieramento, riceve protti pari a

1
=
1
2
(p c)x
Tale quantit` a `e massima in corrispondenza di x
1
= x
2
cosicche lunico equilibrio simmetrico `e caratterizzato
da piattaforme identiche con x
1
= x
2
= 1/2. I due partiti si concentrano pertanto sullelettore mediano.
La ragione di questo risultato, simmetricamente opposto a quello del classico modello di Hotelling, `e che i
consumatori/elettori che si trovano nelle code della distribuzione non cambiano preferenza in seguito ad uno
spostamento verso il centro poiche questo non modica la distanza relativa bens` quella assoluta: per un
elettore di sinistra votare un partito di centro-sinistra `e pur sempre preferibile allalternativa di votare un
partito di centro-destra, nonostante le distanze tra i due partiti si siano fatte minori.
8.6. Molte imprese
Il gioco di Hotelling pu`o essere esteso senza troppe complicazioni per considerare un numero arbitrario
di imprese, N. Avremo dunque le variet`a x
1
, . . . , x
N
con limpresa n che produce una variet`a intermedia
tra n 1 e n + 1. Perche la posizione delle imprese sia pienamente simmetrica, poniamo anche che la
variet`a prodotta dallimpresa N sia intermedia tra quella dellimpresa N 1 e dellimpresa 1. In tal modo
la rappresentazione geometrica non potr`a pi` u essere quella lineare vista in precedenza bens` quella circolare.
Se la funzione di utilit`a delagente t `e del tipo (8.1), allora egli preferir`a la variet`a n alla n + 1 se e solo
se
t
1
2
_
p
n+1
p
n
(x
n+1
x
n
)
+x
n+1
+x
n
_
e preferir`a la variet`a n alla n 1 se e solo se
t
1
2
_
p
n
p
n1
(x
n
x
n1
)
+x
n1
+x
n
_
Assumendo come prima che la distribuzione dei consumatori sulla circonferenza sia uniforme, la domdanda
complessiva per la variet`a n ammonta a
(8.1) D
n
=
1
2
_
x
n+1
x
n1
+
p
n+1
p
n
(x
n+1
x
n
)
+
p
n1
p
n
(x
n
x
n1
)
_
76 8. HOTELLING
La condizione del primo ordine diviene dunque
0 =
1
2
_
x
n+1
x
n1
+
p
n+1
2p
n
+MC
n
(x
n+1
x
n
)
+
p
n1
2p
n
+MC
n
(x
n
x
n1
)
_
da cui si ricava inne il prezzo ottimale per limpresa n:
(8.2) p

n
(p
n1
, p
n+1
) =
1
2
_
MC
n
+
p
n+1
(x
n
x
n1
) +p
n1
(x
n+1
x
n
)
x
n+1
x
n1
+(x
n+1
x
n
)(x
n
x
n1
)
_
Nellipotesi di costi identici le imprese vorranno ssare il medesimo prezzo e distanziarsi uniformemente luna
dallaltra, come nel modello a 2 sole imprese. La (8.2) divene allora
(8.3) p

n
= MC +

N
2
, x
n
=
n
N
, D

n
=
1
2N
,

n
=

2N
3
Linteresse per questa conclusione sta nel fatto che troviamo conferma dellosservazione gi`a fatta a
proposito del modello di Cournot e per la quale laumento del numero delle imprese presenti sul mercato
riconduce lequilibrio verso la concorrenza perfetta.
ESERCIZI 77
Esercizi
Esercizio 1
Considerate la versione lineare del modello di Hotelling, su di un mercato di lunghezza unitaria, dove
un monopolista ore due variet`a, localizzate agli estremi del segmento. Le preferenze dei consumatori per
la variet`a i sono descritte dalla famiglia di funzioni di utilit`a u p
i
(x
i
t)
2
, dove p
i
indica il prezzo,
x
i
la variet`a acquistata, u `e grande e t, la variet`a ideale del consumatore, `e distribuita uniformemente
sullintervallo. I costi marginali sono nulli.
(1) Calcolate i prezzi di monopolio.
(2) Supponete, ora, che una nuova impresa E entri, orendo una variet`a x
2
= 1/2, cos` che nel mercato
siano presenti, in totale, tre variet`a: quelle collocate agli estremi (x
1
= 0 e x
3
= 1) e quella
posizionata al centro del segmento unitario. Ricavate la domanda per ciascuna variet`a, i prezzi
dequilibrio ed i protti dellimpresa entrante e di quella che gi`a operava sul mercato.
(3) Calcolate i prezzi dequilibrio ed i protti delle imprese nel caso in cui E scelga di posizionarsi al
punto1 (ovvero orendo x
2
= 1).
Esercizio 2
Considerate la versione lineare del modello di Hotelling: consumatori con massa unitaria sono disposti
lungo un segmento di lunghezza pari ad 1. Le preferenze dei consumatori per la variet`a i sono descritte dalla
famiglia di funzioni di utilit`a: 8 p
i
(x
i
t)
2
dove p
i
`e il prezzo, x
i
la variet`a acquistata e t la variet`a
ideale. I costi di produzione sono nulli.
(1) Supponete che siano presenti su questo mercato due imprese - limpresa 0 e limpresa 1 - che orono,
rispettivamente, le variet`a x
0
e x
1
, posizionate agli estremi del segmento. Calcolate le domande, i
prezzi ed i protti delle due imprese in equilibrio.
(2) Supponete, ora, che una nuova impresa entri e si posizioni nel punto 0, orendo la stessa variet`a
dellimpresa 0. Calcolate le domande, i prezzi ed i protti delle tre imprese in equilibrio.
(3) Nel caso in cui le tre imprese si fondano e sia, dunque, un unico produttore ad orire x
0
e x
1
, quale
prezzo sserebbe in equilibrio? Ritenete che ci siano incentivi alla fusione? Perche?
Esercizio 3
Considerate la versione lineare del modello di Hotelling: consumatori di massa pari a 1 sono uniforme-
mente distribuiti lungo un segmento unitario e due imprese - Limpresa 1 e limpresa 2 - localizzate nei punti
a e 1 b, con 1 a b 0 competono nei prezzi.
(1) Orite una rappresentazione graca della situazione sopra descritta e discutete per quali valori di
a e b i beni oerti dalle due imprese sono dierenziati o perfettamente sostituibili.
(2) Supponete che i consumatori sopportino un costo di trasporto pari a t per unit`a di lunghezza al
quadrato. Trovate le funzioni di domanda per i due beni, in funzione dei prezzi.
(3) Calcolate lequilibrio nei prezzi, sapendo che i costi marginali (e medi) delle due imprese sono
costanti e pari a c.
Esercizio 4
78 8. HOTELLING
Considerate un duopolio alla Hotelling nel quale i prezzi sono ssati esogenamente da un regolatore
allo stesso livello p
1
= p
2
= p, cosicche le imprese scelgono solo la variet`a/localizzazione x
i
, con i = 1, 2.
Supponete, inoltre, che i costi marginali (e medi) siano nulli e che x
1
[0, 1/2], x
1
x
2
(ovvero x
1
`e la variet`a
a sinistra). Le preferenze dei consumatori sono descritte dalla seguente famiglia di funzioni di utilit`a: up
i

(x
i
t
)
2, dove p
i
indica il prezzo di vendita, x
i
la variet`a/localizzazione oerta e t la variet`a/localizzazione
ideale, con t uniformemente distribuito sul segmento [0, 1]. Determinate le variet`a/localizzazioni ottimali x

1
e x

2
.
SOLUZIONI 79
Soluzioni
Esercizio 2
(1) Il monopolista, non potendo discriminare, applica un prezzo uniforme a tutti i consumatori; dunque,
per massimizzare il suo protto, limpresa ssa il prezzo pi` u alto compatibile con il vincolo di
partecipazione del consumatore pi` u distante, cio`e quello localizzato a 1/2. Azzerando lutilit`a del
consumatore localizzato a 1/2:
u

p (1/2)2 = 0
Otteniamo p

= u

1/4.
(2) Per trovare le funzioni di domanda per le tre variet`a occorre, innanzitutto, ricavare il consumatore
indierente tra la 1 e la 2 (lo chiamiamo t
1,2
), tra la 2 e la 3 (lo chiamiamo t
2,3
):
_

_
t
1,2
: u

p
1
t
2
1,2
= u

p
1

_
1
2
t
1,2
_
2
t
2,3
: u

p
2

_
1
2
t
2,3
_
2
= u

p
3
(1 t
2,3
)
2
Da cui ricaviamo:
t
1,2
= p
2
p
1

1
4
e t
2,3
= p
3
p
2
+
3
4
A questo punto siamo in grado di esprimere le domande per le tre variet`a (rispettivamente D
1
,
D
2
e D
3
) in funzione dei prezzi:
_

_
D
1
= t
1,2
= p
2
p
1

1
4
D
2
= t
2,3
t
1,2
= p
3
2p
2
+p
1
+
1
2
D
3
= 1 t
2,3
= p
2
p
3
+
1
4
Per trovare i prezzi dequilibrio, massimizziamo il protto delle due imprese:
Impresa entrante:
max
p2

2
= p
2
_
p
3
2p
2
+p
1
+
1
2
_
da cui
p

2
(p
1
, p
3
) =
p
1
+p
3
4
+
1
8
Impresa gi`a operante sul mercato:
max
p1,p3

1+3
= p
1
_
p
2
p
1

1
4
_
+p
3
_
p
2
p
3
+
1
4
_
da cui:
p

1
(p
2
) = p

3
(p
2
) = p

(p
2
) =
p
2
2
+
1
8
Mettendo a sistema otteniamo:
p

= p

2
= 1/4

=
2
=
1
8
(3) In questo caso limpresa entrante ore una variet`a identica a quella dellimpresa gi`a operante sul
mercato in 1; dunque esse competono alla Bertrand in 1, ssando p

2
= p

3
= 0 ed ottenendo
un protto

2
=

3
= 0. Dobbiamo tener presente, per`o, che la vecchia impresa continua ad
orire la variet`a in 0, da cui presumibilmente, ottiene un protto da sommare a

3
.
80 8. HOTELLING
Procediamo come al punto 2), trovando il consumatore indierente tra la variet`a oerta in 0 e
la variet`a oerta in 1 (lo chiamiamo t
1,2
):
t
1,2
: u

p
1
t
2
1,2
= u

p
1
(1 t
1,2
)
2
e cio`e
D
1
= t
1,2
=
1 p
1
2
Da queste condizioni ricaviamo quindi
p

1
=
1
2
, p

3
=
1
8
Concludendo, limpresa entrante ottiene un protto

2
= 0, limpresa che gi`a operava sul mercato
ottiene complessivamente:

1
+

3
=
1
8
.
CAPITOLO 9
La dierenziazione dei prodotti
Il modello di Hotelling descritto nel capitolo precedente ci ore lopportunit`a di trattare con solo qualche
minore variazione matematica il tema della dierenziazione verticale. Come abbiamo visto, nel modello di
Hotelling le imprese sono dierenti per localizzazione, ossia non esiste una gerarchia assoluta tra i prodotti
poiche ciascun consumatore preferisce scostarsi il meno possibile dal proprio tipo. Possiamo parlare in tal
caso di dierenziazione orizzontale nel senso che la qualit`a dei prodotti non `e pi` u o meno elevata bens` pi` u
o meno vicina al tipo del consumatore. La situazione cambia ovviamente nel caso in cui tutti preferiscano,
a parit`a di prezzo, la qualit`a pi` u elevata ovvero se esiste una chiara gerarchia nella qualit`a dei prodotti.
La prima dierenza rispetto al modello di Hotelling `e che ora la qualit`a `e una caratteristica per cos` dire
oggettiva e enon pi` u una varaibile strategica.
9.1. Il modello di Dixit e Stiglitz
Nel modello di Dixit e Stiglitz laspetto preso in esame `e quello della dierenziazione orizzontale. I
consumatori presentano una funzione di utilit`a nella quale rientra in modo esplicito la preferenza per la
variet`a. Infatti vi sono N beni ed i consumatori hanno preferenze descritte dalla funzione di utilit`a seguente
(9.1) U(x
1
, . . . , x
N
) =

N
n=1
x

1
Essi si trovano inoltre ad arontare un vincolo di bilancio che prende la forma
(9.2)
N

n=1
p
n
x
n
= M
Il parametro (che nel seguito non rivestir`a un interesse particolare) comapre nella versione originale di
Dixit e Stiglitz ed indica che solo una parte del reddito potrebbe essere disponibile per nanziare i consumi.
Evidentemente, nel caso = 1, per il consumatore non fa alcuna dierenza la composizione della pro-
duzione aggregata poiche conta esclusivamente il totale,

N
n=1
x
n
. Questo `e il caso dei beni perfetti sostituti.
Al contrario, per < 1 vale come noto la disuguaglianza

N
n=1
x

n
>
_

N
n=1
x
n
_

1
.
Massimizzando la funzione di utilit`a si trova le seguenti condizioni del primo ordine:
x
1
n
= p
n
n = 1, . . . , N
dalla quali otteniamo x

n
= (p
n
)

1
1
ed anche
N

n=1
x

n
=
N

n=1
p
n
x
n
= M
1
Si consideri, a titolo desempio, N = 10 e xn = 10 per n = 1, 2, . . . , 10. Si ha

N
n=1
x

n
= 10 10

= 10
1+
e

N
n=1
xn

= 100

= 10
2
81
82 9. LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI
Ricaviamo cos` la funzione di domanda
(9.3) x

n
= p

1
1
n
M

N
n=1
p


1
n
Dunque lelasticit`a di prezzo della domanda del bene n ammonta a 1/(1 ) (in valore assoluto).
Applichianmo ora questo modello di domanda ad una struttura di mercato nella quale per ogni variet`a vi
`e un solo monopolista, ossia in cui ciascuna impresa produce un bene dierenziato da quello delle altre.
Applicando la formula di prezzo propria del monopolio, si ottiene che il prezzo verr`a ssato dallimpresa n
al livello
(9.4) p
n
=
1
MC
n
La (9.4) indica che, laddove vi sia preferenza per la diversit`a (ossia < 1), il prezzo eccede il costo
marginale. Se invece i beni sono perfettamente sostituibili gli uni agli altri, allora il prezzo viene ssato al
livello del costo marginale, conformemente a quanto visto nel modello di Bertrand. In eetti in questultimo
caso, i consumatori sceglieranno di consumare il bene che costa meno e dunque i produttori vorranno ssare
il prezzo pi` u basso possibile senza scendere al disotto dei costi marginali.
In presenza di costi ssi e con costi marginali e medi costanti e pari a c
n
, i protti saranno positivi se e
solo se F
n
(p
n
c
n
)x
n
= p
n
x
n
(1 ). In termini aggregati ci`o implica

N
n=1
F
n
M(1 ) ossia
N M
1
F
N
dove abbiamo posto F
N
= N
1

N
n=1
F
n
. Poniamo il caso speciale nel quale i costi siano identici per tutte
le imprese, dunque F
n
= F e c
n
= c. In tal caso si avr`a p
n
=
1
c e
x

n
=
M
N

c
Inoltre, se il numero N delle imprese operanti `e cresciuto no al punto di annullare ogni protto, si deriva
(9.5) F = (
1
1)cx = px(1 )
da cui si conclude
N = M
1
F
e x

n
=

1
F
c
9.2. Il modello di Shaked e Sutton
Laccezione un po speciale in cui gli autori di questo mdoello intendono il concetto di dierenziazione
verticale `e racchiuso nella funzione di utilit`a seguente:
(9.1) U
m
(x
n
= 1, p
n
) = (mp
n
)u
n
dove u
i
indica lutilit`a ricavata dal consumo del bene n-mo e m `e il tipo che misura limportanza della qualit`a
rispetto al prezzo e che supporremo sia distribuito uniformemente sullintervallo [a, b]. Si noti che m pu`o
equivalentemente interpretarsi come il livello del reddito di cui dispone lindividuo: in questultima accezione
il termine mp indica il reddito residuo.
Poiche supporremo 0 < u
1
< . . . < u
N
e vogliamo considerare il caso in cui la qualit`a possa anche essere
molto bassa, ossia u
1
< a, `e necessario modicare leggermente il modello di Hotelling introducendo lipotesi
9.2. IL MODELLO DI SHAKED E SUTTON 83
di un limite inferiore alla distribuzione del reddito. u
0
contrassegna il livello dellutilit`a conseguito se non si
eettua alcun consumo.
Anzitutto, il consumatore preferir`a acquistare il tipo 1 anziche non fare alcun acquisto se e solo se
mu
0
< (mp
1
)u
1
ossia
m >
p
1
u
1
u
1
u
0
p
1
r
1
m
1
dove abbiamo implicitamente denito
(9.2) r
n
=
u
n
u
n
u
n1
e m
n
= p
n1
(1 r
n
) +p
n
r
n
n = 1, . . . , N
e p
0
= 0.
Naturalmente la scelta potrebbe volgere verso beni di altro tipo e in particolare il consumatore preferir`a
il tipo n rispetto al tipo n 1 se e solo se
m >
p
n
u
n
p
n1
u
n1
u
n
u
n1
= m
n
e dunque se e solo se lagente `e sucientemente ricco.
Osserviamo che, come sarebbe ovvio aspettarsi, una struttura dei prezzi nella quale p
n
p
n+1
non
avrebbe alcun senso economico poiche lascerebbe limpresa n-ma senza mercato alcuno potendosi avere un
maggior livello di utilit`a ad un prezzo inferiore
2
. Restringiamo allora lattenzione a strutture dei prezzi
strettamente crescenti rispetto alla qualit`a. Parimenti possiamo limitarci a considerare il caso in cui m
n
>
m
n1
poiche nel caso opposto m > m
n1
implicherebbe m > m
n
: gli unici consumatori disponibile a
scegliere il bene n1 contro il bene n2 sarebbero tuttavia pi` u inclini ad acquistare il bene n anziche n1
ed anche in tal caso non ci sarebbe mercato per il bene n 1.
Venendo alla massimizzazione del protto dobbiamo osservare che in questo modello produrre una qualit`a
superiore consente un vantaggio ossia di indurre, col ribasso del proprio prezzo, anche il ribasso del prezzo
dellimpresa che produce la quantit`a immediatamente inferiore. Portando tale strategia al limite, le imprese
di maggior qualit`a possono giungere ad escludere quelle di qualit`a inferiore. Immaginiano che le imprese non
sopportino alcun tipo di costi e consideriamo anzitutto le condizioni del primo ordine dellimpresa leader, la
quale conta su di un segmento di mercato pari a (m
N
, b] ed ha pertanto protti pari a

N
= p
N
b m
N
b a
Da questa si deriva la condizione del primo ordine seguente:
0 =
b p
N1
(1 r
N
) 2p
N
r
N
b a
da cui a sua volta si ottiene la soluzione
(9.3) p

N
=
1
2
b(u
N
u
N1
) +p
N1
u
N1
u
N
Si noti che
p

N

1
2
b(u
N
u
N1
) +bu
N1
u
N
=
1
2
b
2
Sostituendo pn p
n1
nella (9.2) si ottiene mn p
n1
. Poiche i consumatori con reddito inferiore a p
n1
preferiscono
accontentarsi del livello di riserva u
0
e non comprare nulla anziche acquistare n 1, si conclude che per ognuno di essi c`e una
alternativa strettamente preferibile allacquisto di n 1.
84 9. LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI
Limpresa di qualit`a n sser`a i prezzi secondo la regola
p

n
=
1
2
p

n+1
u
n+1
(u
n
u
n1
) +p
n1
u
n1
(u
n+1
u
n
)
u
n+1
(u
n+1
u
n1
)
<
1
2
p

n+1
u
n+1
(u
n
u
n1
) +p

n+1
u
n1
(u
n+1
u
n
)
u
n+1
(u
n+1
u
n1
)
=
1
2
p

n+1
<
_
1
2
_
(Nn)
b
Questo risultato `e interessante poiche la distanza tra i prezzi `e di tipo geometrico ossia i prezzi decrescono
in modo esponenziale al decrescere della qualit`a. Ci`o `e necessario anche ciascuna impresa non sora troppo
della concorrenza dellimpresa che la domina direttamente e sapendo limpresa da questa dominata dovr`a
supinamente accettare un tale tetto ai propri prezzi se vorr`a operare sul mercato. Un implicazione rilevante `e
che alcune imprese potrebbero essere escluse dal mercato e in particolare tutte quelle il cui indice n soddisfa
la disuguaglianza
(9.4) n < N
ln(a/b)
ln(1/2)
Dunque se ad esempio a = 2
K
b allora limpresa n < N K `e esclusa dal mercato. In questo caso
dunque laumento del numero dei prodotti, ossia di N, non ha alcun eetto oltre una certa soglia poiche le
imprese che si aggiungono rimarranno fuori dal mercato o si sostituiranno ad altre gi`a operanti. Altra cosa
sarebbe invece se per ogni qualit`a di beni prodotti vi fossero pi` u imprese in concorrenza tra loro.
Parte 4
Cartelli e Collusione
Abbiamo nora considerato situazioni nelle quali le imprese seguono il paradigma della teoria dei giochi
non cooperativi, ossia ciascuna segue un proprio criterio sebbene spesso, in analogia col dilemma del prigion-
iero, questo approccio produca esiti non ecienti per la collettivit`a. Daltro canto, la stessa realt`a empirica
suggerisce che talvolta le imprese si uniscono in un cartello per ottenere condizioni maggiormente favorevoli.
Lesistenza di cartelli `e tuttavia un elemento problematico e solleva numerose questioni interessanti relative
alla sostenibilit`a.
CAPITOLO 10
La collusione
Lidea del comportamento collusivo si riassume nellobiettivo di rendere massimi non gi`a i propri protti
individuali bens` i protti aggregati. In qualche modo `e come se le N imprese esistenti sul mercato si
comportassero alla stregua di ununica impresa. La forma esplicita di tali accordi collusivi pu`o variare
notevolmente nella realt`a, andando dalla fusione ad una semplice pratica non esplicitata tra le imprese. Il
pi` u delle volte per poter partecipare ad un cartello le imprese devono sottoscrivere taluni accordi nei quali
viene esplicitamente regolato il comportamento di ciascuna. La necessit`a di una forma scritta, come si vedr`a,
nasce dalla considerazione che i cartelli sono soggetti al rischio del comportamento opportunistico di alcune
imprese partecipanti.
10.1. Il modello base
Lobiettivo `e dunque quello seguente
(10.1) max
q10,...,q
N
0
N

n=1
_
p
_
N

n=1
q
n
_
q
n
c
n
(q
n
)
_
Come vedremo subito, i vincoli di non negativit`a hanno un ruolo importante da giocare in questo modello ed
`e dunque bene tenerne conto esplicitamente. Dalla (10.1) deriviamo le condizioni del primo ordine seguenti:
(10.2)
_

_
p +
dp
dq
q MC
n
+
n
= 0

n
q
n
= 0

n
, q
n
0
dove q =
N

n=1
q
n
, i = 1, . . . , N
La (10.2) consente un certo numero di conclusioni. Anzitutto consideriamo il caso MC
n
= c, ossia il
caso in cui le imprese hanno i medesimi costi. Se ne deduce
(10.3) p =
c
1 +
p
ossia la medesima condizione ottenuta in condizioni di monopolio. Ovviamente se il protto aggregato
corrisponde a quello del monopolista, quello individuale sar`a presumibilmente pari ad un N-mo di tale
quantit`a. Dobbiamo sottolineare che questo `e in realt`a solo un esito verosimile poiche non vi `e nulla nella
(10.1) che dica in che modo il protto totale vada ripartito tra le imprese partecipanti. Anzi, questo `e
senzaltro uno dei problemi maggiori allinterno di un cartello di imprese. Come gi`a visto dal raronto tra
monopolio e Cournot, la quantit`a prodotta in condizioni di collusione `e inferiore a quella prodotta nel modello
di Cournot. Infatti in questultimo schema ciascuna impresa avendo come obiettivo il proprio protto non
tiene conto del fatto che le proprie scelte produttive implicano unesternalit`a: laumento della quantit`a
prodotta riduce il prezzo e quindi i protti per tutte. Pertanto nel modello di Cournot le imprese niscono
per produrre troppo nel senso che si danneggiano lun laltra senza aver alcuno struimento per concordare
prevenitvamente le proprie decisioni di produzione.
87
88 10. LA COLLUSIONE
Torniamo al caso generale in cui le imprese possono avere costi diversi. Non `e dicile ricavare dalla
(10.2) la conclusione
(10.4) MC
n
MC
m
=
n

m
n ,= m
Nonostante la sua semplicit`a, la (10.4) ci dice che in un cartello la produzione viene eettuata solamente
da quelle imprese il cui costo marginale corrisponde al minimo di tutto il cartello. Infatti, MC
n
> MC
m
implica
n
>
m
0 e dunque q
n
= 0. Le altre imprese infatti non sono sucientemente ecienti per poter
produrre poiche lo spostamento della produzione dalle imprese con alti costi a quelle con costi pi` u bassi
di per se accresce il protto collettivo. Questa situazione particolare rende evidente quale sia il problema
della suddivisione dei protti allinterno dei cartelli. Poiche ad alcune imprese potrebbe essere chiesto di non
produrre aatto, a quale titolo potrebbero queste partecipare alla spartizione dei protti? C`e da attendersi
infatti che la distribuzione dei protti avvenga in ragione del contributo alla produzione.
Si osservi che se venissero escluse dal cartello le imprese con costi marginali pi` u elevati le quantit`a
prodotte dalle imprese rimanenti continuerebbero a soddisfare la (10.2) se i prezzi rimanessero invariati al
livello dato dalla (10.3). Tuttavia per quel livello dei prezzi potrebbero esservi imprese tali che p > MC
i
>
MC. Per queste, in assenza di costi ssi rilevanti, produrre una quantit`a positiva `e comunque redditizio.
Tuttavia, la produzione di imprese meno ecienti modicherebbe il prezzo e abbasserebbe i protti anche
per le imprese ecienti consorziate in un cartello per ipotesi.
Dunque, sebbene sia inverosimile che imprese che non partecipano alla produzione del cartello ricevano
una quota proprozionale dei protti totali, tuttavia non `e verosimile neppure che queste possano essere
escluse senz alcun costo. Potrebe infatti vericarsi il caso che ai prezzi ssati dal cartello qualcuna delle
imprese escluse dal cartello abbia incentivo a produrre alterando in tal modo le condizioni del mercato. In
tal caso per convincere le imprese meno ecienti a rimanere fuori dal mercato `e necessario che esse siano
debitamente remunerate.
Inne, si torni al problema (10.1). Si noti che il problema si pu`o riscrivere in modo equivalente nel modo
seguente
(10.5) max
q0
p(q)q min
{q10,...,qn0:

N
n=1
qn=q}
N

n=1
C
n
(q
n
)
ossia nel modo
(10.6) max
q0
p(q)q C(q)
dove abbiamo denito
(10.7) C(q) = min
{q10,...,qn0:

N
n=1
qn=q}
N

n=1
C
n
(q
n
)
Da questa riscrittura impariamo che il problema arontato dalle imprese che partecipano ad un cartello si
suddivide naturalmente in due problemi distinti. Il primo, quello di determinare la quantit`a complessivamente
prodotta, `e del tutto analogo a quello del monopolista. Una volta determinata la quantit`a aggregata, si risolve
il problema di come minimizzare il costo complessivo necessario per produrre tale quantit`a, ossia il problema
(10.7). Dunque, la quota produttiva assegnata a ciascuna impresa risponde solo ed unicamente al problema
dellecienza di costo.
10.2. LA FRAGILIT
`
A DEI CARTELLI 89
Si osservi che le condizioni del primo ordine della (10.7) sono
_

_
MC
n
+
n
=

n
q
n
= 0
(q

N
n=1
q
n
) = 0
10.1.1. Collusione nel modello lineare. Poniamoc i una volta di pi` u nel contesto del modello lineaer
visto nel paragrafo 3.1.1 nel quale la funzione di domanda e di costo hanno la forma (3.4).
Consideriamo due tipi di imprese, luna con costi c
1
q e c
2
q rispettivamente, con c
2
> c
1
. Per semplicare
le cose supponiamo che vi sia una sola impresa per ciascuno dei due tipi. Come si `e visto pi` u sopra la
soluzione di collusione `e identica a quella di monopolio (ad eccezione dei costi ssi), dunque
q
2
= 0, q = q
1
=
Ac
1
2B
, p =
1
2
(A+c
1
),
m
=
1
B
_
Ac
1
2
_
2
Dunque limpresa 2 rimane essenzialmente fuori dal mercato. Dobbiamo per`o immaginare che essa partecipi
comunque agli utili. Infatti se le due imprese operassero individualmente si avrebbe, secondo il modello di
Cournot,
(10.8) q
1
=
A2c
1
+c
2
3B
, q =
2Ac
2
c
1
3B
, p =
A+c
2
+c
1
3
,
C
1
=
1
B
_
A2c
1
+c
2
3
_
2
Osserviamo che la quantit`a prodotta `e superiore nel caso le due imprese agiscano separatamente e dunque
i protti inferiori. Infatti
_
A2c
1
+c
2
3
_
2
+
_
A2c
2
+c
1
3
_
2

_
Ac
1
c
2
3
_
2

_
Ac
1
2
_
2
Limpresa 1 `e dunque disponibile a pagare allimpresa 2 un ammontare pari a

min

1
B
_
A2c
2
+c
1
3
_
2
purche questa si astenga dal partecipaer al mercato. Contemporaneamente, limpresa 2 sa di poter chiedere
allimpresa 1 no a

max

1
B
_
_
Ac
1
2
_
2

_
A2c
1
+c
2
3
_
2
_
Tra questi due estremi,
min
<
max
, si svolge la trattativa tra le due imprese.
10.2. La fragilit`a dei cartelli
Sebbene i cartelli siano una soluzione eciente di allocare la produzione allinterno di un determinato
insieme di imprese operanti sullo stesso mercato, tuttavia non `e una soluzione nel senso di Nash. Ci`o
praticamente signica che non `e vericata la condizione per la quale, date le scelte delgi altri componenti il
cartello, la singola impresa ha incentivo a modicare le proprie scelte. In altre parole, nonostante lecienza,
le imprese partecipanti ad un cartello hanno un incentivo a violare gli accordi produttivi.
Consideriamo infatti il caso di costi identici (dunque tutte le imprese producono). Ricordiamo dalla
((10.1) che i prezzi ammontano a
p =
MC
1 +
p
90 10. LA COLLUSIONE
Ricalcolando il livello ottimale della produzione per la singola impresa si ottiene la condizione seguente del
primo ordine:
(10.1) p[1 +
p

n
] MC > p[1 +
p
] MC = 0
Ci`o signica che in corrispondenza dellequilibrio collusivo esiste un forte incentivo per le imprese che parte-
cipano al cartello ad accrescere la produzione. La ragione sta nuovamente nel fatto che, laddove prevalga il
criterio del protto individuale, nascono delle esternalit`a: il cartello non accresce la produzione poiche tiene
conto del complessivo impatto di tale decisione sui prezzi ma la singola impresa riversa parte di tale impatto
sui protti delle rimanenti imprese e dunque dalla decisione di accrescere la produzione sopporta un costo
assai minore, proporzionato alla propria quota di mercato.
La formazione di cartelli `e dunque un elemento problematico per la teoria economica, una sorta di
paradosso. E non solo nel caso in cui alcune imprese siano meno ecienti di altre, visto in precedenza. Di
quali strumenti deve dotarsi un cartello per poter bilanciare gli incentivi individuali a rompere gli accordi?
Si noti che il problema ha una portata assai pi` u ampia e ricade nel vasto capitolo dei beni pubblici.
Laccordo collusivo considerato qui non `e diverso da molte situazioni nelle quali esiste un bene comune ed un
costo individuale che `e necessario sostenere anche tale bene sia reso disponibile. Lesempio pi` u evidente `e
quello nel quale, dato il contributo c
n
sostenuto dallindividuo n-mo, lammontare del bene fornito `e pari a
N
1

N
n=1
x
n
, la media dei contributi di tutti i partecipanti. Possiamo allora immaginare che la funzione di
utilit`a dellindividuo ennesimo sia
U
n
(x
1
, . . . , x
N
) = b

N
n=1
x
n
N
cx
n
Dovendo scegliere quanto contribuire, si terr`a conto della condizione
b
N
c
Dunque anche se il benecio conseguito ddal bene pubblico ammonta a b > c pu`o ben darsi il caso in
valga b < Nc per cui nessun individuo desideri, sul piano individuale, partecipare alla produzione. Questa
situazione pu`o considerarsi paradigmatica di tutte le istituzioni politiche e sociali e si incontra spesso nella
applicazioni della teoria dei giochi alla scienza politica.
Lanalisi svolta no a qui si `e basata sul comportamento di una singola impresa, supponendo che le altre
tengano fede agli impegni collusivi. In altre parole non abbiamo dato una nozione di equilibrio ma semplice-
mente abbiamo mostrato che la soluzione collusiva `e un equilibrio di Nash. Possiamo per`o immaginare che
lalternativa al cartello sia che ciascuna impresa decida autonomamente quanto produrre, ed in tal caso si
perviene allequilibrio corrispondente al modello di Cournot.
La domanda che vogliamo ora arontare `e se vi sia qualche mezzo per rendere stabili gli accordi collusivi.
Intuitivamente vi deve essere qualche costo derivante dalla rottura degli accordi anche questi ultimi risultino
stabili. Parte di tali costi richiede di analizzare un contesto multiperiodale poiche in un solo periodo di tempo
per denizione al comportamento scorretto della singola impresa non pu`o seguire alcuna ritorsione.
10.4. COLLUSIONE MULTIPERIODALE 91
10.3. La fragilit`a dei cartelli nel modello lineare
Ritorniamo ulteriormente sul modello (3.4) di pagina 25. Il protto di collusione corrisponde a quello
monopolistico ed ammonta dunque per la singola impresa a

n
=
1
BN
_
Ac
2
_
2
Consideriamo il caso in cui la prima impresa prenda in esame la possibilit`a di deviare da un tale accordo.
In tal caso essa prende per data la produzione y
1
realizzata dalle imprese concorrenti. Chiaramente y
1
=
N 1
N
Ac
2B
. La massimizzazione del protto produce come risultato la condizione seguente:
c = ABy
1
2Bx
1
da cui si ricava
x
1
=
Ac By
1
2B
=
Ac
4B
N + 1
N
Dunque la quantit`a complessiva e il prezzo sono pari rispettivamente a
x =
Ac
4B
3N 1
N
e p =
A(N + 1) +c(3N 1)
4N
Conseguentemente il protto di deviazione per limpresa 1 ammonta a

1
=
_
Ac
4
_
2
(N + 3)(N + 1)
BN
2
=
(N + 3)(N + 1)
4N

1
>

1
Dunque il protto ottenuto deviando dagli accordi collusivi decresce allaumentare del numero delle imprese
partecipanti; tuttavia, lincentivo a deviare, commisurato al rapporto

1
/

1
crescere quante pi` u sono le
imprese coinvolte nel cartello.
10.4. Collusione multiperiodale
Consideriamo ora un contesto nel quale le decisioni produttive debbano essere ripetute ad ogni periodo
t = 1, . . . , T. Il protto intertemporale conseguito dallimpresa ammonta a
(10.1) (T) =
T

t=1

t
(1 +r)
t
dove
t
`e il protto conseguito in ogni singolo periodo e r `e il tasso di interesse che supporremo costante nel
tempo. Lobiettivo dellimpresa `e dunque il valore attuale del usso di protti futuri. Poniamo = (1+r)
1
.
Lesistenza di una serie di periodi futuri, ossia della ripetizione del gioco, modica le conclusioni rag-
giunte precedentemente perche ora, a dierenza del gioco uniperiodale, le conseguenze delle azioni correnti
potrebbero aversi nei periodi successivi. Se ad esempio un impresa viola gli accordi di cartello potrebbe nei
periodi successivi subire costi che si colgono nellambito di un solo periodo.
Consideriamo ad esempio la strategia cosiddetta tit-for-tat o anche trigger strategy. Limpresa segue
la strategia collusiva ntanto che non si verica una violazione e la abbandona in favore del criterio della
massimizzazione del protto individuale appena si verica una violazione. Ci chiediamo se giocare una simile
strategia sia un equilibrio di Nash.
La risposta dipende dalla durata del gioco, in particolare dal fatto che lorizzonte sia nito o meno. Se
`e nito, la risposta `e negativa come `e facile comprendere dal seguente ragionamento. Il gioco che si gioca
nellultimo periodo `e a tutti gli eetti un gioco uniperiodale, dunque se anche nessuna impresa ha violato i
patti precedentemente, senzaltro lo faranno tutte nellultimo periodo. Il penultimo periodo, essendo noto
92 10. LA COLLUSIONE
lesito del gioco in quello successivo, `e anchesso assimilabile ad un gioco uniperiodale e pertanto nessuna
imprsa ha incentivo a rispettare i patti. Ragionando in questo tipico procedimento allindietro si giunge alla
conclusione che le imprese non rispetterebbero mai laccordo di cartello. In eetti questo comportamento
sleale `e un equilibrio di Nash poiche, se perseguito da tutte le altre imprese, nessuna, individualmente
considerata, avrebbe interesse a comportarsi diversamente.
Consideriamo ora il caso del gioco di durata innita, in cui la funzione obiettivo `e dunque
(10.2) =

t=1

t
La dierenza, rispettoal caso con orizzonte nito considerato in precedenza, sta nel fatto che non esiste ora
un periodo nale nel quale le azioni delle imprese sono prive di consegenze successive e dunque il problema
non pu`o vedersi come la somma di tanti giochi uniperiodali. Per vericare se giocare tale strategia sia
un equilibrio di Nash, identichiamo tre distinti livelli di protto uniperiodale. Il protto di collusione, di
deviazione e individualistico,

,

e

rispettivamente. Si noti che, dallanalisi precedente,

corrsiponde
allequilibrio di Cournot,

a quello di collusione e

a quello conseguito violando laccordo che viene invece
rispettato dagli altri. Naturalmente

>

>

.
Immaginiamo che tutte le imprese giochino la trigger strategy e valutiamo se ad una singola impresa
risulti conveniente allontanarsi dalle regole del cartello ad una qualche data futura, T. In tal caso, no alla
data T nessuno ha ancora deviato e quindi il protto conseguito `e quello cooperativo; alla data T limpresa
rompe gli accordi conseguendo il protto

per ricevere

da T +1 in poi,. causa al strategia giocata dagli


altri. Dunque

t
=
_

per t < T

per t = T

per t > T
da cui si ottiene,
=


T
1
+

T
+

T+1
1
=

1

+

T
1
[(

) (

)]
La risposta sta dunque nel segno della grandezza (

) (

) la quale si interpreta come il


guadagno netto scontato di una deviazione dagli accordi di cartello. In particolare il protto intertemporale
`e funzione crescente di T se e solo se (si ricordi che < 1)
(10.3)

<

1
=

r
ossia
(10.4) r <

ovvero >

In tal caso la strategia ottimale prevede che si ponga T = ossia che si rispettino gli accordi e dunque si
segua la trigger strategy la quale risulta pertanto un equilibrio di Nash. Nel caso opposto, se la (10.3) `e violata,
allora converr`a violare gli accordi e, in particolare, farlo quanto prima possibile: in eetti in presenza di un
tasso di sconto conviene conseguire subito lextraprotto relativo alla rottura del cartello anziche attendere.
Si noti che il lato destro della (10.3) dipende in modo inverso dal tasso di interesse. Un innalzamento di
questultimo di entit`a suciente a invertire la disuguaglianza rende conveniente abbandonare la strategia
del colpo su colpo per allontanarsi dal cartello. Lorizzonte temporale innito e il taso di interesse basso
contribuiscono a rendere maggiormente oneroso il costo di abbandonare il cartello.
10.4. COLLUSIONE MULTIPERIODALE 93
Lanalisi precedente potrebbe dare limpressione che la stabilit`a dei cartelli dipenda in modo esclusivo
dal tasso di interesse e non dalle misure poste in essere dal cartello stesso. Ci`o tuttavia non `e del tutto
corretto in quanto la durata del periodo t, t + 1 pu`o interpretarsi come il tempo necessario al cartello per
vericare eventuali deviazioni e procedere a punirle. Quanto pi` u breve si fa questo periodo tanto inferiore
dovr`a essere il tasso di interesse da applicare e dunque quanto pi` u ecace la deterrenza e stabile il cartello.
10.4.1. Il modello di Bertrand. Nel caso ad esempio del modello di Bertrand, la collusione consente
alle imprese di ssare il prezzo al livello di monopolio e dunque conseguire protti complessivi pari a quelli
del monopolista. Consideriamo un cartello di N imprese:

= N
1

mon
. Rompendo gli accordi limpresa
deviante abbassa di pochissimo il prezzo e si accaparra lintero mercato percependo pertanto protti pari
approssimativamente a

=
mon
. Inne se nessuna impresa coopera ciascuna vende al costo marginale e i
protti sono nulli

= 0. La (10.3) diventa pertanto


r <
1
N 1
da cui si comprende che la possibilit`a di mantenere gli accordi dipende in modo (inverso) dal numero delle
imprese partecipanti. Questa conclusione ripristina almeno in parte un pricnipio che pareva contraddetto
dal modello statico di Bertrand e cio`e quello per il quale lesito concorrenziale `e maggiormente verosimile in
presenza di numerose imprese.
10.4.2. Il modello di Cournot. Nel caso di concorrenza alla Cournot abbiamo in caso di collusione,
come nel caso visto pi` u sopra, le imprese riescono a produrre in corrispondenza della congurazione di
monopolio. Il protto individuale ammonta dunque a

=
1
BN
_
Ac
2
_
2
Se una delle imprese devia da tale accordo far`a senzaltro protti pi` u elevati. Consideriamo il caso del
modello lineare (3.4) visto sopra.
Se le imprese non colludono ed operano secondo il tradizionale modello di Cournot, allora il loro protto
sar`a, come gi`a visto,

=
1
B
_
Ac
N + 1
_
2
. Pertanto il cartello potr`a sopravvivere se e solo se
r <
4N
(N + 1)
2
(N 1)
2
N
2
+ 3
<
4
N
Possiamo notare che il termine di destra `e senzaltro minore di 1 per ogni N 1 e che tende a 0 quando N
aumenta. Dunque anche nel caso del modello di collusione con strategie di quantit`a laumento del numero
delle imprese rende sempre pi` u dicile mantenere gli accordi di collusione. Si noti che la conclusione non
dipende ne dai parametri del mercato (e particolarmente dalla dimensione A del mercato) ne dalla struttura
dei costi marginali. Naturalmente parte di queste conclusioni potrebbe mutare al di fuori del modello lineare
considerato qui.
94 10. LA COLLUSIONE
Esercizi
Esercizio 1
Considerate due imprese impiegate nel seguente gioco. Al tempo t = 0, esse decidono se unire le proprie
conoscenze tecnologiche (realizzando, cio`e, un cross-licensing) oppure no: questo stadio si concretizza in
una proposta di cross-licensing da parte dellimpresa 1 ed in una risposta da parte dellimpresa 2, che
pu`o accettare o riutare. Al tempo t = 1, se la proposta di cross-licensing `e stata accettata, limpresa 1
propone una quota c
L
per ogni unit`a prodotta con la tecnologia comune e limpresa 2 accetta o riuta. E
importante tener presente che si realizza cross-licensing se e solo se limpresa 1 lo propone e limpresa 2
lo accetta, unitamente al fatto che la quota c
L
, suggerita dallimpresa 1, viene approvata dallimpresa 2.
In caso di mancato cross-licensing, le due imprese competono sulla quantit`a, con costi marginali (e medi)
nulli e domanda di mercato p = 1 q
1
q
2
. In caso di cross-licensing, invece, entrambe le imprese pagano
una royalty alla rivale (ovvero limpresa i riceve dallimpresa j un pagamento R
i
= c
L
(q
j
) e competono
sulloutput.
(1) Determinate output, prezzo e protti di equilibrio delle due imprese in caso di mancato cross-
licensing.
(2) Determinate output, prezzo e protti di monopolio.
(3) Determinate output, prezzo e protti di equilibrio delle due imprese, in funzione di c
L
, in caso di
cross-licensing.
(4) Calcolate la quota ottimale c

L
.
Esercizio 2
Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Cournot. La domanda di mercato `e
p = A Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta; limpresa i-esima presenta
costi totali C(q
i
) = cq
i
, con c > 0. Supponendo che il gioco venga ripetuto un numero innito di volte, e
che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti allequilibrio di Nash, trovate il fattore di sconto
critico che rende sostenibile la piena collusione.
Esercizio 3
Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Bertrand. La domanda di mercato `e
p = A Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta; limpresa i-esima presenta
costi totali C(q
i
) = cq
i
, con c > 0. Supponendo che il gioco venga ripetuto un numero innito di volte, e
che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti allequilibrio di Nash, trovate il fattore di sconto
critico che rende sostenibile la piena collusione.
Esercizio 4
Considerate N imprese, che competono nei prezzi con costi marginali (e medi) costanti e pari a c. La
funzione di domanda di mercato `e q = D(p) ed il fattore di sconto `e . Supponete che il gioco venga ripetuto
un numero innito di volte e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti allequilibrio di Nash.
(1) Calcolate il valore attuale dei protti dellimpresa i-ma derivanti dalla collusione.
(2) Calcolate il valore attuale dei protti dellimpresa i-ma derivanti dalla deviazione.
(3) Qual `e il fattore di sconto critico, che rende sostenibile la piena collusione?
ESERCIZI 95
Esercizio 5
Considerate un duopolio con prodotto omogeneo e costi marginali (e medi) costanti e pari a c, nel quale
le imprese operano per inniti periodi e utilizzano un fattore di sconto . In ciascun periodo, le imprese
ssano simultaneamente il prezzo e osservano, con un periodo di ritardo, il prezzo scelto dal concorrente. La
domanda di mercato `e q = D(p), decrescente e limitata. Se le imprese ssano lo stesso prezzo, la domanda si
ripartisce tra limpresa 1 e 2 secondo le quote di mercato e 1 con (1/2, 1)
1
. Se unimpresa ssa un
prezzo inferiore allaltra, naturalmente, tutti i consumatori acquistano da lei. Le imprese utilizzano trigger
strategies, con punizioni corrispondenti allequilibrio di Nash del gioco costituente.
(1) Individuate le condizioni anch`e limpresa 1 e 2 trovino conveniente deviare da una collusione
tacita che implementa il prezzo collusivo p.
(2) Individuate la condizione anch`e esista un equilibrio nel gioco ripetuto che implementa il prezzo p
e dimostrate che la condizione diviene pi` u stringente al divergere delle quote di mercato (al crescere
di ).
(3) Dimostrate che queste condizioni risultano essere le stesse per qualunque prezzo collusivo p ap-
partenente allintervallo (c, p
mon
), dove p
mon
`e il prezzo di monopolio.
Esercizio 6
Considerate un mercato nel quale tre imprese competono nei prezzi, con costi di produzione nulli. La
funzione di domanda `e p = 1 q, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente oerta.
(1) Supponendo che le imprese operino per inniti periodi, ed utilizzino trigger strategies con punizione
corrispondente allequilibrio di Nash del gioco costituente, dite se un fattore di sconto pari a 13/21
renderebbe sostenibile la collusione.
(2) Come varierebbe la vostra risposta se le imprese competessero nella quantit`a?
Esercizio 7
Considerate due imprese che operano su mercati separati. Nel primo gli scambi avvengono ogni periodo
(t = 0, 1, 2, . . .) mentre nel secondo avvengono solo nei periodi pari (t = 0, 2, 4, . . .). Le imprese tentano di
colludere in entrambi i mercati, usando trigger strategies con punizioni corrispondenti allequilibrio di Nash.
(1) Supponete che le imprese competano alla Bertrand e che adottino trigger strategies separatamente
in ciascun mercato; qualora la collusione non avvenga, dimostrate che, con un fattore di sconto pari
a 0, 6, le imprese riusciranno a colludere nel primo mercato, ma non nel secondo.
(2) Considerate, ora, il caso in cui le imprese utilizzino trigger strategies che fanno scattare la punizione
in entrambi i mercati, anche qualora la deviazione avvenga in uno solo. Dimostrate che la collusione
diviene sostenibile con un fattore di sconto pari a 0, 6.
1
Ai ni della soluzione dellesercizio non ci interessa spiegare perche, con prezzi uguali, i consumatori si ripartiscono in
quote di mercato diverse tra i due produttori
Parte 5
Il lungo periodo
In questa parte vogliamo arontare alcune domande relative al numero delle imprese operanti sul mercato
e sulla possibilit`a che nel lungo periodo si converga ad una situazione paragonabile a quella concorrenziale.
Ci concentriamo in particolare sul caso di imprese che siano del tutto identiche ex-ante e sul ruolo giocato
vuoi dai costi ssi vuoi dalle dimensioni del mercato
10.5. Ricapitolazione del modello lineare
Recuperiamo in questo paragrafo i risultati relativi al modello con utilit`a lineare, ossia come nella (3.4)
p = ABq c(q) = F +cq con A > c
Ovviamente il parametro A misura la dimansione assoluta del mercato e il parametro F lammontare dei
costi ssi. Immaginiamo che via siano N imprese identiche
Forma di mercato Prezzo Quantit`a individuale Quantit`a complessiva Protti
Concorrenza c (Ac)/B (Ac)/B F
Monopolio
A+c
2
Ac
2B
Ac
2B
(Ac)
2
4B
F
Bertrand c
Cournot
A+cN
N+1
Ac
B(N+1)
N(Ac)
B(N+1)
(Ac)
2
B(N+1)
2
Hotelling
Shaked Sutton
Collusione Bertrand
Collusione
Parte 6
Lentrata sul mercato
Abbiamo gi`a avuto alcune occasioni di osservare nei capitoli precedenti che il prezzo prevalente sul
mercato `e inuenzato non solo dalla concorrenza delle imprese che operano in esso ma anche da quella
esercitata da imprese che potrebbero farvi ingresso. Si tratta di un tema cruciale delleconomia industriale
sia sul lato della teoria che delle applciazioni.
Questa osservazione ci introduce al tema oggetto di questultima parte nella quale vogliamo studiare un
mercato caratterizzato da imprese in posizione asimmetrica, alcune gi`a operanti o, come si dice, insediate ed
altre potenziali entranti. In molti casi sar` a suciente limitarsi a considerare due sole imprese. Le domande
che ci intressa porre sono: quale inuenza esercita la presenza di imprese potenziali entranti sul mercato?
esistono strategie tramite le quali le imprese insediate possono scoraggiare lingresso di nuove imprese e quali
sono i relativi costi?
Tre sono i punti cruciali da tenere a mente. Primo: la decisione di entrare o meno in un mercato
sta a monte di qualunque altra quali quelle inerenti la quantit`a prodotta o il prezzo di vendita. Pertanto,
nella logica degli equilibri perfetti nei sottogiochi `e la decisione che deve essere presa per ultima, una volta
determinate le scelte ottime nel caso limpresa entri o non entri. Secondo, la scelta di entrare dipende in
modo cruciale dal comportamento che ci si attende dalle imprese gi`a operanti in risposta allingresso di un
nuovo concorrente. Terzo, il oproblema perde ogni interesse se limprsa insediata ha la possibilit`a di rivedere
le proprie strategie di prezzo/quantit`a in modo istantaneo poiche in tal caso essa non `e tenuta a prendere
nessuna decisione prima dellingresso dellimpresa potenziale concorrente.
CAPITOLO 11
I mercati contendibili
La contendibilit`a
1
vuole essere una nozione diversa da quella di concorrenza, sebbene ad essa correlata.
In questo approccio le imprese non operanti sul mercato possono esercitare un modo assai specico di
competere con quelle insediate ossia possono decidere di partecipare temporaneamente al mercato secondo
una strategia comunemente detta hit and run. Se le imprese insediate producono al di sopra dei propri costi
medi (e dunque realizzano protti), allora una nuova impresa che pure non potrebbe stabilmente operare sul
mercato potrebbe tuttavia fare ingresso sul mercato e vendere la propria produzione ad un prezzo inferiore
di quello ssato dallimpresa insediata, accaparrandosi unampia parte di mercato e conseguendo protti
positivi. Naturalmente i presupposti perche una tale strategia risulti fattibile sono che (i ) non vi siano
rilevanti costi irrecuperabili (o sunk costs) i quali inciderebbero sulla prottabilit`a di una simile strategia e
(ii ) che quanto meno nel breve periodo le imprese insediate non abbiano la possibilit`a di modicare i propri
prezzi e rendere cos` inecace linziativa della nuova entrante.
11.1. La contendibilit`a
Deniamo anzitutto una congurazione di mercato q
n
; p : n = 1, . . . , N come ammissibile se
N

n=1
q
n
= q(p) e pq
n
C(q
n
) 0
ossia il mercato viene soddisfatto e ciascuna impresa ha protti non negativi. Si osservi che immaginiamo
unidentica struttura dei costi.
Una congurazione di mercato q
n
; p : n = 1, . . . , N `e sostenibile se non esiste alcuna coppia (q

, p

)
quantit`a prezzo tale che q

q(p

), p

p e p

C(q

) 0. In altre parole non deve essere possibile che


unimpresa orendo un prezzo inferiore riesca a coprire una parte del mercato e fare protti positivi.
Un mercato si dice contendibile se non ammette equilibri che non siano sostenibili. `e dicile concludere
che in un mercato contendibile i prezzi di equilibrio devono trovarsi in corrsipondneza del minimo dei costi
medi e che pertanto i protti devono essere nulli. Evidentemente questa `e la stessa conclusione valida per la
concorrenza perfetta anche se in questo contesto il numero delle imprese potrebbe in linea di principio anche
essere assai limitato.
`
E ovvio che un equilibrio concorrenziale `e anche sostenibile.
Per quel che riguarda limplicazione inversa, notiamo anzitutto che se la congurazione q
n
; p : n =
1, . . . , N `e sostenibile e q =

N
n=1
q
n
, allora necessariamente deve valere p
C(q

)
q

per qualunque livello di


produzione tale che q

q il che implica tra laltro


C(q
n
)
q
n
p inf
q

q
C(q

)
q

1
In questa parte seguiamo abbastaza da vicino il testo di Polo [4]
101
102 11. I MERCATI CONTENDIBILI
dal che, essendo per denizione q
n
q, si deduce che deve valere
(11.1)
C(q
n
)
q
n
= inf
q

q
C(q

)
q

n = 1, . . . , N
Tutte le imprese si trovano dunque a produrre in corrispondenza del minimo dei costi medi sul tratto
[0, q]; inoltre, necessariamente,

N
n=1
C(q
n
) C(q): dunque i costi devono soddisfare una propriet`a di
superadditivit`a per la quale la suddivisiaone delloutput tra pi` u imprese produce una riduzione dei costi
complessivamente sostenuti dal mercato. Dunque la contendibilit`a promuove lecienza anche in presenza
di costi medi decrescenti e dunque di rendimenti di scala crescenti. In tal senso si tratta di un ampliamento
delle classiche propriet`a del modello competitivo.
11.2. Le strategie
Immaginiamo due imprese che producano con costi variabili costanti e pari a c e costi ssi totali paria
F. Una delle due imprese `e gi`a insediata sul mercato ed `e indicata col susso i; laltra decide se entrare per
un solo periodo e viene indicata col susso e.
I costi operativi delle due imprese per la durata di un anno ammontano dunque a
(11.1) C
i
(q) = cq +f C
e
(q) = cq +f +
dove `e il costo in cui incorre limpresa entrante quando, al momento di smobilizzare i popri investimenti,
tenta di recuperare i costi ssi sostenuti. Potremmo pensare a come ad un costo di liquidazione o anche
come ad un costo di uscita dal mercato.
La sequenza delle mosse `e la seguente: inizialmente limpresa i sceglie il prezzo p
i
; in seguito la seconda
impresa sceglie se entrare; inne e, se entra, ssa il proprio prezzo p
e
. Per trovare un equilibrio di Nash
perfetto nei sottogiochi procediamo a ritroso.
Supponiamo che e abbia deciso di entrare. Fissare p
e
p
i
naturalmente non consente alcun protto,
mentre per p
i
< p
e
limpresa avr`a interesse a produrre quanto pi` u possibile perche ci`o riduce i costi medi:
dunque q
e
= q(p
e
) e i protti conseguiti saranno
e
= (p
e
c)q
e
f dunque saranno positivi se e solo se
p
i
p
e
c +
f +
q(p
e
)
> c +
f +
q(p
i
)
p
min
Dunque entrando limpresa e realizza protti positivi solo se p
i
> p
min
; se tale disuguaglianza non vale,
allora, potendo comunque conseguire protti nulli senza entrare sul mercato, limpresa e preferir`a restare
fuori dal mercato.
Quanto allimpresa i essa sa che se ssa p
i
> p
min
allora limpresa entrante potr`a mettere in atto una
strategia hit and run ed accaparrarsi tutto il mercato, lasciando allimpresa i di sostenere i costi ssi pari a
f: dunque
i
= f. Diversamente, per p
i
p
min
, limpresa i sa di aver scongiutrato lingressodi e e che
dunque pu`o ssare i prezzi a piacere e dunque sceglier`a p
i
= minp
min
, p
m
p

i
dove p
m
`e il prezzo di
monopolio. Immaginando che i protti realizzati in corrispondenza a p
i
= p

i
siano positivi si conclude che
la scelta ottimale sar`a p
i
= p

i
e limpresa e non entra.
Naturalmente potrebbe benissimo darsi il caso in cuii p

i
= p
m
in cui limpresa insediata `e libera di ssare
il prezzo al suo livello di monopolio senza incorrere nel rischio di unentrata hit and run sul mercato. Ci`o
accade se p
min
> p
m
e in particolare quando `e sucientemente elevato. Allestremo opposto potermmo
trovare il caso in cui i protti realizzati in corrispondenza di p

i
sono negativi, sebbene necessariamente
maggiori di f e dunque la congurazione di mercato risulterebbe non sostenibile.
11.3. LE BARRIERE STRATEGICHE ALLENTRATA 103
Spesso tra gli esempi citati a supporto della teoria dei mercati contendibili si ritrova quello delle rotte
aeree nel quale lingresso su di una particolare rotta non implica in genere costi ssi
2
In assenza di ergolamen-
taziooni eccessivamente protettive, lingresso anche solo temporaneo di un compagnia su di una determinata
tratta `e pressoche privo di impedimenti. Tuttavia questo stesso esempio non soddisfa una delle condizioni
della teoria dei mercati contendibili ossia che per limpresa insediata occorra del tempo per rivedere le proprie
strategie di prezzo. Chiaramente se una tale revisione `e istantanea, allora non vi `e alcun bisogno di ribassare
preventivamente il prezzo paventando lingresso di una nuova concorrente.
11.3. Le barriere strategiche allentrata
La teoria dei mercati contendibili ci ore lesempio di una situazione nella quale limpresa gi`a insediata
riesce ad impedire lingresso di una nuova concorrente grazie ad una profonda asimmetria che contraddisit-
ngue le due imprese e che, in ultima istanza, si risolve nel fatto che limpresa insediata ha il vantaggio della
prima mossa e pu`o farne uso per inuenzare il gioco a proprio vantaggio.
Questa osservazione richiama un tema importante nella teoria dei giochi, ossia quello della credibilit`a e
della dierenza tra minaccia e impegno irreversibile.
2
Quanto meno per una compagnia che gi` a oper su altre rotte e che decida semplicementedi spostare un aereo da una rotta
ad unaltra.
Bibliograa
[1] J. Green, A. Mas-Colell, M. D. Whinston, Microeconomic Theory, Oxford University Press: Oxford, 1995.
[2] D. M. Kreps, Notes on the Theory of Choice, Westview Press: Boulder, 1988.
[3] D. M. Kreps, Corso di Micoreconomia, Il Mulino: Bologna, 1993.
[4] M. Polo, Teoria dellOligopolio, Il Mulino: Bologna, 1993.
[5] H. Varian, Analisi Microeconomica, Ca Foscarina: Venezia,
105