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La civiltà più antica di cui non si parla

Da Wikipedia:
- Lepenski Vir è situato sulla riva meridionale del Danubio nella Serbia orientale, vicino alla
cittadina di Donji Milanovac e in prossimità delle Porte di ferro, la gola formata dal fiume lungo il
confine tra Serbia e Romania. I primi scavi risalgono al 1965, ma solo nel 1967, in seguito al
ritrovamento delle prime sculture mesolitiche, fu possibile riconoscere la notevole importanza della
scoperta. -

Si pensa che la civiltà più antica del mondo sia egizia, o greca, o romana. Non è così, esiste una
civiltà di 3000 anni più antica dell’Egitto. E’ quella di epoca Cromagnon di Lepenky Vir in
Serbia. Purtroppo ignorata dagli stessi serbi che ne hanno allagato il preziosissimo sito per farne un
lago artificiale (sigh!).

Tale e quale avvenne in Egitto dove furono gli americani a spostare i monumenti, anche lì per
costruire un bacino artificiale che poi si è dimostrato rovinoso per il Nilo e le sue terre.

La popolazione del sito serbo nacque come tribù di cacciatori, quindi dal paleolitico, poi nel 5300
a.c. subì la “rivoluzione neolitica” con addomesticamento degli animali e agricoltura.

Vi regnò il culto della Madre Terra, in cui il morto non veniva bruciato, caratteristica delle
società patriarcali nomadi, ma interrato in varie posizioni a seconda dell’epoca, di cui la più
antica in posizione fetale, come rientro nel corpo materno di Madre Terra.

Purtroppo l’immagine della Grande Madre non viene quasi mai riportata, come di solito avviene
nella nostra cultura. Se ne ha una fuggevole visione solo in questo filmato perchè è d’obbligo che il
matriarcato passi sotto silenzio:
http://www.youtube.com/watch?v=lRopoRQr0rA

Gli scavi terminarono nel 1971 e sotto la guida dell’archeologo Dragoslav Srejovi? dell’Università
di Belgrado.
Il sito giace a circa 100 km da Belgrado, si compone di una serie di villaggi mesolitici su un
altopiano del Danubio, abitato ininterrottamente dal 6400 fino al 4900 a.c., un ciclo di 1500 anni,
pochi centri sono durati tanto.

L’area presenta fondi di capanne a raggiera e in semicerchio con forma trapezoidale. Un


insediamento centrale con dieci villaggi satelliti.

La cosa curiosa è che gli insediamenti posti sia a destra che a sinistra del fiume presentano
sempre lo stesso orientamento, il che fa pensare a una simbologia di tipo religioso.

Le case di legno, bada bene, case non capanne, furono costruite con palanche piallate con
l’arenaria, intonacate poi con calcare indurito e brunite con pigmenti rossi e bianchi, con focolare al
centro, spesso ornato da teste di pietra e spirali.
Molte delle case contennero altari e sculture, spesso di dimensioni monumentali; alcune
riproducevano una creatura metà umana e metà pesce, poi una grande spirale che si ripete in
sculture di pietra e sui pavimenti delle case, con evidente scopo religioso e atropopaico, come noi
poniamo l’immagine della Madonna o di Gesù all’ingresso delle case. O come a Cartagine si
ripeteva negli androni l’immagine della Dea Madre Tanit.

http://www.donsmaps.com/images7/lepenskisanctuary.jpg

La spirale è caratteristica delle società matriarcali simboleggiando il ciclo di andata e ritorno della
natura: dall’interno all’esterno, la nascita, e dall’esterno all’interno, la morte. La spirale è
caratteristica del matriarcato e della cultura animista perché molto vicine alla natura.

Le sculture mostrano grandi ciottoli di pietra arenaria con figura umana, inizialmente solo la testa,
con incise spirali e il segno ad 8, altro simbolo del ciclo infinito.
Domina poi un uovo di pietra con serpente a rilievo, simbolo che troveremo poi nella più tarda
religione degli Ofiti in cui Eurimione, la Grande Madre, crea il mondo generando l’uovo attorno a
cui si avvolge un serpente.

Del resto anche in Italia a Sarnano è stato rinvenuto un gigantesco uovo scolpito in pietra del
paleolitico. Sembrano i corrispondenti onphalos, l’ombelico del mondo, che si trovano un po’
ovunuque nell’antico matriarcato.

Vi si trova un cimitero con sepolture in pose rituali e culto dei morti. Altre sepolture importanti
dietro alle case in corrispondenza del camino, come a lasciare antenati tutelari della casa alias i
Penati Romani. I neonati invece venivano sepolt sotto il terreno della casa, come a loro
perenne protezione da parte della matriarca.

In più un mistero, una pietra sferica, perforata ai poli che, girevole se infilata su un bastoncino, di
ben 7.000 anni fa e nessuno sa a che servisse, solcata da linee orizzontali e verticali e cosparsa di
segni.

In genere le sfere girevoli venivano adoperate nell’antichità per seguire le lunazioni, come dire il
più antico astrolabio del mondo. Il movimento della luna veniva eseguito manualmente rispetto
ad un’altra sfera fissa.

Ne vidi uno simile etrusco in piombo, con un’asta su cui si fissavano i bastoni e le sfere.
Ma la cosa strabiliante è che il basamento delle capanne ha una caratteristica geometrica di
tipo euclideo, ricavate da un modulo di triangolo equilatero che ne prevede quattro alla base,
poi tre e due, e l’ultimo al vertice manca.

Come potevano uomini di 8-9000 anni fa conoscere i numeri e la geometria euclidea quando
non c’era ancora nè in Grecia nè in Egitto? Mistero. L’uomo di Cromagnon era decisamente
incapace di tanto. Che civiltà era e quali uomini c’erano in quell’epoca così intelligenti da poter
avere una tale cultura? Mistero.

Si ha l’impressione che molta parte della preistoria sia da riscrivere.

Ecco la struttura di una casa:

Disponevano di una evoluta architettura, per giunta totalmente diversa dal modello storico-
culturale preistorico d’Europa. Lepenski Vir è un fenomeno isolato, senza altre corrispondenze
europee, una civiltà che non ha avuto antenati nè eredi.

Tocca rivedere la nomenclatura archeologica, soprattutto del Paleolitico, Mesolitico e Neolitico,


periodi che noi riteniamo età della pietra. Ma del resto non si pensa che la Sfinge sia datata bel
duemila anni antecedenti alle piramidi? E che Stonenge dal 700 a.c. sia stato retrodatato al 1500
a.c.?

Ogni casa ha al suo interno un camino in forma di rettangolo allungato lungo l’asse della
planimetria, costruito da massicci blocchi di pietra di forma rettangolare, una specie di divani su cui
sedeva la famiglia in raccoglimento, sicuramente anche rituale dato i bassorilievi con spirali,
teste, corna e forme serpentine.
In più dispone di tavoli in pietra, forse per resistere all’acqa che avolte invadeva le case
nell’inondazione.

In alcune di queste case sono state rinvente uova in pietra al centro del camino, ancora il
simbolo della vita e della Grande Madre.

Il camino continua con blocchi di pietra fino al fondo posteriore della casa e oltre, per creare un
piccolo santuario esterno con decorazione a massicce pietre tonde di fiume e raccoglie
sepolture importanti che fanno pensare al culto degli antenati .

Al centro esatto della casa una depressione circolare dove si pensa ci fosse un altare, penso poco
probabile visto che le suppelletili per le ragioni di cui sopra erano in pietra, più facile pensare fosse
un luogo dove effettuare i riti, una piccola cisterna dove raccogliere gli arnesi e l’acqua per il rito.

Da notare che per quanto gli insediamenti siano tanto sulla riva destra quanto sulla sinistra del
fiume, il loro orientamento sia il medesimo, il che rafforza l’idea di un contesto fortemente
religioso.

Non mancano oggetti religiosi e ornamentali:


di cui il primo fa pensare a una figura umana stilizzata, una specie di Ank serba, e utensili come
vasi, aghi, coltelli, armi, uncini:

e il figlio metà umano e metà uovo, la creatura della Dea Madre tipo embrione:
Il Danubio inondava il sito regolarmente, forse due volte l’anno, per cui il sito si svuotava, per
poi riprendere la residenza dopo le inondazioni. Ricorda un po’ le piene del Nilo. Essendo un sito di
connotazione agricola, il terreno inondato doveva offrire una ricca base per l’agricoltura.

Ho letto il libro dell’archeologo Srejovi? che esprime il suo grande stupore quando con la sua
equipe scoprì la conoscenza euclidea di quella civiltà. Tutta la storia era da riscrivere, ovvero la
pristoria troppo ignorata doveva entrare nella storia.

Ma il tutto viene come sempre ignorato e il sito addirittura allagato. Del resto Bachofen, l’autore del
matriarcato, fu ostacolato nella pubblicazione per quell’inconscia avversione maschile alla realtà del
matriarcato. In Italia se ne pubblicò un manualetto minuscolo e dovettero passare circa 100 anni
prima della pubblicazione del massiccio volume.

Quando la curiosità scentifica è soverchiata dalle illusioni dell’inconscio, la scientificità muore