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Fatima Mernissi

La terrazza proibita
Vita nell'harem Dreams of Trespass: Tales of a Harem Girlhood , 1994

Venni al mondo nel 1940 in un harem di Fez, citt marocchina.... Cos Fatima Mernissi, una delle voci pi eloquenti del mondo musulmano, apre quest'intensa memoria d'infanzia. L'harem dove la piccola Fatima cresce, confinata con le altre donne della famiglia fra i cortili fioriti, fontane e stanze ovattate da tendaggi e tappeti, e molto diverso dai favolosi serragli dei sultani. piuttosto un'ampia, splendida casa dove convivono le famiglie di due fratelli, molte donne con loro imparentate e i domestici. Tuttavia, resta un luogo in cui le donne sono sottomesse a precise regole imposte dagli uomini - prima fra tutte quella di non varcare i "sacri confini" delle mura domestiche -, e dove sono relegate in ambiti spaziali, culturali e sociali molto angusti. La terrazza pi alta della casa, dove lo sguardo pu spaziare oltre i confini, diventa cos un luogo proibito da raggiungere in segreto e a rischio di severe punizioni, un luogo dove le donne fantasticano le loro evasioni, si lanciano messaggi con gli abitanti delle case vicine, praticano rituali magici, parlano di argomenti a loro interdetti nei tradizionali spazi domestici. Il contrasto fra tradizione e modernizzazione che sovverte la societ marocchina in quegli anni ben presente nella narrazione di Fatima dove la vita privata e quella pubblica s'intrecciano costantemente e felicemente: ne nato un libro seducente e provocatorio, delicato e drammatico il tempo stesso, che fa giustizia degli stereotipi negativi cos come delle visioni idealizzanti dell'harem, e

ci coinvolge in una dimensione affascinante, in cui il desiderio di una piena libert femminile si mescola all'orgogliosa difesa della propria cultura di origine. Nata nel 1940 a Fez (Marocco), Fatima Mernissi considerata in tutto il mondo una fra le pi autorevoli e originali intellettuali femministe dei paesi arabi, grazie all'innovativo lavoro di sociologa e studiosa dell'Islam. Nota anche in Italia per i libri Chahrazad non marocchina, Le donne del Profeta e Le sultane dimenticate, si sempre distinta per le coraggiose prese di posizione a favore della libert femminile, che giudica perfettamente compatibile con i precetti del Corano. Ha completato la sua formazione accademica studiando alla Sorbona e alla Brandeis University negli USA, e oggi insegna all'Universit Mohammed V di Rabat, in Marocco.

Indice

Introduzione di Claudia Tresso LA TERRAZZA PROIBITA 1. I confini del mio harem 2. Shahrazd, il re e le parole 3.L'harem dei francesi 4. Jasmna e la prima consorte 5. Shma e il califfo 6.Il cavallo di Tm 7. L'harem dentro 8. Lavapiatti acquatiche 9. Risate al chiaro di luna 10. Il salone degli uomini 11. La seconda guerra mondiale vista dal cortile 12. Asmahn, la principessa cantante 13. L'harem al cinema 14. Femministe egiziane in terrazza

15. Il destino di Budr 16. La terrazza proibita 17. Mna, la senza radici 18. Sigarette americane 19. Baffi e seni 20. Il sogno silenzioso delle ali e del volo 21. La politica della pelle: uova, datteri e altri segreti di bellezza 22. Henn, argilla e gli sguardi degli uomini

INTRODUZIONE

Claudia Tresso

Venni al mondo nel 1940 in un harem di Fez. Cos inizia il primo lavoro narrativo - autobiografico - della Mernissi, e questo esordio racchiude in s il contenuto stesso dell'opera, o almeno quanto pu essere detto per "introdurla", per dare a chi legge alcuni spunti di riflessione sull'ambiente che fa da teatro all'opera stessa. S, questa frase dice tutto. In La terrazza proibita, la Mernissi narra gli anni della sua infanzia, la vita di una bambina che vive nell'harem di una famiglia altoborghese di citt, nel Marocco degli anni '40. Non, quindi, in quel tipo di harem che a molti verrebbe spontaneo immaginare, ovvero l'harem dei sultani dell'impero ottomano quale stato rappresentato sui quadri di artisti come Ingres e Delacroix; l'harem in cui un uomo la fa da padrone su una folla di mogli, schiave e concubine rinchiuse in un favoloso serraglio custodito da eunuchi. Per la situazione di cui parla l'autrice, dobbiamo piuttosto immaginarci un harem di tipo "domestico", una sorta di famiglia allargata che vive sotto lo stesso tetto: nel caso

dei Mernissi, la convivenza riguarda i nuclei familiari di due fratelli (monogami) che hanno in tutto sette figli, e oltre a questi una serie di donne vedove o divorziate della famiglia, la nonna, alcuni domestici. Una cinquantina di persone in tutto, che abitano una splendida casa adorna di marmi variopinti, le cui stanze si affacciano su un cortile interno con una bella fontana e maestose colonne, in un'atmosfera un po' ovattata da ampi tendaggi e da molti tappeti. Insomma, la tipica casa della classe dirigente marocchina nella prima met di questo secolo. Una grande famiglia che vive insieme secondo le regole sociali del suo paese e del suo tempo: nel caso delle classi alte delle citt marocchine di allora, ci significa che la vita degli uomini profondamente diversa da quella delle donne. Prima di tutto perch le regole stabiliscono che, per loro propria voglia o per necessit, gli uomini possono uscire dalla casa in cui vivono. Le donne, invece, no: le donne devono restare entro i hudd (1), i "confini", delle mura domestiche, che possono varcare solo quando gli uomini, i due capo-famiglia, danno loro il permesso - la qual cosa avviene talmente di rado che ogni volta le donne ne sono tutte un po' eccitate, vi si preparano come per un evento, ne parlano e ne riparlano, fra loro, prima e dopo. E questo fatto, ovviamente, condiziona la vita di entrambi i gruppi e della societ nel suo complesso. Ma allora perch, se queste sono le regole sociali, non tutte le donne di casa Mernissi le accettano, e alcune lamentano con fermezza la propria condizione di recluse? Perch Llla Mn, la nonna, sostiene l'utilit sociale dell'harem mentre Dja, la madre, considera questa istituzione una sorta di imprigionamento che, si

augura, le sue figlie non saranno costrette ad accettare? Perch Shma, la cugina diciottenne, usa tutta la sua fantasia e la sua arte per mettere in scena, nelle drammatizzazioni allestite per le abitanti della casa, la vita di donne che, arabe e musulmane come loro, hanno saputo ritagliarsi ali di libert e volare oltre i sacri hudd che le opprimevano? Per rispondere a queste domande occorre cercare di delineare la situazione esterna in cui si colloca la storia narrata nel libro, ovvero di capire come vivevano e come pensavano le donne e gli uomini che, nei primi decenni di questo secolo, abitavano nel mondo arabo. E siccome il mondo arabo non cos compatto e unitario come spesso si tende a credere, limiteremo le nostre considerazioni a quella parte del mondo arabo in cui si trova Fez, ovvero il Maghreb: il Maghreb delle citt. Nel 1940, a Fez come un po' in tutto il mondo musulmano, i hudd, gli inviolabili "confini" che secondo l'Islm Dio aveva posto fra gli uomini e le donne e fra i musulmani e i credenti delle altre religioni, sembravano venire meno. In passato, la grande dr al-Islm, la "casa dell'Islm", aveva assegnato un posto ben preciso ai diversi gruppi che vi convivevano: ognuno aveva un proprio status e una propria funzione dentro o accanto alla umma, la "comunit" musulmana, che costituiva la base del sistema politico e sociale. Cos, le donne gestivano gli spazi domestici e si facevano garanti della tradizione e della continuit dei costumi familiari, mentre gli uomini occupavano gli spazi della vita pubblica, lavoravano "fuori", e il venerd si riunivano nelle moschee per pregare e per discutere. E cos era per i gruppi di diverse religioni: le

comunit di cristiani e di ebrei, gli ahl al-Kitb, "la gente del Libro", secondo la definizione del Corano, vivevano accanto ai musulmani, avevano le proprie usanze, i propri riti religiosi, i propri tribunali, e si occupavano prevalentemente di commercio e di prestiti finanziari; non godevano degli stessi diritti dei musulmani, erano considerati cittadini "di seconda serie", ma a volte riuscivano anche a occupare cariche importanti nella societ. Certo, ben raramente i gruppi di religione diversa si mischiavano fra loro: le regole coraniche, fatto noto, vietano a una musulmana di sposare un non-musulmano, e se agli uomini permesso il matrimonio con una donna della "gente del Libro", non erano certo in molti ad approfittare di questa possibilit - anche perch le diverse comunit vivevano in quartieri distinti e mantenevano ognuna il proprio stile di vita, di modo che le occasioni di incontro erano decisamente scarse. Insomma, le societ islamiche erano costituite da un insieme di comunit riconosciute, ognuna con i suoi diritti e i suoi doveri, ognuna all'interno dei suoi invalicabili confini. E, all'interno della comunit, il nucleo-base rimaneva la famiglia patriarcale: la quale, grazie al corretto comportamento delle donne, tramandava nel tempo la specificit del gruppo e permetteva la stabilit dell'intero sistema. Spezzare questo schema, abbattere i hudd, significava compromettere l'ordine costituito. Un ordine che, per le donne, negli ambienti urbani manteneva caratteristiche assai pi rigide che non in campagna: storicamente, infatti, proprio il fenomeno della sedentarizzazione (e della conseguente urbanizzazione) che, data la vicinanza in cui vennero a trovarsi i diversi gruppi e trib, favor la

separazione degli spazi pubblici da quelli privati. Da qui, soprattutto presso le classi alte, ebbe origine l'uso di recludere le donne nelle case, dove spessi muri proteggevano i loro corpi da sguardi estranei che avrebbero potuto compromettere l'onore degli uomini e delle loro famiglie. Quando potevano uscire, le donne conoscevano un altro tipo di "barriera": un hijb, - ovvero un velo - in grado di proteggere non solo esse stesse, ma anche gli uomini, che in un mondo tanto rigidamente separato avrebbero potuto venire sconvolti dal semplice fatto di vederle. Dalle donne bisognava difendersi, perch esse possedevano la fitna, un termine arabo difficilmente traducibile, i cui significati vanno dall'arte tipicamente femminile della seduzione alla guerra civile: come dire che se una donna supera le frontiere che le sono state imposte, pu arrivare a sconvolgere l'equilibrio dell'intera societ. Il colonialismo e le societ del Maghreb. Ma il diciannovesimo secolo aveva visto cambiamenti cos profondi, che un po' tutto il sistema era sembrato vacillare di fronte alle nuove situazioni che erano venute creandosi tanto in campo politico quanto in campo sociale. Modernit, rinnovamento, tradizione: il dibattito rimaneva aperto, e negli anni '40 non riguardava certo, come era stato nel secolo precedente, soltanto un piccolo gruppo di intellettuali uomini. L'Europa non era pi un insieme di potenze che premevano "alle porte" del mondo arabo. L'Europa, con le sue truppe, i suoi

commercianti, i suoi banchieri, i suoi coloni, occupava ora le citt in cui vivevano le popolazioni maghrebine, proponendo e a volte imponendo nuove regole, nuovi prodotti tecnologici, nuovi valori di cui ognuno poteva rendersi conto, e ai quali cercava di rispondere a suo modo. Negli anni '40, i paesi del Maghreb si trovavano sotto il controllo pi o meno diretto delle potenze europee, Francia in testa. Gi nel 1830 Algeri era stata conquistata dai francesi, i quali estesero poi rapidamente il loro dominio alle zone dell'interno e, dagli anni '40, incorporarono l'intera Algeria al loro sistema amministrativo, dando quindi inizio alla pi capillare esperienza di colonialismo dell'intera zona. In Tunisia, i francesi avevano occupato la capitale nel 1881, e dal 1883 posero l'intero paese sotto il loro protettorato, pur lasciando formalmente al governo i Bey locali, che vennero per privati di ogni potere reale. La monarchia sharifita del Marocco, che in epoca ottomana era rimasta indipendente dal controllo della Sublime Porta di Istanbul, mantenne una certa qual parvenza di potere, ma il paese fu posto sotto protettorato francese (con la Spagna che controllava una parte del nord) dal 1912. Fra il 1912 e il 1920, l'Italia conquist la Libia. Cos gli occidentali, ovvero i "cristiani", spezzarono i Hudd che separavano il loro mondo da quello dell'Islm. Un mondo in bilico fra modernit e tradizione. Ora, pur essendo diverse le esperienze che i vari paesi del Maghreb ebbero del

colonialismo, indubbio il fatto che questo costitu per tutti un periodo di profondi mutamenti. I colonizzatori continuarono il programma di riforme che i governi locali avevano gi avviato nel corso del secolo precedente, quando il confronto con la potenza tecnologica, militare e istituzionale dell'Europa aveva fatto emergere in tutta la sua ampiezza la disparit che si era venuta creando fra i paesi delle opposte sponde del Mediterraneo. Con la loro presenza, miglior l'efficienza degli eserciti, che vennero addestrati da ufficiali europei e le cui reclute aumentarono considerevolmente grazie alla coscrizione obbligatoria estesa anche agli abitanti delle campagne; si svilupp il sistema delle comunicazioni con la costruzione di strade e ferrovie e con l'introduzione e il sempre maggior aumento delle automobili, destinate a trasporto pubblico o privato; vennero potenziate o introdotte opere di pubblica utilit come il sistema di erogazione del gas, le reti idriche e fognarie, l'elettricit e le reti telefoniche; aumentarono i mezzi di informazione, che conobbero un forte incremento di giornali e di emittenti radiofoniche; continu anche il processo di miglioramento delle condizioni sanitarie, che aveva gi portato a una forte diminuzione del tasso di mortalit infantile e a un aumento della speranza di vita media della popolazione - la qual cosa determin in gran parte l'enorme incremento demografico delle popolazioni del Maghreb, che raddoppiarono pressoch di numero in poco pi di un secolo. Ma tali opere di modernizzazione tennero presenti gli interessi dei funzionari e dei commercianti europei (e delle lites locali ad essi legate) pi che non le

caratteristiche e le esigenze delle popolazioni autoctone. La confisca di grandi appezzamenti di terre collettive a vantaggio dei coloni, la coscrizione obbligatoria, le tasse sempre pi onerose e riscosse con maggior efficienza, la mancanza di un'adeguata politica agraria, causarono un peggioramento nelle condizioni di vita nelle campagne, dove viveva la maggior parte degli abitanti. Nelle zone dell'interno, un radicale processo di sedentarizzazione port alla pressoch totale scomparsa delle popolazioni nomadi: in parte perch era venuta a mancare la richiesta dei prodotti della steppa, in parte perch lo sviluppo delle reti stradarie e ferroviarie favoriva l'agricoltura e il commercio, ma anche per via dell'impulso dato dai governi alla sedentarizzazione, per poter meglio esercitare un controllo diretto soprattutto in fatto di esazione fiscale. Senza contare che, per non creare una classe di intellettuali locali insoddisfatti, i colonizzatori fecero poco o nulla per sviluppare il sistema scolastico che i governanti locali avevano iniziato a impiantare nel periodo delle riforme. Questo mantenne a un livello altissimo i tassi di analfabetismo, e imped la formazione di una classe dirigente locale in settori di vitale importanza per lo sviluppo economico e tecnologico dei paesi maghrebini. Per quanto riguarda la situazione finanziaria, il colonialismo era la diretta conseguenza dei fortissimi debiti che i governi locali avevano contratto con le banche europee spesso incautamente e a condizioni del tutto svantaggiose - per attuare le riforme necessarie al confronto con l'Europa stessa. Se da un lato la presenza degli occidentali risan in parte il debito estero con

un miglior sistema di raccolta delle tasse (soprattutto, come gi accennato, nelle zone di campagna che erano sempre un po' sfuggite al controllo dei governanti delle citt), essa favor nel contempo gli interessi degli europei e dei grandi commercianti indigeni, con gravi danni per i piccoli commercianti e per gli agricoltori locali. In linea di massima, la politica economica dei colonizzatori prevedeva scarsi investimenti nel settore industriale e in quello agricolo, e prevalse la tendenza a relegare i paesi arabi al ruolo di produttori di materie prime (cotone, lana, cuoio, fosfati, etc.) per le industrie europee e di importatori di quei prodotti finiti e di quei generi alimentari che l'Europa produceva allora in esuberante aumento. I nuovi rapporti che vennero instaurandosi fra occidentali e musulmani comportarono il ricorso sempre pi frequente a norme e a tribunali non-islamici, e si accentu quindi la tendenza, gi riscontrabile nel secolo precedente, a eliminare la shar'a, la Legge islamica, dalle norme relative al diritto commerciale, penale e internazionale, confinandola al campo degli atti di culto, del diritto privato e del diritto di famiglia. Il che significa che vennero profondamente modificate le leggi che riguardavano i rapporti-commerciali e non-con gli stranieri, mentre in fatto di matrimonio, ripudio, divorzio ed ereditariet, quasi non ci furono mutamenti. Insomma, poco o nulla cambiarono i diritti delle donne (e i loro doveri). Quindi rimase l'istituto della poligamia secondo il quale, in base alla tradizionale interpretazione di una regola coranica, l'uomo pu avere fino a

quattro mogli contemporaneamente; rimasero le leggi che conferivano al marito la libert di ripudiare la propria moglie senza ricorrere a un tribunale e anche solo per motivazioni personali; rimase la regola secondo cui le donne possono ereditare, s, ma in misura decisamente inferiore a quanto ereditano gli uomini. Tutte cose che venivano considerate specifiche della propria cultura dalle popolazioni locali, sia perch differenziavano i loro comportamenti da quelli degli occupanti francesi, sia perch si riferivano all'Islm, pietra angolare della loro civilt. Del resto, ai colonizzatori poco importava come le popolazioni locali gestivano la propria vita privata e anzi, il mantenimento della tradizione in tale settore serviva loro per non inimicarsi le lites locali, che per far presa sulle masse dovevano necessariamente appellarsi, appunto, alla tradizione. Cos le donne - che, come abbiamo visto, spesso erano anche fisicamente relegate all'ambito domestico - videro accrescere il loro compito di garanti della tradizione in paesi dove questa, in svariati settori, cedeva sempre pi frettolosamente il passo agli interessi delle popolazioni straniere e ai loro riferimenti culturali. Il dualismo nella vita delle donne e nel dibattito ideologico che le riguarda. Ma se l'incontro/scontro fra l'Europa e la "casa dell'Islm" port a far vacillare i hudd che separavano i cristiani dai musulmani, esso contribu anche a minare

l'integrit dei hudd che separavano le donne dagli uomini. Non solo a livello ideologico, infatti, ma anche nella vita di tutti i giorni, modelli affatto nuovi si affiancarono a quelli delle popolazioni locali. E per comprendere quanto forte fu l'affermazione di questi modelli, basti considerare come l'afflusso dei coloni - che in alcune zone del Maghreb raggiunse un numero elevatissimo: nel 1914, ad Algeri, i tre quarti della popolazione circa era occidentale - comport una serie di modifiche assai significative anche nello sviluppo dell'urbanistica e nello stile di vita delle grandi citt Accanto alle tradizionali case arabe con poche finestre verso l'esterno che venivano protette da griglie per impedire alle donne di essere viste, e in cui una serie di grandi stanze - quelle dove gli uomini ricevevano i visitatori e quelle riservate a donne e bambini - prendevano luce dai cortili interni, gli europei costruirono le loro proprie case con cortili esterni, ampie finestre aperte sulle strade, stanze da pranzo e da soggiorno al piano terra e camere da letto al primo piano. Agli stretti viottoli delle medne tradizionali si affiancarono vasti giardini pubblici, piazze e grandi boulevard alla francese, dove dai primi decenni di questo secolo circolarono sempre pi numerose le automobili e ai lati delle quali si aprirono alberghi, teatri, ristoranti, caff, negozi. Su queste strade, le donne europee (che pure, in quanto a emancipazione femminile, avevano ancora molti passi da compiere, se si considera che, ad esempio, le francesi ottennero il diritto di voto soltanto nel 1945, e le italiane nel 1946), passeggiavano con il volto scoperto e con abbigliamenti del tutto nuovi - e

"audaci" - per le popolazioni locali, tenevano il braccio del proprio marito, e magari si sedevano insieme agli uomini nelle terrazze dei caff. Cos le donne del Maghreb venivano esortate - e comunque obbligate - a mantenere viva una tradizione che le voleva anche giuridicamente inferiori agli uomini e assegnava alla morigeratezza dei loro comportamenti la responsabilit dell'onore della famiglia e della societ. Nel contempo, per, in un mondo in cui alcuni cominciavano a teorizzare la necessit della loro emancipazione, esse si trovavano a vivere accanto a donne europee che, pur senza godere di uguaglianza nei confronti degli uomini, non conoscevano comunque la poligamia, la reclusione, il ripudio. Le radio trasmettevano canzoni che narravano amori passionali vissuti a cielo aperto, libri e giornali raccontavano le prime battaglie per l'emancipazione femminile, in Marocco persino Llla 'A''isha, la figlia del re, prese il diploma di scuola superiore e un bel giorno, nel 1947, si present in pubblico senza velo. La scolarizzazione femminile recentemente avviata induceva le madri a sperare in un futuro migliore per le proprie figlie che, istruite, avrebbero potuto avere una vita ben diversa dalla loro, una vita fatta di libert e non soltanto di sogni. Tante donne si sentivano come "prese tra due fuochi" nel dualismo di fondo che lacerava la loro esistenza fra il taqld, la "tradizione" e la 'asra, la "modernit": i hudd che limitavano la loro esistenza iniziavano ad apparire intollerabili. Anche il dibattito fra gli intellettuali - da cui, nel Maghreb e particolarmente in Marocco, le donne rimasero assenti per molto tempo - venne comunque

notevolmente influenzato dalla presenza sempre pi forte e diretta delle potenze occidentali. Cos, se il periodo delle riforme aveva portato l'intellighenzia araba (musulmana e non) a interrogarsi sulla modernit e a sviluppare una serie di idee riformiste nei confronti sia dell'Islm che della tradizione genericamente intesa, nel periodo del colonialismo si verific una stagnazione di tali tendenze, e il discorso prese a incentrarsi attorno alle indipendenze nazionali e alla difesa della propria identit culturale, che, come abbiamo visto, veniva intesa come attaccamento alla tradizione soprattutto in ambito familiare. Negli anni successivi alla I guerra mondiale - durante la quale vennero richiesti enormi sacrifici alle popolazioni arabe, che vi parteciparono sia impegnando su vari fronti i propri contingenti, sia fornendo le materie prime di cui necessitavano le potenze europee -, un po' in tutto il Maghreb il nazionalismo assunse toni vieppi intransigenti e xenofobi. Il radicale dualismo generato dalla compresenza di due mondi schierati l'uno contro l'altro, si ritrova quindi anche nel discorso sull'emancipazione femminile portato avanti dai movimenti nazionalisti. Questi, da un lato, sostengono l'urgenza di un processo di modernizzazione in fatto di costumi sociali - e ritengono a tal fine necessaria una certa emancipazione femminile - ma dall'altro sottolineano il pericolo che l'abbandono delle tradizioni possa portare alla perdita della propria identit. E dato che sulle donne ricade il compito di mantenere integra la struttura familiare, primo nucleo della societ stessa, il loro discorso viene spesso contraddistinto da una sorta di schizofrenia secondo la quale la

donna dovrebbe godere di maggiori diritti e opportunit in taluni campi, senza che questo modifichi affatto il suo ruolo di garante dei valori tradizionali. Per fare un esempio, si consideri come 'Alll al-Fas, padre fondatore del movimento nazionalista marocchino, sostiene la necessit di abolire la poligamia e di limitare il potere del marito in fatto di ripudio, ma asserisce che va mantenuta la regola islamica in base alla quale una donna musulmana non pu sposare un nonmusulmano. Insomma, nella vita quotidiana e nel mondo delle idee, le donne costituiscono il punto nodale dello scontro fra una serie di concetti e modelli di provenienza europea quali la libert, l'uguaglianza fra gli esseri umani, il senso di appartenenza nazionale - cui i nazionalisti si rifanno anche per avere il sostegno di alcune frange occidentali -, e una serie di concetti tradizionali islamici quali la moralit e l'onore, con tutto ci che questo comporta circa il ruolo delle donne stesse all'interno della societ. Un cammino non ancora concluso. Negli anni seguenti, le lotte condotte per l'indipendenza nazionale, l'accesso all'istruzione, l'inserimento nel mondo del lavoro, faranno anche fisicamente "uscire" le donne delle citt del Maghreb dalle loro case, creando fra l'altro nuove differenze tra l'ambiente urbano e quello delle campagne. L'esodo da queste ultime e il crescente fenomeno dell'urbanizzazione contribuiranno all'emergere di

un ceto sociale prima sconosciuto, quello del sottoproletariato urbano, dove le donne vivranno con sempre maggior drammaticit il dualismo fra modernit e tradizione intorno al quale continuer a svilupparsi il dibattito di cui esse stesse rimarranno il punto-chiave. Ma questo fa parte di una storia che, nel testo della Mernissi, ancora tutta da venire. A partire dalle lotte di indipendenza, molte donne - e con loro anche molti uomini del Maghreb arabo non hanno mai smesso di combattere a favore dell'emancipazione femminile: dando vita a diverse associazioni, intervenendo nel dibattito politico, impegnandosi in una intensa opera di sensibilizzazione pubblica, producendo e diffondendo giornali, libri, informazioni in genere. E hanno vinto molte battaglie. Il diritto di famiglia stato oggetto di pi o meno profonde modifiche, l'alfabetizzazione femminile ha continuato a estendersi anche nelle campagne, molte donne sono entrate nel mondo del lavoro e sono riuscite a emergere con un alto grado di professionalit. Nel mondo arabo ci sono state e ci sono donne scienziate, docenti universitarie, registe, ministri, scrittrici l'autrice di questo libro ne un ben noto esempio. Ma, pur senza dimenticare le debite differenze che ancora oggi caratterizzano gli attuali Stati del Maghreb, le loro popolazioni hanno comunque vissuto il periodo del dopo-indipendenza come un periodo di speranze frustrate. La mancanza di sistemi politici realmente democratici, l'incapacit dei governi di risolvere la profonda crisi economica emersa in tutta la sua drammaticit alla fine degli anni '80 (con tutto ci che questo comporta in fatto di disoccupazione,

aumento del carovita, carenze di servizi, e altri fattori che fomentano il malcontento sociale), la complessa situazione che caratterizza i rapporti politici internazionali fra i paesi del mondo arabo, hanno profondamente mutato la situazione anche per quanto riguarda l'emancipazione femminile. Una profonda crisi politica, sociale ed economica, ha favorito l'emergere e la diffusione dell'islamismo radicale, basato sulla teoria del ritorno a un modo di vivere islamico "originario", che solo potrebbe garantire un miglioramento nelle condizioni di vita degli arabi. All'interno di questo discorso, gli islamisti sottolineano con marcata insistenza la necessit di riaffermare i sacri, inviolabili hudd fra uomini e donne e fra musulmani e cristiani - identificando questi ultimi con un Occidente genericamente inteso, comunque demonizzato e inteso come "nemico" a cui opporsi in modo pi o meno violento. E per contrastare l'emergere dei gruppi islamisti, i governi hanno sottolineato sempre pi la loro connotazione islamica, in modo da poter affermare la propria legittimit anche in nome della Tradizione. Tradizione il cui peso, sembra quasi un ritornello, ricade ancora una volta sulle donne. Le donne arabe continuano quindi ancora oggi a vivere pi fortemente degli uomini lo spiccato dualismo fra mondo del lavoro/istruzione/modernit e casa/famiglia/tradizione: un dualismo che, anche a livello giuridico, non si ancora risolto, se si considera ad esempio che le attuali Costituzioni sanciscono la non-discriminazione fra uomini e donne in materia di diritto al lavoro, ma le leggi dello statuto familiare richiedono spesso l'autorizzazione del marito o del padre

per quante intendono usufruire di tale diritto. In questo mondo in mutamento, esse hanno camminato - e continuano a camminare - per affermare se stesse, i loro diritti, i loro sogni di libert: anche se la loro strada si snoda tra il fascino dell'emancipazione e il rispetto di norme cos antiche, che a molti sembrano essere state forgiate per vincere l'eternit. LA TERRAZZA PROIBITA Si ringrazia Toni Maraini per la preziosa consulenza in merito a questioni linguistiche e terminologiche di questo testo. (1)hudd, gli inviolabili confini.

CAPITOLO 1

I CONFINI DEL MIO HAREM

Venni al mondo nel 1940 in un harem di Fez, citt marocchina del nono secolo, cinquemila chilometri circa a ovest della Mecca e solo mille chilometri a sud di Madrid, una delle temibili capitali cristiane. Mio padre era solito dire che con i cristiani, e con le donne i guai nascono quando non vengono rispettati i hudd, ovvero i sacri confini. Al tempo in cui nacqui, dunque, si era in pieno caos, perch n donne n cristiani volevano saperne di accettare confini. E questo era evidente gi sulla soglia di casa, dove le donne dell'harem discutevano e si accapigliavano con Ahmed, l'uomo a guardia della porta, mentre per strada sfilavano i soldati stranieri che continuavano ad arrivare dal nord e che si erano stabiliti proprio in fondo alla nostra via, tra i quartieri vecchi e la Ville Nouvelle, la citt nuova che si stavano costruendo. Secondo mio padre, non era un caso che Allh, creando la terra, avesse separato uomini e donne, e messo un mare a dividere cristiani e musulmani. L'armonia esiste quando ogni gruppo rispetta i limiti dell'altro conformemente a quanto prescritto; passare quei limiti conduce solo al dolore e all'infelicit. E invece le donne, ossessionate dal mondo al di l della soglia di casa, altro

non sognavano che di oltrepassarla, e andare a passeggio per vie sconosciute, mentre i cristiani seguitavano ad attraversare quel mare, portando disordine e morte. Sciagura e vento freddo vengono dal nord; e noi preghiamo rivolti verso l'est. La Mecca lontana. La tua preghiera pu giungere fin l, ma devi sapere come concentrarti. A tempo debito, mi avrebbero insegnato a concentrarmi. I soldati spagnoli si erano accampati a nord di Fez. Zio Ali e mio padre, che in citt erano tanto potenti e in casa davano ordini a tutti, dovevano chiedere il permesso a Madrid, se volevano recarsi alla festa religiosa di Mawly 'Abdelsalm, vicino a Tangeri, a trecento chilometri di distanza. Ma quei soldati fuori dalla nostra porta appartenevano a un'altra trib: quella dei francesi, cristiani come gli spagnoli, ma che parlavano un'altra lingua e vivevano ancora pi a nord. La loro capitale si chiamava Parigi e, nei calcoli di mio cugino Samr, doveva trovarsi a duemila chilometri da noi, due volte pi lontana di Madrid, e due volte pi feroce. Come i musulmani, i cristiani avevano l'abitudine di combattersi tra di loro; e ogni volta che spagnoli e francesi varcavano il nostro confine, per poco non si ammazzavano a vicenda. Quando fu chiaro che nessuno dei due era in grado di sterminare l'altro, presero la decisione di tagliare in due il Marocco. Misero dei soldati dalle parti di Arbawa e dissero che, da allora in poi, chi andava a nord doveva avere un lasciapassare perch attraversava il Marocco spagnolo, e chi andava a sud doveva avere un altro lasciapassare, perch entrava nel Marocco francese. Chi non era d'accordo, rimaneva bloccato ad Arbawa, luogo arbitrario,

dove una lunga sbarra - messa l appositamente - veniva chiamata confine. Eppure il Marocco, diceva mio padre, esisteva indiviso da secoli, anche da prima dell'avvento dell'Islm, cento e quaranta decenni or sono. Nessuno aveva mai sentito parlare di una linea che dividesse in due il paese. Il confine era una linea invisibile nella mente dei guerrieri. Il cugino Samr, che a volte accompagnava lo zio e pap nei loro viaggi, diceva che, per creare un confine, tutto quello che serve sono soldati che costringano la gente a crederci. Nel paesaggio di per s non cambia nulla. Il confine sta nella mente di chi ha il potere. Io non potevo andare a verificarlo di persona, perch lo zio e pap dicevano che una donna non deve viaggiare: viaggiare pericoloso e le donne non sono in grado di difendersi. In proposito, la teoria della zia Habba - la quale era stata ripudiata all'improvviso e senza ragione dal marito amatissimo - era la seguente: Allh aveva mandato in Marocco gli eserciti del nord per punire gli uomini, colpevoli di aver violato i hudd che proteggono le donne. Chi fa torto a una donna, viola i sacri confini di Allh. illecito far torto a chi non pu difendersi. La poveretta pianse per anni. Educazione conoscere i hudd, i sacri confini, asseriva Llla Tam, direttrice della scuola coranica dove, all'et di tre anni, fui mandata a raggiungere i miei dieci Cugini. La mia maestra aveva una frusta lunga e minacciosa, ed io ero perfettamente d'accordo con lei su tutto: i confini, i cristiani, l'educazione. Essere

musulmani e rispettare i hudd sono una cosa sola. E per un bambino, rispettare i hudd significa obbedire. Io desideravo tremendamente di compiacere Llla Tam, e una volta che lei non era a portata d'orecchio chiesi a mia cugina Malika, di due anni maggiore di me, se poteva mostrarmi il punto esatto dove si trovavano i hudd. Mi rispose che lei per certo sapeva una cosa sola: che tutto sarebbe filato liscio se avessi obbedito alla maestra. Hudd era tutto quello che la maestra proibiva. Le parole di mia cugina mi aiutarono a rilassarmi e cominciai a godermi la scuola. Ma da allora, cercare i confini diventata l'occupazione della mia vita. L'ansia mi divora ogni volta che non so individuare con esattezza la linea geometrica che determina la mia impotenza. La mia infanzia stata felice perch i confini erano di una chiarezza cristallina. Primo fu la soglia che separava il salone di casa dal cortile principale. Uscire in quel cortile al mattino non mi era permesso, fintanto che mia madre non si alzava, e ci significava che, dalle sei alle otto, dovevo giocare senza far rumore. Potevo, se volevo, sedermi sulla fredda soglia di marmo, ma non dovevo unirmi ai giochi dei cugini pi grandi. Ancora non sei capace di difenderti, mi spiegava la mamma, anche giocare una specie di guerra. E io, che avevo paura della guerra, mettevo il mio cuscino sulla soglia, e me ne stavo l seduta, giocando a al-masrya bi'I-jls (alla lettera, "passeggiare seduta"), un gioco che inventai a quel tempo e che ancora oggi trovo molto utile. Per giocare occorrono solo tre cose. La prima starsene immobili da qualche parte, la seconda avere un posto per sedersi, e la terza, trovarsi in una disposizione di

umilt tale da accettare l'idea che il proprio tempo non valga niente. Il gioco consiste nel contemplare superfici familiari come se fossero estranee. Stavo l a sedere sulla soglia e osservavo casa nostra come se non l'avessi mai vista. La prima cosa da guardare era il cortile rigido e squadrato, dove ogni cosa era governata dalla simmetria. Persino la bianca fontana di marmo che si trovava al centro, col suo perpetuo gorgogliare, pareva ammansita e sotto controllo. La fontana era decorata, lungo la circonferenza, da un sottile fregio di ceramica bianca e blu, che riproduceva il motivo inserito tra le mattonelle di marmo quadrate del pavimento. Il cortile era circondato da un colonnato ad archi, con quattro colonne per lato, che avevano base e capitelli di marmo, e nel mezzo erano rivestite di ceramica bianca e blu il cui disegno riprendeva quello della fontana e del pavimento. Vi si affacciavano quattro enormi saloni, che si fronteggiavano a due a due. Ogni salone aveva una grande entrata centrale che dava sul cortile, con due ampie finestre laterali. Al mattino presto, e durante l'inverno, i saloni erano ben chiusi da battenti in legno di cedro intagliato a motivi floreali. D'estate restavano aperti, e calava un sipario di drappi pesanti, trine e velluto, che lasciava passare l'aria, riparando da luce e rumori. Le finestre del salone avevano, all'interno, delle imposte di legno intagliato, simili alle porte, ma dall'esterno si vedevano solo delle inferriate di ferro battuto placcato in argento, sormontate da lunette di vetro dipinte a splendidi colori. Amavo quei vetri colorati per il modo in cui il sole, sorgendo, sfumava di continuo i rossi e i blu, e attenuava i gialli. Come i pesanti battenti di legno, anche le finestre si lasciavano

aperte d'estate, e le tende venivano calate solo di notte o durante il riposo pomeridiano, a proteggere il sonno. Alzando gli occhi verso il cielo, si poteva ammirare un'elegante struttura a due piani dov'era ripetuto il geometrico colonnato ad archi del cortile, cui si aggiungeva, a completarlo, un parapetto in ferro battuto placcato d'argento. E finalmente il cielo - sospeso al di sopra di ogni cosa, ma sempre rigidamente squadrato, come tutto il resto, e saldamente racchiuso in un fregio ligneo a disegni geometrici di una pallida tinta oro e ocra. Guardare il cielo dal cortile era un'esperienza travolgente. All'inizio, sembrava tenuto a bada da quella cornice squadrata fatta da mani d'uomo. Ma poi il movimento delle stelle del primo mattino, col loro progressivo dissolversi nelle profondit del blu e del bianco, si faceva cos intenso che dava un senso di vertigine. Di fatto, in certi giorni, specialmente d'inverno - quando i raggi porpora e rosa shocking del sole scacciavano a forza dal cielo le ultime stelle che si ostinavano a brillare - si poteva facilmente restarne ipnotizzati. Con la testa piegata all'indietro, a faccia a faccia con quel cielo squadrato, veniva voglia di andare a dormire, ma proprio allora il cortile iniziava a riempirsi di gente che giungeva da ogni parte della casa: dalle porte, dalle scale... oh, quasi dimenticavo le scale. Situate ai quattro angoli del cortile, erano importanti perch su di esse perfino gli adulti potevano giocare a una sorta di gigantesco nascondino, correndo su e gi per i lucidi gradini verdi. Di fronte a me, dal lato opposto del cortile, c'era il salone dello Zio e di sua

moglie, e dei loro sette figli, che era la riproduzione esatta del nostro. La mamma non permetteva alcuna distinzione che fosse pubblicamente visibile fra i due saloni, nonostante lo Zio fosse il primogenito e, pertanto, secondo la tradizione, gli spettassero appartamenti pi ampi e lussuosi. Lo zio non era soltanto pi ricco e pi anziano di mio padre; aveva anche una famiglia pi numerosa. Noi - io, mia sorella, mio fratello e i genitori - arrivavamo a cinque. La famiglia dello zio era a quota nove (o dieci, contando la sorella di sua moglie che spesso veniva in visita da Rabt, e che, da quando suo marito aveva preso una seconda moglie, a volte si tratteneva anche per sei mesi di fila). Ma mia madre, che detestava la vita comunitaria dell'harem e sognava un eterno tte--tte con mio padre, aveva accettato quella che chiamava una sistemazione critica (azma) solo a condizione che non venisse fatta alcuna distinzione fra le mogli: nonostante la disparit di rango, avrebbe goduto gli stessi privilegi della cognata. Lo zio rispettava scrupolosamente questo accordo perch, in un harem ben condotto, pi si ha potere, pi si deve agire con generosit. Lui e i suoi figli, in-fin dei conti, avevano pi spazio, ma solo ai piani alti, lontano dal cortile, spazio pubblico per eccellenza. Il potere non ha bisogno di manifestazioni eclatanti. Nostra nonna paterna, Llla Mn, occupava il salone alla mia sinistra. Andavamo da lei solo due volte al giorno, una al mattino e una alla sera, per baciarle la mano. Come tutti gli altri saloni, il suo era arredato con divani e cuscini tappezzati in broccato di seta, disposti lungo tutte e quattro le pareti; un

grande specchio, al centro, rifletteva l'interno della porta principale con i suoi drappeggi sapientemente studiati, e un pallido tappeto a fiori copriva tutto intero il pavimento. Non ci era permesso, per nessuna ragione, camminare su quel tappeto con le babbucce - e men che meno con i piedi bagnati, cosa assai difficile da evitare d'estate, quando il selciato del cortile veniva rinfrescato due volte al giorno con l'acqua della fontana. Le donne pi giovani della famiglia, come mia Cugina Shma e le sue sorelle, amavano assolvere quell'incombenza giocando a la piscine, cio vuotando secchi d'acqua sul selciato e schizzando per caso la persona pi vicina. Questo, ovviamente incoraggiava i bambini pi piccoli - nella fattispecie, io e mio cugino Samr - a correre in cucina e ritornare armati con la canna dell'acqua. Quindi mentre tutti urlavano e tentavano di farci smettere, procedevamo a un sistematico lavoro di schizzatura. Gli strilli finivano inevitabilmente per disturbare Llla Mn, che, alzando con stizza le sue tende, minacciava di andare a lamentarsi dallo Zio e da Pap quella sera stessa. Dir loro che pi nessuno, in questa casa, ha rispetto dell'autorit, diceva. Llla Mn odiava i giochi d'acqua e i piedi bagnati, e se ci capitava di correre da lei per dirle qualcosa dopo essere stati vicini alla fontana, ci ordinava sempre di fermarci l dove eravamo. Non parlarmi con i piedi bagnati, diceva, vai prima ad asciugarteli. Per quanto la riguardava, chiunque violasse la Legge dei Piedi Asciutti e Puliti veniva stigmatizzato a vita, e se avessimo osato procedere oltre, fino a insozzarle il tappeto a fiori, il nostro atto di insubordinazione ci sarebbe stato rammentato

per molti anni a venire. Llla Mn gradiva essere rispettata, vale a dire esser lasciata in disparte, elegantemente vestita, con il suo copricapo ingioiellato, a sedere e a guardare in silenzio nel cortile. Amava essere circondata da un pesante silenzio. Il silenzio era un lusso: il privilegio di quei pochi eletti che potevano permettersi di tenere lontani i bambini. Infine, sul lato destro del cortile, si trovava il salone pi ampio e pi elegante di tutti - il salone degli uomini, dove questi pranzavano, ascoltavano le notizie, concludevano gli affari e giocavano a carte. In teoria, loro erano gli unici della casa ad avere accesso alla grande radio che stava nell'angolo destro del loro salone, custodita in un mobile i cui sportelli venivano chiusi a chiave quando l'apparecchio non veniva utilizzato (fuori, comunque, erano installati degli altoparlanti, perch tutti potessero sentire). Le uniche due chiavi della radio, mio padre ne era certo, erano sotto controllo suo e dello zio. Tuttavia, cosa alquanto curiosa, quando gli uomini erano fuori, le donne riuscivano regolarmente ad ascoltare Radio Cairo. Shma e mia madre danzavano spesso sulle melodie della radio, cantando con la principessa libanese Asmahn "Ahw" (sono innamorata), quando gli uomini non erano in vista. Ed io ricordo la prima volta che le donne usarono la parola khJin (traditore) per rivolgersi a me e a Samr: quando, a mio padre che ci chiedeva cosa avessimo fatto in sua assenza, raccontammo di aver ascoltato Radio Cairo. La nostra risposta svel l'esistenza di una chiave pirata. Pi specificamente, rivel che le donne avevano rubato la chiave per farsene una copia. Se si sono fatte una chiave del mobile-radio, presto se ne faranno una

anche del portone, brontol mio padre. Ne nacque un affare di stato, e le donne furono interrogate una per volta nel salone degli uomini. Ma dopo due giorni di indagini, tutto quello che si concluse fu che la chiave doveva essere caduta dal cielo; nessuno sapeva di dove fosse venuta. Ciononostante, una volta che l'inchiesta fu archiviata, le donne se la presero con noi bambini. Dissero che eravamo dei traditori, e che avremmo dovuto essere esclusi dai loro giochi. Era una prospettiva orribile, e noi ci difendemmo spiegando che non avevamo fatto altro che dire la verit. Mia madre ribatt che alcune cose erano vere, certo, ma nondimeno si dovevano tacere: dovevano essere tenute segrete. E aggiunse che ci che si dice e ci che si tiene segreto non ha nulla a che vedere con le bugie e la verit. La pregammo di spiegarci dove stava la differenza, ma non seppe tirar fuori una risposta utile. Devi giudicare da sola l'impatto delle tue parole, disse. Se quello che dici pu far male a qualcuno, devi star zitta. Anche quel consiglio non ci fu di nessun aiuto. Il povero Samr, che odiava esser chiamato traditore, si ribell e grid che era libero di dire quello che voleva. Io, come al solito, ammirai il suo coraggio, ma rimasi in silenzio. Decisi che, se oltre a dover distinguere tra verit e bugie (cosa che gi mi causava non pochi problemi) dovevo anche mettermi a distinguere questa nuova categoria di "segreto", mi sarebbe venuto un gran caos nella testa: era meglio rassegnarmi subito ad essere insultata spesso e abituarmi alla nomea di traditrice. Uno dei miei piaceri settimanali era quello di ammirare Samr che metteva in

atto le sue ribellioni contro gli adulti, e sentivo che, se avessi continuato a stare dietro a lui, non mi sarebbe accaduto mai nulla di male. Io e Samr siamo nati nello stesso giorno, in un lungo pomeriggio di Ramadn, con un'ora appena di differenza. (1) Lui nacque per primo, al secondo piano, ultimo di sette figli. Io nacqui un'ora pi tardi, nel nostro salone al pianoterra, primogenita, e sebbene mia madre fosse esausta, insist che zie e parenti mi riservassero gli stessi rituali osservati per Samr. Aveva sempre rifiutato la superiorit maschile come illogica e del tutto antimusulmana - Allh ci ha creati tutti uguali, era solita dire. E quindi- mi raccont in seguito - quel pomeriggio la casa vibr una seconda volta al suono dei tradizionali yu-yu (2) e dei canti di giubilo, tanto che i vicini si confusero e pensarono che in famiglia fossero nati due maschi. Mio padre era fuori di s dalla gioia: ero tutta paffutella, con una faccia da "luna piena", e decise immediatamente che sarei diventata una gran bellezza. Per stuzzicarlo, Llla Mn gli disse che ero un po' troppo pallida, che i miei occhi erano troppo sghembi e i miei zigomi troppo alti, mentre Samr, aggiunse, aveva una bella tinta dorata, e i pi grandi occhi color nero velluto che si siano mai visti. Mia madre non disse nulla, ma non appena pot reggersi in piedi, corse a vedere se davvero Samr aveva gli occhi color nero velluto, e li aveva. Li ha tuttora, ma tutta la morbidezza del velluto scompare quando di cattivo umore. Mi sono sempre chiesta se quella sua caratteristica di saltare su e gi mentre si ribellava ai grandi, non fosse dovuta semplicemente alla sua costituzione mingherlina. Per contro, io ero cos grassoccia che neanche mi veniva in mente di saltare

quando qualcuno mi infastidiva; anzi, scoppiavo in lacrime e correvo a nascondermi nel caffettano di mia madre. Ma la mamma continuava a ripetermi che non dovevo lasciare a Samr il compito di ribellarsi anche per me: Devi imparare a gridare e protestare, proprio come hai imparato a camminare e parlare. Piangere davanti agli insulti come chiederne ancora. Preoccupata che potessi diventare una donna servile, mia madre, in visita alla sua famiglia per le vacanze estive, chiese consiglio sul da farsi a nonna Jasmina, che era famosa per l'impareggiabile modo con cui sapeva difendere le proprie ragioni. Questa le consigli di smetterla di fare paragoni tra me e Samr e di spingermi, al contrario, a sviluppare un atteggiamento protettivo nei confronti dei bambini pi piccoli. Ci sono molti modi per creare una forte personalit, disse la nonna. Uno quello di far sviluppare la capacit di sentirsi responsabile per gli altri. Essere semplicemente aggressivi, e saltare al collo del vicino ogni volta che ti pesta i piedi, un altro modo, ma di certo non il pi elegante. Incoraggiare una figlia a sentirsi responsabile verso quelli pi giovani che vivono nella sua stessa casa, vuol dire darle spazio per costruirsi la sua forza. Ricorrere a Samr per essere protetta pu andar bene, ma se lei scoprir il modo per proteggere gli altri, potr usare quell'abilit anche per se stessa. Ma l'incidente della radio rappresent comunque per me una lezione importante. Fu allora che mia madre mi parl della necessit di masticare le parole prima di dirle. Rigira ogni parola nella lingua per sette volte, con le labbra ben chiuse, prima di pronunciare una frase, mi disse, perch rischi di rimetterci molto, una volta che le parole sono uscite. Pi tardi

mi rammentai che, in una novella delle Mille e una notte, una sola parola detta male poteva portar disgrazia al malcapitato che l'avesse pronunciata facendo indignare il califfo, o il re. Poteva anche capitare che venisse chiamato il sayyf, il boia. D'altro canto, le parole potevano anche essere la salvezza, per la persona abile a tesserle con arte. Questo quanto accadeva a Shahrazd, l'autrice delle mille e una storia. Il re stava per farle tagliare la testa, ma all'ultimo minuto, proprio usando accortamente le parole, lei fu in grado di fermarlo. Non vedevo l'ora di scoprire come avesse fatto. (1) Nel mese sacro di Ramadn, il nono del calendario musulmano, si osserva un digiuno rituale dall'alba al tramonto. (2) Yu-yu un grido di gioia con cui le donne celebrano eventi felici, dalle nascite e i matrimoni a fatti pi spiccioli, come l'aver portato a termine un ricamo, o la festa di una vecchia zia.

CAPITOLO 2

SHAHRAZAD, IL RE E LE PAROLE

Un pomeriggio, verso sera, mia madre mi spieg con tutta calma il motivo per cui quelle favole andavano sotto il nome di Le Mille e una notte. Non era un caso, infatti, poich per ognuna di quelle notti - che furono tante - Shahrazd, la giovane sposa, dovette raccontare una storia cos avvincente e accattivante da indurre il re, suo marito, a mettere da parte il furioso progetto di farla giustiziare all'alba. Ne fui terrorizzata. Mamma, vuoi dire che se al re non piace la storia di Shahrazd, far venire il sayyf (il boia)?. Continuavo a chiedere altre possibilit per la povera ragazza; volevo delle alternative. Perch non poteva aver salva la vita anche se al re non fosse piaciuta la storia? Perch Shahrazd non poteva dire semplicemente quello che voleva, senza doversi preoccupare del re? O perch non poteva rovesciare la situazione, e chiedere lei al re di raccontarle una storia avvincente ogni notte? Cos, almeno, lui avrebbe capito il terrore che si prova a dover compiacere qualcuno che ha il potere di tagliarti la testa. La mamma disse che prima di cercare altre vie di scampo, dovevo conoscere tutti i dettagli della vicenda. Il matrimonio di Shahrazd con il re, disse, non era un matrimonio normale.

Era stato celebrato in circostanze molto spiacevoli. Il re Shahriyr aveva scoperto sua moglie a letto con uno schiavo e, profondamente ferito e adirato, aveva tagliato la testa ai due amanti. Con sua grande sorpresa, per, dovette accorgersi che il duplice assassinio non era bastato a placare la sua feroce collera. Vendicarsi divenne la sua ossessione notturna. Sentiva il bisogno di uccidere altre donne. Cos ordin al vizir, il pi alto dignitario di corte, che era anche il padre di Shahrazd, di condurgli una vergine ogni notte: lui l'avrebbe sposata, avrebbe passato la notte con lei, e all'alba ne avrebbe ordinato l'esecuzione. E cos fece per tre lunghi anni, uccidendo pi di un migliaio di fanciulle innocenti, affinch il popolo insorse, levando la voce contro di lui, invocando maledizioni sul suo capo, e pregando Allh di annientarlo, lui e la sua legge; ci fu forte strepito di donne e gran pianto di madri, i genitori fuggirono portando via le figlie, e nella citt non rest pi una sola ragazza con cui congiungersi carnalmente. (3) Congiungersi carnalmente, precis mia Madre quando il Cugino Samr prese a pestare i piedi reclamando a gran voce una spiegazione, quando marito e moglie stanno insieme in un letto e dormono tutta la notte. E venne il giorno in cui non restarono che due vergini in tutta la citt: una era Shahrazd, la figlia maggiore del vizir, e l'altra era Dunyazd, sua sorella minore. Quando il vizir torn a casa, quella sera, pallido e preoccupato, Shahrazd gli domand quali pensieri lo assillassero. Lui le parl del problema, e la ragazza reag in un modo che il padre non si sarebbe mai aspettato. Invece di supplicare il suo aiuto per aver salva la vita, Shahrazd si offr immediatamente di andare a

passare la notte con il re. Vorrei che tu mi dessi in matrimonio a questo re Shahriyr, disse. O rimarr in vita, o sar il riscatto delle vergini musulmane, e la causa della loro liberazione dalle mani del re e dalle tue. Il padre di Shahrazd, che amava sua figlia teneramente, si oppose a un tale progetto, e tent di convincerla a pensare a un'altra soluzione. Farla sposare con Shahriyr equivaleva a condannarla a morte sicura. Ma, diversamente dal padre, lei era convinta di avere un potere speciale, e di essere in grado di fermare l'eccidio. Avrebbe curato l'anima travagliata del sovrano, semplicemente parlandogli di cose accadute a qualcun altro; lo avrebbe condotto per terre lontane, a osservare gli usi degli stranieri, cos da avvicinarlo all'estraneit che abitava in lui; lo avrebbe aiutato a vedere la sua prigione, il suo odio ossessivo per le donne. Shahrazd era certa che, se avesse potuto fare in modo che il re guardasse dentro di s, sarebbe nato in lui il desiderio di cambiare, e di amare ancora. Con riluttanza, il padre cedette, e quella stessa notte Shahrazd fu sposa di Shahriyr. (4)4 Appena introdotta nella camera del re, la donna inizi a raccontargli una storia meravigliosa che, astutamente, lasci in sospeso nel momento pi denso di suspense, cos che Shahriyr non pot sbarazzarsi di lei all'alba e le accord di vivere fino alla notte dopo, per poter finire il racconto. Ma la seconda notte, Shahrazd cominci a raccontargli un'altra storia avvincente che, al giungere dell'alba, era ancora ben lontana dalla fine, e il re dovette lasciarla vivere anche questa volta. Lo stesso accadde la notte seguente, e quella dopo ancora, per mille notti in tutto, che equivalgono a poco meno di tre anni, fino a

che il re non fu pi capace di immaginare la propria vita senza di lei. Nel frattempo, avevano gi avuto due figli, e dopo mille e una notte, il re rinunci alla terribile abitudine di far tagliare la testa alle donne. Quando mia madre fin di raccontare la storia di Shahrazd, io le chiesi: Ma come si impara a raccontare le storie che piacciono ai re?. Mia madre mormor, come parlando tra s e s, che le donne non facevano altro per tutta la vita. Questa risposta non mi fu di grande aiuto, naturalmente, ma poi lei aggiunse che le mie opportunit di essere felice dipendevano tutte dal grado di abilit che avrei acquisito nell'uso delle parole. Saputo questo, io e Samr (che, in seguito all'incidente della radio, avevamo deciso di evitare le parole sgradite che potessero turbare i grandi) cominciammo a fare allenamento. Stavamo seduti per ore, a far pratica in silenzio, masticando le parole, facendole girare sette volte intorno alla lingua, e tenendo sempre d'occhio gli adulti per vedere se si accorgevano di qualcosa. Ma nessuno si accorse mai di nulla, specialmente nel cortile, dove la vita era molto severa e formale. Solo al piano di sopra le cose erano meno rigide. Lass, zie e parenti, vedove o divorziate, coi rispettivi figli, occupavano un labirinto di stanze e stanzette. Il numero delle parenti che, di volta in volta, vivevano con noi, variava a seconda dei conflitti nelle loro vite. Lontane parenti, in rotta coi mariti, venivano a cercare rifugio nei nostri piani alti per qualche settimana. Alcune di loro, si portavano i figli, e venivano col proposito di restare per poco, giusto il tempo di dimostrare ai mariti che avevano un altro posto dove andare,

che potevano sopravvivere per conto proprio, e non erano in disperate condizioni di dipendenza. (Molto spesso questa strategia si rivelava vincente, e quando facevano ritorno al tetto coniugale, le donne avevano un maggiore potere contrattuale). Altre, invece, venivano a stare da noi per sempre, dopo un divorzio o qualche altro grave problema, e questa era una delle tradizioni per cui mio padre si preoccupava ogni volta che qualcuno attaccava l'istituzione dell'harem. Dove andrebbero le donne in difficolt?, era solito dire. Le stanze di sopra erano molto modeste, con pavimenti di piastrelle bianche e muri imbiancati a calce. La mobilia era scarsa: un po' ovunque erano sparsi degli stretti divani ricoperti di rozzo cotone a fiorami e cuscini insieme a stuoie di rafia facili da lavare. I piedi bagnati, le babbucce, persino le tazze da t rovesciate occasionalmente, qui non provocavano le stesse eccessive reazioni del piano terra. La vita ai piani alti era molto pi facile, specialmente perch ogni cosa era accompagnata da hann, una qualit emotiva tutta marocchina che raramente mi capitato di incontrare altrove. difficile dare un'esatta definizione di hann ma, fondamentalmente, si tratta di una sorta di tenerezza libera, gratuita, benevola, incondizionatamente disponibile. Le persone che danno hann, come la zia Habba, non minacciano di riprendersi indietro il loro amore quando uno commette qualche involontaria infrazione, piccola o grande che sia. Al piano terra hann si incontrava di rado, soprattutto tra le madri, che erano troppo impegnate a insegnare il rispetto dei confini per prendersi anche la briga di

essere tenere. Il piano di sopra era anche il luogo dove andare per ascoltare le storie. Si saliva, per centinaia di gradini lucidi, fino al terzo e ultimo piano della casa, e quindi alla terrazza, spaziosa e invitante, tutta imbiancata a calce, che vi era annessa. Era l che la zia Habba aveva la sua stanza, piccola e quasi completamente spoglia. Suo marito si era tenuto tutta la roba del matrimonio, con l'idea che se avesse fatto tanto di alzare un dito e dirle che la riprendeva in casa, lei avrebbe chinato la testa e sarebbe tornata di corsa. Ma non pu portarmi via le cose pi importanti che ho, diceva di tanto in tanto la zia Habba, cio la mia risata, e tutte le storie fantastiche che so raccontare, quando mi trovo davanti un degno uditorio. Una volta chiesi a mia cugina Malika che cosa intendesse la zia per "un degno uditorio", e lei mi confess di non averne idea. Dissi che forse avremmo dovuto chiederlo direttamente a lei, ma Malika rispose di no, meglio di no, perch c'era il rischio che si mettesse a piangere. La zia Habba piangeva spesso senza ragione; lo dicevano tutti. Ma noi le volevamo bene, e il gioved notte stentavamo a prender sonno, tanta era l'eccitazione alla prospettiva della sua fiaba del venerd sera. Di solito questa consuetudine finiva per creare scompiglio perch le storie duravano troppo, a detta delle nostre madri, le quali, per venire a riprenderci, erano spesso costrette ad arrampicarsi per tutte quelle scale. E, una volta arrivate in cima, dovevano pure sentirci strillare, mentre i pi viziati tra i miei cugini, come Samr, si rotolavano per terra, gridando che loro non avevano sonno, proprio per niente.

Ma chi riusciva a rimanere fino alla fine della storia, cio fino a quando l'eroina trionfava sui suoi nemici e riattraversava i sette fiumi, i sette monti, i sette mari, aveva un altro problema da affrontare: ridiscendere le scale, la qual cosa incuteva spesso paura. Prima di tutto perch non c'era luce: gli interruttori per l'illuminazione delle scale erano tutti controllati da Ahmed, il portinaio, dal portone d'ingresso, e lui staccava la luce alle nove di sera, per segnalare a chi si trovava sulla terrazza che era ora di rientrare e che il via vai doveva ufficialmente cessare. Poi, perch un'intera popolazione di jinn (demoni) se ne stava l fuori, appostata in silenzio, pronta a saltarti addosso. E infine, ma non meno rilevante, c'era il problema che il cugino Samr era cos bravo a imitare i jinn che spesso mi capitava di prenderlo per uno vero. In molte occasioni, per farlo smettere, dovetti letteralmente fingere di svenire. A volte, quando la storia durava per ore, le madri non comparivano, e la casa intera piombava all'improvviso nel silenzio, pregavamo la zia Habba di farci passare la notte nella sua stanza. Lei srotolava il suo bel tappeto nuziale, quello che teneva sempre arrotolato con cura dietro la cassapanca di cedro, e vi stendeva sopra un lenzuolo bianco pulito che, per l'occasione, profumava con una speciale acqua di fiori d'arancio. Non aveva abbastanza cuscini che potessero fungere da guanciali per tutti, ma questo non era un problema per noi. Divideva con noi la sua grande coperta di lana pesante, spegneva la luce elettrica e metteva una grossa candela sulla soglia, dalla parte dei piedi. Se per caso qualcuno ha urgenza di andare al bagno, ci diceva, tenga a mente che questo tappeto

l'unica cosa che mi resta in ricordo dei bei tempi, quando ero una donna felicemente sposata. Cos, in quelle notti di grazia, ci addormentavamo ascoltando la voce di nostra zia che ci apriva magiche porte a vetri su prati rischiarati dai raggi della luna. E quando, al mattino, ci svegliavamo, avevamo ai piedi l'intera citt. La stanza della zia Habiba era piccola, ma aveva una grande finestra con una vista che arrivava fino ai monti del Nord. La zia Habba sapeva come parlare nella notte. Con la forza delle sole parole, ci conduceva a bordo di una grande nave che veleggiava da Aden alle Maldive, oppure ci portava su un'isola dove gli uccelli parlavano come gli esseri umani. Cavalcando le sue parole, viaggiavamo oltre Sind e Hind (l'India), lasciandoci dietro i paesi musulmani, vivendo pericolosamente, facendo amicizia con cristiani ed ebrei, che dividevano con noi il loro cibo bizzarro e ci guardavano fare le nostre preghiere, mentre noi li guardavamo recitare le loro. A volte andavamo cos lontano che non c'erano pi dei: solo adoratori del sole e del fuoco, ma anche questi sembravano cordiali e amichevoli, quando ci venivano presentati dalla zia Habba. I suoi racconti mi facevano venire voglia di diventare adulta ed esperta narratrice a mia volta. Volevo imparare a parlare nella notte. (3) Citato dalla splendida traduzione The Book of the Thousand and One Nights di Richard F. Burton, edita privatamente dal Burton Club, in data

sconosciuta (l'introduzione datata 1865), vol. 1, p.14. Tuttavia, la versione del Burton pu risultare difficilmente comprensibile a causa della sua lingua arcaica. Per un primo approccio all'opera, sono disponibili recenti traduzioni di pi immediata comprensione; in italiano esistono diverse edizioni di Le mille e una notte, la pi autorevole delle quali indubbiamente quella curata da Francesco Gabrieli per Einaudi, Torino, 1948 (ultima edizione, 1972). (4) Ho constatato con sorpresa che, per molti occidentali, Shahrazd solo un'amabile e ingenua intrattenitrice che, abbigliata in favolose vesti, racconta storielle innocue. Dalle nostre parti, invece considerata un'eroina coraggiosa, ed una delle nostre rare figure mitiche femminili. Sherazad una stratega dal pensiero potente, che usa la sua conoscenza psicologica degli esseri umani per farli camminare pi in fretta e saltare pi in alto. Come Sindibad e Saladino, ci rende pi audaci e sicuri di noi stessi, del nostro potere di cambiare il mondo e le persone.

CAPITOLO 3

L'HAREM DEI FRANCESI

Hudd per eccellenza, o confine assoluto, era il nostro portone di casa. Attraversare la soglia, sia per uscire che per entrare, era un atto da compiersi previa autorizzazione. Ogni movimento doveva essere giustificato, e anche il solo fatto di avvicinarsi al portone aveva una sua procedura. Chi veniva dal cortile, doveva prima percorrere un corridoio interminabile e, una volta in fondo, si trovava faccia a faccia con Ahmed il portinaio, che di solito stava assiso su un sof come un re in trono, col vassoio del t sempre l a fianco, pronto a far conversazione. Poich ottenere un permesso di uscita comportava immancabilmente una serie di complessi negoziati, si veniva invitati ad accomodarsi vicino a lui sul suo imponente sof, oppure di fronte, debitamente rilassati sulla sua scombinata fauteuil d'Fransa, la logora sedia rigida e imbottita che si era comprato per due soldi in una delle rare visite alla jtiya, il mercato delle pulci locale. Ahmed teneva spesso in grembo il pi piccolo dei suoi cinque figli, dato che si prendeva cura di loro ogni qualvolta che sua moglie, Lz, era fuori per lavoro. Lz era una cuoca di prim'ordine, e occasionalmente, quando la paga era buona,

accettava incarichi fuori di casa nostra. Il portone della casa era un gigantesco arco in pietra con enormi battenti di legno intagliato. La sua funzione era quella di tener separato l'harem delle donne dalla strada in cui camminavano uomini estranei. (Da questa separazione, ci veniva detto, dipendevano l'onore e il prestigio dello zio e di pap). I bambini potevano uscire dal portone, a patto che avessero il permesso dei genitori; le donne adulte, no. Mi sveglierei all'alba, diceva mia madre di tanto in tanto, se solo potessi andare a passeggio di primo mattino, quando le strade sono ancora deserte. A quell'ora, la luce deve essere blu, o forse rosa, come al tramonto. Quale sar il colore del mattino nelle strade deserte e silenziose?. Nessuno rispondeva alle sue domande. In un harem, le domande non si fanno necessariamente per avere una risposta. Le domande si fanno tanto per capire quello che ci accade. Vagare per le strade liberamente era il sogno di ogni donna. La pi popolare delle storie narrate dalla zia Habba, che veniva riservata alle occasioni speciali, parlava di una "Donna con le Ali" che poteva volare via dal cortile ogni qual volta lo voleva; e quando la zia la raccontava, le donne della corte si infilavano il caffettano nella cintura e danzavano con le braccia spiegate, come se stessero per spiccare il volo. Restai confusa per anni, perch mia cugina Shma, di diciassette anni, era riuscita a convincermi che tutte le donne avevano delle ali invisibili, e che quando fossi stata pi grande sarebbero cresciute anche a me. Il portone di casa ci proteggeva inoltre da quegli stranieri che se ne stavano qualche metro pi in l, su un altro confine, non meno pericoloso e affollato - quello che divideva la

nostra citt vecchia, la Medna, dalla nuova citt francese, la Ville Nouvelle. Quando Ahmed era occupato a discutere o a farsi un sonnellino, io e i miei cugini sgattaiolavamo fuori dal portone per dare un'occhiata ai soldati francesi: indossavano delle uniformi blu, portavano i fucili in spalla, e avevano piccoli occhi grigi sempre in allerta. Spesso cercavano di parlare con noi bambini, perch gli adulti non scambiavano con loro neanche una parola, ma noi eravamo stati istruiti a non rispondere. Sapevamo che i francesi erano avidi, ed erano venuti da lontano per conquistare la nostra terra, sebbene Allh avesse dato loro un bel paese, con citt operose, fitte foreste, verdi campi ubertosi, e vacche cos grasse che una sola dava tanto latte come quattro delle nostre. Eppure, chiss perch, i francesi volevano di pi. Dato che abitavamo al confine tra la citt vecchia e quella nuova, potevamo vedere la differenza tra la nostra medna e la Ville Nouvelle dei francesi. Le loro strade erano larghe e dritte e, di notte, si illuminavano tutte di luci sfavillanti. (Pap diceva che sperperavano l'energia di Allh, perch la gente non ha bisogno di tutta quella luce, in una comunit sicura). Avevano anche delle auto veloci. Le strade della nostra medna, invece, erano strette, buie e a serpentina - cos tortuose che, in quelle spire, le auto non potevano entrare, e gli stranieri che avessero osato avventurarvisi non avrebbero trovato il modo di venirne fuori. Questo era il vero motivo per cui i francesi si erano costruiti una citt nuova tutta per loro: dover vivere nella nostra li spaventava. Nella medna, la maggior parte delle persone andava a piedi. Pap e lo zio

possedevano dei muli, ma i poveri come Ahmed avevano solo degli asini; donne e bambini dovevano andare a piedi. I francesi avevano paura di andare a piedi e stavano sempre chiusi nelle auto. Anche i soldati se ne stavano in auto quando le cose si mettevano male. Questo, per noi bambini, costitu motivo di sorpresa, perch ci rivel che anche i grandi potevano aver paura, proprio come noi. In pi, questi grandi che avevano paura se ne stavano fuori, e presumibilmente erano liberi. Gli stessi potenti che avevano creato il confine, ora lo temevano. La Ville Nouvelle era il loro harem; proprio come le donne, non potevamo camminare liberamente nella medna. Quindi si poteva essere potenti, e al tempo stesso prigionieri di un confine. Nondimeno, i soldati francesi, che spesso, sulle loro postazioni, parevano tanto giovani, soli e spaventati, incutevano terrore all'intera medna: avevano il potere ed erano in condizioni di farci del male. Mia Madre mi raccont che un giorno, nel gennaio del 1944, il re Muhammad V, sostenuto dai nazionalisti di tutto il Marocco, and dal capo amministratore coloniale francese, il Rsident Gnral, per porgergli formalmente una domanda d'indipendenza. Il Rsident Gnral ne fu sconvolto. Come osate voi marocchini chiedere l'indipendenza! deve aver gridato, e, per punirci, comand ai soldati di attaccare la medna. I carri armati si aprirono una strada e si spinsero fra le viuzze tortuose fin dove poterono arrivare. Il popolo rivolse preghiere in direzione della Mecca. Migliaia di uomini recitarono la preghiera dell'ansia, che consiste in una

singola parola ripetuta per ore ed ore, quando ci si trova a fronteggiare una catastrofe: Y Latf, Y Latf, Y Latf! (Oh tu, il benevolo). Latf uno dei cento appellativi di Allh, il pi bello di tutti, secondo la zia Habba, perch Lo descrive come fonte di tenera compassione, che sente il dolore umano e viene in soccorso. Ma i soldati francesi armati e intrappolati nelle stradine tortuose, circondati dai canti di Y Latf ripetuto per migliaia di volte, si innervosirono e persero il controllo. Cominciarono a sparare sulla folla che pregava e, nel giro di pochi minuti, i cadaveri caddero uno sull'altro proprio sulla soglia della moschea, mentre, all'interno continuavano i canti. Mia Madre dice che, a quel tempo, io e Samr avevamo appena quattro anni e nessuno si era accorto che stavamo guardando fuori dal portone, mentre tutti quei cadaveri intrisi di sangue, vestiti con la jallbiyya bianca, la veste rituale per la preghiera, venivano riportati alle loro case. Per molti mesi, tu e Samr avete avuto incubi, diceva mia madre, e non potevate pi vedere il colore rosso senza correre a nascondervi. Abbiamo dovuto portarvi al santuario di Mawly Idrs molti venerd di seguito, perch gli sharf (uomini sacri) vi proteggessero dal male grazie ai loro rituali, e io dovetti mettere un amuleto coramco sotto il tuo cuscino per un anno intero, prima che tu tornassi a dormire normalmente. Dopo quel tragico giorno, i francesi cominciarono ad andarsene sempre in giro con le armi bene in vista, mentre mio padre dovette rivolgersi a molte conoscenze per avere il permesso di tenere il suo fucile da caccia - permesso che gli fu accordato solo a patto che quando non era nella foresta, tenesse l'arma sotto chiave.

Mi sentivo smarrita di fronte a questi eventi, e ne parlavo spesso con Jasmna, la mia nonna materna, che abitava in una bella fattoria tra vacche e pecore e immensi pascoli in fiore, un centinaio di chilometri pi a ovest, tra Fez e l'Oceano. Le facevamo visita una volta all'anno, e io le raccontavo di confini, paure e differenze, e del perch di tutto questo. Jasmna sapeva molto sulla paura, su tutti i tipi di paura. Io sono un'esperta della paura, Fatima, diceva, accarezzandomi la fronte, mentre giocavo con le sue perle e le perline di vetro rosa. E quando sarai pi grande, ti dir alcune cose. Ti insegner a superare le paure. Spesso, le prime notti in cui mi trovavo alla fattoria di Jasmna, non mi riusciva di prender sonno: i confini non erano abbastanza definiti. Non si vedevano da nessuna parte dei portoni chiusi, ma solo campi aperti, piatti e sconfinati, dove i fiori crescevano e gli animali pascolavano in pace. Ma Jasmna mi spiegava che la fattoria era parte della terra originaria di Allh, che era senza frontiere, solo vasti campi aperti senza confini n limiti, e che non dovevo averne paura. Ma come potevo andarmene in giro in aperta campagna senza essere aggredita? chiedevo continuamente. E allora per aiutarmi a prendere sonno Jasmna invent un gioco che mi piaceva tanto, un gioco che si chiamava mshiya fi lkhal' (la passeggiata in aperta campagna). Mentre ero distesa, lei mi teneva stretta, e io mi aggrappavo con tutte e due le mani alle sue perline di vetro, chiudevo gli occhi, e mi immaginavo di camminare in un campo di fiori infinito. Cammina piano, mi diceva Jasmna, cos puoi sentire il canto dei fiori.

Senti, sussurrano salm, salm (pace, pace). Io ripetevo il ritornello dei fiori pi veloce che potevo tutti i pericoli scomparivano, e cadevo addormentata. Salm, salm, mormoravo, con i fiori e con Jasmna. Subito dopo, era mattina, e mi risvegliavo nel grande letto di ottone di Jasmna, con le mani piene delle sue perle e perline rosa. Da fuori giungeva la musica delle brezze che sfioravano le foglie e degli uccelli che si parlavano tra loro, e in vista non c'era nessuno tranne re Farq, il pavone, e Tharwa, la grassa oca bianca. Veramente, Tharwa era anche il nome di una delle mogli di mio nonno, quella che Jasmna pi detestava, ma io potevo chiamare quella donna Tharwa solo nel silenzio dei miei pensieri. Quando dicevo il suo nome ad alta voce, dovevo dire Llla Thawr. Llla, dalle nostre parti, il titolo di rispetto per le donne di una certa posizione, come Sd titolo di rispetto per tutti gli uomini importanti. Essendo una bambina, dovevo chiamare tutti gli adulti importanti Llla e Sd, e baciar loro la mano al tramonto, quando le luci venivano accese e si diceva ms'kum (buona sera). Ogni sera, io e Samr dovevamo baciare la mano a tutti quanti: lo facevamo il pi velocemente possibile, cos da poter tornare ai nostri giochi senza udire l'odioso commento: La tradizione si va perdendo. Eravamo diventati cos bravi, che riuscivamo a sbrigare quel rituale a una velocit incredibile, ma qualche volta andavamo cos di fretta che finivamo per inciampare l'uno sull'altro, cadendo addosso alle persone che dovevamo riverire, o rovinando miseramente sul tappeto. Allora tutti scoppiavano a ridere. La mamma rideva fino a farsi venire le lacrime agli occhi. Poveri cari, diceva,

sono gi stanchi di baciare mani, e sono solo all'inizio. Ma Llla Tharwa alla fattoria, proprio come Llla Mani a Fez, non rideva mai: era sempre seria, inappuntabile, formale. In qualit di prima moglie di nonno Tz, godeva di una posizione molto privilegiata in seno alla famiglia. In pi, non le toccavano faccende domestiche ed era molto ricca: due privilegi che Jasmna non poteva soffrire. Non mi importa quanto ricca quella donna, diceva, deve darsi da fare come ognuna di noi. Siamo o non siamo musulmani? Se lo siamo, allora tutti sono uguali. Lo ha detto Allh e lo ha confermato il suo Profeta. Jasmna mi diceva di non accettare mai l'ineguaglianza, perch contro ogni logica. Era per questo motivo che aveva dato il nome di Llla Tharwa alla sua grassa oca bianca.

CAPITOLO 4

JASMINA E LA PRIMA CONSORTE

Quando Llla Tharwa venne a sapere che Jasmna aveva dato il suo nome a un'oca, si ritenne oltraggiata. Convoc il Nonno Tz nel suo salone - che, per la verit, era un palazzo indipendente, con tanto di giardino interno, una grande fontana e una splendida vetrata veneziana che occupava una parete di dieci metri. Il Nonno ci and con riluttanza, trascinando i passi e tenendo in mano una copia del Corano, tanto per far vedere che era stato interrotto nella sua lettura. Indossava i soliti ampi pantaloni bianchi di cotone, il suo qams di chiffon bianco e la farajyya, pi le babbucce di cuoio giallo. (5) La jallbiyya, in casa, non la metteva mai, eccezion fatta per i giorni di visite. Fisicamente, il Nonno aveva il tipico aspetto della gente del nord, dato che la sua famiglia era originaria del Rf. Era alto e dinoccolato, con un volto spigoloso, la pelle chiara, e un'aria molto distante e altezzosa. La gente del Rf fiera e di poche parole, e il Nonno detestava che le sue mogli piantassero liti e discussioni d'ogni sorta. Una volta, Jasmna provoc due dispute nel giro di un mese, e il Nonno le tolse la parola per un anno intero, lasciando la stanza ogni volta che lei vi entrava. Dopo quell'episodio, Jasmna non pot permettersi pi di una lite ogni

tre anni. Questa volta si trattava dell'oca, e tutta la fattoria era in stato di allerta. Prima di affrontare l'argomento, Llla Thanva offr al Nonno un po' di t. Quindi minacci di lasciarlo se il nome dell'oca non fosse stato immediatamente cambiato. Si era alla vigilia di un'importante festa religiosa, e Llla Tharwa era tutta in tiro: tanto per rammentare a tutti il suo status di privilegiata, indossava la tiara e il leggendario caffettano a ricami di perle vere e granati. Ma il Nonno era evidentemente divertito da tutta la faccenda, perch quando venne fuori l'argomento oca, si mise a sorridere. Aveva sempre pensato che Jasmna fosse un po' eccentrica, e in verit gli ci erano voluti degli anni per abituarsi a certi suoi comportamenti, come quella di arrampicarsi sugli alberi e starsene l appesa per delle ore- e di convincere, a volte, le altre mogli a raggiungerla l in cima, facendo servire il t alle signore sedute in mezzo ai rami. Ma quello che la salvava in ogni frangente, era il dono che Jasmna aveva di far ridere mio Nonno: impresa non da poco, dato che Sd Tz era un tipo piuttosto intrattabile. Ora, in mezzo al lusso del salotto di Llla Tharwa, il Nonno le sugger timidamente di rendere pan per focaccia e di chiamare Jasmna il suo cane, che era alquanto brutto Questo costringerebbe la ribelle a cambiar nome all'oca. Ma Llla Tharwa non era in vena di scherzi. Quella donna ti ha proprio fatto un incantesimo, grid, se oggi gliela fai passare liscia, domani comprer un asino e lo chiamer Sd Tz. Non ha nessun rispetto per le gerarchie. una piantagrane, come tutti quelli che vengono dai monti dell'Atlante, e sta portando il caos in questa casa onorata. O lei d a quell'oca un altro nome, o io me ne vado

di qui. Non capisco l'influenza che ha su di te. Non nemmeno bella - tutta secca e lunga che pare una brutta giraffa. Che Jasmna non rispondesse ai canoni estetici del suo tempo, la pura verit. Llla Tharwa, dal canto suo, di quei canoni era la perfetta incarnazione: aveva la pelle chiarissima, la faccia tonda da luna piena, e un bel po' di carne addosso, specialmente in corrispondenza di fianchi, glutei e petto. Jasmna, al contrario, aveva l'incarnato bruno, abbronzato, dei montanari, il viso lungo con zigomi incredibilmente alti, e pochissimo seno. Era alta almeno un metro e ottanta, quasi quanto il Nonno, e aveva le gambe pi lunghe che si fossero mai viste, ragion per cui era bravissima ad arrampicarsi sugli alberi e ad esibirsi in ogni sorta di acrobazie. Ma, sotto il caffettano, le sue gambe avevano l'aspetto di due stecchi. Per camuffarle, la nonna si era cucita un enorme paio di sarwl, o pantaloni da harem, con molte pieghe. In pi, aveva tagliato due lunghi spacchi ai lati del caffettano per darsi un po' di volume. Sulle prime, Llla Tharwa cerc di far ridere tutti delle vesti innovative di Jasmna, ma ben presto anche le altre donne della casa si misero a imitare la ribelle, perch i caffettani cos accorciati e con gli spacchi laterali davano loro molta pi libert di movimento. Quando il nonno and da Jasmna a lamentarsi per la faccenda dell'oca, lei non si dimostr molto comprensiva. E se anche Llla Tharwa se ne fosse andata? disse; lui, certo, non si sarebbe sentito solo. Ti resterebbero sempre otto concubine, per prendersi cura di te!. Allora il Nonno prov a corrompere Jasmna offrendole un grosso bracciale d'argento di Tiznit, in cambio del quale avrebbe dovuto prendere l'oca

della discordia e farci un bel cuscs. Jasmna si tenne il bracciale, e disse al marito che voleva un po' di giorni per pensarci su. Poi, il venerd successivo, torn sulla faccenda con una controproposta. Proprio perch l'aveva chiamata Llla Tharwa, non poteva uccidere l'oca: non sarebbe stato di buon augurio! Tuttavia, propose, non l'avrebbe mai chiamata per nome in pubblico; lo avrebbe fatto solo nella mente. Da allora in poi, venni istruita a fare lo stesso, e faticai non poco a tenere per me il nome dell'oca. Poi, ci fu la storia di re Farq, il pavone di casa. Chi mai darebbe a un pavone il nome del famoso sovrano d'Egitto? Cosa aveva a che fare, il faraone, con quella fattoria? Vedete, Jasmna e le altre mogli di mio Nonno non avevano in simpatia il re egiziano, per il semplice motivo che minacciava continuamente di ripudiare la sua amabile consorte, la principessa Farda (dalla quale, alla fine, divorzi nel gennaio del 1948). Ora, che cosa aveva portato la coppia a questo impasse? Quale imperdonabile delitto aveva commesso la donna? presto detto: aveva partorito tre figlie femmine, nessuna delle quali avrebbe potuto accedere al trono. Secondo la legge islamica, una donna non pu governare un paese - anche se qualche secolo prima era accaduto, diceva la nonna. Con l'aiuto dell'esercito turco, Shajarat alDurr era salita sul trono d'Egitto dopo la morte di suo marito, il sultano al-Slih: era una concubina, una schiava di origine turca, e rimase al potere per quattro mesi, governando n meglio n peggio dei suoi predecessori e successori maschi. (6) Ma, ovviamente, non tutte le donne musulmane sono astute e crudeli

come Shajarat al-Durr. Per dirne una, quando il secondo marito di Shajarat alDurr decise di prendere una seconda moglie, lei aspett che andasse nel hammm, cio nel bagno, a rilassarsi, e poi "si dimentic" di aprirgli la porta. Il calore e il vapore eccessivi, com'era prevedibile, causarono la morte del malcapitato. Ma la povera Farda non era dotata di tanta efferatezza, e non era capace di manovrare nei circoli dei potenti, n di difendere i suoi diritti a palazzo. Era di origini molto modeste; in un certo senso era un'indifesa, motivo per cui le donne della fattoria, di povere origini come lei, l'amavano e soffrivano per le sue umiliazioni- Non c' niente di pi umiliante, per una donna, che venire cacciata di casa, diceva Jasmna. Sci! Fuori! In mezzo alla strada, come un gatto randagio. Vi sembra un modo decente di trattare una donna?. Inoltre, aggiungeva Jasmna, re Farq, eccelso e potente com'era, non doveva saperne gran che su come si fanno i bambini. Se ne fosse al corrente, affermava, saprebbe anche che sua moglie non ha nessuna colpa se non le nasce un maschio. Bisogna essere in due, per fare un figlio. E su questo, aveva proprio ragione - io lo sapevo. Per fare un bambino, la sposa e lo sposo devono mettersi dei bei vestiti, dei fiori nei capelli, e dormire insieme in un letto molto grande. E dopo, tutto quello che sapevo era che, molte mattine pi tardi, in mezzo a loro, a carponi, camminava un bel bimbetto. La fattoria si teneva sempre aggiornata sui capricci coniugali di re Farq tramite Radio Cairo, e la condanna di Jasmna giungeva rapida e senza appello. Che

razza di buon capo musulmano , diceva, uno che ripudia la moglie solo perch non gli fa un figlio maschio? Il Corano dice che soltanto Allh responsabile del sesso dei bambini. Se Il Cairo fosse una citt musulmana come si deve, re Farq verrebbe deposto dal trono! Povera, dolce principessa Farda! Sacrificata per pura ignoranza e vanit. Gli egiziani dovrebbero ripudiare il loro re. E fu cos che il pavone della fattoria venne chiamato re Farq. Ma se condannare sovrani era cosa semplice per Jasmna, avere a che fare con quella potente rivale era un altro paio di maniche, anche dopo averla spuntata con la storia del nome dell'oca. Llla Tharwa era davvero potente, ed era l'unica fra le mogli di Sd Tz che fosse di nobili origini e nata in citt. Anche lei faceva Tz di cognome, ed era una cugina del nonno; aveva portato in dote una tiara di smeraldi, zaffiri e perle grigie che veniva custodita in una grossa cassaforte all'angolo destro del salone degli uomini. Ma Jasmna, che, come tutte le altre mogli, era di modeste origini rurali, non si lasciava intimidire. Non riesco a considerare superiore qualcuno solo perch possiede una tiara, diceva. E poi, ricca com', anche lei sta rinchiusa in un harem, proprio come me. Io chiedevo a nonna Jasmna cosa voleva dire essere rinchiusa in un harem, e lei mi dava ogni volta una risposta diversa, il che naturalmente non faceva che confondermi. A volte diceva che stare rinchiusa in un harem voleva dire semplicemente che una donna aveva perduto la libert di movimento. Altre volte diceva che un harem

significava disgrazia, perch una donna doveva dividere il marito con molte altre. Jasmna stessa doveva dividere il nonno con otto concubine, il che significava che per otto notti doveva dormire da sola, prima di poter abbracciare e stringere il marito, quando veniva il suo turno. E abbracciare e stringere il marito una cosa meravigliosa, diceva. (7) Sono felice quando penso che la tua generazione non dovr pi dividere i mariti. I nazionalisti che combattevano i francesi avevano promesso di creare un nuovo Marocco, dove l'uguaglianza fosse garantita a tutti. Ogni donna avrebbe avuto diritto all'istruzione al pari degli uomini, come pure il diritto alla monogamia - un rapporto esclusivo e privilegiato col proprio marito. Di fatto, molti leader nazionalisti e i loro seguaci di Fez avevano ormai una moglie soltanto, e guardavano dall'alto in basso chi ne aveva pi d'una. Pap e lo zio, che condividevano le idee nazionaliste, avevano solo una moglie a testa. Un'altra istituzione combattuta dai nazionalisti era la schiavit, che all'inizio del secolo, sebbene i francesi l'avessero messa al bando, era ancora molto diffusa in Marocco. Stando ai racconti di nonna Jasmna, molte donne del suo harem erano state comprate al mercato degli schiavi. (Anche lei era dell'idea che tutti gli esseri umani fossero uguali, a prescindere dalla ricchezza, dal luogo di provenienza e dal posto occupato nella gerarchia, nonch dalla lingua e dalla religione. Se uno aveva due occhi, un naso, due gambe e due mani, allora era uguale a chiunque altro. Io le ricordavo che, contando le zampe anteriori di un cane come mani, anche lui sarebbe stato uguale a noi, e lei rispondeva

prontamente: Ma certo che uguale a noi! Gli animali sono come noi; l'unica cosa che non hanno la parola!). Fra le donne di mio Nonno che erano state schiave, alcune venivano da terre lontane, come il Sudan, ma altre erano state rapite alle loro famiglie proprio in Marocco, durante il caos che segu l'arrivo dei francesi nel 1912. Quando il Makhzan, ossia lo Stato, non esprime la volont del popolo, diceva Jasmna, le donne pagano sempre un alto prezzo, perch si instaura un clima di violenza e di insicurezza. Fu esattamente quel che accadde allora. Il Makhzan e i suoi funzionari, incapaci di affrontare le armate francesi, firmarono il trattato che conferiva alla Francia il diritto di governare il Marocco come un protettorato, ma il popolo rifiut di arrendersi. Sui monti e nei deserti inizi la resistenza, e la guerra civile si insinu nel paese. C'erano degli eroi, raccontava Jasmna, ma c'erano anche briganti d'ogni risma, armati fino ai denti, che spuntavano dappertutto. I primi si battevano contro i francesi, e gli altri, invece, derubavano la gente. A sud, ai confini del Sahara, c'erano eroi come Al-Hiba, e pi tardi suo fratello, che resistettero fino al 1934. Dalle mie parti, sull'Atlante, il fiero Moh u Hamd Zayyn riusc a tenere a bada l'esercito francese fino al 1920. A nord, il principe dei combattenti, 'Abdelkarm, diede molto filo da torcere a francesi e inglesi, finch questi si allearono contro di lui e solo cos riuscirono a batterlo, nel 1926. Ma vero anche che, durante tutto questo scompiglio, le bambine venivano portate via dalle famiglie povere delle montagne e vendute agli uomini ricchi delle grandi citt. Era

una pratica molto diffusa. Tuo Nonno era un brav'uomo, per anche lui ha comprato delle schiave. A quel tempo era la cosa pi normale. Ora cambiato e, come molti notabili della citt, appoggia gli ideali dei nazionalisti, compresi il rispetto della persona, la monogamia, l'abolizione della schiavit, e tutte queste belle cose. Eppure, stranamente, tutte noi mogli ci sentiamo pi vicine che mai, anche se le schiave di un tempo hanno cercato di rintracciare e contattare le loro famiglie d'origine. Ci sentiamo come sorelle; la nostra vera famiglia quella che ci siamo costruite intorno a tuo Nonno. Potrei anche cambiare idea su Llla Tharwa, se la smettesse di guardarci tutte dall'alto in basso perch non abbiamo tiare. Chiamare la sua oca Llla Tharwa era per Jasmna un modo di contribuire alla creazione di un nuovo Marocco, quel Marocco in cui io, sua nipote, avrei vissuto. Il Marocco sta cambiando alla svelta, bambina, mi diceva spesso, e continuer a cambiare. Quella predizione mi faceva sentire molto felice. Io sarei cresciuta in uno splendido reame, dove le donne avrebbero avuto dei diritti, e la libert di abbracciarsi e stringersi al marito tutte le notti. Tuttavia, sebbene Jasmna si lamentasse di dover aspettare otto notti per avere suo marito tutto per s, aggiungeva che non era il caso di lagnarsi troppo, perch le concubine di Harn al-Rashd, il califfo abbaside di Baghdd, dovevano attendere novecentonovantanove notti ciascuna, poich Harn aveva un migliaio di jriya, giovani schiave. Aspettare novecentonovantanove notti, diceva, non come aspettarne otto. Sono quasi tre anni! Perci le cose si stanno mettendo

meglio. Fra poco avremo un uomo, una moglie. (8) Andiamo a dar da mangiare agli uccelli. Pi tardi avremo un sacco di occasioni per parlare di harem. Quindi, correvamo in giardino a dare da mangiare agli uccelli. (5) Negli anni Quaranta, in Marocco, uomini e donne di citt vestivano quasi allo stesso modo, con tre capi di vestiario sovrapposti. Il primo capo, il qams, era molto morbido, in fibra naturale, ossia cotone o seta. Il secondo, il caffettano, era di lana pesante e si smetteva in primavera, quando cominciava a far pi caldo. Il terzo, quello pi esterno, era la farajyya una veste leggera, spesso trasparente, con due spacchi laterali, da indossare sul caffetano. Quando uomini e donne uscivano in pubblico, aggiungevano al vestiario un quarto capo, la jallbiyya, che era una veste lunga e molto ampia. Negli anni Cinquanta, con l'indipendenza, il modo di vestire in Marocco sub una rivoluzione. Per prima cosa, sia uomini che donne cominciarono a vestire all'occidentale in varie occasioni. Poi, lo stesso abito tradizionale fu trasformato e adattato ai tempi moderni. Era iniziata l'era dell'abito innovativo e personalizzato, e oggi, osservando una via di una qualunque citt marocchina, non si notano due persone vestite allo stesso modo. Uomini e donne prendono in prestito l'uno dall'altro, e dal resto dell'Africa, come dall'Occidente. Per esempio, i colori brillanti, che un tempo erano prerogativa esclusivamente femminile, ora sono portati anche dagli uomini. Le donne si mettono la jallbiyya maschile e gli uomini indossano i bubs femminili quelle

ampie vesti fluttuanti e ricamate che vengono dal Senegal e da altri paesi dell'Islm nero. E le giovani marocchine sono arrivate a inventare delle inedite mini-Jallbiyya, molto sexy, ispirate a creazioni di stilisti italiani. (6) Shajarat al-Durr prese il potere nell'anno 648 del calendario islamico (1250-d.C.) (7) A questo punto, sar forse utile introdurre una distinzione fra due tipi di harem: i primi li chiameremo harem imperiali, e i secondi harem domestici. I primi fiorirono con le conquiste territoriali e l'accumularsi di ricchezza da parte delle dinastie imperiali musulmane, a partire dagli Omayyadi, una dinastia araba del settimo secolo stabilitasi a Damasco, per finire con gli Ottomani, la dinastia turca che minacci le capitali europee dal sedicesimo secolo fino al 1909, quando l'ultimo sultano, 'Abdelhamd II, venne deposto dalle potenze occidentali e il suo harem fu smantellato. Chiameremo harem domestici quelli che continuarono a esistere dopo il 1909, quando i musulmani persero il potere e le loro terre furono occupate e colonizzate. Gli harem domestici erano in pratica delle famiglie allargate, come quella-descritta in questo libro, senza schiavi e senza eunuchi, e spesso con coppie monogamiche, dove tuttavia sopravviveva l'usanza della reclusione femminile. l'harem imperiale ottomano che ha esercitato sull'Occidente un fascino quasi ossessivo. questo harem turco che ha ispirato centinaia di dipinti orientalisti del diciottesimo, diciannovesimo e ventesimo secolo, come il famoso Bagno turco (1862) dilngres, o le Donne turche al bagno di

Delacroix (1854), o Nel giardino del Bey di John Frederick Lewis (1865). Gli harem imperiali, ovvero, quegli splendidi palazzi pieni di donne sontuosamente vestite e reclinate in pose lascive e indolenti, con schiavi sempre pronti e eunuchi a guardia dei cancelli, esistevano quando l'imperatore, il suo visir, i generali, gli esattori delle tasse etc. avevano influenza e denaro sufficienti a comprare centinaia e a volte migliaia di schiavi dai territori conquistati, e quindi provvedere alle ingenti spese di gestione domestica. Per quale motivo l'harem imperiale ottomano ebbe un simile impatto sull'immaginario occidentale? Una ragione potrebbe essere la spettacolare conquista ottomana di Costantinopoli, la capitale bizantina, nel 1453, e la conseguente occupazione di molte citt europee, come anche il fatto che gli ottomani erano i vicini pi prossimi e pi pericolosi dell'Occidente. Per contrasto, gli harem domestici, cio quelli che seguitarono a esistere nel mondo islamico dopo la colonizzazione occidentale, sono piuttosto noiosi, perch hanno una forte connotazione borghese e, come ho detto prima, sono poco pi di una famiglia allargata, con quasi nessuna dimensione erotica degna di nota. In questi harem domestici, un uomo, i suoi figli e le loro mogli vivono nella stessa casa, uniscono le risorse, ed esigono che le donne non escano fuori. Come nel caso dell'harem che ha ispirato le storie di questo libro, gli uomini non hanno necessariamente molte mogli. Ci che definisce un harem come tale non la poligamia, ma il desiderio degli uomini di tenere le donne recluse, e il loro ostinarsi a vivere tutti nella stessa casa, invece di formare dei nuclei familiari separati.

(8) Nei fatti, la legge non mai stata cambiata. Oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, le donne musulmane si stanno ancora battendo perch la poligamia venga bandita. Ma i legislatori, tutti uomini, dicono che una legge della shari'a, una legge religiosa, e non pu essere cambiata. Nell'estate del 1992, un'associazione di donne marocchine (L'Union d'Action Feminine, la cui presidente, Latfa Jbabdi, e giornalista e brillante sociologa), rea di aver raccolto un milione di firme contro la poligamia e il divorzio, divenne il bersaglio della stampa fondamentalista, che pubblic una fatwa, (un parere legale dato da un esperto in materia religiosa islamica), invocando l'esecuzione di quelle donne in quanto eretiche. Davvero, si pu ben dire che il mondo musulmano regredito dai tempi di mia nonna, quando si parla di condizione femminile. La difesa della poligamia e del divorzio, da parte della stampa fondamentalista, in realt un attacco al diritto delle donne a prender parte al processo legislativo. La maggior parte dei governi islamici, anche quelli che si dicono moderni e le loro opposizioni integraliste, mantengono la poligamia nei codici di diritto di famiglia, non perch sia particolarmente diffusa, ma perch vogliono dimostrare alle donne che le loro esigenze non hanno il minimo peso. La legge non l per servirle, n per garantire loro sicurezza emotiva e diritto alla felicit. L'idea prevalente che le donne e la legge non abbiano a che vedere tra loro le donne devono accettare la legge degli uomini, perch non possono cambiarla. La soppressione del diritto maschile alla poligamia starebbe a significare che le donne hanno voce in capitolo nel processo legislativo, che la societ non governata da e per i capricci degli uomini.

L'atteggiamento dei governi islamici nella questione della poligamia un buon indice di come accolgono le idee democratiche. E su questa base, vedremo che sono molto pochi i paesi islamici al passo coi tempi in materia di diritti umani. La Turchia e la Tunisia sono i pi avanzati.

CAPITOLO 5

SHAMA E IL CALIFFO

Cos' esattamente un harem? non era il tipo di domanda a cui gli adulti rispondessero volentieri. Eppure insistevano sempre con noi bambini perch usassimo parole esatte. Ogni parola, ci dicevano continuamente, ha un significato specifico, e va usata solo per quel significato e per nessun altro. Tuttavia, se avessi avuto un'alternativa, avrei usato due termini diversi per l'harem di nonna Jasmna e per il nostro, tanto differivano l'uno dall'altro. L'harem di Jasmna era una fattoria aperta, senza mura in vista. Il nostro harem di Fez, al contrario, era una specie di fortezza. Jasmna e le altre sue compagne potevano cavalcare, nuotare nel fiume, pescare pesci e arrostirli su fuochi all'aperto. Mia madre, invece, non poteva fare un passo fuori dal portone senza chiedere una serie interminabile di permessi, e anche allora, tutto ci che era autorizzata a fare erano le visite al santuario di Mawly Idrs (il santo patrono della citt) e a suo fratello che abitava proprio sulla nostra via; tutt'al pi, poteva recarsi a una festa religiosa. Senza contare che la povera mamma doveva sempre essere accompagnata da altre donne di famiglia, e da uno dei miei cugini maschi. Cos, per me non aveva senso usare lo stesso termine per la situazione di mia nonna e

per quella di mia madre. Ma ad ogni mio tentativo di saperne di pi sul termine "harem", seguivano amare discussioni. Bastava soltanto pronunciare la parola, per sentir volare osservazioni sgarbate. Io e Samr discutemmo l'argomento, e arrivammo alla conclusione che, se le parole in generale erano pericolose, il termine "harem" doveva essere particolarmente esplosivo. Ogni volta che qualcuno aveva voglia di scatenare un putiferio nel cortile, tutto quello che doveva fare era preparare del t, invitare due o tre persone a sedersi, lasciar cadere la parola "harem", e aspettare mezz'ora o gi di l: ed ecco delle signore eleganti e posate, avvolte in ampie vesti di seta ricamata, con ai piedi babbucce bellissime tempestate di perle, trasformarsi d'un tratto in furie scatenate. Io e Samr decidemmo quindi che, in qualit di bambini, era nostro dovere proteggere gli adulti da se stessi. Avremmo usato la parola "harem" con molta parsimonia, e raccolto con discrezione, cio osservando e basta, le informazioni che volevamo. Gli adulti si dividevano in quelli a favore dell'harem e quelli contro. Nonna Llla Mn e la madre di Shma, Llla Rdiya, appartenevano al partito proharem; mia madre, Shma, e la zia Habba erano del partito anti-harem. Spesso la discussione veniva aperta da nonna Llla Mn, la quale sosteneva che se le donne non fossero state separate dagli uomini, la societ si sarebbe fermata e nessuno avrebbe pi lavorato. Se le donne fossero libere di andarsene per la strada, diceva, gli uomini smetterebbero di lavorare perch vorrebbero

divertirsi. E purtroppo, continuava, il divertimento non aiuta la societ a produrre cibo e merci che servono alla sopravvivenza. Cos, se si voleva evitare la carestia, le donne dovevano stare al loro posto, ovvero in casa. Pi tardi, io e Samr tenemmo un lungo consulto sulla parola "divertimento" e decidemmo che, quando veniva usata dagli adulti, doveva avere a che fare con il sesso. Per volevamo esserne assolutamente sicuri, e cos ponemmo la questione a mia cugina Malika. Lei disse che avevamo assolutamente ragione. Allora, dandoci il pi possibile un'aria da grandi, le chiedemmo: E cos' il sesso, secondo te?. Non che non lo sapessimo, solo che volevamo esserne sicuri. Ma Malika, credendo che non ne sapessimo nulla, butt le trecce indietro con fare solenne, si sedette sul divano, si mise un cuscino in grembo come fanno gli adulti quando devono riflettere, e disse lentamente: La prima notte di nozze, quando tutti vanno a dormire, gli sposi se ne stanno da soli in camera da letto. Lo sposo fa sedere la sposa sul letto, si tengono per mano, e lui cerca di farsi guardare negli occhi da lei. Ma la sposa resiste, tiene gli occhi bassi. Questo molto importante. La sposa molto timida e spaventata. Lo sposo dice una poesia. La sposa ascolta con gli occhi incollati al pavimento, e alla fine sorride. Allora lui la bacia sulla fronte. Lei tiene sempre gli occhi bassi. Lui le offre una tazza di t. E lei incomincia a berlo, lentamente. Lui le toglie la tazza di mano, le si siede accanto, e la bacia. Malika, che giocava spudoratamente con la nostra curiosit, decise di fare una

pausa proprio sul bacio, sapendo che io e Samr morivamo dalla voglia di sapere se lo sposo baciava davvero la sposa. Baci sulla fronte, sulle guance e sulla mano non erano niente di insolito, ma sulla bocca era tutta un'altra storia. Tuttavia, decisi a dare una lezione a Malika, non tradimmo la minima curiosit e cominciammo a bisbigliare tra noi, dimentichi della sua esistenza. Qualche giorno prima, la zia Habba ci aveva detto che mostrare totale disinteresse quando qualcuno parla era, per i deboli, un modo efficace di acquisire potere: Parlare quando gli altri ti ascoltano gi un'espressione di potere. Ma anche chi ascolta in silenzio e a prima vista pu sembrare passivo, ha in realt un ruolo estremamente strategico, quello dell'uditorio. Che succede se il potente oratore perde il suo uditorio?. E infatti, Malika immediatamente riprese la sua dissertazione su quel che accade la prima notte di nozze. Lo sposo bacia la sposa sulla bocca. E poi giacciono insieme nel talamo nuziale senza nessuno che guardi. Dopo di che, non facemmo pi domande. Il resto lo sapevamo. L'uomo e la donna si tolgono i vestiti, chiudono gli occhi, e dopo qualche mese arriva un bambino. L'harem rende impossibile a donne e uomini il fatto di vedersi reciprocamente e, in questo modo, ognuno procede con i suoi doveri. Mentre Llla Mn tesseva le lodi della vita nell'harem, la zia Habba fumava di rabbia; si vedeva benissimo dal modo in cui si aggiustava in continuazione il turbante, anche se non le si stava disfacendo. In quanto divorziata, per, non poteva contraddire apertamente Llla Mn, cos si limitava a mormorare le sue obiezioni tra s e s, lasciando a mia

madre e a Shma il compito di dare voce al dissenso. Solo a chi aveva potere era concesso di correggere apertamente il prossimo e contraddire le opinioni altrui. Una donna divorziata non aveva una vera casa, e doveva far accettare la sua presenza facendosi notare il meno possibile. La zia Habba, ad esempio, non indossava mai colori vivaci, anche se a volte manifestava il desiderio di indossare ancora una volta la sua farajyya di seta rossa cosa che non fece mai. Di solito portava colori grigi slavati o beige, e come trucco usava solo il kohl intorno agli occhi. I deboli devono essere disciplinati per evitare le umiliazioni, era solita dire. Mai lasciare che siano gli altri a ricordarti dei tuoi limiti. Si pu essere poveri, ma l'eleganza sempre alla portata di tutti. Quando mia madre voleva lanciare uno dei suoi attacchi alle idee di Llla Mn, sedeva sul divano con le gambe ripiegate sotto di s, drizzava la schiena e si metteva in grembo un cuscino. Poi incrociava le braccia e la guardava dritto negli occhi. Mia cara suocera, diceva, i francesi non rinchiudono le loro mogli fra quattro mura. Le lasciano andare libere al sq (il mercato), tutti si divertono, e il lavoro va avanti lo stesso. Va avanti cos bene che i francesi si possono permettere di equipaggiare dei forti eserciti e venire qui a spararci addosso. Quindi, prima che Llla Mn potesse raccogliere le idee per passare al contrattacco, Shma presentava la sua teoria sull'origine del primo harem. E, arrivati a questo punto, la faccenda cominciava a farsi seria, perch sia Llla Mn che la madre di Shma cominciavano a gridare che i nostri antenati venivano

insultati e che le nostre sacre tradizioni erano messe in ridicolo. La teoria di Shma era molto interessante - io e Samr ne andavamo pazzi - e suonava pi o meno cos: un tempo gli uomini si combattevano l'un l'altro senza posa, e questo inutile spargimento di sangue arriv a un punto tale che un giorno, di comune accordo, decisero di nominare un sultano che avrebbe avuto il compito di organizzare tutte le cose, di esercitare la sulta, l'autorit, e di dire agli altri cosa dovevano fare. Tutti avrebbero dovuto obbedirgli. Ma come faremo a scegliere tra noi chi far il sultano?, si domandavano gli uomini ogni volta che si riunivano a discutere il problema. Rifletterono a lungo e alla fine uno di loro ebbe un'idea. Il sultano deve avere qualcosa che gli altri non hanno, disse. Rifletterono un altro po', e poi un altro uomo ebbe un'altra idea. Potremmo organizzare una caccia alle donne, sugger, e l'uomo che prender il maggior numero di donne, verr nominato sultano. Idea eccellente, concordarono tutti, ma come si far per provarlo? Quando cominceremo a correre per la foresta ad acchiappare donne, ci perderemo di vista. Ci serve un modo per bloccare le donne una volta che sono prese, cos potremo contarle, e decidere chi il vincitore. E fu cos che nacque l'idea di costruire case: servivano case, con porte e chiavistelli, per tenerci dentro le donne. Samr sugger che poteva essere pi semplice legare le donne agli alberi, visto che avevano le trecce tanto lunghe, ma Shma disse che a quei tempi le donne erano molto robuste, perch correvano nella foresta come gli uomini, e legandone due o tre allo stesso albero, c'era il rischio che questo venisse sradicato.

Inoltre, legare una donna robusta portava via tempo ed energie, senza contare che poteva anche graffiarti la faccia, o darti un calcio in qualche posto innominabile. Costruire le mura e ficcarci dentro le donne, era molto pi pratico. E cos fecero gli uomini. La gara si organizz in tutto il mondo, e il primo round venne vinto dai bizantini. (9) Questi, che erano i peggiori fra tutti i romani, confinavano con gli arabi nel Mediterraneo orientale, dove non perdevano occasione per umiliare i loro vicini. L'imperatore di Bisanzio conquist il mondo, prese un altissimo numero di donne e le rinchiuse nel suo harem, per dimostrare a tutti che era il capo. L'Oriente e l'Occidente si inchinarono a lui. L'Oriente e l'Occidente lo temevano. Ma poi, col passare dei secoli, anche gli arabi cominciarono a imparare come si conquistano terre e donne. Diventarono bravissimi, e sognarono di poter conquistare anche le terre dei bizantini. Fu il califfo Harn al-Rashd che, alla fine, ebbe questo privilegio: nell'anno 181 del calendario islamico (798 d.C.), sconfisse l'imperatore romano, e prosegu conquistando altre parti del mondo. Quando ebbe messo insieme un harem da un migliaio di jriya, o giovani schiave, costru un grande palazzo a Baghdd e le chiuse tutte l dentro, in modo che nessuno potesse dubitare che il Sultano era lui. Gli arabi divennero i sultani del mondo, e misero insieme ancora pi donne. Il califfo Al-Mutawakkil ne cont quattromila. Al-Muqtadir alz la cifra a undicimila.(10) Tutti ne furono molto colpiti - gli arabi diedero ordini e i romani si

inchinarono. Ma mentre gli arabi erano occupati a rinchiudere le donne, i romani e gli altri cristiani unirono le loro forze e decisero di cambiare le regole del potere nel Mediterraneo. Collezionare donne, dichiararono, non aveva pi importanza. Da quel giorno, il sultano sarebbe stato quello che riusciva a costruire le armi e le macchine da guerra pi potenti, comprese armi da fuoco e grandi navi. Solo che i romani e gli altri cristiani decisero di non dire niente agli arabi di questo cambiamento delle regole; lo avrebbero tenuto segreto, tanto per far loro una sorpresa. Cos gli arabi dormivano sonni tranquilli, credendo di conoscere tutte le regole del gioco del potere. A questo punto Shma smetteva di parlare, balzava in piedi e iniziava a mimare la storia per me e per Samr, ignorando del tutto Llla Mn e Lalla Rdiya che protestavano a gran voce. Intanto la zia Habba storceva la bocca per non far vedere che stava sorridendo. Poi Shma si tirava su il suo qams di pizzo bianco per liberare le gambe, e saltava su un divano vuoto. Si stendeva come per dormire, seppelliva la testa sotto uno dei grossi cuscini, si metteva i capelli rossi sulla faccia lentigginosa e diceva: Gli arabi stanno dormendo. Quindi chiudeva gli occhi e cominciava a russare; ma un attimo dopo tornava a saltar su, si guardava intorno come fosse appena uscita da un sonno profondo, e fissava me e Samr come se ci vedesse per la prima volta. Gli arabi, finalmente, si sono svegliati, giusto qualche settimana fa!, diceva. Le ossa di Harn al-Rashd sono diventate polvere, e la polvere si mischiata con la pioggia. La pioggia corsa gi

sino al fiume Tigri, e di l al mare, dove le cose grandi diventano piccole, e si perdono nella furia delle onde. Un re francese regna, ora, su questa parte del mondo. Il suo titolo Prsident de la Rpublique Franaise. Ha un enorme palazzo chiamato l'Eliseo, e - udite udite! - ha solo una moglie. Nessun harem, che si sappia. E quell'unica moglie passa il tempo a girare per le strade con una gonna corta e una profonda scollatura. Tutti possono guardarle il petto e il di dietro, ma nessuno dubita, neanche per un attimo, che il Presidente della Repubblica Francese sia uno degli uomini pi potenti del paese. Il potere degli uomini non si misura pi dal numero di donne che riescono a imprigionare. Ma questo suona nuovo nella medna di Fez, perch gli orologi sono ancora fermi al tempo di Harn alRashd! Poi, Shma tornava con un balzo sul divano, chiudeva gli occhi, e affondava di nuovo la faccia nel cuscino di seta a fiori. Silenzio. Io e Samr andavamo matti per quella storia di Shama, perch lei era un'attrice veramente brava! Io la guardavo sempre da vicino, per imparare ad accompagnare le parole con i movimenti. Si dovevano usare le parole e, al tempo stesso, bisognava muovere il corpo in un modo particolare. Ma non tutti erano rapiti come me e Samr dalla storia di Shma. Sua madre, Llla Rdiya, sulle prime era sgomenta, poi offesa, soprattutto quando Shma menzionava il califfo Harn al-Rashd. Llla Rdiya era una donna di lettere e leggeva libri di storia, cosa che aveva imparato da suo padre, famosa autorit religiosa di Rabt. Llla Radiya non amava la gente che si prendeva gioco

dei califfi, soprattutto quando si trattava di Harn al-Rashd. O Allh, gridava, perdona mia figlia che attacca di nuovo i califfi! e che confonde i bambini! due peccati ugualmente mostruosi. Poveri piccoli, avranno una visione talmente distorta dei loro antenati, se Shma perseverer nel suo errore Llla Rdiya, allora, chiedeva a me e Samr di sederci vicino a lei, per correggere la versione della storia e farci amare il califfo Harn. Era il principe dei califfi, ci diceva, quello che conquist Bisanzio e innalz alta la bandiera dell'Islam sulle capitali cristiane. Insisteva anche che sua figlia era del tutto in errore per quanto riguardava gli harem: erano un'invenzione bellissima. Tutti gli uomini rispettabili provvedono alle loro donne - cos che queste non debbano andare per le strade insicure e piene di pericoli - e danno loro bei palazzi con pavimenti di marmo e fontane, buon cibo, bei vestiti, e gioielli. Che altro occorre a una donna per essere felice? Solo le donne di condizione sociale inferiore, come Lz, la moglie di Ahmed il portinaio, hanno bisogno di lavorare fuori di casa per guadagnarsi da vivere. Quelle a cui questo trauma viene risparmiato, sono delle privilegiate. Spesso io e Samr ci sentivano sopraffatti da tutte queste opinioni contraddittorie, e cos cercavamo di organizzare un minimo le nostre informazioni. I grandi erano proprio disordinati! Un harem ha a che fare con gli uomini e le donne - e questo un fatto. Ha anche a che fare con case, mura e strade - e questo un altro fatto. Tutto ci era molto semplice e facile a visualizzarsi: metti quattro mura in mezzo a una strada, e avrai una casa. Poi,

metti le donne nella casa e lascia gli uomini fuori, e avrai un harem. Ma cosa accadrebbe, provai a chiedere a Samr, se mettessimo gli uomini in casa e lasciassimo andar fuori le donne? Samr disse che stavo complicando tutto, proprio quando stavamo arrivando a capirci qualcosa. Cos acconsentii a rimettere dentro le donne e fuori gli uomini, e andammo avanti nella nostra inchiesta. Il problema era che le mura e tutto il resto funzionavano bene per il nostro harem di Fez, ma non si adattavano affatto all'harem della fattoria. (9) Per un divertente scorcio sugli harem dell'Impero Romano, vedi Sarah B. Pomeroy, Donne in Atene e Roma, trad. di Laura Comoglio, Torino, Einaudi, 1978. (10) La dinastia degli Abbasidi, la seconda dell'impero musulmano, dur cinquecento anni, dal 132 al 6S6 del calendario islamico (750-12S8 d.C.). Fin quando i Mongoli distrussero Baghdd e uccisero il califfo. Harn al-Rashd fu il quinto califfo degli Abbasidi; govern tra il 786 e 1'809 d.C. Le sue conquiste divennero leggendarie, e il suo regno considerato l'apice dell'et d'oro musulmana. Il califfo AI-Mutawakil era il decimo della dinastia (847-86ld.C.), il califfo Al-Muqtadir era il diciannovesimo (908-932 d.C.)

CAPITOLO 6

IL CAVALLO DI TAMU

L'edificio che ospitava l'harem della fattoria era molto grande, aveva un solo piano, la pianta a forma di T, ed era circondato da laghetti e giardini. Il lato destro della casa era riservato alle donne, quello sinistro agli uomini, e una sottile recinzione di bamb alta un paio di metri segnava i hudd (i confini) fra le due parti della casa. Questa, in realt, si componeva di due edifici molto simili tra loro, costruiti retro su retro, con facciate simmetriche e spaziosi colonnati ad archi che mantenevano freschi i saloni e le stanze pi piccole, anche quando fuori faceva caldo, ed erano perfetti per giocare a nascondino. I bambini della fattoria, molto pi spericolati di quelli di Fez, si arrampicavano su quelle colonne a piedi nudi, e saltavano gi come piccoli acrobati Inoltre, non avevano paura dei rospi, delle lucertole e degli animaletti volanti che parevano sempre saltarti addosso ogni volta che attraversavi il corridoio. Il pavimento era fatto di piastrelle bianche e nere, e le colonne erano decorate con un mosaico la cui rara combinazione di giallo pallido e oro piaceva molto a mio nonno, e che non mi era mai capitato di vedere in nessun altro luogo. I giardini erano delimitati da inferriate alte e sottili, in metallo lavorato, con cancelli ad arco che, all'apparenza, erano sempre chiusi,

ma bastava spingerli per avere immediato accesso ai campi aperti. Il giardino degli uomini era adorno di pochi alberi e di molte siepi fiorite che tradivano una cura attenta e meticolosa. Il giardino delle donne aveva tutto un altro aspetto: era sovraccarico di alberi strani e piante bizzarre e animali d'ogni genere, perch ognuna delle mogli di mio nonno rivendicava per s un pezzetto di terreno come proprio giardino personale, e vi coltivava ortaggi e allevava galline, anatre e pavoni. Nel giardino delle donne non si poteva fare una passeggiata senza sconfinare sulla propriet altrui, e gli animali inseguivano gli intrusi dappertutto, anche sotto i portici del colonnato, facendo un baccano del diavolo, in stridente contrasto col silenzio monastico che caratterizzava il giardino degli uomini. All'edificio principale della fattoria, si aggiungeva una serie di padiglioni sparsi un po' dovunque tutto intorno. Jasmna viveva in uno di questi padiglioni, a destra della casa. Era un dettaglio su cui aveva molto insistito con il nonno, spiegandogli che doveva stare il pi lontano possibile da Llla Tharwa. Quest'ultima aveva il suo padiglione indipendente situato nel complesso principale, con specchi da muro a muro, soffitti decorati in legno intagliato e dipinto, specchiere e candelabri. Il padiglione di Jasmna, invece, consisteva in una stanza spaziosa e molto semplice, priva d ogni lusso. A lei di questo non importava nulla, fintanto che poteva starsene lontana dall'edificio principale, avere spazio a sufficienza per i suoi esperimenti con alberi e fiori, e allevare ogni sorta di anatre e pavoni. Il padiglione di Jasmna aveva anche un secondo piano, costruito

appositamente per Tm, una donna venuta dal nord, fuggita dalla guerra che infuriava sui monti del Rf. Jasmna si era presa cura di lei quando era ammalata, e le due donne erano diventate buone amiche. Tm arriv nel 1926, dopo la sconfitta di 'Abdelkarm da parte degli eserciti francesi e spagnoli. Un bel mattino, quand'era ancora presto, apparve all'orizzonte della bassa piana del Gharb in sella a un cavallo spagnolo, avvolta in un mantello bianco di foggia maschile e con in testa un copricapo femminile, per non farsi sparare dai soldati. Tutte le donne dell'harem amavano raccontare del suo arrivo alla fattoria, ed era una storia bella come quelle delle Mille e una notte: anche pi bella, visto che la protagonista era l presente in carne e ossa, ad ascoltare e sorridere. Tm era apparsa quel mattino con indosso dei pesanti bracciali berberi d'argento completi di borchie acuminate, il tipo di bracciali che, se necessario, possono essere usati per difesa. Aveva anche un khanjar, un pugnale, che le pendeva dal fianco destro, e un vero fucile spagnolo che teneva nascosto nella sella, coperto dal mantello. Aveva un viso triangolare, con un tatuaggio verde sul mento appuntito, occhi neri penetranti capaci di fissare le persone senza battere ciglio, e una lunga treccia color rame che le penzolava sulla spalla sinistra. Si ferm a pochi metri dalla fattoria e chiese di essere ricevuta dal padrone di casa. Nessuno lo sapeva, quel mattino, ma la vita alla fattoria non sarebbe pi stata la stessa. Perch Tm veniva dal Rf ed era un'eroina di guerra. Tutto il Marocco

ammirava la gente del Rf - la sola gente che avesse continuato a combattere gli stranieri quando tutto il resto del paese si era gi arreso da tempo - ed ecco che ora questa donna, in guisa di guerriero, attraversando la frontiera di Arbawa, se ne veniva tutta sola nella zona francese, in cerca di soccorsi. E, dal momento che era un'eroina di guerra, certe regole a lei non si applicavano. Si comportava come se non avesse la bench minima conoscenza in fatto di tradizione. Il nonno, probabilmente, si innamor di lei fin dal primo momento in cui la vide, ma non se ne rese conto per mesi, tanto complesse erano state le circostanze del loro incontro Tm era venuta alla fattoria con una missione ben precisa. La sua gente era caduta in un agguato nella zona spagnola, e aveva bisogno di soccorso. Il nonno si diede da fare per aiutarla, firmando prima di tutto un frettoloso contratto di matrimonio per giustificare la presenza della donna alla fattoria, nel caso in cui la polizia francese fosse venuta a cercarla. Fatto questo, Tm gli chiese di aiutarla a trasportare le provviste e le medicine necessarie alla sua gente. C'erano molti feriti e, dopo che 'Abdelkarm era stato battuto, ogni villaggio doveva arrangiarsi per conto suo, se voleva sopravvivere. Il nonno le diede le provviste, e lei part di notte con due carri, procedendo lentamente e a luci spente sul bordo della strada. Due braccianti della fattoria, fingendosi mercanti, la precedevano sui loro asini, in avanscoperta, con le torce in mano, per fare segnali ai carri che venivano dietro, nel caso ci fossero stati dei problemi. Quando, alcuni giorni dopo, Tm fece ritorno alla fattoria di mio nonno, uno dei carri era carico di cadaveri coperti di frasche. Erano i corpi di suo padre, di suo

marito e dei suoi due bambini, un maschio e una femmina. Tm rimase l, in piedi e in silenzio, mentre i corpi venivano scaricati dal carro. Poi, le donne le portarono un panchetto per sedersi, e lei rimase l seduta, a guardare gli uomini che scavavano le fosse, vi calavano i corpi e le ricoprivano di terra. Non pianse. Per camuffare le fosse, gli uomini piantarono dei fiori. Quando ebbero finito, Tm non riusciva a reggersi in piedi; allora il nonno chiam Jasmna, e questa si pass un braccio di Tm intorno alle spalle, la condusse al suo padiglione, e la mise a letto. Nei mesi che seguirono, Tm non parl, e tutti pensarono che avesse perduto la capacit di farlo. Per urlava regolarmente nel sonno, quando nei suoi incubi fronteggiava nemici invisibili. Non appena chiudeva gli occhi, si ritrovava in guerra: allora saltava su in piedi, oppure si buttava in ginocchio, e per tutto il tempo implorava piet in spagnolo. Aveva bisogno di qualcuno che l'aiutasse a superare quel dolore, senza farle domande invadenti e senza rivelare alcunch ai soldati francesi e spagnoli che, a quanto si diceva, stavano facendo indagini dall'altra parte del fiume. Jasmna poteva farlo, era la persona giusta. Cos, si prese in casa Tm, e l'assistette, prendendosi cura di lei per mesi, fino a che guar. Un bel mattino, Tm fu vista accarezzare un gatto e mettersi un fiore tra i capelli, e la sera stessa Jasmna organizz una festa per lei. Tutte le donne si riunirono nel suo padiglione e cantarono per farla sentire a casa. Quella sera, Tm sorrise un paio di volte, e chiese di un cavallo che le sarebbe piaciuto cavalcare il giorno dopo. La sola presenza di quella donna cambi ogni cosa. Il suo stesso corpo minuto

pareva l'eco delle violente convulsioni che laceravano il paese. Avvertiva spesso l'urgenza selvaggia di correre su veloci cavalli e di fare ogni sorta di acrobazie; era il suo modo di combattere il dolore e di trovare un senso, sia pur effimero, alla vita. Invece di esserne gelose, Jasmna e le altre donne dell'harem l'ammiravano sempre pi: per molte ragioni, ma soprattutto per le tante abilit che dimostrava di avere e che, di norma, non erano appannaggio delle donne. Quando si riprese del tutto, e ricominci a parlare, scoprirono che sapeva usare la pistola, parlare bene lo spagnolo, saltare in alto, fare una capriola dopo l'altra senza che le girasse la testa, e perfino imprecare in diverse lingue. Nata in una regione montuosa costantemente attraversata da eserciti stranieri, era cresciuta confondendo la vita con la lotta e il riposo con la corsa. La sua presenza alla fattoria, con i suoi tatuaggi, il pugnale, i bracciali aggressivi, e quel continuo andare a cavallo, faceva capire alle altre donne che c'erano molti modi di essere belle. Combattere, imprecare, e ignorare la tradizione potevano rendere una donna irresistibile. Tm divenne una leggenda nel momento stesso in cui comparve. Rendeva gli altri consapevoli della loro forza interiore, della loro capacit di resistere a qualsiasi avversit. Durante la malattia di Tm, il Nonno andava tutti i giorni al padiglione di Jasmna per chiedere notizie sul suo stato di salute. Per, quando lei si riprese e chiese un cavallo, ne fu molto turbato, perch temeva che se ne sarebbe andata via. Per quanto fosse felice al vedere com'era tornata bella - di nuovo cos ardita ed esuberante, con la sua treccia color rame, i pungenti occhi neri, e il mento

tatuato di verde - non era sicuro dei sentimenti di lei. In fondo, quella donna non era realmente sua moglie. Il loro matrimonio non era nulla pi di un accordo legale, e dopo tutto lei era un guerriero, poteva andarsene in qualsiasi momento, e scomparire all'orizzonte verso il nord. Cos il Nonno Tz chiese a Jasmna di andare con lui a fare una passeggiata nei campi, e le parl di questi suoi timori. Anche Jasmna ne fu impensierita, perch aveva una grande ammirazione per Tm, e avrebbe voluto che non andasse pi via. Allora sugger al nonno di chiedere a Tm di passare la notte con lui, facendo questo ragionamento: Se dice di s, vuol dire che non sta pensando di andare via. Se dice di no, allora vuole dire che se ne andr. Il nonno ritorn al padiglione e parl in privato con Tm, mentre la nonna aspettava fuori. Ma quando usc, Jasmna si accorse che sorrideva, e cap che Tm aveva accettato l'offerta di entrare a fare parte dell' harem. Mesi dopo, il nonno fece costruire per Tm un nuovo padiglione sopra quello di Jasmna e, da allora in poi, la loro casa a due piani, fuori dall'edificio principale, divenne ufficialmente il quartier generale delle gare di corsa a cavallo e della solidariet tra le donne. Non appena il secondo piano della loro casa fu completato, una delle prime cose che fecero Jasmna e Tm fu piantare un banano in modo che Yaya, la moglie nera di mio Nonno, si sentisse a casa. Yaya, la pi tranquilla di tutto l'harem, era una donna alta e allampanata, e nel suo caffettano giallo, con il viso minuto e gli occhi sognanti, aveva un'aria fragilissima. Le piaceva cambiare

turbante a seconda dei suoi umori, ma il suo colore preferito era il giallo - come il sole. Ti d luce. Era facile ai raffreddori, parlava arabo con uno strano accento, e non legava molto con le altre donne, ma restava volentieri in camera sua. Non era passato molto tempo dal suo arrivo, che le altre decisero, di comune accordo, di sollevarla dalla sua parte di faccende domestiche, tanto pareva delicata. In cambio, lei promise di raccontare loro una storia alla settimana, descrivendo la vita al suo villaggio natio, gi nel profondo sud, nella terra del Sudan, la terra dei neri, dove non crescono gli aranci e gli alberi di limoni, ma in compenso abbondano le banane e le noci di cocco. Yaya non ricordava il nome del villaggio, ma questo non le imped di diventare, con la zia Habba, l'altra narratrice ufficiale dell'harem. Il Nonno l'aiutava a rimpolpare la sua provvista di storie leggendo ad alta voce brani di libri sulle terre del Sudan, sui regni di Songhi e Ghana, sulle porte d'oro di Timbuktu, e su tutte le meraviglie delle foreste del sud che nascondono il sole. Yaya diceva che i bianchi sono comuni - li trovi ovunque, ai quattro angoli dell'universo - ma i neri sono una razza speciale, perch esistono soltanto in Sudan e nelle terre limitrofe, a sud del deserto del Sahara. Nelle sere destinate ai racconti di Yaya, le donne si riunivano nella sua stanza e si passavano vassoi di t, mentre lei parlava della sua patria meravigliosa. Dopo qualche anno, le donne conoscevano ogni dettaglio della sua vita cos bene, che quando lei esitava o cominciava a dubitare della fedelt della sua memoria, erano in grado di imbeccarla. E un giorno, dopo averla ascoltata descrivere il suo villaggio, Tm disse: Se tutto quello che ti serve per sentirti a casa in questa fattoria un albero

di banane, noi te ne pianteremo uno proprio qui. All'inizio, ovviamente, nessuno credeva che fosse possibile far crescere un banano nel Gharb, dove i venti del nord soffiano dalla Spagna e nuvole pesanti accorrono dall'Oceano Atlantico. (11) Ma il difficile fu procurarsi l'albero. Tm e Jasmna dovettero pi volte spiegare che aspetto avesse un albero di banane a tutti i mercanti nomadi che passavano con i loro asini, finch finalmente qualcuno gliene port un esemplare dalla regione di Marrkesh. Yaya era cos contenta di vederlo che se ne prese cura come di un bambino, correndo a coprirlo con un gran lenzuolo bianco ogni volta che tirava un vento freddo. Anni dopo, quando il banano fece i primi frutti, le donne organizzarono una festa, e Yaya, indossati tre caffettani gialli, si mise dei fiori sul turbante e and danzando verso il fiume, pazza di gioia. Davvero, non c'erano limiti a quello che le donne potevano fare, nella fattoria. Era loro possibile coltivare piante esotiche, cavalcare, e muoversi liberamente nei dintorni - o almeno, cos sembrava. Al confronto, il nostro harem di Fez era come una prigione. Jasmna arrivava a dire che la cosa peggiore, per una donna, era l'essere tagliata fuori dalla natura. La natura la migliore amica della donna, diceva spesso. Quando hai dei problemi, tutto quello che devi fare nuotare nell'acqua, stenderti su un prato, o guardare le stelle. cos che una donna cura le sue paure. (11) Questo nel 1940. Ora, grazie alla tecnologia moderna, in tutta la piana del Gharb si producono banane e altri frutti equatoriali.

CAPITOLO 7

L'HAREM DENTRO

Il nostro harem di Fez era circondato da alte mura e, a eccezione del piccolo ritaglio squadrato del cielo visibile dal cortile, la natura non esisteva affatto. Certo, se una donna correva su in terrazza, poteva ben accorgersi che il cielo era pi grande della casa, pi grande di ogni cosa; ma, gi dal cortile, la natura pareva una cosa irrilevante. La sostituivano i disegni geometrici e floreali riprodotti sulle mattonelle, gli stucchi e i pannelli in legno intagliato. Gli unici fiori di strabiliante bellezza che avevamo in casa nostra, erano quelli dei broccati a colori che rivestivano i divani, e dei tendaggi in seta ricamata che ombreggiavano porte e finestre. Non si poteva, tanto per dirne una, aprire una persiana e guardar fuori, quando veniva voglia di evadere. Tutte le finestre davano sul cortile. Non ce n'era nessuna che si aprisse sulla strada. Una volta all'anno, in primavera, andavamo a fare un nzha, o picnic, alla fattoria di mio zio a Wd Fez, dieci chilometri fuori citt. Gli adulti importanti andavano in macchina, mentre i bambini, le zie divorziate e altri parenti, venivano caricati su due grossi camion noleggiati per l'occasione. La zia Habba e Shma si portavano sempre i tamburelli, e, per tutto il tragitto,

facevano un tale baccano da far uscire di senno il povero autista. Se voi signore non la smettete, gridava, mi farete andare fuori strada e finiremo tutti nel fondovalle. Ma le minacce non servivano a nulla, e la sua voce veniva travolta dal suono dei tamburelli e dei battimani. Il giorno del picnic, tutti si svegliavano all'alba e si mettevano a sfaccendare nel cortile come se si trattasse di una festa religiosa, con gruppi di persone che preparavano qua e l bevande e vettovaglie, e dappertutto si facevano fagotti di tende e tappeti. Shma e mia madre erano addette alle altalene. Senza le altalene, che picnic ?, dicevano tutte le volte che mio padre suggeriva loro di lasciarle a casa, almeno per una volta, perch appenderle agli alberi era un'impresa che portava via parecchio tempo. E poi, aggiungeva, tanto per provocare mia madre, le altalene vanno bene per i bambini, ma quando ci salgono gli adulti, con tutto il loro peso, i poveri alberi se la vedono brutta. Mentre pap parlava, aspettando che la mamma si arrabbiasse, lei continuava semplicemente a impacchettare le altalene e le funi per legarle, senza degnarlo neanche di uno sguardo. Shma cantava ad alta voce: Se gli uomini non possono appendere altalene\ le donne lo faranno da sole\ Lallallalla, imitando l'acuta melodia del nostro inno nazionale Maghrbun watanun(12) (O Marocco, patria nostra). Intanto, io e Samr cercavamo febbrilmente le nostre pantofole di corda perch le nostre madri, tutte prese dai loro progetti, non ci davano alcun aiuto - e Llla Mn contava il numero dei piatti e dei bicchieri tanto per rendersi conto del danno, e vedere quanti se ne saranno rotti alla fine della giornata.

Per lei, del picnic se ne poteva fare tranquillamente a meno, come era solita dire, tanto pi che, stando alla tradizione, la sua origine era dubbia. Non se ne parla nel Hadth, diceva, e, per quanto ne so io, potrebbe anche essere annoverato tra i peccati, nel Giorno del Giudizio. (13) Arrivavamo alla fattoria a met mattina, equipaggiati con dozzine di tappeti, divani leggeri e knn (14). Una volta srotolati i tappeti, vi si collocavano sopra i divani, veniva accesa la brace, e si cucinavano alla griglia degli spiedini misti di carne d'agnello e verdura. I bollitori del t cantavano insieme agli uccelli. Poi, dopo il pranzo, alcune donne si sparpagliavano nei boschi e nei campi alla ricerca di fiori, erbe, e altri tipi di piante da usare per trattamenti di bellezza. Altre, invece, facevano la fila per andare in altalena. Solo dopo il tramonto si intraprendeva il viaggio di ritorno, e una volta a casa, il portone si chiudeva alle nostre spalle. Mia madre si sentiva triste per diversi giorni. Quando si passa una giornata intera in mezzo agli alberi, diceva, svegliarsi con un orizzonte fatto di pareti diventa intollerabile. Per entrare in casa nostra, non c'era altra via se non quella di passare dal portone principale, controllato da Ahmed il portinaio. Ma per uscire, un altro modo c'era: passare dalla terrazza a livello del tetto. Dalla nostra terrazza, si poteva saltare su quella dei vicini, e poi uscire in strada usando il loro portone. Ufficialmente, la chiave della terrazza era in possesso di Llla Mn, e Ahmed spegneva le luci delle scale dopo il tramonto. Ma dato che la terrazza, durante il

giorno, veniva continuamente usata per ogni sorta di attivit domestica - sia per prendere le olive conservate lass dentro grosse giare, sia per lavare e stendere il bucato - le chiavi venivano spesso lasciate alla zia Habba, che occupava la stanza pi vicina alla terrazza. La via d'uscita dalla terrazza era poco sorvegliata, per il semplice motivo che arrivare da l sulla strada era un'impresa piuttosto complicata. Bisognava essere molto brave in tre cose: arrampicarsi, saltare e atterrare con grazia. La maggior parte delle donne era in grado di arrampicarsi e saltare con una certa abilit, ma non molte sapevano atterrare con grazia. Perci, di tanto in tanto, qualcuna tornava a casa con una caviglia fasciata, e tutte le altre capivano subito cosa aveva combinato. La prima volta che tornai gi dalla terrazza con le ginocchia sanguinanti, mia madre mi spieg che il problema principale, nella vita di una donna, era di escogitare il modo migliore per atterrare. Ogni volta che stai per imbarcarti in un'impresa, disse, devi pensare non a come spiccherai il volo, ma a come arriverai a terra. Quindi, quando ti verr voglia di volare, pensa a come e dove andrai a cadere. Ma c'era anche un'altra e pi solenne ragione per CUI Shma e la mamma non vedevano nella fuga dalla terrazza una valida alternativa all'uso del portone. La via della terrazza aveva una dimensione illecita e clandestina che suscitava repulsione in chi si batteva per il principio del diritto di ogni donna alla libert di movimento. Confrontarsi con Ahmed alla porta era un'azione eroica. Fuggire dalla terrazza non lo era, e non aveva in s quell'ispirato e sovversivo empito di

emancipazione. Nessuno di questi intrighi si attagliava, ovviamente, alla fattoria di Jasmna. Il portone o il cancello non avevano quasi senso, dato che non c'erano mura. E per fare un harem, pensavo, c' bisogno di una barriera, o di un confine. Quell'estate, andai in visita da Jasmna e le raccontai la storiella di Shma sulla nascita degli harem. Quando mi accorsi che mi ascoltava, decisi di fare sfoggio di tutte le mie conoscenze in materia di storia, e cominciai a parlarle dei romani e dei loro harem, e di come gli arabi erano diventati sultani del mondo grazie alle mille donne del califfo Harun al-Rashd, e, infine, di come i cristiani avevano ingannato gli arabi cambiando loro le regole durante il sonno. Al sentire questa storia, Jasmna si fece un sacco di risate, e disse che era troppo illetterata per valutare i fatti storici, ma che tutto quello che avevo detto le suonava tanto buffo quanto sensato. Allora le chiesi se quello che aveva detto Shma era vero o falso, e lei mi rispose che dovevo rilassarmi riguardo a questa faccenda di ci che vero o falso, giusto o sbagliato. Disse che c'erano cose che potevano essere l'uno e l'altro, e cose che non potevano essere n l'uno n l'altro. Le parole sono come le cipolle, disse. Pi pelli togli, pi significati incontri. E quando inizi a scoprire cos tanti significati, allora "giusto" e "sbagliato" perdono di importanza. Queste domande sugli harem che tu e Samr andate facendo, sono tutte belle e buone, ma ci sar sempre qualcos'altro da scoprire. E poi aggiunse: Adesso ti pelo un'altra pelle della questione. Ma ricordati, solo una fra le tante. La parola harem, disse, era una leggera variante della parola harm, il

proibito, il "vietato". Questa, a sua volta, era il contrario della parola hall, il "lecito", il "consentito. L'harem era un posto dove un uomo dava rifugio alla sua famiglia, alla moglie o alle mogli, ai figli e ai congiunti. Poteva essere una casa o una tenda, e il termine poteva essere riferito sia allo spazio che alla gente che vi abitava. Si diceva l'harem del signor Pinco Pallino per designare sia i membri della sua famiglia che la sua dimora fisica. Riuscii a vederci pi chiaro quando Jasmna mi spieg che la Mecca, la citt sacra, veniva anche chiamata Harm. La Mecca era uno spazio dove il comportamento era rigidamente codificato. Nel momento in cui vi si metteva piede, si era vincolati da un gran numero di leggi e di regole. Le persone che entravano alla Mecca dovevano essere pure: dovevano eseguire dei rituali di purificazione e astenersi dal mentire imbrogliare e commettere azioni dannose. La citt apparteneva ad Allh, e si doveva obbedire alla sua shar'a, o legge sacra, quando si faceva ingresso nel suo territorio. La stessa cosa si applicava a un harem, quando il termine stava a designare la casa di propriet di un uomo. Nessun altro uomo poteva entrarvi senza il permesso del proprietario e una volta entrati, si dovevano rispettare le sue regole. L'harem aveva a che fare con lo spazio privato e le norme che lo regolano. Senza contare, diceva Jasmna, che per fare un harem, le mura non sono indispensabili. Una volta che si sa cosa proibito, l'harem qualcosa che ci si porta dentro. Ce l'hai nella testa, scolpito sotto la fronte e sotto la pelle. Quest'idea di un harem invisibile, di una legge tatuata nel cervello, mi turbava

e spaventava; non mi piaceva per niente, e chiesi alla nonna di spiegarsi meglio. Sebbene priva di mura, disse Jasmina, la fattoria era nondimeno un harem. C' bisogno di mura solo dove ci sono delle strade! allora non c'era alcun bisogno di portoni, perch si stava in mezzo ai campi e non passava nessuno. Le donne potevano andarsene libere per la campagna, perch non c'erano stranieri in giro a sbirciarle: potevano camminare, o cavalcare, per ore, senza vedere anima viva. Ma se per caso incontravano un contadino, e quello si accorgeva che non erano velate, allora si copriva la testa col cappuccio della sua jallbiyya, per mostrare che non le guardava. In questo caso, disse Jasmna, l'harem era nella testa del contadino, scolpito da qualche parte sotto la sua fronte: le donne della fattoria erano propriet di Sdi Tz, e il contadino, quindi, sapeva di non avere il diritto di guardarle. Questa faccenda di andarsene in giro con un limite dentro la testa mi disturbava, e con discrezione mi portai la mano alla fronte per assicurarmi che fosse bella liscia, tanto per vedere se casomai io potevo essere libera dall'harem. Ma proprio allora la Spiegazione di Jasmna si fece ancora pi allarmante, Perch la cosa che disse subito dopo fu che ogni spazio aveva delle regole invisibili sue proprie e, al momento di entrarvi, bisognava capire quali fossero. E quando dico spazio, continu, pu essere uno spazio qualunque - un cortile, una terrazza, una stanza, anche la strada, se per questo. Dovunque vi siano esseri umani, la c' una q'ida, ovvero una "norma" invisibile. Se ti attieni alla q'ida, non pu accaderti nulla di male. In arabo, mi ricord, q'ida significa

molte cose diverse, ma tutte condividevano la stessa premessa di base. Una legge matematica o un sistema legale era una q'ida, e cos anche le fondamenta di un edificio. Q'ida era anche un costume o un codice di comportamento. Q'ida era dappertutto. Poi aggiunse qualcosa che mi spavent davvero: Sfortunatamente, nella maggior parte dei casi, q'ida qualcosa che va contro le donne. Perch?, domandai. Questo non giusto, vero?, e mi feci pi vicina, per non perdermi neanche una sillaba della sua risposta. Il mondo, disse Jasmna, non era concepito per essere giusto con le donne; le regole erano fatte in maniera tale da danneggiarle sempre, in un modo o nell'altro. Per esempio, disse, sia gli uomini che le donne lavorano dall'alba fino a notte fonda, ma gli uomini guadagnano soldi e le donne no - questa era una di quelle regole invisibili. E quando una donna lavora duro, e non guadagna soldi, allora si pu dire che sta rinchiusa in un harem, anche se non se ne vedono le mura. Forse le regole sono spietate perch non sono fatte dalle donne, fu il commento finale di Jasmna. Ma perch non sono fatte dalle donne?, chiesi. Nel momento in cui le donne si sveglieranno e invece di cucinare a puntino e lavar piatti tutto il tempo, cominceranno a porsi questa domanda, rispose lei allora troveranno il modo di cambiare le regole e di capovolgere l'intero pianeta. Quanto ci vorr?, le chiesi, e Jasmna disse: Molto tempo. Allora le domandai se poteva insegnarmi come fare a indovinare quella regola invisibile, o q'ida che dir si voglia, ogni volta che mettevo piede in uno spazio nuovo. Non c'erano dei segnali, o qualcosa di tangibile che potessi cercare? No,

disse, purtroppo no, non c'erano indicazioni tranne la violenza che seguiva il fatto; perch, nel momento in cui avessi disobbedito a una qualunque di queste regole invisibili, mi avrebbero fatto del male. Comunque, osserv, molte delle cose che alla gente piace di pi fare nella vita, come andarsene a spasso, scoprire il mondo, cantare, danzare, esprimere un'opinione, erano spesso annoverate nella categoria del proibito. In effetti la q'ida, o regola invisibile, poteva essere molto peggiore delle mura e dei cancelli. Con mura e cancelli, almeno si sa cosa ci si aspetta da noi. A queste parole, quasi desiderai che tutte le regole si materializzassero all'improvviso in frontiere e pareti visibili proprio davanti ai miei occhi. Ma poi mi venne un altro pensiero sgradevole. Se la fattoria di Jasmna era un harem, a dispetto del fatto che non aveva mura visibili, allora cos'era la hurriyya, la libert? La misi a parte di questo pensiero, e Jasmna mi parve un po' preoccupata: disse che avrebbe voluto che giocassi come gli altri bambini, invece di tormentarmi il cervello con tutta questa faccenda di mura, regole, costrizioni, e il significato di hurriyya. Ti perderai la felicit, se penserai troppo alle mura e alle regole, mia cara bambina, mi disse. La meta ultima nella vita di una donna la felicit. Perci non passare il tempo a cercarti dei muri dove sbattere la testa. Per farmi ridere, Jasmna si alz in piedi, and al muro, e finse di sbatterci contro la testa, gridando: Ahi, ahi! Il muro fa male! Il muro mio nemico!. Io scoppiai a ridere, sollevata al vedere che, a dispetto di tutto, l'allegria era ancora a portata di mano. Lei mi guard e si port un dito alla tempia, Capisci quello che voglio

dire?. Certo che capivo quello che volevi dire, Jasmna, e la felicit sembrava assolutamente possibile - a dispetto di tutti gli harem, visibili e invisibili. Corsi ad abbracciarla, e mentre mi teneva stretta e mi lasciava giocare con le sue perline rosa, le bisbigliai all'orecchio: Ti voglio bene Jasmna, davvero. Pensi che sar una donna felice?. Ma certo che sarai felice!, esclam. Sarai una signora colta e moderna. Realizzerai il sogno dei nazionalisti: imparerai lingue straniere, avrai un passaporto, divorerai libri, e parlerai come un'autorit religiosa. Come minimo, starai certo meglio di tua madre. Ricorda che persino io, ignorante e legata alla tradizione come sono, sono riuscita a spremere un po' di felicit da questa vita dannata. Per questo non voglio che ti fissi tutto il tempo su confini e barriere. Voglio che ti concentri sul divertimento, le risate e la felicit. Questo un buon progetto, per una signorina ambiziosa. (12) Maghrb il nome arabo per Marocco, la terra del sole calante,da Gharb, ovest. (13) Col termine hadth si indica una raccolta di gesta e detti del Profeta Muhammad. Redatti dopo la sua morte, sono considerati una delle fonti fondamentali dell'Islm (la prima il Corano, il libro rivelato direttamente da Allh al suo Profeta). (14)I knn sono dei bracieri portatili, in terracotta o metallo: gli equivalenti

marocchini dei barbecues.

CAPITOLO 8

LAVAPIATTI ACQUATICHE

La fattoria di Jasmna distava solo poche ore di viaggio da casa nostra, ma era come se si trovasse su un'isola remota del Mar della Cina, quelle delle storie narrate dalla zia Habba. L, le donne facevano cose che in citt erano inaudite, come pescare, arrampicarsi sugli alberi, e fare il bagno in un torrente che correva a incontrare le acque del fiume Sab, per proseguire in direzione dell'Oceano Atlantico. Dopo l'arrivo di Tm dal nord, le donne avevano persino cominciato a organizzare gare di corsa a cavallo. Gi da prima andavano a cavallo, ma con discrezione, quando gli uomini non c'erano, e senza mai spingersi molto lontano. Tm trasform semplici cavalcate in rituali solenni, con regole fisse, esercitazioni, premi in palio e fastose premiazioni. L'ultima concorrente a tagliare il traguardo doveva preparare il premio per la vincitrice, e questo consisteva in un'enorme bastla, la pi squisita di tutte le prelibate vivande di Allh. La bastla una pietanza e al tempo stesso un dessert, dolce e salata, e i suoi ingredienti di base sono le noci e la carne di piccione, lo zucchero e la cannella. Oh! La bastla croccante da mordere, e va mangiata con

gesti delicati, facendo molta attenzione e senza avere fretta, altrimenti si rischia di imbrattarsi tutta la faccia di zucchero e cannella. Ci vogliono dei giorni per preparare la bastla, perch e fatta di diversi strati di sfoglia sottilissima, quasi trasparente, ripieni di mandorle tostate e tritate grossolanamente, insieme a molte altre deliziose sorprese. Jasmna ripeteva spesso che se le donne fossero intelligenti si metterebbero a venderla, quella delizia, e a ricavarci denaro, invece di servirla come parte dei loro banali doveri domestici. Ad eccezione di Llla Tharwa, che era una donna di citt, dal colorito pallido e smorto, quasi tutte le altre donne dell'harem avevano gli inequivocabili tratti rurali delle regioni montuose del Marocco. Inoltre, al contrario di Llla Tharwa che non sbrigava mai nessun tipo di lavoro domestico, e lasciava i suoi tre caffettani sciolti fino a coprire le caviglie, le altre donne erano solite infilarsi le vesti nelle cinture, e tirarsi su le maniche con l'aiuto di elastici colorati disposti in modo da sembrare il tradizionale takhml.l(15) Questo abbigliamento permetteva loro di muoversi a proprio agio durante il giorno, per sbrigare le faccende domestiche e dare da mangiare a persone e animali. Una preoccupazione costante delle donne, laggi alla fattoria, era il modo di rendere pi piacevoli i lavori di casa, e un giorno Mabruka, che amava nuotare, sugger di lavare i piatti nel fiume. Llla Tharwa, scandalizzata, respinse l'idea come del tutto contraria alla civilt musulmana. Voi contadine finirete per distruggere la reputazione di questa casa, disse, fumante di rabbia, proprio

come il venerabile storico Ibn Khaldn ha predetto sei secoli fa nella sua Muqaddima, quando disse che l'Islm era una cultura essenzialmente cittadina, e che i contadini rappresentavano una minaccia. (16) Un cos alto numero di concubine originarie delle montagne, non poteva che portare disgrazia. Jasmna contrattacc, dicendo che Llla Tharwa sarebbe stata pi utile alla civilt musulmana se avesse smesso di leggere vecchi libri e si fosse messa a lavorare come tutti gli altri. Ma questa era cos gelosa del fatto che le altre donne tentassero di divertirsi, che riport la questione al nonno e convoc da lui Jasmna e Mabrka. Il nonno, allora, chiese di essere messo al corrente del progetto, e le due donne gli esposero la loro idea di lavare i piatti nel fiume, aggiungendo che, sebbene entrambe contadine e illetterate, non erano delle sceme, e non potevano prendere per oro colato le parole di Ibn Khaldn. Dopo tutto, dissero, non era che uno storico. Avrebbero volentieri rinunciato al progetto, se Llla Tharwa avesse prodotto una fatwa ovvero, un parere delle autorit religiose della moschea di Qarwiyyn che vietava alle donne di lavare i piatti nei fiumi, ma fino a quel momento, avrebbero fatto a modo loro. Dopo tutto, il fiume l'aveva creato Allh per manifestare la sua potenza, e se, in ogni caso, nuotare fosse stato un peccato, ne avrebbero reso conto solo a Lui, una volta per tutte, nel Giorno del Giudizio. Il nonno, colpito dalla loro logica, aggiorn la seduta, dicendosi felice che l'Islm lasciasse la responsabilit alla coscienza individuale. Alla fattoria, come in tutti gli harem, i lavori domestici erano eseguiti secondo

un rigido sistema di rotazione. Le donne si organizzavano in piccole squadre formate secondo criteri di amicizia e interessi in comune, e i compiti venivano cos equamente distribuiti. La squadra che una settimana preparava i pasti, la settimana seguente era addetta alla pulizia dei pavimenti, la settimana dopo ancora preparava il te e le bevande, e nella quarta settimana si occupava del bucato. La quinta settimana era destinata al riposo. Di rado tutte le donne si univano in un unico gruppo per eseguire un lavoro. Un'eccezione a questa regola era il lavaggio di piatti e stoviglie, quel compito ingrato che, in seguito all'idea di Mabrka, fu trasformato (almeno nelle estati in cui mi trovavo l) in un fantastico spettacolo acquatico, completo di partecipanti, spettatori e ragazze pon-pon. Le donne stavano in piedi nel torrente disposte su due file. Quelle della prima fila erano immerse nell'acqua solo fino al ginocchio, e rimanevano quasi completamente vestite, In seconda fila, dove solo le buone nuotatrici avevano il permesso di stare, l'acqua arrivava alla vita, e le donne erano semisvestite, con il solo qams rincalzato il pi possibile nelle cinture strette per l'occasione. In pi, se ne stavano a capo scoperto, perch sarebbe stato arduo lottare contro la corrente e al tempo stesso preoccuparsi di non perdere sciarpe di seta e preziosi turbanti. La prima fila intraprendeva la pulizia iniziale, sfregando pentole, tegami e tjn (utensili in terracotta) con la tadaqq, un impasto di sabbia e terra delle rive del torrente. Quindi, via acqua, passavano pentole e tegami alla seconda fila per un'ulteriore pulitura mentre il resto delle stoviglie circolava contro corrente di mano in mano, con l'acqua che lavava via la tadaqq.

Finalmente Mabrka, la stella del nuoto, appariva sulla scena. Rapita da un villaggio costiero nei pressi di Agadir durante la guerra civile che segu alla presa del potere da parte dei francesi, Mabrka aveva passato l'infanzia a tuffarsi nell'Oceano da alte scogliere. Non solo sapeva nuotare come un pesce e starsene a lungo sott'acqua, ma le era anche capitato pi volte di dover salvare donne dell'harem che rischiavano di venir trascinate dalla corrente fino a Kenitra, alla foce del fiume Sab. Il suo compito durante le spedizioni di lavaggio dei piatti era quello di andare a riprendere tutte le pentole e i tegami che scappavano di mano alle altre, lottare con la corrente, e riportarli a riva. Le donne si sprecavano in applausi e ovazioni, ogni volta che Mabrka emergeva dall'acqua con una pentola o un tegame sulla testa; e la criminale che si era lasciata sfuggire la stoviglia, doveva esaudirle un desiderio quella sera stessa. Il desiderio variava a seconda delle abilit della colpevole. Ogni volta che a sbagliare era Jasmna, Mabrka le chiedeva delle sfinj, le incomparabili ciambelle della nonna. Quando tutte le stoviglie erano state lavate, venivano rimandate a Jasmna, che le passava a Krisha, l'uomo chiave dell'intera operazione. Krisha, che letteralmente significa "trippa", era il soprannome che le signore avevano affibbiato a Muhammad el-Gharbaw, il loro cocchiere preferito, e anche il pi viziato. Krisha era nativo del Gharb, la grande piana vicino al mare fra Tangeri e Fez. Viveva con sua moglie Zna a poche centinaia di metri dalla fattoria; non aveva mai lasciato il suo villaggio natio e non riteneva di aver perso molto. Un posto pi bello del Gharb non si trova in tutto il mondo, diceva, fatta eccezione

per la Mecca. Era molto alto, ed era sempre vestito di un imponente turbante bianco e un pesante burns (cappa) marrone che si gettava elegantemente sulle spalle. In effetti, aveva tutta l'aria di una figura autoritaria, ma in qualche modo, non lo era. Non gli interessava esercitare il potere o difendere l'ordine. Dare forza alle regole lo annoiava. Era semplicemente un brav'uomo, convinto che la maggior parte delle creature di Allh avessero abbastanza giudizio per comportarsi in modo responsabile, a cominciare da sua moglie che faceva ben poco in casa e la passava liscia. Se non le piacciono le faccende domestiche, diceva, va bene. Non divorzier certo per questo motivo. Ci arrangiamo. Krisha non era esattamente quel che si dice un uomo impegnato. Quando non guidava la carretta, non faceva molto di pi che mangiare o dormire; ma spesso veniva intensamente coinvolto nelle attivit delle donne, soprattutto quando queste richiedevano il trasporto di cose e persone. Lavare i piatti nel fiume sarebbe stato impossibile senza Krisha. Molte stoviglie da lavare erano grosse pentole in ottone, tegami di ferro, terracotte che pesavano anche pi di sei chili a pezzo. (Ci volevano delle pentole enormi per preparare i pasti per tutti, in una casa grande come la fattoria). Portarle dalla cucina alla riva del torrente sarebbe stata un'impresa disperata senza l'aiuto di Krisha e della sua carretta tirata dal cavallo. Poich Krisha, il Trippa, non sapeva resistere a un buon pasto, avrebbe spostato le montagne per qualcuno disposto a preparargli il suo cuscs preferito, con uva passa, piccioni stufati e tante cipolle al miele.

Uno dei compiti ufficiali di Krisha era quello di portare le donne al hammm, il bagno pubblico, una volta ogni due settimane. Il hammm si trovava nel vicino villaggio di Sd Slimn, a dieci chilometri dalla fattoria, e andarci con Krisha era sempre uno spasso. Le donne continuavano a saltar su e gi dalla carretta, e a chiedere di fermarsi ogni due minuti per andare a fare pip. Lui rispondeva sempre allo stesso modo, che faceva ridere e schiamazzare tutte quante: Signore, vi consiglio e vi raccomando di farvela nei sarwl(pantaloni). La cosa pi importante non che la facciate o no, ma che ve ne stiate o meno in questa dannata carretta finch non arriveremo sani e salvi a Sd Slimn. Quando arrivavano l, Krisha scendeva lentamente dal suo posto di guida, metteva piede in terra, e cominciava a contare le donne sulle dita via via che entravano nel hammm. Signore, siete pregate di non dissolvervi nel vapore, diceva, voglio che rispondiate tutte: "Presente!", quando stasera saremo di ritorno. Oh, erano proprio scatenate, alla fattoria di Jasmna. (15) La parola takhml deriva dal verbo colloquiale arabo khammal, "impegnarsi a fondo nei doveri di pulizia. Il takhml un lungo nastro colorato, o una fascia elastica, che le donne usavano per tenere indietro le maniche lunghe. Prendevano un nastro lungo un metro, lo legavano in modo da formare un anello, e lo torcevano nella figura di un otto. Poi se lo passavano intorno al braccio, con il nodo sul retro, e infilavano la manica, perch se ne stesse su arrotolata fino

all'ascella Per nascondere l'aspetto pratico del takhml, molte donne ricamavano il nastro o la banda elastica con perle e perline, mentre le pi ricche, al posto di nastri e fasce, usavano fili di perle e catene d'oro. (16) Uno dei pi brillanti storici dell'Islm, Ibn Khaldn, visse nella Spagna musulmana e nel Nord'Africa nel quattordicesimo secolo. Nel suo capolavoro, la Muqaddima (I Prolegomeni), tent di sottomettere la Storia a un'analisi meticolosa, allo scopo di individuarne i principi cardini. Nel far ci, identific gli abitanti delle citt come il polo positivo della cultura islamica, e la gente che viveva ai margini della civilt urbana, cio nomadi e contadini, come il polo negativo e distruttivo. Questa percezione delle citt come centri irradiatori di idee, cultura e ricchezza, e della popolazione rurale come improduttiva, ribelle e indisciplinata, penetrata, fino ai nostri giorni, in tutte le visioni dello sviluppo espresse dalla cultura araba. In Marocco, l'epiteto 'arbi, cio persona di origini rurali, e ancora oggi un insulto di uso comune.

CAPITOLO 9

RISATE AL CHIARO DI LUNA

Alla fattoria di Jasmna non si sapeva mai a che ora si sarebbe mangiato. A volte, la nonna si ricordava solo all'ultimo minuto che doveva darmi da mangiare, e allora mi convinceva che un pugno di olive e un pezzo del suo buon pane, sfornato all'alba, era sufficiente. Ma pranzare nel nostro harem di Fez era tutta un'altra faccenda. Si mangiava sempre a orari rigidamente stabiliti, e mai tra un pasto e l'altro. Dovevamo sederci ai posti prescritti intorno a uno dei quattro tavoli comuni. Il primo tavolo era riservato agli uomini, il secondo alle donne di una certa importanza, e il terzo ai bambini e alle donne di minore importanza - il che ci rendeva felici, perch significava che la zia Habba poteva mangiare con noi. L'ultimo tavolo era destinato ai domestici e a chiunque arrivasse in ritardo, senza distinzioni di et, rango e sesso. Quel tavolo era spesso affollato, ed era l'ultima possibilit in assoluto di trovare qualcosa da mangiare, per quelli che avevano commesso l'errore di non arrivare in tempo. Mangiare a orari fissi era quello che mia madre pi detestava della vita in comune.

Insisteva di continuo con mio padre perch lasciasse la casa natia e portasse la nostra famiglia a vivere per conto suo. I nazionalisti invocavano la fine della reclusione e del velo, ma non spendevano una parola sul diritto di una coppia a separarsi dalla famiglia d'origine. Anzi, molti dei loro leader vivevano ancora con i genitori. Il movimento nazionalista, che era fatto di uomini, sosteneva la liberazione delle donne, ma non era ancora arrivato ad afferrare l'idea di anziani che vivono da soli, o di coppie che se ne vanno a formare nuove case. Nessuna delle due idee sembrava giusta, o elegante. Soprattutto, era il pranzo a orario fisso, quello che mia madre non riusciva a mandar gi. Era sempre l'ultima a svegliarsi, e le piaceva indugiare in una tarda e generosa colazione che si preparava da sola, con ostentato tono di sfida, sotto lo sguardo di disapprovazione di nonna Llla Mn. Si preparava uova strapazzate e baghrr, crespelle sottili ricoperte di miele puro e burro fresco, accompagnate da t in abbondanza. Di solito mangiava alle undici in punto, proprio quando Llla Mn si accingeva a dare inizio ai rituali di purificazione per la preghiera di mezzogiorno. E, una volta fatta quella colazione, due ore dopo, alla tavola comune, mia madre spesso era assolutamente incapace di fare onore al pranzo. A volte lo saltava del tutto, specialmente quando voleva infastidire mio padre, perch saltare un pasto era considerato un atto di tremenda maleducazione, oltre che di aperto individualismo. Il sogno di mia madre era quello di vivere sola con suo marito e i suoi figli. Chi ha mai sentito di una decina di uccelli che vivono tutti insieme, stipati in un

solo nido? era solita dire. Non naturale vivere in gruppo, a meno che l'obiettivo non sia quello di fare star male le persone. Mio padre, pur ribattendo che lui non ne sapeva molto sul modo di vivere degli uccelli, simpatizzava con la mamma, e si sentiva combattuto fra i suoi doveri verso la famiglia tradizionale e il desiderio di far felice sua moglie. Si sentiva in colpa all'idea di tradire la solidariet della famiglia, poich sapeva fin troppo bene che le grandi famiglie in generale, e la vita dell'harem in particolare, stavano rapidamente diventando reliquie del passato. Arrivava a profetizzare che nei prossimi decenni saremmo diventati come i cristiani, che non andavano quasi mai a fare visita ai loro anziani genitori. Per la verit, molti dei miei zii che avevano gi lasciato la grande casa, trovavano a malapena il tempo di far visita alla madre, Llla Mn, il venerd dopo la preghiera. I loro figli neanche baciano le mani, era il ritornello. A peggiorare le cose, si aggiungeva il fatto che, fino a poco tempo prima, tutti i miei zii vivevano in casa con noi, e se ne erano andati via solo quando l'opposizione delle loro mogli alla vita comunitaria si era fatta insostenibile. Questo dava speranze a mia madre. Il primo a lasciare la casa di famiglia era stato lo zio Karm, padre di mia cugina Malika. Sua moglie amava la musica, e le piaceva cantare accompagnata sul liuto dallo zio Karm, che suonava molto bene. Ma lui raramente acconsentiva a esaudire il suo desiderio di passare una serata a cantare nel loro salone, perch suo fratello maggiore, lo zio 'Al, era dell'opinione che cantare o suonare uno strumento fossero attivit disdicevoli per un uomo. Alla fine, un giorno, la moglie

dello zio Karm prese i figli e se ne torn da suo padre, dicendo che non aveva pi intenzione di vivere nella casa comune. Lo zio Karm, un tipo allegro che spesso si era sentito anche lui soffocato dalla disciplina dell'harem, colse l'occasione al volo e se ne and pure lui, con la scusa che preferiva accontentare la moglie piuttosto che giocarsi il matrimonio. Non pass molto tempo che, uno dopo l'altro, anche gli altri zii si trasferirono, e rimasero solo lo zio 'Al e mio padre. Perci, la partenza di mio padre avrebbe sancito la fine della famiglia tradizionale. Finch mia madre in vita, diceva spesso, non tradir la tradizione. Tuttavia mio padre amava sua moglie, e gli dispiaceva a tal punto non poterla accontentare che non si stancava mai di proporle compromessi - uno dei quali, per esempio, era quello di rifornirle un'intera credenza di provviste per lei sola, nel caso volesse mangiare qualcosa, sempre con discrezione, a parte dal resto della famiglia. Infatti, uno dei problemi della casa comune era che, se qualcuno, per caso, aveva fame, non poteva semplicemente aprire il frigorifero e agguantare qualcosa da mangiare: in primo luogo, non c'erano frigoriferi a quel tempo; secondo, e pi importante l'idea di fondo dell'harem era che tutti dovevano adeguarsi ai ritmi del gruppo, per cui era inammissibile che un singolo individuo potesse prendere e mangiare solo perch gliene era venuta voglia. Lalla Rdiya, la moglie di mio zio, aveva la chiave della dispensa, e anche se, dopo cena, chiedeva sempre cosa volevamo mangiare il giorno dopo, si doveva comunque accettare quello che il gruppo - al termine di lunghe discussioni aveva stabilito. Se il gruppo si accordava per il cuscs con ceci e uva passa, quello

ti toccava. E se per caso non ti piacevano i ceci e l' uva passa, non avevi altra scelta che star zitto, e accontentarti di un frugale pasto a base di poche olive e molta discrezione. Che perdita di tempo, diceva mia madre, queste discussioni interminabili sui pasti! Gli arabi starebbero molto meglio, se lasciassero decidere a ogni singolo individuo quello che vuole mangiare. Forzare tutti a condividere tre pasti al giorno non serve ad altro che a complicare la vita. E per quale sacro proposito? Nessuno, questo certo. Quindi proseguiva, dicendo che la sua intera esistenza era un'assurdit, che niente aveva senso, mentre mio padre continuava a risponderle che non poteva lasciare tutto quanto. Se lo avesse fatto, sarebbe morta la tradizione: Viviamo in tempi difficili, il paese occupato da eserciti stranieri, la nostra cultura minacciata. Le tradizioni sono tutto quello che ci resta. A questo ragionamento, mia madre usciva completamente dai gangheri: Tu pensi davvero che stare tutti pigiati in questa casa assurda ci dar la forza necessaria a cacciare gli eserciti stranieri? E cosa pi importante, per te, la tradizione o la felicit della gente?. Questo metteva bruscamente fine alla conversazione. Pap cercava di accarezzarle la mano, ma lei la ritirava. La tua tradizione mi sta soffocando, gli sussurrava, con gli occhi pieni di lacrime. Cos pap continuava a offrirle dei compromessi. Non soltanto faceva in modo che mia madre avesse le sue provviste personali, ma le portava anche cose che sapeva a lei gradite, come datteri, noci, mandorle, miele, farina e olii pregiati. E lei poteva preparare tutti i dolci e i biscotti che voleva, ma non doveva mettersi in

mente di cucinare pietanze e pasti completi. Quello avrebbe significato l'inizio della fine dell'accordo comune. Le sue colazioni individuali, preparate con ostentazione, erano gi uno schiaffo in faccia al resto della famiglia. Una volta ogni tanto, mia madre riusciva a preparare un pasto completo, pranzo o cena che fosse, e a passarla liscia, pur se doveva stare attenta non solo a farlo con discrezione, ma anche a dare alla faccenda una sorta di connotazione esotica. Di solito ricorreva allo stratagemma di mascherare il pasto da picnic notturno in terrazza. Queste occasionali cene tte--tte sulla terrazza, nelle notti di luna estive, erano un'altra offerta di pace, da parte di mio padre, perch la mamma potesse soddisfare il suo desiderio di privacy. Cos ci trasferivamo tutti in terrazza, come dei nomadi, con materassi, tavoli, vassoi, e la culla del mio fratellino, che veniva collocata proprio al centro del bivacco. Mia madre era letteralmente fuori di s dalla gioia. Nessuno, dal cortile, si azzardava a farsi vedere di sopra, perch si capiva fin troppo bene che mia madre stava fuggendo dalla folla. Quello che pi le piaceva era cercare di far abbandonare a mio padre la sua convenzionale posa di autocontrollo. Dopo non molto, la mamma cominciava a scherzare come una ragazzina, e ben presto mio padre, provocato, si metteva a rincorrerla per tutta la terrazza. Non puoi pi correre, ti sei fatto troppo vecchio!, lo sfidava la mamma, ora sei buono solo a star seduto e a guardare la culla di tuo figlio. Pap, che fino a quel momento aveva sempre sorriso, prima la guardava come se

quello che aveva detto non l'avesse affatto toccato; poi, il suo sorriso svaniva, e cominciava ad inseguirla per tutta la terrazza saltando sui divani e sui vassoi del t. A volte facevano tutti e due dei giochi che coinvolgevano anche me, mia sorella e Samr (l'unico del resto della famiglia a venire ammesso a queste riunioni al chiaro di luna). Pi spesso, per, si dimenticavano completamente del resto del mondo, e noi bambini, il giorno dopo, eravamo tutti raffreddati, perch si erano scordati di coprirci quando eravamo andati a dormire. Dopo queste serate di grazia, mia madre rimaneva di umore insolitamente dolce e quieto per un'intera settimana. Poi cominciava a dirmi che qualunque cosa avessi voluto fare della mia vita, dovevo riscattare la sua. Voglio che le mie figlie abbiano una vita entusiasmante, diceva, molto entusiasmante, e ricca di felicit al cento per cento, n pi n meno. Io alzavo la testa, la guardavo attentamente, e le chiedevo cosa intendesse per felicit al cento per cento, perch volevo farle sapere che avrei fatto del mio meglio per ottenerla. Felicit, mi spiegava, quando una persona si sente bene, leggera, creativa, contenta, quando ama, riamata, ed libera; una persona infelice si sente dentro delle barriere che schiacciano talenti e desideri. Una donna, secondo lei, era felice quando poteva esercitare ogni genere di diritti, da quello di muoversi a quello di creare, competere e sfidare e, al tempo stesso, di sentirsi amata proprio perch lo fa. Parte della felicit consisteva nell'essere amata da un uomo in grado di apprezzare la forza e il talento della sua compagna, e di andarne fiero. La felicit aveva a che fare anche con la privacy, il

diritto di allontanarsi dalla compagnia degli altri e di immergersi in una solitudine contemplativa; o quello di sedersi tutta sola a non far niente per tutta la giornata, senza dare giustificazioni o sentirsene colpevole. Felicit era poter stare con le persone care, e tuttavia sentire di esistere come essere distinto, che non l solo per rendere felici gli altri. Felicit era, infine, il frutto dell'equilibrio fra ci che si d e ci che si riceve. Allora le chiedevo quanta felicit avesse lei nella vita, giusto per farmi un'idea, e lei diceva che la sua variava a seconda dei giorni. Certi giorni ne aveva solo il cinque per cento; altri, come le sere che passavano con pap in terrazza, aveva una piena e tonda felicit al cento per cento. Ambire a quel cento per cento mi pareva un'impresa superiore alle mie forze di bambina, soprattutto perch vedevo quanta fatica costasse a mia madre scolpire i suoi momenti di felicit. Quanto tempo ed energia metteva nel creare quelle meravigliose serate al chiaro di luna, seduta accanto a mio padre, a sussurrargli cose nell'orecchio, con la testa appoggiata alla sua spalla! A me pareva una conquista non da poco, visto che doveva cominciare a lavorarselo molti giorni prima, e poi doveva pensare lei a tutta la parte logistica, a preparare la cena e spostare la mobilia. Investire uno sforzo cos ostinato solo per ottenere poche ore di felicit mi sembrava impressionante, ma almeno sapevo che era fattibile. Tuttavia, mi chiedevo in che modo avrei potuto, io, mettere insieme tutta quella felicit per una vita intera. Bene, se la mamma lo riteneva possibile, di sicuro avrei fatto almeno un

tentativo. I tempi si vanno facendo migliori per le donne ora, figlia mia, mi diceva sempre. Tu e tua sorella riceverete una buona istruzione, camminerete libere per la strada, e scoprirete il mondo. Voglio che diventiate indipendenti, autonome e felici. Voglio vedervi splendere come la luna. Voglio che la vostra vita sia una cascata di gioia e di letizia. Felicit al cento per cento. N pi n meno. Ma quando le chiedevo dettagli sul modo di costruirmi questa felicit, la mamma perdeva la pazienza. Ti ci devi impegnare. I muscoli per la felicit vanno sviluppati, proprio come si fa con quelli che servono a camminare e respirare. Cos, ogni mattina, mi sedevo sulla soglia a contemplare il cortile deserto e a sognare del mio favoloso futuro, una cascata di gioia e letizia. Aggrapparsi a quelle romantiche notti di luna in terrazza, sfidare l'uomo amato a dimenticare il suo ruolo sociale, a rilassarsi e a fare il matto guardando le stelle mano nella mano, pensavo, poteva essere un modo di sviluppare i muscoli della felicit. Scolpire notti dolci, quando il suono delle risate si confonde con le brezze di primavera, poteva essere un altro. Ma quelle sere magiche erano rare, o almeno, cos sembrava. Nei giorni normali, la vita prendeva una piega molto pi rigida e disciplinata. Ufficialmente, saltellare e far follie non era permesso in casa Mernissi - tutto ci era confinato a tempi e spazi clandestini, come i tardi pomeriggi nel cortile quando gli uomini erano assenti, o le sere al chiaro di luna sulle terrazze deserte.

CAPITOLO 10

IL SALONE DEGLI UOMINI

In casa nostra, il vero problema con i giochi, gli scherzi e gli intrattenimenti, era che facilmente capitava di perderseli: non erano mai programmati in anticipo, a meno che non se ne occupassero la cugina Shma e la zia Habba, e anche in quel caso, erano soggetti a rigide limitazioni spaziali. I racconti della zia Habba e gli spettacoli di Shma dovevano necessariamente aver luogo ai piani superiori. Gi in cortile, infatti, non era mai possibile divertirsi a lungo, perch era un luogo troppo pubblico: non appena iniziava il bello, ecco arrivare gli uomini con i loro progetti, che spesso implicavano un bel po' di discussioni, come quando toccavano l'argomento affari, o giocavano a carte, o si mettevano a sentire la radio e a commentare le notizie; e noi, di conseguenza dovevamo trasferirci tutti da qualche altra parte. Un buon intrattenimento richiede silenzio e concentrazione, in modo che i maestri di cerimonia, siano essi attori o narratori di storie, possano creare la loro magia a proprio agio. E la magia era difficile da creare nel cortile, continuamente attraversato da dozzine di persone che andavano da un salone all'altro, facevano capolino dalle scale laterali, e, in pi, usavano fare conversazione da un piano all'altro della casa. E di certo era impossibile creare la

magia quando gli uomini erano impegnati a discutere di politica, quando, cio, ascoltavano la radio con gli altoparlanti, o leggevano la stampa locale e internazionale. In quelle discussioni di politica, gli uomini erano sempre molto coinvolti a livello emotivo. A sentir loro, si aveva l'impressione che la fine del mondo fosse ormai alle porte (La mamma diceva che, a dare retta alla radio e ai commenti degli uomini, il pianeta, doveva gi essere scomparso da un bel pezzo.) Gli argomenti pi dibattuti erano quello degli alemanni, cio i tedeschi, una nuova razza di cristiani che stavano bastonando i francesi e gli inglesi; e di una certa bomba che gli americani, cristiani d'oltreoceano, avevano buttato sopra il Giappone, una nazione asiatica vicina alla Cina, migliaia di chilometri a est dalla Mecca. Questa bomba era cos potente che non soltanto aveva ucciso migliaia e migliaia di persone facendo letteralmente squagliare i loro corpi, ma aveva anche spazzato via foreste intere dalla faccia della terra. La notizia della bomba aveva sprofondato nella costernazione mio padre, lo zio 'Al e i miei giovani cugini, perch - ragionavano - se i cristiani avevano buttato quella bomba su popoli tanto distanti, era solo questione di tempo e presto avrebbero attaccato anche i loro vicini Prima o poi, diceva mio padre, saranno tentati di fare un fal anche degli arabi. Io e Samr amavamo le discussioni politiche degli uomini, perch allora eravamo ammessi nel salone affollato, dove lo zio e pap, vestiti di comode jallbtyya bianche, sedevano circondati dagli shabb, ovvero i giovani - cio, quella dozzina di adolescenti e giovani scapoli che vivevano nella casa.

Mio padre spesso prendeva in giro gli shabb per via dell'abbigliamento occidentale, scomodo e attillato, che avevano preso ad adottare, e diceva che ora avrebbero anche dovuto sedersi sulle sedie. Ma ovviamente nessuno amava le sedie; i divani erano di gran lunga pi comodi. Io salivo in grembo a mio padre, e Samr in grembo allo zio. Lo zio 'Al se ne stava seduto a gambe incrociate proprio al centro del divano pi alto, con indosso la sua jallbiyya bianca immacolata e la testa avvolta in un turbante del medesimo colore, e con suo figlio Samr appollaiato in grembo che sfoggiava un bel paio di calzoncini Principe di Galles. Io mi accoccolavo in grembo a mio padre, vestita di tutto punto, in uno dei miei bianchi e cortissimi vestitini francesi, adorni di fiocchi di raso alla vita. La mamma insisteva sempre nel vestirmi all'ultima moda occidentale - vestiti corti dai pizzi vaporosi con nastri colorati e lucide scarpe nere. L'unico problema era che andava su tutte le furie se mi capitava di sporcare il vestito o di disfarne i fiocchi, e cos io la pregavo spesso di lasciarmi indossare i miei comodi piccoli sarwl (pantaloni), o qualsiasi altro indumento tradizionale che richiedesse minor attenzione. Ma soltanto per le feste comandate, e su viva insistenza di pap, la mamma acconsentiva a farmi mettere il caffettano, tanto era ansiosa di strapparmi all'odiata tradizione. Mi parlava cos: Gli abiti dicono molto sui progetti di una donna. Se vuoi essere moderna, esprimilo attraverso l'abito che porti, altrimenti ti metteranno dietro le sbarre. I caffettani possono essere di bellezza incomparabile, ma gli abiti occidentali parlano di lavoro salariato.

Perci finii per associare i caffettani ai lussi vacanzieri alle feste religiose e agli splendori del nostro passato atavico, e gli abiti occidentali ai calcoli pragmatici e al duro dovere del lavoro quotidiano. Nel salone degli uomini, mio padre sedeva sempre di fronte allo zio, sul divano accanto alla radio, per avere il controllo delle manopole. Entrambi indossavano una jailbiyya a due strati - quello esterno, sottile, era in pura lana di color bianco neve, specialit di Wazzn, una citt religiosa del nord famosa per i filati; quello interno, invece, era di un tessuto pi pesante. In pi mio padre sfoggiava la sua piccola eccentricit: un turbante a ricami giallo pallido di cotone di Shm (Siria). Ma a che serve che indossiamo il nostro abito tradizionale, disse un giorno mio padre, scherzando con i giovani cugini che gli sedevano intorno, quando voi giovani vi vestite tutti alla Rodolfo Valentino?. Tutti quanti, senza eccezione, vestivano all'occidentale, a capo scoperto, e, con quei capelli corti tagliati sopra l'orecchio, assomigliavano tanto ai soldati francesi di stanza in fondo alla strada. Un giorno, forse, riusciremo a buttare fuori i francesi, solo per svegliarci e scoprire che assomigliamo tutti a loro, aggiunse lo zio. Tra i giovani cugini che frequentavano il salone, c'erano i tre fratelli di Samr: Zn, Jawd, e Shakb, pi tutti i figli delle zie vedove o divorziate, e i vari parenti che abitavano in casa. La maggior parte di loro andava a scuole nazionaliste, ma pochi tra i pi brillanti frequentavano l'esclusivo Collge Musulman, situato a pochi metri dalla nostra casa. Il Collge era una scuola superiore francese che preparava i figli di famiglie

eminenti a occupare posizioni chiave, dove l'eccellenza scolastica degli studenti si misurava dal grado di padronanza acquisito in lingua e storia araba e francese. Per vincere l'occidente, la giovent araba doveva padroneggiare almeno due culture. Fra tutti i miei cugini maschi, Zn era ritenuto di gran lunga il pi dotato. Quando era nel salone, di solito sedeva a fianco dello zio, con i giornali francesi ostentatamente aperti sulle gambe. Era molto attraente, con i suoi fin capelli castani, gli occhi a mandorla, gli zigomi alti e i baffetti sottili. Aveva una netta somiglianza con Rodolfo Valentino - che spesso vedevamo sullo schermo al cinema Bjuld, dove davano due film alla volta, uno egiziano in lingua araba, e uno straniero in francese. La prima volta che Samr e io vedemmo Rodolfo Valentino, lo adottammo subito come membro della famiglia, perch somigliava tutto al nostro Zn. A quell'epoca, Zn aveva gi preso a coltivare una cupa espressione da "Sceicco", a pettinarsi i capelli con la riga, e a indossare abiti scuri, appena ravvivati da un fiore rosso nel taschino della giacca. Mio cugino non poteva avere nome pi appropriato: Zn, infatti, significa bellezza. Io ne ammiravo il fascino, l'eleganza, la magnifica eloquenza in francese, una lingua che nessun altro nella famiglia aveva imparato cos bene. Avrei passato ore ad ascoltarlo, mentre articolava quei suoni bizzarri del francese. Tutti lo guardavano con soggezione, ogni volta che lo zio gli faceva cenno di dare inizio alla lettura dei quotidiani francesi. Lui cominciava a leggere i titoli velocemente, poi ritornava sugli articoli che lo zio e mio padre sceglievano qua e l, pi o meno a intuito,

perch il loro francese era molto povero; e questi articoli li leggeva a voce alta, prima di mettersi a farne il riassunto in arabo. Il modo in cui Zn parlava francese, e in particolare il modo in cui la r gli rotolava in gola, mi faceva venire i brividi. La mia r era disastrosamente piatta anche in arabo, e la maestra Llla Tam mi interrompeva spesso, mentre le recitavo i versetti del Corano, per ricordarmi che i miei antenati avevano delle r molto potenti. Devi avere rispetto dei tuoi antenati, Fatima Mernissi, mi diceva. Perch massacri in questo modo l'alfabeto che non ha fatto niente?. Io mi fermavo, l'ascoltavo educatamente, e le giuravo di avere rispetto per i miei antenati. Quindi chiamavo a raccolta tutta la mia capacit toracica, e facevo un audace quanto disperato tentativo di pronunciare una r bella robusta: ma regolarmente finivo per strozzarmi. Ed ecco invece Zn, pieno di talento, tanto dotato nell'eloquio da discorrere in francese, che pronunciava quelle r a centinaia, senza il minimo sforzo apparente. Spesso lo fissavo con intensit, pensando che, se mi fossi concentrata abbastanza, un po' della sua misteriosa abilit ad articolare la r mi sarebbe rimasta attaccata. Zn lavorava sodo per diventare il nazionalista moderno ideale, cio uno che avesse una vasta conoscenza di storia miti e poesia araba, e parlasse fluentemente il francese, la lingua del nostro nemico, per poterne decifrare la stampa e scoprirne i piani. E ci riusciva a meraviglia. Sebbene la supremazia dei cristiani moderni fosse evidente nei campi della scienza e della matematica, i leader nazionalisti incoraggiavano la giovent a

leggere i trattati di Avicenna e Al-Khwrizm (17) tanto per farsi un'idea del modo in cui funzionavano le loro menti. Pu tornare utile sapere che i propri antenati erano svelti e precisi. Pap e lo zio rispettavano Zn come un rappresentante della nuova generazione di marocchini che avrebbero salvato il paese. Era lui che guidava la processione del venerd alla moschea di alQarwiyyn, quando tutti gli uomini di Fez, vecchi e giovani, uscivano indossando la tradizionale jallbiyya bianca ed eleganti babbucce di cuoio giallo, per recarsi alla preghiera pubblica. Ufficialmente, il motivo della riunione che si teneva alla moschea ogni venerd a mezzogiorno, era di natura religiosa, ma di fatto tutti, compresi i francesi, sapevano che molte importanti decisioni politiche del Majlis al-Balad, il Consiglio Cittadino, venivano prese proprio in quella sede. Prendevano parte a quella funzione non solo i membri del consiglio, fra i quali vi era lo zio 'Al, ma anche i delegati di tutti i gruppi di interesse della citt, dai pi umili a quelli di maggior prestigio. La riunione alla moschea, aperta a tutti, compensava la natura esclusiva del Consiglio che era stato istituito dai francesi, a detta dello zio, come assemblea di dignitari. Anche se al loro paese hanno deposto re e nobilt, diceva, qui da noi, i francesi preferiscono trattare solo con uomini di rango, e sta a noi locali il compito di essere responsabili e di comunicare con il resto del popolo. Ogni persona che svolga un incarico politico tenuta a partecipare regolarmente alla preghiera del venerd. cos che ci si mantiene in contatto con la base. I cinque gruppi che, nei secoli, avevano lavorato per assicurare alla citt, e alla

sua vita economica ed intellettuale, una posizione di rilievo all'interno del Marocco, erano sempre largamente rappresentati nella moschea al venerd. Prima di tutti venivano gli 'ulam', ovvero gli uomini di cultura, che dedicavano la vita alla scienza e potevano rintracciare i loro ascendenti fino ai tempi dell'Andalusia o Spagna Musulmana. Essi tenevano in vita il culto e la produzione dei libri, occupandosi di tutto ci che li riguardava, dalla fabbricazione della carta all'arte della calligrafia e della rilegatura, fino alla promozione della lettura, della scrittura e del collezionismo di edizioni rare. Poi venivano gli sharf, ovvero i discendenti del Profeta, che godevano di enorme prestigio e svolgevano simbolici ruoli chiave in occasione di matrimoni, nascite e riti funebri. Gli sharf, era ben noto, non disponevano di grandi mezzi; far soldi e accumulare fortune non era la loro preoccupazione principale. Quella era l'ossessione dei tujjr, o mercanti, che costituivano il terzo gruppo, caratterizzato da grande mobilit e senso degli affari. Erano gli avventurieri, e nelle pause tra le preghiere, amavano spesso narrare dei loro pericolosi viaggi in Asia e in Europa, dove si recavano per comprare macchinari e merci di lusso, o nel sud, oltre il deserto del Sahara. Quindi venivano le famiglie dei fellh, i proprietari terrieri, il gruppo a cui appartenevano mio padre e lo zio. La parola fellh indicava due opposte categorie: da una parte i poveri contadini senza terra, e dall'altra i ricchi proprietari e i sofisticati promotori dello sviluppo agricolo. Lo zio e pap erano fieri di essere dei fellh, ma appartenevano alla seconda categoria. Erano attaccati alla loro terra e, sebbene avessero scelto di vivere in citt, niente dava loro pi piacere del passare

giornate intere alla fattoria. I fellh si occupavano di coltivazioni su scala pi o meno estesa, e spesso erano impegnati a tenersi al passo con le moderne tecniche agricole introdotte dai coloni francesi. Molte delle famiglie di proprietari terrieri erano, come la nostra, originarie del nord, della zona fra i monti del Rf e la citt, e andavano fiere delle loro origini contadine, specialmente di fronte alla presuntuosa arroganza degli Andalusi, il gruppo dei dotti. Gli 'ulam sono importanti, vero, diceva pap ogni volta che veniva fuori l'argomento delle gerarchie cittadine. Ma se non ci fossimo noi a produrre le derrate per loro, morirebbero di fame. Con un libro si possono fare molte cose - per dirne alcune, leggerlo, scriverlo, o riflettere sulle idee che trasmette, e cos via. Ma non ci si pu mangiare, questo no; ed proprio qui il problema degli intellettuali. Perci non bisogna farsi impressionare troppo dagli uomini di lettere. meglio essere un fellh come noi, che prima di tutto amiamo e ammiriamo la terra, e poi pensiamo a farci un istruzione. Chi riesce a lavorare la terra e, insieme, a dedicarsi alle letture, non sbaglier mai. Mio padre era molto preoccupato per gli shabb, i giovani di famiglia, che si appassionavano troppo ai libri e perdevano interesse per la terra, e per questo motivo insisteva perch, durante le vacanze estive, passassero il tempo con lui alla fattoria dello zio. Il quinto e pi numeroso gruppo della citt era quello degli artigiani, che, prima che i francesi invadessero il mercato con le loro merci fabbricate a macchina, aveva sempre prodotto praticamente tutto ci che serviva in Marocco. I

rioni di Fez prendevano il nome dai manufatti che gli artigiani vi producevano. Hadddn, alla lettera "lavoratori del ferro", era il rione dove si fabbricavano gli articoli in metallo, ferro e ottone. Dabbghn ("dei lavoratori del cuoio") era il rione degli articoli in pelle; i vasai lavoravano nel Fakhkhrn (rione dei "vasi"); e chi cercava dei manufatti in legno, doveva andare al NajJrn (rione dei lavoratori del legno). Gli artigiani pi facoltosi erano quelli che lavoravano l'oro e l'argento, e quelli che trasformavano la seta filata in lussuosa sfffa (passamaneria) per decorare i caffettani dopo che le donne li avevano ricamati. (18) Gli abitanti di un rione, in genere, sedevano vicini nella moschea e tornavano a casa in gruppo, parlando e scambiandosi idee sulle ultime nuove. Il cugino Zn e gli altri giovani si recavano sempre a piedi al raduno del venerd, mentre gli uomini pi maturi li seguivano a pochi metri, a volte a piedi a volte a dorso di mulo. Io e Samr eravamo contenti quando lo zio e pap prendevano i muli, perch in quel caso anche noi potevamo essere della comitiva. Ci sedevamo ognuno sul mulo del proprio padre, davanti alla sella. La prima volta, mio padre esit a portarmi con s, ma io strillai cos forte che lo zio intervenne, dicendo che non c'era nulla di male a portare una bambina piccola alla moschea. Gli hdith riportano che il Profeta, che la pace e la benedizione di Allh siano con lui, aveva presieduto funzioni nella moschea mentre una bimbetta gli giocava davanti. Il venerd era l'unica occasione in cui i giovani concedevano un tocco di tradizione al loro abbigliamento: invece di andare a capo scoperto, indossavano il

triangolare berretto di feltro che era ormai divenuto popolare fra i nazionalisti egiziani. In tempi di agitazione, quando la polizia francese diventava isterica, questi berretti potevano mettere nei guai, perch il cappello di feltro aveva fatto furore per la prima volta, nella medna, dopo che 'Alll al-Fs (un eroe nativo di Fez, pi volte imprigionato e condannato all'esilio per la sua avversione alla presenza francese in Nord Africa) era apparso indossandone uno alla moschea di al-Qarwiyyn. Tempo dopo, quando il nostro re Muhammad V indoss quel berretto di feltro, elegantemente spinto all'indietro sulla fronte serena, in occasione di un incontro ufficiale con il Rsident Gnral a Rabt, gli esperti di affari arabi di tutto il mondo conclusero che, per quanto riguardava i loro interessi, da lui non ci si poteva pi aspettare nulla di buono. Qualunque re metta da parte il turbante tradizionale a favore di un sovversivo cappello di feltro, non pi degno di fiducia. In ogni caso, tradizione e modernit coesistevano armoniosamente, sia nell'abbigliamento della giovent che in casa nostra, durante le sedute di ascolto delle notizie, nel salone degli uomini. Prima, ognuno ascoltava la radio sia in arabo che in francese. Poi, mio padre la spegneva, e il gruppo ascoltava i giovani che leggevano e commentavano la stampa. Veniva servito il t, e io e Samr, era inteso, dovevamo stare a sentire senza interrompere troppo. Tuttavia, spesso premevo la testa contro la spalla di mio padre e sussurravo: Chi sono gli alemanni? Da dove vengono, e perch fanno la guerra coi francesi? Dove si nascondono, se al sud ci sono i francesi e al nord ci sono gli

spagnoli?. Pap mi prometteva sempre di spiegarmi tutto pi tardi, quando saremmo stati soli nel nostro salone. E me lo spieg molte volte, ma io rimasi sempre confusa, e cos Samr, a dispetto di tutti i nostri sforzi di mettere insieme le tessere del puzzle. (17) Avicenna (980-1037 d.C.), conosciuto in arabo come Ibn Sn, e alKhwrizm (800-847 d.C.), erano due fra gli illustri studiosi di comunit musulmana di grande valore intellettuale e scientifico che inizi a prosperare ben presto sotto la protezione della dinastia degli Abbasidi, grazie al sostegno finanziario dello stato. Al-Ma'md (813-833 d.C.), il settimo califfo, fu uno di questi statisti, che pubblicamente dimostrarono di sostenere lo sviluppo delle scienze. L'estesa opera di Avicenna raccoglie tutte le conoscenze mediche del suo tempo. Al-Khwrizm introdusse l'uso dei numeri indiani e delle tecniche di calcolo nella matematica araba. Questi e altri studiosi arabi, infine, preservarono e trasmisero all'occidente cristiano un cospicuo corpus di conoscenze, fondato sul greco classico, il persiano, il sanscrito e il siriaco. (18) Il lavoro femminile e quello maschile erano complementari, nel processo produttivo. Per esempio, i caffettani in seta, prima venivano disegnati da una donna - che sceglieva modello e tessuto ed eseguiva i ricami -, e poi passavano all'artigiano che li cuciva, aggiungendo le guarnizioni sui bordi. Lo stesso accadeva con le calzature: gli uomini tagliavano il cuoio su misura, mandavano i pezzi alle donne addette al ricamo, e poi le donne li rimandavano a loro perch

venissero cuciti.

CAPITOLO 11

LA SECONDA GUERRA MONDIALE VISTA DAL CORTILE

Gli alemanni (ovvero i tedeschi, erano cristiani, e questo era assodato. Vivevano nel nord come gli altri, in quella che noi chiamavamo Balad Thalj, che significa Terra della Neve. Allh non aveva favorito i cristiani: i loro climi aspri e gelidi, li rendevano malinconici e, quando il sole non si faceva vedere per mesi, cattivi. Per riscaldarsi, dovevano bere vino e altre bevande forti, e cos diventavano aggressivi e cominciavano ad attaccare briga. A volte bevevano anche il t, come il resto del mondo, ma persino il loro t era amaro e scottava, a differenza del nostro che era sempre aromatizzato alla menta, all'assenzio o al mirto. Il cugino Zn, che aveva visitato l'Inghilterra, diceva che il t, da quelle parti, era amaro a tal punto che, per poterlo bere, bisognava allungarlo con il latte. Una volta, io e Samr, versammo del latte nel nostro t alla menta, tanto per provare: puah!, era terribile! Non c'era da stupirsi che i cristiani fossero sempre di cattivo umore e se ne andassero in giro ad attaccare briga. In ogni caso, sembra che gli alemanni, o tedeschi, stessero gi da tempo, e in gran segreto, armando un potente esercito. Nessuno se ne era accorto, finch, un bel giorno, quelli avevano invaso la Francia, e, una volta occupata Parigi, la

capitale dei francesi, avevano cominciato a dare ordini alla gente, proprio come i francesi facevano con noi qui a Fez e noi eravamo pure fortunati, perch almeno, ai francesi, la medna, la capitale dei nostri antenati, non era piaciuta, e si erano costruiti la Ville Nouvelle. Chiesi a Samr cosa sarebbe successo nel caso che ai francesi fosse piaciuta la nostra medna, e lui mi disse che ci avrebbero cacciati via, e avrebbero occupato le nostre case. Ma i misteriosi alemanni non erano solo contro i francesi; avevano dichiarato guerra anche agli ebrei, e li obbligavano a indossare un distintivo giallo tutte le volte che uscivano per la strada, proprio come i musulmani chiedono alle loro donne di indossare il velo, cos che si possano facilmente individuare. Perch mai gli alemanni ce l'avessero tanto con gli ebrei, nessuno nel cortile era in grado di dirlo con certezza. Io e Samr continuavamo a far domande, correndo da un gruppo intento al ricamo ad un altro, nei quieti pomeriggi del cortile, ma tutto quello che riuscivamo a ottenere erano delle mere supposizioni. Forse la stessa cosa che accade qui con le donne, diceva la mamma. Nessuno sa con certezza per quale ragione gli uomini ci fanno mettere il velo. Sar qualcosa che ha a che fare con la diversit. La paura del diverso fa comportare la gente in modo molto strano. Forse gli alemanni si sentono pi al sicuro quando sono tra di loro, proprio come gli uomini nella medna diventano nervosi ogni volta che una donna si avvicina. Se gli ebrei insistono con la loro diversit, pu essere che questo faccia innervosire gli alemanni. Che mondo assurdo, per!. A Fez, gli ebrei vivevano in un quartiere tutto per loro, che veniva chiamato la

Mellh. Per arrivarci da casa nostra, ci voleva esattamente mezz'ora, e gli ebrei avevano un aspetto in tutto identico al nostro, con quelle lunghe vesti simili alle nostre jallbiyya. L'unica differenza era che, al posto dei turbanti, portavano cappelli. Badavano ai loro affari e se ne stavano nella loro Mellh, a fabbricare dei bei gioielli e a preparare quelle deliziose verdure in salamoia per cui erano famosi. La mamma aveva provato a fare lo stesso con degli zucchini, dei cetriolini e delle piccole melanzane, ma non le erano mai venuti come quelli della Mellh. Si vede che usano delle formule magiche, aveva concluso. Come noi, anche gli ebrei avevano le loro preghiere, adoravano il loro Dio, e insegnavano le Sue scritture ai loro figli. Per quel Dio, avevano costruito una sinagoga, che era come la nostra moschea; e avevano anche dei profeti in comune con noi, fatta eccezione per il nostro amato Muhammad, che la pace e la benedizione di Allh siano con lui. (Non ho mai imparato a fare l'elenco completo di tutti i profeti, perch era molto complicato e io avevo una gran paura di sbagliare. La mia maestra, Llla Tam, diceva che a fare sbagli in materia di religione c'era il rischio di andare all'inferno. Si chiamava tajdf, o bestemmia, e siccome avevo gi deciso che sarei andata in paradiso, cercavo di starmene alla larga da certi sbagli). Una cosa era certa: gli ebrei avevano sempre vissuto insieme agli arabi, dall'inizio dei tempi, e al profeta Muhammad non erano dispiaciuti, al principio della sua predicazione dell'Islm. Ma poi gli ebrei avevano fatto qualcosa di cattivo, e lui aveva deciso che, se due religioni dovevano convivere nella stessa

citt, avrebbero abitato in quartieri separati. Gli ebrei erano ben organizzati e avevano un forte senso della comunit, molto pi forte del nostro. Nella Mellh, i poveri erano sempre assistiti, e tutti i bambini frequentavano le scuole dell'Alleanza Israelita, note per la loro rigida disciplina. Quello che non riuscivo a capire era: cosa ci facevano gli ebrei nel paese degli alemanni? Come avevano fatto ad arrivare fin lass, nella Terra della Neve? Io pensavo che gli ebrei, al pari degli arabi, avessero preferenza per i climi caldi, e che dalla neve se ne stessero alla larga. Ai tempi del Profeta, quattordici secoli or sono, avevano vissuto nella citt di Medna, in mezzo al deserto, giusto? E prima di allora, avevano vissuto in Egitto, non lontano dalla Mecca, e in Siria. In ogni caso, gli ebrei avevano sempre bazzicato dalle stesse parti degli arabi. (19) Ai tempi della conquista araba della Spagna, quando la dinastia degli Omawadi di Damasco andava trasformando l'Andalusia in un rigoglioso giardino, costruendo palazzi a Cordoba e Siviglia, anche gli ebrei furono della partita. Llla Tam ci aveva detto ogni cosa a questo riguardo, per ne aveva parlato cos tanto che io avevo finito per confondermi, e pensavo che fosse tutto scritto nel Corano, il nostro libro sacro. Perch vedete, il pi delle volte, Llla Tam non si dava pena di spiegarci cosa volevano dire i versetti del Corano. Si limitava a farceli copiare nella nostra lawha, o tavoletta, il gioved, e a farceli imparare a memoria il sabato, la domenica, il luned e il marted. Ognuna di noi sedeva su un cuscino con una lawha in grembo, e si leggeva ad alta voce, ripetendo e ripetendo, finch le parole non si fissavano

nella testa. Poi, il mercoled, Llla Tam ci faceva recitare quello che avevamo imparato. Si doveva mettere la lawha in grembo, rovesciata dalla parte non scritta, e recitare i versetti a memoria. Se non facevi sbagli, lei ti sorrideva. Ma quando toccava a me, era raro che sorridesse. Fatima Mernissi, diceva, mentre la sua frusta se ne stava sospesa sul mio capo, non farai molta strada nella vita, se le parole ti entrano da un orecchio e ti escono dall'altro. Dopo il giorno di recita, il gioved e il venerd erano praticamente una vacanza, anche se dovevamo pulire la lawha e scriverci dei nuovi versetti. Ma in tutto questo tempo, Llla Tam non ci spiegava mai il significato di quei versi: a parer suo, era energia sprecata. Vi basta imparare quello che avete scritto sulla lawha, diceva. Tanto, nessuno vi chieder mai la vostra opinione. Eppure, tornava sempre con insistenza alla nostra conquista della Spagna, e quando io mi confusi e credetti che quella storia facesse parte delle sacre scritture, grid alla bestemmia e convoc mio padre, il quale ci mise un bel po' di tempo per chiarire la questione. Alla fine pap riusc a convincerla che l'essenziale, per una signorina che volesse abbagliare il mondo islamico, era conoscere alcune delle nostre date storiche pi importanti, e tutto il resto si sarebbe aggiustato da s. Quindi, si occup personalmente di informarmi che la rivelazione del Corano ebbe termine con la morte del Profeta, avvenuta nell'anno 11 dell'Egira (l'e sodo di Muhammad dalla Mecca), che corrisponde all'anno 632 del calendario cristiano. Io chiesi a mio padre se, per favore, poteva semplificarmi le cose attenendosi, per il momento, al calendario islamico, ma lui disse che una

ragazza intelligente, nata sulle sponde del Mar Mediterraneo, doveva sapersi orientare con almeno due o tre calendari. Passare da un calendario all'altro diventer automatico, se comincerai presto, afferm. Ma fu d'accordo a mettere da parte il calendario ebraico, perch era molto pi antico di tutti gli altri, e mi venivano le vertigini al solo pensiero di quanto si potesse risalire indietro nel tempo. Ad ogni modo, per tornare al punto, gli arabi conquistarono la Spagna quasi un secolo dopo la morte del Profeta, nell'anno 91 dell'Egira. Pertanto, la conquista non menzionata in alcun passo delle sacre scritture. E allora perch Llla Tam continua a parlarne?, chiesi. Pap disse che forse era perch la sua famiglia veniva dalla Spagna. Il suo cognome era Sabata, una derivazione di Zapata, e suo padre conservava ancora la chiave della loro casa di Siviglia. Ha nostalgia di casa, disse pap. La regina Isabella fece uccidere quasi tutta la sua famiglia. And avanti, e mi spieg che gli ebrei e gli arabi erano vissuti in Andalusia per settecento anni, dal secondo all'ottavo secolo dell'Egira (VIII-XV secolo d.C.). Entrambi i popoli si erano trapiantati in Spagna quando la dinastia omayyade aveva conquistato le terre dei cristiani e stabilito un impero con Cordoba per capitale. O era Granada, la capitale? O Siviglia? Llla Tam non menzionava mai una citt senza nominare anche le altre, quindi poteva darsi che la gente avesse la facolt di scegliere fra tre capitali, anche se di norma non se ne poteva avere pi d'una. Ma niente era normale riguardo a questa storia della Spagna, che gli

Omayyadi avevano ribattezzato Al-Andalus. I califfi omayyadi erano un'allegra brigata che si era divertita a costruire un palazzo favoloso, l'Alhambra, e una torre, la Giralda. Poi, per far vedere a tutto il mondo le enormi dimensioni del loro impero, avevano fatto costruire una torre identica a Marrkesh, e l'avevano chiamata Kutubiyya. Per quel che li riguardava, tra Africa ed Europa non c'erano frontiere. Tutti vanno matti per quest'idea di unificare i due continenti, diceva mio padre. Se no, per quale motivo i francesi, adesso, verrebbero ad accamparsi fuori dalla nostra porta?. Cos, per settecento anni, gli arabi e gli ebrei, soggiornarono in Andalusia, divertendosi a recitare poesie e a guardare le stelle dal cuore dei loro bei giardini di aranci e gelsomini, che annaffiavano con un sistema d'irrigazione complesso e innovativo. Qui a Fez, tutti si erano dimenticati dei lontani cugini andalusi, finch un giorno la citt si svegli e li vide, a centinaia, rifluire in Marocco. urlando di paura. con le chiavi delle loro case in mano. Una feroce regina cristiana, chiamata Isabella la Cattolica, era emersa dalle nevi e ce l'aveva proprio con loro. Gliene aveva fatte di cotte e di crude, e alla fine aveva detto loro: O pregate come noi, o vi ributtiamo in mare. Ma, nei fatti, non aveva dato loro il tempo di rispondere, e i suoi soldati avevano buttato tutti nel Mediterraneo. Ebrei e musulmani avevano nuotato insieme fino a raggiungere Tangeri e Ceuta (tranne quelli cos fortunati da trovare delle navi) e poi erano corsi a rifugiarsi a Fez. Questo accadeva cinque secoli or sono, e questo il motivo per cui, oggi, avevamo una grande comunit andalusa proprio nel cuore della medina, vicino alla moschea di al-Qarwiyyn, e,

a poche centinaia di metri, una grande Mellh, un quartiere tutto ebreo. Ma questo non spiega ancora in che modo gli ebrei erano andati a finire nel paese degli alemanni, no? Io e Samr ne parlammo un po' e decidemmo che probabilmente, quando Isabella la Cattolica cominci ad alzare la voce, alcuni ebrei presero la via sbagliata, andarono a nord invece che a sud, e si ritrovarono nella Terra della Neve. Ma anche da l furono cacciati, perch gli alemanni erano cristiani come Isabella la Cattolica, e non volevano attorno gente che non pregasse come loro. La zia Habba, per, ci fece osservare che quel ragionamento non stava in piedi, perch gli alemanni facevano guerra anche ai francesi, che adoravano lo stesso Dio ed erano cristiani come loro. Questo mise fine alla nostra teoria. La causa della guerra che il mondo cristiano stava combattendo non era da cercarsi nella religione. Io stavo giusto per chiedere a Samr di lasciare in sospeso la misteriosa questione degli ebrei fino all'anno prossimo, ch saremmo stati pi grandi e pi saggi, quando la cugina Malika se ne usc con una sua spiegazione, che aveva senso, ma era terrificante. La guerra aveva a che fare con il colore dei capelli! Le trib dai capelli biondi combattevano la gente con i capelli scuri! Pazzesco! Gli alemanni, in questo caso, erano i biondi, quelli alti e pallidi, mentre i francesi erano i brunetti, pi piccoli e pi scuri di carnagione. I poveri ebrei, che non avevano fatto niente, a parte sbagliare strada quando Isabella li aveva cacciati dalla Spagna, erano rimasti intrappolati fra i due contendenti. Per caso erano capitati nella zona di guerra, e per caso si trovavano ad avere capelli castani, ma non avevano preso le parti di nessuno!

E dunque, i potenti alemanni ce l'avevano con chiunque si trovasse ad avere occhi e capelli scuri. Io e Samr ne fummo terrorizzati. Cercammo conferma di tale teoria presso il cugino Zn, e lui ci disse che Malika aveva assolutamente ragione. Hai-Hitler - questo era il nome del re degli alemanni - detestava i capelli e gli occhi scuri e tirava le bombe dagli aeroplani dovunque individuasse popoli bruni o castani. Tuffarsi in acqua non serviva a niente, perch Hitler aveva anche dei sottomarini pronti a ripescarti. Alzando lo sguardo verso il fratello maggiore, Samr si copr con le mani i lucenti capelli corvini, come per nasconderli, e disse: Ma pensi che quando gli alemanni avranno battuto i francesi e gli ebrei, si spingeranno a sud e verranno anche a Fez? Con la sua risposta, Zn si tenne sul vago; disse che i giornali non facevano menzione dei progetti a lungo termine degli alemanni. Quella notte, Samr fece promettere a sua madre di tingergli i capelli con l'henn, per farli diventare rossi, la prossima volta che si fossero recati al hammm (il bagno pubblico), e io me ne andai in giro con una sciarpa di mia madre legata ben stretta intorno alla testa, finch lei se ne accorse e mi costrinse a togliermela. Non ti azzardare a coprirti il capo, sai!, grid la mamma. Hai capito? Non farlo mai pi! Io mi sto battendo contro il velo, e tu te ne metti uno?! Cos' questa sciocchezza?. Io le spiegai tutto di ebrei e alemanni, bombe e sottomarini, ma lei non si lasci impressionare. Anche se Hai-Hitler in persona, l'onnipotente re degli alemanni, si mettesse proprio contro di te, disse, tu devi affrontarlo a capo scoperto. Coprirti la testa e nasconderti non ti aiuter. Nascondersi non serve a risolvere i problemi di una donna, ma solo a farla

identificare come una vittima impotente. Io e tua nonna abbiamo sofferto abbastanza di questa faccenda del capo coperto, e sappiamo che non funziona. Voglio che le mie figlie stiano in piedi a testa alta, e camminino sul pianeta di Allh con gli occhi rivolti alle stelle. Con ci, mi strapp la sciarpa dal capo, e mi lasci totalmente indifesa, a fronteggiare un esercito invisibile che dava la caccia a chiunque avesse i capelli neri. (19) Questa idea di ebrei e musulmani con radici comuni, pu oggi suonare bizzarra, ma gli eventi narrati in questo libro sono antecedenti alla creazione dello Stato di Israele, che avvenne nel maggio 1948. A quel tempo, tale visione di un forte legame storico e culturale tra ebrei e musulmani era predominante, soprattutto in Marocco, dove entrambe le comunit avevano ancora vivo il ricordo dell'inquisizione spagnola, che aveva portato alla loro espulsione dalla Spagna nel 1492. Bernard Lewis ha scritto un interessante capitolo su questa visione precedente il 1948, in cui spiega che molti europei erano allora convinti che ebrei e musulmani cospirassero insieme contro gli interessi cristiani, nel diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo. (Bernard Lewis, "Les Juifs prolslamiques", in Le retour de l'Islam, versione francese; Parigi, Gallimard, 1985, p.315). La svolta radicale nella percezione delle alleanze fra le tre religioni nel Mediterraneo, avvenuta in un lasso di tempo incredibilmente breve. Infatti, ancora alla fine degli anni Quaranta, la comunit ebraica marocchina era imponente per numero e rappresentava uno dei pilastri della tradizione in

Nordafrica, con profonde radici che risalivano alla locale cultura berbera preislamica. Da allora, la maggior parte degli ebrei ha lasciato il Marocco, emigrando in Israele e in altri paesi come la Francia e, in seguito, il Canada. Oggi il quartiere ebraico di Fez interamente popolato da musulmani, e gli ebrei rimasti nel paese sono solo poche centinaia. Perci, molti intellettuali ebrei marocchini stanno tentando di fornire quanto prima una documentazione delle caratteristiche culturali della comunit ebrea del Marocco una delle pi grandi del mondo, che si estinta in meno di una decade.

CAPITOLO 12

ASMAHAN, LA PRINCIPESSA CANTANTE

Qualche volta, nel tardo pomeriggio, non appena gli uomini uscivano di casa, le donne si precipitavano alla radio, l'a privano con le loro chiavi clandestine, e davano il via a una frenetica ricerca di melodie e canzoni d'amore. Shma fungeva da tecnico, perch era l'unica in grado di decifrare le lettere straniere impresse in oro sul solenne frontale della radio. O almeno, cos pareva. In realt, gli uomini si servivano dei comandi con precisione e sicurezza, decifrando quei segni misteriosi, mentre Shma, pur avendo imparato da sola l'alfabeto francese, non riusciva a decodificare quelle SW (short waves), MW (medium waves) e LW (long waves). Aveva pregato Zn e Jawd, i suoi fratelli maggiori, di spiegarle cosa significavano quelle iniziali, e quando questi si erano rifiutati, aveva minacciato di ingoiare il dizionario di francese tutto intero. Al che i due avevano risposto che quand'anche l'avesse fatto davvero, non avrebbe risolto il problema, perch quelle iniziali si riferivano a dei termini inglesi. Di conseguenza, Shma rinunci a qualsiasi approccio scientifico, e svilupp una straordinaria abilit nell'armeggiare a intuito, manovrando pi tasti allo stesso tempo e soffocando senza piet tutte le stazioni che trasmettevano notiziari, sermoni nazionalisti e

inni militari, alla ricerca di una melodia. Una volta catturata la melodia, bisognava manovrare ulteriormente per sintonizzare la grossa radio su un segnale stabile, distinto e non disturbato. Ma quando Shma finalmente ci riusciva, e l'aria si riempiva di una calda e tenera voce maschile, come quella dell'egiziano Abdelwahhb che cantava sommessamente "Uhtbbu al-hayt al-hurra" (Io amo la vita libera, senza catene), l'intero cortile cominciava a mugolare e a fare le fusa dal piacere. Meglio ancora era quando le magiche dita di Shma catturavano la voce ammaliante della principessa Asmahn del Libano, che sussurrava sulle onde dell'aria, "Ahw! An, an, an, Ahw!"(Sono innamorata! Io, io, io sono innamorata!). Allora le donne andavano letteralmente in estasi. Calciavano via le scarpe dai piedi e danzavano a piedi nudi in processione intorno alla fontana, con una mano impegnata a sollevare il bordo del caffettano e l'altra ad abbracciare un invisibile partner. Purtroppo, per, era difficile imbattersi in una delle melodie di Asmahn. Molto pi spesso, ascoltavamo inni nazionalisti cantati da Umm Kulthm, una diva egiziana capace di gorgheggiare per ore sul grandioso passato degli arabi e sulla necessit di recuperare la nostra gloria contrastando gli invasori colonialisti. Quale differenza tra Umm Kulthm, ragazza povera ma dotata di un'ugola d'oro, scoperta in un oscuro villaggio egiziano, che attraverso la disciplina e il duro lavoro si era fatta strada nel mondo delle celebrit, e l'aristocratica Asmahn, che non aveva dovuto fare il bench minimo sforzo per raggiungere la

fama! Umm Kulthm proiettava l'immagine di una donna araba insolitamente determinata e sicura di s, che aveva uno scopo nella vita e sapeva il fatto suo, mentre Asmahn faceva sprofondare i nostri cuori nel dubbio e nello smarrimento. Forte e prosperosa (nei film al cinema Bjuld, appariva sempre in lunghe vesti fluttuanti che nascondevano il suo petto da matrona), Umm Kulthm pensava a tutte le cose nobili e giuste - la condizione degli arabi e la pena del loro umiliante presente - facendosi portavoce del nostro anelito all'indipendenza. Eppure, le donne non l'amavano allo stesso modo di Asmahn. Asmahn era il suo esatto opposto. Snella, dal seno minuto, con l'aria completamente smarrita e disperatamente elegante, era solita portare gonne corte e camicette di taglio occidentale. Era del tutto dimentica della cultura araba, passata e presente, e totalmente assorta nella sua tragica e fatale ricerca della felicit. Di quanto accadeva sul pianeta, non poteva importarle meno. Tutto quello che desiderava era agghindarsi, mettersi fiori nei capelli, e, con lo sguardo languido, cantare e perdersi nelle danze fra le braccia di un uomo innamorato, romantico come lei - un uomo buono e affettuoso che avesse il coraggio di rompere con le leggi del clan, e danzare pubblicamente con la donna amata. Le donne arabe, costrette a danzare da sole nei loro cortili chiusi, ammiravano Asmahn perch aveva realizzato il loro sogno: stringersi a un uomo in una danza di stile occidentale, e volteggiare con lui in un abbraccio appassionato. Il piacere fine a se stesso, a fianco di un uomo che a sua volta non fosse interessato ad altro, era l'immagine evocata da Asmahn.

Asmahn aveva un collo lungo che era solita ornare con un vezzo di perle; e io pregavo Shma di lasciarmi mettere il suo, ogni tanto, solo per pochi minuti, giusto per creare un misterioso legame fra me e il mio idolo. Una volta, mi azzardai a chiedere a Shma che possibilit avevo di sposare un principe arabo, come Asmahn, e lei mi disse che il mondo arabo, ormai, stava andando verso la democrazia, e i rari principi disponibili sarebbero stati dei pessimi ballerini. Saranno tutti presi dalla politica. Vai a cercarti un insegnante, se hai voglia di ballare come Asmahn. Tutte noi conoscevamo la vita di Asmahn fin nei dettagli, perch Shma ce la rappresentava di continuo, nelle recite che organizzava in terrazza. Le piaceva mettere in scena la vita di ogni sorta di eroine, ma quella della romantica principessa era di gran lunga la pi popolare. La sua biografia era avvincente come ogni favola che si rispetti, sebbene il finale fosse tragico - e non poteva essere altrimenti, perch una donna araba non pu perseguire il piacere sensuale, la felicit e le frivolezze senza pagarne il prezzo. Asmahn era una principessa, nata fra i monti dei Drusi del Libano. Andata sposa in tenera et ad un cugino, un ricco principe di nome Hassn, divorzi all'et di diciassette anni, e mor quando ne aveva trentadue (nel 1944), uccisa in un misterioso incidente automobilistico nel quale risultarono coinvolte delle spie internazionali. Fra queste due date cruciali visse al Cairo, fece l'attrice e la cantante, ed ebbe un successo folgorante in tutto il mondo arabo. Incantava le folle con un sogno inaudito, quello della felicit individuale, di una vita sensuale e colma di autoindulgenza, dimentica

delle pretese del clan e dei suoi codici. Asmahn metteva in pratica ci che professava nelle sue canzoni. Era dell'idea che una donna potesse avere sia l'amore che la carriera; insisteva per vivere una piena vita coniugale e al tempo stesso esplorare ed esibire le sue doti di attrice e cantante. Il suo primo marito, il principe Hassn, non riusc ad accettarlo e la ripudi. Lei tent ancora, per due volte, e in entrambi i casi i suoi mariti, magnati dell'industria egiziana dello spettacolo, cercarono, almeno all'inizio, di esaudire i suoi desideri. Ma ben presto, anche quei matrimoni si risolsero in poco onorevoli divorzi - il suo ultimo marito fin per minacciarla con una pistola, mentre tutta la polizia del Cairo inseguiva la coppia cercando di evitare una strage. Alla fine, i servizi segreti francesi e inglesi la coinvolsero nel loro tentativo di sabotare la presenza tedesca nel Medio Oriente, e questo fece di lei un facile bersaglio di attacchi moralistici, e una vittima indifesa dell'esplosiva situazione politica. In seguito, ristabilitasi in Libano, per qualche anno Asmahn sembr aver trovato finalmente il suo posto. Appariva bella, indipendente e felice. Ospit riunioni di importanza internazionale nella sua residenza privata a Beirut, e al "King David's Palace" a Gerusalemme, fra il Generale De Gaulle e i presidenti di Siria e Libano. Ai suoi eclettici ricevimenti, si incontravano nazionalisti arabi e generali europei delle Forze Alleate, banchieri e aspiranti rivoluzionari. Asmahn visse la vita di corsa, gustando tutto in gran fretta. So che non vivr a lungo, era solita dire. Guadagnava molti soldi, ma sembrava sempre non averne abbastanza per pagarsi i costosi abiti e i gioielli, nonch i capricciosi viaggi

che era solita intraprendere all'improvviso. Le piaceva decidere d'impulso di imbarcarsi in un viaggio non programmato - era uno dei suoi passatempi preferiti, che non finiva mai di sorprendere il suo entourage. E fu durante uno di questi viaggi improvvisati, mentre andava in macchina con un'amica, che la morte la colse all'improvviso, a poche centinaia di chilometri dal Cairo. La sua automobile fu ritrovata in un lago. Gli ammiratori la piansero, mentre i suoi nemici parlarono di una cospirazione in cui erano coinvolte delle spie. Qualcuno disse che erano stati i servizi segreti inglesi a eliminarla, perch aveva cominciato ad agire con troppa autonomia. Per qualcun altro, fu vittima dei servizi segreti tedeschi. Altri ancora, quel genere di bigotti che si autoproclamano giudici del prossimo, si congratularono per quella fine prematura, che definirono il giusto castigo di una vita dissoluta. Eppure, dopo la sua morte, Asmahn divenne pi leggendaria che mai, perch aveva dimostrato alle donne arabe che una vita ricolma di deliberata autoindulgenza, per quanto breve e scandalosa, era meglio di una vita lunga e onorata nel rispetto di una letargica tradizione. Asmahn incantava sia uomini che donne con l'idea che, in una vita avventurosa, il successo o il fallimento non avessero importanza, e che una vita siffatta fosse molto pi desiderabile di una passata a dormire protetti da porte e cancelli. Non si poteva canticchiare una delle sue canzoni senza che si affacciassero alla mente dei frammenti della sua vita tanto incredibile ed eccitante, quanto tragica e breve. Quando Shma metteva in scena la prima parte della vita di Asmahn, gettava

un tappeto verde sul pavimento della terrazza perch potessimo visualizzare le foreste degli aspri monti dove la principessa era nata. Poi portava un divano sulla scena a rappresentare il letto di Asmahn, e si truccava con polvere di kohl per evocare i verdi occhi sognanti dell'eroina. I capelli erano il problema maggiore, perch quelli di Asmahn erano di un color nero corvino, e cos Shma era costretta a nascondere i suoi fastidiosi riccioli rossi in un turbante nero carbone. Asmahn aveva anche una pelle chiarissima, ma per le vistose lentiggini di Shma c'era ben poco da fare. Perci, mia cugina si concentrava nel ricreare il famoso neo di bellezza dell'attrice sul lato sinistro del mento. Senza quel neo le sarebbe stato impossibile interpretare Asmahan. Quindi si adagiava sul divano, vestita di un qams di raso stretto in fondo con del filo metallico, in modo da suggerire un romantico vestito di foggia occidentale. Con uno sguardo afflitto e malinconico, guardava il cielo in silenzio. Poi, voci fuori campo cominciavano a cantare, su un'aria molto triste, quale assurda perdita di tempo fosse quello starsene l a giacere quando dovunque tutti si divertivano. Quelle belle voci appartenevano alle sorelle di Shma e ad altre cugine. Accanto al letto di Asmahn veniva sistemato un cavallo di legno. Perch, vedete, Asmahn aveva cominciato presto a cavalcare. Cos'altro poteva fare una donna di estrema bellezza e di illustri natali in una remota regione araba, dove tutti ancora rammentavano le crociate di tanto tempo addietro, temevano l'occupazione straniera, e tenevano le donne sotto stretta sorveglianza? Asmahn

cavalcava come Tm nel Rf devastato dalla guerra; per lei, correre significava libert. Essere liberi era potersi muovere. Il galoppare sfrenato, anche quando soltanto fine a se stesso, pu dare il gusto della felicit - il puro e semplice piacere del movimento. Cos Shma scendeva dal letto e cavalcava l'immobile cavallo, mentre le voci fuori campo continuavano a cantare, da dietro le tende, quanto fosse deprimente sentirsi intrappolate a vita in una situazione senza alternative. A volte, io e Samr spingevamo il cavallo avanti e indietro per dare alla scena il senso del movimento, mentre il pubblico (cio mia madre, le mie cugine adolescenti, la zia Habba e tutte le altre donne di famiglia, vedove o divorziate) cantava insieme al coro. Poi, io e Samr tiravamo le tende per passare alla scena del matrimonio. Shma non voleva che il suo pubblico sprofondasse troppo a lungo nella disperazione. Il fine del divertimento sfuggire i cattivi pensieri, diceva. E qui faceva la sua apparizione il cugino Zn, avvolto in un mantello bianco, nella parte dello sposo, il principe Hassn. Alla vista di tanta bellezza, io cadevo in deliquio e trascuravo i miei doveri di tecnico di scena. E il pubblico cominciava a lamentarsi, perch era compito dei tecnici provvedere ai rinfreschi ogni volta che aveva luogo un evento importante, quale una nascita o un matrimonio. Io e Samr eravamo incaricati di servire i biscotti. A un certo punto, il pubblico prese a chiedere anche il t, per accompagnare i biscotti, e a minacciare sciopero se Shma non avesse provveduto. Ma i bicchieri che alla fine risultarono rotti furono cos tanti, che nonna Llla Mn si vide costretta a intervenire e a proibirci di servire il t

un'altra volta. Tanto per cominciare, il teatro un'attivit peccaminosa, disse. Non se ne fa menzione nel Corano, e nessuno ne ha mai sentito parlare n alla Mecca n a Medna. Ora, se queste donne dissennate insistono ad indulgere sul teatro, cos sia. Ognuno risponder dei suoi peccati ad Allh nel Giorno del Giudizio. Ma rompere i bicchieri di vetro di mio figlio solo perch si sposa quella svergognata infingarda di Asmahn, questa s che pura follia. Dopo di che, questi matrimoni teatrali dovettero essere celebrati in un'ascetica frugalit, e noi ci limitavamo a distribuire dei biscottini, spesso preparati all'ultimo minuto dalla zia Habba. Dovevamo trattarlo con i guanti, il nostro pubblico, se volevamo che rimanesse fino alla fine. Ma torniamo alla recita. Non si faceva in tempo a finire i biscotti, ed ecco che il principe Hassn ripudiava la giovane sposa. Shma appariva sulla scena con la cipria sulle guance che le dava un pallore cadaverico, e trascinava un grosso baule sulla via del Cairo. Il coro cantava di separazione, penoso svezzamento ed esilio, mentre la zia Habba sussurrava alla mamma: Asmahn aveva solo diciassette anni, quando divorzi. Che vergogna! Ma allora era la sua unica occasione per uscire da quelle montagne soffocanti. A pensarci, il divorzio sempre una sorta di passo avanti. Costringe all'avventura, cosa di cui, nella maggior parte dei casi, si preferisce fare a meno. Quello che rendeva tutto pi interessante, era il fatto che il principe Hassn aveva ripudiato la moglie perch lei voleva portarlo al cabaret e a ballare. Non

solo la donna insisteva a portare abiti occidentali scollati, tacchi alti, e capelli corti, ma voleva pure frequentare le sale da ballo, dove la gente se ne sta a sedere su rigide sedie occidentali intorno ad alti tavoli, parla di sciocchezze, e balla fino all'alba. Intanto Shma camminava sulla scena, pallida e tremante, con gli occhi mezzi chiusi. Asmahn voleva andare nei ristoranti chic, ballare coi francesi, e tenere il principe fra le braccia, diceva. Voleva ballare il valzer con lui tutta la notte, invece di starsene tra le quinte, dietro le tende, a guardarlo deliberare durante interminabili consigli tribali da cui le donne erano escluse. Odiava tutto il clan e le sue leggi crudeli e insensate. Tutto quello che desiderava era lasciarsi andare a effimeri attimi di gioia e appagamento dei sensi. La donna non era una criminale; non voleva fare del male a nessuno. A questo punto la zia Habba interrompeva lo spettacolo. Io queste cose non me le sono mai sognate, cantava, imitando una delle melodie di Asmahn. E sono stata ripudiata lo stesso! Quindi tenete a mente, donne, non mettetevi limiti. Una donna araba che non insegue i suoi sogni una perfetta idiota. Silenzio!, gridavano tutti, e Shma tornava a drammatizzare la voluttuosa ricerca d'amore romantico della povera Asmahn in una societ in cui il velo soffoca i bisogni pi elementari di una donna. Fu assistendo a queste rappresentazioni che giurai a me stessa di affiliarmi a qualche sorta di teatro, quando fossi diventata una donna adulta, alta almeno quanto lei.

Avrei incantato le folle arabe, allineate in bell'ordine nelle file dei posti a sedere, tutti col naso in su a guardare me, e avrei parlato loro di come ci si sente ad essere una donna intossicata di sogni, in una terra che stritola sogni e sognatori. Li avrei fatti piangere tutti sulle opportunit sprecate, la prigionia insensata, le visioni soffocate. E poi, quando tutti si fossero sintonizzati sulla mia lunghezza d'onda, come Asmahn e Shma, avrei cantato le meraviglie dell'autoscoperta e il brivido dei salti nell'ignoto. Oh, s, racconterei loro dell'impossibile di un mondo arabo nuovo, dove uomini e donne avvinti in un abbraccio, volano nella danza via, senza pi frontiere, tra loro, n paure. Oh s, incanterei le folle ricreando con magiche parole e gesti misurati come Asmahn e Shma prima di me, un sereno pianeta in cui le case sono senza portoni, e le finestre danno su strade sicure. Li condurrei per mano a camminare dove la differenza non pretende veli i corpi delle donne si muovono con naturalezza e i loro desideri non portano dolore. Per loro e insieme a loro, inventerei poesie lunghe poesie che dicono di non aver paura.

Fiducia il gioco nuovo da imparare e in tutta umilt confesserei di non saperne niente neanche io. Guadagnerei denaro a sufficienza per dare t e biscotti a tutti quanti, che il pubblico si sieda e si rilassi per ore a digerire questa nuova di un mondo dove tutti vanno senza paura. Vanno senza avvertire il gelido bisogno di veli e di confini. Vanno, mettendo un piede avanti all'altro con gli occhi fissi al nuovo quasi inimmaginabile orizzonte ignoto eppure privo di minacce. Convincerei chiunque che la felicit fiorisce ovunque anche nei vicoli oscuri delle medne del mondo. Rievocherei Asmahn E lei vivrebbe ancora, non pi tragica vittima, non solo. E le Asmahn vivrebbero felici, senza dover morire alla sua et di trame ordite da stranieri e di incidenti d'auto senza senso. Versavo molte

lacrime sul tragico destino di Asmahn in quelle pomeridiane sedute teatrali, su una terrazza isolata. Assistevo Shma nelle sue effimere avventure libanesi, tenendo d'occhio, nel contempo, il moto delle stelle sopra la mia testa. Il teatro, quel dire ad alta voce i propri sogni, quel dare corpo alle proprie fantasie, era di essenziale importanza. Mi chiedevo perch mai non venisse dichiarato una istituzione sacra.

CAPITOLO 13

L'HAREM AL CINEMA

Anche se spesso venivano bollati come frivolezze, in casa nostra gli spettacoli attiravano le folle. Appena sbrigate le loro faccende domestiche, le donne correvano a informarsi in quale punto della casa la zia Habba avrebbe raccontato le sue storie, o dove Shma intendeva mettere in scena i suoi spettacoli. Gli intrattenimenti si tenevano negli spazi fuori mano, ai piani alti, o sulla terrazza. Ognuno doveva portarsi dietro una jilsa (un cuscino) per sedersi, e cercarsi un bel posto in prima fila, sul tappeto che definiva lo spazio riservato al pubblico. Ma molti non rispettavano questa regola, e si portavano sgabelli o panchetti, cosicch venivano obbligati a sedersi nell'ultima fila. Seduta comodamente sul mio cuscino, con le gambe incrociate, potevo viaggiare per tutto il mondo, saltando da un'isola all'altra a bordo di navi che invariabilmente facevano naufragio e che poi, per miracolo, venivano riportate a galla da principesse intraprendenti. Quando l'entusiasmo si faceva davvero intenso, mi mettevo a dondolare avanti e indietro, con il cuscino in grembo, cavalcando rapita l'incantesimo di parole gettato sugli astanti da Shma e da zia Habba, grandi sacerdotesse dell'immaginazione. Zia Habba era convinta che

tutte noi avessimo dentro della magia, intessuta nei nostri sogni. Quando ci si trova in trappola, impotenti dietro a delle mura, rinchiuse in un harem a vita, diceva, allora si sogna di evadere. E la magia fiorisce quando quel sogno viene espresso e fa svanire le frontiere. I sogni possono cambiare la vita, e, con il tempo, anche il mondo. La liberazione delle donne comincia proprio da queste immagini che danzano nella vostra testolina, e che voi potete tradurre in parole. Le parole non costano nulla!. E seguitava a insistere, senza posa, su questa magia dentro di noi, dicendo che era tutta colpa nostra, se non facevamo lo sforzo di portarla alla luce. Anche io potevo far svanire le frontiere - questo era il messaggio che recepivo, seduta sul cuscino, lass in terrazza. E tutto pareva cos naturale, quando mi dondolavo avanti e indietro, alzando la testa di tanto in tanto per sentire la luce delle stelle risplendermi sul volto. I teatri dovrebbero essere situati nei luoghi alti, sulle terrazze imbiancate a calce, faccia a faccia con il cielo. A Fez, nelle notti d'estate, le remote galassie si univano al nostro teatro, e la speranza non aveva confini. Pensavo: oh s, zia Habba, anch'io sar una maga. Mi lascer alle spalle questa vita stretta e codificata che mi aspetta negli angusti vicoli della medna e contempler i sogni. Scivoler oltre l'adolescenza, tenendomi la fuga stretta al petto come le giovani europee stringono i loro partner nella danza. Le voglio tener care, le parole e copiarle per illuminare le notti scure, e per demolire le mura e i cancelli

degli gnomi. Mi sembra tutto facile, a guardarvi, zia Habba, Shma, sparire e comparire tra le tende del fragile teatro, fragili, voi, nel cuore della notte, sulla terrazza lontana, eppure cos piene della vita, nutrici e custodi di meraviglie. Diventer una maga. Ceseller parole che danno corpo ai sogni, e renderanno vane le frontiere. Durante il giorno, Shma e la zia Habba aspettavano pazienti la notte, il tempo in cui potevano chiamare a raccolta l'immaginazione ed evocare i sogni, quando il sonno metteva k.o. i meno curiosi tra noi. Molte donne della casa vivevano per queste notti, ma i giovani maschi, a volte chiamati a prender parte alle nostre rappresentazioni, rispondevano sempre con tiepido entusiasmo. A loro non importava poi tanto dei racconti e del teatro, perch, al contrario delle donne, avevano accesso illimitato al cinema Bjuld, che si trovava accanto al hammm. Si capiva che i giovani andavano al cinema quando Zn e Jawd si mettevano il farfallino rosso. Spesso, Shma cercava di seguire i suoi fratelli, pregandoli di portarla con loro. Riluttanti, questi le dicevano che non aveva avuto il permesso n di suo padre n del mio. Ma lei cercava di seguirli ugualmente: indossava in tutta fretta la jallbiyya, si velava il volto con una sciarpa di chiffon nero, e si precipitava alla porta dietro di loro. Ahmed il portinaio si alzava in piedi non appena la vedeva arrivare. Shma, diceva, per favore, non costringermi anche oggi a correrti dietro per la strada. Non ho avuto istruzione di lasciar uscire le donne. Ma lei continuava a camminare come se non avesse sentito, e a volte, tanto era svelta,

riusciva a sgattaiolare fuori. Allora, tutte le donne del cortile si precipitavano all'ingresso per vedere cosa sarebbe accaduto. Ma non passavano molti minuti che Ahmed ricompariva, sbuffando e ansimando forte, e spingendo la fuggiasca attraverso la porta. Nessuno mi ha informato che le donne andavano al cinema, stasera, ripeteva con fermezza. Quindi, per favore, non createmi problemi, non obbligatemi a correre alla mia et. Mia madre si agitava molto quando Shma falliva nella fuga e veniva riportata indietro come una criminale. Aspetta e vedrai, Ahmed, si metteva a profetizzare, verr presto il giorno che perderai il lavoro, perch le donne saranno libere di andare dove vogliono. Quindi passava un braccio intorno a Shma e attraversava l'ingresso in direzione del cortile, mentre tutte le altre donne le seguivano, mormorando di ribellione e castighi. Shma restava in silenzio, con le guance rigate di lacrime, e dopo un po', tutta smarrita, chiedeva a mia madre: Ho diciassette anni e non posso vedere un film solo perch sono una donna? Che giustizia mai questa? Chi che ci rimetterebbe se in questo mondo arabo i maschi e le femmine venissero trattati alla pari?. Le donne di casa Mernissi erano autorizzate a recarsi al cinema solo quando il film era un successo universalmente riconosciuto, e l'intera popolazione di Fez andava a vederlo. Questo era il caso di tutti i film di Asmahn, e del film Dannr, che parlava di una jriya (una giovane schiava) cantante che, grazie alla sua voce e al suo spirito acuto, aveva incantato il califfo Harn al-Rashd a tal punto da fargli

dimenticare le sue altre mille jriya. A interpretare Dannr e a riportarla in vita con la sua voce portentosa, era naturalmente Umm Kulthm. La vicenda narrata in Dannr era ispirata alla storia. Il califfo Harn incontrava una giovane schiava di nome Dannr durante una serata di samar. Per samar si intendeva una notte di veglia, quando un califfo sovraccarico di lavoro cercava di rilassarsi e di ascoltare poesia e musica, prima o dopo eventi cruciali come battaglie, viaggi pericolosi, o negoziati particolarmente difficili. Venivano convocati a palazzo gli artisti di maggior talento, e poich le donne, in questi casi, potevano competere con gli uomini, ben presto le jriya di Baghdd superarono i loro maestri, e i samar divennero appannaggio delle donne. Il samar era l'opposto di un campo di battaglia. Il califfo Harn aveva un gran bisogno di rilassarsi, perch la maggior parte dei suoi giorni li passava a combattere sotto il suo regno, l'impero musulmano si estese quasi quanto la Cina. Quando si tratt di Dannr, il califfo Harn si trov a dover fronteggiare un bel problema. La schiava era di propriet del suo vizir, il pi alto dignitario di corte, Yahy Ibn Khlid al-Barmak. (20) E il vizir amava Dannr. Cos il califfo tenne segreti i suoi sentimenti, e cominci a far visita regolarmente al vizir, nella speranza di udire ancora la voce dell'amata. Non poteva dichiarare apertamente l'amore che provava per lei, ma in poco tempo l'intera citt di Baghdd era venuta, in un modo o nell'altro, a conoscenza del suo segreto, e undici secoli pi tardi, l'intera citt di Fez accorreva nelle sale cinematografiche per assistere alla storia del suo amore frustrato, filmata negli

studi egiziani. Noi bambini di solito non eravamo autorizzati ad andare al cinema; tuttavia, proprio come le donne, mettevamo in atto le nostre ribellioni e talvolta riuscivamo a strappare il permesso. Quando dico noi, in realt, intendo Samr, perch a me riusciva difficile mettermi a strillare con gli adulti e a mostrare il mio disappunto come faceva lui, vale a dire saltando su e gi, o meglio ancora, rotolandosi per terra e scalciando su chiunque gli capitasse a tiro. Inscenare una rivolta era per me un affare complicato, e tale rimasto, non fosse altro che per lo strano atteggiamento di mia madre. Spesso mi incoraggiava a ribellarmi, e ripeteva che permettere a Samr di fare il diavolo a quattro anche per me non era una gran bella cosa; ma ogni volta che, di mia iniziativa, mi buttavo sul pavimento e cominciavo a strillare con lei, mi freddava subito dicendo: Non ho detto che ti devi ribellare contro di me! Ti devi ribellare a tutti gli altri, ma a tua madre devi obbedire, altrimenti il caos. E comunque, non devi ribellarti stupidamente. Devi considerare bene la situazione, e analizzare ogni cosa. Ribellati solo quando sei sicura di avere qualche possibilit di spuntarla. Da quella volta in poi, io profusi molte energie nell'analizzare le mie chances di vittoria, in ogni occasione in cui era evidente che le persone si approfittavano di me, ma ancora Oggi, che passato quasi mezzo secolo, le risposte che arrivo a darmi sono sempre le stesse: inconcludenti. E sogno ancora quel giorno meraviglioso in cui potr inscenare una rivolta spettacolare "stile Samr", con tanto di urla e di calci.

Guardando al passato, sento di essere grata a mio cugino per aver fatto, allora, la cosa pi giusta. Senza di lui, non sarei mai riuscita ad andare al cinema. E andare al cinema era un evento entusiasmante, dall'inizio alla fine. Le donne si vestivano come se avessero dovuto sfilare per la strada senza il velo. La mamma passava ore e ore a truccarsi e ad arricciarsi i capelli in una pettinatura incredibilmente complicata. Altrove, ai quattro angoli del cortile, anche le altre erano intente a fervidi preparativi, con i bambini che reggevano specchi e le amiche che davano consigli in materia di kohl, rossetti, acconciature e gioielli. I bambini dovevano reggere gli specchi a mano e inclinarli in modo giusto perch catturassero i raggi del sole - gli specchi che adornavano le pareti dei saloni non erano di grande utilit, perch il sole non li raggiungeva quasi mai, tranne per poche ore al giorno, e solo d'estate. Ma alla fine tutte le donne erano agghindate in modo splendido. A quel punto, si coprivano completamente, dalla testa ai piedi, con il velo e con il hayk, o la jallbiyya - a seconda dell'et e dello status! Alcuni anni prima, mia madre aveva combattuto con mio padre, prima sulla questione della stoffa di cui doveva essere fatto il velo, e poi su quella del hayk, il manto tradizionale che le donne dovevano portare quando uscivano in pubblico. Il velo tradizionale consisteva in un pezzo rettangolare di cotone bianco cos pesante che anche il semplice atto di respirare diventava una vera impresa. La mamma voleva sostituirlo con un piccolo velo nero triangolare in finissimo chiffon di seta. E mio padre ci diventava matto: troppo trasparente! Tanto vale

andare in giro scoperta!. Ma presto il piccolo velo, il lithm, divent una moda, con le mogli dei nazionalisti che lo portavano in giro per tutta Fez - ai raduni della moschea, e nelle celebrazioni pubbliche, come quelle in occasione del rilascio di prigionieri politici. Mia madre, inoltre, era decisa a sostituire il tradizionale hayk femminile con la jallbiyya, il soprabito maschile: un capo che era stato anch'esso recentemente adottato dalle signore dei nazionalisti. Il hayk consisteva in sette lunghi metri di pesante cotone bianco che andavano accuratamente drappeggiati intorno alla figura. Gli estremi del hayk, scomodamente annodati sotto il mento, andavano tenuti con le mani, per impedire che il tutto scivolasse di dosso. Shma diceva che quell'indumento era stato inventato con il fine preciso di rendere alle donne una tortura il semplice camminare per la strada, di modo che si stancassero presto dello sforzo, tornassero indietro e non si sognassero di uscire mai pi. Anche la mamma detestava il hayk. Se ti capita di inciampare e di cadere, diceva, rischi di romperti i denti, perch hai le mani occupate e non ti puoi riparare. E poi, cos pesante da portare, e io sono cos mingherlina!. D'altro canto, la jallbiyya era un indumento maschile strettamente attillato, munito di cappuccio e di aperture laterali che permettevano il passo lungo, e maniche tagliate in modo da lasciare le mani completamente libere. Quando i nazionalisti incominciarono a mandare a scuola le loro figlie femmine, per la prima volta permisero loro di indossare la jallbiyya perch pi leggera e pi pratica del hayk. Andare e tornare da scuola quattro volte al giorno non era esattamente la stessa cosa che andare a

visitare la tomba di un santo una volta all'anno. Cos le ragazze cominciarono a portare la jallbiyya maschile e, di l a poco, le loro madri presero a imitarle. Per scoraggiare mia madre dal seguire questa moda, mio padre esprimeva regolarmente aspri commenti sulla rivoluzione in atto per le vie della medna. Come le donne francesi, che cambiano le gonne con i pantaloni da uomo, diceva. E quando le donne cominciano a vestirsi come gli uomini, allora peggio del caos, il fan' (la fine del mondo). Ma lentamente, a poco a poco, il caos delle strade arriv anche In casa nostra, e il pianeta continu miracolosamente a girare come al solito. Un giorno, la mamma apparve con indosso la jallbiyya di mio padre, col cappuccio rimboccato ordinatamente sulla fronte, e un piccolo lithm nero triangolare in puro chiffon di seta che pendeva da sopra il naso. Naturalmente, chiunque poteva vedere attraverso quel velo, e mio padre, arrabbiato, l'ammon che cos facendo comprometteva l'onore della famiglia. Ma l'onore delle famiglie, all'improvviso, sembrava correre seri pericoli in tutta Fez, perch le donne in jallbiyya e civettuoli veli di chiffon dilagavano per tutte le vie della medna. Non pass molto tempo che le figlie dei nazionalisti cominciarono a mostrarsi per strada a viso scoperto e gambe nude, in abiti occidentali e distinte borsette alla moda europea. Ovviamente mia madre non poteva sognarsi di adottare l'abito occidentale, tanto conservatore era l'ambiente in cui viveva, ma le riusc di tenersi la jallbiyya e il semplice lithm di chiffon. Pi tardi, nel 1956, appena mia madre ud che il Marocco aveva ottenuto l'indipendenza e che gli eserciti francesi erano in ritirata,

si un al corteo organizzato dalle mogli dei nazionalisti, e cant insieme a loro fino a notte inoltrata. Quando alla fine rientr, esausta dal camminare e dal cantare, aveva i capelli scoperti e il volto nudo. Da allora in poi, non si videro pi lithm neri a coprire i volti delle giovani donne della medna di Fez; solo le donne anziane e le giovani contadine appena immigrate in citt portavano ancora il velo. (21) Ma torniamo ai film. In quei rari giorni di festa, la processione delle donne partiva da casa nel primo pomeriggio, aperta dai miei cugini maschi, come a impedire alla gente di fare capannello e cercare di intravedere un raro barlume delle bellezze di casa Mernissi. Subito dopo gli uomini, veniva Llla Mn con il suo hayk maestosamente drappeggiato attorno alla sottile silhouette, e con la testa sdegnosamente alta, perch anche l'anonimo passante potesse capire che lei era una donna di autorit. Llla Rdiya, la mamma di Samir, camminava a fianco della suocera con passi meticolosamente misurati, e gli occhi fissi sul selciato. Le seguivano la zia Habba e le altre parenti vedove o divorziate, ognuna camminando in silenzio e reggendosi stretto il candido hayk. Al contrario di mia madre, le donne vedove o ripudiate, che non avevano mariti a proteggerle, non potevano rivendicare il diritto a indossare la jallbiyya: farlo avrebbe siglato la loro condanna immediata e irreversibile come donne perdute. Nell'ultima fila del corteo venivano le ribelli, ognuna con indosso un'attillata jallobiyya a colori, seguite dalle timide cugine adolescenti che ridacchiavano nervosamente per tutto il tragitto, e infine, da noi bambini, tenuti per mano da Ahmed.

In realt, non c'erano molte donne nella fila delle ribelli, solo mia madre e Shma, ma riuscivano ad attirare l'attenzione di tutti. Mia madre, con gli occhi contornati di kohl, e Shma, con il suo falso neo di Asmahn, erano s velate, dal momento che portavano il fine e trasparente lithm nero, ma avevano le mani libere e, passando, lasciavano nell'aria una scia provocante di sensuali profumi. Spesso mia madre faceva ridere tutti imitando Leyla Murd, la stella del cinema egiziano specializzata nei ruoli di donna fatale. Camminava guardando fisso davanti a s (col rischio di inciampare sulle pietre aguzze del selciato della medna), con gli occhi ben aperti, come se avesse qualche grave infezione oculare, e lanciava sguardi a destra e a sinistra, mandando raggi magnetici e sussurrando in tono cospiratore: Nessun uomo pu resistere alla mia terrificante bellezza! Un solo secondo di contatto degli occhi, e la vittima innocente cadr contorcendosi al suolo. Ci sar una strage di uomini, oggi, per le strade di Fez!. A mia madre quell'idea era venuta dopo aver sentito le teorie di un egiziano femminista di nome Qsim Amn. Costui era autore di un best-seller, provocatoriamente intitolato La liberazione delle donne (1899, anno 1316 secondo il calendario islamico), in cui ipotizzava che gli uomini velassero le donne perch ne temevano il fascino e l'avvenenza. Gli uomini non potevano resistere alle donne, scriveva, e spesso si sentivano venir meno ogni volta che una bella donna passava loro accanto. Qsim Amn concludeva il suo libro esortando gli uomini arabi a trovare il modo di sviluppare una forza interiore e dominare le proprie paure, cos che le donne potessero

smettere il velo. La mamma amava Qsim Amn, ma poich era analfabeta, doveva pregare mio padre di leggerle i suoi brani preferiti. Prima di acconsentire, mio padre faceva richieste di ogni tipo, che all'inizio la mamma respingeva - per esempio, che lei gli tenesse la mano durante la lettura, gli preparasse la sua bevanda preferita (un frapp con mandorle fresche tritate e una goccia di essenza di fiori d'arancio), oppure, peggio ancora, che gli massaggiasse i piedi. Per, alla fine, mia madre, pur con riluttanza, acconsentiva a esaudire i suoi desideri, e lo esortava a dare inizio alla lettura. Poi, proprio quando lei cominciava a divertirsi, pap si fermava di colpo, buttava via il libro, e iniziava a lamentarsi che Qsim Amn stava distruggendo l'armonia del matrimonio arabo. Ho bisogno dell'aiuto di questo matto egiziano per poter stare vicino a mia moglie, e perch lei sia carina con me?, si lagnava. Non ci posso credere!. Allora la mamma correva a raccogliere il libro dal pavimento, lo rimetteva nella sua custodia di pelle e lasciava la stanza, imbronciata ma sicura di s, con il suo tesoro sotto il braccio. Shma, con le sue lentiggini e gli occhi color del miele, rideva di gusto ogni volta che la mamma faceva la donna fatale sul tragitto da casa al cinema. Tutte e due guardavano attentamente a destra e a sinistra per vedere se qualche passante stesse per cadere al suolo. E, naturalmente, entrambe le donne facevano commenti sugli uomini a cui passavano accanto, costringendo il cugino Zn e i suoi fratelli a voltarsi di tanto in tanto per invitarle a non parlare cos forte. Una volta nel cinema, l'intero harem sedeva su due file, con i biglietti per quattro, in modo che restassero vuote la fila davanti e la fila di dietro. Non

volevamo certo che qualche avventore del cinema, birbone e irriverente, approfittasse del buio per pizzicare una delle signore mentre era assorta nella trama del film! (20) La famiglia Barmak era molto potente a quel tempo, e Yahy, prima di diventare il vizir di Harn, era stato suo maestro e mentore. Yahy mor nell'anno 190 dell'Egira (IX secolo d.C.) (21) Mentre le donne di classe sociale alta o media smisero il velo, le contadine appena immigrate che vennero a Fez dopo l'indipendenza lo portavano per proclamare la loro "urbanit", per mostrare che appartenevano alla civilt e non pi alla campagna, dove il velo non fu mai, almeno per quanto riguarda il Nordafrica indossato dalle donne. A tutt'oggi, il hlj6 islamico, un distinto copricapo, , in Marocco, un fenomeno ristretto alle classi medie, colte e urbane. Le contadine e le donne della classe lavoratrice non seguono questa moda.

CAPITOLO 14

FEMMINISTE EGIZIANE IN TERRAZZA

Molte delle rappresentazioni di Shma sulla terrazza richiedevano la presenza di interpreti maschili, e quando il cinema del vicinato non entrava in competizione, tutti i giovani della casa vi partecipavano. Zn, ovviamente, era molto richiesto, per via della sua grazia e della sua eloquenza. Ci prendeva gusto a rubare i turbanti e i mantelli dello zio e di mio padre, e a costruirsi ogni sorta di spade di legno per interpretare in modo convincente i principi abbasidi. Ma recitava anche in altri ruoli, dai poeti pre-islamici ai moderni eroi nazionalisti prigionieri nelle carceri francesi e britanniche. Le commedie che pi entusiasmavano il pubblico, per, erano quelle che richiedevano grandi scene di folla e un gran marciare e cantare, perch in tal modo tutti potevano partecipare. Queste scene facevano ammattire Shma, perch accadeva che ogni tanto il pubblico svanisse completamente. Ci deve essere qualcuno seduto a guardare la scena!, sosteneva. Non ci pu essere un teatro senza il pubblico!. Il problema, con Shma, era che spesso andava soggetta a sbalzi d'umore del tutto imprevedibili: poteva passare dall'entusiasmo pi frizzante al silenzio pi profondo nel giro di pochi minuti, senza che vi fossero

segnali visibili dell'imminente cambiamento. In pi, si scoraggiava molto facilmente quando il pubblico non si comportava a dovere; in quel caso, si bloccava nel bel mezzo di una battuta, rivolgeva un'occhiata piena di tristezza ai colpevoli dell'interruzione, e si avviava verso le scale. Non c'era molto che si potesse fare, in quei momenti, e a volte quello stato di depressione durava dei giorni, durante i quali Shma restava chiusa in camera sua. Ma quando era di buon umore, questo certo, metteva il fuoco addosso a tutti quanti! Perch vedete, il teatro di Shma forniva a tutti noi meravigliose opportunit di scoprire i nostri talenti nascosti e di darne pubblica dimostrazione, superando la timidezza e sviluppando un po' di fiducia in noi stessi. Le mie cugine adolescenti, di norma molto timide, per esempio, avevano la loro opportunit di emergere quando cantavano in coro. Non volevano, per, che i drappi venissero sollevati - ni quel caso si mettevano a salutare il pubblico, tormentandosi nervosamente le trecce - ma quando le tende erano abbassate, le loro voci risuonavano limpide e gradevoli. Io, da parte mia, diventai assolutamente indispensabile quando Shma si accorse che sapevo fare dei salti acrobatici (avevo imparato dalla nonna Jasmna). Da quel momento in poi, le mie acrobazie intrattenevano gli spettatori ogni volta che le cose sfuggivano di mano. Appena avevo la sensazione che qualcosa non andasse per il verso giusto fra il regista, o gli attori, e il pubblico, mi buttavo sulla scena con le gambe per aria e le mani per terra. Imparai a capire per istinto quando Shma era sul punto di piombare nei suoi momenti di tristezza. Le mie acrobazie, inoltre,

permettevano dei lunghi cambi di costume fra una scena e l'altra. Senza la mia assistenza, Shma avrebbe dovuto abbreviare di molto i suoi elaborati preparativi. Ero molto fiera di avere una parte, per quanto silenziosa e marginale, e fatta soprattutto con i piedi. Ma, come diceva la zia Habba, non importa il ruolo che si svolge, l'importante essere utili. L'essenziale era averla, una parte, e concorrere al raggiungimento di una meta comune. E poi, mi diceva la zia, avrei presto avuto una parte importante nella vita reale; dovevo solo sviluppare un talento. Le facevo osservare che forse quel talento avrebbero potuto essere proprio le acrobazie, ma lei non ne era convinta. La vita reale pi dura del teatro, diceva. poi, la nostra tradizione esige che le donne camminino sui piedi. Tirarli su in aria una faccenda piuttosto delicata. Fu allora che cominciai a preoccuparmi del mio futuro. Ma la zia Habba mi disse che non avevo niente da temere, perch tutti quanti hanno doti meravigliose nascoste nel profondo; l'unica differenza che alcuni riescono a condividerle con il prossimo, e alcuni invece no. Quelli che non esplorano e non mettono a disposizione degli altri i doni preziosi che hanno dentro, finiscono per vivere male, per essere infelici, a disagio con gli altri, e arrabbiati, per giunta. Un talento bisogna svilupparlo, in modo da poter dare, condividere, brillare. E il talento si sviluppa lavorando sodo per diventare bravi in qualcosa, il che pu essere qualunque cosa - cantare, ballare, cucinare, ricamare, ascoltare, guardare, sorridere, aspettare, accettare, sognare, ribellarsi, saltare. Quello che sai far

bene, qualunque cosa sia, pu cambiarti la vita. Cos parl la zia Habba. Quindi decisi che avrei sviluppato un talento e avrei dato felicit al mio prossimo, in modo che nessuno avrebbe pi potuto farmi del male: non era forse cos? L'unico problema era che ancora non sapevo quale potesse essere il mio talento. Ma certo qualche dote dentro l'avevo anch'io. Allh generoso con le sue creature e a ognuna di esse dona qualcosa di bello; lo semina nel cuore come un fiore misterioso, senza farsene accorgere. Anch'io, probabilmente, avevo ricevuto la mia parte; non dovevo fare altro che attendere e coltivarla, finch non fosse giunto il mio momento. Nel frattempo, avrei imparato tutto quello che potevo dalle eroine della nostra storia e della letteratura. Le eroine che pi spesso erano ritratte nel teatro di Shma erano, in ordine di frequenza: Asmahn, l'attrice cantante; le femministe egiziane e libanesi; Shahrazd e le principesse delle Mille e una notte; e infine, importanti figure religiose. Tra le femministe, o r'idt- pioniere dei diritti delle donne - tre erano le favorite di Shma: 'A'isha Taymr, Zaynab Fawwz e Hud Sha'rw. (22) Tra le figure della tradizione religiosa, le pi popolari erano Khadja e 'A'isha, le mogli del Profeta Muhammad, e Rbi'a al-'Adawiwa, una mistica. Le loro vite, di solito, venivano rappresentate durante il mese di Ramadn, quando nonna Llla Mn, vestita tutta in verde, il colore del Profeta - che la pace e la benedizione di Allh siano con lui -, prima si dava alla meditazione mistica, e poi cominciava a predicare il pentimento dai peccati, e a predire l'inferno in generale a tutti coloro che vivevano dimentichi dei comandamenti di Allh, e in particolare alle donne

che intendevano sbarazzarsi del velo, cantare, ballare e divertirsi. Le donne del Marocco, assetate di emancipazione e di progresso, dovettero importare le loro femministe dall'Oriente, poich fra quelle locali non ce n'era nessuna abbastanza famosa da diventare un personaggio pubblico in grado di nutrire i loro sogni. Non c' da stupirsi che il Marocco sia cos arretrato, osservava Shma di tanto in tanto. Schiacciati fra il silenzio del Sahara a sud, le onde furiose dell'Atlantico a ovest, e l'aggressione degli invasori cristiani dal nord, i marocchini si sono arroccati in un atteggiamento di difesa, mentre il resto dei paesi islamici sta veleggiando verso la modernit. Le donne hanno fatto progressi dovunque, tranne qui. Noi siamo un museo. Dovremmo far pagare il biglietto d'ingresso ai turisti che vengono a Tangeri!. Il problema con alcune delle femministe preferite di Shma, specialmente con le pi antiche, era che nella vita non avevano fatto molto pi che scrivere, dal momento che anche loro erano recluse negli harem. E questo significava che non c'era molta azione da mettere in scena, e dovevamo semplicemente starcene seduti ad ascoltare Shma che recitava le loro proteste e i loro lamenti in forma di monologo. La vita peggiore di tutte era quella di 'A'isha Taymr. Nata al Cairo nel 1840, tutto quello che aveva fatto era stato scrivere incessantemente dei feroci poemi contro l'usanza del velo, fino alla morte, avvenuta nel 1906. Tuttavia, c' da dire che scriveva in molte lingue - arabo, turco, e addirittura in persiano - e questo mi faceva un certo effetto. Pensate, una donna ostaggio in un harem che impara le

lingue straniere! Parlare una lingua straniera sempre un po' come aprire una finestra in un muro cieco. Imparare una lingua straniera all'interno di un harem equivale a sviluppare delle ali che permettono di volare in un'altra cultura, anche se la frontiera resta, e il guardiano pure. Quando Shma voleva farci sapere che 'A'isha Taymr leggeva le sue poesie in turco o persiano, lingue che nessuno nella medna di Fez aveva mai sentito o era in grado di comprendere, buttava la testa all'indietro e, con lo sguardo fisso al soffitto o al cielo, cominciava ad articolare incomprensibili suoni gutturali privi di senso, con la scansione metrica propria della poesia araba. Al che mia madre si faceva impaziente. Cara, ci hai impressionato e illuminato abbastanza con la padronanza di 'A'isha nella lingua turca, diceva. Adesso torna all'arabo, o rischi di perderti l'uditorio. Shma si interrompeva bruscamente, assumeva un'aria molto offesa, e chiedeva a mia madre di scusarsi all'istante. Io sto tessendo una magia delicatissima, le diceva, e se tu continui a urlare, distruggerai il sogno. Allora mia madre si alzava, chinava il capo e l'intero busto, poi si raddrizzava, e giurava che non avrebbe mai pi pronunciato una parola fuori posto. Per il resto del dramma, sedeva immobile, col volto atteggiato in un sorriso di palese approvazione. L'altra pioniera del femminismo che Shma ammirava molto, e con cui ci toccava convivere, era Zaynab Fawwz, un'erudita autodidatta libanese, nata verso il 1850, che, da domestica nativa di un oscuro villaggio, si elev fino a raggiungere lo status di figura letteraria celebre nei circoli intellettuali di Beirut e del Cairo, grazie a una dura disciplina e una serie di matrimoni strategicamente calcolati.

Ma dal momento che Zaynab non era mai uscita dal suo harem, trasformare la sua vita troncata in azione scenica era un'impresa tremendamente difficile. Dal chiuso dell'harem, tutto ci che Zaynab Fawwz poteva realmente fare era inondare la stampa araba di articoli e poesie in cui dava libero corso alla sua avversione per il velo e condannava la pratica della reclusione femminile. Era dell'idea che queste due istituzioni costituissero il maggiore ostacolo alla grandezza dei musulmani, e che spiegassero entrambe il perch, di fronte agli eserciti imperialisti dell'Occidente, il mondo arabo avesse dato prove cos mediocri. Per fortuna, noi della terrazza non eravamo costretti a sorbirci a lungo gli sfoghi a mezzo stampa di Zaynab, ripetitivi fino all'eccesso. L' eroina, infatti, nel 1893 aveva pubblicato un WhoJs who di donne famose, in cui aveva raccolto pi di quattrocentocinquanta abbaglianti ed eclettiche biografie di donne modello, da Cleopatra d'Egitto alla regina Vittoria d'Inghilterra, e questo forniva a Shma un bel po' di materiale tra cui poter scegliere. (23) Ma la pioniera dei diritti femminili che godeva di maggiore popolarit, almeno presso il pubblico della terrazza, era Hud Sha'rw, una bellezza aristocratica egiziana, nata nel 1879, che, con i suoi discorsi infuocati e le sue marce popolari, aveva incantato i governanti dell'Egitto. La sua vita forniva a tutti quanti sulla terrazza, compresi noi bambini, ampie opportunit di calcare le scene e cantare inni militari nazionalisti. C'era, infatti, bisogno di attori che recitassero nel ruolo dei manifestanti egiziani, attori che interpretassero la polizia britannica, e, naturalmente, comparse per il ruolo di passanti.

Costretta a un precoce matrimonio all'et di tredici anni, Hud esercitava un forte fascino su Shma, perch, con la sola forza di volont, era stata capace di trasformare una societ intera nel giro di pochi decenni. Hud era riuscita in due imprese apparentemente contraddittorie, ovvero battersi contro l'occupazione britannica e, nel contempo, mettere fine alla propria reclusione di donna. Si tolse il velo una volta per tutte il giorno in cui guid la prima marcia ufficiale delle donne egiziane contro gli inglesi, nel 1919, e grazie alla sua influenza sui legislatori, passarono molte leggi importanti compresa quella del 1924 che alzava l'et legale del matrimonio per le ragazze a sedici anni. Inoltre, nel 1923, quando il nuovo stato egiziano indipendente, formatosi appena l'anno prima, var una costituzione che limitava il diritto di voto ai soli uomini, ne fu talmente disgustata che cre l'Unione delle Femministe Egiziane e si batt con successo per il diritto delle donne al voto. (24) La testarda insistenza di Hud Sha'rw sui diritti delle donne ispir molti altri paesi arabi di recente indipendenza, gi attratti dagli ideali nazionalisti, al punto da includere il diritto delle donne al voto anche nelle loro costituzioni. Noi della terrazza andavamo matti per la marcia delle donne del 1919. Momento chiave nella costruzione dell'intreccio di Shma, la marcia dava a tutti l'occasione di invadere la scena, spingersi oltre i drappi precari che Shma aveva messo su con molte difficolt (erano sostenuti dai pali per stendere il bucato infilati dentro giare di olive), saltare qua e l, gridare insulti a immaginari soldati britannici, e buttare in aria le sciarpe, simbolo dei detestati veli. Noi bambini, in

particolare, ci divertivamo un mondo, deliziati alla vista di tutti quegli adulti, comprese le nostre madri, che giocavano come bambini. A volte, l'esuberanza generale cresceva a tal punto che Shma era costretta ad arrampicarsi sulla scala a pioli che aveva usato per sistemare il sipario, e ordinare a gran voce agli attori di uscire di scena, perch gli inglesi si erano ritirati dall'Egitto nel 1922, e ora eravamo nel 1947. Hud, a quella data, si trovava in punto di morte, e un solenne silenzio era di rigore, dal momento che l'eroina si era spenta serenamente nel suo letto. Quando, come spesso accadeva, la gente tardava a smuoversi dalla scena, le urla di Shma si facevano minacciose. Se gli attori non tornano in s e non rispettano i tempi scenici, proclamava dall'alto della scala, la direzione del teatro chiuder i battenti per l'intera stagione, causa vandalismo perpetrato da elementi incontrollabili. Passare dalla festosa manifestazione di piazza del 1919 alla scena del letto di morte di Hud, non era certo una cosa semplice. Non solo dovevamo uscire di scena e ritornare a essere pubblico, ma eravamo pure costretti a metterci in lutto e a manifestarlo con solenne silenzio - e l'impresa non era alla portata di tutti. Una volta, la zia Habba, fu ufficialmente espulsa dalla terrazza solo perch non aveva potuto fare a meno di ridere quando Shma, precipitandosi da dietro i drappi, avvolta in un lenzuolo nero frettolosamente indossato, inciamp e perdette l'equilibrio. Anche a noialtri era venuto da ridere, ma per fortuna Shma era cos impegnata a recuperare l'equilibrio che non aveva visto le nostre facce. La zia Habba aveva fatto l'errore di ridere troppo forte, e Shma si appell al

pubblico perch fosse cacciata dal teatro. Non potemmo fare altro che assecondare la sua richiesta perch, in caso contrario, avrebbe proclamato uno sciopero del teatro, e questo non era nell'interesse di nessuno. In fondo in fondo, per, il vero problema con le vite delle femministe era il fatto che non offrivano molti spunti per cantare e ballare. Shma poteva anche divertirsi a metterle in scena, ma il pubblico preferiva di gran lunga vedere Asmahn, oppure una delle avventurose eroine delle Mille e una notte. Non fosse altro che perch in quelle storie c'era pi amore, passione, avventura. Le vite delle femministe sembravano tutte fatte di lotte e matrimoni infelici, e mai di momenti di gioia, notti d'amore, o qualunque cosa potesse dar loro la forza di tirare avanti. Gli uomini arabi erano molto sensibili al fascino di queste signore iperattive, pioniere delle nuove idee, diceva la zia Habba. Cadevano ai loro piedi di continuo, ma non si mai sentita una parola su quegli abbracci appassionati, un po' perch le femministe pensavano che fossero politicamente irrilevanti, un po' perch si censuravano da sole, per paura di essere attaccate come donne immorali. A volte, per, la zia Habba si domandava in privato se non fosse Shma a operare tale censura, nel timore che, drammatizzando gli episodi romantici, il pubblico si lasciasse trascinare da quelli e si dimenticasse della lotta. Comunque stessero le cose, fu proprio a quel tempo e in quella sede che presi la seguente decisione: se mai avessi guidato una battaglia per la liberazione delle donne, mai e poi mai avrei trascurato la mia sensualit. Come diceva la zia Habba, Perch mai ribellarsi e cambiare il mondo se non puoi avere quello che

ti manca nella vita? E quello che manca in assoluto nelle nostre vite l'amore e la passione. A che serve organizzare una rivoluzione, se il nuovo mondo che nasce un deserto emotivo?. Nelle Mille e una notte, le eroine di Shahrazd non scrivevano di liberazione in compenso, per, la vivevano, pericolosamente e sensualmente, e riuscivano sempre a tirarsi fuori dai guai. Non cercavano di convincere la societ a liberarle iniziavano a liberarsi da sole. Si prenda, a titolo d'esempio, la storia della principessa Budr. Eccola qua, una principessa viziata e iperprotetta, figlia del potente re Ghayur, e moglie dell'altrettanto potente principe Qamar al-Zamn. L'eroina parte per un viaggio con suo marito, e naturalmente e lui a prendersi cura di ogni cosa; lei si limita a seguirlo, come fanno di solito le donne quando viaggiano col marito o i parenti maschi. La carovana si spinge molto lontano in terre straniere finch, un giorno, la principessa Budur si sveglia e scopre di essere sola nella sua tenda, in mezzo a una terra di nessuno. Il principe Qamar svanito nel nulla. Temendo che gli altri uomini della carovana possano usarle violenza, rubarle i gioielli o venderla come schiava, la principessa decide di indossare i panni del marito e farsi passare per un uomo. Non sar pi la principessa Budur, ma il principe Qamar al-Zamn. E il trucco funziona! Non solo la donna riesce a evitare lo stupro e il disonore, ma si ritrover con un regno tutto suo da governare. La terrazza acclamava la principessa Budr come colei che aveva osato concepire l'impossibile, l'irreale. Come donna, era Impotente e disperatamente vulnerabile, circondata da Incalliti predoni. A pensarci, la sua situazione era

davvero senza scampo - bloccata in una terra di nessuno, lontana da casa, nel mezzo di un'intera carovana di schiavi ed eunuchi inaffidabili, per non parlare dei mercanti, tipi notoriamente poco raccomandabili. Ma quando ci si viene a trovare in una situazione cos disperata, non resta che capovolgere il mondo, trasformarlo secondo i nostri desideri, e ricrearlo da principio. Ed esattamente questo quel che fece la principessa Budr. (22) Le pioniere del femminismo sono molto famose nel mondo arabo, dove presente una forte tradizione di compilazioni del tipo Who's who che documentano vita, imprese e successi di donne celebri. La passione degli storici arabi per le donne eccezionali ha prodotto un distinto genere letterario chiamato nis'iyyt dalla parola ns', donne. Salh al-Dn al-Munjid, un ammiratore di donne straordinarie, ha compilato un elenco di trattati sulle donne che conta qualche centinaio di titoli, nel suo "M 'ullifa 'an al-nis"' (Tutto quello che stato scritto sulle donne, nel giornale Majallat majma' al-lugha al-'arabiyya (1941), vol.16 p.216. Sfortunatamente, le femministe arabe, che sono delle figure chiave nella storia dei diritti umani nel mondo islamico, sono poco note all'Occidente. Un profilo molto valido delle maggiori femministe del diciannovesimo e ventesimo secolo, che potrebbe tornare molto utile ai lettori occidentali se venisse tradotto il primo volume di Women Pioneers, di Emily Nasrallah, che al momento esiste solo in lingua araba (Beirut, Muassassat Nawfl, 1986).

(23) Zaynab Fawwz al-Amili, Al-durr al-manthr fi tabaqt rabbat al-khudr (Boulaq, Egitto: Al-Matba'a al-Kubra 1895, anno 1316 del calendario islamico). Nella sua introduzione spiega che il libro un"'opera dedicata alla causa delle creature di sesso femminile della mia razza" (ja'altuhu khidmatan li-bantnaw'). (24) Hud Sha'rw celebre nel mondo arabo, e un barlume della sua vita eccezionale si pu cogliere nella traduzione inglese di un'antologia dei suoi scritti, ad opera di Margot Badran, intitolata Harem Years: The Memoirs of an Egyptian Feminist (Londra, Virago Press, 1986). Per una descrizione a immagini delle campagne femministe di Hud Sha'rw, si veda Sarah Graham Brown, Image of Women: The Portrayal of Women in Photography of the Middle East, 1860-1959 (New York, Columbia University Press, 1988). Nell'ultimo capitolo, "Campaigning Women", si possono vedere le foto della marcia del 1919.

CAPITOLO 15

IL DESTINO DI BUDUR

Chi andasse in cerca della storia di Budr nelle Mille e una notte, avrebbe un bel da fare per rintracciarla. Innanzi tutto, il suo nome non appare nel sommario. Il racconto va sotto il nome di suo marito: Storia di Qamaral-Zamn. Secondo, la sua storia narrata nella novecentosessantaduesima notte, quindi, prima di imbattersi in Budr, bisogna arrivare alla fine del libro. Il motivo di ci, a detta della zia Habba, era da ravvisarsi nel fatto che la narratrice, Shahrazd, temeva di rimetterci la testa, se avesse raccontato la storia di Budr fin dall'inizio. (25) Dopo tutto, la morale della favola che una donna pu spacciarsi per un uomo e prendersi gioco della societ; non deve far altro che cambiare i suoi abiti con quelli del marito: la differenza tra i sessi una cosa ridicola, tutto un fatto di abbigliamento. Gi questa, di per s, era una lezione davvero insolente da dare al furioso re Shahriyr, figuriamoci, poi, se Shahrazd gli avesse raccontato la fiaba la prima notte! Perci, la furba ragazza cominci a intrattenere lo sposo con delle storie meno inquietanti, per ammorbidirlo un poco, prima di procedere con questa. Un tratto particolarmente gradevole della principessa Budr era il suo non

essere una donna forte. Come la maggior parte delle donne sulla terrazza, non era persona abituata a risolvere da sola i suoi problemi. Dipendente in tutto e per tutto dagli uomini, e completamente ignorante del mondo esterno, non aveva mai sviluppato alcuna fiducia in se stessa, e non aveva alcuna pratica nell'analizzare le situazioni problematiche per arrivare a delle soluzioni. Eppure, a dispetto del suo essere totalmente impedita, riusc a prendere le decisioni pi giuste - e pi azzardate. Non c' nulla di male nell'essere impedite, signore mie!, diceva la zia Habba, quando era il suo turno di entrare in scena. La vita della principessa Budr ce lo dimostra. Non aver mai avuto l'occasione di mettere alla prova i talenti, non significa non averne. La zia Habba assumeva il controllo della scena ogni volta che il pubblico, annoiato dalle femministe di Shma, si metteva a reclamare commedie pi allegre che includessero danze e canti. Come direttore scenico, la zia Habba non era coercitiva come Shma che investiva un'incredibile quantit di energie nell'ambientazione scenica e nei costumi. La zia Habba, al contrario, riduceva tutto al minimo indispensabile. La vita gi abbastanza complicata, era solita dire. Quindi, per amor di Dio, non complicatela ancora di pi, quando intendete rilassarvi. Durante le rappresentazioni, la zia Habba sedeva su una comoda sedia, coperta da un drappo preziosamente ricamato, che doveva suggerire un trono. Inoltre, per l'occasione, indossava il suo elegante caffettano con i ricami in oro, che di solito teneva accuratamente ripiegato nella cassapanca di cedro scampata per miracolo al naufragio del suo matrimonio. Il caffettano era tutto in

velluto nero, tempestato delle perle che il padre della zia Habba aveva riportato da un pellegrinaggio alla Mecca; e i ricami erano opera della zia stessa, che aveva impiegato tre lunghi anni a finire il lavoro. Oggi la gente si compra i vestiti gi fatti e se ne va in giro indossando roba che non ha creato, diceva. Ma quando impieghi notti dopo notti per ricamare una sciarpa o un caffettano, ecco che un semplice capo di vestiario diventa una meravigliosa opera d'arte. (26) Di certo, il caffettano della zia incuteva un insolito rispetto e, dal momento che di norma era riservato ad occasioni molto speciali, conferiva alla scena un tocco di esotismo, quando la zia compariva indossandolo. Il dramma della principessa Budr iniziava piuttosto bene, con suo padre, il re Ghayr, che riforniva lei e l'amabile sposo, il principe Qamar al-Zamn, di tutto ci che era necessario per il viaggio. Il re fece condurre fuori dalle stalle cavalli marchiati a fuoco con il suo sigillo, e dromedari di razza capaci di viaggiare dieci giorni senz'acqua; e ordin di preparare una lettiga per sua figlia, oltre a muli e cammelli carichi di provviste; in pi, diede loro schiavi ed eunuchi per servirli, e ogni sorta di equipaggiamenti per meglio viaggiare, e il giorno della partenza, quando il re Ghayr prese congedo dal genero, il principe Qamar al-Zamn, gli fece dono di dieci splendide vesti intessute d'oro e di perle preziose, insieme a dieci cavalli da corsa e dieci cammelle, pi una fortuna in denaro, e gli raccomand di amare e di aver cura di sua figlia, la nobile principessa Budr. (Quindi, il principe e la principessa partirono), senza far sosta il primo giorno, n il secondo n il terzo n il quarto;

viaggiarono senza fermarsi per un intero mese, finch arrivarono in una pianura di pascoli abbondanti, dove piantarono le loro tende, mangiarono, bevvero e riposarono, e la Principessa Budr si sdrai a dormire".(27) E quando si svegli il mattino dopo, si ritrov tutta sola nella tenda. Il suo sposo era misteriosamente scomparso. A questo punto noi bambini, seduti accanto alla tenda della principessa Budr, facevamo ogni sorta di rumori per indicare che la carovana si stava svegliando. Samr, bravo com'era a far l'imitazione del cavallo, nitriva e scalpitava tutto il tempo, fermandosi soltanto, e con riluttanza, quando Shma, nella parte di Budr, cominciava a riflettere ad alta voce sulla solitudine e l'impotenza di una donna che si trova all'improvviso senza marito. Se esco dalla tenda e lo dico ai servi e quelli apprendono che mio marito scomparso, allora cominceranno a concupirmi: non ho modo di sfuggire a questa sorte, a meno che non usi uno stratagemma. Quindi si alz e indoss alcuni abiti di suo marito, e i suoi stivali per cavalcare, e si avvolse intorno al capo un turbante come quello dello sposo, usandone un capo per coprirsi il volto, come un velo a protezione della bocca. Poi fece sedere una giovane schiava nella sua lettiga, e usc dalla tenda; e insieme alla sua corte viaggi per giorni e notti, finch la carovana giunse in una citt che sorgeva sulle sponde del Mar Rosso, e l, presso le mura, piantarono le tende e si fermarono a riposare. La principessa chiese il nome di quella citt, e le fu detto che era chiamata la citt dell'Ebano, il cui re aveva nome Armans, e la figlia del re, Hayt al-Nufs.(28)

L'arrivo alla citt dell'Ebano non mise fine ai guai della principessa Budr. Anzi, la sua situazione peggior, perch il re Armans fu cos compiaciuto del finto principe Qamar al-Zamn da offrirgli la mano di sua figlia, Hayt al-Nufs. Quale orribile prospettiva per la principessa Budr! Hayt al-Nufs avrebbe scoperto subito il suo trucco, e c'era il caso che, per tale truffa, il re le avrebbe fatto tagliare la testa. Nella citt dell'Ebano, la gente veniva decapitata ogni giorno per molto meno. Nella scena successiva, la principessa Budr misurava a grandi passi la sua tenda, interrogandosi sul da farsi. Accettando la proposta del re, rischiava di venir condannata a morte per aver mentito. Ma se avesse rifiutato la proposta, il rischio di condanna a morte non cambiava. Non saggio rifiutare la proposta di un sovrano, se si vuol vivere a lungo e in buona salute, specialmente quando tale rifiuto implica snobbarne la figlia. Mentre Shma camminava avanti e indietro, mettendo in scena il dilemma della principessa Budr, il pubblico si divideva in due fazioni. La prima suggeriva di dire al re la verit, perch, se Budr gli avesse fatto sapere di essere una donna, lui poteva anche innamorarsi di lei e perdonarla. L'altra fazione suggeriva che sarebbe stato meno rischioso per Budr accettare l'offerta di matrimonio e poi, una volta in camera, raccontare tutto alla principessa Hayt, perch questo avrebbe fatto scattare la solidariet fra donne. La solidariet tra le donne era, in verit, un argomento delicatissimo, nel cortile, perch raramente le donne erano tutte dalla stessa parte contro gli uomini. Alcune di loro, come la nonna Llla

Mani e Llla Rdiya, della fazione pro-harem, erano sempre in sintonia con le decisioni prese dagli uomini, mentre altre donne, come mia madre, non lo erano affatto. Anzi, mia madre arrivava ad accusare quelle che si alleavano con gli uomini di avere una grossa parte di responsabilit nelle sofferenze delle donne. Queste signore sono ancora pi pericolose degli uomini, spiegava, perch fisicamente sembrano come noi, ma in realt sono lupi travestiti da agnelli. Se esistesse la solidariet fra le donne, non saremmo qui inchiodate su questa terrazza. Potremmo viaggiare per tutto il Marocco o navigare fino alla citt dell'Ebano, se ne avessimo voglia. La zia Habba, che sedeva sempre nella prima fila, anche quando non doveva dirigere n svolgere altri ruoli, fu incaricata da Shma di tenere sotto stretta sorveglianza gli umori del pubblico e, ogni qualvolta venisse fuori l'argomento della solidariet tra donne, di censurarlo all'istante, prima che potesse degenerare in pi serie e amare discussioni. Ad ogni modo, la principessa Budr scelse la solidariet tra donne, e la scelta si rivel saggia, a dimostrazione che le donne sono capaci di grandi e nobili sentimenti l'una verso l'altra. Accett la proposta del re Armans di sposare sua figlia e, come immediata conseguenza di tale atto, acquis il diritto di assumere il governo della citt dell'Ebano - niente male, come inizio. Noi della terrazza celebravamo il matrimonio con la consueta distribuzione di biscotti da parte mia e di Samr. Una volta, Shma prov ad avanzare l'obiezione che, data la palese illegalit di un matrimonio tra donne, i biscotti non dovevano essere distribuiti. La reazione del pubblico non si fece attendere. La regola dei biscotti va

rispettata. Non si mai detto che il matrimonio doveva essere legale. Dopo la cerimonia, gli sposini si ritirarono nella camera da letto di Hayt. Ma quella prima notte, la principessa Budr liquid la giovane sposa con il bacetto della buonanotte e poi cominci a pregare per ore e ore, finch la povera Hayt cadde addormentata. Durante questa scena, tutti noi ridevamo al ritratto che Shma faceva di questo sposo tanto pio. Finiscila di pregare, vai a fare il tuo dovere, le gridava mia madre. Quindi, io e Samr ci precipitavamo sulla scena a tirare gi il sipario, per indicare che era passata una notte. Poi alzavamo le tende di nuovo e il povero marito era sempre assorto in preghiera, mentre Hayt alNufs era l seduta ad aspettare di essere baciata. E facevamo cos per pi volte, con lo sposo che continuava a pregare e la sposa che continuava ad aspettare, mentre il pubblico si sbellicava dalle risate. Alla fine, dopo molte notti di preghiera, la principessa Hayt ne ebbe piene le tasche e and a lamentarsi dal suo potente padre, il re Armans. Disse che il principe Qamar non era interessato a darle un figlio, poich passava le notti pregando senza sosta. Come c'era da aspettarsi, questo non piacque al re, che minacci di bandire all'istante lo sposo dalla citt dell'Ebano, se non si fosse comportato da uomo. Cos, quella stessa notte, la principessa Budr si confid con la principessa Hayt, raccontandole tutta la storia e chiedendole aiuto. Ti scongiuro, in nome di Allh, tieni per te la confidenza che ti ho fatto, poich ho tenuto nascosto il mio caso solo perch Allah possa ricongiungermi al mio

amato Qamar alZamn. (29) E, naturalmente, il miracolo avvenne. La principessa Hayt simpatizz con Budr e le promise il suo aiuto. Le due donne misero su una falsa cerimonia della verginit, come prescritto dalla tradizione. Hayt al-Nufs si alz e and a prendere un piccione, gli tagli la gola proprio sulla sua camicia e si imbratt del suo sangue. Poi si tolse i pantaloni che portava sotto la veste e grid a gran voce, di modo che la sua gente accorresse, e innalzasse i consueti inni e canti di gioia. (30) Dopo di che, le due donne vissero agli occhi di tutti come marito e moglie, mentre la principessa Budr, da una parte governava il regno5 e dall'altra organizzava le ricerche per trovare il suo amato Qamar al-Zamn. Le donne sulla terrazza applaudivano alla decisione di Budr, che aveva osato fare l'impossibile, e, a spettacolo concluso, discutevano animatamente, sino a notte fonda, e, sul destino e la felicit, come sfuggire l'uno e perseguire l'altra. La chiave di tutto, molte ne convenivano, era proprio la solidariet tra le donne. (25) Nel testo arabo in mio possesso (Beirut, Al-Maktaba al-Cha'biya, vol.4), La storia di Qamar al-Zamn ha inizio la novecentosessantaduesima notte, ma nella traduzione del Burton alla centosettantesima notte. (26) Sebbene gli harem siano scomparsi negli anni Cinquanta, e le donne delle classi medie e alte siano passate all'istruzione e alle professioni, il desiderio delle donne di mantenere il controllo sulla moda rimane pi forte che mai. Le migliaia

di marocchine che negli anni Novanta lavorano come professioniste (un terzo dei medici, avvocati e professori universitari del Marocco costituito da donne) non hanno rinunciato alla tradizione di disegnarsi personalmente abiti e gioielli, e hanno in tal modo contribuito a un revival delle arti tradizionali Jallbiyye e caffettani sono stati accorciati e ridisegnati, secondo il gusto e la fantasia, in ogni sorta di tessuti e colori. Non insolito incontrare dottoresse, giudici, avvocatesse nelle buie stradine della medna, sedute sui panchetti degli artigiani a discutere con loro del colore, del modello e dei ricami per i loro moderni capi di vestiario. (27) The Tale of Qamar al-Zamn, traduzione del Burton, vol. 3, p. 278 (28) Ibid., p. 283 (29) Burton, p. 289 (30) Ibid. p.

CAPITOLO 16

LA TERRAZZA PROIBITA

Comunque sia, la felicit, lo pensavo allora e lo penso a tutt'oggi, inconcepibile senza una terrazza, e per terrazza intendo qualcosa di molto diverso dai tetti europei che ci descrisse il cugino Zn dopo aver visitato Balad Thalj, la Terra della Neve. Ci disse che le case, da quelle parti, non hanno le nostre terrazze piatte, imbiancate a calce, e spesso adorne di lussuosi pavimenti, piante, fiori e divani. Al contrario, i loro tetti, concepiti per riparare le case dalla neve, sono triangolari e appuntiti, e non possibile neanche stare in piedi, l sopra, perch si scivolerebbe subito di sotto. Tuttavia, anche a Fez, non tutte le terrazze erano concepite per essere accessibili; su quelle pi elevate, di norma, era proibito sahre, perch a cadere gi da quelle altezze, si era spacciati. Nondimeno, io sognavo sempre di visitare la nostra terrazza proibita, la pi alta in tutto il vicinato, dove, a memoria mia, nessun bambino aveva mai messo piede. Ma quando, finalmente, mi avventurai su quella vetta proibita per la prima volta, mi pass di colpo la voglia di visitarla. Anzi, decisi seduta stante di rivedere l'idea che i grandi fossero tutti degli esseri irragionevoli e maledettamente

determinati a impedire ai bambini di divertirsi. Ero cos spaventata, in piedi lass in cima, che perdetti la capacit di respirare e cominciai a tremare dalla testa ai piedi. Quanto desiderai di aver obbedito ai grandi, dopo tutto, e di essere rimasta sulla terrazza bassa, cinta di parapetti alti un paio di metri! I minareti e persino l'imponente moschea di al-Qarwiyvn erano ai miei piedi, piccoli come giocattoli in una citt di gnomi, mentre le nuvole che mi passavano sul capo parevano minacciosamente basse, con i bordi superiori infiammati di un rosa acceso, quasi rosso, cosa che dabbasso non avevo mai veduto. E udii un rumore cos strano e spaventoso che, sulle prime, pensai fosse un uccello mostruoso e invisibile. Ma quando ne chiesi ragione alla cugina Malika, lei mi disse che ero solo spaventata; che era il rumore del sangue che mi scorreva veloce nelle vene; che anche lei si era sentita cos la prima volta che si era avventurata a quell'altezza. E aggiunse che se mi fossi messa a gridare o avessi detto di aver paura, si sarebbe anche scomodata per aiutarmi a scendere, ma mai e poi mai mi avrebbe portata di nuovo su con lei, e avrei passato il resto della vita a interrogarmi sul significato della parola "harem". Quello, infatti, era l'argomento che lei e Samr si apprestavano a discutere sulla terrazza. Si erano assegnati la missione di analizzare quella parola inafferrabile e, a titolo di ricompensa, si erano concessi una visita sulla favolosa terrazza proibita. Di rigore, la pi assoluta discrezione; nessuno doveva venire a conoscenza del progetto. Cos le dissi in un soffio che non avevo paura; tutto quello che mi serviva era

un consiglio su come far smettere il rumore nella mia testa. Malika mi consigli di stendermi supina, con la faccia rivolta al cielo, evitando di guardare oggetti in movimento come le nuvole o gli uccelli, e di fissare lo sguardo su un punto fermo. Mi sarebbe bastato concentrarmi per un po' su quel punto, e il mondo sarebbe ritornato alla normalit. Prima di stendermi, le lasciai istruzione di far sapere alla mamma che, nel caso fosse volont di Allh che io morissi l sulla terrazza, dovevo ancora ingenti somme di denaro a Sd Sussi, il re dei ceci tostati e delle noccioline e mandorle alla griglia, che aveva una bancarella fuori della nostra scuola coranica. Si veniva spediti all'inferno per direttissima, a detta della maestra Llla Tam, se si arrivava all'altro mondo senza aver saldato tutti i debiti. Una buona musulmana paga sempre i suoi debiti e, viva o morta, tiene i suoi conti in pari. La terrazza al di sopra di quella dove avevano luogo gli spettacoli era proibita perch priva di parapetti, e poteva bastare un falso movimento per cadere gi e sfracellarsi al suolo. Cinque metri pi alta della terrazza sottostante, quella proibita costituiva il tetto della stanza dove viveva la zia Habba. Non essendo concepita come luogo da frequentare, la terrazza non aveva scale di accesso; il solo mezzo ufficiale per arrivarvi era una scala a pioli, che aveva in custodia Ahmed il portinaio. Ma tutti in casa sapevano che le donne inquiete e sofferenti di hem, una blanda forma di depressione, erano solite arrampicarsi lass per trovare la quiete e la bellezza necessarie a curarsi. Per hem si intende uno strano tipo di sofferenza, tutt'altra cosa rispetto a un

mushkil, un problema. La donna che ha un mushkil conosce la ragione del suo soffrire. Ma chi soffre di hem, non sa cos' che non va: la causa del suo malessere, quale che sia, rimane senza nome. Fortunato chi conosce la cagione del suo male - era solita dire la zia Habba - perch pu fare qualcosa per curarlo! Ma la donna che soffre di hem non pu farci proprio nulla, pu solo starsene seduta in silenzio, con gli occhi spalancati e il mento affondato nel palmo della mano, come se il collo non ce la facesse a sostenere il peso della testa. Poich solo la quiete e la bellezza potevano curare le donne affette da hem, le poverette venivano spesso portate ai santuari su alte montagne, come Mawly 'Abdelsalm nel Rf, Mawly Bu'azza sui monti dell'Atlante, o in uno dei molti luoghi di ritiro che sorgevano sulle sponde dell'Oceano fra Tangeri e Agadr. Nel nostro harem, eravamo fortunate, perch solo la cugina Shma cadeva a volte preda del hem, e anche lei non ne era completamente in balia. Di solito, ne veniva colpita solo quando ascoltava uno speciale programma di Radio Cairo, dedicato a Hud Sha'rw e ai progressi dei diritti delle donne in Egitto e Turchia. Allora, il hern si impadroniva di lei. La mia generazione sacrificata!, si lamentava. La rivoluzione sta liberando le donne in Turchia e in Egitto, e noi qui siamo lasciate in sospeso. Non siamo pi nella tradizione, ma ancora non godiamo i benefici della modernit; siamo sospese a mezz'aria, come farfalle dimenticate. Ogni volta che Shma si lamentava cos, noi la circondavamo di hann, cio di una tenerezza illimitata e incondizionata, finch non si sentiva meglio. Il silenzio, la bellezza

della natura e la tenerezza degli umani, sono gli unici rimedi per questo tipo di malattia. L'altra donna della casa che spesso si arrampicava segretamente sulla terrazza proibita, era la zia Habba. Cominci a servirsi della terrazza non appena venne a vivere con noi, dopo il divorzio. E fu lei che ci insegn come arrivare lass senza usare la scala a pioli. Noi bambini venimmo a conoscenza del segreto perch la zia aveva bisogno di noi, che tenessimo d'occhio il cortile e le scale, mentre lei procedeva alla difficile ascesa. La zia Habba prendeva due delle grosse pertiche per stendere il bucato che si trovavano sulla terrazza bassa (e che di solito erano usate per asciugare il bucato pesante, come i tappeti e le coperte di lana, che venivano lavate solo in agosto, quando il sole era pi caldo) e se ne serviva a mo' di scala. Non era un'operazione facile: per prima cosa, la zia Habba fissava le pertiche mettendole dentro giare di olive vuote, con dei cuscini in fondo ad attutire il rumore; poi, incrociava le cime dei pali, per creare un punto d'appoggio dove posare il piede. Per raggiungere questo punto d'appoggio, ricavava degli altri gradini con le casse di legno che erano sparse un po' dappertutto sulla terrazza. Con queste riusciva a sollevarsi di tre o quattro metri dal suolo, e poi il gradino finale, costituito dai pali incrociati, le permetteva di spingersi sulla terrazza proibita. Non ci sarebbe mai venuto in mente un tale sistema, se non avessimo visto la zia Habba in azione. Le giare di olive erano essenziali all'operazione almeno quanto le pertiche. Le olive nere arrivavano in casa dalla campagna nel mese di ottobre, e, come prima

operazione, venivano stipate in grossi recipienti di bamb, e coperte con pietre e manciate di sale marino, per farne uscire il succo amaro (le olive fresche sono troppo amare da mangiare). Dopo che il succo era stato spremuto tutto, le olive venivano tolte dai recipienti di bamb e messe dentro grosse giare di terracotta; quindi, si depositavano sulla terrazza, dove il sole avrebbe completato la preparazione. Di tanto in tanto, la zia Habba esponeva le olive all'aria aperta, sparpagliandole su un lenzuolo in un angolo isolato della terrazza, e una volta che erano pronte e si presentavano belle raggrinzite, vi aggiungeva manciate di origano fresco e altre erbe, e le rimetteva al sicuro nelle giare. Per la fine di febbraio, le olive si potevano mangiare, e la squadra di donne che quel giorno era di turno per la colazione, saliva a prenderne un bel secchio pieno. Le olive nere mangiate con t alla menta forte, khl' (31) e pane fresco, costituivano una colazione deliziosa e molto comune. Io amavo la colazione, non soltanto per le olive salate, ma anche per via delle shahawt, che erano squisitezze fornite dagli eccentrici della popolazione del cortile che avevano voglia di mangiare cose diverse da quelle che passava il convento. Dato che non si poteva mangiare davanti agli altri senza dividere, le shahawt trasformavano le colazioni in veri e propri festini. Gli eccentrici dovevano fornire a ognuno di noi i loro cibi preferiti, e in quantit sufficiente per soddisfare tutti. Alcuni procuravano uova di anatra e tacchina, altri avevano voglia di miele di eucalipto delle foreste della regione di Kenitra. Altri andavano matti per le ciambelle, e ne portavano a dozzine da dividere

democraticamente. I pi apprezzati degli eccentrici, comunque, erano quelli che procuravano strani frutti fuori stagione, o formaggio salato del Rf, servito nelle foglie di palma. Ma torniamo alle olive. Sebbene noi bambini adorassimo mangiarle, ancor pi piacevole era sapere che le giare si stavano rapidamente vuotando del loro contenuto. Usavamo le giare per ogni sorta di progetti: arrampicarsi sulla terrazza proibita era uno; giocare a nascondino era un altro. Lo scopo di Samr e di Malika, quando si arrampicavano sulla terrazza alta, era di approfondire le loro indagini sul tema dell'harem. Ma con la nostra prima visita non andammo molto lontano. Una volta recuperato un ritmo di respiro regolare, fummo sopraffatti dalla quiete e dalla bellezza di quel posto. Sedemmo immobili a guardare, cercando di non muoverci, perch eravamo cos vicini che il minimo movimento poteva dar fastidio agli altri. Anche aggiustarmi le trecce, fissandole indietro sulla testa, provocava lamentele da parte degli altri due. Poi Malika fece una domanda, una domanda piuttosto semplice: Un harem una casa dove un uomo vive con molte mogli?. Ognuno di noi se ne usc con una risposta diversa. Malika disse che la risposta era s perch era il caso della sua famiglia. Suo padre, lo zio Karm, aveva due mogli - sua madre Bb e la seconda moglie Khnta. Samr disse che la risposta era no, perch ci potevano essere degli harem senza che ci fossero pi mogli, come nel caso di suo padre, lo zio LAl, o del mio. (Una feroce avversione per la poligamia era l'unica cosa che accomunava mia madre e Llla Rdiya, la madre di Samr.)

La mia risposta alla domanda di Malika fu pi complessa. Dissi che dipendeva. Se pensavo alla nonna Jasmna, la risposta era s. Se pensavo alla mamma, la risposta era no. Ma le risposte complesse suscitavano il risentimento dei miei interlocutori, perch non facevano che peggiorare la nostra confusione, e cos sia Malika che Samr ignorarono il mio contributo e continuarono a discutere tra loro, mentre io mi distraevo e contemplavo le nuvole che, sopra la mia testa, parevano farsi sempre pi vicine. Alla fine, Malika e Samr decisero che avevano cominciato con una domanda troppo difficile. Dovevamo tornare alle origini, e farci la domanda pi sciocca di tutte: Un harem una cosa che hanno tutti gli uomini sposati?. Da qui, avremmo potuto trovare la direzione giusta. Tutti e tre convenimmo che Ahmed il portinaio era sposato. Abitava proprio accanto al nostro portone in due camere minuscole, con sua moglie Lz e i loro cinque bambini. Ma quella casa non era un harem. Quindi non era il matrimonio a fare l'harem. Voleva forse dire, azzardai, che solo un uomo ricco poteva avere un harem? Mi sentii molto in gamba per aver sollevato la questione, e si rivel proprio una bella domanda, perch tenne in silenzio Malika e Samr per un bel pezzo. Poi Malika, che abusava regolarmente del vantaggio che la sua et le conferiva, fece una domanda volgare e indecente che non ci aspettavamo: Forse che un uomo deve avere qualcosa di grosso sotto la jallbiyya per potere mettere su un harem, e Ahmed magari ha solo un cosino piccolo piccolo?, ma Samr pose subito fine a quella linea d'indagine. Disse che ognuno di noi ha un angelo seduto

sulla spalla destra, o su quella sinistra, il quale scrive ogni parola che diciamo in un grosso libro. Nel giorno del giudizio, quel medesimo libro verr attentamente esaminato, le nostre azioni valutate, e alla fine solo i fortunati che non hanno nulla di cui vergognarsi saranno ammessi in paradiso. Gli altri saranno scaraventati all'inferno. Io non voglio essere messo in imbarazzo, concluse Samr. Quando gli chiedemmo dove aveva preso questa informazione, disse che la fonte era la nostra maestra, Llla Tam. Al che decidemmo che, da quel momento in poi, avremmo limitato le nostre speculazioni al campo del hall, il lecito, e cercai di togliermi dalla mente il possibile misterioso legame fra la misura del sesso di un uomo e il suo diritto a possedere un harem. La seconda volta che ci arrampicammo sulla terrazza proibita, eravamo molto pi rilassati, sia perch l'altezza sembrava meno spaventosa, sia perch sapevamo che ci saremmo attenuti al hall. La domanda stavolta era: Un harem pu avere pi di un padrone?. Era una questione difficile, una di quelle che ci facevano stare in silenzio, assorti nei nostri pensieri, per un bel po' di tempo. Samr disse che in alcuni casi era possibile; in altri no. Paragon il nostro harem a quello dello zio Karm, il padre di Malika: nell'harem di Malika c'era un solo padrone, mentre nel nostro, i padroni erano due; infatti, sia mio padre che lo zio Ali potevano considerarsi padroni, anche se lo zio era un po' pi padrone del babbo, perch era il pi vecchio dei due, e il primogenito. Per, tutti e due prendevano le decisioni, e ti davano o non ti davano il permesso di fare quello che ti andava. Come diceva Jasmna, avere due padroni meglio che averne uno solo, perch se non riesci a

ottenere un permesso da uno, puoi sempre rivolgerti all'altro. A casa di Malika, se suo padre non dava il permesso (o lo dava o non lo dava, non c'era spazio per le vie di mezzo), la cosa si faceva ben triste. Quando Malika volle avere il permesso di tornare a casa con noi dopo la scuola coranica, e restarci fino all'ora del tramonto, dovette chiederlo a suo padre per settimane intere. E lui non sentiva ragioni. Diceva che una bambina deve tornare a casa subito dopo la scuola. Alla fine Malika aveva chiesto rinforzi a Llla Mn, a Llla Rdiya e alla zia Habba, e solo le donne erano riuscite a far cambiare idea allo zio Karm, argomentando che la casa dello zio era la stessa cosa della casa paterna, e che, a parte questo, la bambina, in casa sua, non aveva nessuno della sua et con cui giocare, dato che i suoi fratelli e le sue sorelle erano molto pi grandi di lei. Pi padroni significava pi libert e pi divertimento. Questo era il caso della fattoria di Jasmna. Nonno Tz era la suprema autorit, naturalmente, ma due dei suoi figli pi adulti, Hjj Slim e Hjj Jall, prendevano decisioni come lui. Quando il nonno era assente, si comportavano come dei califfi, e spesso facevano di tutto per esasperare Jasmna e le altre mogli. Jasmna, a sua volta, esasperava loro, affermando, per esempio, che il nonno Tz le aveva dato il permesso di andare a pescare, prima di partire quel mattino all'alba, un'affermazione che i due figli non avevano possibilit di confutare perch non si alzavano mai prima delle otto. Jasmna riusciva sempre a passarla liscia proprio perch si svegliava molto presto, e mi diceva che, se volevo essere felice nella vita, anch'io avrei dovuto svegliarmi prima degli uccelli. Allora,

diceva, la vita si sarebbe dispiegata davanti ai miei occhi come un giardino. La musica delle piccole creature avrebbe svegliato dentro di me la gioia, e mi sarei seduta a pensare con calma come impiegare la giornata e compiere il mio prossimo passo in avanti. Se vuole essere felice, diceva, una donna deve riflettere molto, e in silenzio, per ore ed ore, sul modo di compiere ogni piccolo passo in avanti. Il primo passo riuscire a capire chi ha la sulta (autorit) su di te, diceva Jasmna. Questa l'informazione di base, ma di per s non sufficiente: una volta appurata la questione, si devono saper mescolare le carte, confondere i ruoli. la parte pi interessante del gioco; perch la vita un gioco. Guardala in questo modo, e potrai ridere di qualsiasi cosa. Sulta, autorit, gioco. Queste parole chiave continuavano a tornarmi nella testa, e mi colp l'idea che forse l'harem stesso non era che un gioco. Un gioco fra uomini e donne che si temono reciprocamente e, pertanto, devono provarsi a vicenda quanto sono forti, proprio come facevamo noi bambini. Ma non potei, quel pomeriggio, dividere questo pensiero con Malika e Samr, perch suonava troppo pazzesco: voleva dire che i grandi non erano diversi dai bambini. Quel giorno, quando scendemmo dalla terrazza, eravamo cos presi dalla nostra indagine che neanche notammo le nuvole rosa che lentamente si allontanavano verso ovest, n facemmo caso ad altro. Non eravamo venuti a capo di nulla - anzi, eravamo pi confusi che mai, e ci precipitammo dalla zia Habba per un aiuto. La trovammo assorta nel ricamo, col capo chino sul suo mrma, una cornice di legno orizzontale usata per elaborati lavori di cucito. Il mrma era

simile al grande telaio usato dagli uomini, ma pi piccolo e leggero. Le donne vi sistemavano la stoffa in modo che fosse ben tesa quando l'ago l'attraversava. Era un oggetto molto personale, e ognuna adattava il suo in modo da non dover piegare troppo la testa. Il ricamo era essenzialmente un'attivit solitaria, ma le donne spesso si riunivano in gruppi, quando volevano chiacchierare un po' o erano coinvolte in un progetto che richiedeva molto lavoro. Quel giorno, la zia Habba stava lavorando tutta sola a un uccello verde con le ali d'oro. I grossi uccelli dalle aggressive ali spiegate non erano un disegno classico, e se Llla Mn lo avesse visto, avrebbe detto che era un'innovazione orribile, e che alla sua creatrice doveva essere volato via il cervello. Certo, gli uccelli apparivano nei ricami tradizionali, ma erano piccoli, e spesso totalmente paralizzati, schiacciati tra piante giganti e grassi fiori fogliosi. Dato l'atteggiamento di Llla Mn, la zia Habba si dedicava a disegni canonici quando ricamava gi nel cortile, e si teneva per s i suoi grandi uccelli alati nella sua stanza privata, quella con l'accesso diretto alla terrazza bassa. Io le volevo tanto bene. Era cos quieta, cos accondiscendente, in apparenza, alle esigenze del duro mondo esterno, eppure riusciva ancora ad aggrapparsi alle sue ali. Mi rassicurava circa il mio futuro: una donna poteva essere totalmente priva di potere, e tuttavia dare significato alla sua vita sognando di volare. Io, Malika e Samr, aspettammo che la zia Habba alzasse la testa, e poi le esponemmo il nostro problema e la confusione che ci prendeva ogni qual volta cercavamo di chiarirci la faccenda dell'harem. Dopo aver ascoltato attentamente,

disse che eravamo presi in un tanqud, o contraddizione. Essere presi in un tanqud significa che, per ogni domanda che si fa, Si ottengono troppe risposte, e questo non fa che aumentare la confusione. E il problema che, quando si hanno le idee confuse, disse, non ci si sente molto in gamba comunque, continu, un requisito per diventare adulti proprio imparare come comportarsi in caso di tanqud. Il primo passo per i principianti sviluppare la virt della pazienza: bisogna accettare il fatto che, per qualche tempo, a ogni domanda corrisponder un maggior grado di confusione. Tuttavia, non c' ragione per cui un essere umano debba smettere di usare il pi prezioso dono che Allh ci ha concesso - il 'aql, la ragione. E ricordate, aggiunse la zia Habba che nessuno, fino ad ora, ha inventato un modo per imparare Senza fare domande. Zia Habba disse qualcosa anche a proposito del tempo e dello spazio su come gli harem cambino da una parte all'altra del mondo, e da un secolo all'altro. L'harem del califfo abbaside Harn al-Rashd, nella Baghdd del nono secolo, non aveva niente a che vedere con il nostro. Le sue jriya, o giovani schiave, erano donne molto istruite, che ingoiavano libri di storia e religione pi svelte che potevano, in modo da essere capaci di intrattenere il califfo. Gli uomini di quel tempo infatti, non apprezzavano la compagnia di donne illetterate e incolte, e non era possibile attirare l'attenzione del califfo se non si era in grado di abbagliarlo con nozioni di storia, scienze e geografia, per non parlare della giurisprudenza. Questi argomenti erano l'ossessione del califfo, che, fra un jihd (guerra santa) e

l'altro, passava molto del suo tempo libero a discuterne. Per, aggiunse Zia Habba, i califfi abbasidi erano vissuti molti anni addietro. Ora, i nostri harem erano pieni di donne illetterate, il che dimostrava solo di quanto ci Si fosse allontanati dalla tradizione. E per quanto riguarda prestigio e potere, i governanti arabi non avevano pi il ruolo dei conquistatori, ma quello dei conquistati Oppressi com'erano dagli eserciti coloniali. All'epoca in cui le lariya erano istruite, gli arabi stavano sulla vetta del mondo. Ora, invece, sia uomini che donne, del mondo si trovavano ai piedi, ma il desiderio di istruirsi era gi un segnale che si stava per emergere dall'umiliazione coloniale. Mentre lei parlava, io tenevo d'occhio Samr per vedere se capiva tutto quello che diceva. Ma anche lui aveva un'aria smarrita. La zia Habba not la nostra inquietudine e disse di non preoccuparci, che non avevamo bisogno, non ancora, di immergerci nel tempo e nello spazio. Quel che contava, adesso, era che, anche senza rendercene conto, stavamo facendo progressi. Al momento, dunque, non ci rimaneva che procedere con la nostra missione. Una settimana dopo, durante la successiva seduta sulla terrazza alta, Malika tir fuori la questione degli schiavi. C' bisogno di schiavi per fare un harem? Samr disse che quella era una domanda pazzesca anche solo da farsi, perch nel nostro harem, di schiavi non ce n'erano. Ma Malika replic subito che c'era Mna, che viveva con noi, e che era una schiava. Samr ribatt che la presenza di Mna era puramente accidentale. Non aveva n marito, n figli, n altri parenti, e stava con noi solo perch non

apparteneva a nessuno e non sapeva dove andare. Era maqt'a, cio tagliata dalle sue radici, come un albero morto. Anni prima, Mna era stata rapita dal nativo Sudan, a sud del Sahara, e venduta come schiava a Marrkesh. Poi era stata venduta e rivenduta, da un mercato all'altro, finch era finita in casa nostra come cuoca. Poco tempo dopo, aveva chiesto a zio Ali di esonerarla dai lavori domestici perch voleva ritirarsi sul tetto a pregare - il cortile era troppo affollato e rumoroso E cos, ad eccezione dei mesi invernali, quando il vento freddo soffiava dalle terre dei cristiani, Mna si accampava sulla terrazza bassa, e si volgeva in direzione della Mecca. (31) Una specie di bacon marocchino, che consiste in carne di manzo seccata al sole di luglio e agosto, e poi cucinata con olio d'oliva e grasso aromatizzata con coriandolo secco e cumino. Come le olive, il khl' era fatto per durare tutto l'anno, se correttamente preparato.

CAPITOLO 17

MINA, LA SENZA RADICI

Mna si accampava sulla terrazza bassa, il viso rivolto alla Mecca, e se ne stava seduta su una pelle di pecora senza et, con la schiena appoggiata contro il muro di ponente e sorretta da un cuscino di cuoio di Mauritania color zafferano. Lo zafferano era il suo colore. Portava un caffettano e un turbante giallo oro che davano un insolito splendore al suo volto nero e sereno. Era condannata a vestirsi di giallo perch posseduta da un jinn straniero che le impediva di indossare altri colori. Per jinn si intende una razza di spiriti dotati di tremenda volont, che si impossessano delle persone e le costringono ad assecondare tutti i loro capricci, come indossare solo colori ben precisi, o danzare su una certa musica, anche nei paesi dove la danza ritenuta sconveniente. La tradizione prescrive che un adulto rispettabile indossi solo colori discreti e che danzi di rado, e mai in pubblico. Llla Mn diceva che solo i malvagi, i mezzi matti e i posseduti danzano in pubblico, affermazione alla quale mia madre non finiva di stupirsi. A quanto le risultava, infatti, nel Marocco rurale si danzava allegramente durante le feste religiose, con grandi girotondi di uomini, donne e bambini che si tenevano per mano e saltellavano fino al mattino. Lo faceva presente alla suocera, aggiungendo che

quelle stesse persone riuscivano, tuttavia, a produrre cibo a sufficienza per nutrirci tutti. Credevo che dei pazzi non potessero far bene il loro lavoro, le rinfacciava, e Llla Mn rintuzzava dicendo che quando si posseduti da un jinn, si perde ogni senso dei hudd, i limiti, cio, che separano il bene dal male, quello che harm da quello che kall. Le donne possedute dai jinn saltano su per aria non appena sentono suonare il loro ritmo, disse, e agitano tutto il corpo senza vergogna, con mani e gambe che volano sopra la testa. Dell'infanzia, Mna rammentava frammenti della sua lingua natale, ma il pi delle volte si trattava di canzoni che non avevano pi senso per nessuno, neanche per lei. A volte, Mna era sicura che la musica del tamburo dei jinn, quella che si suonava durante la hadra, ovvero la danza dei riti di possessione, le riportasse in mente i ritmi conosciuti nell'infanzia. Ma altre volte non ne era poi tanto sicura. Per era in grado di descrivere alberi, frutti e animali che nessuno aveva mai visto a Fez e che, a volte, si incontravano nei racconti della zia Habba, specialmente quando si attraversava il deserto con una carovana diretta a Timbuktu, e in quelle occasioni Mna chiedeva alla zia di approfondire. La zia Habba, che era analfabeta, e che aveva appreso queste cose ascoltando attentamente suo marito leggere ad alta voce passi di storia e letteratura, chiamava Shma in suo soccorso. Shma allora correva al piano di sopra a prendere libri di consultazione scritti da geografi arabi. Cercava Timbuktu nell'indice e leggeva pagine e pagine ad alta voce, perch Mna potesse ritrovare l'atmosfera della sua infanzia. Lei sedeva

quieta ad ascoltare per tutto il tempo, anche se qualche volta chiedeva che un brano fosse riletto pi volte, specialmente quando si trattava della descrizione di un luogo di mercato, o di un rione. Potrei imbattermi in qualcuno di mia conoscenza, scherzava, con una mano davanti alla bocca per nascondere il timido sorriso. Potrei incontrare mia sorella o mio fratello. Oppure potrebbe riconoscermi un compagno d'infanzia. Poi si scusava per l'interruzione. Mna era maqt'a, cio vecchia e povera, ma era ricca di calore umano e di hann. Il hann una sorta di dono divino che trabocca come una fontana, versando tenerezza tutto intorno, senza badare se chi lo riceve qualcuno che si comporta bene e sta attento a non infrangere i hudd di Allh. Solo i santi e altre creature privilegiate sono in grado di dare hann, e Mna lo era. Non mostrava mai alcun segno di collera, tranne quando un bambino veniva picchiato. Danzava una volta all'anno, durante la festa del Mawld, l'anniversario della nascita del Profeta, che la pace e la benedizione di Allh siano con lui. In quell'occasione, in tutta la citt, si celebravano numerosi riti, dai pi ufficiali, ma splendidi, cori religiosi maschili nel magnifico santuario di Mawly Idrs, alle ambigue hadra, o danze di possessione, che si tenevano in diversi quartieri. Mna partecipava ai rituali organizzati nella casa di Sd Bill, il pi abile e rinomato esorcista di jinn dell'intera provincia di Fez. Come Mna, Sd Bill era originario del Sudan; e anche lui era arrivato in Marocco come schiavo privo di radici. Ma in seguito, vista la sua capacit di domare i jinn, i suoi padroni si erano messi in affari con lui. Le cerimonie di Sd Bill non erano aperte a chiunque; occorreva

un invito, per entrare in quella casa. I jinn tormentavano indifferentemente liberi e schiavi, uomini e donne. Tuttavia, sembravano reclutare pi facilmente le loro vittime fra i poveri e i deboli, e i poveri erano i loro pi fedeli devoti. Per i ricchi, la hadra poco pi di un divertimento, spiegava Mna, ma per le donne come me, una rara opportunit di evadere, di esistere in un modo diverso, di viaggiare. Per un uomo d'affari come Sd Bill, naturalmente, la rara presenza di donne appartenenti a famiglie d'alto rango era assolutamente vitale, anche per via dei costosi regali che gli portavano ogni volta. La loro presenza e generosit erano apprezzate da tutti come espressione di solidariet femminile, e c'era un gran bisogno del loro sostegno. I nazionalisti erano scesi in campo contro le danze di possessione, dichiarandole contrarie all'Islm e alla shar'a, la legge religiosa. E poich i capi delle famiglie pi in vista condividevano le opinioni dei nazionalisti, le donne frequentavano le hadra di Sd Bill in assoluta segretezza. Poich anche mio padre e lo zio 'Al assentivano con tutto il cuore alle idee dei nazionalisti, anche Mna si univa alla danza in segreto - un segreto per modo di dire, perch le donne e i bambini di casa ne erano ben a conoscenza, e praticamente tutto il cortile si recava con lei da Sd Bill. I posseduti, infatti, dovevano sempre avere qualche persona amica che li accompagnasse alla danza, perch dopo ore e ore di salti e di canti, spesso svenivano dalla stanchezza. Dato che Mna godeva di grande popolarit, tutti, in cortile, si dichiaravano suoi amici. In realt, amicizia a parte, eravamo irresistibilmente attratti

dall'evidente carattere sovversivo della cerimonia, durante la quale le donne danzavano a perdifiato, con gli occhi chiusi e i lunghi capelli fluttuanti a destra e a sinistra, come se avessero abbandonato ogni modestia e controllo sul corpo. Persino noi bambini riuscivamo ad andarci, minacciando di spifferare tutto allo zio e a pap. Ricattare le donne adulte ci conferiva un notevole potere, e ci assicurava il diritto a prender parte a quasi tutte le cerimonie proibite. La casa di Sd Bill era grande quanto la nostra, anche se non aveva i nostri lussuosi pavimenti in marmo e le preziose decorazioni in legno. All'inizio della cerimonia, centinaia di donne, tutte accuratamente abbigliate e truccate, erano allineate in bell'ordine sui divani collocati lungo le quattro mura del cortile. Sedute a braccetto, le donne si raggruppavano intorno alla loro mariyha, o la donna che non poteva resistere al rh, il ritmo che la spingeva a danzare. Sd Bill in persona stava al centro del cortile, in una fluente veste verde con pantofole e turbante di color zafferano, circondato da un'orchestra esclusivamente maschile costituita da tamburi, ghimbr (degli strumenti simili al liuto) e cembali. Le quattro sale intorno al cortile erano occupate dalle donne delle famiglie pi facoltose, quelle che avevano portato i doni pi preziosi e che non volevano essere viste danzare, mentre le donne povere sedevano tutte in mezzo al cortile. Preziosi vassoi da t in argento, con bicchieri in cristallo di Boemia di tutti i colori, e samovar di bronzo che sfrigolavano di acqua calda fumante, venivano preparati ai quattro angoli del cortile e nel mezzo di ogni salone. Poi, ci veniva chiesto di non muoverci pi. La regola essenziale, valida per tutte le cerimonie, sia religiose che

profane, era che ognuno Si trovasse un posto e rimanesse l immobile, motivo per cui i bambini erano mal tollerati. Dato che eravamo non meno di dieci bambini a sgattaiolare in casa dietro a Mna, la zia Habba aveva istituito una regola semplice ma inflessibile: ognuno doveva scegliersi una persona adulta e sederle accanto, ma chi si alzava, e cominciava a correre qua e l, o cercava di parlare con gli altri bambini, o si rifiutava di tornare a sedere dopo il terzo avvertimento, veniva accompagnato alla porta senza piet. Io non avevo problemi a rispettare la regola, tanto ero tranquilla e passiva, ma il povero Samr non arriv mai alla fine della cerimonia. Non riusciva a star fermo e seduto per cinque minuti di seguito. Una volta, arriv persino a gridare insulti a Sd Bill mentre la zia Habba lo scortava alla porta. L'anno dopo, la zia dovette cucirgli un piccolo turbante per nascondergli i capelli ed evitare, cos, che il maestro di cerimonia lo riconoscesse. All'inizio, l'orchestra di Sd Bill suonava una musica lenta, cos lenta che le donne continuavano a chiacchierare tra loro come se niente fosse. Ma poi, all'improvviso, i tamburi cominciavano a battere un ritmo bizzarro, tutte le maryht balzavano in piedi, gettavano via i vari copricapo e le pantofole, si piegavano dalla vita in gi, e si mettevano a scuotere selvaggiamente i lunghi capelli - sembrava quasi di vederli allungare a vista d'occhio, come se cercassero di sfuggire da qualunque cosa li tenesse compressi, mentre il collo oscillava da una parte e dall'altra. A volte Sd Bill, spaventato dalla violenza dei movimenti e preoccupato che le danzatrici potessero farsi male, faceva segno alla sua orchestra di rallentare. Ma spesso, arrivati a quel punto, era gi troppo tardi, e le donne,

ignorando la musica, continuavano la danza alla propria impetuosa velocit, come a indicare che il maestro di cerimonia non aveva pi controllo su nulla. Era come se, per una volta, le donne si fossero liberate di ogni pressione esterna. Molte di loro avevano un lieve sorriso che aleggiava sul volto, e, con gli occhi semichiusi, davano l'impressione di emergere da un sogno incantato. Alla fine della cerimonia, le donne crollavano al suolo, completamente esauste e in stato di semi-incoscienza. Allora le amiche le prendevano tra le braccia, si congratulavano con loro, spruzzavano loro in faccia dell'acqua di rose, e sussurravano cose segrete nell'orecchio. Lentamente, le danzatrici tornavano in s e riprendevano i loro posti come se nulla fosse accaduto. Mna danzava lentamente, con il busto eretto e il capo che dondolava appena da destra a sinistra. Reagiva soltanto ai ritmi pi dolci, e anche allora, danzava fuori tempo, come se a farla muovere fosse una musica che le veniva da dentro. Io l'ammiravo per questo e per una ragione che ancora non comprendo. Forse perch ho sempre amato i movimenti lenti, e la vita, come la sogno io, una danza pacata, priva di frenesia. O forse perch Mna riusciva a combinare due ruoli apparentemente contraddittori - danzare con un gruppo, e al tempo stesso danzare controtempo al proprio ritmo. Io volevo danzare come lei, ovvero insieme alla comunit, ma anche al suono della mia musica segreta, scaturita da una profonda e misteriosa fonte interiore, pi forte di tutti i tamburi, pi forte e, nel contempo, pi dolce e pi liberatoria. Una volta chiesi a Mna perch danzava cos piano quando quasi tutte le altre donne si muovevano con gesti bruschi, a scatti, e lei rispose che

molte di loro confondevano il liberarsi con l'agitarsi. Vedi, ci sono donne in collera con la loro vita, disse, e quindi anche la loro danza diventa un'espressione di collera. Le donne in collera, diceva, sono ostaggi della loro rabbia. Non hanno modo di fuggirla n di liberarsene, e questa una ben triste sorte. La peggiore prigione quella che ci si crea da soli. Secondo una leggenda, tutte le orchestre delle hadra dovevano essere composte esclusivamente da suonatori neri. Questi, si narra, erano venuti da un favoloso impero chiamato Gnwa (Ghana), che si estendeva oltre il deserto del Sahara, e oltre i fiumi, gi nel sud, nel cuore del Sudan. Quando arrivarono al nord, non avevano con s altro bagaglio che i loro irresistibili ritmi e i loro canti ammaliatori, e fra le molte citt del Marocco, fu Marrkesh, la porta del deserto, quella che scelsero come favorita. Tutti dicevano che Marrkesh, nota anche come Al-Hamr', o Citt dalle Mura Rosse, non aveva niente in comune con la nostra Fez, che situata troppo a ridosso della frontiera cristiana e del Mediterraneo, ed spazzata, durante l'inverno, da venti freddi e amari. Marrkesh, invece, era in profonda sintonia con le correnti africane, e sentivamo dire cose meravigliose sul suo aspetto. Fra gli abitanti del cortile, non erano in molti ad aver visto Marrkesh, ma ognuno di noi sapeva una o due cose sul conto di quella misteriosa citt. Le mura di Marrkesh erano di un rosso fiammeggiante, e cos era la terra su cui si camminava. A Marrkesh faceva un caldo rovente, eppure c'era sempre

della neve che splendeva dalle vette dei monti dell'Atlante. Nei tempi antichi, Atlante era un dio greco che viveva nel Mar Mediterraneo; era un titano che si batteva contro altri giganti, e un giorno, dopo aver perso un'importante battaglia, venne a nascondersi sulle sponde dell'Africa: quando si distese per dormire, pos la testa in Tunisia e allung i piedi fino a Marrkesh. Il "letto" era cos comodo che non si svegli mai pi, e divent montagna. La neve visitava Atlante regolarmente ogni anno per mesi, e lui pareva felice di sentirsi i piedi bloccati nelle sabbie del deserto, e ammiccava ai passanti dalla sua regale prigione. Nella citt di Marrkesh si incontravano miti e leggende dei neri e dei bianchi, le lingue si mescolavano, e le religioni si scontravano, mettendo alla prova la loro permanenza contro il silenzio intatto delle sabbie danzanti. Marrkesh era il luogo sconvolgente dove i pii pellegrini scoprivano che anche il corpo era un dio, e che tutto il resto, compresa l'anima e la ragione, con tutti i loro sacerdoti autoritari e solleciti esecutori, poteva sbiadire e scomparire del tutto, quando i tamburi tagliavano l'aria. I viaggiatori riferivano che, quando la diversit delle lingue non permetteva la comunicazione, a Marrkesh, la gente danzava. Mi piaceva l'idea di una citt dove le danze prendessero il posto delle parole, ogni qual volta queste fallivano nel creare legami. Era proprio questo che vedevamo accadere nel cortile di Sd Bill,-pensavo, quando le donne, rinnovate dalla forza di quelle antiche civilt, esprimevano nella danza tutti i loro invincibili desideri. I loro jinn venivano da lontani paesi stranieri, si insinuavano in quei corpi intrappolati, e cominciavano a parlar loro in

lingue arcane. A volte capitava che qualcuno individuasse un suonatore bianco nell'orchestra di Sd Bill, che, in teoria, doveva essere un'autentica orchestra Gnwa, composta, quindi, di soli neri; in quel caso, le rispettabili signore che avevano pagato per la cerimonia, cominciavano a lamentarsi. Come si fa a suonare della musica Gnwa, e a cantare autentiche canzoni Gnwa, quando si bianchi come un'aspirina?, gridavano, furiose per l'organizzazione disastrosa. Sd Bill tentava di convincerle che, in alcuni casi, anche i bianchi potevano assorbire la cultura Gnwa, e apprenderne la musica e i canti. Ma quelle donne erano delle puriste - gli orchestrali dovevano essere tutti neri e tutti stranieri. Meglio ancora se i neri dell'orchestra parlavano l'arabo con accento forestiero; in caso contrario, non sarebbero stati nient'altro che neri locali capaci di battere su un tamburo. In effetti, grazie a secoli di viaggi e di commerci attraverso il deserto, Fez contava centinaia di neri locali che abitavano nella medna e che potevano benissimo posare da distinti ospiti in visita provenienti dal prestigioso impero del Ghana. Ma i neri locali non facevano al caso, punto e basta; perch, anche se potevano ingannare le donne, di certo non avrebbero ingannato i jinn stranieri. E questo avrebbe vanificato il fine stesso della cerimonia, che era quello di comunicare con i jinn nei loro misteriosi idiomi. La danza, non era forse un salto in mondi alieni? In ogni caso, le donne preferivano che ci fosse una vera orchestra Gnwa perch non gradivano l'idea che uomini della medna le sbirciassero mentre erano assorte nelle loro danze.

Preferivano esibirsi davanti a degli stranieri, ignari delle leggi e dei codici di comportamento vigenti in citt. Era, pertanto, una fortuna che tutti gli orchestrali di Sd Bill tenessero di norma la bocca chiusa, quando non erano impegnati a suonare, cos non sorgeva la questione dell'accento. A parte l'entusiasmo che accompagnava la cerimonia annuale a casa di Sd Bill, per il resto dell'anno la vita di Mna scorreva ignorata da tutti. Divideva una piccola stanza ai piani alti con altre tre anziane schiave - Dada Sa'da Dada Rahma e 'A ishata. Tutte e tre vivevano nella casa da molto prima che arrivassero mia madre e la madre di Samr Al pari di Mna, non avevano un chiaro legame con la nostra famiglia, ma erano finite da noi quando i francesi misero in vigore il divieto della schiavit. La schiavit fin veramente, diceva Mna, solo quando i francesi dettero agli schiavi la possibilit di ricorrere al tribunale per recuperare la libert, e i mercanti di schiavi furono condannati alla prigione o a pagare ammende. Solo quando intervengono i tribunali, si pu mettere fine alla violenza. (32) Una volta liberate, per, molte schiave come Mna erano troppo deboli per lottare, troppo timide per sedurre, troppo esauste per protestare e troppo povere per ritornare al paese d'origine. Oppure, erano troppo insicure di quello che avrebbero trovato una volta ritornate l. Tutto ci che volevano veramente era una stanza tranquilla per distendersi e lasciare che gli anni passassero; un posto dove poter dimenticare tutto il procedere insensato dei giorni e delle notti, e sognare di un mondo migliore, in cui la strada della violenza e quella delle donne

non si sarebbero mai incontrate. Ma mentre Dada Sa'da, Dada Rahma e ''ishata, come la maggior parte delle parenti che vivevano ai piani alti, se ne stavano nelle loro stanze, Mna viveva tranquilla sulla terrazza. Dal momento che non divulgava segreti (anzi, non parlava quasi mai, tranne che con noi bambini), la sua presenza non disturbava nessuno, n i giovani che sgattaiolavano lass per spiare le ragazze della casa accanto; n le donne che ci salivano per bruciare candele magiche, o peggio, per fumare le rare e peccaminose sigarette americane rubate dalle tasche di Zn e di Jawd; e neanche noi bambini che andavamo a nasconderci nelle giare vuote delle olive. Queste giare erano la mia passione segreta, e la mia morbosa attrazione per esse turb molte persone, tanto da convocare in tutta fretta uno speciale consiglio di famiglia. Io per non parlai, quando Llla Mn, fungendo da presidente, mi domand perch sentivo questo impellente bisogno di infilarmi dentro quelle enormi e buie giare vuote. Non dissi mai che la cosa aveva a che fare con il rapimento di Mna, perch se lo avessi fatto, lei ne sarebbe stata rimproverata. Mna godeva di una straordinaria popolarit tra noi bambini, tanto che le madri andavano a chiederle aiuto quando avevano difficolt a comunicare con i figli o le figlie. Io le volevo molto bene, e non volevo metterla nei guai, soprattutto perch di guai ne aveva avuti gi tanti, quando era una bambina della mia et. Perch vedete, Mna fu rapita da piccola, un giorno che si era allontanata un po' pi del solito dalla casa dei suoi genitori. Fu afferrata da una grossa mano nera, e di quanto accadde subito dopo, ricordava soltanto una strada dove si trovava insieme ad altri bambini, e due feroci rapitori

che brandivano lunghi coltelli. Mna rammentava fin troppo bene il modo in cui tutto era accaduto - il modo in cui i rapitori tenevano lei e gli altri bambini nascosti durante il giorno, e si muovevano solo all'imbrunire, dopo il tramonto del sole. Attraversando la foresta, per lei tanto amata e familiare, viaggiarono verso il nord finch non ci furono pi alberi, ma solo dune di sabbia bianca. Se non hai mai visto il deserto del Sahara, diceva Mna, non te lo puoi immaginare. l che si vede tutta la potenza di Allh-che non ha nessun bisogno di noi! Una vita umana conta cos poco, l nel deserto, dove solo le dune e le stelle possono sopravvivere. Il dolore di una bambina, l, un'assoluta nullit. Ma fu attraversando la sabbia che scoprii un'altra bambina che viveva dentro di me, una bambina forte, e tesa a sopravvivere. Diventai una Mna diversa. Capii che tutto il mondo mi era contro, e il solo bene che potevo aspettarmi doveva venire da me stessa, dal di dentro. Ai rapitori neri, che parlavano la sua lingua materna, si Sostituirono ben presto altri uomini chiari di pelle, che dicevano parole straniere per lei incomprensibili. (33) Fino a quel momento, avevo creduto che in tutta la Terra si parlasse il nostro dialetto, diceva Mna. La comitiva viaggiava silenziosa nella notte, e si incontrava regolarmente, in luoghi prestabiliti, con amici dei rapitori che davano loro da mangiare e li tenevano nascosti fino al tramonto successivo. Si rimettevano in marcia sempre quando le sabbie scomparivano nel buio, e quasi nessuna creatura attraversava il loro sentiero. Gli avamposti francesi, sparsi qua e l nel deserto occupato, erano da evitarsi ad ogni costo, perch il commercio di

schiavi era gi stato dichiarato illegale. Un giorno attraversarono un fiume, e Mna, per qualche strana ragione, credette di vedere la sua amata vecchia foresta comparire all'orizzonte. Chiese a un'altra bambina, rapita dal suo stesso villaggio, se anche lei vedeva la foresta, e quella rispose di S. Tutte e due pensarono che, per una magica serie di eventi, i rapitori avessero perduto la strada e stessero tornando indietro. Oppure che il loro villaggio stesse venendo verso di loro. Ma fosse come fosse, a loro non importava, e quella notte stessa le due bambine fuggirono, solo per essere nuovamente catturate qualche ora pi tardi. Bisogna stare attenti nella vita, diceva Mna, a non confondere i desideri con la realt. Noi lo facemmo, e lo pagammo caro. Quando Mna arrivava a questo punto della storia, la sua voce tradiva un tremito, e tutti quanti intorno a lei si mettevano a piangere angosciati, soprattutto quando iniziava a descrivere i particolari. Staccarono il secchio del pozzo dalla fune, raccontava, e mi dissero che, se volevo restare in vita, dovevo aggrapparmi a un capo della fune e concentrarmi in silenzio, mentre loro mi calavano dentro il pozzo buio. La cosa orribile era che non potevo neanche permettermi di tremare dalla paura, perch se lo avessi fatto, la fune mi sarebbe scivolata dalle dita, e sarebbe stata la fine. Qui Mna si interrompeva e singhiozzava piano. Poi si asciugava le lacrime e continuava, mentre il pubblico piangeva con discrezione. Ora piango, diceva, perch mi brucia ancora il fatto che non mi avessero dato la possibilit di avere

paura. Sapevo che presto avrei raggiunto la parte pi fonda e pi scura del pozzo, dove c'era l'acqua, ma dovevo reprimere quel sentimento terribile. Dovevo! Altrimenti avrei perso la presa. E cos continuavo a concentrarmi sulla corda e sulle mie dita che la stringevano. C'era un'altra bambina con me, un'altra Mna che si scioglieva di paura mentre il suo corpo stava per toccare la fredda e buia superficie dell'acqua, piena di serpi e di cose viscide, ma dovevo dissociarmi da lei per concentrarmi solo sulla fune. Quando mi tirarono fuori dal pozzo, rimasi cieca per giorni, non perch avessi perduto la vista, ma perch non mi interessava pi guardare il mondo. Le storie di rapimenti da parte di mercanti di schiavi sono comuni nelle Mille e una notte, dove molte eroine che nascono principesse vengono rapite e vendute come schiave, mentre con le regali carovane si dirigono in pellegrinaggio alla Mecca. (34) Nessuna di queste storie, per, aveva su di me lo stesso effetto della discesa nel pozzo descritta da Mna. La prima volta che l'ascoltai ebbi degli incubi, ma quando mia madre venne ad abbracciarmi e a portarmi nel suo letto, mi guardai bene dal dirle che cosa mi avesse turbato. Lei e mio padre mi tennero stretta, mi baciarono e cercarono di capire quale fosse il problema, e per quale motivo non riuscissi a riprendere sonno. Ma io non dissi nulla del pozzo, perch temevo che mi avrebbero impedito di ascoltare di nuovo la storia di Mna. E io avevo un gran bisogno di ascoltare di nuovo quella storia, e riascoltarla ancora, perch in quel modo anch'io avrei potuto attraversare il deserto e arrivare in salvo alla terrazza. Parlare con Mna

era fondamentale: dovevo conoscere tutti i particolari; dovevo saperne di pi; dovevo sapere come si fa a uscire dal pozzo. Vedete, non tutti nella casa erano d'accordo su cosa i bambini dovevano o non dovevano ascoltare. Molti membri della famiglia, come Llla Mn, pensavano che ai bambini non facesse alcun bene sentir parlare di violenza. Altri, invece, dicevano che prima imparavano, meglio era. Questi ultimi erano dell'idea che fosse essenziale insegnare ai bambini a proteggersi, a fuggire, e a non lasciarsi paralizzare dalla paura. Mna apparteneva a questa seconda schiera. Andare in quel pozzo, diceva, mi fece capire che, quando ci si trova nei guai, la cosa migliore da fare impiegare tutte le forze a pensare che esiste un modo per uscirne. E allora il fondo, il buco nero, diventa un trampolino da cui si pu saltare cos in alto da battere la testa contro una nuvola. Capite cosa intendo?. S, Mna, pensavo, capisco ci che intendi, vedo bene Devo soltanto imparare a saltare su in alto, cos da raggiungere le nuvole. Perci vado a infilarmi nelle giare di olive, a prepararmi, a far le prove per le grandi paure che verranno. E imparer a risplendere anch'io, come malgrado tutto tu risplendi la schiena contro il muro di ponente e il volto in direzione della Mecca, e tutto il tuo hann, la tenerezza, che sgorga eternamente. Io sono sicura che la Mecca sa tutto di quel pozzo, dei rapitori, non credi anche tu, Mna?, le chiesi un giorno, Allh li avr puniti del male che hanno fatto. Allh li ha condannati e io - non cos? - non devo pi aver paura di nulla.

Mna era molto ottimista e disse che no, non avevo nessuna ragione di temere. La vita sembra migliore per le donne, oggi, diceva, con i nazionalisti che vogliono la loro educazione, e la fine della reclusione. Perch vedi, il problema con le donne, oggi, che non hanno potere. E la mancanza di potere viene dall'ignoranza, dalla mancanza di istruzione. Tu diventerai una donna importante, non vero? Ne sarei sconvolta, se non fosse cos. Devi solo concentrarti su quel piccolo tondo di cielo che se ne sta sospeso sopra il pozzo. C' sempre un pezzetto di cielo verso cui si pu alzare la testa. Allora, non guardare in gi, guarda in alto, su, su, su, e ne verremo fuori! Prenderemo il volo!. Dopo che Mna, cedendo alle mie insistenze, mi raccont pi volte della sua uscita dal pozzo, e dopo essermi esercitata, pi o meno regolarmente, a infilarmi dentro le buie giare di olive, riuscii a superare tutte le mie paure, e non ebbi pi incubi. Scoprii di essere una creatura magica. Dovevo solo fissare gli occhi al cielo, mirare in alto, e tutto sarebbe andato per il verso giusto. Anche quando sono piccole cos, le ragazzine sono in grado di sorprendere i mostri. In effetti, quello che pi mi affascinava della storia di Mna era il modo in cui aveva sorpreso i suoi stessi rapitori: si aspettavano che strillasse, ma lei non lo fece. Pensavo che fosse una cosa molto intelligente, e le dissi che anch'io avrei saputo sorprendere un mostro, quando se ne fosse presentata la necessit. S, disse Mna, ma prima devi conoscerlo bene. Lei aveva avuto molto tempo per osservare i suoi rapitori, poich il viaggio era durato settimane. Poi disse che quando si bloccati dentro un pozzo, si ha sempre

la possibilit di scegliere se compiacere il mostro guardando in basso e urlando, o sorprenderlo, guardando in alto. Se si vuole compiacerlo basta, appunto, guardare in basso, e pensare a tutti i serpenti e alle fredde creature che strisciano lente una sull'altra e che aspettano solo di impadronirsi di te. Se, invece, si sceglie di stupire il mostro, bisogna fissare gli occhi in alto, su quella piccola goccia di cielo, ed evitare di emettere alcun suono. Allora, l'aguzzino che ti sta guardando dall'alto vedr i tuoi occhi e ne sar spaventato. Penser che sei un jinn o due piccole stelle che brillano nel buio. L'immagine di Mna, la piccola Mna, quella cosina impaurita sperduta nella sabbia tra gli estranei, che si trasforma in due stelle scintillanti, un'idea che non ho mai dimenticato, una visione che mi ha accompagnato sempre, e che ancora oggi non mi abbandona; e ogni volta che riesco a trovare il silenzio necessario a visualizzarla, diventa dentro di me una fonte di speranza ed energia. Ma prima dovetti allenarmi a uscire dal pozzo, e cos, per qualche tempo, il mio gioco preferito fu quello di saltare dentro buie giare d'olive vuote. Tuttavia, potevo indulgervi soltanto quando un adulto si trovava nei paraggi, perch Samr era convinto che fosse un gioco troppo rischioso per dei bambini. Ogni volta che Mna mi aiutava ad uscire dal pozzo, ero cos contenta che tornavo a infilarmici ossessivamente, scivolando in una di quelle enormi e buie giare per le olive. Noi bambini usavamo le giare per giocare a nascondino, riparandoci dietro a quelle per non farci vedere, ma anche, quando proprio volevamo toccare con mano la paura, calandoci dentro a una qualsiasi. Una volta

infilati nella giara, si correva il rischio di rimanere incastrati l dentro. E a quel punto, ci voleva l'aiuto di un adulto. Mna, che praticamente viveva sulla terrazza, con la schiena contro il muro di ponente, ci guardava in silenzio giocare a quel gioco morboso, aspettando che avvenisse la prossima catastrofe. Poi, quando cominciavamo a invocare aiuto, si alzava e veniva a fare capolino dalla bocca della giara. Non puoi aspettare che la paura venga a cercarti, diceva, invece di correrle incontro? Ora calma, niente panico. Ti tirer fuori in un attimo. Allora dovevi solo rilassarti, cercare di riportare il respiro al ritmo normale, e focalizzare lo sguardo sul piccolo cerchio di cielo blu sopra di te. Ben presto, sentivi un rumore di piedi trascinati sul pavimento della terrazza, e la voce di Mna che sussurrava istruzioni di soccorso a Dada Sa'da, Dada Rahma e 'A''ishata. Subito dopo, ecco un miniterremoto, e la giara veniva coricata per orizzontale, in modo che si potesse strisciarne fuori. Ogni volta che Mna veniva a soccorrermi, io le saltavo al collo e l'abbracciavo festosamente. Non mi stringere cos, mi scompigli il turbante, diceva. E cosa ti sarebbe successo se fossi stata in bagno o impegnata nelle mie preghiere? Eh?. Allora, affondavo il volto nel suo collo, e le giuravo che mai pi sarei rimasta incastrata in una giara per le olive. Quando vedevo che cominciava a intenerirsi e mi lasciava giocare con i capi del suo turbante, mi avventuravo a chiederle un favore. Mna, posso stare in collo a te mentre mi racconti come sei uscita dal pozzo? Ma te l'ho raccontato un centinaio di volte! Che problema hai? L'essenziale

lo conosci: una bambina, piccola com', ha abbastanza energia dentro di s da sfidare i suoi aguzzini, essere coraggiosa e paziente, e non sprecare il tempo a tremare e a piangere. Ti ho detto che il rapitore si aspettava che piangessi e gridassi. Ma quando non ud alcun suono, e vide due tremule stelle fisse su di lui, mi tir su immediatamente. Non si aspettava un silenzio di sfida e uno sguardo tranquillo. Si aspettava che mi mettessi a urlare. Ma tu lo sai gi tutto questo!. Allora le giuravo che questa era l'ultima volta che avrei avuto bisogno di farmi ripetere la storia, e che con le giare l'avrei fatta finita per sempre. Fino alla volta dopo. (32) Mna si riferiva, probabilmente, ad una circolare dell'amministrazione francese, emessa nel 1922, che, superando il bando della pubblica vendita di schiavi (in vigore da decenni in Marocco), diede alle vittime - gli schiavi stessi l'opportunit di liberarsi portando in tribunale rapitori e compratori. Poco tempo dopo l'applicazione di tale norma, la schiavit in Marocco pot dirsi eliminata. Questo risultato appare tanto pi notevole, se si considera il fatto che, per decenni, dopo il bando internazionale della schiavit, i funzionari arabi vi si erano opposti con una strenua resistenza. Solo quando le donne ebbero la legge dalla loro parte, e poterono facilmente citare i loro aggressori, avvenne il cambiamento. Proprio come oggi accade con i diritti delle donne, che nei paesi islamici sono respinti come aggressione dell'occidente ai valori musulmani, il bando contro la

schiavit, promosso dalle potenze coloniali, fu avversato come violazione dell'Islm da molti governanti arabi, per tutto l'Ottocento e nel primo Novecento. Molti funzionari musulmani e portavoce dei membri delle classi al potere, si opposero al bando come ennesimo esempio di arroganza colonialista. Tuttavia, per amor di verit, una delle prime conquiste dell'Islm fu proprio la sua audace istanza antischiavista. Il Profeta Muhammad incoraggi i suoi credenti nella Medna del settimo secolo a liberare i loro schiavi, come lui aveva liberato i suoi, arrivando a dare posizioni di potere al suo famoso schiavo Bill e al figlio di questi, Usma. Ma quel retaggio storico non influenzava minimamente i leader arabi conservatori, che avversavano il bando della schiavit facendolo passare per attacco contro la umma, la comunit musulmana, esattamente la stessa cosa che oggi si fa nei riguardi dei diritti delle donne. E' fin troppo risaputo che non si pu promuovere la democrazia di un paese senza l'emancipazione delle donne. L' avversione alla causa femminile equivale di fatto a un rigetto dei principi democratici e dei diritti umani. (33) I mercanti di schiavi del posto consegnavano le loro vittime ai mercanti arabi, che continuavano il viaggio sulle consuete rotte verso il nord. Si vedano le mappe in E. W. Bovill, The Golden Trade of the Moors (Oxford Universiq Press, 1970), specificamente al capitolo 25, "The Last Caravans", p. 236 e 239. (34) Una delle pi famose il rapimento della principessa Nuzhatu al-Zamn, nella Storia del re 'Omar al-Numn e di suo figlio (traduzione del Burton, vol. 2).

Il rapimento ha inizio alla pagina 141 ed molto simile a quello di Mna.

CAPITOLO 18

SIGARETTE AMERICANE

Giocare con le giare delle olive non era l'unica attivit proibita che si svolgeva sulla terrazza. Le adulte commettevano reati ben peggiori, come masticare gomme, dipingersi le unghie con lo smalto rosso, e fumare sigarette, sebbene queste ultime due attivit si svolgessero di rado, data soprattutto la difficolt di reperire tali articoli d'importazione. Reati pi comuni erano: accendere candele magiche per evocare il fascino del qabl (sex appeal), tagliarsi i capelli alla maschietto, facendosi la frangia per somigliare all'attrice francese Claudette Colbert, o progettare fughe nel mondo esterno per partecipare ai raduni nazionalisti che si tenevano in qualche casa privata o alla moschea di alQarawiyyn. Noi bambini avremmo potuto mettere nei guai le colpevoli andando a raccontare a Llla Mn, a mio padre o allo zio quello che avevamo visto: cos venivamo trattati con straordinaria indulgenza, e su quella terrazza godevamo di una posizione insolitamente privilegiata. Nessun adulto poteva farla da padrone con noi senza che lo minacciassimo di informare le autorit. Ed effettivamente queste, convinte che "i bambini dicono sempre la verit", ci davano molto credito, quando subodoravano qualcosa di losco. Per questa ragione, tutti i trasgressori ci

riservavano un trattamento da VIP, ricoprendoci di biscotti, mandorle tostate, e sfinj (ciambelle), n si scordavano, quando era pronto il t, di servirci per primi. Mna assisteva a queste manfrine in silenzio, raddoppiando le sue preghiere per salvare l'anima a tutti. Ma ci che pi incontrava la sua disapprovazione era l'abitudine dei giovani di casa di salire in terrazza a spiare le ragazze Benns. Quello, diceva, era qualcosa di assolutamente peccaminoso, una temeraria violazione dei hudd, i sacri confini. Vero che la giovent delle rispettive case non sconfinava mai nella terrazza altrui, ma le canzoni d'amore che in quella sede venivano cantate a voce alta, erano tali da farsi udire dai vicini. Shma, inoltre, era solita danzare, e lo stesso facevano le ragazze Benns, riuscendo in tal modo a scolpire attimi fuggenti in cui l'amore adolescente e la gioia di vivere aleggiavano nell'aria, e davano al tramonto un'aura rosa di romanticismo. Ma il peggio del peggio, secondo Mna, era il fatto che giovanotti e signorine non si limitavano a guardarsi dalle terrazze, ma si scambiavano veri e propri sguardi d'amore. Sguardo d'amore era quello che si rivolgeva a un uomo tenendo le ciglia semichiuse, come quando si ha voglia di andare a dormire. Shma era bravissima a farlo, e stava gi ricevendo numerose proposte di matrimonio da promettenti rampolli di famiglie nazionaliste, che l'avevano intravista mentre cantava Maghrbun watanun (Il Marocco la nostra patria) alle manifestazioni in strada, o alle celebrazioni della moschea di al-Qarawiwn per il rilascio dei prigionieri politici. Malika disse che avrebbe considerato l'idea di insegnarmi a lanciare sguardi d'amore, se avessi promesso di cederle una parte consistente

della mia porzione di biscotti, mandorle e sfinj. Anche Malika riceveva molte attenzioni dal sesso opposto, ovvero dai ragazzi della scuola coranica, e io non vedevo l'ora di conoscere il suo segreto. Finalmente mi rivel, su mia insistenza e tenendosi sul vago, che combinava lo sguardo d'amore con la recita a mente di una formula per il qabl, presa da un libro di incantesimi del medioevo, concepita, pare, proprio allo scopo di catturare per sempre il cuore degli uomini che si desiderava conquistare.(35) Io ero estremamente interessata all'intera faccenda, e cercai di far interessare anche Samr prendendo segretamente "in prestito" uno dei libri di Shma; ma lui protest che mi stavo facendo coinvolgere troppo da questo nuovo affare dell'amore e della bellezza, e mi stavo dimenticando di tutti i nostri progetti e giochi. Compresi, dunque, che Malika rappresentava la mia unica possibilit di ottenere quelle agognate e vitali informazioni sulla bellezza e il sex appeal, che andavano facendosi di giorno in giorno pi importanti. Tuttavia, non volevo darle l'impressione di essere disperata, e cos le dissi che dovevo pensarci su, prima di prendere una decisione in merito ai biscotti. Gli adulti della terrazza ci trattavano - me e Samr - come se fossimo completamente all'oscuro dell'amore e di come nascono i bambini, e come se non sapessimo quanto fosse importante farsi belli per attirare l'amore del sesso opposto. In un paio di occasioni, Malika ci disse anche che l'amore era un affare tutt'altro che semplice, ed io, con grande attenzione, l'ascoltai tratteggiare le varie

complicazioni, chiedendomi tutto il tempo perch mai non mi facesse fretta sulla questione dei biscotti. Disse che la cosa pi difficile di tutta la faccenda non era fare innamorare qualcuno, ma far s che l'amore durasse. Perch l'amore ha le ali - viene e va. Decisi allora che, per il momento, avrei semplificato le cose concentrandomi sulla seduzione iniziale; del problema di far durare l'amore per sempre, mi sarei occupata in un secondo tempo. Per conquistarsi l'amore di un uomo, una donna doveva fare due cose. La prima aveva a che fare con la magia: si trattava di bruciare una candela durante la luna piena e cantare un incantesimo che tutte le ragazze, prima o poi, finivano per imparare. La seconda cosa che le toccava fare era, in realt, un processo complicato che durava nel tempo: doveva farsi bella, ovvero prendersi cura dei capelli, della pelle, delle mani, delle gambe e... Oh, sono certa di aver dimenticato qualcosa. Ad ogni modo, secondo la zia Habba non bisognava avere fretta; avevo un sacco di tempo per imparare tutto quello che c'era da sapere sulle tecniche di bellezza. Io sapevo gi cosa fare per avere dei bei capelli, perch mia madre aveva deciso che i miei erano, per natura, orribili. Erano ricci e indisciplinati, e ne avevo in quantit di molto superiore a quella ritenuta conveniente per una ragazza. Cos, una volta alla settimana, la mamma metteva, in una mezza tazza d'olio d'oliva bollente, due o tre foglie di tabacco fresco fatte arrivare in segreto, e a caro prezzo, direttamente dai monti del Rf, dove c'erano grandi campi di tabacco. (In mancanza di quello fresco, andava bene anche il tabacco secco da fiutare).

Lasciava l'olio bollente a riposo per un po', con il tabacco dentro, e poi, pazientemente, mi divideva i capelli in ciocche sottili e le strofinava una per una con l'unguento cos ottenuto. Quindi li intrecciava e me li fermava in cima alla testa, per impedirmi di sporcare il vestito, e dovevo stare attenta a non abbracciare o baciare nessuno, fino al momento di andare al hammm, il bagno pubblico. Una volta l, mia madre diluiva dell'henn nell'acqua calda e me lo strofinava su tutta la testa, prima di lavare via il tutto. Diceva che non ci si pu aspettare molto da una donna che non si prende cura dei suoi capelli, e voleva che la gente si aspettasse molto da me. Il lavaggio era la parte che pi mi piaceva, perch andare al hammm era un po' come entrare in un'isola calda e nebbiosa. Prendevo in prestito dalla mamma la preziosa ciotola turca d'argento, mi sedevo sulla sua stuoia siriana di legno e madreperla, e mi lavavo i capelli come faceva lei. Usavo la ciotola per attingere dal secchio l'acqua calda che sgorgava dalla gigantesca fontana, e mi versavo l'acqua su tutta la testa. Mi fermavo solo quando la mamma sentiva altre persone lamentarsi perch il mio henn si spargeva dappertutto e finiva negli occhi dei vicini. Io lasciavo il hammm senza degnare mai di uno sguardo i miei detrattori, e me ne andavo sentendomi bella come la principessa Budr. Frequentare il hammom del vicinato, con i suoi pavimenti di marmo bianco e i soffitti di vetro, era un tale divertimento che un giorno, mentre sguazzavo, decisi che dovevo assolutamente trovare il modo di averne uno con me dovunque andassi - insieme alla mia amata terrazza - una volta divenuta adulta. Il hammm

e la terrazza erano i due aspetti pi piacevoli della vita dell'harem, diceva la mamma, e la sola cosa che valesse la pena di mantenere. Voleva che io studiassi molto, prendessi un diploma e diventassi qualcuno, e costruissi una casa tutta per me con un hammm al primo piano e una terrazza al secondo. Allora le chiedevo dove avrei vissuto e dormito, e lei mi rispondeva: Ma sulla terrazza, mia cara! Puoi farti un tetto di vetro mobile da usare quando fa freddo o quando vai a dormire. Con tutte le cose nuove che inventano i cristiani, per quando sarai cresciuta si potranno comprare le case con i soffitti in vetro mobili. Viste dall'harem, le possibilit di rendersi la vita pi piacevole parevano infinite - le pareti sarebbero scomparse, e le avrebbero sostituite delle case con i soffitti fatti di vetro. Imprigionate dietro a delle mura, le donne misuravano coi passi il loro spazio ristretto, e intanto sognavano orizzonti illimitati. Ma torniamo alle sigarette e alle gomme da masticare. A noi bambini non importava molto delle sigarette, ma ci piacevano quelle gomme da masticare diabolicamente saporite. Tuttavia, di rado riuscivamo ad averne un pezzetto, perch i grandi se le tenevano per s. La nostra unica possibilit era di venire coinvolti in qualche operazione illecita, come quando Shma voleva che andassimo a prendere una lettera dalla sua amica, Wasla Benns. Io e Samr sapevamo che quelle lettere erano in realt del fratello di Wasla, Shdli. Questi era innamorato di Shma, ma noi non dovevamo saperlo. Ad ogni modo, pap e lo zio non approvavano che ci fosse tutto questo andirivieni fra le

nostre due case, sia perch i Benns avevano molti figli maschi, sia perch la signora Benns era una tunisina di origini turche, e pertanto estremamente pericolosa. Era una che metteva in pratica le idee rivoluzionarie di Keml Atatrk (36), guidava a capo scoperto la nera Oldsmobile di suo marito, proprio come una donna francese, e portava i capelli tinti color biondo platino con un taglio alla Greta Garbo. Tutti convenivano che la signora Benns non apparteneva veramente alla medna. Eppure, ogni volta che usciva per la citt vecchia - e usciva molto spesso - si vestiva secondo i dettami della tradizione, con tanto di velo e jallbiyya. Davvero, si sarebbe potuto dire che la signora Benns viveva due vite - una nella Ville Nouvelle, o la citt europea, dove se ne andava a passeggio senza il velo; e l'altra nella medna tradizionale. Era questa idea di una doppia vita che eccitava tutti, e rendeva la signora Benns una celebrit. Vivere in due mondi era molto pi attraente che vivere in uno solo. L'idea di poter oscillare fra due culture, due personalit, due codici e due lingue, affascinava tutti quanti! Mia madre voleva che fossi come la principessa 'A''isha (la figlia adolescente del nostro re Muhammad V, che teneva pubblici discorsi sia in arabo che in francese), la quale indossava indifferentemente dei lunghi caffettani e dei corti vestiti alla francese. E in verit, a noi bambini, il pensiero di passare da una lingua all'altra pareva un incantesimo simile a delle porte che si aprono da sole per magia. Questa abilit era apprezzata molto anche dalle donne, ma non dagli uomini; per loro era assolutamente perniciosa, e mio padre, in

particolare, non aveva simpatia per la signora Benns, perch secondo lui faceva passare le trasgressioni per fatti naturali. Saltava con troppa facilit da una cultura all'altra, senza il minimo riguardo per i hudd, i sacri confini. E cosa c' di sbagliato in questo?, gli chiese Shma, una volta. Mio padre replic che il confine aveva la funzione di proteggere l'identit culturale, e che se le donne arabe si fossero messe a imitare le europee nel vestire provocante, fumare sigarette, e andarsene in giro a capo scoperto, una sola cultura sarebbe rimasta in vita, e la nostra sarebbe morta. Se cos, ribatt Shma, allora com' che i miei cugini maschi se ne vanno in giro vestiti come tante imitazioni di Rodolfo Valentino, con i capelli tagliati al modo dei soldati francesi, e a loro nessuno si sogna di gridare che la nostra cultura sta scomparendo?. Ma la sua domanda non ottenne risposta. Mio padre, che era un uomo pragmatico, era convinto che la vera minaccia, quella mortale, non ci veniva dai soldati dei paesi del nord, ma dai loro affabili venditori che spacciavano prodotti dall'aspetto innocente. Pertanto organizz una crociata contro le gomme da masticare e le sigarette Kool. Per quel che lo riguardava, fumare una lunga, sottile e bianca sigaretta Kool equivaleva a sradicare secoli di cultura araba. I cristiani vogliono trasformare le dignitose case musulmane in piazze di mercato, era solito dire. Vogliono che compriamo questi loro prodotti velenosi e di nessuna utilit, per trasformare un'intera nazione in bestiame ruminante. Invece di pregare Allh, la gente si riempie tutto il giorno la bocca di quella schifezza. Regrediscono

all'infanzia, quando la bocca deve essere sempre tenuta occupata. L'insistenza di mio padre sui pericoli delle sigarette - diceva che erano peggio di tutte le pallottole francesi e spagnole - mi faceva vivere con disagio il fatto di tenerlo sempre all'oscuro circa le attivit della terrazza. Io non volevo tradire la sua fiducia. Mi amava molto e si aspettava che non mentissi mai. Ma, nei fatti, erano veramente poche le sigarette che giravano per la casa, perch procurarsele non era impresa facile. N le donne n i giovanotti avevano molti soldi in tasca, e quindi i loro acquisti erano rari. La compravendita di merci nell'harem era sotto il controllo dei maschi adulti. Noialtri ci limitavamo a consumare quello che passava il convento. Non godevamo del privilegio di scegliere, decidere e comprare. Cos comprare qualcosa, anche solo delle sigarette, rivelava l'esistenza di denaro clandestino. Ragion di pi, per mio padre, di indagare su chi potesse essere il responsabile di tale contrabbando. Dal momento che i soldi scarseggiavano, avere un intero pacchetto di sigarette sulla terrazza era cosa molto insolita. Il pi delle volte, gli adulti se ne procuravano una o due, e le fumavano in cinque o sei. Non era questo, per, che contava, perch l'importante era il rituale, non la quantit. Prima, si introduceva la sigaretta in un bocchino, meglio se lungo. Poi, si prendeva il bocchino fra due dita tese, si chiudevano gli occhi e si tirava una boccata, sempre ad occhi chiusi. Poi si aprivano gli occhi e si guardava la sigaretta fra le due dita come se fosse una sorta di apparizione magica. E la mossa successiva consisteva nel passarla alla persona seduta accanto, che a sua volta la passava al vicino, finch l'intero cerchio

ne avesse avuto una boccata. Oh! quasi mi dimenticavo del silenzio: l'intera operazione doveva svolgersi senza il minimo rumore, come se il piacere paralizzasse la lingua. A volte, io, Malika e Samr imitavamo i grandi, usando uno stecchino al posto della sigaretta, ma sebbene copiassimo ogni piccolo gesto, non riuscivamo a imitare quel silenzio. Per quel che ci riguardava, era la parte pi difficile del rituale. Le gomme da masticare e le sigarette ci erano arrivate tramite gli americani, atterrati all'aeroporto di Casablanca nel novembre del 1942. Per anni, dopo la loro partenza, gli americani seguitarono a tornare nelle nostre conversazioni, perch tutto quello che li riguardava era un mistero dall'inizio alla fine. Erano apparsi dal nulla, quando nessuno li aspettava, e avevano stupito tutti quanti, durante la loro breve permanenza. Chi erano mai quegli strani soldati? E cosa erano venuti a fare? N io n Samr, e nemmeno Malika, riuscivamo a districare questi misteri. Tutto quello che sapevamo per certo, era che gli americani erano cristiani, ma erano diversi dai soliti che scendevano dal nord per farci la guerra. Che ci crediate o no, gli americani non vivevano al nord, ma in una certa isola remota dell'ovest che si chiamava America, motivo per cui erano arrivati qui a bordo di navi. Riguardo al modo in cui avevano raggiunto la loro isola in prima istanza, le opinioni non erano concordi. Secondo Samr era andata cos: mentre oziavano su una barca al largo delle coste spagnole, una corrente li aveva presi e li aveva portati al di l del mare. Malika diceva che erano andati in quell'isola in cerca d'oro, si erano perduti, e quindi avevano deciso di stabilirsi l. In ogni caso, non

potevano raggiungere i posti a piedi, come tutti gli altri, ma dovevano volare o prendere la nave ogni volta che si annoiavano o volevano far visita ai loro cugini cristiani, francesi e spagnoli. Ma non dovevano essere cugini di primo grado, perch i francesi e gli spagnoli erano piuttosto bassi e avevano dei baffi neri, mentre gli americani erano molto alti e avevano diabolici occhi azzurri. Come narrava Husayn Slw, il cantante folk di Casablanca, al loro arrivo, gli americani avevano spaventato molti abitanti della citt, con le loro uniformi da combattimento, le spalle larghe due volte quelle dei francesi, e il fatto che, fin dal loro arrivo, la prima cosa che fecero fu correre dietro a tutte le donne. Husayn Slw intitol quella canzone Al- 'ayn al-zarq' ja'n b-kull khayr (Gli uomini dagli occhi azzurri ci hanno portato ogni sorta di "ben di Dio"), e la zia Habba ci spieg che era un titolo ironico, perch gli uomini di Casablanca furono veramente sconvolti da quegli stranieri. Non solo gli americani davano la caccia alle donne ogni volta che dalle banchine ne individuavano una, ma le riempivano anche di regali velenosi, come gomme da masticare, borsette, sciarpe, sigarette e rossetti. Tutti dicevano che gli americani erano venuti in Marocco per combattere qualcuno, ma io e Samr non sapevamo chi. Qualcuno disse che erano venuti per combattere gli alemanni (i tedeschi), quei guerrieri che ce l'avevano con i francesi per via del colore dei capelli. I francesi, cos pareva, avevano invitato gli americani a unirsi alla guerra, per aiutarli a battere gli alemanni. Ma una simile spiegazione presentava un grosso

problema: non c'era un solo alemanno in tutto il Marocco! Samr, che aveva viaggiato spesso con lo zio e pap, giurava che in tutto il regno non aveva mai visto l'ombra di un alemanno. Ad ogni modo, tutti erano felici che gli americani non fossero venuti per fare la guerra a noi. Alcuni arrivavano a dire che gli americani erano gente cordiale e passavano gran parte del loro tempo praticando sport, nuotando, masticando gomme e gridando O.k. a tutti quelli che vedevano. O.k. era il loro saluto, l'equivalente di Al-Salm 'alaykum (Pace a voi). In verit, le due lettere O e K stavano in luogo di parole pi lunghe, ma gli americani avevano l'abitudine di abbreviare le frasi in modo da poter tornare presto a masticare la gomma. Era come se noi ci salutassimo dicendo un breve Sa, invece di pronunciare per esteso Al-Salm 'alaykum. L'altra cosa intrigante sul conto degli americani era che fra loro c'erano dei neri. C'erano americani dagli occhi azzurri e c'erano americani neri, la qual cosa riempiva tutti di stupore. L'America era cos lontana dal Sudan, il cuore dell'Africa, e solo nel cuore dell'Africa si trovavano i neri. Mna ne era sicura, e tutti concordavano con lei. Allh aveva dato a tutti i neri una grande terra di fitte foreste, fiumi abbondanti e bei laghi, appena pi a sud del deserto. E allora da dove mai venivano questi americani neri? Avevano forse degli schiavi, gli americani, come gli arabi di una volta? Che ci crediate o no, quando facemmo questa domanda a mio padre, lui rispose di s, gli americani avevano avuto degli schiavi, e quegli americani neri erano certamente dei cugini

di Mna. I loro antenati erano stati rapiti molto tempo fa, e portati in America a bordo di navi per lavorare in grandi piantagioni. Ma ora le cose erano cambiate, disse mio padre. Ora, quel lavoro veniva fatto dalle macchine, e la schiavit era stata drasticamente abolita. Comunque, non riuscivamo a immaginare il motivo per cui, al contrario degli arabi, i bianchi e i neri americani non si erano mischiati fra di loro e non erano diventati di pelle marrone, cosa che di solito accade quando in un popolo convivono bianchi e neri. Perch i bianchi americani sono ancora cos bianchi, chiedeva Mna, e i neri cos neri? Non si sposano tra loro?. Quando finalmente il cugino Zn raccolse informazioni a sufficienza per rispondere alla sua domanda, venne fuori che davvero gli americani non si sposavano mai tra loro. Anzi, badavano bene a tenere le razze separate. Le loro citt erano divise in due medne, una per i neri e una per i bianchi, com'era a Fez per gli ebrei e i musulmani. Ci ridemmo sopra un bel po', sulla terrazza, perch in Marocco chiunque avesse voluto separare la gente secondo il colore della pelle, si sarebbe trovato in seria difficolt. La gente si era mischiata tanto che andava dalla tinta del miele e delle mandorle, a quella del caffellatte, fino alle innumerevoli sfumature del cioccolato. Anzi, capitava che nella stessa famiglia ci fossero fratelli e sorelle dagli occhi azzurri e fratelli e sorelle di pelle scura. Mna era veramente stupita all'idea di separare la gente secondo la razza. Sappiamo che Allh ha separato le donne dagli uomini per controllare la popolazione, diceva, e sappiamo che Allh ha separato le

religioni, cos che ciascun gruppo pu dedicarsi alle sue preghiere e invocare i suoi profeti. Ma a che scopo separare i neri dai bianchi?. Nessuno era in grado di risponderle. Era un mistero che andava ad aggiungersi agli altri. Ma in realt, alla fine, il pi inquietante di tutti i misteri restava il perch gli americani erano approdati a Casablanca. Un giorno, ero cos stanca di cercare risposte al quesito, da dire a Samr che forse, dopo tutto, erano venuti solo per fare una gita, cos, tanto per vedere Casablanca, perch magari pensavano fosse un'isola, senza abitanti. Samr ne fu sconvolto e mi inform che se avevo intenzione di scadere nel ridicolo, avrebbe abbandonato la discussione. Lo pregai di non farlo, e per ammorbidirlo gli dissi che ero sicura che ci fosse di mezzo una seria ragione politica, come diceva pap, per CUI gli americani erano approdati a Casablanca. Quindi suggerii di considerare attentamente tutti gli elementi della situazione. Mentre dicevo questo, dentro di me pensavo che ultimamente avevo avuto molte difficolt con Samr; era diventato serio all'improvviso, tutto doveva essere politico, e tutte le volte che non ero d'accordo con lui, tirava in ballo la storia che non lo rispettavo pi. Cos mi vedevo costretta a scegliere se assecondarlo e censurare le mie idee, o prendere la decisione di rompere la nostra amicizia. Naturalmente non avevo mai preso in seria considerazione quest'ultima alternativa, perch ero intimorita all'idea di dover affrontare gli adulti da sola. Ogni volta che volevo ottenere qualcosa, o inscenare una rivolta, bastava che sussurrassi l'idea a Samr, e Ci pensava lui a piantare un inferno. Dopo di che,

tutto quello che dovevo fare era sedermi accanto a lui, assisterlo quando aveva bisogno di un incoraggiamento, e congratularmi con lui quando riusciva nell'intento. Prendiamo per esempio il mistero degli americani. Credevo che si sarebbe divertito all'idea di guerrieri che partono in nave da un'isola lontana solo per farsi una gita, ma cos non fu. Continui a fare confusione tra le cose, disse, tutto in ansia per il mio futuro. Una guerra una guerra; una gita una gita. Tu eviti sempre di guardare la realt, perch ti spaventa. Quello che fai pericoloso, perch potresti andare a letto pensando che i guerrieri sono a Casablanca per guardare i fiori e cantare con gli uccelli, e invece magari stanno venendo a Fez per tagliarti la gola. Anche Malika, che molto pi grande di te, dice queste stupidaggini. Penso che sia un problema delle donne. Io rimasi in silenzio di fronte a queste parole enigmatiche, perch quello che aveva detto mi suonava al tempo stesso bizzarro e giusto. Il pi grosso problema che avevamo con gli americani era in realt il problema del nemico. Dal momento che non c'erano alemanni in vista, perch gli americani erano venuti a Casablanca? Dopo lunghe discussioni, Samr se ne usc con una spiegazione che mi parve molto sensata. Disse che forse era come un gioco da bambini, e gli americani erano sbarcati a Casablanca per ingannare i tedeschi, proprio come noi ci nascondiamo dentro le giare delle olive per ingannarci a vicenda. Il Marocco era la giara di olive degli americani. Si stavano nascondendo qui, e pi tardi si sarebbero insinuati furtivamente al nord per attaccare gli

alemanni. Pensai che Samr era stato molto in gamba ad avere questa idea, e desiderai di poter andarmene in giro come lui, che era cos in gamba proprio perch andava in giro con lo zio e pap. Sapevo che se ci si muove, la mente lavora pi svelta, perch vede continuamente cose nuove alle quali costretta a reagire. E di certo, in questo modo, si diventa pi intelligenti di chi sta rinchiuso in un cortile. Anche la mamma ne era del tutto convinta, e sosteneva che la ragione principale per cui gli uomini tenevano le donne sotto chiave, era impedire loro di farsi troppo sveglie. Correre per tutto il pianeta fa correre anche il cervello, disse mia madre, e mettere il cervello a riposo l'idea che sta dietro alla pratica di mura e serrature. Aggiunse che l'intera crociata contro le gomme da masticare e le sigarette americane era, di fatto, anche una crociata contro i diritti delle donne. Quando le chiesi di spiegarsi meglio, disse che sia fumare le sigarette che masticare le gomme erano delle attivit stupide di per s, ma gli uomini vi si opponevano perch davano alle donne l'opportunit di prendere decisioni per conto proprio, decisioni che non erano regolate dalla tradizione o dall'autorit. Quindi, vedi, concluse mia madre, una donna che mastica una gomma compie in realt un gesto rivoluzionario. Non per il semplice atto del masticare in s e per s, ma perch nessun codice le prescrive di farlo. (35) Quello che in questa sede chiamo "libro di incantesimi" fa parte di un importante genere letterario arabo, che ha a che fare con gli shif', i rimedi, e che

fior dal medioevo fino al diciannovesimo secolo. Ai margini del pensiero medico arabo, esso consisteva in una combinazione di capitoli medico-scientifici (spesso collocati all'inizio del libro) con ricette e formule magiche molto divertenti, dalle maschere di bellezza e i trattamenti per il sex appeal, a metodi per il controllo delle nascite, preparati afrodisiaci e cure per l'impotenza. Quei libri sono ancora oggi molto popolari. Disponibili sulle bancarelle dei tradizionali ambulanti, esercitano un fascino enorme sui bambini a causa delle loro carte con i talismani simbolici e la particolare calligrafia delle formule magiche. Per ulteriori informazioni vedi cap. 19, nota 1. (36) La Turchia aveva subto un grande rivolgimento politico e culturale, con l'avvento della Repubblica di Turchia nel 1923, ad opera del suo primo presidente l'eroe nazionale Keml Atatrk. Il suo governo abol numerose istituzioni tradizionali, come gli harem e la poligamia, l'uso del fez da parte degli uomini e, in misura minore l'uso del velo per le donne (che divenne facoltativo). Seguirono delle aggressive riforme economiche e sociali; alle donne fu garantito il diritto di voto nel 1934. Keml Atatrk mor ancora in carica nel 1938.

CAPITOLO 19

BAFFI E SENI

La terrazza era territorio delle donne, e gli uomini non vi erano ufficialmente ammessi. Questo soprattutto perch, proprio tramite le terrazze, le case comunicavano l'una con l'altra: bastava arrampicarsi e saltare, tutto qui. E come avrebbero potuto gli harem esseri luoghi sicuri, se agli uomini fosse stato permesso di vagare da una terrazza all'altra? I contatti fra i sessi sarebbero avvenuti fin troppo facilmente. Di certo, un contatto di sguardi fra i miei cugini maschi e le figlie dei vicini avveniva, soprattutto in primavera e d'estate, quando i tramonti sulle terrazze erano dei veri spettacoli. I giovani non sposati di entrambi i sessi avevano l'abitudine di indugiare lass, quando il tempo era bello, per godersi gli incomparabili tramonti di Fez, che, pazzi di nuvole rosse e violacee, spiegavano magiche ali nel cielo. Lass, i passeri intrecciavano danze su danze, come in preda a una frenesia. Shma era sempre l, insieme alle sue due sorelle maggiori, Slima e Zubayda, e i tre fratelli grandi, Zn, Jawd e Shakb. In teoria, i suoi fratelli non dovevano mai mettere piede in terrazza, perch da l si poteva guardare dritto nella casa dei

Benns, e nella famiglia Benns vi erano molte ragazze da marito, come pure diversi giovani scapoli. Ma n i giovani Mernissi n i giovani Benns erano ligi alle regole, e nelle sere d'estate si radunavano tutti sulle loro romantiche terrazze imbiancate a calce, tanto vicine alle nuvole. Ogni famiglia se ne restava sulla sua terrazza, ma le occhiate e i sorrisi si incrociavano, sconfinavano, e l'aria era satura di desideri peccaminosi. I giovani pi dotati cantavano le canzoni di Asmahn, 'Abdelwahhb, o Fard, tutti gli altri trattenevano il respiro. Un giorno, a scuola, durante una lezione di biologia dedicata a quel miracolo che l'insn (l'essere umano, la pi perfetta delle creature di Allh), Llla Tam ci spieg come fanno i ragazzi e le ragazze a diventare uomini e donne che possono avere bambini. Quando si raggiunge l'et di dodici o tredici anni, disse, o forse anche prima, la voce dei maschi si fa pi grossa, sulle loro facce compaiono i baffi, e all'improvviso ecco che diventano uomini. (Quando Samr lo seppe, si disegn un baffo nero come il carbone sopra il labbro superiore, usando del kohl che io stessa avevo rubato per lui dalla ben fornita scatola dei trucchi di mia madre.) Quanto a noi ragazze, ci si sarebbero sviluppati grandi seni e avremmo avuto quello che in arabo viene chiamato haqq al-shahr (alla lettera, "il tributo mensile"), che, ci spieg, era come una diarrea di sangue. Non faceva male, era del tutto naturale, e quando fosse accaduto, non avremmo dovuto spaventarci. Durante il periodo di haqq al-shahr avremmo portato un gheduar (un assorbente) fra le gambe, cos da tenere tutto quanto ben discreto. Quando tornai da scuola, quel giorno, la prima cosa che feci fu chiedere alla mamma ulteriori dettagli circa

il gheduar. Lei, sulle prime, ne rimase scioccata. Poi cominci a farmi un terzo grado per sapere da chi avevo avuto, tanto precocemente, quell' informazione. Al sentire che era stata nientemeno che Llla Tam, la maestra della scuola coranica, la mamma fu ancora pi sorpresa. Dobbiamo imparare tutto sul corpo umano e il disegno meraviglioso di Allh, le spiegai per rassicurarla, giacch pareva tanto smarrita. Un buon musulmano deve conoscere bene la scienza e la biologia, come le stelle e i pianeti. A quel punto la mamma fu sconvolta definitivamente, perch realizz che ormai non ero pi una bambina - non perch fossi cambiata fisicamente, ma perch ero in possesso di nozioni che, a suo avviso, i bambini non dovevano avere. Per la prima volta, mi trovavo ad avere una sorta di potere su mia madre, ed era un potere che mi veniva dall'essere informata. Quella discussione segn una svolta nei miei rapporti con la mamma, la quale si rese conto, e in modo definitivo, che stavo diventando indipendente. Probabilmente, comprese anche che il tempo per lei stava passando, che sua figlia cresceva alla svelta, e che la sua stessa bellezza non sarebbe durata in eterno. Se io stavo per diventare una giovane donna, voleva dire che lei cominciava ad invecchiare. Cos'altro ti ha detto, Llla Tam? mi chiese, guardandomi come se venissi da un altro pianeta. Ti ha detto nulla riguardo ai bambini?. Povera mamma, non poteva credere che io, la sua piccolina, fossi cos infarcita di conoscenze cosmiche. Le dissi, allora, che sapevo che, dall'et di dodici o tredici anni, avrei potuto

avere un bambino, perch a quell'et avrei gi avuto l 'haqq al-shahr e i seni necessari per nutrire un piccolo frignone affamato. Mia madre fu colta alla sprovvista. Bene, disse alla fine, io avrei aspettato un anno o due prima di trattare con te questi argomenti, ma se fa parte della tua istruzione.... Io le spiegai che comunque non aveva molto di che preoccuparsi, perch sull'argomento sapevo gi tutto da anni: l'avevo imparato dalle recite in terrazza, dalle storie e dai discorsi delle donne. Ora la conoscenza era ufficiale, tutto qui. Per farla ridere, cercai di scherzare, e le dissi che tra poco Samr avrebbe avuto una voce simile a quella di Fqih Nsir, l'imm (o predicatore) della nostra moschea. Comunque, a mia madre non dissi che ero determinata a diventare un'irresistibile ghazla, cio una donna fatale dall'aspetto di gazzella, e che ero gi stata iniziata a una serie di equivoche suhr, pratiche magiche infarcite di manipolazioni astrologiche, grazie alla fortunata distrazione di Shma che aveva l'abitudine di seminare dappertutto i suoi libri di incantesimi. Di questi libri, Shma ne aveva dozzine in camera sua, e poich non li teneva certo sotto chiave, diventai bravissima nel mandare a mente formule magiche e nel copiare le carte degli incantesimi - complete di difficili apparati di lettere e numeri - in quegli intervalli, di stressante brevit, in cui mia cugina si allontanava dalla stanza. Per mettere in pratica le magie sulla terrazza, dovetti anche diventare un'esperta di astronomia. Al tramonto, passavo ore a scrutare il cielo e a chiedere a chi mi stava accanto tutti i nomi delle stelle in ordine di apparizione. A volte le persone si

prestavano gentilmente a darmi l'informazione; altre volte venivo bruscamente messa a tacere con uno: Stai zitta! Non vedi che sto meditando? Come fai a parlare, quando la bellezza dell'universo cos travolgente?. Per quel che ne sapevo, praticare i riti di suhr - cio bruciare candeline bianche nelle notti di novilunio, o decoratissime candele lunghe nelle notti di luna piena, e bisbigliare segreti incantesimi quando Zahra (Venere) o Al-Mushtar (Giove) erano allo zenit - era di gran lunga l'infrazione pi interessante fra quelle che si potevano commettere sulla terrazza. Senza contare che anche noi prendevamo parte a quelle operazioni, perch le donne necessitavano della presenza di noi bambini, che dovevamo reggere le candele, recitare incantesimi, e compiere dei gesti particolari. La Via Lattea luccicava cos vicina da darci l'impressione che brillasse solo per noi. Shma, che sia benedetta, era solita scordarsi della mia tenera et quando si astraeva nella lettura a voce alta del Tilsam al-qamar (Il talismano della luna piena), un capitolo dell'opuscolo dell'Imm al-Ghazl Kitb al-awqf. (37) Quel capitolo insegnava come scandire dei complessi incantesimi, nel giorno e nell'ora specifica in cui il cielo assumeva determinate configurazioni. Tuttavia, non tutta la letteratura sull'astrologia e l'astronomia era considerata di natura equivoca. Storici rispettabili come AlMa'sd scrissero dell'influenza della luna piena sull'universo, dalle piante agli esseri umani, e le loro opere erano spesso lette ad alta voce. (38) Io ascoltavo attentamente quello che Al-Ma'sd diceva sulla luna: essa faceva crescere le

piante, maturare i frutti e ingrassare gli animali. E faceva anche venire l'haqq alshahr alle donne. (39) Mio dio, pensavo, se la luna pu fare tutto questo, di certo pu farmi crescere i capelli pi lunghi e pi lisci, e affrettare lo sviluppo dei miei seni, che sfortunatamente era ancora di l da venire. Avevo notato che, ultimamente, Malika aveva cominciato a muovere le spalle in modo bellissimo camminava come la principessa Farda d'Egitto prima del divorzio - ma lei se lo poteva permettere, perch le stava accadendo qualcosa. Ancora non si potevano chiamare seni, quelli che aveva, ma sotto la camicia le stavano ormai germogliando due piccoli mandarini. Quanto a me, non avevo nulla, eccetto la speranza disperata che presto anche a me sarebbe accaduto qualcosa del genere. Quello che realmente mi affascinava della magia sulla terrazza era il fatto che una piccola nullit come me potesse ordire incantesimi intorno a quei meravigliosi corpi celesti che fluttuavano in cielo, e catturare un po' del loro splendore. Divenni un'esperta dei nomi che gli arabi danno alla luna. La luna nuova era chiamata hill, o crescente, e la luna piena era chiamata qamar o badr. Sia qamar che badr si usavano per designare un uomo o una donna di notevole bellezza, cio come la luna nella fase in cui pi luminosa e perfetta. Fra hill e qamar, la luna prendeva molti altri nomi. Alla tredicesima notte veniva chiamata bayd, o bianca, a causa del cielo luminoso, mentre sawd era la notte nera in cui la luna se ne stava nascosta dietro al sole. Quando Shma mi disse che la mia stella era Zahra (Venere), cominciai a muovermi lentamente, come fossi fatta di una sostanza celeste. Sentivo che avrei

potuto spiegare le mie ali d'argento ogni volta che lo avessi voluto. Della magia astrale apprezzavo, inoltre, l'incredibile variet di usi a cui si prestava. Potevi accrescere la potenza di un incantesimo fino a influenzare persone chiave come una nonna o un re, o semplicemente il droghiere accanto, il quale, se solo avessi fatto per bene i tuoi incantesimi, avrebbe sbagliato i conti a tuo favore quando stavi per pagare un oggetto costoso. Ma per quanto mi riguardava, solo due cose erano importanti quando si trattava di magie. La prima era fare in modo che la mia insegnante mi mettesse dei buoni voti, e la seconda era accrescere il mio sex appeal. Volevo, naturalmente, incantare Samr, anche se stava accadendo esattamente l'opposto e il nostro rapporto si faceva di giorno in giorno pi difficile. Per prima cosa, come pap e lo zio, Samr nutriva un profondo disprezzo per le suhr, e le condannava come autentiche sciocchezze. Questo, ovviamente mi costringeva a darmi alla clandestinit per buona parte della serata, e a scomparire del tutto quando c'era la luna piena. Inoltre, ero obbligata a usare i miei incantesimi per attrarre immaginari principi arabi della mia et che ancora non avevo il piacere di conoscere. Tuttavia, ero molto cauta. Non volevo scagliare i miei incantesimi troppo lontano da Fez, Rabt o Casablanca, e gi Marrkesh mi sembrava un po' troppo distante, anche se Shma diceva che una giovane marocchina pu sposarsi a Lahore, Kuala Lumpur o persino in Cina. Allh ha reso il territorio dell'Islm sconfinato, e meravigliosamente vario, diceva. Molto tempo dopo, scoprii che gli incantesimi funzionavano solo se si

conosceva gi il principe e lo si poteva visualizzare durante il rituale. Ci significava che io ero seriamente impedita, perch una volta escluso - dietro sua pressante richiesta - Samr non c'era nessun altro che avessi voglia di visualizzare. La maggior parte dei ragazzi con cui giocavo a scuola erano troppo bassi e troppo giovani, e io volevo che il mio principe avesse almeno un centimetro e qualche ora pi di me. Comunque sia, sapevo di magia, e questo mi dava sicurezza. Se si voleva far innamorare un uomo alla follia, occorreva pensare a lui intensamente un venerd notte, nel momento preciso in cui Zahra (Venere) appariva nel cielo. In pi, per tutto il tempo, era d'obbligo recitare il seguente incantesimo: Lf, Lf, Lf Df, Df, Ybesh, Dibesh, Ghalbesh, Ghalbesh, Da'uj, Da'uj, Araq sadrh, Hh, Hh. (40) Naturalmente, perch l'incantesimo avesse un qualche effetto, si dovevano recitare le parole magiche con voce ferma e melodiosa, senza errori di pronuncia, e questo era quasi impossibile, perch quelle parole ci erano totalmente sconosciute: non erano arabe. Come poteva essere altrimenti, dato che gli incantesimi erano frammenti di lingue dei soprannaturali jinn, carpite e decodificate da studiosi di grande talento che le misero per iscritto a beneficio del

genere umano? Visto che salmodiare mi riusciva bene, davo la colpa alla mia pronuncia difettosa, se i miei incantesimi non avevano effetto e nessun principe era ancora venuto a chiedere la mia mano. Inoltre, pronunciare male le parole magiche era terribilmente pericoloso, perch i jinn potevano rivoltarsi contro di te e graffiarti la faccia, oppure farti venire le gambe storte per tutta la vita, se li facevi arrabbiare. Se Samr, il mio protettore, fosse stato con me, avrebbe potuto controllare la mia pronuncia e salvarmi cos dall'ira dei -j jinn. Ma lui restava del tutto indifferente alla mia nascente e improvvisa ossessione di diventare una donna fatale. Quando si trattava di magia, Mna dava ragione a Samr con tutto il cuore, e sebbene fosse molto tollerante nei confronti dei riti che vedeva celebrarsi in terrazza, aveva sempre qualcosa da obiettare, perch il Profeta era assolutamente contrario a quel genere di cose. Tutti continuavano a spiegarle che il Profeta era contrario soltanto alla magia nera, quella che serve a far del male alle persone, ma che quando si bruciavano talismani, muschio e zafferano, o si recitavano formule magiche con la luna piena per aumentare il proprio fascino, farsi crescere i capelli pi lunghi, diventare pi alti, o ingrandire il proprio seno, allora andava bene. Allh, cos sensibile (Latf) e pieno di tenerezza e misericordia (Rahm) per le sue fragili ed imperfette creature, era abbastanza generoso da comprendere tali necessit. Mna argomentava che il Profeta non faceva simili distinzioni, e che tutte le donne che praticavano magie, di qualunque tipo fossero, avrebbero avuto delle

brutte sorprese nel Giorno del Giudizio. I resoconti dei loro angeli le avrebbero spedite direttamente all'inferno. Ma le suhr, le pratiche magiche non erano pericolose per l'harem quanto la decisione dei nazionalisti di incoraggiare l'istruzione delle donne. La citt intera fu messa sottosopra quando le autorit religiose della moschea di al-Qarwiyyn, compresi i fqih Muhammad al-Fs e Mawly Bal'arb 'Alaw, affermarono il diritto delle donne allo studio e, col sostegno del re Muhammad V, incoraggiarono i nazionalisti ad aprire istituti per l'istruzione delle ragazze. (41) Appresa la notizia, mia madre present istanza a mio padre perch fossi trasferita dalla scuola di Llla Tam a una "scuola vera", e lui rispose convocando un consiglio di famiglia in piena regola. I consigli di famiglia erano affar serio, e di solito venivano convocati solo quando un membro della famiglia doveva prendere una decisione importante, oppure affrontare qualche sorta di conflitto che non riusciva a risolvere da solo. Nel caso del trasferimento, la decisione era troppo seria perch mio padre potesse prenderla senza il sostegno della famiglia. Si trattava di un passo di notevole importanza: lasciare un istituto tradizionale e familiare, che fino a quel momento era stata l'unica opzione disponibile per le figlie femmine, a favore di una scuola elementare nazionalista modellata sul sistema francese, dove alle bambine si insegnavano la matematica, le lingue straniere e la geografia, dove gli insegnanti erano spesso uomini, e dove si faceva ginnastica in pantaloni corti. Il consiglio si tenne. Lo zio, la nonna Llla Mn e tutti i miei cugini maschi,

che, grazie alla stampa locale e straniera, erano ben informati sui progressi dell'istruzione, vennero per aiutare mio padre a decidere. Ma non si poteva tenere un consiglio di famiglia equilibrato senza qualcuno che sostenesse la mamma, da cui era partita l'idea. Di norma, questo rappresentante avrebbe dovuto essere suo padre, ma poich la fattoria dove viveva era troppo distante, il nonno mand un sostituto nella persona dello zio Tz, fratello di mia madre, che abitava alla porta accanto. Lo zio Tz era sempre invitato ai nostri consigli di famiglia, ogni volta che la mamma era in qualche modo coinvolta, per garantirle l'equit e impedire un attacco congiunto del gruppo Mernissi contro i suoi interessi. Cos, lo zio Tz fu invitato, il consiglio ebbe luogo, e mia madre usc di senno per la gioia quando, alla fine, il mio trasferimento fu approvato. E non ero neanche l'unica interessata: tutti e dieci i miei cugini sarebbero venuti con me. Salutammo tutti contenti Llla Tam, e ci precipitammo alla nuova scuola di Mawly Brahm Kattn, a pochi metri dal portone di casa nostra. Il cambiamento fu incredibile, e io ne ero entusiasta. Alla scuola coranica, dovevamo star seduti sui cuscini a gambe incrociate per tutto il giorno, con un'unica pausa per il pranzo che ci portavamo da casa. La disciplina era feroce Llla Tam te le dava con la frusta, ogni volta che non le andava bene il tuo modo di guardare, o di parlare, o di recitare i versetti. Le ore si trascinavano eterne, il nostro apprendimento era lento, le lezioni venivano ripetute a memoria. Invece, alla scuola nazionalista di Mawly Brahm, tutto era cos moderno! Si stava seduti sulle sedie e si divideva un tavolo con altre due ragazze, o ragazzi.

C'era sempre qualcuno che interrompeva e non ci si annoiava mai. Non solo si saltava da una materia all'altra - dall'arabo al francese, dalla matematica alla geografia - ma si perdeva un sacco di tempo a spostarsi da un aula all'altra. Fra le varie lezioni, poi, si poteva sgattaiolare fuori, fare acrobazie, prendere in prestito spuntini a base di ceci da Malika, e persino chiedere il permesso di andare alla toilette, che era situata dalla parte opposta dell'edificio - il che equivaleva a dieci minuti buoni di licenza autorizzata, e anche se tornavi in ritardo, tutto quello che dovevi fare era bussare dolcemente un paio di volte sulla porta dell'aula, prima di entrare. I due colpi sulla porta prima di aprire e di entrare, mi mandavano in estasi, perch in casa nostra le porte erano o chiuse o aperte, e bussare non serviva. Non solo a causa dello spessore di quei battenti cos massicci che risultava impossibile smuoverli, ma anche perch un bambino, di norma, non doveva aprire una porta chiusa o chiuderne una aperta. Oltre a queste entusiasmanti novit, ora avevamo anche due lunghi intervalli solo per giocare nel cortile (uno a met mattina e l'altro a met pomeriggio,) pi due pause per la preghiera - una a mezzogiorno, subito prima di pranzo, e l'altra nel tardo pomeriggio, quando ci portavano alla moschea della scuola dopo le rituali abluzioni che facevamo nella vicina fontana. Ma non era tutto. La ciliegina sulla torta era che adesso tornavamo a casa per il pranzo, e in quell'occasione noi ragazzi Mernissi seminavamo distruzione nel breve tratto di strada fra la scuola e la casa. Saltavamo su e gi intorno agli asinelli che ci attraversavano il cammino, carichi di verdura fresca, e a volte i

ragazzi riuscivano perfino a salire sul dorso di quelli che non avevano il carico. Io ero cos elettrizzata di poter camminare per la strada in pieno giorno! Spesso riuscivo ad abbracciare gli asinelli, con quei loro occhi dolci e umidi, e a parlare loro per qualche minuto, prima che il padrone mi vedesse e mi mandasse via. Fare capannello da Maymn, il venditore di ceci tostati, era un'altra delle nostre attivit preferite, ma finivamo sempre nei guai perch il numero delle porzioni che ci dava non corrispondeva mai alla somma di denaro che riceveva in cambio. Allora ci accompagnava al portone, giurando per Mawly Idrs, il santo patrono di Fez, che non avrebbe pi fatto affari con noi, e che saremmo finiti all'inferno, perch mangiavamo tutti contenti delle cose che non avevamo pagato. Alla fine, dopo settimane di questo andazzo, Ahmed il portinaio trov una soluzione onorevole: tutti avremmo depositato da lui i soldi per i ceci in anticipo, e lui avrebbe pagato Maymn alla fine di ogni settimana. Chi di noi aveva esaurito il suo credito, veniva avvertito da Ahmed, che provvedeva a notificarlo anche a Maymn. La scuola moderna era un tale divertimento che cominciai a prendere voti alti, e presto diventai intelligente, nonostante fossi ancora disperatamente lenta in ogni cosa, nel mangiare come nel parlare. Trovai anche un altro modo per essere al centro dell'attenzione: imparai a memoria le parole di molte canzoni nazionaliste che ci facevano cantare a scuola, e mio padre ne fu cos orgoglioso da chiedermi di cantarle per la nonna Llla Mn almeno una volta alla settimana. All'inizio, le cantavo semplicemente stando in piedi sul pavimento. Poi, visto che faceva un bell'effetto, chiesi il

permesso di salire su uno sgabello. Subito dopo, alzai ancora il tiro, chiedendo a mio padre di intercedere con la mamma per farmi indossare il mio vestito da principessa 'A''isha, in occasione delle mie esibizioni canore. Questo vestito, che aveva un corpetto di raso e il resto di tulle, era una copia di quello che la principessa portava a volte quando accompagnava suo padre, re Muhammad V. La principessa 'A''isha viaggiava spesso per il paese, tenendo discorsi sulla liberazione delle donne, e questo fatto aveva suggerito a mia madre di farmi cucire un vestito uguale al suo. Di norma avevo il permesso di metterlo solo nelle occasioni speciali, perch era tutto bianco e si sporcava facilmente. La mamma andava in bestia se mi sporcavo i vestiti. Ma le macchie non si possono evitare, se vogliamo che questa povera bambina faccia una vita normale, argomentava pap in mio favore. E poi, nostra figlia cresce cos in fretta che alla fine dell'anno questo vestito potrebbe anche non servirle pi. Alla fine, per completare la mia esibizione teatrale, suggerii a mio padre di darmi una piccola bandiera del Marocco, fatta a mia misura, da tenere accanto mentre cantavo, ma lui rifiut subito l'idea. C' una linea sottile che divide il buon teatro dal circo, disse. E l'arte fiorisce soltanto se questa separazione viene accuratamente mantenuta. Ma se le cose, per me, si stavano mettendo bene, grazie ai miei nuovi educatori, per mia madre si mettevano piuttosto male. La vita del cortile le era divenuta pi intollerabile che mai, con tutto quello che si veniva a sapere sulle femministe egiziane - che marciavano nelle strade e diventavano ministri del

governo; sulle donne turche - che venivano promosse a incarichi ufficiali di ogni tipo; e con la nostra stessa principessa 'A''isha, che esortava le donne, sia in arabo che in francese, a intraprendere la via della modernit. Mia madre si lamentava che la sua vita era assurda - il mondo stava cambiando, le mura e le sbarre non sarebbero durate per molto, ma lei era ancora una prigioniera. E non vedeva nessuna logica dietro a tutto ci. Aveva chiesto il permesso di frequentare corsi di alfabetizzazione - alcune scuole del nostro vicinato ne offrivano - ma la sua richiesta era stata respinta dal consiglio di famiglia. Le scuole sono per le bambine, non per le madri, aveva detto Llla Mn. Non nella nostra tradizione. allora?, aveva replicato mia madre. Chi trae beneficio da un harem? Quale bene posso fare per il paese, stando seduta qui in cortile come una prigioniera? Perch ci si nega l'istruzione? Chi ha creato gli harem, e per cosa? Qualcuno pu spiegarmelo?. Il pi delle volte, le sue domande restavano senza risposta, sospese a mezz'aria come farfalle disorientate. Llla Mn abbassava lo sguardo ed evitava il contatto degli occhi, mentre Shma e la zia Habba cercavano di sviare la conversazione. Mia madre restava in silenzio per un po', e poi si rassicurava parlando del futuro delle sue bambine. Almeno le mie figlie avranno una vita migliore, piena di opportunit, diceva. Avranno un'istruzione, e viaggeranno. Scopriranno il mondo, lo capiranno, e alla fine prenderanno parte al suo cambiamento. Cos com', questo mondo del tutto marcio. Almeno per me. Forse voi signore avete trovato il

segreto per essere felici in questo cortile. Poi si rivolgeva a me e diceva: Tu cambierai questo mondo, non vero? Tu costruirai un pianeta senza pareti e senza frontiere, dove i portinai come Ahmed faranno vacanza tutti i giorni dell'anno. Lunghi silenzi seguivano i suoi discorsi, ma la bellezza delle sue immagini restava nell'aria e fluttuava sul cortile come fanno i profumi o i sogni. Invisibili, ma potentissimi. (37) inconcepibile che l'imm al-Ghazl, un colosso della cultura islamica medievale, abbia scritto un libro siffatto che, come osservato alla nota 1 del capitolo 18, una raccolta di comiche ricette "fai da te" che combinano elementi di magia elementare e di astrologia spicciola. Buona per impressionare i bambini e gli adolescenti, l'opera non inganna gli studiosi. In effetti, attribuire trattati di dubbia scientificit ai pi brillanti tra i nostri filosofi, matematici, giuristi e imm, e una pratica bizzarra ma piuttosto comune nella letteratura araba. 'Abdelfatth Kilito, nel suo penetrante "L'autore e i suoi doppi". Saggio sulla cultura araba classica, Einaudi, Torino, 1988, fornisce due ragioni per cui i veri autori dei testi ricorrevano a questa strana pratica: la prima quella che, cos facendo, sfuggivano alle critiche maligne, alla censura e alle ire del califfo; la seconda che potevano incrementare le vendite dei libri: vendite che, da secoli, si tenevano animatamente sulle porte delle moschee locali. (38) Al-Mas'd, Murj al-dhahab (Beirut, Dr al-Ma'rifa, 1982), vol. 2, p. 212 (che corrisponde a p. 505 del vol. 2 nella traduzione francese "Les prairies d'or", di

Barbier de Meynard e Pavet de Courtelle (Parigi, Editions CNRS, 1965) (39) Ibid. (40) Dal Kitb al-awfq, attribuito all'imm al-Ghazl (Beirut, Al-Maktaba al Sha'biyya), p. 18. (41) Un fqih un'autorit religiosa musulmana, uno studioso esperto in fiqh, o studi teologici. La sua conoscenza della teologia gli garantisce autorit, e spesso funge da consigliere a ministri e capi di stato. Tuttavia, per estensione, la parola fqih venuta a designare ogni sorta di insegnanti, senza distinzione di disciplina, sia a livello elementare, che superiore e universitario.

CAPITOLO 20

IL SOGNO SILENZIOSO DELLE ALI E DEL VOLO.

Un pomeriggio, il cortile era, come sempre, quieto e immobile, con ogni cosa al suo posto. Ma forse era UN po' pi quieto e immobile del solito. Potevo udire distintamente la musica cristallina della fontana, come se le persone stessero trattenendo il respiro, in attesa che accadesse qualcosa. O forse qualcuno stava lavorando alla creazione di un miraggio. Dai libri di magia di Shma, e dalle discussioni con lei, avevo appreso che era possibile mandare delle immagini ai vicini, se si sviluppava il cosiddetto tarkz, ossia il potere di concentrazione, qualcosa di simile alla concentrazione necessaria a prepararsi alla preghiera, ma pi intenso. Llla Tam insisteva che la preghiera era, in larga misura, concentrazione. Pregare significa creare il vuoto, dimenticare il mondo per qualche minuto, in modo da poter pensare a Dio. Non si pu pensare a Dio e contemporaneamente ai propri problemi quotidiani, cos come non si pu camminare allo stesso tempo in due direzioni opposte: chi si prova a farlo, non arriva da nessuna parte, o perlomeno non dove vuole arrivare. La concentrazione, aggiungeva la zia Habba, era un esercizio indispensabile anche per fin pi terreni. Come si fa a parlare o camminare, per non dire

ricamare e cucinare, quando la mente non concentrata? Vuoi essere come Stla Benns?. Io non volevo assolutamente essere come Stla Benns, una delle figlie dei nostri vicini, che era incapace di tenere a mente i nomi. Chiedeva continuamente a tutti: Chi sei?, e non riusciva a immagazzinare la risposta nel suo cervellino. Bastava che tu cambiassi di posto, o che lei girasse la testa, e di nuovo ti trovavi di fronte all'inevitabile domanda: Come ti chiami? Era stata soprannominata Stla, che significa "secchiello ", perch tutte le informazioni che riceveva si riversavano fuori come acqua. Ma, sebbene tale esercizio fosse parte integrante della mia istruzione, cominciai a prenderlo sul serio solo quando Shma mi disse che, attraverso la concentrazione, avrei potuto trasmettere immagini alle persone che mi stavano intorno. Quella magica idea mi ricord come avessi talvolta udito Shma complottare con la zia Habba e la mamma per indurre tutte quante nel cortile a farsi crescere le ali. La zia Habba affermava che tutti hanno la facolt di farsi crescere le ali. Era solo un fatto di concentrazione. Non c'era bisogno che le ali fossero visibili come quelle degli uccelli; anche invisibili potevano andar bene, e prima si cominciava a concentrarsi sul volo, meglio era. Ma quando la pregavo di essere pi esplicita, si faceva impaziente e mi avvertiva che esistono cose meravigliose che non possono essere insegnate. Tieni gli occhi ben aperti, cos da poter catturare il fremito di seta del sogno alato, mi disse una volta. Ma indic anche che, per sviluppare le ali, erano necessari un paio di eprerequisiti: Il primo sentirsi accerchiati, il secondo credere di poter rompere quel cerchio.

Dopo un breve, imbarazzato silenzio, la zia Habba aggiunse un altro tassello d'informazione, continuando, per tutto il tempo, a giocherellare nervosamente col suo copricapo, segno che stava per gettarmi in faccia qualche verit sgradevole. Una terza condizione, per quanto riguarda te, mia cara, smettere di bombardare la gente di domande. Osservare un modo altrettanto efficace per imparare le cose. Ascoltare, a labbra cucite, occhi aperti, e orecchie dritte, pu portare nella tua vita pi magia di tutto il bighellonare che fai sulla terrazza, per spiare Venere o la luna nuova!. Quella conversazione mi suscit ansia e orgoglio al tempo stesso. Ansia, perch, a quanto pareva, la mia iniziazione clandestina ai sortilegi, agli incantesimi e ai libri di magia, non era pi un segreto. Orgoglio perch, quali che fossero i miei segreti, essi appartenevano pi alla sfera degli adulti che a quella dei bambini. La magia era un segreto pi serio di quanto non fosse il rubare frutta fuori dall'orario dei pasti, o correre via senza pagare il dovuto a Maymn, il venditore di ceci. Ma ero anche piena d'orgoglio perch capivo che la magia, come il gelato, esisteva in molti gusti. Tessere fili sottili fra me e le stelle era un tipo di magia; concentrarsi su sogni forti e invisibili e dal profondo, spiegare le ali, era un altro tipo di magia, ma pi sfuggente. Pur tuttavia, nessuno aveva l'aria di volermi aiutare a capire questo secondo metodo, e anche se fosse stato descritto nei libri di Shma, non avrei mai avuto abbastanza tempo per leggere tanto da trovarlo.

Quel pomeriggio memorabile, avevo la strana sensazione che qualcuno stesse influenzando la crescita di ali, gettando visioni di voli in quel cortile apparentemente tranquillo. Ma chi era l'autore di quella magia? Mi cucii le labbra, aprii bene gli occhi, e mi guardai intorno. Le donne, assorte nel loro ricamo, erano divise in due gruppi, ognuno dei quali si concentrava in silenzio, intento al suo disegno. Ma quando in cortile c'era quel tipo di silenzio assoluto, significava che era in atto una guerra senza parole. E ogni donna intenta a scrutare il suo ricamo conosceva bene il motivo di quella guerra: l'eterna spaccatura tra ci che taqld, ovvero tradizionale, e quanto 'asr, cio moderno. Shma e mia madre, rappresentanti del gruppo a favore della modernit, stavano ricamando un oggetto poco familiare dall'aspetto simile a una grossa ala d'uccello spiegata in pieno volo. Non era il loro primo uccello in volo, ma evidentemente, la sua forza d'urto era maggiore del solito, perch l'altro gruppo, capeggiato da nonna Llla Mn e da Llla Rdiya, aveva condannato quel lavoro, come ogni altro di quel tipo, definendolo del tutto sconveniente per le loro creatrici. Loro stesse erano intente al ricamo di un disegno tradizionale. La zia Habba era seduta vicino a loro, e lavorava allo stesso telaio o mrma, ma solo perch non poteva permettersi di dichiararsi apertamente una rivoluzionaria. Cuciva in silenzio, badando ai suoi affari con modestia. Il gruppo modernista, invece, era tutt'altro che modesto. Anzi, direi piuttosto che Shma e la mamma si comportavano con una certa ostentazione: entrambe sfoggiavano l'ultimo grido della moda, ossia la copia di

uno dei famigerati cappellini di Asmahn, un berretto di velluto nero con la tesa decorata a minuscole perline. Il berretto aveva una falda triangolare che ricadeva sulla fronte, con la parola "Vienna" ricamata sopra, e di tanto in tanto, la mamma e Shma canticchiavano le parole dell'infame canzone Layl al-uns f Vienna (Notti di piacere a Vienna), cui il berretto era ispirato. Llla Mn aggrottava le ciglia ogni volta che le sentiva canticchiare, perch riteneva quella canzone, il cui tema era il decadente piacere in una capitale dell'ovest, un vero e proprio affronto all'Islm e ai suoi principi etici. Una volta, Samr cerc di scoprire cosa ci fosse di cos speciale a Vienna, e Zn gli disse che era una citt dove, per tutta la notte, la gente danzava un ballo chiamato valzer. Un uomo e una donna si tenevano stretti e danzavano rapiti facendo giravolte fino a svenire d'amore e di piacere, proprio come in una danza di possessione, con l'unica differenza che le donne non danzavano da sole, ma insieme agli uomini. E tutto questo danzare abbracciati aveva luogo in locali notturni elegantemente decorati, o, nei giorni di festa, anche per strada, con le luci della citt che brillavano nel buio, come per festeggiare l'abbraccio degli amanti. Al che, Llla Mn aveva sbuffato: Quando delle rispettabili donne di casa musulmane cominciano a sognare di danze in oscene citt europee, siamo alla fine. Llla Rdiya, la madre di Shma, sulle prime aveva proibito a sua figlia di mettersi il berretto di Vienna, e aveva accusato mia madre di avere su di lei una cattiva influenza. Le relazioni fra mia madre e Llla Rdiya si erano fatte cos tese che le due

donne a malapena si rivolgevano la parola, e la cosa and avanti cos per un po'. Ma poi Shma era stata presa da un serio attacco di hem (depressione) ed era caduta in un tale stato di apatia che non solo Llla Rdiya aveva cambiato idea sull'argomento, ma era arrivata a mettere lei stessa il berretto di Vienna in testa alla figlia. Nondimeno, ci volle ancora del tempo, prima che Shma si riscuotesse da quello sguardo fisso e immoto. In quel pomeriggio particolarmente magico, Llla Mn era tornata pi e pi volte sulla necessit di conformarsi al taqld, la tradizione. Ogni cosa che violasse il retaggio dei nostri antenati, diceva, non poteva essere considerato esteticamente valido, e questo si applicava praticamente a tutto, dal cibo alle pettinature, dall'architettura alle leggi. Il nuovo viaggiava mano nella mano con il brutto e l'indecente. Puoi star sicura che i tuoi antenati hanno gi scoperto il modo migliore di fare le cose, diceva, guardando dritto verso mia madre. Pensi di essere pi brava dell'intera catena di generazioni che ti hanno preceduto e hanno lottato per il meglio?. Fare qualcosa di nuovo era bid 'a, una criminale offesa alla nostra sacrosanta tradizione. La mamma lasci un attimo il ricamo per rispondere a Llla Mn. Ogni giorno, mi sacrifico e cedo alla tradizione, perch la vita possa svolgersi pacificamente in questa casa benedetta, disse. Ma ci sono delle cose molto personali, come il ricamo, che mi permettono di respirare, e io non voglio rinunciare anche a queste. Non mi sono mai piaciuti i ricami tradizionali, e non vedo perch la gente non possa ricamare quel che pi le piace. Io non faccio del

male a nessuno se invento uno strano uccello, invece di tornare e ritornare sullo stesso vecchio disegno di Fez, che tremendamente monotono. Le ali a cui mia madre e Shma stavano lavorando erano quelle di un pavone blu, e le ricamavano sulla seta rossa di un qams destinato a Shma. Appena quello fosse stato finito, ne avrebbero ricamato un secondo per mia madre. Le donne che dividevano le stesse idee spesso si vestivano uguali, per manifestare la loro solidariet. Il pavone di Shma era ispirato alla Storia degli uccelli e delle bestie di Shahrazd. Shma amava molto quella storia, perch vi trovava combinate due cose che adorava: gli uccelli e le isole deserte. La storia ha inizio con gli uccelli che, guidati dal pavone, fuggono da un'isola pericolosa a una sicura: Mio re - disse Shahrazd al marito, la cento e quarantaseiesima notte - mi hanno riferito che in tempi antichi e in un'et che fu, un pavone abitava con sua moglie in riva al mare. Ora, quel posto era infestato di leoni e di ogni sorta di bestie selvatiche, e al contempo abbondava di alberi e torrenti. Marito e moglie, per timore delle fiere, erano costretti a passare la notte sugli alberi, mentre di giorno andavano in giro in cerca di cibo. E cos fu, finch la loro paura crebbe e si misero in cerca di un altro posto dove vivere, abbandonando la loro dimora. Cerca e ricerca, capitarono su un'isola che, come l'altra, abbondava di alberi e di torrenti. Quindi si stabilirono e mangiarono i frutti degli alberi, e bevvero le acque dei torrenti.(42) Quello che pi entusiasmava Shma in tutta questa storia era il fatto che la coppia, quando non le piaceva pi la prima isola, l'abbandonava e partiva in cerca

di un posto migliore. L'idea di volarsene in giro per trovare qualcosa che pu render felici, quando si scontenti di quel che si ha, esercitava un grande fascino su Shma, che faceva ripetere alla zia Habba l'inizio della storia pi e pi volte, come se non ne avesse mai abbastanza, finch il resto dell'uditorio cominciava a spazientirsi per le sue interruzioni. Sei una letterata, puoi leggerti il libro, le dicevano, vai a leggertelo per cento volte, se ti piace, ma lascia continuare la zia Habba. Falla finita con queste interruzioni!. Erano tutte ansiose di sapere cosa fosse poi accaduto a quegli uccelli, poich in quelle fragili ma avventurose creature, intente a viaggi pericolosi per isole straniere, le donne del cortile vedevano un po' di se stesse. Ma Shma protestava che leggere non era la stessa cosa che ascoltare la zia Habba. col suo modo meraviglioso di infilare le parole una dietro l'altra come perle. Voglio che capiate il significato della storia, signore diceva Shma, guardando Llla Mn con aria di sfida. Questa storia non parla di uccelli. Parla di noi. Essere vivi significa muoversi, cercare posti migliori, rivoltare il pianeta in cerca di isole pi ospitali. Io sposer un uomo con il quale potr andare in cerca di isole!. La zia Habba, allora, la pregava di non usare la fiaba della povera Shahrazd a fini propagandistici, e di non seminare ancora divisioni nel gruppo. Per favore, torniamo agli uccelli, per l'amor di Dio diceva e andava avanti Con la storia. Ma, in verit, anche se aveva molte figlie in et di marito, necessitava di un gran numero di ricami taqld per i loro corredi. Al contrario, gli uccelli che ricamavano Shma e mia madre non

richiedevano affatto tutto questo tempo. I punti erano pi radi, eseguiti a filo doppio, e sul rovescio della stoffa restavano, come c'era da aspettarsi, molti nodini in rilievo. Eppure, l'effetto era di una bellezza pari a quello del taqld, o forse anche maggiore, grazie alla curiosit suscitata dai disegni insoliti e dalle inedite combinazioni di colori. A differenza dei ricami taqld che erano parte dell'arredamento di casa. I disegni moderni non erano fatti Der essere esposti; erano limitati a pi modesti capi di uso personale, come il qams, i sarwl, le sciarpe per la testa e altri articoli di vestiario. La ribellione attuata nella forma del ricamo moderno era terribilmente appagante, devo ammetterlo, perch si potevano coprire metri e metri di stoffa in soli due o tre giorni. Se poi, si metteva il filo triplo, e si diradavano i punti, ci voleva anche meno. E che disciplina si impara, quando i punti sono cos lenti e slabbrati?, mi sfid Llla Mn quando le feci notare queste cose. Io trovai la sua osservazione molto inquietante. Tutti mi dicevano sempre che una persona senza disciplina era destinata a restare una nullit. Di certo non volevo essere una nullit. Cos, da allora in poi, dopo quel richiamo di Llla Mn, passavo la maggior parte del tempo saltando da un mrma all'altro, gustando un po' di libert e rilassamento nel settore moderno, e facendola seguire un po' di rigido controllo nel settore tradizionale. La zia Habba non si divertiva davvero col lavoro ripetitivo ed elaborando del taqld e mia madre e Shma lo sapevano bene, ma si rendevano conto che non

poteva esprimere i suoi sentimenti, sia perch non aveva alcun potere, sia perch non osava compromettere l'equilibrio tra le due fazioni. L'equilibrio era essenziale per il cortile, e tutti lo sapevano. Di tanto in tanto, la mamma Shma scambiavano rapide occhiate e sorrisi con la zia Habba, per incoraggiarla e farle sapere che simpatizzavano con lei. Per favore, zia Habba torniamo agli uccelli!, la pregavano. Raccontare una storia su richiesta dell'uditorio, liberava automaticamente la zia Habba dai suoi doveri di cucito, e notai che prima di riprendere il racconto, fissava lo sguardo sulla piccola toppa di cielo incorniciato che ci sovrastava, come per ringraziare Dio di tutti i talenti di cui l'aveva dotata. O forse perch aveva bisogno di ravvivare quella fragile fiamma dentro di s. La nuova isola che i pavoni trovarono era un paradiso ricco di piante lussureggianti e di sorgenti rigogliose. Era anche, per fortuna, fuori dalla portata dell'uomo, quella pericolosa creatura che distrugge il creato: Il figlio di Adamo inganna i pesci e li porta fuori dal mare; colpisce gli uccelli con pallottole d'argilla e fa cadere in trappola gli elefanti, tanta la sua astuzia. Nessuno si salva dalla sua malizia, non v' bestia n uccello che possa sfuggirgli. (43) L'isola era sicura perch situata in mezzo al mare, fuori dalla portata delle navi e lontana dalle rotte del commercio. La vita dei pavoni scorreva in pace e letizia, fino al giorno in cui incontrarono un'anatra inquieta, che andava soggetta a strani incubi. E venne a loro un'anatra in stato di estremo terrore, e tale rimase, muovendosi

a stento, finch non raggiunse la pianta dove i volatili s'erano appollaiati, e l sembr ritrovare un po' di calma. Il pavone, non dubitando che essa avesse da narrare qualche insolito evento, le chiese la sua storia e il motivo di quel turbamento, e l'anatra rispose: Vivevo da sempre su quest'isola in pace e al sicuro, e non avevo mai veduto alcunch di inquietante, finch una notte, mentre dormivo, vidi nel sogno le sembianze di un figlio di Adamo, che discorreva con me e io con lui. Poi udii una voce che mi diceva: "O tu, anatra, guardati dal figlio di Adamo e non lasciare che si imponga su di te, n con le parole, n con i consigli; poich egli abbonda di frodi e di insidie; guardati, dunque, con grande prudenza, dalla perfidia di costui...". E qui mi risvegliai, tremante di paura, e da quell'ora in poi il mio cuore non ha conosciuto gioia, per il terrore del figlio di Adamo. Shma si agitava sempre molto, quando la zia Habba arrivava a quella parte della storia, perch era estremamente sensibile al modo in cui gli uccelli erano trattati sulle terrazze e per le vie di Fez. Rincorrere i passeri e dar loro la caccia dalle terrazze era uno sport comune fra i giovanotti, che in quelle occasioni facevano uso di apposite fionde o di archi e frecce presi in prestito, e il giovanotto che uccideva il maggior numero di passeri veniva ammirato e acclamato. Ma Shma spesso gridava, piangeva e sospirava, quando i suoi fratelli, Zn e Jawd, si divertivano a uccidere i passeri. Poco prima del tramonto, gli uccelli, chiassosi, riempivano il cielo a centinaia, strillando come impauriti dalla notte incipiente. I cacciatori li attiravano gettando olive su tutto il pavimento della terrazza, quindi prendevano la mira e tiravano.

Shma se ne stava l a guardare i suoi fratelli e domandava loro che razza di piacere potevano mai ricavarne dal colpire delle creature cos piccole. Neanche gli uccelli possono vivere felici, in questa citt, diceva, e poi mormorava tra s che ci doveva essere qualcosa di terribilmente sbagliato, in un posto dove persino i passeri innocenti, proprio come le donne, venivano trattati al pari di feroci predatori. Per ricamare la storia dei pavoni, Shma voleva inizialmente usare del filo di un blu molto profondo, su della seta color rosso brillante. Ma le donne dell'harem non andavano in giro a fare acquisti. Non erano autorizzate neanche a fare un salto alla Qaysariyya, quella parte della medna dove rotoli di splendide sete e velluti di tutti i colori stavano ammucchiati in tanti negozietti, no: dovevano spiegare a Sd 'Alll quello che desideravano, e ci pensava lui a procurarlo. Shma dovette aspettare dei mesi, prima di avere la seta rossa che andava cercando, e per il blu da abbinare ci volle qualche altra settimana, e anche allora i colori non erano esattamente quelli giusti. Lei e Sd 'Alll non intendevano la stessa cosa, quando dicevano "rosso" e "blu". La gente, scoprii, spesso non intendeva la stessa cosa per la stessa parola, anche quando l'argomento era dei pi banali, come il colore di un filo. Non c'era da stupirsi che la parola "harem" provocasse tali aspri dissensi e discordie selvagge. Mi dava molto conforto l'idea che gli adulti fossero confusi come me, sulle cose importanti. Sd 'Alll era un cugino di terzo grado di Llla Mn, e questo gli conferiva un notevole potere. Era un uomo alto e fine, con baffi sottili e un talento fantastico

per ascoltare la gente, il che, nel suo insieme, rendeva molte donne invidiose di sua moglie, Llla Zahra. Dotato, inoltre, di estremo buon gusto, vestiva, di norma, eleganti capi ricamati, maglie turche in lana pesante di un pallido beige, su dei sarwl alla cavallerizza, e fin babbucce in pelle di color grigio. E poi, dato che era in rapporti di amicizia con quasi tutti i mercanti della Qaysaryya, si faceva tenere da parte i turbanti pi pregiati, quelli che i pellegrini riportavano dalla Mecca. Sd 'Alll non si dedicava mai ai suoi doveri senza prima aver offerto ai clienti una goccia di profumo per pacificarli. Spiegare a lui cosa si desiderava comprare era un'esperienza molto sensuale. Le donne prendevano tempo, fra una frase e l'altra, per trovare le parole esatte che potessero descrivere la setosit di una stoffa, la sottile tonalit di un colore, o se cercavano un profumo, la delicata combinazione di fragranze. Far s che Sd 'Alll visualizzasse esattamente le sete e i fili necessari per un progetto di ricamo, era un'operazione tremendamente delicata, e le donne meno dotate nell'eloquio pregavano le pi abili di fare quelle descrizioni in vece loro. Le donne dovevano pazientemente spiegare i loro desideri a Sd 'Alll, perch senza la sua collaborazione non si andava molto lontano. Cos, ognuna descriveva il ricamo dei suoi sogni - il tipo di fiori che voleva e i colori, le sfumature dei germogli, e a volte interi alberi con tanto di rami intricati. Altre descrivevano addirittura delle isole circondate di imbarcazioni. Paralizzate dai confini, le donne partorivano paesaggi e mondi interi. Sd 'Alll ascoltava, con pi o meno interesse, a seconda del rango del suo interlocutore.

Purtroppo, quando si trattava dell'importanza della tradizione e dei disegni taqld, lui stava dalla parte di Llla Mani. Questa preferenza metteva le parenti vedove e divorziate, come la zia Habba, in una posizione imbarazzante. Quando si trovavano a trattare con lui, non potevano sognare altro che classici disegni taqld e dovevano affidarsi a donne pi potenti, come la mamma e Shma, per descrivere le sete necessarie ai loro progetti pi innovativi. La zia Habba, quindi, era costretta a tenere i suoi uccelli per s, sepolti nella sua immaginazione. La cosa pi importante per chi non ha potere e avere almeno un sogno, era solita dirmi mentre stavo a guardia delle scale, cos che lei avesse agio di ricamare un favoloso uccello verde a un'ala sola, sul mrma clandestino che teneva nascosto nell'angolo pi buio della sua stanza. Certo, un sogno da solo, senza il potere contrattuale necessario a perseguirlo, non basta a trasformare il mondo o ad abbattere i muri, per aiuta a conservare una dignit. Dignit avere un sogno, un sogno forte che ti d una visione, un posto tuo nel mondo, l dove il tuo operato conta e come. Sei dentro un harem quando il mondo non ti vuole Sei dentro un harem quando il tuo operato non fa la differenza, e ci che fai non serve. Sei dentro un harem quando il pianeta gira veloce e te ne stai sepolta fino al collo nel disprezzo e nell'oblio. Nessuno pu cambiare tutto questo e far girare il mondo in senso opposto, sta a te soltanto. Se ti elevi contro il disprezzo e sogni un altro mondo, sar

modificato il senso della Terra. Ma quello che devi evitare ad ogni costo, che il disprezzo ti penetri dentro. Quando una donna crede di non valere nulla piangono i passerotti. Chi li difender sulla terrazza, se un mondo senza fionde, non lo sogna nessuno? Le madri dovrebbero parlare a figlie e figli dell'importanza dei sogni, diceva la zia Habba. I sogni danno il senso di una direzione. Non basta rifiutare questo cortile devi avere una visione dei prati con cui vuoi rimpiazzarlo. Ma come si fa, chiesi alla zia Habba, a distinguere fra tutti i desideri, gli aneliti che ti assediano, e trovarne uno su cui concentrarti, il sogno importante che ti d la visione? Lei rispose che i bambini devono avere pazienza, il sogno chiave emerge e fiorisce dentro, e poi, dal piacere intenso che d, si capisce che proprio quello, l'autentico piccolo tesoro che ti pu dare luce e direzione. Disse anche che, per ora, non dovevo preoccuparmi, perch appartenevo a una lunga catena di donne che sognavano intensamente Il sogno di tua nonna Jasmna era questo: lei sapeva di essere una creatura speciale, disse la zia, e nessuno mai riuscito a farle cambiare idea. Ha cambiato tuo nonno, e lui entrato nel suo sogno per dividerlo con lei. Anche tua madre ha le ali dentro di s, e tuo padre vola con lei ogni volta che pu. Anche tu sarai capace di cambiare le persone, ne sono sicura. Io non mi preoccuperei, fossi in te. Quel pomeriggio in cortile, cominciato con una strana sensazione di magia e di

sogni con le ali, fin con una sensazione sempre strana, ma gradevolissima: mi sentii all'improvviso contenta e fiduciosa, come se fossi entrata in una terra nuova ma sicura. Sebbene non avessi scoperto nulla di particolare, capivo di essermi imbattuta in qualcosa di importante, del cui nome dovevo ancora accertarmi; sentivo vagamente che aveva a che fare con i sogni e la realt, ma di cosa si trattasse, non avrei saputo dirlo. Per qualche secondo, mi chiesi se il mio gioioso sentimento non fosse dovuto al tramonto insolitamente lungo. Il pi delle volte, i tramonti di Fez erano cos veloci che mi chiedevo se, per caso, non avessi solo sognato che il giorno era finito. Ma le nuvole rosa che, quel pomeriggio, attraversavano il remoto quadrato del cielo, se la prendevano cos comoda che le stelle avevano gi incominciato ad apparire e non si era fatto ancora buio. Mi sedetti vicino a mia cugina Shma e le descrissi quel che sentivo. Lei mi ascolt attentamente e poi disse che mi stavo facendo matura. Sentii l'irresistibile impulso di chiederle subito cosa intendesse, ma mi trattenni. Avevo paura che si scordasse quello che stava per dire, e virasse verso la classica lamentazione sul modo in cui infastidivo sempre gli adulti con le mie domande. Con mia sorpresa, continu a parlare, come da sola, come se quello che diceva non riguardasse altri che se stessa. La maturit quando si comincia a percepire il moto del zaman (tempo) come una carezza dei sensi. Quella frase mi rallegr tutta, perch legava insieme tre termini che ricorrevano molto nei libri di magia: moto, tempo, carezza. Ma non mi lasciai sfuggire una parola; continuai semplicemente ad ascoltare Shma, che aveva iniziato a gesticolare come chi sul punto di fare

un'importante affermazione. Spingendo in avanti il suo mrma, butt indietro le spalle e carezz il cappello di Vienna che aveva in testa; quindi, dopo essersi accomodata un grosso cuscino dietro la schiena, attacc un monologo nello stile di Asmahn. Cio fiss lo sguardo su un invisibile orizzonte, e pos il mento sulla mano destra stretta in un pugno minaccioso: Zamn (il tempo) la ferita degli arabi. Si sentono al sicuro nel passato. Il passato l'illusione della tenda di defunti antenati. Il taqld il paese di morti. Il futuro fa paura ed pieno di peccato. Il nuovo bid'a, un crimine! Trascinata dalle sue stesse parole, Shma si alz in piedi e annunci al quieto uditorio che stava per fare un'importante dichiarazione. Sollevandosi con una mano il bianco qams di pizzo, cammin per un po' con aria solenne, poi si inchin di fronte a mia madre, si tolse il cappello di Vienna, e lo tenne rigidamente davanti a s come se fosse un qualche vessillo alieno. Poi attacc una tirata al ritmo della poesia pre-islamica: Cos l'adolescenza per gli arabi? Qualcuno pu dirmelo in breve? un crimine, l'adolescenza? Chi sa? Nel presente voglio vivere, un crimine?

La carezza sensuale dell'attimo fuggente sulla pelle, voglio sentire un crimine? Qualcuno mi sa dire perch il presente meno importante del passato? Perch Layl al-uns (Notti di piacere) esiste solo a Vienna? Perch non ci pu esser Layl al-uns anche nella medna di Fez? A questo punto, la voce di Shma si mut all'improvviso in quel flebile e pericoloso sussurro gi pieno, si sentiva, di pianto. Mia madre, che conosceva bene la predisposizione di Shma a passare dal riso alla depressione, balz in piedi immediatamente, si chin, e la fece tornare a sedere sul divano. Poi, con gesti enfatici, come fosse una regina, si tolse il cappello di Vienna, salut l'uditorio compiacente, e and avanti, come se tutto fosse stato concordato in precedenza: Signore qui presenti e signori assenti Layl al-uns a Vienna! Dobbiamo solo noleggiare degli asini e partire verso il nord. E il problema fondamentale : Come si fa ad avere un passaporto per un semplice asinello di Fez? E come vestire la nostra diplomatica bestiola? In foggia locale o straniera? 'asr o taqld? Pensateci bene!

Ma non perdete il sonno! Che rispondiate o no La vostra opinione non conta. (42) Dalla versione del Burton, vol. 3, p. 116. (43) Ibid.

CAPITOLO 21

LA POLITICA DELLA PELLE: UOVA, DATTERI E ALTRI SEGRETI DI BELLEZZA

La rottura decisiva fra me e mio cugino Samr avvenne quando stavo per entrare nel nono anno di et e Shma mi aveva dichiarata ufficialmente matura. Fu allora che capii che lui non era pronto a investire tanto quanto me nella faccenda della bellezza. Samr cerc di convincermi che i trattamenti di bellezza erano di importanza marginale, e io cercai di convincere lui che non ci si pu aspettare nulla di buono da una persona che trascura la propria pelle, perch attraverso la pelle che si percepisce il mondo. Naturalmente, dicendo questo, stavo esponendo la teoria della pelle della zia Habba, della quale ero gi divenuta un'entusiasta sostenitrice. Ma in pratica, le cose fra me e Samr avevano cominciato a deteriorarsi gi da qualche tempo. Aveva cominciato a chiamarmi 'Asla - che alla lettera si traduce "mielosa" - ogni volta che mi sorprendeva a cantare una canzone da una delle opere romantiche di Asmahn, con voce deliberatamente tremula. 'Asla era un insulto nelle strade della medna; significava molle e appiccicoso. 'Asla veniva chiamato chi non aveva l'aria molto vigile, e poich stavo gi diventando famosa per la mia distrazione, lo pregai di

non chiamarmi pi a quel modo. In cambio, gli promisi di risparmiargli i miei gorgheggi alla Asmahn. Ma le cose seguitarono a peggiorare. Lui metteva in ridicolo il mio interesse per i libri di magia, i talismani e gli incantesimi astrali, e mi lasci senza protezione ad affrontare i pericolosi jinn che stavano in agguato nei libri di magia di Shma. Finalmente, un giorno, il nostro conflitto giunse a una svolta critica, e Samr indisse un incontro straordinario sulla terrazza proibita, dove mi spieg che se continuavo a sparire due giorni di fila per prendere parte ai trattamenti di bellezza delle donne, e a frequentare le nostre sedute in terrazza con la faccia e i capelli sporchi di maschere oleose e puzzolenti, si sarebbe cercato qualcun altro con cui giocare. Cos non si poteva andare avanti, disse; dovevo scegliere tra il gioco e la bellezza, perch di certo non potevo fare tutte e due le cose. Cercai di ragionare con lui, e gli ripetei la teoria della pelle della zia Habba, che gi conosceva a memoria. Un essere umano entra in rapporto con il mondo attraverso la pelle, dissi, e come pu uno che ha i pori ostruiti sentire l'ambiente ed essere sensibile alle sue vibrazioni? La zia Habba era convinta che se gli uomini si fossero fatti maschere di bellezza invece che maschere da guerra, il mondo sarebbe stato un posto di gran lunga migliore. Purtroppo per me, Samr respinse quella teoria come un'autentica assurdit, e mi ripet il suo ultimatum. Devi scegliere adesso. Non posso continuare a ritrovarmi solo per due giorni di fila, senza nessuno con cui

giocare. Vedendo, per, quanto fossi angustiata, si addolc un pochino e mi disse che potevo prendermi qualche giorno per pensarci su. Ma io gli risposi subito che non ce n'era alcun bisogno, che la mia decisione era gi presa. La pelle innanzi tutto, gli dissi, il destino di una donna di essere bella, e io voglio splendere come la luna!. Ma nell'attimo stesso in cui lo dissi, fui pervasa da un pauroso sentimento fatto di rimorso e di timore, e pregai Dio che Samr mi chiedesse di cambiare idea, cos non avrei perso la faccia. Ed ecco che lo fece. Ma Fatima, mi disse, solo Dio crea la bellezza. Non applicando henn, ghasl - volgarissima argilla - o qualunque altro sporco intruglio, che splenderai come la luna. E poi, Dio dice che non lecito cambiare il proprio aspetto fisico: quindi, rischi anche di andare all'inferno. Poi aggiunse che se avessi scelto la bellezza, lui avrebbe dovuto trovarsi qualcun altro con cui giocare. Per me si trattava di una scelta penosa, ma devo confessare ch sentivo anche, nel profondo, uno strano senso di trionfo e di orgoglio, che non avevo mai avvertito prima. Arrivai a capirlo molto tempo dopo. Quel senso di trionfo mi veniva dall'aver realizzato quanto importante fosse per Samr la mia compagnia; non poteva vivere sulla terrazza senza la mia meravigliosa presenza. Era un sentimento straordinario, e non potei trattenermi dallo spingere oltre la mia fortuna. Cos, mi misi a guardare un punto arbitrario dell'orizzonte, a pochi centimetri dall'orecchio di Samr; resi il mio sguardo pi sognante possibile, e sussurrai con voce appena percettibile, sperando di riprodurre il tono da donna fatale di Asmahn: Samr,

lo so che non puoi vivere senza di me. Ma penso sia ora di rendersi conto che devo diventare una donna. Poi, dopo una pausa calcolata, aggiunsi: Le nostre strade si dividono qui. Al modo di Asmahn, mentre parlavo, evitai di guardare Samr e gli effetti devastanti delle mie parole. Vinsi quella tentazione e tenni gli occhi fissi su quel vago punto dell'orizzonte. Ma Samr mi sorprese, e riacquist il controllo della situazione. Io non credo che tu sia una donna, non ancora, disse, perch non hai neanche nove anni e non hai nemmeno i seni. Dove si mai vista una donna senza seni?. Questo affronto non me lo aspettavo, e ne fui furiosa. Volevo colpirlo anch'io, e forte. Samr, gli dissi, con o senza i seni, ho deciso che d'ora in avanti mi comporter come una donna, e investir nella bellezza tutto il tempo che ci vuole. La mia pelle e i miei capelli hanno la precedenza sui giochi. Addio, Samr. Puoi cercarti qualcun altro, per giocare. Con queste fatali parole, che avrebbero introdotto grandi cambiamenti nella mia vita, mi avviai gi per i precari pali da bucato. Samr me li resse mentre scendevo, senza proferire parola. Una volta scesa, io ressi i pali per lui, che scivol a terra in silenzio. Restammo faccia a faccia per un attimo, e poi ci stringemmo la mano con grande solennit, come avevamo visto fare ai nostri padri, dopo la preghiera alla moschea nei giorni di festa. Quindi ci separammo in solenne silenzio. Io scesi gi in cortile per unirmi ai trattamenti di bellezza, e Samr rimase, solo e imbronciato, sulla terrazza deserta. Il cortile era un alveare fervente di attivit, concentrata in gran parte intorno

alla fontana, dove si aveva facile accesso all'acqua per lavare mani, spazzole e ciotole. Gli ingredienti base come uova, miele, henn, argilla, e ogni sorta di olii, erano conservati in grossi barattoli di vetro sul cerchio di marmo che incorniciava la fontana. L'olio d'oliva abbondava, ovviamente, e il migliore veniva dal nord, a meno di cento chilometri da Fez. Ma gli olii pi pregiati, come quello di mandorle e olio di argan, erano disponibili in minori quantit, perch venivano da alberi esotici che avevano bisogno di molto sole e crescevano solo al sud, nelle regioni di Marrkesh e Agadir. Met delle donne dell'harem avevano gi assunto un aspetto orribile, con pappe e poltiglie appiccicose che coprivano completamente la faccia e i capelli. Accanto a loro sedevano le caposquadra che lavoravano in rigoroso silenzio, perch fare uno sbaglio nei trattamenti di bellezza poteva provocare danni irreparabili. Una misura sbagliata, o un passo falso nelle miscele e nei tempi di preparazione, potevano dar luogo ad allergie e prurito, o peggio ancora, cambiare il colore di una chioma dal rosso al nero corvino. Di norma, vi erano tre squadre di addette alla bellezza: la prima si dedicava alle maschere per capelli, la seconda agli intrugli a base di henn, e la terza alle maschere per la pelle e ai profumi. Ogni squadra aveva in dotazione un knn (un piccolo braciere) e un tavolino completamente ricoperto da un imponente arsenale di terre e tinte naturali, come buccia di melograno, scorza di noce, zafferano, e ogni sorta di erbe e fiori profumati, compresi mirto, rose essiccate e fiori d'arancio. Molti di questi articoli erano ancora nella loro carta blu, originariamente usata per avvolgere lo

zucchero, che i negozianti riciclavano per incartare quelle costose merci. Le fragranze esotiche, come il muschio e l'ambra, erano conservate in graziose conchiglie, racchiuse, a maggior protezione, in contenitori di cristallo, e dozzine di ciotole in terracotta piene di misteriose misture erano allineate in bell'attesa per essere trasformate in magici impiastri. Tra i pi magici, vi erano quelli a base di henn. Le esperte di henn dovevano preparare almeno quattro tipi di intrugli per soddisfare i gusti del cortile. Per quelle che volevano degli energici colpi di sole rosso fiamma, veniva diluito in un unguento bollente fatto di bucce di melograno e un pizzico di carminio. Per quelle che preferivano toni pi scuri, l'henn era diluito in un unguento caldo a base di guscio di noce. Per quelle che volevano solo irrobustirsi i capelli, l'henn misto a tabacco faceva meraviglie, mentre per quelle che desideravano idratare i capelli secchi, l'henn veniva diluito a formare una pasta molto fine e mescolato con olio d'oliva, di mandorle e di argan, prima di essere usato per massaggiare il cuoio capelluto. A proposito, la bellezza era il solo argomento sul quale tutte le donne erano d'accordo. L'innovazione non era affatto la benvenuta. Tutte, comprese Shma e mia madre, si affidavano totalmente alla tradizione, e non facevano niente senza prima consultarsi con Llla Mn e Llla Rdiya. Le donne avevano un aspetto spaventoso, tutte spalmate di maschere alla frutta, alle verdure e all'uovo, e vestite dei pi vecchi e impresentabili qams che riuscivano a trovare. Inoltre, poich di norma portavano elaborati turbanti e sciarpe preziose, le

loro teste sembravano tremendamente piccole, con occhi affossati e gocce di color scuro che colavano lungo le guance e le mascelle. Ma farsi pi brutte possibile era un imperativo, quando ci si preparava per il hammm: tutte erano concordi sul fatto che quanto pi brutte ci si faceva prima di entrare ai bagni, tanto pi belle si era quando se ne usciva. Anzi, le pi brave a raggiungere una bruttezza interessante venivano applaudite e messe davanti allo "specchio repulsivo del hammm", un misterioso specchio antico che aveva perso tutta l'argentatura e aveva l'inquietante potere di distorcere i nasi e ridurre gli occhi a dei puntini satanici. Io non giocavo mai vicino a quello specchio, perch mi rendeva estremamente nervosa. Il nostro tradizionale rito del hammm prevedeva un "prima", un "durante" e un dopo. La prima fase aveva appunto luogo nel cortile centrale, ed era l che ci si faceva brutte, con faccia e capelli ricoperti di tutti quei miscugli indecenti. La seconda fase aveva luogo nel hammm del quartiere, non lontano da casa nostra, ed era l che ci si spogliava e si passava in una serie di tre camere simili a bozzoli, piene di vapore. Alcune donne entravano completamente svestite, altre si mettevano un panno attorno ai fianchi, mentre le eccentriche si tenevano addosso i sarwl, che le rendeva simili agli extraterrestri, una volta che la stoffa si era bagnata. Le eccentriche che entravano nel hammm con indosso i sarwl, venivano fatte bersaglio di ogni sorta di scherzi e battute sarcastiche del tipo: Perch non ti metti anche il velo, gi che ci sei?. La fase del "dopo" prevedeva l'uscita da quel nebbioso hammm in un cortile dove ci si poteva stendere per un po', con indosso il solo asciugamano, prima di

indossare abiti puliti. Il cortile del nostro hammm aveva degli invitanti divani lungo le pareti, posti su alte pedane di legno che li proteggevano dal pavimento bagnato. Tuttavia, dal momento che i divani non erano mai sufficienti per far sedere tutti quelli che frequentavano il hammm, si doveva occupare il minor spazio possibile ed evitare di trattenersi a lungo. Quando uscivo dal bagno, ero felice che ci fossero quei divani, perch avevo sempre un sonno terribile. Anzi, questa terza fase del rito del bagno era la mia preferita, non solo perch mi sentivo rinata, ma anche perch le inservienti dei bagni, sotto istruzione della zia Habba (che era l'incaricata dei rinfreschi per il hammm), distribuivano succo d'arancia e latte di mandorle, e a volte anche datteri e noci, per aiutarci a recuperare le forze. La fase del "dopo" era una delle rare occasioni in cui gli adulti non dovevano dire ai bambini di star quieti e seduti, perch giacevamo tutti mezzi addormentati sugli asciugamani e sulle vesti delle nostre madri. Strane mani ti spingevano qua e l, a volte sollevandoti le gambe, altre volte la testa o le mani. Sentivi le voci, ma non potevi alzare un dito, tanto il tuo sonno era delizioso. In un particolare periodo dell'anno, una rara bevanda celestiale chiamata zar'a (alla lettera, "i semi") veniva servita al hammm sotto la stretta supervisione della zia Habba, che cercava di assicurare un'equa distribuzione. La bibita era a base di semi di melone che venivano lavati, essiccati e conservati in barattoli di vetro appositamente preparati per le bevande del hammm. (Per una ragione che ancora non mi chiara, quella bibita meravigliosa non era servita in nessun altro luogo). I semi dovevano essere consumati molto in fretta, altrimenti andavano a

male, e questo significava che la zar'a si poteva gustare solo nella stagione dei meloni, non pi di poche settimane all'anno. I semi venivano schiacciati, uniti a latte intero, poche gocce di acqua di fiori d'arancio, e un pizzico di cannella. Quindi, la mistura veniva lasciata a riposo per un po' di tempo, con la polpa di melone dentro. Quando veniva servita, si doveva stare attenti a non muovere troppo la brocca, per far restare la polpa sul fondo e versare solo il liquido. A volte, le madri che amavano molto i loro figli, vedendoli troppo addormentati per bere dopo il bagno, cercavano di versare loro in bocca un assaggio di zar'a, perch non si perdessero quell'evento speciale. I bambini che avevano madri troppo distratte per ricordarsi di farlo, cominciavano a strillare frustrati se, al risveglio, trovavano le brocche vuote. Avete bevuto tutta la zar'a! La volevo anch'io'!, ululavano, ma c'era poco da fare: non ne avrebbero pi avuta fino all'anno dopo. La stagione dei meloni aveva una fine brusca e crudele. Ma lasciare il cortile del hammm, tutte vestite e debitamente velate, non segnava certo la fine del rituale di bellezza. C'era ancora un'altra operazione da compiere: profumarsi. Quella sera, o il mattino successivo, le donne indossavano i loro caffettani preferiti, sedevano in un angolo tranquillo, ognuna nel suo salone, mettevano del muschio, dell'ambra, o qualche altra fragranza su un piccolo braciere, e lasciavano che il fumo impregnasse loro le vesti e i lunghi capelli sciolti. Poi si intrecciavano i capelli e si truccavano con il kohl e il rossetto. Noi bambini amavamo queste giornate in modo particolare, perch le nostre madri erano bellissime, e si dimenticavano di darci ordini.

La magia dei trattamenti di bellezza e del rituale del hammm non derivava solo dal sentirsi rinati, ma anche dalla coscienza di essere le artefici di questa rinascita. La bellezza dentro, basta tirarla fuori, diceva la zia Habba, atteggiandosi a regina nella sua stanza, il mattino dopo il hammm. Non posava che per se stessa, con la sciarpa di seta avvolta intorno alla testa come un turbante, e i pochi gioielli che era riuscita a salvare dal divorzio le brillavano intorno al collo e sulle braccia. Ma dentro dove?, le domandavo. Sta nel cuore? nella testa? dove, esattamente? Al che, la zia Habba scoppiava a ridere. Mia povera bambina! Non c' bisogno di andare tanto lontano e complicare le cose! La bellezza sta nella pelle! Prenditene cura, pensa ad ungerla, pulirla, levigarla, profumarla. Mettiti i vestiti migliori, anche se non c' un'occasione speciale, e ti sentirai una regina. Se la societ dura con te, reagisci coccolando la tua pelle. La pelle politica (Al-jild siysa). Altrimenti, perch gli imm ci ordinerebbero di nasconderla?. Per quel che riguardava la zia Habba, massaggiare e tonificare la pelle era il punto di partenza dell'emancipazione femminile. Se una donna comincia a maltrattare la sua pelle, si espone a ogni tipo di umiliazioni, diceva. Io non capivo bene il significato di quell'ultima frase, ma le sue parole mi ispirarono la decisione di imparare tutto sulle maschere per il viso e i capelli. Anzi, diventai cos brava che la mamma mi mandava a spiare la nonna Llla Mn e Llla Rdiya, per vedere che cosa mettevano nelle loro pozioni di bellezza. Dovevo spiarle perch, come molte altre donne, seguivano la credenza

tradizionale che i loro trattamenti di bellezza avrebbero perso in efficacia, se fossero stati divulgati. Nello svolgere tale missione, divenni cos ben informata che arrivai a considerare l'idea di farmi una carriera nel campo della bellezza, della magia e della speranza, se diventare una narratrice di successo come la zia Habba si fosse rivelata un'impresa troppo ardua. Una delle maschere di bellezza che pi mi piacevano era quella usata da Shma per far sparire lentiggini, foruncoli e altre imperfezioni. Io avevo tante lentiggini da bastarmi per una vita intera. La formula di Shma, da usare solo per pelli grasse, recitava cos: Primo, prendi un uovo fresco. L'unico modo per sapere con certezza che fresco ospitare una gallinella sulla terrazza per qualche settimana. Se la cosa si rivela troppo difficoltosa, prendi un uovo dal droghiere pi vicino. Se non ti pare abbastanza fresco, dipingilo fino a raggiungere un bianco perfetto. Poi, lavati le mani con del sapone naturale. Ovviamente, neanche questo sempre facile da reperire, oggigiorno, ma se non riesci a trovare niente di naturale, lavati le mani con un liquido il pi possibile privo di detergenti. Una volta che hai le mani pulite, rompi l'uovo con attenzione e getta via il tuorlo. Quindi, metti il bianco su un piattino di terracotta. La terracotta o qualche altro tipo di ceramica essenziale; non si deve usare metallo. Prendi un po' di shabba (allume) bianco e puro, quel tanto da riempirti appena il palmo della mano, e sbattilo vigorosamente con il bianco dell'uovo finch non diventa tutto a grumi. Poi, prendi una dose abbondante di questa bianca e grumosa mistura e spalmatela sulla faccia. Aspetta dieci minuti finch

non la senti asciutta. Quindi, lavati la faccia delicatamente con un panno in fibra naturale, se possibile, imbevuto di acqua tiepida. I tuoi pori si sentiranno fantasticamente puliti, e la tua pelle bella liscia. Di certo, questa maschera non andava bene per la zia Habba, che aveva una pelle molto secca. A lei ci voleva una formula tutta diversa, una di poco prezzo, ma che richiedeva una certa pianificazione e un occhio alla stagione. Era cos: durante la stagione dei meloni, ne sceglieva uno succoso e ben maturo, ci faceva un buco, e lo riempiva con tre manciate di ceci appena lavati. Poi metteva il melone ripieno fuori sulla terrazza, e se lo dimenticava l per circa due settimane, finch non diventava una cosetta tutta rinsecchita. Quindi metteva il melone in un grosso mortaio (oggigiorno, pi comodo il frullatore), e con un pestello lo riduceva in polvere fine. Poi conservava questa polvere preziosa in un posto assolato, accuratamente incartata, e dentro un recipiente di latta per proteggerla dall'umidit. Ogni settimana, tirava fuori un po' di questa polvere e la mischiava con semplice acqua naturale (andava bene anche l'acqua in bottiglia) ottenendone un composto che applicava sul viso per un'ora circa. Quando se lo puliva con un tiepido panno inumidito, sospirava di piacere e diceva: La mia pelle mi ama. Ma le maschere per il viso di Shma e della zia Habba andavano bene solo per la pulizia. Nessuna delle due dava molto nutrimento alla pelle. Cos, una settimana usavano le loro maschere di pulizia, e la settimana dopo ne usavano altre per il nutrimento. Il trattamento a base di papaveri rossi di Jasmna e la ricetta ai datteri di Llla Mn erano le maschere migliori.

L'unico problema con entrambe era che non si mantenevano a lungo, e dovevano essere usate immediatamente. La maschera ai papaveri, per di pi, era drammaticamente legata alla stagione. Tutti gli anni, Jasmna aspettava la primavera con grande impazienza, e non appena il grano arrivava all'altezza delle ginocchia, usciva a cavallo insieme a Tm, per dare la caccia ai primi papaveri. Questi crescevano nei ricchi campi di grano verde intorno alla fattoria, ma spesso Tm e Jasmna dovevano andare molto lontano, oltre la ferrovia, per rubare i primi fiori della stagione dai campi confinanti, che erano meglio esposti al sole. Per quelli della loro fattoria, si doveva aspettare ancora qualche settimana. Quando trovavano i papaveri, ne facevano un abbondante raccolto e ritornavano a casa con giganteschi bouquet rossi. Quella sera stessa, reclutavano l'aiuto di qualche altra moglie e stendevano sul tavolo un lenzuolo bianco, poi, delicatamente, smembravano i fiori, tenendo petali e polline e buttando via i gambi. I fiori cos smembrati venivano messi in grossi vasi di cristallo, e Tm mandava qualcuno alla limonaia a prendere i frutti dai rami pi alti, quelli ribollenti di sole e pronti a versare i loro succhi. Spremeva il succo di limone sui fiori e li lasciava a macerare per alcuni giorni finch diventavano un soffice impasto. Alla fine, quando erano pronti, tutte le donne venivano invitate a prendere parte al trattamento di bellezza. Le mogli si precipitavano, facevano la fila aspettando il loro turno, e per alcune ore l'intera fattoria pullulava di creature dalla faccia rossa. Solo gli occhi restavano scoperti. Quando ti laverai la faccia, la tua pelle splender come i papaveri, diceva Jasmna, con quella insolente

sicurezza di s che hanno i maghi. Nella medna di Fez, la mia mamma sognava i papaveri, ma il pi delle volte doveva ripiegare su maschere di bellezza pi accessibili. Anche i buoni datteri che Llla Mn usava per le sue maschere erano difficili da reperire, perch dovevano essere importati dall'Algeria, ma di sicuro erano pi alla portata dei papaveri. Mi va attribuito il merito di aver scoperto la maschera ai datteri, perch se non avessi spiato la nonna Llla Mn, mia madre non sarebbe mai venuta a conoscenza del suo segreto. E la pelle di Llla Mn era uno splendore, c'era poco da discutere. L'et non faceva alcuna differenza. Il pi delle volte Llla Mn non metteva nulla sulla pelle, ma una volta alla settimana portava per tutto il pomeriggio una maschera di bellezza. Nessuno riusciva a capire di quali ingredienti fosse fatta quella maschera, finch mia madre non mi mand a spiare e io scoprii dei datteri e del latte. Llla Mn fu molto seccata quando cap che sapevamo della sua maschera segreta e, da quel momento in poi, noi bambini fummo cacciati via dal suo salone, ogni volta che si metteva a lavorare ai suoi trattamenti di bellezza. Per fare la sua maschera, Llla Mn metteva due o tre datteri belli carnosi in un bicchiere di latte intero, li copriva, e li lasciava a riposo per qualche giorno vicino a una finestra soleggiata. Poi lavorava la mistura con un cucchiaio di legno, se la applicava sulla faccia ed evitava di esporsi al sole. La maschera doveva asciugarsi molto lentamente, un dettaglio che non ero riuscita a cogliere spiando, e che mia madre, con un bel po' di pazienza, era arrivata a scoprire da sola. Devi sederti davanti a una finestra aperta, mi disse dopo aver scoperto il segreto della

nonna, o meglio ancora, sederti sotto un ombrello su una terrazza con una bella vista.

CAPITOLO 22

HENN, ARGILLA E GLI SGUARDI DEGLI UOMINI

Mio padre detestava l'odore dell'henn, e la puzza dei trattamenti all'olio di oliva e di argania che mia madre usava per irrobustirsi i capelli. Sembrava sempre a disagio il gioved mattina, quando la mamma indossava il suo orribile qams un tempo verde, ora grigio (un vecchio regalo di Llla Mn, ricordo di un pellegrinaggio alla Mecca che aveva avuto luogo prima della mia nascita), e cominciava ad andarsene in giro con i capelli pieni di henn e la faccia impiastricciata da un orecchio all'altro di maschera al melone e ceci. I suoi capelli, lunghi fino alla vita, inumiditi con un impasto a base di henn, quindi intrecciati e fermati sulla testa, prendevano l'aspetto di un elmo imponente. Mia madre aderiva con tutto il cuore alla scuola secondo la quale pi brutte si entra nel hammn, pi belle se ne esce; e investiva un'incredibile quantit di energie per trasformarsi, al punto che, sotto quelle maschere, la mia sorellina non la riconosceva pi e si metteva a strillare ogni volta che la vedeva avvicinarsi. Gi dal mercoled pomeriggio, mio padre cominciava ad assumere un'aria afflitta. Dja, io ti amo al naturale, come Dio ti ha fatta, diceva. Non hai bisogno di prenderti tutto questo disturbo per piacere a me. Io sono felice con te,

per come sei, nonostante il tuo temperamento vivace. Te lo giuro, Dio mi testimone, sono un uomo felice. Quindi, per favore, perch domani non lasci perdere quell'henn?. Ma la risposta di mia madre era sempre la stessa. Sd (mio signore), la donna che tu ami non affatto al naturale! Io faccio uso di henn dall'et di tre anni. Senza contare che ci sono anche delle ragioni psicologiche per cui devo sottopormi a questo trattamento: mi fa sentire rinata. E poi, la mia pelle e i miei capelli diventano pi setosi, dopo. Questo lo ammetterai, no?. Quindi, tutti i gioved, mio padre sgattaiolava fuori di casa il prima possibile. Ma se, per caso, aveva necessit di rientrare, fuggiva a gambe levate ogni volta che mia madre gli veniva vicino. Era un gioco che piaceva molto a tutto il cortile. Le occasioni in cui gli uomini si mostravano terrorizzati di fronte alle donne, erano veramente rare. Mia madre si metteva a inseguire pap fra le colonne, e tutti ridevano a crepapelle, finch Llla Mn compariva sulla soglia dei suoi appartamenti, inalberando il suo autorevole copricapo. Allora, tutto si fermava di colpo. Sai bene, signora Tz, apostrofava mia madre usando il suo nome da ragazza, per ricordarle che era un'estranea nella famiglia, che in questa casa rispettabile non si usa terrorizzare i mariti. Forse le cose vanno diversamente alla fattoria di tuo padre. Ma qui, nel centro di questa devotissima citt, a pochi metri dalla moschea di al-Qarwiyyn - centro dell'Islm tra i pi famosi del mondo - le donne si comportano secondo il Libro. Sono obbedienti e rispettose. Un

comportamento oltraggioso del tipo praticato da tua madre Jasmna, buono solo per divertire i villici. Al che, mia madre lanciava a mio padre uno sguardo furioso, e scompariva al piano di sopra. Odiava l'assenza di privacy dell'harem e le costanti intromissioni di sua suocera. Anche il suo modo di comportarsi insopportabile e volgare, diceva, specialmente per una che sta sempre a predicare sulle buone maniere e il rispetto degli altri. All'inizio del loro matrimonio, mio padre aveva cercato di tener lontana la mamma dai tradizionali trattamenti di bellezza, facendole usare dei cosmetici di fabbricazione francese, che richiedevano tempi di preparazione minori e garantivano risultati immediati. I cosmetici erano l'unico campo in cui mio padre favoriva il moderno a scapito della tradizione. Dopo lunghe consultazioni con il cugino Zn, che gli traduceva le pubblicit di cosmetici da giornali e riviste francesi, compil una lunga lista e, insieme al nipote, and a fare compere alla Ville Nouvelle, tornando con una sporta di bei pacchetti, tutti avvolti nel cellophane e legati con nastri di seta colorati. Mio padre chiese a Zn di sedere nel nostro salone, mentre la mamma apriva i pacchetti, nel caso avesse avuto bisogno di aiuto per capire le istruzioni in francese, e rimase a guardare con grande interesse mentre lei apriva con cura ogni pacchetto. Era evidente che aveva speso una fortuna. Alcuni pacchetti contenevano tinture per capelli, altri degli sciampi, e c'erano anche tre tipi di creme sia per VISO che per capelli, per non parlare dei profumi conservati in bottigliette che parevano gioielli. A mio padre risultava

particolarmente sgradita la fragranza muschiata che mia madre insisteva a mettersi nei capelli, e cos l'aiut con impazienza ad aprire il flacone di Chanel N5, giurando che ha dentro tutti i fiori che ti piacciono di pi. Mia madre guard tutto quanto con molta curiosit, fece alcune domande sulla loro composizione, e chiese a Zn di tradurle le istruzioni. Alla fine, si rivolse a mio padre e gli fece una domanda che lui non si aspettava: Chi ha fatto questi cosmetici?. Lui fece l'errore fatale di dirle che erano stati fatti da uomini di scienza, in laboratori clinici. Al sentir questo, mia madre si tenne il profumo, e butt via tutto il resto. Se gli uomini, ora, incominciano a derubarmi delle sole cose che ancora controllo, i miei cosmetici, finir che saranno loro ad aver potere sulla mia bellezza. Io non permetter mai una cosa del genere. Io sola creo la mia magia, e non intendo abbandonare il mio henn. Questo sistem la questione una volta per tutte, e mio padre dovette rassegnarsi, come tutti gli uomini del cortile, agli inconvenienti dei trattamenti di bellezza. La notte prima del hammm, quando la mamma si metteva l'henn sui capelli, mio padre disertava i nostri appartamenti e si rifugiava in quelli di sua madre. Ma vi ricompariva immediatamente, non appena la mamma faceva ritorno a casa, tutta profumata di Chanel N5, dopo essersi fermata da Llla Mn per il baciamano rituale. Era una delle tante tradizioni: una nuora di ritorno dal hammm era obbligata a passare da sua suocera per baciarle la mano. Tuttavia, grazie alla rivoluzione nazionalista e a tutto quello che si andava dicendo sulla

liberazione della donna, quel rituale era quasi ovunque in via di estinzione, e sopravviveva solo in occasione di importanti feste religiose. Ma dal momento che Llla Rdiya continuava a osservarlo, mia madre era tenuta a fare lo stesso. Tuttavia, il baciamano rituale le offriva l'occasione di scherzare un po'. Cara suocera, diceva, pensi che tuo figlio sia pronto, ora, a guardare in faccia sua moglie, o preferisce restare da mammina?. La mamma sorrideva nel dir questo, ma Llla Mn rispondeva con un cipiglio, e alzava il mento, perch era dell'idea che l'umorismo in genere fosse una mancanza di rispetto, e quello di mia madre, in particolare, fosse una forma di aggressione diretta. Lo sai, cara, replicava inevitabilmente, sei fortunata ad aver sposato un uomo accomodante come mio figlio. Un altro avrebbe ripudiato una moglie cos disobbediente da insistere a mettersi l'henn nei capelli quando lui la prega di non farlo. E poi, non scordarti che Allh ha dato agli uomini il diritto di avere quattro mogli. Se mio figlio volesse, un giorno, esercitare il suo sacrosanto diritto, se ne andrebbe nel letto della seconda moglie, quando lo allontani con quel tuo maleodorante henn. Mia madre, calma e tranquilla, ascoltava il sermone della nonna dall'inizio alla fine. Poi, senza aggiungere parola, le baciava la mano e procedeva verso il suo salone, lasciandosi dietro una scia di Chanel N5. Il hammm dove ci recavamo per fare il bagno e lavarci di dosso gli impiastri di bellezza, era tutto in marmo bianco, pavimenti e pareti, con grandi lucernari sui soffitti che riversavano luce all'interno. Quella combinazione di luce, avorio, nebbie, donne e bambini che andavano in giro nudi, faceva pensare al hammm

come a una specie di isola esotica e calda di vapori che fosse, in qualche modo, andata alla deriva fino al cuore della disciplinata medna. Davvero, poteva essere un paradiso, il hammm, se non fosse stato per la sua terza camera. Nella prima camera del hammm c'era del vapore, s, ma niente di eccezionale, e noi vi passavamo in fretta, tanto per abituarci al calore fumoso. La seconda era una delizia, con quel tanto di vapore che bastava ad offuscare la realt e a farne una sorta di luogo fuori dal mondo, ma non tanto da rendere difficile il respiro. In quella seconda camera, le donne si davano a una pulizia frenetica, strofinandosi via la pelle morta con i mhakka, dei pezzi di sughero dalla forma tondeggiante avvolti in foderine di lana lavorate all'uncinetto. Per lavare via l'henn e i vari olii, le donne adoperavano il ghasl, sciampo e lozione insieme, miracoloso impasto a base di argilla che regalava una morbidezza incredibile a pelle e capelli. il ghasl che trasforma la pelle in seta, affermava la zia Habba, e che ti fa sentire come un'antica dea quando esci dal hammm. Ci volevano molte stagioni, e due o tre giornate di duro lavoro, per preparare il ghasl che, in pratica, consisteva in scaglie di argilla secca e profumata. Una volta ottenute le scaglie, bastava sbriciolarle in acqua di rose per avere una magica soluzione. La preparazione del ghasl aveva inizio in primavera, e vi prendeva parte tutto il cortile. Per prima cosa, Sd 'Alll portava dalla campagna grandi quantit di boccioli di rosa, mirto e altre piante profumate, che le donne si precipitavano a portare di sopra e a stendere su dei lenzuoli puliti, al riparo dal sole. Una volta

seccati, i fiori venivano messi via fino al gran giorno dedicato alla preparazione del ghasl, a met estate, quando venivano mescolati con l'argilla e nuovamente seccati in una crosta sottile - stavolta dal cocente sole estivo. Nessun bambino voleva perdersi quel giorno, perch allora, gli adulti non solo avevano bisogno della nostra assistenza, ma ci permettevano anche di pasticciare con la terra e di sporcarci come piaceva a noi, senza nessuno che si lamentasse. La terra profumata aveva un odore cos buono che veniva voglia di mangiarsela, e una volta io e Samr ne assaggiammo un po', solo per ricavarci un gran mal di stomaco che ci guardammo bene dal rendere pubblico. Come tutti gli altri trattamenti di bellezza, la preparazione del ghasl avveniva intorno alla fontana. Le donne vi accostavano sgabelli e bracieri, e si sedevano vicino all'acqua, per poter lavarsi le mani e sciacquare pentole e pentolini senza troppa difficolt. Per prima cosa, chili di rose e mirti seccati venivano separati, messi in pentole fonde, e lasciati a sobbollire lentamente per un po' di tempo. Poi venivano tolti dal fuoco e fatti raffreddare. Le donne che amavano particolarmente un certo tipo di fiori - come mia madre, che adorava la lavanda ne mettevano un po' a bollire in un pentolino a parte. Come per altri trattamenti di bellezza, alcune donne credevano che tutti i magici effetti del ghasl sarebbero cessati se la loro formula personale fosse divenuta di pubblico dominio, e pertanto sparivano negli angoli bui dei piani alti, chiudevano le porte, e mescolavano fiori ed erbe in gran segreto. Altre, come la zia Habba, seccavano le loro rose al chiaro di luna. Altre ancora si limitavano a fiori di specifici colori, e

altre, infine, recitavano incantesimi sulle loro piante per rafforzarne i poteri ammaliatori. Quindi, aveva inizio il processo dell'impasto. La zia Habba ne dava il segnale, mettendo poche manciate di argilla grezza in un largo contenitore di terracotta simile a quelli usati per impastare il pane. Poi versava lentamente una scodella di acqua di rose o di mirto sull'argilla, lasciava che vi penetrasse, e cominciava a lavorare il tutto fino a ridurlo a un impasto fine. Quindi, stendeva il composto su una tavola di legno, e chiamava noi bambini per portare la tavola sulla terrazza a seccare. Noi bambini amavamo quel compito, e a volte qualcuno di noi si eccitava al punto da scordarsi che l'argilla era ancora fresca, e si metteva a correre sempre pi veloce, finch l'intero contenuto della tavola gli scivolava sulla testa ed era una cosa tremendamente imbarazzante, soprattutto perch, poi, doveva farsi guidare da qualcun altro per ritornare in cortile, dato che aveva gli occhi sigillati dall'argilla. Questo tipo di incidenti, per, a me non accadevano mai, perch io ero disperatamente lenta in ogni cosa, e il giorno del ghasl era una delle rare occasioni in cui quella qualit veniva apprezzata. Una volta che noi bambini emergevamo sulla terrazza, con le tavole di legno in testa, sbuffando e sospirando a pi non posso per dimostrare quanto fosse importante il nostro contributo, entrava in azione Mna. Il suo compito era quello di vegliare sulle tavole e controllare il processo di seccatura. Di notte, ci dava istruzione di riportare le tavole al coperto, perch non si sciupasse tutto con l'umidit della notte, e il giorno dopo, intorno a mezzogiorno, quando il sole era pi caldo, ci dava

istruzione di riportarle di nuovo all'aperto. Dopo cinque giorni, l'argilla si era seccata formando una crosta sottile, e si presentava spaccata in piccoli pezzi. A quel punto, Mna rovesciava il tutto su un grande lenzuolo pulito, e lo distribuiva alle donne. Quelle con figli ne ricevevano sempre un po' di pi, in proporzione alla necessit. Il ghasl veniva usato come sciampo nella seconda camera del hammm, e come crema levigante e ammorbidente nella terza e ultima camera, dove avveniva la pulizia pi energica. Io e Samr odiavamo quella terza camera, al punto di chiamarla camera delle torture, perch era l che le donne insistevano a prendersi cura "seriamente" di noi bambini. Nelle prime due camere del hammm, le madri si scordavano del tutto della prole, impegnate com'erano nei loro trattamenti di bellezza. Ma nella terza camera, un attimo prima di dare inizio ai rituali di purificazione, le madri si facevano prendere dai sensi di colpa per averci trascurato, e cercavano di rimediare trasformando in un incubo i nostri ultimi attimi al hammm. Era quello il luogo e il momento in cui tutto all'improvviso si volgeva al peggio, e si cominciava a cascare dalla padella nella brace. Prima di tutto, le madri riempivano alle fontane dei secchi di acqua calda e fredda che ci versavano in testa senza prima averne provato la temperatura - e mai che indovinassero quella giusta. L'acqua era sempre o gelata da levare il fiato o bollente da levar la pelle, mai una via di mezzo. Inoltre, nella terza camera, ci era ufficialmente proibito strillare perch tutto intorno a noi vi erano donne

intente ai rituali di purificazione. Per purificarsi, ovvero prepararsi alla preghiera che aveva luogo subito fuori dal hammm, le donne adulte dovevano usare la pi pura delle acque. Il solo modo di assicurarsi di tale purezza era di stare il pi vicino possibile alla fonte (in questo caso, alle fontane). Ci significava che la terza camera era sempre affollata, e bisognava fare la fila ordinatamente per poter riempire i secchi. In effetti, la terza camera del hammm l'unico luogo dove io abbia visto delle donne marocchine mettersi in fila ordinatamente. Ogni minuto passato ad aspettare alla fontana era semplicemente intollerabile, a causa del calore. Non appena riempiti i secchi, le donne davano subito inizio al rito, proprio davanti alla fila. L'abluzione rituale si distingueva dal lavaggio abituale per la concentrazione silenziosa e l'ordine con cui era prescritto si dovessero lavare le varie parti del corpo - mani, braccia, faccia, testa, e alla fine i piedi. Non si doveva correre davanti a una donna che effettuava il rituale, il che significava che in pratica non ti potevi muovere. Quindi, fra questo e l'acqua troppo calda o troppo fredda versata sulla testa, tutto il posto risuonava di urla e lamenti di bambini. Alcuni di loro riuscivano a scappare dalla presa materna per un istante, ma poich il pavimento di marmo era reso scivoloso dall'acqua e dall'argilla, e la stanza era cos sovraffollata, non andavano mai molto lontano. Altri preferivano agire a monte, tentando di evitare l'ingresso in quella terza camera, ma in tal caso, cosa che spesso accadeva a me, venivamo semplicemente presi in braccio e portati dentro con la forza, a dispetto di tutti gli strilli.

Quelli erano i pochi terribili istanti che in pratica annullavano tutto il delizioso effetto della seduta al hammm, cancellando d'un sol colpo il lungo susseguirsi di ore meravigliose passate a nascondere il prezioso pettine in avorio del Senegal della zia Habba, per farlo magicamente riapparire quando questa cominciava freneticamente a cercarlo; a rubare le arance che Shma teneva in un secchio d'acqua fredda; ad osservare le donne grasse con le tette enormi, e quelle tutte pelle e ossa con il sedere sporgente, o le madri mingherline con gigantesche figlie adolescenti e, soprattutto, a correre in aiuto delle adulte quando scivolavano sui pavimenti cosparsi di argilla e di henn. A un certo punto, inventai un modo per abbreviarmi il soggiorno nella camera delle torture e obbligare mia madre a portarmi fuori di corsa. Fingevo di svenire, un talento che avevo perfezionato per impedire alla gente di darmi fastidio. Svenire quando gli altri bambini imitavano i jinn mentre correvamo gi dalle scale di notte, sortiva l'effetto di indurre il bambino colpevole di avermi spaventata a trascinarmi gi in cortile, o perlomeno ad avvertire mia madre. Il che, a sua volta, produceva un altro effetto, ovvero mia madre piantava un inferno e andava a lamentarsi per me dalla madre del bambino. Ma inscenare i miei svenimenti strategici al hammm, quando venivo portata a forza nella terza camera, era molto pi appagante, perch l potevo disporre di un pubblico. Per prima cosa, stringevo la mano della mamma, cos da assicurarmi che guardasse nella mia direzione; quindi chiudevo gli occhi, trattenevo il respiro, e cominciavo ad afflosciarmi sul pavimento di marmo bagnato. La mamma chiamava aiuto.

Per l'amor di Dio, aiutatemi a portarla fuori di qui! La bambina ha avuto di nuovo un collasso!. Rivelai il mio trucco a Samr, e ci prov anche lui, ma fu colto nell'atto di sorridere mentre sua madre invocava aiuto. Llla Rdiya fece rapporto allo zio 'Al, e Samr venne pubblicamente ripreso il venerd successivo, prima della preghiera, per essersi preso gioco di sua madre, la pi sacra creatura che cammini su due gambe nel vasto pianeta di Allh. Samr dovette quindi chiederle perdono e baciare la mano a Llla Mn, e chiederle di pregare per lui. Per andare in paradiso, un musulmano deve passare sotto i piedi di sua madre (aljanna tahta aqdm al-ummaht), e le prospettive di Samr in quel momento parevano molto scarse. Poi venne il giorno in cui Samr fu buttato fuori dal hammm, perch una donna aveva notato in lui "uno sguardo da uomo". Quell'evento mi fece realizzare che, in qualche modo, entrambi venivamo risucchiati in una nuova era, forse nell'et adulta, sebbene all'aspetto fossimo ancora piccoli e terribilmente imbranati, in confronto agli adulti formato gigante che ci stavano intorno. L'incidente si verific un giorno nella seconda camera del hammm, quando una donna, di punto in bianco, si mise a gridare indicando Samr: Di chi questo ragazzo? Non pi un bambino!. Shma si precipit ad informarla che Samr aveva soltanto nove anni, ma la donna fu intransigente. Potrebbe anche averne quattro ma, te lo dico io, mi guarda il seno come fa mio marito. Tutte le donne sedute l intorno a sciacquarsi l'henn dai capelli smisero di fare quello che stavano facendo per ascoltare la discussione, e scoppiarono tutte a ridere quando

la donna, portando avanti il fatto suo, afferm che Samr aveva "uno sguardo molto erotico". A quel punto, Shma si fece cattiva: Forse ti guarda in quel modo perch hai dei seni fatti in modo strano. O forse sei tu che vuoi vederci qualcosa di erotico, in questo bambino. Se cos, allora sei sulla via di una seria frustrazione. Al che, tutte le altre cominciarono a ridere fragorosamente, e Samr, in piedi in mezzo a tutte quelle donne nude, realizz all'improvviso, senz'ombra di dubbio, di possedere una sorta di potere non comune. Gonfi il magro petto e, con disinvoltura, diede la sua risposta, destinata a rimanere storica e a diventare una sorta di motto di spirito in casa Mernissi: Non sei il mio tipo: mi piacciono le donne alte. Questo mise Shma in una situazione imbarazzante. Non pot pi continuare a difendere il fratello, rivelatosi sorprendentemente precoce, specialmente perch lei stessa non pot fare a meno di unirsi al coro delle risate che risuonava in tutta la stanza. Ma quel comico incidente segn, senza che io e Samr potessimo rendercene conto, la fine della nostra infanzia, quel felice periodo della vita quando non si d peso alla differenza fra i due sessi. Dopo quell'episodio, Samr fu sempre meno tollerato nel hammm delle donne, perch sempre pi signore cominciarono a sentirsi infastidite dal suo "sguardo erotico". Ogni volta che accadeva, Samr veniva riportato a casa come un maschio trionfatore, e il suo comportamento virile diventava, per giorni, oggetto di scherzi e commenti in tutto il cortile. Alla fine, per, la notizia di tali episodi arriv all'orecchio dello zio 'Al, e questi decise che per suo figlio era venuto il momento di smettere di andare al hammm

con le donne e di unirsi ai bagni degli uomini. Fui molto dispiaciuta di dover andare al hammm senza Samr, specialmente perch non potevamo pi giocare insieme, come eravamo soliti fare in quelle tre ore che passavamo l. Anche Samr riport cose tristi dalla sua esperienza al bagno degli uomini. Gli uomini non mangiano neanche, sai, diceva, niente mandorle, niente bibite, e non si parla e non si ride. Ci si lava e basta. Io gli dissi che, se poteva evitare di guardare le donne in quel modo, forse era ancora possibile convincere sua madre a lasciarlo venire con noi. Ma, con mia grande sorpresa, disse che questo non si poteva pi fare, e che dovevamo pensare al futuro. Sai, disse, io sono un uomo, anche se ancora non si vede, e uomini e donne devono nascondersi il corpo a vicenda. Per questo devono essere separati. Un pensiero profondo, o almeno cos mi suon, e ne fui molto colpita, ma non del tutto convinta. Quindi, Samr osserv che al hammm degli uomini nessuno faceva uso di henn e di maschere per la faccia. Gli uomini non hanno bisogno dei preparati di bellezza, disse. Quell'osservazione mi riport alla nostra vecchia discussione in terrazza, e la intesi come un attacco personale. Io ero stata la prima a mettere a repentaglio la nostra amicizia, insistendo sulla necessit di partecipare ai trattamenti di bellezza, e cos cominciai a difendere la mia posizione. La zia Habba dice che la pelle importante, attaccai, ma Samr non mi lasci continuare. Credo che gli uomini abbiano una pelle diversa, tagli corto. Mi limitai a fissarlo. Non c'era nulla che potessi dirgli perch, per la prima volta nei nostri giochi di

bambini, capii che tutto quello che Samr aveva detto era giusto, e qualunque cosa avessi detto io non avrebbe avuto la stessa importanza. Di colpo, tutto mi parve strano e complicato, al di l della mia portata. Capivo che stavo oltrepassando una frontiera, varcando una soglia, ma non riuscivo a immaginare che tipo di spazio fosse quello in cui mi accingevo a entrare. Di colpo, mi sentii triste senza ragione, me ne andai da Mna, sulla terrazza, e mi sedetti vicino a lei. Mna mi scompigli i capelli. Perch siamo cos calmi oggi?, mi domand. Le raccontai della mia conversazione con Samr, e anche di quello che era successo al hammm. Lei mi ascolt, con la schiena appoggiata al muro di ponente, e il suo turbante giallo pi elegante che mai, e quando ebbi finito di raccontare, mi disse che la vita, d'ora in avanti, si sarebbe fatta pi dura, sia per me che per Samr. Da bambini la differenza non conta, disse. Ma da ora in poi, non potrete pi sfuggirle. La differenza, con la sua legge, governer le vostre vite. E il mondo si far pi spietato. Ma perch questo?, le chiesi. E perch non si pu sfuggire alla legge della differenza? Perch i maschi e le femmine non possono continuare a giocare insieme, anche quando crescono? Perch questa separazione?. Mna replic senza dare risposta alle mie domande, ma dicendo che, a causa di questa separazione, uomini e donne vivono delle vite molto infelici. La separazione crea un enorme divario nella comprensione. Gli uomini non capiscono le donne, disse, e le donne non capiscono gli uomini, e tutto comincia quando i bambini vengono separati dalle bambine al hammm. Allora,

una frontiera cosmica spacca il pianeta in due met. E la frontiera indica la linea del potere, perch dovunque esista una frontiera, ci sono due categorie di esseri che si muovono sulla terra di Allh: i potenti da una parte e i senza potere dall'altra. Chiesi a Mna su quale met del pianeta mi trovassi io. La sua risposta fu rapida, breve e chiara: Se non puoi uscirne, allora sei dalla parte di quelli che non hanno potere.