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Gianpaolo Cionini A QUANTO VENDI L'ANIMA

UN THRILLER

Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano Prima edizione nell'"Universale Economica" - SUPER UE febbraio 2007

ISBN 978-88-07-84076-0

Insider Trading L'11 settembre 2001 i mercati azionari europei persero, mediamente, oltre il dieci per cento in un giorno soltanto. Per insider trading si intende l'utilizzo e abuso da parte di un soggetto (insider) di informazioni riservate che influenzano l'andamento di mercato di titoli quotati in Borsa. Linformazione privilegiata un'informazione specifica, di contenuto determinato e di cui il pubblico non dispone, che, se resa nota, sarebbe idonea a influenzare sensibilmente il prezzo dei titoli quotati. Nei paesi moderni punito con pene detentive chiunque, venuto illegittimamente in possesso di informazioni privilegiate, le sfrutti per acquistare, vendere o compiere altre operazioni, anche per interposta persona, su strumenti finanziari. Torniamo all11 settembre. possibile che qualcuno fosse in possesso di informazioni privilegiate, conoscendo perci in anticipo quanto stava per accadere? Ed ammissibile pensare che abbia cercato di sfruttarle finanziariamente? Se ci fosse vero, quel terribile giorno sarebbe stato un successo senza precedenti. Perch non riprovarci?

1. Niente Le dita danzavano tra i colori assoluti dei tasti. La melodia, il tempo, la melodia, il tempo. Lentamente. See the stone set in your eyes... La voce roca percorreva rugosa note basse. cos che si canta una storia sbagliata. ...See the thorn twist in your side. ...I wait for you. Un occhio di bue lo illuminava, lo isolava dietro il pianoforte a coda, nero e lucido, in un angolo in fondo alla sala. Il tempo, il tempo. L'ossessione. With or without you, I can't live. Era una verit che gli apparteneva. Con te o senza di te, non posso vivere. La musica imbrogliava i pensieri di Max, li sviava, e lo metteva al riparo. And you give yourself away. Era finita. Bastava solo accettarlo. Fuori l'estate era torrida. Le pale dei grandi ventilatori appesi al soffitto non bastavano da sole a rinfrescare. Sollev le mani dalla tastiera, raccolse qualche applauso e, il sudore appiccicato addosso, salut Mario al bancone. Poi usc, perdendosi nel ventre umido e caldo della notte. Credeva di essere solo, ma si sbagliava. Occhi discreti lo seguivano vigili nell'oscurit.

2. La stanza La stanza era piccola e l'unica finestra, rivolta a ovest, inutilmente grande. Il sole, sfruttando la trasparenza, filtrava potente suscitando l'inferno che fuori infuocava l'aria e sembrava trasformare l'asfalto in pece. Il vecchio condizionatore sosteneva una lotta impari. Max sedeva alla scrivania con la camicia fradicia incollata al corpo. Non ne poteva pi. Anche quella notte aveva dormito poco. Un'emicrania senza requie gli tormentava il capo che vedeva riflesso sul monitor spento di uno dei computer. L'ufficio vuoto e silenzioso. Le pale giravano sul soffitto con moto diseguale e agitavano i fogli sparsi sulle due scrivanie. I vecchi soci erano altrove: si erano presi il tempo per riflettere. Era successo tutto in quell'ultimo anno. Charlotte, sua moglie, era partita dopo le feste di Natale con la bambina. "Au revoir!" aveva detto sottovoce. Sapeva gi che al rientro, come d'accordo, non l'avrebbe ritrovato. Non c'era pi bisogno di spiegarsi, di parole ne erano state dette fin troppe. Forse si amavano ancora, ma tutto era stato seppellito sotto quintali di fango. Il fango che si erano gettati in faccia. Erano - cos aveva concluso - due mondi che non si incontrano. Il loro era stato un amore che era arrivato senza preavviso, come una febbre senza sintomi. Li aveva disarcionati dalla normalit e aveva reclamato dedizione assoluta e zero compromessi. Erano cos innamorati che neanche due

mesi dopo lei era felicemente incinta e lui sognava una meravigliosa numerosa. Nel vetro di quel monitor riconosceva un uomo innamorato ma sperduto e infelice. Gli torn in mente la prima volta che l'aveva vista, bella da stordire, una regina annoiata. Una sera di primavera, entrando in un bar affollato aveva avuto la sensazione che la realt si stesse dilatando. Poi l'aveva scorta, nell'angolo destro, che parlava e rideva a un tavolo di sole donne. Come una pellicola fotografica, era stato impressionato da un'immagine senza tempo. I capelli neri raccolti in una coda improvvisata. Gli occhi grandi e scuri, leggermente a mandorla, l'ovale del volto perfetto e la carnagione bianca e liscia come una seta d'Oriente. Era riuscito a parlarle ed era riuscito ad annoiarla. Lo sguardo di rimprovero lo aveva ammutolito, sconcertato. Aveva finito per dare il peggio di s. Lei si sarebbe voltata da un'altra parte, lo sapeva, e lo avrebbe lasciato scivolare nel buio. Doveva fare qualcosa. E l'aveva fatto. Le aveva finalmente parlato con la furia definitiva della passione. "Vuoi sposarmi?" E lei aveva riso forte tra l'offeso e il divertito, lasciandolo solo con quella coraggiosa insolenza. Si era alzata ed era uscita senza degnarlo di uno sguardo, senza salutarlo. Eppure sapeva di aver fatto centro. E ora cosa sarebbe successo? Avrebbe davvero passato la vita accanto a una sconosciuta? Nel profondo, per una causa incomprensibile, irragionevole, qualcosa si era materializzato. Si era innamorato. Era esattamente il contrario di ci che si aspettava dalla vita. Credeva di non essere il tipo d'uomo che rimane sedotto da un'immagine, una situazione, un'emozione. Si erano incontrati ancora ed era cominciato l'incantesimo. Fino al giorno che si era impossessato di loro il germe della distruzione. Da quel momento l'aveva vista di

rado, e ogni volta perdendo pezzi di s. Le donne creano disordine. Alz lo sguardo verso la parete bianca. Lei non c'era pi. La vita, un lago ghiacciato. I week-end Max li trascorreva con la bambina. Charlotte non aveva confuso i piani. L'incompatibilit delle loro esistenze non aveva privato la piccola di un padre. E lui amava sua figlia. Aveva dentro di s tutto ci che poteva servire a renderla felice. Somewhere, over the rainbow... le cantava prima di andare a dormire. Lass, da qualche parte, sull'arcobaleno, il cielo blu e i sogni che si ha il coraggio di fare possono davvero diventare realt. Sperava fosse cos, almeno per sua figlia. The dreams that you dare to dream Di fronte a lui, i computer non davano segni di vita. L'emicrania aumentava. Ho un filo spinato nella testa, pensava, o scariche elettriche. E fra un lampo e laltro limmagine di Charlotte che tornava: i suoi occhi imperiosi, immensi, sempre pi immensi e sempre pi neri, pura ossidiana. Ancora un lampeggiare, questa volta sullo schermo di un computer, come se non bastasse la memoria a contenerli. Ma non cera stata solo Charlotte. Cera stato anche il miraggio del successo. Aveva cavalcato l'onda. Qualche anno prima, a soli trentanove anni, in pieno boom della new economy, era riuscito a realizzare il progetto innovativo della finanza. Ricordava gli articoli apparsi sulle maggiori riviste italiane di settore. E poi premi e riconoscimenti. La sua idea si era dimostrata valida e molti si erano convinti che potesse cambiare il modo di far investire la gente, quella comune, quella che impiegava i risparmi di una vita e finiva vittima di predatori privi di scrupoli. Forniva loro un approccio pi serio e rispettoso e un aumento considerevole delle possibilit di guadagno. Aveva preso parte a trasmissioni televisive ed era stato invitato a forum e convegni a Milano, Roma e Firenze.

L'obiettivo successivo prevedeva la realizzazione di sedi internazionali. Inoltre, si discuteva della prossima quotazione in Borsa, sul nuovo mercato, dove partecipavano le aziende tecnologiche legate a Internet. Era arrivato sulla soglia del salone esclusivo dei re della new economy. Le banche investivano su di lui. Aveva un'auto sportiva, nera, aggressiva, una casa nella campagna toscana e molta voglia di vivere. Si alz e and alla finestra. Il caldo non accennava a diminuire, anche quella sera sarebbe stata torrida. I computer restavano spenti. And in bagno, accese la luce e prov a rinfrescarsi. Si guard allo specchio: aveva la barba di quasi una settimana ed era pallido, una specie di cadavere ambulante. Gli occhi erano cerchiati di blu. Era stanco. Non trovava pace. I capelli ingrigivano sulle tempie. Con un gesto che ripeteva da una vita, vi pass in mezzo le dita aperte per spostare il ciuffo dalla fronte. Si osserv con attenzione e vide che lo sguardo, un tempo vivace e impertinente, era spento. Aveva lasciato la palestra ormai da un anno e si era appesantito. Le spalle si erano incurvate per reggere un peso che sembrava insopportabile, quello della sconftta. Eppure era un bell'uomo, o almeno lo era stato. Ora non c'era pi nulla in lui che gli piacesse. Spense la luce. Sal in macchina e si avvi verso casa. Quale casa?, non aveva pi una casa, solo un anonimo monolocale in affitto. Speriamo di dormire, almeno stanotte. Dall'altro lato della strada, un'auto era parcheggiata con il motore acceso: una lucente Bmw X5, color nero metallizzato. Dietro i vetri scuri, gli occhi si aiutavano con un binocolo di precisione, per non perdere neanche un movimento dell'uomo comparso sul portone del palazzo.

3. Il bambino corre II bambino corre, spensierato e felice, sul prato davanti al mare. Sogna di essere il suo calciatore preferito e, bench sia un destro naturale, cerca di colpire il pallone con il sinistro. Il padre lo guarda e sorride orgoglioso. La piccola cinepresa super8 la tiene la madre, che forse pensa gi ad altro. Come solo qualche mese pi tardi sarebbe stato evidente. Gli capitava spesso di tornare a quelle immagini. Ma senza nostalgia. Ora stava in piedi dietro la finestra, larga come la parete. Quei ricordi risalivano alla fine degli anni sessanta. Non sarebbe pi stato cos felice, anche se per tutti era difficile pensare il contrario. Maurice Dupont, o Monsieur Dupont: cos suonava il suo nome per i pochi che lo conoscevano. Quale fosse la sua identit all'anagrafe rimaneva un mistero per tutti. Guardava davanti a s. Osservava il mare, sembrava cos vicino che pareva quasi di toccarlo. Adorava il mare. D'inverno, nelle giornate inquiete di furioso maestrale. D'estate, dal timone di una avveniristica barca a vela. Ora lo sguardo si posava sulla sua nuova meraviglia, ormeggiata nel porto di Montecarlo. I cantieri Ferretti avevano realizzato un sogno, lungo oltre cinquanta metri. Un vestito di alta moda da indossare, cos lo definiva Zuccon, l'architetto che lo aveva disegnato. Il gioiello di Dupont erano settecentotrenta tonnellate di linee morbide e aggressive, un gioiello lanciato a quindici nodi nell'azzurro sconfinato. Perfetto. Era convinto che il fine dell'esistenza fosse quello di ottenere una totale sensazione di appagamento fisico e mentale e, nel caso in cui la conquista del piacere fosse impedita, lui era pronto a travolgere ogni barriera. Il potere non era nient'altro che rimuovere gli ostacoli ai desideri che lo

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affascinavano. Il mare. Lo guardava, lo desiderava. Come guardare e desiderare il corpo perfetto di una donna, le forme perfette di un'opera d'arte. Perfetto. Perfezione era quello che voleva intorno a s. Anche il potere aveva la superficie perfetta del marmo. Monsieur Dupont era atteso. Si allontan dalla vetrata e si allacci un bottone della giacca. L'ordine del giorno era: Ora zero. L'inizio. And a sedersi al tavolo ovale al centro della stanza, rivolto verso l'ingresso. La luce gli cadeva dietro le spalle. I contorni erano netti ma il viso restava in penombra, tutelato, illeggibile. Dupont, invece, poteva osservare bene tutti. Intorno al tavolo, sei persone. Sei persone che avevano il potere di spostare enormi masse di denaro e muovere eserciti di uomini. La guerra era cominciata alla fine del millennio. Si trattava di un conflitto dove i campi di battaglia erano i mercati finanziari, ma dove era il terrore ad aprire brecce, a preparare il terreno, a demolire le certezze di paesi arroganti e opulenti, rendendoli improvvisamente vulnerabili. Premette il palmo delle mani sul plexiglas del tavolo di Philippe Starck: aveva commissionato l'esclusiva dello stampo per avere un pezzo unico. Le forme essenziali e la trasparenza cristallina del materiale lo incantavano. Pos lo sguardo sui presenti. Persone abituate a decidere, a tenere le leve del comando. Fuori il caldo pareva insostenibile, ma l la temperatura era ottimale. Condizionatori silenziosi e invisibili arieggiavano l'ambiente profumato dai fiori recisi, rigorosamente bianchi, che ogni mattina personale invisibile provvedeva a rinnovare. La perfezione. Non c'era bisogno di presentarsi. Gli uomini intorno al tavolo appartenevano a culture diverse e a mondi diversi. "Il giorno venerd 17 settembre," annunci Monsieur Dupont. Fecero tutti un cenno di assenso col capo.

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" stata fissata questa data e, per motivi che non posso divulgare, inderogabile." La voce sicura, il tono baritonale. Guardava gli uomini di fronte a lui come se fossero al suo servizio. Non era cos, ma loro riconoscevano la sua autorit e d'istinto gli si affidavano. "I bersagli sono stati scelti. In base al prestigio e alla risonanza mediatica." Lo sguardo indugi su uno di loro, inequivocabilmente arabo anche se in doppiopetto grigio. " la guerra del nuovo millennio." Gli uomini lo ascoltavano in silenzio. "I nemici sono alleati. Ci sar un giorno in cui i contendenti si faranno a pezzi, ma ora devono restare uniti. Hanno scopi comuni." Era una contraddizione di cui i presenti erano ben consapevoli. In ballo c'era la spartizione del mondo. "Nel mondo arabo, i credenti sono una risorsa di cui tutti conosciamo il potenziale. Guidarli, mettersi alla testa di chi crede un obiettivo ambizioso ma possibile. Anche perch sfidare chi oggi rappresenta Satana su questa Terra significa avere domani la fiducia di tanti popoli diversi pronti a muoversi nel nome di Allah. Chi si sta muovendo in questa direzione..." e guard ancora l'arabo, "...pone le basi per mantenere a lungo il potere, un potere che ancora, e continua a essere, il petrolio." Lo disse con una punta di noia, come ripetesse una lezione gi impartita, e continu muovendo lentamente il dito indice come un metronomo. "Il petrolio. Che non un bene inesauribile." Ferm il dito nell'aria. "Il petrolio finito. E gi. Finito." Monsieur Dupont fece una pausa, guardando dritto negli occhi i due alla sua sinistra. "Chi ha il potere in Occidente, invece, sa di non avere altra scelta. Deve aumentare il consenso. Un popolo ricco ha bisogno di sicurezza, si chiude, si chiude," e tradusse la chiusura nel gesto delle mani che combaciavano come val-

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ve di una conchiglia, "vuole custodire, conservare, non intende perdere i privilegi ottenuti. E dunque offre un mandato in bianco a chi si assume l'onere di proteggerlo contro l'incubo del terrorismo." Nessuno prese la parola. Non era un dibattito politico. Niente poteva essere messo in discussione in quella sede. "Che cosa c'entriamo noi? Cosa c'entriamo? La morte. Il sangue. Eppure," e qui Monsieur Dupont allarg le braccia come un direttore d'orchestra, "ci servono. Eh s. Ci servono. Vogliamo instabilit, tensione, antagonismi. Ma vogliamo, finch si possono continuare a volere, oleodotti. Dunque vogliamo un po' di sano terrore. Il terrore che ci far tutti un po' pi ricchi." Poi abbandon il cinismo quasi cantato della sua performance. "La conoscenza del futuro il sogno di qualunque operatore di Borsa e noi sappiamo gi cosa troveremo nel nostro domani." L'arabo annu. Poi Monsieur Dupont si gir nuovamente verso i due alla sinistra. Erano potenti uomini d'affari: un russo e un americano. "I capitali che potranno essere impiegati ammontano a circa cento miliardi di dollari. Dieci li investir io personalmente. Vi comunicher la data di inizio delle operazioni. A voi, quindi, la scelta esecutiva." "Mister Mab, qui seduto di fronte a me," e indic un gigante nero, vestito di un elegante gessato italiano, "sar il punto di riferimento per ogni nostra azione. Parlare con lui sar come parlare con me. D'ora in poi, non ci rivedremo pi." Tutti uscirono, ma Monsieur Dupont sapeva che uno di loro sarebbe rimasto. Il tempo necessario per definire alcuni particolari.

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4. Ancora la notte There is a town in North Ontario... Gi: un villaggio vicino a un fiume, piccole case tra i monti e foreste sconfinate. Pochi volti da incontrare, ma familiari e rassicuranti. Una serenit possibile. ...and in my mind I still need a place to go... Dove riposare la mente, davanti al fuoco di un camino, in un rifugio immerso nella neve, cullato da un vento invernale che fischia tra gli abeti. La voce inseguiva un fragile lamento, disegnava la melodia con una delicata sofferenza. Il pianoforte le stava dietro con poche note, staccate e lunghe. Helpless, helpless, helpless... Baby can you hear me now... Max sapeva tenere il pubblico con quella sua morbidezza sensuale. In quella sala che spesso, prima di lui, era rimasta vuota. Da dietro la tastiera vide una donna che proprio allora stava facendo il suo ingresso. Un forte brusio prese il posto degli applausi. Max non riusciva a distinguere chi fosse, aveva la luce negli occhi, ma vide Mario che le andava subito incontro, radioso e svolazzante, e poi con gesti affettati la indirizzava verso il tavolo pi importante, quello che teneva sempre vuoto, perch destinato a chi si sperava tornasse. Un giorno o l'altro. Da quella distanza, e controluce, not i capelli neri a caschetto e una figura snella, elegante. Era sola, e Mario si precipit a portarle da bere. La mano destra batt perfetta sui tasti bianchi una sequenza di note in tonalit decrescente. Alla fine, la sinistra si pos solennemente sul Re della seconda ottava. Era il momento degli Eagles, era l'ora di Desperado. Max suon per un'altra mezz'ora e alla fine il tavolo dell'attesa era tornato vuoto. Nessuna donna bella e misteriosa vi stava seduta. Forse nessuno era arrivato fin l

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quella sera. Si alz dallo sgabello e si avvi all'uscita. Salut Mario che sembrava volesse dirgli qualcosa, ma come al solito lui non aveva voglia di parlare e se ne and verso casa. Fuori dal locale, ogni suo passo non veniva mai perso di vista. "Pierre, il nostro uomo sta uscendo. Metti in moto, ora di muoversi." La Bmw X5 nera segu Max fino a destinazione. Ormai conoscevano perfettamente tutti i suoi movimenti. Era difficile che li sorprendesse.

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5. La sconosciuta Erano le sette del mattino quando Massimiliano Corsi si svegli con nome e cognome addosso. Aveva passato la notte quasi completamente in bianco. Il caldo non dava tregua. Gli incubi lo rincorrevano e al mattino se ne sostituivano altri, quelli della vita reale. Dopo sei mesi cos, sperava di aver toccato il fondo. E invece il fondo non arrivava mai. La sua famiglia non esisteva pi, il lavoro era colato a picco, i creditori alla porta. Gli amici, quelli veri, gli erano ancora vicino, ma anche loro avevano da correre e lui non voleva pesare su nessuno. Aveva venduto tutto ci che possedeva per far fronte ai debiti pi grossi, dopodich si era fatto da parte, ferito. Si infil i jeans e una maglietta bianca e usc in strada. Un'altra giornata di fuoco. Il sole quasi stampato sul cielo opaco. Coglieva sprazzi di conversazione sul caldo. Mai cos. Mai cos a lungo. Mai. Si avvi verso l'ufficio, o quel che ne rimaneva. Entr nella stanza vuota e rovente. Non c'era un attimo di tregua. Ogni cosa sembrava rivoltarsi contro di lui, o almeno traeva un piacere perverso dal pensare a una cospirazione. Decise di non accendere n luce, n computer. Anche quel giorno non avrebbe lavorato. Lavorare? Perch e per chi avrebbe dovuto lavorare? Rotto. Qualcosa si era rotto. E ricordava anche come, se non quando. Era arrivato troppo tardi. Un errore di valutazione che gli era costato tutto. Nel momento in cui la bolla speculativa della new economy era scoppiata, all'inizio del Duemila, loro cerano dentro totalmente. Bench l'azienda avesse la sostanza necessaria per sopravvivere e consolidarsi, l'onda d'urto la fece piegare. Eppure tutto era cominciato quasi per scherzo. I moschettieri. Cos si erano ribattezzati Max, Danilo,

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Luca e Carlo. Si erano conosciuti ai tempi dell'universit, stessi giri, stessi studi, a volte stesse donne. Le donne creano disordine. Ma ci che li univa di pi erano le parole di un vecchio professore di tecniche di Borsa, che aveva profetizzato: "Domani la Borsa perder un tre per cento". E il giorno dopo gli scambi avevano segnato un "pi due". Grazie alle nuove leggi sulla finanza avevano trovato la loro missione: i moschettieri avrebbero portato l'informatica nell'imprevedibile mare magnum degli speculatori, trasparenza e sicurezza al posto dei trucchi di magia. Quella trasparenza e quella sicurezza che adesso Max voleva nella propria vita. Avevano dovuto affidare la gestione della loro ideaguida a chi aveva portato i capitali necessari per far funzionare la societ e, con i capitali, anche le persone che l'avrebbero diretta. Il senso di onnipotenza dell'amministratore delegato e la sostanziale incompetenza gestionale avevano scoperto il fianco a incursioni esterne. II pescecane era arrivato presto, attratto dal profumo invitante del sangue. Aveva il volto del santo che ricordava raffigurato nel quadro appeso al capezzale della nonna ed era alla ricerca di un'azienda con molto da dire e da fare. Avrebbe portato la liquidit necessaria per far fronte ai danni dell'amministratore rilanciando la societ. Si erano fidati tutti. Il pescecane aveva conquistato il pacchetto di maggioranza a un prezzo stracciato, ma poi aveva cambiato completamente strategia. Aveva rivoluzionato il consiglio d'amministrazione e tagliato quasi tutto il personale. Sbattuto fuori Max e gli altri che avevano dato vita all'idea. Impacchettato ogni cosa per venderla a una banca svizzera. Risultato favoloso. Spesa intorno allo zero e profitto estero, esentasse, di qualche milione di euro. Squill il telefono. "Pronto? Cerchiamo il signor Corsi, Massimiliano Corsi."

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"S?" "Siamo la Cdr, lei il signor Corsi?" Max si insospett e decise di fingere "No, il signor Corsi lo vedo di rado. Cosa devo riferire, casomai?" "Di mettersi in contatto con noi." "Vi conosce, sa di cosa si tratta?" "Siamo una societ finanziaria. No, non ci conosce, ma abbiamo urgenza di metterci in contatto con lui. l.e lascio il nostro numero." "Riferir." Accidenti, altri creditori, se il buongiorno si vede dal mattino... pens. Aveva imparato a schivarli, ma fino a quando? Il telefono taceva, il condizionatore consumava elettricit senza produrre altro che spostamento di aria calda. Mezzogiorno. Scese al caff dietro l'angolo. L l'aria condizionata aveva un senso e lui si sedette nel posto pi defilato del locale. Voleva smettere di pensare, almeno per un po', ma era difficile. Ordin un panino e una bot-tiglietta d'acqua. Un membro della vecchia societ aveva telefonato, stava per fare causa al socio di Roma che non aveva rispettato i patti. Aveva versato molto meno capitale sociale di quanto si fosse impegnato a sottoscrivere. La scarsa disponibilit di denaro aveva comportato una maggior esposizione per l'azienda, con il rischio di diventare facile preda di raider finanziari con pochi scrupoli. Il socio inadempiente dichiarava invece di essere stato vittima di un raggiro, e che il business pian era stato gonfiato. Truffaldinamente gonfiato. Non voleva pi continuare a versare. Era stato fregato, cos diceva. In fondo, guardando bene ai fatti, Max non poteva dargli torto. La societ era stata mal gestita. Forse la spesa per mantenere l'autista dell'amministratore delegato poteva essere evitata. Inoltre, il direttore commerciale si concedeva trasferte da sogno, pernottando sempre in alberghi di

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lusso. E questi erano solo gli eccessi visibili: si pensava di essere ricchi anche senza esserlo, ma soprattutto di doversi comportare comunque come se lo si fosse. Con la coda dell'occhio Max vide un paio di gambe varcare la soglia d'ingresso. Gambe nude, affilate, nervose. Una mano femminile, dalle dita lunghe e con un ghie accuratamente smaltate, aveva spinto con il dorso sul vetro della porta. Poi il dettaglio del piede. La scarpa era una suola sottile, pelle morbida che poggiava su un tacco altissimo. Aderiva alla pianta del piede grazie a un intreccio di lacci che dal tallone salivano lungo la caviglia sino a met polpaccio. Il piede, delicato. Eccolo. Bellissimo. Non andava oltre quel dettaglio Max, lo sguardo restava incollato a terra. Era tornato a sua moglie. Quante volte l'aveva vista allungare fuori dell'auto una gamba, poi l'altra, e poggiare a terra il piede calzato con spudorata eleganza. Non poteva dimenticare la sua regalit. La regalit quasi severa di Charlotte. Aveva perduto un sogno? S, l'aveva perduto. Gli mancava da non poterne pi. E invece lei avrebbe avuto un'altra vita, e soprattutto l'avrebbe avuta senza di lui. Era calato un silenzio irreale, sembrava che nel locale fosse entrato un extraterrestre. Effettivamente sulla porta era comparso un alieno, o almeno di terrestri cos se ne vedevano pochi. Una donna da urlo. Alta, capelli a caschetto, grandi occhiali da sole Chanel a mascherina, labbra umide e carnose. Portava una maglietta nera aderente e una minigonna egualmente nera. La pelle era curata, soffice, brunita. Sapeva di essere bella e se la giocava tutta. Max si ricord della donna che era entrata nel locale di Mario. Era la stessa. Ebbe un sussulto di curiosit, ma subito torn a fissare la parete di fronte. Ormai era fuori da tutto. Era out per tutti, anche per Dio e per gli angeli come

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quello appena apparso. Massimiliano Corsi aveva quarantadue anni, era ripiombato nell'anonimato e nel grigiore di una mediocre quotidianit. Aveva inseguito dei sogni ed era stato scaraventato nel fango. Un sogno pericoloso, non un'azione senza conseguenze. Rimani nudo e hai freddo, tanto freddo, mortalmente freddo. La sua mente infine si ribell al germe della disfatta e Max fu richiamato indietro dal pensiero della figlia. Aveva il dovere di provarci ancora. La porta si era richiusa. L'angelo era sparito. Fin il panino e si scol la bottiglietta d'acqua. Si sentiva un barbone. Usc dal bar e immediatamente riprese a sudare. Maledetta estate! Di nuovo si incammin stancamente verso l'ufficio. Un automa senza volont e con l'anima a pezzi.

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6. Il libero arbitrio L'attico era concepito come una sequenza di stanze schiave che giravano tutt'intorno all'edificio. In teoria, Monsieur Dupont avrebbe potuto scendere dal letto e cominciare un tour che lo portava dall'intimit delle stanze che davano sul mare - le "sue" - agli uffici, alla cucina, agli alloggi del personale. La sala in cui si era appena svolta la riunione era eccentrica rispetto alla sequenza del quadrilatero e riceveva luce dall'alto. Una grande porta scorrevole dava sull'ingresso, l'altra apriva su un salottino, la "camera di decompressione" - cos la chiamava lui -, a sua volta comunicante con il salotto vero e proprio, dove qualcuno ora lo stava aspettando. Maurice Dupont si allung sul divano della camera di decompressione. Mab era immobile contro la parete. C'era qualcosa di perfetto anche in quella sua immobilit non servile, nel nero lucido della sua pelle. Qualcuno aveva lasciato sul tavolinetto bianco un vassoio con del t caldo e della Perrier. La giornata, come il suo appartamento, era una sequenza di pieni e vuoti, di accelerazioni e di pause, di pause alle quali Dupont non rinunciava. "Lezione numero uno, caro Mab," disse Dupont mentre verificava l'intensit dell'infuso. "Il libero arbitrio ci permette di scegliere e ci illude di essere liberi." Aveva assunto a bella posta un'aria accademica. "La nostra natura, la storia, l'educazione e quant'altro, ci impongono delle scelte che non consentono alcuna possibilit di deviare da un percorso gi tracciato. Siamo liberi, vero, ma siamo anche schiavi del nostro essere." Sorseggi il t dalla tazza e la riappoggi sul piattino. "Mi piace questo suono. Non bello, Mab? bello, bello. Non perfetto? perfetto. una tazza che continua a dare questo tintinnio da almeno due secoli." Lo guard. "E noi

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siamo qui, due secoli dopo, in fondo alla sequenza di preziosi acciottolii, molto pi preziosi delle conversazioni che li hanno accompagnati." Pausa. "Lezione numero due. Per dire che l'esistenza vale la pena di essere vissuta, necessario impegnare ogni risorsa che possediamo per raggiungere quello che la vita stessa, nella sua natura pi profonda, ci chiede, senza scelta." Finse di incupirsi. "L'altra opzione, che siamo sempre liberi di cogliere, l'infelicit: quindi siamo liberi solo di essere infelici." "Credo che tu sappia," disse Mab, "di cosa fatta la tua natura e questo ti d un vantaggio rispetto agli altri. Conosci le passioni, ma puoi farne a meno. Sai addirittura goderne, ma puoi farne a meno." "Un goccio di Perrier, mon ami?". "Dopo," rispose Mab, e non ebbe neppure bisogno di alludere alla persona che nel salotto stava aspettando. Al Rashid era uno dei membri pi importanti di una imponente coalizione mediorientale. Aveva studiato a Parigi, aveva continuato nel mondo della finanza a Londra, gestiva capitali immensi. La coalizione della quale era parte attiva aveva bisogno delle sue competenze e del suo denaro e lui non si sentiva "a disposizione", poteva pensare quanto e come contribuire. Le migliaia di credenti-combattenti che si preparavano ogni giorno nei campi di addestramento erano nel suo orizzonte non meno delle migliaia di compartecipazioni e investimenti che davano sostanza al suo potere. Dio era la motivazione dei semplici, e per avere i semplici dalla propria parte bisognava avere anche Dio. In questo Al Rashid era un perfetto global. Fu lui a prendere la parola. "Stiamo combattendo una guerra santa, e siamo arrivati a una svolta. in gioco l'orgoglio di un popolo," disse solenne al padrone di casa, "tu sei un animale pericoloso. Non hai una fede. Non hai un popolo. Ma la jihad ha bisogno di te. Dobbiamo combatterla insieme."

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"Sappiamo entrambi che questo conflitto non ha niente a che fare con la libert di un popolo," ribatt Monsieur Dupont infastidito. "Il presidente degli infedeli vuole affamare il mio popolo, negare le nostre tradizioni e colonizzare le nostre terre. L'Inviato di Allah ha detto: 'Chi combatte per la causa di Allah, e Allah ben conosce colui che lo fa solo per Lui, paragonabile a chi digiuna e prega in continuazione'." "Pu darsi, ma l'11 settembre 2001 vi ha reso pi ricchi e pi potenti." "Tutto serve alla nostra causa." Dupont lo guard freddo: "Questo mondo vi piace cos com'. Avete interessi dappertutto e sedete nei consigli d'amministrazione delle pi importanti aziende del pianeta. Non raccontarmi favole. Io non combatto la tua guerra". Al Rashid aveva guance scavate, zigomi alti, occhi come due carboni. Quando era nervoso, e in quel momento lo era, si stropicciava il mento con le dita. Sembrava spiare Dupont da una inquieta lontananza. Aveva esagerato? O doveva spingere ancora pi a fondo in quella di-rezione? D'altro canto, il tono alto e cos schierato contrastava con la giacca Armani destrutturata e il cache-col di seta, con il sentore di essenze per nulla orientali, e soprattutto con il suo curriculum. Cerc di riprendere il discorso: "La jihad...". "Lascia perdere, Al Rashid". lo interruppe Dupont, "basta. Non devi spiegarmi cose che gi so. La jihad non ha mai previsto vittime innocenti nella tradizione islamica. Questa di cui si parla ora una jihad minore, una perversione dell'originale. Ma le vittime fanno comodo. E noi dobbiamo badare ai fatti." "Ecco appunto, i fatti," disse Al Rashid, "dobbiamo lavorare assieme." C'era un che di ammonitorio, questa volta. "Non possiamo permetterci di sbagliare. Osserveremo da vicino i tuoi movimenti e, se lo riterremo necessario,

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interverremo." "Intervieni quanto e come vuoi," gli rispose Dupont indifferente. "Ma a ciascuno il suo." E usc dalla stanza come un principe che toglie l'udienza. Il 17 settembre era pi vicino di quanto potesse apparire. Un segmento di tempo estremamente breve. Un'altra porta. Un'altra stanza. Sopra un tappeto a motivi bianchi e neri, uno Steinway & Sons nero. Al centro della parete nord, un grande Rothko. Il porto di Montecarlo da una parte, dall'altra un artista formidabile. Una contemplazione esclusiva per un piacere esclusivo. Attacc l'adagio della Sonata in Do minore D. 958. L'ultimo Schubert. Struggente e severo. Il rigore del sentimento. Altra perfezione. Maurice Dupont aveva compiuto una scelta semplice e selvaggia. Poteva essere il leone o il suo pasto. Per sopravvivere e dominare era pronto a tutto. Lo avrebbe fatto per nutrirsi e per difendersi. Ma ora lo faceva assicurando al leone il piacere di non essere il pasto di nessuno. Glielo dicevano gli interni eleganti glielo diceva la limpida nevrosi d una sonata di Schubert. II padre era stato il pasto di qualcuno. Era stato fatto a pezzi. Gli aveva lasciato la chiave di una cassetta di sicurezza. Una settimana dopo il raggiungimento della maggiore et era andato ad aprirla: vi aveva trovato un biglietto e un'altra chiave per un'altra cassetta di sicurezza, in Svizzera. La password da comunicare ai funzionari di Citybank a Lugano era un numero, o meglio, una data che solo loro due conoscevano. Una giornata particolare. In cui erano andati insieme allo stadio. In Svizzera si era presentato davanti ad un funzionario della banca con la chiave. Era stato subito accompagnato nei sotterranei e alla richiesta del codice rispose senza esi-

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tazioni: "21021971". Nella cassetta c'erano il numero di un conto corrente e le indicazioni per poter riscuotere. Aveva subito chiesto all'impiegato le informazioni necessarie ed era stato accompagnato in una stanza accogliente, al secondo piano dell'istituto, davanti a una signora di bell'aspetto. "Conoscevo suo padre e abbiamo concordato um sistema per far s che lui possa continuare a proteggerla anche adesso, dopo la sua morte. Quando venuto qui l'ultima volta, gli rimanevano soltanto due mesi di vita. "Voleva che lei, suo figlio, fosse al riparo da eventuali incursioni della ex moglie e avere sufficienti risorse per studiare, se ne avesse avuto voglia, o per dare inizio un'attivit. Suo padre, sapendo del pericolo dell'inflazione a due cifre che martellava l'Italia, non ha potuto lasciarle del contante: oggi avrebbe la met del potere d'acquisto di tre anni fa. Dunque abbiamo gestito noi il denaro, an zi me ne sono occupata io personalmente. "A oggi, lei si ritrova con 91.056 franchi svizzeri." Era il 1978 ed era stata l'ultima volta che Maurice Dupont aveva pianto. Ritrovata tutta la compostezza di cui allora era capace, aveva guardato la gentile signora seduta di fronte a lui. "Ne prender solo diecimila. Mi serviranno per lasciare il collegio e iscrivermi all'universit. Il resto rimarr qui, nelle sue mani. Ma torner presto. E torner spesso." Lei lo aveva scrutato stupefatta. Era entrato un ragazzo e tra poco, da quella stessa porta, sarebbe uscito un uomo. Un uomo fatto e finito. Si era incamminato sotto i portici. Sapeva che quel giorno qualcosa era cambiato per sempre. Sarebbe stata dura, ma sapeva cosa doveva fare e dove sarebbe dovuto andare. Sul treno aveva pensato che da allora in poi avrebbe lottato e preteso il posto che gli spettava nel mondo. Di pi. Che sarebbe stato tra gli happy few che hanno tutto e

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non hanno bisogno di farlo sapere. Sarebbe stato il mondo, semmai, ad andare da lui. E non era detto che lui l'avrebbe lasciato entrare. Il bambino correva, spensierato e felice, sul prato davanti al mare. Sognava di essere il suo calciatore preferito e, bench fosse un destro naturale, cercava di colpire il pallone con il sinistro. Il padre lo guardava e sorrideva orgoglioso. Aveva coinvolto i potenti della Terra. L'obiettivo successivo sarebbe stato perfetto. Torn su un passaggio diffcile della Sonata. Gli piaceva interrompere e ritentare. Gli piaceva risentire e risentirsi. Tutto era stato studiato in ogni particolare e la macchina ormai era in moto. La macchina. Rachel entr sinuosa e leggera. Un felino. Un puma. Schubert. Il rigore del sentimento. La pelle color ebano di Rachel. Il Rothko alla parete. Il mare alle spalle. Un'operazione finanziaria che avrebbe avuto un respiro geometrico memorabile. La perfezione. Rachel era la dolce schiava ai suoi piedi. Lenta e imperiosa come una vera principessa africana al carro del vincitore. Aveva ventisette anni e si muoveva con grazia assoluta. Maurice Dupont lasci sospeso un accordo e pass la mano nello chiffon impalpabile acquamarina di cui era vestita. "Il comandante ti aspetta per salpare," disse Rachel raccogliendo la mano di lui nelle sue. Dupont prov foltissimo il desiderio di prenderla subito e l, ma riprese a suonare da dove si era interrotto.

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7. Lincontro Max percorse i pochi metri che lo separavano dall'ufficio. La stessa donna del caff era davanti alla porta. Sembrava aspettare qualcuno. Ancora una volta, quella meravigliosa creatura incrociava la sua strada. Il sole del pomeriggio aveva su di lei un effetto particolare. Lei pareva cercarlo. Sulla pelle ancora pi lucida e splendente appena sopra il seno si formavano minuscole gocce di sudore. Con un sorriso forzato, le cedette il passo. Quanto meno avrebbe aspettato nell'atrio, dove il caldo era pi sopportabile. Not che aveva un profumo fresco a base di agrumi. Si incammin per le scale e lei lo segu. Era alle sue spalle, vicinissima, e aspettava di entrare dietro di lui. Era veramente bella da togliere il fiato. "Cerca qualcuno?" le chiese lui concentrandosi sul piccolo neo all'angolo sinistro della bocca. " lei il dottor Massimiliano Corsi?" Max detestava che qualcuno lo chiamasse "dottore". In Italia c'era questa terribile usanza di chiamare cos tutti, laureati e non, medici e manager. "Lei chi , mi scusi, e perch lo cerca?" Ma tu guarda, magari di una societ di recupero crediti. No, non era possibile. una professione che le avrebbe tolto ogni forma di luce. "Ho bisogno di lui, devo parlargli di denaro e di investimenti fiduciari." Parlava un buon italiano, ma la "erre" arrotata denunciava l'origine francese. La voce era leggermente roca, sensuale e segreta come la luce degli occhi di un verde brillante. "Non credo che il signor Corsi si sia mai occupato di investimenti fiduciari," le rispose. "In che modo potrebbe aiutarla, quindi?" "Allora ho avuto informazioni non corrette." La donna

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fece per andarsene, ma non era convinta. "Corsi mi avrebbe dato comunque una mano, ne sono certa." Lei giocava quasi allo scoperto e lui le rispose a tono: "Non penso". Non voleva occuparsi di niente, e tanto meno di lei. Aveva chiuso con il mondo, con quel mondo. Che lo lasciassero in pace. Cominci a fissarla, caso mai riuscisse a capire quali fossero i reali motivi di quella visita. Lei era cos bella che avrebbe ottenuto ci che voleva e senza sforzo. Di certo, anche senza il suo aiuto. Aveva sicuramente avuto informazioni sbagliate. Lui si era occupato di investimenti ad alto rischio che sfruttavano leve finanziarie, non di fiduciarie. Con un gesto che stup lui stesso per primo, la invit a entrare. "Ok, si accomodi, forse sar una perdita di tempo per entrambi. Lo accetta questo rischio?" "Il tempo non un problema per me. Non oggi, almeno." La donna si sedette di fronte a lui: in mezzo a loro, scrivania e i monitor spenti dei computer. "Vorrei aprire un conto estero, a Montecarlo o in Svizzera, ma dev'essere cifrato e gestito da lei personalmente," gli disse in modo secco e preciso. "Non credevo che la mia barba fosse diventata cos lunga e bianca!" ironizz Max. Lei lo guard perplessa. "Mi ha preso per Babbo Natale?" Max si alz indispettito dalla poltrona e si mise a vagare per la stanza. Pareva una belva in gabbia. "Mi ascolti, lasci perdere e vada a trovarsi qualche altro idiota. Una come lei non avr difficolt a trovare chiunque." "Cinquanta milioni di euro..." lei fece una pausa per dargli il tempo di soppesare la cifra appena dichiarata, poi riprese: "...cinquanta milioni di euro. Sono soldi puliti, dei

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quali posso disporre liberamente, e saranno versati su conti messi a sua disposizione". Prima di qualunque valutazione, verifica, indagine o semplice richiesta di chiarimenti, Max sent il richiamo sensuale della tentazione. "Qualcuno mi ha detto cosa fa e che posso fidarmi," continu lei. "Questo denaro pu raddoppiare, e lei potrebbe incassare il venti per cento della performance." "Venti miliardi di vecchie lire?" disse Max con una vaga sfumatura interrogativa. Sapeva che poteva succedere. E sapeva anche di non poter chiedere credenziali. Quei soldi sarebbero arrivati. Era inevitabile. Oh, s, certo, avrebbe potuto essere una gran presa per il culo. Ma le prese per il culo non si presentano con quel corpo. Con quel corpo semmai si fa avanti il pericolo, il rischio. "Lei pazza," disse, "lasci perdere, anzi: mi lasci perdere, non fa per me!" Si sentiva contemporaneamente un poveraccio davanti alla vetrina di un pasticciere e un cretino. Tutto sembrava perversamente invitante. "Quante volte le si presentata un'opportunit cos?" "Pensa davvero che chi prende dalla vita non rischi niente? So quello che dico, questo il mio telefono." Lei gli porse un biglietto da visita molto singolare: nessun nome e un numero con due cifre corrette a penna. "Oggi il 7 agosto e sono le due del pomeriggio. Le do ventiquattr'ore per pensarci, dopodich contatter qualcun altro." "Chi le dice che si pu fidare? Per una somma cos, molti ucciderebbero anche i propri figli!" "So con chi sto parlando, non si preoccupi, ho le mie fonti. Sono pronta a rischiare e a investire su di lei. La prossima mossa sua. Ventiquattr'ore, non lo dimentichi. Se entro le due di domani pomeriggio non avr avuto sue notizie, non mi rivedr pi." "Io non sono Massimiliano Corsi!" grid Max senza sapere perch.

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Lei si volt: "A proposito, dottor Corsi, s faccia un bagno e si rada, farebbe un piacere a un sacco di gente. A lei per primo". "Non sono Corsi. Non sono dottore." Max prov a concentrarsi e per concentrarsi prese a tormentare un paio di occhiali da sole rimasti sulla scrivania. Questione di istanti. Lei era gi oltre la porta. Una donna allo stato puro, sfacciatamente selvaggia, era passata di l e lui quasi faticava a metterla a fuoco. Stava cercando di riorganizzare le idee. Non fosse stato per quel profumo di agrumi avrebbe pensato che fosse stato tutto un sogno. Ricordava la voce, i gesti aggraziati, l'imperturbabilit. Chi era quella donna? Una specie di angelo nero era piombato in quella stanza per offrirgli ricchezza in cambio di qualcosa che ancora non conosceva. C'era un che di sinistro nelle sue parole. Non credo che la chiamer, pens Max tra s sulla via di casa. L'umidit si tagliava con il coltello. Firenze sembrava sprofondare in una specie di gelatina bollente. Le pietre dei palazzi urlavano. Urlavano le statue. Il fiume scorreva lento e sporco come assorbendo luce moribonda. Come fantasmi della calura, Charlotte e la figlia tornavano a tallonarlo. Si fece un bagno lungo e rilassante, si rase la barba, si mise jeans e maglietta pulita e si guard allo specchio. Aveva ancora l'aria pesta, il viso smunto e gli occhi cerchiati. Ma cosa mi sta succedendo? una trappola? Chi quella donna? Perch s rivolta a me, come fa a conoscermi? tutto troppo inverosimile. E lei troppo bella... Voleva convincersi che fosse stato un sogno, forse un incubo. Aveva paura. Troppe volte le cose erano andate nel verso sbagliato. Poteva raggiungere facilmente il pianobar di Mario, ma non era la sera adatta. Qualcuno si era divertito alle sue spalle, cercando di illuderlo. Per un attimo pens che pian-

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gersi addosso non gli dispiaceva. Sembrava un modo pi facile per affrontarsi. Rest seduto sul divano ordinario e consunto di quell'anonimo monolocale in affitto e accese il televisore. Le solite facce, i soliti quiz, barzellettieri, i beati fra le donne. Che schifo! Apr il libro appoggiato sul tavolino... la sofferenza nella vita inevitabile, il dolore fa parte dell'esperienza umana e ci colpisce all'improvviso, dettato dal caso o da un disegno misterioso, l'uomo deve trovare in s la forza per attraversare la via della sofferenza e in fondo lo aspetta la piena realizzazione della sua personalit. Ognuno ha la propria sofferenza e lo spregio pi grande che puoi fare a un uomo negargli che soffra. Ciascuno appartiene alla propria sofferenza. Si spogli e si sdrai nudo sul lenzuolo bianco. Prov a dormire, ma un solo pensiero gli martellava nella testa: credere che quanto stava accadendo avesse un senso o non credere a niente? Si svegli di soprassalto verso le cinque del mattino, sudato ed eccitato. In un angolo del sogno aveva appena abbandonato la bella sconosciuta. Lo carezz l'immagine della sua pelle abbronzata. Cos'era il desiderio se non il motore che ci spinge avanti, ovunque sia ma avanti? Non voglio pi desiderare. Gli torn in mente un'altra frase che aveva letto: La felicit sta nel desiderare ci che si ha. Non prese pi sonno. Fece un'altra doccia. Si vest e usc di casa.

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8. La proposta Una nuova mattina soffocante. Max non and nella sua tana-ufficio. Vag per le strade dividendole con i turisti. Si accalcavano ovunque, combattendo contro l'afa come lui. Ma ai suoi occhi erano una massa amorfa, in qualche modo ostile. Entr nel museo Marino Marini, nella ex chiesa di San Pancrazio, semivuota. Quegli strani cavalli, spesso montati da fieri cavalieri, parevano esprimere il timore e l'attrazione per la guerra. Dalle altissime vetrate la luce entrava morbida, avvolgente. Cadeva su giocolieri e ballerine, sulle pomone dai larghi fianchi, su cavalli e cavalieri. Gli pareva di leggere paura e incanto nello spasmo del cavaliere che tiene forte le redini e spinge lo sguardo in alto. No. Avrebbe rifiutato, avrebbe detto di no. Poi ci ripensava e tornava a ripetersi no. Non avrebbe chiamato. Cavalcava quei pensieri tumultuosi e non li sentiva domati. E allora basta. Proviamo. Guadagn l'uscita del museo e compose il numero sul cellulare. Comunicazione attiva. Qualche squillo. Silenzio. Forse era troppo tardi, forse era stato uno scherzo di cattivo gusto. Forse era meglio mettersi l'anima in pace. Torn rapidamente in ufficio. Si strapp di dosso la camicia zuppa di sudore. Dalla finestra, vide un povero disgraziato che rovistava nei cassonetti della spazzatura. Nonostante la canicola, indossava un logoro cappotto nero. Ripens alla gag che recitava insieme ai moschettieri ogni volta che vedevano un barbone. "Quello era un agente di Borsa!" E tutti ridevano per esorcizzare il futuro. Sent il bip-bip del cellulare. Era arrivato un sms. Premette nervosamente sui tasti e finalmente comparve la scritta: Ci vediamo a casa tua stasera alle dieci. V.

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lei? Sa dove abito? Accese finalmente un computer, guard svogliatamente i prezzi dei titoli che gli interessavano. Una volta, almeno. Future sugli indici di Borsa. Si vedeva spiegare entusiasta a Charlotte la grammatica del proprio lavoro. "Se una grande azienda che produce pasta deve comprare il grano non aspetta pi giugno, quando questo matura, per determinarne il prezzo. Se nel frattempo si verificassero fenomeni atmosferici negativi, quali gelate o grandinate, che compromettono il raccolto, il prezzo salirebbe. Al contrario, con il tempo favorevole il raccolto sar pi abbondante e quindi il prezzo scende. "Quella azienda, che non vuoi essere sottoposta al-l'imprevedibilit della natura, stabilisce in anticipo un prezzo che pagher poi al momento del raccolto senza subire danni imprevisti." "Ma tu non sei un'azienda," gli diceva Charlotte. "Per i future sugli indici di Borsa il meccanismo non cambia: si stabilisce oggi il prezzo di un indice, un paniere di titoli azionari (o altri titoli), che scadr tra qualche mese, cercando di prevedere il trend, che si former in base agli andamenti, non atmosferici in questo caso, ma macroeconomici, politici o finanziari in generale. quindi possibile realizzare guadagni sia con il mercato toro, cio improntato al rialzo, oppure con quello orso, che scende verso valori sempre pi bassi." "Sembra semplice," diceva Charlotte, "e se non sbaglio tu devi indovinare il trend." "S. Lo faccio, come sai, attraverso processi informatici sofisticati: algoritmi, formule, complessi modelli matematici che prevedono in tempo reale l'andamento dei prezzi. "E poi gioca un ruolo determinate l'effetto leva, il leverage. Si versa una cifra molto pi piccola di quella che viene investita e oscillazioni anche minime dell'andamento dei prezzi si traducono in performance rilevanti rispetto a quanto si impegnato. Oppure in perdite."

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Allora era all'apice della carriera e davanti a s aveva una regina in ascolto. Gli piaceva sentirla negli immediati dintorni della sua ossessione. Le prendeva la mano, le baciava il dorso e finiva completando la lezione con un aforisma: "Anche nella vita cos: l'incognita del futuro che ci attrae e talvolta ci distrugge". Ora, davanti al silenzio del pc, riconobbe la vecchia adrenalina. I prezzi del mondo, per scoprirne i segreti. Il giorno dell'attacco alle Torri gemelle c'era stato un repentino scendere dei mercati e lui si era accorto subito che qualcosa di tragico stava per verificarsi. Sembravano precipitare quasi fossero su una pista di bob. Ancora, si ricord dei giorni del crollo dei mercati asiatici, della crisi della Russia, del discorso alla camera dei deputati fatto da un esponente della maggioranza il giorno che il suo partito aveva deciso di uscire dalla coalizione di governo, della vittoria del centro-sinistra alle elezioni e cos via. La Borsa li aveva scanditi in tempo reale, quasi emozionandosi per ogni imprevisto. Alla chiusura dei mercati azionari italiani la giornata si era rivelata fiacca e con pochi scambi, ma in leggero rialzo. Un piccolo guadagno. Chiuse tutto e si avvi verso casa. Prese a noleggio un dvd. Un film francese che rivedeva spesso. Lo faceva pensare a s e a sua moglie, a come l'aveva amata, a come l'amava, e a come in realt non sapeva amarla. Stapp una bottiglia di bianco, un gradevole Vintage Tunina 2003, Vinnaioli Jermann. Gliel'aveva regalata un amico. "Per non perdere il gusto verso i piaceri della vita," gli aveva detto con una strizzata d'occhio.

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Max si tagli una fetta di anguria gelata. Pens che in fondo era una bella serata d'agosto. Anche l'afa era meno opprimente. Era la prossimit dell'appuntamento a mutare la percezione delle cose? Si industri anche a dare un po' di ordine alla sua tana. Lattine, bottiglie, biancheria. Fece sparire tutto in cestini e cassetti. Tutto questo assurdo. Not perfino degli zampironi esausti e li spazz dentro un giornale. Non ho mai concluso trattative a casa mia. E continu a pulire. Ma questa non casa mia. Infine si butt sotto una doccia d'acqua fresca. Rigenerante. Si infil i jeans e una camicia bianca che lasci sbottonata. Alle dieci in punto sent suonare alla porta. Sulla soglia c'era lei. "Mi fai entrare o devo star qui tutta la notte?" Era cos bella che lo inebetiva. "Allora?" gli domand, spazientita ma sorridente. La lasci entrare. Lei squadr la casa. "Sicuramente non ... come dite voi italiani? Ne te convient pas. Non farina del tuo sacco. Meriti di meglio." Lui continuava a rimanere in silenzio. "Intanto, un bel regalo." Gli si accost, il viso a non pi di un paio di centi-metri. L'alito era gradevole e il profumo della pelle dolce e misterioso. Si sganci il reggiseno. Max cominciava a cedere, a sgretolarsi. Lei, sapendo che era giunto il momento del non ritorno, con la forza di un uomo gli tir uno schiaffo a mano aperta che lo lasci senza fiato. "Questo un regalo, un bel regalo da parte mia. Non sprecare nulla." Quella donna era la sua resurrezione. Le cinse il collo e con prepotenza l'avvicin alla bocca. La baci con avidit. Con l'altra mano la premette a s. Il corpo di lei si vel di sudore, il ritmo del respiro aumentava.

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I battiti accelerati del cuore le sollevavano il petto. "Non si dice farina del tuo sacco " La baci ancora, scoprendo l'irruenza di una passione ritrovata. Con forza la volt e la spinse contro la parete. Gli occhi erano cambiati. Ora erano le fessure di una belva. Le schiacci il viso contro il muro e lei, come in una sfida, gli spinse le natiche contro l'inguine. Lo sent, e sentirlo la illumin. Lui continuava a tenerle una mano sul collo, quasi a toglierle il fiato, mentre con l'altra andava alla ricerca degli slip, frugando nervosamente sotto la gonna. Glieli strapp con violenza. La penetr furioso. Non trov alcuna resistenza. Il sesso nella sua sostanza. Un ballo primitivo e selvaggio di due animali. Odori, ricordi, percezioni. Non c'era dolcezza n tenerezza. I gesti antichi aiutavano i corpi a percepire, amplificate, sensazioni sempre pi barbare. La ragazza sembrava chiusa dentro l'abbraccio di Max, che la teneva stretta e ne temeva soprattutto il totale abbandono. Poi d'improvviso lo scatto. Come se un morso l'avesse svegliata. Si stacc bruscamente e lo lasci solo e anche un po' ridicolo con tutta la sua eccitazione. Max la guard. Sul viso una maschera di stupore. Ma non disse niente. Lei, invece, lo studi ancora, le sembrava di vedere qualcos'altro. Alla fine, un altro sguardo di sfida. Era evidente che lo stava studiando. Era evidente che gli stava cercando l'anima o qualcosa che le somigliasse. Abbiamo appena cominciato, pens Max. Con una mossa altrettanto fulminea, la pieg sulle ginocchia, le mani sul pavimento, e le afferr i capelli con gesto imperioso. Senza predeterminazione le entr nel culo. Lei inarc la schiena e url come un animale sgozzato. Lacrime scivolarono sulla pelle delicata delle guance morbide fino a giungerle agli angoli della bocca. La lingua rosea e appuntita le lecc via per assaporare quel gusto salato di sofferenza mescolato a

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piacere. Sentiva la carne lacerarsi e un corpo ostile squassarle le viscere. Godeva. Con un filo di voce lo supplic di non smettere. Voleva essere invasa, posseduta, schiavizzata da quella montagna di desiderio. Lui nutriva i suoi sensi a piene mani. Aveva sempre avuto un debole per la schiena femminile e quella non aveva eguali. Osserv il solco che la percorreva longitudinalmente. Prese a sfiorarle con i polpastrelli i muscoli delle spalle per poi scendere ad afferrarle le braccia solide e impedirle ogni movimento. Tocc soddisfatto quella pelle liscia e sudata, chinandosi per gustarne il sapore che lo eccit di pi. Le pass la lingua sul collo e poi gi, lungo il dorso. Emise un rantolo e si contorse venendole dentro. Il rantolo continu a lungo, infinito, felice, due ottave sotto quello di lei. La camicia bianca, messa pulita un'ora prima, fradicia e intrisa dei loro umori mischiati. I pantaloni erano ancora a met coscia. Lei tremava e lo supplic di non muoversi. Rimasero immobili per un tempo che sembr infinito. "Come si dice, ne te convieni pas...? Ho ascoltato la tua musica e ho capito che non potevo sbagliarmi. E poi ti ho visto con tua figlia." Max la guard senza capire ma la baci prima sul collo, poi sulle guance e infine sulle labbra morbide, avvolgendola di gesti di tenerezza e facendole disegnare sul viso un sorriso di inaspettata contentezza. Era gi pronto a ricominciare. Di nuovo fecero l'amore, stavolta con dolcezza e smisurata lentezza. E poi ancora, quando nel cuore della notte lei lo sdrai supino e lo baci a lungo di carezze bagnate. Max le riemp la bocca. Finirono esausti. "Poteva essere un delitto non vivere tutto questo." Lo pensava anche lui. "Lo so come si dice. Si dice 'alla tua altezza." Max la contemplava, e la scopriva alla sua altezza o all'altezza del

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suo desiderio. Lei s. "Niente potr mai rivivere, perci abbiamo il dovere di vivere." Stavolta la guard con un misto di attenzione e sospetto. "Voglio dirti che quando sono entrata mi hai cos desiderata che, sono sicura, niente al mondo ti avrebbe distratto dall'avermi. Quando qualcosa di straordinario ti si presenter come mi sono presentata io, tu lo afferrerai. Quel che hai fatto con me giusto, perch quello che qualunque uomo deve fare." Max ascoltava, perplesso. Era come se le parole che stava ascoltando oscurassero una dopo l'altra il suo corpo, l'abbandono bellissimo che aveva sentito, l'ansimare assieme, tutta quella fisicit condivisa. "Ti dir perch sei un uomo fortunato." Gli sorrise. Lo invit a stendersi con severa gentilezza e gli parl seduta sui talloni come una massaggiatrice. "Ti dar cinquanta milioni di euro. Tu utilizzerai i fondi off-shore che gi conosci e aprirai alcuni conti presso broker di tua fiducia. Quando arriver il momento, riceverai una mia telefonata. Dopodich inizierai a vendere future sui principali indici azionari. Avrai circa due giorni per farlo. Poi qualcosa accadr. Il mercato in poche ore perder almeno un dieci, quindici per cento. A quel punto a me baster, potrai ricomprare." Max scatt in piedi. Lei era ancora in ginocchio, si carezzava il collo e lo spiava. "Vorresti dirmi che potrei sapere in anticipo di un crollo cos devastante dei mercati azionari mondiali?" Un cenno del capo in assenso. "Per cui se il mercato oscillasse di un dieci per cento e lavorassi solo con il future sull'indice italiano, S&PMIB, potrei ottenere risultati pazzeschi sfruttando la leva massima offerta da questo derivato. Se lo S&PMIB battesse circa 25.000 punti, con un controvalore di 125.000 euro, e

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ogni punto sappiamo che vale 5 euro, per ogni contratto lavorato con leva 20 potrei guadagnare 25.000 euro investendone 25.000." "Esatto. Potresti raddoppiare in poche ore e senza rischio la cifra versata," disse lei, e si alz per andare in bagno. "Con 50 milioni di euro a leva 20 potrei utilizzare 4000 contratti raddoppiando la cifra che mi hai messo a disposizione." Max continuava, quasi ipnotizzato, a snocciolare numeri. "Non c' solo l'Italia. Vediamo un po': Germania, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, a suffit?" Lo S&PMIB scambiava circa 24.000 contratti al giorno. Il DAX future circa sei volte di pi e il DJ Eurostoxx 50 circa venticinque, per non parlare poi dello S&P500, del Nasdaq ecc. "Ma che stai dicendo?" disse. Max era completamente intorpidito, quella donna l'aveva sconvolto, era bellissima e parlava di finanza come un broker di Wall Street. Adesso era sparita. Si sentiva lo scroscio della doccia. Max trov i pantaloni, se li infil. Fuori, un'altra alba spettrale stava cercando luce e fiato. Cosa significava che il mercato poteva perdere il dieci per cento in un giorno? L'insight, la piena consapevolezza. L'11 settembre 2001 il mercato in poche ore aveva perso circa l'undici per cento. Lei ricomparve con un asciugamano avvolto intorno alla testa. "S, hai capito benissimo: ci sar un altro 11 settembre, io posso saperlo in anticipo." Max rest di sasso. Poi le strapp l'asciugamano dalla testa, le indic le sue cose sparse sul pavimento, non osava guardarla. "Vattene! Esci di qui," disse piano, quasi sottovoce. "Vai a chiederlo a qualcun altro di fare questa cosa."

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Era nuda e umida, ancora pi bella di quando era entrata. "Posso capirti. Mi aspettavo una reazione del genere. Sei sicuro di non volerne parlare?" Lei si sedette sulla sponda del letto. "Se sei razionale come sembri, possiamo parlarne. Poi me ne andr. Ho diritto ad ancora un po' del tuo tempo." "Uscirai di qui con niente in mano. Mi conosco fin troppo bene." "Non importa, correr il rischio." Lui si accomod sul divano. Valrie si avvicin alla finestra. Il corpo nudo si stagliava contro il lucore grigio dell'alba. La luna tramontava con un soffice bagliore. Il desiderio torn a invitarlo. Si pos un cuscino sulle gambe. Adesso voleva solo sentirla parlare, nient'altro. "Prova a buttare del denaro dalla finestra e vedrai la gente impazzire per prenderlo, disposta persino a uccidere. In pochi non entreranno nella zuffa, chi per debolezza e chi per scelta, ma sar una percentuale risibile. la nostra natura. Nel profondo siamo istinto, non bont. Brulichiamo di oscurit e passioni. Non credo che tu conosca eredi che non si ammazzerebbero tra loro pur di accaparrarsi la fetta dell'altro." Era una guida di cui non fidarsi. Ma lui la ascoltava, e la scrutava. "La bont un artificio per dominare sui semplici." "No," fece lui, "risparmiati queste cazzate." "Invece s! E tu lo sai sin troppo bene. Non sei un semplice, Max. La tua intelligenza ti impedisce di non darmi ragione.' Lei lo guard con dolcezza. "Ho quella somma di denaro e la possibilit di farla raddoppiare. Molte cose potrebbero andare storte, ma non importa. Poche possibilit di insuccesso a fronte di un guadagno esagerato." "Perch io?" "Conosco i nomi dei trader che utilizzano sistemi informatici per speculare sui mercati dei derivati. Uno di questi

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vive a Firenze. E brillante ma un po' sfortunato, serio ed estremamente capace." "Non posso fare la mia fortuna sulla pelle delle altre persone..." "Davvero? Comunque, non siamo noi che potremo cambiare ci che stato scritto. Se un terremoto si scatena da qualche parte del mondo, noi non possiamo farci niente, eppure se quel terremoto pu fare la mia fortuna io coglier l'occasione. C'est la vie, mon cher." "Se vero che hai tutte queste informazioni, perch non usarle per impedire..." La ragazza avvolse il lenzuolo dal letto e se lo strapp intorno al corpo. Lo fece con un gesto rabbioso. Come fosse stata costretta a una forma di pudore che l'aveva colta di sorpresa. "Impedire cosa? Siamo nel bel mezzo di una guerra, una guerra vera con morte e distruzione. Uno dei campi di battaglia sono le Borse di tutto il mondo, dove ogni giorno si scambiano enormi quantit di denaro. Nessuno ha intenzione di distruggere questa ricchezza. Si lotta per farla passare di mano, un poco alla volta. Credimi. La tua solo vecchia, ridicola falsa coscienza, buona per chi non ha ambizioni. I beni terreni sono esclusivi e appartengono soltanto a chi ha le capacit e il coraggio di toglierli agli altri." "Non fa per me," replic Max. "Quando ti ho fatto la mia offerta, saresti potuto scomparire e invece non ti sei tirato indietro. Ci hai provato." "E se la polizia dovesse bloccare i conti, facendo delle ricerche, potrebbe risalire a tutti gli insider e noi saremmo spacciati." " per questo che sono venuta da te. I tuoi sistemi computerizzati rilevano asetticamente i segnali che offre il mercato e sono quindi credibili, l'11 settembre hanno guadagnato molto." " stato possibile perch lavorano in break out. Una

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volta sfondato il minimo della giornata hanno shortato la posizione, ho cio venduto a prezzi ancora alti. Dopodich ho ricomprato ai minimi del giorno, ottenendo un delta di guadagno impressionante." "Avrai i soldi gi dopodomani e li investirai con i tuoi trading system. Entro qualche giorno, quando andrai a Montecarlo, Jean-Claude ti far firmare tutte le deleghe dei conti che dovrai gestire." Sembrava sapere tutto di lui. Max era terrorizzato. "Quanto tempo pensi che avremo?" "Un mese, s e no." "Ci devo pensare." "Ormai sei entrato nel meccanismo, ne fai gi parte. Rinunciare sarebbe sciocco e inutile. Forse anche pericoloso." "In che modo riuscirai a comunicare con me?" "Ti invier un sms con scritto carpe diem. Il numero sar comunque irrintracciabile." "Come farai ad andartene da qui senza essere vista? Non passi inosservata." "Entrer nell'appartamento qui accanto che ho affittato attraverso un fiduciario estero, per conto di una studentessa olandese iscritta a un corso all'universit per stranieri di Perugia, Non mi rivedrai pi." Lo cerc con gli occhi e lasci cadere il lenzuolo che le si afflosci intorno ai piedi. "Avevo un tuo dossier. Ma c' qualcosa che non avevo previsto: sei fragile come solo un sognatore riesce a essere. E questo mi piace." "Come ti chiami?". "Valrie." "Aspetta, ora tocca a me." Max la distese di nuovo sul pavimento, le apr le gambe e la prese. Pi si dissetava e pi ne cercava. La sentiva fremere sotto di s, sentiva di nuovo odori, sapori che la notte gli aveva reso familiari. La guard in faccia: un piacere delicato le formicolava

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agli angoli della bocca. Non lo stava convincendo, lo stava aspettando. In fondo, morire tra le gambe di una donna poteva essere un buon modo per andarsene. Un ansimare pi profondo e Valrie si divincol da lui ma solo per ribaltarlo, saltargli sopra e sentirlo pi dentro, pi forte. Cominci una danza lenta, ritmata. Cos cullato, riconobbe il montare della marea del piacere. Si svegli a mezzogiorno. Si guard intorno, lei era sparita. Era rimasto solo un gradevole profumo di agrumi. Sul comodino trov una busta con dentro cinquanta pezzi da cinquecento euro. Nessun biglietto. Usc in strada senza lavarsi, con tutti gli umori addosso, e and alla ricerca di un bar. Camminava spedito, ma sbandando, incespicando, come fosse ubriaco. Il desiderio spinge avanti. Parcheggiata un po' distante dal suo appartamento, la Bmw X5 non lo perdeva di vista. L'uomo elegante sul lato passeggero si sgranch i muscoli intorpiditi e sbadigli. "Tocca a me Pierre, ti do il cambio." E riprese in mano il binocolo. "Ma dove cacchio va?" testo scaricato da http://www.ozoz.it/scaffale