Sei sulla pagina 1di 107

I Polimeri

Propriet dei polimeri

1. Sono leggeri

2. Sono facili da deformare e si possono realizzare forme molto complicate

3. Sono ottimi isolanti sia termici, sia elettrici

Silvia Barella

Cosa sono i Polimeri?

Sono macromolecole, cio una molecola molto grande (catena) formata da una successione di unit monomeriche. OMOPOLIMERI: le unit monomeriche sono tutte della stessa specie (Es: POLIETILENE)

Silvia Barella

Monomeri e polimeri

Il monomero pu essere assimilato ad una generica struttura elementare che, ripetendosi lungo una direzione, d origine alla catena polimerica, attraverso la formazione di legami covalenti. Omopolimero = unit costituenti identiche tra loro (derivanti dallo stesso monomero) Copolimero = partendo da due o pi monomeri, si origina una catena che, pertanto, contiene unit differenti Monomero A Omopolimero A Monomero B Copolimero A+B
Silvia Barella

Unit monomeriche

Polietilene (PE) Cloruro di polivinile (PVC) Politetrafluoretilene (PTFE)

Polipropilene (PP)
Silvia Barella

Unit monomeriche

Polistirene (PS)

Polimetilmetacrilato (PMMA)

Polietilentereftalato (PET)

Policarbonato (PC)
Silvia Barella

I soliti noti

Silvia Barella

Tipi di polimerizzazione

La reazione chimica di polimerizzazione pu avvenire secondo diversi meccanismi; i principali sono: POLIADDIZIONE: Schematicamente consiste in una reazione a catena molto rapida che avviene senza la formazione di sottoprodotti, il che rende la conduzione della reazione di sintesi relativamente semplice ed economica. POLICONDENSAZIONE: Pi simile ad una reazione chimica di tipo classico con formazione di sottoprodotti (di solito piccole molecole come lacqua, da cui trae origine il nome di reazione di condensazione). In questo caso, la conduzione del processo pu richiedere tempi e costi molto pi elevati rispetto al primo.

Silvia Barella

Polimeri ottenuti per poliaddizione

Silvia Barella

Polimeri ottenuti per policondensazione

10

Silvia Barella

La macromolecola

11

Langolo di legame C C C in realt di 109.5. Dato questo valore dellangolo e data la flessibilit delle catene polimeriche, correlata alla libert rotazionale intorno al legame C C, una catena di polietilene avente 10000 unit ripetitive assume una conformazione detta a gomitolo statistico avente geometria approssimativamente sferica con diametro 50 volte inferiore rispetto alla lunghezza completamente estesa.
Silvia Barella

Gomitolo statistico

La macromolecola

12

Durante la formazione del polimero, la catena ruota assumendo direzioni compatibili con la natura del legame covalente. Il terzo atomo di C pu disporsi in qualunque punto della circonferenza

Silvia Barella

Caratterizzazione della catena polimerica

13

Una catena polimerica caratterizatta da: 1.Dalla composizione chimica del monomero 2.Dalla lunghezza della catena 3.Dallarchitettura della catena

Silvia Barella

Lunghezza della catena: peso molecolare

14

Non tutte le macromeolecole, durante la polimerizzazione raggiungono la stessa lunghezza. Devo definire un peso molecolare medio.
Peso molecolare A seconda del PM cambiano molte caratteristiche dei polimeri (es. la temperatura di fusione)
Silvia Barella

Frazione in peso

Struttura molecolare

15

Polimeri lineari (alta densit)

Polimeri ramificati (bassa densit)

Polimeri reticolati (vulcanizzati)


Silvia Barella

Copolimeri.. I monomeri non sempre sono tutti uguali

16

In questo caso le unit monomeriche sono di specie diverse

Copolimero alternato A-B-A-B-A-B

Copolimero statistico lineare A-B-A-A-A-B-B-A-B

Copolimero a blocchi A-A-A-A-B-B-B-B


Silvia Barella

Copolimero ad innesto

Stereoisomerismo

17

H H H H H R H -C-C-C-C-C-C-CH R H R H H H

Configurazione atattica

H H H H H H H -C-C-C-C-C-C-CH R H R H R H H H H R H H H -C-C-C-C-C-C-CH R H H H R H

Configurazione isotattica

Configurazione sindiotattica

Silvia Barella

Struttura dei polimeri

18

Per conoscere la struttura dei polimeri allo stato solido necessario valutare la disposizione spaziale delle catene polimeriche considerate nel loro insieme. In un materiale polimerico le catene non si presentano come entit isolate, ma allinterno di uno stesso elemento di volume sono presenti segmenti di catena appartenenti a catene differenti.

Silvia Barella

La macromolecola

19

Lo stato liquido garantito dalla possibilit di scorrimento relativo tra le macromolecole. Il legame tra le une e le altre, per sua natura, debole. Maggiore sar la lunghezza della macromolecola, maggiore tendenza avr questa a disporsi in maniera casuale nello spazio (forma aggrovigliata).

Silvia Barella

La macromolecola

20

I movimenti di scorrimento relativi tra le macromolecole aggrovigliate diminuiscono al crescere della lunghezza della catena, poich queste tenderanno a bloccarsi reciprocamente (rif. dislocazioni nei metalli). Spingendo il fenomeno al limite, la sostanza diviene macroscopicamente rigida ( solido), pur conservando (a meno di certi casi) la struttura del liquido (assenza reticolo cristallino).

Silvia Barella

Macromolecole

21

Silvia Barella

22

CLASSIFICAZIONE

Silvia Barella

Polimeri: classificazione

23

Natura delle materie prime (m. p. naturali, sintetiche e parzialmente sintetiche) Meccanismo di polimerizzazione (addizione, condensazione) Tatticit (m. p. isotattiche, attattiche, sindiotattiche) Peso molecolare (polimeri mono e polidispersi) Comportamento al calore (termoplastiche e termoindurenti) Organizzazione strutturale (m. p. amorfe, cristalline, semicristalline) Temperatura di transizione vetrosa (polimeri gommosi e vetrosi) Natura delle unit fondamentali (omo e copolimeri, miscele e leghe)
Silvia Barella

Polimeri: classificazione

24

Termoplastici Termoidurenti Elastomeri (o gomme)

Silvia Barella

Polimeri termoplastici

25

Caratterizzati da catene polimeriche per lo pi lineari. Riscaldandoli al di sopra della temperatura ambiente, rammolliscono ed infine fondono ad una temperatura cui corrisponde la massima libert di movimento per le loro macro-molecole. Questo comportamento reversibile e, pertanto, i polimeri termoplastici possono essere facilmente modellati a caldo. Possono essere riciclati!

Silvia Barella

Polimeri termoindurenti

26

Caratterizzati da una struttura reticolare che esse assumono al momento della produzione. Un eventuale successivo riscaldamento avrebbe leffetto di rompere i legami reticolari che stabilizzano la loro struttura provocandone unalterazione irreversibile. Sono pi rigidi e robusti di quelli termoplastici Il loro impiego nel settore del packaging raro e si limita ad alcuni accessori di chiusura e ad alcune lacche di protezione interna delle scatole metalliche.
Silvia Barella

Polimeri termoindurenti

27

Questi legami di reticolazione sono generalmente ottenuti tramite opportune reazioni chimiche condotte contemporaneamente o successivamente alla reazione di polimerizzazione e sono legami forti (stessa energia di quelli presenti lungo la catena). Lenergia di questi legami almeno di unordine di grandezza maggiore rispetto ai deboli legami esistenti tra segmenti di una stessa o di diverse catene polimeriche Elevata energia di legame Bassa energia di legame

Lungo la catena
Silvia Barella

Tra segmenti di catena

28

STRUTTURA DEI POLIMERI

Silvia Barella

Struttura dei polimeri

29

I polimeri possono presentare nello stato solido una struttura amorfa semicristallina

Silvia Barella

Struttura dei polimeri

30

Polimeri amorfi: la disposizione delle catene nello spazio casuale, priva di un ordine tridimensionale a lungo raggio. Polimeri semicristallini: oltre a zone amorfe (disordinate) vi sono zone in cui presente un ordine nella disposizione delle catene nello spazio strutture planari, comunemente indicate come lamelle(disposizione ordinata di segmenti di catena). Una stessa catena pu, per ripiegamento, rientrare in una lamella che gi ne contiene un segmento o far parte di una lamella distinta. I segmenti di catena nello spazio interlamellare sono caratterizzati da una disposizione casuale e costituiscono la fase amorfa.

Silvia Barella

31

LO STATO AMORFO

Silvia Barella

Polimeri amorfi

32

Caratterizzati da una sola temperatura, denominata temperatura di transizione vetrosaTg. Per T < Tg il materiale detto vetroso ed caratterizzato da una mobilit molecolare limitata. Per T >Tg il materiale gommoso: possibilit di movimenti delle catene a lungo raggio. Per temperature pi elevate (T >> Tg) si ha libert di scorrimento relativo delle catene (materiale fluido).

Silvia Barella

Polimeri amorfi

33

La transizione vetrosa non quindi una transizione termodinamica, bens cinetica, alla quale non corrisponde alcun cambiamento nella disposizione degli atomi / molecole nello spazio. In corrispondenza della transizione vetrosa aumenta la mobilit delle catene che costituiscono il polimero, che conserva il disordine strutturale caratteristico dello stato amorfo.

Silvia Barella

Lo stato amorfo

34

Se i gomitoli sono interpenetrati , la loro separazione impedita da intrecci labili temporanei. Se la mobilit bassa questi intrecci possono essere considerati permanenti. Per avere catene a gomitolo occorre che esse abbiano moblit elevata (stato fuso o in soluzione).

Silvia Barella

Temperatura di transizione vetrosa

35

In condizioni di agitazione termica, anche le molecole di un polimero sono soggette a movimenti relativi (fase liquida). vs

2 1

T Tg I polimeri amorfi sono trasformati a T>Tg, ed utilizzati a T<Tg Le gomme sono invece lavorate ed utilizzate con T>Tg
Silvia Barella

Temperatura di transizione vetrosa

36

Temperatura di fusione

Temperatura di transizione vetrosa

Silvia Barella

Polimero vertoso o gommoso?

37

Dipende dalla temperatura di transizione vetrosa di un polimero: se Tg> Tamb polimero vetroso Es: Il polistirene (PS), il polimetilmetacrilato (PMMA), il polivinilcloruro (PVC), il policarbonato(PC) se Tg<Tamb polimero gommoso Es: Il copolimero butadiene stirene (SBR)

Silvia Barella

38

LO STATO SEMICRISTALLINO

Silvia Barella

Cristallinit

39

c ( s a ) %cristallinit = 100 s (c a )
La percentuale di cristallinit dipende:

Dalla configurazione delle catene Dalla velocit di raffreddamento durante la solidificazione

Silvia Barella

Modello di cristallizzazione a catena ripiegata

40

I polimeri presentano sempre zone cristalline legate tra loro da zone amorfe
Silvia Barella

Modello di cristallizzazione a sferule

41

Silvia Barella

Polimeri semicristallini

42

Non tutti i polimeri sono cristallizzabili. Esistono dei requisiti per la cristallizzabilit di una molecola correlati allordine strutturale che caratterizza un cristallo: Regolarit di costituzione; Regolarit di configurazione.

Silvia Barella

Regolarit di costituzione

43

Sintende la presenza di un ordine con cui atomi, o gruppi di atomi si ripetono lungo la catena. Questa condizione soddisfatta in tutti gli omopolimeri. Alcuni di essi sono particolarmente semplici, come ad esempio il polietilene e il poliossimetilene e la loro regolarit facilmente visualizzabile.

Silvia Barella

Regolarit di configurazione

44

Si parla di regolarit di configurazione se la disposizione di atomi/gruppi atomici nello spazio si ripete con una certa regolarit lungo la catena (es: polietilene, unit simmetrica). Se lunit ripetitiva asimmetrica, una regolare disposizione spaziale degli atomi/gruppi atomici non sempre verificata. Per il polipropilene, ad esempio, la cui unit ripetitiva asimmetrica, esistono dei catalizzatori che assicurano, in fase di sintesi del polimero, lottenimento di una catena con configurazione regolare. Solo se il polimero presenta una stereoregolarit si ha la cristallizzazione. Se il polimero atattico solidificher solo come amorfo.

Silvia Barella

Condizioni per la cristallizzazione

45

1. Monomeri identici lungo la catena (regolarit costituzione) 2. Stereoregolarit del polimero (regolarit configurazione) 3. Mancanza di ramificazione nella catena principale

Silvia Barella

Temperature caratteristiche : polimeri semicristallini

46

I polimeri semicrisallini hanno anche una temperatura di fusione ben definita (come i metalli) vs

2 1 Tg Tm T

Silvia Barella

47

PROPRIET MECCANICHE CONSIDERAZIONI GENERALI


Silvia Barella

Modulo elastico - temperatura

48

La variazione di mobilit delle catene polimeriche con la temperatura si traduce in una dipendenza del modulo elastico (E) dalla temperatura

(Evetro ,Egomma) 103

Per T Tg+ 100C, E non si parla pi di rigidit del materiale (il materiale pu essere considerato un fluido).
Silvia Barella

Effetto del PM

49

La temperatura alla quale il materiale fluidifica (Tfluidificazione) aumenta allaumentare della lunghezza delle catene (peso molecolare). Il peso molecolare, infatti, influisce sulla possibilit di formazione e sulla stabilit termica di punti di reticolazione fisica, associati ad agganciamenti tra le catene, detti entanglements.

Silvia Barella

Effetto della reticolazione

50

Il grado di reticolazione di un polimero reticolato pu essere correlato con la densit numerica dei legami intermolecolari (numero di punti di reticolazione per unit di volume). Un aumento del grado di reticolazione comporta un aumento del modulo elastico del materiale nel campo di temperature superiori alla temperatura di transizione vetrosa, in relazione ad una diminuzione di libert di movimento a lungo raggio delle catene polimeriche Per T<Tg E non influenzato dal grado di reticolazione.

Anche Tg non paricolarmente influenzata dal grado di reticolazione (moderato aumento)


Silvia Barella

Effetto della cristallinit

51

Il modulo dei materiali semicristallini a temperatura ambiente risulta diverso a seconda che sia Tamb< Tg< Tm o Tg< Tamb< Tm.

E(GPa)

109

Vetro + cristallo

Gomma + cristallo Fluido

Se T < Tg, E ha valori dellordine del GPa

106 Tg Tm

Se T > Tm, E non pi misurabile

Se Tm< T < Tg, E sar compreso tra quello di un vetro + cristallo e quello di una gomma, in funzione della percentuale di cristallinit presente nel materiale
Silvia Barella

Effetto della cristallinit

52

E
Grado di cristallinit

amorfo

Tg

Tm

Silvia Barella

Propriet meccaniche

53

A B

A polimero fragile B polimeroplastico C elastomero


Silvia Barella

Propriet meccaniche

54

Snervamento = Innesco di un meccanismo di deformazione plastica (permanente) rappresentativo di un cedimento che avviene nel materiale sollecitato prima di giungere a frattura (come nei metalli). Nei materiali polimerici lo snervamento pu essere per: crazing (microcavitazione) scorrimento

Silvia Barella

Propriet meccaniche

55

Fessurazioni o crazes

Non vere e proprie cricche: non completa la separazione tra le superfici della fessura per la presenza di fibrille, costituite da catene orientate

Silvia Barella

Propriet meccaniche

56

Lo snervamento per scorrimento, in un provino sottoposto a trazione, d luogo a strizione.


Silvia Barella

Snervamento per scorrimento

57

Zona elastica Strain softening


Silvia Barella

Strain hardening

58

POLIMERI AMORFI

Silvia Barella

Propriet meccaniche polimeri amorfi

59

T << Tg (stato vetroso) si osserva un comportamento fragile, associato ad uno snervamento per crazing: modulo elastico e sforzo di rottura elevati, deformazione a rottura modesta caratterizzano la curva di carico.

Silvia Barella

Propriet meccaniche - polimeri amorfi

60

T < Tg (snerva per scorrimento) ho max e r ; deformazioni a rottura non ho comportamento fragile del materiale. In questo intervallo di temperatura, il materiale non pu essere impiegato per applicazioni strutturali in quanto la sua risposta meccanica fortemente variabile

Silvia Barella

Propriet meccaniche - polimeri amorfi

61

T> Tg: modulo elastico basso e deformazioni a rottura ancora pi elevate (bassi Rm)

Silvia Barella

Meccanica dei polimeri

62

T << Tg Se, prima di arrivare a rottura, si rimuove il carico applicato (scarico), nel caso di materiale amorfo vetroso il recupero della deformazione sar totale. Tg il materiale mostrer un recupero soltanto parziale T > Tg per un polimero amorfo gommoso il recupero della deformazione sar completo solo nel caso di polimero reticolato
Silvia Barella

Temperature di utilizzo polimeri termoplastici

63

= Tg 20C

Per T>Tg, i polimeri termoplastici possono essere utilizzati solo in applicazioni non strutturali non mantengono la propria forma sotto lapplicazione di un carico (comportamento plastico o fluido).
Silvia Barella

Temperature di utilizzo polimeri termoindurenti


Tmax = Tg -20C Tmin = dipende dallinfragilimento del materiale

64

Tmax = Tg + 20C Tmin = dipende dalla degradazione termica del materiale


Silvia Barella

PVC: Polivinilcloruro

65

Uno dei polimeri pi prodotti. Vantaggi: 1.Costo 2.Buona resistenza chimica e buona resistenza alla fiamma (polimero intrinsecamente ignifugo) Svantaggi: 1.resistenza termica (difficolt nella lavorazione) 2.resistenza ai raggi ultravioletti (per esposizione prolungata ai raggi solari tende ad ingiallire).

Silvia Barella

PVC

66

In commercio sono presenti due tipi principali: 1.PVC non plastificato (u-PVC); 2.PVC plastificato. Il PVC non plastificato un polimero amorfo vetroso a temperatura ambiente (Tg = 80C). La temperatura di transizione secondaria relativamente alta (T, = -30C) limita inferiormente il suo campo di utilizzo in applicazioni strutturali, risultando il u-PVC eccessivamente fragile al di sotto di questa temperatura.

Silvia Barella

PVC

67

Il PVC plastificato si ottiene per aggiunta al PVC di sostanze a basso peso molecolare progressiva riduzione della temperatura di transizione vetrosa del polimero. Il PVC a temperatura ambiente un materiale amorfo vetroso (E 1 GPa) in assenza di plastificante, mentre diventa un materiale gommoso (E 1 MPa) per aggiunta di circa il 50 % di plastificante

Silvia Barella

PVC: principali applicazioni

68

Silvia Barella

PS: Polistirene

69

E un polimero amorfo vetroso a temperatura ambiente (Tg = 100C), costo pari a circa 1,10 / kg Buona trasparenza, ma presenta una bassa resistenza al graffio e una scarsa resistenza agli agenti chimici. E un materiale fragile, snerva per crazing. Questo ne limita le applicazioni, che risultano essere prevalentemente per oggetti del tipo usa e getta. Pu essere tenacizzato con aggiunta di una seconda fase gommosa (HiPS: high-impact polystyrene). Usato per custodie CD, bicchierini, bic.
Silvia Barella

PMMA: Polimetilmetacrilato

70

E un materiale amorfo, vetroso (Tg = 105C), con costo di circa 2 / kg. E caratterizzato da unottima trasparenza e resistenza ai raggi UV, il che lo rende adatto come materiale sostitutivo del vetro anche in applicazioni in ambiente esterno. Applicazioni tipiche sono lampioni, lucernari, fanalini posteriori delle auto, vasche, lavabi e insegne luminose.

Silvia Barella

PMMA: Polimetilmetacrilato

71

Snerva per crazing a Tamb. La sua deformabilit a temperatura ambiente , comunque, superiore a quella del polistirene. La resistenza meccanica, tuttavia, pu diminuire notevolmente se il materiale entra in contatto con alcune sostanze (p. es. alcool, olio di silicone, ecc.).

Silvia Barella

PC: Policarbonato

72

Polimero amorfo, vetroso (Tg = 155C), ha un costo di circa 3,5 / kg. Ha una buona trasparenza e una buona resistenza alla fiamma, ma tende ad ingiallire se esposto ai raggi ultravioletti e possiede una modesta resistenza allabrasione. A temperatura ambiente snerva per scorrimento tenace. Tale tenacit diminuisce se: 1.La temperatura di utilizzo di molto inferiore alla Tamb (-20C) 2.Il componente presenta intagli e spessori elevati 3.Se si in presenza di particolari sostanze (benzine)
Silvia Barella

Gli elastomeri (o gomme)

73

Sono materiali polimerici con Tg<Tamb, caratterizzati da un comportamento elastico e da valori di modulo elastico a temperatura ambiente, dellordine del MPa. Il recupero della deformazione, dopo rimozione del carico applicato, totale e istantaneo. Questo tipo di comportamento pu essere ottenuto con due tipi di struttura chimica differente: 1.polimeri amorfi reticolati chimicamente; 2.copolimeri a blocchi non reticolati.

Silvia Barella

Gli elastomeri (o gomme)

74

La temperatura di transizione vetrosa limita inferiormente il campo di temperature di applicazione delle gomme: per temperature inferiori alla Tg, infatti, il materiale diventa progressivamente sempre pi rigido e riduce la sua deformazione a rottura. La temperatura di impiego invece limitata superiormente dalla degradazione termica del materiale.

Silvia Barella

Gli elastomeri (o gomme)

75

Uno dei pi comuni metodi di reticolazione il cosiddetto processo di vulcanizzazione delle gomme, utilizzato per la reticolazione di polimeri (cosiddetti insaturi), che contengono doppi legami nella catena molecolare, come ad esempio nel poli-isoprene (gomma naturale). La vulcanizzazione comporta il riscaldamento del polimero in presenza di Zolfo (S): si ha rottura dei doppi legami e formazione di ponti zolfo tra due distinte catene.

Silvia Barella

Gli pneumatici

76

Battistrada: SBR o polibutadiene

Carcassa/ Fiancata: gomma naturale o SBR


Silvia Barella

77

POLIMERI SEMICRISTALLINI

Silvia Barella

Propriet meccaniche polimeri semicristallini

78

A temperatura superiore alla temperatura di transizione vetrosa (Tg< T < Tm) il materiale ha comportamento tenace, con deformazioni elevate prima della rottura. La sua rigidit decade progressivamente allaumentare della temperatura, e poi diminuisce rapidamente alla Tm per linstaurarsi del comportamento fluido. A temperature inferiori alla Tg, il materiale e` rigido, con modulo elevato, snerva per crazing, mostrando cos un comportamento fragile
Silvia Barella

Temperature di utilizzo

79

La temperatura massima e` determinata dalla temperatura di fusione, Tm, (circa Tm-20C). La temperatura minima (Tmin) pari o inferiore alla Tg, relazionata alleccessivo infragilimento del materiale che un comportamento associato alle temperature di transizione secondarie.

Silvia Barella

PE: Polietilene

80

Costo relativamente basso, pari a circa 1 / kg. E caratterizzato da una temperatura di transizione vetrosa pari a circa 100C, una temperatura di fusione tra 110 e 135C ed una densit compresa tra 0.915 e 0.960 g/cm3. Caratteristiche: 1. Ottima resistenza agli agenti chimici 2. Comportamento tenace 3. sensibile alla degradazione per esposizione alla radiazione ultravioletta.
Silvia Barella

PE: Polietilene

81

In commercio esistono diversi tipi di polietilene, che differiscono tra loro per la linearit della catena o per il peso molecolare. Queste caratteristiche strutturali influiscono rispettivamente sul grado di cristallinit allo stato solido (direttamente proporzionale alla densit del materiale) e sulla viscosit allo stato fluido (inversamente proporzionale allindice di fluidit, MFI, definito come la quantit di polimero fuso che fuoriesce da un capillare in un tempo di 10minuti ad una certa temperatura e per una certa pressione applicata).

Silvia Barella

PE: Polietilene

82

Pi lineare la catena

Pi cristallizza Maggiore la densit


Maggiore il peso molecolare
Silvia Barella

Maggiore la viscosit allo stato fluido Minore lindice di fluidit

PE: Polietilene

83

I tipi di polietilene sono contraddistinti in base alla densit: 1. HDPE, polietilene ad alta densit: catena altamente lineare, allo stato solido si ha un polimero con alto grado di cristallinit (fino all80%). La Tm, pari a 135C; 2. LDPE, polietilene a bassa densit, catena ramificata, allo stato solido si ha un polimero con basso grado di cristallinit (non pi del 40%). Il polimero caratterizzato, nello stato fluido, da un elevato valore della viscosit. La Tm, pari a 110C; 3. MDPE, polietilene a media densit: caratterizzato da percentuali inferiori di catene ramificate rispetto al LDPE; 4. LLDPE, polietilene lineare a bassa densit: caratterizzato da catene con ramificazioni corte e numerose.
Silvia Barella

PP: Polipropilene

84

Costo relativamente basso, pari a circa 1 / kg. Tg = -10 C e Tm = 165 C. Ottima resistenza agli agenti chimici; Sensibile alla degradazione per esposizione alla radiazione ultravioletta. A temperatura ambiente presenta un comportamento tenace, ma si infragilisce alle basse temperature. La sua densit circa 0.90 g/cm3, comunque funzione del grado di cristallinit. Il grado di cristallinit pu essere variato controllando il grado di isotatticit della catena polimerica o la percentuale di comonomero (in genere etilene) con cui il monomero propilene viene copolimerizzato per abbassare la temperatura di infragilimento che normalmente di poco inferiore a 0C.
Silvia Barella

PP: Polipropilene uso

85

I principali settori applicativi del polipropilene sono: 1.auto (paraurti, plance, componenti sottocofano); 2.elettrodomestici (vasche per lavatrici nella versione rinforzata con fibre di vetro, accessori vari); 3.Imballaggio (film, vaschette, contenitori, bottiglie); 4.Fibre tessili (tappeti, tessuti per larredamento, tessuti biacheria).

Silvia Barella

POM: poliossimetilene

86

Costo pari a circa 2,60 / kg. Tg = -70 C, Tm = 175 C Buona resistenza ai solventi organici; Sensibile ad alcuni solventi inorganici; Sensibile alla degradazione per esposizione alla radiazione ultravioletta; Basso coefficiente dattrito; Buona resistenza allusura e allabrasione. poco igroscopico.

Silvia Barella

POM: poliossimetilene

87

Ha unelevato valore di modulo elastico a temperatura ambiente, in relazione allelevato grado di cristallinit, combinato con unelevata resistenza e tenacit.

Silvia Barella

POM: poliossimetilene

88

Settori applicativi delle resine acetaliche: 1.Automobilistico; 2.Elettrodomestici; 3.componenti meccanici in generale, che beneficiano delle ottime caratteristiche meccaniche e del basso coefficiente dattrito di queste resine.

Silvia Barella

PET: polietilentereftalato

89

Il PET (costo pari a circa 1,34 / kg) presenta una temperatura di transizione vetrosa intorno a 80 C ed una temperatura di fusione pari circa a 265 C. Materiale intrinsecamente fragile, cristallizza con difficolt, soprattutto se raffreddato velocemente. Impiegato prevalentemente per la produzione di fibre, film e bottiglie A parte queste applicazioni, che ne costituiscono di gran lunga gli impieghi principali, il PET utilizzato per la realizzazione di manufatti soltanto se rinforzato con fibre di vetro.
Silvia Barella

PTFE: polietetrafluoretilene

90

Tg = - 90 C; Tm = 330 C. Elevato valore di densit, compreso tra 2.1 e 2.3 g/cm3. Il suo costo di mercato significativamente elevato, pari a circa 12 / kg. 1. Ottima resistenza termica e chimica; 2. elevata resistenza agli agenti atmosferici; 3. ottime propriet elettriche (materiale isolante); 4. basso coefficiente dattrito (materiale antiaderente).
Silvia Barella

PTFE: polietetrafluoretilene

91

Le sue propriet meccaniche sono piuttosto modeste: a temperatura ambiente il modulo elastico non elevato e la resistenza meccanica piuttosto bassa il il materiale molto sensibile allusura.

Silvia Barella

Metodi di formatura per iniezione

92

Silvia Barella

Metodi di formatura per iniezione

93

Silvia Barella

Metodi di formatura per iniezione

94

Silvia Barella

Metodi di formatura per estrusione

95

Silvia Barella

Metodi di formatura - Stampaggio per soffiatura

96

Silvia Barella

Metodi di formatura - Termoformatura

97

A stampo negativo o stampaggio a vuoto, nel quale si fa aderire il semilavorato allo stampo per mezzo della creazione del vuoto all'interno della cavit

A stampo positivo, nel quale si fa aderire il semilavorato ad una forma convessa tramite la creazione del vuoto solo in opportuni punti dello stampo.

Silvia Barella

98

I MATERIALI COMPOSITI (a matrice polimerica)


Silvia Barella

I compositi

99

Silvia Barella

Fibre e matrice

100

Le fibre:
Sostengono i carichi Limitano le deformazioni Devono essere orientate nella direzione della sollecitazione principale

La matrice:
Permette luso strutturale (tiene insieme le fibre) Protegge le fibre dallambiente esterno D tenacit e resistenza a fatica

Silvia Barella

Matrice

101

Termoplastica (quelle viste) per le fibre corte

Termoindurente (poliesteri e resine epossidiche) per le fibre lunghe


Silvia Barella

Fibre

102

Possono essere di 3 tipi: Vetro (---) Carbonio (---) Aramidiche (---)

Silvia Barella

Fibre

103

Vetro Carbonio Aramidiche

E [GPa] 50 - 70 230 - 750 62 - 180

[g/cm3] 2.4 1.5 1.5

[%] 3-4 0.3 - 2 2-3

Silvia Barella

Fibre di vetro

104

Sono filate a caldo a partire da ossidi di silicio (con presenza di ossidi di boro e alluminio). Tipi di vetro: E elettrico (usi elettrici, non deve andare a contato con acqua C chimico (buona resistenza agli agenti chimici) S (buone propriet meccaniche) Sono isotrope e trasparenti, ma hanno indice di rifrazione diverso da quello della matrice il composito opaco (pu comunque essere colorato) Resistono a T elevate. Sono amorfe ma la Tg = 1000C

Silvia Barella

Fibre di carbonio

105

Le fibre di carbonio sono sottili filamenti composti di carbonio elementare con strutture che variano da quelle del carbonio amorfo a quelle della grafite cristallina. Queste fibre possiedono propriet chimiche e fisiche molto variabili a seconda del trattamento termico che subiscono. Sono nere e conducono bene lelettricit. I compositi con questi tipi di fibre possono arrivare ad avere un modulo elastico di 200 300 GPa

Silvia Barella

Fibre aramidiche

106

Le poliammidi aromatiche con contenuto di gruppi aromatici superiore all85% vengono indicate come aramidiche. Queste fibre vengono ottenute direttamente dal processo di polimerizzazione in quanto non possono essere fuse neanche a temperature superiori ai 400 C. Il polimero, infatti, degrada prima ancora di fondere. Esempio: Kevlar
Silvia Barella

Fibre aramidiche

107

Il modulo elastico del Kevlar 49 di 135 GPa e la resistenza a rottura di 3,6 GPa. La struttura altamente anisotropa: sono molto deboli nelle direzioni parallele allasse delle fibre ed adatte solo ad applicazioni dove siano presenti solo carichi di trazione. Resistono a T elevate. Sono gialle.

Silvia Barella