Sei sulla pagina 1di 3

2 AGOSTO 2013

(Opera, 6 luglio 2013)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha gi pronto il messaggio da inviare all'associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Non difficile immaginare cosa scriver perch sono 33 anni che i vertici politici ed istituzionali ribadiscono che, come per tutte le altre stragi, lo Stato non lascer nulla di intentato per giungere alla verit, ecc. ecc. In questo caso per una verit parziale esiste ed circoscritta alla responsabilit degli autori materiali del massacro Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini due dei quali hanno battuto ogni record, espiando la pena in soli 18 anni (Francesca Mambro) e in 20 anni (Valerio Fioravanti) mentre il terzo, Luigi Ciavardini, si gode la semi-libert. Non , per, una verit assoluta perch da anni la procura della Repubblica tiene aperto un fascicolo a carico di fantomatici ed ignoti terroristi palestinesi che avrebbero compiuto la strage per motivazioni ignote, per errore, per un incidente tecnico e cos via. Insomma, anche per l'eccidio del 2 agosto 1980 la verit c' ma non deve essere affermata con assoluta certezza per la volont di politici, magistrati, giornalisti, pseudo storici, preti. Mentre Valerio Fioravanti e Francesca Mambro si rosolano al sole estivo, in qualche amena spiaggia, immemori dei 95 morti che pesano sulle loro spalle, compiaciuti per la loro potenza politica e mediatica, il dibattito sulle responsabilit dei mandanti di qual massacro e sulle sue reali motivazioni prosegue. Non stata una strage fascista, perch quella del 2 agosto 1980 non ha un significato politico proprio, non stata fatta per destabilizzare per dare ai governanti di turno la possibilit di stabilizzare, non si proposta di creare crisi di governo n di colpire il Partito comunista elettoralmente avviato, dalle elezioni amministrative del maggio 1978, sulla via del tramonto. Non ha senso neanche la tentata strage di Milano del 30 luglio 1980, sulla quale le indagini sono state frettolosamente chiuse dalla magistratura milanese. Due stragi senza senso, quelle dell'estate 1980, e la sola certezza che i loro autori vanno individuati nel verminaio, umano e politico, dell'estrema destra romana e veneta. Con buona pace dell'attuale ministro degli esteri, Emma Bonino, Valerio Fioravanti e Fancesca Mambro hanno confessato la loro responsabilit nel momento in cui hanno chiesto perdono ai familiari delle vittime del massacro in modo da ottenere dal Tribunale di sorveglianza di Roma la liberazione condizionale. L'impegno profuso dai partiti politici di quasi tutti i partiti, di giornalisti, di magistrati, di preti per convincere gli italiani che i due ragazzini dei Nar erano vittime di un errore giudiziario o, addirittura, di una persecuzione giudiziaria delle toghe rosse di Bologna naufragato miseramente quando i due hanno implorato il perdono dei familiari delle vittime ed hanno ottenuto il beneficio della condizionale perch sicuramente ravveduti. Dinanzi alla confessione di fatto dei due massacratori, non ci sono stati mea culpa da parte di Emma Bonino e soci, mentre la procura della Repubblica di Bologna non ha chiuso il fascicolo a carico degli ignoti e quanto mai presunti autori della strage. Per quanti conoscono i meccanismi della comunicazione in Italia, appare evidente che a favore di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini c' stata una mobilitazione ordinata dall'alto, da quel potere politico che si sempre fatto puntualmente beffa dell'ansia di giustizia degli italiani e solo si mosso per proteggere colpevoli, da Pietro Valpreda ad Adriano Sofri fino, appunto, al trio Fioravanti-Mambro-Ciavardini. Se alla mobilitazione politico-mediatica che ha coinvolto perfino alcuni magistrati poi felicemente approdati ai vertici dell'amministrazione penitenziaria italiana, aggiungiamo il sostegno dato dal servizio segreto militare ai massacratori rei confessi, possiamo affermare che la strage di Bologna nasconde un segreto ignobile dello Stato e dei suoi alleati atlantici. Come quelle che l'hanno preceduta, la strage di Bologna del 2 agosto 1980 stata, quindi, una strage di Stato, non ideologicamente attribuibile ai fascisti. Non una tesi nuova, perch in molti hanno sempre considerato il massacro di Bologna come un diversivo per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dalla strage di Ustica. il servizio segreto militare che, nell'immediatezza dell'abbattimento del DC-9 Itavia ad Ustica, lancia il depistaggio insinuando che questo caduto per l'esplosione di una bomba a bordo, manco a dirlo portata da un fascista.

Ustica come strage fascista, magari involontaria; la mancata strage di Milano del 30 luglio 1980, naturalmente di marca fascista, quella di Bologna ovviamente fascista. Negli intendimenti dei manovratori occulti l'estate del 1980 doveva passare alla storia della Repubblica come quella delle stragi fasciste. Non andata cos. Oggi una verit condivisa da tutti che il Dc-9 Itavia stato abbattuto, ad Ustica, da un aereo militare, forse francese (le verit di Francesco Cossiga vanno prese con cautela) nel corso di una operazione segretissima di cui erano perfettamente a conoscenza i vertici politici (Francesco Cossiga) e militari italiani. Il massacro del 2 agosto 1980 ha visto la confessione di due degli esecutori materiali che rimangono fascisti e spontaneisti solo per certa stampa. Mentre, non valutata a sufficienza, emersa la certezza che gli ordinovisti veneti con i quali operavano Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, altri non erano che confidenti ed agenti operativi dei servizi segreti italiano, americano, israeliano, francese, ecc. Sullo sfondo della strage di Bologna del 2 agosto 1980, non si intravede, di conseguenza, l'ombra dell'ideologia fascista bens quella, concreta, di un mondo di spioni nazionali ed internazionali impegnati a proteggere i segreti dello Stato e della Nato. Si anche ricordato, in precedenza, che la strage di Bologna era gi stata tentata, con le medesime modalit, a Verona nel 1970, fallendo solo per un difetto tecnico. qui il caso di ricordare agli interessati immemori la mancata strage al Cantagallo, nel mese di giugno del 1973, dov'era stato contestato Giorgio Almirante. Non solo i mandanti erano i soliti ordinovisti veneti, ma quel tentativo di strage dimostra come sia estremamente facile compiere un massacro indiscriminato quando l'obiettivo un luogo pubblico, nel quale si pu penetrare senza dare nell'occhio e senza alcuna difficolt, come un autogrill e una stazione ferroviaria. Per compierlo, sufficiente un ordigno, una borsa e la volont di farlo, decidendo ed organizzando il tutto in poche ore. Per giungere alla verit, a volte, non necessario partire dall'inizio perch si pu pervenire ad essa cominciando dalla fine, ad esempio dalle ragioni reali che hanno indotto il servizio segreto militare a prodigarsi, anche con l'intervento di giornalisti sul proprio libro paga, ad aiutare Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, insieme a politici, magistrati e preti. Esclusa l'ansa di giustizia a favore di due innocenti che, poi, si sono apertamente dichiarati colpevoli, il prodigarsi a loro favore di personaggi della politica, della cultura e dell'impegno sociale, come scrive il Tribunale di sorveglianza di Roma, risponde ad una logica che deve essere spiegata e chiarita. Come la decisione del governo di Enrico Letta, degno nipote di Gianni Letta, di non impugnare la sentenza della Corte di appello di Palermo che dispone il risarcimento finanziario ai familiari delle vittime della strage di Ustica appare come un espediente per tacitare le coscienze e le polemiche, cos le incredibili protezioni offerte ai massacratori del 2 agosto 1980, a Bologna, sembrano rispondere ad una logica di necessit da parte dello Stato e del potere politico, quella di garantirsi il loro silenzio. E non per mero caso che, mentre l'inchiesta su Ustica si avviava al riconoscimento che il Dc-9 Itavia era stato abbattuto da un missile; mentre il processo per la strage di Bologna si avviava alla sua conclusione con l'affermazione della responsabilit penale di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, il sostituto procuratore veneziano Felice Casson, con la collaborazione di qualche magistrato della procura della Repubblica (in modo particolare Grazia Pradella), e dei suoi amici politici della sinistra italiana, tentava in tutti i modi, anche ai margini della legalit se non proprio apertamente illeciti, di bloccare l'inchista condotta dal giudice istruttore di Milano Guido Salvini sugli ordinovisti veneti per la stragi di piazza Fontana, di inquinare quella diretta dal giudice istruttore di Milano Antonio Lombradi, a carico degli stessi personaggi per la strage di via Fatebenefratelli per la strage del 17 maggio 1973, consapevole di poter condizionare in questo modo l'inchiesta di Brescia sulla strage del 28 maggio 1974 che vedeva come indiziati sempre i soliti ordinovisti veneti. Non una mera coincidenza che alle spalle dei massacratori di Bologna, presentati come due tenerissimi ragazzini dei Nar, ci sia sempre stato il gruppo editoriale L'espresso-Repubblica, lo stesso che da sempre si prodigato per creare l'immagine pubblica di Felice Casson presentato come l'intemerato giudice scopritore di tutto.

Chi si tanto preoccupato della collaborazione con i giudici milanesi, Salvini e Lombradi, di Carlo Digilio, il tecnico delle stragi, lo stesso che Valerio Fioravanti e Francesca Mambro avevano dichiarato che aveva incontrato a Padova, nel mattino del 2 agosto 1980, il loro socio Gilberto Cavallini? Fino a che punto si sarebbe spinta la collaborazione della spia Carlo Digilio con i magistrati milanesi? La paura stata tanta se tanto hanno fatto per screditarlo, e infine per riuscire, a causa di un ictus cerebrale, a farlo dichiarare demente-rincretinito, salvando in tal modo i suoi ex complici, assolti, per, solo per insufficienza di prove. Cos'era andato a fare Carlo Digilio a Padova, quel mattino del 2 agosto 1980? Non lo potr dire Carlo Digilio, morto nel 2005. Non lo diranno i due massacratori che, esaltati ed osannati, sono stati graziati di fatto e rimessi in libert per fine pena; tantomeno lo dir Gilberto Cavallini o qualche ordinovista veneto. La verit non si pu trovare nelle sole aule dei Tribunali, mentre i motivi per i quali la verit non pu ancora essere affermata sono ancora sotto gli occhi di tutti: Felice Casson oggi senatore del Partito democratico; Grazia Pradella continua ad opporsi alla richiesta di riaprire l'inchiesta sulla strage di piazza Fontana; il presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma, Giovanni Tamburino, direttore generale dell'associazione penitenziaria; Giorgio Santacroce che tanto credeva nella tesi della bomba che aveva fatto precipitare il Dc-9 Itavia ad Ustica primo presidente della Corte di Cassazione. Il 2 agosto 2013, a Bologna, sarebbe giusto ricordarsi anche di questi fatti e chiederne conto ai politici che si presenteranno in piazza per esprimere la loro solidariet. Per ottenere la verit, necessario rimuovere gli ostacoli che si frappongono. Non si mai fatto. Si pu iniziare a farlo dal 2 agosto 2013, dalla stazione ferroviaria di Bologna. Vincenzo Vinciguerra