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LE STORIE

DI

POLIBIO
DA M E G A L O P O L I
V O L G A R IZ Z A T E
SUL TE5TO GRECO DELLO SCHWEIG HAUSER E CORREDATE DI NOTE

DAL DOTTORE I. KOHEN


DA TRIESTE

TOMO PI II M O

MILANO
COI TIPI d e f r a t e l l i
so n zo g n o

1824.

INDICE
DELLE COSE CONTENUTE IN QUESTO TOMO.

D ella vita e degli scritti di P olibio. D elle edizioni e traduzioni di Polibio Volgarizzamento del primo libro Sommario del primo libro Note al primo libro Volgarizzamento del secondo libro Sommario del secondo libro Note al secondo libro T A V O L E IN RAM E.

Pag. n n n i n

i .8 37 145 15 1 3 9 3ao 3a5

Corvo di DuiUio. Pag. Carta generale della Grecia e sue isole. delT Italia e Sicilia, e costa <t A frica . Nota: Le tavole erano mancanti nello scan originale

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DELLA VITA E DEGLI SCRITTI


D I P O L IB IO .

ACQV* Polibio in M egalopoli, citt delC A rca d ia , n e ll olimpiade c x u y , o in sulV incominciare deir olimpiade c x i r , cio a dire fr a g li anni di Rom a 55o e 556 ( i) , regnando in Egitto Tolom eo, Epifane (a). Suo padre Licorta f u pretore degli A chei, e dopo Filopemene il pi valoroso capitano di quella nazione (3). N degener il figlio da. tanto genitore.

(1) Gerard Fottio ( d e Historio. Graecl*, e. i g ) fa un sottilissimo calcolo per provare che Polibio vide la luce pelr appunta nel quarto anno dellolimpiade c u r r i , o dir vo gliano n e lt anno di Roma 5 { 6. Ma lo Schweighduser chiaro dimostra oh" eg li, con una petizione di principio , pone a fon damento delia tua ipotesi d i che ne dovrebbe seguire. ( 2 ) Saida , che Lieo chiama il padre di Polibio , pretende esser questi nato, mentre che regnava Tolomeo Evergete , il q u a le , conforme rilevasi da Polibio stesso ( I . v , c . 34 e 55 confront. col I. 11, c. Cg ) mori nell'olimpiade c x x x ix , dunque parecchi anni aitanti la nascita del nostro autore. ( 3) Narra Giustino ( Epit. I. i m i , 0 . 1 ) che Fllopemene preso da' Messenii, ed avvelenato in carcere , chiese innanzi d i m o rire , se Licorta pretore degli A chei, ch egli riputava
P o lib io

} tomo 1.

a N ella sua prim a gioventh f u seguace d i Filopem ene, eh egli ebbe in somma venerazione , e le ceneri d e l quale port al sepolcro. P ria che giunto fo sse a lt et. che richiedea la legge p e lf ammissione a maestrali , cio avanti tre n i anni , f u insieme col padre destinato per ambasciadore a l re d'Egitto (4)> N ella guerra fr a . i Rom ani e P erseo, che fin colCesterminio del regno d i M acedonia , era egli dapprima col padre R avviso che g li A chei si stessero d i mezzo (5) ; ma avendo vinto il partito che favoriva i R om ani, venne eletto a generale della cavalleria A chea, che dovea andar in soccorso d i quelli (6), e mandalo ambasciadore a l console Quinto Marcio , il quale fa cea la guerra a Perseo ; ma rifiut questi gli o fferti a ju d , dicendo che non ne abbisognava. In appresso i fra telli 7 o lem ei ( Filometore ed Evergete l i ) che insieme re gnavan in Egitto , il domandarono agli A chei per co mandare la cavalleria ausiliario contr Antioco re d i
dopo di si il secondo nella scienza militare, era salvo ? come gli dissero di si t * adunque , rispose, non hanno gli Achei tutto perduto e spir. Diffalti non s tosto giunte in Mega lopoli la nuova della miseranda fine di queir eroe t che tutta la giovent prese le armi, e condotta da Licorta fece aspra vendetta degli uccisori di Filopemene, costringendoli a danti la morte, e facendo a Messeti ii riconoscere la sovranil degli Achei. Il corpo di Filopemene fu poi abbruciato, e con gran pompa recato in patria ( P. Plutarco in Filopem. p* 368 ). (4) Polibio 1. xxv, o. < j. (5) Id. xiviii', 3 e C. (6) Id. I. e.

* Siria (y). Dopo la disfatta d i Perseo , accusato con m ille de* pi illustri A chei cTaver parteggiato pe n e mici de' R om ani, f u insieme con essi chiamato a Ro m a , ed essendo gli altri stati distribuiti pelle citt < T Italia t ottenne egli dal pretore, a richiesta d i Sci pione e d i Fabio fig li d i Paolo E m ilio , il permesso d i restare nella capitale (8). Crebbe poscia la sua amicizia per Scipione Emiliano ( che soli dicioti anni avea quando il conobbe ) a ta le , che noi abbandon finch visse , ammaestrandolo nelle cose della guerra, e molte virtuose massime insinuandogli (9). Merc di siffatta protezione pot egli procacciare alla patria non piccioli vantaggi ( 1o), fr a i quali il pi segnalato f u V aver indotto il suo amico e discepolo ad inter cedere presso Catone pel ritorno degli A chei eh*erano sia ti suoi compagni d 'esilio , da mille oramai ridotti a soli trecento : favore che f u loro finalmente accor-

(7 ) Polibio I. i i v u i , c. lo | I. x x ix , 8 e seg. (8) td. 1 . xxxn, 9. Pausati, vii, 90. Il principio della loro mmicitia f u , secondochi narra Polibio ( L c. ) , la congiuntura

d"alcuni libri prestati, e di ragionamenti sopra quelli tenuti. (9 ) Raooonta Plutarco ( Vpophthegmat. Regnai, et Imperai., t. u , p. 1 9 9 ) che Scipione minore, osservando il precetto di Polibio, ingegnatasi di non lasciare il f o n , pria che si fosse in qualsivoglia modo renduto familiare ed amico alcuno quelli che aveano con lui parlato. (10) Coti impetr egli dal Senato che i Locri fissero sol levati dal ooncom r alla guerra di Spagna e di Dalmatia

( s u , 5 ).

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dato dopo diciassette a n n i, essendo sino a quel tempo riuscito vano ogni maneggio (n ). In queir occasione ritorn Polibio stesso in A chea , e confort i suoi compatrioti alla concordia ed al rispetto verso il po polo Romano ( i a). M a come prim a se ne allontan per seguir Scipione nelCimpresa d i Cartagine , rianimaronsi le antiche fa zio n i, e ogni cosa and sossopra. Laonde i R om ani, provocati da gravi o ffe se , mandarono M etello con un esercito in A c h e a , da cui f u rotto in battaglia il pretore Critolao , poscia v in viarono M um m io, il quale sconfitto eh ebbe il pre tore Dieo, entr in Corinto, la saccheggi ed arse ( 13). P olibio, dopo V eccidio d i Cartagine , vol nel P e loponneso, per riparare, ove possibil fo s s e , alC estrema ruina della patria; ma Corinto era gi ca duta ( 14)- Tuttavia ottenne egli da Mummio e da' dieci
Plutarco nel Catone maggiore p. 3 i . Pausati, v ili, Z1 ). Giustn. xxxiv, i , a. Polii, x i , 1 , g. Fabricio (Bibliotb. Graee., t. ili, p. 573 ) sostiene che Polibio fu presente alla distruzione di Corinto, ed appoggiasi al passo di Strabone ( v ili, p. 33 1 ) , ove addotte sono le pa role di Polibio , il quale narra di avere co* p nprii occhi ve duti i soldati Romani giuocar a dadi sulle nobili dipinture con quistate in quella citt. Ma cid prova soltanto eh' egli vi f u poco tempo dopo il suo eccidio. Che se prima vi fosse punto, non i improbabile, che impedita avrebbe si trista catastrofe: Anche il Valesio , nelle note al frammento relativo a quest fatto , porta opinione t che Polibio venne a Corinto dopo il suo incendio, e contraddice al Casaubono , il quale nel prospetto
( li) (ta) (13) (l{)

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eommissarii eh erano con lui per ordinare le cosa della Grecia , che rimesse fossero le statue d,'Arato e d i Filopem ene, ed in riconoscenza di cotesto bene ficio gli A chei rizzaron a lui una statua d i marmo (15). In ta l incontro diecT egli un saggio insigne d asti nenza. Imperciocch , essendogli stato offerto d vin citori di scegliersi f r a le suppellettili pi preziose, confiscate a rib elli, quelle che maggiormente gli ag gradissero, non solo non volle nulla accettare , ma esort eziandio g li altri Greci a non comperarne (i(>). Poich i eommissarii si furono partiti dall' A chea, Polibio , per ordine d i e ssi, visit le citt del Pelo ponneso -, giudic le loro contese , prescrisse loro leg gi (17), e govern gli affari per m odo, che tutti si riconobbero da lui sommamente beneficati, e a gara ogni maniera < T onori gli profusero (18). Fra questi meritano precipuamente d esser rammentate le statue che in varii luoghi gli eressero. Pausania (19)ne vide

cronologico mette la distruttone di Cartegine un anno avanti quella di Corinto : laddove secondo Pellejo Patenolo e Orosio omendae queste famose citt nello stesso anno ( G08 di Roma) furono diroccate. Lacchi rende vieppi inventim ile , che Poli bio ti trovane presente alla strage d e lt una e dell altra. (1 5) P olii, i l , 8. (16) Id. i l , 9. (19) Pausan. v ili, 3o. (18) P olii, i l , 10. (19) Pausan. y i h , 3o , 9 , 4 { , 48 .

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a M egalopoli (io ), presso Acace in A rcadia ( a i) , a M antinea, a P allanzio, a Tegea. Dopo questi avvenim enti, condusse a fin e la sua Storia universale, ohe da molto tempo avea preparata , fo rse anche incominciata (11). In qual epoca di sua vita e g f intraprendesse que' lunghi e perigliosi viaggi, d i cui egli stesso parla in varii luoghi della sua sto ria , e fa n n o eziandio menzione A p p ia n o , Plutarco , Am m iano, Marcellino e P linio , n o n abbastanza noto (a 3). Tuttavia non pare che innanzi d i conseguire la sua piena libert g li effettu a sse , loccft accadde t anno 6o4 d i Roma , cinquantesimo circa d i sua et. Checch ne s ia , certo egli , che percorse f A fric a ,
( l o ) Era sotto a questo scrtto, aver Polibio girata tutta la terra e tutti i m ari, essere stato socio < ?armi de' Romani, ed aver calmata Pira foro contro i Greci. (ai) Appiedi questo leggevasi, ohe sin dapprincipio la Grecie evitata avrebbe la sua sciagura, se ubbidito avesse in tutto a Polibio , e che dopo il suo fallo per lui solo ebbe salvezza. (a a ) Polib. l . u i . o . i , 5. (* 3) Se fosse pervenuta a noi quella parte della Storia P olibio, in cui, conforme rilevasi da Ateneo (I. vi, p. 193) i riferita la legazione di Scipione Emiliano in Grecia, Egitto ed A sia, affine di compor le liti insurte tra g li alleati del popolo Romano, noi potremmo sapere se il nostro storico si valse di cotal occasione per visitar quelle contrade, e per tal guisa stabilire il tempo di cotesti viaggi. Ma in difetto di que s t autorit non possiamo che avventurar qualche conghiettura. Se la mentovata legavone , siccome seguendo Cicerone (Ac cademie. 11, 2 ) stimano il Freinshemio e lo Sckweighuser ,

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la Spagna, la G allia e il mare che ne bagna le co tte sino alla Britannia con animo d rettificare g li
fu eteguita avanti il cantorato d Scipione, cio a dire avanti ? anno 6 1a < /< Roma, non i probabile che Polibio, occupato com egli era a ratte/tare gli affari della Grecia ne* primi anni dopo la dittruzione di Corinto , accompagnatte Scipione, quandanche Tullio ( l . c. ) non ci atticuratte che Panetio tolo allora teco lui fo tte. Ma te , conforme apparisce dal lib. vi, da republ. dello fletto Cicerone, un altro giro dell' Africano ebbe luogo fr a il tuo centorato e il fecondo contolato ( centorque fu e r it, et olierit legatut M gyptum etc. , delgere ilerum cot. abtent) * quindi fra il G 2 e 620 di R ., non i inveritimile che Polibio t abbia allora teguito. Se non che il Sicatonio e il Reicke, tlando alla relazione di Palerio Mattimo ( 1. iv, c. 3, 13 ) che dopo amendue i contolati mette la legazione anzidetta, tono d" avvito che un anno innanzi alla morte di Scipione nel G ii di R. eisa fo tte avvenuta. Ora, ettendo pelVindefessa di ligenza del dottiuimo montign. M ai, ohe tanti tetori delle clanica antichit gi tratte alla luce, ttata tcopfrta gran parte de libri politici di Cicerone, leggeti nel lib. 111, cap. 3 S come Scipione rammenta a Sp. Marameo, il quale mm meno che Metello , a detta di Giustino ( l x x x v i i i , 9 ), gli fu in quel viaggio compagno, come cota recente Metterti trovati irniente a Rodi : ( Rhodiorum , apud quot nuper fuim ut una ) donde chiaro che, fingendoti que' dialoghi tenuti t anno medetimo in cui mori Scipione, della tteu a legazione qui parlati, che da Palerio Massimo i ricordata , e che non poti etter anteriore all* anno di R. 623. Adunque lo itefio Cicerone attegna in tre diverti luoghi tre differenti epoche alla peregrinazione delV Africano , f una avanti il centorato , f altra dopo il medetimo , lu. terza dopo il tecondo contolato ; e te dalValtro canto

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errori degli antichi intorno a queste contrade; che visit i regni d e lt A s ia , e f u in Egitto allorquando vi regnava Tolemeo Fiscone ; che and sulle A lp i per chiarirsi del passaggio A nnibaie per queste mon tagne (a4)- Degnissimo d i memoria fr a gli altri il viaggio eh egli fec e lungo la costa occidentale delt A frica , per cui ebbe una flotta da Scipione che col guerreggiava, e nel quale to n i oltre si spinse, che confrontando la relazione che ne d Plinio (a5) colla geografica descrizione d i quelle p a rti, trasm es saci da Claudio Tolemeo (26), e sembra indubitato esser lui giunto sino al quinto grado di latitudine bo reale , ove sono i regni odierni d i A shantea e d i B enin sulla costa della Guinea, corrispondenti al paese de Perorsi e de' Farusii da amendue nominati. N e tt anno d Roma 610 , poich 1ebbe finita la sua storia , accompagn Scipione in Num anzia, ove cooper a lt assedio e a lt espugnazione di Numanzia. E s sendo nel 6a4 Scipione stato ucciso proditoriamente
il Pighio , non cui s accorda il cel. Mai, da un passo di Plu tarco (Apophibegm. Opp. t.11, p. 200 ) arguisce che tre volte Ju mandato Scipione dal Senato a decider le controversie dei S o d i t io non veggo perch col testi lodato critico accusar dettasi Tullio d un errore di memoria l v f egli la prima accenna di quelle mistioni. Che nelV ultima pertanto non fosse Polibio sembra manifesto dalla circostanza che Plutarco al luogo citato non parl se non se di Panezio. (24) P olii, n i, e . 4-B. ( a 5) li si, nat. t , i. (2C) frica, tav. i r , ediz. veneta del 1 5 11.

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dalla fa tto n e de Gracchi (*7) , Polibio, che non eredeasi pi sicuro a R om a, se ne ritorn in p a tria , ove visse ancora alcuni a n n i, e mor in et di ottantadue dalle conseguenze una caduta che fece da cavallo, venendo a casa dalla campagna (a8). Scrisse Polibio la storia de suoi tem pi in quaranta lib r i, e vi comprese lo spazio d i settantasei a n n i , cio a dire dal principio d e lt olimpiade c x l , sino a l fin e della c i m i , ossia d a lt incominciasnento della seconda guerra Punica sino alla distruzione di Co rinto (ag). D i cotesti libri i prim i cinque soli perven nero a noi intieri, de quali i due anteriori, d a ll au tore denominati preparazione, contengono un com pendio defa tti che precedettero pi prossimamente a quelli da lui narrati d i proposito, e sono , la prim a guerra P unica, la sollevazione degli A fricani contra i Cartaginesi, le guerre deRomani nella G allia Ci salpina e nelC lllir ia , e la guerra degli A chei e di Antigono re di Macedonia con Cleomene re d i Sparta.
(29) Bella morte di Scipione Emiliano leggasi Cicer. Or. pr Milone v ii , Fellejo Patere, lib. 11, dur. V itt. de vir. ili. LYiu, Appian. A lett. de ball. civ. Roman, lib. 1. (28) Luciano, de Macrobii*. (29) N el? introduzione alla sua ' Storia dice Polibio, che i

Romani in 53 anni compierono il conquisto del mondo allora conosciuto. Ora corrispondendo V olimpiade c x l a lt anno di R. 533 , il mentovato cor.quitto fu fn ito ? anno 586 , in cui fu debellato Perseo. 1 rimanenti 23 anni consumatomi, parte nella pace , parte nella guerra Celtiberica, nell ultima Punica, e neWAcaica , che riusc fatale a Corinto e alla libert de Greci.

IO Ci che degli altri libri rimane dovuto a lt impe radure Costantino Porfirogenete, il quale nel secolo X form un corpo d i Pandette politiche dagli estratti d i parecchi storici antichi d i prima classe, fr a cui P oli bio g li fo rn la pi abbondevole materia. 1 prim i libri compiuti dovati furono alle lettere intorno alla met del secolo x r da Nicol r , Pontefice grandemente benemerito degli studii greci e latini pe* m olti codici manoscritti ch'egli fec e ricercar dappertutto con ogni diligenza, ed inUodutse nel Faticano. 1 pi ragguar devoli fram m enti de' libri successivi scoperti furono in tre diverse epoche de* secoli x r i e x r ii. Dequali ci proponghiamo d i dare pi esatta contezza, quando parleremo de lavori di que dotti che rendettero P o libio d i pubblica ragione. A ltr i avanzi d i minor cont somministrarono a parecchi raccoglitori g li antichi che V han citato, e singolarmente il grammatico Suida (3o ), il quale sembra averlo posseduto ancor in tiero.
( 3o) Fior Suida nella seconda met del secolo undecima sotto t imperudore Alessio Comneno i , adunque oltre m se colo dopo Costantino Porfirogenete, il quale mor nel g 5g. E i si pare eziandio che tutta t opera di Polibio fosse presente al Cesare Briennio , quando nella prima met del secolo duode cimo scrisse la storia degf imperadori sino a* suoi tempi, con forme stima il Possiti suo editore nelle note a p. >44* Ma da quindi innanzi non hawi pi traccia dell' open intiero. Chi sa, se il lavoro eseguito per comando del Porfirogenete, contenendo uno spoglio delle cose pi interessanti che si supposero comprese in Polibio, offerto non abbia a* copiatori un grande risparmi*.

II

Oltre alla storio universale compose Polibio la storia della guerra Num antina (3 i), la vita di Filo pemene in tre libri (3a), commentarti di tattica < 33), e un opuscolo delF abitazione sotto f Equatore (34). M a tutte queste opere sono perdute. Era Polibio tenuto presso P antichit in conto d i storico sommamente autorevole , siccome ne f a fe d a il giudizio che d i lui d Cicerone (35) , e ci che ne scrive Tito Livio (36), il quale trasport nel latino, quasi a parola a parola do libri suoi in tieri , e Stra*
di fatica , e per tal guisa denudate le et future di tante perle della sua stona? (3 i; Cieer. Epiat. ad familiari I. > p. 121 (3 i) Polib. I. , (33) Polib. I. u , o. s o ; Arrian. io tactio. nel principioi
in taetitf. cap. l , 3 , i g. ( 3 {) Gemina, Eleni. Ailron. o. i 3, io Fatava Uranologie t. ili , p. 5i e seg. ( 35) D* olT. n i j 3a u Polybiut auctor bonus in primis. > De re pnbl. u , i { u Sequamur en'um Polybium nottnm ( i Scipione che parla ) <pto nemo fu it in exquirends temporibus

diligentior . Grand1elogio in vero , e tanto maggiora , qua* toeh di avvenimenti col si tratta , che appartengono alla Sto* ria Romana. I l pereki qualunque volta nell? indicazione ielle epoche noi rinverremo Polibio in contraddizione cogli altri sio ric i, senza esitazione a lui ei appiglieremo. ( 36) L . s i c , {5 <t Polybiut kaudquoquam tpemtndus ca cto r L . u x m , io * Polybium secuti sumus, non inoer* lam auctorem , quum omnium Romanarum rerum, tum prmcipue in Gtaeia geitarum . Le quali espressioni di autor non iapragerole, aotor non incerto indussero alcuni a credere chi t i v

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bone (37), c G ioseffo (38) e Plutarco (39). E d i/fa tti, oltrech egli era insigne capitano , ed avea con glo ria militato in Grecia avanti la sciagura della sua p a tria , e co Rom ani in Jspagna e in A fr ic a , filo sofo e politico di vaglia il manifestano i suoi scritti, ripieni de piti sublim i precetti di condotta morale e civile. N elle descrizioni poi delle operazioni d i guerra egli f u giudicato tanto eccellente, che i suoi libri stu diar onsi da pi fa m o si capitani, e che M . Bruto stesso , sebben era schizzinoso a tede, che perfin nello stile di Cicerone trovava materia da criticare , il ri dusse a compendio , sccondoch narra Plutarco nella vita di lui. M a ci che sovra ogni altra cosa il qualifica sto rico d i prim a sfera si la sua scrupolosit nel ri fe rir i fa tti conformemente al vero , inaccessibile mo strandosi a lt odio e a lt adulazione , non meno che alla smania d imporre a creduli colV insolito e col
fra i mediocri V annoverasse. Ma il Cataubono c o lf autorit di molti testi dimostr ad evidenza, che coletto modo negativo di esprimersi ere assai familiare agli antichi per significare t ec cellenza cf una cosa 0 duno persona. Quindi io forte stupisco, come il dottissimo Tiraboschi ( Stor. della Letterat. ItaL t. i , p . 272 ) si accosti a lt opinione di coloro che tacciano Lino ingratitudine verso Polibio, e che al certo non conobbero il valore delle fra si Liviane , a cui appoggian il loro sentimento. (S")) Lib. ix , p. 422 il chiama t , uomo di grande autorit, ed il cita in diversi luoghi della sua opera.
( 38) Cootra Apion. 1 . 11. (3 9) Reipnb. gereod. priecepta p. 81

i3
maraviglioso (4o) : diftti pur troppo comuni a l volga degli storici, e eh egli censur in parecchi, che toc carono g li argomenti da lui tra tta ti, siccome furono Tim eo, F ilino, Fabio pittore, Filarco , Chereo, So sila e altri. A ci aggiungansi le esatte cognizioni geo grafiche eh egli procacciassi, non gi per via della lettura o delle altrui relazioni, ma recandosi, con fo rm e abbiam accennato d i sopra, a' luoghi medesi m i , senza esser ributtato da stenti e da perigli. Delle quali cognizioni un saggio insigne ci d ie d e , pochi anni sono, un General Inglese, il quale (40 seguendo le orme segnate da P olibio, scopri la strada su cui A nnibaie pass le A lp i, onde lo stesso T . Livio (4?) non avea se non se idee fa ls e e confuse , siccome a suo luogo sar da" noi dimostrato. A tante eminenti doti univa Polibio il possesso della lingua latina } merc della quale egli pot nella composizione della sua storia servirsi de libri censu a li, e degli altri monumenti che serbavansi nel Campidoglio , d i cui g li fu cortese Scipione, oltre alle notizie verbali eh' egli ebbe da Lelio intimo amico deir A fricano.
(io ) Invano cercasi nella sua opera menzione di prodigio , di cui piene sono le storie degli antichi. Di che ha voluto filino ( in Augnilo ) scusarlo , dicendo ch egli non li conside-, rava appartenenti alla storia. (1) Biblioth. onivertelle octobre 1820, p. i 4 8 , litterature. Di questo viaggio daremo un ragguaglio precso nelle note al terzo litro , ov i descritto il mentovato passaggio Annibaie. ({2) L . x ii , 3 2 , 38.

4 A malgrado d i pregi cotanto segnalati non man corono a Polibio detrattori. Fra gli antichi Dionigi t A licam asso (43) g li appone poca cura dello s tile , e una viziosa collocazione delle parole , per m odo, eh egli pronunzia , non potersi tollerar sino alla fin e la lettura della sua storia. M a un filosofo che non lasci mai t ombra delle scuole , e non f u occupato in alcun impiego civile o m ilitare , m al poteva gi * dicar del merito d i chi a dottrina non comune con giunse pratica s grande delle materie d i cui prese a scrivere. E gi non g li bast / animo d i prose giure la sua storia R om ana, ove Polibio / incomin cia (44) t -temendo, per quanto io credo, il confronto con un rivale di gran lunga a lu i superiore. V ' ebbe eziandio certo S v ilia te , matematico musico da Ca riando citt della Caria, il quale, a delta d i Suiday scrisse una confutazione della storia d i Polibio (45). Fra i moderni Sebastiano Moccio in un libercolo la tino , intitolato Giudizio degli storici, per poca cosa
(43) De verbor. compoait. 0. 4 (4) Gli undici libri di Antichit Romane, che di Dionigi ci

m ungono, non giungono che a lt anno di R. 3 1a ; tua i libri perduti finivano, per quanto raccogliesi daframmenti superstiti, colla guerra di Pirro intorno all'anno 4 ; 3 , un anno prima che la legione Romana, condotta da Decio Campano, l ' impa dronisse di Regio per tradimento, dal qual avvenimento Polibio incomincia la sua preparazione. (45) Questo libro i intitolato w ptt r ii UtXfir irrtf/m r. I l Fabrici* ( op. cit. p. 9 0 1 ) stima che possa costui aver scritta un* open emula di quella di Polibio, tiecone le

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tenuta d a l T ira b o sch i ( 46 ), taccia P o lib io d i v a n it , p a r aver eg li tanto sovente p a rla to d i s stesso . I n d egnissim o rim provero che n o n m e n ta confuta zion e. A l t r i bia sim a n o le lun g h e e fr e q u e n ti sue d ig ressio n i, le q u a li p erta n to sono ben lo n ta n e d a ll' esser super f l u e , ag girandosi sem pre sovra u tili o g g e tti, siccom e sono p e rfezio n a m en ti d i m acchine i d? istitu zio n i m i lita r i , co n fro n ti d e 'v a rii sistem i d i guerreggiare p resso le d iverse n a z io n i, origine d e lle repubbliche e loro m o d i d i g o v e rn a rsi, p recetti re la tiv i a l t arte d i scri vere la s to r ia , a vvertim en ti p o litic i e m o ra li . A l tr i scorge in lu i una soverchia p red ilezio n e p e r il p o po lo che soffliog la su a p a tria . M a n o i verrem o s Amazoni chiamate tono da Omero , perch feconda lo Scoliatte gareggiavano in forza cogli nomini. Ma , con tuona licenza del dotlittimo Alemanno e del Greco Scoliaste , potrebbe anche darti che queir mthmn/fmi significasse avreru r o degli nomini, conforme tpiega l' Etichio siffatta parola, e che iih y p a f* esprimeste opposizione, derivato da i t h y f i che giutta lo ttetto grammatico denota fa r opposizione al reo. Oltrech te la fattura di Scillace fo tte ttata emula della storia Polibio, ben altro rumore te ne tarebbe me nalo pel mondo. Non pertanto da confonderti quetto Scillace con altro da Cariando pure , ma molto anteriore a Polibio , che fu celebre geografo , e visse tolto Dario Itlatpe , per or dine del quale egli fece e deferisse parecchi viaggi. Di cottai fa menzione Strabone ( xii , p. 5G6 . u n , 683 ) e Aristotile, molti altri il rammentano con lode. Pretendeti ch'egli abbia lasciato il Periplut wiffwXtus (giro per mare) ch i nato coni* mentalo dal Fottio. (46) Op. c. t. t u , p. 1021.

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servando nel corso d eir opera , corri egli non lasci d i rimproverar acerbamente a' Romani i loro d ife tti, e ben chiaro apparir , com e , mosso da caldo amore del suo paese egli scrisse la sua S to ria , affatican dosi di fa r conoscere a. G reci, quanto era vana ora m ai e perniciosa ogni resistenza fa tta a R o m a n i, i quali pi che dalla fortuna erari dal valore condotti a quell apice di forza che ogni ostacolo abbatteva. Che se dalC altro canto egli loda i Rom ani a cielo , 0 si mostra d i loro sviscerato , da riflettersi p ri mieramente , che d i grandi beneficenze V avean col malo , 0 che per intercessione d i lui beneficaron ezian dio i suoi concittadini ; poscia che se in Roma fior giammai ogni maniera di pubbliche e domestiche virtii , ci accadde pelC appunto a tem pi che il nostro autore scelse ad argomento ilei suo lavoro (47).
({7) I l dispreizo delle ricchezze e V inflessibile rigore che vegliava sui costumi, eran il prezioso patrimonio , cui i Ro mani tutta dovettero la loro grandezza. Senza rammentare i pi antichi esempli della gloriosa povert <f un Curio, <f un Cin cinnato , < T un Pullicola in tempi di troppo rozza semplicit , baster qui accennare , come i pi grandi Capitani della culla et , su cui aggirasi la storia di Polibio, Scipione Emiliano sterminatore di Cartagine e di Numanzia , e L . Mummio di struttore di Corinto , nulla appropriaronsi delle immense dovi zie , onde quelle citt ridondavano, e che il prim o, poich ebbe vissuto senza fasto , lasci morendo sole ventidue libbre <f argento e due libbre e mezzo doro ( F . Aur. V itt. de vir. ili. 58 e 60 ). Ma lo stesso Scipione , vittima dell ambi zione de Gracchi, rec seco alla tomba la virt e la felicit

. 17 Continuarono la storia di Polibio , Posidonio da O lbiopoli, so fista , in 5 a lib ri, e Strabono Am aseo, lo stesso d i cui abbiamo Vopera geografica, in 4% li bri ( V . Suida alT artic. P o lib io , e Strab. Geogr. I. x i , p. 5 i 5 ).
de' suoi concittadini. Imperciocch come prima l avidit del do minio , tolto il mtntito aspetto di popolarit, tparte fra la p le b e , il veleno del?avarizia e depiaceri, f u aperta la via a tutte le sette che lacerarono successivamente le viscere della re pubblica, e donde altro scampo non v ebbe che in braccio alla Monarchia,

P o lib io j

tomo

I.

i8 DELLE EDIZIONI E TRADUZIONI


DI P O L I B I O .

1 prim i cinque libri della storia Polibiana voltati fu rono in latino da Nicol P erotti, Arcivescovo S i pontino (i) , per ordine del Sommo Pontefice N ico l y . Era il Perotti elegantissimo scrittore latino , a tale che i suoi nem ici, per iscreditarlo, spacciarono la sua versione per antica, e da lui interpellata ; dappoich, conforme dice Paolo Giovio nell' elogio del medesimo } mentrech Tucidide , Diodoro , P lu tarco ed A ppiano erano stati tradotti con nobilissima gara < E alti ingegni, il Perotti tutti gli avanz in f e delt , dolcezza e purit della romana fa vella . M a per quanto sia vero che la latinit d i cotesto autore emulava quella de buoni secoli d i Roma , fa ls o che la sua traduzione d i Polibio fosse fe d e le , avendo egli espresse in quella molte cose che non vi sono , e altre , per non comprenderle, al tutto sorpassate f siccome , distesamente dimostra il Casaubono (a).
(1) Cio di Manfredonia che pria chiamatati Siponto. ( P. Ci. Pillani Storie Fiorentine, lib. v , c. 46 ) D el retto era il Peroni nativo di Sauoferrato nella Marca dAncona. (2) De prioribai Polybii intcrpretibai, ecc. Discorso pre metto alla tua edizione.

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Laonde io credo, che il G iovio, scrittore il cui n primario fin e (sono parole del Tiraboschi (3) ) non era altro che quello arricchire co suoi studii, e d i ot tener prem ii e ricompense da quelli chegli lodava, e d i anteporre perci, ove gli tornasse in acconcio, C adulazione alla verit . . . . g li elogi del quale sono talvolta satire anzich elogi io credo , dissi, che il Giovio qui pure per qualche poco lodevole ri spetto , abbia encomiato il Sipontino oltre il giusto. Sebbene non posso menar buona a l critico francese F osservazione che a que tem pi riess un italiano co nosceva il greco meglio del P ero tti, e pochi a l pari d i lu i ; giacch qual paese , in queir epoca appunto , accolse tanti dotti G reci, fu g g iti dalla patria lorp soggiogata , quanti f Ita lia , e dove coltivavansi al lora le lettere greche con maggior fervore ? Che se il Sipontino non f u fr a gl Italiani del quattrocento U pi consumato ellenista (4) , il furono bene un M arsilio Ficino , un Poliziano, un F a lla , un N egri, i quali, parte con somma lode fecero latine parecchie f r a le pi insigni scritture della G recia, parte occu parono cattedre d i Greca letteratura a gara cogli stessi maestri di quella nazione , parte pubblicaron in quella
( 3) Op. cit. t. v ii , p. 877 - 8Bi. ({ ) Apostolo Zeno, a dir vero ( V. Tirobosohi l. e .) cita vna lettera di Francesco Filelfo al P e n iti, nella quale il loda delle profonde cognizioni che avea del Greco. Ma non meno che il Giovio era il Filelfo liberale di lodi, singolarmente ove sperava che gliene fosse per ridondar qualche vantaggio.

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dotta lingua proprii componimenti applaudidssim i (5). Questa prim a traduzione d i Polibio f u pubblicata a Roma nel 147^ j poscia a Brescia nel i 488. N el i 5ao vide essa la luce in Agenovia insieme col testo greco per opera di Vincenzo Obsopeo il quale vi aggiunse ima prefazione , e consult un codice mano scritto mandatogli dalC E tzelio, avvocato, per quanto credesiy Norimbergese, donde trasse alcune nuove le zioni. N e l i 536 Lazzaro B a if , ambasciadore del re di Francia presso la repubblica d i V enezia, inser nella sua opera de re navali veterum un fram m ento del libro x v i , da lui trovato nella Biblioteca M ar ciana , che contiene la battaglia navale di Filippo ctn A italo e co'R odii nelle acque d i Scio. Una parte ragguardevole del libro sesto , che tratta della m ilizia R om ana, usc a Basilea nel i 53y colF interpretazione latina d i G ianni Lascari. A ltr i due fram m enti dello stesso lib ro , ove ragionasi delle va rie form e de governi, e della eccellenza del governo R om ano , volt in latino Pompilio A m aseo} e diede
( 5) La traduzione latina , che di Platone fece M anilio Ficino, e quelle <f Erodoto e di Tucidide pubblicate dal fa lla sono le migliori che abbiamo de mentovati autori. Il Polivano insegn lettere greche a Firenze con maggior applauso dello stesso Greco Calcondila, e compose un libro < T epigrammi greci, che hanno tutta la dolcezza de versi d Anacreonte. fi Negri fu in Milano prescelto alla cattedra di ledere greche concorrenza di Basilio Calcondila fg lio di Demetrio.

ai fu o r i a Bologna nel 1544- U Casaubono , mentre che f a plauso alla purezza T ulliana della sua dicitura , il riprende d i gravi omissioni , e non molta cogni zione nel Greco gli attribuisce (6). Un codice venuto da Corfh ed acquistato da Diego H urtado M endosa , ambasciadore d i Carlo r a l Pontefice Paolo / / / , fo r n i a lt A rlenio i fram m enti d e dodici lib ri, che nell edizione Ervagiana compar vero a Basilea nel i 549 ' anno innanzi avea gi Sisto Betulejo , rettore e bibliotecario delC Universit A u g u sta n a , confrontato t esemplare Corcir se con un altro che trovavasi nella sua custodia, sebbene , a sua propria confessione, inferiore a quello , a W olfango Muscolo s i valse d i cotal confronto nella traduzione latina eh esegu de mentovati fram m enti. F ra i prim i traduttori d i Polibio da riporsi in qualche modo Lionardo A retino , il quale, in sup plimento della feconda Decade d i T . L iv io , compose latinamente due libri della prim a guerra Punica t della sollevazione de popoli < A fric a contra i Car(G) N i il- Reithe r lo Sckweighater fanno menzione di tfuetto traduttore , e T Argelati ( BiblioU degli Volgari*tori , M ilano, Agnelli i 567- t. m ( p. 2 8 0 ) dubita perfino te la tua venione fo tte volgare 0 latina, i l V illa pertanto nelle ad dizioni e correzioni alla mentovata Opera ( t. r , p. 654 ) af ferm a ettere la medetima latina, e dice che Pompilio tcritse un commentario in lingua italiana, con cui illuttrd quetti fram m enti, il quale per altro non era dato alle ttampe. Da qua' codici il Laicari e V Amaseo traeuero que' p e tti nm ho potuto rinvenire.

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taginesi, tolti quasi d i peso da Polibio. Furon essi stam pati in A ugusta nel i 53j. Fulvio O rsini, uno de' pi ingegnosi e diligenti spositori della classica antichit , e c h e , quanto alla pratica d i codici m anoscritti, ebbe pochi suoi pari , da un codice che inviato g li avea A ntonio A gostino, Arcivescovo d i Tarragona, trasse le am bascerie, e felicem ente, sebbene talvolta con soverchio ardire , ne corresse il testo , e con giudiziosi commenti illustrollo. Usc quest' opera con molta magnificenza in A nversa nel i 58a da' torchii del Plautino , unitamente a nuovi fram m enti d i Polibio e t? altri G reci, corredati d note dallo stesso Fulvio. da m aravigliarsi che il Casaubono f r a le edizioni Polibiane anteriori alla sua non parli punto d i questa : locch egli tanto metto dovea fa r e , quantoch in moltissime sue conghiettui e segu r opinione delV editor italiano. N on a dubitarsi, se la versione del P erotti e quella del Muscolo lasciassero molto a desiderare. I l Casaubono , da quel valente letterato eh1egli era , volt d i bel nuovo in latino il Polibio con molto maggior esattezza che non avean fa tto i suoi prede cessori. Non picciol vantaggio si procacci pella cor rezione de' fram m enti , che appai'tengono a libri suc cessivi agl' in tieri, dalF antichissimo codice U rbinate, passato poi nella V aticana, che contiene g li estratti de' prim i diciassette libri. M a pei prim i cinque non s i valse , come dovea, delV edizione principe delF Obsopeo, per cui era stato consultato un codice d i ben miglior conio, che non il regio Pai igino ed il B a-

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varco , da lui a tal uopo esam inati donde avvenne che parte conserv , parte emend a suo talenta g li errori dell' edizione d i Basilea. In fine pose i fr a m menti gi raccolti dall' Orsini , eh' egli neppur qui nominar vo lle, ed alcuni altri da s rinvenuti in veirii autori. Un eccellente prospetto cronologico chiude r opera. A vea il Casaubono con eruditissim i com m enti illustrato il testo Polibiano ; ma sopraffatto dalla morte non li condusse oltre il vigesimo capitolo del primo libro , e pochi ne aggiunse suo figlio M e rico , cavati dalle carte del padre. N on compariscon essi n e ir edizione d i Pai'igi del 1609, e fu rono col stam pali a parte nel r6 iy , poscia in A ugusta per cura del B oeder nel i 654Un codice manoscritto venuto da C ipro, e dal suo possessore denominato Peireseiaao , somministr ad Enrico Falesio un articolo d 1 estratti della raccolta Bizantina non per anche conosciuto , che portava in fro n te il ttolo ; De viiii e delle virt. V avea tra questi estratti molte cose d i P olibio, che il professore Parigino un e pubblic nel i 634 colla traduzione latina , e arricch d ottime annotazioni, aggiugnendo vi'u n a nuova collezione di fram m enti Polibiani. Giac. Gr nov io , ancor giovine , diede alla luce nel 1670 in Am sterdam il suo Polibio in tre volum i, copiando esattamente il Casaubono ( se s i eccettuino alcune rarissime correzioni fa tte a l testo greco e alla traduzione latina ) , unendovi g li estratti Vallesiani , le note del Casaubono , quelle d i Fulvio Orsini alle am bascerie , e le proprie, giovandosi ancora negli

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estratti antichi d un codice manoscritto d i Leida: M a non contento del suo lavoro, ne viaggi che poco appres so 'foce m olti utili materiali procurossi per una nuova edizione. A Londra trascrisse le note che il Casauborio tracciate avea d i sua mano nel margine <S un esemplare dell edizione E rvagiana, e le la io n i che il medesimo avea tratte dal codice Urbinate. A ppro priassi pur ( indice della Grecit d i Polibio , inco m inciato, per quanto sem bra, da Isacco Casaubono, e fin ito dal figlio Merico , cui aggiunse poscia un sup plemento d i vocaboli che si riferiscono agli estratti tfallesiani. A Parigi cav d a l codice regio , che serv gi a l C aiaubono, e che contiene i due prim i libri d i P o lib io , parecchie nuove lezio n i , e vi appose quelle che il Boedero trasse dal codice Augustano. Consult pure col il Valesio sovra alcuni testi cor rotti e d iffic ili, ed ebbe da lui parecchi fram m enti P olibiani tolti dal libro < Erone s u lt arte d i respin ger V assedio. A Firenze not le diverse lesioni d i tee o quattro codici m anoscritti, che racchiudono, parte i prim i cinque lib ri , parte i varii estratti. Ititornato a casa con questo tesoro, riprese tratto tratto lo studio d i P olibio, e fe c e un supplemento alle note gi da lui pubblicate. Accingevasi egli a render le sue fa tich e di pubblico diritto , quando pass d i que sta vita. M olti anni appresso il Rhunkenio rec tutto V apparecchio Gronoviano spettante a Polibio nella Biblioteca dell Universit d i Leida, e affidollo poscia allo Sclrweighauser che preparavati a confrontar di bel nuovo il nostro storico co codici antichi, e darlo

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fu o ri pi corretto che non era stato fa tto sino asuoi tempi. Una ristam pa delV edizione del Gronovio f u pro curata d al cel. Gio. Augusto E m e tti, il quale vi prem ise una erudita prefazione, ove leggonsi molte utili osservazioni intorno a Polibio. F i aggiunto un vocabolario Polibiano , in cui, a dir vero, emen dati sono m olti lu o g h i, ma introdotte eziandio non poche lezioni viziose. D el resto espresse egli il desi derio che qualche altro valente scrittore prendesse ad esaminar i codici antichi e a viemmaggiormente cor reggere e purgare il testo. A nim ato da siffatto invito lo Sckweighduser pro fessore Strasburghese , e ricco d e lt apparecchio G rnoviano , del quale, siccome dicem mo, g li era stata fa tta copia, mise mano alC opera, e con maraviglioso successo la condusse a fin e , traendo non solo par tito da tutte le pi insigni fatiche de' suoi anteces sori , ma ponendovi ancor egli medesimo lo studio pi indefesso coti procacciarsi mezzi del tutto nuovi , ed investigar ogni pi minuta cosa con critica sagace. Ebbe ricorso a pi preziosi codici esistenti nelle varie Biblioteche d i Francia, Germania ed Ita lia , f r a cui alcuni innanzi a lui non erano stati esam inati, sic come due codici regii P a rig in i, ed un Vaticano , il pi antico di quanti rim angono, e da loro trasse le lezioni sfuggite agli altri editori. Queste con quelle che la diligenza c C ingegno altrui aveano gi rac colte , distribu in due classi. L a prim a contiene le lezioni che hanno la maggior somiglianza col testo

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da lui adottato, e eh' egli colloc appi d i paginir. N elle altre comprese quelle che pi dall originale si allontanano , e che relegate furono ne commentarii. Conserv la traduzione latina del Casaubono, e la modific soltanto ove g li sembr che questi non avea ben colpito il senso dell' autore, e dove col fa v o r d i nuovi lum i pot integrar qualche luogo manchevole , o emendarne qualche vitioso. Hestitu le ambascerie e g li esempii d i virl e di vizii al rispettivi libri cui appartengono , attenendosi alla scorta de tem pi e de g li altri autori che trattarono le medesime m aterie, singolarmente d i Tito Livio. N e margini del testo ritrovansi i sommarii e la cronologia Greca e R o mana. N elle annotazioni, olire alle varianti gi men tovate , che sono in grandissimo num ero, e a severo giudizio assoggettate > discutonsi le ragioni che f in dussero ad accogliere nel testo una lezione am ichi le a ltre , e vi sono illustrali i luoghi d ifficili, e i punti storici rilevati col confronto d i altri antichi scrittori. Passaron eziandio in quelle non poche os servazioni tolte a l Casaubono , al Reishe , a l Grn o vio , a Giuseppe Scaligero (]). I fram m enti di Polibio sparsi nelle opere degli antichi, parte colloc ne libri a - cui trov o congettur che spettassero, p a rte , e segnatamente quelli che rinvenne negli au(j) Questi avea scritte notfi marginali ut un esemplare E rvagiano di Polibio, il qual esemplare pass nelle mani deU'Eirsio , che vi aggiunse le sue osservazioni ; poscia venne in po tere del Segaar, da citi f ebbe lo Svhwei^hauser.

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tori L a lin i, raccolse in un corpo separato, e li pre mise a commentarii , distinguendo quelli che poteano riferirsi a libri determinati da quelli che a libri in~ certi appartengono , e che di bel nuovo divise in due c la ssi, in fra m m en ti storici} c geografici, e in fr a m m enti gramm atici , secondochi era o non era possi bile d i assegnarli a un qualche nome d i person a, d i nazione o d i luogo. Compil un vocabolario, ove non solo espresse la propriet dello stile Polibiano , ma giustific ancora il senso da lu i attribuito a molte voci e fr a s i del suo autore, e corresse con esem plare ingenuit i proprii abbagli. Tutta Vopera composta d i nove volum i, dequali i quattro prim i contengono la m ateria, i tre successivi e met deir ottavo dedi cati sono a' com m entarii, V altra met di questo form ata dalC indice storico e geografico , e t ultimo si compone de'fram m enti e d el vocabolario. In pa recchie prefazioni rende t editore conto deir industria con cui altri innanzi a lu i adoperaronsi n e lt illustrar P o lib io , de varii codici da quelli e da lui esaminati, e ogni altra sua fa tic a n e lt esecuzione d i cotanto ardua e nobile im presa. E finalm ente perch nulla mancasse a render tutto il lavoro una compiuta en ciclopedia Polibiana , non dimentic egli d i collocar in capo ad alcuni d e' suoi volum i i discorsi prelim i nari e le dedicatorie del P e ro tti, deir Obsopeo, delT A rle n io , del Casaubono , deir O rsini, del Valesio e del Reiske. A lcu n i d o tti , sebbene non editori d i Polibio , f e cero su lui egregi lavori , che grandemente contribui

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rono ad illustrarlo. Cos scrisse molto eruditamente i l grande Giusto Lipsio (8), sulla parte del sesto libro rendala latina dal Lascari. Cos spieg Marco Meibomio (9) parecchi luoghi d i Polibio, correggen do alcuni errori del Casaubono e del Gronovio. T ra dusse il medesimo ancora la battaglia navale d i Scio , e d i erudite note accompagnolla, con animo d i f a r conoscere la possibilit d i voltar dal greco , 0 pi fed elm en te, 0 con maggior eleganza e chiarezza delV idioma romano che non fec e il Casaubono. Cos tro vatisi annotazioni a varii testi del nostro autore nelle osservazioni pubblicate da Giacomo d i Grentemenil intorno agli scrittori Greci (10). Cos confront il Boeclero (11) diversi luoghi di Polibio colle im ita zioni che ne eseguirono T . Livio e Diodoro Siculo. Cos lasci lo Schelio (12) una dissertazione molto riputata sugli accampamenti e sugli schieramenti d i Polibio. M a sovra tutti merit d i quest illustre storico, f r a quelli che noi fecero ristampare , il chiarissimo Jteiske, il quale dedic tutto il quarto volume delle sue osservazioni sugli autori Greci alla correzione
(8 ) V . la sua opera de Militia Romana, lib. v , e la censura che ne fece il Casaubono nell' epistola 11 al Bongarsio. (q) V . il suo libro de fabrica trirem. stampato in Am sterdam nel 1G71 ed inserito nel tomo x ir d*l tesoro Greviano. (10) Lugd. Batav. 1GG8. (11) Appi delle sue varie lezioni di cui abbiam gi fati cenno a p. iGg. ( a ) Graev. Thes. antitj. Roman, t. z.

29 ed illustrazione degli avanzi d i P o lib io , e vi mand innanzi una prefazione eruditissima. Tanto era que sto critico insigne invaghito d i cotale scrittore, che egli confessa d i non aver avuto nessun greco o la tino cos sovente pelle m a n i, e che nessuna produ zione d e l suo ingegno era da lui apprezzata a l pari delle annotazioni fa tte sovra Polibio. Quanto a volgarizzamenti del nostro autore, 0 sembra che a tem pi del Casaubono il pi stimato fo sse un Tedesco fa tto , per quanto quegli asserisce , da persona nelle lettere greche dottissim a, sebbene da diversissime occupazioni distratta ( i 3). I l B eiske , che fio r nel secolo decorso , rammenta due versioni Tedesche uscite ci tem pi suoi a Vienna e a Berlino, ma da lu i non vedute (14)> V ha nella medesima lin gua una recentissima traduzione fa tta da dotto guer riero , e corredata d i note (i5) , d i cui f u pubblicato il primo volume nel 1820. In francese f u recato Polibio , per quanto n i noto , tre volte. Certo M aigret Lionese pubblic nel i 55 j i prim i cinque libri e Fanno appresso vi aggiunse i fram m enti de'posteriori. Siccome pertanto il Casaubono , che doveva averne contezza, non ne f a m otto, cos egli probabile , che molto meschina la stimasse appetto alla Tedesca
( i 3) desso del Xylandro stampato a Basilea nel 1 5 <j^ in

foglio.
( ^ ) ( | 5) cken , 1820,

V. la sua prefazione ad Polybtana.


Polybiat Kriegggeschichte benetzt von F. W. Benimit Annerkaogsn. Weimar Landeioduslri Comptoir 8.

3o
d i cui parl con lode (16). N el secolo x y u un M. de J ije r , accademico , riprese il lavoro, ma non fec e che voltar il Casaubono e si lasci sfuggire un infinit d errori (17), pella fr e tta , con cui lestrema povert, in che vivea costringevalo a scrivere. P i felice f u la traduzione del Benedettino D . Vincenzo ThuiU lier , eseguila, conform egli annunzia nel frontispizio , sull originale greco, preceduta da un esteso trattalo sulla vita d i Polibio , ed accompagnata da un corpo d i scienza a guisa d i comm entarli con molte figure, opera del celebre Folard. F u essa stam pata a P a rigi negli armi 1727-30 in 6 vo lu m i, in 4- -/ inglese f u Polibio trasportato da Enrico Scheers , e Giovanni D ryden vi aggiunse la vita deW autore, a un giudizio sugli scritti d i lui. Londra 1693-94, a voi. in 8. Se non che dice il Thuillier, come cor reva voce in Inghilterra, aver il traduttore eseguito il suo lavoro sulla versione elei Casaubono. I l primo volgarizzatore italiano d i Polibio f u il D om enichi, quegli che tradusse Senofonte , Plutarco , Luciano , Plinio a parecchi altri antichi colla superficialit che
(iC ) I l Thuillier (Vie da Potybe p. non biasima che lo siile di questa induzione , imputandolo al tempo in cui fu scrtta ; ma ben pi essenziali convien credere che sieno i suoi d ife tti, dappoich il Casaubono , quantunque francete, non la stima degna di menzione, laddove loda a cielo quella del X flandro, a ' tempi del quale la lingua alemanna non era al certo pi ingentilita della francese. (17) Il Meibomio (op. cit, ) asserisce che il De Ryer ac crebbe sovente gli errori del Qasaubono anzich toglierli.

3i
ora inevitabile in chi , siccome lu i, spinto era dal bisogno ad affollare i letterarii lavori. M a v Ita d i peggio (18). N on conosceva egli il greco; quindi atte nersi dovea pe prim i cinque libri a lt im perfettissim a traduzione latina del Perotti, e pefram m enti a quella egualmente mediocre del M uscolo. N el i 5/f5 comparve co' tipi del Giolito la versione da libri in tieri, e fu riprodotta t anno appresso riveduta e corretta. N e l i 553 , e pi emendata nel i 5 6 a ripubblic il Domenichi la stessa opera, e vi aggiunse g li estra tti, che pochi anni prim a erano stati trovati. N el usc^ in Verona dei torchi del Ram anzini la surriferita tra duzione , riveduta col confronto del testo greco da Giulio L a n d i, il quale vi un la raccolta delle am bascerie , che innanzi a lui non erano state volgariz zate (19). Parecchi squarci delle storie d i Polibio,
(18) Batta leggere il giudizio che d il Pompei (V ite de gli uomini ili nitri di Plutarco nella prefittone) per conoscere in qual pregio s'hanno a tenere le sue versioni dal fgreco. Impropriet , ( sono sue espressioni ) e mala collocazione di parole , e strane forme di dire, vi sincontrano continuo, spes

sissimo vi si veggon frantesi anche i sentimenti pi chiarii la stentata durezza dello stile vi apparisce quasi da per tu tto , e in moltissimi luoghi vi domina una tal oscurit , che andar fa tentone anche gF ingegni p ii oculati e penetranti . Dopo un ta l giudizio io non comprendo , come il Tira boschi ( op. cit. t. vii , p. 1o 11 ) abbia potuto trovare nelle traduzioni del Po meriichi facilit e chiarezza di stile non senza eleganza . ( 19) Chi desidera aver notizia esatta di questa edizione con sulti FArgelati ( Op. cit. 1 .111, p. 377 e 378 nella nota d .)

3i
e singolarmente i jram m enti del sesto libro , fu ro n venduti italiani da iversi autori del secolo x v i , sic come da Filippo Strozzi, da Bartolomeo Cavalcanti, da Francesco P atrizj (20), da M arino Savorgnano , che gi nel i S o j rec d i greco in volgare molte cose d i Polibio , da Remigio Fiorentino (21), da Nicol Leonieeno (22). da maravigliarsi pertanto che non ebbero per anche questa sorte i fram m enti Valesiani delle virt e de vizii. Alm eno n tA r g e la ti , n il V illa nelle addizioni e correzioni al medesimo ne fanno menzione. lo non ho finora avuto il destro d i esaminare la traduzione del Dom enihi, n quella che sui testo greco f u riform ata dal Landi. M a considerando che il primo non pot valersi che d i versioni latine poco fe d e li, e t altro per bene che riordinasse un lavoro
Col trovasi ancor mentovata una versione manoscritta di Pie tro Angelio, che il conte Mazzucchelli pretende esistere, ap poggiato a debolissime e remote autorit. (lo) Arricch il Patrizi la sua traduzione un nobile com mento , che fu recato in latino da Ludolfo Neocoro ed inserito nel t. x del tesoro Greviano. ( a i ) Questi volgarizz le orazioni di Polibio, siccome fece di altre orazioni militari raccolte da tutti gli storici Greci e Latini e pubblicate presso il Giolito nel 15Go e nel 1585 , in 4- (a a ) D i lui e del Cavalcanti abbiamo la comparazione delF armadura de Romani e de' Macedoni, trotta dal libro x tiii di Polibio; quella stampata nel i 5a g , questa con altre tra duzioni dal Greco nel i 552 in Firenze.

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im perfetto sul testa originale , e da questa una parte nuova volgiu'iszasse, prose a modello l' edizione P a rigina del Casaubono (ai), dopo il quale la suppel lettile Polibiano si d i molto accresciuta, e nuovi diligenti confronti con molti codici si sono f a t t i , e la critica d i molti valenti scrittori si indefessamente su tanto autore esercitata : c i , d is s i , considerando , venni nell opinione che un volgarizzatore, il quale d a siffa tti lumi traesse p a rtito , cosa non indegna d i lode imprenderebbe in tanto ardore degli odierni ingegni nelC illustrare le opere antiche , e segnatamente gC immortali esemplari della Grecia che il tempo non ne ha invidiati. N credo io gi che a riuscire in siffatta impresa necessario sia < essere guerriero spe rimentato. N eg, a dir vero , il Casaubono al Pe rotti , digiuno affatto della scienza m ilitare, la f a colt d i comprendere g li argomenti eh ebbe tra mani Polibio, e al Casaubono stesso, che da' libri sol tanto apparata avea la tattica degli antichi, il traduttor francese , che prepar il testo a commentarii del F o llard, non accord la capacit d'im m edesi marsi col sue originale. M a se il M acchiavelli, quan tunque sempre in maneggi civili occupato, ebbe animo d i scriver otta libri su llarte della guerra (24), se il
( 23) V. la nota succitata del? Jrgelati. (2{) Convinto dalla differenza che in qualsivoglia arte corre

da un dotto teorico ad un pratico consumato, il segretario Fiorentinoj per quanto dal Duca d" Urlino pregato fosse di schie rar un battaglione almeno secondo i principii da lui esposti, non vi si pot indurre giammai ( V. Bayle Diclion. crit. ecc., f o l i d i o , tom o l. 3

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Cardinal BetUivoglio non milit giam m ai, eppur de scrisse tanto maestrevolmente la guerra d i Fiandra ; se a' giorni nostri il B o tta , senza aver cinto spada, con maravigliosa evidenza tracci le battaglie terrestri e n a va li, accadute nella guerra d indipendenza f r a V Inghilterra e f Am erica ; egli chiaro che non f a mestieri < esser un T ucidide, un Polibio , un Cesa re , un G uicciardini, per scriver gesta belliche, e che molto meno fia < uopo aver sudato nelle battaglie per voltar con accuratezza uno scritto che contenga cose militari. Non dissimuler pertanto , che, quantunque io creda essenziale ad ogni buon volgarizzamento una ragio nevole libert nelC espressione e nella scelta delle f r a s i , non picciol vanto tuttavia, secondoch io stim o , il conservar alC autore, che prendasi a recar in na lingua m oderna, il nodo suo colore , ed i li neamenti suoi proprii. I l perch io ho seguito intro ducendo , il pi che per me si potuto , lo spirito del testo, e perfino la propriet della dicitura greca, ove l indole della fa v e lla italiana il concedette. Nell'ordine delle materie e nella correzione del te sto attenuto mi sono allo Schweighauser, ultimo a
Art. Machiavel, Note G. ) Ben diversamente si diport il Peripatetico Formione, il quale, secondoch narra Tullio , ( da Oratore 1 . l i , c. 18) sema aver mai veduto nemico, 0 accam pamento , ebbe V ardire di ragionar parecchie ore s u lf ufficio dun capitano , e di lutto ci che spelta alla guerra in pre senza d 3Annibale : onde questi disse, aver egli veduti spesso molti vecchi deliranti, ma nessuno che delirasse pi di costui.

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pi benemerita editore di P o lib io , senza la fa tica d el quale il volgarizzamento mio non esisterebbe, siccome egli stesso non dubit di confessare, che senza t interpretazione del Casaubono il lavoro suo non sarebbe nato ( i 5). Le annotazioni da me ag giunte sono: i. Illustrative de' luoghi meno chiari: a. Storico-critiche e tendenti a vie pi fa r spic care i pregi delT autore appetto agli altri antichi che nella istessa messe posero le m ai: 3. Gramma tica li, ove t intelligenza pi precisa del testo m i sembrato di renderle necessarie. Poco m i sono intrat tenuto nelle imprese e negli artificii di guerra, come quelli che d miei studii alienissim i fu rono gi da tra duttori nella m ilizia dotti egregiamente discussi e ri schiarali.
(25) P. la sua edizione Polibio i. il pnefat. p. 38 .

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

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L I B R O PRI MO.

I. S e coloro che innanzi a noi descrissero gli avveni- A. dR. men trasandata avessero la lode della storia siesta , necessario forse sarebbe di esortar ciascheduno allo studio ed all accoglienza di siflhite memorie ; perciocch nulla pi prontamente contribuisce alla correzione degli uomini che la scienza de fatti avanti i nostri tempi caduti (i). Ma siccome non alcuni, n in qualche par te , ma tulli , quasi che dissi, in coii guisa incomin ciarono fc finirono .dicendo, la pi vera lustrazione ed esercitazine per prtpar&rsi agli affari civili essere I* ad dottrinamento nella storia , anzi evidentissima e sola maestra di sopportar generosamente le vicende dell* fortuna esser In commemorazione delle altrui avversiti | cos egli manifesto non convenirsi a nessuno, e molto freno a n o i, di replicare ci che gii acconciamente e con astti parole stato detto. Senzach il maraviglioso

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A. 'R. de fatti di cui prendemmo a crivere, vale di per s ad invitar ed eccitar chicchessia , o giovine, o vecchio, alla lettura di quest opera. qual 1 * uomo cotanto dappoco e leggero , che conoscer non voglia, come, e per qual foggia di governo tutta quasi la terra abitata, in cinquantatr anni non compiuti, cadde soggiogata sotto l impero de Romani ? (a) Loccbi non trovasi che fosse in addietro avvenuto. Chi poi tanto sviscerato di qualsivoglia altro genere di spettacolo o di dottrina, che 1 anteponga a questa conoscena ? II. Che maraviglioso pertanto e grande sia il prospetto del nostro argomento, fia precipuamente chiaro, ove le pi nobili dinaste de passati tempi, di cui gli scrit tori sonosi maggiormente occupati, accostiamo alla su periorit de Rom ani, e con questa confrontiamo. Del qual avvicinamento e confronto degne sono le seguenti (3). I Persiani in alcun tempo gran dominio e ptotere acqui* alarono ; ma qualunque volta arrischiaronsi di varcar i confini d1Asia vennero in pericolo di perdere non che limpero, s stessi (4'- 1 Lacedemoni buona pezza com batterono pel principato della Grecia, ed ottenutolo finalmente , il tennero appena dodici anni non contra ttato (5). I Macedoni regnarono in Europa da* luoghi vicini al mar Adriatico sino al fiume (6; litro , che sembra parte ben piccola dell anzidetta regione : poscia vi aggiunsero la signoria dell'Asia , sterminato eh eb bero l'im pero de Persiani. Tuttavia costoro pure, cre duti possedere molti paesi e grandi dovizie, la maggior parie della terra abitata ad altri lasciarono: conciossiachi pella Sicilia , pella Sardegna e peli* Africa non ai ar-

gomentasMTO neppur di muover anni , e le pi belli- A. cose nazioni occidentali, a dir poco, non conoscessero. All opposto i Romani la terra tutta , non una qualche parte di lei si renderono soggetta , ed uoa superiorit di potere procacciarono , che pu ben esser ammirala da viventi , non gii superata da posteri. Le quali cose tutte pi chiaramente si comprenderanno per questo scritto, ed insieme si conoscer qua* vantaggi arrechi agli amatori d istruzione il genere di storia (7), che ai filiti si attiene. III. Dar incominciamento alla nostra sposizione, per rispetto al tempo l olimpiade centesima e quadragesima, e per ci che riguarda a fatti la guerra che i Greci appellano Sociale , e che dapprima in un cogli Achei ruppe agli Etoli Filippo di Demetrio figlio , padre di Perseo ; presso gli abitanti d Asia la guerra che circa la Celesiria insurse fra Antioco e Tolomeo Filopatore; nelle contrad d Italia e dAfrica quella chebbe luogo tra i Romani ed i Cartaginesi , chiamata da* pi Anni balica. I quali affari tutti annodansi agli ultimi di cui 6crive (8) Arato da Sicione. Ne* tempi a quelli anteriori gli avvenimenti della terra erano come isolati ; percioc ch differivano relativamente a disegni, agli esiti ed ai luoghi. Ma d allora in poi divenne la storia quasi un corpo , per modo che intrecciaronsi i fatti d Italia e T Africa con quelli d Asia e di Grecia, e ad un solo fine si riferirono. Il perch da cotesti tempi 1 opera nostra incominciammo. I Romani adunque, avendo nella guerra anzidetta soggiogali i Cartaginesi, e stimando di aver eseguita la principale e maggior parte del conquisto

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A. &B. universale, osarono di stendere la mano sul rimanente, e di passar con fona in Asia. Che se famigliar! e noti ci fossero gli Siali che pel dominio universale conten devano , d uopo forse non avremmo di scrver sulle cose passale, n dai quai proponimenti e da qual potere quelli movessero a tante e tali imprese. Ora siccome a molti fra i Greci non sono presenti le forse delle re pubbliche di Roma e di CarlBgine , e le gesta loro di prima, cesi abbiam credulo necessarie di premetter alla storia questo ed il seguente libro , affinch nessuno in tento all esposizione de felli, s arresti poi e cerchi con qua consigli e con quai mezzi i Romani si accinsero a cotali imprese , per coi ditennero signori di tutta la terra e di tutto il mare che conosciamo, ma per via di questi libri e delle notizie preliminari in essi contea nule palese fia a' leggitori , che da ben ragionevoli principii si partirono alla meditazione e pervennero al conseguimento dell universa! impero. IV. Conciossiach il particolare della nostra storia ed il mirabile denostri tempi in ci consista, che siccome quasi tvtti gli affari della terra ad un lato si chinarono ed ogni cosa costrinsero a volgersi verso un solo scopo, cosi noi pure col mezzo di questa storia rechiamo ai leggitori in uo sol prospetto il maneggio della fortuna nel mandare tant opera ad effetto. Locch ci fu preci puo stimolo- ed incentivo ad applicarci a tal lavoro. A ci si arroge che nessuno sin a noi s assunse di com pilar una (9) storia universale ; nel qual c b s o io posta non avrei tanta industria a questa parte. Ora veggendo molti essersi occupati delle guerre parziali e di alcuni

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falli ad esse contemporanei , ma nessuno , che io sap- A. p ia , avere neppur preso ad esaminare in generale e complessivamente il governo degli avvenimenti, quando e donde incominciarono, e per qnal modo ebbero fine: reputai al tutto necessario' di non lasciarmi dietro , n di trasandar inosservato il pi bello insieme ed il pi olile magistero deHa fortuna:, la quale mentre molte novit produce, e I attivit sua insinua nelle vile uma ne , nob oper giammai tal a lto , n tanto fono fece quanto a nostri giorni. Locch apparar non puossi da chi scrive le storie particolari; salvocb alcuno in visi tando ad una ad uua le citt pi illustri, o in vergen dole solo separatamente effigiate, non credasi dolce mente di comprendere la forma dr tutta la terre abi tata, e qualsivoglia sito e disposizione di lei: cosa fuori d ogni ragione. Coloro periamo che stimano di recarsi comodamente sott occhio 1 intiera Storia per via delle sue parli, simili mi sembrano a quelli che mentre veg gono le membra spane d un corpo gii animato e bel lo , credonsi d' essere sufficienti spettatori dell attiviti e della bellezza di coiai vivente. Che se alcuno di repente ricomponesse 1 animale ed il ridonasse alla sua form* ed al decoro della vita, ed il mostrasse poscia di bel nuovo a costoro' medesimi : subito , per quanto io cre do , essi tutti confesserebbono , essere stati in addietro molto lungi dal vero, non altrimenti che tallino he sogna ; perciocch possibil di formarsi dalle parti una idea del tutto , ma scienza e cbgoizione non mai. La onde da reputarsi che hi storia delle parti poco con tribuisca alla notizia ed alla sede del tutto , a cui per

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A. di R. mezzo della connessione e del confronto di lotte le parti tra loro , e della loro somiglianza e differenza unica mente giugner puossi, per modo che addentro nella storia si guardi, e l utile ed il dilettevole se ne tragga. V. A fondamento di questo libro porremo il primo passaggio de* Romani fuori d Italia , il quale i seguito a ci che di narrar finisce (io) Timeo , e cade nella centesima vigesima settima olimpiade. dunque da dini come e quando dopo aver sistemate le cose d Italia, e di quali occasioni valendosi essi s accinsero a passar in Sicilia, seudochi de luoghi fuori d Italia situati in questa terra scesero dapprima. altres da esporsi nudaaaente la causa di questo tragitto, affinch non ab biasi a ercar la causa della causa, ed a lasciar senza base il principio e la dimostratone di tutto l'argomento. Deesi eziandio adottare un principio, relativamente ai tempi , convenuto e conosciuto da tu tti, e per rispetto a fatti agevole ad esser di per s compreso , ancorch d uopo sia di rimontar ad epoche anteriori, e di toc care sommariamente le gesta di mezzo; giacch essendo il principio ignoralo , o soltanto posto in dubbio, non stimalo degno d assenso e di fede ci che segne : laddove allorquando dassi di quello non dispulabil con tezza , quanto appresso si narra da chi l ode con approvazione ricevuto. VI. Volgeva lanno dopo la battaglia navale sul fiume Ego diciannovesimo, ed innanzi alla pugna di Leuttra sedicesimo, in cui i Lacedemoni conseguirono la ( u ) pace cosi della di Anlalcida col re di Persia, e ( n ) Dionigi il vecchio, vinti chebbe i Greci d'Italia presso

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3 fiume EUeporo , assedi Regio. I Galli nello stesso . diR. tempo presero Roma colla forza , e teneanla dal Capi tello in fuori. Co quali i Romani fecero trattati a pia cere de vincitori, e contro speranza riacquistarono la patria , donde pigliarono quasi principio d incremento , e mossero ne* tempi appresso guerra a*vicini. Ed avendo soggiogati i Latini col valore, e colla bellica fortuna, guerreggiaron poscia co' T irren i, indi co Celti (i3) , dappoi co* Sanniti ( 14) , che ad oriente ed a settentrione confinano colle terre de Latini ( i5). N and guari cbe i Tarentini, impauriti dell' aver con insolenza trattati gli ambasciadori Romani, trassero Pirro in Italia Tanno prima che i Galli (16) assaltassero la Grecia, e periti quelli eh erano intorno a Delfo, i rimanenti passassero in Asia. I Romani, poich ebbero assoggettati i Tir reni ed i Sanniti, e vinti i Celti d Italia in molte bat taglie , gittaronsi allor dapprima sul resto dell Italia, combattendo non gi come per conquistar paesi stra nieri , ma pi come per rivendicar i propri! e che loro appartenevano. Usciti veri atleti nelle opere di guerra da combattimenti co Sanniti e co C elti, sostenuta che ebbero valorosamente questa guerra (17), cacciarono fi nalmente d Italia Pirro colle sue forze , e guerreggiaron di bel nuovo e sconfissero quelli cbe avean parteggiato eon Pirro. E divenuti conira la comune aspettazione signori di tutte queste nazioni, ed assoggettatisi tutti gli abitanti d Italia , tranne i Celli, presero ad assediar i Romani che allora occupavano Regio. VII. Imperciocch singoiar caso e consimile avvenuto era ad amendue le citt fabbricale sullo stretto, a Mes-

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A .iiR . lina ed a Regio. Non molto ianaoii a tempi di cui parliamo (18), i Campani al soldo di Agatocle, avendo gii buona pezza veduta di mal occhio la belletta e pro sperit di Messina, offertasi loro l occasione , tentarono d impossessarsene per tradimento. Entraronvi come ami ci , e tebndo la citt, parte degli abitanti discaccia rono , parte uccisero. Gi eseguito, le donne ed i fan ciulli de'm iseri, secondoch il caso glieli recava in roano a ciascheduno, nelF atto di commettere la scelle ratezza , si tennero, e le altre robe la campagna po scia tra loro divisero. Ora costoro fattisi di subito , ed agevolment padroni dr cosi bella contrada e citt tro-i 4?4 varono incontanente imitatori di total misfatto. Imper ciocch (19) i Regini, allorquando Pirro pass in Ita^ Ita , spaventali del suo approssimarsi, e temendo ezian dio i Cartaginesi signori del m are, trassero a s UU presidio ed ajuto da Romani. I quali entrati in unmero di quattro mila uomini, condotti da Decio Campano, custodirono per qualche tempo la citt , e serbarono la fde. Ma finalmente imitando i Manierimi, e giovatisi dell1opera loro, tradirono i Regini , invaghiti dell* op portuna situazione della citt, ed avidi delle sostanze de suoi felici abitatori, i quali parte esiliarono, parte trucidarono, nella stessa guisa che fecero i Campani , ed impadronironsi della citt. A Romani fu molto grave T accaduto, ma niente poterono fare perch erano trat tenuti dalle mentovate guerre. Ma come prima ne fu rono sbrigali, li rinchiusero, stringendo Regio d asse-; 483 dio, conforme dissi dianzi. Ed avendoli superati ne uc cisero la maggior parte nel mentre che prendevano la

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terra: che preveggendo l avvenire disperatamente eransi A.diB. quelli difesi. Vivi vennero in lor potere meglio di tre cento i quali mandati a Roma i consoli trar fecero nel F o ro , e frustar fecero , secondo il loro costume, e percuotere colla scure, volendo per via della costoro paninone, quanto era in loro, ristabilir la propria fde presso gli alleali. La campagna e la citt restituirono tosto a Regini. Vili. I Maruertini ( cbe questo nome s imposero i Campani rendulisi padroni di Messina) finatUntochi si valsero dell alleanza de Romani che occupavan Regio, signoreggiavan non solo con sicurezza la citt ed il con tado , ma ioquietavan ancora non leggermente i Carta ginesi ed i Siracusani confinanti, e tributi riscuotevano da molti luoghi della Sicilia. Ma poich rimasero privi dell assistenza test riferita, essendo coloro che Regio tenevano cinti d assedio, furon incontanente da Siracu sani respinti nella citt per consimili cagioni. Non molto 47 8 prima l esercito deSiracusani venuto in discordia coi cittadini, e soggiornando ne dintorni di Mergana (ao), aveva eletti a capi riemidoro e Cerone, il quale re gn poscia in Siracusa ( a i ) , e giovin era ancor mollo, ma olire alla nobil prosapia ben disposto dalla natura alla dignit reale, ed all1amministrazione de pubblici Bari. Questi accett la suprema potest , ed introdottosi in citt per mezzo di alcuni famigliaci, e debellala la fazione contraria , con tanta modestia e magnanimit govern le cose, che i Siracusani, sebbene non appro vassero la scelta de capi falla dalla soldatesca, tutti al lora unanimi accettarono Cerone per loro duce. 11 quale

A. dii1 . tosto ne primi divisameliti manifesto!, a chi diritto mirava, eccitato a maggiori speranze, che non al ca pitanato. 485 IX. Veggendo egli die i S iracusaniogni qual volta mandavau fuori l esercito e con esso i maestrali, tu multuavano e meditavan sempre qualche novit, sapendo eziandio che Leptine era molto superiore agli altri cit tadini di dignit e di fede, e grandemente in credito presso la moltitudine, fece seco lui parentado t volendo lasciarlo quasi spia in citt, quando per affari gli e r ^ mestieri d uscirne coll esercito. Sposata chebbe la figlia di lu i, ed osservati i veterani mercenari i pieni di mal talento ed inquieti, condusse fuori li soldati sotto specie di assaltar i barbari che occupavano Messina. Posto il campo presso Centoripa a rincontro de* nemici, e schie ratosi presso il fiume Ciamosoro , riteone seco i cavalli ed i fanti della citt in qualche distanza , quasi che in altro luogo venir volesse alle mani cogli avversarii; ma espose gli stranieri, e tutti lasciolli da barbari stermi nare , e mentre che questi andavano in rotta , egli si curo co cittadini si ritrasse in Siracusa. Mandato com piutamente ad effetto il suo disegno , e tolto di mezzo quanto nell esercito v avea d'inquieto e di sedizioso (aa), prese al suo soldo di proprio arbitrio convenevol nu mero di gente, e poti gi senza timore far valere la sua autorit. Osservando periamo che i barbari , fieri dell' ottenuto vantaggio, audacemente pel paese discor revano, arm ed esercit assiduamente le forze urb.me, usci seco loro al campo, ed attacc i nemici nel piano Mileo presso il fiume Longano (a3) , e data loro uua

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grande sconfitta, e presi i loro duci, fiacc Tardi- A .iiR . mento de barbari. Ritornato in Siracusa, fu da tutti (>4) 4^5 i Socii proclamato re. X. I Mameroi, spogliati gi prima degli ajuli di quelli di Regio conforme dissi di sopra , ed estrema mente abbattuti di forze pelle ragioni testi mentovate, parte ricorsero a Cartaginesi ed a questi si arrendettero colla rocca, parte mandarono ambasciadori a Romani a dar loro la citt ed a richiederli d ajuli, come quelli die (a5) alla medesima gente appartenevano (26). I Ro mani si stettero buona pezza dubbiosi, stimando il con cedere soccorso assurdit che balzava agli occhi , dap poich pocanzi aveano con atroce supplizio puniti i proprii cittadini pel tradimento fatto a R egini, e cer car incontanente di ajntar i Manierimi di egual scelle ratezza colpevoli sarebbe stato* fallo inescusabile verso i Messinesi non meno, che verso la citt di Regio. N ignoravano ci i Romani, ma veggendo che i Cartagi nesi ridotto avevano sotto la loro ubbidienza , non solo gran tratto d Africa e di Spagna, ma signori eran eziandio di tutte le isole del mar Sardo ed Etrusco, forte temevano, qualora la Sicilia pure possedessero, non gravi troppo e formidabili vicini divenissero , che li cignessero d attorno, e sovrastassero ad ogni parte d Italia. E che fra poco assoggettata avrebbonsi la Si cilia , non essendo i Mamertini soccorsi, era cosa chiara; giacch padroni di Messina loro consegnata, in breve tempo distrutta avrebbon Siracusa, signori comerano di pressoch tutto il resto di Sicilia. Ci prevedevan i Ro mani , e stimando per s necessario di non abbandonar

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J .iiR . Messina , n di lasciare che i Cartaginesi si formassero quasi un ponte per passar in Italia, gran pezza su questa cosa deliberarono. 4po XI. (a 7) Il Sanato pertanto non sanzion mai siffatta sentenza , pelle cagioni anzidette ; che sembra vagli las surdit di soccorrer i Manierimi bilanciare i vantaggi che da cotal ajuto ridonderebhono. Ma il volgo: dalle antecedenti guerre abbattuto, e bisognoso di risarcirei in qualsivoglia guisa de danni sofferti , tra peli (a 8) uti lit che al pubblico, siccome poc anzi dicevamo , ne sarebbe derivata , e pe vantaggi privali grandi e mani festi , die i capi dell esercito dimostravano , determin che si porgesse ajuto. Confermato il partilo con uu de creto del popolo, fu eletto l uno de consoli Appio Clau dio e spedito con ordine di recar ajuti e di tragittar a Messina. I Mamerlini cacciarono , parte con minacce, parte con inganno il capitano Cartaginese, che gi tenea la rocca, e chiamoron Appio e (29) gli consegna rono la citt. I Cartaginesi impiccarono il lor capitano , stimando eh egli per balordaggine ed insieme per vi gliaccheria avesse lasciata la rocca ; poscia accamparoosi colla forza navale nelle vicinanze del Peloro, e colleser cito di terra presso (3o) Suna stringendo Messina. Al lora Cerone credendo le presenti circostanze favorevoli per cacciar del tutto i barbari fuori della Sicilia , fece trattato co Cartaginesi, ed avviossi alla citt mentovata : e posto il campo dall altra parte presso il monte Cal citi ico , chiuse di qui pure 1 uscita a quelli eh erano ia citt. Ma il duce de Romaui Appio (3 i) pass di notte temerariamente lo stretto e venne a Messina. Il quale

kg come vide ! nemici da ogni lato spigneni vigorosamente A. diB. contro la r i t t i , ed argomentando che vituperevole ad no tempo e pericoloso gli sarebbe per riuscire l asse d io , dappoich gli avversarj padroni erano del mare e Iella terra, mand primieramente ambasciadori ad amen* d u e , con animo di liberare i Mamerlini dalla guerra; ma non gli essendo dato retta, risolvette finalmente, dalla necessiti costretto, di combattere e di attaccar prima i Siracusani. Usci adunque collesercito, e schierossi in battaglia, a cui pronto discese pure il re di Sirpcaso. Poich ebbe pqgnato buona pezza, vinse i nemici, ed inseguii!!, sino a che tutti si ridussero entro allo steccato. Appio, spogliati i m orti, ritorn a Mes sina , e Gerope avendo un colai cattivo presentimento dell esito degli a (Tari, sopraggiunta la notte , ritirossi in fretta a Siracusa. XII. Il di vegnente, avvedutosi Appio della castoro fuga, e preso ardire, determin di non indugiare, ma di affrontarsi co Cartaginesi. Comand dunque a* sol dati di rinfrescarsi per tem po, e si pose in cammino all albeggiar del giorno. Venuto alle Inani co nemici, niolli ne uccise, e gli altri costrinse a fuggir a preci* pizio nelle citt aggiaccati. Avendo combattuto con tanta fortuna e sciolto lassedio, corse impunemente e guast la campagna de Siracusani e de loro alleali, senza cbe gli si opponesse alcuno di quelli che abitavano i luoghi aperti. Alla perfide and sotto Siracusa e si accinse ad assediarla. Questo fu il primo tragitto che fecero i Romani fuori 4 p o l i b i o } tomo t .

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A.iR. d'Italia con un esercito, e per siffatti moli?! accadde a qne tempi. Il quale giudicammo esser il principio pi convenevole del' lavoro propostoci, e perci da esso prendemmo le mosse, risalendo alquanto a tempi ante riori , per Don lasciar dubbiezza alcuna nella dimostra zione delle cause. Quindi credemmo necessario a chi contemplar vuole come conviensi (3a) l'apice della po tenza , a cui son ora pervenuti i Romani, lo sapere eome, e quando essi, poich (33) perduta ebbero la patria, progredendo in meglio si riavessero, e quando altres, e come, soggiogata tutta l'Italia, ponessero la nimo ad invadere quelli di fuori. Non debbe adunque recar maraviglia, se dove in appresso parleremo de pi illustri governi , rinderemo tal fiata i tempi passati ; perocch abbiam ci fatto affine di pigliar incominciamenli tali, che comprender se ne possa di leggeri, donde ciascheduno di que popoli si partisse^ e com e, e quando , per giugner allo stato in cui si ritrova. Locch, per ci che risguarda i Romani, abbiam testi ese guito. X 1IL Ma lasciamo queste cose; che tempo ormai di ragionar di quelle che abbiam tolto a trattare, poi ch brevemente ed in compendio esposti avremo i fatti die appartengono alla nostra preparazione, de qnali sono' i primi per ordine quelli' che accaddero tra i Romani ed i Cartaginesi nella guerra circa la Sicilia. Seguita prossimamente la guerra d' Africa, cui s attacca quella che fece Amilcare in Ispagna , e dopo lui Asdrubale ed i Cartaginesi. Nello stesso tempo succedette il primo tra gitto de Romani nell' Illirico ed io quelle parti d 'E u -

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rapa. Agli iDiidetli combattimenti tennero ditro quelli A.diR. contro i Celti dIcali, ed in quel torno ferrea presso i Greci la guerra che Cleomenica fu appellala. Qui ponemmo fine a tutta la nostra preparasene ed al secondo libr. Ma 1 annoverar partitamente ciascheduno de mentovati av venimenti non n a noi necessario, n i utile a leggi tori ; perciocch non ci proponemmo di descriverli, seb bene preferimmo di rammentarli sommariamente, per ch sieno d introduzione a* fatti che narreremo. Quindi toccheremo di passaggio e seguitamente le cose di so pra accennate, e c ingegneremo di annodar la fine della preparazione al principio della nostra storia. Per tal guisa continuata rendendo la narrazione, apparir aver noi non senza ragione ritocchi i fatti da altri esposti, ed a curiosi per colai distribuzioue apriremo un istrut tivo e facile accesso a quanto segue. Con qualche mag gior diligenza ci sludieremo di narrar la guerra che pella Sicilia fu tra i Romani ed i Cartaginesi : che fcl non i trovar guerra che pi di questa durasse, e con maggiori apparecchi si conducesse, e dove pi conti nuate fazioni, pi battaglie, e maggiori vicende acca dessero. Amendue le repubbliche intatti serba van a quei tempi i loro costumi , (34) avean sufficienti fortune e forze eguali. Laonde chi vu bene considerar il carat tere ed il potere di ootesti Siati, non tanto dalle guerre sopraggiunte, che da siffatti particolari farne debbe giudizio. XIV. Ma non meno delle mentovate circostanze min dusse a fermarmi su questa guerra , il non .avere (35) Filino e Fabio, i quali sembra ne scrivessero con mag-

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A.diR. gor cognizione, riferita U v e n ti, conforme ai conve niva. Non suppongo io gii che eotali nomini abbiano (36) a bello aladio mentito , ove a considerar mi fccia la loro vita, e le massime che seguitarono t sebbene panni che sia loro a un di presso accaduto ci che accader suole agli amanti. Imperciocch la parzialit e benevo lenza somma di Filino verso de' Cartaginesi apparir gli fanno prudenti, ginsie , valorose tutte le loro azioni, ed il contrario quelle de* Romani. Fabio dall altro canto sostiene l opposto. Ora nelle altre condizioni della vita siffatta (3^)' equit non da riprovarsi : che un uomo dabbene esser debbe amico degli amici e della pairia , ed odiare chi odia gli amici, e chi gli ama amare. Ma come alcuno assume il carattere di storico ha egli ad obbliare peste cose tutte, anzi sovente gli d1 uopo parlar bene do* nemici, ed ornarli con esimie lo d i, quando i loro fatti il richieggono , e non di rado (3ty) biasimare ed acerbamente rimproverare gli amici, ove le mancanze da loro commesse a ci fare ammoniscono. Im perciocch, siccome un vivente cui tolgansi gli occhi al tutto inutile si rende, cosi, levata che sia dalla sto ria la venti , ci che rimane in un racconto di nessun profitto si converte. Quindi non dobbiamo esitare di accusar gli am ici, e di lodar i nemici , n peritarci di vituperar tal fiata que medesimi ohe tal altra lodiamo ; dappoich chi negli affari s'aggira non pu sempre co gliere nel segno, n probabile eh erri continuamente. Agli alti dunque e non agli allori applicarsi debbono nelle memprie le riapetu've asserzioni e sentenze. E che ero sia ci che ora dicemmo pu da questo arguirti.

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XV . Filmo , incooindando il fecondo libro della ape- / di/ anione de fatti, dice che i Cartaginesi ed i Siracusani posero T asaedio a Messina, e cbe i Romani giunti per mare nella citt, fecero tosto tuia sortita conir i Sira cusani , ma essendo da questi molto mal conci se ne ritornarono l Messia*. Usciti un altra volta conira i Cartaginesi foion essi, a sua detta, non solo ballali | ma perdettero ben anche i migliri aoldati * fatti pri gioni. Indi riferisce, essere Gerone dopo questo conflitto divenuto U n forsennato j che non contento di fuggir di nottetempd a Siracusa dopo aver ano lo steccato le tende, abbandon eziandio tutte le castella che sunne* si cavaliere di Messina^ Siihiimente, aoggiugn eg li, ave* i Cartagineii appresso la pugna sgomberato il campo 4 d essersi dileguati plle citt 1 non s arrischiando di difender i luoghi aperti ; donde avvenne che i dooi i osservando la moltilddine aw iU u, risolverono <di non avventurarsi all esito di una battaglia. I Ronfani riverii inseguiti, e non solo guasta la campagna deCartaginCsl e de Siracusani, ma eziandio presd (3g) ad assedi** Siracusa ; ed a stringerla. Le quali cose, secondo eh* io credo, sono piene di assurdit, n i ban bisogno d esser ventilale. Imperciocdb quegli 'stessi eh* ei fece aa* sodiar Messina , e vincer ne conili i t i , fuggirono a dettri sua 6 sloggiarono da luoghi aperti, ed. alla fide faroa assediati, e caddero danimo miseramente ; laddove quelli che rappresent vinti ed assediati vggiamo -pt lui in* seguir il nemico 4 e di sbito impossessarsi deliri cam pa gna, e per ultim assediar Siracusa. Cotesti avvermenti come possono mai tra loro accordarsi? Al cerio

A. diR. necessario che false rieno le prime asserzioni , o le

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altre che risguardano i fatti posteri ari. Ma sono vere le ni lim e, giacchi i Cartaginesi ed.i Siracusani sgom berarono la campagna, ed i Romani assediaron incon tanente Siracusa, anzi, conforme egli stesso dice, (4< > ) Echelta ancora, situata fra il territorio de Siracusani e de*Cartaginesi. Donde frza concludere, che false sono le cose narrate dapprima , e che i Romani furono vittoriosi subito ne1primi combattimenti presso Messina, mentrech vinti ne li annunzia il mentovalo scrittore. E tale tu trovi Filino in tutto il corso dell opera , tale Fabio ancore , siccome nelle rispettive occasioni sar dimostrato. O ra , poi die abbiam ragionato quanto si conveniva a questa digressione, ritorniamo alla storia, in cui attaccando sempre un fatto all altro per ordine di tnoc&sione T c ingegneremo di guidar i leggittori pella pi breve a vere cognizioni circa la guerra anzidetto. 4qi XVI. Pervenuta da Sicilia a Roma la nuova delle fe lici gesta d' Appio e delle legioni, creati furono consoli Manio Ottacilio e Manio Valerio, ed amendue mandati i Sicilia capitani con tutte le forze. (4 0 Hanno i Ro mani in tutto quattro legioni composte di cittadini, oltre Rii ajuti degli alleati , le quali rinnovansi ogni anno. In ciascheduna di esse sono quattromille fanti e trecento cavalli. Come furono arrivate (4a) ribellaronsi daCartaginesi e da Siracusani pressoch' tutte le citt ed irnironsi a Romani. (43 ) Gerone osservando la costernazione e lo sbigottimento de Siciliani, ed insieme quanto eran manierose e (44 ) d* vigor piene le legioni Romane, ar gu'da tutto ci doversi maggiori speranze collocar nei

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Romani che non ne Cartaginesi. Da siffatte ragioni in- A. <A. dotto a piegarsi verso quella parte, mand a consoli ambasciadori per parlar di pace e d amicizia. I Romani accolsero il partito, singolarmente per cagione delle vetto vaglie : perciocch, essendo i Cartaginesi padroni del m are, temevano d' esser in ogni parte di quelle escia- 1 s i, (45 ) dappoich le legioni dianzi tragittate difettato aveano del bisognevole. Laonde , stimando che Cerone in d potesse loro - essere di grande vantaggio, lieti l'am idzia di Jni accettarono. F a pattuito, che il re restituisse a Romani ! prigioni senza riscatto, e desse loro per giunta cento talenti. In conseguenza di ci i Romani ebbero i Siracusani per amiei ed alleati, ed il re Gerone messosi all ombra de Rom ani, e sommini strando loto quanto avean d'uopo , domin da quindin* nanzi t Siracusani senza tim ore, mostrandosi a Gre* d (46) amante delle loro corone ; e delle loro lodi ; conciossiach nessuno fosse di lai pi illustre, e (47) nes suno godesse maggior tempo i frutti della propria pru denza , cosi ne privati come ne pubblid affili. XVII. Come fa recato a Roma questo trattato , ed approvato dal popolo , e decretata la pace con. Gerone1 , determinarono i Romani di : non ispedire pi tutte 1 * frze, ma dtae legioni soltanto, stimando ssersi ren dala la guerra pi lieve peli anione del re , ed insieme supponendo cfie lesercito abbnderebbe per tal guisa delle ,cose necessarie^ I Cartaginesi veggendo Gefone di venuto lor nemico, ed i Romani pi intrnsecamente mischiarsi negli affari di Sicilia, reputarono esser me siieri di pi imponente apparecchio per- poter mostrare

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A di R. il viso a hem id, e conservare d che possedevano in

Sicilia. Per la qual cosa assoldarono gente ne |>ae*i oltremare, molli Liguri e Celli ,* e pi di tutti S pa g lio li , e mandaronli in Sicilia. (48) E conaiderando che Agrigento era la d iti pi acconcia a siffatti prepa ra menti , ed insieme la pi importante del loro domi nio 4 vi raccolsero lt vettovaglie ed i soldati, e stabili4qs rono di farla sede (4g) principale della guerra. I consoli Bimani, che fecero il trattato eoo Gcrooe, ritornarono a rjwta, e quelli che dopo loro furono creali, Ludo Po* suiniio e Quinto Mamilio, (5 o) vennero in Sidlia colle legioni. I quali , come conobbero il disegno de Carta ginesi, e gli apparecchi che Jacmmi in Agrigento, ri solverono di andar aff impresa con maggior audacia. H perch, negletta ogni.akra parte della gaernr, si spin sero sovr' Agrigento stessa con tutte le forse, ed c* campatisi in distanza d- Wto stadii dalla d i t i , chiusero i Cartaginesi entro alle ninfa. Ma perciooch era allora il colmo della ricolla , e lassedio sembrava doversi pro lungare , uscirono i soldati a foraggiare eoa maggior don che non si ceoveniva. I Cartaginesi * veduti i nemici sparsi pella Campagna, sortirono ed assaltarono i foraggiatoti, ed adendoli facilmente messi-io fuga < 5 l) avventaronsi, chi sugli alloggiamenti per predare, chi sdle aurra. Ma la singoiar disaiplim salv allora t siccome fatto avea sovente , le eose de Romani ; pesdocch chi presso loto abbadoaa il poste , o fogge afillo dal pre* sidio, panilo di morte. Quindi fu che allora pure fe cero valorosamente testa al nemico1, sebbene d as> sai superiore, e perdendo moki de* suoi, maggior a * -

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mero ucdsero degli avversarli. 'Finalmente circondarono A.& R. i nemici, che per poco non strappavan lo steccato, e parte ne ammazzarono, parte incalzando e tagliando respinsero nella citt. XVIII. Dopo questo fatto i Cartaginesi erano pi timidi oellattaccare, ed i Romani pi gnardinghi bel foraggiare. Poich i Cartaginesi non usarono se non se per iscar* BMiedare ed i duci Romani diviso lesercito in dne p a rti, con una stanziaronsi intorno al tempio T Escolapio ioti aozi alla citt , e collallra saccamparono vrso quella parte che guarda (5 a) Eraclea. Lo spazio fra gli alloggiamenti da Ametadue le parti della d iti afforzaro no , e vi tirarono davanti On fosso interno per ripararsi dalle sortite della citt, ed un esterno a sicurezza degli assalti di fuori , e per impedire la furtiva introdtniose di gente e di roba che suol farsi nelle citt assediate. Glintervalli tra i fossi e gli alloggiamenti occuparono con guardie, fortificando i luoghi opportuni tfl certi intervalli. Le vettovaglie ed ogni altro apparecchio rac~ coglievan per essi gli alleati e condticevam in Erbesso. Egliuo poi da questa d iti r che non era lungi, conti nuamente pigliavano i viveri e seco reoavaso, e per tal guisa provvedeanst abbondevohnente di tutto il ne cessario. Cinque mesi circa dur questo state di cose, non potendo una parte riportar sull altra un decisivo Vantaggio, se si eccettuino quelli cbe da qualche bada lucco derivavano. Stretti i Cartaginesi dalla fame per cagione della moltitudine degli uomini nella cit< rio-' chiusi, (e ve neran non meno di cinquantamila). (53) An nibale che comandava le forze assediate , disperando di

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A.& R. poterla durare, mandava frequenti messi a Cartagine

per esporvi Ja sua situazione e chiedere soccorso. Quelli di Cartagine empierono le navi di nuovi soldati ratinalicci e di elefanti, e spedironli iu Sicilia all altro capi tano Annone, il quale raccolse 1 esercito ed ogni ap parecchio in Eraclea, (54) prese dapprima Erboso per scerete pratiche, e tolae al campo nemico le vettovaglie ed ogni cosa al consumo necessaria^ Donde avvenne che i Romani ad un tempo assediarono, e furono iq realt assediati; perciocch a tanta mancanza di viveri e ristrettezza delle cose bisognevoli si ridussero, che spesso deliberavano se< avessero ad abbandonar l asse dio : locch avrebbon fatto finalmente, se Grone ado perato non si fosse con ogni studio e fatica a procace ciar loro, ebbene mediocremente , ci di che' pi abbi* sognavano. XIX. Osservando! poscia Annone assottigliarsi i Rotpani per inedia e per malattie ( che pestilnzial influenza era tra loro ) stimando il suo esercito alto alla batta glia , preae gli elefanti che ascendevano cinquanta circa,. e tutto il resto delle sue forze e spaccatamente fuori d Eraclea li condusse, comandando alla caval leria Numidica che innanzi si avviasse, e come appres sala si fosse allo steccato degli avversarli, gli stuzzicasse, e provocasse la loro cavalleria, poi desse luogo e si ripie gasse fiallanloch questa la raggiugnesse. Fecero i Numidi conforme fu lor ordinato, ed assaltato eh ebbero luno de cam pi, i cavalieri Romani tosto fuori lanciaronsi ed animosi gl incalzarono. Gli Africani cedettero, giusta il comandamento ricevalo, finaitantoch unironsi con

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quelli di Annone. Allora volutisi, e circondali i nemi- A. di il. cij furon loro addosso, e molti ne ucdisero, gli altri inseguirono sino allo steocato. Ci fatto accampossi An none al di sopra de Romani, occupalo avendo il colle denominato (55) T oro, distante pressoch dieci stadii dagli aVversarii. Per ben due mesi le cose non cangia* rono faccia, e nulla d importanza si fece, tranne la scaramucciar ogni giorno. Ma poich Annibaie, assidua mente con faci accese, e con messi dalla citt mandali ed Annone, signific cbe la moltitudine non potea tol lera* la fame, e che molti dalla penuria spinti disertavano, risolvette il duce CarUginese di cimentarsi ad una battaglia. N eran a ci meno propensi i Romani pelle cagioni dianzi esposte. Il perch amendue uscirono cogli eserciti in un luogo di mezzo fra i due campi ed aflronlaronsi. Durava gi la pugna buona pezza, quando i Romani misero in fuga i mercenarii de Car taginesi , che combattevano nella prima fila., Questi cad dero sovra gli elefanti , e sovra le altre schiette di die* Ir , e scombujaron tutto l ' esercito Punico. Divenne to sto la ritirala universale, ed il maggior numero ne peri gli altri si ridussero in Eraclea. I Romani inipadronironsi della maggior parte degli elefanti, e di tutti gli attrezzi. SopraggionU la n o tte, ed essendo peli alle grezza della vittoria, e per istanchezza le loro guardie tenute con qualche negligenza, Annibaie che disperava del fatto suo , e stimava aver pelle accennate cause op portunit di procurarsi salvezza , mosse intorno alla mez zanotte dalla citt colle forze straniere, e colmati i fossi con stuoie ripiene di paglia oondusse fuori impune*-

Co
J*<E R. mente 1 esercito , (56) sen a che i nemici losservassero.

Come fu giorno i Romani s'avvidero delTacceduto , ed avendo alcnn poco noiato il retroguardo d* Annibaie, corsero tutti alle porte, e da nessuno impediti entrarono a furia nella citt e la misero a sacco, ove molti nomini e molte suppellettili d 'o g n i sorta vennero in loro potere. XX: 1 1 Senato di Rom a, arata contezza degli affari d' Agrigento , fd oltremodo lieto 4 e sollevatosi a pi alti pensieri, non s arrest a primi consigli, n gli bast di aver salvati i Mamertini, n di aver clto tanto fratte da questa guerra ; ma sperando esser possibile discacciar del lutto i Cartaginesi dall isola ^ e di procu rare per tal via grahde aumento alle cose sue,- a d volse ogni suo raziocinio e mito il suo animo; Ora per quanto appartiene alle forte di terra vedeva easo che gli affari ragionevolmente procedevano, sendchi i con* 4g 3 soli Ludp Valerio e Tito Otlacilio, creali dopo quelli che assediato aventi A grigento, sembravano plausibil mente amministrar le bisogne di Sicilia ; ma siccome il mare possedeva da Cartaginesi se n a Opposizione , cosi era ira loro la gurrd equilibrata. E diffatti ne tempi appresso, allorquando i Romani teneano gi Agrigfentoj molte citt mediterranee unirosi ad essi, temendo la loro possanza di terra : laddove maggior numer ancora delle marittime, atterrite dall armata Cartaginese, da loro si ribellarono. Veggendo adunque sempre pi per siffatte cagioni (5y) inchinarsi la bilancia della guerra quando ad una parte, quando all altra , ed essere I Ilalia spesso devastata dalle navi Cartaginesi, meatrecb

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r Africa non ricever al postatto danno alcuno, a ac- A. A, cinsero a scender essi ancora in mare. La qual cosa tra le altre non poco m' eccit a far pi estesa menzione delf accennata guerra, affinch non s ignori 1 * origine di questo avvenimento , come, quando , e per quali motiri i Romani dapprima in mare entrarono. Ossenrando pertanto che la guerra si protraeva , a fabbricar navi s'indussero, cento ( 58) da cinque ordini , e venti da tre. Ma inesperti alTatto com erano i costruttori in fabbricar cinque rem i, perciocch nessuno usava allor in Italia coiai vascelli, molta difficolt vi provarono. Quindi singolarmente fia manifesta la grandezza d ani mo deRomani e la loro audacia somma nelle imprese. I quali non solo senza gli opportuni apparecchi, ma senza apparecchi del tu tto , e non avendo giammai pensato al m are, allor appena vi posero mente , e con tanto ardire all opera si misero , che avanti d averne fatto sperimento alcuno , si fecero incontanente a dar battaglia navale a Cartaginesi, che la signora del mare non contrastata teneano da loro maggiori. Ed a con frma della verit di quanto or asserisco , e del maraviglioso del lor ardimento valga, che quando sbarcarono le prime forze a Messina, non che avessero navi co perte , (5g) non possedevano neppur una nave lunga o una barca sola, ma raccolsero da Tarantini, da Locri, dagli Eleati e da Napoletani navi da cinquanta remi e galee, e u queste con temerario divisamento traghet tarono i soldati. Nel qual tempo essendosi loro i Carta* ginesi fatti incontro nello stretto , una lor nave coperta per desiderio di combattere troppo innoltrossi, a tale

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A.& R . cbe arren e cadde in poter de* Romani, i quali 'la. tolsero ad esemplare , sa cui costruir tutta T armata.

Che se ci avvenuto non fosse, egli chiaro che per difetto d esperienza sarebbonsi rimasti dell impresa. XXL Coloro pertanto, cui affidata era la costruzione delle navi, di preparar ogni cosa a ci opportuna si occupavano, e quelli che raccoglievano la ciurma inse gnavano a maneggiar i remi in terra nel modo seguente. Seder facevano gli uomini sul lido presso al remeggio nello stesso ordine, in cui sarebbonsi assisi sulle panche, delle navi. In mezzo ad essi collocavano 1 ammonitore, e li assuefacevano (60) a lasciarsi cader tutti ad un tempo indietro , a s traendo le m ani, ed a chinarsi poscia innanzi, queste in l spigrendo , incominciando e cessapdo i movimenti, seoondoch era loro comandato. 4g4 Fatta che fu questa preparazione , come ebbero com piute le navi, le trassero in acqua, e provatisi alcun poco effettualmente in m are, navi garono per ordine del console luogo la costa d'Italia. Imperciocch (61) Gneo Cornelio, preposto alle forze navali de Romani, pochi giorni innanzi imposto aveva acomandanli delle navi di recarsi nello stretto , come prima fosse in pnnto 1 ar mata, ed egli and avanti con diciassette navi a Messina, per sollecitar le provvigioni di che larmata abbisognava. Al quale offertasi occasione di tener (62) pratiche colla citt di Lipari, abbandonossi a colale speranza pi pron tamente che non si conveniva , vi and colle navi ac cennale, e vi afferr. Annibaie capitano de Cartaginesi, sentito a Palermo 1 accaduto , sped col Boode , che era senatore , con venti navi, il qnale pass il mare di

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dotte e chise Cajo nel porto. Fattosi giorno U ciurma A di R. ai rifuggi in terra , e Cajo sbigottito , non potendo far altrimenti, si arrendette a nemici. I Cartaginesi, prese le navi ed il duce degli avversar, recarotisi tosto ad Annibaie. Non molti giorni appresso, essendo la disgrazia di Cajo tanto insigne e recente , Annibaie stesso per poco non cadde manifestamente nello stesso errore ; perciocch avendo udito che vicina era Tarmata de'R o mani , che veniva d Italia, bramoso di riconoscer il namero e tutta la disposizione degli avversarli, si parti con cinquanta navi. Coni ebbe girata (63 ) la punu d'Italia ai abbatt anemici chenavigavan ordinatamente ed in linea , e perdette la maggior parte delle navi, ma egli con quelle che gli rimasero contro ogni spe ranza ed aspettazione scamp. XXII. I Romani dopo questi fatti avvicioaronsi alle spiagge di Sicilia, e conosciuto 1 accidente - di Gneo mandaron tosto ad avvertirne Cajo Duillio, chq capita nava le forse di terra, e lo aspettarono. E Mentendo ad un tempo che Tarmata nemica non era lungi, apparecchiavansi alla battaglia. Ma essendo le loro navi di goffa costruzione , e poco spedite, sugger loro alcuno un ajuto alla pugna, (64) quelli che poscia denomina rono corvi, i quali composti erano in cotal modo. Slava in sulla prora un antenna rotonda , (65) lunga ventiquattro piedi, (66) larga nel diametro tte palm i, con in cima una girella. Intorno ad essa era applica ta (67) una scala, fatta di tavole trasversali, e con chiodi saldata, quattro piedi larga , e lunga trentasei. Il foro del tavolalo era bislungo e girava intorno allau

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A. di fi. tenna (obito dopo i primi dodici piedi della cala, da

amendue i lati della quale era ua parapetto dell* alteua del ginocchio, Alla sua estremiti adattavasi una specie di pestello di ferro appuntato , che aveva in cima db anello, per modo che tutto 1 ingegno rassomiglia va (68) ad una macchina di pistore. A questo anello le gatasi una fune, con c o i, quando ortavansi le navi, alzavano i corvi mediante la girella eh* era nell* anten n a , e li calavano sulla coperta della nave nemica, ora dal lato della prora, ora nel fianco, (69) mentrech girandole dappresso schivavan il suo impeto. Come i corvi, nelle assi delle coperte conficcati, serrate aveano le navi, se queste congingnevansi pe* fianchi ( da tutte le parti dentro vi saltavano, ma se ci seguiva dalla parte delle prore , a due a due pello stesso corro* vi si lanciavano. I primi difendevano la faccia coll opporre gli scudi, e quelli che venivan dietro assicuravan i fiapchi ponendo la drconferenia degli scudi sovra 3 parapetto. Di cotesti apparecchi forniti aspettavan il tempo opportuno alla pugna navale. XXIII. Cajo Duillio, non fi tosto seppe il caso av venuto al capitano della forza navale , che consegnate le forze di terra a tribuni, recossi alle navi. Sentito coli cbe i nemici guastavano la campagna di Melazzo, vi and con tutta 1 armata. Come i Cartaginesi li vi dero , lieti e pieni d ardore si fecero innanzi, dileg giando 1 ' inesperienza de Romani , e navigavano tutti colle prore voltate 1 nemici, non istimando il pericolo da tanto che d* uopo fosse di schierarsi, non altrimenti che se a manifesta preda corressero. Annibaie n era il

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dace, colai che di notte (attivamente condotto avea A .diR . P esercito fuori d Agrigento , ed allora trovava in una nave da tette palchi eh1 era stata del re Pirro. Avvici nati che si furono, veggendo i Cartaginesi alla prora di ciascheduna nave i corvi in alto sospesi, stettero al* quanto sopra s, maravigliandosi dello strano apparec chio di cotali macchine. Cionnonditneno, sprezzali alla fine gli awersarii, quelli che primi navigavano ardita mente gli assalirono. Ma i vascelli venuti ad alFroniarsi erano 1 un dopo l altro atterrali dalle macchine ; e gli nomini incontanente passati pe corvi combattevano sulle eeperte. I Cartaginesi, pane venivan uccisi, parte arrendevansi , sbigottiti di quanto accadeva; perciocch era la batlagUa simile ad on conflitto di terra. Perdet tero adunque le prime trenta navi, eh' eran ile all' as salto , colla gente, e fra quesle fu presa la comandante. Annibaie inaspettatamente e con grande rischio salvossi in ooo schifo. L altra frotta de Cartaginesi avanzavi per dare la carica, ma come in appressandosi vide d oh' era accaduto alle navi che l aveau preceduta , ripiegossi ed evit i colpi delle macchine. Tuttavia affidati uell agilit delle loro navi, chi a'fianchi , chi alle poppe volteggiando, speravan di poter impunemente far im pressione, ma circondati affatto da tutte le p a rti, e so vrastando loro i corvi per m odo, che quelli che avvici navano erano di necessit afferrati, andarono in volta, spaventati dalla novit del caso, dopo aver perduta cin quanta navi. XXIV. I Romani, venuti quasi per miracolo nella speranza di conseguire la superiorit in mare, doppiarouBio , Ionio /. 5

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A. di R. mente inanimivansi a continuare la guerra. Discesero,

quindi io Sicilia, e levarono T assedio (70) d Egesta , ridotta gi agli estremi. Di qui partiti espugnarono la. dtt di (71) Macella. Dopo la pugna navale Amilcare: capitano de' Cartaginsi, che comandava le forze di terra, dimorando a Palermo riseppe d ie nel campo. Romano era nata dissensione tra gli alleali e le legioni pel primato nelle battaglie, e sentito eh* eransi in di sparte accampati tra (7) Paropo, e le (^3) terme dim era , and lor addosso di repente con tutto 1' esercito* mentrech trasportavano gli alloggiamenti, e ne uccise 495 da quattromila. Dopo questo fatto Annibaie colle navi salvate si ridusse a Cartagine, donde poco stante pass in Sardegna, prendendo seco altre navi ed alcuni ri nomati comandanti di vascelli. N i guari and che chiuso da Romani in un porto di Sardegna, e perdute avendo molte navi, fu arrestato da Cartaginesi scampati dalla cotta ed impiccato. Imperciocch i Romani, come prima toccarono il m are, posero l animo al conquisto della Sardegna. Ma le legioni che trovavansi in Sicilia nulla 496 Cecero di memorabile nell anno seguente. I nuovi con* soli pertanto, Aulo Attilio e Cajo Sulpicio col mandali, mossero verso Palerm o, ove svernavano le forze dei Cartaginesi. Come si furono appressati alla dtt schie ra ron tutto 1 esercito, ma non uscendo i nemici lor in contro , se ne allontanarono ed andaron ad (74) Ipana, che presero d assalto. Impossessaronsi ancora di { j5) Mittistrato, cbe lungo tempo sostenuto avea 1 assedio pella fortezza del sito. Occuparon eziandio la dtt di (76) Ca rnali ua , che poc'anzi erasi da loro ribellata, andandovi

aottO colle opere, ed abbattendo le mura ; cosi (77) Eaoa A. ft. e molte altre terre de Cartaginesi. Da queste spacci*-* tisi ad assediare Lipari ti accinsero. XXV. Lanno vegnente, avendo il Console- Romano 497 Cajo Attilio approdato a (78) Tiodaride, vide P armata Cartaginese passargli davanti disordinata ; onde' comandi alla ciurma di seguirlo, mentrech egli .con diei navi precedeva. I Cartaginesi, come conobbero che gli av* versori! parte ^mbarcavansi, parte avean gii salpato, et che i primi erm mollo pi avanzati degli altri, voltai fonai e ti fecero loro incontro, e circondatili , distra* ero le navi / e'({nella del capitano per poco non pre-> ero con lana Ja gente ; senonch scamp essa, inaspew tatamente il pericolo merci del buon remeggio, di coi era fornita , e della sua celerit. Le rimanenti de Ro-> tnaai che seguivano, a poco a poco si ' raeoohtro ed anelatesi in fronte, assaltarono i nemici, e presero loro dieci navi colla gente, ed otto ne sommersero. Le altre de* Cartaginesi ritiraronsi <79) nelle isole Liparee: Dopo- questa pugna , araendue credendo d aver con egual fortana gareggiato, si posero Con ogn1,industria a raccozzar vie maggiori forze navali ed a sostenere la superiori l nelle cose marittime. Le forze di terra nulla operaron allora di notabile, ma in piccioli e lievi fatti il tempo consumarono. Preparati adunque, nel modo che dissi, fecero vela nella prossima state. I Romani con trecento trenta navi lunghe e coperte approdarono a Messina, donde partitisi navigarono , lasciando a mano destra la Sicilia , e girato il cap Pachino avviaronsi ad (80) Ecuomo, ove aveano 1 *esercito di terra. I Car-

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<5A nesi salparono con trecBndnquauta navi coperte, c pre ter) terra a (81) Lilibeo, poscia stantiaronsi ad Eradea Minoa. XXYI. Era proponimento de Roma ai di recarsi in Africa e di trarre U guerra c o li, affinch i Cartaginesi avessero a combattere, non gii pella S id lia , ma per a lewi e pel proprio paese. Questi allopposito conoscendo come lAfrica di fcil accesso , e come la popolatone tutta di quelle contrade di leggeri soggiogata sarebbe da chiunque vi fosse ostilmente entrato, non ebber animo di permetterlo , ma agognavano di esporre 1 evento al rischio d una battaglia navale. Apparecchiali gli noi a resistere, gli altri ad assaltare > manifesto era che lar dore d amendue fosse per portarvi un fiero scontro. I Romani adunque accoociaronsi cosi all uopo di pu gnar in mane, come alla discesa nella terra nemica. 0 perch, scelsero d-infra le legioni le migliori braocia, e divisero tutto 1 eserpto, eh erano per portar, seco, in quattro parti, Ciascheduna di queste parti avea due detiomioaoni; perciocch chiamavasi prima legione e pri ma annata, e cosi le altre. (83) La quarta prese un terzo nome ancora, quello di triarsi, secondo il cosuh pie negli eserciti di terra. Tutta la forza contenuta nelle navi ^scendeva a oenquaranta mila uomini) ricevendo ciaschedun vascello trecento rematori, e centoventi com battenti I Cartaginesi posero la maggiore, anzi ogni loro cura nel prepararsi al cimento di mare. 1 1 numero della lor gente e ra , in ragione delle navi , olire cenciuqusn* ta mila. O nde, non che uno il quale co proprii occhi vedesse, chi parlar ne ode soltanto attonito contemplar

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debbe la grandezza del percolo, e dalla moltitudine de- A. iiR . gli nomini e. delle nari arguire (83) l1ampiezza e po tenza di amendue gK |lati. I Romani riflettendo aver cui a correre Tallo mare apptto a nemici eh' erano spediti navigatori, iogegnaronsi di -disporre la loro ar mata in guisa che fosse da ogni laio sicura e difficile ad sser attaccata. Le navi da si ordini, eh erano due} ed in cui trovavano i consoli Marc Attilio e Ludo Manlio, schierarono le prime in fronte appaiale. Dietro ciascheduna di queste collocarono ad una ad una in se rie non interrotta le altre navi, formando due armate condotte dalle respetliv Capiiuet Fra ogni nave di amendue le armate lasciarou uno spazio sempre mag giore. (84) E seguitavansi i legni l uuo presso all'altro, guardando in fuori colle prore. Poich ebbero ordinata l prima e la seconda battaglia a guisa di rostro , vi gginnsero la terza legione in una sola (83) fila di fronte, che pella sua posizione deretana compieva la foma trian golare di tutto lo schieramento. Appresto questa p*1 sero le- navi che portavano i cavalli, remurchiate dalla terza armata , ed alle spalle di questa anelarono la quar ta armala , in cui enn i triarii, distendendoli in una sola fila , per modo che da amendue i lati avanzavano tutte le precedenti. Congegnata ogni parte nella maniera a nz ideila, prendeva tutto l ordinamento la perfetta figura d* un (86) cuneo, vuoto nella d m a , ma solido alla baie, ed il complesso era agile, robusto , ed insieme difficile a sciogliersi. XXVII. Fraltanto i dud Cartaginesi brevemente aringarono i suoi, facendo loro vedere j come vinaio ri nella

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A. di E. .pugna navale guerreggialo awebbooo pella Sicilia, lad

dove . se fiuter vinti romba iterebbono pelk patria e pe consanguinei ; indi comodarono entrassero nelle navi. II fecero tatti di buona voglia, e salparono ani mosi e feroci perciocch dalle cose loro dette pres*gtvan l avvenire. I Capitani osservando 1 ordine dene, e ad esso acconciando le loro disposizioni, schierarono tre parti delle loro Ione in una sola linea, sten dendo 1 ala dei tra nell allo m are, come per circondare gli avversarli, ed a questi opponendo tutta le loro pro re. Della quarta parte formarono l ala sinistra di tutto lo schieramento, e le diedero la figura di (87) forbice piegandola verso terra. Conduceva 1 ala destra de'Car taginesi , composta di (88) navi rostrate, e di galee da cinque ordini le pi spedile per girar le ale nemiche, Annone, quegli che vinto fa nella battaglia navale di Agrigento: della sinistra aveacnra Amilcare , che combatt nella marina di Tindarida, e che sostenendo allora il ci mento nel centro, tale stratagemma os nelFatto della, pugna. I Romani reggendo che i Cartaginesi nel distendersi assot tigliavano la schiera , giltaronsi sol centro, dal qual mo vimento, ebbe principio il conflitto. Subitamente i Car taginesi del centro avutone lordine, andarono in volta, con animo di disunire la schiera deRomani. Quelli per tanto prestamente cedevano, ed <Romani con ardore li se guitavano. Cosi la prima e seconda annata incalzava i fuggitivi, e la terza e quarta ne furono staccate, quella . che rimurchiava le navi cariche di cavalli, qnesla che portava i triarii rimasti alle riscosse. I Cartaginesi, poi ch credettero daver tratte la prima e seconda armata

m luogo opportuno, ad un segno alzato nella nave di A . R . Amilcare tutti insieme voitaro tui ed assalirono coloro ohe gl' inseguivano. Qui si accese un fiero combatti mento , ove nella celerit del volteggiare, nella facilit d accostarsi, e nella prontezza di ritirarsi i Cartaginesi eraa molto superiori, ma pella violenza del combattere, quando era appiccala la mischia, e pel vantaggio di af ferrare co corvi.le navi che si appressavano, e perch eran amendue i consoli fra i combattenti, ed al cospetto loro fcevasi il cimento, i Romani nutrivano non mi nori speranze che i Cartaginesi. Da questa parte era in siffatta guisa disposta l battaglia. XX V in. In quello Annone che dirigeva 1 *ala destra, e nel primo affronto erasi tenuto in disparte, travali calo il mare attacc le navi de triarii, li mise a mal parlilo. Quelli fra i Cartaginesi che schierati erano vi* -cino a terra , mutata la forma che aveano in una fila di fronte, e voltate le prore a1 nemici, assalirono i li ni urchi delle navi conduttrici de cavalli. Q ueste, lasciate andar le funi, azzuflronsi co nemici e forte pugnaro no. Era tutto il conflitto in tre p a rti, e tre battaglie facevansi in siti molto tra loro distanti : ma siccome nguali eran le parti (89) sino dalla prima disposizione , cosi pugoavasi con ugual fortuna da tutti i lati. Tuttavia accadde a ciaschedoaa meritamente quanto ragion vuole che avvenga, allorquando simili sono tutte le circostanze de* combattenti : (90) che i primi ad incominciar la pu gna furono i primi a deciderla. Imperciocch fu final mente soverchiato Amilcare , e messo in fuga. Manlio leg le navi prese olle su e , ed Attilio , avvedutosi del

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A. di R- pericolo, in che erano i triarii e le navi conduttrici

Je* cavalli, s affrett a occorrerli covascelli illesi della 'seconda armata, e raggiunto ch'ebbe Annone l attacc per m odo, che i triarii, tehbene gii malconci, ripre sero animo .e vigore a ristabilir la pugna. J Cartaginesi battuti da fronte ed assaliti da tergo, e circondati all impensata da quelli che venivan in ajuto, piegarono e fuggirono peli alto mare, (g) Frattanto Manlio, ri tornando gi , e veggendo la tersa armata spinta verso terra e chiusa dall ala sinistra de* Cartaginesi, ed Atti lio che avea pisciate io salvo le navi de cavalli ed i triarii , mossero al soccorso depericolanti, i quali erano poco tnen che assediati, e da lungo tempo in procinto di perire; se non cb i Cartaginesi temendo i corvi, cignevanli benai ed a ttra li premevano, ma loro non si accostavano, peritandosi di assalirli, affinch nel conflitto non fossero azzeccati. I consoli pertanto soprag giunti tosto li circondarono, e presero cinquanta navi nemiche con tutta la gente : poche, girala la costa, scamparono. Tali furono in questa battaglia navale te fazioni particolari. L esito in generale riusc favorevole a Romani. Perirono di questi ventiquattro navi, dei Cartaginesi oltre trenta ; ma de Romani nessuna nave cadde colla ciurma in potere de nemiei ; de Cartaginesi ne caddero sessantatri. XXIX. Dopo questo fatto i Romani i falla pi larga provvigione di vettovaglie, e racconciale le navi prese, trattate eziandio le loto ciurme con quella cura che convengasi dietro cosi prosperi successi, dirizzarono le vele alla volta dell Africa. Approdarono' colle prime

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savi al capto (g) Eroica, il quale sporge fuori di tatto J .d iR . il golfo di Cartagine, e si estende lungi in man; vrso la .Sicilia* Coli aspettarono le navi che li seghivrib , e raccolta lotta l annata, navigarono terra terra , sino a che giunsero alla citt he ha nome (g3) Aspide* Qoi discesero, e traile le navi sul lido i le circondarono di oiao e di steccato, e si accinsero ad assediare la citi, non volendo loro arrendersi quelli che la tenevaao. I Cartaginesi eh erano scampali dalla battaglia navale, ritornati a casa , e persuasi cbe i nemici, insuperbiti della vittoria ottenata , sarebbono incontanente corsi a Cartagine , custodivano eoo forze terrestri e navali la costa che giace davanti alla citt ; ma poich riseppero che i Romani erano impunemente sbarcati, ed assedia vano Aspide, non isteltero pi in guardia del loro ar rivo , ma ragunarono forse, ed occuparonsi in presi diare la citt e la campagna. I Rom ani, ir. * jnoritisi di Aspide, e lasciata guemigione nella citt e nedintorni, mandarono ambasci adori in patria per annonziar 1 ac cattato , e per chieder ci che avessero a (are io avve nire, e come governarsi. Iodi partirono! in fretta con tutto l esercito, e si diedero a guastar il paese. Non si opponendo loro nessuno distrassero molte abitazioni magnificamente costrutte, presero mollo bestiame, ed oltre venti mila corpi schiavi condussero alle navi. Frattanto giunsero da Roma mandatarii j che significa rono dover nno de consoli restare con sufficienti forze, e l altro recar a Roma l armata. Rimase M. Attilio con quaranta navi , quindicimila. fanti, e cinquecento cavalli. L. Manlio pigli seco le ciurme e tutti i pri-

A. diR. gioni, postato a salvamento davanti alla Sicilia, venne

a Roma. XXX. I Cartagine , come videro die i nemici apparecchiavansi a lunga guerra, elessero primieramente due capitani de loro eserciti , Asdmbale figlio d An none e Bstaro, poscia (g4) mandarono in Eraclea ad Amilcare, richiamandolo premurosamente. Questi con dnquecento cavalli e dnque mila fanti giunse a Cai* tagine, e creato terzo capitano consigKosn con Aidrubale circa il partito da prendersi in tal frangente. Piaeque loro di soccorrer la campagna, e di non permetter che a man ulva si guastasse. Attilio dopo alcuni giorni ai mito in cammino , prendendo cT assalto e saccheg giando le castella non m urate, e le murate assediando. Giunto presso (g5) A di, d tti non ispregevole, vi pose attorno il campo, spignendo le opere e F assedio. I Cartaginesi*pertanto bramosi di soccorrere la d tti e risoluti di difender i luoghi aperti, uscirono fuori colT esercito , ed occupato on colle , il quale soprastava bens a n em id , ma era incomodo alla propria oste, vi si accamparono. Del resto , sebbene avean le maggiori speranze ne' cavalli e negli elefanti, ahbandonaron il piano (96) e si rinchiusero ne' luoghi forti e di diffidi accesso, insegnando per tal guisa anemid d che avean ad imprnder contra di loro. Locch esiandio avvenne; sendoch i dud Rom ani , conoscendo merc della loro esperienza , come il nerbo pi formidabile dell oste av versaria era divenuto inutile pella natura deluoghi, non aspettarono che discesi al piano si schierassero, ma va lendosi della favorevole circostanza , accostarono in sol

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far del giorno al colle da amebdue le parti. I cavalli J . B . dunque e gli elefanti non erano aCartaginesi di nessun uso , ma i mercenari!, con gran valore ed insistenza pugnando , costrinsero la prima legione a ceder ed a fuggire. Tuttavia accerchiati , mentrech avanzavano precipitosamente , da quelli che dall altra parte saliva no andaron in volta. Allora sboccaron subito tutti dal campo. Gli elefanti pertanto ed i cavalli, riusciti tosto al piano, salvi si ritrassero. Ma i Romani inseguirono la fanteria per breve tratto, e saccheggiato il campo si diffusero per tutta la campagna e la citt, ed impune mente le guastarono. Ed impadronitisi della citt di Tunesi (97), eh era molto acconcia alle imprese che meditavano , ed oltre a ci opportunamente situata per rispetto a Cartagine ed alla vicina campagna, presero dentro a lei gli alloggiamenti. XXXI. I Cartaginesi sconfitti poco fa per m are, ed ora per terra , non per vilt de soldati, ma per im prudenza dei capitani, ridotti eran al tutto in una dif- ^99 (c!le situazione. Alle quali cose aggiunse cbe i Nu midi ad un tempo gli asvitarono , e recavan al loro territorio non m inore, anzi maggior danno che non facevan i Romani. Donde avvenne che gli abitanti della campagna fuggivano spaventati in citt, ove la desola to n e e la fame eran al colmo, parte per cagione della moltitudine , parte perch aspettavano 1 * assedio. Attilio yeggendo i Cartaginesi vinti per mare e per terra , e stimandosi gi prossimo ad espugnar la citt , (98) te* mendo, non il console che gli fosse per succedere, mandato da Roma , gli usurpasse il titolo delle suo

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.& R . gesta, imit i Cartaginesi a trattar la pace. Questi lieti

la proposta ascoltarono, e spedirono a tal effetto i loro nomini primarii, i quali seco lui abboccatisi, tanto fucon lontani dal piegar I animo a ci cbe da loro cbiedevajii cbe noti ebbero neppur cuore <f udir i gravosi comandamenti. Imperciocch Attilio , come se d* ogni cosa fosse gii padrone, credeva dover essi a grami a ed a generositi ascrivere checch egli loro lasciava. Ma i Cartaginesi considerando che , quaod anche soggiogali fossero, seguir non ne potea peggio di quanto lo r imponevasi , se de ritornarono , non solo disgustati delle condizioni offerte, ma ben abche gravemente ofTesi dalla durezza di Attillo. (99) Il Senato poi de Cartagi nesi , sentite le proposizioni del console Romano, com4 che disperasse quasi della salvezza, vi si oppose tuttavia con tanto vigore e con tanta altezza d* animo, che tols di sofferir tatto , e di sperimentar qualsivoglia fatica e fortuna, anzich tollerare nalla che sentisse di vilti ed indegno fosse delle gsta passate. XXXIt. Circa quel tempo approd a Cartagine ori nccoglitor di m ilizie straniere , eh era pria stato spe dito in Grecia, e rec seco grosso numero di soldati , fra coi e t certo Santippo (100) Lacedemone, aOmo al levato nella disciplina Spartana, e di sufficiente pratica nell cose di guerra. Il quale odila I' ultima scon6lia, e come ed in qual guisa avvenne, e veggendo insieme i bellici apparati de Cartaginesi, e la m o llilad in e dei cavalli degli elefanti, subito ne argu ed espose agli amici, che i Cartaginesi non da Romani, ma da s Messi peli imperizia de loro capitani erano stali viali.

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Tosto, licwme (101) accader dovei in quel frangente, A .d iR . ai parsero i discorsi di Sauiippo fra il volgo e i duci ; laonde a1principali della citt parve di chiamar costui a e di farne sperienza. Egli venuto a colloquio, addusse a* maestrali le ragioni di quanto aveva asserito , e di mostr loro la causa della rotta toccala, affermando' ohe , ove lui ascoltassero, ed al piano si attenessero nelle m aree, negli accampamenti e nelle battaglie, di leggeri potrebbousi procurar salvezza, e vincere gli av versarli. I duci, approvali i suoi delti, e da lui persuasi gli consegnarono 1 esercito incontanente. Non si tosto arasi divulgata questa voce di Santippo, che un rumore e bisbiglio pieno di speranza corse pella moltitudine ; ma (ioa) come condusse T oste fuori della citt, e Tal tel acconciamente, ed incominci a farlo muover in ordine parte per parte, ed a comandar secondo le re gole, tanto superior apparve all'imperizia degli antece denti capitani , che il popolo con grida signific il suo applauso , e gli pareva mill anni d* attaccar i nemici, tenendo per fermo che condotti da Santippo nessuna sciagura gli potrebbe avvenire. Indi osservando i capitani he la moltitudine erasi maravigliosamente rianimata, aringaronla come si conveniva alla circostanza, e dopo alcuui giorni mossero colle forze, le qoali componevansi di circa dodici mila pedoni, quattro mila cavalli, e pressoch cento elefanti. XXXUL I Romani, come videro i Cartaginesi mai*' dare per luoghi piani, e per il campo in sili eguali, strana cosa loro sembr, e se ne turbarono. Tuttavia non indugiarono ad appressarsi a nemici f *e non essen*

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'A.<UR* dona pi lungi, accampanatisi il primo giorno in di

stanza di dieci stadii circa da1medesimi. U di appresso i capi de Cartaginesi deliberarono cbe cosa e come avessero a (are. I soldati, agognando di cimentarsi , fa cevano crocchi i, e ad alla foce chiedevano che Santippe , quanto prima condurli dovesse alla pugna. I d u ci, os servando P impeto ed il fervor delle turbe , e scongiu randoli ad un tempo Santippo alesso di non lasciar sfuggire 1 * opportunit , comandarono a* soldati d esser presti, ed a Santippo lasciaron 1 * arbitrio di governar gli affari come stimerebbe pi utile. Egli accettata la facolt, dispse gli elefanti in una fila, ed innanzi tutto T esercito collocolli in fronte ; la falange de Cai* taginesi pose dietro a questi in sufficiente distanza, ed i mercenari!, parte schier nell ala destra, parte , ed eran cotesti,i pi agili, mise insieme co cavalli davanti ad amendue le ale. I Romani, veduti gli avversarli in ordine di battaglia, andafon loro prontamente incontra Ma sbigottiti degli elefimti, 1 assalto de quali prevede vano , si posero dinanzi (io 3 ) i lanciatoli, e dietro ad essi affollarono molte (io4) insegne, ed i cavalli distri buirono fra le due ale. Facendo per tal modo tutta la schiera pi ristretta di prim a, e pi profonda , op posero, quanto alla pugna contra le belve, ma per quello che spetta al guarentirsi da cavalli, che i loro di gran Innga in numero superavano, al lutto fallirono. Poich amendue , secondo il proprio divisamente, eb bero disposto il tutto e le parti negli ordini conve nienti , rimasero schierali, aspettando 1 opportunit di reciprocamente affrontarsi.

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XXXIV. Allorquando Santippo comand a reggitori A. di X degli elefanti <T avanzare, e di rompere le file de ne mici , ed a cavalli di girar ambe le ale * e. di assaltar gli avversarli, i Romani ancora , conforme loro co starne, (to 5) batterono le armi, ed alte grida mettendo andaron addosso a nemici. I cavalli de Romani faggina tosto in amendne le ale, perciocch quelli de Cartagi nesi di molli doppii gli avanzavano. (106) I fanti che erano nell ala sinistra, cedendo all impeto delle belve, ed insieme disprezzando i mercenarii, attaccarono l ala destra de Cartaginesi, e messala in foga, la incalzarono ed inseguirono sin dentro al campo. Di coloro che sta vano rimpetto agli elefanti , i primi cadevan a mucchi! combattendo, spinti e conculcati dalla violenza degli animali. Cionnondimeno il corpo della battaglia , pella profondit delle file serrate , rimase per alcun tempo senza rompersi. (107) Ma poich le schiere estreme, accerchiate dappertutto da cavalli, costrette furono a volgerti ed a pugnare, e quelli che per mezzo gli le. fanti forzalo avean il passaggio, e stavan gi a tergo delle belve, savvennero nella falange intatta e ben or dinata de' Cartaginesi, venivano trucidati ; i Romani, travagliati da tutte le parli perirono, il maggior numero calpestati dall enorme forza delle belve; gli altri a furia di lance trafitti dalla folla de cavalieri nello stesso sito della battaglia. Pochissimi salvaronsi colla fuga, e s io come facevano la ritirata per luoghi campestri, coti ne caddero di questi ancora sotto gli elefanti ed i cavalli. Cinquecento forse che fuggivano col console Attilio, vennero fra poco nelle mani de nem ici, e tut eoa

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J . f t . esulai furono presi vivi. De1mercenarii, che militavano

presso i Cartaginesi, e che stavano coatro l ala sinistra de Romani, morirono da ottocento. De Romani salva tom i da due mila ( i quali nell' insego i nemici, siocome dicemmo, si sottrassero al pericolo ; gli altri tulli perirono, tranne il console Attilio , e quelli che seco lai andarono ia volta. I Cartaginesi, spogliati i m orti, condussero seco il console co prigioni , e ritornarono io citt pieni di giubilo per coiai vittoria. XXXV. (108) In questa emergenza , ove bene si consideri , molte cose avvennero, donde trarsi possono alili precetti peli*umana vita. Imperciocch evidentissimo si fece allora a tatti pel caso di Attilio ; non doversi, massimamente dopo i prosperi saccessi, aver fidanza nella fortuna, dappoich colui che lesi non accordava misericordia n perdono a' vinti, fa poco stante egli stesso menato in servaggio, e ridotto a pregar que me desimi pel la sua salvezza. Laonde ci che aulicamente disse assai bene Ejiripidet (109)
Finpc un savio consiglio molfe mani

acquist allora fede dafatti; coociossiach un uomo solo ed aoa sola opinione distruggesse un esercito che sem* brava invincibile, e nei maneggi di guerra senza p ari, e quella repubblica eh era manifestamente in fondo, e gli animi de' soldati nella disperazione immersi, ergesse a migliori speranze. Le quali cose io rammento a cor rezione di coloro che leggeranno queste memorie. Che due essendo i modi per cui gli oomini iu meglio si cangiano, 1 uao col mezzo de proprii capi, I altro per

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via degli altru i, pi elidente ai quello delle proprie J . di R. sciagure, ma pi sicuro quello delle (ira niero. Il primo di questi nessuno sceglier! di buon grado, posdach dopo grandi fatiche e perigli conduce alla correzione j ma al secondo sempre da tener d ietro , polendosi senza danno conoscer in lui il meglio. Donde , a chi dentro vi guarda lice arguire, la pi bella disciplina per viver rettamente n se r 1 esperienza che si acquista dall' esatta storia de' fatti ; perciocch essa ola , senza recar isconcio in qualsivoglia tempo e situazione, giudici veraci ne fa del migliore. XXXVL I Cartaginesi, cui ogni cosa era riuscita a talento, nulla omisero per significare 1 estrema loro gioja, e grati dimostrandosi verso degli Dei, e recipro cando tra loro ufGcii di benevolenza. Ma Sanlippo , il quale portato avea Unto incremento e preponderanza agli afiri de1Cartaginesi, in breve partissi con prudente ed accorto consiglio, ( n o ) Imperciocch le gesu illustri ed ammirabili ingenerano gravi invidie ed atroci calun nie , le quali i citudini, per cagione de* parentadi e della moltitudine degli amici , possono, forse tollerane , laddove agli stranieri amendue quest cose ridondano in Svantaggio e pencolo, (i 11) Un altra voce ancora crasi diffusa circa la partenza di Sanlippo, la quale noi ciagegnescmo di esporre, come pi acconcia occasione che non la presente ce ne sari offerta. I Rom ani, cui le cose avvenute in Africa giunsero inaspettate, o o cuparonsi tosto in allestir larmata e ritirar la gente che in Africa erasi salvata. I Cartaginesi dal lor canto acroLisio , tomo /. ti

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J , R . campai-oasi (otto Aspide e l assediaroao , procaraado

di avere in lor potere quelli che rifuggiti eraosi coli dalla battaglia, ma non polendola in alcun modo pren dere ( n a ) pel valor e peli ardire de difensori , desi stettero finalmente dall assedio. Avuta pertanto nuova cbe i Romani apparecchiavano 1 armata per ritornar in Africa, apprestanti essi pare i loro vascelli , e nuovi ne fabbricarono. In breve tempo n ebbero in tutto punto dugento; onde salparono, e si posero ad osservar Y arrivo denemici. I Romani in sul principio della state trassero in mare trecencinquanta navi , e mandaronle fu o ri, avendone creali comandanti i consoli Marco Emilio e Servio Fulvio. Questi fecero vela e costeg giarono la Sicilia, dirigendosi verso l Africa. Presso Erma azzuffaronsi coll armata de Cartaginesi , cbe al primo affronto facilmente misero in fuga, ( n 3) pren dendo cenloquattordici navi colla genie. I soldati rimasti in Africa levarono da Aspide, e ritornarono in Sicilia. XXXVII. Tragittati a salvamento ed avvicinatisi al territorio de Camarini, venne lor addosso tanta furia di tempesta e di sciagure, cbe descrivere non puossi condegnamente allenormit del caso. Imperciocch (i 14) di quallrooensessantaquailro navi ottanta sole rimasero : le altre pane affondarono , parte furono da marosi git tate e fracassate agli scogli ed alle punte riempiendo lutti que lidi di cadaveri e di tavole infrante. Maggior disgrazia di questa, accaduta per mare in un tempo solo , non rammentano le storie. Della quale sono da accagionarsi mollo pi i condottieri , che non la for tuna ; perciocch i timonieri solennemente avean pr-

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tesuto che tion si navigasse (115) dal lato esterno della A diR* Sicilia, che guarda verso il mar d' Africa, essendovi l acqua profonda , e le spiagge senza porti : inoltre dicevano (116) nn segno celeste non esser ancora pas sato, e laltro a sorger prossimo; (che navigavano (i 17) tra lo spuntar dOrione e del Cane ). Ma non dieder essi retta a cotali ragionamenti, (118) e si spinsero nel mar di fuori (119) desiderosi d insignorirsi in pas sando di qualche citt , che spaventata avrebbono colla mostra della vittoria test ottenuta. Cosi, per piccole speranze abbattutisi in grandi sventure, riconobbero alla perfine la propria stoltezza, ( n o ) Generalmente i Ro mani spuntar volendo tutto colla forza, e credendo che seguir debba necessariamente ci che si hanno proposto; e nulla di quanto han risoluto di fare esser impossibile, riescon loro molle imprese per siffatto impeto appunto, ma in alcune al lulto succumbono , massimamente per mare. Conciossiach, siccome per terra hanno a fare con uomini ed opere umane, cosi molte cose vanno loro a seconda opponendo essi la violenza a forze eguali. Tuttavia qui ancora, sebbene di rado , falliscono. Ma allorquando col mare e coll ambiente si cimentano, ed a far loro forza imprendono > toccano di grandi scon fitte. Ci loro a quel tempo e sovente gi accaduto , ed accadr in appresso, finaitanioch un giorno non correggeranno tanta audacia e foga , per cui credono dover loro sempre esser aperto il mare e la terra. XXXVIII. 1 Cartaginesi, risaputa la perdila dellar mata Romana , e credendosi da mollo per terra dopo gli avuti prosperi successi, e per mare a cagione della

A. di R. riferita sciagura de Romani, con maggior animo ai die*

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dero a lavori navali e terrestri. Spediron tosto A idrobaie in Sicilia e gli consegnarono i soldati che avean gi sotto lai militato , e quelli eh erano venuti da Eraclea, ed insieme cenquoranta elefanti. Partitosi costui, appa recchiarono dugento navi e le altre cose al viaggio ne5 00 cessarle. Asdrubale, giunto salvo a Lilibeo, esercitava gli elefanti ed i soldati, ed appariva esser egli per oo> rapar i luoghi aperti. I Romani, coi coloro eh* erano scampati dal naufragio avean riferito ogni cosa minuta m ente, furono dolenti oltre m odo, ma ( la i) non con sultando punto se avessero a cedere , determinarono di far costruire dugentoventi (iaa)'nnovi vascelli. Compiuti questi nello spazio di tre mesi ( cosa non facile a cre dersi ) , i comandanti Aulo Attilio e Gneo Cornelio , eh erano stati eletti, tosto gli allestirono, e fecero vela. ( i? 3) Entrati nello stretto presero seco da Messina le navi salvate dal naufragio , ed afferrarono con tre cento navi (ia 4) a Palermo di Siciba , che per esser la citt pi importante del dominio Cartaginese si ac cinsero ad assediare. Innalzate le opere in due luoghi, e posta ogni cosa in ordine, recarono innanzi le mac chine. Cadde per pochi colpi la torre situata presso al m are, onde i soldati entrarono con impeto per quella parte , e la cosi detta citt nuova fu espugnata , e per tal caso venne anche in pericolo quella che vecchia & nominata ; il perch gli abitanti tosto s arrendettero. Insignoritisi della citt, i consoli vi lasciarono un pre sidio e se ne andarono a Roma. 5 01 XXXIX. La state vegnente i nuovi consoli Gneo

B5
Servi Iio e Cajo Sempronio salparono con lotta larmata, A. diR. ed approdati in Sicilia , di 1 1 si partirono peli Africa. Radendo la costa fecero molte discese, nelle quali niente di memorabile avendo operato, vennero all isola ( ia 5) de Lotofagi, che chiamasi Meninge , e non lungi dalla piccola Sirte. Coli per poca pratica de luoghi diedero in un basso fondo, ed essendosi assise le navi al ritirarsi della m area, furono in grande imbarazzo. Tuttavia ritornata inaspettatamente dopo alcun tempo F acqua ttaron fuori le cose pi pesanti ed a grande stento alleviarono le navi ; poscia se ne andarono simili a chi fogge. Ricondotti in Sicilia e girato il capo Litibeo, presero terra a Palermo , donde temerariamente navigando (iafi) peli alto mare alla volta di Roma f abbatteronsi nuovamente ad una burrasca tanto fo rte, che perdettero pi di cencinquanta navi. I Romani, dopo questi avvenimenti , comecb fossero in tntto oltremodo ambiziosi, ci non di meno pe*grandi e molti danni sofferti si rimasero di allestire nn altra armata ; sibbene avendo ogni residoa loro speranza nelle forze di terra, spedirono i consoli Lucio Cecilio e Gneo 5 o 3 Furio colle legioni in Sicilia ; ed armarono soltanto Sessanta navi per recar le vettovaglie all esercit. Pelle anzidette sciagure gli aflri de Cartaginesi saliron di bel nnovo a pi onorevole stato : che il mare signo reggiavano senza timore, dappoich i Romani se n erano ritirati, e nelle forze di terra molto speravano. E n avean ben donde. Imperciocch i Romani, divulgatasi la lama della battaglia in Africa, come gli elefanti ruppero le loro file, e fecero perir molta gente, ebbero

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J.diU . tanto spavento di colesti animali, che due anni ap

presso , schieratisi di rinconito al nemico, quando nella campagna di Lilibeo , quando in quella di Selinunte , in distanza di cinque o sei stadii, non arri schiaronsi mai d'incominciar la pugna, n di scender al piano per Umore degli elefanti. A cjue tempi presero soltanto per assedio le (127) Terme e Lipari, allenendosi a luoghi montuosi e di malagevole accesso. Per la qoal cosa osservando i Romani la umidezza e 1 *abbattimento del loro esercito di terra, mutarono consiglio, ed appigliaronsi un* altra volta al mare. E creati consoli Cajo Attilio e Lucio Manlio, fabbricarono cinquanta vascelli, levarono gente , e ai diedero con ardore ad accozzar un armata. XL. Il duce de* Cartaginesi Asdrubale, veduti avendo i Romani timidi nelle antecedenti fazioni, come riseppe che 1 uno de consoli colla meli delle forte andato se n era in Italia, e Cecilio coll altra pane dell esercito stanziava a Palermo , per esser di presidio al ricotto degli (128) alleali, ch era gii avanzato, mosse coll oste da Lilibeo ed accampos in su confini del territorio di Palermo. Cecilio veggendolo baldanzoso, e bramando di aizzar il suo impelo, contenne i suoi dentro alle porle. Il perch Asdrubale, fallosi pi audace, quasi che Cecilio non osasse d uscire, arditamente si trasse innanzi con lutto lesercito, e pelle strette gii tossi sulla campagna di Palermo. Guast le derrate sin presso alla citt , e tuttavia Cecilio non cangi proponimento , fi*nattantochi l ebbe indotto a passar il fiume che scorre avanti la citt. Poich i Cartaginesi traghettarono gli

8? elefanti e l esercito, mand fan l leggeri a stuzzicarli, J . iR . finch li costrinse a poni in ordine di battaglia. Veduto il buon successo del suo divisa mento, colloc una mano di gente spedita innanzi al muro ed al fosso , e co mand , che ove le belve s avvicinassero, le ricevessero con un nuvolo di saette, e quando fossero incalzati, si rifuggissero nel fosso, e ne balzassero fuori un altra volta per vibrar le lance negli animali che piombassero loro addosso. (129) Agli artigiani, cbe trattengonsi nel mercato, ordin che recassero i dardi, e li deponessero fuori della ci U alla base delle mura. Egli colle insegne piantossi sulla porla che guardava 1 ala sinistra de* ne mici, donde sempre pi soldati e pi mandava io soc corso (3o) della fanteria leggera. Rendutasi la uffa generale, i reggitori degli elefanti, gareggiando con Asdrubale , e volendo di per s conseguir la vittoria , andarono tutti insieme dimpeto sopra i combattnti che di leggeri misero in fuga ed inseguirono sin dentro al fosso. Le belve avventatesi a questi, e ferite da coloro che dal maro le saettavano, e ad un tempo trafitte dagli spiedi e dalle aste che spessi e gagliardi lanciavansi dalla gente intatta cb schierata era. dinanzi al fosso, coperte di trecce e lacerate in tutto il corpo, subitamente si scompigliarono, e voltatesi gittaronsi sosopra i suoi, calpestando ed uccidendo gli uom ini, e confondendo e sparpagliando le file. Locch veggendo Cecilio usci solleciiamente coll esercito , ed assaltali di fianco i nemici scomposti co suoi eh erano intatti ed in buon ordine, fece degli avversar orrenda strage, e molti ne uccise, gli altri mise in precipitevole fuga.

88 A.diR . Dieci elefanti prese ( 13 1) co mori che li reggevano; rimanenti che i mori aveano sballati, fece dopo la battaglia circondar dalla cavalleria, e a impossess di (atti. Per questo fatto egli ebbe, a confessione d* ogn a n o , il merito di rinfrancar le forze terrestri de Romani, e di far si che riconquistassero i luoghi aperti. 5o 4 XLL Venata a Roma la nuova della vittoria, grande ne fu la gioja, non tanto pella sconfitta denemici, rimasti privi degli elefanti, qnanto pel coraggio cresciuto aauoi, dopo aver superati questi animali. Adunque per siffatte cagioni corroboraronsi un* altra volta nel lor primo propo nimento di spedir a nuove imprese i consoli con un'ar mata ed un esercito navale, ingegnandosi a tutto loro potere di por fine a questa guerra. Apparecchiato il necessario a cotale spedizione, navigarono i consoli con dugento vascelli alla volta della Sicilia. Correva allora T anno decimoquarto della guerra. Approdati ( i 3 a) a Lilibeo, e coli incontratisi colle Ione di terra , prepararonsi ad assediar la citt stimando che avendola espu gnata facilmente porterebbono la guerra in Africa. In torno a ci egual era a un di presso l'opinione de' duci Cartaginesi, i quali non altrimenti che i Romani ne giudicavamo. Quindi lasciata ogni altra cosa da parte, si fecero a soccorrerla, ed a tentare e tollerar tutto pellanidetta citt; perciocch nessuna ( i 33) forte stazione sa rebbe loro rimasta, essendo i Romani signori di tutta la Sicilia, fuorch di Trapani. Ma affinch non riescan oscure le cose da noi dette a chi non conosce queluog h i, noi ci studieremo di recar brevemente a cognizione de leggitori 1 opportunit e la posizione loro.

XLII. Tutta la Sicilia situata per rispetto aHltalia ed A.&R, Ile sue tre m iti, siccome il Peloponneso per rispetto al rimanente della Grecia ed a suoi promontori! ; ma in ci differiscono, che quella isola, questo continente , perciocch ( i 34) il tram eno dell una si varca a piedi, 1* altro io nave. La figura della Sicilia triangolare, e le punte di ciaschedun angolo prendono laspetto di p ro m o n to ri!d i cui quello eh inclinato a mettogiopno , e sporge nel mare Siculo, chiamasi Pachino ; quello che guarda a settentrione forma il confine occidentale dello stretto , dodici stadi! distante dall Italia , ed ha nome Peloro ; il terzo voltato verso lAfrica, e giace opportunamente di rincontro a promontori! che stanno dinanzi a Cartagine, lungi da questi circa mille stadii, & voltato all occidente (135 ) vernale, divide il mar Africano dal Sardo, ed appellasi Lilibeo. Presso a que sto situata una citt d egual nome , che allora asse diavano i Rom ani, ben fortificata di mura , con intorno un fosso profondo e lagune dal m are, pelle quali en trasi nel porto, ma non senta molta perizia e pratica de luoghi. I Romani vi avean posto il campo da amendue le parti, e lo spazio fra i due campi avean occu palo con fossa, steccato e muro. Incominciarono ad avanzar le opere verso la torre pi vicina al mare, che porta in Africa, ed aggiugnendo sempre nnovi lavori agi fatti, ed estendendo vie maggiormente le costruite moli, abbatterono finalmente sei torri prossime alla gii mentovala. Le altre ( i 36) tutte ad un tempo presero a martellar coll ariete. Spingevasi con efficacia e terrore Fassedio ; le torri, quali ogni giorno minaedavan m i-

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J . Ji R. o a , quali minavano , e le opere progredivano sempre pi oltre nell interno della citt , per modo che gli as

sediati compresi erano di forte costernazione e spavento, sebbene v avea nella citt, senza la moltitudine urbana, da diecimila mericenarii. F rattanto il lor comandante ImiW cone non ometteva nulla di ci che farsi polca, ma ri fabbricando gli edifizii caduti, e ( i 3y) scavando m ine, non comune imbarazzo recava a nemici. Girava egli eziandio qua e l ogni d i, e tentav di appiccar il fuoco alle opere degli avversarti, ed a questo fine temeraria mente eccitava molte avvisaglie di giorno e di notte, a tale cbe qualche fiata pi ne morivano in siffatti con flitti , cbe non sogliono cadere nelle battaglie campali. XLIII. In questo mezzo alcuni de'principali duci della milizia mercenaria, indettatisi di consegnare la citt ai Romani, e persuasi che i loro soldati gli avrebbon ub biditi , balzarono di notte tempo fuori della citt nel campo nemico, e ne parlarono al console Romano. Ma ( 138) 1 Acheo Alessone, lo stesso che netempi ad dietro fu cagione di salvezza agli Agrigentini, quando i mercenarii de Siracusani macchinavano di tradirli, fu allor pure il primo cbe della pratica ebbe sentore , e 1 aperse al capitano Cartaginese. Il quale, udito ci che era, raun immantinente gli altri duci, e supplichevole gli ammoni, promettendo loro gran doni e premi! a serbargli la fede, e non prender parte alle insidie di coloro eheran usciti. F u accollo il suo discordo con gradimento; quindi mand con essi tosto a'Celli Annibale figlio di quell An nibaie che mori in Sardegna, pella famigliarit che qual antico compagno d arme seco loro avea, ed agli alni

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mercenari! spedi Alettone ch'era ad essi aocello, ed in cui A. di B. aveano fiducia. Costoro raccolsero la moltitudine, laringarono ed impegnarono la propria fede circa i doni, che il capitano aveva a ciascheduno promessi. Cosi di leggeri li persuasero a non far novit. Il perch , ac costatisi poscia alle mura quelli eh eran usciti e vo lendo esortarli ad accettar le offerte de Romani, non che loro badassero ,' ricusarono perfin dascoltarli, e sca gliati Ior addosso sassi e dardi dalle mura li discaccia rono. I Cartaginesi adunque pelle ragioni anzidette, per poco non guastarono le loro facceude, traditi da mer cenari! ma Alessone dapprima salvi colla sua fedelt agli Agrigentini non solo la citt ed il territorio , ma eziandio- le leggi e la libert , ed allora fu causa che i Cartaginesi non perdessero tutto. Nulla di ci erosi risaputo a Cartagine, ma conget turando di quali cose abbisognassero gli assediati, em pierono col cinquanta navi di soldati, e preposero loro Annibaie., comandante delle galee, ch era figlio d Amil care, (139) ed intimo amico d'Aderbale. Costui ammo nirono con parole acconce al caso, e lo spedirono sol* lecitamente, imponendogli di non por tempo in mezzo e di soccorrer gli assediati , facendo opportunamente qualche colpo ardito. Spiccossi Annibaie dal lido con diecimila soldati, ed approd alle ( 14o) isole Eguse, che giacciono tra Lilibeo e Cartagine, ove aspett il tempo propizio alla navigazione. Alzatosi un buon vento favorevole , corse con tulle le vele gonfie a seconda delT aura diritto nell imboccatura del porlo, colla genie sulle coperte delle navi annata e presta a combattere.

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A .din : I Romani, parte pella repentina com pana, parte per

ch temevano non la forza del vento gli spingere nel porto insieme co' nemici, lasciarono d impedire 1 en trata del soccorso, ma stettero in mare, sbigottiti del1 ' audacia degli avversar. La moltitudine della citt ran nata tutta sulle m u ra, in affanno dell esito, ed insieme lieta oltremodo della speranza inaspettatamente giunta, con battimenti di mano e grida inanimiva quelli ch en travano. Annibaie pieno d'ardire vi giunse a corsa, e dato fondo, pose i soldati iti terra a salvamento. Gli abitanti lutti rallegravansi non tanto dell* firmato socceno , seb bene molta speranza e forza gliene crescesse, quanto del non essersi i Romani arrischiati d impedire l in gresso de Cartaginesi. XLV. Imilcone governatore della citt, reggendo lar dore ed alacrit de* cittadini pegli ajuti arrivali, e di coloro eh eran venuti, per non aver essi sperimentati i mali dell assedio , volendo trar partito dallimpeto ( i 4 0 non per anche scemato d amendue le parli, per fiir incendiare le opere denemici, chiam tutti a parlamento. Qd con molte parole convenienti alla circostanza accese ne* loro animi immenso desiderio di pugnare ; percioc ch a ciaschednuo in particolare che con valore si di porterebbe fece grandi promesse oltre a doni di ohe, disse, sarebbe loro stata cortese la pubblica munificenza deCartaginesi. Applaudirono tutti ad una voce, e grida rono non indugiasse ma seco loro uscisse : laonde egli, commendatili e gradita la loro buona disposizione, licenziolli, ordinando che andassero per tempo a riposarsi, ed ubbidissero a duci. Poco stante convoc i loro capi,

ed assegn a ciascheduno il luogo pi conveniente alias- J .& R . salto, manifest loro eziandio il seguale ed il tempo dell attacco , e comand a duci di recani aioro posti con lotta la gente intorno alla vigilia mattutina. Esegui sco essi i suoi comandamenti, ed egli postosi in cam mino coll esercito come prima si fece giorno, attacc in molti luoghi le opere nemiche. I Romani, che pre vedevano lavvenire, non rimasero oziosi, n i sprovvisti, ma ovonque era duopo prontamente accorrevano e com battevano valorosamente. In poco d ora aflrontaronsi tu tti, e fiera divenne la zuffa intorno alle mura ; im perciocch della citti eran usciti non meno di ventimila uom ini, e ( i 4 *) quelli di fuori erano pi ancora. Ma quanto maggiormente i soldati combattevano fuor delle file e promiscuamente a lor posta, tanto pi infervo ra vasi il cimento, sendoch in tanta moltitudine pugnavan corpo a corpo, e drappello con drappello , collo stesso ardore come se state fossero singolari tenzoni. Tuttavia le grida e la calca precipua era intorno alle opere. Conciossiach quelli che dapprincipio da ambe le parti erano stati destinati, qua per discacciar chi guar dava le macchine, l per non permetter che ci si fa cesse , erano di tanta emulazione e gara accesi, gli uni affaticandosi di respinger, gli altri Scaponendosi di non ceder loro punto, che alla fine ostinati morivano sul luogo che occupato avean dapprima. Con questi mischiaronsi parecchi!, che portavano fiaccole, stoppa e fuo co , e con tanta audacia da tutte le parti piombavano 6ulle macchine, che i Romani si ridussero allestremo pe ricolo , non potendo frenare l impelo degli avversarli.

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A.diR . 11 capitano de Cartaginesi veggendo die molli perivano

nella pugua, senza potersi impossessare delle opere, per cui avea falla cotest impresa , ordin a suoi irombadori di suonar a raccolta. I Romani, che per poco non avean perduti lutti gli apparecchi, impadronironsi final mente delle opere , e recaron ogni cosa con sicurezza in salvo. XLVI. Dopo questa bisogna A nnibaie, da nemici non osservato, and di notte tempo colle sue navi a (143) Trapani presso Aderbale duce de Cartaginesi ; imperciocch peli opportunit del luogo e la bellezza del porlo i Cartaginesi sempre con grande diligenza quella citt custodivano. Era dessa lungi da Lilibeo circa centoventi stadii. Quelli di Cartagine volendo saper le novelle di Lilibeo, e non le potendo avere, dappoi ch ( 144) un eran rinchiusi, gli altri gelosamente guardati, uno deprincipali, Annibaie 045 ) soprannomato Rodio, si profTerse di entrar in Lilibeo, e di ri ferire ci che co proprii occhi veduto avrebbe. Aggradiron essi colai promessa, ma non se ne fidarono, es sendo l armata Romana stanziala nel porto. Costui per tanto , allestitasi una propria nave, salp e tragittato in nna delle isole che giacciono rimpeilo a Lilibeo , il giorno appresso col vento in fil di ruota, (i4^) intorno all ora quarta , veggenti tutti i nemici, stupefatti dellar dimento , entr , ed il di seguente tosto si accinse al ri torno. II console, volendo coti maggior cura custodir l ingresso, allest nella notte dieci navi delle pi velie re , ed egli stesso stando con tutto l esercito sulla riva, era spettatore di ci che accadeva. Le navi da amendue

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le parti della bocca , accostatesi alla laguna quanto pi A .d iR . potevano , ( 147) arrestaronsi co remi alzati, in attitu dine di assai lare e di prender la nave che fosse per uscire. Ma il Rodio, staccatosi apertamente dalla costa, insultava cotanto j nemici coll' audacia e colla celeril del navigare, che non solo scapp fuori illeso colla nave e colla ciurm a, passando dinanzi a1 vascelli romani quasi immobili , ma ben anche , correndo un tratto avan t i , si soffermava ( 14) co remi in aria, non altrimenti che se sfidasse gli avversar. E non osando nessuno di dargli la caccia pella velocit del suo remeggio , 1 and a buon viaggio , dopo aver con un legno solo insultata 1 armata nemica. Fece dipoi sovente lo stesso eoo grande vantaggio de Cartaginesi, coi significava volta per volta le maggiori orgenze, mentre che confortava gli assedia l i , e strabiliar faceva i Romani col temerario suo ardire. XLV 1I. Ma soprattutto contribuiva all audacia di lui la pratica di que bassi fondi, per mezzo i quali egli esattamente segnata avea la strada. Imperciocch come ebbe' tragittato lalto mare e fu surto , quasi che da Ita lia venisse , dirigeva la prora verso la torre pi vicina al mare, per modo che ne ( 149) reslavan adombrate tutte le torri che verso ('Africa sono voltate: unica guisa.dimberciar il porlo per chi naviga con vento diritto. Nell arditezza del Rdio affidali, molti che conoscevan i luoghi s at tenter uo di mettersi alla stessa impresa. Donde molla noja ricevendo i Romani si diedero terrapienare ( t 5o) l imboccatura del porto. Ma la maggior parte dell im presa non riusc pella profondit del mare , e perch le materie che vi si gittavano non poteano fermarsi , n

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'A. diR. io alcun modo rimanere unite per cagione del fiotto

dell impeto della corrente, cbe tutto ci che gi landavaai, appena diaceto, sospingeva e sbaragliava. la un sito solo, ov era un basso fondo, fa rinato il terra pieno a grande stento, nel quale arren una quadri reme di singoiar costruzione, eh era uscita di notte, e venne in p o ta de* nemici. I Romani, di quella imposte* salisi, la fornirono di scelta gente, e ttavan in agguato di tutti quelli eh entravano, massimamente del Rodio. 11 quale per avventura entrato di notte, nel ritorno ve* leggiava scopertamente; ma voltatosi e scorgendo la ( i 5 i ) quadrireme , eh era seco lui uscita, la riconobbe e sbi gott. Dapprincipio tent di fuggire, mercecch era le tto navigatore , ma vicino ad esser raggiunto f pereioc chi la nave ( i 5a) avversaria era ben fornita di rematori fu finalmente costretto a voltarsi e ad azzuffarsi co ne mici. Ma ( i 53) rimasto inferiore a soldati navali eh eran molti ed uomini scelti, cadde in mano degli avversarli. I Romani insignoritisi di questa nave ancora, eh era ben fabbricata, e provvedutala di tutto il necessario, frenarono 1 audacia di coloro che recavansi navigando a Lilibeo. XLVffl. Gli assediati rialzavano assiduamente ci che il nemico abbatteva, ma disperavano di guastar e di distrug gere i suoi apparecchi; quando insorse ( i 54 ) un vento che con tanta violenza ed impeto ( i 55) resistette allaccostamento delle macchine, che scosse perfino le gal lerie, e strapp le torri che a queste (i 56) stavano dap presso. Allora alcuni mercenarii Greci, conoscendo l'op portunit che offeriva la congiuntura di distruggere le

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opere de* nemici , apersero al espilano il lor pensiero. A. Il quale approvato avendo la cosa, e preparato tulio ci eh era d uopo all* impresa, i giovani mentovali , fatta di si una mano, in tre luoghi appiccarono il fuoco alle opere. Eran queste da lungo tempo preparate, quindi facili a divampare, e siccome il vento infuriava per modo , che conquassava le basi delle torri e degli altri edifisii, cosi grande pascolo ed efficace ebbero le fiamme; laddove difficili ed infruttuosi al tutto riuscivano i sussidii e gli ajuli de Romani. Imperciocch il caso tanto spavento recava a quelli che accorrevano, che non poteano n i comprendere n i vedere ci che acca deva , ma accecati dalla fuUgine, dalle scintille e dal densissimo fumo , non pochi perivano e cadevano senza potersi avvicinare per frenar il fuoco. E quanto mag gior era lincomodo deRotnani pelle cagioni testi men tovate , tanto maggior agio avean quelli che mettevan il fuoco, seodo che quanto offuscar poteva ed offendere la bufera cacciava addosso agli avversarli, e ci che giilavasi o lanciavasi su difensori, e per sterminar le ope re , coglieva nel segno, avendo libera la vista coloro che ti ravano ed il colpo essendo pi efficace pella sua veemen za , e cospirando limpeto del vento colla furia decom battenti. Finalmente crebbe a tale il guasto, che le basi d e lle torri e ( i 58) le travi degli arieti si rendettero disutili. P e r le quali cose i Romani disperarono di espugnar Lilibeo c o lie opere ; ma cinsero la d iti di fossa e di steccato, e ti ra r o n o un muro dinanzi al proprio campo commettendo le sito a l tempo. Quelli di Lilibeo rifabbricarono la parte del m u ro caduta, e sostennero poi auimosamente 1 assedio, robusto , tomo /. 7

A. diR.

98 XLIX. Pervenuta a Roma la nuova di questi fatti, 5 o5 ed essendo sialo poscia riferito da molli, come la mag gior parte della gente navale era perita nella difesa delle opere e nel resto dell' assedio, fu con ogni premura eseguita una coscrizione di m arinari, e raccoltine da dieci mila spedironsi in Sicilia. I quali, poich ebbero passalo lo stretto, ed a piedi furono giunti nel campo, il console Publio Claudio, raunati i tribuni, disse, esser la circostanza opportuna per andar a Trapani con tolta l armata, dappoich il duce de* Cartaginesi Ader bale , comandante di quella citt, preparalo ncn era ad una sorpresa, ignorava l arrivo della nuova ciurma, ed era persuaso che , pella perdita di gente avvenuta nell assedio, l armata non potea navigare. Avendo lutti prontamente acconsentito, imbarc egli incontanente la ciurma vecchia, e quella che di recente era venuta, ed elesse da tutto l 'esercito i migliori soldati, che sponta neamente si olferivano, perciocch la corsa era breve , e la preda facile appariva. Con questo apparecchio salp circa la mezza notte, seuza esser veduto da nemici. Dapprincipio raccolti veleggiavano, lasciando a man de stra la terra ; ma come allo spuntar del giorno sursero le prime navi presso a Trapani, Aderbale in veggen* dole stup dapprima di cosa tanto inaspettata, ma riavu tosi tosto, e conosciuto 1 avvicinarsi de* nemici , risol vette di non lasciar nulla intentato, e di tollerar lutto, anzich esporsi ad essere stretto da un assedio che gi imminente appariva. Il perch raccolse subito le ciurme sul lido, ed i mercenai ii convoc fuori della citt per mezzo di banditore. Poich furono uniti, con breve

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diceria rec loro alla niente la speranza di vincere, ore J . i i R . animosi combattessero , e le miserie di un assedio, ove badassero, temendo il pericolo. Mostrandosi essi pronti alla battaglia, e gridando cbe li conducesse, e non in dugiasse , egli lodato e gradito il loro ardore, comand che sollecitamente simbarcassero, e guardando alla sua nave la seguissero alla poppa. Dati cb ebbe questi or dini spacciatam ele, usci il primo in allo m are, e con dusse fuori i suoi soli alle ru p i, dal lato del porto op* posto a quello per cui entrali eran i nemici. L. Il console Publio, osservando contro la sua aspet tazione che i nemici non cedevano , n i erano sbigot titi del suo arrivo, ma accingevans alla' pugna, a che le sue navi parte erano gii nel porto, parte nella bocca appunto , parte per entrarvi, ordin a tutte di voltarsi e di tornar fuori. Allora quelle eli erano noi porlo, e quelle che lo imboccavano, nel girare s* impacciarono , e non solo ne nacque immenso tumulto fra la gente , ma delle navi ancora, oellu riarsi vicendevoluieute, scliiantaronsi i palamenti. Tuttavia , a mano a mano cbe si sbrigavano , i comandanti delle galee schieravate presso al lido , ed iu breve tutte guardavan colle prore i ne mici. Publio stesso navigava dapprincipio alla coda deU r armata, ma allora, voltatosi iu correudo verso I alto mare, pervenne all ala sinistra. Trattauto Aderbale, avanzata la stanca delle navi nemiche con cinipe va scelli rostrati, piant la sua nave di rimpetto agli av versari! dalla parie dellalto m are, e come ciasc'ieduna seguiva bandir ficea (159) che lo stesso eseguisse. Poi ch furono lutti collocali in fronte, dato il segnale,

I IO
A. diR. dapprima and addosso a nemici in ordine, mentre che

i Romani restavano vicini a terra per ricevere le navi che fuor del porlo sorgevano. Donde avvenne che i Romani con grande svantaggio rasente la costa combatterono. LI. Come si furono avvicinate , alzaronsi i segnali da amendue le Capitane, ed incominci la zuffa. Dapprin cipio era il, combattimento equilibralo, perciocch cia scheduna parte valevasi del fiore della forza di terra; ma a poco a poco i (160) Cartaginesi divennero supe riori , come quelli che in luna la battaglia erano a mi glior partito. Imperciocch di gran lunga avanzavano i Romani nella celerit del navigare pelleccellente costru zione delle navi, e pella qualit delle ciurme, ed il sito ancora molto gli ajutava , distesa avendo la loro schiera dalla parte che guarda lalto mare. Laonde, ove i ne mici costretti gli avessero a ripiegarsi, essi sicuramen te merc del celere navigare potevano retrocedere ed uscire al largo ; e se taluno degli avversari! nell* inse guire eraai di soverchio innoliralo, voltala la nave, quando correndo attorno, quando spingendosi ne fian chi davano frequeuli assalti , e molli vascelli sommer gevano, mentre che quelli giravansi a stento ed erano impacciati pel peso de legni e peUimperisia delle dura me. Che se alcuno de compagni era in pericolo, pron tamente lo soccorrevano e meitevan in salvo, iraeodolo dietro le altre poppe in alio mare. Ma a Romani it contrario di ci avveniva, i quali essendo incalzali non potean rinculare, perciocch presso a terra combattevano; aibbene, stretto che fosse qualche loro vascello da quelli che gli venivan addosso, o dava ne bassi fondi e vi arre-

101 u v a colla poppa, o porlato salta piaggia vi era bat A. ft. luto. Farsi strada per mezzo le navi nemiche, e sorger alle spalle di quelle che gi eran nella zuffa impe gnate , ( ripiego efficacissimo nelle pugne navali ) ren deva loro impossibile pella gravezza de vascelli, ed innoltre peli inesperienza de marinai. N polevan essi tampoco recar soccorso a chi ne avea bisogno, serrati com'erano alla terra , senza che rimanesse il pi pic ciolo spazio per ajutare gli angustiali. Il console , veggendo ci che accadeva , e parte delle navi arrenata nei bassi fondi, parte sbattuta sul lido , si diede a fuggire, svoltando da mano manca luogo la costa, accompagnato da circa trenta navi, che per avventura gli erano vici ne. Degli altri vascelli, che ascendevano a novanlatr, in un colla gente impossessaronsi i Cartaginesi : sennon ch alcuni spinsero le navi a terra , e se ne andarono. LII. Per questa pugna navale Aderbale sal in gran fama presso i Cartaginesi , come quegli che da >, e merc della propria provvidenza ed intrepidezza conse guita avea la Vittoria. Ma Publio (i6 t) ne venne in biasimo presso i Romani, e fu forte incolpato , dap poich con. temerit ed imprudenza avea proceduto , e , per quanto era in lu i, grave danno arrecato a Roma. II perch, tratto poscia in giudizio, fu a grossa molta condannalo, e corse non lievi pericoli. A malgrado pertanto di cotali avvenimenti, i Romani, accesi dal desiderio del dominio universale , fecero tulio il possi bile , e con fervore adoperaronsi nella coniinuazione dell impresa. Quindi giunto il tempo de comizii con solari , ed eletti i nuovi consoli, mandarono inconta-

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A diR. nenie l'ano di loro ( 16) Lucio Giugno con vettovaglie

per quelli che assediavan Lilibeo, e con ogni altra cosa necessaria al sostentamento dell esercito. Oltre a ci armarono sessanta navi ebe gli fossero di scorta. Giu gno, venuto a Messina, e presi seco tutti i vascelli che dall esercito e dal resto della Sicilia gli eran andati incontro, si part in fretta per Siracusa con cento venti legni , e circa ottanta navi da trasporto che recavano i viveri e 1 altra roba. Ivi consegn a* questori met dei legni da trasporto ed alcune galeotte , e spedili! , af finch con ogni sollecitudine portassero il bisognevole all esercito. Egli rimase a Siracusa, aspettando quelli che nel venir da Messina erano rimasi addietro, e per ricever il frumento dagli alleati dentro a terra. LUI. Circa quel tempo spedi Aderbale a Cartagine , gli uomini fatti prigioni nella battaglia e le navi p rese. Il collega Cariatone mand con trenta navi , oltre alle settanta con cui egli era arrivalo, ed ordingli assalisse improvvisamente le nari nemiche stauziate a Lilibeo, s impadronisse di quelle che poteva , alle altre appicoasse il fuoco. Fece Cartalone i suoi comandamenti, e sorpresi i legni avversarli di buon mattino , parte ne arse , parte ne trasse seco , onde givi) confusione in sorse nel rampo deRomani. Imperciocch mentre questi correvano in ajuto delle navi , ed alzava.isi le grida , Imilcone ch era ( 1G3) alla guardia di Lilibeo, accortosi di quello eh e ra , e veduta poi ogni cosa come si fece gionio, mand contro di loro i mercenari! fuori della citt. I Romani , da lauti mali circondati , caddero in non comune avvilimento. Poscia il comandante dell ar-

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mata Cartaginese, ( i 64 ) di pochi vascelli, tratti alcuni A .iiR , seco , altii spezzali, si parli da Lilibeo , ed and un picciol tratto alla volta di Eraclea, stando in osservazione pe*interchiuder le navi che recavansi allesercito. In quello annunziarono le vedette che un numero ragguardevole di navi dogni genere avanzavasi ed era gii vicino; ondegli, bramoso d azzuffarsi, come quegli che pella precedente Vittoria dispregiava i Rom ani, si fece loro incontro. Egualmente (i 65) a* provveditori eh* erano stati da Si* racusa spediti innanzi, avvisarono le galee, che sogliono preceder l armala , 1 arrivo de nemici. Essi, non isti tnandosi atti alla pugna f approdarono ad una picciola citti del loro dominio , che porto non avea , ma ca le ( 166; e prominenze fuor del lid o , cbe opportuna mente stavan dattorno. Col sbarcarono , e disposte le catapulte e le macchine da lanciar pietre eh erano bella citt, aspettarono larrivo denemici. I Cartaginesi avvicinatisi, dapprincipio si accinsero ad assediarli, sup* ponendo che i soldati spaventati si ritrarrebbono in citt, ed essi impunemente si sarebbon impossessati dei Vascelli. Ma essendo loro fallita la speranza, dappoich quelli valorosamente difendevansi, ed il luogo presentava molle e vnrie difficolt , dopo aver portate via poche iiavi cariche di vettovaglie, si raccolsero ad un fiume , ove afferrarono, ed osservarono la partenza de nemici. LIV. Il consle ri maso a Siracusa, poich ebbe re cato ad effetto il suo proponimento , girata la punta di Pachino , navig alla volta di Lilibeo , non sapendo ci eh era accaduto a quelli eh egli avea mandati in nanzi. Ma il comandante dell armata Cartaginese , av-

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4. & R. verlito di bel nnovo da segni degli esploratori eherano

comparsi i nemici, and ad incontrarli in ta tti fretta , con animo di attaccarli nella maggior distanta che polca dalle proprie navi. Giugno scorgendo da lungi Tarmata Cartaginese , ed il grande numero delle navi, non osando d affrontarsi , n potendosene causare pella vi cinanza degli avversari!, devi in (167) luoghi aspri e per ogni conto pericolosi, e vi prese te rra , giudicando eh era meglio tollerar qualsivoglia caso, di quello che far cadere tutto 1 esercito nelle mani de* nemici. Il co mandante dell* armata Cartaginese , di ci avvedutosi , non volle pugnare n accostarsi a que' luoghi, ma 00cupato certo promontorio e col gittate le ancore , si pose in osservazione tra amendue le annate, non la sciando di vista nessuna. Frattanto opraggionse una burrasca, (168) ed il mare minacciava sounno pericolo, quando i nocchieri Cartaginesi, pella pratica che avean de luoghi e della cosa preveggendo d che sovrastava, e predicendo ci che sarebbe accaduto , persuasero a Cartalone di schivar la tempesta e di girare il promon torio di Pachino. E fece egli gran senno : che i Carta ginesi, superata la punta a grande stento, collocaron le navi in sulvo. Ma ainendue le armate Rom ane, soprap prese dalla procella in siti al lutto importuosi, distrutte furono per m odo, che nulla rimase , neppur de rolla mi , buono a qualche cosa : tanto era oltre ogni creder grande la rovina. LV. Per questo avvenimento gli affari de* Cartaginesi si raddrizzarono , e le loro speranze riacquistarono so dezza. I Romani , che in addietro erano stati infe'ici

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anzi che n o , allora lo furono del tutto ; onde abban- A. di R. donarono il mare , conservando la signora del conti nente : laddove i Cartaginesi il mare dominavano, e non disperavano affatto della terra. Dopo queste scia gure , tolti cos a Roma, come nell esercito intorno a Lilibeo, deploravano il misero stato della repubblica. G non pertanto non desistevano dal proponimento dell* assedio , (169) ma gli uni per terra senza opposi zione somministravano il necessario, gli altri dnravan al cimento quanto potevano. (170) Giugno , andato allesercito dopo il naufragio, dolentissimo com era , po neva ogni suo studio a qualche nuova impresa segna lata , che risarcir potesse i danni sofferti. Il perch es sendogli presentata certa lieve occasione, occup Erice per tradimento, e s impossess del tempio di Venere e della citt. Erice un monte presso al mare in quella parte di Sicilia che g if verso Italia , fra Trapani e Palermo , ma pi confinante (171) e quasi contiguo a T rapani, e molto pi alto di qualsivoglia montagna della Sicilia, dallEtna in fuori. Ha desso sulla vetta un piano, ov situato (172) il tempio di Venere Eridna, a confessione universale il pi illustre per ricchezza e dignit di culto tra quanti ne ha la Sicilia. La citt si distende appi della vetta , e vi mena lunga e ripida salita. Colloc egli sulla cima un presidio, egualmente che sulla strada (173) per cui vi si ascende da Trapani, ed amendue i luoghi con ogni impegno custodiva, (174) ma la salita maggiormente, persuaso di assicurarsi cos il possesso della citt e di tutto il monte. LVL I Cartaginesi elessero poscia a capitano Amil- 5 07

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A .diR . care soprannomato Barca , ed a lui consegnarono 1 ar

mata. Q uesti, presa la forza navale, mosse per guastar l Italia, r Volgeva F anno decimo ottavo della guerra. Spogli il paese (175) deLocri e deBruzii, e partitosi di l afferr con tutta 1 ' armata presso al territorio Pa lermitano, ed occup il luogo denominato (176) S u l Carcere , il quale giace sol mare (177) fra Erice e Pa lermo , ed i reputato il sito pi acconcio per porvi il campo con sicurezza , e per farvi lunga stanza ; per ciocch un monte da tutti i lati scosceso, che dalla pianura che gli sta dattorno sorge ad ona ragguardevol altezza. La sua circonferenza alla sommit non minora di cento aiadii, e sotto a quella tutto il circuito ac cessibile cd atto all coltivazione. (178) Alle brezze del mare ottimamente esposto, desso al tutto scevro da* liimali mortiferi. Predpizii inaccessibili il cingono dalla parte della marina , e dove attaccasi alla terra di den* Ir, per modo che rimangono pochi intervalli che ri chieggono qualche afforzamento. V ' ha su quello pare un eminenza , che servir pa di rocca, ed insieme di comoda specola per osservar il paese sottoposto. Pos siede eziandio uu porlo, opportuno .quelli che fanno vela da Trapani o da Lilibeo verso Italia , il quale abbondantissimo d acqua. Tre sono le vie che menano cotesto mouie, ma tutte difficili : due da terra , ona da mare. Col pose temerariamente il campo Amilcare, come quegli che senza aver alcuna citt alleata , n qualsivoglia altra speranza, gittossi in mezzo a tremici. Ci non di meno prepar a Romani non lievi brighe e pericoli. Imperciocch primieramente , partitosi di L

107 per mare , guast la costa d Italia sino alla campagna A .d iR . di Cutnaj poscia essendosi i Romani accampati di ri lu petto a lui aranti Palermo della distanza di cinque stadii circa, molte e varie zuffe appicc seco loro per terra nello spazio di quasi tre an n i, le quali non si possono qui tutte partitaraente descrivere. LVII. Avvegnach siccome (179) nepugili (180) per generoso ardire e per robustezza eccellenti, allorquando dannosi battaglia per conseguir la corona, colpo sovra colpo sassestano senza posa, e n i combattenti n gli spettatori possono tener conto de singoli assalti e colpi, o prevederli , ma da tutto il vigor della pugna puosai Dir convenevolmente ragione dell ardore , non meno cbe della perizia , forza , ed alto animo di ciaschedu no ; (181) cosi ne duci de quali ora parliamo. Diffalii le cause ed i modi, per cui ogni giorno ponevansi re ciproche insidie , o le rendevano vane , e le sorprese e gli assalti, nessuno scrittore ad anuoverar giuguerebbe, ed agli uditori riescirebbe cosa infinita , e nessuna uti lit da giudicarsi che deriverebbe da siffatta lettura : sibbene peli espressione universale de fatti e peli esito della gara verrassi maggiormente a conoscere gli uomini mentovali. Conciossiach non si omettessero (i8a; gli stratagemmi che traggonsi dalle storie, n i ritrovamenti tolti dallopportunit e dallurgenza decasi, n i partili umerarii e violenti. Tuttavia per molte cagioni possibil non fu di venir a decisiva battaglia; perciocch le forze d amendue eran eguali, e gli alloggiamenti del pari inaccessibili pella fortezza de luoghi, e brevissimo l in tervallo tra i due campi ; donde avvenne che ogni

io 8
A.diR . giorno senza internizione succedessero conflitti parziali,

ma nulla di definitivo si eseguisse. ( i 83) Perivano bens neconflitti quelli che cadevan combattendo; ma coloro che ripiegavansi eran tosto tutti fuori di pericolo sotto la protezione de' loro forti, e voltata la faccia al ne mico, di bel nuovo combattevano. 5 io LYIII. Ma non altrimenti che un ( i 84) egregio Jispensator di premii, la fortuna miracolosamente levolli dall' anzidetto luogo e dalla lolla antecedente, e li ridusse ad una ben pi risicosa tenzone, ed in uno spazio pi stretto. Imperciocch Amilcare , tenendo i Romani la cima e le falde del monte E n e e , conforme abbiam detto , occup la citt dello stesso nome , eh era pell appunto tra gli accampamenti alla cima ed alle falde. Quindi fu che i Rom ani, stanziati sulla sommit ed assediali, con ammirabile costanza ogni pericolo tolle ravano , ed i Cartaginesi oltre ogni creder resistevano, stringendoli i nemici da tutte le p arti, e non si po tendo recar loro facilmente le vettovaglie, dappoich per un luogo solo e per una sola via comunicavano col mare. Tuttavia col ancora amendue posero in opera 1 un contra 1 altro tutti gl ingegni e gli sforzi che si osano negli assedii, e tolleraron ogni sorta di priva zione, facendo prova di qualsivoglia modo di attacco e di combattimento. Finalmente , non gi siccome dice F abio, spossati, e vinti da mali , ma quali uomini impassibili ed invitti, ( i 85) fecero pari; imperciocch pria che 1 un 1 altro superasse ( sebbene due anni di continuo nello stesso luogo puguassero ), la guerra per altra via incamminossi allo scioglimento. Quanto dun-

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q u e ad E rice ed alle fo rze d i te rra , guisa procedevano. ch e colle forze E ra n p ertan to gli affari in tal A . am en d u e le rep u b coll anim o q u esti so

b lich e sim ili (186) a generosi g alli , c h e p i com battono. C onciossiach

vente , (187) p e rd u te p e r d e b o le z z a le ali e rim asi col aolo c o ra g g io , (188) sospendon alcun poco i colpi, m a po i com e a caso u n altra volta si p recip itan afferransi fac ilm e n te, cade. Cosi p u re ad d o sso , e stauchi finattantoch alla fine u n o d essi

i R o m an i ed i C a rta g in e si , e le lo ro

delle fatiche ne continui cim enti , g iu n ti e ra n o all estre m a disperazione , forze e ra n o g rand em en te la 5 i scem ate pe trib u ti e pelle spese d i tan ti anni. L IX . (1 8 9 ) E p p u re i R o m an i dim essa n o n avean fierezza d a n im o , seb b en e (1 9 0 ) da q u asi cin q u e an n i

a b b an d o n ato avessero del tu tto il m are p e r cagion delle sciagure so ffe rte , e perch e ra n o persuasi d i d over p o r fine alla g u e rra colle sole forze te rrestri. M a osservando allo ra che la faccenda n o n p ro g re d iv a secondo i lo ro divisam enti , m assim am ente pel v a lo re d el capitano C a r ta g in e se , d eterm in aro n o di co llo ca r pella terza volta le lo ro sp eranze negli ap parecchi n a v a li, stim an d o ch e sol tanto p e r via di tal consiglio , ove o p p o rtu n a m e n te vin sistessero, finirebbero la g u e rra con lo ro vantaggio. d ap p rim a L occb alla p erfin e eseg u iro n o . Im percio cch

avean lascialo il m a r e , (1 9 1 ) ce d en d o a casi della for tu n a ; poscia essendo stati sco n fitti n ella b attag lia navale d i T ra p a n i; e d allora fecero questa terza im presa , in cui rim asi v in c ito ri, ed esclusa avendo dalle provvigioni m arittim e loste d e Cartaginesi presso E r i c e , condussero a term in e o gni cosa. D el resto (1 9 2 ) eb b e il disperato

I IO
J .d iB . a rd ire la m a g g io r p arte ne , m a peli am o r p atrio in questa im p re s a ; e perciocch quelli bastava delle nell erario non era il d anaro bisognevole alla spedizio pella generosit di q u au to In rag io n e ch e reggevano la rep u b b lica fu trovato a ll esecuzione d el concep u to disegno. fa c o lt , u n o , d u e e tre u n nave da cin q u e o rd in i

im pegnavaosi d i so m m in istrar arm ata d i tu tto p u n to , a

co n dizione ch e in co n fo rm it dep rosper successi sa re b b o n o com pensati d ella spesa. A llestiro n p e r tal guisa in brev e tem po (193) d u g en to vascelli d a ch e co stru iro n o sul m odello della nave cin q u e p a lc h i, presa al K odio.

5 1a E lessero poscia a com andante dell* arm ata C ajo L u tazio ,


e lo sp e d iro n o in sull inco m in ciar della state. 11 q u ale , il im provviso com parso in S ic ilia , T ra p a n i e le stazioni d i Lilibeo , glio d e C artaginesi erasi ritirato occup il p o rto di p o ich tu tto il navi a casa. E resse poscia

delle o p e re in to rn o a T ra p a n i , ed ap p a rec ch i o gni al tra cosa necessaria all a sse d io , in cui persever a tutto suo potere. M a p reveggendo insiem e l arrivo d ell ar m ala C artag in ese e ricordatosi del prim o p ro p o n im e n to , com e n o n aveva a decidersi la g u e rra se n o n se con u n a b attaglia m a rittim a , non lasciava trasc o rre r il tem po inutilm ente e nell ozio ; sib b eu e sperim entava ed esor tava ogni g iorno le sue ciurm e in quelle cose c h e fa cevan al suo d is e g n o , ed in o gni disciplina con g ran d e cu ra gl istruiva , p e r m odo ch e fra poco ridusse i ma* rin ai a co m p iu ti atleti pel sovrastante cim ento. L X . I C artag in esi, g iu g n en d o loro inaspettata la n uova ch e i R om ani navigavano co n u n a rm a ta , ed cransi allestirono iuconla** u n ' altra volta appigliali al m a r e ,

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n en ie delle n a v i, ed em piutele di vettovaglie e d elle al* A . tre cose n e c e s sa rie , le sp e d iro n o , non volendo ch e l esercito d E ric e difettasse p u n to del bisognevole. C o m an d an te della forza navale crearo n o A n n o n e , il q u ale lalp , e d a p p ro d a lo all'iso la chiam ata p a rti in tu tta fretta alla volta (ic) 4 ) C e r a , si d E r i c e , affine d i de* tra i m erce

p o r v i , senza cb e i nem ici se nav v e d essero , le vettova glie ed alleviar le sue n a v i, poscia, presi n a ri i quelli eh eran o i p i atti alla m ilizia n a v a le , e della

con essi B a rc a , a ffro n tarli cogli avversarii. L u te z io , co n osciuto l ' arriv o d A n n o n e , e fatta co n g b iettu ra sua in te n z io n e , scelse d in fra l esercito d i te rra la m i glior g e n t e , e recossi allisola E g u s a , ch e giace di rin co n tro a L ilibeo. Col parl a s o ld a ti, conform e alla circostanza co n v en g asi , ed a n o cch ieri annu n zi ch e il g io rn o vegnente sarebbesi d ata battaglia. In sul m a ttin o , q uand era gi ch iaro il di veggendo L ulazio ch e u n a suoi v en to pien o soffiava in p o ppa a n e m ic i, e che

diflcil sarebbe p e r riuscire la navigazione col vento contra rio , e col m are infuriato, dubitava d ap p rin cip io di ci ch e aveva a fare. M a rifle tte n d o , c h e ov egli co m b attesse , m en tre ch e il m ar era tem pestoso, co n A n n o n e e colle sa e forze navali ( i g 5 ) e co vascelli an co ra carich i si affron terebb e ; laddove se aspettasse il tem po tra n q u illo , e la sciasse in d u g ian d o trag ittar i nem ici ed u n irs i coll eser cito v eterano , p u g n ar dov reb b e q u ello ch e pi d o g n i cosa colle navi spedile ed alleviate , e colla m iglior g en te delle fe rz e d i t e r r a , e , m o n ta v a , coll' aud acia d i A m ilcare , della quale n u lla ? aveva d i p i form idabi le : (.196) c i , d is s i, rifle tte n d o , risolvette d i n o n p er-

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A d iR . d e r la presen te o cc asio n e. V ed u te ad u n q ue le uavi n e m iche c o rre r a vele gonfie , salp tostam ente. I m arinai d i leg g eri (197) ro m p ev an il fio tto (198) m erc della lo ro robustezza; q u in d i b en p resto distese le n av i in u n a f ila , e stette con tu tta l arm ata a fro n te d e ' nem ici. L X I. I C artaginesi , co m e osservarono che i R o m an i avean lo ro (199) ta g lia ta la strada , am m ain aro n o le vele, e d incoraggiatisi rec ip ro c am en te nave due costituito era in m odo p e r nave , a quello i attac della carono gli avversar. M a siccom e lap p arecch io d am en co n trario b attag lia di T r a p a n i, cosi rag io n volle ch e l esito an c o r della p ugna riuscisse c o n tra rio . Im perciocch R om an i avean (200) can g iata la guisa di co stru ir le n a v i, e d e poste tu tte le cose p e s a n ti, tra n n e q u elle necessarie alla b a tta g lia ; i m arinai (201) esercitati allaccordo prestavan lo ro eccellenti s e rv ig i, ed i loro soldati navali eran u o m in i d inv in cib il ferm ezza , ed il fior delle forze di

te rra . M a presso i C artaginesi era lopposto d i lu tto ci : le navi c a ric h e , e m al alte a co m b attere, i m arinai n o n p u n to am m aestrali e ra u n a lic c i, i soldati raccolti di fre sco , e novelli ne p atim en ti e n e p erico li ; perciocch loro cred en d o non av e r i R o m an i giam m ai a d isp u ta r

la signoria d el m a r e , d ap p o co tenevano e trascuravano le forze navali. In ferio ri a d u n q u e com era n o a R om ani in m olle p a r ti , n o n si tosto appiccaro n o la zuffa che altre an d aro ^ in {sconfitta, e cin q u an ta delle lo ro navi affo n d a r o n o , settanta n e fu ro n o prese colla gente. L e a vele piene col favor d el vento rito rn a ro a G e r a , m u tatasi fo rtu n atam en te e d im provviso la u ra a seconda d e l loro bisogno. Il c o n s o le , recatosi all* oste di L ilib e o ,

n3
a tt n d e r con m olta c u ra a' Vascelli tolti e d aprigioni: ch e A .tU E . p o co m eno d i diecim ila era n o gli uom ini presi in battaglia, L X II. 1 C artaginesi, ricev uta inaspettatam ente la n u o v a d i ta n ta r o t t a , avean i d esid erii e 1 am bizione p ro n ti, q u an to l ebbero m ai, alla g u e rra , m a n o n vi trovarono verso: c h n o n p otean o fo rn ir il necessario alle fo rse d i S ic ilia , m e n tre ch g li avversarli signoreggiavano il m are. L asciale a d u n q u e quelle p e r d is p e ra le , e divenuti in c e r io m odo tr a d ito ri, ' n o n rim an ev an lo ro n b ra c c ia , n cap itan i p e r co n tin u are la g u erra. m a degli affari. Q u e sti fece cosa Il p erc h m a n d ar o n in c o n ta n e n te p e r B a rc a , ed a lu i rim isero la sonvr v eram ente d eg n a d i b u o n o e p ru d e n te C apitano . F in a ita n to c h i C artaginesi aveano q u alch rag io n ev o le sp eran za d u n esito felice, n o n om ise eg li im presa alcu n a p e r q u an to ard ila e pe* rico lo sa apparisse , e tu tte le p ro b ab ili vie d i vincere po ich p ? g r ten t q u an to altro C ap itan o giam m ai. M a

g io rate fu ro n o le circo sian n e, e n o n rest nessuna lu sin g a d i salvar quelli c h e sotto lu i m ilita v a n o , co n sa vio c o n sig lio , e d a d a c e e s p e r to , ced ette alla p resen te n e c e ssit , e sp edi am basciadori p e r t r a t ttr la p ace. Im percio cch d a rep u tarsi p a rta d 'e g re g io C ap itan o ri ch e a quello g u a rd a r al tem po d i v in c e te , eg u alm en te

d i c e d e r la vittoria. L u tazio v olonteroso accolse l invi to , com e co lu i ch e sapeva essere i R o m a n i, ( i o i ) fiac ca ti e)d o p p ressi d alla g u erra. C osi fu posto fine alle co n tese (a o 3 ) e disteso il seguente trattato . A q u e ste con* d iz io n i sia a m ist f r a i C a rta g in e si e d i R o m a n i, o ve ci p ia ccia p u re a l p o p o lo d i R o m a . S g o m b rin o i C a rta g in e si tu tta la S ic ilia , e. n o n fa c c ia n g u e ir a a G e r o n e , n 8 FOL1DIO , to m o t.

u4
A .& R . m u o va n o le a r m i co n tro i S ir a c u s a n i, n i c o n tr i i loro a lle a ti. R e stitu isc a n o i C a rta g in e si a R o m a n i tu tti i p rig io n i se n za risca tto . P a g h in o in v e n i a n n i i C ar ta g in e si R o m a n i d u e m ille d u g e n to (ao4) ta le n ti e u io ic i 5 i3 <F a rg e n to . L X IU . Q u e sto l a tta to recalo a H o m a n o n fu approvato da! popolo, il quale sp ed d ie ci co m m in a rli p e r esam inar la faccenda. C o s to ro , arriv ati ch e f u r o n o , nella totalit n u lla c a n g ia ro n o , m a estesero alq u a n to le gravezze im p o ste a* C artaginesi ; im perciocch r id u s s e tem p o p rescritto al pag am en to alla m et il d e t r i b u t i , aggiunsero

m ille ta le n ti, e v ollero in n o ltre ohe i C artaginesi sgom b rassero le isole tu tte c h e giacciono tra IWtalja e la Si* cilia. A questi p atti ad u n q u e d u r e in potai guisa fini la g u e rra tra i R o m an i e d i C artag in esi p e l possesso della Sicilia : g u e rra ch e v en tiqu atte an n i c o n tin u i, e la p i lu n c b e , fra q u an te d i cu i p a rla r u d im m o , fu

g a , la p i seguitata e p i g r a n d e , io cu i o ltre alle r i m a n e n ti (ao 5 > b attag lie ed ap p arecch i d e q u ali d i sopra p a r la m m o , u n a ( a o 6 ) v o l t a , ove si som m ino le o a u d*am be le p a r t i , p u g n aro n o c o n m eglio d i cinq u ecen to vascelli d a cin q u e o rd in i, (2 0 7 ) la i ira co n po co m e n o di settecento. (1 08 ) P e rd e tte ro i R o m an i in d a settecento qu esta g u e rra quelle navi d a c in q u e o r d in i, co m p rese

c h e p e riro n n e l naufragio: i G arta g io rti d a cin q u ecento . P e r tal m odo co lo ro ch e fanno le m araviglie d elle pn g n e navali e d elle arm a te (309) d i A n tig o p o , d i T olep m eo e d i D e m e trio , form ati , co m e d i q u este cse saran n o io* grandezza d i a b a o o d rillo stu p ira n n o d ella

siffatte gesta. C b e se alcuno calco lar v o rr la differenza

i *5
ohe b tra le navi da cin qu e o rd in i e (juelle d a i r , J .iJ L d i cu i si valler (a io ), i Persi ani n e com battim enti con Ir i G r e c i, ( a n ) e gli A teniesi e i L aced em o n i n elle g u e rre eh eb b e ro tra la ro , tro v er ch e giam m ai tante i o n e q m are *' affro n taro n o . Q u in d i chiaro d che d a p p rin d p io abbiam o n e r i l o , aver i R om ani n o n a caso, il i p e r favor d i fo rtu n a , fari eran si e se rcitati , confortila oiqbrtt ad alcuni G o e d , a b tQ m e?ila(neqte , po ich in u l i e ta n ti a f 900 solo ard itam ep le ered itata la signoria e l im p ero u n iv ersale , Ria eziandio consegnili il |or<> propopiipentQ i L X JY , S e^b eu e u\ co m p ren d er ta lu n o p e r q p aj a li Qagioup, intpoa^essatisi d i tu tta U t e r r a , ed avendo or*

m ollo m aggior p o tenza ch e u o n eb b e ro in ad d ietro

leatir n o n (tossano ta u |e n ^ v i, n v P frer il m are con lali arm ate. T v tlavia It; cause d i questa difficolt si conosce-? ra n n o ap p ien o , a llo rq u an d o p e rv e rre m o a d (a 1a) esp o rre U costitu^iojne d el lo ro g o v e r n a ,
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la q u a le g dobfcjapt

Iralt^ w com 5 cosa ftccessqria n l h a u u o *i leggitori r in m to $ip<X

a consid erar coq poca alttu z io u e. {m p erd o ccb bello u t: lo spettacolo 1 qua ignoto quasi c h e d i t t i , a nostri g io r n i, p er colpa d i ch i p e scrisse : ch e ale n a i n o n co p o h bero l a r g o m e n to , altri n e federo) u n o scura e d in u tile sposizjoue. D el troverassi essere state 9 H t , e m assim am ente n o n so lo nelle ris o lu z io n i, resto pella g u e rra le anzi detta eg u ali' ap ien d u e rep u b b lich e , QvuittQ

m a eziandio nella m a g n a n i

nella g ara pel p rim a to . e audace

a s o ld a ti, f^ ro n i R o m an i di g ra n lu n g a p i valorosi; m a il C ap itano p i re p u ta lo d i q q ellei fu A m ilcare so^rannom alo B a rc a , p a d re di q u ellA unibaJe, che poscia guerreg g i co R om ani,

i i

A .t& R .

L X V . D o p a questa pace avvenne ad a m n d a e le re p u b b lich e u n caso sin g o lare e d egu ale. P resso i R o m an i segui la g u e rra ( a i 3 ) dom estica co F a lis e i, c b e p re sto e vantaggiosam ente fu d a lo ro finita , b e ro circa Io stesso tem po essendosi in po ch i giorni im possessati della lo ro r i t t i . I C artag inesi eb u n a g u e rra n o n ptccioU n q u ale so spregevole co m ercenari!, e co N n n r i d i 'e cogli A frican i c h eransi insiem e co n questi r ib e lla ti, ' neU ste n n e ro d i m olti e g ran d i sp a v e n ti, suolo. Q u i i prezzo v isam ente, farem o la dell o p era n arrazio n e ch e e co rse ro r i A ie ci ferm iam o per con

d i p e n d e re , n o n c b e il d o m in io , s stessi d il p a trio m o lti rispetti ; q u a n tu n q u e , secondo il n o stro prim o d i i a com pendio e b rev i parole. P rim ieram en te potrassi d q u a n to a llo r av* v en n e co noscere ottim am en te q u al sia la n a tu ra e la form a d i quella g u e r r a , cb e volg arm en te chiam asi (a 1 4) se n za f d e ; poscia q u ali provvedim enti e cau tele p re p a ra r deb b a d lu n g a m an o ch i d i forze m ercenarie si v a l e , evi d entissim am ente s c o rg e s i'd a siffatta c o n g iu n tu ra ; o ltre ci q u al differenza sia tra costum i b arb a ri e m esco lati, e le m aniere d i ch i n e lle liberali d iscip line , n e ll u b b id ie n z a alle le g g i, e nella civilt ed u cate. M a ci d ie i m onta si , ch e pelle gesta d i qtae' tem p i si com p re n d e ra n n o ( a i 5 ) le case della g u erra c h e sotto A n n ib a le insurse fra i R o m n i an co ra che vi eb b ero p arte , ed i C artag in esi. In to rn o m a quelli la p i ge-> alla sud alla q u ale , d ap p o ich n o n solo gli s c r itto r i, fossero i m o tiv i, Util 'cos sar di - a d d u rre nuitxa opin io n e ai leggitore curioso. L X V L C om e p rim a fu d ato co m p im en to

d u b itan o tu tto ra q u ali n e

ii7
d etta p a c e , B arca tn d u f K a d E r ic e , e dep ose a L ilibeo le fo rse eh* era n o A ,d i R in A frica , in te r p o la il capitanalo. G escone com andante co n p ru d en te cdnsiglio li e spedilli d ella a t t i occupava*! d i tra g h e tta r i soldati m a p ro te g g e n d o l a v v e n ire , d iv i ie , e p artitam en te im b a rc o lli,

ta m e n ie , p e r d a r agio a'C artag in eai d i p ag ar il soldo a q u elli c h e an d a v an o g io g n e o d o , e d i m an d arli d a C ar tag in e He lo ro c a s e , p ria ch e arriv ati fossero quelli ch e venivan d ie tro . G escone p e rta n to co n q oesto inten d i m en to eseguiva la sp ed izio n e ; m a i C a rta g in e si, p a rte scarseggianti d i d an ari pelle passate spese, p a rte p ersuasi c h e im p e tre re b b o n da* m erce n a n i qu alch e diffalco (a 16) dagli stip en d ii lo ro d o v u ti, ove gli avessero tu tti raccolti e ricevuti deiMro C a rta g in e , col tra tte n n e ro d a questa speran za in d o tti j q u elli ch e a p p ro d a v a n o , e li fe rm iro n o in citt. M a siccom e m olte in iq u it cotnm ellevansi d i g io rn o e d i n o t t e , e la to rb a incom inciava a d a r d i s sospetto peli in tem p e ra n za ch e a siffatta g en te fa m iliare , trattaro n o co co n d o ttieri ch e tu tti n ella d tt di S icca , e pigliassero se n e andassero p e bisogni pi

a rg e n ti u n a m oneta d o ro p e r ciascheduno, fin a lu n to c h si ap p restassero li s a la rii, e fossero g iu n te le m i lizie rim ase ad d ietro . P ro n ti e r a n o a d u b b id ir* , p e r ci c h e risgu ard av a la partenza, se n o n ch e voleano lasciar ivi le sah n ere, confo rm e fatto avean altre v o lte , siccom e quelli c h e fra poco rito rn ati sarebbono t C a rtag in e si, tem en d o , n o n coloro pegli ch e stipendii. hm go dopo

tem po fossero a r r iv a ti, p e r d e s id e rio , chi d e fig lin o li, ch i delle m o g li, p a rte ricusassero d* u s c ir e , p a r t e , es sendo gi u s c iti, ritornassero tosto alla volta d e s u o i,

118
A . iR . o n d e la CftlA n o n m in o ri oltraggi sarebbe es p o sta ; d , d i m , sospettando, K costrinsero ooo m olta odievoleaza, a loro m a lg ra d o , d i re c a r seco le salm erie. I m e ra e n a rii, an d ati ch e fu ro no ta tti a S ic c a , si stettero b uona p e sa i in ripono ed ozio ; ch e d a la (a i J ) q u al cosa m inim am ente ai convieue a soldati s tr a n ie r i, ed , p e r cosi d ir a n s s o la , o rig in e e cagione d am m utin am ento . soldo som m a pagare. V ivean costoro licen z io sa m e n te, e disoccupati c o m 'e ra * n o , alcuni tra lo ro si m ettevano a co m p u tar il ch e loro d o v e a s i, esagerand o lo , e che i C artag inesi facendo la in m olti d o p p ii m ag g io re eh essa non e r a , b e n gliel av re b b ero

dicevano

dovuta

T u lli po i riuhiam avan alla m em oria ( a i 8) le prom esse d i e i d a c i , esortandoli in tem po di p e ric o lo , avean loro f a t t e , ed era n o in g ra n d e sp eran za ed aspettazione dei vantaggi che gliene sarebbono p e r rid o n d are. L X V 1J. Il p e rc h , com e fu ro n tutti rau n a ti a Sicca, ed A n n o n e , c h era allo ra, capitano d e ll'A fric a soggetta a C a rta g in e si, ven n e senza p o te r soddisfare alle spe f in te , e p reg ma all opposilo , della som m a ristret i soldati ch e r iranze lo ro ed alle prom esse

rag io n an d o del peso d e trib a li tezza in co i trovavosi la d u i ,

nu nsiassero a q ualch e p a n e degli stipendi! ch e d ac co rd o e ra n lo ro dovuti , insurse tosto discordia e sedi n o n e , e laceratisi freq u en ti com briccole , singole nazioni s e p a r a te , ora o ra delle per d i to lte in s ie m e ,

m o d o e h e , diverse essendo le genti e le lin g u e , era il . cam po pieno d i (319) confuse favelle, di tu m u lto (aan ) e tu rb am ento . p erta n to d a s a p e r s i, ch e i C artaginesi valso m i d i m ilizie varie e to n d o n e , affinch n u a ai<

9
to rd rtio ag ev o lm en te i d a m m u tin a rs i, n o n incnfaUM A .i i R . te rro re acap itan i j l ccb perfttam en te dUengoAo oobp o n en d o l esrcito d i m olte n a z io n i; m a ove risvegliato n asi o dio , i r a , o rib ellio n e; ed abbiasi ad istru ire ( a d tn m a n ta r , ed a ric o n d u rre al dovere i in v ia li, co lg o n al tu tto fu o ri d el segno; o Im p erciocch a ltri colali m ilizie j uom in i , ma q u an d o m ontan in i r a , concepiscono q u alch e o d i o ,

n o n isfbgansi colla m a lig n ili d eg li

inferiscono al tu tto , e div en g o n o fu rib o n d i. C i a q u esti p u re accadde : cb e ra n essi I b e r i , C e l t i , ed L ig u ri e B le iri , la m ag g io r p arte d ise rto ri e alen a i e v vea n on p o ch i G re ci b a s ta rd i, schiavi ; m a il p i g ran d i tro v a r a ci

n u m ero eran o Afrifcani. L a o n d e possibil n o n era d i t'ac coglier tu tti insiem e a p a rla m e n to , n alcu n a ltro com penso. E to m e m ai ? dappoich il ca

p itan o n o n av reb b e p o tu to conoscere i linguaggi d i da* Scheduno. C o n v o c ar a rag u n an za p e r m ezzo d i p i in te rp re ti , c b e rip etessero q u a ttro o cin q u e volte la m e desim a cosa , stato sareb b e , quasi ch e d is s i, esp ed ien te a n c o r pi d el p rim o ineseguibile. d ia n te i co n d o ttieri si facessero R im aneva , ch e m e

14 inchieste e le am -

m o n izio ni ; locch A n n o n e ingegnavasi di fa r con tin u am en t. M a co sto ro s o v r a ttn tto , o n o n capivano d ch e d ic e v a si, o d op o av er assentito al e a p ila n o , riferiv an o alla m o ltit d in e il c o n tra rio j ch i p e r ig n o r n z a , ch i p e r m alizia. D o n d e avvenne ch e d a p p e rtu tto era Oscu r i t i , m ala fede , confusione. O ltre a d cred ev an o n o n av er i C artag inesi a bello stu d io m and ati lo ro que* ca p itan i che c o n sd i era n o d e ll o p e ra d lo ro p restala nella g u e rra d i S ic ilia , e ch e avean lo ro fatte le p r e -

ia o

4-

es s e ,

m a tali ch e a nessuno d i q n e fatti e ra n o stati i C a rta g in e s i,

p re se n ti. F in a lm e n te d isp reg ian d o A n n o n e , e d iffidando de duci su b altern i , p ien i d ira c o n tri p artiro u si alla volta della c i t t , ed accam p aro n o in z u m e r d o lire ventim ila presso ( a a i) T u n e s i, distan te d a C artagine circa centoventi stadii. L X Y IIL { C artaginesi s avvidero d ell' e rro re m esso allo rq u an d o era in u tile il conoscerlo. g ran d em en te fallato so l accozzando lu o g o , jn e rc e n a rii in u n com * di A v ean essi sp eranza

tan ta m o ltitu d in e (a a a) nessuna

p o te n d o rip o rre n elle arm i u rb a n e all u o p o di q u alch e g u e rra . M a il peggio si era c h e avean lasciatj p a rtire 1 figli e le m ogli d i co sto ro in u n co lle salm erie, i quali se avessero riten u ti p e r ostaggi , si assicuravano m iglior -p artito , e p am en to , ren d ev an o i so ldati p i d o cili alle lo ro ri tu tto sofferivano , ingegnandosi d i placcar la ch ieste. C hecch n e fo s s e , spaventati d el viaino accam lo ro collera. M an d av an o fu o ri in ab b o n d an za le v e tto

vaglie d i cui ab b iso g n av a n o , e le vendeano aprezzi che p iacean a quelli d i stab ilire. S p ed iv an d i co n tin u o a m b asciad o ri to lti d al S enato , ch e lo ro pro m ettessero di fare tu tto d ch e chiedevano, p u rc h possibil fosse. Ma i m ercen arii inventavan o g n i g io rn o n u o v e pretese, fatti p i au d aci dallo sbigottim ento c h e osservavano n e C ar taginesi. I cim enti che sosten u ti aveano in Sicilia contro le leg io n i R o m an e ispiravan lo ro la fid u c ia , C a rta g in e si, cilm en te v e n ir seco al p arag o n e d ell' arm e. che n i n qualsivoglia altra n az io n e p o treb b e fa Q u in d i,

n o n s tosto eb b ero concesso lo ro i C artag in esi q u an to avean. chiesto relativam ente agli stip end i!, ch e an daron o

12 * 1
p i l , e p retesero il v alore d e ' cavalli m o rti. c i ancora conseguito , valsente d e l p a n a g g io , la som m a sem p re d issero doversi lo ro A v en d o A . <R. pag are il cb e d a lu o g o tem p o lo ro com u n a q u alch e n o v it ,

-petevasi, a l m ag g io r p re z z o eh e rasi fatto n ella g n erra. aggiungevano ( a a 3 ) estendevano il p ag am en to allim possibile, av endo tra lo ro m olti nom ini m alig n i e sediziosi. G n o n d i m eno p ro m etten d o C artaginesi tn tto ci ch e p o tea farsi, ae-corisentirono ch e gli a rtic o li, su cn i q o istio n a v a si, foase ro rim essi all a rb itrio d a n o d e cap itan i eh e ra stato in S icilia. C o n A m ilcare B arca , sotto cu i avean milkera n o c o rru c c ia ti, cred en d osi massim a d i lu i tr a s c u ta ti, p erc io cc h n o ti e d avea sp o n ta G escone p o rta b isogni co lla Ma a tato in S ic ilia ,

m en te p e r cagione

e ra v en u to a loro p e r am ba scidor , neam en te deposto il capitanato. vano g rau d e ben ev o len za , co m e fu lo r du oe in

a q u eg li c h e q u an d o I l p erch lu i co da

Sicilia p ro v v id e a lo r o

m ag g io r c u r a , sin go larm en te n e l rito rn o . elessero a d a rb itro , delle lo ro contese. L X IX . V e n u to ad u n q u e G escone n a ri , ed in disp arte i c o n d o ttie ri, n azio n e p e r nazione. r avvenire ,

p e r m ase

ap p ro d a to a T u n e s i, (12^) p re se d a p p rim a poscia rau n la m oltitudine , R infacci lo ro il passato , e tent

d istru irli del p re se n te , m a sovrattnlto gli am m o n i p e lp reg a n d o li c h e b en ev o li si dim ostrassero a il soldo. F in alm en te tr a lo ro c h i d a si lu n g o tem po dava lo ro stribuzione secondo le nazioni, certo S p e u d io ,

si accinse a p ag a r gli stip en d ii re s ta n ti, feen d o la di (a a 5 ) M a e ra d i nascita C a m p a n o , schiavo d isertalo

da R o m a n i, u o m o d i sm isurata fo rza ed au dacia tem e-

132
A . <R. r a n a in g u erra. C osm i tem en d o , n o n il su o p a d ro n e venisse a p re n d e rlo e secondo le leggi R o m an e il fa cesse m o rir fra to r m e n ti, c o n d elti e falli tu tto tentava p e r ro m p ere il tra tta to co C artaginesi. che cogli a ltri avea m ilitato * m a A la i unissi tal M alo A fricano * u o m o in v ero d i lib era co n dizione , eh* e ra a u to au to r D u b ita n d o a d u n q u e Sosteneva la p a n ile dopo e , tra e n d o s e p a r a ta lo ro c o m e , p airie , p rin cip ale d e m v im en ti a n tid e ili. m desim a o p in io n e ch e S p e n d io , m ente gli A fricani * tap p resn iav a

eh* egli p ag a to avreb b e il fio p eg li a l t r i ,

c h e si fossero le a ltre nazini pelle l ro

-il ricevim ento degli s tlp e n d ii, i C artag in esi v ersereb b o n o su lo ro l ira co n cep u la c o n tro quelli an co ra, co n attim o d i sp av en tare per m ezzo di siffatta p un izione tu tti i po p o li d A fric a. IrritarO nsi i soldati subito a co tali d is c o n i, e colto il lieve p r e te s to , c h e G escone p a gava bens il soldo 4 m a raunarsi. A S p en d io i p re s s i d el fru m e n to e di ch e v ituperavano e d cavalli ad dltro tem p o d iffe riv a , corsero in co n tan en te a ed a M a io , accusavano GeScone ed i C a rta g in e s i, davano r tta , ed o gni loro p arola a tten tam e n te a sco ltav a n o , m a se alcun a ltro faeevasi innanzi p e r c o n s ig lia rli, n o n aspettavano finch conoscessero Se egli p ro p o n ev a q u alch e p artir co n trario o consentaneo a ci ch e diceva S p en d io , m a n ell istante 1 uccidevano a fu ria di sassi. - fe la sola espressione ch e in com u n e P e r ta l guisa in questi tuitulii aifim azzaroti e co n d o ttieri e gregarii , com prendevano era (29.6) d g li , perciocch d i co n lin o o 1 * eseguivano , singolarm ente q u an d o u b b riach i d o p o il p ran z o c o n - correvano. Q u in d i p u rch alcuno incom inciasse a g rid a r

123
d d g li, tan to e c o n tale celeril m enavano le m an i d a A .& R ch e c h i e ra A lla fin e u n a volta a cre sta lo nofa n essu n o arrischiandoci in lo m ezzo nn q u alch e tu lle le p a r t i , po tea pi scam parti.

pi p e r colai cagione d i re c a r L X X . G escone vedea ta tto

consiglio , crearo n o lo ro cap itan i M alo e Spendio(337) sconvolgim ento e la c o n fu s io n e , m a sovra o gni cosa p o n en d o 1 * utilit della patria ( ^ e con sid eran d o c h e , ove costoro in fero cissero, i C artaginesi v erreb b o n in m anifesto p ericolo d i p e rd e r t o l t o , (328) cim entossi , rim ase saldo n e l suo p ro p o n im e n to , ra ch iam an d o i capi in d isp arte , rau n an d o sep aratam en te ed esortando o ra ciascheduna n a

zione. T u tta v ia n o n avendo p e r an o h gli A fricani con* seguiti gli stip e n d ii, e ch ied e n d o essi con b ald an za che lo r fossero d a t i , G esco n e , ch e- p n n ir volea la lo ro te m e rit , im pose loro d i d o m and arli a M ato lo r capitano. A ci essi in tan ta ira m ontarono, che, senza p o rre il p i m inim o tem po in mezzo, c o n e ro p rim ieram en te a ra p ir il d an a ro e h era ool p ro n to , posoia arrestaro no G escone e tu tti i C artaginesi c b e seco Ini erano.' M ato e S pendio, su p p o n e n d o ch e sobitorneate accesa sarebbesi la g u e r r a , ove con q u alche fatto avessero violate le leggi e la fede, stim olarono 1 avventataggine della tu rb a , e , co d an ari rap iro n o ancora le suppellettili de C artaginesi, e G escone co* suoi leg aro n o villanam ente e m andarono in carcere. P e r tal m o d o ap erte ostilit usavano g i verso d e C a r - 5 i 4 ta g in e s i, facendo em pia co n g iu ra e co n traria al co m u n d iritto d elle genti. Q u este furono le cause , q u esto il principio della g u e rra co* m e rc en a rii, chiam ata A fricana. Mato t d o p o le azioni m entovate , sped i incontanente

124
4. d i R . a m b asd a d o ri a tu tte le d tt T Africa , eccitan d o le alla
lib e rt , e rich ied en d o le d a ja ti e d i a s io c ia n i alT im p rsa. I n ap p resso , av endo quasi tu tti i pop o li d 'A fric a p ro n tam en te acconsentilo a ribellarsi da Cartaginesi , d i b o o n g rad o sp editi loro soccorsi di vettovaglie g e n t e , divisero le forze , e recaronsi ad e e di

assediare ,

c h i (2 2 9 ) U lic a , ch i (a 3 o ) Ippone Di airi lo, perciocch q u e s te citt n o n v oiean aver parie nella ribellione. L X X L I C artag in esi, che soslenlavano sem pre la vita co p ro d o tti delle lo ro c a m p a g n e , ma i p u b b lici ap p a d elrec ch i e le Spese d i g u e r r a traevano dalle rendile

l A frica, e d oltre a ci erano accostumali a g u e r r e g g ia r co n forze stra n ie re , privati allora non solo ad u n tr a tto d i tu tte queste cose improvvisa niente, m a veggendo a n c o ra c h e ciascheduna d esse voliate sera in loro rovina, a g ra n d e avvilim ento e disperazione si ridussero, c o m e rifin iti pella guerra di Sicilia , speravano quelli cu i inaspettati giugneauo si (Tatti avvenimenti. Im p ercio cch , che, effettuata la p a c e , respirerebbono alquanto e r i -

m ettereb b o n si in tollerabile sialo. Ma avvenne loro tu tto 1 o pp o sto : ch in su lse g u e rra maggiore e pi form ida bile. In a d d ietro Sicilia ; ora co m b attu to aveano O lire a co R o m a n i pella p e r s stessi e pella patria im p re n d ev a n o ci non copia d arm e , inferiori. am ici da N a v e an o

u n a g u erra intestina. in tan te battaglie

n o n forze m a rittim e , n o n naviglio p o ssed ean o , e ssen d o navali rim asti che essi (a 3 1) p ro v v ig io n i d i vettovaglie o di d a n a r i , n l a p i p ic d o la sp eran za d i fu o ri co n o b b ero o alleati l i sovvenissero. A llo ra b e n e q u an to d iffe ris c a u u am m n liru t*

u n a g u e rra stran iera e d o ltrem are

125
m e a to e tu m u lto dom estico. M a e ra n essi p rin cip alm en te A . d i fi. a a d i ta li e ta n ti m ali cagione. L X X II. C onciossiach nella g u e rra p r e c e d e n te , per m otivi c b e cred ev an o g iu s ti, acerbo d om in io e s e r c it a i s e rc rs u p o p o li d A frica. ( a 3 a) D alla cam p ag n a p ig lia vano la m et d i' tu tti i p r o d o tti, e d alle citt im pone* van il d o p p io d e trib u ti d i p r i m a , n o n facendo g razia agl in d ig e n ti, n co n ced en d o n essun o la p i picciola agevolezza. In p reg io ed o n o re a v e a n o , non q u e go v e rn a to ri ch e co n dolcezza e d u m a n it i p o p o li tratta vano , sibbene quelli ch e fbrn ivan lo ro m ag g io r d an a ro e ro b a , e ( 33 ) i paesani o p p rim ev an o nel m o d o pr crudle. U n o d e q u ali e ra A n n o n e. Il p erc h la g e n te , n o n c h e d * e sser.e cc ita ta a ribellarvi , ap p e n a avean b i sogno d esserne avvertili. L e d o n n e , c h e avanti q uesto tem p o indifferen ti vedeano trascinar n elle Carceri i m a riti e d i figli p e r cagione detrib u ti, co n g iu ra ro n o nelle respetive citt' d i Qon o cc u lta r alcu n o d e lo ro effetti, 6 spogliatesi d e c lo ro o rn am en ti, senza opposizione li p r o d u ssero in m ezao , p e r fo rm arn e i salarii a s ld a ti, 0 tan ta abbon d an za p rocacciarono a M ato ed a S p en d io , dhe n o n solo f o r a to pagali gli stip en d ii d o v u ti a* m e r c e n a r i , co n form e aveano p atteg g iato p e r fa rli rib e lla re ; m a d ie ne avanz eziandio p e r co n tin u a r le spese. ( a 34 ) T a n t o , guardare. L X X IH . C i 'n o n p erta n to i C a rta g in e s i, sebbene il avvolti in tan ti m a li, p reposto all* esercito A n n o n e , ch i appigliarsi vuole a b u o n i consigli ;

n o n Solo al p r e s e n te , m a all avvenire an c o ra d ee rH

quale gi p rim a avea lo r assoggettata la p a rte d A frica

ia6
A .d R . in to rn o ( a 35 ) a C s n to p o rte , fecero ra g m a ta d i m eree n a n i , arm aro n o i cittadini eh era n o in et d a guerreg-* g ia re , esercitarono discip lin aro n o la cavalleria u r h a a a , ed allestirono le navi eh eran lo ro rim ase , galee scelti d a cin q u an ta r e m i , e var le qiaggiori . b arc h e eh a p a rtile le f o r s e , a t

veano. F re tia m o M aio e S p e n d io , p o ich fu ro n a km v e n a ti d a settan ta m ila A fricani , ted iav an o itn p n n em en le U tica a D istrico , e d afTbrsaijn negli alloggiam enti d i T u n e si, esclu d ev an o i C artaginesi

dir A frica ta tla . Im p ercio cch ( 3 6 ) g c e la c h l di


C artag in e in u n seno d i m are , e ipQ rge in fu o ri a m o d o d i p e n is o la , circondala pella m aggior p a r ta , q u a

4 al m are, l d a u n lago. ( * j ) L o stretto che a ll A frica la n n isc e ( a 38 ) largo re o ticin q n e aladii. D el lato c h e
guard a il m are n o n lu n g i la citt d i U lic a ; dall a ltra nella d irittu ra d e l lag o i T uneai. accam pati essendosi i m e v e e d a rii, citt stessa , a q u an d o d i N e ' q u ali d u e luoghi e tag lian d o a C arta m in anciavano q uan d o di g li abitan ti n e tr g io rn o ,

ginesi la cam u n icaaio aa colla cam p ag n a ', n o tte avvici Davanti alle m u ra , te rro re e d i tum ulto. riem p ien d o

L X X IV . (a 3 g) A n n o n e adoperava*! a p ro p o sito

l^ lts t ir e g li ap p a rati d i g u erra, e d e m in q uest* p a rta m olto destro. M a non si tosto usciva egli coll* e s e rc ito , c h 'e ra o n a ltro ; pero cch m ale coglieva le o p p o rtu n it , e lu tto faceva sen za p erizia e n eg h itto sam en te. R ecatosi ad u n q u e p rim ieram en te ad U tica p e r so c c o rre re gli s e d ia ti, e spaventati ayendo i nem ici coll# (m oltitudine ed degli elefanti , d e quali n o n avea m euo di cento ,

csseudo poscia in spi p u n to 4 o tte n e re com pilila viUQn

137
r i a , c o ti n u le si d ip o rt , perd ere s stesso e gli ch e veone io pericolo d i A .& R . le balestre , e assediali. Im perciocch fatte e accam patosi po p re( 4 o) re c a r d a C artag in e le catap u lte , lo tte in som m a le m acch in e d ' a s s e d io ,

d in an zi a d U lica, prese ad assaltar lo steccalo deoeipici. E d en trati g li elefanti a furia nel com preso , n o n le n d o i nem ici so sten er P im p eto d i q uelle m oli , feriti dalle b e lv e ,

cpilaronsi tu tti fu o ri d el cam po , e m o lti n e m o riro n o e q u elli ch e scam parono arreslaron si il sito. A nnone, avvezzo o p ra u n colle fo rte e denso d alberi , affidali nella si* carezza ch e lo ro offeriva guerreggiare con N um idi ed A fricani , i quali , in c o m in d a n a p iegare, fo g g on o dilun g an d o si n iti , e v in ta ogni c o s a , M a i m ercenarii com e

p el tra tto

d i d u e o tre g io n n i, stim ando allo ra p u re i nem ici fi neglesse del tu tto i soldati ed attese a risto rarsi. sul c o lle , allev ali Sicilia il c a m p o , e d ( a 4 0 en tra lo io pttA eh 1 era n o fu g g iti e nfJT au d acia d i B arca , qu an d o v o lta rs i,

ne com b attim en ti d i

aam eftti a, sovente nello stesso g io rn o , q u an d o ritira rsi, e d assalir i n e m ic i, co m e risep p e ro ed i so ldati d i e il capitano se n e ra an d a to in citt , p e t c a g io n e della vittoria p o ltriv a n o cam po, aggom itolatisi assaltarono g li

e dileguavansi d a l alloggiam enti a Im possessa-

m olti n e u c c is e ro , gli a ltri costrinsero a rip ararsi ver gQ gnosam eqle so tto le m o ra e d alle p o rle, ro n si d i to tte le calm erie e d i tu tte assed ia m i, ch e A nnone avendo rid u sse p o rta r fu o ri d i C artag in e , le m acchine degli

colle altre cose fatte a cad er nelle m ani

de nem ici. N iu quell in c o n tro so ltanto A n n o n e o p er in fin g a rd o , q u d o p o alcu q i gio rn i a n c o ra , esseodou

ia8
p resso G o rza l o ste avversaria d i rin c o a tr a l u i ac cam pata , ove gli si offerse o p p o rtu n it d i v irio ere, d u e volte ia battaglia schierata , e d u e volte p e r im provviso attacco : ch e sebbene allora il cam po d e n em ici gli fosse v ic in o , egli am en d u e queste occasioni si lasci in fin ta tuosam ente e d a m a l ac co rto sfuggire.

5 15

L X X V . P e r la qual cosa i e r d to A m ilcare B arca , e lo

C a rta g in e s i, osservando sp ed iro n o p e r capitano

com 1 egli m ale am m inistrava g li a f f a r i, p rep o sero alT e n ella presen te g u erra, d an d o g li settan ta elefanti e q u an ti m ercen arii p o tero n o a c c o z z a re , co n queUi e h eran o di ertati d a n e m ic i, ed insim e la cavalleria e la fan te ria u rb a n a , p e r m odo ch e (4*) tu tti som m avano diecim ila. Q u e sti subito nella p rim a ' so rtita tato spavent ed avvili i nem ici e coll im peto sciolse inaspet l'a ss e d io d i

U lic a , m ostran d o si d eg n o delle o p e re p a s s a te , e d elF aspettazione di ta tti. L e gesta d i la i in q u esta spedi zione sono le se g u en ti. L a lin gu a d i te rra -c h e oongiunge C artag in e coll A f r ic a , attraversata d a co lli d i difBcil accesso, u cu i lavorate sono s tr a d e , c h e m tto n o n ella cam p ag n a.' M alo occupati aveva e presidiati tq tti i Ino* g h i situ ati vantaggiosam ente su* colli a n z id e tti. in alcuni lu o g h i il passaggio a O ltre a n el ci siccom e il fium e (a 43 ) M acara im pedisce sim ilm ente q u elli eh esco n o co n tad o , e p ella grossezza delle acque il p i d elle v o lte n o n p u guazzarsi ; cosi M ato P u n ico p o n te , ch e ave* so p ra , assicur con fo rtificazio n i, e (44) fab b ric dap* presso u n a citt. D o n d e avvenne ch e i C artaginesi, no ci c h e p assar cliesercito nella cam pagna, n e p p u r ad u n o a d u n o sb u car p o te a n o facilm ente senza esser' C e d u ti

da nem ici. Ci co n siderando A m ilcare, in ten to com egli A . di R. era a valersi d ogni o p p o rtu n it d ap p o ich n o n y era m odo di cose e d i tem p o , im m agin colai nel m are d u s c ire ,

139

ripiego. (^ 4 5 ) O sserv an d o ch e il fium e s u d d e tto , allo rq n ap d o certi venti insorgevano , em pievasi d i s a b b ia , e ove sbocca vi si form ava u s a .strada g u a -

d o s a , p rep a ra la o g n i cosa pel passaggio dell esercito, e ten en d o in s il su o disegno , asp ett il m entovato ac ciden te : il q u a l e , com e so praggiuose , m osse d i n o tte te m p o , e da nessun veduto trag h ett in sul fa r del g io rn o n ellaccen nato sito tu tte le su e forze. Inaspettato g iu n se 1' aflre agli, avversarti e d a quelli della c i tt , e frattau to Amilcare: p ro seg u iv a p e r il piano alla volta d i coloro che custodivano il ponte. L X X V I . S p en d io , conosciuto ci eh ' e ra , si fece in c o n tro ad A m ilcare nella pianura : e soccorrevansi m u tu a m e n te , quelli della citt presso al p o n te , in n u m ero di dieci m ila, e quelli e h efan o veduti, d a U tic a , ch e a q u in d ici m ila ascendevano. P o ich (? 46 ) faro n a c o n ta tto , cred en d o ch e i C artaginesi fossero presi in m ezzo , assiduam ente ( 4 7 ) l* n o 1' altro esortava ecci tandosi , e d attaccavano i nem ici. A m ilcare co ntin u av a il c a m m in o , facendo m arciare g li elefanti in f r o n te , e r nel re ch e gli av C om e vide d o p o q u esti la cavalleria ed i fanti leggeri , tro g u ard o la grave arm ad u ra.

v e n a rii andavangli addosso tem erariam en te, ordin a suoi ch e tu tti si voltassero. Q u d ji eh eran o nelle prim e file fece in fretta volgersi , e collocarsi d i d ie tr o , e quelli^ he d ap p rin cip io eran o stati alla coda , fece g ir a r e , e schier al cospetto d e nem ici.
i> o l ib io

G li

A fricani ed i m e r9

, to m o l .

i3o
A . d i fl. o e n a rii, stim ando eh e u i fuggissero s p a v e n ta ti, c a v alleria, appressatasi alla scom gente posero le Gle e gli assaltarono m en an do fo rte le rflatii. M a n o n s tosto la schierata , voltolai e fece a l t o , ed il resto d e ll' esercito d iede la c a ric a , ch e gli A fricani, sbig o ttiti d e ll inaspet ta to e v e n to , p ieg aro n o e la d ie d ero a g a m b e , com e q u elli c h e inconsideratam ente e spicciolati gli avean in seg u iti. In d i gli n o i cadendo sulla p ro p ria g en te c h era lo ro alle sp a lle, rovin avano , e a s ed a 's u o i recav an o strage ; gli afcri , e d e ra n il m aggior n u m e ro , veniano p ro tniacaam nte ta l pestati d a cavalli e d ag li elefanti he gl incalzavano. P e riro n o da sei m ila tra A fricani e Stra nieri , e d u e m ila n e fu ro n o presi ; i rim anenti fu g g i ro n o , chi n ella citt presso al po n te , eh i n e l cam p o presso U rica. A m ilc a re , rip o rta ta av endo la vitto ria nel m odo a n z id e tto , te n n e im m an tinen te d ietro al nem ico. ed i nem ici a T unesi. L a citt vicina al p o n te prese d assalto ,

c h e vi era n o l ab b andonarono e flig g iro n

C orse il resto d ella cam pagna, ed alcuni luo g h i costrinse a d a r r e n d e rs i, la m aggior p a n e p rese colla forca. Cos ispir a C artaginesi alcun poco d i fid u cia e d* a rd ire f avendoli sollevati alq u an to d alla d isperazione in cu i pria trovavanai. L X X V Il. M ato frattanto d u rav a n ell' a tte d io n e m ic i, d Ip m a di p o n e , e ad A u tarito condofliere d e G alli ed a S p en d io consigliava d i n o n si lasciar sfuggire i evitar il p ia n o , perciocch gli avversri! abb o n d av an o di cavalli e d e le f a n ti, e d i (a 4 8 ) p ro g re d ir appi d elle m o n tag ne , alen a (a 49 ) luogo difficile s*abb attessero . q u a n t essi che assaltandoli o g n i q u al volta a d M en tre

13 1
dava questi a v v e rtim e n ti, m andava eziandio p reg a n d o i A . d iR . N um idi e gli A fric a n i, lo soccorressero e n o n trascu libert. alle S p en d io , falde dei rassero l occasione di riacq u istar la neai , m onti , m arciava rim p ello ed

presi seco d a sei m ila n o m in i d i quelli ch era n o a T li a C artaginesi o ltre agli anzid etti avea d a d u e m ila G alli

co n d o tti da A u ta rito : (a 5 o) che gli a ltr i, ch e so tto lu i dap p rin cip io m ilitav an o , eran o disertati e passali presso i R o m a n i, q u an d o cam peggiavano in to rn o ad E rice . pian o circo n d ato C om e A m ilcare giungeva in qualche con S pendio.

d am o n ti, gli ajuti de N um idi e d eg li A fricani 'u n iv a o si L aonde a g ran d i ang u stie ed inevitabil pericolo riducevansi i C artaginesi , alloggiandosi lo ro d i rep en te gli A fricani in fro n te , S p en d io in Ganco. L X X V IIL E ra allora certo N a rra , N um ida d i gran* dissim o conto, ( a 5 1) e pieno d im peto g u e rrie ro . C o stu i svea sem pre favoriti i C artaginesi, coltivando ( a 5 a ) l af* in io n e ch e loro .portava suo p a d re , e d in q u el te m p o viem m aggiorm enie v inclinava, pella g lo ria del cap itan o A m ilcare. Il p erc h , stim ando o p p o rtu n a ven ne i N um idi alla c o d a ,

1 occasione

d accostarsi e strin g e r a m ic iz ia ,

al cam p o con A m iU ad e tto

circa cen to N u m id i, e d avvicinatosi allo steccato , ard i tam ente vi si p ia n t , facendo segni colla m an o . care m aravigliatoti d el costui d is e g n o , M a , siccom e il d u ce m and

u n cavaliere, cui disse che abboccarsi volea c o l capitano. C artaginese slava iu forte dubita* zione e diffidava , cosi N arva consegn a com pagni il cavallo e le la n c e , e d isarm alo fran cam en te en tr nel cam po. C o lan i'au d a cia rec a tu t m araviglia e stu p o re :

i3a
.iR . tuttava il ricev ettero , e se co lu i s'in te rten n e ro . V en u to a colloquio d isse, esser affezionato a tu tti i Cartaginesi, m a sovra o gni cosa desid erare d i farsi am ico d i B a rc a ; essersi co n d o tto a q u el lu o g o ( a 53 ) c o n anim o d i seco lu i rico n c iliarsi, e d i u n irsi senza in g an o o ad ogni sua o p era e consiglio. A m ilcare , cosi p ella ci s e n tito , tan to gran fiducia co n cui era si pella schiettezza di lui d em en te ra lle g ro ssi,

p resentato il giovinetto , com e

n e l rag io n are , che non solo d i b u o n g rad o Io accett pV s o d o d e suoi a f f a r i, m a gli pro m ise eziandio con giu ram en to ch e d ata gli avrebbe la figlia , avesse la fede a C artaginesi. N arva co n a r c a d u e m ila g etti. A m ilc a re , cresciuto e disceso n el piano ove serbata F e rm a to l'a c c o rd o venne

N um idi eh era n a lui sog d i questa f o rz a , schier la N acque

tu a g en te a b attag lia ; e S pen dio unito si agli A fric a n i, s affront co C artaginesi. fiera zuffa , e v insero i C artag in e si, avendo gli elefanti eg reg iam en te co m b a ttu to , e N arva p resta ti insigni ser vigi. A u tarito e S p e n d io fuggirono , degli altri caddero " 3 a d ie d m ila , e d a q u a ttro mila fu ro n o p re s i C onseguita la v itto ria , A m ilcare a 'p r ig io n i cbe n* era n o c o n te n ti, d iede perm esso d i m ilitar seco , e d a n n o ili colle spoglie d e nem ici; e co lo ro ch e ricusavano rag u n a parlam ento, e disse , p e rd o n a r lo ro i falli sino a q u el tem po com m essi , e conceder licenza a ciasched un o di an d a re ove gli fosse p ia d u to ; m a C artaginesi m in a e d , a ch i piglier l arm i co n tro i se venisse preso , punito ch e ,

sarebbe co n rig o re im placabile. L X X IX . In to rn o a q u e l te m p o , i m ercenarii che presidiavano l isola d i S a rd e g n a , im itand o M ato e Spen

i 33
dio assalirono i C artaginesi ch e in q u ella eran o , (a 5 4 ) A . B ostaro co m andante degli aju ti rin ch iu sero nella rocca , ed uccisero insiem e co suoi concittadini. A vendovi po scia i C artaginesi spedito p e r capitano A n n o n e co n u n altro e s e rc ito , ed essendosi queste forze ancora , d o p o av er ab b an d o n ato A n n o n e , u n ite alle p r im e , im posse ssaronsi i rib elli d A n n o n e vivo , e nell istante lo im piccarono , indi im m aginando ( a 55 ) stravaganti supplici!, uccisero con to rm e n ti tu tti i C artaginesi eh eran o n e lF isola. A ssoggettate poi le citt , ten n ero p e r forza liso la , fino a ch e i S a r d i, in so rti con tro di lo ro , li cac ciaro n o in Italia. P e r tal guisa fu 1 a S ard eg n a C artagine : isola rag g uardevole p e r g randezza , m olto p arlato , cosi n o i jn o n essi il G allo tolta per a po

polazione e p e r p ro d o tti. S iccom e p erta n to m olli n e h a n rep u tam m o necessario d i sospetto dell um anit rip e te r cose a tu tti conosciute. M aio e S p e n d io , e co n A u ta r ito , presero d A m ilcare verso i p r ig io n i, e tem endo n o n allo slesso m o d o gli A fricani e la tu rb a d e m e rc en a rii si lascias sero se d u rre dalla m o strata im p u n it, consigliavansi q u al n u o va em piet u sa r potessero p e r far al tu tto inferocir P iacq u e lo ro d u n la m o ltitu d in e co n tro i C artaginesi.

q u e d i ra g u n a r i soldati. C i fatto in trodussero u n c o r rie re , ch e infingevasi sped ito d a q u elli d ella lo ro setta in S ard eg n a. R ecava egli u n a le tte re in cui ere espres s o , ch e custodissero gelosam ente G escone e in n i i C ar taginesi , a q u ali avean ro lla la fede a T u n e si , con sopra ; percio cch alcu n i d e lsegrete p ratich e co C artaginesi p e r form e ab b iam detto d i l esercito teneano

liberarli. S p en d io giovatosi d i questa occasione esortolli

134
A .J iR . d ap p rim a a non fidarsi d e ll'u m a n it usata d a A m ilcare

Terso i prigioni. N on
pella lo ro sa lv ez za,

av er

egli p reso tifla tlo p artito


di soggiogarli tu tti

ma

studiarsi

colla lib erazio n e d i q u e lli, affinch n o n alcuni m a tatti p u n isc a , ove gli prestin o fede. O ltracci am m oniti! ba dassero b en e d i non m etter in lib ert G escone ; ch e t nem ici si beiTercbbono di lo r o , e grave d a n n o n e d e

a f f a r i , lasciandosi essi fu ggir dalle mani u n ta n t uom o e valente d u c e , il q u ale rag io n


riv ereb b e a loro volea c h e fosse p e r essere loro p i com e m an d ato d a T n n esi , con form idabil nem ico. M e n tre ch egli cos p arla v a, e d ecco u n altro co rriere , le tte re sim ili a quelle una sola c h e v en u te spacciavansi d a S ardegna. L X X X . Indi soggiunse il G allo A u ta r ito , salvezza esser alle lo ro cose: d e p o rre ogni speranza nei C artaginesi. N on p o te r alcuno essere lo ro socio f e d e le , fin allan 'o ch abbia lanim o rivolto alla costoro n m a n iti. Il p erc h li pregava a quelli credessero , voli ed atroci loro suggerivano andava co n c o n tro i quelli ascol Cartaginesi ; tassero , a tali dessero r e it , che le cose p i n e m ic h e chi il coti trario diceva tenessero p e r tra d ito re e nem ico. C o n silfatti discorsi gli egli (a 5 6) invitando e to rm en ti G escone e ed i Car p e rsu a d e n d o ch e uccidessero

quelli eh eran o stati in siem e co n la i p r e s i,

taginesi fatti p rigioni in appresso. A vea costui grandis sim o p o tere nelle consulte, perch m olti com prendevano la su a favella, co m e q u eg li ch e, b u o n a pezza m ilitando, aveva app arata la lin g u a p u n ic a , della quale pressoch ttatti (a 5 7) in q u alche m o d o dilettav an si p ella lunghezza d ell an teced en te servigio. G li fece il volgo unanim e

i35
p la u s o , o n d egli se n an d co n o ttim o con cetto . cario di non m a rto ria r G esco ne , E d A -$ R essendosi a lu i recali m o lti d ogni n azione p e r su p p lir d al q u ale o tte n u ti av fan o d e h e n e fic ii, e p arlan d o tu tti ad u n tratto , cia sch edu n o nel p ro p rio lin g u ag g io , n o n si p o tero n o nep* p u r capire. col astisi M a p oich fu palese eh* essi chiedevano tu tti colora m isericordia p e c o n d a n n a ti, ed u n o d i quelli eh erano g rid a d d o sso > lap id aro n o e h eransi fatti innanzi. Q u esti p ertan to , com e d a fiere tr u c id a ti, sep pellirono i p a r e n ti, e G eycone co suoi in n u m e ro d i circa lu n g i d al c a m p o , settecen to fu ro n o fatti p ren d e re d a lo ro le m a n i, dianzi esaltato in lu i le S p en d io e c o n d u r fu o ri dello steccato , e m enatili poco d ap p rim a m o zzaro n ch e p oco incom inciando d a G e s c o n e ,

aveano sovra tu tti i C a rta g in e si ,

rim e tte n d o

lo ro d ifferenze. P o ic h eb b ero tro n cate le m a n i, (a 5 8) tagliaro n ag l' infelici naso ed o re c c h ie , e d avendoli cosi m u tila ti, ru p p e ro lo ro le c o s c e , e vivi ancora li g itta r ro n in u n fosso. L X X X I. I C a rta g in e s i , avu ta n uova d ella sv en tu ra , a ltro non p o te n d o f a r e , altam en te si dolsero d el caso a c e rb o , e m a n d a ro n o am basciadori a d A m ilcare e d a ll ' altro capitano A nnone, p reg an d o li socco rressero la m a essi n o n p a tr i* , e vendicassero la m o rie d e m iseri. A g li soaHe*> m i sp ed iro n o arald i p e r lev ar i m o r t i , glieli d ie d ero , ed a v v e rtiro n o quelli oh era n v e n u ti,

c h e n o n si m andassero lo ro n araldi n am basciadori : g iacch a ch iu n q u e venisse to cch ereb b e la stessa so rte d i G escone. P e li avvenire fecero decreto e reciproca* m en te inculcaronsi d i u ccid ere c o n torm en ti o gni C a r-

i3G
A .d iU . tnginese ch e p ren d e ssero , e di m ozzar le m ani ad ogni lo r alleato, e rim an d arlo a C a rtag in e : loccli eseguirono m o lto accuratam ente. C hi p ertan to queste cose co n sid eri n o n e site r d i asserire, che non solo i corpi degli uo m ini , e le u lcere ed i tu m o ri ch e vi n a s c o n o , talvolta ( a 5 9) in c ru d e lisc o n o , cere , ove si cu rin o , tausi , e divengono al tu tto insanabili , p er questo a p p u n to tal fiata irri e se m a m o llo m aggiorm ente gli f>nimi. Im p ercio cch le u l e pi p reslo (260) serp eg g ian d iv o ran d o , le parli c o n tig u e , non

al co n trario si lascino stare , co rro m p en d o , conform e loro n a t u r a , arrestatisi sino a c h e d istru tto n o n h a n n o il co rp o d ie n attaccato. Si m ilm ente negli anim i s ingenerano spesso ( a tti) an n era m e n e e pu tred in i , p e r tnodo ch e nessun anim ale fassi d elluom o pi em p io e cru d ele. C he se con indulgenza e d um anit li tratti , stim ano essi cotesto p ro ced ere in sidia ed in g a n n o , e pi diffidenti e malevoli divengono verso di quelli ch e tisan lo ro c a rili. E se ti v e n d ic h i, e gare^gi con lo r o in fu ro re , nulla v 'h a di pi nefando n d i p i terribile cui n o n sapjiiglino a lode recandosi co lai audacia. F in a lm e n te giunti al colm o della fe ro c ia , spogliaosi dell um ana n atu ra . (263) p e rta n to d a cre d ersi ch e lo rig in e d i qu esta disposizione e ci ch e m a g g iorm ente vi co n tribu isce sieno i perversi co stu m i, e la cattiva educazione sino dalla fanciullezza. L e cause co o p era n ti sono m olte , ma la m ag g io re gli o ltrag g i e le ra p in e d e m aestrati. L e quali cose allora a p p u n to awe> raro n si n el corpo d e m ercen ari!, m a p i ancora neloro duci. L X X X II. A m ilcare vedendosi alle strette pella rabbia

disp erata d e n e m ic i,

chiam a

s A n n o n e ,

persu aso A . di R.

i3?

c h e , u n en d o insiem e gli eserciti , p i presto si perver reb b e a fin ir la g u e rra . I nem ici cb e gli cadevano nelle m a n i, o uccideva nell a tto d i co m b attere , o se gli ve nivano p o rta ti p r ig io n i, M a m e n tre cbe le g itta ta alle fiere , scorgendo avversar. in to rn o a un ico co m penso nello sterm in io totale d eg li speranze a d e C artag in esi

q u esta g u e r r a , sem bravano m ig lio ra rs i, incom inciarono gli affari su b itam en te c a p ita n i, d isc o rd ia , com e fu ro n che non in d ietreg g iare. u n iti, trascu raro n o Im perciocch i le occasioni di vennero tra lo ro in tale

solo

b atter i nem ici, m a d ied ero eziandio a questi p e r cagion delle lo ro g are m olte o p p o rtu n it d danneg g iarli. I C a r taginesi d i ci accortisi , o rd in aro n o a u n o d e capitani d a n d a rse n e , ed all altro , che prescelto avrebbe 1 eser cito , d i restare. A ci s aggiunse , c h e le vettovaglie in per risp etto ai co n d o tte d al luogo ch e chiam ano (a 63 ) gli E m p o rii cui collocavano le m aggiori speranze , viveri ed alle altre cose necessarie , m are in u n a b u rrasca. L a sopra , f a l ro tolta ,

p e riro n o tu tte p e r

S ardegna , siccom e dissi d i

d alla q u al isola g ran d i vantaggi

avean sem pre tra tti n elle lo ro em ergenze. M a il m aggior co lp o si (u la rib ellio n e (a 6 4 ) d U tica e d* Ip p o n e , le quali sole fra le citt d A frica sostenuta avean valoro sam ente la presen te g u e rra , ed a ' tem pi d A g a to d e an cora e nellinvasione d e R om ani eransi co n g ran d e an i m o d if e s i, ed a d irla breve , n o n e b b e ro giam m ai m e d itata cosa sinistra co n tro i C artag in esi. M a allora ol trech senza rag io n e p rese ro il p artito d eg li A fric a n i, nellatto stesso di ribellarsi d im o straro n a questi la m ag-

i38
A . d iti, g io r in trin jic h e w a e fede , e verso de C artaginesi o p e raro n o con isliaza ed o d io inesorabile. so c c o rre rli, In tu tti, Iinperciocclt n u m e ro di q u elli ch e venuti era n o a

cin q u ecen to c i r c a , trucidaron o

insiem e col loro

d u c e , e g iltaro n o gi d alle m u r a , e la oitt consegna ro n o agli A fric an i, n o n p erm e tte n d o a C artaginesi, cba glielo chied ev ano , di sep p ellire gl infelici. M ato e s ac S p en d io in su p e rb iti d i qu esti p ro sp eri s u c e ts s i,

cinsero ad assediar C artag in e. B arca, ricev u to il oollega A nnibaie, (ch e costui avean m an d ato i cittadin i, poich l esercito risolvette c h e A n n o n e se p e dovesse a n d a re , allo rq u an d o fu d a C artaginesi d ato l a rb itrio a soldati sulla dissensione d e capitani ) : A m ilcare , e In dico , eoa essului e co n N arva correva i) paeae tratteneva lo questi ter-

vettovaglie a M ato ed a S p eq d io , essendogli in ci stata m olto utile T o p era d el N um ida N arva. m in i trovavaqpi le fo rz e eh 1 era n o ip cam pagna. L X X X IU . I C a rta g in e si, chiu si da tu tti i la l i , c o stretti furono a ric o r r e r gli stali (a 6 5 ) alleati. G ero n e, c b e n o n avea m ai p e rd u ta d i vista la p resen te g u e rra , prestavasi co n g ran d e p rem u ra, a tu tte le lo ro richieste, d allora rad d o p p iav a il su o zelo , persuaso d i giovar a f slesso , cosi pella sua signoria in S ic ilia , com e nel*

1 am icizia de R o m a n i, ove salvati avesse i C artag in esi,


p ro c u ra n d o ch e n o n riuscisse a p rep o ten ti d i co n seg u ir senza opposizione il loro p ro ponim ento. savio e p ru d e n te il su o consiglio i Ed e ra b e a siffatte ( a 6 6 ) ch e

cose n o n s h an n o a trasc u rare g iam m ai, (a6y) n d e b besi ad alcu n o co n ferir la p |o p otere , ch e m al si possa con lui co n ten d ere circa i p ro p rii m anifesti d iritti. M

i 39
i R o m n i ancore o sservarono i tr a tta ti, e n o n om isero A .& R . alcuna d im o strazio n e di b u o n a volont ; sebbene dap p rincipio in so rta fosse q u alch e d isp u ta fra gitala co C a rta g in e s i, d a ll Italia in A frica , le d u e n a z io n i, quasi pella stessa causa. I R o m an i se l eran o pip erciocch cond u cev an o n e lo ro ed ave*n g ii raccolto d i q u esta e teneanli incarcerati. Ma p o rti le u a v i, c h e co n vettovaglie p e nem ici andav an o rag io n e cin q u ecen t u o m in i,

p o ic h , avendoli chiesti p e r m ezzo d i am basciadori , li rie b b e ro , ta n to se n e co m p iacq u ero , ch e tosto d o n aro n in cam bio a C artag in esi i p rig io n i rim asi presso d i lo ro dalla g u e rra d i Sicilia. E d a q u in d ' in n an zi ao co rd aro o ad essi con pro n tezza e b enevolenza tu tto ci cb e do m andavano. P e r la q u al cosa perm isero a* m ercatan ti d i esp o rta r a C artagin e tu tto ci c b e o cco rrev a , e vieta re n o d i re c a r n u lla a nem ici. P oscia n o u asco ltaro n o i m ercenari! d i S a r d e g n a , allo rq u an d o rib e lla tili d a C a r taginesi ehiam aro n li nell is o la , e gli U licesi , ch e loro si d ied ero , n o n ac c e tta ro n o , fedeli alle leggi d e trattati. I C a rta g in e si, aju ta ti dagli am ici a n e id e tti, sostenevano 1 assedio. L X X X T V . M aio e S p en d io e ra n n o n m en o assediali 5 16 d i q u ello ch e assediavano ; im perciocch A m ilcare a U n ta p e n u ria d* o gni cosa necessaria aveali rid o tti , che co stretti fu ro n o a lasciar 1 assedio. cani , M a p oco stante fe cero n n a scelta d e m ig lio ri tr e i m ercenari! e gli A fri ch e som m avano ta tti cinq u anta m ila, fra i quali e rito rn aro n o h rim p e tto ad I luoghi era Z a rz a A fricano colla su a g e n t e , A m ilc a r e , ed

ca m p a g n a, (2 6 8 ) m arciando alla sfilata d i

osservando i su o i m ovim enti.

. di R. p iani causavano p e r tim ore degli di N arv a, ma i m ontuosi e

elefanti

d e cavalli

stretti ingegnavansi d i

p reo c cu p a re . E d eran essi a q u e tem pi p e r n u lla infe rio ri agli avversarli nel d ivisar im prese e n ellardim en to , m a p e r im perizia sovente venivan m eno. A llora poteasi v ed e r in effetto q u an to l1 esperienza reg o la ta dall a rte , e (a 6 3 ) lingegno d i p erito capitano prevalgano all'in e sperienza ed alla p ratica tu m u ltu a ria della m ilizia, dap poich A m ilcare m olti (a ^ o ) in avvisaglie p a r z ia li, ta gliando i passi ed a c c e rc h ia n d o , a guisa d i b u o n gio cato re , uccideva ; m olti in fazioni p i g e n e r a li, p a rte cad er faceva in ag g u ati , p arte in aspettatam ente e d im p ro v v iso , q u an d o di g io rn o , q n an d o d i n o tte s o rp re n deva e sbigottiva, e qu an ti n e p rend ev a vivi gittava alle fiere. F in alm en te accam patosi lo r dappresso all im p e n sata in u n luogo ad essi incom odo p e r com battere, m a o p p o rtu n o al suo esercito , in ta n ta ristrettezza li con dusse , cbe n o n arrischiandosi d i p u g n are , n fuggire p o te n d o , perciocch eran d a p p e rtu tto circondati d a fosso e d a steccato , alla p erfin e spinti dalla fam e co stretti lo ro ; cosi rim eritan d oli Id d io fu ro n o a divorarsi tra

della lo r em piet e perfidia vers d e l prossim o. C h e d i uscir a battaglia n o n osavano , lo ro so v rastav a , d i far m e n z io n e , e d el certi della sconfitta c h e ch e a tte n d e r q u elli su p p licio

ch e v erreb bo n o p r e s i, e d i pace n e p p u r i m in agi n arc o si conscii com era n o delle scelleratezze asp ettav an o sem pre i so ccorsi com m esse : m a pazienti

d a T u n e s i , pelle p rom esse lo r fatte d a d u c i, e fra t tan to tolleravano o g n i c o n tra riet . LXXXV. P o ich eb b ero em piam en te consum ati i

14 1
p r ig io n i. nutrendosi delle lo ro c a r n i , treai i s e r r i , m o ltitu d in e , stanca d i tan ti m a li, e co n su m ati a l- A . d i R. la e nessun aju to g iu n g e r d a T u n e si ,

p re p a ra ra a1 d u c i i e di un

p eg g io ri trattam en ti, q u an d o A u tarilo , Z a n a e S p en d io riso lv e ro n o d i d a re s stessi in m ano a1 n em ici , p a rla r con A m ilcare d i pace. M andalo i adunque

a r a ld o , e presa la licepzayd i far u n a m b a sc e ria , re c a ro n si in n u m e ro d i d ie ut presso C artaginesi. S tabili seco loro A m ilcare le seg u en ti co n d izio n i: F o ssa lib ero a i C a rta g in e si d i sc e g lie re f r a i n e m ic i d ie c i u o m in i , q u a li v o le sse r o : g l i a ltr i la sc ia sse ro p a r tir in .tonaca. A llo ra disse su b ito A m ilcare sceglier egli giusta i patti quelli e h eran o presenti. P e r tal guisa v en n ero A u tarilo , S p e n d io , e gli a ltri p i cospicui d u ci in p o tere d e C artaginesi. G li A fr ic a n i, u d ita la p re su ra d e ' d u c i , cre d en d o li trad ito ri, perciocch n u lla sapevano d el tra tta to , co rsero alle arm e. M a A m ilcare accercbiolli cogli elefanti e col resto d ell esercito , e tu tti li uccise , ch e som m avan o ltre q u ara n ta m ila , presso il luogo q u esto strum ento. L X X X V L P e fatti test esposti m igliorarono d i m o lto le speran ze d e ' C a rta g in e si, i quali stim avansi g ii p e r d u ti. G ir poi A m ilcare co u N arva e con A n n ib aie la cam p ag n a e la citt. tim a v itto ria , cosi E siccom e gli A frican i a rre n d e d i eb b ero il m aggior v a n s i, e la lo r p a rte abbracciavano p e r cagione d ell ul assoggettato n u m ero delle citt , a n d a ro n a T u n e s i , citt d alla p arte ch e g u ard a C a rta g in e , e prepararci osi e d al la to o p chiam ato

( a 7 i) la Sega , pella som iglianza d i form a c h e h a con

a d assediar M ato. A n n ib aie pose il cam po d in a tizi alla

>4?
A .d iR . p osto A m ilcare. P oscia condussero S p en d io e g li a ltri p rig io o i sotto le m u ra e glim piocarono al cospetto d e i nem ici, ( a j a ) M ato p e r ta n to , accortosi della negligenza e soverchia fiducia d A n n ib a le , assalt il suo cam p o , ed uccise m olli C a rtag in e si, g illan d o li tu tti fuori degli Il q u ale in e m arto alloggiam enti; simpossess eziandio d i lo lle le salm erie, e prese vivo lo stesso capitan o A n n ib aie. riatolo cru d elm en te , detrassero colui t co n tan en te m en aro n o alla cro ce di S p e n d io ,

e questi vivo vi

a tta c c a ro n o , e tre n ta d e pi n obili C a rtag in e si im m o laro n o in to rn o al c o rp o d i S p en d io : n o n altrim en ti cho se la fo rtu n a a bello studio supplici!. B arca date avesse ad am en d u e recip ro ch e occasioni d i straziarsi tra lo ro copi o m tn d i ta rd i risep p e l attacco fatto da q u e lli della c i tt , pella distanza d eg li alloggiam enti , m a tie p p u r q u an d o n e fu inform alo accorse all aju lo pella d if ficolt d e lu o g h i di m ezzo. Il p e r c h , levate le tende d a T u n e s i, e g iu n to al fium e B o a ra , acca nopossi o v e il fium e m ette foce nel m are. L X X X V II. I C a rta g in e s i, fu o ri d i s p e ra n a e , a n im o , cui siffatta sven tura era g iu n ta inaspettata , rim asero di bel n u o vo scoraggiati e co m e quelli ch e avean test rip re so e d in u n subito rica d u ti era n o in ta n to scon P er essi n era la quai A n n on e , an d ato ,

forto. C i n o n p e rta n to n o n desistevano dal procacciare quello ch e richiedevasi alla lo ro salvesza. cosa elessero tre n ta d el S e n a to , (1 7 3 ) lo stesso capitano ch e e co n se diau si

e d insiem e arm aro n o q u an ti ne rim an ev an o in et a b ita alla m ilitia , ( a y 4 ) quasi p e r c o rre r I ultim o arin g o , e gli spediro n o a B arca, raveom audando m olto a se n a to ri

143
d i rap p a ttu m a r I c a p iu n i ad o g n i m odo , cessando le !. di A. m ieti* com ete, ed obb lig an d o li alla concdrdia, iu eoa* lem plaaton* d e l presente stalo degli affari. I q u a l i , poi eh eb b e ro (ridotti in u n luogo i c a p ita n i, e ad eseg u ir i lo ro suggerim enti. Da fecero m olti tem p o id e varii d isc o rs i, e indu ssero A n n o n e e B arca a d unirai quel p o i i accordatisi sem p re iu u n p a re re , ie riva ne co m b attim en ti p a r z ia li, c h e fecero tu tto a

vglia d e C artaginesi. P e r la q u a l cosa M ato assai sof covente facevansi F in a lm e n te ri* a coi presso (a jS ) a L e p ti ed alla altre citt.

solvette d i cim en tarsi ad u n a battag lia cam pale , db* , saldi in do ta l p ro p o n im e n to ,

i C artaginesi ancora e ra n m o lto inclinati. L a o n d e am eneccitarono tu tti gli ad tan giuoco. R im ase n u m e ro alleati ad a s s o c ia tis i , raccolsero le g u arn ig io n i dalle

citt , <176) com e frer n (risch iar tu tto in b attag lia e d accordo appiccarono la la vittoria a C a rta g in e si, e p e ri il

A p p re sta la o gni cosa necessaria allim presa, schierarono! zuffa. m ag g io r

dgli A fricani t gli a ltri rifuggiroosi io u n a citt e n o n m olto do p o arrehdettetv M aio cadde vivo n elle m an i d e nem ici. L X X X V III. T t t t t t la p a rti d A frica non im m an tin en te avendo alcu n ed al d o p o la p ugna fecero i C om andam enti de C artaginesi ; m a Ip p o n e ed U tloa resistevano , appicco alla p ace , perciocch ribellione n o n lasciaro n lugo la m o d e ra z io n e , ed alla sino dal p rin cip io della m isericordia

p erd o n o , (a y 7) T a n to im p o rta eziandio in cotali e rro ri il n o n com m etter volo n tariam en te accostato fu ro n il cam po , ad tosto co stretti a eccessi irreparabili. T u tta v ia , u n a A n n o n e , all altra B a rc a ,

144
A . d iR . tra tta r la p ac e a q u elle condizioni cb e p ia cq u e ro ai C artaginesi. cb e n o n solo lio n e , in L a g u e rra A fricana a d u n q u e , c b e a tante p e r tal m odo f i n i , d A fr ic a , ma d ella rib e l an d a n d o riacq u istaro n o per l im p ero angustie rid o tti avea i C a rta g in e s i,

p u n iro n a n c o ra co n d eg n am en te gli au to ri se n d o cb i ultim o la d ied e a trionfi} i pella c i tt ,

so ld a te sc a ,

M ato ed a ' suoi o gni e co letta g u erra

so rta d i torm en ti. T r e anni e q u a ttro m esi g u erreg g ia^ ro n o m erce n a n i co C a rta g in e s i, avanza d i g ra n lu n g a in cru d elt e scelleratezza q u a n te altre p e r relazion e conosciam o. (378) C irca quel tem p o i R o m a n i, invitati d a m ercenari! d i S ard eg n a eh era n si presso loro r if u g g iti, accingevansi a trag ittar in q u e lne a d o n ta r o n o , com e q u elli l isola. I C artag in esi se

ch e p retendevano sp e tta r p i a s i cutal d o m in io , e gi preparav an si a far vendetta d i coloro ch e l iso la avean rib ellala, q u an d o i R om ani, valutili di questa occasione, d ecretaro n o la g u e rra co n tro i C artagin esi, d icen d o che colai app arecch io n o n con tra i S a rd i , m a co n tra lo ro faoevasi. M a q u elli , m iracolosam ente scam p ati dalla g u erra a m id e tta , e a d o g n i m odo m al disposti a d ad dossarsi al presente d i b el nuovo linim icizia d e R om ani, ced ettero alle c irc o s ta n te , e non solo ab b an d o n aro n o la S ard eg n a , m a ag giunsero ezian d io m illed u g en to ta lenti al trib o lo cb e pagavano a R o m an i, affinch allora n o n fossero o bbligali a d e n tra r in g u erra.

FIN E DBL LIBRO PRIMO.

14i>
SOMMARIO
D EL P R IM O LIBRO,

M l refaxkme d e ll A store. Frutt della tioria. Predio delta storia Romana ( I. ) Confmnto del? impera Ro mano eam altri imperi Storia 'd i fa tti Disegno principale d e lt autore ( l i . ) La storia presente forma funsi un oorpo, scritta p f Greci / due primi R iri s premet tono qual preparazione ( III. ) Le cose de' Romani sono commesso eoa quelle di tut gli altri popoli Storia iin'tOrraie Dalle mentir sparse non piti giudicarsi deW intie ro ( IV . ) PvSMggio a lt argomento stesso Neoessit d i rimontare a p'm atto principio ( V. ) P a r t e prim a Mia p re p a ra a io a e Gecla e sto rto ri alla p rim a g u e rra P a n ic a . l Ro mani soggiogano l'Italia ( V I.) / Mamertini occupano M issi va /?eo oppresso dal presidio Soniamo Supplicio d e'p o rfd i ( V II. ) 1 Mamertini ridotti all strette da' Siracusani Cerone pretore a Siracusa ( $ V I I I . ) Gerone re ( I X . ) 1 M anierimi, parie rivolgami aRomani, parte a' Cartaginesi 1 Romani deliberano intomo a' Mamertini ( X. ) Decre tano doversi loro rooar ajtUo Gerone sunisce a'Cartn^inem M onte Caldico Appio Claudio tragitta a Messina o m ette in fuga Gerono ( XI* ) Appio Claudio discaccia i Cartaginesi Motivo del modo di trattar questa storia ( X I I . ) F a r l e fe c o n d a della p reparazione . Argomento del primo e secondo libro , ne' quali questa parto si contiene Ragion* polibio , tomo 1. io

di trattar le cote in quetd due libri cotnprete G uerra Pa nini prima Gli itorici Filino e Fabio Officio dello tto rico Verit luce della ttaria ( $ XIV. ) Errori di Fi lino Echetla citt ( $ XV. ) 5 * incomincia la guerra con grandezza e tforzo Formazione delle legioni Romane Trattato de' Romani con Cerone Gerone a lt ombra dellami cizia Romana ( $ XVI. ) Apparecchio de' Cartaginesi in Agri gento I Contoli L . Pattiamo e Q. M anilio attediano Agri gento Severa disciplina de* Romani ( $ XVII. ) Eraalea citt Erbetta et Annibaie comandante <FAgri gento Annone capuano de1 Cartaginesi prende Erbetto * 1 Romani attediano Agrigento e sono attediati da Anno ne ( XVIII. ) Annone sconfitto in battaglia Annibaie eolia tua gente fogge dalla citt Agrigento preta da B i mani ( XIX. ) I Romani meditano maggiori imprese I Romani rivolgono al mare i loro pensieri Audacemente allestiscono m'armata Sebbene prima non avean avute novi da guerra Prima armata navale de' Romani ( X X .) Maniera <t esercitare i rematori I l console Gneo Cornelio preso a Lippari dal Cartaginese Boode Annibaie coman dante dell'armata Punica perde molte navi ( $ XXI. ) Pugna navale di Duillio Struttura del corvo Uso del corvo nella battaglia navale ( $ XXIL ) Campagna di Melazzo F itto ria navale di Duillio ( XXIII. ) Egesta liberata da assedio Macella presa Amilcare batte gli ejtui de' Ro mani I Romani vincitori in Sardegna Annibaie impic cato I consoli Aula Attilio e C. Sulpicio prendono molte citt della Sicilia ( XXIV. ) Ambigua pugna navale di Attilio presso Tindaride S i rinforzano grandemente le ar mate da amendue le parti Pachino Ecnomo Eraclea Minoa ( XXV.) M. Regolo e L . Manlio vanno in Africa F o r z e navali Triarii navali Schieramento triangolare delle navi Romani ( X X V I.) Schieramento dell'armata Car-

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*47
taginete Dori de" Cariagineti Battaglia navale pretto Ecnomo ( XXVII. ) Triplice pugna navale Vincono i Romani ( XXVJ1I. ) I Contali approdano in Africa Prendano Atpide Guastano fA frica M . Regalo rimane in Africa ( X X IX .) A di citt / Cartagineii chiamano a t i loro Capitani Protperi tucceui di Regolo in Africa I Cariagineti adoperano tem a dettrezza Sono confitti da Regolo preta Tuniti ( XXX. ) . / Cariagineti tiretti da tutte le parti Regolo preteriva loro dure condizioni ( XXXI. ) Santippo Capitano dei Cariagineti ( XXXII. ) - Santippo e Regolo ( XXXIII.) data battaglia Sconfitta di Regolo preio Re golo da' Cariagineti ( XXXIV. ) Ouervazioni d e lf au tore intorno a fu e tti avvenimenti Utilit della tlo ria ( XXXV. ) Santippo ritorna a caia I contali M . Emilio e Ser. Fulvio vanno in Africa Prendono f ar ma/a Punica ( XXXVI. ) Naufragio delta rotata vittorio sa Costellazioni nemiche della navigazione Audacia ottinata d i Romani ,( X X X V II.) Nuova tperanza de' Carlagineti in Sicilia Nuova armata de" Romani 1 contali Aulo A ttilio e Gn. Cornelio tolgono Palermo a' Cartagine si XXXVIII. ) / contali Gn. Sorvilio e C. Sempronio arrenano coir armata nella S irti M eninge, itola die Lo tofagi Altro grande naufragio I Romani cedon il maro ai Cartagineu I contali L . Cecili? e G. Furio in Sicilia eolie forze di terra Spaventati d ig li eiefinti Prendono Terma e Lippari ( XXXIX. ) Cecilio ed Atdrubale a Palermo Atdrubale battuto a m etto in Juga ( XL. ) I Romani allettitcono una nuova armata Attediano L ili beo ( XLI. ) Situazione e figura della Sicilia Pachino Priora Lilibeo ImiIcone comandante di Lilibeo ( XLII.) I mercenarii tentano di dar Lilibeo per tradimento Fede dell Acheo Alettone Va a vuoto il tradimento di L ili-

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beo ( XLIII. ) Lilibeo t *occorso Annibale entra eoa aju in Lilibeo ( XLIV. ) / Cartagmeti Jbnoo una sor tita da Lilibeo Romani adoperano le macchine inta no ( LXV. ) Trapani Annibaie Rodio entra impunemente colla tua nave in Lilibeo n 'etce arditamente ( XLVI. ) E gli ed altri fan sovente lo tte tn Ro mani turano il porto di LilibeQ preso Annibaie Ro dio ( XLVU. ) t Fanno altra sortita gli assediati 4 w* cenduno le opere de Romani J Romani cingono Lilibeo di vallo e fissa ( XI.V1II. ) U console P. Claudio lenta Trapani ( XLIX- ) Aderbale comandante di Trapani gli fa trista accoglienza ( L. ) P. Claudio fugge e perde Far* mata ( LI. ) Storia d Aderbale infamia di P. Claudio I l console L . Giugno mandato in Sicilia ( LII. ) CartaIone tende insidie a lt armata Romana in Lilibeo ( LIII. ) L . Giugno naviga alla volta di Lilibeo e perde t armala per naufragio ( $ LIY. ) 1 Romani lasciano il tiare L . Giugno occupa Erice Erice monte e citt Venere E ricina ( LV. ) - - Amilcare Rorca E tte , o Epierte ( car cere sulla carcere ) castello presso Palermo Amilcare ed i Romani a Palermo Amilcare ed i Romani a lin c e Lotta di galli ( LV1--LVIII. ) t Romani allestiscono di bel nuovo un"'armata e le spese ne seno fo m ite da'particolari < C. Lutazio col? armala a Trapani ( J LIX. ) Annone co mandante dell'armata Cartaginese Cera isola Lutazio ed Annone a Egusa ( LX. ) Battaglia navale a Egusa C. Lutazio distrugge tarm ata Oartoginete ( LXI. ) 1 Car taginesi chiedono pace per mezzo di Amilcare Barai Loda dAmilcare Conditioni della pace , - la quale si conchiur de ( LXII. ) Gnu,detta della guecra narrate M oli mas ravigliosa delle armate venute a conflitto Polenta de' Ror mani acquietata con Senno e con valore , e non a oaso ( LX1IL) -r Promessa cf un libro sulla form i della repubblica Romana

I Cartagineii oAfrontali o' Roihani ( LXIV.) GuefrU dei


Rimani co Falitci Guerra Africatta da Cartaginesi ea tuoi tolda/i mercenarii Guerra denta perdono , e per malti conti membrabilk - - Origine della gitem i Africana ( LXV. ) Gli Africani ed i mercenarii de" Cartaginesi titgittan dalla Sicilia in Africa Sotto mandati da Cartagine a Sicea Esagerano la somma degli itipendii loro dovuti ( LXTI. ) i Ammutinamento della milizia mercenaria Pericoli che da co-* tal turba dirivano - Annonk non pud chetare il tumulto - Gli ammutinati allggianti ih Tuneti ( LXVII. ) Tatto pn^> metton i Cartaginesi 1 mercenri aumentano tempre le loro pretese rimesto daffare a Gettarne ( LXVIIL ) Spen dio e Mato irritano la toldtietca -J. Incrudeliscono vrta di quelli che teco nn parteggiano Sono creati duci deribel li ( LXIX. ) Arrestano GetcoAe Fanno guerra aperta Aizzano gU Africani contro i Curtmgiaeti Attediano Dticd lppone Diarrito ( L IX > ) J Cariagineti a mal parti to ( LXXI. ) Durezza con che i Cartaginesi gbvetvano i loro sudditi Le femmine a gara co" mariti nella ribellio ne ( LXX1I. ) Apporeechu de' Cartaginesi Situazione di Cartagine Utica Tunesi ( LX X Ill. ) Annone com batte male presso Utica ed a Gorsa ancora ( $ LXXIY. ) Amilcare Barca libera O lici dall? assedio Guazza il fu m acara Assalta alle spalle i custodi del ponte ( LXXV ) ScOnfgge i ribelli ( LXXYI.) tiretto d Spendio Il Gallo Autarito, gli Africani ed i Numidi con Spendio ( LXXV l.) II Numida Narva patta ad Amilcare Amilcare vince in bat taglia i ribelli ( LXXV1II. ) 1 mercenarii in Sardegna tollevani contro i Cartagineii *- E lolgon loro f isola I ribelli in Africa rinfrancati dalle fn zio n i de'lori) duci Spen dio tlimola i ribelli ($ LXXIX. ) Il Gallo Autorit contiglia a crudelt I ribelli atroci verto i pi umani Tru cidano miseramente Gettone ( L X X X .) Minacciano altre

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crudelt Piaghe dellanimo insanabili ( LXXX1.) Amil care ed Annone capitani de' Cartaginesi Seno tra loro di scordi - L e vettovaglie de'Cartaginesi periscono in un naufragio tppacrila ed Vtica arrendonsi a ribelli. 1 ribelli assediano Car tagine ( LXXXII-) Cerone soccorre i Cartaginesi S i i Romani g li abbandonano (LXXXIII.) Amilcare stringe i irielK Quanto t arte di comandare eserciti superior sia ad atta rozza audacia I ribelli angustiati dalla fa m e , si divo rano tra loro ( LXXXIV.) Spendio s arrende ad Amil care ucciso gran numero di ribelli La Sega, luog presso Cartagine ( LXXXY.) Afato assediato a Tunesi Spendio impiccato Annibaie preso da Mato ed appesa ( LXXXVI.) Annone ed Amilcare riconciliati Stringono Mato Lepti citt Mato i vinto in battaglia e preso. ( LXXXVII.) * L Africa pacificata Ippone Diarrito ed Vtica riprese Fine della guerra Africana I Cartaginesi cedono a' Ramimi la Sardegna e s incaricano dun m w tri im o ( I.XXXVIII.).

ANNOTAZIONI
A L L I B R O P R I MO .

( i ) JLJ fetenza defa tti avanti i nostri tempi accaduti. Gli antichi, e singolarmente i G reci, ohe tanto avanti ientirano nelle aoiense morali , il diletto ohe procaccia la lettura della tona riferivano all stiliti ohe se ne oava pel viver civile a pel regolamento delle passioni. Quindi ) che lo itudio di quella formava preuo di loro parte della filosofia , ed i soli Epicurei, che il omino bene ponevano ne' piaceri che 1* no. n o , fatto a s i solo uopo della sna eaistema, separano dalla o o ieti, non se ne occupavano.. Muta,, dioeva Cicerone (a) a* segnaci di quella setta , la storia nelle vostre dispute. Io non ho udito giammai nella souola d Bpicnro nominar Li curgo i Solone, Milziade , Temistocle . Epaminonda , i quali sono sulle labbra di tatti gli altri filosofi . C h i, sciama Plutarco ( 4) , affamato che sia , manger , o assetato bever con maggior diletto quanto ebber imbandito i Feaci, antioh soorrer il racconto de viaggi erranti d* Ulisse ? E chi oon (a) De finlb. bonor. et malor I. n , o. a l. (i) Open morali. Trattato che ha per titolo: Non poterti viver

piacevolmente teguendo Epicuro.

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trasporto maggiore giauerasai colla pi bella donna di quello eh* vegliare su ci cbe Senofonte scrisse di Pantea , o di Temoclea Aristnbulo, o d i Tisbe Teopompo? Ma questi piaceri nno dell anima , e gli Epicurei ce ne distolgono. (? ) Cadde topfpo^ata Molto V imperi de Romani. Conqui statori e popoli bellicosi hanno in ogni tempo percorsa la so* perficie della (erra, soggiogati regni, spedite generazioni, fatti sparire presto illustri nazioni monumenti di civilt , lingna e costumi, ma nossuno pervenne alla gloria ed alla soda con sistenza de* Romani. E la ragione di ci ri cbe quelli, da cieca ambinone e da desiderio di rapina spinti , vittime alla perfine caddero delle proprie sfrenate passioni : laddove i Ro mani nel corso delle vittorie , cbe signori d<*ll' orbo li ren dettero, non dipartirono giammai da'prfncipft della pi rigida virtii e delta pi severa disoiplina militare. Nessuna repub blica , scrisse Tito Livio (< r) , fa giammai della Romana pi grande , n i piti santa , n i pi ricca di betoni esempli, n rn m i tanto tardi entrassero avariai e lawnria, n ove in tant pregio e per cmV Inngo tempo si tenessero la povert e la parsimonia. ( 3) / Persiani in alcun tempo gran potere e dominio acquisfamno. Il regno di Persia istrtnifo da Cijo colla riunione della Media , f da lui aggrandito col conquisto dell* Assiria della Lidia, ed il suo soocestore Cambia* vi agginse I Egrtto. Ma non sk tosto i Persiani sotto Serse pasaaroo in Enroyw ed assaltarono la Grecia , che locoaron acerbe rotte , le quali non solo mandarono a- vuoto la loro impresa, ma attras sero eziandio i nemici nel cuore de* loro dorainii, avendo Agesilao re di Sparta tolte loro quasi tutte le provincie del1 Asia minore. (',) 1 Laeedemoni ec. Liberata la Gcecia- da Persiani oh
U&t. Bom- tifila pfcfcmone.

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Caveau invaia, insorse tra gli Ateniesi e i Lacedemoni Ad* infelice gara per ft primato , l quale dopto veozei anni di sanguinosa gnelr fin col rendere gH Spartani padroni d' Atane. I vincitori , aaliti in superbia per coti avventurato snocesacr, fecero una apdisione in Alia , ore grave danno r*oaron al re iK Persia, e i impossessarono perfin di S*rdi y g ii capitale del ricchissimo regno di- Lidia.- Ma no and guari, cbe disfatti da' Tebaoi nella battaglia di Lentlra li ridussero ah estremo pericolo. Agesilao , oh* er allora in Alia , come prima riieppe qnesla aciagnra della na patria , arrestassi a mrzio il onrso delle me vittorie e ritorni a ca , ove appena ginnae io tainpo per uivar i tuoi dall* nltim> ecidio. ( 5) I Macedoni regnarono in Europa ec. E noto come Fi lippo dopo la ballagli? di Chemnea assoggett la Grecia ta tti/ e cme il figlio di Ini Aleasandro , rotte cb' ebbe le forse di Dario al Granico e presso Arbela ai fece strada al dominio detl* Aria. (6 ) Fino al fium e litro. La Macedonia propria' estendeva*! in latitudine dal mar Egeo all Adriatico. ( V. d o v er. introdurt. io unir. Geogr. p. 3^0 ). Mh Filippo avea conquidala la Traaia, ad esteso il s d o dominio sino all' litro , che Po libio d i per conGoe a possedimenti de Macedoni in Europa , e che seooodo Strabono ( Kb. v i i , pag. 3o6 ) la parto in feriore del Danubio , la quale poi territorio de* G e li, popolo' della Sciita, corre al Ponto Basino. (? ) ^ genere di ttoria che a*fa tti r i attiene. Il testo bar 7fr irrtflm t I f i wt f , eh i quanto dire il ge nere prammatico della storia. La spiagasiooe di qaesia fra ripetersi dee da ci cbe scrive Polibio medesimo nel iz libra di quest'opera. I) genere genealogico (sono sne parole) attrae il curioso ; quello che tratta delle colonie , delle edificazioni delle citt , e delle affinili de' popoli iDieresi* chi am la

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moltiplica erudizione, e quello che aggirati intorno alle gettadelle nazioni , delle oitti , e de principi alletta 1 * nomo poli* tioo. Qoetl*ultimo ) al certo il genere prammatico, qui eaaltato ; dappoiohft 1 etprettione rfiy/tm rm (petto prendati per maneggi politici, e wfm yftm ltm tt tigni Goa na nomo che ai occupa di MlTatti maneggi. Vedi lo Sohweighoter nella nota a qnetto patto, e il vocabolario Polibiano del medeaiino alla voce (8 ) Arato da Sicione. Le oiroottanze p4 memorabili della ita di qnfttt' nomo intigne trovami riferite da Polibio in di* veni libri della preaeote ttoria , tingolarmente nel n , ir , v, v i i , v m . Le memorie da Ini latoiale, che qui oita il Mitro, erano , tocondooh ri fenice Plntaroo nella tna vita , toritta oon eleganza , tebbene concepnte le avene in fratta , e oon parole non illudiate. Nulla di ette a noi pervenne. (g) Una storia univenale. Nel tento qui etpreuo dall* autore ara qnetta invero a anoi tempi nn bitogno , dappoich i Ro mani et teso avean il lor impero a quati tutte le regioni della terra allor conotciuU. Per la qual oota il paragone da lui addotto per dimeitrare quanto fottero manchevoli e poco ktruttive le ttorie parziali ohe andavano pelle mani de tuoi contemporanei, non i a dirti quanto fotta aliante. Ma cioltati quella mole enorme dello atato Romano, e riprodotto avendo ciatobednna naiione che il componeva nna propria favella, proprii cottami e proprie leg g i, la ttoria generale riluttar pi non potea che dal oompletto delle ttorie partico lari. pertanto da diatinguerai la ttoria univertale ohe com prende gli avvenimenti di tolte le nazioni da* tempi pi& remoti onde v'h a memoria, da quella di cui ragiona Polibio, e che a* toli tempi dello tcrittore limitata. Della prima ci offroa etenpii tra gli antichi la biblioteoa atorica di Diodoro Siculo, e l'epitome ohe della atoria di Trago Pompeo fece Grattino, ( i o ) Timeo, da Tanromenio in Sicilia, viete tolto Agaloclq

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e enne la storia di Sicilia 0 la guerra di Pirro in Italia, accadala a noi giorni. Cicerone (de Oratore 11, i ) loda la tna erodisione ed eloqnensa. Tuttavia Snida il chiama vecchia mzzolatrice dall affastellar eh* egli fece nelle sm storie ogni oosa sema distnionei ed invidioso e calunniatore il dice Artemidoro presso Strabono ( lib. xrv , pag. 6o ) , e Diodoro Sionlo ( lib. xiu ) , forte il riprende dell acer bit sna verso gli scrittori ohe 1 han preceduto, mentreoht egli medesimo d i in ciimpanelit col apponto ove si protesta verace ed esatto, e Longino nel trattato della sublimiti as serisce esser egli sovente freddo e oader in pneriliti , e Po libio finalmente il coglie in pareochie meniogne ( l i , 1 6 , xii , 3 ) , e il taocia di maldicema e leggeressa ( xll t 3^ ) . Agatoole lo cacci in esilio , ed egli vendioossi scrivendo di Ini il maggior male possibile ( talvolta in onta alla storica veri ti. (1 1 ) La pace coti detta Antalcida. I Lacedemoni, stanchi della guerra che sostenevano contra i Persiani ed insieme oontra gli altri Greci, mandarono A.ntaloida comandante delle loro forse navali ad Artaserse per far la pace. Il re glielao* cord a cendisione , che le oitli Greche dell A sia, e 1* isola di Cipro a lai appartenessero , ed alle altre lotte restituite fossero le proprie leggi, minacciando di moover guerra, unito a quelli che vi acsonsentivano , a coloro che si sarebbon op posti ( V. Xeooph. Hellenic. 1. v , Diod. Sio. Bibliot. I. xiv ) . Pace infame , siccome egregiamente osserva il Casaubono a qnesto Inogo, che manifest i Lacedemoni perfidi verso i loro alleati , e stolti i Greci tatti. Imperciocch quegli stessi che concordi riportati aveano trionfi nobilissimi sovra il pi po tente de' re di Persia , fecero i comandamenti d un re ibfingardo , da concubine circondalo. (12) E Dionigi il vecchio vinti ch'ebbe ec. La descri zione minala di qnesla battaglia leggeti in Diodoro ( lib. x iv )

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In e w quel cradelittimo tiranno fece la pi bell* azione di da vita. Cadalo il oapiuno degli avversar , e trocidato il maggior aaniero de' faldati, i rimanenti eraoti rifuggi li sofra n oolle t forte di ito , ma privo d aoqna. Attediali col dalla gente di Diodigi con tomma vigilanza tatto quel giorno la notte appretto, i miteri che tentivanti morire dall ardor dalla tete , trattarono d arrenderti. Il re ordin che depodettero le armi, e ti dettero a ditcreiione del vincitore. SenW bri a quelli duro il partito , f avrebbon volato durarla an cora | ina oppreiai da patimenti alla fine a arrendettero. Dio nigi, preso un battooe, percosse il colle e ai mite a numerar i prigioni ohe ne discendevano , e che tomma va no pi di dieci mila. Aipeltavanii tatti il trattamento pi atroce; ma il oontrario avveone. Imperciocch licemiolli il re tenia riscatto^ e bolle loro citt fece pace. ed accord loro le proprie leggi: I beneficali gliene ebbero tanto g tid o , cbe con corone d oro U rimeritarono. ( | 5) Indi o Celti. Q netti tono i Galli cbe da tempi re^ alatissimi , latoiata 1 antioa loro patria , cbe non battava ai bisogni dana immensa popolazione, oocaparono tutto il tratto d Italia cbe t estende dalle Alpi all Btraria ed al Piceno, e ohe dittinguevati col nome di Gallia Cisalpina. Il nottro ne ragiona di proposito nel fecondo libro. Del retto chiaraavansi Celti conforme riferisca Cesare (d e bel. Gali. 1. n ) qaepo poli nella loro propria lingua , e te premiam fedo a Diodoro (lib . ) ebbero da Galale , figlio d'rcole e d nna prio-t oipett* indigena il nome di Calati donde i Romani feoero Galli. Lo tletto Diodoro pertanto ( ibid. ) dittiagne i Celti da Galli dicendo cbe i primi abitano le parti mediterranee aovra Manglia, circa le A lp i, e di qoa de Pirenei , e gli altri occopano le oontrade inferiori alla Celtica, verso mezzod toccano 1 Oceano e il monte Ercinio, ed estendenti tino alla Soizia^ il quale spazio comprenda

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h Spagna, la Gallia Cisalpina , e la Pannooia, ove quella nasione mand colonie. - A della di Strattone ( v , p. iftg ) eran anticamente drnominati Celti quelli soltanto che abita vano la Narbona, e da ms ebbero lo eteaao none i Galli tatti. Finalmente giusta Cesare (I. o.) Galli appellavansl pr* priamente le nasioni che avean sede nella Oallia Lngdnnfcse e Narbonese. I Galli, scrve quest* aolore divide dagli Aqui lani il fi a me Garonna , da' Belgi la Matrona e la Seqaana ( Marna e Senna ). ( 4 ) Dappoi oo Sanniti. I commentatori si sono heooati il cervello per ispiegare in qual guisa i Latioi confinassero a settentrione co'Sanniti cootra l'astersione de Geografi, i quali non parlano che di confini orientali. Io adotto l'opinione del Grouovio, il quale peli* espressione ad oriente e settentrione intende la regione di masso fra questi doe p on ti, che oorriiponde al nostro Nord-Est. Cib didatti a* accorila cella posi* sione del Sannio , per rispetto al Lasio , singolarmente m a quello s aggiungono i paesi de Peligni, de* Testini, de'Marei, de* Marruoini e de* Terentaoi, i di oqi popoli sovente univa ne le lore armi a quelle de* Sanniti , ed in parte erano della medesima schiatta (V. Tito Livio vili, 19, Strab. v. p. 1 ). (1 5) De* Latini. Il Lasio, dapprima tra angasti limili ompreso , estendevasi dall* Anione e dal Tebro aino al prombn-r torio Circeo , -ora Circelli. Ma p o i, ebe vi fa aggiunto i territorio degli B q o i, de* Volsci , degli B rnici, de* Rotuli , e degli Ansonii il sao confioe meridionale fa il Rime Liri. (16) L'anno prima ohe i Galli astaltoittro la Grcia. I Galli, cent! anni circa dopo oh* eransi ritirati da Roma, con dotti da nn altro Brenno , tragittare*! in Grecia , e rinforzati da loro nazionali di Pannonia , parte avviarouti a D elfo, ove soggiacquero al furore degli elen\enti , ed all* entusiasmo dei difensori , parte varcata la Macedonia, cbe devastarono , oc- ridendo in battaglia il re Tolemeo , giunsero nel paese dei

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Dardi ni. Cott itaccironii da Brenne Tenti mila nomi ai t lotto i regoli Leonorio e LaUiio pillarono io Tracia, donde tragittati in Alia ajatarono Rioomede a ricuperar la Bitinia , e di l i inooltratiii li itabilirono u lta coita dell* Ellesponto, nell* Eolia e nella Gionia, e ti rendettero tributarli tatti i popoli di qua del Tanro , non eccettuati i re di Siria. ( V. Tito Livio , Diodoro Sicalo, Giaitioo ). (t<7) Cacciarono fimabmente Italia P im .. F a Cario che diifece Pirro , il quale co* tuoi elefanti , innanii a lui noa mai vedati in Italia , e a dapprima meno tanto terrore nei Romani. Dopo la rotta ricoveroui a Tarento con poobi o*valli, e cela imbarcatoli ritorn in Epiro ( V. Plutarco nella ina vita). (18) 1 Campani a l tolda dJgaioole . Diodoro Siculo, I. m dog. i 3 , racconta la faooenda nel leguente modo. Mori Agatoole, Siraonaa ritorn al governo democratico. Ma aicoome nell'eleiione de Maeitrati fu ipogliata de tuoi onori la militi* mercenaria, oh* era tata guardia del tiranno e miniitra della a a orudelt , coki nacque disoordia tra quella e i oittadini e ai venne all* armi. I veoohi, lattili mediatori , ohetarono a atento il tumulto dopo molte preghiere, e pattuirono ohe i mercenarii dentro un tempo itabilito rendettero le loro poiaeMioni, e niciaiero della Sicilia. Fu aocettata la proposizione, e gli itranieri, gimta l aooordo, L asciaro n o Siracuia, e giunti allo itretto furono ricevuti da'Menineii come amici ed alleati ed alloggiati certamente nelle oaae de* oittadini. Ma ooiloro di notte tempo oooiiero i loro oip iti, li presero le mogli di quelli, e tennero la oitt, ohe chiamarono Mamertina da Mamerte, nome cbe nella loro lingoa danno a Marte (a). Del (a) Lo Schweighaaser cita lo steno lei lo di Diodoro, aa molto arbitrariamente T o l t a l o . Fra le altre cose riferisce egli esserti i mer cenarli soilo Agatocle arragaio il diritto di crear i maestrali, tocck

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retto erano i Campani ( dice il Casaubono ) anticamente do* bid di spirito militar, e pattati d'Italia io Sicilia dannai in aerviaio , ora a* Cartaginesi , ora a* nemici di qnesti i anai, a detta di Diodoro, ( x i v , | 5 ) avean essi aino da tempi di Dionigi il vecchio in lor potere alcune citt della 8icilia, aio
c o m e C a ta n e a ed E ule lla .

(19)
tezza

Imperciocch i Regini. Di questo latto ancora d oon*


D io d o ro , ( ecl. xxii , 2 ) secondo il quale i soldati .en t ribuno Romano,

t ra ti in Regio erano Campani, ed il loro comandante., da l a c hiam ato Decio ,

per avere dopo la strage

d e Regini mal distribuiti i danari degl' infelici , fa dalla pro p ria gente cacciato in ban d o . Tito Lirio lo appalla Decio J li belli 0 , e dice egualm ente essere stata la miliaia che il

oooap

Regio una legione C a m p a n a (Epit. lib. z i) ( lib. 11 , cap. 7 , 1 5 )

Valerio M w i m o

noma semplnemente Jobellio , e

na rr a , che m orto lui , cd eletto a dace il suo segretario M. Cesio, il Senato fece dopo la presa di Regio tatti incarcerare, c sebbene M. Fulvio t r ib u n o della plebe si opponesse al lor* supplizio , come contrario al costarne de maggiori, aaaendo essi cittadini Rom ani , ci non pertanto ebbe Inogo 1' esecu zione. M a , affinch m eno odio a'Padri ne derivasse, ne fur o n ogni giorno giustiziati cinquecento e proibito di seppel lire i loro c a d a v e r i , e di pianger la loro morte. - Da questa relazione p a rreb b e che i mentovati usurpatori non fossero al* tri menti C a m p a n i. Ma da considerarsi, ohe sino dall anno { 1 ) di R om a i C am pani arean ottenuta pe* loro meriti la cittadinanza R o m a n a (V. L ir. v in , i 4) s laddove lo sterminio

non trovasi nel testo, ove si legge soltanto ri? Jt fitr&tpifmi 1 77f : cio a dire, essendo i mer cenari i stati disonorati nell* elettone de maestrali, che il Aodomano egregiamente traduce : honore tuo fraudarcntiv-, la quale espressione pi probabilmente significa cbe quesoldfli stranieri non furon eletti aUe cariche che coprivano vivente il tiranno.

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della legione Campana sndiletla , strenne nel {83 dell' era medesima. Il numera de delinquenti poniti , che Fronlioo pare ( Stratagem. iv , i ) ascender a quattro mila , il nostro con molta maggiore probabilit il riduce a trecento , non potendosi credere , ohe tanta moltitudine d'armali , in una forte citt rinchiusi, si fosse lasciata conio pecore pigliare e trascinar al macello. ( l o ) Mrrgara. Il Caaaubone dica d'aver invano cercata questa etiti nelle vicinanze di Siraonaa. Noi abbiamo ri otri ooiata in tatti gli autori di lai aitati la citt marittima di Sioilia , oh* egli crede corrispondere alla Mergara di Polibio , ed abbiam Uovato in Cicerone ed in Plinio Murgrntia ( Mur-. gentinos ager, Murgentini ) , in T . Livio Murgauiia, in Stra bono Morgontia, in Tucidide e Diodoro Margottino. Ov'A da notarsi, primieramente, ohe gli autori Greci hanno costante-* mente I o in luogo dell* u de* Latini, e aio con lauto mag- or fondamento , qaaotoch giusta Straboue ( v i , p. i 5^ ) H nome di qaest* citt derivava a parer d'alcuni da quello dei Horgeti , i quali, scacciati d Italia dagli Baotrii, paiMron in Sioilia e la fabbricarono: In secondo lnogo reca maraviglia, come Plinio ponga Margenzia , fra le citt interne della Sici lia , quando secondo latti era porto di mare. In terzo luogo t oosa siugolare come la Uorgantina di Tucidide i dalC an-. lico Suolaste (L v , p. ag5 edit. Aemil. Porli) qaaliCcata *iA* i , piccola citt di Sicilia, laddove Diodoro intitola la saa Morganlina <A> i A y i r, citt di gran copta ( L zi ). Le due olii me osservazioni indurrebbooo a credere che due citt dello stesso nome v avesse, 1* una marittima, l altra mediterranea, I* una ragguardevole , lal tra di poca considerazione. Sebbene un passo di Sinbone ci autorizza a supporre che la stessa citt an d grande a (ungo ppco notabile possa essere stata ridotta , forse da q o d Deuiezio re di S itili*, che dppo aver fabbri^lo Miueo la

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espugn (T . Diodoro 1. 1). probabil t , ilice il citato geografo ( L v i , p. 370 ) cbe Morganzio sia stata fabbricata da* Mor seti. Era deua citt, ora non lo pi (a). L* Holstenio stima non differire da lei la citt ohe , conforme asserisce Stefano Bisantino a qaesta voce , Filisto storico Siciliano chiama Mar gina , donde per avviso dello Sohweighiuser tarassi fallo Margana , poscia Mergaoa. Il Claverio pertanto matte Morgina molto lungi da Morganxia nell* interno della Sicilia ani finme Imera. (21) E giovi* era ancor molto. Il Casaubono dimostra ad avidensa ohe Gerooe avaa allora trenta tri a n o i, sebbene Po libio dice ohe fosae assai giovine , dappoich secondo i Ro mani la giovinola dorava da* trenta, termine delladolasoenia, no a* qnaranta oinqae anni oompioti ( non sino a l* qairsnta oome pretende il Casanbooo ) . Delle et presso i Romani veg-' gasi Ani. Geli. noe. Att. lib. 1 , 3 8 Yarrone presso Genso rino de die natali, c. i { . Discendeva Cerone da G*Ione tiranno di Siraonaa ( coi fa erede nel regno 1*antioo Gerone celebrato nelle odi di Pindaro. Y. Diodoro 1. zi.), ma na madre era di vilissima stirpe. Il percb fn egli esposto dal padre, che stimava la propria nobilt da Ini disonorata., ma ben tosto dal medesimo ripreso e ad alte sperarne edneato come riseppe oh e, dagli nomini abbandonato , era alato d i i drifa dalle a p i, cbe avean intorno a Ini raccolto del mele onde gli raspici interrogati ebbero al fanoinllo pronosticato il regno. (Y . Jostia. I. z * iu , c. 4). (a) wXt t * f i * fri loaole parole ilei lesto J cbe il Xilandro interpreti 1 u qtute urbi hodie non *xilai ; V a lichi distrutta fesse a' (empi di Slraboue. Eppure Pliuio poaieriora a questo Geografo P annovera fra I* eiu di Sicilia eba ai' suoi giorni eiislcvauo. roL im o , to m o 1. 11

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(2 2 ) Prete a l tuo soldo. La militi a atraniera era tempre lo itrameoto, eoo coi i tiranni presso i Greci prooaravansi ubbiditola da sudditi, e formava la loro gaardia. Gerone che da molto tempo aspirara alla dignit reale, non neglesse que sto valido messo al coosegoi meato del soo ditegao. Ha per pogoare co nemici esterni si valse delle sole forse orbane a fine d averle favorevoli dopo la vittoria, e perch conosceva, ohe ispirati da amor patrio meglio delle merocoarie avrebbooo combattalo. ( 23) E data loro una grande sconfitta. Diodoro racconta il fatto alqoanto diversamente (Eclog. 1111, i 5 ). A. detta sna Gerone colse per assaltar Messina, il momento d* nna spedicioue fatta da Mamerlini, i qoali erano gi divenuti potenti d aveao prese molte castella. Volaron essi a soccorrerla , a Gerone, abbandonato il territorio nemico, espugn Milo, po scia Amesalo che distrasse, e ne distribai la campagna a quelli d' Agiro e di Gentoripa, fra ooi quel castello giaceva. Secondo qaesta reiasione Gerone sarebbe alato vincitore nello tesso sito, ove secondo Polibio lasoi battere i proprii meroenarii , mentrech egli ritiravasi 00 snidali urbani alla volta di Siracusa. Parla poi Diodoro di an'altra pi grossa spedi se n e fatta ds Gerone contro i Mamertini, nella quale prese A lefa, Abacena, e Tindaride , e ridotti i nemici in angusto apasio li ruppe presso il finn Loitaoo (ch e sar il Longaoo del nostro) e fece prigiooe il lor oapitaoo Ci. Tuttavia non periron allora del tutto i Mamertini, perciocch Annibaie ca pitano de Cartaginesi , udita la loro rotta, recossi tosto a Gerone sotto speoie di congratularsi seco ; ma realmente per tenerlo a bada , poscia and a Messina , quando i Mamerlini ne trattavano gi la resa, e ne li distolse , facendoseli amici. (24) Da tutti tocii. Cio a dire, daSiracusani e da loro alleati. ( : 5) Che alla medesima gente appartenevano. Sebbene fos-

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uro Campani, lottarla Romani erano per ci ohe tpetta alla loro gente, non altrimenti che Greoi erano gli Achei , gU Etoli> i Macedoni ec. , e Galli gl losabri , i Ceoomani , i Boi ec. E dunque il vocabolo greco e l italiano gente 1' espressione generica di popoli, e h 'e guai favella ed egnali cottami unisoono , e oiaacheJano di qneiti pvpoli ohe ooitituisoono le tpecie di quel genere, distingaomi italianamente ool nome di nazione , ed in lingua greca colla voce $>. Cod dirassi gente Italiana, Francale, Alemanna, e Razione Lombarda , Piemontese , Toscana , Austriaca , Bavara , Sas sone eo. - In questo senso dice il nostro nel lib. vi , i g che i soldati d Annibaie , non che fossero della stessa nazione , non eran neppure della stessa gente ; dappoich v avsa fra loro Afrioani, Spagauoli. Liguri, Galli, Cartaginesi, Italiani, Greci. - Ci non pertanto trovami questi vocaboli promiscuamente osati presso i Classioi, cosi Greoi , come Latini. In Senofonte ( Agesil. v i i ) leggasi: t m 7 i m w t r r i n la j 15 ntpm , o te qualche nazione t i ribelatte dal re di Persia ove piAr et per semplice nazione. Tacito dopo aver scritto de' Germani ( o. 2 ) Ita tvlonis nomen, non gentit evaluisse paullatim, nell' Agricola chiama gentee quelle che poco prima avea denominate naonet ( Y. Porcellini Lezio, lo tini latinitat. alla voce .gent ) (a). Coe\ hanno sovente i sinonimi un sensp vago , quando sona isolati, e un determinato , quando pon gono a confronto per far risaltare le moilifioaiioni delloggetto che esprimono. (26) 1 Romani ec. Memorabil esempio d onest In nn sa premo Maestrsto , il qnale, mentrecli costretto 4 a ceder a llimpeto di nnavara moltitudine, non coglie di buon grado i parlili utili anzich i giusti. Il Senato molto bene conosceva (a ) Siagolar 1 *$Fr adoperalo da Senofonle (Cyropaed. iv } per sesso , e la natio optimatum presso Ciccione (pr S a lo , ^ jm* ottiine senatorio.

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il pericolo e ie all' Italia e a Roma aovrattara da* Cartaginesi dominatori del mare, e deiiderato avrebbe , che motivo pi ragionevole d assaltarli gli ai foau offerto ; ma il volgo aoc* cato dalla iperania di guadagno e stimolato daUambuione di Ianni Grandi ruppe ogni freno. (i>j) IL Settato pertanto non funzioni ec. Lo Scbweighaaer oon argomenti atiraccbiati, anxi cbe no, ' a ftalica a coociliare Polibio oon L itio, il qnale (E p ib lib* ) dloe teiere (tato oon decreto del Senato rtololo di prestar aoooorto a* H i* mertini , eaaendo i pareri sa ci divisi. Ha non A qneeta U prima volta cbe i mentovati due dorici trovanri tra loro i oontraddiaione, e noi Tedremo in appreuo con tutta evidenx* trionfar la veracit del noatro astore appetto a quella di Li* t ! eiiindio nelle cose Romane. Per la qnal cow , sena* molto itrologare, ai potrebbe rifiatar come poop esatta 1 - aenione di Livio, tanto pi& che noq ne rimane te non e nq oenno breviaiimo. (a 8) Peli' utilit che a l pubblico eo. Grande bottibo ape ravano Romani dalla Sicilia, tapU oelebrata pella ina I tjlit. Diodoro ( eolog. x;*ip, 1 ) coti ne parla 1 La Sicilia i fra le isple la pi bella , e molto pu oootribaire all* ig- grandjmento d nn Impero. (jq ) E g li oontegnarono la oitti. Otterr bene lo Sobwew gbiuser, cbe non gliela poterono allora contignare , ma dia indettaronti di farlo. (S o ) Sufia. Luogo dentro a terra ne* diotorni di Messina, obe tembra etaere ttato di poca contjderaaioqe, dappoich nnano scrittore ne parla. ( 3 l ) Appio patt di notte ec. L Autore del libro de Firis illuitribus narra aver Appio Claudio pestato di potte lo stretto in noa barca pesobereccia, oon animo di riooooacere i nemici e trattar col comandante Cartagjaese , cbe asciate col presidio della rocca di Meuina. Ma te i Maaiertiui avean gi cotlieub

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il comandante Cartaginese a partirtene avanti di chiamar Claodio , il tragitto del coniole Romano non potea aver per copo di trattar col ptentovato comandante. N tampoco 4 vero aver Appio eoo noa barca petchereoci fatto il primo passaggio , giacchi egli area eoo totta la sua gente , n i fine d'esplorar i nemici, ma p e r ooonpar la n i oca di .Messina, gioita I* accordo p r e io co M amertini, e p e r combattere ove fotte d uopo. Del resto I* temerit di Claodio in oi conti* itera eh' egli oon legni tanto deboli traghett il ino esercito , nofi aiendo per anche i Romani navi da g u erra, ed e(Mode questa la prima volta che passarono lo stretto. Quindi ebbegli il nome di Caudex > Con osi i Romani denotavano le barche per navigare ne* GdmL Vedi Svetonio in Tiber. oep. i l , e Seneca de breviL vit. oap. u n , ove alla parola di Caudex leggerai l erudita nota di G. Lipiio. (3 a ) A chi contemplar vuole l'apice eo. Il tolto ha 7* . . . r v t ^ i r ^ a r , chi quanto dire raccoglier cogli occhi la tomaia. Siccome pertanto la io tuma de particolari d per risultamento 1* apice , o dir vogliamo la perfetione a cui e iti tendono nell unirsi, coi) mi pare che il Casaubono non abbia mal reodoto per Guiigium il a<? 4 Aif dell* originale, ed io ho oredato bene di cootervar questo senio iella mia versione. L Origo dello Schweighiuser mi um bra al tntto leo ia fonda mento , ed egli Messo pare cbe ae ne peata nella nota a qnesto luogo. ( 35 ) Perduta ebbero l i patria. Allorquando i Galli occu parono Roma. (3 {} k m ufficienti fortune e fo n e eguaC. Hoko mi per* enade il ragionamento del Gronovio a queeto luogo , il qoale v o i che il fttftm l Tuie abbiasi a tradurre, taffd en ti di fortune. I Cartaginesi t padroni dall Afrioa , d una parte della Spagna , di quasi tutta la S icilia, delle isole tutte del

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m ar Sardo e T irre n o , e i Romani padroni dell' Italia nott potean al certo dirai mediocri di fortnna. Che se al Cazau1 > o d o aembra doverti cotal mediocrit applicare a Romani e non a Cartagineii eh' erano al colmo della loro grandezza , non diremo gii che i Romani allora pottedettero mezzane fortune , perciocch qneata crebbe in appretto a dismisura. Sibbene te eguali eran o , conforme asserisce Polibio le forze d* amendue i popoli , e sufficienti quelle de* C ariagineti, me diocri non erano certamente n le forse n le fortune dei Romani. Non dnnqne da ritenerti I* interpretazione del Cataubono conservata dallo Schweighnser. ( 35 ) Filino e Fabio. Filino , tecoodoch riferite* Diodora ( eclog. x x i i , 8 ) era da Agrigento in Sicilia, e tcritae la prima guerra P unica, a oui era contemporaneo. Siccome i Romani eranti impottettali di quella citt dopo nn lungo a n tedio e ne aveano maltrattati gli abitanti, coti non da maravigliarti te Filino non fu loro favorevole nelle tae me morie. - Fabio fu Quinto Fabio P itto re , da Tito Livio dell* storico antichissimo ( li , 4 ) > discendente da quel Fabio , cbe dipinte a Roma il tempio della Salute e ne tratte il no* me. Fiori egli a* tempi della seconda guerra Punica conforme dice Livio ( x x i i , ^ ) , il quale ti a lui particolarmente attenuto nella detcrizione di qoella guerra. ( 3 G) A bello studio mentilo ec. Cio a dire non credo ia gi c h 'e tti spacciate abbiano cote atturde con animo d 'in gannare , dappoich furou nomini probi e menarono vita onetta. Sibbene convinto tono cbe I ardente amore cbe por* tarano alla patria gli accec e sedotte a cosi oprare. - Qofl de industria yuidem vero aberrasse, con oui lo Schweighiuaer nella nota corregge quaai la propria traduzione, che ha men tito , non mi aembra troppo felice, perciocch comprendo bens , come uno posta a bello studio mentire, non gi come potsa scientemente errare, la scienza e l errore deludendosi

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vicendevolmente. - Del recto * / f i n t , che ho qui rendalo per matsimo, deriva da i t f . io scelgo, lignifica , ooil in haooa come io mala parte il complesso de principii m orali , ohe eleggonii a norma della propria condotta. Secondo il Csiaubouo ogni partito, cbe abbracciato noa volta, tenghiamo fermamente, i Greci chiamano eresi, i Latini tetta , e qui ereti denota parzialit assoluta in favore della patria. (37) Siffatta equit non i da riprovarti. E ( equit fe condo Ariitotile ( Nioomach. lib. v , cu 14 ) quella parte della giottixia che benignamente interpreta la legge. Lo itorico per tanto , dovendo fare l ufficio di giudice, i meitieri che si armi di tutto il rigor della legge, n i interpreti nennn* aliene secondo gl* impuUi del proprio c u o re , ma prefiggendoti per unico scopo la verit a questa immoli tutti i tuoi afletti. Diffioil impresa per chi acrive la ttoria de* proprii tempi, quando fresca i ancor la memoria delle beneficenze e delle offese ricevute. Cosi abbiam veduto Timeo mendace, ove parla di Agatocle che 1 * avea etiliato ; coti 4 qui Filino per riipetto a* Romani , coti Fabio relativamente a Cartaginesi. C o ti, per recar in m e n o qualch* esempio di ttorioi m oderni, lo Segni nelle storie Fiorentine non ti lascia sfuggir occasione alouna di denigrare Carlo V , il quale tpente la libert della sua patria ; coti il Cardinale Bentivoglio non fa al certo le parti di itorico imparziale tenendo nella ttoria delle guerre di Fiandra 1A 1 pompoio elogio 'a Filippo I I . - Sebbene neppur nella descrizione. di fatti remoti abbiano gli iterici tempre oitervata quella rigorota giustizia di cui ragioniamo, ove della propria gente favellarono. Da quelli aitai diverto ti moitra Polibio, fedele alla maliime chegli ha qui inculcate. Nel tetto libro di queite storie asserite* egli lenza riguardo alcono, non poter i Greci pella loro indifferenza in fatto di religione ma neggiar con onest i pubblici d anari, a malgrado di molti

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mallevadori o teitimon : laddove i Romani legati dal solo giuramento non mancano al dovere. N credaai aver egli ci detto per adular i Romani auoi Signori e benefattori : che non la risparmia nrppar a qoeati, coi rinfaccia l ' irragionerol ostinazione con che inaiatono nell* im prese, e pella qnale sovente toccano grandi aconltte (lib . i , cap. 3 j ) e 1 aver recati in patria gli ornamenti delle etili prete, (lib. s ,) meri tandoli per tal gniaa I* odio de roiaeri che ne furono spogliati. ( 38 ) Biasimare gli amici. Un eaempio memorando dell' eeoniione di qneato precetto , dice il Casaubono, ne da Po libio ateaao nell* ambasceria s u , Of* espone an errore qaaai ridicolo coaimeaao da Filopemene e da Lirorta ano padre in v b gravissimo afTare , noa altrimenti ohe se parlasse di per sone a a del tatto ignote. E nel principio del tv libro a r cata egli francamente Arato , la memoria del qnale era aacra presso tutti gK A chei , di tarditi ne contigli, e di timidexxa nell operare , quando ascivi in campagna eoli esercito. ( 3 n) Ad attediar Siracuta e a stringerla. Il tetto ha rpteiwtfimWtrBmi , mXttfutlt, che letteralmente aonerebbe : t astidessen doppietto, e prendettero ad aecercium-la. Considerando pertanto che l asione li atabilirai da ta n ti ad ona forteua preceder dtbbe quella di circondarla , io ho espressa la prima col vocabolo di attediare , eh il latino obtidere , e pressam ente il greco n f n m $ t f n r , e la feconda oon stringere c h e , se non vo errato , assai pi cor risponde al iJ*. 7> >* t i f y i i t , chiuder aIT intoni ia c itt , che non il per vin oj>pu*nare del Casa abone e dello Sahweighinser. ^ ({ o ) E d Echetla ancora. E ra E niella eitli forte nell in terno della Sicilia ani fiume Achate (V . Cluver. Sicil. Antiq.) Qui non apparisce a obi cnteata citt allora apparteneste. Ai tempi di Agatocle pare eh eata ai reggeste a repubblica po polare , sendochi Diodoro ( lib. n ) narra che gli Agrigentini

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h ripreoro a Siracusani, d ie te n* erano impoueM ati, c le restituirono il governo democratico. ( 4 0 Hanno i Romani in. tutto quattro legioni. Molto aooonriamente otterr il Cataobonoj essere qnetto ttato il cottume antieo le1 Romani innanti che ponessero piede fuori.d'Italia: che in appretto, tecondo cbe rilevati da vani loogbi di Tito Livio tino alle ventitr a* accrebbe il nomero delle legioni Tuttavia , acconto Polibio parla di qoetl i coscrizione, oome d* nn d io de* n o i giorni, coM i da crederli che gli eserciti coDiolari continuassero tempre ad essere formati di quattro legioni, ohe ogni anno arrotava nei mbito dopo 1 eleiione dei contoli ; ma che potoia, tecondo il biiognow maggiore o minor numero ne aggiugneuero. ( 4 a ) Ribellam ui pressoch tutte le citt ec. Settanta Mtte fnrono , g nata Diodoro , ( Eclog. m u ) le citt che dopo la rotta di Cerone e de C artagineii , aggiunter le loro forse a quelle de* vincitori. Laonde G erone, vedendoti vanir addotto tanta tem pesta, (eoe per quattordici anni paoe 00' Rom ani , alle coodisioni qni caprette. Frattanto era giunto Annibaie oon una Botta pretto al porto di Sifonia con soccorsi per Gerone; ma informata di quanto era avvenato, te ne ritorn. ( 4 5 ) Cerone osservando ec. a Due Tarano , per avvilo di Polibio le cagioni che indosser Gerone a preferire l'alleansa de* Romani a quella de C artagineii , il timore de' Siciliani, l ammirasiooe delle imponenti forze de* Romani. Pautania (v i* , l a ) ne rammenta una te rs a : la maggior costanza dei Romani nell amicizia. DilTatti , a chi non 4 nota la Punioa perfidia? r> Casau. ({ { ) Di vigor piene. Lo Scbweighuier, sebbene nella tra duzione ritiene 1 * armaturoe fondere terribilet del C atanbono , nelle note giallamente riflette , che il del tetto debba iulendeni della forza e robaitezza delle legioni Romane, an tich i del peto della loro armadura.

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(45 ) Dappoich l legioni difettato optano ec. F a l ' etpe* rienia del pattato ohe temer fece i Romani, non il loro eser cito , ten ia l annoisi* di G erone, m ancane di vettovaglie. Inopportuna dnnque A la difficolti motta dal Reitke , che i R om ani , p ad ro n i, tiooom detto di to p ra , della campagna, non potean estere ridotti a rittrettessa di viveri. Gerooe ne mico avrebbe loro impedito l accetto d* ogni cota p ii necettaria, per quanto ti fossero lottenati ne*luoghi aperti; ben lo provarono nell' attedio d ' Agrigento, come tolto vedremo , quanto folte loro utile 1 amioisia del re di Siraouss. (jG) Amante dell loro c o ro e delle loro lodi. Grande fu in molti incontri la munificenia di qoetto Principe. I Rodu , cui un terremoto roveiciato avea il Colono, e diitrutte parto delle dartene ; ebbero da Ini rioohittimi doni, e franchigia pe'naviganti ( Polib. v , 8 8 ). k Dolio consacr nn tripode e una vittoria d o ro , ( Ateneo Deipaoaoph. vi , p. l 3 o ) e il poeta Simonide tratt con regia liberalit tutto il tempo ohe dimor in Siraouta ( Id. x iv , p, G56 ) Un elogio pi esteso gli te n e il ncitro dopo aver parlato detta morte di Geronimo tuo loccestore ( v ii, 8 ). Del reato era la co ro s a , e pretto i G reci, e pretto i R om ani, non come nei tempi posteriori 1 insegna della reai dignit, ( il di coi distintivo era il diadema , o dir vogliamo la benda frontale ) ma il premio che pubblicamente datati per ogni prode asione. Coti intignivanti di corone i vincitori ne gioochi O lim pici, coti rimnneravasi il valore de ioldati Romani-oolle corone civiche , m urali, navali, oo. (47) Nettuno godette maggior tempo. Vii* egli oltre novant anni , con forme narra Polibio nel loogo te tti citato. ( 4 8 ) E considerando che Agrigento ec. Dellopportuno sito di questa citt vedi il nostro i x , 17. C 4 q) Sede principale della guerra. Nel tetto leggeti fp e V -

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f/r7f % (r$ai, Talli 7 J s-Jaij fa r 7' wlXi/t*r, let teralmente : dice ritolteli do di valerti di quitta citt , come f un luogo , donde fa r impeto per quella guerra , derivando da , luche con impeto. Difficil 4 a render attamente in nna ioli parola Italiana q netta vce nata dalla eomplicasione di parecchie idee. Io ho preferito di rilevarne la ciroottania pi im portante , qnal si i la perpetuiti delle p en sio ni militari , a oui era qnel Inogo dettinato. (5 0 ) Fermer in Sicilia colle legioni. Riflette opportnnamenta il Catanbono , cbe avendo poo ansi riferito Polibio, come era intendimento da* Romani di mandar in Sioilia dna ole legioni, il nrrar o r a , obe amendne i Contoli eranviti recati colle legioni , fa conoscere, ohe il Senato m ntaue opinione in vergendo gl' imponenti apparecchi che facevano i Cartagineii. ( 5 1) AweuUmnti, chi tugii alloggiamenti eo. Fallato avean in qneito incontro, non meno i Rom ani, ohe i C artagineii ) quelli ntcendo troppo temerariamente per foraggiare, qneiti correndo alla rapina innanii d aver ditfatti gli avversarti. Ma i Romani aveano per t la tevera disciplina, che col timore d nna morte ignominioaa prodnceva il ditpretao detla propria v ita, e merci della qoale di leggeri correuero la prima im prudenza : laddove i C artagineii, per difetto della ateua di sciplina j nel preoipitani con avidit , a intempestivamente alla preda , perdettero tatto il fratto della loro impreta. ( 52 ) Eraclea. Cio Eraclea M boa, conforme la noma poco appretto Polibio; citt marittima pooo Inngi d* Agrigento, coti appellata, tecondo Diodoro ( i v i , p. 5 15 ) da Min oste re di C re ta , il quale la fabbric, qnando attendo in traccia di Dedalo , fa otpite di Cocalo re de' Sioani, che primi abita rono la Sicilia, e le died ero il nome. ( 53 ) Annibaie. E ra qnetti , tecondo Zonara , figlio di Getcone. Orotio , per diatragnerlo da Annibaie figlio d* AmiU

173 a r e , lo d iu rn a il vecchio. Co cliiama Diotloro (eoi. n i f i , 8 ) Annone il vecchio quelli eh i qui nominato, perciocch vi fu altro .chiaro capitano he cos appellavaai . Cataub. ( 5 { ) E prete dapprima Erbetto. Secondo il Polard la presa d' E rbesso , ove i Romani acoamuUti aveano i loro viveri t fa cagione che il Generale Cartaginese , credendo di ridurli a renderai pella fam e, noli altro oontra di loro imprendesse. Donde avvenne , ohe , essendo quelli d* Agrigento non meno dalla fame opprewi , od i Romani ostinali a tatto p a tire , ansich cedere , vinse la oostansa di q u e s ti, e la sviata di non asaiourarm dello vettovaglie torn tot essi ia profitto t m entrechi a' Cartaginesi riusc rovinoso il felice evento di Erbesso. ( 55 ) Il eolie denominato Toro. Di qoesto colle Polibio solo fa meniione. Il oolle Taoro , di oui parla Diodoro ( s v i , p* 5 l J ) , e donde trasse il nome la citt di Tauromenio , non ba nulla ohe faro oon q ae sto , e n ' 4 molto distante. ( 5 6 ) Seat che i nemici l osservane ro. Zoaara al contrario n a rra , ohe Annibaie solo sfoggi alla vigilanaa < W > Romani ma ohe il ano esercito fa da qoetti o dagli Agrigentini ve duto , da amendue mal concio. La qaal 00sa aon ba es sa na verisimigliansa, oltreoh l'autorit di Polibio di gran langa saperi ora a qnalla dello storico Biaantino. ( 5 ) ) Inchinarti da bilancia della guerra. Rei testo f t t t t , clie significa propriamenU 1 wclinaaiftne cbe prende la bilancia p e r soverchio peso. lo b o creduto di poter' conservare nell* Italiano questa immagine molto acooncia, a coi il Casanbono e lo Schveigbioser hanno tettatali lo il pie garsi che fa in parti opposte la-palma della vittoria. ( 58 ) Navi da cinque ordini e da tre. Per ordini facile a vedersi , che qui intendo ordini di remi. Eran questi ordini 1. ano all* altro sovrapposti per m odo, ohe i superiori, quasi a gradini, sempre pi in fuori sporgevano , affioch i rem i

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Bel uiaoveri non s impacciassero rooiprocamente. La navi , di cgi srvivansi in battaglia , eran appaoto queste da tra da einque palchi, perciocch ad aoa sufficiente agilit a (scop piavano solidit di ooatrniione, e oapacit di spazio p e' com battimenti. H a quelle c h e , pi impor dovendo oolla m ole, destinate non erano a solleciti rivolgimenti , aovraltntto le Capitane, avean tei e pi ordini. I vascelli oh*ebbe Antonio pella battaglia d'A sio eran da sei a nove ordini (F ior. L iv, c. 11 ) e questa fu la oagion principale , della aiva disfatta, dappoiohl quelli d Ottaviano , non inferiori a tre j e non superiori a sei, eran molto pi atte a qualsivoglia movimento. La nave p ii enorme pertanto , che siasi dagli antichi fabbri cata , fo quella di Tolemeo Filopatore , la quale sorgeva oon quarant' ordiui , .era lunga ( ) 4 20 piedi, ed alta settantadno sino alla sommit della poppa , conteneva quattromila rema tori , e da trerajl* uomiai armati ( V. Piotare nel Demetrio c; 5 } , Ateneo v , o. I , Plinio Jst. Nat. v ii , j ) . Il Battio ueU opera de re navali vile rum sostiene ohe gli ordini dei remi non crescevano in alleata, ma Contraddetto dello Sca ligero. Noi non pretendiamo d ' erigerci in -giudici fra questi due valenti investigatori, dell' antiohit ; pia non posaiam a pieno di riflettere, o h e, rassomigliando tatti i palchi nniti ai gradini d ' nn anfiteatro , sebbene posti in linea re tta , in clinati verso la base in aogolo sento, necessaria non era nna smisurata allessa per un numero discreto d ordini. Quindi pot bastare I' allessa di aettantadoe piedi alla nave di Tolo meo per dar luogo a quaranta o rd in i , come nell* arena di Verona ( V. Soip. M alia degli Antiteatri lib. a , o. ? ) 1* eie (a) In Platareo leggisi a8o cobiti ( v * i 7). 11 cubilo b la il istanza dalla piegatura del gomito all1 estremiti delle dila , ed equivale a mesto braccio, o a un piede e metto, un braccio estendo eguale a tre piedi. (V. Herudot. Euterpe c. lfo, ove il cubito computato Sei palmi, e il piede quattro).

razione dal nolo di oltantasei piedi acorgeii sufficiente per quarantacinque gradini : proporzione a un di preseo eguale alla testi citata. Farebbe anoora qaalohe difficolt la imodata lunghezza de remi discendenti dagli ordini superiori, cbe due ole braccia, per quanto fossero robuste, non arrebbon po tato maneggiare. Oltre a oi, dovendo cadann ordine di remi ferir l'a c q u a a tanto maggior dii tanta quanto pi dalla baie del vascello innalia ti aeoretoe per tal conto eaiandio la mentovata lunghezza , a non dir nulla di quanto perde la fo n a del rematore applicata a an etlremitii della leva , ia ragione dell* aumentata distanza della rssistenaa, eh* all* altra estremit nell'ao q u a, dal ponto d'appoggio vicinittimo alla mano ohe regge il remo. Convien pertanto credere , che sifiatti oon lievi ottaooli ti vinoettero col mettere a ciatohedun remo , degli ordini pi alti , parecchi nomini toelli fra i p ii nerb o ru ti Tuttavia il vascello di Tolem eo, al riferire di Plu tarco , non moveaii senza grande fatica e periodo , laddove quelli che costruir fece Demetrio di qoindioi e tedici ordini, ohe ristrignevansi nel sorger* da baie quadrata, erano agili e di siooro maneggio. ( 5 q ) Non pouedevan neppure eo. Qui T . Livio in con traddizione ool nostro. Secondo il primo ( v ili , l i ) avean i Romani gi nel 16 tolte agli Ansiati le navi lunghe, e parte d* esse oondotte nella darsena di Roma , e poohi anni- avanti il fatto preaente, cio a dire nel (^ 1 , eran e tsi, a delta d* A ppiano, andati a Taranto con dieoi navi coperte. Io non imprender a conciliare quetti sorittori, ed osserver soltanto, che delle navi lunghe degli Anziati non detto cbe li valesero , e per ci che ipetta a*vascelli andati a T aran to , non imponibile che Polibio pi vicino a qne tempi meglio in formato ne fosse che non Oppiano. (60) A lasciarti cader indietro - ed a chinarti - ianm ec. Il testo ha pella prima frase i r a w M u t , verbo oh vivamente

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dipinge, e d ie io mi *oao ingegnato di rendere con preci sione, non meno che il f!<, vocabolo egualmente ener gico. Erano quelle voci appartenenti alla nantica , e gii e n* era alato Senofonte nell' Economico ( v ili, 8 ) lodato per ci da Ateneo ( I , p. z 3 ) . (61) Gneo Cornelio. E ra quelli Gneo Cornelio Scipione N atica, console nel 4 q 4 con Cajo Doillio. (62) Pratiche eolia citt di Lipari. Polieno (Stratagem. t , iG , 5 ) raoconta l'avvenimento in qaetta goita. I C artagineii, sapendo, che le forse navali de'Rom ani in Sicilia erano auperiori alle lo ro , indntaero alcuni tra i proprii cittadini a ditertare. I quali, presentatisi a Gneo Cornelio , gli promisero di dargli per tradimento 1* itola di Lipari. Costai preit fede alle loro parole, e colla met dell armata navig a quella volli. Come i Romani furono alla v i t t i , i Cartagineii eh* erano nell* isola mandaroa a Cornelio ambatoiadori, cbe il pre gateero d entrar in ana loro nave, affinch , etsendo il co mandante Cartaginese gravemente inferm o, potettero in terra pi comodamente trattar la pace. Si lasci persuader il con sole , ma oome l ebbero in lor potere, assaltarono oon tutte le n ati 1 annata R om ana, e di leggeri la vinsero. (G3) La punta dItalia. Il ReisLe pretende ohe questa pum a folle il promontorio Soilleo , situato dirimpetto al F elo ro , troppo vaga, sembrandogli la denomioaiione della punta d I talia. Ma con ragione sostiene lo Scbweigh. doversi qui inten dere quel promontorio cbe da Ipponio ti ettende verso la porta d rcole, i coti delti trofei, e cbe dagli abitanti della Sicilia occidentale polea comodamente chiamarsi promontorio d Italia. .Difratti era Annibaie utoito di Palermo per andar incontro all armata Romana , che approttimavasi coateggiando l Ita lia , e H primo promontorio , a cui risalendo quella costa dovea ab b a tte rti, non potevi ettere te non te il test citalo. ( 64 ) Quelli che fon ia denominarono corvi. Oltre al corvo

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di Duillio vani linim enti bellioi di qoeato nome eran in o i preiio gli antichi. Quello che Vitrnvio ( i , i g ) chiama corvo demolitore aerviva per abbattere le mura. V* avean di qnelli ohe lanoiavanti per afferrar i aoldati nem ici, e di repente r itraevanii, qnali narra Dindoro (x v ii, ) che adoperaron i Tirii difendendo la loro citt nontr Alessandro. Non debbouii pertanto oonfondere i corri oolle mani di farro, qnantanqnO Frontino ( Stralagem. l i , 3 , ) ooi chiami i oorvi di Duil lio. Diodoro (I. c . ) e Q. C a n io ( i v , g ) manifestameli te U diitinguono. D iren i poi da amendne erano gli arpagoni ie> condo PKoio ( v ii, S7 ) inventati da Periole Ateniese, il qaalo fn por astore dello mani di ferro, e da Vegeaio (11, i 5 ) chiamati lupi, che eran aerti Falcioni attaooati al corpo dello n a r i, oon cui abbraoolavadii e laceraraoii i raaoelli nemici ( V . Appian. A I . B. C. Roman. L v. ) L effigie ohe d i il Folard del oorro di Daillio i molto (antastioa, oonfonne ha gii oaservato lo Sohweigh. Ralla dioe Polibio dedao anoini obe in quella veggonsi lateralmente alla baie del pestello, n i leggeai in Ini tampooo di nna pertica che ginva ovra nn psroo, n i d nna oatena di f e r r a , oon oni aUongarati la fan. Ver egli , che dalla deaoritione ohe fa il noitpo di ooteata uochina non i facile formaraene n u ' idaa ben diatinta : ma non perci lecito di tappi irvi ooll* iaunaginaaione. ( 65 ) Lunga ventiquattro piedi. QaaUro orgia dioe il tetto. Ora equivale l orgia allo spazio d* nube le braccia diale* ( V. Eiiohio alla voce ifyvf * , e Poli noe 11, 5 8 ) , e aecondo Erodoto ( Euterpe 1 {g ) a aoi piedi ; quindi qoattr orgjc aggnagliano ventiquattro piedi. (6 6 ) Larga nel diametro tre palmi. A detta d* Bsichio il palmo, n A s / c n , i la mitnra di quattro dita. (G7) Una scala fatta di tavole trasversali. Pi & rapiidemente la chiama Frontino (L c. ) nn ponte ; aendoch, afferrata

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la nave nemioa col pestello, oalavano quel tavolato , vi en travano. (6 8 ) Ad una macchina di pittore. Consiste! questa mac china in nn pestello (di legno secondo E sichio, ohe yi/mitt, g ru e , l ' appella ) il qnale sospeso da ona leva , aiu tasi ed abbassavasi a vioenda per o ia o c ir il fr omento nel morta jo. ( V. Pollnoe vii , io ). (6 9 ) Mentre che girando dappresso ec. Lo Schweigh. spiega questo giramento nel seguente modo. Quando la nave ostile ora in sul punto di conficcar il rostro nella nave Romana , questa , fatta una piccola giravolta , causava 1' attacco, e riu sciva al fianco di quella. Allora la nave R om ana , passando davanti alla nemica, ne impacciava , o rompeva i re m i, e la Iacea piombar addosso il corvo. (70) Egeita. Strabone ( v i, aGG, 373 ) rammenta lemporio degli E gestei, Segestani di Plinio ( il i, i ) cbe a* suoi tempi non fa di gran conto. E)gesta poi dentro a terra f u , secondo lu i , fabbricala da quelli ohe con Filottete vennero nel terri torio di C rotnna, e mandali furono in Sicilia eoo E gesta T rojaito. Due fiumicelli , ohe le correan aocaoto , ebbero, a pi iva memoria della prima infelice patria , i nomi di Simoente o di SoMiandro. (7 1 ) M anila. Non trovasi presso Strabone; ma Dione Cas sio ne' frammenti Peiresc. t , p. { 3 , la ohiama i f s i , piociola terra ben fortificata. Sarebb* esaa Magella (M agellini) di Plinio ( I . 0. ) , ch era luogo mediterraneo ? (7 3 ) Paropo. C itt interna pure giusta Plinio ( I. 0. ) . (73) Terme <t Intera. (Term ine d'oggid ) Cosi Strabone come Plinio parlano d Im era, ma non delle sne terme. Quelle ehe rammenta il naturalista Romano appartengono a Selinunte, e sono situate sul mar d* Africa , laddove quelle d Inaer guar dano il mar Tirreno. Strabone sembra oon fondere queste due
POLIBIO,

tomo 1.

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c itt, dicendo ( v i , p. 2 j j ) che le terme di Selinnnte preMo Imera tono salse. Ma in errore tanto grossolano non pu esser caduto geografo cosi insigne. Il perohi io credo che dopo XiXititha sia stata dimenticata la copula ! , per modo che drbbasi leggere 7 ftt XtXnurh a a 7 7 (quelle di Selinnnte e quelle presso Imera. Pu darsi anoo ohe Selinunzie per isbaglio di qualche copisti sia stato -sostituito a Sohtntie da Solunte ( oggid Solante ) , citt molto vicina ad Imera. N i dicasi che. Strabano abbia in quel lnogo parlato, dell' altro fiume Imera , ( Salso de' moderni ) il q ial* taglia la. Sicilia in dne parti pressoch eguali ( V. Polib. n t , 4 ) oorre verso meaaogioruo in diresione opposta al prim o, dap poich, sebben Selinnnte giace pare sulla oosta meridionale dell* isola, i dessa tuttavia troppo distante dal mentovato fiume, essendovi frapposto Agrigento con tutto il sue territorio. Dio doro ( lih lv , ) rammenta amendue queste terme. r cole , tono tue parole, volendo girare totta la Sicilia, jvviossi dal Peloro ad Brine , e viaggiando sul lido del m are, favoleggiano cbe le Ninfe gli apersero de* bagni oaldi per ri crearlo della stanoheasa del viaggio. Due furono coleste terme, che daluoghi denominarono, le noe Im ene, le altre Egettee Ove non v ha dubbio che dell Imera settentrionale si parli, come quella ehe non meno eh E gesta, giace tra Peloro ed Brice. Laonde io scn indotto a credere , che Straboae ancora il quale mentovando ( l. c. ) le acque d* Imera ricorda pare quelle d* Egesta , ragionasse delle terme che sono poco lungi da Solunb*. Le terme poi di Selinunte a detta dello stesso D iodoro, furon acconciate dal celebre artefice Dedalo in una spelonca, ove raccoglievate un caldo e piacevole vapore. (}{) Ipana. Kon trovo questa oilti n in P lin io , d in Strabone, ni. in Diodoro. Sospetto eh*essa sia lIchana (Iobanenses ) di Plinio. Stefano B izantino, o il suo epitomatore , lodando Polibio , la scambia con Ippona presso a CarDgiqe.

( j 5) H htulm to. Pioqola. c iu i interna lo l finm: Aletoa Ma l l i ir tto di P lip io. (96) Camerino. C ilii meridionale dalla Sicilia , non molto lontana dal promontorio Pachino > colonia de' fiirsctitani ( V. Slrab. 1. c .) . Pret*o ad Ma era una pelode-che nn oraoolo d ' Apollo TieltT di (caro, quantunque etalatta nn miatnia pornicMMHHmo a cittadini. Areodola pertanto gli abitanti atei D o gata , a malgrado delia proibiaivoe dell' oraoolo, do tiaoque maggior m alo, p a iw c o b ) i nomici.por quella ontrarono in citt e la pri r. (9 9 ) Ernia. QOaai nel 0entro della Sicilia opra un ooHe dirupato , appi del quale ara nn lago , ed amaoi botchm i oon n prato, ore correr rooe die Proeorpioa co gliene fiori quando Plutone atei d n n a ipelOnoa rtoio col no . c a rro e la rapi. (78) Tindarida. Di rinooatro atto itole Liparea. Il mare qa ha aommeraa la moti oonforme ri/eriace Plinio ( 11 , ). (79) Itole Itiparee. Goal dette da Liparo , ohe aaccedetta ad Volo , dal quale vengo* eziandio denominate Eolit. Cbiam an ale anoora j Greoi E ftitia d i , oh quanto V olaloie, e per tal nome appunto lo dittiagaeraa aloona fiata i Romani. Plinio ( ili , ) o Strabono ( vi , p. 37I ) ne annorerano etto. 1.q Lpanj, eh la maggiore, e prima appeUaraii Meli* gmidA, colonia do' Coidii ; *. Gora pria Teraiia e Tarmiate fra quotta e la 9 iilia, 3 . Sfrangile. ore gii regn B o lo , ha nn Vuloano (a), dal (am a del quale gli abitasti predicono i venti alenai giorni prim a; cogniaiooo, che aecotado Spallane sani ( Viag. alla duo Sioil. oap. 4 ) ti mantiene iottaria Ira quegl iaolaai : onde fa ofedalo cbe i reati ubbitli itero ad
(a) Polibio in a o frammento terhatoci da S tra b o n o , e che Icggon t i i fra gli a re n ii del libro vxxiy d i eia ili conicit delle rarie diretioni che prende il fumo di - Stroipboli, e donde li pronoitiea il (iam ealp del tempo.

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Eolo. 4 * Didime. 5 . Bricusa. G. Feniousa. Evonimo. Oggid hanno esse li seguenti a orni, Lipari, Vulcano ( Ocra ), Stromboli ( Stroagile ), Salina ( Didime ) , Alienila ( Erioasi ), Felieada (F e n io u sa ), Panaria (Evnimo). (80) Ecnamo. Forte oMtello sovra an monte nel territorio degli Agrigentini, ove il tiranno Falaride (erb ari il funaio toro di b ro m o , nel qnale martoriavanai I condannati, facen dovi metter (otto del fnoco. Quindi ebbe quel luogo il nome, cbe m ona tcellerato ( V. Diodoro xix verso la fine ). (8 1 ) Lilibeo. Ora Marsala, oitt nel promontorio dello alene I M , la pih forte di tutta Sicilia, cbe nella guerra qni de aeriti! sostenne un nedio di dieci a n n i, e che Dionigi il vecchio in vano tentalo,avea despugnare. Il Olnrerio (In tro d . in unir. Geogr. lib. u i , o. 3 ) pretende ehessa fosse no giorno celebre per lettere, ma non io dond'egli abbia tratta questa notbia. Tar A che Cicerone ( Divinai, in Terr. 1 2 ) rinfaccia a Q. Cecilio d* aver ttudiate lettere greche in Li/i* beo, e non in Atene. Siccome pertanto egli soggiugne, e la tine in Sicilia e non a Soma, cosi sembra eh* egli abbia posto Lilibeo per qualsivoglia citt di Sicilia, volendo indicare l meschinit di Cecilio in fatto di lettere, da lai attinte in Sicilia, ove a qne tempi nessuna delle doe lingne beae si osava, conforme osserva nel commento a quello luogo Aco nio Pediane , il quale nulla vi dice della celebrit di Lilibeo nel particolare degli studii. (8 1 ) La quarta prete un terr nome m w n , quello $ trio n i. Il Casaub. sulla fede di due codici regii lorive : La quarta non prete denominazione alcuna, perciocch chiamavanti m o r i i , e il Lipsio d ic e , che la quarta e la terza non avean no me , ma chiamavano triarii. Amendne errarono, e lo Schweigh., per quanto posso giudicare, ristabil la vera lesione , non ri gettando , siccome fece il primo , le parole s a i Iftnt ( un terso ancora ) , e omettendo la particella negativa che il so

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M odo m i rito Data. Diflatti pooo ippreiio troviamo nominate

la te rsi legione , e la quarta armala. ( 83 ) L ampima. Il tei lo ha , oioA a d ire , g ran d in a che risulta da moltiplicil e vasta eilenaiane di parli incoine 4 appuoto quella di un potente alato. In Ita liano non mi pare che abbiamo un vocabolo equivalente ; quindi mi aon attenuto all' saprei aio ne generale d am pieiu. MagniJicetiz i , ohe talvolta aignifioa quella voce (V. Ellobio in nella n o ta , edia. dell' Alberti ) qui non sarebbe convenuta. (B) E teguivanti i legni uno p rem d i ' altro, vale a dire avean i lati preaaacht I uno all altro applicati, ebbene ciaoheduno lava un pooo pi indietro del vicino, e tutti in sieme (ormavano quasi uno scaglione. ( 85 ) Una tela /ila di fronte. Non comprendo come lo Sohweigh. abbia potato interpretare iv i 7a 77iT 7 r r, collooare le n*vi in ordine lungo, e lo ttile, l una dietro l al tra , pondevi imlim/i I r ) //ai , che file diitender le nevi per lirgo e in fronte 1 u n i preiio il i altra. Quell or dine lungo di navi non avrebbe ponto oompioto il triangolo, oonforme dioe il noitro. Adnnqne lignifica qoi i v i /*/ in nn tol ordine , in u n i io li fila disleu in largo, e coil 2 eit , ( r i 7i rrifut vorr dire in d n e , in q u ittro file. Nel disionario pertanto corregge il meJesimo lifTatlo errore. ( 80 ) Cuneo, rostrum nella versione latina. Ora siccome il ro stro , o becco, che dir vogliamo, non trovasi fra gli or dini militari degli antichi , libbeoe il cnneo, nppresentilo dalla figura qui deicriita , e cbe pub definirsi uoo strumento alto ad insinuarsi in qualche corpo cbe offre una graude re siste nsa , locchd esprime eaiandio l ' tpi/ltXir del testo da >/ AAa ( introdurre con forsa) ; cos ho preferito cuneo al meno proprio rostro. (87) La figura di forbice . V i son attenuto alli interpro-

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U iioae del Casaub. ansich a quella dello Sobweigh. com idorando aver dello Polibio poc'ansi cbe i Carteginesi , Offer valo V ordine fc* nemid , acconciami ad etto le loro ditpotitioni. Ora eranti i Romani lohierali in ferma di cuneo, contr al quale niente havvi di piti efficace, fecondo Yegesio (D a re milit. I. >11, o. ig ) della forbice, compoi la di due ounei cbe toccanti oolla punta , de' quali il superiore, rice vuto che ha il cuneo nem ioo, ti chiude , e oppone la rewsteuxa del proprio inferiore. Se non c h e , in luogo del trian golo superiore avean i Cartaginesi formata al fianco destro una sola linea, lunga abbaslansa per p^tler circondare il ne mico e trigoerlo con tanto maggior fona, quanto ohe da lutti i lati I* avrebbe ointo, e , invece del triangolo inferiore^ una linea pure diressero verso te rra, in angolo retto o otto io oolla prima m aggiore, pronti a volgerla verso l'alto m are, per Tarla combaciare coll* altra , e chiuder al tutto i nemici. Cosi da due linea emergeva la figura di messa forbice, la quale insieme oo movimenti , a oui era destinata , pu rap presentarsi in questa guisa : f g Carvaiura delI* ala destra Pu nica per circon dare il Cuneo aie Cuneo Romano. # de Ala destra dei g* Romano, Cartaginesi. cfi Rivolgimento del dk Ala sinistra dei lala sinistra Pu nica pello stesso Cartaginesi. effetto.

I Romani , accortisi dell' intensione del nem ico, gittaronsi sul centro della linea maggiore avversaria, affine di romperla e di renderle impossibile il circondarli. Allora A nnone, ebe co mandava , non solo I* ala sinistra , quattro volle minore d illa

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d estra, ma eziandio il centro, vedewdo andato a vaoto il primo disegno, appiglio.allo stratagemma qui eepoeto. ( 89 ) Novi n ttn le . Goti traduce il Cauobw oon felice coogfciellnra I Jw W a m , eh rgti deriva da iart#A 7 navigare con impeto addotto il nemeo. Loecfai 4 proprio delle nari ro strate. (89) Suo dalla prima disposinone. Il centro de*Cartagiaeai amfTavasi oolle dae prime armate1 de* R om ani, ohe ferma vano i lati del triangolo; l'ala destra era alle prete 00 iriarii, e la linittra combtter co'rim nrobii delle n a r i, che oonda* oeran i cavalli. Ma , rotto H dentro G artigiiiete , p oti una parte dell* armata vittoriosa soccorrer i triarii, e le nari dei cavalli, abbandonate da' loro rim nrohii, attaccati amando* dallala destra Panica , e riuscire per tal gniea a tergo dei nem ici, i qoali ad an tempo eran da fronte nojati d a' In an i d ie ripigliate aveano le offese. (go) Che i primi ad incominciar la pugna. Il G todoto e Il Reiske, e con e tti lo Schweigfa. Scorgono qui nna piceiela laguna ; non cosi il Caaanbooo. E 1 u n o , e gli altri poetono aver ragione; pefciooch, tanto corre : che i primi decisero f t pugna, quanto : che i primi ad incominciar la pugniffurono i primi a deciderla. La maggior ohiarezaa del eeoondo modo mel fece adottare. (9 1 ) Frattanto Manlio eo. Attilio, foga lo ch'ebbe il cen tro , soccorsi i tria rii, e coll* opera di qaeeti circondata l'a la destra, era giunto a salvar le navi de' cavalli. Ora rettava la terza armala, c h e , avendo dapprima fatto I' officio di rim ar* ohii , come ai vide addosso 1 ala sinistra de* nem ici, lasci andar le fo n i, per combattere con miglior agio , ed era per toocomber alla tuperiorit de Cartaginesi, quando topragginntero amendae i Consoli, e fecero grande strage di quest ul tima parte dell armala nemica , rendendo coti compiala la vit toria de Romani.

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(ga) A l Capo Ermea, cio di M ercurio, Berme de Gre ci , oggid Capo B o n , e io Arabo Ra>Addar. (q 3 ) Affittile. l a greco significa cado , doode i Latini trastero il oome di Clopea , ( Clypca ) eoo coi questa citt tra vati legnila pretto Flioio ( v , 3 ). Strabono pertanto ( v i , p. 2 7 7 ) , ameodae questi oomi le attribnitee , oon meno cbe Solino ( P o i/, hiator. c. S o ) , detta del quale i Siciliani P bau fabbricata, e dapprima chiamata Atpide. Mandami w Eraclea od Amilcare. Questi idunqne non arasi recato io Africa coll' avaoso dell* armata | aibbeoe dopo nere italo sconfitto, e meatreob fervei la pogna cogli altri v iicelli, ritorn pella pi breve io E ra c lia , dond* era pria oscita . 1 * armata Cirtagineie. (9 5) A d i , c itt non spregevole. ben tingolare cbe preo netsa altra trovali latta menaione di qneita citt. Tolemeo solo ( iv , c. i 3 ) , facendo di Clopea e d Aspide due citt distinte, p are 'c b e prendeste Adi per Atpide. Ci i un to pi probabile, qoanto cbe egli ^colloca Clopea nel promontori* E rm ea, non gi Aspide , loccb non po inteoderai dell'Aapide di P olibio, n i degli altri a ittioli cbe n parlaoo. (gG) Si rinchiiuen u' luoghi Jorti. Il terrore cbe metto ave * 0 0 ne* Cartagineii lo rotte toflerte (eoe s i , eh*, diflidaodo del proprio valore , procurarono d* avvaotaggiini coll opportooit del s ito , e rinoosiarono i l profitto cbe trar poleaoo dalla aoperiorit de* cavalli e degli elefaoli. Onde Polibio in qOeito fatto meco esalta l ingegno de Romani di quello eba biasima la iciooobezaa de Cartagioesi. (97) Tuoeti. Secondo T . Livio ( i n , g ) loogo forte per arte e p e r natura , distante da Cartagine quindici mille pasii, e poteaii da qoeita vedere, liccome esso offeriva il proipetlo della cipitale e del mare cbe le gira dintorno. Da Cartagioe la e p in il fiomicello C ir a d i, e ila Utica il fiume Bagrada ( oggi Mejerda ). forse la Castra Coroelia di Plinio e di T o -

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leitteo, ohe pongono quella citt i d (ila di T a a e ti da loro non Dominala. Socoom giace di l di Cartagine , ooi i facile d'accorgerai , ohe colla a 0000pallone Regolo avea g ii per terra oircoodala Cartagine. (98) Temendo non il citatole ec. Ecco come Polihio ti fa ttrada a metter in piena luce la cattiva condotta di Regolo, F n invidia che lo apinte a volir finire la guerra pr trattati, ed il timore che an altro, gli rapine il vanto d* aver domala Cartagine. Poacia tratt i nem ici , ohe venir voletno ad n a accomodamento lo n vergognoto, colla pi infoiente alterigia , imponendo loro condii ioni, oh* equivalevano , ansi erano da p re (arin i all* ultimo eccidio 1 qoantnnqae il noilro non etponga in ohe coatitleuero. {])) Il S en to de'Carmginoti. Bell'etempio j cerne ne' Tran* genti ditperali i partili coraggio* aono ad d b tempo i pi olili ed i pi onorali. Chi cerea la eoa aaWexsa nel ceder vilmente ai fabbrica le proprie oatene ; ma chi tin all'ettremo fiato lolla coll avverta fortuna , e colia violenta degli opp retto r i , o gia guari a fiaccar le forte de tuoi nemici , e a riatorar le tp e ranse perdale , o p erirl almeno oon gloria , ammirato e com pnto. (100) Santippo Lacedemone. Secondo Floro (11, 2 ) eranai i Cartagineii nrlle loro aciagnre rivolti alletter per a jn li, e i Lacedemoni avean mandato loro per capitano Santippo , uomo, a detta aua , penltim o nella miliiia. Orotio (v , 9 ) icrive cbe ooleato Santippo era re di S p a rta , e ohe chiamato venne a Cartagine oon ajuti. Ma bene enerva il F reinthem ioj non n e re italo tale il coti n o ie de* Lacedemoni , i quali , ricbietli d i to c c o n i, tolevano tpedire qualche condottiero lenza pi* aiocome fecero co* S iracntani, cui mandarono Gilippo tolo ( Giutlin. v , i ) e co Tarantini eh* ebbero da loro A rchidamo. (101) Come accader dovea in quel frangente. Il tetto b a /<

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7i* vtfirrmnr, che rii* per cagione della citoM ante ; ofo

dire, che la triit sitoatione de' Cartagineti faoea rapidaaeote dilToader' tra il Tlgo ogni rofflore ohe apportava qualche pera nia. (102) Ma come condutte Votte ec; Da qoetto racconto chiarameote apparisce, quanto era grande I* imperiiia de* duci Car tagineii , se 00 greco, oni Polibio attribuisse aoltaoto tufficiernie pratica osile cote di g uerra, pieg appetto a quelli abiliti coti mararlgliosa nelle operaiioni militari. Convien d ire , ohe avanti Amilcarer Barca , padre di qoel Annibale che fa tanto formidabile a* Romani nella feconda guerra P o m e* , i Cartagineti non avessero pelle fotte di terra coadonieri di vaglia. Ma Amilcare era allor molto giovine, e appena ne Ma guerra civile che Cartagine sotftennt cootra gli Africani e i m ercenari!, e che ta ri narrata diariam ente alla fine di qu e llo libro, iaeomincl a dar Mggio non comune di ingegno g u er riero. (10 3 ) l lahciatori. Male ha renduto il Caaaob. pr velili, miliiia cbe pi tardi aitai fu inventata da Romrai nella gtierr contro i C am pani, sece lo c h i scorge* da T . Li vio (xxvi, 4 ) e da Valerio Massimo ( 11, 3 , 3 .) Lo Schweigh., qnantunqae ritenga veliti nella tradoxfone , riconosce n e'eo n menti l incoovenienza di qoetto vocabolo, e ti onta dicendo, non eiiere silTatto aoacronilmo initito pretto gli aotiotil , ed averlo eziandio T . Livio commetto p er rbpetlo agli M e n a peliti, ch egli nomina gii nel libra s u , 55 . Noi pertanto non trovando nell espressione greca nulla cbe i ooofortni all idea de' v e liti , i quali , giuata i te tti oilati autori, pugna vano a piedi e a cavallo , e considerando, che Polibio, ove detcrive la milizia R om ana, e fa mentione de* ( v i , 3 3 ) , non parla punto del mentovato nfleio d e 'v e liti, abbiam credalo convenirli meglio cotali combalteoti il noma di laociatori , dappoich ypiriptt nna specie di landa pi leg-

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g tn dell il*. Ohe 10 alcun opponesse , n n rammentare neppar T. Ltio l eierei io cavalleresco de* Teliti, 0 / e*pone U loro armatore ( x x x i , 35. i n n o , 4 ); risponder, che l armatora leggera d e'fan t, quale incontrali in T . L irio , era ben pi antica istitarn* di qaella de' Teliti t ma cbe dap principio limilaTansi a ghtar le lance, di cui eran provveduti, di a trig n e r all' uopo la breve (pada ipagnnola, e cbe nella guerra Campana soltanto inoominciaron a saltar lo groppa ai caralli, ohe g ii portavan <m soldaU , e a discenderne con t** lociti secondo l oocorrenaa.
(1 0 4 ) Insegne corrisponde esattamente al greco e al latino Texillom , cbe lignificano cosi la bandiera m in o re , ohe precede ad o n oea ipagnia d i soldati * oonie la oompaguia stessa. (1 0 5) Ballerino le ermi. Nell' atto d'affrontarsi c* n e m ic i, i Romani solevano percuotere le armi sullo ondo, confata* A chiaro da Tatti luoghi di T . L irio ( eoaeu etadine, e
ti,

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1 ) ).

Ma 1 incominciar la pugna con alle vociferazioni non era toro sembra ebe q u i il. facessero per inanimirsi t* maggiormente ad nna lotta, che prevederano esser p e r riu scire loro molto pericolosa. ( i * 6 ) I fanti eh'erano n e lt a lt tinitlra. Frontino ( n , 5 ) racconta, ohe Santippo a re ra collooata 1 arm adnra leggera m er cenaria nella prima battaglia, alle riscosse il nerbo d e ll'e se r cito , poscia 00mandato agli ansiliarii, c b e , scoccate le (V*cce, cedessero, e ritiratisi nelle file de sn o i, tosto scorressero nei fianchi, e dalle ale di bel nuoro sboccassero, e circondassero essi p ure il nem ico, gii investito da'pi forti. A d u n q u e , stan do alla relazione di F rontino , gli ausiliarii, o mercenarii d ie vogliamo chiamarli, non si ridussero altrimenti al cam p o , ma ritornarono in battaglia e si sparsero pelle a le , donde insieme c o ' cavalli corsero ad accerchiar i Romani. (1 0 7 ) Ma poich le schiere etlreme ec. manifesto d i e i

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Cartaginesi dovettero la vittoria alla numerosa loro cavalleria, la quale, fugala oh ebbe la cavalleria avversaria, poli riu ieir alte (palle del corpo destinato a romper limpelo degli elefanti, e dittraroe una gran parte per seco combattere. (108) In questa emergenza. Nessuno tra i molti scrittori Ro mani , che ragionarono di Regolo, e furon essi non solo storioi , coin T . L itio , Floro , Valer. M inim o , Tnberone e Tudilaoo presso A. G elilo, ma esiandio O ratori, come Cioero o e, ( OfGo. 1 , i 5 , Seneot. l o , in Fison. 1 9 ) , filosofi, come Seneca ( D e benefic. v , 3 , tranquilL anim. 1, i 5 , ad Laoil. epiit. 98, providenl. 3 ) , poeti, come Orasio ( n i , ad. 5 ) Nessuno dissi Ira i mentovali scrittori biasim la superbia, con cui quel dooe Romano tratt i vinti Cartaginesi (a), n i riferisce tampoco, cbe vi fossero stale tra loro pratiche d aocomodamento , oonforme leggM in Polibio. All opposilo n essm w , da Polibio in fu o ri, tace il magnanimo suo dispresso della morte e de pi& crudeli supplicii a pr della patria. Taociar di mensogoeri e vanagloriosi tanti illustri ingegni, cbe qaal oggetto d* orgoglio nazionale celebrarono l ' eroica virt di Regolo, sarebbe cosa non meno ingiosta, che voler ripren der il nostro d invidia o d altro basso afTetto, ohe indotto l avesse ad oscurar la fama di U n to Capitano. Ma rammen tiamoci cbe Polibio non nna desorisione circostaniiata della prima guerra Puoioa ci volle lasciare, tibbeoe un transunto de fatti darmi priooipali cbe in quella accaddero. O ra, il ge nerato sacri Gaio che Regolo fece di s stesso alla patria, non
(a) Eutropio s o l o , scrittore di molto posteriore a qua citati storici latin i, come quegli cbe milit lotto C iuliaoo , ti t aueunlo a Poli bio nella lelaiione di quello fatto, u I violi C artagineii, lono aue parole ( t l . a i) c h in e r pace a 'R o m a a i, la quale non roleodo loro d a r Regolo , ae non ie a condizioni d w ittim e ec. Disdoro p ure tra i Greci ( e t log. i m i , 3 ) vitupera altamente 1 * orgoglio <K Regolo , eiprim endo quaai gli sle u i concetti di Polibio.

Nota: Le pagg. 190-191 erano mancanti nello scan originale

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i , a parlar rigorosamente, in ootali fitti compreso) quindi
1 averlo paaaato otto silensio non pu essergli aacritto a man catila. Non eoa) dovea egli condannar all' obblio 1 errare in che cadde il dace Rom ano, e che fa canta dalla t u scia gura , comeoh gli storici Rom ani, ohe in Regolo rappresen tar non voleano se non n nn modello d* altissima v i r t i , di qneato particolare non fanno moto. Titrottiva poi al sommo ) T ammonizione oh' egli quindi trae t e cbe non solo a* do veri dell* uomo d i g uerra, ma a tatti gli afGoii della vita ai estende. Concioasiaeh la volubilit delle umane vicende ne appariamo , e come agli nomini del pi alto ingegno e depi aever principii morali riesca talvolta malagevole il reggersi sull' apice della lortnoa. (lo g ) Vince un savio consiglio eo. Verso tolto dall* An tiopa , tragedia perdala d E uripide, aecondoobi scorgesi da Stobeo (S e n o . M i) , ave leggonsi i due versi antecedenti, e si compie I ultim o, del quale qui non abbiamo che la priiua parola : eocoli tatti : r/ii| ymf ifSf'.f itft'u t t t i r i s i r i A i i f ev iP <*(. u t T*i wtXtfttt ir%vu ftiym. Xtfitf y*f it f i t i x 7 ir v<AAr
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Dell* aom I* ingegno la che le cittadi , Fa che le ease sien ben abitate , B grandemente ancor vai esso in goerra. Vince nn aavio consiglio molte m ani; H a il peggior mal . il volgo e 1* ignoranaa

L* stessa sentenaa, qoal* & riferita da Polibio, fu trovala inscritla in un dipinto d Ercolano. Schweighduter. (108), Imperciocchi le gesta illustri. Non so quanto Polibio
a apponga qai al vero. Non di rado gli nomini pi beneme-

*9a
igoameoM icoolti , e riitorati di vettovaglia, a d ogn oota necettaria provveduti, poicia fatti talvi acoompignare ino a Metaina. ( i l 5 ) Dallato ertemo della Stlta ec. T atta qneita piag gia i soggetta al furor del ven to , ohe noo di rado lem pe tto to spira dalle coite dAfrica , e talvolta mena stragi ezian dio nelle marioe d Italia meno riparate , sio all* attimo seno dell Adriatico. Liiecco nomato ne* porti del medi terraneo, dal L ykicus , con ohe gli antichi denotavano la tna origine ; il perch chiamavanlo ancor Afrieus. I Venetiani 1 * appellano Garbino (V . la Crusca alle voci Garbino e Gherbino traendo questo nom e, per quaoto ho sentito dire dall* Algaria, pro vincia del Portogallo, che giace di rincontra al lud-oueit del1*Italia, ove preteudono che abbia i tuoi natali. Che te seguito avessero il oensiglio de*timonieri, e navigato lungo il m ar T irre o o , eh al ooperto dalle procelle d ' Africa, p ro babil ft ohe abbattuti non si fostero a cotanta toiagnra. E terno poi dello qneito lato della Sicilia, forse perch i voltato ad altra parte dello rb e, qual I Africa , laddove gli altri dne fianchi han in proipetto regioni europee. ( n 6) Va segno celeste. Fui lungamente in fone, se render dovesti I* <v i n f a n a del letto per legno o per coitellaiione. Dall un canto rifletteva, ohe l equivalente della voce greca derivata dalla eredensa dell influito degli attri sol noitro globo, ) italo negl*idiomi moderni applioato alle iole ooitellazioni del Zodiaco, e che le eotlellacisni qui uominate non tono in quello numero. Dallaltra parte considerava , cbe il Cane estendo eostellasione compagna nel torgere ( ) del Can oro , e Orione del Leone , potevano aooonciamente, coti la nne , come le a ltre , qualificarli colla itessa denominazione. Finalmente mi determinai all ottimo partito , dettato dal do vere < secondo me irremitiibile n chi traduoe , di render fe delmente il tento del ino au to re, per q u o to poaaa e u e r b a

dato r a lalee noiiooi. Solo p er maggior c h ia re lla sostantivo egro 1 * epiteto celetle.

aggiorni al

1q3

( n < j) Fra io spuntar dOrione e del Cane. T ra lo torgere di quella due eoeleUaaioai cada il to ltlu io etlivo ; epoca , in c u i, eiocomo nel aolalisio d invento e negli eqn io o iii, tuolii gravemente (orbar I*atm osfera, per cagione delle convenuto! aolari che io eaai hao loogo , e che ntodifioano l attrazione doli* aatro maggiore vano il noitro ambiente. La vicinansa di colai pool* critico eoo latta praeiiiooe tigniSeata da Polibio pali* cirooilaota, ohe uoa eoatellaaione oou era per anche al tolto p attala, e laJlra a puntar proanm a; perciocch il Cane era gi per iauecarai da* raggi aolari, e Orione, in tanto mal grido pretto gli antichi pelle procelle che credeva! eccitare, fra pochi di dovea io on ool iole tal ir ta li oratonte. ( n 8) Si spinsero nel mar d i fuori. Lo Sohweigh., accor toli cbe t(m wtXmytn ( trovaronli teosa Mperlo fuori a l l 1 alto mare ) non pnlea t u r e , leodoch a bello ttsidia e non a caie erami a quella parte recati, conghiettnr cbe foaae da leggersi i ) a i o i* a m i> ( ti tpiotero ) da A t i i a , otalo da Ttwidide per navigare. Ma per qoanto tia ragiooevole qnetla oorreaione, io non credo che con eiaa il p re tenta loogo rimanga al tatto taoalo Imperoiocoh , te cono aveiaero il mare a grand* dittanaa dalle ovate ( eoo forme indica quell* iX a y m ) come potevano, tiooome dice il notlro poco appretto, fare tpaveolota mottra di t i allo oilt marit time che detideravano di cooquittare ? Quindi a me pare che v tA a y o i abbia a eonverlirti io , onde ( 7 ) 9 tXmyt verrebbe a lignificare il mar etlerao , cio a dire quello che bagna la cotta della Sioilia voltata all'A lrio a , da Pelibio poo* ansi denominala alterna. Ci p o llo , non ritolte^ tebbe un u n to pi asconcio ove ai Ipggette irT 7

w t \ m y t . vennero nel mar di fio r i ?


fo li n o

tomo j.

i3

194
( i l q) Desiderosi d* insignorirsi di qualche oliti, f i non vi rea nell* altro fiauco della Sioilia , bagnato dal mar Tirreno, officienti citt da trar per tal gnisa nel loro partito? Ne tfrea ri ; m a , iccorne eran pressoch lotte provvedute di porti, e per ooniegueute atte a resistere , lo parento solo non gli avrebbe indotti a rendersi , come le citt dell' altro Lato , ii~ (nate sopra piagge indifese. (120) Generalmente i Romani ec. Quanto il nobil ardi mento , che dett questa leale ammonizione , lontano daljadofazione cortigianesca, con ooi nom ini, intenti pi alla pro pria u tilit, che non al bene di chi si pompeggiano d 'am ar e di venerare, magnifioano ogni pi pernicioso difetto de*loro protettori ! Stimava altamente Polibio i Romani , pelle virt civili non m en o , che pel valor militar, ohe la prima oasione del mondo gli avean ren d a ti, e con animo siooero gli amava come benefattori suoi, e per mezzo suo della Grecia ancora | t cottiti entimenti appunto il mossero a rinfacciar loro fran camente i loro vizii, affinch ai correggessero e a sempre mag gior gloria salissero ( V. sopra la nota 3 < j ), (121) Afa non consultando punto ec. Par mio avviso , n il Casaub. n i lo Schweigh. colsero qni nel segno. Il primo so stitu arbitrariamente fiuxi/tittt ( non volendo oedere ) a I v A f w u ix i ( deliberando di non ec. ); il secondo altrbaboe nn senso eh*esso non b a , perciocch significa bens consultare, ma non risolvere. Il testo di Senofonte ( Cyrop. 1. v , 17 ) da Ini citato non prova noli* , perch , ebbene si parla col di risoluzione , non esolnsa 1* idea di consultare, per modo che lo Sohweigh. stesso interpreta col Zennio quel tfiuxivmr* re deliberata statuerunt. Olir a ci fa egli nasoere nna durissima trasposizione di parole, staccan do violentemente la partioella nogativa dal suo verbo, che se condo lui i!*i (c e d e re ). Io ho lasoiato a il si- gnificato n aturale, e vi ho applicata la negativa.

Nuovi v(libelli. H teito b t t Jpu*%, che u re b lit qu an te di^e *t recipienti di roveri, da Sfs ( rovere) e <
(1 2 1 ) ( ho , tengo ) . H a liocorno non ha in ita lin o un nomo pr prio per eaprimere i p ali, che errano di oitegno alle nari ch e ti ooitrniacono, ootl mi ono pi attaccato all* idea pritH cip ale, che i quella dell' a p p o d u lib b ria iio n r . L a eco* iiaete d Omero all'Odiaiea U t , dine S(wl%ut muflmi U t w**ruMt, ip'mt Hi Ipiwit rrart Imt mattnfra/titttt itmt ( propri a n sa te i baitoni , a bai pongono, l i catana dei vacelli che Tengono nuovamente cottraiti ). ( i a 3 ) Entrali nella strtUo. Lo Schweigh. dopo arer seguit nel trito il Caunb* , ohe traduoe qneito lnogo tra/ecio freto t il riprende di qneita interpretaaiotie n e' oomm entarii, e t o n rebbe che i dice Ite pottqtun per fretum navigattent ( poiohA ebbero navigato pello fretto. Ora ebbene qni non p o i euev diacono di tra g itto , eh il paiaaggio dall'ona all altra pon* d a , tuttaria quel aempUce mavigttr .pello itretto mi i sembrato troppo vago per lignificar narigaaione che abbia il do acopo nello tiretto medeaimo, aiooome 1 * ebbero allora i (tomoli, i qnali toraaron addietro oolle rio opera le nari lenza proiegui# pello tratto. ( ia { ) In Palermo di Sicilia. O tterr lo Schweigh. ohe lagw ginnla di Sicilia non i oaiosa , dappoich r area nn altro Panormo uel Pelopenneio di rincontro a H aopalto, e ano eh ' era il porlo di Ciaico, gioita Stefano Biiaolino da Ini aitato. ( 125 ) Lotofagi. Mangiatori del fratto, che prodoce il lotoi la qnal pianta cresce spontaneamente in Egitto ne'campi inon dati dal Nilo , ed altre! ne' dintorni d* amendae le Sirti. La dolcezia di cottalo fratto fa molto decantata dagli antichi, e , crediamo ad Omero ( 1, v. 87 e ieg. ) tanto allett i oonw pagni d ' C lisie, che dimenticarono il ritorno alle navi, e ri dovettero colia la n a ei^er condotti e legati. Erodoto (iv , 117 )

*95

iq6

riferisce ohe il sno u p o re simile a qaello dedatterr , e cbe g abitanti ne (anno aoohc del t d o . Laonde non Terminile ci che di loro narra Strabono, ( i n , p. 1 3 7 ) , cbe , cam pando eflii dell* erba e della radice della meotovau p ianta, non bcono n n lla , perciocch hanno mancaosa d acqaa. E cresce 1* improbabilit di siflaUa assenions , ore li consideri , ohe lo stesso geografo esteode le contrade deLatofagi sin so pra G irane, cbe oon tatto il paese *ioino tanto abbonda dacqao potabili. Del re s to , secondocb scorgasi da Dioscoriile ( iv , lo g ) Galeno ( SimpL medicato. t u ) e Plin>> ( i d i , 2 8 ) gli Egiaii faoevan nn pane molto uporito e u la b re de semi ac ciaccati del loto, rauomiglianti al miglio, ed il naturalista Ro mano test citato assicura cbe obi r i rea di questo pane non era soggetto alla disenleria I Botanici do* nostri giorni de* scrivono un genere di piante, cui impongono il nome di lotta, e fra Io molte specie che vi annoverano trovasi una mange reccia ( lotns edalis ). (V . Penoon Sjnops. piantar, tom. li, p. 355 Diction. d hist. uaL par noe Soc. de Naturai, et d Agricnlt. t. x u i, p. 3 o ) ; ma quantunque la polpa del suo frutto sia di grato u p o re , Don desso il lotus ; perciocch la sua patria il meszodl dell Europa , e leguminoso n il frutto : laddove Africano 1* a ltro , ed ba il frutto preuoch rotondo. Pi s'accosta a quello il J t i n u i che D h Io o taines rinvenne indigeno in Barberla 1 e Mango Park nell*in terno dell* A frica, ed il di coi fru tto , ameno al palato , di forma quasi sferica. Varie furono le opinioni de dotti circa la situazione delle terre occupate da Lotofagi. Erodoto al luogo di aopra sitato assegna loro la costa de* Gindani , confinanti 00* M aei, per il territorio de quali paauva il fiume Ciniaao ( Ciuyps, Ouadi Quaam degli odierni abitanti). Cotesta oosU , a detta dello stesso storico, sporge fuori nel mare ; quindi ohiaro ch'era desia lestremit occidentale della Sirti maggiore , corrispondente all odierna provincia di Mei orale >

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fe non a o ro p ren d o c o m a il dotL. della C a lla , che nel 1817 visit quelle contrade ( V. Kouv. Annal. de la Geogr- elo. , par E grijs et Maltebran. tom. x t i i p . 5 5 o , la carta geo grafica al principio del t. sv ili ) p o ti trasportar i Cindani all altra estremila della Sirti , ov Cirene , affermando che dal Cioisso in poi altra cotta non v ha in quelle parti ohe porga nel mare. S tra b o ( 1. 0. ) d loro per abitazione tutia la (piaggia della Sirti m aggiore, ed a Ini precipuamente appoggia il te d i mentovato viaggia lor italiano ; ma e' ambra ohe gli aitimi Lotofagi del geografo greco foero i Maelii, vicini di quelli , di oni dioe Erodoto ( i v , 138) chesai bens facean no del loto , ma meno de Lotofagi prpriamente c oA delti. (126) Navigando -peli alto mare. P er giqgaer pi pretto a c a ia , i Romani, (ebbene poco e(perti ancora nell'arte d i na vigare , e dopo una 'coki recente (trag e, arriachiaronsi tuttavia d attraverur 1 alto m are, antichi di far no viaggio pi lungo, attenendosi alle cotte. Il w t f t t del tetto tignifioa nn tra* gitlo qu alunque, con cni i acoorcia la v ia, ed emendo ne] cato qui accennato la via pi breve appunto quella dell* alto mare, il mentovalo vocabolo non potea aver ahro tento. (127) Le Terme e Lipari. Quantnnqoe non dica Polibio * te qoette fottero le terme d Imera o di Selinunte, ci non pertanto io oredo cbe ti trattane delle feconde, etaendou, coma vedemmo poc'anzi, ritrovato a quetempi presto Selinunte un esercito Romano. Che poi abbian allora espugnata Lipari, sebbene non avean fbrae marittime, non dee reoar maraviglia, possibil essendo che in tempi anteriori oooupafe svetter lito la , ed ora si fossero impossessati della oitt sua prinoipale. Hanno dunque , per quanto io stlmOj pooo fondamento li dubbii dello Sehweigh. relativamente a qaeati fatti. (128) D^gti alitati. degno da notarti ( e non t kfaggita questa particolarit alla perspieaoia deHo Sohweigh.), ohe i Ro

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mani. obiamavano alleati e non sudditi talli quelli eh' eranst loro .spontaneamente a rre si, come avean fallo i Palermitani. (l2Q) Agli artigiani. Sebbene eecondo la C rnica artigiani, artieri, artisti e artefici significano la aletta co ta, toglionn tatlavia le (fne ultime denominazioni applicai* a chi esercita arli nobili, quantunque mecoanicbe, e le due prime a coloro ohe impiegano in mettieri vili. Egli perci che io ho in terpretato fia m i m i , agli artigiani, quali tarebbono i fab b ri, carradori , falegnami, macellai, ec. di cui ha bisogno an cam po , e cbe negli eiercili Romani avean il loro recapito nel mercato. I traduttori latini di Polibio ne han fallo tellularii, oh* 4 qnanlo sedentari!, e che T. Livio ( m i , a o ) chiama opifcum vulgut minime militiae idoneum gens. Ma questa loco, sembrami etprinver meno della voce greca i dappoich v ' ha, arti illiberali, che non, sono ponto sedentarie , siccome qnella del facchino, del beocajo eo. ( l 5 o) Della fanteria leggera r th ha il testo , cio a quelli che giugno da lungi. Ha questi eran ap punto la mano di gente spedita collocata innam i al muro e Ho steccato, poo* anzi mentovai. Quindi mi paruta pi calzante 1 espressione di fanti leggeri che non il velitantibus degli interpreti latini. ( i 3 1) Co'mori che li reggevano. Polibio li chiama u S it nome phe lo Schweigb. pretende non esser gentilizio, ma appella tivo. Eiichio definisce l><f* l Etiope ( il m oro) che conduce 1 elefante , ond egli sembra , che oltre a veri In d ian i, i quali trattavano qneete belve nel proprio paese, e cbe secondo Cur zio ( v i l i , ) eran nelleseroito del re P o ro , e ginsta il primo de* Maccabei ( 0 , 3 < j ) fra le schiere d Antioco fiupa* tore re di Siria , abnsivaptenle ai addimaadissero oosl i Mor an c o ra, cbe in. A frica, patria essa pare degli elefanti in sieme <le mor , aveano la medesima incombenza. Del resto apparisce da nn luogo di Cicerone netest rinvenuti libri della.

repubblica ( u , 4 ) che i rettori degli elefanti, preuo i Car ta gineai non erano soltanto Etiopi, ma indigeni aooora. Ergo, dice ivi Scipione, ille India aut Poenut unam coercet beluam etc. ( i 3 a) L iliie o , cio 'al promontorio di questo nome cbe debb* essere diatioto dalla oitt di Lilibeo preaso a qaello at tuata ( i 35 ) Stazione forte. Il greco vocabolo che ho ood volgariztalo, che propriameote (iguifica occasione , op portunit , fu molto bene dal Caiaob. considerato come sino nimo di i f i t r , che di (opra bo rendoto per tede prinr cipale della guerra. Lo Sohweigh. cita a questo proposito up passo di Tucidide ( 1 , 90 ) che autorizza alla mentovata inp terpretaxione, e cbe mi sugger eziandio l* espressione italiana ohe ho qni n u la . Ecco le parole di quell' in(igne storie: mt l i fiapfiip , i tfvSif , Sm i t
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wi X tw it n r t t v i n i p*rui mtm%mp*Tu r i kc< a<p{pptm U i i i i inmi y>. Non aveudo il Barbaro, ove ritornasse, altro luogo forte, donde fa r sortile , siccome ora da T ebe, ed il Peloponneso dicevano esser per tatti an acconcio ritiro , e loogo di sicurezza. Lo Scoliaste spiega ptpptn, h n i j t'k iffimptittt n i rmtrmt , ore alcouo fallo avendone sortita, si
ricovfra. ( i 3 {) Il Jramezto. Parrai chesprima meglio il fttrm{ 7 Swtr del testo t . che non la doppia denominazione di itlhmut e fr e turn de traduttori latini. E tramezzo , secondo la Cruaca, a. ci> che tra I una cosa e l'a ltra posto di mezzo per dividere , e questo peli appunto i , cosi lo stretto di te rra , come quello di m are , cbe dae pacai tra loro separa ( l 5 5 ) voltalo alC occidente vernale. Le regioni sitaate fra i quattro punti cardinali della afera cele ate avean preaao gli antichi le loro denominazioni dalle stagioni in cui vi ai ritrova il sole. Corrisponde adunque la regione qui indicata al |n d r

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noeti -de*moderni, 1" occidente Mtivo 1 tiercVooMl , I orienta vernale I su d -est, e I' oriente estive al nord-Mt. 13 f'ij T u ttt od un tempo. Nelle note lo Sohweigh, resniace a qnesto passo 1* mftm , eh* egli e il Cssaub. avean c d m so lo I ho por* accolto nella mia versione, giacch appunto dal martellar contemporaneo di latte le torri derivar dovea il con tinuo crollar rovinar delle medenime, conforme aooetwa I* autore. (i 3 Rifabbricando g li edifizii caduti e lavando mine. Quelli escludevano le opere de* Romani , cbe sempre pi avaniavansi nell* interno della citt , queste scavavansi per diatrogger h macchine d* nemici. Del resto non pare cbe le ahim fossero controm ine, dappoich non detto ehe i Romani ressero scavate m ine: quindi dall del testo soderebbe tolta la preposiiione, siccome ha gii osservato lo Schweigh. ne* commentarii. ( i 38 ) LAcheo Alettone che fu cagione di salvezza agK Agri gentini. Di qaesto avvenimento non p a rli il nostro ove riferisce i particolari dell* assedio d* Agrigento , ma vi ritorna nel I. i l , c. i) , ragionando della perfidia de' Galli , che in nomero di tre mila trovavansi di presidio in quella citt, macchinavano di spogliaria. Galli eran eziandio tra i mercenari! di L ilibeo, e quelli d* Agrigento pure eran al soldo de'Cartaginesi , con forme significa Polibio al luogo citato , non gi de Siracu sani , come qni asserisce : salvo che non vi fossero tati man dati da quelli di Siraoosa , allorquando parteggiavano co'Car taginesi. ( 15 q) E d intimo amico d Aderbale. Non era Unto poco importante , siccome stima lo Schweigh., il saperti che questo Annibale era strettamente legalo io amicizia con Aderhale. Dopo Lilibeo era il porto di Trapani della maggior contea gnenza pe Cartaginesi, e la buona inlelligenea di chi vi co mandava col dace che tpedivan re soccorsogli assediati, p*-

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I n i partorir ba*n tfleilL Ci non pertanto m 1 necessa*rio di Mrpparre, giusta il parere dello M nm oorome statore, cbe Jknoibale fo tte prefetto delle riremi otto gli ordini di Aderbale: ohe in tal cito egli non sarebbe rimato in Carta gine sensa impiego ioo a quel momento. Il perch, io non dottai la na corranone, e poti il 7 in Mnao atto luto per comandante delle galee , subalterno al navarco, cbe ra Demandante supremo della flotta. ( i^ o ) Alle itole Egmte, ohe giaccion* ira Lilibeo e Car tagine. Ma p tt presso a lilib e o , e propriamente tra Lilibeo Trapani. Chiamnnsi anoor Egadi, e le principali anno : Egusa, aecondo alenai Elusa , oggid Favignana, la pi protsima U E beo, donde le ahre traasero il nome) Buccina, o Foranzia, ora Levante , Terrtmeso, o Marittima, M ontino odierno. (>{ ) Non peramche toemato. Stando rigo rotato ente al tetto onverrebbe tradurre in tie r o ,- in ta tto ,'p o r o , cbe tal nona j ma l indole dell* idioma italiano non soflre alcuno di qaeati vocaboli in coogiootione col sostantivo impeto. Il -perch mi fn giuoco fo n a rinam iare alla balla templi ci ti del greco ed uaar nna oirootoruione* ( i ^ a ) Quelli di fuori. Cio i R om ani, i quali aeoondo Dio doro ( eclog. xxiv , 3 ) attediavano Lilibeo oon aessaati mila nomini , e in tutta ne avean orni lo venti mila. Gli ajuli ohe ri cevettero i Cartagineii t lo ateaao autore ascender a quattro mila soltanto , e non a dieci come il nostro ; ma le nnmeraaioni ehe trovami presto Diodo* , siagolarmeoto nelle e d o -ghe , che sono tquaroi informi ansiah no , m i u m b ra no qoaai atte alterate. ( i ( ) T rafani i l ano nome graco , ohe tignifioa falce , e che gli fu dato peHa forma ourva della costa sa oai fabbricata. Io le lascio il eoo nome m oderno, siccome fac cio nel corso di tutta qaeata storia colle oitt cbe sono og gid ancora di qualche considerazione, e perci si riconoscono

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meglio dal nome che i moderni loro imposero* Sebbene non spingo questa licenza tant'oltre che fece qualche volgarizza tore del trecento e del cinquecento p a r e , che Inghilterra ap pell la Britannia , Francia la Gallia , Tedeschi i G erm ani, ed altri simili. Gli uni eran rinchiusi : quelli di Lilibeo, gli altri ge losamente guardati: quelli di T rap an i, che da'm oderni si direbbono bloccali. Quindi rendesi Teritimile ohe grandi fossero le fo n e terrestri e marittime de' Romani arendo essi potato per terra e per mare torre la com unicatone fra amendue le citt | mentre con tanto vigor spiogtvan l assedio d 'u n a di esse. ( i 5 ) Annibale toprannomalo Rodio. Non perch fotte in nondo da Rodi cosi chiamavasi, come vuole il G asaub., ma, conforme giustamente riflette lo Schweigh. erasi egli acquistato questo nome per qualche altra singolarit , o perch acciden talmente nascesse a Rodi da padre P u n ico , o perch colti vasse relazioni di commercio co Rodii. (i G ) Intorno all ora quarta a intende del giorno; percioc ch i Romani calcolavano le ore diurne dallo spuntar del sole: onde lora q u a rta , correndo allora la stagion estiva, avr cor risposto alle nove circa antimeridiane. ( 14 ^) Co3 remi alzati. Il vocabolo greco iwtfmmtlmi , che rende questa id e a , pittoresco, avendo le due file di rem i, ohe da' due fianchi della nave alzavano ad angolo quasi retto col corpo di q uella, la figura di due ali spiegate , che appa recchiansi al volo. Ma siffatto giojello non ti potuto inca stonare nella traduzione , perciocch ne sarebbe risultalo un senso oscuro e affettato. Non eoa) nel greco , che trae quel participio da wltftvt di cui poco appresso si vale Polibio, e che giusta Esichio significa anche semplicemente e senza me tafora altare. (1 {8) Co'remi in aria. Il testo ha wltfmemt 7ir ii . che

io3
y ak quanto, appibcando le li alla 'Aave. Balla propriet della qual frale mi riferisco alla nota antecedente. ( i 4 g) Ne rettavan adombrate. C o ti, attenendomi alla spie gazione di S u id a , bo creduto d interpretar acoonciament 1' iwiwftr&t, cbe dopo molte dotte discussioni stabilisce lo Sohweighiuser che debbasi leggere. Entrava il Rodio in porto dalla parte d Italia, opposta a' quella cbe guarda 1* Africa ; onde le to r r i, che a questa eran voltate , trovandosi nella s ta s a dirittura della torre pi vioina al mare da quel lato , dovean dalla testi accennata esser coperte, e come eclissate, 0 adombrate che dir vogliamo. ( i5 o ) L imboccatura .del porto. Diodoro ( eclog. i m i , i ) dioe , che i Romani empieron anche il fosso della citt , cbe era -hingo trenta braccia , e profondo v en ti, e riferito# pa recchie altre circostanze relative a quest assedio, che non sono rammentate dal nostro : cosi narra egli, che avendo gi 1 Romani scalate le mora , il dace Cartaginese assaltatili, n oociae dieoi mila e gli altri mise in fuga ; che i Romani pell ' incendio delle macchine , e pella somma penuria di viveri ridotti erano io somma angustia , e che nn morbo pestileniale tra loro dilTuso ne consnnse dieci mili , a tale, cbe se Gerone non li occorreva delle cose necessarie, essi avrebbon abbandonato l assedio. ( 5 1) La quadrireme eh* era teco Ini utetia. Il C asaob., il Gronovio e il Reishe si perdettero in vane conghietture su putto, luogo, sedotti da nna falsa lezione. Ma il Xilandro nella sua versione allemanna di Polibio , e rasi avanti di loro appigliato a una lesione pi ragionevole convertendo * MmlmjtXii, ohe in qualsivoglia guisa interpretato qui stava a pigione, in nrextf, frase famigliarissima al nostro per indicare latto del voltarsi. Lo Schw eighiuter tenne dietro al X ilaodro, osservando molto opportu nam ente, che il Rodio

S 04
tra olito a ci far* , allorquando utctva del porto lutava i Romani. (iS a ) La nove avvertano era ben fornita di relatori. In volgarizzando questo patta mi t o t allontanala dall* opinione di tatti i commentatori. Eooo le mie ragioni. Io primo luogo corritponde i t r t n i f a costruzione , apparato , fornimento , mttitnsione, disciplina, ma giammai a eccellcnsa, abilit singolare orlila dalla nalora, o acquistata collarte , ticcome vorrebbe lo S 'h w eig h., gli altri tetti pellapponlo di Polibio da Ini citati provano contro di Ini. Rei libro zi , o. 8 , legge rmt imtftmftirmt s a i ri i t* t v t m f vr , loccb non voi dir altro te non te per via .delle ttoi ie o dell* istruzione che e ne trae. E al 1. xxiv, aap. 7 , it n i prtvt ... *&- fSt r i atfilfit *'< 'li c e r a r s i vii, che vale: Pcrteo inferiore al fratello pei doni di natura e per istruzione. Secondariamente non probabile .che i rim atori Romani toperauero in de strezza i C artagineii, a coi erano tanto inferiori nell* arte di navigare , e che il Rodio eoa ti fo tte provvedalo de* migliori. P er aitino i da riflettersi, che k nave , con coi i Romani in tegnivan il Rodio , era ona quadrireme , la qnale ricevuto avr maggior namnro di rematori che non 1 * altra , che q n tn lo n que chiamata tia dal nottfo templioetnenle nave, era verititniU mente una trireme , o di minor portata ancora , dappoich non vi tpecificala come in quella la q uantit degli ordini. Laonde pnb la qaadrireme aver avanzala l'a ltra in .velocit, pel mag gior numero o pella maggior robustezza de* rem atori, senza che nei marinai Romani fotte maggior d e l ir a ta di navigare. ( i 5 5 ) Ma rimasto inferiore a'soldati navali. P e r quanto a me pare qni non lignifica m p e ra to , tr o vandosi tubilo .dopo cadde in nano degli avversarli, loocht trbbe inutil ripetizione : libbene il tento di qnetto voca bolo, te non m inganno, oc me l ho cap retto , il verbo a o s i

ao5
appartiene essendo il contrario di r p m l t f l t i t , primeggiare, restar supcriore. ( i 5 {) Un vento. I\ letto h mtifta f r i t t i , ani aenao della qual frase i commentatori e lessicografi on aono daocordo. E n rico Stefana dietro Snida crede cbe rrmnr qai significhi rivolti) (edizione', e lo Sohweigh. pretende , cbe denoti lo (tato e la posisione del vento. 0 I ona o 1 altra di qaeste opinioni (a la pik gioita , io siim i cbe il ritener nel volgare la semplice parola di vento non fede ponto per naooer alla ebiareaaa del ledo , dappoich W qualit di cotesto- vento tolto de scritta ne anoi (Ietti-. ( 155 ) Resistette airaccostamento ielle macchine. M ale, aensk d u b b io , ha lBrnesti interpretato r*> r nfrraytt, le baai i sostegni an oni faceanai camminar le mac chine; ma niente meglio, per mio avviso , lo Scbw eigh., il quale dopo aver nella traduxiooe ritenuto il concetto dellE rn e s , ai rierede nelle note, e Cucendo il sostantivo mfttmymymt equivalente al participio Wfttmyiftt > , propone la (gnente epiegmione : il vento assali eoo grande impeto e violenta le macchine ohe si accostavano quasi xm /t w^atifucvn w f n y i / t 10 porto opinione , che senza far violenta al teilo wftimyymi debba lasciarsi nel ano seneo naturale d accostamento, e mo dificai soltanto 1 idea dell impeto recato oootra cotal accostan a n t o , in qaello di reiistenaa opposta al medesimo , per non o o u a re colla propriet del nostro idioma. ( i 5 G) Le gallerie. E ran queste pergolati contesti di tavole c di gratioci, sotto a* q aali i soldati caravan al aienro le fon* dam euta delle mora , la coi esatta descrisione leggeii in Ve* g eiio ( iv , 15 ) Finets chiamavaoli i Romani e porticus an e o r a , conforme scorgasi da Cesare ( Bel. Ci*, i l , s ) e cosi 11 denomina qai pare il nostro. Io non ho creduto di dover conservare questa toc* nel volgare, come quella ohe non i ri c e ra ta nel disionario militare ; ma mi sono studiato di sosti-

ao6
inirle alcun clie nella modrna (attica etprimewe nn ingegno tintile a quelle macchine de' Romani. Onde comiderando oht fc) gallerie d ' oggid hanno in ci qualche analogia co* portici degli an tich i, ohe amendne tono ripari coperti per infunarti otto le fortiGoasieni del nemico e per danneggiarle, ho pre ferito inatto vocabolo (V . G ratti Diaion. milit. agli articoli Galleria , Mimi ). (157) Stona dappreuo.W p ia la correzione dello SoLweigh. che legga "(** in loogo di wptmilpma* (itavancr dioaoB). -DilTatli te le gallerie , mobili aooh' M ie come la to rri, a 000ttavanti alle m ora per itcavarle, come rimaneva luogp pelle torri davanti alle medesime ? (1 58 ) Le tran degli arieti II Cataob . , ohe in reoe di Iw n ( tronoo, grotto legno) leggeva rv+i da rirrm (battere) tradotte quetta voce acumina arielum , cio a d ir e , le eatremit di quette macobine, oon coi battevaoai le m n ra , locoh i oltre allimpropriet dell* eeprettione, che tcambia il tuono col corpo cbe lo prodooe, raocbinde n n a tta rd ili di fatto, ettendo la ponte degli arieti di metallo darittim o, cni poco danno potea recar il fuoco : tibbene ne doveano offerire le tr a v i, a coi I1eitremit metallica era congegnata. C ornatane tanto felice fa , a detta dello Scbw eigh., oonghiettnra dello Sea> ligero. (159) Che la itesto eseguisse. Cio c h e ti collooaue accanto a quella eh* era prima di lei arrivata, ohe voltatte la prora * ' nemici. (160) I Cariagineti divennero superiori. Da due cagioni de rvva l'inferiorit de'Romani in quetta pugna navale ; dal l'impacciata loro potutone vicino a te rra , pr cni non avean libero tpaxio o i di ritirarti qnando eran integuiti, n di aoocorrer i oompagni pericolanti, e dalla qualit delle loro n a v i e delle loro oiurm e , le noe di gofla cotlrniione e mal a tta al m aneggio, le altra novelle e poo ctperte.

2c > 7
1 ( i f i i ) Afa Publio venne in biatinu ec. La cim a principale per coi condannarono Claudio fa 1* aver egli dispreizati gli empicii j dicendo per ischerno, che i polli estratti pel prottico dalla gabbia , ai gittaiMro in aoqoa , affinch beasse ro , giacchi non roteai) becoare, conforme riferiscono T . Livio Epit. 1. xix i Val. Masi. I , 4 , 3 Cioer. de Nat. Deor. il , 3 , Fior, n , 2 , 2g , l altimo de'qaali per via maggiormente dimostrar la certezza della punizione diviaa , osserva che lacqua' appunto, ove per sno comando avean ad esser immersi i polli,, divenne a lai funesta. Polibio, che non applaudiva alle saper*1 stizio ni de* Romani, tatta la sciagura attribuisce allavventataggtne del capitano, dalla qaale oon i dabbio che derivasse ancor il no dilrgio per nn uso aanaionato dalla pubblica credenza. (1 6 2 ) Lucio Giugno. I fasti consolari, e gli scrittori Ro mani tutti fbnno L. Giugno collega di P. Claudio e non al trimenti console nell* anno susseguente, siccome asserisce il nostro. Ma non i da supporsi o h e . conforme osserva la Scbweigh. Polibio abbia commesso errore cos massiccio nel riferire avvenimenti pi vicini a* tempi di lui che di qaalstvo^ glia altro autore ohe ne parla. Ci non pertanto non mi ap paga qaanto il medesimo commentatore eddnne per appianar la mentovata difficolt. Vuol egli che L. Giaguo andasse a Roma pe com izii, e ch e , gionta la naova della disfatta di Claudio, lo stesso Giugno, forniti i comizii, ritornasse^tosto in Sicilia. Ma quand anche a quell epooa egli fosse stato fuori di Roma, locch non ai trova accennato, Polibio dioe esprefr* am ente, che eletti i nuovi contoli, mondarono Fano di loro L . Giugno con vettovaglie ; sicch Giagno era nuovo consoli non collega di Claudio. Se perita non fosse la seconda de^ eade de* libri di T . L ivio, io son persuaso che di leggeri ootal odo si scioglierebbe. P er quanto apparisce dall epitome del li bro x tx , Claudio dopo la sua sconfitta richiamato dal Senato* ebbe il comando di nominar Un dittatore. Elesse egli certo

ao8
Claudi* Glicia , n o n o delta pi b a tti h I t i i m i | il quale fa c o a rtilo ad abdicarsi. GK Teano M i l i t a t o Atilio C olatilo a mandato con nn eiercito fuor d* Italia. Bi Ux*t d o a q o e , ohe d Appio , n Giugno rirnene quell' anno pili in fun zione , dappoich era alalo crealo ao dittatore, ohe Giugno era partito colle nari avanti la avolara di Claudio , e poco dopo q u ell avvenimento Ini fa tte coti mal concio da Cartala n e ; onda il Senato dovette ameadua totpeadere da loro of fici! i o w etM teote, te Giugno fn oootolo 1 * aoan appretto , C laadb , che tolo 4 nominato fra i contali dell anno antece dente , avette an altro collega. ( i 63) CV era alla guardia di Litite. Il te ilo La r A iKifimut 7* f i (che cntlodiva Lilibeo). Io mi M a ingegnata d accollarmi alla frate grcoa, la q n a la , olire al vernando top remo che area io quella citt il oo manda ole Cartagine te * esprima la ina vigilane m erci dalla quale egli bene fecond l impreia di- Cariatone. ( i6 ) Di pothi vascelli. Stem m a non intender allor C ar la Ione di entrar calla preda latta ia qualoha porto , ma di metterai in ailuaxione favorevole per impadire larrivo detooorti a R om ani , coti non volle egli inibir* aarsi oon mel stesili nemici . e ruppe una parte di quelli che avea prati. (iG 5 ) I provveditori. E ran quelli, negli eatroiti, coti di te rr a , eome di mare , pretto i Romani ooloro ohe facevano pagamenti , e di ogni cola necsataria provvedeano i tolda. Denomiuavanti quaest.on* , de arii uTCoii de* quaK oontalliti U Kipplug ( AntiquiU Romanar. Lugd. Bai. 1^ 13 , p. 3 {q ). Il loro pnito negli accampaninoli era dietro le tende de* tri buni dall* altra, parta del Foro ( PoILh. v i , 3 l ). Quelli ohe addetti erano alle fono di m a re , seguivano , aecondoch chiaro da quatto luogo , le navi esploratrici per attere infor mati d ogni emergerne. (iGG) Cale e proniaci't;. Cala i giusta, la Crotea it pio-

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colo u n o di mare , ove posta con sic a re tta trattenerti a lo un tignilina q a i , lampo qualche naviglio, n A *r, a d ir vero ,

conforme spiega 1 E n te lli, nn luogo d acqua profonda , ove le nari possono tta r all ancora ( comreh il te nto proprio di q orsto vocabolo sia agitazione delle acque marine e per me tafora anche dell animo ) ; ma le prom inente che cignevaao coleste tl a ii o n i, le cangiavano in seni. Male , a mio cred ere, interpret lo Scbwigh. il wtft*Xnir*tj qua e medium spatium opportune claudebant, quasich quelle prom inente formassero n o tetto sopra il naviglio , ch sarebbe questo nn che sotto ad ette ricoverava , e l'accen n ato attribnitee | chiodeisero lo spazio fra quelle ed il mare sottoposto. O ltre ricovero molto s tr a n o , Sohweigh. gli vocabolo nou ha il tento che lo

libbene vai esso c ig n e r, chiuder in to rn o , circondare. (1G7) * T utto il lato della S icilia, dice lo Schweigh. voi* tato all A frica, importuoso ed aspro . C he importuoso fo ste, il disse Polibio, ma dell'asprezza non fece motto. D ia fani vedemmo poo' anzi , che una parte dell armata Romana erasi ritirata sotto nna c itt , ove potea tiare con aiooreaia, loccb al certo non avrebbe potato fare se a s p r o , cio a dire, pieno di scogli fosse stato qael lido. (1C8) Ed il mare minacciava sommo pericolo. Fundi , turhatum ili mare ( il mare era per tconvolgersi dal fondo ) tra duce col Casaub. lo Scbweigh. Cib non panni cbe dica P o lib io , le cui parole sono *< w t f t r r i n i t 1* r i wixAyut i\trxnptTTiptf, letteralm ente: ed apparendo

imminente dal mare grandissima sciagura : cbe wtf/rrartf non ist qui per costituaione procellosa del m a re , sibbene per ca
lamit o pericolo ohe dal tuo turbam ento sovrastava. Nel vo cabolario pertanto questo patto dal medetimo plauaibilmenta interpretato. (iC ij) Ala gli uni per terra eo. I R o m a n i, rovinati
ro v in io , toma 1.

per
1\

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m a re , non poteano pi spedir annate oon vettovaglie a Lili beo , ma oontentarsi doveaoo di farle gingner col a grande stento p er te r r a , dopo aver passato lo stretto. Tattavia sarebbtsi tanta g en te, che intorno a quella citt salvata dalla fame , ove Gerone dalla parte di non stansiava, ac

Siracusa non

gli avesse provvedati di viveri. La qaal circostansa, non doro , che abbiam di sopra citato. (170)

cennata dal n o stro, si rende manifesta per n n luogo di Dio

Giugno ondalo all esercito ec.

malgrado

della

bnoua riuscita d ell'im presa d 'E r i c e , Giogoo c h e , non altri menti che C lau d io , scherniti aveva gh anspicii, spaventato dall* esempio di questi , non volle rito rn a r a R o m a , e pre venne oon morte volontaria lignominia della sna ondanna, (V. Cicerone e Val. Mass, a 'lu o g h i citati). Il qual arvenw mento mi oonferma nell opinione, che Giugno fosse collega di C lan dio, e che appena dopo la la presa d* Erioe rioevesse trista novella della sua pnniiione ; ond* egli si condusse

p e r disperaaione a passo tanto violento. C he se prima d ogui cosa fosse stato instrutto , non avrebb* egli tentato di far am m enda al suo errore con nna nuova impresa. I l perch io c re d o , che Polibio attignesse le notiaie eh ' egli ebbe dei fatti di Roma a fonti diverse da q u e lle , onde le trassero gli storici Romani. E se riflettiamo che per favore di Scipione Emiliano egli p o li valersi de fasti capitolini, e che a uesaana passione giammai egli sacrific la v e rit , di leggeri ci penna* d e re m o , m eritar lai assai pi fede degli stessi scrittori R o mani , i q u a li, o per non aver potato della propria n a z io n e , consultare documenti furono tanto autorevoli, o per non sapersi elevare sopra i pregiudizii o per desiderio d* ad u la rla , mendaci. Taccio del giudizio che d Cicerone stesso circa la sna esattezza somma in fatto di cronologia n e libri della re* pubblica ( V. il nostro trattato della vita e Polibio premesso a questo volgarizzamento ) . degli soritti di

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( 1 7 1) Quasi contguo a Trapani. O ra ohiamasi monto di T ra p a n i, e il luogo dell*antica citt occupato da s. Giuliano. (1 7 2 ) I l tempio di Venere Ercina . L orgine di questo magnifico edilizio ai perde ne* tempi favolosi. Secondo Virgilio (A en eid . , laiciaase r . >j58 ) fa esso eretto da E n e a , innanzi che Italia. Diodoro ( lib. v ) la Sicilia p e r venire in

vuole cbe Erice figlio di Venere e di Buia , certo Regolo del p aese, ne aia stato il fondatore , e eh* Enea , figlio ancor egli di V e n e re , 1* abbia soltanto di molti doni arricchito. Non h a d ir s i, in quanta venerazione esso fosse non solo presso i popoli indigeni della Sicilia , ma eziandio presso i Cartagi nesi , quando signoreggiavano parte di quell* isola , e singo larmente presso i R o m a n i, p o ic h i tutta 1* ebbero conquistata. Questi , riferendo la loro stirpe alla Dea che vi era adorata , non lasciarono di tributarle c o li ogni maniera d* onori. I se natori p i i g ra v i, allorquando vi andavano a farle omaggio della loro divozione , deponevan ogni severit, e per rendersi a lei grati intertenevansi col bel sesso in ischerai e in pia cevoli oolloqaii. Diciassette c itti di Sicilia, delle p i i fedeli a Romani dovettero dotar quel tempio d* una ragguardevole somma d* oro , la sua custodia era affidata a an presidio di dageoto soldati. Caduto p er vecchiezza, l ' imperatore Claodio il fece rifabbricare a spese del pubblico erario C land. c. i 5 ). Area pertanto V enere E ricina ( V. Sveton. in a n tempio in

R am a ancora fuori di porta Collatina (V . Ovid. fast, i t , . 871. Strab. v, p. 373 ) e un altro nello stesso Capitolio, dedicato da Fabio Massimo (V . T . Livio x x iu , 3 i ). Vene ra ta ti p u r Venere sotto il nome d'E ricina a Profida in Arcad. ( V. Faus. A rcad. c. a { ) . Delle anagogie e oatagogie, festi vit che celebravansi in onor di quella Dea ( V. Ateneo U , p. 3g e Aelian. Histor. animai, x , 58 . ) (173) Per cui vi si ascende da Trapani. Ho accolta la cor rezione proposta dallo Schw eigh, il quale oon ragione trova

ai a
n a r d o che (i legga t i'* verso T r a p a n i ) , m entrech Lipari era

wfirflant ( l a alita nel p ia n o , e quindi

oslituisce ri ifin ifi. Afa la salita maggiormente. An^he io qn*to luogo , che d a copisti, non meno cbe d a g l'in te r p re ti, e 'la qualche critico ancora i stato m alm enalo, attenuto mi tono al prelo dato commentatore. (l^ S ) De' Locri e de B ruzii. I Locri eran chiamati E p ite li rii dal promontorio Zelirio , ov era dapprima fabbricala la loro c itt , per distingurrli d a 'L o c ri Epicoemidii e d a' Locri Ozolei , popolazioni dell Eliade. Oggid vi Gerace. Preten d e che p re u o di loro si facesse il primo uso delle leggi c r itle , che dettb Zaleuco. - I Bruiii traevan origine da' L u cani , di coi erano siiti pastori, ed abitavano 1 * ultimo angolo dell Italia. Separavanli dalla Lucania Homi Sibari e Lao , cbe sono gli odierni Crali e T rrccbina, l'u n o de quali inette foce nel golfo di T aranto , I' altro in quello di Policaslro ; onde vedeii che il loro paese comprendeva uoo solo J a Cala bria u lte rio re , conforme comunemente si crede , ma eziandio la citeriore. (176) Sul Carcere. la preciia interpretazione di lc lfmlir. Una montagna tott attorno dirupata pu opportuna m ente paragonarsi ad un carcere per rispetto d im o ra , e che Diodoro (eclog. xxn , l assediarono con a chi sopra vi , Ora rim ane chiuso come da nn altissimo muro. i ) chiama questo luogo 7 r e mille cavalli

x x li l, l 4 7 r f i l i , ove dice che i Romani inanim ente quarantam ila fanti, questo monte i denominalo s. Pellegrino. (179) Tra Erice e Palermo. Ma assai pih vicino a Paler mo , innanzi alla qoal citt essendosi accampali i Romani , siccome tosto vedremo , erano dal medesimo distanti soli eia* que stadii. (178) Alle brezze del mare ottimamente esposto. Ho preferito

ai3
alle altre l ' interpretazione del P fro lli : maritimis auris prae~ elare expositum. E cotesia esposizione appunto alle anre fre che di settentrione e di levante , temperando 1* atmosfera di q uella calda regione, non vi lascia pervenire animali pettiferi siccome bene osserva lo Scbweigh. ( l'J fi) Pugili. Nel p u g ile , il pi pericoloso di ta tti gli esercizi! ginnastici che nsavauti presso i G re c i, il vincitore nou a rr a diritto alla palma, se l avversario non ai dichiarava vinto j onde avveniva, che taluno periva sotto i c o lp i, ansi c h e confessare la propria vergogna. ( F. Voyage d a Jean * Anacliara. c. 3 8 , e Luciano nell- Anacharsi, o de* Ginnasti ). ( 1 8 0 ) Prr generoso ardir o per robustetxa ec. Io ho pre ferita l interpretazione del Casaub. il quale y t t t a i f l m , 1

animi corporitque rotore, a quella dello Scbweig. che ha fortitudine dexteritateque. Im perciocch, ooa
tradace forza come d tsir-zsa sono qualit del c o r p o , 1 una conge nita , 1 altra acquistata , ma qui manifestamente s* hanno a combinare le doti dell'anim o a quelle del corpo, cbe richieg* gonsi pe ginnastici esercizi!. Se non cbe m* sembrato ohe

generoso aidire meglio renderebbe il y t t m i t l m del testo ohe


non la robustezza d animo del Casaubono. (1 8 1 ) Ite'duci de' quali ora parliamo. Il capitano Cartagi nese , nel corso di lutti i tre a n n i , era Amilcare , ma il Romano non fu al certo sempre Giugno. Imperciocch, quand* anche non fosse vero , e h egli dopo I* infelice successo di T r a p a n i, si fosse data la m o r te , ben noto che i Romani consoli di ciaschednn mandavan a comandare gli eserciti i anno , e ben

di rado prorogavano ad nno il sapremo poter

militare. ( i 8 z ) Gli stratagemmi che traggonsi dalle storie. Sono questi le astuzie di guerra cbe apparansi da' libri, o dal con versare non uomini periti dell* arte militare. I

ritrovamenti ,

ispirati dall a rg e n ta de* c a s i, debbonsl al ooraggio e alla

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gacit dell intelletto , che prontam ente appiglia agli oppor tuni rip ieg h i, e i partiti temerarii cono figli della r i s o l a t o l a e della penetrazione , m e rci delle qoali preveggenti i ru n Itam enti delle operasioni e con imperturbabile costanxa li ese guiscono. Donde ir g a ir si possono le qualit d* un buon ca pitano , il qoale all in ttra iio n e nella propria arte unir dee lintrepidessa la p e rse v e ra m i nel l'esecuzione delle imprete. ( i 83) Perivano - quelli che cadevan combattendo, vale a dira , che non rimaneva ucciso n e ttu n o di ooloro e h eran ii dati alla fuga , tiecome accader taole nelle altre pngne i p e r ciocch appena eranti sottratti alle armi degli avversari i , che riooveravanti sotto la protezione delle proprie Cortesie. ( 84) Un egregio ditpentator di premii. N i il Catanb. n i Io Schweigh. han latto latino il ty a /8i7r del testo; ma ne modificarono to ltin to l i desinensa, rducendolo a brabeuta. Siccome pertanto questo vocabolo significa il giudice che nei oombattimenti ginnastici dispensava i premii a* v inc itori, cos ho creduto bene di circoscrver io tiflalto senso la mentovata espressione greca , che non pu aver il termine equivalente e lla lingua d un p o polo, il quale non ne ha 1 oggetto. Ora coletto brabeuta avea la facolt di costrngere i combattenti ad n n genera di p u g n i pi& pericoloso, ove scorgeva, che egoal era il successo in am endue le p a r t i , e che la vittoria non si deoideva per nessono ; ( V. Luciano 1. c. ) siccome q a i il ci mento fu trasportilo dal C arcera ad E rice. ( i 85)

Fecero pari. P o li b io , sempre attaccato all allegoria


d ii

delle te m o n i ginnastiche,

q u i nna Craae che gl interpreti

latini bens hanno conservata, ma che in italiano non soiTeriva il senso traslato. E ra dunque costume ne mentovati giuoo h i, che il vincitore Cosa* coronato, ma quando ambigua era la vitto ria, oonsecravisi la corona al D io , cui era contecrala la festa, conforme soorgesi da A. Gellio ( Noci. A IL xvm, s ). Q uindi dice il nostro cbe im endue Uf * ira i m > 7i

fecero tocro la corona. Un* espressione limile trovasi in Se


neca ( epist. P3 ) u qnomotlo tamen ( scrive questo filosofo 1 sno Lucilio ) hodiernum certamen nobis oesserit, qnaeris ? Q uod raro cursoribns e v e n it, hieram fecim iu. P e r avviso di Giasto Lipsio 1 hieram s* avrebbe a sottintendere coronai, ma a me sembra cbe cotesto aggettivo supponga il sostantivo

yp*Hfi , linea Hi m e n o dello s ta d io , donde ingegnavanti di


non nsnire i corridori, dappoich di questi ( qnod raro cnrsoribus evenit ) qni ai parla. Cosi itpt non fa ri pi djtco rdanaa col suo sostantivo, siccome 1* avrebbe fatta se foste stata relativa a t n f m t i t . (1 8 6 ) Sim ili a generosi galli. Dopo vinti i Persiani fa fatta legge io Atene cbe si desse ogni anno in teatro lo spet tacolo di galli cbe s azzuffano. L a qual legge ebbe 1 origine tegnente. Temistocle , condocendo l esercito patrio contro Serse , vide due galli cbe combattevano. Ne volle egli trar partito per incoraggiar i t n o i , e fece loro ot serva re , come q n e tti animali non pugnavano pella patria , n i pe figli , n i pella g loria, ma solo per non ceder l 'o n all*altro; onde mi rabilmente acceee I animo di totti, e grande stimolo aggiunte al loro valore ( V. Aelian. var. h itt. li, 28 ). Anche a Perga m o , secondoch riferisce Plinio, era in certo giorno dell anno pubblico combattimento di g a lli, e a di nottri in Inghilterra e in Itpagoa molto dilettati il volgo di quetto tpettacolo. Coll aipetto di siffatta pugna n arrati che Socrate inanimiva Ificrate alla g u e r r a , e C ritippo nel libro della giutlixia la pronoie ad etempio di ooraggio. I Galli , dice Filone ( nel libro che ogni probo libero ) sogliono combattere con tanto a r d o r e , che per non ceder e darsi v in ti , sebbene spossati di fo rte , non perdono l audacia., e stanno saldi sino alla morte. (1 R-j) Perdute per debolezza le ali. Perduta qui non

qnanlo esser rimasi sen i ale , ma significa averne per iaposaatezsa perduto l ' u s o , oome si direbbe d* a no che fa colpito

2l 6
di paralisi in qualche membro , egli ba perduto il braccio , la gamba. Quindi I ampliazione fatta dallo Scbweigb. utum alarum amiserunt era tanto meno necessaria , qoaotoch egli tetto nella nota a questo loogo addace da Petronio e da T e re n iio due patti che fanno conoscere , poterti dire latina m ente a n c o ra , perder alcuna parte del corpo per restar privi dell oso di quella. (1 8 8 ) Sospendo/i alcun poco i colpi. L etaorim ento delle forte non pn a meno di produrre nna toipentione delle otlilili: che il coraggio p i i invitto langue tolto il peto deUoppretta natura. Ma come prima gli animi generati de* combattenti han ripi gliato n n pooo di l e n a , la pogna rionnovati pi feroce di prim a , e non liaitce che colla morte d uoo di etti. Io ho tratto profitto dalle corrasioni e giuditiote riflettioni dello Schweigh . , te n ta le quali qaetto periodo tarebbe avvolto in grande otcnrit , ehe non ginntero a diradare la penetrazione d It. C a ia n b ., n le acute conghietture di Merico ta o figlio, n i quelle del Gronovio e del Reiike. (1 8 9 ) Eppure i Romani. Lo Schw eigh., pretende che qui incominci la feconda parte del paragone , e che per conse guente in luogo di 'Of**r ( tuttavia ) debbati leggere Opt/mt ( c o t i ) . Ma facile av v ed erti, che p i i opra il principio della conclotioae , ove dice il n o tlro ohe i Romani e i C ar tagineii erano ttanchi e giunti alleilrem a ditperatione. Il per ch io bo coli traiportata la copnla della similitudine e qui ho ritenuto 1 avverbio d* eccezione, continuandoti il confronto col d ir e , che i R o m a n i, a malgrado de loro d it a it r i, non eranii avviliti , ticcome i g.Hi non cadono d animo , sebbene tono indeboliti e paralizzati delle ale. (1 qo) Da questi cinque anni. T anto tempo appnnlo era traicorto fra il nau frag io , di Giugno accaduto l anno 5 oG di R o m a , (tecondo gli altri antori il 5 o 5 ) e la battaglia navale vinta da Lntatio , che avvenne nel 5 11. D iflatti ditte di tr p r a

21^
Polibio , che i Romani tre io n i stanziarono dinanzi mo , e cbe due auai pugnarono pretao Erice. ( i q i ) Cedendo a' coti della fortuna , cio a* due successivi naufragi cbe toffortero negli anni 4 0 0 6 5 R oma. Del retto era savio accorgimento deRomani il perteverare nel com b atter i C ariagineti per m a re , ove qacati erano piii p o te n ti, dappoioh non potevano tp e rar di vincere per terra Amilcare , che avea loro cinqae anni valorotamenta resistito. C oti il luogo etercitio avea gli uni e gli a ltri reoduti form idabili nel genere di guerra a p p u n to , in cui dapprima poco valeano ; i C arta* gineti ne oombattimenti terrestri e i Romani nelle pugne n a vali , e quella parte vincer dovea di necessit, la q u a le avrebbe 1 altra tuperata colle armi avvertane. Q u in d i, tic come rima le ro aoccombenti i C ariagineti perch furono tcon fitti per mare , coti tarebbon etti stati - v itto rio ii, te ro tte avettero le a P ale r

forze di terra de Romani. ( i q i ) I l disperato ardire. Non bo trovata fra te italiana pili atta ad etprim ere la voce del tetto , che fecondo lo S chw eigh., lignifica il combattere to t tenuto pi dalla ferma volont e dalla forza dell* animo , che n o n da quella del cor po , come chi dicette : combattimento fatto coll anim o. L E r netti nel tuo vocabolario la defiaitce pugna protratta tin o all'ul timo retpiro , o dir vogliamo pugna pella vita. A m e n d u e que lle tpiegazioni itanno qui b e n e , e te non m* in g a n n o , la mia interpretazione pu a ciascheduna d e tte adattarti . ( i f)5) Dugento vascelli da cinque palchi. G iulia Orotio (v , io ) ed Eutropio ( i l , 2 7 ) avean allora i Romani trecento n a v i, p e r modo ohe e aembra che le qui annoverate tieno tlate fossero le nuove tollanto costrutte a apese d e privati in i modello della nave del R o d io , coi veritimile che pubblica ragione cento delle vecchie.
(iq { )

aggiunte di

All'isola chiamata Cera. C o ti la chiam a p u re T o -

2l8
le m eo , ma Plinio 1* appella ' Hieronnetut, che Tale itola tacra. E desta la pi dittante da Lilibeo, e non da confonderti colla Gera Vulcani delle Eolie. ( i g 5) E co' vascelli ancora carichi. Accetto la corrasione desiderata dallo S chw eig h., il quale scriver vorrebbe * { i n yiftttrm , ancora carichi ia luogo di w f n n ( innoltre coi vatcelli cariohi): sendoch tta meglio il w f t t ripetuto la tersa
T olta

W(t

A nita ,

Bai {

nvrns Imt

a 7 i * r fvii/ttit,

a ) w f i 771 la yifttrr e*ap , t t a , d io o , meglio q n e tti ri p e tise n e | cbe non sottintendere wgts inna nsi al trfrirt. (19C ) Ci dissi riflettendo ec. P o lib io , dopo aver frapposte al primo all* ultimo membro del periodo una lunga serie di circo stanse, attacca la conclusione al rim anente colla particella

Stiw*f , quindi, in loogo della quale h o usata la ripetisione del primo verbo , famigliare agli scrittori Italiani in siffatti
lunghi periodi. (19?) Rompevan il flotto a t a f i f t Ti mxiitia la fras greca , che tecondo lo Schweigh. sarebbe letteralmente tollerar

ronda agitata. Ma il Reiske vorrebbe che s intendesse !* f i f t u dello spingere che si fa 1* onda co* re m i , e p e r ap
poggiar questa tpiegazione adduce testi di Tucidide e d* Aria no. Io ho seguila q u e st'u ltim a id e a , d* adattar alle orecchie italiane. che mi son ingegnato

(198) Merc della loro robustezza. Lo Schweigh. crede di poter ad { / applicare il significato di d e stre z sa , e coti sente ancor 1* E rnesti uel vocabolario. Ma fatto s ta , che que sta voce non ha altro senso se non se di buona salute e di robusta coniplestione, conforme pu vedersi in E s ic h io , e n ell'eco n o m ia d* Ippocrate del Foesio alla stessa parola. E vha forse pi mestieri di dolcezsa che di nerboruta vincer la resistensa d ' un mare sollevato ? ( 9 9 ) Tagliata la strada 7 * braccia p er
,

iulmt

219
dice P olibio, cioi avean loro preoccupato il passaggio, toc che torna al lento della frate da noi adoperata. (1 0 0 ) Cangiata la guita ec. Lo S ch w e ig h ., leggendo nel tetto con ta tti gli altri 7t 7i v w y / a * B arnA ii'pintr, traduce tirlem

construendi naves nunc perceplam habebant (avean allor compresa


1* arte di cottrnir navi ) ; ma ne' commentar suggerisce in luogo del mentovato verbo /ti7i<Ap irmi ( cangiarono la co

struzione ) . Ognuna di quatte tpiegazioni potrebbe a d o tta rti, ma sembra pi accordarti col fatto la teconda : che compren der l arte tarebbe ttato poco, te non l avetsero ete g u ita , o riformato il modo di fabbricar i vascelli. (1 0 1 ) Esercitati all'accordo, cio ad accordarsi ne'loro mo vimenti, tovra tutto nel maneggiar i rem i, non altrimenti che diversi istrnm enti m usicali, che tra loro arm onizzano. Questa peli* appunto la forza di vocabolo greco ( V. 1* erudita n rta dello S chw eigh., a questo pasto. (202) Fiaccati I t T fv ftt tt it , quasi tritali e sm inuzzati, che in volgare , per quanto io credo , non pn renderti meglio che col verbo tett accennato.
(2o5)

E disteso il seguente trattato. P i d iru tam en te de-

soritto questo trattato nel libro 111 , c. 27 di q a e t t ' opera, ove sono aggiunte le modificazioni fatte al medetirao da* eommissarii del popolo.

(20^) Talenti Euboici d argento. Il talento E aboico teoondo


P e tto valea sette mila cinquecento Cislofori ( moneta d Asia, su coi ara scolpita I* immagine della ceata arcana di C erere e di Bacco ) e il Cisto foro corrispondeva a otto atti Romani. A d u n q u e il talento Enboico era egnale a 60,000 assi o a z{,ooo se sie rii i , e i mille dugento talenti che obbligaronti i Cartagineii di pagare a* Romani sommavano 28,800,000 setteriii, che nella lingua dell' antica Roma ti farebbero espressi con bit centies,

octogies, oclies. In moneta fr a n c e te , ta l ragguaglio di cento


lire per mille seaterzii, la mentovata tom m a rduceti t 2 , 880,000 lire.

320
Perch poi i Romani abbiano cello attori la valatasione in mo neta d Eubea non facile a dirai. F o rte converti Polibio la aomma pagati in danari greci , a maggior lam e de aoi com patrioti , coi avei precipuamente detti nata qoeita toria , e p e r avventura il talento Euboico ta r i tato nell* Achea p ii cono sciuto di qnaliivoglia altro talento. <2oi) Battaglie ed apparecchi!. P e r quelli iotendonii i com battimenti di terra e gli atirdii. (2 0 6 )

Una volta - con meglio di cinquecento vascelli. F a

qneita I altima battaglia navale presto allito li E guta , in c o i L ntaiio ruppe Annone. I Romani vi iveano trecento vatcelli , e i C artagineti non meno al cerio di do g en to , dappoich fra tom merli e p reti ne perdettero cento venti. (207) E l'altra con poco meno di settecento. Nella batta glia d E onom o, ove farono egualmente vittorioii i Romani , ed ebbe ro trecento trenta nivi , coi i Cartagineti ne oppotero trecencinqaanta. (208) Perdettero i Romani - da settecento ec. i Carta ginesi da cinque cento. Maggiore fa la perditi de' Romani p e r cagione de ripetati naufragi che tofferiero, nel primo de quali di trecenieitanta quattro navi ne rimaiero loro m ie ottanta. Nel tecondo pare che tutte le navi p e r i u e r o , m i Polibio non n e indici il numero. (209) Di Antigono , di Tolemeo e di Demetrio. Antigono ta o Gglio Demetrio erano re di M ace d o n il, e celebri furono i loro apparecchi navali, lingolarmente qaello che fece De metrio contra Tolem eo F ilo p a to re , m i pi pella mole delle navi che pel loro n u m e ro , conforme abbiamo g ii accennato di topra u e lli nota 58. (2 1 0 ) 1 Persiani contra i Greci. Con mille dagento trire mi , non com prete le navi d i cirico , i P e n im i attillarono I l G recil , tecondochi riferitoono Etchilo cbe milit in quella g u e r r a , E rodoto, Iiocrate, D iodoro, Cornelio Nepote e Giutlino.

221
( i n ) Gli Ateniesi e i Lacedemoni. Allorquando gli Ate niesi rn trarnn io guerra co L acedernooi, avean essi , per re lazione trecento trire m i, e gli S p a rtan i, sebbene in mare fu rono inferiori agli A teniesi, tuttavia , siccome eran allora si gnori di due quinti del Peloponneso, e disponevano di tutte le sue forze non solo , ma eziandio di qoelle di molti esteri loro alleati, cos poterono cogli Ateniesi gareggiare, e su p e rarli ancor talvolta per num ero di navi. ( 2 1 1) Ad espone la costituzione del loro governo. E que sta descritta nel testo libro , ma , come osserva lo S chw eig h ., non trovasi negli avanzi che ne abbiamo discussa la qnistiooe di cui parlasi nel testo. (215) La guerra domestica

if tp ix i tf sigui(\pa , a

d ir vero , guerra civile ; ma nessuna delle due qui mentovale era ta le , perciocch non una parte d e cittadini era contro 1 * altra armata ; sibbene ribellarnusi i sudditi da' loro domina tori Il perch io ho abbandonata linterpretazione dello Schweigh. da lui medesimo condannata ne suoi commentarli.

(21 4 ) Della guerra che chiamasi senta fede arw nStt rtXtfitt
l appella Polibio , eh quanto dire, guerra ia cui non si co nosce fede di tra tta ti, e violato ogni dritto umano , quali son appunto le guerre c iv ili, e quelle a cui condace la ri bellione. Lo Snbweigh. nella traduzione la chiama hellum inespiabile , nel vocabolario implacabile , Esichio definisce 1 1 1 /1 1 , ih , , s a i p i f H i f t i t t v i T i t tpiXi'mt i S ii b \* * ln . u Selvaggi, n e m ic i, cbe non ric o rdansi d* amicizia o di patti ; implacabili **. ( 2 1 5) Le cause della guerra che sotto Annibaie ec. Come dalla relazioue di qaesta guerra possa conoscersi la genuina cagione di quella cbe fece Annibaie a* Romani non facile a comprendersi. Vero , che nella Gne del libro Polibio alcun poco ne ragion?, ma non a proposito della^ribellione dem ercenavii e degli Africani. F orse fu una delle cause che ind*-

322
ero i Cartagineti a rinnovar la g u e rr a , la necessit di occu pare fnori di caca la turbolenta e mescolala milisia onde vale v a n ti, e della quale didatti tappiamo oh era oompoito 1 e seroito d* Annibaie. (21G) Dagli stipendii loro dovuti. D ne vocaboli qoi ota P o libio p e r lignificare gli stipendii , o ta la rii , o soldo che d ir vogliamo delle milizie. L 'a n o A n n ^ / < i , secondo E tic h io la tpeta stabilita pe talari! , deriva da /rr fram ento , adanqne quati provvigione di fram ento: l altro dice Fozio Lex. H S. r* wtf ift' t i d i l l i , di coi

(tira ti

xiytrt

a i r i n v i n o , cioi a dire , mercede e paoaggio , cb 4 la quantit di framento , cbe m em aalm ente dittribnivaii a* so ldati. Ma sicorae coletta ditlribazione p i i tolto chiam ata n r ft te ffa , coti ho prese le mentovate d ae voci nel te n to pi etteto pegli ttipendii ohe pagavanti all esercito. (1 1 7 ) La qual cosa minimamente si conviene asoldati stra

nieri. C o tto ro , non punto animati da patrio a m o re , ed avendo


il guadagno per tolo scopo della loro p ro feu io n e , h ann o bi sogno di continua occupazione, e come prima veggonti alloiio abbandonati, meditano violenze e tum ulti con anim a di pro cacciar naova etoa alla loro avidit. I Romani lunga pezza chivarono quetta pette col bellissimo costarne di far loro socii i popoli conquistati, donde avvenne, che , te n ta ricorrer ad infedeli milizie straniere, valevanti oon ogni Ginoia delle armi de* nuovi alleati. I primi soldati mercenari! che presero al loro servizio farono i Celtiberi nella seconda gaerra P a n ic a ( Vedi T . Livio xxiv t 4 9 ) ( 2 1 8 ) Le promesse ec. Di queste abbiam veduto n n esem p io , allorquando i mercenarii tentarono di R om ani. tradir Lilibeo ai

(219) Di confuse favelle. Questo bo credalo essere, se non il preciso s e n to , almeno il motivo d e i r / v i g / a , che denota m ancanza, o difficolt di comunicazione fri p opoli, i quali

aa3
pella d ire n ili delle lingue non intendevanti. Il Catanb. in tra ducendo separata consilia, espose 1 effetto di ci eh indi cato dal testo. (aao) E turbamento ) r ii X typiim r ripfiit dice Poli bio ( e di cosi detto turbamento ) ; quasi che lpfin , donde i Latini derivarono turba, fosse ona specie particolare di confu sione. Io pertanto la trovo presso i Lessicografi sinonimo di rapaci , rapm^tt. Vedi Erodano raccolta delle lezioni d lppoc ra te , Eschio alla voce rip)9 ; lo Scoliaste d Aristojane nelle vespe, ove rippigu* spiegato rapirritt, Fozio L ei. M S., Enrico Stefano , Etimologico Magno ed altri. Nello stesso si gnificato di confusione fa questa voce presa da Galeno nella parola composta di wXtTipfin (quasi confusione di cosce) delioita da lui paralisi delle estremit inferiori, per cui ora il fianco destro portato a sinistra, ora il sinistro a destra. (231) Tunesi distante da Cartagine circa 120 stadii. Se condo T . Livio quetta distanza di quindici mila pasti. Ora agguaglia lo stadio seicento piedi, che tono 120 passi geome trici 1 adunque ] 5,ooo pasti corritpondono a 12( stadii, spazio un di presto indicato da Polibio. (222) Nessuna speranza potendo riporre nelle armi urbane. I Cartaginesi, nella loro origine una picciola colonia di Firo, ammansarono tant oro per via del commercio , che poteron assoldare molta gente straniera, e con questa grandemente dilatar il loro impero. Ma i cittadini poco erano nelle armi esercitati, e i capitani stesti, avanti Amilcare B arca, non furono ^ r a n fatto uomini di vaglia. I Romani al contrario da poveri principii salirono col proprio valore a quell' altesxa , donde dominarono la terra, e dopo un Inngo corto di vittorie a quelle dovizie pervennero, da cui i Cartaginesi avean prese le mosse. La disciplina , tanto difficile a conservarti, massi mamente nelle avversit , fra una soldatetca mercenaria e di variate nazioni compost* , quale si fu quella de Cartaginesi,

2^4
era l'anima dalla operaiioui militari pretto i R om ani, cbe ardenti di patrio am ore, pel patrio molo combattevano. Il percli non da maravigliarti , se in tutte e tre le guerre Puniche fu superiore tempre lo obietto valore all' arte raffi nata, l animosa povert agli aforsi della riochesia, e il tante affetto del natio paeae all* aridit del guadagno. ( 22 3 ) Ed estendevano il pagamento all' impossibile. Io ho limato di potermi nell* idioma italiano accoatar pi fi alla frate greca , che non fecero gl' interpreti latini. Nel teato leggeri t/c aJvi 7<i ic d a A o /if 7 i i StaXvnt ( nell impoatibile riget tando la pace ) cbe il Caaaab. e dietro a lui lo Schweigh. traducono : per conditiones , quae fe r i non poteranl, pacem impedientts. Il Reiske pretende obe qui abbia il tento di prorogare , differire la pace con far torger sempre nuove difficolt , ma lo Schireigh. ama meglio di spiegarlo rigettare, ripudiare. Il Gronovio propone di volur questo patto coti : extrndentes solutionem in eam summam quae solvi non poterai, dimostrando con tre luoghi ne* tusseguenti capi toli , obe per S itx h tt intese Polibio pagare gli ttipendii ar retrati. Dffatii qui trattavasi di stabilire la somma da esbor sarti tgli amitiutinati, pi che di far nn trattato di pace, ma con questo senso non acoordati n i il differire , n i il riget tare , tihbene P estendere tuggerito dal Grooovio. (22^) Prese - in disparte. Quello sembrami preciiamente il lignificato della frate lue n y t f t i f i , la quale non esprime il semplice abboccarsi , conforme la rendettero gl interpreti latini - cum ducibtis colloquitur - ma il far ci privatamente staccando dalla moltitudine la persona con cui ti brama di parlare. Lo iteno modo di dire occorre di bel nuovo dopo pochi periodi, ma per itfuggir nna nojosa' ri pe nsione l ho voltato oon altre equivalenti parole. (2 25) Spendio - Mato. Coitoro , falliti capi della ribel

lione , tanto poterono colle loro arti , ohe maodaroo a vuoto

2l 5
ogni trattato ili riconciliazione. Per tal gatta in tutti i politici sconvolgimenti I ambiiioae , I odio , la disperatane di pochi faoiaoroti tratciaaao oel vortice dell* aoarobia e delle guerre civili iutiere nasin ni, affascinate dal falso splendore della gloria e de* v an taci. (22<t) Dgli BaXXt ha il te tto , eh i quanto gi/ta (cio atti). Io latioo oe fa fatto feri (ferisoi). Nella notlra favella Jart per percuotere ha an'energia singolare, siccome tcorgeti dagli etempii recati dalla Crusca al iv di questo verbo. (227) Lo iconvolgimenlo. Voce italiana, per quanto io cre do , d egdal valore della greca , eli quati la aegauone di 7 r # w , cio di regolamento , ordine. Il twmulta* dello Sjhvreigh. non rende esattamente il mentovato euto. (338) Cimento**!. Il verbo greco , qui osato da Polibio, tigoiGca propriamente cimentarsi in guerra. I traduttori latini fiaccano il termine con ana lunga circoscrisione : caput tuoni periculo objectan*. ( 3 2 r)) Utica. Giaceva oon lungi dal aito ove il fiume Bagrada mette foce nel mare. Alenai credono che oggid coli aia Biaerta , ma vanno errati , cbe troppo i quetta citt di ttante dallo sbocco dell* antidetto fiuiue. Piutloito i da sop porti ohe nel do luogo tia presentemeute il Porto Farina. ( s 3 o) l/ipone Diarrifo. Due Ippooi v ebbe , amendue ma rittime; I' una era Ippoue regia fra Afro disio e Tabraca (Tabarra de nostri tempi ) , I odierna Bona ; l altra, della qaale qui parla Polibio, Ira Tabarca e Utica. Diarrhyton chiamaron l ultima i Greoi pelle acqne abbondatiti oud i l t u o territorio irrigato, e i Romani l appellarono Ipponem dirutum per cor ruzione, non perch fotte rovinata (V. Plio. Hut. n*l. v , 3 ) Stefano Biaantino la noma ( rocca d Ippone ) e i suoi abitanti , che Dtodoro chiama .
P o lib io ,

tonto

1.

i5

aa6
Non A improbabile , cbe questa eia la Bnerta m oderna, la quale corrisponde alla citt test mentovata per (ito e per ridondanca d ' acque. ( 2 3 1) Provvigioni di vettovaglie 0 di danari. Colla ola parola esprime ameodoe questi oggetti il nostro autore. Lo Schweigh. nel dizionario Polibiano vorrebbe che le vettovaglie sole vi fossero com prete, ebbene nella tradu zione aggiagoe eziandio il danaro- A n iS ir p o i, che ho voli tato provvigioni , lignifica in qaetto laogo lo stato de* viveri della moneta tufTioiente per mantener 1' esercito- Laonde il Catanb. che traduase, ted nec alendi exercittu ulta suppetebat faculiat ( n i avean etti alcuna facolt di nntrir I eieroito ) p ii acconciamente ti etprette dello Schweigh,, il qnale 00 toverchie parole dice : ted nec annonae copia parata erat in

horreis publicis , nec pecimiae in aerano. (232) Dalla campagna pigliavano ec. Nel tetto, a dir vero leggeti /ttt 7St mXXmt m-itlmt ( da tolti gli
altri pigliavano ). Ma siccome a qnetti altri oppongomi poteia

le citt , e da primi dicati che pigliavano met de prodotti della terra 7 fi/r u t, mentrechi da'teoondi pren devano I r ib n ti , coi) ho stimato di qualificar gli ani , come lo tono gli a ltri, e di tottitair all etprettione generale, aiata da Polibio e conservata da tuoi interpreti latini, la p ii de terminata di campagna. ( 233 ) I paesani. Il Catanb. avea vallalo 7ic ** 7> 7 hominet agrestes ac rusticos, e lo Schweigh. I' ha copiato, ma finitamente otterva il Gronnvio che ci dovea intenderti d tatti gli abitatori di quelle contrade. Diffatti non ligni fica attoluUmonte campagna , tibbene paese , contrada , terri torio ; oltrechi non ti comprende per qual motivo qne* go vernatori, rapaci riparmiate avettero le citt. ( 2 34 ) Tanto chi appigliarsi vuole eo. Queita ten Lenza mo rale i relativa a Cartagineii, i quali , non pemaodo all* ay-

aa-j
yeuire , ma riguardaudo toio alla preiente utilit, alienarono da *i gli animi da popoli a loro oggetti coll impor loro integrabili gravesze , e con incoraggiare i governatori delle provincia a far di qnelli il maggiore strasio possibile. ( 235 ) Centoporte. Non quella g ii la Tebe dalle cento porte nell' alto Egitto, e molto meno la capitale della P artia, cbe tecondo Strab. ( x i , p. 5 14- ) area lo itetio nome. Dio doro, negli eatratti Valeiiani lib. x x i t , pania di qneita impreia di Annone , e dioe oh egli ebbe dalla mentovata citt tre mila tlatiabi. ( j 3 C) Giace la eitt di Cartagine. Una inocinta descrizione di qaetla metropoli trovM in Strabone ( xvii, p. 8 3 a ) ; ma chi desidera conteaxa esatta del luogo ove fa la Cartagine Tiria , e qnella che lorra parte delle aae raine fabbricarono poicia i R om ani, legga la erndita memoria del lig. Estrup ne convelle* annalei dea voyagei par Mltebrun eo. E y rie s , Jain 1 8 2 1 , ov' determinata ancora la vera poiisione dell antica Utica , e lo italo preiente di tutta quella coita , e della foce del Bagrada. ( 2 3 ^) Lo tiretto che all* Africa la unitee. Cartagine , 00lonia Fenioia , non era considerata come parte dell Afrioa , da o n i, non meno ohe per origine, diitinguevati per (avella e per costumi. ( a 38 ) largo venticinque stadii. Secondo Strabone ba qneito tiretto la lunghesza di sellanti itadii. E ra dono oinlo di muro , e i Cartaginesi vi aveano le stalle degli elefanti. ( 23 g) Annone adoperavate Lo iteiio a u di presto narra Polibio di Arato ( V. il nostro trattato della vita e degli crilti di Polibio ). ( 2 (0 ) Fatte recar da Cartagine. Polibio dioendo che An none fece venir dalla citt gli apparecchi di guerra, e poscia obe accampoui dinansi alla citt, non lascia ben compren dere , se in amendue d' Utica so la, oweranieute uella prima

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di Cartagine ragioni ) looohi indoli* io errore lo Sohweigh. , coi terabr ohe Utica fotte la d i t i , donde il oapitino Cartaginese (eoe *itoir il bellioo apparato. Ma come poteva Annone ci fare , ie i ribelli la attignevano d ' attedio : Il Caiaub. pertanto don ai laici illudere da cotal ambiguit , tradotte i catapultii Cartilagine afTerre j u i i l i , et ad oppidum Uiicam oaitrii looitit. (2 (1 ) Ed entrato im etili. Gio in Utica , d a 'c u i dintorni i nemici erano foggili. (2(1) Tulli sommavano direi npltt. A qual meicbinil di io n e eranii allora ridotti i Cartagineii te tti al potenti ! Ci oon di meno il valore , la tagacit , e la coitansa del capi tano, oui quelli trilli avaoai d un grandeieroilo eran affidati, seppero alla fine trionfai di avverta rii cotanto numerati ed audaci. (2 { 3 ) Il fu m Bacara. I oodioi manninritti hanno tutti Macara , o M acarot, o Macroi ; ma lo Schweigh., oon ti do rando che i Romani ne avean fatto Bagradat , e che Snida 1* appella |B uaara , ha dapprincipio giudicato che il nome Panico ti tm v ette colla lettera initiale B. Ma avendo poioia riflettuto , che gli Arabi chiamaron il mentovato fiume Magierda , e Megierda ( am i Mejerda , e Mej*rdad ) gli piaoque di rimettere liniziale M , la quale non era appoggiata iliau toriti di nenoD codice, e, te ti eccettui la lezione di Snida, eh forte viciala, non avea per t che l analogia col nome Romano , nel q u a le , a 100 parere , pu pen affinit di pro nom i* una labiale estere (tata scambiala collaltra. (2{{) E fabbric dappresso una citt. <11 Caiaub. ti mara viglia, oome potettero cosi pretto fabbricar qua citt, quindi vorrebbe a ** toililuire (rocca); quaiicb fowe pi facile di coitruir in breve tempo un coltello ben afTurs a to , che un ammalio di catucce , oui ti darebbe il nome di citt.

( i { 5 ) Osservando ohe il fiume suddetto. P e r , comprender bene questo stratagemma d i (apersi , cbe la Matura sfcoooa nel mare alla sinistra di Cartagine ( ohi volge la (accia al nord ) ooo longi d* Utica ; onde Amiloare, varcato lo spaaio paludoso, su coi col favore di oerti reati forma*a*i no goado pella abbia che ri i afloUara , riuscir doveva al fiume , tragittato quello alla campagoa , senta pascar l istmo. (a(G ) Furali a contatto. E pi che appropinquasse/ti, rvieinaronii, e meglio , secondoch io itimo esprime I* tt rilutti*t del teito. (27) L'un altro esortava confortandosi< Gl'interpreti non ono tra loro d aocordo la i vero senso di qatto luogo. Il Casanb. rende r u fn y y iit per mandata dare , e lo Sohwetgh ritiene quella versione, e nelle note la difende, diaendo ohe wmftyyvlt qni vale passar gli ordini dall*on all altro , lio oome primitivamente questo verbo significa pan ar alcuna o o u di mano in mano. Il Reiike pretende che wmpnyylmt stia per esortarsi, mentre w*ptixvr suona aemplioemedte diramarsi 1* nn 1 * altro. Il Gronovio volta ir< ^ y y i > appropinquabont , e 1' Erneiti impetum faoiebant. Ora in senso di oomaodare o dar ordini, come fa no capitano aouoi soldati, trovasi questa vooe pi d noa volta presso Senofonte ( Cyropaed. m , a , 8-iv , i ) , ma nel presente caso avrebbooo tutti 1 * uno a l1* altro tamnlluaramente comandato ; loohi non credibile. P e r la qnal cosa io credo ohe il mentovalo verbo abbia qui forza d* esortare, ci convenendosi apponlo a individui che formano una moltitudine. N i per ci potr e u e r Polibio inoolpato di ridondanza ; dappoiob lignifica a lqnanlo pi che lemplicemeote esortare , o dir vogliamo ri cordare , ammonire ; che il ano vero valore confortare, inspirar coraggio , ecoitare , spigner all azione, provocare. Nel qual senso Senofonte nell* opera citata ( v i i , 5 ) disse rfaA i7 tym , eccita gran fiamma*

3*9

a3o
(2^8) Progredir fjaant etti. Il greco m tltw u fiy itt ha una forza singolare, denotando ad on. tempo due movimenti, l'u n o di rincontro, tVt, l'altro nella stessa direzione, e come dicesi parallelo , wmft. Il Casanb. e lo Schweigh. haacircoscritto questo concetto oon troppe parole. ( 2 4 9) Luogo diffcile. L* cornane lesione (d i difficolt ) non piacque al Casanb. n i al Reiske, i quali r i sostituirono r (luogo di difficile passaggio). A me pare sembra questa lesione pi ragionevole, troppo indeter minata essendo l ' espressione di difficolti. Didatti poco ap-. presso detto , oome ginnto Amilcare a qnalche silo circon dato da m o n ti, ( per conseguente ristretto ) i nemici gli eran addosso. (25 0) Che gli altri ( merceriarii ) eran disertali e pattati da' /ternani. Qui Polibio smentirebbe di bel nnovo T . Livio , il qtiale , conforme accennammo di sopra, n a rra , ohe i Ro m ici assoldarono i primi mercenarii nella seoonda guerra Panica. Ha fatto sta che cotesti G alli, non si tosto recaronsi presso i Romani, che spogliaron il tempio di Yenere Ericina ; il perch , finita poco tempo appresso la gnerra co' Cartagi nesi , essi gli spedirono foori d Italia. ( 2 5 1) Pieno d impeto guerriero. L Aretino e il Perotti voltarono poco felicemente, in primis manti promlut ; meglio il Casaob. militari animo juvenis. Io ho creduto ohe mal non tornerebbe in volgare la traduzione a parola a parola di (252) Coltivando V affezione che loro portava suo padre. Chi volesse render sonipolosamcnle ogni parola del testo di rebbe, avendo la congiunzione ( rv r r r ii) paterna. Il Casaob. e lo Schweigh. convertono qnesto legame in nolitiam tptae patri illiut cum ipsis intercesserot; ma ci mi parato poco , nna semplice couoscenza non importando amiciiia e congioDzione.

a3i
( i 55 ) Con nimo di teco lui riconciliarti, ih ip conciliarelur hanno il Cataub. e lo S>:hweighiuaer, ri ferendo il ttrrmSnriftiktt nrr*n$. Il tecondo per n e lle note d av vito, o h e p i quadrerebbe arma cim i ilio eontociaiurut. Sic come pertanto Narra dice obito appresto oh* egli volea as socim i ad ogni opera e consiglio d Amilcare , cosi parrai assai pi naturale j che io loogo di ripeter inotilmeote la stesta cosa , egli iooaoai d ' Esternar il detiderio di ttringei'e Con l a i societ, abbia esposta la sua infestione di riconciliarsi* ( 2 5 {) Bstaro comandante degli aiuti. Cotetti ajuti erano i meroeoarii medetimi sotto agli ortlini del oapitaoo Cartaginese, (255 ) Stravaganti tupplicii. Ho accettata la correzione pro posta dal Casaub., e approvata dallo Schweigh. ne comndfcota rii, p leggo io Vece di n ^ > iA i 7^ i > , ometti , italateiat i , che non sem a stiracchiatura il Reitke piega i top* plicii ometti u tempi andati, leggo d itti, wapnXXayftttat,

ttraordnarii, inusitati. ( 2 5 6 ) Invitando e persuadendo. Storiare con a e r e r it, e


quali imporre ben diverso dal blando ecoitar che fa chi la persuasione e le preghiere usar debbe co* sobalteroi per ese guir il tuo intento. Quindi Polibio li vale qui del verbo M / t / i n i , eh quanto iutinuarti nell animo per via di lodi, e cui ho creduto corrisponder I' invitare nella nottra favella. ( 2 5 ^) In qualche modo dilettavanti. Polibio adopera qui vocabolo tale , cbe molto felicemente te oon m* inganno, pu trasportarli in italiano, ebbene nel sento trailato. Quando alonno , teoza esser consumato in qualche teienta , o a r te , e ne occupa per olo diporto , diciamo eh egli di siffatto, studip dilettati. Cos nell idioma g reco , meotrech denota propriamente quel accareitare che fanno i cani agi tando la coda, e talvolta adulare, trovati presto ottimi autori per godere, compiacerti. Pindaro Olimp. iv, 7, i m o rp tt y -

a3a
yXtmimf (godettero della dolce noo*a ) , ed Enripide nel Reto v. 55 r a / m ptttt%vf (m i diletta la notturna fao) e nell* Jone v. fi85 yf ftt rm/'tt Oirfxl* ( che non mi piacoiono gli oracoli ). Adunque "isoli m tir/iil t i /A i7 molto acconciamente tradtrvaM , gode vano , compiacevonsi, dilettavnnsi di questa lingua, e nella otta la composizione del v erb o , cbe am i gli d maggior f o n a , esprimendo la famigliarit contratta da quella gente colia lingua ponica. ( 2 58 ) Tagliarono agli infelici nato e orecchie. Con nna parola esprime Polibio oi che realmente significa 'troncar le parti estreme ila , estremit. Ora ticoome gli arti superiori e inferiori ( mani e piedi ) , per cui intendonai comunemente le estremit del corpo umano , furono poscia paratamente motilate , cos non rimanevano che naso e orecchie, altre estremit , che ancora presso qaalnhe barbara nazione vengono recise io punizione di certi delitti. (2 5 9) Incrudeliscono. Ho preferito qaetto verbo ad altri che la stessa cosa avrebbon espresso, onine inciprignire, inasprirsi, per poterlo applicare alle magagne del corpo, non meno che a quelle dell animo. Cos os Polibio che vale inferocire, ma i ad nn tempo vocabolo medico , con coi si dinota il malignarsi delle piaghe, e donde deriva al* cera d'estrema malignit, descritta da Celso ( de medicina * , c. 28 , Sect. 3 ) o I' aggettivo OifimSic, ferino , applicalo da fppocrnfe alla tosse maligna ( Apbmis. 11 , sert. 2. Epid. vi ) e da Areteo ( De caos, et sign. acu. morb. 11, 9 ) all* au tunno apportatore di gravissime malattie. Quindi fu Iti cancro apposto il nome (fi , fiera, conforme riferisci Esirhio. (2G ) Serpeggiano divorando. Il testo ha x n r i +*> */*<>, fanno il pasto, locch direhbesi in latino d-pascunt, verbo con coi i* i esprime appunto il dilatarsi che Fauno le nfnere distrut tric i, le quali perci acconciamente chiamate sono da* medici

*33
alcuni d^pntetnbo. Lo Sohweigh. trad uce, intiim scrfKl vefociiit ; ma io ho creduto di non dover omell*re U circo-:
Unza della distrniione conginnta col lerpeggiare. ( a f ii) Annrrnm'nti e putredini. Fidi"inut quondam ingtncTantur , oc tabet volt lo Schweigh Ma n I* uno n I' allro Ostanti rappresenta oi olle diate Polibio. Imperciocch fu Ifg non ha mai significato in medicina l'atp elto negro di parti corrotte , ticcome la voce qui adoperata dal nostro , eqoivalente al pi'tXer/tm d Ippocrale , ( V edi , Poe*. OEoonom. Hipporr. a questa voce) il qnale per /timeft *(<// intete ulcere maligne e negre delle parti genitali, non altri menti che Celso ( i l , ! ) ditte nigritiem in ulceribui. Tabet poi nona liqnefasione e consunzione lenta, indipendente dallo ruggenti di qualche vincere in umor m arcioto, siccome aoeade nell* tabe domale e nel marasino teoile. Laonde * o r i / o i r molto meglio arebbeti adattato putredinet, e nigrorr a ft (2G2) pertanto da crrd*rti. Siccome nelle malattie del oorpo dislingtinnsi le canae predisponenti , che hanno tede nell individuo infermo, dalle occasionali che inno Tauri di lui, e fatinoti operative in forza delia mala dispotizione delle parti in cni ifiduisnono, coti Polibio molto taviamente tepara le cagioni delle politiche infermiti cbe albergano negli animi, da quelle ohe procedono da esterne- violenze. Ora la medicina radicale in amendue meno la distruzione de* viiii adulti e confermati ardua impresa , per non dir imponibile ! - cbe I* oppoiiaione efficace al loro sviluppo. Il perch fanno gran senno qnrR eg n an ti, ohe per mezio d* uun'acconcia educazione procacciano di piantar genni di virt!i ne*cuori de loro sudditi , innatnri ohe le paasioni stabilito vi abbian atsolnio dominio. Ma le in* fluense nocive, che derivano dallarbitrin deinaestrati, vanno egualmente evitate. Che, sebbene, ove trovano docilit e onetti MDtimenti, bod ingenerano pericolose resistenze, a fungo aa-

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dare corrompono i coitami pl& uni, oon altrimenti ohe 1 *abi tuale dimora in un* aria appestala guasta la salute de'corpi pi robusti.
( a 6 3 ) Gli Emporii. Riferisce Strabono ( xrv, p. 835 ) che in fondo alla Sirti minore area un grandissimo emporio ( piazka da mercato ) , e che in quel seoo giItasi un Game. Qui pertanto Emporio nome proprio, e nel namero di p i i , forse pella vastit del luogo, quasi che da molti emporii fosse composto. Del resto altre citt ancora portavano qoesto nome, come 1* Emporio di Spagna eretto da'Marsigliesi, e quello dei Locri alla foce del Metanro ( V. Strab. n i , p. i 5 g , iG o). (2G4) litica ed Impone. Vero , conforme narra Diodoro ( ix , 5 {), ohe queste due citt fecero valorosa e ostinata re sistenza ad Agatocle , ma finalmente egli le prese. Ma i R o mani , quando, condotti da Regolo , impossessaronsi di tulle le citt intorno a Cartagine , non le poterono soggiogare.' (263) Agli Siali alleati. Roma e Siracasa eh eraosi testi con loro pacificate. nA ii(, che qui leggesi nel testo, non si gnifica soltanto c itt , ma eziandio governi , stati , conforma avverte il Reitke. (26G) Che siffatte cote ec. Importante leziooe d qui Poli bio a* Regnanti, facendo loro conoscere, oome pella propria sicurezza e pella felicit de* loro popoli non debban essi fa vorire giammai presso qualsivoglia nazione attentati che par tono da ammutinamento , sovrattutto d* una feroce soldatesca , quandanche fosse per ridondarle loro qualche vantaggio. Cos Gerone, come i Romani e ra D O stati nemici acerrimi dei Cartaginesi, e l abbassamento di questi non sarebbe loro forse dispiaciuto , se derivato fosse da qualche legittima guerra. Ma consideraron essi , che la ribellione i troppo pessimo esem pio, e che ben lungi dal dover essere con aperte o segrete pratiche sostenuta da esteri potentati , egli comune interesse di tutti, che venga efficaineute repressa ed estinta*

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( a C7) N debbeti ad alcuno eo. Ogni Ordine nello stto, qua

lunque ne eia la ooatituaione, neceuario i che abbia i noi diritti limitati e oirooicrilli a legno , che aatc^r non po iu no oonfliui percoloai alla salvesza dell' nDirenale. Quindi iniurero nella repnbblica Romana U nti tnm alti pelle Ifggi agra r ie , ohe troppo allargavano la libert del -popolo; qoiodi lo soverchie conceuiooi fatte a Grandi ambiziosi, accelero le guer re civili. (168) Marciando alla sfiata. Ho volgarizzato 00il qoeata volta 1' tTiM mfiytit, eh' di mpra pi fiate occono , percioccch gli A fricani, attenendoli a luoghi itretti e montoosi, romper doveano le file t e marciar a pochi a pochi. Militar mente il verbo sfilare non ammenc dalla Grnica e non *e in senio di sbandarsi; ma il Graisi (Dii. milit. It. t> : , p. 127) vorrebbe cbe con elio in d ic a n e , quel movimento, che fanno le troppe in cammino , qua odo incontrando an otta ccio tono coitrette a diminnir la fronte , e a diichierarii per panare nno itretto . (a6g) Allora poteasi veder eo. Queita iteu a sentenza con poca variazione trovali in Diodoro ( v , 1 ) , o* riferito il medeiimo avvenimento. Il Weatelingio propone col di 10? ititnir in Polibio r i u n a , pi calcante lembrandogli intelligenza cbe forza strategica. Ma con ragione rifiata lo Schweigh. quella correaione, facendo vedere che /</* sta qui per facolt , v irt , ingegno. (270) Molti in avvisaglie ec. Ha gi onervato lo Schweigh., che queita ipoiitione nn poco confala, appartenendo gli agguati, e gli analti improvvisi diurni e notturni a fazioni parziali, anzich a combattimenti generali Ma non lerabra che qui Polibio avesse in mente la generalit parzialit delle snffe , per ci che ipetla al numero de ioldati ; libbene egli probabile che mirane all uuit o raultiplicit de* liti , in cni accadevano gli scontri. Laonde , allor

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quando Amilcare tagliava i patai a' nemici , e li batteva, coma li noi dire con frase straniera , in dettaglio , aoeerchiandoli in varii luoghi, erano le tue pugne paniali : laddove la fa* sione era generale, quando con incamiciate e sorprese tutto 1* esercito, o parte di quello in an sol Inogo raccolto, met teva in pericolo. Il traduttor francese he fu scorta al Folard leggendo nell* edizione del Casaubono Ut i't n i iX tniptri , m nifiim , volt faitanl semblant d en voulair 4 tonte fannie ; ma in questo seoso avrebbe scritto Polibio ( Si rv ix tit xirSvt'tvmt ; o lasciando il testo intatto avrebbe dovuto dire l'interprete francese: camme s'il set agi d'ime

affaire ginirale. (271 ) La sega pella somiglianza ec. Appiano ( Hist. I lljr .
c. * 5 ) dice d an luogo montuoso dell Illiria j chera oirooodato da colline appuntate, come seghe, (172) Mato pertanto ec. Ecco novella prova, cbe da Amil care io fu o ri, non avean in quel tempo i Cartaginesi capi tani di vaglia. Quanto mille pugnasse Annone abbiam di so pra veduto. Ora ci si presenta Annibale, che con istolta fdnoia nulle proprie forse neglige i primi doveri d an baon condot tiero , ed colla soa gente miseramente disfatto. (2 7 3 ) Lo stesso capitano ec. Lo Schweigb. ba notato il granchio pigliato dal Casaub. , che interpret questo passo s ducem qui jam antea ad bellum exierat. Egli adotta la corra sione del Reiike, ducem, qui antea decessemi, e 1*amplifica a questo modo ; Hannonrm qui antea imperium deponere faerat coactus ; ma io la ritenni intatta , sembrandomi cbe cosi pi s' accordi col testo. (*T ) Quasi per correr lo stesso aringo. E aringo lo spa zio io cni si gioitra, e quella linea nello stadio, sa cui vanno i corridori, secondo cbe ne insegna Esicbio. Il perch io ho credalo di non poter rendere ri im a m t

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eoi li sottintende yfmpftit, oon un' immagine p it caliante e p ii italiana di quella cbe ho naata. ( i j S ) Lepri. Due citt di quello noma area mila coita d* Africa , la ona preu o la Sirli minore p ii viciua a Carta gine , e di q o eiu parla qui Polibio, l'altra oon Inngi dalla Sirti maggiore, ov la Lebda odierna, ne*dintorni della qual* veggonti le vaile roiue dell antica Lepti. <jC) Arrischiar tutto a i un giaoco i il tignw ficantiaiimo verbo greco, coi corritpoude queita fra te , e che oon somma preciiione rendala dal latino , de somma renna

aleam jaeturi. (279) Tanto importa ec. Quetta tenlenta ancora fn pres
soch colle itette parole di Polibio riprodotta da Diodoro ( eolog. x xv , 1 ) Coti da questo p a n o , come dall am moniiione riportata di topra In occatione della iconfitta di Regolo, appariice quanto folte l'autor nostro inesorabile con tra coloro cbe non la perdonano a* v in ti, e l imbecille loro rabbia tfogano m i m iteri, oui tolto ogni m en o di difeta. D ifetti nulla p ii onora 1 eroe che la generalit aiata veno di quelli che la torte delle armi ha al tuo potere anoggettati. Alettandro fu forse p ii grande pe riguardi , con coi dopo la battaglia da Arbela tratt la famiglia del debellato e morto Da rio , che pella vittoria cbe il rendette padrooe dellAsia ; e il primo Africano (Polib. x , i j ) ebbe con minor gloria dalla magnanimit e continensa , di coi diede in Ispsgna tanti belli esempli, che dalla sua fortuna Delle imprese di guerra. Ma la vendetta esercitata sopra awersarii umiliati ferocia pi ohe bestiale , e vilt d* animo inferiore ad ogni pi basto e odierole tentimento. (278) Circa quel tempo ec. Lo Schweigh. li maraviglia come Polibio coll brevemente ipacri questa faccenda, della quale egli nel libro teno cap. 10, dice d'aver gi trattato pi difTutamente , e rnppone che alcunp cote aieno qui Hate

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omesse, o che qaalche epitomato abbia ristretta la narrazione. Ma qael pi diffusamente io noi trovo oelle parole del noatto al laogo testi italo, ove leggesi m $ i n p ruit w p * n i n i
i^ n ( r i , conforma abbiam esposto tu ci ne' libri antecedenti. Laonde la oooghiettnra del dotto

commentatore ha debole appoggio , e il cenno che qui d l'aotore di quell avvenimento i sofGoieote per fam e coDosoere U circoliam o principali.

FIKE D E LL * ANNOTAZIONI DEI, PRIMO L I M O .

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D ELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

LIBRO SECONDO.

.1. I N e l libro a questo antecedente abbiam esposto, A. d fi. quando i Romani, assettate le cose d*Italia, agli affari esterni incominciarono ad appigliarsi ; poscia come tragittaron in Sicilia , e per quali cagioni mossero guerra a Cartaginesi per quell isola ; in appresso come princi piarono ad allestir forze navali, e quanto avvenne ad amendue in cotesta guerra sino alla fine ; nella quale i 'Cartaginesi sgomberarono tutta la Sicilia, e i Romani impadronironsi dell isola tutta, se si eccettui la parte soggetta a Gerone. Indi prendemmo a d ire , come i mercenari!, ribellatisi da Cartaginesi, accesero la guerra cosi detta Africana , ed a qual seguo giunsero le em piet in quella commesse , e qual fu 1' esito di cotesti orrendi fatti sino al termine ed alla vittoria de Carta ginesi. Ora c ingegneremo di palesar sommariamente le vicepde che a queste tennero dietro, (j) toccando eia-

2^0
A. &R. scbeduna, secondo il nostro divisamente. I Cartaginesi, 5 ty come prima ebbero accomodate le cose d' Africa , a o 5 a 5 cozzaron nn esercito , e (a) spedirono Amilcare nelle contrade di Spagna. Questi prese Toste, ed insieme il figl io Annibaie, che allor avea nove aooi, e fatto il tragitto alle colonne d Ercole, (3 ) ristabil in (spagna gli affari de Cartaginesi. Soggiorn in questi luoghi quasi nove anni, e poich ebbe molti di qne popoli assoggettati a Cartagine , quali colle arme , quali colla persuasione , lasci la vita condegnamente alle anteriori sue gesta. Imperciocch venuto a battaglia con nemici valorosissimi e potentissimi, ed esposto avendo t stesso colla maggior audacia nel fervor della mischia, mori da forte. I Cartaginesi diedero il capitanato ad ^sdrubale (4) suo parente e comandante delle sue galee. 5a3 IL In que tempi impresero i Romaoi a far il primo tragitto con un esercito nell llliria (5 ) ed in coleste parti d Europa. Le quali cose non di volo, ma con attenzione considerar dee chi conoscer vuole in realt il nostro proponimento , e come crebbe e si form il RouMino impero. Deliberaron essi pertanto di tragittare pelle seguenti cagioni. Acrone re degl ilJirii, figlio <li Pleurato, avea torse di terra e di mare molto maggiori che non alcuno de suoi antecessori. Costui , sedotto dall oro di Demetrio figlio di Filippo, promise di soc correr i (6) Medionii assediati dagli Etoli. Imperciocch non potendo gli Etoli in alcun modo persuadere a M e*, dionii di unirsi alla loro repubblica, pensarono di farli suoi colla (orza. Raccolto adunque un est rei L o da tutti i loro popoli , posero il campo intorno alla loro citt

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e (7) la strnsero d assedio senza interruzione, appli- A.diR. candovi ogni sfono ed industria. Ma essendo gi pros simo il tempo di elegger i maestrati, e dovendosi sce glier un altro pretore , mentre che gli assediati erano gi ridotti al verde, e sembrava che ogni giorno fossero per arrendersi, il pretore antico aring gli Etoli di cendo , dappoich egli sostenuti avea i patimenti ed i percoli dell assedio, giusto essere che, come presa sa rebbe la citt, lamministrazione della preda e T inscri zione (8) delle armi fossero a lui concedute. Ma sic come alcuni, massimamente quelli che (g) recavansi in nanzi pella suprema potest, contraddicevano a questi d e tti, ed esortavano la moltitudine a non precipitar i loro giudizii, ma a lasciar il partito indeciso, chiunque si fosse quegli cui la fortuna cigner volesse siffatta co rona ; cosi parve agli Etoli di decretare , che , qualsi voglia pretore novellamente creato s impossessasse della citt , accomunasse col predecessore 1 amministrazione delle spoglie e l inscrizione delle arme. III. Presa questa risoluzione doveasi il giorno vegnente far 1 elezione e la consegna del supremo maestrato, conforme costume degli Etoli. Ma nella notte accostaronsi cento barche alla (10) Medionia, radendo i luoghi pi vicini alla citt, con entro cinquemila Illirii, e dato fondo nel porto , allo spuntar del di prestamente e di soppiatto discesero in terra, e (11) schierati all uso loro andarono a branchi verso il campo degli Etoli. I quali, di ci accortisi, rimasero attoniti dell'avvenimento inaspettato e dell audacia degl Illirii, ma altieri com e* rjno da lungo tempo ed affidati nelle proprie forze, p o l i b i o t tomo 1. 16

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A. diR. ponto non si smarrirono. Anelarono dunque la tamg-l gior parte della grave armadura e de* cavalli innanzi al campo nel piano, e con parte della cavalleria e cofanti leggeri occuparono le eminenze ed i luoghi opportuna mente situati davanti allo steccato. Gl Illirii piombati sulla milizia leggera la respinsero al primo affronto , come quelli eh erano superiori di numero ed aveano pi poderose masse ; i cavalli poi , che a quella eransi uniti, costrinsero a retrocedere verso la grave armadura. Poscia assaltati da sito superiore quelli che schierali erano nel piano , li misero tosto in fuga , uscendo ad un tempo i Medionii pure fuori della citt addosso agli Etoli. Molti ne uccisero , pi ancora ne presero , delle arme e delle salmerle tutte s impossessarono. Gl Illirii pertanto, poich' ebbero eseguiti i comandamenti del re, e recata la preda e le altre robe alle navi, salparono incontanente, facendo vela pella patria. IV. I Medionii, salvati contro la loro speranza , ragunaronsi a parlamento e deliberarono intorno all in scrizione delle arm i, ed alle altre faccende. Piacque loro di far l inscrizione comune, a nome di quelli che governava allora, e di chi ( i a) si trarrebbe innanzi nella futura elezione , non altrimenti che piaciuto era agli Etoli. E ben sembrava egli che la fortuna con quanto avvenne a Medionii a bello studio mostrar vo lesse la sua forza agli altri uomini ancora; mercecchi le medesime sciagure che gi aspettavansi da nemici, essi riversarono su questi in brevissimo tempo. E gli Etoli da cotesta improvvisa sventura trassero 1 ammae stramento di non far conto dell avvenire , come se gii

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fosse accaduto, e di non anticipar le loro speranze, J.diR . confidando io ci che possibil , che riesca diversamente , ma di ascriver gran parte degli eventi al caso, massimamente nelle cose di guerra , dappoich uomini sono. Il re Agrone, ritornate che furono le barche, e sentito da duci ci eh era stato operato in quella spe dizione , fu oltremodo lieto d aver vinti gli Etoli tanto superbi e tron6i, si diede all ubbriachezza e ad altre siffatte gozzoviglie , e cadde in una k>6ammazione di petto, della quale fra pochi giorni mori. Gli (>3) suc cedette nel regno la moglie Teuta , la quale nella par ti colar amministrazione degli affari giovavasi della fede degli amici. Costei (i/f) governandosi da donna, ed af fidando solo la recente vittoria, senza volger lo sguardo alle cose di fuori, permise primieramente a suoi di predare chiunque navigando riscontrassero } in secondo luogo allest un armata ed un esercito non minore del 5 i^ primo , e spedigli, imponendo a' duci di trattar ogni terra come nemica. V. Costoro partitisi, fecero la prima invasione nel territorio di Elea e di Messene ; che queste contrade soleano gl Illirii sempre guastare , per esser le loro coste molto estese, e le citt dominanti dentro a terra, onde lontani e tardi eran i soccorsi che ad esse gignevano contro le discese degl Illirii. Il perch impu nemente correvano e spogliavano coleste regioni. Tut tavia allora , innoltratisi sino a Fenice d* Epiro per vettovagliarsi, vi si abboccarono con certi Galli eheran al soldo degli Epiroti, e dimoravano a Fenice, in nu mero * ottocento. Co* quali introdussero pratiche di

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A. diR. farsi consegnar a tradimento la citt , e sbarcati impadronironsi al primo assalto di quella e di quinti v'avea dentro, ajatati da Galli che vi si trovavano. Gli Epi ro ti , adito il oaso , accorsero in fretta , con tutte le loro f o n e , e giunti a Fenice , e trinceratisi dietro il fiume che corre presso alla citt, vi posero il campo, e levarono per maggior sicurezza le tavole del' ponte su quello costruito. Ma come fu lor annunciato che ar rivava ( i 5) Scerdilaida con cinque mila Illirii dalla parte di terra per le strette cP Antigonea, spedirono porzione de suoi a presidiar Antigonea , ma poco al rimanente badarono , godendosi a saziet il paese, e negligendo le guardie e le stazioni. Gl Illirii, risaputa la loro di visione e la neghittosa loro condotta, si misero in cam mino di nottetempo , e poste tavole sol ponte , passa rono il fiume a salvamento, ed occupato un luogo forte , vi stettero il resto della notte. Sopraggiunto il d i, e schieratisi amendue dinanzi alla citt, (16) gli Epiroti furono vinti , e molti di loro caddero ; mag gior numero ne fu preso , e gli altri fuggirono verso Atintania. YL Da tanta sciagura colpiti, e perduta ogni spe ranza in s stessi, mandarono ambasciadori agli Etoli ed alla nazione Achea, richiedendoli supplici d ajnto. Questi ebbero piet delle loro disgrazie, e condiscesero a prieghi che porgevano, e poco stante vennero coi soccorsi ad Elicrano. Quelli che occupavan Fenice, ridottisi dapprima con Scerdilaida in nn luogo, acam pa ronsi presso agli ajuti con animo di combattere ; ma furon impediti dalla di (lcolta de* s iti, e perch eran

245* venate lettere da Tenta che imponevan loro di ritornar A. di R. subito a casa , essendosi alcuni Olirti ribellati a favore de'Dardani. Laonde depredato chebbero lEpiro, fecero tregua cogli Epiroti, merc della quale restituirono per danari i corpi liberi e la citt, e gli schiavi e 1 altra suppellettile caricarono nelle barche e se ne andarono. Scerdilaida co'suoi ritorn per terra passando le strette d Antigonea. Grande terrore mise cotesto avvenimento a1 Greci che abitano la marina ; imperocch veggendo la pi forte e potente citt dell Epiro ridotta fuor di ogni opinione per tal guisa in ischiavit, non temevano gi, siccome in addietro, pel loro contado, sibbene per s stessi e pelle loro citt. Gli Epiroti inaspettatamente salvati} tanto furon lungi dal tentar di punire i lor offensori, e di render grazia a chi gli avea sovvenuti , che al contrario mandaron ambasciador a T en ta, e strinsero alleanza cogl Illirii e cogli Acamani, secondo la quale ne tempi appresso con questi patteggiarono, e gli Achei e gli Etoli trattaron. ostilmente. Donde si fece manifesto il loro pessimo consiglio nel rimeritar i loro benefattori, ed insieme 1 imprudenza , con cui sin dapprincipio reggevansi ne proprii affari. VII. Conciossiach , quando alcun mortale cade in qualche sciagura contro ragione , colpa non di chi soffre, ma della fortuna, e di chi offende ; ma ove chiaramente per difetto di giudizio s' avviene ne* mag giori infortunii, egli fuor di dubbio, che il soccom bente ne debbe esser accagionato. Quindi a colui cb vittima della fortuna , gli tengon dietro piet con in dulgenza e soccorso , ma chi lo della propria incon-

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J.difl. sideratezza , vergogna e biasimo gliene deriva da Savn. Locch allora da Greci meritamente conseguirono gli Epiroti. Imperciocch, primieramente , chi non a tri in sospetto i Galli, per la fama in che sono comunemente, e non temer di consegnar loro nna citt prosperosa, e che offre molte opportunit al tradimento ? In se condo laogo dii non si sarebbe guardato da consigli d nua masnada, formata d uomini, i quali dapprincipio cacciati dalla patria a furia di popolo, perciocch traditi aveano i loro famigliari e congiunti, ed accolti daCar taginesi nelle angustie della guerra, cme prima nacque contesa fra i capitani ed i soldati pe salarii, presero a saccheggiar Agrigento, ove erano stati posti per guarni gione, in numero allora doltre tremila; poscia (17) con dotti ad Erice pella stessa bisogna , allorquando i Ro mani l assediavano, argomentaronsi di tradir la citt e tutti quelli che insieme con loro eran assediati, ed es sendo la pratica riuscita vana , ricoverarono presso i nem ici, e come questi presero di loro Gdanza , spogliaron ancora il tempio di Venere Ericina. Il perch i Romani conosciuta appieno la loro empiet , non s) tosto fecero pace co Cartaginesi, che con ogni maggior premura si diedero a disarmarli, ad imbarcarli , e a metterli fuori di tutta l'Italia. Costoro avendo gli Epi roti fatti custodi della repubblica e delle leggi , e con segnata loro una ricchissima citt, come non sarebbono meritamente reputati gli autori de mali loro accadoti ? Tanto ho giudicato di dovermi intertenere sulla stol tezza degli Epiroti , e sull inconvenienza di giammai introdur nelle citt guernigioni troppo grosse, singo larmente di Barbari.

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Vili. Gl'Illirii eziandio ne tempi anteriori oltraggia^ A. < fi R. vano le navi che per trafGco venivano d1I t a l i a e quando soggiornavano a Fenice, parecchi di loro, stac catisi dall annata , molti mercatanti italiani parte spo gliarono , parte uccisero, e non pochi ne menarono prigioni. I Romani , che non aveano in addietro dato ascolto alle accuse contro gl Illirii, essendone allora di molte giunte al Senato, elessero ad ambasciadori pelrilliria, a fine di esaminar le cose anzidetto, (18) Cajo e Lucio Coruncanii. Tenta , come ritomaron a lei le barche dall Epiro , stupefatta della moltitudine e della bellezza delle robe condotte ( che F enice allora molto avanzava in prosperit le altre citt dell Epiro ) da du plicato coraggio si senti stimolata alle offese de* G reci Tuttavia allora se ne rimase per cagion delle turbolenze iutestine, ma acconciati prestamente gli affari degl* Illirii ribellati , assedi (19) Issa, che sola non le ubbidiva ancora. Frattanto arrivarono gli ambasciadori Romani, i quali, ammessi che furono all udienza r lagnarciosi delle ingiurie ricevute. Teuta , finch parlarono, ascoitolli con ferocia e superbia somma. Poichebbero finito, disse pubblicamente, voler essa procacciare cbe i Ro mani offesi non fossero dagl Illirii, ma privatamente, non esser costume de re Illirii di vietar a loro popoli il (10) vantaggiarsi col far prede in mare. A cotali detti il pi giovine degli ambasciadori montato in collera, rispose con franchezza conveniente bens, ma non ponto a tempo. Or sappi, o Teuta , che i Romani hanno il bellissimo costume di vendicar pohblicamente le inginrie private, e di soccorrer gli offesi. E npi, se a Dio pia-

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A. HRr cer, vedrem modo di costringerli a corregger di buon grado e sollecitamente gli statuti regii a pr degl Illirii. Accolse colei con (ai) ira femminile e forsennatamente siffatta franchezza, ed quelle parole in tanta collera mont ch e, disprezzando i diritti tra gli uomini tubi li ti , poich aveano salpato , mand lor dietro alcuni per uccidere lambasciadore che avea si liberamente fa vellato. Come ne giunse la notizia a Roma, irritati dalla perfidia ideila femmina, incontanente si diedero a far apparecchi di g u erra, e conscrissero legioni, e raccol sero un ^Manata. 5 a5 IX, T euta, giunta la primavera , allest pi barche dtpriA ia , e le spedi di bel nuovo in Grecia. Delle qualificane (la ) tragittarono direttamente a C ortira, le altre afferraron al porto di D urazzo, sotto pretesto di far acqua e di vettovagliarsi, ma in effetto per tra mar insidie ed occulte pratiche contro la citt. Que di Draxzo , avendoli ricevali (a3) senza malizia, e non badando pi iu l , vennero essi in semplice farsetto cme per attigner acqua , ma colle spade ne secchii, ed uccise le guardie della porta impossessaronsi tosto (a4) dell edifizio. Sopraggianse poi prestamente , se condo 1 accordo, un rinforzo dalle navi, col quale nironsi , ed occuparono di leggeri la maggior parte delle mora. I cittadini , sebbene non preparati, come quelli eh erano stati sorpresi, accorsero pure e combat* tarano animosamente. Gl Illirii baona pezza resistettero ma Gnalmente furono cacciati dalla citt. I Durezze Hi questo fatto per negligenza vennero in pericolo d perdere la patria , ria il loro valore fu cagione che

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lenza danno si ammaestrassero peli avvenire. I duci J.diR . degl Illirii fecero subitamente vela , e , raggiunti quelli che innanzi navigavano, approdarono a Corcira , ove nella discesa sparsero grande terrore, e si accinsero ad assediar la citt. I Corei resi ridotti in angustie, ed al tutto disperati defatti loro, mandaron ambasciadori agli Achei ed agli Etoli. Vennero ad un tempo gli Apolloniati ed i Durazzesi chiedendo sollecito soccorso, e pregando che non li lasciassero (a 5) disertare daglIllirii. Quelli prestato ascolto agli ambasciadori, e benigna mente accolti i loro discorsi, (16) armarono in comune le dieci navi coperte degli Achei, ed allestitele in pochi giorni andarono alla volta di Corcira, sperando di le vare 1 *assedio. X. GlIllirii, prese seco sette navi coperte, date loro dagli Acarnani per patto d alleanza, affrontaronai coi vascelli degli Achei presso Paxo. Gli Acarnani, e le navi Acliee eh eran ad essi schierate di fronte, com batterono con pari fortuna, ed illesi rimasero nello scontro , se si eccettuino le ferite riportate dalla gente. Ma gl' Illirii, legate insieme le loro (27) barche a quattro a quattro , attaccarono i nemici, e poco ba dando a proprii legni, e andando a (28) sghimbescio , cooperarono all impressione degli avversarti. Ma p o i, che i vascelli nemici, toccate avendo le barche, furonsi ad esse attaccati, ed impacciaronsi penzolando da loro rostri le barche unite, gl Illirii saltarono sulle coperto delle navi A chee, e le soverchiarono pella moltitudine de loro soldati navali. Per tal modo insignorironsi di quattro navi da quattr ordini, ed nna da cinque som-

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A.diR. inersero in un colla gente, nella quale navigava Marco da Cerine , uomo che sino a quella catastrofe prestato avea alla repubblica degli Achei ogni pi- segnalato servigio. Quelli che pugnavauo cogli Acarnani, come conobbero la vittoria degl Illirii , diedero de remi n d l acqua , e secondati dal vento ritiraronsi salvi a casa. Facile riusc poi l assedio agl Illirii, c h e , di tal vit toria superbi, facevano a fidanza. I Corciresi trovandosi per siffatto avvenimento fuori d ogni speranza , soste nuto alcun poco 1 assedio , fecero accordo cogl Illirii, e ricevettero guernigione, e con essa (ag) Demetrio Fario. Ci fatto , i duci degl Illirii incontanente salpa rono , ed approdati a (3 o) Durazzo, presero nuova mente ad assediar questa citt. XI. Circa quel tempo il console Gneo Fulvio si parti da Roma con dugento navi , ed Aulo Postumio mosse colle forze di terra. Era il primo divisamento di Fulvio di navigar a Corcira , supponendo di trovare 1 assedio non per anche deciso ; e sebbene egli avesse tardato , ci non di meno accostossi all isola , con animo di co noscer dappresso ci eh era accaduto alla citt, e per chiarirsi di quanto da parte di Demetrio gli era stato annunziato. Imperciocch Demetrio accusato essendo presso T euta, per timore di lei mandato avea dicendo a Romani , che consegnerebbe loro la citt ed ogni altra cosa eh' era in suo [>oteee. I Coreiresi veggendo con piacere la venuta de Romani , diedero lo ro , per consiglio di Demetrio, la guernigione degl Illirii, ed essi, d unanime consenso si arrndettero, (3 i) recipro camente esortandosi, alla discrezione de Romani, re

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potando questa loro unica salvezza in avvenire contro A. 11. la perfidia degl Illirii. I Romani , accettati i Corei resi per amici , navigarono alla volta (3a) d Apollonia , avendo seco Demetrio per condottiero nelle altre spe dizioni. In quello Postumio ancora traghett da Brindisi le forze di terre, da venti mila fanti, e circa due mila cavalli. Amendue gli eserciti approdarono insieme ad Apollonia, ed avendoli gli abitanti egualmente accolti, e datisi al loro arbitrio, salparon tosto nuovamente, sen tendo esser assediata Durazzo. Gl' Illirii, come s avvi dero che giugnevano i Romani, si tolsero dall assedio, ed in disordine fuggirono. I Romani ricevettero i Du ra zzesi ancora sotto la loro protezione , e proseguirono neluoghi interni dellIl liria, assoggettando nel passaggio gli (33) Ardiei. Furono a loro ambasciadori di molti popoli, fra cui (34) de P artin i, che vennero a farli arbitri di tutte le loro cose. Accordata a questi la loro amicizia , e similmente a quelli che da parte degli Atintani, eran venuti, avanzaronsi verso Issa, perciocch questa citt ancora assediata era dagl* Illirii. Arrivati col fu levato lassedio, e glIssei ricevuti sotto la protezione d Romani. Presero ancora d assalto alcune citt Illiri che nel navigare lungo la costa, fra le quali Nutria , ove perdettero non solo molti soldati, ma eziandio qualche tribuno ed il questore. Impadronironsi pure di venti barche, che trasportavano le prede fatte in quelle contrade. Tra quelli che assediavano Issa i Farii in grazia di Demetrio non furono danneggiati, gli altri tutti sparpagliaronsi e fuggirono in Abrona. Tenta con pochissima gente salvossi a Rizona , piccola citt ben

2S2 A.diR. afforzata, lontana dal mare, e situata proprio sai fiume Rizone. Dopo questi fatti i Romani assoggettarono a Demetrio la maggior parte degl Illirii, e gli diedero grande Signoria ; poscia ritornarono coll armata e col1 esercito di terra a Durazzo. 5 26 XII. Gneo Fulvio pertanto se n and a Roma colla maggior parte delle forze navali e terrestri. Postumio fu (35) lasciato con quaranta vascelli, e raccolto chebbe un esercito dalle citt aggiacenti, and alle stante in vigilando sulla nazione degli A rdiei, e su gli altri die eraosi arresi. In sull incominciar della primavera Tenta mand un ambasceria a* Romani, e fece una conven zione, in cui fu stabilito, ehessa pagherebbe i tributi che le sarebbero imposti, si ritrarebbe da tutta l' IIliria ^fuorch da pochi luoghi, e ( il (36 ) qual arti colo massimamente apparteneva a' Greci ) non navighe rebbe oltre Lisso con pi. di due barche , e queste disarmate. Ci esaurito, Postumio spedi ambasciadori agli Etoli ed alla nazione Achea, i quali primieramente rendettero conto delle cause della guerra e del tragitto, indi narrarono le loro gesta , e lessero gli accordi che fermarono cogl Illirii. Trattati da amendue le nazioni colla dovuta cordialit ritornarono a Corcira, liberati avendo i Greci da non picciol tim ore, merc della convenzione anzidetta : che non d alcuni ma di tutti eran gl Illirii allora comuni nemici. Il primo passaggio de Romani con un esercito nellIlliria e in quelle parti d Europa, e la prima relazione eh ebbero colla Grecia per va d ambasciata , furon ta li, e per tali motivi avvennero. Dopo questo principio i Romani mandarono

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tosto ambasciadori aCorintii ed agli Atenieii; e questa A. di R. fu la prima volta che i (37) Corinti! ammisero i jlomani a giuochi Istmici. XIIL A que tempi Asdrubale, ( che qui abbiamo lasciati gli avvenimenti di Spagna) governando gli affari con prudenza ed assiduit, grandi progressi faceva nelT universale , e singolarmente fabbricando la citt, che alcuni chiamano Cartagine, altri Citt nuova, (38) con tribu grandemente alla potenza de Cartaginesi, e sovrattutto peli opportunit del sito , relativamente alle bisogne, cosi di Spagna, come d Africa. Della cui po sizione, e del vantaggio ehessa pu recar ad amendue le mentovate contrade, noi discorreremo cogliendo 0 0 castone pi acconcia. I Romani, veggendo costoro saliti a grande e formidabile signoria, si misero con ardore alle imprese di Spagna. trovando che per essersi essi addormentati ne tempi addietro, e per aver tutto ne gletto , i Cartaginesi eransi cotanto aggranditi, fecero ogni sforzo per emendare il loro fallo. Ma non osavan subito d imporre a Cartaginesi e di far loro guerra, per timore de Galli cbe ad essi sovrastavano, e da cut di giorno in giorno aspettavansi dessere assaltati. Risol verono adunque di palpare ed accarezzar Asdrubale , a fine di attaccar i G alli, e venire seco loro a battaglia, stimando non potere giammai, non che dominar l Ita lia , abitare sicuri nella propria patria , avendo questa gente alle spalle. Il perch, fatto eh ebbero per mezzo di ambasciadori un accordo con Asdrubale, in cui, (39) tacendo del resto della Spagna, obbligaronsi i Car taginesi a non passare il fiume Ebro con mire ostili, ruppero tostamente guerra a Galli d Italia.

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A . R .
XIV. Di cotesti Galli ntil cosa mi sembra il dare tini notizia sommaria, affinch serbiamo il tenore pro prio di questa preparazione, a aorma del primo nostro divisamento. Ma risaliremo alquanto a1tempi in cui co minciarono i mentovati popoli ad occupar quelle con trade ; dappoich io credo la loro storia oon solo de g* d essere conosciuta e rammentata, ma eziandio al tutto' necessaria, per apprendere , in qual gente ed in qual paese Annibaie affidossi prendendo a distruggere la potenza de Romani. Dapprima dunque da parlarsi del paese, qual esso sia, e come situato (4o) Terso il resto dell Italia: che meglio s comprenderanno le cose pi osservabili intorno a fatti che esporremo, ove la natura deIuoghi e del terreno fia descritta. Triangolare com la forma di tutta l Italia , quel suo fianco che guarda ad oriente ha per confine (40 il mare Ionio ed il seno Adriatico contiguo ; quello eh* volto a mezzod ed occidente, il mare Siculo e Tirreno. Questi fianchi unendosi fanno la cima del triangolo , che il promontorio dItalia verso mezzod denominato Cocinto, il quale separa il mare Ionio dal Siculo. Il rimanente, che si estende verso settentrione e le contrade medi* terranee, confinato senza interruzione <42) da gioghi Alpini, che incominciano da (43) Marsiglia e daluoghi situati sopra il mar di Sardegna , e proseguono conti nuamente sino all ultimo recesso del mar Adriatico ; se non che finiscono (44) poco prima di toccarlo. Sotto T anzidetta giogaja , che considerarsi debbe come base del triangolo , ed a mezzogiorno d essa giacciono gli ultimi campi di tutta la parte sellentriouale d Italia di

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cui ragioniamo, per fertilit ed estensione i pi rag- A.dB. guardevoli d' Europa, e di quanti si rammentano nella nostra storia. Ed la figura e circonferenza di cotesto piano triangolare , avendo per vertice la riunione dei monti cos detti Appennini , e delle Alpi , non lungi dal mar Sardo, sovra Marsiglia. Al fianco settentrionale ergossi, conforme dicemmo di sopra, le Alpi pel tratto di due mila dugento stadii, ed i meridionale gli Appen nini pello spazio di tre mila seicento. Forma di base prende la spiaggia del golfo Adriatico , dalla citt di Senigaglia sino all ultimo suo seno, 1 estensione della quale supera due mila cinquecento stadii. A tale che tutto il circuito del mentovato piano per poco non gingne a dieci mila stadii. XV. Non facile a dirsi (45) qual sia la virt di coteste terre ; perocch il grano tanto vi abbonda, che a nostri giorni vendesi sovente il (46) moggio siciliano di frumento per quattr oboli, e quello dorzo per due; nna misura di vino si cambia con eguale d orzo, e il panico e il miglio oltre ogni modo soperchiano. La copia delle ghiande che traggonsi da querceti, sparsi pelle campagne a varie distanze, pu quindi arguirsi. (47) Moltissimi animali porcini vengono uccisi in Italia, per esser mangiati, e per riporsi ad uso degli eserciti , e quelle pianure foraiscon loro tutto il bisognevole nu trimento. Ma ci cbe pi esattamente fa conoscere qual sia la vilt e la ridondanza delle cose al vitto apparte nenti si , c h e , chi viaggia in quel paese, negli al berghi non si accorda del prezzo d ogni cosa in par ticolare , ma chiede a quanto si alloggia la persona ;

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'A. di fi- ove comunemente i locandieri ricoverano gli ospiti, e li proveggono di tutto 1 * occorrevole per (48) mezzo asse, eh la quarta parte d rin obolo , e ben di rado questo prezzo sorpassano. La moltitudine degli uomini, e la grandezza e la bellezza de loro corpi, siccome il lor coraggio in guerra , le gesta loro appieno manife stano. Da amendue i lati delle A lpi, cos da quello che guarda il fiume Rodano, come dall' altro che do mina il piano anzidetto, abitano i colli ed i luoghi pii bassi , verso il Rodano ed a settentrione, i Galli chia mati Transalpini, e verso il piano i (49) Taurisci, gli ( 5o) Agoni e molte altre genie di Barbari. I Transal pini pertanto sono denominati non dalla lor origine ; sibbene dalla differenza de luoghi. Imperciocch trans significa oltre; quindi appellano Transalpini coloro che sono di li delle Alpi. Le sommit per essere scoscese, e piene di perpetua neve , sono fin ad ora disabitate. XVI. L Appennino, da dove incomincia sovra Mar siglia , ed alla sua riunione colle A lpi, tengono (5 1) i L iguri, cosi la parte d esso che scende verso il mar T irreno, come quella che sovrasta al mentovato piano: lungo la marina sino a (5a) Pisa, prima citt dEtruria a ponente, e dentro a terra sino al contado (53) d Arezzo. Seguono (54) i Tirreni, ed a questi contigui gli (55) U m bri, che abitano amendue le falde de monti anzidetli. Il resto dell Appennino, distante da cinque cento stadii dal mar Adriatico, lasciato il piano, volgesi a destra, e per mezzo il rimanente dellItalia si estende sino al mare di Sicilia. La parte piana che da questa banda lasciata giugne al mare sino alla citt di Se-

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rigaglia. Il fiume (56) P , celebrato da' poeti sotto il A.diR. nome di Eridano, ha le me sorgenti dalle A lpi, ove a un di presso trovasi il vertice della suddescritta fi gura ; indi si divalla ne* campi, (57) dirigendo il corso verso mezzogiorno, ed arrivato a luoghi piani torce la corrente, e per quelli progredisce a levante , poscia con due bocche mette foce nel golfo Adriatico. Taglia esso pertanto la pianura per modo , che la maggior parte di lei giace tra le Alpi ed il mar d Adria. Tao* t acqua mena, quanta nessun altro fiume d Italia, per ciocch tutti i (58) rivi che cadon nel piano , e dalle A lpi, e da monti Appennini, sgorgan in quello da ogni parte. La maggior piena ed il pi bel cono ha desso intorno allo (5g) spuntar delle canicole, quando cresce pella quantit delle nevi che struggonsi nelle suddette montagne. navigabile dal mare per la bocca chiamata (60) Olana nell estensione di circa due mila stadii : che il suo primo letto dalle sorgenti semplice, ma a cosi delti (61) Trigaboli in due bocche si divide, luna delle quali denominata Padusa , l altra Olana , ov* un porto, il quale non meno che qualsivoglia altro porto dell Adriatico offre sicurezza a chi vi afferra. Dagl in digeni il fiume chiamato (6a) Bodenco. Le altre cose che intorno al medesimo spacciano i Greci, cio a dire la novella di Faetonte e della sua caduta, le lagrime de pioppi , e la gente abbrunala che abita presso a questo fiume, la quale dicono che porti tuttavia siffatte vestiti pel lutto di Faetonte, e tutta la materia tragica a ci relativa , al presente sorpassiamo, dappoich non appartiene gran fatto ad no trattato preliminare lentrar fo lib jo , tomo 1. 17

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A. diR. in minale ricerche di qaesta sorta : ribbene coglieremo nn occasione pi acconcia per farne conveuevol men zione , indotti a ci precipuamente dall ignoranza di Timeo circa gli anzidetti luoghi. XYIL Del resto era questa pianura anticamente abi tata daTirreni, allorquando possedevan eziandio i campi chiamati Flegrei intorno a Capua ed a Nola, i quali per esftre frequentati e conosciuti d annoiti, vennero in gran fama di fertilit. Per la qual cosa chi legge le storie delle Signore deTirreni, riguardar non debbe al paese che occupan ora , ma (63) agli anzidetti campi ed alle ricchezze che da quelli traevano. Bazzicavanli i Galli per occasione di vicinanza , e posti gli occhi addosso alla bellezza della contrada , per lieve pretesto gli as saltarono di repente con uu grosso esercito , gli scac ciarono dalle campagne intorno al P , ed occuparono il loro territorio. Le prime terre aduuque che giacciono (64) circa le sorgenti del P tennero i (65) Lai ed i (66) Lebeci. Appresso a questi gli (67) Insubri, la pi grande di queste nazioni ; indi vicino al fiume i (68) Cenomani. La parte che rimane sino al mar Adriatico occup unaltra antichissima schiatta, che ha il nome di (6y) F eneti, e di costumi e foggia di vesti menti poco diversa da Galli, ma usa un altra favella. Di l del P. circa gli Appennini stabiliti sono dapprima gli (70) A n a n i, poscia i (71) Boii, dopo questi verso r Adriatico i (72) Lingotti, e fioalmeote presso al mare i (73) Senoni. Queste sono le pi illustri nazioni che occupano le anzidette provincie. Abitano (74* .costoro villaggi non murati , e non posseggono che (7 ^ po-

s 5g
chissima suppellettile ; come quelli che dormono sulla A. di t. (j6) terra, e campano pressoch di sole carni, u altro praticano fuorch la guerra e 1 agricoltura, menando semplice vita. Non conoscono n scienza n arte alcu na, e le sostanze di ciascheduno sono bestiame ed oro, perciocch queste sole possono in ogni emergenza pi facilmente portar dappertutto, e traslocar a piaci mento. Le amicizie coltivauo cou grande zelo ; perciocch pi temuto e potente presso loro chi si trae dietro mag gior codazzo di dienti che lo servono. XVIH. Dapprincipio impossessaronsi non solo del 3Q3 mentovato paese , ma ridussero ancor molti vicini alT ubbidienza , spaventatili colla loro audacia. Alquauto dopo, (77) vinti avendo in battaglia i Romani, (78) e quelli die combattevano nelle loro file , ed inseguiti i fuggitivi, tre giorni appresso la pugna occuparono Ro ma , tranne il Campidoglio. Ma richiamati a casa daU 1 irruzione (79) che i Veneti fatta aveano nelle loro terre , accordaronsi co Rom ani, e restituita la citt si ripntriarono. Poscia travagliati furon da guerre civili. Alcuni pojKtli ancora abitanti delle Alpi gli assaltavano, e spesso uuivansi contro di loro , ponendo a confronto il proprio slato colla prosperit di quelli. Frattauto i Romani ripresero forza , ed acconciarono gli affari coi Latini. Giunti di bel nuovo i (80) Galli in Alb^ con un grosso esercito, trent anni dopo che avean presa Rom a, non arrischiaronsi i Romani di farsi loro in contro colle legioui , perciocch i Galli colti gli ebbero alla sprovvista e furate loro le mosse , n lasciato loro tempo di raccoglier le forze degli alleati. Paisati itri 44

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jt.&R. (81) undici anni fecero contra i Romani nna onora spedizione con oste numerosa , m a , avendone questi avnto sentore, raccolsero gli alleati ed animosi anda rono a riscontrarli, bramando di combattere e di venir ad nn cimento universale. I Galli , sbigottiti del loro arrivo , e venuti tra loro a contesa, giunta la notte ritiraronsi a casa non altrimenti cbe se fuggissero. Dopo questo tumulto si stettero tredici anni cheti. Ma poscia, come videro crescer la potenia de' Romani , fecero te coloro pace ed accordi. 455 XIX. (8a) I quali poich ebbero serbati costantemente tre n ta n n i, essendosi mossi a loro danni i Transalpini, e temendo essi non fosse per suscitarsi loro addosso gravissima guerra, allontanarono da si la tempesta con doni (83) e col produrre in mezzo la comune origine, ed aizzarono gl1 insarti contro i Romani, prendendo parte alla spedizione. Fatta l invasione pel territorio degli Etruschi, i quali eransi ad essi u n iti, ed ammas sata avendo molta p red a, impunemente uscirono dal dominio de Romani. Ma giunti a casa, e sollevatisi per avidit delle robe prese , perdettero la maggior parte del lor esercito e del bottino. Famigliar siffatta con dotta a* Galli, poich sonosi appropriate le altrui so stanze , e segnatamente quando, empiutisi di vino e di 458 cibo, hanno smarrita la ragione. (84) Dopo tre a n n i, i Sanniti ed i Galli accordatisi, diedero battaglia a'Romani nella campagna di Camerte, e molti di loro ne uccisero. I Romani irritati vie maggiormente da questa rotta, pochi giorni appresso uscirono e con tutte le le gioni attaccarono i suddetti nella campagna di Seminate,

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e la maggior parte di loro ammazzarono, gli altri co- A.diRstrinsero a fuggir precipitosamente , ciascheduno a casa sua. (85) Passarono nuovamente dieci a n n i, ed eccoti i 47 1 Galli con un grand esercito assediar Arezzo. I Romani accorsi, in ajulo ed azzuffatisi dinanzi alla citt, furono sconfitti.' Io questa battaglia, essendo morto il pretore Lucio Cecilio, fu in luogo di lui creato Mario Corio. Il quale mandati avendo ambasciadori in Gallia per il cambio de prigioni , furon quelli a tradimento uccisi. [ Romani (86) nel bollore dell ira , incontanente andaron a oste contro di lo ro , e venuti loro incontro i Galli chiamati Senoni, incontratili con essi affrontaronsi. Ri masero i Romani superiori nella battaglia , e ne ucci sero la maggior parte, gli altri cacciarono del paese, che tutto ridussero iu loro potere. Indi mandarono la prima colonia in Gallia, che Senigaglia fu appellata dal nome de suoi primi abitanti; della quale facemmo di sopra menzione, e dicemmo eh essa giace sul mare di Adria, all estremit della pianura che bagna il P. XX. 1 B oii, veggendo i Senoni espulsi dalla patria ; e temendo non sovrastasse la medesima sorte a ai ed al loro paese , andarono con tutta la loro gente contro i Romani, e chiamarono in societ i Tirreni. Unitisi al lago di Vadimone , affrontaronsi co Romani. In questa battaglia perirono quasi tutti i T irren i, e de Boii po chissimi scamparono. Tuttavia nel prossimo anno, in- 4ya dettatisi di bel nuovo i mentovati popoli, armarono la loro pi fresca giovent, ed uscirono in campo contro i Romani ; ma toccata una grande rotta , a malincuore deposero la loro fierezza, e mandati ambasciadori per

a fa A.diR. trottar la pace, fecero accordo co'Romani. Questi av venimenti succedettero (87) tre anni avanti il passaggio di Pirro in Italia, e cinque innanzi alla strage deGalli a Delfo : che a que tempi la fortuna aveva introdotta tra i Galli quasi un influenza maligna di guerra^ Dai succitati combattimenti due bellissimi vantaggi deriva rono a' Romani. Imperciocch avvezzi alle sconfitte che davan loro i Galli, nulla di pi terribile potean poscia veder, o aspettarsi, di quello che costoro ebber ope rato. Laonde atleti compiuti ne uscirono nella lotta con tro P irro, e fiaccata opportunamente l'audacia deGaJli, cowb-itterono dapprima senza ostacolo con Pirro pel dominio dell Italia , poscia co Cartaginesi pel principato di Sicilia. 5 17 XXI. I Galli dopo le mentovate rotte (88) si stettero cheli quaranta cinque anui , e co Romani vissero in pace. Ma poich in processo di tempo moriron coloro che co proprii occhi avean vedute le passate sciagure , e sopravvennero i giovani, pieni di sconsiglialo ardire, senza esperienza alcuna di mali e delle vicende della fortuna, incominciarono nuovamente conforme natura degli uom ini, a muover lo stato tranquillo delle cose, ad inasprirsi per lievi cagioni contro i Romani , ed a trarre nel loro partito i Galli abitatori delle Alpi. Dap principio i soli duci separatamente dal volgo teneaa coleste segrete pratiche. Il perch giunta essendo l oste de Transalpini sino a Rimini, la plebe de Boii non si fidando de capi e sollevatisi contra loro e contra quelli eh erano arrivati, uccisero i propri re Ati e Calato, e trucidaronsi reciprocamente, venuti a battaglia. I

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Romani, paventando la loro invasione, uscirono con A.diR. nn esercito, ma conosciuta la strage che i Galli aveano fatta di s stessi, ritornarono a casa. (89) 11 quinto 5 a i anno dopo questo tum ulto, lotto il consolato di Marco Lepido, i Romani distribuirono in Gallia a* soldati la campagna Picentiua, donde espulsi aveano i vinti Se noni. (90) Cajo Flaminio con animo di procacciarsi il favor della plebe , fu autore di questa legge, e questa divenne, a dir vero, il motivo della mutazione in peg gio che fece il popolo di Rom a, e poscia la causa delle guerre cbe insursero tra i Romani e le anzidette nazioni. Imperciocch molti popoli Galli assoggettaronsi a quest' impresa e massimamente i Boii , come quelli che confinavano col territorio Romano, 0 stimavano, che non per il primato e la Signora i Romani movean loro guerra, aibbene per {sterminarli al tutto e per spegnerli. XXII. Per la qual cosa, senza por tempo in mezzo, 5 a 3 i pi potenti di que popoli, gl Insubri ed i Boii, ac cordatisi mandarono ambasciadori a' Galli abitanti delle Alpi e delle sponde del Rodano , i quali , perciocch militavan a soldo, chiaraansi Gesati (91); locch signi* fica propriamente questa voce. A1 loro re Concolitano ed (91) Anerocsto offerirono nelT istante molt oro , e peli avvenire moslraron loro la grande prosperiti dei Romani , e gl immensi beni che loro frutterebbe la vit toria. Per tal modo gli esortavano e stimolavano a> (ir guerra a'R om ani, e di leggeri ve l indussero, dando loro insieme parole di farsi socii all'impresa. Rammen tar on loro pure le gesta de' propri! maggiori, i quali

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A.diR. *n un* w * m^e spedizione non colo Tinsero in battaglia i Romani, ma dopo la pugna presero Roiria di assalto, e divenuti padroni d ogni cosa, ebbero in loro potere sette mesi la c itt, ed alla fine spontaneamente e per favore la restituirono, a casa ritornando con tutta la preda illesi e senza oltraggio. I loro eapi udite queste parole con tasto fervore mossero allimpresa, che giam mai n pi numerosa , n pi eccellente, n pi ag guerrita gente usci da quel tratto delle Gallie. Frattanto i Romani, parte per ci che sentivano , pArte pel pre sentimento che aveano dell avvenire , eran in continuo timore e turbamento , a tale che ora coscriveano legio ni , e facean provvigione di vettovaglie e d altre cose necessarie , ora conduceaao 1 esercito al confine , come se gii entrassero nel paese i nemici, i quali non ertasi per anche mossi di casa. Non poco- fu giovevole Car taginesi cotesto movimento per accomodare con sicurezza gli afTari di Spagna. Imperciocch i Romani, conforme abbiam gii detto diansi, giudicando questa bisogna pi urgente (g3) , dappoich avean il nemico a' fianchi, co stretti furono a negligere gli aflri di Spagna, ed a stu diarsi prima di porre le loro cose in salvo da Galli. Quindi assicurata la pace co Cartaginesi per mezzo degli accordi con Asdrubale, di cui abbiam test p i l lato , di unanime consenso rivolsero in qnel tempo ogni loro pensiero all* avversario presente, credendo partito vantaggioso il cimentarsi con lui ad una battaglia de cisiva. 5 ag XXIIL I Galli Gesati con un esercito ben fornito e poderoso passarono le A lpi, e vennero al fiume P ,

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otto nai dopo eh erano alate divise le terre de* Senoni. Le naiioni pertanto degf Insubri e deBoii perse verarono generosamente ne1primi disegni, ma i Veneti ed i Cenomani, ricevuta un ambasceria da* Romani, preferirono F alleanza di questi : il perch i re de Galli costretti furono a lasciar una parte delle loro forze a guardia del p e se , temendo di costoro. Essi poi col grosso delT esercito francamente si fecero innanzi, mar* dando peU Elruria, ed aveano da (g4 ) cinquanta mila fanti, e circa (g5) venti mila cavalieri e cocchii. I Ro mani , come prima sentirono aver i Galli passate le Alpi , spedirono il console Lucio Emilio con un eser cito alla (96) volta di Rim ini, per aspettare coll T ar rivo de' nemici, ed uno de pretori in Etruria : che 1 altro console Cajo Attilio era per avventura andato prima in Sardegna colle legioni. A Roma eran tolti in pavento, stimando che grande pericolo loro sovra stasse : e n avean ben donde, come quelli che porta vano tuttavia impresso negli animi 1' antico terrore dei Galli. Q u in d i, a cotal pensiero solo intenti , raccoglie vano le legioni, e nuove ne coscrtveano, ed a Sodi ordinavano ohe si tenessero pronti. Imposero eziandio a' subalterni di recar i roli di tolta la giovent atta alle arm i, ingegnandosi di conoscere tutta la quantit delle forze he possedevano. Co consoli fecero nsoire la mag gior e miglior parte delT oste, e di vettovaglie, di dardi, e di altre cose alla guerra necessarie fecero tal provvigione, quale innanzi que di a nessuno ricordava. Tutti e da ogni parte sollecitamente l opera loro pre stavano : che gli abitanti d Italia paventavano lirru-

R.

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A.JM . zione de Galli, e non stimavano gi di combattere co me alleati de Romani, n i cbe per procacciar a questi il dominio la gnerra si facesse ; sibbene erano persuasi cbe il percolo loro medesimo, le loro citt e le loro contrade minacciava ; quindi ubbidivano di buon grado a quanto era loro comandato. XXIV. Ma affinch sia chiaro pefatti stessi con quali forze osasse poscia Annibale d affrontarsi, ed a qual potenza egli temerariamente mostrasse il viso, conse guendo il suo proponimento a segno di avvolger i Ro mani in gravissime sciagure, da esporsi l apparato che fecero , e la grandezza dell esercito cbe allor avea no. Uscirono adunque co consoli quattro legioni Roma ne , (qj ) ciascheduna di cinque mila dugento fanti, e trecento cavalli. Gli alleati d amendue i consoli som mavano trenta mila fanti e due mila cavalli. Di Sabini ed Etruschi, venuti opportunamente in soccorso a Ro ma , v* avea da quattro mila cavalli, e meglio che cin quanta mila fanti : i quali unirono, e stanziaron all ingresso dell E tiuria, dandp loro a capitano nn pretore. Gli Umbri (98) ed i Sarsinati , che abitao 1 Appennino, si raccolsero in numero di venti m ila, ed i Veneti e Ceno mani furono pur venti mila. Questi collocarono a confini della Gallia , affinch, invadendo il territorio de Boii, ritraessero quelli eh eran usciti. Tali furono gli eserciti posti alle estremit del paese. A Roma stavansi pronti in riserva, pe casi fortuiti della guerra, de* Romani venti mila fanti, e mille cinquecento ca valli , de socii trenta mila fanti e due mila cavalli. Nel rolo furon iscrtti : Latini ottanta mila fanti, ci-;

que mila cavalli; Sanniti settanta mila fanti , sette A. diR. mila cavalli ; Lucani trenta mila fanti, tre mila ca valli ; Morsi, Marrucini, Ferentani e Ventini venti mila fanti, quattro mila cavalli. Oltre a ci fu lasciata in Sicilia ed a Taranto una riserva di due legioni , eia schettina di quattro mila dngento fanti, e dugento ca valli. Della (99) plebe Romana e Campana foron arrolati dugento cinquanta mila fanti, e ventitr mila ca valli. Per (100) modo che le forze poste a difesa di Roma ascendevano tutte insieme a meglio di cenquaranta mila fanti, e circa otto mila cavalli, e tu Ita la massa abile a portar armi , cosi Romani come alleali, sommava oltre settecento mila fanti, e da seli anta mila cavalli. Appetto a queste forze os Annibaie con meno di venti mila uomini d invader l Italia. Ma intorno a questo argomento, quanto direm in appresso dar mag gior luce. XXV. I Galli pertanto, entrati in G truria, corsero la campagna, guastandola impunemente, e non oppo nendosi loro alcuno, mossero alla fine contro Roma stessa , ed essendo gii presso Chiusi , citt distante da Roma tre giornate , ebbero avviso che alle loro spalle seguivano ed erano per raggiugnerli le forze deRomani stanziate a confini dell Etruria. A questa novella voltaronsi e si fecero lor incontro, affrettandosi di combat tere. Ed essendosi fra loro avvicinati in sol tramontar del sole, accamparonsi in picciola distanza , e col per nottarono. Fattosi bujo , i Galli accesero fuochi, e laciaron addietro i cavalli , ordinando loro, chc in sul far del giorno , fattisi vedere da nemici, a bell agio

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A.&R. retrocedessero solle stesse tracce. Poscia andarono per oc* culte vie alla volta di Fiesole , ed ivi ( i o i ) altelaronsi col divisamente di ricever i loro cavalli , e di opporsi im provvisamente all invasione de nemici. I Romani, ve dendo allo spuntar del giorno i cavalli soli, stimarono i Galli andati in volta , e si misero ad inseguir fervi damente la cavalleria che si ritirava, ma come furono vicini a* nemici, balzaroa fuora i G alli, e gli assalta rono. F u dapprincipio la zuffa violenta da ambe le p arti, ma finalmente essendo i Galli superiori daudacia e di numero , i Romani, lasciati sul campo non meno di sei mila m orti, fuggirono. La maggior parte di loro ricover in un luogo forte , e vi rimase. 11 quale i Galli presero dapprima ad assediare, ma mal conci come erano dal viaggio e della notte antecedente, da' pati menti e dalle fatiche, andaron a riposare ed a rinfre scarsi , lasciando parte de* loro cavalli a guardia intorno al colle, con animo di assediare il giorno vegnente quelli che eransi coli rifuggiti, ove di buon grado non si fossero arresi. XXVI. Frattanto Lucio Emilio , chera stanziato sulla costa dell* Adriatico, come riseppe che i Galli, tra passata 1 * Etruria , appressavansi a Roma, avventurosa mente, quando pi n era bisogno, giunse sollecito a recar soccorso. E posto il campo vicino anemici, quelli eh eransi rifuggiti sul colle veggendo i fuochi, ed ac cortisi di ci eh era accaduto , ripresero animo incon tanente , e spedirono di nottetempo alcuni de loro di sarmati pel bosco (io a ), a fine di annunziar lavveni mento al console. Questi, sentito lalfare, e considerando

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che appena gli rimaneva tempo di pigliar nn partito A .B . nell1emergenza , ordin a tribuni di nscir co' fanti al primo apparir del giorno, ed egli stesso co cavalli incamminossi verso l anzidetta altura. I condottieri dei G alli, osservando i fuochi notturni , ne arguirono la presenza de nemici , e si ridussero a consiglio. Ove il re Aneroeste espose cotal sen tenza : dover essi dappoi ch di tanta preda eransi impossessati ( ed era la quan tit duomini, di bestiame , e di robe , che aveano, indicibile), cansar la battaglia , e non porre ogni cosa a cimento, ma ritornare salvi in patria. Deposto il loro carico, poter essi pi spediti, quando lor cosi piaceste, riprendere le ostilit contro i Romani. Approvarono tatti il parere di Aneroeste, ed essendosi tenuto questo consiglio di notte, partironsi innanzi giorno, e prose guirono lungo il mare per il territorio Etrusco. Lucio unita alle sue forze la parte dell esercito eh* erasi sal vata sulF eminenza, non giudic conveniente di tentar una battaglia campale, sibbene di seguitr il nemico, attendendo a luoghi ed a' tempi opportuni per recargli ove fosse possibile, qualche danno e per torgli parte della preda. XXVII. Circa quel tempo il console Cajo Attilio ve nuto dalla Sardegna a Pisa colle sue legioni, prose guiva il cammino verso R om a, in direzione contraria a quella de nemici. Erano gi i Galli presso a Telamone d Etruria , quando i loro foraggiatori , abbattutisi alla vanguardia di Cajo, furono presi. Interrogati dal Con sole gli appalesarono i fatti preceduti, ed annunziarono larrivo d amendue gli eserciti, del Gallico eh era vi-

A.&R. ciniuimo, e di quello di Lucio cbe gli tenera dietro. Egli parte maravigliato di cotali nuove , parte venuto nella speranza di pigliar in mezzo i Galli , comand ai tribuni di schierar le legioni, e d andar innanzi a pic ciolo passo colla fronte spiegata, per quanto i luoghi il permettessero. Osservato poi un colle opportunamente situato sovra la strada , per cui passar doveano i Galli, mosse in fretta co* cavalli per occuparne la sommit ed esser il primo ad appiccar la zufla; persuaso cbe cosi la maggior parte del buoa esito a Ini sarebbe ascritta. I Galli dapprincipio ignoravano l arrivo di Attilio, ma da ci ch era avvenuto conghielluravano che Emilio avesse girato di notte colla cavalleria, e preoccupati qne* luoghi ; quindi mandarono tosto i loro cavalli ed alcuni fauti leggeri per prender a Romani cotesta al tura , ma conosciuta presto da alcuni prigioni la venuta di Cajo, altelarono in (retta i fanti, facendo la sclera da amendue le facce, cosi da tergo , come da .fronte : che sapeau essi seguir gli uni le loro tracce, e gli altri aspettavano di riscontrare a viso a viso ; ci deducendo da quanto veniva loro riferito, e da quanto allor a o cadeva. XXVIU. Em ilio, sentito l'approdo delle legioni a Pisa, ma non aspettando per anche che si avvicinassero^ conobbe chiaro dui combattimento che facevasi intorno al colle , essere 1 altro esercito de suoi gi prossimo; il percli mand subito i suoi cavalli in ajuto di quelli che sul colle pugaavano, ed egli, disposti i suoi fanti cuuloi'me praticano i Romani, ond incoutro a uemicL I Galli schierati aveano i cosi delti Gesali delle Alpi

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alla coda, ove aspettavano Em ilio, e dietro a questi A.&R. gl Insubri, [n fronte attelarono i Taurisci, ed i Boii che abitano di qua del P , in posizione contraria agli anzidelti, guardando la parte ove avanzavansi le legioni di Cajo. I carri ed i cocchi posero di fuori alido ad amendue le ale, e la preda ridussero in uno de monti aggiacenti, mettendoci attorno delle guardie. L esercito de' Galli adunque in due fronti schierato, riusc non solo di terribil aspetto, ma eziandio di molta efficacia. Gl Insubri ed i Boii sphieraronsi in brache, e eoa leggeri saj in dosso; i Cesati per vanit e fidanza git taion via questi vestiti, e iguuJi colle armi si posero nelle prime file, stimando d essere cos (io 3) pi alti alla pugna, perciocch i prunai eh erano in alcuni siti avviluppavausi agli abiti , ed impedivano 1 uso delle armi. La prima xufla fu sul colle , al cospetto di tutti, tendoch grande moltitudine di cavalli, concorsa da ciaschedun esercito, affrontata erasi col alla mescolata. Allora il console Cajo, combattendo con soverchio ar dire, mori nella mischia, e la sua testa fu portata al re de Galli. Ma la cavalleria Romana valorosamente pu gnando super alla Gne il luogo e gli avversarti. Po scia , essendosi la fantera gi avvicinata, v ebbe ano spettacolo singolare e maraviglioso, non solo per chi era in quell occasione presente , ma per coloro pure che in appresso per via di relazione formarsi possono un idea dell accaduto. XXIX. Primieramente siccome la battaglia composta era di tre eserciti, cos egli ma ni fusto che stiano ed iusolilo apparir dovea l aspetto ed il genera del con-

a'jn A. R. flitto. In secondo luogo , chi o al presente, o a qnel tempo non avrebbe dubitato se pi pericolosa fosse la posizione de G alli, cui da amendue le parti stringevano i nemici, o all opposto pi acconcia all vittoria, mercecb combattevano ad un ora con amendue gli eser citi , ed insieme sahravansi le spalle dalle aggressioni di ciascheduno ? Ma ci che pi monta si , che chinsa era loro ogni via (io4) alla ritirata cosi in avanti, co me indietro, e tolto ogni scampo ove fossero vinti : che tal propriet ha 1 uso d'ilo schieramento a dae fronti. A Romani dava animo 1 aver presi i nemici in mezzo e circondati da ogni parte ; ma dallaltro canto gli sbigottiva l'appariscenza ed il tumulto dellesercito de Galli; perciocch innnmerevol era la molliladine delle trombe e delle corna, ed oltre a ci, salmeggiando tutta loste in coro, tale e tanto schiamazzo ne nasce va , che la voce sembrava venir non solo dagli stru menti da fiato e da soldati, ma eziandio da luoghi vi aspetto cini che rimbombavano. Tremendo era pure 1 e il movimento degli nomini ignudi, cospicui per fior d et e per forma. Tutti quelli eherano nelle prime insegne andavan ornati di (io 5) collane e di smaniglie do ro , le quali guardando i Romani parte stupivano, parte adescati dalla speranza del guadagno erano dop piamente stimolati alla pugna. XXX. Del resto, come prima i Linciatori Romani si fecero innanzi, e secondo il loro costume con sicura mano awentaton un nugolo di frecce; a Galli che sta vano in dietro molto venivan in acconcio i si; e le brache ; ma ai Cesati, eh erano nelle prime file, co

2^3
testo inaspettato avvenimento arrec ali* opposto molto A. diR. incomodo ed imbarazzo. Imperciocch, siccome lo scudo gallico non pu coprir tutta la persona , cosi quanto pi ignudi e grandi erano i corpi, tanto maggiormente vi si appigliavano le frecce. Alla fine non si potendo difendere da lanciatori, per cagione della distanza e della moltitudine delle saette che piovevano , vinti dal male e disperati, parte precipitavansi nelle (ile de ne mici furibondi e forsennati, ed abbandonati s stessi , incontravano spontaneamente la m orte, parte ritiravansi a poco a poco fra i suoi, e manifestando il proprio avvilimento, mettevano la costernazione in quelli di dietro (107). Per tal modo adunque i lanciatori Romani abbatterono la fierezza de Gesati. Ma la massa deglin subri , de Boii e de Taurisci, non si tosto i Romani ebbero ritirati.i lanciatori, e mandaron loro addosso le insegne, che attaccati i nemici dappresso fecero aspra battaglia, e per quanto fossero tagliati (108), resistevano con egual ardore, nell apparato solo delle arm i, cosi uniti, come a corpo a corpo, inferiori a'Romani ((09), gli scudi de quali pella sicurezza e le sciabole peli azione sono di gran lunga pi eccellenti ; laddove quelle de Galli sono soltanto da taglio. Poich la cavalleria dei Romani, discendendo dal colle, fece impressione da luogo superiore e per fianco , e valorosamente pugn , i fanti de Galli furono trucidati neloro posti, e la cavalleria and in volta. XXXI. Perirono de Galli da quaranta mila ; e non meno di dieci mila ne furono presi, fra cui il re Copcolitano. L altro Aneroeste fuggi .con pochi in un 70LIBI0 ; tomo I. 18

a^4
A. di R. lU0g0 t OTe tolx li vita a si e J a suoi pi prossimi. 11 capitano de Romani raccolse le ipoglie e mandol/e a Roma ; ma la preda restitu a chi apparteneva. Egli colle legioni, varcato il territorio de Liguri, fece im pressione nella campagna de B oii, e saziata di rapina 1 ' anditi de' soldati, fra pochi giorni ritorn a Roma coll esercito, ed orn il Campidoglio colle insegae e colle (n o ) maniache tolte a*nemici (eran queste cerchi di o r o , che i Galli portano intorno al collo ). Le altre poglie aerb per fregiarne il suo ingresso trionfale. Per tal modo torn vana la pi poderosa spedizione dei GalK , che a tutti gl Italiani, e massimamente a*Romani 53 0 minacciata avea la pi grande e spaventosa mina. Dopo questa vittoria, sperando i Romani, di poter scacciare al tutto i Galli da' paesi intorno al P , mandarono amendoe i consoli Quinto Fulvio e Tito Manlio no vellamente creati, con un esercito e con grande ap parecchio contro i Galli. I quali assaltati d'improvviso i Boii, spaventarongli a tale, cbe si rimisero all ar bitrio de Romani. Ma sopraggiante essendo pioggie di rotte ed una costituzione pestilenziale, alla fine niente si fece. 53 1 XXXIL I consoli dopo questi eletti, PuMio Furio e Cajo Flaminio, invasero nuovamente la Gallia per il paese ( i n ) degli Anani, i quali dimorano poco lungi da Piacenza (Marsiglia) ( n a ) . Questi si fecero amici, e passarono nel territorio degl Insubri al confluente dell Adda e del P. Ma essendo stati sconfitti al passo, e mentre che fi accampavano, tosto arrestarons: , poscia fcrmarou un trattato, e accordatisi sgombera roa quei

2^5
luoghi. Iodi pi giorni per qnelle parti aggiraronsi , e A.&B* tragittato il fiume ( 113) Chieae vennero nel dominio de' Cenomani, i quali avendo presi a compagni, per ciocch erano alleati, invalero an altra volta dalle re gioni Subalpine il piano degl Insubri, ed anero 1 * cam pagna , e devastarmi le abitazioni. I capi degl* Insubri, veggendo eiaer invariabili verso di loro gli animi dei Romani, determinarono di darsi in balla della fortuna, e di venir ad una fazione decisiva. Raccolsero adunque tutte (114) le insegna , levando eziandio dal (i 15) tem pio di Minerva quelle che cbiaman immobili, e fecero ogni altra provvigione necessaria : poscia arditi e mi nacciosi accamperosi di rincontro anem ici, in numero di cinquanta mila. I Romani, parte scorgendo s stessi molto inferiori agli avversarli, volevano giovarsi delle forze de* Galli loro alleati ; parte considerando l infe delt di costoro, e che avrebbono dovuto combattere con nomini della stessa schiatta, temerono di associarsi sifFatta gente in cotal occasione e in tanta impresa. Fi nalmente rimasero di qua del fiume , ed i Galli eh' erano in loro compagnia fecero passare sull altra riva ; poi staccarono i ponti d in sulla corrente. Cosi guarenlimosi da quelli, ed insieme lasciarono a s l unica speranza di salvezza nella vittoria, non essendo guazzabile T anzidetto fium e, che avean alle spalle. G latto s accinsero alla pugna. XXXUI. Vantasi 1 ' accorgimento de* Romani in cotesta battaglia , ove instatiti furono da tribuni come , e in comune , e ciascheduno per si avessero a com battere. Imperciocch, conosciuto avendo da passati ci-

276 A.dill. m enti, essere tutta la gente Gallica formidabilissima e fervida nel primo impeto, finattanto eh* intatta , e le sue sciabole , conforme dicemmo di 6opra , pella loro costruzione non tagliare se non se calato il primo fen dente, e poscia rintuzzarsi tosto ed incurvarsi^ per lungo e per largo , a tale, che non dando tempo a chi se ne ha a valere di puntarle in terra per dirizzarle col piede, non possibile d assestar con esse il secondo colpo : ci, dico, conoscendo i tribuni , distribuirono le aste de triarii collocati nelle ultime file (116) alle prime coorti, ed imposero loro di adoperar dopo queste le spade. Indi attaccarono di fronte i Galli, le cni sciabole, come prima ebbero calati i primi colpi alle aste, si rendettero inutili. Allora (117) corsero loro alla viU, e tolsero a nemici ogni facolt di (118) battagliare menando in distanza colpi dall alto, siccome . costume de Galli , le spade de quali sono al tutto senta punta. Ma i Romani nen tagliando, sibbene i ferri diritti aventi acuta punta , (rig ) spingendo per modo , che non poteansi cansare , percuotevano con reiterati colpi i petti e le fecce degli avversarli, e la maggior parte ne trucidavano, merc della provvidenza de tribuni. Imperciocch il console Flaminio non sembra sen i bene diportato in quell affronto avendo schierato 1 esercito sul ciglione del fiume , e guastato ci che ha di proprio la battaglia Romana, non lasciando luogo alle coorti per ritirarsi a lento passo. Che per poco che i soldati nella pugna avessero piegato, doveaas gittare nel fiume peli inconsideratezza del capitano. Tuttavia riportarono segnalata vittoria col proprio va-

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tare , conforme dissi , e pieni di preda, e di non po- A. che spoglie impossessatisi, ritornarono a Roma. XXXIV. La state seguente mandarono i Galli am- 53 basciadori a chider pace , promettendo che tutto farebbono ; ma i consoli di quell* anno , Marco Claudio, Gneo Cornelio , procacciarono che la pace non fosse loro accordata. Ributtati adunque, risolverono di ci mentar 1 ultima speranza, e di bel nuovo si volsero a stipendiare i Galli Gesati , che abitano presso al Ro llano , de <juaK presero trenta mila, e li tennero pronti, aspettando l invasione de* nemici. I consoli, giunta la primavera, condussero l esercito nella campagna degli Insubri, e venuti ' presso (110) A cerra, situata tra il P e gli Appennini , vi si alloggiarono, ed assediarono questa citt. Gl Insubri non potevano soccorrerla, es sendo daRomani stati occupati i luoghi pi opportuni; ma bramosi di levarne 1 assedio , trsgittaron il P con una parte delle loro forze ed entrati nelle torre degli Anani assediarono (111) Clastidio. Venutane la nuova a consoli , Marco Claudio co cavalli e con (112) buon numero di inti accorse in ajuto degli assediati. I Galli, sentito 1 arrivo degli avversarli, si tolsero dall* assedio, ed andati lor incontro si misero in ordinanza. I Ro mani , cricaronli arditamente colla cavalleria, ed essi dapprincipio facevano testa; ma circondati poscia alle spalle ed a fianchi, scompigliaronsi e furono messi jn fuga dalla stessa cavalleria. Molti di loro caddero nel fiume e perirono ne suoi gorghi ; i pi furono tagliati da nemici. Presero i Romani eziandio A cerra, piena <li vettovaglia, ed i Galli ricoveraron a Milano , luogo

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J.& B. principale del paese degl'insubri. Gneo glinsega) senza posa, e in men cbe non avvide fu presso a Milano. I Galli dapprincipio non si mossero, ma come il con sole riprese la via d A cerra, sortirono ed audacemente nojarono il retroguardo, ed aveudone morti non pochi, parte degli altri costrinsero a fuggire. Gneo richiamata la vanguardia , le ordin di fermarvi e d'affrontarsi coi nemici. I Romani ubbidiron al console, e gagliarda* mente combatterono coGalli cbe gl*incalzavano. Questi, animosi pella vittoria che tenean in m ano, alcun poco stettero saldi, ma fra poco andaron in volta, e si ri dussero alle montagne aggiacenti. Gneo inseguii!!, guast la loro campagna , e prese Milano colla fona. XXXV. Dopo questo avvenimento capi degl Insu bri , abbandonala qualunque speranza di salvezza , ri misero ogni loro cosa all arbitrio de Romani. Colai fine ebbe la guerra co Galli : guerra che , ove si ri guardi al furore, ed all audacia de combattenti, non meno che al numero delle battaglie ed alla moltitudine degli uomini cbe in esse pugnarono e perirono, a ne* sona delle pi conte inferiore; ma per ci che spetta al genere delle imprese, e allo sciocco maneggio dei particolari aflallo spregevole, sendoch i Galli non nella maggior parte , ma in tutti i loro aflri reggonsi pi ( ia 3) coir impeto che col consiglio. I quali osser vando noi poco appresso (11^) discacciati dal piano del P , eccetlocb da pochi luoghi che giacciono sotto le A lp i, non abbiam creduto dover passare sotto silenzio la loro prima venuta, n i falli che di poi seguirono, n ( ia 5) come lultima volta insursero. Cbe ufficio della

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storia stimiamo esser il rammentare e descriver a posteri A. di R. siftl (ia6) episodii delta fortuna; affinch coloro che dopo noi verranno , ignari di cotesti avvenimenti, non si sgomentino delle repentine e temerarie irrazioni dei Barbari, ma alquanto rechinsi alla m ente, che cotal genia in breve tempo e di leggeri pu esser distrutta da chi dura nel far loro resistenza , e quindi nulla la scino intentato, anzich ceder loro qualsivoglia cosa ne cessaria. E , a dir vero , quelli che a noi propagarono la memoria dell* impressione che i Persiani fecero in Grecia ed i Galli ia Delfo, mollissimo contribuirono ai combattimenti che impresi furono pella comune libert della Grecia. Imperciocch nessuno lascerassi sbigottir dagli apparati, dalle armi , dalla moltitudine di gente , e rinunzier all ultima speranza in combattendo pella propria contrada e pella patria, ove si porri innanzi, agli occhi le maravigliose gesta di que tem pi, e si rammenter quante migliaja il uomini, e quali ardimenti, e quali apparecchi ridusse a nuHa la forza guidata nei cimenti dal raziocinio. Il terrore pertanto de Galli ba gi spesso , non solo anticamente , ma a nostri giorni ancora colpiti i Greci. Il perch io mi sono tanto mag giormente indotto a tessere la loro storia sommaria m ente, facendomi da tempi pi remoti. XXXVI. Asdrubale, capitano de Cartaginesi, ( che 533 di qui si dipartita la nostra narrazione ) poich ebbe amministrati oti'anni gli affari di Spagna, (127) mori ucciso a tradimento nel suo albergo da certo Gallo in vendetta dingiurie private. Qoesti grande aumento avea recato alla potenza de*Cartaginesi, non tanto colle opere

280 J.di/i. di guerra, che coll afTabilitA verso i Signori del paese. I Cartaginesi conferirono il capitanato di Spagna ad Annibaie (ia8) ancor giovine, per cagione della perspi cacia e del coraggio che nelle sue azioni apparivano. Il quale, come prima assunse il sapremo potere, traspirar fece dasuoi consigli che portata avrebbe la guerra ai Rotnani ; locch eziandio finalmente esegui, mettendo pochissimo tempo in mezzo. Erano gii -sin d allora i Romani ed i Cartaginesi in reciprochi sospetti, (129) e aizzamenti ; dappoich quelli bramosi di vendicar le rotte sofferte in Sicilia, mulinavano nuove imprese, ed i Romani, osservando le loro macchinazioni, diffidavano. Ond era chiaro a chi diritto 'estimava, die fra poco sarebbonsi fatta la guerra. XXXVII. Intorno allo stesso tempo, gli Achei ed il re Filippo, insieme cogli altri alleati, impresero contro agli Etoli la guerra chiamata Sociale. Noi pertanto , poich, narrali avendo i fatti di Sicilia e dA frica, e gli altri a questi successivi, secondo che richiedea la serie continuata della nostra preparazione , pervenuti siamo all incominciamento di questa guerra Sodale , e della seconda cbe insurse tra i Romani ed i Cartagi nesi , che i pi chiamano Annibalica, da* quali tempi sin da principio divisammo e promettemmo di condurre il filo della nostra storia ; stimiamo conveniente di la sciar ( t 3o) cotesta materia e di passar agli avvenimenti della Grecia, affinch, agguagliala ogni parte del nostro lavoro preliminare , e recata a medesimi tempi, inco minciar possiamo la propria storia, che intendiamo di trattar ( i 3 i) dimostrativamente. Imperciocch , siccome

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o u alenai fa tti, cooforme fecero gli scrittori innanzi A .H it. a n o i, quali sarebbono quelli de Greci e de* Persiani ; sibbene quelli di tutte le- parti note della terra pren demmo a descrivere , al qual subbietto singolari mezzi forniscono i nostri tempi, su che altrove pi chiaro ci spiegheremo ; cos sar mestieri di toccar alcun poco, avanti d entrar ( i 3 a) nell argomento stesso, le nazioni ed i luoghi pi conoscimi dell orbe abitato Degli Asiani e degli Egizii baster far menzione incominciando da tempi ora discorsi : che la storia de loro antenati ia da molti pubblicala, ed a tutti n o ta, e a' nostri tempi la fortuna non fece incontrar loro nessuna straor dinaria mutazione , sicch fia d uopo rammentar le vi cende de loro maggiori. Ma intorno la nazione degli A chei, e la casa di Macedonia cadr in acconcio di risalir brevemente a tempi anteriori ; dappoich questa i tutto disfatta, laddove gli Achei, (133) siccome accenammo di sopra , prosperan oggid maravigliosa mente merc della loro concordia. M olli, a dir vero, tentaron in addietro d indurre i Peloponnesi a cotal utile unione , ma nessuno vi pot riuscire , sendochi ciascheduno per la propria Signora si affaticava, e non a pr della comune libert. La qual cosa tale e tanto incremento e perfezione consegui a* nostri giorni , che non solo amicizia eri alleanza strinsero tra loro , ma nsan ancora le stesse leggi , gli stessi pesi, misure e monete, ed oltre a ci hanno i medesimi maestrali , senatori e giudici. In somma, nulla manca al Pelopbnneso perch abbia la forma d una sola citt, fuorch 1 ' esser i suoi abitanti cinti dalle stesse mura. Le altre

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J,diR. cose tu lle, coti in comune} come nelle singole d u i , 1 sono eguali XXXVIII. (134) Primieramente non sar inutile ap prender , come e per qual guisa il nome di Achei prevalse presso tulli i Peloponuesi : che coloro i qutli dapprincipio ebbero questa patria denominatone , non erano ragguardevoli per estensione di terreno , n per moltitudine di citt , n in ricchezza, n in valore gli altri avanzavano, essendo la nazione degli A roadi, e similmente quella de'Lacedemoni, per numero di gente, e vastit di dominio, di gran lunga a quelli superiori, e la palma del valore non avendo i mentovati popoli ceduta giammai ad alcuno de* Greci. Come adunque e perch questi, e tutti gli altri Peloponnesi, il governo degli Achei e la loro denominazione ( i 35) di buon grado assunsero ? Dire che fosse opera della fortuna non couvieoe in alcun modo : che frivolezza sarebbe. Sibbene cercar ne dobbiam pi tosto la causa , senza cui n le cose conforai alla ragione, n quelle che ne sembrano esser aliene , possono aver effetto. La qnal causa , per mio avviso , questa. Non trover alcuno sistema pi sincero di uguaglianza e di franchigia, e di ogn istituto che appartiene a vero governo popolare, di quello chesiste presso gli Achei. Alcuni Peloponnesi abbracciaronlo spontaneamente; molli vi furon indotti colla persuasione e col ragionamento , ed alcuni che per congiuntura il ricevettero forzati, tosto 1 ebbero a grado. Imperciocch non essendo rimasto a primi fon datori privilegio alcuno , ed accordandosi eguali diritti a quelli che audavansi accettando , giunse colesta re-

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pubblica ben presto al suo intento, per m euo di dn e A.diR. cooperatori potentissimi , dell* eguaglianza , e della be nevolenza. Quetta dunque da reputarsi U prima e genuina causa della concordia, per cui i .Peloponnesi conseguirono la presente felicit. Le massime pertanto e la forma di governo test addotte , vigevan eziandio in addietro tra gli Achei ; locche manifesto per molti documenti, de quali baster al presente, per aggiugner fede a nostri d e tti, addurne uno o due. XXXIX. Allorquando nella parte d* Italia eh' era appellata Magna Grecia , ( i 36) ani furono i collegii de Pkagorei, insorse tosto un movimento universale negli'stati, confrme accader dovea, poich cosi ina spettatamente eran periti gli uomini principali di cia scheduna citt. Laonde empieronsi tutte le citt greche in quelle contrade d'assassinii, di ribellione, e d ogni maniera di scompiglio. A quali tempi essendo da quasi tutte le parti della Grecia mandati ambasciadori per procurar un' accomodamento, a soli Achei ed alla fede loro si rimisero per liberani damali che li stringevano. N allora approvarono soltanto la costituzione degli A chei, ma dopo qualche tempo al tutto si diedero ad imitare la loro forma di governo, ed esortandosi tra loro ed accordandosi i Crotoniati,. i Sibariti, ed i Cauloniali, stabilirono dapprima un comune sacrario a ( 137) Giove Accordatore, ed un luogo in cui tene vano le ragunanze ed i consigli ; poscia si presero i costumi e le leggi degli Achei , e se ne valsero nel1* amministrazione della repubblica ; ma dal dominio di Dionigi Siracusano, e dalla prepotenza de Barbari che

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A. di R. abitavan loro dintorno Impediti furono d eseguirli, ed a mal grado loro e per necessit li lasciarono. In ap presso essendo i Lacedemoni inaspettatamente stali scoti fitti ( 138) nella battaglia di Leuttra, ed i Tebani contra ogni speranza ottenuto avendo il principato della Gre cia , gran turbamento nacque fra tutti i. G reci, e mas* imamente fra gli anzidtti, dappoich gli (139) uni non si confessavano vinti, gli altri non credevano daver riportata vittoria. Tuttavia e Tebani e Lacedemoni fe cero arbitri delle lro contese 1 soli Achei fra tutti i Greci, non riguardando alla loro potenza, come quelli che allora in Grecia eran i meno possenti, ma pi presto alla loro fede ed onesti: che tal era allora l o pinione cbe tutti sema contrasto aveano degli Achei. Sebbene a quel tempo non avean essi che la nuda vo lont, e nessun effetto o alto memorabile, appartenente all accrescimento del loro stato , ne conseguitava ; sendoch surger non poteva un capo degno de loro con sigli. Che se pur talvolta se ne mostrava alcuno, offu scato egli era ed impedito , quando dal principato dei Lacedemoni, quando , e ci pi sovente , da quello de* Macedoni. XL. Ma poich trovarono, finalmente capi di vaglia, fecero ben presto manifesta la loro possanza, recando a compimento un opera bellissima , la concordia dei Peloponnesi. Della qual impresa tutta da stimarsi autor e duce Aralo da Sicione , promotore e consumatore Filopemene da Megalopoli ; ma (rzfo) stabile alquanto la rendette Licorta e quelli eherano della sua sentenza. Ma ci che ciascheduno fece, e come , e quando,

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e ingegneremo d esporre ( 14 1) secondoch sar con- A. B. veniente alla nostra ragione di scrivere. Le cose pertanto amministrate da Arato , ed ora e poi rammenteremo sommariamente, avendo egli intorno alle proprie gesta ( i 4 >) composte memorie con Inolia verit e chiarezza. Quelle che ad altri appartengono narreremo con mag gior accuratezza ed estensione. E sembrami che pi fa cle sar per riuscir a m la sposizione, ed a leggitori pi spedila 1 intelligenza, se incominceremo da quei tempi p in cui essendo state da re di Macedonia divise le citt della nazione Achea, ebbe nuovamente principio il mutuo consenso delle stesse citt, donde avvenne che la nazione and sempre crescendo , finch giunse all apice ov a nostri giorni, del quale abbiamo testi 0 4 3 ) alcun pco discorso. XLI. Volgeva lOlimpiade centesima vigesima quarta, Olim. quando i Pairei ed i Dimei incominciarono ad esser CUI concordi, a tempi in cui passarono di questa vita Tolemeo di Lago, Lisimaco, Seleuco e Tolemeo Cerauno, i quali tutti morirono circa 1 Olimpiade anzidetta. Nel* 1 et a questa anteriore tal era la situazione della nazion Achea. Da ( i 44) Tisamene, chera figlio dOreste, ed al ritorno degli Eradidi scaccialo di Sparta occup le terre d Achea,'continu una discendenza non inter rotta di regnanti sino ad (i 45)Ogige. Dafigli del qnale alienatisi poscia, perch non colle leggi ma collarbitrio li governavano, mutarono il lor reggimento in Signoria popolare. Ne tempi appresso sino a* regni di Alessandro e di Filippo, variarono le loro vicende secondo le cir costanze : tuttavia ingegnarono sempre di conservar

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A,diR. nella loro repubblica, conforme dicemmo, lo ciato po polare. Era la loro democrazia composta di dodici d u i , cbe vi durano ancora , tranne ( i 46) 01 eoo, 0 4 ?) ed Elice, cbe fu ingojata dal mare pooo avanti la battaglia di Lettura. Queste ciui sono, P atta, D im e, F a ra , Tritea, Leonzio, Egira, Pellene, Egio, 048 ) Bnra, Cerinea, Oleno ed Elice. Dopo la morte dAlessandro, ed innanzi all Olimpiade test mentovata, vennero in tanta discordia e mal umore, massimamente per opera dere di Macedonia, cbe lotte le d u i , l Una dall* all se parala reggevansi in modo contrario alla vicendevole loro utilit. Donde avvenne die Demetrio e C ayn Jro, e poscia Antigono Gonata in alcune d esw posero guerntgione, ed altre governate farono da tiranni. Il qual Antigono sembra cbe molte Signorie assolate in470 traducesse fra i Greci. Circa la centesima vigesima quarta Olimpiade, siccome dissi di sopra , pentitisi incomin ciarono un altra fiata a concordare ; e d avvenne quando Pirro tragitt in Italia. I primi ad unirai furon quelli di Dima, di Patra , di T ritea, di Far ; qui odi cbe non (i4g) esiste neppur una colonna, la quale alleati il oomun governo di queste d u i. Dopo cin que anni arca gli Egiei espulsero il loro presidio , e farono ricevuti nella lega ; appresso questi i B orii, poich ebber acci10 il loro tiranno. Insieme con essi repristinaronsi i C erind; perciocch reggendo Isea die a quel tempo era di Cerinea tiranno , cacciato fnor di Egio il presidio, morto per Marco e per gli Achei il Signore di Bura , e s stesso prossimo ad aver guerra da ogni lato, depose l impero, e preso salvo condotto dagli A chei, aggiunse la citt alla loro unione.

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XLII. Ora in grazia di cbe con io risalito a qui A.& R. tempi ? Primieramente afGnch fia manifesto, come, e quando, e quali fra gli antichi Achei furon i primi a rimetter il presente stato. In secondo luogo, perchi quanto dicemmo delle loro istituzioni fede acquisti, non dall* asserzione nostra,' ma da feti! stessi, essere, cio, tata sempre la massima fondamentale degli Achei di offerir a tutti 1 eguaglianza e la liberti eh tra loro, e di far guerra e combattere di continuo con quelli che colle proprie forze o ajutati da qualche re ridneon ( i 5 o) in servaggio le loro patrie. La qnal opera in colai guisa e con tale intendimento compierono , parie da s, parte col soccorso degli alleati. Imperciocch i (esaltamenti conseguiti coll assistenza di quelli in lai particolare ne tempi posteriori, riferirsi debbono alla costituzione degli Achei , i quali, avendo prestata la lor opera a m olti, e singolarmente a' Romani in ben molte e bellissime fazioni, non desiderarono giammai per s emolumento alcuno nelle vittorie, ma in premio di tutto l impegno , con coi aveano serviti gli alleati, riserbavansi la libert di ciascheduno e la comune con cordia de Peloponnesi. Queste cose pertanto meglio si comprenderanno dalle stesse gesta. XLUL Venticinque anni si ressero in comune- le cxxxi o tti mentovate, eleggendo in giro un segretario gene- ** rale e due Pretori. Poscia parve loro di crearne nn aolo , ed affidar a lui tutti gli affari , ed il primo cni tocc quest'onore fu Marco da Cerinea. ( 15 1) Quattro anni dopo la cosini pretura, Arato da Sicione in eli di vent anni, liberala avendo la patria dalla tirannide

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J.dR . col suo valore ed ardimento, collegolla con la repnb5 o 4 blica degli Achei, della costiamone de quali egli fino da' primi sooi anni era invaghito. Eletto pretore la se conda volta, e presa per via di segrete pratiche la rocca di Corinto, presidiata d Antigono , franc da grande timore gli abitanti del Peloponneso, e liber i Cornti!, cxxxiv che aggiunse alla lega Achea. Nella stessa magistratura 5 i l ( i 5a) ebbe per maneggi la citt di Megara, e la diede agli Achei. Ci avvenne 1 anno innanzi alla rotta dei Cartaginesi, per coi, sgomberata latta la Sicilia, ridtti furono la prima volta a pagar tribaio a Romani. Arato dunque, avendo in breve tempo fatti grandi progressi, ( i 53) continu del resto a governare i popoli Achei per modo, che tatti i suoi disegni e latte le sue azioni ad un fine solo diresse , il qual era, di scacciar i Ma cedoni dal Peloponneso, di disfere le Monarchie , e di assodar a ciascheduno la cornane e patria libert. Mentrech vivea Antigono Gonata , egli, opponendosi alle sue mene ed all* avidit degli E loli, amministrava tatto con ottimo saccesso : sebbene a unto giunse l iniquit e 1 *audacia d amendue, che fermaron tra loro trattata di dividere le popolazioni Achee. XL 1V. Morto Antigono, e confederatisi gli Achei cogli E toli, coi prestarono valorosa assistenza nella guerra contro Demetrio, cessate per allora le avversioni e gli sdegni, insinuarono tra loro sociabili ed amiche disposizioni. Ma regnalo avendo Demetrio soli dieci anni ed essendo morto circa ( i 54) il tempo in cui i Romani fecero il primo tragitto nell Illiria, un corso di felici eventi second gli antichi disegui degli Aclie*.

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Imperciocch i tiranni del Peloponneso , perduta ogni speranza pella morte d Antigono , che forniva loro (pese e soldo, e minacciati da Arato, il quale sapevano che cessar volea le Signorie, ed a quelli che avrebbon ubbidito offeriva grandi premii ed onori, ma chi non gli badava maggiori mali e pericoli sovrastar f^cea dagli Achei, i mentovati tiranni, dico, presero il par tilo di deporre le Joro Signorie, di liberar le proprie patrie e di farsi partecipi del governo degli Achei. Lidiada da Megalppoli pertanto, vivente ancora Demetrio, di propria elezione, da quelluomo sperimentalo e pru dente eh egli era, rinunzi alla tirannide ed entr nella lega nazionale._Poscia Aristomaco tiranno d A rgo, Senone di Ermiona, e Cleonimo di Fliasia, deposero il dominio assoluto e furono incorporati colla democrazia degli Achei. XLV. Essendosi per siffatti accrescimenti molto ag grandita la nazione degli Achei, gli Etoli che peli im probit ed avarizia loro innata portavan a quelli invidia, ma sovrattutto nella speranza di dividere le citt , riccome avean un di divise <i 55) con Alessandro le citt d Acarnania, e quelle degli Achei tentalo ebbero di darle ad Antigono Gonata; gli Etoli, dissi, allora pure, di simile speranza gonfi, osarono di associarsi ed unir le loro forze con ( i 56) Antigono, che a que tempi governava i Macedoni, qnal tutore di Filippo ancor fanciullo, e con Cleomene re di Sparla. Imperocch veggendo essi che Antigono signoreggiava la Macedonia sicuramente , e peli affare della rocca di Corinto era indubitato e manifsto nemico degli Achei, credevano P o l i b i o , tomo i. 19

A. di R. 5a i e seg* cxxxvi

ago

A.ift. ch e, ove associati avessero i Lacedemoni alla loro im presa , ed indouili ( i 5 j ) ad iuimicar anticipatamente quella nazione, pi agevolmente l'avrebbooo debellila, assaltandola a tempo opportuno, e traendo loro la guerra addosso da tutte le parti. Locch probabilmente avrebbono in breve eseguito, se omessa non avessero la principal avvertenza; non cadendo loro neppure nel1 animo di dover lottare con Arato , uomo capace di rendersi propizia ogni circostanza. Laoude incominciando a rimestare ed a muover armi ingiuste, non che otte* nesiero I* intento, avvenne loro il contrario, e crebbero forza ad Arato eh' era allora capo dello slato, ed alia nazione stessa : cbe quelli con ogni maggior industria traeva le cose a suo vantaggio , e guastava i loro diaegni. E come egli la somma degli affari amministrasse sar manifesto per ci che diremo. XLVI. Considerando Arato che gli Eloli vergogna t a c i di far apertamente la guerra agli A chei, troppo recenti essendo i beneficii cbe da loro aveano ricevuti nella guerra con Demetrio; ma che consigliavansi coi Lacedemoni , ed a tal giugnea 1 invidia che portavano agli A chei, che avendo Cleomene tolte loro per frode ( i 58) Tegea, Mentine ed Orcomeno, citt non solo alleate degli Eloli, ma eziandio parte della loro repub blica , essi non che ne fossero irritati, gliene confer marono il possesso , e che coloro i quali in addietro, valendosi d ogni pretesto, facean per avarzia la guerra anche a chi non gli avea punto offesi, allora lasciavansi mancar di fede , e di buon grado perdevano le pi grandi citt solo per render Cleomene rivale degli Achei

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pi officiente; ci considerando, egli, ed insieme tolti A.diR. i capi della repubblica Achea, determinarono di non muuver le armi conica nessuno , sibbene di opporsi ai disegni de'Lacedemoni. Questi furooo i loro primi peuaieri, ma come poscia osservarono che Cleomene auda-< cernente fabbricava il cosi detto ( i 5g) Ateneo nel terriioro de Megalopolitani, dichiarandosi loro manifesto ed acerbo nemico, convocali gli Aobei a ragunanza , presero di spiegar a Lacedemoni aperta inimicizia. Tal fa il principio della guerra Cleomenica, ed a quetempi 5 ag avvenne. cxxux XLVII. Dapprima gli Achei, opposero aLacedemoni le proprie forze , stimando bellissima cosa non ricever da altri la salvezza, ma da s salvar le ci Iti e la cam pagna , e voleudo insieme (160) conservarsi amici di Tolemeo pe beneficai da lui ottenuti, e non apparire di stender altrui la mano. Ma avendo nel progresso della guerra Cleomene abolita in patria 1 antica forma di governo , e cangiata in tirannide la legittima potesti regia , e guerreggiando egli con accortezza ed insisten za , A m o preveggendo lavvenire e temendo 1 astuzia e 1 ardire degli Etoli , risolvette prima d ogni cosa di render vani i loro disegoi. Conoscendo Antigono uomo (161) attivo ed intelligente , e tenace di fede, ma sa pendo aluesl bene, come (i6a) i re per natura non reputan nessuno n i inimico n i amico, ma l militi hanno sempre per misura delle loro nimicizie ed ami cizie , prese ad abboccarsi col mentovato re , e ad in trodurre seco lui pratiche, facendogli vedere l esito che avrebbono questa faccende. Ma di operar ci pale-

R. semente credeva egli non convenirsi per pi ragioni. Imperciocch Cleomene e gli Eloli sarebbesi procacciati rivali a suoi disegni, ed il volgo degli Achei avrebbe disanimato ricorrendo a nemici, e sembrando al tatto disperar delle proprie forze, locch a nessun patto aver volea voce di fare. D perch intendeva egli di maneg giar ci che proponevasi segretamente. Donde avvenne che fh costretto a dir e a fare molte cose in pubblico conlro alla propria opinione, e di nascondere quanto macchinava. Pe quali riguardi egli qualcuno di questi sifari non inser nelle sue memorie. XLVIU. Sapeva egli che i Megalopolitani molto sof ferivano nella guerra, perciocch confinavano colia La cerna , e pi degli altri esposti erano alle ostilit , e che non riceveano la dovala assistenza dagli Achei, l quali oppressi Irovavansi dalle circostanze ; conosceva inoltre esser essi affezionati alla casa di Macedonia, sino datempi in cut ( 163) beneficali furono da Filippo figlio di Aminla. Quindi argu, che stretti da Cleomene ricorsi sarebbono ad Antigono, ed ogni speranza avreb* bon riposta ne Macedoni. Comunic adunque segreta mente tulio il suo disegno a Nicofne e Cercida Me galopolitani , eh erano suoi ospiti paterni, ed acconcii all' opera da lui meditala. Per mezzo di questi facil mente ottenne da Megalopolitani di mandar un amba sceria agli Achei per esortarli a procacciare soccorsi da Antigono. Elessero pertanto quelli da Megalopoli Nicofane e Cercida ad ambasciadori presso gli A chei, e di li tosto presso Antigono , ove la nazione fosse per ac consentire. Gli Achei accordarono a Megalopolitani di

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mandar ambasciadori, e Nicofane col collega non in- A. di dugi di recarsi al re , cui intorno alla su* patria dis sero brevemente ed in succinto quant era. necessario ; ma circa la somma degli affari ragionarono molto se condo le incumbenze e le insinuazioni di Arato. XLIX. Le quali erano , di porre sott occhio al re F intelligenza degli Etoli e di Cleomene, qual forza avesse ed a che mirasse ; d esporgli, come i primi a temerne avrebbon ad essere gli Achei , e dopo questi Antigono ancor maggiormente. Imperciocch, come non possano gli Achei resistere alla guerra mossa da amendue , facil cosa esser a comprendersi ; ma come gli Etoli e Cleomene, soggiogati quelli, non sarebbono contenti n arreslerebbonsi nel corsp della vittoria , es ser , a chi vi pone mente, pi agevol ancora a cono scere. Che 1 avarizia degli Etoli non che il Pelopon neso , i confini della Grecia non sazierebbono, e 1 am bizione di Cleomene ed ogni suo disegno tender al presente al dominio del Peloponneso, ma ove ci con* seguisse, incontanente agognerebbe alla sovranit di tutta la Grecia, a cui giugner non potrebbe senza pria disfare il regno di Macedonia. II pregaron adunque considerasse, volgendo Io sguardo all avvenire , se pi util sarebbe a* suoi aiiri di guerreggiar (i64) insieme cogli Achei e co Beozii nel Pelopooneso contro Cleo mene , pel principato della Grecia , ovveramente di ne gligere una tanta nazione, e combatter in Tessaglia cogli Etoli e coBeozii, ed oltre a ci cogli Acbei e coLa cedemoni peli impero di .Macedonia. Che se gli Etoli, compunti di vergogna pella benevolenza dimostrata loro

A. din. dagli Achei <i65) a tempi di Depitrio , sr infingessero di star cheli, siccome fan ora, gli Achei eoo Cleomene solo pugnert-bbono , e ove la fortuna li secondasse me* sii eri non avrebbono di soccorsi ., e se loro fosse con traria , e gli Eloli pure gli attaccassero, esortaronlo , badasse a quanto facevasi , e non ai lasciasse fuggir 1 ' occasione di salvar i Peloponnesi, finaltantocb possibil fosse. Della lor fede e gratitudine dover egli viver sicuro, dappoich al momento dell esecuzione avrebbe Arato trovate guarentigie tali, che ad amendue sarebbooo piaciute, ed avrebb egli eziandio significalo il tempo opportuno per mandar i soccorsi. L. Antigono, sentite queste cose , e sembrandogli (166) vere ed importanti le indicazioni di Arato , si diede in appresso ad osservar attentamente ci che operavasi. Scrisse pnr a Megalopolitani , promettendo loro ajuli, quando gli Achei gli avessero voluti. Nicofane e Cercida , rito l'ha ti a casa , consegnarono la lettera del r e , ed esposero la benevolenza e I1animo propenso di lui: onde i Megalopolitani erano tulli confortali, e parca a loro mill anni di andare al congresso degli Achei di esortarli a chiamar Antigono, ed a mettere solleci tamente gli affari nelle sue m ani. A ralo, informalo privatamente da Nicofane dell intenzione del re , verso degli Achei e verso di lui, nou a dirsi se fosse lieto che non eragli riuscito vano il suo ritrovamento, e che Antigono al postutto non si scorgesse da lui alieno, sccondoch gli Eloli lo speravano. Mollo a proposito stimava egli che i Megalopolitani pronti si dimostrassero a far capo ad Anligo&o col mezzo degli Achei, massi-

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Blamente perch, siccome Essi di sopra , Codiavasi di A. AH, non Abbisognar 4 * ajulL Ch se fosse slato costretto a ricorrervi, non voleva egli ohe la chiamata venisse, d^ solo , sibbene ancor pi da tatti gli Achei. Imper ciocch temeva, non il re , ove dopo il suo arrivo sog giogali avesse Cleomene ed i Lacedemoni, meditasse alla fine qualche cosa contro alla loro repubbliaa , ed egli dalla comun opinione accagionato fosse di celai avvenimento { dappoich a buon dritto sembrerebbe Antigono aver ci fatto , pella grave offesa da Arato derivata alla casa di Macedonia nella presa della rocca di Corinto. Laonde venuti i Megalopolilani al comune consiglio degli Achei , e mostrata a questi la lettera che avean ricevuta, edr esposta loro tutta la benevolenza del r e , ed avendo inoltre chiesto che si chiamasse Antigono prestissimamenie , concorrendo in questo de siderio la maggior parte degli Achei : Arato si fece innanzi, e commendata la benignit del r e , gli esort con molle parole a far ogni sforzo per salvare da s le citt e la campagna : che nulla v avrebbe di pi bello e di pi vantaggioso. Che se la fortuna in ci fosse loro avversa , dover essi, disse , pria esaurir lutti i proprii mezzi, poscia ricorrer agli ajuli degli amici. LI. Poich la moltitudine ebbe significata la sua ap provazione ? fu decretato di non mutar nulla , e che gli Achei da s eseguirebbno la presente guerra. Ma poscia che Tolemeo, ( 167) lasciando per disperata la nazione Achea, incomiuci a somministrar 1 occorrente a Cleomene, con animo <f incitarlo conir' Antigono ( perciocch pi speranza collocava se* Lacedemoni, che

A.diR. non negli Achei per impedir i disegni de re di Mace donia ) ed essendo dapprincipio gli Achei suti sconfitti presso al (168) Liceo in un combattimento con Cleo mene in cui eransi per via avvenuti, e la seconda volta superati in una battaglia campale a (169) Ladocea di Megalopoli, ove cadde pur (170) Lidiada , e la terza al tutto rotti nel territorio di Dime presso Ecatombe*), ove pugnato aveano con tutte le forze , non permet tendo gii dilazione lo stalo delle cose, costretti furono a ricorrer d'unanim e consenso ad Antigono. Allora dunque mand Arato suo figlio per ambasciadore ad Antigono , e ferm il trattato intorno agli ajuti. Ma recava somma difficolti ed imbarazzo il credere che il re non avrebbe prestati soccorsi, se pria non avesse ricuperata la rocca di Corinto, e formalo della citt di Corinto il porto della guerra. Ni osavano gli Achei di consegnar Corinto a Macedoni contra la volont degli abitanti. Il perchi fu dapprima differita questa delibe* razione , a fine di provveder alle guarentigie. LII. Cleomene, spargendo terrore colle anzidette vit torie , impunemente scorreva pelle citt , prendeudo le une colla persuasione, le altre colle minacce. P er tal guisa ebbe Calila , Pellene, Fereo , A rgo, Fliunte, Cleone, Epidauro, Ermione, Trezene, e finalmente Corinto: indi accampossi presso a Sicione, e liber gli Achei del maggior impaccio. Imperciocch avendo i Corinti! intimato agli Achei e ad Arato lor pretore di sgomberar la citt e mandato a chiamar Cleomene, fu data agli Achei opportunit di addurre ragionevole pre testo, del quale valulosi Aralo (171) data ad Antigono

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la rocca di Corinto, che allora tenevano gli A chei , J .& 1L cancell il torto fatto alla sna casa, e gli forni un sfidente pegno di fedeje sodetA peli avvenire , e , c& che pi montava , prepar ad Antigono no punto forte per far la guerra a Lacedemoni. Cleomene , conosciuto il trattato che fecero gli Achei con Antigono, si tolse da Sidone ; e trasport il campo all Istmo, chiudendo con steccato e fossa tutto Io spazio compreso tra la rocca di Corinto (172) ed i monti Onei : e giA ab bracciava egli con ferma speranza il prindpato del Pe loponneso. Antigono, che da lungo tempo era preparato, e stava in aspettazione degli avvenimenti, conforme fu da Arato ammonito, giudicando allora dalle nuove che gli giugneano , dover poco stante (173) Cleomene coll eserdto penetrar in Tessaglia, mand dicendo ad Arato e agli Achei che attenessero i patti, e venne colle sue forze (1 peli'Eubea nell Istmo : che gli E loti scal triti dal passalo, volendo allora pure impedir che An tigono non spedisse a ju ti, aveangli negato l entrata coll esercito nelle P o rte , minacdandogli che altrimenti gli avrebbono colle anni vietato il passaggio. Antigono pertanto e Cleomene accamparonsi luno di rincontro all altro; quegli ingegnandosi d entrar nel Peloponneso, questi d'im pedir ad Antigono l icgresso. LUI. Gli Achei, sebbene non poco nella somma delle cose abbattuti, non desistettero tuttavia dal loro pro ponimento, n i rinuuziarono ad ogni speranza. Ma come prima Aristotele Argivo insurse contra i Cleomenisii, vi accorsero, e col Pretore (175) Timosseno, entra rono di soppiatto in Argo e la presero. Dal qual av-

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che derivasse principalmente, il ristabilimento deloro affari, perciocch ne fi) ralle nulo 1 * impeto di Cleomene, ed avviliti gli animi dei aoldati, conforme da fatti lessi apparve. Conciossiach, quantunque egli occupasse i luoghi pi opportuni, e pi che Antigono abbondasse di provvigioni, e con maggior audacia ed ardor di gloria si foste spinto in sanii (176); non si tosto riseppe egli aver gli Achei preso A rgo, ch e, levatosi di repente , lasci i van taggi test indicali, e ri lirossi quasich andasse in volta, temendo non da ogni lato gli fossero attorno i nemici. Giltatosi in Argo , alcun poco vi si sostenne, ma fii poscia valorosamente scacciato dagli Achei, e dagli A r givi ancora , che il pentimento stimolava ; onde lasci questa impresa, e per la strada di Manlinea si ridusse a Sparta. LIV. Antigono pertanto entr a salvamento nel Peloponoeto , e ricevette la rocca di Corinto, ma non vi si trattenne punto , e seguitando il corso degli avvenimenti venne ad Argo, donde lodati i cittadini, e dato ordina a pubblici affari, mosse tostamente alla volta di Arca dia. Espulse i presidi dalle castella fabbricale da Cleo mene nel territorio (177) Egitico e Beiminate, e con* segnali que luoghi V Megalopolilani and al congresso degli Achei in Egio. Col rendette ragione delle sue gesta, e deliberato eh ebbe su ci che restava a farsi, fu eletto a duce di tulli gli alleati ; poscia and alle stanze, e soggiorn qualche tempo a Sicione ed a Coc n x ix l'imo. In sull incominciar della primavera si parli di l 53o coll' esercito , e arrivato in tre giorni a T egea, ove gli

a . h. venimento da credersi

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vennero incontro gK Achei, vi pose attorno'il campo, J . iJL e principi ad assediarla. I Macedoni usavan asudoatnente ogni arte nell assedio, e scavavano m ine, per modo che i Tegeati perdettero tosto la speranza di tal varai e si arrendettero. Antigono , afforzata la d iti , continu l impresa, e prosegui io fretta verso l La conia. Come fn vicino a Cleomene, ch^erasi stanziato a confini del suo territorio, andava tastando, ed ap> piccava qualche scaramuccia; ma avvisato dagli espio ratori che i soldati d Orcomeno (176) eran venuti in occorso di Cleomene, lev subito le tende , ed avviossi a quella citt che prese d assalto. Accampatosi poscia nei dintorni di Man linea -vi pose lassedio. Questa pure, sbigottita deMacedoni, si diede in suo potere; ondegli levatosene, progred verso Erea e Telfusa. E prese quesie citt ancora , gli abitami delle quali spontanea* mente a lui si accostarono ( 179), essendo gi vicino il verno, fu in Egio al congresso degli Achei. I Mace doni mand tutti a svernar in patria, ed egli iutertesevasi cogli A chei, e seco loro si consigliava circa gli imminenti affari. LV. Frattanto veggendo Cleomene che I eserdto era licenzialo e che Antigono soggiornava co mercenarii in Egio, Ire giornate sole distante da Megalopoli, la qnal du sapeva eh era difficile a guardarsi pella sna va stit e solitudine , ed allora con negligenza cuslodivasi per cagione, della presenza d Antigono , e conoscendo altres, locch maggiormente importava, come perita era quasi lutta la giovent nella battaglia del Liceo , e poscia in quella di Ladocea ; valutosi dell opera di al-

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A. diR. cani ( 180) fuoruscili di Messene che dimoravano a M egalopoli, per mezzo -di loro clandestinamente di notte tempo vi s introdusse. Venuto il giorno poco manc, che non solo fosse scacciato, ma che al tutto rimaneste sconfitto pel coraggio de' Megalopolitani, non, altrimenti che gli era accaduto tre mesi addietro , quando entr segretamente nel luogo (181) della citt denominato alla spelonca; ma allora pella moltitudine de soldati, e per* ch avea preoccupati i siti pi opportuni, gli riusc l impresa , ed alla fine , espulsi gli abitanti, tenne la citt. Fattosene signore, tanto crudelmente la guast, che nessuno sperava poter essa uu1 altra volta abitarsi. La qual cosa, secondoch io credo , egli fece , perch in qualsivoglia pi dura circostanza, n tra (18) i Me* galopo!itani, n tra gli Stinfalii, pot procurarsi ano che favorisse la sua fazione, o partecipasse le sue spe ranze , o gli tradisse la patria. Che i generosi e libe rali Clitorii un uomo solo vituper colla sua scellera tezza; Tearce, che i Clitorii meritamente negano esser nato tra loro, ma dicono supposto figlio di certo sol dato veuulo da Orcomeno. LVI. Ma dappoich v ha taluno che intorno agli avvenimenti di que tem pi, descritti da Arato, stima di maggior fede meritevole Filarco ( 183), il quale in molte cose di parere diverso , e riferisce il contrario ; sar utile, anzi necessario , che n o i, come quelli che nella sposinone delle gesta di Cleomene abbiam preferito di seguir A rato, non omettiamo di discutere cotesto par ticolare (i8 4 ), affinch per la nostra omissione non avvenga che la menzogna e la verit icaggan egual fona

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dalle scrittore. da sapersi adunque, come Filarco in A. di R. (aita la sua storia moke cose asser temerariamente e a caso. Se non che circa gli altri fatti non accade ora censurarlo, n i far minuta disamina ; ma tutto ci che s abbatte a tempi di cui scriviamo, cio a dire a tempi della guerra Cleomenica, d uopo che di proposito investighiamo. Locch baster per far conoscere tutto lo ( i 85) spirito ed il valore della sua storia. Volendo Filarco far chiara la crudelt di Antigono e de' Mace doni , ed insieme quella di Aralo e degli Achei, dioe come i Mantinesi, venuti in potere de nemici, caddero in grandi sciagure, e come la citt pi ricca e pi grande di tutta lArcadia fu da tali disgrazie sbattuta, che tutti i Greei posti ne furono (186) in agitazione e tratti a lagrime. Ed ingegnandosi di muover a piet i leggi tori , e d intenerirli colla sua relazione , introduce ab bracciamenti di donne, e capelli stracciati, ed ignuda mammelle, oltre a ci lagrime e lamenti d uomini e di donne, che promiscuamente co figli e co* vecchi ge nitori vengono via menati. E ci fk egli per tutta la storia , studiandosi sempre di porre sott occhio quanto v ha di pi spaventoso. Lascio ci che siffatto stile ha di abbietto e di femminesco, ed esamino soltanto la parte propria ed utile della storia. Dee pertanto lo sto* ri c o , non colpir i leggitori col sciorinar fatti miraco* losi, n ricercar discorsi probabilmente tenuti, e anno- veiar ogni conseguenza degli avvenimenti che trattansi, conforme mpo i compositori di tragedie; sibbene ha egli a rammentar i fatti e i detti secondo la verit, quand anche per avventura sieno al tutto (187) comuni.

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A.iiM. Imperciocch non hanno Moria e tragedia il medesimo scopo. Questa eoa ragionamenti al sommo probabili desta di presente negli uditori maraviglia e diletto; quella per via d azioni e di discorsi veri ammaestra e persuade i curiosi per tutti i secoli avvenire ; dappoich nella tragedia regna il verosimile , quantunqne aia meooguero (i8N), a fine d aggirare gli spettatori: laddove nella storia ha il vanto la verit, affinch cLi brama d istruirsi ne tragga profitto. Oltrech quella espone le maggiori vicende, e non soggingne la causa ed'il modo dell' avvenuto, senza cui n impietosir con ra gion e , n convenevolmente sdegnarsi pu alcuno di qualsivoglia avvenimento. E chi colui che non freme degli stracii d uomini liberi t Tuttavia ove patisca tale che fu autor d offese, ciascheduno gvlica che bene gli st. E se ci mira a correzione ed ammaestramento, quelli che straziano siffatti uomini liberi on eziandio reputati degni d onore e di riconoscenza. Ora massimo delitto stimato uccider i cittadini, e meritevole dei maggiori snpplizii, comech chi uccide un ladro o nn adultero sia manifestamente dalla pena assolto, e chi punisce un traditore o un tiranno oitenga presso tutti i primi onori. Cosi in ogni cosa la fine del giudizio su ci che (189) lode o biasimo si merita non dipende gi da fatti stessi, ma dalle cause e delle intenzioni di chi li commette, e dalle loro differenze. LYLL 1 Mantinesi adunque dapprima spontaneamente rinunziarono alla repubblica degli A c h e i e diedero s e la loro patria agli E toli, poi a Cleomene. Abbrac-* ciato eh ebbero questo partito, e facendo^i parte delio

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tato de' Lacedemoni, quattro anni avanti 1 arrivo di A.dilt. Antigono espugnati furono dagli Achei, avendo Arato tenute pratiche uella citt. Nel qual tempo furono tanto lungi dall essere severamente puuiti del delitto lummen* tovato, che anzi andava per le bocche la repentina mutazione di volont in amendue. Imperciocch non ai tosto ebbe Arato occupala la citt, che ordin a auoi di non toccar nulla della roba altrui; poscia ragun i Manliuesi, e confortolli a non temere e ad attender ai propri affari : che sicuri vivrebbono in societ di go verno cogli Achei. I Mantinesi, cui surse impensata e tnaravigliosa speranza, tutti netl'istante si ridussero a sentenza contraria, e gli atessi, che non ha guari, pu gnando cogli Achei, erausi (190) veduti (191) perite dinanzi molti de' loro consanguinei, e non pochi cadere gravemente feriti , introducevano quelli nelle proprie case, e facevanli commensali di s e della famiglia , e nessun atto di benevolenza verso di loro omettevano. ben a dritto ci fecero. Cbe io non s , a chi tra gli uomiui sieno toccati nemici di miglior animo, n se mai alcuno lottasse coti minor danno contro le pi gravi sciagure di quello che avvenne a Mantinesi, merc dell umanit che loro usarono Arato e gli Achei. LV I 1I. In appresso , avendo sentore di qualche mo vi*- nto intestino, e delle macchinazioni degli Eloli e d rS^icedemoni, mandarono per ambasciadori chiedendo un presidio agli Achei. I quali avendo loro compiaciu* to , trassero a sorte trecento de su o i, che lasciala la patria e le fortune si partirono e dimorarono in M:in linea a guardia della libert e della salvezza de citta-

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J. B . din!. Con esii spedirono pare dugento mercenarii, i quali insieme cogli Achei conservarono l ordine vigente. Ma non molto dopo, sollevatisi i Mantinesi, chiamarono i Lacedemoni, e consegnaron loro la citt, trucidando gli Achei che tra loro soggiornavano: sceilerateua, della quale pi grande e pi terribile non fcile a dini ; dappoich, per quanto avessero risoluto di an nullar ogni amicizia e riconoscenza verso quella (ia sione , dovean essi non pertanto risparmiar la mento vata gente, e lasciarla tutta andare sotto la fede dei trattati: la qual cosa costume di accordar perfino ai nemici, secondo il diritto comune delle genti. Ma essi per dar un sufficiente pegno della loro fede a Cleomene e a Lacedemoni nell impresa che meditavano, trasgredirono le leggi dell' umanit, ed il pi orrendo misfatto eseguirono di proprio mto. Ora di qnal indi gnazione non sono meritevoli coloro i quali barbara mente micidiali divennero di quegli stessi, che presi avendoli in addietro colla fona diedero loro impunit, ed allora custodivano la loro libert e salvezza f Qnal supplizio stato sarebbe condegno a tanta colpa f D iri forse taluno: (iga) venduti esser dovevano co figliuoli e colle donne, poich furono debellati. M a, secondo le leggi della gnerra, soggetti sono a ci sofferire ezian dio quelli che nessuna empiet hanno commessa. Adun que si meritaron essi ben pi grande e segnalata f iizione , per modo c h e , quand anche avessero patite quelle cose che narra Filarco, nessuna compassione conseguir dovrebbono da G reci, i quali auzi pi presto lode ed approvazione tributata avrebbono a vendicatori

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unta scelleratezza. Ci non di meno, altra disgrazia A. d ft. non tessendo seguita a Mantinesi, fuorch dessere state rapite le loro sostanze, e vendute le persone liberei quello scrittore', spacdator ili miracoli, non solo affa stell mere bugie ma bugie incredibili ancora, e per eccesso d ignoranza non ha saputo quanl era pi ov vio; come gli stessi Achi insignoritisi nel medesimo tempo per forza di Tegea, nulla fecero di simile. Ma se la vera causa di que fatti stala fosse la loro cru delt , ragion voleva che questi pure, cadnti nell epoca stessa , sofferte avessero eguali pene. Ora , avendo essi fatta colai distinzione ne Mantinsi soltanto , manifesto egli cbe la causa dell ira coatra di loi o fu molto grave. LIX. Oltre a ci, dice il medesimo, come (193) Aristomaco argivo, uomo di' nobilissima casa , che1fu gi ti ranno dArgo * e discendeva da .tiranni, caduto nelle mani d Antigono e degli Achei, fa menato a (<94) Ven erea , e morto con tormenti : terribile a detta sua , e ingiustissimo attentat tra quanti mai ne furono com messi. E serbando qui pure lo stile a lui proprio, finge egli certe voci del tormentato <193) nel silenzio della notte , venqle alle orecchie di quelli cbe abitavan da presa*, e che patte attoniti di tanta empiet , parte perch non credevano, parte perch n erano sdegnati, corsero a quella casa. Ma lasciarti oramai siffatta tragica ostentazione ; che abbastanza gi ne abbiam parlato. Io, a dir vero , giudico Aristomaco, quandanche non fosse stato reo d altro delitto contra gli A chei, per II tenor della sua vita , e per la sua perfidia verso della patria, pouBio , tomo 1. ao

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A. tt. degno del maggior supplivo. Sebbene F astore, eoa animo daccrescere l sua reputazione, e muover vie pi a sdegno i leggitori per ci cbe offerse, dica esser lui stato non solo tiranno, ma eziandio da tiranni di sceso : accusa dlk quale maggiore o pi acerba fadl non die alcuno possa pronunziare, dappoich lo stern nome di tiranno suona empiet , e abbraccia quanto vha fra gli uomini d ingiusto di scellerato. Che se Aristomaoo sostenne, conforme dice costui, i pi atroci supplici! f non iscont egli tuttavia qnel solo giorno, in cui Arato entrato nascostamente nella citt oon una mano d Achei, e combattendo pella libert degli Argivi, a gnodi percoli s espose , e ne iu finalmente scaccialo per non essersi in quella mossi i congiurati, che temevan il tiranno. Aristomaco, giovatosi di qtesla occa sione e del pretesto che alcuni erano iotesi dell ingresso degli Achei, ottanta de primi cittadini, al tutto inno centi , fece martoriar e sgpszare al cospetto de loro eonsanguinei. Tralascio le altre scelleratezze, commesse da lui nel corso della sua vita, e da suoi antenati : che lungo sarebbe il narrarle. LX. 11 perch non da reputarsi cosa indegna se gli fu renduta la pariglia ; sibbene molto pi indegno sarebbe , se costui, senza provare siffatti guai , morto fosse impunito. N debbonsi Antigono ed Arato incol par di perfidia, s e , preso avendo il tiranno per diritto di guerra, 1 uccisero con tormenti ; perciocch in tempo di pace ancora chi toglie di mezzo un tale ed il mar toria , lode ed onor conseguisce da ciascheduno che giusto estinta. Ora s e , oltre a d che dicemmo, egli

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viol la fede agli Achei, qnale strazio si meritato f A.di RChe non molto prima area egli deposta la tirannide , ridotto in angustie dalle circostanze (196) pella morte di Demetrio, e contro ogni speranza fu salvo, protetto dalla moderazione ed onest degli Achei, i quali non solo esente il fecero dalla punizione conveniente alle scelleratezze eseguite nella sua tirannide, ma assodatolo alla loro repubblica, lo insignirono del pi grande onore, eleggendolo a loro dace e pretore. Mu egli, ben tosto dimenticatosi di tanta amorevolezza, poich incominciarono a , rifiorir le sue speranze in Cleomene, separ la patria e 1 animo dagli Achei ne* tempi pi difficili, ed unissi a loro nemici. Costui, come fu preso ( non dovea gi morir martoriato in Cencrea nel silenaio della notte, siccome riferisce Filaroo , sa condotto per tulio il Peloponneso, e ad esempio mostrato fra tor menti spirare. E tuttavia no colai mostro non ebbe a patir altro, se non se d esser sommerso (197) per co loro cbe n'ebbero l incarico in Cencrea. LXI. Senza che Filarco ne narra le sciagure deMan* traesi con esagerazione e grande apparalo di parole, supponendo, per quanto apparisce, esser dovere dello storico di rilevare le azioni scellerate. (198) Ma della generosit che a que tempi esercitarono i Megalopolrtani egli non fa punto menzione : quasi che 1 annoverar L delitti sia pi famigliare alla storia, che l'additar le opere belle e giuste, o meno corregga i leggitori la re*> lazicne di pratiche buone e commendabili, che nata quella di azioni empie ed abbominevoli. Come adunque Cleomene prendesse la citt, e come intatta la costo*

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J.& ti. disfle, e mandaste tno lettera a'Megalopolitani eh e* raso in Messene, invitandoli a ripigliar illea la patria, e -ad associar la loro causa colla sna, ci ne espse egli bene, con intendimento di farci conoscere la ge nerosit e la moderazione di Cleomene verso i nemici ; cosi ancora come i Megalopolitani non lasciarono cbe ti finisse di legger la lettera , e per poco non lapida rono i corrieri cbe laveano portata. Fin qui giugne la sna sposizione ; ma omette egli ci che segne, e che propriamente alla storia appartiene : vale a d ire , la lode di que da Megalopoli, e la menzione della magnanima loro volont ne' buoni proponimenti; sebbene egli avea queste cse fra mano. Imperciocch se reputiamo uomini virtuosi coloro, che colla parola e colla risoluzione sol tanto sostengono una guerra pegli amici e gli alleati, e a quelli cbe assoggettanti al guasto delle campagne ed all assedio , non solo lode, ma la maggio* ricono scenza ed i pi splendidi doni tributiamo ; qual opi nione avremo noi de Megalopolitani ? Non diremo che ottimi iurono e di vaglia f Essi che abbandonarono pri miramente a Cleomene le loro oampagne, poscia per dettero al tutto la patria, perch parteggiavano cagli Achei, e finalmente essendo loro inaspettatamente e oltre ogni speranza data la facolt di riacquistarla senza danno, preferirono di privarsi delle terre, desepolcri, de tem pli, della patria, delle sostanze , in somma di quanto ha Fuorno di pi caro, anzich tradir la fede data agli alleati. Di siffatta azione qual fu o sar mai pi bella ? A che cosa rivolger uno storico maggior mente lattenzione de' suoi leggitori ? e oon qual esem-

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pio potr egli maggiormente eccitare a serbar la fede -, A. UH. e a contrar societ con (199) sincere e ben fondate repubbliche ? Delle quali cose Filareo non. fece men zione alcuna , cieco, per- quanto mi sembra, alle opere pi egregie, e cbe precipuamente allo storico appar tengono. LXII. Prosegue egli dicendo, che delle spoglie di Me galopoli i Lacedemoni toccarono sei (200) mila talenti, de quali, secondo il costume , due mila furono dati a Cleomene. Chi non istrabilier qui dell* imperizia e ignoranza eh* ebbe costui di ci che tutti sanno intorno al peculio ed alle facolt degli stali della Gre cia ?. La qual cognizione procacciarsi debbe sovra ogni altro chi scrive storie. Ora io sostengo , che non gi a que tem pi, in cui le guerre co* re di Macedonia, e le continue intestine contese ridotto aveano il Peloponneso a pessimo partito, ma (201) a nostri giorni ancora, ne quali tutti hanno un sol volere, e goder sembrano della maggior prosperit , dulie .suppellettili di tutto il Peloponneso, senza le persone , accozzar non si po trebbe tanta copia di danaro. G che noi non asseriamo ci temerariamente, ma a buona ragione appqggiati , quindi fia palese. Ch'i colui che legge storie e non sa , come allorquando gli Ateniesi insieme co Tebani andaron a campo conira i Lacedemoni, e spedirono dieci mila soldati, ed allestirono cento galee, avendo determinato di levar le spese della guerra dal censo dei cittadini , stimarono tutto il territorio dell Attica , e le case, ed ogni loro sostanza, e ci nondimeno tutta la stima non giunse a sei mila talenti, da cui mancavano

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A.iiB. dugenlo cinquanta? Donde appariice non esser inverisimile ci che ho test asserito per rispetto a' Pelopon nesi. Ma che a que tempi siensi cavati da Megalopoli oltre trecento talenti, nettano oser d' affermare , per quanto esagerar vaglia; dappoich noto che quasi tutti, cosi liberi, come schiavi fnggiron a Messene. Il maggior documento pertanto della verit di ci che di cemmo si , che i Mantinesi, agli altri Arcadi non punto inferiori di potenza e di ricchezza, conforme egli stesso*dice, allorquando presi per assedio si arren dettero , per modo che nessuno pot agevolmente fug gire , o trafugare qualch* effetto , non furmaron allora insieme colle persone una preda di trecento talenti. LXIII. E ci che il medesimo soggiugne a chi non recher stupore ? Imperciocch dopo quelle asserzioni, die egli, che dieoi giorni circa avanti la battaglia venne da (aoa) Tolemeo un ambasciadore, il quale annunzi a Cleomene , come Tolemeo non volea pi sommini strar le spese, ma lo esortava a riconciliarsi con Anti gono : locch udendo, egli risolvette di avventurarsi a nn fatto generale, innanzi che 1 esercito risapesse cotal notizia, non avendo egli speranza alcuna di pagare del proprio gli stipendii a soldati. Ma se intorno allo stesso tempo divenne padrone d sei mila talenti, poteva egli superar eziandio Tolemeo nella facolt dispendere, e se combattendo con Antigono ne avesse posseduti soli trecento, sufficiente sarebbe stato a prolungare la guerra oon sicurezza. Ma asserire che tutte le speranze di Cleomene riposte erano in Tolemeo per cagione delle spese, e dir ad nn tempo eh egli allor appunto s ini-

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possess di tanti danari , come non A ci prova della A. di R. pi grande pania e sconsideratezza ? Molte altre cose limili riferisce cotesto autore, appartenenti cosi quei tem pi, come alla storia in generale, di cui suppongo cbe baster al nostro proponimento d che pur ora ne ho detto. LXIV. Dopo la presa di Megalopoli, svernando An tigono in A rgo, Cleomene all avvicinarsi della prima vera fece rag nati di gente, ed avendola aringata, se condocb richiedeva la circostanza, nsd coll' oste ed invase il territorio degli Argivi: impresa, secondoch sembrava alla moltitudine temeraria e audace, per ca gione della fortezza de luoghi che vi danno accesso j m a , (ao 3) giusta il parere di chi diritto argomentava , si cura e prudente. Imperciocch veggendo che Antigono congedate avea le sue forze, sapeva egli bene, che pri mieramente la sua invasione sarebbe senza pericolo , in secondo luogo, che essendo la campagna guastata sino alle m ura, gli Argivi necessariamente a cotale spetta colo sarebbonsi doluti, e ne avrebbono biasimato An tigono. Che se egli per avventura non avsse potuti sopportar (ao4) gli strazii del volgo ; ed uscito in campo si fosse cimentato colle forze che avea, per fermo te neva Cleomene, che fcilmente a s toccata sarebbe la vittoria. Ma se saldo nella sua sentenza, si fosse ripo sato , atterrendo gli avversari!, e colle proprie forze ispirando fiduda a' suoi, credeva egli che salvo si sa rebbe ridotto a casa. La qual cosa eziandio avvenne c c i n t i che come guastavasi la campagna, il volgo facea eroe- S'it c h i, e svillaneggiava Antigono, il quale, da grande

diR. capitano c re , slavasi cheto (ao 5) , non avendo mag gior cura che di render a s Steno conto de saot fatti. Cleomene prtanto, avendo secondo il suo primo di visamente , devastala la campagna, spaventati gli wversarii, e rinfrancati i suoi contro l imminente pericolo f ritorn salvo a casa. LXV. Ma come si appress la stato, ed i Macedoni e gli Achei uscirono delle stanze, Antigono, ripresa la spedizione, and cogli alleati nella Laconia. Avea egli, Macedoni, dieci mila, che componevano la falange, tre mila d armadura leggera, e trecento cavalli ; inoltre mille (206) Agriani, e Galli altrettanti; (aoj) mercenari! in tutto tre mila fanti e trecento cavalli, Achei scelti, tre mila fanti, trecento cavalli; Megalopolitani mille, ar mati alla Macedonica , che conduoeva Cercida da Me galopoli ; di alleali, Beozii due mila fanti, dugenlo ca valli ; Epiroti mille fanti, cinquanta cavalli, Acarnani altrettanti ; Illirii mille seicento sotto Demetrio da Fara. (ao8) Per modo che tutte le forze sommavano veniol io mile fanti, e mille dugento cavalli. Cleomene , aspet tando 1 attacco, afforz gli accessi al paese con presidii, con fossi, e con tagliate d alberi, ed accampossi presso Sellasia con un esercito di venti mila uomini, conghietlurando che i nemici da quella parte frebbono impressione; locch avvenne. Due colli formano quel lingresso di cui luno chiamato va, laltro Olimpo. In mezzo a questi , lungo il fiume E nunte, passa la strada che conduce a Sparla. Cleomene tir dinanzi ai mentovati monti fosso e steccato, e schier sull va le milizie de sudditi (209) vicini e degli alleati , a cui

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prepose il fratello Euclida, ed egli ocitip 1 Olimpo A-d ifi co Lacedemoni e co mercenarii. Nel piano , sulla riva del fiutne , da amendue i la li della strada, al tel l cavalleria con parte de mercenarii. Antigono, come venne e osservi la fortezza deluoghi, e che Cleomene presi avea i siti opportuni con tntte le parli dell e*eid eilo , tanto acconciamente , che : il complesso rappresen tava un accampamento di buoni (aio) armeggiatoli in posizione d avventare ( perciocch nulla mancava di ci che appartiene allattacco e alla difesa, ma era Tot* dinanza imponente ed insieme lalloggiamento di dilBcil accesso): ci, dissi, osservando, non volle tentar l'as salto e temerariamente affrontarsi. LXVI. Accampatosi in poca distanza, e messosi da vanti il fiume ( a n ) Gorgilo, vi rimase alcuni giorni, per spiare la qualit de luoghi e l ' indole delle forze, e facendo talvolta vista d assaltare , provocava gli av versarli a discoprire le lro intenzioni. Ma non potendo trovar nulla che non fosse ben custodito ed armato , giacch Cleomene, a lutto apparecchiato, l avea preve nuto, abbandon cotesto consiglio. Finalmente di motno accordo divisarono di decidere con nna battaglia tolto l affare : che egregii al tutto e simili capitani avea in costoro la fortuna fatti venir insieme al paragone del I armi. Schier dunque Antigono di rincontr a quelli eh erano sulf va i Macdoni che portavano lo scudo di bronzo, e gl Illirii alternatamente per compagnie, e prepose loro (aia) Alessandro figlio d Acmelo e De metrio da Fara. Dietro a questi venivano gli Acarnani ed i Cretesi , e alle loro spalle erano due mila Achei

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diR. per riscossa. I cavalli colloc presso il fium ^Ennoto rimpetto alla cavalleria nemica, dando loro per duce Alessandro, ed a' fianchi d essi pose mille Achei e al tre t U n ti Megalopolitani. Egli avendo seco i mercenari! ed i Macedoni risolvette di combattere con quelli cherano sull Olimpo intorno a Cleomene. Messi adunqoe i mercenari! nella prima schiera, vi pose dietro la fa lange de Macedoni ( a i 3) divisa in due parti che di presso seguiva!, obbligato a ci fare dalla strettezza de luoghi. Il segnale convenuto cogl Illirii per ine* minciare 1 assalto > era quando avrebbon veduto alzarsi hu punnolino dalle vicinanze dell Olimpo ( che eransi ( a i 4) costoro appiattati di notte tempo nel fiume G orgilb , e stretti alle falde della collina ). Co MegalopoliU ni e colla cavalleria fa accordato, che facessero lo stesso, poich il re sventolato avesse un drappo di porpora. LXVII. Venuto il tempo della ( a i 5) fazione, come fu dato il segno agl Illirii , quelli, cui ci era com messo, comunicarono gli ordini convenienti: (a i6) ecco subitamente tutti mostrarsi, ed incominciar l ' attacco dell altura. Allora (a 17) l armadura leggera di Cleo mene, schierata dapprincipio colla cavallera, veggendo le insegne degli Aeh<;i da tergo ignude, assalt le ul time file , e trasse iti gravissimo percolo quelli che sforzavansi di superar il colle, sendoch Euclida loro sovrastava dallalio di fronte, e i mercenarii alle spalle gl incalzavano , e forte menavano le mani. In quello accortosi dell affare il Megalopolila (a 18) Filopemene , preveggeudo ci eh era per avvenire , prese primiera-

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lente ad avvertirne i caporali; ma siccme nessuno gli A. d R. dava retta , perciocch non avea egli mai comandato in campo, ed era molto giovine , cos aringati i suoi con* cittadini, attacc i nemici arditamente. Frattanto i mer cenari! , che premevan alle spalle qnelfi che salivano , udite le grida , e veduto 1 azzuffamento de* cavalli , la sciata 1 impresa, corsero alle prime stazioni in ajnto deproprii cavalli. Per tale avvenimento spacciati essendo da ogni ostacolo gl* Illirii, i Macedoni e tutta la mol titudine che con essi montava , con veemenza e corag gio andaron addosso agli avversarii. Donde poscia fu manifesto essere stalo Filopemene cagione della vittoria riportata sovra Euclida. LX VIII. Q uindi, dicesi , avere di poi Antigono ta stato Alessandro , Generale della cavalleria , chiedendo gli , perch egli avesse incominciata la battaglia , pria che fosse stato dato il segno ? Il quale negando d aver ci fatto, e dicendo come un giovinetto Megalopolitano contro il suo parere anticipato avesse 1 ' attacco, Anti gono replic , quel giovinetto aver fatto l ufficio di buon capitano, conoscendo il tempo opportuno, e Ini, sebbene capitano, essersi diportato da giovinetto grega rio. Euclida pertanto, veggendo salir le insegne, lasci di valersi delle buone posizioni. (219) Doveva egli an dare da lungi incontro al nemico, g tursi nelle sue file, scombuiarle , e romperle , poscia ritirarsi, a poco a poco, e ricoverarsi a salvamento ne sili pi alti: che cosi, disordinati gli avversarli, e renduta inefficace la propriet dellarmadura e dello sdiieramenlo, gli avrebbe agevolmente messi in fuga peli opportunit de' luoghi.

3i 6
A. diR. Ma non ne fece nulla ; anzi quasich avesse la vittoria in pugno, opero tutto il contrario. Imperciocch rimase nella prima stazione sulla vetta del colle , come per prendere col i nemici che tendevano alla sommit , affinch la lor fuga succedesse per luoghi molto precipi tosi e scoscesi. Ma avvenne, conforme era ragionevole, 1 opposto : che non avendo lasciato alcuno spazio alla ritirata, e ricevendo l impeto delle insegne intatte e ad un tempo serrate, fu egli ridotto a tanta angustia, che (aao) lungo la stessa cima dovette pugnare con quelli che innanzi spingevanii. Oppressi adunque nellistante dalla mole dell armadura e delle schiere dense, presero gl Illirii tosto la posizione che occupava la sua gente, (aai) e questa prese la pi bassi, perch non le era rimasto luogo sufficiente per ritirarsi e per cangiare sito. Donde avvenne che and presto in volta con grande ruiua , facendo la ritirata per luoghi dirupati e impraticabili. LXIX. Mentre che ci succedeva s'accese la mischia fra la cavalleria , facendo grandi prove di valore i ca valieri A chei, e singolarmente Filopemene, perciocch tutto il combattimento era pella loro libert. Ove per avventura cadde a Filopemene il cavallo mortalmente percosso, ed egli pugnando a piedi fu con grave ferita trafitto in (aaa) amendue le cosce. I re affrontaronsi dapprima presso all Olimpo col mezzo de fauti leggeri e demercenarii, i quali da una parte e dallaltra erano circa cinque mila, e quando partitamenle , quando tutti insieme urtandosi faceano aspra battaglia , combattendo essi al cospetto de re e degli eserciti : onde gareggia-

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vano ira loro di.ardore, cosi singoli uom ini, coma A,diR. le schiere* Cleomene vergendo il fratello che. fuggiva j e ' n$l piano la cavalleria prossima a piegare , temendo forte , d o d i nemici da ogni lato gli fossero addosso, in costretto a distruggere le fortificazioni che coprivano; il cim po, e a uscir con tutto 1 esercito in fronte da on sol lato degli alloggiamenti. Indi furono da amendue le parti richiamate colle trombe le milizie lggere dallo, spaio di mezzo, e le falangi , alto gridando, e (aa 3) abbassando le aste, attaccarono. Succedette una lotta gagliarda , e ora arrelravansi i Macedoni, sopraf* falli dal valore degli Spartani, ora erano questi respinti dalla poderosa ordinanza deMacedoni. Finalmente quelli di Antigono , serrale le aste , e giovandosi del vantag4 gk> (aa4) proprio all falange addossala , cacciaronsi innanzi oon impeto , e buttarono i Lacedemoni fuori de' ripari. Allora il grosso dell esercito tagliato and io ro lla, e Cleomene con seco pochi cavalli si ritir in salvo a Sparla. Sopraggiunta la notte , discese a Gaio t ove da molto tempo gli stava preparato quanto occorreva alla navigazione, per tutto ci che potesse accadere , e eoi suoi amioi si parti per Alessandria. LXX. Antigono , impossessatosi di Sparta al primo (aa 5) arrivo , tratt del resto i Lacedemoni generosamente e con umanit , e (aa6) ristabilito il loro antico governo , dopo pochi giorni levossi coll esercito dalla citt, essendogli stato annunziato che gl Illirii erano entrati in Macedonia , e guastavano la campagna. Cosi suol sempre la fortuna terminar in modo inaspettato le pi grandi imprese. Imperciocch, se Cleomene difle-

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A .dit. riva la battaglia di qualche giorno, oweramente , a e , ritiratosi dalla pugna ia d i t i , egli alena paco traeva (a a 7) partilo dalle occasioni, riteauto avrebbe il regno. Antigono pertanto veaoe a Tegea, e ritornato a questa pure il patrio governo, re coesi il secondo giorno di li ad Argo , al tempo appunto de giuochi Nemei. Col ottenne, cosi dal comune degli A chei, come da ogni citt in particolare, quanto conferir prassi a chi si i meritato gloria ed oaor immortale , e sollecitamente ridusse in Macedonia. Trovati gl Illirii nel ano territo rio , e data loro battaglia , rimase superiore ; ma per ciocch , animando i soldati alla pugna , grid a tutto potere, (aa8) incominci a sputar sangue, e ne cadde <239) in tal infermit , che poco atonte, usci di vita. Avea egli fatte concepir a Greci le p ii belle speranze , non solo pella sua valenta in campo, ma pi ancora per tutto il tenor della sua vita, e pella sua probit. Il reame di Macedonia lasci a Filippo figlio di DeDietrio. LXXI. Ma per qual cagione abbiamo noi cosi disle samente fatta menzione di questa guerra ? Perch es sendo questi tempi annessi a quelli, di cui tesseremo la storia, ei sembra, non che ulile , necessario , giusta il primo nostro divisamento di far palese e nota a tat la sanazione, in cui eran allora i Greci e la Macedo nia. (a 3o) Intorno allo stesso tempo mori pur Tolemeo (a 3 i) di sua malattia, e Tolemeo , denominato Filop-' to r , gli succedette nel regno. Mor eziandio Seleuco figlio di quel Seleuco , eh ebbe i sovrannomi di Callinice e di Pogone , e suo fratello Antioco gli fa suo-

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cessore nel reame di Siria. Avenne a questi pressoch A. di /!. lo atesso eh accadde a* prim i, i quali dopo la morte di Alessandro occuparono quegli siati, dico a Seleuco, Tolemeo e Lisimaco. Imperciocch essi tutti morirono circa la centesima vigesima quarta Olimpiade, conforme riferimmo di sopra , e gli altri intorno alla trigesima nona. Ma noi, poich compiuta abbiamo T introduzione e la preparazione di tutta la storia, per cui manife sto , quando , e com e, e per quali motivi i Romani, soggiogali i popoli d Italia ; fecero le prime imprese esterne, e cimentaronsi la prima volta in mare coCar taginesi , e poich esposta abbiamo la situazione in cbe eran allora i G reci, 1 Macedoni , e i Cartaginesi an cora ; giunti a tem pi, di cui sin da principio destinato abbiamo di trattare, ne quali i Greci apparecchiavano la guerra Sociale, i Romani lAnnibalica, e i re dAsia la Celesiriaca, terminalo avremo acconciamente il pre sente libro colla descrizione degli affari antecedenti, e colla morte de Sovrani che n ebbero il maneggio.

FIN E DEL LIBRO SECODO.

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SOMMARIO
DEL SECONDO LIBRO.

Connessione to'fa tti antecedenti Amilcare in Ispagaa Asdrubale succede ad Amilcare ( I. ) Agrone re degt li tirii Qli Etoli attediano Mediane Lite fru i pretori degli Etoli circa F intitolatone delle spoglie ( II . ) Agrone soccorre i Medionei Sconfina degli Etoli pretto Medione ( III. ) La fortuna torce i consigli degli E toli contra loro medesimi Morte < ? Agrone Teuia regine degl' Illirii Infesta i mari ( IV. ) Fenice data per tradimento agl Illirii da Calli mercenarii Scerdilaida ca pitano degV Illirii GV Illirii vincono in battaglia gli Epiroti ( V. ) Gli Etoli e gli Achei in soccorso degli Epiroti Elierano Tregua degli Epiroti cogl" Illirii Gli Epiroti e gli Acamani fanno lega cogl" Illirii Imprudenza, degli Epiroti ( V I. ) Perfidia de'Galli mercenarii ( V I I ) Teuta riempie il mare di Corsali Assedia Issa Cajo e Lucio CorUncanii ambateiadori a Teuta Vno degli ambateiadori ucciso ( V ili . ) G f Illirii prendono Durazs per inganno E ne tono totalmente espulti Gl" Illirii attediano Corcira ( I X . ) Battono formata ausiliare degli Achei presso V isola di Paxo Marco da Cerinea Corcira si arrende agl' Illirii ( X. ) Demetrio da Fara e i Corciresi si danno a Romani Indi Apollonia e Durazxo Gli Artici soggiogati I Portoni, gli Atintani, gl Issei

3at
ricevuti per amici Danna offerto pretto Nutria Arbo citt Riione, citt e fium e Demetrio i da Romani fatta governatore dell' Illirico ( X I .) Pace data agf Illirii . Ambasceria Romana a'Greci per gli affari del? Illirico 1 Romani f i t t i partecipi de giuochi Ittmici ( X IL ) Abbu iale fa ttr ic i Cartagine nuova Trattato de* Romani com Atdrubale ( X I I I . ) Gallia Cisalpina Figura triango* lare d ell Italia Figura e confini della Gallia Citaipina ( $ XIV, ) Fertilit della Gallia Citalpina Galli A l pini Galli Trantalpioi ( X V .) Monte Appennino Fiume P ( X VI. ) Gli E tm o h i tacciati di'C alli fuori delT Italia tuperion Galli Transpadani Galli Cispa dani Modo di vivere de' Galli Cisalpini ( $ X V II. ) Ir aniane de' Galli nel territorio romani ( $ XVUI< ) I Galli configgano i Romani nella campagna di Cimen it E tono vicendevolmente da loro sconfitti Il pretore Lucia Cecilia cade nella pugna I Galli Senoni sterminati Strigagli* colonia ( X IX . ) Rotta de' Boii e degli Etruschi al lago Fadimone Battuti di bel nuovo chieggono pace Per vi delle guerre galliche i Romani t" addestrano ad altre guerre ( S X X . ) . Nuovi movimenti de' Galli I Boii uccidono i loro re Legge agraria di Caji Flaminio - origine di grave guerra ( $ X X I.) GF Intubi* ed i Boii fanno in~ sorger i Gitati I Romani in timore ( X X II, ) I Fe*> ned ed i Cenomani favorevoli a Romani Lucio Emilio con sole Grandi apparecchi de' Romani ( X X IIL ) Forte de' Romani e degli M eati Legione Romana ( XXIV. ) I Galli guattana F Etruria I Romani sconfitti pretto Fiey sole ( XXV. ) L . Emilio viene in soccorso e salva i ri manenti 1 GalU ritornino a caia ( $ X X V I . ) Ed avven gami cammin facendo nel console L . Attilio che ritorna dalbf Sardegna I Galli fr a due otti Schiem a due fronti dii Galli ( X XY JI. ) . / Gelati combattono ignudi t - Cade roL iB io | tomo f, 91

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C. Attilio nella pugna equestre Battaglia di Telamone ( XXVIII. ) Incomodi e comodi della schiera bifronte Grida guerresche de' Galli Braccialetti ( XXIX. ) / Gesati oppressi da' saettatori Romani Il rimanente esercito de' Galli soccombe pella qualit dell" annodare ( XXX. ) Numero de' morti e de'prigioni L . Em iIh trae partito dilla vittoria I Boii arrendotisi a' nuovi consoli ( X X X I.) A iuti de' Cenomani sospetti a Romani ( X X X II.) Spade de'Galli mal atte alla pugna Temerit di Flaminio ( XXXIII) negata la pace agl'insubri / consoli assediano Acerra Marcello vincitore nella battaglia di Clastidio Gneo Sci pione prende Acerra e Milano ( XXXIV.) La re n degli nsubri finisce la guerra gallico Giuoco wuwiombile delta fortuna Nelle irruzioni de' Barbari non i da disperarsi ( XXXV. ) In Ispagna Annibaie succede ad Asdrubale ( XXXVI. ) Passaggio a lt altra parte della prepara zione Divisamente d e lf autore A ffari degli A chei, a loro lega ( XXXVII) Nome degli Aehei Antica costi tuzione A g li Achei ( XXXVIII. ) / Greci d'Italia adottano la costitHiiona degli Achei I Lacedemoni e i Tebani li funno arbitri delle loro contese ( XXXIX. ) Autori della lega aohea rinnovata Arato Filopcmene Licorta ( XL. ) Lega primitiva Dodici d u i confederate Con federazione se:olta da'Macedoni Principio della ristaurczione ( XLI. ) Lode degli Achei ( XLII. ) Marco da Cerlea pretore degli Achei Arato unisce Sicione alla confederazione Achea E Corinto a Megara Arato pre tore degli Aehei resiste a' Macedoni e agli E toli Antigono Gorata fe de'Macedoni ( $ XLIII. ) G ii Achei alleati degfi E toli contra Demetrio Tiranni che deposto il poter asso luto si congiungono cogli Achei Lidiada tiranno di Mega> hpoli ( XLIV. ) Gli E toli favoriscono Antigono Datone * Cleomena cantra gli Achei Arato towertisca i disegni

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degli E toli ( f XLV.) Cleome* re Sparla prende*pavecchie citt degli bhei ( XLVI. ) Aralo titubati fa r alleanza eoa Antigono Dotane (XLYH. ) E d a lai effetto ti vale dell open de' Megalopolitani Nicofane e Cercida da Megalopoli Ambasciadori ad Antigono ($ XLVLII.) Ordini dati agli amiateiodori ($ XLIX. ) Antigono pro mette F alleanza ( L.) G li Achei imprendono eoli la guerra, condotti da Arato f i tono sconfitti pretto a l l i ceo , a Ladocea, ad Ecatombeo Arato e gU Achei- chim~ man Antigono ($ L I.) -Cleomene prende ancor altre citt degli Achei Gli ti arrendono i Corintii . Arato offre ad Antigono la rooca Corinto Arrivo <f Antigono nel Peloponneto ( LTI. ) Gli kchei occupano Argo Invaso tenta Citamene riprenderla ($ D I I . ) Antigono occupa la rocca Corinto Scaccia le guemigioni Cleomene Gli toglie parecchie citt l'egea Orcomono M antinea Erea e Telfuta ( LIV. ) Cleomene invade Mega lopoli Incrudelitce contro i Megalopolitani. Tearce da Clitorio ( LV. ) Filarco itterico i contrario ad krato Etagera i tristi avvenimenti: per etempio in cib che narra Mantnea Altro i tragedia, altro tloria l a v e rtiti delle caute rende vani g li oggetti ( LVI. ) Mantnea e n ti a rm a a Cleomene Ricuperata da Arato fu benigna mente trattata Grata riconobbe F umanit degli Achei ( L V II.) Ma perfida t i diede nuovamente a Cleomene E d uccise il pretio degli Achei Fu la loro perfidia me ritevole gravittimo castigo Scene tragiche inventate da Filarco circa i M antineti ( LV1II. ) E circa Arittomaco tiranno t Argo ( LIX. ) Arittomaco fu degno del supplizio che tofferl ( LX. ) Lo ttorico narrar dee non tolo i fa tti iniqui, ma eziandio gF illustri 1 Megalopolitani genem i rifiutano i beneficii Cleomene Filarco patta tolto silenzio la virt de Megalopolitani ( LXI. ) Etagera la

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preda tolta m'medesimi Sears facolt de' Pelopennesii l LXII. ) F ilano sorive cose che si caatraddicotia (S L X III.) Cleomene guasta il territorio Argivo ( LXIV) Antigono va eoli esercito sella Laconia C leu mene mette ti campo a Sellasia va e Olimpo monti E n o fu m t Confitenti degli -Spartani ( LXV. ) Campo d Anligano tulle rive del fa m e Gorgilo Sohieramento d Antigone e di Cleomene ( L IV I. ) Battaglia t Antigono con CleomeM Consiglio prudente di Filopemene ( ULVIL ) Antigono loda Filopemene * Imperizia < T Eulida fra tello < Cleomene Ette lido messo in fuga ( | LXVIII-) Falere di Filopemene Pugna fra i due re I Lacedemoni io n i battuti Cleomene fugge in Alessandria ( $ LXIX. ) An tigone s'impossessa di Sparta Ritorna tosto a casa colmato d onori da' Greci Muore ( LXX.) Divisamente dell' autore Muojono pi re intono all stesso tempo Connessione del libro primo e secondo co legusgti ( L U L )

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ANNOTAZIONI
AL L I B R O S E C O N D O .

( i) J. oceanit ciaschaduna i. Non ho credalo di dover lare altrani aggiunta alla prima di questa parole , come sarebbe leg* gemente, mperfeiabnente, prendendo oollo Bohaweigh. i *g i t i l i per irl ufXa/> fio tti | dappoich ha gii detto il nostro pooo prima ntQmXmtmSmt { espor sommariamente ). Oltrech eoo vero obe Polibio tanto di volo parla in questo libro degli avvenimenti qui aocenoatL Per la qnal oote io aliato 1 *ir) al tatto pleonastica, e no* indicante ponto maggior toperfwialil di qaello cbe indioa il verbo aempliae eoi eteo va unito. (2) E spedirono Amilcare. La morte d'Amilcara narra Dio* doro (elog. kxv, a ) a d avguente modo. Attediando egli la citt dUliee , e mandata avendo la maggior parie deU'eaei* oito cogli elefanti a svernare in Koccabianca, citt da Ini fab bricala , rimate col col retto delle Torse. Venne allora certo, re Oristo in toccorto degli attediati ( tebbene tolto falao embiante d'amicizia , qaati cbe ajular volette Amilcare ) e mite in foga il dace Cartaginese. In foggendo prooaooii) talveiza ad Annibaie e ad Atdrobale cbe ritiraronti in Roccabianca ; ma

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egli svoltato per un altra strada, antro ia tu gran Come col cavallo, dal qnale sballato mori sotto le onde. (3 ) R ittabill in Itpagna eo. Durante le guerre coHomani oo mercenarii avean i Cartaginesi neglette le cose di Spagna ; onde dopo la pace fa lor primo pensiero di rie operare quanto vi avean perduto. Del resto porse a' Cartaginesi, avanti l epoca presente, la prima ocoaaooe di portar le armi in Ispagna > il soeoorio ohe avean recato a Gaditani loro oonaangninei ( perciocch derivavan amendue da Tiro), i quali eran stali assaltati da* vioini popoli, che portavaa invidia alla pro speriti dalla oitti nascente ( V. Jnstio. x u v , 5 )s ( 4 ) Suo parente e comandante delle tue galee. Opportu namente osserva lo Schweigh. ohe sembra presto i Cartami nesi essere tato in arbitrio del capitano supremo di scegliersi fra snei amioi quegli ohe lotto di lai comandar dovea le galee ; siooome abbiam veduto nel pria libro u Anaihils triera reo egualmente ed amico d'Aderbale. ( 5 ) llliria. IXipie ( llltride italiaoameote ) il nome Greco di questo regno. I Romani il ohiamavan lUiricum. Sipoame pertanto lXXipim ( Uljria ) anoor lappellavano i Greci oon ksineasa conforme all uso del nostro idioma, cosi ho preferita questa denominasione, rigettando qaella d Illirico- che p ii aoooooiamente l,le ftmaioni d aggettivo, e serbando IUirio per esprimer il patronimico. Laonde diremo regno Illirico , e gli Illirii. Estendevasi questo reame in langhessa dall'Arsia, ulti mo termine deN Italia ino al Drileme ( Dritta nera ) , cio a dire dall Istria sino alla Macedonia , e conteneva la Libumm ( Croasia marittima d oggid ) la Dalmazia , e parte dell* A l bania presente. A messodl avea per confine il mar Adriatico, a settentrione una oatena d i montagne la separava dalla Pannonic inferiore (Ungheria odierna). Qoed'era l l l l i r i a prprjmente detta , ma in senso pi esteso erano Rondo Fedo Rufo ( Breviar, rer. geat. pop. rom. )- diciasaette provincie oon

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qntsto i Mn diflint*, Ira ai dbe Norii, da Pannante, Dalmasia , Msia , due Dafcie , Maoedcnia, Tessagli* , Ache* (*), dne Epir. A detta del Boohart i Fenioii ?i fabbricarono al-, oooe citt maritiime. (6) Medionii. Era Medione citt dell* Acarnania, la qaal provincia fa pressoch capre in goerra cogli Etoli, coi non avrebbe potato resistere sema i soccorsi de* re di. Macedonia. T. Livio ne fa mensione nel libro x u n , c. i l , e segg., ove nitrisce gli avvenimenti relativi a quella citt, tratteti dal no atro sei libro iv m , Tacidide ( ili , 106 ) la chiami Mede n e , e la colloca negli aitimi confini dellAoarnania presso il territrio degli Agrei cbe appartengon allEtolia. Stefano Bisantmo rammenta nna Medeone citt dell Epiro t looch sar ano de' suoi soliti abbagli. N posso collo Schweigh. menar bnona al Palmieri ( Grsec- Antiq. m , 5 ) la congettura, che la Medeone di Stefano non sar stata diversa da quella di Tacidide e di Polibio , avendo 1 *Epiro avnti in diversi teaipi diversi confini. Non sarebbe ci impossibile, se cotesta citt fosse alata situata a' contini dell Epiro ; ma giaceva essa all.opposta estremit , ove incominciava il territorio degli Etoli ; ondo oon poteva giammai appartenere all Epiro ; chi non sapponesse, esser in alcnn tempo Epiro ed Acarnania stato lo stesso paese, a che contraddice espressamente Strabono ( x , p. 4 6 1 ). (7) Sema internatone. Cosi m* sembrato di dover tradurre col Casanb. rJi r r a tig ir , cbe significa continnasione, non celerit , come vorrebbe lo Schweigh. il qosle linterpreta.
(*) Non la propria , ma quella clic comprendeva l'A ttic a , la M egaride, la Beusia, la Focide, la L o cride, la Doride, l Elolia e chiam avati ancor E tta d e ed oggid fc denominata L ivadia. 8arehbe mai il nome d 1 Illiria stato applicato a tante diverse provincia, per ch la lingua Illirica a tulle era per avventura famigliare ( A* nostri giorni almeno molti di <joe popoli parlano l ' Illirico, sebbene j j i differenti dialetti.

3a8
ttatm . 11 R eisle, applicando la omitfoail alte tptmia, apiega qnetlo luogo coti t corona cm xenm t urem pem tui, ita ni lu t poterei hiatus, per quetn obietti elaberentnr. Ma qoMla t pratioa cornane a tolti gli aite dii, n faeea mea litri F indi- aria. (8) V intenzione ie lle ermi. Solevano i capitani w rnert angli scodi, o ani m ia della preda eh* arcati tolta a* nemici, per dedicarti ne'(empii degli Dei , /< n t x h t i m wr* r i i ittrm (sottintendasi irilAafr*, o altro verbo limite), il tale dedica agli Dei queste cote terribili, prete * coloro che gravi mali intentavano . - Coi) il Reiake - Dapprincipio, aaoondo ohe rileritoe Snida, boevanai 1 inicriaioni a none della oilt t Iterale fn il primo ohe r i firn menatone del ca pitano. (9) Reeavanti innarti pella potetti. l o avventurato di ri tenere la fraae grto : r S t w p u i t r r i I V t J i f f c * che mi i aembrata non aliena dalla conaoetndine italiana. Lo Scaligero a l'Bejrne leggono wptrtitrmt, accedeniium (che aocotlavanti)j k |io n e ( a dir vero, niente asaurda (10) A lla Medionia. Cio a dira al territorio dr Medione. Goal Meaaene ool aoo circondario addimandavasi la M ettente, 8ioione ool n o la Sicionia, Fliunle ool ano la F tiotia, ed al tri aimill : quasich le proprie leggi oolle quali reggevansi co* adtaile le avettero provinole, per qnanto fotte riatretto il loro dominio, il quale sovente non conteneva che nna sola citt olle tue dipenderne. (11) Schierati a lt uso loro. Cottalo tuo tpiegato da cii che aegue : andaron a bronchi, e in questo stesso libro al cip. 66 t dal nostro di bel nuovo mentovalo. II Cataub. tra* dntae aa r ewtlpmt per cohortet, ma quello ordine di miliua non era conotoinlo le non da* Romani , pretao i quali ogni legione di cinque a tei mila nomini era diviaa in dieci coorti. Ma m /jw , che propriamente lignifica linea tpirale, corrponde

3ag
p& pretto al glo&ut milition do* Romani, ohe in (u la n o di rebbeli attroppamento , e oon tooe p ii miliuro e trenta n u l i dal Monteouooli trance. (V. Gratti Di*, milit. lu i.) lo Schweigh. ha manipnlatim, e pi del Casanb. s'avvicina all etprettione Greca. (is) S i trarrelbe binanti. Qai ancora, tlocooae nel capitolo antecedente ho oredato di poter eontertaro nel volgarizzamento la frase del testo. ( t 3 ) Gii BiccedeUe nel regno la moglie Teuta. Per quanto U rr Appiano , ( Illyr. eap. > j ). Agrone laaoi nn bucinilo nominato Pineo, e Tenta , tebben era sna matrignay ammi nistr il regno in qualit di tutrioe. (li) Gavernanati da Janna. Qui pare cbe Polibio attribuisca al tesso femminile la veduta corta d* nna spanna mero* della quale al presente tolo riguardano, n gran latin curanti di ci cbe sotto i lor ocobi non cade. Ora sebbene non man cano fra le donne esempli d'avvedutezza e di eireospesione, e che in ogni tempo sonoti vedute femmine regger Imperi con non minor sagacit e formella di qaello obe faccian gli nom ini, non pub tntUvia dirai in generale H setto debole atto a maneggi, che richieggono matura riflessione nel concepi mento de*disegni, e inconcussa riiohiteaea nella loro etern atone. Irritabile com' al sommo la loro Sbra e mobile a' p ii lievi im pulti, tono ette leggere , volubili, incomegoenti, e' il pretente eoo UnU fona le scnote , che non rammentano il passato , n preveggono 1 avvenire^ Fu adunque savio consi glio de* Romani il rimuover le donne da ogni pubblico afTare, quantunque le loro Clelie, Vetnrir, Cornelie non la cedettero in eroiimo e in altre maachie virt a qualsivoglia nomo (V. T it Liv. v in , 18 1 Tscit. Annal. in, 53 ; Valer. Haas. li, 5, 3 ). Io Grecia, a dir vero , v* ebbe qualche cortigiana di straordinario ingegno che sn'regittori delle repubbliche eterciUva non lieve influenza, aiooome l esercit Aspasia sovra Pericle ; oi non di meno

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erano generilmente p rm o di Idra le mogli eo maggior ri gore ohe noo fra i Romani confinato dentro alla ifera dell domeitiohe oooapaiioni, ore tolte rivean intenta al minuter dell economia e dell edocasiooe della prole, coi u la n i de tinolle, dando loro fragil oompleuione e spirito di poca elerixione oapace. La qnal pauiva cond*ione del leuo femminile troviti mirabilmente eipreiia nella gravissima H n lm u di Tuoidide, ( il , p. 118 ) x che il non peggiorar dalla propria Naturi gran vanto delle donne, e che quello godono la mag gior gloria, delle coi rirt e maooanae gli Domini parlano
n e
do

( i 5 ) ScrrdUaida. Lo Sohweigh. ioitiene con buone r>. gtei auer questi il medesimo cbe T. Lirio Doma Scerdiloedtu. Fratello d Agteoe comandava egli ,iollo Tenta lesercito Illirioo, m i poioh qvolla ebbe riauniiato al trono, divenne tu tore del fancinllo Fineo amministratore del regno insieme oon Demetrio Faro. Che Pineo p o i, giunto a et idonea, le sene lo loettro dell* Illiria , non a dabilarpt, dappoich T . Livio ( m i , 33 ) il chiama Re. Tattavia sembra il ino regno ette re stato di breve dorata, leggendoli ne libri poste riori del owntorato storico ( u r i , l i - 1 i r il i , 5) che suo aio Scerdilaida unitamente al figlio Pleosoto eran insigniti della potesti suprema. (6 ) Gli Epiroti. A* tempi, di cni Polibio qui parla, ei si pare che qnesta nasione non folle pi goreraata da re, ma ohe le ane citti , o ciaiohedona di per s si, reggesse, o unite si fossero in confederaaione , non altrimenti che qaelle degli Achei, degli Aoarnani, e degli Etoli loro rioini. DifTatti, morta Olimpia, figlia del re P irro , chearea oombattnto in Italia coi Romani, non rimile della stirpe regia che doe fanciulle, Nireide , che li marit a Gelone figlio del re di Siraouia , e Liadamia , che in nn tumulto a furia di popolo fa acciia (Vedi G * tm . xxvni, 3 ). Dopo quest* epoca non trovasi pii nella

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storia Tat menzione di re d* Epiro? Mentre ohe in Epiro cotesti'fatti acoadevaoo, morii a letta di Giustino, Demetrio padre di Filippo, cni laaoi a tutore Antigono Dosone) looch avvenne 1* anno 5 18 di Roma ( V. Cataub. Sjnop*. Chronol. ad Poljb. ), e gli Epiroti furono rotti daglUlirii 1' anno 5 a 4 , qoando spento era gii in Epiro il seme reale. L'iogratitndine pertanto con che trattarono gli Aohei e gli Etoli loro libe ratori , e Talleansa ohe strinsero cogl Illirii, i qnali aveaoli ingi stameote assaltati, indnoon a credere che alla monarqhu ancoednta fosse in quel paese una forma di governo molto irregolare, e che vivessero poco meno cbe in anarchia. De mocrazia fn dessa seooudo il nostro nel seguente capitolo. (19) Condotti ad E n ee ec. Nel libro anteoedente ( c . 3 ) narrasi che fra ooloro, i qnali macchinavano di tradir Lilibeo v* avea G alli, e ( c. j j ) che parte de* Galli, cbe militavano otto Autarito ricovrarono presso i Romani, quando questi eran a campo intorno Erice. (18) Cajo e Lucio Coruncanu. Plinio (x x x v i, 6 ) chiama gli ambasciadori a Tenta P. Giugno e Tito Cornncanio, e dico ohe fnron coiai amendue per ordine di Teuta. Floro l i , 5 , aens* additar il loro nom e, noconta ohe a guisa di vittime percossi forano colla acare, e i comandanti delle navi arsi nelle fiamme. T. Livio (E piu I. 1 1 ) s'aooor^a col nostro. Secondo Dione alcuni furono legati, altri uccisi. (19) ltta . Oggid Litsa. Quest*isola, a detta di Dione, erasi ribellata dagl' Illirii e unita a* Romani vivente ancor Agrone. (20) Vantaggiarti col fa r prede. 'O p ta i significa vera mente utilit ; ma sicoomo qui trattasi di preda , cos ho vo luto in volgarizzando riunir amendue i conoetti. (21) Con ira fem m inile. Iraconde, qui mot t t t mulierum ( con iracondia conforme costume delle donne ) volta lo Schweigh. la tanto espressiva voce greoa : male,

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per mio avvito > dappoich 1*iracondia non i O tA atin corta me del tesso debole | sibbene era l ira di Tenta non ira co rnane , ma di femmina , cio sfrenata e vendicativa. (sa ) Tragittarono direttamente. Il tetto ha Jji r i f * , eh* qoanto dire peli* alto m are , opposto al costeggiare. Io a i ton altennto allo Sohweigh. che tradace reeta. ( l 3) Senti malizia 4 precisamente 1' di Polibio, che gl'interpreti lattai non b la potato rendere ooll* esattesaa che ammette l'idioma Italiano. Securi , et m i tale ntpreaw irt diate oon lunga perifrasi il Perotti, e mihil asali saspeotantes lo Schweigh. (s ) D elFediftia, Ho stimato necettario di far distinzione tra W a i e t f k s i , quantunque lo Schweigh. amendoe deno mini porta. Il perch ho aegaita la definiaione del Reiske, eh* scrive vtA i est porta ipsa, ( la porta stessa) tofana sediGciom in qno snnt portae (ta tto l 'edificio, in coi sono le porte ). ( i 5 ) Disertare i r n m jrttifti> at legge*! in Polibio, che Io Schweigh. dietro al Casanb. volt sedibus suis pelli. Ma con ragione osserva il Gronovio, che ci troppo, ooraech in altri luoghi del nostro trovisi la medesima frase per distruggere le c itt, guastar le campagne. Quindi suppone egli che qui valga essa soltanto spogliare , privar delle fortune, se non vn errato, il verbo italiano da me scelto rende sufficiente tnente quest'ultimo senso. (2C) Armarono di nomini, oorrisponde a iAifurmt, em pierono , donde rXnfm/tu la ciurma Allestirono d'ogni altra cou necessaria, equivale a , che non denota g ii, come pretende il Reiske , provvedere di soldati navali. (37) Barche i p f i t t , da'Romani pare chiamati lembi eran piccioli legni e veloci ( V. Forcellini Leiic. tot. LatiniU ) quii appunto convenivansi ad una naiione cbe come gl Illirii esercitavano la piratera.

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(* 8 ) Andando o tgkvHbetcio eo. D m vantaggi ottennero gli

Illirii lasciandosi andar obliquamente adilossw a* nemici In primo luogo erano sinri, cbe i rostri dalle navi avversarie non doveano colpirle; poscia era neoeuario che per tal guisa nooedesse l'orto e il aoafiocatnento a fianchi, e, merci dellestesa superficie, avessero i marinai maggior comodo di saltar nell* nari Achee. (15) B tm etno Fono. Era eostui signore dell' isola di Faro, ( oggid Lesina ) e ad an tempo in DIiria prossimo d autorit alla famiglia reale. Ma Tenta , che il -temeva , diede a*oolto alle calunnie mosse 000tra ti Ini, ood* egli s indusse, a tra d ir b patria, e Ace caro (coniar alla regina le perseoaaioni offerte. I Romani 3 preposero a'popoli Illirici cbe aveano oggiogati, siocome tolto vedremo , ma egli affidato ne* re di Macedonia, si ribell daH om ani, spogli le citt Illiriche, e e ne (eoe signore ( Polyb. n i , 6 ). Accordatosi oon Scerdi laida fece alleanza oogli Etoli, e guast con nn'armata le coste degli Aohei ( 14 - v , 16 ) Ma pooo alante nnisai oogli Aohei a danno degli Etoli ( iv , 19) e fu a Filippo autore di toelta rati consigli nella guerra che questi moeae alla stessa nazione ( v , 11)1 ebbene in appreuo lo esort a far pace con essa, e a tragltar m Italia , allettati ohe avrebbe gli afTari dell'IlU ria, al qual efTetto entr nel trattato ohe ferm Fi lippo oon Annibale ( v i i , 9 ) . Vinto da* Romani li rifaggi presto Filippo, dal quale fu benignamente acoolto ( u t , 18 - v, S j , 66 ). Finalmente qaest* nomo andaoe e inquieto, assal tando per ordine di Filippo U oitt di Messene , fu nooiso combattendo ( i n , i g ) . (So) Durazzo , citt de T aulaniii, popoli dalla Macedonia, l antico ano nome era E p itim o ; m i , se orediamo a Vomponlo Mela, i Romani, perch'cotesto nome loro sembrava di cattivo angario ( q u i i cbe aignifioMse *< damnum, sudar a danno ) il cangiarono in Dyrrachiun, dalla peniiola sa cni

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M in ata ; donde i moderni fecero Doraaso. Qni loleta appro dare cbi d Italia tragittava in Grecia. ( 3 i) Reciprocamente enfiandoli. Lo Schweigh. aembnmi aver ool lo nel legno, voltando in quella enteosa e rigettando come amnrdo il enao ohe a colai voce appone il Caianb. in tradnoendo t Romanorum /tortai*. ( 3 a) Apollonia ol Some Avo, aeoondo Strabono, ( v i i , p. 3 i 6 ) cManta tadii diataate dal mare, oelebr* pelle olu me ne leggi, po' noi tndii, vivente Golio Ceaare, D q ia b vi mand Ottavio per coltivarli selle lettere. ( 33 ) A rdiri. Lo Schweigh. ba preio un abbaglio circa quarta nasione ; impereiocchi la egli dir a Strabone, che in program* di tempo furono denominati Vardei, laddove Tarali gli ap pella questo geografo, Plinio ( m , a 5 ) e Tolemeo ( u , 17) gli chiamano Vardei. Avean costoro, nn giorno, a detta del na turai Liti Romano, corsa ostilmente l Italia, ma a* suoi di ri dotti erano a ole venti deourie. ( 34 ) Partini-Atintani cono da Strabone ( v ii, p 3 iC ) no minati fra i popoli dell Epiro , i qnali erano mescolati cogli Illirii, e in parte toccavano il mar di Macedonia. Quindi 4 nata la confaliooe presso i geografi, ohe ora ad uno ora all altro di quo' paesi gli atlriboisoono. Plinio ( I. c. ) chiama i primi P a rte , ma non rammenta gli Atinlani, cbe (arse ai suoi tempi erano spenti, iccome molti altri di que popoli, de quali Varrone annoverava ottantatri , mentre Plinio non parla che di tredici. ( 35 ) Fu lasciato con quaranta vascelli. Nel teak leggeai I w t X u w i f u n t vir rmpmmtiT* n i f t Non 0reile eoi Retala che la fona coletta fraie aia, cum tilt curauet a collega relinqu qimdraginta mtvet; ma oppongo cbe dopo iw X i tw if tt sia per iavla alato omeaao , vocabolo sovente nulo da Polibio per indicar la pretensa delle forse terrestri e marit time ohe un dace ha eco.

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( 3 C) Il qual articolo. Nel letto sa ) r i ftmXtr+m, propriamente : e ci- che segue, tocchi massimamente. Lo Schweigh. etpone , et (quo continetnr id ec. ) ; interpretazione da non rigettarti. La rooe italiana , di cui mi tono ra ln to , credo oh* sprinta amendne quelle idee. ( 3 9) 1 Corintii ammisero i Romani ec. p u ri^m Tttftm /ai, letteralmente , accolsero i Romani, ajfnchi parteci passero. Lo Schweigh. troppo arbitrariamente tradace decreto* e s t , ut participet Romani fierent. Pi aaocotta alla tentenni dell* aotore il R eitke, che tpiega : Admittebant, approbaboni, consentielant, sibi patiebantur approbari . E non te n ta probabilit credo io ohe i Corintii erano itati di ci ricbieati da' Romani. Del retto celebraranti i ginoohi itknioi, coti detti dalllitm o in coi era fabbricato Corinto , ogni dae anni, conforme toorgtti da Giuliano ( epitt. 3 5 ) , in onore di Net tano , che col area nn tempio. Il loro principio cade nell* olimpiade l u x . (58 ) Contribu grandemente. da otterrarti il modo di dire pi eo Dittico t* (non poco ma molto), d ie tpetto ritc o n trn i nel n o ttro , ma cbe anche ad altri -toritlori famigliare' ( V. Fiatone nel dlogo intitolato Crilooe, c. 5. ) . (3 9) Tacendo del retto della Spagna. Non T . Lirio (m i , a) in oppotitione a quanto qai dice Polibio, tecondoch credo lo Schweigh. , arendo quegli alterilo che pattuirono la libert d e Saguntini ; dappoich 0 0 storo , titnati fra- le potieuioni dei Romani e de* Cartagineti , non poteano contiderarti apparte nere ad alouno di due , e formarano , come ti direbbe oggi, nna popolatione neutrale. Q uetla concetiiooe pertanto era vantaggio de* Cartagineti an tich i de* Rojnani : ohe , come vedrem appretto ( u i , 3o ) i Saguntini erano itati tem preotto la protetione de*Romani, ed ogni loro difTerenta in etti ri- metterano. T nttaria direnne qoella citt-il pomo della' ditoerdia tra le d o t n asio n i, per coi ai to e e tt la aooonda guerra fonica.

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(10) F erro il retto del? Iu lit. da notar*! obe la d a e eaii prendeva*! l Italia. Nel pih cateto , andoraie q ai la de scrive Polibio, vi era compre** la Gatlia Cisalpina ; e le A lpi eran a telieotrione i tnoi oon Gai i nel pik ristretto inoom iacava etta al Rubicone in inll in g ra to delle te ira de' Sornio ni. Oude Giulio Cewre ohe dal popolo Romano tenea la prindia della Gallia Cisalpina , della quale te n ia ordine naa gli *ra permeato d'n tcir* ginnlo al memorato fiume eoo animo deoonpar Rom a, riflettendo alla grandeaaa della eoa im presa, pronunci quatte memorabili parole. * Poasiam ai*< cor* retrocederei ohe ae varcato arreni qaetto ponticello, d sari forsa tpaooiar ogni ooia oolle armi ( V. Sveton. in Ja l. Caefar. o. x xsi ) .
(1 1) I l mare ionio od il tono Adriatico cottigli* - il m a m Siculo e Tirreno. Grande con fa ione regna tra gli antichi circa

la denominazione di qnetti a a r i. Seooodo il nostro aotore quella parte del mar Adriatioo che guarda a settentrione il seno Adriatico , e la meridionale ohe gingne al promontorio di Corinto ( ov4 ora Caatelretere ) t il tRar Jonio. Qnivi inoominoia il mare Siculo, il quale ^ girata la pnnta meridionale ti anitee ool m ar Tirreno , obe batte il fianoo occidentale d d P Italia. A delta di Strabono ( v a , p. 3 ( 6 ) Tarmano i monti Ceraunil ( C hinerei d oggid ) la boopa ore ceau il mare Adriatioo, e ha prinoipio il Jo n io , tebbene aqiendoe i mari topo da lai u re n te col nome d'Adriatico denotati. Il mare Sh c o lo , ginata il medeiimo ( u , [*. n S ) eStendesi da Loori, Regio , Siraonta e Pachino tino a promontorii di Creta ; ooli acquieta il nome di C retioo, bagna la maggior parto del Peloponneto , a settentrione raggingne il promontorio Iapigi*, ( e. di Leuoa ) la boooa del mar Jo n io , la parte meridionale dell Epiro tino al seno d Ambraoia, e la oontigna cotta tino al teno di Corinto Tolemeo adotta , eome Polibio, an w m A driatioo, e un mare Jo o io , ma chiama.mar Adrialioo quella

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obe dal nostro appellalo 8ioulo. A* Romani era mar ta pe riore il T irren o , e inferiore 1 Adriarioo. L* intervallo tra Id rante (O ira n to ) e Apollonia i fecondo Plinio ( i l i . 16 * ) il oonfine del mar Jonio e dell A driatico, e dal promontorio Japigio ino all ultima punta dell'Italia giogo e il mar Sienlo, dallo stesso autore denominato Ausonio , perciocch gli - An toni! erano i primi obe abitavano le m sponde. Esiobio as serisce essere la stessa csa il mar Jonio e I* Adriatico, di proposito sostiene questa opinione il Boohart (C han. i , *6 ) , pi acoonoiamente Agatemero ( Geogr. 1 , 3 ) definisce il mar Jonio la bocoa dell*Adriatico, e oosl la intesa il no stro anoora chiamandolo m-ipti , quasi tragitto dall* Italia nella Grecia. Secondo i moderni Geografi mar Adratioo il ano Adriatico e il Jonio degli antichi, e Jooio il mar 8 ioolo i ma forma parte del mediterraneo non altrimenti obe il ^Tirreno. Il nome del mar Adriatico secondo Livio , 33 . Plinio 111, 1 6 , l o , e Strabone v , p. t i { derivada Adria o Atria colonia E tn isca, ora piooiolo luogo dentro a te rr a , ma anticamente nobile porto, sebbene gii molto decaduto a* tempi di Strabone. L*espressione di P o libio, t i r i s r l i ri ' K$pUi a l a r i , sembra, a dir vero, favorire l'opinione dello Schweigh. che un* altra origine abbia ootesta denom inatone, forse il fiuma A d ria, di oui parla Stefano Biiantino. Ma oltreoht nessun al tro fa mansione di questo fium e, e , conforme abbiam plh 'fiate veduto , grossi errori si riscontrano nel dizionario d ie porta il nome d i quel geografo, derivati probabilmente dall'ignoranza dal ano oompendiatore 1 oltre a cii, d in i, tro vasi in parecchi luoghi di Strabone *A fpimt ooll* articolo m a scolino ,. ove manifestamente trattasi del mare e non di nn -fiume (V edi 1, p. 7 , 11, p. io 5 , y , p. a i o , 1 1 1 , v i i , p. 5 16 ) . 'Nella stessa guisa dicevano 3 <>, A iya/< r YEusino, lEgeo, sottintendendo w h rtt mare. I Romani stessi
P o lib io ,

tomo 1.

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chiamavano talvolta il mar Adriatico templicenaente Buina io gm ew mascolino, aiccome Orano ( 1 . i h , Od* 3 , v. 6 ) . a D ax inquieti torbido* Hadriae. Il m ire Jon io , et V ir gilio in , v. 210 d l epiuto <S stagnasi, estendeai tecondo Senrio dalla Jonia tino alla Sicilia, le aae parti aono lAdria tico , P Achaioo, l Bpirotico; perciocch, dice qoel coramen ta tore, i mari traggono il loro nome dalle provinole, dalle itolo 0 dalle citt. Secondo il medesimo ( I . c. ) e Igino ( F a b .i 5 ) fn eiao ooa) denominato da lo figlia d 'In a o che vuoiti lo p attan e a nuoto ; altri lo deducono da nn naufragio ohe vi aoflersero gli Joni, o da Jone Italiano, padre d A dria, o da Jonio Illirioo, o da altro dello stesso n o a e figlio di Dirraobio, d i* Broole, avendolo iaavvertenteinente oocito, g iu i in questo mare Secondo Solino ( P o ljh u L o. >3 ) i Greoi e l i a i u n a Jonio eaiandio il mar Tirreno. (*) Da gioghi Alpini eo. Giover toocar brevemente, a maggior intelligensa delle cote qni trattate , tutto il co no delle Alpi. Incomincia questa terie imponente di montagne dala sorgente del Varo, e finitoe presto al seno Flanatioo (Q aarnaro), ohiamato dal nostro uliimo recesio dell'Adriatico. Dalla men tovata aorgente aino a* guadi Sabaaii ( Savona ) sono la Alpi marittime ; da queste a Segutio ( S aia ) le Alpi Cotte ; di qui sino al S. Bernardo piccolo le Alpi Grufe, ood denotainate dal preteso passaggio d Ercole pella medesime. Seguono le Alpi Lepontine sino alla sorgente dal T ioino, le Resse , di 001 lanno parte le Brenne e le Tridentine tino alla Piave ; indi sopra al Tagtiamento sino alla fonte dalla Sava le Nonch , donde diramanai le Pmnoniche. Le ultime sono le Carmidke, cbe giungono sin alla sorgente della Colepi (C nlpa). Le Alpi Giulie non trovanti in Strabono, n tampoco in Tolemeo, Pli nio e M ela, e non farono giammai nna divitione delle Alpi, ma occorrono toltanto negl itinerarii, oro polle vennero in onore di Giulio C elare, e da quali pattarono nelle moderne

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geografe. Fa pertanto il noa* di Gioite non tempre a* mededmi tratti delle Alpi M*eguato. Ora lo ti cppote alla paio pi oooidentale delle Alpi Reaie, confinanti oolle Loponaio, ora a quelle che topratlanno al Tagliamento fra le Reaie e le Nonch, ora alle Cantiche. Scambioiti eaiaodio talvolta la de nominaine di Noricbe con qnella di Garoiohe, e vioereraa. - Il ninne di Alpi deriva fecondo Strabono (vii, p. 514) da Albio, monte altiuimo, ov'eate finiaoono. Al dire di Feato 1 la loro etimologia Alpum, voce Sabina, ohe anona in 1 * tino, album, bianco, dalle perpetue nevi ohe le imbianoapo. Iiidoro di avriao ( Hiap. orig. xiv, 8 ) ohe Alpi in lingna
Gallica equivalga a montagne alte. ({ 3) Da Maniglia. Sembra Polibio aver fra qneale monta gne annoverale quelle de* S alii, ohe tono tra la mentovala itti e il Game V aro, conforme otterr il Caaanb. nello nota a Strabone ( iv , p. 198 ). (( 4 ) Fnitcon poco prima di toccarla. Strabene (iv, p. so l) laaci ic ritto , che il monte il qnale forma 1 ultima eitrem iti delle Alpi chiamavaai a tuoi giorni Albio, e ( v ii, p. 3 i 4 ) che la parte pi batta delle medesime , denominata Oon ai ettende da* Reaii alli Jap o d i, pretao i quali ergenti eate di bel nnovo e addimandanti monti AliL Havvi dnnqne in aerto modo nna interraaione nel loro c o rto , cottitnita dalle emi n en te , obe formano il Carro d oggid, il q n ale, lituato oom4 fra i detti M. Albii e il m a re , l tl che le Alpi finitoano in nanzi di gingner all* Adriatico. A qnali montagne d* oggid corritpondano gli Albii degli antiohi non A Creile a dirti. Pro babilmente tono etti la catena che dalla valle d Idria a c o m per Cirknit* , L a i, e Gottaobe aino a* oonfini della Croaaia, ove peli* appunto aorge la Gnlpa. Tolemeo la ohiama Cena* vw ea t, e 1*Ocra CanuaHo, donde pare ohe per contrtsiooe tiaii fatto C arte. (45 ) Qual tia la virt di queste torre. Anohe Strabo ita

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( v , p. 2 1 0 ) parla molto della fsrtilit della Gallia Cisalpina, e narra fra le altre c o le , la oopia de* vini ohe col li fanno Mere tanta , ohe vi ti veggono botti pi grandi delle aaae ; abbondarvi la peoe e la la n a , di cui la pi fina ai raccoglieva nel Modoneae, la meizana nel Padovano, e la pi ordinaria nella Liguria ; non carteggiar qnel paete di miniere , preaao Vercelli cavarti dello ro , aebbeoe a* noi tempi ai negligevano, pella rendita maggiore di quelle dqlla GaUia T ram ai pina e della Spagna, ( 4G) Il mgpo Siciliano. Il medimno ( che trad n u i moggio, peroiooobi Eiichio ( V. in A fttM ptiti non fa difTerenia Ira quei te due mirare , e Corn. Nepot. in Attioo dice - tex rnodH qni modaa m en ton o medimau* Athenia appellatnr) forma as condo P. Bembo ( Litter. voi. a, 1. 3 ad Rhamoni. ) due l e n i di itajo veneto, e giusta il Meibomi* il no peto 8 i libbre. A* tempi di Cicerone (in Verr. 1 . m , a 7 5) era tato ili mato in nn anno di grande abbondanza il medimno I a le tte m i. Ora,, equivalendo 4 oboli a BS 1 2 e il scatenio
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oorriipon-

dendo a dne ioidi di Francia, ne legne che lo itajo Siciliano, ovveramente dne le n i dello itajo Veneto valeano nella Gallia Ciislpina ioidi 5 , e lo llajo Veneto intiero > } ioidi Fran cesi circa, quando nell et di Cicerone il pi vii presso di qnello era 3 a ioidi di Francia. (7) Animali porcini. Ba gi notato il Cataub. ( ad Atheoaenm 1 . 1, p. 3 ^ ) che lift/ (anim ali sacri) erano detti dai Greci non solo gli animali destinati a vittime, ma eziandio quelli .che nccidevami per mangiare , lendoeh ne primi tempi gli omini non cibavansi di carn i, ma immolavano soltanto vitti me agli Dei. ( 48 ) Per mezzo atte. L aste non ebbe tempre preuo i Ro mani lo 1testo valore. Ne primi tempi era cu o nn pezzo di

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fama o d bfonao dal pto d ' a n i libbra. Sefrio Tallio il ri* dotta td ana forma determinata, a v impresta la figura don animale ( pecut ) , forte per indicare 1' oso primitivo di fara i pagamenti eoa certo numero di bestiam e, innansi eh esi stesse la moneta. Quindi il nome di pecunia. Nella prima guerra Panica ne fa diminuito il peto a doe once e cangiala I*impronta, rappresentandovi da nna parte o a G ianobifronte, e dall*altra o n .rostro di nfcve, simboli della guerra e della pace, qnali si convenivano ad ana nasione g4 divenuta belli cosa. Finalmente nella aeconda guerra P an ic a, sotto la Ditta tara di Q. Fabio Massimo fa Caste ridotto a o d ' onoia, e i l danaro d'argento cbe prima valea dieci asti talk a sedici -, sebbene gli ttipendii militari' continnavanti a pagare in ra gione di dieci atti per danaro ( V. P lin io , Bitlor. Nator. x x x m , 13 ). Ora essendo l ' obolo la setta parte del da* laro, o dir vogliamo di. sadici a tti, ne segne cbe la qaarta parte d 'u n obolo equivale a messo asse ed once dne. Il qnal computo distratta odo si per nna minusia dal vero stipen dio dato alle trnppe , conforme opportunamente osserva Gio Federico Gronovio ( d e sestertiis lib. i u t c. l ) , non aivri ratenato P olibio , a fine di schivar nna fra*ione imbaraaante, dall'additir a'G reci, per cni sorivea, il valore di messo asse. ( 4 q) Tauritei. Sono gli atessi cbe il nostro nel libro n i, c. Co denomina Taurini. Abitavano costoro fra la ainistra sponda del P , le radici delle Alpi, a il fiame Orgo ( Orca )i a la loro capitale chiamavaii Tourinam ( Torino ) espugnata da Annibaia lotto dopo la sna disoesi dalle Alpi. Strabono ( iv, p . I o 6 - v , p. 2 i 3 ) e Plinio ( i h , IQ , 2 5 ) pongono i Tanrisci nella Pannonia presso a Carni -fra la Sava . e . il Da nubio , tratto cbe corrisponderebbe alla Carintia, a parte della Carni ola , alla S tria, e a parte drllArciducato d* Austria , e Polibio li siso ( xsxiv. lo ) rammenta i Norioi Taurisci sitwU

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opra Aqnileja. Quindi egli sembra cbe io tempi rm loO iiim l i T an n ici Celtici abbiano latta ima ipe dizione net Norioo , vi si sieno stabiliti, passando eziandio nna parte di loro ia Pannonia. Ansi stando a Plinio ( tu , 2^) i Borici anno anti camente denominati Taariaoi. Circa l ' origine Celtica de* fio rici vedi 1 * eruditissima dissertasione del prof. H oahart : das altceltishe Horicum, oder Urgeschicbte von d ? i terrei eh, Stey er ma rk , Sslsburg , Ksrntben , nnd Krain , cio : lantioo Ronco Celtico, ossia la Storia primitiva dell* Aastria , della S d ra , di Sai isb r^o , della Carintia e del C ragno nel giornale intito lato : Stryemrkuhe Z eiuehrift, giorn. di S tiria , Gratta il . ^ 5 o) Agoni. Qoesto nom e, obe non trovili presso nessun altro scrittore, con ragione sospetta Io Schweigh. che debba esser mntato in E nganei, i qnali avendo ( secondo che T . Li vio I , i racconta dietro n n antica voce ) abitato dapprima tra il mar Tirreno e le Alpi , furono dagli Eneti o Veneti, soaooiati, e si ridussero p ii presto alle Alpi tra 1 Adige e il lago di Como (V. Cluver. Iiitrod. in nniv. Geogr. (. in , o. Del resto pretende Plinio ( i n , ) ohe fottero d'origine greca, conforme lo indioa il loro nom e, eh quanto ioymtilt o ir y tr t, di generosa stirpe. ( 5 1) 1 Liguri. Eslendevansi questi dal V iro slls M sgra, e dal mar Ligure e dal P sino a Piacensa. La loro ospitale e principal emporio ers Genua , che in tempi posteriori fu chia mata Janua, quasich da Jin o fosse fabbricata. ( 5 i ) Pisa prima cilt rf* Etmria. Secondo Tolemeo (in , i) e Plinio (n i, 18) non P isa , ma Lana sulla riva sinistra della Magra nelle vioinanze dell' odierna S a n jn s era la priiaa itti dell E truris. Strabono ( v, pag. 2 2 2 ) dice,- che per avviso di molti scrittri il oonfine de'L ig o ri o degli Etruschi nn picciol Inogo fra Luna e Pila denominato Macra, seb bene egli pure pone Luna all'estrem it dell Elrnria. Tuttavia

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era il trailo fi paese fra P i e la Maora an tiaamante abitata da una popolasione L igure, che T. Lirio ohiama Apuani, o oha l anno 5 <]a li Roma fu lotta trasportata nel Sannio (V . T . L ino n . , 38 ). (53 } SU al contado Aretto, p o tila c itt , aitaata nelle viscere dell* E truria , non pare che formar potesse il oonfiue mediterraneo de Liguri colla medesima. Quindi che lOlatenio alla voce di S teb o o Biiantiao propose di legger ia luogo di A {{r/m i. Ma da quanto dice Polibio apparice, che non i Liguri, aibbene gli Anani e i Boii abitavano la pianura Ora gli Appennini e il P , ore peli appunto trovati Regio. Dall altro canto noo impoaaibile, che gli iteiii Li guri A puani, il cui paese dalla parte del maro giugo e a ino a P isa , occupaaaero tutto il tratto degli Appennini aOpra P istoja e Fieaole sino ad A re n o . ( 5 | ) Tirreni. Fnron r u i cosi denominati da Tirreno figlio d A ti, il quale > spiato dalla b u ie , venne dalla Lidia in Ita lia oon molta gente. Costoro , stabilitisi dapprincipio di l dall Appennino aovr amandoa le rive del P , ma poacia , oaociati da G alli, fissarnnsi fra 1 Appeonioo , la Magra e il Tebro. In appresso vi giuose una colonia di Pelasgi dalla Tes saglia , e fabbric la citt di Cere , chiamata daGreci A rgilla. ( 55 ) Umbri. Secondo Strabone ( L e . ) eran essi situati fra i Tirreni e i Sabini., e passali i monti giugoevano alla mari* na di Rimini e di Ravenna. Neprimi tempi estendevano sode ooste d amendue i mari ; ma diacacciati dal mare di sotto pei T irre n i, e da qnello di sopra pe Galli Senoni, a molto an gusto spaaio. forano ridotti. Se non cbe , sterminali i Senooi la* Rom ani, rioccuparon essi la parte dell* antico loro territo rio che verso l Adriatico si prolungava. ( 56 ) Il fiume P. Ha desso le sue sorgenti sol anopte Viso, ( Vernlo degli antichi ) Alpe attissima tra la Francia e l Ita li a , non gi precisamente ore uuiscousi le Alpi cogli Appen

n in i, il q u i. (ito Polibio addita peli*apice del triangolo, (o tto coi rappresenta la Gallia Cisalpina; a u pooo Ino g di c o li. Onde io trad o ui ( ti A a un dipretto t legnendo il Reiika. ( 51 ]) Dirigendo il corto verto mezzogiorno. Ci da com prenderti nel tegnente modo. Finattantocb queito fiume lootre fra montagne ( (i divalla ) il io progredimento r e n o m w odl j ma oome prime dopo piociol tratto giogne al piano al n o rd-ett di Salnaao , la tna corrente volgati a Mttentrione. Ricevati a Torino la Dora , t* inolina etto notabilmente verto levante, e lotto Chivaaio al tatto ti volge a quella p a rto , .e protegue nella aletta direiione, leggermente piegando al rad (ine alla tua imbocoatura nell' Adriatico. ( 58 ) Tutti i rivi. Secondo Plinio ( m , iG , ao ) trenta (odo i fiumi che il P mena (eoo nell* Adriatico, oltte agliimmemi laghi cbe in etto ti tgravano. Tutti qnetti fiumi vi hanno nel oorso de* teooli recata tanta ub b ia e ghiara , ohe il tuo alveo ti i a* noitri giorni di molto a lia to , e ha renduta ne* cetw ria la coitrnxione d* imponenti argini , a' -quali tuttavia la acherno alcuna fiata , con grave danno delle viaine campagne, 1 * im m enu piena prodotta dille piogge dirotte dell' autunno, e loitenuta da* venti anatrali, che ne ritardano lo toarieo nel mare. (5 9) Allo tpuntar delle canicole. Lo tteu o dice Plinto
( 1 * c * )

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(Co) Olana. Plinio la chiama Volane, e dice obe Olone ad-* dimandava pria. Oggi il porto di Volana ove mette in mare il P di Ferrara. (6 1 ) Trigaboli. Questo il lito ove fu poscia fabbricata F errara , e ove il P li divide in P di Volana, di cni teit parlam m o, e in P di Primaro , eh la bocca Padoa del noafro, o Paduia , ticcome la denomina Plinio, e dietro a 'lai Cellario ( Orb. antiq. 11, p. GgG ). (6 2 ) Bodenco. Plinio icrive cbe Bodinco il ohiamavino gK

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Indigeni, loodh u l t i loro lingua lignificava ten ia fondo. L Ardnino a qtiMlo luogo di Plinio scriv ohe ine in lingua Gel* tioa vado senza, e Bod fine , fondo, estremiti , onde i F rin omi ban fatto boat. Nell* idioma Tedesco <Boden general mente l'infima parte d* ogni coaa ( V. Adelnagt gnm m atitoh Kritisohe* W oerterbuch) e bodenloi senta fondo Avreb bero mai le lingat del Nord arnia nna madre cornane, sioo m vuoisi obe le Orientali 1*arcai ero nella Semitica f ( 63 ) Gii antidetti campi, cri a dire quelli della Campa nia , e quelli singolarmente della Gallia Cisalpina. ( 64 ) Cina le sorgenti del P. 11 Gaiaub. ha tradotto anp) t ii i i a n x i f fi n iS t, ad Podi ripam quae soli* ortam spertat, ,nott considerando ohe la parto orientale del P la ana fooe, non la ana eorgente , o he *A* significa propri* mente orgine, luogo donde ilo nna coaa aorge , la qn al espres sione fu poscia trasportata al aito del oielo, da cui ap p ara temente emergono gli aatri. Lo Sohweigh. ha corretto qoetto errore nella ana versione, ma nelle note 1 ha torpaaaato. ( 05 ) Lai. Leri ( Laevi ) li ohiamano T . Livio e.Plinio. La loro capitale era Ticino. ( 66) Lebeei. Libici appellali aono da Plinio ( m , 1 7 , l i ) e da Tolemeo (111, 1 ) . I l perch , oome gi otterr lo Sohweigh. erronea la acrittura d iLibai ohe leggeti in rarii luoghi di T . Livio. Che se Polibio scambi il jota colle , oi, a detta del testi citato commentatore famigliare a* nomi pro pri! che di latino recanti in Greoo , come fLbwtrmX.itt per Ko* aiirAi<>, Sfirmitim per l ^ i r a m l . U luogo principale di questo popolo era 'Norara. (6 7 ). Jusuiri. Oltre a Mediolano loro Capitale erano nel lor territorio celebri , Laot Pompe ( Lodi ) fabbricata da Boii, oome prima.' rannero in Italia. Forum Diugnotorum ora Cre ma , M odicia, ora Monza. Non facendo Polibio meniioae degli Orobii, le cui oilti pi ragguarderoli eran Comode Ber

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gam o, e*ti p a ra , cbe ptrto fra gl I o m b ri, parte fra i C oDomani gli annoverane. Di latti Plinio aolo ( i o , i l i 19) d i Msi parla , seguendo O ttona ohe li n di atirpa graca, con forme indica il loro nom e, che nona abitatori di montagne, ni tono ponto mentovati da Strabene da Tolomeo , 1 ot timo de* qoali fa Como citt Inaubre , e Bergamo luogo dei CenomanL (C8) Cenomani. Genomani li chiama il aotlro, diveraaraante da tutti gli altri autori. Le loro citt furono e Bretcia , oapitale , Crem ona, Manina fabbricata dagli Btraachi , e gioita Tolemeo ( m , 1 ) oltre Bergamo e L o d i , T rento ancora e Verona. (69) Veneti. Q u eiti , per retato n e di T . Livio Bneti ( Heaeti ) dapprima appellati, espulsi in aita lediaiooa dalla Pa tagonia , poiob* ebbero perduto il loro re all'atiedio di T ro ja, andaron in traccia d* una nuova patria d* un dnoe , e fatto opo ad A ntenore, con lui vennero a ctabilirti nell* intimo teno dell Adnatico, donde loaoaiarono gli Euganai. Sembra pertanto cbe lo itorico Patavino, per nobilitare l'origine della m a p atria, abbia voluto crescer fede a ootal favola , p ii probabile & I opinione di quelli che diicender fanno i Veneti d a g l'Illirii, i quali A ntenore, profugo da T ro ja, nel paatag* gio pel loro p a e ie , indusse a mutar aedo. Seooodo Servio (ad S n e id . I. 1, v. 2^2 ) venne dall llliria c-rto Eneto a regnar ia quali oon Ira da , ed impose laro il nome darz 7, donde i poiteri fecero f'euaia. Padova , Vioensa , Este , Adria , BeiInno , Opilergio ( Uderzo ) A b in o , furono le loro citt pi in tigni. Plinio ( n i , 22 , 15 ) mette h-Veneaia fra Aitino e Aquileja , tratto ohe 00[-risponda a un di premo all odierno Friuli. (70) AnanL Confinanti 00* Liguri: Piaccaaa fu la principale loro oiit. (71) Boii. Dopo gl* Intuhri i pi potentiTra i Galli Citai-

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pini. Bologna additata pr loro capitale, ohe chiam am i Pat tina , q n tn d a era la tede principale degli Etrnaohi. (<jt) Litigoni. Preaao neaann aorittore trovaci queato popolo deaeri Ito fra i Galli Giapadani ; aibbene fra gli abitanti della Gallia Transalpina (F rancia d'oggid) Strabono ( i v , p. ig 3 , 2 0 8 ) d ic e , ohe passato il monte Ja ra ai gingneva aSequani, poscia a Lingotti , e Tolem eo, che li denomina Longoni, K oolloca fra 1' A rati e il Dnbio ( Saone et Dooba ) T . Livio pertanto ( v , 35 ) narra cbe i Lingoni insieme co' B oii, vancali ch'ebbero i m onti, trovando tatto Io p ai io fra il P e le Alpi gii ooenpatD, tragittaron il P , e acacciati gli E tro achi e gli Ombri , occuparono le loro aedi, ma non aceaera dagli Appennini. Sembra tuttavia , che non diaoacciaaaero del tutto gli antichi ab ita n ti, ma oon eaaoloro ai m iaohiauero, adottando eaiaudio il loro n o m e, aiocome fecero i Goti cogli Italiani, e i T artari co* C ineai, dappoich i popoli di quelle contrade non perdettero giammai la denominaaione d* Umbri. Ceaena , Urbino , Jesi , Camerino erano d* eaai abitate. (^ 5 ) Semiti. Venuti eoatoro pure dalla Gallia Tranaalpna, impoaieaaaronii delle regioni marittime, ed ebbero fra le loro c itt Ravenna, R im n i, Pesaro , Fano , Sinigaglia ( Sena Gal lica ). ("}{) Abitan villaggi non m unii. A detta pure di Strabone, ( v , p. 213 ) tutti i Inoghi teat mentovati non erano ae non ae villaggi, avanti che se ne inaignoriaaero i Romani. (75) Poehiuima tuppelleuile. Il Casanb. e lo Sohweigh. r?r <n<ni>ii( i f i t i f i maBttvSrtt, ncque tuppelleetilit ullum usum norant, aebbene il aecondo nelle note apiega A n s ff auppellectiln reliquae , id e s t , qua-alii utqntur popoli cnltiores ; vel reliquie praeter eam quae pertinet ad id , quod mex deinde dicit. Io ho creduto obe troppo foaae il dire neg ano* suppellettile, ma non ho voluto introdurre nel testo una circoscrizione inopportuna.

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(96) Domano tutta terra e a. Lo Schweigh. appoggia queste u se n io n i d Ateneo ( i r , p. 15 1 ) e di Diodoro ( , S ) , degni d esser letti. Io rifletter ohe cotesti popoli, n bene Nomadi, perch agricoltori, n bene stab ili, perch sovente emigravano, rassomiglian non poco alle naiioni Etiopiche, che abitano le sponde del Senegal e del Viger, le quali coW tirano bend le loro terre , hanno grande cara del bestiam e, abbondano d 'o ro , die loro fornisce la ubbia de* loro Gami, e rom m ente esercitano le erti pifa neoessarie , ma vivono fra loro in perpetua g u erra, e non di rado lasciano il paese natta per isoaccia re popoli p ii deboli, confrme ci riferiscono i viaggiatori p ii reoenti cbe si sono internati in quelle iaospki contrade , singolarmente l infelice M ango-Park. (79) Vind avendo - i Romani nella battaglia dell Alila. (98) S quelli ohe combattevano nelle loro file, Eran questi gli E trn soh i, e specialmente i C hiusini, oh* areangti chiamati in ajato ( V. T . L ivio, v , 36 ). (99) DalF irruzione che i Veneti, ec. Nulla dicono di que st avvenimento gli ito noi R om ani, e T . Lirio ( r , ^ 9 ) estrisce aver Camillo sconfitti i G alli, dapprima sulle mine stesse di Roma p r e u , poscia nella via Gabinia, otto miglia dalla citt. Qaindi ben a dritto osserva Plutarco ( de fortuna Romanor. Opp. t. a , p. 326 ) c h e , se vero oi che narra qui Polibio della ritirata de G alli, non pu contrastarsi , obe i Romani dovettero allora la propria ulvessa alla fo rtu n a, la quale trasse altrove i nemici inaspettatamente. . (80) I Galli in Alba- Neppur qui s aooorda Polibio con T . L ivio, dappoich questi ( v i, 4 * ) ben lungi dall affer mare , siccome sorive il nostro, ohe i Romani non arri schia ro m i di farsi incontro a' Galli, rase onta che la vittoria dei Romani non fu n d u b b ia, n difficile, e ohe a Camillo, allor Dittatore, i Padri e la Plebe decrelaron un trionfo. An che nel novero degli a n n i, corsi fra le due g u erre, differ-

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cono Polibio mettendovi l intervallo di trent anni, e Livio di ventiquattro , cio dallanno di Roma 365 all'anno 3 89 ) . (81) Pattati altri undici anni ec. Dae tam alti Gallici v'ebbe negli anni 5 g 5 e 3 g<] , nel primo de qnali T. Manlio oh ebbe poscia il nome di Torquato , uociae in aiogolar tenzone lo aniiaarato Gallo che l avea provocato ; onde teato ai diedero talli a preeipitoaa foga (V. T . Liv. ro , 9 , 10). Altra guerra colla mtdeaima nazione aoalennero i Romani a detta di Li vio (vii , 2^1 2 5 ) l'an n o 46 # e nel 16 d noa nuova in c o ra lo ne de Galli parla lo ateaao antere ( v il i, 20 ). Adun que gioita Polibio guerreggiaroo i Romani co*Galli 55 . anni in quattro volte , e aecondo T . Livio lei volte in 61 anni. (82) / quali ec. Queata aoorrera deGaili poata da T . L tio (x, 10) nellanno di Roma 454 ; adunque 28 anni dopo lul tima mentovata nel precedente capitolo. Quindi io non com prendo, perch il Reitke e lo Sohweigh. a trentanni vorreb bero qui aoaiituir quaranta. ( 85 ) Con doni. D ine gi Polibio ohe i Galli Ciealpini ab bondavano d oro. Non perci maraviglia a* .oolT offerta di queato metallo poterono aalvani dall* aggreaaione de loro na zionali cbe abitavano di U dell Alpi. ( 84 ) Dopo tre anni. Erano q u elli, gioita Livio ( v, 2 9 ) i Galli Senoni ohe nel 458 unitiai aSanniti diifecero una le gione Romana preaao Chinai, aulicamente denominata Camerte. ( 85 ) Postarono nuovamente dieci anni. Di qoeaU guerra aocadota lanno di Roma 468 trova*! fatta mensione nellepitome del libro 111 della atoria Liviana. Ma nulla vi ai legge dello aterminio de Galli S en o n i, e della Coloaia che mandaron i Romani nel loro paeae. Coli non vi ai fa motto delle altra due guerre che euoeeaaif amento impresero i Boii imieme. cogli Etruaohi contra i Rom ani, o che eaaendo precedala immedia te stente I tragitto di P irro in Iu lia, dovettero eaaer avvenute negli anni di Roma 4 ^ 9 - 4 ? 3.

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(8 6 ) Nel bollore delC in . Lo Sabwtgh. oon molli aooomoi e m p ii, tratti dal noatro autore da a h r i, dimostra oba la [rase i r i r i i 3p / i h vale nel momento del p ii alto degno, nell atto della maggior collera, e non ammetto la oorraiooo del Casanb. dello Saaligero , i quali leMro b ri t i pree i n (d ad a rabbia ) . (8 9 ) Tre am i avmd il patteggio Pro ec. P a n i Pirro in Italia lanno di Roma qoaltraani appreaao , nel ( i S , fnron > Galli oonfitti a DeUo. O ra , ecom la rotta oba toc carono da Cam illo, dopo arer presa Roma , accedette nel 365 , cori ohiaro, obe da quest epoca a lf impresa di Dello e al passaggio de* Galli in Alia oon* oltre a ecoto. Non debbo adito qua confoodor m quatto calcolo il nome di Bren do obe riscontrasi in amendae k tpediaionl, qnatiabA fotao il medesimo dace d io le d iraae , e ohe d a Roma i Galli lo tto ai reoaltero in Grecia, ( 88 ) S i stettero ched quarantacinque anni. V unioo clorico, (he, a detta dello Schweigh,, abbia erbata memoria pi estesa di qneati fatti, ti fn Zonara, il quale nel libro *111, aap. 18 poae il principio di qneiti movimenti Bell'anno 6 1 6 , tra anni dopo finita la prima gnerr Panica , e la ribellione de Galli conira i propri! re nel 5 i 8 . Breve ricordo di questi p ie n a fa T . Livio nell' epitome del libro u . ( I g ) Il quinto anno dopo questo tumulto, oio a diro lio* no 532 di Roma nel oonaolato di M. Emilio Lepido, o di M. Poplieio. (90) C. Flaminio. Q n etti, teooodocb riferitoe C icerone , ( Aoadem. i r , 5 ) fece la legge agraria, di oni parla Polibio, quando era tribono della plebe, contro la volont del St> n a to , alcuni anni avanti la teconda guerra Punica. F n posata ce n io re, e dne volte console, e peri nella battaglia al Tra aimeno. Del retto dioe T . Livio ( 11, 44 ) cbe la legge agra ri , promulgata la prima volta l'anno 368 d i R om a, non fa

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mai filata seosa grandiasimi movimenti. V ebbe od altro C. Flaminio , cbe pervenne al oonialalo 1* anno 5 G5 , e fa njH> de'triamviri obe condussero la coloni in Aquileja ( V. T . Li rio l u m i , 4 * e i m i , 55 ). (91) Ge,m a '. Il Hcitke dioe m e re questo nome il Gaerte de Tedeschi, ohe lignifica amici tran ieri. e singolarmente in vitati e ooodolti con mercede. Altri ripetono questo vocabolo da gum m , peoie d asta seooado Esicbio e Polluce ( v u 35 ) tutta di ferro , Slfv , d ie vuoiti euere alata arma propria deGalli. Ma T . Livio (v ili, 8) la distingue dallasta, Festa la obiama grave jaculum.. S inganna pertanto , a mio parere lo Schweigh. credendo, cha nessuno degli antichi abbia detto essere gaetum nome Gallico, e arma propria de Galli ; dappoich trovasi in Virgilio ( fineid. vili 6 6 1 -2 ) Alpina cornscant gatta m ann, parlando de* Galli d ie presaro R om a, al qual luogo Servio nota , per indicar 1*origine Gallica di que sta vooe ; viros fortes Galli gaetot v o can t, ( i Galli chiaman Gesi gli nomini valorosi. Ma la spiegasione che ne d Po* libio favorisce 1 * etimologia additata dal Reiske. Quella che spaccia. E ostano ( H. B. v. 1 8 8 ) r i y t *r<7> ( dal cercar terra ) i troppo frivola. ( g l ) Alienato. Ariovisto 1 appella Floro ( 11, 4 ) Amendue , se crediamo al Claverio (Germ. Antiq. I. 1 , c. 6) sono tus medesimo no m e, e d1 orgine Celtioa. Un altro Ariovisto, re de' G erm ani, e oppressore de* Galli Sequani, fu sconfitto da Cesare ( B. Gali. 1 , 3 i ). (g3) Dappoich avean il nemico fa tic h i Meta imminentis e praiiato hostis interpreta lo Schweigh. , ma io ho sti mato , ohe con maggior elegania e propriet mi sarei attenuto all* espressiva Crase del testo , Jtk r* wptt rat irtotpmt in -

rmt iw m fxuf, ( g i) E d aveano da cinquanta mila fin ti ec. Diodoro (ed o g .


i i v , 3 ) narra ohe i Galli aveano allor racoolto nn esercito

35a
di dugento mila aomiDLQondi gioitunsnte arguito* lo Sobwei^b., ohe a questo D a m e r ascendevano le forte unita de' Gesati e de' Giaalpini. Ma i Romani ancora, dioe Diodoro, arcano S e t tecento mila fanti e ietunta mila cavilli) tocchi intende p e r Unto del namero degli arrotati, capaci di portar arm e, ed io os i dne dorici ranno d* accordo. T . Livio ( Bpit. I. xx ) riforitoe , ohe i Romani arean in quella guerra trecento olila a r m ati, laddove il noetre b ammontare i loro combattenti a oeninqnanta mila fanti e ei (?) mila cavalli. ( j 5) Venti mila Ira cavalieri cocchi. Diodoro ( v , i g ) n a rra , ohe i Galli tervivanti in guerra di ooochii, che p o r tavano un co echi*re e nn soldato , il quale dopo aver vibrala la m a lanoia nel cavaliere a cui era abbattuto, discendeva e pugnava oolla pada. (9 6 ) Alla volta di Rimini. Dopo 1* ei pollili ne de* Senoni 'era questi il confine dell* Italia colla Gallia C iulpina. (y)) Ciascheduna ( legione ) di cinque mila dugento fanti. Diverto f u , conforme bene o tterr lo S ohm igh. il numero de* soldati, che non tolo in diverti tempi , ma enandio nel medesimo tempo in varii luoghi componevano la legione Ro mana Coti pooo appreuo in quetto tteu o capitolo leggeti oh* a Taranto e in Sicilia ttaniiarano due legioni, ognuna della quali avea quattro mila fanti e dngento cavalli ( V. Polib. 'in , io j - vi v so ). A detta di Plutaroo nella vita di Romolo, com prender la legione ne* primi tempi tre mila - fanti e trecento cavalieri; ma dopo l unione de'S abini coRomani fa e o i recata al doppio. Tuttavia osservali da quanto riferace il -no li ro , cbe in tempi posteriori non fu tempre cctanto nume rosa. Scipione maggiore pertanto, imbarcandoti peliAfrica, com pose le tu legioni di tei mila fanti e treoento cavalli (V. Tito Livio x m ix , 24 ) e nella guerra Macedonica furono conce dati al contole che andava in Maoedonia per cadauna legione tei mila fanti e treoento cavalli, mentre in quelle oh*ebb

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seoo l altro console erano soltanto secondo lantico costume, cinque mila fanti e dugento cavalli ( V. T . Livio s u i , 3 1 ). Laonde scorgeii esser falso ci che dietro Feslo riferisce Paolo, aver Cajo Mario il primo portata la legione a sei mila du gento fan ti, qoando peli addietro non ne avea oltre quattro mila, nel qnal caso chiamavasi quadrata. A tempi di Vtgezio ( de re milit. i l , 2 ) era la legione formata di sei mila du gento fan ti, e 926 cavalieri, oonteDendo la prima coorte H o 5 fan ti, i 32 cavalli, le altre nove ciasoheduna 555 fanti e 66 cavalli. Del resto deriva il oome di legione, giusta Vairone (d e ling. lat. iv , p. 2 4 , edit. Gryph. i 535 ) da legtre , scegliere , perciocch nella cos<A-iiione i soldati veni* vano scelti, quod leguntur militet in delectu ; ma in errore il Forcellini, ( L eiic. tot. latinit alla voce lego ) che , se condo 1 opinione d* alenili, riportata dallo stesso asto re, vi ebbe tre legioni di mille soldati l ' a n a , sendoch Vairone ( 1. c. p. 25 ) dice solamente, ohe, a formar la legione di tre mila soldati, contribuiva mille nomini ciaschednoa d'elle tre trib , in cni allora era diviso il popolo Romano. (98) Sorridati. Sartina da Sjrabone ( v , p. 227 ) anno verata fra le citt dell U m bria, ma deve aver avuto territo rio ragguardevole / e abitanti valorosi, dappoich Polibio li nomina qui separatamente. Sembra pertanto che qoesto a r mamento odo prendessero parte gli U m bri, che abitarono la -costa dell Adriatico( 99) Della plebe Romana e Campana. I Campani non faron uniti a'S o o ii, ma a* Romani, perciocch lanno 446 di Rom a, peloro >meriti nellultima guerra Latina, ebbero la cittadinanza Romana ( V . Liv. v m , l i ) : sebbene poscia nella guerra d Annibaie, per essersi da Romani ribellati, la perdettero non c!o, ma furono ancora gravemente paniti. (190) Per moda che le forze ec. La somma, coti de* fan ti,
POLIQIO ,

tomo 1.

s i

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come de* sa n ili qni indicata da Polibio, non ri tolta altrimenti dall unione delle parti. Eocooe il pruapetto.

tonti.
Quattro legioni Romane di 5 ,ao o Curii per cadaana J o .Io o Alleati . 30, 00 Sabini ed Etrusohi 5 o,ooo Umbri e Saninati . 30,000 Veneti o Cenocnani ao.ooo Somma 1<0,800

Cavalli.
l a quattro legioni Alleati Sabini ed Etraaohi . 1,100 3,000 fot00 Somma 7,100 Y*ba dnnqae fra le dne aomme nna discrepanza d i oirca dieci aaila Canti, e mille dugento cavalli : i primi in avanao , i isooodi in difetto. Qoanto al aoperohio de'fanti, pu eo o derivare dalle migliaja , che nel contingente di aaacbednno oltrepaaaato avranno il nnmero rotondo, e de qnali il noatro non Icone conto. Non col oooprendeai, p e re ti meno cavalli egli abbia annoverati di quelli che forono realmente , ohi non opinasse collo Schweigh. che in luogo di 1{*X<A/ar ( d a lei m ila) abbiali a leggere wp'tt ( da otto mila ) P er ci che ipetta al nnmero degli nomici atti alle arm i, U somma delle parti oorriiponde a nn di presto a qaella che addita Polibio. Lo storico Fabio pertanto,

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che fu presente a quella guerra, secondoch riferisce E utro pio ( ili i 5 ) , dice , essere stati pronti a combattere ottocento mila nom ini, e se vi comprese i cavalli non and langi dal vero. Ma PKnio ( i n , so,, > ( ) esager di tro p p o , ponendo ottocento mila fanti e ottanta mila cavalli, ed escludendo per giunta i Transpadani ( Veneti e Cenomani ) ohe militarono eo Romani: Orosio i t i 3 ) asserisce , ohe i Romani e Cam pani arrotati furono treoenqoaranta otto mila fan ti, rendaci ""a aei oento cavalli, il qoal nnmero non s'aooorda con quello di dugento settanta mila cittadini, rilevato nel prossimo censo, siccome apparisoe da T . Livio (Epit. I. ) j sibbene con qoetto che qni adduce Polibio. (101) Attelaronii ttaptrtfimXtt ha il testo , e non ao come il Caaanb. e Io Schweigh. siensi indotti ad interpretare Mitra locami, quantunque I ultimo avvedutosi dell erro re , ucom mentarli d ica, che meglio sarebbe accm intim ati ; percioc ch non avanzava tempo di fare nn accampamento, ma doveano schierati aspettarsi il nemico eh* era tosto per inseguirli. (102) Ditarmali pel bosco. Dne precauzioni necessarie, p n c h i messi giugnessero salvi presso il console. (1 o 3) Pi alii alla pugna. Mi son attenuto alla lesione di Snida che ha comparativo in Inogo di a a r a r t i superlativo , dappoich manifesta qui la compara zione de Boii e degl Insubri che combattevano vestiti, e per conseguente meno leggeri, oo Gesati che pugnavano ignudi, quindi pi spediti. Senza che non suona expedtlut, conforme tradusse lo Schweigh., sibbene efficace, attivo, ben

(,

ditpotlo.
(io 4 ) Alla ritirata tir rtv/twptr&tt ( alla ri tirata in av an ti) hanno tatti i lib ri, locch tir ra t rir^ ir ( indietro ) convert il Reiske , coi sembr assordo un movi mento di ritirata in progressione. Ma io cre d o , che amendue debban essere riten u ti, e porsi tir Itiptw-ptr^n u*\ rav v i-

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rS ti , cio a d ire , alla ritirata io avaoti e in dietro. Imperciocch, bifronte cem era lo tchieraoMnto dei G alli, non potea l eteroito da nna parte ritirarsi senza cbe progrediate dall* a ltra , e nell* emergerne d* una foga gli ai trovava chioao il patto io doe direzioni opposte, 1 * una delle quali portaodo i n u m i , l altra dovea condor indietro. (t o5) Di collane t di maniglie < ? oro. Lo Sohweigh. nell'interpreU iM ne latin non ha tradotta la rooe Greca ^ * im m ti, e nel dizionario ha capotto . , armili*. Ora per qoanto toorgeti da Etichio , erano le />& < ornamenti ohe ponefaati intorno al oollo, che anche chiamavansi u tt (lo o ette). Quindi chiaro, ohe ftanim i significa, non gii armiUai, tot oollane , latinamente tartfUet, quali appunto portavano i Galli, e donde M aolio, uocisor di qael soperbo G allo, ebbe il nome di Torquato. C h t poi np)%tip*t iotaero maniglie , abbaiLaoza lo iodioa la oomposicione di qoetto vo cabolo di wtf) ( intorno ) e %tp ( mano ). (106) J laudatori. Qoeata voco italiana ho credala la pi atta ad esprimer 1' *Wrr< del tetto , i quali erano soldati armati alla leggera, che vibravano 1 * > , da Etichio apiegato Jtpht, fu*p xly%n , picciola lancia. ( lo 1 }) Per tal modo i lanciatoli. Lo Schweigh. adotta l'in terpretazione del Cataob. il quale legge 75 m < i 7i> t, non 7 7r K tihrr* 7tM come hanno tolti i co d ici, ev o lta: Ita Romani jaculatores Gaetatarum ferocet animot dejecerunt. Ma nelle n o te , osservando che nmpk cottroilo col terzo cato non h a altro tem o che opud, penes ( pretto ) , vorrebb egli che la frase accennata foste elittica , e che ampliata tuonasse coti :

dtwi adhuc penes jaculatores et levem armaturawi rei erat.


Siccome pertanto non poteasi in volgarizzando esprimere questa modificazione, cosi ho ritenuta la versione del Casaub., che eoo sufficiente chiarezza espooe il concetto di Polibio. (108) Rcsistevan con eguale ardore. 11 testo ha

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i n i (duravano egualmente-) , ore oon buone ragioni di sputa io Schweigh. contro il R e iik e, deverei leggere oos) , a non 1*1 r m (alquanto ) : obe non na poco, ma lnnga peiaa resistettero i Galli alla fanteria Romana , n furono vinti sa non e sopraggiunta la cavalleria de* nemici. (rog) Gli tondi de qati pella sicurezza. Qui-- nel tasto nna ragguardevole lagena, coi lo Schweigh. supplisca neUs note in questa guisa. Gli tendi pertanto de* Romani hanno pella sicurezza e le loro tpade p elt asiane an gronde vantag gia , peniocck lo feudo di (fuetti copre luti il corpo, e

quello de" Galli pi reve, e perciocch la tpmda Romana ha un3eccellente punta e il taglio acuto da amendue le parti, laddove la Celtica ha un taglio telo. P er quanto cotesto sup
pl meo lo sia felice, io non n i son arm chiato d inserirlo nella itradusione, siccome noi fece neppur lo Sobweigh. con tentandosi- di oarar da ci ohe rimane un senso ragionevole. Dal resto era la spada che usavao i Romani la Spagnnola , co rta, da dne tagli, larg a, sald a, e appuntata, che Saetonio ( i n Claad. c. r 5 ) chiama machaerm, e non solo iti lapagna, n a emiandio in Oriente era com une, eoo forme 1 indica la denom inatone ebraica
i

somigliante alU Greca. (V. Baxtorf.

Laxia. T b alm n d , pp. lo 3 , ia ( . Goccejns Lexic. et oommeot. seno. Bebr. et ChalfL p. 455 ) . Spagnvola pertanto addimandava questa spada, forse pecchi divenne comune lira..i Rom ani* allorquando incominciarono a guerreggiare in Ispagna , sebbene, anche prima la conoscessero ; dappoich quel Manlio , che accett la disfida del presuntuoso G allo , era di quplU cin to , conforme, presso A. Gellio ( l* , i 3 ) narra Q. Claudio Quadrigario. ( n o ) Colle maniache. Di sopra avea Polibio distinte le maniache dalle sm?niglie ; il perch ragion volea che le prime 'interpretassero collane. Ma qni comprese sono amendae sotto

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il noma di maniache, quindi non ai i potato applicar all* feconde la medeiima dtnominasione. Io pertanto (oppongo F d ie la tpiegaaione agginnta sia nna gleata marginale, ptll i gaoranaa di qualche copiata introdotta nel tetto ; altrimente converrebbe creder Polibio in contraddicono con t i attu o . Non t poi vro ci cbe per convalidar il doppio aenao di ^ ( 4 * w , ateeriioe lo 8obweigh. denotare ooal armila k m , come M rfo m eoliarti*. Strabono ( i v , p. 199 ) , da Ini eitato in appoggio dalla ina antenna, gli contrario, dappoi ch , parlando degli rnaoieaii do' Galli , dittingue rvftmT, che portavano intorno al eolio, mf) I tit , da oh* aveano circa le braccia a i poi a i , n p ) 7*7t ) 7r mipmut. P ii mi piac* il ano primo capetto, cbe U parole Tmt z*tp)u a e ( lo mani e ) , ohe non trovanti n e co dici U rbin., Y ltie., F iorent., Angnat., Regio primo, ed il Pe rotti ignorava , aicno tate importunamente interi!* nel codice B avaro, donde gli altri le tollero. Qniodi io pare le bo ornane. (1 1 1 ) Il patte degli Anaai. Coti leggo con Leonardo Are tino , e col P e ro tti, con Polibio aleaao, ova annovera i popoli Ciroopadani ; non gii Anamari o Aram ini , ntaione cbe non rincontrali altrove mentovala. (112) Poco lungi da Maniglia. C i , come ha g ii oatervato lo Schweigh. dietro il C laverio, non pa (tare : d ie troppo era qne*ta citt lootana dal P e dagl* Inaobri. S ibbene i probabile , c h e , conforme corre*aero i anmmentovati, Polibio abbia acritto n > i ( i i 7/ a r , Piatente, oh*era appunto in quella vicinarne , e non molto dittante dal eonfloente delI* Adda e del P , pittato il quale, i Romani furono nel territorio degl* Intubri. (11 3) Chiese, u x iru ; fiume del Mantovano che bocca nell* Oglio. Donde ti comprende che a Cenomaui ip -

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partenera bens Mantova, ma non Crem ona, oon forme con Toltmeo opina il Cluvrio. ( n 4 ) Itele le insegne. I vessilli che cndaoonti innansi alle compagnie, e che significano ancora le compagnie stesse, non altrimenti cbe vexillum presso i Romani e */**(* presso > Greci avean amendue questi sensi. ( n 5) Dal tempio di Minerva.- Cesare (B ell. Gali, v, ij ) annovera Minerva fra le Diviniti adorate d a'G alli, e dice ohe da lei riptevano i principii de1 lavori e degli artifioii. Questa Dea sembra pertanto aver presso gl'insubri presieduto esiandio alla g u erra, dappoiohi era custode de saori vetsiHi, ohe non era lecito di muovere se non se u maggiori pericoli. Codi serbavan i T rojsni con somma gelosia il P alladio, piooiolo simulacro di Pallade , caduto , conforme avean io tradisioqs, dal cielo, e dalla soa cooservacione credevano dipendesse la loro aaWeiza | onde fa nedesaario eh Ulisse con asturia il trafugasse , perch i Greci impossessarsi potessero di quella itti. Cosi avea il fato attaccalo il dominio di Roma all in* tegrilA de* saor sondi detti ancili, d* origine essi p ar celeste * che moveansi , cii a d ire, portavano in"processione ogni ann per trent* giorni da'sacerdoti di Marte, durante il qual tempo era vietato di vacare a qualsivoglia pubblico affare , coti ci vile , ootUe d armi. (116) Alle prime titorti. $ ran i foldati di queste armati alla leggera, e stbbem chiamavansi bastati, tattavia nelle epoohe posteriori impugnavano il pilum , asta 1lunga e sottile, ohe troppo poco' avrebbe resistilo a colpi delle sciabole Gal* liche per incurvarle. Quindi accortamente i tribuni lecer loro cedere da triarii le atte massicce di chfe eran questi armati. (i 17) Corsero loro alla vita. Il testo ha m ifm /tittt tir 7i r 1 Ipmt (co rrend o loro nelle m a n i), cio, accostandosi loro tanto , che avrebbon potato vicendevolmente mettersi le inaui addosso , conte si direbbe iu Latino manus conserere,

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6 ip GttCO. ancora ni tarlar i<( la t %ii(at, i t x fa t ina i
(toccarti nelle mani, venir alle m ani). Ma il svaifaptiis . prim euto la yiolenz dell' a iio n f, richiedeva Irate luliaaa pii, e dica ce , qnale iq mi 1mingo d ' aver aiata. (118) Maitagliare, menando colpi dal? alto. Diflicil era ren der accoratamente in volgare la frate Greca cbeaprime qu4to Concetto. Lo Schweigh. Iridata* facahate ah lau gladio ad e*ttim feriendvtt attollendi ( di aita i le tp#de ptr ferire a tagli). Ma ** M / n i t n o n p o o w lidea, di f a i r a taglio, tibbeoe qaella d aitar 1 * arma a. qualche d l a o u , e / * Jtfnttt tigni fio propriamente poga*,, ni cqi cado i colpi dallarma e h ' Mala pria a eeft d ittan ti aitata. A quatti ptrtiooW i io mi tot) ingegnato UapproMimanui per quanto |a propriet della favUa IlnUfo il pernieUov. {119) Spingendo, per modo oAei 00 p o fa ti cantare. Il tetto ha 1* Jiaxi'ltttt , altro tem in e teooio ppoalp * t> tllr f . nell ttatia goit he la. direzione riionule opposta i alla pcrpiodicolare. Deriva atto da Jtaaftfla i * , secondo P*iobk>< vocf! della paleitt-a , che a giudicar* dalle prji che kicom pongono, sigotuaiatorortU r rvvenario a (le, ohegli non pota causare il colpo che gli ro c h u o ( loqefe doyea peli apporto accadere nellattitudine preM da' R im an i. ha da grande vicinanza ferivano i Galli a pool di tetto a brevi toudi , on d 'p ra copula picciola parto .della perton, Lo Sbw. per :estrr a f> conscguente iolcrpreU 1U 'pretento frate puncft'w in oppotitione, 4 caesim t in -coi avea voltata I antece dente. Io ho amato meglio d 'u ia r nna circotcmidoe che di tpiegamii con poca esattezza. (120) Acerra. Il Clnverio ( h a i antiq. p . i { ( ) pretende chc queato loogo ia ggi appellato Gherr | ma io credo che a Voghera, citt >forte tuttavia , stilata. appunto ^ come qui l dtscrive Polibio, r* il P e le A lpi, e a dir meglio ira

3Gi
il.P gli' Appennini, essendoti di-leggeri palato soambiare U t Awttntmt fi in 7i AAitiitS /.
(121) Clattidio de* sere alata altra forteira fra Voghera e P iacen ia, dappoich era nel territorio degli A n n i: 'd ie >>*>1 a*ha qui a- leggere - ool G rom m o, non "AtSfmr ( d * li nom ini'), conforme vuole il C au n b o n o , :il qnale con soverchia aotdglieasa traduce Bomanorwn Sarebbe quello laogo 1 odierno Catteggio ? ( 111) Cta buon moneto fanti. Il testo ha U t wtfr*3t cotanto, ove non avrei difto o lti diaottin tender p if r (parte) co ntri l opinione dello Schw eigh, 0 vogliali considerar 1 e t pressione cOm eliltioa, o credere che q u estap aro la sia stata omelia per inarvertenaah Fu|vio O rai. e lo Scaligero prefe riscono 7* 1 rij*< ; nta allora avrebbe detto Polibio d ie Marello erati partito <da A o em oon tutta la fanteria , locoh oontra rio alla storia , fiocome toorgeei da Plntarco , il qnale nella vita d Marcello ( p. 3 00 ) narra oV egli non prete taoo in questa apediaione Mi non e sei oento fariji <UJ pi f e d iti* ed aggingne ( p . ' 3 o i ) , ohe s i pria n i poi eoa) poohi fanti, e cavalli vieter nnmero tanto grande d* amendue. ( ia 3) Pi colf impeto che col configlio. Ci ricorda la bella eefttenia d Orano f i t confilu erpert mole ruti tua Forza sansa conaiglio Oppressa cade sotto al proprio peso. ( ia 4) Difcacciali dal piano del P ec. Molto ntilc all'in telligenza di qneato pauo la nota tegnente, che qui aggio ga e lo Sohiveigh. Che gl Insubri e i B oii, dice questo erqditiaeimo commentatore, poich nel bel principio di queata guerra ridotti furono ad arrenderai, foatero spogliati d* una parte del suo territorio , ai conoice da Polibio (111, 4 *) ove riferisce esservi state l anoo 5 iG di Roma condotte due co* Ionie,. 1 una a Piacenza di qua l altra a Cremona di l del

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Pi>. Ma i B oii, allora molto tempo appnam , tanner la loro tedi di qoa del F ( cio al meuogiorao di q se tto fiume ), e itancarono tovente i Romani owt gravi guerre, toooaado etti p o r acerbe rotte. E perita la patte della itaria Polibiaoa in eoi eipotte tono le vicende potteriori de'Boii. A detta di T . Livio ( i n v i , 3 g ) il comole P . Cornelio vinte i Boii in naa battaglia in tigne, tolto loro circa la met del territorio. E quetta I ultima meniione ohe da Boii troiai pretto T . Lirio. Che potoia i Boii fotiero al tatto eapolii dall* Ita lia , e li recaaaero aUlatro , ce lo n arra Strabone ( v , p. j i 3 ) , tu c h e , te intiera aveaaimo la atoria di Poli bio , ndir potremmo la tua prpria tpotisione. Degl* latubri non ti riaoantn pio mentiene pretto T . Livio dopo 1 *anno di R o m a' 56 o (x x n v , 6 ). Milano p ertanto , obe in addietro era (lato preio da MarceHo, mt> reitituito agli abitanti verto atatichi, gli tteu i Intbri a quel tempo ancora poatedevano : ma non bo trovato pretto nettun altro autore, che ne fouero itati cacciata- Quetta citt , dice S trab ane, r i Ttlt 'A kw in , contigua ia certo meda atte A lpi, looofai aecorda con ci ohe qui tori ve Polibio, ooettocb da poci luoghi che giacciono lotto le Alpi. La oampagna degl* In* tu b ri, dal lato che guardava il P 6 , da crederti che d m a fotte fra i coloni Rom ani, conforme qni indica Polibio. Del retto dice lo n etto Strahone ( 1. c.) che il nomo d* Inaubii era rimatto tio alla tua e li nella Gallia Cisalpina. ( i 25 ) Come V ultima volta iaturter. Non fu q u e tta , a dir vero 1' oltima guerra cbe i Romani aottennero contro i Galli in Italia, n Polibio parla della m edetioia, ma di altra da lai detcritta io uno d tf potteriori libri a noi non intieramente pervenuti. Gl' I u tu b ri, poich M arnilo ebbe loro reatitnito M ilano, unirooti l'a m o 55 q di Rema oo* Boii e aaaaltarono i Rom aui, ma furono aconfitti dal conaole L . Valerio Fiacco , e Tanno appretto dal co ha. T . Sempronio ( Li, x u i v , 4 6 4 " ))

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dopo il qnal tempo non aliarono p ii capo. I Boii fecero l'at timo loro sferzo tre anni di p o i, nel qnale farono tante in telici , che preiero il partito di sgomberar l'Ita lia ( V. la nota antecedente ) . < (126) Episodii della fortuna. Ariitotile (d e arte poet. o. i a ) definisoe 1' episodio nna parte intiera della tragedia ch posta fra i canti, intieri del coro; onde Melaitasto, ohe l interpreta aggiunta , ( estratto detta poet. d Ariatot. c. 1 ) credette esser episodio secondo il medesimo tatto il dramma. Ma lo ateieo Aristotile (o p . a cip. 19 ) qualifica episodio nell'Ifigenia in Tauride il furore d O reste, per oni fo scoperto e preso , sebbene colai arrenimeoto non ponto straniero all' azione della favola ; chiama pertanto episodica la tragedia , in coi senaa vertsimiglianza introdotte sono 1* nna dopo 1 altra pa recchie asioni. Adunque le guerre de' G alli, chiamate da P o libio episodii che introdusse la fortuna nella storia de' Roma ni t non debbon allrimeati considerarsi come giaoahi , con forme 00testa voce Greca tradusse il Casaub., ma oome parti non aliene dal tatto) Siffatti avendosi il nostro autore propo eto di narrar compendiosamente ne* dae primi libri le gesta principali de' Romani dalla prima guerra Punica sino a* suoi tempi, non poteva egli tacere i periooli in queU'epoca da loro corsi pelle frequenti irruzioni deGalli; Senza ch egli stesso dice di sopra ( c . u t ) esser al tutto necessaria la cognizione^ di questa storia per conoscere , in qaal gente e in quali luoghi affidato Annibale imprendesse ad abbattere l impero de Ro mani. Err q u in d i, per mio avviso, lo Sohweigh. in soste nendo he la (posizione delle cose Galliehe non apparteneva qui gran fatto. N poteva si spacciar Polibio, siccom1 egli crede, oon poche parole per dimostrare l'influenza eh' ebbero cote sti affari nella guerra Annibalica j dappoich dovea il nostro storico far conoscere la gente e i luoghi che tanta fiducia inspi rarono al capitano Cartaginese. Concludiamo ohe 1* epiio-

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dico di q netti narrai ione no* cornine gii B ella strsn e m di nife ohe in c u i si tratta dal soggetto principale, ma nell* in teresse secondario ohe. ne dativa , oome quella che grandemente beasi contribuisce a comprendere tatto l intreccio de precipui avvenimenti ma di per s non scopo dell'opera , siccome nell* Ifigenia in Tauride il fu ro re. d Orerta mezzo beceesario a sviluppar 1* r i o n e , ma non la meta a coi questa tende. (li1 )} Decito a tradimento ec. 'T . Litio ( x x i, a ) narra, ohe tm B arbaro, adirato dell*avergli Asdrubale latto m oririi padrone," pdbblioameate il trucid , e prato da quelK che gli alavano d attorno e da tonnend la ce ra ti, non altrimenti obe se aalvato si- fosse, tal era in volto cbe manifestamente la gioj* operava il dolore* (1 2 8 ) Annibale amoor giovine. Avea egli allora veniei irti, eeriflodh in et di nove anni venne ip lasagna col padre Amilcare; questi vi soggiorn altri nave anni, edotto vi oon* sam Asdrubale. (129) Aizzamenti. Il testa b a wfarf/fimn , che frropramente signiGea frequenti confricazioni, e qai vale quelle iodi rette offese cbe fannoai vicendevolmente cler, i quali covano l nn verso 1 altro odio scorato , donde procedono a manilesti oltraggi e a guerra aperta. ( i 3 o) Lasciar caletta materia, cio la guerra sociale e l'Aanlbalioa cbe formeranno parte della storia propria d a Irattara ne libri seguenti. Sicoh non fo divisamento dell autore di progredir oltre , come dice lo Sohweigh., ma all opposto d retrocedere, narrando gesta anteriori. ( i 3 i) Dimostrativamente. Esponendo ogni cosa con chiare!, e addaoendo le cause degli avvenimenti, e le loro consegaense pi im portanti, e i consigli dondemanarono le im prese , per modo che non lasci luogo a dubbiesse, e contenga utili lesioni pella vita. ( i 3 s) IVeirargomento stesso / r f i a a r m v r, aranti di

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entrar nelt apparato , dice Polibio, cos cbuntando la tor propria e da lui scritta di proposito, avendo appellata wp**mr w i i t la preparazione a questa storia. ( | 33 ) Siccome accennammo di sopra. Noo trovasi che Po libio abbia fin qni parlato della conoordia e della prosperit de* Peloponneai ; ond i da supporsi che nelle cose anzidetto v abbia qualche lacuna, o ohe 1 autore si riferisca ad altra opera avanti la presente pubblicata, nella qnale ragionasse di questa m ateria, sebbene 1 * r im ( di sopra ) non pu esser relativo se non se a questa stessa pera* ( i 3) Primieramente ec. In tutto questo capitolo Polibio, caldo di patrio amore > tesse 1 *elogio della soa nazione pre sentandola siccome modello della vera democrazia. Tuttavia non possiamo dissimularci, cerne la oonoordia delle repubbliche, cbe la lega Achea componevano , era opera degli uomini sommi che in tempi successivi la diressero, ansiohi -della oatura del governo popolare , tl qnale sempre degenera in lioensa e anar chia , ove l'au to rit d un capo virtuoso non freni laudacja del volgo, e comprima 1 * ambisione de' potenti. Cos per con fessione dello stesso Polibio nel capitolo susseguente dovettero i Peloponnesi la loro ieb'cit . dapprima ad A rato, poscia a Filopemente, a Licorta, cbe 1' un dopo l'altro ressero quello stato. Che se Polibio, in luogo di seguire la gloria di Sci pione , ritornato fosse in patria e prese avesse le redini del governo. teoole gi ,da eoo padre oon tant* onore , egli as i l i probabile cbe dopo la oaduta di Praea la fazione de'malagi non avrebbe alsato il oapo, e provocando 1 * ira da'Ratmani precipitato il Peloponneso bell* ultima mina. Del resto osserva bene' lo Schweigh., che quando Polibio scrive* que ste cose, non era per anche distrutta C orinto, e sciolta la confederazione Achea , conciosiiach egli qui psrli della sua prosperit e floridezza. ( i 35 ) Di buon grado assumer. Lo Schweigh. interpreta <w-

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/ i m i , bene teeumacttm putant, riferendo 1 **/ 7 (q v e sti) agli Araldi e a Laoedemoni, laddove il Casaob. tradotto area fa noni obiinent, e 1 v7 / 7i riportato agli Achei. A . dir v e r o , siguifici non meno laudare , approvar*, compiacerti, ohe goder fam a, esaer in grido ; ma iooome Polibio intendeva qui d* esaltar gli Achei appetto alle altre repubbliche del Pe loponneso , cosi non poteva egli impartir a tutte e guai grada di gloria , dicendo oome gli a d ir il Catanb.: Qui igitor factum est u t et Achaei, et qui in iUoram reip. so no mini* sooietate coaluere oaeteri Peloponnesii, adeo aecundaa hodie famam obtineant? ( come and la iooenda ohe e gli'Adiri e gli altri Peloponnesi, che adottarono il loro nome e il lor*. governo, siano oggi in cori favorevole grido ? ) ( i 36) A rti furori i cuIlegii degli Achei Le perseoosioni de* Pitagorei sembra che incominoiassero g i i , meatreoh il loro maestro era ancora in vita. Pitagora, ritornato da*lun ghi viaggi ohe per instrnirsi ave* la tti, e trovata Samo ra t patria oppressa dal tiranno P olicrate, reoossi a Crotoea nella Magna Grecia , ove per meaao desooi ammaestramenti ritrassi i cittadini dall' estrema Inttoria alla virt, e oon trecento di scepoli amministrava la giostiiia , formando nn governo ariatooratico. Ma i Cro tenia ti sospettando, non qne' trecento, che vedeano collegati in secreta societ, macchinassero coatti d i s i qualche congiura, tentarono d abbruoiar la oaaa in a essi raguoavansi. Perirono in quel tumulto da sessanta, e gli altri andaron in bando. Pitagora dopo esaer rimaso vent aaa a C rotona, si trasport a M etaponto, ove mori. Frattanto faron espulse le societ dePitagorei da tutte le c itt d Itali* par opera della Cuione di Cilooe , e ridottisi quelli obe re stavano a Metaponto, i loro nemici poserp il fuoco al ooliegio in cui eransi raooolti, e tutti gli oooisero, tranne doe , che merci della loro fo n a ed agilit soamparono dalie fiam me. (V. Diogen. Lari. in Pjthag. Justio. E pit. 1. u t, c. 4

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Plotaroh. de Genio Socratis Opp. t. 2, p. 583 . Iamblich, Vita Pjlhag. 0. 35 Porphyr. vita Pythag. teot. 55 ). (r3>7) Giove accordatore. Lo Schweigh. erede o h e, non leggendoti i/ttpft te non se nel codioe Bavaro , debhaai preferire la (elione mll* autorit degli altri manotoritri, la qual voce tecoodo lai l ' abbreviatura di ipayvp/, nome appoato a Giove , coi Agamennone erette in Egio ( citt dell ' A chea, ove tempre per legge tenevaii il congreuo degli A ch ei) nn tem pio, n el qnale ridnoevi a contiglio i principi G reci, che eoo lai andarono con tra Troja ( V. Pana. Arcad. e. 2 ^). Ha qoell abbreviatura non a i garba, e sembra pi ragionevole l ' altra opinione dal medetimo ennnaiata, che poita derivare ti d itta denominazione da i/in fiit in dialetto Pelopoonesiaoo /im ftit, che ginita Etichio lignifica eiter concordi. La qaal oow ha tanto maggior probabilit, quanto che pooo prim a dice Polibio aver le quattro citt eunnoainate fatto ci di cornuti contento. Per tal modo, continua il mentovato com mentatore , aveano le citt della- Magna Greoia itabilito , ad inutasione degli A chei , un tempio a Giove O m ario, cio al preaide de* congregai della concordia. L* ipttpiu (confinante) A al tutto, per quanto io stimo, da rigettarti, dappoich non solo ha debole appoggio n* codici, ma non al pr potilo nel c n o preiente ove le citt di cui ragionati non disputa vano gi pe loro confini, ma erano in iicompiglio pelle in terne discordie e turbolente. ( i 38 ) Nella battaglia di Leuttn. Non puoni menar bnona allo Schweigh. la ragione da lai addotta per itouiar Polibio d e l non aver egli qni nominata la battaglia di Mantinea. Pooo, dio egli, era questa battaglia conosciuta a Greci. Ma sebbene f a d esito ambiguo avea tnttavolta messa la Greoia nella maggior confusione, conforme narra Senofonte ( Hist, Graec. vii verso la fine ) ; locch non era al certo avvenimento di lieve importanca. Io credo pertanto , che alcuna parola sia stata

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ometta nel tetto , U quale ricordar il - LU t di Maotwea : quantunque ti* stai difficile il oon gettar* re quali fottero co terie parole, e dor fottero ooNocate. F orte dopo ri 'E>awi iy t/ttt/a t leggerai! < r ii I I I tt M u n i i * ( ed avendo etti poecia eoa dabbio saccenti com battuto in M antioea). (1 3 9 ) Gli ani ntm confettavano vinti eo. Amendue, u oondoehi racconti00 Diodoro ( * t , p. 5 o3 ) e Stnofoote ( 1. c. ) attribuirono la vittoria e potero trofei, oomeoh D et tan o , come te fottero stati v is ti, all altro d ci far impaciate. Polibio pertanto prende la ooea per nn altro veno, dicendo dia gli nni ( cio i Lacedemoni ) non ti confettavano viali, e gli altri ( i Tebani ) credevano daver vinto , perciooob tebbtnt gli Spartani foggirono, tuttavia i Tebani tbigottiti della morte d Epaminonda , ben lungi dall inseguirli , trepidando, non al trimenti che ae fottero taonfitti, dilegna ronti alla metcolata co* nemici che andavano in volta ( V . Senofonte 1. c. ). ( i 4 d) Stabile alquanto. Allorquando Polibio tcrivea qoette .c o te , finita era la guerra con Perteo, -e gli affari dalla cotifederazione Acbaioa cominciavano a intorbidarti. Lioorta, i quale dorante quella guerra avea uviameote portato parete ohe gli Achei ai ttetter di m etto ( Polyb. x xvu. 5-G) era venuto in eotpetlo a Rom ni, e morto lui il partito 1 quelli favorevole retti tuperiore,. tingolanneote dopo <k le acca te di Callicrate ebbero latto p a tu r a R om a in a oon Polibio il fiore della giovent Acbea. Onde il noatro au tore , cbe gli animi de' tuoi conoittadini vedeva io aep riti, ai -avea gi un pretenti mento delle funette vicende o h alla Gre cia toprattavano, non oe di dichiarar aaaolntaanento itabfc la aitoazione in che Lioorta arati ingegnato di collocar b re pubblica Achea. ( i 4 i ) Secondoch tara conveniente e c ., cio a d in , coi-

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forme (piega lo Schweigh., succintamente nella p rep arato n e, pi diffusamente o distintamente nella storia ulteriore. ( s ii) Composte motorie. Intorno alla storia ohe acrisie Arato vedi la nostra nota al libro i , cap. 3. ( 43 ) Alcun poco parlato. Qoi si riferisce Polibio a cib ohe ogli nel cap. 3 7 di questo libro disse sulla concordia detli di versi stali del Peloponneso. ( i ( ( ) Tifamene eo. Oreste regn in Argo e in Sparta, sposata avendo E rm ione , figlia d Elena e di Menelao, con coi gener Tifamene. Questi scacciato dagli Eraolidi sessanta anni dopo la distrazione di T ro ja , recossi co suoi figli e colle sue forse in quella parte del Peloponneso che chiamavasi

Egiolea , ed era abitata da' Jo n ii, a Principi de* qnali propose


di stabilirsi fra loro. Ma temendo essi il suo valore e 1 auto rit che procacciarsi potea fra il popol m erci dell* illustre sua discendenza, non gli accordarono la richiesta ; onde ven nero tra loro a battaglia , nella qnale mori Tisamene , ma vinsero i su o i, e il regno rimase alla sna stirpe ( V. Pansan. Achaic. cap. 1. - Strab. v ili, p. 383 ). Allora prese quella oontrada il nome d'Achea dalla naaione che la conquist, e che in origine venuta era da Ftio ad abitare S parta, oondotta da Aoheo , il quale uccisi avea involontariamente i figli di Xuto cbe regnava in Attica (V. Strb. L e . ) . ( i 5) Ogige. Di questo re non ho trovata contezza in alcun altro autore. (i 6 ) Oleno. Questa citt , giusta Strabone ( I . c.) non volle unirti alla confederazione Achea. Al tempo del mento vato geografo era essa d istrutta , e non rimaneva di lei che un nobile tempio d Esco lapio ( i i , p. 386 ). (147) Elice cadde nel m a re , a detta di Strabone ( i x , p. 384 ) due anni innanzi alla battaglia di Leuttra per ven detta di Nettuno , perciocch i suoi abitanti non vollero dare
ro L in io } tmo 1.

> 4

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il simulacro di questo Rama a il modello del ano tempio * Jonii eh' arano tati di 00l soaooiati. Diodoro ( x v , p. 384 ) d ice, che per an terreawto sopraggiunta di notte Elice, avanti qneiia catailrofe la prim a citt dell Aohaa , fu ingojsta dal mare , sebbene era dodici stadii da quello dittante. La cagione di siffatta soiagura ripone egli non tolo nell'ira degli Dei, ma eiiandio in oerte aotterranee caviti , ove molta acque raccol to m i , e la cui eaiitenaa nel Pelopoftnato i per n o arriso dimostrata dal precipitarti cbe fanno (otterr due de* antri fiom i, 1J ano de* qnali al latto sparisce, l* altro risorge dopo aver peroerso al coperto lo spazio di dugento stadii. Aooadde cotal subistamento 1' anno quarto dell* olimpiade a . ( 48 ) Bura. Questa citt pure, longi dal mare 4 o stadii, fn assorta dalla te rra , quando Elice rimate sotto le onde sepolta ( V. Strab. 1. 0. ) . Se non che l ' ultima peri con tatti i saoi abitanti , al terremoto essendo preceduta un* inondazione ; lad dove la prima fa rifabbrioata da nna parte de soci cittadini, che per avventare trovatasi assenta. ( i 4 g) Non etitte neppure una colonna. AlGronovio sem brata cosa assorda, che non fossa esistito -un segno del go verno oomane delle quattro citt, cbe sono qui mentovate, a perci egli ha traslocate queste parole dopo qaelle , ove dioe Polibio cbe Antigono Gonata introdusse molte Signorie f n i G re c i, quasi eh egli avesse distrutto ogni memoria di libert , abbattendo quelle colonne. Ma opportunamente riflette il Reiske, cbe 1 erezione d ' un monumento nelle r i t t i , le quali di co m une consenso ristabilito avean 1 antico governo, e per con seguente come nna tola poteano considerarti, aarebbe stata eu parflaa ; sibbene conveniva di farlo, quando ad esse riunrrasi qualche nnova oitt. ( i 5 o) Riducon in servaggio. L ambinone de re di Macedo n ia, i quali eziandio dopo la morte di Alessandro fomentavano discordie fra i G reci, affine di soggiogarli pi facilmente, (a

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la principal u n per coi le oitt Ache* e o lle p n n ij in li bar* ooatitosione. l a progresso di tempo tuoiuronii ** Mace doni fieri rivali ne re di Sparta , ov' era cessato il governo da Licurgo. Ora , sioootne gli. Achei , poiti fra gli Etoli Minici loro implacabili, e la Laoonia, ai ridussero a sommo percolo, eod riconciliaronai colla caaa di Macedonia, e sostennero per tal guisa la loro p re ponderane* nel Pelo ponneso. Ond da crederai, c h e , olire alla lodevol inclina to n e d beneficar altru i, il desiderio di oonaervare la propria potenza destasse loro la condotta ohe tenaero veno gli altri tati vicini. ( i 5 t ) Quattro anni dopo ec. Plutarco iella vita di Arato ( O p p . l i , p . io 33 ) riferisoe, che questi, poich nnl Si done alla oonfederazione Achea , tolto milit nella .cavallera, e , ebbene oollaggiunta di tanta citt, non pooo crebbe la pe te n ti degli Achei, servi qual gregario lannuo duce,di qualsivogU*. eziandio la pi picciola aiti! egli foste. Dond chiaro, ebe Polibio qni non parla della prima pretura d Aralo , la quale gli dabb' essere stata oonferita pareochi anni dopo che egli pass oolla sua patria nella lega Achea. Che se il nostro soltanto della seconda pretura di lui D a menzione, esem bra, ooft forme riflette lo Sohweigh,, cbe nella prima nnlla d* im portante avvenisse per rispetto a progressi della mentovata oonCederaaione. Del resto , stando a Panaania ( Acbaio. 8 ) , le parole del nostro potrebbon intendersi per modo . che Arate in e li di vent anni fosse fatto la prima volta P re to re , dap poich secondo queUautors egli pervenne a colli dignit subito dopo aver liberata la patria. Ma osserva egregiamente lo stesso Schweigh. , come oltre all improbabilit che uii giovinetto coi tenero , appena nnita la citt sua agli A ch ei, fosse innalzato al maestrato saprem o, Paasania stripse in pochi detti le ge sta d A rato, laddove Plutarco ne tratt di proposito e eoa tu tu precisione.

3^2
( i 5 a) Ebbe per teoreti maneggi ha il tester, e il Catanb. tradooe atta in petestatem reduxit ( li rid a n e con aitnzia in ino potere) . Lo Sehweigb. ritiene questa in terpretasione, ma nelle note pretende, che in quell* acquino non v ebbe tegrete pratiche, peroiooch neiun altro lorittore ne parla. ( i 53 ) Continui a governare. Scrive Plutarco ( p. io 58 ) aver tanto potato Arato preno gli A ohei, che ogni altro anno il crearono pretore, dappoich permeilo non era d eleggerlo ogni anno a si riatta dignit ; ma che io realt e col consiglio tempre regnava. Laonde /n riA ii wfrrrrSt significa, comandi perpetuamente, e bene otterr lo Sohweigh. nel disionario Polibiano , che iim rtxt costrutto co ptrticrpii denota tempre continuazione. Coti nell* in gretto dell* orasione di Demostene pella corona iv m t JtmvtXm ri r i wtXti ralc; qnal benerolem a io porto incettante/nenie alla citt. ( 154) Circa il tempo in cui i Romani fecero il prno tra gitto neirniira. Sebbene Demetrio padre di Filippo mori l'anno di Roma G ai, e i Romani tragittarono la prima volta ne)l*Illiria 1 * anno 52 ^ , io non credo cbe dopo le parole ed estendo morto abbiali a separare il dcono, e riferir le prossime circa il tempo eo. a quelle cbe tegnono, conforme opina lo Schweigh. ; dappoich il circa giaitifioa in nna itoria compendiata 1 intera allo di tre an n i, c la co ltrato ne del dcono secondo il mentovato commentatore rim ltar farebbe np tento , quasi cho d im , ridicolo, dovendoti scriver il periodo in quetta forma. Ma regnato avendo Demetrio dieci anni, ed estendo morto ( puerile aggiunta ) , circa il tempo in cui i Romani fecero il

primo tragitto in lllina, un corto di felici avvenimenti second ec. ( l 55 ) Divise con Alessandro ec. Debb* estere stato oottni
nn solennissimo ingrato, avendo per tal gnisa rimeritati gK A carnani, che , per quanto riferisce Giratino ( xXTi, 5 ) laveano ristabilito nel regno dEpiro, del quale Antigono re di M i-

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ccdoaia lo a rea pogliato. Cos egli oome tu o padre F irro la sciarono scritti sull'arte della g u erra, lodati da A rriano e da Bliaoo.

( i 5 C) Con Antigono. F a questi Antigono soprannomato Do so oc , altimo di questo nome che regn in Macedonia. (159) Indottili ad inimicar anticipatamente. Hi sono studiato d esprimere oolla maggior esattezsa che per me si & potato quel ile 7> di cui Io Schweigh. nella traduzione non tenne, oonto , quantaoqoe nelle note vi rivolga la u attenzione. Credevano gli Etoli di metter in vie maggior imbarazzo la nazione Aohea, ove 1 avessero prima (atta M ultare da Lacedemoni, indi fossero essi medesimi an dati loro addosso. ( 158 ) Tegea, Msnt'utea ed Orcomeno. Coteste citt, sebben erano nel Pelopponeao, appartenevano tuttavia ana confedera zione degli Etoli. Cosi vedemmo di sopra che Megara, qaantunqna fuori dell' Istmo era stata da Arato procacciala alla na zione * Achea. ( 15 q) Ateneo. E ra questo secondo Plutarco ( vita di Cleomcne p. 8 0 6 ) il tempio di Minerva presso Belbina, luogo all' ingresso della Laoonia. (1G0) Amici di Tolemeo ec. L amicizia d Arato con T oleineo ebbe questa origink. Fioriva in Sicione sua patria , una celebre scuola di p ittu ra, eh era stata frequentata eziandio da Apelle. A rato, cni era nota la liberalit di Tolemeo ed insieme l ' affezione eh egli portava alle, belle a r ti, gli man dava sovente dipinti di que' migliori maestri , e n era genero samente ricompensato. Ora , essendo dopo labolizione della ti rannide in Sicione, nate gravi contese fra gli esuli eh erano stati rimessi e i cittadini che i loro beni possedevano , Arato navig alla volta xT Egitto , recando seco parecchie delle pi eccellenti tavole, ch egli offer al re. Q uesti, cui Arato era gi caro , poich il conobbe di persona, gli si affezion maggiormente, e gli diede pelle dipinture offertegli cenein-

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quanta latenti, i quali tolti Aralo impieg al nobfl oggetto di riconciliare nulla sua patria i poveri co* ricchi ( V. Platarco in A rato , p. io 3 l -33 ). (1G1) Attivo e i intelligente. Doe sono le principali qnatiti ohe richieggonti nell1 nomo daffari. In primo luogo debb'egli esser initanoabile ne lavori, e non Iasciarti ribaltare da dif ficolti e pericoli; poacia necessario ch'egli iia avvedalo, appia trar partito dalle circo sta rn e , e preveder il futuro. C h i la prima sola possiede sari avventato nelle im prese, che di rado gli rinsoiranno a buon fine: ohi unicamente alla seconda ' appoggia, per soverchia cautela circospesione li lasceri sfuggir le migliori occasioni d operare. Chiamaron i Greci la prima di qoeste virt wfmfte , qoasi facolti operativa, I' altra r ittr u , quasi facolti intellettivo. Il Reisfce dice, esser w flfir una prodensa astuta, combinata oon agilit e industria, qual* pu trovarsi anco nel malvagio, e r i u n spiega egli una ri posata previdenza dell'avvenire, che adatta i messi al fina pre fisso , ed 4 congiunta con gravili , dignit probit. Ma chi non vede che siffatte qualit , essendo fra loro opposta , non possono cadere nella stessa persona, oocne qni attribuita sono da Polibio ad Antigono ? (1G2) Come i re per natura ec. Il lodevole oopo ah avean proposto A rato, di rassodare co legami della giustizia la fe licit delle repubbliche entrate nella confederasione Aohea, abborrir gli fscea l ambizione che limolava i re desooi tempi ( per qaanto del resto alcuni d essi governassero i sudditi eoa dolcezza ) ad inquietar i popoli vicini, oon animo di render sene signori. Eppure gli Etoli , oomecbi si reggessero a de monrazia, erano di gran lunga pi per6di ed avidi di conqniste, che qualsivoglia re ohe allora in Grecia dominsva, tranne Cleomene tiranno di S p arta, oon coi erano ben degni di stringer alleanza. Tanto vti-o cbe l onest in politica a nessnna forma di governo legata, e c b e , cos nelle monir-

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cbie s u o la ta , come nel reggimento popolare, la cornane fe liciti dipende dal carattere di ohi. esercita la suprema autorit, il volgo non essendo mai altro ohe nna m atta in e rte , la qnal saga* 1 * impulso datagli da ana Corsa superiore. (iG 3) Beneficati furono da Filippo eo. Di ootesti benefici! di Filippo r n o i Megalopolitani. non trovasi latta m enone presso altri attori. Pauaania ( v i l i , 29 ) a dir v ero , riferito* ohe Filippo ebbe nella battaglia di Cheronea un grande van taggio , ohe gli Ama di e quelli d i Megalopoli non vi combat terono. Ma lo stesso Paotania, conforme osserva lo Sohweigh., d io e, cbe non vi poterono intervenire, perch avean guerra co Lacedemoni. E pertanto da credersi, ohe avendo riousato dopo quella battaglia gli Arcadi soli fra i Greoi di rioonoaoer Filippo per d u c e , secondoch narra Diodoro ( x v u , p. 586 ), i Megalopolitani, quantunque fottero Aroadi, ae facestero ecoesionet onde Filippo gliene avr largamente ricompensati. E qaesta fedelt verso la casa di Macedonia la dimostrarono pure ad Alessandro, quando fece la spedisione contro Dario. Imperoiooch, mentre gli Arcadi non vollero per lui parteg giare , e i Lacedemoni da Ini ti ribellarono , sostennero essi nn gravissimo assedio, di oni a stento liberolli Antipatro ge nerale d* Alessandro, poich'ebbe sconfitti gli Spartani ( Y. Dio doro I. 0. - Q. C o n io I. vi nel principio, - Etchioe Orazione ooptra Ctesifonte ) - Per ci ohe spetta a{l intelligenza d Arato col re di Macedonia , Plutarco ( in Arato p. io 5 ) non approva la sua risolusione ; dappoich , dio e g li, per quanto fossa Cleomene scellerato e tiran n o , avea detto per antenati gli E raolidi, e per patria S p arta, il oui pi vii cittadino me ritava d* esser latto duce da ohi tiene in qualche conto la Greca nobilt, anzich il primo tra i Macedoni u. Ma non riflett P lutarooj ohe Cleomene, sovvertitore delle patrie leg gi , ed agognante alla tirannia del Peloponneso, congiuralo avea aogli E toli, perfidissima a rapacissima g e n te , a dan

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no della nazione Achea , c clip, per quanto (calerti splen dide le sae promene alle citt cbe sarebbono per favorirlo, egli non le avrebbe al certo trattate meglio del proprio pane : laddove in Antigouo era lealt e forza di mandar a vuoto gli ambiziosi disegni del re Spartano. - Che le Arato neglette T amicizia di Tolem eo, e non ricorse a Ini per ajo ti, ci forte dipendeva dalla aoa pendanone , che ooo molto giova mento gli avrebbono recato le forse di Tolemeo contro quelle de Lacedemoni ed Eloli rioni t i , siccome ha gi osaervato lo Schweigh. ( 164 ) Insieme cogli Achei e co Beozii. I B eoni, sebbene umiliati dopo che Alessandro distrusse Tebe loro capitale , oovavano sempre 1 antica ininricitia verso S parta, di cni erano tati on giorno felici m ali. Il perch non da maravigliarsi se allora collrgaronsi cogli Achei contro Cleomene. Antigono adanque, alleato degli A chei , avrebbe quelli ancora avali per sooii. (iG 5) A tempi di Demetrio. Oli Achei avean efficaoemente assistiti gli Etoli nella guerra che questi fecero a Demetrio. ( V. di aopra c. 44 > 46 ) (16G) Fere ed importanti. Le parole delicato tono AaS*t i i s a i xfm y/taTuf ' v ii/iia tlia i v i 'Aparti aver Arato

indicato con verit e in quella guisa che ti conviene ad uomo pratico de puilici affari, conforme interpetra lo Schweigh. nel ditionario la voce wp*y(t*rt*t. Se non m illudo, l'espres
sione da me osata racchiude tutte le accennale idee, non po tendo esser importante ci cbe da pari too significa chi con destrezza cognizione maneggia le faccende di stalo. (1G9) Lasciando per disperata la navone Achea. Polibio scrive qui *yi*t Te e il Casaub. c lo Schweigh. inter pretano : desperans retinere se poste in amicitia sua genten Achaeonan ( disperando il potersi conservar amica la nazione degli Achei ). Ma qnali olTcse eran corse fra am endae, che

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Tolemeo ridotto folte a colai ditperasiooe ? H i Utnpooo p o i ammetterti l'altra spiegazione propotU dallo Sohweigh. nello note tpreti, abjectit, omitii Achei ; ohe ten ia motivo non avrebbe qoel re da t i ribotta la ana naaione( il di coi capo gli era tanto oiro. Non sarebbegli pi ragionevole il credere obe Tolem eo, non oonotcendo le praliolie introdotte da Aralo ooa A ntigono, il quale sapeva eeter contro di Ini irritalo pel tra dimento della rocca di C orinlo, e reggendo che Arato non V avea richiesto di to cco rto , stimasse perdala la nazione Aohea, assaltata ad nn tempo da Cleomene e dagli E to li, e nemioa de Macedoni ; onde aeu o o a speranza poteva egli collocare nei loro ajnti contra i dilegui d* Antigono, ed abbandonatili al Uro declino , ci feoe a ria fo n ar Cleomene, il q aa le, tiocome pooo appretto dice Polibio , pareagli pi allo che non gli Aohei a frenar i re di Macedonia, (1 6 8 ) Lieto- Alta montagna neU A roadia, donde ti tcopre pressoch tutto il Peloponneto. V* avea tn quella nn tempio acro al Dio P a n , e vi ci celebravano certi giaoohi bacivi, ohe te rv ivano poscia a* Romani di modello a e loro Lo per aali. Bolla vetta ara n tempio di Giove, in cni qoetta divinit ad* ravaai oon onlto mgreto. Altre particolarit favolose narranti di qaetto monte , ohe trovanti descritte in P aatao. Aroad. c, ) g , 3 8 -S lra b . m i , p. 388 - Plin. xv, io. (iC<)) Ladocea. Loogo snborbano ionanai Megalopoli calla tlrada che oondaoe a Tegea (V . Paotan. Aroad. c. 4 4 )" (170) E ra quelli gi ciato tiranno di Megalopoli, ed avea, secondo ohe vedemmo di sopra ( 0 . 44 ) spontaneamente la sciata la signoria. C o stai, a della di Plutarco ( in Cleomene p. 809 ) inoltratosi dop la ritirala d Arato oon soverchio ardire in nn luogo impaooialo di v iti, d i'f o t ti e di m acie, f|i oocito oombatleudo valorotamenle, e Cleom ene , fattosi recar il suo cadavere, il fregi di porpora , gli feoe por ta l oapo nna corona e maqdolla all) porta di Megalopoli POLIHIO ,

tomo

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*24

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(171) E data ad Atdgom te. vp th /ta t i ael t a t o , il qaal verbo, secondo li n i com poni ione, Bonifici stender ad alca no qualche c o n , perch la riceva. Ora S d a apiega w ptltittu , JmptrSu ( donare) td B iic b io ^i 7i / h 7 i, illm n ( e g li d i) . Quindi n ' i sembrato troppo poco /* offerire, che al postutto non vale pi che promettere, proporre, a cbe im i ri limit certamente A rato , avendo ad Antigono seoaa indugio oonaegnata la racca di Corinto. P er la qnal oovi lo Schweigh. in laego di obatixja ( Acrocorintho ) avrebbe meglio delta , sfatati fra la Beoaia e l'istm o di Corinto , incominciano dalle rocce di S iciane, e pella itrada che da queste condaoe n ell'A ttic a , at traversano la Uegaride , ed estendonsi re n o ponente an o al Bont Citerone. ( V . Slrab. v iti, p. 38 o ). Platarco ( in Cleom m p. 1 15 ) ri ferice , che Cleomeoe avea richiesto Aralo di laaciar custodire la rocca di Corinto dagli Achei e daL acedemeoi u n iti, promettendogli separatamente ia compenso di d i la doppia pendone ch'egli rcevea da Tolem eo; ma che Arato oolla ne volle sapere, e che mand il figlio con altri tatichi ad A ntigono, e pennate gli Achei che detaero a qaesti la roooa di C orinto: che allora Cleomene guaiti il territorio di Sicione, ai pr^fe il danaro ohe i Corinti aveaa decretato da donani ad A rato , e cinse i monti Oaei di m ara e di fosso per impedire la discesa de Macedoni. ( i ^ 3 ) Cleomene pmetrur in Testaglia. Antigono , sen tito ch ebbe, aver Cleomene passato l istm o , ragionevolmente temea chegli fosse per passar in Tessaglia, oomechi linten sione di q ae sti, conforme vedemmo fosse da ci ben diversa. ( l^ 4 ) Cranio Antigono alle T erm opile; (c b e queste sono le porte di oai tosto si parla ) gli Etoli nemioi degli A ohei, he occupate gi aveano quelle sire Ile tanto famose, per cui dalla Tessaglia si passa in fieosia , il costrinsero ad im b ir-

tndoqu. (191) Mond Oaet. Qaaai asinioi da

can i nel u n o Maliaco per tragittar nell itola d E a b e a , e at traversata nna parte di quella recarti in Attica pel ponte ooitratto oli* Eurpo. Varcata 1* Attica e la Megaride , egli tolto entrava upll* Istmo. (195) Col pretore Timotseno. Lo Sohweigh., Mgaendo il C iiaabono , area tradotto duce Timoxeao. Ma arredatosi che Platarco scrive , essere ilato pretore degli Acbei T im o u en o , allorquando fecero 1 * impresa d Argo , li ritratt nelle n o te, e a duce sostitu pretore. (196) Non s tosto riseppe. Non fu gi l'entrata degli Achei in Argo cbe induiae Cleomene a ritirarli,, ma libbene l a r ri ro d* Antigono ooll* eiercito , conforme riferisce Plntarco (in Arato p. 8 i ) . Imperciocch , arata onora della ribellione d Argo , ri pedi incontanente degli ajnti. V a giunto coli T imosseno da Sicione con mille cinquecento A ch ei, ebbero i inoi la peggio : onde ri and egli ite iio , e gi ne avea sca late le mora , quando ride mila vetta de* monti Antigono, ohe icendea nel piano colla falange. Allora tem endo, non i Maoedoni scorressero impunemente lino a S p arta, in (retta li ritraile. (199) Nel territorio Egide e Beiminate. E ra l'Egitide nn distretto della Laoonia , confinante col territorio di Megalo poli , e traeva il ino nome dalla citt , Acgys. Cosi era denominata la Belminatide dalla citt di Belmina, che in T . Livio e Platarco trovasi chiamata B elbira, forse pella fre quente reciproca mntasione delle labiali B e M. (198) Orcomeno. E ra queita Orcoiueno dA rcadia, appellata da Omero */*A , abbondante di pecore , per distinguerla da Orcomeno di Beosia, ch egli chiama M n i n t t . Minieo ( V. Strab. v ili, p. 5 3 8 , 3^9 ). Apparteneva cotesta citt alla confederazione degli Etoli ; quindi non da maravigliarsi se era alleata di Cleomene. (199) Essendo gi vicino il verno. Il Reiske copialo dallo

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38o
Sehweigh., t e m i il Catanb. d 'av ere nel prospetta cronotcv gioo ad nn anno solo ridotta la guerra Cleoeeemea, che dor ben tre a n n i, e pretende di dimostrarlo recapitolando gli av venimenti principali della medesima. Ha i* inganna egli a par tito , dappoiohi il CaMab. allanno 5 3 1 di Roma scrive a Clto(nenicum bellam , eodem geslum tempora oam Gallico, finitoli est hoo anno . Ove aono da notarti doe cose. Priasieraaaunte i detto ohe la gnerra Cletnneuioa eadde nel tempo appunto della G allica, e questa nello stesso prospetto troviamo ram mentata negli anni 5 l g , 53 o , 5 3 1. In secondo loogo fini toci est hoo aono * dico il Casaob. loooM t ben diverto da gestum, siccome avrebbe dovuto dire se vera fosse I accusa del Reiske. (1B0) Alcuni fuoruscili di Mestane. I Hessenii, siccome erano nemici naturali de* Lacedemoni, oosi coltivavano lann oiata degli Arcadi. Quindi fu cbe nelle loro aciagure recipro ca m e n te s* assistevano , ed i fuorusciti d* nn paese nell altro rifnggivanai. Coti veggism ora gli eeali di Hetaene in Mega lopoli, e tosto ( csp. 6 l ) vedremo i Megalopolitani, da Cleo mene scacciati, ricoverar in Messene. Ma non furono sempre i Mestoni! di buona fede verso i loro benefattori, siccome apparisce da faiolti luoghi di questa storia ( qui ne abbiamo nn insigne esempio. (181) Alla spelonca. Lo Sohtveigh. osserva che nel libro i i , c. 1 8 , ove dello stesso fatto si p arla , in tutti i codici leg ge in vece di ( A s / ir , e o a i qui scritto, tranne nn solo che ha f s X u > , e cbe col il Casanb. interpreta a i tpehmoam. 8u queste tracce io ho qui pare adottata la ver sione del Casanb. (1 8 2 ) S i tra i Megalopolitani, ni tra gli Stinfaliti. Quindi chiaro che in totte le altre citt dell* A rcadia, non appai* tenenti esiandio alla confederazione Etolica , Cleomene ebbe partigiani t i quali gli agevolarono la conquista di questo paese.

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H eccettui Polibio i Clitorii anoora, d ie traditi furono dalla scelleratezza d an Orcomeoio, <na fedeli agli Acbei respioero poscia valorosamente gli Etoli ohe li m e d ia ra n o , ( V. Polib. i t , 18 i x , 3 8 ). ( i 83 ) Filareo. Plutarco ancora ( i n Arato p. io {5 ) non fa nesann oooto delle relazioni di coitoi , ove ragiona di Cleomene. m Imperciocch, dio egli, tanta la benevolensa che gli p ro fe u a , che rapito da entusiasmo quando le ine oose to c ca, e nella sto ria, quasi che fosse in gindicio , qaelli (A rato) tem pre attacca, questi (C leo m en e) difende. ( i8 { ) Affinch per la notira omiuiont eo. Cio a d ire: affinch, ae omettiamo di confatar F ilarco , non ai pretti e guai fede alla verit e alle menaogne di questo storioo( 85 ) Lo rpirito della tua storia ec. Il testo ha l t rftm iftnw. Qaesto vocabolo, che spesso riscontrasi in Polibio, se condo la ana etimologia significa protezione , o dir vogliamo la p referenti che dassi nello aoegliere ad nna cosa am ich i a tra altra ; ma nell' applicasene a' rapporti sociali denota essa partito, matthna , tenor di vita , ohe sovra ogni altro alonno abbraccia. Qni ho creduto ohe convenga d interpretarla tpirito, voce aoconciamente trasportata dall idioma francese netl ' italiano per indicar il carattere e quasi i vivi lineamenti di ana produzione, donde tralnoono i sentimenti del ano antore. Lo Schweighauser volta qaesto passo cos: quo ille animo ad aoribendam historiam accesserit ; tradottane che , per mio av viso con molte parole poca esattesaa oombioa. ( 18C) In agitazione. Lo Schweigh. dopo aver letto nel testo le rlmnt, e tradotto di conformiti in ttaparrm, nelle noto ae ne dichiara pentito , e vn che col codice Vatioano ai a * ir i f / r S m metter in agitazione e cura. Io sono al tatto ecco lai d accordo, dappoich r 7mnt (e s ta s i) denota maraviglia con istapore , e indifferenza, o 1 * apatia che n o c e

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da nn gmsso di dolore, anaioh quel oommovimento d 'a n i mo , che ia lagrime prorompe. (167) Commi. Opposti a latti miracoloni, che nel princi pio del periodo Polibio assegna a' facitori di tragedie. Etiawtf mediocria tini volta il P e ro tti, e a mio parere pi& s* accosta 1 testo ut (meglio ' mt, sebbene) r i t a p i 7fa 7> ^ar n > tlm, che non lo Schweigli. il qnale scrive, edavui parwm mirabilia fuerinl. Imperciocch il fttlfm sta qui assolalo per denotar il oontrsrio di h f a h t i / n t t i , e non nna modifica sione d* esso. Il wmtv pertanto non andava negletto , ed io mi son ingegnalo di renderlo adeguatamente al senso d e ll ' autore. (1 8 8 ) Aggirare. Lo Sohweigh. pretende che i n r i non si gnifichi precisamente inganno , ma quell illusione ohe amiamo ci sia fatta con lusioghe e attrattive. Trovo pertanto in E sichio : im i 7*. mxirn, cio a dire errore , e io un altro gram matico citato dallo Schweigh. leggesi pure : r 7, mf ATlimtlt (presso gli A ttici). Sembra dunque che il senso pi naturale di questa voce sia aggiramento, ossia quell in ganno in cui alcuno cade lasciandosi condurre per vie piace voli. Donde avviene che trovasi tir* 7 talvolta accoppiato con Tifali ( diletto ) , siccome in Gins. Flavio Antiq. lud. v u i, 2, i sinonimo ancora del medesimo , oome nel grammatico Moeris : a r ili f i i 7i ntf V EAAr>. (189) Su ci che lode 0 biasimo si merita. Molto felice mente ha lo Sohweigh. ne commentarli empiuta una lacuna, che qui esiste nel testo , ove leggesi: orif 7i 7i r > 77i likwftistH (sovra li *** non delle cose eseguite)., p nendovi Jiutfmi m 'i ISi mSiKmlmt ^ a ^ i 7> (fatti ginsti e ingiusti ; ma nella traduzione I* ha egli saltata a pi pari. Io ho supplito un poco diversam ente, supponendo perdute queste parole : i'm /m w l yj/tytr *{/*. (igo) Eransi veduti dinanzi. Seoondo lo Schweigh. 1

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qn i preposto 11' ttim ri aggio gn e fo n a | ed eqnirale allo ttar dappreato all oggetto redolo. (191) Cadere gravemente feriti. Leggo col R e tile IfA^ptmn in loogo d wfi'yftmn, eiseodo /Sia/ir r pmtptmTi w$p)wMttr ( rader io grari ferito ) frase aiata altra rolla da Polibio per riportar ferite : laddore fiia/ir wpmyftmrt wipivMuw ( ca der ia violenti sciagure), oltreob non ) frate Polibiana, ha nn non to che di rago e indeterminato, ohe taona male dopo quel preoito : ennti veduti perir dinanzi. ( ) : ) Venduti etter dovevano. Barbaro ontlume, eoo oui ditonorarnti le naaioni pi incirilite dell* a n tic h ili , ti era quello di rendere gli abitanti d 'u n a oittl renota ooll fo n a in potere del nem ico, qaaod anche alla medeaima nazione amendue appartenessero : co tto n e delirato dalla neceu iti di precacciani tchiari che etercilataero i metlieri pi rili e fatic o ii , a coi oon attoggettarioii i oittadini liberi. Non altri menti gli odierni popoli della colta Earopa ralgonti degli tchiari compri lolla coita d A frica, per dittodar i terreni e corar i prodotti del onoro coatinente in nn aria pregna di peatifer) efQnrii, e tolto la tlerza d nn cocente aole, a fine di non etporre a grari itenti i proprii cittadini. Se non ohe gli tletti motivi che' fecero oettar il tervaggio ra le nationi d E a ro p a , incomincia gii a diminuirlo in Ame rica. Non r ha clima mila te rr a , dice il profondo Montetqnieo (E tp rit dei Loix I. xv , c. 8 ) ore non ti poetano obbligar al laroro gli nomini liberi. Perch le leggi erano mal falle, ti tono trovati nomini pigri ; perch qnetli nomini erano p ig ri, faron etti ridotti in ischiavit. ( i g 3) Arittomaco. Plotarco nella vita d Arato narra ohe cotlai, eicendo nella maggior grazia pretto gli A ch e i, avea chiamato Arato d Atene, perch laooompagoatie nella tp e dizione che meditava di fare nella Colonia. Aralo dapprincipio eragliai oppotlo , temendo l andaoia e il cretcente favore di

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Cleom ene, dii all* fine cedette e a tri onlaei. T a llir li im ped Aritlomsoo d* affrontarsi con CUem ene, il quale preaao Pallaoxio gli li era presentato , quantunque egli stesso poscia eoo Ini combattane ani Liceo, ore tocc ana rotta. Che poi Aneto ma oo divenisse traditore degli A abei oongiogneaie lo eoe armi oon quelle di Cleomene^ e tante crudeli! commet teste , oonforme allento* Polibio, Plutarco noi dioe; libitene oon dissonala e g li, e ite r Arato venuto in pesaioia fama per aver fatto nocider eoo tormenti Aristomaoo, uomto a m cattivo, cfa* era stato aoo famigliar*, e oh egli avea iodotto a dar la u citti agli Aohei. Laoode da sapponi che tatto il torto noo fosse dall* parto d* Ariilomaoo, * ch e, quand' aoch* egli vesso rubbraooiato il partito di Cleomene, A rato, da eoa-. alari i del quale Polibio oonfeaaa d aver trailo queste relaio n i, ve lo abbia io certo modo spioto ; dimostrandosi veno di lai diffidente ed invidioso. (ig i) Cenemi. Porto di Corinto sai golfo Sarooloo dalla parte dell Attica. ( i q 5) Nel silenti della notte. Polibio soriveodo A i 7 non ha semplicemente volato significar il tempo della n o tte, cbe pi aoconciameote avrebb espresso per timlmf, o 7J ti*lm | ma era suo inteodimeoto d 1 iodicar on oon so oh* di terrore prolungato nelle tenebre , qoali aon appunto le grida d on tormentato in mesto all1 uni versai ailensio. (ig C ) Pella morie di Demetrio. Q ueati, oonforme dioe Po* Ebio nel c. 4 f di questo lib ro , avea al ano soldo ta t i si gnorotti del Peloponneso ; ma morto l u i , 1*acoortosa di Arato tolse loro ogni speraasa di soitegno. ( ' 9 ?) Sommerso per coloro eo. h a U t s l 7mlt IC iy ^ t-, # 7 rtrfayftt * leggeva il C auub. e tradusse pnpter non nulla quae Cenchreis fecerat ( per alom e cose cbe fece ia C encrea). Lo Schweigh. il copi, ma avvedutosi del sento assordo che ne risaltava, propoie a e commeotarii di cangiar

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H rtrfmyfittit in e Hi voltar qaesto passo cosi : per eos quibus hoc negotium Cenchrtis mandatimi est , con
f o r m o 1 abbiamo noi interpretato. Cotesto genere di morto pertanto in an sito remoto la conoscere, obe A rilo sacrific A ristomaco alla ina privata vendetta, anzich al bene cornane. (iq8) Ma della generosit ec. Qui Polibio, a dir vero, <soverchie lodi tribola a* Megalopolitani per aver eisi rifiatato 1* invito di Cleomene, che a caia li ricbiaaiara, offerendo loro salvezza , ore abbandonato aressero il partito degli Achei. Troppo e r m i deisi dimoilrati nemici di Cleomene, avanti cbe fossero cacciati dalla patria, perib creder potessero alle astate promesse di qnel tiranno, la cui mala fede aveano gi provata gli A rgivi, che poro gli erano stati favorevoli. Q ainJi pi a timore che a virt ascriversi debbe siffatta asione, da Polibio a cielo innalzala , ed ebbe ragion Filopemene a di storre i suoi concittadini dall* aooetUr quelle perfide proposte ; rappresentando lo ro , come Cleomene area meno a coore di restituir loro la p atria, che di accrescer il nomero de'suoi saddili (V. Plutarco in Cleoni, p. 8 1 6 ). (199) n sincere e ben fondate repubbliche. Il testo ba wpmyptmlir s a i fiifim/it utumi /* ? , letteral mente alla comunit d* affari veri e saldi , eh* quanto dire , a far comunit ( societ ) con persone o repubbliche, cbe occupansi di affari sinceri, e che hanno buon fondamento. (200) Sei mila due mila. Plotarco non parla che di seicento e di dngento ; onde io quasi quasi sospetterei , che P olibio, acceio d odio contra Filarco , abbia eiagerato il raoeonto di l a i , e Plutarco , aisai meno tenero di Arato, che noi fa Polibio, siasi tenuto pi vicino al vero. Ma che pretto il nottro autore abbiami a leggere le memorato somme coti dim inuite, conforme vuole il R eiik e, non pu adottarsi; per ciocch , ticcome egregiamente ouerva lo Schweigh. con tei-

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Moto talenti era p o r aaaurda o o u il d ir e , cbe Cleomene s u perato avrebbe Tolemeo nella faoolti di pendere, seoondoohA reggiamo nel proaaimo capitolo. Oltrech non avrebbe ca ta sto H paragone colla stima dell* Attioa, la quale , per quanto r i feriate Demottene nell orazione in fi n / t p u f t i , aaeeae a aei mila taleuti, n era ragionevole il creder che il valore di tutti gli effetti nobili nel Peloponneso non avesse annotato meglio di (Clorato talenti (201) Ma a'nostri giorni amora. Parla qui Pelibio d i quel tem po, in osi dall'anno di Roma 5^3 sin verso l'a n n o 606 (Confronta PoL 111, S e 5 , e u r , 1) tu tti ipopoli del Peloponneso, e fra questi i Mesaenii incora e i Laotti emoni furono asoriui alla oonfederaiione Achea. Allora dipeudevaa essi, a dir varo , in molli modi dal cenno e dall* arbitrio d ei Rom ani, e poscia dopo la guerra di Perseo molti eaiaudio de* pi nobili A chei, chiamati a Rom a, dimoravan io Ita lia fra ceppi: tuttavia viveano gli Achei nel Peloponneso colle proprie leggi ed istituaiom, e nessun tributo pagavano a*Ro mani , e del resto eran le loro cose in cosi lieto e florido stato , obe i fratelli Totem ei, re d 'E g itto , l'a n n o 586 ( V. Poi. n i x , 8 ) e i R o d ii, e i Cretesi implorarono il loro aoccorso 1' aono 601 ( i x i m , i 5 ). II perch Polibio in pa recchi luoghi della sua storia mira ad esortar i anoi nazionali alla tranquillit e ad ana ferma concordia , t li oonsiglia di contentarsi della loro sorte , e di sopportar paaientemente e di riverire la ormai troppo possente autorit de' Romani ( iv , i l , 111, ( t 9 ) Schweigbauser. (202) Tolemeo. E ra questi sovrannomalo Evergete, ( bene ficato ) splendidissimo prinoipe , osi il padre Filadelfo la sciate aveva immense ricobeiae e un regno floridissimo. (ao 5) Ma giusta il parere eo. Platarco (in Cleom. p. 8 1 6 ) citando Polibio, loda questo oonsiglio di Cleomene. ( 2 o4 ) Gli strai eo. Questo vocabolo mi sembrato espri-

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m tr meglio d ogni altro di moio analogo l 'l n / / a n ^ i W d al torto, il eoi verbo iwipfmvJ^m 1*E m etti molto acconciamente definboe: reprefcendo , q aati tacili il penutiendo, da pwlt, erga. Lo fletto (nona il latino oon viciil proseiudere ; quindi lo 8chweigh. si i eoa ragione appigliato alla vooe oonvieta. (*o 5) Non avanb maggior cura eo. Con p ii parole et pone Plutarco (Gleom. p. 817 ) ci obe Polibio qui brevemente aocenna. u A itti gnno ( sono tue p aro le) itim ando, oon iorme .ti oonviene a capitano p rudente, vitoperevol coi il combat tere a m a ragione, e Negliger il partito rim iro, non gii il venir in oattiva fama pretto gli ttra n ie ri, non atei al oimento, ma perteverb ne taoi contigli. (1 0 6) Agriani. Popoli deHa Traoia obe abitavano intorno al monte Bmo. Eran etti n e tta to ri, armati alla leggera, ed attitaimi alle aorprete. Hella guerra d Alettandro oontra Dario prettarono grandittimi servigi, e andavano comunemente uniti a C re te li, abiliuimi etti pare nel vibrar dardi ( V. Q. Cur ilo in , 23 iv , 5s v, 10 vili, 10). (307) Mercenarii. O tterva lo Scbweigh. obe quelli dovean e ite re componi di varie n azio n i, potcltcb gli Agriant e I Galli eran mercenarii e tti pare. (108) Tutte le fa n sommavano. Quanto da crederti che temati fottero gli S partani, aebbene dall* antioo valore non poco degradati , e in quanta riputazione dee tlim arti he fotte Cleom ene, ettendoti tanta cotpiraiione di Maoedoni, Achei* Beosii, Epiroti , Acarnani e Illirii conira di loro (ormata ! B ti difetero etti (la fo rti, n i tarebbono itati ro tti . te lottato non svetter con forze laperiori. (109) Sudditi vicini, n i ( Pereci ) ohiama Polibio i popoli aoggetti a S p arta, che circondavano il territorio di quella citt. Il Caiaob. orede ohe fotte nome p ro p rio , ma non oonita eh eiiiteiae n aiio n e, la qnale portava qneito nome. (aio) 'Buoni ormeggiatori in posizione avventare. Non m 'i

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riuscito facile di trovar in italiano nna fraae ch^e ttam en te rendesse il rptfliX i r d e l'.te tto , e confesso c h e oon tono appiano contento di quella ;cha ho osata. Lo scopo di questa wftfitX ( proiezione) anCfioientemente spiegato nella parentesi cbe segue ; ina la posiziooe sembra che con sisUtse nello spnger in Danzi tutta la persona , e pi ancora lo sondo e la lancia, o la spada , siccome la peli' appunto ohi si avventa per vibrar oolpi , e per difenderti ad nn tem po da qnelli che gli vengono assettati. (zn)-G trgilo. Piociol toi+eate dafcb' esaor itato cotesto, dappoich, come ti legge in fine del presenta capitolo, gli Illirii dentro al medetimo si rimpiattarono. Qnindi non ma raviglia se netann altro autore ne fa menzione. (a n ) Alessandro figlio d Acmelo. E ra qaetto diverto dal l'Alessandro mentovalo di poi ten ia nome di pad re, coman dante della cavalleria , quantunque il Reiake oredette ohe foste la medesima persona. ( 2 13) La falange de Macedoni divisa in due parli ec. Polibio con una parola l appella Ji^sA ayy/W r, duplice fa lange! >na io n o n'ho voluto lignificarla con questa espres sione , affinch non ti creda che di dne falangi unite qui si tratti. Del resto divideasi la falaoge in due ed anche in tre p a rti, non solo per farle 1 una all altra succedere, ove an gusto era lo spazio per cui marciava, ma eaiandio per iscliierarle di fronte in campo aperto. ( V. Polib. v i, ' o ) . I Ro mani chiam ano coletto schieramento duplicem, triplicem aciem. ( a i 4 ) Eransi appiattali - alle falde della collina. Siccome il rivo Gorgilo tcorrea appi del monte va , cosi la gente d A.bligono, ehorati nel suo alveo nascosta, e stretta tenevasi alle radici del colle, era veduta da coloro che sul monte stesso eran alloggiati. ( a i 5) Fazione //<* i il termine universale, che usa qui il noatro, e cbe Italianamente ai direbbe bisogna ; ma pi con

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veniente m panilo fattone, eh oce militare equivalente a fatto d armi. ( V. Grassi Dizion. mitit. ) (a iC ) Ecco tubitamente tutti mostrarsi. Cio a dire balzar fuori delle insidie , steccandoli dalla radice del monte che gli avea coperti. ( a i 7) Lf armadura leggera. Ev<*>i , i soldati spediti , gli stesti he oel c. G5 avea chiamati m ercenarii, e obe insieme colla cavalleria degli Achei erano schierati Del piano. (a iB ) Filopemene. E ra questi nella cavalleria degli Achei , opposta nel piano alla cavalleria de Lacedemoni < c Schweigh. (1 9 ) Doveva egli. Il testo ba 77 i' ># ( ci era ) re lativo al 7t i & ir Siti Imtt 7? lltrmt (valersi del l'opportunit da luoghi), non altrimenti cbe se avesse detto : il qoal valerti consisteva in andare da longi ec. Lo Schveigb. interpret , partet autem periti dacis fueranl | concetto che non ba espresso Polibio. - Avea Euclida in ci e rra to , c h e , dandogli la sua posizione dalla cima della montagna il miglior comodo di offender il nemico che ascendeva, egli erasi con tenuto come chi sta sulle difese, affidato unicamente nella su periorit delle sue forse. ( a io ) Lungo la stessa cima. ee. Lo Schweigh. nelle noie piega quel it mJnr 7J 7 Ap,p * t ( t f i t tecundum ipstan verticem , sembrandogli che Jia significhi qui estensione di spazio. Nello stesso modo vedemmo di sopra (e . 5 ] ) Ai 7i t firnIte indicar estensione di tempo. ( a a i ) E quetta prete la pi basta. Sloggiali dalla vetta dovettero essi trovarsi sul declivio del monte , opposto alla salita per cni gl Illirii erano vernili , tocchi Polibio espresse scrivendo t r i r<f* in confronto JiW wiim , obe significa far la ritirata per luoghi piani. (323) In amendue le. cotee. Narra Plutarco (in Pbilopoemen. pag. 559) che irapassate da nna lancia, e quasi legate essen dogli amendoe le cosce , e non osando nessuno d estrargUela,

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gli fremendo d'ardore di com battere, ool movimento alterno delle gamb io allo di camminare ruppe 1 * atta per m esso, lttici strappare i due tronconi, tgoaio la spada e ti precipit addosso a'nemioi: onde grandemente inanimi i noi alla pugna e non pooo contribai alla TUor. ( l i j ) Abbottando lo Mie. Il verbo greoo, ohe qui uia il o s tr o , denota veramente cangiar la posizione, looch p e t 1* appunto ^accedeva in in i principio della p o g n a, qoandrf l'aata che dapprima p o n ra colla ipalla del soldato, dirigeva*! contro il nemico. H a pi&t proprio ecaendo dell'idioma italiano io queato cento il termine abbottare, io mi aono d ecco vaiato, quantunque umlmSiir oi esprima anzich (a a ) Pantaggio proprio lla falange addottala. La profon d iti della falange eemplioe era di cedioi nomini ( Polib. x y iii, i 3 ) e tal era la ana fo rca, ohe niente ri polca m ieter . Qaanto maggior adunque dove eater 1* impeto della falange doppia , io oui le coorti ( 74A ) , di eoi oomponevaci erano oollooate l una dietro l'altra. Il Gaaaub. rende 7;* traAAcAe Q\*yytr per geminatae phalangit, e eoa ragione V Ernecti e il Reiike disapprovano questa interpretazione ; ohecch dica in contrario lo Sohweigh. Imperciocob geminare equivale al litaliano doppiar* j crescere dal doppio, e non a piegar in doe p a rti, 1 ' nna potta dietro 1 altra. A me A sembrato an dar meno langi dal valore dell espressione Greca il neatre addottare nel aenso che 1' adopera D an te, Purgai. 5. E cib che fa la prima e f altre fanno. Addogandoti a le i, c ella c' arresta. ( 5) Al primo arrivo. Sstendo Sparta oittA aperta non poteva essa oppor resistenze a nn nemico vittorioso. E g ii l ebbero corsa i Tebani sena* oilaoolo dopo la battaglia d i Lenttra. (saC ) Ristabilito il lor antico governo. Antigono, presa la

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itti di primo impeto , e trattati i Lacedemoni oon benevolenaa , non avvili la digititi di S p arta, n i le lece o n ta , ma reatitnille leggi e governo, e poich'ebbe sacrificato agli D ei, ai ritir il ten o giorno, eo. Plutarco in Cleom. p. 819. (227) Traeva partito dalle occasioni 7S mmifmt 7ir tiin>7t scrisse P olibio, cbe .lo Schweigh. aeguitando il Casaub. rendette per occasionem expectasset ; ma nelle note ritrattoM e p o t , li paullisper uri conatus esset opportunitatibus ( m alquanto ingegnato ai fona di valerli delle opportunit ). Ci tuttavia non gli sarebbe bastato per conaervargli il regno ; il perchi io credo che >7in < i 7r} i abbia qni forza di V indicare sibi, appropriarli, render m a alcuna coia a tale, che li .p o m trarne ogoi possibile vantaggio, e in conformit di quello senio ho volgariasata la mentovata frate. Del reato quanta utilit emerger possa dal non disperare negli estrani infortnn i i , per molti esempi) coti antichi come reoenti ai rende ma nifesto. Cosi scamp la repubblica Romana dopo la battaglia di Canne l'intrepideaaa del console C. Terenzio ( V. T . Li vio x i n , 61)1 coll fu di salvezza agli Americani l im pertur babile ooitania del generale W ashington, quando le loro spe ranze erano p reuoohi in fondo ( V. Botta stor. del. guer. dell' indipend. degli Stati Uniti d Amer. Tom. 11, cap. 7 , p. 4 3 a g g -)' (a a 8) incominci a sputar sangue. Secondo Plutarco ( in Cleom. p. 8 1 9 ) inclinava gli gi pria alla tis i, ma serbarsi volea a morir con gloria, vincendo facendo strage de ne mici. A detta di Filarco , cui acconsente lo storico le tti ci ta to , mentroohi egli dopo la battaglia, ove avea molto gri dato , esclamava dalla gieja : 0 bel giorno ! sput nn torrente di tangue, e cadde in una febbre violenta , di coi mor. ( a a 9) Infermit Jimthrir ba il testo , cbe non solo significa disposinone ad ammalarsi, ma esiandio inferma costituzione gi conformata di tutto il oorpo , quale li fa quella che eoo-

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dosso Antigono a morte dopo ub abbondante sputo d i san ( V. F o n . OecoDom. Hippocr. alla voce J iU h n i ). (1 30) Intorno allo fletto tempo ec. Giastino ( i x i ^ , racconta, cbe nella medesima epoca molti regai p assar nelle mani di Sovrani pressoch b u cin ili, i q u a li, eebfc diretti non farono da nomini pi vecchi, calcando le tr t de loro maggiori, risplendettero di grandi virt. Ad A ntig accedette Filippo in et di quattordici anni ; in Siria a leuco ucciso Antioco fanei allo i io Cappadooia avea ad Ai rate ancor tenero d anni il proprio padre consegnato il gno, ed allora pare Annibale molto giovine ottenne il supre comando dellesercito Cartaginese. (1 3 1) Mor pur Tolemeo di tua malatta. Da questo pa giova arguire, che Tolemeo E vergale non fa altrim enti 1 ciso dal figlio , conforme riferisce Giustino al luogo citat dal qaal atrooe delitto vuoisi che T ( p e r c boon nome a cosa oattiva ) questi fosse sovrannominato Fi patore (am ioo del p ad re) Polibio ( v , 3 4 , 36 x v , 2l asserisce bens ch egli fece morir il fratello Maga e la mai' Berenice, ma non la motto dell altro suo attentalo oontra genitore. Tuttavia sembra che a giorni del nostro autore co resse si (latta voce, dappoich egli volle rilevar la circostani che quel re mori di malattia , quasi per ismentire chi il coi trario sosteeva.

FINE DELLE ANNOTAZIONI DEL SBCONDO LIBRO E DEL PRIMO TOMO.