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Prevenzione.

La prevenzione da sempre, e a ragione, un tema ricorrente: prevenire meglio che curare e questo non vale solo per il mal di denti. Qui parleremo di prevenzione in relazione alla nostra sicurezza, ovvero cosa possiamo fare per prevenire la violenza altrui, in ogni sua forma. Lo scopo di questo corso quello di fornire un po' di corretta informazione su cosa fare per migliorare la nostra sicurezza quotidiana, senza cadere nella paranoia come fanno alcuni, senza violare la legge, e per di pi riuscendo a vivere pi serenamente.

Prevenzione e responsabilit individuale.


In Italia la prevenzione contro gli atti di violenza non dovrebbe essere un problema del cittadino, almeno in teoria, in quanto il nostro ordinamento prevede che sia lo Stato a farsene carico, con quali risultati varrebbe la pena di discutere, visto che, tra l'altro, l'orientamento della nostra legislazione storicamente orientato in senso repressivo e molto poco in senso preventivo. Un tragico esempio sono le centinaia di individui brutali e pericolosi, magari ben noti alle forze dell'ordine, i quali girano indisturbati creando infiniti guai, ma contro cui possibile fare ben poco, perch le nostre leggi non consentono di fatto l'adozione di provvedimenti restrittivi contro chi abbia commesso reati "minori" (come per esempio l'avervi spaccato la faccia, o peggio). Come testimoniano le decine di tragedie annunciate, la legge non interverr in senso restrittivo su questi balordi fintanto che uno di essi non decida di ammazzarvi. Allora la legge si occuper del vostro carnefice, lo metter in galera per un po' di tempo, ma per voi non far pi molta differenza. Il fatto che di prevenzione se ne faccia poca, non cambia molto le cose: per lo Stato la prevenzione non un problema del cittadino, il quale, dal canto suo, non tenuto a svolgere alcun ruolo attivo al riguardo e, quello che peggio, non viene in alcun modo formato a tenere comportamenti pi favorevoli alla sua sicurezza.

Alcune riflessioni sulla prevenzione.


Prevenzione significa adottare tutte le misure, azioni, comportamenti e insegnamenti, utili a ridurre il rischio di essere coinvolti in simili eventi. La prima prevenzione viene dalla conoscenza e, nel caso della criminalit, non mancano i tentativi di fornire chiavi di lettura in chiave psicopedagogica, sociologica, criminologica o altro. Cos non mancano gli esperti di turno prodighi nel fornire spiegazioni eloquenti su chi delinque e sul perch lo fa. Scorrendo la letteratura sull'argomento non difficile imbattersi in spiegazioni del comportamento violento, alcune delle quali ricorrenti come: Difesa del territorio Stress e conflitti Intolleranza e pregiudizi Frustrazione Influenza di TV e videogiochi Alterazione da alcool e droga Bisogno di affermare il proprio Ego Socio-psicopatia Appartenenza al "branco"

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Un famoso psichiatra, Cesare Lombroso, associ il comportamento criminale o meglio, la tendenza a delinquere, a delle particolari conformazioni antropologiche, quali la distanza interoculare, la misura del cranio, la morfologia del naso, della fronte e degli zigomi e altre caratteristiche fisiche degli individui. Non credo che sia il caso di addentrarsi pi di tanto in queste speculazioni. Del resto a noi, il sapere che il tizio che ci sta spaccando la faccia spinto alla violenza perch da bambino non riceveva il bacio della buona notte, che cosa ce ne importa? Se siamo una donna e un energumeno ci assale con l'intenzione di violentarci, che cosa ci cambia il constatare che ha la fronte bassa e gli occhi vicini, piuttosto che una stempiatura? D'altra parte, la cronaca ci ha consegnato i casi di crimini efferati commessi da persone assolutamente "normali", non riconducibili a nessuna "categoria a rischio". Gli uccisori sono stati i vicini della porta accanto, quelli che sedevano vicino a voi alla riunione del condominio, quelli "che mai avrebbero lasciato presagire che...." Gli uccisori sono stati studenti modello con la faccia angelica, magari provenienti da famiglie colte e benestanti, oppure padri e madri modello, innamorati dei loro figli, agli occhi di tutti. E allora? A che serve teorizzare su questioni come "vuoto esistenziale", "disagio giovanile", "crisi dei valori" o altro? L'unica desolate verit che chiunque pu trasformarsi, in un momento qualsiasi, in un aggressore o in un omicida. I cosiddetti "abituali", i sociopatici, gli psicopatici, sono per certi versi i meno difficili da gestire. La maggior parte di noi istintivamente in grado di riconoscerli quando li incontra. Il problema che spesso si viene colpiti da chi non ci si aspetta lo faccia. Magari quel signore distinto con il quale abbiamo appena cominciato a battibeccare per il solito parcheggio conteso, oppure il solito vicino di casa con il quale abbiamo pi volte discusso per la solita perdita d'acqua o per il rumore che fanno i bambini. Improvvisamente, il signore in oggetto, dal quale non ci aspetteremmo pi di un banale turpiloquio (del resto moderato, vista la comune appartenenza al genere delle "persone civili"), si trasforma, e l'animale che in lui si manifesta con tutta la sua ferocia e ci travolge... Non sappiamo perch l'animale fosse in lui e da quanto tempo, ma c'era. In altre parole, prevenire gli atti violenti, sembrerebbe impossibile, un po' come prevedere i terremoti. In parte vero, ma c' una componente importante che la gente dimentica troppo spesso:

i comportamenti violenti altrui sono a loro volta determinati dalle nostre azioni, volontarie o meno, consapevoli o inconsapevoli.
In tutti i casi di cronaca a cui facevo riferimento, c' sempre stata una componente di provocazione (da qualunque parte provenisse) unita ad una componente di sottovalutazione del rischio da parte di uno dei due. Allora torniamo alla domanda che ci siamo posti all'inizio: la prevenzione possibile?

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Prevenire si pu, a condizione di rendere automatici pensieri, comportamenti ed atteggiamenti favorevoli alla prevenzione.
Il primo pensiero che dovrebbe essere impresso a lettere di fuoco nella testa di tutti il seguente:

non sai mai il tipo di persona che ti trovi di fronte


Questo vero sempre e con chiunque, visto che, molto spesso, la violenza viene da parte di persone conosciute. Non solo il caso del gi citato dirimpettaio che si trasforma in licantropo. Il problema pu sorgere molto pi vicino, addirittura all'interno delle stesse mura domestiche, se vero che, specialmente nel caso delle violenze sulle donne e l'infanzia, la grande maggioranza dei casi opera di mariti, conviventi, padri, madri, parenti, o persone comunque vicine alla famiglia. A volte ci si accorge che il compagno di una vita non pi la persona che si era conosciuto un tempo. Oppure, pi semplicemente, non ce ne eravamo accorti, non avevamo visto. Oppure, banalmente, le persone cambiano e con il tempo non detto che migliorino, anzi, in genere succede il contrario. Avviene quindi che, quasi senza accorgersi, o perch abbiamo fatto finta di non vedere, un giorno siamo costretti ad aprire gli occhi, ed in genere gi tardi. Se questo vero, e testimonia la difficolt dell'uomo di comprendere perfino se stesso, figuriamoci nel caso di incontri occasionali. La falsa sicurezza di vivere in una "societ civile", unita alla sottovalutazione dell'altro pu giocare brutti scherzi. Questo dicono le cronache. Gli stessi ragionamenti valgono anche in quei casi dove la violenza sembra scaturire senza apparenti relazioni tra vittima ed aggressore: il caso di rapine o stupri da parte di sconosciuti. Anche in questi casi, per, non esiste una vera casualit.

In realt l'aggressore ha scelto la sua vittima ma quest'ultima, dal canto suo, si fatta scegliere.

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Uno degli elementi pi importanti e pi ignorati quello relativo agli aspetti rituali e comunicativi che quasi sempre precedono un'aggressione fisica.
Analizzandoli possibile stabilire le tattiche pi opportune per allontanare o ridurre il rischio di incappare in un simile evento. Nella vita di ognuno di noi possono presentarsi parecchie situazioni tipiche, potenzialmente in grado di portare a tensioni o intrinsecamente pericolose: La guida nel traffico congestionato Frequentare luoghi bui ed isolati Svolgere lavori pericolosi (per esempio i controllori sui treni e autobus) Attraversare quartieri a rischio Incontri con persone alterate da alcool e droghe Litigi fortuiti con sconosciuti e non Incontri con il "branco" Altro

In tutte le situazioni che sono poi degenerate in aggressioni o risse, si sono verificate da parte di uno od entrambi gli attori una serie di azioni che, come minimo, hanno fallito nell'allontanare il rischio insito nella situazione stessa. Troppo spesso, si sono verificate delle omissioni di lettura della situazione, del contesto,della relazione, le quali, sommandosi alla tensione intrinseca del momento, non hanno disinnescato un processo di escalation o un meccanismo di opportunit favorevole allaggressore Leggendo le esperienze e le testimonianze che ho raccolto, in tutti i casi che sono degenerati, la persona aggredita aveva commesso uno o pi di questi errori: 1) 2) 3) 4) Non aveva valutato correttamente il contesto o l'ambiente fisico in cui si trovava; Non aveva dato peso ad alcuni elementi sospetti del comportamento del futuro aggressore; Si era lasciata coinvolgere in un gioco senza uscita fatto di accuse, recriminazioni e rivendicazioni; Oppure aveva adottato atteggiamenti che hanno "facilitato" un soggetto determinato ad aggredire.

Tutto questo, a posteriori, pu aver fatto sorgere la conclusione che "ci si trovati nel posto sbagliato, al momento sbagliato e con la persona sbagliata", ma, secondo me, sono mancate due cose vitali:

a) L'avere dei comportamenti appropriati. b) L'avere chiavi di lettura appropriate della situazione.

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Avere dei comportamenti appropriati.


Iniziamo subito con una verit che dobbiamo ben metterci in testa:

Sono i nostri comportamenti, il nostro modo di parlare e di guardare le persone, a predisporci alle altrui reazioni.
Saper fare la cosa giusta nel momento giusto chiaramente l'elemento chiave di ogni forma di successo, cos come della sopravvivenza . Il punto che, tranne pochi comportamenti innati, quasi tutto ci che sappiamo fare o dire deve essere in qualche modo appreso. Da ci ne consegue che tutti i comportamenti utili a tenerci fuori dai guai devono essere imparati. Ci sono regole semplici, apparentemente scontate, che da sole potrebbero evitare situazioni molto spiacevoli. Una serie di questi consigli, dettati principalmente dal buon senso e dalle statistiche relative alle varie tipologie di aggressioni, li possiamo trovare, ad esempio, sul sito dell'Arma di Carabinieri: evitate di camminare su strade isolate o, di sera, poco illuminate, e privilegiate i marciapiedi pi affollati; cercate di evitare, nelle ore notturne, soprattutto se siete soli, di attraversare parchi e giardini; evitate di sostare, soprattutto di notte, in luoghi appartati, sia soli sia in compagnia; se l'auto parcheggiata in un luogo isolato, prima di salire controllate che all'interno non vi sia qualche intruso; se rincasate tardi, cercate, nei limiti del possibile, di farvi accompagnare da qualcuno che conoscete bene. Non fatevi mai accompagnare da sconosciuti, anche se si dimostrano particolarmente gentili e disponibili; non salite in ascensore da soli con estranei che vi insospettiscono; siate cauti nell'offrire o nel richiedere passaggi in auto a sconosciuti, soprattutto se siete soli o di notte o in luoghi isolati; in caso di aggressione gridate il pi possibile e difendetevi cercando di colpire, on tutta la vostra forza, le parti pi vulnerabili; ricordate che, prima di passare all'azione, l'aggressore osserva e seleziona le vittime, anche sulla base di alcuni particolari come i gioielli e l'abbigliamento eccessivamente elegante o vistoso; rammentate che spesso le aggressioni avvengono nei sottopassaggi, soprattutto in orari di scarsa circolazione pedonale, e nei luoghi limitrofi alle stazioni ferroviarie delle grandi citt.

Sono consigli logici e sensati che gi da soli ci consentono di evitare di metterci in una situazione scabrosa, ma che dire del fatto che, specialmente nel caso della violenza sulle donne o sui bambini, l'aggressore il pi delle volte una persona della famiglia o comunque nella cerchia dei conoscenti? Molte persone inoltre svolgono dei lavori che gli rendono impossibile evitare certe situazioni pericolose (tassisti, operatori del pronto soccorso o delle ambulanze, ma anche tabaccai e gioiellieri, ecc.). In questi casi, i comuni consigli ed il comune buon senso non bastano pi Diversi autori di corsi di auto-difesa propongono un codice a colori per diversificare i vari livelli di attenzione di una persona. Ad esempio il codice bianco indica il pi basso, ovvero nessuna attenzione particolare ne all'ambiente, ne alle persone, ne alle circostanze. E' evidente che per una persona in codice bianco sar molto facile cacciarsi nei guai da sola, oppure essere scelta come preda da un delinquente, abituale o occasionale. Un'eventuale aggressione coglierebbe la persona in codice bianco completamente impreparata e la scarica adrenalinica, dovuta allo spavento ed amplificata dalla sorpresa, avrebbe su di lei un effetto devastante. Il codice rosso invece quello di massima tensione ed allerta. In questo stato siamo sicuri che l'aggressione imminente e siamo pronti a qualsiasi evenienza. In questo stato di attenzione il corpo e la mente sono estremamente attivi e vigili ed iniziamo gi a beneficiare di una progressiva carica di adrenalina. Stare in codice

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rosso per estremamente faticoso e stancante psicologicamente e d'altro canto mantenere questo stato di attenzione ogni volta che ci muoviamo ci porterebbe facilmente alla paranoia. E' consigliabile invece il cosiddetto codice giallo, intermedio fra i due, dove la persona pu stare si rilassata e tranquilla, ma con un occhio sempre attento e vigile all'ambiente che la circonda. Ma in cosa dobbiamo stare attenti e vigili? Su cosa dobbiamo concentrare maggiormente l'attenzione? Con quali criteri? Quello che ci serve quindi una vera e propria Tecnica della Sicurezza da cui scaturiscano comportamenti adeguati e l'incentivo a sviluppare certe capacit che da sole possono realmente aiutare la persona a salvaguardare se stessa. Tra queste, fondamentali sono: a) la capacit di comunicare correttamente; b) la capacit di osservare l'ambiente e le persone che ci stanno attorno. Che cosa c'entra la capacit di comunicare con la sicurezza personale? E' importantissima, perch:

ogni atto di violenza non deve mai essere considerato come un fatto isolato, ma come l'esito di una sequenza di scambi comunicativi con relativa attribuzione di ruoli da parte dei protagonisti.
Una buona parte delle aggressioni connotato da una sequenza di azioni da parte della vittima e dell'aggressore, che si svolgono secondo una precisa logica rituale che incastra l'uno e l'altro in un gioco perverso il cui esito inevitabile la sconfitta di uno dei due. In questo quadro, assume un ruolo centrale proprio il modo con cui la futura vittima interagisce col suo carnefice: a) pu porsi secondo una modalit aggressiva, di resistenza e reazione, oppure; b) secondo una modalit passiva, sperando che un atteggiamento remissivo limiti la furia dell'altro e quindi i danni. Entrambi questi modi di porsi, quello passivo e quello aggressivo, hanno dei limiti evidenti: chi comunica in modo aggressivo, si candida a partecipare ad un processo di escalation che si concluder facilmente con uno scontro. A tutti sar capitato di assistere ad una lite per questioni di traffico: entrambi i contendenti ritengono le proprie ragioni sacre ed irrinunciabili, la "questione di principio" diventa l'elemento di punta di tutta la questione. In realt solo l'EGO dei due che si sta confrontando, la paura di sembrare da meno, la paura di fare i conti con un'immagine di s svilita dalla sconfitta o dalla resa. E cos per una "questione di principio" i due finiscono per prendersi per il collo, con esito imprevedibile. Non va meglio a quelli che, per paura o per inferiorit fisica, rinunciano a combattere, sperando in questo modo di placare sul nascere l'aggressivit altrui. Un atteggiamento condiscendente ed arrendevole non solo non garantisce che l'altro non infierisca ma, anzi, apre la strada a coloro i quali cercano una vittima su cui sfogare il loro risentimento, la loro rabbia o pi semplicemente i loro propositi criminali .

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Atteggiamento assertivo.
Non esiste solo una modalit passiva ed una aggressiva di fronte ai conflitti, di qualunque tipo essi siano. Esiste una modalit intermedia fatta di capacit di avere rispetto per s e per gli altri, definita assertiva. Le persone che agiscono e comunicano secondo questa modalit difficilmente vengono coinvolte in alterchi e, se si trovano nei guai, trovano pi facilmente di altre il modo per uscirne fuori. In pratica tutte le tecniche di de-escalation sono fondate sul concetto di assertivit. Il concetto semplice, ma fondamentale: abbi rispetto per gli altri, senza far venir meno il rispetto per te stesso . Adoperati per il compromesso e la soluzione dei problemi, impara a negoziare su basi reciproche e non unilaterali, sii costruttivo, fermo ma non arrogante, non giudicare chi hai di fronte. Le persone abituate a comportarsi in modo assertivo, hanno una quantit di caratteristiche pregevoli, una delle quali la capacit di osservare e capire gli altri.

La capacit di osservazione un elemento fondamentale per tutelare se stessi.


Del resto tutti i buoni poliziotti, hanno sviluppato con l'esperienza una capacit istintiva per capire con un'occhiata chi hanno di fronte. Ovviamente non tutti hanno questa capacit, anche se molto pu essere appreso con la semplice curiosit e l'attenzione ai particolari. Di fatto, la persona mediamente attenta perfettamente in grado di capire quando un incontro occasionale a rischio oppure no. Al di la delle parole dette o delle circostanze legate al luogo dell'incontro (per esempio un sottostazione), molte informazioni ci pervengono dal linguaggio del corpo, il quale tradisce le reali intenzioni in modo eloquente e difficilmente dissimulabile. Il problema che spesse volte questo "sesto senso" viene attivato troppo tardi, quando la persona a rischio troppo vicina per tentare una ritirata strategica e ci si trova in trappola. Il motivo che troppo spesso, l'individuo medio non usa un livello di attenzione adeguato alle circostanze, o per mancanza di abitudine, o perch considera le circostanze non meritevoli di particolari attenzioni. Riassumendo, la prevenzione si attua da una parte imparando a mettersi in relazione con gli altri (eviterete cos di cadere vittime di provocazioni o di essere voi stessi i provocatori del vostro aggressore), dall'altra evitando di mettersi in quella condizione di svantaggio che viene sfruttata specialmente dai cosiddetti "abituali" per scegliere le loro vittime. A questo riguardo, una capacit di osservazione e di valutazione ambientale sempre in funzione costituisce un presidio essenziale alla sicurezza personale. In pratica, siate svegli!

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Esistono una moltitudine di esempi negativi al riguardo: Ci sono persone che attraversano da sole e spensieratamente i parchi di notte, magari con l'IPod che pompa nelle orecchie musica a tutto volume. Ci sono signore che si avventurano sole solette in certi parcheggi deserti, sostando poi davanti alla macchina chiusa e frugando nella borsa, in modo inconcludente, alla ricerca delle chiavi. Ci sono le coppiette che si appartano in certe viuzze da film horror, confidando nell'effimera protezione della loro auto.

Il delinquente abituale, quello che agisce sistematicamente a fini di rapina, furto, stupro o rapimento, di fatto osserva e seleziona le sue vittime basandosi su due criteri basilari: 1) sulla possibilit di ottenere ci che vuole; 2) sulla possibilit di agire di sorpresa o col minimo rischio. Il fattore sorpresa talmente fondamentale che quasi tutti i corsi di autodifesa insistono molto sulla necessit di avere sempre un livello di guardia appropriato alle circostanze, magari avvalendosi di uno schema dei colori che ci aiuti a discernere il pericolo incombente. Se volessimo riassumere il tutto con uno slogan potremmo utilizzare questa massima:

Un atteggiamento rilassato ma vigile traspare dal comportamento e dai gesti, rappresentando il primo presidio per la sicurezza personale
Ricordate sempre che la sorpresa il primo alleato di un potenziale aggressore.

L'aggressore cerca quasi sempre una vittima e non un combattimento.


Per questo analizzate e valutate sempre lambiente che vi circonda. Questo importantissimo perch non solo vi permette di accorgervi per tempo di eventuali pericoli e di prendere opportuni provvedimenti, ma il vostro atteggiamento lancia un messaggio corporeo molto chiaro:

Fate capire a chi vi sta intorno che vi siete accorti di loro.


La capacit di comunicare, osservare e valutare sempre utile e non solo per strada. Moltissimi delitti avvengono nella "rassicurante" cerchia familiare o comunque ad opera di persone conosciute, dalle quali non ci si aspettava un comportamento violento. Ma sempre vero? La maggior parte delle violenze sulle donne avviene ad opera dei loro stessi mariti o ex mariti. Se si ascoltano le storie di queste donne, emerge in primo luogo il fatto che dietro il singolo episodio drammatico, c' una lunga storia di violenze psicologiche, minacce e vessazioni. Davvero non c'era a aspettarsi un esito tragico da certe relazioni familiari? Troppo spesso il tutto scaturisce da un perdurante clima di sopraffazione, tanto che l'aspetto pi delicato ed inquietante sta proprio nel capire cosa spinge le persone, vittime e carnefici, a rimanere legate anche quando si sono persi i pi elementari valori di rispetto e di stima reciproca. A volte si assiste a casi di donne che subiscono l'ineluttabile corso di un episodio di violenza domestica ad opera del marito dedito all'alcol (o alla droga), senza che apparentemente si riesca, si possa far nulla per fermare l'esplosione di violenza. Anche in questi casi, uno stile comunicativo di tipo assertivo sarebbe d'aiuto ad entrambi allo scopo di riportare gli inevitabili conflitti nella logica del confronto costruttivo o, laddove questo non sia possibile, a stemperare la tensione quel tanto che basta ad evitare estreme conseguenze.

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A volte la futura vittima non osserva il contesto e comunica con l'altro in modo inappropriato, con insistenze inutili o con recriminazioni capaci solo di innalzare la tensione , non accorgendosi del fatto che l'interlocutore sta diventando pericoloso come una bomba innescata. E' lo scenario di molte liti familiari o condominiali, laddove la conoscenza pregressa, la familiarit acquisita, sembrano mettere in secondo piano il fatto che rabbia, frustrazione o interessi rappresentano pur sempre un movente capace di offuscare la coscienza e, specialmente a tavola davanti a un bicchiere di vino, di compromettere il gi fragile autocontrollo. E' anche la scena degli automobilisti che si fermano a litigare per il parcheggio o la precedenza. L'impuntarsi, petulanti, sulle questioni di principio, il dare lezioni, il fargliela vedere, il ho ragione io!, il lei non sa chi sono io e tutti quegli impuntamenti dovuti a quel piccolo egoista, stupido e vanesio che c' in tutti noi: l'ego.

Avere sempre una chiave di lettura della situazione.


Prevenire significa saper "leggere" il contesto, la situazione e l'ambiente fisico, percependo il pericolo che pu essere insito in loro. Molte volte, chi ha subito unaggressione racconta di come gli eventi sono precipitati in modo rapido ed imprevedibile. In realt, non cos: troppo spesso sono mancate delle chiavi di lettura in termini di attenzione al contesto e ai messaggi inviati dal futuro aggressore. Conoscere queste chiavi di lettura, pu fare la differenza tra il riuscire a risolvere un momento critico in modo incruento, secondo una logica preventiva, oppure essere coinvolti in un episodio di violenza. Ovviamente non si tratta di riconoscere un potenziale criminale semplicemente dalla faccia che ha o dall'abbigliamento che indossa (anche se da questi elementi chiunque in grado di raccogliere qualche elemento utile). In questi casi ogni generalizzazione arbitraria e pericolosa: si pu essere pugnalati dal classico energumeno, come dal distinto signore di mezza et col completo firmato, per non parlare del proprio fidanzato o marito. Le chiavi di lettura devono essere pi semplici ed immediate ed quello che vedremo nella prossima sezione.

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