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I cani del deserto di Matteo Settura

Il desiderio della presenza di ci che pi antico, non che la speranza che la creazione animale possa sopravvivere all'ingiustizia che ha subito ad opera dell'uomo, e magari all'uomo stesso, e produrre una specie migliore, destinata finalmente a riuscire. Adorno, Minima moralia

I Da qualche tempo aveva contratto unabitudine. Era accaduto in modo singolare. Non era stato con lentusiasmo ebbro e perverso che si accompagna, nelladolescenza, allacquisizione di un vizio, n tantomeno con la lungimirante atmosfera da Buongiorno sole! che innerva chi si dedichi quotidianamente ad un pratica buona, allo studio ispirato o al sano esercizio. Gli pareva invece che quella contrazione fosse avvenuta in maniera lenta e naturale e la considerava come un erudito pu considerare il passaggio da unera geologica allaltra: lontano e necessario. Era stata una mutazione senza emozioni, la nuova abitudine lo abitava come una goccia dacqua prende dimora nel terreno che ha assorbito le piogge. Consisteva, per lo pi, nel presentarsi ai cancelli, di buonora, in tempo per vedere lapertura e passeggiare al mattino e fino a mezzogiorno per i lunghi, curvi viali, sostando nei piazzali antistanti le sezioni pi degne dinteresse, queste, daltra parte, cambiavano di continuo, di giorno in giorno, ed egli stesso non avrebbe potuto rendere ragione di ci che quotidianamente lo colpiva. Forse dipendeva dal tempo, forse dalla stagione. Al mezzod, poi, di fermava e sedeva pensoso su una delle rare panchine, sforzandosi di mandar gi qualche boccone di tartare di manzo o altre simili pietanze a base di carne cruda questo s, se lera imposto come strana abitudine, ma, per quanto ne potesse sapere, sana. In certe giornate, quando era particolarmente saturo a causa di questa bizzarra dieta, gli pareva, in quelle soste per il pranzo, di essere uno degli innumerevoli spazzini che la Natura ha generato, sempre intenti a smembrare i resti di quanto altri animali hanno rigettato. Non che questa fosse poi una fantasia sgradevole o angosciosa, gli dava solo un senso, ecco, di cordiale inferiorit. Daltra parte, si ripeteva, tutto questo molto sano. Si era risolto a tale precauzione per la propria dieta non cos, per caso o quasi, dopo aver letto qualcosa e aver seguito in conferenze a pagamento un paio di santoni, come fa la maggior parte della gente che ritiene dimporre un andamento sano ed equilibrato alla propria esistenza, ma al contrario, sulla base di unapprofondita osservazione dei casi di natura, che gli aveva consentito di fissare alcune fondamentali conclusioni intorno allalimentazione animale in generale. Alloccasione, le avrebbe riassunte pi o meno come segue: assunto di base: gli animali superiori si nutrono di carne ecc

tutto stava, egli lo sapeva bene, nello stabilire che cosa mai si dovesse intendere per superiori. Senza dubbio lo si sarebbe potuto considerare come sinonimo di pi intelligenti. Ma 1

non gli sfuggivano nemmeno i problemi cui una simile equivalenza sarebbe andata incontro: come non considerare superiori, in un simile contesto, le scimmie, che si nutrono prevalentemente di frutta? E che cosa significherebbe, poi, animali superiori, chi sono gli animali superiori? Gli elefanti sono animali superiori? O le scimmie, i cavalli, i cani sono animali superiori? Sono tutti animali intelligenti, ma non sono questi gli animali superiori, per come lintendo io. ricordo che feci una lunga pausa, proprio in quel punto del discorso, a sottolineare la parola io, quasi a darle limpressione che fosse garanzia di certezza. Gli animali superiori sono intelligenti, s, ma di un tipo particolare dintelligenza si tratta pi di accortezza, di saggezza istintiva direi: ecco, di questo pi che di intelligenza vera e propria. Una saggezza istintiva, bel paradosso! Se uno, qualsiasi animale, usa listinto, chiaro che non pu essere saggio Saggio si applica alluomo, luomo saggio precisamente perch governa gli istinti. Allora, se per questo, nemmeno intelligente , di rigore, qualcosa di applicabile ad una bestia! O non forse vero che quando applicate laggettivo intelligente lo intendete sempre nel ridicolo senso che assegna allanimale qualcosa che spetta solo alla bestia uomo, che pensato per i suoi criteri: che il prodotto di una sua valutazione! Quando si dice: questa bestia intelligente non lo si dice forse come se soltanto un essere umano potesse in fondo valutare che cosa lintelligenza sia? Ah, stai solo sviando Che sarebbe allora questa saggezza istintiva... che tu sai valutare da un punto di vista che non umano? latteggiamento che sviluppano certi animali, quando cacciano una preda: un modo di muoversi acquisito con lesercizio unintelligenza venatoria. Sei talmente vago che mi fai seriamente preoccupare. L per l questa frase non mi colp particolarmente, solo pi tardi mi sarei reso conto della gravit di quella preoccupazione; mi limitai a ritenere la conversazione troncata, assumendo quellaria di incompresa superiorit che dovevo aver appreso da qualche personaggio letterario, troppo presto per farci caso a dovere: alcuni atteggiamenti, una volta acquisiti, sembrano condannarci a ripeterli per sempre. Queste pi o meno, cos almeno le ripercorreva, erano le contestazioni e le proteste sollevate contro la sua convinzione in occasione del suo primo sorgere, sotto laspetto di unipotesi quasi scherzosa, del tutto casuale. Allora non le aveva considerate valide e tantomeno poteva considerarle valide adesso che la sua ipotesi aveva ricevuto, sotto vari aspetti, conferme difficilmente falsificabili. Certo, occorreva un gusto particolare, uno spirito estetico e una parte di genio per seguirlo nel suo cammino di verifica dellipotesi iniziale. Ben presto per, si diceva, una mente libera da pregiudizi si sarebbe potuta abituare al ritmo delle sue fulminanti osservazioni. Non si pu dire che fosse stata quella discussione, il punto di partenza della loro rottura, ma certo che fu l la prima volta in cui apparve la fatidica frase che a lungo lavrebbe accompagnato.

II In tutte quelle discussioni, che certo non lo amareggiavano, il mondo rimaneva come sottointeso ogni qualvolta una sola parola, una sillaba o un suono proveniente dal quale mondo gli sembrava risuonare nello specchio limpido del loro dialogo egli si ritirava in se stesso, diventava allimprovviso duro e astioso e si pavoneggiava tacendo nella propria incomprensibilit. Allora gli occhi di lei diventavano come fosse, come abissi scoperchiati nei quali fossero sepolti secoli di afasia. Latmosfera diventava tremenda e rarefatta: le parole restavano sospese nel fumo, come arabeschi sordi e trasparenti. Ma quasi mai era davvero cos, si dicevano in fondo: era impossibile che questo fosse tutto. Impossibile che il silenzio fosse cos pesante senza altrettanta e raddoppiata e 2

triplice allegria e grazia nello scambio e nel gioco della reciproca simpatia. Tuttavia, non ci si abitua mai alla vecchia, anzi immemorabile, saggezza che dice: ecc ecc Nel pomeriggi continuava il suo giro, affidando i pensieri allo sguardo delle bestie prive dintelletto mentre rapidamente li annotava nel suo quaderno delle lagnanze. Cos lo chiamava scherzosamente, perch sapeva bene, tra s e s, che dalle lagnanze non viene niente di buono, e tantomeno la rivoluzione. Annotava i discorsi che avrebbe voluto trattare con lei, gli argomenti sui quali avrebbero dovuto confrontarsi ci che non le aveva mai detto e che, di conseguenza, avrebbe dovuto portarsi nella tomba. Sul tardi, prima della chiusura, passava una buona mezzora alla fossa delle iene e dei cani del deserto. Ci che in particolare lo attraeva non era certo lestetica di questi animali, che trovava per lo pi ripugnanti: il loro portamento era disarmonico, la sproporzione e la sensazione di precariet erano inquietanti, ma non abbastanza da essere sublimi. Erano poi animali eccezionalmente litigiosi e indisponenti, cera in loro unarroganza, unimprontitudine da ebeti e al contempo unastuzia cos consumata e penetrante da risultare anchessa, in fin dei conti, fonte di ripugnanza. Tutto questo, certo, lo intuiva, lo presumeva soltanto, perch quegli animali, l dentro, potevano solamente evocare, accennare vagamente a ci che sarebbero potuti essere allo stato di natura. Non capisco davvero perch adori questo posto. non lo chiedeva con sgarbo, ma con sincera curiosit e quasi come una bambina che fosse sul punto dessere resa partecipe di qualche meraviglioso segreto. Non saprei dire, dipende forse dalla mia infanzia, da una specie di trauma. la delusi un po con questa risposta, sperava forse che mi lanciassi in qualche appassionata critica della prigionia animale o in qualche metafora abusata della nostra stessa condizione? Quando ero bambino, ma forse pi nemmeno del tutto bambino, avr avuto forse undici o dodici anni, io e i miei amici salivamo, nei pomeriggi allinizio dellautunno, quando il sole inizia a non scaldare pi, alle colline poco fuori dalla citt, dove abitano i vecchi con cani vecchi in case isolate e lontane luna dallaltra. Quelle case grigie, con i muri ruvidi, irregolari, che crescono sul versante dei monti un po di sbieco, aggrappate. Ce nera una sperduta, il vecchio che abitava l era sempre fuori, o dormiva, comunque pareva che non ci fosse mai anima viva. Il cane, alla catena di ferro color terra bruciata guaiva e gridava e si dannava dalla mattina alla sera, sbraitando al frusciare della minima foglia. Il vecchio, ammesso che ci fosse, ammesso che vi sia mai stato, doveva essere gi diventato sordo da un pezzo a causa di quel baccano o forse aveva la cera nelle orecchie. Ad ogni modo, io e i miei eravamo attratti da quel posto, essendo, come tutti i marmocchi, curiosi e cattivi: ci piaceva la puzza di abbandono che spirava in quel posto. Quando ci sentiva arrivare, il cane impazziva e sbavava, mostrava i denti e poi, dopo qualche interminabile istante, si zittiva e ci piantava uno sguardo fisso, cos bieco e straziante. E non avete mai provato a liberarlo, povera bestia? No, faceva paura. Uno sguardo che suscita compassione anche una promessa di vendetta. Abbiamo sempre girato a largo, eccetto una volta. Un giorno, con uno dei miei, presi coraggio e passai oltre il cane, verso la parte del cortile che dal sentiero non visibile. L dietro il vecchio teneva ingabbiata ogni tipo di bestia. Una gallina, un capretto, un tacchino, un coniglio. Ma pi in fondo, quasi nascosto dalle frasche stava una gabbia pi grossa, con dentro una cosa che non avevo mai visto. Al primo sguardo non mi resi affatto conto di cosa fosse: giusto unombra scura e nervosa, che sbranava avidamente qualcosa soffiando e strillando. Rimasi bloccato in mezzo al baccano e al puzzo lancinante di quelle bestie, con gli occhi puntati fissi in fondo, su quellultima gabbia. Lorso si volt verso di noi con gli occhi neri e sgranati, sfuocati, opachi e assenti. Curvo su di s, affondava il giallo sporco delle zanne nella zampa martoriata: impazzita a causa della sua gabbia la bestia si mutilava orrendamente. Perdeva sangue da tempo, molto laveva addosso, incrostato e gi secco sul pelo nodoso. Scappammo tra i guaiti del cane, senza tornarci e senza parlarne mai pi. Sognai quellimmagine molte volte, quellanno e per molti anni successivi, poi lo dimenticai. Fu cos che nacque, lentamente, in me una domanda: che ne sar della vita sulla terra? 3

una storia orribile, la peggiore che tu abbia mai inventato. Tu sei orribile. e cos lei si allontanava, piangendo con discrezione.

III Quello, stando a quanto aveva annotato con cura nel suo quaderno di lagnanze, era stato linizio della disfatta. Le solari stravaganze degli aperitivi a due si tramutavano in cupi resoconti della crudelt propria e altrui e a causa di lui, innanzitutto, perch egli finiva sempre col domandare che cosa ne sarebbe stato della vita sulla terra. E, da tempo ormai, anche questa domanda gli sembrava cos stupida e vana anchessa gli pareva banale, pronta ad entrare nel notiziario serale. Il compito assegnato dallepoca, diceva fuori luogo, era questo, di essere crudeli e infantili. Ben presto si diceva gi, per quel suo vizio di scherzare, lei sar costretta a scegliere tra me e la vita sulla terra. Ora, ben possibile immaginare che una donna giovane, nel fiore degli anni, abituata per istinto, e forse anche per saggezza acquisita, a sorridere, non fosse pi tanto disposta a farsi piacere la compagnia di un cinico come lui. Sapeva bene, in quei mesi, di essere diventato troppo sconcertante anche per una curiosa natura come Dora. facile perdere le staffe con chi racconta storie che ripugnano e, per giunta, non arrivano a nulla. E a questo bisogna aggiungere labitudine, che gi a quel tempo cominciava a fissare i suoi contorni e ad entrare nei nervi dellamato, di recarsi con frequenza al giardino, luogo che lei, davvero, non riusciva a tollerare. Lei che, nonostante egli non fosse pi bello, gli era ancora affezionata quanto pu esserlo una creatura terrena, lo seguiva dovunque, seppur malvolentieri, nelle sue scorribande fra le meraviglie del creato. Eppure, una volta, dovette proprio dirglielo: quello fu il giorno. Li conosci quei versi? disse questo con un tono nervoso, accadeva infatti talvolta, quando si trovava in collera per qualcosa di intollerabile troppo a lungo tollerato, che parlasse come una cagna che minaccia il morso. Quali? impossibile che non ti siano venuti in mente, pozzo di scienza! pronunci questultima formula come fosse un insulto, come capita talvolta di sfogarsi a chi finalmente si libera di un tutore ingombrante, di un professore aguzzino o di un padre. Dimmi dunque, specchio del mio sapere! Sein Blick ist vom Vorbergehn der Stbe so md geworden, da er nichts mehr hlt. Ihm ist, als ob es tausend Stbe gbe und hinter tausend Stbe keine Welt. Ferma! Ferma, non sopporto questo sfoggio sai bene che il mio tedesco si ferma a Kennst du das Land, wo die Zitronen blhn, Im dunkeln Laub die Gold - Orangen glhn la interrompevo, e lei interruppe me: Dahin! Dahin Mcht ich mit dir, o mein geliebter, ziehn. Se ci fossimo fermati qui, tutto quello che cera da capire sarebbe stato esaurito, ma lei volle a tutti i costi continuare. Non sviare come fai sempre. Sei tu stavolta che non ti lasci seguire. Ecco. Come sopporti la vista di queste bestie ingabbiate? non risposi. Come sopporti il loro sguardo? O nemmeno lo vedi? Lo vedo, lo vedo eccome. E non vedi che soffrono? Lo vedo. 4

E non pensi che questo posto nemmeno dovrebbe esistere che nemmeno dovrebbero essere qui, neanche vivono, sono fantasmi, reliquie, simulacri: ombre di se stessi in queste gabbie dacciaio! Se fossero veri, non sarebbero cos, non sarebbero qui, come fenomeni da baraccone a dare spettacolo di s, a farsi nutrire dai perditempo e dai pensionati, a far ridere i marmocchietti con il muso viziato a invecchiare e crepare in gabbie che luomo ha progettato! Non risposi nulla: niente di tutto questo mi sorprendeva e io, daltra parte, gi conoscevo la sua opinione. Ma la mia, la mia opinione volevo tenerla per me. Non volevo contrariarla, era chiaramente provata dal troppo tempo passato nel giardino. Sotto un sole proibitivo. Allora? Non dici nulla? Non racconti la storia dellorso? Era solo una bella storiella crudele per farmi tacere di fronte alla tua grande e profonda esperienza del mondo? Ora stai sviando tu, mia cara: con chi ce lhai? con me o con questo posto? o con la mia storia? Non sto sviando, proprio il contrario: ce lho con questo posto e ce lho con te: perch stai a guardare. Proprio non mimporta se quella storia lhai inventata: vedo che sei crudele perch te ne stai a guardare. Fissi gli animali in gabbia per soddisfare il tuo cinismo. Non cinismo E cos allora? Non dovresti fare qualcosa? Non senti che tutto questo penoso non ti fa male? Non so se sia cinismo, forse una forma superiore di compassione. Ripeto: non dovresti fare qualcosa? Non me la sento. Se non te la senti, allora cinismo, e dovresti chiederti come si diventa come sei. Difficile dirlo. Tu non provi niente per questi non ti rendi nemmeno conto di ci che sono Per te tutto uno spettacolo o una mostra, o un vetrino da laboratorio sei talmente lontano dalla vita che non vedresti la sofferenza nemmeno se fosse la tua. Osservare tutto, annotare il tuo modo di essere morto. Tutto questo, la vita di questi esseri non ti riguarda pi, tu ( vero?) sei gi dallaltra parte. Lo vedo e lo vedo solo questo hai da dire. E non fai mai niente, passeggi, chiacchieri, osservi. Stai solo cercando di attirare la mia attenzione, vero? Non potrei mai suscitarla: io sono viva, libera niente a cui tu ti possa interessare. Vedo che sei parecchio stufa di me. Ma ti sbagli. Questi pensieri cos nobili, che mi sottoponi con quellaria sdegnata, questi pensieri gi li conosco, gi li ho percorsi in lungo e in largo, ci ho camminato dentro, sopra e intorno prima di te, prima di incontrarti, per lunghe notti insonni. Li ho attraversati come si passa una palude e mi ci sono arenato come una nave si ferma in secca. Io, mia amata, ho gi soggiornato nelle pieghe di questo sdegno che ora ti rende acida, come a suo tempo rese acido me, e impetuoso, come tu sei. Ma non disprezzarmi pi, non farmi dire dove sono ora. So solo questo: profondamente giusto che chi non si sa liberare, resti chiuso nella sua gabbia. Questa la tua saggezza, pozzo di scienza? Oh, non niente. solo il mio grande disprezzo. Non mi volle vedere pi, e non posso dire che sbagliasse. Era giusto che un essere che si crede pieno di vita, al culmine delle sue autentiche possibilit, si separi da un giovane fossile, divenuto cinico per il bere troppo e il troppo pensare.

IV Ma tutto questo aveva avuto anche, quando la ferita era pi bruciante, il sapore asciutto di una occasione fallita. Fino allultimo aveva tentato di tenere per s quella sua conclusione che, sapeva bene, ella non avrebbe potuto sopportare. Infine, in parte la disperazione di vederla ormai 5

cos fredda e lontana, in parte la vanit che lo spingeva a non lasciar perdere del tutto e a prevalere nella discussione, lo decisero a dire quello che aveva covato da tempo a met tra il non espresso e il rimosso, nella solitudine delle sue riflessioni notturne. In fin dei conti, nemmeno capiva del tutto perch quella frase, pronunciata a mezza voce e lasciata cadere nel vuoto per un istante dalla smorfia di lei dovesse risultare cos terribile a dirsi eppure, da quando aveva avuto il presentimento di quella saggezza, laveva conservata come qualcosa di cui preferibile non fare commercio del tutto. Non che vi ravvisasse qualcosa di eccessivo, soltanto, era un forma di pudore, e, in fondo, una specie di compassione. Cos dunque, in unambigua e piovosa serata di giugno, si allontanava, con il passo di chi stato offeso a lungo e nel profondo, la sua ultima speranza. Una bizzarra speranza, che egli aveva coltivato insieme ad altre conclusioni meno importanti, maturate nel corso e a margine delle sue lunghe osservazioni: che quel posto fosse il posto giusto dove restare, dove aspettare, lultimo posto ad essere per loro. Una perversa speranza, senza fondamento, secondo la quale bisognava, incoscienti, restare loro due soltanto, e attendere, con grazia e senza fiatare, il dolce diluvio universale la fine della vita sulla terra. Ma and diversamente. E, pensoso, ripeteva alle scimmie nervose se conoscessero il paese dove fioriscono i limoni e splendono dorate arance tra le foglie scure. Ogni tanto poi, verso lora di chiusura, il custode lo sent implorare, pi che a mezza voce: Laggi! Laggi amato mio, con te io vorrei andare.