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INTEMPESTA NOCTE

Selezione di poesie personali

In copertina: Caspar Friederich


Abbazia nel Querceto, 1809-1810
Berlino, Schloss Charlottenburg.

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IL POETA
Ovvero introduzione alla lettura

Poeta non è quell'uomo che scrive,


ma chi domanda al lettore risposta
alla domanda sibillina posta
nell'intreccio di immagini verbali;

e stuzzica, spiegando come vive


la deforme versione del suo io,
la curiosità, la brama, il disio
dei cervelli che privi son dell'ali.

“Non gettarti s'ancor non sai volare,


ma sol nel volo puoi trovar libertà!”
ti sussurra, e così ti assilla

insidioso e infido come Scilla,


Cariddi supera per letalità
e da Socrate impara a domandare.

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CREPUSCOLO

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SINFONIA SUL FILO D’ERBA

Seduto sul mio loggione


personale
vedo arrivare il maestro
vetroso, che accorda
mesto l’orchestra.
Il lampione nel cielo
s’abbassa,
a luci soffuse comanda
silenzio. Porgo l’orecchio
all’umido velo di bruma
che schiuma sul verde.

Parte il giro d’archi


dei grilli: leggerissimi trilli
tra i parchi deserti
di vita umana. Seppur non vedi
senti,
ascolti il canto
di tanto splendore.
Di sopra un fiore
l’ape tardiva soffia
sul clarinetto d’ali
e col bombo fa coppia.

Anacleto ritma
con la tuba.
Più leggiadro il vento
ruba l’attenzione
soffiando tra i legni:
i pini come flauti,
le canne son siringhe,
i peschi non più muti
coloran di tinte sonore
l’aria greve.
E le more, rosse,
fulgenti, fremon come l’arpa

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tra le dita impazienti
del maestro,
vestito di gala.

I timpani delle nubi,


i triangoli dei fiumi,
in un crescendo continuo:
Mozart rivive osservando,
sorridendo,
di fronte alle rive del Lete.
Correte! Con brio!
Andante! Ormai l’oblio
della sera
copre con la nera ombra
il pubblico sognante.
Pesante si chiude
l’occhio. Il sonno
s’insinua in platea.
Si chiude il sipario.

Gea richiama l’orchestra,


il silenzio ritorna signore;
sol rimane un suonatore
solitario,
che osserva il sipario
e s’allena
per la sera che manca
alla fine dell'Era.

6
SILFA

Con una noce di sangue sul volto


l'ho vista, l'ho presa,
Odorava di sepolcro rivolto
l'ho spinta, l'ho lesa

La luce tra alberi e foglie attesa


mancava, spariva
e lei, che s'era infine arresa
sputava, tossiva

sentenze su colui che la nutriva


umano, mortale
che d'ogni altra colpa si pentiva
invano. Letale

è il suo urlo, creatura animale


che dice, non tace
che il sangue per chi è morto non vale
che fumo, che brace.

7
FALCO

Ed egli fiero
alza lo sguardo nero
ed apre il manto

e tu, satiro, il canto


levi e lui esalti
raggiungi il palco, salti

e sputi sangue sull'ombra di lui.

Eppur teme, l'alato imperatore,


il volgere incessante delle ore
il giorno in cui dire dovrà: "Io Fui,

glorioso, divino, santo,


re di tutti i più alti
mondi." Satiro canti

il nome vero
ch'egli ebbe; sia sincero,
melodioso canto.

8
IL VORME

Piove, nel deserto,


sciagura mascherata dai profeti.
Fonde il Polo,
sommerge il popolo di Atlantidi.

Di corsa, navi e battelli!


Lontano dal futuro,
dal mondo perituro
per lapilli e furore di coltelli

A piedi corre
ma non salverà la vita.
La Presenza incalza:
è il Vorme.

Sul muro della torre


la roccia rimbalza.
Ma essa crolla in piano.

Ugualmente
mentr'Egli leva ali al cielo
salutando il vecchio Melo
degli Dei, subitamente

apre i denti la Presenza.


Di Egli nulla rimane
tranne il carnefice:
è il Vorme.

9
TEMPORALE

10
ERA IL LAMPO, SI', L'HO SEGUITO

Era il lampo, sì, l'ho seguito,


rincorso, coperto di lana pungente,
zuppo delle tue parole.
Sparito, disperso, ma carpito
nella mia pupilla iridescente,
pur priva dei raggi del sole.

Un attimo di vista, un solco


tra le circonvoluzioni del cervello
è stato l'istante letto
nell'acqua. Non dirò che fu bello,
ma terribile, schifoso e scorretto
l'aver perso l'udito in un colpo.

Era il lampo, sì, mi ha colpito,


mi ha trafitto il suo calore ruggente.
Ora la sua voce vuole
carpire il segreto del mio udito:
mi parla con tono che acconsente,
ma rapisce come sempre suole.

11
FULMINE

Io folle, corro sotto la tempesta


inebriato dal mio unico vizio
impreco. Dalla macabra festa
risuona il corno del nuovo inizio

del tempo. Campo su campo devasta


il mio occhio, e acceca chi alza
il capo.

Chi sceglie, chi toglie nascita e casta?


Se il guanto, che osservi, ti calza
sei capo

del mio restare. Rendimi libero


di ricordare quando tra il nero
ero acqua, vitale, che disseta,
che scorre sul mio viso come seta.

12
LA TEMPESTA

Non è il lampo
che spinge gli occhi al cielo,

non è l’atro
delle nubi viste in volo,

non è l’urlo
del tuono che sussulta;

cos’è dunque
il richiamo d’attenzione
che sospinge becco e calamo
sul bianco mortale talamo
del pioppo, libagione
d’un cuore in tono grave?

Che sia forse


solo affetto, sentimento
riscoperto nella pioggia
evanescente, su cui poggia
ciò che all’anima è alimento?

13
NEL VENTO

Punto dall’aria intuisco lo spazio


che compete a chi perde il concetto
di sé. Due parole danno lo strazio,
l’inizio del testo è viziato
dalla forma illeggibile e rossa
composta a fatica su un lato
del tronco. Nero del nero di fossa
è l’inchiostro, nuvola di seppia
che respiro sotto fulmini e acqua.
Ho il volto già ricolorato
dal blu di acqua e salmastro. Mi sciacqua

Eolo, ma ormai non mi basta:


ho perso il concetto di me e spazio.

14
RIPOSO

15
BUIO

Prim-ultimo pensiero di un morto.


Un gatto mi guarda di storto,
pensando "Umano cervello, contorto
e distratto!"

Sobbalzo al gufo che urla "Chi fu?


Che disse 'al mondo di nuovo? mai più!'"

e chiede alla luna: "Ti prego: la morte!"


Rinascer non posso: la Terra è più forte.

Nell'erba bagnata rinasce il mio occhio,


che osserva il presente, il nuovo, il vecchio.

Rompe! Rompe la terra e crolla,


l'occhio mio muore come una bolla
d'aria nell'aria, punto nel bianco,
cade,
come un vecchio che di camminare è stanco.

L'occhio mio vede più cose esplodendo


di quante ne vidi io il momento
in cui vissi, e cercai, credendo
che attivo cercare valesse, in volte, cento.

Morto! L'occhio mio è morto,


e poggia su un sasso, di storto
che pare un gatto dormiente, contorto
e distratto.

16
VIVREI

Vivrei, ogni notte, consapevole


d’essere solo un punto verde e nero,
coperto d’ombra rossa, mutevole,
incapace; ombra fatta davvero
da luci e sangue, da nubi di ghiaccio
sciolto dalla vita che fuori fugge
come un ratto dalla nave dannata.
Ma Notte è una bastarda abbandonata
dalla madre, orfana che latte sugge
dai barboni, che dorme all’addiaccio
tra i cartoni. Ed ironia! Pensate
che è Notte a volermi supplicare,
è Notte a volermi trattenere,
Notte, sì, che il nome mio pronunciare
non sa.
Lei non vuole che voi vi accorgiate
che ogni alba è minaccia per lei.
Ogni notte, vi ripeto, io vivrei
consapevole di non essere suo,
ma vivrei! Per lo meno per essere
ammiratore di colei che vuole
legarsi a chi la brucia, mettere
fine alla sua paura di star sola.
Vivrei, con lei, coperto d'ombra rossa,
se sapessi quale sasso scagliare!
Ma al tramonto a me spetta la fossa,
muoio io per farla risollevare.

17
DOPPIO

Guardami, umano, negli occhi ineguali


e divina quale fu la mia prima
vita, di molte vite che io vissi:

ingegna l'animo e i tuoi sensi attuali


comprender ti faranno quale rima
lo suggerisce, giacché già ti dissi

il nome mio, benché nascosto. Muta


il tempo di colui che si rifiuta
di riconoscer ch'esser due aiuta:

così, ritorno in nuova e vera forma


osservator di ciò che sotto scorre
e cacciatore al seguito dell'orma
lasciata da quel tempo che via corre.

18
IL NODO

Nell'urlo io vivo,
con esso defungo;
ma quando a te giungo,
per quanto schivo

tu sia io ti prendo!
Ti occorre un secondo
per dirmi “mi arrendo”
ma nulla nel mondo

mi ferma. Colpito
sarai dal mio maglio
che dal terreno scaglio
al cielo. Invito

te e le tue ossa
nel regno che godo
mantenere. Possa
non sciogliersi il nodo.

19
SPECCHIO, SPECCHIO

Quando si attende non basta


una vita di paure, se i segni
non arrivano dall'etere.
In mezzo al nulla contemplare
il cosmo terreno non consola
chi si è visto nello specchio
accecato dal timore di vivere.

Guarda!
Guarda il mattatoio là!
Non basta aprir gli occhi!
Guarda!
Guarda lo sterminio là!
Non basta fissare il terreno!

Specchio, scendi ed entra


nel macello che riporti.
Da quel chiodo manca tutto
il dolore del martello

sanguinante, dolorante
assassino. Sei dannato,
tu e la stirpe, e non vedi
dove muovono i destini!

Perdere un'identità non crea


nuove vite: la polvere non fa
nuova polvere, la cenere resta
cenere. Così lo specchio
in schegge un occhio resta,
uno solo in mille gocce
e mille bombe a piovere.

Ma uno!
Uno pur sempre resta!
Non basta colpirlo più e più!

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E uno!
Uno pur sempre resta!
Un uomo nella guerra più infinita!

Specchio, scendi ed entra


nel macello che riporti.
Da quel muro manca tutto
il dolore figlio del maglio

frantumante, sferragliato
omicida. Sei dannato,
tu e la stirpe, e non vedi
dove cadono i destini!

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Indice generale
INTEMPESTA NOCTE........................................................................... 1
IL POETA............................................................................................ 3
CREPUSCOLO........................................................................................ 4
SINFONIA SUL FILO D’ERBA.........................................................5
SILFA...................................................................................................7
FALCO.................................................................................................8
IL VORME.......................................................................................... 9
TEMPORALE........................................................................................ 10
ERA IL LAMPO, SI', L'HO SEGUITO.............................................11
FULMINE.......................................................................................... 12
LA TEMPESTA.................................................................................13
NEL VENTO..................................................................................... 14
RIPOSO.................................................................................................. 15
BUIO.................................................................................................. 16
VIVREI.............................................................................................. 17
DOPPIO............................................................................................. 18
IL NODO........................................................................................... 19
SPECCHIO, SPECCHIO................................................................... 20

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© 2007 Lo Zeno

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