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Ecocardiografia 2013 - Abstract Book.pdf

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T AC TR BS A

SOCIETÀ ITALIANA DI ECOGRAFIA CARDIOVASCOLARE

K O BO

2013 ECOCARDIOGRAFIA
XVI Congresso Nazionale
Torino, 29 aprile | 1 maggio | Centro Congressi Lingotto

ECOCARDIOGRAFIA
XVI Congresso Nazionale

2013

SOCIETÀ ITALIANA DI ECOGRAFIA CARDIOVASCOLARE
Via Boscovich, 61 - 20124 Milano Tel. +39 02 29414913 - fax + 39 02 20402182 info@siec.it - www.siec.it

Consiglio Direttivo Presidente: Giovanni La Canna Presidente Eletto: Vitantonio Di Bello Segretario: Fausto Rigo Tesoriere: Frank Benedetto Consiglieri: Francesco Antonini Canterin Sara Mandorla Egidio Mariotti Sergio Severino Paolo Trambaiolo Past President: Pio Caso Presidente Onorario: Antonio Pezzano

Comitati Comitato Locale: Mauro Giorgi Gloria Demicheli Alfredo Pizzuti Comitato Congresso: Paolo Colonna Ines Monte Mauro Pepi Delegati Regionali Umberto Baldini Giancarlo Bellanti Gianpaolo Bezante Moreno Cecconi Maurizio Civelli Marco Fabio Costantino Antonello D’andrea Giovanni D’Onghia Mauro Giorgi Vincenzo Manuppelli Stefano Masia Giuseppina Novo Saro Paparoni Bruno Pinamonti Alfredo Posteraro Carmelo Massimiliano Rao Cristiano Sarais Ketty Savino

T AC TR BS A

2013 ECOCARDIOGRAFIA
XVI Congresso Nazionale

K O BO

Indice
Comunicazioni Orali

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Lunedì 29 Aprile Martedì 30 Aprile Mercoledì 1 Maggio

Sessioni poster

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Lunedì 29 Aprile Martedì 30 Aprile

INDICE DEGLI AUTORI

COMUNICAZIONI ORALI

2013 ECOCARDIOGRAFIA
XVI Congresso Nazionale

Comunicazioni Orali
Lunedì 29 Aprile 2013
Background: Le metodiche ecocardiografiche di strain presentano interessanti potenzialità di applicazione in differenti setting clinici. Lo studio dello strain in pazienti con STEMI sottoposti a rivascolarizzazione potrebbe fornire dati predittivi di evoluzione a distanza. Gli algoritmi di ricostruzione sono differenti tra i diversi vendors e sono segnalate possibili variazioni delle misure assolute tra i vari ecografi. Scopo dello studio è di valutare le differenze tra 2 differenti ecografi nel misurare la meccanica e deformazione regionale (Strain) 3D in pazienti con anomalie contrattili post-infartuali Materiali e Metodi: 27 pazienti (66.7%% uomini, età 66.7±11.3) trattati con PTCA primaria efficace dopo STEMI (time to baloon = 3.96±3.2) sono stati studiati con eco 2D e 3D predimissione (EcoBasale) con GE Vivid E9 e Toshiba Artida con sonde 3D. Il recupero di funzione contrattile globale è stato valutato con un incremento ≥ 5% di FE biplana all’eco 2D a 6 mesi dopo la dimissione. I pazienti sono stati divisi in 3 gruppi: Gruppo 1= 7 pazienti con FE all’EcoBasale ≥ 55 %; Gruppo 2= 7 pz con FE < 55% all’EcoBasale con recupero di funzione; Gruppo 3= 13 pz con FE < 55% all’EcoBasale senza recupero di funzione. Per entrambi gli ecografi, mediante software proprietari di ricostruzione off-line (GE EchoPAC e Toshiba ACP), sono stati calcolati, dai rispettivi volumi 3D all’EcoBasale, lo Strain globale (G) longitudinale, radiale e circonferenziale (GSL, G-SR, G-SC) e l’Area Strain (G-AS). Risultati: La FE media all’eco basale è risultata 48.7±8.96% (G1= 60%; G2=42.3%; G3=46%) Al follow up la FE media è risultata 53.3±7.78% (G1=61%; G2=55.86%; G3=47.6%). I dati relativi ai parametri di strain divisi per i 3 gruppi sono riportati nella tabella sottostante: Conclusioni 1. I dati di strain misurati con i 2 ecografi sono risultati differenti con valori di GSL e GSR di Toshiba minori rispetto a quelli di GE e con valori di GSC e AS maggiori; 2. per tutti i parametri di strain è presente un gradiente tra il gruppo 1 (pazienti senza disfunzione contrattile globale post PTCA, gruppo 2 (pazienti con disfunzione a favorevole evoluzione) e gruppo 3 (pazienti con disfunzione contrattile globale senza recupero a distanza); 3. Sia GE che Toshiba misurano questo gradiente ad indicare che, pur in presenza di differenze derivate dai differenti algoritmi, i due software misurano lo stesso fenomeno; 4. I dati confermano che, anche nel setting clinico dello STEMI, debbano, allo stato attuale, esistere parametri di riferimento differenti per i differenti software.

SESSIONE 1

TECNICHE DI ECOCARDIOGRAFIA TRIDIMENSIONALE 01 THE NORMAL RIGHT ATRIUM BY 3D AND 2D ECHOCARDIOGRAPHY: VOLUMES AND DEFORMATION PROPERTIES IN YOUNG PEOPLE R. Ancona, S. Comenale Pinto, P. Caso, F. Arenga, M.G. Coppola, V. Sellitto, M. Macrino, R. Calabrò Non Invasive Cardiology, Department of Cardiology, Second University of Naples, Monaldi Hospital, AORN Dei Colli, Napoli Background: So far, data on RA (right atrium) volumes and function are few. The assessment of RA volumes and deformation is important, especially in young people, since RA involvement may occur in several congenital diseases of right heart. Real-time 3D echocardiography (3DE) may represent a more reproducible and robust method for atrial volume measurements than 2D echocardiography (2DE) and Speckle Tracking is a sensitive tool to quantitatively assess regional deformation properties. Purpose: to obtain normal reference ranges for RA volumes, RA EF, by 3D (both software Auto LVQ GE Heathcare and TomTec 4D) and 2D echocardiography and RA deformation properties by Speckle Tracking and intra and inter-observer reproducibility. Methods: 60 subjects, 32 males and 28 famales, aged 25±7 yrs, without any cardiovascular disease, were included. By E9GE we measured RA maximum and minimum volumes by tracing RA endocardial borders at ventricular end-systole and enddiastole. Volumes were indexed for body surface, both by biplane method, and by 3D and 4D methods. By Speckle tracking we measured 2D longitudinal systolic RA Strain (S) and Strain rate (SR) in apical 4-chambers view, at level of RA free wall (basal, medium and apical segments). A reproducibility study of 3D and 2D method was performed to compare the intra and inter-observer variability. Results: We have reported references range of volumes in young people (2DRA maximum 32,35±8,2 ml, indexed 18,27±4,14 ml/mq, minimum 15,46±4,12 ml, indexed 8,7±1,9ml/mq; 4DRA maximum 43,09±11,21 ml; 24,25±5,25 ml/mq; minimum 22,32±6,14 ml; indexed 12,54±2,86 ml/mq; 3D TomTec 41,68±12,22 ml, indexed 23,35±5,69 ml/mq; minimum 23,3±7,9ml, indexed 13,08±3,7 ml/mq) and RAEF (2D 52±7,5%; 4D 47,8±7,35%; 3D 44,36±7,63%). We found a gradient between different segments for RA S (basal>80%, medium 62,51±9,66%, apical 26,54±3,56%) and RA SR (basal 5,1±0,71S-1; medium 3,33±0,61S1; apical 2,1±0,26S-1). No significant differences were found for RA volumes between the two 3D methods (p=0,6); instead we found significant differences for volumes between 2DE and 3DE methods (p<0,0001). Inter and intraobserver variability coefficients were 7% and 4% for 3D volumes and 8% and 4% for S-SR measurements, respectively. Conclusions: The present study provides normal reference values for RA volumes by 2DE and 3DE and normal longitudinal RA deformation values in young people. Measurement of RA volumes by 2DE results in underestimation and it’s important to use 3DE, particularly in disease in which there is RA enlargement and remodeling, because it is a reproducible simple method.

02 CONFRONTO TRA DIFFERENTI SOFTWARE DI RICOSTRUZIONE 3D PER LA VALUTAZIONE DELLO STRAIN ECOCARDIOGRAFICO DEL VENTRICOLO SINISTRO IN PAZIENTI CON STEMI G. Trocino1, F. Soffici1, J. Sardella1, A. Casati1, M. Bianchi Janetti1, C. Giannattasio2, F. Achilli1 1 U.O.Cardiologia. AO San Gerardo, Monza, 2Dip. Scienze Mediche, Università Milano Bicocca, Milano

03 ANALISI QUANTITATIVA DELLA GEOMETRIA DELLA VALVOLA MITRALE TRAMITE ECOCARDIOGRAFIA TRANSTORACICA TRIDIMENSIONALE: VALORI DI RIFERIMENTO, FATTIBILITÀ E RIPRODUCIBILITÀ S. Mihaila1,2, D. Muraru1, S. Casablanca1, D. Peluso1, G. Zoppellaro1, G. Denas1, C. Calore1, U. Cucchini1, S. Iliceto1, L.P. Badano1 1 Padova, 2 Bucharest, Romania Background: L’analisi quantitativa della valvola mitrale (VM) è in grado di discriminare tra i molteplici meccanismi che determinano l’insufficienza della valvola. Tuttavia, non esistono valori di riferimento standardizzati per la geometria della VM, né dati sulla fattibilità e riproducibilità di queste mi-

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sure su data sets 3D ottenute con le recenti tecniche di ecocardiografia transtoracica (ETT3D). Scopo del lavoro: Stabilire valori di riferimento per le dimensioni e la geometria dell’anulus della valvola mitrale in soggetti normali tramite ETT3D. Metodi: Abbiamo acquisito data sets 3D full-volume (32±2 vps) dell’apparato valvolare mitralico in 81 volontari sani (età media 43±13 anni, range 18-70; 33 maschi) con buona finestra acustica apicale utilizzando l’ecocardiografo Vivid E9 (BT 12, GE Healthcare, Horten, N). I data sets della VM sono stati analizzati a posteriori usando un software creato recentemente per ETT3D (VM 2.0, TomTec Imaging System, Unterschleissheim, D). Abbiamo inoltre valutato la riproducibilità intra ed interosservatore delle misure in 15 soggetti che è stata espressa come coefficiente di correlazione intraclasse (CCI). Risultati: Cinque soggetti sono stati esclusi per la bassa qualità del data set 3D con scarsa visualizzazione della VM (fattibilità 94%). Il tempo medio di analisi di un data set (incluso l’editing manuale) è stato di 2’. I valori di riferimento dei parametri della VM e la loro riproducibilità sono riportati nella Tabella. Il tenting dei lembi e le misure dell’anello sono risultati correlati positivamente con la superficie corporea (BSA, r=0.34-0.53, p<0.001), ma non con l’età. I parametri della VM indicizzati per BSA erano simili tra maschi e femmine. Conclusioni: L’analisi quantitativa della VM tramite ETT3D è risultata fattibile e riproducibile. Il nostro studio propone i valori di riferimento per la geometria della VM normale. Questi risultati potrebbero incoraggiare l’utilizzo dell’analisi quantitativa della VM tramite ETT3D in ambito clinico.

Comunicazioni Orali
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TE 2D e TT 3D nel riconoscimento e localizzazione del prolasso mitralico (PM) con la valutazione chirurgica intraoperatoria. MATERIALI E METODI: Sono stati valutati in modo prospettico 30 pazienti consecutivi con insufficienza mitralica (IM) severa causata da prolasso; 27 di essi sono stati sottoposti a valutazione completa con le tre tecniche (ETT 2D, ETE 2D e ETT 3D) prima dell’intervento chirurgico, e arruolati nello studio. Un’ulteriore analisi degli esami ETT 2D ed ETT 3D, dopo l’acquisizione, è stata condotta da operatori non esperti. I dati ecocardiografici ottenuti sono stati confrontati con la successiva ispezione chirurgica intraoperatoria. RISULTATI: È stata impiegata la tecnica ETT 3D in 27 pazienti su 30, con un tempo medio di esecuzione di 8 + / - 4 minuti. L’ecocardiografia transtoracica tridimensionale (ETT 3D) ha mostrato una maggiore accuratezza rispetto alla tecnica bidimensionale (2D) nell’identificare il prolasso del lembo posteriore (89% vs 77%) e nelle lesioni complesse (in caso di coinvolgimento di due o più segmenti o nel caso di rottura di corde, 96% vs 81%), ed una accuratezza simile nell’identificazione del prolasso del lembo anteriore (89% vs 92%). In particolare la tecnica ETT 3D ha mostrato una migliore accuratezza diagnostica nell’analisi delle immagini da parte di operatori non esperti (77% vs 44% per il lembo posteriore, 85% vs 70 % per il lembo anteriore e 85% vs 77% nel caso di lesioni complesse). ETT 3D risulta avere accuratezza simile rispetto all’ecocardiografia 2D transesofagea, con un notevole vantaggio in termini di tolleranza del paziente. CONCLUSIONI: L’ecocardiografia transtoracica 3D è una tecnica fattibile, non invasiva ed efficace nella localizzazione del prolasso mitralico, sia singolo sia complesso, e nella valutazione dell’apparato valvolare, anche quando l’analisi delle immagini è eseguita da operatori non esperti.

05 STUDIO DEL RECUPERO DI FUNZIONE CONTRATTILE DOPO INFARTO MIOCARDICO ACUTO. VALUTAZIONE CON STRAIN GLOBALE E REGIONALE MISURATO CON ECOCARDIOGRAFIA TRIDIMENSIONALE (3D) F. Soffici1, G. Trocino1, J. Sardella1, A. Casati1, M. Bianchi Janetti1, C. Giannattasio2, F. Achilli1 1 U.O.Cardiologia, AO San Gerardo, Monza, 2Dip. Scienze Mediche, Università Milano Bicocca, Milano Background: Varie tecniche di studio dello stunning dopo infarto miocardico sono state testate nel corso degli anni. Scintigrafia miocardica, eco-stress farmacologici, ecocontrastografia e risonanza magnetica hanno dimostrato di poter fornire informazioni prognostiche utili sul fenomeno dello stunning dopo infarto miocardico (STEMI), ma con protocolli “complessi” o con metodiche poco disponibili. è stato segnalato come lo studio ecocardiografico dello strain possa dare informazioni in materia di stunning con software di ricostruzione di facile utilizzo. Anche l’eco 3D consente le misurazioni dello strain in tutte le sue componenti. Scopo dello studio è di valutare il ruolo delle metodiche 3D ecocardiografiche di studio dello strain nel predire recupero di funzione contrattile dopo STEMI. Materiali e Metodi: sono stati studiati con eco 2D e 3D 57 pazienti (72% uomini, età 65±12) trattati con PTCA primaria efficace dopo STEMI (time to baloon = 4±3h). All’eco predimissione è stata valutata la Frazione di Eiezione (FE biplana 2D) ed è stato acquisito il volume 3D mediante allineamento di 6 sub-volumi da 6 cicli consecutivi per ottenere un frame rate di almeno 40 fps (acquisito con GE Vivid E9 e processato off-line con sofware GE EchoPAC). Sono stati calcolati lo Strain globale (G) longitudinale, radiale e circonferenziale (G-SL, G-SR, G-SC) e l’Area Strain (G-AS). Gli stessi parametri sono stati misurati nell’area infar-

04 L’ECOCARDIOGRAFIA 3D CONSENTE UNA LOCALIZZAZIONE PIù SEMPLICE DEL PROLASSO MITRALICO PER OPERATORI NON ESPERTI G. Alunni, M. Giorgi, E. Picardi, F. Conrotto, I. Meynet, M. Andriani, E. Cerrato, C. Grasso, A. Milan, S. Marra S.C. Cardiologia 2, Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino BACKGROUND: Un’approfondita valutazione ecocardiografica pre-operatoria dell’anatomia della valvola mitrale (VM) è essenziale nei pazienti con insufficienza mitralica severa da prolasso valvolare. L’ecocardiografia transtoracica (ETT) e transesofagea (ETE) bidimensionali (2D) forniscono informazioni anatomiche precise, ma richiedono una notevole esperienza dell’operatore nell’acquisizione e valutazione delle immagini, basandosi su multiple proiezioni nei diversi piani dello spazio. La tecnica transtoracica tridimensionale (ETT 3D) permette una ricostruzione anatomica simile alla visione chirurgica e può facilitare la visualizzazione delle anomalie complesse dell’apparato valvolare e l’identificazione dei singoli segmenti prolassanti. SCOPO DELLO STUDIO: L’obiettivo di questo studio è di paragonare l’accuratezza delle tecniche ecocardiografiche TT 2D,

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tuale (AI) identificata dall’asinergia di base e corrispondente al territorio di distribuzione della coronaria occlusa. Il recupero di funzione contrattile globale è stato valutato con un incremento ≥ 5% di Frazione di eiezione (FE biplana all’eco 2D) a 3-6 mesi dopo la dimissione. Risultati: 32 pazienti presentavano un recupero al FUP (Gruppo 1:) e 25 no (Gruppo 2). Nella Tabella sono riportati i confronti tra i valori medi nei due gruppi e i valori di sensibilità e specificità nel predire il recupero di funzione contrattile globale utilizzando per ogni singolo parametro il cut-off derivato dalla curva ROC. Conclusioni: 1. Nei pazienti con recupero di funzione contrattile i parametri di strain globale e regionale sono significativamente superiori a quelli dei pazienti che non recuperano 2. Le misure di deformazione globale presentano elevata specificità ma sensibilità relativamente bassa nel predire recupero di funzione contrattile globale. 3. La valutazione dello strain limitata alla sola area infartuale non modifica la sensibilità e specificità del parametro

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due metodi (Tabella). Il range CCI è stato 0.99-0.80 per ETE3D e 0.98-0.78 per ETT3D. Conclusioni: L’AQVM tramite ETT3D ha dimostrato una buona riproducibilità e concordanza con l’approccio ETE3D, anche se con una più bassa fattibilità e limiti di concordanza relativamente ampi in singoli pazienti. In pz con buona finestra acustica, l’ETT3D potrebbe essere la metodica più appropriata sia come primo approccio che per il follow-up rispetto al ETE3D.

06 ACCURATEZZA E RIPRODUCIBILITÀ DELL’ECOCARDIOGRAFIA TRANSTORACICA TRIDIMENSIONALE PER L’ANALISI QUANTITATIVA DELLA VALVOLA MITRALE: CONFRONTO CON L’APPROCCIO ECOCARDIOGRAFICO TRANSESOFAGEO 3D E. Piasentini1, D. Muraru1, S. Mihaila1,2, L. Dal Bianco1, D. Peluso1, G. Kocabay1, S. Casablanca1, C. Sarais1, S. Iliceto1, L.P. Badano1 1 Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università di Padova, Padova, Italia; 2Università di Medicina e Farmacia Carol Davila, Bucharest, Romania Background: L’analisi quantitativa della valvola mitrale (AQVM) ha fornito importanti dati sul meccanismo del rigurgito mitralico ed ha permesso un miglioramento delle tecniche chirurgiche di riparazione. Nessuno studio ha però messo a confronto l’AQVM tramite ecocardiogramma 3D transtoracico (ETT3D) e transesofageo (ETE3D). Scopo del lavoro. Stabilire l’accuratezza e riproducibilità della valutazione dell’anulus mitralico con ETT3D rispetto alla stessa analisi ottenuta tramite ETE3D. Metodi: In 30 pazienti (pz) con indicazione all’esecuzione di ETE, sono stati acquisiti due data sets sulla VM tramite ETT3D (31±6 vps) e ETE3D (28±13 vps, p=NS) usando Vivid E9 con sonde 4V 6VT-D (GE Healthcare, N). Sono stati esclusi i pz con bassa qualità dei data sets 3D. I data sets sono stati analizzati a posteriori utilizzando un software dedicato (4DVM 2.0, TomTec, D). La riproducibilità intra ed inter-osservatore è stata stimata tramite correlazione intraclasse (CCI) in 15 pz. Risultati. Come atteso, la qualità dei data sets ETE3D è risultata superiore (buona o eccellente in 81% vs 54% dei data sets ETT3D, p<0.001). Basandoci sulla qualità e completezza di visualizzazione della VM, i data sets 3D sono risultati adeguati per AQVM in 28 pts (93%) tramite ETE3D e in 22 pts (73%) tramite ETT3D. Una buona correlazione (r=0.86-0.69, p<0.001) e concordanza è stata trovata tra le misure di AQVM ottenute tramite ETE3D e ETT3D senza differenze significative tra i

07 LO STRAIN LONGITUDINALE 2D E LO STRAIN CIRCONFERENZIALE 3D RISULTANO PREDITTORI ACCURATI DI NECROSI TRANSMURALE ALLA RISONANZA MAGNETICA DOPO UNO STEMI D. Ermacora, D. Peluso, D. Muraru, L.P. Badano, M. De Lazzari, M. Perazzolo Marra, G. Zoppellaro, S. Casablanca, U. Cucchini, S. Iliceto Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università di Padova BACKGROUND: L’estensione transmurale della necrosi dopo STEMI, valutata mediante risonanza magnetica cardiaca (RMC), rappresenta un importante fattore prognostico. La valutazione ecocardiografica dello strain miocardico mediante 2D e 3Dspeckle tracking si è dimostrata essere una metodica accurata per la valutazione quantitativa della funzione miocardica globale e regionale. SCOPO DEL LAVORO: Valutare se i parametri ecocardiografici bi- e tridimensionali di deformazione miocardica permettono di identificare la presenza di necrosi transmurale, definita mediante RMC. METODI: 46 pazienti ricoverati per STEMI sono stati sottoposti, dopo 8±3 giorni dall’evento, a ecocardiogramma e RMC, a distanza di massimo 24 ore. L’estensione della necrosi alla RMC è stata valutata per segmenti e giudicata come assente (0%), non transmurale (0-50%) e transmurale (51-100%) in base all’estensione del late enhancement. Con l’ecocardiografia sono stati misurati 2D-strain longitudinale (2D-Lε) e 3D-strain: longitudinale (3D-Lε), circonferenziale (3D-Cε), radiale e area strain. Le immagini sono state acquisite con l’ecocardiografo Vivid E9 ed analizzate con software dedicato (BT 11, GE Healthcare, Horten, N). Criteri di selezione: buona qualità delle immagini, ritmo sinusale e fattibilità dello speckle tracking 2D e 3D in almeno 14 su 17 segmenti. I pazienti sono stati divisi in un gruppo di definizione (27 pazienti), dalle cui curve ROC sono stati identificati i valori soglia dello strain per definire la necrosi transmurale alla RMC, e un gruppo di validazione (19 pazienti), in cui i valori selezionati sono stati prospetticamente testati. RISULTATI: I volumi 3D del ventricolo sinistro, la frazione di eiezione, il wall motion score index all’ecocardiogramma e le dimensioni dell’infarto ottenute alla RMC sono risultate simili tra i due gruppi (p>0.5 per tutti). L’analisi è stata possibile nel 92.6% dei segmenti per 2D-L e nel 92.4% per 3D-strain (p>0.0001). Nel gruppo di definizione, il 2D-L ed il 3D-C hanno dimostrato si-

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mile valore predittivo nell’identificare la presenza di transmuralità (AUC 0.82 e 0.81, valore soglia ottimale -11.5% per 2D-Lε e -10.5% per 3D-C). Applicando questi valori al gruppo di validazione, 2D-L ha mostrato maggiore sensibilità (68% vs 60%), minore specificità (79% vs 82%) e simile accuratezza (75% per entrambi) rispetto 3D-C nel predire la transmuralità. In tutti i 46 pazienti, 2D-L ed 3D-C hanno dimostrato un simile valore predittivo nell’identificare i segmenti con necrosi transmurale (AUC 0.84 vs 0.80, p=NS). CONCLUSIONI: In pazienti ricoverati per STEMI, il 3D-C ed il 2D-L si sono dimostrati strumenti accurati nel valutare l’estensione transmurale dell’infarto; il 3D-C, rispetto al 2D-L, ha dimostrato minore fattibilità nell’identificare i segmenti con estensione transmurale della necrosi.

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essere una metodica accurata per la valutazione quantitativa della funzione miocardica ed è stata evidenziata una correlazione con la presenza di vitalità miocardica e la disfunzione ventricolare dopo uno STEMI. Scopo del lavoro: Confrontare l’accuratezza dello strain miocardico longitudinale misurato con eco bidimensionale (2DLs) e tridimensionale (3DLs) nell’identificazione dei segmenti ventricolari ipo-acinetici o con evidenza di necrosi transmurale alla risonanza magnetica cardiaca (RMC) in pazienti con recente STEMI. Materiali e metodi: 126 soggetti sani (età 18-75 aa; media 44±14 aa) e 46 pazienti (58±13 aa) con recente STEMI sono stati sottoposti ad ecocardiogramma (8±3 giorni dall’evento acuto) con valutazione del 2DLs (70±9 fps), ottenuto dalle 3 sezioni apicali del ventricolo sinistro, e del 3DLs (31±4 fps), ottenuto da un data set tridimensionale full-volume 4 battiti. Le immagini sono state acquisite mediante l’ecocardiografo Vivid E9 e analizzate mediante un software dedicato (BT11, GE Healthcare, Horten, N). Nel gruppo dei pazienti, il 2DLs ed il 3DLs sono stati comparati con il wall motion score valutato su data set 3D (3D-WMS) e con la presenza di late enhancement (LE) alle immagini di RMC, eseguita a meno di 24 ore di distanza dall’ecocardiogramma. Risultati. Nei soggetti sani, i valori di 2DLs globale erano significativamente maggiori rispetto a quelli del 3DLs (-21.4±1.7% vs -19.9±2.1%, p<0.001). Nel gruppo di pazienti, l’estensione della necrosi misurata con RMC, il 3D-WMS index e la frazione di eiezione risultano correlare meglio con il 2DLs globale rispetto al 3DLs (rispettivamente r=0.65 vs. 0.36, 0.70 vs. 0.48, -0.68 vs. -0.56, p≤0.01 per tutti). Inoltre la valutazione del 2DLs segmentario dimostra un maggior potere discriminante i segmenti normali da quelli coinvolti da necrosi, non-transmurale e transmurale (F ANOVA = 144 vs 50 per 2D-Ls vs 3D-Ls, p<0.0001). L’analisi delle curve ROC ha dimostrato che il 2DLs segmentario presenta un valore predittivo significativamente maggiore rispetto al 3DLs nell’individuare segmenti a-discinetici (AUC 0.80 vs 0.67) o con necrosi transmurale (AUC 0.83 vs 0.71, p<0.0001 per tutti). Conclusioni. La deformazione miocardica misurata con 2DLs mostra valori significativamente superiori al 3DLs, sia nei soggetti sani che nei pazienti con STEMI. Inoltre, nei pz con STEMI, il 2DLs misurato pre-dimissione ha dimostrato maggiore accuratezza rispetto al 3DLs nell’identificare i segmenti necrotici e nel valutare il grado di disfunzione globale del ventricolo sinistro.

08 ACCURATEZZA DIAGNOSTICA DELLO STRAIN NELL’IDENTIFICAZIONE DELLA NECROSI TRANSMURALE NEI PAZIENTI CON STEMI: SUPERIORITÀ DEL 2D RISPETTO AL 3D G. Zoppellaro, D. Peluso, D. Muraru, L. P. Badano, D. Ermacora, E. Piasentini, S. Casablanca, L. Ucci, M. De Lazzari, U. Cucchini, G. Kocabay, S. Iliceto Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università di Padova Background: La valutazione ecocardiografica dello strain miocardico mediante 2D e 3D-speckle tracking ha dimostrato

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FOLLOW UP ECOCARDIOGRAFICO POST-PROCEDURE INTERVENTISTICHE 01 IMPIANTO PERCUTANEO DELLA VALVOLA AORTA: FOLLOW UP ECOCARDIOGRAFICO A 5 ANNI. NOSTRA ESPERIENZA A.Marchese1, W. Deste2, V. Bottari2, P. Aruta2, E. Benvenuto2, M. Mizzi2, D. Giannazzo2, G. Millan2, A. Indelicato2, I. Monte2, S. Mangiafico2, S. Scandura2, S. Gulino2, A. Giarratana2, A. Dilandro2, L. Santonoceto2, C. Sgroi2, C. Tamburino2 1 Unità Operativa di Cardiologia Ospedale Umberto I Siracusa, 2Divisione di Cardiologia Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Introduzione: La sostituzione aortica percutanea (TAVI) rappresenta una tecnica emergente nel trattamento di pazienti sintomatici con stenosi aortica severa ad alto rischio o con controindicazioni alla chirurgia. Fondamentale risulta il ruolo dell’ecocardiografia nella selezione del paziente da sottoporre a TAVI ed al follow-up per determinare la performance della protesi e le variazioni emodinamiche nel tempo. Noi riportiamo la nostra esperienza ecocardiografica di 256 pazienti che sono stati sottoposti ad impianto percutaneo della valvola aorta in un follow-up a 5 anni. Materiale e metodi: Da luglio 2007 a febbraio 2013, 356 pazienti, età media 81 ± 5 anni, con logistic euroscore di 21±14, il 64.1% maschi, sono stati sottoposti a TAVI e successivamente valutati con follow up clinico ecocardiografico rispettivamente a 24 ore, un mese, sei mesi, e ogni anno dalla procedura. L’area valvolare aortica media prepocedurale era 0.59±0.2 cm2, la media del gradiente massimo e medio era rispettivamente 89±26 mmHg e 56± 26 mmHg. La frazione di eiezione era 52%±10%. Risultati: Dopo la procedura, il 91% dei pazienti ha avuto un miglioramento della classe funzionale NYHA. L’area valvolare aortica è passata da 0.59 a 1.7±0.3 cmq, con un decremento di -0.06 cmq per anno, il gradiente medio (P<.0001), si è ridotto da 56 a 10 mmHg dopo la procedura, mantenendosi stabile al follow-up. Nell’insieme dei pazienti la funzione contrattile entro un anno è migliorata con FE di 56%±5%. I leaks periprotesici sono stati evidenziati nel 88% dei casi, ma solo 4 di questi hanno determinato un insufficienza residua di 3° grado. Al controllo post-procedurale l’insufficienza periprotesica risultava di 1° grado nel 61%, di 2° grado nel 25% e di 3° grado nel 2% dei casi. Nessuna insufficienza residua è peggiorata nel follow up a 5 anni, al contrario nel 9.7% dei casi si è ottenuto una riduzione di un grado nel follow up, verificatasi prevalentemente dopo sei mesi-1 anno dalla TAVI. A dimostrazione che l’endotelizzazione della protesi determina la riduzione del rigurgito. La sopravvivenza a tre anni è stata del 71% ed a 5 anni del 61%. Conclusioni: L’impianto percutaneo della valvola aorta ha evidenziato una buona persistenza di risultati a medio e lungo termine. Il follow up a 5 anni ha mostrato il corretto posizionamento e funzionamento della protesi aortica percutanea. La procedura sembra offrire un’adeguata soluzione in pazienti ad alto rischio chirurgico affetti da stenosi aortica severa sintomatica.

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02 LEFT VENTRICULAR FUNCTION IMPROVEMENT AND MASS REDUCTION AFTER TRANSCATHETER AORTIC VALVE IMPLANTATION P. Aruta, W. Deste, A. Marchese, V. Bottari, C. Sgroi, D. Giannazzo, A. Indelicato, G. Millan, I. Monte, S. Mangiafico, M. Barbanti, S. Immè, S. Scandura, C. Tamburino Department of Cardiology, Ferrarotto Hospital Catania, Catania Left ventricular (LV) hypertrophy is an adaptive process that leads to left ventricular mass (LVM) increase in aortic stenosis. Increased LVM has been identified as an independent risk factor for cardiovascular mortality and morbidity. Several studies have examined the regression of LVM after surgical aortic valve replacement (AVR), but few data are still available after transcatheter aortic valve implantation (TAVI). Our aim is to evaluate changes in left ventricular function and regression of LVM early after TAVI, comparing them to surgical results. We report our echocardiographic experience of the patients who underwent successful transcatheter aortic valve implantation at one month of follow-up. Methods: 82 patients (mean age 81 ± 5 years) with contraindications to surgery (mean logistic Euro-score 22 ± 14) who underwent TAVI, were evaluated by 2D-echocardiography follow-up at 1 month after the procedure. Left ventricular function, left ventricular mass, transaortic pressure gradient, aortic valve area and aortic regurgitation were assessed. To allow comparisons to surgical experience we performed a bibliographic searches including 20 articles published between 2000 and 2012 about the outcome of surgical valve replacement in aortic stenosis patients. Results: Pre-operative LVM was 318 ±92.3 g. Pre-procedural aortic valve area was 0.59 ± 0.2 cm2, transaortic peak pressure gradient and mean pressure gradient averaged 89 ± 26 mmHg and 56 ± 26 mmHg respectively. Ejection fraction was 52% ± 10%. After TAVI, aortic valve area significantly increased and both peak and mean transaortic pressure gradients decreased (P <.0001 and P <.0001, respectively). 2D-echocardiography showed a significant regression of LV mass (220 ±87.6 g) with mild improvement of LV ejection fraction (54 ± 7.4%) only after one month. Preliminary comparison of these data with surgical experience shows that after surgery a significant ventricular mass regression occurs primarily within 6 months, while in our experience this regression was obtained within one months with a higher increase in ejection fraction. Conclusions: Echocardiography at one month after TAVI shows a significant regression of LV mass with improvement

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of LV ejection fraction, while in surgical experience this regression was obtained within six months with a lower improvement of ejection fraction. These findings however are limited, therefore further investigation are needed to demonstrate their real prognostic impact.

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03 TROMBOSI SU DEVICE DOPO CHIUSURA PERCUTANEA DI FORAME OVALE PERVIO E DIFETTO INTERATRIALE S. Dogliani, A. Dellavalle, D. Pancaldo, A. Bassignana, M. Debenedictis, D. Tedeschi, B. Doronzo Ospedale Ss.Annunziata, Savigliano (CN) INTRODUZIONE: il riscontro di trombi su device utilizzati per chiusura percutanea di forame ovale pervio (FOP) o difetto interatriale (DIA) è un evento raro descritto in letteratura. Tali eventi occorrono prevalentemente nelle prime 4 settimane dalla procedura e sono più frequenti su device di vecchia generazione. La comparsa di episodi di fibrillazione atriale post procedurali e la presenza di aneurisma del setto interatriale sono fattori predittivi di possibilità di formazione di trombi. Anche l’utilizzo di dispositivi con parti metalliche non rivestite può aumentare il rischio di formazione trombotiche. METODI:nel nostro centro, nel periodo compreso tra marzo 2008 e gennaio 2013, sono stati sottoposti a procedura di chiusura percutanea 49 pazienti (26 M e 23 F, età media 49aa, 40 con FOP e 9 con DIA tipo ostium secundum). Sono stati utilizzati device di diverso tipo: 22 Cardia Atriasept, 2 Cardia Intrasept, 2 Cardia Ultrasept,10 Amplatzer, 8 Amplatzer Cribriform, 5 Occluteck. La procedura è stata eseguita con controllo ecocardiografico intracardiaco (ICE) per quanto riguarda i FOP e con ICE ed ECO transesofageo per quanto riguarda i DIA. Nessuno dei pazienti ha avuto episodi di fibrillazione atriale post-procedurale. In 20 pazienti (1 con DIA e 19 con POF) era descritta presenza di aneurisma del setto interatriale (ASA). Tutti i pazienti sono stati trattati con doppia antiaggregazione (ac. acetil salicilico 75 mg + ticlopidina 250 mg bid o clopidogrel 75 mg) per i primi 2 mesi e con sola aspirina fino a 6 mesi. RISULTATI: tutti i pazienti sono stati sottoposti a controllo con ECO transesofageo (TEE) ad un mese dalla procedura. è stato rilevato un solo caso di trombosi a partenza dal perno metallico del device (dispositivo impiantato Cardia Atriasept 25mm per chiusura POF) sul versante atriale sinistro (Fig.1). Trattato con warfarin per 5 mesi (in associazione con ac. acetil-salicilico), al controllo ECO TEE eseguito a due e a quattro mesi dal primo si osservava progressiva riduzione del trombo fino a totale risoluzione (Fig 2). Il paziente non ha avuto complicanze cliniche, prosegue terapia con aspirina per polimorfismo dei fattori II e V di Leiden. CONCLUSIONI: anche in una piccola casistica di pazienti e nonostante l’utilizzo di dispositivi di ultima generazione è ancora possibile riscontrare casi di formazioni trombotiche su device interatriali. Questo dato conferma ulteriormente l’indicazione a controllo TEE ad una mese dalla procedura. 04 INSUFFICIENZA MITRALICA ISCHEMICA LIEVE: NUOVE EVIDENZE G. Novo, P. Spatafora, N. Manzullo, F. Castellano, R. Di Miceli, M. Pugliesi, M. Fiore, V. Bonomo, K. Fattouch, S. Novo Division of Cardiology University of Palermo Gvm Care and Research, Maria Eleonora Hospital, Palermo Background: Una frequente complicanza dell’infarto del miocardio è l’insufficienza mitralica. Essa può essere legata al rimodellamento del ventricolo sinistro che altera la geometria valvolare impedendo una corretta coaptazione dei lembi mitralici, in questo caso il rigurgito è di tipo funzionale. È noto che il vizio valvolare di grado severo o moderato è un fattore prognostico negativo nei pazienti con cardiopatia ischemica, poche sono invece le informazioni riguardo il grado lieve. Obiettivo del nostro studio è stato valutare l’impatto dell’insufficienza mitralica ischemica lieve (ERO > 10 mm² e < 20 mm²) sull’outcome dei pazienti con pregresso infarto. Metodi: Sono stati arruolati 88 pazienti con storia di infarto del miocardio, 44 con insufficienza mitralica ischemica e 44 senza, appaiati per età e frazione d’eiezione. Tutti sono stati sottoposti ad anamnesi, esame obiettivo, esame ecocardiografico e coronarografia. Il follow-up, che è durato in media 3±0,6 anni, è stato eseguito sottoponendo nuovamente i casi e i controlli a visita cardiologica completa ed i casi ad ulteriore valutazione ecocardiografica. Sono stati considerati eventi avversi al follow up: la morte cardiaca, il reinfarto l’ospedalizzazione per CHF, l’insorgenza di fibrillazione atriale e la rivascolarizzazione tramite PCI o BAC. Risultati: Dai dati raccolti al follow-up, è emerso che le seguenti variabili presentavano una relazione statisticamente significativa con l’insorgenza di eventi avversi totali: insufficienza mitralica (p=0,0330); classe NYHA III o IV (p=0,0002) e FE (p=0,0106). Una relazione statisticamente significativa con la variabile IM era presente anche con l’evento fibrillazione atriale (FA) (p=0,0027) e con l’evento Rivascolarizzazione (p=0,0444); ai limiti della significatività si poneva invece l’ospedalizzazione (p=0,0817). All’analisi multivariata FE (p=0,0385) e insufficienza mitralica (p=0,0277) sono risultate le variabili indipendentemente associate agli eventi totali Costruendo le curve ROC, infine, si è identificato il valore di ERO=13 mm² come il più sensibile e specifico nel predire l’insorgenza di eventi. Conclusioni: L’insufficienza mitralica ischemica anche lieve è un fattore prognostico negativo nei pazienti con cardiopatia ischemica.

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05 MASSE SU ELETTROCATETERI IN PAZIENTI SENZA SEGNI SISTEMICI INFETTIVI M. Giorgi, P.G. Golzio, A.L. Fanelli, M. Vinci, E. Pelissero, G. Alunni, M. Andriani, C. Grasso, P. Sbarra, M. Morello, W. Grosso Marra, C. Budano, E. Gallo, F. Gaita, S. Marra Cardiologia 2, Azienda Ospedaliera Città della Salute, Torino BACKGROUND. Il riscontro ecocardiografico di masse su un elettrocateteri (EC) in pazienti portatori di PM/ICD con sepsi fa porre diagnosi di endocardite. Tuttavia, se il Paziente (Pt) ha solo segni locali di infezione o se è asintomatico, non è noto che significato abbia. Potrebbe trattarsi di un reperto molto comune anche nella popolazione generale dei portatori di device, ma non riscontrato per il bias di selezione nell’esecuzione dell’ecocardiogramma transesofageo (TE). SCOPO DEL LAVORO. Valutare la prevalenza di masse su EC in una popolazione di Pts asintomatici, senza segni clinici di infezione, paragonandola a quella dei Pts sottoposti ad intervento di estrazione con indicazione infettiva locale. MATERIALI E METODI. Abbiamo effettuato uno studio di prevalenza, sottoponendo ad Ecocardiogramma TransEsofageo (ETE) Pts portatori di device in follow-up presso le Cardiologie della Città della Salute e della Scienza di Torino, senza evidenza clinico-anamnestica di infezione. I controlli positivi sono stati rappresentati dai Pts consecutivi sottoposti ad intervento di estrazione percutanea degli elettrocateteri con indicazione infettiva locale, tutti valutati con ETE prima della procedura. Abbiamo confrontato la prevalenza di masse su elettrocateteri nei due gruppi. RISULTATI. Abbiamo studiato due popolazioni di 50 Pts, omogenee per età (p 0,249), sesso (p 0,513), tipo di dispositivo (PM/ ICD 0,070, CRT/nonCRT 0,308) e durata dell’impianto (p 0,509). Le popolazioni sono inoltre risultate confrontabili per caratteristiche cliniche e comorbilità (IRC, diabete, dialisi, BPCO, CAD, valvulopatie, FA, epatopatia, storia di ischemia cerebrale, neoplasie attive, con p >0,05 per ogni caratteristica). La prevalenza di masse su EC è risultata: 4% nei Pts senza evidenza clinico-anamnestica di infezione e 40% nei Pts con indicazione infettiva locale sottoposti ad estrazione (p 0.000). CONCLUSIONI. Nei Pts asintomatici, l’incidenza di masse su EC è risultata significativamente più bassa rispetto ai Pts senza sepsi e con segni locali di infezione: questo ci porta ad escludere che le masse siano da ricollegare al bias di selezione dei pazienti nell’esecuzione dell’ETE. Anche in Pts asintomatici esistono masse su EC: potrebbe trattarsi di masse non infettive, di infezioni silenti o pregresse. Il dovere etico di impostare terapia antibiotica e anticoagulante in questi Pts, la bassa numerosità del campione e il breve follow up, non ci permettono di rispondere. Rimaniamo in attesa di risultati su casistiche più ampie per definire prevalenza e significato delle masse su EC in questa popolazione.

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would seem reasonable to try to identify patients more accurately before implantation. Left atrial (LA) dimension has been proposed as a powerful outcome predictor in patients with heart disease. SCOPO DELLO STUDIO: The aim of this study is to prospectively assess the predictive value of LA for selecting CRT responders. MATERIALI E METODI. 52 consecutive patients with refractory HF, sinus rhythm and left bundle branch block were enrolled in the study and planned for CRT implantation. Clinical and echocardiographic evaluation were performed before CRT implantation and after 6 months. Three LA volumes indexed to body surface area (iLAV) were computed to evaluate the LA complexity: maximal LAV at ventricular end-systole where LA size is maximal (iLAVmax), LAV just before atrial systole (iLAVpre), and minimal LAV after atrial systole (iLAVpost). CRT responders were defined as those who presented a reduction of >10% in LVESVi at 6-month follow-up. RISULTATI. Responders (63%) and nonresponders (37%) had similar baseline clinical characteristics and pre-implantation LV volumes. However, baseline LA volumes were significantly associated with the extent of LV reverse remodeling: in particular, baseline iLAVmax was remarkably lower in responders than in nonresponders (50.2±14.1 ml/m2 vs 65.8±15.7 ml/ m2, p=0.001)(Fig. 1). CONCLUSIONI. Patients with small iLAV results as better responders to CRT than larger one. iLAVmax is an independent predictor for LV reverse remodeling and allows to indentify best candidates for CRT

06 INDEXED MAXIMAL LEFT ATRIAL VOLUME PREDICTS RESPONSE TO CARDIAC RESYNCHRONIZATION THERAPY A. Malagoli¹, L. Rossi¹, MF. Piepoli¹, F. Franchi², V. Malavasi², E. Casali², G. Rusticali¹, Gq. Villani¹ ¹Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Guglielmo Da Saliceto, Piacenza ²Dipartimento di Cardiologia, Azienda Policlinico, Università di Modena e Reggio Emilia, Modena BACKGROUND: Cardiac resynchronization therapy (CRT) has shown morbidity and mortality benefits in patients with drugresistant advanced congestive heart failure (HF). Since about one-third of the patients did not appear to respond to CRT, it

07 PERCUTANEOUS CLOSURE OF ATRIAL SEPTAL DEFECT IN ADULTS: LONG-TERM CLINICAL OUTCOME AND EFFECTS ON AORTIC AND MITRAL VALVE FUNCTION A. Pullara1, M. Giorgi2, P. Scacciatella2, F. Orzan1, M. Morello1, G. Ferraro2, M. Marchetti1, L. Biasco1, F. Gaita1, S. Marra2 1 Cardiologia Universitaria, Azienda Città della Salute, Ospedale Molinette, Torino, 2Cardiologia Ospedaliera, Azienda Città della Salute, Ospedale Molinette, Torino Aim. To determine the long term clinical outcome of atrial septal defect (ASD) percutaneous closure in adult patients and to evaluate the 12-months effects of the device on aortic and mitral valve function. Methods. 110 consecutive patients underwent to ASD closure in our Institution over a thirteen years period. A yearly clinical follow up was conducted and any adverse event was recorded. In a 55 patients echocardiographic cohort, the aortic

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and mitral regurgitation rates were recorded baseline and at 12 months. No significant differences were identified between the overall and the echocardiographic cohort. Results. Mean age was 50,9±17 years (range18-80), 75% of patients were female. Mean ASD echocardiographic dimensions were 17,6±6,2 mm (range 5-36). A small device (10 to 15 mm) was used in 12% of patients, a medium device (16 to 25 mm) in 61% of patients, a large device (26 to 40 mm) in 26% of patients. Procedural success was obtained in 98% (2 device embolizations, 1 percutaneously and 1 surgically retrieved). On a mean clinical follow up of 60,1±34,8 months (range 6-167), mortality rate was 2%, 2% of patients were surgically treated for an incomplete defect closure, no case of thrombosis, endocarditis or erosion was detected. The atrial fibrillation rate was 14%. The Kaplan-Meier analysis showed an event-free survival at 120 months of 91,1%. The aortic regurgitation rate was 11% baseline (11% mild, 0% moderate , 0% severe) and 18% at 12 months (16,3% mild, 1,8 % moderate, 0%severe), p=NS. The mitral regurgitation rate was 44% baseline (40% mild, 4% moderate, 0% severe) and 47% at 12 months (43,6% mild, 4% moderate, 0%severe), p=NS. Conclusions. Transcatheter ASD closure is a safe procedure with satisfactory long term clinical outcomes. The ASD device does not significantly affect aortic and mitral valve function.

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08 IMPACT OF THE ANATOMICAL AND CLINICAL FEATURES ON PERSISTENT SHUNT AFTER PERCUTANEOUS CLOSURE OF PATENT FORAMEN OVALE M. Giorgi, P. Scacciatella, G. Alunni, A. Pullara, I. Meynet, P. Cerrato, S. Marra Cardiologia 2, Neurologia, Città della Salute Molinette, Torino Purpose. Transcatheter patent foramen ovale (PFO) closure in patients with cryptogenic stroke is a widespread and accepted procedure; incomplete closure is frequent despite optimal positioning of the device. Our aims were to determine the anatomical and clinical features predicting the persistence of shunt after the closure. Methods. 139 patients underwent PFO closure in our center; contrast trans-esophageal echocardiography (TEE) was performed at baseline and 6 months after the procedure; persistent shunt was defined as the passage of >20 bubbles from the right atrium leftward. Results. At 6-months TEE, 9 patients 6.5% had significant residual shunt; 3 of them required repeated closure (1 percutaneous and 2 surgical). At the univariate analysis, the only factor predicting shunt persistence was the initial sizing of the fossa ovalis (p = 0.009); this correlation was confirmed (p=0.01) at the logistic regression, in a model including device size (p=0.6), atrial septum aneurysm (p=0.4), indication for closure (p=0.5), age (p=0.2) and the severity of basal shunt (p=0.07). Conclusions. The width of the defect is a strong independent predictor of residual shunting after PFO closure, and it is thus an additional high risk factor to be considered while evaluating patients for closure.

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rabile di falsi positivi. Tuttavia, possedere una stima indiretta di pressione sistolica polmonare può porre l’accento su una condizione epidemiologicamente rilevante per reparti non cardiologici. SCOPO DEL LAVORO. Valutare l’incidenza di incremento della pressione sistolica polmonare nei pazienti ricoverati in reparti internistici del nostro ospedale e le caratteristiche cliniche di tali pazienti tramite l’esecuzione di un ECO Doppler da parte dei tecnici di ecocardiografia. MATERIALI E METODI. Nel periodo compreso tra giugno e settembre 2012, 570 pazienti ricoverati in reparti non cardiologici sono stati sottoposti a ECO dal tecnico di ecocardiografia con ecografo portatile secondo un minimal data set concordato con gli ecocardiografisti dell’ambulatorio centrale. Sono stati selezionati i pazienti aventi una velocità del flusso transtricuspidalico ≥3 m/s e sono stati raccolti i dati anamnestici relativi alle patologie eziologicamente correlate. RISULTATI. Nel periodo in esame 139 pazienti (24.4%) presentavano un flusso transtricuspidalico ≥3 m/s. L’età media era 76±11 anni, il 64% erano femmine. Il 45.4% dei pazienti presentava patologia disventilatoria (BPCO 81.0%, interstiziopatia 14%, altro 5%), il 50.3% interessamento del cuore sinistro (cardiomiopatia 54.3%, patologia valvolare 45,7%); inoltre, patologia reumatica nel 5%, epatopatia cronica nel 9.4% e tromboembolia polmonare nel 6.5%. Circa un terzo dei pazienti (31,7%) presentava almeno due copatologie e la PAPs incrementava progressivamente con il numero di copatologie (p=0.01 tra gruppi). Venti pazienti presentavano una patologia polmonare isolata e 34 pazienti una cardiaca isolata; tra questi due gruppi non abbiamo registrato una differenza statisticamente significativa in termini di TAPSE, PAPs, grado dell’insufficienza tricuspidalica e dimensioni medio-laterali del ventricolo destro. è rilevante come nel 16.5% dei casi l’ipertensione polmonare stimata all’ECO rimaneva di causa ignota (78% di sesso femminile, età 75±15 anni) ma con PAPs di minor entità rispetto ai pazienti con comorbidità (40.5±5 vs 47±10 mmHg, p<0.0001). CONCLUSIONI. L’ECO nei reparti non cardiologici è ormai considerato un esame insostituibile per la gestione del paziente anziano e con numerose comorbidità. Circa 1 paziente su 4 presenta il sospetto di ipertensione polmonare; la raccolta sempre più sistematica di tale reperto è possibile per la diffusione della figura del sonographer che esegue esami ECO completi al letto del malato. Sarà utile nel futuro verificare l’importanza di questa informazione per il medico curante nell’impostare una terapia più appropriata e nel perseguire un iter diagnostico più mirato.

SESSIONE 3

L’ECOCARDIOGRAFIA NELLE SINDROMI INTERNISTICHE 01 DETECTION OF LEFT VENTRICULAR LONGITUDINAL DYSFUNCTION IN PATIENTS WITH DIABETES MELLITUS DESPITE NORMAL EJECTION FRACTION, STRATIFIED BY BMI: A SPECKLE TRACKING ECHOCARDIOGRAPHY STUDY L. Conte1, I. Fabiani1, R. Liga1, V. Barletta1, C. Cucco1, C. Giannini1, M. De Filippi2, C. Bianchi2, V. Di Bello1 1 Dipartimento Cardio-Toracico, Ospedale di Cisanello, Università di Pisa, Pisa, 2Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo, Ospedale di Cisanello, Università di Pisa, Pisa Background. Diabetes mellitus (DM) and obesity, creating a left ventricular volumetric overload, could be responsible of further damage on left ventricular function. Aim of this study was to demonstrate the effect of BMI on left ventricular function in diabetic patients, selected in absence of cardiovascular complications and with normal ejection fraction. Methods. We have evaluated 70 stable diabetics patients (mean age: 61 +/- 7 yrs; 40% females; HB1Ac: 7,2+/- 0,8; duration DM: 10 +/- 9,1 yrs) and 12 healthy controls (HC) (40% females; mean age: 58,4+/- 10 yrs.; BMI: 22+/-1). We have stratified diabetic patients in three subgroups according to BMI (A: BMI <25; B: >25 <30; C: >30 Kg/mq). The following parameters were evaluated by conventional two dimensional (2D) echocardiography (GE VIVID 7) and TDI imaging: left ventricular dimensions (LVIDd; PWTd; IVSd), Left Ventricular Volumes (LVV), Ejection Fraction (EF) (by biplane Simpson’s method), Left Ventricular Mass (by ASE formula), peak mitral annular velocity at septal and lateral levels (Sm and Sl). Global longitudinal strain (GLS) was obtained by Speckle tracking imaging method using Echopac 10 software. Results. Group A, B and C are comparable for diabetes duration and HB1Ac level. The EF was similar in the three groups (A: 62 +/-6%; B: 63 +/- 5%; C: 63 +/- 4%), while it was significantly higher in A compared to control group (HC: 57 +/- 4 vs 62 +/-7 yrs. p=0,03). LVM indexed for height was significantly higher in C in comparison with HC ( 45+/-8 g/m2.7 vs. 38+/-5 g/m2.7; p<0.01). The stroke volume index (SVI) was significantly lower in C vs A (C: 34 +/- 7ml/m2; A: 43 +/ 7ml/m2; p=0,01). GLS was significantly lower in diabetics, but the significance was reached in the comparison between group C and HC (HC: 21 +/- 1,2%; C: 18+/-2,1%; p<0,006). Conclusions. In patients with not complicated Diabetes, the presence of first degree obesity plays an incremental role in adversely affecting the left ventricular function and remodeling. The evaluation of GLS by Speckle Tracking echocardiography is useful and respect to conventional echocardiographic methods, such as the EF and the TDI, is more sensitive in identifying the early LV dysfunction.

03 UN INSIDIOSO CASO DI MASSA INTRACARDIACA S.Gambetti, G.Labanti, S.Urbinati U.O. Cardiologia Ospedale Bellaria, Bologna Caso clinico: Presentiamo il caso di una donna di 54 anni, fumatrice, con un’anamnesi sostanzialmente negativa. Un giorno, trovandosi alla guida dell’auto, presenta un episodio di diplopia persistito per circa un’ora. Recatasi in PS viene sottoposta a TC encefalo, risultata negativa. Agli esami ematici si riscontra lieve leucocitosi (GB 11.470/mmc). ECG: ritmo sinusale, nei limiti. Visita oculistica: nella norma. Ecocardiogramma TT: “massa rotondeggiante” adesa al lembo anteriore mitralico. Successivamente viene eseguito ecocardiogramma TE che conferma la presenza di una massa rotondeggiante calcifica adesa al versante ventricolare del LAM e consente di apprezzare una massa meno ecodensa, non calcifica ed a margini friabili sul versante atriale, con insufficienza valvolare moderata. La RMN cardiaca mostra una formazione solida rotondeggiante

02 INCREMENTO DELLA PRESSIONE SISTOLICA POLMONARE NEI REPARTI NON CARDIOLOGICI: INCIDENZA E CARATTERISTICHE CLINICHE DEI PAZIENTI. UNA FOTOGRAFIA SCATTATA DAI TECNICI DI ECOCARDIOGRAFIA F. Spanò, D. Cassani, I. Trolese, B. De Chiara, G. Santambrogio, O. Belli, F. Musca, L. Vicario, P. Vallerio, M. Alloni, A. Moreo, C. Giannattasio Centro di Ecocardiografia Clinica, S.C. Cardiologia IV, Dipartimento Cardiotoracovascolare A. De Gasperis, A.O. Ospedale Niguarda Università di Milano-Bicocca, Milano BACKGROUND. è noto come sia difficile stimare la reale incidenza di ipertensione polmonare quando si utilizzi l’ecocardiografia (ECO) Doppler per la presenza di un numero non trascu-

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di 8 x 9 mm a margini irregolari adesa al versante ventricolare del LAM e all’apparato sottovalvolare con enhancement contrastografico tardivo sulla superficie e porzione centrale scarsamente vascolarizzata, compatibile con fibroelastoma; è inoltre visibile un’area di ritardato wash out del gadolinio al segmento inferiore medio del ventricolo sinistro compatibile con necrosi miocardica suggestiva per piccolo infarto embolico. Nel sospetto di fibroelastoma e visto il precedente TIA la paziente viene operata e la valvola mitrale viene sostituita con protesi meccanica. La diagnosi anatomo-patologica rivelerà un’endocardite trombotica abatterica della valvola mitrale con alterazioni degenerative dei lembi valvolari costituite da displasia, fibrosi e noduli necrotico-calcifici. A posteriori vengono valorizzati alcuni aspetti clinici (acrocianosi periferica, fenomeno di Raynaud, artralgie alle mani) che conducono ad una diagnosi di sclerodermia con positività per gli anticorpi anti-PL. La diagnosi finale è quella di endocardite di Libman Sacks. Discussione: il caso presenta alcune peculiarità. La diagnosi risulta insidiosa perchè la paziente inizialmente non aveva un’anamnesi nota di malattia reumatologica che avrebbe potuto far sospettare un’endocardite abatterica, ma presentava una clinica sfumata che è stata valorizzata solo a posteriori. Inoltre all’ecocardiogramma la massa era costituita da porzioni con aspetto molto diverso per ecogenicità, forma, localizzazione e mobilità. In aggiunta la RMN cardiaca, per quanto di valore limitato nella valutazione di masse piccole e mobili, poneva erroneamente il sospetto di fibroleastoma.

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04 EARLY DIASTOLIC AND SYSTOLIC DYSFUNCTION DESPITE NORMAL EJECTION FRACTION IN PATIENTS WITH DIABETES MELLITUS- IN SEARCH OF THE MISSING LINK L. Conte1, I. Fabiani1, R. Liga1, V. Barletta1, C. Cucco1, C. Giannini1, M. De Filippi2, C. Bianchi2, M.G. Delle Donne1, V. Di Bello1 1 Dipartimento Cardio-Toracico, Ospedale di Cisanello, Università di Pisa, Pisa, 2Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo,Ospedale di Cisanello, Università di Pisa, Pisa Background. Previous data usually show an early diastolic impairment of ventricular function in the presence of a normal ejection fraction. Aim of this study was to demonstrate the effect of diabetes on left ventricular systolic and diastolic functional parameters. Methods. We have evaluated 69 stable asymptomatic diabetics patients (D) (mean age: 62 +/- 8 yrs; 40% females; HB1Ac: 7,2+/0,8; duration DM: 10 +/- 8 yrs) and 22 healthy controls (N) (40% females; mean age: 59,6+/- 9,1 yrs). The following parameters were evaluated by conventional two dimensional (2D) echocardiography (GE VIVID 7) and Doppler imaging: left ventricular dimensions (LVIDd; PWTd; IVSd), Left Ventricular Volumes (LVV), Left atrial volume, Ejection Fraction (EF) (by Biplane Simpson’s method), Left Ventricular Mass (by ASE formula), mitral inflow velocities (E, A, E/A, decT), peak mitral diastolic annular velocity at septal and lateral levels (E’, a’m and E’,a’l). Global longitudinal strain (GLS) was obtained off-line by Speckle tracking imaging method using Echopac 10 software. Results. Diabetics and controls showed similar EF values (N: 61% +/- 4 vs D: 63 +/-5; p=0,8) and Left atrial volume (N: 55,9+/16 vs D:56,5 +/-14; p= 0.79). LVM indexed for height was significantly higher in Diabetics in comparison with controls (N: 41 +/-6 g/m2.7 vs D: 46 +/-10 g/m2.7; p<0.02) .In diabetic patients mitral inflow velocities showed a pattern of impaired relaxation (N: E/A 1,10 +/- 0.1; D: 0,7 +/-0,1; p < 0,0001; decTime N: 190 +/30 msec; D: 205+/-0,9 msec p<0,02) and reduced PW-TDI mitral annulus proto-diastolic velocities (E’lat N: 11,8+/- 3,1 ; D: 9,0 +/-2; p<0,0001; E’lat/a’lat N: 1,2 +/-0,4 vs D: 0,8+/-0,3; p<0.0001). E/E’ was significatively lower in controls (N: 6,20 +/-1,2 vs D: 8,6+/-3,0; p<0,002). Radial strain was lower in diabetics patients although not significatively as well as circumferential strain. Only GLS was significantly lower in diabetics (N: -20,7 +/- 1,5%; D: -18,3+/-2,1%; p<0,01). Conclusions. In not complicated, asymptomatic Diabetes patients diastolic dysfunction is usually the earlier sign of diabetic cardiomyopathy. Conventional echocardiographic methods showed usually a normal EF, thus creating the wrong conception of a pure diastolic Heart Failure. In spite of this GLS by Speckle Tracking echocardiography shows an early systolic functional impairment.

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02 Endocardite batterica su valvola aortica bicuspide complicata da ascesso para-aortico in giovane donna alla trentaduesima settimana di gestazione C. Maceroni1, G. Gizzi1, G. Fiore1, A. Cosenza1, M.C. Di Saverio1, B. Iadanza Lanzaro1, D. Fabiani2, M. Penco1, C. Napoletano2 1 Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare Università degli Studi de L’Aquila, 2Dipartimento Cuore e Vasi - U.O. Complessa Cardiologia - O.C. G. Mazzini Teramo Donna di 34 anni, portatrice di valvola aortica bicuspide veniva trasferita, da altro presidio ospedaliero, nella nostra U.O. di Rianimazione cardiochirurgica, per quadro clinico di sub-edema polmonare insorto circa una settimana dopo parto cesareo pretermine (32° settimana) resosi necessario per la persistenza, da alcuni giorni, di stato febbrile associato a dispnea ingravescente. Il quadro laboratoristico era caratterizzato da elevati indici di flogosi e da leucocitosi neutrofila. L’ecocardiogramma transtoracico, eseguito in urgenza nella struttura di provenienza, evidenziava vegetazioni a carico delle semilunari aortiche, prolasso della cuspide coronarica destra con insufficienza valvolare di grado moderato e aneurisma del seno di Valsalva non coronarico, insufficienza mitralica di grado moderato e lieve versamento pericardico. L’ecocardiogramma transesofageo documentava vasto ascesso para-aortico esteso posteriormente alla valvola aortica e aneurisma del tessuto fibroso intervalvolare mitro-aortico. Si avviava trattamento antibiotico con Vancomicina, Penicillina e Gentamicina. L’ Rx torace evidenziava la presenza di versamento pleurico nel seno costo-frenico di destra. La TC torace confermava le alterazioni anatomopatologiche finora descritte. Data la gravità del quadro clinico-strumentale la paziente veniva sottoposta, in emergenza, ad intervento cardiochirurgico durante il quale si riscontrava pericardite fibrino-purulenta; dopo aspirazione del pus e disinfezione del cavo pericardico si procedeva a rimozione della valvola aortica e toilette dell’anulus, a riparazione della continuità mitro-aortica con punti rinforzati con patch di pericardio e ad impianto di protesi meccaniche in sede mitralica e aortica. La paziente tornava a fine intervento in rianimazione cardiochirurgica in sedazione completa. In relazione al riscontro di alta attività endotossinica GRAM– all’emocoltura si procedeva a trattamento di purificazione del sangue da sepsi con Toramixin. Al fine di avere una precisa valutazione delle strutture anatomiche post-intervento si eseguiva ecocardiogramma transesofageo con sonda 3D che permetteva di descrivere, a nostro parere con buoni vantaggi rispetto al 2D, la presenza di voluminosa cavitá para-aortica (esito di ascesso) parzialmente sepimentata comunicante tramite piccola soluzione di continuo con il tratto di efflusso del ventricolo sinistro, assenza di importanti ripercussioni emodinamiche conseguenti a tale condizione anatomica, il perfetto funzionamento delle protesi meccaniche St. Jude n. 25 in posizione mitralica e St. Jude n. 19 in posizione aortica. La paziente dopo 8 giorni di degenza in Rianimazione e 15 nella Divisione di Cardiochirurgia é stata dimessa in buone condizioni generali ed emodinamiche.

SESSIONE 4

LE CARDIOPATIE FLOGISTICHE/INFETTIVE 01 PROGNOSI DELLE MIOPERICARDITI E PERIMIOCARDITIS. RISULTATI DI UNO STUDIO PROSPETTICO MULTICENTRICO ITALIANO M. Imazio, A. Brucato, A. Barbieri, F. Ferroni, F. Bonomi, F. Mantovani, A. Chinaglia, P. Di Corato, R. Lugli, P. Valenti, G. Della Casa, R. Belli Cardiologia Ospedale Maria Vittoria, Torino, Medicina Interna, Ospedali Riuniti Bergamo, Cardiologia Policlinico di Modena, Modena Premessa: La prognosi delle miopericarditi/perimiocarditi è poco nota e dati recentemente pubblicati hanno presentato risultati contrastanti. Scopo di questo lavoro è quello di valutare la prognosi di queste sindromi infiammatorie miopericardiche in uno studio prospettico multicentrico. Metodi: Sono stati valutati prospetticamente 486 pazienti (età media 39 anni, range 18-83, 300 uomini) con pericardite acuta o sindrome infiammatoria miopericardica (miopericardite/perimiocardite) da Gennaio 2007 a Dicembre 2011. L’eziologia è stata idiopatica nel 85% dei casi, autoimmune (collagenopatia o sindrome da lesione pericardica) nel 11% dei casi e d infettiva nel 5% dei casi. I pazienti sono stati arruolati in 3 centri urbani di riferimento per le patologie in oggetto (Ospedale Maria Vittoria, Torino, Ospedali Riuniti, Bergamo ed il Policlinico di Modena). La diagnosi di pericardite acuta è stata basata sulle presenza di almeno 2 di 4 criteri clinici (dolore toracico “pericarditico”, presenza di sfregamenti pericardici, sopraslivellamento diffuso del tratto ST o sottoslivellamento del tratto PR e la presenza di versamento pericardico). Un coinvolgimento infiammatorio miocardico è stato sospettato in presenza di un’elevazione della troponina e/o evidenza di nuova disfunzione ventricolare all’ecocardiografia e confermato per mezzo di esame di risonanza magnetica cardiaca. Una diagnosi di miopericardite è stata fatta nei casi con pericardite con coinvolgimento miocarditico senza segni di disfunzione ventricolare (frazione d’eiezione conservata ed assenza di alterazioni delle cinesi), La diagnosi di perimiocardite è invece stata formulata per i casi con pericardite, coinvolgimento miocarditico e disfunzione ventricolare. Risultati: Dopo un follow-up medio di 36 mesi (range 6-66 mesi) la normalizzazione della funzione ventricolare è stata registrata nel 90% dei casi con miopericardite/perimiocardite. Non sono state registrate morti né evoluzione verso lo scompenso cardiaco o la disfunzione ventricolare sx sintomatica. Le recidive sono state complicazioni più comuni nei pazienti con pericardite acuta (32%) che in quelli con miopericardite (11%) o perimiocardite (12%; p<0.001). All’analisi multivariata, il versamento pericardico alla presentazione (HR 2.2) e la terapia corticosteroidea (HR 6.7) sono risultati fattori di rischio per la comparsa di recidive. Conclusioni: La prognosi delle sindromi infiammatorie miopericardiche è benigna. A differenza delle sindromi coronariche acute, l’elevazione della troponina non è un marker prognostico negativo in queste patologie.

03 LEFT VENTRICULAR-AORTIC DISCONTINUITY COMPLICATING PROSTHETIC VALVE ENDOCARDITIS C.A. Greco, A. Scotto Di Quacquaro, G.P. Floris, M. Pano, G. Scrascia, D. Rocco, M. Cazzato, A. Leggittimo, G. Centonze, S. Zaccaria U.O.C. Cardiochirurgia, Ospedale V. Fazzi, Lecce A 51 years old male, who underwent few months before aor-

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tic valve replacement with implantation of a bioprosthesis, was referred to our Hospital for suspected myocardial ischemia. Coronary angiography and arteriography showed a normal coronary pattern, an enlargement of the aortic root, and a partial detachment of the bioprosthesis with associated severe aortic regurgitation. The transesophageal echocardiography confirmed the angiographic diagnosis showing as well several endocarditic vegetations and perianular abscess. Therefore the Patient was transferred to the OR for emergent surgery. The intraoperative findings, surprisingly, showed a complete detachment of the aortic root from the left ventricular output tract (LVOT) caused by a circumferential perianular abscess, while the prosthetic aortic valve was detached for 2/3 of the circumference. After an accurate surgical toilette, the LVOT-Aorta continuity was restored using interrupted Ti-cron “U” stitches reinforced with Teflon pledgets and a bileaflet mechanical prosthesis was successfully implanted. The postoperative was uneventful and patient was discharged on XVth postoperative day. Six months later echocardiography showed normal prosthetic velocities and leaflets movements. Prosthetic valve endocarditis is commonly present within the sewing ring of the valve. However some patients are seen late in the course of the disease or have endocarditis due to a particularly virulent and invasive organism. Spread of the infection from the sewing ring to the adjacent annulus induces abscess formation and prosthetic dehiscence. The extension of the valve infection to the aortic root with the formation of annular abscesses, intracardiac fistulas and false aneurysms produces extensive tissue destruction up to determine discontinuity between the left ventricle and aorta. Although debridement and primary suture closure of a small aortic root abscess is possible in conjunction with valve replacement, larger abscesses associated with loss of annular fibrous tissue provide a more difficult management problem, as the remaining tissue is not suitable for suture placement. In conclusion left ventricular-aortic discontinuity is a rare complication of endocarditis and difficult to diagnose. It should be considered for perioperative risk evaluation in case of large prosthetic detachment and periannular aortic abscess because it is a serious complication of endocarditis burdened by a high failure rate.

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molto varia: il coinvolgimento cardiaco (EC) isolato è evenienza molto rara con evidenza di cisti idatidee soltanto nello 0.5%-2%. Più frequente il coinvolgimento del ventricolo sinistro (VS), eccezionale l’interessamento del setto interventricolare. SCOPO DEL LAVORO: l’ecocardiografia (ETT) rappresenta presidio diagnostico di 1° scelta in caso di sospetto clinico di cisti idatidee intra o para cardiache, la tomografia (TC) e la risonanza magnetica cardiache (RMC) possono aggiungere numerose informazioni anatomo-funzionali: riportiamo 2 casi di EC con diversa presentazione clinica e prognostica, esclusivamente cardiaca. RISULTATI: descrizione di 2 casi clinici. Caso n.1: paziente (p) donna di 35 anni immigrata dal Marocco, con anamnesi di astenia e sincopi negli ultimi mesi. All’ECG anomalie diffuse della ripolarizzazione ventricolare in sede anteriore. L’ETT evidenzia una massa cistica polilobata inglobata all’interno della parete laterale del VS; l’esame transesofageo (ETE) conferma assenza di invasione endocavitaria. Una TC ed una RMC confermano la diagnosi e l’assenza di altre localizzazioni: alla luce della storia clinica e della sede critica delle cisti, la p è stata sottoposta ad intervento chirurgico: venivano estirpate le cisti figlie e la membrana pericistica. Successivo benessere a 5 anni di distanza con resezione completa delle lesioni al follow up clinico e strumentale. Caso n. 2: p donna di 67 anni italiana, affetta da ipertensione arteriosa: all’ECG severa ipertrofia ventricolare sinistra, BAV1° con PQ 440 msec. All’ETT riscontro di VS con ipertrofia concentrica asimmetrica per la presenza di una formazione rotondeggiante fibro-calcifica di diametro 4,0 X 3,5 cm, sotto la valvola mitralica e vicino al tratto di efflusso del VS, determinante lieve ostruzione al flusso mitralico anterogrado, insufficienza mitralica moderata, ipertensione polmonare moderata-severa. La TC conferma la presenza della formazione intramiocardica a livello del setto interventricolare basale posteriore e della parete inferiore basale del VS di morfologia ovalare, causante lo spostamento del piano mitralico verso il centro della cavità VS, e risultante in una riduzione dell’area valvolare mitralica. L’analisi RMC del segnale, ha suggerito la presenza al suo interno di un liquido con sostanze in soluzione ad elevata suscettibilità magnetica con potenziamento sottile alla periferia della massa dopo soluzione di contrasto, e potenziamento a margini sfumati a carico della parete anteriore media del VS di tipo transmurale. La p (classe NYHA 2-3) considerata la sede critica della lesione è in follow-up clinico e strumentale CONCLUSIONI: i due casi clinici presentati dimostrano che l’EC isolata, seppur rara e con diagnosi spesso occasionale e casuale, può presentarsi con diversi quadri clinici e di imaging: l’ETT è esame fondamentale nella diagnosi di 1° livello, la TC e la RMC aggiungono ulteriori informazioni sulle caratteristiche delle cisti e sulle eventuali localizzazioni non cardiache, ausilio prezioso per soluzioni chirurgiche o per il follow up clinico.

04 imaging ed ecchinococcosi cardiaca: descrizione di due casi clinici a differente presentazione esclusivamente cardiologica C.Andreoli1, D. Bovelli2, P. Chiocchi1, C. Poltronieri2, M. Principi3 1 SC di Cardiologia PO di Foligno, Foligno, 2SC di Cardiologia AO Terni, 3 SC di Radiologia AO Terni, Terni BACKGROUND: la presentazione clinica della ecchinococcosi è

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02 DIAGNOSI COMPLESSA DI ANEURISMI CORONARICI: RUOLO DELL’IMAGING MULTIMODALE G. Demicheli1, C. Cavozza1, A. Audo1, G. Camporini1, M. Serra1, A.M.Costante2, S. Ghidella2, G. Pistis2, D. Mercogliano1 1 Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera Alessandria, Alessandria, 2 Cardiologia Azienda Ospedaliera Alessandria, Alessandria Un paziente maschio di 70 anni è stato inviato per consulenza presso il nostro Dipartimento in merito al riscontro di massa paracardiaca/mediastinica di ndd evidenziata alla TC torace. Le indagini strumentali effettuate hanno evidenziato i seguenti reperti : -Ecocardiogramma: presenza di due strutture ecoprive di aspetto cistico con più chiara visualizzazione di quella di destra che determinava compressione e deformazione delle sezioni destre. (Fig.1) -Coronarografia: l’albero coronarico appariva incompleto per la dispersione a partire da 2 cm circa dopo il tronco comune e dopo l’ostio della coronaria destra del mezzo di contrasto in due enormi dilatazioni coronariche che non permettevano la progressione dello stesso nella parte periferica dei rami impedendone la visualizzazione. Per una miglior definizione dell’albero coronarico al fine di una eventuale strategia chirurgica il paziente è stato sottoposto ad angioTC coronarica 64-slides in fase arteriosa tardiva che ha mostrato dettagliatamente l’anatomia dei vasi permettendo di definire la fattibilità della rivascolarizzazione chirurgica.(Fig.2, 3). è stato inoltre eseguito, in fase perioperatoria, ecocardiogramma transesofageo 3D che ha permesso di evidenziare ulteriori caratteristiche anatomiche, morfologiche e funzionali per ottimizzare la strategia chirurgica (Fig.4) Le immagini 3D hanno mostrato con precisione i rapporti tra le varie strutture cardiache ed evidenziato la bassa velocità di flusso e le apposizioni trombotiche all’interno degli aneurismi. Il paziente è stato sottoposto con successo ad intervento di rivascolarizzazione miocardica utilizzando una tecnica innovativa pianificata in base alle multiple informazioni ottenute dall’approccio diagnostico con imaging multimodale.

SESSIONE 9 - I parte
Topics trasversali 01 LA VELOCITÀ DI FLUSSO CORONARICO È IN GRADO DI PREDIRE LA PRESENZA DI STENOSI CORONARICHE (DALLO STUDIO MULTICENTRICO APRES) E. Grolla1, N. Gaibazzi2, F. Pigazzani2, P. Faggiano3, Gf. Mureddu4, S. Carerj5, C. Bussadori6, A. Moreo7, C. Giannattasio8, F. Rigo1 1 Divisione Cardiologia Ospedale dell’Angelo, Mestre (VE) 2 Dipartimento Cardiologia Ospedale di Parma, Parma 3 Dipartimento Cardiologia Spedali Civili e Università, Brescia 4 Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Ospedale S.Giovanni Addolorata, Roma 5 Divisione Cardiologia e Università degli Studi di Messina, Messina 6 Divisione Cardiologia Pediatrica, S. Donato Milanese, Milano 7 IV Divisione Cardiologia, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano 8 Università degli Studi Milano-Bicocca, Milano BACKGROUND. L’aumento della velocità di flusso a riposo della coronaria discendente anteriore (DA) misurata in un punto sembra correlare con la riduzione dell’area del vaso in quel tratto e quindi con la presenza di stenosi coronariche. SCOPO DEL LAVORO. Studiare l’ipotesi che la valutazione noninvasiva della velocità di flusso sul tratto distale della DA, misurata a riposo con metodo Doppler durante ecocardiogramma transtoracico, oltre che risultare ampiamente fattibile, sia predittiva della presenza di stenosi coronariche ostruttive determinate alla coronarografia (CNG). MATERIALI E METODI. Sono stati arruolati prospetticamente 405 pazienti con indicazione clinica alla CNG, senza storia di eventi cardiaci ischemici o precedente rivascolarizzazione. Sono stati sottoposti ad esame obiettivo, stratificazione del rischio con il Framingham Risk Score (FRS), doppler carotideo ed ecocardiogramma transtoracico, includendo il campionamento del tratto distale della DA sotto guida color-Doppler, quando fattibile. Dopo la CNG sono stati divisi in un gruppo con coronarie normali o con stenosi <50% (G0, N=165), e un gruppo con almeno una stenosi >50% (G1, N=240). RISULTATI. I pazienti del primo gruppo erano più anziani (67±10 vs 64±10.5yrs, p<.01), più frequentemente affetti da ipertensione arteriosa (80.26% vs 66.26%, p <.01) e diabete mellito (33.48% vs 18.40%, p<.001), con più alto FRS (17±11 vs 11±8, p<.0001). La velocità nel tratto distale della DA è stata misurabile in 344 dei 405 pazienti arruolati (85%), 143 nel gruppo G0 e 201 nel gruppo G1. La velocità media nel gruppo G0 era 36±9 cm/sec rispetto a 48±32 cm/ sec nel gruppo G1 (p=0.017). La velocità sulla DA distale rimaneva significativamente correlata alla presenza di stenosi coronarica >50% anche dopo correzione dei dati con il FRS (OR=1.030, 95%CI 1.009-1.05, p<0.01). Inoltre, selezionando il gruppo di pazienti con malattia della DA o del tronco comune, il valore predittivo positivo di una velocità > 60 cm/sec risultava 93.5%. CONCLUSIONI. La valutazione Doppler della velocità di flusso a riposo sulla DA è altamente fattibile, ed è utile nel predire la presenza di stenosi coronariche ostruttive alla CNG; è particolarmente significativo il suo valore predittivo positivo nell’individuare stenosi della DA o del tronco comune. Perciò lo screening della velocità di flusso distale della DA, è proponibile come analisi integrata per lo screening della cardiopatia ischemica con ecocardiografia, a prescindere dal rischio generico del paziente.

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03 IL VALORE PREDETTIVO DELLE CALCIFICAZIONI CARDIACHE ALL’ECOCARDIOGRAMMA TRANSTORACICO NELLA PREDIZIONE DI CORONAROPATIA 1 G. Faden, 2Gaibazzi, 3F. Rigo, 4G.F. Mureddu, 5A. Moreo, 1N. Berlinghieri, 6C. Bussadori, 7R. Facchetti, 7F. Cesana, 5F. Musca, 8A. Paini, 9M. Mohammed, 5,7C. Giannattasio, 1P. Faggiano, A Nome dei Collaboratori Studio APRES 1 Cardiologia, Spedali Civili di Brescia, Brescia, 2Cardiologia, Ospedale di Parma, Parma, 3Cardiologia, Ospedale Dell’Angelo, Venezia-Mestre, 4 Cardiologia, Ospedale San Giovanni Addolorata, Roma, 5Cardiologia IV, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano, 6U.O. di Cardiologia, Policlinico San Donato, Milano, 7 Università Milano-Bicocca, Milano, 8Clinica Medica, Università e Spedali Civili di Brescia, 9Cardiologia, Università di Messina, Messina Background: Numerosi studi hanno mostrato una buona associazione tra il riscontro ecocardiografico di depositi di calcio a livello della valvola aortica e/o dell’apparato valvolare mitralico (annulus, lembi, muscoli papillary) o di un significativo ispessimento delle pareti dell’aorta ascendente ed eventi cardiovascolari su base aterosclerotica. Scopo dello studio: Scopo dello studio è stato quello di indagare il valore delle calcificazioni cardiache nella predizione di coronaropatia (CAD) in un’ampia casistica di pazienti sottoposti a studio angiografico (CA). Metodi: Sono stati arruolati 405 pazienti con indicazione clinico-strumentale a CA, in assenza di storia di infarto miocardico e/o pregressa rivascolarizzazione miocardica. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a valutazione clinica, esami ematochimici, stratificazione del rischio cardiovascolare mediante algoritmo di Framingham (FRS) ed ecocardiogramma transtoracico con particolare attenzione alla valutazione semiquantitativa della presenza ed entità di calcificazioni della valvola aortica e dell’apparato valvolare mitralico e di ispessimento delle pareti dell’aorta ascendente mediante calcolo di uno score numerico (variabile da 0 a 8) . Dopo essere stati sottoposti a CA i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi, G1 (n= 164) e G2 (n=238) in base all’assenza o presenza di CAD (definita come presenza nell’albero coronarico di almeno una stenosi ≥ 50%). Risultati: I pazienti con CAD erano più anziani (67±10 vs 64±10.5 aa media +DS, p<.01) e presentavano una maggior incidenza di ipertensione arteriosa (80.26% vs 66.26%, p < .01) e diabete mellito (33.48% vs 18.40%, p<.001). Inoltre tali pazienti presentavano valori più elevati di FRS (17±11 vs 11±8, p<.0001) e di calcium score (2.55 ± 1.86 vs 1.51 ± 1.44, p <.0001). Non sono state rilevate differenze statisticamente significative fra i due gruppi per quanto riguarda la presenza di dislipidemia (70.26% vs 60.74% p= NS), familiarità cardiovascolare (56.71% vs 50.0% p= NS) e fumo di sigaretta (25.97% vs 32.72% p= NS). L’analisi delle curve ROC ha evidenziato un valore statisticamente significativo del calcium score,sia da solo che combinato con il FRS, nella determinazione di CAD (AUC 0.67 and 0.69, p< .05). Inoltre valori più elevati di calcium score risultavano associati a coronaropatia multi-vasale (p <.0001). Conclusioni: I nostri dati sottolineano l’importanza della ricerca di depositi di calcio a livello delle strutture intracardiache, mediante ecocardiografia transtoracica. La valutazione semiquantitativa di tali depositi è un parametro non invasivo e facilmente ottenibile che correla in maniera significativa con la presenza di CAD e con la sua estensione.

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04 RISCONTRO DI STENOSI AORTICA SOPRAVALVOLARE DURANTE GRAVIDANZA A.M. Costante2, G. Demicheli1, S. Ghidella2, F. Provera2, C. Cavozza1, A. Audo1, E. Rovetta3, G. Pistis2, D. Mercogliano1 1 Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera Alessandria, Alessandria, 2 Cardiologia Azienda Ospedaliera Alessandria, Alessandria, 3Ostetricia e Ginecologia, Azienda Ospedaliera Alessandria, Alessandria La stenosi aortica sopravalvolare è una rara cardiopatia congenita con un’incidenza, valutata in diversi studi, che va dallo 0,2‰ al 6‰. Scarsissimi sono i dati in letteratura di questa patologia in relazione alla gravidanza. è stata richiesta una consulenza presso il nostro dipartimento (cardio- toraco -vascolare) per una paziente di 23 anni alla 32 esima settimana di gravidanza, alla quale è stato riscontrato soffio sistolico alla visita di controllo. L’ECG mostrava: ritmo sinusale 80 bpm, ipertrofia ventricolare sinistra. è stato effettuato ecocardiogramma transtoracico che ha evidenziato: stenosi sopravalvolare aortica 1 cm al di sopra della giunzione sino tubulare che riduce il diametro sino a 15 mm, con gradienti di 133 max - 97 medio mmHg. Bulbo ed aorta ascendente di normali dimensioni nei restanti tratti. Ventricolo sn ipertrofico, lievemente dilatato, con funzione sistolica globale conservata e diastole pseudonormale. Atrio sn dilato. Lievissima insufficienza mitralica ed insufficienza aortica. Sezioni dx e pressioni polmonari normali. (Fig 1) Alla valutazione cardiochirurgica si decide di monitorare la paziente dal punto di vista emodinamico (pressione arteriosa) e clinico (sintomatologia soggettiva) cercando di portarla a termine della gravidanza. Viene programmato parto assistito (cesareo) con anestesia epidurale e con stand by cardiochirurgico per la gestione di eventuali complicanze cardiache. Il parto ha avuto decorso regolare e la paziente è rimasta asintomatica. La paziente è stata inserita in lista operatoria per la correzione della cardiopatia congenita.

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SESSIONE 9 - II parte
Topics trasversali 01 STUDIO NON INVASIVO DELL’EMODINAMICA CARDIACA: EFFETTI DELLA RIDUZIONE ACUTA DI VOLUME A. Milan1 , E. Avenatti1, E. Della Valle1 , A. Fabbri1 , S. Abram1 , M. Chiarlo1, G. Bruno1, I. Losano1, L. Sabia1, M. Pozzato2, G. Ferrari3, F. Quarello2, F. Aprà3 , F. Veglio1 1 Centro Ipertensione, Divisione di Medicina Interna, Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale Universitario S. Giovanni Battista, Università degli Studi di Torino, Torino, 2Divisione di Nefrologia, Ospedale San Giovanni Bosco, Torino, 3Divisione di Medicina d’Urgenza, Ospedale San Giovanni Bosco, Torino BACKGROUND: La valutazione dello stato volemico risulta centrale nella regolazione della pressione arteriosa e nel trattamento dell’ipertensione. L’ecografia consente una stima non invasiva e a basso costo dello stato volemico. SCOPO DEL LAVORO: Valutare l’effetto della deplezione acuta di volume su parametri ultrasonografici ed individuare tra di essi quelli in grado di predire il grado di sovraccarico volemico del paziente. MATERIALI E METODI: Sono stati valutati ecograficamente 27 pazienti (età media 55.7 ± 12.2 anni) affetti da insufficienza renale (IRC) terminale in trattamento dialitico trisettimanale. Ogni paziente è stato sottoposto ad un esame ecocardiografico completo prima della seduta dialitica, a 90 minuti e al termine della stessa. Sono stati esclusi i pazienti con significativa valvulopatia, riduzione della funzione sistolica o fibrillazione atriale. RISULTATI: I livelli di pressione arteriosa si sono significativamente ridotti nei primi 90 minuti di dialisi (130 ± 20 mmHg vs 126 ± 18 mmHg, p< 0,0001) per poi stabilizzarsi nel prosieguo della seduta dialitica su livelli significativamente ridotti rispetto al baseline (130 ± 28, p 0.02). I volumi del ventricolo sinistro (predialisi vs end dialisi 98 ± 32 vs 82±31 cc, p 0.003) e dell’atrio sinistro ( 28 ± 10cc/m2 vs 21±9 cc/m2 p< 0.001) si sono significativamente ridotti. Dal punto di vista funzionale si è osservata una significativa riduzione della funzione sistolica (FE 61.6 ± 9 vs 58.7±9%) delle velocità di afflusso ventricolare diastolico (i.e. E/A 1.13±0.37 vs 0.87±0.38 p<0.001) e in associato dell’annulus mitralico al TDI (i.e. E’lat 10.6±3 vs 9.4±3 cm/sec p 0.0001) . In merito alla stima del grado di sovraccarico, abbiamo osservato che il lavoro sistolico (R2 0.17 p 0.004) e il diametro telediastolico indicizzato per altezza elevato alla 2.7 (DTD2.7 R 0.19 p 0.002) sono risultati in grado di predire a priori la percentuale di sovraccarico di volume ( p< 0.001). CONCLUSIONI: Pressione arteriosa, morfologia e funzione cardiaca vengono significativamente e consensualmente modificate dalla riduzione acuta di volume. Alcuni parametri ecocardiografici, in particolare lo stroke work e il DTD 2.7 risultano significativamente associati al grado di sovraccarico volemico.

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02 SINDROME DI TAKO-TSUBO ATIPICA PERI-PARTUM DOPO SOMMINISTRAZIONE DI OSSITOCINA: CASO CLINICO M.C. Di Saverio1, B. Iadanza Lanzaro1, G. Fiore1, D. Fabiani2, M.C. Striglioni2, A. Moscianese Santori2, S. Delle Monache2, L. Restauri2, M. Penco1, C. Napoletano2 1 Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi de L’Aquila, 2Dipartimento Cuore e Vasi,U.O. Complessa Cardiologia, O.C. G. Mazzini, Teramo Donna di 29 anni alla quarantunesima settimana di gestazione, dopo 12 ore di travaglio veniva sottoposta a taglio cesareo per difficoltá all’espletamento del parto naturale. Nel periodo prepartum veniva somministrata Ossitocina 15 UI e.v. quale induttore del travaglio. In III giornata post-operatoria si assisteva alla comparsa di malessere generale, riscontro di marcato incremento della pressione arteriosa. Il quadro clinico era sostenuto da tachicardia sinusale in assenza di instabilitá emodinamica. All’ECG si evidenziavano alterazioni della ripolarizzazione ventricolare caratterizzate da onde T alte ed aguzze non presenti nei precedenti tracciati e il quadro laboratoristico era sostenuto da innalzamento degli enzimi di danno miocardico (TpT hs 27 pg/ml, CPK 323 U/l, CK-Mb 5.02 ng/ml) e del pro-BNP (1460 pg/ ml). All’ecocardiogramma si evidenziava ipocinesia del SIV medio-apicale, dell’apice e dei segmenti anteriore medio ed apicale, con risultante lieve riduzione della funzione sistolica globale (FE 45%). Si inizia terapia con Catapresan 150 mg x 2, con solo parziale controllo dei valori tensivi e si eseguiva screening sierologico per i più comuni agenti eziologici della miocardite con esito negativo. La Cardio-RM eseguita in VII giornata confermava la lieve riduzione della funzione sistolica globale (FE 49%) ed individuava aree di ipo-acinesia del setto e della parete anteriore in sede basale e medio-ventricolare. Nelle sequenze dedicate, si individuava edema nei segmenti medio-basali della parete anteriore e del SIV anteriore; non si evidenziavano deficit di perfusione e non si riscontravano zone di late gadolinium enhancement. Il quadro emergente dai dati clinico-strumentali ci induceva a porre diagnosi di forma atipica di Sindrome di TakoTsubo peri-partum. La paziente veniva dimessa in VIII giornata, dopo normalizzazione del pro-BNP, degli indici di miocardionecrosi e della funzione sistolica globale del ventricolo sinistro. Al controllo a una settimana si confermava il parziale recupero della funzione contrattile e al controllo a 2 settimane si assisteva alla completa normalizzazione del quadro ecocardiografico.

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03 DISPNEA POST PARTUM IN DONNA DI COLORE S. Conti, G. Maragoni 1 U.O. Cardiologia, Ospedale di Spoleto, Spoleto (PG) Donna di 37 aa originaria della Repubblica Domenicana a 7 gg da parto gemellare indotto, si presenta per dispnea ormai persistente. Questa dispnea era insorta a poche ore dal parto e si associava a tosse stizzosa. A domicilio era stata iniziata terapia con broncodilatatori e antibiotici nell’ipotesi di genesi flogistica polmonare. All’ingresso in cardiologia la paziente era ortopnoica, SSM 3/6, edemi declivi simmetrici, ipofonesi basale bilaterale maggiore a dx. l’RX Torace mostrava presenza di versamento pleurico bilaterale, congestione vascolare ilare e aumento dei diametri cardiaci. ECG con tachicardia sinusale. L’EGA mostrava un’ipossiemia ipocapnica. Pro-BNP elevato (=1948 pg/ml), lieve anemia ipocromica microcitica, lieve piastrinosi. All’ETT: ventricolo sinistro dilatato (TDVSD=35 mm/m2- VTDVS=80 ml/m2) con FE=50%, pattern diastolico di tipo restrittivo (E/A=3,4 con dec. Time=108 m/s, E/E’=14) AS dilatato (diametro ant-posteriore=53 mm, volume = 54 ml/m2). Rigurgito mitralico centrale come per IM di grado moderato-severo. IT di grado medio con ipertensione polmonare di grado medio (= 47 mmHg). Ad un’anamnesi più approfondita la pz riferiva dispnea con ortopnea notturna dal 5° mese di gravidanza associata ad edemi declivi ed interpretata dal ginecologo come stato nella gravidanza non patologico. Non riferita abitudine tabagica, gestosi, diabete gestazionale o rialzo dei valori pressori. La pz aveva avuto una gravidanza 12 anni prima priva di alcuna complicanza. Nella diagnosi differenziale dobbiamo considerare una valvulopatia mitralica organica con insufficienza preesistente, una cardiomiopatia dilatativa primitiva o una cardiomiopatia peripartum. L’anamnesi raccolta ed i reperti strumentali ci orientano verso l’ipotesi di una cardiomiopatia peripartum; è stata perciò intrapresa terapia con betabloccante ( carvedilolo 6,25 mg x2), spironolattone 50 mg e furosemide 25 mg x2/die con notevole beneficio clinico fino a scomparsa della sintomatologia. Un controllo ETT a 40 giorni dalla dimissione ha mostrato un ventricolo sinistro di normali dimensioni (TDVSD=51 mm) con FE=60%. AS con diametro antero-posteriore=35 mm. Normale funzione diastolica. Lieve jet di rigurgito mitralico. La paziente è ancora in trattamento con betabloccanti. Il decorso clinico con la restitutio dei reperti eco ci hanno confermato l’ipotesi iniziale di cardiomiopatia peripartum.

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PREMIO DE CASTRO
01 SELEZIONE DEI PAZIENTI PER MITRACLIP: CONFRONTO TESTA A TESTA TRA ECOCARDIOGRAFIA TRANSTORACICA E TRANSESOFAGEA 2D E 3D F. Maffessanti, P. Gripari, G. Tamborini, M. Muratori, C.Ferrari, S. Ghulam Ali, L. Fusini, A. Bartorelli, F. Alamanni, M. Pepi Centro Cardiologico Monzino I.r.c.c.s., Milano Background. Il rigurgito mitralico (MR) è la seconda patologia valvolare per prevalenza in Europa e, sebbene la riparazione chirurgica della valvola mitrale (MV) abbia dimostrato ottimi risultati, circa il 50% dei pazienti (pz) sintomatici con indicazione chirurgica vengono esclusi per la presenza di comordibità e altri fattori di rischio. La riparazione percutanea con sistema MitraClip si sta rivelando una valida opzione in questi pz e la selezione si basa su un esame ecocardiografico transesofageo (TEE) 2D mirato alla valutazione anatomo-funzionale di MV. Scopo del lavoro. Obiettivi dello studio: 1) confrontare l’accuratezza di ecocardiografia transtoracica (TTE) vs TEE nella selezione per MitraClip; 2) valutare il valore aggiuntivo della metodica 3D (TTE e TEE) rispetto a quella 2D. Materiali e metodi. 42 pz con MR moderato-severo o severo, non idonei a procedura di riparazione chirurgica e candidati a MitraClip (Tabella 1), sono stati sottoposti a esame TTE e TEE (2D e 3D). I parametri specifici di idoneità anatomica sono stati confrontati, appaiati per metodica, e l’accuratezza di TTE nella selezione del pz rapportata a TEE. Risultati. Le misure (fattibilità 100% sia TEE che TTE) e i risultati dell’analisi sono riportati in Tabella 2. TTE ha dimostrato un’ottima concordanza con TEE, con intervalli di confidenza nell’ordine del 10%, eccetto che per l’area planimetrica 2D (intervallo di confidenza, CI=±2.5cm2) e per lo spessore dei lembi, sistematicamente sovrastimati all’esame TTE (bias: 0.7mm anteriore e 0.8mm posteriore, CI=±3mm). 15 pz (36%) sono stati giudicati non idonei alla procedura, senza differenza (p=0.23) tra MR organico (45%) e funzionale (27%). Nei rimanenti 27 pz, la procedura ha avuto esito positivo: MR residuo < moderato, gradiente diastolico medio 3.93±2.06 mmHg. TTE ha dimostrato accuratezza 83%, con alto potere predittivo positivo (96%) e sufficiente negativo (63%), a causa del bias nella stima dello spessore dei lembi. La metodica 3D ha consentito, oltre all’accurata identificazione del meccanismo di RM, un migliore allineamento con il piano di misura. In particolare l’area valvolare, sovrastimata (p<0.01) da TEE (6.5±1.2cm2) rispetto a TTE (5.5±1.2cm2) a causa dell’allineamento problematico, ha mostrato un’ottima concordanza intrametodica al 3D (TTE=5.4±1.0cm2 vs TTE=5.4±1.0cm2,p=0.34). L’analisi di riproducibilità interoperatore ha evidenziato intervalli di confidenza nelle misure nell’ordine del 10% del valore assoluto, simili tra TTE e TEE, oltre a una variabilità inferiore del 3D rispetto al 2D, sia TTE che TEE. Conclusioni. TTE ha dimostrato una buona accuratezza nella valutazione di idoneità per MitraClip, con un elevato potere nell’identificazione dei candidati idonei alla procedura di MitraClip utilizzando i medesimi criteri utilizzati per TEE. Le tecniche 3D hanno dimostrato, oltre al noto ruolo intraprocedurale, un ruolo fondamentale nell’a valutazione di MV, in particolare nella quantificazione dei parametri morfologici. TTE si candida come imaging di prima linea per la valutazione dei pazienti candidati MitraClip, consentendo di ampliare lo screening e creare network di riferimento per i centri di impianto.

02 VALUTAZIONE DELLA RIGIDITÀ ARTERIOSA CAROTIDEA IN PAZIENTI CON STENOSI VALVOLARE AORTICA MODERATA E SEVERA S.H. Weisz1,2; J. Magne1; R. Dulgheru1; P. Caso2; L.A. Piérard1; P. Lancellotti1 1 University of Liège Hospital, GIGA Cardiovascular Sciences, Heart Valve Clinic, Department of Cardiology, CHU Sart-Tilman, Liège, Belgium, 2 Cardiology, Department of Cardiology, Monaldi Hospital, Napoli BACKGROUND: Negli ultimi anni, l’importanza della relazione valvulo-arteriosa nella valutazione della stenosi aortica (SA) è cresciuta notevolmente. SCOPO DEL LAVORO: L’obiettivo del nostro studio è stato quello di investigare la relazione che esiste tra la rigidità arteriosa carotidea e la pressione ventricolare sinistra, i livelli plasmatici di brain natriuretic peptide (BNP) e i sintomi nella SA. MATERIALI E METODI: Cinquantatre pazienti (età: 75±10 anni; 51% maschi) con SA almeno moderata (area valvolare aortica ≤1.5 cm2) e preservata frazione d’eiezione del ventricolo sinistro (≥50%) sono stati sottoposti ad ecocardiogramma, con valutazione concomitante della rigidità arteriosa carotidea. Il β index carotideo era automaticamente misurato dai diametri arteriosi carotidei e dalla pressione arteriosa sistemica mediante la seguente formula: β index = ln (Ps/Pd) / [(Ds-Dd) / Dd], dove Ps e Pd sono rispettivamente la pressione arteriosa sistolica e diastolica misurate a livello dell’arteria brachiale, e Ds e Dd sono i diametri massimo e minimo dell’arteria carotide comune di destra. RISULTATI: Nella nostra popolazione, il β index carotideo era più elevato nelle donne rispetto agli uomini (14.1±5.0 vs 11.0±3.9, p = 0.02) e significativamente correlato con l’età (r = 0.52, p = <0.0001), la body surface area (r = -0.32, p = 0.02), la pressione arteriosa diastolica (r = -0.28, p = 0.046), la pulse pressure (r = 0.38,

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p = 0.006) e la compliance arteriosa sistemica (r = -0.44, p = 0.001). Inoltre, il β index carotideo è risultato essere correlato in modo significativo con il rapporto E/e’ (r = 0.48, p = <0.0001) e il BNP plasmatico (r = 0.37, p = 0.011). Nell’analisi di regressione multivariata, il β index carotideo è risultato essere un predittore indipendente del rapporto E/e’ (β = 20.45 ± 4.36, p = < 0.0001) e dei livelli di BNP (β = 0.88 ± 0.36, p = 0.02). Inoltre, il β index carotideo era significativamente più elevato nei pazienti sintomatici rispetto ai pazienti asintomatici (14.87 ± 4.64 vs 11.34 ± 4.37, p = 0.009) e nei pazienti in classe New York Heart Association (NYHA) III, rispetto ai pazienti in classe NYHA I (15.94 ± 4.68 vs 10.88 ± 3.01, p = 0.008). Dopo la correzione per l’età e il sesso, il β index carotideo restava significativamente associato con i sintomi (OR = 1.18 (1.03-1.36), p = 0.017). CONCLUSIONI: Nei pazienti con SA moderata e severa e preservata FE, la presenza di un’aumentata rigidità arteriosa carotidea, valutata mediante β index carotideo, è associata in modo indipendente ad elevate pressioni di riempimento ventricolari sinistre, elevati livelli di BNP e sintomi.

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obtained by physical examination alone and followed by the VScan were assessed. Results: The main consultation motives were: dyspnea (22%), chest pain (25%) arrhythmias (19%), shock (4%), syncope (5%), before surgery cardiologic evaluation (25%). The scanning time with the VScan was 178 +/- 80 seconds. Its use after physical examination led to diagnosis in 90 patients (69%) and to an additional 25 patients (19%) being released from the outpatient clinic. After physical examination followed by VScan assessment only 30 patients (23%) were sent to the echocardiography lab for further examination. The VScan modified the decision of whether to send a patient to the echocardiograpy lab, with referral determined by the VScan in 15 patients (11%) and no referral determined by the Vscan in 40 patients (30%) Conclusions: The VScan utilization caused a negligible increase in the duration of consultations. It showed incremental value over physical examination, increasing the number of diagnoses, reducing the use of unnecessary routine echocardiography and determining a large number of releases from the outpatient clinic.

03 USEFULNESS OF HAND-HELD ECHOCARDIOGRAPHY (VSCAN, GE) IN BEDSIDE OUTPATIENTS CARDIOLOGY CONSULTATIONS IN ADDITION TO PHYSICAL EXAMINATION: PRELIMINARY RESULTS FROM A MULTICENTRIC ITALIAN STUDY V. Di Bello1, L. Conte1, A. Posteraro2, F. Antonini Canterin3, E. Mariotti4, A. Alberti5, S. Severino6, P.Caso6, S.Lacarrubba7, G. La Canna8 1 University of Pisa, Pisa, 2San Giovanni Evangelista Hospital, Tivoli (RM), 3Santa Maria degli Angeli Hospital, Department of Cardiology, Pordenone, 4San Salvatore Hospital, Pesaro, 5Ospedale Niguarda, Milano, 6 Monaldi Hospital, Napoli, 7Villa Sofia-Cervello, Palermo, 8San Raffaele Hospital (IRCCS), Milan Background: While patient history taking and physical examination remain the cornerstones of patient evaluation in clinical practice, there has been a decline in the accuracy of the latter. Hand-Held echocardiographic devices have recently been introduced and could potentially improve the diagnostic accuracy of clinical examination. Aims: The aim of this study was to assess the usefulness of a new miniaturized echocardiographic system to perform bedside echocardiography in initial outpatient cardiology consultations, in addition to physical examination. Methods: One hundred thirty patients, referred for initial cardiology outpatient consultations, were studied in 6 Cardiologic Centers in Italy. Each patient was submitted to physical examination followed by VScan (GE Healthcare) assessment. Scanning time, the number of examinations with abnormal results after physical examination and the VScan, and the information

04 ECHOCARDIOGRAPHIC DETERMINANTS OF ACUTE MAJOR COMPLICATIONS IN PATIENTS WITH TAKO-TSUBO CARDIOMYOPATHY R. Citro1,2 ; F.Rigo3; A. D’Andrea4; Q. Ciampi5; C. Zito8; G. Provenza6; R. Giudice7; A.U. Cavallo7; D. Bovelli9; F. Antonini-Canterin10; F. Piscione7; E. Bossone2; J. Salerno-Uriarte1. 1 Department of Heart Sciences, Circolo Hospital and Macchi Foundation, University of Insubria,Varese, 2Heart Department, University Hospital San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Salerno, 3Department of Cardiology, Dell’Angelo Hospital, Mestre, 4Department of Cardiology, Second University of Naples, Naples, 5Department of Cardiology, Fatebenefratelli Hospital, Benevento, 6Division of Cardiology, Civic Hospital, Villa d’Agri, Potenza, 7Department of Medicine and Surgery, University of Salerno, Salerno, 8Division of Cardiology, University of Messina, Messina, 9Division of Cardiology, S. Maria Hospital, Terni, 10 Division of Cardiology, S. Maria degli Angeli Hospital, Pordenone Background: Despite good long-term prognosis acute heart failure and cardiogenic shock are the most frequent life-threatening complications during the acute phase in TTC patients. Aim of the study is to determine clinical and echocardiographic correlates of major complications due to hemodynamic instability and in-hospital mortality in a large cohort of tako-tsubo cardiomyopathy (TTC) patients. Methods: The study population consisted of 227 patients (mean age 66.2 ± 12.2 years; female 90.3%) enrolled in the Takotsubo Italian Network, undergoing transthoracic two-dimensional echocardiography at the time of hospital admission and at follow-up (range 4-6 weeks). Patients with and without major complications such as acute heart failure, cardiogenic shock and death were compared. Results: Major complications occurred in 59 patients (25.9%). Elderly patients aged ≥ 75 years (42.4 vs 23.8%, p 0.011), left ventricular (LV) ejection fraction (35.1 ± 5.9 vs 38.4 ± 4.6%, p <0.001), wall motion score index (1.95 ± 0.26 vs 1.78 ± 0.24, p <0.001), E/e’ ratio (13.5 ± 4.3 vs 9.9 ± 3.3, p <0.001), left ventricular outflow tract obstruction (23.7 vs 8.9% , p = 0.006), pulmonary artery systolic pressure (47.4 ± 12.3 vs 38.0 ± 9.2 mmHg, p <0.001), right ventricular involvement (28.8 vs 9.5%, p <0.001), and moderate to severe mitral regurgitation (49.1 vs 11.9%, p < 0.001) were significantly different between the two groups and associated to adverse events. At multivariate analysis only LV ejection fraction (HR 0.91; 95%CI: 0.88-0.94; p < 0.001), moderate to severe mitral regurgitation (HR 5.25; 95%CI: 2.06-13.38; p = 0.001), E/e’

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ratio (HR 1.15; 95%CI: 1.05-1.25; p = 0.002) and age > 75 yy (HR 2.53; 95%CI: 1.032-6.23; p = 0.043) were independent correlates of major complications. Conclusions: Echocardiography provides a main contribution in early identification of TTC patients at higher risk of hemodynamic instability and in-hospital mortality requiring appropriate management and therapy.

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05 Calcium score versuS analisi della CINETICA DURANTE ECOSTRESS PER predire il rischio di eventi cardiaci P. Faggiano1, G. Faden1, L. Albertini2, C.Reverberi2, N. Gaibazzi2 1 Cardiologia, Spedali Civili di Brescia, Brescia, 2Cardiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Parma BACKGROUND: L’analisi della presenza di calcificazioni cardiache, valutato come calcium-score semi-quantitativo utilizzando l’ecocardiografia (valvola mitralica e apparato sottovalvolare, valvola aortica e aorta ascendente) ha già dimostrato una correlazione con il calcium score coronarico misurato alla TAC e, infine, con la diagnosi di coronaropatia ostruttiva. SCOPO DEL LAVORO: Rimane a tuttoggi da dimostrare l’eventuale capacità ed accuratezza del calcium-score ultrasonografico di stratificare la prognosi a lungo termine, in particolare per la capacità di stratificare futuri eventi “hard”, definiti come infarto del miocardio o mortalità totale. Non è inoltre noto se e come il calcium score ecografico possa relazionarsi con la presenza di alterazioni della cinetica inducibili durante ecostress, come metodo alternativo o sinergico nella stratificazione del rischio cardiaco. MATERIALI E METODI: Dopo aver escluso i pazienti con pregressi eventi coronarici, o rivascolarizzati in modo percutaneo o chirurgico, abbiamo selezionato una coorte di pazienti consecutivamente sottoposti ad ecostress tra il 2008 e il 2010, di cui era noto il follow-up degli eventi cardiaci fino a Dicembre 2012. Abbiamo analizzato retrospettivamente e calcolato il calciumscore cardiaco (consensus di 2 readers), secondo un modello a punti già precedentemente riportato in letteratura, utilizzando le immagini 2D standard, apicali e parasternali, acquisite al momento dell’esecuzione di ecostress farmacologico con contrasto; tale score semi-quantitativo prevede un punteggio tra 0 (nessuna calcificazione) e 8 (calcificazioni severe e diffuse). Riportiamo i dati preliminari dell’analisi sui primi 298 pazienti inclusi in questo studio retrospettivo. Abbiamo utilizzato la Cox regression analysis per identificare i parametri predittivi di eventi (infarto del miocardio e mortalità totale) tra i classici fattori clinici di rischio per coronaropatia, il Calcium score e l’analisi della cinetica miocardica durante ecostress farmacologico con Dipiridamolo (0.84mg/kg/6min). RISULTATI: L’età media dei 298 pazienti analizzati è 66 ±11 aa e 56% sono di sesso maschile; il follow-up medio è di 1152±380 giorni e gli eventi hard sono stati 31. La curca ROC del calcium-score ha dimostrato che il miglior cut-off per predire gli eventi suddetti è ≥1 punto con AUC=0.655, sensibilità 64% e specificità 67%. L’analisi multivariata ha dimostrato che gli unici 3 parametri a rimanere significativamente predittivi erano: l’età (HR 1,07 95%CI 1,02-1,11), il calcium-score ≥1 (HR 3,48 95%CI 1,18-10,23) e le alterazioni inducibili della cinetica durante ecostress (HR 3,07 95%CI 1,50-6,26). CONLUSIONI: La misurazione del calcium-score durante ecocardiografia standard non solo è predittiva di eventi cardiaci maggiori, ma la sua accuratezza si mostra simile a quella dell’analisi della cinetica durante ecostress.

06 Interstitial lung edema endurance athletes: an ultrasound study A.I. Corciu1, R.M. Bruno 2, M. Passera2, A. Vezzoli 3 , M. Comassi4, E. Picano2 , L. Pratali 2 1 Dipartimento CardioToracico e Vascolare, Università di Pisa, Pisa, 2 Istituto di Fisiologia Clinica, CNR Pisa, Pisa, 3IBFM-CNR, Milano, 4 Dipartimento di Medicina Interna, Università di Pisa, Pisa Background and aim: The interstitial lung edema was shown after strenuous exercise at sea level. Aim of this study was to investigate if the interstitial lung edema is present in different endurance activities performed by amateur and elite athletes. Methods: We enrolled 71 athletes (age 42.8 ±7.6 yrs, 59 males): 17 Ironman (IR), 13 Half-Iroman (HIR), 27 marathon runners (M), 14 100-Km elite runners. All the subjects underwent pulse oxymetry (02 Sat), echocardiography (LV function, RV function, systolic pulmonary pressure (sPAP), cardiac output (CO) and lung ultrasound for interstitial lung edema (B Lines), before and immediately after race. The total Body water (TBW) was estimated by standard Body Composition Analysis. Sodium (Na) and osmolality (Osm) was evaluated. Results: The mean time for IR was 12.5 ± hrs, HIR 6± 0.6 hrs, M 4.9 ± 1,2 hrs, 100 Km 8± 1 hrs. The 02 Sat decreased after the race (rest 98±1 vs post 96±2 %, p<0.0001). The LV systolic and diastolic function were normal and similar between groups (EF post 63±7 %, E/e’ 6±1). The sPAP not increased after the exercise (post:17±3 mmHg) but the CO was higher (rest 4.1±1.6 vs post 5.4±1.5 l/min, p<0.0001). The B lines increased after the race (rest 1,8(0-3) vs peak 15,4(5-19), p<0.0001) in all groups of athletes (figure). The TBW was similar to the rest (post 44.5±6 Kg) and Na and Osm increased after competition (Na rest: 140±2, peak 142±5 mEq/l, p=0.03; rest Osm 298±4 vs post 307±10 mEq/l, p<0.0001). The B Lines correlated with the CO post race (r=0,3, p=0.02) and with E/e’ (r=0.3, p=0.02). Conclusions: The interstitial lung edema after exercise was present and related to the increase of CO and the diastolic function, but not related to the grade of training, the time of exercise the 02 Sat and the status of hydration.

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cardiovascolare. Ci sono tuttavia pochi dati in letteratura sull’associazione tra AU e aterosclerosi e rigidità arteriosa a livello carotideo. Metodi: Sono stati studiati 364 pazienti asintomatici di età inferiore ai 60 anni afferiti al nostro centro di Cardiologia Preventiva per uno screening dei fattori di rischio. Nessun paziente era affetto da coronaropatia nota. Lo spessore intimamedia (IMT) dell’arteria carotide comune è stato misurato ad 1 cm dalla biforcazione tramite ecografia. è stata definita placca qualsiasi ispessimento focale della parete arteriosa > 1.4 mm. L’indice di stiffness carotidea ( β) è stato misurato tramite un sistema echotracking ad alta risoluzione. L’iperuricemia è stata definita come AU sierico ≥7 mg/dl negli uomini e ≥6 mg/ dl nelle donne. Risultati: L’età media era 47±10 anni; il 45.9% della casistica era formato da uomini. I livelli di AU hanno mostrato una correlazione positiva con l’indice β carotideo (p=.013) e l’IMT (p=.006). La prevalenza dell’iperuricemia è stata il 21.42%. I pazienti con iperuricemia presentavano un IMT più elevato (0.87±0.15 vs 0.82±0.17 mm, p=.04) così come un indice β carotideo più alto (7.2±2.6 vs 6.4±2.2, p=.01). La prevalenza di placche era più alta negli iperuricemici rispetto a chi aveva un AU normale (57% vs 44.2%, p=.006). Analogamente, nel gruppo degli iperuricemici i valori medi di glicemia a digiuno (119.3±35.1 vs 107±32.4, p=.004) e di trigliceridi (207±141 vs 151.4±95.3, p=.000) erano significativamente più alti. I livelli di colesterolo HDL invece erano significativamente più bassi nei pazienti iperuricemici (48.7±13.7 vs 52.3±14, p=.044). Conclusioni: I nostri dati evidenziano che l’iperuricemia, analogamente ad altri fattori di rischio dell’aterosclerosi, è associata in modo significativo all’ aterosclerosi preclinica, in termini sia di IMT che di placche, e alla rigidità arteriosa a livello carotideo.

SESSIONE 5

Imaging nella prevenzione cardiovascolare 01 ASSOCIAZIONE TRA PATTERN DI RIMODELLAMENTO VENTRICOLARE SINISTRO E STIFFNESS CAROTIDEA NEL PAZIENTE IPERTESO A.D. Mateescu, G. Prati, M. Pellegrinet, S. Carerj, C. Zito, O. Vriz, S. La Carrubba, V. Di Bello, G.L. Nicolosi, F. Antonini Canterin Cardiologia Preventiva e Riabilitativa, Dipartimento di Cardiologia Arc, Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli, Pordenone, Settore Operativo Ricerca SIEC Background: Numerosi studi hanno dimostrato che l’aumentata stiffness arteriosa è un predittore di rischio cardiovascolare nei pazienti ipertesi. Non è stato del tutto chiarita l’associazione tra stiffness arteriosa, misurata a livello carotideo, e i pattern di rimodellamento cardiaco in questi pazienti. Metodi: Abbiamo valutato tramite ecocardiografia convenzionale e Doppler tissutale 685 pazienti ipertesi asintomatici (48% maschi), afferiti al nostro per una valutazione del rischio cardiovascolare globale. I pazienti con cardiopatia ischemica nota o valvulopatia più che lieve sono stati esclusi dallo studio. L’indice di stiffness carotidea ( β) è stato misurato tramite un sistema echo-tracking ad alta risoluzione. Lo spessore intima-media (IMT) dell’arteria carotide è stato misurato a 1 cm dalla biforcazione. I pattern di rimodellamento ventricolare sinistro sono stati definiti utilizzando i cut-off di 0.42 per lo spessore relativo di parete e 51 g/m2.7 per la massa. Risultati: La tabella illustra i dati salienti nei 4 gruppi, considerando anche IMT, FE, rapporto E/E’, volume atriale sinistro (AS) indicizzato. All’analisi multivariata, l’indice di stiffness carotidea β era un predittore della massa VS indicizzata, indipendentemente da età e sesso (p<0.001). Anche la circonferenza vita e l’indice di massa corporea si sono dimostrati predittori della massa VS indicizzata (p=0.034 e p<0.001 rispettivamente). Conclusioni: I nostri dati indicano che la stiffenss arteriosa misurata a livello dell’arteria carotide comune è fortemente associata alle alterazioni della geometria VS, indipendentemente da età e sesso. Di conseguenza la misura e il monitoraggio della stiffness carotidea può giocare un ruolo importante della prevenzione del rimodellamento cardiaco.
Pattern Rimodellam. Ipertrofia Ipertrofia P Normale Concentrico Eccentrica Concentrica value Indice β IMT, mm FE % E/E’ Volume AS ml/m2.7 6.9± 2.9 0.90±0.13 61.5±6.5 7.9±2.3 8.3±3.2 7.5±2.7 0.91±0.16 63.3±4.2 8.6±3.0 8.9±2.9 7.2±2.3 0.92±0.17 58.8±6.0 7.4±2.5 11.4±3.5 8.8±3.3 0.97±0.17 61.6±4.8 8.7±2.8 12.4±7.9 <0.001 <0.001 <0.001 0.059 <0.001

03 RIMODELLAMENTO CARDIACO E INSULINORESISTENZA NEI PAZIENTI CON QUADRO DI ”SUPEROBESITÀ” A.D. Mateescu, O. Vriz, S. La Carrubba, V. Di Bello, V. Carerj, C. Zito, B. Marzano, B.A. Popescu, G.L. Nicolosi, F. AntoniniCanterin Cardiologia Preventiva e Riabilitativa, Dipartimento di Cardiologia ARC, Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli, Pordenone, Settore Operativo Ricerca SIEC Presupposto: Numerosi studi hanno dimostrato come l’obesità di classe III, definita come un indice di massa corporea (BMI) ≥40 kg/m2 sia associata a rimodellamento sfavorevole e a disfunzione del ventricolo sinistro (VS). Vi sono tuttavia pochi dati sull’impatto della cosiddetta superobesità (o obesità di grado IV), definita come un BMI ≥50 kg/m2, su struttura e funzione cardiaca. Metodi: abbiamo studiato 148 pazienti (pz) asintomatici (età media 48.5±13.3 anni, 31.1% uomini) con obesità grave (BMI ≥ 40 Kg/m2 ) riferiti presso il nostro Dipartimento di Cardiologia Preventiva per uno screening dei fattori di rischio. I pazienti con nota malattia coronarica o valvulopatia più che moderata sono stati esclusi. Tutti i pazienti sono stati studiati con ecocardiografia convenzionale e Doppler tissutale. L’insulino resistenza è stata misurata tramite l’Homeostasis Model Assessment (HOMA-IR). I pazienti sono stati divisi in due gruppi in funzione del BMI: con obesità di classe III ”semplice” (BMI ≥40 Kg/m2 e <50 kg/m2; N=125) e con superobesità (BMI ≥50 kg/m2; N=23). Risultati: Non sono state rilevate significative differenze per quanto riguarda età, sesso, ipertensione arteriosa e diabete nei due gruppi. I seguenti parametri cardiovascolari

02 RUOLO DELL’IPERURICEMIA SU ATEROSCLEROSI PRECLINICA E RIGIDITÀ VASALE A LIVELLO CAROTIDEO G. Prati, A.D. Mateescu, M. Pellegrinet, V. Di Bello, O. Vriz, S. La Carrubba, C. Zito, S. Carerj, G.L. Nicolosi, F. Antonini Canterin Cardiologia Preventiva e Riabilitativa, Dipartimento di Cardiologia Arc, Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli, Pordenone, Settore Operativo Ricerca SIEC Background: Elevati valori di acido urico sierico (AU) si sono dimostrati importanti predittori di mortalità e morbilità

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erano significativamente più elevati nei pazienti superobesi rispetto a quelli con obesità di classe III: massa VS indicizzata (66.1±15.6 vs 59.9±12.3 g/m2.7, p=.036), diametro telediastolico VS (5.3±0.5 vs 5.0±0.5 cm, p=.003), diametro telesistolico (3.5±0.5 vs 3.2±0.4, p=.013), volume tele diastolico VS indicizzato (34.5±7.5 vs 31.3±5.5 ml/m2.7, p=.017), area atrio sinistro (19.5±3.8 vs 17.0±3.5 cm2, p=.002) e rapporto E/E’ (9.8±3.1 vs 8.2±2.3, p=.008). La frazione d’eiezione del VS e il volume telesistolico indicizzato erano simili nei due gruppi. I superobesi presentavano inoltre valori più elevati di HOMA-IR (9.2±7.6 vs 6.8±4.1, p=.042). Conclusioni: nella nostra serie la superobesità si è dimostrata associata con una maggiore insulino resistenza, con un rimodellamento cardiaco subclinico più sfavorevole e con maggior disfunzione diastolica rispetto alla obesità di classe III. Sono necessari studi prospettici per valutare se questa ulteriore classificazione dell’obesità patologica permetta di stratificare in modo più preciso il rischio cardiovascolare di questi pazienti.

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05 Early vascular changes in subjects with cardiovascular risk factors and normal carotid intima media thickness: an ultrasonographic study M. Mohammed1, C. Zito1, M. Cusma Piccione1, G. Di Bella1, F. Antonini Canterin2, Nm. Taha3, V. Di Bello4 , O. Vriz5, P. Pugliatti1, S. Carerj1 1 Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina, 2Santa Maria degli Angeli Hospital, Department of Cardiology, Pordenone, 3Cardiology Unit Minia University Hospital, Minia, Egypt 4Cisanello Hospital, Department of Cardiac Thoracic and Vascular, Pisa, 5San Antonio Hospital, Ass4, Department of Cardiology, San Daniele del Friuli, (UD) Background. Atherosclerosis clinically occurs when the vascular damage becomes significant. However, several functional alterations in the vessel wall latently develop over the time and are well-recognized prognostic markers. Scopo dello studio. We evaluated the functional changes of carotid arteries with relation to the amount of cardiovascular risk factors (RF) in patients without structural atherosclerotic damage. MATERIALI E METODI. From a series of 260 asymptomatic subjects studied through a carotid ultrasonographic scan for risk stratification, we selected 75 subjects (mean age: 47±8) with normal intima-media thickness (IMT) and without atherosclerotic plaques. In these subjects, local arterial stiffness parameters (Pulse Wave Velocity and β index) were evaluated using an Echo-tracking system. Subjects were divided in 3 age and gender-matched groups: Group 1 including 25 subjects (mean age: 47.8±7.4) without RF, Group 2 including 23 patients (mean age: 45.6±9.3) with 1RF, and Group 3 including 27 patients (mean age: 47.7±7.8) with 2 or more RF. RISULTATI. Mean value of IMT was similar in all groups (p=ns). On the contrary, stiffness parameters progressively increased according to the number of RF (PWV= 5.8±1.1 m/sec, 6.4±1.2 m/sec and 6.7±1.4 m/sec in Group 1, 2 and 3, respectively, p= 0.002; β-index= 7.5±3.4, 8.5±3.2 and 9.5±4.7 in Group 1, 2 and 3, respectively, p=0.047). On multivariate linear regression analysis, PWV and β-index significantly correlated (p= 0.002 and p= 0.048, respectively) with the number of RF even when adjusted for age, gender and current therapy. CONCLUSIONI. In subjects with normal IMT and without plaques, arterial stiffness parameters are significantly related to the number of RF. This information could be relevant for an early stratification of patient risk.

04 RELAZIONE TRA INDICE HOMA, FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE E RIMODELLAMENTO CARDIACO IN PAZIENTI NON DIABETICI M. Pellegrinet, A.D. Mateescu, G. Prati, V. Di Bello, O. Vriz, S. La Carrubba, C. Zito, S. Carerj, G.L. Nicolosi, F. Antonini Canterin Cardiologia Preventiva e Riabilitativa, Dipartimento di Cardiologia Arc, Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli, Pordenone, Settore Operativo Ricerca SIEC Background: L’insulino resistenza (IR) è considerata oggi un importante fattore di rischio cardiovascolare, in particolare nel contesto della sindrome metabolica. Non è del tutto conosciuto, tuttavia, l’impatto dell’insulinoresistenza, quantificata tramite l’Homeostasis Model Assessment (HOMAIR), sul rimodellamento cardiaco nei pazienti non diabetici. Metodi: Abbiamo studiato con ecocardiogramma transtoracico 393 pazienti asintomatici, non diabetici, di età inferiore ai 60 anni, afferiti al nostro centro di Cardiologia Preventiva per uno screening dei fattori di rischio. Nessun paziente era affetto da coronaropatia nota o da vizio valvolare più di lieve. L’insulino resistenza è stata misurata dai livelli ematici di insulina e glucosio a digiuno tramite HOMA-IR. Risultati: L’età media era 54±14; il 37% erano maschi. L’indice di massa corporea medio (BMI) era 35.2±8.3 kg/m2. I maschi presentavano un HOMA-IR significativamente più alto delle femmine (p=.006). Abbiamo inoltre riscontrato una correlazione positiva tra HOMA-IR e BMI (p=.000), frequenza cardiaca (p=.006), glucosio (p=.000), trigliceridi (p=.000) e pressione arteriosa diastolica (p=.001). L’HOMA-IR era invece negativamente correlato con l’HDL-colesterolo (p=.001). L’HOMA-IR era correlato positivamente con la massa del ventricolo sinistro (VS) indicizzata per altezza2.7 (p=.000), il volume telesistolico (p=.002) e telediastolico del VS (p=.000) ed il volume atriale sinistro (AS) indicizzato per altezza2.7 (p=.003). Conclusioni: I nostri dati dimostrano come l’insulino resistenza, misurata tramite indice HOMA-IR, sia associata ad un rimodellamento cardiaco sfavorevole nei soggetti non diabetici asintomatici. L’HOMA-IR può essere un importante marker per identificare precocemente pazienti a rischio di sviluppare patologia cardiovascolare.

06 DISFUNZIONE ENDOTELIALE ED ATEROSCLEROSI SUBCLINICA NELLA SINDROME DI SJOGREN: INTEGRAZIONE TRA METODICHE DIAGNOSTICHE DI IMAGING PER GIUNGERE AD UNA DIAGNOSI PRECOCE L. Gianturco1, M.C. Signorello1, D. Stella1, F. Atzeni2, V. De Gennaro Colonna3, P. Sarzi Puttini2, L. Drago4 , M. Turiel1
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i.r.c.c.s.-Ist. Ortopedico Galeazzi, Servizio di Cardiologia, Università

degli Studi, Milano, 2Sacco University Hospital, U.O. di Reumatologia, Milano, 3Dipartimento di Farmacologia, Università degli Studi, Milano, 4 i.r.c.c.s.-Ist. Ortopedico Galeazzi, Laboratorio Analisi, Università degli Studi, Milano Background: è noto come le malattie autoimmuni siano colpite da un’aterosclerosi accelerata il cui primum movens è la cosiddetta disfunzione endoteliale, processo potenzialmente reversibile laddove prontamente identificato. Scopo del lavoro: scovare nella sindrome di Sjogren (SS) un coinvolgimento cardiovascolare precoce per mezzo di ADMA, riserva di flusso coronarico (RFC), spessore carotideo intima-

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media (cIMT), pulse wave velocity (PWV) ed analisi ecocardiografica mediante tecnica di speckle tracking (STE). Materiali e metodi: lo studio ha arruolato 22 pz con SS (6 M, 16 F; età media 60.14±7.81) senza malattia cardiovascolare documentata e 22 controlli (ctrl) matchati per età e sesso. I soggetti hanno eseguito un ecostress al dipiridamolo con stima della RFC ed un valore<2.5 della stessa è stato considerato come indice di ridotta funzione del circolo coronarico. Abbiamo anche valutato cIMT, arterial stiffness, PWV e livelli plasmatici di ADMA. Infine si è provveduto a ricavare dei dati dall’analisi STE. Risultati: non c’erano differenze significative per quanto concerne la frazione d’eiezione tra pz e ctrl. Sebbene entro i range di normalità i pz avevano una RFC più bassa dei controlli (median 2.70; IQR 2.40-2.90 vs 3.20; IQR 3.06-3.33; p <0.0001), mentre i livelli di ADMA erano significativamente più alti (median 0.81 mM; IQR 0.79-0.85 mM vs 0.54 mM; IQR 0.52-0.58 mM; p< 0.0001). cIMT era simile nei due gruppi (0.60 mm, IQR 060-0.70 mm vs 0.60 mm, IQR 0.50-0.70, p=NS) mentre i valori di PWV erano significativamente più alti nella SS (median 8.8 m/s right and 8.9 m/s left vs 6.86 and 6.89 m/s, p<0.0001). Infine l’analisi mediante STE dimostrava risultati peggiori nei pz sia a livello di strain longitudinale (median 15.28%, IQR 12.3016.20% vs 19.80%, IQR 19.30-20.40%, p<0.0001) che radiale (median 26.00%, IQR 24.26-31.90% vs 31.50%, IQR 28.30-34.50%, p=0.02). Conclusioni: i più alti livelli di ADMA suggeriscono la presenza di disfunzione endoteliale ed aterosclerosi subclinica nei pz affetti da SS, anche con un circolo coronarico preservato. Tale risultato è supportato dai valori di PWV. Pertanto, questi dati preliminari dimostrano che ADMA e PWV possono esser utili markers diagnostici precoci di disfunzione endoteliale che possono guidare i nostri step terapeutici e/o il nostro follow-up di pz con SS.

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07 Relationship between increased arterial stiffness and mild left ventricle diastolic dysfunction in asymptomatic subjects with cardiovascular risk factors M. Mohammed1, C. Zito1, M. Cusma-Piccione1, G. Di Bella1, Nm. Taha2, D. Zagari1, A. Oteri1, A. Quattrone1, I. Boretti1, S. Carerj1 1 Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina, 2Cardiology Unit Minia University Hospital , Minia, Egypt Background. Arterial stiffness (AS) has, recently, gained an increasing importance as additional cardiovascular risk factor but, nevertheless, its impact on clinical outcome has not fully investigated. Scopo dello studio. We aimed to identify whether an increased AS could be an independent determinant of mild left ventricle (LV) diastolic dysfunction in asymptomatic subjects with cardiovascular risk factors (CVRF). MATERIALI E METODI. 140 subjects (mean age= 52±18 years) with CVRF underwent a complete echocardiographic and carotid ultrasonographic examination using a system (Aloka a-10), provided with a software for evaluation of the AS parameters. All the following parameters were calculated: β (arterial stiffness parameter), AI (augmentation index), PWV (pulse wave velocity), AI (arterial compliance) and Ep (elastic modulus). Carotid intima media-thickness (IMT) was also measured. Diastolic function was evaluated by PW Doppler mitral inflow parameters and Tissue Doppler Imaging of septal annulus. RISULTATI. 44 (mean age= 65±11) out of 140 patients (Group 1) showed a grade I diastolic dysfunction, defined as E/A < 0.8, mitral deceleration time (DT) > 240 ms and E’ < 8 cm/sec, whereas the remaining 96 (mean age=45±16) had a normal diastolic function (Group 0). Comparing the 2 groups, AS was increased in Group 1 compared to Group 0 (PWV=8±2 vs. 6±2, p<0.001; β=13±5 vs. 8±5, p<0.001 and Ep=190±80 vs. 112±70, p<0.001, respectively in the 2 groups). Univariate analysis showed that PWV showed a significant correlation with diastolic function parameters: E wave velocity (p <0.001), E/A (p = <0.001), E’ (p <0.001) and DT (p = 0.005) as well as with age (p<0.001), hypertension (p<0.001), diabetes (p<0.001), dyslipidemia (p<0001), smoking (p<0.001), systolic and diastolic BP (p<0.001), LV mass (p<0.001) and IMT (p<0.001). On multivariate linear regression analysis, age (p=0.01) and PWV (p=0.03) were the only independent determinants of I degree diastolic dysfunction. Furthermore, ROC analysis showed that age and PWV had the highest AUC in respect to LV mass and carotid IMT (AUC 0.82, p<0.001 and 0.81, p<0.001 for age and PWV respectively) for predicting a I degree diastolic dysfunction. CONCLUSIONI. Up to date, grade I LV diastolic dysfunction in asymptomatic subjects gained a limited importance in the decision making in clinical practice or prevention programs. Interestingly, establishing a link between arterial stiffness and mild diastolic dysfunction independent of the age may be helpful in guiding clinician for a more tailored patient risk stratification and medical treatment.

08 LA VALUTAZIONE DELLA STIFFNESS LOCALE, ATTRAVERSO LA RADIOFREQUENZA, È PIÙ SENSIBILE DELLA MISURA DELLO SPESSORE MEDIO INTIMALE CAROTIDEO? G. Novo, R. Di Miceli, S. Novo Cattedra e Scuola di Specializzazione di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, A.O.U. Policlinico P. Giaccone, Palermo Background: l’irrigidimento delle arterie è il risultato di alterazioni precoci delle pareti vascolari. La valutazione della

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stiffness delle pareti vasali carotidee, con sistemi eco basati sulla radio frequenza, è innovativa e potrebbe migliorare la predizione del rischio oltre la semplice misura dell’IMT. Lo scopo del nostro studio è stato valutare le variazioni dello spessore medio intimale carotideo (CCA IMT) e della stiffness locale per descrivere, in modo non invasivo, la presenza di malattia vascolare precoce in pazienti con fattori di rischio cardiovascolare e “normale” IMT carotideo (<0,9 mm). Metodi: abbiamo studiato 50 pazienti (età media 42 anni ± 14), con anamnesi negativa per eventi cardiovascolari e con “normale” IMT. Abbiamo valutato i fattori di rischio cardiovascolare tradizionali, l’IMT carotideo e la rigidità arteriosa locale con tecnologia Quality Arterial Stiffness, basata sul segnale in radio frequenza (RFQAS - ESAOTE, Italia). Sono stati misurati il coefficiente di distensibilità (CD), il coefficiente di compliance (CC), la velocità dell’onda di polso (PWV), i parametri a e β in pazienti con e senza tradizionali

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fattori di rischio cardiovascolare. 25 soggetti con fattori di rischio (età media 49 ± 13) sono stati confrontati con 25 controlli senza fattori di rischio cardiovascolare (età media 36 ± 12). Risultati: i valori medi di CD (0.030 1/kPa ±0.014 vs. 0.022 1/ kPa ±0.016; P<0.05) e CC (1.087 mm²/kPA ±0,47 vs. 0.864 mm²/ kPA ±0.41; P<0.05), erano significativamente inferiori, mentre il PWV (6,21 m/s ± 1.74 vs. 7,68 m/s ±2.07; P< 0.05) e β (7,67 m/s ± 4.09 vs. 10,45 m/s ± 5.58; P<0.05) erano significativamente più alti nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare rispetto ai controlli. Non abbiamo osservato nessuna differenza significativa nelle misure di IMT tra i due gruppi (0.530 ± 0.99 vs. 0.626± 0.127; P=5.68). Conclusioni: le alterazioni della distensibilità vascolare potrebbero preannunciare l’insorgenza della malattia vascolare prima della manifestazione dei sintomi o del rilevamento delle lesioni aterosclerotiche.

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parametro diffusamente utilizzato a scopo diagnostico e prognostico. Negli ultimi anni sono stati proposti diversi indici per la stima ecocardiografica delle PVR; tuttavia spesso questi indici non hanno ricevuto una validazione esterna e non ci sono studi che dimostrino quale fra questi è il maggiormente accurato. Scopo del lavoro. Determinare quale fra gli indici presenti per la stima delle PVR ha la maggior affidabilità clinica in termini di precisione e fattibilità. Materiali e metodi. 147 pazienti con indicazione ad esecuzione di cateterismo cardiaco destro sono stati sottoposti ad ecocardiografia transtoracica entro 60 minuti dalla procedura invasiva. Le PVR calcolate al cateterismo sono state confrontate con le stime ecocardiografiche ottenute da 7 indici differenti (Scapellato 2001, Abbas 2003, Selimovic 2007, Haddad 2009, Bech Hanssen 2010, Dahiya 2010, Lindqvist 2011). Ognuno di questi è stato quindi confrontato con le PVR calcolate al cateterismo (correlazione, regressione lineare e analisi di Bland-Atlman). è stata quindi eseguita un’analisi con la curva ROC per valutare le perfomance cliniche nell’individuazione di PVR incrementate (> 3.0 UW). Risultati. 138 pazienti sono stati inseriti nell’analisi finale (età 63.0 [52.0; 72.5] anni, femmine 55 (40%); PVR 1.2 [0.9 – 1.6] UW); 56 (41%) avevano normali pressioni polmonari, 25 (18%) ipertensione polmonare precapillare, 56 (41%) ipertensione polmonare post-capillare, di cui 19 in forma reattiva. Tutti gli indici valutati, ad eccezione di quello di Scapellato, sono risultati significativamente correlati alle PVR calcolate (p<0.001, Selimovic p<0.05). La formula proposta da Abbas ha mostrato la miglior combinazione di precisione di stima (errore medio -0.26 UW) e fattibilità (84%). Un valore di 0.2 ha mostrato di avere elevata sensibilità (91%) ed elevato valore predittivo negativo nell’individuare PVR > 3.0 UW (AUC = 0.80). Conclusioni. Tra gli indici proposti per la stima delle PVR, quello di Abbas fornisce la miglior precisione e ha ottima fattibilità. Benchè dato l’errore di stima l’esatta quantificazione delle PVR non sia affidabile, l’utilizzo di un cutoff ad elevato valore predittivo negativo potrebbe essere preso in considerazione per escludere la presenza di elevate PVR.

SESSIONE 6

ECOCARDIOGRAFIA e cuore destro 01 The relationship between decreased systemic blood pressure and right ventricular diastolic function in uncomplicated, mildly hypertensive patients: a Tissue Doppler echocardiographic study A.I. Corciu, G. Dell’Omo, F. Menichetti, V. Di Bello, R. Pedrinelli Dipartimento CardioToracico e Vascolare, Università di Pisa, Pisa Backgound: Right ventricular (RV) diastolic dysfunction characterizes uncomplicated essential hypertension (EH) even at its earliest progression stages. Whether that abnormal pattern is causally related to increased systemic BP is unknown but, were this the case, antihypertensive treatment should improve that abnormality. Aim: On that background, our aim was to evaluate the effect of short-term antihypertensive therapy on RV and LV diastolic function in uncomplicated, never treated, mild patients with EH.  Methods and materials: 26 hypertensive patients (EH, 52±9 yrs, 7 females) of whom 16 received monotherapy (MT) with either Olmesartan (OLM, 20 mg od), an Angiotensin II type I receptor blocker (ARB), or Amlodipine (AMLO, 5 mg od) a dihydropiridine calcium channel blocker (CCB), and 10 combined treatment (CT) with the two drugs at the same dosages. 33 age-, sex-matched subjects (C, 54±13yrs, 11 females) were the controls (C). Peak early diastolic (Em) velocities were recorded at the tricuspid and mitral annuli by TDI, global R and left (L) V structure and function by conventional echo-Dopplersonography and 24-hour BP were recorded at baseline (B) and after one-month treatment (T). Results: (means±SD): EH showed higher 24-hr BP than C (140±12/88±11 vs 110±7/68±7 mmHg, p<0.001) and abnormal RV (16.2±2 vs 11.5±2.6 cm/sec, p<0.01) and LV (12.5±2 vs 9.4±2 cm/ sec, p<0.03) diastolic function. Both MT (from 140±12/88±11 to 125±8/79±6 mmHg, p<0.001, n=16) and CT (from 148±11/95±11 to 118±6/77±6 mmHg, p<0.001, n=10) decreased systemic BP and the decrement was expectedly greater in the latter group (5±6/5±4% vs 19±6/19±8%, p<0.001). MT improved both diastolic functions (RV: from 11.9±2 to 13.3±5 cm/sec, p<0.02; LV: from 8.9±2 to 10±2 cm/sec, p<0.02) while CT improved LV (from 7.3±2 to 8.3±3, p<0.03) but not RV (from 10.8±2 to 10.4±2 cm/sec, NS). Global RV and LV structure and function as assessed by conventional echo did not change. Conclusions: Decreased BP improved LV diastolic function in this group of uncomplicated EH pts but exerted inconsistent effects on the RV counterpart, a piece of evidence that does not favour a pathophysiological role of systemic hemodynamic factors in the development of subclinical RV diastolic dysfunction that characterizes uncomplicated EH. 

02 STIMA ECOCARDIOGRAFICA DELLe resistenze vascolari polmonari: VALIDAZIONE E CONFRONTO CON CATETERISMO CARDIACO. RIGHT1 STUDY C. Magnino1, P. Omede’2, E. Avenatti1, M. Chiarlo1, D. Presutti2, I. Losano1, W. Grosso Marra2, M. Morello2, C. Moretti2, C. Bucca3, F. Gaita2, F. Veglio1, A. Milan1. 1 Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale S. Giovanni Battista, Università di Torino, Torino, 2Dipartimento di Cardiologia 1, Ospedale S. Giovanni Battista, Università di Torino, Torino, 3Dipartimento di Fisiopatologia Clinica, Università di Torino, Torino Background. Le resistenze vascolari polmonari (PVR) sono un

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03 RIGHT ATRIAL VOLUMES AND DEFORMATION PROPERTIES IN DILATED CARDIOMYOPATHY: THREE DIMENSIONAL AND SPECKLE TRACKING STUDY R. Ancona, S. Comenale Pinto, P. Caso, F. Arenga, M.G. Coppola, R. Calabrò Non Invasive Cardiology, Chair of Cardiology, Department of Cardiology, Second University of Naples, Monaldi Hospital, Aorn dei Colli, Naples Background: right atrial (RA) size and function have important clinical and prognostic value in dilated cardiomyopathy (DCM). Real time three dimensional echocardiography (3DE) and speckle tracking technology provide robust and reproducible data to measure right atrial volumes and function, and may have clinical and prognostic role in DCM management. Purpose: to obtain RA volumes and ejection fraction (EF) by 3DE and deformation properties by speckle tracking echocardiography in DCM, and to look for their clinical importance in management and prognosis. Methods: by 3DE (both by software Auto LVQ GE Healthcare and Tomtec 4D) and by speckle tracking echocardiography we studied 80 subjects: 50 (mean age: 62 yrs) patients (pts) with DCM and 30 healthy controls. All pts underwent coronary angiography except controls and all had left ventricle(LV) ejection fraction(EF) < 35%. By E9GE we measured RA maximum and minimum volumes by tracing RA endocardial borders at ventricular end-systole and end-diastole; volumes were indexed for body surface, both by biplane method, and by 3D and 4D methods. By Speckle tracking we measured 2D longitudinal systolic RA Strain (S) and Strain rate (SR) in apical 4-chambers view, at level of RA free wall (basal, medium and apical segments). Left ventricle volumes and EF were measured by 2DE and 3DE, and propagation velocity(Vp) were measured. Pulmonary capillary wedge pressure(PCWP) was calculated by E/Ea ratio. Results: RA maximum volumes were significantly higher in DCM pts (90,5±28,2 ml by Auto LVQ, 85,4±23,6 ml by Tomtec 4D) than in normal subjects (43,09±11,21 ml by Auto LVQ, 41,68±12,22 by Tomtec 4D)(p < 0,01). In DCM pts we found significantly lower values of longitudinal systolic RA S for all segments (35 ± 15% basal, 24 ± 11% medium, 15 ± 4,5% apical) than in normal subjects (> 80% basal, 62,5 ± 9,6% medium, 26,5 ± 3,5% apical) (p < 0,01) and lower values of longitudinal RA SR for all segments (2,5 ± 0,8 S-1 basal, 1,8 ± 0,7 S-1 medium, 1,2 ± 0,5 S-1 apical) than in normal subjects (basal 5,1±0,71S-1; medium 3,33±0,61S1; apical 2,1±0,26S-1) (p < 0,01). Pts with higher RA volumes and lower RA S and SR had higher E/Vp values and higher PCWP by E/E’, and had more symptomatic illness independently from LVEF. Conclusions: in DCM 3DE and speckle tracking echocardiography provide simple and reliable values of RA volumes and function. RA volumes and deformation properties are expression of illness clinical severity, and may be predictive of adverse clinical events.

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MATERIALI E METODI: 463 soggetti (76% maschi) tra i 14 e i 18 anni sono stati studiati mediante ecocardiografia, utilizzando ecografo portatile GE Vivid E. Lo stesso cardiologo e medico dello sport hanno fatto le valutazioni. La popolazione di studio era di 300 atleti agonisti, età media 16 anni (tra 14 e 18) e quella di controllo di 150 soggetti non atleti cross-matched per età, sesso, peso corporeo e pressione arteriosa sistemica; i dati di 13 soggetti sono stati esclusi per incompletezza. Nella popolazione di studio 157 (52%) giovani atleti erano allenati a sport di potenza (arti marziali, box), 143 (48%) a sport di resistenza (calcio, basket, nuoto). Sia la popolazione di studio sia quella di controllo sono state sottoposte ad ecocardiogramma trans-toracico basale (T0) prima della preparazione atletica e successivamente ripetuto nella popolazione di studio (T1) 8 mesi dopo allenamento intenso. In proiezione apicale 4 camere sono state effettuate 3 misurazioni per ciascuno dei seguenti valori: PAPs con misurazione della velocità di picco del rigurgito tricuspidale, diametro telediastolico ventricolare destro (DTD Vdx),funzione sistolica Vdx mediante escursione dell’anello tricuspidale (TAPSE) e area dell’ atrio destro (AD); misurazione del rapporto tra velocità di picco del rigurgito tricuspidale (TRV) e l’integrale t/v del tratto di efflusso (RVOTTVI) è stata correlata alle resistenze vascolari polmonari del Vdx (TRV/RVOTTVI). RISULTATI: negli atleti di resistenza la PAPs era di 42 mmHg (range 42-44), in quelli di potenza 31 mmHg (30-34), nei controlli era 22 mmHg (16-25). Negli atleti di resistenza l’area dell’atrio destro era 16 cm2 (14-19), in quelli di potenza 12 cm2 (11-14); nei controlli era 11 cm2 (10-13). Negli atleti di resistenza il DTD Vdx era 28 mm (27-33), negli atleti di potenza 27 mm (25-31), nei controlli 27 mm (24-29). Le differenze sopra riportate tra i 3 gruppi sono risultate statisticamente significative sia per PAPs, sia per area dell’AD. Le TRV/RVOTTVI erano normali in tutti i gruppi (< 0,2). Dall’analisi multivariata dei dati è emerso che la maggiore età (B 0.37, p<0,01), il tipo di allenamento per sport di resistenza (B 0.43, p<0,01) e la maggiore durata dell’ allenamento (B 0,35, p<0,001) sono risultati fattori predittivi indipendenti delle dimensioni dell’atrio destro negli atleti. CONCLUSIONI: atleti adolescenti allenati in sport di resistenza presentano normalmente misurazioni dell’atrio destro e della PAPs superiori a quelle misurate in atleti adolescenti dediti a sport di potenza e ad adolescenti svolgenti attività fisica non agonistica. Nei giovani atleti bisogna considerare nei limiti della norma un’aumentata dimensione atriale dx, così come un aumentato valore della PAPs, anche se certamente ulteriori studi dovranno essere condotti per meglio chiarirne il processo. I nostri dati su atleti sotto i 18 anni enfatizzano quanto riportato in letteratura su atleti adulti; ulteriori studi prospettici nei giovani atleti dovrebbero essere condotti per poter ridefinire i limiti di PAPs negli atleti in età adolescenziale.

04 VALUTAZIONE ECOCARDIOGRAFICA DELLA PRESSIONE ARTERIOSA POLMONARE IN ATLETI ADOLESCENTI L.Filippucci1, P.F. Anniboletti1, B. Stafisso1, G.R Ciotti2 1 Cardiologia-Medicina dello Sport ASL1 Umbria, Perugia, 2The New Manchester Children Hospital, CMFT, Manchester, UK BACKGROUND:scarsi sono gli studi relativi ai valori fisiologici della Pressione Arteriosa Polmonare sistolica (PAPs) e delle cavità destre in atleti agonisti durante l’adolescenza. SCOPO DEL LAVORO: Studio prospettico della PAPs in atleti adolescenti ad inizio della stagione agonistica, durante e dopo periodo di allenamento e studio controllo per età e sesso.

05 STIMA ECOCARDIOGRAFICA DELLA PRESSIONE ATRIALE DESTRA: CONFRONTO TRA 6 SCHEMI BASATI SULLA VENA CAVA INFERIORE E CATETERISMO CARDIACO. RIGHT1 STUDY C. Magnino1, P. Omedè2, E. Avenatti1, M. Chiarlo1, D. Presutti2, I. Losano1, W. Grosso Marra2, M. Morello2, C. Moretti2, C. Bucca3, F. Gaita2, F. Veglio1, A. Milan1 1 Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale S. Giovanni Battista, Università di Torino, Torino, 2Dipartimento di Cardiologia 1, Ospedale S. Giovanni Battista, Università di Torino, Torino, 3Dipartimento di Fisiopatologia Clinica, Università di Torino, Torino Background. La valutazione della pressione atriale destra (RAP) è fondamentale per la stima delle pressioni in arteria polmonare. Sono presenti in letteratura diversi schemi per la stima della RAP a partire dalla vena cava inferiore (IVC); tuttavia non

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esistono studi che dimostrino quale fra questi è il maggiormente accurato. Scopo del lavoro. Determinare il metodo più preciso di misurazione della IVC e il miglior schema per la stima ecocardiografica della RAP. Materiali e metodi. 147 pazienti con indicazione ad esecuzione di cateterismo cardiaco destro sono stati sottoposti ad ecocardiografia transtoracica entro 60 minuti dalla procedura invasiva. Le dimensioni e l’indice di collabimento della IVC sono stati misurati in B-mode, M-mode asse lungo e M-mode asse corto (finestra sottocostale). Le misure con la maggior associazione con la RAP invasiva sono state utilizzate per stimare la RAP ecocardiografica in accordo con 6 diversi schemi presenti in letteratura (Kircher 1990, Pepi 1994, Lang 2006, Brennan 2007, Rudski 2010 1 (basato solo su IVC) e 2 (con utilizzo di indici complementari)). Ognuno di questi è stato quindi confrontato con la RAP invasiva (correlazione, regressione lineare, analisi di BlandAtlman e accuratezza, definita come percentuale di misure situate in un range entro 5 o 2.5 mmHg da quella invasiva). Risultati. 138 pazienti sono risultati essere analizzabili (età 63.0 [52.0; 72.5] anni, femmine 55 (40%); RAP 9.0 [7.0 – 12.0] mmHg). Le misure effettuate in M-mode asse lungo sono risultate avere la maggior associazione con la RAP (R2 0.25; p<0.001). Tutti gli schemi testati hanno mostrato una significativa correlazione con la PVC misurata, ma con modesti valori di R2 (vedi tabella). Dall’analisi di Bland-Altman (vedi figura) e dall’analisi di accuratezza, lo schema con la miglior perfomance è risultato essere il Rudski 1. Da segnalare tuttavia che le stime effettuate erano accurate (in un range di 2.5 mmHg) soltanto nel 43% dei casi. Conclusioni. Lo schema di Rudski applicato alle misure della IVC in Mmode asse lungo fornisce la stima più accurata della RAP e dovrebbe essere routinariamente applicato. La stima della RAP sulla base della IVC, tuttavia, è in larga parte inaccurata e sicuramente responsabile di una quota dell’errore presente nelle stime ecocardiografiche delle pressioni polmonari.

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06 ROLE OF TRANSTHORACIC ECHOCARDIOGRAPHY IN THE MANAGEMENT OF CTEPH W. Serra1, T. Ugolotti1, N. Sverzellati2, C. Reverberi1, D. Ardissino1, T. Gherli1, 1 U.O. Cardiologia Dip. Cardio-Nefro Polmonare Ospedale Universitario Parma, 2Istituto di Scienze Radiologiche Ospedale Universitario Parma Background. Chronic Thromboembolic Pulmonary Hypertension (CTEPH) is a life-threatening condition attributed to incomplete resolution of pulmonary emboli and abnormal vascular remodelling, leading to increased pulmonary vascular resistance. It is estimated that 2-3.8 % of patients suffering an acute Pulmonary Embolism (PE) will develop (CTEPH). CT pulmonary angiography (CTA) has a diagnostic value in the initial phase, and a prognostic value to develop CTEPH in the short and long term risk statification. In most cases Transthoracic Echocardiogram (TTE) is the first step toward the diagnosis. Methods. We prospectively evaluated 20 consecutive patients (mean age 63 years) admitted with an acute episode of PE. Patients underwent a 24 months follow-up with periodical clinical evaluations, Transthoracic Echocardiogram and CT pulmonary angiography were performed every 6 months. We evaluated possibile correlations between CT pulmonary angiography and Echocardiographic parameters: pulmonary artery systolic pressure (PAPs), tricuspid annular plane sistolic excursion (TAPSE), acceleration time of pulmonary outflow (acTpo),right atrial area (RAS),pericardial effusion (PE), NYHA functional classification and continuation of oral antiocoagulant therapy. Result. At diagnosis 12 patients (60%) had pathological Echocardiographic estimated pulmonary artery systolic pressure (PAPs) values (> 36mmHg, 3m/sec); after 24 months only 5 (20%) had still Echocardiographic findigs suggestive for CTEPH. Patients on oral anticoagulant therapy after 24 months were 12 (60%). No patient died for complication related to PE in the 24 months follow-up period. We found a significant correlation between CTA ostruction score (Qanadli) at diagnosis and a reduced TAPSE: ROC curve analisys: AUC = 0.804, p = 0.035; Pearson’s chi-squared =3.810, p=0.050. Prosecution of oral anticoagulant therapy for 24 months after an acute PE is significantly associated with an improvement in the NYHA class (Pearson’s chi-squared = 4.432, p=0.035). Conclusion. Patients with severe PE have an high risk (odd ratio of 9) to develop right ventricular disfunction. Prolonged oral anticoagulant therapy (beyond 6 months) after an acute PE is associated with an improvement in the NYHA functional class.

07 TEMPO DI ACCELERAZIONE DEL FLUSSO EMATICO A LIVELLO DELLA VALVOLA POLMONARE (ACT) DETERMINATO MEDIANTE TECNICA DI DOPPLER PULSATO ALL’ECOCARDIOGRAFIA TRANSTORACICA: UN POSSIBILE ParametRO AGGIUNTIVO NELLA SELEZIONE DI PAZIENTI CANDIDABILI A CATETERISMO CARDIACO DESTRO PER LA DIAGNOSI DI IPERTENSIONE pOlmonarE A. Fontana1, A. Vincenzi1, G. Paciocco2, G. De Vito3, A. Marinari1, G. Trocino1, A. Ciro’1, C. De Carlini4, Mr. Pozzi5, F. Achilli1 1 Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale San Gerardo, Monza, 2Unità Operativa di Pneumologia, Ospedale San Gerardo, Monza, 3Dipartimento di Statistica, Università Milano-Bicocca, Milano, 4Unità di Cardiologia, Ospedale S.L. Mandic, Merate (LC), 5Unità Operativa di Reumatologia, Ospedale San Gerardo, Monza Background: L’ipertensione polmonare (IP) è una patologia relativamente rara, a prognosi negativa soprattutto se diagno-

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sticata tardivamente. Il gold standard per la diagnosi di IP è il cateterismo cardiaco destro (RHC), procedura invasiva associata a varie complicanze. Le linee guida europee per il trattamento dell’IP identificano nella misurazione ecocardiografica della velocità del rigurgito transtricuspidalico (TRV, stima indiretta della pressione sistolica in arteria polmonare –PAPs-), la metodica di scelta per la selezione dei pazienti (pz) da candidare a RHC. Tuttavia, la TRV è molto specifica per la diagnosi di IP solo per valori moderatamente elevati (TRV >3.4 m/sec, PAPs >50 mmHg), mentre per valori di 2.9 m/sec< TRV < 3.4 m/sec molti pazienti risultano falsamente positivi e vanno incontro a RHC non necessario. La misurazione del tempo di accelerazione (ACT) del flusso ematico a livello della valvola polmonare sta assumendo importanza come indice di aumento della pressione ventricolare destra, e quindi di IP. SCOPO: Valutare l’efficacia del parametro ACT per la selezione di pz da candidare a RHC. METODI: 56 pz (22 uomini) con sospetto diagnostico di IP sono stati sottoposti entro 48 ore dall’esecuzione del RHC, ad un ecocardiogramma transtoracico (ETT). Al RHC sono state misurate la PAP sistolica/diastolica/media, la pressione di wedge, la portata cardiaca e l’indice cardiaco, e le resistenze vascolari polmonari (RVP). Con l’ETT sono state stimate indirettamente la PAPs dal TRV (somma del gradiente pressorio tra ventricolo ed atrio destro e della pressione stimata in atrio destro mediante valutazione delle dimensioni e della collassabilità inspiratoria della vena cava inferiore) e le RVP dall’ACT. I risultati ottenuti con le due metodiche sono stati correlati mediante il coefficiente di correlazione di Pearson (r). Inoltre è stata costruita una curva ROC per determinare il valore di ACT con la più alta specificità per la diagnosi di incremento delle RVP. RISULTATI: Nei 48 pz in cui è stata diagnosticata IP (PAP media al RHC >25mmHg), la PAPs e la TRV all’ETT erano significativamente aumentate rispetto agli 8 pz senza IP al RHC (p<0.05). L’ACT era minore nei pz con IP (p<0.05) e correlava bene con la PAP media al RHC (r=0.601), più che con le RVP (r=0.492). Il valore di ACT è risultato indipendente dalla disfunzione ventricolare destra, determinata mediante misurazione dell’escursione sistolica del piano dell’anello tricuspidale (TAPSE, r=0.3). ConclusionI: se combinato con valori intermedi di TRV (2.9 m/sec < TRV < 3.4 m/sec), il valore di ACT 113 msec è altamente specifico (98%) per diagnosticare un aumento della PAP media, indicando che l’ACT può rappresentare un utile parametro di screening per la selezione di pz con sospetta IP da inviare a RHC.

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ne, solitamente con origine dalle vene uterine, è un’evenienza rara ed ancor più rara è l’estensione oltre il distretto pelvico con coinvolgimento dell’intero asse venoso cavale e l’invasione delle camere cardiache destre. Si presenta il caso di una donna di 57 anni che accede al Pronto Soccorso per l’insorgenza di oppressione epigastrica con irradiazione al giugulo, dispnea da sforzo ed edema degli arti inferiori; episodio presincopale la settimana precedente Viene eseguita TC toraco-addominale, RM cardiaca ed ecografia pelvica transvaginale che hanno documentato la presenza di voluminosa formazione uterina e di formazione espansiva endovascolare coinvolgente l’asse cavale inferiore, dal plesso pampiniforme alle sezioni cardiache di destra. Tale formazione intravascolare ed intracavitaria mostrava margini apparentemente netti, morfologia serpiginosa con marcato enhancement in fase venosa e tardiva. L’ecocardiogramma transtoracico e transesofageo ha mostrato la presenza nelle sezioni destre di formazione concamerata con flusso ematico di debole velocità all’interno, risalente in cava inferiore senza ostruzione all’afflusso ematico. Tale quadro strumentale ha posto il sospetto di leiomioma uterino intravenoso con invasione delle camere cardiache destre, diagnosi confermata istologicamente dopo esame bioptico della neoformazione uterina. La paziente veniva sottoposta ad intervento chirurgico combinato; la porzione intracardiaca veniva rimossa da atriotomia destra, in sternotomia. L’exeresi della restante parte, proveniente dall’utero ed a sviluppo all’inteno della vena cava inferiore, veniva eeguito da accesso laparatomico, unitamente all’isterectomia. Tale caso clinico dimostra come il corretto impiego combinato delle diverse tecniche di imaging, la valutazione multidisciplinare e la revisione della letteratura, nonché l’armonica organizzazione del trattamento chirurgico combinato siano cruciali nel management di una patologia di non comune riscontro nella pratica clinica.

08 Leiomiomatosi intravascolare: dalle vene uterine all’efflusso ventricolare destro V. Polizzi1, M. Lo Presti2, A. Pergolini1, A. Vallone1, P. Pino1, D. Cartoni1, F. Ranocchi1, G.P. Lepiane1 , M.Ettorre1, F. Musumeci1 1 Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma, 2Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Palermo Il leiomioma uterino è un tumore benigno delle cellule muscolari lisce. La proliferazione intravascolare di tale neoformazio-

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09 CASO CLINICO: Da una aritmia parossistica sopraventricolare alla diagnosi di una massa in atrio destro F. Spanò Centro di Ecocardiografia Clinica, S.C. Cardiologia IV, Dipartimento Cardiotoracovascolare A. De Gasperis, A.O. Ospedale Niguarda Cà Granda - Università di Milano-Bicocca, Milano INTRODUZIONE Gli emangiomi cavernosi sono i più comuni tumori vascolari a origine cardiaca, ma rappresentano solo il 5% di tutti i tumori cardiaci benigni nell’adulto. Essi possono essere del tutto asintomatici ed il riscontro può essere autoptico o occasionale ad esame Ecocardiografico, TC e Risonanza Magnetica. Talora sintomatici, a secondo della localizzazione, rappresentano una patologia nella quale la diagnostica ecocardiografia può fornire un essenziale aiuto nella diagnosi differenziale e nel percorso terapeutico. Si analizza, attraverso la presentazione di un caso clinico, il percorso diagnostico ecocardiografico illustrandone le caratteristiche. CASO CLINICO Uomo di 47 anni che durante procedura endovascolare per embolizzazione di Fistola Artero-Venosa durale cerebrale (FAVd) presentava un episodio di tachicardia sopraventricolare, regredito dopo terapia farmacologica endovena con Amiodarone. Nei giorni successivi dopo visita cardiologia si procedeva ad approfondimento diagnostico con esame ecocardiografico. Presso il nostro laboratorio l’esame ecocardiografico evidenziava sia da approccio apicale quattro camere che parasternale asse lungo, una grossolana formazione occupante quasi tutta la cavità atriale destra. L’esame transotoracico veniva completato con studio transesofageo (eco ETE) e contrasto (Sonovue™). Il paziente eseguiva RM cardiaca e quindi veniva sottoposto a intervento chirurgico. La grossolana neoformazione veniva rimossa “en bloc” e inviata in anatomia patologica dove veniva fatta diagnosi di “emangioma cavernoso “. Il decorso post-intervento era regolare e il paziente veniva dimesso senza complicanze. DISCUSSIONE I tumori primitivi cardiaci sono estremamente rari, con un’in-

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cidenza di 1,7 su 100.000 casi all’esame autoptico e la maggior parte (circa il 75%) è rappresentata da tumori di tipo benigno che possono originare da qualsiasi foglietto che forma il cuore (pericardio, miocardio o endocardio). Rappresentano il 5% di tutti i tumori cardiaci benigni nell’adulto. Molto spesso gli emangiomi cardiaci sono del tutto asintomatici e si presentano quale reperto incidentale ad un esame ecocardiografico, a TC o RM o all’esame autoptico, spesso sono anche scoperti alla radiografia del torace o nella valutazione di un soffio cardiaco. Le manifestazioni cliniche nei soggetti sintomatici, come nel caso qui riportato, dipendono dalla localizzazione e possono consistere in aritmie, effusione pericardica, scompenso cardiaco, ostruzione del tratto di efflusso, insufficienza coronarica sino alla morte improvvisa. Secondo una review dei casi di emangioma cardiaco, pubblicati in letteratura, le localizzazioni più frequenti sono: ventricolo destro in 20 casi (35,7%), ventricolo sinistro in 19 casi (33,9%), atrio destro in 13 casi (23,2%), setto interatriale in 6 casi (10,7%), setto interventricolare in 6 casi (10,7%) e atrio sinistro in 4 casi (7,1%). Tuttavia, in 17 casi (30,4%) erano presenti tumori multipli ed estesi. La localizzazione atriale destra a livello del forame ovale o del setto interatriale è tipicamente silente, ma può mimare un mixoma atriale con associata embolizzazione dal tumore o ostruzione della vena cava superiore. La crescita intramurale può essere responsabile di blocco AV e di compressione dei vasi coronarici, producendo ischemia coronarica o infarto miocardico. è stata anche riportata in alcuni soggetti morte cardiaca improvvisa secondaria a disturbi della conduzione in caso di localizzazione a livello del nodo AV o in uno dei ventricoli. La localizzazione pericardica può produrre effusione pericardica, emopericardio o anche tamponamento letale. Le indagini di laboratorio (nel nostro caso risultate nella norma) possono evidenziare anemia o eritrocitosi, trombocitopenia o trombocitosi, leucocitosi e aumento della VES. CONCLUSIONI L’Ecocardiografia ha consentito di rilevare la presenza della massa e di studiarne le caratteristiche morfologiche nonché i rapporti con le strutture anatomiche fornendo una guida fondamentale alla procedura terapeutica chirurgica.

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IMAGING MULTIMODALE ED INNOVAZIONI TERAPEUTICHE NELLE VALVULOPATIE 01 ONE-AND TWELVE-MONTH SAFETY AND EFFICACY OUTCOMES OF PATIENTS UNDERGOING EDGE-TO-EDGE PERCUTANEOUS MITRAL VALVE REPAIR (FROM THE GRASP REGISTRY) C. Grasso, D. Capodanno, S. Scandura, S. Cannata, A.M. Pistritto, S. Immè, S. Mangiafico, M. Ministeri, M. Barbanti, A. Caggegi, M. Chiarandà, F. Dipasqua, S. Giaquinta, M. Occhipinti, A. Arcidiacono, G. Ronsivalle, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background and aim of the study. Surgical mitral valve repair (or replacement) is the standard treatment for patients with severe (≥3+) mitral regurgitation (MR) on the basis of current guideline criteria. Indeed, overall mortality from mitral valve surgery for some categories of patients can be significant. The MitraClip (Abbot Vascular, Abbot Park, Illinois) procedure is a percutaneous approach that mimics the surgical edge-toedge Alfieri technique by promoting mechanical tissue coaptation between the mitral leaflets. Data from the EVEREST studies and the results of registries in Europe and the United States suggest that the MitraClip procedure has a high procedural success rate, a low rate of procedural events, and early improvements in functional NYHA class, MR grade, walking distance and quality of life. However, current 2012 European Society of Cardiology guidelines make a soft class IIb statement on the use of MitraClip therapy in patients with symptomatic severe primary MR who fulfill the echocardiographic criteria of eligibility, are judged inoperable or at high surgical risk by a “heart team,” and have life expectancy >1 year, reflecting the paucity of published series with follow-up extending beyond 30 days. The aim of this study is to report on the 30-day and 1-year outcomes of percutaneous mitral valve repair with the MitraClip technique in patients with grade ≥3+ MR at high risk for conventional surgical therapy enrolled in the prospective Getting Reduction of Mitral Insufficiency by Percutaneous Clip Implantation (GRASP) registry. Materials and methods. Acute device success was defined as residual MR ≤2+ after clip implantation. The primary safety end point was the rate of major adverse events at 30 days. The primary efficacy end point was freedom from death, surgery for mitral valve dysfunction, or grade ≥3+ MR at 30 days and 1 year. A total of 117 patients were treated. Eighty-nine patients (76%) presented with functional MR and 28 patients (24%) with organic MR. Results. Acute device success was observed in all patients. Device implantation time significantly diminished with experience and varied significantly between cases with 1 versus ≥2 clips. No procedural mortality was recorded. Major adverse events occurred in 4 patients at 30 days (4.3%). Deterioration to MR ≥3+ was recorded in 25% of patients with degenerative MR and 7% of those with functional MR at 1 year. No surgery for mitral valve dysfunction occurred within 1 year. Freedom from death, surgery for mitral valve dysfunction, or grade ≥3+ MR was 96.4% and 75.8% at 30 days and 1 year, respectively. No significant differences were noted in the primary efficacy end point between patients with degenerative MR and those with functional MR. Conclusions. In conclusion, percutaneous mitral valve repair with the MitraClip technique was shown to be safe and reasonably effective in 117 patients from a real-world setting.

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02 USEFULLNESS OF REAL TIME 3D TRANSESOPHAGEAL ECHOCARDIOGRAPHY DURING MITRACLIP IMPLANT A.M. Pistritto, S. Scandura, S. Mangiafico, C. Grasso, M. Chiarandà, F. Dipasqua, S. Immè, A. Arcidiacono, M. Ministeri, G. Ronsivalle, S. Cannata, S. Giaquinta, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background and aim of the study. Transesophageal echocardiography (TEE) is essential for the procedure of percutaneous mitral valve repair with the MitraClip® System. It provides information on the morpho-functional characteristics of the mitral valve, assesses the degree of regurgitation and biventricular function and guides the operator during the following main steps of the procedure: performance of transseptal puncture, axial orientation of the system, grasping of the leaflets, post-grasping assessment and release of the clip. In today’s age of 3D echocardiography, the interest in the use of real time 3D TEE during the procedure of percutaneous mitral valve repair with the MitraClip® System is high. We sought to evaluate its real usefulness during MitraClip implant. Methods and Results. The four basal TEE views (called “key views) listed below are mainly used during the MitraClip procedure : a) mid-esophageal view (~ 0-90°) for the study of the interatrial septum (it allows to follow the catheters during the transseptal approach); b) 2-chamber intercommissural view (~ 60°) showing part of the mitral valve scallops (P3-A2-P1) and the anterolateral and posteromedial commissures (it allows for the mid-lateral (ML) orientation of the MitraClip® System); c) long-axis mid-esophageal view (~ 120-150°) also defined as left ventricular outflow tract (LVOT) view which shows the P2-A2 scallops in addition to the aortic bulb and part of the ascending aorta (it allows for the antero-posterior (AP) orientation of the system); d) transgastric short-axis view (~ 0-30°), which shows the mitral valve in short axis (it allows guiding the clip perpendicularly to the coaptation line). In our Institute, more than one hundred procedures have been carried out using both 2D and RT 3D echo imaging. We have realized that RT 3D can make various steps of the procedure easier and brifer and we list them below. • Trans-septal puncture (in the upper posterior region of the interatrial septum, about 35-40 mm above the mitral plane). This step is a critical moment of the procedure, since the insertion of the catheter in the left atrium, its inclination and orientation over the mitral valve plane depend on its accurate execution. The “X-plane” modality view in 3D ultrasound provides at the same time an ultrasound view perpendicular to the reference view (concomitant visualization of the interatrial septum in the short-axis and bicaval views), helping the operator guide the Brokenbrough needle over the interatrial septum, in order to perform the puncture in the correct position; • Axial orientation of the System. In this step too, the additional role of RT 3D TEE lies in having detailed information on the catheter position on 3 spatial planes all in a single echocardiographic image, avoiding the use of 3 different 2D views (2-chamber intercommissural view, long-axis view and transgastric short-axis view). In a single view (atrial view) it is possible to determine the antero-posterior and medio-lateral orientation of the clip and its rotation perpendicularly to the coaptation line; • Grasping. 3D RT TEE is useful but not essential for the anatomic assessment of grasping, thereby confirming the correct insertion of the leaflets inside the closed clip, by means of the most common 3D echo views, namely the atrial and ventricular views, or various sections that can be obtained on multiple planes;

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• Final assessment. 3D RT TEE is essential to assess the result of the mitral valve repair both from the atrial and ventricular views, documenting any signs of eccentricity of the double orifice created by the device. Moreover, 3D color displays also provide good definition of the site(s) of residual regurgitation. Conclusions. The use of combined 2D and 3D echo imaging during the MitraClip procedure can be associated with shorter procedural time and better results.

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clinical conditions, with good procedural results (MR≤2). Two of these patients died three and twenty-one months respectively after the REDO. To date we have registered 13 cases of death (17,5%); 9 of these were cardiac deaths (69%). As far as cardiac death is concerned, 3 patients died before 6-month follow-up, 3 patients died at 1-year follow-up; the remaining 3 ones died at two-year follow-up. Conclusions. Percutaneous mitral valve repair with the MitraClip System seems to be feasible and accomplished with favourable short and mid-term safety and efficacy results, even for patients at particularly high surgical risk, suffering from severe MR and severely depressed LVEF (≤35%)

03 PERCUTANEOUS MITRAL VALVE REPAIR USING THE MITRACLIP® SYSTEM IN HIGH-RISK PATIENTS SUFFERING FROM FUNCTIONAL MITRAL REGURGITATION AND LOW LEFT VENTRICLE EJECTION FRACTION F. Dipasqua, S. Scandura, A.M. Pistritto, C. Grasso, S. Mangiafico, D. Capodanno, M. Chiarandà, S. Immè, M. Mulè, A.M. Caggegi, A. Arcidiacono, M. Ministeri, G. Ronsivalle, S. Cannata, S. Giaquinta, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background and aim of the study. Percutaneous mitral valve repair with the MitraClip® System (Abbott Vascular, Abbott Park, IL, USA) is an emerging alternative of treatment for high surgical-risk patients with severe mitral regurgitation (MR). We sought to evaluate the early and mid-term outcomes of this novel procedure, taking into specific account the results obtained in patient suffering from functional MR and low left ventricle ejection fraction (LVEF ≤ 35%). Materials and methods. From October 2008 to February 2013, 74 consecutive high-risk patients (age 72±8 years, male 72%) suffering from functional mitral regurgitation and low left ventricle ejection fraction (mean LVEF 27±5%; mean systolic Pulmonary Arterial Pressure (sPAP) 47±14 mmHg) have undergone successful mitral valve repair with the MitraClip® System. All patients were selected for the procedure on the basis of their surgical risk, assessed by a multidisciplinary team composed of a local independent cardiologist and a cardiac surgeon, using the European System for Cardiac Operative Risk Evaluation (EuroSCORE II) and the Society of Thoracic Surgeons’ risk score (STS score). At hospital admission 13 patients (18%) presented in NYHA functional class II; 55 patients (74%) presented in NYHA functional class III and 6 patients (8%) were in NYHA functional class IV. The mean EuroSCORE II was 13±13%; the mean STS risk score for mortality was 8±8%; the mean STS risk score for mortality or morbidity was 39±18%; Results. The MitraClip System was successfully implanted in all patients with a significant MR reduction (≤ 2+); one clip was implanted in 43 patients (58%), while 31 patients (42%) were treated with two clips. All the procedures were performed under general anesthesia. Mean general anaesthesia time was 135±40 minutes. The median device implantation time, defined as the time from guide insertion until delivery catheter removal, was 69±29 minutes, ranging from 160 to 21 minutes. A significant MR reduction and improved clinical conditions were observed at discharge. To date 7 patients have reached 2-year follow-up, most of them (80%) presenting in the lowest NYHA functional classes (40% in NYHA I; 60% in NYHA II); all of them have a low degree of MR (≤ 2+). To date 25 patients have reached 1-year follow-up; most of them (95%) are in the lowest NYHA functional classes (35% in NYHA I; 65% in NYHA II); the majority of them (90%) has a low degree of MR (≤ 2+). 19 patients have reached 6-month follow-up presenting in good clinical and instrumental conditions. Four patients have undergone re-intervention (MitraClip REDO) for worsened degree of mitral regurgitation and worsened

04 PERCUTANEOUS MITRAL VALVE REPAIR WITH THE MITRACLIP® SYSTEM AFTER SURGICAL MITRAL ANNULOPLASTY WITH COMPLETE RING M. Ministeri1, S. Scandura1, C. Grasso1, S. Mangiafico1, A.M. Pistritto1, M. Chiarandà1, S. Immè1, F. Dipasqua1, A. Arcidiacono1, G. Ronsivalle1, S. Cannata1, S. Giaquinta1, C. Tamburino1,2 1 Cardiovascular Department, Ferrarotto Hospital, University of Catania, Catania, 2Excellence Through Newest Advances Foundation, Catania Background and aim of the study. High-risk patients with severe mitral regurgitation (MR) and a previous cardiac surgery are often not referred to surgical reoperation. Percutaneous mitral valve repair with the MitraClip System (Abbott, Abbott Park,Chicago, IL, USA) was shown to be a safe and feasible alternative compared to conventional surgical mitral valve repair, particularly for this challenging cohort. Patient selection plays a main role as major determinant of success for the percutaneous approch, in order to guarantee safe procedures and durable results. Most of the current indications are derived from the inclusion criteria for the EVEREST trials, which involve both clinical and anatomical parameters. Currently, in the “realworld”setting, patients suffering from severe MR often have higher surgical risk profiles when compared to the EVEREST population. At the moment only two cases have been reported about MitraClip repair after surgical annuloplasty with complete ring. Materials and methods. We report on two cases of MitraClip repair after surgical annuloplasty with complete ring. The first case concerns a seventy nine year-old female with a clinical history of dyslipidemia, systemic arterial hypertension, chronic cerebrovascular disease and dilated cardiomyopathy (EF 32%). In May 2011 she underwent surgical mitral valve annuloplasty (30-mm Carpentier-Edwards Physio complete ring) for functional non-ischemic severe MR (tethering of the anterior and mainly of the posterior leaflets) with mild residual MR. One year later, she referred to our Department for exertional dyspnea (NYHA III) and severe MR recurrence, even though she was on optimal medical therapy. The second case concerns a seventy five year-old man with a clinical history of dyslipidemia, smoking habit, permanent atrial fibrillation and heart failure in post- ischemic dilated cardiomyopathy with significant biventricular dysfunction (EF 38%). In 2003 he underwent cardiac surgery for myocardial revascularization and mitral valve annuloplasty (28 mm Carpentier complete ring) for functional ischemic severe MR. After nine years he was hospitalized for pulmonary edema and ventricular tachycardia, he underwent coronary angiography (patecy of by-pass) and ICD implantation. He referred to our Departement for exertional dyspnea (NYHA III) and severe MR recurrence. In both cases severe MR recurrence was due to progressive LV dilation, increased tethering especially of the posterior leaflet (PL), determining an extreme subanular coaptation (Coaptation

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depth 12 mm for first patient and 17 mm for second patient, respectively). The patients were deemed a high-risk candidate for mitral valve surgery because of previous thoracotomy, severe left ventricle systolic dysfunction and increased pulmonary arterial pressure (sPAP 40 mmHg for the first patient and 45 mmHg for second patient). The STS risk scores for mortality were 6% and 4,6% respectively, the STS risk scores for morbidity or mortality were 32% and 28% and also the EuroSCORE II was high (25% and 13% respectively). Therefore, they were enrolled for percutaneous edge-to-edge repair. For both patients TTE and TEE showed a globally hypokinetic, moderately dilated left ventricle with severe MR. No signs of mitral stenosis were present. The anatomical feasibility of the implant had previously been established, confirming sufficient leaflet tissue for mechanical coaptation. Results. On July 17th 2012 and on January 18 th 2013, using the two key echo views (LVOT and two-chamber views) and the “en-face” three-dimensional view of the mitral valve, despite the shadows caused by the ring, a clip was released with satisfactory results: mild residual MR with still acceptable values of mean gradient (5.5 mmHg, 6 mmHg respectively) and mitral valve area (2.6 cm2, 1,8 cm2 [PHT] respectively). At the end of the procedure the patients were carried to the Intensive Care Unit to have vital signs, laboratory data and EKG monitored. Nor deterioration in any vital signs or major/minor adverse events occurred. MR assessed by TTE was still mild and no signs of mitral stenosis were present. During their hospital stay, the patients did not experience any major/minor adverse events. They did not have dyspnea at rest. Vital signs and laboratory data were all within normal ranges. Two and three days respectively after MitraClip implant, they were discharged home. At 5-month follow-up the first patient was in NYHA II. She had not experienced MACCE. The degree of MR was stable mild; there was not mitral stenosis (mean gradient 5 mmHg, mitral valve area [PHT] 2.4cm2). At 1-month follow-up the second patient was in NYHA II and residual mild-to-moderate MR was present, with no signs of mitral stenosis. Conclusions. Mitral valve repair with the MitraClip® System can be a safe and effective option in high-risk patients with prior surgical annuloplasty and recurrence of significant mitral regurgitation. The echocardiographic assessment of the anatomical feasibility of the procedure, confirming sufficient leaflet tissue for mechanical coaptation and excluding mitral stenosis, is the key point to a proper clip positioning, together with the use of some procedural tip and tricks.

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zienti sottoposti a TAVI con CoreValve tra settembre 2011 e dicembre 2012. Durante la procedura di impianto è stato eseguito un’ ecocardiogramma transesofageo bidimensionale e tridimensionale. Per ogni paziente sono stati misurati il diametro, l’area e il perimetro dell’anulus. L’indice di eccentricità anulare è stato definito come 1- il rapporto tra il diametro minimo e massimo dell’anulus. Le misure sui dataset 3D sono state eseguite mediante il software QLAB 3DQ (Philips). La presenza e la distrubuzione delle calcificazioni valvolari aortiche è stata valutata attraverso acquisizioni 3D mediante metodica Live3D zoom. La severità delle calcificazioni è stata valutata con metodo visuale semiquantitativo ( lieve, moderata e severa). La distrubuzione della calcificazioni sotto-anulari (noduli di calcio al di sotto della linea dell’anulus aortico) è stata descritta facendo riferimento alla semilunare aortica corrispondente. La presenza di rigurgito periprotesico post-procedurale è stata valutata al termine dell’impianto del device, prima di lasciare la sala di emodinamica e quantificata come 0=assente, 1=lieve, 2=moderata e 3=severa. La localizzazione dei jet di rigurgito paraprotesico è stata descritta facendo riferimento alla semilunare aortica corrispondente. I pazienti sono quindi stati divisi in 4 gruppi in base alla severità del rigurgito. Sensibilità e specificità per la predittività di insufficienza paraprotesica aortica sono state calcolate per ogni territorio di riferimento della semilunare aortica corrispondente. Risultati: L’impianto di TAVI ha avuto un esito positivo in tutti i pazienti. L’insufficienza aortica è risultata di grado 0 in 4 pazienti (11,4%), di grado 1 in 27 pazienti (77,1%), e di grado 2 in 4 pazienti (11,4%). In nessun paziente è stata riscontrata un’insufficienza di grado 3. Non c’è nessuna differenza statisticamente significativa per quanto riguarda l’area, il perimetro, i diametri e l’indice di eccentricità tra i differenti gruppi di severità del rigurgito. Calcificazioni sottoanulari erano presenti nel territorio della cuspide non coronarica, della cuspide sinistra e della cuspide destra in 18,21,e 8 pazienti rispettivamente. Non è stata riscontrata alcuna correlazione tra la severità delle calcificazioni valvolare e la presenza di calcificazioni sottoanulari. Jet di rigurgito paravalvolare erano presenti nel territorio della cuspide non coronarica, della cuspide sinistra e della cuspide destra in 19,25,e 3 pazienti rispettivamente. Sensibilità e specificità per la corretta localizzazione dei jet di rigurgito paraprotesico in riferimento al territorio di ogni cuspide aortica spaziano dal 79 al 100% e dal 75 all’83% rispettivamente. I valori predittivo positivo e negativo globali sono risultati rispettivamente pari al 79 e all’ 82%. Conclusioni: La presenza di calcificazioni sottoanulari ha mostrato una buona correlazione con lo sviluppo locale di jet di rigurgito paravalvolare dopo TAVI, come è stato confermato dai dati di sensibilità, specificità e dai valori predittivo negativo e positivo. Le calcificazioni sottoanulari aortiche possono quindi giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo di insufficienza paraprotresica, attraverso l’incompleta apposizione della protesi al tratto di eflusso del ventricolo sx, dal momento che l’ “inflow part” della protesi rappresenta l’ultima barriera allo sviluppo del rigurgito paravalvolare. La presenza di calcificazioni sottovalvolari dovrebbe essere accuratamente valutata durante la selezione dei pazienti da inviare a TAVI e durante la procedura di impianto.

05 RUOLO DELLE CALCIFICAZIONI SOTTOVALVOLARI AORTICHE NELLO SVILUPPO DEI RIGURGITI PARAPROTESICI DOPO IMPIANTO PERCUTANEO DI PROTESI VALVOLARE AORTICA A. Squeri, S. Censi, M. Baldelli, C. Grattoni, S. Bosi, A. Cremonesi Maria Cecilia Hospital, GVM Care & Research, Cotignola (RA) Background: Lo sviluppo di insufficienza aortica post-procedurale dopo impianto percutaneo di protesi valvolare aortica (TAVI) è piuttosto comune e prevalentemente paravalvolare. La presenza di insufficienza paravalvolare severa o moderato-severa è piuttosto rara ma porta a conseguenze cliniche alquanto significative. Scopo del lavoro: L’obiettivo del presente studio è quello di valutare il ruolo delle calcificazioni sottovalvolari aortiche nella generazione di insufficienza paravalvolare aortica dopo TAVI. Materiali e metodi: Nello studio sono stati arruolati 35 pa-

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06 PERCUTANEOUS MITRAL VALVE REPAIR WITH THE MITRACLIP® SYSTEM IN PATIENTS ALREADY TREATED WITH MITRACLIP S. Cannata, S. Scandura, C. Grasso, S. Immè, A.M. Pistritto, S. Mangiafico, A. Caggegi, M. Ministeri, M. Chiarandà, F. Dipasqua, S. Giaquinta, A. Arcidiacono, D. Capodanno, G. Ronsivalle, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background and aim of the study. Percutaneous mitral valve repair with the MitraClip® System (Abbott Vascular, Abbott Park, IL, USA) is an emerging alternative of treatment in patients with severe mitral regurgitation (MR) at high risk for conventional surgical therapy. We report a single center experience about the feasibility and efficacy of this novel procedure in patients with prior MitraClip implantation and severe MR recurrence. Materials and methods. From October 2008 to February 2013, 136 consecutive patients have undergone mitral valve repair with the MitraClip® System in our Department. Because of worsened clinical conditions and recurrence of ≥ 3+ MR at follow-up, five of them (age 72±9 years old, male 40%, EuroSCORE II (11±6%), STS risk score for mortality 10±3%, STS risk score for morbidity or mortality 50 ±11%) have undergone a second procedure of MitraClip implant (REDO). Four patients (80%) had suffered from functional mitral valve disease and one patient (20%) from degenerative valvular disease. In selecting the patients for the procedure, TTE and TEE played a major role. The feasibility of the implant was assessed by considering the position of the previously implanted clip(s), the shape of the two orifices, the origin , the direction and the degree of the regurgitant jet(s), deciding in advance the position of the future clip(s),

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and finally assessing the mean transvalvular gradient and the mitral valve area [anatomical and by PHT], excluding the presence of mitral stenosis. Results. The REDO was performed after a mean of 10±8 months from the first procedure. Two patients were re-treated within one month from the first procedure, and these cases we would like to underline, because the final degree of mitral regurgitation at the end of the first procedure was ≤2+, in stable hemodynamic conditions. MR recurrence is usually due to progressive left ventricle and mitral annulus dilation, although in these cases it could be due to mechanisms of leaflets’ progressive stretching. One clip was implanted in 3 patients (60%), while 2 patients (40%) were treated with two clips. Mean anesthesia time was 165±28 minutes; mean device time, defined as the time from guide insertion until delivery catheter removal, was 81±24 minutes. For 4 patients (80%), a significant MR reduction (≤2) was observed at the end of the procedure and at discharge, in the absence of both significant mitral stenosis and intraprocedural complications. The fifth patient, who already had pericardial effusion at the beginning of the procedure, experienced cardiac tamponade during the implant. Pericardiocentesis was performed, but the puncture of a coronary caused the patient to be immediately transferred to Cardiac Surgery. She died during her hospital stay in ICU, two days after surgery. Another patient died for acute kidney injury and right heart failure 30 days after the REDO. A mean follow-up of 150±54 days is available for the remaining three patients, who are in the lowest NYHA functional classes ( NYHA II) and present a low degree of MR (≤ 2+). Conclusions. In our experience, a REDO procedure of percutaneous mitral valve repair with the MitraClip System is feasible and effective, but a complete echocardiographic assessment has to be previously performed. A higher number of REDO procedures is essential to confirm its real usefulness, effectiveness and feasibility.

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02 Cardiac rhabdomyomas in a tuberous sclerosis patient M. B. Campisano, A. Cadoni, M. Occhipinti, C. Tamburino, I. Monte AOU Policlinic University of University, Catania Tuberous sclerosis (TS) is a rare autosomical dominant neurocutaneus syndrome caused by mutations of two genes known as TSC1 and TSC2 resulting in formation of benign congenital tumors in multiple organs. The estimated prevalence of TS ranges from 1/6000-1/12000 and approximately two-thirds of the cases are sporadic. Rhabdomyomas are the most common benign cardiac tumours. They are often associated with TS and can be diagnosed antenatally and postnatally by echocardiography. Transthoracic Echocardiography (TTE) is the first exam for detection and follow-up of cardiac rhabdomyoma. Magnetic Resonance imaging (MRI) can provide additional information regarding tumor extension, size and tissue caracterization. We describe the case of a 18-year-old man with TS in whom cardiac rhabdomyomas were diagnosed by TTE and evaluated by electrocardiogram-gated MRI. He had been previously diagnosed with renal angiomyolipomas and intracranial lesions. A cranial CT scan delineated multiple foci, confirming the diagnosis of TS. Physical examination, ECG and Holter ECG monitoring revealed normal cardiac findings. The TTE found multiple hyperechoic masses adherent to ventricular septum and at the apex, with no visible vascularization. Left ventricular size was normal with septum hypokinesia and mild reduced ejection fraction (EF). Global LV sistolic strain (GLS) imaging was used to evaluate the deformation characteristics of the masses and showed that the tumors deformed in the opposite direction from the surrounding myocardial segments with reduced values compared to normal subject (figure 1). The cardiac MRI examination confirmed the septum hypokinesia with the mild reduced EF and the presence of a oval mass (9 x 5 mm) in the apical portion of the septum and identified another comparable lesion (2 x 2 mm) in the anterior basal septum. These tumours showed high signal surrounded by a dark rim related to chemical shift artefact in T1-weighted and SSFP sequences. On T2-weighted images, the mass displayed fatty signal intensity, which was decreased by fat saturation. As two-dimensional TTE provides real-time imaging of cardiac anatomy without sedation, it is useful for initial evaluation of cardiac masses and appear to be the best method of following up cardiac rhabdomyomas. Echocardiography should be systematic in all patients with TS and is also recommended for members of their families, even those apparently unaffected, in order not to miss pau cisymptomatic forms of TS.

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Patologia Cardio-oncologica 01 EFFETTI DEI FARMACI ANTI VEGF SUL SISTEMA CARDIOVASCOLARE: RISULTATI DA UNO STUDIO PILOTA M.Alloni1,4 ,F. Cesana1, M. Stucchi1, P. Vallerio2, M.Baroni, 1 D. Ribecca1, S. Mauri1, R. Facchetti1, F. Ricotta3,S. Di Bella3, A. Moreo4 S. Siena3, C. Giannattasio1,4 1. Dipartimento di Scienze della Salute, Università Milano-Bicocca Milano, 2.U.O. di Medicina Interna D, Aoui di Verona, 3.Divisione di Oncologia, Osp. Niguarda Cà Granda, Milano, 4.Divisione di Cardiologia IV, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Osp. Niguarda Cà Granda, Milano Background: Nelle ultime due decadi l’avvento di nuovi farmaci che inibiscono l’effetto del vascular endothelial growth factor (VEGF), e quindi l’angiogenesi, hanno migliorato il trattamento del carcinoma renale metastatico e del carcinoma tiroideo. Questi nuovi farmaci però sono gravati da diversi effetti collaterali, compresi quelli a livello del sistema cardiovascolare (ipertensione arteriosa e disfunzione cardiaca). Scopo: Scopo del nostro studio è quello di andare a valutare le modificazioni della struttura e della funzione cardiaca e vascolare in pazienti con carcinoma renale metastatico o carcinoma tiroideo trattati con farmaci anti VEGF. Materiali e Metodi: Abbiamo arruolato 10 pazienti affetti da carcinoma renale metastatico e due pazienti affetti da carcinoma tiroideo (età 61±10 aa, media ±DS). Abbiamo misurato la pressione arteriosa (PA) e parametri di struttura e funzione cardiovascolare (ecocardiogramma basale, acquisizione dello strain longitudinale globale o GLS e della pulse wave velocity carotido-femorale o PWV). Le misurazioni sono state effettuate prima (basale, B) e dopo due settimane di terapia (T). Risultati: Al tempo B i pazienti avevano normali valori di PA (media ± DS:114±8/75±6mmHg,PAS/PAD), PWV (10.8±2.2m/sec) e funzione cardiaca sisto-diastolica (FE: 59%, E/A: 0.77±0.12, decT 239±43msec, GLS -17.9±1.2 %). 2 pazienti mancano del secondo controllo a T. Alla seconda valutazione dopo terapia con anti VEGF (tempo T) abbiamo osservato un incremento significativo della PAS(133±18.5mmHg (p=0.003 ), una riduzione significativa dello strain (-16.4±2.1, p=0.03 ) e un incremento della PWV non significativo (12.2±2.5m/sec,p=0.09). La FE e gli altri parametri non differivano in modo significativo tra B e T. Conclusioni: I nostri dati mostrano che dopo due settimane di trattamento con anti-VEGF, la PA sistolica aumenta in assenza di una significativa modificazione della funzione cardiaca valutata mediante FE. Tuttavia a livello cardiaco vi è una riduzione dello strain longitudinale globale e a livello vascolare un aumento della rigidità aortica. Ciò suggerisce che questi farmaci posono avere effetti avversi non solo pressori, ma anche sulla funzione cardiovascolare. Questi dati iniziali possono essere validati in futuro da studi a maggior numerosità e a maggior lunghezza di follow up.

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03 Utility of 2D-Speckle Tracking echocardiography in DIAGNOSIS OF LEFT VENTRICULAR DYSFUNCTION IN ANTI-erbb2 THERAPY C. Coppola1, G. Piscopo1, C. Cipresso1, D. Rea1, A. Giudice1, C. Maurea1, E. Esposito1, I. Capasso1, C. Arra1, C. De Lorenzo2, C.G. Tocchetti1, N. Maurea1 1 National Cancer Institute, G. Pascale Foundation, Naples, 2Federico II University, Naples Background: ErbB2 is overexpressed in about 25% of breast cancers; in the heart, it modulates myocardial development and function. Trastuzumab (T), an anti-ErbB2 inhibitor, has improved the prognosis of patients with breast cancer, but is related to an increased risk of asymptomatic left ventricular (LV) dysfunction (3-34%) and heart failure (2-4%). Conventional measures of ventricular function, such as fractional shortening (FS) and ejection fraction (FE) are insensitive in detecting early cardiomyopathy induced by antineoplastic therapy. Purpose: Here, we aim at assessing whether myocardial strain by 2D-speckle tracking (ST) is able to identify early LV dysfunction in mice treated with doxorubicin (D) and T, alone or in combination (D+T) and to relate data of cardiac function with tissue alterations. Methods: Cardiac function was measured with FS, by M-mode echocardiography, and with radial myocardial strain with ST in sedated C57BL/6 mice (8-10 wk old) at time 0, 2 and 6 days of daily administration of D (2.17 mg/kg/day), T (2.25 mg/kg/day), D+T (2.17 mg/kg/day + 2.25 mg/kg/day, respectively) and in a control group. In excised hearts, we evaluated TNFα and CD68 by immunohistochemistry; interstizial fibrosis was analyzed with picrosirius red staining. Results: FS was reduced in group D and D+T at 2 days (52+0.2% and 49+2% respectively), both p<0.001 vs 60+0.4% (sham), while in group T it decreased only at 6 days (49+1.5% vs 60+0.5%, p=.002). In contrast, after 2 days, myocardial strain was already reduced not only in D and D+T, but also in T alone: 43+3%, 49+1%, and 44+7%, respectively, all p<0.05 vs sham (66+0.6%). Cardiotoxicity was associated with significant alterations in extracellular matrix remodeling as confirmed by an increase of interstizial collagen with D (4.56%), T (2.17%) and D+T (3.77%)at 6 days p<0.05 vs sham (1.17%) and by increased cardiac inflammation in fact the myocytes were positive for TNFα and CD68 cells/mm2 at 6 days in group D (16.46% and 155 respectively), in group T+D (12.35% and 74.16) and in group T (5.65% and 72.32) p<0.01 vs sham (0.56% and 2.3). Conclusions: Myocardial strain identifies LV systolic dysfunction earlier than conventional echocardiography and can be a useful tool to predict cardiotoxicity in this setting.

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F ed 1 M) di età media di 61.32 anni, da gennaio 2011 a dicembre 2012, con follow up di 6-24 mesi dall’inizio della terapia con T. Tutti i pz erano stati trattati in precedenza con protocolli polichemioterapici variamente associati (ciclofosfamide, capecitabina, vinorelbina, docetaxel e paclitaxel) e 32 (64%) di questi con antracicline. 36pz (72%) presentavano almeno un fattore di rischio cardiovascolare, tra cui 26 pz (52%) IAS. I pz sono stati valutati a 1-3-6-9 mesi e oltre, clinicamente e con ecocardiogrammi seriati effettuati con ecocardiografo IE33 (Philips). La valutazione della funzione sistolica del ventricolo sinistro è stata eseguita mediante calcolo della frazione di eiezione (FE) usando il metodo Simpson biplano. La funzione diastolica e le pressioni di riempimento del ventricolo sinistro sono state stimate mediante Doppler pulsato mitralico (Vel. onda E, Vel. onda A, tempo di decelerazione onda E), e TDI anello mitralico laterale e settale (E’ lat, E’ SIV, E/E’ lat, E/E’ SIV). RISULTATI: durante il follow-up si sono verificati complessivamente 2 casi di significativa riduzione della FE (>20% del valore basale) asintomatica e 1 caso di scompenso cardiaco manifesto. In 12 dei 24 pz normotesi all’inizio dello studio è comparsa IAS durante il follow-up (50%) e si è pertanto istituito trattamento con ace-inibitore (ACEi) e/o betabloccante (BB). In 14 dei 26 pz già ipertesi (54%) in trattamento al momento dell’arruolamento è stata potenziata la terapia titolando ACEi e BB per scarso controllo pressorio durante il follow up e in 2 (7%) per il peggioramento degli indici di funzione diastolica. Dei due casi di riduzione asintomatica della FE, uno si è verificato in 1 pz già ipertesa in terapia al momento dell’arruolamento e l’altro in 1 pz che ha sviluppato ipertensione successivamente; in entrambi i casi l’introduzione e il potenziamento della terapia ipotensiva hanno consentito di terminare il trattamento con T secondo protocollo. La pz che ha presentato scompenso cardiaco manifesto dopo 2 mesi dall’inizio della terapia con T aveva 80 anni ed era normotesa: la sospensione del T e il trattamento con diuretici, ACEi e BB hanno consentito il completo recupero della FE. CONCLUSIONI: l’IAS rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di cardiotossicità, pertanto è raccomandato un efficace controllo dei valori pressori nei paz che devono iniziare il trattamento oncologico;. d’altro canto, durante i cicli di chemioterapia con varie associazioni di farmaci, i pz sono maggiormente esposti a sviluppare IAS de novo: in questi casi riconoscere e trattare precocemente l’ipertensione arteriosa assicura una efficace cardioprotezione e consente di completare il trattamento chemioterapico.

04 VALUTAZIONE DELL’IPERTENSIONE ARTERIOSA SISTEMICA COME FATTORE FAVORENTE LA CARDIOTOSSICITÀ E POSSIBILE COMPLICANZA ESSA STESSA DEL TRATTAMENTO POLICHEMIOTERAPICO NEL CARCINOMA MAMMARIO M. De Paolis1, G. .Khoury2, S. Bergonzini1, P. Mezzetti 2, M. Nunzi2, M.M. Patella2, D. Bovelli2, L. Tarantini3, G. Ambrosio1, E. Boschetti1 1 Università degli Studi di Perugia, Perugia, 2Azienda Ospedaliera S.Maria di Terni, Terni, 3Ospedale S.Martino di Belluno, Belluno OBIETTIVO: indagare il duplice ruolo dell’ipertensione arteriosa sistemica (IAS) come fattore favorente la cardiotossicità o come complicanza essa stessa del trattamento chemioterapico in pazienti affetti da carcinoma mammario trattato con trastuzumab (T) in associazione ad altri chemioterapici. MATERIALI E METODI: sono stati osservati 50 pz consecutivi (49

05 INDICI ECOCARDIOGRAFICI PREDITTORI DI CARDIOTOSSICITÀ PRECOCE IN PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO TRATTATE CON ANTRACICLINE, TAXANI E TRANSTUZUMAB M. Giorgi2, G. Alunni2, A. Fava2, M. Mistrangelo1, A. Pullara2, T. Campesato2, E. Pelloni2, S. Marra2 2 Cardiologia, 1Oncologia, Città della Salute Molinette, Torino è noto come le terapie oncologiche per carcinoma mammario, che permettono oggi una maggior sopravvivenza delle Pazienti (Pts), siano potenzialmente cardiotossiche. La riduzione della frazione di eiezione (EF) come indice di cardiotossicità è, tuttavia, un parametro tardivo e poco sensibile: scopo dello studio è stato quello di identificare nuovi indici ecocardiografici predittori di cardiotossicità precoce. Sono state arruolate 80 PTs con carcinoma mammario HER2 positivo, trattate con antracicline, taxani e transtuzumab: il follow-up è stato programmato a 15 mesi. In questo periodo le Pts sono state sottoposte ad ecocardiogramma basale con successiva rivalutazione periodica (in media ogni 3 mesi) dei seguenti parametri: EF, Wall Motion Score Index (WMSI), funzione diastolica con Doppler pulsa-

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to transmitralico (PW) e con Doppler tissutale (TVI) (rapporti E/A, E’/A’, E/E’), onda Sm al TVI, indice di Tei o di Myocardial Performance (IMP), 2D-strain longitudinale e 4D-strain (longitudinale, circonferenziale e radiale): esclusi 7 drop-out, 73 PTs hanno terminato il follow-up. In 3 PTs è stato riscontrata una riduzione dell’EF significativa per cardiotossicità. Le restanti 70 PTs sono state suddivise in tre gruppi: A) 17 non hanno presentato alcun tipo di alterazione patologica; B) 13 presentavano già all’ecocardiogramma basale alterazioni non progredite al follow-up; C) 40 hanno mostrato una o più alterazioni dei parametri oggetti dello studio. Queste 40 PTs sono state ulteriormente suddivise in più sottogruppi: 1) 38 alterazioni della diastole (20 inversione rapporto E/A al PW, 18 rapporto E/E’); 2) 16 alterazioni dell’IMP; 3) 23 alterazioni del 2D-strain inteso come Global Longitudinal Peak Systolic Strain Average (GLPS); 4) 28 alterazioni del 4D-strain GLPS; 5) 9 riduzioni dell’onda S e 6) 11 variazioni del WMSI. Otto Pts (pari al 20% del gruppo C) hanno presentato un’alterazione di tutti gli indici considerati; il 19% ha mostrato un’alterazione sistodiastolica; il 52% ha evidenziato almeno un’alterazione diastolica e il 46% un’alterazione degli indici sistolici. Tutte le PTs con alterazioni del WMSI e riduzione dell’onda S al TVI presentavano anche un’alterazione del 2D e 4D-strain. Nell’ambito dello strain, sia 2D sia 4D, le alterazioni segmentarie più frequentemente riscontrate sono state rilevate a carico del setto interventricolare (così come per il WMSI). Le alterazioni comparse più precocemente (entro i primi 6 mesi) hanno riguardato la diastole (39%) e lo strain (rispettivamente il 65% del 2D e il 61% del 4D-strain). CONCLUSIONI: la funzione diastolica e lo strain sono i parametri che si alterano più frequentemente e rappresentano potenziali nuovi indici di cardiotossicità precoce.

Comunicazioni Orali
Mercoledì 1 Maggio 2013
V1 and V3, but without ST elevation. At this time 2D/3D-TTE showed a mild regression of the left ventricle lateral wall infiltration and a slightly improvement of LVEF (50%); the akinesia of the ventricular wall was unchanged. After treatment with erlotinib the patient showed a significant clinical improvement and we observed a reduction in lung carcinoma and myocardial involvement. We are following up on this case with careful observation during six months ago. We conclude that the non-invasive strategy in this context was more suitable for patient’s quality life.

07 Inhibition of cardiomyocytes late INawith ranolazine prevents anthracyclines cardiotoxicity in experimental models in vitro and in vivo. N. Maurea1, C. Coppola1, G. Piscopo1, C. Cipresso1, D. Rea1, C. Quintavalle2, G. Riccio2, N. Guarino2, L. Castaldo2, A. Barbieri1, C. Maurea1, A. Giudice1, R.V. Iaffaioli1, C. De Lorenzo2, G. Condorelli2, C.G. Tocchetti1, C. Arra1 1 National Cancer Institute, G. Pascale Foundation, Naples, 2Federico II University, Naples Background. Anthracyclines are first line drugs against cancer, but produce a well-known cardiomyopathy through multiple mechanisms, which also include, among many, Ca2+ overload due to reduced SERCA2a activity and inappropriate opening of the RyR2, and impaired myocardial energetics. Anthracyclines generate Reactive Oxigen and Nitrogen Species (ROS and RNS), posing the heart at increased demand for oxygen, thus setting the stage for a metabolic ischemia that also activates late INa, the target of ranolazine (RAN). Purpose. Here, we aim at assessing whether RAN, diminishing intracellular Ca2+ through its inhibition of late INa, and enhancing myocardial glucose utilization (and/or reverting impairment of glucose utilization caused by chemotherapy) blunts anthracyclines cardiotoxicity. Methods. To assess for cardiotoxicity in vitro, rat H9C2 cardiomyoblasts were pretreated with RAN (0.1-1µM) for 72 hours and then treated with doxorubicin (DOX, 0.1 µM)for additional 24 hours. Cells counts were assessed by Trypan exclusion test. To evaluate cardiac function in vivo, fractional shortening (FS) and ejection fraction (EF) were measured by echocardiography in C57BL6 mice, 2-4 mo old, pretreated with RAN (370mg/kg/day, a dose comparable to the one used in humans) per os for 3 days. RAN was then administered for additional 7 days, alone and together with DOX (2.17mg/kg/day ip), according to our well established protocol. Results. After DOX, only 68% of the cells were viable. RAN alone did not affected cell survival, but blunted DOX toxicity, rescuing % cell survival to 87% (p=.01 vs DOX alone). In our in vivo studies, after 7 days with DOX, FS decreased to 50±2%, p=.002 vs 60±1% (sham), and EF to 81+2%, p=0.0001 vs 91+1% (sham). RAN alone did not change FS (59±2%) nor EF 89+1%. Interestingly, in mice treated with RAN and DOX, the reduction in cardiac function was milder: FS was 57±1%, EF was 89+1%, p=0.01 and 0.0009 respectively, vs DOX alone. Conclusions. RAN blunts DOX cardiotoxic effects in 2 different models, in vitro and in vivo. We plan to test RAN as a cardioprotective agent with other antineoplastic cardiotoxic drugs in our experimental models, and to better characterize the cardioprotective mechanisms of RAN in all these settings.

06 Direct left ventricular metastasis reduction: a multimodality imaging study S.Leggio, S.Buccheri, I. Monte, H.Soto-Parra, C. Tamburino AOU Policlinic University of Catania, Catania Direct metastases to the myocardium are very uncommon findings and have an awful prognostic impact. We present a report of a female of 52 years old, with a lung carcinoma infiltrating the left ventricular chamber. She exhibited findings suggestive of myocardial ischemia with a previous episode of syncope and ventricular tachycardia. ECG revealed that the patient was in sinus tachycardia but with ST segment elevation in leads DI and aVL and poor progression of R wave in leads V1-V4. Two- and Three-Dimensional Transthoracic Echocardiography (2D/3DTTE) showed myocardial involvement with infiltration of the antero-lateral left ventricular wall by the side of mass extending from the epicardial to the endocardial layer, with apical hypokinesia and reduction of the left ventricular ejection fraction (LVEF 45%); there was mild mitral insufficiency, but was absent pericardial effusion. Under the impression of acute coronary syndrome we initially performed emergency coronary angiography. Considering the progressive decline in global performance status and the non-therapeutic goal of such invasive strategy in this clinical context, the decision of cardio-oncology team was not performed the invasive cardiac procedure and treated with three line of chemotherapy. Three month from the beginning of chemotherapy with erlotinib, the patient showed a significant clinical improvement and a reduction in lung carcinoma and myocardial involvement. The ECG revealed a sinus rhythm with depth of negative T wave in leads DI and aVL, poor progression of R wave in leads

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08 RUOLO DELL’ECOCARDIOGRAFIA NELLA DIAGNOSI PRECOCE DI DISFUNZIONE VENTRICOLARE DA CHEMIOTERAPICI I. Parrini, E.M. Rebuffo, P. Modaffari, A. Ferrero, M.R.Conte Ospedale Mauriziano, Torino BACKGROUND: la cardiotossicità indotta dalla chemioterapia è oggi ben definita con manifestazioni che vanno dalla disfunzione cardiaca subclinica fino allo scompenso cardiaco. Il metodo attualmente più utilizzato per monitorare la funzione cardiaca è l’ecocardiografia che permette di diagnosticare precocemente sia le alterazioni della funzione diastolica che quella sistolica. SCOPO: valutare il ruolo dell’ecocardiografia nell’identificare precocemente i danni da chemioterapici. MATERIALI E METODI: in uno studio osservazionale da marzo 2011 a settembre 2012 abbiamo arruolato 77 donne, consecutive (età media di anni 55,2 ± 11,9) con diagnosi di carcinoma della mammella, sottoposte a chemioterapia con epirubicina, fluorouracile, ciclofosfamide, trastuzumab, taxotere e taxolo. è stato eseguito un ecocardiogramma di base, a 3, 6, 9, 12, 18 mesi prendendo in considerazione parametri quali la frazione d’eiezione con metodo Simpson’s, il doppler pulsato mitralico (onda E ed A), il doppler tissutale a livello dell’anello laterale mitralico (onda E’, a’, onda S). L’insorgenza di cardiotossicità è stata definita con la compar-

Comunicazioni Orali
Mercoledì 1 Maggio 2013
sa di una disfunzione diastolica; una riduzione della frazione d’eiezione > del 10% asintomatica; un calo assoluto > del 20% o frazione d’eiezione ≤ a 50% asintomatica; segni clinici di scompenso cardiaco. Sono state escluse le pazienti con scarsa finestra ecocardiografica. RISULTATI: In 67 pazienti non si sono verificate alterazioni ecocardiografiche (87%). Nel restante 13% si è osservata la comparsa di disfunzione diastolica con riduzione della velocità di picco dell’onda E mitralica e dell’onda E’ al doppler tissutale in 4 pazienti. In 6 pazienti la frazione d’eiezione di base media era di 61,16 ± 4,5 con una riduzione a un valore medio di 48,66 ± 3,5 durante il trattamento chemioterapico. Al doppler tissutale si è osservata la concomitante riduzione dell’onda S a 6,45 ± 0,5. Le pazienti erano tutte in terapia con antracicline e taxani. Le alterazioni ecocardiografiche sono comparse nei primi 6 mesi di terapia; trattate con ACE inibitori e Bbloccanti si è ottenuto un completo recupero sia della funzione sistolica sia di quella diastolica a 18 mesi. CONCLUSIONI: Il monitoraggio ecocardiografico sia della funzione sistolica, sia di quella diastolica sono importanti nell’identificare e trattare precocemente i danni da chemioterapici. Danno che sembra verificarsi nei primi sei mesi di terapia. è, comunque, ancora in discussione quali siano i parametri ecocardiografici da utilizzare nella pratica clinica.

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SESSIONE POSTER

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POSTER
Lunedì 29 Aprile 2013
Background: Right ventricular (RV) function plays an important role in determining cardiac symptoms in several diseases. It has been demonstrated that the new imaging modality of three-dimensional echocardiography (3DE) is interchangeable to cardiac magnetic resonance in reproducibility and accuracy. Speckle Tracking is a sensitive tool to quantitatively assess regional deformation properties. Purpose: to obtain normal reference ranges for RV volumes, RV EF, by 3DE (TomTec) and RV deformation properties by Speckle Tracking and intra and inter-observer reproducibility. Methods: 60 subjects, 32 males and 28 females, aged 25±7 yrs, without any cardiovascular disease, were included. By E9GE we measured RV maximum and minimum volumes by tracing RV endocardial borders during enddiastolic (largest RV volume) and end-systolic (smallest RV volume) phases, in apical 4-chamber, short-axis, and coronal views. Volumes were indexed for body surface. By Speckle tracking we measured 2D longitudinal systolic RV Strain (S) and Strain rate (SR) in apical 4-chambers view, at level of RV free wall (basal, medium and apical segments). A reproducibility study was performed to compare the intra and inter-observer variability. Results: We have reported references range in young people for volumes and EF (3D RV end-diastolic:33±11ml/mq; end-systolic volume:16±6ml/mq; 3D RVEF 67±8%). RV systolic 2D S values in young people were for apical segment -24,59±4,8%, for medium -29,69±4,78%, for basal -30,1±5,88% and RV systolic 2D SR were for apical -1,44±0,25 S-1, for medium: -1,78±0,37 S-1, for basal:-2±0,4 S-1. Inter and intraobserver variability coefficients were 8% and 7% for 3D volumes and 8% and 4% for S-SR measurements, respectively. Conclusions: The present study provides normal reference values for RV volumes and RVEF by 3DE and normal longitudinal RV deformation values in young people. 3DE is an alternative imaging modality for quantification of RV volumes and EF, showing improved accuracy and lower interobserver and intraobserver variability compared to 2D echocardiography; it overcomes the limitations due to the complex anatomy of the RV.

SESSIONE POSTER 1
P. 01 3D ECHO AND SPECKLE TRACKING IN PATIENTS WITH ARRHYTHMOGENIC RIGHT VENTRICULAR CARDIOMYOPATHY (ARVC) AND IN THEIR RELATIVES ALLOW TO ASSESS NEW FINDINGS ABOUT VENTRICULAR AND ATRIAL FUNCTION R. Ancona, S. Comenale Pinto, P. Caso, Mg. Coppola, O. Rapisarda, C. Cavallaro, F. Vecchione, A. D’Onofrio, R. Calabrò Non Invasive Cardiology, Department of Cardiology, Second University of Naples, Monaldi Hospital, AORN dei Colli, Naples Purpose: We evaluated the utility of 2D Strain-Strain rate (SSR) and 3D echocardiography (3DE) to quantitatively assess RV (right ventricle), LV (left ventricle) and RA (right atrium) function in ARVC patients (pts), with apparently normal LV and in their relatives with apparently normal RV. Methods: we studied 115 subjects:35 pts with ARVC (GroupA), 40 relatives (GroupB) and 40 controls (GroupC). By E9GE we measured LV ejection fraction (EF%), LV diameters and volumes, RV dimension, fractional area change (FAC%), RVOT fractional shortening (RVOTfs%), RA volume. By DTI we measured E’, A’ and S waves of tricuspidal annulus. We measured 2D longitudinal systolic S-SR in apical 4 and 2-chambers views, at level of LV segments (4 basal,4 mid,4 apical), RV segments (1 basal,1 mid,1apical) and atrial walls and circumferential and radial peak systolic LV 2D S-SR in short axis views. By 3DE with volumetric probe we measured RA, RV volumes and RVEF. Results: no significant differences were found between relatives and controls for RV dimensions, RVFAC (50±12vs51±11%), RVOTfs (64,8±13vs65,3±14%), 2DRA max volumes (20,3±4,5vs8,7±6ml/mq), 3DRV end-diastolic (31±10,5vs33±11ml/mq) and end-systolic Volume (15±4vs16±6ml/ mq), and for RA S-SR. Instead differences were present between Group A and C for RV dimensions, 3DRV end-diastolic (52,8±9ml/mq) and end-systolic volume (27±6,8ml/mq), FAC (27,8±12,1%), RVOTfs (27,2±16%), 3D RVEF (49±7,4%), 2DRA volume (25,6±10,4ml/mq). At TVI of tricuspidal valve E’/A’ ratio was inverted in pts and in 32/40 ARVC relatives. No significant differences were found for 3DRA volume (GroupA:27,9±5; GroupB: 27,4±5,6; GroupC: 28±10ml/mq). RV 2DSR-S were significantly lower in pts (SR=-1,37±0,37S-1; S=-12,45±4,4%,p< 0.001) and in 28/40(70%) subjects of GroupB(S=-18,5±4,8%; SR=-1,54±0,4S-1,p< 0.002) compared with controls (S=-26,6±8,1%, SR=-2,37±0,51 S-1). LV 2DSR and S were significantly lower in GroupA compared to controls (longitudinal: SR=-1,01±0,21 vs -1,53 ±0,49 S-1;S=-15,2±4,3 % vs -20,59 ±4,47%, circumferential: SR=-1,18±0,33vs-1,62±0,4 S-1; S=-15,12±3,9 vs -21 ± 5,1%; radial: SR=1,19±0,26 vs 1,58 ± 0,3 S-1, S=16,25 ± 8,9 vs 46,3±9,2%, p< 0.003) without differences for GroupB (longitudinalSR=1,49±0,45S-1, S=19,59±4,1%, circumferential SR=-1,59±0,4S-1; S=-20,8±5%; radial SR=1,56±0,29S-1; S=45,9±9%). Conclusions: 2DS-SR shows early RV dysfunction in asymptomatic ARVC relatives, when standard and 3DE doesn’t show any impairment and it’s useful in the objective quantitative assessment of regional hypokinesia. It enables to show early LV dysfunction in ARVC pts, when standard echocardiography doesn’t show any impairment.

P.03 LOCALIZZAZIONE DELLE PLACCHE CAROTIDEE E DIVERSA INCIDENZA DI CORONAROPATIA SIGNIFICATIVA L. Arcari1, R. Gagliardi2, L. Arcari3, C. Goffredo1 1 Campus Biomedico, Roma, 2Ospedale S. Pertini, Roma, 3Cardiologo Ambulatoriale Arca Lazio, Roma BACKGROUND: da molti anni centinaia di lavori scientifici attestano che la presenza di placche nelle arterie carotidi rappresenta un potente predittore di coronaropatia e di futuri eventi coronarici, utilizzabile quale indicatore di rischio in prevenzione primaria. Alcuni lavori specificano come la estensione (numero di placche) e la entità (percentuale di stenosi) delle placche carotidee si correli con la estensione e la entità delle stenosi coronariche. Non risulta descritta in letteratura la importanza della localizzazione anatomica della placca carotidea sulla probabilità di rilevare alla coronarografia stenosi emodinamicamente significative. SCOPO DEL LAVORO: Valutare la diversa incidenza di coronaropatia significativa ( ≥ 75% in almeno un vaso principale) in soggetti con placche carotidee localizzate sulla Carotide Comune rispetto a quelli con placche situate su bulbo-Carotide Interna. MATERIALI E METODI: Sono state analizzate in maniera retrospettiva le documentazioni cliniche di 225 soggetti che hanno eseguito esame coronarografico dal giugno 2010 al dicembre 2012. In 98 casi la indicazione era stata formulata per la presen-

P.02 ASSESSMENT OF VOLUMES AND MYOCARDIAL DEFORMATION PROPERTIES OF THE NORMAL RIGHT VENTRICLE IN YOUNG PEOPLE BY THREE-DIMENSIONAL ECHOCARDIOGRAPHY AND SPECKLE TRACKING R. Ancona, S. Comenale Pinto, P. Caso, Mg. Coppola, R. Calabrò Non Invasive Cardiology, Department of Cardiology, Second University of Naples, Monaldi Hospital, AORN dei Colli, Naples

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za di sintomi e/o per controllo in soggetti con coronaropatia nota, in 127 casi si trattava di soggetti asintomatici in prevenzione primaria, a medio o alto rischio di eventi coronarici, con segni strumentali di ischemia inducibile e/o di coronaropatia anatomica alla TC cuore. Dai 225 soggetti sono state esclusi 38 soggetti (17%) con età >71 anni ; nei restanti 187 pazienti (83%) con età ≤70 anni si è andata a valutare la incidenza di arteriopatia carotidea definita come presenza di almeno una placca (ispessimento localizzato della parete ≥ 1.5mm). RISULTATI: Dei 187 soggetti under 70 anni sottoposti ad esame coronarografico, in 21 (11%) non erano disponibili dati ecodoppler carotideo, nei restanti 166 soggetti (89%) viene di seguito indicata nella Tabella (A) la incidenza di coronaropatia significativa. CONCLUSIONI: La presenza di placche sulla carotide comune si associa nel 92% dei casi a coronaropatia significativa, incidenza quasi doppia rispetto ai soggetti con placche localizzate su carotide interna/bulbo.

POSTER
Lunedì 29 Aprile 2013
P.05 DIFETTI INTERVENTRICOLARI: 25 ANNI DI DIAGNOSI E FOLLOW-UP A. Bassignana1, S. Dogliani1, D. Pancaldo1, G. Bricco1, Magliarditi1, L. Valeri1, A. Pizzuti2, B. Doronzo1 1 Ospedali SS. Annunziata, Savigliano (CN), 2Ospedale Mauriziano, Torino L’incidenza delle cardiopatie congenite (CC) riportata in letteratura è l’8‰. Il difetto interventricolare (DIV) è la cardiopatia congenita più comune (circa il 30% di tutte le cardiopatie). Un’alta percentuale di DIV si chiude spontaneamente: per apposizione di tessuto accessorio non muscolare i DIV perimembranosi, per apposizione di trabecole muscolari sul versante destro i DIV muscolari. Scopo del lavoro è valutare in modo retrospettivo incidenza ed evoluzione dei DIV diagnosticati in una popolazione nata presso un unico centro. Metodo: sono stati analizzati gli esami ecocardiografici eseguiti tra il 1988 e il 2012, estratti dall’archivio informatico in uso dal 1986 presso la SC di Cardiologia di Savigliano. Sono stati considerati tutti i soggetti con diagnosi di DIV nati a Savigliano nel periodo di tempo considerato. L’esito a distanza è stato valutato con un controllo ecocardiografico (solo in 8 casi mediante valutazione clinica del soffio). Risultati: Incidenza: nell’arco di tempo considerato sono nati 31883 bambini e sono stati diagnosticati in totale 272 DIV (8,5‰): 222 muscolari (81% del totale), 39 perimembranosi, 11 a localizzazione non specificata. Follow-up: dodici DIV (10 perimembranosi sub-aortici e 2 muscolari) hanno necessitato di correzione chirurgica, tutti con buon esito a distanza. Escludendo gli 11 DIV diagnosticati nei nati nel 2012 e non ancora sottoposti al follow-up, abbiamo in totale 261 DIV, 39 pazienti sono stati persi al follow-up (3 perimembranosi, 26 muscolari, 10 a sede non specificata). Nei 211 DIV rimanenti, con follow-up completo, si è documentata la chiusura spontanea in 11 perimembranosi corrispondente al 30,5% (percentuale che scende a 28,2% considerando “non chiusi” i 3 persi al follow-up) e in 140 muscolari cioè nel 75% (considerando “chiusi” i 26 muscolari di cui manca il follow-up). Conclusioni: i dati sono stati raccolti in un arco temporale di 25 anni di attività del nostro ambulatorio dedicato ai pazienti in età pediatrica o affetti da CC, con un follow-up dell’85% dei DIV diagnosticati. I DIV hanno da soli una incidenza simile a quella generalmente indicata per tutte le CC, facendo quindi presupporre che questa sia in realtà più elevata. Circa il 30% dei DIV perimembranosi ed il 75% dei DIV muscolari risulta chiuso al follow-up medio rispettivamente di 2,8 e 2,9 anni (contro un follow-up medio di 4,6 e 8 anni per i DIV muscolari e mebranosi pervi).

P.04 Low Flow Low Gradient Severe Aortic Stenosis with preserved Left Ventricular Ejection Fraction: a potential cause of severe Aortic Stenosis failed diagnosis P. Aruta, E. Benvenuto, V. Bottari, S. Gulino, A. Giarratana, A. Marchese, W. Deste, C. Sgroi, D. Giannazzo, C. Tamburino Department of Cardiology, Ferrarotto Hospital, Catania BACKGROUND: Aortic valve stenosis (AS) is the most frequent valvular pathology but it could be still unacknowledged. In front of a patient with AS and preserved left ventricular ejection fraction (LVEF) we aspect to have an high transvalvular gradient but it may not happen. Here we reported a case of paradoxical Low Flow-Low Gradient (LF-LG) AS treated with transcatheter aortic valve replacement (TAVR) CASE DESCRIPTION: A female patient of 82 years old, hypertensive, with symptomatic AS was referred to our institute. The basal transthoracic Echocardiogram showed preserved LVEF (58%), but despite a very calcific and ipomobile aortic valve, the mean gradient was 36 mmHg (jet velocity 3,8 m/s) and the effective orifice area (EOA) was 0,4 cm2/m2. For these results we evaluate Global Longitudinal Strain, that was -13,8%, and stroke volume index, that was 32 ml/m². Suspecting a LF-LG AS, we decided to perform a low dose dobutamine Stress Echocardiogram (DSE). During the DSE, it was observed an increase in mean aortic gradient (45 mmHg) and jet velocity (6,67 m/s) without EOA modification (0,4 cm2/m2). In consideration of the high surgical risk (Logistic EuroScore of 26,6 and STS score of 12,3) our Heart Team decided to perform TAVR. The post TAVR evaluation showed the absence of paravalvular leak and final mean aortic Gradient of 5 mmHg. CONCLUSION: Several studies reported that patients with Low Flow Low Gradient with preserved LVEF have a worse prognosis than those with moderate AS or normal flow severe AS. The incidence of this conditions is more than expected because in clinical practice diagnosis of AS is based principally on mean aortic gradient and symptoms could be underestimated. This subset of patients, despite indicated to aortic valve replacement, could not be referred to expert centre to have proper diagnosis.

P.06 CARDIOPATIE CONGENITE: 25 ANNI DI ESPERIENZA IN UN OSPEDALE PERIFERICO A. Bassignana1, S. Dogliani1, D. Pancaldo1, A. Coppolino1, L. Correndo1, A. Pizzuti2, B. Doronzo1 1 Ospedali SS. Annunziata, Savigliano (CN), 2Ospedale Mauriziano, Torino L’incidenza delle cardiopatie congenite (CC) riportata in letteratura è l’ 8‰, anche se la cifre può variare in funzione del fatto che i dati siano raccolti in età neonatale o in età pediatrica e del tipo di livello diagnostico utilizzato. Se si escludono le forme lievi (Dotto, DIV muscolare) l’incidenza scende al 3‰ circa. Scopo del lavoro è valutare in modo retrospettivo incidenza, andamento e variazioni nel tempo delle CC in una popolazione

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nata presso un unico centro. Metodo: sono analizzati in modo retrospettivo tutti gli esami ecocardiografici eseguiti tra il 1988 e il 2012, consultando l’archivio informatico in uso presso la SC di Cardiologia di Savigliano; il follow-up medio di tutte le CC diagnosticate è di 10,6 anni, aggiornato per tutti i pazienti al 2012. Sono state considerate le diagnosi effettuate alla nascita oppure negli anni successivi purchè relative al periodo in esame, sempre solo per pazienti nati presso il punto nascita di Savigliano. Non sono stati considerati ed inseriti nella casistica i casi di ritardata chiusura del Dotto di Botallo ed i Forami ovali pervi. I dati relativi alle CC sono stati quindi messi in relazione alla natalità del nostro punto nascita ed alla mortalità rilevata al follow-up. Risultati: dal 1988 al 2012 sono nati 31.883 bambini e sono state diagnosticate 386 CC, con una incidenza complesiva del 12,1‰. Escludendo i casi di riradata chiusura del Dotto di Botallo ed i Forami ovalli pervi, escludendo i “semplici” DIV che che non hanno richiesto la correzione chirurgica, è stato identificato un gruppo di 126 cardiopatia congenite complesse (CCC, incidenza 3,95‰), di cui 77 sottoposte ad intervento di correzione tradizionale o percutaneo. La mortalità in questo gruppo con CCC è dell’11%; i 14 decessi (di cui 11 nel periodo peri-operatorio, entro il primo anno di vita) sono avvenuti tutti tra i soggetti sottoposti ad intervento cardiochirurgico; la mortalità in questo sottogruppo trattato chirurgicamente è stata del 18%. La natalità ha avuto un andamento relativamente costante e non si è osservata una variazione del numero delle CC diagnosticate in relazione al numero di nati per anno. Conclusione e discussione: nell’arco di 25 anni il nostro ambulatorio di cardiologia dedicato alla valutazione del neonato e del bambino ha consentito di attuare un adeguato e tempestivo percorso diagnostico terapeutico per le CCC, anche grazie al facile accesso alla nostra struttura ed allla collaborazione con i pediatri sia ospedalieri che del territorio. Si è evidenziata una incidenza di CC nel complesso superiore a quanto generalmente indicato in letteratura. Le CCC hanno una incidenza maggiore in soggetti di sesso maschile (63%), lo stesso rapporto M:F si mantiene nel gruppo dei soggetti operati all’interno del quale il 78,5% dei deceduti è di sesso maschile.

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Lunedì 29 Aprile 2013
P.07 A CASE OF RIGHT ATRIAL MYXOMA: A TUMOR IMPLANTED IN KOCH’S TRIANGLE M.C. Bono1, S. Di Maria1, I. Castiglione1, S. Mega1, C. Goffredo1, M. Bergonzini2, A. Casacalenda1, G. Patti1, G. Di Sciascio1, F. Musumeci1,2 1 Campus Biomedico Medical School, Rome 2Department of Cardiac Surgery, S. Camillo Hospital, Rome Introduction: Cardiac tumors represent 0.2% of all tumors found in humans divided into primary and secondary or metastatic tumors. Primary cardiac neoplasms are rare, representing less than 5% of all heart tumors. Approximately 75% are benign and approximately 50% are myxomas. Case Report description: A 16 year old Caucasian man was admitted with an occasional diagnosis of right atrium mass. He was asymptomatic. Cardiovascular examination revealed a regular rhythm with no murmur. Blood samples were all unremarkable. Transthoracic echocardiogram showed round, homogeneous, myxomatous mass with 2.0 cm x 1.9 cm diameter, slightly mobile, adhering to the interatrial septum with a large implantation base, without contact with the tricuspid valve (Figure 1). Our patient underwent surgery through a right minithoracotomic access under general anaesthesia; cardiopulmonary bypass was established under conventional mild hypothermia (34.0º C). The tumour was mobile, peduncolated and gelatinous, implanted in Koch’s triangle, with transesophageal echocardiogram support. Macroscopically, the tumour had 1,03 cm x 0,5 cm lobulated and elastic mass. Neither necrosis, nor mitotic activity, nor atypia, nor pleomorphism were found after microscopic observation. Pathological examination confirmed the diagnosis of myxoma. Soon postoperative transthoracic echocardiogram showed no residual myxoma and integrity of interatrial septum with no shunt and no significant tricuspidalic regurgitation. Discussion: Myxomas represent 50% of all cardiac tumour and are located in the right atrium only in 18% of cases, usually in the fossa ovalis or base of the interatrial septum, but in this case the myxoma was implanted in Koch’s triangle. The differential diagnosis is preformed mainly between rhabdomyoma or thrombus. The classic triad found in patients with cardiac myxoma is: obstruction of blood flow, constitutional symptoms and thromboembolic events, even if our patient had an asymptomatic course. The complete surgical resection is mandatory. In our case the excision with a large margin was potentially dangerous because of the critical anatomical location and consequent high risk for conduction disturbance. Conclusion: In this case report, we emphasize the rarity of myxomas in the right atrium and the atypical location in the Koch’s triangle.

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P.08 STROKE CRIPTOGENETICO ED EFFICACIA DEL TRATTAMENTO PERCUTANEO DEL FORAME OVALE PERVIO E. Bordoni, C. Riccini, G. Tilocca, K. Savino Cardiologia e Fisiopatologia Cardiovascolare Università e Azienda Ospedaliera, Perugia Introduzione: Attualmente la chiusura del forame ovale pervio (FOP) per via percutanea rappresenta l’approccio più utilizzato e meno invasivo. Il trattamento è indicato per eliminare lo shunt interatriale e prevenire la recidiva di stroke cardioembolico. Tuttavia, a volte, il trattamento non è risolutore sia in termini di persistenza di shunts residuo che di recidiva di stroke. Scopo dello studio: Verificare la persistenza di shunt interatriale in pazienti sottoposti a chiusura percutanea mediante device. Materiali e metodi: abbiamo arruolato nello studio tutti i soggetti sottoposti a chiusura percutanea del FOP dopo almeno un anno dall’impianto. L’anamnesi faceva particolare riferimento alle recidive di TIA / stroke intercorse dopo il trattamento percutaneo. Tutti i soggetti eseguivano anche una RMN encefalo per verificare l’eventuale presenza di nuove lesioni ischemiche cerebrali. La valutazione dell’assenza/persistenza di shunt era effettuata mediante ecocontrastografia con approccio transesofageo eseguita sia in condizioni basali che durante manovra di Valsalva; lo shunt era positivo se si visualizzavano almeno 3 microbolle nelle camere di sinistra entro 3 cicli dalla completa opacizzazione dell’atrio destro. Lo shunt veniva definito lieve se venivano contate <10 microbolle, ampio con un numero di microbolle >10. Risultati: Sono stati arruolati nello studio 56 pazienti (18 M e 38 F) di età media di 48+11,4 anni, sottoposti a chiusura percutanea di FOP con Amplatzer (grandezza 24,96 + 3,97). Il follow-up medio era di 25,30+18,08 mesi. Dei 56 pazienti in studio 50 (89,2%) non avevano avuto eventi cerebrovascolari intercorrenti, mentre 3 pazienti (5,3%) avevano avuto un TIA, 1 paziente (1,8%) uno stroke e 2 pazienti (3,6%) alla RMN encefalo mostravano nuove lesioni ischemiche. All’esame ecocardiografico 49 pazienti (87,5%) non avevano shunt residuo, mentre 7 (12,5%) presentavano persistenza di shunt di lieve entità.
Variabili Sesso Età (media + DS) Follow-up medio (mesi) Pz in terapia con ASA al follow-up No eventi ischemici al follow-up Recidiva di TIA al follow-up Recidiva di stroke al follow-up Nuove lesioni ischemiche alla RMN ETE : No shunt Shunt lieve n° 18 M / 38 F 48 + 11,4 25,30 + 10,8 34 (60,7%) 50 ( 89,2%) 3 (5,3%) 1 (1,8%) 2 (3,6%) 49 (87,5%) 7 (12,5%)

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Lunedì 29 Aprile 2013
P.09 INSUFFICIENZA MITRALICA ISCHEMICA: RUOLO DELL’ECOSTRESS E. Bordoni, K. Savino, G. Tilocca, G. Ambrosio Cardiologia e Fisiopatologia Cardiovascolare, Università e Azienda Ospedaliera, Perugia Introduzione: Nei pazienti con insufficienza mitralica ischemica l’ecostress con dobutamina a bassa dose può giocare un ruolo importante nella valutazione delle caratteristiche dinamiche del rigurgito. Caso clinico: G.A., donna di 79 anni giunge a ricovero per dolore toracico della durata di circa sei ore intercorso oltre le 24 ore precedenti. All’ECG basale: infarto miocardico inferiore evoluto. All’ecocardiogramma: acinesia della parete inferiore, ridotta funzione sistolica ventricolare sinistra ed insufficienza mitralica moderato-severa. Esegue coronarografia che mostra coronaropatia trivasale: occlusione della coronaria destra al tratto medio e lesione ostiale al 90%; stenosi del 65% del tronco comune all’ostio e alla biforcazione, stenosi dell’IVA media al 70%. Una miocardioscintigrafia a riposo mostra scarsa vitalità a carico del territorio della coronaria destra. Giunge in EcoLab per un approfondimento diagnostico della funzione ventricolare e del meccanismo dell’insufficienza mitralica. L’ecocardiogramma basale mostra: importante dilatazione atriale sinistra (49 ml/mq) con lieve dilatazione dell’anello; ventricolo sinistro moderatamente dilatato; acinesia del segmento medio-basale della parete inferiore ed ipocinesia della parete laterale-posteriore con funzione sistolica globale ridotta (FE 45%); insufficienza mitralica moderato-severa con jet centrale, mal posizionamento e apparente disfunzione del muscolo papillare antero-laterale, tethering cordale. Per definire il meccanismo prevalente dell’insufficienza mitralica la paziente viene sottoposta ad ecostress con dobutamina a bassa dose per ricerca di vitalità miocardica e valutazione dell’andamento dell’insufficienza mitralica. Il test ha rilevato un significativo miglioramento della contrattilità della parete laterale e del muscolo papillare antero-laterale, dei volumi ventricolari (VTD: 51 ml/mq vs 46 ml/mq, VTS: 31 ml/mq vs 18 ml/mq) del WMSI (1,5 vs 1,25) e della FE (45% vs 61%); notevole riduzione del grado di insufficienza mitralica (lieve al picco dello stress). Sulla base dei risultati dell’ecostress è stata esclusa la necessità della anuloplastica mitralica (approccio chirurgico) e la paziente è stata sottoposta a sola rivascolarizzazione miocardica percutanea. Conclusioni: L’ecostress con dobutamina a bassa dose può rappresentare uno snodo cruciale nel percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti con ischemia miocardica ed insufficienza mitralica funzionale emodinamicamente significativa. Predire il grado di reversibilità della valvulopatia mitralica funzionale dopo rivascolarizzazione miocardica può indirizzare verso l’approccio terapeutico più idoneo.

Conclusioni: La chiusura percutanea del FOP è la tecnica più utilizzata per il trattamento dello stroke criptogenetico. Nel nostro studio la procedura risulta efficace nella maggioranza dei casi, tuttavia non è trascurabile la percentuale di insuccesso intesa sia come persistenza dello shunt che come recidiva di eventi cerebrovascolari. A nostro parere questo dato consiglia particolare attenzione nella selezione dei pazienti da sottoporre ad impianto di device ed un attento follow-up clinico-strumentale.

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P.10 APPROCCIO CLINICO ECOGRAFICO INTEGRATO NEL PAZIENTE IN SHOCK IN MEDICINA D’URGENZA A. Bribani, F. Fiorentino Dipartimento Emergenza Urgenza, Ospedale S. Maria Annunziata, Bagno a Ripoli, (FI) La determinazione dello stato emodinamico nello shock è una costante sfida nella pratica della Medicina d’Urgenza. Mentre l’uso del monitoraggio emodinamico invasivo è in progressiva riduzione, l’esame ecografico a letto del paziente, integrata all’esame obiettivo, è diventata uno strumento di valore nella valutazione e nella gestione del paziente in shock. Il suo impiego sempre più ampio sta cambiando l’approccio e la gestione del paziente critico, offrendo diagnosi tempestive e guidando la terapia. Un esame ecocardiografico mirato e integrato con la clinica può essere eseguito anche da medici non cardiologi, purchè “well trained”. Come è la vena cava inferiore? Collassata? Sovradistea?. Se collassata questo ci orienterà verso lo shock ipovolemico (emorragico, da deplezione di fluidi, settico). Se sovradistesa, nel caso di shock, questa ci orienterà verso situazioni diverse(pneumotorace ipertensivo?, cuore polmonare acuto?, tamponamento cardiaco? disfunzione ventricolare sinistra?). Impiegando un esame ecografico integrato che integri ai dati clinici, ECG, EGA, esami urgenti, il diametro della cava inferiore, il riconoscimento ecografico polmonare di uno pneumotorace (iperteso), e la valutazione cardiaca, ci si può avvicinare al paziente in shock con un approccio sistematico che ha l’obiettivo di rispondere essenzialmente alle seguenti domande: 1) c’è un imminente pericolo di vita?; 2) l’origine dello stato di shock è cardiaca?; 3) è presente insufficienza di pompa?; 4) esiste più di una causa di shock?; 5) la causa dello shock è “extra-cardiaca”? Al contrario dell’ecocardiogramma eseguito in laboratorio di ecocardiografia, l’ecografia integrata eseguita dal medico d’urgenza è una ecografia che può essere eseguita in pochi minuti, interpretata immediatamente, può essere ripetuta ogni volta sia necessario ed è sempre integrata con altri elementi clinici e laboratoristici per arrivare alla comprensione della causa dello shock e ad una strategia terapeutica razionale. Naturalmente tutto questo ha una premessa: la competenza in ecografia d’urgenza mirata è diventata un’abilità essenziale per il medico dell’Urgenza.

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Lunedì 29 Aprile 2013
for age, sex and without known or suspected CAD history were a control group (Group C). All subjects underwent bicycle echo stress examination by using a GE Vivid 7 equipped with a 3V matrix array probe. Left ventricular volumes and ejection fraction (LVEF) were obtained by means of triplane echo. Mitral inflow pattern was assessed by Pulsed wave (PW) Doppler and the PW-Tissue Doppler Imaging mode was used to obtain parameters of systolic and diastolic longitudinal functional reserve, as shown in formula (Systolic Longitudinal reserve (SLR) = DS’ x [1-(1/S’ at rest)] and Diastolic Longitudinal reserve (DLR) = DE’ x [1-(1/E’ at rest)]. Duration of exercise, metabolic equivalents (METs) and Watts developed were the functional parameters assessed during exercise. RESULTS: All subjects had maximal stress test. METs in CAD group were significantly lower in respect to Group C, exercise duration had a trend toward a significant reduction in CAD group while no difference in developed Watts was identified among the two groups. LVEF had no differences in the two groups while SLR and DLR had a significantly lower mean value in CAD Group in respect to Group C (p= 0.001 and p= 0.032, respectively). In the overall population SLR and DLR were significantly related to METs (r=0.41 p=0.004 and r=0.29 p=0.042 respectively) and to exercise duration (r=0.37 p=0.018 and r=0.36 p=0.019, respectively). Peak E/E’ was negatively related to METs and exercise duration (r=-0.39 p=0.009 and r= -0.49 p< 0.001, respectively). No relationship between LVEF and indexes of exercise capacity has been identified. CONCLUSIONS: SLR, DLR and peak E/E’ are useful functional parameters for a quantitative evaluation of myocardial performance even in asymptomatic patients after CAD revascularization.

P.12 FEASIBILITY AND AGREEMENT BETWEEN DIFFERENT SPECKLE TRACKING ECHOCARDIOGRAPHIC (STE) TECHNIQUES FOR THE ASSESSMENT OF LEFT VENTRICULAR LONGITUDINAL DEFORMATION S. Buccheri, S. Mangiafico, S. Leggio, L. Tropea, VE. Bottari, C. Tamburino, I. Monte AOU Policlinico, Università di Catania, Catania BACKGROUND: Recent advances in the field of STE have allowed the assessment of myocardial deformation. Left ventricular (LV) longitudinal deformation, conventionally determined by 2D echocardiography (2DE), can nowadays be assessed with the use of new echocardiographic real time multidimensional techniques like triplane Echo (3PE) and real time four-dimensional Echo (4DE). AIM OF THE STUDY: We aimed therefore to assess the feasibility, reproducibility and agreement between these different STE techniques in the assessment of longitudinal deformation in subjects referred to our echolab for Echo examination. METHODS: All subjects underwent Echo examination using a GE Vivid 9 equipped with a MS5 probe and a matrix array 4V probe and 2DE cine loops from the apical 4 chambers, 2 chambers and apical long axis views were acquired. Triplane cine loops and LV 4DE full volume were also obtained. STE analysis was performed using a commercially avaible software and LV longitudinal strain for each imaging modalities was obtained by using the 17-segment model of the LV. RESULTS: A total of 102 subjects (age range 14-76 years) were prospectively enrolled. 2D analysis of LV strain was feasible in 89.1% of pts, 3P strain was performed in 88.1% while 4D strain was obtained in 89.1%. A total of 1717 segments were analyzed for each strain technique. Excluded segments from analysis were 2.1% for 2D strain, 3.5% for triplane imaging and 9.0% for

P.11 Determinants of exercise capacity after successful coronary artery disease (CAD) revascularization. A exercise echocardiographic study S. Buccheri, I. Monte, S. Leggio, A. Blundo, C. Tamburino AOU Policlinico, Università di Catania, Catania BACKGROUND: Exercise stress echo is actually recommended as the method of choice when patients can exercise given its ability in the non-invasive identification of inducible myocardial ischemia and in the evaluation of cardiovascular performance during physical activity. Few studies have been performed to assess echo parameters related to exercise capacity in asymptomatic patients (pts) after successful coronary artery disease (CAD) revascularization. AIM OF THE STUDY: Bicycle exercise echo examination was performed to assess echocardiographic parameters affecting exercise capacity in this group of pts METHODS: Study population consisted of 27 asymptomatic pts that had undergone successful CAD revascularization by means of either PCI or CABG at least one year before the echo-stress examination (CAD Group). 23 subjects matched

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4D strain (p=0.013 between 2D- and 3P-echo; p<0.001 with 4Decho). 3P echo had the minimum time required for analysis (85.6±25.0 seconds) in respect to 2D- and 4D-echo (108.1±39.1 and 118.7±29.2, respectively; F=25.7 p<0.001). The mean value of 2D and 3P derived longitudinal strain (-20.81±3.03% and -20.82±3.26%, respectively) was significantly higher in respect to 4D strain (14.26±4.02%; F =106.2, p<0.001). Relationship between 2D- and 3P-echo (r=0.782) was significantly higher (z=3.72, p<0.001) than that between 2D and 4D-echo (r=0.429) and that between 3P- and 4D-echo (r=0.510; z= 3.09 p=0.001). Mean bias between 2D- and 4D-strain was -6.612% with limits of agreement (1.96 SD) of ±7.313%; mean bias between 3P- and 4D-strain was -6.423% with 1.96 SD of ±6.805%. Bias between 2D- and 3P-strain was of 0.208% with 1.96 SD of ±4.155%. Intra-observer COV was 3.9±3.4% for 2D strain, 4.4±4.1% for 3P strain and 8.9±7.0% for 4D strain. (figure1) CONCLUSIONS: Real time multi dimensional echo-techniques for the assessment of longitudinal deformation are feasible as conventional 2DE strain. 4DE however has a fewer feasibility in the number of LV segments suitable for analysis. 3PE has a good relationship with 2DE strain than 4DE that shows a preeminent underestimation of LV longitudinal deformation.

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Lunedì 29 Aprile 2013
by using an Echopac workstation (GE Healthcare, ver. 112.0) to obtain indexes of reservoir, conduit and contractile function of the atria. Data were compared among groups by using ANOVA with post-hoc Bonferroni test. RESULTS: Patients in Group 1 showed a significant reduction of LA reservoir, conduit and contractile function as compared with Group 2 and Group C. LA negative strain, expression of atrial deformation during LA contraction, was the only functional parameter preserved in patients in Group 1. Group 2 patients had a preserved LA function in respect to subjects in Group C. Group 1 showed a significant reduction of RA reservoir function and of RA deformation (positive strain) during conduit phase when compared with Group C. Group 2 showed a significant reduction of the deformational velocity during RA reservoir function (positive strain rate) in respect to subjects in Group C. CONCLUSIONS: Patients after closure of an ASD have a significant impairment of both LA and RA function. Subclinical impairment of RA is also present after closure of a PFO. STE imaging is a useful noninvasive imaging modality for the assessment of atrial deformational properties in patients with corrected ASDs.

P.14 LONG TERM OUTCOME OF PATIENTS SUBMITTED TO TRANSCATHETER AORTIC VALVE IMPLANTATION: A SINGLE CENTRE EXPERIENCE A. Calabrese1, M. G. Valsecchi1, O. Valsecchi1, D. Cugola1, R. Rossini1, A. Gavazzi1, P. Ferrazzi1 Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII, Bergamo BACKGROUND: Transcatheter aortic valve implantation (TAVI), with transfemoral (TF) and transapical (TA) approach is the new procedure of choice in patients with severe aortic stenosis and high operative risk. AIMS: The aim of this study is to assess long-term outcome of patients (pts) submitted to TF and TA implantation with the Edwards transcatheter bioprosthesis in a single-centre. MATERIALS AND METHODS: All consecutive pts (56 with TF approach and 25 with TA approach) were followed for 14±8 months with clinical and echocardiographic evaluation. RESULTS: TF pts were older (83±3.6 yrs vs 78±6.7 yrs, p=0.006) and showed higher value of EF (57.1±10.5% vs 49.2±11.4%, p=0.023) and lower values of EuroSCORE-II and NYHA functional class (3.7±1.5 vs 6.7±2.9, p=0.001; 2.9±0.6 vs 3.3±0.6, p=0.042). Procedural success was achieved in 98% of pts. One TF pt (2%) died during the procedure, because of iliac artery perforation. No other severe periprocedural complications occurred. At follow-up, there was a trend towards a higher mortality in TA pts compared with TF pts (61% vs 35%, p=NS), whereas cardiovascular mortality was similar (16% vs 18%, p=NS). After TAVI, significant improvement of NYHA class (2.9±0.6 to 1.8±0.5, p=0.001) and increase of aortic valve area (0.7±0.1cm² vs 1.5±0.3cm², p=0.001) were observed. The latter was maintained at follow-up (1.5±0.3cm², p=NS). Paraprosthetic regurgitation was mild to moderate in 73% of pts after the procedure, and in 86% at follow-up (p=0.01). No severe aortic regurgitation was observed. At multivariate analysis, only ES-II showed significant correlation with overall mortality (HR 1.34, 95% CI 1.04-1.73, adjusted p=0.02) and cardiovascular mortality (HR 1.96, 95% CI 1.16-3.33, adjusted p=0.01). CONCLUSIONS: TAVI seems a safe and effective procedure. TF aortic valve implantation seems to be associated with a more favourable long-term outcome, compared with TA procedure.

P.13 ATRIAL DEFORMATIONAL PROPERTIES AFTER SUCCESSFUL PERCUTANEOUS CLOSURE OF ATRIAL SEPTAL DEFECTS. A SPECKLE TRACKING ECHOCARDIOGRAPHIC STUDY S. Buccheri, I. Monte, S. Mangiafico, A. Arcidiacono, VE. Bottari, F. Privitera, S. Leggio, C. Tamburino AOU Policlinico, Università di Catania, Catania BACKGROUND: Atrial septal defect (ASD) is frequent cardiac malformation seen in adults. Transcatheter closure of the defect using new devices, like the Amplatzer septal occluder, when feasible is the preferred therapeutic strategy. Few studies have been performed to assess the effect of the imposition of the occluding devices on atrial function. AIM OF THE STUDY: We aimed to evaluate left and right atrial (LA and RA, respectively) function of patients after transcatheter ASD closure, by means of Speckle Tracking Echocardiography (STE). METHODS: 36 ASD patients (pts), with ASD correction at least one year before the study, underwent standard Echo examination by using a GE Vivid 9 equipped with a MS 5 probe. The pts were divided in two groups according to the anatomical characteristics of the ASD: Group 1 (19 pts, mean age: 47.3±17.1y) included pts after closure of ostium primum ASD, Group 2 (17 pts, mean age: 43.9±10.6y) includes pts with closed defects for the presence of Foramen Ovale (PFO). 16 healthy subjects, matched for sex and age, were a control group (Group C). Strain and strain rate imaging (SR) of LA and RA were off-analyzed

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Lunedì 29 Aprile 2013
declivi e persistenza di epatomegalia. All’ecocardiogramma transtoracico buon funzionamento della protesi meccanica in sede tricuspidale, normale morfologia del ventricolo destro, funzione sistolica destra ai limiti inferiori (TAPSE 15 mm). Ventricolo sinistro di normali dimensioni e funzione sistolica (FE 58%). CONCLUSIONI: Il case report mostra come forme di scompenso cardiaco possano riferirsi alla sola presenza di insufficienza tricuspidale primitiva di grado severo. L’ecocardiografia di terzo livello è fondamentale nella diagnosi eziologica delle patologie del cuore destro.

P.15 DISPLASIA TRICUSPIDALE: RUOLO DELL’ECOCARDIOAGRAFIA TRANSESOFAGEA TRIDIMENSIONALE NELLA DIAGNOSI E NELL’INDICAZIONE ALLA CORREZIONE A. Calicchia, C. Chialastri, A. Terranova, P.G. Pino I Divisione di Cardiologia e Cardiodiagnostica non Invasiva, Ospedale San Camillo-Forlanini, Roma BACKGROUND: È sempre maggiore l’interesse in letteratura per l’insufficienza valvolare tricuspidale primitiva o secondaria. Sebbene la fisiopatologia e il decorso naturale non risultino ancora ben noti, si ritiene che la forma primitiva sia meglio tollerata della forma secondaria. Attualmente anche il timing chirurgico ed il tipo di intervento (riparazione o sostituzione) sono controversi. CASE REPORT: nel 2009 giunge alla nostra osservazione, per tre episodi di scompenso cardiaco destro che avevano richiesto ricovero ospedaliero negli ultimi cinque mesi, una donna di 59 anni, ipertesa con stenosi aortica valvolare lieve. L’ecocardiogramma eseguito in tali ricoveri aveva mostrato una funzione sistolica del ventricolo sinistro nella norma. La paziente viene da noi sottoposta a nuovo controllo ecocardiografico. Il dato saliente era l’ingrandimento del ventricolo destro con aspetti da sovraccarico di volume; pressione sistolica polmonare nei limiti. Confermate lieve stenosi aortica e normale funzione ventricolare sinistra. Il sovraccarico di volume del ventricolo destro era causato da un rigurgito tricuspidale severo per alterata morfologia dell’apparato tricuspidale. Per una migliore definizione del meccanismo fisiopatologico del rigurgito tricuspidale veniva eseguito esame ecocardiografico transesofageo. In base ai rilievi ecocardiografici transesofagei abbiamo formulato una diagnosi di patologia primitiva dell’apparato valvolare tricuspidale da displasia con fenestrazioni multiple ed alterata apposizione dei lembi. In considerazione dei sintomi legati al rigurgito tricuspidale severo con funzione ventricolare destra conservata è stata posta indicazione a correzione chirurgica della valvulopatia. La paziente veniva sottoposta a sostituzione valvolare con protesi meccanica a doppio emidisco (SJM 31), non essendo stato possibile riparare la valvola, e a rivascolarizzazione di IVA ostiale con arteria mammaria sinistra (AMIs). Nei controlli successivi alla sostituzione valvolare la paziente non ha presentato più episodi di scompenso cardiaco. Nell’ultimo controllo a quattro anni dalla sostituzione valvolare, la paziente si presenta in fibrillazione atriale a media risposta ventricolare, obiettivamente assenza di edemi

P.16 SPECKLE TRACKING LONGITUDINAL STRAIN ROLE IN SUSPECTED ISCHAEMIC MIOCARDIAL DISEASE ASSESSMENT M. Campanale, F. Gioia, I. Castiglione, S. Di Maria, C. Goffredo, M.C. Bono, S. Mega, S. Messina, G. Patti, G. Di Sciascio Campus BioMedico, Università di Roma, Roma Background: Strain ( e), strain rate (SR) and Post-Systolic index (PSI) are echocardiographic parameters, adequate to overcome some classical echocardiographic limitations in regional myocardial function assessment in coronary artery disease, such as subjectivity and operator strong dependence. Speckle-tracking analyzes in a bidimensional image the “speckles” (natural acoustic markers), distributed throughout the myocardium, and allows off-line analysis, requiring just a cardiac cycle acquisition in parasternal and apical projections.  Aim: we aimed to confirm the diagnostic role of global longitudinal strain and segmental strain rate and post-systolic index by speckle tracking method, in patients with suspected coronary artery disease who underwent inducible myocardial ischemia suggestive .functional test (exercise test, myocardial scintigraphy) or coronary CT. Matherials and Methods: we enrolled 37 patients, 25 men and 12 women, 62 ± 12.1 years. Inclusion criteria were: function test (exercise test, myocardial scintigraphy) or CT coronary suggestive of reduced coronary flow reserve, no segmental wall motion abnormalities at TTE, EF ≥ 55%, sinus rhythm at ECG and negative cardiac history. A TTE was performed 1 day before hemodynamic study, assessing contractile function by visual assessment, technical biplane Simpson, Strain, Strain Rate and global and segmental Post Systolic Index (by post-processing of scanned images).  Results: The AUC was 0.49 for exercise test, 0.64 for myocardial scintigraphy, 0.48 for coronary CT. Global longitudinal strain values were significantly reduced in patients with coronary heart disease (-17.9 ± 3.5 vs -21.7 ± 2.3, P <0.001). Segmen-

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tal longitudinal strain values ​​ were significantly reduced in patients with coronary artery disease: in 3 chambers strain was - 17.9 ± 4.2 vs -21.4 ± 2.6, P <0.007; in apical 2 chambers -18.4 ± 4.2 vs. -22.4 ± 3.04, P <0.003; in the apical 4 chambers -17.3 ± 3.3 vs. 21.2 ± 1.9, P <0.001. The strain rate, instead, was: in apical 3 chambers -6.2 ± 0.48 vs. -1.01 ± 0.4 P <0.018 (just here significantly), in apical 4 chambers - 0.59 ± - 0.46 vs. -0.64 ± -0.34 (P <0.73), in apical 2 chambers – 0,76 ± -0,36 vs -0,82 ± -0,35. The AUC (Area Under the Curve) for segmental longitudinal strain was 0.8 for apical 3 chambers, 0.7 for apical 4 chambers, 0.8 for the apical 2 chambers.  Conclusions: specke-tracking longitudinal segmental strain, is potentially useful for a non-invasive diagnosis of coronary artery disease, with an accuracy superior to other examined methods, such as ergometric test, myocardial scintigraphy and CT coronary.

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ture, or with significant ventricular septal defects.

P.17 ANEURYSM OF THE INTERVENTRICULAR MEMBRANOUS SEPTUM IN ADULTHOOD: A CASE REPORT C.M. Campanale, S. Di Maria, M.C. Bono, S. Mega, C. Goffredo, G. Di Sciascio Università Campus BioMedico, Roma Aneurysm of the interventricular membranous septum (IVMS) is a poorly know abnormality. It is often a congenital defect and rarely it is an acquired finding. Only in few cases it can lead to fatal complications. We report a case of asymptomatic IVMS occasionally diagnosed in adulthood. A 62 years-old man with ecocardiographic evidence of aneurysm of the interventricular septum underwent our examination. Transthoracic echocardiogram showed interventricular membranous septum (IVMS) in his inferior-basal tract, at the subaortic level, with consistency of thin fibrous membrane, protruding into the right ventricle and no left-right shunt at colorflow (figure). The cardiac magnetic resonance confirmed echocardiographic findings, showing mobile aneurysm of interatrial septum (Ib type according to Hanley or 3RL according to Olivares-Reyes classification); fix subaortic interventricular septum aneurysm with a convexity of 20 mm towards the right ventricle, with no evidence of left/right shunt after infusion of contrast medium. Given the hemodynamic stability, we decided for an observing strategy by means of ecocardiographic follow-up. Aneurysm of the interventricular membranous septum (IVMS) is a very rare cardiac anomaly as a consequence of partial or complete spontaneous closure of a VSD. Septal aneurysms in adults are mostly a consequence of myocardial infarction. They can be isolated or usually found together with VSD, atrial septal defects, aortic or pulmonary valvular malformations. IVMS is mostly silent but it may be associated with systemic emboli, endocarditis, cardiac arrhythmias, left or right ventricular outflow tract obstruction and right-to-left shunts secondary to ruptures. IVMS is the most frequently accidentally detected in adult patients during echocardiography, which is the most adequate method for first diagnosis, despite some limitations. It is detected as a curvilinear echo in the proximal interventricular septum, bulging toward the right ventricle in systole and visualized in different planes. Computed tomography can help delineate the extent of the IVMS. Cardiac MRI is capable of three-dimensional anatomical assessment and provides functional data about the blood flow into the aneurysm and integrity of the ventricular membranous septum. Patients with aneurysm of the IVMS who are asymptomatic must be followed closely. Surgery is usually considered in complicated cases with either thrombus or related systemic emboli, rup-

P.18 PREDITTORI ECOCARDIOGRAFICI DI REVERSE REMODELLING VENTRICOLARE SINISTRO PRECOCE IN PAZIENTI SOTTOPOSTI AD INTERVENTO CHIRURGICO PER INSUFFICIENZA MITRALICA ORGANICA M. Schinzari1, M. Cannizzo1, E. Barbaresi1, A. Russo1, F. Grigioni1, S. Specchia1, A. Branzi1, G. Urso2 1 Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, Università di Bologna, Bologna, 2 Unità Operativa Cardiologia, Ferrara Background: l’insufficienza mitralica (IM) organica rappresenta una delle più comuni patologie valvolari con un’alta morbidità e mortalità. La terapia della IM severa è il trattamento chirurgico, il cui timing non è ben definito. La dilatazione ventricolare sinistra rappresenta uno di parametri che influenzano l’indicazione chirurgica. Scopi dello studio: Conoscere i parametri ecocardiografici predittori di reverse remodeling del ventricolo sinistro nella fase precoce postoperatoria potrebbe aiutare nell’individuare l’esatto timing chirurgico di pazienti con IM. Materiali e Metodi: i pazienti con IM organica di grado almeno moderato che giungevano al nostro laboratorio di ecocardiografia tra settembre 2006 e dicembre 2012 e che accettavano di partecipare allo studio venivano considerati. Tutti i pazienti venivano valutati con 1) un esame ecocardiografico completo comprendente i 3 metodi di quantificazione della IM (PISA, doppler e metodo volumetrico), lo studio dei volumi ventricolari e atriali sinistri, della funzione sistolica e diastolica biventricolare, 2) test da sforzo cardio-polmonare e 3) dosaggio di NT-proBNP. I pazienti che venivano sottoposti ad intervento chirurgico di correzione della valvulopatia mitralica ripetevano un ecocardiogramma prima della dimissione. Risultati: tra i 78 pazienti affetti da IM organica di grado almeno moderato arruolati nello studio 32 venivano sottoposti ad intervento chirurgico di plastica della valvola mitrale. I pazienti sottoposti a correzione chirurgica avevano un’età media di 60±11 anni, il volume di rigurgito (RV) medio risultava 63±14 (media tra i 3 metodi quantitativi), volume telediastolico del ventricolo sinistro (EDLVv) 176±38 ml, EDLV indicizzato 95±20 ml/m2, volume telesistolico del ventricolo sinistro (ESLVv) 49±22 ml, ESLVv indicizzato 26±11 ml/m2; volume atriale sinistro (LAv) 86±36 ml, LAv indicizzato 46±11 ml/m2, massa ventricolare sinistra (LVm) 213±63 g. 70% dei pazienti presentavano un reverse remodeling ventricolare sinistro, sebbene di diversa entità, già nella prima fase postoperatoria con riduzione di EDLVv, ESLVv e LVm. In particolare EDLVv postoperatorio risultava inferiore al preoperatorio in media di 26±25 ml. Parametri ecocardiografici che correlavano con presenza ed entità del reverse remodeling nella fase precoce postoperatoria risultavano RV medio (p=0,03), PISA total flow (p=0,04).

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P.19 GIANT INFECTIVE ENDOCARDITIS OF NATIVE AORTIC VALVE WITH SECONDARY MITRAL KISSING VEGETATION A. Cardona1, S. Pasquino2, G.L. De Socio3, K. Savino1 1 Cardiology and Cardiovascular Pathophysiology, University of Perugia, 2 Cardio-Surgery Department, Perugia Hospital, Perugia, 3Unit of Infectious Diseases, Perugia Hospital, Perugia Introduction: In the era of readily available and powerful diagnostic imaging tools for early diagnosis of infective endocarditis, cases of massive and diffuse infections of cardiac apparatus are becoming uncommon. We report a case-report of a very late presentation of a patient with infective endocarditis and evidence of multiple giant endocarditis. Case Report: A previously healthy 50-year-old male was admitted to the hospital with shortness of breath, tachycardia, six months history of progressive worsening illness with asthenia and fever. Physical examination revealed a grade 3/6 aortic diastolic murmur. Laboratory exams showed leukocytosis, anemia, microhematuria, elevated erythrocyte sedimentation rate and C-reactive protein. Three set of blood grew out streptoccus mutans. At bed transthoracic echocardiography showed multiple images with increased echogenicity both on the aortic and mitral valve. Biventricular function was preserved. Emergency transesophageal echocardiography was performed to quantify the extension of endocardial infection. The long and short axis views showed giant vegetations involving all the aortic leaflets causing total disarrangement of their anatomy (Figure 1A). All the aortic cusps were redundant and completed infiltrated by vegetations. There was evidence of rupture at the base of leaflets implant causing important flail in the left ventricular outflow tract (LVOT), adjacent to the ventricular surface of the anterior scallop (A1) of the mitral valve (Figure 1A, 1B). Color-Doppler images confirmed severe aortic regurgitation. The 5-chamber view showed multiple, highly mobile vegetations involving the anterior and posterior mitral leaflets (white arrows, figure 1C) and spread along subvalvular apparatus (figure 1C). Despite adequate antimicrobial therapy, emergency surgery was carried on for refractory heart failure: echocardiographic findings were confirmed by intraoperative evidence of massive aortic valve incompetence due to rupture of left and non-coronary leaflets at the base. Aortic cusps were thickened, irregular and friable (figure 1D). Papillary muscles appeared pale and ischemic. Mitral and aortic valves were replaced by bioprosthesis with complete removal of cusps and subvalvular mitral apparatus. Postoperative course was uneventful. Conclusion: The diagnostic delay of aortic infective endocarditis may spread to mitral valve causing secondary mitral kissing vegetation, and massive endocarditic involvement of cardiac structures.

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P.20 STUDIO DELLA FUNZIONE LONGITUDINALE MEDIANTE SPECKLE TRACKING IN PAZIENTI CON CARDIOMIOPATIA DI TAKO TSUBO E SOPRASLIVELLAMENTO DEL TRATTO ST F.P. Cariello1, D. Amoroso2 1 Casa di Cura Tricarico Rosano, M.Na di Belvedere Marittimo (Cs), 2 ANASTAT (Associazione Nazionale Statistici) Provincia di Cosenza Abbiamo confrontato la funzione lungitudinale mediante speckle tracking (FLST) di 10 pazienti con cardiomiopatia di Tako Tsubo (TTC) con la FLST di 10 pazienti con Infarto Miocardico Acuto Anteriore (IMA) al momento della presentazione clinica. Tutti i pazienti con TTC ed IMA avevano angina persistente e sopraslivellamento del tratto ST all’ECG (STE), tutti hanno eseguito angiografia coronarica ed i pazienti con IMA sono stati sottoposti a rivascolarizzazione mediante PTCA. Non abbiamo riscontrato differenze significative del Global Strain. Per quanto riguarda lo studio della funzione longitudinale regionale abbiamo utilizzato la suddivisione del ventricolo sinistro in 17 segmenti ed abbiamo riscontrato una differenza significativa a livello dei segmenti basali del SIV (SIV ant. TTC=-12,8%, IMA=7%; SIV post. TTS=-12,5%, IMA=-6,1%), dei segmenti medi della parete laterale (TTC=-3,9%; IMA=-14%), dei segmenti medi della parete inferiore (TTC=-6,7%, IMA=-13,9%), dei segmenti medi della parete posteriore (TTC=-7,2%, IMA=-12,5%). La diversa estensione della disfunzione longitudinale regionale rispecchia verosimilmente la diversa eziopatogenesi delle due forme morbose tuttavia la diagnosi differenziale all’esordio non è sempre semplice e l’angiografia coronarica non è sempre disponibile per risolvere il quesito diagnostico. La mappa della disfunzione longitudinale nell’IMA corrisponde al territorio di irrorazione dell’arteria interventricolare anteriore (IVA) con interessamento anche dei segmenti basali del SIV, mentre nella TTC appaiono interessati tutti i segmenti medi del ventricolo sinistro con una funzione conservata a livello dei segmenti basali del SIV. La funzione longitudinale a livello dei segmenti apicali non presenta differenze significative tra la TTC e IMA. Lo studio della FLST nei pazienti con STE e dolore toracico, oltre ai criteri clinici ed ECG, può essere utile per individuare precocemente i pazienti con TTC, soprattutto quando non è possibile effettuare in tempi brevi l’esame coronarografico.

P.21 MERITI E LIMITAZIONI DEGLI INDICI BASATI SUL COLORE E DEGLI INDICI BASATI SUL FLUSSO NELLA VALUTAZIONE DELL’INSUFFICIENZA MITRALICA: DIFFERENZE TRA FORME ORGANICHE E FORME FUNZIONALI G. Carlomagno1,2, C. Sordelli1, R. Iengo3, V. Monda1, S. Severino1, A.R. Martiniello1, G. Petrillo1, P. Caso1, L. Ascione1 1 Ospedale V. Monaldi, AORN Ospedali dei Colli, Napoli, 2Università degli Studi di Napoli Federico II, 3Ospedale S. Maria di Loreto Nuovo, Napoli L’insufficienza mitralica a etiologia funzionale/ischemica (FMR) è un momento fisiopatologico rilevante nell’insufficienza cardiaca da disfunzione sistolica del ventricolo sinistro; i recenti progressi nella terapia interventistica di questa condizione hanno riportato l’attenzione sull’importanza della quantificazione dell’insufficienza mitralica. Nei pazienti con malattia funzionale/ischemica, i metodi comunemente accettati basati su PISA single-frame possono soffrire di alcuni difetti di principio correlati alla natura dinamica del rigurgito con marcate variazioni dell’orifizio tra le varie fasi della sistole, alle piccole aree di convergenza e ai bassi gradienti ventricolo-atriali; al contrario, gli indici volumetrici basati sul Doppler pulsato risentono meno di queste limitazioni. Scopo del presente studio è di analizzare l’utilità relativa di

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questi due approcci nei pazienti con rigurgito a etiologia funzionale (FMR) rispetto a quelli con valvulopatia organica da prolasso (OMR). A tal scopo, pazienti con diversi gradi di insufficienza mitralica funzionale (n=70) e organica (n=33) sono stati studiati con approccio transtoracico; tutti i soggetti erano in ritmo sinusale. Sono state calcolate la frazione rigurgitante con metodica Doppler (portate, RF), l’area dell’orifizio di rigurgito con metodica PISA (PISA-ERO), e il rapporto tra gli integrali tempo velocità dei flussi a livello dell’annulus mitralico e aortico (MAVIR). Sulla base dell’intero esame ecocardiografico, due operatori esperti indipendenti hanno attribuito a ciascun paziente un grado di severità semi-quantitativo (1+-4+). 41 pazienti con FMR (59%) e 25 con OMR (77%) avevano insufficienza mitralica moderato-severa (3-4+). Nei pazienti con FMR, il MAVIR risultava correlare strettamente con la RF (r=0.82,p<0.0001) e con la severità (r=0.76,0<0.001), mentre il PISA-ERO appariva meno accurato (r=0.1,p=NS per entrambi). Al contrario, il PISA-ERO sembrava correlare meglio, nei pazienti con OMR, sia con la RF che con la severità (r=0.67,p<0.02), mentre il MAVIR dimostrava scarsa correlazione con entrambi (figura). Inoltre, il MAVIR risultava fortemente correlato con i fattori determinanti anatomici della FMR, con il volume telediastolico ventricolare, il diametro dell’annulus, l’area e la distanza di tenting mitraliche, oltreché con la classe funzionale NYHA e la sPAP stimata. In conclusione, diversi indici ecocardiografici sembrano avere valenza e meriti variabili a seconda del setting clinico e dell’etiologia dell’insufficienza mitralica. In particolare, indici semplici e “globali” che analizzano l’intero ciclo cardiaco, come il MAVIR, possono risultare utili nella valutazione quotidiana dei pazienti con insufficienza funzionale/ischemica, nei quali il PISA-ERO può mancare di accuratezza e riproducibilità.

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P.22 il continuous-wave intensity ratio, un nuovo indice quantitativo di insufficienza mitralica basato sul tradizionale doppler continuo: definizione, fattibilità e studio preliminare G. Carlomagno1,2, C. Sordelli1, R. Iengo3, V. Monda1, S. Severino1, A.R. Martiniello1, G. Petrillo1, P. Caso1, L. Ascione1 1 Ospedale V. Monaldi, AORN Ospedali dei Colli, Napoli, 2Università degli Studi di Napoli Federico II, 3Ospedale S. Maria di Loreto Nuovo, Napoli La valutazione della severità del rigurgito mitralico (MR) ha richiesto negli ultimi anni un approccio sempre più quantitativo; sfortunatamente, gli indici basati su un singolo frame (ad es. PISA-EROA) possono risultare inaccurati in una rilevante quota di pazienti, sia con valvulopatia organica che con rigurgito a etiologia funzionale. Da sempre gli ecocardiografisti hanno usato la traccia CW del rigurgito mitralico qualitativamente per ottenere una rapida valutazione della severità del rigurgito e della sua estensione temporale nell’arco della sistole. Scopo di questo studio è di valutare un nuovo indice numerico derivato dalla tradizionale traccia CW nella quantificazione della MR. A questo scopo abbiamo arruolato 80 pazienti con MR di diversa severità (2-4+) ed etiologia (58 funzionale/ischemica, 22 organica), tutti in ritmo sinusale. Il Continuous-Wave Intensity Ratio (CWIR) è stato calcolato offline a partire da un fermoimmagine DICOM della traccia CW, e definito come il rapporto tra l’intensità media dei pixel inclusi nell’envelope del rigurgito mitralico e quella dei pixel contenuti nell’envelope dell’onda E diastolica, in un singolo ciclo cardiaco (vedi figura); il calcolo dell’intensità media è stato effettuato con un software di lettura DICOM gratuito e open source (ImageJ v1.44); la normalizzazione per l’intensità dell’onda E è stata adottata per ovviare a disuguaglianze di gain e/o di impedenza acustica tra pazienti. Tutti gli esami sono stati eseguiti sulla stessa macchina (Vivid 7). In tutti i pazienti sono state inoltre misurate la frazione rigurgitante con metodica Doppler, la PISA-EROA, e l’MR-Index, un indice semiquantitativo multiparametrico (Thomas L et al 1999). Il CWIR era misurabile in tutti i pazienti; variabilità intra- e inter-osservatore risultavano molto basse e inferiori a quelle osservate per la PISA-EROA nel nostro laboratorio. Il CWIR si dimostrava correlare significativamente con la frazione rigurgitante (r=0.75,p<0.0001) e con l’MR-Index (r=0.712,p<0.0001); nei pazienti con una PISA ben visibile (70%), il CWIR correlava bene anche con la EROA. Nessun paziente con rigurgito mitralico severo (RF > aveva un CWIR < 0.4. In conclusione, questo nuovo indice di severità della MR basato su vecchie tecnologie risulta fattibile, riproducibile e ben correlato a più complessi e validati parametri quantitativi. Specialmente nelle forme funzionali/ischemiche di MR, il CWIR si presenta di potenziale utilità, evidenziando l’importanza della valutazione del rigurgito in tutta la durata della sistole.

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Risultati: Si è riscontrata un’associazione lineare significativa dei AAoD con la superficie corporea (BSA), età e sesso (p<0,0001). I diametri di AoR, STJ e TAo ottenuti con IEM in donne e uomini erano 17±2 e 16±2 mm/m2, p=0.007; 15±2 e 14±2 mm/m2, p<0.0001; e 16±3 e 14±2 mm/m2, p<0.0001, rispettivamente. I corrispondenti valori misurati con LEM in donne e uomini erano 18±3 e 17±2 mm/m2, p=0.04; 16±2 e 15±2 mm/m2, p=0.01; e 16±5 e 15±3 mm/m2, p=0.04, rispettivamente. In media, i valori ottenuti in telesistole erano 1 mm più grandi di quelli in telediastole. Lo spessore medio della parete aortica era 2,4±1 mm. I valori di riferimento dei AAoD ottenuti con IEM e LEM sono riportati nelle Tabelle 1 e 2. Indicizzando i diametri per l’altezza si è annullata l’influenza del genere sulla misura dei AAoD che invece permaneva indicizzando per BSA. Le variabilità intra- ed inter-osservatore non differivano significativamente tra LEM e IEM (2% vs 2%, p=0,63, e 4% vs 5%, p=0,23 per AoR e 3% vs 2%, p=0,26, e 4% vs 6%, p=0,15 per Tao, rispettivamente). Conclusioni: Il nostro studio fornisce i valori normali di riferimento specifici per età e genere per i AAoD, usando sia LEM che IEM. Le misure ottenute con IEM in telediastole hanno fornito valori significativamente più piccoli rispetto a quelli in telesistole e con LEM.

P.23 VALORI DI RIFERIMENTO PER I DIAMETRI ECOCARDIOGRAFICI DELL’AORTA ASCENDENTE OTTENUTI SIA CON METODO LEADING EDGE-TO-LEADING EDGE CHE CON METODO INNER EDGE-TO-INNER EDGE IN 220 VOLONTARI SANI S. Casablanca1, G. Kocabay1, L.P. Badano1, D. Muraru1, D. Peluso1, L. Ucci1, S. Padayattil-Josè1, S. Mihaila1, M. Haertel-Miglioranza2, S. Iliceto1 1 Dipartimento di Scienze Cardiache Toraciche e Vascolari, Università di Padova 2Istituto di Cardiologia del Rio Grande del Sud, Porto Alegre, Brasile Background: Le raccomandazioni ASE/EAE consigliano di misurare i diametri dell’aorta ascendente (AAoD) usando il metodo leading edge-to-leading edge (LEM) mentre le recenti linee guida ACC/AHA sono a favore del metodo inner edge-toinner edge (IEM) per aumentare riproducibilità e comparabilità con altre metodiche di imaging. Valori di riferimento per i AAoD sono stati ottenuti solo con metodo LEM. Scopo del lavoro: Ricavare i valori normali di riferimento per l’ecocardiografia bidimensionale (2DE) dei AAoD con IEM e confrontare le misure ottenute con IEM e LEM, sia in telediastole che in telesistole. Metodi: Abbiamo studiato in maniera prospettica 220 volontari sani (57% donne, età media 42 ± 15 anni, range d’età 18 – 80 anni) con ecocardiografo Vivid E9 (GE Vingmed, Horten, N), sonda M5S e imaging di seconda armonica. Sulle immagini bidimensionali ottimizzate per radice aortica e aorta ascendente, un singolo osservatore ha eseguito le misure dei AAoD off-line con IEM e LEM a livello di radice aortica (AoR), giunzione sino-tubulare (STJ) e porzione tubulare prossimale (TAo, ad 1 cm dalla STJ) sia in telediastole (sull’onda R all’ECG) che in telesistole (all’inizio della chiusura valvolare aortica in 2DE).

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P.24 STUDIO DELLA FUNZIONE ATRIALE IN PAZIENTI IPERTENSI. CONFRONTO DEI PARAMETRI ECO TRADIZIONALI CON STRAIN BIDIMENSIONALE A. Casati1, G. Trocino1, F. Soffici1, J. Sardella2, A. Vigano’2, G. Colonna2, M. Bianchi Janetti1, C. Giannattasio3, F. Achilli1 1 U.O.Cardiologia, AO San Gerardo, Monza, 2Serv. Perfusione, Dip. Cardiotoracico, AO San Gerardo, Monza, 3 Dip. Scienze Mediche, Università Milano Bicocca, Milano Background: nei pazienti (Pz) ipertesi è raccomandata dalle linee guida la valutazione del danno d’organo, importante fattore prognostico in tale popolazione. Differenti studi hanno dimostrato come la valutazione del danno precoce sia a tal fine importante. I parametri ecocardiografici di geometria ventricolare sinistra (VS) rientrano tra i criteri di valutazione del danno. Le modificazioni della geometria atriale sinistra (AS) rappresentano un dato aggiuntivo nella valutazione del rischio cardiovascolare. Le attuali metodiche consentono di misurare, anche per la funzione atriale, lo strain globale. Scopo del nostro lavoro è di valutare la fattibilità dell’utilizzo della metodica ecocardiografica speckle tracking per lo studio della meccanica dell’atrio sinistro in pazienti normotesi ed ipertesi e di confrontarli con i parametri di funzione AS tradizionalmente acquisiti con metodica ecocardiografica mono e bidimensionale. Materiali e Metodi: Sono stati selezionati Pz inviati per eco di routine presso il nostro laboratorio, 35 normotesi (Gruppo A, 13 maschi, età media 49±11.8) e 35 con storia di ipertensione in trattamento (Gruppo B, 17 maschi, età media 53±9). Sono stati misurati con M-Mode massa e relative wall tickness per la valutazione della geometria VS; con Doppler, flussi mitralico, vene polmonari e DTI anulus, per la funzione diastolica. Dell’AS sono stati misurati i volumi (2D) max, minimo e di precontrazione (indici di funzione atriale come da tabella) e con speckle tracking il Picco di Strain Atriale Longitudinale (PALS) e il Picco di Strain Atriale di Contrazione (PACS) (media di 4 e 2 camere). Dal gruppo B sono stati selezionati i Pz con geometria normale (Gruppo C, 23 Pz, 10 maschi, 54±6 età media). Risultati: i gruppi sono risultati omogenei per funzione e dimensioni del VS. La PA era maggiore nel gruppo B (Sist.: 135±10 vs 126±14; p<0005. Diast: 84±6.3 vs78±5.8; p<0,001) ma indicativa di un buon controllo terapeutico. I dati relativi alle valutazioni eco sono riportati in Tabella: Conclusioni: 1. Le dimensioni atriali ed i parametri tradizionali di funzione AS non sono risultati significativamente differenti tra i vari gruppi di pz; 2. La funzione diastolica è alterata nei pazienti ipertesi (gruppo B vs A); 3. Confrontando i pazienti normali e gli ipertesi senza danno d’organo (gruppo C) non si sono registrate differenze tra dimensioni e funzioni atriali ma il PALS appare significativamente minore nel gruppo C; 4. Nella nostra popolazione di pz con ipertensione lieve moderata, con geometria VS normale, i soli parametri di strain atriale appaiono alterati, suggerendo che possano essere utilizzati come indicatore di danno precoce.

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P.25 IL MONITORAGGIO INTRAOPERATRIO DEL FLUSSO CEREBRALE CON ECO COLOR DOPPLER TRANSCRANICO NELLA CHIRURGIA DELLA DISSECAZIONE AORTICA E. Catena1, G. Tasca2, M. Zardin1, E. Bertoli3, A. Toscano1, G. Lonati1, D. Dall’Oglio1, C. Della Casa1, C. Pognani1, P. Remondini1, D. Dal Santo1, G. Fracasso3, A. Gamba2 1 Anestesia e Rianimazione, Azienda Ospedaliera Carlo Poma, Mantova,2 Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera Alessandro Manzoni, Lecco, 3 Cardioanestesia e Rianimazione, Azienda Ospedaliera Alessandro Manzoni, Lecco Background: la chirurgia dell’aorta toracica in arresto di circolo ipotermico è gravata da una alta incidenza di eventi neurologici avversi, nonostante le attuali strategie di protezione della funzione cerebrale. L’eco-color-Doppler transcranico (ECDT) è diffusamente utilizzato come metodo “real-time” di monitoraggio non invasivo e di studio del flusso cerebrale nel circolo di Willis ma non viene comunemente utilizzato in sala operatoria come monitoraggio. Scopo del lavoro. Questo lavoro descrive una applicazione “semplificata” del ECDT, come monitoraggio intraoperatorio, limitata a descrivere la presenza o l’assenza del flusso cerebrale durante arresto di circolo ipotermico e protezione cerebrale selettiva nella chirurgia della dissecazione aortica. Sono riportati i risultati dello studio intraoperatorio del circolo di Willis e i vantaggi nel riconoscere precocemente situazioni di mal perfusione cerebrale e nel guidare il trattamento. Materiali e metodi: Nel periodo 1 Maggio 2010 and 31 Dicembre 2012, l’ECDT è stato utilizzato in 28 pazienti sottoposti a chirurgia dell’aorta in ipotermia. In tutti i pazienti è stata posta diagnosi di dissecazione aortica di tipo A. L’ ECDT intraoperatorio è stato eseguito utilizzando la finestra transtemporale: sono stati valutati bilateralmente, utilizzando color-Doppler e Doppler pulsato, i segmenti M1 e M2 dell’arteria cerebrale media, P1 e P2 dell’arteria cerebrale posteriore, e il segmento A1 dell’arteria cerebrale anteriore (Figura 1). Risultati: Quattordici pazienti hanno sostituito l’aorta ascendente e l’emiarco, quattro l’arco aortico. Le procedure chirurgiche associate sono state by-pass aorto-coronarico e sostituzione valvolare aortica in quattro pazienti. La durata media della CEC è stata 143 ± 45.5 min, del clampaggio aortico 79 ± 29 min, dell’arresto di circolo 30 ± 16 min. In ventidue pazienti è stata utilizzata la perfusione cerebrale selettiva anterograda bilaterale, in sei pazienti l’anterograda monolaterale. In tutti i casi l’ECDT è stato applicato correttamente. Il segmento M1 è stato visualizzato in tutti i 28/28 casi (100%), M2 in 22 (78.5%), P1 in 24 pazienti (85.7%), P2 in 17 (60.7 %), A1 in 24 (85.7%). L’ECDT ha permesso: (a) di riconoscere anomalie del flusso cerebrale potenzialemente fatali dopo l’inizio della perfusione cerebrale in quattro pazienti, (b) di regolare il flusso della perfusione cerebrale evitando in tre pazienti fenomeni di “iperperfusione”, (c) di verificare la distribuzione uniforme negli emisferi della cerebroplegia in sei pazienti sottoposti a protezione cerebrale monolaterale. Conclusioni: L’ECDT dovrebbe essere utilizzato come monitoraggio intraoperatorio del flusso cerebrale nella chirurgia dell’aorta poiché si tratta di un metodo semplice che permette di prevenire danni cerebrali potenzialmente disastrosi.

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aortica,come dimostrato dall’Aix, che può in parte spiegare gli effetti pressori favorevoli. La riduzione della PA centrale e della rigidità aortica sono stati dimostrati sia in pazienti sottoposti a TAVI che a SVAO.

P.27 UNO STRANO FLUSSO IN VENTRICOLO DESTRO: PATOLOGIA DEL VASO AORTICO? C. Chialastri1, A. Calicchia1, A. Vallone2, M. Luzietti2, V. Buffa2, A. Terranova2, P.G. Pino1 1 I Divisione di Cardiologia e Cardiodiagnostica non Invasiva, Ospedale San Camillo-Forlanini, Roma, 2Servizio di Cardioradiologia, Ospedale San Camillo-Forlanini, Roma BACKGROUND: L’aneurisma del seno di Valsalva, di origine congenita o secondaria, è un’anomalia aortica rara. Seppur raro l’aneurisma del seno di Valsalva è più frequente nel sesso maschile. Nel 65-85% dei casi è coinvolto il seno di Valsalva destro, seguito dal non coronarico e in meno del 5% dei casi dal seno sinistro. Anomalie associate sono comuni e sono rappresentate da DIV, valvola aortica bicuspide e coartazione aortica. CASE REPORT: Nel novembre 2012, giunge alla nostra osservazione un uomo di 45 anni che lamenta da diversi mesi dolore toracico e dispnea per sforzi di moderata entità. L’ECG mostra ritmo sinusale e ripolarizzazione ventricolare nei limiti. All’obiettività buon compenso emodinamico e rilievo di soffio sisto-diastolico. All’ecocardiogramma riscontro di marcata ectasia del vaso aortico con valvola aortica bicuspide, buona apertura valvolare e lieve insufficienza. Prevalente dilatazione aneurismatica del seno di Valsalva destro. Al color doppler documentazione di shunt che origina dal seno dilatato e si dirige verso il ventricolo destro prevalentemente sistolico, la misurazione del QP/QS risulta essere 1,6. Conservata funzione sistolica bi-ventricolare. Dilatazione del seno coronarico per persistenza della vena cava superiore sinistra. A conferma dei reperti ecocardiografici è stata eseguita angio-TC. Dall’integrazione dei dati ecocardiografici e radiologici si è posta diagnosi di aneurisma perforato del seno di Valsalva destro con fistola aortocardiaca in ventricolo destro, senza coinvolgimento dell’arteria coronaria dx. Il paziente è stato sottoposto a chiusura chirurgica della fistola con patch. Il decorso post operatorio è stato privo di complicanze ed il paziente è stato dimesso in buone condizioni generali ed emodinamiche. CONCLUSIONI: La diagnosi di patologia vasale aortica complessa si basa sull’imaging multimodale. L’ecocardiografia rappresenta il primo step diagnostico, facilmente disponibile come esame di I livello, che indirizza alla successiva esecuzione di altre metodiche di imaging.

P.26 SOSTITUZIONE AORTICA CHIRURGICA E TRANSCATETERE: EFFETTI SULLA PRESSIONE CENTRALE E SULLA RIGIDITÀ ARTERIOSA F. Cesana 1, G. Bruschi 2, A. Barosi3, S. Pelenghi 2 , P.Sormani 1, G.Colombo 1, S. Nava1, F. Soriano1, S. Santacesaria1, L. Giupponi1, M. Alloni 1,4 , R. Facchetti1, A. Moreo4 , C.Giannattasio1,4 , L. Martinelli2, S. Klugmann3 1 Scienze della Salute, Università Milano Bicocca, Milano, 2Divisione di Cardiochirurgia, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Osp. Niguarda Cà Granda, Milano, 3Cardiologia Interventistica, Divisione di Cardiologia I, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Osp.Niguarda Cà Granda, Milano, 4Divisione di Cardiologia IV, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Osp.Niguarda Cà Granda, Milano Background: La stenosi aortica (SAO) è una delle valvulopatie più frequenti e nei pazienti affetti da SAO è stata dimostrata una riduzione della distensibilità aortica e della riserva coronarica, anche in assenza di malattia coronarica conclamata. In letteratura esistono poche evidenze sugli effetti della sostituzione chirurgica della valvola aortica (SVAO) sulla stiffness aortica, e ad oggi non esistono ancora dati riguardo agli effetti della sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVI) sulla funzione arteriosa. Scopo dello studio: Scopo del nostro studio è la valutazione della rigidità arteriosa in pazienti sottoposti a sostituzione valvolare aortica chirurgica o transcatetere. Materiali e metodi: Abbiamo arruolato 12 pazienti ipertesi (età 83±6 aa) con SAO severa, sottoposti a SVAO (n=5) o TAVI (n=7). Abbiamo valutato la pressione arteriosa (PA) brachiale e centrale,l’Augmentation index (Sphygmocor) prima della procedura (T0) e una settimana dopo (T1). Tutti i pazienti sono stati sottoposti a studio ecocardiografico completo a T0 e T1. Risultati: 7 dei 12 pazienti avevano malattia coronarica. A T0, la PA sistolica sia brachiale che centrale risultava elevata (146±26 e136±17mmHg,media+-DS), con un gradiente transaortico medio di 55.5±13 mmHg e una FE conservata (60%).Dopo l’intervento (SVAO o TAVI) si sono ridotti il gradiente transaortico medio (-43±16mmHg, p<0.001),la PA sistolica brachiale (-17.5±23 e -21±23mmHg, p<0.01 per entrambe),la PA diastolica centrale (-7±11mmHg, p<0.01) e l’ Aix (-12%±10%, p<0.01). Gli effetti della sostituzione valvolare sono risultati qualitativamente consistenti in tutti i pazienti, senza differenze significative tra i pazienti sottoposti a TAVI o SVAO e tra pazienti con coronarie malate o meno. Conclusioni: In pazienti ipertesi con SAO la PA sistolica si riduce in breve tempo dopo la sostituzione valvolare, anche a livello centrale. Vi è anche una riduzione della stiffness

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NYHA class of 1.5±0.5. At 12-month follow-up tthree patients died for bronchopneumonia and respiratory failure, while cardiac deaths were not registered. Conclusions: Percutaneous mitral valve repair with the MitraClip System is an effective therapeutic alternative in the elderly patients, with a prohibitive surgical risk, to favor symptomatic benefit over perioperative risk, and also improve short and mid-term outcome with regard to morbidity and mortality.

P.29 PERCUTANEOUS MITRAL VALVE REPAIR WITH THE MITRACLIP® SYSTEM IN A YOUNG MAN AS BRIDGE TO HEART TRANSPLANT M. Chiarandà, S. Scandura, C. Grasso, S. Mangiafico, A.M. Pistritto, S. Immè, F. Dipasqua, A. Arcidiacono, M. Ministeri, G. Ronsivalle, S. Cannata, S. Giaquinta, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania P.28 PERCUTANEOUS MITRAL EDGE-TO-EDGE REPAIR WITH THE MITRACLIP SYSTEM IN ELDERLY PATIENTS M. Chiarandà, S. Scandura, C. Grasso, S. Immè, S. Mangiafico, M. Ministeri, A.M. Pistritto, F. Di Pasqua, A. Arcidiacono, S. Cannata, S. Giaquinta, D. Capodanno, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background: Mitral regurgitation (MR) is the second most common valve disease requiring surgical intervention in Europe with a dismal prognosis if left untreated and its prevalence also increases progressively with age. Surgical valve repair or replacement is the treatment of choice for severe MR; nevertheless the indications for surgical intervention for MR in the elderly remain embroiled in controversy. Transcatheter mitral valve repair with the MitraClip System (Abbott, Abbott Park, IL, USA) has been recently indicated as a therapeutic alternative for patients with high surgical risk, frailty, associated comorbidities, or any contraindication to extracorporeal circulation. Methods: From October 2008 to January 2013, 132 patients (age 72,13±10,66 years, male 65%) with severe functional and degenerative MR were treated in our Institute with the MitraClip System. Among these, we treated 29 consecutive elderly patients, defined as subjects with ≥ 80 years old. In particular, 18 patients presented with functional disease and 11 patients with organic or degenerative MR. For the entire cohort, logistic EuroSCORE was 21±16,3. Pre-interventional patients screening included trans-thoracic and trans-esophageal echocardiography for diagnosis confirmation and assessment of the anatomic parameters required for the procedure. According to echocardiographyc and clinical data and together with heart surgeon, anesthetist and cardiologist we decided to treat the patient with MitraClip System. All the procedures were performed in the standard cardiac catheterization laboratory under general anesthesia with echocardiography and fluoroscopic guidance. Results: Acute procedural success was observed in all patients (100%). A significant MR reduction ≤2+ was observed after the procedure and at discharge. At 12 months followup 94% of patients had MR ≤2+, while 24% of these patients showed MR ≤1+. Two patients showed a worsening of mitral regurgitation from moderate to severe at 12 months of follow-up. New York Heart Association (NYHA) functional class changed from 2.9±0.6 at baseline to 2.0±0.7 (p<0.0001) at discharge. Further improvement was observed after 12 months to mean Background: On July 2012 a male, 62 yrs, referred to our Department for dyspnea (NYHA Functional Class IV), severe MR, palpitations, marked asthenia, and lack of appetite. He had a clinical history of dyslipidemia, systemic arterial hypertension, dilated cardiomyopathy (EF 15%) without coronary artery disease, many admission for heart failure. About 4 years ago he had ventricular fibrillation and cardiac arrest, therefore he had ICD implantation in secondary prevention. Afterwards he underwent to ICD upgrading to biventricular CRT-D without clinical improvement. Methods: TTE and TEE showed LV globally and severally dilated (iEDV 175 ml/mq; iESV 150 ml/mq) and global contractile function severely depressed, severe left atrial dilation, severe MR due to thickened bileaflets tethering. Despite the presence of several clinical condition, the STS-score risk of mortality was 1.1%, the STS-score risk of morbidity or mortality was 15.0% and also the Logistic EuroSCORE was low (8.01%). By the anesthesiologist and the cardiac surgeon itself the patient was denied surgical mitral valve repair because of his severe dilated cardiomyopathy. Therefore, he was enrolled for percutaneous edge-to-edge mitral valve repair as bridge to heart transplant. Results: Using the two key echo views (LVOT and two-chamber) and the “en-face” 3D view of the mitral valve, one clip was released in A2-P2, creating a point of coaptation between the two leaflets. It was a very short procedure (procedural time 80 minutes). MR was mild, mean gradient 3 mmHg, mitral valve area (PHT) 2,6 cm2. The final result was a double-orifice valve. At 1-month FU patient was in NYHA I, he had great clinical improvement, in fact he had no more palpitations, dyspnea at rest and asthenia. He had not MACCE. The degree of MR was stable mild; no mitral stenosis. At 2-months after MitraClip implantation he successfully underwent heart transplant. Conclusions: The MitraClip implantation has offered the patient an opportunity to better his quality of life, especially in terms of clinical and mental improvement as bridge to heart transplant. The goal of treatment was to let patient to heart transplant in the best possible clinical condition. Physical recovery was immediate (at discharge patient has no dyspnea or asthenia), and this was reflected to mental improvement. All this had a positive effect to the success of the heart transplant. The “take home message” from this particular case is that MitraClip system can be an effective therapy as bridge to heart transplant in end stage heart failure.

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P.30 ENDOCARDITE SU PATCH DEL TRATTO DI EFFLUSSO DEL VENTRICOLO SINISTRO RISOLTO CON DAPTOMICINA: CASO CLINICO Q. Ciampi1, C. Manicardi1, R. La Rocca2, D. Parente2, B. Villari1 1 Divisione di Cardiologia, Ospedale Fatebenefratelli, Benevento, 2 Divisione di Patologia Clinica, Ospedale Fatebenefratelli, Benevento Background: L’endocardite e la batteriemia sono infezioni devastanti associate ad una elevata mortalità. La daptomicina è un antibiotico lipopeptide con potente attività battericida verso organismi Gram-positivi. Metodi: Un uomo di 42 anni (BSA1.75 m2) si ricoverava per febbre da circa 10 giorni, associata a brividi e dispnea a carattere ingravescente. All’età di 5 anni era stato sottoposto ad intervento sec. Blalock sinistra per una tetralogia di Fallot ed all’età di 14 anni a correzione chirurgica definitiva e chiusura con patch in Dacron di un difetto interventricolare. All’età di 35 anni il paziente era stato sottoposto a sostituzione valvolare aortica con protesi meccanica per la presenza di insufficienza aortica severa e bendaggio dell’aorta ascendente. Risultati: Gli esami ematochimici mostravano elevati livelli di PCR (12.5 mg/l) e procalcitonina (4.2 ng/ml) e le emoculture risultavano positive per Staphylococcus aureus meticillino-resistente. L’esame ecocardiografico transesofageo mostrava, sulla faccia ventricolare del patch in Dacron presente nel tratto di efflusso del ventricolo sinistro, la presenza di una grossolana vegetazione patologica (vedi figura 1, sinistra). Il paziente iniziava monoterapia antibiotica con daptomicina al dosaggio di 8 mg/kg/die. Dopo 24 ore dall’inizio della terapia la febbre scompariva con miglioramento della dispnea e delle condizioni cliniche generali del paziente. Dopo 20 giorni di terapia con daptomicina si osservava la normalizzazione della PCR e procalcitonica con risoluzione della vegetazione sul patch nel tratto di efflusso (figura 2, destra). Conclusioni: La daptomicina è un antibiotico sicuro ed ha consentito, in monoterapia, la risoluzione di una endocardite del cuore sinistro su patch in Dacron del tratto di efflusso del ventricolo sinistro

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by using two-dimensional conventional and speckle tracking echocardiography. Patients were divided into two groups according to the presence (group A) or absence (group B) of any improvement in New York Heart Association (NYHA) class. Results: NYHA class significantly improved in 8 patients (group A: sex male 25%; mean age 70.3 ± 10.1) versus group B (including 5 patients mean age 66.6 ± 8.2; sex male 80%). Mitral regurgitation grade reduced in group A from 3.8 ± 0.3 to 1.6 ± 0.5, and in group B from 4 ± 0 to 2.2 ± 0.9, without significant differences between the two groups. At baseline conditions, despite a similar LVEF (36.7 ± 6.9 vs 33.0 ±9.5 %; p = 042) patients of group A compared with group B showed significantly smaller LV volumes (iLVEDV: 85.7 ± 21.3 vs 136.5 ± 42 ml/m2; p = 0.014; iLVESV: 54.3 ±1 6.7 vs 93.4 ± 38.2 ml/m2; p = 0.003) and higher GLS values (-10.9 ± 3.0 vs -6.0 ± 1.3%; p = 0.006). Post MitraClip implantation group B patients showed significantly larger left ventricular volumes (iLVEDV: 73.0 ± 17.3 vs 125.1 ± 37.9 ml/m2; p = 0.006; iLVESV: 36.8 ± 12.4 vs 85.95 ± 33.0 ml/m2; p = 0.003) and reduced LVEF (50.0 ± 7.3 vs 35.4 ± 12 %; p = 0.019) as well as GLS (-13.3 ± 2.9 vs -6.7 ± 1.1%; p = 0.001); nevertheless, no any rehospitalization for acute heart failure occurred in both groups. Conclusions: Patients showing an improvement in NYHA class after MitraClip implantation compared with those without improvement of functional capacity, had smaller volumes and higher GLS despite a similar LVEF at baseline condition.

P.32 ANGIO TC E ETE A CONFRONTO NEL PAZIENTE CRITICO: UN ITER DIAGNOSTICO INCONSUETO S. Conti1, D. Bovelli2, P.T. De Bonis2, V. Borghetti2, G. Maragoni1, A. Pardini2 1 U.O. Cardiologia, Ospedale San Matteo degli Infermi, Spoleto, 2Dipartimento Cardio -Toraco-Vascolare, Azienda Ospedaliera Santa Maria, Terni Uomo di 48 anni con anamnesi remota di TVP post intervento di ernia inguinale, si ricovera in agosto 2012 per dispnea, febbre e dolore toracico non responsivi a terapia medica domiciliare. All’esame obbiettivo si evidenziava tachicardia sinusale, normali valori pressori ed ipossiemia ipocapnica all’EGA. L’ETT eseguita nel sospetto di embolia polmonare ha evidenziato aneurisma della radice a dell’aorta ascendente (diam max 53 mm)con rigurgito valvolare eccentrico di entità lieve, assenti segni di sovraccarico acuto delle camere destre, assenza di versamento pericardico, ipertensione polmonare (PAPS 50mm Hg). La ETE escludeva patologia aortica acuta, come anche la angioTC polmonare, che ha invece evidenziato difetti di riempimento a carico del rami lobare inferiore sinistro e destro. Si associava: addensamento parenchimale bilaterale e versamento pleurico bilaterale. Il pz viene dimesso con diagnosi di TEP acuta, indicazione a warfarin per 6 mesi, terapia antibiotica e successivo programma di intervento per l’aneurisma dell’aorta ascendente. A distanza di 4 mesi il pz si presenta al PS per dolore dorsale presente da due giorni, in parte accentuato dagli atti del respiro e dal movimento, e dispnea. All’ECG si osserva ritmo sinusale, BBsn intermittente; si rilevano normali valori pressori, normale saturazione e temperatura corporea. L’INR era1.5. Un ETT evidenzia IAo di grado moderato-severo, eccentrica, con emergenza tra cuspide coronarica destra e non coronarica in assenza di versamento pericardico, flap intimale o doppio lume. La angioTC toracica risulta negativa per dissezione aortica o embolia polmonare e mostra segni di edema interstiziale e alveolare e versamento pleurico bilaterale. Si esegue quindi studio ETE che conferma l’entità severa della IAo, evidenzia immagini di dubbia interpretazione a livello della commissura

P.31 LEFT VENTRICULAR SYSTOLIC FUNCTION PRE AND POST MITRA-CLIP IMPLANTATION R. Citro, C. Baldi, A. Gigantino, G. Provenza, G. Mastrogiovanni, M. Simeone, A. Silverio, M. Mirra, A.U. Cavallo, M. Di Maio, P. Giudice, F. Piscione A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona, Dipartimento Cuore, Salerno Background: Percutaneous mitral valve repair with MitraClip system (Abbott, Abbott Park, IL) has been shown to be associated with favorable clinical outcome in high risk patients with functional or degenerative mitral regurgitation. It should be of great interest to preliminary identify the patients that will gain the major clinical benefit from the procedure. Aim of this study is to analyze if relevant changes of left ventricular function indexes after MitraClip implantation should be observed in patients with and without significant improvement in functional capacity. Methods: The study population consisted of 13 consecutive patients (mean age 69.8 ± 9.6 years; sex male 46%) undergoing MitraClip system implantation for moderate to severe or for severe mitral regurgitation. Indexed left ventricular diastolic (iLVEDV) and systolic (iLVESV) volume, left ventricular ejection fraction (LVEF) and global longitudinal strain (GLS) were evaluated before MitraClip implantation and at 3 months follow-up

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tra cuspide posteriore e cuspide coronarica dx (vegetazioni? Flap circoscritto?), presenza di sospetta trombosi in auricola sin. Per il progressivo aggravamento delle condizioni emodinamiche il paziente è sottoposto in urgenza ad intervento cardiochirurgico; al tavolo operatorio si evidenzia lacerazione intimale aortica in corrispondenza della commissura tra cuspide posteriore e cuspide coronarica dx che ne determina la disinserzione e il prolasso nel tratto di efflusso del VS; si è pertanto proceduto ad intervento secondo David riposizionando la commissura prolassata. Il paziente ha avuto un decorso operatorio complicato da ischemia acuta dell’arto inferiore sin trattata efficacemente con embolectomia, e da pericardite post-pericardiotomica. è stato effettuato uno screening per trombofilia ereditaria risultato negativo. Il paziente è attualmente sintomatico, in buone condizioni generali in terapia anticoagulante.

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The role of aortic valve anatomy in determining the site of origin of ventricular ectopic beats: correlation between echocardiographic and electrophysiologic data AI. Corciu1, E. Soldati2, G. Zucchelli2, F. De Sanctis1, A. Vannozzi2, M.G. Bongiorni2 1 Dipartimento CardioToracico e Vascolare, Università di Pisa, Pisa, 2 Cardiologia 2 Ospedaliera, Dipartimento CardioToracico e Vascolare, Università di Pisa, Pisa Background: In presence of premature ventricular complexes (PVCs) arising from both Ventricular Outflow Tracts (RVOT and LVOT) it’s often difficult to determine the origin before intracardiac mapping, due to smooth different ECG features for adiacent sites (posteroseptal RVOT, anteroseptal LVOT, Aortic Cusps). Aim: The aim of our study was to determine if the aortic valve anatomy as assessed by transthoracic echocardiography (TTE) is correlated with the origin site of the PVCs in patients with no evidence of Structural Heart Disease (SHD) and uncertain ECG features who undergo ablation with Radio-Frequency (RF) of monomorphic PVCs. Methods and materials: Thirty-one consecutive patients (mean age 52.5±18 yrs, 19 males) with no evidence of SHD who underwent RF ablation of PVCs were enrolled in our study. In all patients the 24 h Holter monitoring showed that at least 20% of the total heart beats was represented by monomorphic PVCs arising from RVOT or LVOT. Ablation was performed using electro-anatomic mapping and image-integration provided by intracardiac echo. The site of origin of the PVCs was determined according to the site of effective ablation. A complete standard TTE was performed before the ablation procedure, including an emphasized study of the aortic valve; aortic valve sclerosis (AVS) was defined by the presence of enhanced echogenicity/thickness (>2mm) of the aortic cuspids or the presence of focal calcifications. Results: The systolic left ventricular function expressed as ejection fraction (%) was normal in all patients (58.5 ± 7.2). AVS was found in 11 pts, in 10 being associated with trivial valvular regurgitation. The ablation procedure was acutely successful in all patients. PVCs were originating from the LVOT in 12 pts (38%). All patients with PVCs originating from RVOT had normal aortic valve, instead AVS was present in 92% of patients with PVCs from LVOT and all 3 patients with PVCs from the Aortic Cusps. Conclusions: The presence of the aortic valve sclerosis assessed by transthoracic echocardiography was correlated with the LVOT origin of the premature ventricular complexes and it could help the preoperative management of the patients without structural heart disease who undergo RF ablation of monomorphic PVCs in presence of ambiguous ECG features.

P.33 INSUFFICIENZA DELLA VALVOLA POLMONARE SINTOMATICA POST INTERVENTO DI SOSTITUZIONE CHIRURGICA DELLA VALVOLA AORTICA S. Conti, A. Pagano, M.G. Mastrantuono, G. Maragoni U.O. Cardiologia, Ospedale di Spoleto, Spoleto, (PG) Uomo di 74 anni affetto da diabete mellito, fibrillazione atriale permanente, ipertensione arteriosa sistemica, da 10 gg sottoposto a chirurgia sostitutiva della valvola aortica con bioprotesi stented per stenosi calcifica severa. Al controllo ETT-ETE mostra: VCI dilatata (=33mm) con escursioni respiratorie<50%, VD dilatato con RVOT= 40 mm, riduzione della funzione sistolica (TAPSE=19 mm), insufficienza tricuspidalica di grado moderato con PAPs=48 mmHg, valvola polmonare con lembi non ispessiti, immagine filiforme di 19 mm, adesa al suo versante ventricolare, mobile con i movimenti della valvola (in diastole in ventricolo e in sistole in tronco polmonare)con jet eccentrico di rigurgito stimato di grado moderato-severo. Tronco polmonare non dilatato. Protesi aortica in situ non complicata, IM di grado moderato. Dilatazione biatriale. FE=55%. L’insufficienza polmonare non era presente nell’esame pre-operatorio. Sono state poste come diagnosi differenziale un’endocardite batterica, un trombo, danno iatrogeno della valvola da SwanGanz; le caratteristiche eco della valvola e della massa escludevano la genesi mixomatosa o la sindrome da carcinoide. Clinicamente il pz riferiva dispnea associata a edemi declivi simmetrici. Gli esami di laboratorio comprensivi di PCR, emocromo, VES , più set di emocolture risultavano nella norma: in diagnosi differenziale rimaneva l’ipotesi di un trombo eventualmente secondario a danno iatrogeno della valvola. Il paziente era in terapia con warfarina, furosemide , bisoprololo e sartano; si è deciso di non modificare l’approccio terapeutico e seguire un follow-up clinico-strumentale. Un controllo ETT a due mesi di distanza mostrava: riduzione della pletora cavale (22 mm), un riduzione della PAPs (= 40 mmHg) con invariata insufficienza della tricuspide di grado moderato, scomparsa dell’immagine mobile e filiforme a carico della valvola polmonare con rigurgito residuo di grado lieve.RVOT=40 mm e TAPSE=19 mm. IM di grado moderato. FE=55%. Il paziente era clinicamente asintomatico. Si è concluso quale natura dell’immagine eco a carico della valvola polmonare per un trombo secondario a verosimile danno iatrogeno.

P.35 LA CARDIOMIOPATIA IPERTROFICA: UNA MALATTIA CHE SCUOTE LE CERTEZZE A. Cosenza1, S. Paparoni2, A. Bernardini3, F. Prosperi2, G. Tomassoni2, F. De Remigis2, L. Petrella2, G. Fragassi2, M. Penco1 1 Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Vascolare, Università degli Studi de L’Aquila, 2 Dipartimento Cuore e Vasi, O.C. G. Mazzini, Teramo, 3 U.O. Radiologia, O.C. G. Mazzini, Teramo Donna di 65aa con diagnosi nota di cardiomiopatia ipertrofica da circa 10 anni, in terapia con Atenololo 100 mg e Triatec 2,5 mg, giungeva alla nostra osservazione per dispnea da sforzi minimi (NYHA III). All’esame obiettivo si repertavano crepitazioni polmonari basali bilaterali ed edemi colonnari degli arti

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inferiori. PA 90/60 mmHg. L’ECG mostrava aumentati voltaggi del QRS nelle precordiali, in D1 ed aVL con alterazioni della ripolarizzazione come da sovraccarico. Si eseguiva ecocardiogramma che documentava severa ipertrofia parietale concentrica del ventricolo sinistro (IVSd 28 mm, LVPWd 24 mm) con funzione sistolica globale conservata in presenza di ipocinesia del SIV anteriore. Si evidenziava in mesosistole un anomalo movimento del lembo anteriore mitralico diretto verso il SIV con ostruzione dinamica del tratto di efflusso (LVOT) e concomitante severa insufficienza mitralica (IM) da alterata coaptazione del lembi valvolari. Il campionamento con il CW doppler dell’LVOT mostrava un gradiente di 165 mmHg con morfologia dello spettro ad alabarda. Pattern flussimetrico transmitralico di tipo restrittivo. Severa ipertensione polmonare (PAPS 60 mmHg). Dunque si disponeva il ricovero con diagnosi di cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Venivano instaurati terapia diuretica e monitoraggio multiparametrico. La paziente riferiva minimo miglioramento della sintomatologia clinica nonostante la riduzione della FC basale media, degli edemi declivi e della congestione polmonare. Si eseguiva ecocardiogramma transesofageo per una migliore definizione del SAM e dell’IM confermata di grado severo, e cardioRM documentante ipertrofia a distribuzione globale come da cardiomiopatia ipertrofica di tipo 3 secondo Maron e late gadolinium enhancement con pattern “patchy” a carico del SIV in corrispondenza delle inserzioni del ventricolo destro. Si eseguiva inoltre cardioTC per lo studio della geometria dell’LVOT nelle sequenze scansionate in mesosistole e conferma delle ridotte volumetrie cavitarie valutate alla cardioRM. Lo studio coronarografico documentava assenza di ateromasia parietale e scarsa rappresentazione del pettine vascolare settale che mostrava basse velocità di flusso (scarso run-off del contrasto) come da compressione vascolare ab estrinseco per elevato gradiente pressorio transmurale. Lo studio emodinamico mostrava un gradiente peak to peak transvalvolare aortico di 160 mmHg ed elevate pressioni diastoliche. Si poneva indicazione ad intervento di miomectomia chirurgica che la paziente rifiutava. Date le scarse probabilità di successo dell’intervento di alcolizzazione settale transcatetere, per scarsa rappresentazione dei rami settali dell’arteria IVA, si ottimizzava solamente la terapia medica con aggiunta di Disopiramide 600 mg/die. Si dimetteva la paziente in VII giornata in discreto compenso emodinamico, classe NYHA II. Il follow-up ecocardiografico a 2 mesi mostrava dimezzamento del gradiente campionato sull’LVOT (70 mmHg), moderata IM, assenza delle alterazioni segmentarie della cinesi parietale e miglioramento della disfunzione diastolica. A 6 mesi di follow-up si documentava la scomparsa del gradiente (10 mmHg) ed IM lieve.

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exercise-induced changes in left ventricular (LV) mechanics and AS, assessed by use of 2D-strain and echo-tracking, in young patients with EH and in age-matched healthy subjects. MATERIALI E METODI. 19 asymptomatic patients with EH (mean age 38±7 years) and 11 healthy controls (mean age 37±1 years) underwent echocardiographic and carotid ultrasonographic study during a semi-supine bicycle exercise test. An incremental exercise protocol with an increase of 25 W every 2 minutes up to 100 W was employed. Echocardiographic and carotid ultrasonographic images were acquired at rest, 50 W, 100 W and during recovery. 2D strain analysis was performed, offline, by use of a dedicated software (GE, EchoPac) and LV global longitudinal strain (GLS) as well as basal/apical rotations and twist were measured. AS parameters (and pulse wave velocity [PWV]) were obtained by use of an echotracking software (Aloka, Japan). RISULTATI. Standard echocardiographic parameters were comparable between groups. At baseline patients showed lower values of GLS compared to healthy subjects (-19.2±1.9 vs -20.8±2.5, p ns); at 50 W GLS increased in both groups, but the increase of GLS was significantly lower in patients than in controls (-19.9±2.3 vs -22.3±2; p = 0.01), whereas no significant differences were observed at 100 W and during recovery. Apical rotation and twist increased during exercise in both groups with higher values in patients than in controls, particularly at 50 W (10.8±5.5 vs 6.2±2.5; p = 0.02 and 16.0±3.1 vs 13.2±4.1; p = 0.04, respectively). No significant differences between groups were observed with regards to basal rotation. Furthermore, patients showed, at baseline, higher values of b and PWV than healthy subjects (6.4±2.6 vs 4.4±1.5; p = 0.01 and 5.7±1.1 vs 4.5±0.9; p <0.001, respectively); AS parameters increased throughout the exercise in both groups, with a greater rise, at 50 W, in patients than in controls (6.4±2.1 vs 4.8±1.4; p = 0.009. PWV 6.1±0.9 vs 4.8±0.8; p<0.001), whereas no significant differences were found at 100 W and during recovery. CONCLUSIONI. Through the combined use of 2D strain and echotracking it is possible to better understand the mechanisms of adaptation of the cardiovascular system to physical effort in healthy subjects and, particularly, in patients with EH. In this respect, LV twist may play a particular compensatory role to both impaired systolic longitudinal function and increased arterial stiffness in order to preserve stroke volume during exercise.

P.37 CONFRONTO FRA LA PERCENTUALE DI ERRORE DI MISURAZIONE MEDIA DELL’AVA E DEL VTI RATIO NELLA STIMA DELLA STENOSI VALVOLARE AORTICA F. D’Auria, M. Chello, E. Covino Dipartimento di Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare, Università Campus Bio-Medico di Roma, Roma BACKGROUND: Nella stenosi valvolare aortica, il calcolo dell’area valvolare aortica (AVA) è utile perché la velocità di picco a livello valvolare aortico e il gradiente trans valvolare derivato sono flusso dipendenti e posso esserci condizioni (funzione del ventricolo sinistro, grave anemia, gravidanza, insufficienza valvolare aortica associata) che, modificando codesti indici, causano una sottostima o una sovrastima della gravità della stenosi valvolare aortica. Il VTI ratio, ossia il rapporto tra VTI trans valvolare aortico (VTIAo) e VTI a livello del tratto di efflusso del ventricolo sinistro (VTILVOT), d’altro canto, non risulta dipendere dalla portata cardiaca, poichè anche in casi di aumentato o diminuito flusso, tale aumento o diminuzione si verifica sia a livello del tratto d’efflusso del ventricolo sinistro (LVOT) sia a livello della valvola aortica (Ao), mantenendo così il loro rapporto costante. SCOPO DEL LAVORO: Scopo del lavoro è confrontare due usuali metodi di analisi ecocardiografica, ossia il calcolo dell’AVA ed

P.36 Loss of ventricular longitudinal function reserve is coupled with increased arterial stiffness during exercise-echo M. Cusma-Piccione1, C. Zito1, E. Imbalzano2, A. Saitta2, D. Donato1, A. Madaffari1, G. Luzza1, V. Pipitone1, R. Tripodi1, S. Carerj1 1 Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina, 2University of Messina, Department of Internal Medicine, Messina Background: Although it is known that patients with essential hypertension (EH) are affected by impaired exercise tolerance, the underlying mechanisms have not fully elucidated; in this respect, 2D strain and echo-tracking, allowing the measurement of myocardial deformation and arterial stiffness (AS), may provide additional insights. Scopo dello studio. Aim of our study was to evaluate the

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il VTI ratio, ricavando dai dati statistici ottenuti accorgimenti applicabili nella pratica clinica. MATERIALI E METODI: Sono stati arruolati 60 pazienti (30 maschi e 30 femmine, età media di 68.8 anni), affetti da stenosi valvolare aortica grave, aventi una FE ≥ 40% e condizioni emodinamiche paragonabili. VTI ratio e AVA sono stati misurati utilizzando il doppler continuo e quello pulsato durante esame ecocardiocolordopplergrafico transtoracico (TTE). Per ciascuna metodica si sono effettuate tre misurazioni consecutive e per ciascuna variabile considerata si è calcolata la media aritmetica semplice (MAS), la deviazione standard (DS), la percentuale di errore di misurazione (PEM) e la percentuale di errore di misurazione media (PEMM). RISULTATI: La PEM per il calcolo dell’AVA è nettamente superiore rispetto a quella ottenuta per il VTI ratio. PEMM AVA 16%, PEMM VTI ratio 4%. Si è poi ripetuto il calcolo statistico solo sui pazienti con LVOT ben visualizzabile (32 pazienti) ottenendo PEMM AVA 10% e PEMM VTI ratio 3% e poi solo su quelli con LVOT difficilmente visualizzabile (28 pazienti) ottenendo PEMM AVA 23% e PEMM VTI ratio 5%. CONCLUSIONI: Il metodo del calcolo dell’area valvolare è dipendente dal diametro LVOT, per tale motivo ogni singola misurazione ha una PEMM superiore del 12% rispetto al calcolo del rapporto tra i due integrali. Se si vuole ridurre la PEMM è necessario effettuare più di una singola misura e ricavare la MAS. In pazienti con scarsa visualizzazione del diametro del LVOT non è indicato il calcolo dell’AVA per quantificare il grado di severità della patologia, è preferibile utilizzare il VTI ratio, infatti, in questi casi, la PEMM del calcolo dell’AVA è superiore del 18 % rispetto alla PEMM del calcolo del VTI ratio (P <0.05). In pazienti con buona visualizzazione del diametro del LVOT il calcolo del VTI ratio risulta più preciso anche basandosi su singola misurazione e non su tripla misurazione.

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follow-up (% GS: P1-3 <0.001; SR: P1-3 = 0.018, PSI: P1-3 = 0.009). Our study showed a gradual but significant improvement in segmental contractility at one month and three months follow-up, measured by Strain (P0-1 <0.001, P1-3 <0.001; P0-3 <0.001), SR (P0-1 = 0.006, P1-3 = 0.001, P0-3 <0.001) and PSI (P0-1 = 0.006, P1-3 = 0.001, P0-3 = 0.002). Conclusions: in patients with acute coronary syndrome, strain and SR with speckle tracking method could be important tools to assess myocardial function improvement after PCI.

P.39 riscontro occasionale di cor triatriatum in soggetto anziano – diagnosi con imaging multimodale A.M. Costante1, F.Provera1, G.Demicheli2, S. Ghidella2, G. Pistis1 1 Cardiologia, Azienda Ospedaliera SS.Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria, 2Studio Cento Cannoni, Alessandria Il Cor Triatriatum è fra le più rare anomalie cardiache congenite, circa lo 0,1 - 0,4 %. In questa malformazione l’atrio sinistro è diviso, da una anomala membrana fibromuscolare, in una camera postero-superiore ed in una camera antero-inferiore. Le due camere normalmente comunicano attraverso uno o più orifizi della membrana intra atriale, creando un tipico gradiente sisto - diastolico. Questa anomalia è di solito sintomatica durante l’infanzia (sintomi di ostruzione del cuore sinistro o aritmia). In una minoranza di casi la diagnosi è posta casualmente in età adulta. CASO CLINICO: donna di 76 anni seguita presso il nostro ambulatorio di aritmologia per fibrillazione atriale cronica. è stato richiesto un ecocardiogramma transtoracico di controllo che ha mostrato: fibrocalcificazione dell’anello posteriore mitralico, condizionante rigurgito valvolare di grado medio. Atrio sn molto dilatato (180 ml) con presenza di “membrana” intra atriale con tramite da cui si registra flusso sisto-diastolico continuo in avvicinamento con velocità di picco intorno a 1,2 m/sec (Fig 1,2). Funzione ventricolare dx lievemente ridotta (TAPSE = 15 mm). Atrio destro dilatato con insufficienza tricuspidalica di grado medio. Ipertensione polmonare moderata (G V-A Dx = 41 mmHg). Veniva posta diagnosi di sospetto Cor Triatriatum e programmata RMI cuore (non essendoci compliance da parte della pz per ETE). Le immagini della risonanza mostrano l’atrio sinistro suddiviso in due camere (prossimale e distale) da un sepimento fibromuscolare a membrana, orientato su un piano sagittale obliquo. Le due camere hanno volumi simili. Le vene polmonari trovano tutte sbocco nella camera prossimale. Si evidenzia comunicazione tra le due camere di circa un centimetro nella porzione inferiore della membrana. Si evidenzia calcificazione e ipomobilità del lembo posteriore della mitrale ed insufficienza di entrambe le valvole atrio ventricolari (Fig. 3,4). È stata confermata quindi la diagnosi di Cor Triatriatum ed in considerazione dell’età e dell’asintomaticità della paziente, si è programmato follow up a distanza.

P.38 SPECKLE TRACKING ANALYSIS IN ACUTE CORONARY SYNDROMES AFTER PERCOUTANEUS CORONARY INTERVENTION V. De Francesco, E. Belmonte, F. Marino, S. Picarelli, F. Gioia, S. Di Maria, D. Pirone, C. Goffredo, M.C. Bono, S. Mega, G. Patti, G. Di Sciascio Campus Bio-Medico University of Rome, Rome Background: Acute coronary syndrome (ACS) treatment by percutaneous coronary intervention (PCI) reduced mortality and cardiovascular morbidity. Ventricular volumes, ejection fraction, ventricular function and global segmental wall motion echocardiographic assessment allows better assessment and follow-up. Speckle tracking echocardiography can identify segmental systolic function alterations earlier than traditional echocardiography. Aim: We aimed to evaluate volumes, ejection fraction and segmental wall motion left ventricle trend, measured by Strain, Strain Rate (SR) with speckle tracking in patients with acute coronary syndrome, prior to PCI and subsequently follow-up, correlating the clinical outcome.  Materials and Methods: we enrolled 21 patients with ACS, treated by PCI. All patients underwent echocardiographic study using speckle tracking, before PCI and at one-month and threemonth follow-up for determining global FE, end-diastolic and endsystolic, wall motion score index (WMSI), global strain, strain rate and post-systolic index (PSI). Strain is calculated for each of these segments, giving also entire ventricular average value.  Results: significance was observed, for all global deformation parameters, between baseline and one month (GS%: P0-1 = 0.013; SR: P0-1 = 0.009, PSI: P0-1 = 0.040) and three-month

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METASTASI ENDOVENTRICOLARI DI NEOPLASIA OVARICA. DIAGNOSI CON APPROCCIO MULTIMODALE ECO-3D e TC MULTISTRATO AM. Costante1, R. Massa1, F. Provera1, S. Ghidella1, G. Demicheli2, D. Mercogliano2, G. Pistis1 1 Cardiologia Azienda Ospedaliera, Alessandria, 2Cardiochirurgia Azienda Ospedaliera, Alessandria CASO CLINICO: donna di 47 anni con neoplasia ovarica e secondarietà paraneoplastiche per tromboembolia polmonare ed infarto miocardico acuto inferiore, complicato da fibrillazione ventricolare e trattato con angioplastica primaria assistita da impianto di DES sull’arteria circonflessa, ha effettuato presso il nostro ambulatorio un controllo ecocardiografico in follow-up. L’esame mostrava: ventricolo sn di normale dimensioni con acinesia della parete inferiore medio-basale e del setto interventricolare postero-basale con funzione sistolica globale conservata. Sezioni destre e pressioni polmonari nella norma. Si individua una formazione ecodensa d’aspetto ovalare di circa 2 cmq adesa al setto interventricolare-parete posteriore distale (Fig. 1), che ben si registra alle ricostruzioni ECO-3D, in modalità LIVE 3D e ZOOM 3D ottenute con sonda volumetrica Matrix transtoracica compatibile con Ecocardiografo IE33 e rielaborata in post-processing con software QLAB dedicato (Fig. 3-4). Il controllo TC cuore ha confermato la diagnosi di massa nella sede individuata al 3D (Fig. 4) Per ragioni di localizzazione e struttura, viene interpretata come metastasi di neoplasia ovarica. In questo caso si conferma l’efficacia, l’accuratezza e l’eccellente definizione anatomica della metodica ECO-3D nello studio di piccole masse endocavitarie.

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enables to quantify, non-invasively and accurately, left atrial (LA) function (reservoir, conduit and contraction). Scopo dello studio. The purpose of the study is to assess LA function in atrial amyloidosis. MATERIALI E METODI. 25 patients (53±13 years, 11 female) affected by FAP and a control group of 12 asymptomatic subjects (45±13 years, 6 female), were enrolled. On the same day, all subjects underwent SE imaging, and CMR. SE parameters were obtained on apical views (4-and 2-chambers). LGE -CMR was used to evaluate atrial deposition of transthyretin in FAP patients. SE was performed off-line, using a dedicated software (MyLab Desk), by placing at the edge of left atrial endocardium several points. LA strain pattern is characterized by a positive wave that peaks at the end of ventricular systole (peak atrial longitudinal strain, PALS), followed by a positive peak in early diastole (early atrial longitudinal strain, early ALS) and a negative peak (NP) in late diastole. Furthermore, can be derived the precontraction ALS (difference between PALS and early ALS) and late ALS (sum in absolute value of NP and precontraction ALS). PALS represents LA reservoir function, precontraction and early ALS the conduit phase, and NP and late ALS the LA contraction. RISULTATI. 11 FAP patients had LGE atrial involvement (LGE atrial group, 56 ± 13.7years) and 14 FAP patients showed no LGE (no-LGE atrial group 50.7 ± 12 years). PALS was significantly lower in LGE atrial group (26±11.9) with respect to no-LGE atrial group (59.6±33.1, p = 0.007) and controls (57.9±12.7, p =0.02); while it was similar (p = 1) between no-LGE atrial group and controls. Early-ALS was lower (p = 0.012) in LGE atrial group (11.9±9.4) with respect to controls (43.5±22); on the contrary the difference was not statistically significant (p = 0.085) between LGE atrial group and no-LGE atrial group (35.3±30); early-ALS was similar between no-LGE atrial group and controls. No significant differences were found in global ALS, precontraction ALS and NP among groups. CONCLUSIONI. LA reservoir and conduit are impaired in patients with atrial amyloidosis.

P.42 MITRAL VALVE REPAIR FOR FUNCTIONAL MITRAL REGURGITATION: IS THERE ANY PLACE FOR NON CONVENTIONAL ANNULOPASTY? M. Di Mauro, A.L. Iacò, E. Cannizzaro, D. Clemente, G. D’Ambrosio, S. Romano, S. Gallina, M. Penco, A.M. Calafiore Background: Mitral valve repair (MVR) for treatment of functional mitral regurgitation (FMR), either ischemic or not, is considered a valid choice. There are several prosthetic rings to performed MVR, thus the aim of this retrospective study is to investigate which is the actual place for MVR using a strip of autologous pericardium or suture annuloplasty (non conventional mitral annuloplasty, NCMA), that is surely less expensive. Methods: From June 1993 to June 2004, 182 patients underwent MVR for treatment of FMR (ischemic 65%; non-ischemic 35%); in 132 cases a strip of autologous pericardium was used whereas in 50 cases a suture annuloplasty was performed. Mean end-diastolic volume was 118±38 ml/m2; mean end-systolic volume was 76±32 ml/m2; Ejection fraction was 34±11%. Mitral regurgitation was moderate in 28%, moderate-to-severe in 39% and severe in 33% of cases. Results: Thirty-day mortality was 6.0%. Overall survival was 68%, 59% and 47% at 5, 10 and 15 years, respectively. Freedom from cardiac deaths was 73%, 64% and 55%; freedom from cardiac events was 62%, 52% and 40%. At follow up NYHA class was improved in 67%, unchanged in 25% and worsen in 8% of cases, with 80% of survivors in NYHA class I-II. Echocardiographic late results of a cohort of 133 patients was reported in

P.41 Left atrial morphology and function in atrial amyloidosis: a 2D feature strain echocardiographic G. Di Bella, C. Zito, F. Minutoli, A. Madaffari, M. Cusma Piccione, A. Mazzeo, R. Massimo, M. Pasquale, G. Vita, S. Carerj Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina Background: Familial amyloid polyneuropathy (FAP), an autosomal dominant disease characterized by the systemic deposition of transthyretin, can involve atria. Cardiac magnetic resonance (CMR) by late gadolinium enhancement (LGE) permits to identify atrial damage due to transthyretin deposition. Nowadays, two dimensional strain echocardiography (SE)

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the table. Conclusions: Non conventional mitral annuloplasty provides good long-term clinical and echocardiographic results and it could be taken into account where economic issues do not allow to have prosthetic rings disposable.
Pre 133 EDV ESV LVEF MR : no 1+ 2+ 3+ 4+ 121±34 75 ± 30 35 ± 11 0 0 33 (25%) 55 (41 %) 45 (34%) Late 133 108 ±40 68 ± 32 40 ± 13 31 (23 %) 59 (44 % ) 31 (23%) 10 (8 %) 2 (2%) p 0,005 0,007 0,001 P<0,001        

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between LGE atrial group and no-LGE atrial group (35.3±30); early-ALS was similar between no-LGE atrial group and controls. No significant differences were found in global ALS, precontraction ALS and NP among groups. CONCLUSIONI: LA reservoir and conduit are impaired in patients with atrial amyloidosis.

P.44 XSTRAIN 4D ANALYSIS IS PREDICTIVE OF LEFT VENTRICULAR REMODELING AFTER REPERFUSION THERAPY IN PATIENTS WITH RECENT NON-ST-SEGMENT ELEVATION MYOCARDIAL INFARCTION E. Di Palma, A. D’Andrea, F. Martone, R. Padalino, P. Caso, MG Russo, E. Bossone, R. Calabrò Cardiology, Second University of Naples, Monaldi Hospital, Naples Aims: To test whether X-Strain 4D analysis could predict left ventricular (LV) remodeling in patients with Non-ST-Segment Elevation Myocardial Infarction (NSTEMI) undergoing percutaneous coronary intervention (PCI). Methods. In 75 patients (61.7±8.5 years) with recent NSTEMI (between 72 hours and 14 days), undergoing coronary angiography for recurrent angina, myocardial deformation parameters were measured before and 24 hours after reperfusion therapy. Echocardiography was performed using a commercial US system (MyLabAlpha, Esaote Florence, Italy); digitized 2D video clips on 4, 3-2 chambers apical views were analyzed offline by a specifically designed tissue tracking software (XStrain™, Esaote, Florence, Italy), for the semiautomatic quantification of LV volumes, ejection fraction and strain. Strain in all LV segments was averaged to obtain a global value (Global longitudinal Strain - GLS). Infarct size was estimated by clinical parameters and cardiac markers. After 6 months from intervention, LV negative remodeling was defined as lack of improvement of LV function, with increase in LV end-diastolic volume of greater than or equal than 15%. Results: At follow-up, patients were subdivided into remodeled (n = 32) and non-remodeled (n = 43) groups. Patients with negative LV remodeling had significantly lower baseline LV ejection fraction (43.5±6.7 vs. 48.6 ±5.3 %; p<0.01), higher peak troponin I (p<0.001) and reduced GLS (- 10.6 ± 5.7 vs - 16.4 ± 6.1 % p<0.001) than those without LV remodeling. GLS showed a close correlation with peak troponin I after PCI (r = 0.65, P<0.0001) and LV WMSI (r = 0.45, p<0.001). By multivariable analysis, peak of Troponin I after PCI (P < 0.005), GLS at baseline (OR: 4.5; p<0.0001), and lack of improvement of GLS soon after PCI (OR: 1.33, P <0.01) were powerful independent predictors of negative LV remodelling at follow-up. In particular, a GLS < 12 % showed a sensitivity and a specificity respectively of 78.7% and 87.5% to predict negative LV remodelling at follow-up. Conclusions: in patients with recent NSTEMI, longitudinal myocardial deformation assessed by X-Strain 4D analysis is a powerful independent predictor of LV remodeling after reperfusion therapy.

P.43 Left atrial morphology and function in atrial amyloidosis: a 2D feature strain echocardiographic G. Di Bella, C. Zito, F. Minutoli, A. Madaffari, M. Cusma Piccione, A. Mazzeo, R. Massimo, M. Pasquale, G. Vita, S. Carerj Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina Background: Familial amyloid polyneuropathy (FAP), an autosomal dominant disease characterized by the systemic deposition of transthyretin, can involve atria. Cardiac magnetic resonance (CMR) by late gadolinium enhancement (LGE) permits to identify atrial damage due to transthyretin deposition. Nowadays, two dimensional strain echocardiography (SE) enables to quantify, non-invasively and accurately, left atrial (LA) function (reservoir, conduit and contraction). Scopo dello studio: The purpose of the study is to assess LA function in atrial amyloidosis. MATERIALI E METODI. 25 patients (53±13 years, 11 female) affected by FAP and a control group of 12 asymptomatic subjects (45±13 years, 6 female), were enrolled. On the same day, all subjects underwent SE imaging, and CMR. SE parameters were obtained on apical views (4-and 2-chambers). LGE -CMR was used to evaluate atrial deposition of transthyretin in FAP patients. SE was performed off-line, using a dedicated software (MyLab Desk), by placing at the edge of left atrial endocardium several points. LA strain pattern is characterized by a positive wave that peaks at the end of ventricular systole (peak atrial longitudinal strain, PALS), followed by a positive peak in early diastole (early atrial longitudinal strain , early ALS) and a negative peak (NP) in late diastole. Furthermore, can be derived the precontraction ALS (difference between PALS and early ALS) and late ALS (sum in absolute value of NP and precontraction ALS). PALS represents LA reservoir function, precontraction and early ALS the conduit phase, and NP and late ALS the LA contraction. RISULTATI. 11 FAP patients had LGE atrial involvement (LGE atrial group, 56 ± 13.7years) and 14 FAP patients showed no LGE (no-LGE atrial group 50.7 ± 12 years). PALS was significantly lower in LGE atrial group (26±11.9) with respect to no-LGE atrial group (59.6±33.1, p = 0.007) and controls (57.9±12.7, p =0.02); while it was similar (p = 1) between no-LGE atrial group and controls. Early-ALS was lower (p = 0.012) in LGE atrial group (11.9±9.4) with respect to controls (43.5±22); on the contrary the difference was not statistically significant (p = 0.085)

P.45 IMPORTANZA DELL’ATTIVITà DI CARDIOLOGIA PEDIATRICA AMBULATORIALE SUL TERRITORIO L. Filippucci1, P.F. Anniboletti1, G.R Ciotti 2 1 Cardiologia ASL1 Umbria, Perugia, Italia, 2 Royal Manchester Children Hospital - CMFT, Manchester, U.K. BACKGROUND: il Sistema Sanitario Nazionale si basa sulla sinergia professionale ospedale- territorio per ottimizzare la

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cura del paziente. In costante aumento è la richiesta di valutazioni cardiologiche pediatriche; quindi diventa importante migliorare l’organizzazione dell’offerta dei professionisti ospedalieri ed extraospedalieri. SCOPO DEL LAVORO: valutare il ruolo apportato da un ambulatorio di cardiologia pediatrica sul territorio su una popolazione compresa tra 2 e 14 anni per un periodo di 12 mesi. MATERIALI E METODI: 200 pazienti pediatrici tra 2 e 14 anni sono stati riferiti all’ambulatorio da pediatri di libera scelta (75% delle richieste) o da medici dello sport per valutazione cardiologica pediatrica in relazione a soffio cardiaco 130 pazienti (65%), a cardiopalmo 20 (10%), lipotimia o sincope 18 (9%), dispnea 18 (9%), dolore toracico 14 (7%). Il 58% erano maschi, il 62% di età inferiore a 8 anni, il 25% figli di stranieri. Sono stati tutti sottoposti, da un unico operatore medico, a visita cardiologica ed ECG con Esaote 12 derivazioni. L’ecocardiografia è stata condotta con Siemens Acuson CV70 con sonda pediatrica p9-4 e per adulto p4-2, solo in qualche caso per completamento diagnostico (38%). RISULTATI: il 73% dei soggetti (147) non aveva problemi cardiologici. Le patologie riscontrate nel 27% dei casi erano state diagnosticate su base ecocardiografica (56% dei patologici) o elettrocardiografica (43% dei patologici). Le conferme diagnostiche ecocardiografiche sono state 11 (36%) casi di bicuspidia aortica di cui 8 con insufficienza valvolare lieve ed 1 moderata; 5 (17%) prolasso mitralico di cui 4 con insufficienza valvolare lieve; 2 (7%) forame ovale pervio con shunt sn-dx; 1 (3%) quadro di dilatazione ventricolare destra limitata ai segmenti apicali ed apice, che apparivano ipocinetici, rivelatosi alla RMN cardiaca compatibile con displasia aritmogena del ventricolo destro; 3 (10%) stenosi polmonari di grado lieve; 2 (7%) DIA ostium secundum, 1(3%) ostium primum, 5 (17%) aneurisma del SIA senza shunt. Dei 23 (43%) casi con problemi elettrofisiologici, 1(4%) ha presentato quadro elettrocardiografico Brugada-like e dopo studio aritmologico è stata diagnosticata S. di Brugada; 2 (9%) S. del QT lungo con conferma genetica, 2 (9%) tachicardia parossistica sopraventricolare sottoposti ad ablazione TC-RF; 2 (9%) blocco bifascicolare (EPS e BBDX); 2 (9%) PR corto; 3 (12%) S. di WPW e i restanti 11 (48%) extrasistolia SV o V benigne. CONCLUSIONI: 53 (27%) bambini ed adolescenti sottoposti a visita cardiologia pediatrica riferiti ad ambulatorio cardiologico sul territorio hanno evidenziato un quadro patologico, e nel 56,6% la diagnosi è stata resa possibile dalla disponibilità di un servizio ecocardiografico sul territorio. Questo studio ci permette di ricordare che le cardiopatie congenite possono diventare sintomatiche con il tempo e che gli ambulatori di cardiologia pediatrica sul territorio possono rappresentare un valido servizio, di supporto per i centri ospedalieri, dove necessariamente le cardiopatie con quadro di urgenza devono essere diagnosticate e gestite. P.46 PUÒ UNA CARDIOPATIA DILATATIVA ESSERE DIRETTAMENTE CAUSATA DA UN ECCESSO DI GH? G. Fiore1, G. Carlino1, S. Guarracini1, D. Fabiani2, M. Penco1, C. Napoletano2 1 Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi de L’Aquila, 2 Dipartimento Cuore e Vasi, U.O. Complessa Cardiologia, O.C. G. Mazzini, Teramo L’acromegalia è una patologia rara (incidenza di 3-4 casi/milione/anno), le cui complicanze, soprattutto cardiache, aumentano notevolmente la morbidità e la mortalità del paziente. È stato dimostrato come le complicanze cardiache di tale patologia siano dovute non solo all’aumentata incidenza dei fattori di

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rischio (ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia), ma anche all’esposizione diretta a GH ed IGF1. È quindi estremamente importante formulare una diagnosi ed impostare una terapia prima che gli effetti avversi dell’iperincrezione di GH diventino irreversibili. Descriviamo il caso di una paziente con acromegalia da adenoma ipofisario GH secernente, trattato senza successo con resezione chirurgica transfenoidale nel 1992 e nel 1998; la paziente rifiutava trattamento mediante -knife. Un controllo RM (2008) evidenziava in incremento della massa precedentemente segnalata. Gli aspetti salienti del case report sono da ricondurre alle gravissime complicanze cardiovascolari cui è andata in contro la paziente dopo anni di incontrollata stimolazione ormonale sul miocardio. La paziente, negligente sul piano dei controlli endocrinologici, giungeva a controllo medico per una prima manifestazione clinica cardiovascolare nel 2008 consistente in un episodio di fibrillazione atriale ad elevata risposta ventricolare dimostratasi poi espressione di un substrato morfo-funzionale cardiaco già piuttosto compromesso, che si poteva collocare nell’ambito di una cardiomiopatia acromegalica in fase avanzata. Nel 2012 la paziente tornava a controllo per severo scompenso cardiaco, fibrillazione atriale a bassa risposta ventricolare, pause superiori a 3 secondi documentate ad un precedente ECG Holter ed alterazioni morfo-funzionali cardiache con compromissione degli indici di funzione sistolica che conducevano all’impianto di PMK-ICD. La cardiomiopatia acromegalica è infatti caratterizzata, inizialmente da una ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro con aumentata o normale contrattilità e minima disfunzione diastolica. Il mancato controllo dei livelli ormonali può portare in seguito ad aggravamento progressivo con ulteriore aumento degli spessori parietali ventricolari e peggioramento della disfunzione diastolica; solo nelle forme avanzate è descritto il deterioramento della funzione sistolica. La peculiaritá del caso in esame è proprio il primo riscontro del coinvolgimento cardiovascolare ormai in una fase di progressione da una cardiomiopatia già avanzata verso una fase terminale che travalica le caratteristiche della patologia di base, spingendosi verso una cardiopatia dilatativa. Tale evoluzione risulta decisamente rara in assenza, come nel nostro caso, di importanti comorbidità quali severe alterazioni valvolari o marcata ipertensione arteriosa. Essendoci pochissimi casi clinici analoghi descritti in letteratura il quesito fondamentale da porsi è se un così grave deterioramento della performance cardiaca sia da imputarsi ad una azione ormonale diretta, oppure rappresenti una evoluzione terminale della patologia cardiaca di base comune ad altre cardiomiopatie.

P.47 POLYVASCULAR ATHEROSCLEROTIC DISEASE EVOLUTION AFTER PERCUTANEOUS TRANSLUMINAL CORONARY ANGIOPLASTY AND/OR PERIPHERAL REVASCULARIZATION F. Gioia, S. Picarelli, M. Campanale, F. Marino, C. Goffredo, M.C. Bono, S. Mega, G. Di Sciascio Campus Bio-Medico, University of Rome, Rome Background: Atherosclerosis can be considered a systemic disease, with a polyvascular involvement  Aim: aim of the study is to assess whether coronary revascularization by percutaneous coronary intervention (PCI) may affect peripheral vascular disease development (medical or surgery treatment) and to evaluate peripheral disease evolution in patients with not significant (not undergoing to angioplasty) coronary artery disease.  Methods: 301 patients with peripheral arterial disease af-

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ter coronary angiography were enrolled in the study. Patients were divided into four groups: GROUP A: undergoing coronary angioplasty and concomitant peripheral disease treated surgically or with endovascular techniques after percutaneous coronary revascularization patients; GROUP B: undergoing coronary angioplasty and concomitant peripheral disease treated medically (without revascularization by angioplasty or bypass peripheral) patients; GROUP C: patients with coronary artery disease and no significant peripheral vascular disease treated with surgery or angioplasty; GROUP D: patients with coronary artery disease and no significant peripheral vascular disease treated with medical therapy. For all patients a clinical and instrumental follow-up was performed: cardiovascular symptoms presence was evaluated before and after coronary angioplasty and before and after vascular treatment. The events were divided into: Cardiac/ Cerebral/ Vascular. The primary endpoint was to evaluate if cerebrocardiovascular events were influenced by atherosclerotic disease sistemic location and progression: in particular if the

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events were more frequent in group A, B, C or D. Secondary endpoints included: vascular disease progression/diabetes and renal failure influence on vascular disease progression and prognosis evaluation in the four groups / peripheral vascular disease evolution in relation to the type of stent and medical therapy assessment/chronic renal failure influence on vascular disease progression and prognosis evaluation. Results: Clinical follow-up evaluation showed major cardiac events occurred in 3 subjects (7.5%) in group A, in 11 subjects (7.7%) in group B, in 2 subjects (11.1%) in group C and 2 subjects (2%) in group D with a not significant difference between the groups (P = 0275) There is a homogeneous distribution of risk factors and chronic renal failure in the comparison between patients with stable or progressive carotid or lower extremity disease .  Discussion: Polyvascular atherosclerotic disease prognosis and stability are influenced by coronary artery disease treatment.

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kle tracking della deformazione parietale ventricolare sinistra (VS) è stata proposta per la valutazione della funzione miocardica regionale sistolica in pazienti con cardiopatia. Tuttavia, non sono ancora noti i valori di normalità per ognuno dei segmenti miocardici, per ognuno dei tipi di deformazione analizzabile (Long, longitudinale; Circ, circonferenziale; Rad, radiale). SCOPO DEL LAVORO: Abbiamo analizzato in un modello a 18 segmenti miocardici i picchi di deformazione regionale e la loro variabilità, ed i picchi globali medi, per ognuno dei 3 tipi di deformazione Long, Circ e Rad. MATERIALI E METODI: Abbiamo studiato 70 soggetti normali (età 45±18 aa., range 16-85) con normali anamnesi, ECG, ecocardiogramma standard, pressione arteriosa, ematochimica ed ecocardiografia da sforzo, con apparecchio GE Vivid 7, con analisi offline con sistema EchoPac v112. Venivano calcolati i picchi (%) di deformazione Long, Circ e Rad per ognuno dei 18 segmenti miocardici, il coefficiente di variazione (CV, %), e gli intervalli di confidenza (IC) 5%-95% degli stessi (Figura). RISULTATI: Tutti i picchi avevano una distribuzione normale. I picchi Long incrementavano dai segmenti basali a quelli apicali, mentre i picchi Rad erano maggiori a livello dei papillari. I coefficienti di variazione dei picchi medi di deformazione Long, Circ e Rad erano rispettivamente 17%, 31% e 48%, mentre la Figura mostra i picchi di deformazione, CV e IC per ogni singolo segmento di Long, Circ, e Rad. Il CV era maggiore nei segmenti basali posteriore e laterale di Long, in quelli basali e medi inferiore, posteriore e laterale di Circ, mentre tutti i segmenti di Rad mostravano elevato CV. CONCLUSIONI: La variabilità della misurazione dei picchi massimi normali di deformazione parietale miocardica appare buona per Long, discreta per Circ ed eccessiva per Rad. La distanza del segmento analizzato dal trasduttore e la risoluzione laterale appaiono i principali fattori limitanti il metodo di analisi per Long e Circ.

SESSIONE 2
P.01 VALORI DI NORMALITà DEI RITARDI MASSIMI POSTSISTOLICI SEGMENTARI DELLA DEFORMAZIONE LONGITUDINALE, RADIALE E CIRCONFERENZIALE 2D SPECKLE TRACKING USATI PER L’ANALISI DELLA DISSINCRONIA VENTRICOLARE SINISTRA P. Barbier1, O. Mirea2, C. Cefalù2 1 Centro Cardiologico Monzino, Irccs, Milano, 2Cardiology Centre, Craiova, Romania BACKGROUND: L’analisi con metodo 2D speckle tracking della deformazione parietale ventricolare sinistra (VS) è utilizzata per valutare la dissincronia VS nei pazienti da sottoporre a terapia di resincronizzazione ventricolare. Tuttavia non vi è accordo su quale tipo di deformazione (Long, longitudinale; Rad,radiale; Circ, circonferenziale) sia più performante. Inoltre, non sono ancora noti i valori di normalità dei ritardi post-sistolici (RPS, ms) per ognuno dei segmenti miocardici, per ogni tipo di deformazione. SCOPO DEL LAVORO: Abbiamo valutato i RPS fisiologici globali e segmentari in un gruppo di soggetti normali. MATERIALI E METODI: Abbiamo reclutato 70 soggetti normali (età 45±18 aa., range 16-85) con normali anamnesi, ECG, ecocardiogramma standard, pressione arteriosa, ematochimica ed ecocardiografia da sforzo, con apparecchio GE Vivid 7 o 9, con analisi offline con sistema EchoPac v112. Venivano calcolati i picchi (%) e tempi al picco (TAP, ms) di deformazione Long, Rad e Circ nelle proiezioni standard utilizzando un modello a 18 segmenti. IL RPS era misurato come differenza tra TAP e telesistole (Doppler pulsato dell’efflusso VS), prendendo la prima deflessione del Doppler tissutale annulare mitralico quale inizio della sistole (contrazione isovolumica). RISULTATI. Il picco globale di Long era -21.7±1.9%, ed i picchi medi Circ alla base, papillari ed apice erano rispettivamente -17.5±4.1%, -18.2±3.7% e -25.6±4.6%. La Tabella mostra i RPS massimi, quale media dei 18 segmenti miocardicxi, per le 3 deformazioni parietali: tutte le DS calcolate erano inferiori al cutoff di 76 ms usato per la diagnosi di dissincronia, ma i limiti superiori degli IC95% erano superiori al cutoff di 130 ms proposto per la dissincronia VS. I ritardi maggiori erano localizzati nei segmenti basali e papillari laterali e posteriori per la deformazione Circ. L’età non influenzava i RPS. CONCLUSIONI: La deformazione Long mostra la variabilità minore e Circ quella maggiore per i RPS. I cutoff sulla base della DS appaiono adeguati per separare i RPS patologici da quelli fisiologici, mentre può esservi sovrapposizione con l’utilizzo dei valori assoluti di RPS. Tabella. Ritardi di deformazione post-sistolici massimi Long. Rad. Circ. Media 97 83 149 DS 34 50 65 Min -2 -79 15 Max 170 251 329 Range 172 330 314 IC5% 35 6 60 IC95% 150 148 300

P.03 DETERMINANTI DELLA DEFORMAZIONE GLOBALE LONGITUDINALE 2D SPECKLE TRACKING VENTRICOLARE SINISTRA. DIFFERENZE TRA PICCO SISTOLICO E MASSIMO NELL’IDENTIFICARE UNA DISFUNZIONE SISTOLICA P. Barbier1, O. Mirea2, C. Cefalù2 1 Centro Cardiologico Monzino, Irccs, Milano, 2Cardiology Centre, Craiova, Romania BACKGROUND. La deformazione longitudinale globale (GLS, %) ventricolare sinistra (VS) è stata proposta quale indice di funzione sistolica VS in sostituzione della frazione d’eiezione biplana (FEb, %), dato il metodo di calcolo semi-automatico. La GLS di picco sistolica (GLPS) è calcolata online, ma la deformazione massima (GLMS, include la deformazione post-sistolica) è calcolata offline. SCOPO DEL LAVORO. Abbiamo valutato i determinanti di, e le differenze tra GLPS e GLMS nell’identificare una EF <50% in una popolazione non selezionata di pazienti. MATERIALI E METODI. Abbiamo studiato 300 pazienti consecutivi con (203) e senza (97) patologie cardiache, sottoposti ad ecocardiogramma (età: 14-93 aa.; FC: 40-130 bpm; pressione sistolica: 90-180 mmHg; FEb: 15-78%), con sistema GE Vivid 7 ed analisi offline con EchoPac v112. GLPS e GLMS erano calcolati mediante tracking miocardico nelle 3 proeizioni apicali. I cutoff inferiori di normalità per GLPS e GLMS erano stabiliti rispettivamente a -17% e -18% (basati sul 5% percentile inferiore di 60 soggetti normali). RISULTATI. La correlazione tra GLPS e GLMS sfiorava la linea d’identità (r= .99, p< .001) e la correlazione di entrambi con FEb era elevata (r=.82, p<.001 e r=.86, p<.001) All’analisi della regres-

P.02 VALORI NORMALI SEGMENTARI E VARIABILITà DEI PICCHI MASSIMI DI DEFORMAZIONE VENTRICOLARE SINISTRA 2D SPECKLE TRACKING LONGITUDINALE, CIRCONFERENZIALE E RADIALE con sistema GE vivid 7 P. Barbier1, O. Mirea2, C. Cefalù1 1 Centro Cardiologico Monzino, Irccs, Milano, 2Cardiology Centre, Craiova, Romania BACKGROUND: L’analisi ecocardiografica con metodo 2D spec-

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sione multipla, il volume indice telediastolico (ml/m2), l’indice di lasciamento VS (Ea, Doppler tissutale, cm/s) e l’indice di gittata sistolica (ml/m2) (Doppler pulsato dell’efflusso VS) erano determinanti sia di GLPS (r= .87, p<.001) che di GLMS (r= .88, p<.001); il primo era anche influenzato dall’indice di contrattilità VS (indice di Tei), dalle pressioni di riempimento VS (E/Ea, Doppler tessutale), e dall’indice di massa VS (g/m2). Il rilasciamento non influenzava Efb. Fattibilità ed accuratezza erano elevati sia per GLPS che per GLMS, ed il valore predittivo negativo (VPN) era superiore al valore predittivo positivo (VPP) nell’identificazione della FEb <50% (Tabella). CONCLUSIONI. Sia GLPS che GLMS mostrano elevata fattibilità ed accuratezza nell’identificare una riduzione di FEb in pazienti non selezionati. Data la similarità dei determinanti fisiopatologici, la metodologia online del primo lo rende preferibile ai fini della valutazione della funzione sistolica VS globale, con il valore aggiunto dell’identificazione di pazienti con normale FEb e disfunzione diastolica (prolungato rilasciamento). Tabella. Identificazione di FEb (Fattibilità= 100%) <50% con GLPS e GLMS.
GLPS GLMS Fattibilità 91% 93% Sensibilità 93% 95% Specificità 90% 87% VPP 0.70 0.66 VPN 0,98 0.99 Accuratezza 0.91 0.88

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Università degli Studi de L’Aquila, L’Aquila 2Dipartimento Cuore e Vasi, U.O. Complessa Cardiologia, O.C. G. Mazzini, Teramo Uomo, 66 aa, affetto da fibrillazione atriale permanente in TAO, ipertensione arteriosa, diabete mellito tipo 2 in trattamento insulinico, giungeva alla nostra osservazione per dispnea da sforzi lievi progressivamente ingravescente ed in atto da circa 6 mesi, edemi declivi ed importante decremento ponderale (20 chili in 6 mesi). La radiografia del torace mostrava la presenza di un cospicuo versamento pleurico sinistro. L’ecocardiogramma transtoracico documentava ispessimento delle pareti ventricolari sinistre a prevalente interessamento apicale con conservata funzione sistolica globale e cinesi segmentale (FE 65%); severa disfunzione diastolica; severa ipertensione polmonare (PAPS 60 mmHg). All’ECG: FA a media risposta ventricolare con normali voltaggi QRS e anomalie aspecifiche ST-T in sede infero-laterale. Si ricoverava in ambiente internistico per indagare la natura del versamento pleurico e l’eventuale presenza di patologie sistemiche infiammatorie, autoimmuni e/o neoplastiche. Gli esami di laboratorio quali emocromo, funzione epatica e renale, indici infiammatori, crasi leucocitaria e ricerca di autoanticorpi risultavano nella norma. Si eseguivano toracentesi con analisi chimico-fisica, citologica e batteriologica e videotoracoscopia esplorativa, documentanti la natura trasudatizia e l’esclusione di una eziopatogenesi neoplastica del versamento. Eseguiva: TAC-PET total body negativa per focolai di captazione a carattere neoplastico; cardio-RMN documentante ipertrofia parietale asimmetrica a maggior interessamento antero-laterale ed apicale con late gadolinium enhancement di tipo “patchy” omosede come da cardiomiopatia ipertrofica di tipo 3 secondo Maron. Nonostante terapia diuretica endovena si assisteva ad un peggioramento della dispnea, severa edemizzazione declive e recidiva di versamento pleurico, con comparsa all’ecocardiogramma di versamento pericardico non tamponante ed ulteriore aumento delle pressioni polmonari (PAPS 80 mmHg). Si procedeva a studio emodinamico documentante severo gradiente intraventricolare apice-base (83 mmHg) con elevate pressioni telediastoliche ventricolari sinistre; alla ventricolografia evidenza di obliterazione mesosistolica dell’apice e dei segmenti medio ventricolari; alla coronarografia ateromasia coronarica non significativa. Si procedeva quindi ad ottimizzazione terapeutica con associazione di Disopiramide 300 mg/die a Bisoprololo 3,75 mg/die, con scarsi benefici clinici. Al progressivo peggiorare della sintomatologia e del compenso emodinamico, si sospendeva la Disopiramide e si introduceva Verapamil 360 mg/die, successivamente sospeso per comparsa di bradicardia e severa ipotensione. Si eseguivano multipli controlli ecocardiografici documentanti invariata funzione sistolica globale e cinesi segmentale del ventricolo sinistro e persistenza della severa disfunzione diastolica con severa ipertensione polmonare (PAPSs derivate > 50 mmHg). Persisteva dunque quadro di scompenso cardiaco diastolico secondario a cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (ostruzione intraventricolare) non responsivo a terapia medica per cui si poneva indicazione a trapianto cardiaco.

P.04 PERCUTANEOUS CLOSURE OF PATENT FORAMEN OVALE IN PATIENTS WITH ANATOMICAL AND CLINICAL HIGH-RISK FEATURES: LONG-TERM EFFICACY AND SAFETY M. Giorgi1, P. Scacciatella1, G. Alunni1, A. Pullara1, I. Meynet1, P. Cerrato2, S. Marra1 1 S.C. Cardiologia 2, 2Neurologia, Città della Salute Molinette, Torino Purpose. Our aims were to determine the efficacy and safety of percutaneous patent foramen ovale (PFO) closure in a cohort of high risk patients with cryptogenic cerebral ischemia, and to evaluate the long term impact of residual shunt. Methods. 152 consecutive patients with anatomical or clinical high risk features underwent PFO closure under TEE guidance; contrast TEE echocardiography was performed at baseline and six months after the procedure. Results. Each patient presented ≥ 1 risk factor: recurrent cerebral ischemia 22 patients (14.5%), atrial septal aneurysm 117 patients (77%), severe basal shunt 90 patients (59.2%), thrombophilic factors 27 patients (17.8%), deep vein thrombosis 5 patients (3.3%). At baseline 17.7% patients had mild shunt, 23.1% moderate shunt, and 59.2% severe shunt. The procedure was performed successfully in all patients. At the six-months TEE follow-up, 6.5% patients had significant residual shunt. On mean clinical follow up of 24 months (range 1-84 months), the neurologic recurrent events rate was 1.3% and in 0.7% patients a device-related complication occurred (interatrial septum erosion). The recurrent cerebral ischemia free survival was 98%. No correlation was found between residual shunt and recurrences. Conclusions. Transcatheter PFO closure is a safe procedure even in a selected population of high risk patients, presenting satisfactory efficacy and safety.

P.05 UN RARO CASO DI CARDIOMIOPATIA IPERTROFICA CON OSTRUZIONE INTRAVENTRICOLARE DETERMINANTE SEVERO GRADIENTE G. Gizzi1, A.Cosenza1, G. Tomassoni2, S. Paparoni2, D. Fabiani2, M. Penco1, C. Napoletano2 1 Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare,

P.06 VOLUMINOSO TROMBO MOBILE IN VENTRICOLO SN SECONDARIO A MIOCARDITE ACUTA IN ETà PEDIATRICA C.A. Greco, V. De Rito, M. Garzya, R. D’Agostino, M. Donateo, A. Camassa, M. Callerame, A. De Giorgi, G. Petrucci, G. Milanese, E. Pisanò, T. Mazzella, V. De Giorgi, M.R. Cucurachi, F. Magliari UOC Cardiologia, UTIC, Ospedale V. Fazzi, Lecce Presentiamo il caso di un bimbo di 5 anni giunto alla nostra osservazione per dispnea e febbre persistente nel contesto di un

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quadro clinico suggestivo di scarlattina con tampone faringeo positivo per streptococco beta emolitico gruppo a. La valutazione ecocardiografica eseguita in pronto soccorso aveva rilevato una moderata disfunzione ventricolare sinistra. Il paziente veniva quindi ricoverato in utic per miocardite streptococcica ed impostata una terapia antibiotica e antiinfiammatoria con prednisone. Il quadro clinico della malattia mostrava un graduale miglioramanto con scomparsa della febbre, ma un nuovo controllo ecocardiografico eseguito in IV giornata mostrava la presenza di un grosso trombo aggettante in ventricolo sn con notevole mobilità in quanto adeso al setto interventricolare medio-apicale con un sottile peduncolo. Le caratteristiche ecocardiografiche della massa trombotica ad elevato rischio embolico e la certezza di una recentissima formazione del trombo ci hanno spinto ad essere prudenti nella scelta del trattamento e, dopo aver escluso l’indicazione all’intervento cardiochirurgico, abbiamo deciso di non sottoporre il paziente a terapia trombolitica ma abbiamo instaurato una terapia con eparina sodica e.v. con velocità di infusione regolata sulla base dell’act. Dopo circa 36 ore dall’inizio della terapia eparinica, parallelamente alla rapida riduzione delle dimensioni del trombo ed al parziale recupero della funzione sistolica ventricolare sin, il paziente ha mostrato un’ ipostenia degli arti di ds con riscontro rmn di lesioni ischemiche in regione lenticolo-striatale sn da parziale trombosi dell’arteria cerebrale media. Dopo tre giorni di trattamento anticoagulante con eparina si è assistito alla completa scomparsa della massa trombotica. A seguito di un rapido recupero della funzionalità neuromuscolare e della normalizzazione della funzione sistolica il bambino è stato dimesso in ottime condizioni generali in terapia con asa, ace-inibitore, dosi scalari di corticosteroide ed inibitori di pompa protonica. Il controllo a distanza di un anno ha confermato l’ottimo recupero funzionale e la completa normalizzazione del quadro ecocardiografico. La carenza di linee guida in questo scenario clinico e la disparità di opinioni in letteratura ci ha spinto a decidere sulla base dei dati in nostro possesso sul singolo caso. Rimane difficile stabilire quale sia la giusta condotta terapeutica in caso di trombosi ventricolare sn in corso di miocardite acuta sia quale debba essere la giusta terapia per prevenire questa grave complicazione in età pediatrica.

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all’Ecg. L’Ecocardiogramma evidenziava aumento volumetrico del ventricolo sinistro con riduzione degli indici di funzione sistolica (FE 40%), sottile falda di versamento pericardico circonferenziale (max 8 mm in sede inferiore). Pertanto si procedeva alla sospensione della Clozapina ed al trasferimento del paziente nel reparto di Cardiologia. La sierologia mostrava unicamente positività lieve per Coxsakie A e Virus influenza B senza successiva siero conversione (probabile cross-reazione). In 3a giornata dalla sospensione della Clozapina si assisteva al miglioramento degli indici di funzione sistolica del ventricolo sinistro (FE 48%), fino alla completa ripresa in 6a giornata della cinesi globale con la persistenza della sottile falda di versamento pericardico. Nel contempo vi era una remissione della sintomatologia simil-influenzale con la normalizzazione rapida degli indici di flogosi e dei restanti parametri di laboratorio. In 7a giornata effettuava RM Cuore senza mezzo di contrasto (per scarsa compliance del paziente) che mostrava un discreto incremento della volumetria biventricolare, con funzione globale conservata (FE sn 66%, dx 60%), assenza di edema miocardico, discreto versamento pericardico e modica quota di versamento pleurico bilaterale. Sebbene l’esame consentisse una valutazione parziale del quadro non erano evidenti fenomeni tipici delle miocarditi virali, ma erano confermate le aumentate volumetrie ventricolari. Pertanto l’iniziale quadro acuto, la sua rapida remissione dalla sospensione del farmaco ed in primis le caratteristiche tossiche dello stesso, deponevano fortemente per una diagnosi di Cardiotossicità acuta da Clozapina. In 15a giornata il paziente del tutto asintomatico, veniva dimesso con la terapia antipsicotica precedente al ricovero, in ottimo compenso emodinamico e con quadro ecocardiografico normale.

P.08 MITRACLIP® REINTERVENTION IN AN OLD PATIENT ALREADY TREATED WITH TWO MITRACLIP® S. Immè, S. Scandura, C. Grasso, S. Mangiafico, A.M. Pistritto, M. Chiarandà, F, Dipasqua, A. Arcidiacono, M. Ministeri, G. Ronsivalle, S. Cannata, S. Giaquinta, C. Tamburino Divisione di Cardiologia Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background: In 2009 a female, 86 yrs, referred to our Department for dyspnoea (NYHA Functional Class IV) and marked asthenia. She had a clinical history of mild chronic renal failure, and many hospitalizations for heart failure, due to severe mitral regurgitation. The STS-score risk of mortality was 12.0%, the STS-score risk of morbidity or mortality was 44.1% and also the Logistic EuroSCORE was 26.6%. For these reasons she underwent to 2 MitraClip implantation. The clinical and echocardiographic follow-up, at 3 years, showed recurrence of severe mitral regurgitation and admissions for heart failure; so we decided to re-do percutaneous mitral valve repair implanting the third MitraClip. Methods: Transthoracic and transesophageal echocardiogram showed LV slightly hypertrophic, global contractile function preserved, severe left atrial dilation (vol 101 ml). Mitral valve, before the first procedure, showed severe regurgitation due to prolapse posterior leaflet and flail. After 2 MitraClip implantation persisted severe MR due to billowing leaflets of the mitral valve and prolapse of the posterior leaflet without flail. The degree of TR was moderate and PAPs was 60 mmHg. Results: At the end of the procedure the patient was carried to the Intensive Care Unit to have vital signs, laboratory data and EKG monitored. Nor deterioration in any vital signs or major/ minor adverse events occurred. Mitral regurgitation, assessed by TTE was moderate and no signs of mitral stenosis were present. At 3 months follow-up patient was in NYHA II-III, she had

P.07
 UN RARO CASO DI CARDIOTOSSICITà DA CLOZAPINA: QUANDO L’EQUILIBRIO DEL PENSIERO NUOCE AL CUORE B. Iadanza Lanzaro1, G. Gizzi1, M.C. Di Saverio1, P. De Siati2, L.L. Piccioni2, D. Fabiani2, M. Penco1, C. Napoletano2 1 Scuola di Specializzazione In Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Universita’ degli Studi de L’Aquila, 2Dipartimento Cuore e Vasi, U.O. Complessa Cardiologia, O.C. G. Mazzini, Teramo Uomo di 24 anni con disturbi del tono dell’umore, in trattamento da circa 2 anni con Aloperidolo, Risperidone e Sodio Valproato, si ricoverava presso il reparto di Psichiatria per lo sviluppo di un quadro di disturbo schizo-affettivo. Mostrandosi resistente alla terapia convenzionale, iniziava terapia con Clozapina 200 mg die. Al 15o giorno di trattamento comparivano iperpiressia (38,5oC), disturbi gastro-intestinali, dolori articolari generalizzati e lieve dispnea a riposo. Gli esami di laboratorio mostravano incremento di: Troponina HS (576 pg/ ml), Mioglobina (26,7 ng/ml), PCR (284,21 mg/l), pro- BNP (11282 pg/ml ) e VES (70). L’esame obiettivo mostrava ritmo da galoppo, fini crepitazioni basali bilaterali all’ascoltazione del torace. Tachicardia sinusale e normale ripolarizzazione ventricolare

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mild clinical improvement, she had no more dyspnea at rest and asthenia. She had not MACCE. The degree of MR was moderate, no mitral stenosis. Conclusioni: The MitraClip implantation was performed to offer an opportunity to an old patient with high surgical risk. For a short period of time the procedure improved her quality of life, especially in terms of reduction of dyspnoea and asthenia. We decided to re-do the patient with the aim to improve clinical condition stabilizing mitral valve with the implant of the third Clip. Anyway the final result was good with a reduction of the MR degree from severe to moderate and a clinical improvement at last clinical follow-up.

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P.09 STIMA ECOCARDIOGRAFICA DELLe resistenze vascolari polmonari: VALIDAZIONE E CONFRONTO CON CATETERISMO CARDIACO. RIGHT1 STUDY C. Magnino1, P. Omede’2, E. Avenatti1, M. Chiarlo1, D. Presutti2, I. Losano1, W. Grosso Marra2, M. Morello2, C. Moretti2, C. Bucca3, F. Gaita2, F. Veglio1, A. Milan1 1 Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale S. Giovanni Battista, Università di Torino, Torino, 2Dipartimento di Cardiologia 1, Ospedale S. Giovanni Battista, Università di Torino, Torino 3Dipartimento di Fisiopatologia Clinica, Università di Torino, Torino Background. Le resistenze vascolari polmonari (PVR) sono un parametro diffusamente utilizzato a scopo diagnostico e prognostico. Negli ultimi anni sono stati proposti diversi indici per la stima ecocardiografica delle PVR; tuttavia spesso questi indici non hanno ricevuto una validazione esterna e non ci sono studi che dimostrino quale fra questi è il maggiormente accurato. Scopo del lavoro. Determinare quale fra gli indici presenti per la stima delle PVR ha la maggior affidabilità clinica in termini di precisione e fattibilità. Materiali e metodi. 147 pazienti con indicazione ad esecuzione di cateterismo cardiaco destro sono stati sottoposti ad ecocardiografia transtoracica entro 60 minuti dalla procedura invasiva. Le PVR calcolate al cateterismo sono state confrontate con le stime ecocardiografiche ottenute da 7 indici differenti (Scapellato 2001, Abbas 2003, Selimovic 2007, Haddad 2009, Bech Hanssen 2010, Dahiya 2010, Lindqvist 2011). Ognuno di questi è stato quindi confrontato con le PVR calcolate al cateterismo (correlazione, regressione lineare e analisi di Bland-Atlman). E’ stata quindi eseguita un’analisi con la curva ROC per valutare le perfomance cliniche nell’individuazione di PVR incrementate (> 3.0 UW). Risultati. 138 pazienti sono stati inseriti nell’analisi finale (età 63.0 [52.0; 72.5] anni, femmine 55 (40%); PVR 1.2 [0.9 – 1.6] UW); 56 (41%) avevano normali pressioni polmonari, 25 (18%) ipertensione polmonare precapillare, 56 (41%) ipertensione polmonare post-capillare, di cui 19 in forma reattiva. Tutti gli indici valutati, ad eccezione di quello di Scapellato, sono risultati significativamente correlati alle PVR calcolate (p<0.001, Selimovic p<0.05). La formula proposta da Abbas ha mostrato la miglior combinazione di precisione di stima (errore medio -0.26 UW) e fattibilità (84%). Un valore di 0.2 ha mostrato di avere elevata sensibilità (91%) ed elevato valore predittivo negativo nell’individuare PVR > 3.0 UW (AUC = 0.80). Conclusioni. Tra gli indici proposti per la stima delle PVR, quello di Abbas fornisce la miglior precisione e ha ottima fattibilità. Benchè dato l’errore di stima l’esatta quantificazione delle PVR non sia affidabile, l’utilizzo di un cutoff ad elevato valore predittivo negativo potrebbe essere preso in considerazione per escludere la presenza di elevate PVR.

P.10 CORRELATION BETWEEN LEFT ATRIAL DEFORMATION ANALYSIS BY TWO-DIMENSIONAL SPECKLE TRACKING ECHOCARDIOGRAPHY AND BNP LEVELS IN CHRONIC HEART FAILURE A. Malagoli, L. Rossi, Mf. Piepoli, G. Villani Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Guglielmo Da Saliceto, Piacenza BACKGROUND: B-type natriuretic peptide (BNP) is secreted from the heart primarily in response to stretch due to left ventricular (LV) overload, and its plasma levels increase in heart failure (HF). Augmented LV filling pressure leads to progressive dilation and dysfunction of left atrium (LA). LA volume is a recognized prognostic marker in HF-population. However, the evaluation of LA function is still challenging. Two-dimensional speckle tracking (2DST) analysis has evolved and, enabling the quantification of longitudinal myocardial LA deformation dynamics, has conferred new insight into LA myocardial deformation and mechanical analysis. Data investigating the relationship between natriuretic peptides and LA function are scanty. SCOPO DEL LAVORO: The purpose of the present study was to correlate the BNP levels and LA function by 2DST in patients with chronic systolic HF. MATERIALI E METODI: We prospectively studied 121 consecutive outpatients with chronic HF of ischemic or non ischemic etiology, referred to our Institution between September 1, 2011 and December 31, 2012. Eligible patients were 18 to 85 years of age, with left ventricular ejection fraction (LVEF) < 40% and sinus rhythm. Exclusion criteria were refractory atrial arrhythmias to medical therapy, pregnancy, primary valvular disease, mechanical valve prosthesis, recent myocardial infarction or coronary intervention, severe obstructive pulmonary disease or severe renal failure (creatinine clearance < 30 ml/min). Simultaneously to BNP determination, peak atrial longitudinal strain (PALS) were measured in all enrolled subjects. PALS values were obtained by averaging all segments (global PALS), and

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by separately averaging segments measured in the 4-chamber and 2-chamber views. RISULTATI: At linear regression analysis, Log_BNP significantly correlated with age, NYHA class, LA volumes and mitral effective regurgitant orifice area (EROA) quantified by using the flow convergence method. A significant direct correlation was also found between Log_BNP and LA and LV ejection fraction (EF). In particular, Log_BNP was inversely correlated to global PALS (R = -0.47, p < 0.0001)(Fig.1). To better assess the relationship between BNP and LA function, we performed a multivariate regression analysis including age, maximal LA volume, LA and LV EF, global PALS and mitral EROA. The analysis showed global PALS as determinant of BNP levels (ß = - 0.22, p = 0.01). CONCLUSIONI: In chronic systolic HF-population, LA longitudinal deformation analysis by 2DST independently correlates to BNP values reflecting LA dysfunction.

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13/98 (13%) dei pazienti con ASA isolato e 23/111 (26%) con PFO avevano una storia di stroke criptogenetico (figura 1). CONCLUSIONI: In base ai nostri dati, ASA isolato non può essere considerato un fattore di rischio indipendente per stroke.

P.12 ASSESSMENT OF LEFT VENTRICULAR DYSSYNCHRONY WITH REAL TIME 4D ULTRASOUND SYSTEM:COMPARISON WITH DOPPLER MYOCARDIAL IMAGING A.R. Martiniello1, P. Caso1, M. Cavallaro1, C. Cioppa1, G. Carlomagno1, L. Ascione1, I. Caso1, G. Tonti2, R. Calabrò3 1 Vincenzo Monaldi Hospital, Naples, 2 Catholic University of Sacred Heart of Campobasso, Campobasso, 3 Second University of Naples, Monaldi Hospital, Department of Cardiology, Naples Background: different current echocardiographic methods have been proposed to evaluate left ventricular mechanical dyssynchrony (LVMD).The real-time 4D ultrasound system (RT4DE) have the ability to acquire a full volume dataset in one cardiac cycle. Aim of the study was to compare the assessment of LVMD by Pulsed Wave-Doppler Myocardial Imaging (PW-DMI) and RT4DE. Methods: 10 healthy volunteers (NL) and 27 pts with left bundle branch block (QRS wide 147±17ms,EF 38,7±12,8%, 68±11ys) and different etiology dilated cardiomyopathy (DCM-LBBB) were studied.RT4DE full volume acquisitions were divided into 16 subvolumes corresponding to the standard myocardial segments to derive timevolume curves for each (TMV). Time to peak contraction (minimum volume) in each segment is normalized for the R-R duration, and 16-SDI-4D is defined as the standard deviation (SD) of these timings, expressed as a percentage of cardiac cycle duration. The identification of the latest contracting segment of the LV was studied with TMV Map imaging demonstrating areas of delayed contraction (orange color).Dyssynchrony index by PW-DMI was measured as SD of the time from beginning of QRS to the end systolic velocity in 6 basal segments (6-SDI-PW-DMI). Results: data acquisition and analysis with RT4DE was feasible in 35/37 pts (93,9%). The technique provided quick qualitative and quantitative assessment of LVMD, with high volumes per second (vps) acquisition (38±14 vps); latest segmental TMV was of apical-basal distribution in 3/25 pts, mild-basal distribution in 7/25 pts, and basal distribution in 15/25 pts respectively; 16-SDI-4D was significantly higher in the DCM-LBBB group compared with NL (9,7±7,4% vs 4,1±1,7%, p <0,05 ); there was no difference in 16SDI-4D between the non ischaemic (16/25 pts) and ischaemic DCM -LBBB pts (8,1±5,7% vs 12,6±10,1%, p NS); 6-SDI-PW-DMI was significantly higher in the DCM-LBBB group compared with NL (36,3±18,1ms vs 13,4±8,2ms, p 0,001); there was difference in 6SDI-PW-DMI between the non ischaemic (16/25 pts) and ischaemic DCM -LBBB pts (27,4±9,3ms vs 45,1±24,6ms, p <0,05);no significant correlation was observed

P.11 ANEURISMA DEL SETTO INTERATRIALE, SHUNT DESTROSINISTRO E RISCHIO CARDIOEMBOLICO S. Mangiafico, I. Monte, V. Lavanco, Lr. Tropea, Aa. Arcidiacono, W. Deste, Mc. Di Pasqua, Lr. Santonoceto, G. Millan, C. Tamburino AOU Policlinic University of Catania, Catania BACKGROUND. L’aneurisma del setto interatriale (ASA), associato ad altre anomalie cardiache quali forame ovale pervio (PFO), rete di Chiari, membrana di Eustachio, è considerato come fattore di rischio per embolia cerebrale. L’associazione di ASA e stroke ha un importante impatto clinico e terapeutico. SCOPO DEL LAVORO. Scopo dello studio è stato di valutare se l’ASA isolato può essere considerato correlato a stroke criptogenetico. MATERIALI E METODI. 579 pazienti (161M, 418F) sono stati studiati con ecocardiografia transtoracica (ETT) per sospetto PFO nell’ambito di una storia di cefalea (222 pz), stroke criptogenetico (144), vertigini (82), precedente diagnosi di ASA (131). Dopo ETT, tutti i pazienti nei quali è stato riscontrato ASA sono stati sottoposti anche a ecodoppler transcranico con contrasto (cTC) e ad eco transesofageo con contrasto (cETE) di base e durante manovra di Valsalva. RISULTATI. In 209/579 (36%) pazienti è stato diagnosticato ASA. In questo gruppo di pazienti cTC dimostrava shunt in 114/209 (54%) pazienti, mentre cETE evidenziava PFO in 111/209 (53%); 6/114 (5%) pazienti con cTC positivo, avevano un cETE normale mentre 3/95 (3%) pazienti con cTC normale avevano un cETE positivo. cTC vs cETE presentava sensibilità del 97% e specificità 94%.

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between 16-SDI-4D and the QRS length (p NS), while there was between 16-SDI-4D and the 6-SDI-PW-DMI (r 43, p 0.005) in the DCM-LBBB group.Conclusion: assessment of LVMD by RT4DE might be an appropriate alternative to DMI used for accurate prediction of response to CRT.

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renze tra i 3 gruppi sono illustrate nella tabella. Considerando i singoli tratti della SM speratamente in un analisi multivariata corretta per età, la massa VS/altezza2.7 era correlata con ipertensione (p<.001), iperglicemia (p=.02) e obesità centrale (p<.001). Il VTDVS/altezza2.7 correlava con l’ipertrigliceridemia (p=.011) e l’obesità centrale (p<.001). VTSVS/altezza2.7 correllava solo con l’obesità centrale (p<.001). Il rapporto E/E’ correlava solo con l’ipertensione (p=.021) mentre il volume AS/altezza2.7 correlava solo con l’obesità centrale (p<.001). Conclusioni: Abbiamo osservato come un numero crescente di tratti della SM abbia un impatto significativamente peggiore su rimodellamento cardiaco e funzione sistolica e diastolica del VS. Sono necessari studi prospettici per stabilire se una nuova classificazione della SM che utilizzi il numero di tratti che la compongono possa fornire informazioni prognostiche addizionali. no SM (N= 457) massa VS g/m2.7 VTDVS ml/ m VTSVS ml/m FE VS % volume AS ml/m2.7 E/E’
2.7

SM3 (N= 231) 54.2±10.8 28.2±5.3 9.5±2.9 61.9±4.3 10.7±3.5 8.3±2.7

SM 4-5 (N= 204)

P

52.5±12.9 28.7±6.3 9.7±3.4 62.4±5.0 9.9±3.6 8.0±2.5

58.8±11.5 <0.001 29.3±5.7 9.9±3.5 61.3±5.3 0.127 0.336 0.036

2.7

12.6±10.5 <0.001 9.2±3.0 <0.001

P.13 IMPATTO DEI DIVERSI COMPONENTI DELLA SINDROME METABOLICA SU FUNZIONE E RIMODELLAMENTO CARDIACO A.D. Mateescu, M. Pellegrinet , G. Prati, O. Vriz, S. La Carrubba, V. Di Bello, S. Carerj, C. Zito, G.L. Nicolosi, F. Antonini-Canterin Cardiologia Preventiva e Riabilitativa, Dipartimento di Cardiologia ARC, Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli, Pordenone. Settore Operativo Ricerca SIEC Background: La sindrome metabolica (SM) è definita come un cluster di fattori di rischio fortemente correlati alla morbosità e mortalità cardiovascolare. Nonostante la SM sia un miglior predittore di rischio rispetto alla sue singole componenti non è del tutto noto se un numero incrementale di tratti della SM abbia un impatto differente sulla geometria e funzione del ventricolo sinistro (VS). Lo scopo di questo studio è valutare se un’ulteriore classificazione della SM in base al numero dei criteri ATP III possa spiegare meglio l’impatto sulla funzione e il rimodellamento cardiaco. Metodi: Abbiamo studiato tramite ecocardiografia convenzionale e Doppler tissutale 892 pazienti asintomatici riferiti presso il nostro Dipartimento di Cardiologia Preventiva per uno screening dei fattori di rischio. Pazienti con nota malattia coronarica o valvulopatia più che moderata sono stati esclusi. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi in funzione del numero di criteri di SM presenti: assenza di SM (0,1 o 2 criteri), SM con tre criteri (SM3) e SM con 4 o 5 tratti (SM4-5). Risultati: L’età media era 58±14 anni (44.6% uomini). Le diffe-

P.14 ALTERAZIONI MORFOFUNZIONALI CAROTIDEE NELLA SINDROME METABOLICA: È UTILE UN’ULTERIORE STRATIFICAZIONE IN BASE AL NUMERO DI CRITERI ATP III? A.D. Mateescu, G. Prati, M. Pellegrinet, S. Carerj, C. Zito, O. Vriz, S. La Carrubba, V. Di Bello, G.L. Nicolosi, F. Antonini-Canterin Cardiologia Preventiva e Riabilitativa, Dipartimento di Cardiologia ARC, Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli, Pordenone. Settore Operativo Ricerca SIEC Background: La sindrome metabolica (SM) è una condizione biologica in cui un mosaico di fattori metabolici e non, indotti dalla insulino-resistenza, configurano un elevato rischio cardiovascolare. La definizione ATP III di SM prevede la presenza di almeno 3 componenti su 5 (circonferenza vita > 102 cm nell’uomo o > 88 cm nella donna, trigliceridi ≥ 150 mg/dl, HDL < 40 mg/dl nell’uomo o < 50 mg nella donna, ipertensione arteriosa, iperglicemia a digiuno). Non è noto tuttavia, se la quantità di componenti della SM, impatti in maniera diversa sulle caratteristiche morfofunzionali dell’arteria carotide comune, in termini di ”stiffness” e aterosclerosi subclinica Metodi: Sono stati valutati 892 pazienti asintomatici e senza storia di malattia coronarica, riferiti presso il nostro Dipartimento per uno screening dei fattori di rischio. I tratti della SM sono stati definiti secondo i criteri ATP III. Lo spessore intima-media (IMT) a livello della carotide comune è stato misurato a 1 cm dalla biforcazione. La placca è stata definita come un ispessimento focale della parete > 1.4 mm. L’indice di stiffness carotidea (beta) è stato misurato tramite echo-tracking ad alta risoluzione. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi in funzione del numero di criteri di SM riscontrati: assenza di SM (0,1 o 2 criteri, N= 457), SM con tre criteri (SM3, N=231) e SM con 4 o 5 tratti (SM4-5, N=204). Risultati: L’età media era 58±14 anni (44.6% uomini). Le differenze tra i 3 gruppi sono illustrate nella tabella. Considerando singolarmente i tratti della SM in un’analisi multivariata è emerso che l’IMT correttto per età era correlato in maniera indi-

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pendente con l’ipertensione (p=.02), l’alterata glicemia a digiuno (p=.008) e l’obesità centrale (p=.001). L’indice beta carotideo corretto per età era invece correlato in maniera indipendente solo con l’obesità centrale (p=.009). La presenza di placche era correlata con alti livelli di trigliceridi (p=.011), ipertensione (p<.001) e alterata glicemia a digiuno (p<.001). Conclusioni: Abbiamo osservato che un numero crescente di tratti della SM impatta significativamente in maniera negativa sulla “stiffness” e l’aterosclerosi carotidea. Saranno necessari ulteriori studi per stabilire se una nuova classificazione della SM in funzione del numero di tratti permetta di stratificare in maniera più accurata il rischio cardiovascolare in questi pazienti. Caratteristiche Indice beta (media±SD) IMT mm (media±SD) Placche % No SM (N= 457) 7.5±3.0 SM 3 (N= 231) 7.9±3.3 SM 4-5 (N= 204) 8.5±2.9 P 0.001

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CONCLUSION: Our study have confirmed an excellent agreement between TEE and surgical findings. Intraoperative TEE well defines the lesions, the localization of the prolapsed leaflets and assess immediately the competency of the surgical repair. Intraoperative TEE also allows surgeons to guide correct placement of the cannulae avoiding specific complications related directly to the robotic intervention. TEE imaging has a key role in the preoperative and postoperative periods of robotassisted mitral valve surgery.

P.16 CISTI PERICARDICA: UTILITÀ NELLA DIAGNOSI DIFFERENZIALE DELL’ECOCARDIOGRAFIA 3D REAL TIME TRANSESOFAGEA, CON E SENZA CONTRASTO E. Michelotto1, N. Tarantino1, M. Rubino1, W. Genco1, P. Pedote2, G. Antonelli1 1 Cardiologia Ospedaliera, Policlinico, Bari, 2Dipartimento di Radiologia, Policlinico, Bari Riportiamo il caso di un uomo di 76 anni con ipercolesterolemia, diatesi allergica, diverticolosi del sigma, reflusso gastroesofageo senza lesioni infiltrative parietali o vegetazioni endoluminali della giunzione gastro-esofagea. Il paziente era anche affetto da un tumore stromale gastrointestinale (GIST) localizzato allo stomaco. Da circa due anni il paziente riporta dolore epigastrico lieve, dispnea da sforzo, disfagia cronica e faringodinia con rigurgiti frequenti e disfonia. Una TC torace-addome-pelvi, prima e dopo mezzo di contrasto non riscontrava niente di rilevante a livello di entrambi i polmoni. In corrispondenza del mediastino a livello dell’area sottocarenale era invece evidente una lesione rotonda, a contenuto verosimilmente fluido, con diametri massimi di 62x35mm, refertata come probabile cisti broncogena, sebbene non fosse chiaro se la lesione fosse intra- o extrapericardica. Pertanto, era posta l’indicazione per un’ecocardiografia transesofagea tridimensionale (3D TEE), al fine di chiarire la diagnosi e la localizzazione (intra- o extrapericardica) della lesione cistica mediastinica. Il TEE visualizzava la presenza di una larga cisti nodulare, di 51x38mm. Grazie alla ricostruzione 3D si definiva la contiguità con l’esofago (posteriormente), con l’atrio sinistro (a sinistra) e con la radice aortica insieme al tronco della polmonare (anteriormente), come da localizzazione intrapericardica della lesione. La massa cistica appariva avere un contenuto moderatamente ecogeno (meno ecogeno del miocardio, ma più del sangue), limiti ben delineabili, cavità non loculata, pareti sottili, lisce, non calcifiche, senza alcun segno di echinococcosi. Il Doppler escludeva vascolarizzazione interna, anche dopo massima riduzione della scala di colore (limite di Nyquist). Inoltre non si osservava la comparsa del contrasto sonografico all’interno della lesione dopo infusione intravenosa di contrasto eco SonoVue. Dato questo reperto ecografico di lesione cistica intrapericardica avascolare, questo aspetto veniva confermato essere riferibile ad una cisti pericardica in sede estremamente atipica.

0.88±0.18 0.93±0.17 0.96±0.16 <0.001 42.9 49.4 58.8 0.001

P.15 INTRAOPERATIVE TRANSESOPHAGEAL ECHOCARDIOGRAPHY IN ROBOTIC MITRAL VALVE REPAIR S. Mega1, M.C. Bono MD1, V. De Francesco1, I. Castiglione1, F. Ranocchi2, A. Casacalenda1, C. Goffredo1, G. Patti 1, G. Di Sciascio1, F. Musumeci 1,2 1 Campus Biomedico, Medical School, Rome, 2Department of Cardiac Surgery, S. Camillo Hospital, Rome OBJECTIVE: Robot-assisted surgery has been recently adopted as an alternative strategy for minimally invasive mitral valve repair. Previous studies have demonstrated the importance of intraoperative transesophageal echocardiography (TEE) for conventional mitral valve (MV) surgery with the use of a median sternotomy incision. Aim of the study was to confirm the utility of intraoperative TEE in robotic mitral valve repair for degenerative mitral regurgitation (MR). METHODS: Since November 2011, intraoperative TEE was performed in 49 consecutive patients with severe mitral regurgitation underwent robotic mitral valve repair with the “da Vinci S” HD Surgical System (Intuitive Surgical,Sunnyvale, Calif.) for degenerative MR. Before cardiopulmonary bypass (CPB), TEE was used to better define the lesions of degenerative MR and the localization of the prolapsed leaflets, and to confirm the severity of MR. During establishment of peripheral CPB, TEE was used to guide placement of the cannulae in the inferior vena cava (IVC) and superior vena cava (SVC), and to perform a correct positioning of ascending aorta (AAo) clamp with direct aortic crossclamping (Chitwood clamp) or aortic endo-clamping (ThruPort IntraClude-Edwards). After weaning from CPB, TEE was used to assess immediately the competency of the surgical repair. RESULTS: Of the 49 patients, TEE guided cannulation of the SVC and was successful in all the patients (100%) and no puncture related complication occurred in all patients. Under TEE guidance, successful cannulation of the AAO was achieved in all patients (100%), and no aortic perforation occurred. Agreement between TEE and surgical findings was 98% for the lesion of degenerative MR and 100% for the localization of prolapsed leaflets. A successful robotic repairs was demonstrated by TEE in all the patients (100%). At discharge there was absent or trivial mitral regurgitation demonstrated by transthoracic echocardiography in all the patients.

P.17 Follow up a medio termine in soggetti affetti da ipertensione arteriosa e dilatazione dell’aorta A. Milan1, F.Tosello1, D.Leone1, G.Bruno1, I. Losano1, M.Chiarlo1, L.Sabia1, F.Buffolo1, S. Di Monaco1, S.Abram1, E.Puglisi1, F.Veglio1 1 Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Torino, Torino Background: La dilatazione della porzione prossimale dell’aorta (pAD) presenta una prevalenza rilevante nella po-

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polazione ipertesa: sino al 22% dei pazienti ipertesi può essere affetto da tale patologia. Sono stati recentemente introdotti nuovi criteri diagnosi, che tengono conto dei principali fattori fisiologici quali sesso, superficie corporea ed età in grado di determinare le dimensioni aortiche. Obbiettivo: Valutare la velocità di dilatazione dell’aorta in pazienti affetti da dilatazione della radice aortica (enl) rispetto a pazienti ipertesi non dilatati (nor). Metodi: A partire dal 2003 sono state effettuate 1991 ecocardiografie riferite a 321 pazienti adulti affetti da ipertensione arteriosa (89% maschi, età media 55.8±3.6 anni). L’analisi ha focalizzato l’attenzione sulle misurazioni del Seno di Valsalva. Sono stati esclusi dall’analisi soggetti con significativa valvulopatia (maggiore di lieve), bicuspidia possibili fattori predisponenti per dilatazione aortica. I pazienti hanno presentato almeno un esame ecocardiografico in follow up. Il tempo medio di follow up è risultato 3.9±1.99 anni (minimo 6 mesi max 8.3 anni). Risultati: Il 31.7% dei soggetti inseriti in follow up presentava dilatazione pAD. I soggetti dilatati presentavano caratteristiche simili per età sesso BMI, pressione arteriosa sistolica (PAS) e diastolica (PAD), frequenza cardiaca (FC), numero di farmaci antipertensivi rispetto ai non dilatati. Il gruppo enl presentavano massa ventricolare (101±25 vs. 91±20 g/m2; p 0.0007) e dimensioni atriali (volume atriale indicizzato (LAVi) 33±10 vs. 31 ±8 cc/m2; p 0.03) maggiori. I pazienti enl sono stati sottoposti, in media ad un follow up più intenso rispetto ai pazienti nor (enl: 1 eco/0.66 y vs. nor: 1 eco/0.94; y p<0.0001). Alla conclusione i due gruppi presentavano caratteristiche simili emodinamiche e fisiche (PAS/PAD, FC, BMI). Il gruppo enl presentava, al termine del follow up un maggior numero di farmaci in terapia (enl 2.4±1.1 vs. nor 2±1 p<0.0001). Nella popolazione generale le dimensioni sono risultate mediamente stabili nell’arco del follow up: il tasso mediano di incremento è risultato pari a 0 mm/anno [-0.24 - +0.28 mm; p. 0.07). Le dimensioni aortiche nel gruppo enl si sono significativamente ridotte (-0.25±0.67 mm/anno), mentre il gruppo nor ha dimostrato un incremento delle dimensioni (+0.078±0.79 mm/anno, p=0.001 vs. enl). La variazione delle dimensioni aortiche è risultata significativamente correlata alla variazione della massa ventricolare indicizzata. Conclusioni: Pazienti affetti ipertensione arteriosa e dilatazione tratto prossimale dell’aorta, con un buon controllo della pressione arteriosa possono presentare un rimodellamento favorevole del vaso correlato alla riduzione della massa ventricolare sinistra.

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P.18 DILATAZIONE AORTICA NELL’IPERTENSIONE ESSENZIALE: PREVALENZA SECONDO I NUOVI VALORI DI RIFERIMENTO A. Milan, E. Avenatti, F.Tosello, A.Iannaccone, D. Leone, G. Bruno, M. Chiarlo, L. Sabia, I. Losano, C. Fulcheri, F. Veglio Centro Ipertensione, Divisione di Medicina Interna, Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale Universitario S. Giovanni Battista, Università degli Studi di Torino, Torino BACKGROUND: La dilatazione della radice aortica (DRA) e l’ipertensione arteriosa rappresentano due importanti fattori di rischio per la dissezione aortica: la prevalenza di DRA è in aumento – fino al 12% negli ultimi report disponibili in letteratura. In un lavoro recentemente pubblicato, sono state valutate su un buon numero di soggetti sani le dimensioni dell’aorta prossimale, e sono stati proposti nuovi range di riferimento, proponendo una correzione per sesso, età, superficie corporea o altezza. SCOPO DEL LAVORO: Valutare la prevalenza di DRA in una popolazione di soggetti ipertesi applicando i nuovi criteri proposti, e confrontandoli la precedente classificazione MATERIALI E METODI: Sono stati analizzati gli esami ecocardiografici di 1076 pazienti (età media 52.5 ± 2 anni) affetti da ipertensione arteriosa essenziale in trattamento o meno, eseguiti tra il 2003 e il 2012. La presenza di DRA è stata definita utilizzando tre criteri distinti: il riscontro di un diametro maggiore del predetto per sesso, età e BSA (pBSA), maggiore del predetto per sesso età ed altezza (pAlt) e infine per un rapporto tra diametro misurato e BSA ≥ 2.1 cm/m2 (ASi). RISULTATI: Il 22% della popolazione (237 pazienti) presenta DRA in base ad almeno uno dei tre criteri diagnostici. La prevalenza di DRA considerando singolarmente i vari criteri varia dal 12.8% (pBSA) al 16.9 % (pAlt). L’utilizzo del criterio ASi porta a un progressivo esponenziale incremento della prevalenza nei soggetti di età progressivamente maggiore. CONCLUSIONI: Il nostro studio dimostra una prevalenza di DRA nella popolazione ipertesa maggiore di quanto in precedenza riportato. I nostri dati suggeriscono la necessità della corretta scelta del criterio diagnostico da applicare nel singolo paziente per la definizione di DRA. In particolare, l’utilizzo di una correzione per età, che tiene conto della naturale progressione delle dimensioni aortiche con il processo di invecchiamento, consentirebbe di ridurre la sovrastima della DRA nella popolazione anziana, mentre l‘utilizzo di una correzione per altezza (pAlt) nei pazienti obesi ridurrebbe il rischio di sottostima di tale condizione in questo sottogruppo.

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stante la frazione di eiezione conservata. All’analisi multivariata mFS, Troponina I e NT-proBNP si sono dimostrati gli unici determinanti prognostici statisticamente significativi (p<0.001). Invece, altri indici di funzione diastolica (rapporto E/E’, velocità di flusso transmitralica e nelle vene polmonari) e sistolica (indici sistolici al Doppler tessutale, frazione di eiezione) non rientravano nel modello statistico. Conclusioni: Nell’amiloidosi AL cardiaca con frazione di eiezione conservata, la diminuzione della frazione di accorciamento centro-parietale, marcatore di disfunzione contrattile miocardica, risulta un potente fattore prognostico.

P.19 RUOLO PROGNOSTICO DELLA FRAZIONE DI ACCORCIAMENTO CENTRO-PARIETALE NELLA AMILOIDOSI CARDIACA AL A. Raimondi1, F. Musca1-2, F. Salinaro1, R. Mussinelli1, M. Boldrini1, R. Dell’acqua1, F. Pietrangiolillo2, E. Binot, G. Palladini3, F. Cappelli4, F. Perfetto4, C. Rapezzi5, G. Merlini3, S. Perlini1-3 1 Clinica Medica II, Fondazione IRCCS, Policlinico S. Matteo, Università degli Studi di Pavia 2U.O. di Cardiologia 4°, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano, 3Centro per lo Studio e la Cura delle Amiloidosi Sistemiche, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo, Pavia, 4Centro Regionale per le Amiloidosi Sistemiche, A.O.U. Careggi, Firenze, 5Istituto di Cardiologia, Ospedale S.Orsola-Malpighi, Università di Bologna, Bologna Background: L’amiloidosi da catene leggere (AL) è una discrasia plasmacellulare caratterizzata dalla deposizione in diversi organi di β-fibrille insolubili, formate da catene leggere immunoglobuliniche. Il coinvolgimento renale e cardiaco si verifica in più della metà dei pazienti. Il grado di interessamento cardiaco è il maggior determinante della prognosi. L’amiloidosi cardiaca rappresenta l’archetipo delle malattie cardiache restrittive, caratterizzate da una profonda disfunzione diastolica. Poiché la funzione sistolica risulta conservata fino agli stadi avanzati della malattia, la maggior parte dei pazienti con amiloidosi AL cardiaca soddisfa i criteri per la definizione di insufficienza cardiaca diastolica, cioè insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata (HFpEF). In un altro modello clinico di HFpEF, cioè nel caso di ipertrofia ventricolare sinistra da ipertensione arteriosa, una frazione di accorciamento centro-parietale (marcatore di disfunzione contrattile miocardica, mFS) depressa si è dimostrata un potente fattore prognostico. Scopo del lavoro: Il presente studio si prefigge quindi di valutare il potenziale ruolo diagnostico e prognostico della frazione di accorciamento centro-parietale nei pazienti con amiloidosi AL cardiaca. Materiali e Metodi: Sono stati inclusi nello studio 342 soggetti consecutivi, non ancora trattati, con prima diagnosi di amiloidosi AL posta tra il 2008 e il 2010. Dei 221 pazienti con amiloidosi cardiaca, 181 presentavano disfunzione diastolica con frazione d’eiezione conservata HFpEF. I pazienti in cui il coinvolgimento cardiaco è stato escluso hanno rappresentato i controlli (n=121). La prognosi è stata valutata dopo un follow up mediano di 561 giorni. Risultati: Quando confrontati con i pazienti senza coinvolgimento cardiaco, i soggetti con amiloidosi AL cardiaca sono risultati caratterizzati da uno spessore parietale aumentato (p<0.001), ridotti volumi telediastolici del ventricolo sinistro (p<0.001) e disfunzione diastolica (p<0.001). La frazione di accorciamento centro-parietale si è dimostrata marcatamente depressa [10.6%(8.7-13.5) vs. 17.8%(15.9-19.5) p<0.001], nono-

P.20 ASSOCIAZIONE TRA STRAIN LONGITUDINALE GLOBALE ED ALTRI INDICI CLINICI ED ECOCARDIOGRAFICI IN PAZIENTI CON SOSPETTA CORONAROPATIA F. Musca1, F. Spano’1, F. Cesana2, F. Pigazzani3, G. Faden4, , M. Mohammed5, A. Battagliese6, M. Salvetti7, P. Sormani2, C. Zito5, N. Berlinghieri4, R. Facchetti2, A. Moreo1, F. Rigo8, C. Giannattasio1,2; On Behalf of Apres Collaborative Group 1 Cardiologia 4°, Ospedale Niguarda Cà Granda, Milano, 2Univeristà degli Studi Milano Bicocca, 3Cardiologia, Università degli Studi di Parma, 4Cardiologia, Azienda Ospedaliera Spedali Civili, Brescia, 5 Cardiologia, Università degli Studi di Messina, 6Ospedale San Giovanni Addolorata,Roma, 7Medicina II, Università degli Studi di Brescia, 8 Cardiologia, Ospedale dell’Angelo, Mestre-Venezia Background: Numerosi studi hanno evidenziato come l’analisi degli indici di deformazione miocardica (strain imaging SI) mediante ecocardiografia, risulta essere di rilevanza clinica nei pazienti con malattia coronarica nota o sospetta. Inoltre lo strain miocardico rappresenta un marker sensibile nell’individuare la disfunzione miocardica precoce secondaria a varie condizioni patologiche come il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa che spesso coesistono nei pazienti affetti da coronaropatia. Scopo dello studio: valutare prospetticamente, in una larga coorte di soggetti con indicazione clinica ad effettuare un angiografia coronarica, il valore dello SI nell’individuare l’eventuale presenza di coronaropatia nonché la correlazione degli indici di strain con le altre condizioni concomitanti come il diabete mellito, l’ipertensione o l’età. Materiali e Metodi: sono stati arruolati, in 10 centri italiani, 247 pazienti (età media 64+-10, il 66% maschi) con indicazione clinica ad esecuzione di angiografia coronarica in assenza di precedenti anamnestici di sindrome coronarica acuta o pregresse procedure di rivascolarizzazione miocardica, con valori di frazione d’eiezione conservata. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a valutazione clinica e ad esame ecocardiografico completo con quantificazione degli indici di funzione sistolica ventricolare sinistra e dei valori di strain longitudinale globale (GLS). L’analisi ecocardiografica è stata effettuata, in tutti i soggetti, con il medesimo equipaggiamento tecnico (ecografo Esaote myLab 70). Risultati: Nella popolazione in studio è stata evidenziata un’alta prevalenza di ipertensione arteriosa; solo il 26% (65pz) del pazienti era affetto da diabete mellito. In 160 (65%) pazienti è stata riscontrata una coronaropatia significativa. Significative correlazioni sono emerse tra i valori di GLS e la presenza di coronaropatia (p= 0.003), così coma tra GLS e frazione d’eiezione (p<0.0001), massa miocardica indicizzata LVMI (p=0.0001) e rapporto E/E’ (p=0.01). Al contrario non è emersa significativa correlazione tra i valori di GLS e la presenza di diabete mellito, ipertensione arteriosa o dislipidemia. L’ analisi multivariata dei dati ha confermata la significativa correlazione tra GLS e FE (p= 0.0001), LVMI (p=0.0001) e presenza di coronaropatia (p=0.03).

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Conclusioni: i nostri dati confermano la correlazione tra GLS e presenza di coronaropatia; evidenziano inoltre la coesistenza di altri fattori che possono influenzare i valori di GLS e che pertanto meritano di essere tenuti in conto nella pratica clinica.

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diastolica. All’analisi multivariata l’HOMA IR (p = 0,0092), l’ipertensione (p = 0,0287), la circonferenza vita (p = 0,0009), le HDL (p = 0,0004) e la glicemia a digiuno (p = 0,0003) risultavano variabili indipendentemente associate con la disfunzione ventricolare subclinica. Conclusione: L’insulino-resistenza è spesso associata a disfunzione ventricolare sinistra subclinica. I pazienti con fattori di rischio cardiovascolare e con aumento dei livelli di HOMA IR, ma senza diabete mellito, malattia coronarica manifesta, o cardiomiopatia ipertensiva possono rappresentare una popolazione target su cui eseguire programmi di screening, cambiamenti nello stile di vita e, eventualmente, interventi farmacologici per prevenire l’insorgenza di scompenso cardiaco.

P.21 UNA STRANA POLMONITE G. Novo1, M. Guglielmo1, R. Di Miceli1, A. Mignano1, A. Rotolo1, S. Evola1, S. Sciacca2, M. Pilato2, S. Novo 1, P. Assennato1 1 Cattedra e Scuola di Specializzazione di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, A.O.U. Policlinico P. Giaccone, Palermo, 2Dipartimento di Chirurgia Cardiotoracica, ISMETT, Palermo Descriviamo il caso di un uomo di 62 anni con infarto miocardico acuto senza elevazione del tratto ST, complicato dalla rottura parziale del muscolo papillare anteriore ed insufficienza mitralica con flusso lateralizzato nelle vene polmonari di destra, responsabile di edema polmonare unilaterale. L’edema polmonare unilaterale è un’entità rara, che più spesso appare come un opacità polmonare ed è spesso associata ad insufficienza mitralica severa. è molto importante riconoscere immediatamente l’edema polmonare unilaterale perché l’errata diagnosi può ritardare l’inizio del trattamento più appropriato ed incrementare il rischio di mortalità.

P.23 MISURA DELLA SPESSORE MEDIO INTIMALE CAROTIDEO ATTRAVERSO SOFTWARE DI DETEZIONE SEMIAUTOMATICA E ANALISI DELLE PARETI VASCOLARI G. Novo1, R. Di Miceli1, D. Orlando1, M. Lunetta1, M. Pugliesi1, M. Fiore1, P. Spatafora1, S. Novo1 1 Cattedra e Scuola di Specializzazione di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, A.O.U. Policlinico P. Giaccone, Palermo Background: la misurazione dello spessore medio intimale carotideo (CIMT) migliora la predizione del rischio cardiovascolare oltre la valutazione dei tradizionali fattori di rischio cardiovascolare. L’accuratezza della misurazione è fondamentale per rilevare la lesione subclinica e le sue variazioni nel tempo e, infatti, la TaskForce della Società Americana di Ecocardiografia (ASE) raccomanda l’utilizzo di programmi di rilevamento semiautomatico con validata accuratezza. Il software semiautomatico “Quality Intima Media Thickness “ (RFQIMT - Esaote, Italia), basato sulla “Radio Frequenza” (RF), consente l’analisi in tempo reale e ad alta risoluzione (micrometri) del CIMT. Lo scopo del nostro studio è stato quello di confrontare la misurazione semi-automatica dello spessore medio intimale carotideo (RFQIMT) con il metodo convenzionale. Materiali e metodi: Sono stati studiati 81 pazienti, età media 46 anni ± 15, senza storia di eventi cardio-cerebrovascolari. Abbiamo valutato i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare e abbiamo esaminato l’IMT della carotide comune con metodo manuale e con RFQIMT, secondo il protocollo ASE. Risultati: la misurazione semi-automatica era in media inferiore alla misurazione manuale (617 micron ± 191 vs 676 ± 222 micron), con una differenza statisticamente significativa (p <0,01). In accordo alle misure manuali, i valori di RFQIMT aumentavano con l’età e con l’aumento del numero dei fattori di rischio cardiovascolare. Conclusioni: La misura RFQIMT era in media inferiore alla misurazione manuale, quindi, i valori di riferimento del software RFQIMT, relativi a età e sesso, dovrebbero essere rivisti.

P.22 INSULINO-RESISTENZA E DISFUNZIONE VENTRICOLARE SUBCLINICA G. Novo, M. Pugliesi, C. Visconti, P. Spatafora, M.Fiore, R. Di Miceli, F.P. Guarneri, S.Novo Ospedale Universitario Paolo Giaccone, Palermo Background: È importante identificare i soggetti a rischio di insufficienza cardiaca e prevenire l’insorgenza della malattia clinicamente evidente. Scopo del nostro studio è stato valutare la relazione tra insulino-resistenza e il riscontro dei segni precoci ecocardiografici di insufficienza cardiaca in pazienti con fattori di rischio cardiovascolare. Metodi: Sono stati arruolati 34 pazienti consecutivi con fattori di rischio cardiovascolare. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad angiografia coronarica, ecocardiografia e test di laboratorio. I criteri di esclusione considerati sono stati: diabete (glicemia a digiuno superiore a 126 mg / dl o trattamento con insulina o ipoglicemizzanti orali), malattia coronarica, creatinina> 1,5 mg/ dl, ipertrofia ventricolare sinistra, cardiopatia valvolare, frazione di eiezione <50%, fibrillazione atriale o altre gravi aritmie. La presenza di insulino-resistenza è stata valutata mediante l’HOMA IR (Homeostasis Model Assessment of Insulin Resistance). La funzione ventricolare è stata studiata mediante parametri ecocardiografici: 1) la frazione di eiezione, 2) il picco dell’onda E, dell’onda A e il rapporto E/A al Doppler pulsato del flusso transmitralico, 3) l’onda E1, l’onda A1 e l’onda S al Doppler tissutale a livello dell’anulus mitralico settale e laterale, 4) e l’indice Tei misurato con il Doppler pulsato e con il Doppler tissutale. Risultati: Distinguendo i pazienti in base al valore mediano di HOMA IR (<4,06 e> 4,06), abbiamo osservato che nel gruppo con livelli più elevati di HOMA IR, i segni ecocardiografici di disfunzione subclinica sistolica o diastolica erano statisticamente più frequenti (E/A nel gruppo con HOMA IR < 4,06: 1,159+0,33 vs gruppo con HOMA IR >4,06: 0,87+0,29 p=0,0136; E/e’: 6,42+4 vs 15,52+3,26 p=0,001; Tei index: 0,393+0,088 vs 0,489+0,079 p=0,0029; onda S: 0,112+0,015 vs 0,114+0,027 p=0,0001; FE 59,11+4,75 vs 58,88+6,81 p=0,9078). Disfunzione diastolica di II grado è stata osservata in 5 pazienti, disfunzione di I grado in 12 pazienti e infine, 17 soggetti avevano una normale funzione

P.24 Echocardiographic assessment of a late thrombosis on patent foramen ovale closure device M. Occhipinti, M. B. Campisano, C. Tamburino, I. Monte AOU Policlinic, University of Catania, Catania BACKGROUND. Device thrombosis was reported to be 2% after Atrial Septal Defect (ASD) and Patent Foramen Ovale (PFO) closure with a low incidence of minor cerebrovascular accidents and transient ischemic attack (TIA).Thrombus appears to be more common with devices containing uncoated metal arms such as the CardioSEAL, StarFLEX, and PFOStar, than with the polyester fabric-coated Amplatzer device or the polytetrafluo-

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roethylene-coated Helex device. Most device thrombi were detected within the first month implantation and were usually observed on transesophageal echocardiography (TEE) but not on transthoracic echocardiography (TTE). Antiplatelet agents are essential to prevent device thrombosis. The thrombus usually resolves under anticoagulation therapy. AIM OF THE STUDY. We report a case of a 53-year-old man with previous TIA and cerebral magnetic resonance positive for ischaemia. Bilateral carotid ultrasound evaluation excluded arterial plaque. Percutaneous closure of PFO with a 28 mm StarFlex PFO occluder device was performed on September 2007. No intraperiprocedural complications were reported and no residual shunt was detected by ICE and fluoroscopy. Low-molecularweight heparin, 100 UI/Kg/die, was administered for 3 days after the procedure. At discharge, a TTE was performed and the patient was instructed on endocarditis prophylaxis and double antiplatelet therapy (Aspirin 100 mg and Clopidogrel 75 mg one daily) for 6 months. Aspirin was given for 1 year. Five years later he presented a new TIA attack. The cerebral CT-scan and carotid ultrasound were normal. A TTE suggested the presence of a mobile, flame-shaped thrombus attached to the left atrial disc of the PFO device, subsequently confirmed at TEE. The patient was checked for a possible coagulation disorder with negative result. Oral anticoagulant therapy was started and a TEE was repeated months later, demonstrating the persistence of residual thrombus formation with minimal mass reduction. Oral anticoagulant therapy was continued and a TEE performed again after 3 months did not show any modification of the thrombus.We decide to treat the patient with oral anticoagulation until the complete thrombus resolution. Surgery indication will be considered if at 6 and 12 months to consecutive TEE will show unmodified thrombus dimension. Furthermore cases of explanted closure device because of thrombus formation are reported in the literature. Although the incidence of late device thrombosis is low, a long term echocardiographic follow-up of this patients is appropriate and sometimes a prolonged oral anticoagulant therapy is required, needing a careful balance of the hemorrhagic risk.

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(Table). These findings appear similar with body mass index (BMI) increasing too. Both AVA and AVAi show a good correlation with transvalvular peak velocity (r=0.72, r=0.77; p 30kg/m2. Accordingly, AVA and AVAi show the same predictive value for a transvalvular peak velocity > 4m/sec, regardless to BMI values. In healthy volunteers, AVA shows a good correlation with BSA (r=0.53, p<0.0001). AVAi appears independent from body size only in normal weight subjects (r=0.03, p=75). AVA and BSA increase with BMI increasing (r=0.31 and r=0.54 respectively), but with different magnitude (p=0.011) (Figure). Conclusions. AVAi does not seem to have an essential role in predicting aortic stenosis severity as compared to AVA, especially in overweight patients. This could be due to the lack of correlation between BSA and metabolic rate in overweight adult population.

P.25 Impact Of Aortic Valve Area Indexation In Aortic Valve Stenosis Evaluation In Adult Patients S. Padayattil Jose1, D. Peluso1, D. Muraru1, U. Cucchini1, E. Piasentini1, S. Casablanca1, L.P. Badano1, R. Razzolini1, S. Iliceto1 1 Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università di Padova, Padova Background. According to current guidelines, echocardiographic criteria for the evaluation of aortic stenosis (AS) include transvalvular peak velocity, mean pressure gradient, valve area (AVA) and valve area indexed (AVAi) to body surface area (BSA). In overweight subjects, BSA doesn’t linearly correlate to the metabolism rate. Consequently, use of AVAi in this group of patients could cause an overestimation of AS. Aim of the study. To define the role of BSA indexation in the evaluation of AS severity in adults. Methods. We prospectively studied, by standard echocardiography, 267 patients affected by AS of different entities, with normal ejection fraction and stroke volume. The severity of AS was graded according to current guidelines. A second population of 164 healthy volunteers was examined seeking the relation between AVA and BSA. Height and weight were measured in all subjects. Results. Incidence of severe AS varies according to the criteria used for grading, with a rate of discordance of about 25%. The rate of incongruity between AVA and AVAi is about 12%

P.26 hypoplasia/absence of posterior mitral valve leaflet. Case series V.M. Parato1, S. Masia2 1 UOC Cardiologia, Ospedale Madonna del Soccorso, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, 2Unità Operativa di Riabilitazione Cardiaca, Ospedale Universitario S.S. Annunziata, Sassari Congenital abnormalities of the mitral valve are considered to be very rare cardiac anomalies. We present a case series of two adult patients with almost complete absence of the posterior mitral valve leaflet and who are asymptomatic or mildly symptomatic, with two different degrees of mitral regurgitation. Patient A. A young man, 35 years-old, with tobacco abuse, hypertension, but no heart diseases in his clinical history, presented to our institution for palpitations. He had frequent ventricular premature beats on 24h ECG holter monitoring. At physical examination we found an olosystolic murmur on the apex, not

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clinical signs of heart failure, BP 110/70, HR 80/’ in SR. Resting ECG and treadmill test were normal. The TT-echocardiogram showed a clear picture of non compaction cardiomyopathy, defined by the presence of the three typical echo-criteria: 1) two distinct layers of myocardium; 2) a ratio (R) of maximal thickness of noncompacted myocardium / compacted myocardium (NC/C) >2 in end-systole; 3) prominent, deep intertrabecular recesses communicating with the LV cavity (@ color doppler). TT-echocardiogramm demonstrated also an elongated and thickened anterior mitral valve leaflet with a moderate degree of prolapse. The posterior leaflet was extremely hypoplasic with just a short visible stump. The resultant coaptation line was eccentrically displaced with accompanying severe mitral regurgitation, directed posteriorly (Figure 1). In other words, it was a functionally uni-leaflet mitral valve. Trans-Esophageal Echocardiogram demonstrated also a bicuspid aortic valve with accompanying severe aortic regurgitation. The patient’s clinical status impaired by three months with a severe heart failure development. The treatment was a mitral and aortic valve replacement with good long-term outcome. Patient B. A 21 yrs-old boy was referred to our Cardiology Unit by the family physician, who heard a cardiac murmur and suggested the need of a cardiac consult. The boy was asymptomatic, in good general condition, and physically active. Physical examination revealed a mild systolic murmur at the apex. Lung fields were clear. BP was 120/70 mm Hg. ECG was entirely normal. TT echocardiogram showed a marked hyploplasia of the posterior mitral leaflet, a wide anterior leaflet, with a very mild mitral regurgitation. Left ventricular and atrial volumes were normal, as were ejective phase indices (LV Ejection Fraction=67 %). Aortic, pulmonic and tricuspid valve did not show morphological abnormalities. Discussion. The reported cases show that asymptomatic patients with severe hypoplasia or complete absence of posterior mitral leaflet do exist. A prevalence of 1:8800 has previously been documented in pre-selected patient cohorts. A not previously known association with the non-compaction cardiomiopathy was found in patient A. In the same patient there was also a bicuspid aortic valve with accompanying severe aortic regurgitation. Perhaps this double severe regurgitation provoked, after three months, a rapid impairement of clinical status requiring the replacement of both valves. We didn’t find any report of association between bicuspid aortic valve and this mitral anomaly.

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epigastrico e dispnea. Ipoteso (90/60), polso piccolo, soffio sistolico ubiquitario 3/6, epatomegalia, turgore giugulare, rantoli alle basi polmonari. L’ECG dimostra i segni di una recente necrosi da V1 a V5. L’ecocardiogramma dimostra una severa espansione medio/apicale del ventricolo sinistro con ipercinesia dei segmenti basali. FEVS= 35%. è chiara una rottura del setto interventricolare con shunt sn-dx. Viene immediatamente trasportato in sala di cardiochirurgia. Caso n. 3. Maschio, 57 anni. Si presenta in PS per dolori toracici atipici da 1 mese. Fattori di rischio: fumo, ipertensione, familiarità per malattia coronarica. è inabile a ergometria per recente trauma del ginocchio. In presenza di un TTE normale, si decide di sottoporre il paziente a ecostress con dobutamina. L’esame risulta positivo per territorio della Cx che all’angiografia presenta una lesione sub occlusiva prossimale, trattata con PCI/DES. Il caso apre la discussione sull’utilizzo dell’ecostress in Pronto Soccorso. Caso n.4. Maschio, 60 anni. Si reca in PS per dolore alla base del collo e dorsale da 6 ore. Fattori di rischio coronarico: ipertensione. ECG negativo. TpT/hs negativa. Ecocardiogramma a riposo: negativo. Considerata la localizzazione del dolore si decide di sottoporre il paziente a TEE che dimostra un chiaro EMATOMA INTRAMURALE a carico dell’aorta toracica discendente, I tratto. Il caso apre la discussione sull’utilizzo del TEE in Pronto Soccorso. Caso n. 5. Femmina, 24 anni. In anamnesi: incidente stradale con trauma toracico chiuso (passato inosservato) 7 giorni prima. Si reca in Pronto Soccorso per dolore interscapolare notturno, improvviso. ECG negativo. TpT/hs negativa. ECG negativo. Si sottopone la paziente a TEE: rottura istmica dell’aorta complicata da trombosi endoluminale. I casi riportati dimostrano il ruolo ormai indispensabile assunto dall’ecocardiografia in Pronto Soccorso.

P.28 Accessory Mitral Valve Leaflet causing LVOT Obstruction. Case report V.M. Parato1, E. Nardini2 1 UOC Cardiologia, Ospedale Madonna del Soccorso, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, 2Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale Mazzoni, Ascoli Piceno The case. A 6 year old asymptomatic male was referred for evaluation of a Grade 3/6 ESM at the upper left sternal border. Resting ECG was normal. The TT echocardiogram showed a floating strange mass attached under the left coronary cusp of aortic valve (figure 1, 2). The size of the mass was 8x3 mm. Two linear floating formations looked like chordae tendinae. They originated from the mass and were inserted on the antero-lateral papillary muscle. At CW-doppler there was a 50/24 mmHg pressure gradient through LVOT. Because of this PG, the patient underwent surgical treatment consisting in removal of the mass (figure 3). Discussion. Accessory mitral valve leaflet is due to an incomplete separation of the mitral valve from the endocardial cushion during cardiac development. It is a very rare congenital malformation, the incidence is unknown (in adult echocardiography it is reported in 1 of 26,000 performed examinations). It may be found isolated (<30%) or in association with other anomalies of the heart or great vessels (>70%). Generally it is detected in early childhood. In isolated forms, the patient usually presents an asymptomatic heart murmur. Left ventricular outflow tract obstruction generally causes exercise intolerance, chest pain or syncope on exertion in the first decade of life. We may have embolic phenomena, usually to the brain. There may be an association with the following anomalies: ventricular septal defect, hypertrophic ventricular septum (may have dy-

P.27 L’Ecocardiografia in Pronto Soccorso. Case series V.M. Parato1, E. Nardini 2, M. Partemi2, S. Amabili2 1 Echolab, Ospedale Madonna del Soccorso, San Benedetto del Tronto, 2 Echolab, Ospedale Mazzoni, Ascoli Piceno L’utilizzo dell’ecocardiografia in Pronto Soccorso, con apparecchi portatili, è assolutamente differente rispetto all’utilizzo in EchoLab. Si tratta di un utilizzo mirato sui motivi dell’accesso e per questo richiede particolare competenza. Abbiamo raccolto alcuni casi in cui l’ecocardiografia è decisiva nel percorso diagnostico-terapeutico. Caso n.1. Maschio, 47 anni, nessun fattore di rischio coronarico; si presenta in PS per dolore toracico sottomammario, atipico; l’ecg è normale; l’ecocardiografia dimostra una franca ipocinesia posteriore/inferiore; dopo 4 ore si verifica innalzamento della TpT/hs (59); all’angiografia presentava una lesione sub occlusiva di Cx prossimale. Diagnosi: SCA-NSTEMI con diagnosi primitivamente ecocardiografica. Caso n.2. Maschio, 74 anni Recente STEMI anteriore (dimesso circa un mese prima). Si presenta in PS per nausea, dolore

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namic obstruction), partial and complete atrioventricular septal defect, posterior MV leaflet cleft, Ebstein’s anomaly, dextrocardia, corrected transposition of the great arteries, persistent left superior vena cava, aortic coarctation, bicuspid aortic valve, supravalvar AS, discrete subaortic membrane , coronary artery anomalies. Prifti E. (Med Sci Monit 2003; 9(6): RA146-153) published a classification of the different types of this anomaly (figure 4). Insertion location on antero-lateral papillary muscle is the most frequent. Roberto Barriales-Villa (Eur J of Echo 2010; 11: 189) described the typical echo-marker of this anomaly, defined ‘2-sign’.

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dimostrato chiaramente dall’ispezione chirurgica) un rapporto patogenetico tra la presenza del device sul setto interatriale ed il successivo sviluppo di dissezione aortica. CONCLUSIONI. I casi descritti confermano l’importanza di un attento e prolungato follow up clinico-strumentale di questi pazienti; inoltre, suggeriscono la necessità di una scelta ponderata tra terapia medica e percutanea nel caso del forame ovale pervio, e tra tecniche percutanee e chirurgia tradizionale nei pazienti adulti con ampio difetto interatriale tipo ostium secundum.

P.29 DUE CASI DI DISSEZIONE AORTICA TIPO A DOPO IMPIANTO PERCUTANEO DI DEVICE SUL SETTO INTERATRIALE M.M. Patella 1, D. Bovelli 1, G. Camilli 1, V. Borghetti 2, E. Boschetti 1 , A. Pardini 2 1 S.C. Cardiologia, A.O. S. Maria, Terni, 2S. C. Cardiochirurgia, A.O. S. Maria, Terni INTRODUZIONE. L’impianto percutaneo di device sul setto interatriale (per chiusura di forame ovale pervio o difetto interatriale) non è esente da complicanze (sebbene complessivamente non frequenti). Tra esse, è quanto meno insolita l’associazione con la dissezione aortica di tipo A. DESCRIZIONE DEI CASI. Il paziente n. 1, maschio, di anni 68, iperteso e con storia di scompenso cardiaco, veniva sottoposto a chiusura percutanea di ampio difetto interatriale tipo ostium secundum con device Amplatzer. Gli esami strumentali preprocedurali (ecocardiogramma transtoracico e transesofageo, angio-TC toracica per studio del circolo polmonare) non mostravano anomalie dell’aorta (normale diametro e morfologia di parete). Dopo circa un anno, per il riscontro ecografico occasionale di ectasia dell’aorta addominale, il paziente veniva sottoposto ad una nuova angio-TC toraco-addominale. Questa dimostrava una dissezione aortica di tipo A con diametro dell’aorta ascendente di 56 mm. Il paziente non descriveva nessun sintomo che permettesse di datare la dissezione. Angio-TC ed ecocardiogramma transesofageo confermavano la contiguità tra Amplatzer ed aorta toracica, ma non erano conclusivi per una penetrazione del device nella parete del vaso. All’ispezione cardiochirurgica, l’aorta ascendente appariva inglobata in una ganga fibrosa (reperto peraltro caratteristico della dissezione cronica), che non permetteva di stabilire se l’Amplatzer avesse eroso la parete del vaso e causato l’iniziale lacerazione dell’intima. Il paziente veniva sottoposto a sostituzione dell’aorta ascendente con protesi tubulare; intervento, decorso post-operatorio e follow up a due anni senza complicanze. Il paziente n. 2, maschio, di anni 71, iperteso ed ex fumatore, con anamnesi di episodi recidivanti d’ischemia cerebrale, veniva sottoposto a chiusura percutanea di forame ovale pervio con device Amplatzer. L’ecocardiogramma transtoracico e transesofageo pre-procedurali non mostravano anomalie dell’aorta toracica (normale diametro e morfologia di parete). Dopo circa due anni, il paziente giungeva in PS per intenso dolore toracico; un’angio-TC urgente permetteva di diagnosticare una dissezione aortica acuta di tipo A. Il paziente veniva pertanto sottoposto ad intervento chirurgico di sostituzione dell’aorta ascendente con protesi tubulare; intervento, decorso post-operatorio e follow up ad un anno senza complicanze. Anche in questo caso, l’ispezione chirurgica non permetteva di documentare una penetrazione o erosione dell’aorta da parte del device interatriale. DISCUSSIONE. Tra le complicanze dell’inserzione di device sul setto interatriale ricordiamo: trombosi, infezione, dislocazione del device; erosione o rottura aortica; fistole aorto-atriali; tamponamento cardiaco. Nei nostri casi, è probabile (anche se non

P.30 2D VERSUS 3D ECHOCARDIOGRAPHY FOR LEFT VENTRICULAR SYSTOLIC FUNCTION ASSESSMENT BEFORE AND AFTER MITRAL REPAIR FOR CRONIC MITRAL REGURGITATION: A PROSPECTIVE STUDY D. Pirone, V. De Francesco, F. Marino, S. Picarelli, M. Campanale, C. Goffredo, M.C. Bono, S. Mega, G. Di Sciascio Campus Bio-Medico University of Rome, Rome Background: The degenerative mitral regurgitation (DMR) is a dynamic and progressive entity, resulting in a gradual remodeling of the ventricular chamber. The assessment of left ventricular function and optimal timing for surgery in these patients is absolutely crucial. Aim: new echocardiographic emerging techniques, such as TDI (tissue Doppler imaging), STI (speckle tracking imaging), and 3D EF, may be decisive for obtaining systolic left ventricular dysfunction early markers, predicting post-repair contractile function in patients with preserved EF.  Methods: We enrolled 26 patients with DMR, from November 2011 to May 2012, divided into NYHA class, excluding all patients with FMR. Severity was assessed by color Doppler, vena contracta, regurgitant volume, PISA and EROA. Post-operative exam within 14 days after surgery was performed: volume and EF(%) by 2D biplane Simpson method, Sm by mitral lateral annulus TDI, global strain and 3D EF (as EDV-ESV/EDV ratio) were evaluated. Results: standard 2DTTE (Simpson method), showed at t1 (pre-operative), FE 64.4 ± 9.8%; at t2 (postoperative), FE was 59.6 ± 8.6%, (-7.5%), p = 0.06. 3DTTE (threedimensional echo) FE at t1 was (63.8 ± 8.8%), at t2(54.5 ± 4.2%), -15%, p <0.001. FE reduction  in t2 was lower when calculated with 3DTTE (p 0.017). Sm 13:23 ± 0.9% at t1, 10.29 ± 0.7% at t2, p <0.001. We found also a significative difference in STI (post systolic index) with -19.9 ± 1.4% at t1 and -18.5 ± 1.4%, at t2 (p <0.01). Discussion: 3DTTE, TDI and Speckle Tracking  showed good sensitivity to identify early stages of LV dysfunction, revealing subclinical left ventricular dysfunction and predicting postoperative functional impairment in patients with asymptomatic DMR, normal size and FE.

P.31 HAND HELD ECHOCARDIOGRAPHY AND CARDIAC RISK ASSESSMENT IN PATIENTS UNDERGOING NONCARDIAC SURGERY D. Pirone Campus Bio-Medico University of Rome, Rome Background. Perioperative cardiac risk assessment in noncardiac surgery undergoing patients is based on clinical evaluation, while transthoracic echocardiography is not considered a routine test. Hand held echocardiography (HHE) may represent an important diagnostic additional test in noncardiac surgery patients evaluation, although its utility has not been investigated yet. 

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Aim. We purposed to evaluate hand held echocardiography efficacy and usefulness in cardiac risk stratification in undergoing noncardiac surgery patients.  Methods. We evaluated 100 consecutive patients ( 47 male, middle age 70.8 ± 10.5 years) with transtohracic echocardiography indication for cardiac risk evaluation before non cardiac surgery. Echocardiographic evaluation was performed by a standard ecocardiography in 50 patients  and by a hand held echocardiography in 50 patients.  Results. Hand held echocardiography’s echocardiographic examination mean time was 6.1 ± 1.2 minutes and 13.1 ± 2.6 minutes with standard echo. Conclusiveness was 86 % in hand held echocardiography studied patients and  96 % in standard echo studied patients (P=0.11). Hand held echocardiography examination was clinical evaluation same day performed; standard echo mean waiting time was 10.1 ± 6.1 days.  Conclusions. Our study showed hand held echocardiography usefulness for cardiac preoperative evaluation in noncardiac surgery undergoing patients, as it provides prognostic preoperative stratification important elements, saving time for its clinical evaluation time execution.

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of the mitral valve, a first clip was released in a very medial point, so that it could accost the two leaflets. A second clip was put lateral to the first, where the prolapse was, with the goal of reducing the amount of MR and not having the clips under tension. Since annular dilation was present, MR was moderate and the mean gradient was still 2 mmHg, a third clip was implanted (final mean gradient 3 mmHg). The final result was a doubleorifice valve with a third small accessory orifice. Results At the end of the procedure the patient was carried to the Intensive Care Unit to have vital signs, laboratory data and EKG monitored. Nor deterioration in any vital signs or major/minor adverse events occurred. MR assessed by TTE was still mild and no signs of mitral stenosis were present. During his hospital stay, the patient did not experience any major/minor adverse event. He did not have dyspnea at rest. Vital signs and laboratory data were all within normal ranges. Six days after MitraClip implantation, he was discharged home. At 2-month FU the patient was in NYHA I. He did not performed the 6 MWT because of knee articular pain. He had not MACCE. The degree of MR was stable mild; no mitral stenosis (mean gradient 4.4 mmHg, mitral valve area [PHT] 1.9 cm2). sPAP 35 mmHg. EF 45%. The patient (G.P.) was very satisfied with the procedure. By feeling better, he decided to lose weigh also by practicing regular physical activity. Conclusions This procedure has offered the patient an opportunity to better his quality of life, both in its physical and mental part. The gain of this goal was fundamental to let the patient come back to work and normal life. By losing weigh and by a reverse LV remodelling, the patient could paradoxically become candidate for future surgery in case of moderate-to-severe MR recurrence or significant mitral stenosis onset (fibrosis grows among and within the Mitraclips). The “take home message” from this particular case is “do not rely exclusively on the surgical risk score calculators to decide which treatment to chose for your patient”.

P.32 PERCUTANEOUS MITRAL VALVE REPAIR WITH THE MITRACLIP® SYSTEM IN A YOUNG MAN WITH LOW STS AND EUROSCORE SURGICAL RISK ASSESSMENT A.M. Pistritto, S. Scandura, C. Grasso, S. Mangiafico, M. Chiarandà, S. Immè, F. Dipasqua, A. Arcidiacono, M. Ministeri, G. Ronsivalle, S. Cannata, S. Giaquinta, D. Capodanno, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background and aim of the study Young patients suffering from severe mitral regurgitation (MR) are referred to surgical valvular treatment if deemed at lowsurgical risk. The STS risk score and the EuroSCORE II, calculating the risk of operative mortality and/or morbidity on the basis of patient’s demographic and clinical variables, are commonly used to easily assess the surgical risk. However, some important variables are not contemplated in these scores even though they are responsible for increased surgical risk. Materials and methods We report on a forty-eight year-old male with clinical history of dyslipidemia, systemic arterial hypertension, mild chronic lung disease, chronic atrial fibrillation, dilated cardiomyopathy (EF 40%) and psoriasic arthritis on immunosuppressive therapy. His BMI was 41 (181 cm; 135 Kg). He referred to our Department for exertional dyspnea (NYHA Functional Class III) and severe MR, even though he was on optimal medical therapy. Despite the presence of several comorbidities, the STS-score risk of mortality was 1.29%, the STS-score risk of morbidity or mortality was 20.6% and also the Logistic EuroSCORE was low (6.96%). By the anesthesiologist and the cardiac surgeon itself the patient was denied surgical mitral valve repair because of his real clinical condition. The severe obesity, in fact, and the immunosuppressive therapy, apart from the poor LV systolic function (EF 40%), were relevant risk factors for the surgical procedure. Therefore, he was enrolled for percutaneous edge-to-edge mitral valve repair. The 6MWT was interrupted for dyspnea after 3 minutes (169 meters). TTE and TEE showed a more complex pattern than expected: LV globally dilated (iEDV 123 ml/mq; iESV 73 ml/mq) and hypokinetic, severe bi-atrial dilation, severe MR due to A2 prolapse, caused by rupture of a primary chorda tendinea, and tethering of the posterior leaflet. A step-by-step procedure was previously planned. On September 19th 2012 using the two key echo views (LVOT and two-chamber) and the “en-face” 3D view

P.33 PERCUTANEOUS MITRAL EDGE-TO-EDGE REPAIR WITH THE MITRACLIP® SYSTEM FOLLOWING SURGICAL OVERREDUCTION OF THE POSTERIOR MITRAL ANNULUS A.M. Pistritto, S. Scandura, C. Grasso, S. Mangiafico, D. Capodanno, M. Chiarandà, S. Immè, F. Dipasqua, A. Arcidiacono, M. Ministeri, G. Ronsivalle, S. Cannata, S. Giaquinta, C. Tamburino Divisione di Cardiologia, Ospedale Ferrarotto, Università di Catania, Catania Background and aim of the study High-risk patients with severe mitral regurgitation (MR) and a previous cardiac surgery are often not referred to surgical reoperation. Percutaneous mitral valve repair with the MitraClip System (Abbott, Abbott Park,Chicago, IL, USA) was shown to be a safe and feasible alternative compared to conventional surgical mitral valve repair, particularly for this challenging cohort. Patient selection plays a main role as major determinant of success for the percutaneous approch, in order to guarantee safe procedures and durable results. Most of the current indications are derived from the inclusion criteria for the EVEREST trials, which involve both clinical and anatomical parameters. Currently, in the “real-world”setting, patients suffering from severe MR often have higher surgical risk profiles when compared to the EVEREST population. At the moment only two cases have been reported about MitraClip repair after surgical annuloplasty with complete ring. However, percutaneous edge-

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to-edge therapy following surgical over-reduction of the mitral posterior annulus has not yet been reported. Materials and methods We report on an eighty year-old , obese (BMI 32) female with a clinical history of hypertension and moderate-to-severe chronic renal injury. Because of idiopathic dilated cardiomyopathy, left bundle branch block, severe MR and severe TR, in 2006 she underwent CRT and subsequent surgical mitral valve annuloplasty using a posterior over-reductive band [40 mm SoveringMini Band - SMB (Sorin, Salluggia, Italy)] and tricuspid annuloplasty by placing a SMB50. Six years after surgery she referred to our Department for exertional dyspnea (NYHA Functional Class III) and severe MR recurrence, even though she was on optimal medical therapy. MR recurrence was due to annular dilation, increased tethering of the posterior leaflet (PL) and pseudoprolapse of the anterior one, determining an extreme subanular coaptation. The patient was deemed a high-risk candidate for mitral valve surgery because of previous thoracotomy, moderate left ventricle systolic dysfunction (EF 38%), increasing in pulmonary arterial pressure (sPAP 50 mmHg) and underlying renal impairment. The STSscore risk of mortality was 7.8%, the STS-score risk of morbidity or mortality was 39.4%% and also the EuroSCORE II was high (15.03%). Therefore, she was enrolled for percutaneous edge-toedge repair. The echocardiographic evaluation revealed severe MR (regurgitant volume 80 ml, effective regurgitant orifice area 0.5 cm2 and vena contracta 0.7–0.8 cm) in absence of mitral stenosis. Systolic reversal flow in the upper left pulmonary vein was evidenced. The anatomical feasibility of the procedure was established, confirming sufficient leaflet tissue for mechanical coaptation.On July 12nd 2012, under general anesthesia and TEE guidance, the system was steered using the two key echo views (LVOT and two-chamber views) and the “en-face” three-dimensional view of the mitral valve in order to obtain the antero-posterior and medio-lateral orientation of the clip. Despite the surgical ring was tightly sutured to the posterior mitral annulus, a certain mobility of the posterior leaflet (PL) was yet maintained. The first grasp, obtained with specific, nonstandard manoeuvres, was successful with a significant MR reduction (mild-to-moderate degree). Doppler of the mitral inflow slightly raised, but no signs of mitral stenosis were evidenced. Results At the end of the procedure the patient was carried to the Intensive Care Unit to have vital signs, laboratory data and EKG monitored. Nor deterioration in any vital signs or major/minor adverse events occurred. MR assessed by TTE was still mild-to moderate and no interference between the clip and the ring was registered. During her hospital stay, the patient did not experience any major/minor adverse event. She did not have dyspnea at rest. Vital signs and laboratory data were all within normal ranges. BNP level decreased from 1000 ng/L to 600 ng/L. Four days after MitraClip implantation, she was discharged home. The patient was in NYHA I. She performed the 6-MWT without stopping, walking 300 meters (80 meters more than at baseline). No MACCE. BNP 450 ng/L. MR was stable mild-to-moderate, in absence of mitral stenosis (mean gradient 4.4 mmHg, mitral valve area [PHT] 1.9 cm2). sPAP 35 mmHg. EF 40%. Conclusions Mitral valve repair with the MitraClip® System can be a safe and effective option in high-risk patients with prior surgical annuloplasty and recurrence of significant mitral regurgitation. The echocardiographic assessment of the anatomical feasibility of the procedure, confirming sufficient leaflet tissue for mechanical coaptation, is the key point to a proper clip positioning, together with the use of some procedural tip and tricks. Very good clinical results have been shown in the acute and

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short-term follow-up and the patient’s quality of life has drastically bettered.

P.34 OPZIONI TERAPEUTICHE IN PAZIENTI A RISCHIO EMBOLIA PARADOSSA: DUE CASI CLINICI C. Prota, R. Citro, R. Ascoli, L. Soriente, A.U. Cavallo, S. Ferara, B. Palumbo, C. Paolillo, F. Piscione A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona, Dipartimento Cuore, Salerno Caso 1: Donna, 69 anni, con mutatazione del fattore V di Leiden in eterozigosi giunge alla nostra osservazione per dolore toracico e dispnea due giorni dopo un viaggio aereo di lunga durata in classe economica. All’esame obiettivo si evidenziavano tachicardia sinusale (110 bpm), tachipnea, distensione giugulare. Gli esami ematochimici erano nella norma, tranne che per la troponina (0,04 ng/ml; v.n. 0-0,03) ed il D-dimero (860 μg/ml; v.n. < 500). L’esame ecocardiografico transtoracico (ETT) evidenziava ridotta funzione contrattile del ventricolo destro, ingrandimento atriale destro ed ipertensione polmonare severa, stimata in circa 80 mmHg. Le cavità cardiache di sinistra erano normali per dimensioni e funzioni, in atrio sinistro si evidenziava una massa mobile. L’esame ecocardiografico transesofageo (ETE), documentava un trombo a cavaliere del forame ovale pervio (PFO),con esteso peduncolo sia in atrio destro che in atrio sinistro. La TC polmonare mostrava inoltre la presenza di un trombo nell’arteria polmonare destra. L’eco-Doppler venoso degli arti inferiori escludeva trombosi venosa profonda. La paziente viene ricoverata in UTIC con diagnosi di tromboembolia polmonare e inizia terapia con eparina non frazionata in infusione endovenosa. Dopo 72 ore le condizioni cliniche non apparivano migliorate. Un secondo ETE di controllo mostrava un accrescimento ed una progressione del braccio peduncolato fluttuante in atrio sinistro ad elevato rischio emboligeno. Sulla scorta di tale reperto si decideva di sottoporre la paziente ad intervento chirurgico di rimozione del trombo con chiusura del PFO tramite patch pericardico ed embolectomia dell’arteria polmonare. Al follow-up ad un anno la paziente è in buone condizioni cliniche e in terapia anticoagulante orale. Caso 2: Uomo, 67 anni, con storia clinica di policitemia e pregresso intervento di ernia discale giungeva al pronto soccorso per dispnea ingravescente. L’ECG mostrava tachicardia sinusale e segni di sovraccarico destro (S1-Q3 pattern, onda P polmonare, onde T invertite nelle derivazioni precordiali, blocco di branca destro incompleto). Troponina I (1.10 ng/ml; v.n. 0-0,03) ed il D-dimero (8222 μg/ml; v.n. < 500) risultavano elevati. L’ETT evidenziava dilatazione delle camere cardiache destre ed ipertensione polmonare. Il sospetto diagnostico di trombo embolia polmonare era confermato dalla TC del torace, che evidenziava di trombosi di rami dell’arteria polmonare destra. L’ETE mostrava la presenza di un trombo mobile che cavalcava il forame ovale del setto interatriale protrudendo in entrambe le cavità atriali. L’eco-Doppler venoso degli arti inferiori escludeva trombosi venosa profonda. Il paziente veniva trattato con infusione endovenosa di eparina a dosaggio standard con aPTT da 2 a 3 volte il valore iniziale. Due successive ETE hanno documentato la progressiva riduzione e poi la scomparsa del trombo. Conclusioni: la trombosi a cavaliere del setto interatriale è una condizione rara, a rischio di gravi complicanze emboliche, sia polmonare che “paradossa” arteriosa sistemica. La gestione terapeutica rappresenta una sfida impegnativa per il cardiologo clinico. L’eparina resta il trattamento di primo livello in caso di risposta insoddisfacente o in presenza di diatesi trombo fila l’intervento chirurgico di embolectomia deve essere considerato.

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P.35 REVERSE LEFT VENTRIUCULAR REMODELING AFTER MITRACLIP IMPLANTATION IN PATIENTS WITH SEVERE MITRAL REGURGITATION AT HIGH RISK FOR SURGERY G. Provenza, C. Baldi, R. Citro, M. Mirra, M. R. Di Muro, T. Attisano, F. Vigorito, A. Silverio, C. Prota, G. Vitale, P. Giudice, G. Di Benedetto A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona, Dipartimento Cuore, Salerno Background: Decreased volume overload after successful percutaneous mitral valve repair has been already documented and seems to be associated with reverse remodeling. Aim of this study is to verify changes of left ventricular volumes and systolic function before and after MitraClip implantation in high risk patients with functional or degenerative severe mitral regurgitation. Methods: The study population consisted of 13 consecutive patients (mean age 69.8 ± 9.6 years; sex male 46%) undergoing MitraClip system (Abbott, Abbott Park, IL) implantation for moderate to severe or for severe mitral regurgitation. Indexed left ventricular diastolic (iLVEDV) and systolic (iLVESV) volume, left ventricular ejection fraction (LVEF) and global longitudinal strain (GLS) were evaluated before MitraClip implantation and at 3 months follow-up by using conventional and two-dimensional speckle tracking echocardiography. Results: In the overall population mitral regurgitation grade reduced from 3.9 ± 0.2 to 1.8 ± 0.7; p = 0.03. At 3 months followup no acute heart failure, rehospitalization or death have been reported. NYHA class significantly improved from 3.15 ± 0.37 to 2.15 ± 0.80. Significant reductions were observed, in comparison to baseline values, after MitraClip implantation in iLVEDV (105.3 ± 38.9 vs 93.0 ± 36.7 ml/m2 ; p = 0.009), in iLVESV (69.5 ± 32.3 vs 55.6 +- 32.5 ml/m2; p = 0.03), in LVEF (35.3 ± 7.7 vs 44.3 ± 11.6 %; p=0.001) ) as well as in GLS (-10.9 ± 3.0 vs -6.0 ± 1.3%; p = 0.006). Conclusions: Reverse remodeling is associated with improvement of indexes related to LV systolic contraction and in functional capacity at short term follow-up in the majority of patients with severe mitral regurgitation underwent MitraClip implantation procedure.

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ca si rilevava un’immagine dubbia per perforazione del falso lume a valle dell’anastomosi distale e nel sospetto di uno pseudo aneurisma si richiedeva angiografia dell’aorta ascendente. Quest’ultima escludeva immagini riferibili a pseudo aneurisma del tubo protesico, rilevava un rigurgito aortico moderato-severo ed in via collaterale segnalava una formazione mobile che si opacizzava nel tratto corrispondente alla protesi vascolare e meritevole di ulteriore approfondimento con ecocardiogramma transesofageo (TEE). La valutazione ecocardiografica con approccio transtoracico (TTE) eseguito poco prima del TEE mostrava la presenza di masse arboriformi aggettanti nel lume aortico apparentemente adese alla protesi aortica. Il TEE evidenziava la presenza di grossolane vegetazioni estese lungo la parete della protesi vascolare aortica e piccole vegetazioni a carico delle semilunari aortiche che si presentavano danneggiate dal processo flogistico che determinava un’insufficienza valvolare aortica severa. Il paziente veniva quindi sottoposto ad intervento cardio-chirurgico il cui reperto operatorio confermava i dati ecocardiografici mostrando una disseminazione di grossolane vegetazioni endocarditiche sull’intera parete aortica e sulla valvola. L’uscita dalla CEC, nonostante la prolungata assistenza e l’impiego di inotropi ad alte dosi, è stata caratterizzata da un mancato recupero di un’adeguata emodinamica che ha portato ad exitus. L’importanza del caso presentato scaturisce dalla relativa rarità dell’endocardite micotica su protesi vascolare, evidenzia la sua difficoltà diagnostica e sottolinea l’utilità dell’ecocardiografia quale strumento fondamentale per una diagnosi precoce nella storia naturale di una malattia gravata da una elevata mortalità perioperatoria.

P.37 SEVERA OSTRUZIONE ALL’EFFLUSSO VENTRICOLARE SINISTRO IN GIOVANE PAZIENTE ASINTOMATICO CON PRESENZA DI MITRALE ACCESSORIA C. M. Rao1, D. Aguglia1, D. Benedetto2, G. Casciola1, C. Imbesi1, A. Marvelli1, M. Sgro1, F. A. Benedetto1 1 Azienda Ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli, Cardiologia Clinica Riabilitativa, Reggio Calabria,2Università degli Studi di Milano, Milano Background: La valvola mitrale accessoria (AMV) è una rara anomalia congenita (poche centinaia di casi descritti in letteratura), dovuta ad un’impropria separazione embrionaria della valvola mitrale dal cuscinetto endocardico. Ha un’incidenza di 1/26,000 ecocardiogrammi e può associarsi ad altre anomalie congenite quali: trasposizione dei grossi vasi, difetti del setto interventricolare, bicuspidia e coartazione aortica. Nel 16% dei casi può comportare ostruzione all’efflusso ventricolare sinistro (left ventricular out flow tract obstruction, LVOTO). La diagnosi, di norma, si effettua nella prima o seconda decade di vita e si accompagna a sintomi come intolleranza all’esercizio, dispnea, dolore toracico, sincope. Descriviamo il caso di un piccolo paziente, di anni 10, Brasiliano, in Italia dall’età di 8 anni, vivace ma totalmente asintomatico sia a riposo che durante sforzo, giunto alla nostra osservazione per il riscontro di un soffio cardiaco auscultato durante una visita medico sportiva in quanto da poco tempo aveva intrapreso attività calcistica non agonistica. L’esame ecocardiografico transtoracico eseguito presso il nostro laboratorio evidenzia sia in proiezione parasternale che in apicale una “membrana” posta nel vestibolo aortico a meno di 1 cm dalle cuspidi valvolari con inserzione sul setto interventricolare membranoso e determinante al Doppler CW un gradiente massimo misurabile di 123 mmHg e medio di 65 mmHg. Il reperto membranoso subaortico, appare in contiguità diretta con il tessuto accessorio presente in cavità ventricolare e parzialmente adeso al lembo anteriore della valvola mitrale (AMVT). L’iperrifettenza del tessuto accessorio lo contraddistin-

P.36 ENDOCARDITE MICOTICA SU PROTESI TUBULARE AORTICA: UNA SFIDA DIAGNOSTICA C.A. Greco, A. Scotto Di Quacquaro, L. Kowol, M. Cucurachi, L. De Razza, A. Circella, M. Pano, G. Scrascia, D. Rocco, S. Zaccaria, M. Villani U.O.C. Cardiochirurgia, Ospedale V. Fazzi, Lecce Descriviamo il caso di un uomo di 69 anni tornato alla nostra osservazione dopo tre mesi dalla dimissione ospedaliera seguita ad intervento chirurgico per dissezione aortica. Tre mesi prima il paziente era giunto in sala operatoria in arresto cardiorespiratorio e sottoposto in emergenza ad intervento di sostituzione di aorta ascendente per dissezione di tipo A. Dimesso dall’ospedale apiretico ed in discrete condizioni generali, veniva nuovamente ricoverato (dopo circa 4 mesi) nel reparto di medicina per astenia, febbricola da 10 giorni e disorientamento con sopore. A seguito di tampone faringeo positivo per stafilococco aureo meticillino-sensibile veniva trattato con antibiotici. Alla TC cranio veniva evidenziata area di ipodensità corticosottocorticale parietale dx come da lesione vascolare ischemica recente. Dopo 15 giorni dall’insorgenza della febbre il risultato delle emoculture indicava una positività per candida albicans per cui si iniziava una terapia con fluconazolo che il giorno dopo veniva sostituito con Anidulafungina. Dalla TC toraci-

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gue dalle corde tendinee che si connettono al LAM. In considerazione dell’età del bambino è stato stabilito di non eseguire l’esame ecocardiografico transesofageo essendo già sufficienti, per porre indicazione ad intervento chirurgico, le informazioni ottenute con l’imaging standard. Conclusioni: L’asportazione chirurgica della AMVT con rimozione del cercine sottovalvolare ed assottigliamento delle cuspidi aortiche ha avuto esito favorevole, il paziente è stato dimesso in ottava giornata in buone condizioni cliniche. I reperti operatori risultarono compatibili con la diagnosi di tessuto accessorio della valvola mitrale associato ad ostruzione all’efflusso ventricolare sinistro (LVOTO). Al follow-up a 6 mesi residua insufficienza aortica lieve-moderata con jet centrale per incompleta coaptazione delle cuspidi valvolari che appaiono ispessite.

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significativamente differente nei gruppi con e senza trombosi (100% vs 70%, p 0.008), così come ridotte velocità di flusso in auricola sinistra (< 40 m/sec) caratterizzavano il gruppo con trombosi (75% vs 30%, p 0.01). Le caratteristiche clinico-strumentali dei 2 gruppi di pazienti, con e senza trombosi, sono riportate in Tabella 1. All’analisi multivariata, in cui sono state incluse le v�ariabili che all’univariata hanno presentato valore di p < 0.1, la sola frazione di eiezione ventricolare sinistra è risultata predittiva in modo indipendente di trombosi endo-atriale (p 0.04). Infine, quando la frazione di eiezione ventricolaresx era espressa in forma dicotomizzata (≤40%), i valori di sensibilità, specificità, valore predittivo positivo e valore predittivo negativo erano rispettivamente 75%, 75%, 54% e 88%. Per la limitata numerosità della casistica non è stata provata una significativa correlazione tra trombosi e incidenza di IM moderata/severa, valvulopatia mitralica reumatica e protesi/valvuloplastica mitralica. CONCLUSIONI: I dati raccolti evidenziano una elevata prevalenza di trombosi endo-atriale in un gruppo di pazienti affetti da FA, con frequente cardiopatia associata, nonostante adeguata terapia anticoagulante orale. La sola frazione di eiezione ventricolare sx depressa è risultata significativamente correlata con la formazione di trombosi endo-atriale e questo potrebbe giustificare l’esecuzione di ecocardiogramma trans-esofageo preCVE in tali pazienti al fine di rendere più sicura la procedura.

P.38 ELEVATA PREVALENZA DI TROMBOSI ENDO-ATRIALE IN PAZIENTI CON FIBRILLAZIONE ATRIALE PERSISTENTE NONOSTANTE TERAPIA ANTICOAGULANTE ORALE OTTIMIZZATA. POSSIBILE RUOLO DELL’ECOCARDIOGRAFIA TRANS-ESOFAGEA F. Santoro, D. Guzzetti, R. Vaninetti, C. Proserpio, R. Pedretti, S. Sarzi Braga IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri, Istituto Scientifico di Tradate, Tradate (Va) BACKGROUND: La fibrillazione atriale (FA) è un’aritmia con una crescente prevalenza a causa dell’invecchiamento della popolazione, spesso associata a cardiopatia. Nella pratica clinica frequentemente l’aritmia si riscontra in modo ‘occasionale’ e ad insorgenza non precisabile. L’approccio terapeutico in questi casi prevede la terapia anticoagulante orale (TAO) dose-adjusted (range INR 2-3) per almeno 3 settimane prima e per almeno 4 dopo la cardioversione elettrica(CVE), al fine di ridurre il cardio-embolismo, temibile complicanza della FA. SCOPO DEL LAVORO: Scopo del presente lavoro è quello di valutare, in una casistica di pazienti afferiti al nostro Istituto per eseguire CVE di FA ad insorgenza non precisabile, la sicurezza di un tale approccio terapeutico. MATERIALI E METODI: Abbiamo arruolato 28 pazienti affetti da FA ad insorgenza non precisabile, età media 69±8 anni, 21 di sesso maschile (75%), 20 (71%)portatori dicardiopatia (ischemica 25%, scompenso cardiaco 60%). Tutti i pazienti presentavano INR in range terapeutico da più di 4 settimane e venivano sottoposti a ecocardiogramma transesofageo al fine di escludere con certezza la presenza di trombi endo-atriali e quindi di poter procedere in sicurezza a CVE. RISULTATI: All’ecocardiogramma transesofageo 8 pazienti (28%) presentavanotrombosi atriale non organizzata (100% dei casi endo-auricolare sx). La presenza di eco contrasto spontaneo era

P.39 GIANT INTRAPERICARDIAL HEMANGIOMA: DIAGNOSTIC VALUE OF CMR K. Savino1, Gd. Aquaro2, D. Chiappino2, M. Emdin2, M. Lombardi2 1 Cardiology and Cardiovascular Physiopathology, University of Perugia, Perugia, 2Fondazione G. Monasterio, CNR Regione Toscana, Pisa Introduction: Cardiac hemangiomas are rare primary benign tumors, which may origin from endocardium, myocardium, or epicardicardium/pericardium. The most frequent locations are ventricles, followed by atria and tricuspid valve. Case report: Woman 68 years old, referred for dyspnea in class NYHA II. Physical exam was unremarkable. Transthoracic echocardiography: anterior pericardial effusion (7mm), hyperechogenic large pericardial mass (>11x16cm) with core of about 3cm, mild tricuspid regurgitation, dilated inferior vena cava (25mm), with normal respiratory collapse. Chest X-Ray: greatly enlarged cardiac silhouette, occupying much of the left hemithorax; right mid-basal pleural effusion. CMR: giant intrapericardial mass with irregular borders (18x20cm, >2Kg), extending toward lateral and diaphragmatic left ventricular wall, determining dislocation and partial extrinsic compression of the heart and partial left lung collapse. More mixed characteristics of intermediate signal intensity in SSFP, T1w and PD sequences, but with extensive inhomogeneous hyperintense areas on T2STIR. Within the mass complex vascular structures were visualized, originating from the atrioventricular groove. First-pass Gd confirmed presence of vascularization, with early (1st min) diffuse enhancement, alternating with areas of no dye uptake

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in FSE T1w. A large enhancement area persisted 10 min after injection, with hypointense central core suggestive of necrotic areas. The lesion appeared confined to pericardial sac and epicardial fat, originating from the atrioventricular groove of likely angiomatous nature. No evidence of local invasiveness. Chest CT: marked thickening of the pericardium from massive nodular lesion, with right displacement of cardiovascular structures. The lesion showed spread pseudo-nodular areas with intense contrast enhancement, and evidence of neoangiogenesis, no evidence of infiltration of mediastinal structures while being indissociable from left ventricular (LV) free wall. PET-CT: No hypercaptating metabolic lesions. In preparation for surgical excision the patient performed LV and coronary angiography, which showed no atherosclerotic lesions of coronary arteries. The pericardial mass was supplied by both circumflex and posterior descending coronary arteries. Patient underwent surgical excision. Histology confirmed the diagnosis of intrapericardial hemangioma. Discussion: Hemangiomas that arise from visceral or parietal pericardium are extremely rare. They may be completely asymptomatic or with symptoms secondary to compression of cardiac or mediastinal structures and can cause bleeding. This case report is one of the few described in the literature, but is the largest mass with few late symptoms. All imaging tools allowed recognition of a large pericardial mass, but only CMR provided detailed data of the tumor and, in association with coronary angiography, allowed to an accurate definition of the characteristics of the mass and the relationships with the heart and mediastinum.

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giovane donna esegue una visita cardiologica completata da ecocardiogramma. L’EO ed il tracciato ECGrafico non mettono in evidenza alcun reperto patologico. All’ecocardiografia, nelle sezioni standard non si apprezzano alterazioni dei diametri cavitari, degli spessori parietali e della cinesi miocardica globale e segmentaria. Normali tutti gli apparati valvolari per impianto, morfologia, dimensioni, cinesi e flussi transvalvolari. Dato il referto radiologico del torace vengono eseguite sezioni non convenzionali con studio della porzione posteriore del mediastino che mettono in evidenza una formazione con dimensioni > 2 cm, la superficie ed bordi appaiono omogeneamente regolari. L’interno della massa è anecogeno, non sepimentato e non si apprezza flusso al color-Doppler. La massa sembra prendere contatto con il pericardio posteriore. L’esame ecocardiografico non consente una diagnosi conclusiva pertanto si resta in attesa del referto della TC e RMN. La TC eseguita con piani assiale, coronale e sagittale mette in evidenza una massa mediastinica di dimensioni di 4 x 5,2 cm a parete liscia che si connette ad angolo ottuso con il pericardio medio-basale laterale del ventricolo sinistro (Figura 1B,C). La ricostruzione in volume rendering delle vie aeree evidenzia uno stop del bronco lingulare secondario alla massa espansiva (Figura 1D). La RMN conferma le caratteristiche descritte alla TC e definisce la natura cistica della massa il cui contenuto fluido è deducibile dalla bassa intensità di segnale alle sequenze T1 e l’elevata intensità di segnale alle sequenze T2 pesate (Figura 1E). Data l’assenza di sintomatologia clinica, l’assenza di pareti particolarmente sottili e la giovane età della paziente si decide per l’osservazione clinica con un attento follow-up. Conclusioni: L’integrazione delle indagini di imaging consente un’accurata diagnosi differenziale della masse mediastiniche ed indirizza verso un corretta impostazione clinico-terapeutica.

Figura 1

P.40 LE CISTI PERICARDICHE: LIMITI DIAGNOSTICI DELL’ECOCARDIOGRAFIA ED INTEGRAZIONE CON LE ALTRE TECNICHE DI IMAGING. K. Savino1, F. Crusco2, E. Bordoni1, C. Riccini1, G. Tilocca1, G. Ambrosio1 1 Cardiologia e Fisiopatologia Cardiovascolare, Università degli Studi di Perugia, 2U.O Di Radiologia Asl3 Umbria Introduzione: Le cisti pericardiche sono patologie molto rare, nella maggior parte dei casi benigne e che, se asintomatiche, non necessitano di escissione chirurgica. E’ importante una corretta diagnosi differenziale con le cisti idatidee, le broncogene, le teratogene, i tumori mediastinici o cardiaci che, al contrario, devono essere trattate chirurgicamente anche se asintomatici. In questi casi l’integrazione delle tecniche di imaging consente una corretta diagnosi. Caso clinico: Donna (AM) di 21 anni in ottime condizioni di salute svolge attività fisica regolare. Nel sospetto di scoliosi del rachide esegue un Rx colonna che mette in evidenza un massa ovalare sovrapposta alla silhouette cardiaca (Figura 1A). Per una definizione diagnostica della massa viene richiesta una TC e RMN toracica. In attesa dell’esecuzione delle indagini radiologiche e data la stretta vicinanza della massa al cuore la

P.41 PREDITTORI ECOCARDIOGRAFICI DI INSUFFICIENZA MITRALICA RESIDUA IN PAZIENTI SOTTOPOSTI A PLASTICA VALVOLARE PER INSUFFICIENZA MITRALICA ORGANICA. M. Schinzari1, M. Cannizzo1, E. Barbaresi1, A. Russo1, F. Grigioni1, S. Specchia1, A. Branzi1, G. Urso2 1 Dipartimento cardio-Toraco-Vascolare Università di Bologna, Bologna, 2 Unità Operativa Cardiologia, Ferrara Background: l’insufficienza mitralica (IM) organica rappresenta una delle più comuni patologie valvolari con un’alta morbidità e mortalità. La terapia della IM severa è il trattamento chirurgico, il cui timing non è ben definito. Alcuni studi hanno riportato una minore efficacia della plastica mitralica (MRep) quando l’intervento chirurgico è tardivo, verosimilmente per il progressivo deterioramento dei lembi valvolari. Scopi dello studio: Individuare i parametri ecocardiografici predittori di efficace MRep che potrebbero aiutare nello stabilire il timing chirurgico di pazienti con IM. Materiali e Metodi: pazienti con IM organica di grado almeno moderato tra settembre 2006 e dicembre 2012 venivano considerati. I pazienti venivano valutati con un esame ecocardiografico completo comprendente i 3 metodi di quantificazione della IM (PISA, doppler e metodo volumetrico), lo studio dei

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volumi ventricolari e atriali sinistri, della funzione sistolica e diastolica bi ventricolare. Risultati: 78 pazienti sono stati arruolati nello studio e tra questi 32 sottoposti ad intervento chirurgico di MRep: 19 (59%) per prolasso di entrambi i lembi valvolari, 11 (34%) del lembo posteriore e 2 (6%) del lembo anteriore. In 20 pazienti (62%) era presente un flail. I pazienti sottoposti a correzione chirurgica avevano un’età media di 60±11 anni, 70% erano uomini, il volume di rigurgito (RV) medio risultava 63±14 (media tra i 3 metodi quantitativi), l’effective regurgitant orifice (ERO) medio 0,35±0,08 cm2, volume telediastolico del ventricolo sinistro (EDLVv) 176±38 ml, EDLV indicizzato 95±20 ml/m2, volume telesistolico del ventricolo sinistro (ESLVv) 49±22 ml, ESLVv indicizzato 26±11 ml/m2; volume atriale sinistro (LAv) 86±36 ml, LAv indicizzato 46±11 ml/m2, massa ventricolare sinistra (LVm) 213±63 g. Dopo la correzione chirurgica con MRep, 25 pazienti (78%) presentavano una IM residua < a lieve, 5 (16%) lieve/moderata e 2 (6%) moderata. Predittori di IM residua (IM più che lieve) erano vena contracta (p=0,003), IM TVI (p=0,04), velocità del flusso nelle vene polmonari in diastole (p=0,05), ERO indicizzato per la superficie corporea (0,007), prolasso di entrambi i lembi valvolari (p=0,05). Conclusioni: predittori ecocardiografici di IM residua post MRep risultavano parametri legati 1) all’entità anatomica dell’IM, vena contratta e ERO indicizzato, 2) all’eziologia, prolasso di entrambi i lembi valvolari e 3) alla funzione diastolica, velocità di flusso nelle vene polmonari in diastole.

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del PM, i medici decidono di valutare l’assenza di un trombo nell’atrio sinistro con un eco transesofageo (ETE). L’esame dimostra auricola libera e la presenza di una massa di non chiara natura, molto mobile sulla valvola aortica. Sospettando una vegetazione endocarditica, viene immediatamente avviata la terapia antibiotica. Per una corretta diagnosi differenziale si utilizza la ricostruzione 3D dell’ETE, con apparecchio Philips IE 33 e sonda transesofagea tridimensionale X7-2T acquistata con un finanziamento della Fondazione CRP, che mette in luce la presenza di una massa filiforme, molto mobile, localizzata sul margine di chiusura della valvola aortica sulla cuspide coronarica destra lunga 4mm e di 1mm di spessore. Le immagini forniscono un esempio di escrescenza di Lambl, lesione tipica nell’età senile. Secondo le raccomandazioni proposte da Faisal Aziz, dato il precedente episodio ictale, si dovrebbe iniziare una terapia anticoagulante orale, che però il paziente già esegue perché portatore di valvola meccanica. Esclusa la presenza di endocardite paucisintomatica o abatterica si impianta quindi un pacemaker senza complicanze.

P.42 UN’ESCRESCENZA VALVOLARE SOSPETTA: EFFICACIA DIAGNOSTICA DELL’ECO TRIDIMENSIONALE TRANSESOFAGEA. N. Tarantino1, A. Ciccarone2, V. Ostuni1, M. Rubino1, G. Santoro1, G. Antonelli1, P.Colonna1 1 Cardiologia Ospedaliera, Policlinico, Bari, 2 Cardiologia, Ospedale Umberto I, Altamura, Bari Un uomo obeso di 73 anni, con dispnea progressiva da 10 giorni ed episodi di improvvisa astenia senza perdita di coscienza, viene portato al PS. I test di laboratorio rilevano un minimo aumento della TnI (0,04), mentre D-dimeri, VES e PCR sono negativi. L’ECG mostra un BAV di primo grado. È dunque ammesso in UTIC. La sua storia clinica è significativa per epatite cronica da virus C, pregresso ictus cerebri, ipertensione essenziale, ipercolesterolemia e BPCO in trattamento. Circa 19 anni prima gli era stata impiantata una valvola mitrale meccanica e da allora è in TAO. Ha subìto un secondo intervento per CABG sull’arteria marginale e sulla coronaria destra dopo un episodio di sindrome coronarica acuta 8 anni fa. Un anno fa gli è stata diagnosticata insufficienza cardiaca congestizia in classe NYHA II. All’esame obiettivo il paziente è apiretico, dispnoico, la pressione arteriosa è 127/66mmHg, polso a 51bpm e la saturazione di ossigeno è 92% in aria ambiente. L’auscultazione del cuore rivela un soffio sistolico di grado 3/6 sul processo xifoideo e un clic di chiusura per la valvola artificiale. Il murmure vescicolare è aspro bilateralmente. Il resto dell’esame è irrilevante. La radiografia del torace non mostra anomalie riconducibili a polmonite. L’eco trans-toracico è nei limiti della norma. Il Doppler rivela lieve rigurgito aortico e tricuspidalico. Durante la degenza la dispnea migliora, quando il paziente ha un episodio lipotimico. Il monitoraggio Holter rivela un ritmo sinusale con trend bradicardico e una salva di tre battiti di TSV parossistica. I cardiologi ipotizzano sia affetto da Sindrome Bradi-Tachi e perciò viene sottoposto ad un SEF che mostra un BAV di II grado tipo Mobitz 1 e una transitoria fibrillazione atriale. Vista la transitoria fibrillazione atriale asintomatica, prima dell’impianto

P.43 EFFETTO DIFFERENZIALE DI PRESSIONE E INVECCHIAMENTO A LIVELLO DI DIVERSI SEGMENTI DI AORTA E CAROTIDE IN NORMOTESI F. Tosello1, M.Bensalah2, H.Kettab3, N.Kachenoura2, A.Milan1, S.Laurent3, P.Boutouyrie3, E.Mousseaux2 1 Centro Ipertensione, Dipartimento Scienze Mediche, Università di Torino, 2Department of Cardiovascular Radiology, Inserm U970, Hopital G.Pompidou, Paris France, 3Department of Pharmacology, Inserm U970, Hopital G.Pompidou, Paris France Background: L’analisi delle proprietà elastiche dell’aorta si avvale della valutazione della pulse wave velocity carotidofemorale (cfPWV), indice predittivo di eventi cardiovascolari. Nuove tecnologie (High Resolution Echotracking (HRE), Risonanza Magnetica (MRI)) permettono un’accurata indagine delle proprietà morfo-funzionali locali a livello di differenti segmenti di aorta e carotide. Obiettivo: In questa indagine non invasiva multimodale (HRE, MRI) abbiamo valutato le modificazioni differenziali in termini di diametro e rigidità indotte dall’invecchiamento e dalla pressione arteriosa a livello aortico e carotideo. Metodi: Abbiamo valutato il diametro a livello di Seni di Valsalva (VsDiam), aorta ascendente (AsAoDiam), arco (ArchDiam), aorta discendente (DsAoDiam) con MRI e a livello carotideo (CarDiam) con HRE. La rigidità è stata valutata come PWV locale a livello dell’aorta ascendente e discendente (AsAoPWV, DsAoPWV) e carotideo (CarPWV). Abbiamo valutato la PWV loco-regionale dell’arco aortico (ArchPWV) tramite MRI e la cfPWV tramite SphigmoCor. Risultati: Abbiamo incluso 72 soggetti normotesi (età 42±14,6 anni; 56.7% uomini), SBP/DBP 119±11/66±8 mmHg. Il diametro aortico (VsDiam 31.8±3.6 mm; AsAodiam 28.6±4.2 mm; DsAoDiam 20,9± 2,8 mm; CarDiam 5.8±0.7 mm) a livello di AsAoDiam, ArchDiam and DsAoDiam è risultato maggiormente associato all’età (r=0.68-0.74; p<0.01) rispetto a VsDiam e CarDiam (r=0.36-0.38, p<0.01). In analisi di regressione multipla stepwise corretta per BMI, genere, frequenza cardiaca, fumo, dislipidemia abbiamo confermato come l’influenza dell’invecchiamento sia robusta per AsAoDiam, ArchDiam e DsAoDiam (R2 0.46-0.56, p<0.001), mentre è meno forte per VsDiam (R2 8%, p=0.029) e non è risultata significativa per CarDiam. La pressione arteriosa media (MBP) ha evidenziato una significativa influenza su CarDiam (R2 0.086, p=0.004) e una lieve influenza su AsAoDiam (R2 0.038). La PWV (AsAoPWV =5.37±2.07 m/s; carPWV=5.79±1.5 m/s; cfPWV=7.65±1.58 m/s) si incremen-

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ta con l’età a tutti i segmenti (r=0.62 for ArchPWV; r=0.75 for AsAoPWV; p<0.0001); MBP si è rivelata più fortemente associata a CarPWV e cfPWV (r=0.53/0.71; p<0.001). In analisi multivariata l’età è risultata il più importante determinante a tutti i livelli (R² from 0.38 to 0.56, p<0.0001), mentre la MBP ha evidenziato una influenza maggiore su cfPWV (R²=0.16). Conclusioni: In questa coorte di normotesi dimostriamo una discrepanza nell’effetto dell’età e della MBP a livello di differenti tratti di aorta e carotide: l’aorta ascendente, l’arco e l’aorta discendente toracica si modificano maggiormente con l’invecchiamento, mentre tratti più distali dell’albero vascolare potrebbero essere più suscettibili allo stimolo emodinamico.

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Conclusioni: 1. La PAPs stimata all’eco è un parametro affidabile per la valutazione di pz con sospetta IP 2. L’acT correla con la PAPm ma non con le resistenze polmonari 3. Nella zona grigia della TRV il cut-off di 105 msec di acT aiuta a discriminare i pz con e senza IP.

P.44 STIMA DELLA PRESSIONE POLMONARE NON INVASIVA CON ECOCARDIOGRAFIA. confonto con CATETERISMO CARDIACO IN PAZIENTI CON IPERTENSIONE POLMONARE G. Trocino1, A. Vincenzi1, C. De Carlini2 G. Paciocco3, G. De Vito4, A. Marinari1, A. Ciro’1, A. Fontana1,Mr. Pozzi5, F. Achilli1 1 UO Cardiologia, AO San Gerardo, Monza, 2H.L. Mandic, Merate (LC),3UO Pneumologia, AO San Gerardo, Monza, 4Dip. Statistica Università di Milano Bicocca, Milano, 5Reumatologia, Dip. Medicina Interna, AO San Gerardo, Monza Background: l’Ipertensione polmonare (IP) è patologia con una scarsa prognosi soprattutto nei casi di ritardo nell’inizio della terapia mirata. Il cateterismo destro (CD), procedura invasiva e quindi potenzialmente associata a complicazioni, è la tecnica gold standard per la diagnosi. La stima della pressione polmonare sistolica con ecocardiografia PAPsEcho) è parametro previsto dalle linee guida ESC ma con dati contrasti in letteratura riguardo alla sua affidabilità. L’acT (tempo di accelerazione del flusso polmonare) è un parametro di facile acquisizione con grado di correlazione con i parametri emodinamici non chiarito. Scopo del lavoro è di confrontare i parametri eco con i dati invasivi del CD. Metodi: sono stati studiati 56 pz (età media 61,6, range 26-81, 22 maschi). L’esame eco è stato basato su un protocollo di acquisizione delle immagini dedicato allo studio della funzione del Ventricolo dx e ai parametri emodinamici dx. La PAPsEcho è stata derivata dalla velocità max della curva di rigurgito tricuspidalico (TVR) e dalla stima della pressione atriale destra dalle misure della vena cava inferiore. L’acT è stato misurato come tempo al picco della curva di velocità con Doppler pulsato nell’efflusso ventricolare destro, 1 cm prima della valvola polmonare. Il CD è stato effettuato con metodo standard e catetere di Swan Ganz. Risultati: La correlazione tra PAPs al CD e PAPsEcho è risultata buona (r=0,831; Fig.1). Dai parametri di PAPm (media) e Wedge al CD, 38 pz sono risultati con IP precapillare (G1), 10 con IP postcapillare (G2), e 8 pz senza IP (G3). L’acT è risultato ridotto nei pz con IP (G1=74,8±18,4; G2=74,1±23,63; G3=100,9±30,2; p<0,05). L’indice di Pearson dimostra buona concordanza tra acT e PAPm (-0,601) e scarsa con le resistenze polmonari (-0,491). Il valore di acT cut off di 113 msec risulta all’analisi ROC quello con maggiore specificità verso la PAPm e nella zona grigia di TRV (2,8-3,4 m/sec) risulta in grado di separare correttamente i pazienti con e senza IP (Fig.2)

P.45 Novel three-dimensional transoesophageal echocardiographY platform allows a fast and accurate assessment of aortic annulus size and shape before transcatheter aortic valve implantation L. Ucci, D.Muraru, M. Napodano, L.P. Badano, G. Tarantini, C. Sarais, G. Kocabay, G. Denas, A. D’Onofrio, S. Padayattil Jose, S. Iliceto Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università di Padova Background: In TAVI procedures, accurate sizing of aortic annulus is paramount to avoid suboptimal results and complications. Novel 3D transoesophageal echo (3DTOE) platform enables direct measurements on volume-rendered 3D data sets, speeding up aortic annulus sizing in the cath lab. Aim of the study: Our aim was to validate aortic annulus measurements by novel 3DTOE against computerized tomography (CT). Methods: Minimum (Min) and maximum (Max) aortic annulus diameters, and their ratio (ellipticity index, EI) were obtained in 12 consecutive patients (9 men, aged 84±4 y) who underwent pre-TAVI 2D and 3DTOE (Vivid E9 with 6VTD probe, GE Ultrasound, N) and CT scan less than 1 week apart. Results: Aortic annulus sizing required 58±20 s on 3D volume rendered data sets and 95±17 s on multislice views (p<0.003) (Figure). At CT, Max was 25.4±2 mm, Min was 21.6±2.1 mm, and EI was 1.2±0.07. Accuracy of 3DTOE is reported in Table. Conventional 2D anteroposterior measurements significantly underestimated the diameters obtained with both 3D volume-rendered and multislice 3D views (bias=2.8 mm and 2.9 mm, respectively). Conclusions: Aortic annulus sizing can be performed in a fast and reliable way using novel 3DTOE. Direct measurements on 3D volume-rendered images seem as accurate as those performed on multislice 3D views, but significantly less time consuming.

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P.46 RIMODELLAMENTO CARDIACO E ATEROSCLEROSI SUBCLINICA IN SOGGETTI ANZIANI CON BRONCOPNEUMOPATIA CRONICA OSTRUTTIVA P. Vallerio1, M. Ferrari1, V. Tosti1, F. Spelta1, A. Fratta Pasini1, O. Belli2, B. De Chiara2, A. Moreo2, C. Giannattasio2,3, L. Cominacini1 1 UO di Medicina Interna D, AOUI di Verona, 2Divisione di Cardiologia IV, Dipartimento Cardiovascolare A. De Gasperis, Osp.Niguarda Ca Granda, Milano, 3Università Milano-Bicocca, Milano BACKGROUND: I meccanismi patogenetici alla base delle interazioni tra malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) e malattie cardiovascolari (CVD) sono in gran parte sconosciuti, nonostante spesso mutuino un ruolo primario in morbilità e mortalità. Oltre al fumo, anche l’obesità e l’infiammazione sistemica condividono un ruolo nella genesi di CVD e BPCO. SCOPO DEL LAVORO: Il presente studio si propone di indagare, in una popolazione non selezionata di anziani le possibili relazioni tra patologia polmonare e cardiovascolare. MATERIALI E METODI: Un questionario con proposta di screening per patologia respiratoria è stato somministrato a 500 soggetti di età compresa tra 65-84 anni, selezionati in modo casuale dalla popolazione generale di Verona. Tutti coloro che hanno aderito allo studio (n=130) sono stati sottoposti ai tradizionali test di funzionalità respiratoria, ecocardiogramma, ecocolordoppler delle carotidi ed indice caviglia-braccio (ABI). A tutti i partecipanti è stata misurata la pressione arteriosa (PA), il BMI e si sono raccolti i principali dati ematochimici. Abbiamo poi diviso la popolazione in due gruppi a seconda della assenza (G0, n=70) o presenza (G1, n=60) di BPCO. RISULTATI: I pazienti in G1 erano più vecchi (70±9 vs 67±5 anni, media±DS, p<0.01), mentre non differivano rispetto a G0 per PA (130±15 /80±5 vs 130±17 /82±5 mmHg), BMI (28±4.7 vs 27±4.8 kg/m2), colesterolo totale (192 ±43 vs 220 ±47mg / dl) e glicemia (102±27 vs 97 ±30 mg/dL). In G1 una riduzione del VEMS (Volume Espiratorio Massimo nel I Secondo) era direttamente correlata ad una riduzione del volume telediastolico del ventricolo sinistro (R= 0.35, p <0,05) e dello stroke volume (R=0.36, p <0.05), ma non alla frazione di eiezione. La massa ventricolare sinistra (LVMI) correlava con la PO2 (R=-0.52, p <0,001). G1 inoltre avevano uno spessore miointimale maggiore (0,12±0.19 vs 0.8±0.2 cm, p <0,001) e ABI ridotto (media: 0,87±0.1 vs 1,05±0.1, p <0,001), un maggior numero di placche carotidee (2.5 vs 1.2) maggiormente calcifiche. CONCLUSIONI: Pazienti con BPCO mostrano una grande prevalenza di vasculopatia periferica e un modello tipico di rimodellamento di vasi e cuore che li pone in una categoria di elevato rischio cardiovascolare. Pertanto ci sembra opportuno associare esami di screening del rischio CV a quelli di funzionalità respiratoria nei pazienti BPCO.

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rioration of patients with severe AS. MATERIALI E METODI. 27 asymptomatic patients (7 males, mean age 73±11 years) with severe AS (aortic valve area= 0.35±0.11 cm2/m2, mean gradient= 55±15 mmHg; indexed stroke volume=37±11 ml/m2), and LV hypertrophy (LV mass index= 135±35 g/m2) but preserved ejection fraction (EF=60±5.5%) were prospectically enrolled. LA volume was evaluated in addition to traditional echo-doppler parameters of LV systolic and diastolic function. With regard to LA strain, both peak of booster pump (negative peak) and reservoir phase (positive peak) were calculated and LV strain, rotations, twist and untwisting rate (recoil) were obtained by STE. Predefined end-points were the occurrence of symptoms (dyspnea, angina, syncope) and one major adverse event (death). After a follow-up of 11±7.5 months (range 1- 23 months), patients were subdivided into 2 groups: group 0, including 8 steadily asymptomatic patients (mean age 75.5±6.7 years) and group 1, including 19 symptomatic patients (mean age 71.6±12 years). RISULTATI. No patient died during follow-up. However, group 1 had lower LVEF (58±5 vs 64±4.3%, p=0.03), AVA (0.19±0.18 vs 0.36 ±0.15 cm2/m2, p=0.01), LV longitudinal strain (-13.6±2.9 vs -19.4 ± 2.7%, p<0.001), higher aortic mean gradient (62±20 vs 48±10 mmHg, p=0.04) and valvulo-arterial impedance (Zva =5.1±2.9 vs 3.5±1.5 mmHg/ml/m2, p=0.02) than group 0. Furthermore, all patients had increased LA volume and impaired LA function, but group 1 showed lower reservoir peak than group 0 (8.8 ±4.5 vs 13.6±4.7 %, p=0.01). In contrast, any difference was found regarding LA volume (37.8 ±15 vs 39±11 ml/m2, p=ns) and atrial booster pump (-10.4±2.5 vs -10.3 ±4.6%, p=ns) between group 1 and 0, respectively. Furthermore, LA reservoir showed a significant correlation with aortic mean gradient (r=0.50, p=0.04), LV radial strain (r=0.88, p=0.009) and LV longitudinal strain (r=0.60, p=0.003) whereas LA booster pump showed a significant correlation with LVEF (r=0.53, p=0.01), LV longitudinal strain (r=0.49, p=0.01) and recoil (r=0.74, p=0.006). CONCLUSIONI. Reduction of LA reservoir function may contribute to clinical deterioration of patients with AS. The accurate assessment of LA chamber in addition to common parameters is thus challenging to obtain important prognostic information. P.48 Prognostic value of early-diastolic left ventricular untwisting in asymptomatic patients with chronic degenerative mitral valve regurgitation C. Zito, M. Cusma-Piccione, M. Miceli, G. Di Bella, M. Mohammed, L. Oreto, I. Di Matteo, P. Crea, G. Alongi, S. Carerj Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina Background. Degenerative mitral regurgitation (MR), provoking left ventricular (LV) chronic volume overload, leads to progressive adaptive changes implying early subclinical dysfunction and, in advanced stage of the disease, even overt heart failure. In this respect, speckle-tracking echocardiography, allowing an accurate evaluation of cardiac mechanics, may be used in the early diagnosis of LV subclinical dysfunction secondary to MR and in the prognostic stratification of these patients. Scopo dello studio. We sought to assess whether impaired cardiac mechanics may affect prognosis in patients with degenerative MR. MATERIALI E METODI. 42 asymptomatic patients (mean age 61±18 years) with MV prolapse and moderate to severe MR with LV ejection fraction (EF) ≥50% were prospectically enrolled. An effective orifice regurgitant area (EROA) ≥0.40 cm2 and a vena contracta (VC) ≥ 0.7 mm were considered to define as severe MR. LV strains, basal and apical rotations, twist and early-diastolic untwisting rate (recoil) were measured. Left atrial (LA) strain

P.47 Left atrial function in the assessment of risk profile of asymptomatic patients with severe aortic stenosis C. Zito, Mc. Todaro, M. Cusma-Piccione, G. Falanga, G. Di Bella, E. Acri, A. Pardeo, V. Virga, C.M. Barbaro, S. Carerj Clinical-Experimental Department of Medicine and Pharmacology, University of Messina, Messina Background. In aortic stenosis (AS), preserved left atrial (LA) function helps in maintaining optimal cardiac output despite the impaired left ventricle (LV) relaxation and reduced compliance. Scopo dello studio. We sought to investigate the possible influence of LA function impairment, as assessed by speckle tracking echocardiography (STE), in symptomatic dete-

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(reservoir) was also calculated. The following end-points were considered: sudden death, dyspnea, arrhythmia, symptoms on exercise-echo, MV surgery, hospitalization for heart failure and/ or arrhythmia. RISULTATI. After a mean follow-up of 30 months, 24 patients (57%) developed events (16=MV surgery, 8=dyspnea, 11=arrhythmia, 3=positive exercise-echo). Compared to asymptomatic patients, those with events showed higher: LV diameters (EDD= 55±7.1 vs 50±4.3, p=0.009; ESS=32±5.6 vs 27±7.4, p=0.025), LV mass index (103.8±21.7 vs 85.3±21.5, p=0.01), LA indexed volume (53.1±16.4 vs 35.2 ±4.7, p<0.001), EROA (0.42±0.2 s 0.27±0.1, p =0.0039, VC (7.1±1.9 vs5.5±1.4, p=0.003), E/E’ (15.1±8.6 vs 10.4±2.3, p=0.002) and PAPs (40.2±16.8 vs25.2±7.6, p=0.002), whereas RWT (0.35±0.07 vs 0.4±0.05, p=0.029), LV sphericity index (0.65±0.07vs 0.57±0.5, p <0.001), LA strain (27.8±10 vs37±5, p=0.002) and LV recoil (-67.5±20.5 vs-112.8±30.3, p<0.001) were lower in patients with events than in those asymptomatic. On univariate Cox regression analysis, LV mass index (p=0.004), LA volume (p<0.001), EROA (p=0.004), VC (p=0.006), PAPs (<0.001), LA strain (p=0.001), E/E’ (p=0.003) and LV recoil (p<0.001) were associated with increased risk of events. On multivariate regression analysis, only LV recoil was independent predictor of events (HR=1.1 95% CI 1.0 to 1.2, p=0.010). The ROC analysis showed that a cut-off recoil = -85°/sec had the higher sensitivity and specificity to identify patients at major risk (AUC=0.91; Sensitivity 82 %, Specificity 77 %). CONCLUSIONI. LV remodeling and severe MR were associated with reduction in systolic untwisting velocity. Correlations between torsional parameters and patient prognosis suggest an important role of these variables in discovering early signs of LV dysfunction useful for optimal surgical timing.

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P.49 Role of longitudinal strain by automated function imaging for detection of coronary artery disease in patients undergoing dipyridamole stress echocardiography C. Zito, S. Tripepi, M. Cusma-Piccione, G. Di Bella, M. Mohammed, L. Oreto, R. Manganaro, M. D’Angelo, F. Pizzino, S. Carerj Clinical-Experimental Department Of Medicine And Pharmacology, University Of Messina, Messina, Italy Background. Wall motion analysis plays a key role in the evaluation of stress echocardiography but is limited by subjective interpretation of regional thickening that greatly relies on radial deformation. In this respect, speckle-tracking echocardiography, can, additionally, provide the measurement of longitudinal function, mostly driven by subendocardial fibers that are particularly vulnerable to ischemia. Scopo dello studio. We sought to investigate the incremental value of global longitudinal strain (GLS) by automated function imaging in respect to wall motion (WM) analysis for coronary artery disease (CAD) detection during dipyridamole stress echocardiography (DSE). MATERIALI E METODI. 45 patients (mean age= 66±9) underwent DSE followed by coronary angiography within 1 week. Diagnostic accuracy for CAD identification, evaluated through sensitivity, specificity and positive/negative predictive values (PPV/NPV), was analyzed for WM score index (WMSI) and GLS. Concordance between each diagnostic method and coronary angiography was evaluated by kappa score and Kendall’s tau coefficient. RISULTATI. Prevalence of a significant CAD (≥ 70% of luminal narrowing) was 78% in overall population (left descending artery [LAD]: 27%; left circumflex artery [LCA]: 16%; right coronary artery [RCA]: 13%; multivessel CAD: 24%). GLS significantly decreased from rest (-15.6±7.3%) to peak stress echo (–14.8±7.1%, p<0.001) in patients with CAD whereas no significant changes during DSE were observed in those with normal coronary arteries (GLS= -18.9 ± 3.3 vs 19.2 ± 4.5%, p=ns). LS changes during DSE in relation to the CAD territory are detailed in the table. Sensitivity, specificity, PPV and NPV for CAD detection of WMSI were respectively: 79%, 50%, 78% and 50%. However, combination GLS and WMSI had the highest sensitivity (90%), specificity (85%), PPV (95%) and NPV (75%). Furthermore GLS showed a higher concordance with coronary angiography in comparison with WMSI in detecting both the presence (k = 0.73 vs 0.33; Kendall’s tau = 0.73 vs 0.33) and the territory (k = 0.57 vs 0.13; Kendall’s tau= 0.56 vs 0.26) of CAD. CONCLUSIONI. GLS analysis improves accuracy of DSE in CAD detection compared to the solely assessment of wall motion changes.

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-AAbram S. 19, 70 Achilli F. 5, 6, 30, 53, 83 Acri E. 84 Aguglia D. 79 Alamanni F. 21 Alberti A. 22 Albertini L. 23 Alloni M. 13, 37, 54 Alongi G. 85 Alunni G. 6, 11, 12, 38, 65 Amabili S. 75 Ambrosio G. 38, 45, 81 Amoroso D. 50 Ancona R. 5, 29, 42 Andreoli C. 16 Andriani M. 6, 11 Anniboletti P.F. 29, 62 Antonelli G. 70, 82 Antonini Canterin F. 22, 24, 25, 69 Apra F. 19 Aquaro Gd. 80 Arcari L. 42 Arcidiacono A. 33, 36, 55, 68, 77 Ardissino D. 30 Arenga F. 5, 29 Arra C. 38, 39 Aruta P. 9, 43 Ascione L. 50, 51, 68 Ascoli R. 78 Assennato P. 73 Attisano T. 79 Atzeni F. 25 Audo A. 17,18 Avenatti E. 19,28,29,67,71

-BBadano L.P. 5, 7, 8, 52, 74, 83 Baldelli M. 35 Baldi C. 56,79 Barbanti M. 9, 33 Barbaresi E. 49, 81 Barbaro C.M. 84 Barbier P. 64 Barbieri A. 15, 39 Barletta V. 13,14 Baroni M. 37 Barosi A. 54

Bartorelli A. 21 Bassignana A. 10, 43 Battagliese A. 72 Belli O. 13, 84 Belli R. 15 Belmonte E. 59 Benedetto D. 79 Benedetto F. A. 79 Bensalah M. 82 Benvenuto E. 9,43 Bergonzini M. 44 Bergonzini S. 38 Berlinghieri N. 18, 72 Bernardini A. 57 Bertoli E. 53 Bianchi C. 13, 14 Bianchi Janetti M. 5, 6, 53 Biasco L. 11 Binot E. 72 Boldrini M. 72 Bongiorni M.G. 57 Bono M.C. 44, 48, 49, 59, 63, 70, 76 Bonomi F. 15 Bonomo V. 10 Bordoni E. 45, 81 Boretti I. 26 Borghetti V. 56, 76 Boschetti E. 38, 76 Bosi S.35 Bossone E. 22, 61 Bottari V. 9,43, 46, 47 Boutouyrie P. 82 Bovelli D. 16, 22, 38, 56, 76 Branzi A. 49, 81 Bribani A. 46 Bricco G. 43 Brucato A. 15 Bruno G. 19, 70, 71 Bruno R.M. 23 Bruschi G. 54 Bucca C. 28, 29, 67 Buccheri S. 39, 46 Budano C. 11 Buffa V. 54 Buffolo F. 70 Bussadori C. 17, 18

-CCadoni A. 37 Caggegi A.M. 33, 34, 36 Calabrese A. 47 Calabrò R. 5, 29, 42, 61, 68 Calafiore A.M. 60 Calicchia A. 48, 54 Callerame M. 65 Calore C. 5 Camassa A.65 Camilli G. 76 Campanale M. 48, 49, 63, 76 Campesato T. 38 Campisano M. B. 37, 73 Camporini G. 17 Cannata S. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Cannizzaro E. 60 Cannizzo M. 49,81 Capasso I. 38 Capodanno D. 33, 34, 36, 55, 77 Cappelli F. 72 Cardona A. 50 Carerj S. 17, 24, 25, 26, 58, 60, 61, 69, 84, 85 Carerj V. 24 Cariello F.P. 50 Carlino G. 62 Carlomagno G. 50, 51, 68 Cartoni D. 31 Casablanca S. 5, 7, 8, 52, 74 Casacalenda A. 44, 70 Casali E. 11 Casati A. 5, 6, 53 Casciola G. 79 Caso I. 68 Caso P. 5, 21,22,29,42,50,51,61,68 Cassani D. 13 Castaldo L. 39 Castellano F. 10 Castiglione I. 44, 48, 70 Catena E. 53 Cavallaro C. 42 Cavallaro M. 68 Cavallo A.U. 22, 56, 78 Cavozza C. 17, 18 Cazzato M. 15 Cefalu C. 64 Censi S. 35 Centonze G. 15

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Cerrato E. 6 Cerrato P. 12, 65 Cesana F. 18, 37, 54, 72 Chello M. 58 Chialastri C. 48, 54 Chiappino D. 80 Chiaranda M. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Chiarlo M. 19, 28, 29, 67, 70, 71 Chinaglia A.15 Chiocchi P. 16 Ciampi Q. 22, 56 Ciccarone A. 82 Cioppa C. 68 Ciotti G.R. 29, 62 Cipresso C. 38, 39 Circella A. 79 Cirò A. 30, 83 Citro R. 22, 56, 78, 79 Clemente D. 60 Colombo G. 54 Colonna G. 53 Colonna P. 82 Comassi M. 23 Comenale Pinto S. 5, 29, 42 Cominacini L. 84 Condorelli G. 39 Conrotto F. 6 Conte L. 13, 14, 22 Conte M.R. 40 Conti S. 20, 56, 57 Coppola C. 38, 39 Coppola M.G. 5, 29, 42 Coppolino A. 43 Corciu A.I. 23, 28, 57 Correndo L. 43 Cosenza A. 15, 57, 65 Costante A.M. 17, 18, 59, 60 Covino E. 58 Crea P. 85 Cremonesi A. 35 Crusco F. 81 Cucchini U. 5, 7, 8, 74 Cucco C. 13, 14 Cucurachi M. 79 Cugola D. 47 Cusma Piccione M. 25, 26, 58, 60, 61, 65, 84, 85

-DD’Agostino R. 65 D’Ambrosio G. 60 D’Andrea A. 22, 61 D’Auria F. 58 D’Onofrio A. 42, 83 Dal Bianco L. 7 Dal Santo D. 53 Dall’Oglio D. 53 De Bonis P.T. 56 De Carlini C. 30,83 De Chiara B. 13,84 De Filippi M. 13, 14 De Francesco V. 59, 70, 76 De Gennaro Colonna V. 25 De Giorgi A. 65 De Giorgi V. 65 De Lazzari M. 7, 8 De Lorenzo C. 38, 39 De Paolis M. 38 De Razza L. 79 De Remigis F. 57 De Rito V. 65 De Sanctis F. 57 De Siati P. 66 De Socio G.L. 50 De Vito G. 30,83 Debenedictis M. 10 Dell’Acqua R. 72 Dell’Omo G. 28 Della Casa G. 15, 53 Della Valle E. 19 Dellavalle A. 10 Delle Donne M.G. 14 Delle Monache S. 20 Demicheli G. 17, 18, 59, 60 Denas G. 5, 83 Deste W. 9, 43, 68 Di Bella G. 25, 26, 60, 61, 84, 85, Di Bella S. 37 Di Bello V. 13, 14, 22, 24, 25, 28, 69 Di Benedetto G. 79 Di Corato P. 15 Di Maio M. 56 Di Maria S. 44, 48, 49, 59 Di Matteo I. 85 Di Mauro M. 60 Di Miceli R. 10, 26, 73 Di Monaco S. 70

Di Muro M. R. 79 Di Palma E. 61 Di Pasqua Mc. 68 Di Saverio M.C. 15, 20, 66 Di Sciascio G. 44, 48, 49, 59, 63, 70, 76 Dilandro A. 9 Dipasqua F. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Dogliani S. 10, 43 Donateo M. 65 Donato D. 58 Doronzo B. 10, 43 Drago L. 25 Dulgheru R. 21

-EEmdin M. 80 Ermacora D. 7, 8 Esposito E. 38 Ettorre M. 31 Evola S. 73

-FFabbri A. 19 Fabiani D. 15, 20, 62, 65, 66 Fabiani I. 13, 14 Facchetti R. 18, 54, 72, 37 Faden G. 18, 23, 72 Faggiano P. 17, 18, 23 Falanga G. 84 Fanelli A. L. 11 Fattouch K. 10 Fava A. 38 Ferara S. 78 Ferrari C. 21 Ferrari G. 19 Ferrari M. 84 Ferraro G. 11 Ferrazzi P. 47 Ferrero A. 40 Ferroni F. 15 Filippucci L. 29, 62 Fiore G. 15, 20, 62 Fiore M. 10,73 Fiorentino F. 46 Floris G.P. 15 Fontana A. 30, 83 Fracasso G. 53

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Fracasso G. 53 Fragassi G. 57 Franchi F. 11 Fratta Pasini A. 84 Fulcheri C. 71 Fusini L. 21

Guglielmo M. 73 Gulino S. 9, 43 Guzzetti D. 80

-HHaertel-Miglioranza M. 52

Losano I. 19, 28, 29, 67, 70, 71 Lugli R. 15 Lunetta M. 73 Luzietti M. 54 Luzza G. 58

-GGagliardi R. 42 Gaibazzi N. 17, 18, 23 Gaita F. 11, 28, 29, 67 Gallina S. 60 Gallo E. 11 Gamba A. 53 Gambetti S. 13 Garzya M. 65 Gavazzi A. 47 Genco W. 70 Gherli T. 30 Ghidella S. 17, 18, 59, 60 Ghulam Ali S. 21 Giannattasio C. 5, 6, 13, 17, 18, 37, 53, 54, 72, 84 Giannazzo D. 9, 43 Giannini C. 13, 14 Gianturco L. 25 Giaquinta S. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Giarratana A. 9,43 Gigantino A. 56 Gioia F. 48, 59, 63 Giorgi M. 6, 11, 12, 38, 65 Giudice A. 38, 39 Giudice P. 56, 79 Giudice R. 22 Giupponi L. 54 Gizzi G. 15, 65, 66 Goffredo C. 42, 44, 48, 49, 59, 63, 70, 76 Golzio P.G. 11 Grasso C. 6, 11, 33, 34, 36, 55, 66, 77 Grattoni C. 35 Greco C.A. 15, 65, 79 Grigioni F. 49, 81 Gripari P. 21 Grolla E. 17 Grosso Marra W. 11, 28, 29, 67 Guarino N. 39 Guarneri F. P. 73 Guarracini S. 62

-MMaceroni C. 15 Macrino M. 5 Madaffari A. 58, 60, 61 Maffessanti F. 21 Magliarditi 43 Magliari F. 65 Magne J. 21 Magnino C. 28, 29, 67 Malagoli A. 11, 67 Malavasi V. 11 Mangiafico S. 9, 33, 34, 36, 46, 55, 66, 68, 77 Manicardi C. 56 Mantovani F. 15 Manzullo N. 10 Maragoni G. 20, 56, 57 Marchese A. 9,43 Marchetti M. 11 Marinari A. 30, 83 Marino F. 59, 63, 76 Mariotti E. 22 Marra S. 6, 11, 12, 38, 65 Martinelli L. 54 Martiniello A.R. 50, 51, 68 Martone F. 61 Marvelli A. 79 Marzano B. 24 Masia S. 74 Massa R. 60 Massimo R. 60, 61 Mastrantuono M. G. 57 Mastrogiovanni G. 56 Mateescu A.D. 24, 25, 69 Maurea C. 38, 39 Mauri S. 37 Mazzella T. 65 Mazzeo A. 60, 61 Mega S. 44, 48, 49, 59, 63, 70, 76 Menichetti F. 28 Mercogliano D. 17, 18, 60 Merlini G. 72

-IIaco A.L. 60 Iadanza Lanzaro B. 15, 20, 66 Iaffaioli R.V. 39 Iannaccone A. 71 Iengo R. 50, 51 Iliceto S. 5, 7, 8, 52, 74, 83 Imazio M. 15 Imbalzano E. 58 Imbesi C. 79 Imme S. 9, 33, 34, 36, 55, 66, 77 Indelicato A. 9

-KKachenoura N. 82 Kettab H. 82 Khoury G. 38 Klugmann S. 54 Kocabay G. 7, 8, 52, 83 Kowol L. 79

-LLa Canna G. 22 La Carrubba S. 24, 25, 69 La Rocca R. 56 Labanti G. 13 Lacarrubba S. 22 Lancellotti P. 21 Laurent S. 82 Lavanco V. 68 Leggio S. 39, 46 Leggittimo A. 15 Leone D. 70, 71 Lepiane G. P. 31 Liga R. 13, 14 Lo Presti M. 31 Lombardi M. 80 Lonati G. 53

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Messina S. 48 Meynet I. 6, 12, 65 Mezzetti P. 38 Miceli M. 85 Michelotto E. 70 Mignano A. 73 Mihaila S. 5, 7, 52 Milan A. 6, 19, 28, 29, 67, 70, 71, 82 Milanese G. 65 Millan G. 9, 68 Ministeri M. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Minutoli F. 60, 61 Mirea O. 64 Mirra M. 56, 79 Mistrangelo M. 38 Mizzi M. 9 Modaffari P. 40 Mohammed M. 18, 25, 26, 72, 85 Monda V. 50, 51 Monte I. 9, 37, 39, 46, 68, 73 Morello M. 11, 28, 29, 67, Moreo A. 13, 17, 18, 37, 54, 72, 84 Moretti C. 28, 29, 67 Moscianese Santori A. 20 Mousseaux E. 82 Mule M. 34 Muraru D. 5, 7, 8, 52, 74, 83 Muratori M. 21 Mureddu G.F.17, 18 Musca F. 13,18, 72 Mussinelli R. 72 Musumeci F. 31, 44, 70

Orzan F. 11 Ostuni V. 82 Oteri A. 26

-PPaciocco G. 30, 83 Padalino R. 61 Padayattil Jose S. 52, 74, 83 Pagano A. 57 Paini A. 18 Palladini G. 72 Palumbo B. 78 Pancaldo D. 10, 43 Pano M. 15, 79 Paolillo C. 78 Paparoni S. 57, 65 Parato V.M. 74, 75 Pardeo A. 84 Pardini A. 56,76 Parente D. 56 Parrini I. 40 Partemi M. 75 Pasquale M. 60, 61 Pasquino S. 50 Passera M. 23 Patella M.M. 38, 76 Patti G. 44, 48, 59, 70 Pedote P. 70 Pedretti R. 80 Pedrinelli R. 28 Pelenghi S. 54 Pelissero E. 11 Pellegrinet M. 24, 25, 69 Pelloni E. 38 Peluso D. 5, 7, 8, 52, 74 Penco M. 15, 20, 57, 60, 62, 65, 66 Pepi M. 21 Perazzolo Marra M. 7 Perfetto F. 72 Pergolini A. 31 Perlini S. 72 Petrella L. 57 Petrillo G. 50,51 Petrucci G. 65 Piasentini E. 7,8,74 Picano E. 23 Picardi E. 6 Picarelli S. 59, 63, 76

-NNapodano M. 83 Napoletano C. 15,20,62,65,66 Nardini E. 75 Nava S. 54 Nicolosi G.L. 24,25,69 Novo G. 10,26,73 Nunzi M. 38

Piccioni L.L. 66 Piepoli MF. 11, 67 Pierard L.A. 21 Pietrangiolillo F. 72 Pigazzani F. 17, 72 Pilato M. 73 Pino P.G. 31, 48, 54 Pipitone V. 58 Pirone D. 59, 76 Pisano E. 65 Piscione E. 22 Piscione F. 56, 78 Piscopo G. 38, 39 Pistis G. 17, 18, 59, 60 Pistritto A.M. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Pizzuti A. 43 Pognani C. 53 Polizzi V. 31 Poltronieri C. 16 Popescu B.A. 24 Posteraro A. 22 Pozzato M. 19 Pozzi Mr. 30,83 Pratali L. 23 Prati G. 24, 25, 69 Presutti D. 28, 29, 67 Principi M. 16 Proserpio C. 80 Prosperi F. 57 Prota C. 78,79 Provenza G. 22, 56, 79 Provera F. 18, 59, 60 Pugliatti P. 25 Pugliesi M. 10, 70, 73 Pullara A. 11, 12, 38, 65

-QQuarello F. 19 Quattrone A. 26 Quintavalle C. 39

-OOcchipinti M. 33, 37, 73 Omede’ P. 28, 29, 67 Oreto L. 85 Orlando D. 73

-RRaimondi A. 72 Ranocchi F. 31,70 Rao C. M. 79 Rapezzi C. 72 Rapisarda O. 42

90

2013 ECOCARDIOGRAFIA
XVI Congresso Nazionale

INDICE DEGLI AUTORI

Razzolini R. 74 Rea D. 38, 39 Rebuffo E.M. 40 Remondini P. 53 Restauri L. 20 Reverberi C. 23, 30 Ribecca D. 37 Riccini C. 45, 81 Riccio G. 39 Ricotta F. 37 Rigo F. 17, 18, 22, 72 Rocco D. 15, 79 Romano S. 60 Ronsivalle G. 33, 34, 36, 55, 66, 77 Rossi L. 11, 67 Rossini R. 47 Rotolo A. 73 Rovetta E. 18 Rubino M. 70, 82 Russo A. 49,81 Russo MG. 61 Rusticali G. 11

-SSabia L. 19, 70, 71 Saitta A. 58 Salerno-Uriarte J. 22 Salinaro F. 72 Salvetti M. 72 Santacesaria S. 54 Santambrogio G. 13 Santonoceto L. 9, 68 Santoro F. 80 Santoro G. 82 Sarais C. 7, 83 Sardella J. 5, 6, 53 Sarzi Braga S. 80 Sarzi Puttini P. 25 Savino K. 45, 51, 80, 81 Sbarra P. 11 Scacciatella P. 11,12,65 Scandura S. 9, 33, 34, 36, 55, 66, 77 Schinzari M. 49, 81 Sciacca S. 73 Scotto Di Quacquaro A. 15, 79 Scrascia G. 15, 79 Sellitto V. 5 Serra M. 17 Serra W. 30

Severino S. 22, 50, 51 Sgro M. 79 Sgroi C. 9, 43 Siena S. 37 Signorello M.C. 25 Silverio A. 56, 79 Simeone M. 56 Soffici F. 5, 6, 53 Soldati E. 57 Sordelli C. 50, 51 Soriano F. 54 Soriente L. 78 Sormani P. 54, 72 Soto-Parra H. 39 Spanò F. 13, 32, 72 Spatafora P. 10, 73 Specchia S. 49, 81 Spelta F. 84 Squeri A. 35 Stafisso B. 29 Stella D. 25 Striglioni M.C. 20 Stucchi M.37 Sverzellati N. 30

-UUcci L. 8, 52, 83 Ugolotti T. 30 Urbinati S.13 Urso G. 49, 81

-VValenti P. 15 Valeri L. 43 Vallerio P. 13, 37, 84 Vallone A. 31, 54 Valsecchi M.G. 47 Valsecchi O. 47 Vaninetti R. 80 Vannozzi A. 57 Vecchione F. 42 Veglio F. 19, 28, 29, 67, 70, 71 Vezzoli A. 23 Vicario L. 13 Vigano A. 53 Vigorito F. 79 Villani G.Q. 11, 67 Villani M. 79 Villari B.56 Vincenzi A. 30, 83 Vinci M. 11 Virga V. 84 Visconti C. 73 Vita G. 60, 61 Vitale G. 79 Vriz O. 24, 25, 69

-TTaha Mn. 25, 26 Tamborini G. 21 Tamburino C. 9, 33, 34, 36, 37, 39, 43, 46, 55, 66, 68, 73, 77 Tarantini G. 83 Tarantini L. 38 Tarantino N. 70, 82 Tasca G. 53 Tedeschi D. 10 Terranova A. 48, 54 Tilocca G. 45, 81 Tocchetti C.G. 38, 39 Todaro Mc. 84 Tomassoni G. 57, 65 Tonti G. 68 Toscano A. 53 Tosello F. 70, 71, 82 Tosti V. 84 Tripodi R. 58 Trocino G. 5, 6, 30, 53, 83 Trolese I. 13 Tropea L. 46,68 Turiel M. 25
91

-WWeisz S.H. 21

-ZZaccaria S. 15, 79 Zagari D. 26 Zardin M. 53 Zito C. 22, 24, 25, 26, 58, 60, 61, 69, 72, 84, 85 Zoppellaro G. 5,7,8 Zucchelli G. 57

Segreteria S.I.E.C. Via Boscovich, 61 - 20124 Milano Tel. +39 02 29414913 fax + 39 02 20402182 info@siec.it - www.siec.it/congresso

Segreteria Organizzativa AIM Group Sede di Roma Via Flaminia, 1068 - 00189 Roma Tel. +39 06 33053.1 fax +39 06 33053229 siec2013@aimgroup.eu www.aimgroup.eu

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