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mario cina padova - 2013

Relativit speciale
Dalla nave di Galileo al treno di Einstein.
Con la scorta di 31 pillole di sopravvivenza e con laiuto di Pitagora, gli ardimentosi ignoranti intelligenti esplorano il misterioso mondo dellassurdo ma vero. Riusciranno i nostri eroi a capirci qualcosa? _______________________________________
01. 02. 03. 04. 05. 06. 07. 08. 09. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. Albert Einstein La battaglia navale La battaglia spaziale La domanda di Galileo Galileo era un uomo di saldi Princpi ... Il sistema di riferimento inerziale La nave di Galileo Sistema di riferimento assoluto o relativo Sistema di riferimento assoluto Newton Quello che abbiamo imparato Le onde elettromagnetiche Le equazioni di Maxwell Pitagora e Einstein Gli assiomi di Einstein Il treno di Einstein La banale osservazione di Einstein Pitagora e Einstein Le conclusioni di Einstein Lo spaziotempo di Einstein Lo spaziotempo non la somma di spazio+tempo ma... Lo spaziotempo di Minkowsky Com fatto lo spaziotempo di Minkowsy? Il principio di causalit Perch lo spaziotempo di Minkowsky non pu essere una circonferenza. Perch lo spaziotempo di Minkowsky deve essere uniperbole Le rette bisettrici A spasso nello spaziotempo Laltrove Rappresentazioni dello spaziotempo Il nostro universo

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mario cina padova - 2013

Testi consultati:

1. B. Cox-J. Forshaw Perch E=mc2? Hoepli - 2013 2. V. Silvestrini Guida alla teoria della relativit Editori Riuniti 2011 3. S. Hawking La grande storia del tempo Rizzoli - 2005 4. P. Davies I misteri del tempo Mondadori - 1996

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Il comune buon senso ci guida nel vivere quotidiano e ci consente di comprendere quel che accade, come accade e perch accade nelle situazioni in cui le velocit sono molto distanti dalla velocit della luce. Le cose si complicano quando le velocit si avvicinano a questo limite invalicabile perch il buon senso ci suggerisce una risposta mentre la verit unaltra. Siamo entrati nel regno dellassurdo ma vero. Padova, 2013. Mario Cin

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Pillola di Scienza - 01 Albert Einstein


Albert Einstein nacque in Germania nel 1879 e mor negli Stati Uniti nel 1955. And in America perch, ebreo, sfugg alle leggi razziali emanate da quel geniaccio di Hitler. Egli elabor due Teorie della Relativit. 1. La Teoria della Relativit ristretta, o speciale, nel 1905; 2. La Teoria della Relativit generale nel 1915. Come scienziato utilizz sempre e soltanto tre strumenti di laboratorio: un lapis, un foglio, un cervello (il suo). Nel 1921 ottenne il Premio Nobel per la Fisica per un lavoro, sempre del 1905, sull'effetto fotoelettrico, una ricerca tutto sommato secondaria della sua produzione scientifica. Non venne premiato per le Teorie delle Relativit perch queste Teorie sconvolsero dalla fondamenta il mondo scientifico. Gli scienziati del tempo, seppur scettici, non respinsero le sue teorie perch il ragionamento matematico del Nostro era ineccepibile e per di pi le verifiche sperimentali, astronomiche, le confermavano. Ma si trattava, come vedremo, di una effettiva Rivoluzione del pensiero ed noto che il mondo accademico conservatore per natura (Galileo docet). La Teoria della Relativit ristretta amplia i confini della scienza di Galileo e Newton perch affronta il problema di quel che accade alle velocit prossime alla velocit della luce (300.000 km/sec). Quindi Einstein non contraddice Galileo e Newton (ancora oggi i viaggi spaziali sono progettati e guidati con le leggi di Newton) ma li riduce a caso particolare (basse velocit) di una teoria pi vasta. La Teoria della Relativit Generale fornisce una spiegazione alla forza di gravit scoperta, ma non chiarita, da Newton. Albert Einstein, che di se afferm Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso, rappresenta ad oggi lespressione pi alta e pura della potenza dellintelletto. Vedremo insieme, nel viaggio che ci accingiamo a iniziare, le conseguenze inimmaginabili che velocit e gravit einsteiniane hanno sul nostro modo di concepire, vivere e sentire il mondo dove viviamo e lUniverso che ci circonda e per farlo utilizzeremo al meglio due prodotti delleccezionale potenza creatrice delle nostre menti: la battaglia navale e il teorema di Pitagora. 1

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Pillola di Scienza - 02 La battaglia navale


Nella Pillola n. 1 dedicata ad Einstein abbiamo detto che il nostro uomo si limit ad ampliare la fisica di Galileo. Gi che ci sono prendo lo spunto per ricordare che Galileo chiamava la fisica del suo tempo meccanica e noi, comuni mortali, rispetteremo il gergo del Genio. Dunque per capire Einstein dobbiamo capire la meccanica di Galileo ma per conoscere la meccanica di Galileo dobbiamo comprendere una locuzione che lo scienziato utilizzava sempre ossia: il sistema di riferimento. Di che si tratta? Niente panico, basta pensare al gioco della battaglia navale e capiremo che cosa si intende per sistema di riferimento. Ma mi rendo conto che non tutti eravate studenti oziosi come me e quindi spieghiamo questo gioco ai secchioni. Cari secchioni, quando si gioca a battaglia navale per prima cosa si disegnano su di un foglio (mi raccomando che sia a quadretti) due segmenti, ortogonali tra di loro, che partono da un punto in comune, detto Origine, che chiameremo O. In un segmento segniamo i numeri e sullaltro le lettere. Una coppia numero-lettera, ad es. 6-H, individua una casella dove posizioniamo, ad esempio, una delle nostre navi. Se il nostro avversario chiama la coppia 6-H, siamo fregati perch la nostra flotta stata colpita. Bene, ora abbiamo capito che la posizione delle navi riferita a due segmenti (o semiassi) ortogonali fra loro e che il conteggio inizia dallorigine O. Proprio per questo motivo (posizione riferita) linsieme dei due assi ortogonali e del punto O si chiama sistema di riferimento. Ok, abbiamo compreso che cosa intendesse Galileo per sistema di riferimento. Magari anche lui giocava a battaglia navale, chiss. Era difficile? Mi pare proprio di no! Ah, a proposito, il sistema descritto si dice piano perch ha due riferimenti, o dimensioni, ossia la lunghezza (i numeri) e la larghezza (le lettere). Un altro esempio di sistema di riferimento piano il campo di calcio. Un campo di calcio ha una lunghezza (detta linea di bordo campo) e una larghezza (detta linea di fondo campo che quella dove ci sono le porte). La posizione di ciascun giocatore sempre riferita a queste due linee. Tutto qui. 2

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Pillola di Scienza - 03 La battaglia spaziale


In precedenza abbiamo capito che per conoscere le varie posizioni di un corpo in un piano (sia esso una nave, un giocatore, o qualunque altra cosa) abbiamo bisogno di riferire le sue posizioni a due assi fra loro perpendicolari e ad una Origine dalla quale conteggiare le distanze. Ecco in che cosa consiste un sistema di riferimento, tutto qui. Adesso approfondiamo. Oltre al sistema di riferimento piano esiste anche il sistema di riferimento rettilineo. Tale sistema ha una sola dimensione ossia la lunghezza. Se immaginiamo una linea ferroviaria dritta le posizioni del treno saranno riferite soltanto alla sua distanza dalla stazione di partenza (Origine). O Adesso pensiamo al movimento di unastronave, allastronave Enterprise. Oltre a spostarsi si in lunghezza anche e su larghezza e gi

lastronave

sposter

specialmente quando il capitano Kirk le deve suonare ai cattivi. Quindi per individuare nello spazio le posizioni dellastronave abbiamo bisogno di unaltra dimensione che chiameremo altezza. Nello spazio in cui noi viviamo la posizione di un punto, che pu essere unastronave, un pianeta, una stella, una galassia, individuata mediante tre numeri, uno per ciascun asse. Se vogliamo apparire istruiti dobbiamo sapere che questi tre numeri si chiamano coordinate. Nella battaglia navale o nel campo di calcio le coordinate sono due mentre nel caso del moto rettilineo del treno, di coordinata ce ne sar soltanto una. Adesso che abbiamo rotto il ghiaccio, e per sembrare ancora pi istruiti, diciamo che, a seconda del numero di coordinate usate, si pu parlare di: - Sistema di riferimento monodimensionale (lunghezza = retta) - Sistema di riferimento bidimensionale (lunghezza e larghezza = piano) - Sistema di riferimento tridimensionale (lunghezza, larghezza, altezza = spazio) Rimane inteso che appena ho un sistema di riferimento ci posso ficcare dentro un bel laboratorio di fisica (di meccanica, direbbe Galileo) dove eseguire tutti gli esperimenti e misure che mi passano per la testa. Dunque dire sistema di riferimento o laboratorio la stessa cosa. 3

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Pillola di Scienza - 04 La domanda di Galileo


Ricapitoliamo questa storia dei sistemi di riferimento. I sistemi di riferimento possono essere di tre tipi, quelli rettilinei o monodimensionali, quelli piani o bidimensionali e quelli spaziali o tridimensionali. 1. Sistema di riferimento rettilineo:
0 1 2 3 4 5 6 7 8 Asse X (ascisse)

2. Sistema di riferimento piano:


Asse ordinate

Dagli esempi fatti e dai diversi tipi di sistemi di riferimento che sono riportati qui accanto, si intuisce che conviene scegliere il sistema di riferimento a seconda quale sia loggetto di cui voglio descrivere il moto. Facciamo un paio di esempi. Per un giocatore di calcio sceglier i bordi del campo di calcio, per un aereo mi converr un sistema a tre dimensioni. Scelte banali, direi. Adesso poniamoci unaltra domanda e cio chiediamoci se sia conveniente scegliere sistemi di riferimento fissi o sistemi di riferimento mobili. Cosa voglio dire con questo? Dal momento che abito qui sulla Terra e svolgo i miei esperi-menti su questo accogliente pianeta, mi pare ovvio scegliere sistemi di riferimento che siano

Asse ascisse

3. Sistema di riferimento spaziale:

fermi a Terra. Per se volessi descrivere i movimenti del mio pianeta attorno al Sole sarebbe altrettanto ovvio optare per un sistema di riferimento fermo rispetto al Sole da cui osservare queste traiettorie. In conclusione il sistema di riferimento sar fisso o mobile in funzione delloggetto da studiare. A questo punto possiamo porci unultima domanda, anzi la domanda se la pose Galileo (che fesso non era) qualche secolo fa. La domanda non complicata ma conviene leggerla lentamente: una volta che il moto di un oggetto sia stato descritto (matematicamente) rispetto a un certo sistema di riferimento, come descriveremo il moto dello stesso oggetto quando lo osserviamo da un altro sistema di riferimento, che si muova rispetto al primo? Ma cos importante questa domanda? Ebbene s e ne vedremo il perch. 4

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Pillola di Scienza - 05 Galileo era un uomo di saldi Princpi ...


Noi siamo intelligenti come Aristotele e, infatti, come lui, pensiamo che per muovere una sedia occorra spingerla continuamente applicando su di essa una forza (la nostra). Questo si chiama puro buon senso. E invece tutto sbagliato. Aristotele, per altri motivi, continua ad essere un genio e noi, che altri motivi non abbiamo, ci siamo miseramente illusi di essere pari a lui. Il nostro sogno di essere uguali ad Aristotele stato infranto da Galileo che introdusse il metodo scientifico. Questo metodo si basa sullosservazione dei fatti eliminando le cause che disturbano i fenomeni. Se i fatti sono depurati dalle cause contingenti e particolari allora possibile enunciare una legge universale. Bene, nel caso del movimento di un corpo Galileo cominci ad eliminare tutti gli attriti che ne rallentavano il movimento e giunse alla stupefacente scoperta che la forza serviva soltanto a vincere gli attriti e non a mantenere il corpo in movimento. Galileo, oltre che un fine teorico, era anche un abilissimo sperimentatore; egli, in laboratorio, riusc ad eliminare gran parte degli attriti ed a formulare il principio chiamato Principio di inerzia: un corpo (gi) dotato di una certa velocit tende a mantenere allinfinito il suo stato di moto rettilineo (significa sempre dritto) uniforme (significa a velocit costante) se non intervengono forze che ne frenino o ne disturbino il moto. Ne consegue che un corpo inizialmente in movimento continuer a muoversi e un corpo fermo rester fermo se non interviene una forza. Se applico una forza a un corpo fermo esso varia la velocit da zero fino ad un certo valore. Quindi la forza ha prodotto una variazione di velocit. E come si chiama la variazione di velocit? Si chiama accelerazione. Concludo che la forza non causa movimento bens accelerazione! La forza di attrito, in particolare, crea una de-celerazione fino a velocit zero. Soddisfatti di essere ora un tantino meno ignoranti solleviamo gli occhi al cielo per ringraziare Galileo. E cosa vediamo? Vediamo la luna, il sole, le stelle. Sappiamo che si muovono incessantemente da quando esiste luniverso. Nello spazio non c attrito, non ci sono cause di disturbo e i corpi si muovono senza lapplicazione di forze: ecco la verifica sperimentale del principio di inerzia! Dal principio di inerzia discende un altro principio, il cosiddetto Principio di relativit galileiana che risponde alla domanda che ci siamo posti alla fine della pillola n. 4 e cio: dato il moto di un corpo descritto (matematicamente) da un sistema di riferimento, come apparir tale moto visto (sempre matematicamente) da un altro sistema di riferimento che si muova rispetto al primo? Non sembra ma la domanda non banale e la risposta nemmeno. Ricordati: Galileo un vero amico, non ti delude mai! 5

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Pillola di Scienza - 06 Il sistema di riferimento inerziale


Calma amici, calma, il momento delicato perch tra poco introdurremo il principio di relativit di Galileo a cui seguir quello di Einstein. Credetemi, sono cose facili ma occorre un po di attenzione. E allora tiriamo il fiato e ricapitoliamo alcuni concetti. Nelle pillole precedenti abbiamo definito e capito che cosa siano a) il sistema di riferimento e b) il principio di inerzia. Ma noi ripetiamo. Un sistema di riferimento un insieme di assi ortogonali che partono da una origine e ai quali si riferisce la posizione di un corpo ossia il suo movimento. Per il principio di inerzia accade che: - se un corpo fermo, e non applico nessuna forza, allora esso rester fermo; - se corpo in movimento, e non applico nessuna forza, allora esso continuer a muoversi di moto rettilineo uniforme (supponendo lattrito nullo). Ricordiamo agli smemorati che moto rettilineo significa movimento sempre diritto e moto uniforme significa movimento a velocit sempre uguale. A questo punto facile intuire cosa sia un sistema di riferimento inerziale. Ebbene un sistema di riferimento inerziale quel sistema in cui valido ... il principio di inerzia ovvero un sistema che si muove di moto rettilineo uniforme rispetto ad un sistema di riferimento fisso. Adesso abbiamo in mano tutte le carte per capire la domanda di Galileo. La ricordate? Dato il moto di un corpo descritto (matematicamente) da un sistema di riferimento, come apparir tale moto visto (sempre matematicamente) da un altro sistema di riferimento che si muova rispetto al primo? E bene precisare a questo punto che Galileo suppose il sistema di riferimento in moto di tipo inerziale, dotato quindi di moto rettilineo e uniforme. Galileo, come Einstein, amava fare i cosiddetti esperimenti mentali ovvero si costruiva nel suo testone degli esperimenti ideali in cui trascurava tutto quello che era possibile trascurare (vedi come trascur lattrito nel principio di inerzia) allo scopo di enunciare una legge di carattere generale. Egli quindi immagin di essere a bordo di una nave, nel chiuso della stiva, nave che naviga silenziosa in un mare senza onde, senza corrente marina, con vento costante che soffia sempre nella stessa direzione,.... e cos via. La nave era cos un vero e proprio sistema di riferimento inerziale. Cosa not Galileo? Niente di speciale, not le stesse cose che avremmo notato noi! 6

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Pillola di Scienza - 07 La nave di Galileo


Galileo suppose di avere nella stiva della nave, tra tante altre cose, un secchio pieno dacqua che sgocciolava dentro il collo di una bottiglia, degli insetti svolazzanti in tutte le direzioni e poi, al colmo del divertimento, immagin di saltellare egli stesso sia verso la prua e sia verso la poppa della nave. (Tra poco capiremo perch Galileo si chiuse nella stiva e non si mise sul ponte della nave a respirare aria fresca). Questi esperimenti furono fatti sia con la nave ferma in porto e sia con la nave in moto, rettilineo uniforme, ossia inerziale, rispetto alla terra. In questo modo Galileo si pose nelle condizioni di osservare i movimenti dei corpi sia in un sistema di riferimento fisso (nave ferma rispetto alla terra) e sia in un sistema inerziale rispetto al primo (nave in moto rispetto alla terra). Ebbene egli not che quando la nave era in moto, a velocit costante e senza scosse, i fenomeni avvenivano nella stessa maniera di quando la nave era ferma: saltare verso prua non pi faticoso che saltare verso poppa, gli insetti svolazzano come prima in tutte le direzioni e le gocce dacqua continuano a centrare lapertura della bottiglia. Questa scoperta di Galileo viene espressa, con un linguaggio moderno, come principio di relativit galileiana ovvero: le leggi della meccanica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali, qualunque sia la velocit (costante) con cui essi si muovono gli uni rispetto agli altri. Se cos non esiste un sistema di riferimento privilegiato o assoluto (in cui valgano leggi diverse): se eseguiamo un esperimento di meccanica in sistemi di riferimento diversi, il risultato del nostro esperimento non cambia. E se me ne sto nella stiva, senza vedere il porto, non riesco nemmeno a capire se sono fermo o se la nave si muove! Unosservazione sorge spontanea: se i fenomeni si svolgono allo stesso modo in tutti i riferimenti inerziali significa che anche le leggi del moto sono sempre uguali in tutti i riferimenti inerziali. Di conseguenza se conosco le leggi della velocit di un corpo in un sistema posso calcolare facilmente la velocit dello stesso corpo in un altro sistema, in moto rispetto al primo, perch le leggi, lo dice Galileo, sono sempre le stesse. Se cammino a 5 km/h nel corridoio di un treno che viaggia in moto rettilineo alla velocit costante di 100km/h, per calcolare la mia velocit rispetto alla terra, non dovr cercare unaltra legge che studi il movimento, baster sommare le due velocit perch entrambe ubbidiscono alla medesima legge e quindi io mi muover a 105 km/h. Minkia, quanto sono intelligente!! 7

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Pillola di Scienza - 08 Sistema di riferimento assoluto o relativo


Abbiamo visto come la fisica classica ci permetta di trovare, in maniera molto semplice, le relazioni che esistono fra le velocit di un oggetto osservato da diversi sistemi di riferimento. Queste relazioni furono discusse per la prima volta da Galileo e si chiamano infatti, in forma matematica, trasformazioni di Galileo. In breve sono delle formule, invero elementari, che consentono il passaggio da un sistema di riferimento allaltro. Noi nemmeno scriveremo queste formule e diremo soltanto che sono basate sulla regola della somma della velocit. Un altro esempio banale. Sono seduto ai bordi di unautostrada perfettamente rettilinea a respirare gas di scarico. Cronometro la velocit di due auto che si muovono a velocit costante. Lauto A viaggia a 100Km/h mentre lauto B viaggia a 110 km/h. Entrambe le velocit sono riferite al sistema di riferimento terra perch io sono a terra. Adesso salgo nellauto A che cos diventa il mio sistema di riferimento inerziale. Poich sono fermo rispetto allauto A la sua velocit rispetto a me sar nulla. Cronometro la velocit dellauto B. Sar di 10 km/h. Quindi la velocit non ha un solo valore, un valore assoluto, ma il suo valore relativo al sistema di riferimento in cui io la misuro. Ma non solo. Faccio unaltra osservazione. Dire che sono io che viaggio a 100 km/h e lautostrada ferma non la stessa cosa che dire che sono io ad essere fermo e che lautostrada a viaggiare 100 km/h? Dal punto di vista delle leggi della fisica si tratta della stessa situazione. Non vi mai capitato di essere seduti in un treno fermo alla stazione e di guardare fissi un altro treno anchesso fermo sullaltro binario? Non avete avuto la sensazione di essere voi a muovervi e di scoprire dopo, guardando un punto fisso, magari un lampione, che invece laltro treno a spostarsi? La domanda sgorga tempestiva: esiste un sistema di riferimento assoluto a cui riferire le leggi della fisica oppure in natura esistono soltanto sistemi relativi? Galileo ha verificato che nessun esperimento condotto nella stiva della sua nave fornisce risultati diversi da quelli condotti nella nave ferma e quindi non esiste esperimento che mi permette di riconoscere se la nave si sta muovendo oppure no: se tutto indistinguibile deduco che il moto assoluto non esiste, esiste soltanto il moto relativo rispetto a un sistema di riferimento. E poi scusatemi ma che ce ne facciamo di un sistema di riferimento assoluto? 8

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Pillola di Scienza - 09 Sistema di riferimento assoluto


Potrei immaginare di trovare nelluniverso un corpo assolutamente fermo, magari il centro delluniverso stesso, e ancorarvi il punto origine O di un sistema di riferimento: avrei trovato il sistema di riferimento assoluto dove impiantare un bel laboratorio di fisica e fare tutti gli esperimenti e tutte le misurazioni possibili. Immaginate che goduria: troverei le grandezze fisiche assolute ossia i valori, validi in tutto luniverso, della massa, dellintensit di corrente elettrica, della durata degli intervalli di tempo, ... Aristotele credeva che la Terra fosse immobile nel centro delluniverso e quindi riteneva logico che esistesse uno spazio assoluto e un movimento assoluto. Purtroppo, duemila anni dopo, Copernico disse che la Terra girava attorno al sole. Eh si, il nostro universo crudele perch tutta la materia che lo compone, polvere, meteore, asteroidi, pianeti, stelle, galassie, buchi neri, tutti i corpi, tutti inclusi e nessuno escluso, ebbene s, tutti i corpi sono in perenne movimento da 13,7 miliardi di anni, epoca in cui luniverso nacque con i fatidico Big Bang; addirittura, dicono gli astronomi, non ha senso parlare di centro delluniverso, e se lo dicono loro bisogna crederci. Quindi, se tutto si muove, niente sistema di riferimento assoluto, niente grandezze fisiche assolute valide in ogni punto delluniverso, niente moto assoluto. E allora come faccio i miei esperimenti di fisica? Forse che la fisica una scienza aleatoria, ovvero non una scienza? Tranquilli, ricordiamoci della nave di Galileo e del suo esperimento mentale. Con lui sono arrivato a concludere che il movimento assoluto non esiste e tuttavia riesco a calcolare ugualmente e facilmente le velocit riferite a qualunque sistema di riferimento Quindi a che serve un sistema di riferimento assoluto? A un ... bel niente! E in fisica le cose che non servono a niente, le cose superflue, non esistono. Fino ad ora abbiamo parlato di velocit. E cosa possiamo dire del tempo o meglio degli intervalli che misurano lo scorrere del tempo? Galileo ritenne che il tempo fosse un valore assoluto nel senso che le misurazioni degli intervalli di tempo fossero identiche in tutti i sistemi. Ad esempio lo svuotamento di una clessidra avveniva nello stesso intervallo di tempo sia sulla nave ferma e sia sulla nave in movimento. Il tempo, si dice, una grandezza invariante. 9

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Pillola di Scienza - 10 Newton


Galileo mor nel 1642 e, che ti combina la Storia, Newton nacque nel 1642. LInglese raccolse la meccanica galileiana, la ampli e arricch, la port a compimento e diede al tutto una rigorosa veste matematica. Egli ben conosceva il principio di inerzia e la relativit galileiana associata al sistema di riferimento relativo. E pur tuttavia il suo pensiero, a volte, sconfinava nella teologia e nellastrologia. Ben strana figura quella di Newton, cera in lui un lato oscuro ... Egli introdusse le nozioni (che anche a quel tempo furono oggetto di grandi dibattiti e di decise contestazioni) di tempo assoluto e di spazio assoluto. Lo spazio assoluto di Newton non era che un contenitore degli infiniti sistemi di riferimento relativi. Lo spazio e il tempo assoluti newtoniani sono lo spazio e il tempo di Dio. "Lo spazio assoluto, per sua natura, resta sempre tale e invariabile senza alcuna relazione con lesterno." "Il tempo assoluto, vero e matematico, per sua natura scorre uniformemente, senza alcuna relazione con lesterno." I concetti di tempo assoluto e di spazio assoluto newtoniani non hanno un significato operativo, sono concetti empiricamente incontrollabili e, tra le critiche mosse, celebre rimasta quella di Ernst Mach (fisico e filosofo austriaco morto nel 1916), il quale in La meccanica nel suo sviluppo storicocritico afferma che lo spazio e il tempo assoluto di Newton sono delle mostruosit concettuali. Per gli scienziati agli inizi del 900 era da tempo nota la relativit del moto. Scoperta da Galileo la relativit del moto era stata incorporata nella meccanica newtoniana mentre gli intervalli di tempo tra un fenomeno e il successivo erano uguali in qualsiasi sistema di riferimento inerziale (il tempo era quindi un valore assoluto) e lo spazio compreso tra questi due fenomeni successivi era indeformabile (lo spazio era quindi un valore assoluto). Ci che Einstein scopri in seguito fu che non solo il moto ma anche lo spazio e il tempo sono relativi perch dipendono anchessi dal sistema di riferimento. Si tratta di unaffermazione molto imbarazzante e per nulla intuitiva. Come vedremo il tempo di Einstein sfida nella maniera pi sorprendente le nostre nozioni di realt basate sul senso comune. 10

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Pillola di Scienza - 11 Quello che abbiamo imparato


Beh, a questo punto possiamo dire di avere imparato il necessario per poter comprendere la Fisica di Einstein. Ricapitoliamo i concetti essenziali. Sistema di riferimento: linsieme di assi perpendicolari tra loro, che partono da uno stesso punto origine, sui quali indichiamo la posizione di un corpo; sistema di riferimento inerziale: un sistema di riferimento che si muove sempre nello stesso verso rettilineo con velocit costante; principio di inerzia: se non interviene una forza, un corpo che gi si muove continuer a muoversi e un corpo fermo rester fermo; sistema di riferimento assoluto: non esiste, esistono soltanto sistemi relativi gli uni agli altri; principio di relativit galileiana: la velocit relativa al sistema a cui si fa riferimento; trasformazioni di Galileo: sono semplici formule matematiche che consentono la descrizione del movimento da un sistema di riferimento allaltro; spazio: lo spazio assoluto ed il contenitore di stelle, pianeti, comete; tempo: il tempo assoluto, pervade tutto lo spazio, e scorre nellidentico modo e con la stessa regolarit in tutti i sistemi, inerziali o meno.

Con questi dati acquisiti la scienza si affacci alle soglie di 900. Alla fine dellOttocento la Fisica ha raggiunto certezze nella comprensione dei fenomeni naturali. Il quadro appariva quasi definitivo, come se tutto quello che vi era da scoprire fosse stato in qualche modo raggiunto dalluomo. Cosa restava da investigare? Certamente occorreva una miglior comprensione dei fenomeni a livello microscopico, certamente occorreva far luce definitiva su taluni aspetti ma secondo lautorevole fisico americano A. Michelson le leggi fondamentali e i fatti pi importanti della fisica sono stati tutti scoperti, e sono cos ben stabiliti che assolutamente remota la possibilit che vengano soppiantati a seguito di nuove scoperte.(1899). A conforto di questa tesi era sopraggiunta, per ultima, la teoria dellelettromagnetismo che forniva un inquadramento teorico rigoroso e sperimentato per tutti i fenomeni elettrici, magnetici e luminosi. Ma proprio in questa esauriente teoria si annidava il germe che avrebbe frantumato la fisica classica ed infranto il mito di Newton che aveva dominato il mondo scientifico per due secoli. Era arrivato il momento di una nuova fisica. Per comprendere Einstein dobbiamo quindi conoscere, oltre alle elementari nozioni di fisica classica che abbiamo visto in precedenza, anche le contraddizioni tra elettromagnetismo e fisica classica. 11

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Pillola di Scienza - 12 Le onde elettromagnetiche


Siamo abituati ad associare il movimento ai corpi. Un sasso un corpo che pu assumere velocit. Alla velocit corrisponde lenergia. Un sasso pu rompere un vetro e le mani in movimento di una mamma possono far arrossire le guance di un bimbo discolo (una volta capitava cos....). Tuttavia al movimento si possono associare anche le onde. E cosa sono le onde? Negli stadi centinaia e centinaia di spettatori organizzati decidono, pur rimanendo ai loro posti, di alzarsi e abbassarsi alternativamente in successione creando leffetto di unonda chiamato ola. Quindi gli spettatori non si muovono ma trasmettono il movimento agli altri. Lo stesso accade quando gettiamo un sasso in acqua e si creano le onde circolari. Non lacqua a muoversi, londa a propagarsi. Londa che si propaga contiene energia al pari del sasso che frantuma il vetro tant che londa sonora pu far vibrare o anche rompere il vetro. Londa sonora viaggia nel vuoto a 300 m/sec. Da ragazzini ci si divertiva a strofinare nella manica del pullover le penne biro che poi avvicinavamo a dei minuscoli pezzettini di carta che invariabilmente venivano attirati. Bene, avevamo scoperto, senza saperlo, il campo elettrico cio quella zona dello spazio dove si risente delle azioni elettriche. Con le calamite giocavamo ad attirare pezzettini di ferro deducendo che il campo magnetico quella zona dello spazio dove si risente delle azioni magnetiche. Il campo elettrico e il campo magnetico non sono due entit separate perch fu scoperto che agitando una carica elettrica si generava anche un campo magnetico e agitando una calamita vicino ad un filo conduttore vi scaturiva un una corrente elettrica e quindi un campo elettrico. Quindi pi corretto parlare di campo elettromagnetico. Il campo elettromagnetico si sposta sotto forma di onde elettromagnetiche le quali, come tutte le onde, trasportano energia tant che il sole ci riscalda emettendo onde elettromagnetiche. Le onde elettromagnetiche sono di tanti tipi. Il calore, la luce, la radio, la televisione, i raggi X, ... tutti questi fenomeni si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche di differenti caratteristiche. Maxwell fu linsigne scienziato che diede una forma matematica, semplice ed elegante, alle onde elettromagnetiche. E fu qui che si nascose il diavolo! 12

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Pillola di Scienza - 13 Le equazioni di Maxwell


Abbiamo detto che Maxwell fu linsigne scienziato che diede una forma matematica, ossia lequazione semplice ed elegante, alle onde elettromagnetiche. Secondo Maxwell la variazione nel tempo del campo elettrico genera la variazione di un campo magnetico e viceversa; la variazione nel tempo, che chiameremo oscillazione, si propaga nello spazio vuoto sotto forma di onda elettromagnetica. Spieghiamo meglio perch ci accade. Le onde meccaniche, ad esempio le onde sonore o le onde acquatiche, sono prodotte dalle oscillazioni del mezzo materiale (aria, acqua, ...) e si propagano solo nella materia (aria, acqua, ...). Ricordiamo a proposito che nel vuoto non si trasmettono i suoni. Invece le onde elettromagnetiche non sono prodotte dalle oscillazioni del mezzo materiale (che non c) ma dalle oscillazioni del campo elettromagnetico e cos si propagano anche nello spazio vuoto privo di materia. Laspetto rivoluzionario delle equazioni di Maxwell che le ipotesi da cui esse scaturirono non ebbero bisogno di alcun sistema di riferimento! Maxwell dimostr che le onde elettromagnetiche si propagano nel vuoto con una velocit che dipendeva soltanto dal valore, nel vuoto, di alcune costanti elettriche e magnetiche ed era pari numericamente alla velocit della luce nel vuoto ossia a 300.000 km/sec (un valore allepoca conosciuto attraverso sofisticati esperimenti). Le citate costanti elettriche e magnetiche erano costanti in tutti i sensi e cio non dipendevano da nessun sistema di riferimento allo stesso modo delle equazioni di Maxwell. Inoltre i risultati delle prove sperimentali furono sconvolgenti! Ebbene le prove sperimentali, raffinate, precise, inoppugnabile verificavano che per la velocit della luce non valevano le trasformazioni di Galileo che si basavano sulla regola della somma delle velocit dei corpi in movimento. (vedi pillola n. 8). Invece per la luce accadeva che questa somma delle velocit non era valida. Se due auto viaggiano entrambe a 300.000 Km/sec, e si scontrano, la velocit di impatto non sar di 600.000 km/sec ma di ... 300.000 km/sec! Supposto che un faro di luce sia montato su un astronave che viaggia verso di me alla velocit di 300.000km/sec, la velocit della luce del faro mi arriver sempre a ... 300.000 km/sec e non sar la somma di velocit luce + velocit astronave! Quindi la velocit della luce ha un solo valore uguale per tutti i sistemi di riferimento inerziali: una costante universale!! La domanda era inevitabile: le trasformazioni di Galileo sono sbagliate? La risposta la forn il giovane Einstein (26 anni) nel 1905. E fu una risposta semplice ma rivoluzionaria.

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Pillola di Scienza - 14 Galileo e Einstein


Siamo finalmente arrivati al momento del confronto tra Galileo e Einstein. Dobbiamo scoprire chi avesse ragione e chi avesse torto. Galileo disse che non c una velocit assoluta, cio valida in tutti i sistemi di riferimento, e quindi le velocit sono relative proprio al sistema di riferimento e si sommano. Ma abbiamo visto che gli esperimenti dimostrarono che se le velocit da confrontare erano quelle della luce allora le velocit non si sommavano, non sono dipendenti (cio relative) dal sistema di riferimento ed anzi la velocit era costante. Einstein afferm che gli esperimenti sulla velocit della luce non solo erano corretti ma vi costru una nuova teoria, la teoria della relativit, che mand in soffitta la meccanica di Galileo e Newton. Egli dimostr che alle velocit prossime a quelle della luce non valevano pi le trasformazioni di Galileo perch queste erano un caso particolare (alle basse velocit) delle trasformazioni di Lorentz. Ricordiamo ancora una volta i termini del problema e prendiamo in considerazione la velocit di impatto di due automobili. Galileo: (trasformazioni di Galileo) due automobili viaggiano ciascuna a 100 km/h: velocit di impatto: 200 km/h. Einstein: (trasformazioni di Lorentz) due automobili viaggiano ciascuna a 300.000 km/sec: velocit di impatto: 300.000 km/sec. Bene, ma chi era questo Lorentz? Lorentz fu un fisico olandese, premio Nobl, morto nel 1928. A differenza delle trasformazioni di Galileo, secondo le quali il tempo nei due sistemi di riferimento rimaneva costante (tempo assoluto), per le trasformazioni di Lorentz il tempo era variabile. Queste trasformazioni, in verit, furono trovate, anche prima di Lorentz, da numerosi studiosi, fisici e matematici, delle onde elettromagnetiche di Maxwell ma tutti, compreso Lorentz, continuavano ad inquadrarle nelle meccanica classica cercando vari artifizi tali da conservare la validit delle trasformazioni di Galileo. Anche Einstein trov per suo conto queste formule ma ne cap il profondo significato inventando la nuova fisica. Per capire il ragionamento di Einstein dobbiamo riprendere la nave di Galileo, anzi, visto che siamo moderni, saliremo su un treno, il treno di Einstein e applicheremo una difficile formula matematica, il teorema di Pitagora! Anzi, gi che ci siamo, diamo una rinfrescatina a questo magnifico teorema.

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Pillola di Scienza - 15 Gli assiomi di Einstein


Poich nel treno di Einstein dovremo applicare il teorema di Pitagora diamoci una breve rinfrescatina e, con loccasione, introduciamo anche un simbolismo matematico che ci torner molto utile. Il teorema di Pitagora recita che in un triangolo rettangolo il quadrato costruito sullipotenusa equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. c2 = a2 + b2. Da cui si ricava: a2 = c2 - b2 c a che posso scrivere anche: a = c2 - b2 . Con loccasione introduciamo il simbolo . b E un triangolino e rappresenta la lettera greca

delta. Nel simbolismo matematico indica la differenza tra due grandezze. Se ad esempio ho due istanti di tempo, t1 e t2, invece di scrivere la loro differenza come t2 - t1 potrei scrivere pi sbrigativamente t (si pronuncia delta t). Se avessi due posizioni indicate con x1 e x2 potrei indicare la loro differenza con x (si pronuncia delta x) e se avessi indicato le posizioni con s1 e s2 scriverei s (si pronuncia delta s). Fatta questa indispensabile premessa e prima di salire sul treno dobbiamo per conoscere le basi su cui Einstein poggi la sua straordinaria teoria. Queste basi si chiamano assiomi. Gli assiomi, o postulati, non si dimostrano. Euclide bas la sua geometria su cinque assiomi e costru un conseguente edificio logico matematico che resiste ancora da 2500 anni. Gli assiomi di Einstein sono due. Dagli assiomi derivano le deduzioni logiche teoriche. Le deduzioni logiche teoriche si confrontano con gli esperimenti. Se gli esperimenti confermano le deduzioni allora gli assiomi sono veri. E questo fu quello che accadde. Primo assioma: le equazioni di Maxwell sono vere, cio la luce viaggia sempre alla stessa velocit; Secondo assioma: Galileo ha ragione e non esiste un esperimento capace di identificare un moto assoluto. Vedremo poi le conseguenze. Intanto saliamo sul treno di Einstein. 15

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Pillola di Scienza - 16 Il treno di Einstein

Quel che vede Il capotreno

Quel che vede il capostazione

Niente paura, quello che vediamo in figura un comunissimo vagone di un treno. Supponiamo come al solito che il moto del treno sia sempre rettilineo e la velocit sempre uniforme e quindi il treno costituisce un sistema di riferimento inerziale. Immaginiamo una velocit prossima a quella della luce, ossia l80% di 300.000 km/sec ovvero 240.000 km/sec. A questo punto introduciamo i nostri osservatori. Uno il capotreno che, appunto, sta nel treno, anzi nel nostro vagone e quindi si muove a bordo di questo mentre laltro osservatore il capostazione che, impalato sul marciapiede della stazione, vede il treno, con a bordo il capotreno, sfrecciare davanti a se e alla stazione, a 240.000 km/sec. Ognuno dei due ha un orologio nel taschino e i due orologi sono perfettamente sincronizzati. Descriviamo il semplicissimo esperimento mentale di Einstein. Immaginiamo di accendere una lampadina sul pavimento del treno, nel punto A, proiettando un fascio di luce verso il soffitto nel punto B dove uno specchio riflette il raggio di luce e lo invia di nuovo nel punto A. La domanda semplice: cosa vedono il capotreno e il capostazione? 1. Risposta del capotreno: il capotreno che fermo rispetto al treno - per tutta la durata del viaggio vede il raggio partire verticalmente da A (scatta il tic del suo orologio), colpire lo specchietto B e quindi ritornare in A (scatta il tac del suo orologio). E si annoia pure a contare i tic-tac del suo orologio. 2. Risposta del capostazione: il capostazione che fermo rispetto alla stazione vede il treno in movimento e il raggio di luce che, oltre ad andare su e gi, si sposta insieme al treno; allinizio dellesperimento la posizione A di partenza uguale a quella che vede il capotreno (scatta il tic del suo orologio), ma poi il capostazione vede, a causa del movimento del treno, che B passa in B e la posizione A (di ritorno) in A (scatta il tac del suo orologio). Dunque il capostazione osserva che il raggio di luce compie una traiettoria obliqua e non semplicemente verticale come quella che vede il capotreno. Penso che anche lui si annoi a contare i tic-tac del suo orologio. In questi due punti di vista non ci vedo nulla di trascendentale ma soltanto lovviet. Ancora pi banale sar losservazione che faremo guardando i percorsi del raggio di luce che appaiono in figura: da questa osservazione comune (che tutti siamo capaci di fare) e dalla conseguenza ugualmente banale, che per solo un genio ebbe il coraggio di trarre, nacque la teoria della relativit.

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Pillola di Scienza - 17 La banale osservazione di Einstein

Prima di applicare Pitagora facciamo una osservazione visiva alquanto banale e confrontiamo il percorso che la luce compie (dal tic dellemissione in A al tac del ritorno sempre in A) dal punto di vista del capotreno e dal punto di vista del capostazione. Percorso della luce, andata+ritorno, che vede il capotreno: AB + BA Percorso della luce, andata+ritorno, che vede il capostazione: AB + BA

E evidente anche visivamente che il percorso della luce visto dal capotreno pi breve di quello visto dal capostazione. Chiamiamo Scapotreno il percorso visto dal capotreno ed Scapostazione quello visto dal capostazione. Abbiamo detto che Scapotreno minore di Scapostazione, in simbolismo matematico si scrive Scapotreno < Scapostazione Fin qui abbiamo elencato una serie di osservazioni corrette ma anche ovvie. Ed qui che sopraggiunge il giovane genio Einstein. Egli con limprontitudine della sua giovane et dichiara senza mezzi termini che la velocit della luce costante in tutti i sistemi di riferimento, che il suo valore nel vuoto sempre 300.000 km/sec, che non ci sono errori, che non c nessuna ipotesi alternativa, che non c niente di niente, che la verit sotto gli occhi di tutti, basta volerla vedere (vi ricordate il primo assioma?: le equazioni di Maxwell sono vere, cio la luce viaggia sempre alla stessa velocit). Lui vide la verit. Poich, come sanno anche i bambini, velocit = spazio/tempo, se lo spazio varia (Scapotreno < Scapostazione) per rimanere costante la velocit (= velocit luce) anche il tempo deve variare nella stesa misura: quindi Il tempo e lo spazio non sono valori assoluti (ciao Newton) ma sono valori relativi e dipendono dal sistema di riferimento (treno o stazione). 17

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Pillola di Scienza - 18 Pitagora e Einstein

B Applicando il teorema di Pitagora al triangolo ABB possiamo scrivere: (BB)2 = (AB)2 (AB)2 BB uguale a AB (lo si vede anche graficamente); il percorso della luce, in andata e ritorno, visto dal capotreno; il capotreno misura il tempo di percorrenza di andata (da A a B) e di ritorno (da B ad A) con il suo orologio e vede che pari, ad esempio, al tempo tcapotreno; poich la velocit della luce, indicata con la lettera c di celeritas, uguale a spazio diviso tempo, lo spazio percorso dalla luce in andata (da A a B) e in ritorno (da B ad A) uguale al prodotto della velocit c per il tempo misurato dal capotreno: AB+BA = 2AB= c tcapotreno e quindi AB = BB = c tcapotreno/2. ABA lo spazio da andata e ritorno, che vede il capostazione; il capostazione suo orologio e vede che pari al tempo noi interessa AB che la met di ABA obliquo, percorso dal raggio di luce, misura il tempo di percorrenza con il tcapostazione; il lato del triangolo che a e quindi AB = c tcapostazione/2.

ABA lo spazio percorso dal treno che viaggia a velocit v mentre, contemporaneamente, la luce percorre obliquamente lo spazio ABA. AB = ABA/2 = v tcapostazione/2. Sostituendo a (BB)2 = (AB)2 (AB)2 le espressioni trovate avremo:
2 2 2

c tcapotreno c tcapostazione v tcapostazione = 2 2 2 Con facili ma altrettanto noiosi passaggi che omettiamo, si arriva a scrivere: tcapostazione = tcapotreno v 1c

Questa formula la trasformazione di Lorentz, trovata indipendentemente anche da Einstein, e deve essere opportunamente commentata. Troveremo delle sorprese strabilianti. 18

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Pillola di Scienza - 19 Le conclusioni di Einstein

B Attraverso lesperimento mentale del vagone Einstein aveva dimostrato che lo spazio percorso dalla luce nel treno, visto dal capostazione (una spezzata), era maggiore dello spazio percorso nel treno visto dal capotreno (un segmento). Poich aveva postulato che la velocit della luce era costante deriva che lo spazio e il tempo variano in modo che il loro rapporto sia sempre costante e pari a c, velocit della luce = 300.000 km/sec. Applicando il teorema di Pitagora Einstein aveva replicato la trasformazione di Lorentz che ora commentiamo secondo varie ipotesi. tcapostazione = tcapotreno v 1c

a) velocit del treno v = 300 km/h; 300 km/h sono pari a 0,083 km/sec; (v/c)2=(0,083/300.000)2 = 0; quindi 1 0= 1; 1 = 1 tcapostazione = tcapotreno: i due orologi segnano lo stesso tempo ed la medesima conclusione di Galileo. b) la velocit del treno v = 240.000 km/sec; (v/c)2 = (240.000/300.000)2 = 0,64; 1 0,64 = 0,36; 0,36 = 0,6; tcapostazione = tcapotreno/0,6 da cui tcapotreno = 0,6 tcapostazione. Questa relazione stupefacente, lorologio del capotreno scorre pi lentamente dellorologio del capostazione; se mi imbarco a 10 anni per un viaggio spaziale alla velocit di 240.000 km/sec, che per il mio orologio dura 50 anni, trover il mio gemello rimasto sulla terra di una et di 50/0,6 = 83 anni ovvero pi vecchio di me di 23 anni ed io ho viaggiato nel futuro di mio fratello (e non nel mio...), e della terra, per 23 anni! Questo fenomeno si chiama rallentamento del tempo. Ovviamente per me astronauta il tempo ha continuato a trascorrere normalmente e non ho avvertito alcun rallentamento. c) la velocit del treno v = 300.000 km/sec; (v/c)2 = (300.000/300.000)2= 1; 1-1 =0; 0 = 0; tcapostazione = tcapotreno/0; tcapotreno = 0 tcapostazione = 0. Il tempo del capotreno nullo ossia il tempo si fermato. Ma questo non possibile ed il perch sar pi evidente in unaltra occasione. 19

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Pillola di Scienza - 20 Lo spaziotempo di Einstein


Abbiamo compreso che non esiste un tempo assoluto e uno spazio assoluto indipendente luno dallaltro. In ogni sistema di riferimento lo spazio legato al tempo a formare ununica entit chiamata spaziotempo. Bisogna invertire il modo di percepire il mondo perch non si pu scegliere di muoversi solo nello spazio o solo nel tempo, ci si muove obbligatoriamente nello spaziotempo. La realt vera che il movimento totale nello spaziotempo ha due componenti contestuali, una la velocit di moto nello spazio e laltra la velocit di moto nel tempo, la somma delle due velocit sempre uguale alla velocit della luce. Se una componente cresce, laltra diminuisce e viceversa. Nel nostro mondo, a bassa velocit, i due moti, nello spazio e nel tempo, si percepiscono distinti ma anche noi, nella nostra vita quotidiana, ci muoviamo continuamente nello spaziotempo (vedremo come). Prendiamo, ad esempio, in considerazione un aereo fermo sulla pista di un aeroporto; dal nostro punto di vista non si sta muovendo nello spazio ( fermo sulla pista), ma si sta muovendo nel tempo (lorologio del pilota segna lo scorrere del tempo). Quando laereo parte, una frazione del suo moto nel tempo utilizzata per il suo movimento nello spazio, di conseguenza la sua velocit di moto nel tempo rallenta in quanto, ripetiamo, una parte del moto totale (movimento nello spazio pi movimento nel tempo) impiegato per il moto nello spazio. Pertanto, il tempo scorre pi lentamente per laereo in movimento e per le persone che sono a bordo, rispetto a tutto ci che sulla terra. Tanto pi il tempo rallenta quanto maggiore la velocit dellaereo. Questa lessenza della relativit di Einstein. Questa legge, valida per tutti i tipi di moto, afferma, pi precisamente, che la velocit di moto di un corpo nello spaziotempo sempre uguale alla velocit della luce. Sembra un assurdo, poich sappiamo che solo la luce raggiunge la velocit di 300.000 km/sec ma tale velocit riguarda solo il moto della luce nello spazio. Ma qui stiamo parlando del moto combinato di un corpo nello spaziotempo. Proprio in questo consiste la scoperta di Einstein: questi due tipi di moto nello spazio e nel tempo sono combinati. Quando laereo decolla una parte del suo moto complessivo spaziotempo, che sempre uguale alla velocit della luce, viene sottratta al moto del tempo a favore del moto dello spazio, ma il totale combinato delle due velocit rimane invariato e sempre uguale alla velocit della luce. Di conseguenza, in seguito al trasferimento di parte della velocit dellaereo dal tempo al moto, la sua velocit nel tempo rallenta. Se per ipotesi il nostro aereo fosse in grado di raggiungere la velocit della luce, il tempo cesserebbe di scorrere. La velocit che possibile raggiungere ora con i mezzi pi veloci sempre una piccolissima frazione della velocit della luce, per cui il rallentamento del tempo limitatissimo, ma, senza alcun dubbio la deviazione temporale si verifica ed stata anche riscontrata per i piloti di aerei di linea. Per un aereo che viaggi a 1000 km/h gli orologi dei piloti hanno rallentato di 100 miliardesimi di secondo al giorno! 20

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Pillola di Scienza - 21 Lo spaziotempo non la somma di spazio+tempo ma...


Se ci chiedessero di descrivere geometricamente il mondo tridimensionale in cui viviamo, come ad esempio la nostra casa, utilizzeremmo il sistema di riferimento tridimensionale con la lunghezza, la profondit e laltezza, e prendendo carta e penna rappresenteremmo il tutto con le variabili x,y,z. Questo tipo di spazio detto euclideo a ricordo di Euclide, autore 2500 anni addietro degli Elementi (di Geometria) validi ancora oggi. Nella geometria euclidea la distanza un invariante e infatti il teorema di Pitagora, applicato in qualunque Sistema di riferimento (alle basse velocit) ad uno stesso triangolo, fornisce sempre lo stesso valore. Lo stesso dicasi per il tempo che, nella meccanica di Galileo e Newton, invariante da un sistema allaltro. Per abbiamo visto che alle velocit prossime a quella della luce il tempo relativo mentre invariante la velocit nello spaziotempo. Anche le distanze nello spaziotempo variano; unaltra trasformazione di Lorentz ci dice che la lunghezza di unasta distesa nel senso del movimento del treno viene vista dal capo stazione (cs) pi corta di quanto la misuri il capotreno (ct); se il treno viaggia a 240.000 km/sec il termine dentro Lcs = Lct 1v c
2

la radice quadrata abbiamo visto essere 0,6 e quindi Lcs = 0,6Lct; quindi se il capotreno misura unasta 100 cm, il capostazione la misurer 60 cm.

In altre parole, le misure dello spazio e del tempo prese separatamente non sono assolute, ma dipendono dal sistema di riferimento (osservatore) a cui si riferiscono. Nel sistema di riferimento, per, non si possono considerare spazio e tempo separati ma uniti nello spaziotempo. Linvariante nello spaziotempo non la distanza nello spazio e non la distanza tra due eventi temporali, come accade nel nostro universo delle basse velocit: invariante nello spazio tempo (universo alla alte velocit) la distanza spaziotemporale. Lo spaziotempo viene definito da quattro coordinate: le prime tre (x,y,z) sono le coordinate spaziali, come per lo spazio euclideo, mentre la quarta variabile identifica il tempo (t) o meglio un preciso momento temporale. Tutte e quattro le coordinate definiscono quello che si chiama evento, ovvero una situazione avvenuta in un preciso luogo ed in un preciso istante. Lideatore di questo oggetto matematico fu H. Minkowski, uno dei maestri di Einstein, che lo introdusse nel 1907. Nello spaziotempo ci sono regole precise con cui spazio e tempo si sommano ed proprio lintervallo spaziotemporale definito da queste regole a costituire il nuovo invariante (oltre alla velocit della luce). 21

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Pillola di Scienza - 22 Lo spaziotempo di Minkowsky


Nello spazio a due dimensioni (x,y) la lunghezza di un segmento (ad es. lipotenusa di un triangolo rettangolo) uguale in tutti i sistemi di riferimento; esprimiamo questo concetto elementare dicendo, con Pitagora, che: s2 = x2 + y2 = invariante. y y2 dove: y = y2 y1 s y x = x2 x1 y1 O x1 x x2 x Se fossimo nello spazio aggiungeremo laltra coordinata, laltezza, che indichiamo con la lettera z, e quindi linvariante di Pitagora diventerebbe:

s2 = x2 + y2 + z2 = invariante.

Io che sono intelligente penso che se invece fossimo nello spaziotempo basterebbe aggiungere lintervallo di tempo (t) tra due eventi: evento 1: si svolge allistante t1 nel punto dello spazio di coordinate x1,y1,z1; evento 2: si svolge allistante t2 nel punto dello spazio di coordinate x2,y2,z2. Sarebbe naturale immaginare la distanza spaziotemporale tra i due eventi: s2 = t2 + x2 +y2 + z2 = invariante. Per qualcosa non va perch t un tempo mentre x, y, z sono lunghezze. Se voglio riportare tutto in lunghezze basta moltiplicare t per la velocit della luce ossia ct che indica lunghezza che la luce percorre nel vuoto nel tempo t. La relazione allora sarebbe: s2 = (ct)2+x2+y2+z2 = invariante che, in uno spazio rettilineo, diventa: s2 = (ct)2 + x2. Ma nello spaziotempo le cose non stanno proprio cosi. Noi seguiremo una scorciatoia che ci porter al risultato di Minkowsky. Inoltre, per facilitare il ragionamento supporremo che il movimento sia lungo una retta e quindi porremo y = 0 e z = 0. A questo punto torniamo sul treno di Eisntein. Se osserviamo attentamente noteremo che esiste una distanza nei due sistemi di riferimento, treno e stazione, che si mantiene costante ossia che un invariante. Questa distanza, verticale alla direzione del moto, : B
(AB)capotreno = (BB)capostazione = invariante

e come nel triangolo precedente la indicheremo con s. AB, genericamente, pu essere indicato con ct perch lo spazio percorso dalla luce nel tempo t mentre porremo AB uguale al percorso x. In sintesi: s2 = (ct)2 x2 e non, come era naturale immaginare, s2 = (ct)2 + x2. 22

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Pillola di Scienza - 23 Com fatto lo spaziotempo di Minkowsy?


Abbiamo visto che alle basse velocit, ossia nel nostro vivere quotidiano, nelluniverso dove la razza umana si evoluta, nel nostro spazio, la lunghezza di un oggetto invariante. Ci conforta il teorema di Pitagora per il quale la lunghezza di un segmento uguale in tutti i sistemi di riferimento inerziali. La relazione di Pitagora, per uno spazio rettilineo, : s2= (ct)2+x2. Alle basse velocit sono invarianti la distanza spazio e la distanza tempo (tra due eventi) e quindi rimane invariante la somma tra queste due distanze. Ricordiamo che lesperimento mentale di Einstein condotto su un treno che viaggia a velocit prossima a quella della luce. Il capostazione vede rallentare il tempo misurato dal capotreno (anche se il capotreno non si accorge del rallentamento del suo treno) e vede accorciarsi la lunghezza di unasta parallela al movimento del treno. Tuttavia la lunghezza perpendicolare al movimento del treno rimane uguale sia dal punto di vista del capotreno e sia dal punto di vista del capostazione che guarda nel treno. Dunque nello spaziotempo (universo con velocit prossime a quella della luce), questa la lunghezza invariante sia nel sistema di riferimento treno e sia nel sistema di riferimento stazione. La relazione di invarianza espressa da s2 = (ct)2 x2 Nello spaziotempo invariante la distanza spaziotempo e non la distanza spazio o la distanza tempo. Da notare come nello spaziotempo la dimensione tempo (t) e la dimensione spazio (x) sono separate dal segno e non dal segno +. Fidatevi se vi dico che in un sistema di assi cartesiani (spazio x e tempo t) lespressione s2=(ct)2 + x2 rappresenta una circonferenza mentre l espressione s2 = (ct)2 x2 descrive uniperbole. Ora proveremo a disegnare lo spaziotempo sia come una circonferenza e sia come uniperbole e vedremo a cosa andremo incontro. Per ci chiediamo come sarebbe stato bello che lo spaziotempo fosse una circonferenza. Sarebbe stato appagato il nostro senso innato della bellezza e dellordine. Gi, sarebbe stato magnifico che anche le orbite dei pianeti fossero circolari (Copernico) ma Keplero e Galileo provarono che erano ellittiche e che, essendo ellittiche, permettevano la comprensibilit di altri fenomeni astronomici altrimenti inspiegabili con le orbite circolari. Lo stesso accade con lo spaziotempo iperbolico. Soltanto cos non si entra in contraddizione tra passato e futuro, soltanto cos sono impossibili i viaggi nel passato che avvengono soltanto nei film di fantascienza. Per i viaggi nel futuro, degli altri e comunque senza ritorno, il discorso cambia ... 23

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Pillola di Scienza - 24 Il principio di causalit Anche una banale osservazione della sequenza dei fatti di ogni giorno ci fa comprendere come sia organizzato il nostro mondo. Ogni qualvolta che pigiamo sullacceleratore la macchina accelera, ogni volta che ci sediamo la poltrona si piega, ogni volta che scaldiamo lacqua questa bolle, ... ci sono azioni e ci sono reazioni. Questa semplice successione di eventi ci fa concludere che ci sono fatti che determinano altri fatti. Ci sono fatti determinanti e fatti determinati, ci sono cause e ci sono effetti. Il nostro mondo organizzato cos. E se esaminassimo i tempi della successione degli eventi ci accorgeremmo che la causa precede sempre leffetto. Se la causa avviene nel tempo t1 e leffetto nel tempo t2 sar sempre t1<t2 ovvero il tempo della causa precede il tempo delleffetto. In altri termini esiste una freccia del tempo che dal presente volta al futuro e mai al passato. Tuttavia se esaminiamo le equazioni dellelettromagnetismo di Maxwell ci rendiamo conto che esse sono indipendenti dal tempo, non c' nessuna distinzione tra passato e futuro, per cui perfettamente ammissibile che le onde viaggino sia in avanti che indietro nel tempo. L'esperienza per ci dice che le onde viaggiano sempre in avanti e non arrivano mai prima di essere emesse, sembra che prediligano una determinata freccia del tempo nell'universo. Einstein sosteneva che le leggi dell'elettromagnetismo dovevano essere simmetriche rispetto al tempo e l'asimmetria delle onde che viaggiano in avanti del tempo deriverebbe essenzialmente da probabilit statistiche. I fenomeni fisici sono irreversibili. La goccia di caff si espande naturalmente nel latte e per il verificarsi (probabilistico) della sua separazione dal latte sarebbe necessario un tempo maggiore della vita stessa delluniverso! La storiella del caffelatte proprio uno degli infiniti tipici esempi dell'irreversibilit con la quale conviviamo giornalmente, e che d un "senso" al nostro universo. Causa, effetto e irreversibilit sono, infatti, le tre parole che meglio descrivono la caratteristica a senso unico della realt che ci circonda, dove tutto sembra essere orientato sempre in una direzione precisa, dove le cause precedono sempre gli effetti, e il tempo scorre sempre in un unico verso. E, guarda caso, in questuniverso dove vige il principio di causalit, esiste una velocit limite, insuperabile: la velocit della luce. La teoria della relativit di Einstein vive nel nostro mondo (alle velocit elevate) e si basa sulla vigenza del principio di causalit: la causa precede leffetto. 24

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Pillola di Scienza - 25 Perch lo spaziotempo di Minkowsky non pu essere una circonferenza. Proviamo a disegnare lo spaziotempo di Minkowsky come se fosse una circonferenza e vediamo se ci sbattiamo il naso; la circonferenza ha equazione: s2= (ct)2+x2 in cui ct indica la distanza temporale (c una costante), x la distanza spaziale, mentre s la distanza spaziotemporale che nelluniverso di tutti i giorni, quello delle basse velocit, non riusciamo a percepire anche se esiste. Immaginiamo due eventi che accadono nella nostra abitazione che diventa cos sistema di riferimento. Evento 1: mi alzo dal letto, che in figura individuo con la lettera O, alle ore 7; Evento 2: mi siedo al tavolo che dista dal letto X1 = 10m e finisco la colazione alle ore 8; lintervallo di tempo tra i due eventi 1h, la distanza temporale ct = c1h Se s invariante in tutti i sistemi di riferimento allora x e t possono assumere valori diversi in modo, per, che la loro somma sia sempre uguale a s e quindi, per ogni sistema di riferimento con velocit prossima a quella della luce, P potr assumere ogni posizione sulla circonferenza come ad esempio P e dovr essere: OP=OP e s = s. ct ct1
s

Ma senza perder tempo a misurare la distanza spaziale x e la distanza temporale t ci rendiamo immediatamente conto che in OP qualcosa non va. Infatti la distanza temporale O-ct ha un valore negativo (parte negativa dellasse x ct) e quindi se, ad es., t = -1h,10min, significa che mi son seduto a tavola 1h e 10min prima di essermi alzato dal letto! Leffetto ha preceduto la causa e nel nostro universo questo non pu accadere perch il nostro universo un universo causale.

O x x1

ct

Ecco perch luniverso di Minkowsky non pu essere una circonferenza e noi ci abbiamo sbattuto il naso. Minkowsky ha dimostrato che la sua rappresentazione matematica dello spaziotempo uniperbole equazione s2= (ct)2-x2 e liperbole, come vedremo, garantisce la causalit. Se fosse una circonferenza sarebbe sovvertito il principio causa-effetto e il nostro universo non potrebbe esistere e noi non saremmo qui, chi a scrivere (causa) e chi a leggere (effetto) ... 25

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Pillola di Scienza - 26 Perch lo spaziotempo di Minkowsky deve essere uniperbole Proviamo a disegnare lo spaziotempo di Minkowsky come se fosse una iperbole e vediamo se questa ipotesi riflette il mondo in cui viviamo. Guardiamo alla figura e immaginiamo che le curve siano, al momento, soltanto due, quella superiore, con t >0, e quella inferiore con t<0. Esamineremo dopo le curve a destra e a sinistra dellasse t. Liperbole ha equazione: s2= (ct)2 - x2 in cui ct indica le distanze temporali, x le distanze spaziali mentre s la distanza spaziotemporale che nelluniverso delle basse velocit, anche se esiste, non riusciamo a concepire. Immaginiamo gli eventi O con coordinate xo e ct0 e A con coordinate XA e ctA; il punto A situato nelliperbole superiore e tutti i punti sulliperbole superiore soddisfano lequazione s2= (ct)2-x2. Notiamo che la curva tende alle linee tratteggiate, inclinate di 45 rispetto agli assi x e t delle quali parleremo in seguito. Un osservatore posto su un sistema di riferimento che viaggia ad una velocit prossima a quella della luce vedr levento A occupare sempre le posizioni della curva superiore, ovvero levento A non potr andare nella curva inferiore perch tra le due curve non c continuit. Quindi la causa (O) preceder sempre leffetto (A) e non sar possibile, come nella circonferenza, che il punto A (effetto) preceda O (causa): liperbole non attraversa mai il passato come la circonferenza e il principio di causalit salvo. Esaminiamo adesso le quattro curve e le rette tratteggiate inclinate di 45. Una curva giace sempre nel futuro di O (asse ct>0), una sempre nel passato (asse ct<0) e le altre due stanno a destra e sinistra. x Nella curva di destra abbiamo segnato levento B (con ctB che appartiene al passato di O). Sembrerebbe di essere ricaduti nel caso della circonferenza con leffetto che precede la causa!

ct ctA s xA xB

ctB

Ma in verit c una scappatoia da questa contraddizione e la troveremo pi avanti chiedendoci quale dovrebbe essere la velocit nel punto B. Ma a questo punto arrivato il momento di riprendere lequazione delliperbole s2=(ct)2-x2 e di esaminarla attentamente, daremo cos anche un significato a quelle linee tratteggiate inclinate di 45 rispetto agli assi x e ct. 26

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Pillola di Scienza - 27 Le rette bisettrici Esaminiamo lequazione s2=(ct)2-x2. Il termine s2, a sinistra del segno =, si chiama 1 membro, il termine (ct)2-x2, a destra del segno =, si chiama 2 membro. Quali valori potr assumere s2? Ci sono soltanto tre possibilit: a) s2=0 b) s2>0 (il segno > significa maggiore) c) s2<0 (il segno <significa minore) Studieremo i tre casi verificando cosa accade al secondo membro (ct)2-x2. Se s2 = 0 anche (ct)2-x2 =0 e quindi ct
s2=0

ct=x;

questa

abbiate

fede,

equazione di una retta passante per lorigine O degli assi e bisettrice (45) ad essi. Infatti ad ogni valore di x corrisponde uno stesso valore di ct, x ovvero le due coordinate sono sempre uguali e perci le rette tratteggiate sono bisettrici. Da ct = x si ricava: c = x/t = velocit della luce Lungo le bisettrici la distanza spaziale (x) uguale alla distanza temporale (t). Le rette a 45 indicano gli eventi spaziotemporali che hanno pari distanza nel tempo e nello spazio (ct = x) e rappresentano la velocit della luce; ci significa che i due eventi possono essere causa luno dellaltro in quanto uninformazione partita dal primo evento, viaggiando alla velocit della luce, raggiunge il secondo evento nellistante in cui questo si verifica. Le rette bisettrici ct = x si chiamano distanze tipo luce (lightlike). Le due bisettrici dividono lo spazio piano in quattro zone: superiore, inferiore, sinistra e destra; queste zone, se fossimo in una rappresentazione a tre dimensioni, ci apparirebbero come coni. Disegnare in un piano i tre assi spaziali (x,y,z) e lasse del tempo t impossibile. Allora si limita la rappresentazione spaziale a quella piana (assi x e y) sostituendo al posto dellaltezza z lasse del tempo. Si ottiene cosi limmagine di un cono e questi coni, che riprodurremo pi avanti, sono detti coni di luce o coni di Minkowsky. La raffigurazione matematica dello spaziotempo dunque un cono, anzi i coni sono quattro (porzioni di spaziotempo comprese tra le bisettrici) ed i confini sono indicati dalle superfici di contatto dove i segnali viaggiano alla velocit della luce. 27

mario cina

Pillola di Scienza - 28 Il nostro universo Nellequazione s2= (ct)2-x2 abbiamo studiato lipotesi a) s2=0 (da cui ct=x: caso delle rette bisettrici); ora verifichiamo cosa accade nelle eventualit b) s2>0. Anche il 2 membro dellequazione sar >0 e quindi: (ct)2-x2>0 ovvero ct>x. In quale zona dello spazio di Minkowsky saremo? Ridisegniamo lo spaziotempo di Minkowsky eliminando, per maggiore chiarezza del disegno, la rappresentazione delle iperboli. Affinch sia ct>x dobbiamo trovarci a sinistra della bisettrice; ct2 infatti si osserva che in questa ct = c(t2 - t1) zona, la distanza temporale ct sempre maggiore della distanza spaziale x. ct1 x = x2 - x1 Questa banale osservazione conferma che stiamo trattando lipotesi b) s2>0 ovvero 2 2 (ct) >x e quindi ct>x da cui facile ricavare che x1 x2 x c>x/t. Poich il rapporto spazio/tempo x/t indica la velocit v possiamo scrivere c>v e concludere che nella zona t
s =0
2

interessata la velocit v sar sempre inferiore alla velocit c e quindi siamo nel nostro universo dove tutte le velocit reali sono inferiori a quella della luce. Facciamo un esempio visivo sugli eventi spaziotemporali (non in scala). t1(E1) x1(E1)
200.000km 1s 300.000km

t2(E2) Gli eventi hanno la distanza temporale di 1s. La luce in 1s percorre 300.000km. x2(E2)
100.000km

Gli eventi hanno una distanza spaziale di 200.000km.

La luce parte da x1 al tempo t1(evento E1), raggiunger il luogo fisico x2 (in x1(E1) x2(E2) x2(?) cui dovr ancora accadere E2) in un tempo t2 minore del tempo t2 in cui si realizzer E2 e quindi potr influenzare il suo verificarsi. E come se la luce facesse da postino, parte da E1 (x1, t1), arriva nel posto giusto in x2 ma in anticipo (t2< t2), deposita il messaggio, il messaggio letto dopo al tempo t2 e levento E2 si materializza. I due eventi sono in relazione causale (E1 = causa; E2 = effetto). 28

t1(E1)

t2(?)

t2(E2)

mario cina

Pillola di Scienza - 29 Laltrove Nellequazione s2= (ct)2-x2 abbiamo studiato lipotesi a) s2=0 e lipotesi b) s2>0 che abbiamo trovato confacente al nostro universo dove ci sono velocit inferiori a quella della luce e dove vige il principio causa-effetto. Esaminiamo lultima ipotesi che prevede il caso c) s2<0. Anche il 2 membro dellequazione sar <0 e quindi: (ct)2-x2<0 ovvero ct<x. In quale zona dello spazio di Minkowsky saremo? Riprendiamo il grafico di prima. Affinch sia ct<x dobbiamo trovarci a destra della bisettrice; s =0 ct2 infatti si osserva che in questa zona, la distanza temporale ct ct ct sempre minore della distanza spaziale x. Questa banale osservazione ct1 x x conferma che stiamo trattando la congettura c) s2<0 ovvero (ct)2<x2 e quindi ct<x da cui facile ricavare che c<x/t. Poich il rapporto spazio/tempo x1 x2 x1 x2 x x/t indica la velocit v possiamo scrivere c<v e quindi concludere che nella zona interessata la velocit v sar sempre superiore alla velocit c e quindi non siamo nel nostro universo dove tutte le velocit reali sono inferiori a quella della luce, siamo in un non meglio identificato altrove" dove sfrecciano misteriose particelle, i tachioni, dotate di v maggiore di c. Facciamo un esempio visivo (che non in scala).
s > 0
2 2

ct

s < 0
2

t1(E1) x1(E1)

1s 300.000km

t2(E2) x2(E2)

Gli eventi hanno la distanza temporale di 1s. La luce in 1s percorre 300.000km. Gli eventi hanno una distanza spaziale di 400.000km.

300.000km

100.000km

t1(E1) x1(E1)

t2(E2) x2(?)

t(?) La luce parte da x1 al tempo t1(evento x2(E2)

E1), dopo 1s raggiunger il luogo fisico x2, dove levento E2 non ci sar e quindi non gli potr fornire alcuna informazione. E come se la luce facesse da postino, parte da E1 (x1, t1), arriva al tempo giusto t2 ma nel posto sbagliato x2, dove non ci pu essere E2 e non gli pu dire quello che deve fare; E2 si realizzer sempre al tempo t2 ma in un altro posto pi lontano (x2). I due eventi non sono essere in relazione causale, non siamo in questo universo. 29

mario cina

Pillola di Scienza - 30 Rappresentazioni dello spaziotempo

+ct

E1:evento iniziale con x=0 e ct=0; potrebbe essere il giorno della mia nascita o di quando mi sono sposato o altro ancora; E2: x/ct=3/3=1; ricavo x=ct, divido i due membri per t: x/t=c; ma x/t=velocit e quindi v=c: viaggio alla velocit della luce;

-x

+x

E3: x/ct=6/4=1,5; v=1,5c; nella zona la velocit supera quella della luce; non il nostro universo; E4: x/ct=2/6=0,33; v=0,33c; nella

-ct

zona la velocit non supera quella della luce; il nostro universo;

Minkowsky forn una descrizione matematica allo spaziotempo einsteniano. Torniamo per un attimo a Pitagora. Quando noi scriviamo, ad esempio, che la dimensione di un segmento nel piano s2=x2+y2 possiamo parlare di qualunque cosa, della distanza tra due citt, della lunghezza di una strada e cos via. A nessuno di noi verrebbe in mente di associare lespressione di Pitagora allimmagine di una strada o del paesaggio tra le due citt. Allo stesso modo nessuno di noi pu collegare la formula della distanza nello spaziotempo (s2=ct2-x2-y2-z2) con il vero aspetto dello spaziotempo. Ci siamo messi il cuore in pace e quindi proponiamo alcune immagini matematiche dello spaziotempo.

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Pillola di Scienza - 31 A spasso nello spaziotempo Abbiamo detto che gli effetti della relativit ristretta (la relativit generale parla della forza di gravit), ovvero la percezione dello spaziotempo, si colgono alle alte velocit, dopo i 30.000km/sec ovvero 1/10 della velocit della luce. Ma noi viaggiamo nello spaziotempo a qualunque velocit, anche stando fermi solo che non ce ne accorgiamo.
ct ct=x (bisettrice)

Se io sto fermo (x=0), seduto nella poltrona di un treno, che viaggia a 100km/h per due ore (2h=7.200sec), mi muover nello spaziotempo per una distanza: ct = 300.000km/sec x 7.200 sec = 2.160.000.000km. In tal caso, infatti, linvariante spaziotemporale che :

x
2 2 2

s =(ct) -x , poich x=0, sar s2=(ct)2 ovvero s=ct. Se sono invece osservato dal sistema di riferimento stazione in due ore mi sono mosso di 200km e quindi il diagramma spaziotempo sar:
ct ct=x (bisettrice)

Il diagramma non in scala ma il movimento nello spaziotempo sar sempre contenuto, nel piano del disegno, entro lo spazio delimitato tra asse verticale ct e bisettrice (cono di luce del futuro). Nel primo diagramma io ero fermo nella dimensione

spazio e tutto il mio movimento nello spaziotempo si esauriva nella dimensione tempo. In questo secondo diagramma la mia velocit del movimento nella dimensione tempo rallenta perch una frazione del mio moto totale impiegata per compiere il mio movimento nella dimensione spazio. Ricordo che deve essere invariante la distanza spaziotempo nel sistema di riferimento treno e nel sistema di riferimento stazione. Se indico con t il tempo misurato con lorologio del capotreno e con T il tempo misurato con lorologio del capo stazione avr: treno: s2=(ct)2 stazione: s2=(cT)2-x2, e siccome lo spazio percorso dal treno la sua velocit per il tempo, scriver x = vT e quindi stazione: s2=(cT)2-(vT)2 dovr essere verificata luguaglianza (ct)2 = (cT)2-(vT)2

Il tempo T del capostazione sar pi lungo del tempo t misurato dal capotreno e luguaglianza sar rispettata. 31