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DEFINIZIONE DI MENOMAZIONE, DISABILIT E HANDICAP E enorme la confusione nella terminologia relativa allhandicap.

Per questo negli ultimi 20 anni lOMS (Organizzazione Mondiale della Sanit) ha diffuso vari manuali con lo scopo di fornire un quadro ampio e dettagliato delle diverse tipologie di handicap e di dare informazioni per lavorare al meglio. Nel 1980 lOMS ha diffuso l ICIDH (International Classification of Impairment, Disabilities and Handicaps). Obiettivo principale di questo scritto, oltre a fare chiarezza terminologica, analizzare le conseguenze associate alle menomazioni. In seguito, nel 1997 lOMS ha presentato lICIDH-2 per connotare positivamente i termini di menomazione, disabilit e handicap e mettere in evidenza la forte influenza esercitata dai fattori ambientali e da quelli personali sulla patologia. Infine nel 2001 lICIDH-2 stato revisionato come classificazione internazionale del funzionamento della disabilit e della salute (ICF), per porre laccento sulle componenti della salute. LICF, cio, non classifica pi le malattie, ma le componenti della salute, intese come punti di forza per la qualit della vita della persona.

Classificazione dellICIHD 1980 Malattia Infortunio Malformazione Situazione intrinseca Impairment (menomazione) Situazione esteriorizzata Perdita o anormalit che pu essere transitoria o permanente. La menomazione rappresenta lesteriorizzazione di uno stato patologico. Le menomazioni, in genere, vengono suddivise in 4 categorie: - menomazioni di tipo motorio - menomazioni uditive - menomazioni visive - menomazioni organiche Quando si individua una menomazione si cerca di chiarire la natura dei danni. Disability/Deficit Disabilit Situazione oggettivizzata Qualsiasi restrizione o carenza (deficit) conseguente ad una menomazione della capacit di svolgere unattivit nel modo o nei limiti ritenuti normali per una persona. Si tratta di scostamenti per difetto o eccesso nella realizzazione dei compiti e nellespressione del comportamento rispetto a ci che considerato normale. Ci sono disabilit nel comportamento, nella comunicazione, nella cura della propria persona, motorie, per la propria sussistenza, nella destrezza, circostanziali, in particolari capacit. Quando viene diagnosticata una disabilit, occorre enfatizzare lanalisi dei comportamenti che le persone manifestano nella vita quotidiana, nei contesti naturali in cui si trovano a vivere. Le osservazioni dirette di ci che la persona pu fare, ci forniranno una visione ecologicocomportamentale del soggetto. Rilevato il tipo di disabilit, dobbiamo capire il livello di gravit per individuare tutti gli ausili che possono ridurre la disabilit e quelle risorse e abilit possedute dalla persona che potrebbero essere utilizzate in sede di trattamento. Accertando una disabilit, ci si attende la precisazione di ipotesi terapeutiche, curative e riabilitative. Per abilit si intende la capacit di un soggetto di realizzare unazione, di compiere un lavoro. Questabilit dipende dal possesso di una o pi capacit. Linabilit, invece, lassoluta incapacit a svolgere un azione, sia quando questa capacit non mai stata posseduta oppure andata perduta. Handicaps1 Svantaggi Situazione Socializzata Come conseguenza di una menomazione o di una disabilit, ci troviamo di fronte allHandicap, come una situazione di svantaggio vissuta da una determinata persona che limita o impedisce la possibilit di ricoprire il ruolo normalmente proprio di quella persona in relazione allet, sesso e fattori socioculturali. Lhandicap caratterizzato dalla discrepanza tra lefficienza/stato del soggetto e le aspettative di efficienza e di stato sia del soggetto che del particolare gruppo di cui fa parte. Lhandicap la socializzazione di una menomazione o di una disabilit e riflette le conseguenze sociali culturali economiche e ambientali che per lindividuo derivano dalla presenza di tale menomazione o disabilit. Lhandicap uno svantaggio che riguarda lambito del ruolo della persona nella societ e si caratterizza per la discrepanza tra efficienza ed aspettativa di efficienza.

S. Soresi Psicologia dellHandicap e della riabilitazione, il Mulino 1998, pag. 19

Ecco perch la parola disabilit va a descrivere il caso in cui un lavoro viene portato a termine, anche se i risultati possono essere pi o meno soddisfacenti e di solito riconducibile ad una menomazione.

Le menomazioni sono sempre presenti (un danno Le disabilit si manifestano quando necessario Gli handicap si manifestano quando si uditivo sempre presente, anche quando la compiere prestazioni specifiche. attendono o si pretendono livelli di persona sta facendo ad esempio una gara di corsa prestazione standard a prescindere dalle in cui la menomazione uditiva non ha nessuna effettive possibilit delle persone. rilevanza).

Le persone disabili NON SONO inabili, ma solamente meno o diversamente abili. Non tutte le menomazioni provocano disabilit: la loro gravit si riferisce allentit della compromissione funzionale effettivamente registrata e non detto che ci sia una relazione lineare tra la gravit della compromissione della menomazione e quella della disabilit. La classificazione dellhandicap fatta nell ICIDH si basa su situazioni reali e si riferisce alle seguenti funzioni di sopravvivenza: orientamento indipendenza fisica mobilit occupazione integrazione sociale autosufficienza economica

Lintensit dello svantaggio sperimentato dipende dallinterazione tra la componente personale e lambiente sociale, dove lo svantaggio provoca gradi di disagio sociale che sono solo parzialmente dipendenti dal tipo di menomazione e dalla complessiva disabilit individuale. Bisogna perci tenere in considerazione tutti i fattori sia quelli personali che quelli societari. Nel 1997 lOMS ha presentato lICIDH-2 per connotare positivamente i termini di menomazione, disabilit e handicap. Si affronta ora la disabilit come fenomeno complesso che richiede la considerazione di molteplici aspetti. Si presentano 3 dimensioni: 1. 2. 3. funzioni e strutture del corpo (ex menomazioni) attivit (ex disabilit) partecipazione (handicap)

Queste 3 dimensioni subiscono linfluenza di fattori ambientali e fattori personali. LICIDH-2 nel 2001 stato revisionato come classificazione internazionale del funzionamento della disabilit e della salute (ICF). LICF non classifica le malattie, ma le componenti della salute, intese come fattori fondamentali e costitutivi della salute e del benessere. Non si considerano gli aspetti eziologici delle malattie, ma vengono fornite indicazioni utili di carattere qualitativo rispetto al funzionamento. Si descrive cio la situazione di ciascun individuo allinterno di una serie di domini della salute e degli stati ad essa correlati, attraverso lanalisi di due aspetti essenziali: 1. 2. Il funzionamento e la disabilit: corpo + attivit e partecipazione I fattori contestuali: fattori ambientali + fattori personali

Handicap e deficit Per chi opera quotidianamente con persone diversamente abili indispensabile aver ben chiara e trasmettere a quanti ci circondano, la fondamentale distinzione tra handicap e deficit. Il deficit una mancanza a livello fisico o intellettivo, dalla quale pu nascere lhandicap, cio la somma del deficit e delle sue conseguenze a livello sociale. Questa consapevolezza ci permette di analizzare le situazioni e il contesto reale nei quali ci relazioniamo con gli altri e di trovare le migliori modalit per favorire laccettazione della persona diversamente abile come individuo originale, con cui comunque possibile comunicare e interagire nel rispetto delle identit reciproche. Inoltre da qui possibile iniziare a costruire progetti educativi partecipati e individuare delle strategie di gestione delle attivit con i bambini, cio organizzare vere e proprie situazioni educative.

Il riconoscimento dellindividualit della persona con un deficit come altro da noi, ma con la quale trovare un terreno in comune passa attraverso un percorso di tipo emotivo-cognitivo non semplice, perch ci troviamo a scoprire due elementi di forte contrasto fra loro: limpossibilit di annullare la differenza e la possibilit di scoprire elementi di identificazione fra diversi. Lavorando in questo settore lobiettivo che ci si pone quello di ridurre lhandicap, passando da una prospettiva lineare e progressiva per interventi che c.

E. S. ovvero "Bisogni Educativi Speciali"

a) problematiche relative allapprendimento: Disturbi Specifici di Apprendimento, ovvero evidenti difficolt strettamente legate a deficit di natura percettiva e non riconducibili a problematiche di ritardo mentale o di natura sensoriale o altra patologia certificabile. Le lacune che stanno alla base di queste difficolt riguardano le abilit percettivo-motorie e metafonologiche; solo un recupero specifico, da effettuarsi in stretta collaborazione con la scuola e con la famiglia, pu favorire il raggiungimento di risultati soddisfacenti. Tali disturbi sono: Dislessia (disturbo specifico dellapprendimento della lettura) Disgrafia (difficolt nella riproduzione dei segni alfabetici e numerici) Disortografia (difficolt a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici) Discalculia (difficolt nellapprendimento delle abilit relative al calcolo) Difficolt Generiche di Apprendimento, ovvero tutte quelle difficolt non riconducibili ad un Disturbo Specifico o ad una patologia certificabile. Sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a uno scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico. b) vissuti di disagio: Il disagio scolastico un fenomeno complesso legato s alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale e dallaltra. Assume varie forme, dalle difficolt di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacit del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali, difficolt di attenzione e concentrazione, iperattivit motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo. c) patologie, tra deficit e handicap In base alla Legge quadro per lassistenza, lintegrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92) si definisce persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Parlare di bisogni educativi speciali in riferimento alle situazioni di alunni portatori di particolari patologie impone una riflessione di partenza a mio avviso fondamentale per le implicazioni che ha sul modo di concepire, relazionarsi e lavorare con ciascuno di questi bambini. Bisogna distinguere tra deficit (il danno, la patologia) e gli svantaggi o handicap intesi come possibili barriere - ostacoli fatti di stereotipi, cultura escludente, che l'individuo incontra e che possono essere ridotti ma anche aumentati. Partire da questa riflessione ci permette innanzi tutto di pensare lindividuo in termini di possibilit e non di dato di fatto, il che equivale a non assumere atteggiamenti rinunciatari in termini educativi ed evolutivi e a non ripiegarsi su interventi di tipo prettamente assistenzialistico. Il passo successivo conoscere la patologia, conoscere il deficit per progettare percorsi e interventi terapeutici/educativi volti a ridurre lhandicap. Non si tratta tanto di categorizzare in modo sterile, quanto di analizzare i suoi bisogni e cercare di rispondere a ciascuno di questi bisogni nel modo pi adeguato e personalizzato e integrando la risposta alle attivit educative di tutti.

ercano di migliorare la situazione, ad una prospettiva ecologica e sistemica. In questo modo la riduzione degli handicap non sottoposta ad una progressione stabilita a priori, ma si colloca allinterno della storia della persona con un deficit per ragionare in termini di fattibilit dal suo punto di vista e richiedendo necessariamente la sua collaborazione. Nel caso di disabilit particolarmente gravi, c un rischio maggiore di rimanere imbrigliati in una immobilit, dovuta alla percezione delle sole difficolt o impossibilit. Occorre scomporre la situazione in tanti livelli diversi di problemi, procedendo da una percezione generale e globale verso una descrizione sempre pi dettagliata, riferita a situazioni sempre pi concrete del quotidiano. Si individuano cos elementi minimi da cui partire e su cui intervenire. Con queste persone, ma in ogni caso di deficit, lambiente circostante gioca un ruolo fondamentale. . E. S. ovvero "Bisogni Educativi Speciali" a) problematiche relative allapprendimento: Disturbi Specifici di Apprendimento, ovvero evidenti difficolt strettamente legate a deficit di natura percettiva e non riconducibili a problematiche di ritardo mentale o di natura sensoriale o altra patologia certificabile. Le lacune che stanno alla base di queste difficolt riguardano le abilit percettivo-motorie e metafonologiche; solo un recupero specifico, da effettuarsi in stretta collaborazione con la scuola e con la famiglia, pu favorire il raggiungimento di risultati soddisfacenti. Tali disturbi sono: Dislessia (disturbo specifico dellapprendimento della lettura) Disgrafia (difficolt nella riproduzione dei segni alfabetici e numerici) Disortografia (difficolt a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici) Discalculia (difficolt nellapprendimento delle abilit relative al calcolo) Difficolt Generiche di Apprendimento, ovvero tutte quelle difficolt non riconducibili ad un Disturbo Specifico o ad una patologia certificabile. Sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a uno scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico. b) vissuti di disagio: Il disagio scolastico un fenomeno complesso legato s alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale e dallaltra. Assume varie forme, dalle difficolt di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacit del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali, difficolt di attenzione e concentrazione, iperattivit motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo. c) patologie, tra deficit e handicap In base alla Legge quadro per lassistenza, lintegrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92) si definisce persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Parlare di bisogni educativi speciali in riferimento alle situazioni di alunni portatori di particolari patologie impone una riflessione di partenza a mio avviso fondamentale per le implicazioni che ha sul modo di concepire, relazionarsi e lavorare con ciascuno di questi bambini. Bisogna distinguere tra deficit (il danno, la patologia) e gli svantaggi o handicap intesi come possibili barriere - ostacoli fatti di stereotipi, cultura escludente, che l'individuo incontra e che possono essere ridotti ma anche aumentati. Partire da questa riflessione ci permette innanzi tutto di pensare lindividuo in termini di possibilit e non di dato di fatto, il che equivale a non assumere atteggiamenti rinunciatari in termini

educativi ed evolutivi e a non ripiegarsi su interventi di tipo prettamente assistenzialistico. Il passo successivo conoscere la patologia, conoscere il deficit per progettare percorsi e interventi terapeutici/educativi volti a ridurre lhandicap. Non si tratta tanto di categorizzare in modo sterile, quanto di analizzare i suoi bisogni e cercare di rispondere a ciascuno di questi bisogni nel modo pi adeguato e personalizzato e integrando la risposta alle attivit educative di tutti.