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Gabriel De Lautrec

STORIA DI ALICE
A quel tempo, le serve di locanda erano infelici. Bisognava alzarsi prima che facesse giorno, appena il gallo aveva cantato. Altrimenti, la vecchia strega veniva a svegliarle a colpi di scopa. Dinverno, uscivano dal letto tremando per il freddo e saltavano a piedi nudi sul pavimento freddo. E cantavano, con voce timida, la "Fille du Rois", per fantasticare. Ma bisognava scendere presto nella sala bassa. E per tutto il giorno, lavoravano servendo i soldati e i contadini, lavando i boccali, spillando la birra e accendendo le pipe. La sera, lavavano i piatti in un angolo oscuro mentre le persone della locanda si stringevano intorno al fuoco, mangiando castagne e raccontandosi le belle storie che fanno paura. Dopo aver sfacchinato cos da un San Silvestro allaltro, ricevevano tre scudi lanno e un paio di zoccoli alla Candelora. La piccola Alice era serva di locanda in un villaggio sperduto in mezzo ai boschi. Le case si sparpagliavano sulla grande strada che attraversava la foresta. Il campanile della chiesa si confondeva con la cima delle grandi querce, e, quando tirava molto vento, sembrava dondolarsi come queste, ma in senso contrario. Daltronde, come queste era coperto di muschio. E cerano corvi che volavano intorno al campanile e lo traversavano lanciando grida rauche. In inverno, ce nerano di quelli che si posavano al centro della strada, e la neve che cadeva faceva delle macchie bianche sui corvi neri. Nessuno aveva conosciuto i genitori di Alice. Era pi orfana di quanto nessuno lo sia mai stato. A volte, quando il sole gettava sul suolo attraverso le foglie degli alberi dei luigi doro, lei vagheggiava di essere la bambina abbandonata da un gran signore partito per una guerra lontana, e di diventare un giorno principessa. Ma, nellattesa, la sua vita trascorreva in una grande cucina dal soffitto basso; poi la chiamavano dalla sala, battendo sui tavoli forti colpi con i pugni. E lei accorreva, portando grandi boccali di birra, di cui temeva, mentre andava, di far cadere la schiuma. Il pomeriggio, quando i valletti sono ai campi e quando i carrettieri non passano pi, la mandavano a cercare funghi con un cestino nella foresta, dove imparava a cantare con gli uccelli. E lei se ne andava tutta sola, sotto gli alberi, molto lontano, nei luoghi in cui non va mai nessuno. In effetti, non si osava passare in mezzo alla foresta a causa dei lupi. Ma Alice non aveva paura dei lupi perch non aveva letto la storia di Cappuccetto Rosso. Ed era sicura, nel cuore della foresta, di non incontrare n il mugnaio che correva dietro di lei per gettarla sotto la ruota del suo mulino, n lo scaccino dalla lunga

parrucca che la minacciava col bastone, n i bambini del villaggio che le lanciavano pietre quando passava. Tuttavia, i giorni si susseguivano perch il tempo passa, che si sia contenti o no. Lanno volgeva al termine. E gli uomini si preparavano a festeggiare la morte e la rinascita del sole, come fanno dallinizio del mondo, senza averne mai dubitato. Ora, questanno, il Natale cadeva proprio una domenica. Tutta la settimana precedente, gli abitanti del villaggio, fecero grandi preparativi. Si lavarono le scale senza fare economia dacqua e i rami furono strofinati con energia. Gli uomini si fecero radere con otto giorni di anticipo e comprarono dagli ambulanti belle cravatte rosse. Da tre mesi avevano cominciato a ingrassare le oche, per mangiarle il giorno che sarebbe venuta la loro festa. Grandi e piccoli si preparavano, a mettere gli zoccoli nel camino. Avevano riunito le oche in branco. Ognuna portava al collo il nome del proprietario. E la povera Alice, che la locanda aveva dato in prestito, le conduceva a pascolare al prato comunale. I primi giorni le bestie furono molto cattive. Non conoscevano la serva, cercavano di scappare ogni momento, salivano sui lati della strada e si salvavano nella foresta. La bambina inseguiva le fuggitive e rimaneva senza fiato. E quando riusciva ad acchiapparle, le oche le mordevano le mani. Ma, poco a poco, pazientemente, fin per domarle e farsi amare. Ora le si vedeva camminare tranquille, con passo impacciato e goffo, dondolandosi. Alice aveva avuto la buona idea di legarle con lunghi nastri, e non si allontanavano pi, docili come pecore. Ora la loro guardiana le amava con tutto il cuore. Contava tristemente i giorni pensando che, tra un po di tempo, le infelici sarebbero state uccise e mangiate. Ma le oche non lo sospettavano affatto e tendevano il collo con innocente curiosit, nella direzione della morte. E perch, dopo tutto, avevano il collo cos lungo se non perch venisse loro tagliato. Alice si consolava cos . Il giorno arriv finalmente. Sin dalla veglia tutte le oche erano state riunite nellaula magna delledificio scolastico. Si doveva sacrificarle lindomani. Con un ultimo gesto affettuoso, Alice aveva tolto dal muro il calendario che portava la data fatale. Restavano carte sui tabellari e libri di testo negli schedari. Ma le oche non davano limpressione di voler approfittare del loro ultimo giorno, o piuttosto dellultima notte, per completare la loro istruzione, molto trascurata fino ad allora. Nellabbandonarle, Alice aveva pianto e le aveva baciate tutte sul becco. Daltronde, ben sapeva che al pranzo festivo non le avrebbero dato neanche un pezzo delle sue amiche alle castagne. E non avrebbe avuto il coraggio di mangiarne. Quindi se ne and a letto molto tristemente, nella mansarda la cui finestrella fortunatamente dava sulla foresta. La povera bambina non aveva neanche avuto modo di mettere gli zoccoli nel camino come le altre persone del villaggio, perch la camera, non aveva il camino. E neanche la

stufa. Vi faceva caldo solo durante lestate. Alice pianse un po, si addorment e fece i pi bei sogni del mondo. La notte pass, come al solito, nella pi profonda oscurit. Poi venne il giorno. Tutti si svegliarono, si stropicciarono gli occhi, si vestirono, scesero per dedicarsi alle occupazioni abituali, con la speranza di un buon pranzo. Ma, improvvisamente, da ogni casa del villaggio, uscirono grida di sorpresa e di delusione. Tutti i camini erano vuoti. Gli zoccoli che erano stati posti nei focolai, invece di essere pieni di allegri regali, erano spariti. Il maestro, stupito anchegli davanti al camino vuoto, era sceso precipitosamente con una vaga inquietudine. Era andato fino allaula dove, il giorno prima, erano state ospitate le oche. Tutta la stanza era deserta. Non cera pi una sola oca. Fu una festa davvero triste. Per tutti gli abitanti del villaggio, la giornata trascorse sulla strada maestra e nei sentieri della foresta, a cercare, a piedi nudi, le fuggitive. Ma non si trov niente, e da quel momento ci si pose la domanda angosciante. Gli zoccoli avevano portato via le oche, o invece le oche gli zoccoli? Come si conviene, i sospetti caddero sulla serva. Venne accusata di essersi alzata la notte, di aver nascosto gli zoccoli e di aver fatto volare via le oche. Lei non cerc di scusarsi e daltronde cosa avrebbe potuto dire? Bisognava punire qualcuno. Venne scacciata dal paese vergognosamente e il tamburo del villaggio, al centro di un cerchio di comari in piazza, dopo il rullio ufficiale, le proib di ricomparirvi per sempre. Eccola dunque sola, sulla strada, non sapendo pi dove andare. Fortunatamente cera il pi bel chiar di luna e sul bordo della strada le violette profumavano. La povera Alice aveva fame. Colse delle violette e le mangi. Poi si rimise in cammino. Dapprima fu il paesaggio conosciuto. Ma presto si trov nel cuore della foresta, che la strada attraversava tutta ed ebbe molta paura perch vi erano alberi che non aveva mai visto. Malgrado ci cammin fino a quando ebbe i piedi indolenziti per la fatica. Cammin pi di quanto non avesse mai camminato. Sicuramente, si diceva, andando tutta la notte, la mattina si arriva da qualche parte. Ma la luna svan . Ci fu un chiarore diffuso dallaltro lato del cielo. Venne lalba e la foschia chiara sui salici, ed era sempre la strada maestra senza nessun villaggio allorizzonte. E quandanche avesse raggiunto un altro villaggio, non vi avrebbe forse incontrato persone dal cuore cos duro, e non sarebbe forse stata costretta a portare boccali di birra o ad occuparsi delle oche del villaggio tutta la sua giovane eternit? La povera piccola, sfinita e scoraggiata, si sedette sul bordo della strada ai piedi di un albero muscoso. E, poco a poco, malgrado il freddo cadde semiaddormentata. Lentamente, dolcemente, un rumore vago. Alice si agita nel dormiveglia. Sogna-- Sente in lontananza un mormorio, che si delinea e si precisa. Si direbbe una, cavalcata nellovatta. Ecco! il corteo del principe azzurro che viene dal paese di sogno per

sposare la giovane pastorella. Una pastorella o una serva di locanda, quando sono carine, sono la stessa cosa. Alice si sveglia poco a poco. Il rumore aumenta. Nessun dubbio. Ecco le carrozze dorate con i lacch attaccati alla parte posteriore, in piedi, agganciati alle cinghie di cuoio, e sul sedile anteriore, il vetturino paffuto e panciuto, comodamente seduto. Alice apr gli occhi del tutto. Ed ecco che laggi, sulla strada che aveva oltrepassato, arrivarono una nuvola di polvere e un grande tumulto. Si sarebbe detto il calpestio, ad ogni minuto pi rumoroso, di una truppa di cavalieri in zoccoli. E girando bruscamente la testa, Alice intravide tutte le oche che svolazzavano gioiosamente verso di lei. Con ali ineguali, ognuna trascinava col collo, in fondo ad un lungo nastro, uno zoccolo che saltava sul suolo polveroso con un rumore infernale. Erano tutti gli zoccoli del villaggio che le buone bestie avevano rubato. Erano pieni fino allorlo di vari oggetti che rimbalzavano e cadevano al suolo. Cerano fiori e giocattoli, ventagli per le giovincelle e giarrettiere, e nastri, e pipe e tabacco per i nonni. La ragazzina si trov nel mezzo di un tumulto assordante. Le amiche le fecero festa. Poi due oche, le pi grosse, si avvicinarono zoppicando, tenendo col becco un grande zoccolo. Era quello di Anatole, il vecchio scaccino che era allo stesso tempo becchino. Sotto lo sguardo meravigliato di Alice, tutte le oche si sacrificarono e si strapparono qualche piuma. E la giovane si sedette, come una regina, sulle piume al centro del grande zoccolo. Tutte le sue amiche coi nastri di un tempo, si attaccarono a questo carro improvvisato. E il corteo, volandosene, sfior la cima degli alberi e spar allorizzonte. And fino alla Luna, che non cos lontana come si crede, e la compagnia ricevette la pi amabile delle accoglienze. Alice vendette facilmente nella citt vicina, per una somma notevole, gli oggetti contenuti negli zoccoli, la maggior parte dei quali erano grandi novit. Le tabacchiere, in particolare, ebbero il maggior successo. E le pipe e il tabacco, che quelle brave persone vedevano per la prima volta; esattamente a partire da quellepoca che si fuma la pipa sulla Luna. Alice visse molto felice e si occup delle oche solo per divertirsi. Con la provvista che aveva, poteva cambiare zoccoli tutti i giorni. Quelli che metteva la domenica avevano una punta alla polacca e il giro dellapertura era rivestito di peluche blu.

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