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Denario di Diocleziano, a bassissima lega dargento, con legenda Imp(erator) Val(erius) Diocletianus Aug(ustus) e busto dellimperatore con lorica militare, infula e corona radiata, al diritto.

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Al rovescio, dedica Iovi Conservat(ori) e raffigurazione dello stesso stante, con laquila ai piedi, il fulmen alatum nella mano destra e alto scettro nella sinistra, fra due insegne legionarie.

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Gli dei governano il mondo. La trasmissione del potere imperiale in et tetrarchica*.


di Valerio Marotta

1. In Stato di eccezione Giorgio Agamben ha scritto: il sistema giuridico dellOccidente si presenta come una struttura doppia formata da due elementi eterogenei e, tuttavia, coordinati: uno normativo e giuridico in senso stretto che possiamo iscrivere per comodit sotto la rubrica potestas e uno anomico e metagiuridico che possiamo chiamare col nome di auctoritas1. Tale la premessa concettuale che giustifica a suo parere una ulteriore conclusione: la vita augusta nel nuovo regime del principato non pi definibile, come quella dei comuni cittadini, attraverso lopposizione pubblico / privato2. Lauctoritas una potenza che accorda legittimit, un potere che sospende o riattiva il diritto, ma non vige formalmente come diritto: essa ci che resta del diritto se si sospende integralmente il diritto. Il punto di inizio di questa storia coincide con lo stabilirsi del principato augusteo. Rudolph Heinze nel 1925, proprio a ridosso della pubblicazione del monumentum Antiochenum decisivo per lintegrazione delle Res gestae, aveva affermato Ogni magistratura una forma prestabilita, nella quale il singolo entra e costituisce la fonte del suo potere; al contrario, lauctoritas scaturisce dalla persona, come qualcosa che si costruisce attraverso di essa, vive soltanto in essa e con essa scompare3. Questa costruzione sottolinea giustamente Agamben , senza dubbio, una fictio, unideologia: colpisce, perci, che gli studiosi moderni siano stati cos pronti a raccogliere la pretesa dellauctoritas di inerire immediatamente alla persona vivente del pater o del princeps4. Secondo Giorgio Agamben, Ernst Kantorowicz5 avrebbe trascurato, nel suo secondo
* Ringrazio lamico e collega Felice Costabile per i suoi preziosi consigli. In queste pagine propongo alcune riflessioni su Ernst Kantorowicz, per mostrare, attraverso un esempio opportunamente scelto, quale contributo potrebbe fornire lo studio della sua opera alla conoscenza del diritto pubblico di et imperiale. In una differente meno aggiornata versione e senza corredo iconografico questarticolo gi stato pubblicato in Fides Humanitas Ius. Studii in onore di Luigi Labruna, Napoli 2007, con il titolo Gli di governano il mondo. Una nota sul problema della trasmissione del potere in et tetrarchica, p. 3271-3309. 1 G. Agamben, Stato di eccezione, Torino 2003, p. 109. 2 G. Agamben, Stato di eccezione cit., p. 106, che sviluppa sul punto alcune considerazioni formulate da A. Fraschetti, Roma e il principe, Roma-Bari 1990, p. 94 ss., 277 ss. 3 Cos R. Heinze, Auctoritas, Hermes 60 (1925), p. 356 (la tr. it. di G. Agamben). Sul tema vd. C. Lanza, Auctoritas principis, I, Milano 1996, p. 111 ss. e L. Fanizza, Autorit e diritto: lesempio di Augusto, Roma 2004, p. 43 ss. part., con altra bibl. 4 G. Agamben, Stato di eccezione cit., p. 107; ora F. Costabile, Novi generis imperia constituere, iura magistratuum commutare, Reggio Calabria 2009, p. 93-99. 5 Lanalisi critica del capolavoro kantorowicziano (vd. I due corpi del Re, infra, n. 6) appare, invero, molto pi ampia in G. Agamben, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Torino 1995 (2005), p. 102 ss. Sulla base di alcune ricerche di E.J. Bickermann, Die rmische Kaiserapotheose, Archiv fr Religionswissenschaft 27 (1929), p. 1-34; Id., Consecratio. Le culte des souverains dans lempire romain, Entretiens Hardt, XIX, Genve 1972, p. 3-37, egli (p. 105) contesta lipotesi dellorigine soltanto medievale e cristiana della dottrina dei due corpi del Re, ma si sofferma pi a lungo sul tema (in part. p. 113) delleccedenza di vita sacra dellimperatore o del sovrano tardo-medievale e moderno, che, attraverso limmagine, viene isolata e assunta in cielo nel rituale romano, o trasmessa al successore nel rito inglese e francese. Isolando questo particolare punto di vista da quello precedente, potrei anche convenire con lipotesi di G. Agamben. Ma, invero, il funus imaginarium dei principes romani pu essere interpretato anche in una prospettiva differente. Senza cedere a soluzioni corrive immaginare, per esempio, che il lungo rito dellapoteosi imponesse di procedere rapidamente allincinerazione (o alla sua incinerazione) del corpo degli imperatori e di servirsi, perci, di una sua imago cerea nella celebrazione della sua consecratio si pu legittimamente pensare anche a soluzioni diverse. Sul tema anche C. Ginzburg, Rappresentazioni. La parola, lidea, la cosa, in Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza, Milano 1998, p. 82 ss., 84, 89 part. , senza dubbio, importante la Lex collegii cultorum Dianae et Antinoi [Lex collegii Lanuvini] in FIRA2 III, Negotia no. 35, p. 99-105, II, ll. 4-5: quisquis ex hoc collegio servus defunctus fuerit et corpus eius a domino dominav[e] iniquitat<<a>>e sepulturae datum non fuerit, neque tabellas fecerit ei funus imag[ina]rium fiet. Si tratta, in questa testimonianza, del funus imaginarium per quegli schiavi che i loro padroni avessero privato della sepoltura. In luogo del corpo limago del morto a essere interrata. Era dunque un autentico funus e lo schiavo riceveva dagli altri membri del collegium una vera tomba. Ci poteva avvenire proprio perch a Roma limmagine funeraria era concepita come parte integrante del corpo. Fl. Dupont, Lautre corps de lempereur-dieu, in Le corps de dieux: le temps de la reflexion, curr. F. Dupont C. Malamoud J.P. Vernant, Le temps de la Rflexion 7 (1986), p. 231-252, ha affermato che limago latina non assimilabile allicona greca: la prima non ha niente di metaforico, ma intrattiene con il corpo un rapporto metonimico, di parte rispetto allintero. Le imagines sono allorigine di maschere di cera fabbricate a partire dallimpronta, da forme contigue del viso sul quale esse sono state prese. Limmortalit divina a Roma una questione di corpo e non di anima. Nei funebri imperiali limago dellimperatore-dio non limmagine di una parte del corpo, ma si identifica con esso. Due corpi, secondo la

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capolavoro6, la generale importanza del precedente romano della dottrina dei due corpi del Re, n avrebbe messo in relazione questultima, per quanto la ricolleghi al principio dignitas non moritur, con la distinzione tra auctoritas e potestas. Eppure osserva Giorgio Agamben proprio perch il sovrano era innanzi tutto lincarnazione di una auctoritas e non soltanto di una potestas, che lauctoritas si era cos strettamente legata alla sua persona fisica da rendere necessario il complicato cerimoniale della confezione di un doppio cereo del sovrano nel funus imaginarium7. La fine di una magistratura come tale non implica in alcun modo un problema di corpi: un magistrato succede a un altro senza bisogno di presupporre limmortalit della carica ... . In realt, non vera sul concreto piano storico la stessa premessa concettuale della critica di Giorgio Agamben ai due corpi del Re. Essa compendiata in questa frase: Solo perch il sovrano, a partire dal princeps romano, esprime nella sua stessa persona una auctoritas, solo perch, nella vita augusta, pubblico e privato sono entrati in una zona di assoluta indistinzione, diventa necessario distinguere due corpi per assicurare la continuit della dignitas (che semplicemente sinonimo di auctoritas)8. Senza dubbio questosservazione propone, sul complicato problema giuridico della successione nel principato romano, un inconsueto punto di vista. Cionondimeno a tale tesi, che avanza, in ogni caso, una grave questione, si pu sbito opporre un rilievo, del quale Giorgio Agamben, da quanto emerge dalle pagine dei suoi saggi9, non certamente inconsapevole. Formulerei la seguente obiezione. Linvestitura del principe, nellesperienza costituzionale del principato, avviene sempre per legem. In un mbito dominato dalla presenza di un istituto come la lex [regia] de imperio, la dottrina dei due corpi del Re o la finzione cerimoniale, che si rispecchia nella proverbiale esclamazione le roy ne meurt jamais, non potrebbero assumere dal punto di vista giuridico, come invece accadde in Inghilterra e in Francia tra tardo medioevo ed et moderna10, nessun autonomo rilievo nel regolamento della successione nel potere sovrano e nella definizione della sua perpetuit. Jean Bodin, in una delle sue rare menzioni della lex de imperio, ribadisce con assoluta coerenza questo punto: perci che si dice che in questo Regno il Re non muore mai ed proverbio antico, che mostra bene che il regno non fu mai elettivo, e che il re non deve il suo scettro n al papa n allarcivescovo di Reims n al popolo, ma a Dio solo. E poich ci fu un avvocato tra i pi famosi del suo tempo, che per portare un argomento alla sua causa disse nella sua perorazione che il popolo di Francia aveva attribuito al Re il suo potere, allegando la l. 1 de constitutionibus principum, ff., dove si dice che la lex regia, quae de eius imperio lata est populus ei et in eum suam potestatem contulit, il procuratore del Re sbito si lev in piedi e chiese alla corte in piena udienza che quelle parole fossero cassate dallarringa, facendo rimostranza che i re di Francia non ebbero mai il loro potere dal popolo; la corte ordin allavvocato di non fare pi uso di quelle parole, e poi non peror pi alcuna causa, come ciascuno ben sa a palazzo11.
Dupont, consentirebbero la presenza del morto nei due spazi distinti della tomba e del tempio, nei due tempi incompatibili dei culti funerari e dei culti pubblici. Limperatore resterebbe presente tra gli uomini dopo la propria morte in due maniere diverse. Su alcune conclusioni della Dupont osservazioni critiche in Ch. Badel, La noblesse de lEmpire romain: les masques et la vertu, Seyssel 2005, p. 232. Vd. anche H.A. Helv. Pert. 15.1 Sub Severo autem imperatore cum senatu ingens testimonium habuisset Pertinax, funus imaginarium ei et censorium ductum est, et ab ipso Severo funebri laudatione ornatus est. H.A. Sev. 7.8 Funus deinde censorium Pertinacis imagini duxit eumque inter divos sacravit addito flamine et sodalibus Helvianis, qui Marciani fuerant. Sul punto vd. E.J. Bickerman, Diva Augusta Marciana, AJPh 95 (1974), p. 362 ss., 373 ss. part.; W. Kierdorf, Funus imaginarium, DNP 4 (1997), p. 711; S. Price, From Noble Funerals to Divine Cult: the Consecration of Roman Emperors, in Rituals of Royalty. Power and Ceremonial in Traditional Societies, a cura di D. Cannadine S. Price, Cambridge 1987, p. 56-105. Ricorderei anche XII Tab. 10 5a-5b, Homini mortuo ne ossa legito, quo post funus faciat excipit bellicam peregrinamque mortem: a una prima considerazione questa norma richiama forse una consuetudine analoga, riscontrabile, peraltro, anche tra le aristocrazie tirreniche, cos come nel Tumulo del Tridente di Pisa e in tombe della necropoli di Volterra. Il tumulo di Pisa, databile ai primi decenni del VII secolo, probabilmente il cenotafio di un principe morto in mare, come attestano un tridente e un timone in ferro deposti allinterno della tomba: vd. S. Bruni, Pisa etrusca: anatomia di una citt scomparsa, Milano 1998, p. 105 ss. In conclusione, la teoria del doppio funerale deve essere valutata con estrema cautela: in questo senso G. Bonamente, Il ruolo del senato nella divinizzazione degli imperatori, in Humana sapit. tudes dantiquit tardive offertes Lellia Cracco Ruggini, a cura di J. M. Carri R. Lizzi Testa, Turnhout 2002, p. 361 ss. part. con altra bibl. 6 E.H. Kantorowicz, I due corpi del Re. Lidea di regalit nella teologia politica medievale, tr. it. Torino 1989. Il primo, ovviamente, la famosa biografia dellimperatore Federico II: E.H. Kantorowicz, Kaiser Friederick der Zweite, Berlin 1927, tr. it. Milano 1976; Kaiser Friederick der Zweite: Erganzungsband, Berlin 1931. Certo dobbiamo valutare criticamente il fascino, la potenza dellillusorio che guid sempre il Kantorowicz come storico: dobbiamo temere, in particolare, ogni sostanzializzazione del fenomeno dellartificio nella scienza del diritto. Come ha rilevato Y. Thomas, Fictio legis. Lempire de la fiction romaine et ses limites mdivales, Droits 21 (1995), p. 17 ss., 36 e n. 2, 47 e n. 1 part., nella fictio non vi nessuna misteriosa unione di essere e non essere, ma solo una sintesi pragmatica. Il come se lunico modo che consente di superare, senza aberrazioni, il principio di non contraddizione. 7 Sui funebri degli imperatori vd. il dettagliato esame di J. Arce, Funus imperatorum. Los funerales de los emperadores romanos, Madrid 1990. 8 G. Agamben, Stato di eccezione cit., p. 106. 9 Cfr., per esempio, G. Agamben, Homo sacer cit., p. 114, ove si cita parte del testo bodiniano ricordato infra, in n. 11. 10 Per esprimersi in termini pi piani, bene ricordare che in Francia la soluzione fu trovata non gi separando i due corpi del Re (un corpo naturale e un corpo politico), come avrebbero fatto i giuristi Tudor, ma con una finzione cerimoniale che pu riassumersi nella frase: Le roy ne meurt jamais. Sul tema vd. S. Bertelli, Il corpo del Re. Sacralit del potere nellEuropa medievale e moderna, Firenze 19952, p. 47 ss. Ma si ricordino gli studi di R.E. Giesey, Le roi ne meurt jamais. Les obsques royal dans la France de la Renaissance, tr. francese Paris 1987; Crmonial et puissance souveraine, Paris 1987, e di A. Boureau, Le simple corps du Roi. Limpossible sacralit des Souverains franais (XV e XVIII e sicle), Paris 1988. 11 J. Bodin, I sei libri dello Stato, a cura di M. Isnardi Parente D. Quaglioni, Torino 1997, vol. III, libro VI, p. 514 s. Il principato per Bodin definizione giuridico-costituzionale che si propone non a caso in coincidenza con le uniche altre menzioni della lex regia altro non che una aristocrazia o una democrazia con un capo che pu comandare: vd. libro I (vol. I) p. 375 e libro II (vol. I), p. 564 s.

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2. Facciamo ritorno alla critica di Agamben a Kantorowicz e sgombriamo sbito il campo da ogni possibilit dequivoco. La sottovalutazione dellesperienza romana da parte dellautore dei Due corpi del Re non pu davvero considerarsi frutto di disinteresse. Lautentica cifra di Ernst Kantorowicz, in quanto medievista, fu proprio il suo rapporto privilegiato con il mondo antico. Ralpf E. Giesey ricorda che, per Kantorowicz, i medievisti dovrebbero possedere una conoscenza profonda della sostanza della storia antica. Nel momento in cui si dispose a ricercare lorigine della metafora dei giuristi Tudor, i due corpi del Re, egli fu certo che la ricerca lo avrebbe spinto a risalire oltre il medioevo, intersecando una traccia proveniente dallantichit. Ci non avvenne. Diversamente dalle altre investigazioni da detective, che aveva condotto sulle idee politiche medievali questa non coinvolse let antica 12. Lintera opera di Ernst Kantorowicz fondata su unipotesi di lavoro che, come ha sottolineato Sergio Bertelli13, occorrer sviluppare in tutte le sue premesse: non esiste uno iato tra mondo antico e mondo medievale. Le coordinate dellimmaginario collettivo sarebbero rimaste le stesse, nonostante il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Anche se sembra difficile crederlo, Kantorowicz ritenne che il valore del suo lavoro risiedesse pi nellaver scoperto un principio politico medievale che mancava nellantichit, che non per laver mostrato un principio che pervase let moderna14. 3. Insomma, se in tale occasione, a differenza di tante altre, Ernst Kantorowicz non trova un preciso antecedente nel mondo antico, ci non significa che non labbia cercato. La base sulla quale fu costruito ledificio istituzionale dei due corpi del Re propone una irriducibile specificit medievale e cristiana [la disputa del XII secolo sul vero corpo di Cristo Corpus verum: lostia e il Suo corpo mistico (Corpus mysticum: il capo della comunit cristiana)], ma il problema giuridico-costituzionale che esso contribuisce a risolvere appare ed senza dubbio molto pi antico, e si rivela, nella storia istituzionale dellOccidente, gi in coincidenza con laffermarsi in Roma del nuovo regime del principato. Su questo specifico punto, come ho rilevato in precedenza, Giorgio Agamben ha senza dubbio colto nel segno. Il princeps non soltanto un magistrato o, meglio, un titolare di poteri magistratuali conferitigli per legem15: nel regime costituzionale di tradizione repubblicana in s e per s considerato nel quale la perpetuit dellimperium era garantita allo stesso tempo da due principii fondamentali (il magistrato crea il magistrato16; auspicia ad patres redeunt, fondamento, questultimo, dellistituto dellinterregnum17) il problema individuato da Giorgio Agamben mai avrebbe potuto manifestarsi. Al contrario tutta la storia del principato ne stata profondamente condizionata, giacch allora si pose, con e dopo Augusto, lardua questione di assicurare la continuit, dopo la morte del suo titolare attuale, del potere imperiale. Il doppio funus dellimperatore, di cui conosciamo, attraverso il suggestivo resoconto di Erodiano18, le fasi fondamentali, ne attesterebbe, secondo Agamben, lurgenza e il rilievo politico. Lipotesi del doppio funus, peraltro, ci condurrebbe senza dubbio fuori strada. Ma poi vero che Ernst Kantorowicz non si sia mai esplicitamente interrogato su questi problemi in riferimento alla realt romana? E non sto alludendo, nel proporre questa domanda, soltanto al ben noto epilogo dei Due corpi del Re19. In una concezione ciclica del tempo20 esistevano espedienti in grado, non gi di risolvere il problema dal punto di vista giuridico-costituzionale, ma certamente di ricondurlo entro le fondamentali coordinate della tradizione religiosa romana. In un articolo, purtroppo trascurato dagli studiosi di diritto romano Puer exoriens. On the Hypapante in the Mosaics of S. Maria Maggiore21 Ernst Kantorowicz intravede la soluzione del problema. Riassumiamone, sia pur brevemente, i contenuti fondamentali che pi da vicino ci riguardano. In alcune monete di Domizia Augusta (fig. 1), la moglie di Domiziano, si pone laccento sulla nascita di un Cesare fanciullo divinizzato. Come madre del piccolo dio, Domizia stessa rappresentata in fogge divine con gli attributi di Cerere (ovvero, in serie differenti, di Concordia Augusta o di Pietas Augusta). Questi conii purtroppo non possono essere datati con assoluta precisione,
Si imbatte, invece, nella disputa del XII secolo sul vero corpo di Cristo e il suo corpo mistico. S. Bertelli, Religio regis e media aetas, in Gli occhi di Alessandro cit., p. 12. 14 Cos R. E. Giesey, I due capolavori di Ernst Kantorowicz, in Gli occhi di Alessandro. Laboratorio di storia 2, Firenze 1990, p. 235 s. 15 Come sottolinea A. Magdelain, Auctoritas principis, Paris 1947, p. 49 s., uninterpretazione letterale del cap. 34.3 delle Res Gestae elimina in radice un problema che aveva diviso, prima della scoperta del monumentum Antiochenum, la storiografia: il principato augusteo una magistratura? Non soltanto n il principato n la magistratura rappresentano nel suo complesso il regime augusteo, ma, in fondo, Augusto stesso a distinguerli e a separarne nettamente i rispettivi mbiti. Se come principe stato solo, come magistrato ha avuto colleghi con eguale potestas. Soltanto l ove comincia lauctoritas cessa leguaglianza. 16 sufficiente rinviare a Th. Mommsen, Disegno del diritto pubblico romano2, a cura di P. Bonfante, della prima edizione, e V. Arangio-Ruiz, tr. it. Milano 1943, p. 139 ss. 17 Da ultimo E. Dovere, Nec diuturno rege esset uno. Rilievi sullinterregno det arcaica, in M.P. Baccari C. Cascione (a cura di), Tradizione romanistica e Costituzione, I, Napoli 2006, p. 514 ss.; Id. Nec diuturno rege esset uno. Rilievi sullinterregno di et arcaica, Latomus 68 (2009), p. 319-339. 18 Lapoteosi (consecratio) di Settimio Severo descritta da Herod. 4.2: vd. su tale celebrazione J. Arce, Funus imperatorum cit., p. 129 ss. 19 E.H. Kantorowicz, I due corpi del Re cit., p. 426 ss. Sul tema si interroga anche M. Centanni, Il corpo del Re. Immagini dei corpi regali di Serse e Alessandro, in Gli occhi di Alessandro cit., p. 29 ss., con osservazioni suggestive, ma che confermano in fondo le intuizioni kantorowicziane. Con altre indicazioni e unavvincente biografia intellettuale del grande storico, A. Boureau, Histoires dun Historien. Kantorowicz, Paris 1990, p. 145 ss. part. 20 Sul tema vd. infra, p. 181 e n. 82 part. 21 Tr. it. nella raccolta di saggi di E. H. Kantorowicz, intitolata La sovranit dellartista. Mito e immagine tra Medioevo e Rinascimento, Venezia 1995, p. 163 ss.
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perch manca, per Domiziano, lindicazione della tribunicia potestas, del consolato o delle salutazioni imperatorie. Cionondimeno, sia pur con precisione relativa, si pu egualmente fissare il terminus ante quem cercato. In nessuna di queste monete compaFig. 1 - Due denari di Domitia Augusta, rappresentata al diritto; al rovescio Divus Caesar imp(eratoris) Domitiani re lepiteto Germanicus che f(ilius) effigiato come bimbo sul globo terracqueo sullo sfondo del cielo stellato. Domiziano assunse alla fine dell83 o al pi tardi ai primi dell84, dopo la spedizione contro i Cattii. In conseguenza queste coniazioni sono databili fra il settembre dell81 (dies imperii di Domiziano, che diede sbito, come emerge dagli Acta fratrum Arvalium, a Domizia il titolo di Augusta22) e la fine dell8323. Questi conii mostrano sul recto il proFig. 2 - Sesterzio di Traiano Fig. 3 - Medaglione di Antonino Pio, effigiato al diritto. Al filo di Domizia Augusta, la moglie della zecca di Creta, con raffirovescio bimbo a cavallo della capra Amaltea, di fronte a dellimperatore. Sul verso, invece, gurazione analoga a fig. 1. tripode su cui atterra unaquila ad ali spiegate. rappresentato un bambino seduto su un globo inquartato mentre solleva le braccia, cercando di afferrare le sette stelle che lo circondano24. Liscrizione, come si gi visto, determina la sua identit: Divus Caesar imperatoris Domitiani filius. Per comprendere il messaggio implicito in questa moneta, dobbiamo chieder soccorso a un epigramma di Marziale, che aveva salutato la nascita del bambino con versi nei quali risuonava leco della IV ecloga di Virgilio: Epigr. VI 3.1-2 Nascere / Vera deum suboles, nascere, magne puer. Marziale25 ha assimilato la vera deum suboles, la stirpe di Domiziano, al fanciullo-Messia, futuro sovrano cosmico profetizzato da Virgilio: Ecl. IV 49 cara deum suboles, Magnum Iovis incrementum!26. Nel denarius domizianeo il pargolo raffigurato come Signore del mondo e padrone dei cieli. Egli, assiso sul globo (in quanto polokrator), non soltanto il principe neonato ma Giove fanciullo: il bambino, secondo Virgilio (o meglio, come vedremo, secondo i suoi interpreti27), era magnum Iovis incrementum, il nuovo grande virgulto della stirpe di Giove o, forse, lo stesso Giove, ringiovanito e, nel nuovo ciclo, incarnato nel neonato principe imperiale. In una moneta, coniata durante limpero di Traiano28, il dio bambino, seduto sul globo, alza le braccia verso le sette stelle: alla sua destra raffigurata la capra Amaltea29, che allatt il neonato Zeus sul monte Ida (fig. 2). Questo particolare iconografico rende palese lidentificazione del bambino assiso sul globo con il giovane o ciclicamente ringiovanito Giove. Grazie a una medaglia bronzea di Antonino Pio30 la percezione del messaggio appare ancor pi
AFA, CIX-CXI = CFA, n. 49 = CIL VI.2060, l. 46. A. Dieudonn, Une monnaie de limpratrice Domitia, in Id., Mlanges numismatiques, I, Paris 1909, p. 1-9. P.H. Webb in The Roman Imperial Coinage. II From Vespasian to Hadrian, a cura di H. Mattingly E.A. Sydenham, London 1923, p. 311, nr. 62 (tav. 61,6), Aureo; p. 311, nr. 63 (tav. 61,7) Denario; p. 413, nr. 501 (tav. 82,3) Sesterzio; p. 413, nr. 502, Sesterzio; p. 413, nr. 503 (tav. 82,4) Dupondio; p. 414, Asse. Un quadro essenziale in A. Garzetti, Introduzione alla storia romana, Milano 19665, p. 111 ss. 24 Sui temi astrali nella propaganda e nella letteratura latina tra la fine della repubblica e il primo secolo dellImpero vd. P. Domenicucci, Astra Caesarum. Astronomia, astrologia e catasterismo da Cesare a Domiziano, Pisa 1996. 25 Nascere Dardanio promissum nomen Iulo, / vera deum suboles; nascere, magne puer, / cui pater aeternas post saecula tradat habenas, / quique regas orbem cum seniore senex. Nasci, o erede promesso al troiano Iulo, vera stirpe divina; nasci, o supremo bambino. Possa il padre dopo lunghi anni consegnarti il governo del nostro impero imperituro, e possa tu, vecchio, reggere il mondo insieme con lui pi vecchio. 26 Ecl. 4. 48-53 Adgredere o magnos (aderit iam tempus) honores, / cara deum suboles, magnum Iovis incrementum! /aspice convexo nutantem pondere mundum, /terras que tractus que maris caelum que profundum, / aspice, venturo laetentur ut omnia saeclo! / o mihi tum longae maneat pars ultima vitae, / spiritus et quantum sat erit tua dicere facta: / non me carminibus vincat nec Thracius Orpheus, / nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit, / Orphei Caliopea, Lino formonsus Apollo. 27 Vd. infra, p. 184 ss. 28 J.N. Svoronos, Numismatique de la Crte ancienne, accompagne de lhistoire, la gographie et la mythologie de lle... Premire partie. Description des monnaies, histoire et gographie.., Mcon 1890, I, tav. XXXV, fig. 1; A.B. Cook, Zeus. God of the Bright Sky, I, Cambridge 1914, p. 51-52, fig. 28. 29 Esiste una duplice tradizione sul punto: a volte, con il nome Amaltea, si indicava la stessa capra che aveva nutrito il giovane dio, a volte, invece, la Ninfa che lo aveva allevato con il latte della sua capra. Lattanzio, per esempio, accoglie questultima versione: Div. inst. 1.6.8; 1.21.38; 1.22.19.
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chiara: sul verso vi raffigurato il bambino che cavalca di lato la capra Amaltea in direzione di un altare sotto un albero. Poich lalbero decorato con unaquila31, simbolo di Giove, si pu affermare che questimmagine rappresenta il dio bambino (fig. 3). Particolarmente interessanti certi conii dellimpero di Gallieno: in un tipo il Cesare fanciullo (Valeriano II) raffigurato come il dio rinato che cavalca la capra Amaltea (fig. 4). Limmagine Fig. 4 - Antoniniano di Valeriano II, effigiato sul diritto, con dedica, al rovescio, Iovi come dimostra liscrizione Iovi crescenti alCrescenti e raffigurazione di bambino sulla capra Amaltea. A destra aureus dello stesso lude esplicitamente a Giove che, rinato fanciullo, imperatore (rovescio). sta di nuovo crescendo: egli allo stesso tempo vecchio e giovane32. Una seconda serie33 di monete di Gallieno (coniate per Valeriano II o per il figlio minore Salonino) rappresenta, sul recto, la testa del giovane di profilo, mentre sul verso limmagine ripropone il modulo iconografico consueto, con il bambino che cavalca la capra da destra a sinistra: liscrizione, in questo caso, recita Iovi exorienti (fig. 5), al Giove che sorge34. Nella propaganda det imperiale, lidea di renovatio del novum saeculum si rispecchia, sovente, in rappresentazioni che, attingendo ai materiali mitici della Fig. 5 - Sesterzio di Valeriano II o Salonino con dedica Iovi Exorienti e raffigurazione analoga a fig. 4. religione greco-romana, riproducono le epifanie della divinit secondo il ciclo naturale del sole, delle stagioni e delle et della vita. 4. Per valutare tutte le implicazioni della nota critica di Giorgio Agamben ai due corpi del Re di Ernst Kantorowicz, opportuno giudicarne il contenuto in riferimento a un evento storico definito. La costituzione tetrarchica pu rappresentare, in questo caso, un utile termine di confronto per comprendere se le lites di governo, tra I e III secolo, tentarono di interpretare il problema della perpetuit del potere imperiale alla luce dei miti elaborati nel quadro del cosiddetto paganesimo romano. Definiamo allora, attraverso due distinte domande, quel che dovr ora esser oggetto di dimostrazione. La costruzione del sistema tetrarchico pu considerarsi un tentativo originale di conciliare, in forza delle categorie religiose definite dalla mistica imperiale e di una concezione ciclica del tempo, la trasmissione dellauctoritas35, allinterno di un collegio imperiale costituito, per selezione divina (Iovii ed Herculii)36, di fratres e di filii, con il tradizionale principio aristocratico della cooptazione (adozione) del migliore e una concezione magistratuale dellesercizio dellimperium? Quali rapporti intrattennero Diocleziano e i suoi consiglieri col mito imperiale37 elaborato, nel paganesimo romano, anche sulla scorta dellinterpretazione augustea e postaugustea della IV ecloga di Virgilio? 5. La tecnica del frazionamento del potere, gi sviluppata nel corso del principato, raggiunse il suo culmine nello schema della cosiddetta tetrarchia38, posto in essere da Diocleziano. Lesperienza, accumulata negli anni seguiti alla fine della dinastia severiana, aveva insegnato qualcosa. Le esigenze di difesa di un impero mondiale e, prima ancora, i problemi connessi col comando di armate
30 A.B. Cook, Zeus, I cit. 713, fig. 528. Vd. anche F. Gnecchi, I medaglioni romani descritti e illustrati, II Bronzo, Milano1912, p. 16, nn. 60 ss. e tav. I, fig. 4. A. Alfldi, The Numbering of the Victories of the Emperor Gallienus, NC 5 (1929), p. 268, fig. 1. 31 A. Boureau, Laigle. Chronique politique dun emblme, Paris 1985. 32 A. Alfldi, The Numbering cit. 270, 278, nn. 92-93. Vd. H. Mattingly E.A. Sydenham, Roman Imperial Coins, V, 1 cit., p. 116 no. 1, 117 no. 13. Vd. anche J.R. Fears, The Cult of Jupiter and Roman Imperial Ideology, ANRW II 17 (1981), p. 117 n. 574. 33 A.B. Cook, Zeus, I cit. 714, fig. 531. Vd. H. Mattingly E.H. Sydenham, Roman Imperial Coins, V, 1 cit., p. 119, no. 32. Vd. J.R. Fears, The Cult of Jupiter and Roman Imperial Ideology cit., p. 117 n. 574. 34 Sul punto H. Mattingly, Virgils Fourth Eclogue, JWI 10 (1947), p. 14 ss., 17 ss. part.: un articolo fondamentale, che ha rappresentato la principale traccia seguita da E.H. Kantorowicz. Vd. anche del medesimo autore (H. Mattingly) Virgils Golden Age: Sixth Aeneid and Fourth Eclogue, CR 48 (1934), p. 161 ss., 164 s. part., ove si ricorda anche, per la sua pertinenza al nostro tema, la legenda Dii nutritores: cfr. Roman Imperial Coins, V, 1 cit., p. 127, no. 35. 35 Interpreto questespressione alla luce delle considerazioni di G. Agamben: vd. supra, p. 171-73. 36 Cfr. Lact. de mortibus pers. 52.3 Magnifica illa et clara per gentes Ioviorum et Herculiorum cognomina, il quale senza dubbio fa sfoggio di ironia, ma conferma che questi cognomi esprimevano il fondamento ideologico della tetrarchia: vd. F. Kolb, Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano, in I cristiani e lImpero nel IV secolo. Colloquio sul Cristianesimo nel mondo antico, Atti Conv. Macerata 17-18 dic. 1987, a cura di G. Bonamente A. Nestori, Macerata 1988, p. 23. 37 Mi riferisco, adoperando questa terminologia, allinsieme dei materiali raccolti da E. Kantorowicz e ad altri ancora che proporr, infra, nel 8. 38 Ma si tratta di una terminologia esclusivamente moderna. Vd. sul tema F. Kolb, Diocletian und die erste Tetrarchie. Improvisation oder Experiment in der Organisation monarchischer Herrschaft?, Berlin 1987; Id., Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano, in I cristiani e lImpero nel IV

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Fig. 6 - Aureus di Diocleziano, raffigurato al diritto; al rovescio dedica Fatis Victricibus.

dislocate a volte in territori tra loro molto distanti, andavano troppo al di l delle capacit di una singola persona per quanto eccezionale. Le linee salienti di questa vicenda sono ben note. Tra il 285 e il 286, Diocleziano insedi Massimiano come co-imperatore: dapprima con il titolo di Caesar, poi con quello di Augustus, quale collega nellinterezza dei poteri. Alcuni anni pi tardi (293 d.C.), i due Augusti scelsero quali aiutanti, con il titolo di Caesares, i pi giovani Galerio e Costanzo Cloro39. In questo modo secondo unipotesi che mi appare convincente40 addestrati allarte del comando, al chiudersi del ciclo di governo degli Augusti coincidente con la celebrazione dei loro vicennalia, essi, secondo il piano prestabilito, avrebbero raggiunto, dopo la nomina di due nuovi Caesares, il vertice dellautorit imperiale. Questa decisione parrebbe chiaramente annunciata da una interessante serie di conii dioclezianei (fig. 6): Fatis victricibus41, recita la loro legenda monetale, in connessione con limmagine delle tre Parche. Fraterni erano definiti i rapporti tra gli Augusti: negli atti ufficiali entrambi adoperavano la titolatura imperiale completa, esercitando congiuntamente le funzioni di pontefice massimo42. I Caesares, con il titolo di principes iuventutis, erano considerati filii: per questo, tra laltro, non spettavano loro le annuali salutationes imperiali che si pronunciavano, appunto, in occasione dei vota pro salute. Al contrario le adclamationes e i tituli ex virtute per una vittoria riportata anche da uno solo di loro entravano a far parte della titolatura degli altri tre. Ogni atto imperiale era emanato in nome di tutti e quattro. Augusti e Cesari formavano ununica famiglia imperiale (una domus divina), come emerge dallassunzione del nome gentilizio di Diocleziano, Valerius, da parte degli altri tre43. La comune origine illirica dei tetrarchi, attestata da un elemento il colbacco del loro abbigliamento nel gruppo scultoreo di San Marco (fig. 7)44, che ricorre anche in un mosaico di Piazza Armerina (fig. 8), esalta lideale della concordia: i quattro imperatori di comune accordo perseguono il bene della repubblica (bono rei publicae nati)45. La tetrarchia giuridicamente comportava un esercizio congiunto del potere imperiale, bench questultimo di fatto si articolasse, per esigenze strategico-militari, di reclutamento o di rifornimento, in ripartizioni territoriali.

secolo. Colloquio sul Cristianesimo nel mondo antico cit., p. 17-44. Altra bibl. in I. Tantillo, La prima orazione di Giuliano a Costanzo, introduzione, traduzione, commento, Roma 1997, p. 173-174 e n. 46. Si vd., in ogni caso, J.M. Carri, Il y a dix-sept sicles, la ttrarchie ..., Ant.Tard. 2 (1994), p. 17 ss. (ma i volumi II e III, 1994 e 1995, di Antiquit Tardive propongono, nel loro complesso, una quantita di informazioni e di analisi di particolare rilievo); A. Chastagnol, Lvolution politique du rgne de Diocltien, Ant.Tard. 2 (1994), p. 23-31, Fig. 7 - Venezia, Basilica di San Marco. Gruppo dei TeF. Kolb, Chronologie und Ideologie der Tetrarchie, Ant.Tard. 3 (1995), p. 21-31, B. Rmy, trarchi in porfido. I due Augusti sono distinti dai Cesari Diocltien et la ttrarchie, Paris 1998, W. Kuhoff, Diokletian und die Epoche der Tetrarchie: per lattributo della barba. das rmische Reich zwischen Krisenbewltigung und Neuaufbau (284 313), Frankfurt am Main 2001; Id. Diokletian und die Tetrarchie: Aspekte einer Zeitenwende, a cura di A. Demandt A. Goltz H. Schlange-Schningen, New York Berlin 2004, cui adde R. Rees, Diocletian and the Tetrarchy, Edinburgh 2004. 39 Ai Caesares era riconosciuta, attraverso il conferimento della tribunicia potestas, la pienezza dei poteri imperiali: vd. E. Kornemann, Doppelprinzipat und Reichsteilung im Imperium Romanum, Leipzig 1930, p. 114. 40 Vd. infra, p. 180 s. 41 Per la legenda cfr. H. Mattingly E. A. Sydenham, The Roman Imperial Coinage, V/2 From Probus to Amandus cit., p. 251, 254, 293. Questiscrizione non mai impiegata per i Cesari: vd. S. DElia, Ricerche sui panegirici di Mamertino a Massimiano, AFLN 9 (1960-1961), p. 202; W. Seston, Diocltien et la Ttrarchie. 1. Guerres et rformes, Paris 1946, p. 252, 254 n. 3. Sicuramente convincente il punto di vista di S. Mazzarino, Burckardt, il tardo antico e una lezione di Mommsen su Traiano, in Id., Antico, tardoantico ed ra costantiniana I, Bari 1974, p. 17. 42 Secondo una prassi che trova il suo primo esempio nel principato congiunto di Pupieno e Balbino: cfr. H.A. Balb. 8.1; CIL VIII 10365 = ILS 496. Sul punto sufficiente rinviare a F. De Martino, Storia della costituzione romana, IV.1, Napoli 19742, p. 443 ss., 444 s. part. 43 Vd. infra, n. 55, ove ulteriori rilievi sulle politiche familiari in et tetrarchia e, in particolare, sulle alleanze matrimoniali. 44 Vd. sul tema, R. Rees, Images and Image: A Re-examination of Tetrarchic Iconography, G.&R. 40 (1993), p. 181 ss. 45 CIL XII 5520, 5584. Lideale della concordia, nel famoso gruppo scultoreo in porfido di San Marco a Venezia e in altri monumenti (tra i quali spicca il gruppo scultoreo dellApostolica Vaticana di Roma), attestato dal fatto che i tetrarchi sono sempre rappresentati abbracciati. Questo messaggio la concordia tra i governanti nel gruppo in porfido di Piazza San Marco compiutamente espresso nelle forme tipiche dellarte popolare: i tetrarchi, infatti, si

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Tuttavia, ci non significa che si fosse imposta una rigida partitio Imperii simile, o anche solo paragonabile, a quella definita dopo la met del IV secolo46. I panegirici, specchio della propaganda ufficiale, e altre testimonianze parlano in pi duna occasione dunit, ma non fanno mai cenno alla suddivisione in giurisdizioni territoriali47. Per Lattanzio, che nel suo tendenzioso e, a volte, menzognero racconto48 ha inserito anche qualche brandello di verit49, questa dispositio imperiale, ossia ledificio tetrarchico, secondo le intenzioni di chi aveva contribuito a erigerlo, andava preservato per sempre: nella res publica due dovevano esser pi in alto per reggere il supremo potere, e due pi in basso per dare una mano come aiutanti50. LAugusto rappresentava il vertice dellautorit imperiale, il Cesare, invece, doveva eseguirne mandati e direttive51. Diocleziano si allontanato dallideologia solare, elaborata da Aureliano52, e ha giustificato diversamente, dal punto di vista religioso, il suo potere. Come noto, allatto dellassociazione di Massimiano, i due imperatori assunsero rispettivamente i titoli di Iovius (Diocleziano), e di Herculius (Massimiano), quasi che luno e laltro fossero discendenti siamo sul piano
abbracciano vicendevolmente, proprio come gli sposi nei monumenti funebri che celebrano un matrimonium bene concordans. Giuliano lApostata, nel suo convivium Caesarum, scrive: 315 A B e in buon ordine si presentava Diocleziano, portando con s i due Massimiani e mio nonno Costanzo. Si tenevano per mano e camminavano non nello stesso modo, ma costituivano una specie di coro intorno a lui: e quelli lo volevano pure precedere, come guardie del corpo, ma egli non lo permetteva. Non riteneva infatti di arrogarsi alcun privilegio. Tuttavia, come sent di essere stanco, dette loro tutto quanto portava sulle spalle e si mise a camminare spedito. Gli di si rallegrarono della loro concordia e accordarono loro di sedere in posizione Fig. 8 - Piazza Armerina, villa romana del Casale. Moprivilegiata davanti agli altri. Intanto Massimiano, che era gravemente dissoluto, Sileno non saico della Grande Caccia nellambulacro: scena delladsoltanto non lo ritenne degno di celia, ma neppure lo ammise al banchetto degli imperatori. ventus Augusti, con raffigurazione probabilmente di Infatti, non solo nelle cose di Afrodite era dissoluto di ogni dissolutezza, ma era anche intriMassimiano Erculio. gante e diffidente e non era affatto allunisono in quellarmonioso quartetto. Pertanto, sbito lo cacci via Dike. E quello, dunque, and via, dove non so: dimenticai infatti di chiederne notizia a Ermes. [Per la traduzione, lievemente modificata, vd. Giuliano Imperatore, Simposio. I Cesari. Edizione critica, traduzione e commento, a cura di R. Sardiello, Galatina (Le) 2000), p. 24 ss., 125 s. Sulla rappresentazione dellideale della concordia nellaffresco del castrum imperiale di Luxor vd. I. Kalavrezou-Maxeiner, The Imperial Chamber at Luxor, DOP 29 (1975), p. 244 ss. Su questinsediamento di et tetrarchica e le sue decorazioni si vd. il volume collettaneo Le camp romain de Louqsor: avec une tude des graffites grco-romains du temple dAmon, a cura di Mohammed El- Saghir et Alii, Le Caire 1986. 46 G. Porena, Le origini della prefettura del pretorio tardoantica, Roma 2003, p. 103 ss. part. Sulla partitio del 364 e il suo rilievo nella storia amministrativa e politica dellimpero vd., in particolare, A. Pabst, Partitio Imperii, Padeborn 1964. 47 Sul punto analisi del materiale in P. De Francisci, Arcana Imperii 3.2, rist. an. Roma 1970, p. 19 ss.: vd., in specie, Pan. Lat. III (/11) 6.3. 48 Si pu accogliere il giudizio di F. Kolb, Diocletian cit., p. 131 ss. Ma vd. anche J.M. Carri, Il y a dix-sept cit., p. 20 ss. 49 Vd. J. Roug, Labdication de Diocltien et la proclamation des Csars: degr de fiabilit du rcit de Lactance, in Institutions, socit et vie politique dans lEmpire romain au IVe sicle ap. J.-C., Roma 1992, p. 77-89. Vd. anche I. Knig, Lactanz und das System der Tetrarchie, Labeo 32 (1986), p. 180 ss., nonch W. Kuhoff, Die diokletianische Tetrarchie als Epoche einer historischer Wende in antiker und moderner Sicht, IJCT 9 (2002 2003), p. 177 194. 50 Lact. De mortibus pers. 18.5 At ille, qui orbem totum iam spe invaserat, quoniam sibi aut nihil praeter nomen aut <non> multum videbat accedere, respondit debere ipsius dispositionem in perpetuum conservari, ut duo sint in re publica maiores, qui summam rerum teneant, item duo minores, qui sint adiumento; inter duos facile posse concordiam servari, inter quattuor pares nullo modo. 51 Vd., con particolare attenzione, Pan. Lat. VI (/7) 14.1. 52 Nel pensiero di Aureliano, il carattere militare della monarchia congiunto con la sua derivazione dalla divinit: limperatore tale in grazia del favore divino. Lo stesso imperatore si sentiva guidato dal dio Sole. La costruzione religiosa di Aureliano, che pu classificarsi tra le forme di enoteismo, riconosce nel Sol invictus un simbolo spirituale e politico allo stesso tempo. Le religioni politeiste (un termine inventato da Filone dAlessandria e ripreso, in et moderna, da J. Bodin) specializzano molto i cmpiti e assegnano a ogni divinit una funzione specifica, mentre nei sistemi enoteistici gli di minori sono propriamente tali, non potendo agire autonomamente o contro il volere della divinit pi importante. Proprio per queste caratteristiche, i culti solari hanno fornito, in pi occasioni, una legittimazione al potere politico: come il Sole il vertice supremo della gerarchia divina, perch gli altri di gli sono sottomessi, cos limperatore la sua manifestazione, il suo riflesso nel mondo e il suo comes (compagno di imprese) sulla terra. Come esiste una divinit pi importante di tutte nel cielo, il sole, attorno al quale si dispongono gli di minori, dotati di competenze limitate e deferite, cos pure deve avvenire nellImpero. Il governo degli uomini deve fondarsi sul medesimo principio che regola il governo del cosmo: un unico sovrano, circondato da una serie di figure dotate di minor potere che a lui fanno riferimento per tutte le decisioni fondamentali. Questo discorso propagandistico si rivolge, peraltro, soprattutto ai militari, pi sensibili per lampia diffusione sotto forma di sette iniziatiche, tra i soldati e gli ufficiali superiori, del culto di Mitra di altri gruppi sociali al richiamo della religiosit solare. Proprio per tal motivo il simbolo del sole compare, pi volte, sulle insegne degli scudi dellesercito tardoantico (come emerge, del resto, anche dalle illustrazioni della Notitia Dignitatum). Per la bibliografia vd. E. Cizek, Lempereur Aurlien et son temps, Paris 1994, p. 175 ss. Ricorderei, nellampia letteratura, soltanto il famoso contributo (a carattere ampiamente divulgativo) di F. Altheim, Deus Invictus. Le religioni e la fine del mondo antico, nuova tr. it. Roma 2007, p. 123 ss. part., che ho seguito da vicino nella descrizione della politica religiosa di Aureliano. Vd. anche Id., Storia della religione romana, tr. it. dal tedesco (Berlin 1956)

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dellelaborazione mitica del potere imperiale della stirpe di Giove e di Ercole53. Screditare in anticipo le usurpazioni era il fine ultimo di questa costruzione: limperatore, nettamente distinto dagli altri uomini, doveva imporsi non solo per il potere illimitato che gli competeva in forza delle forme tradizionali di legittimazione (lacclamazione dei milites e la deliberazione del senato), ma per laura divina che lo circondava. Il sistema54 dei quattuor principes mundi era stato congegnato quale strumento di cooptazione, che i detentori della carica imperiale mettevano in atto nei confronti dei loro co-reggenti e futuri successori. La cooptazione inter vivos, collegata sempre alladozione e, quando possibile, anche ad alleanze matrimoniali allinterno della famiglia dellAugusto55, fu lespediente utilizzato per risolvere il problema della successione imperiale. Linguisticamente ha osservato Karl Loewenstein56 adoptare e cooptare57 sarebbero stati usati come sinonimi. Tra i due concetti si constata una corrispondenza non solo linguistica ma anche reale: il detentore del potere sceglieva il suo successore con un procedimento inter vivos58. La costellazione tetrarchica stata magistralmente descritta con queste parole da Werner Hartke: Diocleziano costru il potere imperiale dei due Augusti, ..., come un collegio divino e fraterno di imperatori funzionari pubblici. La sua continuit doveva essere assicurata dalla cooptazione e, attraverso ladozione, i titolari della carica imperiale, determinati in maniera durevole, dovevano essere uniti vicendevolmente in un vincolo interiore. Ladozione assunse dunque un significato di principio giuspubblicistico e come tale alla fine tramont59. 6. Il momento migliore per valutare la tetrarchia, dal punto di vista costituzionale, quello dellabdicazione (1 maggio del 305) di Diocleziano e Massimiano60. La tetrarchia non pu essere definita una Notstandverfassung, una costituzione dello stato di emergenza61, ma risponde invece, quantomeno a partire dal 293, a un progetto ben definito, a un piano che, nel tempo, DiocleRoma 1996, p. 218 ss. part. Sul tema panorama bibliografico in J.P. Martin, Sol invictus: des Svres la ttrarchie travers les monnaies, CCG 11 (2000), p. 297-307 e S. Berrens, Sonnenkult und Kaisertum von den Severen bis zu Constantin I (193 337 n. Chr.), Stuttgart 2004. 53 Iovius e Herculius significano, rispettivamente, figlio o discendente di Giove e di Ercole. Diocleziano e i suoi colleghi non miravano, perci, a una piena identificazione con queste divinit: vd. H. Mattingly, Jovius and Herculius, HThR 45 (1952), p. 131-134; con particolare riguardo alle testimonianze dei panegirici vd. W. Seston, Iovius et Herculius ou lpiphanie des Ttrarques, Historia 1 (1950), p. 257 ss.; sul tema, ampiamente, anche F. Kolb, Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano cit. 25; Id., Herrscherideologie in der Sptantike, Berlin 2001, p. 36, 167 ss. 54 Adopero questa terminolgia, nonostante i dubbi di I. Knig, Lactanz und das System der Tetrarchie cit., p. 180 ss., 192 s. part. 55 Come noto, Costanzo Cloro spos Teodora, la figlia di Massimiano, mentre Galerio si leg in matrimonio, dopo aver ripudiato la prima moglie, con Valeria, figlia di Diocleziano. Approfondisce questi aspetti L. Bessone, Conflitti dinastici nella tetrarchia, Patavium 11 (2003), p. 3-15. 56 K. Loewenstein, Le forme della cooptazione. I processi autonomi di riproduzione dei gruppi privilegiati, tr. it. Milano 1990, p. 50. 57 Per K. Loewenstein, Le forme cit., p. 50, ci sarebbe riscontrabile sin dal tempo di Cicerone. Invero, al momento, non ho trovato, nelle fonti, alcun indizio a sostegno di questaffermazione. Ma, per esempio, cfr., a conferma duna evoluzione semantica forse successiva alla fine della repubblica, Florus Epit. de Tito Livio 2 pag. 156, l. 5 (4.4.2) quippe cum intra octavum decimum annum tenerum et obnoxium et opportunum iniuriae iuvenem videret, ipse plenae ex commilitio Caesaris dignitatis lacerare furtis hereditatem, ipsum insectari probris, cunctis artibus cooptationem Iuliae gentis inhibere, denique ad opprimendum iuvenem palam arma moliri, et iam parato exercitu in Cisalpina Gallia resistentem motibus suis Decimum Brutum obsidere. Ps. Aurel. Victor Epit. de Caes. 12.9 Hic Traianum in liberi locum in que partem imperii cooptavit; cum quo tribus vixit mensibus. 58 Sul tema C. Russo Ruggeri, La datio in adoptionem. 1. Origine, regime giuridico, e riflessi politico-sociali in et repubblicana ed imperiale, Milano 1990, p. 186 ss., 187 s. e n. 138; F. Amarelli, Trasmissione, rifiuto, usurpazione. Vicende del potere degli imperatori romani, Napoli 20085, p. 31 ss., ove bibl.; vd. anche F. Amarelli, Lavvicendamento al vertice dellistituzione imperiale romana, in L. Labruna (dir.), Tradizione romanistica e costituzione, curr. M.P. Baccari e C. Cascione, II, Napoli 2006, p. 1283 ss.; Id., La trasmissione del potere imperiale nella tarda antichit: definitiva prevalenza di un principio, SDHI 72 (2006), p. 323-327; didascalico lapproccio di M.G. Zoz, Il controverso problema della successione nellImpero, in L. Labruna (dir.), Tradizione romanistica II cit., p. 1255 ss. 59 W. Hartke, Rmische Kinderkaiser. Eine Strukturanalyse rmischen Denkens und Dasein, rist. inalt. della prima edizione (1951) Darmstadt 1971, p. 170. Da segnalare anche quel che scrive F. Kolb, Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano cit., p. 27: contrariamente al secondo secolo d.C., quando ladozione praticata dalla dinastia degli Antonini non era che un espediente per riparare alla mancanza di figli naturali, Diocleziano ha creato, per la prima e lultima volta nella storia romana, un vero e proprio Adoptivkaisertum. 60 F. Amarelli, Trasmissione, rifiuto, usurpazione cit., p. 34 e n. 17 ove bibl. Vd., in ogni caso, F. Kolb, Diocletian cit., p. 128 ss. 61 Cos, invece, J. Vogt, Il declino di Roma. 200 500 d.C., tr. it. Milano 1965, p. 91 ss. Condivide sostanzialmente questinterpretazione F. De Martino, Storia della costituzione romana, V, Napoli 19752, p. 73 ss., 76 e 102 part. Ma lillustre studioso si sbarazza troppo facilmente di testimonianze che stridono con il suo scetticismo sui progetti costituzionali attribuiti a Diocleziano e, in particolare, sulla sua intenzione di rendere labdicazione lesito normale dellesercizio del potere nel sistema tetrarchico: il giuramento, pronunciato da Massimiano innanzi a Giove Capitolino (vd. ampiamente sul tema, con rilievi condivisibili, F. Kolb, Diocletian cit. 143 ss.) durante la celebrazione dei vicennalia di Diocleziano a Roma, di ritirarsi lanno seguente dopo il suo giubileo ventennale ricordato da tre distinte testimonianze (Pan. Lat. VII (/6) 15.6; VI (/7) 9.2; Socr. 1.2). A F. De Martino (ma vd. anche F. Fabbrini, Limpero assoluto in Diocleziano e Costantino, in Atti del II seminario romanistico Gardesano, Milano 1980, p. 359 ss.) paiono poche: ma se dovessimo applicare il principio unus testis nullus testis diverrebbe praticamente impossibile ricostruire interi secoli di storia dellevo antico. Non vedo il motivo per dubitare dun evento in presenza di tre differenti e coincidenti testimonianze. In particolare, nel caso di Pan. Lat. VII (/7) 9.2, il retore non avrebbe avuto alcun motivo per mentire. N, per altro verso, chi contesta che labdicazione di Diocleziano e Massimiano fosse stata preordinata da tempo, in conformit a un piano di successione gi stabilito, pu dimenticare Lact. De mortibus pers. 20.3-4, ove il retore cristiano, pur tanto malevolo nei confronti di Galerio, deve riconoscere che questi, dopo aver celebrato, nel 312, i suoi vicennalia, progettava di ritirarsi spontaneamente: Habebat ipse Licinium veteris contubernii amicum et a prima militia familiarem, cuius consiliis ad omnia regenda utebatur; sed eum Caesarem facere noluit, ne filium nominaret, ut postea in Constantii locum noncuparet Augustum atque fratrem, tunc vero ipse principatum teneret ac pro arbitrio suo debacchatus in orbem terrae vicennalia celebraret, ac substituto Caesare filio suo, qui tunc erat novennis, et ipse deponeret, ita cum imperii summam tenerent Licinius ac Severus et secundum Caesarum nomen Maximinus et Candidianus, inexpugnabili muro circumsaeptus

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ziano ebbe modo di precisare anche nei suoi particolari62. Con la dispositio tetrarchica non si intendeva stabilire soltanto una monarchia fondata, come suggerivano i filosofi teorici della regalit, sullimitatio deorum: al contrario, mentre non si individuano monete che indichino nel cielo il modello terreno dei tetrarchi63, appaiono relativamente numerosi i conii nei quali Iuppiter o Hercules intervengono soltanto per sostenere o ricompensare lazione degli imperatori64. Ogni imperatore, ogni membro del collegio tetrarchico, manifestazione storica di una stirpe divina, destinata allesercizio del potere65. Invero nel pensiero istituzionale dioclezianeo convivono due prospettive diFig. 9. Antoniniano dellimperatore Massimiano, effiverse, ma non confliggenti. In primo luogo, Diocleziano intendeva ricondurgiato al diritto. Al rovescio, personificazioni della Provire lesercizio del potere imperiale al quadro delle magistrature di tradizione dentia deorum e della Quies Augg(ustorum). repubblicana. A ben vedere, Arcadio Carisio, un giurista e un funzionario, contemporaneo, probabilmente, dei tetrarchi, riteneva che il potere imperiale [D. 1.11.1 pr. (l.s. de officio praef. praet.) = L. 2], la summa potestas, non era diverso da quello dei magistrati nellorganizzazione istituzionale pre-augustea. Egli assimilava gli imperatores perpetui agli antichi dittatori, dai quali si sarebbero distinti solo per la durata della loro funzione. Lassimilazione del principato alle antiche magistrature cittadine implicava per il giurista che i poteri del principe, non diversamente da quelli dei magistrati, trovassero nellordinamento la loro genesi formale e la loro disciplina66. Secondo Diocleziano, la dignit imperiale, nella pienezza dei poteri, assunta per un certo periodo, andava lasciata, rinunciando alla concreta gestione del governo: ci non di meno, nel quadro della costituzione tetrarchica, labdicazione non poneva fine alla dignitas di chi aveva deposto limperium. In altre parole, gli imperatori, pur rinunciando alla concreta gestione del potere, non perdevano il loro carattere sacro. Non trovano, infatti, alcun riscontro67, nella documentazione ufficiale (conii e iscrizioni), le parole di Lattanzio, et Diocles iterum factus est68, che preludono, nellopera del retore cristiano, alla descrizione di Diocleziano come rex veteranus, il quale, ottenuta una sorta di honesta missio, ritorna alla sua precedente condizione di privatus69. Pur sempre seniores Augusti70, Diocleziano e Massimiano sono ora chiamati Domini71, portano la corona radiata e lalloro: ma in queste immagini ufficiali della propaganda, in luogo della spada o della lancia, essi hanno un ramo di ulivo. In tal modo si annuncia al mondo che i padri dei nuovi Augusti, rinunziando allesercizio del potere72 per attendere cos a un meritato riposo73, non hanno deposto la propria dignit74. In questi conii, non a caso, sono quasi sempre congiunte assieme, nella legenda e nelle personificazioni che
securam et tranquillam degeret senectutem. Vd., inoltre, A. Rousselle, La chronologie de Maximien et le mythe de la ttrarchie, DHA 2 (1976), p. 445-466, la quale tenta di comprendere e spiegare come lo scarto iniziale di due anni, nel computo della tribunicia potestas di Diocleziano e Massimiano, sia stato in due tappe ridotto a zero. A questo scopo si sofferma sulla questione dellesercizio del potere limitato nel tempo e sulla permanenza del principio dinastico nel modello di Diocleziano. Una autentica aritmetica del potere, che si sforza di armonizzare gli affari umani con i ritmi e le leggi di funzionamento dellUniverso: va da s che non sottoscriverei le conclusioni generali formulate dallautrice. 62 Condivisibili, da questo punto di vista, i rilievi di P. De Francisci, Arcana Imperii, III.2 cit., p. 28. 63 Ma nei panegirici qualche elemento in tal senso si coglie: vd. Pan. Lat. III (11) 2.3; III (/11) 3.2-3. 64 Vd. F. Kolb, Herrscherideologie cit., p. 153 ss., ove gli opportuni riferimenti. 65 A partire dalla divinizzazione di Cesare il tema della elezione divina del sovrano diventa un concetto operante nel pensiero politico romano: vd. J.R. Fears, Princeps a diis electus: the Divine Election of the Emperor as a Political Concept at Rome, Roma 1977. Sul culto imperiale ampia bibl. in M. Clauss, Kaiser und Kult. Herrscherkult im rmischen Reich, Stuttgart-Leipzig 1999. 66 Cos F. Grelle, La forma dellImpero, in Storia di Roma. 3. Let tardoantica. 1. Crisi e trasformazioni, Torino 1993, p. 69 ss., 74 part., 74 ss. Cfr. il testo di Arcadio Carisio con Fronto Ep. ad Verum 2.1.13 Postquam res publica a magistratibus annuis ad C. Caesarem et mox ad Augustum traslata est, ... 67 Sul punto, in particolare, J. Roug, Labdication de Diocltien cit., p. 87 s. Un esame del racconto di Lattanzio anche in Ch. S. Mackay, Lactantius and the Succession to Diocletian, CPh 94 (1999), p. 198-208. 68 Lact. de mortibus pers. 19.5 69 Ma vd. Pan. Lat. VI (/7) 11.1, ove il ritiro di Massimiano paragonato a una inlicita missio. 70 CIL VIII 8836 = ILS 645: in questiscrizione Diocleziano e Massimiano formano la coppia dei seniores, Galerio e Licinio la coppia degli Augusti, Massimino e Costantino quella dei Caesares. 71 Vd. H. Cohen, Description historique des mdailles frappes sous lempire romain, VI, Paris 1892: Diocl. 83, 397, 404, 421, 428; Maxim. 142, 147 ss., 188, 195, 223 ss., 389 s., 487, 482 ss., 667; CIL VIII 8836 = ILS 645, CIL VI 1130 = ILS 646 (con riferimento, in questo caso, al titolo di seniores Augusti): sul punto P. De Francisci, Arcana Imperii, 3.2 cit., p. 28 e ntt. 6 e 7. Alle testimonianze raccolte dallo Straub (infra, n. 72) e dal De Francisci adde AE 1961, 250 Dominus Noster Pater Augustorum et Caesarum. 72 Sulla Quies Augustorum vd. J.A. Straub, Vom Herrscherideal in der Sptantike, Darmstadt 1964, rist. an. ed. 1939, p. 89. Roman Imperial Coinage cit. VI, 208 (Treviri), 364-65 (Roma), 623-25 (Antiochia). Sul punto anche S. Corcoran, The Empire oft he Tetrarchs. Imperial Pronouncement and Government. AD 284-324, Oxford 20022, p. 207 s. e n. 12. 73 P. De Francisci, Arcana Imperii, 3.2 cit., p. 28 s., che riprende sul punto J. A. Straub, Vom Herrscherideal in der Sptantike cit., p. 89 s. 74 Come emerge anche dal ruolo di Diocleziano durante la conferenza di Carnuntum nel novembre del 308: vd. W. Seston, La confrence de Carnuntum et le dies imperii de Licinius, 1956, ora in Scripta Varia, Roma 1980, p. 497-508.

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compongono limmagine, la providentia deorum e la quies augg(ustorum) (fig. 9). Questa costruzione giuridico-istituzionale, cosi come emerge da poche e frammentarie testimonianze, rappresenta il limite estremo lungo il quale ancora possibile conciliare laura divina che avvolge la figura dellimperator, deus praesens [Pan. Lat. II (10) 2.1], con una definizione del potere supremo, ispirata alle concezioni magistratuali di tradizione repubblicana. 7. Il secondo momento della strategia dioclezianea, connesso, del resto, strettamente col primo, si proponeva di rafforzare la legittimazione religiosa del potere. Si costruisce unelaborazione politico-religiosa molto sofisticata, ma sostanzialmente conforme al nucleo pi antico della mistica imperiale. Nel loro profilo giuridico-costituzionale, le sfide, che gli eventi proposero al costruttore della tetrarchia, non apparivano poi tanto diverse da quelle gi sostenute dai principi dei due secoli precedenti75: non si spiegherebbe, altrimenti, la volont, coerentemente manifestata da Diocleziano per un lungo periodo di tempo, di recuperare tutti gli elementi fondamentali della mistica imperiale elaborati nel quadro del paganesimo romano. Davvero differente, rispetto ai primi due secoli dellImpero, era lenorme influenza politica conquistata dai circoli militari e, in particolare, dagli ufficiali superiori. Gi nel principato lesercito rappresentava una somma di centri di potere che, di fatto, godevano dampia autonomia. Tuttavia, la presenza duna forte autorit politica centrale imped il continuo ripetersi di conflitti e crisi istituzionali. Dopo la morte di Alessandro Severo, nella conquista del potere le legioni si contrapposero sempre pi spesso le une alle altre. Lantico e consueto meccanismo dellacclamazione imperatoria fu usato impropriamente per nominare imperatori sostenuti dal gradimento duna o, al pi, di poche unit militari. Lesclusione dei senatori (databile attorno al 261-62 d.C.)76 dai comandi e la morte violenta di Gallieno (la crisi decisiva di tutto il mondo antico) ruppero linvolucro istituzionale, che proteggeva la finzione e lideologia della costituzione diarchica77 del principato, segnando la fine delle forme tradizionali di legittimazione del potere imperiale. Il nodo giuridico-istituzionale, che i restitutores illirici furono chiamati a sciogliere, era sostanzialmente quello di ricomporre lImpero sotto la guida di un unico centro di potere, sostituendo o, meglio, affiancando alle procedure di legittimazione di tradizione repubblicana, ridotte da tempo, e, in particolare, dopo gli eventi del III secolo, a mere forme prive di sostanza78, altri principii, in grado di giustificare lesistenza di una forte e accentrata monocrazia79. 8. Negli ultimi anni del III secolo, quasi certamente dopo il 293, Diocleziano matur la convinzione, riflettendo forse sulla natura degli di, nella religione romana, e sul loro manifestarsi nel ciclo delle stagioni e del tempo, che il governo degli uomini, come tutte le cose di questo mondo, deve sottomettersi a un periodico rinnovamento. Labdicazione pu concepirsi, perci, quasi come un dovere religioso, perch conforme alle leggi divine che gli Augusti, vinti dal destino Fatis victricibus (fig. 6)80, nel giorno fissato cedano il proprio potere ai loro ausiliari, ai nuovi Augusti daltri Cesari, e cos per sempre, secondo un ciclo eterno81. In questo contesto lidea di perpetuit trascende le persone degli imperatori, per inverarsi, invece, nelle due dinastie divine, la Iovia e la Herculia, manifestazioni distinte, in realt, di ununica famiglia imperiale. Questidea di renovatio, scandita dal ritmo
Sullorigine della mistica imperiale gi con Cesare e Augusto fondamentale ora F. Costabile, Novi generis, cit., p. 43-88. Aurel. Victor de Caes. 33.33-34 Et patres quidem praeter commune Romani malum orbis stimulabat proprii ordinis contumelia, 34 quia primus ipse metu socordiae suae, ne imperium ad optimos nobilium transferretur, senatum militia vetuit et adire exercitum. Con bibl., sul punto vd. P. Eich, Zur Metamorphose des politischen Systems in der rmischen Kaiserzeit. Die Entstehung einer personalen Burokratie im langen dritten Jahrhundert, Berlin 2005, p. 344 ss. part. 77 Adopero la formula mommseniana, senza, per questo, convenire con la sua famosa definizione giuridica del principato. 78 Vd., in ogni caso, A. Pabst, Comitia Imperii. Ideelle Grundlagen des rmischen Kaisertums, Darmstadt 1997, p. 184 ss. part. 79 Meglio di tutto lo dimostra il fatto che, a eccezione di Claudio il Gotico, morto di peste, nel corso dei quindici anni successivi tra il 268 e il 284 ben cinque imperatori caddero vittime dei propri soldati, mentre altri due vennero assassinati proditoriamente. Ma gli eventi degli anni 268 / 284 furono fondamentalmente differenti da quelli successivi al diffondersi della notizia della cattura di Valeriano (260), che scaten, nello stesso momento, tre usurpazioni contro Gallieno: in Gallia, in Pannonia e in Oriente. Quelle erano reazioni alle sconfitte che, da un lato avevano scosso lautorit dei detentori del potere e, dallaltro, avevano esposto le province alle incursioni nemiche. Viceversa, gli imperatori soldati, i restitutores illirici persero la vita e il potere quando ormai il pericolo maggiore era superato, e per mano di coloro i quali avevano guidato di vittoria in vittoria. La causa di questa situazione facilmente individuabile: agli ufficiali, provenienti dalle fila dellesercito percorrendo, molto spesso, una fortunata carriera a partire dai ranghi pi bassi, riusciva difficile accettare come imperatore qualcuno del proprio gruppo, privo, ai loro occhi, di qualsiasi prestigio sociale. Perci, quando alla fine raggiunsero il potere, misero in moto un inesorabile meccanismo dassassini e usurpazioni. Per una ricostruzione di queste vicende, posso rinviare al racconto di J.M. Carri A. Rousselle, Lempire romain en mutation: des Svres Constantin (192-337), Paris 1999, p. 125 ss. part., ove altre indicazioni. 80 Vd. supra, n. 41 a p. 176. 81 Cos W. Seston, Diocltien et la Ttrarchie. 1. Guerres et rformes cit., p. 247. Davvero suggestiva linterpretazione iconologica dellArco di Galerio a Tessalonica proposta dallillustre studioso francese (vd. p. 248 ss., 250 ss., 254 part.). Non saprei, al momento, valutarne il fondamento: difforme, cos mi pare, la linea seguita, nellesame di questo monumento, da F. Kolb, Diocletian cit., p. 159 ss.; pi recentemente Herrscherideologie in der Sptantike cit. 158 ss. Vd. anche S.G. MacCormack, Arte e cerimoniale nellAntichit, tr. it. Torino 1995, p. 43 s., la quale giustamente sottolinea, proprio in relazione a questo monumento, come in et tetrarchica sia stata definita una teoria sulla natura, in ultima analisi divina, del potere imperiale, non disponibile in precedenza. A suo parere, ci che mancava, prima della Tetrarchia, era un lessico che definisse la relazione dellimperatore con gli di e con i sudditi. Un tale lessico venne creato dai panegiristi tetrarchici: gli imperatori seguivano le orme di Giove ed Ercole, che erano i loro conservatores. Condivido gran parte di queste affermazioni: ma, opportuno ribadire, linterpretazione tetrarchica della figura imperiale propone una semplice rielaborazione di materiali mitici e di formule iconografiche gi utilizzati nel II e nel III secolo.
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ciclico del tempo (il ciclo delle stagioni e, dunque, del Sole), riproduce in fondo lidea che una divinit Giove per esempio oppure Sol-Helios pu tornare a manifestarsi, allinizio di un nuovo saeculum, come un bambino82. Nel gruppo dei tetrarchi di Venezia (fig. 7) simbolo ideologico e iconografico del programma dioclezianeo, il motivo della renovatio, attraverso la successione delle generazioni, espresso dal fatto che gli Augusti portano la barba propria dei seniores, mentre i Cesari sono imberbi, come si addice ai iuniores83. Diocleziano non pu certamente considerarsi il fondatore del cosiddetto Dominato, una formula che appare, alla luce del progredire degli studi, ormai priva di senso84. Gli elementi religiosi del potere det tetrarchica non furono davvero diversi da quelli utilizzati dalla propaganda degli imperatori del periodo del principato85. Ma la costruzione dioclezianea aveva senza dubbio lambizione a differenza di quel che si riscontra nel II e, ancora, in tutto il III secolo, caratterizzati da un uso solo estemporaneo di questi elementi di conciliare i tradizionali miti politico-religiosi imperiali con un regolamento della successione che allo stesso tempo giustificasse il principio della cooptazione dei migliori (o dei pi capaci) e un esercizio definito nel tempo, secondo il ritmo ciclico delle generazioni, del potere supremo. Un difetto, tuttavia, sbito evidente in questedificio istituzionale: i criteri, che avevano presieduto alla sua costruzione, erano e apparivano estremamente artificiosi. In particolare, saltava agli occhi la sua manifesta difformit dai principii politici e teologici della monarchia, quantomeno alla luce di uninterpretazione non sofisticata di questa nozione: ma Diocleziano osserv Libanio, cinquanta anni dopo, facendo ricorso a un luogo comune della filosofia stoica tra tutti gli imperatori, seppe, nel miglior modo possibile, far s che gli di governassero il mondo86. Proprio per questo, secondo il retore antiocheno, doveva riconoscersi che la tetrarchia aveva stabilito il pi perfetto fondamento teocratico del dominio imperiale. Nel Martyrium Carpi, Papyli et Agathonicae, databile agli inizi del IV secolo, si leggono queste inequivocabili parole: 1.4 Fece il proconsole Ti sono senza dubbio noti i decreti degli Augusti che vi impongono di venerare gli di che governano luniverso (... toj qeoj toj t pnta dioikontaj), per cui vi consiglio di farvi avanti a rendere sacrificio. evidente in questa frase e, ancor pi, nella irridente risposta dei martiri cristiani, il segno di una polemica che ha toccato il suo vertice proprio in epoca tetrarchica87. Lostilit cristiana (in questo specifico caso, di alcuni intellettuali cristiani) nei confronti del regime tetrarchico deriva anche da un postulato teologico, e, in conseguenza, da una pronunciata inclinazione ideologica che si esprime, volendo adoperare una formula, nellesigenza di individuare, nel cosmo, una puntuale, precisa omologia tra ordine divino e ordine umano. Alla monarchia dellunico Dio deve corrispondere, in terra, la monarchia di un unico sovrano88: Lattanzio, manifesta apertamente tali convinzioni. Nel suo polemico e tendenzioso pamphlet contro i persecutori condanna Diocleziano anche perch, in parte per
82 Scriveva Macrobio a proposito di Dioniso-Helios (Liber pater) (Sat. 1.18.8-10): In sacris enim haec religiosi arcani observatio tenetur, ut sol, cum in supero id est in diurno hemisphaerio est, Apollo vocitetur, cum in infero id est nocturno, Dionysus qui est Liber pater habeatur. Item Liberi patris simulacra partim puerili aetate, partim iuvenis fingunt. Praeterea barbata specie, senili quoque, ut Graeci eius quem Bassara, item quem Brisa appellant, et ut in Campania Neapolitani celebrant Hbwna cognominantes. Hae autem aetatum diversitates ad solem referuntur, ut parvulus videatur hiemali solstitio, qualem Aegyptii proferunt ex adyto die certa, quod tunc brevissimo die veluti parvus et infans videatur; exinde autem procedentibus augmentis aequinoctio vernali similiter atque adulescentis adipiscitur vires figura que iuvenis ornatur. postea statuitur eius aetas plenissima effigie barbae solstitio aestivo, quo tempore summum sui consequitur augmentum. Exinde autem procedentibus augmentis aequinoctio vernali similiter atque adulescentis adipiscitur vires figuraque iuvenis ornatur. Sol-Helios appare bambino nel solstizio dinverno e durante lanno va crescendo progressivamente finch non ritorna parvus et infans nel giorno pi breve. Dioniso-Helios, nel ritmo ciclico del suo divenire, rappresentato come un fanciullo, come un giovane imberbe, un uomo maturo con la barba e, infine, come un vecchio. Sul sole bambino seduto sul loto vd. Plut. De Pythiae oraculis 400a (c. 12). Martianus Capella De nuptiis Mercurii et Philologiae 1, p. 76 (Dick) facie autem mox ingressus est pueri renidentis, in incessu medio iuvenis angeli, in fine senis apparebat occidui, licet duodecim nonnullis formas convertere crederetur. Firmicus Maternus De errore 7.7 Quis vidit puerum Solem? Quis fefellit, quis occidit? Giovanni di Gaza, p. 55 ss., cur. P. Friedlnder, Johannes von Gaza, Paulus Silentiarius und Prokopios von Gaza: Kunstbeschreibungen justinianischer Zeit , (1912) rist. an. Hildesheim 1969, p. 138, descrive il sole come bambino e vecchio, mentre ricorda solo in un secondo momento la fase matura. 83 Sul tema F. Kolb, Herrscherideologie in der Sptantike cit., p. 146 ss. 84 Vd., in tal senso, J. Bleicken, Prinzipat und Dominat. Gedanken zur Periodisierung der rmischen Kaiserzeit, Wiesbaden 1978, ora in Id., Gesammelte Schriften, II. 2. Rmische Geschichte (Fortsetzung). 3. Wissenschaftsgeschichte, Nachrufe, Allgemeines, Stuttgart 1998, p. 817 ss., 839 ss, part. Vd. anche F. Kolb, Chronologie und Ideologie der Tetrarchie cit., p. 21. 85 Vd. F. Taeger, Charisma. Studien zur Geschichte des antiken Herrscherkultes, II. Rom, Stuttgart 1960, p. 450. Condivisibili su questo tema anche le osservazioni di F. De Martino, Storia della costituzione romana, V, cit., p. 78 ss. 86 F. Kolb, Herrscherideologie in der Sptantike cit. 36: Libanio, Or. 61.5, IV p. 331 Frster; Id., Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano, in G. Bonamente A. Nestori (a cura di), I Cristiani e lImpero nel IV secolo. Colloquio sul cristianesimo nel mondo antico (Atti del Convegno di Macerata 17-18 dicembre 1987), ivi 2004, p. 21, 26-28; M.U. Sperandio, Nomen Christianum. I. La persecuzione come guerra al nome cristiano, Torino 2009, p. 29 ss. 87 Martyrium Carpi, Papyli et Agathonicae 1.4. La versione utilizzata, tra quelle tramandateci, la pi ampia: bench questultima sia databile agli inizi del IV secolo, levento da essa narrato che ebbe luogo a Pergamo nella provincia dAsia deve ascriversi al principato di Decio. 88 Vd., ampiamente, sul tema E. De Palma Digeser, The Making of a Christian Empire. Lactantius and Rome, Ithaca London 2000, p. 33 ss. Cfr. Lact. div. inst. 1.3.11-14; 1.3.18-19. Una buona guida per ripercorrere questi temi larticolo di Ch. Ocker, Unius arbitrio mundum regi necesse est: Lactantius Concern for the Preservation of Roman Society, VChr 40 (1986), p. 348 ss., 351 ss., 354 ss. Si coglie in Lattanzio, cos come in Costantino nellOratio ad sanctorum coetum (vd. infra, n. 119), un deciso orientamento verso una sorta di subordinazionismo. Interessante un episodio narrato da Eusebio: De Martyr. Palaestinae 1.1 (Cureton): il cristiano Procopio, invitato a versare una libagione in onore dei Tetrarchi, cit, con inopportuna ironia, il verso di Omero: Non bene avere molti signori, lasciate che ci sia un signore, un re (cfr. Iliade II 204 s.). Occorre ricordare la puntuale ricostruzione, in implicita polemica con C. Schmitt, Teologia politica, (19342), in Le categorie del politico, a cura di M. Miglio - P. Schiera, tr. it. Bologna 1972, p. 61 ss., di E. Peterson, Il monoteismo come problema

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avidit in parte per insicurezza, avrebbe capovolto lordine delle cose. Egli, infatti, si associ al regno altri tre uomini una volta diviso il mondo in quattro parti e moltiplic gli eserciti: ognuno di loro cercava di avere molte pi truppe di quelle possedute dai principi precedenti che pure avevano retto da soli la res publica89. 8. Occorre chiedersi, adesso, se dalla documentazione det tetrarchica emergono dati che ci consentano di concludere che la IV ecloga di Virgilio abbia esercitato qualche influenza sul pensiero politico-religioso di Diocleziano. A un primo sguardo sembrerebbe di no. In altre parole n testi letterari n legendae o immagini di conii bench essi celebrino laureum saeculum inaugurato dai tetrarchi90 parrebbero sviluppare esplicitamente motivi tratti dalla IV bucolica e, in particolare, dal verso per noi pi significativo: cara deum suboles, magnum Iovis incrementum! Ma se anche cos fosse, questassenza, nelle testimonianze letterarie, non sarebbe decisiva per giustificare una risposta negativa alla domanda che abbiamo posto, soprattutto se si riflette sul fatto che i panegirici scritti tra il 293 e il 305, allorch pi intensa fu la propaganda tetrarchica91, non si prestavano, per gli eventi contingenti che essi intendevano celebrare, allimpiego, a preferenza di altre, proprio di questa immagine92. A ben vedere, nei due panegirici, rivolti da Mamertino a Massimiano nel 289 (II/10) e nel 291 (III/11), qualche elemento utile alla nostra ricostruzione si coglie. Leggiamo Pan. Lat. II (/10).2.4-5: An quemadmodum educatus institutusque sis praedicabo in illo limine, illa fortissimarum sede legionum,
politico, ([1935] tr. it. Brescia 1983) p. 31 ss.: la convinzione che il cristianesimo fosse utilizzabile a sostegno della teologia politica dellImpero non fu senza influenza, probabilmente, sulle sue fortune. Essa, per, fu ben presto smentita sul piano concreto. Seguiamo levolversi di questa vicenda. Filone dAlessandria, pensatore influenzato dalle filosofie platonica e peripatetica, adatt i principii della Metafisica di Aristotele (L 10. 1076a 3 ss..) al monoteismo giudaico. La speculazione filoniana fu accettata dagli intellettuali cristiani e, in particolare, al tempo di Costantino, da Eusebio di Cesarea. Egli, come gi Origene, fu colpito dalla coincidenza della venuta di Cristo con la pacificazione dellImpero a opera di Augusto. Quando questimperatore pose fine allesistenza autonoma delle varie entit politiche del Mediterraneo, gli apostoli del cristianesimo poterono muoversi indisturbati per tutto il territorio dellimpero e predicarvi il Vangelo: essi non avrebbero certo potuto svolgere la loro missione se la collera dei fanatici della polis non fosse stata tenuta a freno dalla paura della potenza romana: per il vescovo, limpero era un edificio istituzionale, nel quale, dopo Augusto, non era pi possibile far convivere, sia nella realt sia sul piano della propaganda, lhegemonia di una citt e di un sovrano con la poliarchia pluralistica delle poleis (Demonstratio evangelica 3.7.30-35). Eusebio riteneva che lopera, iniziata da Augusto, dovesse essere completata da Costantino: questi, nella sua monarchia imperiale, imitava la monarchia divina.: vd. il Triakontaeterikos Logos e il Basilikos Logos di Eusebio [cfr. traduzione italiana in Eusebio di Cesarea, Elogio di Costantino. Discorso per il trentennale. Discorso regale, introduzione, traduzione e note di M. Amerise, Torino 2005]. Tuttavia per i cristiani ortodossi, secondo il Simbolo stabilito, nel 325, dal concilio di Nicea, Cristo Dio, al pari del Padre, ed anche della Sua stessa sostanza. Costruzioni, come quella di Eusebio, giustificabili alla luce delleresia di Ario, dopo la piena affermazione dellortodossia trinitaria non poterono pi sopravvivere. Quando la resistenza di SantAtanasio e dei vescovi occidentali determin il trionfo definitivo del simbolo trinitario niceno-costantinopolitano, caddero le speculazioni sul parallelismo tra la monarchia del cielo e della terra. Non si poteva pi credere nella monarchia duna sola persona nella divinit, s che lunica persona del monarca imperiale non poteva rappresentare, in terra, la Divinit Una e Trina. Fin, cos, nel cristianesimo cattolico-ortodosso, la teologia politica: il destino spirituale delluomo, nel senso cristiano, non poteva essere rappresentato sulla terra dallorganizzazione di potere duna societ politica. Riprende e riformula, con estrema incisivit, le proposizioni di E. Peterson, il filosofo della politica E. Voegelin, La nuova scienza politica. Con un saggio di Augusto Del Noce su Eric Voegelin e la critica dellidea di modernit, (1952) tr. it. Torino 1968, p. 163 ss. part. La risposta di C. Schmitt a Peterson in Teologia politica II. La leggenda della liquidazione di ogni teologia politica, (1970) tr. it. Milano 1992, p. 11 ss. part. Unaccurata disamina della controversia si ritrova adesso nel volume di G. Agamben, Il Regno e la Gloria. Per una genealogia teologica delleconomia e del governo, Vicenza 2007, che ripercorre criticamente le posizioni di C. Schmitt e di E. Peterson. Sul tema si devono, poi, ricordare i contributi di A. Momigliano, Gli svantaggi del monoteismo per uno stato universale, in Id., Saggi di storia della religione romana, Brescia 1988, p. 119 ss. e di G. Fowden, Gli effetti del monoteismo nella Tarda Antichit. DallImpero al Commonwealth, tr. it. Roma 1997, p. 66 ss. part.: una critica alla interpretazione di Momigliano alle p. 73 s. Ma Costantino si ingannato credendo che il cristianesimo gli offrisse una religione adatta al suo Impero: un dio, un re, un libro. In realt, il cristianesimo incoraggia la competizione tra i diversi centri linguistici e culturali, e dunque il fenomeno di de-globalizzazione della tarda antichit: cos G.G. Stroumsa, La fine del sacrificio. Le mutazioni religiose della tarda antichit, intr. di G. Filoramo, tr. it. Torino 2006, 44. Si vd. anche E. dal Covolo, I Severi e il Cristianesimo. Ricerche sullambiente storicoistituzionale delle origini cristiane tra il secondo e il terzo secolo, Roma 1989, p. 61 ss.; K. Buraselis, Thea Dre. Meletes pano stin politikitis dynasteias ton seviron kai tin Constitutio Antoniniana, Athina 1989, p. 52-64, ora anche in traduzione tedesca Thea Dre. Das gttlich-kaiserliche Geschenk. Studien zur Politik der Severer und zur Constitutio Antoniniana, Wien 2007, p. 36-47. 89 Lact. De mortibus pers. 7.2 Hic orbem terrae simul et avaritia et timiditate subvertit. Tres enim participes regni sui fecit in quattuor partes orbe diviso et multiplicatis exercitibus, cum singuli eorum longe maiorem numerum militum habere contenderent, quam priores principes habuerant, cum soli rem publicam gererent. 90 Pan. Lat. V (/9) 18.5. Cfr. Pan. Lat. III (/11) 15.2-4. Per i conii vd. F. Kolb, Diocletian cit., p. 115 ss. 91 Quello del 297 (IV / 8) celebra i quinquennalia di Costanzo Cloro. Il panegirico del 298 (V / 9) ha come autore Eumenio e fu pronunciato dinanzi al governatore della Lionese. Questultimo scritto, in s di grande interesse, riguarda la restaurazione delle cosiddette scuole Meniane ad Augustodunum. Il panegirico del 297 ricorda in pi di una occasione Giove, Ercole e la stirpe divina dei Iovii e degli Herculii, ma non propone, cos mi sembra, immagini che ci consentano di approfondire lo studio della costruzione mitico-religiosa propria della Tetrarchia. Certamente pi importanti, per lo studio dei fondamenti politico-religiosi della tetrarchia, sono il VI (/7) (307), pronunciato per celebrare le nozze di Costantino con Fausta, la figlia di Massimiano e il VII (/6) del 310. 92 opportuno sottolineare, in ogni caso, che gli oratori gallo-romani, autori di questi encomi, definirono, utilizzando materiali mitici elaborati nel corso del tempo tra I e III secolo, un lessico e un linguaggio in grado di descrivere, con una compiutezza mai riscontrabile in precedenza, imprese e attivit degli imperatori in quanto membri della stirpe di Giove e di Ercole, i conservatores Augustorum. Sul tema, con bibl., S. MacCormack, Arte e cerimoniale nellAntichit cit., p. 3-22. Ampio panorama bibliografico sui Panegirici latini in Panegirici Latini, curr. D. Lassandro e G. Micunco, Torino 2000, p. 39-58 (cui adde la monografia di D. Lassandro ricordata infra, a n. 95) e R. Rees, Layers of Loyalty in Latin Panegyric, Oxford 2002.

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inter discursus strenuae iuventutis et armorum sonitus tuis vagitibus obstrepentes? Finguntur haec de Iove, sed de te vera sunt, imperator. Il panegirista, dopo aver proclamato lorigine divina di Massimiano, confronta leducazione di Giove con quella dellimperatore. Nato in Pannonia, nelle terre di frontiera, ove erano stanziate le pi forti legioni, tra le manovre militari di una giovent valorosa, il fragore delle armi copriva i suoi vagiti di bambino. In questimmagine palese il ricordo del mito di Giove fanciullo, minacciato, come i suoi fratelli, dal padre Saturno e salvato dalla madre Rhea, che lo nascose nellisola di Creta, ove, per coprire i vagiti del fanciullo divino e impedire al padre, che gi aveva divorato i suoi fratelli, di trovarlo, i coribanti, sacerdoti di (Rhea) Cibele, danzavano al suono di cembali e tamburi. Finguntur haec de Iove, sed de te vera sunt, imperator! Queste parole, se per un verso rivelano che i letterati non partecipavano affatto, muovendosi sempre sul piano della doppia verit, agli afflati religiosi forse ancor vivi in altri strati della popolazione, rappresentano, peraltro, una protesta convenzionale del loro lealismo. Sono, come scrive Johannes Straub93, soprattutto topoi, figure che contribuiscono a eccitare la fantasia del pubblico. Cionondimeno non ne sottovaluterei il valore politico-religioso, dal momento che esse si inscrivono, come emerge dal confronto con le testimonianze, in specie numismatiche, raccolte nel 394, in un contesto celebrativo antico come lo stesso principato. Soffermiamoci adesso su Pan. Lat. III (/11).3.4:

Fig. 10. Denario di Commodo con dedica Iovi Iuveni. Ai piedi dellimperatore, effigiato come Giove, unaquila e un altarino con bassorilievo: il soggetto di questultimo Iuppiter che scaglia un fulmine contro un Titano.

Ille siquidem Diocletiani auctor deus praeter depulsos quondam caeli possessione Titanas et mox biformium bella monstrorum perpeti cura quamvis compositum gubernat imperium, atque hanc tantam molem infaticabili manu volvit, omniumque rerum ordines ac vices pervigil servat.

Il cenno ai Titani tanto rapido quanto significativo. Dopo la sconfitta (Titanomachia) dei figli di Urano e di Gea, Giove impose il suo ordinamento cosmico95. Questo mito, per il suo rilievo propagandistico, era stato utilizzato anche in passato nella monetazione imperiale, come emerge da taluni tipi: si tratta, in particolare, di conii e medaglioni battuti al tempo di Commodo, su cui si legge liscrizione Iovi Iuveni (fig. 10)96. Tali parole intendevano dire che il giovane imperatore del dominio romano personificava il giovane dio dei primi giorni di trionfo sui Titani. Questimmagine mitica pu porsi a confronto con un passo di Pan. Lat. VI (/7) 13.3: Maximiano aeterni imperatori Constantinus imperator novus plus coepit esse quam filius. Favet ille crescenti, adest iste seniori; perpetuis profecto pietatis stirpibus adfinitas ista coalescat, quae semper summos in re publica viros ad concordiam copulavit. Lanziano favorisce il crescere del pi giovane, il pi giovane sta al fianco dellanziano. Ma una traduzione banale che non restituisce il profondo afflato religioso di questaffermazione. Per coglierne il senso implicito dobbiamo confrontarla con la mistica imperiale tradizionale e i suoi contenuti cos come essi furono definiti nel corso del secolo precedente: alcuni tipi monetali del principato di Gallieno celebrano il Cesare fanciullo (Valeriano II), raffigurato come il dio rinato che cavalca la capra Amaltea. Limmagine come dimostra liscrizione Iovi crescenti allude esplicitamente a Giove che, rinato fanciullo, sta di nuovo
93 J. A. Straub, Vom Herrscherideal in der Sptantike cit., p. 81 e 146 ss.; vd. anche M. Talamanca, Su alcuni passi di Menandro di Laodicea relativi agli effetti della constitutio Antoniniana, in Studi in on. di Edoardo Volterra, V, Milano 1971, p. 531-536 n. 110. 94 Vd. supra, p. 173-175 95 Il testo del panegirista fa riferimento anche a unaltra impresa di Giove: la guerra (Gigantomachia) contro i Giganti, anchessi figli della Terra, fecondata dal sangue di Urano evirato da Crono: questi mostri dalla doppia natura (met uomini e met serpenti) da Mamertino (nel panegirico del 289) sono assimilati ai Bagaudi sconfitti da Massimiano. I Giganti attentarono al regno di Giove, che li sconfisse anche con laiuto di Ercole, che fu poi, perci, assunto tra gli di: vd. Pan. Lat. II (/10) 4.2-3. Sul tema vd. D. Lassandro, Sacratissimus Imperator. Limmagine del princeps nelloratoria tardoantica, Bari 2000, p. 41 ss. part. Il tema era gi stato sfruttato dalla propaganda di epoca dioclezianea: cfr. Silius Italicus 17.648-54, Martial. 8.50. Sul punto, per i riferimenti iconografici nei conii battuti al tempo di Domiziano, vd. J.R. Fears, The Cult of Jupiter and Roman Imperial Ideology cit., p. 79 e n. 388. 96 H. Mattingly ( E.A. Sydenham), Coins of the Roman Empire in the British Museum, IV, London 1923-1950, nn. 593, 623, 635, alle p. 736, 738, 810, 819, 821, 823, nonch tav CVIII, figg. 4, 9: cfr. Introduction tav. CLXIV. Vd. J.R. Fears, The Cult of Jupiter and Roman Imperial Ideology cit., p. 110 n. 538.

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crescendo (figg. 1 5): egli, nelle due persone del padre e del figlio, allo stesso tempo vecchio e giovane97. Lidentificazione mitica del collegio imperiale con la divinit e le sue differenti personificazioni non potrebbe essere pi trasparente. questa, a mio parere, limmagine cui, implicitamente, rinvia il panegirista: si allude cos allidea del rinnovamento ciclico e dellavvicendarsi delle generazioni, che liconografia del gruppo dei Tetrarchi di Venezia ribadisce decisamente98. Ma Lattanzio, ancora una volta, a indicarci, nella sua foga polemica, la via da percorrere: per il retore cristiano, Giove, autentico autore della persecuzione e di tutto il male del mondo, avrebbe distrutto, anche attraverso la sua discendenza, laureum saeculum99 ristabilito dallepifania del vero figlio di Dio, Ges Cristo. Appare sbito evidente la polemica contro la propaganda dioclezianea, nella quale limperatore celebrato come il restauratore dei Saturnia regna: inequivocabile in tal senso liconografia di unerma raddoppiata che rappresenta congiunte la testa di Diocleziano e quella di Saturno, dio mitico dellaurea aetas100. Quantomeno sino al crollo dellImpero dOccidente, lecloga messianica di Virgilio ha, dunque, influenzato nel profondo la configurazione del potere. Le circostanze per le quali questo poema fu composto non erano allaltezza del suo valore101 e, rapidamente, lo stesso Virgilio contribu, nei suoi scritti successivi, a modificarne il senso, proiettando le sue profezie su un altro oggetto. Gi nelle Georgiche, il poeta mut implicitamente il significato del verso 6 iam redit et Virgo: il ritorno della Vergine presagiva lavvento dellet delloro, annunciando la nascita delluomo che lavrebbe effettivamente riportata ai Romani102. Sei anni pi tardi Virgilio radic ancor pi tale illusione coi versi del VI libro dellEneide in cui Anchise indica a Enea luomo promesso alla sua stirpe per instaurare i secoli doro nel Lazio, su cui aveva gi regnato Saturno103. Tale interpretazione dellecloga virgiliana divenne infine canonica, senza incontrare, per quanto si evince dalla lettura degli scoliasti, alcuna obiezione: in hac ecloga simpliciter poeta canit renascentis mundi sub Caesaribus104. La propaganda imperiale si impadron di questo motivo, come emerge, del resto, da alcuni tipi monetali, battuti gi a partire dallet flavia: per esempio, il significato politico-religioso delle immagini del denarius di Domiziano studiato da Ernst Kantorowicz105 pu comprendersi alla luce del confronto con un epigramma di Marziale, scritto per celebrare la nascita del figlio dellimperatore106. Il tema, scelto dal poeta flavio, il medesimo cantato anche da Virgilio: nel suo bambino divino, linterpretatio successiva, anche sulla base del confronto con altri luoghi delle Georgiche e dellEneide, riconobbe il sovrano cosmico restauratore dellet delloro. Suggestioni e spunti analoghi hanno lasciato tracce in opere e autori molto diversi, da Seneca107 a Calpurnio Siculo108 e Tacito109, fin quasi a disegnare una linea
97 Vd. supra, p. 173-175. Ma in questa luce pu interpretarsi anche la legenda Iovi Diocletiano Aug.: vd. J.M.C Toynbee, Roman Medallions, rist. an. New York 1986, pl. III, 15-16. Sul tema anche E.H. Kantorowicz, The Quinity of Winchester, ABull. 29 (1947), p. 73 ss., 82 e n. 51 part. 98 Vd. supra, p. 176. 99 Lact. Div. Inst. 5.5.9-6.13; 5.6.13-7.2. 100 H. Fuhrmann, Zum Bildnis des Kaisers Diocletian, MDAIR 53 (1938), p. 35 ss., 37 fig., 1. F. Kolb, Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano cit., p. 29, ove bibl. ult. 101 Queste le misurate conclusioni di J. Carcopino, Virgilio e il mistero della IV Ecloga, Paris 1930, tr. it. Roma 2001, p. 23 ss., 123 ss. part. Sul tema altre osservazioni e altri ragguagli bibliografici in A. La Penna, Limpossibile giustificazione della storia. Uninterpretazione di Virgilio, Roma Bari 2005, p. 45 s. 102 Georg. 1.32-34 anne novom tardis sidus te mensibus addas, / qua locus Erigonen inter chaelas que sequentis / panditur Nessuna zona dello Zodiaco poteva essere pi adeguata a Ottaviano, che, nato il 23 settembre (ora F. Costabile, Novi generis imperia constituere, Reggio Calabria 2009, p. 74-76), era venuto sulla terra nel momento dellincerta transizione dal regno di Erigone, cio della Vergine, a quello della Chele, ossia della Bilancia. 103 Verg. Aen. VI 791-797 hic vir, hic est, tibi quem promitti saepius audis, / Augustus Caesar, divi genus, aurea condet / saecula qui rursus Latio regnata per arva / Saturno quondam, super et Garamantas et Indos / proferet imperium (iacet extra sidera tellus, / extra anni solis que vias, ubi caelifer Atlans / axem umero torquet stellis ardentibus aptum. 104 Scoliaste di Berna ad Ecl. IV, pr. Gli scoliasti hanno personificato nel futuro Augusto il fanciullo dellecloga, ma hanno conservato, cionondimeno, ricordo delle circostanze originarie che avevano presieduto alla composizione di questopera: Filargirio ad v. 1, p. 72 Hagen Eclogam scriptam in filium eius (Pollionis) Saloninum sive in honorem Octaviani Augusti; Servius ad v. 6, p. 45 Thilo et permiscet laudes tam pueri (Salonini) quam Pollionis quam Augusti; nam felicitas temporum ad imperatoris pertinet laudem, Macr. Sat. 3.2.1 nam cum loqueretur de filio Pollionis, id quod ad principem suum spectaret adiecit: ipse sed in pratis aries iam suave rubenti / murice, iam croceo mutabit vellera luto; Scoliaste di Berna ad ecl. VIII pr., p. 814 haec ecloga in honorem Asinii Pollionis vel filii eius Salonini scripta est, ut aiunt, et allegorice Caesaris. Vd. supra, n. 27 a p. 174. 105 Vd. supra, p. 173: sul recto si vede il profilo di Domizia Augusta, la moglie del principe, mentre, sul verso, un bambino, seduto su un globo inquartato, mentre solleva le braccia, cercando di afferrare le sette stelle ruotanti attorno a lui. 106 In esso risuonava leco della IV Ecloga di Virgilio: Epigr. VI.3.1-2 Nascere ... / Vera deum suboles, nascere, magne puer. Marziale assimila la vera deum suboles, la stirpe di Domiziano, al bambino-Messia: vd. supra, n. 24 a p. 174. 107 Seneca Apocolocyntosis 4.1 mirantur pensa sorores: /mutatur vilis pretioso lana metallo, / aurea formoso descendunt saecula filo qualis discutiens fugientia Lucifer astra / aut qualis surgit redeuntibus Hesperus astris, /qualis, cum primum tenebris Aurora solutis /induxit rubicunda diem, Sol aspicit orbem lucidus et primos a carcere concitat axes: / talis Caesar adest, talem iam Roma Neronem / aspiciet. flagrat nitidus fulgore remisso / vultus et adfuso cervix formosa capillo. 108 Probabilmente in et neroniana, ma, ovvio, la testimonianza acquisterebbe maggior rilievo storico se questopera fosse databile al III secolo, come hanno sostenuto, anche recentemente, non pochi studiosi: Calpurnius Siculus Ecloga sive Bucolica vv. 42-45 Aurea secura cum pace renascitur aetas / Et redit ad terras tandem squalore situ que / Alma Themis posito iuvenem que beata sequuntur /Saecula, maternis causam qui vicit Iulis. 109 Tac. De vita Iulii Agricolae 3.1 Nunc demum redit animus; sed quamquam primo statim beatissimi saeculi ortu Nerva Caesar res olim dissociabiles miscuerit, principatum ac libertatem, augeat que cottidie felicitatem temporum Nerva Traianus, nec spem modo ac votum securitas publica, sed ipsius voti fiduciam ac robur adsumpserit, natura tamen infirmitatis humanae tardiora sunt remedia quam mala.

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ininterrotta110, che congiunge queste elaborazioni dellet del principato con la mistica imperiale111 dei Panegirici latini dioclezianei112. Nel clima religioso della tetrarchia il famoso verso virgiliano della quarta ecloga cara deum suboles, magnum Iovis incrementum! e, soprattutto, linterpretazione imperiale, che numerosi conii implicitamente ripropongono, potrebbero aver esercitato uninfluenza profonda sul pensiero di Diocleziano e dei suoi consiglieri. Il bambino divino, il nuovo grande virgulto della stirpe di Giove, ritornava nel mondo periodicamente, in base al ritmo ciclico delle generazioni. Provvisto dalla nascita di unanima caelestis e del numen, ossia della forza, di Giove o di Ercole, la sua epifania, per le virtutes divine cui partecipava, non avrebbe tardato a compiersi nel momento opportuno, s che i principi regnanti, in quanto discendente della loro stessa stirpe divina, potessero cooptarlo attraverso adozione nel collegio imperiale113. Non direi, perci, che la dispositio tetrarchica definisca un modello burocratico di dinasticismo114, col quale si privilegia lufficio rispetto al suo detentore115: , in realt, un meccanismo di selezione divina116 degli imperatori, congegnato, per, per conservare almeno parte della tradizione magistratuale romana ereditata dal principato. Negli anni della cosiddetta svolta costantiniana117 questo canone interpretativo, ormai secolare, fu contestato e sostituito da un altro radicalmente differente. Forse, proprio in polemica con linterpretazione imperiale pi antica, ribadita dalla propaganda tetrarchica, il redattore dellOratio ad sanctorum coetum, un discorso, pronunciato probabilmente il Venerd di Pasqua del 325 (18 aprile)118 e ascrivibile, secondo la tradizione riferita da Eusebio, allo stesso imperatore Costantino119, volle vedere, nel bambino
110 Non il caso di insistere troppo su questo punto, ma tenendo conto del fatto che solo pochi resti della produzione letteraria pagana del III secolo d.C. ci sono pervenuti, forse non sarebbe stato neppure lecito aspettarsi un numero maggiore di testimonianze. Non posso fare a meno di notare che il mito, secondo il quale il regno di un nuovo Giove avrebbe inaugurato una sorta di et aurea, molto antico e conosce una persistente fortuna: vd. Timoteo di Mileto (398 a.C. circa) frg. 12 Bergk Poetae lyrici Graeci III (Leipzig 1914) p. 624. Dal nostro punto di vista, sicuramente importante Statius Silvae 1.6.39-43 i nunc saecula compara, Vetustas, / antiqui Iovis aureumque tempus: / non sic libera vina tunc fluebant / nec tardum seges occupabat annum. Con queste parole Domiziano equiparato al novus Iuppiter. Per la divinizzazione gi di Cesare e Augusto vd. F. Costabile, Novi generis, cit., p. 63-88. 111 Vd. supra, p. 173-175. 112 Nel 310 il panegirista della Gallia adul Costantino con termini che lo collegavano al bambino divino di Virgilio: vd. Pan. Lat. VII (/6) 21.4-6, da confrontare con Verg. Ecl. 4.10 tuus iam regnat Apollo, anche se in Virgilio il tuus riferito a Diana. In conformita con il contenuto della famosa visione costantiniana nel tempio di Apollo, in Pan. Lat. VII (/6) 21.4, loratore, rivolgendosi a allimperatore, afferma che il mumero delle generazioni umane che ti spettano supera gli anni di regno di Nestore. Esplicita, mi pare, nonostante limpiego dei medesimi materiali mitici, la polemica contro un aspetto fondamentale della costruzione costituzionale tetrarchica: la successione di differenti generazioni nel governo del mondo. 113 In tal modo si spiega unespressione in apparenza enigmatica come diis geniti et deorum creatores (CIL III 710 = ILS 629; vd. anche AE 1940, 182), nati da di e genitori di di, che pu confrontarsi con Aen. IX vv. 641-642 sic itur ad astra, / dis genite et geniture deos, ossia con lannuncio fatto a Iulo della sua futura discendenza imperiale. 114 Diocleziano ha elaborato personalmente un tema centrale della mistica imperiale: quello della perpetuitas dinastica, ossia della propagatio in filios: sul tema, con ampi riferimenti alle fonti, A. Giardina, Introduzione, in Anonimo, Le cose della guerra, Milano 1989, a cura di M. Giardina, XLII-XLIV. Nella tetrarchia vi , per, un elemento ulteriore: F. Kolb, Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano cit., p. 25 sottolinea che Diocleziano e Massimiano furono i primi imperatori celebrati nelle iscrizioni come aeterni in quanto persone. Viceversa, prima di allora, le locuzioni aeternitas Augustorum, aeternitas principum si riferivano alleternit del potere, ossia della dinastia imperiale. 115 Cos G. Fowden, Gli effetti del monoteismo nella Tarda Antichit cit., p. 67. 116 A ci, probabilmente, si riferiva Libanio quando afferm che, tra tutti gli imperatori, Diocleziano aveva saputo, nel miglior modo possibile, far s che gli di governassero il mondo: vd. supra, n. 86. 117 Vd. G. Bonamente, La svolta costantiniana, in Cristianesimo e istituzioni politiche. Da Augusto a Giustiniano, a cura di E. dal Covolo R. Uglione Roma 20012, p. 147 ss. Ampia bibl. sulla questione in K. M. Girardet, Die konstatinische Wende, in Die konstatinische Wende, in E. Mhlenberg (cur.), Gtersloh 1998, p. 9-122. 118 Sul tema, con bibl., L. De Giovanni, Limperatore Costantino e il mondo pagano2, Napoli 2003, p. 203 e n. 77, 78 e 79. 119 Cos S. Mazzarino, La data dellOratio ad Sanctorum coetum, il ius Italicum e la fondazione di Costantinopoli: note sui discorsi di Costantino, in Id., Antico, tardoantico ed ra costantiniana, I, Bari 1974, p. 105 ss.; N. Wigtil, Toward a date for the Greek Fourth Eclogue, in CJ. 76 (1981), p. 336-341; T.D. Barnes, Constantine and Eusebius, Cambridge Mass. 1981, p. 73 ss., con una puntuale descrizione dei contenuti dellOratio: il discorso , per il Barnes, un autentico manifesto politico; R. Lane Fox, Pagani e cristiani, tr. it. Roma Bari 1991, p. 714 ss. part.; L. De Giovanni, Limperatore Costantino e il mondo pagano2 cit., p. 202 ss.; U. Pizzani, Costantino e lOratio ad sanctorum coetum in Costantino il Grande dallAntichit allaUmanesimo. Colloquio sul Cristianesimo nel mondo antico, Macerata 18-20 dicembre 1990, 2, a cura di G. Bonamente F. Fusco, Macerata 1992, p. 791 ss., a p. 793 n. 8 precisa indicazione dei contributi di A. Kurfess su tale questione. Contra J. P. Rossignol, Virgile et Constantine le Grand, Paris 1845; A. Mancini, La pretesa oratio Constantini ad sanctorum coetum, in Studi Storici 3 (1894) 92 117; 207 227; I.A. Heikel, Eusebius Werke I, 1 (GCS. 7), Berlin 1902, XCI-CII; N.H. Baynes, Constantine the Great and the Christian Church, 2. ed. with a pref. by Henry Chadwick, Oxford 1972, p. 50 ss., che giudic lOratio opera di un consigliere di Costantino. M. Sargenti, Paganesimo e cristianesimo nellopera di Costantino, in Id., Studi sul diritto del Tardo Impero, Padova 1986, p. 405 ss. (ma i suoi rilievi alle ipotesi del Mazzarino proprio non convincono). Altra bibl. in U. Pizzani, Costantino e lOratio cit., p. 791 ss., cui adde H.A. Drake, Suggestions of Date in Constantines Oration to Saints, AJPh 106 (1985), p. 335 ss., che propende per una datazione piuttosto tarda, approssimativamente negli ultimi anni del regno di Costantino; Id., Constantine and Consensus, ChHist. 64 (1995), p. 1-15, 12 ss. part.; P.S. Davies, Constantines Editor, JThS 42 (1991), p. 610 ss., sostiene che la probabile presenza di due sentenze dottrinali ariane nel testo dellOratio rende verosimile lipotesi di interpolazioni di Eusebio, il quale prepar il testo per la sua pubblicazione. La critica pi recente orientata nel senso di superare una rigida contrapposizione tra autenticit e non autenticit nella convinzione che il testo dellOratio possa avere alle spalle una storia non riducibile a un semplice fatto di traduzione dal latino in greco. Del resto la pubblicazione del P. Lond 878 (vd. J. Straub, Regeneratio Imperii, Darmstadt 1972, p. 90, contenente un tratto della lettera di Costantino ai Provinciali, che si pu leggere anche nella vita Constantini di Eusebio, consente di impostare, secondo S. Mazzarino, La data dellOratio cit. 102-103, in termini del tutto nuovi

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divino dellecloga virgiliana, un riferimento alla nascita di Ges Cristo, e, in Virgilio, un messaggero dellincarnazione del Logos120. Il poeta romano avrebbe vaticinato lavvento di Cristo, sebbene i governanti del tempo gli rendessero impossibile unaperta profezia della sua venuta e della nuova ra cristiana. La traduzione greca della bucolica che correda il discorso, non attribuibile, secondo unipotesi verosimile, a Costantino121, rende il v. 6 in maniera tale da legittimare il proselitismo cristiano: kei parqnoj aqij gous\ ratn basila (La Vergine sta per giungere, e porta il re da noi auspicato). E loratore aggiunge, per evitare ogni equivoco: Fig. 11. Sesterzio di Graziano al diritto. Al rovescio, personifichi potrebbe essere la Vergine che torna, se non colei che stata fecondacazione reggente un cristogramma e legenda Gloria novi saeculi. ta e resa madre dallo Spirito divino (t on ra eh parqnoj ... panhkosa; `ar/ ok plrhj te ka gkuoj genomnh to qeou pnematoj)122. Malgrado lisolata resistenza di S. Gerolamo123, questa interpretazione divenne canonica e non fu pi discussa fino a Dante e oltre124. Limmagine di Virgilio profeta, elaborata in vario modo nellet costantiniana, introduce al medioevo e alla sua nuova visione della storia come processo di salvazione125.
il tema dellautenticit dei documenti costantiniani riferiti nel bios eusebiano: di fatto lOratio parte integrante della vita Constantini, dal momento che essa espressamente preannunciata: vd. U. Pizzani, Costantino e lOratio ad sanctorum coetum cit., p. 784 s. Ma su questo tema e sullautenticit dellOratio sono tornati ora M.R. Cataudella, Costantino, Giuliano e lOratio ad sanctorum coetum, Klio 83 (2001), p. 167-181, secondo il quale, in specie la lettura dei capitoli 14 e 22 dellOratio, attribuita a Costantino, fa sorgere forti dubbi sulla sua autenticit: in ogni caso let di Giuliano da considerare il termine a quo, e M. Geymonat, Un falso cristiano della seconda met del IV secolo (sui tempi e la motivazione dellOratio ad sanctorum coetum), Aevum 75 (2001) 1, 349-366: si sostiene che lOratio fu scritta, probabilmente, da un neofita di cultura neoplatonica in polemica con Giuliano lApostata, allo scopo di convincere gli intellettuali del tempo ad aderire al cristianesimo. Quando fu pubblicata la prima versione di questarticolo, non avevo ancora potuto prender visione di R. Cristofoli, Costantino e lOratio ad sanctorum coetum, Napoli 2005: ampia bibl., 145 ss., a p. 35 ss. traduzione italiana. 120 Const. or. ad sanctorum coetum XIX-XXI. S. Mazzarino, La data dellOratio ad Sanctorum coetum, il ius Italicum e la fondazione di Costantinopoli cit., p. 105 ss.; U. Pizzani, Costantino e lOratio ad sanctorum coetum cit., p. 791 ss. F. Amarelli, Vetustas-Innovatio. Unantitesi apparente nella legislazione di Costantino, Napoli 1978, p. 113 ss. 121 Ma nella traduzione greca si riscontrerebbero, in pieno accordo con la presentazione offertaci da Eusebio, tracce della redazione latina dellOratio. Il commentario costantiniano ai luoghi ritenuti profetici della IV Ecloga divergerebbe dalla traduzione greca in certi punti: questa versione greca avrebbe, in altre parole, tradotto i versi della IV Ecloga senza poterli adeguare al commentario a tesi datone da Costantino: cos S. Mazzarino, La data dellOratio cit., p. 111112. Questi elementi pesano indubbiamente a favore della tesi dellautenticit dellOratio. U. Pizzani, Costantino e lOratio ad sanctorum coetum cit., p. 809 ss., sottolinea, tuttavia, che il presunto significato profetico dei versi virgiliani emerge solo dalla stravolgente versione greca. Inoltre alcuni versi sono riportati senza un vero e proprio commento e la loro interpretazione profetica e cristologica si coglie unicamente nelle manipolazioni loro imposte dal traduttore greco. Insomma lapporto della versione greca allesegesi cristiana del componimento poetico fondamentale: il commento, privato della traduzione, si presenterebbe troppo spesso piuttosto generico ed elusivo. In conclusione, per U. Pizzani, Costantino e lOratio cit., p. 820, tutto lascerebbe pensare che autore e traduttore (o traduttori) abbiano lavorato di conserva, pur senza giungere a una piena armonizzazione dellapporto di ciascuno in un insieme coerente. Anche per R. Lane Fox, Pagani e cristiani cit., p. 706, limperatore, sebbene avesse pronunciato la sua orazione in latino, si serv di una traduzione greca dellecloga e non delloriginale: non sembrerebbe, perci, che Costantino citasse una composizione poetica che conosceva bene. Sui problemi della traduzione, con particolare riguardo al Virgilio dellOratio ad sanctorum coetum, vd., da ultimo, B. Rochette, Bilinguisme, traductions et histoires des textes dans lOrient grec (Ier IVe sicle aprs J.-C.), RHT 27 (1997), p. 1-28. 122 Constant. Or. Ad Sanct. Coetum XIX. 123 Ieron. Ep. 53.7 quasi non legerimus homerocentonas et vergiliocentonas ac non sic etiam Maronem sine Christo possimus dicere christianum, quia scripserit: iam redit et virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto, et patrem loquentem ad filium: nate, meae vires, mea magna potentia solus, et post verba salvatoris in cruce: talia perstabat memorans fixus que manebat. Ma una posizione isolata vd. Lact. div. inst. 1.13.12 item noster Maro: aureus hanc vitam in terris Saturnus agebat; e, soprattutto, div. inst. 1.5.11 nostrorum primus Maro non longe afuit a veritate, cuius de summo deo, quem mentem ac spiritum nominavit, haec verba sunt: principio caelum ac terras campos que liquentis / lucentem que globum lunae Titania que astra /spiritus intus alit totam que infusa per artus / mens agitat molem et magno se corpore miscet, nonch de falsa rel. 1.5 Nostrorum primis Maro non longe fuit a veritate; cuius de summo Deo, quem mentem ac spiritum nominavit, haec verba sunt ; Augustin. (vol. 34.1) ep. 17.3 nam si tibi auctoritas Maronis placet, sicut placere significas, profecto etiam illud placet: primus ab aetherio venit Saturnus Olympo / arma Iovis fugiens et regnis exul ademptis / et cetera, quibus eum atque huius modi deos vestros vult intellegi homines fuisse; Sermo contra Iudaeos, paganos, Arianos de Symbolo 16-16 demonstremus etiam non ex Gentibus testimonium Cristo fuisse prolatum quondam veritas non tacuit calmando etiam per linguas inimicorum quorum. Nonne quando poeta ille facundissimus inter sua carmina, Iam nova progenies coelo demittitur alto dicebat Cristo testimonium perhibeat?; Ep. 258.4; 104.3.11; 137.12; de civitate Dei 10.27 nam utique non hoc a se ipso se dixisse Vergilius in eclogae ipsius quarto ferme versu indicat, ubi ait: ultima Cumaei venit iam carminis aetas; unde hoc a Cumaea Sibylla dictum esse incunctanter apparet.; Prudentius Hymn VIII kal. Jan. 11.57-60 o quanta rerum gaudia / alvus pudica continet, /ex qua novellum saeculum / procedit et lux aurea! / vagitus ille exordium /vernantis orbis prodidit; /nam tunc renatus sordidum / mundus veternum depulit. /Cathamerinon. Hymn. 3.136-140 Ecce uenit nova progenies, /aethere proditus alter homo, / non luteus velut ille prius, /sed deus ipse gerens hominem /corporeis que carens vitiis; Quodvultdeus Liber promissionum et praedictorum Dei 3.4 Dicit et Maro: iam nova progenies caelo demittitur alto, iam redit et Virgo; Maximinus (?) Collectio Veronensis contra paganos fol. Ms. 15.2r linea 6 Nonne Vergilius vester poeta o pagani ille praecipuus cuius carmina hodieque veneramini sic clamat de Saturno dicens arma Iobis fugiens et regnis exul ademtis. Sul punto vd. S. Benko, Virgils Fourth Ecloghe in Christian Interpretation, ANRW 2.31.1 (1980), p. 668 ss.; una definizione di questo problema storiografico in M. Miglietta, La conoscenza profetica del vero nella oratio ad Sanctorum coetum di Costantino Magno, in Gli arconti di questo mondo. Gnosi: politica e diritto. Profili di simbolica politico-giuridica, a cura di C. Bonvecchio T. Tonchia, Trieste 2000, p. 245 ss. con ampia bibl. 124 D. Comparetti, Virgilio nel medio evo, nuova edizione a cura di G. Pasquali, Firenze 1941, p. 2., 90-111; M. Miglietta, La conoscenza cit., p. 253 ss., con bibl. 125 S. Mazzarino, LOratio cit., p. 112.

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Gli dei governano il mondo. La trasmissione del potere imperiale in et tetrarchica

126 F. Amarelli, Vetustas-Innovatio cit., p. 113 ss.; R. Lane Fox, Pagani e cristiani cit., p. 717 ss., che sottolinea (p. 718) come Lattanzio facesse uso dellEcloga di Virgilio, ma non la citasse a proposito della nascita di Ges (cfr. con U. Pizzani infra, n. 129). Bibl. sul tema in L. De Giovanni, Limperatore Costantino e il mondo pagano2 cit., p. 203 n. 80. 127 Certamente misurata e ragionevole la posizione di U. Pizzani, Costantino e lOratio ad sanctorum coetum cit., p. 798-805, per il quale tra le opere (in particolare le divinae institutiones: vd. infra, n. 128) di Lattanzio e lOratio costantiniana si riscontra una messe cospicua e circostanziata di puntuali riscontri (p. 799), tali da non poter essere considerati casuali. Coesistono, tuttavia, anche singolari divergenze. Due le posizioni reciprocamente irriducibili (p. 805), una delle quali ci riguarda da vicino: linterpretazione lattanziana dei versi virgiliani ne fa esclusivamente una profezia del regno escatologico, senza il minimo accenno a quello che sar il fulcro di tutte le future interpretazioni cristiane del componimento: lidentificazione del puer con Cristo. 128 Ma le elaborazioni del retore cristiano e dellimperatore differiscono su punti specifici: vd., in ogni caso, supra, n. 127 in fine. Sul problema R. Lane Fox, Pagani e cristiani cit., p. 717 ss., 719 part., per il quale si pu pensare a discussioni comuni, 10. Facciamo ritorno, infine, alla domanda di Giorgio Agamben, da pi che a una derivazione diretta. Questa possibilit trova conforto nella proposta di S. Mazzarino, LOratio cit., p. 112-116, cui questo lavoro ha preso avvio. Le lites intellettuali e politiche romane di datare al pi presto la composizione del discorso di costantino senza dubbio colsero, in tutti i suoi contorni, il problema della perpetuit al 325. In quellanno lopera di Lattanzio, anche nella sua secondella dignitas, o, pi precisamente, dellauctoritas, del principe morto: in da edizione, era gi terminata, il che rende plausibili derivazioni dal pensiero del retore cristiano: vd. U. Pizzani, Costantino e altre parole, si percepirono i pericoli inerenti a ogni cesura nella trasmisl Oratio ad sanctorum coetum cit., p. 799. Secondo un indirizzo, sione del potere e si tent di porvi rimedio. Ma tutte le costruzioni politiche oggi gode di un certo consenso, le Divinae Institutiones si co-religiose, elaborate dai gruppi di governo dellImpero, si collocavano potrebbero datare tra il 304 e il 313, prima, cio, delleditto di Milano: vd. sul punto C. Moreschini E. Norelli, Storia della in una dimensione molto diversa dalla nostra, influenzata dalla visione 133 letteratura cristiana antica greca e latina, I. Da Paolo allet cristiana del tempo e dellindividuo nella storia . Al contrario, le divicostantiniana, Brescia 1995, 566 part. E. Heck, Die dualistinit greco-romane e i sovrani, che venivano loro assimilati, si sottometschen Zustze und die Kaiseranreden bei Lactantius. Untersutevano al ciclo di rinascita regolato dai ritmi naturali. Il perpetuo ritorno chungen zur Textgeschichte der Divinae Institutiones und der Schrift De opificio Dei, in Abhandlungen der Heidelberger di Giove alla fanciullezza icasticamente rappresentato dallinterpretaAkademie der Wissenschaften, Phil. Hist. Klasse, Heidelberg zione imperiale del famoso verso virgiliano cara deum suboles, magnum 1972, p. 11 ss., 158 ss., 171 ss., ritiene che la seconda edizioIovis incrementum! era anche simbolo, sul piano del mito, della perne delle Divinae Institutiones sia stata completata dopo il 314. Davviso contrario E. De Palma Digeser, Lactantius and Conpetua rinascita di sovrani appartenenti alla medesima stirpe divina e alla stantines Letter to Arles: Dating the Divine Institutes, JECS stessa domus Augusta. Il sistema tetrarchico, elaborato da Diocleziano, 2 (1994), p. 33-52, la quale, sulla base di alcuni parallelismi incorrisponde al tentativo di regolare nel profondo, evitando la possibilit dividuabili nella lettera di Costantino alla Sinodo di Arelate del 314 e in alcuni luoghi di questopera, suppone che il punto di stessa di una cesura, i rapporti tra il potere carismatico di un sovrano, che vista di Lattanzio avrebbe influenzato il pensiero dellimperatomolti non senza ragione riconducono allidea di auctoritas134, e i potere. Per R. Lane Fox, Pagani e cristiani cit., p. 717, probabile ri conferitigli attraverso i consueti meccanismi procedurali, e che, per che la seconda edizione delle divinae institutiones debba datarsi a un periodo successivo al settembre del 324. 129 Vd. S. Freund, Vergil im frhen Christentum: Untersuchungen zu den Vergilzitaten bei Tertullian, Minucius Felix, Novatian, Cyprian und Arnobius, Padeborn Mnchen Wien Zrich 2000, p. 391 ss. part.: Index zu den Vergilzitaten. Minucio Felice, Cipriano e Arnobio citano alcuni luoghi delle Ecloghe, ma mai la IV. Lopera di Virgilio negli autori cristiani pi antichi dunque ampiamente utilizzata, ma non si rileva in nessun loro scritto un interesse per questo poema. 130 Symmachus, Laudatio in Gratianum Augustum VIIII (a. 369). 131 Vergil. Ecl. IV vv. 11-14 Te que adeo decus hoc aevi, te consule inibit, /Polio, et incipient magni procedere menses; / te duce, siqua manent sceleris vestigia nostri, / inrita perpetua solvent formidine terras. 132 Cos H. Mattingly, Virgils Fourth Ecloghe cit., p. 19. 133 Sulla rigenerazione rituale e periodica del tempo e sul superamento cristiano dei temi delleterna ripetizione vd. Mircea Eliade, Il mito dellEterno Ritorno, tr. it. Milano 1975, p. 134 ss. part. Per S. Mazzarino, Il pensiero storico classico, II 2, Roma-Bari 19744, p. 376 s. e, soprattutto, n. 555 (Lintuizione del tempo nella storiografia classica. Cronologia), p. 412-461, non si possono dare definizioni unitarie del pensiero storico classico, contrapponendolo, come intuizione ciclica del tempo alla intuizione lineare, che sarebbe, invece, giudaica e cristiana: egli sottolinea, peraltro, la necessit di distinguere fra lidea dellEterno Ritorno come dottrina cosmologica e lidea dellEterno Ritorno come intuizione del tempo storico. Se questo vero nello specifico campo dello studio della storiografia classica e delle sue premesse filosofiche, la Zeitauffassung del paganesimo greco-romano, per esprimersi con una formula che forse generalizza troppo, senza dubbio dominata da una visione ciclica del tempo, cui si sottomettono, nelle loro epifanie, anche le potenze divine. 134 Tuttavia J. Beranger, Imperium, expression et conception du pouvoir imprial, REL 55 (1977), p. 325 ss., ha dimostrato che le espressioni imperium e potestas mutarono, gi nel primo principato, il loro campo semantico: impiegate da Augusto nel significato tradizionale, esse, in specie imperium, finirono per indicare successivamente anche poteri extracostituzionali. Vd. anche F.J. Casinos Mora, Auctoritas en la epigrafa y papirologa latinas, MEP 3 (2000) 4, p. 123-146.

Le coincidenze tra lOratio e il pensiero di Lattanzio sono molteplici e tutte significative126. difficile valutare leffettiva influenza del retore cristiano sullossatura complessiva del discorso imperiale127. Ma, guardando soltanto alla IV Ecloga e alla sua interpretazione, o lo spunto di Costantino ha sedotto Lattanzio o vero il contrario. La seconda ipotesi, a ben vedere, appare pi verosimile della prima128: Costantino e Lattanzio, in ogni caso, hanno inaugurato un indirizzo interpretativo completamente nuovo, che non ha riscontri, per quanto dato sapere, nella letteratura cristiana pi antica129. La propaganda ufficiale degli imperatori cristiani impose questo nuovo canone interpretativo, come emerge del resto anche dall Eulogion di Graziano scritto da Simmaco: si mihi nunc altius evagari poetico liceret eloquio, totum de novo saeculo Maronis excursus voti similis in tuum nomen exscriberem; dicerem caelo redisse Iustitiam 130. Alla luce di questo passaggio pu interpretarsi anche una moneta bronzea dello stesso imperatore (fig. 11), che lo rappresenta mentre regge il vessillo con il Cristogramma: la legenda, Gloria novi saeculi131: allude, con chiara evidenza, al novum saeculum inaugurato dallincarnazione di Cristo132.

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valerio marotta

135 Vd. E. Dovere, rec. di F. Amarelli, Trasmissione, Rifiuto, Usurpazione. Vicende del potere degli imperatori romani. Lezioni, Napoli 1989, SDHI 56 (1990), p. 482; Id., Tracce di prassi costituzionali nella narratio storiografica di Evagrio, ora in Medicina legum. Materiali tardoromani e formae dellordinamento giuridico, Bari 2009, p. 51 ss.; Id., Forme di rifiuto del principato e consensus in et tardoantica, in Medicina legum cit., p. 91 ss.; G. Dagron, Empereur et prtre. tude sur le csaropapisme byzantin, Paris 1996, p. 33-105, con lett. ed esame dei cc. 91-95 del De caerimoniis di Costantino Porfirogenito, che conservano verbali (tratti dallopera di Pietro Patrizio PLRE. III, s.v. Petrus 6, 994-998 Sulla costituzione politica) di alcune cerimonie di insediamento degli imperatori celebrate tra il 457 e il 527. 136 Una sintesi, nonostante luso di una terminologia giuridico-istituzionale non sempre precisa, in S. Ronchey, Lo stato bizantino, Torino 2002, p. 75 ss., 91 ss. part. Per la prima fase della storia dellimpero bizantino, fonti e bibliografia in D. Feissel, Lempereur et ladministration impriale, in Le Monde Byzantin, I, LEmpire romain dOrient (330-641), a cura di C. Morisson, Paris 2004, p. 79 ss.; sul punto poi appaiono risolutive le considerazioni di G. Dagron, Empereur et prtre cit., p. 42 s. part. 137 Vd. i due volumi di E. Bussi, Il diritto pubblico del Sacro Romano Impero alla fine del XVIII secolo2, Milano 1970-1973. 138 Questo concetto, la grande distanza che separa la monarchia imperiale romana da quelle dinastiche del medioevo e dellet moderna in Occidente, stato di recente ribadito da P. Veyne, Qutait-ce quun empereur romain?, in Id., LEmpire Grco-romain, Paris 2005, p. 15 ss. 139 F. Kolb, Lideologia tetrarchica e la politica religiosa di Diocleziano cit., p. 26 s. 140 Vd. supra, p. 179 e n. 66. 141 E. H. Kantorowicz, Puer exoriens cit., p. 177 e 179. Da un altro versante, sul rilievo del racconto cristiano dellincarnazione vd. A. Boureau, Levenement sans fin. Rcit et christianisme au Moyen Age, Paris 1993. In argomento, unosservazione interessante in Y. Thomas, La construction de lunit civique. Choses publiques, choses communes, choses nappartenant personne et reprsentation, MEFRM 114 (2002) 1, p. 25. 142 Vd. supra, n. 10. Sui modelli seguiti dallimpero bizantino e dal califfato islamico vd. G. Dagron, Empereur et prtre cit., p. 68-73. 143 Per le concrete, anche per quelle pi minute, implicazioni giuridiche di questa costruzione teorica vd. W. Blakstone, Commentaries on the Laws of England, I, A Facsimile of the First Edition of 1765 1769, with an Introduction by Stanley N. Katz, Chicago London 1979, p. 237 ss. part. Sui Reports di Edmund Plowden vd. E.H. Kantorowicz, I due corpi de Re cit., p. 7 ss.: la cause clbre riguardava il Ducato di Lancaster, che i re dellomonima dinastia avevano posseduto come propriet personale e non come propriet della Corona.

Fig. 12. Istanbul, Museo Archeologico. Testa in marmo di Diocleziano da Nicomedia (284-305 d.C.).

il fatto stesso di esser concessi (dal popolo, dal senato, dallesercito, e, in modi ancora diversi nella successiva esperienza tardoantica135, bizantina136 e del Sacrum Imperium fino alle soglie del XIX secolo137), riconducono inevitabilmente la monocrazia degli imperatori romani alla forma della monarchia elettiva138. Si giustamente osservato che nellideologia tetrarchica Giove ed Ercole erano i veri governanti del cosmo e dellimpero, ma regnavano attraverso principi provvisti del loro numen divino. Questa giustificazione teocratica del potere imperiale avrebbe, rispetto ad altre ideologie o finzioni, un evidente vantaggio: la selezione divina degli imperatori riduceva limportanza dei poteri umani, e quello dellesercito in particolare, nellelezione dellimperatore, perch soltanto gli Augusti in carica disponevano del diritto di proclamare altri imperatori. Creando una famiglia divina, Diocleziano (fig. 12) escluse dalla partecipazione al potere imperiale chiunque non vi appartenesse, con conseguenze molto importanti sul piano del diritto pubblico139. Sottoscriverei queste affermazioni, senza rinunciare, per, a una riflessione ulteriore: la costruzione dioclezianea non interferisce, per quanto emerge anche dalla lettura, pocanzi rammentata, di un giurista come Arcadio Carisio140, con il nucleo fondamentale della tradizione costituzionale del principato. La tetrarchia elabora una dispositio, che si manifesta compiutamente nel regolamento di successione: ma questo meccanismo si sottomette a una particolare visione del cosmo e delle sue leggi. Gli di governano il mondo attraverso gli imperatori, ma il loro potere (come quello degli stessi di daltronde) deve sottostare al fato (fig. 6) che impone inesorabilmente, nel ciclo naturale di tutte le cose, la successione delle generazioni. questo, a mio parere, il piano sul quale Diocleziano tent, andando incontro, invece, a una sconfitta politica forse non evitabile, di normalizzare il potere carismatico dellimperatore. La visione cristiana della storia, nonostante il retaggio simbolico ereditato dallAntichit, non pot assumere, in questo specifico contesto, come propria quella trasmessagli dallesperienza religiosa del paganesimo greco-romano. Lincarnazione, creduta un fatto unico e irripetibile, non offriva alcuna opportunit per riconoscere, nei principi neonati (o in chiunque altro fosse pervenuto allImpero), una manifestazione dellAntico dei Giorni del Logos tornato fanciullo: non era ammissibile alcuna ripetizione di questevento141. La teologia politica medievale ha, perci, percorso altre strade, che hanno condotto in Francia alla finzione cerimoniale compendiata nella formula le roy ne meurt jamais142, e, in Inghilterra, con i giuristi det elisabettiana, alla nozione politico-giuridica dei due corpi del Re143.
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