Sei sulla pagina 1di 4

MAGIK STEP

La difficoltà di conciliare il tempo solare con


quello lunare è uno dei problemi fissi che
hanno occupato l'ingegno degli uomini
emergenti dalla barbarie.

In tempi primitivi, l'assestamento


conveniente del calendario è un fatto
d'interesse religioso, visto che da esso
dipende la conoscenza delle stagioni
adatte per propiziarsi la divinità il cui favore
è indispensabile al benessere della
comunità.

Gli uomini rappresentavano certi riti magici


o drammi religiosi o misteri per celebrare il
legame magico e misterioso che unisce lo
scorrere delle stagioni, dei cambiamenti, a
quello della vita e della morte, principio uno
e indivisibile.

"The Religions of all Nations are derived


from each Nations different reception of the Poetic Genius which is every where call'd the Spirit of Prophecy"
(William Blake, "All Religions Are One").

Per questo le popolazioni dell'Egitto e dell'Asia occidentale prima, della Grecia e dell'antica Roma poi,
rappresentavano sotto i nomi di Osiride, Tammuz, Adone, Attis, Dioniso, Bacco, Mithra, la decadenza e la
rinascita della vita, che essi personificavano come un dio che ogni anno moriva e poi di nuovo resuscitava.
Per il nome e per i particolari, i riti variavano da luogo a luogo, ma in sostanza erano sempre gli stessi.

"Quanto più rimontiamo verso l'antichità, tanto più troviamo il genere umano immerso nel politeismo. Nessun
segno, nessun sintomo di una religione più perfetta. I più antichi monumenti della specie ci presentano
ancora un tal sistema come credo popolare e stabilito. Il nord, il sud, l'est, l'ovest, recano la loro
testimonianza unanime in tal senso. Che cosa può opporsi a una evidenza così piena?" (David Hume, Storia
Naturale della Religione)

"Se l'utopia non si è spenta, né in religione, né in politica, è perché essa risponde ad un bisogno
profondamente radicato nell'uomo. Vi è nella coscienza dell'uomo un'inquietudine che nessuna riforma e
nessun benessere materiale potranno mai placare" (Ignazio Silone, "L'Avventura di un Povero Cristiano")

IL NATALE DEL SOLE

"Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota.


I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la
data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole
comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra
celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole
invincibile)" (Nuova Enciclopedia Cattolica dell’Ordine Francescano,
1941).

Prima di diventare celebre come “compleanno di Gesù”, la data del


25 dicembre è stata giorno di festa "universale", per i popoli di
culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio. Le
origini comuni di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è
“principio” della vita sulla Terra e che “dal principio” è stato oggetto
di culto e di venerazione: il sole.
Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco
calendario di feste annuali e stagionali e di riti
di propiziazione e rinnovamento. I popoli nel
periodo primitivo della loro esistenza erano
intimamente legati al “ciclo della natura” poiché
da questo dipendeva la loro stessa
sopravvivenza. Al tempo, la vita naturale
appariva indecifrabile, incombente, potente
espressione di forze da accattivarsi; era un
mondo magico. L’uomo antico si sentiva parte
di questo mondo, ma in posizione di
debolezza. Per questo, attraverso il rito,
cercava di entrare in sinergia con queste forze
oscure.

Al centro di questo ciclo c’era l’astro che


scandiva il ritmo della giornata, la “stella del
mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Il sole era
dunque venerato come forza misteriosa e vitale: vederlo perdere forza d'inverno e ridurre il suo corso nel
cielo, era un’esperienza tragica, vista come una minaccia alla propria sopravvivenza. Che doveva essere
esorcizzata con opportuni riti. Da qui ebbero origine le più antiche feste collegate al solstizio d’inverno.
Durante queste feste venivano accesi dei grandi fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di
bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che dovevano ridare forza al sole indebolito. Questi rituali
avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche
celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici
e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.

Il termine solstizio viene dal latino “solstitium”,


che significa letteralmente “sole fermo” (da
“sol”, sole, e “esistere”, stare fermo). Se ci
troviamo nell’emisfero nord della terra, nei
giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre
possiamo infatti osservare come il sole sembra
fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente
quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini
astronomici, in quel periodo il sole inverte il
proprio moto nel senso della “declinazione”,
cioè raggiunge il punto di massima distanza dal
piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge
la massima estensione e la luce del giorno la
minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il
giorno più corto dell’anno. Subito dopo il
solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio
d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio
cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno
successivo.

Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge


nella sua fase più debole quanto a luce e
calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi
ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse
tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra
rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”. Questa
interpretazione astronomica può spiegare
perché il 25 dicembre sia una data celebrativa
presente in culture e paesi così distanti tra
loro. Tutto parte da una osservazione attenta
del comportamento dei pianeti e del sole, arte
che gli antichi conoscevano bene. Ad
esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si
erge un tumulo datato (con il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All’interno del tumulo c’è una
struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce
del sole possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo
modo il retro della struttura. Questo accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno (un meccanismo
analogo è stato scoperto anche all'interno delle piramidi egizie, veri e propri monumenti al culto solare, ndr).

Il 25 dicembre è dunque associato al giorno di nascita e


ai relativi festeggiamenti di divinità solari risalenti anche
a secoli prima di Cristo: il Sole è invocato come ipostasi
(incarnazione), epifania (annunciazione) del dio che
crea e governa il cosmo. I mosaici e gli affreschi
raffiguranti immagini del dio egizio Horus in braccio a
Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col
bambino, tanto da indurci a credere che in epoca
cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di
Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con
la corona solare sul capo, furono opportunamente
“revisionate”;

Il dio indo-persiano Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici
discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”; nel giorno corrispondente al 25
dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese
Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico.
Era il dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il sole vede tutto:
passato, presente e futuro. Successivamente, comparve il culto della dea Ishtar
e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo
stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le
braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che
simboleggiavano i dodici segni zodiacali. Anche in questo culto il dio Tammuz
muore per risorgere dopo tre giorni; nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva
in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne
selvagge”: veniva celebrato il dio
che “rinasceva” bambino dopo
essere stato fatto a pezzi; Bacab, il dio Sole nello Yucatan, si
credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine
Chiribirias; il dio Sole inca Wiracocha veniva celebrato nella
festa del solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno
perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il
solstizio d’inverno cade appunto in giugno); nell'antico Messico,
alla stessa data, si celebrava la nascita del dio Quetzalcoatl;
sempre al solstizio d'inverno nasce il dio atzeco Huitzilopochtli;
gli scandinavi festeggiavano il dio Freyr, figlio di Odino e di
Freya; sempre un 25 dicembre nascono Bacco in Grecia e
Adone in Siria (tratto da "Le Radici Pagane del Natale", di Elena
Savino).

W. Williamson (pseudonimo di Scott-Elliot, autore fra l’altro di una “Storia dell’Atlantide”), ne "La Legge
Suprema", scrive: "...alcuni dei primi Padri della Chiesa Cristiana asseriscono che la grotta di Betlemme, in
cui si celebravano i misteri di Adone, fosse quella in cui era nato Gesù".

La nascita di Cristo venne sostituita al giorno dedicato al culto solare perché, come scrive Gibbon in
"Decadenza e Caduta dell'Impero Romano": "I Romani (Cristiani) ignorando... la data reale della sua (di
Cristo) nascita, fissarono la festa solenne al 25 Dicembre, il solstizio d'inverno o Brumale, quando i pagani
celebravano, ogni anno, la nascita del Sole".

La Chiesa delle origini sovrappose le celebrazioni cristiane alle vecchie ricorrenze pagane. Per fare pochi
esempi: la festa di San Giorgio ha rimpiazzato l'antichissima festività della Parilia;
i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno sostituito la festa dell'acqua, che
era celebrata a mezz'estate; la festività dell'Assunzione della Vergine ha preso il
posto delle celebrazioni di Diana. Halloween diventò la festa di Ognissanti e via
di seguito.

Ma le similutidini non riguardano solo la nascita bensì anche la morte e la


resurrezione del dio o uomo divino. Scrive Williamson: "…noi troviamo che
Krishna, Osiride, Tammuz, Adone, Mitra, Ati, Bacco-Dioniso, Baldur, Quetzalcoatl e Gesù discendono tutti
nella tomba (ed alcuni nelle regioni infernali) e che il periodo tra la morte e la risurrezione è generalmente di
tre giorni, mentre la risurrezione avviene di regola all'equinozio di primavera, o a pochi giorni di distanza da
esso".

Mitra, nato, come Cristo, il 25 di Dicembre, fu pianto nella tomba dai suoi discepoli nel periodo che
corrisponde alle festività pasquali. Essi gioendo affermavano: "Rallegratevi… Iniziati; il vostro dio è risorto
dalla morte. Le sue pene e le sue sofferenze saranno la vostra salvezza" (Dupuis, "Origine di Tutti i Culti").

Il dio Ati, che era celebrato nell'antica Frigia con gli l'appellativi di "Figlio unigenito" e di "Salvatore", era
simbolizzato con un agnello. Frazer scrive: "Ati era per la Frigia, quello che Adone era per la Siria. Come per
Adone… la sua morte e risurrezione erano, ogni anno in primavera, commemorate con una festa. (…). Le
cerimonie celebrate alla festa di Atis non sono perfettamente conosciute… sembra che la celebrazione della
sua risurrezione seguisse immediatamente quella della sua morte" ("The Golden Bough", in it. "Il Ramo
d'Oro").

In Irlanda, la religione dei Celti celebrava il dio Samhein di cui si racconta che risorse dalla morte dopo tre
giorni. Il dio Bacco, ucciso dai Titani, veniva fatto risorgere da Giove, dopo tre giorni. Analogamente sotto le
altre sue sembianze di Dioniso è detto: "…subito dopo la sua sepoltura, egli
risuscitò dalla morte e salì al cielo" (Macrobio, "Commentarium in Somnium
Scipionis").

Infine, scrive ancora W. Williamson: "Nel Nord abbiamo Baldur il bello, il dio
bianco, giusto e benefico, che i missionari cristiani trovano rassomigliare a Gesù.
Egli muore ucciso da una freccia scoccata dal cieco Hoerder, dio delle tenebre.
Questa freccia era fatta con legno di vischio. Baldur giace morto per 40 giorni, …
alla fine di questo periodo si risveglia e regna. (…) La rozza e superficiale
allegoria qui è abbastanza chiara: a 68 gradi di latitudine il sole è morto per 40
giorni, ucciso dalle tenebre dell'inverno. La freccia di legno di vischio era il primo
indizio di una nuova vita proveniente dalla morte stessa (e attraverso la soglia di
essa), poiché il vischio era chiamato del pari 'la pianta del freddo e gelido
inverno' ed il 'ramo salutare'. Baldur era anche chiamato 'Figlio dell'Uomo'. (…)
egli risorse, come era stato profetizzato dalla terza Sibilla del Volospa: 'I campi
non seminati daranno il loro prodotto. Tutti i dolori saranno sanati. Baldur
ritornerà' ".

LINKS

Natale romano - Wikipedia

Le radici pagane del Natale


IL CULTO DEL SOL INVICTUS

BACCHANALIA

BACCHANALIA 2

BACCHANALIA 3

EPIFANIA

THE JESUS MYTH

THE FOUNTAIN