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Francesco Lamendola

e la lor cieca vita tanto bassa che 'nvidosi son d'ogni altra sorte
Cos descrive gli ignavi il gran padre Dante, nei versi 46-48 del terzo canto dell'Inferno: Questi non hanno speranza di morte, e la loro cieca vita tanto bassa, che 'nvidosi son d'ogni altra sorte. Queste parole, cos crudamente realistiche e cos spietatamente vere, ci tornano alla mente ogni qualvolta ci capita d'imbatterci, non volendo, in quella esiziale forma di bassezza umana che consiste nel covare gelosamente il proprio orticello culturale, la propria immagine deformata di s, la propria illusione di grandezza, tenendosi pronti a scattare come vipere non appena si abbia la sensazione, a torto o a ragione (di solito a torto), che qualcosa o qualcuno minaccino quel comodissimo particulare, mettano in forse quelle misere certezze prefabbricate. Talvolta stata la boria professorale di qualche barone universitario, magari divenuto tale a forza di leccare gli stivali del suo predecessore, e che partito all'attacco, ciecamente e a lancia in resta, di colui che, oltretutto privo del pedigree accademico, aveva osato invadere la sua propriet riservata, il suo campicello coltivato con sospettosa diffidenza e considerato, ormai, propriet sacra e intangibile; qualche barone, diciamo, totalmente disinteressato alla libera e franca discussione, totalmente infastidito dalla prospettiva di potere o dovere tener conto di altri punti di vista, di altre visioni del reale, e unicamente concentrato nell'esercizio logorroico e maniacale di un soliloquio erudito nel quale chiunque altro, prima di avventurarsi, deve chiedere umilmente il permesso e fare pubblico atto di sottomissione a quel tremendo signore feudale. Individui che si trincerano dietro l'alibi della scientificit della ricerca e che tutto ci a cui mirano, in realt, difendere ciecamente, contro tutto e contro tutti, la propria riserva di caccia; che non sono disposti a scendere dalla loro amata cattedra mai e poi mai, per nessun motivo, perch, se lo facessero, sembrerebbe loro di abbassarsi al livello dei comuni mortali, del vulgo odioso et inimico, come lo definitiva il loro grande capostipite, il barone cortigiano per antonomasia, messer Francesco Petrarca; che non sono mai stati sfiorati in vita loro, neppure una volta, dal sospetto che forse, dopotutto, la vera universit non quella industria pseudoculturale che rilascia i diplomi di laurea, ma la vita, la vita vera e vissuta, con i suoi dolori e le sue difficolt, con la sua saggezza e la sua ansia di verit e di bellezza. Altre volte sono stati colleghi invidiosi e malevoli, divorati dalla gelosia, ma, in realt, tarlati nel profondo dalla mancanza di autostima; e, pi in generale, persone assolutamente incapaci di guardarsi dentro con un minimo di onest intellettuale e spirituale, di leggere nelle proprie miserie e debolezze: e ben decise, al contrario, a costruire l'intera loro esistenza sotto le bandiere della rivincita, del rancore, della malevolenza, particolarmente contro quanti intuiscono essere loro di gran lunga superiori, non tanto per ragioni contingenti, professionali o culturali, ma proprio sul terreno della capacit di mettersi in discussione; di farsi umili davanti al mistero del mondo; di seguire con fedelt la propria chiamata; di leggersi dentro senza sconti e senza ipocrisie; di lavorare incessantemente su se stessi per migliorarsi, affinarsi, perfezionarsi.
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Persone che si credono vive, mentre sono gi in avanzato stato di putrefazione spirituale e morale; persone sopravvissute alla rovina della propria dignit, della propria trasparenza, della propria autenticit; persone che, per cibare l'orgoglio del proprio cadavere, hanno sempre bisogno di un nemico contro il quale scagliarsi, di qualcuno con cui venire a contesa, di un capro espiatorio sul quale riversare tutta la loro frustrazione, la loro rabbia impotente, la loro intima disperazione di anime perdute. Un caso abbastanza tipico quello di quanti esercitano una forma di potere o di autorit legale; di quanti, da una posizione di forza, lavorano presso un ufficio pubblico; di quanti indossano una divisa, solo per nascondere la loro insufficienza e per prendersi una effimera rivincita sul prossimo: una rivincita che non sarebbe alla loro portata, mai e poi mai, se dovessero misurarsi con la vita ad armi pari, e rinunciare all'effimera superiorit conferita loro da circostanze puramente esteriori, e che poco o nulla hanno a che fare con il loro autentico valore di esseri umani. noto che l'imbecille in uniforme un tipo umano estremamente caratteristico; anche se va aggiunto, subito dopo, che non assolutamente vero che tutti gli individui in uniforme siano degli imbecilli: niente affatto; ma un dato incontrovertibile che l'uniforme, e specialmente i gradi cuciti su di essa, costituiscono il guscio ideale per tutti quei molluschi che hanno bisogno di sentirsi dei leoni, ma senza fare troppa fatica e senza esporsi al bench minimo rischio. Poi, in una categoria a parte, o in una sottocategoria a parte, bisognerebbe mettere le donne (con buona pace del dilagante servilismo nei confronti di una cultura femminista sempre pi logora e ipocrita): quelle donne, precisamente, che cercano nell'uomo solamente il trastullo della propria vanit pi banale e grossolana, pronte e disposte a servirsi di qualunque mezzo, pur di riuscire a strappare una nuova conquista, che gratifichi il loro ipertrofico ego e le aiuti a cullarsi ancora un poco nella dolce illusione della propria potenza e irresistibilit. E sia chiaro che, fra esse, le peggiori non sono quelle che giocano, per cos dire, a carte scoperte, gettando sul tavolo della partita la propria avvenenza, vera o presunta, e la propria capacit di sedurre, sul piano puramente sensuale: perch quelle, almeno, non pretendono di essere altro da ci che sono; e, non fosse altro che per questo, meritano un certo grado di rispetto. Nossignore: le peggiori sono quelle che mascherano lo stesso identico desiderio, dietro una facciata di pretese culturali e persino spirituali; che parlano di viaggi interiori, di percorsi di conoscenza, di esigenze durevoli dell'anima: ma che, in realt, tutto quello che vogliono di rigirarsi l'uomo - non un uomo qualsiasi, ma quello che sentono essere loro superiore, appunto sul piano della coerenza esistenziale e della ricerca spirituale - fino al punto di vederlo in propria balia e, con un sorriso di trionfo, aggiungerlo all'elenco delle loro pretese vittorie. Questo tipo di donna, cos come il corrispondente tipo di uomo, una creatura del fango, che ha fatto della propria vita un impegno indefesso non gi per tirarsene fuori e portarsi sul terreno asciutto, ma per trascinare in basso, ancora pi in basso di s, gli altri; e che gode particolarmente se vi riesce proprio con quelli che, con infallibile intuito, avverte appartenere all'altra grande razza umana: quella di coloro che sono disposti e decisi a lottare per trarre fuori dal fango se stessi e, se possibile, in un secondo tempo, anche i propri simili pi vicini. Aggiungiamo che non cosa semplice esprimersi in questi termini, perch la cultura del sospetto di freudiana memoria, nella quale noi tutti, figli della modernit, ci troviamo impantanati, vorrebbe che un simile giudizio si ritorca immediatamente contro colui che ha osato pronunciarlo, almeno dal punto di vista della maggioranza. Ecco, chiaro - bisbiglieranno le creature del fango, con le palpebre ricoperte da uno spesso strato di mota - che costui, per parlare in questo modo, chiss quante esperienze negative avr fatto, chiss quante volte sar caduto: e ora vorrebbe venderci queste pillole di saggezza, solo per addolcire le proprie sconfitte e la propria amarezza!. No, creature del fango: il vostro ricatto non ci fa n caldo n freddo; e non ha alcuna importanza quello che voi pensate, perch soltanto chi si sente inadeguato, ha vergogna di riconoscere che qualcuno gli ha rubato il portafoglio; e, per non passare da ingenuo, proclama fin dall'alto dei tetti che i ladri, in citt, non esistono, ma soltanto le persone oneste.

Ma colui che possiede un animo abbastanza forte da poter riconoscere di aver subito un furto, non esiter a mettere in guardia i propri concittadini contro la presenza dei ladri che si aggirano per le strade e sulla piazza, nel giorno di mercato, con l'intento di rubare il portafoglio al maggior numero possibile di persone. Beninteso, quello che abbiamo descritto il tipo femminile inferiore (apparentato, gi lo abbiamo detto, con un analogo tipo maschile: per quanto, di virile, quest'ultimo non possieda proprio un bel nulla); ma vi sono anche delle donne magnifiche, che nell'uomo cercano il vero completamento e che sono capaci a far dono della parte migliore di s; ma, purtroppo, sembra che il tipo inferiore si stia oggi diffondendo in maniera vertiginosa, con la deplorevole velocit di una infestazione di organismi parassiti delle colture. Un altro gruppo di infelici costituito da coloro i quali si atteggiano eternamente a vittime: vittime degli altri, vittime della societ, vittime della sfortuna, vittime del destino. Si tratta, sovente, di persone costituzionalmente incapaci di essere felici, e che fanno tutto ci che sta in loro per rendere infelici quanti le circondano o vivono insieme a loro. Autentici vampiri psichici, tutti protesi a succhiare le forze vitali del prossimo, riescono sempre a trovare la parola molesta che semina il dubbio, che diffonde il sospetto, che avvelena anche le gioie pi pure e disinteressate; nulla li pu soddisfare, perch hanno deciso, una volta per tutte, che la vita il regno del male, e che niente mai potr loro capitare di buono o di bello. Di conseguenza, vivono nell'eterno timore che altri possano trovare qualche fonte di piacere o di serenit, cosa che guasterebbe il godimento della propria amarezza e del proprio rancore universale, che tutto ci di cui hanno bisogno per effettuare una buona digestione e per godersi lo spettacolo del mondo nelle migliori (si fa per dire) condizioni di spirito. L'esistenza di una persona serena, o addirittura felice; l'esistenza di una persona soddisfatta di s, e sia pure senza compiacimento e senza arroganza, smentirebbe clamorosamente la loro teoria nichilista: dunque, essi devono assolutamente fare in modo che ogni serenit si trasformi in angoscia, che ogni felicit si muti in cupa desolazione. la loro ragione di vita, la loro missione: una missione alla rovescia, ma pur sempre una missione. E l'essere umano, come noto, non potrebbe in alcun modo affrontare la fatica di vivere, se non possedesse almeno degli obiettivi negativi davanti a s, posto che non sappia o non voglia perseguire quelli positivi. Pi in generale, tutti questi tipi umani che abbiamo menzionato, ed altri ad essi simili, hanno una caratteristica in comune: quella di aver sostituito il proprio desiderio abortito di eccellere - abortito per mancanza di talento, o di costanza, o di seriet di vita - con il desiderio, altrettanto furioso e incoercibile, di sprofondare in basso coloro i quali essi sospettano essere invece in grado, almeno potenzialmente, per trasformare se stessi in ricercatori delle altezze, in pionieri della verit interiore, conquistata a duro prezzo e pagando sempre di persona, in moneta sonante. Si tratta, alla lettera, di poveri indemoniati: di individui, cio, che hanno venduto la propria anima al diavolo dell'infelicit, dell'invidia e del rancore, e che vivono per augurare e, se possibile, per provocare il male degli altri, nella forma pi estesa possibile. La loro, beninteso, una battaglia persa: perch, se in loro potere di trascinare in basso, nel medesimo fango in cui giacciono sprofondati, gli individui strutturalmente simili a loro, o, comunque, privi di discernimento, volont e buone disposizioni spirituali, sono per del tutto impotenti a distogliere dalla via i veri ricercatori spirituali, coloro i quali sono riusciti a raggiungere, a prezzo di duri sforzi, le regioni superiori dell'anima. Possono, questo vero, molestarli e tormentarli in vario modo, e ci mettono tutto l'impegno e tutto lo zelo di cui sono capaci, con una tenacia ed una perseveranza realmente degne di una miglior causa; ma non possono fare molto di pi, e questo lo sanno oppure lo intuiscono segretamente; e ci li rende ancora pi incattiviti, rancorosi e vendicativi. Si dice che il Diavolo, essendo impotente a colpire in profondit uomini santi, come il famoso Curato d'Ars, si sfoghi a molestarli sul piano pi grossolano dell'esistenza, ossia quello materiale,

con ogni sorta di colpi e di dispetti: misera e sterile soddisfazione, che , al tempo stesso, una confessione di totale e irrimediabile sconfitta. La grande legge dell'evoluzione spirituale, infatti, questa: nessuna anima che si trovi, per sua ignavia e vilt, nei regni spirituali inferiori, sar mai in grado di sviare un'anima la quale, procedendo con purezza d'intenti e con retto giudizio, sia riuscita ad accedere alle regioni superiori, e sia pure a quelle meno elevate. Un'anima evoluta pu, a determinate condizioni, aiutare un'anima meno evoluta a progredire; ma quest'ultima non in grado di arrecare danni permanenti alla prima, se non su di un piano meramente fisico ed esteriore. Per il resto, riuscir a turbarla e, forse, a farla soffrire, cos come Giuda, con il suo tradimento, provoc turbamento e dolore nell'animo di Ges Cristo; ma niente di pi. Non si tratta di un turbamento irreparabile, n di un dolore capace di annullare le precedenti conquiste spirituali. Giunti a questo punto, potremmo domandarci come ci si debba regolare quando si incappa in codesti vampiri psichici, in codesti denigratori della vita, in codesti indemoniati, bramosi unicamente di danneggiare e di abbassare il prossimo. Crediamo che il giusto atteggiamento dovrebbe essere, piuttosto che l'ira o lo sdegno, la compassione: perch si tratta, come gi abbiamo detto, di anime perse, ossia di anime che hanno scelto, deliberatamente, di perdersi, avendo individuato nella propria perdizione - e, per quanto sta in loro, in quella degli altri - la via pi facile da percorre, la pi comodo e la pi piacevole. Il che equivale a riconoscere che si tratta di creature profondamente meritevoli di compassione, per quanto sgradevoli, e perfino pericolosi, possano essere i loro atti. Tuttavia, in definitiva, esse trovano gi in s il proprio adeguato castigo: che , appunto, quello di precludersi, scientemente e pervicacemente, il cammino verso la luce e la liberazione, ossia l'unica strategia che potrebbe trarle fuori dalla sofferenza in cui giacciono. Certo, si tratta di persone che hanno, talvolta, il potere di arrecare un grave danno all'insieme del corpo sociale, dal momento che la folla gregaria, e, nella sua pigrizia e stoltezza, propensa ad ascoltare molto pi volentieri la voce di questi disperati, di questi falliti, di questi indemoniati, che quella delle autentiche guide spirituali. Non bisogna, d'altra parte, sopravvalutare la loro capacit di nuocere: perch ciascuno riceve, in fondo, solo quel che desidera ricevere, ci per cui spiritualmente pronto; e nessuna verit in grado di cambiare positivamente la vita delle persone, se non viene ricercata ed accolta con un moto sincero e spontaneo dell'animo; altrimenti, anch'essa finirebbe per degenerare nella pi abietta menzogna. Per la stessa ragione, nessuna menzogna in grado di cambiare negativamente la vita di alcuno, se questi non disponibile a darle il proprio assenso. A ciascuno, dunque, la sua parte; a ciascuno il suo sentiero. Solo al termine del viaggio si potr vedere chiaramente chi avr camminato a vuoto, e chi sar giunto alla meta. Solo allora potremo riconoscere e distinguere, separandoli nettamente nel nostro giudizio - come giusto e necessario -, i veri amici da quelli falsi; i veri maestri, dai cialtroni; i veri iniziati, dai tristi seminatori di scandali e di discordie.