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Tommaso di Giovanni

Tizio sposiTo
viTa e disavvenTure di un picaro

romanzo

indice
Preambolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

PARTE PRIMA
nord

I.

Incunabula . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si presenta il protagonista della nostra storia, se ne descrivono gli umili natali e lindegna famiglia e si narrano le prime tristi avventure da lui vissute a pochi giorni di vita. Il sabba letterario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio finisca nelle mani di una setta satanica che si occupa pure di prem letterar (il che, secondo alcuni, non in aperta contraddizione).

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II.

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III. Vita da notai, vita da zingari . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, dopo aver corso il rischio di finir preda di un notaio pedofilo, trascorra alcuni anni in un campo di zingari; e del suo apprendistato con un rom molto speciale. IV. Il basto (Sogni di sogni) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, ora professore aggregato universitario di Linguistica eridana, abbia un incubo nel quale sogna di unincredibile metamorfosi.

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PARTE SECONDA
cenTro

V.

Il giorno dellorgoglio vaticano . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, giunto a Barova, assista a unesecuzione pubblica e partecipi a una sanguinosa battaglia. Ma vi si parla pure di telefoni e di posteriori; e tutto questo in un solo capitolo, a rapida ed efficace edificazione dei lettori.

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VI. Deus non vult . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come la marchesina Minerva, ripresa per il tradimento di un giornalista, sia salvata dal nostro Tizio con laiuto del Prete Gianni, signore della Corte dei Miracoli. VII. I dodici apostoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, divenuto amante di Minerva e professore titolare di Letteratura inglese, partecipi alla puntata pilota di una curiosa trasmissione televisiva. VIII.A cena con il diavolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio partecipi con Minerva a una serie di cene, a una delle quali presenzia Belzeb in persona.

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PARTE TERZA
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IX. Gli ultimi giorni di Partenope . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra del felice periodo trascorso a Partenope dal nostro Tizio, del modo di far fruttare un geniale brevetto di tre inventori, dun importante processo e della triste fine duna capitale.

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X.

La decima piaga dEgitto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra si narra di come il nostro Tizio soggiorni a Santa Varvra, paese clabro diviso fra due famiglie dominanti, ma conosca pure un portiere ciarliero e uno muto, un tedesco sospetto, una nuova Lady Godiva e altre persone ancora.

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XI. Il mare colore del sangue . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio partecipi ai sanguinosi scontri tra le famiglie di Santa Varvra, che salta come una santabarbara.

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PARTE QUARTA
nord

XII. Ritorno a Orobiago . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, ristabilitosi dopo molti anni nella Federazione Eridana, torni presso la setta satanica interessata ai prem letterar; e dellecpirosi che ne segu. XIII.La locanda in riva al Po . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, in fuga verso lEsarcato, attraversi il Po e vada ad alloggiare in una locanda gestita da una combriccola di tagliagole. E della fine di questa nostra storia. Epilogo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nel quale si parla molto brevemente di memoria e di sogni.

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Tra tirannia si vive e stato franco dante, Inferno, XXvii, 54

preambolo

l treno a semi di lino e di girasole sfrecciava sulla pianura padana a trentacinque chilometri lora: il macchinista guardava con emozione il paesaggio umido di brina, i campi di granturco, i filari di pioppi che seguivano il corso di qualche fiumiciattolo non ancora del tutto inquinato, il volo irrequieto dei corvi e, sullo sfondo, qualche raro contadino che, ingobbito sul terreno, interrompeva per un momento il lavoro, sentendo il fischio della locomotiva, e raddrizzandosi rivolgeva lo sguardo verso il treno che procedeva ansimante sulla strada ferrata, come per affidargli un sogno, una speranza da portare lontano, tra le volute di vapore che salivano irregolarmente dal fumaiolo...; e poi, con orgoglio, il macchinista osservava la caldaia, la sua caldaia, un bolide mostruoso che erogava una potenza mai vista negli ultimi ventanni. Ero in viaggio da Ambrosiana alla Ducale (o, come si sarebbe detto in un remoto passato, da Milano a Modena) sperando di potervi comprare una partita di stracci di buona qualit per farne della carta per libri, quando nello scompartimento dalle comode assi di legno, dove mi trovavo ad essere il solo viaggiatore pagante, insieme con un paio di clandestini che sembravano delle ombre pronte a dileguarsi allimprovviso apparire del controllore, entr un tipo interessante, che prese posto accanto a me. Poteva avere una cinquantina danni e il suo

aspetto era trasandato, da artista povero in canna, secondo un profilo socioculturale che una volta si sarebbe potuto etichettare come bohmien, ma che ora si era esteso a tutti quanti i cultori professionali dellarte: portava uno spolverino consunto che nascondeva nella parte superiore una camicia lisa e solo presuntivamente completa, e in quella inferiore un paio di pantaloni sfilacciati; la barba lunga di svariati giorni gli conferiva unimmagine ancor pi sporca e i capelli unti completavano un ritratto che sarebbe risultato repulsivo, se non fosse stato per uno sguardo febbrile e allucinato che comunicava un ardore interno, una passione per qualcosa, che non era possibile contenere. Ero sicuro che prima o poi avrebbe attaccato conversazione. Lo fece infatti, chiedendomi cortesemente se poteva parlarmi e, ottenuto il consenso, cominci a raccontare di s e della sua vita, senza neppure chiedermi in cambio qualcosa della mia. Anche se dimostrava davere sulle spalle dieci buoni lustri, mi confess daver compiuto da poco i trentacinque anni (Vado gi declinando nella valle degli anni, mormor, forse per farmi cogliere una citazione scespiriana dall Othello), quellet che un tempo avrebbe segnato il mezzo del cammino di una vita di durata normale, semprech non fossero intervenute guerre, pestilenze, dissesti economici planetari o altre calamit che vedevano la natura matrigna e lottusit umana concorrere a calmierare la nostra presenza su questa terra. Mi disse dessere uno studioso di letteratura, gi professore di stilistica e poetica (quando ancora cerano le universit) e dessere altres un appassionato ricercatore di manoscritti antichi e avido raccoglitore dinediti. Lo stato dindigenza in cui versava lobbligava a disfarsi di alcuni manoscritti preziosi per poter sopravvivere. Quellautopresentazione mincurios e lo invitai a proseguire (anche per comprendere se fosse un uomo sincero o un truffatore matricolato), assicurandolo che stava parlando a una persona non del tutto incompetente, visto che cercavo, sia pure tra mille difficolt, di mantenere una piccolissima casa editrice che affiancava a una collana di classici, anche una superselezionata linea dinediti. Il mio compagno di viaggio mi rivel davere nel suo zaino tre chicche: due

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manoscritti erano per cos dire gemelli, trattandosi dei diari segreti di una coppia di dittatori del passato, un italiano e un bielorusso, due personaggi bizzarri e disturbati che avevano portato alla rovina i loro paesi. Il terzo libro era invece una curiosa narrazione che si sarebbe potuta definire picaresca, una sorte di autobiografia che svariava dal comico al tragico, seguendo la curva della vita; il protagonista viaggiava nellItalia della met, o poco oltre, del secolo XXI, uno stivale gi avviato alla consunzione morale tra lo sconforto e lindifferenza, ma ancora capace, a volte, di strappare una risata liberatoria. Dei diari, peraltro quasi certamente falsi, di quei due squallidi personaggi non volli sapere nulla; di sicuro le opere e i giorni di gente del genere non meritavano dessere riportati alla memoria. Ma laltro manoscritto mi attirava e gli chiesi di mostrarmelo. Lestrasse dallo zaino; era avvolto in una carta da pacchi e legato con lo spago: risultava composto di una grossa risma di fogli di carta di recupero, sui quali una mano incerta aveva scritto con alcuni pennarelli in caratteri grossi e sgraziati. La carta ingiallita e di cattiva qualit risaliva indubbiamente a qualche decennio prima. Tuttavia qua e l si scorgevano interventi di unaltra mano; qualcuno aveva fatto delle correzioni e delle aggiunte con una penna pi sottile, e sfogliando il libro, compresi che doveva essere una specie di editor che aveva inteso trasformare il manoscritto bruto in un romanzo vero e proprio, dividendolo in parti e inventando i titoli dei capitoli e dei sottocapitoli. Cominciai a leggere e mi trovai subito irretito dalle strane disavventure del protagonista; a un certo punto il mio compagno di viaggio mi sottrasse in modo gentile ma fermo il manoscritto, come per farmi capire che, se volevo arrivare fino in fondo, dovevo pagarlo. Non mi feci pregare: poco potevo dargli, e lui si accontent di poco. Lui scese a Fidenza e io proseguii per la Ducale. Non ho avuto pi occasione di rivederlo, ma ho preso la decisione di sistemare il manoscritto di Tizio Sposito e di darlo alle stampe, con le aggiunte e i ritocchi del precedente e anonimo curatore e unulteriore opera di rassettatura. Spero che, come successo a me per primo, il lettore che avr per le mani questo libro, ne tragga occasione soprattutto per ri-

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dere di gusto, ma pure talora si turbi e rifletta un pochino sulla fragilit della natura umana. Tommaso di Giovanni

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parTe

prima

NORD

INCUNABULA
Capitolo nel quale si presenta il protagonista della nostra storia, se ne descrivono gli umili natali e lindegna famiglia e si narrano le prime tristi avventure da lui vissute a pochi giorni di vita.

1 Tizio

uando maffacciai a quelle che un antico poeta in un bizzarro empito dottimismo volle chiamare le riviere luminose della vita, i miei genitori erano a tal punto indigenti che non avevano da darmi neppure un nome, sicch mi chiamarono Tizio. Entrambi erano trovatelli: al fonte battesimale il mio babbo aveva ricevuto il nome di Adeodato e mia madre quello di Teodora, ma per tutti erano Dato e Dora. Il casato dentrambi era Sposito, pur se non erano parenti, o almeno erano convinti di non esserlo, visto che avevano messo al mondo una creatura, cio il sottoscritto, che per fortuna non era nato col codino di maiale o con qualcun altro di quegli attributi che gridano al mondo i frutti delle relazioni incestuose. Mai si unirono nel vincolo nuziale, n in chiesa n in municipio, perch non avevano i soldi n per una fastosa e fiorita cerimonia davanti allaltare, n tampoco per un sobrio matrimonio civile. Seran quindi ridotti a condurre unappenata vita da peccatori per la Chiesa e da emarginati per lo Stato, la Federazione Eridana, assai mal disposta verso le coppie non sposate in particolare quelle eterosessuali, mentre quelle omosessuali alla fin fine godevano di qualche stento privilegio, pagato per salatamente con unimposizione fiscale del settantacinque per cento sul reddito netto. Si pu aggiungere, per conferire lultima fosca pennellata a siffatto quadro, che i miei genitori vanta 15

vano (per cos dire) non remote origini partenopee e per questo erano visti con altezzoso sospetto e unombra di malcelato disprezzo dalla proba comunit ambrosiana. Da qualche tempo ormai prima chio nascessi, sera consumata la separazione consensuale della Repubblica italiana, che era sfociata nella formazione di tre entit statali: a nord la Federazione Eridana, protesa sino allantica Linea gotica, al centro il Nuovo Stato della Chiesa, che comprendeva pure, come stato ad esso federato, il Granducato Rosso della Toscana, e a sud (isole comprese) il Rinato Regno Borbonico della Magna Grecia. Le spese di questo sommovimento le aveva fatte, fra gli altri, lo staterello di San Marino, che aveva perduto la sua secolare indipendenza ed era disputato fra la Federazione Eridana e lo Stato della Chiesa, che loccupavano quasi ad anni alterni. Le spinte individualiste del Settentrione avevano plasmato uno stato autarchico e quasi confessionale di matrice celtico-paganeggiante, mentre il desiderio di rappel lordre del Centro e del Sud aveva ridato vita a figure e strutture che si credevano ormai sepolte nelloblio, ma che evidentemente covavano sotto la cenere del disfacimento repubblicano: il Papa-Re e la dinastia borbonica. Tuttavia, come dice la saggezza popolare, non sempre le ciambelle riescono col buco...; comunque penso che in seguito avr occasione di descrivere meglio la nuova situazione geopolitica della penisola, che per il momento si pu sintetizzare nella cartina seguente:

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Per tornare a mio padre e giusto per dare unidea del suo genio fin da piccolo, racconter del giorno in cui larcivescovo di Ambrosiana, il cardinale Abbondio Agazzi, si rec in visita alla CCCP... no, non la vecchia URSS (che era scomparsa dal siderale 1992), bens la Casa Circondariale dei Colombi Padani, lorfanotrofio, insomma, overa ospitato anche il piccolo Dato, che al 17

lora contava dieci anni scarsi. Mentre sintratteneva brevemente coi bimbi nellassolato e desolato cortile, il presule a un certo punto adocchi mio padre, che si faceva notare fra i pi vivaci del gruppo, sembrando fatto dargento vivo, e gli chiese con un sorriso: E tu che cosa vorresti fare da grande? Dato ebbe un impeto, forse uno degli ultimi della sua vita, ed esclam: Il libero pensatore!, espressione che aveva udito chiss dove; e ripet pi volte la risposta, elevando sempre pi il tono di voce, come se literazione e laumento della sonorit rendessero vieppi valida e convincente, a se stesso e agli altri, la sua risoluzione. Il cardinale ci rimase malissimo, spense il sorriso, inarcando le labbra amaramente in gi, allimprovviso si sent sudato, pat linusitato peso sul naso della leggerissima montatura al titanio dei suoi occhiali, mise lindice e il medio della mano sinistra nel collare, come per accomodarlo; e, girando le due dita intorno al collo, volse intanto la faccia allindietro, per invocar aiuto con lo sguardo; alla fine, nessuno venendogli in soccorso, finse di non udire e fece un rapido dietro-front rapido almeno quanto gli consentivano let provetta e i perniciosi reumatismi desistendo dallinterrogare gli altri trovatelli; questi intonarono allora malignamente e in modo martellante lo slogan A-gaz-zi rompicaz-zi, A-gaz-zi rompicazzi, purtroppo udibile fra le risate argentine dei pargoli e lo schioccare sonoro dei manrovesci dei preti. Intanto don Tarcisio e don Giacinto presero in consegna mio padre e cercarono di ridurlo al silenzio con argomenti dialettici alternati a energici interventi maneschi, che sortirono leffetto, come quasi sempre accade, di radicare in modo inestirpabile nellanimo di Dato la convinzione di dover perseguire la carriera del libero pensatore, di qualunque cosa si trattasse (poich in effetti al momento non ne aveva la pi pallida idea). A mia madre, invece, e alle fanciulline sue consorti dorfanotrofio, le sorelle di non so pi quale ordine seguitavano a ripetere in modo ossessivo: Non dovete guardare a lungo le vostre compagne sopra la cintura, perch potreste commettere peccato,

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Non dovete posare lo sguardo su un uomo sotto la cintura, perch fareste senzaltro peccato. Le poverelle, che inizialmente non coglievano il senso di quei severi ammonimenti, chiedevano in modo ingenuo: Sorella, ci consentito perlomeno guardare le scarpe?; ma quando poi, sempre per la spinta archimedea, uguale e contraria alle intenzioni delle suore, si soffermarono a guardare e le compagne sopra la cintura e gli uomini (religiosi compresi) al di sotto di essa, ci provarono un gusto tale da non voler smettere per nessuna ragione al mondo e indirizzarono le loro preferenze in modo equanime. A mia madre e a qualche altra ragazza quellestenuante massaggio psicologico inculc tuttavia tanti di quei sensi di colpa in materia sessuale che crebbero con uno spirito lacerato e contraddittorio (che si portarono appresso per tutta la vita) fra il desiderio parossistico di sesso e la ripulsa che quella medesima brama ispirava loro. 2 La pi grande colpa delluomo Ma mi accorgo che sto divagando e dunque mi sia permesso di fare un passo indietro. Quando nacqui, venne a vedermi lo zio Sperandeo; non era ovviamente mio zio carnale, ma solo un amico dei miei genitori perch la miseria non sempre inibisce lo strano fenomeno dellamicizia. Lo zio Sperandeo mi prese in braccio e, soffiandomi in faccia un alito mefitico di aglio misto a trinciato, mi disse, suppongo con la migliore intenzione del mondo: Ma guarda un po quant carino questo figlio di buona donna! Alla sua maniera, voleva farmi un complimento (lo zio non aveva studiato dalle Orsoline, anche se poteva vantare una laurea triennale in Scienze della comunicazione, conseguita presso lUniversit Carlo Porta di Ambrosiana), ma mio padre mostr di prendersela tanto che gli moll un cazzotto in faccia e con un sol colpo ruppe un setto nasale e una bella amicizia. Le ostilit tuttavia non durarono a lungo, perch allincirca una settimana dopo lo zio
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parTe

seconda

CENTRO

IL GIORNO DELLORGOGLIO VATICANO


Capitolo nel quale si narra di come il nostro Tizio, giunto a Barova, assista a unesecuzione pubblica e partecipi a una sanguinosa battaglia. Ma vi si parla pure di telefoni e di posteriori; e tutto questo in un solo capitolo, a rapida ed efficace edificazione dei lettori.

1 Son ragazzi

on ci sarebbe forse bisogno di descrivere la capitale del Nuovo Stato della Chiesa, la citt di Barova, che prese il nome dalle sillabe iniziali di Babilonia, Roma e Vaticano (qualcuno sera forse ricordato di un verso del Petrarca: Gi Roma, or Babilonia falsa e ria), o in dizione internazionale, come gi avevo scritto nel capitolo precedente, CC-San Pietro-1. Sua Santit, ormai reinsediato al Quirinale come capo di stato, si recava un paio di volte allanno alla basilica di San Pietro per celebrare la messa di Natale e impartire la benedizione urbi et orbi. Lalleanza stretta fra il Vaticano e il partito della RCCR (Rifondazione Catto-Comunista Radicalchic) aveva reso Barova il paradiso della trasgressione, ormai non pi sentita come tale. Si diceva pure che la sigla del partito era rivelatrice della sua essenza, perch era palindroma, ossia letta da destra o letta da sinistra era sempre la stessa cosa. In una citt lunare di pi di venti milioni di abitanti, met dei quali provenienti dai quattro angoli del pianeta, si erano prodotti due fatti dimportanza capitale: papa Gregorio XVII aveva insinuato il dubbio, con lenciclica Divinae misericordiae, che forse il diavolo non esisteva; daltra parte, il governo dello stato, presieduto dal primo ministro, mons. Roderico Calzolari, aveva realiz-

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zato quasi integralmente il programma della RCCR, soprattutto nelle due materie che pi premevano alla popolazione: la libert sessuale e il consumo di droga, mentre la politica economica sispirava al liberismo pi sfrenato. E cos i papalini come si chiamarono gli abitanti dello stato potevano godere di divorzio, aborto, matrimonio fra omosessuali, matrimonio a due, a tre, a n coniugi e cos via. Inoltre la pederastia era tollerata (i pederasti, se religiosi, venivano chiamati educatori) e anche i preti si potevano sposare. Quanto alle droghe, se lo spaccio era punito con la pena capitale, cos come lomicidio senza attenuanti, il consumo era invece ammesso senza limitazioni, tranne che nel caso della teresina, la cui sola detenzione era castigata con la morte. La teresina era una droga che circolava da una quindicina danni: bastava sniffarla per cadere in un deliquio mistico senza ritorno che ricordava le visioni di Santa Teresa (dalla quale prese il nome nome ossimoricamente gentile per indicare lundecima piaga dEgitto). Il fatto che nei primi tempi le autorit ecclesiastiche furono tratte in inganno e il grande inquisitore, lex arcivescovo di Monterrey, cardinal Hugo Chingano, beatific una gran quantit di ragazze che erano rimaste in coma per var mesi con le braccia aperte e gli occh sbarrati, rivolti al cielo: Santa Samantha Brambilla, Santa Sarah Cecconi, Santa Jessica Mancuso e anche un giovane, San Jacopo Cordero; tutti costoro finirono poi disarcionati dai sacri stalli. Il papa non volle pi sentir parlare di quel disdicevole episodio e monsignor Calzolari, pur tollerando il consumo di tutte le altre droghe, fece uneccezione per la teresina. Le esecuzioni, a cui concorreva una folla in delirio, avvenivano per impiccagione a Piazza Navona e i proprietar degli appartamenti che si affacciavano sulla piazza affittavano a peso doro i posti migliori, le finestre e, ancor pi pregiati, i balconi, per assistere allevento. La Municipalit Sampietrina aveva provveduto a erigere due forche con meccanismo rotatorio, in modo che tutti gli spettatori potessero gustarsi la visione senza perdere alcun momento significativo della cerimonia. Levento era poi ripreso dalla

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Radio Televisione Papalina (la RTP), con molte telecamere che inquadravano lesecuzione da var punti di vista; la trasmissione veniva proiettata nelle scuole di ogni ordine e grado per essere commentata, con laiuto dei docenti, tanto dal punto di vista etico quanto da quello estetico e tecnico. Venne creata la laurea in Forcotecnologie, corso interfacolt, con la partecipazione di Medicina, Giure, Fisica e Scienze dello sport. Nuove piazze deputate alle esecuzioni vennero abilitate in altre citt: a CC-Oscula Perusina-1, a CC-Gradara-1 e, nel confederato Granducato Rosso di Toscana, a CC-Palio-1. Gregorio XVII non approvava, ma tollerava. Son ragazzi, sembrava dire scotendo il capo con una smorfia indecifrabile. 2 Luomo in grigio Quando giunsi a Barova, mi fermai in via Monserrato, che mi parve una strada tranquilla, priva delle friggitorie orientali e dei negozietti di ogni provenienza dove si spacciavano articoli di dubbia legalit, e presi alloggio in una specie di albergo dal nome poco promettente, La topaia: sperai in uno spiritoso gioco di antifrasi, come quello dun antico e celebre ristorante ambrosiano, ma comunque, avendo in quel momento le tasche assai leggere, non mi potevo permettere molto di pi. E poi, il sito mincuriosiva. Il portiere era un uomo di mezza et, piuttosto basso, con una vistosa calvizie, la barba lunga di tre giorni, e una canottiera che pareva la Cesenatico delle cimici in alta stagione. Mi squadr, emise un rutto eloquente e disse: S quindisci papagni ar giorno, senza a primma colazzione. Papagni? chiesi, ma un papagno non , nel dialetto napoletano, un forte schiaffo inferto a mano aperta e indirizzato al volto, tale da stordire chi lo riceve? Se vede che forestiero: a nova moneta in corzo ner Novo Stato da Chiesa se chiama papagno; un caso che ie pozzo d
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de etimologgia popolare: er papagno serebbe come lagnello der papa (che in latino sona papae agnus), serebbe a dd er gregge de li fedeli der pontefisce; e i sordi so senzartro le cose pi fedeli che uno p av, puro er papa. Comunque, se uno nun vole scuc quindisci papagni ar giorno, se becca quindisci papagni de lartri, perch la parola ha mantenuto puro er zignificato che disce lei. un caso che ie pozzo d de bbisemia, tanto pe rrest ne la semantica tradizzionale. Capisco, e la colazione quanto viene? Nun viene e nun va pe gnente, perch nun la famo, e nun la famo perch nun ze p ff. Questo non un bedden brecchefaste; ne la guida Lastisce rosa semo indicati como bredden vater, ner zenzo che se lei ce mette er pane, noi ie potemo d lacqua. Bene, la prendo dissi ma non ho con me papagni, solo testoni. Nun ze deve preoccup mi tranquill il portiere. Co a globbalizzazzione cambiano i nomi, ma no le cose. quelo che ne la linguistica strutturale se disce a costanza der referente. Un testone uguale a un papagno, e se va a Partenope, una sovrana uguale a un papagno. Che uguale a un testone. Nun zo se mme spiego. Molto bene dissi e tirai fuori dalla scarpa destra quindici testoni spiegazzati che stirai sotto gli occh del portiere, al quale chiesi: Mi scusi, ma lei sembra molto competente in linguistica.... E tte credo: ci ho a laurea maggistrale e un dottorato de riscerca in Fonetica sperimentale ne lUniverzit de Fondi e puro un master in Fonetica articulatoria ne lIstituto Superiore de Linguistica de Zagarolo. Pe qquelo che mm sservito ... Lo pu vved dda solo. E allora ha deciso di frequentare la scuola alberghiera francese o ha fatto pratica a Parigi? E ttu come cce o sai? chiese il portiere, senza per chiarire quale delle due ipotesi fosse quella giusta, quindi prese i soldi, ma
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li tenne in mano, mentre mi squadrava di nuovo e mi diceva: Guarda, un po perch me stai simpatico e un po pe llonorabbilit da professione, ce sarebbe na domanda che tte devo f. Dica pure lo invitai. Gnente gnente saresti superstizzioso? No, ma non vedo che cosa centri. Se vede che sei de fora. Li romani, pardon li barovani, nun passano volentieri da via Monzerato, pe vvia de un re spagnolo che dicheno chera un grande iettatore e che fu sseporto ne la chiesa qui accanto. Capisco, ma la cosa non mi tange. Va bbe disse allora il portiere, che mise i soldi in un cassetto, si gir e prese una chiave: Quann ccos, a stanza nummero 13 te andr bbene. ar primo piano, qua su la destra. Nun c ascenzore. Non fa nulla replicai; presi la chiave e salii la rampa di scale. La stanza non aveva bisogno di descrizioni, una volta detto che non voleva affatto far torto al nome dellalbergo; e, quanto alle sue dimensioni, era conforme alle camere degli alberghetti parigini a tre stelle, che inducono il sospetto di voler predisporre il cliente alla futura sempiterna sistemazione in un loculo. Cera s il televisore, ma non aveva la minima intenzione di funzionare, n pi n meno come laria condizionata. Preso atto di ci, andai al cesso comune del pianerottolo per lavarmi le mani e rinfrescarmi la faccia. Non vi trovai per ombra di sapone. Mentre ero dentro il cesso, sentii un rumore secco; uscii e vidi che l accanto una trappola per topi sera chiusa di scatto su un sorcio affamato. Rientrai nella stanza, ma non cera n un telefono n un citofono per comunicare con la portineria. Scesi adunque dal mio amico e lo trovai in conversazione con un tipo che indossava un vestito grigio chiaro, con una patacca allocchiello, la cravatta allentata, laspetto sudato e un cappello a tese larghe posato sul bancone. Avevo come limpressione daverlo gi incontrato. Vedendomi scendere, il portiere interruppe il parlottio e si rivolse a me chiedendomi: Amico, che tte serve?
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Terza

SUD

IX

GLI ULTIMI GIORNI DI PARTENOPE


Capitolo nel quale si narra del felice periodo trascorso a Partenope dal nostro Tizio, del modo di far fruttare un geniale brevetto di tre inventori, dun importante processo e della triste fine duna capitale.

1 Linvenzione

ro ormai deciso a cambiar aria unaltra volta. Per provvedermi duna quantit di denaro adeguata alla bisogna mandai a segno un certo numero di buoni colpi, soprattutto nel settore della vendita di beni architettonico/paesaggistici: e cos, fra laltro, alienai la Domus aurea a un magnate dellinformatica di Seattle, e cedetti Villa Borghese alla Whispering Glades, una compagnia di pompe funebri di Los Angeles, che ne voleva fare un enorme camposanto superlussuoso per ricconi di tutte le parti del mondo. Questa impresa necessit unorganizzazione particolarmente sofisticata e il Prete Gianni non mi fece mancare il suo aiuto, improvvisando un falso studio di notaio (interpretato da lui stesso), nel quale il rogito fu firmato dal rappresentante legale della Whispering Glades e dal proprietario della Villa, il giovane conte Valeriano Borghese (ossia Domenico, il primogenito del Signore della Corte dei Miracoli). Peraltro il Prete Gianni mi volle dare anche del suo e mi assicur che, se mi fossi trovato in difficolt, sarebbe bastato farglielo sapere per ricevere il suo aiuto pronto ed effettivo. Mi congedai commosso da quelluomo che mi aveva preso in simpatia di l dai miei meriti.

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A Minerva, invece, non comunicai la mia decisione di andar via, per non iniziare una discussione che presagivo interminabile e anche per non dover affrontare la tentazione di rimanere. Le lasciai un gioiello accompagnato da un biglietto nel quale non le parlavo delle vere cause della mia partenza, anzi alludevo piuttosto alla delusione per il mio lavoro universitario, allincompatibilit con la caotica e iperlibertina citt di Barova e cos via. Menzogne e volgarit, si dir; fino a un certo punto, risponder io: in effetti il mio ruolo accademico minteressava sempre meno, anche perch luniversit papalina era come qualunque altra, un nido di vipere nel quale leccellenza di certi risultati scientifici e lonest intellettuale di molti colleghi erano offuscate dalla miseria morale di altrettanti individui. E la citt, stupenda certamente dal punto di vista artistico, mi aveva un po stancato. Tuttavia, se fosse stato solo per questo, non nego che sarei rimasto ancora nella capitale del Nuovo Stato della Chiesa; ma dovevo fuggire da Minerva. Quanto al gioiello, beh, riconosco che fu un gesto non del tutto fine, ma, a parte che, a quanto si dice, un diamante per sempre, sapevo che a Minerva non sarebbe dispiaciuto. Decisi quindi di recarmi nel Rinato Regno Borbonico della Magna Grecia: mi stabilii anche qui nella capitale, CC-San Gennaro-1, ovvero Partenope (nota anche come Napoli), dove trascorsi gli anni migliori della mia esistenza da adulto; specifico da adulto, perch non posso dimenticare i giorni felici della mia infanzia passati con Rosabella e poi gli anni vissuti accanto a Cornel. Arrivai a Partenope viaggiando per mare: mimbarcai a Formia sulla motonave Giuseppe Marotta e giunsi al porto di Napoli verso il meriggio. Lentrata nel porto fu veramente unesperienza visiva straordinaria, soprattutto per lora che esaltava nella luce tersa e in unatmosfera di sogno il profilo della costa da Mergellina al Vesuvio e le bellezze architettoniche e urbanistiche di via Caracciolo, Castel dellOvo, Palazzo Reale e il Maschio Angioino. Ma prima del mio arrivo a destinazione, devo riferire un curioso episodio a cui assistetti. Sul traghetto servivano il pranzo: io

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fui sistemato, da solo, in un tavolo attiguo a quello di tre signori che discutevano animatamente davanti a una cartellina contenente dei documenti. Allora diceva uno dei tre, un tipo sulla cinquantina, tondo, coi capelli tinti e imbrillantinati e i baffetti alla Poirot, appena arriviamo a Partenope, vi propongo di andare subito allUfficio Borbonico del Registro delle Invenzioni Scientifiche per depositare il nostro brevetto. Gi ribatt uno degli altri due, pi o meno suo coetaneo, alto, asciutto, coi capelli sale e pepe, ma ricordati che prima dobbiamo metterci daccordo sul nome da dare allinvenzione. E che problema sar mai? intervenne il terzo uomo, pi giovane dei suoi amici, coi capelli neri, lunghe basette e un orecchino incastrato nel lobo dellorecchio destro. in realt un doppio problema riprese Sale-e-pepe, che riguarda tanto il nome dellinvenzione quanto lordine dei nostri tre nomi nella registrazione. Anche se non vedo perch non dobbiate essere daccordo sul fatto che il mio nome deve andare per primo, dato che la prima idea lho avuta io. Caro amico replic Baffetto, ti concedo senzaltro, perch corrisponde al vero, la priorit cronologica, ma, a ben vedere, la priorit di che cosa? Quando mi esponesti la tua idea, neanche tu ti rendevi conto del suo potenziale tecnologico e pratico, e fui io a dovertelo chiarire. Oltre al fatto che io ho perfezionato linvenzione in modo sensibile. Gi intervenne a quel punto Orecchino, ma se non fosse per me, nessuno di voi due avrebbe superato lo stadio contemplativo, gratificante e onanistico, dello scienziato puro. solo grazie a me che quellidea, geniale quanto si vuole e perfezionata quanto si desidera, diventa denaro sonante: milioni di sovrane, di papagni, di testoni, di talleri, di luigi, di svanziche, di fiorini, di scudi, di dollari... a mano a mano che procedeva nellelenco si eccitava per le sue stesse parole, in unorgia crematistica. No, di dollari no, altrimenti, con quello che vale ora la moneta americana, faremmo

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un magro affare. Ma non vi preoccupate: una volta brevettata linvenzione, la ditta Predone di Peter Holzbein la comprer a occhi chiusi, garantendoci inoltre ricche royalties sulle vendite. Senti, riconosco che il tuo contributo determinante osserv Sale-e-pepe, che cominciava ad alterarsi, come pure quello tuo e si rivolse a Baffetto, ma ci non toglie che senza il parto del mio ingegno, nessuno dei due avrebbe potuto fare alcunch. Guarda disse Baffetto, che non voleva tirarsi indietro, al massimo si pu concedere che noi tre formiamo una sorta di trinit: diciamo che tu sei il Padre, in virt della gi riconosciuta priorit cronologica; io sono, per cos dire, il Figlio, nel quale si incarnata lidea e il nostro pi giovane amico lo Spirito Santo, la cui funzione, in forma metaforica, non facile da definire, ma che certamente ha la sua importanza. Ma se ci pensi, la religione cristiana prende il nome da Cristo, ossia dal Figlio, e non dal Padre o dallo Spirito Santo; e poi figurati i nomi che ne sarebbero derivati: magari religione paterna o spiritista; insomma, come se il Figlio, almeno per gli uomini, e pur essendo Dio come le altre due persone della Trinit, avesse un ruolo decisamente pi importante. Non ti spremere le meningi ricercando metafore che non sembrano essere il tuo forte disse allora Orecchino. Con questo ragionamento non andremo da nessuna parte, n per via di filosofia teoretica, n per filosofia morale, n per teologia. Riconosciamo che siamo uguali e distinti come i lati di un triangolo equilatero e che quindi dobbiamo cercare di uscire da questo impasse in un altro modo. Per esempio, potremmo far ricorso allordine alfabetico, che in fin dei conti un sistema molto democratico. Democratico un corno! disse con veemenza Sale-e-pepe. A parte che la democrazia non centra proprio nulla, essa la presa in giro della societ civile, loppio dei popoli. E poi, guarda caso, lordine alfabetico ti farebbe comodo, eh? cos tu saresti il primo! No, no, caro mio, cos non va. Sentite, in qualche modo dovremo pur fare esclam esasperato Baffetto. Perch, a questo punto, non tiriamo a sorte?

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E sia concesse a malincuore Sale-e-pepe, dopo qualche istante di esitazione. E sia fece eco Orecchino. Ma prima aggiunse Sale-e-pepe, vorrei che chiarissimo laltro problema, quello del nome da dare alla nostra invenzione. Finora labbiamo chiamata la cosa, tanto per intenderci, ma bisogner pure che ci decidiamo, prima di entrare nellUBRIS. Io propongo Riqualificatore digitale. Che cosa ne dite? Non male, ma io avevo pensato a Riequilibratore energetico, ribatt Baffetto. Io invece disse Orecchino, propongo Riconvertitore domestico, nome che gi si avvicina alluso commerciale e orienta subito verso lo sbocco specifico dellinvenzione. Cominci allora una nuova discussione, ancor pi accalorata, che si fece rapidamente furiosa, incentrata peraltro su questioni puramente nominalistiche: i tre inventori vennero addirittura alle mani e furono separati a stento da me e dai camerieri. A un certo punto Sale-e-pepe si divinghi, prese la cartellina che conteneva la descrizione della Cosa, la strapp in due e la butt fuori da una finestra, dicendo con voce dura: E va bene, se non possiamo metterci daccordo, linvenzione non sar di nessuno: e voi non potrete andare a registrarla senza il mio consenso. Baffetto e Orecchino cercarono di nuovo di saltargli addosso e nella nuova colluttazione il pi giovane degli ex amici perse mezzo orecchio, perch Sale-e-pepe lo aveva azzannato; purtroppo il suo cannibale ingoi il lobo con tutto il pendente appuntito, che dovette procurargli una lacerazione interna; intanto Baffetto, a seguito di uno spintone, cadeva malamente, battendo la testa. Mentre infuriava lo scontro, malgrado i tentativi dei camerieri di sedare gli animi, io per curiosit mi affacciai alla finestra per vedere dove fosse finita la cartellina, pensandola galleggiante sullacqua o gi inghiottita dal mare. Invece le carte erano rimaste impigliate in un groviglio di sartie, perch la finestra della sala da pranzo del battello non dava direttamente sul mare. Uscii, rag-

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giunsi senza troppe difficolt il luogo dove si trovavano i due tronconi della cartellina e li recuperai appena in tempo, prima che un mozzo solerte, ma ignaro di che cosa si trattasse, li prendesse per buttarli tra i rifiuti o prima che un colpo di vento li facesse cadere in acqua. Mi appartai e diedi unocchiata al documento, che per fortuna non era stato troppo danneggiato. In effetti si trattava di uninvenzione di straordinaria utilit: un apparecchio non grande, installabile in ogni appartamento, in grado di trasformare i rifiuti in energia sufficiente per alimentare la luce, il riscaldamento e le altre esigenze domestiche; cera anche un modello condominiale, uno per case con giardino e via di seguito. Un accessorio permetteva anche di immagazzinare e trasformare lenergia dissipata dagli elettrodomestici (dal forno alla televisione, persino dal PC) convogliandola nello stesso apparecchio; insomma qualcosa che poteva risolvere, dun colpo, il problema energetico e quello dello smaltimento dei rifiuti che in una citt come Partenope e in uno stato come il Rinato Regno Borbonico erano sempre allordine del giorno. Custodii con cura il documento in attesa di capire se e come potessi avvalermene. Appena arrivati in porto, mentre i passeggeri con passaporto della Federazione eridana si sottoponevano ai controlli doganali, perch non appartenevano pi alla zona Schengen, io, dotato di documenti papalini, scesi a terra. I tre sciagurati, invece, tutti in condizioni precarie, vennero subito portati allospedale da una tempestiva autoambulanza che il comandante della nave aveva fatto chiamare con la radio di bordo. 2 Non esiste proprio Scesi in un bellalbergo di Santa Lucia, per una prima sistemazione, perch intendevo trovare presto un appartamento, e feci un giro per la citt. Se Barova per tanti aspetti ineguagliabile, Partenope, per bellezze naturali, architettoniche e urbanistiche, mi parve ancor pi affascinante della capitale papalina. E anche infi 224

In copertina: Erika Ranee, Tarzan (part.), 2010, mixed media on canvas, 72x98 who heartily we wish to thank for her kind permission to reproduce. http://www.erikaranee.com/artist.php?aID=1&iT=1&idx=26 Erika Ranee

2013 Arcipelago Edizioni Via Pergolesi, 12 20090 Trezzano S/N (Milano) info@arcipelagoedizioni.com https://www.facebook.com/ArcipelagoEdizioni

Prima edizione giugno 2013 ISBN 978-88-7695-497-9 TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Ristampe: 7 6 2019 2018

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