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EFFETTO COPYCAT

EFFETTO COPYCAT

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L' “effetto Werther” è più noto tra gli studiosi come “copycat suicide” (suicidi fotocopia o suicidi seriali), in generale come “copycat effect” (effetto imitazione): espressioni coniate proprio per definire la tendenza a copiare un suicidio od un atto violento dopo esserne venuti a conoscenza tramite la descrizione fornita dai mass-media
L' “effetto Werther” è più noto tra gli studiosi come “copycat suicide” (suicidi fotocopia o suicidi seriali), in generale come “copycat effect” (effetto imitazione): espressioni coniate proprio per definire la tendenza a copiare un suicidio od un atto violento dopo esserne venuti a conoscenza tramite la descrizione fornita dai mass-media

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Published by: Alessio Mannucci on May 02, 2009
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Rolf B., studente tedesco 17enne, aveva pianificato un massacro in un liceo a Colonia, nell'ovest della Germania.

Con il suo compagno Robin G., 18 anni, volevano imitare la strage del Columbine. Messa sull'avviso dai compagni di scuola e dalla direzione del liceo, la polizia di Colonia ha cercato di fermare i due ragazzi. Ma Rolf B. si è lanciato sotto un tram per sfuggire all'arresto ed è morto. L'altro, arrestato, ha confessato che la strage avrebbe dovuto essere compiuta nel liceo Georg Buechner a Weiden, quartiere occidentale della città, un anno esatto dopo il tentato massacro da parte di un ragazzo in un liceo di Emsdetten, sempre in Germania, che ferì 37 persone prima di togliersi la vita. Rolf B. “non aveva amici, nessuno voleva avere a che fare con lui. Lui e la sorella venivano presi in giro da molti”, ha detto una ragazza 16enne. Dopo la strage al liceo di Tuusula, in Finlandia, gli studenti di Colonia avevano discusso del massacro, costato la vita a nove persone. Rolf aveva detto di voler compiere una strage simile. Gli studenti hanno informato immediatamente la direzione dell'istituto. Anche Rolf si è servito di internet per fare conoscere al mondo i suoi piani: sulla sua pagina web aveva pubblicato delle foto della strage alla Columbine nel 1999. Un insegnante ha tentato di capire le intenzioni del ragazzo convocandolo per un colloquio durato 40 minuti; lui ha negato di avere programmato una strage in stile Columbine e spiegato di aver pubblicato gli scatti semplicemente per ricordare il tragico evento. Voleva copiare, emulare. Forse voleva solo scherzare. Nel dubbio, meglio intervenire. La polizia finlandese ha arrestato un ragazzo di 16 anni sospettato di aver diffuso su YouTube un video nel quale minaccia la sua scuola di un massacro simile a quello che, poco tempo fa, ha causato otto morti in una cittadina finlandese. Il ragazzo, arrestato a Maaninka, a circa 400 km a nord di Helsinki (il suo computer è stato sequestrato), aveva intitolato “Il massacro di Maaninka” un video di una trentina di secondi in cui mostra la scuola e una persona con un'arma in mano. Ha detto agli investigatori che si trattava di uno scherzo e che non aveva alcuna intenzione di commettere il massacro. Anche Pekka Eric Auvinen, 18 anni, che ha ucciso nove persone nel liceo di Tuusula e

poi si è sparato, aveva diffuso poco prima della strage su YouTube un film con immagini della scuola e con analoghe minacce. Fin dalle prime ore successive all'eccidio, si sono susseguite ripetutamente voci e segnalazioni relative a minacce ricevute da ulteriori scuole finlandesi, tramite YouTube o diversi altri siti on line; uno dei messaggi si riferiva a un liceo differente della stessa Tuusula. Nel definire “deprecabili” tali illazioni, gli investigatori hanno deciso comunque di indagare e hanno esortato i genitori a vigilare sull'utilizzo che i figli fanno del web. Il governo di Helsinki sta pensando a nuove norme per limitare l'uso e la circolazione di armi come l'obbligo dei 18 anni per il possesso legale (mentre adesso ne bastano sedici). Nel frattempo, le indagini sul blog al quale era iscritto pure Pekka Auvinen hanno portato ad identificare un giovane catturato negli Stati Uniti per aver pianificato a sua volta una carneficina a scuola, peraltro sventata, identificato in rete dalla sigla “shadow19642” dietro a cui si nasconderebbe tale Dillon Cossey.
School Shooting Rampage Foiled in Germany Spiegel 19 novembre 2007 Tgcom - Finlandia, una strage annunciata 08 novembre 2007 Jokela school shooting - Wikipedia

Un altro caso, agghiacciante, di emulazione, si è verificato in Francia: una ragazza inglese, nipote di un noto parlamentare, ha ucciso il suo amante sostenendo di essersi ispirata al delitto avvenuto a Perugia di Meredith Kercher, a cui i mass-media hanno dato, irresponsabilmente, molto risalto. La giovane, Jessica Davies, 28enne, nipote di Quentin Davies, a caccia di una notte di sesso estremo, ha tagliato la gola ad un partner occasionale conosciuto in un pub e poi lo ha finito a coltellate. Che cosa la abbia spinta a compiere il delitto, per ora, è ancora un mistero. Poco dopo l'arresto, l'assassina, che non si reggeva nemmeno in piedi per quanto alcol aveva bevuto, ha dichiarato di essere stata folgorata dalla vicenda di Perugia. Tutto si è svolto a Parigi, nel sobborgo di St Germain-en-Laye. La giovane ha scelto la sua vittima, Oliver Mugnier, nel locale irlandese sotto casa. Dopo qualche effusione al banco, i due si sono appartati in un appartamento, e poi, probabilmente sotto l'effetto di alcol e stupefacenti, Jessica ha impugnato improvvisamente un coltello colpendo alla gola il suo amante. Per il ragazzo, un 24enne conosciuto nella zona come gigolò, non c'è stato nulla da fare. Stando ai vicini di casa dell'assassina, la giovane era dedita all'alcol e al sesso occasionale. “Era evidente che avesse qualche problema”, ha affermato uno di loro, precisando che la ragazza era peggiorata moltissimo dopo la separazione da un fidanzato francese con cui aveva diviso l'appartamento per quattro anni. “Una volta ho visto un ragazzo calarsi dalla finestra di casa sua”, ha dichiarato un altro residente della zona.
New sex murder 'like Meredith' The Sun 16 novembre 2007 Boyfriend of MP's niece is arrested on suspicion of Meredith copycat murder in France DailyMail 19 novembre 2007

A Roma, un uomo ha sparato da un balcone con una carabina, colpendo un bambino di 10 anni, illeso grazie al pesante giubbotto che indossava. L'uomo è stato individuato e fermato dai carabinieri. L'episodio è accaduto a largo Gustavo Uzielli, nel quartiere Pietralata. Nella stessa zona, circa un anno fa, un altro bambino era rimasto ferito in un episodio analogo, ma le forze dell'ordine non erano riuscite a trovare il responsabile. Stavolta è stata la traiettoria del proiettile a permettere ai carabinieri di individuare l'abitazione e l'uomo: si tratta di un 42enne italiano, celibe, che lavora come impiegato in una ditta. Nell'appartamento, i militari hanno trovato una carabina ad aria compressa, due scatole di piombini, un bastone da passeggio nel quale è occultata una lama e un coltello. Il protagonista della vicenda non ha opposto resistenza e si è fatto accompagnare in caserma. La carabina sequestrata è una Gamo modello Shadow. Il suo possesso non richiede porto d'armi. Solo due settimane prima, l'ex tiratore scelto dell'esercito Angelo Spagnoli aveva aperto il fuoco dal terrazzo della sua abitazione fra Villalba di Guidonia e Bagni di Tivoli, alle porte della capitale, uccidendo due persone e ferendone sette.
Spagnoli aveva creato un bunker ha tentato di uccidere 17 persone La Repubblica 04 novembre Roma, uomo spara dal balcone bambino salvo per miracolo Repubblica 17 novembre 2007

COPYCAT EFFFECT L' “effetto Werther” è più noto tra gli studiosi come “copycat suicide” (suicidi fotocopia o suicidi seriali), in generale come “copycat effect” (effetto imitazione): espressioni coniate proprio per definire la tendenza a copiare un suicidio od un atto violento dopo esserne venuti a conoscenza tramite la descrizione fornita dai mass-media: l'atto originale diventa un modello, nell'assenza di fattori protettivi, da copiare per il prossimo atto (per cui si parla, nel caso di suicidio, di “suicidio contagioso”). La diffusione può avvenire tramite micro-comunità, come ad esempio il sistema scolastico, oppure, nel caso di persone famose, capillarmente, a livello nazionale e internazionale (in questo caso, sempre per il suicidio, si parla di “suicidio a grappolo”). Di esempi in tal senso ve ne sono moltissimi: tra i più eclatanti, il suicidio di Marylin Monroe, in tempi più recenti, quello della popolare rockstar Kurt Cobain, seguiti da una impressionante catena di suicidi fotocopia. Più recentemente, il massacro alla Columbine High School ha ispirato quello al Virginia Tech e al Dawson College di Montreal, in Canada, dove un uomo, in possesso di un'arma semiautomatica, ha aperto improvvisamente il fuoco sugli studenti facendo un morto e venti feriti, prima di spararsi. La strage del Viginia Tech ha ispirato a sua volta quella compiuta in Finlandia.

La novità emersa in questi ultimi anni è l'uso di internet quale strumento di diffusione del “virus” della violenza. Due libri di Loren Coleman, “Suicide Clusters” (1987) e “The Copycat Effect” (2004), esaminano nel dettaglio tutti i casi del genere, da qualche secolo a questa parte.
The Copycat Effect: Marketing Columbine and VA Tech COLUMBINE COPY CAT? Israelated 14 settembre 2006 2 boys arrested; plotting Columbine Copy Cat Shooting xomba 15 settembre 2006

DIRITTO DI CRONACA Diversi studiosi, psicologi, sociologi, esperti di comunicazione di massa, si sono più volte espressi sulla necessità di limitare e responsabilizzare la troppo disinvolta esposizione mass-mediatica di questi tragici eventi. I codici etici giornalistici a riguardo variano da paese a paese. In Norvegia, ad esempio, “il suicidio e i tentativi di suicidio non dovrebbero mai essere menzionati”. In Turchia, invece, in casi di suicidio, “la pubblicazione e la trasmissione di informazioni che oltrepassano la normale dimensione del resoconto con l'intenzione di influenzare i lettori o gli spettatori, non dovrebbe avvenire. Fotografie, immagini visuali o film relativi a tali casi non dovrebbero essere resi pubblici”. Negli Stati Uniti non vi è alcun codice in materia. Tra le linee guida dei principali quotidiani, la parola suicidio è menzionata solo tre volte ma non è prevista alcuna limitazione alla descrizione dei metodi usati per suicidarsi. Craig Branson, direttore dell'American Society of Newspaper Editors (ASNE), ha dichiarato: “Questi codici sono molto generici e del tutto facoltativi. La responsabilità etica è lasciata ai giornalisti e agli editori”. L'Australia è uno dei pochi continenti dove questo delicato soggetto è stato incluso nei programmi delle scuole di giornalismo. La Mindframe National Media Initiative ha indotto l'Australian Press Council a un programma speciale per la prevenzione dei suicidi e alla fondazione dell'Australian Institute for Suicide Research and Prevention. In Inghilterra, la MediaWise fornisce ai giornalisti dei corsi specifici su come riportare le notizie inerenti ai suicidi. Per quanto riguarda l'Italia, la legge sulla stampa, nello spirito del comma VI dell'articolo 21 e dell'articolo 2 della Costituzione, pone, con l'articolo 15, un limite preciso all'esercizio del diritto di cronaca. L'articolo 15 punisce, con la pena della reclusione da tre mesi a tre anni, la pubblicazione di “stampati i quali descrivano o illustrino, con particolari impressionanti o raccapriccianti, avvenimenti realmente verificatisi o anche soltanto immaginari in modo da poter turbare il comune sentimento della morale o l'ordine familiare o da poter provocare il diffondersi di suicidi o delitti”. Questo principio vale per tutti i media. L'articolo 15 - esteso al sistema televisivo pubblico e privato dall'articolo 30 (comma 2) della legge n. 223/1990 (o “legge Mammì”) - è stato ritenuto legittimo dalla Corte Costituzionale. Pubblicare foto “choc” o riportare in maniera irresponsabile eventi di cronaca nera, non è diritto di cronaca, ma un “atto criminale”. Ad es.: “Rispondono del reato di pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante, previsto dall'art. 15 1. n. 47 del 1948, il direttore di un settimanale e i due

giornalisti autori di un art. pubblicato col corredo di fotografie a colori riproducenti le immagini del cadavere di una donna uccisa, cosi come rinvenuto nell'immediatezza dell'omicidio, con particolari impressionanti e raccapriccianti delle tracce sul corpo e sugli indumenti, e delle nudità del corpo medesimo e delle modalità di esecuzione del delitto, tali da turbare il comune sentimento della morale e l'ordine delle famiglie”. (Cass. pen. Sez.III 27-04-2001; Corvì e Corvi e altri; FONTI Foro It., 2001, II, 446). Le finalità di carattere storico o cronistico non giustificano la pubblicazione di una immagine raccapricciante e impressionante. Nel reato previsto e punito dall'art. 15, legge 47/1948, non ha efficacia esclusiva del dolo né la finalità, o motivazione, della pubblicazione, né il dissenso, pur dichiarato contestualmente alla pubblicazione stessa. Nella fattispecie: “trattavasi di foto dell'onorevole Moro, nudo all'obitorio, accompagnate da un articolo di commento contro la strage, nel quale venivano evidenziate le finalità di carattere storico della pubblicazione” (Cass. pen. 09-06-1982; Valentini; FONTI Riv. Pen., 1983, 637). Molti dei casi studiati indicano che a commettere crimini “copycat” (fotocopia) sono solitamente individui con dei problemi, già predisposti a comportamenti violenti (Liebert, R. M., Sprafkin, J - “The Early Window: Effects of Television on Children and Youth” - 1989, New York Pergamon Press) e che dunque è più il metodo che viene copiato che non l'atto in sè. È molto difficile stabilire, in tempi di pervasività dei mass-media e di proliferazione di messaggi con contenuti violenti, se effettivamente un crimine commesso sia stato copiato oppure no, o se magari il criminale chiami in causa i mass-media per giustificarsi parzialmente. Allo stesso tempo, le ricerche hanno indicato chiaramente tre tipi di effetto copycat dovuti all'esposizione della violenza mass-mediatica (National Television Violence Study Scientific Papers 1994-95, Studio City, CA: Mediascope): desensibilizzazione, ovvero la tendenza ad accettare come normale la violenza del mondo reale; paura di essere vittimizzati, quindi maggiore sfiducia nei confronti del prossimo e il ricorso ad armi per la propria protezione; imitazione o apprendimento di attitudini e comportamenti aggressivi. Sebbene in molti abbiano avanzato l'ipotesi che l'aumento di stragi avvenute in delle scuole ad opera di teenagers impazziti sia da correlare al fenomeno dei crimini copycat, nessuno lo ha mai potuto dimostrare. In molti casi, effettivamente, era come se stessero imitando un personaggio o una scena di un film; ma in molti altri no. Di seguito, riportiamo alcuni dei casi che presentano una stretta relazione con atti violenti rappresentati dai mass-media. Maggio 1999: Un bambino di 7 anni di Dallas, in Texas, uccide accidentalmente il suo fratellino di 3 anni cercando di imitare una mossa di wrestling che aveva visto in televisione. Intervistato dalle autorità, il bambino ha dato una dimostrazione di quello che aveva fatto calpestando una bambola, della dimensione più o meno del suo povero fratellino, e tirandole il collo. Ha poi parlato delle sue wrestling

star preferite, Stone Cold Steve Austin e The Undertaker (Anderson, K., “7 year old kid kills his 3 year old brother with a wrestling move”, The Dallas Morning News, 01 luglio 1999). Maggio 1999: Il 15enne T.J. Solomon spara a 6 compagni di classe alla Georgia high school. Le autorità trovano una lettera sotto il suo letto che esprime ammirazione per i due teenagers che avevano ammazzato 12 studenti, un professore e poi si erano suicidati alla Columbine High School di Littleton, Colorado, un mese prima (il caso ha avuto ampio risalto sui mass-media ed ha anche ispirato il film-documentario di Michael Moore “Bowling At Colombine”). Insieme alla lettera, gli agenti delle FBI hanno trovato anche un Manuale di istruzione per la costruzione di bombe scaricato da Internet. Compagni di classe di Salomon hanno riferito di avergli sentito dire in merito alla strage di Columbine che “si poteva fare meglio” (“Colorado Killers Inspired Youth in Georgia Shooting, Note Says”, The New York Times: On the Web , 10 Agosto 1999). Gennaio 1999: in Florida, due teenagers violentano ripetutamente la loro sorellastra di 8 anni dopo aver visto in televisione un episodio di The Jerry Springer Show in cui si parlava dell'incesto. Un detective ha chiesto ai ragazzini perché avevano fatto una cosa del genere e si è sentito rispondere: “l'abbiamo imparato guardando The Jerry Springer Show” (“Morning Report: Alleged Rapists Blame Springer”, Los Angeles Times , 8 gennaio 1999). Maggio 1998: a Ocean City, nel Maryland, il 12enne Darron Lawrence Green si suicida e lascia una nota citando South Park come causa del suo gesto. Menziona in particolare il personaggio Kenny, un ragazzino che muore violentemente in ogni episodio della serie. Darron non aveva mostrato alcun segno di depressione prima di compiere l’atto (“Boy's suicide note cites 'South Park' character who dies”, Daily News , 2 maggio 1988). Nello stesso anno, l’11enne Bryce Kilduff si impicca. La polizia sospetta che anche lui stesse cercando di imitare imitate Kenny di South Park. La madre conferma, dicendo che il giorno prima di impiccarsi stava imitando Kenny e che, in risposta ai suoi amici, che dicevano: “Se sei Kenny, allora devi morire”, aveva detto: “và bene, tanto sarò di ritorno la prossima settimana”. La polizia ha anche trovato un disegno di Bryce in cui c'era raffigurata una auto-impiccagione (NBC Today, 11 ottobre 1999). Marzo 1998: In Giappone, diversi atti di violenza vengono attribuiti ad una serie TV serie di cui è protagonista un personaggio molto popolare che usa un coltello “2butterfly knife”. In un caso, uno studente ha pugnalato e ucciso un professore, in un altro, uno studente ha ferito un agente di polizia. Il governo giapponese proclama che bisogna proteggere la gioventù dalla violenza mediatica, specie quella della TV e dei giornali (Herksovitz, J., “Japan confronts TV violence”, Daily Variety, 5 marzo 1998). Gennaio 1998: Il 14enne Michael Swailes si suicida gettandosi sotto a un treno seguendo le istruzioni scaricate da un sito studentesco della Duke University, in cui si descrivevano 40 diversi metodi per suicidarsi. Il sito viene subito rimosso ma dopo pochi giorni torna nuovamente online, tale e quale (“Web site back after boy's death”, Daily News, gennaio 1998). Gennaio 1998: Un sedicenne e due suoi cugini teenagers vengono arrestati per l'omicidio di Gina Castillo, madre di uno dei ragazzini (“Scream' linked to slaying of mother”, Daily News, 15 gennaio 1998). Secondo il reporter del Los Angeles County, “hanno ammesso agli investigatori di aver avuto l’idea guardando i film della serie Scream” (Krikorian, M.,

“Son, Nephew Inspired by 'Scream' Movies kill woman, Police Say”, Los Angeles Times, 15 gennaio 1998). Dicembre 1997: Michael Carneal, studente di una high school del Kentucky, spara sette colpi con una semiautomatica ad un gruppo di studenti uccidendone 3 e ferendone 5. Dirà poi agli investigatori di averlo visto fare in una scena del film “Basketball Diaries”, in cui il protagonista, interpretato da Leonardo Di Caprio, irrompe in una classe e uccide diversi studenti con un fucile (Grace, J., “When the Silence Fell”, Time, 15 Dicembre 1997). Luglio 1997: Christopher Duffner, un 26enne del Kentucky, dirotta un autobus e punta un coltello alla gola del conducente. Dirà poi di averlo visto fare nel film “Speed”, con Keanu Reeves (Nowell, P, “Man hijacks bus”, Associated Press , luglio 1997). Giugno 1997: Timothy McVeigh, colpevole dell'attentato agli edifici federali di Oklahoma City, dichiara di essersi ispirato, tra le altre cose, al film “Red Dawn” (“Alba Rossa”) in cui un gruppo di teenagers guerriglieri combattono contro russi e cubani che invadono gli Stati Uniti dal Messico sfruttando una bancarotta del Governo Federale (Bart, P., “Red Dawn: Shooting It the McVeigh Way”, Daily Variety, 16 giugno 1997). Giugno 1997: Jeremy Strohmeyer, un teenager californiano accusato di aver violentato e ucciso una bambina di 7 anni in un casino del Nevada, dice ai detective di Las Vegas di averlo fatto “mettendole una mano dietro la testa e l'altra sotto il mento, rompendogli il collo, come aveva visto fare in TV” (“Suspect in Girl's Slaying Enters Plea of Not Guilty”, Los Angeles Times, 4 giugno 1997). Febbraio 1997: A Bridgeport, nel Connecticut, un bambino di 8 anni viene ucciso da un colpo di arma da fuoco da un altro bambino. La polizia dichiara che stava imitando una scena del film “Set it Off” dopo averlo visto in videocassetta (“Nation In Brief”, Hollywood Reporter, 13 febbraio 1997). Giugno 1995: A Boston, un sospetto omicida dice di essersi ispirato al film “Natural Born Killers” di Oliver Stone. Diversi altri omicidi chiamano in causa lo stesso film (che a sua volta si era ispirato ad una storia vera). Un gruppo di senatori accusa pubblicamente la Time Warner, che ha distribuito il film e che pubblica anche dischi di musica rap che incitano alla violenza (Wharton D., “New Voice to Rap Rap: Sen. Lieberman Plans to Join Critics of TW”, Daily Variety, 30 giugno 1995). Aprile 1995 : Quattro ragazzi, tra i 17 e i 23 anni, armati di pistole, uccidono 4 persone e ne feriscono una, dopo aver visto in TV il film “Helter Skelter” sulle stragi di Charles Manson.
(Pubblicato su Ecplanet 28-12-2007)

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Copycat effect - Wikipedia Effetto Werther - Wikipedia Copycat suicide - Wikipedia

MediaWise.org ASNE - Leading America's Newsrooms Reporting on Suicide: Recommendations for the Media (American Foundation for Suicide Prevention) Australian Institute for Suicide Research and Prevention Mindframe - A Resource on the portrayal of suicide and mental Illness LA GUERRA DEI MONDI THE ADDICTION FUNNY GAMES 2

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