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74 ai conni della realt #1

36 il racconto il racconto

Il racconto

Non siamo nulla di sicuro


di Gian Luca Favetto
Illustrazioni Giuseppe Palumbo

Una parola, una volta dissezionata, non significa pi nulla, non pi nulla. Come un corpo che, dopo lautopsia, meno di un cadavere

E.M. Cioran
lle spalle diceva a un certo punto e anchio, che pure lo sapevo, mi voltavo. La sua voce diventava una crepa di raucedine. Adesso guardatevi alle spalle avvertiva, perch questa non ve laspettate, signore mio. Signore mio lo diceva in francese, mon seigneur, e aggrottava la fronte, che era gi una montagnola di rughe, e sollevava gli zigomi come due antichi sipari e allungava le labbra, che apparivano ancora pi lunghe per quanto erano sottili le allungava in un sommesso sorriso. Sempre cos mio zio, a un certo punto Ali Bab deglutisce eccitato, un po di saliva gli biancheggia sulle labbra. Spiega: il certo punto era un punto fermo della sua storia, era il punto che tutti aspettavano. Ho limpressione che in questo momento vorrebbe essere suo zio, forse si sente suo zio. E io sono la sua platea intorno al fuoco, io, qui, in piedi, allincrocio con un ponte, appoggiato a un muretto, con lui davanti e il vento che mi raffredda la schiena costringendomi ad alzare il bavero e a chiudermi gobbo nelle spalle, sono tutta la sua vasta platea, sono la folla di amici e sconosciuti che seguivano i racconti dello zio e, arrivati al certo punto, si preparavano alla sorpresa. Si rivolgeva sempre a un ascoltatore per volta, lo zio, laria di un rapace, nottambulo e irridente. Volava con le parole e adocchiava la preda. La voce diventava il suo becco: mon seigneur, diceva alla folla se i suoi occhi incontravano quelli di un uomo; diceva madame o mademoiselle se incrociava lo sguardo di una donna. Sorseggiato lultimo bicchiere di t, riprendeva il racconto non prima di avere avvertito che la storia avrebbe potuto sorprendere alle spalle. Bisogna fare attenzione alle storie diceva, sono capaci di colpire quando meno te lo aspetti, mon seigneur.

Chiedevano storie meravigliose, e la meraviglia non che lorrore al suo inizio, intuivano quelle persone semplici e partecipi. Avevano voglia di rabbrividire. Pi che per gli avvenimenti narrati, provavano spavento e incanto per il tono aspro eppure avvolgente, carico dombre e riverberi della sua voce. Il vero racconto era lo zio che parlava

Mustaf Al Bab orgoglioso di ripetere le parole dello zio. Si pu credere che le abbia imparate a memoria. Lui chiama me Mustaf, da sempre; io da qualche tempo lo ricambio con Al Bab. marocchino, dellAlto Atlante, ha raccontato una volta, la regione dei monti. Lo conosco da quando studiavo alluniversit e cerano ancora le lire. Batte il centro tra il fiume, la stazione e il mercato grande. Si aggira con il volto intorpidito, il passo cammellante, le confezioni di fazzoletti di carta, le sciarpe, le spugne, i bracciali. A volte

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Slowfood

78 un mare di isole

44 baby food

16 editoriali

114 slow food on lm 2008

134 femminile plurale

154 collana terra madre

180 vignerons deurope

aprile 2008
188 a passeggio nel lavaux

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Il racconto

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sulla schiena gli pende uno zainetto. Non cambia mai andatura. Compaesano mi apostrofa, compra questo! Compaesano, prego, un contributo!. Ho i capelli neri mossi e lincarnato olivastro, ma non si pu dire che ci assomigliamo o che si provenga dalla stessa terra, noi due, per per lui io sono compaesano e Mustaf. Quando mi scorge, comincia ad ammiccare con gli occhi e allarga le braccia. Calza scarpe squadrate, indossa pantaloni grigi che non arrivano al malleolo e stretti golfini marroni, dinverno

Ma Bashir aveva sangui differenti nelle vene, e sangui differenti vuole dire colori differenti, odori, venti, orizzonti differenti, vuole dire suoni differenti, imprevedibilit, diversi segreti, cos lo zio secondo le parole di Al Bab

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36 il racconto il racconto

Il racconto Le storie sono carne ossa capelli unghie lobi che si passano di bocca in bocca, di stomaco in stomaco, si pu dire, di viandante in viandante, sapeva lo zio. Bashir aggiungeva anche ciglia e sopracciglia, quando era il caso dice Al Bab mostrando molta baldanza. Ha laria euforica, vibrante. Gesticola e ride compiaciuto
persone semplici e partecipi. Avevano voglia di rabbrividire. Pi che per gli avvenimenti narrati, provavano spavento e incanto per il tono aspro eppure avvolgente, carico dombre e riverberi della sua voce. Il vero racconto era lo zio che parlava, la sua voce altisonante e grandiosa che diventava tutta la sua figura e poi, a tratti, si faceva sussurro discreto, e le frasi si inanellavano lente come volute di fumo, fiato denso, saporito. Ora il racconto di Al Bab sembra assumere una smania stravagante, se cos si pu dire, come se faticasse a rimanere nelle parole che servono per svolgerlo. Mentre parla, il mio amico si trasfigura, ritorna alla giovinezza delle sue prime volte italiane, allinfanzia in Marocco, allo zio accanto al fuoco nelle stagioni fredde e in quelle tiepide, quando il tempo non passava invano solo se condito di storie, e il vecchio Mohammad insegnava che era pi difficile il mestiere dellascoltatore di quello del narratore. Se fosse stata un piatto, la sua voce lavresti detta speziata, sostiene Al Bab. Sapeva farsi tuono e fulmine, caverna e buio, luce accecante, vento, fioritura e inferno, sapeva farsi cielo stellato, dubbio, galoppo, torrente, torre alta, ultima sul confine, solitaria eco, e subito sprofondava nel silenzio. Perch lo zio, quando meno lo sospettavi, nel centro della storia, si ritraeva in un silenzio assorto, racconta. E i presenti stretti intorno al fuoco lento e misurato, che il vecchio accendeva ogni volta allinizio di una storia, cominciavano a percepire come se provenisse da lontano il terrore in forma di eco, guaiti, grida, grida di terrore che labitudine chiama silenzio, profondo occupato silenzio in tutti gli spazi possibili, per tutto lo spazio dentro e attorno a loro. Nel silenzio accadeva il certo punto. Dal silenzio il suo narrare cominciava le capriole e i salti mortali, e colpiva. Nellassorto, profondo silenzio, le parole si insinuavano fin dentro gli ascoltatori e intraprendevano la loro carriera. Nessuno poteva dire se alcune parti dei suoi racconti fossero inventate testimonia il compaesano, le labbra schiuse sugli incisivi color tabacco. I suoi lineamenti si acuiscono in uno sguardo brillante, non pi indifeso e vergognoso. Il volto ha mantenuto nel corso degli anni qualcosa di anticamente puerile. Nessun accorgimento, n i baffi, n la barba rada, neppure gli occhiali riescono a dargli un aspetto adulto. Bashir el-Rek Cos come era abitudine del vecchio in Marocco, ora lui pronuncia con tono secco e impunito lavviso: Alle spalle sibila. Io non mi volto, mi chino verso di lui per cogliere meglio ci che dice. arrivato al certo punto di una delle storie che raccontava lo zio, quella di Bashir el-Refik, il locandiere. Aveva un posto di ristoro, cos potreste chiamarlo voi, un rifugio con pochi letti e due tavoli nella Valle del Dra, fra Agdz e Timiderte. Conosci quella zona?. No, ho fatto con la testa. Non conosco il Marocco. La Valle del Dra fra Agdz, che lui pronuncia Ag-a-dez, e Timiderte, che mi suona compagna di Timisoara,

un cappotto. Mi si para davanti, protende lo sguardo arrossato e la mano umida, e schiocca: Mustaf, compaesano!. La met delle volte ottiene in cambio un incoraggiamento pecuniario, o perch sono allegro o perch la maniera pi spiccia per levarmelo di torno o per fare bella figura con chi cammina al mio fianco o per distinguermi da chi lo ha appena scacciato in malo modo. Laltra met delle volte lo scanso con un sorriso amichevole che sottointende alla prossima o con un grugno infastidito e il fastidio non necessario spiegarlo, ci sono mille motivi perch uno sia nei fastidi, e vedersi arrivare cammellante Al Bab di solito non aiuta, mille e uno diventano i fastidi, come le notti. Una storia Oggi non ho fatto carit e non sono passato oltre: gli ho chiesto un racconto. Niente sorrisi o sbuffi. Niente fazzoletti, niente bracciali, niente misericordia o elemosina. Oggi in cambio voglio qualcosa che valga, qualcosa di vero, voglio carne fantasia colori musica passione, voglio una storia. Non aspettava altro, si vede. Attraversiamo la strada. L, sul marciapiede, su una pietra di Luserna, alle spalle il fiume e la collina, e il traffico davanti, i pedoni, le automobili, i tram, che sembrano il ruminare lento dello stomaco cittadino, il buio invernale, i mesti lampioni, l allora di cena Mustaf comincia il racconto. Racconta dello zio Mohammad, che in realt era un lontano cugino di sua madre, ma poich raccontava le pi belle storie che si potessero ascoltare nelle regioni a sud di Marrakech, in quellampio territorio che si allunga fra lle de Mogador e Ouarzazate, fino alloasi di Alnif e oltre, fino a Taouz, dove non esiste pi niente, dov il deserto, dove finisce il mondo e comincia lAlgeria; poich raccontava le pi belle storie che si potessero udire in quelle terre, tutti lo chiamavano lo zio delle storie. Non aveva ordine nei suoi racconti, perch dallordine nasce il caos, sosteneva. Giungevano curiosi da lontano e lo ascoltavano con rispetto e ammirazione, dice Al Bab. Chiedevano storie meravigliose, e la meraviglia non che lorrore al suo inizio, intuivano quelle

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potrebbe essere ovunque nel mondo, in qualunque tempo e in qualunque storia. Bashir era figlio di un mercante siriano, ma il resto della famiglia era berbera, racconta, aveva ascendenze spagnole da parte di madre, una nonna era ebrea e un nonno sciita, naturalmente non erano sposati fra loro. Fra tutti coloro che percorrevano la strada attraverso le montagne, lunica che avvicinasse il mare al deserto, godeva di uninvidiabile reputazione. I viaggiatori magnificavano la sua premura di locandiere e la sua cucina. Rimanevano segnati nello spirito e nel corpo. Per quante terre si conoscessero ed esplorassero da Oriente a Occidente, anche al di l delloceano, era difficile gustare mirabili delizie come nella locanda di Bashir el-Refik, rinomato per il suo inimitabile hariri, la zuppa tradizionale, un passato di ceci, pomodori, sedano, carota, prezzemolo, carne dagnello, qualche altro ingrediente, alcune spezie che solo lui scovava e un po di limone a condire. Celebravano anche la bont della tagine di pollo aux amandes, oignons et olives conts e poi il sonno ristoratore che i suoi letti offrivano: tutte le ore necessarie a ritemprarsi erano a disposizione per poche monete. Vi era chi si concedeva riposi di una notte un giorno e una notte ancora, raccontava lo zio. E sospirava, lasciando che aleggiasse un senso di pace e soddisfazione in quel trascorrere di notte giorno e notte ancora, poi aggiungeva scaltro: ma Bashir aveva sangui differenti nelle vene, e sangui differenti vuole dire colori differenti, odori, venti, orizzonti differenti, vuole dire suoni differenti, imprevedibilit, diversi segreti, cos lo zio secondo le parole di Al Bab. Il certo punto Ecco arrivato il certo punto dove il vecchio Mohammad taceva e dove ora anche qui, in piedi, allangolo di un ponte, fra il traffico e il ruminare dei tram, con il fiume e laria fredda della sera, noi due si tace. Nel vero non siamo nulla di sicuro, penso. E aspetto. Lascolto unattesa che tira avanti le storie, cos lo zio. Quando ti senti sazio, non ti accorgi di avere dato, diceva; quando segui una storia, non ti accorgi quanto tu di alla storia, mon seigneur, cos come, quando gusti un piatto, non sai quanto di tuo vi gi dentro, ma belle demoiselle. Larte di Bashir, spiegava, non era solo nellamalgamare i vari ingredienti, nellessere lieve e fantasioso di mano. Sapeva scegliere dove e cosa altri non avrebbero mai osato. Intuiva ci che poteva sottrarre ai viandanti senza arrecare loro grave nocumento. Rubava pezzi di persona, un niente, rubava trame al loro far niente, quando riposavano cos lo zio. Una ciocca di capelli. Ununghia. Uno strato sottile di cotica coltelli affilati, mano salda e leggera. Un dente, persino. Una falange, e il proprietario non ne scopriva la mancanza per settimane e mesi, e non poteva pi dire quando fosse avvenuta la perdita e come, e se da sem-

Lautore Gian Luca Favetto scrive per La Repubblica. Su RadioRai conduce Trame. Ad aprile con Mondadori pubblica il romanzo La vita non fa rumore. Tra gli altri libri, Chiunque va a piedi sospetto (1992), Tommaso Torelli, inseguitore (1994), Il versante accogliente dellombra (1996) sono editi da Marcos y Marcos. Per Mondadori sono usciti A undici metri dalla ne (2002), Se vedi il futuro digli di non venire (2004) e Italia, provincia del Giro (2006).

pre la sua mano non presentasse quella menomazione. Con due bisturi Bashir asportava piccoli pezzi di coscia o spalla. Ma anche lentiggini, a volte, nei, peli del pube o delle ascelle. Lobi. Centimetri di grasso, grammi, nelle varie parti del corpo. Sempre piccoli frammenti, sufficienti a dare gusto, sapore e qualit ineguagliabili allhariri e alla tagine che serviva ai clienti. Cos come essi avevano gustato, in piatti irripetibili, un ingrediente dei viaggiatori che li avevano preceduti, al prossimo ospite sarebbe stata servita unaltrettanto memorabile pietanza. Unica. Era questa la straordinariet, la strana mala, il segreto, il dono che offriva il figlio del siriano, mon seigneur, voi avete mai viaggiato in quelle zone?, avete per caso conosciuto la cucina di Bashir el-Refik? Le storie sono carne ossa capelli unghie lobi che si passano di bocca in bocca, di stomaco in stomaco, si pu dire, di viandante in viandante, sapeva lo zio. Bashir aggiungeva anche ciglia e sopracciglia, quando era il caso dice Al Bab mostrando molta baldanza. Ha laria euforica, vibrante. Gesticola e ride compiaciuto: Ho fame adesso dice. Io non ho pi appetito, penso, ho avuto il mio. Gli pago la cena. Cinquanta euro. Grazie, compaesano dice. Grazie a te rispondo. Il mio nome Nicola Sciacquadacqua. Ma i nomi si possono cambiare. Vorrei imparare larte della cucina, penso mentre rincaso. Vorrei chiamarmi Bashir. O Mohammad, in questo momento. O almeno Al Bab. Il mezzo squarcio di luna in cielo, appoggiato sopra il profilo della collina, quello sbuffo di luna, quella fetta, quello sbriciolo di fetta umida e gialla, un limone che serve a condire. Allhariri aggiungi il limone, consigliano. Bashir era lunico che aggiungeva le lacrime, aspre acide amare. Al posto del limone, le lacrime, a volte..

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