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EDIZIONE COMPLETA Maggio

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Giornale di Licata - Maggio,Edizione Completa Maggio
Giornale di Licata - Maggio,Edizione Completa Maggio

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DISTRIBUITO PORTA A PORTA DA POSTE ITALIANE CON IL SERVIZIO

PTL/OMF/PMP/679/08 20/06/08

il Giornale di Licata
Mensile di Politica, Cultura, Economia e Sport
Anno I - Numero 1 - Maggio 2009 - Reg. Trib. di Agrigento n° 284 del 24/26-03-2009 - Direttore Responsabile: Francesco Pira
www.ilgiornaledilicata.it

PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SU il Giornale di Licata Chiamate il

339 3290144

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Editoriale

Un clima orrendo
di Francesco Pira
Più volte ho pensato quale poteva essere la frase migliore per iniziare questo editoriale. Ma non ho trovato la strada maestra perché è forte ed incontrollabile la sensazione di impotenza e di dolore che si prova nel vedere la città che si ama, in cui si è cresciuto, in cui è nato tuo padre, tuo nonno, il tuo bisnonno, la città in cui sei andato a scuola, dove vivono le persone che ami di più, i tuoi cari, i tuoi amici, in una situazione di lento ed inesorabile degrado. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, si assiste ad uno spettacolo mortificante per le nostre intelligenze e per le nostre stesse vite. E' come se il tempo si fosse fermato e nulla di positivo potesse più accadere. Tutto si sgretola come nelle immagini del terremoto dell'Abruzzo. Ma non cadono le case, cadono i valori, i rapporti tra le persone, il rispetto per le istituzioni, i luoghi, quanto ti circonda. Non c'è la minima educazione nel parlare dell'altro. Tutto è diventato un gossip, un mettere in discussione. E non è più il periodo in cui fioccavano le lettere anonime. Adesso l'aggressione alla città avviene con altri mezzi, in altri modi. Sembra quasi che lo stato si sia dimenticato della nostra Licata, ai margini geograficamente ma anche ai margini della civiltà. Mai abbiamo fatto mancare negli anni le nostre denunce. Sempre abbiamo espresso il nostro disappunto. Con educazione, con stile, con mestiere, con la consapevolezza che il nostro ruolo, come ci insegnano i testi di giornalismo, è quello di “cane da guardia”, di watch dog. Mai siamo scesi sul piano personale, mai abbiamo attaccato le persone su quella che è la vita, le scelte personali, la storia. Noi abbiamo fatto giornalismo d'assalto, Quando c'era la Prima Repubblica, i poteri erano consilidati, la magistratura dava risposte ora dopo ora. Le pallottole a volta fioccavano, così come le minacce. Oggi il livello si è abbassato. Che clima orrido! Che schifo! Che imbarbarimento! In questa melma qualcuno ci nuota molto bene. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro, quello che sappiamo fare, per come lo sappiamo fare. Diamo il nostro contributo ma aspettiamo che altri, preposti a questo ruolo ci diano al più presto delle risposte. Come al contempo ci aspettiamo che le coscienze sopite dei cittadini ritrovino la strada dell'orgoglio e della dignità. Non posso non essere solidale al collega Lillo Carità, Direttore de “La Vedetta”. Abbiamo lavorato insieme, le nostre strade si sono divise, abbiamo avuto momenti di non condivisione, di scontro. Ma una cosa è certa sappiamo entrambi cos' è la libertà di stampa, l'articolo 21 della Costituzione, la deontologia professionale del giornalista. Sappiamo anche cosa significa fare chilometri e sacrifici lontani da Licata per affermarsi e per crescere. E anche se

DOVE STIAMO ANDANDO?

Un'amministrazione fantasma: Cresce il degrado licatese
di Elsa Carlino
È oramai il responso popolare: Licata è alla deriva. Al pari di una nave obsoleta destinata ad affondare. Il malcontento è generalmente condiviso. Il decadimento è palese. L'attuale amministrazione pare faccia orecchie da mercante agli innumerevoli reclami e alle proteste dei cittadini, che inermi si ritrovano a vivere una situazione di legittima insoddisfazione. Molti di loro non si sentono adeguatamente rappresentati e rispettati perché lo scorcio è quello di una città ampiamente danneggiata dall'incuria delle forze politiche. Tutto risulta squilibrato: rifiuti; strade dissestate; villette pubbliche, un tempo spazi ludici per tanti bambini, abbandonate a se stesse e attualmente paragonabili alle foreste amazzoniche ove tutto è selvatico ed incontrollato. Il Primo Cittadino indagato per il reato di procurato allarme, simulazione di reato e favoreggiamento, in seguito a presunte minacce

06 Aprile 2009 L'assessore alle pari opportunità, Felicia Termini, mantiene la parola !!!

di Viviana Giglia
Non ci voleva poi tutto questo tempo ad esaudire una semplice richiesta. Nel numero dello scorso Febbraio de “ Il Giornale Di Licata” ho posto l'accento su alcune delle problematiche che, nella nostra cara cittadina ( vivo qui e quindi parlo del mio paese), affliggono la vita delle persone come me. Grazie al Direttore Francesco Pira, che ha sposato la mia causa, abbiamo realizzato un servizio al fine di mettere in evidenza oltre alle barriere architettoniche degli edifici pubblici, anche un “orrore” cioè, le piante che in C/so V. Emanuele impedivano il passaggio in carrozzina o con i passeggini in quanto poste sugli scivoli dei marciapiedi. Grazie, anche, al direttore di LNTV Giuseppe Patti che, dopo aver posto all'attenzione di molti consiglieri e assessori comunali il “CONTRATTO SOLIDALE”, la serietà dei disaggi e dei diritti violati dei diversamente abili hanno preso il loro giusto spessore, o quasi. Per circa un mese si sono fatte tante chiacchiere, la mia battaglia è

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Turismo, gli imprenditori chiedono interventi seri
di Giuseppe Patti
Gli imprenditori a Licata hanno una gran voglia di fare turismo. Questo è il dato più importante emerso lunedì diciannove aprile, quando nell'aula consiliare di Palazzo di Città si sono trovati di fronte operatori turistici cittadini e rappresentanti di Comune e Provincia. Nonostante l'orario inconsueto per tenere un convegno e il giorno lavorativo, in pochi hanno voluto mancare a quello che si è trasformato in un vero e proprio confronto sulla necessità di fare ( e bene) turismo a Licata. Intanto durante l'incontro si è registrata una buona notizia, anzi due, l'Assessore provinciale al turismo Carmelo Pace ha confermato che anche Licata avrà i suoi depliant ( quelli di Sciacca, Agrigento, le Pelagie e i paesi della montagna sono già pronti da settimane), e che presto in città aprirà un info point turistico gestito dalla Provincia che si andrà ad aggiungere, ma

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segue a pagina 15

www.continomotors.com

a pagina 10

automobili per passione

Licata - Via Gela (di fronte Esso)
Tel. 0922 80 21 58

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- Edizione Maggio 2009

Interventi - lettere - mail - sms

il Giornale di Licata

Gravissimo lutto per la nostra Germana Peritore
Con grande dolore ho accolto la notizia della s c o m p a r s a improvvisa di un uomo verso cui nutrivo una stima incondizionata, l'ingegner Elio Guglielmetti, ex Dirigente della Olivetti, intellettuale prestigioso e stimato, marito della nostra opinionista e concittadina, Germana Peritore, che ha iniziato con noi l'avventura con “La Campana” e che ha proseguito la collaborazione con “Il Giornale di Licata”. Elio era una memoria storica della Olivetti. Vi era entrato da ragazzo ed era stato scelto da Adriano Olivetti per frequentare l'Università di Trento, per la laurea in sociologia, e lavorare contemporaneamente. Divenne un esperto di organizzazione del lavoro e fu inviato presso stabilimenti americani e francesi. Rimase in Olivetti 35 anni e si ritirò quando si rese conto che si cominciava a smantellare tutto quello che aveva rappresentato il grande progetto olivettiano della fabbrica dal volto umano. Si dedicò di lì in avanti al suo paese, To r r e C a n a v e s e , c o m e amministratore e sindaco per 2 legislature, facendone un paese d'arte. A Germana donna forte e intelligente non sappiamo quali parole riservare per esprimere il nostro cordoglio e per manifestarle tutto l'affetto in un momento così terribile. Ci auguriamo che presto trovi la forza per ritornare a scrivere e a regalare alla nostra città i suoi bellissimi articoli. Elio doveva venire a Licata nei prossimi mesi a tenere una conferenza presso la Chiesa di San Girolamo della Misericordia. Aveva già incontrato il Governatore, G i o v a n n i S a v o n e e d i l Vi c e Governatore, Michele Lombardo, ed era allo studio come programmare questo convegno. Ma Elio ci ha lasciato prima. Noi pensiamo di ricordarlo con un bellissimo articolo che ha pubblicato su La Campana nel 2007. Addio Elio. Francesco Pira Direttore Responsabile de “il Giornale di Licata”

E' morto il marito Elio Guglielmetti

Caso di Tubercolosi, perchè tanto silenzio?
Caro Direttore Francesco Pira, sono la mamma di un bambino che frequenta la scuola nella quale si è verificato il caso di Tubercolosi. La mia lettera nasce dall'indignazione di fronte all'indifferenza rispetto al suddetto caso di malattia, infatti, tranne la breve notizia evasiva ripetuta in varie testate giornalistiche on-line )agrigentoflash, siciliaonline, ecc.( e simili notizie date dai telegiornali dei paesi limitrofi, non ho trovato alcun riscontro nei nostri giornali e telegiornali locali. Mi chiedo: perché? Forse perché è una notizia che scotta e pu? creare facilmente allarmismo? Questo era un caso su cui doveva essere fatta luce più che mai, non solo per tranquillizzare le persone colpite da vicino, ma anche per chiarirne i dubbi: i dubbi, come sappiamo, si sviluppano proprio sull'onda di notizie frammentarie e imprecise, se non addirittura assenti. Questa, a mio parere, era proprio una notizia di grande impatto sociale. Devo allora ipotizzare che gli organi di stampa non godano veramente della libertà che spetta loro? Devo pensare che si è preferito sorvolare su un fatto ritenuto scomodo e portatore di panico? Io sono dell'idea che c'è modo e modo di dare le notizie: una notizia pu? essere fatta passare per una catastrofe; diversamente, si pu? dare spazio a una notizia presentandola per quella che è. Invece, il nulla totale; a conferma di ci?, basta leggere la conclusione dell'articolo che gira in rete: “Il focolaio di infezione e' stato individuato e isolato”; anche in merito a questo ho le mie riserve, perché il soggetto è probabilmente un portatore sano, il quale, inserito in una comunità di 48000 anime è come un ago in un pagliaio: cosa stiamo aspettando? Che la mina vagante esploda? Non solo: ho riscontrato un certo ritardo nella notifica dell'“allarme”. Il bambino in questione, infatti, ha iniziato ad assentarsi dalle attività scolastiche già nel periodo natalizio, mentre le notizie, datate 17 e 18 Marzo, affermano che la scoperta del caso risale a solo un mese e mezzo fa. Allora se è passato cos? poco tempo, mi chiedo, i bambini sono ancora a rischio? Bisogna, infatti, considerare, da ci? che ci hanno detto i dottori, che la malattia ha un periodo di incubazione di ben due mesi. E che dire della reputazione del bambino/a colpito/a dalla malattia? L'indifferenza alla notizia ha avuto la funzione di sdrammatizzare il caso o forse invece come credo io ha contribuito a velarlo di un alone di mistero inquietante? Scrivo anche per lamentarmi della cattiva gestione da parte degli addetti ai lavori: la scuola, infatti, non è stata disinfestata, perché ritenevano non fosse necessario in questi casi; la disinfestazione, secondo me, sarebbe potuta essere un segno per dare sicurezza alla gente, che cos? si sarebbe sentita tutelata e ascoltata. La disinformazione ha provocato anche il ritiro di alcuni bambini dalle attività scolastiche, dovuto proprio alla paura delle mamme per un probabile contagio. Quello che io chiedo in questa sede per mezzo di questo giornale che apprezzo e per la stima che ripongo in lei è la verità su questo caso, ossia qualcuno che spieghi esattamente come sono andate le cose e quali sono gli ultimi risvolti )dato che alla fine del mese dovremo sottoporre di nuovo i bambini ad accertamenti(, in modo da mettere un punto fermo su questa storia e chiudere questo intricato e triste episodio. Mi scuso per lo sfogo e la ringrazio per lo spazio concessomi. Lei sa chi sono ma non metta la mia firma per favore. Cordiali saluti. Una mamma licatese

Un ponte culturale tra la Sicilia e il Piemonte
di Elio Guglielmetti
Egregio Direttore Pira, vorrei sommariamente esporle un progetto (e formulare una domanda alla quale non so dare una risposta esauriente) che ho in mente da tempo e che ritengo possa, se opportunamente elaborata e presentata ai lettori del Suo giornale, “stanare” persone dotate di buona penna, cultura e volontà per aprire un dibattito letterario sui rapporti fra Sicilia e Piemonte; meglio ancora, sulla “voglia di Piemonte” da parte dei siciliani e di Mediterraneo da parte dei piemontesi. Credo che potrebbe venir fuori qualcosa di interessante sul piano editoriale e della reciproca conoscenza. Per sostenere questa mia ipotesi di lavoro, provo a fare un elenco certamente incompleto di “relazioni” già avvenute (FIAT a parte), a volte in maniera casuale, altre volte ricercate con ostinata determinazione. In campo musicale, Sigismondo d'India, palermitano, è musicista di corte dei Savoia all'inizio del XVII secolo. In quello architettonico, basti ricordare Filippo Juvarra ed il suo contributo determinante all'affermazione del Barocco in Piemonte. In letteratura, cito in rapida sequenza Giovanni Verga, Luigi Capuana, Leonardo Sciascia, la stessa Germana Peritore, tutti ospiti, anche se in tempi successivi, della casa di Giuseppe Giacosa. In politica, l'elenco sarebbe lunghissimo, prima ancora del dominio savoiardo sulla Sicilia a seguito dei trattati di Utrecht e delle vicende legate all'Unità d'Italia. Nel campo della giustizia, il padre di Giacosa, Guido, è magistrato a Palermo dopo il 1860, per indagare sul fatto dei Pugnalatori. Particolarmente fecondo parrebbe il terreno delle tradizioni popolari e dei dialetti. In un mio libro pubblicato lo scorso anno descrivo un Romitorio di San Nicolao presente in Canavese e riporto le leggende ad esso collegate; analoga situazione la si ritrova nel volume del ben più autorevole scrittore siciliano Vincenzo Consolo “Il sorriso dell'ignoto marinaio”. Ora la domanda: cosa ha determinato questa reciproco, sistematico scambio di esperienze? Per ora una sola ipotetica risposta: forse Piemonte e Sicilia sono entrambi “Isole” che si attraggono. Può bastare come stimolo alla ricerca? Voglia gradire i miei più cordiali saluti.

L’intervento

SONO TRASCORSI 18 MESI DI ASSOLUTO SILENZIO DOPO LA NOTIFICA DEL PROCEDIMENTO DI ESPROPRIO DI APPARTAMENTI NEL CENTRO STORICO A CINQUANTA CITTADINI LICATESI
di Gioacchino Florio
E' accaduto a Licata che alcuni cittadini senza nessun preavviso, si sono visti espropriare la loro casa. Il 28- 11- 2007 è stata adottata dal Consiglio Comunale di Licata )Amministrazione Sindaco Angelo Biondi( la delibera n°. 79 avente in oggetto l'approvazione del programma costruttivo per la realizzazione di n°. 42 alloggi da parte della Cooperativa Vulcano, con proposta n°. 10 del 9-11-2007 del Dipartimento Urbanistica. In tale programma sono stati coinvolti alcuni immobili del centro storico per i quali con protocollo n.° 10815 del 6marzo 2008, il Dipartimento LL.PP. Ufficio Espropri, a firma del responsabile del procedimento rag. Angelo Incorvaia, ha inviato comunicazione di avvio del procedimento di esproprio, prima di avere informato, tramite regolare notifica, i legittimi proprietari. Gli interessati sono venuti a conoscenza del procedimento di esproprio soltanto dopo l'approvazione del progetto definitivo, in quanto l'amministrazione si è avvalsa della facoltà concessa dal Comma 5 dell'art. 11 del DPR 327/01, che prevede di dare avviso mediante affissione all'albo pretorio. Gli interessati affermano che non risulta, che tale adempimento sia stato effettuato nelle forme e nei termini previsti dalla legge in quanto non sono stati da essi riscontrati i necessari principi di democrazia e trasparenza nell'esercizio dell'attività pubblica, ostacolando in questo modo la tutela delle ragioni del cittadino. Le suddette ragioni sono rimaste fino ad oggi volutamente inascoltate e lo dimostra il fatto che i proprietari sono venuti a conoscenza della situazione solo quando il progetto era già stato definito e nei tempi in cui ormai veniva preclusa ogni possibilità di azione. Nell'attuare il procedimento espropriativo, inoltre, non sono state tenute nella debita considerazione alcune circostanze che meritano una più attenta riflessione: lo stabile di Via Cacici, 34, dichiarato in procedimento espropriativo è abitato con regolare residenza dal Signor Giordano Filippo Marco che insieme la moglie e una bambina di pochi mesi, essendo da molto tempo disoccupati e privi di altro reddito conducono una vita dignitosa, ma, economicamente molto precaria. Il primo piano dello stesso stabile è di appartenenza della signora Zarbo Anna in Bulone emigrata in Francia da oltre 40 anni e che, tutti gli anni puntualmente è sempre venuta con la propria famiglia a Licata nei periodi di festività e in alcuni mesi del periodo estivo abitando nel proprio appartamento. La signora Bulone inoltre, essendo il marito in pensione da pochi mesi, aveva già programmato il ritorno definitivo a Licata, prova ne è il fatto che al momento della ricezione del procedimento espropriativo era in procinto di effettuare alcuni lavori per migliorare l'aspetto interno del proprio appartamento e che ha dovuto sospendere per ottemperare al provvedimento emesso dal Comune. Oggi, i coniugi Bulone continuano a venire a Licata soprattutto durante i periodi delle festività, ma sono costretti a vagabondare e chiedere ospitalità presso amici o parenti poiché il loro appartamento è inutilizzabile. Si possono ben immaginare i disagi che sono costretti a subire queste persone dopo anni di sacrifici all'estero. C'è da sottolineare inoltre che, con nota del 24-4-2007 prot. n°. 18358, il responsabile A.U.S.L.1 dell'igiene pubblica del distretto di Licata dott. Vincenzo Pezzino, ha comunicato al Dipartimento Urbanistica e al Sindaco del Comune di Licata, che non è stato possibile valutare lo stato degli edifici indicati quali fatiscenti in quanto privi di rilievi tecnici degli ambienti interni e che pertanto si sarebbero resi necessari ulteriori sopralluoghi per la valutazione obiettiva. Dopo18 mesi di assoluto silenzio da parte dell'Amministrazione Comunale, non risulta tutt'oggi che sia stato effettuato alcun adempimento in proposito. Non solo non è stata tenuta in debita considerazione la posizione precaria del Signor Giordano Filippo Marco, ma non è stata considerata neanche la circostanza che la Signora Zarbo Anna in Bulone risiede all'estero e quindi non sarebbe potuto venire a conoscenza del procedimento espropriativo alla stessa stregua di un cittadino residente a Licata. Sarebbe stato necessario pertanto l'invio di una comunicazione personale in modo che la signora avrebbe potuto provvedere ai necessari adempimenti del caso. Tutto ci? non pu? essere imputato all'operato dell'attuale Amministrazione Graci, anche se buona parte dei consiglieri oggi in carica sono gli stessi che risultano firmatari del provvedimento. I cittadini esproprianti chiedono per? a questa Amministrazione ed in prima persona al Sindaco Angelo Graci di intervenire con urgenza per disporre la sospensione di tutti gli atti relativi ai suddetti espropri e il rilascio di una liberatoria o quantomeno di concordare qualche alternativa e soddisfacente trattativa con la Cooperativa Vulcano. I cittadini chiedono ancora a questa Amministrazione di esternare ) non solo verbalmente come di solito hanno fatto fino ad oggi( il proprio appoggio agli esproprianti e di affrontare con risoluta concretezza il problema allo scopo di volgere ad un'immediata soluzione anche per mantenere fede alle numerose e allettanti promesse fatte durante il periodo elettorale.

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA “UN CLIMA ORRENDO”
non siamo partiti con le valigie di cartone come i nostri nonni lo abbiamo fatto convinti che ovunque nel mondo avremmo portato l'orgoglio di essere licatesi, la dignità delle nostre origini, la nostra educazione, il nostro attaccamento al lavoro, al rispetto per gli altri, che siano essi persone o istituzioni. Mi vergogno di questo clima orrido. Mi vergogno che il porto turistico non c'è. Mi vergogno che l'aeroporto non ci sarà mai. Sono orgoglioso del fatto che se la centrale a carbone, l'inceneritore di rifiuti speciali prima versione e seconda versione, non ci sono a Licata è anche merito di chi rischiando la propria incolumità ha fatto delle battaglie. I giornali sono lì in biblioteca comunale, che qualcuno li vada a rileggere. E non è un caso se ancora a Licata i più anziani chiamano tutte le tv locali nate negli ultimi 10 anni Video Faro. Perchè è stata la prima a fare un telegiornale. Licata come è oggi, abbandonata a se stessa, vilipesa, offesa, denigrata, non è più la nostra Licata. Ci vuole uno scatto d'orgoglio. Diversamente sarà anche difficile per noi giornalisti raccontarla. Francesco Pira

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA “UN’AMMINISTRAZIONE...”
subìte. Una situazione divenuta insostenibile per queste ed altre contingenze. Una città dove di limpida e trasparente rimane, forse, solo l'acqua del mare... Laddove possa apparire lesa ogni aspirazione al miglioramento e al progresso, bisognerebbe guardare indietro e riflettere su quelli che furono gli anni d'oro per Licata, chiedendosi il perché dell'odierna disapprovazione pubblica. Elsa Carlino

il Giornale di Licata

Edizione Maggio 2009 -

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SPAZIO PUBBLICITARIO OCCUPATO NELLA VERSIONE CARTACEA

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- Edizione Maggio 2009

In primo piano/speciale terremoto

il Giornale di Licata

LICATA: IL TERREMOTO DELL'11 GENNAIO 1693
di Angelo Mazzerbo
L'Apocalisse arrivò in Sicilia con la furia distruttrice che spazzò via secoli di storia. Proprio l'11 gennaio del 1693 il terremoto denominato della Valle di Noto e Calabria, provocò la distruzione totale di oltre 45 centri abitati causando circa 60.000 vittime. Si scatenò con un'intensità pari a 7,4 della Scala Richter e fu il sisma più potente mai registrato in Italia. L'avventura del terremoto iniziò alle 3: 45 della notte del 9 gennaio. Nella prima notte secondo gli scritti riportati dall'Abate Ferrara, i siciliani dormivano profondamente. La luna mutò il suo colore e dopo un'ora venne la prima grande scossa, annunciata da un fragore sotterraneo simile a un tuono rimbombante. Il primo giorno del sisma registrò migliaia di vittime. Il terzo giorno, il fenomeno si rivelò nella sua dimensione più apocalittica. Si aprirono delle fratture nella terra, il mare si ritrasse e poi rifluì con le sue acque, gli animali furono sbalzati dalla forza del sisma. Questa è la descrizione dell'evento così come viene riscritto secondo le testimonianze di allora, nelle cronache del tempo. A Modica, su 18.203 abitanti, ne morirono 3.400, a Ragusa, su 9.946 abitanti persero la vita 5000 persone, a Vittoria su 3.950 i morti furono 200, a Scicli le vittime furono 2000 su 9.382 abitanti, a Spaccaforno, l'odierna Ispica, decedettero 2.200 residenti su 7.987, a Giarratana su 2.981, non si salvarono 541 abitanti e infine a Monterosso Almo perirono 232 su 2.340 persone. A Licata, la scossa fu avvertita con un'intensità pari al settimo grado della scala Mercalli, corrispondente a 6.1 della scala Richter; tutti fuggirono all'aperto, ma fortunatamente non si registrarono vittime, vennero seriamente danneggiate soltanto le vecchie abitazioni e venne completamente rasa al suolo una delle porte d'ingresso della città, denominata S. Angelo. Proprio per questo motivo, si pensò che il tremendo terremoto del 1693, non avesse mietuto vittime nella nostra Licata, per l'intercessione del Santo Patrono. Proprio in segno di ringraziamento, venne esposta l'urna di Sant'Angelo, nell'altare maggiore, ed ancora oggi a distanza di secoli si ricorda questo miracoloso intervento. Per quanto attiene invece ai danni provocati dal sisma nella Sicilia Orientale, desta ammirazione ma soprattutto curiosità, scoprire che la rinascita successiva di quei luoghi devastati dal potente sisma, fu opera del genio e della preparazione di un nostro antenato concittadino ritenuto uno dei più grandi architetti e urbanisti del seicento siciliano, il frate gesuita Angelo Italia da Licata (1628-1700). Nella Contea di Modica come nel resto della Val Di Noto, le chiese, i palazzi, le case e le città vennero completamente reinventate secondo i nuovi canoni dettati dal movimento artistico della cultura occidentale, che fra il 1600 e il 1700 diede vita all'arte barocca. In nessun luogo della Sicilia questi motivi dell'arte barocca siciliana appaiono schietti e caratterizzanti quanto nella Noto Nuova, che il licatese Angelo Italia collocò ad otto miglia più a valle del sito antico,

PURTROPPO DEVO VIVERE
di Daniele De Marco
Mi sembra doveroso per chi come noi, chi per studio, in una casa dello studente che per gioco, chi per professione, scriviamo s i c u r a m e n t e a v r e b b e d o v u t o su questa o altre testate, non rimanere salvaguardarli in maniera più adeguata. indifferenti su quanto lo scorso 6 Aprile è Io come tutti con apprensione ho seguito accaduto in Abruzzo. Il terremoto che giorno per giorno l'evolversi degli eventi, tanto o per meglio dire tutto ha distrutto in come tutti ho visto e rivisto la quelle terre non molto lontane da noi è disperazione degli sfollati, i pianti e uno dei peggiori eventi naturali che può soprattutto le bare, ma una riflessione capitare, perché il suo effetto distruttivo inaspettata l'ho provata nell'ascoltare i non termina con la fine delle scosse, commenti degli anziani sopravvissuti. purtroppo, persiste nel dopo e spesso Giovani e un po' meno giovani vengono anche per tutta la vita di chi sopravvive. Il distrutti dagli eventi e dalla perdita di terrore ed il panico lo abbiamo appreso persone care, nella maggior parte dei guardando costantemente le immagini casi non potranno mai superare trasmesse in tv, il dolore di chi ha perso le completa-mente il loro dolore ma solo persone care, di chi ha perso tutti i propri occultarlo ed andare avanti, ma ho averi, di chi è rimasto in vita con la paura provato ad immaginare il seguito di vita di aver perso anche il futuro. Nella triste dei più anziani, un'anziana signora storia sismica della nostra nazione non si gridava di aver perso tutti e tutto e poi con era mai registrata una così alta freddezza, pronuncia la frase “io percentuale di vittime giovani e purtroppo purtroppo sono viva”, sono rimasta sola, anche giovanissime, il nostro cordoglio sono morti tutti, la mia casa è distrutta e maggiore non può non rivolgersi ai dentro tutti i ricordi della mia vita, “io genitori dei giovanissimi che, lì hanno purtroppo sono viva”. Tutti noi abbiamo perso la vita, lì nella loro città, oppure lì dei ricordi, ho provato solo un attimo ad immaginare di non averli più, non avere più niente del mio passato, finché si è giovani esiste la possibilità di un futuro, ma per gli anziani, coloro che potevano solo parlare di un passato non c'è più possibilità, non c'è più forza, rimane solo un piccolo scorcio di vita che, avrebbe dovuto essere la più tranquilla. Per quel poco che può servire ci rincuora, fino ad ora, la presenza dello stato, la solidarietà di tutte le classi politiche riunite in un unico denominatore, soccorso, assistenza e ricostruzione. Speriamo che questo forte senso nazionale persista nel tempo e non si perda per strada, speriamo che la ricostruzione possa avvenire nel minor tempo possibile, così da ridare, per quel che si può, tranquillità ai nostri conna-zionali colpiti, così da ridare la visione di un futuro a tutti e la possibilità di una nuova vita …ma purtroppo nessuno potrà più ridare il passato, quindi tutta la loro vita agli anziani.

MI DISPIACE PER QUELLE PERSONE
di Cristiana Lus
Mi dispiace per quelle persone che si trovavano a l'Aquila nel momento in cui la terra ha tremato e per tutto quello che hanno perso. Adulti non pensate che questa notizia abbia toccato, dispiaciuto e abbia fatto soffrire solo voi. Questa notizia ha stravolto tutti, anche i bambini. Io ho sofferto molto vedendo quella città distrutta, le persone che piangevano, i bambini spaventati. Seguendo i servizi che trasmettevano in TV ho visto che molta gente sta aiutando quelle persone offrendogli una casa, cibo, soldi e tutto l'affetto e la solidarietà di cui hanno bisogno perché possano tornare felici; ma non è facile io penso che codeste persone non possono pretendere che chi ha subito una strage come questa si riprenda così facilmente; un po' di gente si sta facendo forza grazie ad alcune notizie come quella di bambini nati nel terremoto e come quella di una vecchietta di 100 anni sopravvissuta alla catastrofe con sua figlia di 73 soprannominata "la nonna del terremoto". Un po' delle vittime del terremoto sono volute rimanere nella loro città e lasciarla tra il suono delle sirene delle ambulanze, della polizia e della protezione civile. Fortunatamente lo Stato si è dimostrato vicino ai terremotati e molti politici hanno offerto la loro solidarietà e disponibilità. La gente comune ha partecipato alle donazioni telefoniche (tramite il numero 48580) e questa mi è sembrata una buona idea. Sono felice che si stia facendo così tanto per queste persone, ma la cosa che non capisco è una (non che voglia fare la guastafeste!): perché quando ci sono le guerre, e queste cose sono volutamente provocate, non importa a nessuno e nessuno si occupa di portare aiuto? Comunque, speriamo che vada tutto bene !

Tanto, troppo coraggio
di Marvi Santamaria
La notte dopo quella tragica che ha messo sottosopra l'Abruzzo ho fatto fatica ad addormentarmi: ho voluto immaginare che cosa dovesse significare una scossa brutale alle 3.30 del mattino, quando la città dorme e la maggior parte della gente è indifesa, quando sei certa di essere al sicuro, nella tua casa. Il letto che trema, tu che credi di stare sognando. Strizzi gli occhi e nel buio non riesci a discernere nulla. Eppure avverti subito che qualcosa non va. Ti sforzi di esser lucida, ti alzi di scatto per allertare i tuoi cari nelle stanze adiacenti e, se sei fortunata, esci dalla tua stanza incolume, poco prima che l'enorme armadio a sei ante si scaraventi sul tuo letto con uno schianto, laddove tu dormivi solo un attimo prima. Già …“se sei fortunata”. Una celebre canzone dell'indimenticato poeta Fabrizio De Andrè recita: «Ninetta mia crepare di maggio/ci vuole tanto troppo coraggio/Ninetta bella dritto all'inferno/avrei preferito andarci in inverno». Un terremoto non è una guerra; forse è anche peggio: è il concretizzarsi, vivido e crudele, della piccolezza umana. La morte è sempre un colpo basso, in qualsiasi modo arrivi; ma bussare alla tua porta così, nel cuore della notte, e non lasciarti scampo… è una gran vigliaccata. Ci vuole davvero «tanto, troppo coraggio» a morire così; altrettanto ce ne vuole per salvarsi, e andare avanti. E non sempre, purtroppo, per tanti “sommersi” emergono altrettanti “salvati”. Quando questo articolo sarà

nelle case dei licatesi, i festeggiamenti del Patrono saranno in corso o già terminati. Mi chiedo: saranno state, queste, le stesse e identiche “feste di Maggio” di ogni anno? Avremo fatto i nostri immancabili giri d'acquisti tra le bancarelle, comprato dolciumi e chiacchierato sotto il Palazzo di città, come negli anni passati? Oppure sarà affiorato qualcosa di nuovo, di inquieto, nelle nostre placide coscienze? Gli eventi traumatici lasciano segni indelebili nella memoria collettiva e il ricordo delle tragedie dovrebbe portarci a riconsiderare tutto ciò che abbiamo la fortuna di possedere. Infatti, non è una fortuna che, stanchi e soddisfatti dopo una serata di svaghi, abbiamo il privilegio di poter tornare alle nostre case e trovarle allo stesso posto? Che possiamo allungare lo sguardo fino al Castel S. Angelo e scoprirlo ogni volta lì, in bilico sulla montagna, come il muto guardiano dei nostri beni? E che dire del Faro, che non cessa di proiettare, paziente, la sua luce tutt'intorno, su di noi e su chi verrà dopo di noi? È in momenti sciagurati come questi che risulta crudele nella sua verità il detto: “Apprezzi ciò che hai solo, quando lo perdi”. Ciò che noi, oggi, abbiamo il miracolo di avere è proprio il dono della vita e dell'amore sincero di chi ci sta vicino: per questo, solo per questo, dovremmo ricordarci di baciare i nostri cari almeno due volte, quando rientriamo a casa, e impegnarci a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, quando ne usciamo. Perché nulla è dato per scontato, nulla ci è dovuto, ma abbiamo tutto da guadagnare e da vivere. Per ciò che mi riguarda, anche questo Maggio io avrò fatto i miei acquisti più o meno futili; gusterò il gelato in piazza e comprerò il torrone che tanto mi piace. Ma tutto, probabilmente, avrà un sapore dolceamaro.

Cronaca di una tragedia annunciata
di Lucrezia Sciandrone
Nella prima decade di Aprile, un sisma devastante ha sconvolto la terra d'Abruzzo. Molti i morti, molti ormai senza più nulla, molta la paura. Un terremoto sconvolge sempre dal profondo, crea profonde spaccature nell'ambiente e dentro l'uomo, niente sarà mai più lo stesso. Sembra che i fenomeni naturali non si possano prevedere, eppure il terremoto d'Abruzzo aveva avuto la sua Cassandra: il fisico Giuliani, che basandosi sulle anomale quantità di radon presenti, aveva allertato la protezione civile, prevedendo a breve un sisma di forte intensità. Giuliani è stato prima deriso da Studio Aperto che lo ha trattato alla stregua di un fastidioso menagramo a caccia di sensazionalismo, poi si è beccato pure una denuncia per procurato allarme. Le cose funzionano ormai così in Italia.Resta tanta amarezza, tanto dolore, la disperazione di chi ha perso ogni cosa. Dopo i terremoti o altre calamità …si sa che arrivano gli sciacalli, nessuna parola può descrivere il disprezzo che nutro per esseri simili e quindi stendo un velo pietoso. Tra sfilate di politici in vena di passerelle propagandistiche, sotto i riflettori dei media, presto l'orrore che ha vissuto la gente d'Abruzzo sarà dimenticato, è sempre stato così. L'emblema di questo disastro per me è la polverizzazione dell'ospedale dell'Aquila, costruito in tempi molto recenti da IMPREGILO, non è stato costruito a norme antisismiche evidentemente, forse i mattoncini lego avrebbero tenuto meglio. Incrociamo le dita, perché IMPREGILO si è aggiudicata anche l'appalto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, un ponte che dovrebbe essere ubicato su una delle zone a più alto rischio sismico d'Italia e di cui francamente nessuno sente il bisogno che ci sia. Il terremoto riporta alla luce l'eterna lotta fra l'uomo e gli elementi naturali, una natura sempre più oltraggiata che alla fine reagisce in modo devastante. Questo ci dovrebbe porre in modo molto umile nei confronti del nostro pianeta, che altro non è che un organismo vivente, esattamente come noi. Ma non pretendo che questo pensiero sia condiviso da tutti. Il mio pensiero ora va a quelli che non ce l' hanno fatta, a cui auguro con tutto il cuore di trovare un punto stabile altrove, su un piano differente dove tutto è luce e segue altre regole. Il mio pensiero va anche a tutti i morti senza nome, clandestini invisibili già da vivi, sepolti dalla distruzione nell'oblio totale. Il mio pensiero è con quelli che restano, che porteranno dentro ferite come solchi, a loro auguro di ricostruire al più presto le loro vite. Questa Pasqua che è passata, non è stata lieta e serena come dovrebbe essere la celebrazione della resurrezione con tutto il profondo mistero che comprende, inevitabilmente le ombre di questo sisma hanno offuscato ogni cosa. Un'altra ombra è stata l'assenza del Papa sui luoghi del disastro, ha detto che andrà…poi. Forse celebrare il trionfo della resurrezione sulla morte, oggi avrebbe avuto più senso in Abruzzo che nella Basilica di S. Pietro.

Oltre la notizia...quasi un reality

Vanno in onda dolore e morte. Lo spettacolo inizia
di Francesco Pira
si sente assediati. E' come se si fosse accerchiati. Per forza occorre leggere, ascoltare, vedere quanto sta accadendo in Abruzzo. La gente piange, si dispera, urla e le telecamere sono sempre accese, come i microfoni. E poi inizia il gioco, attraverso i media, della vera e finta solidarietà. Di chi raccoglie i fondi, i vestiti, il cibo, i medicinali, di chi vuole partire per andare in soccorso e di chi invece si diverte a lanciare messaggi e campagne deformanti magari per lucrarci sopra. E' quasi un reality dove i protagonisti sono dolore e morte. I giornalisti provano a fare il loro dovere. Cercano di tirare fuori il mestiere ma sanno che poi lo show è iniziato che il grande problema sono gli ascolti. Battere l'avversario anche in questo momento di morte, far capire chi ha più pubblico. E così è normale che il grande quotidiano regala uno speciale sulla bellezza, mentre ti aspetti un reportage sulle zone colpite. E poi impazzano le polemiche, inizia la campagna elettorale per le europee ed il terremoto diventa un pretesto per litigare in tv, in radio, sui giornali, persino sui blog. Rilasciare l'ultima intervista, accusare l'avversario, definirlo nemico persino, per poi predicare ed invocare l'unità nazionale. E così nella nostra mente piena di messaggi si sommano le immagini di dolore e morte, rivediamo sotto le tende migliaia di persone che hanno perso tutto, mentre in tv scorrono le immagini e le testimonianze dei terromotati di ieri e quelle di oggi. Come se fossero ricette di cucina si chiede ai friulani o agli irpini come hanno fatto. Qualcuno ricorda il Belice. Qualcun altro lo ha già dimenticato da tempo. E poi le interviste agli esperti. Alcuni con professionalità e stile trovano il modo per sviluppare un intelligente attendismo per comprendere meglio cosa è accaduto. Altri si lasciano andare, accusano, vogliono subito il processo, basta anche mediatico perchè la procura ancora non ha una sede e non ha recuperato nemmeno i bolli. Bisogna subito sbattere il mostro in prima pagina. Capire chi ha sbagliato, arrestarlo e condannarlo. E' un alternarsi di colpi di scena. Tutti i programmi di intrattenimento sono mobilitati. Le facce dei

Sono stati giorni durissimi. Accendere la radio o la televisione, leggere un giornale, aprire il pc e vedere cosa accade nel mondo attraverso Face Book o Youtube. Dovunque le immagini terribili di dolore e morte. Di morte e dolore. Case distrutte, bambini senza tetto, testimonianze atroci. La rabbia di un disastro che forse era possibile prevedere. L'idea che coloro che hanno costruito case, palazzi, luoghi di ritrovo, senza tener conto delle regole antisismiche forse mai saranno puniti, così come non lo sono stati i responsabili di altre tragedie. E' questo il pensiero strisciante. Ora dopo ora, attimo dopo attimo, le immagini girano ovunque. Ci

conduttori sono tristi. In sovrimpressione c'è il numero di conto corrente, e poco importa se vedi il terremotato disperato e poco dopo la ballerina innamorata. Lo spettacolo è in onda. E' normale, tutto naturale. Tutto previsto o prevedibile.E su Face Book? Tutto è simile al resto. Certo c'è la mobilitazione e ci sono anche gli imbecilli. Avviene di tutto anche lì. Ma forse per la prima volta c'è la prova concreta che FB non serve soltanto per fidanzarsi o rimorchiare. No, c'è una parte sana del paese che si collega per capire, chiedere, aiutare, mettersi a disposizione. Così come c'è chi mette i video su Yuotube per contribuire ad un momento di chiarezza e chi vuole speculare. A noi spettatori rimane di sicuro tanta confusione, ma anche l'illusione che esiste una Italia del bene che scrive sui giornali o sui blog, parla in radio o tv, è solidale, si mette a disposizione degli altri. E in questa Italia “che va” ci sono anche bravi giornalisti, capaci di fare il loro mestiere, mettendosi in gioco e senza paura di non vendere giornali o fare ascolto. Certo è pericoloso e fuori moda. Ma capita ancora nella nostra Italia, terremotata, ma pur sempre un Bel Paese...forse meno solido...ma più solidale.

il Giornale di Licata

La Città

Edizione Maggio 2009 -

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Il mistero sulla serata dedicata a Rosa Balistreri
di Gennaro De Marco
Non ci aspettavamo certo i complimenti in consiglio comunale. E presumiamo che nei prossimi giorni, se già non è stato fatto, gli atti relativi alla serata su Rosa Balistreri, saranno acquisiti. Ufficialmente organizzata dal Gruppo Folk Limpiados, che ha preso 4500 euro di contributi comunali, secondo comunicati stampa o registrazioni televisive, la manifestazione sarebbe stata voluta e promossa da altri gruppi folk e da società ben identificate, che sull'evento hanno fatto tanta autopromozione. Che ci fosse qualcosa di poco chiaro si è capito in consiglio comunale; il Consigliere Profumo ha elogiato l'articolo scritto da "Il Giornale di Licata" in cui è riportata la verità su quanto è accaduto e si è espresso anche sul basso livello della manifestazione. Ma proprio sulla manifestazione in ricordo di Rosa Balistreri si abbattono molti interrogativi e non è escluso che al più presto la magistratura indaghi e le forze dell'ordine sequestrino gli atti. Secondo il Comune, infatti, e questi sono dati ufficiali resi noti su nostra precisa richiesta, l'Associazione Culturale Compagnia Folkloristica Limpiados con istanza protocollata n. 12827 del 12/03/2009, a firma del Legale rappresentante sig. Davide Cellura, ha proposto, in occasione della ricorrenza della nascita della cantante licatese Rosa Balistreri, una manifestazione culturale, folkloristica e ricreativa dal titolo " Nel giorno di Rosa". L'Amministrazione Comunale con direttiva n. 17 del 13/03/2009, a firma dell'assessore dott. Armando Scala, indirizzata al dirigente competente per settore dott.sa Valeria Lo Vullo, ha ritenuto meritevole di accoglimento l'istanza proposta dalla citata associazione. Con determinazione n. 107 del 17/03/2009 adottata dal dirigente del Dipartimento Servizi Sociali e Culturali dott.sa Valeria Lo Vullo è stato approvato il progetto preventivo con il relativo capitolato per l'importo complessivo di Euro 4.500,00 ed affidata all'Associazione Culturale “Compagnia Folkloristica Limpiados” la realizzazione della manifestazione " Nel giorno di Rosa" . E per eliminare ogni dubbio i consiglieri comunali Fabrizio Scicolone, Giuseppe Profumo, Giuseppe Delle Rose, Taddeo Graci, Filippo Graci e Angelo Bonvissuto, in una interrogazione hanno chiesto di conoscere qual è la posizione del sig. Pendolino Paolo (marito dell'Assessore Zirafi) “all'interno dell'Amministrazione comunale”, in considerazione “della sua assidua presenza all'interno degli uffici comunali”, per capire "se tale presenza deriva dal grado di parentela con l'Assessore Zirafi o, diversamente si legge testualmente nel documento condizionante per la vita pubblica e le varie attività della nostra città”. Paolo Pendolino ci ha chiesto di precisare, cosa che noi facciamo, che lui ed il suo gruppo si sono solo esibiti e non c'entrano nulla con la delibera che invece premia solo il Gruppo Limpiados di Davide Cellura, che tutti sanno essere il fidanzato della figlia dell'Assessore Scala....ma come ci hanno spiegato nei corridoi del Comune..."non essendo sposati....." non c'è vincolo di parentela. Tanto vi dovevamo per correttezza d'informazione anche per spiegarvi che chi ha sbandierato ai quattro venti che è stata sua l'organizzazione...non figura....in delibera....

Udc, si dimette Cavaleri Idv, il Falzone della discordia
Nell'Udc l'ex segretario Cavaleri esce dal partito e il capogruppo Piero Santoro, che non può essere accusato d'incoerenza, fa i salti mortali per tenere la barra dritta. Con una nota piena di accuse il segretario cittadino, Rino Cavaleri, ha lasciato il suo incarico spiegando che è "un partito appaltato all'onorevole di turno". Ma Santoro risponde che Cavaleri è smentito dal fatto che uno dei giovani più validi dell'Udc, Angelo Cannizzaro, è nel direttivo regionale e che quindi il "partito cresce dal basso". E nel neonato partito a Licata di Di Pietro, l'Italia dei Valori, di cui è stato eletto segretario l'arrivissimo Salvo Nicolosi, leader del sindacato Nursind, e presidente onorario quel galantuomo del Dottor Vincenzo Marrali, iniziano i primi problemi, quasi da diventare l'Italia dei dolori. Domenico Falzone, detto Mimmo, ha cambiato idea rispetto a quanto aveva dichiarato il giorno dopo l'elezioni in cui è stato bocciato. "Dedicherò più tempo alla famiglia. Basta politica". Ma questa buona intenzione è durata un giorno. Adesso con un suo circolo ha aderito all'Idv. Ha lasciato il Partito Democratico dove il furbissimo Daniele Cammilleri ormai è il vero padrone del partito. E pensare che se non si fosse candidato sindaco Falzone sarebbe consigliere provinciale. Altro che Italia dei dolori..... G.d.L.

La verità di Scrimali
Lillo Scrimali dopo essere stato proclamato consigliere comunale non farà più altre azioni legali. Non chiederà danni. Lo ha precisato al Giornale di Licata. Ma il caso che lui ha sollevato rimane inquietante e la Procura della Repubblica, cui la Prefettura ha trasmesso gli atti, ha aperto un fascicolo. Chi ha cancellato con il bianchetto i 7 voti della sezione 13 e i 4 voti della sezione 31? Tutto sarebbe accaduto nella sezione 1, come riportato nel verbale fatto stilare dal Vice Prefetto Vicario, dottor Nicola Diomede. "Certo è tutto molto strano - ammette il Calogero Scrimali Consigliere Scrimali - su internet, prima che i dati arrivassero alla sezione 1, risultavano 260 voti ed io ero consigliere. Alla sezione 1 ne sono arrivati 249". Scrimali ha detto che lavorerà nel Pdl solo ed esclusivamente per la città. "Sarò all'opposizione fino a quando il mio gruppo non entrerà nella maggioranza. Sono vicino all'Onorevole Fontana e quindi al Ministro Alfano. Sulla vicenda dei voti ormai è finita. Meglio non pensarci...ma è tutto assurdo". G.d.L

E' nato Nicolò Patti

E' nato il giorno di Pasqua il piccolo Nicolò Patti, figlio del nostro opinionista e Direttore di Licata Nuova Tv, Giuseppe Patti e della nostra amica Silvia De Caro. Ai neo genitori, ai nonni paterni e materni del piccolo Nicolò gli auguri più sinceri da tutta la famiglia de "Il Giornale di Licata" con tanto affetto.

In città i figli “naturali” scappano, quelli “adottivi”arrivano numerosi

LICATA CITTA’ APERTA
di Vincenzo Montana
La città di Licata sempre più in linea con i caratteri, ormai predominanti, della globalizzazione che impone una carta d'identità multietnica. Le porte sempre aperte in entrata e purtroppo anche in uscita, fenomeno questo spesso non cercato, ma semplicemente frutto dell'ormai celeberrimo processo di NON sviluppo di cui la cittadina è vittima da data antica. Eppure a Licata c'è chi non vi nasce, ma ci vive molto volentieri. Siamo in presenza della classica città del FORESTIERO? Beh, probabilmente si. Ma andiamo con ordine, facendo i dovuti distingui. Facendo un breve viaggio a ritroso nella storia licatese, ci si può rendere facilmente conto che la comunità marinara ha sempre accolto con particolare disinvoltura soggetti con i natali da ricollegare a città limitrofe, i quali hanno visto in Licata l'ambiente adatto a realizzare le loro aspettative di vita. Anche oggi a terzo millennio inoltrato sono svariati, ad esempio gli esercizi commerciali gestiti da palmesi, campobellesi, ravanusani, gelesi e agrigentini. Attività ricollegabili a molteplici settori commerciali: dalla ristorazione alle tabaccherie, passando anche per liberi professionisti come notai e farmacisti (liberi professionisti con le dovute precauzioni) che alla luce del faro hanno trovato la loro affermazione umana e professionale. Per trovare una fonte attendibile che certifichi tutto ciò basta fare un giro in una transitatissima arteria cittadina, Via Palma in cui sono ubicati ben sette esercizi commerciali di proprietà di chi licatese di sicuro non è (un paio di negozi di casalinghi, tre tabaccherie, due pizzerie, un negozio di abbigliamento e una farmacia) Via Palma emblema della NON LICATESITA' che si fa strada, ma questo fenomeno imperversa su tutto il territorio. Perchè accade questo?A scanso di scomodi fraintendimenti urge precisare che questa analisi non è legata alla presenza in chi scrive di un morboso e inscindibile guscio provincialistico; al contrario: nasce proprio dalla volontà di esaminare le modalità del verificarsi di tutto ciò. Sarà forse dovuto ad una sorta di immobilismo dei licatesi con inversa proporzionalità di dinamicità presente nei licatesi ADOTTATI? La risposta potrebbe anche essere affermativa anche perché i numeri di questa ascesa forestiera parlano limpidamente e attestano questa tesi. Non è legge scritta, ma si sa che a volte le norme consuetudinarie trovano (purtroppo) maggiore applicazione nella prassi: i licatesi sono attratti da chi licatese non è, ma d'altra parte a quanti italiani piacciono le belle nordiche

solo perche sono straniere? A molti, moltissimi. E' come un'inclinazione naturale quasi non voluta, il licatese spende i suoi soldi ben volentieri nei negozi gestiti dagli altri. Chi, almeno una volta non ha sentito dire ai nostri nonni la frase “A LICATA E' PAISI DI FORISTERI”. Le parole di un vecchio saggio non hanno età, rimangono scolpite nelle menti in eterno. Ultimo in ordine di tempo l'arrivo a Licata di un imprenditore diventato ben presto (senza mischiare il sacro al profano) un Messia della comunicazione, una specie di Mosè che cammina nelle acque in tempesta e solleva le coscienze invitando tutti a ribellarsi (sia chiaro: con garbo, stile e alta espressione comunicativa che da sempre lo contraddistinguono, questa si che per Licata si può chiamare FORTUNA…). Analisi a sé stante merita la presenza in città di una nutrita rappresentanza di imprenditori orientali (soprattutto cinesi e nord coreani) che a Licata hanno messo su decine e decine di esercizi commerciali con scritte e insegne cinesi che ormai spadroneggiano. Questa categoria di esercenti sembra non risentire della crisi, al contrario ne trova giovamento, offrendo vestiario di certo qualitativamente non eccelso, ma a modico costo. In un periodo in cui le vacche ormai sfiorano l'anoressia, una linea commerciale che nella pratica trova positiva applicazione, la ragazza ventenne neo maturata spesso presta la propria attività lavorativa proprio in questi esercizi. LICATA CITTA' APERTA. Chi dice che non siamo accoglienti con lo straniero?

IL GIORNALE DI LICATA DENUNCIA TELE ALFA
La società Mediaitalia srl, editrice de “Il Giornale di Licata” ed il direttore responsabile Francesco Pira PREMESSO CHE nei giorni di giovedì 9 , venerdì 10 e sabato 11 aprile 2009 avendo subito, a proprio parere, un ingiustificato attacco da parte dell'emittente Tele Alfa ad opera dei suoi responsabili; che questo duro attacco, sempre a proprio avviso, è talmente lesivo della professionalità, dignità sia come uomini che cittadini di De Marco e Pira; che non avendo funzioni giudicanti abbiano gli stessi ritenuto di presentare querela presso lo competenti autorità; CONSIDERATO che il legale incaricato sta visionando i filmati ed i comunicati stampa incriminati al fine di redigere querela previa individuazione di tutti i reati ivi ravvisabili; che detta querela nei prossimi giorni sarà presentata a chi di dovere; TANTO PREMESSO E CONSIDERATO con il presente comunicato stampa si porta a conoscenza di chi di dovere che i firmatari si stanno attivando per tutelare presso le competenti istituzioni, le proprie professionalità, dignità ed il proprio decoro. Tanto si comunica per dovere d'informazione a tutti gli organi di stampa fermo restando che ogni decisione sulla liceità o meno dell'altrui operato sarà demandata a chi istituzionalmente preposto. Mediaitalia Srl e Francesco Pira

PINZILLACCHERE, QUISQUILIE

LE ESTATIdiSONO TUTTE UGUALI Angelo Castiglione
Le estati sono tutte uguali, giornate afose passate a dire: “Che caldo, ma quando finisce?” Gli inverni sono tutti uguali, giornate piovose con qualche accenno di freddo che fanno dire: “Che freddo, ma quando finisce?” Le mezze stagioni non esistono più, lo sappiamo tutti. L'unica differenza sta nel fatto che in estate si va al mare e che ritornano per un breve periodo i parenti lontani. Si passano i fine settimana fra una cena nel villino ospitando il parente tornato ed un pranzo nella casa di campagna di un amico. Si mangia, ci si abbuffa e constatando l'aumento della propria circonferenza addominale ci si consola dicendo che l'estate viene una sola volta. Ed è vero. Anche una sola volta viene ferragosto con la sua gozzovigliata, anche una sola volta vengono i morti con i piacevolissimi "frutti martorani", e pure una sola volta viene Natale: quindici giorni passati a riempirsi la pancia a più non posso. In estate, dicevo, tornano i parenti che da tanti anni vivono nella terra della Lega, dove hanno messo su famiglia. Gli inviti a pranzo o a cena si sprecano da una parte e dall'altra. E' piacevole stare insieme, si parla del più e del meno. Terminato di mangiare la pasta, nella attesa del secondo piatto, si parla della loro vita in “continente”. Non sembrano persone che vivono a 2000 km di distanza, sembra che non se ne siano mai andate da Licata: parlano in licatese, pensano allo stesso modo di come pensi tu, hanno lo stesso modo di ragionare. Si ricordano i vecchi tempi e si dice che Licata non cambia mai, cambiano le amministrazioni comunali, ma i problemi restano uguali: la circolazione stradale è sempre più caotica. Il parente-forestiero evidenzia che per l'automobilista licatese il codice della strada non è stato ancora approvato, ciascuno posteggia dove vuole. Nota che l'automobilista licatese se deve salutare un amico appiedato, si ferma in qualunque punto del corso per scambiare due parole e non si cura se dietro di lui vi è una fila di auto che restano bloccate. E questo, per lui, cittadino del Nord, è uno scandalo. Al suo paese di residenza nessuno si permette di fermarsi in centro di strada per scambiare un saluto con un amico. La riprovazione della collettività sarebbe evidente e l'autore sarebbe stigmatizzato di inciviltà. Lo stesso parente-forestiero nota che alcuni commercianti licatesi si impadroniscono dello spazio davanti alla loro porta, dove espongono la loro mercanzia o occupano la porzione di strada pubblica riservata alla sosta automobilistica, mediante la collocazione di un semplicissimo ingombro, come uno scatolone o una sedia. L'atmosfera chiacchierina col parente tornato dalla Terra della Lega, fra un bicchiere di vino ed un pezzo di salsiccia continua sullo stesso tono e alla fine, ogni filone di pettegolezzo, si conclude con la consueta, insignificante, fatalistica frase: “A Licata semmu!”. L'adesione rassegnata ad un'autorità sovra ordinata che impone la propria volontà alla collettività che soggiace indifesa, è evidente. Lo stato di soggezione del popolo licatese all'imponderabile, si manifesta con quella frase di tre parole e con essa, Licata sprofonda in un baratro senza fine, cade di un colpo lo spirito illuminista che pervase l'Europa tre secoli or sono e che riconobbe all'uomo la capacità di essere artefice del suo destino. Sparisce pure il convincimento di questo ultimo trentennio che vuole l'uomo fautore di progressi scientifici e tecnologici che lo hanno portato alla creazione della pecora “Dolly”, alla ricerca sulle cellule staminali che tanta speranza inculca nel genere umano, ai fini della vittoria decisiva su terribili malattie e che, conseguentemente, riconosce all'essere pensante, la capacità di riuscire in ciò che per millenni sembrava

irraggiungibile ed in funzione di ciò aveva dato vita a fantasiosi racconti tramandati di padre in figlio con i quali si sono alimentate speculazioni di poteri sovrannaturali attribuiti ad elite di personaggi. E' come se si ammettesse l'esistenza di due entità parallele ma differenti: il Mondo e Licata. Il Mondo con al centro l'individuo pensante che studia come progredire al fine di rendere la propria esistenza migliore mediante le conquiste scientifiche e l'applicazione di esse nella quotidianità e Licata, terra psicologicamente sottomessa ad un volere superiore, condannata alla supina accettazione di un ineluttabile destino. Il parenteforestiero ed il parente-residente sembra che accettino uno status quo, con rassegnazione, ma non è per nulla così. La situazione è voluta, prediletta, auspicata, accettata. Il comportamento irriguardoso, incivile, apparentemente di pochi è accettato dai molti perché questi ultimi, all'occorrenza adottano gli stessi metodi, gli stessi chiacchierati ed incivili comportamenti. E' uno status quo accettato e sotto gli occhi di chiunque. Per accorgersene non necessitano telecamere nascoste, agenti dei migliori Servizi Segreti mondiali, basta uscire di casa e passeggiare. Con calma e tranquillità. Però il singolo non rinuncia al suo insindacabile diritto di lagnarsi di tale modo di vivere, nel momento in cui esso è vittima. Nel contempo, detto singolo resta sempre titolare del suo personalissimo diritto di giustificazione nel momento in cui egli stesso è attore dell'inciviltà. In tale ipotesi, vi sono sempre decine di motivazioni atte a giustificare l'incivile azione di essersi fermati in pieno corso per salutare un amico visto all'ultimo momento. La scortese: “E CHE, UN PUTITI ASPITTARI UN MINUTU!”. La meravigliata: “TUTTA STA PRESCIA AVITI!”. L'accomodante: “MINNI STAIU ENNU!”. L'arrogante: “SE L'ATTRI SI CUMPORTUNU ACCUSSI', SUGNU FISSA IA!” E così, fra la scortese, la meravigliata, l'accomodante e l'arrogante passa l'estate, il parente-forestiero torna alla sua residenza, al luogo ove vive, pensando che quando l'estate prossima tornerà, a Dio piacendo, rifarà gli stessi discorsi, perché nulla sarà cambiato.

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- Edizione Maggio 2009

il Giornale di Licata

SPAZIO PUBBLICITARIO OCCUPATO NELLA VERSIONE CARTACEA

il Giornale di Licata

L’ Approfondimento/NO alle pale eoliche

Edizione Maggio 2009 -

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VITTORIO SGARBI A LICATA “QUEI C..ZI CHE STUPRANO IL PAESAGGIO!!!”
di Francesco Pira e Antonella Cammilleri
Mi direte che ci sono modi e modi per dire le cose. Ma a volte urlarle può servire a farsi sentire. Ed ecco che ci siamo ritrovati nel Teatro Comunale “Re”, dove il Comitato nato per dire NO, alle pale eoliche, ha chiamato Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, per ribadire un concetto forte ma utilmente da ripetere. questo in Sardegna non esiste grazie a Soru che con una legge regionale ha impedito che venissero creati questi impianti. Che il Governatore della Sicilia faccia lo stesso!”. E Sgarbi ha promesso che l'offensiva verso chi vuole creare gli impianti aumenterà e che lui sfrutterà ogni possibile sua apparizione in tv o sui giornali per dire no agli impianti. Ma basterà Sgarbi a fermare la violenza ad un paesaggio sacro come quello della Sicilia? Il critico d'arte pensa ad un partito dei sindaci siciliani che vada dal Presidente della Repubblica Napolitano per “chiedere il rispetto della Costituzione”. Si è notata l'assenza al Teatro Comunale di Licata dei rappresentanti del Governo nazionale (pensiamo all'agrigentino Angelino Alfano), di assessori o deputati regionali, ma soltanto un parlamentare di Gela, il Presidente della Commissione Regionale Antimafia, Lillo Speziale. Quindi le popolazioni di Licata, Gela e Butera dove insiste il tratto di mare che potrebbe essere “deturpato con i c..zi” per dirla con Sgarbi rischiano di rimanere sole in questa battaglia. Ed a poco è servito l'appello lanciato dal Sindaco antimafia di Gela, Rosario Crocetta, per rilanciare un nuovo umanesimo. E forse nessuno pensa che se la Sicilia perde pezzi di paesaggio e la bellezza naturale unica al mondo, perderà anche il treno per posizionarsi come meta turistica d'eccellenza. “Vogliono fare un parco eolico ha rilevato Crocetta per creare 20 posti di lavoro. Si possono creare con uno stabilimento balneare e non deturpa il paesaggio”. E' molto strano che mentre le popolazioni di questo lembo del sud d'Italia insorgono, si parla soltanto del ponte sullo Stretto. Ma a che serve collegare meglio la Sicilia se poi chi arriva nell'isola è costretto a convivere in collina e al mare con queste pale, spesso ferme, che dovrebbero produrre energia che non serve alla stessa regione? E' un interrogativo inquietante, ma anche su questo Sbagli ha una risposta: “sono ignoranti! Devono andare a studiare, conoscere le opere dei grandi artisti che sono nati, hanno lavorato o sono passati ed hanno operato in Sicilia”. Altro che progetti di comunicazione territoriale, altro che turismo come futuro dell'isola... “Sarà uno stupro del territorio come quello che si fa ad una bambina...”. Aspettiamo di capire cosa dirà sul tema il Governatore autonomista Raffaele Lombardo. La parola spetta a lui. “Andrò a parlargli promette Sgarbi e dovrà ricevermi e darmi delle risposte. Deve fare come Soru...li in Sardegna...c..zi...non ce ne sono né in mare né in terra. In Sicilia rischiamo di averli pure nei giardini di casa...

A TANTI LICATESI LE… PALE STANNO già GIRANDO
di Lorenzo Peritore
Preoccupa non pochi licatesi il Parco Eolico annunciato sulla nostra costa, dai 3 ai 5 miglia, sul tragitto Licata - Gela. Al largo quindi da una favolosa spiaggia intercalata da suggestive scogliere, dove esistono tante realtà turistiche e altre se ne annunciano, si è progettata una centrale eolica che comprometterebbe turismo e pesca licatese. Ma cosa sono questi mostri a tre braccia che ci preoccupano? Sono 115 piloni ancorati sul fondale marino che escono dell'acqua un centinaio di metri, sovrastati da gigantesche eliche a tre pale che ruotando con la spinta del vento produrrebbero energia pulita. Ben venga l'energia pulita, ma non siamo d'accordo che si venga a produrla sulla costa di una città che ha progettato tutto il suo futuro sul turismo. E poi, se deve nascere a mare, perché non si sposta almeno di 25/30 miglia dalla costa? Forse perché al costruttore speculatore “costa” troppo? Sembra che l'impianto, come concepito, porterebbe danni oltre che al turismo, alla pesca e ad altri settori e non frutterebbe nessun guadagno alla nostra città. Nel turismo i problemi scaturirebbero dall'impatto ambientale e dai disagi di navigazione, cosa che penalizzerebbe chi già vi opera e scoraggerebbe chi vuole venire ad investire nel nostro territorio. I turisti poi potrebbero non gradire per le loro vacanze una costa sbarrata da una miriade di pale. Inoltre il Parco a mare impedirebbe ai nostri pescatori di continuare a pescare dove lo hanno fino ad ora fatto, obbligandoli ad allontanarsi di più dalla costa, a cambiare zone e rotte, con enorme aggravio di costi e spese. E poi ci sarebbero altri danni che riguardano i tesori archeologici che i nostri fondali conservano. Questi reperti durante l'escavazione dei fondali sarebbero irrimediabilmente distrutti e cancellati. E per finire anche il danno che subirebbero flora e fauna marina sia per l'escavazione dei fondali che per il perenne rumore prodotto dalla rotazione delle pale. Chissà cosa ne pensano in merito la Soprintendenza e gli Ambientalisti! Sembra anche scontato che l'Eolico non porterebbe a Licata né profitti economici, né posti di lavoro e che addirittura non andrebbe a produrre l'energia annunciata in quanto la nostra rete è satura e non sarebbe in grado di riceverne altra. Ci giungono pure notizie che i Parchi Eolici già in funzione producono molto meno dell'energia promessa. Gli scopi principali sarebbero quelli di acchiappare i 500 milioni di euro di contributi europei, che pare siano molti di più di quelli che effettivamente servirebbero per costruire lo stesso Parco, e conquistare certificati verdi che darebbero ai costruttori speculatori l'opportunità di costruire altri parchi e prendere altri contributi. Dunque tutta una catena e un giro vizioso di “business”. Il costruttore Moncada, agrigentino del capoluogo, improvvisatosi benefattore di Licata, ci racconterebbe invece che i vantaggi per la nostra città sarebbero tanti, che le pale porterebbero soldi nelle casse del Comune e posti di lavoro ai licatesi, e perfino che il Parco si potrebbe sfruttare come meta turistica da visitare. Che spettacolo della natura!! Sarebbe come assistere ad un suggestivo e romantico tramonto, si, quello del nostro turismo. Pensare che l'Eolico Off Shore sia una ricchezza per la nostra città provoca un dubbio

Sgarbi intervistato dal nostro Direttore Pira Il critico, ex onorevole ha più volte urlato che “creare nuovi impianti eolici, e farlo nella costa da Gela a Licata, è uno stupro.Lo stupro di una bambina. E' rovinare un paesaggio che il mondo ci invidia piantando in mezzo al mare dei c..zi assolutamente inutili”. Ha usato il simbolo fallico Sgarbi per essere chiaro nell'esposizione. Per rappresentare il disagio delle popolazioni che da anni “subiscono invasioni di qualunque tipo. Terre in cui in molti hanno mafiato e si sono assicurati un presente ed un futuro e dove non c'è necessità di creare nuovi impianti perchè la Sicilia copre il fabbisogno regionale e già esportaenergia”. Molte di queste pale sono ferme. Non vengono utilizzate. Allora qual è il senso di metterne altre? “C'è una ragione spiega il sindaco di Salemi beccare i contributi dall'Unione Europea”. Ed ecco che la Sicilia, ed in particolare, questa zona a sud del sud della Sicilia, che è un po' nord Africa, teme che presto qualcuno potrà ottenere l'autorizzazione per impiantare in mare, come è stato già fatto abbondandemente a terra, un buon numero di pale eoliche. Perchè, ha chiesto Vittorio Sgarbi, come mai “questi impianti non esistono in Lombardia, in Liguria, in Emilia Romagna o in Toscana e neppure nel Lazio? E perchè, invece, esistono in Campania, in Puglia, in Calabria o in Sicilia? Semplice! Perchèin Campania c'è la Camorra, in Puglia la Sacra Corona, in Calabria la Ndrangheta, in Sicilia la Mafia. Strano ma vero! Il primo cittadino di Salemi non riesce a capacitarsi come nessuno di questi imprenditori non apprezzi la bellezza del paesaggio e la voglia salvaguardare. “Pensate se Berlusconi quando si porta in Sardegna gli uomini più importanti del mondo, i Capi di Stato e di Governo, si affacciasse dalla sua villa e vedesse davanti un bel numero di pale eoliche. No urla Sgarbi

L’intervista di Vittorio Sgarbi al teatro comunale

e fa sorgere spontanea una domanda, come direbbe Antonio Lubrano: Ma Signor Moncada, perché questa inesauribile fonte di ricchezza vuole venire a collocarla nel nostro mare e non si è invece battuto per piazzarla nel suo mare di San Leone? Ho una grande rabbia, poiché non riesco a spiegarmi le ragioni per cui ci siano licatesi che Licata non la amano affatto, mentre scopriamo giornalmente forestieri che per Licata stravedono. Che città fortunata è la nostra ad avere tanti benefattori e paladini forestieri che la amano! Ma amare Licata non vuol dire eleggervi il proprio domicilio per intraprendervi un'attività commerciale o portare parchi eolici e porti turistici che stravolgono le sue bellezze naturali, ma vuol dire nutrire nei suoi confronti sentimenti profondi che nascono dall'amore viscerale per la propria terra che nella maggioranza dei casi i mercenari, i mercanti e i ciarlatani forestieri non potranno mai possedere e coltivare. Diceva in merito Thomas Jefferson: “I mercanti non hanno patria”.

Parla il presidente del Comitato No Peos, il sindacalista Tony Licata

“Una battaglia lunga e complessa Aspettiamo l'incontro con Lombardo”
di Achille Furioso

Opera di grande valore

Il comitato NO PEOS è riuscito ad ottenere l'incontro a Palermo eolico off shore diventi una realtà? con le autorità regionali? “Non vi sono dei tempi prefissati per ottenere il via libera alla “L'attuale battaglia per evitare la realizzazione del parco eolico nel realizzazione dell'opera. Vanno consumati prima tutta una serie di golfo di Gela è una battaglia lunga e complessa e ci trova davanti ad passaggi, per consentire al progetto presentato, di seguire gli interessi particolarmente pesanti e presumiamo con controparti di indirizzi previsti dal Piano energetico ambientale regionale. Il tutto rispetto (Multinazionali e poteri forti, non escludiamo anche di progetto deve essere conforme a precise direttive dell'unione natura politica). Tutto ciò ci deve suggerire una strategia modulata e europea. A questo proposito stiamo predisponendo un documento progressiva che ci faccia durare nel tempo e con azioni progressive, da inviare a tutti gli assessorati, ministeri e commissioni europee che a dimostrazione di una forte volontà oppositoria. Stiamo ne hanno la competenza. In questo documento si evidenzia, a nostro perfezionando una richiesta di incontro “istituzionale” con il parere, la non corrispondenza tra, quanto si vuole realizzare, e Presidente Lombardo, infatti, pensiamo che all'incontro debbano quanto prescrivono direttive europee e leggi nazionali. Salvo che noi essere presenti anche i sindaci che stiamo non siamo, nel frattempo, così bravi da convincere vedendo se possono essere 4-5 oppure 6, prima assessorati, ministero, presidenza della allargando il fronte del dissenso ed inglobando i Regione che saremmo capaci di dar fuoco al mondo sindaci di Sciacca e Niscemi con i quali stiamo pur di non far realizzare questo parco eolico”. intessendo incontri e condivisione di percorsi.” Avete ottenuto altri appoggi alla vostra lotta? Condivide i contenuti ed i toni che ha tenuto il (Dal mondo politico, dall'associazionismo... sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi alla ecc) conferenza tenutasi al teatro"RE"? “E' in corso di perfezionamento la condivisione della Mi riferisco anche alle accuse rivolte ai licatesi lotta con il sindaco di Niscemi, (Giovanni Di Martino) di non essere capaci di organizzarsi per e con quello di Sciacca (Mario Turturici) per evitare la costruzione del parco eolico off proseguire una lotta comune.” shore. Che cosa ha in progetto il comitato per il recente “Sgarbi lo conoscevamo già da prima di giorno 7 futuro? Secondo lei si sta facendo abbastanza? aprile. Lo Sgarbi pensiero, in fatto di pale eoliche, Insomma ci dica quello che vuole sapere la Tony Licata ci era noto ed ecco perché lo abbiamo cercato e gente, il parco eolico si farà o non si farà? convinto a partecipare al nostro Convegno. La “Quello che si fa non è mai abbastanza, perché si dialettica di Sgarbi è molto “colorita”, anche per questo Sgarbi è potrebbe sempre fare di più. Pur tuttavia stiamo partecipando ad un Sgarbi ed a livello mediatico non ha eguali. Ognuno di noi si esprime convegno organizzato a Sciacca e che si terrà il 17 aprile e abbiamo come reputa meglio per dare efficacia agli argomenti che intende intenzione di essere presenti, pochi giorni dopo, a Siracusa il 22/24 trattare, non voglio essere io a censurare i toni usati da Sgarbi per al vertice internazionale sull'Ambiente organizzato da Stefania condannare l'eolico in Sicilia. Il Comitato “Difendi Licata” è fatto di Prestigiacomo, ministro al Territorio e Ambiente per manifestare il Licatesi che hanno sentito di doversi organizzare per opporsi alla nostro dissenso al Parco eolico. Non escludiamo a priori di realizzazione del Parco eolico. Il resto della comunità licatese è preparare una manifestazione cittadina con corteo, a Licata, con la formato da persone che non conoscono il problema, da altre che lo partecipazione dei sindaci e dei loro gonfaloni con comizio in Piazza conoscono e non immaginano le conseguenze, e da altre che Progresso. Ma questo solo se dall'incontro Palermitano con il aspettano che siano altri a doverlo affrontare. È nostro dovere Presidente della Regione non dovessero venire risposte a noi morale fare in modo che tutti sappiano e incomincino a “lottare” per favorevoli. Noi vorremo andare a Palermo per dire al nostro tutelare i diritti e gli interessi collettivi.” presidente: Caro Presidente, per gli interessi che sono in gioco in Quanto tempo dovrà ancora passare prima che Moncada ed quella comunità, in quel comprensorio, il Parco non s'ha da fare!!! Enel ottengano tutti i permessi necessari alla costruzione delle Siamo convinti che il Presidente capirà le nostre ragioni e non ci farà pale eoliche? La domanda si può anche rovesciare: quanto ritornare “ a mani vuote”. Se così non dovesse essere allora …Tutti tempo resta al comitato, prima che sia troppo tardi ed il parco in piazza!!!”

Non è di Caravaggio il quadro di San Girolamo
di Antonella Cammilleri
Durante il suo breve blitz a Licata Vittorio Sgarbi arriva in tarda serata a San Girolamo. Ad attenderlo il Governatore della Confraternita, Giovanni Savone, il Vice Michele Lombardo, il tesoriere Gino Platamone, e molti curiosi che si sono radunati davanti la chiesa. C'è anche il sindaco Angelo Graci ed alcuni consiglieri comunali, Armando Antona e Paolo Licata. Sgarbi rilascia un'intervista al nostro Direttore, Francesco Pira, che già lo aveva intervistato 19 anni fa, per video Faro, durante una sua precedente visita. I due ricordano i bei tempi e poi parlano del quadro di “San Girolamo nella fossa dei leoni”, cacciando via ogni sospetto riguardo la sua appartenenza alla scuola di Caravaggio. "Non è di Caravaggio - dice il critico d'arte sindaco di Salemi. Si tratta di un'opera d'indubbio valore: Occorre capire chi è l'autore. Potrebbe risalire al 1578 anno di istituzione della Confraternita". Sgarbi si sofferma sulle caratteristiche del quadro e le sue parole fanno quasi venire i brividi. Il quadro di San Girolamo è un'opera d'arte davvero stupenda. Prima di San Girolamo Sgarbi aveva fatto una tappa a San Domenico per vedere le Pale d'Altare del Palladini. Poi c'è tempo per qualche foto ricordo.

E Sgarbi dice:

Cimino, Licata, Sgarbi, Arnone, Savone e il nostro Renzo Peritore

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- Edizione Maggio 2009

La Città

il Giornale di Licata

Il sogno di Valentina
di Vincenzo Marrali
Con questo articolo il Dottor Vincenzo Marrali, Primario Emerito di Pediatria e autore di tantissime pubblicazioni scientifiche e di due libri a quattro mani con il nostro direttore Francesco Pira, inizia la collaborazione con "il Giornale di Licata". Ne siamo fieri e orgogliosi e lo ringraziamo fin da ora per tutti i contributi preziosi che saprà darci (La direzione). I bambini di oggi vivono situazioni imposte da una Società a forte impronta tecnologicoconsumista, una Società in cui i mass media condizionano l'ambiente biologico del bambino con modelli educativi non sempre pertinenti. Il bambino è sempre più protagonista della società attuale, in quanto determina e subisce le scelte consumistiche e i modelli culturali ed educativi imposti da mass media e società degli adulti . Capita sempre più spesso di leggere risposte di bambini che esulano dal normale cliché del rivelatore di tendenze e che denotano personalità attive. La domanda è: come e quando l'evoluzione positiva di questi comportamenti può diventare un punto di riferimento per la maggior parte dei ragazzi "passivi" della società consumistica, post-industriale e globalizzatrice di oggi. Fanno tendenza gli adulti negli stadi, nei concerti di musica leggera, tendenze che riescono a trasmettere ai più piccoli isterie collettive e messaggi di consumismo e di violenza, finendo per ottundere le coscienze più delicate. Educare al rispetto dell'ambiente è una forma di civiltà ed è la migliore educazione che la società degli adulti deve impartire ai bambini, quando gli adulti siano però i primi a rispettare questo ambiente con l'esempio e non solo con le dichiarazioni di principio. Non è un buon esempio quello che noi diamo ai bambini di Licata rubando loro il mare di Giummarella, in nome di un presunto progresso turistico, con la cementificazione selvaggia di quel tratto di spiaggia, l'unica raggiungibile a piede. Il popolo ecologista di Licata non ha aperto bocca su questo misfatto, né i politici, né i sociologi-pedagogisti, né gli ambientalisti di ritorno, o di nuova generazione e neanche i mass meda, a parte qualche articolo. Non abbiamo dato, e non diamo, un buon esempio ai nostri bambini. Viene da dire, però, che per fortuna i bambini spesso sono migliori di tanti adulti. Li definisco anch'io "quelli della fuga in avanti", del trend setter di tipo culturale. Ho conosciuto un bambino "normale", che chiedeva ai familiari, come regalo, da leggere, dopo aver dedicato il giusto tempo allo studio e al gioco, libri. I bambini hanno idee ben precise e chiare sulla guerra e sui tanti morti innocenti per le bombe e gli attentati. Il bambino piange di meno per questi avvenimenti, rispetto all'adulto, ma non per insensibilità, ma perché è meno teatralmente interessato dagli eventi, che introietta, elabora e conserva più a lungo dell'adulto, che sfoga con il pianto l'emozione interna e tende a rimuovere più rapidamente la causa. Ecco il racconto/favola di Valentina F. ( da Notiziario A.S.L.T.I - Insieme-giugno 2002 ), che è emblematico di un nuovo " tipo " di bambino che viene fuori, nonostante società, mass media, famiglia, scuola, consumismo, violenze all'ambiente. Lo riporto tutto perché racchiude tutto il suo mondo, quello che vorrebbe e quello che noi invece diamo: " Un giorno mi svegliai e subito mi resi conto che durante la notte era successo qualcosa. Si , ormai ero sicura : il potere era nelle mie mani e affermai con un grido : oggi comando io! Forse ero diventata ministro! Ma di che cosa. Nel momento in cui questi pensieri mi attraversarono la mente vidi spuntare dal taschino della camicia un biglietto con scritto: Valentina - Ministro dei Diritti umani. Rimasi in silenzio per qualche minuto a riflettere. Tutto questo mi piaceva. Sicuramente potevo cambiare cose che nel mondo e nella vita abituale non mi piacevano. Camminando per strada pensavo cosa significasse essere il Ministro dei diritti umani, poi vidi un bambino che lavorava e capii subito che quello era un diritto violato: infatti, quel bambino non aveva forse il diritto di studiare e giocare? Pensai allora che dovevo dare la possibilità ai genitori di lavorare , così non avrebbero mandato più i loro figli a lavorare . Per prima cosa mi vennero in mente ricordi del passato. Un altro problema era la mancanza di insegnanti: infatti, se vi erano bambini in aula e bambini in reparto ( che non potevano scendere ) era impossibile che essi potessero soddisfare i bisogni di entrambi. Proseguendo per la mia strada vidi un signore anziano che tossiva per l'aria piena di smog. Pensai allora che un altro problema che andava sottolineato era l'inquinamento atmosferico perché tutti hanno il diritto di respirare aria pulita . Per prima cosa pensai di fare una multa a tutte le persone che non hanno l'auto con la marmitta catalitica; poi potevo piantare un pò di piante intorno e in mezzo alla città e inoltre diminuire la produzione delle automobili obbligando così i cittadini a camminare in città con il mezzo pubblico . Mentre riflettevo su possibili cambiamenti. Mi sentii chiamare, era proprio la voce di mia madre e all'improvviso mi svegliai. Era stato veramente un bellissimo sogno, peccato che nella vita reale queste cose non accadono. Valentina ha nove anni. Ecco i sogni di una bambina normale, come tante altre, che vorrebbero cambiare il mondo, realizzare un mondo migliore, diverso, utopico forse, basato sulla solidarietà e la comprensione. Se Valentina fosse nata a Licata si sarebbe ribellata di fronte a quell'eco-mostro di "pseudo porto turistico", che è alla fine una normale speculazione edilizia, a danno dei bambini di Licata, che quel mare non potranno mai più vedere, ne fruirne per la sete di guadagno ingordo e la dabbenaggine degli adulti. " Peccato che nella vita reale queste cose non accadono …" dice alla fine Valentia e questo rammarico è il grido di dolore più autentico, che viene dall'innocenza, ed è ripudio di tutto ciò che è violenza, negazione di diritti essenziali e basilari in una società che consente, per bramosia di potere e di arricchimento, che milioni di bambini muoiano di fame e di malattie curabilissime, che milioni di bambini vengano uccisi nelle innumerevoli guerre dimenticate, che migliaia e migliaia di bambini vengano utilizzati come Kinder-soldati, che milioni di bambini vengano violentati in tutti i sensi e "rapinati" di diritti fondamentali ( scuola, gioco, salute ), utilizzati in lavori pesanti ed usuranti in tenera età per la bramosia di guadagno e che i bambini di Licata non possano mai più vedere, e fruire, quel mare di Giummarella. Una società che consente tutto ciò, nel più assoluto silenzio, nella totale indifferenza, questa società, allora, di civile ha solamente il nome e nessuno può dirsi difensore dell'ambiente.

Qual è il significato del termine DIVERSAMENTE ABILE?
di Viviana Giglia
Lunedì 30 Marzo, durante la consueta puntata del Lunedì della trasmissione “Opinioni” condotta dal direttore Giuseppe Patti, si è discusso di “ Solidarietà e pari opportunità” con l'Assessore provinciale Giuseppe Arnone, l'Assessore comunale Felicia Termini, i quali ne hanno ben delineato il vero significato. Presenti in studio, oltre me, anche il presidente prov. Dell'ARCIGAY Agostino De Caro, il direttore Francesco Pira, il mitico Renzo Peritore. Durante il corso del dibattito, è stato mandato in onda un servizio realizzato da Silvia Antona nella mattina della medesima giornata, lungo uno dei corsi principali della nostra cittadina, nel quale era posto hai passanti un quesito: COSA SIGNIFICA DIVERSAMENTE ABILE? Il vero sgomento è stato, non tanto sentirsi definire “handicappato” quanto, vedere gente che alla domanda fuggiva. Purtroppo questo comportamento è dettato dall'ignoranza, dalla chiusura mentale e da quelle barriere culturale, che poi sono le stesse che fanno si che vengano bloccati gli scivoli con le piante, macchine,ambulanti etc. Probabilmente, sentendo la parola diversamente abile, la prima immagine che ci viene in mente è quella di una persona in carrozzina, o di un non vedente. Questo termine viene associato a un modello medico: una menomazione motoria, sensoriale o cognitiva rende una persona “non abile” in qualcosa (camminare, vedere, sentire ecc.). L'interpretazione della disabilità come mero handicap, innesca spesso due tipi di comportamenti: quelli narcisistici di aiuto, o quelli che generano indifferenza oppure ostilità. Ma in entrambi i casi tiene separate le persone. Riuscendo, da una parte, a rassicurarne alcune, dall'altra, ad emarginarne la stragrande maggioranza. Come mai un individuo diversamente abile è chiamato disabile o handicappato?Il termine handicappato si usa per definire un soggetto con menomazione permanente(fisica, visiva, sensoriale), ma per comprenderne meglio il significato dovremmo risalire all'etimologia della parola HANDICAP. Quest'ultima derivante dall'inglese HAND IN CAP (mano nel berretto)antica forma di scommesse usate nelle gare sportive: di atletica leggera, corse ippiche etc. in cui i partecipanti migliori concedono un certo vantaggio a quelli meno quotati. Di conseguenza, il termine HANDICAP è stato esteso, in senso figurato, a tutti coloro che, nella competizione quotidiana della vita, presentano u n o “ s v a n ta g g i o ” o u n a C ON D IZION E SFAVOREVOLE DI INIZIO DELLA GARA ESISTENZIALE. La realtà storica e quotidiana dimostra, in effetti, che UN DISABILE NON SEMPRE E' UN HANDICAPATO, al contrario è, dall'inizio o diventa con il tempo, un ESSERE UMANO EGUALE, se non addirittura, SUPERIORE AD ALTRI INDIVIDUI; possiamo dire, che di frequente, la DISABILITA' ESALTA IL TALENTO, e con esso, la STATURA ETICA di UNA PERSONA, basti pensare a numerosi musicisti, sportivi, cantanti e artisti vari che sono riusciti ad andare “oltre”. Dobbiamo quindi abbandonare il termine handicappato, e introdurre il nuovo concetto di DIVERSE ABILITA', che con maggiore rigore scientifico e sensibilità umana, porta il problema della disabilità alla sua corretta dimensione. La DIVERSA ABILITA' va raggiunta non soltanto attraverso l' impegno fisico e mentale dell' individuo colpito dalla disabilità, ma, anche, attraverso un costante ed intelligente impegno di tutte le nostre Istituzioni che dovrebbero garantire “ il diritto alla qualità della vita” e, soprattutto, mediante un diverso modo di operare e di essere della nostra Società, comportante una revisione dei rapporti interpersonali ed intersocietaria . Diversamente abile = abile in modo diverso. Diverso da chi?? O da cosa?? E soprattutto abile in modo diverso "in cosa"?? E' indubbia, allora, la deduzione che la perfezione terrena non esiste e, tutti siamo inabili in qualcosa, di conseguenza TUTTI SIAMO DIVERSAMENTE ABILI.

Un appello per la dignità
di Irene Mugnos*
Negli ultimi anni si è assistito ad una forte accelerazione del fenomeno della mobilità e dello spostamento di stranieri da un paese ad un altro, riconducibile per lo più alla differenza di benessere tra stati in via di sviluppo e stati sviluppati. Stranieri che, scambiando per realtà i miraggi offerti dalla pubblicità e dalle trasmissioni televisive dell'Occidente, sono emigrati, andando spesso incontro ad acute delusioni. Attratti da condizioni di vita e di lavoro giudicate migliori, masse di diseredati si sono spostate nell'Occidente ricco e sviluppato. In Italia, a tutt'oggi, vivono almeno 540mila clandestini. Ebbene sì …cinquecentoquarantamila stranieri irregolari!!!!....sono così tanti da costituire uno dei più scottanti temi e problemi da risolvere con urgenza. E, con riferimento a ciò, vi è anche il problema dei numerosi affitti di case ai clandestini. In Italia si è sviluppato un mercato, sulle offerte di affitti, indirizzato esclusivamente agli stranieri. Il 67% dei proprietari percepisce canoni superiori a quanto dichiarato ufficialmente. C'è un ricatto di fondo: i prezzi sono più alti perchè gli extracomunitari hanno bisogno di una casa. Per lo più sono case spoglie, in condizioni manutentive precarie, spesso al limite della vivibilità. E costose. Con contratti di affitto mai stipulati né registrati. Per chi vuol fare il “furbo” affittare a stranieri clandestini è davvero un affare. Accade in città, in provincia e nei piccoli centri. E lo fanno due proprietari su tre. Purtroppo, lo spunto per parlare di questo argomento mi è offerto dalla tragedia che ha colpito il nostro Paese, ed in particolare l'Abruzzo a più soli”. Parole importanti rivolte ad un'associazione che ha fatto tantissimo “in questi primi mesi abbiamo portato avanti una campagna di informazione e di prevenzione per le malattie a trasmissione sessuale, una sulla depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo e poi una “due giorni” per il giorno della memoria, abbiamo anche organizzato incontri e cineforum e nel campo ricreativo abbiamo organizzato il red party nel mese di dicembre e una festa in maschera a carnevale”. In cantiere un programma televisivo che andrà in onda su Licata Nuova Tv, 14 puntate assolutamente da non perdere. Uno degli obiettivi da raggiungere è quello di portare a Licata il Gay-day manifestazione e momento di aggregazione importante che ha dato una grande e positiva visibilità nazionale al paese di Pozzallo lo scorso anno, ma per fare ciò bisogna avere le istituzioni provinciali e comunali dalla propria parte e al momento l'amministrazione è stata particolarmente assente e distante aggiunge De Caro anche se sono fiducioso che se ci si da modo di organizzare insieme forse si può arrivare anche a parlare di gay day a Licata cosi' come è successo a Pozzallo da parte di un sindaco eterissimo”. Ci piaceva comunicare a tutti coloro che ne fossero seguito del terremoto del 06 Aprile 2009. Di tanti stranieri clandestini, che alloggiavano “IN NERO” in seminterrati e scantinati nel centro storico dell'Aquila, non se ne parla perché non se ne può parlare. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza: non conviene!! Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. E chissà in quante parti d'Italia accade la medesima cosa?!!! Individuare chi, approfittando della disperazione e della condizione di clandestinità, affitta appartamenti, spesso in condizioni fatiscenti, impone un piano di controlli e di sanzioni e...un po' di collaborazione da parte di tutti noi cittadini.«Bisogna trovare un modo per trattare i clandestini con la decenza e il rispetto che l'umanità richiede». Decenza e rispetto: parametri universali, ammesso che si abbia ancora il senso di questo aggettivo illuministico!!!! * Avvocato

Il licatese Agostino De Caro presidente provinciale arcigay

LA TOLLERANZA CHE NON TI ASPETTI
di Francesco Mannino
In una provincia come quella di Agrigento dove la crisi è accentuata da una situazione di degrado sociale ed economico, dove sono in tanti che ripercorrono la strada dell'emigrazione, magari non con la valigia di cartone ma con una sensazione nell'animo e nel cuore identica a chi lo faceva decenni indietro, c'è l'entusiasmo di un gruppo di persone agrigentine capitanate da un licatese doc che decide di attivarsi affinché anche nella provincia ci sia la presenza di un'associazione seria ed importante per la tutela dei diritti delle persone lgbt. Il presidente di questa associazione, Agostino De Caro, dice “sono orgoglioso, poiché la nascita di un comitato provinciale è un evento storico perché lascia trasparire il desiderio, la voglia e soprattutto il coraggio delle persone lgbt del luogo”. Sì proprio di coraggio si deve ancora parlare in un Paese Italia dove ancora l'omosessualità è vista come un motivo di discriminazione culturale, politico sociale ed economico. “Per la nostra provincia questo evento ha significato un grande traguardo culturale, poiché Agrigento è nel cuore del sud, di quella sicilianità che spesso è promotrice dell'uomo-maschio, dove l'idea dell'omosessualità è paragonata a quella della più grave delle malattie, quindi pensare ad arcigay sembrava un'utopia, un pio desiderio, questo, però grazie allo zelo dei promotori è divenuto realtà e posso dire, senza tema di sbagliare, che Agrigento ha superato ogni aspettativa per spirito di accoglienza e di accettazione”. Nata da qualche mese l'arcigay Agrigento è particolarmente seguita dall'associazione nazionale che la vede come “locomotiva per il sud e per tutta l'Italia” dice Patané presidente arcigay Sicilia che aggiunge “è lodevole tutto quello che hanno già fatto e quello che si apprestano a fare, i gay agrigentini non sono

interessati il modo per mettersi in contatto con l'associazione, “lo si può fare attraverso il numero amico: 366 5050900 oppure tramite mail: agrigento@arcigay.it”. In parlamento ci sono diverse proposte di legge per il riconoscimento delle coppie di fatto, anche omosessuali ma sono tutte ferme in attesa di un dibattito che si preannuncia faticoso e durissimo per i firmatari delle stesse proposte. La più gettonata a diventare legge dello Stato è quella del Ministro Brunetta del PDL, i DIDORE, che riconoscono un minimo di quei diritti che oggi sono totalmente negati a quelle persone cui sono chieste la totalità dei doveri, un paradosso che nel resto dell'Europa ha già trovato il suo epilogo in una legge che quasi tutti i governi hanno legiferato, ma l'Italia è come sempre indietro, a sorpresa una volta tanto, invece, la provincia di Agrigento e la città di Licata sono davvero cool. Agostino De Caro

il Giornale di Licata

Edizione Maggio 2009 -

9

SPAZIO PUBBLICITARIO OCCUPATO NELLA VERSIONE CARTACEA

10

- Edizione Maggio 2009

La Città

il Giornale di Licata
UN'ALTRA PROPOSTA FORMATIVA: IL TEATRO
di Annalisa Malfitano
Per il secondo anno consecutivo la scuola media “G. De Pasquali”, diretta dal dirigente Vincenzo Pace, ripete l'esperienza di utilizzare il teatro come supporto privilegiato da affiancare ai metodi di insegnamento più tradizionali. Lo spettacolo in lingua francese di “La Belle et La B?te”, cui diverse classi hanno assistito il 12 Marzo al teatro Bauffremont di Caltanissetta, si integra perfettamente con le recenti Indicazioni Ministeriali che trovano nell'educazione alla cittadinanza e convivenza civile nella scuola europea, la nozione fondamentale di solidarietà a fondamento di una socialità desiderabile. La splendida e popolare fiaba di La Belle et La B?te ha offerto questa occasione. Gli allievi, che hanno prima lavorato in classe, con le docenti di francese, sulla comprensione del testo, hanno potuto cosi riflettere sul fatto che la diversità non deve essere oggetto di discriminazione ma favorire la crescita della persona. Certo assistere ad uno spettacolo in lingua è sicuramente un modo per incuriosire gli alunni, appassionarli a qualcosa che può diventare per loro molto di più di una semplice materia di studio e “La matinèe teatrale” ha offerto loro questa opportunità. Vivere la lingua francese fuori dal contesto scolastico in un'atmosfera fantastica in cui il ritmo dello spettacolo è stato scandito da luci, canzoni e balletti, hanno emozionato e acuito lo spirito critico degli allievi come hanno dimostrato i numerosi interventi, a fine spettacolo, nel dibattito in lingua francese, con gli attori.

E ARRIVO' IL TEMPO DEL TAGLIO DEI NASTRI
INIZIEREMO UN GIORNO A VEDERE IL BICCHIERE MEZZO PIENO?

di Angelo Biondi
Dall'ex sindaco Angelo Biondi riceviamo e volentieri pubblichiamo. Martedì 31 marzo 2009 sarà un giorno da ricordare, il ponte sul fiume salso è inaugurato e aperto al traffico. Alla cerimonia, invitati dal Sindaco Graci, partecipano illustri ospiti: l'Assessore Regionale ai Lavori Pubblici On. Luigi Gentile e il Presidente della Provincia Eugenio D'Orsi; fra gli invitati anche gli ex Sindaci Saito e Biondi. Si dirà: cosa c'entrano Tizio e Caio con il terzo ponte, ma soprattutto: “ ci voleva tutto questo tempo per completare quel ponte”. Pochi hanno dimostrato la giusta soddisfazione per la consegna di un'opera che consentirà di svincolare il traffico da e per il porto o di liberare il popoloso quartiere di fondachello-plaja dai passaggi a livello. E qui, consentitemi di fare una riflessione: “ non pensate che uno dei tanti limiti della nostra città sia anche determinato dalla spiccata propensione a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto? ” Io non so se nelle altre parti d'Italia, in materia di opere pubbliche, tutto fili liscio e senza intoppi (a seguire striscia la notizia, che di tanto in tanto ci mostra incompiute in ogni parte della penisola non si direbbe). Ma per ciò che riguarda il nostro "Terzo Ponte", tutto sommato i tempi di realizzazione non sono stati cosi assurdi, vista la lacunosa normativa regionale sui LL.PP., l'eccessiva intromissione di Enti di ogni genere e la lentezza e farraginosità dei vari apparati burocratici chiamati ad esprimere pareri o risolvere contenziosi. Tempi, riferibili naturalmente alla seconda fase della realizzazione del progetto del ponte sulla foce. Perché con la prima, che era partita nel 1982 con l'affidamento dell'incarico di progettazione all'ing. Grasso, si erano realizzati solo tre piloni, rimasti poi in bella mostra per decenni al centro dell'alveo del fiume. La seconda è risolutiva fase si avvia per scelta del Sindaco Saito, che approfittando, in gran parte, delle risorse riservate ai Comuni dal Patto Territoriale del Golfo, oltre ad un mutuo con la cassa depositi e prestiti a carico del Comune, riesce a finanziare la realizzazione del 1° lotto funzionale dell'opera. La gara è bandita nell'aprile del 2003, ultimi scampoli del quinquennio dell'Amministrazione Saito, e aggiudicata il 23 giugno dello stesso anno (primi giorni della mia Amministrazione). All'aggiudicazione, però, non seguono l'affidamento dei lavori e la conseguente apertura del cantiere perché immediatamente, era iniziata la battaglia fatta di ricorsi e contro ricorsi fra la ditta aggiudicataria e la prima delle escluse. Lavori che partiranno solo nei primi mesi del 2005, e che comunque procederanno a singhiozzo nonostante le sollecitazioni dell'Amministrazione Comunale e i ripetuti ordini di servizio della direzione dei lavori nei confronti della ditta esecutrice, rivelatasi lenta e riottosa. Comportamenti e atti che porteranno infine a indurre l'Amministrazione Comunale guidata dallo scrivente, alla rescissione in danno del contratto d'appalto nel gennaio del 2007. Occorreranno quattro mesi per scorrere la graduatoria delle ditte che all'epoca parteciparono a quella gara per trovarne una disposta a proseguire i lavori del ponte, alle stesse condizioni della ditta risultata aggiudicataria. Lavori che saranno ripresi nel maggio del 2007 e consegnati definitivamente il 27 marzo del 2009. Non per volermi appuntare medaglie, ma ritengo alla luce dei fatti sopra narrati, e che dovrebbero essere a conoscenza di quanti credono di fare informazione o dei politici di vecchio e nuovo corso, di avere avuto più di un motivo per essere stato presente, oltre che soddisfatto, all'inaugurazione del Ponte alla foce del Salso. Un'opera che diventerà pienamente funzionante con la realizzazione del secondo lotto, che prevede il prolungamento della strada in modo da collegare il ponte direttamente alla s.s. 115; cosi da non dover caricare il traffico dei mezzi pesanti, da e verso il porto, sulla popolosa Via Martiri della Libertà principale arteria del quartiere Fondachello-Plaja. La realizzazione di questo secondo lotto è stata da noi indicata nel Piano Strategico Regalpetra come opera strategica di interesse sovra comunale, in considerazione che al porto commerciale di Licata è stata data, da tutti i Comuni che aderiscono al suddetto Piano, un'importanza fondamentale per lo sviluppo dell'intero comprensorio.

In una città a vocazione ittico-agricola assenti due istituti fondamentali

QUELLI CHE MANCANO…
A Licata settore primario in crisi. Si cerca la soluzione: partiamo dalla formazione?

di Vincenzo Montana
Nel numero di aprile avevamo parlato di crisi agricola, questo mese non cercheremo di dare la soluzione al problema in quanto questo non spetta a noi, ci limiteremo a guardare la tematica sotto una luce differente nella speranza che qualche lampadina finalmente si accenda. Licata si conferma città alquanto paradossale, ha il mare ma storicamente non l'acqua, le spiagge ma non i turisti, la fame di calcio ma non la squadra, e poi ha terre fertili ma molto fertili, e del pesce invidiato in tutto il mondo ma non si è mai attrezzata per ottenere dal Ministero della Pubblica istruzione due istituti che potrebbero contribuire massicciamente al rilancio di agricoltura e pesca: l'Istituto tecnico agrario e L'istituto ittico o comunque nautico, o comunque una scuola in grado di formare professionisti del mare. E' come se al Vaticano la maggior parte della popolazione fosse atea, come se un paracadutista soffrisse di vertigini, o un politico che lavora o Napoli senza la pizza: insomma non ha motivo di esistere. Tutti dicono di conoscere questa equazione “cultura uguale crescita” sotto le più svariate sfaccettature, ma poi all'atto pratico le parole rimangono tali e i fatti non arrivano mai. Si parla tanto a Licata e si crea poco, mi scuso niente, dimenticando che una comunità che non sa è destinata inevitabilmente a non progredire. E' proprio vero: l'ignoranza è l'oppio dei popoli; bisogna investire nella cultura. Il preside Di Franco qualche anno fa ha intrapreso una battaglia terminata con una vittoria soddisfacente, che dovrebbe essere punto di imitazione perenne: l'allora vertice massimo del “ Filippo Re Capriata” consegnò alla città un istituto alberghiero che oggi vanta centinaia di iscritti, formando delle figure professionali molto richieste sul mercato, le quali rimanendo a Licata potrebbero dare un validissimo contributo al rilancio del settore turistico-alberghiero. Ormai un quinquennio fa frequentando l'istituto tecnico per geometri sentivo vociferare tra i corridoi di una possibile nascita proprio all'interno del sopracitato indirizzo di un corso tecnico agrario al quale molti ragazzi volentieri si sarebbero iscritti. I vantaggi derivanti dalla nascita di questi istituti secondari superiori sarebbero innumerevoli. Anzitutto si favorirebbe la creazione della tanto citata realtà consortile, con conseguente incremento della produzione e distribuzione, che tradotto sta a significare una cosa sola: più benessere economico e finalmente ristoro e decoro ad agricoltori e pescatori, che data l'attitudine territoriale dovrebbero appartenere alle classi economicamente più agiate, ma in questa città eternamente paradossale accade che invece pescatori e agricoltori sono sempre più distrutti dal lavoro massacrante e mortificati dai meritati ma mai ottenuti giusti profitti.

SE NON MI AMI TI PERSEGUITO
Anche a Licata scattano le denunce per stalking

di Silvia Antona
Il titolo di questo articolo vi potrà sembrare esagerato, ma purtroppo i fatti di cronaca che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali parlano chiaro: i casi di persecuzione e molestie sono ormai all'ordine del giorno e sempre più persone, specie di sesso femminile, sono vittime di atti invasivi che condizionano pesantemente la propria libertà e il proprio stile di vita. Il fenomeno ha raggiunto vastità e gravità tali da indurre il governo a riconoscere in questi atteggiamenti un vero e proprio reato, lo stalking (dall'inglese to stalk che significa per l'appunto “ perseguitare”, “seguire ossessivamente”). Il reato prevede la detenzione da 6 mesi a 4 anni e aggravanti di pena nel caso in cui il reato sia commesso ai danni di minori, disabili o donne incinte. Purtroppo anche a Licata si sono registrati casi di stalking e sotto accusa sono finite persino alcune ragazze, colpevoli di aver pedinato e molestato telefonicamente per mesi gli ex fidanzati. Il caso più eclatante è stato, però, quello di alcuni giovani che, spinti dalla voglia di rivincita nei confronti delle ex, si sono “divertiti” a creare fotomontaggi hard, consistenti nell'applicare il volto delle ragazze sul corpo di alcune pornostar. Se già me lo chiedevo da tempo, adesso l'interrogativo mi si pone ancora più pressantemente: rifiutare una persona, troncare una relazione, non corrispondere i sentimenti altrui … tutto questo deve essere pensato come frutto di una decisione coraggiosa? Chi decide di prendere le distanze da una persona deve avere paura di incorrere in qualche rischio? Sinceramente, alla luce di quanto si sente in giro e, non lo nascondo, in seguito anche ad alcune esperienze personali pregresse, mi convinco sempre più che la risposta a queste domande sia affermativa. Messaggini sul cellulare recanti sempre il solito testo COME STAI? CHE FAI? PARLIAMO UN PO'? squilli, telefonate da numero sconosciuto che, se decidi di rispondere, ti lasciano un minuto al telefono a dire PRONTO, CHI PARLA?, soste insolite a fari spenti sotto casa … sono questi i piccoli gesti dietro ai quali molte volte si nasconde una morbosità che può diventare pericolosa. C'è poi chi cerca di spacciarsi per aspirante amico, anche se possibilmente è stato mollato su due piedi e si è beccato un “vai a quel paese” in grande stile. Sicuramente non voglio generalizzare né tantomeno generare un diffuso allarmismo con chi si trova alle prese con situazioni simili, però è certo che oggi esiste una fragilità psicologica che molto spesso diventa morbosità ed ossessione ed è bene prendere coscienza di questo per potersene guardare bene. Il mio consiglio è dunque quello di chiudere definitivamente i ponti con persone che non accennano a rassegnarsi, non vestirsi ingenuamente dei panni della crocerossina che vuole alleviare le sofferenze dell'altro standogli vicino, perché spesso gesti piccoli e banali come rispondere anche ad uno stupido messaggino sul cellulare possono creare illusioni nell'altro, incentivandolo cosi a proseguire nel suo tentativo di riconquista. Questo non lo chiamo coraggio, ma semplicemente libertà di vivere.

Le suore di Via Collegio aprono le porte a “Festincontro 2009”
di Antonella Cammilleri
Le parole di una famosa canzone di Baglioni “Strada facendo…Vedrai”, sono divenute lo slogan di un importante appuntamento annuale che, in primavera, vede coinvolti uomini e donne di ogni fascia d'età. Stiamo parlando della manifestazione “Festincontro 2009” indetta dalla Presidenza Diocesana di Azione Cattolica di Agrigento. Quest'anno, il luogo dell'incontro è stato il Collegio delle “Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue” di Licata. Filo conduttore della giornata, la fede, di cui sono stati splendidi testimoni la signora Rosa, mamma della piccola Ellison e i ragazzi della Comunità Montana di San Giovanni Gemini, che con le loro toccanti storie, hanno dimostrato che nonostante le gravi avversità della vita, la fede in Dio è il dono che aiuta, quotidianamente, a non perdere la speranza ed il sorriso. Grazie all'ospitalità di suor Rosa, suor Fulgenzia, suor Rocchina, suor Susanna e suor Lisy, le uniche religiose rimaste in Via Collegio, Licata, il 29 Marzo, dunque è stata al centro di un momento di grande spiritualità e commozione nel segno dell'unità e dell'amore fraterno. I ragazzi dell'Azione Cattolica (ricordiamo che, a Licata, il massimo dirigente dell'Azione Cattolica è il responsabile dell' Ufficio stampa del Comune, Franco Morello), infatti, hanno avuto un incontro anche con il governatore ed alcuni componenti il Consiglio di Amministrazione della Confraternita di San Girolamo.

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA “TURISMO, IMPRENDITORI ED ENTI PUBBLICI A CONFRONTO”
speriamo non si sovrapponga) a quello che aprirà la “rinata” Pro Loco. Noi che abbiamo aspramente criticato la scelta della Provincia di escludere in un primo momento Licata, attendiamo fiduciosi che le promesse si tramutino presto in realtà. Altra novità, l'ufficializzazione della nascita del Consorzio turistico Culturale Parco delle Ville liberty, prima iniziativa di aggregazione nella storia della città tra privati, almeno in questo campo. Tra gli obiettivi, mettere assieme sinergie positive che possano presentare ai turisti un'offerta integrata sulla città e la volontà di mettersi in rete con altri Consorzi ( Era presente Gaetano Pendolino, Presidente del Consorzio valle dei Templi), con un occhio a quello straordinario patrimonio culturale che è il Parco delle Ville di Monserrato. Fin qui le note positive, tante a dire la verità, ma altrettante sono le “debolezze” emerse sul sistema turistico locale. Intanto l'incapacità, fino ad oggi, di trasformare in benefici assoluti per l'indotto, la presenza di ben centocinquantamila persone che hanno soggiornato nel 2008 presso il Villaggio turistico Serenusa, poi i ritardi con cui la Provincia interviene per la pulizia delle spiagge, per la sistemazione della viabilità di competenza. Altra nota dolente lamentata dagli operatori e di cui, chi vi scrive può portare anche testimonianze dirette: Dagli aeroporti di Catania o di Palermo Licata è difficilmente raggiungibile, non solo per chi si avventura con i mezzi pubblici, ma anche per chi, con un mezzo proprio cerca la via più breve per giungere in città. Tra segnaletica insufficiente e, spesso, fuorviante, sappiamo di turisti che si sono perse tra le strade di Gela, Caltanissetta o addirittura Agrigento. Su questo fatto il Sindaco Angelo Graci ha fatto sapere di avere già inoltrato apposita richiesta all'Anas per mettere un po' di ordine nella segnaletica di strade ed autostrade che conducono in città. Giuseppe Patti

il Giornale di Licata

Edizione Maggio 2009 - 11

SPAZIO PUBBLICITARIO OCCUPATO NELLA VERSIONE CARTACEA

12

- Edizione Maggio 2009

Culture

il Giornale di Licata

…DOTTORE MIA FIGLIA NON STUDIA, E' DIVENTATA SVOGLIATA E SI LAMENTA SEMPRE PIU' SPESSO PER DEI MAL DI PANCIA…
di Nuccio Peritore
Emilia è una signora di 34 anni, estetista, sposata con Antonio, di 36 anni, commerciante di elettrodomestici. Hanno una figlia di undici anni, Flora. Emilia ha chiesto di incontrarmi. “ Dottore, da circa quattro mesi mia figlia Flora è cambiata; non studia, è diventata svogliata e si lamenta sempre più spesso per dei mal di pancia. Le ho chiesto se fosse successo qualcosa a scuola, ho parlato con le insegnanti, ma a quanto pare a scuola Flora è tranquilla, con i compagni va bene, anche se durante le ore di lezione si distrae facilmente. L'ho fatta visitare del pediatra, abbiamo fatto delle analisi e il pediatra mi ha assicurato che Flora non ha nessuna malattia, che sta bene, ma io sono lo stesso preoccupata”. Chiedo ad Emilia se ha parlato con Flora. “Le ho chiesto se si sentisse male, se avesse qualche problema a scuola con gli insegnanti o con i compagni; le ho detto che avrei potuto farle fare delle lezioni di recupero e di non preoccuparsi se andava male a scuola. Lei mi ha risposto che non aveva nessun problema e che voleva starsene nella sua stanza a giocare con la play station. Allora ho pensato che forse il malessere di Flora dipende dal fatto che sta diventando adolescente. Sa dottore l'adolescenza è un'età delicata, problematica, i figli si trasformano e noi genitori dobbiamo essere attenti e pronti a cogliere queste trasformazioni.”. Chiedo ad Emilia di dirmi cosa ne pensa Antonio, il papà, del malessere di Flora. “ Mio marito non si è nemmeno accorto che Flora sta male. Sono stata io a dirgli del momento particolare che attraversa nostra figlia. Per ora con lui non si può parlare. Con questa crisi la gente non spende un euro neppure per acquistare il necessario, figuriamoci se compra elettrodomestici. Ci sono capitati tra capo e collo problemi economici enormi con i mutui, la merce e le rate da pagare. Mio marito è disperato, è sempre arrabbiato e immusonito. Quando rientra a casa nemmeno saluta. Si piazza davanti al televisore ed impreca per ogni minima contrarietà. Non parla con Flora e se lei gli chiede qualche soldo per comprarsi dei videogiochi lui diventa sgarbato, risponde che è una stupida perché non capisce che per ora soldi non se ne possono spendere. In ogni caso la liquida dicendole di rivolgersi a me.”. Emilia continua dicendomi che lei, per aiutare il marito, ha cercato di lavorare di più, però anche lei soffre per la mancanza di clienti, è demoralizzata. Però per cercare di far stare meglio Flora l'ha iscritta in piscina, le ha regalato dei vestiti e le ha promesso che questa estate la porterà in vacanza. Dico ad Emilia che è difficile essere sereni in un momento e in una situazione simile. “ Non mi parli di serenità. Io mi sento afflitta, impaurita; cerco di stare vicino a mio marito, ma lui non mi vede, me lo impedisce. Forse la sensazione più dolorosa che provo è l'impotenza e la solitudine. Non ho paura per il futuro economico della mia famiglia, tanto la crisi economica passerà. E' il clima di tensione continua, la sofferenza di mio marito e di mia figlia che mi fanno stare male. Forse lui, preso da tutte le sue più che giuste preoccupazioni non si accorge più né di me né di Flora. Forse non riusciamo a proteggere Flora dalle nostre preoccupazioni. Esistono solo problemi e non esiste più il calore della famiglia”. Accade spesso che la famiglia si trovi ad affrontare delle situazioni esterne, ambientali, sulle quali i genitori o i figli non hanno alcun potere. Specialmente oggi la famiglia, i genitori e i figli, vivono una situazione di isolamento e solitudine tale da essere fonte di disagio, di ansia e di stress continuo. Oggi le famiglie vivono in “appartamenti”, vivono veramente “appartate”, al di fuori dalle reti affettive e di solidarietà delle famiglie di origine, dei parenti e degli amici, che permettono di discutere e condividere con altri i problemi che si vivono e si affrontano. E il non poter condividere aumenta lo stress e la sofferenza. E' comprensibile che in una situazione come quella descritta dalla signora Emilia, lo stress e le preoccupazioni di Antonio impauriscano e disorientino Flora, la loro figlioletta. E' in casi come questo che bisogna proteggere e valorizzare il nucleo degli affetti della famiglia, vedere e custodire i più fragili. E' importante che Emilia e Antonio riconoscano e diano legittimità al malessere di Flora. Flora ha bisogno di essere “vista” da suo padre, ha bisogno di sentirsi amata e protetta. Ha bisogno di sentire che lei è sempre la luce degli occhi di sua madre e suo padre. Le preoccupazioni economiche, la paura per il futuro impediscono ad Antonio di “vedere” gli occhi e la bellezza di sua figlia e, perché no, anche di sua moglie. Lo stress, le preoccupazioni molte volte rendono ciechi e non fanno vedere il volto e la vita degli altri, dei propri cari. Oltre che sentire l'amore dei genitori, Flora ha anche bisogno di chiarezza, di capire cosa sta succedendo nella sua famiglia. Ogni situazione, anche la più grave, può essere spiegata ai figli purché li si rassicuri che, qualsiasi cosa accada, loro non perderanno mai l'amore dei genitori. E' quindi importante in un caso come questo che la mamma e il papà parlino con Flora e le dicano che pur essendo preoccupati per problemi e difficoltà economiche, lei Flora rimane la cosa più importante, l'amore della loro vita. (onoperit@tin.it) *Psicoterapeuta

di Anna Maria Scicolone

Una bugia... a fin di bene...

Sicilia ed emigrazione, una storia di dolore e d'amore
di Pierangela Maniscalchi
“Paese mio che stai sulla collina/disteso come un vecchio addormentato/la noia, l'abbandono, il niente son la tua malattia/paese mio ti lascio, vado via…”. Era il 1971 e i Ricchi e poveri, assieme a José Feliciano, presentavano a Sanremo il brano “Che sarà”. Il tema? L'emigrazione, il dolore della separazione, l'abbandono delle proprie radici per andare in cerca stranieri in un paese straniero di quello che la propria terra, avara di opportunità, non offre: il lavoro. Italia, Sicilia, fine '800 e inizio del XX secolo. Destinazione: il Nuovo Mondo. Secondo tempo: anni '50 e '60. Destinazione: Germania, Belgio, Francia, Inghilterra. Ma anche la stessa Italia, da Sud a Nord: Torino, Milano, Udine. Storie di migranti, piccole grandi epopee personali e familiari, racconti di viaggi, sogni e speranze. Talvolta infranti, talvolta realizzati, ma tutti voluti, desiderati. Per forza o per volontà, tentati. A Lercara Friddi, nel Palermitano, per esempio, l'anno scorso si è celebrata la scoperta di un figlio illustre, Frank Sinatra. Grande uomo di spettacolo, sognatore, "Frankie the Voice" ha trovato nella grande e sconfinata America la sua fortuna. Anzi, l'ha creata, fino a divenire leggenda. In tutto il mondo. Sinatra è, però, il simbolo di un'umanità fatta di tanti illustri "Signor Nessuno" che forse la fortuna quella con la “F” maiuscola non l'hanno trovata, ma hanno avuto un'occasione in più. Fosse anche quell'unica occasione che la loro terra la Sicilia, l'Italia non aveva. Non per loro, almeno. Migranti: a volte celebrati se ricchi e famosi a volte bistrattati se disperati in cerca di un pezzo di pane a volte ignorati. Desiderosi in ogni caso di riscoprire le proprie radici, la propria identità “shekerata” e confusa spesso con la storia delle terre in cui si trasferiscono. Terre che non sempre rispettano l'origine e l'appartenenza dei tanti che le popolano, ma che lasciano il cuore, i sentimenti e il desiderio di famiglia nella terra che sono costretti ad abbandonare. Migranti: la Sicilia ha nel cuore tante, troppe ferite di figli che per la sopravvivenza materiale e morale sono stati e sono costretti ad andare via. Un'unica grande ferita l'emigrazione che è ancora ben lontana dal rimarginarsi. Ma che proprio per il tanto dolore che provoca è una ricchezza, una risorsa, un atto d'amore. L'amore dei tanti che tornano in vacanza a respirare l'aria pura che li riporta bambini pieni di sogni e speranze. L'amore dei tanti che scrivono, leggono e si informano su quanto avviene nel loro “natio borgo selvaggio”. L'amore dei tanti che si scoprono siciliani di origine e si incamminano sulla strada della memoria alla scoperta dei luoghi, della storia e delle tradizioni di avi, nonni e genitori. L'amore dei pochi che decidono di tornare. Contro tutto e contro tutti. Sapendo che qui tutto è mille volte più difficile, tutto da costruire, tutto da progettare. Da sognare. Con l'unica consapevolezza che in ogni caso qualcuno lo deve fare. Una terra che è povera di sognatori non ha speranze per il futuro. E il futuro si costruisce sapendo chi si è nel presente e chi si è stati nel passato. Dandosi la mano, attraverso il tempo alla scoperta della propria storia e delle proprie radici e attraverso lo spazio permettendo a chi è fuori, lontano di avere un collegamento con il “qui” e “ora”. “The Voice” rappresenta tutto questo: non solo “Ol' Blue Eyes”, il celebre interprete di “My Way”. Ma il figlio di un'umanità migrante, che senza quella necessaria ferita l'abbandono non avrebbe mai potuto sognare, sperare. Vivere. Dedicato a tutti i migranti, di ieri, di oggi e di domani.

Tua moglie o il tuo fidanzato sono degli 007 e ti rendono la vita impossibile? Hai bisogno di "libertà" e non riesci a trovare una scusa plausibile? Hai ricevuto un regalo dall'amante e non sai come fare ad indossarlo senza che il tuo partner s'insospettisca? Sei un inguaribile fedifrago ma ci tieni alla tua famiglia? Insomma sei una persona bugiarda, immorale, bastarda, inaffidabile, doppiogiochista? C'è un servizio fatto apposta per te. Lo puoi trovare sul sito www.alibiperte.it , dove un team di esperti ha la soluzione più adatta al tuo caso. Un esempio? Vuoi partire per il week end e un impegno di lavoro sembra poco attendibile? Bene: qualificati professionisti della bugia ti offrono la possibilità di partire per un corso di aggiornamento o un congresso totalmente inventati, di pernottare in un albergo inesistente. L'agenzia diventa tua complice e inserisce sul web il sito dell'albergo, attiva una linea telefonica, con prefisso che decidi tu, con tanto di reception che risponde al telefono, con mail di conferma della prenotazione della camera, carta intestata, documenti congressuali, gadget, tutto quello che potrà servire ad essere totalmente credibili. Sconcertante, agghiacciante, ma vero. Internet ormai sfoggia proprio di tutto. Il colmo è che nei forum e nei blog, dopo i primi commenti negativi, s'insinui piuttosto una sorta di invidia per l'iniziativa imprenditoriale, della quale tutto si potrà criticare, ma non le si potrà negare di essere” innovativa”. "Il servizio è strettamente legato a finalità legali consentite dalla legge vigente. Coloro che scelgono di avvalersi dei nostri servizi sono pienamente responsabili delle eventuali conseguenze per la propria vita professionale o privata" spiegano gli erogatori di questi particolari servizi. Ed aggiungono a scanso di equivoci: "Tradire il proprio partner può essere immorale, ma non è illegale". Dunque niente certificati medici, o attestati professionali idonei a fregiarsi abusivamente di competenze o di titoli. "Noi ci vediamo come un consulente professionale che comprende le situazioni particolari di ogni nostro cliente, esaminiamo con lui diversi espedienti e realizziamo la migliore soluzione a seconda dello specifico caso, personalizzando al meglio la soluzione per offrire la più completa libertà personale”. Lo scopo è chiaro: “prevenire le feroci litigate con il partner”, “giustificare la vostra assenza senza correre rischi di avere delle conseguenze devastanti in famiglia, con i vostri amici o con i colleghi di lavoro”. In fondo questi spregiudicati professionisti della finzione, questi sceneggiatori di “momenti di libertà” interpretano un costume diffuso, quello di mettere le corna, colgono quanto sia difficile essere infedeli senza essere scoperti, ma prima di ogni cosa sottolineano in ogni pagina del loro elegante sito un principio fondamentale: tenere unita la famiglia. In fondo è come se, colta l'umana fragilità, sentano di svolgere quasi “un'opera di bene”, contenendo gli effetti devastanti troppo spesso causati da “leggerezze”: sms o e-mail compromettenti, tracce su carte di credito, persistenti assenze di campo del cellulare. Basta invece raccontare una bugia ben costruita per assicurarsi la salvezza. Anche quando l'errore sembra irreparabile, entrano in scena attori, in grado di sostenere una recita “a posteriori”, in modo da consentire la riparazione fino alle scuse del partner, colpevole di aver sospettato un innocente angioletto. Che in realtà è un perverso, un corrotto, uno scostumato ed è totalmente privo di “fantasia”. Il sogno dei bugiardi sembra però irraggiungibile. Il contatto skype attualmente non è on line. Tuttavia il pensiero piccante di tanti fedifraghi resta e l'idea degli assistenti personali delle corna naviga ancora sul web.

IL 21 DI QUESTO MESE RICORRE IL PRIMO ANNIVERSARIO DALLA SUA SCOMPARSA

I RICORDI CHE MI LEGANO A TANO LO PRESTI !!!
di Lorenzo Peritore
Quando il mio amico Gaetano Lo Presti morì, non ebbi la possibilità di poterlo ricordare come meritava poiché “La Campana”, il quindicinale dove allora scrivevo, cessò le pubblicazioni il 17 maggio 2008, proprio 5 giorni prima che Tano ci lasciasse. Oggi che scrivo su “Il Giornale di Licata”, nell'approssimarsi del 21 maggio, primo anniversario della morte di Gaetano, non posso non commemorare questo caro amico cui mi legano tanti incancellabili ricordi. Siamo cresciuti nello stesso rione della Marina, lui era nato nel 1945 ed io nel 1946. Chi negli anni cinquanta non ha mai gustato le arancine e lo sfincione di “Don Filippu”, papà di Tano, proprietario della Trattoria del Popolo sita alla fine di Corso Vittorio Emanuele, a destra, poco prima di svoltare per Piazza Attilio Regolo? Tutti coloro, ed erano moltissimi, che in quegli anni hanno mangiato lo sfincione e le arancine di “Don Filippu” si fermavano quasi o b b l i g a to ri a m e n te a l Ba r Azzurro, che aveva costruito mio padre subito dopo la guerra per cederlo poi nel 1958 a “Don Cicio”, a bere “l'acqua sersa” o l'acqua con l'anice o una qualsiasi altra bibita. Io abitavo nella casa materna proprio dietro al Bar Azzurro, dove ancora abita una mia sorella, e Gaetano abitava nel portone da sinistra Tano Lo Presti, accanto all'attività di famiglia. Renzo Peritore e Lillo Gangherossa Quanti bagni abbiamo fatti insieme, alla “Punticedda” e in altre scogliere dove Gaetano si immergeva e risaliva dopo tanti interminabili minuti con una montagna di ricci tra le mani!! E poi siamo stati tutti e due accomunati dallo stesso amore per la recita e per gli spettacoli. Ne abbiamo fatti tantissimi negli anni sessanta e abbiamo calpestato per diecine di volte, assieme a tutta la compagnia di cui facevamo parte, il glorioso palcoscenico del Cinema Corallo, da recente raso al suolo. E' doveroso ricordare che di questa compagnia faceva parte anche Ciro Sebastianelli, straordinario artista deceduto quasi tre mesi fa. Tano Lo Presti oltre ad essere un brillantissimo attore, era anche un bravissimo cantante dotato di una voce straordinariamente melodica che io ho sempre definito da “Platters” poiché quando interpretava il suo cavallo di battaglia, che era proprio “Only you” dei Platters, incantava davvero la platea. Un'altra bella canzone del suo repertorio, che aveva scritto lui stesso, chissà, forse magari per dedicarla a qualche ragazza di allora, era “Gilda”. Se Tano fosse vissuto in un luogo dove chi è in possesso di doti artistiche ha la possibilità di studiare, di perfezionarsi e di potersi mettere in evidenza, sarebbe diventato un grande della musica leggera. Come cantante grande non lo è diventato, ma per me come amico grande lo è stato, come sono sicuro lo sarà stato per tantissimi altri licatesi. Ricorderò sempre Gaetano Lo Presti per la sua bella voce, per la sua capacità di recita e d'improvvisazione sia sul palcoscenico che nella vita, per il suo carattere socievole, buono e allegro nello stesso tempo, per la sua imponenza fisica, ma soprattutto, e gli sono grato, per la bella amicizia leale e sincera che ha saputo regalarmi per tantissimi anni, fino a pochi giorni prima che chiudesse gli occhi per sempre.

Manifestazione musicale dell'istituto «F. Giorgio» con “INNOVATIVE STRING QUINTET”
di Mimmo De Caro
Importante manifestazione musicale promossa dall'Istituto Scolastico «F.Giorgio» diretto dal Dirigente Dott. Vincenzo Pace, quella che si è tenuta lunedì 23/03/09 presso il Teatro Comunale «Re Grillo» in collaborazione con l'Associazione Musicale “In Nota Virtus” di Palermo. E' stato realizzato uno spettacolo dal titolo «Astortango» Omaggio ad Astor Piazzola, uno spettacolo costruito attorno all'esecuzione del gruppo musicale: «Innovative String Quintet», completato dalla presenza in scena di due ballerini di Tango argentino: Pablo Pouchet e Silvina Larrea con la collaborazione di Giuseppe Milici, armonicista di fama internazionale, per l'esecuzione delle pagine più celebri del compositore argentino. L'Innovative String Quintet è composto da musicisti palermitani che vantano un'intensa attività di rilievo con associazioni concertistiche di prestigio internazionale. Il Gruppo è formato da: Luciano Saladino, Violino Michele Campo, Violino Francesca Anfuso, Viola Andreaa Timiras, Violoncello Giuseppe D'Amico, Contrabbasso Giuseppe Mazzamuto, Percussioni. Il bagaglio culturale dei componenti che operano stabilmente presso la Fondazione “Orchestra Sinfonica Siciliana” comprende esperienze musicali di livello internazionale. Due sono state le rappresentazioni: la prima pensata e riservata agli alunni della scuola media Gaetano De Pasquali alle ore 10:00 e la seconda aperta al pubblico e patrocinata dal Comune di Licata alle ore 20:00. Il Dirigente Scolastico Vincenzo Pace sottolinea che lo spettacolo si inserisce nel percorso didattico e di crescita culturale degli alunni, infatti, l'attività è stata programmata nell'ambito dei vari consigli di classe con una precisa finalità: promuovere l'aspetto formativo/creativo culturale e d'integrazione. Gli alunni hanno partecipato con entusiasmo e attenzione allo spettacolo, creando un momento di dibattito, rivolgendo diverse domande e curiosità ai musicisti che a loro volta con grande disponibilità hanno risposto in modo esaustivo. Per quanto riguarda invece lo spettacolo messo in scena la sera, in un teatro gremito di persone che ha visto la presenza del Sindaco Graci e diverse personalità politiche e culturali, si è registrato una serata indimenticabile, le suggestive e struggenti melodie piazzollane che accompagnavano le meravigliose performance dei tangueri argentini, insieme all'armonica di Giuseppe Milici hanno fatto sognare almeno per una sera un pubblico entusiasta.

il Giornale di Licata

Culture

Edizione Maggio 2009 - 13

Francesco Pira e Vincenzo Marrali presentano al Salone del libro di Torino “Giochi e Videogiochi - dal nascondino alla console”
di Giuseppe La Rocca
Sarà presentato il 15 maggio 2009 alle 10.30 presso il Salone del Libro di Torino il nuovo lavoro del nostro direttore Francesco Pira e del pediatra Vincenzo Marrali. "Giochi e Videogiochi - Dal nascondino alla console" (Bonanno Editore). I due autori avevano già pubblicato nel 2007 "Infanzia, media e nuove tecnologie" (Franco Angeli). "Questo nuovo lavoro - spiegano Pira e Marrali -è un viaggio nell'universo gioco con una dissertazione che cerca di offrire un quadro d'insieme del significato del giocare in senso generale e oggi in particolare nella società Web 2.0". Giochi e videogiochi traccia un percorso che sfrutta anche in questo caso l'approccio integrato sociologico e clinico, con l'idea di capire quali sono le dinamiche e le funzioni del gioco e utilizzarle per comprendere i modi di giocare dei nativi digitali e non solo, entrando così nell'universo del digital game. "Un lavoro in tre parti - sottolineano gli autori - affrontando nella prima parte le ragioni della ricerca, gli interrogativi che da studiosi ci poniamo di fronte alla società in continuo cambiamento, prima di addentrarci nella seconda parte dove lo sguardo clinico ripercorre le tappe fondamentali del gioco nello sviluppo evolutivo dei bambini e dove si mescola la lunga esperienza professionale con l'osservazione dell'uomo, del nonno, che ha visto nascere, crescere e giocare quattro nipotini. La terza parte analizza attraverso l'approccio sociologico i videogiochi con l'ausilio di dati ricerche sul campo, riflessioni dei molti studiosi: filosofi, sociologici, psicologi, designer, che studiano le numerose e crescenti implicazioni che la creazione dei digital game fa nascere". Questo volume vuole offrire spunti di riflessione e confronto per tutti coloro professionisti, esperti, ma anche giovani e adulti che si interrogano, come gli autori, sulle dinamiche della società, su come essa evolve. Si potrebbe opinare che l'interrogativo è quanto meno ambizioso ma in realtà se ci pensiamo bene il gioco è una parte fondamentale del nostro essere individui, ci accompagna lungo il corso di tutta la nostra vita. Da bambini è parte fondamentale del percorso di crescita da adulti e parte fondamentale della nostra socialità e auto espressione e mantiene viva dentro ciascuno di noi la "gioia di vivere" che rende più leggero il nostro quotidiano.

Il direttore di Licata Nuova TV Giuseppe Patti mentre intervista Pira e Marrali

La curiosità

A fine mese la presentazione del volume edito da Bonanno

Il consigliere comunale Angelo Rinascente scrive un romanzo su Cristo
"Una delle funzioni della memoria è la collocazione spaziotemporale del ricordo: qualunque ricordo avulso da questa funzione è privo di logica deduttiva. Per quasi tutta la mia esistenza mi sono sforzato di collocare esattamente, nel tempo storico e nello spazio geografico, Gesù". E' un Angelo Rinascente che non ti aspetti. Non il consigliere comunale d'opposizione battagliero e intransigente, neppure il medico di famiglia che ti ascolta e ti visita, neanche l'uomo che racconta la sua malattia come aveva fatto nel precedente volume, ma uno studioso attento e puntuale alla ricerca del mistero di Gesu'.

Esce la prima raccolta di poesie in vernacolo licatese di Lorenzo Peritore
Le prefazioni sono di Gaetano Savatteri del Tg5 e del nostro direttore Francesco Pira

di Adalisa Piscopo
A volte i sogni diventano realtà. Ed è con grande soddisfazione ed un pizzico di emozione che scriviamo queste poche righe per annunciare l'uscita nei prossimi giorni in tutte le edicole e librerie della città, ma anche della nostra regione del primo libro di poesie in vernacolo del nostro collaboratore e grande amico Lorenzo Peritore. Edito da Bonanno di Catania, in una collana diretta dal dottor Antonio Di Giovanni, il libro vedrà la luce a metà maggio e Lorenzo Peritore, Renzo per gli amici, riuscirà cos?a vedere pubblicato oltre cento dei suoi lavori che in questi anni sono stati valorizzati prima dal quindicinale La Campana ed adesso dal nostro mensile. Alcune di queste poesie Renzo le ha anche lette nel corso della trasmissione “Opinioni” condotta dal Direttore di Licata Nuova Tv, Giuseppe Patti, in onda ogni luned? A curare la prefazione di questo volume che uscirà in . una veste elegante il noto giornalista del Tg5 Mediaset, Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, ed il nostro Direttore Francesco Pira. Con il Patrocinio della Provincia Regionale di Agrigento e la collaborazione della Pro Loco di Licata, l'Associazione Culturale Incontri Ravvicinati, presenterà a fine maggio nell'Auditorium dell'Istituto Commerciale e Alberghiero “Re Capriata di Licata” il libro di poesie dialettali, “RIMAniamo in RIMA”. Al tavolo dei Relatori oltre all'Assessore alle Pari Opportunità della provincia di Agrigento, Arnone, al dirigente scolastico Coniglio, dell'istituto dove si svolgerà l'evento, ai presidenti della Pro Loco, Angelo Carità e dell'Associazione Culturale che organizza l'evento, Claudio Carfi', al Direttore di collana della Casa Editrice Bonanno di Catania, Di Giovanni che ha stampato il libro, hanno assicurato la loro presenza Pira e Savatteri, che come già detto hanno pure scritto le due prefazioni contenute nel libro. Pensiamo sarà un momento di grande soddisfazione per il nostro Renzo che ha deciso di devolvere il ricavato della vendita dei libri nella serata della presentazione alla piccola Ellison, rinunciando a priori ai diritti d'autore. Auguri a Renzo per questa nuova avventura editoriale da tutta la “famiglia” de “Il Giornale di Licata”.

Angelo Rinascente

Il suo ultimo libro "Nel nome del figlio" uscirà in libreria a metà maggio, ma già in città se ne parla tantissimo. Questo lavoro che desterà non poche attenzioni anche da parte della Chiesa. "Tutto il materiale da me sottoposto a indagine si è rivelato insufficiente e, per alcuni aspetti, contraddittorio, sia quello canonico di Santa Romana Chiesa, che quello apocrifo, molto del quale giudicato dalla chiesa eretico. La domanda è sempre stata una: la figura di Gesù, così come ci è data dai Vangeli, è coerente con i tempi in cui visse? “ Un romanzo di cui lo stesso autore è molto innamorato. Lui che in consiglio comunale ha condotto una vera campagna per non "uccidere il congiuntivo" si misura con un'opera grande ma che racconta con l'orgoglio di chi ha lavorato due lunghi anni per arrivare ad un risultato che reputa importante. "Aver voluto caparbiamente manipolare e sacrificare la storia della Sua Vita di uomo per far spazio alla Sua apologia divina spiega ancora Angelo Rinascente - è stato un grande sacrilegio. Tentare, pur nella finzione romanzata, di restituirgli la dimensione di uomo, poiché lo fu e grandemente, mi è sembrato bello e doveroso". Noi facciamo tanti auguri ad Angelo Rinascente per il successo di questo suo secondo libro.

Presentato a Milano il libro il Giornale di Licata "Storie e leggende" di Nicolò Licata
Mensile di: Politica, Cultura, Economia e Sport
"Il 18 aprile 2009, nel prestigioso centro culturale San Fedele di Milano, ha avuto luogo la presentazione del libro edito dalla Otma Edizioni di Milano, intitolato Storie e Leggende. L'autore della raccolta di novelle è il nostro concittadino Nicolò Licata, impegnato da qualche anno in attività che danno risalto alla nostra città, mediante l'associazione culturale "Amici di Licata" con sede a Milano e di cui è presidente. L'attività culturale di Nicolò Licata rimane legata soprattutto alla propria città natale, al punto che alcune storie immaginate ma altre anche vissute, mettono in risalto importanti avvenimenti storici della città di Licata. Nel volumetto tascabile, ricco di aneddoti, misteri e leggende, si riassumono anche importanti avvenimenti storici, la maggior parte riconducibili alla città di origine che vanta una civiltà fra le più remote. La presentazione si è svolta in una sala gremita, con l'intervento del critico letterario milanese Paolo Gadaleta, il quale ha elogiato l'autore Nicolò Licata, per la sua scrittura di piacevole approccio, adatta ad una vasta platea di lettori. Il critico letterario, nelle storie di Nicolò Licata sostiene di cogliere lo stile di Pirandello e di Verga, ma anche di Guareschi e di Soldati. La presentazione è stata ripresa e trasmessa dall'emittente televisiva Italia 7 Gold e da diverse emittenti televisive della Lombardia. Presto sarà possibile acquistare il libro nelle edicole e librerie di Licata, mentre sin da ora è possibile l'ordinativo online mediante il sito internet Otma Edizioni o tramite google cercando "Licatanicolò”.

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- Edizione Maggio 2009
“AUTORE RACCONTAMI” Rassegna al Linares
di Maurizio Buccoleri

Scuola
Giuseppe Fraccica e Virginia Iacopinelli, e l'esecuzione da parte degli Iricanti di alcuni brani di Rosa Balistreri hanno “inchiodato” tutti i partecipanti alle loro sedie. Bisogna altresì ricordare la scelta e la brillante esecuzione di brani musicali, col pianoforte e con la fisarmonica, del professore Giacomo Consolo. I ringraziamenti sono rivolti, soprattutto, alle professoresse che hanno curato l'intero progetto, ossia Costanzo Floriana, Di Franco Giuseppina, Mancuso Angela e Pira Daniela e a tutti i ragazzi che hanno dovuto coniugare gli impegni di studio con gli incontri pomeridiani necessari per la riuscita del progetto. Lo spirito condivisibile che ha animato questo lavoro è stato quello di voler infondere il desiderio, il piacere, il gusto per la lettura. Anche oggi, in una società dominata dalle immagini e dalla multimedialità, la riflessione, l'approfondimento, la conoscenza puntuale, la curiosità, il bagaglio linguistico… sono aspetti irrinunciabili che il libro può e potrà sempre regalare, insieme ad un altro effetto non appariscente ma sorprendente: la conoscenza di noi stessi. Non a caso, Marcel Proust diceva: “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”. Per quello che ho potuto osservare ed intuire, i nostri allievi, e non solo loro, sono rimasti affascinati e non dimenticheranno le emozioni percepite e gli insegnamenti acquisiti. In altre parole, “Autore raccontami” grazie.

il Giornale di Licata
L’intervista

Il 17 aprile scorso si è concluso, presso il Liceo Linares di Licata, il Progetto lettura “Autore raccontami”. Le docenti organizzatrici hanno dato un taglio particolare al progetto con momenti esaltanti nei 4 incontri tra gli alunni e gli autori dei romanzi letti. Tra il 15 gennaio ed il 17 aprile 2009, sono stati invitati gli scrittori Seminerio Domenico, Burgio Calogero, Santangelo Evelina, Savatteri Gaetano ed il regista La Marca Nello. Più di tante parole, una breve descrizione della scaletta dell'incontro conclusivo con Savatteri Gaetano, scrittore e giornalista, dà l'idea della valenza culturale e formativa dell'intero progetto. La presentazione dell'autore è stata curata, in modo originale e creativo, da alcuni alunni della V B cl.; la lettura, o meglio, l'interpretazione di alcuni brani è stata affidata ad allievi della I A sc., della V A ped., della III A cl., e a docenti del liceo Linares; le domande che hanno animato il dibattito, dinamico e mai prolisso, hanno visto il coinvolgimento di ragazzi delle classi II A ped., I A cl., II B cl. e III B sc.; la lettura di due poesie del licatese Lorenzo Peritore, da lui stesso declamate, lo sketch teatrale “Fieri di essere siciliani”, interpretato da

Gaetano Savatteri (TG5): ”Ragazzi d'appartamento e strade sempre più deserte”

di Angela Amoroso
E' stata una grande emozione per una giovane giornalista come me, “neo tesserata”, avere avuto il piacere e l'onore di intervistare una grande firma del giornalismo nazionale, Gaetano Savatteri. Il cronista e scrittore è stato Gaetano Savatteri presente a Licata venerdì 17 aprile al Liceo “Vincenzo Linares”, ospite dell'ultimo dei quattro incontri previsti quest'anno per il progetto lettura. Organizzato per i liceali, il progetto ha lo scopo di maturare l'attitudine alla lettura da parte giovani, senza tralasciare poi il momento nel quale poter porre le proprie curiosità e anche perplessità all'autore del libro da loro letto, anche a dimostrazione del fatto che lo scrittore non fa parte di un mondo astratto o di una terza dimensione, ma che è un essere vivente normale, un terrestre e non un alieno. La mia prima domanda a Gaetano Savatteri ha riguardato i romanzi che ha ultimamente pubblicato, “Uno per tutti” e “I ragazzi di regalpetra” due romanzi che hanno un unico filo comune: i giovani e la loro adolescenza. Cosa ti ha spinto a scrivere due testi che trattano entrambi di giovani adolescenti? “Con “Uno per tutti” ho raccontato la storia di adolescenti che vivono nella Milano degli anni 60/70, anche di quei giovani emigrati dal sud Italia come me che cercano di integrarsi compiendo scelte più o meno sensate; ne “I ragazzi di Regalpetra” invece ho parlato di alcuni giovani di un paesino siciliano che si lasciano coinvolgere negli affari di cosa nostra. Il filo comune di entrambi è capire cosa resta di quel periodo così magico che è l'adolescenza quando poi passa e come si cresce a seguito delle scelte fatte in quegli anni”. Secondo te esiste una differenza tra i ragazzi che abitano al nord e quelli meridionali, e se si in cosa consiste? “Secondo il mio punto di vista la differenza non è tanto tra i giovani settentrionali o meridionali, piuttosto io trovo più differenze, che tra l'altro sono anche più evidenti, tra i giovani di oggi e quelli della mia generazione, che ha vissuto la sua adolescenza negli anni 70, anni nei quali si giocava ancora per strada, mentre oggi vediamo sempre più “bambini d'appartamento” e strade sempre più vuote, più buie, e per certi aspetti anche più pericolose.” Come credi siano stati recepiti questi romanzi dai più giovani e cosa credi di aver trasmesso a loro? “Io spero di essere riuscito a trasmettere emozioni e sensazioni su un periodo talmente importante come quello dell'adolescenza, un momento in cui si fonda la vita futura, un periodo nel quale le scelte, anche se possono apparire banali o superficiali, sono invece fondamenti e molto rilevanti per il prosieguo poi della vita”. Quanto c'è di tuo, della tua vita, in questi due libri? “C'è molto di mio. In “Uno per tutti” racconto un po' quella che è stata la mia adolescenza a Milano, quasi un'autobiografia, mi sono attenuto molto a quelle che sono state le mie esperienze; anche “I ragazzi di Regalpetra” mi appartiene molto, anche perché prima di scriverlo ho deciso di incontrare quei ragazzi mafiosi di Racalmuto che hanno scatenato e aizzato guerre di mafia in passato, quei ragazzi che oggi sono adulti, ex mafiosi e pentiti. Li ho voluti incontrare soprattutto per chiedere il perché della loro scelta” E che risposta hai ottenuto? “La risposta è che non c'è un destino ineludibile e ineluttabile, ma ci sono le scelte dei singoli e ognuno ha fatto ciò che riteneva più opportuno, prendendosi poi le relative conseguenze”. Un'ultima battuta: ti identifichi maggiormente nella figura dello scrittore o del giornalista? “Sono due mestieri per certi aspetti molto vicini, perché entrambi sono volti alla comunicazione, basandosi sulle parole e sulla scrittura; mentre però con il giornalismo devi attenerti a raccontare i fatti, con i romanzi puoi anche permetterti di inventare i fatti e quindi dare spazio a fantasia e immaginazione, ma richiedono entrambi fatica, impegno e grande dedizione”.

Un giorno a “Licata Nuova Tv”, una bella esperienza Gli alunni della II C della “Bonsignore” intervistati da Francesco Pira
di Antonella Cammilleri
Un'esperienza a 360° quella che ha coinvolto gli alunni della II C dell'Istituto Comprensivo “A. Bonsignore” diretto dal Dirigente Scolastico prof.ssa Maria Marino. Registi di se stessi, nel video- giornale girato in occasione del concorso indetto dall'Associazione Culturale “L'idea di Clevès”, di cui abbiamo parlato nel numero precedente, hanno avuto l'occasione di visitare gli studi televisivi di “Licata Nuova Tv” ed assistere in prima persona al lavoro della regia. Intervistati dal nostro direttore, Francesco Pira, celando l'“emozione che li attanagliava”, Rossella Bottaro e Angelo Cordaro sono stati i portavoce di tutta la classe affrontando con disinvoltura ogni domanda. Grande entusiasmo ha accompagnato sin dall'inizio l'esperienza che ha incontrato non poche difficoltà, ma l'intervista a Licata Nuova Tv è stata sicuramente un'emozione nuova che hanno condiviso con i cittadini licatesi che numerosi seguono il lavoro svolto egregiamente, ogni giorno, dal direttore Giuseppe Patti e da tutto lo staff, composto da persone straordinarie. A conclusione, permettetemi di dire che l'emozione più grande forse è quella dell'insegnante: quando si rende conto che gli alunni lavorano divertendosi, quando legge nei loro occhi l'entusiasmo e la voglia di fare, nonostante le difficoltà e il sacrificio che il lavoro comporta (molte scene sono state girate il sabato mattina che per loro è vacanza), allora ha vinto la sua “battaglia”. Ringrazio dunque, Salvatore Rasconà, che si è occupato del gravoso lavoro del montaggio, e tutta la II C cui si è aggiunto Emmanel Consagra della III A (che non era stato citato nel numero scorso). Grazie dunque ad: Alexa Alabiso, Federica Alaimo, Vincenzo Antona, Rossella Bottaro, Salvatore Brancato, Elena Brosteanu, Angelo Bulone, Rossella Burgio, Alessio Cannizzaro, Angelo Cordaro, Martina Di Rocco, Morena Gati', Dasy La Cognata, Francesca Lo Iacono, Gianluca Massaro, Nancy Ritrovato, Giuseppe Russotto, Giusi Spagnuolo, Melissa Triglia ed Emmanuel Consagra.

“Arte donna”, l'Istituto Comprensivo “F. Giorgio” partecipa al progetto
di Alessia Peritore*
Lo scorso otto marzo il Comune di Licata ha concluso con festeggiamenti e riconoscimenti un importante progetto chiamato”Arte Donna”. Questa iniziativa, secondo me, molto significativa e ben riuscita perché ha coinvolto donne di diverse nazionalità, è stata organizzata dall'Assessorato delle Pari Opportunità, dall'Associazione Sociale ”Paideia” e portato avanti fortemente dalla dottoressa Ester Rizzo e da molti studenti che si sono spesi veramente tanto per farla ben decollare. Anche la II C dell'Istituto G. De Pasquali, diretto dal Dirigente Scolastico prof. Vincenzo Pace, ha partecipato con entusiasmo e interesse al progetto d'arte femminile con dei lavori coordinati dall' insegnante di lettere Ilaria Ferraro, con la quale abbiamo molto discusso affrontando il rilevante tema sulla donna con le sue tante problematiche. Le partecipanti erano ovviamente soltanto donne e la loro partecipazione assolutamente gratuita esigeva fantasia, creatività, ingegno e soprattutto impegno per continuare a fare sempre di più, per portare avanti tanti progetti positivi e per non deludere le speranze di quelle donne che credono ancora in un futuro migliore senza più soprusi o angherie da parte degli uomini. Ed anch'io credendo fortemente nella parità dei diritti fra uomini e donne, ho voluto esprimere la mia opinione scrivendo una mia poesia, credetemi dettatami dal cuore, intitolata per l'appunto “Otto Marzo”. Nessuno dovrà mai dimenticare che l'otto marzo è una data importante perché ricorda l'avvio delle lotte per l'emancipazione e l'autodeterminazione della donna che purtroppo non sono stati ancora raggiunti ovunque ed è per questo che l'impegno da parte di tutti non deve soffermarsi solo a questa giornata simbolo, ma deve continuare. Infatti, soltanto se le donne continueranno ad essere decise, convinte, propositive e ottimiste riusciranno ad ottenere ciò che desiderano. Pertanto non dimentichiamo che è nella natura di ogni donna saper lottare fino a realizzare. *II C “G. De Pasquali” Otto Marzo Alessia Peritore Un giorno per ricordare e non dimenticare per riflettere e non smettere. Basta dare uno sguardo per capire di avere raggiunto un importante traguardo. Ogni donna sa sognare, lottare e realizzare e sia chiaro che non sarà mai più una cosa semmai una straordinaria sposa e anche quando ogni donna diventerà una nonna riceverà sempre una meritata rosa insieme ad una significativa mimosa.

La Leopardi a Chianciano per il premio Nazionale di giornalismo scolastico
di Alessandro Giordano
Un anno di lavoro e ora a Chianciano per il premio Nazionale di giornalismo scolastico Alessandro Giordano Quest'anno assieme al mio maestro e ai miei compagni, abbiamo lavorato tanto per raggiungere l'obiettivo che ci eravamo proposti già dall'anno scorso: andare a Chianciano Terme, per partecipare al Premio Nazionale di Alboscuole. Ci siamo impegnati tanto, sin dall'anno scorso, abbiamo lavorato molto sia a scuola, assieme al maestro Giuseppe, che a casa da soli, a pubblicare articoli su tutti gli argomenti possibili, e anche su argomenti dati dalle lezioni svolte durante il giorno a scuola, specialmente di cittadinanza. Siamo ormai sicuri che la redazione de Il megafono, il giornale online della nostra scuola, la “Leopardi” di Licata, sarà nuovamente premiata come uno dei migliori giornali a livello nazionale. Finalmente, il lavoro che abbiamo svolto, ci sta per portare a Chianciano, mancano ormai pochi giorni, un mesetto circa, non vedo l'ora di partire per questa esperienza fantastica; non mi sembra vero, spero di riuscire a fare bella figura. Il mio impegno è stato totale, mi sono occupato di scrivere, in tutti questi mesi, impegnando quasi tutto il mio tempo libero, perché mi appassiona tanto questo tipo di lavoro. Purtroppo l'anno prossimo, andando alle Medie, non potrò più far parte di questo staff, e ciò mi dispiace tanto...chissà che non mi sarà data la possibilità di continuare a scrivere per la mia "vecchia" scuola?? Speriamo!!!

I BABY CRONISTI DELLA LEOPARDI SCRIVONO PER IL NOSTRO GIORNALE
Il ballo dei diritti dei bambini
Alessia Vicari e Maria Alessia Di Turillo I bambini di tutto il mondo ballano con i diritti in girotondo: uno, han diritto all'istruzione anche se hanno un'altra religione; due, hanno diritto al gioco magari ogni tanto solo un poco; tre, hanno diritto all'identità per crescere felici e in serenità. ma alcuni bambini sono sfruttati: perché in guerra son mandati, altri invece vanno a lavorare anche se dovrebbero ancora studiare. Ogni bambino è un fiore sbocciato perciò deve essere più apprezzato.

Le donne e le fiabe
Federica Zappulla Per molti secoli noi donne siamo state considerate "naturalmente" inferiori rispetto ai maschi. Questo non è mai stato vero, ma è solo frutto dell'abitudine e dell'educazione. Purtroppo, a far considerare le donne inferiori hanno contribuito pure le fiabe, sì, quelle belle fiabe che ci sono sempre piaciute. Nelle fiabe, infatti, le donne sono considerate come esseri inferiori, stupide, inette ed incapaci che hanno sempre bisogno dell'aiuto del maschio, del principe azzurro che le salvi. Cappuccetto Rosso, Biancaneve e Cenerentola sembrano delle stupide ochette che combinano guai ed hanno bisogno dell'uomo per salvarsi. Non è così, però, almeno per me. La donna sa sbrigarsela anche da sola!

Licata: città pulita?
Giusy Bonfissuto Licata, città pulita? Forse è un sogno per i licatesi che hanno a cuore il loro ambiente e vorrebbero vederlo sempre pulito. Basta soltanto passeggiare nei pressi della villa comunale, dove ci sono cartacce e rifiuti in bella evidenza. Mi chiedo: cosa pensano i turisti, quando vengono a Licata? Molti turisti dicono che Licata è una città bellissima. Perché, però, non è tenuta più pulita? Perché sporcarla. I sistemi per evitare questo ci sono, ma forse molti cittadini non ci sentono da nessun orecchio. La Dedalo Ambiente ha lanciato un nuovo progetto: "Più ricicli, meno inquini, meno paghi". Seguiamo allora questo progetto e sicuramente la nostra città sarà più pulita.

Tragedie dell'emigrazione
Alessia Vicari In questi ultimi anni molte persone di altri paesi sono giunte in Italia per cercare lavoro. Sono uomini e donne che vengono dall'Africa, dall'Iraq, dall'India, dal Pakistan o da altri paesi poveri e in guerra. Molte associazioni di volontariato aiutano questa gente, ma non basta; è la disperazione che li spinge così a venire in Europa e in Italia. In molti casi vengono con grosse barche malandate e sbarcano sulle spiagge delle coste siciliane. Oggi il papa ha ricordato tutte le tragedie che sono capitate, specialmente le vittime di pochi giorni fa dove sono morte in mare tantissime persone, mentre cercavano di raggiungere la nostra isola. Purtroppo, oltre 200 africani sono morti annegati, quando la loro barca si è rovesciata al largo della Libia. Troppe persone sono morte annegate: uomini, donne e bambini. Una grande tragedia. Aiutiamoli.

il Giornale di Licata
La rivelazione

Sport & Poesia

Edizione Maggio 2009 - 15
Fabio da Licata, orgoglio di una città che proprio in quel periodo viveva la sua favola pallonara, facendosi conoscere in tutto lo stivale perché produttrice di una merce tanto amata in Italia: il calcio. Ospite di una puntata di “LNTVSPORTS”, trasmissione sportiva di Licata Nuova Tv condotta in studio da Pino Santamaria, Fabio Consagra stenta a parlare dei bei tempi andati, quasi come a non voler sottolineare quel periodo che tanto lo fece sognare ma anche rappresentante un grande rammarico: essere salito sul gradino più alto per scendere precipitosamente. Queste cadute fanno male, difficilmente ti permettono di rialzarti definitivamente, ma nonostante tutto il buon Fabio non si è mai abbattuto, ma ci hanno pensato troppo spesso gli avversari, che di certo non sono stati nei suoi confronti eleganti signorine, ma questo è il destino dei grandi: avere tutti contro perché tutti vogliono fermare il più forte. Fabio Consagra ha avuto il piacere di giocare con alcuni ragazzotti diventati poi calciatori famosi e celebrati fra tutti. Per lui il numero uno è stato Kolyvanov, attaccante del Foggia e del Bologna ma anche della nazionale russa, questo per testimoniare ancora una volta chi è Fabio, un grande calciatore non esploso solo perché la fortuna gli ha voltato le spalle nel momento di spiccare definitivamente il Fabio Consagra volo. Troppi infortuni di qualsiasi natura, guai fisici dai quali non è mai guarito esaustivamente e gli interrogativi su questa eterna convalescenza sono numerosi. Fabio Consagra oggi è un trentatreenne pacato e distinto cosi come è sempre stato in campo, la classe non è acqua e Fabio lo ha sempre dimostrato, nonostante tutto. L'ultima pagina sfortunata targata Fabio Consagra è datata 29marzo2009, è il giorno di Licata-Akragas, il derby valevole per l'ultima giornata di eccellenza, a cinque minuti dalla fine (come un normale gregario juniores) il tecnico licatese Tommaso Napoli lo chiama in causa. Nemmeno il tempo di entrare passano appena sessanta secondi e dopo un tentativo di pressing sugli avversari (perché Consagra non si risparmia mai) arriva uno stiramento che lo costringe a lasciare il campo: altra pagina del binomio che da sempre accompagna la carriera calcistica di Consagra: TALENTO e SFORTUNA.

PIZZUL: "SACCHI AVREBBE VOLUTO CICCIO LA ROSA AL MILAN AL POSTO DI VAN BASTEN”
di Giuseppe La Rocca
“Certo che conosco il Licata. Era in serie B. E pensate che l'allora allenatore del Milan, Arrigo Sacchi, mi disse che avrebbe voluto proprio l'attaccante del Licata, Ciccio La Rosa, al posto di Van Basten. Secondo lui con La Rosa il suo Milan sarebbe stato molto più forte. Non l'ho mai scritta questa cosa, ma vi giuro è vera". A rivelare questa notizia assolutamente inedita il padre dei telecronisti italiani, Bruno Pizzul, per tanti anni voce della Rai, oggi inviato di calcio per il digitale terrestre de La 7. Lo ha raccontato a Gorizia durante la presentazione alla stampa del Corso di Perfezionamento in giornalismo sportivo organizzato dall'Università di Udine di cui è direttore scientifico lo stesso Pizzul e di cui è Condirettore Scientifico, il direttore del nostro giornale Francesco Pira. E proprio durante l'incontro, proprio grazie ad una citazione che ha fatto Pira sul Licata Calcio e sulla sua esperienza da cronista sportivo, Pizzul ha raccontato l'aneddoto. Forse se Pizzul avesse svelato la notizia confidatagli da Sacchi il nostro Ciccio La Rosa avrebbe avuto un altro futuro....e forse nelle casse del Licata Calcio sarebbero entrati un pò di soldini.

TALENTO E SFORTUNA: ECCO FABIO CONSAGRA
di Vincenzo Montana
Chi gioca a calcio è comunemente chiamato calciatore, il suo mestiere è quello di faticare, correre, sudare, cercando di dare il proprio contributo alla squadra di appartenenza, partecipando attivamente al raggiungimento di un unico obiettivo: VINCERE. Esiste, invece, chi per grazia naturale ricevuta possiede quel qualcosa in più, un qualcosa non appartenente a molti, in grado di entusiasmare, in un attimo di cambiare le sorti di una partita improvvisamente lasciando di stucco gli avversari, facendo esplodere la gioia dei propri sostenitori: questo “qualcosa in più” si chiama classe, talento, estro, genialità. Merce rara, rarissima nel firmamento del pallone, merce da sempre appartenuta a Fabio Consagra, non un calciatore ma un artista del gioco del calcio. Una Cinquecento e una Ferrari sono entrambe automobili, ma è ovvio che esistono delle differenze, no? Dedichiamo quindi questo spazio ad un singolo per evitare inutili polemiche, per consentire a qualcuno di godere del proprio momento di gloria, fine a se stesso semplicemente perché non supportato da solide basi che si chiamano Amore per il proprio mestiere e autenticità di forma, lasciando che sia il tempo e soprattutto i destinatari del nostro servizio (cioè voi lettori) a dire chi ha fatto bene e chi invece no. Per tutti questi motivi ai quali si aggiunge un tributo legittimo ad un campione di “casa nostra” questo spazio un po' insolitamente è dedicato ad un singolo che non farà una squadra ma se è di qualità riesce ad aiutarla tanto, per la serie “i soldi non fanno la felicità, ma alla fine qualche sorriso lo strappano”: realismo e non ipocrisia. Fabio Consagra oggi ultra trentenne si “ritrova” a calcare i campi di eccellenza quando gli va bene dato che per lui è ormai consuetudine guardare gli altri giocare dalla panchina o addirittura dalla tribuna. Detta cosi sembrerebbe la storia di uno dei tanti dilettanti allo sbaraglio,di un bidoncino come tanti altri presenti nel mondo del calcio, sia pur esso dilettantistico; invece è la storia di mister sfortuna, è la storia di uno dei più grandi talenti che si siano mai visti a Licata e anche fuori dalla nostra cittadina: la storia di un calciatore vero. Dalla serie A mortificazioni dei campi polverosi, quelli in cui giochi da ragazzo e sogni di buttarti alle spalle. In un ReggianaFoggia di venticinque anni fa lo sbarbatello e pieno di entusiasmo Fabio da Licata assapora la più appetitosa delle pietanze calcistiche: la serie A, tocca il cielo con un dito non montandosi mai la testa, rimanendo sempre

L’ALTRO CAMPO
di Vincenzo Montana
Se dici Licata dici mare, sole, pesce fresco,festa del santo Patrono Sant'Angelo e Licata calcio, da sempre intrecciato con il tessuto sociale cittadino. Ecco che allora verrebbe alquanto difficoltoso parlare di sport in riva al Salso non riferendosi alla squadra di pallone, ma fortunatamente la comunità licatese partorisce ormai da tempo figli sportivi di diversa natura, che sono “figliastri” solo se si tiene conto della nazional - popolarità del pallone, ma che diventano di diritto figli naturali e legittimi se si comincia invece a sottolineare la

ricchezza di contenuti che GLI ALTRI CAMPI offrono. Nel mese di Maggio generalmente le società sportive cominciano a fare i conti, stilando bilanci stagionali, guardando quello che di buono o meno buono si è fatto. Quest'ultimo ingrediente risulta poco presente, in quanto l'ALTRO campo di spunti interessanti ne racchiude davvero tanti. La Sant'Angelo al suo primo anno di vita con impegno e perseveranza sta scrivendo una pagina di sport davvero assai interessante: ultima nelle gerarchie calcistiche solo per categoria, il team di capitan Cannizzaro sta recitando un ruolo da protagonista nel campionato di terza categoria, sempre aperto e godibile da un punto di vista tecnico e agonistico, grazie alla presenza di “vecchie” glorie PALLONARE; per il primo posto lottano oltre ai licatesi anche Sciacca Terme e Accademia Empedoclina.

Si è concluso a Palermo contro il forte Scinà il sogno promozione della Guidotto. Le ragazze di mister Bona hanno avuto la peggio nel doppio confronto play off con le palermitane. L'anno che verrà sarà ancora di A2: non ci saranno i soldi di un tempo, ma la pallamano a Licata rimane sempre appartenente alla nobiltà sportiva. La palla a spicchi conclude la stagione regolare al sesto posto: è questo il piazzamento che ottiene la Studentesca che chiude i battenti al “Pala Fragapani” con una vittoria contro i cugini agrigentini (93 a 89 il risultato finale) La società si dice soddisfatta del piazzamento che rappresenta un punto di partenza sul quale costruire una buona struttura di squadra la prossima stagione. Pochi soldi, tanto amore, buoni risultati: queste le caratteristiche predominanti dell'ALTRO CAMPO.

CI SUNNU PALI E PALI SENZA TEMPO*
di Lorenzo Peritore di Anna Lo Verme
Un dì ti ha cullato. Tenuto a Battesimo. Accarezzato. Forse amato? Le tue idee ti hanno inchiodato, precluso la vita, la giovinezza infinita. Il suo nome è Silenzio, ombra, mistero. Come un lavoro a nero chiude i battenti a una logica di diritto. Essa è un Mistero fitto: di lacrime, dolori, stragi e malumori. Il suo Complice Omertoso è il potere. Incestuoso nel tuo caso. Il tuo corpo di sangue invaso Grida alla Giustizia la parola Fine ad una lotta che invece inizia e Senza Tempo logora Menti e Anime. Ma ciò che è Stato è Stato. Ma dove? Forse è il Destino? Oppure il Fato? Ovvero il Sangue Pazzo innato che pongono fine alle Idee che hanno inchiodato il giovane Peppino Impastato. *A Peppino Impastato (05/01/1948 09/05/1978) e a tutti coloro che hanno versato il proprio sangue, per la sete di giustizia e la voglia di riscattare la dignità di tutti i siciliani onesti. TANTI Haiu fattu ni sti iorna n'indagini locali pi cercari di scupriri chi valuri c'hannu i pali E facennu sta ricerca ca risulta interessanti v'haiu a diri ca di pali nni truvavu propriu tanti Ci nni sunnu d'ogni tipu e di qualsiasi materiali, cert'aduni fannu beni ma ci nn'è ca fannu mali Pigliammu a ficudinna ca è na pianta miricana ca di quannu na purtaru c'è co a crida siciliana E' na maccia cina e pale dill'aspettu inconcludenti e pu fattu c'hava i spini para ca un sirvissa a nenti Serva ammeci o paesaggiu speci nu periudu estivu, u so fruttu è prelibatu ed è puru curativu Pinsannu a tutti i pali ca servinu a cocchi cosa nni staiu pinsannu una ca è na roba favolosa Addiventa ciò spiciali a secunnu comu a fà, ia ma fazzu fari a gliotta, ed è a pala i baccalà. Poi ci su tant'attri pali ca vi vogliu arricurdari: chiddi di muratura, i pali di furnari chiddi di l'elicottiri, i pali di conoi di l'elichi, di timuna e di ventolatoi E mi tocca numinari p'essiri imparziali tutti i pali ca firriinu ni letta di spitali. Ci sunnu poi attri pali ca fannu indietreggiari, tutti pali costruiti pi distruggiri e abbissari Su pali fatti i ferru ca sutta hannu u muturi, sunnu tradimintusi e i ciaminu scavaturi Quannu sti pali enormi veninu misi in motu abbissinu zocchi eggiè quasi comu un tirrimotu Nattri avemmu n'esperianza ca un mi para tantu bella: chisti pali foru chiddi ca raderu a Giummarella Oggi u portu è n'incompiuta e c'è co pensa già ca u giometra Geraci o fallia o ni cugliunià Quindi pi l'avveniri hamma a essiri sicuri, s'hann'apriri boni l'occi p'un pigliari fregaturi Pi chistu pensu propriu ca un n'hammu a rassignari a muntari u Parcu Eolicu chi piluna mmenzu o mari!! Ia u nnu sacciu chi vo diri Parcu Eolicu off shore, ma speru u muntinu n'campagna, e no vicinu, ma ciò for. Quannu fazzu i poesii mettu sempri na morali, chista d'ora è curiusedda pirchi a ficiu a carnevali: In un periodo estroso mi sembra doveroso ricordar che a carnevale qualunque scherzo… “Pale”.

COS’E’ CHE MUOVE
di Lillo Taibi
Cos'è che muove il mondo e l'altre cose, i miei pensieri, i miei desideri, le mie paure, i miei turbamenti? Ciò che il mio cuore cerca e non lo trova, ciò che i miei occhi anelano vedere, ma giace in fondo al mare della tua indifferenza e in questa stanza m'alita attorno greve; ciò ch'è sepolto nella selva oscura delle mie angosce immense e che riemerge grave quando la sera mi ritrovo a letto e il letto è freddo, gelido, ristretto. La polvere dei sogni che ho sognato quando al mattino sveglio sullo specchio dissolversi la vedo piano piano e con la mano invano io cerco di raccoglierla; i raggi spenti dei tuoi occhi stanchi, quando io cerco di guardarti e manchi. E muove il mondo e tutte l'altre cose il peccato d'averti tanto amato e mai cercato di favorir l'oblio, l'avere corso dietro alle chimere e al vento confidato le mie pene. Sebbene il vento non m'abbia ascoltato.

VENTO DEL MARE
di Giuseppe Mistretta
Vento del mare per smarrirsi tra le nebbie Le onde e i sussurri lasciano ricordi grigi come ombre d'ulivi. Un fremito di sangue s'accende all'orizzonte, baciando la luna e le tua labbra di ghiaccio. Una trama di vita e morte, un falò eterno nel mio cuore.

Che bella primavera
di Maria Alessia Di Turillo Quando vedi un fiore esultare, quando senti un uccello cantare, quando prendI il verde tra le mani, allora è primavera!

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA “06 APRILE 2009, L'ASSESSORE ALLE PARI OPPORTUNITÀ...”
stata interpretata anche come un attacco al sindaco, all'intera amministrazione ma, è solo un voler evidenziare dei disagi, un dire: EHI CI SIAMO ANCHE NOI! Ho cercato e trovato l'appoggio delle persone giuste, che stimo e mi stanno offrendo un'enorme possibilità, concedendomi massima fiducia. L' assessore Termini meriterebbe una ”standing ovation” che le farei se non fossi comodamente seduta, spero che un semplice ma sentito grazie possa bastare. In appena una settimana, le famose piante sono state tolte da c/so V. Emanuele e collocate nella nuova Elipista. Ma come mai nessuno, prima della Termini, ha fatto nulla se non mettere una semplice firma davanti una telecamera? Non sto qui a giudicare nessuno, bastano i fatti a farci riflettere. E come diceva il grande Corrado ”…e non finisce qui!” No, non è una minaccia, è una battaglia di civiltà molto lunga anche se:” Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, ricominciare da capo e buttare via tutto,e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente”.(Lev Tolstoj) Viviana Giglia

SPAZIO PUBBLICITARIO OCCUPATO NELLA VERSIONE CARTACEA

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