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L'INTERVENTO

Manca la passione d'essere letti


La poesia condivide i difetti dell'arte contemporanea: noia e incomprensibilit. La prosa rovinata dal mercato, i poeti dal feticcio di se stessi
Qualche mese fa, discutendo con due giovani poeti particolarmente intelligenti e colti, Carlo Carabba e Matteo Marchesini, abbiamo concluso che oggi (e da tempo) la poesia italiana prevalentemente divisa in due tipi: c' quella incomprensibile e c' quella noiosa, perch manca, da parte degli autori, la passione di essere letti. Questa idea sar crudele, ha tuttavia il vantaggio di spiegare perch di poesia se ne pubblica tanta e nessuno se ne accorge. Il fatto che la critica non ne parli e che i giornali evitino il pi possibile di recensire i poeti, solo una conseguenza. Nominalmente e idealmente la poesia resta un valore virtuale, una specie di feticcio intoccabile. Di fatto, se ci si fa un'idea dei libri di poesia che escono e se si prova a leggerli, si arriva a conclusioni desolanti. Del resto, noiose o incomprensibili oggi sono anche le arti visive: e in cima alla classifica negativa metterei le installazioni. I pi noti fra gli installatori (gente ben pagata) sono dei noiosissimi furbi che la critica esalta e iperinterpreta per ragioni che non riescono a convincere n il pubblico ingenuo n quello colto. Sia nel caso della poesia che in quello delle arti visive molto si spiega con un circolo vizioso: gli autori ignorano il pubblico e il pubblico ignora loro. Ma nelle arti visive regna lo strapotere dei critici. Decidono loro che cos' arte e soprattutto fanno i prezzi. Non credo che la poesia oggi in Italia sia meglio della narrativa. Si tratta di situazioni opposte. La narrativa corrotta dal mercato, dal miraggio del best-seller, dagli editori, dai premi e dalla povert culturale degli autori: ma chi scrive un romanzo sa di doversi confrontare con una realt esterna alla scrittura. La poesia corrotta invece da se stessa, dall'idea che ha di s: fuga dalla comunicazione o libera espressione del gi saputo. Chi scrive poesia crede di essere giustificato, qualunque cosa scriva, dal fatto che lo scrive al riparo di un'idea-valore, l'idea di poesia. Se ci si liberasse di questa idea consolatoria, si arriverebbe a guardare in faccia la realt dei testi, e si potrebbe tranquillamente constatare che il 90% di ci che si legge nelle collane di poesia e nelle antologie, da dimenticare. Tutto qui? Che cosa resta una volta messa da parte la poesia incomprensibile e quella noiosa? Restano una decina o poco pi di poeti, che sanno di che parlare e sanno che cos' un verso. Chi sono costoro? Per ragioni di cortesia, raramente i critici si decidono a dirlo, anche perch fra i non-poeti finirebbero parecchi nomi che negli ultimi vent'anni si sono conquistati, chiss come, un certo prestigio. Un prestigio convenzionale e diciamo pure editorialmondano, fondato pi sulla tenacia autopromozionale degli autori che sulla qualit dei testi. Ma anche quando i critici scelgono i loro poeti, non sono mai d'accordo, o l'accordo riguarda a malapena un paio di nomi. Siamo cos arrivati al punto. In che consiste la qualit di un testo poetico? Chi pu accertare questa qualit? La

partita si gioca fra lettori che non ci sono, sono sconcertati o sprovveduti, e critici la cui competenza testuale diventata assai dubbia e che generalmente non osano giudicare, si astengono, non tengono lezioni sulla poesia contemporanea. Mi sembra che dagli anni Novanta a oggi la sola pubblicazione che abbia incoraggiato la critica e osato dire dei s e dei no (non senza rischio di errore) sia stato l' Annuario di poesia di Giorgio Manacorda, Paolo Febbraro e Matteo Marchesini. Pubblicazione di cui si parlato poco, anche se contiene molti saggi che andrebbero raccolti in volume. Pu interessare la poesia? si chiedeva vent'anni fa un poeta e critico americano allora giovane. Cattiva domanda che provoca cattive risposte. La Poesia, l'Arte, la Filosofia, il Romanzo... Siamo sempre l. Il guaio e l'alienazione della non-lettura nascono dal fatto che si ragiona per generi e categorie generali, non per autori o, meglio ancora, per singoli libri e singoli testi. Quando si tratta di qualit dei testi poetici, per non fare danno bisogna essere spietati: questa strofa meglio toglierla, questo finale sbagliato, perch questo verso finisce qui? La tecnica tutto, quando si sa che cosa dire o non dire. Come ai tempi di Saba, resta da fare la poesia onesta perch, comunque, non pu essercene altra. In poesia, in qualsiasi arte, in ogni forma di pensiero critico, solo l'onest geniale. I migliori lettori di poesia, i pi severi e selvatici sono quasi sempre i poeti. Quelli che lo sono, volevo dire. In Italia, oggi come mezzo secolo fa, una decina o poco pi. Alfonso Berardinelli stampa | chiudi