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Introduzione

11 testo si propone una trattazione sistematica delle nozioni di prosodia


e di metrica, nonch una descrizione puntuale deBe principali forme
metriche.
In particolare, nel primo capitolo yerra chiarito il concetto di metrica
quantitativa, quale e appunto quella degli antichi Greci, e verranno
forniti i criteri generali relativi aBa divisione in sillabe e alla determina
zione della quantita di queste ultime, lasciando al capitolo terzo la
trattazione di fenomeni particolari (relativi al contatto tra vocali o al
comportamento di particolari consonanti o gruppi consonantici).
Nel capitolo primo si illustreranno anche vari altri concetti di base, fra
cui le unita compositive fondamentali della metrica greca, e i principali
tipi di metri; l breve schizzo cronologico che costituisce l'oggetto del
secondo capitolo mostrera le une (colon, verso, strofe, con particolare
riferimento alle forme piu importanti di costruzione strofica) e gli altri
all'interno delle vare fasi e dei diversi generi della produzione poetica
greca, segnalando, dove epossibile, il modo di esecuzione (canto, in
opposizione a recitazione o esecuzione in recitativo) delle composizio
ni: un aspetto, anche questo della performance, fondamentale per
l'interpretazione dei fatti metrici, oltre che per la maggiore intelligenza
del fenomeno poetico greco. E a proposito del dramma attico del
V secolo, contenitore di strutture metriche di forma ed esecuzione
diversa, si eritenuto utile fornire una descrizione dell'articolazione di
tragedia e commedia in rapporto a tal strutture.
Nella descrizione metrica vera e propra (a partire dal quarto capitolo),
si einiziato con la trattazione delle principali sequenze stichiche destinate
fondamentalmente aBa recitazione o al recitativo; si tratta di: esametro (il
verso prncipale dell'epica e della poesa didascalica: capitolo quarto),
trimetro giambico (il verso dominante del dramma attico: capitolo
quinto), e noltre di: trimetro giambco e tetrametro trocaico catalettco
scazonti (captolo settimo), tetrametro trocaico catalettco (capitolo
sesto), tetrametro gambico (catalettico e acataIetto: captolo ottavo),
tetrametro anapestco catalettico (capitolo nono). Nei capitoli dedicati
a questi ultmi tre versi, impegati nel dramma attico (il primo in tragedia
e cornmedia, gli altri due solo in commedia), si troveranno aleune
considerazioni sui rapporti tra I'uso di tali sequenze e la situazione
scenica, e inoltre si trattera dei brani che talvolta nella Commedia Antica
succedono a questi versi, presentandosi come successioni di diversa
2 JNTRODUZIONE
lunghezza, articolate per lo piu in dimetri dello stesso genere ritmico
rispetto ai versi suddetti (nel capitolo nono saranno trattati anche
i sistemi anapestici recitat o recitativi del dramma che non fanno seguito
ai tetrametri anapestic catalettici, quali sono sempre quelli della tragedia
e alcune volte quelli della commedia).
Nella trattazione de versi si en genere adottato il criterio di seguirne
l'eventuale evoluzione nella misura in cui ci fosse possibile: e stata
perci posta dopo la presentazione delle caratteristiche generali e co
stanti del singolo verso la descrizione delle peculiarita d'uso d epoche
o autori diversi.
Il criterio della trattazione cronologica, posta dopo una presentazione
di tipo generale, e stato osservato anche nei capitoli successivi.
Nei capitoli dal decimo fino al diciannovesimo vengono prese in esame
le sequenze lirche (tioe destnate al canto) a partire da quelle costruite
kata metron (formate da dattili, anapesti, giambi, trochei, cretici,
bacchei con la variante del molosso -, ionici, coriambi), per prosegui
re con la trattazione di eoliei, cola enoplac (con lo spazio maggiore
rservato ai cosiddett dattlo-epitriti), e infine di quella peculiare
sequenza che e il docmio. In ciascuno di questi capitoli, nelle sezioni
dedicate all'eta ellenistica e imperiale sono presentate, oltre alle sequen
ze di composizioni ancora eseguite con il canto, anche quelle sequenze
originariamente liriche, che in queste epoche venivano piu volte riprese
nella poesa destinata alla lettura o alla recitazione.
L'ultma parte e dedicata alla descrizione complessiva di partcolari
strutture compositive (le strofe epodiche), neHe quali trovano posto,
accanto ad alcune deBe sequenze descritte nella prima parte (soprattut
to l'esametro e l trmetro giambco), alcune tra queHe esaminate nel
contesto dei metri liriei: ad esempo il dmetro giambieo o forme del
tetrametro dattlieo; sara presentato anche il problema dei cosiddetti
asinarteti. Alla trattazione della piu famosa e usata tra le strutture
epodiche - il dstico elegiaco - e dedicato l'ultimo capitolo.
Concludono il manuale un glossario e una bibliografia. Nel primo ven
gono spiegati i termini usati nel testo e anche brevemente enunciate le
principali leggi metriche trattate: esso pu servire quindi anche come
repertorio di nozon per una immedata consultazione; allo stesso tem
po, grazie ai rimand alle sezioni del manuale n cui le singole voc sono
trattate, lo si pu adoperare come ndce ragonato. La bibliografia non
ha alcuna ambizione d completezza, ma vuole segnalare, oltre agli stru
ment di lavoro fondamentali (quali ad esempio trattati di prosodia e me
trica, rassegne biblografiche, scansioni e analisi metriche dei brani lirici
dei vari autori), soprattutto una serie d contrbuti sugli argomenti che
abbiamo piu specificamente trattato: cosi essa e organizzata, nei limiti
del possibile, per temi, con qualche parola di spiegazione inserita sal
tuariamente per rendere meglio conto del contenuto del testo richiamato.
Riviste
AFLC: Annali d(
Cagliari
AFLL: Annali de
AJPh: American:
A&R: Atene e Re
ASNP: Annali de
BICS: Bulletin of
BollClass: Bolletti
BPEC: Bollettino
Classici greci e lati]
BQR: Bodleian Q
CFC: Cuadernos
CPh: Classical Ph
CQ: Classical Qu:
CR: Classical Re,
CronErc: Cronacl
CW: The Classica
ECls: Estudios (
GIF: Giornale Ita
GRBS: Greek, R(
ICS: IlIinois C l a s ~
IF: IndogermaniSl
JAW: Jahresberic
JCS: Journal of e
JPhV: Jahresberic
MCr: Museum CJ
MD: Materiali e 1
MH: Museum He
MSS: Mnchener
ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI
Riviste
AFLC: Annali della Facolta d Lettere, Filosofa e Magistero della Universita di
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AJPh: American Journal of Philology
A&R: Atene e Roma
ASNP: Annal della Scuola Normale Superore di Pisa. Cl. di Lettere e Filosofa
BICS: Bulletin of the Institute of Classical Studies of the Unversity of London
BollClass: Bollettino dei Classici
BPEC: Bollettino del Comitato per la Preparazione dell'Edizione nazionale dei
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BQR: Bodleian Quarterly Record
CFC: Cuadernos de Filologa Clsica
CPh: Classical Philology
CQ: Classical Quarterly
CR: Classical Review
CronErc: Cronache Ercolanesi
CW: The Classical World
ECls: Estudios Clsicos
GIF: Giornale Italiano di Filologia
GRBS: Greek, Roman and Byzantine Studies
lCS: <dllinois Classical Studies
IF: lndogermanische Forschungen
JAW: Jahresbericht ber die Fortschritte der klassischen Altertumswissenschaft
JCS: Journal of Classical Studies
JPhV: Jahresbericht des Philologischen Verens zu Berln
MCr: Museum Critcum
MD: Materiali e Discussioni per l'analisi dei testi classici
MH: Museum Helveticum
MSS: Mnchener Studien zur Sprachwissenschaft
4 ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI
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Klasse
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RFIC: Rivista di Filologia e di Istruzione Classica
RhM: Rheinisches Museum
SAWW: Sitzungsberichte der Osterreichischen Akademie der Wissenschaft in Wien,
Philos.-Hist. Klasse
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Hist. Klasse
SCO: Studi Classici e Orientali
SDAW: Sitzungsberiehte der Deutsehen Akademie der Wissenschaften zu Berlin,
Klasse fr Philosophie, Geschichte, Staats-, Rechts- und Wirtschaftswissenschaften
SicGymn: Siculorum Gymnasium
SIFC: Studi ltaliani di Filologia Classica
StudUrb: Studi Urbinati di Storia, Filosofa e Letteratura
TAPhA: Transactions and Proceedings of the American Philological Association
WJA: Wrzburger Jahrbcher fr die Altertumswissensehaft
WS: Wiener Studien
YCIS: Yale Classical Studies
ZAnt: Ziva Antika
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ZVS: Zeitsehrift fr Vergleichende Sprachforschung
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Berlino-New 1
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Law and Se
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Berlino-New '
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nea Philologic,
sita di Genov:
Cockle: Euripides, 1
Conomis: N.e. COI
Consbr.: Hephaesti
bruch, Lipsa,
Cropp-Fick: M. e
Fragmentary :
Cunningham: Hero
Dale, CP: AM. D
Dale, Helen: Euripi
Dale, LMGD: AM
Dale, M ATC: AM
BICS Suppl.
chmiac-Iamb
D' Angelo: R.M. D
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Gentili 1952: B. Gel
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in Serta Tur,V.
of A. Tur,V.n, (
Gentili 1979a: B. G
Gentili 1979b: B. G
Lille 76abc), (
Genti1i 1983: B. Ge
Feslschrijt fr
Genti1i-Giannini 19'
QUCC 26 (19'
G(enti1i).-P(rato).: j
Genti1i e C. PI
Giseke: B. Giseke, J
GL: Grammatici La
Gomme-Sandbach:
bach,Oxford,
Gow: Machon, The
Gow, Theocrilus: T
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l-II, Cambrid!
Gow-Page 1968: A:
1-Il, Cambrid!
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(Cretlco, Mo.
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Mineur: Callimachl
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N.
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cia, a cura di .
van Ophuijsen: HeJ
van Ophuijser
Paduano: Menandr
Page, S & A: D. Pa
Page: Epgrammata
Palumbo Stracca IS
Suppl. n. 3 al
Palumbo Stracca 1
BollClass 6 (1
Pardini: A. Pardini
pretazione con
Parker 1958: L. Par
Paroemiacs al
Parker 1968: L.P . .E
(1968),
Pattoni: M.P. Patt<
N ormale SUp
Perusino: F. Perusi:
Ediz. dell' Ate
Pf(eiffer).: Callimac
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Vetta: Aristofane, .
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V(oigt).: Sappho et
W(est).: lambi el E
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West 1982: M.L. W
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Wifstrand 1933: A.
Wifstrand 1934: A. ,
Hermes 69 (19
Wilamowitz, GV: l
1921 (rist. Dal
Zielinski: T. Zielins:
Zimmermann: B. Z
der aristophan.
11
r
,J
r
J
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U VOl
VOl
X
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SIMBOLI METRICI
u
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cho
cho enopl A
cho enopl B
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D
vocale breve o sillaba breve o elemento breve
vocale lunga o sllaba lunga o elemento lungo
elemento libero
elemento biceps
biceps contratto
elemento lungo solubile
elemento lungo soluto
elemento indifferente
coppia di elementi di cu almeno uno elungo
mancanza di un elemento (acefalia o catalessi)
fine di parola; fine di parola regolare o ricorrente (cesura e dieresi)
fine di verso
fine di strofe
ponte
cambio di interlocutore
. .
In responSlOne con
ato
adonio (- uu x)
metron anapestico u u -)
anacreontico o anaclomeno (u u - u - u --)
aristofanio (- u u - u - x)
baccheo (u -)
ca talettico
coriambo u u -)
enoplio coriambico A ( x - uu - u - x)
enoplio coriambico B ( x x - uu - x)
cretico ( u
uu - uu
docmo (0 -u-)
uu
uu
uu uu
14 S!MBOLl METRICJ
~
da
da
vu
da \
da \ \
dim cho A
dim cho B
dodr. A
dodr. B
e
E
enopl
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hem femm
hi
la
ibyc
ion
ith
k
mol
phal
pher
pros
relZ la
reiz cho
sp
tel
tr
-uu-uu-uu
dattilo (- uu)
chiusa dattilica ... - uu - uu
chiusa dattilica ... - uu - '-d
chiusa dattilica ... - uu
dimetro coriambico A (v. pp. 234; 239; 247)
dimetro coriambico B (v. pp. 234; 238; 244; 246 s.)
dodrans A (- uu - u -)
dodrans B (x x uu -)
u
-u---u
enoplio (x - uu - uu - x)
gliconeo (x x - u u - u
ipodocmio (- u u-)
hemiepes (- uu uu-)
hemiepes femminile (- uu
ipponatteo (x x - uu u
metron giambico ( x u
ibiceo (- uu uu u
metron ionico (u u
itifallico (- u - u -)
docmio kaibeliano (x x
molosso (-
uu x)
x)
x-)
Lapr
del ca
gnata
parol
,
succe
metril
lingU
inten,
poeSl:
euna
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quellc
lingui
caten
delle
prom
era d
tono
vedre
tra le
fino,
in m,
secor
falecio (x x uu u u '-d)
ferecrateo (x x uu x)
prosodiaco ( x u u u u
reiziano giambico (x u x)
reiziano coriambico ( x u u x)
spondeo (--)
telesilleo ( x u u u -)
metron trocaico ( u x )
Accento
Un numero posto davanti all'indicazione del metron indica il numero dei metra. intensivo
Quando estato ritenuto utile per facilitare la scansione dei versi recitativi e per rendere
meglio comprensibili alcuni dei fenomeni metrici descritti, sono stati impiegati i segni
metrici di breve e di lunga. Per moti vi tecnici i segni risultano posti sopra le vocali o,
Accento
nel caso di dittonghi, sopra la seconda componente di questi: bisogna comunque
tonale
intendere (come spiegato nel paragrafo 1.2) che ci si riferisce di volta in volta alla
quantita delle sillabe a cu appartengono le vocali e i dittonghi in questione.
CAPITOLO 1
Nozioni fondamentali
1.1. Metrica quantitativa
Accento
intensivo
Accento
tonale
La produzione poetica greca si realizz lungo due gran di filoni: quello
del canto e quello della recitazione, che poteva a volte essere accompa
gnata dalla musica. In entrambi i casi il dato significativo, in altre
parole queno che viene ad essere concretamente misurato, e il
succedersi di sillabe brevi e lunghe. Equello che viene in genere definto
metrica quantitativa, e corrisponde ad una coscienza quantitativa della
lingua. Si tratta di qualcosa di molto diverso dalla nostra maniera di
ntendere la metrica, che ci fa usare come criterio, almeno per la nostra
poesa cIassica, il ritorno perodico di sillabe accentate: la nostra
euna metrica che viene detta, quindi, accentuativa.
Ci differenzia dal greco anche la natura del nostro accento, che, come
quello di moIte altre lingue moderne, eintensivo: neHa nostra coscienza
linguistica l'accento, ovverosia quel fatto fonico che all'nterno de1la
catena parlata consente d mettere in evidenza una sillaba nei confronti
delle altre, e legato alla maggiore intensita con cui tale sillaba viene
pronunciata rispetto a quelle circostanti. Nel greco, invece, l'accento
era di tipo tonale: la sillaba accentata veniva pronunciata con un
tono piu alto rispetto a quelle vicine: ad un certo punto, come
vedremo, questo tipo di sensibilita dei parlanti per la diversita tonale
tra le sillabe cominci a cambiare, in favore di un accento intensivo, ma
fino alla tarda antichita, e in parte anche oltre, rimase in uso, sia pure
in maniera ormai del tutto artificiale, iI procedimento di composizione
secondo le forme deBa metrica classica.
'
16 CAPITOLO 1
1.2. Dfinizione di quantita siUabica e criteri per la sua determinazione
Dato che abbiamo evidenziato come fatto fondamentale deHa metrica
greca la quantita della sillaba, soffermiamoci subito a chiarire i concetti
di sillaba e di quantita (sia in relazione alla vocale che alla sillaba).
Concetto Per sillaba (un concetto la cui definizione, in realta, non e affatto
di sillaba
semplice, a voler tener conto di tutti gli aspetti da esso abbracciati) si
intende in generale una sequenza di suoni (fonemi) che fa perno su un
nucleo sonoro che generalmente si identifica con un fonema vocalico.
Quindi in greco, ad esempio, nel continuum della catena verbale vi sono
tante silla be quante vocali sono presenti, e talvolta una sillaba ecosti
tuita da una sola vocal e (cosi da alfa ecostituita la prima sillaba della
paro la a1p). Piu spesso, intorno alla vocaIe si dispongono a formare la
sillaba altri fonemi. Tra questi si distinguono quelli che precedono
immediatamente la vocale, detti esplosivi (dal fenomeno che avviene
nell'emissione dei suoni nel passaggio da un grado di apertura degli
organi fonatori piu piccoIo a uno maggiore) e queIli, pure ad essa
strettamente collegati, che la possono seguire (detti implosivi, sulla
base del processo opposto che avviene in questi casi, cioe il passaggio
da un grado di apertura maggiore ad uno minore degli organi fonato
ri). Per una semplice esemplificazione: nella parola pn-t(f) considerata
da sola, abbiamo due silla be, che concentrano il loro apice sonoro
rispettivamente sui fonemi vocalici iota e omega; la prima sillaba
raggruppa intorno alla vocal e un fonema espIosivo (rho) e uno implosi
vo (pi), la seconda e formata da fonema esplosivo + vocale. Per
divide re in silla be una caten a verbale piu lunga conviene ricordare,
empiricamente, che nel caso che due vocali siano separate da una sola
consonante, quest'ultima si collega strettamente alla vocale successiva,
e quindi va considerata come facente parte della sillaba successiva; nel
caso che esse siano separate da due consonanti (o dalle consonanti
doppie S, '11, = zd, ps, ks) in genere 1 la prima di queste ultime si
comporta come implosiva rispetto alla vocale precedente e la seconda
come esplosiva rispetto aquella successiva: in altre parole la prima
consonante si lega, per formare una sillaba, alla vocale precedente, la
seeonda aquella sueeessiva.
<pAtate ellwv
si divide in
phil-ta-tek-se-no-ne-mon
1. Per casi particolari, v, oltre, p. 18,
11 concetto
di quantita
Daqm
categor
quell(
vocale)
quell(
Le prin
Un cas
tipo dil
cale (es

compo
Per COl
ogni f
fisico,
valore
lingue
distint
in un
a fone
intend
sempn
queste
lingue,
nella
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altro,l
quelli
e noto
USO an
mag,gl
potev,
timbri
Ora iI
come
che ql
bisogI
ta sill
2, Cf

3, N{
4. Si
17
r
11 concetto
di quantita
j
NOZIONI FONDAMENTALI
Da quanto si e detto finora risulta che le sillabe si divido no in due
categorie:
quelle che terminano per vocale (oppure son o costituite da un'unica
vocale)
quelle che terminano per consonante.
Le prime sono dette aperte, le seconde chiuse.
Un caso particolare erappresentato dai dittonghi comuni in greco, di
tipo discendente, ossia costituiti da una vocale seguita da una semivo
cale (es. al Ol au etc.): secondo le teorie linguistiche piu accreditate taI
dittonghi vanno assimilat alle sillabe chiuse, in quanto la loro seconda
componente, semivocalica, chiude la sillaba.
Per comprendere il concetto di quantita bisogna partire dal fatto che
ogni fonema di qualsiasi lingua possiede oggettivamente, come dato
fisico, una durata (che oggi, fra l'altro, si ein grado di misurare nel suo
valore assoluto con tecniche assai sofisticate per quanto riguarda le
lingue ancora parlate), ma non tutte le lingue attribuiscono valore
distintivo a questo dato: i Greci lo facevano e raggruppavano i fonemi
in un sistema che opponeva fonem, nena fattispecie le vocali, brevi
a fonemi lunghi. In questo tipo di valutazione consiste queno che noi
intendiamo per quantita, che, nel1e lingue dove questo accade, funziona
sempre, per sua natura, per poche opposizioni discrete 2: in greco
queste opposizioni sono, come accade nella maggior parte delle altre
lingue, appunto due. In altre parole per i Greci, abituati a riconoscere
nella propria lingua opposizioni di quantita, non era importante
verificare di volta in volta la durata precisa di un fonema rispetto ad un
altro, ma stabilire l'appartenenza di un singolo fonema al1a categora di
quelli brevi o di quelli lunghi. Fonemi vocalici brevi erano, come
enoto, E ed o, i cu equvaIent lunghi sono indicati nella grafia attica in
uso anche nei nostri testi come El e ou 3; fonemi Iunghi, ma di apertura 4
maggiore rispetto ai precedenti, erano 11 ed w; con i segni a, 1 ed u si
potevano rappresentare graficamente fonemi vocalici dei rispettivi
timbri sia lunghi che brevi.
Ora iI ritmo poetico greco si basa su una opposizione di quantita, ma,
come abbiamo gia notato, si tratta stavolta della quantita delle sillabe,
che quindi era sentita anch'essa dai Greci come fatto distintivo. Non
bisogna dunque confondere, come spesso avviene, iI concetto di quanti
ta sillabca con quello di quantita vocalica: non sempre infatti la
2. efr. P.M. Bertinetto, Grande dizionario enciclopedico, XVI, UTET, Torino,
1994, s.v. Prosodia, p. 678.
3. Non si tratta dunque in questo caso di dittonghi.
4. Si intende qui ji grado di apertura della hocca nell'emissione.
18 CAPITOLO 1
quantita delIa sillaba corrisponde aquella della vocale in essa contenu
Cosi <l
tao Aquesto proposito risulta fondamentale, per determinare e soprat
stessa
posizi(
tutto per comprendere il concetto di quantita di sillaba, la distinzione
che abbiamo indicato sopra tra sillaba aperta e sillaba chiusa; per
di una
lunga,
facilitare la comprensione, si pu adottare una terminologia corrente in
linguistica, distinguendo tra lungo/breve come connotato delIa vocale
quindi
e pesante/leggero come connotato della sillaba; nel seguito del discorso
metric
ci adegueremo invece, per motivi pratici, alla terminologa abituale
concol
nell'ambito metrico, che adopera i concetti di brevejlunga ed anche
mo lO
i simboli utilizzati per indicarli (u ; ~ ) pure in rapporto alIe sillabe.
elemel
e1em
La quantita Diremo aBora che in una silIaba aperta la quantita edeterminata da
in cui
sillabca
quella della vocale che la conclude, e che dunque la sillaba e pesante se
e1ern
contiene una vocale lunga, leggera se contiene una vocale breve.
presen
Diremo d'altra parte che una sillaba chiusa e sempre pesante, sia che
st'ultn
essa contenga una vocale lunga, sia che contenga una vocale breve, in
sti cas
quanto il fonema implosivo che va a chiuderla aggiunge peso. Come
e1err
caso particolare restano alcune sillabe che gli antichi definivano KOlvai,
sillab:
comuni, in quanto potevano essere misurate ora come lunghe, ora come
elerr
brevi. Nelle silIabe aperte, ad esempio, si poteva avere una scansione
triche.
diversa deBa vocale in esse contenuta, in quelle chiuse il nesso biconso
tratte:
nantico poteva andare interamente ad appoggiarsi sulla vocale successi
e1en
va, lasciando aperta la sillaba precedente. Del fenomeno ci occuperemo
quen:z
piu avanti (3.3.1; 3.3.2). Per ora ricordiamo come nei moderni manuali
ve o (
e scritti di metrica tali silla be vengan o spesso definite ancipiti.
Per fa
tonon
11 sandh Le unita significative in cui si articolano le composizion poetiche greche
la ma
sono dunque, come dicevamo, costituite da una successione di sillabe
di tul"
brevi e sillabe lunghe (con le silla be lunghe sentite convenzionalmente
come equivalenti a due tempi primi [morae] e le sillabe brevi a un tempo x - \
primo). Fino alla pausa che interrompe, come vedremo, le unit:'! metri
che v
che dotate di piena autonomia rtmica, la divisione in silla be avviene
realiz
considerando ininterrotto il flusso verbale contenuto in tali unt:'!: si
quart
parla, mutuando il vocabolo dagli antichi grammatici indiani, di sandhi,
da du
ovverosia i vocaboli che si susseguono si influenza no prosodicamente
breve
runo con l'altro secondo i principi che abbamo indicato sopra.
una s
1.3. Lo schema metrico
La successione di brevi e di lunghe avviene secondo schemi e ordini
precisi e ricorrenti, ovverosia sotteso a quella concreta serie di sillabe
che costituiscono una unit:'! metrica c'e uno schema o modello astratto.
5. el
6. Il
RFIC
metric
indiffe
ulteric
NOZIONI FONDAMENTALI 19
Cosi diremo, ad esempio, os servando la concreta realizzazione della
stessa sequenza metrica nelle sue varie ricorrenze, che in alcune
posizioni si nota sempre la presenza di una sillaba lunga, in altre quella
di una sillaba breve, in altre ancora edato di trovare una sillaba sia
lunga che breve. Lo schema astratto ricavabile da questo processo, che
quindi comprende in s tutte le possibili realizzazioni della sequenza
metrica a cui si riferisce, non si potra dire composto da sillabe (esse
concorrono alla sua realizzazione concreta di volta in volta): chiamere
mo invece le sue componenti, secondo la proposta di Paul Maas 5,
elementi. E precisamente diremo:
elemento breve o breve (u) quella posizione deBe sequenze metriche
in cui lo schema riehiede la presenza di una sllaba breve;
elemento lungo o longum (-) quella posizione in eui lo sehema richiede la
presenza di una sillaba lunga. In alcuni casi esiste la possibilii per que
st'ultima di essere sostituita da due sllabe brevi: l'elemento lungo in que
sti casi si dice solubile e a proposito del fenomeno si parla di soluzione;
elemento libero (x) quella posizione in cui si pu trovare sia una
sillaba breve che una sillaba lunga;
elemento biceps (uu) quella posizione che, in alcune strutture me
triche, eoccupata da due sillabe brevi che talora possono essere con
tratte;; in una sillaba lunga;
elemento indifferente o indifferens ( ~ ) la posizione finale di una se
quenza metrica autonoma che pu essere realizzata da una sillaba bre
ve o da una sillaba lunga 6.
Per fare un esempio, a proposito di una unita metrica rtmicamente au
tonoma come il tri metro giambico che costituisce con la sua ripetizione
la maggior parte delle sezioni dialogiche del dramma attico, dall'esame
di tutte le sue concrete occorrenze ricaveremo uno schema generale
x u-X-u x-u
v
che va Ietto cosi: la prima, quinta e nona pOSlZlOne possono essere
realizzate sia da una sillaba breve che da una sillaba lunga; la seconda,
quarta, sesta, ottava e decima sono realizzate da una sillaba lunga (o
da due sillabe brevi); la terza, la settima e l'undicesima da una si lIaba
breve; nella posizione finale si pu trovare, vista la pausa successiva,
una sillaba breve o una lunga.
5. Cfr. GM. 8; 32 ss.
6. II termine e stato proposto da L.E. Rossi, Anceps: voca/e. sillaba, elemento,
RFIC 91 (1963), 61 ss. Esso deriva dal fatto che nella posizione finale di una unita
metrica autonoma, la pausa che separa questa unta dalla successiva rende
indifferente il fatto che qui sia posta una sillaba breve o una lunga (per qualche
ulteriore chiarimento concettuale, v. oltre, p. 22).
20 CAPITOLO 1
La strofe .0ppU
1.4. Le unita compositive della metrica greca
una st
stessa,
L'unita compositiva fondamentale della metrica greca, sia neHe sue
II, in r
11 verso esecuzioni recita te o recitative sia in quelle cantate, e iI verso. Esso si
strofe
presenta come una unita rtmica, chiaramente separata da quanto
canto (
precede e da quanto segue (e quindi in linea di principio aperta da
music::
inizio di paroIa e conclusa da fine di paroIa), con alcune caratteristiche
evoluz
di cui abbiamo gia parlato: quella di presentare al suo interno un fIusso
sezionl
verbale che viene sen tito come ininterrotto, diviso in silla be che si
prima
infIuenzano prosodicamente runa con l'altra, e quella di andare
corrisI
a concludersi con una pausa cosi forte da rendere indifferente iI modo
non al
in cu viene realizzato l'ultimo elemento. A quanto detto bisogna
tra le I
aggiungere che, dato che la pausa della fine del verso determina anche
il blocco del fIusso verbale con quanto segue, la quantita dell'ultima
11 colon Una u
sillaba del verso viene determinata di per se stessa, senza alcuna
eiI el
relazione con l'inizio del verso successivo. E inoltre che il distacco fra la
genere
fine di un verso e l'inizio di un verso successivo permette di trovare una
etant,
contemporanea fine dell'uno e inizio dell'altro con vocale: l'incontro
dente:
diretto tra due vocali, lo iato, equalcosa che al confine di parola in
a fom
genere, tranne in particolari situazioni prosodiche, che esamineremo
altr (
piu avanti (cfr. 3.2.3; 3.2.6), viene evitato, e il fatto che qui apparente
La sinafia a fom
mente compaia dimostra come i vocabol in questione non vengono
(da cr
pronunciati in immediata successione.
prosoc
Vediamo un esempio di quanto detto in una serie concreta di trimetri
grazie
giambici: si tratta dei versi iniziali dell' Edipo re di Sofocle
ritmic
che ll(
Edipo re 1-5 , 1tKva, 10\3 11:A.at
verbal
'rTvac; 11:08' iopac;
trovia
tK1iiptotc; ,,&OOtcrtv
indipe
I16A.tC; o' sciuto
o 11:attivrov Kai 5
che si
di un
colon
Oltre a verificare all'interno di ciascun verso il fenomeno del sandhi,
altri 1
notiamo la presenza di una sillaba finale breve al v, 2, mentre negli altri
s
versi compare una sillaba Iunga; aBa fine del v. 2 e del v. 4 c'e iato con
una
aUrav
l'inizio del verso successivo.
aHora
tuisce
NeBe composizioni greche questa unita auto noma che eiI verso, nella
maggior parte dei casi:
lCll'CU (Hxov si trova ripetuta in successoni piu o meno lunghe (Kanl CHxov):
7. Pe
e quanto caratterizza i versi eseguiti con la recitazione o l recitativo,
base, e
come appunto il trimetro giambico che appena visto;
8. Pe
21
La strofe
r
11 colon
La sinafia
NOZIONI
oppure va a costture, inseme ad altri versi a le uguali o dfferenti,
una struttura piu estesa che pu ripetersi per una o piu volte neHa
stessa composizione (con una varieta di modi che esamineremo nel cap.
n, in riferimento ai dversi generi letterar e ai vari poeti): si tratta della
strofe (o stanza). Questo tipo di composizione e per lo piu legato al
canto e alla musica e in particolare alla ripetizione di una stessa sezione
musicale. II nome strofe anzi sarebbe da mettere in relazione con le
evoluzioni di danza di un coro, e avrebbe in origine designato la
sezione di canto eseguita mentre il coro danzava in una direzione,
prima di volgersi (cr1"p<petv) neUa direzione opposta, a cantare la
corrispondente sezione succcssiva; ma esso si usa anche per la lirica
non accompagnata dalla danza. La corrispondenza metrica esistente
tra le componenti delle strofe edetta responsione.
Una unita metrica situata in vece a livello inferiore rispetto al verso
e il colon. Con questo termine si intende una sequenza metrica in
genere non molto estesa, ma la cu caratteristica princpale non
etanto la breve estensione, quanto l'essere ritmcamente non indipen
dente: in genere essa e strettamente collegata ad altre sue simili
a formare un verso (assai piu raramente, in ambito lirico, insieme ad
altri cola, senza passare per l'intermediazione del verso, essa va
a formare una strofe). La stretta unione tra cola viene detta sinafia
(da cruvnn::Lv collegare): in riferimento ai condizionamenti
prosodici che l'inizio di un colon esercita sulla fine del precedente
grazie al loro stretto coHegamento si parla pli precisamente di sinafia
ritmico-prosodica; se due cola son o collegati tra loro in maniera tale
che non ci sia tra loro fine di parola dciamo che essi sono in sinafia
verbale 7. Ma ci sono casi in cu una sequenza che il piu delle volte
troviamo come colon presenta uno o piu di uno di quei segnali di
indipendenza da quanto precede e quanto segue che abbiamo ricono
sciuto come caratteristche del verso: in tali casi possiamo ben dire
che si tratta di un colon assurto al rango di verso o, in altri termini,
di un verso costituito da un unico colon. Per fare un esempio, un
colon come il gliconeo (x x - u u - u-) 8 soltamente si unisce ad
altri neHa composizione di un verso; in Soph. O.e. 1215 troviamo
una sequenza di questo tipo (nel nOAAa I..U':v al .taKpai) isolata
attraverso lo iato da quanto precede e da quanto segue: si pu dire
aHora che qui essa si presenta come rtmicamente autonoma e costi
tuisce un verso.
7. Per que sta terminologa, e la fondamentale dscussione teorica che ne ealla
base, efr. Rossi, 791-821.
8. Per il tipo di colon v. oltre, cap. 17, p. 233.
22 CAPITOLO 1
I versi o
i sistemi dei
brani lirici
I criteri
boeckhiani
Mentre non comporta a1cun problema identificare i lunghi versi delle
serie recitate o recitative, ben riconoscibili e tutti uguali tra loro,
quando ci troviamo di fronte ad un brano lirico le cose in genere non
sono molto semplici. Nella distinzione delle unita maggiori (quelli che
abbiamo chiamato versi, ma che se di particolare estensione si preferi
sce talvolta chiamare sistemi) bisogna servirsi di alcuni criteri, che
corrispondono fondamentalmente ai fenomeni che abbiamo gia piudi
una volta segnalato parlando delle caratteristiche del verso, e ehe sono
stati brillantemente individuati in epoca moderna da A. Boeckh 9.
Per essere in presenza di fine di verso e condizione indispensabile la fine
di parola; se questa condizione sussiste, la presenza di una fine di verso
pu essere dimostrata:
dalla eventuale presenza di uno iato,
e/o dalla eventuale possibilita di dimostrare il fenomeno dell'indiffe
renza finale: ci avviene se alla fine di una sequenza metrica, il cui
schema prevede una lunga (ad esempio, il gliconeo, che abbiamo citato
sopra), troviamo presente, in una delle sue occorrenze neUa composi
zione, una silIaba breve 10.
In questo tipo di fenomeno spesso definito, secondo una proposta di P.
Maas, brevis in longo, molti inc1udono anche casi in cu, di fronte ad
inizio vocalico della sequenza successiva si presenti una sillaba ehiusa
con vocale breve: ad es. in caso di un gliconeo che termini in -v di
fronte ad una vocale; ma e bene segnalare che si tratta di un fenomeno
diverso, per il quale la sillaba finale deIla prima sequenza mantiene la
sua natura di sillaba chiusa, e quindi lunga (cioe non subisce il
condizionamento prosodico dell'inizio della sequenza successiva), di
mostrando cosi la rottura della continuita prosodica: in q uesti casi noi
parleremo di blocco della sinafia.
Per quanto riguarda tutti i fenomeni che abbiamo appena elencato si
tratta, e bene sottolinearlo, di eventualita, in quanto, soprattutto in
caso di composizioni in cui la stessa unita strofica eripetuta una sola
volta o poche volte, e possibile che questi fenomefli accessori
aquello della fine di parola (che, ripetiamo, e indispensabile alla
individuazione di un verso) non s verifichino maL
Soccorre allora l'ultimo fra criteri boeckhiani, la cognitio metrorum,
cioe la conoscenza sia del tendenziale comportamento deBe vare
9. Cfr. Boeckh, 82; 308 ss.
lO. Nella individuazione de versi non ci possiamo servire di questo critero,
nvece, in caso d cola il cui schema prevede elemento libero finale, che pu essere
realizzato da una si liaba breve o da una lunga in virtu della sua stessa natura
libera, e non in seguito all'indifferenza di fine di verso.
sequen
in fuo.
dell'au
La dis]
tria. 1
cornee
e poi (
(talvoll
so e dt
una t e ~
comun
proced
realizz::
evidem
neUa s1
che ne]
spaziat
I periodi unirsi 1
che seIl
no con
zione e
Nellea
ci serv
alla fin
usere
presen1
segnal,
iI segnc
negli
quandc
pender
giambi
prese
evidem
userem
al qual
caso sI
11. v.
23
I periodi
NOZIOM FONDAMENT AL!
sequenze metriche, ad esempio il ricorrere di una determinata sequenza
in funzione di chiusa, o clausola, di una unita maggiore, sia dell'uso
dell'autore.
La disposizione di brani lirici per versi cosi individuati edetta sticome
tria. 1 filologi alessandrini mettevano invece in pagina il testo per cola,
come ci edimostrato dall'ordinamento editoriale (colometria) dei papiri
e poi delle edizioni medievali, che lo continuano; questo procedimento
(talvolta di realizzazione abbastanza semplice e lineare, talvolta comples
so e dubbio nei risultati, per i quali non possiamo contare nemmeno su
una testimonianza completa dell'attivita degli Alessandrini) equello piu
comunemente usato anche neHe edizioru critiche moderne. 1 due modi di
procedere, comunque, non si escludono vicendevolmente e sono talora
realizzati insieme nelle nostre edizioni: in tal caso in genere i cola sono
evidenziati da una indentatura verso destra (cfr., ad esempio, l'adonio
nella strofe saffica) ll; un ulteriore raffinamento eintrodotto da editori
che nelle strutture piu elaborate cercano di identificare e segnalare con
spaziatura anche gli eventuali raggruppamenti in cui i versi possono
unirsi nell'andare a formare una strofe: si tratta dei cosiddetti periodi,
che sembrano caratteristici delle strutture strofiche piu ampie e doveva
no corrispondere a diverse sezioni di danza del coro, ma la cui identifica
zione ecomunque in genere difficile.
Nelle analisi metriche che seguiranno nel corso della nostra esposizione
ci serviremo dei seguenti criteri quanto all'uso dei segni metrici relativi
alla fine di verso:
useremo i segni di sillaba breve e di sillaba lunga quando sara
presentata la scansione di un esempio concreto sulla base di un testo,
segnalando, nei contesti lirici, l'eventuale presenza di fine di verso con
il segno 11 posto a conclusione della scansione;
negli schemi astratti delle sequenze useremo il segno dell'indifferens
quando queste sequenze si presentan o abitualmente come versi indi
pendenti (cosi ad esempio nello schema dell'esametro e del trimetro
giambico recitato o recitativo);
presentando la scansione di'una strofe senza riprodurne il testo, per
evidenziare, qualora ci sia possibile, lo status dei versi rispetto ai cola,
useremo il medesimo segno dell'indifferens, anche se il criterio in base
al quale si decide che una certa sequenza costituisce un verso non enel
caso specifico quello dell'indifferenza;
11. V. oltre, cap. 17, p. 240 (17.2.1).
24 CAPlTOLO 1
quando la descrizione di una struttura lirica sara realizzata attraverso
1;6.
l'elenco delle sue componenti senza mostrarne la scansione, per segna
lare i versi adopereremo il segno 11.
Seum
a che.
Anche
entrer.
1.5. Costruzione kata metron
Sono(
Tra i 1
Se all'interno di una sequenza metrica (colon o verso) il ritmo ha un
costru
andamento tale da rendere riconoscibile una divisione in specie di
<mnita di misura che si ripetono regolarmente, noi chiamiamo questa
suddivisione metron e definiamo le sequenze cosi composte sequenze
KU1:U Il1:pOV, cioe serie di metra (avremo, a seconda del numero dei
metra, dime tri, trimetri, etc.).
1metra 1 metra in cui si articolano queste sequenze son o fondamentalmente:
Cesura e All'int
dieresi
quelle
uu uu uu uu metron anapestico (an)
regola
x - u - metron giambico (ia)
parola
-u-
x
metron trocaico (tr) sono I
incisc
-uu dattilo (da)
grupp
-u- cretco (cr)
Ponte o Vicev(
u- baccheo (ba)
zeugma
la fiO(
-u u coriambo (cho)
parler,
uu ionico a minore (ion)
Resta
padia:
1 piedi Dai metricisti antichi alcuni di questi metra, e in particolare i primi tre,
a prol
venivano analizzati in unita minori, dette piedi, rispettivamente
Parola Per p ~
l'anapesto (u u il giambo (u -), iI trocheo (- u): ma, anche se il
discor
movimento alla base di queste sequenze e in effetti rispettivamente
del dh
l'alternanza 2 brevijlunga, breve/lunga, lunga/breve, la vera unita che
discor
si ripete (come comunque avevano chiaro anche gli interpreti antichi)
Le appositive appos
e in realta la misura doppia rispetto a questi piedi, il che ad esempio
dell(
nel caso di giambi e trochei eevidenziato dalla presenza di elemento
succes
libero rispettivamente all'inizio e alla fine di ciascuna <mnita di mi
non s
sura. Durante la nostra trattazione manterremo talvolta, per comodita,
negazi
l'uso del termine piede per descrivere determina ti fenomeni metrici,
e in corrispondenza aquesto il termine sede: cosi per indicare
i fenomeni che avvengono nel primo piede di un verso, ad esempio
in x all'inizio del trmetro giambico, parleremo di prima sede.
12. A
La catalessi Quando, in una sequenza formata da un certo numero di metra,
dell'us(
l'ultimo si presenta piu breve di un elemento, parleremo di sequenza fatto ir
catalettica (da KU1:UArrYro, interrompo; il termine che designa iI fenome
utile (e
terminl
no e catalessi).
25 NOZOl\ FONDAMENTALI
1.6. Costruzione non kata metron
Se una misurazione come quella ora descritta non epossibile abbiamo
a che fare con sequenze non KU"CU ,t"Cpov.
Anche per queste sequenze, come si yedra, almeno a livello descrittivo,
entrera in gioco il fenomeno della catalessi.
Sono costruiti per lo piu KU"CU ,t"Cpov i versi e i cola recitati o recitativi.
Tra i versi e cola lirici ne troviamo sia di costruiti KU"CU '"Cpov che di
costruiti non KU"CU llt"Cpov.
1.7. Cesura e dieresi. Ponte. TI concetto di parola metrica
Cesura e
dieresi
Ponte o
zeugma
Parola
Le appositive
All'interno di alcuni tipi di sequenze metriche (fondamentalmente
quelle recitate o recitative) si assiste, come forma di articolazione, al
regolare o tendenziale ripetersi in determinate posizioni della fine di
parola (non accompagnata, naturalmente, da quelle caratteristiche che
sono proprie deBa fine del verso): chiamiamo il fenomeno in generale
incisione e, piu precisamente cesura, se esso ricorre all'interno di un
gruppo metrico elementare, dieresi, se ricorre aBa fine di esso 12.
Viceversa compaiono talora dei punti in cui, in determinate condizioni,
la fine di parola sembra tendenzialmente evitata: aquesto proposito
parleremo di ponte o zeugma.
Resta da chiarire infine che cosa intendiamo con parola quando
parliamo di fine di parola sia a proposito di cesura o dieresi sia
a proposto di ponte sia in fine di verso.
Per parola in senso metrico non intendiamo una qualunque parte del
discorso, ma piuttosto il complesso formato da una parte significativa
del discorso (come ad esempio un nome o un verbo) e da altre parti del
discorso che ad essa strettamente si saldano: si tratta delle cosiddette
appositive, e piu precisamente
delle prepositive, i vocaboli che tendono ad appoggiarsi al vocabolo
successivo, fra cu, oltre all'articolo, ci sono: preposizioni (a meno che
non sano in anastrofe), congiunzioni (ad esempio Ku, ),,),,,, ~ ) , le
negazioni (come OU, lll, oMt, 11118t, otm:, ,ln;), particelle asseverative
12. Anche se la denomnazione di diere si risale ad un fraintendimento moderno
dell'uso del termine da parte dei metricisti antichi (cfr. West 1982, 292), resta un
fatto importante dal punto di vista metrico, e sembra opportuno o quanto meno
utile (cfr. Diggle 1984, 67) mantenere tra i due tipi di fenomeni una distinzione
terminologica.
26 CAPITOLO 1
(come i)) e interrogative (come apa), la particella interiettiva ro, il
pronome relativo
e delle pospositive, cioe tutti quei vocaboli che tendono ad appoggiar
si al vocabolo precedente, fra cu, quindi: le enclitiche e particelle
(forse, al d la della moderna accentuazione, anch'esse enc1itche) come
Ilv, , Si, Sfita, SfieEV, Sa, Iliv, oov, tOVDV, ay, ao, apa.
Una maggiore indipendenza sembra essere goduta dalle appositive di
maggior peso sillabico. Nel succedersi di una prepositiva + una
pospositiva + il vocabolo retto dalla prepositiva (es. EK SE ~ t ~ ) il
nesso dei tre vocaboli ha in genere i1 valore di un'unica parola metrica,
in quanto la pospositiva, con funzione di connessione, va a costituire
con la prepositiva precedente un nesso complessivamente prepositivo 13.
Nei criteri di definizione delle appositive, a parte i casi piu chiari,
restano margini di soggettivita e di incertezza 14; anche il comportamen
to dei vocaboli dal carattere appositivo meno dubbio nei confronti
delle cesure e del loro opposto, cioe i pont, non esempre perfettamente
coerente 15; infine sembra di poter notare, a seconda dei generi letterari,
un diverso grado di elasticihi nelIa ammissibilita del valore appositivo
d determina ti vocaboli (su questo ci soffermeremo affrontando i pro
blemi dei singoli tipi di versi): si trattava forse di un modo diverso di
pronunciare i medesimi nessi.
Omero Laste
matm
redatt
sara il
di pO(
Corin
e dai I
dal ta
Esiodo a.e. (
canon
per q
13. Cff. Maas, GM, 137; Bulloch, 262 n. 5; Slings, 55; Cantilena, 21 ss.
14. Per un'ampia recente discussione cff. Cantilena, 11 SS.; per altri contributi sul
dovet
a.e.)
problema cff. Frankel 1968, 142-147; K.J. Dover, Greek Word Order, Cambridge,
raggu
1960, 12 SS.; Sobolevskij, 43-56; Bulloch, 260-263; M.O. Oleott, Metrieal Varia vicem
tions in the amble Trimeter as a Funetion 01 Dramatie Teehnique in Sophocles'
loro r
Philoctetes and Ajax, Ann Arbor-London, 1974, 1-55; van Raalte, 162-165.
15. A.M. Devine L. Stephens, CPh 73 (1978), 314-328, hanno proposto di
attribuire l'incoerenza del comportamento delle appostive a variazioni di tempo di
emissione associate a livelli stilistici different: come nota Cantilena, 19, un
concetto simile, pUf da non generalizzare, sembra in aleuni casi inevitabile per
spiegare certe eccezioni alle regole proprie dei singoli tipi di versi.
l. Ce
epoche
zadub
13
il
r
le
le
di
la
il
a,
re
n,
n
tti
te
n,
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di
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~ e ,
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~ s '
di
di
In
er
CAPITOLO 2
Lineamenti di storia
della versificazione greca
2.1. L'esametro: epica omerica e poesia didascalica esiodea
Omero
La storia deHa poesia greca si apre per noi con i poemi omerici, prodotti
maturi e geniali di una gia lunga tradizione di composizioni epiche,
redatti, in successione stichica, nel verso, l'esametro, che da allora in poi
sara iI verso canonico di ogni opera del genere (a comineare da quelle
di poeti arcaici che per noi sono poco piu che nomi, come Eumelo di
Corinto, Pisandro di Rodi, Creofilo di Samo, Careno di Naupatto,
e dai perduti poemi cosiddetti del Ciclo epico, assegnabili ad un periodo
dal tardo VII alla seconda meta del VI seco a.e.). Usato intorno al 700
Esiodo a.C. da Esiodo anche per la sua poesia didascalica, il verso divenne
canonico anche per que sto genere letterario. Esso fu adoperato inoltre
per quel tipo di composizioni a noi note come Inn Omerie, che
dovettero pure avere origine in eta arcaica (almeno a partire dal VII seco
a.e.) e che consistevano in preludi (n:poo,.uu, talvolta di dimensioni
ragguardevoli grazie aBo sviluppo degli elementi narrativi connessi alle
vicende deHe divinita a cui erano dedicati), premess dai rapsodi aBe
loro recitazioni dei poemi di Omero o di altri autori l.
l. Come enoto, nel Corpus a noi giunto di 33 inn sono contenuti prodotti di
epoche diverse, d cu comunque alcuni, soprattutto i piu ampi, appartengono sen
za dubbio all'eta arcaca (VII-VI seco a.c.).
28 CAPlTOLO 2
2.2. TI giambo e I'elegia
abbiru
La
parakatalogh
Archiloco
Semonide
e Ipponatte
Ananio
Gli epod
11 dstico
elegiaco
Callino,
Trteo
Mimnermo
In ambito ionico si sviluppa non molto pu tard la poesa giambica,
definizione neHa quale sono comprese opere composte dalla ripetizione
stichica deHo stesso verso (non solo il tri metro giambico, ma anche il
tetrametro trocaico catalettico). Di questa poesia che, legata soprattut
to all'ambito del simposio (anche se le sue radici vanno forse cerca te
nelIa sfera del culto di Demetra) ed eseguita con ogni probabilita neBa
forma di un recitativo (parakatalogh) accompagnato dal suono del
l'aulo (uno strumento a fiato accostabile non tanto, come estato talora
fatto, al moderno flauto, quanto all'oboe), si caratterizzava per la sua
aggressivita, il primo autore a noi noto eArchiloco (seconda meta del
VII sec.); gli antichi lo associavano per eccellenza in questo genere let
terario a Semonide di Amorgo e a Ipponatte, che sarebbe stato anche
!'inventore di una variante del trimetro giambico, il cosiddetto coliam
bo (un trimetro giambico con il penultimo elemento realizzato da
sillaba lunga), una invenzione che forse si proponeva un deliberato
effetto di rottura in linea con il generale atteggiamento del poeta.
n coliambo fu usato in eta arcaica anche da un giambografo per noi
assai piu oscuro (Ananio), il quale, come e forse piu di Ipponatte, uso
pure una forma del verso con finale ancora pu duro (realizzato da
lunga anche il quartultimo elemento) nel cosiddetto ischiorrogico; i due
poeti utilizzarono anche una forma con chiusa pesante del tetrame
tro trocaico catalettico.
Ad Archiloco e a Ipponatte si deve inoltre la composizione di piccole
strofe, dette epodi, costruite abbinando due versi di differente estensio
ne, dei quali il primo piu lungo. Tra queste, in genere di contenuto
aggressivo e spregiudicato, si distingue, a quanto sembra, come veicolo
di diversi contenuti, e se non altro almeno per la differente, enorme
fortuna a cu era destinata, una strofetta utilizzata da Archiloco, il
cosddetto dstico elegiaco, formato da un esametro e da} cosiddetto
pentametro (in re alta un verso costtuito dalI'unione di due cola detti
hemiepe). Eil metro deH'elega, che trovava anch'essa la sua collocazio
ne precipua nei simposi, ma che si caratterizzava per i1 contenuto serio
(dallo gnomico al parenetico all'amoroso al patriottico). Destinata ad
apparre, con diversi sviluppi neI contenuto, in tutte le fasi della
produzione Ietteraria greca, l'elegia, accompagnata dall'aulo, in eta
arcaica era molto probabilmente eseguita col canto. 1 principali rappre
sentanti del genere in questo periodo, oltre ad Archiloco (che vi
immette, fra l'altro, riflessioni etiche, descrizioni di personaggi dei
simposi, resoconti deBe proprie esperienze militari), sono lo ionico
Callino, rappresentante al pari di Trteo (forse ionico anch'egli, ma
sicuramente attvo in ambito spartano) d una elega dedcata ai tem
della guerra e deHa parenesi eroica; Mimnermo (pure ionico), di cui
dal m
termr
Solone vecchi
che m
catale'
Teognide Teogt1
autenl
anonil
parter
2.3. I cola
Saffo e Alceo Inam
legata
arista
lopiu
princi
viame
L'isosillabismo smo,
stesso
eleme
usano
propr
denor
(in el
o due
cons!
ma sI
Struttura mono
monostrofica
sudde
trocal
cons
(ad e!
union
stmtt
2. Pe
rcezio
n.s. 3S
Ferrar
LINEA\1ENTI DI STORIA DELLA VERSIFICAZIONE GRECA 29
abbiamo frammenti che testimoniano un ambito di argomenti svariati,
dal mito alla storia, a tem che rimandano alraccezione moderna del
termine e1egia, come la riflessone sul contrasto tra il dolore deHa
Solone vecchiaia e l'effimera gioia della giovinezza; pi tardi I'ateniese Solone,
che us l'elegia (come pure il trimetro giambico e il tetrametro trocaico
catalettico) per composizioni di tipo didattico-politico e il megarese
Teognide Teognide (nel corpus in due libri a noi giunto c ' t ~ comunque poco di
autenticamente suo, mentre molto si configura nella forma di carmi
anonimi e di riprese alterate da Mimnermo e Solone usa te come punto di
partenza per nuovi spunti all'interno dell 'improvvisazione simposiale) 2.
2.3. I cola eolici: la lirica monodica
Saffo e Alceo In ambito eolico nel VII-VI secolo si colloca l'attivita di Saffo e Alceo,
legata rispettivamente all'ambito dei tiasi femminili e delle eterie
aristocratiche. Le composizioni dei due poeti sono liriche, affidate per
lo pi al canto a solo (lirica monodica). La loro metrica obbedisce a un
principio, probabilmente di notevole arcaicita, visto che non lo ritro
viamo in altri ambiti, neppure in epoca precedente, come l'isosillabi
L'isosillabismo smo, cioe l'uso di sequenze metriche rigorosamente composte deHo
stesso numero di sillabe, alle quali risultano estranei dunque gli
elementi bicipitia e la possibilita di soluzione dei longa. I due poeti
usano precipuamente una serie di cota non costruiti per metra, che
proprio per il loro largo uso in quest'aDbito vengono comunemente
denominati eolici: molti di essi sono caratterizzati da un inizio libero
(in epoca moderna detto base eolica), formato appunto da uno
o due elcmenti liberi. Gran parte delle composizioni di Saffo e Alceo
consiste nelIa ripetizione (secondo lo schema A A A ... ) di una medesi
ma struttura strofica (si tratta del procedimento compositivo detto
Struttura monostrofico). Tali strofe, piuttosto brevi, son o formate ora dai cola
monostrofica suddetti (a cui sono da aggiungere anche cola di tipo giambico,
trocaico, ionico), elevati a rango di versi, e piu spesso da versi
consistenti in sequenze piu lunghe formate suBa base di principi diversi
(ad esempio, dalla combinazione dei cola eolici tra loro, o dalla loro
unione con segmenti di tipo principalmente giambico). Vi sono ale une
strutture strofiche che si ripetono da una composizione all'altra, usate
2. Per iI problema della formazione della silloge teognidea cfr. F. Ferrari, Sulla
ricezione dell'elegia arcaica nella silloge teognidea: il problema delle varan/i, Maia
n.s. 39 (1987), 177-197; Teognide, Elegie, introduzione, traduzione e note di F.
Ferrari, Milano, Rizzoli. 1989. 5-45.
30 CAPITOLO 2
probabilmente in collegamento con determinate modalita musicali; cosi
avviene per le piu note strofe da essi usate: la saffica e la alcaica.
Sembra attribuibile ai poeti di Lesbo anche ruso stichico dei versi
lunghi per inter componimenti, anche se ci non e sicuro, visto che gia
gli antichi nota vano per molti di quest casi la possibilita di essere
articolati in distici, i1 che piu volte si rifiette nella disposizione editoria
le dei papiri 3.
2.4. La lirica coraJe arcaica e tardo-arcaica. La lirica di Anacreonte
Alcmane,
Stesicoro,
Ibico
Struttura
triadica
Ritmi dattilici
Dattilo
epitriti
Anacreonte
Fiorisce piu o meno nello stesso periodo, con l'opera di Alcmane,
Stesicoro e Ibico, una lirica, soprattutto corale (legata alle esecuzioni dei
cori neHe grandi feste pubbliche), ma anche monodica (legata sia
all'ambito del simposio sia, probabilmente, a quello di gare citarodiche,
cioe agoni in cu entra vano in concorrenza canti eseguiti con l'accompa
gnamento della cetra), caratterizzata dalla tendenza verso composizioni
articolate in forma piu complessa. Intanto, non vengo no usate strutture
convenzionali che si mantengono da una composizone all'altra, come
abbiamo visto in Saffo e Alceo e come era il caso degli epodi dei poeti
ionici, ma, almeno a quanto ne sappiamo, viene creata per ogni
composizione una struttura metrica nuova. Inoltre Stesicoro e lbico
usano sempre, o per lo piu, la cosiddetta struttura triadica 4: quello che
viene ripetuto in una composizione non e una singola strofe, bensi una
struttura chiamata triade, formata da due sezioni in responsione tra loro
(strofe e antistrofe) seguite da una sezione diversa (anche se in genere
ritmicamente congruente con le precedenti), detta epodo ( ~ em:po<;, seil.
cr't"p0<Pl); si ha quindi uno schema AAB AAB etc. Di notevole estensione
e complessita sono spesso anche i versi in cui le singole unta strofiche si
articolano; quanto ai ritmi usati dominano senz'altro i dattili, accanto ai
quali si fanno ampiamente strada in Stesicoro sequenze che domineran
no la lirica tardo-arcaica (i cosiddetti dattilo-epitriti, che fanno sporadi
che apparizioni anche in quanto abbiamo di lbico); Alcmane presenta
pure ritmi giambici, trocaici, eolici e ionici.
Nel VI seco lo ionico Anacreonte, accanto ad una produzione appunto
di tipo ionico consistente in elegie, composizioni giambiche, poesia
epodica, di cui pochissimo ci e pervenuto, si dedica, ancora per
l'ambito del simposio, alla composizione di carmi monodici, soprattut
to, a quanto sembra, di tipo monostrofico; i ritmi predominanti sono
3. Cfr. West, GM, 32 n. 6.
4. Che que sta struttura fosse usata anche da Alcmane equestione assai dibat
tuta.
Simonide,
Bacchilide,
Pindaro
sempt
unita:
Simor
recent
delle (
mono
con 111
che ra
ze fOl
cretici
Le parti
recitate
e recitative
11 canto
Proodo
Mesodo
Efimnio
Moltc
attico
CtuCO
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(come
Le pa
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31
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Simonide,
Bacchilide,
Pindaro
LINEAMENTl DI STORIA DELLA VERSIFICAZIONE GRECA
semplici eolici e ionici. La tradizione corale deHe lunghe ed elaborate
unita strofiche prosegue in vece nel periodo tardo-arcaico con l'opera di
Simonide (autore anche di elegie, di cu aleune recuperate in epoca
recentissima grazie ai papiri), Bacchilide e Pindaro. La maggior parte
deBe composizioni dei tre lirici e triadica, anche se non mancano odi
monostrofiche; i ritmi usa ti si dividono in tre grandi filoni: gli eolici,
con inserti di segmenti giambici ed anche docmiaci, i dattilo-epitriti ,
che raggiungono in Pindaro una notevole complessita, e infine sequen
ze formate daH'associazione di metra e cola giambici con trochei,
cretici, reiziani e docmi.
2.5. 11 drarnma attico
le part
recitate
e recitative
11 canto
Proodo
Mesodo
Efmnio
Molto di quanto estato finora descritto si trova utilizzato nel dramma
attico del V e IV secolo (tragedia, commedia, dramma satiresco), nella
cu complessa artcolazione ave vano spazo i tre modi fondamentali della
performance poetica e musicale greca: la recitazione, la parakatalogh
(come si egia detto una sorta di recitativo accompagnato), il canto.
Le part recitate e recitative, a proposito deHa distinzione tra le quali
piu volte non si possono che formulare ipotesi, erano affidate a versi
stichici (soprattutto il trimetro giambico, ma anche l tetrametro tro
caico e, per la commedia, vari altri versi, fra cui principalmente il
tetrametro giambico catalettco e il tetrametro anapestico catalettico,
talvolta seguiti, come del resto il tetra metro trocaico, da successioni piu
o meno lunghe nello stesso ritmo).
Il canto, affidato aH'esecuzione del coro, ma anche di sngoli attori, si
articolava soprattutto secondo una struttura differente da quelle
finora incontrate, consistente in una coppia strofica (strofe e antistro
fe tra loro in responsone) oppure neBa successione di coppie strofiche
l'una diversa dall'altra, con la eventuale presenza finale di una
struttura che restava al di fuori della responsione (epodo), secondo gli
schemi AA (X) oppure AA BB Cc. .. (X). Talvolta una sezione lrica
priva di responsione era collocata prima della coppia strofica iniziale
(si parla aHora di proodo), talvolta in mezzo ai componenti di una
coppia strofica (e viene aHora detta mesodo). ABa fine di strofe
e antistrofe si trova aleune volte inserito una sorta di ritomello
(efimnio), con la ripetizione, oltre che deHo stesso schema metrico,
dello stesso testo 5: si tratta di un procedimento legato in particolare
alla lrica cultuale.
5. efr. ad es. Aesch . Sept. 975-977 = 986-988; Suppl. 117-121 129-132:
141-143= 151-1 162-167 = 175a-f; Eum. 328-333 341-346.
.
32 CAPITOLO 2
2.5.1. La tragedia
mente
11 prologo
La parodo
Gli episodi
Gli stasimi
L'esodo
I KOllllO
Struttura
epirrematica
ucr"CPO<fJU
Per quanto riguarda la tragedia, la sua articolazione in rapparto ai vari
metri vedeva per lo piu all'inizio un prologo in trimetri giambici seguito
dall'ingresso del caro che esprimeva il suo primo canto nella parodo;
questo canto (a cu a volte partecipava uno dei personaggi) poteva essere
preceduto (il che avviene in alcune tra le opere piu antiche) da anapesti,
eseguiti, probabilmente in parakatalogh, dai componenti del coro
durante la loro marcia per raggiungere l'orchestra 6. Seguivano i vari
episodi, di solito scene dialogiche (non prive di ampie rheseis) in trimetri
giambici, inframmezzate dagli stasimi, canti del coro (talvolta preceduti
o seguiti da brani in anapesti non lirid). 11 dramma andava a concIudersi
con l'esodo, in cui accanto ai trimetri venivano tal ora usati, ad accompa
gnare con il loro ritmo di marcia l'uscita dei personaggi e del coro, gli
anapesti, a volte eseguiti dal coro, a volte in contesti di dialogo fra attori.
Nel corso dell'azione potevano essere nseriti anche canti
o canti alterni, e in particolare i cosiddetti KOIlIlOi, da K1t'tcrOCtl,
bat1ersi il petto in segno di dolore), eseguiti dal coro e da uno o piu
attori, e anche canti eseguiti dai singoli attori (monodie e duetti lirici
fra attari [lllvTl an crKTlVi)C;] canti dalla scena); vi sono anche esempi
di brevi can ti del coro all'interno degli episodi e, soprattutto in Eschilo,
di strofe del coro infrarnmezzate da trimetri giambici o cola anapestici
degli attori (in questi casi probabilmente eseguiti in recitativo) secondo
una struttura che, con termine preso a prestito, come si yedra, dalla
cornmedia, viene detta epirrematica. In molti c;asi ralternanza nella
stessa scena tra canto e recitazione non sembra solo una necessita
derivante dalla mancanza di piu di un attore in grado di eseguire un
canto solistico, ma viene ricercata dal poeta per ottenere particolari
effetti drarnmatici.
Si sviluppa, in particolare nell'ultimo Euripide, la tendenza ad affran
carsi dalla responsione, con la composizione di lunghi pezzi astrofici
soprattutto per le monodie degli attori, che dovevano talvolta configu
rarsi come brani di notevole virtuosismo, senza dubbio influenzati
dalla nuova musica sperimentata in quel tempo ad Atene dai poeti del
cosiddetto Nuovo Ditirambo (tra cu Melanippde, attivo comunque
fin dal secondo ventennio del V sec., Cinesia, Filosseno, Timoteo).
Per i suoi canti la tragedia usa praticamente (con preferenze diverse da
parte dei singoli autori, che esamneremo) tutti i ritmi a disposizione;
i poeti campongono talvolta strofe domnate da uno di tal ritmi, talvolta
ne uniscono tra loro di diversi. Una notevole polimetria (a volte assoluta
6. Ne Persiani e nelle Supplici di Eschilo. opere prive di prologo in trimetri, gl
anapesti di in gres so del coro si collocano all'inizio della tragedia.
Euripc
liriea (
o lame

2.5.2. La Commedi
Nella
La struttura alcune
epirrematica
cui se
La sizigia
cosidd
epirrematica
copp
unap
tetrarr
fonda
La parabasi quella
scena
(napa
spetta
fattisI
11 kommation
Arist(
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La parabasi
const:
anapestica
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Lo pnigos grand
Ode e antode msen
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la
:a
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LI:-.lEAMEKfI DI STORIA OELLA VERSlfICAZIONE GRECA
mente abnorme rispetto alle epoche precedenti) si riscontra nell'ultimo
Euripide. Particolare sviluppo rispetto agli sporadici usi precedenti neHa
lirica corale assume il docrno (usato in genere in contesti di agitazione
o lamento), ma anche, soprattutto ancora con l'ultimo Euripide, la lirica
anapestica, articolata in lunghi sistemi per lo pili privi di responsione .
2.5.2. La Cornrnedia Antica
La struttura
epirrematica
La sizigia
epirrematica
La parabasi
11 kommation
La parabasi
anapestica
Lo pnigos
Ode e antode
Epirrema e
antepirrema
Nella Cornmedia Antica una struttura composItIva caratterstica di
alcune part fondamental e, come si eaccennato, quella epirrematica, in
cu sezioni liriche si alternan o a sezioni recitate o recitative. Nella
cosiddetta sizigia epirrematica abbiamo una coppia (si7igia unione,
coppia) ciascun componente della quale eformato dalla successione di
una parte lirica (odejantode) e di una sezione recitata o recitativa in
tetrametri di qualche specie (epirrema/antepirrema). Questa struttura
fondamentale e spesso ampliata da altre componenti. Cosi avviene in
quella parte peculiare della commedia detta parabasi, in cui, usciti di
scena gli attori, l coro, piu volte tralasciando la finzione scenica, sfila
procedo, avanzo) rivolgendosi direttamente agli
spettatori, nei casi in cui essa si presenta in forma completa (nella
fattispecie negli Acarnesi, nei Cavalieri, nelle Vespe e negli Uccelli di
Aristofane). In questi casi essa viene introdotta dal kommation, saluto di
congedo del corifeo agli attori che escono, la cu forma metrica varia da
un' opera all'altra: talvolta ein metri lirici, talvolta no. Segue la paraba si
vera e propria, nella quale si concentra il colloquo con il pubblico: essa
consta normalmente di tetrametri anapestici catalettici kata stichon
(tanto che questa sezione veniva designata talvolta anche come quella
degli anapesti), ma tal ora sono usati anche, in ripetizione stichica,
altri tipi di versi lunghi (ad esempio nelle Nuvole gli eupolidei, versi
costituiti da due cola di tipo sostanzialmente eolico). La parabasi
anapestica era conclusa da una successione anapestica eseguita con
grande concitazione, de1ta pnigos (= soffocamento); a questo punto si
inseriva la sizigia epirrematica, in cu le odi in responsione (ciascuna
eseguita da uno dei due semicori in cui si doveva in queste occasioni
dividere iI coro) contenevano in genere invocazioni agli dei e alla Musa,
mentre gli epirremi esprimevano contenuti diversi, quali ad esempio
l'autoelogio del coro, il lamento suBe condizioni politiche e sociali,
consigli politici. Epirrema e antepirrema, formati dallo stesso numero di
tetrametri trocaici catalettici (16 o 20, comunque un multiplo di 4),
dovevano essere eseguiti in recitativo dai corifei dei due serncori 7. La
7. Quanto ai casi in cui la parabasi si presentava in forma incompleta: neIle
r
CAPITOLO 2 34
L'agone
Ode
katake
leusms
epirrema
pngos
Antode
antikatake
leusms,
antepirrema,
antipngos
simmetria nella costruzione delle part della scena eprobabilmente da
mettere in relazione col fatto che la sizigia era, come sembra certo,
accompagnata da movimenti di danza. La sizigia epirrematica era alla
base anche di quell'altra scena peculiare deHa Commedia Antica,
l'agone, che vedeva il contrasto fondamentale tra due personaggi
nemici con intervento del coro. Nella sua forma completa esso si
presentava costituito da: ode, con il commento del coro sullo scontro
che stava per cominciare; katakeleusms (= invito), breve csortazio
ne del coro rivolta al primo personaggio affinch prenda la parola,
espressa neHo stesso metro (tetrametri anapestici catalettici o tetrametri
giambici catalettci) in cu si svolgera subito dopo il discorso di
quest'ultimo (epirrema), punteggiato da repliche dell'avversario ed
eventuali interruzioni del coro o di un personaggio buffo (il bom%
chos, buffone). L'epirrema sfociava in una parte finale condotta
concitatamente nello stesso ritmo. La seconda parte dell'agone era
costituita (prima di andare eventualmente a concludersi con una
sphrags, di forma metrica varia nei Cavalieri essa ein prosa -, in cui
il coro talvolta pronunciava le lodi del vincitore del dueHo oratorio), da
antode e antikatakeleusms del coro, quindi da antepirrema e antipni
gas dell'altro personaggio (con le possibili interruzioni di cui si edetto)
non necessariamente in stretta corrispondenza quanto al numero dei
versi impiegati. In antikatakeleusms. antepirrema ed antipnigos pote
vano essere usati tetrametri e successioni nelIo stesso ritmo delle parti
corrispondenti della prima sezione: in questo caso si parla di agone
isoritmico, oppure potevano essere adoperate sequenze di ritmo diverso
(precisamente tetrametri e cola giambici se nella prima parte erano stati
usati tetrametri e cola anapestici e viceversa) e alIora l'agone edetto
eterori tmico 8. Affine alla sizigia epirrema tica era la sizigia detta
Nuvole (vv. 510-626) manca lo plligos; nella Pace (vv. 729-818) mancano epirrema
ed antepirrema; nella Usistrata (vv. 614-705) e nelle Ralle (vv. 674-737) epresente
solo la sizigia epirrematica (nella prima deBe due commedie essa eraddoppiata,
vista la presenza di due cori, quello dei vecchi e quello delle donne); nelle
Tesmoforazuse (vv. 785-845) mancano kommalion, ode, antepirrema ed antode;
neHe ultime due commedie aristofanee in nostro possesso (Ecclesiazuse e Pluto) la
parabasi eassente. Una sizigia epirrematica interpretata dai critici antichi come
seconda parabasi, priva dunque deBe sezioni non in responsione, compare dopo la
prima parabasi in ale une commedie (Eq. 1264-1315; Pax 1127-1190, con brevi
Pllige alla fine di epirrema ed antepirrema; Av. lO58-1117; Vesp. 1265-1291, dove
probabilmente la mancanza dell'antode eda spiegarsi con una caduta meccanica
di questa parte del testo nel corso della tradizione manoscritta).
8. L'agone e presente in tutte le commedie di Aristofane a noi giunte ad
eccezione di Acarnesi, Pace e Tesmoforiazuse; ale une commedie presentano due
agoni (si tratta di Cavalieri, vv. 303-456; 756-940; Nuvole, vv. 949-11 04; 1345-1451;
Vespe, vv. 334-402, in cui manca l'antipnigos; 526-724; Uccelli, vv. 327-399, privo
La sizigia giamb
giambica
costill
eapIX
deHo!
opere
goden
11 prologo Inizia'
La parodo
scene
veniva
a sezi<
ora in
tutto
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Gli episodi
serie d
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L'esodo comm
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recita;
La liri
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casi C(
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2.5.3. La Commedi
Lo sv
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si ad i
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dello p,
sono p
9. Ac
conclul
monos
e breve
416-43
eoffer
35 LINEAMENTI DI STORIA DELl.A VERSIFICAZIONE GRECA
La sizigia giambica, in cui le parti che s alternavano a quelle liriche erano
giambica
costituite da trimetri giambici. Oltre all'agone e alla parabasi, di cui si
eappena parlato (e che si collocavano in questa successione al centro
dello spettacolo) la commedia, a quanto almeno si pu dedurre dalle
opere di Aristofane in nostro possesso, aveva altre part fisse, pur
godendo di una liberta estremamente maggiore rispetto alla tragedia.
11 prologo Iniziava con il prologo, affidato agli attori e articolato in una o piu
La parodo
scene in trimetri giambici; la scena d'ingresso del coro, detta parodo,
veniva realizzata in modi molto diversi, ora unendo sezioni liriche
a sezioni non liriche (ad esempio la parodo delle Nuvole, vv. 263-475),
ora inserendo anche sezioni in prosa (Ran. 295-311), ora facendo del
tutto a meno del canto (ad es. nei Cavalieri). Un'altra componente
significativa, in genere posta dopo la parabasi, era costituita da una
GIi episodi
serie di episodi, separati da brevi canti corali, in cui il metro dominante
era il trimetro giambico: vi si inserivano monodie e dialoghi lirici. La
L'esodo commedia si concludeva con resodo, che aveva una realizzazione varia,
comprendendo per lo piu sia il canto (del coro o dell'attore) che la
recitazione.
La lrica della Commedia Antica ein genere di costruzione piu semplce
di quella della tragedia 9; rispetto a quest'ultima essa colpisce per vari
casi ec1atanti di responsione anomala, che riguarda sia l'estensione o il
numero diversi di cola in responsione, sia il loro aspetto ritmico.
2.5.3. La Cornrnedia di Mezzo e la Nuova
Lo sviluppo successivo della commedia, su cu siamo nformati solo
frammentariamente, sembra muovers nella direzione di una diminu
zione d importanza del coro, gia rilevabile nelle ultime due commedie
arstofanee da noi possedute (Ecclesiazuse e Pitao), dove manca la
parabasi e dove, in luoghi in cui ci aspetteremmo un canto corale,
troviamo nei nostri manoscritti l'indicazione Xopou che doveva riferir
si ad interventi del coro non composti per la specifica occasione. La
conclusione di questo processo ci appare nella commedia di Menandro,
articolata ormai in una serie di atti in trimetri giambici (non senza la
dello pnigos; 451-626. Gli agoni di Ecclesiazuse (vv. 571-709) e PiuLO (vv. 487-618)
sono privi delle quattro parti in responsione (nel Pluto manca anche rode).
9. Accanto al comune modo di composizione per coppie strofiche eventualmente
concluse da epodo troviamo nella commedia alcuni esempi di composizioni
monostrofiche, costituite dalla ripetizione di una medesima strofe, sempllce
e breve: Ach. 836-859; Eq. 973-996; 1111-1150; Thesm. 959-968; Ran. 397-413;
416-439; 814-829. Un esempio di questo tipo di struttura nel dramma satiresco
eofferto da Eur. Cyci. 495-518.
-
36 CAPlTOLO 2
presenza, per il dialogo, di altri versi, quali soprattutto il tetrametro
trocaico catalettico, ma anche iI tetrametro giambico catalettico) sepa
rati da interludi corali, per i quali ci resta solo la medesima sigla
Xopo. La presenza nelIa Commedia Nuova di brani lirici affidati agli
attori, testimoniataci da alcuni frammenti, sembra legata solo a parti
colari situazioni sceniche. Il declino del coro dovette comunque essere
graduale, visto che continuiamo a trovare nel periodo cosiddetto della
Commedia di Mezzo frammenti da brani corali.
Ma8
dotti
quan
cu 1
ment
lngu
socr
posi;,
ritm<
nostI
2.6. La produzione ellenistica e la produzione dell'eta imperiale
La lirica
cantata
La lirica
da lettura
I versi stichici
tradizionali
Caratteristica della nuova musica delIa fine del V sec., alla quale ab
biamo gia accennato, era stata la scelta di metri semplici: essi continuano
ad essere usati anche nella successiva epoca ellenistica soprattutto per
canti religiosi e popolari, articolati in semplice forma monostrofica (i
metri preferiti sono eolici, ionici, e anche giambi). Lo spettacolo ellenisti
co, a parte la continuazione della tragedia classica che ci resta per lo piu
oscura, dato il quasi totale naufragio dei testi, e quella della commedia
nena Commedia Nuova, che abbiamo gia visto, mostra una predilezione
per esibizion di tipo antologico, in cui, accanto a riprese di brani di
epoca precedente (in genere eseguiti col canto, anche quelli trimetrici), ne
vengono prodotti di nuovi, sulla falsariga delle arie tragiche, come il
celebre Lamento dell'esclusa, in ritmi docmiaci, cretici, anapestici. Predo
mina per una lirica da lettura che vede, soprattutto nel III seco a.c., la
sperimentazione in questo nuovo ambito con forme metriche derivate
dal periodo arcaico: sequenze in uso neIla lirica ora adoperate per la
prima volta kata stichon; vare combinazioni epodiche (non senza
l'immancabile distico elegiaco). Non manca la creazione di versi stichici
e forme epodiche nuovi. Notevole, per la personalita di a1cuni degli
autori (Callimaco, Teocrito, Apollonio Rodio), l'uso dei versi stichci
tradizionali, quali esametro (che raggiunge in Callimaco punte di raffina
ta stlizzazione) e trimetro giambico (con una ripresa del coliambo).
Esametro e trimetro saranno costantemente usati anche nella successiva
epoca imperiale, in cui il primo sara sottoposto a ulteriori, severe regole
da Nonno (V seco d.C.) e dai suoi seguaci. Quanto alla lirica la
persstenza dall'epoca precedente di una limitata varieta nella scelta dei
metri sara interrotta solo nel II-UI secolo da un risveglio di interesse in
questo campo: ricordiamo soprattutto le composizioni in cretici e anape
sti di Mesomede, attivo in epoca adrianea. Quanto al resto, i metri
lirici}} piu usati sono i giambi, soprattutto nella forma del dimetro
catalettico, iI cosiddetto emiambo, gli ionici nella forma del sotadeo ma
soprattutto del dmetro anacIomeno.
37 LlNEAMENTl Dl STORIA DELLA VERSIFICAZlONE GRECA
Ma anche se in quest'epoca e fino ad un periodo assai phI tardo, i poeti
dotti continuarono a comporre secondo gli schemi della versificazione
quantitativa, dalla (tarda) epoca ellenistica era iniziato un processo per
cui l'accento venne gradualmente ad acquistare carattere dinamico,
mentre scomparivano a poco a poco le differenze quantitative della
lingua greca, con le vocali che finirono col diventare (ca. 400 d.C.) tutte
isocrone. Dalla composizione di versi con una regolamentazione nella
posizione dell' accento (in fine di verso) si arrivera ad una poesia il cui
ritmo era fondato sull'accento dinamico: i piu antichi documenti in
nostro possesso risalgono al IV -V seco d. C.
dal p
succe
CAPITOLO 3 ta e <l
Se ur
prece
l'ultir
JI. 4, 404
'l'EOI
Prosodia
Sono
alfa .m,
nel
pa p,
ya (d
cr ne
epsilon sen
omicron nell
nei
nel
3.1. Definizione
nel
nel
Nell'ambito degli studi sulla versificazione classica, con il termine
iota nel
prosodia si intende oggi comunemente la disciplina che studia la
nel
quantita delle vocali e delle sillabe.
nel
Di ale une nozioni fondamentali relative alla interpretazione prosodica
nel
della lingua greca abbiamo gia parlato nel cap. 1, anticipandone la
crcpL
trattazione per esigenze di chiarezza espositiva. Quanto ai criteri per la
divisione in sillabe e la definizione della quantita di queste ultime
Non
bisogna fare ora una serie di precisazioni: come abbiamo in parte
anticipato, esse riguardano da un lato fenomeni che si verifican o quando alfa
cor
nel continuum verbale si troyano a contatto due vocali, dall'altro il
es. m
comportamento di particolari consonanti o gruppi di consonanti.
assev
nel
3.2. Fenomeni relativi al contatto tra due vocali
3.2.1. L'elisione
Si ha elisione (un fenomeno che corrisponde ad una tendenza della
lingua parlata) quando una vocale breve (generalmente di timbro a, e,
o) posta alla fine di un vocabolo scompare (e quindi non ha piu valore
1. Si
parolt
2. E:
233.
3. E
4. e
5. e
6. T
39
lne
la
lea
la
la
lIle
rte
do
il
Ila
e,
,re
!l. 4, 404
alfa
epsilon
omicron
iota
a(la
PROSODIA
dal punto di vista prosodico) davanti alla vocal e iniziale del vocabolo
successivo. Quest'ultima vocal e pu essere di qualsiasi timbro e quanti
ta e avere o no aspirazione.
Se un vocabolo si conclude con una sillaba costituita da vocale breve
preceduta da una sillaba aperta in vocale breve, pu essere elisa solo
l'ultima vocale, mentre quella che precede non subisce cambiamenti:
'l'lOOlO' rna'tJ.1lOVo<;
Sono regolarmente elidibili 1:
e in vocaboli di due o piu sillabe 2;
e ne monosillabi:
pa partcella encltica epica (= apa);
ya (dorico = ylO);
a nel nesso nI m;
e sempre (tranne casi isolati per cui v. oltre), anche nei monosillabi 3;
e nelle terminazioni verbali 4;
e nei neutri singolari (tranne i casi indicati oltre);
e nelle preposizioni arc e rc;
e nel numerale Oo;
e neU'avverbio 0lOUpO;
e nelle terminazioni verbali 5;
e nelle preposizioni aJ.1q>, av't, rc;
e nell'avverbio i:n (e quindi in oKn, J.1llKn, rcpoan);
e nelle forme del dativo plurale dei pronomi personali aJ.1J.11., UJ.1J.11.,
aq>1..
Non si e1idono invece:
e come risuIta da quanto detto sopra, in quasi tutti i monosillabi (ad
es. nella forma 't, nom. acc. plur. neutro dell'articolo, nella particella
asseverativa J.1);
e nel vocativo ava (da ava;) 6;
l. Si noti che in quanto segue non si prendera mai in considerazione l'elisione in
parole composte.
2. Esempi dalle varie categore di vocaboli sottoposti al fenomeno in K.-B. 1,
233.
3. Esempi in K.-B. 1, 233 s.
4. Cfr. K.-B. 1, 234.
5. Cfr. K.-B. 1, 234.
6. Tranne che in [Hom.] Hymn. in Apoll. 526.
.
40 CAPITOLO 3
...
epsilon _ neU'accusativo del pronome di terza persona singolare (F)r. 7;
omicron _ in monosiUabi come:
il relativo neutro o;
l'articolo neutro 1:;
la preposizione rrp;
_ nei genitivi in -(io e -010 (tranne che varie volte nella lirica corale 8
e occasionalmente in iscrizioni);
iota _ neHe preposizioni axpl, flXPl, rrep 9;
_ nel pronomeaggettivo interrogativo e indefinito ("C, 1:1) l0;
_ neUa congiunzione 01:1 11;
_ neUa terminazione del dativo singolare della terza declinazione (tran
ne che a1cune volte in Omero 12 e in qua1che raro caso successivo 13);
7. Tranne probabilmente che in ll. 24,154 (e forse ll. 4,315; 16,545; Od. 5, 135;
23,335). Cfr. Chantraine, GH I, 119.
8. L'elisione dell' omieron del genitivo in -OtO e probabile anche in un caso
archilocheo (fr. 120, I W., per cui cfr. Degani, in Burzacchini, 31, ad loe.); essa non
einvece da ammettere in ll. 11, 35 (cfr. B. Hainsworth, The !liad: a Commentary,
IlI, Cambridge, 1993,221, ad loe.).
9. Tranne forse che, per quanto riguarda quest'ultima preposizione, in Pindaro
(cfr. 01. 6, 38, Pvth. 4, 265), dove comunque e anche possibile pensare (cfr.
Braswell, 366 s., ~ d v. 265d) ad una forma alternativa della preposizione (m':p),
attestata effettivamente in eolico e in altri dialetti. In [Hom.] Hymn. in Herm. 152
bisognenileggere non m:p' iyvGl, bensi, con B. Forssman (ZVS 79, 1964-1965,
28-31 ), m: pi yvua; elisione di RE p sembra invece da vedere in Theocr. C?)
dove 1tEP' iyvlJatv pu essere considerata come una ripresa dall'lnno ad Hermes,
il che non dimostra per la presenza di una tale elisione nel possibile modelIo, ma
solo che iI testo di quest'ultimo era cosi interpretato dal poeta ellenistico (cfr.
Forssman, arto cit., 30 n. 3; Braswell, loe. cit.).
)O. Casi di apparente elisione, come Theocr. 30, 12 ('t axarov) e forse
Empedocle, fr. 17,30 D.-K. (n {;myvE'tUl) e 115, 1 D.-K. (n 'AV.yKT\C; v.I.),
sono invece probabilmente da interpretare come esempi di perdita dell'autonomia
sillabica dello iota finale (per cui V. oltre, p. 49 s.).
11. Tranne forse che nell'epica (cfr. ad es. ll. 1,244,412; 4, 5, Od. 8, 78;
14,366), a meno che in questi casi non si debba pensare ad un on:, regolarmente
eliso, con il significato di on (cfr. J. van Leeuwen, Enchiridium dictionis epicae,
Lugduni Batavorum, 1918
2
,218), oppure anche in questo caso a perdita dell'auto
nomia sillabiea di iota in fine di paro1a. Lo stesso vale per TheocL 11, 54 (cfr.
Gow, Theocritus, ad loe.) e 79; 16,9, e per Emped. fL 139, 1 D.-K.
12. Cfr. Chantraine, GH 1, 86.
13. Ai vv. 265, 1326, 1329 della silloge teognidea; nell'Alessalldra di Licofrone ai
vv. 894, 918; in iscrizioni; dei rarissimi casi rintracciabili in tragedia (elenehi in
Sophocles, The Plays and Fragments, with Critical Notes, Commentary, and
Translation in English Pros e by R.e. Jebb, II: The Oedipus Coloneus, Cambridge,
1900
2
, 289 S.; G. Mller, Hermes 94, 1966, 260-263) la maggior parte o e da
- nella t
che in C
- nel su
hypsiloll
Talvolt::
-al vien
- neUe .
dei poe1
- neHe
media
2
(
corregge
incerto (.
vo, invec
si intervi
per elim
propost(
326, a pi
14.- In;
sillabica
(a{1tu 0:1
K,-A. (e
e'e cm p
proposil
sel-Aust
15. Cfl
16. Cfi
17. Cf
elisione
18. Cf
19. In
o quattl
West, (
produzi
ellenis
attestati
lirica ce
418 e:
epossil
oltre, p
zione d
discussi
adacce
20. Cl
verbali
41
.
,
:)
:1
PROSODIA
nella terminazione del dativo plurale della terza declinazione (tranne
che in Omero e in Esiodo);
nel suffisso avverbiale -;
hypsilon viene eliso solo nell'eolico urr = cm 14.
Talvolta subiscono elisione anche i dittonghi -al e -Ol.
-al viene eliso:
neHe terminazioni verbali medie e passive 15 nell'epica 16, nella lrica
dei poeti di Lesbo 17, in Pindaro 18, neHa commedia 19;
neHe terminazioni degli infiniti attivi in SatTo e Alceo e neHa com
media 20.
correggere per motv di senso (Aesch. Suppl. 7; Eur. Ale. 1118) o presenta un testo
incerto (Aesch. Pers. 850), oppure e meglio interpretabile in altro modo (accusati
vo, invece chc dativo singolare, eliso: Aesch. Pers. 913, Soph. Trach. 675), cosicch
si intcrviene di solito sul testo dei rimanenti (Soph. O.e. 1435 s.; Eur. fr. 21, 5 N.
2
)
per eliminare I'anomala; anche per questo fenomeno c'e stato comunque chi ha
proposto di pensare a perdita dell'autonoma sillabica di iota: cfr. Kapsomenos,
326, a proposito di Aesch. Pers. 850.
14.- In alcuni casi probabilmente bisognenl riconoscere una perdita d autonoma
sillabica dello hypsilon: cosi in Orac. 100,2 P.-W. (acrtu eptKlJ8C;) e 382,4 P.-W.
(abtu am::vavtov); in Theocr. 15,30 (ltOA, altAl1crte) e in Antiphan. fr. 142, 10
K.-A. (OUx Tj; e.toi .tEV .teta tO ltAOlJ't'elV 8en:pov): per quesfultmo brano
c'e chi preferisce invece pensare a iato e chi alla possibilita di elisione (cfr. aquesto
proposito le indicazioni bibliografiche fomite nell'apparato dell'edizione di Kas
se1-Austin ad loe.).
15. Cfr. K-B. 1, 237 s.
16. Cfr. Chantraine, GH 1, 86.
17. Cfr. Lobe1, :LM, LXI, da vedere anche per altri esempi in Saffo e Alceo di
elisione di -al e per quelli di elisione di -01.
18. Cfr. K-B. 1, 238.
19. In tragedia fra i ran casi tramandati nel dialogo possiamo accettarne tre
o quattro (Eur. l. T. 679; I.A. 407; [Eur.] fr. 1080,2 N.
2
; TrGF 1,39 F 29 (Agatone):
West, GM, 10 e n. 15 parla in proposito di un fenomeno occasionale della
produzione tragica piu tarda; cfr. anche TrGF II F705 blO, presumibilmente
ellenistico, addotto da Diggle 1984, 67 = Id., Euripidea, 313); quanto ai casi
attestati neHe sezioni liriche, che potrebbero trovare appoggio dal confronto con la
lirica corale (a parte Eur. Ion 1063-1064. che offre un testo corrotto). Eur. H.F.
418 e probabilmente da correggere, in Soph. Ai. 197, Trach. 216, Eur. El. 486
epossibile pensare per il dittongo finale ad un abbreviamento in iato (per cui v.
oltre, p. 43 s.), soluzione senz'altro da scegliere per Eur. Ale. 90 (con l'interprcta
zione dcl relativo (i nell'antistrofe, v. 102, come neutro plurale). Per una recente
discussione del problema dell'elisione di -(11 in tragedia cfr. Hose, 32-43, propenso
ad accettare la maggior parte dei casi.
20. Cfr. Hose, 35 n. 15, anche per gli esempi comici di elisione in termnazioni
verbali medie e passive.
--
42 CAPITOLO 3
-OL viene eliso:
nel dativo dei pronomi personali enclitici nell'epica 21 e nei Lesbii 22.
L'elisone di JlOL nell'elegia e nel giambo ionici e di OtJlOt in attico
davanti a vocale lunga o dittongo (O) o ou) potrebbe essere interpretata
anche come sinalefe o crasi 13.
Il fenomeno della elisione nei dttonghi va interpretato con ogni probabilita in
questo modo: quello che avvenva era un ndebolimento della seconda componen
te del dittongo, e una sua successiva caduta, con conseguente elisione di alfa breve
o omicron, diventate finali: -IlUl Eyro > * -Ila Eyro > -1l'Eyro.
Ricapitolando si pu dire che:
sono generalmente soggetti all'elisione polsillabi in -a, -E, -o, e cosi
pure i monosillabi in -E; non vi sono invece soggetti in genere gli altri
monosillabi. L'elisione di iota avviene soprattutto, oltre che in alcune
preposizioni, nelle terminazion verbali.
Nella lingua poetica il fenomeno dell'elisione, come vedrem0
24
, SI
rarefa nei poeti piu controllati a partire dal periodo ellenistico.
3.2.2. La prodelisione
Prodelisione, o elisio inversa (meno bene aferesi), edetto un fenomeno
(molto piu raro dell'elisione) che si ha quando nella successione di due
vocaboli, di cu il primo termina con vocale lunga o dittongo e il
secondo inizia con vocale breve, quest'ultima viene eliminata.
Le vocali brevi iniziali interessate aquesto fenomeno sono solo epsilon
e alfa (aspira te o no): molto piu comunemente la prima, di rado la
seconda.
Subiscono prodelisione soprattutto:
lo epsilon dell'aumento:
Aristoph.
KEAT]1':icraL ' KASUOV
Vesp.501
lo epsilon iniziale di Ecr't 15:
Men. Perik.
no 'crtlV
296
21. Cfr. Chantraine, GH 1, 86.
22. In quest'ultimo ambito si trova anche I'elisione di EIlOl davanti ad uu't't:pJ
uu't'Q.. Saffo elide anche il vocativo 'P1tCpOl (frr. 1,20; 94, 5 V.).
23. Per questi fenomeni v. oltre, p. 47 s.
24. V. oltre, cap. 4, pp. 71 e 74.
25. Tranne quando epreceduto dalle forme enclitiche del dativo del pronome di
prima e seconda persona singolare: in tal caso si ha crasi (ad es. Ilovcr't'): v. oltre,
p.47.
quellc
esse con
come t)
Aristoph. Lys. XropEt '(
605
Eur. I.A. 719 JlAAo)'
Aristoph. Nub. <ppcrO)'
1354
queIlc
etc.):
Aristoph. Ach. lxOoJla
62
l' alfa
Aristoph. Lys. tib 'nol..
734
I1 fenol
poesa (
= fr. :
epigrafi
fare COI:
jI prime
Laprod
da forte
e cfr. in
3.2.3. Abbreviament(
Si ha a
o un tri1
VIene a(
Esempil
11.6,69
26. Cm
compostl
contra T
Oxford,
27. Per
Prodelisi.
43 PROSODIA
quello iniziale di preposizioni (K, V, f;rr, <;) e dei vocaboli con
esse composti (sostantivi, forme verbali, e anche avverbi e congiunzioni
come yy8sv, ev80v, v88s, eVTau8u, errst8t, errElTa):
Aristoph. Lys. XropSl' <; 1:iv vuuv
605
Eur. l.A. 719 .tt.t.oy 'rri 1:U1:lJ
Aristoph. Nub. <ppcrw' 'mn8t
1354
quello iniziale del pronome di prima persona singolare (t'(ro, E.t,
etc.):
Aristoph. Ach. ax
80
.tat ''(ro
62
l'alfa iniziale della preposizione arr e di parole con essa composte:
Aristoph. Lys. w 'rrot.cr8at
734
11 fenomeno della prodelisione c e noto quasi esc1usivamente dalla
poesia drammatica (rari gli esempi nella lirica, ad es. Anacr. PMG 385
fr. 86 Gent.: K rro1:u.tou 'rruvpxo.tat); molto rari gli esempi
epigrafic inequivocabili. Spesso non epossibiIe decidere se si ha a che
farc con prodelisionc oppure con crasi o sinalefe (in particolare quando
iI primo dei due vocaboIi ha carattere prepositivo come T, .tt 26).
La prodelisione ha luogo anche se le due paro le interessate sono separate
da forte interpunzione (come si vede gll da alcuni casi riportati sopra,
e cfr. inoltre, ad esempio, Soph. Phi/o 591 M'(w' 'rri 1:OU1:Ov) 27.
3.2.3. Abbreviamento in ato
Si ha abbreviamento in iato quando una vocale lunga, un dittongo
o un trittongo (SlJ, EQ), posta all'interno o, piu spesso, in fine di parola,
viene ad essere abbreviato davanti ad un'altra vocale.
Esempio del fenomeno con vocale lunga in fine di parola:
JI. 6, 69 .tt.tvhro &<; K rrt.slcri irrt TKi11:Ut.
26. COS! ad esempio nei casi in cu la preposizone uv e parole con essa
composte fanno seguito a Ill (un elenco dei casi nei tragici in Aeschylus, Septem
contra Thebas, Edited with Introduction and Commentary by G.O. Hutchinson,
Oxford, 1985, 221, ad v. 1076).
27. Per maggiori particolari sul fenomeno cfr. K.-B. 1, 241-243; M. Platnauer,
Prodelision in Greek Drama, CQ 10 (1960), 140-144.
pe
44 CAPITOLO 3
Esempio con dittongo in fine di paro1a:
Esempio con vocal e lunga all'interno di parola:
ll. 2, 415 ateaA6f:v, TtUpC; OTltOt epi::'tpa.
Esempio con dittongo all'nterno di parola:
Aristoph.
Vesp. l65
L'abbrevia In fine di parola il fenomeno ecomune nei bicipitia dei versi nell'epica
mento in iato
(da cu la denominazione di correptio epica) e nell'elegia di eta arcaica,
in fine
ma compare anche nelIa successiva produzione esametrica ed elegiaca
di paro la
e anche nella lirica (limitato pero qui quasi esclusivamente a ritmi con
doppia breve, sia essa in dattili, anapesti 28, cola enopliaci, sia essa in
docmi, coriambi, eolo-coriambi, ionici) 29.
Esempi di questo abbreviamento al di fuori delI'epica:
Archil. (J(pi::vi56vu', EO't' av flroAV "pic; O'uviyij (pentametro In una
fr. 3, 2 W. composizione elegiaca)
Aristoph. lLfl<Pi floi aO'ts, <!>otW (colon composto da coriambo e giambo)
Aesch. Suppl. TtAloXOC; 'tE Kui: of XEGfl' 'Epacrfv06 (trimetro ionico)
1020
Soph. Ai. 349 1l6voi <piAroV (docmio).
L'abbrevia
All'interno di parola troviamo il fenomeno (senza distinzione tra tipi di
mento in iato
verso e in ogni posizione) con vocali 1unghe.
all'nterno
di parola
eta 11 eabbreviato spesso nei casi obliqui dell'aggettivo 51loc; (<<ostile) in
Omero (si veda l'esempio riportato sopra da Il. 2,415) e ne1 medesimo
aggettivo in Nonno (Dionys. 14, 401 etc.); cfr. anche (n. 11,
28. lnteressati al fenomeno anche gl anapesti non liric del dramma attico (cfr.
ad es. Eur. Med. 1085) e iI tetrametro anapestico catalettico delIa commedia (cfr.
ad es. Aristoph. Nub. 321).
29. Al di fuori di quest'ambito cfr. ad es. Pind. O/. 2, 83, 92 (cretici e giambi); 01.
14,2, Nem. 3, 39 (giambi); fr. 140b, 2 M. (?) (dmetro coriambico B); Bacchyl. dth.
16, 20 (?) (parte giambica di un dimetro coriambico-giambico).
380); fJ
HippoIJ
omega ro e at
collegal
4, 58
31
;
11; S 1.
Ma phi
alfa iota al eab!
14, 15;
EuphOI
in Esiol
in diver
([Orph.
230 seo
nei poe
(Hippo
nelIa til
varov
aioJ,oTt
CA 149
nel teat
TtaAatl
1264)?;
fr. 12,
omicron iota 01 eab1
nei poe
bilment
fr. eleg.
in divel
pedo fr.
nelIalit
fr. 2
attico:
nel teat
BOlrot
30. Pe]
ad v. 15
31. CfJ
32. Pe!
Gomme
45 PROSODIA
380); i11rov (Od. 5, 368); (Archil. fr. 93a, 6 W.; e v. anche
Hippon. frr. 72, 5 W. 72, 5 Deg.; 127 W. 125 Deg.). 30
omega ro e abbreviato in forme del vocabolo pros ed aggettivi ad esso
collegati (Tyrt. fr. 17 W.; Ibyc. S 151, 19 Davies; Pind. Pyth. 1, 53; 3, 7;
4, 58
31
; Nem. 7, 46; fr. 133, 5 M.); cfr. anche Tprotas (Stesich. S 89,
11; S 118,6 Davies); TprotAOs (Q.S. 4, 155; 419).
Ma piu spesso con dittonghi; vediamo una serie di esempi:
alfa iota m eabbreviato n Omero: xallalEuval, -v<k
s
(l!. 16,235; Od. 10,243;
14, 15; cfr. anche Emped. fr. 127, 1 D.-K.; Eub. fr. 137, 1 K.-A.;
Euphor. fr. 161 Powell; Nic. Ther. 532); EIln:alOv (Od. 20, 379);
in Esiodo: yml0Xov (Theog. 15);
in diversa poesa esametrica: AilT'lls ([Orph.] Argon. 1022); ucnpan:atos
([Orph.] Hymn. 15, 9; 20, 5); vaEcrKE (Opp. Cyn. 2, 311); yars (Q.S. 2,
230 seeondo i codici; orac. ap. Eus. PE IV 9, 2 v. 14);
nei poeti giambici ed elegiaci: YEpalOs (Tyrt. fr. 10, 20 W.); ociAmos
(Hippon. fr. 36,4 W. = fr. 44, 4 Deg.);
nella lrica: Ar8aou (Anacr. PMG 348, 4 = fr. 1, 4 Gent.); 'A8a
varov (Bacehyl. dith. 17, 92); (Bacchyl. dith. 17, 129);
atOAon:Tpuyov (Teleste PMG 805c, 2); I1an'ova (peana di Limenio:
CA 149, 18);
nel teatro attico: spesso forme di oAalOs (in tragedia solo nella lirica),
n:aAms, '(Epms, I1ElpmES; atat; efr. inoltre aiffipms (Soph. O. T.
1264)?; , A8rvarov (Eup. fr. 37 K.-A.; e v. anche Pherecr. fr. 39; Polyz.
fr. 12, 3 K.-A.); (jHAa8lvalOs (Aristoph. Vesp. 283) 32.
omicron iota Ol eabbreviato in Omero: olos (TI. 13,275; 18, 105; Od. 7, 3]2; 20, 89);
nei poeti giambici ed elegiaci: TOLOlho
s
(Semon. fr. 7, 70 W.; e proba
bilmente ad. ta. 11, 7 W.); '(AOlOt (Sem. fr. 8 W.); uOOlcnros (Anacr.
fr. eleg. 1 W. = fr. 55 Gent.);
in diversa poesia esametrica: n:Ollcras (Batrach. 93); n:pqJAOla (Em
pedo fr. 80 D.-K.);
nella lirica: {:;n:oTJcrav (Sapph. fr. 32, 1 V.); n:Ollm::ts (Anacr. PMG 354
= fr. 20 Gent.); BOlroTOtcrlV (Bacchyl. fr. 21,4 S.-M.); n:OtOs (scolio
attico: PMG 889, 1);
nel teatro attico: piu volte forme di TOlOUTOs, T01crO , n:Ol tV, otcr8at,
BOlroTS e anche otos; cfr. inoltre: I1oavTOs (Soph. Phi!. 263, 329,
30. Per altri esempi di abbreviamento di eta ed omega cfr. West, Theogony, 157
adv. 15; ld., Studies, 79.
31. Cfr. Braswell, 140 S., ael loe.
32. Per una serie di possibili esempi in Menandro cfr. Handley, Dyskolos, 172 S.;
Gomme-Sandbach, 317, ad Epitr. 348.
pa
46 CAPITOLO 3
1261); (Aesch. Suppl. 911; Aristoph. Vesp. 1369);
(Aristoph. Av. 1212).
epslon eu e abbreviato in: IcEE1V (Hippon. fr. 37 W. = 46 Deg.
33
); 811PEEl
hypsilon (Hippon. fr. 43 W. 5 Deg.); EUOOVOV (Hippon. fr. 44 W. 45 Deg.);
lXVEOOV (Pind. Pyth. 8, 35); EUllpdoa (Theocr. 24, 71); Kf:tEOO
(Herond. 3, 71)34; unocrKeul (Ezechiele: TrGF 1, 128, 209);
(A. P. 15,40, 31).
hypsilon iota m eabbreviato in: alcune forme di (Omero: Il. 1, 489; 4, 473; 5,
612; 6, 130; 7, 47; 9, 84; 15, 244; 17, 575, 590; Od. 11, 270); 8uoVTa
(Anacr. PMG 347, 17 = fr. 72, 7 Gent.).
epslon iota El e abbreviato: forse in peav (Eur. Ale. 446) e (Eur. Hipp.
1127)35; ipElav (Men. Dysk. 496); cfr. anche I..IBtotrtat (Anon. De herb.
66, 87).
Nella Commedia Antica sono sempre abbreviati la vocale lunga o il
dittongo posti davanti al suffisso dimostrativo -: es. a1:11 (Aristoph.
Ach. 20; Av. 301), 1:Otl1:ou (Ach. 246; Vesp. 434).
L'abbreviamento di una vocale lunga davanti ad un'altra vocale (sia
all'interno che in fine di parola) euna tendenza generale del greco, pur
essendo ben lungi dal costiture una regola, come in latino; quanto a
dittonghi brevi, come quelli degli esempi sopra citati, non si tratta in
realta di un yero e proprio abbreviamento: il fenomeno va probabil
mente spiegato come conseguente ad una pronuncia piu rapida della
seconda componente del di ttongo, che si andava ad unire alla vocale
successiva, lasciando quindi aperta la sillaba precedente (mo-jen- in Od.
1, 1; -la-jos in Aristoph. Vesp. 165). In certi casi, all'interno di parola,
la seconda parte del dittongo arrivava a scomparire nella sillabazione
e nella grafia, come edimostrato da forme come nodv, doppione attico
di nOldv 36. La scansione breve di dittonghi lunghi quali 1], qJ, q. (che
compare, sia pure raramente, soprattutto nell'epica) eprobabilmente
da spiegare con una tale caduta dcHo iota ed un successivo abbrevia
mento deBe vocali lunghe TI, 00, a 37.
33. Nello stesso frammento il medesimo fenomeno epossibile anche nel vocabo
lo iniziale eKAEuE: cfr. oltre, p. 135.
34. Cfr. Cunningham, 120, ad loe, ed inoltre cfr. Herond. 9,2 con il commento di
Cunningham, 204.
35. Cfr. Euripidis Alcestis, Edited with Introduction and Commentary by A.M.
Dale,Oxford, 1954,88; Barrett, Hippolytos, ad loe.
36. Per un tale fenomeno in fine di parola cfr. Schwyzer, GG 1, 399 s.
37. Cfr. Sch\vyzer, GG 1, 400.
3.2.4. Sinizesi. Crasi.
Snizesi Si ha si
di due
sussegw
articola
discusse
1:ev).
Il. 1, 1 MflvIv e
11. 24, 769 oaprov
Crasi Si ha cr:
di un al1
ne; la fl
coronid,
dei due
spirito
consona
crasi SO]
ele fon
breve n.
= 1:o{m
ela con
l'inter:
lvOp
e il pror
otoa =
e la par
f1:0t, oC
elpron
es.:
La cras
vocabol
vocabol,
in Arist.
532 Klca
38. Da
contrazio!
venivano
li
47
El
,);
5,
:a
D.
b.
il
1.
1,
le
o
le
:e
1
)
1.
PROSODIA
3.2.4. Sinizesi. Crasi. Sinalefe
Sinizesi Si ha sinizesi quando assistiamo all'articolazione in una sola sillaba
di due vocali (de1le quali la prima e piu spesso epsilon) che si
susseguono immediatamente all'interno di un vocabolo. La sillaba
articolata in questo modo elunga (tranne pochissime eccezioni assai
discusse: Pindaro Pyth. 1, 56: OEC;; Prassilla, PMG 748, CA 160, 9:
.EV).
erasi
Si ha crasi quando tra la vocale finale di un vocabolo e quella iniziale
di un altro si arriva ad una fusione per contrazione o per dittongazio
ne; la fusione eresa evidente dalla scrittura (il segno adoperato ela
coronide, uguale aquello dello spirito dolee, omesso quando il primo
dei due vocaboli ha spirito aspro; se in vece e il secondo ad avere
spirito aspro, questo scompare, ma l'aspirazione si trasferisce neHa
consonante che precede, se essa euna occlusiva). Sono interessati alla
crasi soprattutto:
le forme che escono in vocale lunga o dittongo e quelle in vocale
breve non elidibile dell'articolo e del pronome relativo; cs.: . eTCoc;
= 'WTCOC;; oE<ppEl OU<pOpEl
la congiunzione Ka; es.: Ka! &:yaOc; K&:yaOc;; Kai owv Xrow,v
l'interiezione eh (soprattutto davanti ad alfa); cs.: eh avOprom;
rovOprom::
i1 pronome personale yro davanti a verbo ad esso accordato; es.: yro
oloa = y<poa
la particella 101 e i vocaboli da essa composti (in particolare IltV'Wl,
f.ot, oihot), soprattuUo davanti ad av ed apa; cs.: .01 av = .av
i pronomi enclitici 1101 e 0'01, soprattutto davanti a m e ad OKE1;
es.: 1101 OKEt 1l0UOKEL.
La crasi interessa quindi quasi esclusivamente successioni di due
vocaboli, di cu il primo ein realta una prepositiva, o comunque un
vocabolo meno importante del secondo; qualehe eccezione si trova
in Aristofane, che talvolta inverte que sto ordine di parole, ad cs. Pax
532 KAaO'apa = KAaO't;] apa, dunque te ne pentirai.
38. Da notare che spesso nei testi una grafia in due sillabe nasconde una
contrazione ormai consolidata nella pronuncia (ad es. in ambito ionico Ea, EO etc.
venivano normalmente pronunciate come una sola sillaba). Cfr. West, GM, 12 s.
48 eAPITOLO 3
Sinalefe
JI. 20, 220
Soph. O.T.
332
Soph. Phi!.
446
Sapph. fr. 1,
11 s. V.
F
Come si ricava dagli esempi sopra riportati la crasi avviene talvolta
secondo le regole della contrazione, talvolta, vista la maggior impor
tanza del secondo vocabolo, predomina i1 vocalismo di questo (come
ulteriore esempio di questo fenomeno citiamo: avip, che in attico
diventa &vip, mentre in lesbico la medesima espressione, aVllP
diventa rovllP); lo iota di un dittongo appartenente al primo vocabolo
si indebolisce e scompare (es. Kai BV1'aUOa KavmuOa, o Blloi
001l0). Vi sono infine esempi, molto piu rari, di crasi per dittonga
zione; es.: 1'0 illnov = Oolllnov.
Quando la vocale finale (lunga) di un vocabolo e quella iniziale del
successivo vengono pronunciate in un'unica sillaba (lunga), senza che
ci sia evidenziato dalla scrittura, si parla di sinalefe (forse in tali casi
non si arrivava ad una fusione del tipo della crasi: si pu pensare che ne
risultasse una particolare combinazione di suoni in cui erano udibili
i timbri delle due componenti) 39.
In generale i casi di sinalefe vedono come primo dei due vocaboli
interessati:
monosil1abi terminanti in era come oi, 11 (soprattutto davanti ad 06),
l, .ti (soprattutto davanti a ov, aAA)
8<; 01] aq>Vet1'U1'o<; yivt:1'o lv9p6)m'w
il pronome personale i':yro
la congiunzione Erce
Ma non mancano anche casi con vocaboli di maggior peso:
Oli editori, comunque, non si troyano sempre d'accordo, quando,
a parte i casi piu comuni, si presenta la necessita di scegliere fra crasi
o sinalefe. Cosi, per citare un caso, l'esempio ora riportato da Saffo che
39. efe. Allen, VG, 99; West, GM, 13 ritiene invece che non si debba distinguere
fra i vari casi in cui due vocali si fondono in una sillaba e pensa che la crasi sia un
fatto puramente grafico.
40. efr. inoltre K.-B. 1, 229.
si trova
un caso
La ridu
interessl
Herond. 4, 66 1
Questo
nell'epi<

3.2.5. Fenomeni di p
Dai cas
ed hyp.
propria
'Ap91l14
Quante
accetta!
(in nI']"
be dun
nel sen:
ma, ce
nll
At4
lunga,
breve. :
esempi
pensan
zione 1
dialeW
Quand
una ve
chiusa
con la
essend
fr. 23,
41. ef
42. M
GV152.
43. e
44. el
.i
49
a
'
.e
o
p
o
.
:1
e
e
J
PROSODIA
si trova cosi stampato nell'edizione Voigt da altri viene stampato come
un caso di crasi.
La riduzione in una di sillabe appartenenti a vocaboli diversi pu
interessare anche piu di due sillabe:
Questo tipo di fenomeni deriva dalla lingua d'uso, e quindi epiu raro
nell'epica e neHa lirica corale, piu frequente nei versi dialogici di
tragedia e commedia, nei coliambi, e anche nd poeti di Lesbo 41.
3.2.5. Fenomeni di perdita dell'autonomia sillabica di iota e hypsilon
Dai casi di sinizesi vanno distinti alcuni altri in cui si ipotizza che iota
ed hypsilon, dopo consonante e prima di una vocale, perdano la
propria autonoma sillabica senza fondersi con la vocale seguente: es.
'Ap91l!-OEro in Archil. fr. 29, 2 W., TIYJAl-oa in Sotade, fr. 4a Powell.
Quanto al problema deHa sillabazione gli studiosi dvergono: alcuni
accettano come normale il mantenimento dello stesso confine sillabico
(in TIYJ-A!-oa il nesso Al, collegandosi alla sillaba successiva, lascereb
be dunque aperta quella precedente), altri lo spostamento del confine
nel senso deHa chiusura della sillaba precedente (TIYJA-l-oa). Il proble
ma, come si intuisce, e significativo non tanto in un caso come
TIYJAIMa, in cui la sillaba in questione, in quanto contiene una vocale
lunga, ecomunque lunga, ma nel caso che essa contenga una vocale
breve. Probabilmente, dato che per casi di questo genere sono attestati
esempi sicuri sia dell'uno 42 che dell'altro tipo di sillabazione 43, si pu
pensare che le diverse possibilita potessero essere lega te all'evolu
zione linguistica e/o a pronuncia diversa a seconda dei diversi ambiti
dialettali 44.
Quando iota o hypsilon perdono la loro autonoma sllabica prima di
una vocale lunga o dittongo o prima di una vocal e breve in sillaba
chiusa l'esito ai fin della scansione elo stesso d quello che si avrebbe
con la sinizesi, che abbamo descritto nel paragrafo precedente,
essendo comunque una sillaba lunga. Es.: Il. 2, 537 'Icr-Tat-av; Tyrt.
fr. 23, 6 W. Mecr-crYJ-vrov; Aesch. Suppl. 72 Kap-oav (cfr. anche il
41. Cfr. Lobel, LM, LXII.
42. Mancata chiusura della sillaba precedente: A.P. 8, 115,2; epgr. 930, 1 Kaibel;
GVI523, 1; CEG 536, L
43. CEG 47,3; GVl466, 1; epgr. ap. Pauso 5, 18, 3; CEG 595, 1Il, 2.
44. Cfr. Scheller, 96 s.
--
50 CAPITOLO 3
v. 799 della stessa tragedia e Sept. 288); 'E-pt-vrov (Eur. I.T. 931,
970, 1456)45.
3.2.6. Lo ato
Quando l'incontro tra due voca1i, d cu la prima finale di una parola,
la seconda iniziale della parola successiva, non provoca nessun muta
mento fonetico, ma entrambe le vocali mantengono l loro valore
prosodico, si parla d iato.
Al di fuor de casi in cui, come si egia detto, tale fenomeno ricorre tra
parole separate tra di loro dalla pausa di fine di verso, lo iato, effetto di
per s sgradito, eraro.
La poesia Lo si trova soprattutto nella poesia omerica 46: a parte i casi in cui il
omerica
fenomeno espiegabile con il fatto che la seconda paro la doveva essere
sentita iniziare con un digamma, esso si riscontra sia con vocali lunghe
e dittonghi sia con vocali brevi.
Con vocali lunghe e dittonghi:
- si trova negli elementi lunghi, soprattutto in coincidenza con una
incisione
11. 3, 130 oeGp' tel, <plAt, {va etcrKEAa toilaI (in coincidenza con la
pen temmere)
Fra le due ultime parole lo iato e apparente, in quanto I'ultima aveva originaria
mente digamma iniziale; e cosi forse avviene fra le due parole precedenti, anche se
qui potrebbe anche esservi uno iato in coincidenza di dieresi bucolica per cui v.
oItre, p. 51 (il sostantivo EpyOV infatti in Omero in alcuni casi viene scandito con
inizio vocalico).
- e anche in bicipitia (dove aHora le lunghe in questione non subiscono
correptio), soprattutto:
- alla fine del primo metron
45. Di fronte a tali casi, c'e dunque chi, come Kapsomenos, 321 S., non esclude la
possibilita di avere a che fare con sinizesi (una tale interpretazione non e possibile,
comunque, per gli esempi citati alla n. 43, dove si ha allungamento della sillaba
precedente). Per la raccolta del materiale relativo al fenomeno della perdita di
autonOlla sillabica di iota cfr. L. Radermacher, SAA W 170. 9 (1912), 9 SS.;
Philologus 84 (1929), 257 S.; Scheller, 98 SS.; Kapsomenos, 323 ss.
46. Si veda l'ampia trattazione in K.-B. 1, 190-195; Chantraine, GH 1,89-92.
11. 15, 146 ZeiS<; crcp(i) I
alla fine,
II. 15, 161 J.1
con vocal
in qualsi
ammettonc
soprattutto
e quello fir
dopo vocal
o(), t
11. 5, 465 <; t ihi Kt
11. 10, 224 te 0\1' ;
- altrimenl
in coinci.
l/. 1, 569 Kat p' aKi(
- della die]
11. 5, 221 1iA.A' ay' f.t
dopo il r
11. 1, 532 d<; aAa dA'
Epossibile el
questione fo
yeKAUE<;;) e (
sgradito, fen,
a che fare o
mcatfl
L'epica L'epica SU(
successiva
omerica, C(
e I'elegia
Callimaco I
47. Eccezio
48. Cfr. Lt:
224.
49. Cfr.
51 PROSODIA
ll. 15, 146
JI. 15, 161
JI. 5, 465
Il. 10, 224
JI. 1, 569
JI. 5,221
JI. 1, 532
successva
e I'elega
cr<pili 'iofiv dA't' 8't'tt 'tx'cr'tu
- alla fine del quarto
J..len1 <p\3AU Oe&v de; dAU olv
con vocali brevi:
- in qualsiasi luogo del verso quando si tratta di vocali che non
ammettono l'elisione oppure la ammettono solo raramente, quali
soprattutto lo iota nel dativo singolare della terza declinazione
e quello finale di 'tl, n, 1t p 47; troviamo anche esempi isolati di iato
dopo vocaboli che terminano con hypsilon, e dopo l'omicron di 1tp,
o(), 't
te; 'ti h' K'tdvEcrOut Mcre'tB Aii5v ' xuio1e;;
criSv 't 06' pxoJ..livm KuI 'tE 1tpiJ 8'tOU
altrimenti di preferenza in alcuni punti del verso, e precisamente:
in coincidenza della cesura femminile
Kui p' <ptAOV
della dieresi bucolica
&.AA' dy' 5<ppu iofiu'
- dopo il primo metron
de; &Aa dA'tO a1t' 'AJ..l1tO'.
Epossibile che nel caso di fine di parola in -l, -l), -o e in dittonghi brevi i fonemi in
questione fossero seguiti da un elemento semivocalico di transizione (es. t
ySKAUSC;) e che quindi non si avesse neppure in questi casi un vero e proprio,
sgradito, fenomeno di iato; nel caso di dittonghi lunghi abbiamo probabilmente
a che [are con la consonantizzazione della componente iota dei medesimi (es.
OKat EYXoC;: -e-ye) 48.
L'epica successiva (come pure I'elega 49) segue per lo piu la maniera
omerica, con restrizioni piu o meno maggori; evitano lo iato invece
Callimaco e soprattutto Nonno.
47. Eccezionale in on, raro in sn.
48. Cfr. Lejeune, Phontque, 315; Schwyzer, GG 1, 399; Allen, VG 96, A & R
224.
49. Cfr. West, Studies, 115.
correptit:
3.3. Fenomeni riguardanti consonanti O nessi consonantici
fenomen
mente 60,
riscontn
3.3.1. Correptio attica
Da rico
Il nesso consonante occlusiva (re q:; l' b e; K y x) piu liquida (A. p)
diversi (
attica nc
e dei COI
Nel peri
da/nasal
o nasale (Il v) non assume sempre lo stesso comportamento prosodico:
50. Cfr. West, Studies, 115.
biconsoI
51. Eccczioni in Saffo e Alceo secondo il testo tnidito: Sapph. fr. 134; Ale. fr. 393
V.; casi in cui il primo vocabolo termina in iota o dittongo, probabilmente iati solo
apparenti secondo quanto si edetto sopra, sono: Sapph. frr. 90a, 12; 100; 114, 2;
143 (tra I'altro in un esametro dattilico); 148, 1. Quanto alla lrica di Pindaro
59. Cfr.
e Bacchilide cfr. West, GA1, 15, n. 22: Pind. 1sth. 1, 16; Bacchyl. epin. IJI, 64 e 92
Xenoph. J
(la seconda voIta con un dittongo); V, 75; dith. XVI, 5; XIX, 15 (in vocaboli che
per quanl
terminano per iota); per altri casi dubb cfr. Maas 1913,304 S.
ritiene la
52. Cfr. Descroix, 26 S.; West, GM, 15, n. 24; come esempo citiamo Soph. O.e.
cfr. comu
1485 ZEU ava.
1975,364
53. Cfr. Descroix, 26; Friis Johansen-Whittle ad Suppl. 306; Barrett, Hippolytos
60. Cfr.
272 (ad V. 598); Mastronarde, Phoenissae, 404 (ad V. 878).
Korzenie,
54. La lirica tragica ammette iato anche prima del pronome enclitico Ol (Soph.
61. In P
Traeh. 650; El. 195) e dopo la congiunzione il (ma solo in Eur. Phoen. 1515

e Baeeh. 110 in una stessa espressione, che pu essere di derivazone epica: cfr.
docmio k:
Mastronarde, Phoenissae, ad vv. 1515-1516; Dodds, Bacchae, 80, ad vv.
evitare un
109-110; West, Studies, 115).
yv: v. OltI
55. Per i casi con interiezioni, con l'interrogativo t, con EU seguito da forme di
62. Ci,
otoa cfr. Descroix, 28 S.
comparat
56. S vedano i casi citati da Descroix, 28 S., che segnala anche (p. 29), dalla
come le :
commedia del IV secolo, esempi di iato con IlX,pt, liXpt, rcp.
l'allungan
57. Cfr. Descroix, 28.
sillabe brc
58. Cfr. Aristoph. Lys. 391; Alessi, fr. 268, 1 K.-A. Sospetta la forma ropa.;; in
O'o<pm:p,
Men. Perik. 321 (cfr. comunque Gomme-Sandbach, 487, ad vv. 321-322).
Allen, VG
52 CAPITOLO 3
11 giambo
La lirica mono
dica e corale
11 dramma
attico
Nel giambo ionico troviamo iato dopo la congiunzione t 50 e iati
apparenti (dato che i vocaboli erano in realta sentiti iniziare con
digamma) prima dei pronomi personali , 01.
In ambito lrico i poeti d Lesbo e i lrci corali presentano quasi esclu
sivamente iati apparenti davanti a vocaboli inizanti per digamma 51.
Nel dramma attico troviamo iato in tragedia prima e dopo interiezioni,
vocativi che han no carattere interiettivo ed altre espressioni di esclama
zione, comando, urgenza 52, dopo I'interrogativo Ti 53, dopo cU posto
davanti a forme di olba 54; in commedia esso si trova anche 55 dopo altre
parole non passibili di elisione come 01'\ e m:p 56 e nelle espressioni
OUbE (EV), IlTJbi: (EV) 57, Ili ropam 58.
secondo
consona
unirsi a
e dunqu
Cosi un;
o rrd-'tp<
Nel cas(
allunga
denornr
tico del'
dialogic1
Le occh
refrattar
53
5
i
1
PROSODIA
secondo la prassi normale dei nessi biconsonantici la prima delle due
consonan ti pu andare a chiudere la sillaba precedente, oppure pu
unirsi alla sillaba successiva, lasciando quella che precede aperta,
e dunque, nel caso che tale sillaba sia conclusa da voca1e breve, breve.
Cosi una parola come 1tU'tpc; e passibile di essere scandita 1tiit-pC;
o 1tU-'tpC;.
Nel caso in cu il nesso occlusiva + liquida o nasale non vada ad
allungare una precedente sillaba si parla di correptio attica: una tale
denominazione deriva dal fatto che il fenomeno ecaratteristico dell'at
tico del V seco a.e., dove ricorre regolarmente, come s vede dalle part
dialogiche del dramma.
Le occlusive sonore (p b y) e le nasali si rivelano comunque pi
refrattarie rispetto alla correptio attica: cosi sono rarissimi i casi di
correptio con nasali prima del V seco a.e. 59, mentre per i nessi plv, Ylv il
fenomeno non e attestato prima di quest'epoca, e anche alIora rara
mente 60, e per i nessi gamma o delta + nasale V, bV) non 10 si
riscontra affatto 61.
Da ricordare che se le due consonanti afferiscono a due vocaboli
diversi o a parti diverse di un composto il fenomeno della correptio
attica non si verifica: e il caso esclusivamente della preposizione i':K
e dei composti con questa preposizione; es.
Nel periodo pi antico della lingua greca il nesso occlusiva + liqui
dajnasale aveva indubbiamente lo stesso valore di ogni altro nesso
biconsonantico62. Il fenomeno per cu questo nesso veniva ad assumere
59. Cfr. Hes. Theog. 319; Op. 567; Hippon. fr. 28. 6 W. fr. 39, 6 Deg.;
Xenoph. fr. 30.2 G.-P. fr. 28, 2 D.-K. e forse Anacr. PMG 443 fr. 76 Gent.;
per quanto riguarda [Hom.] Hymn. in Pan. 20, la maggior parte degli studiosi
ritiene la composizione ascrivibile ad un periodo non precedente al V seco a.e.:
cfr. comunque le osservazioni di F. Cassola in Inni Omerici, Milano, Mondadori,
1975,364 S.
60. Cfr. K.-B. 1, 305 S.; Denniston, Electra, 174 S., ad v. 1014; Descroix. 19-21;
Korzeniewski, GM, 21 n. 29; E. Wst, RhM 93 (1950), 341.
61. In Pind. Pyth. 8, 47 non c'e bisogno di scandre come breve la prima sillaba
di K.IlOU: abbiamo qui infatti un legittimo caso di responsione breve/lunga in un
docmio kaibeliano (CfL West, Glvl, 67). Per Eur. Bacch. 1285 non c'e bisogno, per
evitare un caso di violazone della Legge d Porson, di postulare correptio prima di
yv: v. oltre, cap. S, n. 102.
62. Ci e dimostrato anche dalla morfologia, e precisamente dalla formazione di
comparativi e superlativi dove le sillabe che precedono questo nesso si comportano
come le altre sillabe che precedono nessi biconsonantici: non provocan o cioe
l'allungamento della vocale tematica -0- in -}-, come avviene di regola dopo le
sillabe brevi (cosi, ad es., 1ttKpt!.:pOC; e formato come A!.:1ttT!.:pOC; e non come
cro<PC>t!.:poC;: cfr. Barrett, Hippolytos, 309, ad v. 760; Lejeune, Phontique, 290;
Allen. VG, 107 S., A & R, 210).
54 CAPlTOW3
Omero
ed Esiodo
Elega
e giambo
Liric
monodici
e corali
11 dramma
attico
..
valore monoconsonantico dovette all'inizio verificarsi soprattutto
quando esso si trovava all'inizio di parola, posizione in cui piu
facilmente veniva a legarsi alla vocale seguente. Cosi nella produzione
poetica arcaica la correptio attica compare per lo piu in questa
posizione.
In Omero ed in Esiodo il fenomeno ricorre soprattutto in casi di questo
tipo (piu spesso, anche se non esclusivamente, per introdurre vocaboli
altrimenti non utilizzabili), ma vi sono anche casi (di frequente, anche
se non esclusivamente, legati a necessita metriche), in cui le due
consonanti sono poste all'interno di parola 63.
La produzione arcaica in trimetri giambici, d'altra parte, non fa registra
re esempi sicuri di correptio attica, se si eccettuano aleuni esempi in
trimetri (puri o scazonti) di Ipponatte 64; qualehe caso nell'elegia arcaica,
dove il fenomeno diventa piu frequente con il pass are del tempo 65.
In Saffo e Alceo gli esempi di correptio attca sono assolutamente rari
(Sapph. frr. 16, 19; 44, 8 e 14; 105a, 2; 150, 2 Y.; Ale. frr. 249, 9; 332,
l Y.), ma non per que sto da mettere in dubbio
66
In Stesicoro
erilevante notare come il nesso occlusiva + liquida posta in inizio di
parola conti sempre come monoconsonantico 67.
All'interno del dramma attico la tragedia spesso si serve nel dialogo
della possibilit (mutuata da altri ambiti dialettali e letterari) di
allungare sillabe con vocale breve davanti a occlusiva + liquida
o nasale all'interno di parola 68, mentre nel dialogo comico cio si
63. Per maggiori particolari sull'uso omerico cfr. Chantraine, GIl 1, 108 S.; per
Esiodo cfr. West, Theogony, 97 s.
64. E cfr. anche ad. ia. 40 W. Per Ipponatte casi sicuri sono frr. 28, 3 W. = 39,
3 Deg.; 28, 6 W. 39.6 Deg.; 36,1 W. 44,1 Deg.; 50,2 W. 53,2 Deg.; 176
W. 207 Deg.; per fr. 67 W. 119 Deg. v. oltre, cap. 5, p. 82 (5.2); incerto il
caso di fr. 26,4 W. = 36,4 Deg.: la sillaba finale di &<Jn.: potrebbe anche rimanere
lunga davanti al gruppo xPl'l <JKrt'tEtV senza violare la legge di Porson (vista la
natura prepositiva del vocabolo &<J'te), che comunque poi Ipponatte non rispetta
nei suoi coliambi (v. oltre, cap. 7, p. 136).
65. Per maggiori particolari cfr. West, Studies, 114; Gentili-Prato 1, VIlI SS.; due
esempi di correptio attica all'interno di un hemiepes si trovano in due dei discussi
epodi di Strasburgo (Hippon. fr. *115,4 W. = 194,4 Deg.; *117, 5 W. = 196,
5 Deg.), dei quali ancora si discute la paternita (per questo v. oltre cap. 5 n. lO).
66. Sulla questione cfr. Burzacchini, 176; B. Gentili, Sleno 10 (1984),241-243.
67. Per maggiori particolari sull'uso stesicoreo della correptio attica cfr. R.
Fhrer, Muta cum liquida bei Stesichoros, ZPE 28 (1978), 180-186, lavo ro in cui si
trova anche una discussione generale del fenomeno nelIa piu antica lrica greca.
Per dati relativi ad altri lirici si vedano: per Alcmane, D.L. Page, Alcman. The
Partheneion,Oxford, 1951, 110-113, Calame, 219; per Anacreonte, Gentili, Ana
creon, 108 s.; per Bacchlide, I'edizione S.-M., p. XXI.
68. Un tale fenomeno e invece eccezionale - e discusso ..... quando il nesso
verifica
livello sti
3.3.2. Nessi biconsona
eILK,IZ
Questi ni
consonaI
breve) ne
rici) all'j
prima si"
trovare e
con parti
ll. 2], 223 O'"'cai 'tui
Oltre al
LKUllvo
e aAEta
e (l
occ1usiva
tra i luogt
D.L.Page
n. 22) pre,
fatto all'ir
= Poliido
bolo (avve
senso si pl:
maniera (
correzione
cum Liqui
zione
enormale
un'altra
che alI'int<
ancora un;
prevede
69. COS!
12,21; 20,
70. In 11.
71. In 11.
12. II fel'
0d.21,17
in <J'tl'ta;
55
1
)
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1
a
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la
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le
si
5,
).
lo
si
a.
le
2
,o
PROSODIA
verifica solo in casi di parodia tragica o di voluto innalzamento del
livello stilistco.
3.3.2. Nessi biconsonantici eccezionalmente trattati come monoconsonantici
-ILK, IZ (= zd)
Questi nessi vengono ad assumere valore monoconsonantico (la prima
consonante, cioe, non va a chiudere una precedente sillaba con vocal e
breve) nelIa produzione esametrica arcaica (Omero, Esiodo, lnni Ome
rici) all'inizio di aleune parole (soprattutto nom propri) che, avendo la
prima sillaba breve e la seconda lunga, non potrebbero altrimenti
trovare collocazione nel verso oppure potrebbero essere utilizzate solo
con particolari limitazioni
Il. 21, 223
Oltre al nome deHo Scamandro (e all'aggettivo ad esso collegato
69 il fenomeno ricorre nei nomi propri 70
e ZEActa 71 ed inoltre nei nomi comuni aKErcupvov (Od. 5, 237; 9, 391)
e aKll (Hes. Op. 589) 72
occlusiva + liquida o nasale compare nel dialogo all'inizio di parola: i piu sicuri
tra i luoghi in questione (citati da Denniston, Electra, 182 ad v. 1058; cfr. inoltre
D.L. Page, A New Chapter in the History ofGreek Tragedy, Cambridge, 1951,43 s.
n. 22) prevedono in realta un allungamento alla fine di una prepositiva, quindi di
fatto all'interno di parola (Eur. A/c. 542; El. 1058; fr. 411,4 N
2
.; fr. 642, 1 Ne.
Poliido TrGFI, 78 F 2,1; TrGFIJ, F 518) O comunque alla fine di un voca
bolo (avverbio) unito strettamente a quello che segue (Eur. fr. 402, 2 N".; in questo
senso si pu forse spiegare anche Aesch. Pers. 782, vu <ppovEi, con Vf.U nteso alla
maniera di un avverbio, luogo che comunque resiste ad ogni tentativo di
correzione); per una recente discussione generale del problema cfr. H. Dietz, Muta
cum Liquida im sophokleischen Trmeter, RhM 117 (1974), 202-212. Nella produ
zione tragica piu tarda (e in Licofrone) l'allungamento in questa posizione
enormale: cfr. West, GM, 160 e n. 74. Nella lrica tragica che, come enoto, usa
un'altra lingua, il fenomeno di un tale allungamento in inizio di parola (oltre
che all'interno di essa) sembra di per s meno problematico: in realta, comunque,
ancora una volta, la maggior parte dei casi (citati da Barrett, Hippolytos, 310, 345)
prevede l'allungamento alla fine di una prepositiva.
69. Casi scanditi anche in Il. 2, 465, 467; 5, 36, 49, 77, 774; 6, 402; 7, 329; 11,499:
12, 21; 20, 74; 21, 124, 305, 603; 22, 148; Hes. Theog. 345.
70. In 11. 2, 634; Od. 1,246; 9, 24; 16, 123,250; 19, 131; [Hom.] lIymn, in Ap. 429.
71. In JI. 2, 824; 4, 103, 121.
72. Il fenomeno si ha forse anche con il nesso Cf't in mu'toc;, gen. di Cf'tUp, in
Od. 21, 178, 183, dove per epossibile pensare anche a sinizesi, e, molto piu tardi,
in CfTl'tUC; al v. 1 dell' Altare di Dosiada (A.P. 15,26).
56 CAPlTOLO 3
Un caso isolato (con l'aggettivo SI riscontra III Pindaro,
Nem. 7, 61.
Per il nesso crK in inizio di parola epossibile pensare che il sigma venisse articolato
in maniera debole, come sembra ricavabile dal fatto che in a1cune parole talvolta
tale nesso si alterna al semplice kappa (crKeovvu!ll!KeovvUI..n) 7'.
Lo zeta iniziale, in epoca piu tarda, si semplifico verso un suono unico 74, come
mostra una serie di brani poetici 7
5

IIh
In inizio di parola il nesso risulta di valore monoconsonantico nel
vocabolo Ihi:pona, contenuto in un esametro citato da Platone nel
Fedro (252b), e nel vocabolo 1t'tEP<!> in un esametro ctato dalla Suda
(s.v. MODo"(Il KaAa).
K't
11 nesso non provoca l'allungamento della sillaba precedente in Hip
pon. fr. 20 W. 8 Deg. 6OKi:rov iKtiVOV 'tU K\jIai (imitato
da Eronda 8, 60), e forse ancora, nel medesimo poeta, in fr. 21 W.
= 34 Deg. (dove comunque si puo pensare anche a perdita de]]'auto
nomia sillabica di iota), e inoltre, a quanto ci etestimoniato dalla fonte
che ci ha conservato il passo, in un verso di Rintone (fr. 10, 2 Kaib.
= 10,201.) che doveva contenere un'allusione scherzosa alla versifica
zione ipponattea.
Un tale fenomeno puo essere postulato anche in Eur. Oro 804 'toD't'
EKElvo, K'tUO"O' !-ti] 'to JlVOV, dove l'interpretazione
normale del nesso causerebbe un'infrazione alla legge di Porson-Ha
vet 76, e sembra infine ricorrere al V. 10 dell'Altare di Dosiada CA 175
A.P. 15, 26
77

Mv
Questo nesso ha eccezionalmente valore monoconsonantco sia all'ini
zio di parola (Euripide, I.A. 847; Cratino, fr. 162 K.-A.; CEG
73. Cfr. West, Theogony, 98 S.; GM, 17.
74. Anche dopo raumento e in parole composte.
75. Forse gia Theocr. 29, 20: per altri passi piu tardi cfr. Gow-Page 1965, n, 629;
West, GM, 17.
76. Per questa proposta di scansione cfr. Korzeniewski, Glvf, 22, che co
si scandisce anche il tradito EK1:tcrUV in Aesch. Pers. 289 ed inoltre Eur. El.
850 1:A.tlll)V 'Optm:ll<;' aA.A. !ll !lE KU:{V1:E per evitare una infrazione alla
di Porson, che in realtit pero probabilmente non sussiste (v. oltre cap. 5,
n. 102).
77. Cfr. West, GM, 17.
139, 1; G
Kaib. =
.O"A
Questo ni
Pindaro r
il SUD val,
3.3.3. Allungamenti va
Nell'epi
Epica
sibilante
andare a<
quale si (
ricompaic
esc1use dI
11. 17,463
6.AA' oX
11. 9, 191
ihJlEVO<;
11 fenomen
nel primo.
11. 21, 368
1tOAAd A.le
Dramma L'attco
attico
drammat
precedenl
78. Degli
Eur.I.A.6
5 testo e !
breve (in n
interpretat
giambico .
79. In du
breve la PI
i casi esos
baccheo el
39 e V. oltl
80. Per le
Maas, Gk
fr. lB, 29
57
ro,
ito
,Ita
me
lel
lel
da
p
.10
N.
:0
tte
lb.
:a
)1"
ne
,a
75
li
~ G
~ 9 ;
:0
fil.
\la
5,
PROSODIA
139, 1; GVI 97, 3; Callim. fL 61 Pf.) 78 che al suo interno (Epich. fL 91
Kaib. 115 01.) 79
crA
Questo nesso si comporta eccezionalmente come monoconsonantico in
Pindaro nel vocabolo ecrAc;, nel quale comunque piu spesso mantiene
il suo valore normale.
3.3.3. Allungamenti vari di sillabe finali di parola
Nell'epica le liquide (p, A) e le occ1usive nasali (/1, v) ed inoltre la
Epica
sibilante cr, e in origine il digamma, poste in inizio di parola possono
andare ad allungare una sillaba aperta conclusa da vocale breve con la
quale si chiuda la parola precedente (nel sandhi prosodico della frase
ricompaiono dunque di fatto consonanti geminate che erano state
escluse dall'inizio di parola).
Il fenomeno si verifica normalmente negli elementi lunghi del verso; altrimcnti solo
nel primo biceps:
11. 21, 368 1toU. Aicrcr.t8VO,; t1t8ii 1tT8p6eVTii 1tpcr1l6oii.
Dramma L'attico conosce questo fenomeno solo con il rho. che in ambito
anico
drammatico allunga quasi sempre 80 la sillaba finale della parola
precedente nei versi del dialogo.
78. Degli altri luoghi citati in maniera piu o meno dubitativa da West (GM, 18),
Eur. I.A. 68 fa parte della sezione spuria del prologo della tragedia; in PMG 1024,
5 testo e scansione sono incerti; in Aesch. Eum. 383 e pos sibil e scandire come
breve (in responsione con lunga) la sillaba iniziale sia che il colon in questione vada
interpretato come docmio kaibeliano sia che lo si consideri formato da metron
giambico + spondeo.
79. In due brani eschilei (Pers. 287 e Ag. 990) non c'e bisogno di scandire come
breve la prima silIaba, rispettivamente, di .tE.tvftcrOo.t, e di .tV(pOEl: in entrambi
i casi esostenibile una responsione tra il molosso che risulta da questi vocabol e il
baccheo che econ esso in responsione antistrofica; cfr. Korzeniewski, GM, 22 n.
39 e v. oltre, cap. 14, p. 215.
80. Per le eccezioni in tragedia cfr. Dodds, Bacchae, 71. ad v. 59 e 236, ad v. 1338;
Maas, GM, 130; Pattoni. 133-137; in commedia l'unica eccezione e Pherecr.
fr. 113, 29 K.-A.
58 CAPITOLO 3
Gambo
Nei giambografi e nella lirica que sto allungamento ecomune con iI rho,
e lrica
mentre per le altre lettere abbiamo solo esempi isolati 81.
Per iI P iI fenomeno si spiega con il fatto che que sta lettera, in posizione iniziale,
deriva da un originario *sr o *wr, nessi dei quaIi mantiene dunque nel sandhi
prosodico iI ritmo. Lo stesso avviene per quei vocaboli in cui gli niziali A, 11, v,
digamma risalgono ad un originario *sl, *sm, *sn, *sw, e, per analogia, in parole in
cu tali fonemi iniziali sono di altra origine .
In fine di parola la nasale v, la liquida p, la sibilante a, precedute da
vocale breve e seguite da paroIa che inizia p'er vocale possono essere
pronunciate in maniera tale da risultare legate anche alla sillaba
precedente: questa risulteni chiusa e quindi lunga. Ci avviene nell'epi
ca, nell'elegia, in Pindaro e Bacchilide.
Anche questo fenomeno neIl'epica si verifica normalmente negli elementi lunghi;
altrimenti nel primo bceps.
81. Cfr. West, GM, 16.
L'esan
(dove
aquel
stchic
esiodei
oracol
iscriz<
fra qu
strofet
Nella
Erodo
catale1
in qua
(distin
questi,
l. Pe]
v.oltre
2. Cfi
3. Ur
CAPITOLO 4
L'esametro
Ii. Definizione e caratteristiche generali
L'esametro eil verso dell'epica, in tutti i suoi periodi, da quella arcaica
(dove es so era forse in origine eseguito in recitativo o col canto)
aquella ellenistica fino aquella dell'eta imperiale; fu usato in forma
stichica anche per poemi di contenuto didascalico, a partire da quelli
esiodei. Dall'eta arcaica in poi venne adoperato per inni, indovinelli,
oracoli e come il metro usuale (fino alla meta del VI secolo) per le
iscrizioni; lo si trova anche come componente di strutture epodiche, e,
fra queste, soprattutto, insieme con il cosiddetto pentametro, della
strofetta dell'elegia in uso anche per epigrammi l.
Nella sua forma canonizzata l'esametro (cosi denominato gia da
Erodoto)
2
si presenta come una successione di sei dattili, di cui I'ultimo
catalettico nella forma che i metricisti antichi definivano in disyllabum,
in quanto il metron dattilico catalettico veniva realizzato da due sillabe
(distinguendola da una catalessi in syllabam, in cui il metron m
questione era realizzato da una sola sillaba, v. oltre, p. 169) 3.
L Per I'uso dell'esametro in strutture epodche vare e neI dstico elegiaco
v. oltre, capp. 20 e 21.
2. Cfr. 1, 47, dove viene citato un oracolo deIfico.
3. Una questione che vanta ormai una lunga storia, in cu agli aspett metrici si
I
60 CAPITOLO 4
r
Il dattilo si presenta formato da un elementum longum e da un
elementum biceps (come abbiamo gia detto un simile elemento ecosti
tuito da due sillabe brevi che possono essere contratte in una lunga).
Vario el'esito stilistico nell'uso delle cesure, nella collocazone delle
paroIe e delle fin di parola, nella realizzazione degli elementi del
verso dall'epica arcaica aquella dell'eta imperiale, con uno svolgi
mento che sembra andare verso una sempre maggiore severita e stiliz
zazione.
affianeano quelli di ordine storico-culturale, riguarda I'origine del verso, per la
quale si registra una serie di proposte interpretative, fondamentalmente divise in
due grandi filoni (se si prescinde dalla ipotesi di A. Meillet, Les origines
indo-europennes des metres grecs, Parigi, 1923, che il verso non fosse di origine
indoeuropea, bensi un prestito egeo): uno che ipotizza che nell'esametro si debba
vede re la regolarizzazione stichiea di un verso lrico in forma espansa, un altro che
collega la genesi del verso alla combinazione di versi lriei preesistenti. II primo
indirizzo si lega sostanzialmente ai nomi di due studiosi di epoehe diverse: O.
Schroeder (cfr. SBAW 1907,229-239 = Id., Vorarbeiten zur griechischen Versge
schichte, Leipzig-Berlin, 1908, 31-43), che pensava ad una serie di successive
modificazioni di un Clr-Vers (l'enoplio '--'xv uxu - e G. Nagy (cfr.
Comparative Studies in Greek and lndie Meter, Cambridge, Mass., 1974), che
ritiene l'esametro una regolarizzazione di un colon eolieo, il ferecrateo
(X x U U x), espanso internamente di tre dattili. 11 secondo indirizzo ha
trovato un maggior numero di sostenitori, a partire dalla meta del secolo scorso: di
recente nei lavori di M.L. West (cfr. CQ N.S. 23, 1973, 179-192), ehe, nell'ambito
di una general e ipotesi suHa preistoria culturale greca, riprende la pro posta
ottocentesca deHa derivazione delI'esametro dalla combinazione di due versi lirici,
identificati (diversamente dai suoi predecessori) in hemiepes
e x uu uu x (enoplio); di B. Peabody (cfr. The Winged Word: a Study in
the Technique o{ Ancient Greek Oral Compositoll as Seen Principal/y through
Hesod's Works and Days, Albany N.Y., 1975), che, usando come termine di
comparazione le strofe della metrica avestica, propone una teoria secondo la quale
l'esametro sarebbe stato composto o da tre dimetri di otto sillabe ciascuno o da
due trimetri di undici/dodici sillabe: la tendenza alla contrazione vocalica avrebbe
poi portato a ridurre questa struttura composita alla dimensione mas sima di 17
sillabe, e la prevalenza dell'isocronismo quantitativo a regolarizzare le sei sllabe
lunghe; di B.Gentili-P.Giannini (efr. Gentili-Giannini 1977), che, sulla base del
confronto con strutture metriche attestate nelle iscrizioni arcaiche e nella lrica di
Stesieoro (hemiepes, enoplio, reizano etc.), individuano in queste ultime, corri
spondenti con le principali strutture formulad omeriche, le componen ti originarie
del verso: i1 sistema di saldature di tali componen ti sarebbe ancora visibile nei
fenomeni prosodici tipici deIla fine del verso, come iato, apparente presenza di
sillabe brevi in elementi lunghi ed apparente blocco della sinafia, che talora si
riscontrano in quelli che sarebbero i punti di giuntura, corrispondenti con le
cesure; di N. Berg, MSS 37 (1978), 11-36, e E. Tichy, Glotta 59 (1981), 28-67 (e efr.
ora anche N. Berg - F.O. Lindeman, Glotta 70, 1992, 181-196), che hanno
Realizzazione
dei bici pitia
JI. 1,600
Cesure
JI. 1, I
Od. 1, 1
La quadri
partizione
callimachea
In gen
realim
pnme
tardi),
stilizzal
euna t
detti 0'1
di ques
quarto
paroIa
(be; loo,
L'incisi
all'intel
o do):
pentem
sura ml

.OppUl
tphov'
"vopii
Nella p
vedrem

quadriJ
ke1
4
, el
-
propostc
con rego
con le VI
dimetro
- uu
dimostra
before Ji
insieme
ria delfe
recenti, J
4. Cfr.
61
Realizzazione
dei bcpita
JI. 1,600
Cesure
La quadri
partizione
caUimachea
L'ESAMETRO
In generale per l'esametro di tutte le epoche si pu notare che la
realizzazione del bceps con sillaba lunga eammessa regolarmente neHe
prime quattro sedi (con una rarefazione del fenomeno nei poeti pi
tardi), mentre piuttosto rara, gia dall'epoca arcaica (e assente neHo
stilizzatissimo verso di Nonno e deHa maggior parte dei suoi imitatori),
euna tale contrazione in quinta sede. 1 versi ad essa interessati erano
detti (spondaci): di alla conc1usione pesante
di questi versi veniva di solito preferita una realizzazione dattilica del
quarto metron e, d'altra parte, una conclusione del verso con una
parola almeno trisillabica.
L'incisone principale in tutte le epoche della storia del verso si colIoca
all'interno del terzo metron:
o dopo il suo elemento lungo (dopo iI quinto mezzo piede, e quindi
pentemimere da 1t{;v'tc, cinque, 1lll-, meta, Il{;p0<;, parte, o ce
sura maschile)
oppure dopo la prima breve del suo bceps (cesura detta KU'tU 'tov
'tp'tov 'tPOXUtOV o trocaica o femminile)
Nella prima e nella seconda parte del verso tendono comunque, come
vedremo, a definirsi altre posizioni preferite per una incisione.
Nell'esametro stiIizzato di Callimaco sembra chiaramente definta una
quadripartizione, iI merito deHa cu individuazione spetta a H. Fran
kel
4
, che la dedusse dal tentativo di spegare aleune legg> me tri che
proposto di individuare la genes dell'esametro nell'abbinamento di un gliconeo
con regolarizzazione dattilica o spondaica della base eolica uu - uu u --,
con le varianti del dmetro coriambico A e B (per cu v. oltre, cap. 17), e di un
dimetro corambico catalettco nelle forme o di ferecrateo o di aristofanio
- uu - u - x. Per converso un atteggiamento agnostco sulla possibilita di
dimostrare una qualsiasi genesi del verso equello di A. Hoekstra (cfr. Epic Verse
before Homer, Amsterdam-Oxford-New York, 1981). Una storia della questione
insieme alla discussione di aleune proposte interpretative in M. Fantuzzi, Preisto
ria dell'esametro e storia del/a cultura greca arcaica: a proposito di a{cuni sludi
recenti, MD 12-13 (1984),35-60.
4. Cfr. Frankel 1926.
62 CAPITOLO 4
Callim.
Hymn.2, 13
g<i notate per il verso del poeta ellenistico (delle quali ci oc cupe remo
piu oltre): l'esametro callimacheo e sempre interessato da una delle
due incisioni del terzo metron; a sinistra e a destra di questa si
pongono normalmente due ulteriori cesure: la prima collocata preferi
bilmente dopo il terzo elemento (e la tritemimere, g<i individuata
dagli antichi come luogo di incisione) oppure alla fine del primo
metron (solo rarissimamente dopo il primo elemento o dopo la prima
breve del primo bceps); la seconda dopo il quarto longum (settimo
mezzo piede, quindi eftemimere, da f.1n:, sette, e
oppure dopo iI quarto dattilo (detta dieresi bucoIica, in quanto
l'incisione in questa posizione caratterizza massicciamente la produ
zione dei poeti bucolici).
uu 1-1 uC) -1 Dju- uul- uu Id
1 2
A B e
NeHo schema sopra riportato con B 1 e B 2 si indicano le due possibili
realizzazioni dell'incisione centrale, e con A e con e le zone interessate
dalle incisioni laterali, con i rispettivi punti di incisione preferiti.
Nei vers che non presentano una tale artcolazione in quanto privi di
una incisione in A o in e (mai in B, come abbiamo detto sopra), la
mancata quadripartizione si giustifica con la presenza di parole di una
certa durata, che scavalcano il punto di incisione in questione.
Nell'articolazione interna attraverso le cesure il verso omerico non
presenta la compiuta articolazione in quattro cola di quello callima
cheo, come estato di recente convincentemente osservato 5: se emerge
infatti gia in Omero una cesura nella zona e (neHe posizioni callima
chee), non eancora definito compiutamente il sistema di cesure in A;
in questa zona, comunque, la tendenza a preferire quelli che divente
ranno i punti di incisione callimachei come conclusione di unita di
senso segnate da interpunzione, pu essere considerata una prefigura
zione della futura compiuta articolazione in quattro cola 6.
5. Cfr. Cantilena, 9-67.
6. Era quanto sostanzialmente aveva affermato lo stesso Frankel nella prima
stesura del suo lavoro (Frankel 1926), venendo invece, nella profonda rielabora-
Caratteristiche Per le e
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63 L'ESAMETRO
esanmetro onmerico
Caratteristiche Per le caratteristiche e le particolarita prosodiche, la cui conoscenza
prosodiche
eindispensabile per una corretta scansione dell'esametro omerico, che
ne mostra un numero di gran lunga maggiore rispetto agli altri generi
poetici greci, si rimanda al capitolo sulla prosodia ed in particolare alle
sezioni relative a:
abbreviamento in iato (3.2.3, p. 43 ss.)
nessi biconsonantici eccezionalmente trattati come monoconsonanti
ci (3.3.2, p. 55 s.)
iato; correptio attica; allungament vari di silla be final di parola
(3.2.6, 3.3.1, 3.3.3, pp. 50 s.; 52 ss.; 57 s.).
Fenomeni come gli allungamenti di sillabe finali in genere non si
troyano nei bicipitia; quando questo avviene il maggior numero di casi
si trova nel biceps del primo metron.
Allungamento Parliamo invece qui per la prima volta di un altro fenomeno per cui in
di vocali brevi
parole (o gruppi verbali) che non si adatterebbero al ritmo dattilico,
oppure vi si adatterebbero solo a determinate condizioni o solo in
determinate posizioni, viene allungata una vocale.
Questo succede ad esempio con parole che contengono la successione
di tre o piu brevi
1/. 5, 763 AlJ'YP&S 1t 1t/jlyuTa Ilfixils d1toffillui:
1/. 1, 74 d)' XtAct\ KiAEuT IlE, liqlU,
Il. 5, 529 d) pYAOt, dvlpts KUr aAKtllOV
zione di esso apparsa nel suo Wege und Formenfrhgriechischen Denkens (Mnehen
1955 [1968]3, 100-156), ad attribuire la divisione in quattro cola anche all'esametro
omerico. 1 contributi di Frankel, e soprattutto questo secondo lavoro, han no
suscitato, a riguardo dell'esametro omerico, una lunga serie di discussioni, ora volte
a precisarne o modificarne alcuni punti (H.N. Porter, The Greek Hexameter,
YClS 12, 1951, 3-63; L.E. Rossi, Estensione e valore del colon neU'esametro
omerico, StUrb 39, 1965, 239-273); piu spesso orientate a confutarne la tesi di fondo
(A.M. Dale, Lustrum 2, 1957, 31-35) anche in vista di nuove proposte interpretatve
(G.S. Kirk, Studies in Some Technical Aspects of Homeric Style. I. The Structure of
the Homeric Hexameter, YClS 20, 1966, 76-104; Id., The lliad: a Commentary, 1,
Cambridge, 1985, 18-24; R.S.P. Beekes, On (he Structure of the Greek Hexameter,
Glotta 50, 1972, 1-10). Una rassegna critica delle vare tesi, sostanzialmente favore
vole a Frankel, in W.B. Ingalls, The Structure of {he Homeric Hexameter: a Review,
Phoenix 24 (1970), 1-12; cfr. inoltre H.R. Barnes, The Colometric Structure of
Homeric Hexameter, GRBS 27 (1986),125-150, confutazione delle tesi di Kirk, pur
nell'ambito di un sostanziale scetticismo sulla tesi tetracolica di Frankel.
9
64 CAPITOLO 4
In quest'ultimo caso, come si vede, il fenomeno si verifica in una parola che
potrebbe trovar posto altrove nel verso tramite un normale allungamento
dell'ultima sillaba attraverso l'inizio consonantico del vocabolo successivo.
oppure con parole che presentano una sequenza - u -:
o con parole di forma u - - u:
cosi un vocabolo come 'ArrAAffiva, che pu trovare posto nel verso
con la sua scansione normale se si colloca la breve iniziale alla fine di
un dattilo e si realizza come lunga la sillaba finale ponendola davanti
ad un nesso biconsonantico
11. 15, 220 KaI1i5-r" nAJij)va rrpocri:q>i'j VEq>EAi'jYEphii ZEi\;,
se l'alfa iniziale viene scandito come lungo trova spazio in altre
posizioni, ad esempio, nel secondo e terzo metron del verso come in
Il. 1,86 oiS ,.111 yap 'AnAJij)v(i ttq>lAov, 01E crO, KiiAXiiv.
L'allungamento estato chiamato in causa anche per altri casi in cui, in
parole di forma non problematica, sillabe brevi occupano il posto di
una lunga; ci avviene
soprattutto davanti ad una delle incisioni del verso:
Od. 10, 141 va0AOXOv A11li:va, Kat
(pentemimere)
rare volte all'inizio del verso,
7. Versi di questo tipo (elencati e discussi in W.F. Wyatt Jr., Metrical Lengthe
ning in Homer, Roma, 1969,201-222) in epoca antica erano stati catalogati come
CJ'"cXot UK<pUAOt (<<senza testa, cioe con inizio incompleto u -); in epoca
moderna a1cuni studiosi accettano que sta interpretazione, mettendola in rela
zione ad una possibile liberta originaria dell'inizio (cfr. ad esempio B. Gentili in
Gentili-Giannini 1977, 32 s.); analogamente si pensava da parte di metricisti
antichi (pure talvolta seguiti ai nostri tempi) all'esistenza di esametri .u;oupot
(<<con la coda piu breve), o .toupot (<<con coda di topo), di esametri cioe con
I'ultimo metron di forma u\,,), sulla base di Il. 12, 208, T D' EppyTJcruv
1:Dov UiAOV o<ptV, in cui e pero probabile pensare ad una pronuncia orc<ptV, come
in Hippon. fr. 28, 6 W. = 39,6 Deg. (cfr. pero anche sul problema Wyatt, op. cit.,
(.
-.
';1
11. 17, 142
Od. 8,215
11. 16, 857
.Ricordiam
con vocale
(ma in re
come lung
o'
dove notiao
re
11 fenomel
"EKtOP (F
e eccezion
E{j 1
Infine bis
presenza I
stadio pH
aveva val,
av n11l0'
dove bis(
*a-nr-t-t
222-232). i
una taleco
sorta di gi<
dagra di l
dallo gnos!
seco trovia:
uu - u
8. Sulla
arcaica, Cfl
dam,1969
9. Cfr.!
lO. Cfr.
11. Cfr.
(*a-nr-g
W1
e u(.tWp
65 L'ESAMETRO
Ricordiamo inoltre che talvolta in elementi lunghi sillabe finali chiuse
con vocale breve seguite da parola con inizio apparentemente vocalico
(ma in realta sentita ancora iniziare con il digamma) sono scandite
come lunghe 8
dove notiamo anche, per lo stesso motivo, lo iato solo apparente alla pentemime
re 9.
Il fenomeno si trova talvolta anche nel primo biceps:
e eccezionalmente nel secondo:
Od. 8, 215 c(j Jltv (F)oloa &Jl<Pa<piiaOaL
Infine bisogna ricordare alcuni casi dall'Iliade, in cui per spiegare la
presenza di forme contenenti i nessi vop, bisogna risalire ad uno
stadio preistorico della lingua, precisamente quello in cu la liquida *r
aveva valore di una vocale:
dove bisogna scandire il termine uvopotfta come se SI trattasse di
*a-nr-ta-ta 11.
222-232). E nteressante notare che, almeno a partire dall seco d.C., esametr con
una tale conc1usione cominciarono ad essere composti sistematcamente, come una
sorta di goco metrico: li troviamo in scoli anonmi (GDK 7; 8) e nella Tragodopo
dagra di Luciano (vv. 312-324); tetrametri dattilici di questo tipo furono usati
dallo gnostico Valentino (U seco d.C.) per i suoi Salmi (GDK 43) e fra il II e il III
seco troviamo anche (cfr. GDK 3; 4; 45,4) paremiaci con la stessa caratteristica:
uu uu - uu u -).
8. Sulla sensibilita alla presenza del digamma nella diacronia della dizione epica
arcaica, cfr. A. Hoekstra, The Sub-Epic Stage 01 the Formulaic Tradition, Amster
dam, 1969.
9. Cfr. sopra, cap. 3, p. 50.
10. Cfr. anche Il. 24, 6.
11. Cfe. West, GM, 15; Allen A&R 215 S. Lo stesso vale per avop:;t<pv't1]
(*a-nr-gWhon-tiii); (*a-mr-takh-so-men) e forse per
e
66 CAPITOLO 4
In pu di un caso, del resto, anomalie prosodiche o metriche risultano
dalla sostituzione di vecchie forme con forme nuove o, d'altra parte,
dall'adattamento di formule: cosi la scansione 6.v9pmn:ol in
11. 18, 288 sembrerebbe derivare da .tep6noov &v9p6moov (cfr. 11. 1,
250).
L 'incisione principale all'interno del terzo metron e presente neHa
stragrande maggioranza de casi. Alcune volte essa e invece spostata
E il cosid
Non: efre
realizzato
dopo il
come abt
con paro
ferenza el
Od. 4, 604 1tpo 'te
in quar
chiuse d:
presenza
seguita e
fenomenl
II verso
inni e ve
poesiadi
Fliunte t
Alessanc
manifest
licenze, e
15. Cfr.
una fine <
in Callim
mento d
una delle
corrispon
fine di pa
16. Tali
escludon<
del 2%. (
17. Un
tE.
18. Ess(
Gerhard,
19. Cfr.
Cesure
Il. 9, 145
dopo l longum del quarto metron, dunque
eftemimere:
Xpcr69i':.ti<; Kui Aii8Kiil Kui 'I<p'6.viicrcra.
neHa poszione della
L'ncisione principale si pu trovare in elisione:
Divieto della
bipartizione
Ponte
di Hermann
Il. 6, 2
Eevitata una fine di parola che tagli il verso a meta.
Piu precisamente: non si ha fine di parola alla fine del terzo me/ron in mancanza
della cesura al terzo o al quarto me/ron. Nella quasi totalta dei gia pochissimi casi
in cui ci sembra verificarsi, esiste la possibilita di ammettere la presenza di una
delle incisioni suddette in coincidenza del confine tra una appositiva e iI vocabolo
ad essa collegato 12. Se questo ponte non venisse rispctlato, iI verso, rimasto senza
nessuna delle cesure fondamentali, verrebbe a cssere composto di due part
uguali 13.
In caso di realizzazione dattilica del quarto metron, e evitata fine di
parola dopo la prima breve di un tale dattilo (la prima breve del bceps
in questione). Esempio di una deHe rare eccezioni 14:
12. La collocazione, nel verso omerico, e in generale nell'ambito della produzio
ne esametrica arcaica, di appositive ai confini della cesura, ecomunque assai rara.
Cfr. West, GM, 36: eccezionali i casi di prepositive monosillabiche; tra le
pospositive non si troyano mai S, yp, KI::V, av.
13. Per ll. 15, 18 (T ou 1lllvij ihE -r' i5\V60Ev St n:i5oii:v), iI caso piu
duro, in quanto privo della possibilita di rinvenire una cesura ai confin di una
appositiva, estato proposto il cambiamento KpIll (cfr. Maas, GM, 86).
14. 66 casi, pari allo 0,24% secondo Cantilena, 39 s.
67 L'ESAMETRO
E il cosiddetto ponte di Hermann 15.
Non efrequente, a parte il primo melron, fine di parola dopo un biceps
realizzato da sillaba Iunga:
dopo iI quinto spondeo (dunque nei versi spondiaci 16, per i quali,
come abbiamo gl detto, in ogni epoca viene preferita una conclusione
con parola almeno trisillabica), fine di parola eeccezionale e di pre
ferenza coincidente con un monosillabo:
in quarta sede un biceps cosi realizzato si ha di solito solo con parole
chiuse da una sillaba con vocale lunga (particoIarmente sgradita la
presenza di una parola chiusa da sillaba aperta con vocale breve
seguita da inizio biconsonantico del vocabolo successivo) 17; un tale
fenomeno 18 si osserva a livello di tendenza anche nel secondo metron 19
3 . L'esametro ellenistico
Il verso eusato nel periodo ellenistico per poemi epici e didascalici, per
inni e versi di contenuto oracolare, e noltre per poesa bucolica e per
poesia di contcnuto satirico come quella di Cratete di Tebe e Timone di
Fliunte (IV-UI seco a.c.). Dall'inizio del IU secolo, e soprattutto ad
Alessandria, si nota la tendenza a una maggiore raffinatezza, che si
manifesta in particolare, a livello prosodico, nell'evitare lo iato e altre
licenze, e a livello di tecnica compositiva, in una articolazione interna
15. Cfr. G. Hermann, Orphica, Lipsiae, 1805,692. La tendenza a non collocare
una fine di parola in questo punto, che, come vedremo, diventera senza eccezioni
in Callimaco, e da Frankel 1926, 204 ss. spiegata con iI principio dello sliUa
mento deHe incisioni attraverso parola pesante: quando nena zona C manca
una delle due incisioni abituali (la eftemimere o la dieresi bucolica) i punti ad esse
corrispondenti sono scavalcati da una parola pesante, e quindi non compare
fine di paro1a neHa posizione intermedia tra i due.
16. Tali versi sono present nell'ambito della produzione esametrica arcaica, se si
escludono casi che derivano dalla contrazione come Od. 9, 306, in una percentuale
del 2%. Cfr. West, GM, 37 e n. 13.
17. Un caso come Hes. Theog. 135 edv tE 'pdv ti': e ~ I ..tiv ti, MvTj.tavi;v
te.
18. Esso enoto come Legge d Wernicke, anche se era stato gl os servato da E.
Gerhard, Lectiones Apollonianae, Lipsia, 1816, 147 ss.
19. Cfr. West, GM. 37 en. 16.
F
68 CAPITOLO 4
elegante e armoniosa, e che raggiunge il suo culmine nella produzione
di Callimaco. Tratteremo dunque con maggiore attenzione il verso di
questo poeta, con particoIare riferimento aquello degli lnni (a parte iI
quinto, in distici elegiaci), facendo confronti con I'ulteriore produzione
di eta ellenistica.
4.3.1. L'esametro di Callimaco
Incsoni L'incisione preferita edi gran lunga la cesura trocaica che ein genere la
piu usata anche dagli altri poeti dell'epoca 20, mentre, come abbiamo
gil} detto, non ci sono esempi di incisione principale posposta nella
posizione della eftemimere, un fenomeno poco gradito anche nel resto
della produzione esametrica ellenistica 21.
In coincidenza di cesura sono assolutamente eccezionali i casi di
elisione (a parte quella di 8 in Hymn. 4,4 e 71) 22, mentre mancano casi
di cesura dopo preposizioni e prima di enc1itiche 23.
La preferita fra le due incisioni della seconda parte del verso ela dieresi
bucolica: si tratta di una incisone caratteristica di tutta la versificazio
ne esametrica alessandrina (e che sara propria anche delle epoche
successive), soprattutto (da cu il nome) della poesia bucolica 24.
Realizzazione Piu rara, rispetto ad Omero, la realizzazione spondaica di bicipitia, se si
dei bici pitia
esclude i1 secondo.
In caso di Callimaco (che fa un uso assai moderato di tali
esametri)25 realizza sempre con due brevi iI biceps che precede i1 quinto
20. Cfr. West, GM, 153, con dati percentuali per aIcuni poeti. Durante il IV seco
era stata prevalente la cesura maschile, con la continuazione di una tendenza
accertabile nel tardo V seco (cfr. West, ibid.).
21. I dati in West, GM, 153. Data la costante presenza di una cesura nel terzo
metron, non ci sono dunque mai in Callimaco esametri bipartiti. Un ulteriore
fenomeno di raffinamento callimacheo, no tato da Bulloch, 259, consiste nel fatto
che negli esametri con fine di parola alla fine del terzo me/ron l'effetto sgradito
della bipartizione eevitato non solo dalla presenza della cesura del terzo me/ron,
ma anche da quella della dieresi bucolica (e inoltre di una rilevante pausa
semantica in coincidenza di quest'ultima e/o della cesura del terzo me/ron).
22. Hymn. 6, 65; cfr. anche, dal/' Ecale, il fr. 291, 2 Pf. 1l3, 2 Hollis (dove
I'irregolarta egiustificata dalla costruzione anaforica).
23. Per gli eccezionali casi di cesura in coincidenza di preposi7joni bisillabiche
o di sequenze di due prepositive oppure prima di enclitiche negli altri poeti
ellenistic cfr. West, GM, 153.
24. Cfe. West, GM, 154: essa compare nel 74% dei versi bucolici di Teocrito, nel
79% degli esametri dell'Epitafio di Bione.
25. Cfe. West, GM. 154: versi di questo tipo, gia graditi ad Antimaco di Colofone
metr01
compe
Hymn. 3, 173 11 '{va,
Hymn. 3, 223 tosn
Fine di parola Con le
e ev
spond
non
spond
a quell
E rigo:
Callim
primo
realizz;
(22%),
e negli <
26. Ce
GM,15
27. Q1.
poeti; p
756 Pe.
28. Fil
Xaip').
sa essen
di nonc
29. Cf
30. In'
Cantilel
quelli a
OvaO'(J
propost
/ UIJ.E'tI
non e
nfrazio
(v. sopr
31. CI
32. Cf
eHensti
33. Cl
nv't' f
casi in .

69 L'ESAMETRO
metron
26
e preferisce una chiusa in quadrisillabo oppure in un verbo
composto della forma uu - - X 27,
Hymn. 3, 173 fJ lva, ,Apa<pllva-c;; oiK''croucra
Hymn. 3, 223 'tOsnv. OU yp mptv crUVt'ltl\jltcrovrat.
Fine di parola Con lo sviluppo di tendenze gia notate nell'esametro omerico:
e evitata fine di paro la dopo un secondo metron realizzato da
spondeo 28 (Legge di Hilberg)29;
non si pone fine di parola dopo un quarto metron realizzato da
spondeo 30 (Legge di Naeke 31 o ponte bucolico , il fenomeno opposto
a quello delta dieresi bucolica).
Erigorosamente osservato il ponte di Hermann 32.
Callimaco evita piuttosto rigorosamente che una parola che inizia nel
primo metron vada a terminare con la prima delle due brevi da cu sia
realizzato il secondo bceps (prima Legge di Meyer) 33 o con la seconda
(22%), sono adoperati in quest'epoca soprattutto da Arato ed Euforione (17%)
e negli epilli di Eratostene (24%), ma assolutamente sgraditi ai poeti bucolici.
26. Cosi anche Euforione e Nicandro; per eccezioni negli altri poeti cfr. West,
GM, 154 n. 47.
27. Queste sono le chiuse preferite per gli anche dagli altri
poeti; per le chiuse con parola trisillabica (solo due in Callimaco: Hymn, 1,41; fr.
756 Pr. fr. 166 Hollis) e per altri tipi di chiusa cfr. West, GM, 154 n. 48.
28. Fine di parola si ha qualche volta con parole monosillabiche (es. Hymn. 1, 94
Xaip'). Dubbio se in Hynlll. 4, 113 il nesso ou Illv, presente al secondo metron pos
sa essere considerato un nesso complessivamente prepositivo (v. sopra, p. 26) e quin
di non costituire una infrazione alla legge, dato il carattere enfatico della particella.
29. Cfr. Hilberg, 264.
30. Infrazioni: Hymn. 3, 7 (secondo i criteri fissati per l'esametro omerico da
Cantilena, che escludono nessi come il qui presente IlT 1l0t dall'ambito di
quelli a carattere prepositivo) e, ancora piu duro, Hymn. 4, 226, uAJ., <PAll,
Ovacrat yp, UIlV:tV, n1:Vta, OOAote;, che in genere viene corretto secondo la
proposta di Maas-Cronert (cfr. Maas, GM, 92) di scrivere UIlVEO e OO/,OUS
/ f.!81POUS al v. 226 S., e E<p:1IllV al posta di E<p:1f.!'j alla fine del v. 227. II ponte
non e osservato dagli allri poeti ellenistici (a parte Nicandro, con una sola
infrazione): in caso di fine di parola es si osservano in genere la Legge di Wernicke
(v. sopra, p. 67 e cfr. West, GM, 155 n. 50).
31. Cfr. A.F. Naeke, RhM 3 (1835), 516 ss.
32. Cfr. sopra, n. 15. 11 ponte egeneralmente osservato anche dagli altri poeti
ellenistici; per le eccezioni cfr. West, GM, 155.
33. Cfr. Meyer, 981; eccezioni: Hymn. 2, 41 (np:l1(:<; epaS8 ncrooO"tv uKlPW
nv1' 6yVOV1O); 6, 91 'Qe; 06 Mf.!avn XHlV, me; U8Aq> EVl nAayywv); alcuni
casi in cu questa prima breve eformata da una pospositiva (ad es. Hymn. 2, 15
cr1l!;pV oe 1:0 1dxoe; En' upxaolO"t tl8IltlAOle;; cfr. 3, 77, 126; 4, 144; 6, 61,
l
70 CAPlTOLO 4
,
di queste brevi (Legge di Giseke-Meyer) 34. Secondo la teoria di H.
Frankel, a cui abbiamo sopra fatto riferimento (p. 61 S.; p. 67 n. 15)
questi fenomeni sono da mettere in relazione con la articolazione della
prima parte dell'esametro callimacheo; essi si collegano alla preferenza
del poeta per l'uso, come incisione della zona A, della tritemimere
o della incisione posta alla fine del primo metron: nei casi in cui una di
queste cesure non epresente, ci avviene perch la loro sede escava1ca
ta da una parola pesante 35.
Callimaco evita di porre una parola di forma giambica (u -) davanti
alla pentemimere (seconda Legge di Meyer) 36.
Norma 1 versi con cesura pentemimere hanno di solito una incisione seconda
dell'i ncisione
ria 37:
secondaria
o dopo iI settimo elemento (alla eftemimere) in questi casi il sesto
elemento ebisillabico:
H 2 8) notKiA' &'ytvEGcrtl Hpcrv 38
ymn. , - J 't" .., '1
O dopo il quarto biceps (bisillabico per la Legge di Naeke), cioe alla
dieresi bucolica:
Hymn. 2, 95 Ilvro6IlEV6C; 6.pmiK1:6c;1. a1:oi
e anche il fr. 230 Pc. 1 HoHis, dall'Eca/e); e inoltre Hymn. 4, 153 11 Kai nona
npot9:;v nd e<JnXE vl<JOUC; (efe. Mineur, 39). Per la dimostrazione che
una tale non vigeva ancora nell'esametro omerico CfL Cantilena, 28 SS., che su
questo fatto basa la sua tesi della non quadripartizione di tale esametro.
34. Questa denominazione si deve al fatto che nell'osservazione di questo
fenomeno (pure contenuta neHa sua prima legge) Meyer era stato preceduto da
Giseke, 128.
35. Nella teoria frankeliana troyano anche una spiegazione positiva quei casi di
infrazione alla prima Legge di Meyer che vedono terminare al punto proibito una
paroIa metrica l cui inizio coincide con quello del verso (i casi come Hymn. 2, 15
citati sopra alla n. 33; Hymn. 4, 153 e forse anche Hymn. 6, 91): si tratterebbe,
ancora sotto l'azione di una parola pesante, di spostamento di una o due
posizioni della incisione della zona A.
36. Cfr. Meyer, 983 ss. Rare le eccezioni: CfL ad es. Hymn. 1, 57 aAA' en
nat8voc; cOv c<pp<J<Jao nv"W "CAEta; efr. inoltre Hymn. 6, 91 (riportato sopra,
a n. 33), 3, 173 (con un nome proprio); Hec. fr. 70, 9 Hollis. Quanto agli altri casi
degli lnni citati da Wifstrand 1933, 65 S., non si tratta di infrazioni, in quanto
i vocaboli giambici sono preceduti da vocabo1i o nessi a carattere prepositivo.
Frequenti invece le eccezioni aquesta legge in Teocrito: cfr. Fantuzzi. 229.
37. La tendenza fu notata da R. Volkmann, Commentationes epicae, Lipsia.
1854, 8-10, e riformulata da Meyer. 993.
38. Cfr. Maas, GM, 93. Una eccezione ein Hymn. 6. 47 ("CtKvOV, tv<Jov,
l'tIKv6vl nOA9<J"Cs. "CKEU<J) verso giudicato con sospetto da Maas, loe. cit. (cfr.
anche Wifstrand 1933, 39).
Hymn. 3,245
Hymn.6,118
La Legge
di Tiedke
e Meyer
Hymn. 4, 311
Legge del
monosillabo
finale
Fenomeni
di carattere
prosodico
O dopo
'A'
Pochissm
<- uu)'
Secondo
contemp<
Una sicu

In fine di
la dieresi
Dal punt
poeti co:
aggettivi,
Lo iato
apparent
elemento
39. Per
della teor
pentemim
di essa ci
zona e (d
sione di q
40. Cfr.
41. Que!
l'incisione
alla dieres
fini di paI
42. Cfr.
"Ce <l>lAp'
come paSi
(altriment
sopra; es!
parlera tri
43. Ecce
preferenz:
parole m(
44. Per4
71
i.
5)
la

re
di
a
lti
a
to
la

he
su
,to
da
di
na
15
le,
ue
:tt
:a,
lsi
to
'O.
ia,
Hyrnn. 3, 245
Hyrnn. 6, lIS
la Legge
di Tiedke
e Meyer
Legge del
monosillabo
tinale
Fenomeni
di carattere
prosodico
L'ESAMETRO
o dopo entrambi questi elementi
AOiivafii<;,1 h,<p01 Kax6v,1 8'
Pochissime le eccezioni:
Secondo la Legge di Tiedke e Meyer 40 Callimaco evita fine di parola
contemporanea dopo il quarto e il quinto longum 41.
Una sicura eccezione e:
In fine di verso un monosillabo, anche se pospositivo, si ha solo dopo
la diere si bucolica 43.
Dal punto di vista prosodico notiamo come Callimaco (similmente ai
poeti contemporanei) faccia un ristretto uso dell'elisione di nomi,
aggettivi, verbi.
Lo iato e da lui amrnesso (a parte i casi ripresi da Omero di iato
apparente prima di parole inizianti originariamente con digamma) in
elemento lungo per lo piu dopo T o prima di preposizioni in anastrofe 44.
39. Per al tri casi (di cui alcuni dubbi) cfr. Frankel 1968, 130 n. 1; nell'ambito
della teora dello studioso questo fenomeno si spiega tenendo conto che la
pentemimere euna incisione sentita come meno armoniosa dal poeta: quindi dopo
di essa ci sarebbe bisogno di una cesura regolare in una delle due posizioni della
zona e (dopo la cesura trocaica ci pu essere invece uno scavalcamento dell'inci
sione di quest'ultima zona).
40. efr. H. Tiedke, Quaestiones Nonnianae, Berlino, 1873, 15; Meyer, 987 ss.
41. Questo troverebbe una spiegazione secondo Frankel nel fatto che, essendo
l'incisione dopo i1 quarto longum sentta dal poeta come meno armoniosa rispetto
alla dieresi bucolica, la sua presenza sarebbe compensata o dall'assenza di ulteriori
fini di parola, o dalla fine di una parola pesante.
42. efr. anche Hymn. 1,94, e forse Hymn. 1, 36np'n;iarij IlEr6. yE
TE se interpretiamo il nesso ll T ye, di per s a carattere prepositivo,
come passibile di essere posto davanti a incisione in virtu del suo peso sillabico
(altrimenti il verso viola la norma dell'incisione secondaria. di cui abbiamo detto
sopra; esso comunque viola anche la norma del monosillabo finale, di cui si
parlera tra un attimo, cosicch la sua autenticita eda molti messa in dubbio).
43. Ecce7joni: Hymn. 1, 36, di cui si e appena detto; Hymn. 1, 94. Per la
preferenza che, d'altro canto, altri autori ellenistici mostrano per la colIocazione di
parole monosillabiche in fine di verso cfr. Maas, GM, 96; West, GM, 156.
44. Per casi di iato in elemento lungo con al tri tipi di vocaboli cfr. Hymn. 3, 176,
72 CAPITOLO 4
Come in Omero troviamo fenomeni di allungamento di vocale finale
breve di fronte a liquida o nasale iniziale
Hymn. 3, 150 'tUupov 01:' EK o<ppoto .tA.O: .ttyav Ti on; XAOVTJV
45

4.4. L'esametro di eta imperiale
Anche in eta imperiale l'esametro continua ad essere utilizzato per
poemi epici e poemi didascalic, per epilli e anche per epigrammi. Tra iI
V e il VII seco d.C. un gruppo di poeti (Pamprepio, Cristodoro,
Colluto, Museo, Giovanni di Gaza, Paolo Silenziario, Agazia, Giorgio
Pisida), sulla scorta dell'esempio di Nonno di Panopoli (V seco d.C.), si
distingue per la costruzione rigorosa e uniforme del verso.
4.4.1. L'esametro dei Dionysiaca di Nonno
Cesure Nonno 46 non fa registrare la presenza di versi privi di una delle due
cesure del terzo metron 47; come in genere gli altri poeti tardi (almeno
quelli piu sorvegliati), egli preferisce l'incisione trocaica 48.
Nel poeta i versi con la meno gradita pentemimere han no di solito,
come in Callimaco, una incisione secondaria nel punto della eftemime
re, della dieresi bucolica o in entrambe queste posizioni 49.
Nel primo e nel terzo caso il sesto elemento ebisillabico5{,:
Dionys. 5, 160 6p96<; hiovairovl oioIlIDvl IlCCTy
Dionys. 9, 208 "HPTt, 'Efp.fAT<;11:6KO<;1 tC1:1v apdIDV
233, 237. Lo iato dopo vocale breve in corrispondenza della cesura trocaica in
Hymn. 3, 8 eposto prima di una esclamazione (per cui V. sopra, p. 52) 00<; o' tou<;
Kat Ea rcn:p 00 Ce papt1:PTtv; incerto un caso di iato nella stessa posizione
in liymn. 4, 264. Per ruso deHo iato (in genere ammesso dopo vocal e lunga negli
elementi lunghi) negli altri poeti ellenistici, cfr. West, GM, 156.
45. In Hymn. 1, 36 riprodotto a n. 42, notamo inveee I'allungamento di 1:e
davant a <P1APl1V. Per fenomeni di allungamento nella ulteriore produzione
esametrca ellenstica, cfr. West, GAf, 156.
46. Sull'esametro dei Donysiaca si vedano in particolare Keydell, 35*-42*; Vian,
L-LV.
47. Cfr. Keydell, 35*, 1; per il comportamento di altri poeti dell'epoca cfr.
West, GM, 177. .
48. Dati percentuali sull'uso dei var poeti in West, GM, 177.
49. Per le eccezioni (che si presentano in un numero insignificante, e si giustifica
no con la presenza di nomi propri per la costruzione retorica anaforica) cfr.
Keydell, 35*, 4.
50. Solo due entrambe giustificabili, I'una (4, 183) in quanto eco di
Rod!o, (] 6, 67) in grazia delIa _ costruzione retorica anaforica
(aih<; o&pi yillIDv,1 aU1:<;1 rcocr;;, lo<ppi XOpeCID); cfr. Maas, GM, 93.
iRealizzazione Nonno
dei bicipitia
tendenz
tano al
riguardl
eaccem
Nei ven
trova pi
una dOI
Il vers(
realizza
(Callim
mente e
Collocazione E raro
delle parole a tennil
spondaiche
PerqualJ
con pent
assoluta;
Tiedke e
Nonno
nonam
da silla
Prima Legge La prir
d Meyer
caso ch
Dionys. 8, 143 oi(J'tpitl
una sol
Dionys. 40, 399 EhE
Legge di Piuttos
Giseke-Meyer
Giseke
Un ese
Dionys. 13,94
oi t' ,)
51. Cfl

proprio,
meno el
52. Ec
37*, 1
53. Cf
54. Cf
55. Cf
56. Ce
73
Realizzazione
dei bicipta
Collocazione
delle parole
spondaiche
Prima Legge
di Meyer
Dionys. 8, 143
Dionys. 40, 399
L'ESAMETRO
Nonno e i poeti che seguono il suo esempio, radicalizzando una
tendenza che avevamo gia riscontrato nell'esametro callimacheo, limi
tano al massimo la contrazione dei bici pitia, in particolare per quanto
riguarda il primo e il terzo, evitando assolutamente, come gia si
eaccennato, quella del quinto 51.
Nei versi di questi poeti a parte Colluto e Paolo Silenziario non si
trova piu di una contrazione spondaica prima della cesura n piu di
una dopo la cesura 52.
Il verso quindi si presenta in una varieta di forme, quanto alla
realizzazione dei metra, molto limitata: Nonno limita l'uso a 9 forme
(Callimaco ne aveva usate 20, contro le 32 omeriche), sen tite evidente
mente come piu armoniose e scorrevoli.
E raro che nel poeta parole costituite da due sillabe lunghe vadano
a terminare in uno degli elementi lunghi 53.
Per quanto riguarda il quarto longum, abbiamo gia visto sopra, parlando dei versi
con pentemimere ed eftemimere (p. 72 e n. 50), come la restrizione sa pressoch
assoluta; la restrizione nel quinto longum un caso particolare della Legge di
Tiedke e Meyer (v. sopra, p. 71, e oltre, p. 74).
Nonno osserva rigorosamente il ponte di Hilberg e quello di Naeke,
non ammettendo fine di parola dopo secondo e quarto biceps realizzato
da sillaba unga 54.
La prima Legge di Meyer viene da lui violata qualche rara volta nel
caso che sia presente la cesura femminile:
ol<J'tpflh;l<Ju IlW1tt KepaO'q>6po<; '1&
una sola volta con cesura maschile 55:
et-re Aty6m:to<; avvq>eA<; zdi<;
Piuttosto rigoroso il comportamento del poeta di fronte alla Legge di
Giseke-Meyer.
Un esempio di violazione:
1:' , &0'1:\3, Kal 6v Xpt<; oG 1t01:e Aet1tei.
56
51. Cfr. West, GM, 178: meno rigido da questo punto di vista Colluto, che
presenta 17 esametri spondiaci su 392 versi, mentre una sola eccezione, in un nome
proprio, offre Pamprepio (3, 43); per esametri spondiaci in successione nei poeti
meno eleganti del periodo cfr. West, GM, 178 e n. 46.
52. Eccezioni: Nonno, Dionys. 14, 187 (con nomi propri); 47, 69: cfr. Keydell,
37*, 11.
53. Cfr. Keydel1, 36*, lO.
54. Cfr. Keydell, 35*, 3; 36*, 8.
55. Cfr. Keydell, 36*, 7.
56. Come si vede, con un nome proprio, come anche il caso di Dionys. 13, 466;
74 CAPITOLO 4
Seconda Legge
d Meyer
Dionys. 10,
224
Legge di
Tedke e Meyer
Legge del
monosllabo
tinale
Fenomeni
di carattere
prosodico
L'importanza
del!' accento
Dionys. 3, 85
Molte invece le eccezioni alla seconda Legge di Meyer
Kai vte:; K,e:; Il;etmv t.AU<Pll liYPllv.
Quanto alla seconda parte del verso, Nonno osserva con estremo rigore
il tradizionale ponte di Hermann.
Il poeta evita fine di parola contemporanea dopo il quarto e il quinto
longum
57
, e pone in fine di verso un monosillabo solo se prima c'e la
dieresi bucolica 58.
Quanto ai fenomeni prosodici notiamo come Nonno usi l'elisione qua
si esclusivamente in vocaboli indeclinabili, e lmiti lo iato ad aleune
espressioni stereotipate o derivate da Omero o Apollonio Rodio 59; solo
pochissime volte egli si avvale dell'allungamento (in elemento lungo) di
una sillaba finale aperta di fronte ad una liquida iniziale, mai dell'allun
gamento di una sillaba finale chiusa con vocale breve conclusa da v, p,
() davanti a inizio vocalico del vocabolo successivo 60; ruso della correp
tio attica e quasi esclusivamente limitato a parole che altrimenti non
potrebbero entrare nel verso; raro anche ruso della correptio epica
61

In Nonno e nei suoi seguaci troviamo ben precise tracce dell'importan
za assunta dall'accento, divenuto di natura dinamica.
Per bicipitia contratti vengono di preferenza scelte sillabe lunghe accentate
piuttosto che atone (che prababilmente dovevano risultare troppo brevi)
Di frante a cesura maschile I'accento e posto generalmente sulla
penultima sillaba:
di solito si hanno qui parole parossitone
26,55. Cfr. Keydell, 36*, 9; Maas, GM, 94; Giseke. 128, fa rilevare la presenza
di un certo numero di casi in cu le due brevi del secondo dattilo sono occupate da
enclitica bisillabica.
57. Cfr. Maas, GM. che riconosce in Nonno un'eccezione ogni 500 versi
drca (e mai in versi con cesura maschile tranne 7. 121).
58. Per le eccezioni cfr. Keydell, 36*, 6.
59. Cfr. Keydell, 40* S., 17 (lo iato dopo una lunga in un biceps si osserva solo
in 35, 334); per bibliografia relativa all'uso di altri poeti cfr. West, GlVJ, 179 n. 53.
60. Cfr. Keydell, 38*, 15, e, per fenomeni di allungamento in altri poeti, West,
GM,179.
61. Per ulteriori dettagli sulla prosodia nonniana cfr. Keydell, 38*; Maas, GM,
124, 125; Vian, LIV s.
62. Cfr. Wifstrand 1933, 36 s.
Dionys. 42, 507 ,["'lV ttSV O,
rarissim:
i casi ce
omerica 63.
Di fronte
non ci sia
Dionys. 12, 16
In fine di
evitano le
con ultim:
63. Cfr. I
(1878), 59 !
64. Cfr. V
65. Per Ir
relazione al
66. Sulla,
67. Cfr. a
68. Cfr. I
siano da ce
1018-1022,
75 L'ESAMETRO
rarissimamente properispomene;
i casi con ossitone o proparossitone sono quasi tutti di derivazione
omerica 63.
Di fronte a cesura femminile di solito si evitano gli ossiton a meno che
non ci sia fine di parola dopo il secondo longum (tritemimere).64
In fine di verso, mentre le preferite sono le parole parossitone, si
evitano le proparossitone, e cosi pure ossitone piu lunghe di due sillabe
con ultima vocal e breve 65.
L'esametro nel dramma
Brani in esametri fanno la loro comparsa anche nel dramma, molto
probabilmente ora eseguiti con iI canto, ora in recitativo, ora recitati 66.
Nella tragedia accanto a passaggi esametrici che (al par di singoli
esametri inseriti in contesti lrici) possono essere considerati melici 67 in
base alla patina dorica e alla stretta connessione con altri versi lirici
circostanti, troviamo nel Filottete (vv. 839-842), inserito fra le compo
nenti della coppia strofica di uno stasimo, un brano in esametri eseguito
probabilmente in recitativo (jI personaggio a cui esso e affidato, Neotto
lemo, non si esprime mai in questa tragedia con il canto): parrebbe che la
scelta dell'esametro sia da mettere in relazione con il contenuto delle
paro le legate ad una profezia 68; probabilmente era recitato l'indovinello
della Sfinge, inserito fra trimetri recitati nell'Edipo di Euripide (fr. 83,
22-25 A.). Indovinelli in forma esametrica sono inseriti, noltre, fra
63. Cfr. H. Tiedke, Quaestionum Nonnianarum specimen alrerum, Hermes 13
(1878), 59 SS.; Keydell, 38*, 13.
64. Cfr. Wifstrand 1933,4 ss. (con esame delle eccezoni); Keydell, 38*, 14.
65. Per maggiori particolari cfr. Keydell, 37*, 12; il fenomeno va posta in
relazione alla scarsa simpalia di Nonno per terminare il verso in sillaba breve.
66. Sulla questone cfr. Pretagostini 1995.
67. Cfr. ad es. Eur. Suppl. 271-274; 282-285, con l'analsi di Pretagostini 1995.
68. Cfr. Pretagostini 1995, da vede re anche per la proposta interpretativa che
siano da considerare come non lirici pure gli esametri di Soph. Trach. 1010-1014;
1018-1022,1034-1040.
76 CAPITOLO 4
i trimetri della commedia attica, dove troviamo anche oracoli e brani di
contenuto sacro o di intendimento didattico, e anche passi collegati
a Qmero o Esiodo, tutti probabilmente, visto ir contesto, recitati 69.
Degno di nota 7Q in questi esametri recitati o recitativi il predominio della
cesura maschile su quella femminile, fenomeno che caratterizza in
genere gli esametri adoperati nel V seco dopo Empedocle (v. sopra p. 68
en. 20).
1
Il trimetr
giambici:
x -u-
Attestatc
inframm
comico a
r;
arcaica f
che vann
denomin
Semonid
sizioni e
dramma
seguito a
svariato
69. Per l'analisi dei brani in questione, efr. Pretagostini 1995, da vede re anche
per l'analisi di brani eomiei in eui esametri non lirici si associano a esametri lirei
e per i casi, spesso problematiei, di esametri liriei. l. Per 1'\
v. oltre, p
70. Cfr. West, GM, 98.
CAPITOLO 5
II trimetro giambico
Definizione e caratteristiche generali
I1 trmetro giambico eun verso composto dalla successione di tre metra
giambici:
x-u-x-u x u\,d
Attestato sporadicamente in epitafi ed epigrafi dedicatorie, compare
nframme72ato ad esametri dattilici nel Margite, poemetto narrativo
comico attribuito ad Omero, ma certamen te assai posterore. In epoca
arcaica fu pero usato soprattutto, in serie continue, per composizioni
che vanno dall'invettiva alla riflessione politica, da alcuni poeti che si
denominano in genere giambografi arcaici (Archiloco, Ipponatte 1,
Semonide, Solone); Archiloco e Ipponatte lo usarono anche in compo
sizioni epodiche. Divenne poi il verso recitato per eccellenza del
dramma attico (tragedia, commedia e dramma satiresco), e continuo in
seguito a essere usato nel dramma, ma anche per composizioni di tipo
svariato (da poemi didascalici a composizioni satiriche ad epigrammi).
1. Per ruso del trimetro puro, inserito tra trimetri scazonti, da parte del poeta
v. oltre, p. 81.
78 CAPITOLO 5
Soluzioni
L'anapesto
Eur. Bacch.
288 ss.
Data la natura del metron giambco, iI cu primo elemento elibero, si
possono trovare realizzati da sillaba Iunga iI primo, quinto e nono
elemento del verso (per comodita si puo continuare a parlare della
possibiIita di avere spondeQ)} nelle sedi dispari).
La possibilita di realizzare gli elementi lungh con due sillabe brevi
porta, usando la stessa terminologia, all'ammissione del tribraco}) in
tutte le sedi (tranne l'uItima, visto che, ricordiamo, l'elemento finale del
verso non e un longum ma un indifferens) e del dattilQ)} nelle sedi
dispari, quando l'elemento libero che precede il longum sia reaIizzato
da una lunga (cio non avviene pero, come vedremo, nei giambografi
arcaici per l'ultimo elemento lungo, la cu soluzione, libera in comme
da, eancora sottoposta a Iimitazioni in tragedia).
In caso di realizzazione con due brevi degIi elementi liber (o addirttu
ra di quelli brev), risuIta (rispettivamente in sede dispar e par, tranne
l'ultima, dove il movimento giambco si mantiene sempre puro) il
cosiddetto anapesto (un fenomeno, come vedremo, non comune a tutti
i generi in cui iI trmetro estato usato).
Per una esemplificazione di quanto si edetto finora vediamo un brano
delle Baccanti di Euripide con vari esempi dei cosiddetti piedi trisillabici:
bd V1V pn:acr' K n:upe; KEpavto
zEiSe;, e; 8' "A/.mov ppf<poe; 8E6v,
"Hpa V1V &n:' opavou' 290
zsiSe; 8' ola 8E6e;.
t1 toO x8v'
aIOfpoe;, t6v' 6/lipov KlooiSe;,
t\i)vcrov "Hpae; xpv0 oi VtV
q:>acr1v tv /liPc9 M6e;, 295
ihi 8sq 8Ee;
"Hpq, n:08' crv8VtEe; AyOV.
/l&Vtte; ' oa{Il00V {;' tO y&p
Kai .6 lliivl&oEe; h
6Tav yap i) oEbe; tO cr)/l' tA8ij n:oAiSe;, 300
AiyEtV tO /lAAOV ToiSe; /ls/liv1:ae; n:old.
Il primo elemento lungo si trova soluto al v. 296 dopo un primo
elemento libero realizzato da breve (<<trbraco in prima sede), ai vv.
293 e 299 dopo un elemento libero realizzato da lunga (<<dattilo}} in
prma sede). Il terzo elemento lungo esoluto al v. 289 e al v. 298 dopo
elemento libero reaIizzato da lunga (<<dattilo in terza sede). 11 secondo
e il quart(
296 (dope
sede). Al
da due br
Enjambement
Ogni trirr
unita ritrr
te, suoi
stretti, co
Cesure
I1 trmetr,
che per 1<
dopo iI q
cioe dop'
Aesch. Sept. 1 K&8/lO'
oppure,
mezzo pi
Eur. Hipp. 1 /l:
Nella re<l
tipo, phI
coincide1
esamineJ
posta de
denza di
brano dt
denza di
Quanto a
fare alcur
1. Nei ve
piena) do
poche vol
mo
di contin
esempio i
Semon. fr. 7,
i1nvt' i
13 W.
2. Per (
79 IL TRI METRO GIAMBlCO
e il quarto elemento lungo sono soluti rispettivamente al v. 300 e al v.
296 (dopo un elemento breve: quindi tribraco in seconda e in quarta
sede). Al v. 294 compare un caso di elemento libero inizale realizzato
da due brevi (<<anapesto in prima sede).
Enjambement Ogni trimetro giambico, nelle composizioni stichiche, costituisce una
unita rtmica in s conchiusa; dal punto di vista sintattico, naturalmen
te, i suoi rapporti con il verso successivo possono essere piu o meno
stretti, cosi da far rilevare forme diverse di enjambement.
Il trmetro giambico e solitamente nteressato da una cesura principale,
che per lo piu cade dopo il quinto elemento (nella terminologa antica,
dopo il quinto mezzo piede, da cui la denominazione di pentemimere),
cioe dopo il secondo elemento libero del verso
oppure, in percentuale minore, dopo il settimo elemento (il settimo
mezzo piede, da cui eftemimere) cioe dopo il secondo elemento breve
Nella realizzazione della cesura si riscontrano vari livelli, a seconda del
tipo, piu o meno deciso, di fine di parola che entra in gioco, dalla
coincidenza con una pausa sintattica piu o meno forte a casi, che
esamineremo, di coincidenza con fine di parola non piena, in quanto
posta dopo una prepositiva o prima di una pospositiva; in corrispon
denza della cesura si pu anche trovare elisione (si veda sopra, nel
brano deBe Baccanti, tale fenomeno ai vv. 288 e 290, 291, in corrispon
denza di pentemimere ed eftemimere).
Quanto alla disposizione delle parole nel verso in relazione alla cesura si possono
fare alcune osservazioni generali 2:
1. Nei versi con cesura pentemimere e eoncomitante fine d parola (piu o meno
piena) dopo il settimo elemento (nel punto cioe della eftemimere), si assiste non
poche volte ad una messa in evdenza del vocabolo che occupa il sesto ed il sett
mo elemento, e con cu inizia la seconda parte del verso, talvolta con un effetto
di continuazione o ripresa rispetto alla prima parte di quest'ultimo, come ad
esempio in:
Semon. fr. 7,
13 W.
2. Per queste considerazioni cfr. van Raalte, 175 ss.
1
80 CAPITOLO 5
Soph. Phil. 319
Eur. Dr. 293
Archil. fr. 19, 2
W.
Soph. O.T. 410
Eur. Dr. 1150
Aristoph. Nub.
124 s.
Spesso iI vocaboIo in questione con corda grammaticaImente con quello che
conclude iI verso, in maniera tale che si viene a formare nel trimetro un secondo
colon come racchiuso in se stesso
yro oi; Km'rrc;1 'tOiO'OE .tp'wC; v
yoo 9' i.tffivl 'tolo' eK1tAlGElV KClK.
2. Nei versi con cesura eftemimere e contemporanea fine di parola dopo il quinto
elemento
3
si pu avere una sorta di enjambement del primo colon: l'impressione
che una delle possibilita di strutturazione interna del verso sia stata realizzata
viene come supe rata da una fine di paro la sintatticamente piu forte nell'altro
punto di cesura. Anche in questo caso I'effetto prodotto equello di sottolineare il
vocabolo che occupa l sesto e settimo elemento.
ouo' dlJ:; 1tOO .tE OO' ayao.tat
ou yp n GOi a,,"Aa.
Da notare una serie di casi in cui la parola collocata nel sesto e settimo elemento
eun aggettivo dimostrativo o possessivo collegato ad un vocabolo posto preceden
temente:
3. In trimetri con cesura eftemimere privi di fine di parola dopo il quinto
elemento, un equilibrio soddisfacente tra la collocazione delle parole nel verso
e raggiunto di frequente grazie alla fine di parola coincidente con il terzo o il
quarto elemento, specialmente se que sta fine di parola esintatticamente rilevante,
il che si verifica per esempio in caso di enjambement con il verso precedente:
alcA' ou 1tEpt\jfEnl .t' 9doC; MEyaKAllC;
avut1tov. aA": EtGEt.tt, Goi o' o <ppovn&.
NeU'uso del verso (quanto a cesure, soluzioni, disposizione deBe parole
nella seconda parte) si possono notare differenze di non poco conto
a seconda dei generi in cui esso fu utilizzato; si distingue cosi la tecnica
dei giambografi arcaici, quella della tragedia (all'interno della quale,
grazie ai testi che ci sono stati conserva ti , si possono riconoscere le
particolarita dei tre grandi autori ateniesi del V seco a.e.) e quella della
commedia.
3. In questi casi la prevalenza della eftemimere si ricava in base ad una
realizzazione piu forte dal punto di vista sintattico della fine di parola rispetto
a quella che si trova in coincidenza con il quinto elemento.
Dtrimetro
DeHa prodl
ogni probal
menti di Ar
no trimetri
alcuni fram
di Ananio.
Ipponatte 10
206,210-21
tra gli esarr
Cesure
Ogni verso
Elisione in
casi di ceSl
4. Frr. 18,
5. Frr. 1-'
6. Frr. 36
(cfr. fr. 1 W
poeta comic
stichon alla t
cfr. inoltre P
I1, p. 167 =
commedia,1
trimetri gaI1
7. Per qu
1 Deg.; 28, I
4 W. =
Deg.; 86,4
Deg.; 104,4
8. Frr.2S
9. Frr.
(3 ia + hert
10. Frr. 11
frammento,
composizol
117W. = 1
e ancora al
123-126).
11. Frr. 5
(3 la + ith:
12. Dubbi
13. Fr. 14
14. Cfr.'
(yuvmKC;
81 lL TRI METRO GIAMBICO
.trimetro dei giambografi arcaici
DelIa produzione trimetrica kata stichon dei giambografi arcalCI, con
ogni probabilita eseguita in parakatalogh, possediamo numerosi fram
menti di Archiloco 4, Semonide 5, Solone 6; Ipponatte e Ananio inserisco
no trimetri puri fra i trimetri scazonti 7; un solo tri metro puro ci resta in
alcuni frammenti di Ipponatte 8; di tre trimetri pur ecomposto i1 fr. 1 W.
di Ananio. In composizione epodica iI trmetro compare in Archiloc0
9
,
Ipponatte 10, Anacreonte 11; di genere incerto i trimetri singoli dei frr. 205,
206,210-213,215-222 W. di Archiloco 12. Dei trimetri che Senofane inseri
tra gli esametri dei Si/li ne resta probabilmente solo uno 13.
Ogni verso einteressato da una cesura.
Elisione in cesura si trova comunemente solo dopo 8 14; non si trovano
casi di cesura preceduta da singole prepositive monosillabiche, mentre
4. Frr. 18-87 W.
5. Frr. 1-41 W.
6. Frr. 36-40 W. Trimetr stchici furono composti forse anche da Anacreonte
(cfr. fr. 1 W. 52 GenL); in epoca successiva s collocano i trmetr d Ermippo,
poeta comico della seconda meta del V sec., autore anche di composizioni kata
stichon alla maniera arcaica (frr. 1-3 W.), e di Eveno d Paro (V-IV sec.: fr. 9a W.);
cfr. inoltre Panarce (lEG 11, p. 93), Susarione, d cui abbiamo un frammento (lEG
n, p. 167 = fr. 1 K.-A.), che si eincerti se non sia da assegnare puttosto alla
commedia, e ad. ia. frr. 1-35 W. (ad. ia. frr. 39-48 W. possono provenire o da
trimetri giambici o da tetrametri trocaici catalettici).
7. Per questi ultimi v. cap. 7. Trimetri puri in Hippon. frr. 26, 1 W. 36,
1 Deg.; 28, 6 W. 39,6 Deg.; 30, 1 W. 41, 1 Deg.; 32, I W. 42a, 1 Deg.; 36,
4 W. = 44,4 Deg.; 39,4 W. 48,4 Deg.; 42, 4 W. = 7,4 Deg.; 79,17 W. = 79,17
Deg.; 86, 4 W. = 88, 4 Deg.(?); 92, 1 W. = 95, I Deg. (?); 104. II W. = 107, 11
Deg.; 104,46 W. = 107,46 Deg.(?); per Ananio cfr. fr. 3, I W.
8. Frr. 29a W. = 118 Deg.; 67 W. = 119 Deg.; 114b W. = 134 Deg.
9. Frr. 172-181 W. (3 ia + 2 ia); 182-187 W. (3 ia + hemiepes); 196-196a W.
(3 ia + hem, 2 ia) e forse frr. 200, 201 W.
10. Frr. 118 W. 129 Deg. (3 ia + 2 ia); 118a W. = 15 Deg. (per quest'ultimo
frammento, composto di un unco trmetro, Degani pensa alla provenienza da una
composizione stichica). Quanto ai frr. lIS W. = 194 Deg.; 116 W. = 195 Deg.;
117 W. = 196 Deg. (3 ia + hemiepes) il problema della paternita, molto dibattuto,
e ancora aperto (bbliografia su! problema in D.E. Gerber, Lustrum 33 (1991),
123-126).
11. Frr. 5 W. 44 Gent.; 7 W. = 54 Gent. (3 ia + hem); 6 W. = 45 Gent.
(3 ia + ith).
12. Dubbi i fIT. 296-298 W. di Archiloco, spuri i frr. 327-328 W. del medesimo poeta.
13. Fr. 14, I D.-K. fr. 17, I G.-P.; cfr. anche frr. 22 e 41 G.-P.
14. Cfr. West, GM, 40 e n. 30, che fa notare come in Semon. fr. 7, 118 W.
(YOVatKOt; 6tW:K' ullqnDrp1ffilltvOOt;) si possa pensare ad una quasi-cesura
82 CAPITOLO 5
e comune prima di cesura la combinazione prepositiva +pospositiva
a volte anche con valore prepositivo (es. roe; ay) 15.
Soluzioni Le soluzioni dei longa non sono frequenti 16; un anapesto iniziale
sembrerebbe essere ammesso da Ipponatte in fr. 67 W. 119 Deg.
5Ayii <ppovoDcrlv oY X&Atv dove per si ottiene un
tribraco assumendo correptio attica nella sillaba finale deBa prima
parola 17.
In genere le soluzioni sono limitate a parole di una certa estensione
Archil. fL 49, vK-rmp nEpt n5AtV nmAwllivql
7W.
(siamo in presenza, si ricordi, di una parola metrica, secondo quanto
abbiamo deUo sopra a cap. 1, p. 25), e non se ne trova piu di una per
verso 18.
Il quinto elemento lungo non si trova mai soluto.
Le due brevi che realizzano un elemento lungo appartengono alla
stessa parola 19.
Nel trimetro dei giambografi arcaici si possono osservare delle tenden
ze ben precise quanto alla possibile collocazione deBe fini di parola
nella seconda parte del verso.
Viene rigorosamente osservato il ponte di Porson.
11 ponte Si tratta di un fenomeno che fu rilevato per la prima volta da R.
di Porson Porson nel trmetro deBa tragedia 20. Esso consiste nel fatto che, se il
verso termina con una parola o con un gruppo verbale che forma un
cretico ,il cu primo elemento, secondo quanto abbiamo
eftemimere dopo la prima parte del composto. Per Hippon. frL 78, 16 e 103.5 W.
78, 16 e 106,5 Deg., v. oltre, p. 134 n. 7.
15. In Semon. fr. 7, 15 W. AtAllKEV, nv Ka! ll11otV' av8p)1l;()V pq davanti al
punto della pentemimere eposto un nesso formato da due prepositive monosillabi
che seguito da un vocabolo eliso che va a terminare nel punto della eftemmere.
16. Particolarmente resto aH' uso della soluzione sembra Semonde, nei cu
frammenti non si trova un esempio sic uro (anche se sembra probabile doverne
ammettere uno nel testo di fL 10 W.; cfr. IEG in apparato).
17. Per la correptio attica in Ipponatte v. sopra, cap. 3, p. 54 n. 64.
18. Due piedi trisillabici in Susarione (per cui v. sopra. n. 6) sia al v.
1 (<<tribracO in seconda sede, anapesto in quarta con nome proprio) che al v.
2 (<<dattilo in terza sede, anapesto in quinta con nome proprio).
19. Un esempio di soluzione divisa in una maniera tipica della commedia (per cui
v. oltre, p. 107) al v. 1 del frammento di Susarione.
20. Intuito dal grande filologo inglese gili neHa edizione dell' Ecuba del 1797 (n. al
v. 347) e delle Fenicie (1799, n. al v. 1464), il fenomeno fu da lu trattato
estesamente con una formulazone generale nel Supplementum ad Pr:aefationem
della seconda edizione deIl'Ecuba pubblicata nel 1802 (pp. XLI-LIV).
osservato S(
pu essere r
cede que sto
to da sillab
Legge di p(
lunga davar
Semon. fr. 7, -ri]v Ili:v yfJ.
28 W.
ma non lo s
Aristoph. Nub. aAA' S;EyEt
78
che, come SI
Il cretco
vocabolo, c(
vocabolo o
1083 cro yE
paroIa che s
lungo, segu'
sv IlDx)).
Se invece al::
e aperto d
strettament
(ci si verifi
enclitiche e
nuiDce;, .tEi
in quanto r
anche in cas
come nell'es
de in realta
1 giambografi
cm) finale 21, a
lh;' ana' o(
pospositiva d
di pensare ac
Ipponatte, il (
21. Cfr. Sch
22. Per poss
e 103.
23. V. oltre,
83 IL TRIMETRO GIAMBICO
osservato sopra quanto alle possibili soluzioni presenti nel trmetro,
iva
pu essere realzzato da due brevi: uu u -), l'elemento libero che pre
cede questo cretico (cioe il terzo elemento libero del verso) e realizza
to da sillaba breve, a meno che non si tratti di un monosillabo. La
ale
Legge di Porson, in altre parole, vieta fine di polisillabo con sillaba
lunga davanti al cretico finale. Quindi e ammesso un caso come
un
ma
Semon. fr. 7, t1l V.tEV yeAfi te Ka! YY118evl
28W.
ma non lo sarebbe uno come
Aristoph. Nub. aA/...' rep&wv aut6vl
78
lto
>er che, come si yedra, avra invece libero accesso nella commedia.
JI cretico finale, beninteso, pu consistere, oltre che di un unico
na vocabolo, come nei casi sopra riportati, anche di un gruppo formato da
vocabolo o nesso trocaico+monosillabo pospositivo (come in Eur. Oro
1083 cro ye .tlv), e di un gruppo formato da prepositiva (o comunque

parola che si leghi strettamente a quanto segue), che occupa l'elemento
lungo, seguita da un vocabolo di forma giambica (es. Semon. fr. 7,46 W.
ev .tuXep).
Se invece abbiamo una conclusione di verso in cui il possibile cretico
R.
e aperto da (oppure coincide con) un vocabolo che si lega phI
il
strettamente con quello che precede piuttosto che con quello che segue
un
(ci si verifica soprattutto quando a realizzare il quinto longum sono
no
enclitiche e particelle pospositive: es. Soph. O.T. 142 a/,A' 00<; '!Xtcrta,
reat8e<;, .tet<; ,.tv psprov), non siamo piu nei casi previsti dalla Legge,
in quanto non abbiamo piu un cretco finale autonomo, e quindi
anche in caso di vocabolo chiuso da lunga nell'ultimo elemento libero,
come nell'esempio sofocleo sopra riportato, una tale lunga non coinci
de in realta con vera fine di parola.
1 giambografi arcaici sembrano evitare anche monosilIabi lunghi davanti a creti
co finale
21
, ad eccezione forse di Ipponatte, fr. 36,4 W. = 44,4 Deg. Kai ]tAA'
l';-c' aAAa' bEACttO; yap ,a; qptva;, se s considera qui il yp non una
pospositiva da unire a quanto precede, ma un monosillabo indipendente
22
invece
di pensare ad una infrazione al ponte di Porson da parte di un poeta come
Ipponatte, il quale, comunque, nei suoi coliambi trascura la Legge 23.
21. Cfr. Schein, 11; Slings, 55.
22. Per possibili paralIeli nello stesso Ipponatte e nelIa tragedia V. oltre, pp. 136
e 103.
23. V. oltre, p. 136 (si potrebbe comunque pensare anche, per evitare l'infrazione,
84 CAPITOLO 5
I ponti
di Knox
Semon.
fr. 5 W.
fr. 7, 63 W.
fr. 7, 79 W.
Si riscontrano inoltre le seguenti tendenze, note come ponti di Knox:
a) primo ponte di Knox: come fu osservato da A.D. Knox 24 i giambo
grafi arcaici evitano versi in cui si abbia fine di parola simultaneamente
alla cesura pentemimere, dopo l'ottavo e dopo il decimo elemento
e solo in questi luoghi (1 -- u - 1 x 1 u 'd). Evitano cioe ver si come
Aesch. P. V. 22, O'llU, 8'1 q,yI
2
\ che
saranno invece accolti dalla tragedia.
Pochissime le eccezioni:
imtcrl &J.lul 'tph- 26
AOD'tUt bE p6n:ov
ma non:
che 1'p sia un nesso che colIega I'espressione del cretico finale con quello che la
precede). Un monosillabo lungo di tipo prepositivo (la particella interiettiva ro)
eposta davanti al cretico finale nel frammento d Susarione (cfr. n. 6) al v. 3.
24. Cfr. A.D. Knox, Philologus 81 (1925),250; Knox 1932, 19.
25. 11 nome di Knox e spesso accostato, a proposito di que sto ponte (a partire da
Maas, GM, 95, che offre del ponte medesmo una formulazone diversa e ancora
piu restrittiva - divieto di fine di parola contemporaneamente dopo il quarto e il
quinto elemento lungo, cioe divieto di doppio bisillabo finale, qualunque sia la
divisone delle paroJe precedent per cu v. oltre, n. 27, e inoltre p. 136), a que110
di Wilamowitz, che aveva qualche anno prima (efe. GV, 289) notato come in
Archiloco fosse evitato un finale in due bisillabi con parola di forma spondaica in
penultima sede. L'osservazione di Wilamowtz (la cui validita e stata poi da Knox
1926, 34; Id., 1932, 23 estesa all'intero ambito dei giambografi arcaici e dei loro
buoni imitatori) si riferiva comunque in realta non al problema generale deIla
disposizione delle fini di parola nella seconda parte del verso, ma (cfr. Schein, 14)
piu specificamente al problema deBe condizioni secondo le quali l'uItimo elemento
libero del trimetro poteva essere realizzato da sillaba lunga (Wilamowitz notava
come una tale lunga poteva essere solo iniziale di un quadrisillabo o sillaba
centraIe di un trisillabo). Una recente discussione di questo aspetto particoIare
della restrizione neBa collocazione di vocaboli spondaici, anche se essi stessi di tipo
prepositivo o posti dopo prepositive, in penuItima sede (insieme alla discussione
degli aItri ponti della chiusa del trimetro arcaico) in A.M. Devine - L.D.
Stephens, Bridges in the Iambographers, GRBS 22 (1981), 308; 314 S.; 318-321.
26. Resta incerto, visto il disaccordo delle font che citano il verso, se iI verbo
compariva in Semonide aHa terza persona singoIare delI'indicativo oppure
aH'infinito.
27. Qu si pu considerare come strettamente coHegata tutta l'espressione aperta
dalla negazione: v. oltre, p. 85 s. en. 30. Non sembrano da considerare eccezioni casi
in cu nel bisillabo in penuItima posizione si trova una espressione che pu essere
interpretata come prepositiva, come in Sem. fe. 1,2 W. Kui TiEha' OKU OASt, dove
b) secondo
di parola
pentemime
come quell;
Non sono,
trocheo
(anche fon
YO, come a
Archil. J.l" U:-rpUJ.l1
fr. 23,9 W.
fr. 26, 5 W. An:c y
Come ecce
Archil.
'toih' olS'tu
fr. 25,5 W.
Archil.
fr. 54, 5 W.
Archil.
Acffipya KC
fr. 177,3 W.
Archil.
fr. 181, 12 W.
prima di ess
ia. fr. 7, 4 \\
tale interpre'
si trovasse u
per il secon
28. Cfr. S!
29. Cfr. al
ad. ia. fr. :
posizione nl
W., percui
fr. 1,20 W.
al sostantiv
una compe
verso, + 3
posizione e
55 S., ma v.
che prepm
trocheo
fr. 1,7 W.;
ripreso da f
taTt IlTJXa
che'pure 11
30. A me
85
x:
)0
nte
lto
me
:he
:la
ro)
da
,ea
~ il
i la
ArchiL
fr. 23, 9 W.
fr. 26, 5 W.
ArchiL
fr. 25.5 W.
Archil.
fr. 54,5 W.
ArchiL
fr. 177,3 W.
Archil.
fr. 181, 12 W.
lL TRIMETRO GlAMBlCO
b) secando ponte di Knox (Knox 1926, 32; Id. 1932,20): in caso di fine
di parola al settimo elemento (in presenza o meno anche di cesura
pentemimere) si evita una conclusione del verso I u I u Id, cioe una
come quella di Aesch. Sept. 432 yj.lvvl (iv8pal1Cpq>6p5v.
Non sono, naturalmente, da considerare come eccezioni i casi in cui iI
trocheo in penultima posizione e realizzato da vocaboli o nessi
(anche formati da prepositiva + pospositiva 28) di carattere prepositi
vo, come ad esempio:
Come eccezioni si presentano:
prima di essa c'e anche elisone (cfr. noltre ArchiL fr. 29, 7 W. lEtO' 01ClJ OyEJU1; ad.
ia. fr. 7,4 W. 1m r rol lI':Aro: in questi due frarnmenti, se non si vuole aceettare una
tale interpretazione, si pu sempre supporre che davant al bisillabo in penultima sede
si trovasse un monosillabo autonomo: cosi fa West che per il primo caso propone Old,
per il secondo n]ai). Una infrazione alla Legge e nel piu tardo Susarione, fr. 1, 1 W.
28. Cfr. Slings, 55.
29. Cfr. anche Archil. fr. 26, 6 W. (O)(J1(Ep); Sem. fr. 7, 59 W.; Sol. fr. 38.3 W.;
ad. ia. fr. 35, 12 W., e forse Archil. fr. 219 W. (oun;, che compare in que sta
posizione nel poeta anche in un trmetro da una composizione epodica, fr. 196a, 36
W., per cui v. per alla nota successiva): Semon. fr. 7, 31; 14.2 W. (ouo); Semon.
fr. 1,20 W. (uA./,); Sol. fr. 36, 11 (olncr'); Semon. fr. 7, 110 W. (articolo, riferito
al sostantivo che chiude il verso, + o); Hippon. fr. 115,9 W. = 194,9 Deg. (da
una composizione epodica: la preposizione, che regge il genitivo che chiude il
verso, + o); Sol. fr. 36, 22 W. (d yp); ArchiL fr. I96a, 15 W. (da una com
posizione epodica: rrov n ~ , interpretando rrov come pronome relativo: cfr. Slings
55 S., ma v. anche nota suceessiva). Piu duri, ma forse assimilabili alle caratteristi
che prepostve delle particelle correlative e disgiuntive, alcuni casi in cui il
trocheo e occupato da espressioni di tipo correlativo o disgiuntvo: cfr. Semon.
fr. 1, 7 W.; SoL fr. 38, 1 W. (o .tv, poi proseguito da o o); Sol. frr. 39, 1 (01 o.
ripreso da o O); 36, 9 W. (liUov, rpreso da liAAOV). In Archil. fr. 24, 10 W. (]v
l : I : n ~ .trXavi) il trocheo in questione einvece formato da una encltica, il
che pure non costituisce una eccezione al ponte (cfr. anche Slings, 55).
30. A meno che il trmetro degli epodi (cantato?), da cu provengono gli ultimi
86 CAPITOLO 5
5.3. n trmetro della tragedia
Soluzioni A differenza dei giambografi, e ammessa la soluzione del quinto
elemento lungo, anche se ci si verfica meno spesso della soluzione dei
prmi quattro langa e inoltre solo se l'elemento libero immediatamente
precedente erealizzato da sillaba breve (in altre parole non si trova mai
dattilo in quinta sede).
Soph. O.T. 719 &AArov xepcrtv iiPi'tov Spa;;
Eur. Or. 518 hd) M: I1tcr& I1tv YUVUtKa-;
In Euripide le sillabe brevi in tale posizione soluta sono sempre sillabe iniziali di
un vocabolo o gruppo verbale quadrisillabico .11.
L'elemento ungo piu spesso interessato da soJuzione (da solo risulta
soluto piu frequentemente di tutti gli altri longa messi insieme) e il
terzo; la soluzione di questo elemento si trova soprattutto in concomi
tanza della cesura pentemimere: piu spesso dopo un elemento libero
realizzato da sillaba lunga (quindi: dattilo in terza sede)
Aesch. Sept. 60 xropct, Kvlti,lrr8oa o' &<lp6;;
due versi citati, non fosse svincolato da tendenze rigide quanto alle fini di parola
(cfr. Schein, 6 n. 4). Per tutti e quattro i versi riportati (nei primi due dei quali
e comunque da notare in coincidenza del ponte, rispettivamente, la sinalefe e
l'elisione), vista la costante presenza di brevi forme di pronomi o di aggettivi pos
sessivi, estata avanzata da Slings, 56 (cfr. inoltre in generale Id., Mnemosyne 42,
1989, 510) la proposta che Archiloco potesse trattare in maniera simile alle
prepositive tutti i pronomi \\brevi e anche gli aggettivi possessivi (cosi si spieghe
rebbe, secondo lo stesso Slings, anche il v. 15 del fr. 196a W., che abbiamo citato
alla nota precedente, se si interpreta ,ffiv come pronome dimostrativo). In ArchiL fr.
196a, 3 W., el o' (bv En:8yWl Ku crc Ou.tot:; lOcl (verso anch'esso proveniente da
un epodo) entra di nuovo in gioco una forma breve di pronome: qui comunque si
pu pensare che il vocabolo trocaico in penultima sede non sia da considerare
autonomo in quanto preceduto da un nesso prepositiva + pospositiva (KU( m;) da
considerare nel complesso, come i casi gia segnalati alla nota precedente, di valore
prepositivo: cfr. Slings, 55; un altro caso in cui il trocheo e preceduto da
prepositiva e Hippon. fr. 29a W. = 118 Deg. Per Semon. fr. 1,4 W. (ouov ciO,ct:;)
Slings, 56 propone una giustificazione inserendo anche OUOBV tra le forme pronomi
nali brev passibli d uso prepositivo, ma sembra meglio pensare che OUOBV fosse
sentito ancora diviso nei suoi due componenti (v. oltre, p. 101), venendo nel
complesso a costituire insieme al cretico finale una espressione negativa unitaria.
31. Cfr. Zielinski, 173-175; 191; West, GM, 81 en. 14. Il gruppo verbale meno
stretto, in quanto non coinvolgente un primo componente strettamente prepositi
vo, si trova in I.A. 1247 Mo <ptAID, ma per il comportamento dei numerali v. oltre,
pp. 107 e 109.
Per un eser
breve (<< trit
Eur. Or. 936 ecr'tUt yuvui
Seguono, i
soprattutto
Aesc
h
Af6 l;;
e quella del
Soph. El. 707 a,
Si pu not
soluzioni il
verso (cioe
preferenzial
l'effetto del
fronti deHo
soggetta a
analizzare 1
Anche in t
appartenga
Non
ga ad una p
KV,' l.te),
l' articolo (es.
relativo (es. J
una preposizi
crffi.9>povat:;
1tA.&OV, 'ilAOC
V.tl.tOV avE
brevi, in qua
tiva pu esse
casi come qll
che e anche
la cu conclu
Bacch. 285 &
(lc1
32. Cfr. De
33. Cfr. Eu
34. V. sopr
87 IL TRIMETRO GIAMBICO
Per un esempio del fenomeno dopo un elemento libero realizzato da
breve (<<tribraco in terza sede):
uinto
Eur. Oro 936 yuvat;ivl 6(fioe;, o) <p8vol1:' h' ay.
le dei
nente Seguono, in ordine di frequenza, la soluzione del quarto longum,
a mal soprattutto dopo eftemimere
AeschAf te; 1:6Xae;
e quella del primo longum
Soph. El. 707 heltoe;'A8iivrov 1:rov 6,n:0.
iali di
Si pu notare quindi una certa preferenza per la collocazione deBe
soluzioni in corrispondenza del1'inizio dei cola che compongono il
isulta
verso (cioe dopo le cesure) e al1'inizio del verso; questa collocazione
) e il
preferenziale e probabilmente dovuta al fatto che in tale posizione
;omi
l'effetto della soluzione era sentito come meno perturbante nci con
ibero
fronti deHo schema del verso, in altre parole che qui essa era meno
soggetta a rendere la concreta realizzazione del verso difficile da
analizzare per l'ascoltatore 32.
Anche in tragedia e evitato che le due brevi risultanti da soluzione
appartengano a parole diverse.
parola
. quali
uefe e
Non costtuscono naturalmente eccezioni casi in cu la seconda breve apparten
ri pos
ga ad una pospositiva (es. Soph. O.e. 985 aAX EV yap ov ;I;otba, (Ji fliv
ne 42,
{;KV't' Ej,l8), n casi in cui la prima breve ap('ar!enga ad una prepositiva come
le aBe
'articolo (es. Aesch. Eum. 232 b' aplsw tOV iK8tl1V, 'te pcrOj,lat), il pronome
,ieghe
relativo (es. Eur. Bacch. 1272 00<; EKA,8Al1crJ.1a y' & napo<; dnoj,lev, njtep)D,
citato
una preposizione (in Euripide anche bisillabca: cfr. Bacch. 940 <hay napa 'Ayov
:hiL fr.
crw,9>pova<; 'iblJ<;). Si giustificano anche casi come Eur. Suppl. 'tyo
nte da
nAtov, ' Aj,lqnpew ye npo<; e Phoen. 538 cruVOel' 'to yap icrov
que si
VJ.11j,lOV avOpwnol<; epu, dove non si pu parlare di fine di parola tra le due
derare
brevi, in quanto, come abbiamo visto sopra 34, il gruppo prepositiva + posposi
::re) da
tiva pu essere considerato costituire un nesso unico con il vocabolo successivo:
valore
casi come quest ultimi, comunque, fra i tre tragici si trovano solo in Euripide,
lO da
che e anche l'unico ad usare altri vocaboli bisillabici a carattere prepositivo
j'te<;)
la cui conclusione corrisponde alla prima delle due brevi derivate da soluzone:
nomi-
Bacch. 285 rocr'tt ia t3tov 'tayO' avOpoonou<; exetv; Oro 2 ouf niiOo<; oubi:
. fosse . SUJlepopa. OelAat<;.
lo nel
tria.
meno
Jositi
32. Cfr. Devine-Stephens 1980,66 S.; lid. 1984,96-98; Sicking, GV, 92.
oltre,
33. Cfr. Eur. I.T. 556; Phoen. 1647; Bacch. 826; I.A. 1104, Hyps. fr. 34, \O Bond.
34. V. sopra, p. 85 e n. 28.
88 CAPITOLO 5
Si troyano anche casi in cu la prima breve fa parte di vocaboli il cui comporta
mento sembra assimilabile, in questo contesto, aquello delle prepositve, come
l' interrogativo -de; (Sofoc1e fa rilevare il fenomeno solo con forme monosillabiche:
es. O. T. 99 1to() Ka8apflQ>; tc; tp1tOe; tl)e; invece lo
presenta anche con forme bisillabiche: es. Ion 931 t <pe;; tvii
lcatllyopde;;) e il pronome personale (es. l.A. 843 1: (:)f]t' av dll; (Ji) 1tiiAlv a{)
Ayoue; EflOe;).35 Euripide presenta anche la prima breve realizzata da un
numeral e monosilIabico: Troad. 425 KlPUK;e;, li1tXellfla 1tyKOlvov
36. Sofoc1e ed Euripide presentan o casi in cu tra le due brevi si trova
I'elisione. Quasi sempre sono coinvolti nell'elisione vocaboli o nessi a carattere
prepositivo come quelli sopra e1encati: vari casi di articolo, + pospositiva, riferito
a sostantvo seguente:
Eur. H.F. 338 aA/.Ol Kpatof:>crt, t6 o' 6voJ.l' scre' lflrov sn 37
casi in cui compare il pronome relativo:
Soph. Phi!. 1247 Kai 1troe; (:)Kawv, y' Eflai'e; 38
una congiunzione subordinatva:
Eur, Bacch, 475 s{) tOUt' Iv' liKoucrm et'.J
Ci sono poi casi in cui compare I'interrogativo te;it
Soph, Phi!. 1348 (h crtuyve; airov, ci 11' Sfjt' SXSle; avJ
in Euripide anche in forma bisillabica:
Eur. Bacch, 471 ta S' Opyl' Ecrti tv' Mav sxovt cro1
39
il pronome personale:
Soph. Phi!. 501 i'KJ, cril crrocrov, (Ji 11' lAtllcrov, dcroprov 40
e inoltre un pronome dimostrativo
35. V. anche sopra, n. 30.
36. Cfe comunque sopra, n. 31 e, piu avanti, pp. 107 e 109.
37. Cfr. anche Soph. O.T. 936; Eue H.F. 106; Hel. 1559; Phoen. 471; Oro 390,
720,1659; l.A. 1219 e inoItre El. 335 (ts); Bacch. 844 (YE).
38. Cfe anche Eue I.T. 728.
39. Per altri casi euripidei di elisione in cui compaiono forme bisillabiche
dell'interrogativo cfr. El. 353; Hel. 293, 826; Phoen. 408; Oro 266.
40. Cfr. anche Eue Troad. 1017, Oro 1617 e anche l.T. 334.
41. V. sopra, n. 30 e oltre, p. 137. Piu duro Eur. Bacch. 1268, dove tME eriferito
al sostantivo precedente.
Eur. Hec. 31
Aesch. Ag. 28
Eur. Oro 1655
Soph.O.e.
1317
Eur. Hipp.
1151
Soph. Ant. 11
In SofocIe iI
dlS' me; sx<
sostantivo b
A prescin(
sano postt
dei casi no
volte, in c
Sofocle e
Soph.0.1
Le due br
una parol
Eammess
cosiddetta
a) in pri
elemento 1
'EKdPic; e
6)..0)..YIlO'
b) nelle al
(quindi re.
e terzo ele
NE01ttij)..E
1:E'tUptOV
, ,
Kal 1l11V o
IlV e
42. 1 dati
43. Come
nel trimetn
avanzate.
44. La pe
al d fuori (
n.s. 33, I9t
arriva ad .
(1985), 198
89 IL TRIMETRO GIAMBICO
In SofocIe il fenomeno si riscontra anche con una forma deIrimperativo (Ant. 1108
i.i) roe; lixw (HeXOlJ..l' av' r.." It', o11:ovee;); in Euripide una volta in un
sostantivo bisllabico: Oro 632 MevAue, 11:01 crav n6b' cruvvoq. K\JKI..eie;.
A prescindere dal primo piede le due brevi derivate da soluzione
sono poste per lo piu in inizio di paro la ed inoltre nella maggior parte
dei casi non c'e fine di parola dopo di esse (il primo piede il piu delle
volte, in caso di soluzione del longum, einvece realizzato, in Eschilo,
Sofocle e nel primo Euripide, da una parola a forma di tribraco:
Soph. O. T. 377 ,ArrjJ"Olv 4l 1:O' f.u';j"et) 42.
Le due brevi nate da soluzione, quindi, di solito non coincidono con
una parola bisillabica.
Eammessa la realizzazione con due brevi di elementi liberi o brevi (la
cosiddetta sostituzione anapestica) alle seguenti condizioni:
a) in prima sede 43 (quindi realizzazione con due brevi del pnmo
elemento libero) con nomi propri ma anche con nomi comuni
b) nelle altre sedi, ad eccezione dell'ultima, solo per col1ocare nomi propri
(quindi realizzazione con due brevi in caso di nome proprio del secondo
e terzo elemento libero e d tutti i brevia a eccezione dell'ultimo)44.
Soph. fif7 1:hap1:ov arrcrtetABV p
Eur. Kui na8v 'InrroAijwu 1:6v8' dcrop&
42. 1 dati in Cropp-Fick, 32 ss.
43. Come av remo piu di una volta modo di notare, I'inizio del verso (non solo
nel trimetro giambico) sembra godere di liberta maggiori rispetto alle posizioni piu
avanzate.
44. La possibile presenza dell'anapesto nelle sedi del verso successive alla prima
al di fuori di nomi propri estata sostenuta da e. Prato (Maia 9, 1957.49-67; SIFC
n.s. 33,1961, 101-1l3), ma si veda la discussione dei casi in D'Angelo, 53-73, che
arriva ad una concIusione negativa. e cfr. inoltre M.e. Martinelli, RFIC 113
(1985), 198 S.
90 CAPlTOLO 5
Numero dei
piedi trisillabici
per verso
Eur. fr. 641,
3 N.
2
Percentuale di
piedi trisillabici
e cronologia:
Eschilo
L'anapestm) in prima sede coincide normalmente (come si vede negli
esempi riportati sopra al punto a) con una parala trisillabica o con
l'inizio di una parala phI lunga (in Eschilo non troviamo neppure
parale formate da prepositive coi vocaboli ad esse attinenti, in Sofocle
que sto accade solo in Phil. 795, mentre in Euripide troviamo sia il
primo elemento che i primi due realizzati da prepositive) 45.
Evitata in tutte le sedi fine di parola dopo una delle due brevi
dell'anapesto, il cosiddetto anapesto strappato, di cui parleremo piu
avanti a proposito del dramma satiresco e della commedia 46.
Eschilo sembra limitare ruso dell'anapesto)), anche con i no mi propri, alla prima
sede 47; Sofoc1e lo estende alle altre, con esclusione della seconda, che sara invece
cosi realizzata aleune volte da Euripide (si veda sopra l'esempio riportato al punto
b): Oro 1655)48.
Nello stesso verso si possono avere due o tre piedi trisillabici (tre in
Soph. O.T. 967 e Phi!. 932 e spesso, come si vedni, nell'ultimo
Euripide
49
); in Euripide troviamo la soluzione di tre elementi lunghi
e (a meno di non supporre perdita dell'autonomia sillabica deBo iota)
un anapesto iniziale.
Casi di soluzioni consecutive sono comunque in genere rari.
Nell'opera superstite di Eschilo si assiste ad una progressiva diminuzio
ne della percentuale dei piedi trisillabici: secondo le statistiche di
Garvie 50 che non prendono in eonsiderazione i no mi propri 51 si passa
45. Cfr. Descroix, 211 S.
46. In Eur. Ion 285 'tqlq cr<pE nf:ho.; Q.(l"tpana 'tE netat non si tratta di un
anapesto mal diviso in quanto epossibile una scansione bisillabica del vocabolo
nelO<; assumendo perdita dell'autonoma sillabica dello iota.
47. In Sept. 569, U/dCT]V liptcr'tOv Ilvnv, 'AIlQlU1PEOl ~ a v , dove avremmo
anapesto in quinta sede, e possbile infatti anche una scansione bisillabica
della sequenza in questione supponendo perdita dell'autonoma sillabica dello
iota; lo stesso pu dirsi per P. V. 840, cra<p&<; tncr'tacr', 'lv\o.; lCEKAT]crE'tat, dove
l'anapesto sarebbe in quarta sede, a meno che qui il vocabolo 'lvtO<; non vada
scandito con la prima sillaba breve (efr. comunque Mastronarde, Phoenssae, 213).
48. Cfr. inoltre Supp. 889; I.T. 771; Hel. 88; I.A. 416; incerti H.F. 220, Ion 21.
268, 1429, Oro 1314 per la possiblita di perdita dell'autonomia sillabica di iota
o hypsilon nei vocaboli in questione.
49. Cfr. Descroix, 136 s.; Koster, Trait, 107.
50. Cfr. A.F. Garvie, Aeschylus' Supplices: Play and Trilogy, Cambridge, 1969,33.
51. E questo un procedimento pitl volte, anche se non sempre, usato dagli
studiosi che si occupano del fenomeno delle soluzioni, in quanto con i nomi
dall'll %
tragedie,
4,8%, le
presenta
Sofocle Nella SU]
qualche I
media dI
5,96% 54)
l'alto (eh
propri, tal
poeta non
medesme.
statistiche
e racco:tnal
bisognera
o minore
consideraz
trame (per
compaion(
52. Il da
interpolati
sarebbe d(
53. Le pi
presentan!
Feet in thl
differenze
anche da
questo cas
la diversa
relazione
differente
differente
con sinize
sopra ripc
mentre co
propri, ne
lunghi (pe
l'Orestea
(tenendo e
state appr
da esse ri!
54. Cfr.
55. Le ~
6,2%; An
11,0%; E
calcoli di
91 IL TRIMETRO GIAMBICO
dall' 11 % dei Persiani al 9,3% dei Sette 52 all'8,4% delle Supplici; le
tragedie dell'Orestea fanno registrare rispettivamente: l'Agamennone il
4,8%, le Coefore il 5,2%, le Eumenidi il 5,0%; e intlne i1 Prometeo
presenta i1 4,8% 53.
Sofocle Nella superstite produzione sofoc1ea non si registra un processo in
qualche modo collegabile alla cronologa dei drammi (la percentuale
media dei piedi trisillabici, secondo i calcol di Ceadel, e del
5,96% 54), anche se nel tardo Filottete c't'! un improvviso scatto verso
l'alto (che non ritroveremo nel successivo Edipo a Colono) 55.
propri, tanto pili se necessariamente collegati con il soggetto della tragedia, il
poeta non aveva una totale liberta di scelta quanto all'evitare o meno ruso deBe
medesime. Estato comunque giustamente fatto rilevare che, a parte considerazioni
statistiche generali, nel cu ambto questo modo d procedere risuIta corretto
e raccomandabile, neHa valutazione stilistica deHe singole opere e dei sngoJ autori
bisognera invece tener conto anche dei nomi propri, nei loro rapporti di maggiore
o minore necessita col soggetto, e sotto questo punto di vista andranno presi in
considerazione anche nomi comuni e aggettivi strettamente collegati con le diverse
trame (per fare solo un esempio iKtll::; e termini ad esso collegati in tragedie in cu
compaiono scene di supplica).
52. Il dato si ottene escludendo dal computo i vv. 1005-1053, probabilmente
interpolati (con I'inclusione di questi vers la percentuale di piedi trisillabci
sarebbe del 9,6%).
53. Le percentuali sono sostanzialmente simli a quelle di Ceadel, 84 n. l e non
presentano significatve differenze con i dati offert da E.e. Yorke (cfr. Trisyllahic
Feet in the Dialogue 01 Aeschylus, CQ 30, 1936, 116-/19, in particolare 117). Le
differenze (in genere appunto non particolarmente significative) tra i dati offerti
anche da studiosi che basano la loro analis su criteri fondamental simil (come in
questo caso I'esclusione dei nomi propri) sono dovute a vari ordini di fattori, quali
la diversa identificazione di versi o bran spuri o sospetti, scelte testuali diverse in
relazione alla presenza di vocaboli interessati al fenomeno della soluzione, una
differente valutazone dei trimetri da escludere dall'analsi n quanto lirci, un
dfferente comportamento nelle scelte prosodche (ad esempio se scandire o meno
con sinzesi vocabol come 1t)". ro:;). Un quadro sostanzialmente simile aquello
sopra riportato emerge anche dai dati presentati da West (GM, 85), il quale,
mentre condivide con i precedenti studiosi il criterio di non tener conto dei no mi
propri, ne differisce nel prendere in considerazione solo le soluzioni di elementi
lunghi (per i Persiani risulta il 10,5%; per i Sette 1'8,8; per le Supplici \'8,1 %; per
I'Orestea il 4,4 %; West non considera eschileo il Prometeo). Statistiche che
(tenendo conto di tutti i piedi trisillabici) includono anche i nomi propri sono
state approntate da Schein (cfr. in particolare p. 17 n. 1; p. 77 tav. XXVIII): anche
da esse risulta confermato iI calo percentuale di cu si edetto.
54. Cfr. Ceadel, 84 s. n. 2.
55. Le percentual fomite da Ceadel (ibid.) per le singole tragedie sono: Aiace
6,2%; Antigone 3,9 %; Trachinie 5,9%; Edipo Re 6,0%; Elettra 3,4%; Filottefe
11,0%; Edipo a Colono 5,2% (dati praticamente simil a quelli che risultano dai
calcoli di H.O.F. Kitto, Sophocles, Slalislics, and the Trachiniae, AJPh 60,1939, in
92 CAPITOLO 5
Euripide
Tragediagrafi
minari
Evaluzione
del tri metro
euripideo
nelle soluzioni
In Euripide, invece, come era stato notato gi da G. Hermann nel
1807
56
, epossibile notare una evoluzione cronologica nel senso di un
progressivo aumento dei piedi trisillabici: piu precisamente si parte
da un gruppo d tragedie in cu il poeta si mantiene intorno a una
media sofoc1ea (fino all'Ippolito); in seguito, dall'Andromaca all'Oreste,
la percentuale sale rapidamente dall'11,3% della prima di queste due
tragedie al 39,4% dell'Oreste
57
, mentre le ultime due tragedie (Baccanti
e Ifigenia in Aulide) mostrano un certo calo, pur mantenendosi a livelli
alti (rispettivamente il 37,6 e il 34,7%) 58.
I tragediografi minori contemporanei dei tre grandi mostrano nella maggior parte
dei casi, per quanto si pu giudicare dagli scarsissimi rest, un comportamento piu
smi1e a queHo medio di Euripide che a queHo di Eschilo e Sofocle, mentre un
ulteriore incremento sembra attribuibile ai tragici del IV sec.; alla fine di questo
secolo pare invece ormai essersi imposto uno stite assolutamente severo riguardo
a pedi trisillabici: non se ne trova uno in Moschione n in Sosifane 59.
L'evoluzione della tecnica del trmetro euripideo nell'uso deIle soluzioni non
riguarda solo il loro aumento percentuale nella sua ultima produzione, ma
coinvolge una serie di altri aspetti, molti dei quali sono stati apprezzati (e spesso
utilizzati per studi sulla cronologia delle opere di cui non si conosce la data
e anche delle opere frammentarie) soprattutto a partire dalle fondamentali
ricerche di Th. Zieliski 60, che hanno aperto la strada ad uno studio del
fenomeno delle soluzioni strettamente eollegato alla considerazione della forma
dei vocaboli da esse interessati:
ferma restando la prevalenza sulle altre della soluzione del terzo /ongum, special
mente se preceduto da elemento libero realizzato da lunga (con un calo percentua
le rispetto alle prime opere e rispetto alIa media delle tragedie d Eschilo
particolare 183 S., che pure esclude, anche se senza convnzione, i nomi propri). La
percentuale media di soluzioni degli elementi lunghi fomita da West, Glvf, 85 del
5,4%. Per i dati di Schein cfr. in particolare p. 35 n.l; p. 77 tav. XXIX.
56. Per i dati bibliografici relativi a una tale osservazione del grande filologo
tedesco cfr. Ceadel, 66, che traccia anche una storia della successiva ricerca
sull'argomento.
57. 1 dati riportati vengono da Ceadel, 70 s.
58. Le percentuali delle varie tragedie (escluse quelle gia ctate) secondo Ceadel,
70, sono: A/cesti 6,2%; Medea 6,6%; Eraclid 5,7%; Ippolito 4,3%; Ecuba 12,7%;
Supplici 13,6%; Elettra 16,9%; Erac/e 21,5%; Troiane 21,2%; l[genia Taurica
23,4%; lone 25,8%; E/ena 27,5%; Fenicie 25,8%. Sostanzialmente simile il quadro
offerto da West (GM, 85), anche se, come si detto, egli considera solo le soluzioni
dei longa (per rOreste la sua percentuale del 34,7%). Per i dati percentuali re1ativi
all'intero ambito dei piedi trisillabici del trimetro delle tragedie euripidee supersti
ti, compresi quelli contenenti nomi propri, cfr. CeadeL 70, e la recente indagine (che
conferma sostanzialmente i dati dello stesso Ceadel) di Cropp-Fick. 5.
59. Per questi sviIuppi, cfr. Ceadel, 87-89.
60. Cfr. Zieliski, 133 ss.
e Sofocle
61
),
del secondo i
lunga 63.
Viene ad ess
sopra accen;
longum costi
periodo euri
Ion. 742 tO tOD 1tOO'
Vocaboli p(
limitata ad
posizioni; si
a) delle par,
piede: Eu
I'uso in pe

b) dei vocal
211): prima
iniziali coin<
61. Si ved,
85; i dati re
62. Per le
di EschiIo e
passare deg
63. Per le
89) l primo
80luto nel t
64. 1 casi,
possono tre
delIa situaz
tarie) si V(
particolare
ne, come l
sottolinea a
uu: iI tern
antichi, apI
strettament
1980, 78 e
spiegaziom
evoluzione
Dati percel
Iegati stretl
65. Cfr. 1
situazione
medesima;
93 IL TRIMETRO GIAMBICO
e Sofocle 61), Euripide potenzia via via l'uso di altre soluzioni: in partcolare quelIa
del secondo longum 62 e quelIa del primo longum, soprattutto se preceduto da sillaba
lunga 63.
Viene ad essere rilassata la tendenza del trimetro tragico (alla quale abbiamo gia
sopra accennato: v. p. 89) ad evitare che le due brevi derivate da soluzione del
longum costituiscano un bisillabo, soprattutto se autonomo. Cosi nell'ultimo
periodo euripideo troviamo dverse volte casi come:
Vocaboli polisillabic con successione di sillabe brevi, la cu collocazione era
limitata ad aleune sedi del verso, vengono ad essere collocati anche in altre
posizioni; si tratta:
a) delle parole di forma anapestica u u prima per lo piu collocate nel primo
piede: Euripide, ampliandone il numero, viene a coltivarne sempre pi anche
ruso in posizione precesurale (Hef. 126 ro<; Kdvo<; cruv Oflupn
KA1]setUl) 65;
b) dei vocaboli (e di gruppi verbali) della forma peonica u u u (v. oltre, p.
211): prima esc1usivamente collocati nella seconda parte del verso con le due brevi
iniziali coinciden ti con un longum soluto, quindi con il terzo, il quarto o il quinto
61. Si vedano le percentuali complessive dei tre tragici nella tavola 4C di Ceadel,
85; i dati relativi alle sngole opere euripidee bid., tav. 2 a p. 72.
62. Per le statistiche relative all'evoluzione eurpidea anche in confronto all'uso
di Eschilo e Sofocle (che pure fa registrare un incremento di questa soluzione col
passare degli anni), cfr. West, GM, 86 n. 29.
63. Per le percentuali cfr. West, GM, 86 n. 30. Come gia accennato sopra (cfr. p.
89) il primo Euripide, come i suoi grandi predecessori, preferva un inizio di verso
soluto nel tri braco.
64. 1 casi eurpidei di longa soluti realizzati da bisillabi (anche non autonomi) si
possono trovare in Zielilski, 152 S.; 161; 181-184; 196-198; per un quadro generale
della situazione relativo an'intero am bit o tragico (comprese le tragedie frammen
tarie) si vedano le tavole di Cropp-Fick e i supplementi alle medesime (in
particolare pp. 32 S., 35; 38 S., 40; 44 S., 46-48, dove vengono presi in considerazio
ne, come in Zielilski, anche i nomi propri) e in generale, bid., p. 28, dove si
sottolinea anche la necessita di una distinzione tra vocaboli pirrichi (cioe di forma
uu: i1 termine deriva da quello d un pede che era riconosciuto dai metricisti
antichi, appunto il pirrichio) autonomi e vocaboli di tipo appositivo o comunque
strettamente congiunti a quanto segue, come gia avevano fatto Dcvine-Stephens
1980, 78 e fid., TAPhA 112 (1982), 49-51 (dove viene proposta anche una
spiegazione prosodica sul comportamento in soluzione dei bisilJabi piffichi nella
evoluzione che abbiamo segnalato, ripresa in Devine-Stephens 1984, 112-114).
Dati percentuali sulla preenza di soluzioni realizzate da vocaboli bisillabici (anche
legati strettamente a quanto segue) in West, GM, 87.
65. Cfr. Dale, Helen XXVI; West, GM, 87 e n. 37; per un quadro generale della
situazione in tragedia si veda Cropp-Fiek, p. 38 S., tav. 4.2, e il supplemento alla
medesima a p. 40.
94 CAPlTOLO 5
longum
66
(es. Med. 18 'Icrrovl fl(alA\Koi<; :;VS:;Tut) vengono posti,
a partre dagli anni intorno al 415 e con una frequenza sempre maggore, anche
davanti alla pentemimere (es. Ion 1576 1tUlo:;C; TScrcrUP:;C; pSllC;
senza piu far coincidere la prima delle 2 brevi nate da soluzione con inizio di paro la;
e) dei vocaboli della forma peonica - u u u (v. oltre, p. 211): prima quasi
esclusivamente usati con le ultime due brevi a realizzare il terzo o I quarto o iI
quinto longum (es. Soph. El. 326 eK T:; tvt(j)iii X:;polv)68,
vengono poste anche all'inizio del verso (es. Bacch. 1267 Aiill1tptfpoC; 11 1tpiv Kui
OtEt1t:;TScrTEpOC;) 69 e , sia pure cccezionalmente, in coincidenza con gli elementi 5-7
(es. Bacch. 278 oC; b' e1t:;tT', yvoC;fO;
d) dei vocaboli diforma dattlica _.. uu : prima usati (se non resi di forma cretica dal
sandhi prosodico) solo alla fine del verso (es. Ale. 561 nroc; ov eKpU1tTEC; t6v
1tUPVtU ooiIlOVU) 71 vengono ad essere collocati anche all'inizio (es. J. T. 1173
Iliitipii KUTctpycrUVTO KOlVroV) t;<pEt) 72.
Coriambo Del tutto eccezionalmente il primo me/ron prende la forma di un
coriambo (- u u _) 73
Questo avviene di solito per collocare nomi propri:
Aesch. 'I1C1COJlfl)OV1:0C; crx:illa lCai. Ilyac; "C1COC;'
Cfr. inoltre Sept. 547; Soph. fr. 880 R.
Discussa ela possibilita che un tale fenomeno fosse ammesso nel primo
metron anche al di fuori di nomi propri. In due casi eschilei (Cho. 657
66. Sul problema della ammissibilita (di solito negata) nel primo Euripide di un
quinto longum soluto cfr. Cropp-Fick, 30.
67. Cfr. Zielinski, 178, 194 S.; Dale, Helen, XXVI S.; West, GM, 87 e n. 34 (per
gli eccezionali casi di questo tipo rinvenibili nella tragedia al di fuori di Euripide,
che troviamo anche in Cropp-Fick, p. 38 S., tav. 4.2 e p. 42, nel supplemento alla
medesima tavola, da vedere, per avere un quadro generale sull'occorrenza in
tragedia di parole di questa forma, insieme alle tav. 4.3, 4.4 e ai relativi
supplementi: efr. pp. 44 S., 47 S.; 50 S.; 52-54).
68. Per le eccezioni in Eschilo e Sofode (per lo pili nom propri) cfr. West GM,
87 n. 36, a cui va aggunto Aesch. Sept. 450.
69. Cfr. Zelinski, 167-169; 188-189.
70. Per altri casi cfr. Zielinski, 176; 193 ss.; Decroix, 184 S.
71. Eccezioni in West GM, 87 n. 38; Cropp-Fick, 34.
72. Cfr. Zielinski, 156; 167-69; 188-89; Cropp-Fick, tav. 4.1 p. 32 S. e suppl. (p.
34). Per un esame generale del lessico e della sintassi euripidea in relazione alle
soluzioni, negli aspetti stilistici e anche ideologici del fenomeno cfr. C. Prato (e
altri), Ricerche sul trmetro de tragici greci: metro e verso, Roma, Ed. dell'Ateneo,
1975, III SS.; alle pp. 35 ss. dello stesso lavoro il fenomeno eanalizzato negli altri
due grandi tragici.
73. L'equivalenza fra metron giambico e coriambo e un fenomeno ben attestato,
come vedremo (v. oltre, cap. 15, p. 218 s.) in ambito lrico: aquesto proposito si
parla del fenomeno dell'anac1asi, con cui si intende la trasposizione di elementi
brevi e lunghi all'interno di una unt<l metrica.
Enjambement
Aesch. P.V.
318 S.
Soph.O.e.
495 s.
Ant.409
dv, alCol
1CE1tAElC"Cav
sioni prosc
Talvolta si
tale da COI
successivo
soprattutt(
congiunzic
Separazior
"Cota'ta

SeparaziOl
'EIlOi ffiv
t0 JI" l)\
Separaziol
1tucrav K'
VtKUV, IlU4
Questo ti
mente usa
74. Non
in Eur. El.
l'anaclasi c
al nesso t
prepositivc
parola, pel
75. Cfr.'
inizio fu r
allungamel
nato all'ar
dramma(\
Garvie, el
76. Per 14
griechischt
suchungen
(Enjambel
ambcorw
(1948-194'
IL TRIMETRO G/AMBleo 95
eU:V, o'KOW' rco&arc<; rceev; 1049 cpat0X1:wve<; Ka!
rcercAeK'tavllIlVat) 74 epossibile eliminare il fenomeno ricorrendo a scan
sioni prosodiche diverse 15.
Enjambement Talvolta si riscontra nella tragedia una realizzazione della fine del verso
tale da comportare la forma del piu violento enjambement con il verso
successivo 76, con la separazone d ness come aggettivo/sostantivo, ma
soprattutto di nessi tra elementi prepositivi vari (articoli, preposizion,
congiunzioni) e i vocaboli ad essi strettamente collegati.
Separazione aggettivo/sostantivo:
Aesch. P.V. 'tOtaUW Il.:nol 'tfi<; ayav \)\lltrtp0\)
318 s.
Y)"lO'O'fJ<;, I1pOlllleeU, 'to'rcXetpa yyve'tat.
Separazione con preposizione:
Soph.O.e. 'EllO! .u';v OUX Mw't' Actrcollat yap i;v
495 s.
'tl!) J.lt'J ovaO'Om Ilit0' puv, &llolv KaKolv'
Separazione con articolo:
Allf. 409 rcuaav KVIV O"llpav'te<; il Ka'tclXe 'tov
vi:lmv, Illl&&v 'te a&lla yllllvcOaaV'tf.<; d.
Questo tipo di enjambement con vocaboli di tipo prepositivo enotevol
mente usato soprattutto da Sofocle: del fenomeno avevano coscenza gia
74. Non si posssono prendere in considerazione i frr. 39,1 e 127,2 R. di Eschilo;
in Eur. El. 1058 apu KAOUO'U, .tftep, eit' KUICW:; la scelta efra ammettere
l'anaclas corambica o postulare l'allungamento della sillaba finale di apu davanti
al nesso muta cum liquida (qui si tratterebbe, comunque, visto il carattere
prepositivo della particella in questione, di un caso di allungamento aH'interno d
parola, per cu v. sopra, p. 54 s. e n. 68).
75. Cfr. West 1977, 100 e n. 28; Id., GM, 16; in particolare: per Cho. 657 (il cui
inizio fu ripreso da Arstoph. Pax 663) lo studoso propone d pensare ad un
allungamento della seconda sillaba. con un fenomeno che potrebbe essere parago
nato all'ammissione deHo iato con nteriezioni che si trova pli d una volta nel
dramma (v. sopra, p. 52); per Cho. 1049 propone una scansione <pulo-o Cfr. inoltre
Garvie, Choephori, 225 S. (ad 657); 344 S. (ad 1049-1050).
76. Per lo studio del fenomeno cfr. T. Mommsen, Beitriige zu der Lehre von den
griechischen Pripositionen, Berln. 1895, 770-779; H. Sess, Chronologische Unter
suchungen ;;;u den Tragodien des Sophokles. Il.4. Enge Verhindung der Trimeter
(Enjambement), WS 37 (1915), in particolare 27-50; M. Brozek, De trmetrorum
iambcorum apud tragicos graecos exitu atque confinio observationes, Eos 43
(1948-1949),97-119.
96 CAPITOLO 5
gli antichi che parlavano appunto aquesto proposito di d8o<;
LO<pKAEWV.
In Eschilo il fenomeno si verifica:
una volta con una preposizione monosillabica (repe; Eum. 238) 77. e un paio di
volte con avverbi in funzione di preposizioni (IlOD Pers. 426; 8KllV Ag. 297);
con congiunzioni monosillabiche (rue; Ag. 1354: dopo yp) e polisillabiche (on in
Eum. 98 e varie volte nel Prometeo; m: in P. V. 384; orele; in P. V. 463; lva in P. V.
61, e <hp in P.V. 341);
con le negazioni ou (Ag. 556 l 8'ou), Ill (Cho. 1005) e inoltre 10 1lT ou (Eum.
914; P. V. 918); 10 Ill (P. v. 865);
con gli avverbi di luogo Ol) (Pers. 486) e lva (P. V. 725, 793, 830);
con pronomi relativi (01Q) P. V. 470, 989; am:p, con funzione avverbiale, Eum.
131) e con pronomi e aggettivi interrogativi (le; P.v. 502; cfr. Ag. 601, Cho. 702:
l yp e inoltre P. V. 83 e 743);
in Eum. 759 viene posto all'inizio del verso un EKan che regge il genitivo con cui si
chiude il verso precedente.
Alla fine del trimetro sofocleo troviamo casi simili a questi, ma in percentuale
maggiore:
preposizioni monosillabiche (v: O.e. 495, dopo yp) e avverbi in funzione di
preposlzloni;
congiunzioni monosillabiche (rue;: cfr. e.g. O.e. 1130; ti: cfr. e.g. O.e. 993, dopo
av) e polisillabiche (va, spesse volte on, m:, orele;, e anche altre come ouvEKa,
eolvEKa, oeav);
le negazioni ou (Ant. 5 etc.); Ill (Ant. 324 etc.) e inoltre 10 Ill, 10 1lT Ou;
avverbi di luogo, come tva;
pronomi relativi, correlativi etc., monosillabici e bisillabici.
Una volta (O.e. 48) e posta all'inizio del verso un avverbio con funzione di
preposizione - 8Xa - che regge il genitivo che chiude il verso precedente.
In piti, rispetto ad Eschilo:
forme dell'articolo (Ant. 409; El. 879; Phil. 263; O.e. 351). anche seguite da
pospositive (come Ilf:V, M etc.: es. O.T. 553);
.Ia congiunzione coordinativa Ka (preceduta da 110: Ant. 171; O.T. 267, 1234; Phi!.
312);
preposizioni bisillabiche (re: O.T. 555).
Inoltre troviamo in Sofocle il fenomeno dell'elisione in fine di verso, che gli antichi
chiamavano episinalefe: di solito con M (Ant. 1031; O.T. 29. 523,785,791,1224; El.
1017; O.e. 17) e 110 (O.T. 1184), ma anche con eaDea (O.T. 332)7K;
e infine troviamo alcune volte una pospositiva collocata in inizio di verso: 8fila in
Ai. 986, reOlE in O.T. 1085.
Euripide presenta, in percentuale assai minore rispetto a Sofocle:
preposizioni bisillabiche (El. 852; Phoen. 1317) e avverbi usati come preposizioni
(es. Ale. 366);
77. Non tutti sono pero d'accordo nell'interpretare il vocabolo come preposizio
ne: c'e chi pensa ad un uso avverbiale, cfr. ad es. Sommerstein, Eumenides, ad loe.
78. Dubbia la lezione 1l0AV1' in fine di verso a O.e. 1164 (IlVOV Vauvilliers
e Lloyd-Jones - Wilson).
congiunzio
avverbi di
forme bisil
594, I.T. 47S
negazioni
Archelao, fr.
Come Eschil
ne Ka, ed i
dell' elisione
Gli studi e
varie fom
so sia util
tivi, per
fondamen
tati ver si ~
grande ril
la stessa
Tifone:
P. V. 360-362 0<; atrrov
KOJ11tOO'J1C
E<pE'V
UAl1
D'altra I
enjamben
analisi il
austero e
tare il ri'
naturali
personag
ment il f
co-sintat
impreve(
stile del'
della fn
linguagg
frase bre
79. Cfr.
(1936), 1
recitativo
80. Prat
riportate.
97 IL TRIMETRO GIAMBICO

di
ID
V.
/n.
m.
12:
si
lle
di
)()
P.v.360-362
a,
congiunzion (come on:oo<; Med. 322 etc.; em; Herae!. 567; OH Med. 560);
avverbi di uogo (H.F. 186);
forme bisillabiche o trisillabiche del pronome relativo (Herae!. 427; 582; Suppl.
594, 1.T. 475);
negazioni dopo pospositive (Heracl. 1016; Me/. Desm. 4, 4; 6, 19 von Arnim;
Arche/ao, fr. 14, 1 A.; fr. 51, 1 N.
2
; Med. 1053).
Come Eschilo, Euripide non usa in fine di verso forme dell'articolo n la congiunzio
ne Ka, ed inoltre non presenta pospostive in inizio di verso; dubbia la presenza
dell'elisione in 1.T. 961 (con tE).
Gli studi condotti sul fenomeno deU' enjambement in tragedia, nelle sue
varie forme e gradazioni 79, hanno fatto rilevare come di frequente es
so sia utilizzato, quando i termini ad esso interessati siano significa
tivi, per mettere in risalto vocaboli che si collegano a tematiche
fondamentali deUe rispettve tragedie. Si vedano ad esempo i gi ci
tat versi 318 s. del Prometeo: l'aggettvo pesante eapplicato qu con
grande rilievo a Prometeo, come sanl piu avanti usato (vv. 360 s.) nel
la stessa posizione per conferre un analogo rilievo all'altro titano,
Tifone:
oC; alrtV 'trov \nllllYprov
KOJl1tuO"Jltrov. <pptvae; yap de; autae; 'tunEle;
t<pE'l'aAoo811 cr8tvoe;.
D'altra parte, quanto alIe differenze nell'uso deBe vare forme di
enjambement da parte dei tre grandi tragici, che coinvolge in ultima
analisi il respiro da essi assegnato alla successione dei trimetri, se pi
austero e stichico si presenta Eschilo, non bisogna sempre interpre
tare il rivoIuzionaro uso sofocleo, dai casi piu vioIenti a quell piu
natura]i, come un tentativo di adeguare iI linguaggio dei suoi
personaggi alla struttura del linguaggio parlato: tramite l' enjambe
ment il poeta arriva spesso alla costruzione di un organismo ritmi
co-sintattico di piu largo respiro 80, dall'andamento sinuoso e spesso
imprcvedibile. In parte diversa ]a funzionc dell'enjambement nelIo
sti]e del trmetro euripideo, che punta a favorire i] natura]e snodarsi
della frase, avvicinando]a, iI piu possib]e, ai modi comuni del
]inguaggio parlato e delIa prosa. In Euripide si susseguono giri di
frase brevi e ]ineari, che troyano per ]0 piu ]a loro normale conclusio
79. Cfr. in particolare: E.e. Yorke, The Date ofthe Prometheus Vinctus, CQ 30
(1936), 153 s.; A. Filippo - R. Guido, Aspetti dell'enjambement nel trimelro
recitalivo di Eschilo, AFLL 8-10 (1977-1980), 83-132; Prato 1970.
80. Prato 1970, da cu sono tratte anche le altre citazoni che vengono di seguito
riportate.
98 CAPITOLO 5
ne entro la pentemimere del verso successivo; a volte invece la
sfasatura introdotta da una inarcatura piu o meno espressiva conti
nua per un certo tratto, obbedendo piu alle leggi deHo schema logico
che a quelle deBo schema metrico.
Cesure Davanti alla cesura e possibile trovare vocaboli (anche di una certa
estensione) elisi:
Eur. l. T. 302 nnTovTU Kui nopOoI..lI:::V' ,1
Vi si trova il nesso prepositiva + pospositiva RI; ed inoltre anche una
successione di due prepositive 82:
Soph. Ant. 503 KUTcrxov f] Tavl ulnoEA<pov BV T<pq>
forse in tal modo, appoggiando un vocabolo precedente, la prepositiva
veniva ad acquistare un maggiore spessore.
Invece erarissimo se non eccezionale trovare in questa posizione una
singola prepositiva monosillabica.
Fra quelli generalmente citati 8" a parte un caso come Aesch. P. V. 589 1tille; 8' ou
KAW 1:ile; Ol.cr1:pOOtV1LOU KPlle;, per il quale si pu ipotizzare una quasi-cesura
eftemimere tra le due parti del composto 84, sembra di poter ammettere:
Aesch. Eum.
1l11: , , roe; Kap8av U/,SK1:pWV
861
nonostante la corruzione deHa prima parte del verso 85
Eur. Melanippe
Soph 2 (p. 26 "EUllV' snxO', oe; AlOAOV
von Arnim)
sempre che il testo sia autentico 86.
81. Per alcuni esempi cfr. Descroix, 282. In Eur. Hel. 267 troviamo davanti alla
pentemimere una combinazione di pospositiva + prepositiva (ouv e:;).
82. Di questo tipo ela maggior parte dei casi di cesura dopo prepositive citati da
Descroix, 282 s. Cfr. anche Maas, GM, 136; Basta DonzeIli 1987, 142 n. 32.
83. Cfr. in particolare Maas, GM, 136; Basta Donzelli 1987, 142 s.
84. Cfr. West, GM, 83.
85. Sul problema cfr. Sommerstein, Eumenides, ad loe.
86. Cfr. H. van Looy, Zes verloren Tragedies van Euripides, Brussel 1964,210 ss.
Quanto agli altri casi: in Eur. Oro 88 la prepositiva risuIta da una correzione di
Musgrave, non necessaria (cfr. Di Benedetto, Orestes, 25, ad loe.); in Soph. El. 282
epossibile aecettare la variante che non prevede la presenza della prepositiva (cfr.
la nota alluogo in Sophokles, Elektra, erkliirt von F.W. Sehneidewin, A. Nauck,
Berln, 1912); in Eur. Hipp. 597, come fa notare Basta DonzeIli 1987, 142 n. 32, ci
Eecezional
Eur. l.T. 821 Il
v
llll
d
'Y
Euf. Oro 114 EA90ucra (
Pi freque
Soph. O. T. 809 Kpa Ot1t)
Aesch. Suppl.
467
Cesura Mentre 11
mediana
o di efte1
ridottissi:
coincider
cesura ID
necessari
no non p
giambicc
come ve<
Spesso h
so che, s
cesura: il
to di un
una efte:
Raalte, J
Aesch. Ag. 605 511
Senza el:
assai piu
attestati
sara forse
e senso so
1978, 169
306 e pos
p. 100) e
1987, 142
87. Maf
p. 103. P
questione
mediana,
99 IL TRIMETRO OIAMBICO
Eccezionali anche i casi di singole prepositive bisilIabiche:
tAOoucra o' aJ.upil tOV KAutatlllcrtpac; tq)Qv
Pi frequenti, invece, i casi di pospostive dopo la cesura:
Kpa ot1tAoiC; Kvtpotcrl !.loo icaOiKEtO
Mentre nei giambografi arcaici sono assenti ver si privi di pentemimere
o di eftemimere, in tragedia se ne troyano alcuni, sia pure in quantita
ridottissima. In tal versi si ha quasi costantemente fine di parola
coincidente con il sesto elemento: il fenomeno viene spesso definito
cesura mediana; questa definizione sara usata anche qui, pur essendo
necessario notare che la percentuale estremamente limitata del fenome
no non permette di inserirlo come caratteristica strutturale del trimetro
giambico tragico al pari di pentemimere ed eftemimere (lo sara, invece,
come vedremo, in commedia).
Spesso la parola cbe termina con il sesto elemento eun vocabolo eli
so che, se non eIiso, raggiungerebbe iI secondo dei normaIi punti di
cesura: in questi casi, mentre sembrerebbe attenuato l'effetto sgradi
to di una incisione perfettamente centrale, l'aspettativa frustrata di
una eftemimere pu aggiungere espressivita al fenomeno (cosi van
Raalte, 195).
Senza elisione il fenomeno della cesura mediana e ancora pm raro:
assai piu raro in Euripide che in Eschilo e Sofocle, al punto che i casi
attestati nel poeta vengono talara messi in dubbio; ma se alcuni di essi
sara forse da tener conto deIla posposizione deHa negazione; in Hel. 818 lezione
e senso sono incerti (cfr. Dale, Helen e Kanncht, Helena, ad loc., e inoltre Diggle
1978, 169-171 Id., Euripidea, 189-191; Basta DonzelI 1987, 143 n. 36); in J.A.
306 e possibile pensare anche ad un caso di cesura mediana (per cu v. oltre,
p. 100) e cosi pure probabilmente in Soph. Phi/o 125 e 416 (cfr. Basta DonzeIli
1987, 142 n. 32).
87. Ma sullo status di yp v. quanto si edetto sopra, p. 83, e inoltre, pi avanti,
p. 103. Per un elenco di casi V. Descroix, 284-287. Quando le pospositive in
questione rcorrono al sesto elemento si pu sempre pensare a casi d cesura
mediana, di cui parleremo tra un attimo.
100 CAPITOLO 5
offrono anche altri problemi 88, non c'e motivo che non sia queHo deHa
rarita del fenomeno per dubitare di altri casi quali Suppl. 303 crepAAl]
yap BV "Co"CQ} ..tvQ}, "CaAA' s eppovrov 89, 699 Kai ..tcrov
rev't"U cr"Cpa"Cv, J.A. 630 Ka! osupo ol -rea"Cpa repcrstTCs crov epAov.
In El. 546 (BKpa"C', ii "Cficros <JKoreou<; X80v<;), dato che il
verso, come eda piu parti ammesso, si trova prima di una lacuna di
uno o piu versi, la situazione resta incerta, ma la cesura mediana senza
elisione sembra comunque difficile da eliminare. Per tre casi simili quali
Hec. 1159 (YVOtv't"O, oUlooxai<; xsprov), Bacch. 1125
o' WAVat<; aptcr"Cspav Xpa), fL 495, 6 N." (op80cr"CaOv
Ayxat<; Bncyov"Cs<; epvov) e stato proposto di pensare a forme
lunghe della desinenza del dativo plurale con elisione 90. In LA. 306
KAaot<; av, sI repcrcrol<; a..ti npcrcrstv crs osi (v. sopra, n. 86) la scelta
resta aperta fra un fenomeno raro, che abbiamo g<:i preso in considera
zione, quale la cesura dopo una singola prepositiva e l'ammissione di
cesura mediana senza elisione. Cesura mediana senza elisione eda
vedere forse anche in Hel. 1209, dove essa risuIta dalla correzione di
Tyrwhitt, che sembra la piu economica 91 e in Hel. 1602, se si legge
epvQ} OE vau<; eppsl. "Co napaKAcucr)la o' l1v.
Eccezionali i casi di versi senza cesura pentemimere o eftemimere
e anche privi di cesura mediana. Si tratta di Aesch. Pers. 501 cr"Cpa"C<;,
nspq, Kpucr"CaAAorefiya Ola repov, dove comunque forse e possibile
sentire una eftemimere indebolita nel punto di contatto fra le due part
che compongono l'aggettivo; di Aesch. Suppl. 244 Ka! "CaAAa nAA'
8nStKcrat oKatOV l1v, che in genere viene corretto: si potrebbe pensare
pero anche qui a cesura indebolita dopo il preverbio n; lo stesso
vale per Soph. Ai. 969 T ofi"Ca "Colo' 8resyysAq>sV av K"Ca, anch'esso in
genere oggetto della medesima (e in effetti facile, h' per 8n-) corre
zione 92.
Rispetto alla Legge di Porson la tragedia segue un comportamento
assai rigoroso.
I monosiHabi lunghi coincidenti col terzo elemento libero (evitati
anch'essi, come si e visto, dai giambografi arcaici) sono in realta in
88. Hel. 86 eda alcuni ritenuto interpolato, e comunque eda correggere vista la
presenza di un anapesto in quarta sede; I.A. 635 ed'altro canto sicuramente da
espungere.
89. Cfr. Euripides, Suppliees, a cura di C.R. Collard, Groningen, 1975. n, ad
loe.; Basta Donzelli 1987, 143 s.
90. Cfr. Maas, GM, 103; J. Diggle, GRBS 14 (1973), 263 s. Euripidea, 82 s.;
West, GM, 83. Una recente discussione della pro posta (che si conclude in maniera
sostanzialmente negativa) in Basta Donzelli 1987, 139-142.
91. Cfr. Basta Donzelli 1987, 144 s.
92. Aesch. Ag. 1252 ecorrotto; I.A. 1586 fa parte di una sezione interpolata.
grande n
giunzion:
Aesch. Sept. 61
xpavst (
Eur. Ale. 628 AStv
col che I
presenza
a quanto
prepositi
A presciJ
p. 83), ci
si colleg
alcune p
a) casi i
Eur. Ale. 671 iiv O' By
einoltre:
4 A.
titecomt
casi di rn
si potre}
b) casi I
Soph. Phi/. 22 110l rel
e anche
in quan
attenual
elisi (ad
303), o
effett\
E inoltr
Aesch. Pers. vro)lrov,
321
presenz
Eur. Herae/.
O) epA"CC
640
93. Cfr
94. Co:
95. He
Versi senza
cesura
Legge
di Porson
101 IL TRIMETRO GIAMBICO
a grande maggioranza di natura prepositiva (articoli, preposizioni, con
(l giunzioni etc.):
v
xpaVSl cr1"aAaYJloi;:; n1tlKrov EK nADJlv)V
'.
1
Eur. Ale. 628 ASIV ppo'tOiO"lV, Tj yaJltlV OUK a ~ t O V
1
1
col che possiamo dire ancora una volta di non essere propriamente in
I
presenza di un cretico finale, visto che esso e strettamente congiunto
5
a quanto precede. Non mancano pero esempi di monosillabi lunghi non
prepositivi (es. Eur. 1. T. 501 ou 'tOty'[' tp)Tro' 'tO'tO JlEV 06;:; TU Txfl) 93.
A prescindere dalle eccezioni solo apparenti a cui si e gt accennato (v.
p. 83), cioe ai casi in cui l'e1emento iniziale del possibile cretico finale
si collega strettamente a quanto precede, restano pochissime eccezioni,
aleune poi anch'esse solo apparenti:
a) casi in cui davanti al cretico si trova ot'l8s;:;, ot'l8v:
Eur. Ale. 671 ilv 8' EYyU;:; EA8lJ eva'tO;:;, OMe!;:; pOAeTal
einoltre: Soph. O.e. 1022; Eur. H.F. 1338; Phoen. 747; fr. 494,1 N.
2
; fr.154,
4 A. Ma epossibile che queste forme pronominali fossero ancora sen
tite come due parole 94; non avremmo allora neppure qui deBe eccezioni, ma
casi di monosillabo lungo davanti a cretico finale, il quale, d'altra parte
si potrebbe sentire come strettamente unito alla negazione precedente.
b) casi con elsione come:
Soph. Phi!. 22 a JlOl npocreAerov criya mJlatv' eh' Exel
e anche At. 1101, Eur. Beracl. 529: casi che potrebbero essere giustificati
in quanto la nettezza dell'incisione davanti al cretico sarebbe assai
attenuata da tale fenomeno prosodico; in particolare, nel caso di bisillabi
elisi (ad es. Soph. An!. 910; O.T. 219; Phi!. 1277; O.e. 505; Eur. Suppl.
303), oltre all'effetto dell'elisione, pu entrare in gioco anche una
effettiva presenza di monosillabo lungo davanti al cretico finale.
E inoltre:
Aesch. Pers. V)Jlrov, oT' EcreAO;:; 'AplJlap80;:; Lp8sO"lV (forse giustificabile vista la
321
presenza di nomi propri, per di piu esotici)
Eur. Herae/.
640
ro epATa8', iKS1;:; .pa cr)TllP vqJv PAPll;:; 95
93. Cfr. anche Dodds, Bacchae, 101 (ad vv. 246-247).
94. Cosi Porson, XLVI s.: Maas, GM, 135; West, GM, 85.
95. 11 caso era stato condannato dallo stesso Por son insieme a Soph. O.e. 1543
.
102 CAPITOLO 5
(K([-r' l'''jfl::aOf,lUt Porson: K([-r' E\jfEUf,lllV Murray: ma l'infrazione non
sarebbe grave visto che il pentasillabo potrebbe essere interpretato
come una espressione unitaria)
I.A. 1455 SU1 as Kdvov Sd Spalldv (Sd KclVOV Porson) 96
H.F. 933 -r' EV (per cui efacile la correzione
proposta da Porson, 97)
I.T. 580 Kaf,lo. -ro S' e\) f,lAta-r y' OU-rffi yyw:-rat (-rou-ro Nauck)
Eur. fr. 1040, -rowu 'taxciav vf,lealv npoaKa
4 N.
2
Eur. (?) fr. Se nclpav, f,lE'taf,llcEtav
1080, 3 N.
Crizia (?) 'O ea'tiv cppf,laKov
TrGFI43
F 22
e, soprattutto notevole, visto che si tratta del pnmo verso di una
tragedia
Eur. Ion I xaAKEOtal oupavv 98.
cr<pq>V u lt{;<pucrIlUt lCUtvC;, rocrm;p cr<pw ltUtpt: In quest'ultimo passo per
sembra possibile collegare strettamente il pronome alla congiunzione precedente
(efr. sopra, n. 29); per Herae/. 640 cfr. Euripides, Heraclidae, a cura di J. Wilkins,
Oxford, 1993, 133 S., ad loe.: lo studioso, mentre non esclude la possiblita per la
forma pronominale di essere interpretata, qui e nel passo sofocleo, come equiva
lente di una enclitica, fa notare come vq>v sia strettamente collegato con il termine
che lo precede. Alcuni studiosi ritengono, d'altro canto, in generale che la presenza
d un monosillabo, anche se non pospositivo, a occupare il primo elemento del
cretico finale costituisca di per s una infrazione meno forte del ponte oppure
non la costituisca affatto (cosi West, che su questa base propone una riformulazio
ne deHa legge: cfr. GM, 84 s. e soprattutto Introduetion, 25).
96. Per la presenza del monosiHabo aH'inizio del cretico si veda quanto detto
alla nota precedente.
97. Anche se altrove in Euripide compare solo la forma ULIlUtroltC; si pu
confrontare I'uso, da parte del poeta, per altri aggettivi, ora della forma in -ro,!, ora
di quella in -roltC; (yopyw,!, e yopylltC;, xpucrJ,!, e xpucrroltC;); sul passo efr.
inoltre Bond, Heracles, 311, ad loe.
98. II luogo emolto discusso, anche in relazione a difficolta presentate dai versi
successivi. Per non citare che qualche opinione, si va da chi propone di accettare il
testo tradito supponendo una forma elisa VWtOlcr' (cfr. ad es. West, GM, 85) a chi
pone le cruces (Murray), a chi interviene con una trasposizione
(Elmsley, seguito di recente da J. Ebert, WJA 1983, 49-51: "At),uC; VW'tOlC;
XUA,lCOtcrtV oupuvv, la soluzione piti semplice). Una posi7Jone che di recente ha
Eur. Phoen. 885
Andr. 230
Antlaba

Vi sono
ipotizzan
genere ce
el. f,lit A;
nal
In quest'
valore di
stretta ce
La ripar!
termine
a costitui
Sofocle e
incontrato
del De pi,
attestaziol
zione alla
con giustt
W. Luppe
cit.) non e
di Filoden
va nel pap
papiro da
lo stesso (
99. Cfr
100. Per
101. V. s
102. rI
costituend
<Dtp' e/.lt
yup 'tiV 11
Cfr. d'altr
rrAouow
oucrtUXlJ,
lCteVe'te
sopra, p.
comunqUl
pronome
edizioni, (
forma del
come ort.
ft ltoMv
XPJ!1
eVO
IL TRIMETRO GlAMBICO 103
Vi sono d'altra parte alcuni casi per i quali e stato proposto 99 di
ipotizzare un uso con valore autonomo di vocaholi adoperati In
genere come pospositve. Si tratta di:
el JlT) AyOtcrt 1:01<; EJl01<; n<; 1tEcrE'tUt 100
Andr.230 sl'tEt 1tUpEA9dv' tWV KUKWV yap JlTJ 'tprov.
In quest'ultimo caso si potrehhe d'altra parte anche pensare 101 ad un
valore di collegamento del yp che, del resto si nserisce tra vocaholi in
stretta connessione tra di loro 102.
La ripartizione del verso tra piu di un interlocutore (avnAuPl e il
termine tecnico che designa la singola hattuta che si viene cosi
a costituire) si ha una sola volta in Eschilo (P. V. 980), ma piu volte in
Sofocle e in Euripide, soprattutto nelle ultime tragedie.
incontrato consensi ela valorizzazione della testimonianza di un papiro ercolanese
del De pietate di Filodemo (P. Hercul. 1088 11 col. 1, 21 ss.) come possibile
attestazione di un testo diverso da quello della tradizione diretta e privo dell'infra
zione alla regola (cosi Page, PCPhS 7, 1961,69, seguito da Diggle, e diversamente,
con giuste critiche alla ricostruzione del testo del papiro proposta da Page,
W. Luppe, CronErc 13 [1983J. 45 ss.); ma (come estato fatto notare da Ebert, arto
cit.) non ci sono elementi sufficienti per rtenere che il- peraltro lacunoso - testo
di Filodemo contenesse una citazione letterale e comunque l' omicron che compari
va nel papiro dopo vcWtc; (obiezione decisiva contro la ricostruzione del testo del
papiro da parte di Page) potrebbe essere anche la lettera iniziale di oupavv, con
lo stesso ordine di paroJe della tradizione diretta.
99. Cfr. West, GM, 85.
100. Per la difesa del testo tradito cfr. anche Mastronarde, Phoenissae, 406.
101. V. sopra n. 23 quanto detto a proposito di Hippon. fr. 36.4 W. 44,4 Deg.
102. rp compare in altri casi dopo una prepositiva (cfr. Maas. GM, 137)
costituendo quindi insieme ad essa un nesso con quanto segue: cfr. Soph. El. 376
$tp' Elnt oi 1:0 OeLVV' el. yp 1:&vot .t0t, O.e. 115 1:{vac; MyODC; epoDcnv' tv
yap np .ta9dv, Eur. El. 275 iPOD 1:60'; ai<JXPv y' etnac;' ou ya.p VDV UK.tl.
Cfr. d'altra parte per un uso simile di altre pospositive, Soph. Phi!. 593 otc.t01:ot
nAtoDcnv 11 .tiv i AYCP, Eur. Phoen. 403 ti) npu<J<Je' 1:a. eplAffiV o' ouotv, iv nc;
oU<J'tUxi], Eur. El. 850 secondo il testo tradito l.t)v 'Opt<J1:l<;' UAAa. Jll JlE
K1:eVe1:e (o mancata chiusura della sitiaba finale di .te dinanzi al nesso K1:-?: v.
sopra, p. 56 e n. 76), Bacch. 1285 4>.t)YJltvov yE np<Jgev i <JE yV)pl<Jat, dove
comunque si potrebbe pensare di essere in presenza delIa forma ortotonica del
pronome di seconda persona singolare. come fanno Murray e Diggle neHe loro
edizioni, e cfr. anche Dodds, Bacchae, 231 ad loc.: davanti a crctico finale una
forma del pronome di seconda persona singolare che potrebbe essere interprctata
come ortotonica compare in Euripide anche in Troad. 1182 'O .ti1:EP, 11UOU<;,
11 nOAv <JOL e in fr. 721 N.
2
KUKC; 1:C; t<Jn <JOL
xproJleVOC;.
Soph. Ai. 981
104 CAPITOLO 5
11 cambio di interlocutore tende a collocarsi In coincidenza con la
Legge
Quanto a:
cesura,
di Porson
almeno ale
gedia (ca s
eycl. 304,
pato da v(
Ellr. lleco 1284 EyKA.lJET' dpT)TUl ypl :: otJX oaov rxoe;
esempi ser
nati
ma, soprattutto nelle opere pi tarde, viene posto anche in altri luoghi
forma del
del verso
TXa TIe;
Ellr. 1l.F. 1421
nme;; :: de; 'A81vae; nSJ.l\jJoJ.lUl ano 103
341 R.) 106
Una form
Ellr. l. T. 780 ro 8w. :: T TOUe;
Aesch. fr. 78a,
23 R.
Soph. Phil. 733 T eanv; :: oUv OElvv UAA' 18', ro TSKVOV
Siamo Ion
Phi!. 1296 E7C1Ja8J.lT)v; :: a<p' ta8t Kai nSAae; y'
tamento d
Anapesto Diversamc
Ellr. Oro 1239 8aKpOle; Kawanvoro a'. :: Eyro o' otKTOta yE
l'anapesl
Soph. O.T. 1173 i yp 8orocrtv flOE aOl; :: J.lAtm',
Tali anal
delle due 1
Phi!. 981 o:n80e;, a<pce; J.l0l, nal, T :: TOUTO J.lsv.
almeno al
no iI ness(
In Sofocle e in Euripide troviamo versi divisi in tre battute
a<ppa{vo
Soph. Phi!. 814 EKclac vuv J.l', EKclaE :: nOl AyEle;; :: avro
probabilme
in quanto \
e in Sofocle anche in quattro battute
Eur.ll.F. 1418 Xalp', (11 :: Kai a J.l0l, TSKVOV
anche Cycl
105. Per (
Soph. Phi!. 753 ola9', ro TKVOV; :: T eanv; :: ola9', <b nal; :: T ao;
106. Seco
mente a qt
re posposit
questa ean
n. 95, i Ca!
5.4. 11 trmetro del dramma satiresco
pensare pe
parole che
Soluzioni In pi di un aspetto il trmetro del dramma satiresco del periodo
cit., propo
classico)}, su cui siamo meglio informati, si avvicina al trmetro
interpretat
tragico piuttosto che aquello comico: la frequenza delle soluzoni (fra altro dei e
cui, come in tragedia, non risulta attestata quella del quinto longum
quanto ess
107. Dut
dopo elemento libero realizzato da lunga), ruso della cesura 104.
medesimo
riconoscer.
finale potr
103. Unico caso tragico di cambio di interlocutore in questa posizione, in un 108. Aes.
passo comunque assai tormentato: cfr. Bond, Herae/es, 414 ad 1420 s. Ciclope il
104. Un caso di cesura mediana con elisione in Eur. Cycl. 586 e, senza elisione, 109. Cfr.
IL TRIMETRO GIAMBICO 105
Legge
di Porson
Aesch. fr. 78a,
23 R.
Quanto alla Legge di Porson, oltre ad alcune eccezioni, di cui
almeno alcune probabilmente solo apparenti, gia riscontrate in tra
gedia (casi con oBv: Eur. Cye!. 120, 672; casi in elisione:
Cye!. 304, 639; un caso con il primo elemento del cretico)} occu
pato da verbo monosillabico !O5: Aesch. fr. 78a, 7 R.), restano a1cuni
esempi senza riscontro in ambito tragico: alcuni di essi sono accomu
nati dall'avere il primo elemento del cretico occupato da una
forma dell'articolo, come ad es. Eur. Cye!. 210 t qJU1:E; l A yE1E;
luxa n<; ,..u:ov 1<9 (e inoltre Cycl. 681, 682, Soph. Ichn., fr. 314,
341 R.) 106.
Una forma isolata di infrazione compare invece in:
IlEAAOV EP1crE1V (ip' Il<;, roya90[ 107
Siamo lontani, comunque, da quello che, come vedremo, era il compor
tamento della commedia aquesto proposito.
Diversamente dalla tragedia e ammesso, sia pure occasionalmente,
I'anapesto}) con nomicomuni in seconda, terza, quarta e quinta sede lOS.
Tali anapesti non presentan o normalmente fine di parola dopo una
delle due brevi (l'anapesto strappato). Pochissime le eccezioni, di cui
almeno alcune probabilmente solo apparenti: cosi quelle che riguarda
no il nesso Ila 8' (es. Eur. Cycl. 154 yeip :: oS J.l.a At', ('/c'
6crqJpatvolla109) che doveva essere sen tito come strettamente collegato
probabilmente al v. 203, un verso di forma insolita rispetto aquello delIa tragedia
in quanto vi si trova tribraco consecutivamente neHe prime tre sedi (per cui cfr,
anche Cycl. 210, citato oltre, a p. 105).
105. Per questo v. sopra, p. 101 e nn. 95 e 96.
106. Secondo West, GM, 85, tali casi potrebbero essere consderati analoga
mente a quelli (per cui v. sopra, p. 103) in cu in tragedia epossibile interpreta
re pospositive come monosillabi indipendenti: qui avremmo una prepositiva con
questa caratteristica e quindi, secondo I'interpretazione di West, per cui v. sopra
n. 95, i casi non rientrerebbero in quelli previsti dalla legge (ma forse emeglio
pensare per Cycl. 681, 682 e le/m. fr. 314, 341 R. ad un legame di senso fra le
parole che occupano gli ultimi cinque elementi); in o,e. 664. per cui West, loe.
cit., propone una interpretazione simile, penso invece (secondo un'altra proposta
interpretativa deHo stesso West) che nel finale KUVEU 'ti.; 1l11'; sia da vede re un
altro dei casi in cui non si ha un vero e proprio cretico)} finale autonomo in
quanto esso epreceduto da un nesso prepositivo.
107. Dubbio, per le condizioni lacunose del testo, Soph. lchn. fr. 314, 114 R.; nel
medesimo dramma satiresco, al v. 353 ]UO'KOV1:U 'tlJ 'lllJ Ilffipl,t non e forse da
riconoscere, come fa West (GM, 88 n. 40), una infrazione in quanto il pentasillabo
finale potrebbe costituire nel complesso un'espressione indivisibile.
108. Aesch. fr. 205 R.; Soph. lchn. fr. 314,128 R.; fr. 120; 671 (?); 756 (?) R.; nel
Ciclope il fenomeno ricorre una ven tina di volte.
109. Cfr. inoltre vv. 558, 560.
106 CAPITOLO 5
con quanto ad esso seguiva, come sembra dimostrare iI suo comporta
mento in commedia J10; cfr. inoltre v. 343, n:Gp Kui n:ii1:pcpov 'tvos
l.,iPii't<1 y', 8<;; sicr<;; 111; v. 334 &yroo15'ttvt 06& Oeoicrt o' oo.
n comportamento delle due brevi nate da soluzione di un longum
sembra per lo piu conforme aquello della tragedia dove, per, non
traviamo un caso come
con fine di parala non collegata a quanto segue nel primo piede, un
fenomeno che potremo osservare piu avanti nella commedia.
5.5. TI trimetro della cornmedia
Soluzioni Eammessa la soluzione del quinto elemento lungo anche preceduto da
elemento libero realizzato da lunga (cioe, diversamente dalla tragedia,
il dattilof> in quinta sede):
Aristoph. Eq.
943
K&ll
oi
OOKE, Kui 'tilA".u y' cIvai Katacpuv&<;;
Men. Dy;:S ot:Gpo 't' dO;I.. /ltt(lyUyB.
La soluzione degli elementi lunghi e molto piu frequente rispetto alla
tragedia (47% in Aristofane; 53% in Menandra) 112. Si arriva a un
massimo di 5 elementi lunghi soluti in:
fr. ad. 534 K. IIl<1'ttv tcp6PEt IlUAUK6v tpt&v LtK I..tKO:w.
Nella divisione fra due parale di elementi lunghi soluti la commedia
presenta un comportamento piu disinvolto rispetto alla tragedia, anche
se pur sempre con precisi limiti ll3.
A parte casi (ehe abbiamo visto gia in tragedia) in cui non si pu parlare di vera
e propria divisione in quanto uno dei due vocaboli in questione eeostituito da una
appositva (piu spesso ehe n tragedia bisillabica), ad es.:
110. V. oltre, pp. 107 e 109; a meno di non pensare per tutti questi casi a fe
nomeni di perdita dell'autonoma sllabiea di iota, ehe farebbero seomparire
l'anapesto.
111. Sulla proposta di assimilare tVOE alle prepositive cfr. comunque sopra n,
30 e oltre, p, 137 n, 20.
112, Cfr. West, GM, 89.
113. Cfr. Fraenkel, KB 1, 440 e n. 3.
Aristoph. Av.
1639
Nub. 1335
Aristoph. Eccl.
436
Men. Dysk.
296
Aristoph. Ach.
1023
Men. Dysk.
144
Aristoph. Nub.
29
Men. Dysk.
257
Antiph. fr, 175,
3 K.-A.
Men. Dysk.
125
Nub.
884
TJJ.lttC; 1tEJ
tOUtl. (ju
ai quali p'
personali,
vi e relati'
l. nel pril
1tOn." KO
1ttIDXOc; d
In questa
dopo il bi
1t6EV; ::
at{)(;' 1t
2. in altre
mente soh
a) quand<
indicati
eJJi; Jlev (j
tilv XA(
b) quandl
Ol> yp K{
YODV SfJ
E(jtUl1tl11
TJJlUC; :: ti
e) nelle fe
/leAa (Ar
giurament
E qpOVE
d) in poel
oC; taolKIl
114. V.!
IL TRIMETRO GIAMBICO 107
Aristoph. Av. flw:ic; nEpi yuvaucoc; IltiiC; nOAElllaollEv
1639
Nub. 1335 1:Outi au VtKlaEte;; :: nOA yr. Kai pq.8roC;
ai quali possono essere assimilati casi in cui la prima breve appartiene a pronomi
personali, pronomi interrogativi, ed anche numerali bisillabici, avverbi interroga ti
vi e relatvi, possiamo trovare longa divisi:
l. nel primo piede:
nOAAll KaK :: Kai t einE; :: np&tov ..ttv a' ePll
Men. Dvsk.
'296
In questa posizione ci pu essere perfino una pausa o un cambio di interlocutore
dopo il bisillabo:
n9r.v; :: ano <f>uAflc; o Bot<mOt
Men. nyro, nate. au Oi; tOtq: AAE1.
2. in altre posizioni (soprattutto nei piedi pari) il fenomeno (talvolta probabil
mente solo apparente) compare:
a) quando c'e elisione, anche con parole piu lunghe rispetto ai casi tragici sopra
indicati
Men. Dysk. 6 t1v XAavio' EXroV; OOto::; eativ Bv Ayete;
257
b) quando la prima parola e un bisillabo (piu o meno legato a quanto segue):
Aristoph. Lys.
102
yODV avi] p ntVte ..tflva::;, el) tAav
Antiph. fr. 57,
Eatat nvunoAc;' :: npo::; OE&V tcP
12 K.-A.
Men. Dysk.
125
fl..ta::; :: tuxov 'laro::; <00') Suvro..teVC; n VDV
c) nelle formule fisse: aKOetr. Ar.4> (Ar. Ach. 1000; Av. 448; Pax 551) e autlKa
p.Aa (Ar. Eq. 746; Pax 367; Av. 202; Lys. 739, 744; Ran. 785); nelle formule di
giuramento che comportano la presenza del termine Ala 114 (es. AL Nub. 817 OUK
eO ppovei::;, ..ta tOV Aa tOV 'OAllntOv.
d) in pochi altri casi:
oc; t8tKa A&yrov avatptnet tOV Kpe1:tOVa
114. V. sopra, p. 105.
108 CAPITOLO 5
Lys.52
,.11'10' acrnioa A,aPdv :: KLJlP:;PLKOV E:v8croJlat.
Stratt. fr. 12,
1 K.-A.
E ammessa la realizzazione con due brevi di elementi liberi e anche
brevi (tranne l'ultimo) 116 a formare il cosiddetto anapesto,
Aristoph. A;t ini Opav IlOi
Men. Dysk. 53 "tOih:' iPiipo6AEcr' ipav tIVO<;
Aristoph. si o' 6)<; !lihi<Y1:' aniixoi!lEO' 06 crG IchEI<;
Si troyano anche piu anapesti in un verso, fino al numero massimo
consentito di 5:
Aristoph.
Vesp.979
Anapesto
strappato
Occasionalmente si troyano anapesti strappati, cioe, come si e detto,
anapesti non contenuti nella medesima parola, ma con fine di parola
dopo la prima o la seconda breve.
Dopo la prima breve:
Aristoph.
Nub.62
nEpi 1"OUV!lu"tO<; 011 'v1"EGOiiv tI."oiOOPO!lEOU
Dopo la seconda:
Aristoph. Av.
1226
El 1"rov !lEV UAAWV UPXOfliiv, 6!lEl<; o' o. Owi.
Lo strappamento appare particolarmente sen sibil e se, come nei due
esempi ora citati, la parola che termina all'interno dell'anapesto
115. Per un riscontro diretto del materiale cfr. White, VGC, 40-41, 43; Descroix,
167-169; 188-194; Handley, 67 s.
116. L'unico esempio di un tale fenomeno, Aristoph. Ran. 1203 Kai Kqlopwv
Kai ArK!hov Kai OUAKtOV esenz'altro da considerare una eclatante Iicenza in
contesto parodco; que sta considerazione vale a maggior ragione nel caso in cui,
postulando un ancor piu eclatante fenomeno di sinafia ritmico-prosodica tra la
fine di questo trmetro e l'inizio vocalico del verso successivo, ndividuassimo nel
piede finale un tribraco (cosi. ad esempio, West. GM, 90, ma l'analoga con
i primi due metra mi sembra renda preferibile l'interpretazione precedente).
inizia In
strappati
che termin
questa inte
sti di form:
troyano m
Aristoph. Ach.
750 Ti;'Avip
Av. 22 O
Men. Ep. 560 Mv.:: al
Her. 69 O", tAUlV
Per quantc
verso si tr
esicuramel
l. anapes
alle prepos
avverbi reh
Aristoph. Ran.
479 o"tO<;, ti 6:
Ran. 171
Men. D"it:i
OW<;, O"e A
1"Tlvoi.:: <p
2. casi con
in forme di
Ma non ID
formato ci:
117. Cfr. ac
distingue i du
118. Cfr. Al
in White, VG
119. V. SOP]
IL TRI METRO GlAMBlCO 109
1ll1Zla in un piede precedente. Cosi molti studiosi consderano
strappati solo anapestb} di que sto tipo e non quelli in cu la parola
che termina all'interno dell'anapesto inizia con l'anapesto stesso 117. In
questa interpretazione vengono alIora considerati normali gli anape
sti di forma lul u - e lu ul --, quindi tutti quelli di questa forma che si
troyano nel primo piede:
Ti; Avilp MByuplK;; :: uyopuaouV'tB; elKO.tB;
Av. 22 OG;.:: OME .tu Lii' vwGe y' u'tpun:; ouou.tou
Ov. :: aAA' Eym 'tv n:vw oODAeaO) Xpvov
Her. 69 a, 'tA(llVU :: 't; :: <puvepw; yB vil Li{', dJ yVUl.
Per quanto riguarda anapesti di questo tipo nelle altre posizioni del
verso si tratta in effetti per lo piu di casi in cui lo strappamento
esicuramente o molto probabilmente apparente]]8, interessando:
1. anapesti aperti da monosillabi o bisillabi prepositivi o assimilabili
alle prepositive (pronomi personali, interrogativi, numerali, e inoltre
avverbi relativi e interrogativi, imperativi di tipo interiettivo):
Ran. 171 OU1:O;, ai:. Af:yro .t8V1:01, aE 'tv 'teeVllK'tU
Men. Dysk.
212
'tllvoi. :: <pi:pt Oti>po. :: 't n:OlB ~ o A e e ' o1:Oa.
2. casi con vocabo!i che formano espressioni fisse come la paro la Liiu
in forme di giuramento 119.
Ma non mancano casi in cui tra le componenti dell'anapesto cosi
formato ci sia una meno stretta unita di senso:
117. Cfr. ad es. Maas, GM, 111; West, GM, 88; Strzelecki, 1961,268 n. 27
distingue i due tipi di anapesti in discerpti e divis.
118. Cfr. Amott, CQ n.s. 7 (1957), 189; Sobolevski, 44 s. Il material e eraccolto
in White, VGc, 45-48
119. V. sopra, pp. 105 e 107.
I
110 CAPITOLO 5
Men. Her. 22 nrEAacn, yEyovmc; OtKin:llC; vi:o<; ffiv 1tO'rE
e anche si collochi interpunzione o cambio di interlocutore:
Aristoph. Lys.
731
OUK d 1t.lv; :: ftAA' 'taXEroc; vil 'tm OEcO
Thesm. 219 xP'iicrv 't vuvllltV Au'toC;
Nell'uso della forma con strappamento piu sensibile sembra piu disinvol
ta la Commedia Antica; piu rari i casi nella Commedia Nuova e in
particolare in Menandro. Degli esempi piu sicuri (Perik. 178; frr. 620, 10;
397, 3 K.-T.) i primi due sono attenuati dall'elisione; il comportamento
del poeta e stato oggetto comunque di molte discussioni, soprattutto
a proposito del Dyskolos, in cu gli anapesti d questo tipo vengono da
alcuni studiosi per lo piu corretti, da altri invece considerati un indizio di
tecnica ancora legata aquella della commedia precedente 120.
Quattro brevi Quando un elemento libero o breve viene realizzato da due brevi, in
genere si evita che si venga a formare una successione di quattro sillabe
brevi, che si produrrebbe con la soluzione dell'elemento lungo adiacente.
In altre parole:
l. e evitata la soluzione dell'elemento lungo che precede l'elemento
libero o breve realizzato con due brevi, ovverosia si evita la successione
dattilo o tribraco + anapestott: Id uu u uu
Eccezioni in Aristofane soprattutto con tribraco secondo (Ach. 47, 928; Nub.
663; Av. 108; Eccl. 315); per un'eccezione con tribraco primo, cfr. Av. 1283.
Forse si troyano eccezioni (cfr. Vesp. 1169, Thesm. 100) anche con tribraco
quarto, ma in entrambi i casi ora riportati I'ammissione di perdita dell'autonomia
sillabica di iota in Ot6. fa scomparire la successione.
2. eevitata la soluzione dell'elemento lungo successivo a quello breve
o libero soluto: in altre parole viene evitato il piede detto proceleu
smatico (uuuu).
Dubbi i casi tramandati 111.
120. Per una discussione del problema cfr. C. Gallavotti. RFIC 88 (1960), 21;
Coccia, 191; Handley, Dyskolos, 64-66.
121. Per quanto riguarda la Commedia Antica, a parte i casi che si possono
interpretare anche come successione di dattilo o tribraco + anapesto (a
luoghi cita ti sopra al punto 1, di cui i primi quattro sono comunque senz'altro da
dividere in quest'ultima maniera, visto che ne risultano anapestit) di costruzione
tpica per la commedia, sono da aggiungere: Plat. fr. 204, 1 K.-A.; Nicostr. fr. 13,
2 K.-A. con proceleusmatico corrispondente ad un anapesto strappato) e casi
Coriambo
Cesure
Aristoph. Nub.
797
Men. Asp. 224
Men. Asp. 73
Legge
di Porson
Epicarmo,
fr. 171, 7 Kaib
Aristoph.
Nub.20
Men.
Dysk.608
Antilaba
Un uso
Sono al
Tali ver
aAA'fcr
Epyov A
oppure.
EKEt'tO'
Nella pe
fa riscO)
contro 1
generale
La Legg
vare ep(
eifj
OrtcrOlC;
ayffiv IlEE
La divisil
con testo j
rezione sel
correzione
vista ProSI
facilmente
accogliere
Epitr.239,
in pratica :
nandro il t:
interpretat
un anape:
co non stn
un testo inl
komischen
Handley, l
122. Per j
Vesp.902,
K.A. In g
cfr. Schmic
Aristoph.
Nub.20
Men.
Dysk.608
IL TRIMETRO GIAMBICO 111
Un uso comco del coriambo nel primo metron del verso non esicuro 122.
Sono ammessi versi privi della cesura pentemimere o eftemimere.
Tali versi o presentano la cesura mediana:
oppure non presentano neppure quest'ultima:
Nella percentuale di versi privi di pentemimere o eftemimere Aristofane
fa riscontrare un valore assai piu basso rispetto a Menandro (7,5%
contro 15% secondo i dati di West, G M, 88), che usa un verso in
generale caratterizzato da notevole varieta di movimento.
La Legge di Porson non eosservata nel dramma di Epicarmo e nelle
varie epoche della commedia attica:
La divisione del verso in antilaba non esoggetta a limitazioni, quanto
con testo incerto o corrotto (Antiph. fr. 231, 6 K.-A.; per Thesm. 285 una cor
rezione senza proceleusmatico e confermata da un papiro) oppure derivanti da
correzione (Av. 994, Lys. 1148), oppure interpretabili in modo diverso dal punto d
vista prosodico (Aristoph. Vesp. 967 eRan. 76), restano Aristoph. Eq. 676,
facilmente eliminabile, Ach. 78; Eup. fr. 366 K.-A. Per Menandro la possibilita di
accogliere la maggior parte dei proceleusmatici tramandati (cfr. Dysk. 541,
Epitr. 239, Georg. 84, Sam. 407) eancora piu dubbia, visto che essi risulterebbero
in pratica soluzioni di anapesti con il tipo di strappamento piu sensibile e a Me
nandro il fenomeno epiu sgradito che ai comici antichi (Sam. 407 potrebbe essere
interpretato come tribraco + anapesto, ma avremmo anche in questo easo
un anapesto strappato). Per l fr. 326 K.-Th., dove avremmo un proceleusmati
co non strappato, si pensa di solito che la tradizione indiretta ci abbia conservato
un testo incompleto. Su tutta la questione cfr. H.-J. Newiger, Prokeleusmatiker m
komischen Trimeter?, Hermes 89 (1961), 175-184; in particolare per Menandro cfr.
Handley, Dyskolos, 70 S., Strzelecki 1961, 261-263.
122. Per Pax 663 v. sopra, p. 94 s. e n. 75; l'unico altro caso aristofaneo sarebbe
Vesp. 902, di solito corretto; incerto, visto lo stato frammentario, Pherecr. fr. ]86
K.-A. In generale sulla qucstione dell'anaclasi coriambca nel trmetro giambico
cfr. Schmidt, 96-102.
112 CAPITOLO 5
Enjambement
Aristoph. Ran.
298 s.
Eupoli fr. 76
K.-A.
Paratragedia
a collocazione del cambio di interlocutore, numero ed estensione dei
segmenti risultanti (in Aristoph. Ach. 46 e in Men. Dysk. 552 sono 5, in
Aristoph. Plut. 393 sono 6); si arriva anche, come abbiamo gia
segnalato sopra, a porre cambio di interlocutore tra le due brevi nate
dalla soluzione di un elemento lungo o aH' interno di un anapesto.
Forme di enjambement violento tra un verso e l'altro (in genere con
prepositive monosillabiche come articoli, negazioni, congiunzioni, pre
posizioni, queste ultime anche bisil1abiche) sono rinvenibili nel1e varie
fa s della storia della commedia, ma soprattutto ne1la Commedia
Nuova 123. Non manca quaIche caso di elisione (in coincidenza con M,
'tE, IlE) in fine di verso.
a:rroAoIlEO', ilivuS 'HpKAEte;. :: Ol> Ili KUAde; 11',
ilivOproq>', iKE'tEro, Wrl0 Kun:pde; 'tOUVOIlU 124.
Un fenomeno come queno della sinafia verbale di un vocabolo (per di
phi con sillaba breve alla fine del verso) attestato in Eupoli doveva
appartenere ana sfera della parodia (si giocava, probabilmente, comun
que, sul fatto che si trattava di una parola composta) e resta eccezionale.
,AAA' OUXi OUVU'tv Ecmv. Ol> yap aAAa rrpo
'tfe; rrAEroe; Ilyu.
Ricordiamo che brani composti neno stile tragico presentano un carat
tere tragico anche dal punto di vista metrico: ci avviene soprattutto nei
passi cosiddetti di paratragedia della Commedia Antica (ad es. Aristoph.
Av. 1706-1719) ed in brani di tono piu sostenuto della Nea (ad esempio
quello del riconoscimento nella Perikeiromene di Menandro).
realta non
presenta u
per ogm VI
(solo 20) I
compare ir
720) in qui
seco a.C.),
argomentc
classica, d
trmetro a
sembra di
particolar(
tri sillabicil
131, 240, t
Mentre ar
di costruzi
piedi tri:
Gnomai
l29
disinvolto
seco per e
Crantore,
del III sel
spiritosi c:
trimetro, I
tipo come
Apollodo:
do-Scimn
5.7. n trmetro del
5.6. n trimetro dell'eta ellenistica
Nel naufragio quasi totale della produzione tragica di quest'epoca (nei
cui scarsi frammenti il dato piu interessante euna stretta costruzione
dodecasillabica, con esclusione, dunque, di qualsiasi piede trisillabi
co 125), i documenti piu estesi e significativi sull'uso del trmetro
giambico di tipo tragico sono due prodotti singolari come l'Alessandra
di Licofrone e la piu tarda Exagogh (Esodo) di Ezechiele. La prima, in
123. Cfr. Descroix. 294 s.
124. Per altri esempi cfr. West, GM, 90, n. 48.
125. Cfr. D' Ange[o, 80 s. con nn. 17 e 18.
In quest't
epigramrr
Filippo, j
126. Sulla
Alexandra,
127. Per I
testo cfr. B
128. Cfr.
129. Per i
130. FGr,
131. Per I
IL TRI METRO GIAMBICO 113
re alta non vera e propria tragedia, bensi lungo monologo (1474 versi),
presenta una forma di trmetro rgorosa nell'osservanza della cesura
per ogni verso e nel rispetto costante deHa legge di Porson; rarissime
(solo 20) le soluzoni degli elementi lunghi, di cui una buona meta
compare in nom propri; una sola occorrenza scura dell'anapesto (v.
720) n quinta sede in un nome proprio 126. L'opera di Ezechiele (III o II
seco a.c.), probabilmente invece destinata alla messa in scena, ma di
argomento e caratteristche strutturali assai lontane dalla tradizione
classica, di cui abbiamo quasi 300 versi (TrGF 1, 128), presenta un
trmetro assai vicino a quello di Eurpide (poeta da cu Ezechele
sembra dipendere anche per quel che riguarda l'aspetto linguistico), in
partcolare aquello dell'ultimo Euripide nella frequenza dei piedi
trisillabici}>; la legge di Porson eosservata con qua1che licenza (vv. 62,
131, 240, tutti con elisione prima del cretico finale, 163, 174) 117.
Mentre anche il trmetro usato kata sticllOn per epigrammi 128 appare
di costruzione piuttosto rigida (soprattutto con la rinuncia all'uso dei
piedi tri silla bici ) e cosi pure quello usato da Carete, autore di
Gnomai 129(che si concede invece questa possibilita), un trmetro piu
disinvolto, di tipo comico, venne adoperato a partire dalla fine del IV
sec. per composizioni di tipo filosofico e satrico da filosofi come
Crantore, Cratete di Tebe, Zenone di Cizio, Cleante; Macone (meta
del 111 sec.) in esso compose quella raccolta di pettegolezzi e detti
spiritosi che ci enota con il nome di Chreiai. Piu tardi (H sec. a.c. ) il
trmetro, di stile comico, debutt anche come metro per opere di altro
tipo come i Chronik 130 (di argo mento storico e storico-filosofico) di
Apollodoro di Atene e iI poema del geografo noto come Pseu
do-Scimno 131
. n trimetro dell'eta imperiale
In quest'epoca il verso continuo a essere impiegato kata stichon per
epgramm (nello stile tragico quello dei poeti della Ghirlanda di
Filppo, in uno stile un po' piu libero quello di Paliada ed altri
126. SuIla teeniea metriea dell'opera efr. soprattutto C. von Holzinger, Lykophrons
Alexandra, Leipzig. 1895,81 S.; K. Ziegler, RE XlII 2, 1927. eoll. 2348-2350.
127. Per maggiori dettagli e un'ampia diseussione dei problemi metriei eollegati al
testo efr. B. Snell. Die Jamben in Ezechiels Moses-Drama, Glotta 44 (1966),25-32.
128. Cfr. West, GM, 160 n. 73.
129. Per il testo cfr. Jaekel, Menandri Sententiae, 26-30.
130. FGrH 244 F 1-82.
131. Per qualche dettaglio su questo tipo di trmetro efr. West, GM. 160.
114 CAPlTOLO 5
epigrammisti) 132 e, nello stile comico, per poemi di soggetto tecnico
(medico, geografico, grammaticale) 133.
11 trimetro, essenzialmente nello stile della commedia (sia pure con rara
presenza di piedi trisillabici, regolare uso delIa cesura, e comunque
in un contesto in cu le differenze tra tecnica tragica e tecnica comica
non venivano piu apprezzate), fu usato a partire dal IV secolo d.C. per
ulteriori generi di composizione, fra cui inn ed encomi e (fra il IV e il
VI secolo) comunemente per proemi a poemi esametrici. L'ultimo
autore a comporre trimetri con una prosodia generalmente corretta
eGiorgio Pisida (inizio del VII sec.); in trimetri si continua a comporre
ancora in quest'epoca e praticamente fino aBa tarda grecita, ma iI
verso, con lo scomparire delle differenze quantitative della lingua e il
mutamento nella natura dell'accento, era divenuto in effetti un dodeca
sillabo con accento fisso suBa penultima sillaba 134.
132. Per maggiori dettagli cfr. West, GM, 183 e n. 68.
133. Cfr. West, GM, 183 e nn. 65,69.
134. Per gli sviluppi nella relazione fra fine di verso e accento in epoca imperiale
cfr. West, GM, 184.
II tetrar
Le successil
6.1.
Usato sOl
tragedia I
tetrametr.
quattro n
breve risp
Lo schern
Cesura Il verso e
cade aBa
chiamata
non risul1
che abbia
lunghezzl
Aesch. Pers.
240
Vista la r
pu esser
u-x
CAPITOLO 6
II tetrametro trocaico catalettico.
successioni trocaiche della commedia
Definizione e caratteristiche generali
Usato soprattutto dai giambografi arcaici, e quindi nel dramma (nella
tragedia e nelIa commedia attica e in quella dorica di Epicarmo), iI
tetrametro trocaico catalettico eun verso costituito dalla successione di
quattro metra trocaici, l'ultimo dei quali risulta di un elemento piu
breve rispetto agli altri, da cu la qualificazione di catalettico.
Lo schema e:
u x-u xl--u x u'd
Il verso earticolato internamente attraverso una incisione centrale, che
cade alla fine del secondo metron (e quindi viene comunemente
chiamata dieresi): visto che l'ultimo metron ecatalettico, dalla dieresi
non risulta un verso perfettamente bipartito ma, secondo la tendenza
che abbiamo gia osservato, un verso diviso in due part diverse nella
lunghezza.
Aesch_ Pers.
240
Vista la natura libera dell'elemento finale del metron trocaico, esso
pu essere realizzato da silIaba breve o da silIaba lunga (si ha cosi,
.
116 CAPITOLO 6
a esprimersi per comodita in termini di piedi, la possibilita di trovare
nelle sedi par del verso, oltre al trocheo, anche lo spondeo}}, che,
ad esempio, nel verso eschileo appena citato, appare in seconda sede).
Soluzioni Gli elementi lunghi possono essere soluti: ci non avviene per nei
giambografi arcaici per l'ultimo elemento lungo (il terzultimo elemento
del verso); nelIa tragedia tale elemento si presenta soluto eccezional
mente, come si vedra, solo in un paio di casi in contiguita con un
elemento libero realizzato da breve, mentre nella commedia il fenome
no si verifica anche in vicinanza di elemento libero realizzato da lunga.
Dalla soluzione dei longa risuIta quindi la possibilita di ave re tribra
co}} in tutte le sedi (con le limitazioni di cui si edetto per la settima).
Ecco un brano euripideo con var esempi del fenomeno:
I.A. 343-348 bd Ka'rtaXE:; &px6:;,1 &AI,O:; 'rp6rro:;
col:; <pAoialv oiSKi'r' COl:; rrpTv &:; rrp6aOsv <pl.6:;,
'rE KA-Q OpffivI G1tiiv\o:;. avopa o' XPE)v 345
tilv dyu06v rrp6aaov'ra J1&yiiAUI 'rp6rro:; .t80laT'vui,
&',')1 KuI dvui ti)T& fliiAtaTa LO!:; <pl.oi:;,
(b<p8AslV .tcimal UVo.Ti):; aTlv EO'rUOV.
Ai vv. 343,345,347,348 tribraco in quinta sede; al v. 345 tribraco
anche in seconda sede, al v. 346 in prima e in quarta sede.
Dalla soluzione dei longa risuIta inoltre anapestm} nelle sedi par
(quando, naturalmente, l'elemento libero finale del metron erealizzato
da sillaba lunga); se ne vedano alcuni esempi in un altro brano della
stessa tragedia:
I.A. 886 s. & OyUT&P, trr' 9p0 KuI aiS KuI atm:v;
OtK'rp& rr6aX8TOV ol'>aui' OElV& o' 'yo.fl&flVrov h'vi
al v. 886 anapesto in seconda e in quarta sede, al v. 887 anapesto
in sesta sede.
Assai rara la realizzazione con due brevi degli elementi liberi o degli
element brevi (da cui risulta il dattilo): assente nei giambografi, la si
trova occasionalmente nelIa commedia all'interno dei primi tre metra;
la tragedia la ammette solo in presenza di nomi propr. Ne vedremo
i rari esempi piu avanti parlando dei singoli generi.
Esaminiamo ora le caratteristiche del verso nelIe principali forme
poetiche in cui esso estato usato.
6.2" n
Della pn
arcaici, c
numerosi
Solone
2
;
trocaici c,
Cesura Ogni ven
casi di pn
ve dopo (
invece pl
Legge II tetramc
di Porson caso di p
libero pn
verso) no
in questa
esoltante
Archil. fr. 128, &AAii
6W.
Come nel
anche nel!
co finale.
Legge
Un feno
di Porson
son-Raye
Havet
di tale m.
1.
197 W.).
2. Frr.
3. Fr. 5,
4. Cfr. p.
di Anacrec
Per quantc
cap. 5, p.
frr. 1-2 W.
5. V. sop
edovuta a
seconda ec
6. Infrazi
7. La se(
formul la
mtrique g,
gia stato Ti
lL TETRAMETRO TROCAICO CATALETTICO 117
11 tetrametro trocaico catalettico dei giambografi arcaici
Della produzione in tetrametri trocaici catalettici dei giambografi
arcaici, con ogni probabilita eseguita in parakatalogh, possediamo
numerosi frammenti di Archiloco 1, mentre molto meno ci erimasto di
Solone
2
; di Ananio abbiamo a1cuni tetrametri 3, mescolati a tetrametri
trocaici catalettici scazonti (per cui v. oltre) 4.
Ogni verso e interessato dalla incisione mediana. Non si riscontrano
casi di prepositive monosillabiche davanti a tale incisione, n pospositi
ve dopo di essa, se si eccettua ecrnv in Archil. fr. 122, 1 W. Vi si trova
invece piu volte l'elisione di o:;,
Il tetrametro dei giambografi arcaici osserva la Legge di Porson 5: in
caso di parola o gruppo di parole finale di forma cretica, l'elemento
libero precedente questo cretico>} (cioe il terzo elemento libero del
verso) non pu essere realizzato da sillaba lunga finale di polisillabo. Se
in questa sede termina una parola polisillabica la sua sillaba finale
e soltanto breve:
Come nel trmetro gambico, comunque, i giambografi arcaici sembrano evitare
anche nel tetrametro trocaico catalettico un monosillabo lungo davant a creti
co finale.
Un fenomeno analogo (che possiamo chiamare Legge di Por
son-Havet) 7 eriscontrabile anche nel primo metron del verso: se la fine.
di tale metron coincide con fine di polisillabo, il suo ultimo elemento
1. Frr. 88-167 W. Il poeta aveva usato anche un trmetro trocaico catalettco (fr.
197 W.).
2. Frr. 32-35 W.
3. Fr. 5, 3-5 W.
4. Cfr. p. 140. Possedamo frammenti in tetrametri trocaci catalettic puri anche
d Anacreonte (frr. 2-4 W.) e Demodoco di Lero (forse del VI seco a.c., fr. 6 W.).
Per quanto riguarda l'epoca successva, ne abbiamo di Ermippo (per cu v. sopra,
cap. 5, p. 81 n. 6, frr. 4-6 W.), Scitino d Teo (da assegnare forse al IV sec..
frr. 1-2 W.); cfr. inoltre ad ia .. frr. 36-38 W.
5. V. sopra, cap. 5. p. 82 s. La scoperta della legge nel tetrametro della tragedia
edovuta ancora al grande filologo inglese nel Supplemel1tum ad Prae.fationem deUa
seconda edizione dell'Ecuha (1802), p. LX.
6. Infrazioni solo nel piu tardo Scitino: fr. 1,2 e forse fr. 2, 1 W.
7. La scoperta del fenomeno viene comunemente fatta risalire a 1.. Havet, che
formul la legge (da lui quind detta Legge di Haveb) nel suo Cours lmen/aire de
mtrque grecque et latine (redg par L. Duvau), Pars 1886, 104; in realta esso era
gia stato rilevato da Porson, come ha segnalato G. Torresin, RFIC 94 (1966), 184.
118 CAPlTOLO 6
Archil. fr. 134
W.
ArchiL fr. 116
W.
Primo ponte
di Knox
ArchiL fr. 93a,
5W.
Archil. fr. 130,
2W.
Secondo
ponte di
Knox
Sol. fL 34,
1 W.
ArchiL fr. 98,
9W.
erealizzato da una breve:
Si possono invece trovare in questa sede monosillabi Iungh. Si tratta
comunque per lo piu di vocaboli collegati strettamente con quanto
segue, come la prepositiva Ka:
IIiipov Kili cruKa KElva Kai 9aA6.crcrTov prov.
Eosservato il primo ponte di Knox 8, per cui si evita una conc1usione di
verso in trisillabo piu due bisillabi (- u 1 x 1 u \,2), coe si evita un
finale di verso con fine di parola simultaneamente alla dieresi centrale,
dopo il sesto e dopo il settimo elemento lungo e solo in questi luoghi.
Unica eccezione sembra essere
dove comunque forse l'elisione attenua il senso della fine di parola.
Non fa invece eccezione un caso come:
in quanto gli ultimi due vocaboli costituiscono un'unica parola.
Il secondo ponte di Knox, per cui si evita una fine di verso
1 u 1- u \,2 10, eviolato in:
dove ecomunque da notare l'elisione 11, e forse in:
8. V. sopra, p. 84.
9. Leggo cosi (diversamente da West) la fine dal verso con Edmonds, che in
questo modo intende il tradito ANHPAnlN vel ANHPArON.
10. V. sopra, p. 85.
11. Nello stesso frammento, al v. 5 <p8A.lOiC; 5p&O''1 n:{iv1:I:C;1 &0'1:1:
il bisillabo in penultima sede ha carattere prepositivo (v. sopra, p. 85 n. 29);
in Archil. fr. 106, 5 W. ]li1ttO'Xe,lllfiot 1:Ou1:ovl il bisillabo in questa po
sizione epreceduto da un vocabolo a carattere prepositivo (v. sopra, p. 86 n. 30).
12. Secando la ricostruzione di questo frammento, giuntoci per via epigrafica,
recentemente proposta da West (cfr. ZPE 61, 1985, II ss.) e da lui accolta nella
seconda edizione di IEG. Una infrazione al secondo ponte di Knox si accompagna
aquella sopra segnalata contro il ponte di Porson in Scitino, fr. 1,2 W.
o:
Alla fine d
..::.:,\
lungo, cosi
Non si tro
'Tra le due
6.3. l\ tetrametro]
Secondo
anche ID
stato usal
ne c1ass
sezioni d
215-248;
mennone
state isol
l'uccision
molto lir
1515-1531
Euripide
rimaste, 1
brani da
nianza d
sarebbe s
erano i PJ

Cesura Di regola
di due po
acppam
6> yEvval'
vocabolo
normale.
13. Due
14. H.F.
1250-1260
1549-1553
15. Cfr"
64.
16. 1 vv.
Di Benede
l
IL TETRAMETRO TROCAICO CATALETTlCO 119
Alla fine del verso non si riscontra mai soluzione dell'ultimo elemento
lungo, cosicch la chiusa esempre ~ u \,d.
Non si trovano versi con piu di una soluzione 13.
Tra le due brevi derivate da soluzione non si ha mai fine di parola.
n tetrametro trocaico catalettico della tragedia
Secondo la celebre testimonianza di Aristotele, Poet. 1449a 21 (v.
anche Rhet. III 1404a 30), il tetrametro trocaico catalettico sarebbe
stato usato nena tragedia prima del trimetro giambico. Nena produzio
ne c1assica che ci e rimasta, per quanto riguarda Eschilo ampie
sezioni dialogiche in tetrametri ricorrono nei Persiani (vv. 155-175;
215-248; 703-758; cfr. inoltre vv. 697-699), ed una la si trova nen'Aga
mennone (vv. 1649-1673); nella stessa tragedia, in precedenza, vi erano
state isolate espressioni del coro in questo metro in coincidenza con
l'uccisione di Agamennone (vv. 1344; ] 346 s.); Sofoc1e presenta un uso
molto limitato del verso (brevi brani in tre tragedie: Edipo re, vv.
1515-1530; FUottete, vv. 1402-1408; Edipo a Colono, vv. 887-890), che
Euripide non adopera nelle tragedie del suo primo periodo che ci sono
rimaste, mentre ne fara un uso costante nelle sue ultime opere 14. Due
brani dialogici compaiono nel Reso (vv. 683-691, 730-731). La testimo
nianza della Suda alla voce Frnico, secondo la quale que sto poeta
sarebbe stato l'inventore del verso, va interpretata nel senso che i suoi
erano i piu antichi tetrametri trocaici catalettici di uso tragico ad essere
sopravvissuti 15.
Cesura Di regola epresente l'incisione centrale, solo eccezionalmente spostata
di due posizioni verso la fine (Aesch. Pers. 165 1"uu1" .t0l OlTCA:fj ..tpt.tv'
a<ppumc;[ ecrnv BV <ppecriv; Soph. Phi/o 1402 el OOKel, cr1"EXW..teV. ::
d) yevvuiov[ elPTlKWC; 1tOC;) 16. Nel primo caso, comunque, epresente un
vocabolo eliso che, senza elisione, raggiungerebbe il punto d incisione
normale.
13. Due soluzioni invece nel piu tardo Emppo, fr. 4, 1 W.
14. H.F. 855-873; Troad. 444-461; I.T. 1203-1233; Hel. 1621-1641; Ion 510-565,
1250-1260,1606-1622; Phoen. 588-637, 1308 S., 1335-1339; Dr. 729-806,1506-1536,
1549-1553; Bacch. 604-641; I.A. 317-375,378-401,855-916,1338-1401.
15. Cfr. A. Pickard-Cambridge, Dithyramb, Tragedy and Comedy, Oxford, 1962
2
,
64.
16. 1 vv. 1402 S. sono sta ti espunt da Dawe, ma se ne veda la difesa da parte di
Di Benedetto, Sofocle, 216.
120 CAPITOLO 6
In coincidenza dell'incisione centrale, elisione si trova in Eschilo (solo
di M: Per..,. 754, 756) ed in Euripide (di s: ad es. in Troad. 460; di aS:
ad es. in l.A. 1369; di 'tE: ad es. in H.F. 860; di yE: ad es. in I.A. 1364;
e anche di vocaboli piu lunghi: es. Ion 1251 nu9q: \jIi<pq> Kpa'tTJ9Ela"
EKO'tOS yyVOllat); qualche caso di enc1itiche bisillabiche dopo tale
incisione: scrn(v) in Eschilo (Per..,. 238) ed Euripide (Or. 779); dlH in
Eur. Ion 530; <pamv in Aesch. Pers. 734. Non si trovan o invece singole
prepositive monosillabiche prima delta dieresi n singole pospositive
monosillabiche dopo di essa 17.
Antilaba L'uso di antilabai si riscontra in Sofoc1e (Edipo Re, Filottete) e in
Euripide (nei brani dall'.ljigenia Taurica e dall'Elena, e in Ion 530-562;
1255-1258; 1616-1618; Phoen. 603-624; Oro 774-798; 1525 s.; I.A. 1341
s.; 1345-1368). Di solito il cambio di interlocutore avviene in coinciden
za con l'incisione centrale. Ma si troyano cambi di interlocutore anche
altrove.
In Sofocle ed Euripide dopo iI terzo elemento
Soph. f.si q>U:; TM' ov; :: li 1l1l q>povro yup ou q>lA& AyElV llaTT\V
dopo il sesto
Eur. Oro 780 si TI)XOt, yvOtT' av :: OUKOUV toUTO KpdO'O'ov llllVElV
dopo I'undicesimo
Soph. Phi!.
1404
In Euripide anche dopo il quarto elemento
Eur. Ion 531 T:; AyEt taO'; o:; 0" EePEIJIEV OVta SIlV
dopo il quinto
I.A. 1347 allq>i O'f:; n:at6:;; :: n:OVT\pv dn:a:; Otrovv AOyov
dopo il nono
Ion 559 tj At:; 11at60:; YEVO'(lat 11a1::;; :: (} O'o yE yyVEtat
17. Ci avverrebbe solo in un caso euripideo, fr. 66 N.
2
ouot n:uvOavEO'lk taut',
ililn:apOvol, tav tij n:I,El, dall' Alcmeone in Psofi, se si ammette che questo verso
vada tale e quale ricavato dal V. 1302 dei Cavalieri di Aristofane e non si tratti
invece di una rielaborazione del comico, visto che suscita qualche perplessita un
uso cosi precoce (l'Alcmeone fu rappresentato nel438 a.e.) del tetrametro trocaico
catalettico da parte d Euripde.
Phoen.614
Soph. Phi/o
1407
Eur. Dr. 1525
Ponte
di Porson
Aesch. Pers.
222
Eur. Dr. 760
Soph. Phi/o
1404
Eur. He/. 1628
Legge di
Porson-
Havet
Aesch. Pers.
173
Eur. Bacch.
609
Eur. Dr. 1509
dopo il (
ellll, Ilit
Versi dh
n:ro:; "';..&y
OK p(J
Viene (
cr9A
';' So
OUX op
Si
Atuv
dove il
L'unic
oI1tSp
estatc
Viene
E>
- ,
eh<; Ea:
PeruJ
dame
1tuvtO
Un e
avav
carat1
alla e
18. 1
ovviar
MiltOl
19. (
IL TETRAMETRO TROCAICO CATALETTICO 121
dopo iI decimo
Phoen. 614 et.tt, f!tl1tvet crE o' uivOO, f!ftep. :: xOov;;.
Versi divisi in tre parti:
Soph. 1tOO',; Ayet',;; :: cri',; 1ttpu',; :: hU' ei (u
OOK apu KteVet',; f!'; :: (l<pdcrut. :: KUAOV e1tO',; Ayet',; tOe.
Viene osservata la Legge di Porson
Aesch. Pers. cr9A crol1tllm:;lv tE yik
222
Eur. Dr. 760 ox (JlAcrcr6llecr9a (JlpOprolo'I1tO:vtaxU.
Si veda anche:
Soph. Phi!. Atv 1t&.; ,Xa1&V
1404
dove il cretico finale epreceduto da monosillabo (prepositivo).
L'unico caso di violazione (in elisione)
estato facilmente corretto (aepcr<mcr') 18.
Viene osservata la Legge di Porson-Havet
Aesch. Pers. f:6 t5' r(fOil, c'ivcrcra cre .; epp&crElv
173
Eur. Baeeh. eh.; ic:rf:lovl &crjlVll crt, jlOV&' hocr' lPlljllv.
609
Per un esempio di osservanza della legge con quarto elemento occupato
da monosillabo lungo non prepositivo:
IlUAAOV 9avdv tOl'; crfheppocrlv.
Un caso come Aesch. Ag. 1652 &AAa K&Yci} Ili]V 1tpKffi1tO';, OUK
avaVOjlal 9aVEtV non pu essere considerato una infrazione, visto il
carattere pospositivo di jllv grazie al quale non si avverte fine di parola
alla conc1usione del primo metron 19.
18. La correzione, proposta da Porson (Hecuba, Suppl. ad Praef, p. LX) per
ovviare alI'nfrazone alla regula da lui scoperta, era gill stata avanzata da J.
Mlton per motivi stilistic (cfr. Kannicht, Helena. ad loe.).
19. Cfr. Fraenkel, Agamemnon, III, 789, ad loe.; si veda noltre Eur. I.A. 908.
122 CAPlTOLO 6
In Eur. Oro 804 toi)t' EKdvollC'riicre' haipouc;, Ili 'ro cruyyEvEC; IlVOV
Eevitata
eforse possibile scandire come breve la guarta sillaba (wih' 6lCElVO)
di un ele
sulla base di alcuni paralleli nei guali il nesso lC'r presenta comporta
mento monoconsonantico 20 e guindi ottenere regolare fine di polsilla
Il verso p
bo in sillaba breve. rispetto a
Dubbio resta un caso come Eur. I.A. 1391, dove il testo eincerto
pronomei
le due bre
nesso arti,
Eur. I.A.:
in casi ce
ma in cui forse non epossibile sfuggire all'infrazione iniziale al ponte di
lPllll .tV(
Porson-Havet 21.
AOt).
Soluzioni Diversamente da guanto accade nel verso dei giambografi, troviamo L'osserva
1'ultimo elemento lungo soluto, ma solo in due casi ed in contiguita con
ha portat(
quando il
un elemento libero realizzato da breve, e per di pi, in coincidenza della
sillabe che
stessa parola:
(alla prim
e possibil
eparlato l
sono lmil
liberamen
e terzo /1'le
Eeccezionalmente ammessa, in coincidenza con nomi propri, la realiz
Esempi de
zazione con due brevi di un elemento libero o di un elemento breve (il
Eur. I.A. 394a o yap i(
cosiddetto dattilo).
Il primo caso si ha in:
Oro 1524 s) MySl<;'
Oro 738 rocr1tSP OU
l'altro in
Un esempi
Oro 740 XpVlO<; (
Due soluzioni in un verso sono presenti in Eschilo (Pers. 239), Sofocle E infineun
(Phi!. 1406) e varie volte in Euripide, iI guale ha anche versi con tre
Aesch. Pers.
soluzioni: Phoen. 609 (citato gia sopra in guanto presenta iI fenomeno
720
del tribraco in settima sede), I.A. 319, 884.
22. V. so
Euripide
20. V. sopra, 3.3.2, p. 56.
Nauck la (
21. L'infrazione non eevitata neppure in proposte moderne di correzione, come
23. Cfr. j
quella di Hermann '; 'to KUlOVI wh y'; ap' XOlIl' av aV'tst1tsIV no<;,
129-134.
accolta da Murray (da cui risulta un verso privo della diercsi regolarc), e queUa
24. Essa
di Hartung 't 'tO {KUlOVI wv't'; xoqJ.sv ap' av anslltstv no<;, accettata da
giambogr2
Re. Gnther nella sua recente edizione (Leipzig, 1988).
anche oltr
IL TETRA METRO TROCAICO CATALETTICO 123
Eevitata la fine di parola tra due sillabe brevi derivan ti dalla soluzione
di un elemento lungo.
11 verso presenta un comportamento analogo, se non forse un po' piu rigido,
rispetto a quello del trimetro giambico tragic0
22
, con qualche caso che interessa il
pronome interrogativo t;/1:i (solo in forme monosillabiche), e qualcuno in cu tra
le due brevi s trova elisione: piu spesso con vocabol o nessi prepositivi come il
nesso articolo + pospositiva concordato immediatamente con il sostantivo (es.
Eue. 1.A. 897 EKAUOV oucrav aeHav m:, t5 (j' i:flov ou q>aAco; q>l':pco) ma anche
in casi come Eue. Bacch. 630 q>crfl' Enollm:v Kat' aUAT\V' iJ (j' i:nt 'toue'
wPflllfll':vo; e 1.T. 1205 ntcrtv 'EI,Aa; otoev OUOf:v. :: It' ht ikcrfl, npcrno
Aot).
L'osservazione puntuale del comportamento delle soluzioni nel tetrametro tragico
ha portato A.M. Dale 23 alla formulazone della seguente, ulteriore, norma 24:
quando l secondo elemento lungo di un metron trocaico e soluto, tutte e tre le
sillabe che formano la seconda meta del metron sono contenute nella stessa parola
(alla prima meta del metron e concesso un comportamento piu libero ed in essa
e possibile anche trovare quei fenomeni di, sia pur lieve, dvisione d cu si
e parlato appena sopra, come risulta dall'esempio citato da 1. T. 1205); le eccezioni
sono limitate al primo metron del verso (la cui seconda parte si comporta piu
liberamente, cioe, quanto alle flni di parola, rispetto alla seconda parte di secondo
e terzo metron).
Esemp del fenomeno in elementi lunghi soluti nella seconda parte dei vari metra:
Eur. I.A. 394a o yip if.:r}vEtOv tO estOY, a'A): EXet crUVtl':vUl (primo metron)
Or. 1524 eu Al':yet; cr01:,d crt G}VtG'r;. ana Batv' EcrCO flCOV (secondo metron)
Or. 738 &crnep OUK f::Aeffiv EflOtye tat6v iini(jCKcv I.lOAWV (terzo metron).
Un esempio ora della liberta goduta dalla prima meta del metron:
E infine un esempio delle eccezioni ammesse nella seconda parte del primo metron:
Aesch. Pers.
720
22. V. sopra, pp. 87-89. Cos si e sospettato del testo del v. 2 del fe. 909 N.
2
di
Euripide peti O' &vllcre nonr; micra yip iiyii8i yuvi, ed estata proposta da
Nauck la correzione di ayaei in KeOVi.
23. Cfr. Resolutions in rhe Trochaic Tetrameter, Glotta 37 (1958),102-105 CP
129-134.
24. Essa vale anche, come e osservato dalla studiosa, per il tetra metro dei
giambografi arcaic (efe. invece Ermippo, fe. 4, 1 W.), ma non, come vedremo
anche oltre, per quello della commedia.
124 CAP1TOLO 6
L'impiego
del
tetra metro
trocaico
nella
tragedia
Bench non sia possibile, data la scarsiUI della documentazione in nostro
possesso, fissare con sicurezza una storia dell'uso del tetra metro trocaico
catalettico nella tragedia del V secolo, possiamo fare almeno alcune
osservazioni sulla funzionalita drammatica del verso nelle opere superstiti
dei tre grandi tragici e ricavarne probabili nessi sui rapporti fra i singoli
usi 25. Eschilo, come si detto, adopera tetrametri piu di una volta in sezioni
di dialogo in una tragedia antica come i Persian: CiD va forse interpretato
come indizio di un permanere ancora massiccio nella tragedia di quello
che, secondo la testimonianza aristotelica, sarebbe stato il suo metro
originario, ma bisogna comunque notare anche lo stacco, all'interno delle
medesime scene, tra tali sezioni trocaiche, riservate per lo piu all'espressio
ne di sentimenti di ansia, di angoscia, di conforto, di impazienza, in un tono
di sympatheia tra gli interlocutori, e le sezioni in trimetri giambici ad esse
unte, nel tono piu oggettivo del racconto. Assente nelle altre tragedie
eschilee, il tetrametro trocaico catalettico ritorna, in maniera assai meno
estensiva, nell'Agamennone, a sottolineare, con repentino cambio di ritmo,
momenti di particolare eccitazione e tensione: la reazione del coro nell'udi
re i lamenti del protagonista colpito a morte e, piu avanti, nella scena finale
del dramma, in una sticomitia, il contrasto (che sta per diventare fisico,
prima di essere fermato dall'intervento di Clitemestra) tra i vecchi del coro,
da una parte, Egisto e i suoi uomini dall'altra. A proposito di quest'ultima
scena e stato acutamente osservato 26: Anche se n Aristotele n altri ci
avessero detto qualcosa sulla differenza nel carattere di tri metro giambico
e tetrametro trocaico, saremmo con ogni probabilita immediatamente
consci qui dello scarto con cui il ritmo cambia in direzione di una maggiore
eccitazione, proprio come in alcune opere di Mozart siamo colpiti dal
cambiamento del tempo nel finale di un atto.
Non c'e da meravigliarsi del fatto che una scena di cosi grande impatto,
contrasto e movimento (posta per lo piu proprio alla fine della tragedia)
sia con ogni probabilita divenuta un modello per scene di grande
tensione nella produzione tragica successiva. Particolarmente vicina ad
essa sembra la parte finale deJl'Edipo Re di Sofocle, soprattutto nei versi
che esprimono I'aspro contrasto tra Edipo e Creonte che si movimenta
fino all'uso dell'antilab. Antilabal sono presenti anche in un altro tinale
sofocleo (del Filottete) 27, dove esse conferiscono vivacita ad un dialogo,
25. Per studi relativi a questo tema, ai quali si eattinto anche per la dcfinizone
del quadro sopra riportato. efr. W. Krieg, Der trochiische Tetrameter he; Euripi
des, Phlologus 91 (1936), in particolare 42-45; M. fmhof, Tetrameterszenen in der
TragOdie, MH 13 (1956). 125-143; T. Drew-Bear, The Trochaic Tetrameter in
Greek Tragedy, AJPh 89 (1968), 385-405; M. Centanni, Va/enza semamica efim
zionalita drammatica del tetrametro trocaico ne Persiani d Eschilo, QUCC n.s. 32,
2 (1989), 39-46.
26. Cfr. Fraenkel, Agamemnon, III, 780 (ad vv. 1649 ss.).
27. O meglio in quello che sarebbe il finale della tragedia secondo le intenzioni di
di
solleci'b
vimentc:
segnaQ
iI qualt;

pericol(j
l'ingre$ll

uso

Oiimrov!'
Teseo,(
cittadh,

precipite:
contraStl
casi alf.'
cone
dalle
510 ss.}l

bra,
essere.

momentl
scena .U
profezie
imminenl
comell

Era, a
che viene
Baccantl
significat
Neottolell
fondamen
finale mI'
Eracle ex
28. Dan
la tragedil
non fosse
osservato,
sopra alla
suo piu ve
IL TETRAMETRO TROCAICO CA TALETTICO 125
di tono peraltro completamente diverso, segnato dall'affetto e dalla
sollecitudine reciproca degli interlocutori. Un tono di concitazione e mo
vimento ha la brevissima battuta in tetrametri che nell'Edipo a Colono
segna un momento-chiave del dramma come I'improvviso arrivo di Teseo,
iI quale ha interrotto addirittura un sacrificio che stava presiedendo, per
portare il suo aiuto ad Edipo e alle figlie in una situazione di estremo
pericolo. Nell'assegnare al tetrametro trocaico il ruolo di sottolineare
'b\)\\'b \\)%Th'\:)
rEdipo a Colono estato probabilmente influenzato da un tale frequente
uso euripideo: in Ion 1250 ss. I'arrivo di Creusa che fugge dai suoi
persecutori; in Oro 729 ss. I'arrivo di Pilade che dice di essere venuto
eacrcrov t ,..u:: XPTlV (esprimendosi in una maniera molto simile a quella del
Teseo dell'Edipo a Colono) a portare la notizia della decisione dei
cittadini d uccidere Oreste ed Elettra; in Oro 1506 ss. rarrivo di O reste,
&1tTOTJIl&Vql 1tO, a contrastare lo schiavo Frigio; in /.A. 317 ss. I'uscta
precipitosa dalla tenda da parte di Agamennone che interviene nel
contrasto tra JI suo veccho servo e JI fratello Menelao. In quasi tutti questi
casi all'arrivo del personaggio segue un dialogo movimentato e talvolta
concitato: ruso per dialoghi di questo tipo del tetrametro, spesso diviso
dalle antilaba (cosi anche nei brani di lfigenia Taurica ed Elena
28
, in lone
510 ss., e in Fenicie 588 ss., su cui cl softermeremo tra un attimo) sembra
un'altra caratteristica dell'uso euripideo a partire almeno, a quanto sem
bra. da una certa data. In tragedie precedenti (anche se questo potrebbe
essere solo un caso) il verso era impiegato per rheses di personaggi,
sempre comunque contrassegnate da agitazione emotiva. o situato in
momenti di tensione nella vicenda tragica: in tetrametri conclude la sua
scena la Cassandra delle Troiane. quando dal tono piu calmo delle
profezie relative ai suoi nemici passa ad esprimere quelle sul proprio
imminente destino di morte; in tetrametri n e 11' Eracle un essere demoniaco
come Lissa si dice disposto, dopo una iniziale riluttanza, anch'essa
espressa in una brevissima sticomitia in tetrametri con Iri, messaggera di
Era. a compiere la volonta di quest'ultima e a provocare in Eracle la pazzia
che viene da lei stessa qui descritta nei suoi terribili effetti. Nelle piu tarde
Baccanti troveremo i tetrametri in una lunga rhesis, ma stavolta con una
significativa innovazione che non sembra azzardato attribuire allo speri-
Neottolemo. che vuole portar va il protagonista, sottraendolo al suo ruolo di
fondamentale aiulo dei Greci nella distruzione di Troia. se non intervenisse il
finale imposto dall'alto. che recupera 'eroe aquesto suo ruolo. con l'arrivo di
Erac1e ex machina.
28. Da notare in questo brano l'uso del tetrametro per una scena che porterebbe
la tragedia ad un certo tipo di soluzione (la reazione violenta di Teoclimeno). se
non fosse per l'intervento del deus ex machina. una situazione che abbiamo gia
osservato. sia pure con modalita diverse nel tono del tetrametro. nel Filottete (cfr.
sopra alla nota precedente): anche qu forse c'e traccia dell'influsso di Euripide sul
suo piti vecchio collega.
126 CAPITOLO 6
mentalismo tardo-euripideo: il lungo discorso di Dioniso, sia pure posta in
immediata successione con un momento altamente emozionante come ji
terremoto che ha distrutto il palazzo di Penteo, permettendo al dio di
uscirne, si configura come racconto, del tipo de Ayot uyysAtlCOt, di quanto
e appena accaduto. Nelle Fenicie, una delle tragedie in cui Euripide
riprende la tecnica che ci appare come protoeschilea di inserire piu di un
brano in tetrametri, viene raggiunto uno dei culmini nell'arte euripidea di
costruire una scena dialogica di estrema agitazione e drammaticita con
I'uso di questo verso: si tratta della conclusione dell'incontro tra Polinice,
Giocasta ed Eteocle (vv. 588 ss.), in un crescendo di movimento dramma
tico nel definitivo scontro verbale tra i due fratelli, dalla sticomitia alle
antilaba!, fino all'inserzione del terzo attore con !'intervento di Giocasta.
Nell' lfigena in Aulde il poeta arrivera infine al suo uso piu massiccio del
verso, in momenti variamente decisivi dell'azione tragica, e con ulteriori
novita: il tetrametro viene adoperato non solo per dialoghi piu o meno
concitati, ma per rheseis argomentative contrapposte (vv. 334 ss.; 378 ss.:
Menelao contro Agamennone) e, al termine di un dialogo in antilaba! tra
Clitemestra e Achille, con cui I'azione si avvierebbe verso una impossibile
reazione dell'eroe contro il sacrificio di Ifigenia, per la lunga rhesis deci
sionale della protagonista (vv. 1368-1401), momento fondamentale, e fin
da11'antich ita d iscusso, del\' azione.
Sulle modalita esecutive dei vari tetrametri trocaici catalettici tragici non
e possibile raggiungere certezze
29
; la parakatalogh era forse impiegata
nelle scene di maggior tensione o eccitazione 30, anche se non si pu
essere sicuri che ad imprimere queste caratteristiche non bastasse il
cambiamento del ritmo da giambico a trocaico.
6.4. Il tetrametro trocaico catalettico della commedia
Il verso e stato usato dalla commedia di ogni periodo, sia da quella
dorica (Epicarmo) sia da quella attica. Nella Commedia Antica veniva
usato particolarmente in sezioni epirrematiche, soprattutto nella para
basi; nella Commedia Nuova compariva come verso del dialogo.
Cesura I versi possono essere costruiti anche senza dieresi mediana. Menandro
invece osserva costantemente questa incisione (a parte Sam. 484) 31, pur
ammettendo occasionalmente prima di essa prepositive 32 e dopo di essa
29. Si veda la discussione in Pickard-Cambridge, Festiva/s, 158-160.
30. Cfr. West. GM, 78.
31. Cfr. Gomme-Sandbach, 597 S., ad loe.
32. Si tratta di prepositive bisillabiche (uAM: Perik. 301, Sam. 486. 490, 526,
587; ouM: Sik. 119) o di successioni di due prepositive (ouo' 00<;: Perik. 340; ouo'
si: Sam. 521).
Aristoph. Nub.
591
Aristoph. Nub.
609
Aristoph.
Vesp.427
Anti/aba!
Sam.476
Perik.288
Perik.334
Ponte
di Porson
Aristoph. Lys.
626
Men. Sam. 570
Legge
di Porson-
Havet
pospositi
vocabolo
Nei versi
elemento
il dedmo
Esempio
t)v KMro
dopo il di
npo:l'W !le
Un esem
decimo el
roe; eyroy'
Un libero
che arriva
't M My<
Il poeta p
ypate;. :: .
elAA,' eyro)
La Legge
Esempi di
Aelva y & ~
nOl (i5, 1tC
Non eOSS
33. yp:f
290 K.-Th.
34. Cfr. P
485: 01>; vo<
728; Sik. l ~
IL TETRAMETRO TROCAICO CATALETTlCO 127
pospositive 33; iI poeta inoItre colloca in bassissima percentuale un
vocaboIo eliso in questa posizione 34.
Nei versi privi di dieresi di solito si ha fine di parola dopo il settimo
elemento (cioe un elemento prima dell'incisione normale) oppure dopo
iI decimo elemento (cioe due elementi dopo).
Esempio di incisione dopo il settimo elemento:
Aristoph. llv KAf;wva 'tov J,povl mpwv Kai KJ,01tile;
dopo il decimo:
Aristoph. Nub. npona Ilf:V XaipetV 'AOllvaiOlcrtl Kai 'tOle;
609
Un esempio di verso con fine di parola sia dopo il settimo che dopo il
decimo elemento:
Arstoph. roe; eywy' all'tWV pwvl tOlKal 'tae; EyKeV'tpiae;.
Vesp.427
Un libero e vario gioco di antilaba si rileva soprattutto in Menandro,
che arriva a dividere il verso in cinque battute:
Sam.476 't 8t J,{;y<:te;; :: q>pcrw crOl; :: nvD y<:. :: eUpO MI. :: Aye.
Il poeta pone cambio di interlocutore in tutte le posizioni.
Perik. 288 'to <lpcrKe[t, ]"(e"([OVVUt y'
Perik.334 <lAA' eywy' enetOOV. :: eUV' eUpO MI :: nOl;
La Legge di Porson non eosservata dalla commedia.
Esempi di mancata osservanza:
Aristoph. Lys. L\etvi yiip 1:Ot 'tiicrM y' 1:OiSe; no voOetl:iv
626
Non e osservata neppure la Legge di Porson-Havet.
33. yp: fe. 150, 1K.-Th.; !l0t: Sik. 136; cm: Dysk. 754, 763, Sam. 477, 729, fr.
290 K.-Th.
34. efe. Perik. 271: 1;; Perik. 324, Dysk. 731, Sam. 688: a;; Perik. 352: y;; Sam.
485: 6; vocaboli piu lunghi: Dysk. 726; Perik. 274. 300,353; Sam. 489, 514. 524,
728; Sik. 123, 130; frr. 24, 3 (?); 321; 751, 3 K.-Th.
128 CAPITOLO 6
Si veda ad esempio:
Arstoph. Ach. sha I Kal 8aKpEt Kai AtyEl npoe; 1'OVe; <plAoue;
690
Men. cSam. 467 dA,},: avYKl],ln'tEp. :: avyKll; 1')V &.trov OU KplOe;.
Soluzioni Si puo avere soluzione dell'ultimo elemento lungo anche in contiguita
di elemento libero realizzato da lunga:
Men. Sam. 460 "COGe; <p'l:Aotie;- Ci .t'. :: av nototl]v tnl'tptnrov.
11 dattilo Eammessa (occasionalmente) nei primi tre metra la realizzazione con
due brevi di un elemento libero o breve, iI cosiddetto dattilo.
Tra gli esempi (rarissimi, ma che non per questo ecorretto eliminare) 35:
Epcharm., fr.
60,2 Kaib.
1'E Ka! KiXAat, Ayoi 8pKOV1'te; 1" aAK1.tol
= 24,201.
e inoltre Epich. frr. 24 Kaib. 93 01.; 149, 3 Kaib. = 178. 3 01.;
CGFP fL 84, 36 e 87.
Arstoph.
Ach. 318
lmtp Emslvou '8.lcrco Ki:<paAtlV EXCOV AtyEIV
Men. Sam. 731 8dipo 8' l.ttV EK81'co ne; 8118a Kai cni:<p6:voue;, tva
Sik. 135 Enu8.tllv. :: no/J.rov 1'aAv1'cov, I>rpa"CO<pvl], Ka'tti cr.tpoAa 36.
e inoltre, ancora dalla Commedia Nuova, CGFP frL 255, 15 (nome
proprio) e 292, 3.
Non mancano versi con tre soluzioni.
35. Alcune volte ecomunque possibile pensare di essere in presenza non di un
dattilo, ma di un normale trocheo o spondeo assumendo fenomeni d perdita
di autonoma sillabica di iota o hypsilon. per cui V. sopra, p. 49 s.: cfr. Aristoph. Eq.
319 vi Ala KUlle wiYc' e8pacrs taU1:V, ms K(nY,)v (la stessa espressione in
Men. Dysk. 774: cfr. West, GM, 14; contra W. Strzelecki. her den Gebrauch des
Daktylus m trocJaischen Tetrameter bei Menander, in F. Zucker, Menanders
Dyskolos als Zeugnis seiner Epoche, Berlin. 1965,66 S. n. 26): cfr. inoltre Epich. frr.
44,2 Kaib. 13. B a) 01.; 58, 1 Kaib. = 22, 1 01.; 100, 2 Kaib. 51,201. (bis): 117
Kaib. 64 01.: Aristoph. Ecd. 1156 (efr. West, GM, 92 n. 52); Ve-lp. 496; Ermippo,
fr. 45, 2 K.-A. (nome proprio);/r. ad. 1325,1-3 K. (nome proprio); Men. Perik. 340.
In altri casi si pu assumere sinizesi di epsilon: cfr. Aristoph. Av. 1113 llv ;S reo\)
8cl1CVf1:c, repijyopsrovuc; J.!lv nJ.!ljfoJ.!cv: efr. inoltre Epieh. frr. 42. 43, 11 Kaib.
12, 11 01.; 165 Kaib. 25601.; CGFP fr. 85, 244; Tmoc\e. fr. 19. l K.-A. (nome
proprio). Per I dattlo tramandato all'nizio di Men. Sam. 548n6.v1:a. 1:a repnLU1:'
non s pu escludere che esso sia stato originato da una dittografia; allo stesso modo
efaelmente eliminabile quello tramandato in Aristoph. Av. 373.
36. Per la difesa del testo efr. Gomme-Sandbach, 643 S., ad loc.
Aristoph. Av. 5'tdv h'
1116
si veda:
Men. Sam. 588 .ti1l::pa ..
si vedan
Menan<
9 K.-A.
Anche
parola 1
A parte
erealizzl
lo piu PI
+ pospc
Myetv
monosiIl
areaAAa:
guale, el
talvolta
Come si
la seconl
di cu al
l'impiego
del
tetrametro
trocaico
nella
Commedia
movimt
ingres$j
o anqti
(Pax 51
nenti..di
336-34
neglie
comes
37. Pe
38. In
U]K1KO
in ques
presenz
compol
39. Si
Cavalie
IL TETRAMETRO TROCAICO CATALETTICO 129
Aristoph. Av.
1116
Men. Sam. 588
L'impiego
del
tetrametro
trocaico
nella
Commedia
5'tav hil'ts XAavYM 't(nE .uhi:cro' oihro YKilv
si veda anche, neIla stessa commedia, il v. 302.
l..ttKpd Jitt' :: :: Kui crEu't6v y' dvi,aps
si vedano anche, nella stessa commedia, i vv. 437, 500,551 e inoltre, in
Menandro, Dysk. 766 e fr. 21.22, 23, 3 K.-Th.; infine Alessi, fr. 103,
9 K.-A., Aristofonte, fr. 5, 6 K.-A.
Anche in commedia la tendenza general e e quella di evitare fine di
parola tra le due brevi nate da soluzione di un elemento Iungo.
A parte casi del tipo di quelli sopra osservati in tragedia, in cui la prima breve
erealizzata da forme dell'interrogativo tr;j, oppure vi eelisione di bisillabi. per
lo piu prepositivi o formati da nessi prepositiva (o vocabol0 ad essa assimilabile)
+ pospositiva, vi sono casi di natura diversa, come Perik. 341 lAElS :: vuv 801c]ste;
AyElV IlOt diit ti 1tih.1V :: 8oKi[lluaov, dove la prima breve e realizzata da
monosillabo encltico)7 e Aristoph: Vesp. 504 tav &n tOtrov
unuAAuxElV'tU 'trov, con un trisillabo eliso, un tipo di vocabolo in coincidenza del
quale, come si e visto (p. 107), il trimetro giambico della commedia ammette
talvolta fine di parola fra le due brevi note da soluzione ".
Come si vede anche dal primo degli esempi ora eitati, la commedia non os serva per
la seconda parte del metron in caso di soluzione la norma segnalata da A.M. Dale,
di cui abbiamo par/ato sopra.
Nella Commedia Antica il verso, adatto come si e visto a scene di
movimento, e usato pu volte per I'ingresso del coro (e segnatamente per
ingressi baldanzasi o battaglieri, come quello nei Cavaleri, vv. 247 ss.),
o anche quando il coro si ritira momentaneamente dalla scena dell'azione
(Pax 553-570/601-650); compare anche in sizigie epirrematiche conte
nenti dialoghi eceitati o movmentati (Vespe, 430-460 ""-' 488-525; Vcce",
336-342 '" 352-385) 39. L'uso prineipale, almeno in Arstofane, e quello
negli epirremi della parabasi, di carattere generalmente scoptico, dove,
come si sa, il poeta parla piu volte in prima persona: il verso si presenta qui
37. Per una proposta di giustificazione del caso efr. Handley. Dvskolos, 65.
38. In Men. Perik. 319- Otl napEl, lll1iv fu ttrov, nroe; 8'
a]KlKoEV ... la prima breve efinale di un bisiabo: altro tipo di vocabolo tollerato
in questi casi dal trmetro comico; non si pu escludere comunque, di essere in
presenza di un caso in cui, essendo il pronome ancora sen tito diviso nelle sue due
eomponenti (per cui v. sopra, p. 101), ecoinvolto un numerale monosillabieo.
39. Si veda anche il violento battibeeco proepirrematieo nel primo agone dei
Cavalieri (vv. 314-321 391-396).
130 CAPITOLO 6
meno libero nell'uso di soluzioni rispetto a quando compare altrove nella
commedia; eseguito probabilmente dall'un corifeo nell'epirrema, dall'altro
nell'antepirrema, in recitativo con J'accompagnamento dell'aulo, doveva
anche essere accompagnato da movimenti del coro (fatto che forse In Aris
aweniva anche in altre sezioni tetrametriche della commedia pure eseguite fanno s
in recitativo).
pi in
Nella commedia di Menandro 40, dove abbiamo una serie di scene in te
ma in
trametri (con maggior quantita di soluzioni e, come si evisto, un piu vivace
Si trat
movimento dialogico di antlaba), caratterizzate dal movimento, talvolta
e ante!
anche concitato, spicca la scena risolutiva del Dyskolos, in cui il vecchio
casi la
misantropo Cnemone esprime la propria personale crisi, con propositi di
339-34:
conversione quanto alta necessita di mantenere rapporti con gli altri ed in
non si
particolare con Gorgia, che gli ha appena salvato la vita, ma allo stesso
1cola t
tempo con I'affermare I'impossibilta di un proprio mutamento totale, e in
fondo anche le ragioni di tale impossibilt Nell'uso del tetrametro come
(Pax 3
strumento di messa in rilievo di discorsi particolarmente importanti. Menan sintatti
dro pu si inserirsi nella tradizione dei versi parabatici della Commedia
Antica, ma, come credo sia stato piu giustamente suggerit0
41
, deve aver
Piedi Nelle s
tenuto presente il modello euripideo del grande discorso dell'eroina dell'lfi trisillabici
soprat1
genia in Aulide. Sulle modal ita esecutive dei tetrametri trocaici menandrei,
1045.
non abbiamo pet ora elementi utili a decidere nei vari casi (come El invece il
Nell'ut
caso dei tetrametri giambici catalettici del Dyskolos, dei quali, almeno
d i v e r s ~
alcuni, come ved remo piu avanti, erano eseguiti in parakatalogh, secondo
sono a
la precisa indicazione del papiro che ci ha restituito il testo).
Pax 651-656
Ii't't' a,
Kelml
6.5. n tetrametro trocaico catalettico in epoca ellenistica e imperiale
KaiM
Kai K
'tafi9' 4
In epoca ellenistica il verso fu usato essenzialmente per poesia di
'tO\)<; o
contenuto gnomico 42 e tal ora in iscrizioni, per le quali fu usato anche
talvolta in epoca imperiale 43.
esse ce
tissim(
nota s
40. Per l'uso menandreo del verso cfr. Handley, Dyskolos, 251-253; Dedoussi,
59-65; F. Perusino, Tecnica estile nel tetrametro trocaico di lvfenandro, RCCM
Eq.284-302 &11:00i
4 (1962), in particolare 62-64; Ead., Le scene in tetramctri del Sicionio di
Menandro, StudUrb 39 (1965), in particolare 156 s. (la prima parte del primo dei
due articoli, pp. 45-62 e le pp. 157-166 del secondo costituiscono invece uno studio
delle caratterstiche tecniche del verso). 44. B
41. Cfr. Handley, Dyskolos, 252 S.; Dedoussi, 65. 45. II
42. La maggior parte di questa produzione ci egiunta sotto il nome di Epicarmo, dalla I
a cu essa si ispirava: cfr. Kaibel, 133 SS., con le aggiunte nella ristampa di Latte perdita
(1958), pp. VII-IX; altri esempi di questo tipo di produzione: Carete fr. 3 in Jaekel, nell'alt
Menadri sententiae; Isillo, CA 132 A. possibi
43. Il materiale eraccolto in West, Gitl, 160 nn. 77-78; 182 n. 63. che e, (
IL TETRAMETRO TROCAICO CATALETTlCO 131
p. Le successioni trocaiche della commedia
In Aristofane varie volte a serie di tetrametri trocaici recitati o recitativi
fanno seguito successioni trocaiche piu o meno lunghe, articolate per lo
piu in cola dimetrici quasi sempre contrassegnati da fine di parola 44,
ma in sinafia, fino alla catalessi finale.
Si tratta, in un caso, di due serie che vanno a chiudere epirrema
e antepirrema della parabasi (Pax 1156-1158", 1188-1190); negli altri
casi la successione trocaica conclude un dialogo (Eq. 284-302; Pax
339-345, 571-581, 651-656; Av. 386-399). Nelle commedie piu recenti
non si trova a1cuna serie di questo tipo.
I cola trocaici sono strettamente legati ai tetrametri precedenti: talvoIta
(Pax 338 ss., 1155 ss.) fra gIi uni e gIi altri si trova anche continuita
sintattica.
Piedi Nelle successioni trocaiche troviamo i pie di trisillabici tipici del metro:
trisillabici soprattutto il tribraco, piu raramente l'anapesto, forse il datti
lo 45.
Nell'uso delle soluzioni i vari brani si presentan9 in maniera molto
diversa Puno dall'altro: rarissime nei passi della Pace, tre dei quali ne
sono addirittura privi:
Pax 651-656 aH' av oOV Ay1JI; sKeivov,
Kei rcavopyoe; ilv, ch' ST],
Ka! AAOe; Kai aVKoqV'tT]e;
Ka! K6KT]OpOV Kai tpaKtpOV,
taoO' urcasrcuvta vvvi
"roue; aeavt AOloopeie;,
esse compaiono invece in gran numero ne1 brano dei Cavalieri, l'agita
tissimo e serrato scambio dia10gico tra salsicciao e Paflagone, in cu si
nota soprattutto iI continuo ricorrere del tri braco in prima sede:
Eq. 284-302 &rco9aveiaOov atKa fltila.
44. Eccezioni: Eq. 301, Pax 339.
45. 11 dubbio nasce anche qui in un caso (Av. 396 or/lOGlq. yap tva 'W<pro/lEV)
dalla possiblita di una diversa scansione prosodica (Or/lOGq. trisillabo con
perdta dell'autonoma sllabica di iota) che fa risultare un normale trocheo;
nel\'altro (Eq. 301 s. uoEKa"CE"CoU; "Crov eErov iE-pa; exov"Ca KOlAa;) dalla
possibilita di assumere lo stesso tipo di fenomeno o di supporre una forma p;
che e, comunque, dialettalmente incongrua.
655
I
132 CAPITOLO 6
AA. TpinAaiov <Jou. 285
TIA. Katapoi<Jollat <J .
AA. <J
TIA. AiapaA& <J', fltv <J1:pm:llyije;.
AA. KuvoKoni<J(i} <Jou 1:0 v&1:Ov.
TIA. TIEpiEA& <J' 290
AA. 'YnOtEIlOUllat 1:ae; ooe; <Jou.
TIA. BA'I'ov de; Il' u<JKapoIlUK1:Oe;.
AA. 'Ev {iyopq KUyro 1:epallllat.
TIA. Aiaq>opi<J(i} <J', ' n
AA. Konpoq>opi<J(i} <J', d AaAi<J le;. 295
TIA. 'J.10AOy& KA.n1: lv <Ju o' oX.
AA. Ni 1:0V 'EPIlTlV tliv 'yopaiov.
TIA. KumopK& yE
AA. AAAtpia toivuv
TIA. Kai q>av& <JE tote; n:pUtVEaiv 300
{ioEKa1:E1:OUe; 1:&v 8E6lv i- 46
pae; exov1:a KOtAae;.
Al v. 284 dei Cavalieri compare l'unico caso di longum soluto le cui
brevi siano separate da fine di parola: da notare che si tratta di una
formula fissa in cui avevamo riscontrato lo stesso fenomeno gia nel
trimetro comico 47.
46. V. sopra, n. 45.
47. V. sopra, p. 107.
II trimetro
II tetramet
7.1. n
Si tratt
zato
x u
Il nom
purel'
dall'en
sensibi
zoppi
trimetI
l'inven
con
i qual
carattt:
maco
e Teo<
1. V.
CAPITOLO 7
II trimetro giambico scazonte O coliambo.
II tetrametro trocaico catalettico scazonte
7.1. TI trmetro giambico scazonte o coliambo
Si tratta di un trimetro giambico in cui iI penultimo elemento erealiz
zato da una sillaba lunga
X-u x-u u-_"-!
Il nome coliambo (da XillA;;, zoppo, e lall30;;, giambo), come
pure l'epteto di scazonte (da O"KSill, zoppico), sarebbe derivato
dall'effetto provocato dalla rottura del ritmo del verso in una parte
sensibile come la sua conclusione, che veniva ad assumere un ritmo
zoppicante. Fu usato in serie stichiche, con l'immissione talvolta di
trimetri giambici puri, da Ipponatte (che ne sarebbe stato, anzi,
l'inventore, mirando forse ad un deliberato effetto di rottura, in linea
con l'atteggiamento generale della sua poesia) e da Ananio (presso
i quali si trovano anche tetrametri trocaici catalettici con que sta
caratteristica) 1; nell'eta ellenistica l'uso fu ripreso soprattutto da Calli
maco ed Eronda, ma anche, fra gli altri, da Fenice di Colofone
e Teocrito, soprattutto (ma non solo) in componimenti neHo spirito
l. V. oltre, p. 140 s.
134 CAPITOLO 7
deHa poesia giambica ionica. In epoca imperiale i1 coliambo compare in
alcune part del Romanzo di Alessandro e in epitafi (fino aH'inizio del
III seco d.C.); Babrio lo uso per le sue favole esopiche.
Trimetro Quando in un coliambo anche il quartultimo elemento era realizzato
ischiorrogico
da una lunga, e casi il verso era chiuso da una successione \d (un
fenomeno raro in Ipponatte, rarissimo in Eronda, ed evitato da
Callimaco 2), i metricologi antichi parlavano di finale o di verso
ischiorrogico (icrxtoppm"(tKC; dalle anche rotte, sciancato, da
tcrXov anca e PlYVWu, rompo), sottolineandone l'andamento
ulteriormente zoppicante.
Un esempio di ischiorrogico da Ipponatte:
fr. 92, 11 W.
Kr't' 1tAovec;
= 95, II Deg.
Il coliambo presenta le medesime incision del trimetro giambico:
Soluzioni
Hippon. fr. 26,
3-4 W.
= 36, 3-4 Deg.
Nei colia
re le solu
trmetro
metron):


In tali el:
realizzarl
inizio ea
Le due
parola
9

Che il p(
dirsi SiCll
pentemimere ed eftemimere:

Nei due e
Hippon. fr. 47
1tap' <p crO Af:K51t1tAvl Ildvac;
una diven
W. = 51 Deg.
1tpC; <1>Auicrt&v
6 Xioe;; 8'
anche COI
Nel primo verso troviamo la eftemimere, nel secando la pentemimere.
trimetro t
PA,A,EW 1
individual
fr. 25 W.
7.1.1. II coliambo dell'eta arcaica
erede alla
d.C.,Ippc
Di Ipponatte ci restano numerosi frammenti 3; di Ananio solo tre (2-4
eprobabi
W.)4, in uno dei quali (3, 1 W.) compare un trimetro puro.
un caso i
bisogna Sl

Davanti a cesura possiamo trovare vocaboli o nessi di tipo prepositivo
fra le due
(es. wmtf:p Hippon. fr. 26, 3 W. 36, 3 Deg., riportato qui sotto) 5
..... d]9fp
e l'elisione di 8 6, e forse anche di vocaboli piu lunghi 7.
2. V. oltre, p. 13S.
8. Cfr.
3. Cfr. in generale frr. 1-1l4a; 155-155a, b W.; 1-119 Deg. Per i frammenti che,
9. Poss
fra questi, contengono anche trimetri pur, cfr. sopra p. 81 n. 7; per quelli che 'AHAW
contengono un solo trmetro puro cfr. p. SI n. 8.
primo e
4. Cfr. inoltre ad. ia. frr. 49-53 W. (e frr. 54-55 W.: trimetri velletramelri claudi;
tico, e qu
Difilo eta incerta in IEG n, p. 61).
(cfr. West
5. Cfr. anche frr. 57 W. 59 Deg.; 4 W. = 77,4 Deg.; 155 W. = 40 Deg.;
sopra, 3.2
e inoltre fr. 39, 3 W. 4S, 3 Deg. (he;; av). (d1t6 a' 6
6. Cfr. Hippon. fr. 29a W. 118 Deg. (oppure va riconosciuta qui eftemimere
10. Cosi
dopo wa'te).
p. 49 s.
7. Cfr. Hippon. fr. 78, 16 W. 78, 16 Deg., dove per pu darsi che nella parte
11. Cosi
suceessiva del verso, che non ci estata tramandata, comparisse l'eftemimere; lo
12. Cfr.
stesso si pu dire per fr. 103, 5 W. 106, 5 Deg.
13. Cosi
IL TRIMETRO GIA:-'1BICO SCAZONTE o COLlAMBO 135
Soluzioni
Hippon. fr. 26,
3-4 W.
= 36, 3-4 Deg.

Nei coliambi d lpponatte s riscontra una netta preferenza per colloca
re le soluzioni, non molto usate (ma comunque piu frequenti rispetto al
trmetro puro dei giambografi arcaici), all'inizio del verso (nel primo
metron):
ivtIlEvOt; &ansp AUj.!\jfaKiiv6t; svouxOt;
KO:tf.:piiye 'tv KA POyo &a'tE aKin'tslv.
In tali casi si potrebbe pensare ad un'intenzione da parte del poeta di
realizzare un contrasto tra la conc1usione pesante del verso e un
inizio con sillabe brevi 8.
Le due brevi nate da soluzione di solito appartengono alla stessa
parola 9.
Che il poeta si sia servito anche della soluzione anapestica non pu
dirsi sicuro.
Nei due casi che presenterebbero la prima sede cosi realizzata, epossibile anche
una diversa scansione prosodica. Si tratta del fr. 30,2 W. 41,2 Deg.
6 XtOS EV higl Ka'tffitlKiglt 150.H), in cu la parola iniziale pu essere scandita
anche come bisillabo 10 (si tratta comunque di un nome proprio, anche nel
tri metro tragico passibile di una tale liberta); e del fr. 37 W. = 46 Deg. EKAWE
v Kat AEEtv 'hmmvaKta, dove, con la correptio del dittongo tu, si pu
individuare all'inizio un tribraco 11. Un caso di anaJ?estp in_ quinta sede offre il
fr. 25 W. = 35 Deg. n ()' A{;()EtEV "Ap'ttltS. (ft Ot KronAAffiv, ma se si
crede alla testimonianza di Efestione (p. 17, 5-7 Consbr.), metricista del II seco
d.C., Ipponatte non avrebbe mai usato piedi trsillabici in penultima sede, quindi
eprobabile che Efestione leggesse un diverso finale (d 15' 'n6AArov ?) 12. Resta
un caso in cui per sfuggire alla presenza di un anapesto in seconda sede
bisogna supporre un tribraco o un dattilo iniziale 13 con fine di un vocabolo
fra le due brevi nate dalla soluzione: si tratta del V. ] 1 del fr. 78 W. 78 Deg .
..... &]ei':pfviv ts
8. Cfr. van Raalte, 272.
9. Possibile eccezione: fr. 42, 2 W. = 7, 2 Deg. tet 15la AU15&v napa tOV
'AuAEffi (verso che presenta, in questa forma. due soluzioni: tribraco
primo e dattilo terzo), a meno di non considerare il nesso 15t come biconsonan
lico, e quindi in grado d andare a chiudere la sillaba precedente, allungandola
(cfr. West, CM, 18, che all'inizio legge, con Knox, le; per un tale fenomeno V.
sopra, 3.2.5., p. 49 e n. 43). In fL 25 W. = 35 Deg. iI nesso fra i vocaboli divisi
(&n6 ()' A,{()E1EV) emolto forte.
10. Cosi F. Lasserre, Les pod.es d'Archiloque, Pars 1950, 282; cfr. sopra, cap. 3,
p. 49 S.
11. Cosi Degani, Hipponax, 67.
12. Cfr. West, CM, 41 n. 31.
13. Cosi Degani, Studi, 265.
J
136 CAPITOLO 7
Ipponatte si permette di giocare col verso, introducendo, dopo un
inizio giambico, una conclusione esametrica:
fr. 35 W. = 10
Deg.
forse con una vera e propria citazione parodica di un inno 14.
Ponte La Legge di Porson 15 non eosservata da lpponatte; si veda:
di Porson
fr. 9, 1 W. 1tt..at yup atOUe; 1tP0O'lCovtai 16
= 29, 1 Deg.
(si parla naturalmente di versi ischiorrogici).
Un'altra caratteristica che separa il coliambo ipponatteo dai trimetri
puri dei giambografi arcaici e l'alta percentuale di fini di parola
coincidenti con il nono elemento.
Prima Legge Il primo ponte di Knox 17 sembra non essere osservato in:
di Knox
Hippon. fr. 32,
2 W. = 42a, tot,1 K(ipti yiipl KiK&<;1 piy&
2 Deg.
Hippon. fr. 36, , _ _ _ _ _, _
1 W. = 44, Elloi e llt..out6e;-1 t(f'Ci yapl Ai'fJvl 'tc:pA.(X;
1 Deg.
ma in entrambi i casi epossibile che, come si egia osservato a proposi
to di un altro caso ipponatteo e di uno della tragedia 18, il yp abbia il
valore di un monosillabo indipendente, rientrando quindi nei casi
previsti dalla Legge secondo la sua formulazione originale.
Lo stesso ponte eviolato in
Ad. a. 50 W. <x - u) I Ka KUV<; 11&1<;
14. Cfr. E. Degani, MCr 8/9 (1973-1974), 144 S., R. Pretagostini, QUCC 26
(1977), 64.
15. V. sopra, p. 82.
16. Cfr. anche frr. 59, I W. = 61,1 Deg.; 60 W. 62 Deg.; 65 W. 31 Deg.; la
congiunzione {crrtep posta davanti al cretico finale nel fr. 6, 2 W. 6, 2 Deg.,
e forse 92, 4 W. = 95, 4 Deg. pu invece essere sentita costituire con esso un gruppo
unitario (v. sopra, cap. 5, nn. 29 e 95). Per Hippon. fL 26, 4 W. 36, 4 Deg., v.
sopra, cap. 3.3.1, p. 54 n. 64. In Ananio, fr. 3, 2 W. Kal crtiKa l3ata Kal (5' tpei;
av9pwrtous eforse possibile considerare come gruppo unitario il pentasillabo finale
sulla base del comportamento presentato aleune volte nel dramma, soprattutto in
commedia, dai numerali quanto alla connessione con i vocaboli ad essi seguenti.
17. V. sopra, p. 84.
18. V. sopra, p. 83 e p. 103.
Seconda Legge 11 seeon
di Knox
Hippon. fL 78,
14 W. = 78,
14 Deg.
Hippon. fr. 36,
2 W. = 44,
2 Deg.
7.1.2. 11 coliambo del
Il verso
in Gian
frr. 215
epodica
nei Mi
Colofo]
Sembra
eccettUl
19. V.
20. SliJ
pronomi
sopra, p
21. A
non tanl
eliso. N
= 95,4
(Qxmep;
I W. =
che
e probal
avverbic
pu esS
Hippon
trocheo
in una
p. 85 n.
av9plT
fr.196a
breve (,
ProbleIl
finale v
22. Pe
Theophi
Poets,e
IL TRIMETRO GIAMBICO SCAZO"lTE o COLIAMBO l37
Seconda Legge Il secondo ponte di Knox 19 sembra non essere osservato aleune volte:
di Knox
Hippon. fr. 78,
14 W. = 78, Ka! 1:'Ql KIJ!aC9 1:'v[os] Irival 20
14 Deg.
Hippon. fr. 36,
2 W. = 44, se; 't'c)lK' EAOffiv ouoJ!' Idrcsvl 21
2 Deg.
7.1.2. ncoliambo dell'eta ellenistica
Il verso fu usato soprattutto da Callimaco nei Giambi (ka/a stichon
in Giambi I-IV = frr. 191-194 Pf. e XIII fr. 203 Pf.; cfr. inoltre
frr. 215-216; 218-219 Pf.; iI Giambo V fr. 195 pr. euna struttura
epodica costituita da coliambo e dmetro giambico), e da Eronda
nei Mimiambi, ma anche da molti altri poeti, fra cui Fenice di
Colofone 22.
Sembra abbandonato I'uso di inserire fra coliambi trimetr puri, se si
eccettua Fenice, fr. 1, l.
19. V. sopra, p. 85.
20. Slings, 56 propone invece di considerare tVO tra i casi da lu potizzat di
pronomi e aggettivi brevi assimilabili alle prepositive di cui abbiamo parlato
sopra, p. 86 n. 30.
2l. A meno di non considerare qui il bisillabo trocaico in penultima posizione
non tanto autonomo bensi legato all'avverbio di negazione precedente, tra l'altro
eliso. Non costituiscono violazioni: Hippon. frr. 6, 2 W. 6, 2 Deg.; 92, 4 W.
= 95, 4 Deg., in cui il trocheo e occupato da un vocabolo di tipo prepositivo
(xmp; cfr. anche fr. 26,4 W. = 36, 4 Deg. per cui V. sopra, p. 54 n. 64); frr. 10,
1 W. = 30, 1 Deg.; 14, l W. = 22, I Deg. (in cu esso eoccupato da preposizione,
che regge un sostantivo seguente, + o{;; per il tipo di nesso V. sopra, p. 85 n. 29)
e probabilmente fr. 79, 8 W. = 79,8 Deg., dove epresente nella sede in questione
avverbio con funzione di preposizione (i!:yy<;); del fr. 158 W, 140 Deg. non si
pu essere sicuri che la porzione di testo conservata costituisse la fine del verso. In
Hippon. fr. 14, 2 W. = 22, 2 Deg. (emvov' anOt' uut<;, aAAm' 'Apirrr) il
trocheo eoccupato da un vocabolo disgiuntivo simile a quelli che abbiamo notato
in una tale posizione nel trmetro giambico, davanti a cretico finale, sopra,
p. 85 n. 29; qui inoltre il vocabolo eeliso. Per Anan. fr. 4, 1 W. (!CUt (ji:: TCOAAOV
uv9p6mrov) v. p. 86 n. 30 quanto si edetto a proposito del simile finale di Archil.
fr. 196a, 3. Slings, 56, chiama invece in causa la presenza di una forma di prono me
breve (v. sopra, n. 20); per il fr. 3,2 W. del medesimo poeta v. sopra, p. 136 n. 16.
Problematico resta il caso di Hippon. fr. 68, 1 W. = 66, I Deg., dove per evitare il
finale vietato dalla legge dovremmo supporre un verso senza cesura.
22. Per questa produzione si veda la raccolta di Knox in The Characters of
Theophrastus, ed. by l.E. Edmonds: Herodes, Cercidas ami the Greek Choliambic
Poets, ed. by A.D. Knox, London-Cambridge Mass., 1929,228-74, e inoltre SH 604 A.
138 CAPITOLO 7
Tri metro
ischiorrogico
Cesura
Ponti
fr. 195, 11 PL
fr. 195,33 PL
fr. 191,92 PL
Soluzioni
11 trmetro schiorrogico si trova in percentuale non alta in Eronda 23 ed
eevitato da Callimaco, anche se in almeno un caso ne va probabilmen
te riconosciuta la presenza 24. Nei suoi ischiorrogici Eronda non osserva
il ponte di Porson 25.
La cesura piu usata da Callimaco e da Eronda e la pentemimere; in
cesura si trova in Eronda l'elisione anche di parole di un certo peso
26

I1 primo ponte di Knox e osservato da Callimaco con rarissime
eccezioni:
].tvetVI dyelvl OA.-fiv
'tqwty.ta Kai .tTjI hEI xpdfiv
27

Non cosi avviene per il secondo 28; per un esempio di violazione
]TJP .toDvo<;1 dMI 't&<; [Mo]0crii<;.
Eronda e Fenice non osservano nessuno dei due ponti.
Piuttosto basso nei coliambi di Callimaco il numero deBe soluzioni: ne
fa maggior uso Eronda, presso iI guale si riscontra la tendenza, gia
notata in Ipponatte, a collocare i piedi trisillabici nella prima parte
del verso 29. Freguente, nello stesso Eronda, in caso di soluzione del
23. In 32 casi (il 4,2%) secondo Cunningham. 219.
24. Si tratta di fr. 203, 33 PL : cfe. A. Ardizzoni, Callimaco ipponatteo, AFLC
28 (1960), 10-14, che propone di interpretare come finali ischiorrogici anche altri
casi callimachei, nei quali (fr. 191,2, 32, 54; fe. 193,32; fr. 194,22; 195,25 Pf.)
siamo in presenza di quartultima sillaba dj per s prosodicamente ambigua, in
quanto seguita, all'interno di parola, dal nesso occ1usiva + lquida o nasale, che lo
studioso scandisce, secondo l'uso prosodico ionico, come lunga. Cfr. inoltre fe.
191,84 Pf. su cui Ardizzoni, bid. e inoltre Id., GIF n.s. II (1980),207.
25. 12 violazioni su 32 casi: cfr. Cunningham, 220; efr. anche van Raalte, 303.
26. In Callimaco solo in fr. 191, 7 PL a meno che nel seguito del verso, lacunoso,
non fosse presente la eftemimere.
27. Qui il riconoscimento dell'infrazione non pu essere evitato considerando
strettamente unito alla negazione precedente, visto che dopo di essa deve
trovarsi la cesura, che in questo caso posta dopo la successione di due prepositive
(v. sopra, p. 98). Per fr. 191, 34 Pf. (Jlyu od JlE yap Jlcrov olVdv) si
potrebbe invece pensare ancora una volta v. sopra, p. 136 e n. 18 - ad un yp con
valore di monosillabo autonomo; per fr. 191,83 PL (tl'Jv yArocrcrav +EArov Krov
OtaV nvU) il penultimo bisillabo eoccupato da un vocabolo di tipo prepositivo
(v. sopra cap. 5 n. 27).
28. Cfr. Knox 1932,29; Pfeiffer ad fr. 194, 36.
29. Secondo le statistiche di van Raalte, 272, circa il 68% delle soluzioni in
Eronda ricorrono prima della pentemimere.
primo e
trbrac
ascendel
soluzion
di paro
1toA.-A.-6v)
Eronda
anapes
:!I1 ,
VI 72 Epl OUlC
Nei Min
VI 55 'toii'too
..
I<
piu ince
Callima,
mente d
Eronda
I1I7 a aO"1:pl
Altri ca!
Due cas
7.1.3. 11 coliambo del
Il poeta
Babrio,
sicuro d
30. Cfr.
31. Due
all'inizio
32. In I
dell'autOl
dell'anapt
33. Cfr.
60 e 61.
34. Cfr.
35. In t
ricorrend
36. Cfr.
IL TRIMETRO GIAMBICO SCAZONTE o COLlAMBO 139
primo elemento lungo, un inizio del verso con dattilo invece che con
tribraco, forse un altro deliberato gioco rtmico rispetto all'inizio
ascendente del metron giambico 30. Le due sillabe brevi derivate da
soluzione in genere non sono in Callimaco e in Eronda separate da fine
di parola (tranne Eronda III 19 al
1tOAA6v) 31.
Eronda presenta 9 casi (4 in nomi propri) di inizio del verso con un
anapesto, in genere contenuto in una sola parola, eccettuato VI 72
-
VI 72 spi OUK crKta.
Nei Mimiambi troviamo inoltre un caso di anapesto in quarta sede:
piu incerta la presenza di anapesti in quinta sede 32.
Callimaco non fa in vece registrare l'uso dell'anapesto, inoltre, diversa
mente da Eronda 3\ non presenta versi con due soluzioni.
Eronda presenta alcuni casi di primo metron con anaclasi coriambica:
III 7 al acrtpayt1Aai, Aa!l1tpcrKE, o' iOr.
Altri casi: I 67; IV 20 (incerti I 9; 111 81) 34.
Due casi dello stesso fenomeno in Callimaco: frr. 192, 14; 203, 21 pf. 35
7.1.3. Il coliambo dell'eta imperiale
Il poeta che ha fatto iI maggior uso di coliambi in questo periodo,
Babrio, presenta una versificazione abbastanza rigorosa: nessun caso
sicuro di ischiorrogico 36, anapesti usati raramente al di fuori della
30. Cfr. van Raalte, 274.
31. Due casi con un bisillabo a carattere prepositivo come Oll1:e, collocato
all'inizio del verso, in Herond. n 40, oBrE vIlOV KrA e II 56.
32. In II 82 e IV 72 (in entrambi i casi, comunque, nomi propri), con perdita
dell'autonomia sillabica di iota (v. sopra, p. 49 s. e Cunningham ad loce.) invece
dell'anapesto avremmo un piede giambico.
33. Cfr. ad es. I 30 ElE&v doeA<p&v tiIlEV<; 6 XPTlcrt<; e inoltre VII
60 e 61.
34. Cfr. Schmidt, 101 S., dove vengono discussi anche alcuni casi da eliminare.
35. In tutti questi casi West, GM, 161 en. 82 preferisce eliminare il fenomeno
ricorrendo a diverse interpretazioni prosodiche.
36. Cfr. West, GM, 175, Luzzatto, Babrius, C.
7.2. ntetrametro trocaico catalettico scazonte
Anan. fr. 5,
8W.
Cesure
Ponte di
Porson - Havet
Hippon. fr. 122
W. 193 Deg.
Primo ponte
di Knox
Anan. fr. 5,
9W.
Soluzioni
Hippon. fr. 120
W. = 121
Deg.
140 CAPITOLO 7
prima sede 37. Interessante la clausula del suo verso, rappresentata da
una penultima sillaba accentata seguita quasi sempre da sillaba finale
Excursus
con vocale lunga o dittongo.
storico
Si tratta di un tetrametro trocaico catalettico il cui penultimo elemento
SH lBId
erealizzato da lunga.
-u x-u xl-u x-_'d
Fu usato da Ananio (fr. 5 W., in cui i vv. 3-5 sono tetrametri puri) ed
Ipponatte (frr. 120-27 W. = 12; 121-25; 193 Deg.).
In Ananio e ammessa una realizzazione con lunga del quartultimo
elemento, iI che invece non si trova nei frammenti di Ipponatte.
La dieresi centraIe esempre presente.
Il ponte di Porson-Havet 38 eviolato in:
Il primo ponte di Knox eviolato in:
Nei frammenti rimasti le soluzioni sono poste nella prima parte del
verso prima dell'incisione centrale:
Le due silla be brevi nate da soluzione appartengono alla stessa parola.
37. Cfr. Luzzatto, Babrius, CII.
38. V. sopra, p. 117 s.
IL TRI'\1ETRO GIAMBICO SCAZONTE o COLIA'\1BO 141
Diversamente dal trmetro giambico scazonte, l tetra metro trocaico di
questo tipo non sembra essere stato ripreso, a quanto risulta almeno dalla
documentazione in nostro possesso, in epoca ellenistica: lo si ritrovera
a Roma, usato da Varrone nelle Satire Menippee. Possediamo invece, di
epoca ellenistica, la testimonianza diretta dell'uso di un trimetro trocaico
catalettico scazonte:
SR 1131d (i) 9i::oI, 'ta OSlVa nvtd ,tOl ovtec;;.
CAPITOLO 8
II tetrametro giambico catalettico.
Le successiolli gianlbiche della commedia.
II tetrametro giambico acataletto
8.1. Il tetrametro giambico catalettico
11 tetrametro giambico catalettico e formato da tre metra giambici
completi e da uno catalettico,
x-u-
x
-u-
x
-u-u-"-1
E stato adoperato stichicamente come verso recitato o recitativo dalla
commediaattica in tutte le sue epoche fondamentali. Usato in ambito po
polare, fu introdotto nella letteratura con ogni verisimiglianza da Ippo
natte, che ne viene frequentemente indicato dalla tradizione antica come
l'inventore. Del poeta ci erimasto un unico frammento in que sto metro
fr. 119 W.
El !lOt Y{;VOt'to rrap8{;vos KaAl 'tE Ka! 't{;pElva.
= 120 Deg.
Come e stato rilevato 1, Ipponatte e forse anche il responsabile del
tono dimesso, giocoso, superficiale che il verso assunse nella comme
dia. Significativamente la Commedia Antica lo esclude dalla sua parte
piu impegnata, la parabasi, preferendogli per essa altri versi lunghi
1. Nella fondamentale monografia su] verso ad opera di F. Perusino (JI tetrame
tro giambico catalettico nella commedia greca, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1968),
da cui dipende la maggior parte delle osservazioni contenute in questo capitolo.
come il t
adopera i
Aristofan
ultime e
anapestic
i due con
Soluzioni
1 primi s
possibilit
terza e q
liberi e d
anapesto
in quest<
8.1.1. Il tetrametro gi
Sezioni i
all'inten
se
5
e nel
1 tetram
e precis:
delle NI
agoni iSI
e in que
2. Cfr
3. Vv.
4. Vv.
5. Vv.
parte ini.
478 SS., (
6. Vv.
tetramet
7. V .
8. Ai
prima, a
e al1'anl
Perusinc
9. Ai
10. Ai
11. V.
12. Ai
13. Ai
giambic
I
IL TETRAMETRO GIAMBICO CATALETTICO J4J
come il tetrametro anapestico e il tetrametro trocaico cata1ettici; Jo
adopera invece, come epossibile rica vare dalla superstite produzione di
Aristofane, soprattutto in parodi ed esodi e in scene agonali (in queste
ultime e pi di una volta opposto al solenne e severo tetrametro
anapestico catalettco, che Aristofane in genere attribusce aquello fra
due contendenti che gode deBe sue simpatie) 2.
Soluzioni 1 prmi sei elementi lunghi possono essere soluti (ne risulta qundi la
possibilita di avere tribraco neBe prime sei sedi, e dattilo in prima,
terza e quinta sede). Dalla realizzazione con due brevi degli elementi
lber e del primo, secondo e terzo elemento breve risulta il cosiddetto
anapesto, il cui uso, come vedremo, non eesteso a tutta la produzione
in que sto metro.
8.1.1. Il tetrametro giambico catalettico di Aristofane e della Commedia Antica
Sezioni in tetrametri giambici catalettici recitati o recitativi compaiono
all'interno della parodo nene Vespe
3
, nella Lisistrata
4
, nelle Ecclesiazu
se 5 e nel PIulO 6,
1 tetrametri sono usati nelle part epirrematiche di agon eteroritmici 7,
e precisamente nell'agone principale dei Cavalieri
8
, in queno principale
delle Nuvole 9 e nell'agone delle Rane !O; nelle part epirrematiche di
agoni isoritmici 11, e precisamente nell'agone secondario dei Cavalieri 12
e in quello secondario deBe Nuvole 13.
2. Cfr. Perusino, 45 ss.
3. Vv. 230-247.
4. Vv. 254 S., 266-270 ~ 281-285; 306-318; 350-381.
5. Vv. 285-288; vv. 479, 481 S., 489-492 ~ 500-503. Per la costruzione della
parte iniziale del1a commedia, con il coro che esce ai vv. 285 SS., per rientrare ai vv.
478 SS., cfr. Perusino, 38 s.
6. Vv. 253-289. Per l'esecuzione dei vv. 290-321 (che comprendo no anche alcuni
tetrametri giambici catalettici), affidata al canto, cfr. Perusino, 40.
7. V. sopra, p. 34.
8. Ai vv. 841 S., 843-910; tetrametri giambici catalettici compaiono anche
prima, ai vv. 756, 759 s. '" 836, 839 S., in una sezione corrispondente all'ode
e all'antode dell'agone tpico, ma probabilmente eseguita in recitativo (cfr.
Perusino, 49 n. 19).
9. Ai vv. 1034 S., 1036-1084.
10. Ai vv. 905 S., 907-970.
11. V. sopra, p. 34.
12. Ai vv. 333 S., 335-366 '" 407 S., 409-440; 457-460: sphrags.
13. Ai vv. 1351 S., 1353-1385 ~ 1397 S., 1399-1444 (a parte il v. 1415, trimetro
giambico).
144 CAPITOLO 8
AIl'interno di esodi iI verso eusato negli Acarnesi 14, nella Pace
1
\ nella
Lisistrata 16.
Il tetrametro giambico cataIettico einoItre usato nelle Tesmoforiazuse,
come introduzione dell'assembIea popoIare indetta dalle donne, e so
prattutto, plI oltre, nella disputa di queste ultime con iI parente di
Euripide 17.
Altri tetrametri si troyano in Vesp. 529 S., 538 s. ,.... 634 S., 642 s. (versi
proepirrematici degIi attori inseriti nei canti del coro in una scena
agonale); Pax 942, 948 s. ,.... 1026, 1031-1033 (versi eseguiti in recitativo
da Trigeo durante un canto coraIe); Lys. 467-475 (introduzione ad un
agone), 539 s. (introduzione alla seconda parte deBo stesso agone); Pax
508-511 (sphrags di una sizigia giambica).
Il verso era ora recitato ora eseguito in parakatalogh, senza che ci sia
sempre da parte nostra la possibiIita di stabiIire con certezza iI modo di
esecuzione, che poteva anche variare all'interno deBe singoIe scene 18.
L'incisione piu sentita e adoperata nei tetrametri giambici cataIettici
deBe commedie di Aristofane e quella mediana, dopo l'ottavo
elemento.
elemento
compaial
al cambi
all'inizio
maggior
Tesmof01
LisistratG
nuo cam
partendo
Aristofar
Thesm. 568
Kul
Ran.926 ayvro'ta '[
ed una Vj
Eq. 338
OK u Jl
Soluzioni
Per quan
particola:
del prime
In questi e
tri braco
una tendel
quarto qU!
Esempio d
Eq.851 tev QVopO
Esempio d
Thesm.535
'w'rTJv Ui
Sulla base
tribracm>
nella magg
Secondo q
quandola
una parola
Nelle sedi
e l'anape:
poeta tend
con il terz
primo mef
Cesure
In mancanza di essa iI
elemento
verso einciso quasi sempre o dopo iI settimo
oppure dopo il nono
Nub. 1366
Anti/aba
hib yap AlcrxAov 1tpoYrov v 1toii'tut:;
Quindi l'incisione centrale eanticipata o posticipata di una posizione.
L'uso deBe antilaba (che si inseriscono soprattutto in coincidenza della
dieresi central e, ma anche nella maggior parte deBe altre posizioni,
tranne che dopo il primo elemento e dopo il terzultimo e il penultimo
14. Vv. 1226-1231.
15. Vv. 1305 S., 1308-1310 1311 S., 1314 s.
16. Vv. 1316-1321.
17. Vv. 381 S.; 531-573.
18. Per maggiori particolari cfr. Perusino, 26-28, e piu avanti nello stesso lavoro
(35 ss.), l'analisi dei var brani.
IL TETRAMETRO GIAMBICO CATALETTICO 145
elemento) non e particolarmente ricco; nelle scene agonali, dove
compaiano contras ti o battibecchi fra personaggi, Aristofane preferisce
al cambio di interlocutore all'interno del verso (limitato per lo piu
all'inizio o alla fine di queste sezioni) la sticomitia o la disticomitia. Il
maggior numero di antilaba si riscontra nella scena in tetrametri delle
Tesmoforiazuse; il contrasto tra i due cori contenuto nella parodo della
Lisistrata arriva ad una sezione (vv. 378-381), caratterizzata da conti
nuo cambio di interlocutore in coincidenza con la dieresi centrale,
partendo da una disticomitia e attraverso una sticomitia.
Aristofane divide il verso anche in tre parti:
Thesm.568 Kai ,06 :: Kai ro06 :: 80i!l(j,:i6v, $iAicr'tii.
ed una volta anche in quattro
Soluzioni Per quanto riguarda le soluzioni degli elementi lunghi, si rileva una
particolare frequenza del tribraco in seconda e in sesta sede, alla fine
del primo e del terzo metron.
In questi casi Aristofane tende a far terminare una parola con la prima breve del
tribraco, mentre le due seguent formano l'inizio di un polisillabo: si nota quindi
una tendenza a collegare tra loro il primo con il secondo metron e il terzo con il
quarto quando la seconda e la sesta sede sono realizzate da tribraco.
Esempio di un tale collegamento tra primo e secondo metron:
Eq. 851 1:0V aVbpii KOA.crat 1:OU1:ov, croi 1:OU1:0 !iT] 'KyVll1:at.
Esempio del collegamento tra terzo e quarto metron:
Thesm. 535 1:ul'tllV swcrat 1:T]V epepov 1:Oluu1:ii 1ttpiuPp1;;ElV
Sulla base di questa osservazione e spiegabile anche la phi scarsa presenza del
tribraco in quarta sede, dato che in questa posizione la fine del melron esegnata
nella maggior parte dei casi dall'incisione centrale del verso.
Secondo quanto si pu osservare nell'esempio sopra citato dalle Tesmoforiazuse,
quando la sesta sede erealizzata da tribraco, molto spesso il verso termina con
una parola di cinque sillabe.
Nelle sedi dispari il tribraco e raro: Aristofane preferisce qui il dattilo
e I'anapesto. Quando la terza e la quinta sede sono realizzate da tribraco, i1
poeta tende a collegare tra loro rispettivamente il primo con il secondo e il secondo
con iI terzo metron, evitando fine di paro la alla conclusione rispettivamente del
primo metron (es. Eq. 434 Kayroy', Ev 'ti napaxuAtJ, 'tT]V av.uv e del
146 CAPITOLO 8
secondo metron (es. Vesp. 237 <PPO\)POUVt' yeo tE Kai a' 1tepl1tatOUVtE
V1CtCOp).
Il dattilo efrequente soprattutto in terza sede.
In que sta posizione si trova spesso fine di parola dopo la sillaba lunga, piu volte
anche con interpunzione o anti/ab, nella forma I uu :
Ran. 958 KelX' 1toto1tElaOat, 1tepivodv a1tavta :: <PT]lli KaycO.
Nella soluzione degli elementi lunghi si evita fine di parola tra le due
brevi da essa derivate.
Qualche volta compare l'elisione, soprattutto in vocaboli o nessi a carattere
prepositivo 19; in Eq. 337 la breve in questione e realizzata dall'imperativo Ay'.
Viene ammessa la realizzazione anapestica deBe prime sei sedi (piu
frequentemente ci avviene nella prima e nella quinta, solo eccezional
mente nelIa quarta). Unica la realizzazione con anapesto della
settima sede: la si trova con un nome proprio in:
II tipo pili comune di anapesto e quello posta all'inizio o all'interno di una
parola (es. Eq. 902 oLOtal Il" cb 1taVoupyE, v tapttctt;), che
supera quello con fine di parola dopo la lunga, tranne che nella quarta sede, spesso
eoincidente con la dieresi centrale, e anche in sesta sede (Thesm. 568, riprodotto
sopra a p. 145), alla fine quindi rispettivamente del secondo e del terzo metron:
dunque, quando la quarta e la sesta sede sono realizzate anapesticamente,
Aristofane non evita d staccare iI secondo dal terzo metron e neppure il terzo dal
quarto.
Eccezionali gli esempi di anapesto strappato 20 (a parte caSI In
elisione o con nessi che comportano la presenza di prepositive o voca
boli ad esse assimilabili) 21:
Nub. l359 ou yap ..' xpfiv (j' apul 't6m8COai t8 Kal. 1ta.8lCOm
19. Cfr. Ran. 919; Eq. 893 e forse anche Thesm. 554.
20. V. sopra, pp. 108 ss.
2!. Cfr. Eq. 359; Thesm. 558: Ran. 918, 920, 922 e (con formule di guramen
to che comportano la presenza del vocabolo Ata, eliso), Nub. 1066; Thesm. 555;
Ran.937.
e, mene
(p. 145)
Numero Accant<
di piedi
(Eq.
trisillabici
Carattel
per verso
uno ste!
medesin
nella st
quest'ul
lita dellc
Eq. 892-895 llH. O'
AA. KI
Ai VV. 8'
al v. 89:
sede; al
quinta s
Ran. 944-946 Eh' av'.
Elt' OUK
Nei tre
e quinta
Dall'esa
Aristofa
iI tetr
in rappe
epirrem:
conteng
variato
ni, nelh
giambic
ni (tranJ
IL TETRAMETRO GIAMBICO CATALETTICO 147
Numero
di piedi
trisillabici
Eq. 892-895
Ran.944-946
e, meno duro (v. sopra, p. 108 s.), Thesm. 568, gili riprodotto sopra
(p. 145).
Accanto a versi con due piedi trisiBabici se ne troyano anche con tre
(Eq. 339, 357, 893, 910; Thesm. 547, 554, 567; Ran. 937).
Caratteristica dei tetrametr aristofanei e la tendenza ad insistere su
uno stesso ritmo per alcuni versi consecutivi, sia attraverso ruso delle
medesime incisioni, sia attraverso la ripetizione delle stesse soluzioni
nella stessa sede o in sedi diverse. Diamo un paio di esempi di
quest'ultimo fenomeno, che ci servono anche da riepilogo sulla possibi
lita deBe soluzioni nel verso:
AH. OUK ec; K6paxiic; arroepOEpE pperllC; KKler'tov
. AA. Ka! 'tOu't6 (y') hhlloc; ere rrep1tll,l1tEerx', lvii er'
Kal rrp5TspoV ero1. Tav KaUAav oterO' eKelVOV
Tav crlAep{OU Tav yev5..tsvov;
Ai vv. 892-894 rcorre sempre tribraco in seconda sede (notare anche
al v. 893 tribraco in quarta e sesta sede; al v. 894 dattilo in prima
sede; al v. 895, di cui si eriprodotta solo la prima parte, tribraco in
quinta sede).
Eh' frvhPEepOV ..tov<pomc; KllepleroeproV'ta ..tEtyvC;.
Eh' OVK eAtlPOOV 6 'tlTXOl..t' ovo' E..trrEerrov EepUpOV,
aAA' rrpmerTa ..tv ..tOl T ytvoc; cirr' av EUOC; ...
Nei tre versi ricorre sempre il dattilo, rispettivamente in prima, terza
e quinta sede.
Dall'esame dei tetrametri contenuti nelle commedie conserva te di
Aristofane, F. Perusino ha concluso in generale che:
iI tetrametro giambico cataIettico presenta caratteristiche di verse
in rapporto al suo impiego neHe varie parti delta commedia: se gli
epirremi degli agoni (e la scena in tetrametri deBe Tesmoforiazuse)
contengono un alto numero di soluzioni e fanno registrare un uso piu
variato deBe incisioni, nei katakeleusmoi, neHe introduzioni agli ago
ni, neHe ereppayloEC; del primo agone dei Cavalieri e delIa sizigia
giambica della Pace si presenta una quasi totale assenza di soluzio
ni (tranne Lys. 539, Thesm. 381) e una netta preferenza per la dieresi
148 CAPITOLO 8
mediana; parodi ed esodi presentano pochi piedi trisillabici e inci
sioni regolari.
la struttura del tetrametro giambico catalettico varia da commedia
a commedia, anche nell'ambito di parti uguali. Cosi all'interno degli
epirremi degli agoni (o scene affini) piedi trisillabici presenti nelle
commedie piu antiche diminuiscono o scompaiono in quelle piu tarde,
lasciando il posta ad altri. Ad esempio il tribraco, riccamente
presente in Cavalieri e Nuvole, che hanno meno anapesti, viene
a scarseggiare in Tesmoforiazuse e Rane, piu ricche di anapesti.
Queste due ultime commedie (e soprattutto le Rane, che presenta
piedi trisillabici in tutte le sedi tranne la settima) costituiscono iI
culmine della tecnica aristofanea del tetrametro giambico catalettico;
nelle successive Ecclesiazuse e PIulo il verso avra un ruolo assai
minore.
Dall'esame dei frammenti di Aristofane e dei poeti della Comme
da Antica emerge, per quanto riguarda questi ultimi, ancora un ricco
uso di soluzioni (con qualche differenza rispetto ad Aristofane nel
trattamento deBe medesime quanto alla posizione di fine di parola).
E evitata la fine di parola tra le due brevi nate da soluzione di un
elemento lungo 22; si troyano due casi di anapesto strappato, in
genere corretti: Cratino, fr. 249, 2 K.-A. (an:aV-1t 1..5'(0), ano 2),
Teopompo, fr. 56, 2 K.-A. (ti vuv 'lE ano 2, dove,
comunque, l'anapesto scomparirebbe postulando un fenomeno di
perdita dell'autonomia sillabica di iota). Non pochi i versi con due
piedi trisillabici; versi con tre di essi: Ermippo, fr. 73 K.-A.;
Platone, fr. 71, 6 K.-A.
8.1.2. 11 tetrametro giambico catalettico della Commedia di Mezzo
Dagli scarsi res ti dei tetrametri usati nella commedia di questo periodo
(Antifane, frr. 26; 293 K.-A.; Anassandride, fr. 35 K.-A.; Anassila, fr.
38 K.-A.) ben poco si ricava se non un'osservanza abbastanza rigida
della dieresi mediana, il persistere di una varieta di piedi trisillabici}>,
compreso l'anapesto, e un comportamento simile a quello di Aristo
fane nei rapporti tra soluzioni e fine di parola.
22. In Aristoph. fr. 581, 10 K-A. le prime due sillabe di un dattilo sono
occupate dal nesso prepositiva + pospositiva OUK ay.
Cesure
Antilaba
Soluzioni
8.1.3. 11 tetrametro I
Del tet]
resti aIl
scopert;
intera SI
vv. 88C
a parte
giocata
Nel par
ne in t
F. Perm
di un in
gnamen
forse si
Geta al
un morr
per ripr
quest'ul
(v. 910:
bada all
1 versi
incision(
evitare q
1 cambi
Aristofa
mediana
incisione
solo dop
ediviso
(jE;
Anche
sesta sed
Come in;
e il seconc
23. Poce
294; 766 :
edubbia:
24. 11 ID:
sopra rip<
IL TETRAMETRO GIAMBlCO CATALETTICO 149
8.1.3. n tetrametro giambico catalettico di Menandro e della Commedia Nuova
Cesure
Antilaba
Soluzioni
Del tetrametro giambico cata1ettico deIla Commedia Nuova avevamo
resti ancor piu magri rispetto aBa Commedia di Mezzo 23, finch la
scoperta del testo del Dyskolos di Menandro non ha restituito una
intera scena in questo metro: si tratta di una parte del finale dell'opera,
vv. 880-958, in cui il vecchio Cnemone e costretto suo mal grado
a partecipare al banchetto nuziale della figlia in seguito alla burla
giocata ai suoi danni dal servo Geta e dal cuoco Sicone.
Nel papiro che ci ha fatto conoscere il testo (P. Bodmer 4), la sezio
ne in tetrametri e preceduta dalla sigla UUAE!, che, come suggerisce
F. Perusino (138 ss.), non esenz'altro da interpretare come indicazione
di un intermezzo musicale, ma come avvio di una parte con accompa
gnamento musicale, quindi in parakatalogh: la musica e il recitativo
forse si interrompevano quasi subito, al v. 881 (dopo l'esclamazione di
Geta al v. 880: Ma che suoni, sciagurato? Non sono pronto, aspetta
un momento. Mi mandano a vedere come sta il malato 24. Aspetta.)
per riprendere, dopo la cospirazione tra Sicone e Geta, quando
quest'ultimo stava per bussare aBa porta del vecchio protagonista
(v. 910: E va bene. Andro prima io. KUt TOV (mOIlOV O'U TT1PEl E tu,
bada alla musica), momento culminante dell'azione.
1 versi del Dyskolos mostrano una frequenza quasi uguale della
incisione mediana e di quella dopo il nono elemento, mentre si tende ad
evitare quella dopo il settimo.
1 cambi di personaggio all'interno del verso, assai piu frequenti che in
Aristofane, son o posti di preferenza in coincidenza con la dieresi
mediana e con l'incisione del nono elemento, quindi nei punti di
incisione piu comuni, ma si troyano in quasi tutte le sedi (mancano
solo dopo il primo, settimo, quattordicesimo elemento). Piu di un verso
ediviso in tre battute, uno (v. 957) in quattro:
O'e; :: T :: x5pEe O'G. :: <pipETEo KPEtTTV.
Anche Menandro, come Aristofane, usa il tribraco soprattutto in
sesta sede, raramente in prima e in terza.
Come in Aristofane sembra evitata la fine di parola rispettivamente dopo il primo
e il secondo metron, quando la terza e la quinta sede sono realizzate da tribraco.
23. Poco pi di un verso di Difilo: fr. 1 K.-A.; alcuni versi di autore incerto: frL
294; 766 K.; e inoltre un paio di versi la cu stessa attribuzione alla commeda
edubbia: frL 1322; 1323 K.
24. Il malato eCnemone, reduce dalla brutta caduta nel pozzo. La traduzione
sopra riportata edi G. Paduano.
150 CAPITOLO 8
Rispetto al suo predecessore Menandro mostra invece una tendenza molto minore
a non inserire fini di parola nella parte finale del verso quando la sesta sede
erealizzata da un tribraco.
11 dattilo efrequente soprattutto in quinta sede.
Qui Menandro pone per lo piu fine di parola dopo la lunga, spesso con
nterpunzione o cambio di intcrlocutore:
v.902 1tvoumv. OUK aicr81crE'"C' oMd;. ti) O' 5AOV ecr'"Clv TtlllV
v. 922 liv8pl1tE' '"Cllv 8pav :: oii1t'oac.; evv' Ttlliv
Di solito si evita che le due brevi nate da soluzione siano separate da
fine di parola 25, ma un fatto del genere si trova due voIte proprio
all'interno dello stesso verso
a condizioni che abbiamo gia visto nel trmetro comco 26; la prima
volta nel primo piede, la seconda dopo un bisillabo posta pi avanti
nel verso.
L'anapesto La differenza pi significativa tra Menandro (e i pur miserrimi fram
ment della Commedia Nuova) da una parte e la Commedia Antica e la
Commedia di Mezzo dall'altra e l'assenza, in questa produzione piu
recente, dell' anapesto n.
Nel complesso il verso menandreo presenta, rispetto a quello di
Aristofane, alcuni aspetti di maggiore severita (esclusione dell'anape
sto, maggiore regolarita nell'uso delle incisioni), altri di maggior
liberta e varieta (una maggiore frequenza e una maggior varieta
nell'uso delle antilabai; maggiore tendenza a spezzare il verso nella
parte finale).
Non poche discussion ha suscitato nella critica la scoperta di un finale
cosi lontano dal livello medio della quotidianita nella produzione
superstite di Menandro}> 28 e, d'altra parte, cosi vicino, sia pure in toni
pili smorzati, a molti finali della commedia aristofanea, nel contenuto
25. A vv. 957 (rprodotto sopra) e 919 la prima delIe due brev nate da soluzione
coincide in maniera non problematica (come abbiamo visto non solo nel trimetro
comico, ma anche in quello tragico, v. sopra, pp. 88; 107) con la fine di un
pronome o aggettivo interrogativo (ti, tva); al v. 902, pure sopra riprodotto, si
ha elisione alla fine di un nesso di tipo prepositivo.
26. V. sopra, p. 107.
27. Cfr. Perusino, 148-150; Coccia, 192-194.
28. Cfr. Paduano, 376 n. 93.
(che ved
do natUJ
ta e fest(
se part
tro gian
far no
pro ral
aggressn
esemplO

Nulla sa
co da p
indretta
vole per
della su<
adoper
nato col
costumi
8.2. Le successjQl
Come i
catalet
articolal
tra di lo
Queste
367-381.
1089-lli
fine dell
Le serie
denti, C(
continui
In ques
29. Un
Handley,
che abbi2
lui conos
30. Pen
31. Cfr,
32. Qut
a tetrame
IL TETRAMETRO GIAMBICO CATALE1TICO 151
(che vede una conversione, piu o meno forzata, ad una vita secon
do natura) e neHo spirito (uno spirito dionisiaco di estrema vivaci
ta e festosita) 2
Q
Sembra cogliere nel segno la supposzione, da di ver
se part avanzata, che anche I'uso di un verso come il tetrame
tro giambico catalettico s collegh con la volonta del poeta di
far notare al suo pubblico il cambiamento di tono e il pro
prio riallacciarsi alla tradizione antica (pur con un tono meno
aggressivo e volgare, e anche con qualche sfumatura nuova, come ad
esempio nella poetica descrizione del banchetto allietato dalla dan
za 30).
Nulla sappiamo di un possibile uso del tetrametro giambico cataletti
co da parte del poeta in altre opere, ma, visto che la tradizione
indiretta non ci ha restituito alcun verso di questo genere, eragone
vole pensare che esso non fosse considerato l'espressione piu tpica
della sua produzione, e si pu avanzare l'ipotesi 31 che, se Menandro
adoper il verso per scene scopertamente comiche, lo abbia abbando
nato col tempo quando egli approfondi ulteriormente lo studio del
costumi e dei caratteri rompendo con la tradizione .
.2. Le successioni giambiche della commedia
Come i tetrametri trocaici catalettici, cosi anche i tetrametri giambici
catalettici sono talvolta seguti in Aristofane da successioni giambiche,
articolate per lo piu in cola dimetrici in sinafia (spesso anche verbale)
tra di loro fino alla catalessi finale.
Queste successioni chiudono soprattutto epirremi di agoni (Eq.
367-381; 441-456 (tranne il v. 442, trimetro); 911-940; Nub.
1089-1104
32
; 1386-1390; 1445-1451; Ran. 971-991); una la troviamo alla
fine deHa parodo della Lisistrata (vv. 382-386).
Le serie giambiche sono strettamente connesse con i tetrametri prece
denti, con i quali si pongono talvolta (Nub. 1385 ss.; 1444 ss.) in diretta
continuita sintattica.
In queste successioni (tranne che nel brano della Lisistrata, privo di
29. Un altro punto d contatto con il teatro di Aristofane, fatto notare da
Handley, Dyskolos, 285, ela rottura dell'illusione scenica nell'appello al flautista
che abbiamo riprodotto sopra, quando Menandro einvece altrove, in quello che di
lu conosciamo, assai attento nel mantenere l'illusione scenica.
30. Perusino, 136.
31. Cfr. Perusino, 137.
32. Questa serie differisce dalle altre in quanto non fa immediatamente seguto
a tetrametri, ma eseparata da essi da quattro trimetri giambici.
152 CAPITOLO 8
soluzioni) sono presenti tutti i piedi trisillabic> incontrati nel tetra
(TrGF]
metro catalettico, a parte il tribraco in terza sede 33.
Cillene,
Vediamo un passo con l'evidenziazione dei piedi trisillabici:
Ichn. 298-303 KY.
Ran. 984-991 Tt:<;
XO, )
llatVb6<;; 't6 985
KY. 1
't6 1tEpucrlVv 't9viiK 1l0t;
XO. 1
1toD 't crKp6b6v 't X9tslVv;
KY.
'tt<; 1tphpyEV;
xo.
'tiffi<; b' 'tEp6n'tOt
Cesure II verse
(cfr. qu
KEXiiv'tE<; llllll&Ku90t, 990
IlEAt'tibUt
302, 30
Al v. 984 anapesto in seconda e terza sede; anapesto in seconda
volte (s
sede anche al v. 987; tribraco in prima sede al v. 986 e dattilo in
quinto
terza sede al v. 988.
pentem
Ponte Alla fir
di Porson
Porson
Soluzioni Poco fr,
Un caso di anapesto strappato in:
riprode
elemen1
Meno duro 34 quello di:
Eq. 453
quarto
longum
11 tetra,
Nub. 1098 nOAt1nA&iv<;, 'tOiS<; 9to<;.
anche a
Talvolta il poeta fa uso di antilaba: piu spesso il dimetro viene diviso in
za un ft
due parti uguali, ma il cambio di personaggio pu essere inserito anche
possian
dopo il quinto elemento.
verso. 1
sito del
111 K.
second(
8.3. ntetrametro giambico acataletto
X-u X u xl-u- x ul,,}
Verso gia presente in contesti lirici in eta arcaica 35, lo troviamo usato
stichicamente in una scena degli Ichneutai, dramma satiresco di Sofocle
33. Cfr. Perusino, 93.
36. Cfr
34. V. sopra, p. 108 s.
37. Al
35. V. oltre, cap. 12, p. 193.
complesl
lchn. 298-303
IL TETRAMETRO GIAMBICO CATALETTICO 153
(TrGFIV F 314, vv. 298-328: una vivace sticomitia tra il coro e la ninfa
Cllene, conclusa da tredici versi pronunciati dalla ninfa).
KY. vuv ancr'tEl' 1tlcr'ta 'lap crElltpocr'lEAg OEa:; Sltl'l.
XO. Kai nro<; wu Oavvw<;1 'tOtoihov
KY. 1tlOou' Oavwv 'lap ecrXE <proviv,1 sffiv o' aVaDOO:; i'v Oip. 300
XO. not<; n<; i'v doo<;; 11 'nKDpw<;, 11
KY. ppax<;, xutpoiol1<;, ltO[lJKAlJl oopg
XO. ro<; aiAoDpO<; ElKacrmlnt<puKEv 11 'tw<; ltpoaAt<;;
II verso e piu spesso interessato da una incsione dopo il nono elemento
(cfr. qui vv. 298,299,300,301), che da una incisione centrale (cfr. vv.
302, 303), che divide il verso in due part identche. Si riscontra piu
volte (si vedano qui i vv. 298-300, 302, 303) fine di parola dopo il
quinto elemento, forse, come e stato suggerito 36, per analoga con la
pentemimere del trimetro giambico.
Alla fine del verso viene osservata piuttosto severamente la Legge di
Porson (non costituisce una infrazione iI v. 303) 37.
Poco frequenti sono le soluzioni: non ne compare neppure una nei versi
riprodotti; in un'altra sezione del testo troviamo soluto il primo
elemento lungo del terzo metron (v. 316) e il primo elemento lungo del
quarto (v. 311) e (secondo I'integrazione proposta da Radt) iI primo
longum del secondo metron (v. 316).
Il tetrametro giambico acataletto come verso stichico era forse usato
anche altrove nel dramma satiresco: di ci potrebbe essere testimonian
za un frammento dall'O,!fale di Ione di Chio (TrGFI 19 F 20), ma non
possiamo averne la certezza, visto che tale frammento consta di un solo
verso. Lo stesso pu dirsi, per quanto riguarda la commedia, a propo
sito dell'unico verso da cu e formato un frammento di Ferecrate (fr.
111 K.-A., nel quale trovamo soluto il quarto elemento, cioe il
secondo longum del primo metron).
36. Cfr. L.P.E. Parker, CQ n.s. 16 (1966), 13; Maltese. 90.
37. Al v. 303 il cretico finale epreceduto da un nesso tj tcOs (= ros) di valore
complessivamente prepositivo.
'
CAPITOLO 9
II tetrametro anapestico catalettico.
I sistemi anapestici recitati O recitativi
della tragedia e della comnledia
9.1. Il tetrametro anapestico catalettico
Definizione Si tratta di un verso composto da quattro metra anapestici, di cui
l'ultimo catalettico. Il metron anapestico ha la forma uu uu -,
prevede cioe elemento bceps in prima e terza posizione, elemento lungo
in seconda e in quarta.
Tragedia Mentre la tragedia deve aver adoperato tale verso solo nella sua fase
piu antica (come sembrerebbe ricavabile da una testimonianza relativa
a Frinico, TrGF 1 3 T 12), esso e assai frequente in ambito comico,
dove si presenta fondamentalmente neno schema
uu - uu uu I uu - uu uu
Commedia Usato gia da Epicarmo (che in questo metro scrisse interi drammi,
Choreuontes ed Epinikios, forse interamente eseguiti da un coro), neHa
Commedia attica Antica lo troviamo soprattutto, eseguito con la
recitazione o la parakatalogh, nella parabasi (a volte nel kommtion 1,
regolarmente nella sezione ad esso successiva 2) e nell'agone (nel kata
1. Aristoph. Ach. 626 S.; Pax 729-732 (seguito da un tetrametro trocaico
catalettico).
2. Ach. 628-658; Eq. 507-546; Vesp. 1015-1050; Pax 734-764: Av. 685-722;
Thesm. 786-813.
keleusn
Cavalit
ed ant(
delle R
agoni i
epirren
katake,
ne i1 ve
ai ven
numen
e di all
Cesura Quasi
second
del pri
Aristoph. Av. nhiha
573
Circa
riporo
In COI
e ancl
essa 13,
Realizzaziona
Frequ
dei
dell'ul
bicipitia
3. V
4. V
5. V
6. V
725-72:
7. V
sphragl
8. V
9. V
10. V
11. A
Eq.13
S.; Ves,
1316-1
354-37
12. l
ab =
metri ;
prover
13. (
Cesure
Aristoph. Av.
573
Realizzazione
dei
bicipitia
IL TETRAMETRO ANAPESTlCO CATALETTICO 155
keleusms e nell'epirrema degli agoni eteroritmici secondo agone dei
Cavalieri
3
, primo agone deBe Nuvole
4
- che hanno antikatakeleusms
ed antepirrema in tetrametri giambici catalettici, vCeversa nell'agone
delle Rane 5; come unica componente di katakeleusmo ed epirremi degli
agoni isoritmici di Ves pe 6, Uccelli
7
, Lisistrata
8
; nel katakeleusms ed
epirrema degli agoni di Ecclesiazuse 9 e Pluto 10, che mancano di anti
katakeleusms ed antepirrema) 11. Dall'uso frequente fatto da Aristofa
ne il verso sarebbe stato nell'antchita chiamato 'AplO"'toq>vlOV. Oltre
ai versi contenuti neHe commedie superstiti possediamo un certo
numero di tetrametri anapestici catalettici nei frammenti di Aristofane
e di altri comici della Commedia Antica 12.
Quasi tutti i versi presentan o una incisione centrale (alla fine del
secondo metron) e quasi altrettanti hanno una incisione pure alla fine
del primo metron.
Circa il 40% dei tetrametri presenta inoltre, come quello appena
riportato, fine di paro la dopo iI terzo metron.
In corrispondenza dcHa incisione centrale si pu trovare l'elisione
e anche prepositive e pospositive rispettivamente prima e dopo di
essa 13.
Frequente ela realizzazione con sillaba lunga dei bicipitia, tranne che
dell'ultimo (mai contratto in Aristofane).
3. Vv. 761 S.; 763-823.
4. Vv. 959 S.; 961-1008.
5. Vv. 1004 S.; 1006-1076.
6. Vv. 546 s. ~ 648 s.; 548-620 ~ 650-718; iI verso e adoperato qui (vv.
725-728) anche nella sphrags.
7. Vv. 460 s. - 548 S.; 462-522 - 550-610; cfr. inoltre vv. 626 s. (inizio della
sphrags).
8. Vv. 484 s. ~ 549 S.; 486-531- 551-597.
9. Vv. 581 S.; 583-688.
10. Vv. 487 S.; 489-597.
11. Altre sezioni in tetrametri anapestici neHe commedie superstiti di Aristofane:
Eq. 1316-1334 (nell'esodo); Nub. 263-274 ,..... 291-297; 314-438 (nella parodo); 476
S.; Vesp. 346 s. - 379 S.; 348-357 - 381-402 (proagone?); 875-878, 1516 S.; Pax
1316-1319; Av. 636 S., 658-660; Lys. 1072 S., 1108-1111, Thesm. 655-658, Ran.
354-371, 382 S.; Eccl. 514-519. Per maggiori particolari cfr. White, VGC, 122.
12. Una acquisizione recente ecostituita da un frammento (P. Fackelmann 5 fr.
ab = TrGF 11 F 646a), nel quale compaiono le part finali di una ventina di tetra
metri anapestici catalettici di contenuto dialogico, che alcuni studiosi ritengono
provenire da una commedia, mentre altri da un dramma satiresco.
13. Cfr. White, VGC, 126 s.
156 CAPITOW 9
Si trova quindi il cosiddetto spondeo in tutte le sedi, a esclusione della
settima, che solo eccezionalmente (Cratino, fr. 143,2 K.-A.; Cratete, fr.
19, 1 e 4 K.-A,; Fili1lio, fr. 12, 1 K.-A.) in quanto ci etramandato,
einteressata aquesto fenomeno.
Cratete fr. 19 Ka! trov paepvrov
K.-A.
ixeu<; t' 6ntav 1:06<; tE taptxo<;, ' ano Xlpa<; hecreat.
OK ap' h' oMv &<; ()/ll<; AhEt', oM' btlouv
o' ayopa<;, tKffiv<; noiTjcr6/lE8' o' liA.A.avt<; 14;
Un esempio aristofaneo di verso interamente spondaico (tranne, come
si edetto la settima sede):
Eq. 522 niicr<; o' ()/llV epffivii<; id<; Kai \jfiiAAffiv Kai
Ed ora l'unico esempio in Aristofane di verso interamente anapestico:
Av. 707 b p-cuya oO<;, b nopepupffiv', b b lli':pcrlK5v pviv.
Il cosiddetto dattilo, che risulta da soluzione di un elemento lungo
preceduto da biceps realizzato da lunga, non emolto frequente: si trova
comunque piu spesso nelle sedi dispari (ad esclusione, secondo quanto
abbiamo detto sopra, della settima) che in quelle par. Rispetto ad altre
realizzazioni sono quindi rari metra della forma u() uu - UU.
Esempio di dattilo in seconda sede:
Aristoph. nfip'&'t'& {(\poU6v t5 KaK6v Kai 11i; Ka-c6A" n.ve-c'
Thesm. 794 '1 "t' r'l rl-'
(un dattilo equi presente anche in prima sede).
In quarta sede, di fronte all'incisione centrale, il dattilo eusato solo
eccezionalmente:
Aristoph. av ot6<; 't' tjTj<;
Vesp.350
(un verso in cui troviamo un dattilo anche in prima e terza sede) 15.
14. Una settima sede spondaica e presente in quelle che sembrano essere le
attestazioni pili antiche del tetrametro anapestico catalettico: il verso superstite di
un canto di marcia spartano (P MG 857: aYE-r' & Lrciip-riC; rco-rt
-r6.v"pecc; Kvcriv) e un verso di Aristosseno di Selinunte (lEG ll, p. 45), poeta
da collocare nel VII o VI seco a.e.: 6.A.il;;ovliv rcA.dcr-riv -roov
dv8pdmcv; -ro Jl.vu:iC;). Efestione (p. 25, 21 Consbr.), che cita tali casi insieme
agli esempi del fenomeno in Cratino, conosceva per il tetrametro con chiusa
spondaica il nome di AUK(()V1KV.
15. Cfr. anche Aristoph. Nub. 326; Vesp. 397; Cratin. fr. 342, l K.-A. (?).
In sesU
Viene (
Cosi e
Aristoph.
a()t6v,
Vesp,397
dove e:
Ed ecc
smatic:
La si t
Aristoph. vuv
Vesp. lO15
e
Av. 688 npooi)
come!
Come
Aristo
o tota
unafo
all'inii
1015-1
carattc
vUvai
/l/l'V
o
aotKei
-ca .tE\
/lt/lTJO
d<; af....
/lE-Ca 1
OUK u.
16. e
IL TETRAMETRO ANAPESTlCO CA TALETTlCO 157
In sesta sede il dattilo eevitato (a parte Filillio, fr. 12, 1 K.-A.).
Viene evitata la successione di quattro brevi.
Cosi eeccezionale la combinazione di dattilo e anapesto in
uT6v :: 6) jltap6)tattl ti 1told<;; 06
dove essi sono separati dall'incisione centrale.
Ed eccezionale (e discussa) e la presenza della soluzione proceleu
smatica del piede anapestico.
La si trova in
Aristoph. vuv U6TE, A (9, 1tpoGfxttt T6v vouv, d1tep KaElapv Tt tr'ItAch
Vesp.1015' 't'
e
come si vede, con la stessa espressione.
Come estato osservato 16, nel 75% dei tetrametri deBe commedie di
Aristofane ogni verso va a terminare con una conclusione parziale
o totaJe del pensiero, il che rafforza il sen so della catalessi, lasciando
una forte impressione di completezza. Si veda ad esempio questo brano
all'inizio della parte anapestica della parabasi delle Vespe (vv.
1015-1028), dove tutti i versi, tranne il v. 1025, presentano questa
caratteristica:
vuv u(}tc, j"scp, 1tPOcrtXcTc tOV vouv, stncp KUeUpV Tt <plAcltS. 1015
jltjl'llucreUt yup 'to1m eWtate; 1tOlT\Ti]e; vuv tmeUjlcl.
alKclcrem yp <prcrlV npTSpOe; nAA.' uinoDe; cU 1tc1tOlrKWe;'
tU jlv o <puvsproe; aA": tmKouprov hpOlcrl 1tOlrtuie;,
jlljlrcrjlcvoe; Ti]V EpuKAtoue; jluv'tGuv KUt lvOlUV,
de; aAAo'tpue; yucrTtpue; tvMe; Krojl<ptKU 1tOAAU Xacr9m, 1020
jlSTU tou'tO Kai <puvsproe; fr KtvUVSrov KaS' autv
OK aAj"oTprov aAA' otKGrov Moucrrov crTjlaS' fvlOxtcrae;.
apede; jltyae; KUt tljlrecie; roe; ovSte; 1twnot' tv Ujl1V
OVK tKtSAtcrm <prcriv &1tUpeSte;, 008' oyKrocrm TO <ppv11lla,
16. Cfr. White, VGC, 126.
158 CAPITOLO 9
OUOE 1tuAucn:pue; 1tEp1Kroll1;;Elv 1tElproV' OUO', el ne; Epucrrr,e; 1025
KrollqlodcrOUl 1tUloX' tUU'tOO IllO'rov cr1tcucrE 1tpOe; uU'rv,
OUOEVt mimo'r <PllO'l 1tlOcrOUl, yVOOIlTlv nv' exrov E1tlEtKf
lVu 'rae; Mocrue; ucrlV xpf'rut Ilr, 1tpouyroyoue; U1t0<PlvD'
Ora fate attenzione, se amate la schiettezza. Il poeta desidera rivolgere
un rimprovero a voi spettatori. Dice che l'avete traUato ingiustamente, lui
che per il passato vi avevafatto tanto bene; in principio non apertamente,
ma aiutando di nascosto altri poeti. Come il profeta Euricle si einsinuato
nel ventre di altri e vi ha versato un mare di spirito. Poi invece euscito
al/o scoperto, e affrontando i rischi in prima persona si emesso aUe redini
della propria Musa, non piu di quella altrui. Salito in grande fama
e onorato tra voi come nessun altro mai lo estato, puo dire di non essere
insuperbito, di non essersi montato la testa; e tanto meno eandato a far
baldoria per le palestre; e se qualcuno in lite con ['amante si erivollo a lui
per farlo prendere in giro nella commedia, non gli ha mai dato ascolto,
serbando un animo rello per non fare della sua Musa una ruf/lana.
(trad. G. Paduano) 17
Nel complesso il tetrametro anapestico risulta un verso assai solenne
e dignitoso: esso ben si adatta al tono serio in cui l poeta si rivolge
direttamente agli spettatori nella parabasi e che lo stesso poeta concede
per lo piu ai personaggi che godono della sua simpa tia nell'agone 18,
mentre in genere fa esprimere i perdenti nel piu dimesso e petulante
tetrametro giambico catalettico 19.
17. Aristofane, Le vespe. Gli uccelli, introduzione, traduzione e note d G.
Paduano, Milano, Garzant, 1990.
18. Come ha notato Perusino, 47 SS., fanno eccezone l primo agone dei
Cavalieri, atipico, neIla sua passionalita e volenza, in quanto i suoi epirremi
non consstono in un lungo dscorso di un solo personaggio, interrotto brevemente
daIl'antagonista o dal coro, bensi in un violento scambio di battute tra il
Paflagone e il salsicciaio, in cu dunque gli anapest sono assegnati ad entrambi
i contendenti, e l'agone delIe Vespe, dove sia vincitore che vinto, a ciascuno dei
quali eaffidato un epirrema, si esprimono in questo metro: forse qui la solennita
del verso era impiegata in maniera parodica contro il personaggo del vecchio
infatuato dei processi, oppure l'uso del tetrametro anapestico era condizionato
daIl'atteggiamento del coro, favorevole al personaggio (come eil coro delle Rane
nei confronti di Eschilo, finale vincitore della contesa), nonostante che questo
fosse destinato ad essere neIla commedia perdente.
19. Per le caratteristiche di questo verso proprio nelle scene agonali, e quindi per
l'implcito significato ideologico conferito da Aristofane ai due diversi tetrame
tri, v, sopra, cap. 8, p. 142 s.
Definizione
Sequenze
acatalette
Realizzazione
dei metra
Soph. Ai, 155
Aesch. Ag, 797
Freque
gh nel
Essi si ::
in sinaJ
dimetn
sionale
della se
mo tali
tri anal
epirren:
mo sol
avanti,
e I'usci
framm
Nuova
a tetraI
Perqm
all'intcl
a) la s(
(cioe iI
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., D
O\)"K av
quindi,
Vediarr
ti OO"KI
20. Ta
a quant(
essere o
(quelIo (
per cui
aIl'inzic
elementi
bilmentf
essere iI
consider
IL TETRAMETRO ANAPESTICO CA T ALETTICO 159
'.2. 1 sistemi anapestici recitati o recitativi della tragedia
e della commedia
Definizione
Sequenze
acatalette
Realizzazione
dei metra
Aesch. Ag. 797
Frequente ruso di sistemi di anapesti recitati o eseguiti in parakatalo
gh nel dramma.
Essi si presentan o come successioni di dimetri - uu uu Uu-)
in snafia fino ad una pausa, generalmente marcata dalla catalessi nel
dimetro catalettico o paremiaco (u - u0 uu _)20, con l'occa
sionale inserzione di monometri, spesso posti immediatamente prima
della sequenza seguita da pausa. Nelle commedie di Aristofane trovia
mo tali sistemi ora in successione immediata a lunghe serie di tetrame
tri anapestici catalettici (soprattutto negli pnige della parabasi e degli
epirremi degli agoni), ora in forma indipendente; in tragedia li trovia
mo solo in quest'ultima forma (eseguiti spesso, come vedremo phi
avanti, in scene collegate al movimento, quali ad esempio l'entrata
e l'uscita del coro). Dei sistemi anapestici che compaiono isolati nei
frammenti di Epicarmo, della Commedia di Mezzo e della Commedia
Nuova non siamo in grado di dire se facessero o meno seguito
a tetrametri catalettici.
Per quanto riguarda le possibili realizzazioni delle sequenze acatalette
all'interno di questi sistemi ricordiamo in generale che:
a) la soluzione dellongum successivo a biceps realizzato da una lunga
(cioe iI cosiddetto dattilo) ricorre di preferenza nella prima parte del
metron anapestico:
quindi, rispetto ad altri, sono rari metra della forma uu uu uu.
Vediamo alcuni esempi:
'[6. OOKOijV'[' YuvoIr;
20. Tale sequenza, che troviamo usata in un canto di marcia spartano (PMG 856),
a quanto risu1ta dalla testimonianza di Efestione, p. 26, 17 ss. Consbr., non doveva
essere originariamente che una forma del colon di schema x - uu uu x
(quello che chiarniamo di solito enoplio, imparentato con prosodiaci ed hemiepe,
per cui v. oltre, cap. 18), probabilmente in seguito razionalizzata nel ritmo sia
all'inizio (con una regolare realizzazione con doppia breve oppure lunga) che negli
elementi successivi (alternativamente, prima della chiusa, langa e bicptia presumi
bilmente di eguale durata). In tal modo la nuova sequenza o diventava o poteva
essere interpretata come una forma anapestica catalettica, e cosi sara infatti da
considerare con sicurezza quando essa compare in contesti anapestici.
160 CAPITOLO 9
Aesch. Pers. apllUO''iv
46
Aesch. Suppl. XOVU cr()YXOP'tOV !:i5ptj qn;lYOIlEV
5
Aesch. Sept. Kai
827
Eur. El. 1353 IlXOrov
Aristoph. Kai 1:a VOllIlU'tU crQ)secre' a6't&v
Vesp. 1055
Aesch. Pers. Soy6v &f..l<PTpu.etv o6A.'iov 'EA-A-'i
50
Soph. A-d1to O', napOv', iin' otKmv
Aesch. Pers.
14
oi5'tE
Aesch. P. V.
137
nO.o'tKVO fKYOVU
Eur. l.A. 598 cr't&f..lev, 0pf..lf..lu'ta
E per finre due esempi - eccezionali per gli anapesti non lirici di
dimetri formati da quattro dattili:
Aesch. Ag.
1553
K6.nnEcrE, K6.'tOUVE, Kui KU'tuoihVOf..l
EV
Aristoph. mlcrt yap <1cp06va n6.v'tu
b) e evtata una sequenza di quattro brevi, nata, come S1 e visto
parlando del tetrametro anapestico catalettico, o dalla contiguita di un
elemento lungo realizzato da due brevi con un bceps bisllabico
(- uu uu) appartenenti a piedb> diversi o dalla soluzione proce
leusmatica di un piede anapestico (uuuu).
Del primo di questi due fenomen s hanno eccezional attestazioni sa
in tragedia che in commedia:
fra un metron e l'altro, ad es.
Aesch. Eum.
948
't8' iiKOiShE, cppoiSpt6v 21
21. Cfr. anche Eur. Hec. 145; Ion 226, inoltre Aesch. Sept. 827-828, Eur. El.
1319-1320, dove la sequenza di quattro brevi compare tra due dimetr; Eur. El.
1322-1324 (tra monometro e dmetro).
Aristoph. fr.
oCrr' iiv
706,3 K.-A.
Mnesimaco,
fr. 4, 44 K.-A.

.Oppu
Eur. Troad. 101
-
Aristoph.
Thesm.822
,
'tuv'tTo,
Il secOl
Aristoph. Nub.
Ta
916
Le seql
l'una ri
divise e
della f:
coinciC
Soph. Ant. 931 KP.
ss.
AN.
I
22. el
finora
brevi: 1
tradizic
senza 1;
troppo
da fine
23. A
ctato
Festsch
AristoI
paraba
Il pro
esso e:
24. T
cheAr:
sollecit
Pretagl
25. e
s veril
non e1
1396; J
IL TETRAMETRO ANAPESTlCO CATALETTICO 161
Aristoph. fr.
706,3 K.-A.
Mnesimaco,
fr. 4, 44 K.-A.
Eur. Troad. 101
Aristoph.
Thesm.822
oG1:' avUt;Oilpov i)n(iypoiK01:PUV
cl<pfui,
oppure all'interno di uno stesso metron, ad es.
8aiJ..lovo;; clvho
1:&v'tiov, K(iV&>V, oi KUAue{crKol
22

Il secondo eattestato eccezionaImente solo nella commedia:
Soph. Ant. 931
ss.
Le sequenze acatalette all'interno di un sistema si presentano articolate
l'una rispetto all'altra da fine di paroIa 24 (talvolta con elisione), ma non
divise con la pausa di fine di verso: i rari casi attestati di fenomeni tipici
della fine di verso in coincidenza con fine di dmetro o monometro
coincidono con cambio d personaggo:
KP. TOlyap 1:01:lV 'toicrtv uyoucrtv
KAaJ..lae' i3ntpll
AN. OiJ..lOl, eav1:ou OU' 8yyu1:l
W1to<; acpiKTat 25.
22. Cfr. anche Arist. Pax 169; Ran. 1525 (?); Ephipp. fr. 12,8 K.-A.; in tutti casi
finora elencati esempre presente fine di parola tra i due elementi realizzati da due
brevi: perci viene generalmente corretto un luogo (Eur. Hipp. 1365) dove la
tradizione presenta una successioni di quattro brevi aH'interno dello stesso metron
senza la fine d parola suddetta (cfr. Barrett, Hippolytos, 403 S., ad loe., peraltro
troppo severo sull'ammssibiliti del fenomeno anche in caso di elementi separa ti
da fine d parola; lo stesso vale per Diggle, Studies, 45 s.).
23. A meno di non invocare un caso di sinizesi (lo stesso vale per Eur. El. 1322-4
citato alla n. 21, ma cfr. E. Fraenkel, in Studien zur Textgeschichte und Textkritik.
F'estschrift Jachmann, Berln, 1959, 30 Id., KB 1, 451). Per un altro caso cfr.
Aristoph. Eq. 503 lldC; o' TlJ..Llv 1tpoO'XEtE TOV votiv, nel kommation della
parabasi, che tuttavia viene tal ora interpretato come inserito in un contesto lrico.
II proceleusmatico compare neHa stessa espressione in cui, come abbiamo visto,
esso eattestato due volte nel tetrametro anapestico catalettico.
24. Tranne che in Vesp. 752, dove la sinafia verbale eforse spiegabile con il fatto
che Aristofane voleva riportare fedelmente la formula con cu l'araldo nei trbunali
sollectava i gudici a votare e non poteva farlo se non ricorrcndo alla sinafia (cosi
Pretagostini 1976, 200).
25. Cfr. anche Soph. An!. 936; O.e. 139,143,170,173,1757 (in O.e. 18810 iato
si verifica dopo un'interiezione, il che, come abbiamo visto sopra, cap. 3, p. 52,
non eproblcmatico: cfr. Diggle 1984, 70 = Id., Euripidea, 317); Eur. Ale. 78; Med.
1396; El. 1333; Aristoph. Nub. 892.
162 CAPITOLO 9
Normalmente epresente nei dimetri dieresi centrale:
Eur. Troad. 568 AE6aaEl<; I 'Av8po..txiiv
Aristoph. &V8PE< 61tAhal I
Vesp.360'" r
Essa e talvolta evidenziata dalla ripetlZlone di una parola, e la
bipartizione del colon corrisponde all'articolazione del testo:
Aesch. Cho. vOv i1tKOUaOv, I vOv
725
La commedia ama giocare, oltre che con questo effetto, con quella
della rima:
Aristoph. Eq.
't 9aAanOK01tE1<; I Ka! 1tAa'tuySE1<;.
830
Inoltre essa sfrutta l'incisione dopo ogni metron anche per accentuare
l'effetto comico di lunghe elencazioni:
Aristoph. Nub. a'tf]90<; A11tapv,1 XPOlav Aa..t1tpv,
1012 ss.
w..tou<; ..tEyAOU<;,1 yAwnav
1tUyT]v ..tEyAllV,I1ta91lv ..tlKpv
Quando in un dimetro non e presente la diere si centrale (os ser
vata in maniera rigorosa soprattutto da Euripide) 26 l'incisione
viene spostata per lo piu dopo la prima breve del metron succes
sivo 27:
Aesch. aYE lIT' 'Apydol<;
Aristoph. 't' &v9p(;molal I q>paov alyav 28.
26. L'unica eccezione sembra essere fr. 897, 4 N.
2
; Hipp. 1374 e Bacch. 1373 sono
probabilmente da interpretare come cola lirici in cui, come si yedra piu oltre (cap.
11), la diere si pu anche essere trascurata.
27. Eccezioni: Aesch. P. V. 172; fr. 192,4 R. (in entrambi i casi la dieresi verrebbe
a corrispondere con il punto di sutura di parole composte, rispettivamente
e rcUV1:O-1:pq>ov: cfr. Hermann, Elementa, 374); Aristoph. Pax
1002; Av. 523, 536; Thesm. 49 (del brano ecomunque incerta la resa).
28. La dominante presenza della incisione tra i metra anapestici nelle successioni
anapestiche recitate o recitative del dramma ha indotto vari studiosi a mettere in
discussione l'interpretazione di questi brani come sistemi costruiti per cola (dimetri
e monometri, secondo la divisione che era gi<J. degli editori alessandrini, come
etestimoniato dai papiri e dagli scoli metrici ad Aristofane) a favore di una loro
Legge di Nei dir
Wifstrand
e Nuov:
porre d
monosil
ne spon
Si evita
tramanl
viene e
giunti, .
TrGF 1 1 F4, 4 ipu9p<p
Si arnr
monosl
Soph. Ai. 134
e casI
terzo e:
Aesch. Pers.
915
Eur. fr. 773, 61

N.
2
Non e
come j
del sec
quantc
esso UI
interpn
questa I
per qw
sull'OPI
1978, 1
(che ha
sistente
segnale
non liri
anche'
regolar
a quelli
29. C:
Anapiis
IL TETRAMETRO A:-IAPESTICO CATALETTlCO 163
Legge di Nei dimetri acataletti della tragedia e deBa Commedia di Mezzo
Wifstrand
e Nuova, come risulta dalle osservazioni di A. Wifstrand 29, si evita di
porre davanti aBa diere si centrale o in ultima posizione nel colon un
monosillabo (o un bisillabo di forma u u) preceduto da una successio
ne spondaica conclusa da fine di parola.
Si evita, cioe, un fenomeno come quello attestato in un frammento
.a tramandato sotto il nome di Tespi, ma che non solo per questo motivo
viene considerato, come gli altri tre attribuiti al poeta che ci sono
giunti, una falsificazione:
o
Si ammettono invece, anche se non comunemente, caSI In cm il
monosil1abo e preceduto da un biceps realizzato da due brevi:
e casi simili, in cui ad essere realizzato con due brevi e il primo o il
terzo elemento lungo:
Aesch. Pers.
915
Eur. fr. 773, 61
N.
2
Non costituiscono naturalmente eccezioni aquesto fenomeno casi
.e
come Aesch. Pers. 630, rrf:ll'l'u-:' Evcp8cv 'l'UXllv te; q>&e;, dove alla fine
,
del secondo metron non c'e monosi11abo preceduto da fine di parola in
quanto esso e preceduto da una prepositiva, che costituisce insieme con
esso un'unica parola bisillabica. Un caso come Sofocle Ant. 801 (vuv 8'
interpretazione come sistemi costruiti attraverso la ripetizione di metra (su
questa distinzione in generale cfr. Pretagostini 1978; sulla storia della questione
o per quanto riguarda i sistemi anapestici non lirici efr. West 1977, 89). Ma
l. sull'opportunita di rimanere al primo tipo di interpretazione, cfr. Pretagostini
1978, 168, che segnala neIla regolarita della fine di parola dopo ogni di metro
e (che ha, come abbiamo visto, una sola eccezione, rispetto al numero piu con
e sistente di eccezioni alla dieresi obblgatoria dopo ogni metron) un possibile
x segnale di confine tra i cola: un tipo di fenomeno che ben si adatta alla natura
non lirica di queste sequenze (come abbiamo detto, v. sopra. cap. 1, p. 25, e cfr.
ti anche L.E. Rossi, RFIC 94 (1966), 195 ss.; Id., RFIC 99 (1971), 176 S., la
11 regolarita del1e incisioni e caratteristica dei metri recita ti o recitativi rispetto
i a q uelli liric).
e 29. Cfr. Wifstrand 1934, 210-14; efr. inoltre E. Lefevre, Zu einer Versregel fr
) Anapiiste in der griechischen Tragodie, WS 72 (1959), IOS-1l2.
164 CAPITOLO 9
i8r 'yoo eE<JIlOOV) potrebbe essere giustificato dalla prodelisio
ne
30
; casi come Soph. Trach. 1259 (ayE vuv npiv Tlv8' aVaKlvT)<Jat)
e forse Eur. Ale. 863 (not nOl <JTOO; T ASyro; T 8E Ilf);) dal carattere
prepositivo dei vocaboli che precedono i monosillabi in questione.
Dmetro Il dimetro catalettico presenta quasi sempre il bceps iniziale del
catalettco
secondo metron realizzato da due brevi:
EUL Troad. 121
Pochissime le eccezioni, ad es.:
Aesch. Ag. 366 31.
Di conseguenza la soluzione dattilica compare solo in prima sede:
Aesch. aEK6vHV
Si avrebbe altrimenti infatti, se essa si verificasse in seconda sede, la
sgradita successione di quattro brevi; e per lo stesso motivo non si ha mai
una conclusione u u u u - (con soluzione, cioe, del terzo longum).
Cesure 1 dimetri catalettici presentano nella maggior parte dei casi incisione
centrale dopo il primo metron .
Eur. Ion 111 eEpundj&
Aristoph. K&AUKpi-rolil yliAU nlvElv.
Vesp.724
Piu frequente pero in essi che nei dimetri completi lo spostamento
dell'incisione alla prima breve del metron seguente:
Soph. Ai. 147 KTdvOVT' aye&vrl
Aristoph. Ecd tv Tol:; npoepot<Jll
709
Alcuni esempi dei (rar) dimetri catalettici pnvl delle inClslOni ora
ricordate:
Eur. El. 1359 evytTCilV di8atllovu np<J<JEt
30. Cfr. Wifstrand 1934, 212.
31. crr. anche Aesch. Pers. 32 (con un nome proprio), 152; Sept. 826; Suppl. 7;
Eur. Hipp. 1350; Dr. 1015 e v. Fraenkel, Agamemnon, n, 192, ad v. 366.
Aesch. P. v. q>tAO:; te
297
Aristoph. Av. o&c& nA
736
Eq. 835
Legge di Quando
Rupprecht
presenta
tragedia
spond(;
Con inizi,
3 N.
2
, se i
una prepc
assai dub
32. Cfr.
parola in
della seql
33. Per
1958,84
34. Cos
Fraenkel
Aesch. P.v.
297
Aristoph. Av.
736
Eq. 835
Legge di
Rupprecht
IL TETRAMETRO ANAPESTlCO CATALETTlCO 165
Quando nel dmetro catalettico (con chiusa u u ~ ~ ) il primo metron
presenta una conclusione contratta in uno spondeo uu ~ ) , in
tragedia si evita fine di parola dopo la prima lunga di un tale
spondeo, come estato osservato da Rupprecht 32.
Con inizio della sequenza in u u - un'unica eccezione in tragedia (Eur. fr. 740,
3 N.
2
, se in Soph. Trach. 977 si giustifica ilnroc; interrogativo come assimilabile ad
una prepositiva); con inizio di colon u u - un'unica eccezione in un luogo per
assai dubbio e probabilmente da correggere (Soph. Ai. 1416)33.
Appendice Gli anapesti recitati O recitativi nella tragedia
Come si El gia accennato, nella tragedia i sistemi di anapesti recitati
o recitativi sono spesso eseguiti in situazioni di movimento, molte volte in
contiguita con brani lirici. Cosi essi precedono un brano lirico in una
forma che si pu ben ritenere caratteristica del periodo piu antico della
tragedia, e co! nelJ'ingresso del coro; El quanto avviene nei Persian
e nelle Supplic di Eschilo, tragedie il cui inizio corrisponde con I'arrivo
del coro 34, ed inoltre nell'Agamennone, nell'Aiace e nell'Alcesti, dove
quest'ultimo El preceduto dal prologo.
Anapesti prima di brani lirici accompagnano anche entrate e uscte di
personaggi: cosl Edipo che, nel finale dell'Edpo Re, fa il suo ingresso in
scena nella sua nuova disperata condizione, annunciato dagli anapesti
32. Cfr. Einfhrung, 23. Per osservazioni relative al comportamento di fine di
parota in coincidenza con il terzo elemento, a seconda delle vare realizzazioni
della sequenza, cfr. Parker 1958, 83-86.
33. Per quanto riguarda i dimetri anapestic catalcttici in Aristofanc cfr. Parker
1958, 84-86 (vanno aggiunti Aristoph. fr. 28 e 365, 3 K.-A.).
34. Cosi doveva essere anche nei perduti Mirmidoni deHo stesso autore: cfr.
Fraenkel, Agamemnon, n, 27, ad 40-103.
=
166 CAPITOLO 9

del coro (w. 1297-1306), che precedono l suo sfogo n metr lrc 35;
e d'altra parte Antgone, che nella tragedia omonima esce verso la morte
al ritmo d anapesti da le esegut insieme al coro e a Creonte (w.
929-943), prima che I'episodio vada a concluders con uno stasimo;
mentre piu tardi e lo stesso Creonte a ricomparire in scena, annunciato
dagli anapesti del coro (w. 1257-1260) per piangere in un lamento lirico
I'annientamento della propria famiglia.
In Euripide troviamo diverse volte sistemi anapestici che accompagnano
movimenti scenici relativi a processioni funebri (o a qualcosa di simlle)
che precedono lamenti lirici: ad esempio in anapesti il coro annuncia, in
Andromaca 1166-1172, I'arrivo del cadavere di Neottolemo da Delfi; in
Fenicie 1480-1484 I'entrata in scena di Antigone insieme ai cadaveri dei
fratelli e della madre; in Suppl. 1114-1122 I'arrivo delle ceneri dei
caduti. Sistemi anapestici del coro dopo brani lirici annunciano spesso,
soprattutto in Euripide, I'entrata in scena di un personaggio; in alcuni
casi ess, affidati al coro o ad un attore, fanno da transzione verso
un nuovo brano lrico: una monodia, come quella di lo nel Prometeo
(w. 566 ss.), un duetto, come quello fra Ecuba e Andromaca in Troiane,
577 ss., un komms, come quello tra Adrasto e iI coro nelle Supplic di
Euripide (w. 798 ss.). E inserendosi tra le strofe di brani lirici, gli
anapesti talvolta accompagnano i movimenti di attori sulla scena, co
me quelli eseguit da Antigone, Edipo e il coro (w. 138-148; 170-175;
188-191) tra una strofe e I'altra della parodo dell' Edipo a Colono di
Sofocle, o quelli eseguiti nell'Andromaca di Euripide da Menelao (w.
515-522; 537-544), mentre la protagonista e l figlioletto sono condott;
al supplizio. In piu di un caso, infine, sistemi anapestici, stavolta senza
collegamento a brani lirici, accompagnano I'uscita dei personaggi e del
coro nell'esodo. Un uso ricorrente di questo ritmo, senza legami con il
movimento e, d'altra parte, quello in contesti d lamento, dove sistemi
anapestici non lirici si alternano a stanze liriche: COSI ad esempio in Ale.
878 ss., dove gl; anapesti sono affidati ad Admeto. Peculare di Eschilo,
e probabilmente, come gia notato per gli anapesti nelle parodo, della
forma piu antica della tragedia, e I'uso di sistemi anapestici, pure non
collegati al movimento, e posti, nella forma di una preghiera, come
preludio di stasimi 36 (Pers. 532-547; 623-632; Sept. 822-831; Suppl.
355-366)n.
Dei brani in cui sono adoperati anapesti non lirici alternati ad anapesti
lirici diremo piu avanti, parlando di questi ultim.
r
35. Sul contrasto fra la prima parte di questo lamento. in anapesti lirici
e i precedenti anapesti non Iirici v. oltre, cap. 11, p. 186.
36. Cfr. W. Kranz, Stasimon. Berln, 1933, 135, 166; Fraenke1, Agamemnon,
n, 184.
37. Cfr. anche Eum. 307-320. preludio delle Erinni al loro DllvOs bcrlltos.
METRI LIRlel
1 dattili
del met.
Possian
di varia
Tetrametro sembra
dattilico
chi alCl
o alcmanio
alcman
sequen;
forma 1
tica in ~
La conl
comunl
... - VI
Esiste
Dattili apertu1
ascendenti
da un
presso
Contrazione 1dattil
spondaica
ne SpOJ
~ - -
1. La
fondam
Fraenke
CAPITOLO 10
Dattili
Attestazioni
1 dattili lirici si presentano come sequenze costituite dalla ripetizione
del metron dattilico.
Possiamo trovare, come si vedra, composizioni articolate in sequenze
di varia estensione, e, d'altra parte, bran in cui l'unita di articolazione
sembra essere il tetrametro uu - uu uu detto dagli anti
chi a1cmanio per l'uso da parte del poeta spartano. Con iI nome di
a1cmanio, comunque, venivano indicate in epoca antica anche altre
sequenze dattiliche usate daI poeta, fra cu uu - uu uu -, una
forma rispetto alla precedente, secondo la terminologia antica, catalet
tica in syllabam, per cui oggi essa viene chiamata alcmanio cataIettico.
La conc1usione delle sequenze dattiliche intese come versi si mostra piu
comunemente nella forma detta dagli antichi catalettica in disyllabum
... - uu
Id
Esiste una particolare categoria di dattili lirici che presentano una
apertura di ritmo ascendente, cioe con iI longum iniziale preceduto
da un altro elemento, di solito un bceps (u O), ma anche, almeno
presso a1cuni autori, un elemento libero 1.
Contrazione 1 dattili lirici in generale presentano un uso piu limitato della contrazio
spondaica
ne spondaica rispetto ai dattili recitati.
l. La valorzzazione di queste sequenze, insieme ad uno studio complessivo
fondamentale sulle caratteristiche dei dattili lirici, si deve ad E. FraenkeL Cfr.
Fraenkel 1917-1918, 161-192 = Id., KB 1, 165-196.
170 CAPITOLO 10
10.2. 1 dattili nella lirica arcaica e tardo-arcaica
Alcmane
fr. 3, 64 ss.
Davies = 26,
64 ss. Cal.
(str. 1-4)
vv. 61-63
(str. 7-9)
fL 27 Davies
84 Cal.
Un ricco uso di dattili e attestato, con caratteristiche di verse, per
Alcmane, Stesicoro e Ibico 2.
Alcmane predilige, come si eaccennato, l'uso del tetrametro.
Talvolta il poeta lo adopera in stretta associazione ad altri tipi di metri:
'A[olru.tAolcra o .t' ouoev
aAAa to]v nUAeillv' exOtcra
[ro] tl<; ai:YA[e]V'tO<; acrtTtP
ropavill OlUl1tet1<;
uu - uu uu - uu 4 da
-u-u u-u 2tr
-u- u 2 tr
u u-u- 2 tr cat
Si tratta dell'inizio di una strofe la quale vede anche piu avanti (in
terzultima e penultima posizione) la presenza di due cola di questo tipo,
stavolta in successione:
AUcrlJ...leAEl te ncr<p, O' - uu uu - uu uu 4 da
i)nvro Kal cravtro uu - uu uu 4 da
ouo n J...lU\IlOro<; uu - uu u - u 111
hemiepes + reiziano
giambico (= encomiologico) 3
Altre volte il tetrametro domina contesti che, almeno neHe condizioni
in cui ci sono giunti, si presentano come interamente dattilici:
Millcr' aYe KaAAlna Oyatep dlO<; - UU -- uu uu - uu
apx' epatillv Fenrov, eni o' lJ...lePOV - uu uu- uu - uu
.tv<p Kai xapteVta tOTJ xopv. uu - uu - u
Se siamo in presenza qu, come sembrerebbe ricavabile dalle fonti
che tramandano il frammento, di una strofe completa, l'ultima se
quenza andni interpretata come un alcmanio con chiusa cretica
(-uu uu - uu u -), un tipo di chiusa che risulta at1estato
anche per altre sequenze dattiliche
4
.
2. Per le sequenze dattiliche usate nelle composizioni epodiche dei poeti ionici, v.
oltre, cap. 20.
3. Per questa sequenza v. oltre, cap. 18, p. 258. La ricostruzione della sezione cen
trale deIla strofe eincerta: per riferimenti bibliografici al problema cfr. Calame, 220.
4. Cfr. FraenkeI1917-1918, 176 ss. = Id., KB 1, 180 ss.; A. Gostoli, QUCC n.s.
2 (31), 1979, 96, e per Alcmane anche S 5(b) ( fr. 241 Cal.) ii 16 (e 15?), 18 Davies.
Nonrna
frarnmel
fr. 26 Davies oi) .t' Eh
= 90 Cal.
yu'ia <pj
0<; t' tn
VTJOee<; 1
JI fr. 56
tetramel
Particol
quenza
facendo
cataletti
91 lP1\
-uu-
Questo
sequenz
e stata
situazio
Sulla bas
naturalm
simile int
uu
sequenza
-uu
-uu
Cal. (cfr.
e sequen:
x
uu
uu-u
Davies)1.
5. Cfr.
6. Ne tJ
Soph. O.
7. Cfr.
fr. 26 Davies
90 Cal.
DATTILI 171
Non mancano in A1cmane altre sequenze, come gli esametri: nel celebre
frammento del cerilo essi compaiono in successione:
Ol) IJ.' en, 1tapcrEvIKai IJ.IyPUE<; ap<provol,
uu - uu - uu uu uu
yuia <pPYJv Mva'tat. PlcE 8i, PlcE KYJPlcO<; ElYJv,
uu uu uu - uu - uu
0<; 't' e1ti KlJ.a'tO<; avOo<; alJ.' O:lcKuvEcrm 1to'titat
- uu - uu uu uu uu
VYJ8EE<; ''tOp eXrov, lcl1tp<pUpo<; iapo<; oPVt<;.
uu - uu - uu - uu uu - 1I
11 fr. 56 Davies 125 Cal. offre d'altra parte un esametro dopo cinque
tetrametri.
Particolare interesse riveste un fenomeno che e attestato per la se
quenza finale della strofe del primo partenio (fr. 1 Davies = 3 CaL):
facendo seguito ad un tetrametro, in responsione con il tetrametro
catalettico in syllabam uu uu - uu Id dei vv. 7, 21, 35, 91 (es. v.
91 ipiva<; epa'tu<; compare ai vv. 49, 63, 77 la sequenza
- uu - uu u - Id (es. v. 49 nov 1to1tE'tp18rov oVEprov).
Questo fenomeno suggerisce di riconoscere come possibile chiusa per
sequenze dattiliche anche la serie u (la responsione in questione
e stata aHora interpretata da alcuni studiosi come indizio di una
situazione originariamente fluida delle c1ausole dattiliche).
SuBa base di queste osservazioni estato proposto 5 di interpretare come dattiliche,
naturalmente in casi dove il contesto metrico circostante sa congruente con una
simle interpretazione, sequenze che presentan o una tale conclusione, come:
uu - uu - u 1,2, il cosiddetto decasillabo alcaico (che e, come si vede, la
sequenza di Alcm. fL I Davies, ai vv. 49, 63);
u u u u u u - u 1,2, il cosiddetto prassilleo 11;
- uu uu uu - uu - u 1,2, la sequenza di Alcm. fL 91 Davies = 136
Cal. (CfL Ibyc. S 151 Davies, str. 4-5);
e sequenze che rispetto alle precedenti si presentano con un inizio ascendente:
x u u u u u - 1,2 6;
uu - uu - uu uu u _1,2, il cosiddetto archebuleo (cfr. Stesich. fr. 244
Davies)7.
5. Cfr. Fraenkel 1917-1918, 166 ss. Id., KB 1, 170 ss.
6. Ne troviamo esempi nella tragedia: cfr. Aesch. Suppl. 526/533; P.v. 135/151,
Soph. O.e. 1244.
7. Cfr. anche Ces. Bass. GL VI, 256, 9, che ne attesta la presenza, oltre che in
172 CAPITOLO 10
Stesicoro
S 15 col. 1I, 16
Davies (ep. 2)
S 15, col. I1,
6 Davies (str. 2)
Ibico
Nei casi di sequenze ambigue tra generi metrici differenti il contesto edetermi
nante per l'interpretazione: in altre parole, l'ambiguita pu essere sciolta dalla
presenza nel contesto di sequenze dall'interpretazione metrica sicura al cu genere
la sequenza in questione pu essere sentita appartenere. Va da s che restano non
pochi casi in cui neppure il contesto di per s ci aiuta.
Nella produzione di Stesicoro (che ora conosciamo assai meglio grazie
ad una serie di ritrovamenti papiracei che ci ha permesso di ricostruire
gli schemi di intere composizioni) 8 uno dei filoni portanti era costitui
to da odi interamente dattiliche: cosi i Syotherai (l cacciatori del
cinghiale: frr. 221-222 Davies) e la Gerioneide (pp. 154-175 Davies).
Esse sono artico1ate in sequenze di varia estensione, che vanno a con
cludersi nella catalessi piu comune (in disyllabum), oppure (in partico
lare alla fine delle stanze) 9 neHa forma in syllabam. Tali sequenze
presentano ora un inizio dattilico:
atE lWtU10'XVOl O" [Sf;J,lW; uu
uu - uu 4 da
ora un inizio ascendente (queste ultime, visto l'inizio con un bceps,
vengono talora denominate dattilo-anapesti)
6OVUlO'tv "YSpUC;' 0't')'Q. S' o')" {;nlKAon:SUV [(;]Vf;PEtO'E J,lEt>n:Q)
uu-uu -uu uu-uu uu- 7
uu
da/\
Lunghe sequenze dattiliche si trovano anche nelle composizioni, come
l'Ertfile (pp. 180-183 Davies), che costituiscono l'altro grande filone
della produzione stesicorea a noi nota, e che esamineremo piu avanti:
quelle in dattilo-epitriti.
Nei dattili stesicorei, in caso di realizzazione con lunga di un bceps, il bceps del
metron precedente e quello del metron successivo sano realizzat da due brev 10.
Non altrettanto ricco eiI materiale a nostra disposizione per quanto
riguarda Ibico; ne ricaviamo comunque che il poeta aveva usato piu
Stesicoro, in Ibico, Simonide, Pindaro, mentre Efestione, p. 28, 22 ss. Consbr. la
attesta per Alcmane.
8. Per uno studio complessivo della metrica stesicorea (precedente alIa pubbli
cazione di P. UlIe 76, per cu v. oltre, cap. 18, p. 259) efr. Haslam 1974: sulle
composizioni dattiliche in particolare efr. pp. 11 ss.
9. Cfr. West, GM, 50.
10. Cfr. Haslam 1974, 15 en. 14.
alcman
Davies
fr. 286 Davies
tpt J.lB\
J,lTlAiOE(
{;K n:O!(
Kfln:oc;1

oivup(
oOOEJ.l(
1vv. 1-3
proprio,
ved remo
con gli I
dattilica
presenta
Inoltre
fr. 287, 5
t J.lav 1
Davies
e di seq
S 151, 24
EU 'EAl
Davies (str. 2)
Bacchilide In Bac
nell'epi
presem
(ep.7).
Mentre
e Pind
cuItual<
quali al
CA
(IU-U
11. Se,
zione.
12. Cf
DATIILI ]73
alcmani in successione: cosi, ad esempio, nella prima sezione del fr. 286
Davies I1 gli alcmani compaiono ai vv. 4-6:
fL 286 Davies
fr. 287, 5
Davies
S 151, 24
Davies (str. 2)
Bacchilide
tpl IlEV al 1:e KUOroVtal - uu uu - u-
IlTJAioes apOlleVal pouv
- uu uu u-
BK 1to1:allmv, lva Ilapetvffiv - uu uu u-
KT]1tOs aK1pa1:Os, al 1:' oivaveioes uu - uu uu
aUSlleVal crKlepOtcnv <p' epvecnv uu uu uu uu 5
oivaptOl
s
eaAteOlcnV. BIlOi o' epos - uu uu uu - uu
ouoelliav Ka1:K011:Os pav. uu uu u-
1 vv. 1-3 sono fonnati dalla successione di una sequenza (- uu uu u -) chc,
proprio dall'uso in questa composizione, viene chiamata ibiceo; se altrove, come
vedremo (v. oltre. cap. 17, p. 248), una sequenza di questo tipo dimostra legami
con gli eolo-coriambi, qui sembra legittima una sua interpretazione come serie
dattilica con chiusa cretica; lo stesso si pu dire della sequenza finale, che si
presenta come un decasillabo alcaico.
Inoltre aveva fatto uso di sequenze con inizio ascendente:
t Ilav 1:pOlltffi VtV B1repXllevov - - uu uu - uu- 4 da 1\ 1\
e di sequenze con chiusa cretica:
uu
u eu 'EAtKffi\;'o[es] Aycp - uu
In Bacchilide troviamo singole sequenze dattiliche fra cola eolici
nell'epinicio 4, e, in numero maggiore, nel ditirambo 16, che vede la
presenza anche di serie con inizio ascendente e della chiusa cretica
(ep.7).
Mentre sequenze dattiliche compaiono qua e la nelle od di Simonide
e Pindaro, sembra di poter riconoscere una tradzione di poesa
cultuale legata alla misura dattilica, di cu c restano esemp pti tard,
qual alcun peani: PMG 934 CA 136, peana di Eritre (IV sec. a.c.);
CA 138, peana di Macedonio (IV sec.?); PMG 937, peana di Epdauro
(III-II sec.?) 12.
11. Secondo West, GM, 51, si tratterebbc di una strofe completa della composi
zione.
12. Cfr. West, GM, 141.
174 CAPlTOLO 10
Infine p
10.3. 1 dattili eolici
Sapph. fr. lIS V. 'tep er', (j
Una tradizione interpretativa antica classifica come dattili eolici 13
Op1taKt I
alcune sequenze ritenute aperte dalla base libera tipica dei metri
eolici (v. oltre, pp. 233 e 238) e proseguenti in un certo numero di
In Alcce
dattili, ora con chiusa cretica, ora con chiusa catalettica in disylla
bum.
x X \.
Si tratta in particolare dei cosiddetti

tetrametro saffico o eolico
x x
uu
ut,d
Alc. fr. 368 V. K>AOla
t,d
tetrametro eolico catalettico
x x
uu -uu
pentametro eolico
x x uu - uu - uu
ut,d
t,d
ai XPt; (

pentametro eolico catalettico


x x
uu
...... uu uu
Per la prima di queste sequenze:
Resta p<
ne datti
Sapph. fr. 130, "Epo<; OTJlY'C> l' ADcrllATJ<; OVf.:t u - U U - U u u
costitut
l s. V.
yAUldmtKpOv alxavov Op1tf.:tOV uu UU uu u
agli eob
vengone
per la seconda:
dattili, j
quale se
tro e l
Sapph. fr. llO V. Oupffipep1tof.:<; B1ttOpyUtot u uu -uu
di una
ta. oe 1tf.:l1tf.:Pf.:W u u uu - uu u I1
formazil
1tO"O"UyyOt oe O>K' uu uu
del loro
cu ece
In pentametri eolici erano redatte le composizioni di Saffo raccolte
dagli Alessandrini nel secondo libro della poetessa:
15. Cfr.
Sapph. fr. 49 V. i]plav lEV Eyro O"Of.:V, 'AtOt, 1tAat 1tot
16. Cfr.
- u uu - uu - uu u u li metrica i:
e 143 V.
erlKpa lot 1tt<; ellf.:V' B<pavf.:O Kl'iXapt<; presenza
di versi ( 14
- - u u u u u u U 11
dell'isosil
dattil0, e
11 pentametro eolico sarebbe poi stato ripreso da Teocrito in uno dei suoi idilli
dattiliche
composti in dialetto eolico (29).
cretica).
17. SeC(
dei dattil
la base si
ascenden
13. Cfr. Efestione, p. 22 s. Consbr.
queste pr
141; 365 V. (e forse frr. 38; 305a V.).
14. Cfr. anche Sapph. frr. 44-48; 50-51 V. (e forse frr. 43; 52; 156 V.); Ale. frr.
18. A P
Sapph.fr.115V.
i
13
tri
di
'a-
AJe. fL 368 V.
te
11
14
lli
r.
DATTILI ]75
Infine per il pentametro catalettico:
't'ql a', cb q:Az KAro; E1Ka8ro; u - uu uu - uu --11
opnaKt Vql aE IlA1a't" lKa8ro - u u u u - u u _ 11
15
In Alceo eattestata anche una forma ancora phi estesa (un esametro):
x x - uu uu - uu - uu
KAoI.m nva l'OV XapEVl'a M{;vrova KAEaaat,
uu uu uu - uu uu
at xPT aUllnoaia; nvacrtv EIl01YE y{;vEaOat
16
- - uu uu - uu - uu 11
Resta per noi problema tic o decidere se accettare una tale intepretazio
ne dattilica di queste sequenze, soprattutto di fronte ad una base
costituita da due elementi liber che sembra accomunarle piuttosto
agli eolici ved e propri 17: di alcuni dei piu diffusi cola eolici esse
vengono spesso 18 considerate come espansioni tramite l'aggiunta di
dattili, il tetrametro e il pentametro eolico del gliconeo (rispetto al
quale sono piu lunghi rispettivamente di uno e due dattili), il tetrame
tro e il pentametro catalettici del ferecrateo. Al di la della legittimita
di una simile interpretazione per quanto riguarda il processo di
formazione di queste sequenze, non ci si puo sottrarre alla percezione
del loro rapporto con gli eolici di fronte ad un caso come la strofe di
cui ecostituito il fr. 94 V. di Saffo: due gliconei (x x - uu u-)
15. Cfr. anche Sapph. fr. 136 V.
16. Cfr. anche Ale. fr. 367 V. (e forse frr. 296a; 318; 366 V.) e la testimonianza
metrica in Ale. fr. 458 V.; la stessa forma era presente anche in Sapph. frr. 142
e 143 V., ma qui, visto I'inizio spondaico, si pu pensare anche di essere in
presenza di esametri dattilici normali: la composizione da parte della poetessa
di versi di que sto tipo, con abbandono del principio, altrove sempre osservato,
dell'isosillabismo, che si manifesta nella possibilita di contrazione spondaica del
dattilo, edocumentata da vari frammenti (104a, 1; 105; 106 V.). Per altre sequenze
dattiliche normali nella lirica eolica, efr. Ale. fr. 369 V. (4 da + 4 da con chiusa
cretica).
17. Secondo Fraenkel 1917-1918, 165 s. = Id., KB 1, 169 S., per il quale I'origne
dei dattili eolici sarebbe invece da tenere nettamente distinta da quella degli eolici,
la base si spiegherebbe in questo modo: poeti di Lesbo sarebbero partiti da dattil
ascendenti con inizio in due sillabe brevi e avrebbero innovato trasformando
queste prime due posizioni in elementi liberi.
18. A partire da Korte, e poi soprattutto da S nell , Korzeniewski, West.
176 CAPITOLO 10
seguiti da un tetrametro eolico:
125
Come si
notare 19
nAAU, Kui :B' [Ilot u - uu - u
(10 stessc
Sapph. fr. 94,
4)11' ros BelVU nEn[v9]uIlEV
- -- - uu u ricereato
3-5 V.
responsic
'Pmp', 11 Ilv a' M:KOla' C1.1tUA1llnvro uu - uu - u
111
dattiliche
ca nelle a
espesso 1
Sofocle
10.4. 1 dattili nel dranuna attico
Eschilo Stanze dattiliche sono presenti in Eschilo nei Persiani, nell' Agamenno
ne, neBe Eumenidi; in esse iI poeta ama alternare sequenze di diversa
estensione: si veda la prima coppia strofica della parodo dell'Agamen
none, di cui riproduciamo il testo della antistrofe (vv. 123-138, in
responsione con i vv. 104-121):
Ag. 123-138 KEBvos B a'tpu:IlUv'tts iBmv 8o AiIlUcrt 81aaoDs
---uu uu uu-uu- 6da
'A'tpd8u.; IlUXIlOU'; 8ll Auy08uhus
uu uu - uu uu- - 5 da
uu --115 daA
u-u u u u u - u u - ia 4 da
nv'tu 8i': npyrov uu - - 2 da
K:ivllnpa9E :a 811lltOnA119f uu uu--4da
Moipu npos :o 130
uu - uu - - 11 4 da A
otov Ili :l'; ayu 9E9EV KVE<p- - uu - u u u u 4 da
a1J npo'tunv a'tlltOv IlYu Tpou.; - uu - uu uu -1I4daA
a'tpu'tro9v. oluql yap 8n<p90vo.; 'Apn:1l1s yva
u u - - u u u u u u - - ia 4 da
n'tuvotcrtv KUal. nu'tp.; ..... uu - - 11 3 da A 135
UU:'tOKOV npo AXOU 1l0yEpav n:Ku 9uollVotatv,
- u u u u u u - u u u u 11 6 da A
(:uyet: 8 8elnvov u{Eniw. u u -- u - u - 2 ia
UtAtvOV Ull.tVOV dn, :o 8' El) V1K:ro.
-uu uu - uu--
111 5 da A
la messa
spondei s
colon COl
singolo
questo fe
tragici 20,
parte di.
mennone
e i metri
Sofoc1e
po misto
pesti 21 (1
sono la I
vv. 151
visto il c
Chiara 1
vanno 1
estensiol
partieoll
que piu
tetrame1
sione
element,
O.C.
<!'>'ttVl :e
1673-1676
aA/,o:e
(/1700-1703)
19. Cfr
20. Per
O.T. 175
21. Cm
poeta se
giocand(
22. Cfr
s./474 s.;
DATTILJ 177
Sofocle
o.e.
1673-1676
(/1700-1703)
Come si vede, si presentano sequenze della piu varia estensione. Da
notare 19 ai vv. 125 e 129 l'inizio spondaico che coincide con una paro la
(lo stesso avviene nella strofe): si tratta di un effetto che sembra
ricercato dal poeta; di esso egli si serve anche altrove, di solito in
responsione, come una sorta di solida base per le sue lunghe serie
datti1iche (cfr. ad esempio Pers. 864/871; 880). La contrazione spondai
ca nelle altre sedi del verso, soprattutto quando avviene in responsione,
espesso usata mirando a particolari effetti, come ad esempio al v. 125
la messa in rilievo di parole significative che qui coincidono con gli
spondei stessi. Da notare in fine la presenza di giambi: nella forma di un
colon completo (v. 137) e, piu significativamente, nella forma di un
singolo metron premesso a sequenze dattiliche (vv. 126, 134). Che
questo fosse peculiare di Eschilo, anche se si ritrova pure negli altri
tragici 20, lo si deduce dalla citazione di sequenze simili nelle Rane da
parte di Aristofane, il quale inoltre cita proprio i vv. 109-112 dell'Aga
mennone per mostrare la connessione tra queste successioni eschilee
e i metri tipici dei nomoi citarodici.
Sofocle ama inserire cola dattilici, spesso in successione, in contesti di ti
po misto, soprattutto in contiguita con giambi, cola eolici ed anche ana ...
pesti 21 (le uniche stanze omogeneamente o prevalentemente dattiliche
sono la prima e la seconda coppia strofica della parodo dell'Edipo Re:
vv. 151-158/159-167; 168-177/179-189, con probabile riecheggiamento,
visto il contenuto dell'ode, di moduli cultuali dei peani: v. sopra p. 173).
Chiara la preferenza del poeta per l'articolazione in tetrametri, i quali
vanno piu volte a costituire versi, o meglio, sistemi di una certa
estensione, in genere chiusi da sequenze di altro genere metrico; e in
particolare ti pico (anche se non esclusivo del poeta, ma da lui comun
que piu che da altri chiaramente ricercato) 22 il fatto che successioni di
tetrametri o anche singoli tetrametri (o altri cola) dattilici dalla conclu
sione - u u si uniscano in sinafia ad una sequenza che inizia con un
elemento libero: si tratta per lo piu di sequenze giambiche come in:
q,nVl ""COV nOAuv - uu - uu 2 da
aAAo""Ct: /lEv nvov E/lm::(5ov t:'(XO/lEV, - UU - uu - uu - uu 4 da
19. Cfr. Dale, LMGD, 43; West, GM, 128.
20. Per Eschilo cfr. anche frr. 132; 282 R.; per gli altri due gran di tragici: Soph.
O.T.175/187; Eur. Hipp. 1105/1114.
21. Cosi soprattutto nell'epodo della parodo dell' Elettra (vv. 233-250), dove il
poeta sembra ricorrere ad un effetto di transizione tra i due generi metrici,
giocando sulla contrazione spondaica nel tetrametro dattilico al v. 238.
22. Cfr. Dale, LMGD, 37 e 84; per I'uso in altri poeti cfr., ad es., Eur. Ale. 464
s./474 s.; Oro 1011 s.; Aristoph. Nub. 289 s./312 s.
178 CAPlTOLO 10
EV nUll'tQ) 8' aAytcr'tu nupocrollV uu uu uu - uu 4 da
iBvt Kui nuBocru. u u u - - 11 2 iaA
El. 162 s.
(/183 s.)
O.T. 171 s.
(/182 s.)
Euripide
Hyps. fr. 1 i,
9-14 Bond
Hyps. fr. 1 iii,
11-17 Bond
Per queste sequenze giambiche iI poeta sceglie talvolta un llllZlO
dattilico;; con un effetto che sembra essere quello di addolcire la
transizione verso iI nuovo ritmo:
unu'tp8uv, dq>pOVt uu uu uu-uu 4 da
1l0Av'tu 'tv8 yuv 'OpO"'tuv
uu u u u u - 11 3 ia A
Troviamo il fenomeno anche con altri tipi di sequenze: ad esempio con
una serie dattilica ascendente:
4> oih yap EKyOVU uu uu uu uu 4da
O't 'tKOtcrtV
u - uu uu uu - - 11 x 4 da A
Anche in Euripide troviamo successioni in sinafia articolate per lo piu
in tetrametri:
OU 't8 ou 't8 UU uu uu
icr'tO'tvOU nupullBtu AlllVtU uu uu uu- uu
MoO"u BtAl Il KptKtV, O n 8' nvov uu uu uu-uu
i) XptV i1 BpunIlUW npcrq>opu uu uu - uu - uu
[n]ut8i npnt vwpiP uu UU
'tM uU8&. uuu u
(4 tetrametri, trimetro catalettico in syllabam, itifallico)
dove l'antistrofe presenta fra i tetrametri il fenomeno della sinafia
verbale
23
IlUKpOnAcov m'tACOV K uu UU uu uu
A(KJIlU'tU IlAnoIlVU, 't't 'IlEV 'tux uu UU uu uu
nAOUV, 't't 8' avnuullu nA uu uu uu uu
't[]8 Ilot 't8 i8dv l uu UU uu UU
'tut, Auvu&v 8E -uu uu
UUUUUU
23. Per questo cfr. anche Phoen. 801 (i784); Soph. O.C. 229-231.
Hel. 381 ss.
Itifallico
Ma iI IJ
cfr. ad e
av 't no
XpucroKi
KUAAOcn
roAO"EV
OAOIlVC
Compar
costruiu
variame
processi,
larmentc
avremo
inoltre e
1 dattili
inserisc(
particol.
poeta, (
abbiam(
Unicoin
Phoen.
alcuni stL
di dattil
24. Cfr.
25. Cfr.
26. Cfr.
27. 1 ve
375 ss.) ,
presenza
28. Cfr.
29. Qm
GM, 131
metriche:
DATIILl 179
Ma il poeta fa diverse volte uso anche di sequenze piu lunghe;
cfr. ad es.
Het. 381 ss. liv t not' "A.ptEJ.W; -uu-uu uu-uu 4da
XpucroKpat' liAa<pov Mpono<; Tttavbu KOpUV
uu - uu - uu -uu 6 da
- u u u u u u - u u 4 da
OOAEcrEv OOAE(JE npyuJ!u
u u u u - u u u u - 5 da 1\ 1\
OAO''VOU<; t' 'AXUlO<;. uu u - u 111 itifallico.
Compare in questi due brani, con funzione di clausola, una sequenza
costruita non kata metron, detta itifallico (- u u -, qui in forme
variamente solute), il cui nome sarebbe derivato dall'essere usata nelle
processioni dionisiache in cui veniva portato in giro un fallo 24: partico
larmente gradta come colon clausolare in contesti metrici diversi,
avremo modo di riparlarne proprio ritrovandola in questa funzione ed
inoltre come componente di strutture epodiche
25

1 dattili di Euripide alcune volte dominano intere stanze 26, altre volte si
inseriscono in contesti misti, soprattutto nei lunghi brani astrofici
particolarmente frequenti nell'ultimo periodo della produzione del
poeta, come appunto quello dell' Elena da cui e tratto il passo che
abbiamo riportato 27.
Unico in tragedia e assai problematico un fenomeno che risulta dal testo tnidito di
Phoen. 796/813: la responsione del dattilo con iI tri braco . Esso eaccettato da
alcuni studiosi 28 che pensano che nel tribraco sia qui da riconoscere una forma
di dattilo leggero 29: se un fenomeno simile di responsione in base al computo
24. Cfe. PMG 851a.
25. Cfr. in particolare capp. 18 e 20.
26. Cfr. ad es. Herae!. 608-617/618-628; Phoen. 784-800/801-817.
27. 1 versi riportati costituiscono la fine di una lunga successione dattilica (vv.
375 ss.) con cui va a concludersi il brano, che aveva gia prima fatto registrare la
presenza al v. 355 di un esametro dattilico.
28. Cfe. Wilamowitz, GV, 360 s.; Dale, LMGD, 66; West, GM, 131.
29. Quanto agli altri possibili casi di dattili leggeri in tragedia addotti da West,
GM, 131 (Phoen. 1498 e 1557), e preferibile ricorrere ad altre interpretazioni
metriche: efe. West, bid. e Mastronarde, Phoenissae, 558, 561, ad loce.
180 CAPlTOLO 10
delle sillabe entra in goco, come vedremo, per alcuni casi in commeda, nella
tragedia gli esempi addotti in un altro genere metrico (gli ana pes ti) restano
dubb JO.
Aristofane Aristofane presenta aleune stanze nel complesso omogeneamente datti
liche; piu di una volta esse sono occupate da invocazioni e preghiere:
cosi nell'ode della parodo delle Nuvole (vv. 275-290/298-313), in cui la
misura prevalente eil tetrametro, nei vv. 1748-1754 degli Uccelli, nei
vv. 875-884 deBe Rane. In quest'ultima commedia, aB'approssimarsi
dell'agone tra Eschilo e Euripide, il coro aveva eseguito un canto
costituito dalla ripetizione della stessa strofe, formata da versi dattilici
solenni, ma ampiamente parodici nei confronti di Eschlo:
Ran. 814-817 7H 1tOU 8etvv XAOV V800EV
(/818-821j822
uu uu uu uu
825/826-829)
lvlc' av 1tep t81J 8VTa
- uu - uu- uu
aVTtTtxvOU' TTe 8i) lm uu uu uu uu
O!l!la'w -- u u - u 11I
La successione dattilica, in cu le prime due sequenze si presentano
sicuramente come vers, e chusa da un dimetro trocaico catalettico,
probabilmente ricalcando un uso eschileo 31.
Assolutamente peculiare ela grottesca, lunghissima sequenza dattilica,
in gran parte occupata da una sola parola, in Eccl. 1170-1176: si tratta
di 28 dattili (di cu l'ultimo probabilmente in sinafia, ammesso che i1
cantante avesse ancora fiato, con iI colon successivo 32), articolati
probabilmente in tetrametri:
Eccl. 1168-1176 l'xa yap 1tEtcrt uuuu-u
Ao1ta80TE!laxoO'EAaxoyaAEo uuuuuuuuuuuu
KpaVtOM1'Vav08pl!lU1tOTpt!l!laTO- uu uu uu uu
crtAqn01tapaAO!lEAtTOKal'aKeXU!leVo- - uu uu uu uu uu uu uu
KlXAE1tLKOO'O'ucpocpan01tEpWTepa- -uu uu uu uu
30. Cfr. oltre cap. 11, p. 187 e n. 7.
31. Per la rcorrenza in Eschilo di successioni dattilche chiuse da questa
sequenza cfr. Prato, Canti, 307 (ad Ran. 817): si vedano in particolare Pers. 880
887 S.; Ag. 165 s./174 S.; Eum. 3708./379 s.
32. Si tratta di coriambo + cretico come in Soph. O.e. 237, 242, 249.
AeKTpuc
AEtOA/,
A01tTepl
Tax'
Notevol
(2 tr), d
tre datti
iniziale
a 3 da il
Si traW
ditiraml
In epoc:
stato 38 1
disy/lab
Simia fr. 17 Xaipe l
PoweIl
In epocl
in syllal
stessa e]
Attis (G
L'archebuleo DeBe SI:
eBenisti,
33. 11 tl:
I'allunga:
34. Un
Euripide
35. Eq
Vetta,
36. In 1
ad vv. 11
37. Per
38. Cfr
DATTILI 181
AK'tpOOVOTC1OKq>aAlOKlyKAoTCe UU UU - UU uu
uu - UU UU- uu
AOTC'tepoyrov. (jO oe 'taD't' oxpoa(jlle uu UU UU UU
VOC; 'taXO Kai 'taxroc; Aa!)e 'tp!)lov 33 U U U U U U U U
Notevole l'uso delle soluzon: nella sequenza, verosmilmente trocaica
(2 tr), del v. 1169, ma anche, a quel che sembra, ne langa degli ultimi
tre dattili di v. 1171
34
; cosi eforse possibile pensare anche per il colon
iniziale ad una interpretazione come 2 da 1\ 35 e per quello successivo
a 3 da interamente soluti.
Si tratta probabilmente di una parodia della contemporanea poesia
ditirambica 36.
le.s. 1 dattili in eta ellenistica e in eta imperiale 37
In epoca ellenistica, nell'ambito della produzione libresca ci eatte
stato 38 per Simia di Rodi 'uso del pentametro dattilico catalettico in
disy/labum che dal poeta prese il nome di si(m)mieo:
Simia fr. 17 Xatpe "EKa'te, llKap T
Powell
In epoca imperiale si trova usato stichicamente iI tetrametro catalettico
in syllabam .,- uu uu- uu (A.P. 15, 23); in ambito lirico nena
stessa epoca troviamo una intera composizione in dattili in un inno ad
Attis (GDK 44, 2).
L'archebuleo DeBe sequenze con chiusa - U - venne usato stichicamente in eta
ellenistica l'archebuleo:
uu uu uu uu U - \,d
33. Il testo riprodotto equello dell'edizione di Vetta; al v. 1173 bisogna supporre
l'allungamento epico della seconda sillaba di K<PUAlO (cfr. Vetta, 286).
34. Un possibile caso in tragedia eEur. Andr. 490 (cfr. Diggle 1974, 26 Id.,
Euripidea, 122).
35. E quanto propone Prato, Can ti, 353. Per altre proposte interpretative cfr.
Vetta, 286.
36. In particolare di quella di argo mento simpotico-culinario (cfr. Vetta, 276,
ad vv. 1169-1175).
37. Per I'uso di sequenze dattiliche in strofe epodiche, v. oltre, cap. 20.
38. Cfr. Hephaest. p. 21, II Consbr.
F
I
182 CAPITOLO 10
Lo adoper largamente il poeta da cui il verso doveva prendere il
nome, Archebulo di Tera (prima meta del 111 seco a.e.) 39; in questo
verso Callimaco compose il fr. 228 Pf., usando per esso anche un inizio
in singola breve, e un anonimo poeta una composizione forse dedicata
agli inganni di Laomedonte (SH 992). L'archebuleo fu usato in epoca
imperiale da Diogene Laerzio per un epigramma (4, 65).
11.1.
1 cola f(
liriche s
tetramet
che non
il diml
uu u
il diml
Attestat
una con
L Solo
parte di J.
aver usat
39. Cfr. Hephaest. p. 28, 9 ss. Consbr. Eincerto per se sia a lui da attribuire il
anapesti
verso riportato come esempio dal metricista: SH 124.
sopra, ca
CAPITOLO 11
Anapesti
tt.1. Attestazioni
1 cola fondamentali che entrano a comporre le sequenze anapestiche
liriche sono gli stessi che abbiamo gia visto come articolazioni del
tetrametro anapestico catalettico non lirico e deBe sequenze anapesti
che non liriche:
il dmetro
uu uu uu uu
il dmetro catalettico
uu uu uu--
Attestati scarsamente nell'eta arcaica 1, gl anapesti lirici son o lllvece
una componente importante del dramma attico.
l. Solo una testmonanza antca c informa delruso di un trmetro catalettico da
parte d A1cmane (TE 13 XXIII Davies = test. de metro XXIII Cal.), che potrebbe
ayer usato anche il dmetro anapestico (fr. 48 Davies = fr. 118 Cal.); per gli
anapesti di marcia laconici, che potrebbero anche non essere stati cantati. v.
sopra, cap. 9 (p. 156 n. 14; p. 159 n. 20).
,
184 CAPITOLO 11
11.2. GIi anapesti Iirici del dramma attico
Soph. O.T.
1310
Eur. Troad.
197-200
Eur. Troad. 177
Eur. J. T. 215
Eur. I.A. 1322
Thesm. 707 11 av oOv 'tUth .. 8..ii 2 an
2. In generale cfr. Dale, LMGD, 47-68; West, GM, 121. Per uno studio corn
plessivo del fenorneno nella cornrnedia di Aristofane, con proposte interpretative
quanto alla performance dei vari brani, cfr. Pretagostini 1976.
3. Cfr. West, GM, 123.
In tragedia e nella parodia tragica in commedia gli anapesti lirici si
presentano nel dialetto a patina dorica tipico della lirica della tragedia.
Essi si distinguono da quelli non lirici (anche se una sicura individua
zione e talvolta problematica) per una serie di caratteristiche
2
:
l. compaiono frequentemente dimetri senza incisione centrale:
<p80yy& biuno:rro:wl <popiibav
2. la percentuale di contrazioni spondaiche e piu elevata (si troyano
non di rado cola interamente spondaici e compare comunemente il
paremiaco che chiude con tre lunghe):
aial aial, noou; b' olK'Wu; 2 an
..av crav A..tav 2 an
OUK 'Ibaou; {cr'W; KEpKba -- -- -- - u u 2 an
blVEoucr' -- -- -- - 2 an /\
3. c'e una maggiore liberta nella soluzione di elementi lunghi.
Cosi e ammessa la successione di quattro sillabe brevi: essa pu
risultare dalla contiguita di elementi lungo e biceps appartenenti
a piedi diversi realizzati ciascuno da due brevi:
..licrb' l:naKoucro..tiva 2 an
'l'u..tii8ffiv 2 an /\
&<piiUv hihav nOIl1taiav 2 an /\
o, piu spesso, soprattutto nella commedia 3, dalla soluzione proceleu
smatica del piede anapestico:
Eur. Jon 883

Eur. J.T. 231 cryyovo
Come si
precede.
anapes1
ancor PI
anche ca
Aristoph. Av.

328
4. comp
iniziale
Eur. J.T. A1bac;
210-212
cr<pylO\
Ka! 8u..t'
5. venge
Eur. Jan 167 Ai..tvac;
6. si riSI
Eur. Hec.
183-185
bEl..tavl
.. no..'
7. si ris
ad un
arditi, e
Ed ora
appena
Eur. J.T. im balJ.l
157-165
..tvovc
1t
..tAAffi .
ANAPESTI 185
2 an /\
Eur. I.T. 231 cr6yyovov 6v h.i1tOV 2 an
Come si vede, in quest'ultimo brano la realizzazione del piede che
precede il proceleusmatico con un dattilo e la realizzazione con
anapesto di quello che segue porta alla successione di un numero
ancor piu elevato di sillabe brevi, un fenomeno che pu verificarsi
anche con altre combinazioni:
Eur. l. T.
210-212
Eur. Jon 167
Eur. Hec.
183-185
Eur. J.T.
157-165
4. compaiono frequentemente i dimetri catalettici, anche in posizione
iniziale e, spesso, in successione tra loro:
A1ba<; "CAjlrov Kopa
cr<pytov 1ta"CP<txt u u --
Kal eUjl' OK eyeTJ"COv -- ---
5. vengono usati in funzione c1ausolare anche dimetri acataletti:
Atjlva<; "Ca<; ATjAibO<; 11 (c1ausoIa intermedia)
6. si riscontra l'associazione con cola di altri generi metrici:
jlT] KP(J\II'!J<; bapv. -- -- -- - 2 an
betjlavro betjlavro, jla"Cep, 2 an
"C rr01:' avacr"Cvet<; uuu u docmio
7. si riscontra, nello stesso contesto, iI passaggio dal ritmo anapestico
ad un altro tipo di ritmo (a volte anche con cambiamenti piuttosto
arditi, come in Aristoph. Vesp. 1009 ss., da anapesti a trochei).
Ed ora un brano n cu s vedono riunite aJcune delle caratterstche
appena esposte:
iro baijlov, an
jlVov 0<; jle KacrYVTJ"COV cr\)AI}<; uu uu 2 an
'Abq.. rrjl'l'a<;, <p "Ccrbe xoa<; u u --- uu 2 an
jltAAro Kpa"Cfjp "Ce "Cv q>etjltvrov - u u uu 2 an 160
I
186 CAPlTOLO 11
8paVelV yaa<; ev VnOlt; 2 an
nT\yt; L' opdrov eK Ilcrxrov 2 an
BKXOU L' oivT\pat; 2 anA
Le nVT\lla lleA,l(jcruv
-- uu uu 2 an A
VeKpOit; 8eAKLlpla Kel'tal.
uu -- uu -- 2 anA
Osserviamo in tutti i cola la contrazione spondaica (i vv. 157 e 161-163
sono interamente contratti); l'incisione central e e presente solo al v.
159; i vv. 163-165 sono tre dimetri catalettici in successione tra loro.
La tragedia Nella tragedia anapesti lrie appaiono qualche volta isolati in contesti
di altro genere metrico oppure in contesti polimetrici (cosi ad es.
nell' Edipo Re di Sofocle, ai vv. 469-470/479-480 due dimetri anapestici
sono inseriti fra cola eolo-coriambici in una stanza che presenta anche
sequenze giambiehe), ma soprattutto li troviamo in successioni piu
o meno lunghe, ora a formare sezioni di brani che poi proseguono in
ritmo diverso, ora come protagonisti di intere composizioni liriche, con
l'immissione piu o meno sporadica di altri tipi di metri, tra cui soprat
tutto i docmi. Un uso peculiare equello di Euripide, che in aleune trage
die compone, in lunghe successioni di quest'ultimo tipo, brani (soprat
tutto astrofici) affidati ad attori 4. Non poche volte gli anapesti liriei si
inseriscono in immediata successione ad anapesti recitati o recitativi,
contribuendo talora a sottolineare un diverso livello di emozione: e
quanto avviene, ad esempio, nell'Edipo re, ai vv. 1297 ss" in cui il coro
annuncia l'ultimo arrivo sulla scena del protagonista in anapesti non
lirici, ai quali segue subito, da parte di Edipo, un breve lamento in
anapesti lirici (vv. 1307 ss.), che prelude ad un piu ampio lamento lrico
del medesimo, cui poi si unid. il coro. Altre volte troviamo nel medesimo
contesto un'alternanza tra i due tipi; cosi nelle Trachinie, ai vv. 971-1003,
Eracle in agonia si esprime in anapesti lirici, mentre al figlio Illo e al
vecchio sono assegnati anapesti non liriei; nelIa scena introduttiva
dell' Ifigenia in Aulide Agamennone e il vecchio iniziano in anapesti
non lirici un dialogo durante il quale, in corrispondenza del crescere
dell'emozione, il primo passa (non senza fluttuazioni) agli anapesti lirid
(vv. 115-163), rito mando poi di nuovo alla recitazione.
La commedia La commedia presenta anch'essa anapesti lirici come inserti sporadici,
come metri di aleune sezioni liriche che proseguono con ritmi diversi, e
infine offre brani dominati dagli anapesti: in quest'ultimo caso si tratta
4. Si tratta di Hec. 68-97, 154-215; Troad. 122-152 (a cui seguono due coppie
strofiche anapestiche che formano la parodo: vv. 153-175/176-196 e 197-213/
214-229); I.T. 123-235; Ion 144-183, 881-922.
soprat
ritmo i
sociazi
forme
Ai vv. 3
mente a
procelel
respons
questi c;
Assai d
eventua
DiscuSSi
della die
delle se(
5. Aril
343-351
6. Cos
ctato PI
v.350b,
forma SI
7. Una
ni luogh
do la stu
197, del
(u u u
136 (u
al di la
commed
in respo
di colizz
889 POS!
dimetri
introduc
contesto
tragedia
miaco se
semplice
giambic(
meglio, I
metron a
secondo
che al f
(quest'ul
immedia
da inequ
A::-<APESTI 187
soprattutto di brevi canti corali di struttura piuttosto semplice e di
ritmo omogeneo
5
Peculiare degli anapesti lirici deBa commedia el'as
sociazione con i cretici, soprattutto quando compaiono le rispettive
forme solute del proceleusmatico e del peone primo (- u u u).
Ai vv. 333-335/349-351 degli Uccelli, che fanno seguito ad una sezione omogenea
mente anapestca, eattestato un ripetuto fenomeno di responsione libera tra tali
proceleusmatici e peoni primi; in Vesp. 339/370 la tradizione conserva una
responsione tra uu u u u u - e - u uu u-: sembrerebbe contare in
questi casi, a livello di responsione, la corrispondenza tra il numero deBe sillabe 6.
Assai dubbio che un tale principio del computo deBe silIabe potesse essere
eventualmente operante anche nella tragedia euripidea 7.
Discussa e la possibilita che negli anapesti lirici I'allentamento nell'uso rigoroso
della dieresi tra metra abbia portato in alcuni casi ad una costruzione kata poda
delle sequenze. Una pentapodia anapestica eper lo pi riconosciuta in Aristoph.
5. Aristoph. Ach. 1142-1149; Eq. 498-506; Pax 939-946JI023-1031; Av. 328-335/
343-351; 1726-1730; 1743-1747; Ran. 372-376/377-381.
6. Cosi Dale, LMGD, 56 S., che, per questo motivo, nel brano degli Uccelli prima
citato propone di correggere iI v. 334b per ottenere una responsione sillabica con il
v. 350b, invece di quella tnidita, peraltro non problematica, tra cretico e la sua
forma soluta uu u -.
7. Una tale interpreta7jone estata proposta da A.M. Dale, LMGD, 62 ss. per a1cu
ni luoghi problematici di brani anapestici astrofici dove si presenterebbero, secon
do la studiosa, piedi anapestici di forma u u u : si tratta (a prescindere da I.T.
197, del cui testo la stessa Dale riconosce le dubbie condizioni), di I.T. 220, Jon 889
(u u u u u u u u u u u u); I.1'. 213 (u u u u u u -); Ion 900, Troad.
136 (u u u u u u u u u u -); J.1'. 130 (u u u u u u u u u u): ma,
al di la delle difficolta teoriche di ammettere per la tragedia licenze che per la
commedia sarebbero almeno sostenute da una pi frequente ricorrenza, per di piu
in responsione, resta il fatto che per i brani in questione si aprono altre possibilta
di colizzazione o di interpretazione che possono sostenersi tra loro: J. T. 220 e Ion
889 possono essere interpretati come dimetri giambici (cfr. Diggle, Studies, 96) o
dimetri trocaici, e per Jon 889 e possibile anche una colizzazione diversa, che
introduce docmi (cosi Biehl nella sua edizione) gia prima comparsi in questo
contesto, ed inoltre, interpretando come lungo l'a/fa di <ppecrtv, per il quale in
tragedia sono attestate entrambe le possibilta di misurazione, avremmo un pare
miaco soluto. Troad. 136, se non si vuol introdurre una correzione, peraltro molto
semplice (cfr. Biehl 1989, 138), e interpretabile, al pari di Jon 900, come metron
giambico + anapesto, e I.T. 213 come ia + molosso (v. oltre, cap. 14, p. 214 s.) o,
meglio, come ia + an catalettico. Piu problematico I. 1'. 130, interpretabile come
metron anapestico + ia con fine di paro la tra le due brev nate dalla soluzione del
secondo longum del primo ana pesto, o come paremiaco fortemente soluto, ipotesi
che al fenomeno suddetto unisce queHo deHa soluzione del penultimo elemento
(quest'ultima interpretazione, comunque, potrebbe essere favorita dal contesto
immediatamente circostante, visto che il colon in questione epreceduto e seguito
da inequivocabili paremiaci).
188 CAPITOLO 11
Ach. 285: ~ s IlSV Ol>V KU"CUAscrollsv, <b Ilwpa KS(jlUAT] 8: ma, dato che essa
e inserita in un contesto non anapestico, non se ne possono escludere altre
interpretazioni, come ad esempio queUa di serie dattilica ascendente.
Come misura anapestica dispari e stata interpretata una sequenza formata da
sei lunghe che compare alcune volte in con tes ti anapestici, neUa tragedia e
anche neUa commedia 9, e cosi pure forme considerate rispetto ad essa solute
uu _10, uu - uu uu _JI, UU UU uu uu uu UU 12. Piu sottil
mente A.M. Dale ha proposto!3 di pensare, per il colon di sei lunghe, come pure
per un altro di cinque lunghe, che in alcuni casi troviamo in contesto anapestico 14,
ad un modo di misurare gli anapesti lirici a seconda del numero delle sillabe
lunghe (da quattro a otto), con occasionali soluzioni. In realta per, neHa forma
con cinque lunghe, come ammette la stessa studiosa, e possibile identificare
un docmio 15; per quella con sei lunghe e per le sequenze uu
e uu uu - uu si pu pensare a forme di prosodiaco 16 (la seconda
con apertura in doppia breve), visto che il prosodiaco ad apertura monosilla
bica non e privo di riscontri in associazione con gli anapesti 17; infine
u u u u u u u u u u u u pu essere interpretata come un di metro giambico 18.
8. Prato, Canti, II pensa invece (con Schroeder) ad una serie di dnque cretci,
citando a sostegno il caso sopra ricordato (v. p. 187) degli Uccelli, che presenta re
sponsioni tra proceleusmatici e peoni: un confronto piu stringente sarebbe per la
responsione che abbiamo gia citato, in Vesp. 339;370, fra piede anapestico e cretico.
9. Per la tragedia cfr. Eur. Hec. 200; Troad. 144 (per Ion 904 epossibile anche
una diversa colometria: cfr. Diggle 1974,24 s. = Id.. Euripidea, 119 S., scettico
anche suHe condizioni del testo); per la commedia: Aristoph. Ran. 374.
10. Cfr. Eur. I. T. 150.
11. Cfr. Aesch. Pers. 952/965; Aristoph. Lys. 479 s.;543 S., per cui v. anche sotto
alla n. 16.
12. Cfr. Eue. l. T. 232; in Aristoph. Av. 328/346 la serie in questione risuIta
secondo una colometria proposta per il brano, che vede anche la presenza di una
tripodia di forma u u uu u u uu - ma che non el'unica possibile.
13. Cfr. LMGD, 60 SS.; la proposta e stata seguita da D. Bohnke, Lyrische
Anapiiste, Kiel 1960. passim.
14. Cfr. Eur. Hec. 182,190,193,201; I.T. 126 S.; 188?; Ion 906-909.
15. Nel brano dell'Ecuba in cu compaiono i casi riportati alla nota precedente il
contesto presenta anche un docmio (v. 185) di forma piu riconoscibile (mentre al
v. 1057 della stessa tragedia una serie di cinque lunghe ein mel.zo a docmi: solo piu
avanti cominciano gli anapesti). Nel brano deHo Ione ci sono pure docmi riconoscibi
ti: qui per in piu eforse possibile identificare un sottile gioco di transizione ritmica
di questi docmi (vv. 894-896) neUa successione verso gli anapesti. Per la possibilita di
trovare anche un docmio isolato in contesti anapestici, cfr. Soph. El. 205/225.
16. Cosi, ad esempio, per il caso di Ran. 374, Prato, Canti, ad loc.; per Lys. 479 s.1
543 s., Pretagostini 1978, 177 s., che colizza quanto segue in due dimetri anapestici
fortemente soluti (diversamente, per questo luogo, Henderson, Lvsistrata, 130, che
con Dale, LMGD, 56, e West, GM, 123, colizza i vv. 479-483/544-548 in 4 tripodie
anapestiche e un metron anapestico).
17. Cfr. Eur. Med. 993 sJ999 s.; He!. 692 S.; Aristoph. Ran. 679.
18. Cosi Diggle, SLUdes, 96. Per la possibilita di cola giambici m contesti
anapestici v. sopra, n. 7.
Da seg
del COI
sembra
o dalla
invem
avopec;
crl)WTCtt
Si discl
a una ~
trattass
veri e 1
anapest
22
co , se
con qUi
anche s
i fereen
11.3.. Gli aJUttR
Poco e
eta m
Gotta
inni d:
abbonc
kala sI
2, in 1
paremi
19. Ce
ne che 2
20. Cf
21. Cf
22. Cf
23. Cf
a docmi
oltre, PI
tetrame'
(Simia (
estensio
24. La
serein n
25. Cf
Lacomr
ANAPESTI 189
Da segnalare infine il difficle problema presentato da un frammento (84 K.-A.)
del comico Ferecrate (probabilmente proveniente da una parabasi, visto che
sembra contenere una allocuzione al pubblico, ma non si sa se dal kommtion
o dalla parabasi vera e propria), nel quale il poeta presenta una sua nuova
invenzione, i cr.t1t'tUK'tot UV1tatcr'tOl, anapesti compiegati:
liv8psC; 1tpcrxs'ts tV vouv KatVij} Uv vU
crU.t1tTKtolC; UVU1tUicrTOlC; Uv
Si discute se l'invenzione qui vantata da Ferecrate consistesse nell'aver dato
a una successione di tripodie anapestiche la forma di ferecratei 19 oppure se si
trattasse di una allusone scherzosa alla forma ambigua di tal sequenze, peraltro
veri e propri ferecratei 20 oppure se la novta consistesse nell'uso di tripodie
anapestiche accoppiate 21 oppure ancora, come proponeva ga un esegeta ant
co 22, se con il termine uv1tatcrtot il poeta intendesse (come talvolta fa proprio
con questo termine Aristofane) riferirs alla sezione principale della parabas,
anche se costtuita da un altro metro, come eupolidei nelle Nubi, e qu, appunto,
i ferecratei accoppati.
11.3. GIi anapesti in epoca ellenistica e imperiale
Poco diffusa in epoca el1enistica 13, la poesa anapestica fu coltivata in
eta imperiale, soprattutto per inni, ad es. nel II seco d.C. l'inno alla
Gotta in Luciano, Podagra 191-203 (dimetri con catalessi finale) e gli
inni di Mesomede (ad un cigno, n. lO Heitsch, monometri, con
abbondanza di proceleusmatic>; n. 4 Heitsch, a Physis, paremiaci
kata stichon) 24 e, piu tardi (IV sec.), gli inni di Sinesio di Cirene (nn. 1;
2, in monometri anapestici ciase uno costituente un verso; n. 3 in
paremiaci )25.
19. Cosi Dale, LMGD, 61 S., che, piu precisamente, secondo la sua interpretazio
ne che abbiamo riportato sopra, parla di hexamakron anapestico.
20. Cfr. Gentili 1952,46.
21. Cfr. Palumbo Stracca 1979,65 S.
22. Cfr. p. 161,9 ss. Consbr.
23. Cfr. PMG 863-865 (Carmina popularia); cola anapestic si troyano, insieme
a docm e cretici, gambi e dattili, nel Lamento dell'esc!usa (CA 177), per cui V.
oltre, pp. 200 e 276; al di fuor della lrica effettivamente cantata, furono usati iI
tetrametro catalettco (Alessandro Etolo, fr. 7 Powell), l trmetro catalettico
(Simia di Rodi, fr. 9 Powell), il dimetro (PMG 1033), e successioni di una certa
estensione (CA 187-189: elogio di Omero: profezie di Cassandra).
24. La presenza ai vv. 7 e 15 di un inizio in singola breve potrebbe far pensare di es
sere in realta in presenza di enopli: efe. per anche Gentili 1952,202; West, GM, 172.
25. Cfr. Synsios de Cyrene, tome 1, Hymnes, texte etabl et traduit par C.
Lacombrade, Paris, 1978.
190 CAPITOLO 11
In alcune composizioni di Mesomede (nrr. 2, 7-25; 3; 6-9; 11-12
Heitsch) e in Luciano, Podagra 87-111, a paremiaci si alterna una
sequenza uu uu uu - u --, che veniva detta clrrKpo'toV e dove
va essere intesa come anapestica 26. Una sequenza u - uu u fu
usata piu tardi per tre inni (nn. 6-8) da Sinesio, che ne vanta
l'invenzione; negli inni 7 e 8 si trova anche la sua forma catalettica
uu uu
26. Per altre composizioni che vedo no la presenza di una tale sequenza, in
unione o meno con anapesti, cfr. West, GAf, 173.
Le sequ
il dim
con la s
X-u
il trirn
X-u
con la s
x u .
il tetn
X-u
In quest
in epoce
la varia]
esempr
fenomer
CAPITOLO 12
Giambi
,ll.l. Attestazioni
Le sequenze gambiche attestate nella lrica sono principalmente:
il dimetro
x ~ u X - - u ~
con la sua forma catalettica
x u u
il trimetro
x u x u ~ x u ~
con la sua forma catalettica
x u-x u-u
i1 tetrametro
x u - x u ~ x u - x u -.
In questo tipo di sequenze l'associazione al metron giambico (frequente
in epoca tardo-arcaica e classica) di unitti come il baccheo (u ~ -, con
la variante del molosso ~ ) , il cretico (- u ~ ) , lo spondeo (- ~ ) non
esempre agevole da giudicare: pu trattarsi (a parte naturalmente il
fenomeno della catalessi bacchiaca e, forse, di quella spondaica) di
192 CAPITOLO 12
forme sentite come equivalenti al metron giambico 1, il che sembra
talvolta, come vedremo, confermato dalla responsione della sequenza
- u - (e forse anche di u - -) con un metron giambico completo 2;
oppure possiamo essere in presenza di veri cretici e bacchei.
L'uso di cola giambici (dimetri, dimetri catalettici, trimetri), talvolta con
anaclasi coriambica, cioe con la sostituzione del metron giambico con il
coriambo, di cui abbiamo avuto gia modo di parlare (v. sopra, p. 94,
n. 73), per semplici canti (o formule) legati al rito e per canti popolari di
varia natura (che troviamo in genere raccolti nelle edizioni dei lirici sotto
l'etichetta di Carmina popularia) ci e testimoniato da diversi fram
menti 3. La loro datazione e difficile, ma e legittimo pensare che alcuni di
essi possano risalire almeno ad epoca classica, e considerare che il ritmo
giambico fosse stato sempre collegato a questo tipo di produzione.
PMG 852 rrou 'tU p8a, rrou 'tU ta,
rrou 'tU KaAu crAlva;
m8i 1U p8a, m8i 1U ta,
m8i 1U KaAu crAtva
dimetro giambico
dimetro giambico catalettico
dimetro giambico
dimetro giambico catalettico
12.2. Sequenze giambiche nella Iirica arcaica
Alemane Le principali sequenze giambiche sembrano attestate gia in Alcmane 4:
il dimetro:
fr. 20 ropa<; 8' EcrrKE 1pd<;, 8po<; - - u - u - u -
Davies = 12
Cal.
Kai Komlpav 1pimv - - u - - - u -
Kai 11palOv 10 Ffp, OKa - - u - u - u U
crAAEl Ecr8irv 8' ii8av - - u - u - u
OUK Ecrn -- u ....
il di metro catalettico:
S 5(b), 14
Davies = fr. 241, cri8a<; 800 u - u - u -
14 Cal.
l. Spesso si parla aquesto proposito di forme sincopate, anche se il termine non
edei piu felici, visto soprattutto il suo diverso uso moderno in ambito musicale.
2. Per spiegare il fenomeno si pu allora pensare alla protrazione, nella perfor
mance, di una delle lunghe in questione, o alla presenza di un Xpvo<; KEV<;
(tempo vuoto): la perdita della musica non ci permette di scegliere con sicurezza.
3. Cfr. West, GM, 146-148.
4. Per le sequenze giambiche componenti delle strutture epodiche di Archiloco,
Ipponatte, Anacreonte, v. oltre, cap. 20.
fr. 89, 5
Davies = 159,
5 Cal.
fr. 96 Davies
= 130 Cal.
fr. 2 (1), 1
Davies = 2a, 3
Cal.
Saffo e Alcea
Anaereonte
PMG 428 =
fr. 46 Gent.
PMG 429 =
fr. 49 Gent.
il trir
Ka! KVI
il triI
f8r 1[{
X8pO\
il tet
Kcr't(i
--u-
Iltrim
acatal,
fine di
non si
Quan1
dimetl
Ep(j) ,
Ka! !lC
Il poc
a larg
!lf;V
rrpEC
ed inl
tetrar
PMG
Bena
respo
5. Pe
e cola
6. A
7. e
8. P,
on
1 il

di
tto
m
di
no
,4.
, .
.
,.
Ir
'>c;
a.
0,
fL 89, 5
Davies = 159,
5 Cal.
fr. 96 Davies
130 Cal.
fr. 2 (1), 1
Davies = 2a, 3
Cal.
Saffo e Alceo
Anacreonte
PMG 428 =
fr. 46 Gent.
PMG 429
fL 49 Gent.
GIAMBI 193
iI trimetro:
Kai Kvro8aA' BV -- u - -- u u u
iI trmetro catalettico:
f8TJ nUV1V tE nO/"tV - - U - - U U U U
X8pov 'te AEUKOV KTJpvav t' nropav --u- --u- U
I tetrametro:
Kcmop tE nroArov roKErov nnwt <JO<j)o
--U U -U-U U
Il trmetro catalettico fu adoperato da Saffo (fr. 117 V.), iI tetrametro
acataletto da Alceo (fr. 374 V.), che uso anche dimetri all'inizio e alla
fine di una strofetta (fr. 303A b V.) formata da tre sequenze, deBe quaIi
non si eriusciti a recuperare quella centraIe 5.
Quanto ad Anacreonte, ci viene riferito che compose intere odi In
dimetri giambici:
ptro 't 8TJo't KOUK PEro U U - U - u-
Kal jlavojlat KOU jlavojlat 6 U - - - u
11 poeta us anche il dmetro catalettico destnato, come vedremo,
a larga fortuna, con I nome di emiambo, in eta imperiale:
jleV 9EArov jlX<J9at, U U U - -
npE<Jl"t yp, jlaXE<J9ro 7 U U U -
ed inoltre iI trimetro (PMG 425; 426 = frr. 52; 53 Gent.), e anche il
tetrametro acataletto (PMG 499(d) = test. VIII Gent.; cfr. inoItre
PMG 424 = fr. 54 Gent.).
Ben attestato nel poeta ruso di cola giambo-coriambici, con scambio in
responsione tra i due metras .
5. Per l'unone, nella lrica eolica, e anche successivamente, tra metra giambici
e cola eolici v. oItre, cap. 17, p. 236; p. 239; p. 249 s.
6. Altri dimetri in successione in PMG 427 fr. 48 Gent.
7. Cfr. anche PMG 430 fL 50 Gent.
8. Per questo v. oltre, cap. 15, p. 217 s.
194 CAPlTOLO 12
12.3. 1 giambi in Simonide, Pindaro, Bacchilide
A parte l'uso, a liveIlo di inserzione di metra o di cola, all'interno di
composizioni prevalentemente eolo-coriambicbe, e quello nei cosiddetti
dattilo-epitriti, dei quali ci occuperemo piu avanti, i giambi COffi
paiono in alcune odi dei tre grandi lirici corali (quelle cbe Snell indica
nelle sue edizioni di Pindaro e Bacchilide come costituite da metra ex
iambis orta); esse s presentano nel complesso come associazioni di
metra e cola giambici con cretici e trochei, con la comparsa anche d
altri tipi di sequenze, quali ad esempio docmi, reiziani, cola enopliaci
o eolo-coriambici 9.
Le composizoni in questione sono: Simonide PMG 541, la Olmpica 2
e il fr. 75 M. di Pindaro e il ditirambo 17 di Bacchlide (e cfr. anche
Simon. PMG 579; Pind. fr. 108 M.; Bacchyl. fr. 14 S.-M.).
In queste odi il cretico, almeno alcune volte, eda interpretare come una
forma del me/ron giambico; questo sembra sicuro nei casi del diti
rambo bacchilideo 10 in cui le due forme sono attestate in responsione 11:
in str. 6
12
Cia, invee del cretico degli altri luoghi, al v. 72); str. 15 (a,
invece del metron giambico degli altri luoghi, al v. 38); str. 19
(ia, invece del cretco degli altri luoghi, al V. 42); str. 21 (er er ai vv. 21,
44, ia cr ai vv. 87 ellO); ep. 6 (er er a al V. ia cr a al v. 118) 13.
Sono present le varie forme docmiache, il docmio, uu u UU,
9. Per questa interpretazione cfr. Gentili 1974,86-89; R. Pretagostini, Conside
razioni SU! cosiddetti metra ex iambis orla in Simonide. Pindaro e Bacchi/ide,
QUCC n.s. 6 (35) 1980, 127-133.
10. 1 problemi del testo e deHa colometria di questa difficile ode sono stati
ampiamente discussi da Gentili 1974: R. Fhrer, Beitriige zur Metrik und Textkri
lik der griechischen Lyriker l/a. Text und Kolometrie von Bakchylides' 'HOeot (e.
l7), NAWG 1976, 167-243; West 1980, 137-140.
11. Per un fenomeno analogo nelle componenti giambiche dei dattilo-epitriti
bacchilidei V. oltre, cap. 18, p. 262. Per la difesa di un simile caso di responsione in
un contesto eo10-coriambico in Pind. 01. 10, 105, cfr. B. Gentili, in Mlanges P.
Lvque, 5, Paris, 1990, 119 s.
12. 1 numeri corrispondono ai cola de11a edizione di S.-M.
13. Cfr. anche str. 8-9, ia cr cr ia (vv. 8-9, 31-32)/ ia cr ia ia (vv. 74-75; 97-98),
secondo la proposta di West 1980, 137 S., che riconosce una responsione di questo
tipo anche in str. 2 (al V. 68 cretico invece del metron giambico degli altri luoghi)
scandendo MVffit come bisillabo; diversamente Gentili 1974,97 S., che, scanden
do 10 stesso vocabolo come trisil1abo, e mantenendo il testo tradito del V. 91, am
mette nel luogo, con una diversa colometria, una responsione'd 'd per la cu
possbilta nelle componen ti trocaiche dei dattilo-epitriti V. oltre, cap. 18, p. 262.
Quanto alla responsione ammessa da West 1980, 139 S., a str. 14 (ia ia a vv. 14 e
80fia cr a vv. 37 e 103) essa si basa su una ricostruzione del testo di str. 13-14 (in
partcolare vv. 13 s.; 79 S.; 102 s.) inferiore a quella di Snell e di Gentili 1974,92 ss.
l'ipodoc
uu
x- u-
Nella gi
di quatt
Vediam
Pind. U u
Olimpica 2 U u u
-u
U-\.,.
u\.,.
u--\'"
U-
Nella t
Eschilo ritmo e
1 cola (
o trimel
grande
forme
e r a m ~
fenome
chen01
163/18:
che, vis
trocaicl
troppo
14. Cf
15. Cf
1980, 13
cit. a n.
anche P
16. UI
fr.204b
a riconc
Stuttgal
soni ne
LIGD,
producti
Liingen
Pind.
Olimpica 2
GIAMBI 195
l'ipodocmio u u u - u u u e il docmio kaibeliano nella forma
Ux_u - u - (cosi in Bacchyl. dith. 17) 14.
Nella giustapposizione dei metra e dei cola vengono evitate successioni
di quattro sillabe brevi o di tre sillabe lunghe 15.
Vediamo la struttura dei versi in cui si articola la coppia strofica di:
u-u--u-"-J
u uu u - - u uu u uu u "-J
- - u - - u uu u uu - u - uu u "-J
- u - uu u "-J
- - u uu u - uu u - uu u "-J
u - u uu u uu u - u - u-"-J
- - u - uu u - u - u - u u "-J
ia tr
8 cr cr cr
. .
la cr cr la cr
cr cr
la cr cr cr
8 cr cr ba ba
ia cr dim cho B acefalo
1 giambi nella lirica del dramma
Nella tragedia l'autore che fa registrare l'uso piu frequente di questo
ritmo esenz'altro Eschilo.
I cola da lui adoperati sono semplici, di derivazione popolare: dime tri
o trimetri (acataletti e catalettici). In essi il metron giambico si unisce con
grande frequenza al cretico: l'ipotesi che almeno alcune volte si tratti di
forme equivalenti potrebbe essere rafforzata da alcuni casi in cui
etramandata una responsione tra i due metra: si tratta comunque di un
fenomeno assai discusso, visto che, a parte Sept. 170j178, gli altri esempi
che non siano palesemente corrotti (Pers. 1006/1012; Sept. 330/342; P. v.
163/182; Eum. 526/538; 492/501; Cho. 800/812, gli ultimi due in sequenze
che, visto i rispettivi contesti, potrebbero essere interpretate anche come
trocaiche: avremmo allora una responsione cr/tr) si prestano a correzioni
troppo facili per essere addotti come prova 16.
14. Cfr. str. 12; 17.
15. Cfr. West, GM, 68. Eccezioni in Bacchy1. 17: vv. 74/97 (str. 8, secondo West
1980, 137 S., per cui v. sopra, n. 13), 116; 82; 91-92 (str. 2-3: cfr. Gentili 1974,97 s.
cit. a n. 13); 102 (str. 14 secondo il testo di Gentili e Snell, per cui v. alla n. 13); cfr.
anche Pind. 01. 2, 10.
16. Un esempio di responsione tra ia e ba da un drarnma satiresco: Prom. Pyrk.
fr. 204b, 4/13 R. Sul problema cfr. G. Zuntz, Hermes III (1983),275, propenso
a riconoscere in Eschilo la responsione tra ia e cr, M.L. West, Studies in Aeschylus,
Stuttgart, 1990, 109 S., piu critico. Per una discussione su questo tipo di respon
sioni ne!l'intero ambito tragico cfr. West, loe. cit.; Id., GM, 103 S.; Denniston,
LIGD, 143-144 e i lavori di S. Reiter (De syllabarum in trisemam longitudinem
productarum uso Aeschyleo et Sophocleo, Leipzig, 1887; Drei und vierzeitige
Liingen bei Euripides, SAAW 129, 1893).
196 CAPITOLO 12
Viene decisamente preferita la realizzazione con sillaba breve degli
elementi liberi, e non particolarmente diffuso e l'uso della soluzione:
essa compare per lo piu in responsione esatta; nei luoghi fortemente
interessati al fenomeno si pu notare anche una stretta corrispondenza
tra i gruppi verbali in responsione.
u u u uu u uu u
Chao 25/35 1tp1tEt <poiVtO'O" aAOKt VEO'!JlCfl /
UropVUK'!OV JlUX9EV EAaKE 1tEpi
Eschilo usa spesso in successione sequenze giambiche, variamente
complete o sincopate, in stanze in cui altri tipi di ritmi o sono
assenti o compaiono in piccolissima quantita; piu di una volta, allora,
una sequenza di ritmo diverso e collocata nella penultima posizione
prima che si tomi, con il colon finale, ai giambi: cosi ad esempio nella
prima coppia strofica della parodo delle Coefore (da cui viene anche
l'esempio appena riportato), in cui prima della clausola giambica
troviamo al v. 30/40 una sequenza formata da cinque dattili.
Come clausole sono preferite il colon della forma - u - x - u
cr + ia (dimetro sincopato?), quello della forma - u - u -
cr + ha (dimetro sincopato e catalettico?), trimetri sincopati,
l'aristofanio (che ben si collega al fenomeno dell'anaclasi coriambica
che qualche volta interessa questi metra giambici) e anche il ferecrateo.
Eum. 550-557 f:KWV o' l'!Ep &v u - u - - u - u - u - la cr la
(/558-565)
OUK EO''!at - u - u - - cr ba
<o') OU1to't' av yvOt'!O. u - U - - u - u - u 11 ia cr ba
'!v UV'!'!OA!lOV o <pa!lt u - u - - u - u - u - la cr la
ayov'!a 1tOAAU 1tav'!<pup'!' avEU
u - u - u - u - u - u - 3 ia
XPVCfl Ka9lO'EtV
u - - - u - u - - 11 ba cr ba
o'!av -uu-u-u- cho ia
-u u-u--III ar =
cho ba
Sofocle Sofocle, che usa assai meno di frequente i giambi, fa registrare la loro
presenza soprattutto in stanze polimetriche, in unione a cola eolici
o dattilici. Ricordiamo l'uso caratteristico del poeta, che abbiamo gia
visto sopra parlando dei dattili 17, cioe quello di porre un colon
17. Cfr.p.l77s.
giambicc
El. 211 s. Jlllo 1t01
(/231 s.)
'tOtO' eh
incuiee
Tra i tri
preferen:
Come el
usato pi'
catalettic
giambic
La respOl
369/384; I
Euripide Euripid
dell'elen
diventa
H.F. 115-11 8 fu '!Keu
(/127-30)
fu yeput
'!Ep, a'!
1tmVel
Da not
compl
Piu spe
intrecci
Possibili

18. Cfr
19. Cfr

del v. 14
20. Cfl
21. Qu
pati: p

non sus:
v. 194 (/
l
Ii
El. 211 s.
e
(/231 s.)
a
e
)
e
l
e
Euripide
l
H.F. 115-118
(/127-30)
GIAMBI 197
giambico in sinafia con un precedente colon dattilico:
..tllOt not' :yAufu<; unovuutO u u u u u u u u 4 da
t01' uvcrUV1:E<; epyu. uu u u u 1II 2 ia cat
in cui eda notare l'inizio della sequenza, ambiguo con i dattili.
Tra i tre grandi tragici Sofoc1e e quello che mostra una maggiore
preferenza per la realizzazione dell'elemento libero con sillaba lunga.
Come c1ausola, mentre scompaiono l'aristofanio e il ferecrateo, viene
usato pi di una volta, diversamente da Eschilo, il trimetro giambco
catalettico (ad es. in O.e. 541/548 alla fine di una stanza interamente
giambica, ad eccezione del penultimo colon, un tetrametro dattilico) IH.
La responsione tra metron giambico e cretico si presenta nel testo tradito di AL
369384; O.T. 867/877; O.e. 1454/1469
19

Euripide, che ritorna ad una realizzazione prevalentemente breve
dell'elemento libero, fa un ricco uso deBa soluzione dei longa, che
diventa ancora pi frequente in contesti di eccitazione emotiva:
ro tKEU, tKEU nutpo<; untop', uu u uu u uu u uu 2 ia
ro yEpUlt cr tE tAUlVU ..ta- uu u uu u - u 2 ia
tsp, a tov 'Au ..tOt<; u u -u u 2 ia
ncrl v uu U u-
111
cr ba
Da notare anche, nel passo, l'uso in successione di dimetri giambici
completi di cu Euripide si serve anche in varie altre occasioni 20.
Pi spesso che negli altri tragici, i1 movimento rtmico dei giambi si
intreccia, come vedremo, con quello trocaico.
Possibili casi di responsione a/cr: Andr. 467/475; El. 1185/1201; in Suppl.
1143/1150 etramandato un caso di responsione tra metron giambico e baccheo
21

18. Cfr. West, GM, 101.
19. Cfr. F. Ferrari, Ricerche sul testo di Sofocle, Pisa, Scuola Nomlale Superiore,
Pubblicazioni della Classe di Lettere e Filosofa, 1983, 62-65 per la difesa del testo
del v. 1454.
20. Cfr. Dale, LMGD, 85 s.
21. Quanto ad altri casi di responsione tra metra giambici completi e sinco
pati: per alia, Andr. 140/146 e troppo facilmente correggibile; per quanto
riguarda bajia, in Oro 965/976 la responsione irregolare con ogni probablita
non sussiste: cfr. Diggle 1984, 67 Id., Euripidea, 314; nella stessa tragedia al
V. 194 (/173) la correzione tricliniana (olcQ:) si impone per ragioni stilistiche.
198 CAPITOLO 12
Commedia La commedia fa registrare un uso assai piu semplice dei metri gambici, Si trattll
probabilmente da mettere in relazione con la produzione di tipo eiaseum
popolare 22. re eatall
Vi sono canti di costruzione assolutamente uniforme, ad esempio il primo e
dialogo lirico di: Cosi pu
so una 1
cui ripo
Arstoph. Ach. XO. 'Avi]p aVllpllKtv n 1Ute; -u -u
( 1 008-10 17/)
crnov8Ul<nV 18, KOUK ~ O t -
~ . U
u-u
1037-1046 Ran. 397-403 "IuKXE 1
_11 23
KEV OU8EV! IlE1U8lcrUV. u - u uu u
M. KU1XEl cru 1fe; xopofe; 10 IltAt uu u- u uu 1040
1!1e; crTJnue; m9wE. u-u u
XO. "HKoucrue; op9tacrllnov; -u u-u npoe; 1 ~
M. 'On1u1E 1ayxtAEta. -- u u-u KUloci
XO. 'AnoK1EVde; Allli) ,
Ili: KU! u u u nOAAllv
'tOue; yd'tOvue; KvcrlJ 1E KU! u- 1045
!
"IuKXE ( ~ u
<pwvfJ 1otUU1U AO'KWV. u u
111
Si tratta di una composizione lirica articolata in un'unica coppia
strofica; la stanza eformata dalla successone di due dimetri giambici
I
La pres
l
+ dmetro gambico catalettico; dmetro giambco + dmetro gambico ~
molto s
catalettico; dmetro giambico + dmetro giambico catalettico; due d
metri giambici + dmetro giambico catalettco. Da notare al v. 1040 la
Aristoph. Nub. Ut.l1e; 1
realizzazione del primo elemento libero del dimetro con due brevi 24. 1207-1209
xo{oV't
Piu spesso, comunque, ai dimetri giambici si uniscono anche trimetri
<Plcrouc
o metra giambici isolati. Cosi nella brevssima stanza dalla eu ripetizio
ne (8 volte) si articola il canto in Aristoph. Ran. 416-439; riportiamo il
(si tratt
testo della sua terza oeeorrenza:
Oppure
il finale
Ran.422-424 Tv KActcr9voue; o' aKow u u - IB
Meno e
tv 1Ule; 1U<pUlm npWK10v
U u 11
metrieh
'tAAClV UU10D Kui crnupuElV 1ae; yv90ue; u- u-
u -111
Una se<

bieo, el
eendo s
(Nub.l
22. Cfr. Dale, LMGD, 75-77, a cu si deve molto in questa trattazione.
23. La fine di verso eassicurata qui dal confronto con il resto della strofe, che
In Nub.
vede sempre pausa dopo il di metro giambico catalettico.
sp/reiz, p
24. Cfr. Aristoph. Ach. 848, dove ad essere realizzato da due brevi, in coinciden
za di un nome proprio, e un elemento breve; lo stesso avviene, con un nome
comune, in Thesm. 686. In Nub. 812 e Thesm. 721 il fenomeno (in element liberi) si
elimina scandendo con sinizesi; in Thesm. 680 supponendo un fenomeno di perdita 25. Cfr
dell'autonomia sillabica deHo iota di .tavw;. 26. Cfr
GIAMBI 199
Ran. 397-403
Aristoph. Nub.
1207-1209

Si tratta d due dimetri giambici catalettic e di un trmetro giambco,
ciascuno costituente un verso (come eg:l mmagnabile visto il caratte
re catalettico dei prmi due ed einoltre reso evidente dallo iato fra l
primo e il secondo; uno ato fra il secondo e il terzo si trova al v. 435).
Cosi pure nell' llVO<; KAlltlK<; a laceo che precede quest'ode, anch'es
so una struttura monostrofica articolata in tre stanze (vv. 397-414), di
cu riportiamo la prima:
"luKXe rroAu.llll.e, llAo<; top.f<;
u u u u - - u u u u - - 11 3 ia cat
fOHHOV ep)v, oef)po (JUVUKoAo8el
-u --u uu u- 3 ia cat
rrp<; T11v 8ev -u la
KUl o e i ~ o v 00<; aveu rrvou -u u u- 2 ia
rrOAAl]v Mv rrepuvel<;. -u u- 2 ia cat
"luKXe qnAoxopem, (Jullrrprrelm Ile.
u u uu u - u - u u u 11I 3 ia
(che si ripete con 10 stesso testo in tutte
le stanze, facendo da refrain).
La presenza di r tmi {( sincopati si limita per lo piu a cola di struttura
molto semplice 25, come ad esempio in:
UU.<; .' Bqm<;, 00<; (Jocp<;,
-u -u
xo1ov .v Ulv .p{;;cpel<;, u - u
cpft(JOUO'l oft 11' o. cpiAOl u u
(si tratta di dimetri formati da melron giambico e cretico 26).
Oppure questi rtmi sono usati in casi di evidente parodia tragica, come
il finale degli Acarnesi (vv. 1190 ss.).
Meno comune che in tragedia l'uso di cola giambici in strutture pol
metriche.
Una sequenza piu volte associata a cola giambici eil reiziano coriam
bico, che compare come clausola (finale di stanza o intermedia), fa
cendo seguto a dimetri (cfr. ad es. Pax 955/1038) o trimetr giambici
(Nub. 1304/1312; 1345 ss./1391 ss.: 3 volte la successione 3 ia + reiz).
In Nub. 1304/1312, e forse 1350/1396 compare una responsione x u Id la
spreiz, per la quale estata invocata una spiegazione addotta, come abbiamo visto
25. Cfr. Dale, LMGD, 79-80 .
26. Cfr. Prato, Canti, 89, ad Nub. 1207-1209.
200 CAPITOLO 12
(cap. 11, p. 187), anche per a1tri fenomeni comici di responsione anomala: che cioe
in tali casi il numero delJe sillabe in questione fosse il fattore piu importante,
a spese di quello quantitativo
27
.
Ancora piu sorprendente la responsione tra telesilleo e ia cr in Pax 951/1035a e,
nello stesso contesto, fra due dimetri giambici (952 s.) e due telesillei (1035 s.).
In Lys. 262 s./277 s. assistiamo due volte alJa responsione tra una sequenza
- u u - u u u u (raramente attestata in tragedia cfr. ad es. Eur. Hipp.
1108 e di per s interpretabile come 2 da + ia secondo quel tipo di unione tra
i due ritmi che abbiamo osservato sopra in Sofocle) e u uu u uu u - u un
dimetro giambico con la prima parte interamente soluta. Come qualcosa di simile
potrebbe forse essere interpretata la abnorme responsione (da molti eliminata con
correzione) che interessa, poco piu avanti nella stessa commedia, una sequenza
interpretabile come dimetro giambo-coriambico con la prima parte soluta
u uu u - - uu (v. 324) e la serie - uu uu - - u (v. 338): in entrambi
i casi una eccezionale responsione (forse parodica) tra dattiU e un metron giambico
prima di un metron giambico o di un coriambo
2s

Restano infine da segnalare alcuni casi in cui nel testo conservato compare uno
scarto nel numero dei metra giambici tra strofe e antistrofe: Ach. 938b/950; Nub.
1310b/1319-1320; Pax 866b/920b
29

SH 233 BotcrKol
Nell'epi
eataletti
Un inte
incidere
gnato d
delle lu
iniziale.
In epoc
(nr. 1, ]
Il dime!
forme g
12.5. 1 giambi in eta ellenistica
(dalla t
delle Ai
Costantemente in uso, come abbiamo gia segnalato, per canti in ambito
talvolta
cultuale 30, cola giambici sono adoperati in monologhi o dialoghi lirici
l'anada
destinati alla rappresentazione: cosi, ad esempio, nel Lamento dell'esclusa
ferecrat
(CA 177, risalente, con ogni probabilita, alla fine del 11 seco a.e.) essi com
cui agli
paiono come brevi inserti in un contesto prevalentemente docmiaco 31.
anaclor
Eattestato d'altra parte l'uso (verosmilmente sempre o quasi stichico)
In un ::
dei seguenti versi composti in un ambito non destinato al canto:
forse ::
trmetro giambico catalettico: Faleeo, epigr. 2 Page (cfr. anche (eptapc
Anon., SH 1131 B); precede
tetrametro giambico eatalettico: Anon., SH 997;
ottametro catalettico, della eu invenzione si vanta il poeta Boiseo
27. Cfr. Dover, Clouds, 247, ad v. 1312.
28. Sul complesso problema cfr. le discussioni di Dale, LMGD, 78 n. 1;
32. Cf]
Zimmermann 1, 45 S.; Henderson, Lysistrata, 100; Romano, 119 S.; T.C.W.
composi
Stinton, CR N.S. 15 (1965), 142-145 utilizza i due luoghi aristofanei per la
Efes1on
discussione di problematici casi di responsione in tragedia.
33. Cf!
29. In general e, su questo fenomeno che interessa, come ved remo, anche altri tipi
34. Si'
di metri in commedia, cfr. W. Trachta, Die Responsionsfreiheiten bei Aristophanes,
'Y'lfUV,
Diss. Wien, 1968; Me Dowell, Wasps, 175, Romano, 93-101.
te che e
30. Per maggiori particolari cfr. West, GM, 148.
bico b r ~
31. Cfr. West, GAf, 149 e v. oltre, p. 276.
PMG9(
GIAMBl 201
SH 233 rr KUS1KOU, KUlVOU ypUq>EU'; rr01TJIlU'W';
rv OKrrrOUV eproV cr1xov, rf)llcrl O&pOV.
Nell'epigramma 37 Pf. Callimaco adoper coppie di dimetri giambici
catalettici 32.
ji.6. 1 giambi in eta imperiale
Un interessante documento appartenente al 1 seco d.C. el'epitafio fatto
incidere su pietra da un certo Sicilo (Pohlmann 18): il testo eaccompa
gnato dalla notazione musicale, che attesta direttamente la protrazione
delle lunghe in corrispondenza della catalessi e anche di un baccheo
iniziale.
In epoca adrianea Mesomede us in una delle sue composzioni liriche
(m. 1, 1-4 Heitsch) dimetri giambici acataletti e catalettici.
II dmetro catalettico (detto anche emiambo) rest la piu usata fra le
forme giambiche d origine lirica. Per un lunghissimo periodo di tempo
(dalla tarda eta ellenistica al V seco d.C.), esso costitui il metro di molte
delle Anacreontiche: piu spesso disponendosi in successioni continue,
talvolta raggruppandosi in quartine. Sono at1estate aleune liberta quali
l'anaclasi coriambica del primo metron e l'intercambiabilita con il
ferecrateo; vi sono anche aleuni esempi (di epoca sicuramente tarda) in
cu agli emiambi si uniscono dimetri giambici acataletti e dimetri ionici
anaclomeni.
In un paio di epigrafi del III seco d.C. risultano adoperate (in un caso
forse per incompetenza dell'autore)33 sequenze misurate per piedi
(eptapodie), che ricompaiono nel Partenio di Metodio e possono avere
precedenti in eta ellenistica 34.
32. Cfr. anche Escrione, SH 12: la struttura, che Callimaco adopera anche in
composzione epodca (epigr. 39 Pf., per cu V. oltre p. 285) era classificata da
Efestione tra gli asinarteti, per cu V. oltre, cap. 20.
33. Cfr. West, GM, 166. _ _,
34. S veda la problematica sequenza d Callim. ia. 11 (fr. 201 Pf. ), ' A"A"A' ou TOV
'Y\jI(lv, T6 cra,..u'i Ileu, che trova un parallelo in SH 1131 A, definto dalla fon
te che ce lo tramanda (Mario Plozio Sacerdote, GL VI, p. 52l) trmetro giam
bico brachicatalettco, cioe con un piede in meno nena dipodia finale; cfr. anche
PMG 991.
-v-x
CAPITOLO 13
Trochei
13.1. Attestazioni
Le sequenze trocaiche usate nella lirica son o principalmente:
il dmetro,
v-x v-x
il dimetro catalettico (frequentemente clausolare)
v-x v
Quest'ultima sequenza era stata denominata dagli antichi lanche
euripideo o lecizio, dalla parodia aristofanea dei prologhi euripidei di
Ran. 1200 SS., in cui i trimetri giambici pronunciati da Euripide
vengono talora interrotti, dopo la cesura pentemimere, dal suo avver
sario Eschilo; questi aggiunge tutte le volte l'espressione AT}K8l0V
arrmAEcn;v (<<perse la boccetta), corrispondente appunto al colon in
questione (con soluzione del terzo elemento), con effetti comici dovuti
alla banalita della frase dopo solenni presentazioni di eroi del mito.
L Cfr. Hephaest. p. 18, 6 ss. Consbr.
In conte
osservatc
tare com
metron gi
il trime
-v x
il tetraI
con le ris
Alcmane
fr. 1 Davies,
44-47
fr. 3 Davies,
64-67
Varie seq
dimetri Cl
Nel prim4
stanza di:
sequenza
della seri4
letti:
Oi't'E I l r o l l ~
ouo' l l ~
SKrrpE1t11C;
EV po't'otc;
Nel par
i trochei (
si tratta d
riprodott(
2. V. SOpl
3. V. oltn
4. V. SOpl
5. Cfr. an
Cal.; 65 Da
= 110 Cal.
TRaCHEI 203
In cantesti giambici, dave una sequenza identica, come abbiamo
osservato sopra 2, compare piu di una volta, essa sara da interpre
tare come composta da cretico (metron giambico sincopato?) +
metron giambica .
il tri metro
il tetrametro
-u x U x-u-x u x
con le rispettive forme catalettiche.
13.2. 1 trochei nelIa lirica arcaica
Alcmane Varie sequenze trocaiche furono usa te da Alcmane: dimetri, trimetri,
dimetri catalettici.
Nel primo partenio (fr. 1 Davies = 3 Cal.) compaiono all'inizio deHa
stanza dimetri catalettici (ai vv. 1, 3, 5, 7, precedendo ogni volta la
sequenza coriambo-enapliaca x - u u - u - X3); piu avanti, prima
della serie dattilica finale \ 2 trimetri e una coppia di dimetri acata
letti:
fr. 1 Davies,
ou'! f..lCOf..llcrOm Vtv KA. VVa xopays u- u - u - 11
44-47
ouo' f..lws fj' oOKci yap if..l V au'!a - u - u u u u - 1I 45
!C1tP 1tls 1:(:Os 'm p atns
-u- -u-u
BV cr,!(lcr t V t1t1tOV u - u -11
fr. 3 Davies, Nel partenio per Astimelusa (fr. 3 Davies = 26-56 Cal.) troviamo
64-67 i trochei dopo un colon dattilico (l'a1cmanio che da inizio alla stanza):
si tratta di due dimetri e di un dimetro catalettico (il testo si pu vedere
riprodotto sopra, cap. 10, p. 170) 5.
2. V. sopra, cap. 12, p. 196.
3. V. oltre, cap. 17, p. 235.
4. V. sopra,cap. 1O,p.171.
5. Cfr. anche frr. 49 Davies = 115 Cal.; 55 (1) Davies 121 Cal.; 63 Davies = 94
Cal.; 65 Davies = 107 Cal.; 68 Davies = 95 Cal.; 74 Davies 101 Cal.; 108 Davies
110 Cal.
204 CAPITOLO 13
11 fr. 60 Davies = 126 Cal. presenta forse, dopo due dimetri trocaici, una
sequenza trocaica chiusa da uno spondeo che ritroveremo nel dramma 6:
fr. 60 Davies Kai 1iv EUXOllat <ppolcra - u - u - u - u
1vb' AlXPcrffi nUAErova - u - - - u - u
Kipa1ro Kunapffi. -u-u--
Anacreonte Di Anacreonte abbiamo diversi frammenti che attestano una sua
produzione nei ritmi trocaici. Piu di una volta (PMG 347 = frr. 71-72
Gent.; PMG 417 = fr. 78 Gent.) troviamo una strofetta formata da tre
dime tri trocaici chiusi da dimetro trocaico catalettico.
Almeno per quanto riguarda PMG 417, il celebre frarnmento della
puledra tracia, la strofetta probabilmente si articolava in due versi, un te
trametro e un tetrametro catalettico:
PMG 417 nroAE 0P1JKll, 1 bij IlE
OllllaO"t
VllAffi<; <pEyEl<;, bOKEl<; b 11'
OU8EV EibVat cro<pv;
-u-u-u-u
-u-u-u-u
-u---u-u
- u - u - u -111
2
lcr8l 101, KaAro<; IlEV av 101
10V xaAlvov
iva<; b' EXffiV cr1p<P01ll cr'
UIl<Pi 1Plla1a bPIlOU'
-u-u-u-
-u-u-u-u IIH
-u-u-u-u
- u - u - u -111
4
vuv bE AElllrov<; 1E
Kou<p 1E crKlp1rocra nat;El<;,
yap nnonEpllv
OUK EXEl<;
-u---u-
- u - - - u - - 11
-u-u-u-
- u - u - u -111
6
(che dal poeta era usato un tetrametro acataletto sappiamo da Efestio
ne p. 19, 19 s. Consbr.: PMG 418 = fr. 74 Gent. KAU8 IlEO ypovw<;
EM8Elpa xpucrnEnAE Koupa).
Bacchilide Dell'epoca tardo-arcaica possediamo forse un'intera strofetta completa
in ritmo interamente trocaico nel fr. 21 S.-M. di Bacchilide 7:
ou npEcr"[l crllla1', OU1E xpucr<;, - u - u - u - u - u - u
3 tr
6. V. oltre, p. 206.
7. Per i trochei come componenti dei dattilo-epitriti v. oltre, cap. 18.
OU1E no,
UAAa 8u
Moucr'
EV crKq>
Bisogna
in quella
sioni la 1
sequeIlZl:
l'altro m
spondeo
-u-x
lente del
Tragedia Nella tn
co.
Eschilo In Esch
stanza, (
Ne ripr<
P.v. 415-419 KOAXbl
(/420-424)
nap8ve
8. Per
normale I
di respon
9. Per
1735/174'
ad vv. 68:
10. Per
sincopal
studiosi r
processo
presenza
preferisc(
colometri
1736/175
1
(palimbal
dimetro 1
griechiscl
TROCHEI 205
oihE 1tOp<ppCOl 't1tT)'tE;, -u-u-u-u 2 tr
UAAU BuJ.l<; EUJ.lEVi;, u u u 2 tr 1\
Moucr 'tE yAUKEta, Kat BOlOHiOlOW u U u u u u 3 tr
SV crK<pOlO'lV olvo; i0<; --u-u u- 2 tr
13.3. 1 trochei nella lirica del dramma
Bisogna innanzitutto notare come neUa lirica del dramma, e soprattutto
in quella della tragedia, sia talvolta difficile decidere per aleune succes
sioni la natura giambica o trocaica, data la presenza iniziale, in esse, di
sequenze che possono essere interpretate come forme dell'uno o del
l'altro metro o almeno come forme ad entrambi associabili (il cretico 8, lo
spondeo 9, il molosso lO) e data la possibilita, in caso di un attacco
u x -, di interpretare la sequenza cretica iniziale come equiva
lente del metron giambico, o come sequenza ad esso associata.
Tragedia Nella tragedia sono rare le sezioni con movimento interamente trocai
co.
Eschilo In Eschilo troviamo semplici e chiari cola trocaici all'inizio di una
stanza, che va a concludersi con un verso di tipo eolico:
Ne riproduciamo la strofe
PY.415-419 KOAXoo; 'tE yu<; EVOU:Ol -u u u 2 tr
(420-424)
1tapBVOl J.lXa; I'1PEcr101, u u-u- 2 tr
8. Per cretici all'inizio di sequenze trocaiche (a prescindere dunque dal loro
normale uso nella catalessi trocaica) cfr. Eur. Phaen. 655bj674b. Per possibili casi
di responsione tra cretico e metran trocaico in tragedia v. sopra, cap. 12, p. 195.
9. Per lo spondeo in inizio di cala trocaici cfe. ad es. Soph. O.e. 1734bf1748;
1735/1749 e inoltre Fraenkel, Agamemnon n, 59; Mastronarde, Phoenissae, 334,
ad vv. 685-687; per la commedia cfr. Dale, LMGD, 88.
10. Per questa sequenza davanti a trochei cfr. Soph. O.e. 1747. Un'altra forma
sincopata del metran trocaico (ma stavolta non di quello giambico) eda taluni
studiosi riconosciuta nel cosiddetto palimbaccheo - u, generato dal medesimo
processo da cu sarebbe visto nascere in ambito trocaico il molosso, ma stavolta in
presenza dell'elemento libero del metran trocaico realizzato da breve; altri invece
preferiscono per i passi in questione (tutti nella tragedia) una interpretazione o una
colometria diversa, in sostanza di tipo giambico: cosi ad es. la serie di Soph. O.e.
1736/1750 - u u -- - viene ora interpretata come dimetro trocaico sincopato
(palimbaccheo + tr: cosi Dale, LMGD, 94; Pohlsander, 90; Dawe) ora come
dmetro giambico catalettico (la + ha: cosi W. Kraus, Straphengestaltung in der
griechischen TragOdie. l, Aischylos und Sophakles, Wien, 1957, 179).
206 CAPITOLO 13
u u u 2 tr
EO'xarov r1tov UIlCPi Mal- U U U U gliconeo
u u u 111 aristofanio
Sofocle In Sofoc1e i brani trocaici pi rilevanti sono posti, non senza ambigui
ta, in conc1usione di stanze che iniziano con ritmi giambici 11; una volta
essi seguono un colon giambico alla fine di una stanza la cui prima
parte edi ritmo eolo-coriambico:
O.e. 1219-1223 orav 1tAOV 1tO'l] u u u u 2 ia
(/1234-1238)
toU 8'
u u uu u u uu u u 3 tr 1220
'Al8oe;; orE Moip' uvullvatoe;; uu u uu uu u u 2 tr
aAUpOe;; axopoe;; uva1tCPTJVE, uu u uu u uu u u 2 tr
Ovatoe;; n:Awrv. uu u u tr sp?
L'ultimo colon potrebbe essere interpretato come un indivisibile itifalli
co: ma forse, dato il contesto, siamo in presenza di una serie trocaica
con l'ultimo metron in forma spondaica.
Nell'uso di successioni trocaiche 12 e anche in alcune loro caratteristiche
(ad esempio la frequenza delle soluzioni, la preferenza per la realizza
zione degli elementi liberi con sillaba breve, l'unione con i giambi)
Euripide Sofocle potrebbe aver subito l'influenza dell'ultimo Euripide, che
inserisce brani trocaici neHe parti liriche di Elena, Fenicie, Ores te ed
lfigenia in Aulide.

Phoen. 657-61 evOa cpVtoe;; i)v OpKWV uu U u 2 tr cat
(/638-42)
'ApEOe;; WIlCPPWV uu u u u 2 tr cat
vllar' evu8pa Ka! pEOpa uu 2 tr

u u
XAOEpa oEPYllrwv KpalO'l
uu u u
u 2 tr 660
EmO'Komv.
uu u u
2 tr cat
In Euripide l'intreccio dei trochei con i ritmi giambici e talvolta
talmente stretto da generare ambiguita difficilmente risolvibil 13.
Commedia Frequent nvece cant trocaici nella commedia, probabilmente perch
illoro ritmo si adattava alla danza vivace.
11. El. 1281-1287; O.e. 1730-1736jI743-1750.
12. Cfr. Dale, LMGD, 92.
13. Si vedano in particolare Hel. 167-178jl79-190; 191-210/211-228; 238 SS.;
Phoen. 1030-1042jl054-1066; 1731 ss.
L'artieola
stiehieo: (
strofe tro(
di dimetri
Ad esem
che si ripI
+ dim. el
.. Ran. 589-596 Nuv O'ov
rTv O'toA'
ElXEe;;,

Kat
toU Owu
<p1tSp SiK(
"Hv 8E 1t(

aOOIe;; ap
'O'rat 1t)
A essere
sopra, al
cataletticl
del metro
sequenze,
Alcune vo
Thesm.43:
Frequent
siamo in
o addirit1
14. Lafi
della sina!
anche ate
8uccessivo
e oltre, p.
15. Cfr.
Thesm.43
per la qua
2628./277
e cfr. Ron
16. Cfr.
Ran. 589-596
TROCHEI 207
L'articolazione piu semplice esimile a quella del tetrametro catalettico
stichico: dimetro + dimetro catalettico, ma prima della catalessi nelle
strofe trocaiche possiamo trovare di volta in volta un numero qualsiasi
di dimetri (la misura preferita dalla commedia).
Ad esempio, nella coppia strofica dei vv. 533-541/542-548 delle Rane,
che si ripete ai vv. 589-596/597-604, ogni stanza earticolata in: 2 dim.
+ dim. cal.; 2 dim. + dim. cal.; 2 dim. + dim. cal.; dim. + dim. cal.
Nuv O'ov 8PYOV 80'1:', rcwl)ll u u u-
rllv O'TO/cllV dA:llq>a<; fvm::p -u u-u 590
dXe<;, apxf]<; rcAtV -u u
11 14
avavesetv uu u
Ka! aOOt<; ro etvv, -u
..... u-
TOD OeoD Ilellvllllvov u u-I
qmep elKset<; O'emnv. u u-u
"Hv e rcapaAllProv A<p<; f -u uu u
'!t llaAOaKv, -u-u u 595
aOOt<; alpeO'Oa 0" avYKll
-u --
u
'O'mt rclctv 1:U m:pcOllara.
- u--
u
u 111
A essere soluto e preferibilmente il primo longum del metron (come
sopra, al v. 592); frequente sa nel dmetro acataletto che in quello
catalettico la realizzazione con sillaba lunga dell'elemento libero finale
del metron (nel brano rportato la trovamo almeno una volta in tutte le
sequenze, tranne che al v. 595).
Aleune volte l'elemento libero del metron trocaico e realizzato da due brevi:
Thesm. 435 (/522), 956; Eq. 406 (/332) 15.
Frequente el'associazione con i cretici: spesso eimpossibile decidere se
siamo in presenza di veri cretici o di una forma del metron trocaico,
o addirittura se una tale distnzione era in effetti sentita 16.
14. La fine di verso esegnalata qu, e negli altri due luoghi indicati, da blocco
della sinafa, il che avviene anche al v. 598 nelI'ultima stanza, dove troviamo
anche iato alla fine del secondo verso (cfr. v. 602). Per il problema del colon
successivo, che in questa unita strofica manca di un metron, v. sopra, p. 200
e oltre, p. 208).
15. Cfr. Dale, LMGD, 91; assolutamente abnarme e invece la responsione, in
Thesm. 437/525, all'interno di un dimetro trocaico, tra dattilo e tribraco,
per la quale si epensato a qua1cosa di analogo alla stessa responsione che in Lys.
262 s.j277 s. si verifica prima di un metron giambico: v. sopra, cap. 12, p. 200,
e cfr. Romano, 53 ss.
16. Cfr. Dale, LMGD, 89.
l
208 CAPITOLO 13
Sono attestati in Aristofane alcuni casi di responsione tra metron trocaico e cretico
(Eq. 325/398; Pax 349b/389b
I7
; Nub. 1309/1317; Av. 1701 rispetto a 1477,1489,
1560; Ran. 1486/1495: negli ultimi tre casi risuIta complessivamente quella che
sembra essere una responsione tra dimetro trocaico acataletto e catalettico) e tra il
metron trocaico e il cretico soluto nella forma del peone 18 primo (- u uu: Vesp.
1062a/l093a, dove si verificherebbe la responsione tra 2 tr e 2 tr cal; 1064/1095;
Lys. 785/809, 787/811, 789 s./812 S., 1206b rispetto a 1047, 1062, 1192b; Pax
350/390
19
) e del peone quarto (uu u -: Vesp. 342b/374 ancora con una
responsione 2 tr/2 tr cal; 343a/375).
Anche tra le strofe trocaiche si trovano casi di scarto nel numero dei metra da una
stanza all'altra: cosi in Lys. 781-791/805-814; Ran. 592 (v. p. precedente) rispetto
a 536/545/599; 896b/993b; particolarmente intricata la situazione di Vesp.
403-414/461-470, complicata anche dalla presenza di alcuni problemi testuali
20

13.4. 1 trochei in eta ellenistica e imperiale
Present in epoca eIlenistica in ambito cultuale 2\, troviamo in questo
periodo trochei anche in un genere completamente diverso, quale
quello di un canto dialogico (CA 184, rinvenuto, inciso su una tomba,
a Marisa, localita posta tra Gerusalemme e Gaza), che si apre con
dnque tri me tri di questo ritmo 22.
Callimaco, che aveva ripreso da Archloco l'uso del trmetro trocaico
catalettico (ia 12 fr. 202 PfY\ impieg anche, in un epigrarnma, un
pentametro catalettico:
fr. 399 Pf. "EPXE1UlTeOA-UC; !lEV Aiyulov aTe' olvTjpilc; Xou
a!l<i>OPEC;, TeOA-UC; 8t AEcrPTj<; a)'roc; VK1Up oivveTjC; ayrov
17. Il brano costituito dai vv. 582-600 (al cui interno risponderebbe con i due ora
citati il v. 586b, che si presenta uguale a 349b), non sembra da considerare in
responsione strofica con quell che contengono i vv. 349b e 389b (rispettivamente
vv. 346-360/385-399): cfr. White, VGC, 13; M. Platnauer, Antistrophic Variation
in Aristophanes, in Greek Poetry and Lije. Essays Presented lo G. ,\1urray,
Oxford, 1936,255 S., e ora Romano, 71-74.
18. Per questo v. oltre, cap. 14, p. 211.
19. Per il problema della responsione della coppia strofica in cui sono inseriti
i cola in questione con i vv. 582-600, v. sopra. n. 17.
20. Per una discussione del passo, cfr. Mc Dowell, Wasps, 188 ss" Zimmermann
I, 109-111; Romano, 41-43.
21. Si veda l'analisi del re/rain dell'lnno dei Cureti rinvenuto a Creta (CA 160) ad
opera di West, GM, 148.
22. Cfr. West, GM, 149.
23. V. sopra, p. 117 n. 1.
In epoca i
Heitsch): si
dimetri di f
da dimetri
Il ritmo tro
catalettici,
interpretar
anche un 11
meta del Il
24. Cfr.'
TROCHEI 209
In epoca imperiale troviamo dime tri trocalcl m Mesomede (nr. 13
Heitsch): si tratta piu precisamente di una composizione articolata in
dimetri di forma pura seguiti a intervalli irregolari (vv. 2,4, 7, 8, 11, 12)
da dimetri catalettici.
11 ritmo trocaico (una successione di 18 dimetri, di cui il primo e il nono
catalettici, avente come chiusa l'invocazione rituale ro 111 Ilav Ilav, da
interpretare probabilmente come dimetro sincopato) informa di s
anche un Inno a Pan di Epidauro (PMG 936), risalente forse aBa prima
meta del 11 seco d.C 24.
24. efr. West, GM, 165, con la n. 9 per la bibliografia sul testo in questione.
CAPITOLO 14
Cretici, bacchei, rnolossi
14.1. 11 cretico
Descrizione
fr. 58
Davies =
147 Cal.
Il cretico eun metron della forma che si riteneva collegato con le
danze nell'isola di Creta e inventato dal poeta e musico cretese
Taleta di Gortina (VII sec. a.e.) l.
Il yero e proprio cretico e da distinguere (anche se nei casi concreti
spesso ci si trova in imbarazzo, data la perdita della musica) dalla
identca sequenza che, come abbiamo visto, in successioni di tipo
giambico o trocaico pu comparire come forma sincopata o catalet
tica di tali metra.
Sequenze di cretici si troyano in A1cmane:
'A<ppoo1a IlEV OUK scrTt, O' ota < 1tucr8El
aKP' E1t' ayer ii Ill 1101 eiyl];, 1& KlJ1tUlpO'lCCO
Si tratta di due versi (separati dallo iato) che possiamo interpretare
come esametri catalettici, considerando come sequenza catalettica del
cretico la serie-o L'uso di sequenze di cretici da parte del poeta
eattestato anche dal fr. 173 Davies = 264 Cal.
1. Cfr. Strabone 10,4, 16; [Plutarco] De musca 10.
Peone quarto,
peone primo,
e cretico
Op81O<;
Bacchyl.
fr. 15 S.-M.
fr. 16 S.-M.
Tragedia
Aesch. Suppl.
418-422
(/423-427)
Eur. Oro
1419-1424
Nella
del pr
peone
presel
detta
Di B.
etraD
indic,
OUX e
6),).,,0.
XPll 11
O\
Di ur
mente
odIE
Per q
in ter,
mente
<ppv
EUcrEf
1UV q:
1uve
8ucr81
Brani
dee, I
Ill 1:1
KU'
2. In
cato (

quind
erinh
3. e
4. e
1
CRETlCI, BACCHEl, MOLOSSl 211
Peone quarto, Nella lirica successiva troviamo anche cretici che presentano soluzione
peone primo,
del primo o del terzo elemento e che venivano denominati dagli antichi
ecretico
peone quarto (uu u e peone primo u UU)2, e una forma che
6p91O;
presenta la soluzione di entrambi questi elementi, (uu u uu), che era
detta cretico o
Di Bacchilide abbiamo un frammento interamente in cretci che ci
etramandato come proveniente da un iporchema, di cui il cretico viene
indicato come metro caratteristico 3.

Bacchyl. OUX pyov oM'
- u-- -u cr cr cr
fr. 15 S,-M.
UA/jI u u u cr cr cr
XPTJ 1tap' ;;MaBaAov vav
u-
cr cr cr

n < u u- - <u-) cr cr cr
Di un'altra composizione del poeta, che sarebbe stata redatta intera
mente in cretici non soluti 4, ci resta una successione di cinque metra:
Tragedia Per quanto riguarda il dramma bisogna notare che sequenze costituite
in te ramente di cretici sono rarissime in tragedia: l'unica strofe intera
mente composta di es si si trova in:
le
re Aesch. Suppl, <ppvncrov Kai y;;VOU -u - u- u -
cr cr cr
418-422
u- -u cr cr
(/423-427)
ti
"Cav <puyBa IlTJ
- u uu- u- cr cr
la
"Cav KaO;;V -- u uu u cr cr
o
t-
pollvav
-u uu u
111
cr cr
Brani in cretici si trovan o anche in aleune monodie astrofiche euripi
dee, polimetriche:
Eur. Or. Ill ;;ll1
u-- u-- cr cr
1419-1424
KUBK;;t Ilf:V 00, - u - u cr cr
2. In questo tipo di terminologia si distinguevano quattro ti pi del piede dentifi
cato come peone, denomnati a seconda della posizione in esso occupata dalla
sillaba lunga. Oltfe ai due peoni indicat sopra, in effetti cretici soluti, venivano
quindi indviduat un peone secondo e un peone terzo, la cu esistenza, per,
erintracciabile solo in epoca tarda (v, oltre, p. 213).
3. Cfr. Keil, Anal. gramm. 7, 21.
4. Cfr. Hephaest. p. 42, 23 ss. Consbr.
212 CAPITOLO 14
Soph. El.
1246 ss.
(/1266 ss.)
Commedia
Aristoph.
Ach.670
'role; o' se; apKucr't'Wv u -- u - cr cr
IlTjXUvav SllnAKetv u - - u cr cr
nUlOu 'tav Tuvoupo' u - u uu cr cr
IlTj'tpOepV'tUe; OpKffiV 5. - U U - cr cr
Cola formati da cretici si troyano in associazione a cola docmiaci (cosi
come troveremo 6 singoli cretici uniti a docmi).
Cosi, ad esempio, la stanza che abbiamo citato sopra dalle Supplici di
Eschilo viene seguita da una struttura strofica che si apre con un
trmetro cretico, e prosegue fino alla sua conclusione con docm.
Un altro esempio di questa associazione, da un brano sofocleo:
uvepeAov ou nO'te KU'tUAcrtIlOV
U uu uu U uu -uu uu U uu 2 docmi
oM no'te ATjcrllevov <lll'tepov -u uu -u uu -u uu 3 cr
olov eepu KUKV. uu u docmio
Lunghe successoni di cretici sono invece assai diffuse nella commedia 7,
soprattutto nella forma peonica: ne conosciamo da Cratino, Eupoli,
Teopompo 8, Eubulo; Aristofane ne fa uso in particolare nelle prime
commedie 9. La forma di verso piu comune eun tetrametro formato da
tre peoni primi e un cretico:
lVK' av snuvOpuKoee; ihcrt nupuKElleVat
-u uu u uu u uu - u-
Piu rara la soluzione del primo longum.
La responsione tra forme solute e forme non solute eil piu delle volte
esatta.
Talvolta Aristofane fa terminare queste successioni di cretici con
sequenze trocaiche 10 oppure passa dalle une alle altre 1I.
5. Cfr. anche Hec. 1080 S.; 1100 S.; Phoen. 1524 s.
6. V. oltre, cap. 19, p. 272.
7. Per successioni di cretci nel dramma satiresco cfr., dagli Iclmeuta di Sofocle,
TrGFIV F 314,329 s./371 S.; 332-335/374-377.
8. Da questo poeta aveva preso il nome un pentametro cretico, detto appunto
teopompeo, i cu primi quattro metra si presentavano nella forma di peone primo:
cfr. fr. 39 K.-A.
9. Ach. 208-217/224-233; 289-291, 295, 299-301/338-340, 342, 344-346; 665-675/
692-702; 971-986/988-998; Eq. 303-310/382-388; 324 8./398 S.; 618-620/684-687.
Cfr. Prato, Cant, 5 (ad Ach. 208 ss.).
10. Cfr. Ach. 987/999; Eq. 311 s./389 s.
11. Cfr. ad es. Eq. 616-623/683-690; Lys. 659-670/682-695. Per il problema dei
rapporti tra cretic e trochei in Aristofane v. sopra, cap. 13, p. 207 s.
L'epoca
In epoc
ellenistica
di poeti
a.c., di
P6hlma
inni in (
rappresl
lao, res1
nel La"
agli an:
compos
consiste
AlIa sfe
usati in
Rodi. A
scioglie\
dell'ult
Simia fr. 15
cr no'te
Powell
L'epoca
In epoc.
imperiale
5 Heitsc
diversan
dimetri i
forme s(
muu-
Descrizione
Il bacch,
Come al
catalessi
giambi: :
tratti di
metron b
12. Cfr.
aPMG9
13. Cfr.
14. Corr
15. La 1
oltre, cap
Simia fr. 15
Powell
CRETICI, BACCHEI, MOLOSSI 213
In epoca ellenistica troviamo successioni di cretici in due peani astrofici
di poeti ateniesi (il secondo di nome Limenio) eseguiti a Delfi nel 127
a,e., di cui ci e giunta anche la notazione musicale (CA 141 ss. =
P6hlmann 19, 20), rappresentanti di una probabile lunga tradizione di
in ni in cretici legati al culto deIfico 12, Non manca l'uso di cretici nelle
rappresentazioni, del quale etestimone una monodia di Elena a Mene
lao, restituita da un papiro della fine del 11 sec, a,e. (CA 185, nr. 6,);
nel Lamento del/'esclusa (CA 177, v, sopra, p. 200) i cretici si univano
agli anapesti e ai docmi, Forse era destinata al canto anche la
composizione di un Ermia della quale ci estato tramandato un verso
consistente in 4 cretici (SH 484),
Alla sfera della lirica libresca appartengono invece i tetrametri cretici
usati in alcune sue composizioni (cfr. frr. 13-15 Powell) da Simia di
Rodi. A proposito di una di queste ci viene riferito 13 che in essa il poeta
scioglieva in ogni verso gli elementi lunghi di ogni metron, a esclusione
dell'ultimo elemento del verso
(J rrO"CE aya vcapi: KpE
uu u uu uu u uu uu u uu uu u -
In epoca imperiale troviamo crel1cl In un inno di Mesomede (m,
5 Heitsch, a Iside), sicuramente eseguito col canto 14, ma del quale,
diversamente da altri, non ci erimasta la musica: esso earticolato in
dimetri in sinafia, con il cretico che si presenta in tutte le sue possibili
forme solute, ed inoltre nene forme anaclastiche - - u, anche soluta
In uu u, e u - uu,
.2. n baccheo
Descrizione 11 baccheo eun metron della forma u - -.
Come abbiamo visto, una tale sequenza e comune come forma della
catalessi giambica 15 ed appare anche all'inizio di sequenze composte da
giambi: in questi ultimi casi non e sempre possibile farsi un'idea se si
tratti di una forma sincopata del giambo o di un ver o e proprio
metron bacchiaco, Una sceIta in quest'ultimo senso sembra invece essere
12. Cfr. Koster, Trait, 259 e West, GM, 146, che aquesto proposito rimanda
a PMG 950 (a), (b), 1031 (tetrametro).
13. Cfr. Hephaest. p. 41, 24 ss. Consbr.
14. Come eattestato da uno scolio al testo. Cfr. West, GM, 170.
15. La trove remo anche come forma catalettica di sequenze coriambiche: v.
oltre, cap. 15, p. 216.
214 CAPlTOLO 14
Aesch. P. V.
115
Eur. Troad.
587 s.
Eur. Phoen.
1536 ss.
favorita (ed ein effetti da molti accolta) nei casi in cui, soprattutto
dramma, il baccheo si trova ripetuto in serie piu o meno lunghe.
Ci avviene diverse volte neIla tragedia, con i singoli metra (si va
numero di due aIla successione piu lunga, che si trova in Eur.
1437-1440: 9 ha) piu di una volta evidenziati dalla fine di parola:
.te; &X<b, .te; 6oJ.l.& 1tpcrtm J.I.'
Varie volte le sequenze di bacchei si inseriscono in contesti di
pathos. Si veda, ad es., oltre alla serie del Prometeo che abbiamo
sopra, un luogo come:
AN. J.l.AOte;, 6) 1tcrte;, J.l.0l '0- - v --- baba
EK. .v 1tap' 'Atoa 16 v v - ba ba
E cosi non eforse casuale che esse si trovino diverse volte legate
o meno direttamente a docmi:
KAste; 6) Ka.' aUAav v - v - ba ba
aAaVffiV yspatov v - v - ba ba
1t08' il OSJ.l.vote; v v docmio 17
In Eur. Suppl. 990/1012 una sequenza formata da due bacchei introdu
ce un pezzo, anch'esso fortemente patetico, quale e la monodia di
Euadne, completamente imbastita su ritmi eolici (tranne l'inserzione di
un'analoga serie di due bacchei al v. 1002/1025). Sembra assai probabi
le che un tale uso della sequenza sia aUa base di piu di una parodia
aristofanea: Vesp. 316 ss. (monodia di Filoc1eone, daU'inizio - vv.
317-323 compattamente eolico); Ran. 1346 ss. (la monodia di Eschilo
parodica degli usi euripidei in cui aUa sequenza di due bacchei
fanno seguito cola ionici ed eolici) 18.
14.3. nmolosso
Descrizione Il molosso euna sequenza della forma- - -.
La si trova, sia pur assai raramente, nel dramma, in contesti giambici
e anche trocaici, metra dei quaU viene aUora da molti considerata
16. E cfr. anche Soph. El. 1280; [Eur.] Rhes. 706-708.
17. Per il nesso fra il singolo baccheo ed i1 docmio v. oltre, cap. 19, p. 272.
18. Cfr. inoltre Thesm. 1143-1144 e Prato, Canti, 101 ad Vesp. 316 ss.
forma
baeche
oi'J KtO'I
Otmto't
O'E <:ptA.
Una SI
contest
Il mole
variantj
spru.to\'
<:puyete; (
1\ 'IIOSe1
1\ 'II0gel
Con i1
respons
19. Cfi
Eur. Su.
Lys.26
978/990
20. Pe
21. ef
1149/11
esempi(

respom
Eur. O

potrebl
CRETlCL BACCHEL MOLOSSl 215
forma sincopata, variante del cretico o (solo fra i giambi) del
baccheo:
Eur. Oro
1472 S.
Aristoph.
Thesm. 988 ss.
Eur. Phoen.
318 ss.
,wEtV J.,aq.lrov EIlEt,-- u mol cr
J..EV ElGm Ilav ;<pOe;. u - u u ba ia
GU Kl(JGO<ppE BUKXElE u u uu u 11 ia mol
oG1to-r" Eym OE KmllOte; uu u cho ba
GE <ptAOXp01Gl IlA'IIm u uu u u ia ba
Una sua responsione con il baccheo e attestata sia tra giambi sia in
contesti diversi 19.
Il molosso si trova anche in unione a docmi 20, probabilmente come
variante del cretico:
EPllllOV 1tu-rppov EJ..mEe; OIlOV u u-uuu-u- 2 docmi
<puyae; CmOG-rUAEle; llullOU uuu u u 2 docmi
1 1t08EIVOe; <pO"Ole; u u cr cr
1 1t08ElVOe; u cr mol
Con iI cretico esso compare piu di una volta In questi contesti in
responsione
21

19. Cfr. Aesch. Sept. 356/368; Soph. El. 485/501; Phil. 1134/1157; O.e. 513/524;
Eur. Suppl. 622/630; Troad. 580;585; Ion 190/201; Phoen. 1026/1050; Aristoph.
Lys. 264/279; la responsione compare anche forse in Aesch. Pers. 281/287; Ag.
978/990 (v. sopra, cap. 3, n. 79).
20. Pcr un esame complessivo cfr. Medda, pp. 146 ss. e 185 ss.
21. Cfr. Soph. Trae/. 654/662 (e V. Medda, 132 s.); O.e. 1559/1571; Eur. El.
1149/1157 (cfr. Medda, 123 s.); Ion 676/695; Oro 168/189; 171i192. Per un possibile
esempio di questa responsione al di fuori di contesti docmiaci cfr. Soph. O.e.
121/153 secondo il testo di Dawe aceettato da Lloyd-Jones e Wi1son. Un caso di
responsione, in contesto docmiaco, tra molosso e baccheo, si ha forse all'inizio di
Eur. Oro 145/157 (cfr. Medda, 156 s.) ti ti 1tv
mol/ha + docmio, dove pero neHa strofe rinteriezione
potrebbe essere scandita anche come u -.
CAPITOLO 15
Coriambi
15.1. Descrizione e attestazioni
Il coriambo eun metron della forma u u
Sequenze interamente formate da coriambi non sono molto frequenti.
Piu spesso il me/ron compare insieme ai giambi.
Lrica eolica Successioni di coriambi puri si troyano a partire dalla lirica eolica:
tetrametri catalettici in Saffo
Sapph. fr. 114,
IV.
nap8Eva, nap8Eva, not JlE Anotcr' unoX;IJ;
- uu uu - uu u
fr. 128 V. dEi3"r vuv appat Xpl1:E<; lCUAAKOJloi TE Motcrat 1
- uu uu - uu u
La catalessi, come si vede, ela medesima in uso per i giambi 2.
1. Tetrametri di questo tipo forse anche nel fr. 103,3,4, 5, 7, 10 V. Composizioni
in coriambi erano forse raccolte nell'ottavo libro della poetessa (cfr. Page, S & A,
118 n. 1; 320).
2. Una diversa cataless, nella forma del cretico, e riconosciuta da Efestione
(p. 29, 7 ss. Consbr.): cfr. PMG 975a, b, c (rispettivamente uno, due e tre coriambi
seguiti da cretico).
Anacreonte
PMG 382 =
fr. 109 Gent.
PMG 383,
2 fr. 110,
2 Gent.
PMG 385 =
fr. 86 Gent.
PMG 380
fr. 91 Gent.
PMG 378
fr. 83 Gent.
.SecOfl<
usato UI1
precedut
In Anac
OaKpU
In una s
usati da]
Vediat
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otvov ' t ~
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uno con
XatPE q>
Come,
testo 5,
dall'iniz
permett
uvan't(
Ota. TOV
In una
3. Al v.
puro.
4. Cfr.
5. Cfr.
I
Anacreonte
PMG 382 =
fr. 109 Gent.
PMG 383,
2 fr. 110,
2 Gent.
PMG 385 =
fr. 86 Gent.
PMG 380 =
fr. 91 Gent.
PMG 378 =
fr. 83 Gent.
CORIAMBI 217
Secondo alcune testimonianze antiche Alceo (cfr. fr. 455 V.) avrebbe
usato una strofetta composta da un tetrametro coriambico catalettico
preceduto dalla serie u u u - - (dimetro catalettico o aristofanio).
In Anacreonte troviamo il trimetro catalettico
uu - uu u --
In una sequenza di questo tipo, come pure in varie forme di tetrametri
usati dal poeta i coriambi possono alternarsi a metra giambici.
Vediamo ad esempio un trimetro catalettico con il metron giambico
in prima posizione:
otvov rplKu90v exoucru3 - u uu - uu - u u
un tetrametro con il metron giambico in seconda posizione:
SK 1toruJ..lOU '1tuvpX0J..lut 1tvra <ptpoucru AUJ..l1tp 4
uu - u - u uu u - u 11
uno con il metron giambico in terza posizione
XUtpE <ptAOV <pro<; xupEvn J..lEtOtrov 1tpom))mp
u _.. u
uu uu u-
Come viene indicato da una delle fonti che ci hanno conservato il
testo 5, Anacreonte uso per una ntera composizione un tetrametro
dall'inizo costantemente soluto, con un tipo di realizzazione che non ci
permette di decdere se il primo metron era giambico o coriambico
uvu1tWJ..lat oi 1tpo<; "OAUJ..l1tOV 1trEpyEcr(Jt KO<p1J<;
uuuu - - uu - uu - u
Oto. rov "Epon" 00 yup J..loi <-u> 9tAEl cruvll
uuuu - uu - uu - u -
In una strofetta, che CI e giunta completa, un dimetro giambico
3. Al v. 1 del medesmo frammento trovamo un trmetro coriambico catalettico
puro.
4. Cfr. anche PMG 386 fr. 88 Gent.
5. Cfr. Hephaest. p. 30, 6 ss. Consbr.
218 CAPITOLO 15
PMG 388
fL 82 Gent.
Dramma
attico
Aesch. Suppl.
553-555
(544-46)
Soph. Phi/o
(1136-1139/)
1159-1162
epreceduto da due tetrametri acataletti con scambio in responsione tra
Al v. lIt
giambo e coriambo:
coriamb(
Ttpiv fli.:v EXWV KuAflflU1:' taqHIKwflVU, cho cho ia ia li
Aristoph. Ach. Toi1:O .ul
(1l50-1l54j)
Kui aa1:puyAooe; tv mai Kui \JftAV TtBpi cho cho ia ia
1162-1I66
TtASopijcrt <-x -) 2 ia 111
VOK'tEpW.
T}muArov
V1TtAOWV BlAOflU KUKie; aaTtooe;, apwTtroAtcrt v cho cho cho ia 11
iTtTtum
Ka.eEAOTtpVOtcrtv fllAWV TtOvlJpe; 'Ap1:flWV, cho cho cho ia
Eha
spaKwv 2 ia 111
TtOAAU fli.:v EV ooopi nElde; uuXvu, TtOAAU o' EV cho cho cho ia 11
1:pOx0,
1COAAU oi; vrowv aKo1:vu flanyt ElwfltXElEie;, KfllJV cho ia ia ia
Al terzo I
giambico
Ttroywv 1:' EK1:EnAflvoe;'
2 ia 111
Succcssic
vuv o' aunvtwv xpaw <poptwv cho cho ia ia 11
Eschilo ('

KuElpflum
quenti so
huie; KKlJe;t KU! aKtaoaKlJV EAE<pUV1:VlJV <popd cho cho ia
UU1:We; <-u -) 2 ia 111
Quest'uso della associazione e anche della possibile responsione con
giambi si ritrova neUa lirica del dramma. In essa infatti a sequenze
di varia estensione formate da coriambi:
In epoca
che plI o
TtUp 1Comfloe; 1:' aEvooe; - uu - uu cho cho
il penta
Kui XElvu Kui 1:av 'A<ppooi
uu - uu -- uu cho cho cho
fr. 229, 1 Pf.
me; TtOATtOpOV u{uv - uu - u - -111 cho ba
.l'esame
philicius 1
troviamo sequenze costituite dall'unione di coriambi e giambi 6:
Simia di
rrElEV yap Ea1:at u - u - uu - ia cho
catalettic<
1:ie; ilio' EV UUpUte; 1:p<ps1:at, u u - uu ia cho Powell) 10
fllJK n fllJOEVe; KpU1:VWV aau Ttfl
uu u - u - uu cho ia cho
TtEt uTa; - uu - u u cho ba
7. Cfr. a
8. Per a
coriambici
340b (negU
6. Per il problema delle ambiguita che tali sequenze, e quelle interamente
9. Cfr. I
coriambiche, possono presentare con gli ionicL V. oltre, cap. 16, p. 227 s.
la. Cfr.'
CORIAMBI 219
Al v. 1161 il metron giambico in seconda posizione corrisponde ad un
coriambo che si trova nella strofe (v. 1138) 7.
Aristoph. Ach.
(1l50-1154/)
1162-1166
ToC'to IlEV aun!'> KaKov EV, - uu - uu - uu cho cho cho
Kq,8' EU:pOV
VUK'tEptvOV yVOt'to. - u u - u - u 11 H cho ba
111naArov yap olKa' - u u - u - u - - u u - u - - cho ia cho ha
1macra<;
ElLa n<; au'tou IlE8rov
-uu-uu-uu cho cho cho
'tr,v KEq>aAr,v 'Opcr'tll<; - u u - u - - 11 cho ba
Al terzo coriambo del v. 1162 risponde nella strofe (v. 1150) un metron
giambic0
8
.
Successioni coriambiche o giambo-coriambiche sono usate piu da
Eschilo e dal primo Sofocle di quanto non lo siano nelle piu tarde
manifestazioni della tragedia del V seco che ci sono note; non infre
quenti sono in Aristofane 9.
15.2. 1 coriambi in eta eUenistica
In epoca ellenistica si diffonde l'uso kata stichon di sequenze coriambi
che piu o meno lunghe con clausola catalettica:
il pentametro, usato da Callimaco (fr. 229 Pf.):
fr. 229, 1 PL EUUllv'ta'tot, 'tE Kai ZEU, yEvpXa.
l'esametro: Filico SH 676-680, da cui la denominazione antica di
philicius versus.
Simia di Rodi us le misure dall'esametro catalettico al monometro
catalettico per due dei suoi carmi figurati, le Ali e la Scure (frr. 24 e 25
Powell) lO.
7. Cfr. anche, sempre in contesto giambo-coriambico, Phi!. 1099/ 112l.
8. Per altri esempi in Aristofane di una tale responsione in contesti giambo
coriambici cfr. Nub. 955/1030; Vesp. 526 s./631 s.; 533/637; 537/641; Lys. 326b/
340b (negli ultimi due casi si tratta di dimetro cho ba/ia ba).
9. Cfr. Prato, Canti, 29, ad Ach. 1150 ss.
10. Cfr. West, GM, 151 n. 36.
CAPITOLO 16
Ionici
16.1. Descrizione e attestazioni
La denominazione di ionico era collegata all'uso del metro tra gli Ioni
d'Asia l.
Veniva distinto un metron ionico a minore di forma u u da uno ad
esso speculare, detto ionico a maiore - u u. Ma l'uso di quest'ul
timo come metron a s stante usato in serie non risulta attestato con
sicurezza per I'eta arcaica e cIassica 2 (le interpretazioni dei metricisti
antichi che lo prevedono per tali epoche sembrano scaturire dal
tentativo di scandire per metra dei cola irriducibili in realta ad una tale
divisione). Troviamo ionici a maiore a partire dal IV seco a.e. nel
cIeomacheo (dimetro acataletto) e nel sotadeo (tetrametro brachicata
lettico).
Sequenze formate da ionici a minore si troyano invece nella lirica
a partire da Alcmane.
Si tratta di:
dimetri
uu--uu-
l. Cfr. schol. B a Efestione, p. 302, 26 s. Consbr.
2. Cfr. B. Gentili, Maia 2 (1949), 30 SS.; Id. 1950,69 ss.
1:1.6
.
2
. Sequ ,
Alcmane
fr. 46 Davies =
114 Cal.
fr. 50(b)
Davies 124
Cal.
Saffo
fr. 133 V .
trime
uu-
tetral
uu
e seq
dell'ult
Una f(
dall'us
uu
i1 colo
interpr
posizic
second
Per Al
odi in
Di Ale
SKflW
1
Essa i
forma
'IveO a
Un ve
puro,
BXt J.I
3. He
4. Cf
5. Cf
second
IONICI 221
trimetri
uu uu uu
tetrametri
uu uu
uu -- uu
e sequenze che si presentano rspetto alle preceden ti con la catalessi
dell'ultimo metron (uu -).
Una forma peculiare el cosiddetto anacreontico (il cui nome deriva
dall'uso frequente che d esso fu fatto da] poeta di Teo):
uu u u -
l colon e chiamato anche dmetro ionico anaclomeno in quanto
nterpretato come un dmetro ionico con anaclasi, cioe con scambio di
pOSlZlOne tra l'ultimo elemento del primo metron e il primo del
secondo.
15.2. Sequenze di ionici a minore nella Iirica arcaica
Per Alcmane, Saffo e Alceo e testimoniata la composizone d intere
odi in questo metro.
Alcmane Di Alcmane la nostra fonte 3 ci ha conservato un tetrametro:
fr. 46 Davies = BKatOV Iltv, AlOe; uv, t:8c Mlcrat KpOKOrcbtAOl
114 Cal.
uu -- uu -- uu uu
Essa inoltre 4 ci testimonia l'uso da parte del poeta di un trmetro
formato da metron giambico + dimetro ionico:
fL 50(b)
Davies 124 'Ivro craAacrcrollt6otcr' av arco llacr6&v
5
- - u - uu -- uu
Cal.
Saffo Un verso simle, ma con un dmetro anaclomeno al posto del dimetro
puro, fu adoperato da Saffo:
fr. 133 V. eXel lleV ' Av6pollt6a KAav alloi3av u - u - u u u u
3. Hephaest. p. 37, 22 ss. Consbr.
4. Cfr. Hephaest. p. 46, 4 ss. Consbr.
5. Cfr. anche fr. 50(a) Davies 116 Cal., e forse fr. 79,2 Davies 100,2 Cal.
secondo l'interpretazione metrica offerta da Calame.
222 CAPITOLO 16
qJmpot, t taV 1tOAOAPOV 'A<ppoorav - u uu - u u
Per la poetessa ci eattestato pure Puso del trmetro ionico
fL 135 V. t J.1S IIavoiovt;, iliE1:pava, xsA,{orov6 uu - uu uu-
Anacreonte
anche nella forma dmetro anaclomeno + metron ionico
fr. 134 V. Za (.) ovap Ku1tpo)'svfQ. uu - u - u - uu --
Nei versi che compongono un altro frammento saffico e possibile
PMC 400 =
vedere la successione di un dimetro giambico catalettico e di un
fr. 35 Gent.
anaclomeno 7:
fr. 102 V. )'AK1lU J.1UtSp, ou tOt 06vallal KpKT]V tOV tcrrov
U U - U - uu u u
1toOq: 6J.1staa 1tal0o; ppaovav Ot' 'A<ppootav
u U - U - uu u u-
PMG 395,
1-6 fr. 36,
Alceo Di Alceo abbiamo un frammento (10 V.)8 da una composizione
1-6 Gent:
articolata dalla ripetizione di una stanza composta da 10 metra ionici
(la forma fu ripresa da Orazio, Carm. 3, 12), della quale e difficile
stabilire con sicurezza la colometria: se la prima sequenza, almeno
secondo una delle fonti che ci hanno conservato il frammento 9, doveva
senz'altro essere un tetrametro, chiaramente articolato in metra (come
gia il verso sopra citato di Alcmane) dalla costante fine di parola 10,
fr. 10,1 V. SIlS odAav, SJ.1S m.Iaav KaKOttrov 1tSOXOHfUV,
per quanto segue si resta incerti tra due trimetri 11 oppure tetrametro
e dmetro 12.
PMG 411b =
fr. 32 Gent.
6. Il verso compare forse anche nel fr. 113 V.
7. Cosi, ad esempio, interpreta Snell, CM, 35.
8. Se ne veda ora una ampa discussione in Pardni, 25-47.
9. Cfr. Hephaest. pp. 38, 4 SS.; 65, 12 SS.; 66, 10 ss. Consbr.
10. Cfr. Pardini, 33.
11. Cfr. R. Fhrer, Beitriige zur Metrik und Textkritik der griechischen Lyriker,
I1I: Die Kolometrie von SI.U:; OEtAaV (Alkaiosfr. /O L.-P.), NAWG 1976,253-257,
seguito da Snell, CM, 34 n. 33a, che in precedenza (cfr. Philologus 96, 1944,
288-290) aveva sostenuto una diversa, e non soddisfacente, divisione, accolta nella
edizione della Voigt; cfr. anche West, CM, 33.
12. In un primo tempo sostenuta da Lobel (BQR 3, 1920-1922.289 S.; 'AAKaiou
..t{;}'TJ, Oxford 1927, 7 s.), e da lui poi successivamente abbandonata, questa
divisione estata adottata da GentIi 1950, 150; Id. 1952, 132; da M. Treu (Alkaios
Altri iOl
1taAlla
proviene
8 s. V.
Un rice
si e det
meno.
Si veda
1tapa or
Kattuv
Da un 1
dimetri,
posizion
1tOAlOi
Kpta<pC
xapwa
1tpa, )'r
)'AUKepo
PttU
Sembra,
ma, di c(
facendo
Si veda:
dlOv)ao
dove il fi
due silla
Lieder, M

13. Ma!
14. Cfr.
15. Cfr.
16. Cfr.
17. Per
PMG499
Anacreonte
PMG 400
fr. 35 Gent.
PMG 395,
1-6 fL 36,
1-6 Gent.
PMG411b=
fr. 32 Gen!.
10NICI 223
Altri ionid in Alceo si trovano nei frr. 380 V. (brETov KunpoYf-via:;
naAJlat<}1v), secondo a1cuni da riportare alla composizione da cu
proviene il fr. lOV.
13
, e nei frr. 393 e 397 V.; si veda inoltre fr. 306g,
8 s. V.
Un ricco uso degli ionid venne fatto da Anacreonte che, come
si e detto, mostra una spiccata preferenza per il dimetro anaclo
meno.
Si veda ad esempio:
napa 0110'tE I1uOJlavopov uu u - u -
Ka'tOUv "Epro'ta <PEYrov uu - u u-
Da un paio di attestazioni conosciamo una strofetta formata da sei
dimetri, tutti anaclomeni meno il quinto, puro, forse usato in questa
posizione per definire il ritmo alla fine della stanza 14:
nOA101 Jlev llJliv iOll uu-u u
KPta<pot KPll 'tf- ABUKV, uu -
u
u

Xapf-crcra o' OUK't' uu- u u -
npa, YllpaABot S' 60v'tf-s,
uu - U - U -
yAUKf-pOU S' OUK'tl nOAAos uu -uu
XPvos AAf-tn'tUl 15 uu u-u
111
Sembra attestato anche in Anacreonte l'uso, che troveremo nel dram
ma, di contrarre le due brevi iniziali deBo ionico a minore in una lunga,
facendo risultare un molosso.
Si veda:
AlOvcrOU crauAUl uu
- -- uu
dove il fenomeno (che pero potrebbe essere eliminato scandendo come
. due sillabe au
16
) avvene in un trmetro catalettico 17.
Lieder, Mnchen, 1963
2
) e da Campbell (Greek Lyric transL by D.A. CampbeIl, 1,
Cambridge, Mass. - London, 1982).
13. Ma cfr. Pardini, 45 n. 28.
14. Cfr. West, GM, 59.
15. Cfr. anche PMG 356 fr. 33 Gent.
16. Cfr. van Ophuijsen, 111.
17. Per 'uso da parte di Anacreonte del trimetro onico catalettico, cfr. anche
PlvfG 499d Test. VI Gent. Per altfe forme di trimetri usate dal poeta cfr. PMG
.
224 CAPITOLO 16
PMG 413
fr. 25 GenL
In due framment troviamo una sequenza uu - uu u u
u -. Si confronti:
.uoyl.cp Dlllyrt Il' "Eproe; EKo'l'ev wcrre xaAKee;
neAtKet, xetllepl] D' Vcooaev EV xapOpl] 18.
Una tale sequenza e interpretabile come composta da un dmetro
giambico catalettico preceduto da un colon di forma uu - uu iI
cosddetto parteneo 19, che si trova taIvolta associato a ionc e a co
riambi, e che qui pu essere interpretato come dimetro ionico cataletti
co 20; oppure si potrebbe pensare a una divisione in metron ionico
+ uu u u - u - -, interpretando quest'ultima sequenza, che
compare in Bacchilide fr. 19 S.-M. (v. 2: napa. tflv c.ptAllV yuvaiKa
c.peyete;), presumibilmente n contesto ionico, come uu u u-,
anaclomeno catalettico 21 + U -, forma acefala del metron ioni
co 22.
Un fenomeno interessante, sia pure problematico, si riscontra in
PMG 346, fr. 1 = fr. 60 Gent.: I papiro che ci tramanda il testo
(P. Oxy. 2321) divide, con fine di parola al termine di ogn sequen
za, In:
- uu u - u
uu u u
uu - uu- u Id 111
351 fr. 27 Gent. (3 ion); PMG 410 e 411a frr. 30 e 29 Gent. (trmetro formato
da anacIomeno + metron ionico, che abbamo gia visto in Saffo 134 V.); PMG 415
fr. 31 Gent. (trmetro speculare rispetto al precedente). Incerta la divisione di
PMG 408 fr. 28 Gent., cfr. West, GM, 59.
18. L'altro frammento ePMG 414 = fr. 26 Gent.
19. Cfr. Gentili 1950, 82 n. 1; la denominazione compare in un frammento
di un anonimo grammatico del I seco d.C. (P. Oxy 220: cfr. col. XII, p. 407
Consbr.), che indica per la sequenza anche una possibilita di realizzazione
vv -- v - v che in contesto ionico einterpretabile come una forma cataletti
ca deIl'anacreontico.
20. Una divisione di questo tipo eofferta anche da Gentili 1950, 165 s. e 82 n. 1,
che preferisce pero pensare a una interpretazione coriambica.
21. Per attestazioni nel dramma, in ambito ionico, di que sta sequenza (alla
quale abbiamo gia accennato sopra, n. 19, come ad una delle forme del parte
neo riconosciute dall'anonimo metricista di P. Oxy 220) si veda piu avanti,
p.226.
22. Cfr. Snell, GM, 35; Korzeniewski, GM, 119.
vv. 7-9 'rae; Cl
Y]va K
{pota,
Unan
pretat
da un'
ionici,
ionico
tron ic
metric
pretaz
parten
eviden
posizi<
decisic
guita o
ro,ad'
Unas(
in Cor
vedep
vv. 17-22
lley]A.
e;] SAe
llKapl
c.p]eptll
Kp]OUq:
aoc.pait
23. UJ
collocat
24. Pe
25. C<
26. In
strofett
27. Pe
28. La
none al
piu rece
553-557
B.M.P:
reta el/
n3Zona
cui SOpl
JONICI 225
vv. 7-9
']va EK AS1tovrov
K]atOn<JSV
Un anacreontico epreceduto da una sequenza che potrebbe essere inter
pretata come un anacreontico preceduto da un elemento 23, e seguito
da un'altra, che ritroveremo in altri autori in chiusa di successioni di
ionici ed einterpretabile in questi contesti come composta o da metron
ionico + una serie uu u - _24 oppure da parteneo ionico + me
(ron ionico acefalo 25. D'altra parte, con la medesima divisione colo
metrica il primo e il terzo colon potrebbero ricevere anche una inter
pretazione di tipo eolo-coriambico (coriambo + reiziano giambico e
parteneo coriambico + baccheo), mentre cola coriambici ancora piu
evidenti nsultano con un'altra colometria che divide ogni volta in una
posizione precedente a quella del papiro (cho ia, cho ia, chocho ba) 26. La
decisione edifficile e si potrebbe anche pensare ad una voluta ambi
guita o ambivalenza 27 o, forse meglio, accettando la colometria del papi
ro, ad una forma di modulazione ritmica dai coriambi verso gli ionici.
Una sequenza identica all'ultima delle tre presenta te dal papiro si trova
in Corinna
28
(PMG 654, col. 1,11-52) come chiusa di una strofetta che
vede precedentemente una successione di cinque dimetri ionici:
vv. 17-22 flsy]Aav t' [a]eaverov E<J- uu - uu
SAS tq..tv to' EflcA\lfSV. uu- uu-
O' au"tKa Mro<Jn uu -- uu
q>]EpflSV \lfUq>ov E[t]attOv uu - uu-
Kp]ouq>av EV Xpou uu- uu
tU o' Ufla &pesv uu -- uu - u --111
23. Una successione identica a quella di questi due cola. e con fine di parola
collocata aBo stesso modo, si trova in PMG 398 = fe. III Gent.
24. Per la serie uu - v - come possibile c1ausola di ionici, v. oltre, n. 30.
25. Cosi Snell, GM, 35.
26. lndicazioni bibliografiche relatve alle vare interpretazioni offerte per la
strofetta in Rossi, 815 s. n. 11.
27. Per fenomen di ambiguita onico-coriambiche nel dramma, v. oltre, p. 227 s.
28. La datazione della poetessa, se contemporanea di Pindaro secondo una trad
zione antica, oppure di eta ellenistica, costitusce tuttora un problema aperto: fra i
phI recen ti interventi M.L. West, CQ N.S. 20 (1970),277-287, Id., CQ N.S. 40 (1990),
553-557,favorevole ad una datazione tarda; M. Davies, SIFC ser. 3,6 (1988),186-194;
B.M. Palumbo Stracca, in Tradizione e innovazione nella cultura greca da Omero al
reta ellenistica. Scritti in onore di B. Gentili, n, Roma, Gruppo Editoriale Inter
nazionale, 1993,403-412, sostenitrice della datazione alta. Per il testo del frammento di
cu sopra riproduciamo un brano, v. ora G. Burzacchini, Eikasmos 2 (1991), 64 ss.
226 CAPITOLO 16
16.3. GIi ionici nel dranuna attico
I1 metron si pu presentare, anche fuori da una posizione clausolare,
neHa forma uu
Aesch. Pers. Sllu80v O' eOp01tpOlO 8UAaaw; uu uu -uu
109 s.
1tOAtatVOlllwu<; 1tVEllun u u
uu - uu
Le due brevi possono essere contratte in una lunga (ne risuIta un
molosso).
Eur. Bacch. 81 Kta(j($ "Ce a"CEcpuvro8E<; -uu
Esempi di soluzione degli elementi lunghi sono attestati in particolare
nell'ultimo Eurpide (neHe Fenicie e neHe Baccanti). Ne risultano metra
di forma u u uu e u u - uu 29, di cui l'ultimo si trova diverse
volte (Bacch. 372/388; 382/398; 522/541; 525/544) in responsione con il
metron non soluto.
La responsione tra dimetro ionico e anacreontico e attestata in Eur.
Bacch. 530/549 e in Aristoph. Ran. 327/343.
Oltre a chiuse complete o catalettiche del metron ionco in sequenze di
diversa lunghezza, e al dimetro anaclomeno, possiamo incontrare in
clausola le forme:
uu - u - u (che abbiamo gl indicato sopra - p. 224 n. 19 come
equivalente anaclastico di un dimetro ionico catalettico): Aesch. Pers.
107/114;
uu u - - (forma con chiusa pesante rispetto aHa precedente):
Eur. Bacch. 71, eycl. 502/510/518;
uu - u (forma catalettica rispetto alle preceden ti? o reiziano
giambico inserito in contesto ionico?): Aristoph. Vesp. 302/315
3
;
uu uu - u (parteneo ionico + /\ ion oppure ion + la clau
sola che abbiamo appena indicato, uu - u - -): Eur. Bacch. 536/555;
ela sequenza clausolare che abbiamo gia visto in Anacreonte e Corinna.
29. Cfr. anche per la prima forma Aristoph. Thesm. 110, 113, 121; per la seconda
forma, nello stesso brano parodico, il v. 122, eRan. 1347 (parodia euripidea).
30. Sulla ammissibilita di que sto colon come clausola onica cfr. Wilamowitz,
GV, 338; Fraenkel 1954,282 s. = Id., KB 1,403 S.; Gentili 1950, 183 SS.; Id. 1952,
134-137; Id., Anacreon, 180. Esso ricorre anche in Aesch. P.v. 130/146; 134/150
nella divisione colometrica del brano in ionid, per cui v. oltre, n. 34.
Tragedia L'uso e
nserva
Supplic
tragedi
strani
L'articl
stica de

Quand,
sopratt
e diffie
ambigt
dal poe
iniziale
moloss
O.e. 714
t1t1tot<r
(70 1)
di per
minore
Non rn
frarnrnc
coriarn
fine di
Aesch. Ag.
448-451
"COe o
(466-469)

1tpOOK
Una st
bo-cori
31. Su:
32. Cfi
33. Cfi
8s./1078
un colO!
come Uf
Aesch.l
interprel
creonte)
pensa p
Korzeni
Tragedia
O.e. 714
(/701)
Aeseh. Ag.
448-451
((466-469)
IONICI 227
L'uso degli ionici non emolto diffuso nella tragedia, che comunque
riserva ad essi intere stanze: cosi, ad esempio, nei Persiani e nelle
Supplici di Eschilo e nelle Baccanti di Euripide: il ritmo ionico in queste
tragedie caratterizzava forse l'elemento esotico-orientale, o comunque
straniero, che era al centro deBe rispettive trame.
L'articolazione sembra per lo piu in dimetri e trimetri, ma la caratteri
stica del ritmo ionico di comparire in lunghe successioni rende spesso
difficile una divisione colometrica.
Quando gli ionici non formano da sol intere stanze, si associano
soprattutto con cola eolici e coriambici, talvolta in maniera tale che
e difficile stabilire i confini tra i due ritmi 31. Un tipo particolare di
ambiguita, che si trova soprattutto in Sofoc1e, e sembrerebbe ricercata
dal poeta, e quella che si determina con sequenze il cui movimento
iniziale pu essere interpretato come inizio di ionici con contrazione
molossica oppure come inizio di sequenze eoliche:
-uu uu
di per s interpretabile come trimetro ionico o come asclepiadeo
minore catalettico 32.
Non mancano casi che presentan o una significativa somiglianza con il
frammento di Anacreonte di cui abbiamo parlato sopra, con un inizio
coriambico che porta verso sequenze divisibili come ioniche secondo la
fine di parola, altrimenti come giambo-coriambiche:
UAA01"pa<; owi yuVatK<;' - uu u- u -
1"OE O'ty n<; uu u - u-
c:p60VEpOV O' n' (i'Ayo<; EpnEt uu - u - U
npOOtKOt<; 'A1"pEoat<; 33 uu - U
Una struttura simile, con un attacco stavolta apparentemente giam
bo-coriambico (u -- u u u - -), si trova in Aesch. Sept. 720 ss./
31. Sul fenomeno cfr. Dale, LMGD, 143-147.
32. Cfr. aquesto proposito le considerazioni di Dale, LMGD, 143 s.
33. Cfr. anche Aesch. Pers. 659 58./666 88.; Soph. Phi!. 688 88./701 S8.; El. 1066
ss./l078 ss. In Aesch. Ag. 686 s.1705 s. una successione di questo tipo pre1ude ad
un colon assolutamente singolare (vv v- vv -) che sara da interpretare
come un voluto gioco del poeta sul nome (a doppio sen so) di Elena. Cfr. noltre
Aesch. Pers. 633 s./641 S.; 647 s./653 S.; Soph. O.T. 48488./499 ss. A favore di una
interpretazione uniformemente ionica di questi passi (compreso quello di Ana
creonte) eG. Zuntz, Drei Kapitel zur Metrik, Wien, 1984,42 SS., che
pensa per l'elemento iniziale ad una sorta di Vorsilbe (per cu cfr. ga
Korzenewsk, GM, 119 S.; West, GM, 125).
343-35
228 CAPITOLO 16
727 SS., un brano, comunque, la cu costruzione retorica sembrerebbe
parlare ancor piu decisamente per quanto segue a favore di una
divisione in cola ionici:
n<pplKU 1:av roAEcrOlKOV u u -uu 720
eEV, ou eCO!'; llouv, uu u u
nuvuATleil KUKllUVLtV, uu - uu
nU1:po,; EUK1:uuv 'Eptvuv uu- -u
1:EAcrUl 1:a.; m:p1ellOU'; uu - uu
KU1:pu.; Oiomou PAU'lf<ppovo.; uu - uu - uu - 725
nUtOoALrop o' Ept.; ao' 01:pVet 34 -UU UU u
-111
In questa divisione l'ultima sequenza eun decasillabo alcaico, la prima
potrebbe essere un'a forma modulante da giambo-coriambi verso ionici,
oppure un metron ionico preceduto da un reiziano giambico. Il v. 723,
nella scansione sopra riportata, si presenta come una forma di anado
meno con il terzo elemento realizzato da lunga (uu u -),
sequenza che compare altrove in Eschilo in un chiaro contesto ionico
(Suppl. 1021/1029: nEptVUtOUcrtv nUAUtVl1:Se lletAcrcroV1:E'; ouou.;);
non si pu esdudere, per, la presenza di un piu normale anadomeno
con la correptio del dittongo di EUKLUiuv 35.
Commedia Nella commedia di Aristofane troviamo brani interamente, o quasi,
composti di ionici nelle Vespe (vv. 291-302/303-315)36, nelle Tesmofo
34. Per questa di visione e interpretazione (di contro aquella giambo-coriambica
che troviamo in varie edizioni), cfr. Fraenkel1954, 278 s. = Id., KB 1,399 S., che
anche in base al confronto con questo brano propone una interpretazione simile
per altre due stanze ambigue, quali Aesch. P. V. 128 s8.j143 8S.; 397 s8./406 ss.:
sull'interpretazione di questi due brani cfr. Pattoni, 36 ss.
35. Anche il testo dell'antistrofe (v. 730 TCuep<;, ID.t<pproY cr8apo<;) vista la
presenza d occlusiva + lquida all'interno di parola in ID.t<pproY eaperto alle due
possibilita di scansione. Un altro esempio in tragedia del colon uu - - u - si
ha in Aesch. P. V. 399, se si accetta l'interpretazione ionica del passo (per cu v. alla
n. precedente), dove esso rsponderebbe (v. 408) ad un dmetro ionico puro
(quanto ad un altro possibile caso, P. V. 405/414, va notato che qui la presenza di
un tale colon non eaccettata neppure unanimemente da coloro che sono favorevoli
ad una interpretazione complessivamente ionica della stanza: cfr. ad esempio
Pattoni, 41 s.: e in effetti sembra preferibile colizzare in una maniera tale da far
risultare al verso in questione una forma di decasillabo alcaico, ottenendo una
corrispondenza con la chiusa della parodo).
36. Nena coppia strofica dei vv. 273-280/281-290 (per la cu collocazione nelIa
commedia cfr. G. Mastromarco, Storia di una commedia di Atene, Firenze 1974,67
ss.) sequenze ioniche sono ntercalate a dattilo-eptriti, per cu v. oltre, cap. 18.
riazuse
Viene
presen
(posta
un dirn
potrerr
e u
vano 1
stino (
l'altra
metra i
(v. 27'
riazuse
questo
soluta,
u U!
s, e ,
(v. 10:
u U
1
In Vesp.
ionico e
lunga ('1
(v. 297a
16,,4. Gli iom
L'assO(
tato ir
period(
peana (
37. Pe]
Frogs, 2
38. El
anaclorr
39. Cf
40. Cf
41. Cf
42. Pe
n. 123.
IONICI 229
riazuse (vv. 101 SS., peana di Agatone) e nelle Rane (vv. 327-336/
343-353
37
, invocazione a lacco degli iniziati).
Viene usata la fonna u u - - - u - in Ran. 328, 330, 346 essa si
presenta in responsione con la fonna normale dell'anaclomeno
(posta rispettivamente ai vv. 345, 349, 329); in Ran. 336 risponde ad
un dimetro ionico puro (v. 353). In alcuni brani sembra che quelle che
potremmo descrivere come le due parti dell'anaclomeno uu u
e - u -, che in luoghi come quelli appena cita t 38 si sovrappone
vano nella responsione a forme normali del metron ionico, acqui
stno autonomia, comparendo anche indipendentemente l'una dal
l'altra a formare sequenze: cosi ad esempio in Vesp. 281b dopo tre
metra ionic, troviamo in responsione ad un metron ionico normale
(v. 274) la fonna uu - u 39; nel peana di Agatone delle Tesmofo
riazuse, forse con una parodia delle eclatant innovazioni musicali di
questo poeta tragico 40, trovamo la serie u - -, anche in fonna
soluta, a costtuire dimetri del tipo di - u - - - u - (vv. 111 s.),
- u uu u uu u - -- (v. 114) e uu u u - - (v. 105), di per
s, e vero, interpretabili come trocaici, ma anche - u uu -
(v. 108), u uu - uu .. (v. 109) e dimetri catalettci come
u uu uu (vv. 106, 118, 125)41.
In Vesp. 291 55./303 ss. ci sono tramandati un caso di responsione tra un dmetro
ionico catalettico (v. 308) e un anacreontco con terzo elemento realizzato da
lunga (v. 296) e uno in cu ad un metro n ionico (v. 309) corrisponde un dimetro
(v. 297a) 42.
16.4. GIi ionici in eta ellenistica e imperiale
L'assocazione del metro con il canto rituale, che abbiamo gia consta
tato in alcuni esempi dalla commedia, continua anche in questo
periodo. Ce lo garantiscono diverse testimonianze, tra cui il cosiddetto
peana di lsillo (CA 133): si tratta di un'ode, conservatac da un'epgrafe
37. Per problemi testuali offerti dall'inizio di questa coppia strofica cfr. Dover,
Frogs, 233 ss.; Romano, 136 ss.
38. E cosi anche nei casi che abbiamo segnalato sopra (p. 226) di responsione tra
anaclomeno e dimetro puro.
39. Cfr. Zimmermann 1,99.
40. Cfr. Prato, Can ti, 243.
41. Cfr. Koster, Trait, 206.
42. Per il problema della responsione tra i vv. 314a e 30la cfr. West, GM, 127
n. 123.
-
230 CAPITOLO 16
,
nseme ad altre composizioni di Isillo, poeta di Epidauro deH'inizio del
III seco a.C
43
. La composizione, interamente ionica, eastrofica: i cola
presentano spesso elementi lunghi soluti e la sostituzione al metron
ionico delle forme - u (anche sol uta) e u u - u; sono present
anacreontici, anche nella forma con terzo elemento realizzato da lunga.
Nel peana di Filodemo di Scarfea (CA 165, IV seco a.c.), che pure ci
egiunto per via epigrafica, gli ionici sono limitati ai refrain, il primo
costituito da un trimetro ionico, il secondo da 2 ionici, gliconeo,
ferecrateo (per l'analisi del resto della composizione V. oltre, p. 254).
ABa sfera cultuale apparteneva anche il cosiddetto galliambo: si tratta
di un tetrametro ionico catalettico, una forma attestata anche nel
dramma, ma che doveva questo nome, come ci viene riferito 44, al fatto
di essere stata usata, a quanto sembra kata s tichon , da parte di
VEJtEPot in connessione con il culto deHa Grande Madre, i cui
sacerdoti erano detti r},},ot. Il verso, secondo una diversa fonte
45
,
sarebbe stato adoperato anche da Callimaco.
In epoca imperiale la sequenza ionica piu usata fu l'anacreontico (a
volte associato al dimetro ionico): ad es. nella Podagra di Luciano (vv.
30-53); nelle Anacreontiche, composte fino ad epoca bizantina 46; in
Gregorio di Nazianzo (1 1,30; 1 2,7; 11 2,129); in Sinesio di Cirene (Inno
5 e 9).
16.5. Gli ionici a maiore
t
11 cleomacheo Come abbiamo accennato, gli ionici a maiore fanno la loro comparsa
nel IV seco a.C. A quest'epoca appartiene iI poeta CIeomaco di
Magnesia, da cui prese iI nome il cleomacheo, dimetro ionico a matore
acataletto. ;
SR 341 1:<; ti]v bpllV - - uu
47
-u-u--
43. Si tratta di: due carmi dedicatori, un inno ad Asclepo e una composizione in
esametr contenente la descrizione di una processione che il poeta s proponeva di
istituire in onore di Apollo e Asclepio e durante la quale avrebbe dovuto essere
appunto eseguito il peana.
44. Cfr. Hephaest. p. 38, 14 ss. Consbr.
45. Cfr. Chaerob. p. 246, 5 Consbr.
46. Per maggiori particolari cfr. West, GM, 168 S.

47. Cfr. anche SR 342.
I
una sec
nella fo
e inoltr
anche ii
11 sotadeo All'uso
sue cor
verso, e
si artic(
(second
di uno
costitui
uu
In quel]
sicuram
ma-basl
forma a
lunghi (
trova ir
fr. 2 Powell 'O b'an
bta bEVI

Adoper
fra i
48. Cfr,
49. Frr,
Powell: e
50. Nel
51. Si 1
contenut,
Maronea
Podagra,
Massimo
1969,n. l
CharitioI
Oxy.413
11 sotadeo

fr. 2 Powell

10NICI 231
una sequenza nena quale, come si vede, lo ionico poteva comparire
nena forma contratta di un molos so e in quena anaclastica - u ...... u,
e inoltre, secondo la testimonianza di Efestione (p. 35, 14 Consbr.),
anche in quella di un coriambo.
All'uso da parte di Sotade di Maronea (inizio del III seco a.e.) per le
sue composizioni oItraggiose e scurrili deve iI suo nome il sotadeo,
verso, come risuIta da alcune testimonianze antiche
4g
, non lirico. Esso
si articola in quattro metra ionici a maiore, di cui l'ultimo catalettico
(secondo la terminologia antica, brachicatalettico, in quanto mancante
di uno dei due piedi da cui iI metron ionico a maiore si riteneva
costituito: v. sopra, p. 201, n. 34).
uu ............ uu --- uu
In quelli, fra i frammenti tramandati a nome di Sotade, che sembrano
sicuramente autentici 49 iI verso si presenta, oitre che neHa sua for
ma-base, anche con uno o piu tra i metra completi realizzati nella
forma anadastica - u - u; dalla possibilita di soluzione degIi elementi
lunghi derivano per i metra forme quali uu uu e - u u u u; e si
trova infine la contrazione molossica 50
'O TO -rpfjlU omaSs
uu-uu -u-u u u
ta SVpoq>pou
uu uu - u u u u
ilMjluwv, KollV apO'tip ytpmv XU/.q,
- u uuu uu
u ...... u--
Adoperato in contesti di vario genere fino all'eta imperiale, in alcuni
fra i testi in questione, e precisamente nei cosiddetti Sotadea 51, il
48. Cfr. Strab. XIV, 1, 41; Arst. Quint. 1, 13, p. 32, 1, W.-I.
49. Frr. 1-4c Powell, a cu eda aggiungere con ogn probabilita il fr. inc. 17
Powell: cfr. Bettin, 61 S.
50. Nel fr. 17 Powell, citato alla nota precedente.
5\. Si tratta de frr. 6-15 PoweIl, conservati da Stobeo, assai divers per
contenuto e caratteristiche linguistiche dai frammenti attribuibili al poeta di
Maronea. Quanto agl altri testi redatt in questo metro, si tratta d: Luciano,
Podagra, vv. 113-124; aIcune iscrizion metriche (due di un Moschione, una di un
Massimo: CfL E. Bemand, lnscrptons mtriques de I'gypte grco-romaine, Paris,
1969, n. 108, 5-22; 41-49: n. 168, 1-23); sotadei sono inserit nel cosiddetto mimo di
Charition (cfr. P. Oxy. 413, 88-91), per cu v. ora S. Santella, Charilion liberata (P.
Oxy. 4J3), Bar, Levante Editori, 1991; un brano in sotadei compare nel cosiddetto
--
1
232 CAPITOLO 16
verso presenta una liberta ancora piu notevole nella realizzazione degli
ionici a maiore 52: oltre alla contrazione nel molosso, ammessa solo
nel secondo metron, si trova insieme ad essa la soluzione di uno dei
longa, che fa risultare (a quanto sembra solo nel primo metron) uno
ionico a minore oppure un corambm>; inoltre sia nella forma
normale che in quella anaclastica del metron, una delle due brevi pu
essere sostituta da una lunga, dando origine alle ulteriori forme
- - u-, u, u - - 53, a loro volta passibili di soIuzione in forme
come - u u u u u - u, u u u .
17.1. DefiniziOll
Per col
ruso n.
metron,
corrisp.
Le priIJ
11 gliconeo iI glic
Romanzo di Iolao, P. Oxy. 3010, 14-33 (cfr. P. Parsons, BICS 18, 1971,53 ss.);
in tali versi e con ogni verosimiglianza composto un encomio della citta di
x x -
Alessandria, conservato in P. Gron. inv. 66 (cfr. LH.M. Hendriks, P.J. Parsons,
K.A. Worp, ZPE 41, 1981, 71 ss.); per la fortuna del verso in epoca pi tarda, cfr. in cui
W.J.W. Koster, Mnemosyne, s. IV, 16 (1963), 135 SS.; M.L. West, Journal of sequen:
Theological Studies 33 (1982), 98 SS.; B.M. Palumbo Stracca, Orpheus 11 (1990),
epoca J
65 ss.
base
52. Su que sta base, e anche in seguito al confronto con la produzione latina in
sotadei, Bettini ha proposto di distinguere una forma pura del sotadeo, quena
Come rr
appunto di Sotade (usata precipuamente anche in seguito nene composizioni
nome di
letterarie greche e latine, dal Sota di Ennio ai versi inseriti da Petronio nel suo
Glicone.
romanzo, da Marziale a Terenziano Mauro), e una forma allargata, veicolo in
Grecia (appunto nei Sotadea, con una tarda ripresa in Ario ed Eunomio) e poi
anche a Roma (in Accio e Varrone) di contenuti filosofici o in generale didascalici.
l. SuU;
53. Sul problema della presenza o meno di una tale forma nel vero Sotade, cfr.
sequenzc
Bettini, 62 ss.
2. Cfr.
CAPITOLO 17
Eolici O eolo-coriambi
17.1. Defmizione e descrizione
Per cola eolici intendiamo una serie di sequenze (cosi denorninate per
ruso notevole che ne venne fatto da Saffo e Alceo) costruite non kata
metron, che presentano come nucleo centrale la successione uu
corrispondente ad un coriambo, per cui sono anche dette eolo-coriambi.
Le principali sequenze di questo tipo sono:
11 gliconeo il gliconeo
x x - uu - u
in cui facciamo subito notare una caratteristica di molte di queste
sequenze, e cioe un attacco caratterizzato da due elementi liberi 1, che in
epoca moderna, a partire da G. Hermann 2, viene spesso denominato
base eolica.
Come molte di queste e altre sequenze della metrica greca il colon deriva il suo
nome da un poeta che (in cta cllenistica?) ne avrebbe fatto un uso stichico,
Glicone.
1. Sulla realizzazione di questi due elementi nelle varie epoche della storia delle
sequenze v. oItre, pp. 238, 241, 244, 248.
2. Cfr. Hermann, Elementa, 68-71.
-
.
234 CAPITOLO 17
11 dimetro
coriambico
o wilamo
witzianus
11 ferecrateo
11 telesilleo
11 dimetro
coriambico
B acefalo
Fin dall'epoca piu antica il gliconeo appare in responsione con un colon
(sentito dunque come ad esso equivalente) che potremmo descrivere come
la sua forma anac1astica: in esso iI nuc1eo coriambico si trova spostato
alla conc1usione, abbiamo cioe la forma x x x X 3 ~ U U ~ . Questo
colon viene spesso chiamato dmetro coriambico (una denominazione che
risale a Wilamowitz, che lo studio in un articolo ripreso poi in un capitolo
della sua Griechische Verskunst) 4, anche se in realta non si tratta di una
sequenza costruita per metra: alcuni studiosi preferiscono aHora chiamar
10 wilamowitzianus, in omaggio al suo scopritore moderno. Esisteva,
anche se ci enel complesso meno nota, una forma in cui il coriambo si
trovava all'inizio. Dato che la seconda parte di essa eil piu delle volte
occupata da una successione identica ad un metron giambico, e in cons
derazione dell'affinita tra coriambi e giambi, in contiguita di giambi essa
sara da interpretare come una successione kata metron di tipo giambo
coriambico; non mancano pero, come vedremo, alcuni casi in cu il colon
aperto dal coriambo si colloca in rapporto di responsione e quindi di
diretta affinita con il gliconeo o con il wilamowitzianus. Per distinguere
i due cola di cui si eappena detto vengo no ad essi aggiunte le qualifi
cazioni di dmetro coriambico B o II per la forma chiusa dal coriambo),
d dimetro coriambico A o 1, per quella che invece da esso e aperta.
Vi sono poi:
la forma catalettica rispetto al gliconeo, il ferecrateo:
x x uu x
Il nome elegato a quello del commediografo attico Ferecrate.
la forma che rispetto al gliconeo ha un elemento in meno all'inizio, il
telesilleo:
x uu u-
JI nome gli deriva dalla poetessa Telesilla (V seco a.c.), che lo avrebbe adoperato
per i suoi carmi dedicati al culto.
Esiste anche una forma acefala rispetto al dmetro coriambico B,
cioe con la base realizzata da tre elementi. Attestata in Pindaro e nella
tragedia, e possibile che essa fosse con il telesilleo nei medesimi
3. Sulla maggiore o minore liberta con cui questi e1ementi iniziali sono realizzati
nelle varie epoche della storia del colon ci soffermeremo piu avanti: v. oltre,
pp. 238, 244, 246 ss.
4. Cfr. U. von Wilamowitz-Moellendorff, Choriambische Dimeter, SDAW 1902,
865 SS.; Id., GV, 210 ss.
Eur. fr. 773,
25/33 W.
11 reiziano
L'ipponatteo
L'enoplio
coriambico
AeB
rapport
almeno
op9pS\)(
nuyu'i<;
La se(
x uu
II nome,
Reiz, il ~
PIauto) i
giambico
forma Jil
x uu
riambico:
altre POS!
Vi sono'
fine (sec
.1'ippOl
x x l....
iI cui no]
rimasta n
e la fo
x Uu
che vien
coneo (1
talora el
A per di
responsi
te M.L.
5. Un u]
scansione
6. Sulla
I'Istituto (
7. Sulla
8. L'esel
peraltro \
moderna;
Eur. fr. 773,
25/33 N
2

11 reiziano
L'ipponatteo
L'enoplio
coriambico
AeB
EOUCI o EOLQ-CORIAMBI 235
rapporti in cui il di metro coriambico B stava con il gliconeo, visto che
almeno una volta e attestata una responsione tra i due cola:
op8pElJOllva /
-- UU - u
1:' En' 'QKWVO) 5 u- UU
La sequenza catalettica rispetto al telesilleo e nota come reiziano:
x- uu x
11 nome, moderno, deriva da queIlo di un filologo tedesco del XVIII secolo, F.W.
Reiz, il quale piu precisamente 6 aveva scoperto in ambito latino (nei canrica di
Plauto) il cosiddetto versus reizianus, una sequenza formata da un quaternario
giambico ( quattro piedi giambici, secondo la misurazione latina) e da una
forma libera del colon di cu stiamo parlando, Per designare la sequenza
x - uu x si aggiunge talvolta al termine reiziano la qualificazione di (CO
riambico, al fine di distinguerla da quella che viene interpretata come una delle
altre possibili realizzazioni del reiziano, queIla giambica x -- u x?
Vi sono poi: una forma che, rispetto al gliconeo, ha un elemento in piu alla
fine (secondo la terminologa antica e, rispetto ad esso, ipercatalettica):
l'ipponatteo
x x uu u - x
il cui nome viene da Ipponatte anche se e probable che del poeta non ci sia
rimasta nemmeno una sequenza di questo tipo 8;
e la farma rispetto ad esso acefala
x- uu - u x
che viene talara chiamata appunto ipponatteo acefalo, talora paragli
coneo (cioe gliconeo con un elemento slittato dall'inizio alla fine),
talora enoplio coriambico, con la specificazione di enoplio cariambico
A per distinguerlo da una forma affine con la quale esso e attestato in
responsione, x x u u - x, detta enoplio coriambico B. Di recen
te M.L. West ha proposto per la sequenza x - uu u - x la
5. Un ulteriore esempio si trova in Eur. Jon 112128 secondo iI testo tnidito (e la
scansione dorica di VW9UAI;).
6. Sulla questione, cfr. C. Questa, JI reiziano ritrovato, Genova, Pubblicazioni del
l'Istituto di Filologa Classica e Medioevale dell'Universita di Genova, 1982, 10-124.
7. Sulla questione v. oltre, cap. 18 p, 256.
8. L'esempio della sequenza testimoniato da Efestione (p. 32, 18 ss. Consbr.), che
peraltro usa la denominazione di enneasillabo saffico, e stato solo in epoca
moderna attribuito al poeta di Efeso.
10. Un'interpretazione certa e in non pochi casi problematica.
..
11. Nea
236 CAPlTOLO 17
L' aristofanio
11 dodrans
AeB
L'adonio
denominazione di agesicoreo, derivata da un luogo del primo partenio
di Alcmane (fr. 1, 57 Davies = 3, 57 Cal.: 'AYl1crtxpa .:v a'm),
composizione in cu la sequenza ricorre varie volteo
Ci son o infine forme che rispetto alle precedenti si presentano come
prive della base:
si tratta dell'aristofanio
uu u x
a proposito del quale bisogna notare quanto gia detto sopra per il
dmetro coriambico A con chiusa giambica, cioe la possibili't, a secon
da dei casi, di una interpretazione come sequenza giambo-coriambica
catalettica;
del dodrans
uu u -, detto anche dodrans A o 1, visto che ne esiste anche una
forma speculare, con base: x x - uu viene detta dodrans B 011.
La denominazione di questo tipo di colon si deve ad uno studioso moderno, O.
Schroeder
9
Si tratta di una voce latina (da de e quadrans, la quarta parte di un
asse, moneta romana), usata a Roma per indicare la moneta il cui valore
corrispondeva a 3/4 di quello dell'asse, e quindi, piu in generale, vari tipi di unta
mancanti di un quarto (somme d denaro, unita di lunghezza, di tempo, etc.).
Schroeder la applic alle due sequenze di cui stiamo parlando, considerandole
come i 3/4 di un gliconeo. In ambito italiano viene spesso adoperata, su proposta
di B. Gentil, la denomnazione di emiasclepiadeo, in quanto l'unione dei due cola
in questione forma, come si yedra fra un attimo (p. 237), l'asclepiadeo mnore.
e del cosiddetto adonio
uu x
Esso prende l nome dal grido rtuale con cui si piangeva la morte di Adone, 6l ,OV
M AOroVlV. Una tale sequenza pu essere interpretata, di per s, anche come
dattilica. In genere il contesto a chiarire la corretta interpretazione, ma c'e anche
chi pensa che in realta siamo di fronte sempre al medesmo colon, passibile, grazie
alla sua forma ambivalente, di associazione con entrambi i generi metrici.
Accanto aqueste sequenze fondamentali ne troviamo molte altre che
risultano per lo pi 10 dall'unione delle medesime sequenze tra di loro
o dalla loro combinazione con segmenti di natura giambica o cretica ad
esse premessi o posti alla loro conc1usione.
9. efr. Griechische Singverse, Leipzig, 1924, 61.
Gli
asclepiadei
11 falecio
" prassilleo
Fra le:
gli a!
Il nome
Conos(
x x
format,
l'asclep
x x- i.
piadeo
Troviar
o catale
al temI
fondam
riambic:
Una],
che di SI
x x- \...,
II nome s
Del fal
x - u\...,
La qualif
un'altra JI
a.c.).
Queste s
ne rispel
nteso el
esempi s
non pos:
elemente
interpret
giambic(

EOLICI EOLO-CORIAMBI 237
Fra le sequenze piu comun e diffuse nei vari periodi della poesa greca:
Gli
gli ascIepiadei
asclepiadei
II name viene dal paeta alessandrina Asclepiade.
Conosciamo il cosiddetto asclepiadeo minore
x x uu - - uu u
formato dall'unione di dodrans B e dodrans A;
l'asclepiadeo maggiore
x x uu - uu - uu u -, che si pu descrivere come un ascle
piadeo minore accresciuto internamente di un coriambo.
Troviamo inoltre alcune sequenze che si presentan o come acefale
o catalettiche rispetto agli asc1epiadei, o anche acefale e catalettiche
al tempo stesso. Alcuni poeti ampliano ulteriormente la struttura
fondamentale dell'asclepiadeo inserendo al suo interno sequenze co
riambiche piu meno lunghe.
11 falecio Una lunga diffusione nell'arco della poesia greca ha anche il faledo,
che di solito si presenta come sequenza clausolare:
xX-uu u-u-':d
II name si lega a quella del paeta ellenistica Faleco.
11 prassilleo Del falecio esiste anche una forma acefala, il cosiddetto prassilleo 1
x - uu u u - ':d
La qualificaziane di primo viene attribuita alla sequenza per distinguerla da
un'altra 11, anch'essa legata al name della paetessa Prassilla di Siciane (meta V seco
a.c.).
Queste sequenze possono essere interpretate come costituite dall'unio
ne rispettivamente di un gliconeo e di un telesilleo con un baccheo,
inteso come metron giambico catalettico; non avendo per di esse
esempi sicuri in sinafia con quanto segue con responsione breve/lunga
non possiamo pronunciarci con certezza sulla natura del loro ultimo
elemento, che potrebbe essere anche libero, portando allora verso una
interpretazione come dodrans B (e dodrans B acefalo) + reiziano
giambico.
11. Ne abbiama parlata sapra, al cap. 10, p. 171.
238 CAPITOLO 17
Sapph. fr. 82
EUIlOP<P1
17.2. GIi eolici in Saffo e in Alceo
aY.
Queste (
Nei poeti di Lesbo la base x x si presenta in una forma estremamente
una fom
libera: essa pu essere realizzata da due sillabe brevi, da due sillabe
ne di UI
lunghe, da una breve e da una lunga; nei casi di dimetro coriambico
enopliol
B eattestata solo l'apertura di forma u u.
Saffo e Alceo usano quasi tutti cola eolici fondamentali nelle loro
Strofe Altrimer
forme basilari e nelle forme ampliate di cui si edetto sopra.
piu di ti
Le sequenze piu lunghe sono da loro spesso usate per intere composi
loro div(
zioni, forse almeno in alcuni casi divise in distci 12:
Talvol
Sequenze cosi ad esempio l'asclepiadeo maggiore, a proposito del quale ci viene
Ale. fr. :
usate kata
riferito 13 che era il metro delle composizioni che erano state assegnate
stichon o
al terzo libro di Saffo e che era stato usato per diverse composizioni
V. 6 S. VEotcrn
in distici
anche da Aleeo.
8provay
Sapph. fr. 56. oM' lav oOKllrolll npocroolcmv aAtro
1 s. Y. - u uu - uu uu - U IIH
Sapph. f
EcrcrEcr8at cro<piav np8EvoV oDtva nro XPvov 14
V. 12 ss. a 8' (t):
uu -- uu -- uu - u
Aatcrl 8E
8pucrKU una sequenza composta da due aristofani:
Sapph. fr. 112, crOl 1l8V O" apao
In quest'u
1-2 Y. - uu - u - - uu u U IIH
dmetro CI
{XtE'tAEO"1;', EXUC; 88 np8EvoV, av apao
per il qua
- uu u - u - uu u - u I1
versi, ha];
95 in lue
struttura
e sequenze di forma:
nutcrt
x uu - - uu - u V
fr. Ine. Auet. Kpfcrcra v no't' mo' IlIlE/croC; noEcrcrlv
Piu spc
16, 1 Y.
della stn
e ancora:
x uu uu uu u - V (della quale erano forse costituite le
Ed dI
composizioni di Saffo raccolte nel quarto libro, e nella quale sono
si ripeto
composti i frr. 58, 81, 82, 91 V. di Saffo) 15.
e della s
12. Cfr. West, GM, 32 e n. 6.
13. Cfr. Sapph. fr. 229 Y.: ela testimonianza in proposito di Efestione.
14. Cfr. anche Sapph. frr. 53-55; 57 Y.; fr. 150 Y. (?); per ruso in Alceo cfr.
i frammenti citati in Yogt, 23 (C 3 d).
15. Per altri frammenti della poetessa forse composti in questo metro cfr. Yoigt,
19(C3k).
16. Per I
17. Cfr.
18. Cosi
19. Per;
20. Ne:
eolici .
EOLICl o EOLQCORIAMBI 239
Sapph. fr. 82 EDIlOP<PO'!pu MVUO'lbKU 1'0:<; o:nAu<; rupvvro<;.
aY.
Queste due sequenze potrebbero essere interpretate come costituite da
una forma acefala del dodrans B 16 seguita da aristofanio, con l'inserzio
ne di un coriambo per quanto riguarda la seconda 17; oppure come
enoplio coriambico A ampliato internamente da uno e due coriambi 18.
Strofe Altrimenti i poeti d Lesbo costruiscono strofe (aleune adoperate per
piu di una composizione) non molto estese costituite da sequenze tra
loro diverse.
Talvolta le strofe sono composte da cola in sinafia tra loro:
Ale. fr. 140 V.: gl gl ia 19, cfr.:
V.6 s. VEOlOW, KE<pAalO'lV UV-
uu u
bprov ayAllu1'U. xAKtal bE nuaaAOl<;;
u .- uu u u - u 111
Sapph. fr. 96 V.: cr gl gl phal, cfr.:
v. 12 ss. ab' <)pau KAu Kxvtat, 1'E8
~ u u ~ uu u ~
Aalal bE ~ p a KunaA' uv- u uu-u
8puaKa Kai IlEAArow<; av8EIlIDbl1<; u - uu u u - - 111
In quest'ultima composizione al v. 7 in corrispondenza del gliconeo epresente un
dimetro coriambco B. Lo stesso avviene al v. 9 del fr. 95 Y., se questo frammento,
per il quale il papiro che lo ha restituito ci fa conoscere solo le parti iniziali dei
versi, ha la medesima articolazione metrica del precedente; al v. 6 del medesimo fr.
95 in luogo del gliconeo doveva comparire un dimetro coriambico A, sulla
struttura della cui seconda parte rimaniamo incerti (abbiamo solo come testo
natat llAtam.[).
Piu spesso le strofe sono articolate in versi. Cosi eiI caso, ad esempio,
de1la strofe del fr. 94 V. di Saffo (gl 11 gIl, pentam. eol.lll) 20.
Ed eil caso deBe piu note tra le strutture strotiche di questi poeti, che
si ripetono in moltissime composizioni: si tratta della strofe saftica
e della strofe aleaica.
16. Per questa forma cfr. Martinelli, 167 s. n. 13.
17. Cfr. Gentili 1950, 102 s.
18. Cosi sostanzialmente Snell (GM, 46).
19. Per altri esempi di questa struttura in Alceo cfr. Yoigt, 24 (C 6).
20. Ne abbiamo riprodotto un brano sopra, a p. 176, parlando dei dattili
eolici.
240 CAPITOLO 17
17.2.1. La strofe saftica
La strofe saffica, di cui abbiamo molte attestazioni per Saffo e anche
per Alceo 21 si articola in tre versi,
u - x uu - u I:d
-u uu u
x
u x - uu - u - x
uu
1 primi due versi (chiaramente definiti come tali dallo iato che talvolta
compare tra l'uno e l'a11ro) son o ciascuno costituito da una sequenza
Endecasillabo detta endecasillabo saffico, che si presenta come un dimetro coriambi
saffico
co B con l'appendice di un baccheo, ma che, data la costante realizza
zione dell'inizio con la medesima successione sillabica, sembra poter
essere meglio interpretata come composta da cretico ed enoplio co
riambico A; il verso che conc1ude la strofe era considerato, nella
divisione colometrica alessandrina (che e quella riportata qui sopra
e si trova comunemente nelle edizioni moderne), composto da un
ulteriore endecasillabo saffico e da un adonio. In epoca moderna ne
e stata proposta un'interpretazione come cretico, telesilleo, reiziano
coriambico.
Vediamo un celebre esempio di questa strofe:
Sapph. fr. 31, <l>uVc1:u Kiivo<; lcro<; 8otcrtv
1-4 V.
roVT]P, 0't't1<; tvvn<; 1:01
icrS6.VE1 Kui TClccrlOV aou <provE
cru<; UTCUKOcl
Al v. 9 di questa composizione assistiamo ad elisione (di Ot) in coincidenza di fine
di verso, un fenomeno che abbiamo gi visto nel trimetro giambic0
22
, non privo di
riscontri anche in altri luoghi della lrica.
21. Per Saffo (il cui primo libro ne\l'edizione alessandrina era composto di
carmi in questo metro) i frr. 1-42 V. e forse il fr. 160; per Alceo i frr. 34, 41, 42,
45,66,68,69, 150,283,308,362 V. (e forse i frr. 35, 51,63, 148, 149,200,214,
302a, 361, 363).
22. Cfr. sopra, cap. 5, p. 96; e V. oltre, cap. 21, p. 289, per l'elisione tra
esametro e pentametro di un distico elegiaco in Callim. epigr. 41, 1 Pf.;
qualche volta nella lrica (soprattutto in Pindaro, per cui cfr. Barrett 1956,
250 c e n. 5, e nel dramma) si trova d'aItro canto la presenza di prepositive in
fine di verso.
17.2.2. La strofe a1cai
L'endecasil
labo alcaico
L'enneasil
labo e il
decasillabo
Alceo, fr. 72,
7-10 V.
La strofe
Saff0
24
,
x-u
x u
x-u
-v\..
1 primi d
composti
drans A
secondo:

+ reiziar
ne e stal
sequenza
come um
Vediamo
Kiivo<; 08
roVT]P ETCe
TCucrat<; )
n'o 88 TCa
*7.3. GIi eolid
Anacreonte In quello
piusempl
attestata
zione in (
23. Cfr. f
327,328,3
302c,306i,
24. Cfr.'
25. V. so
26. V. so
27. Da t
dei minori
PMG 499
EOLICI o EOLO-CORIAMBI 241
17.2.2. La strofe alcaica
L'endecasil
labo alcaico
L'enneasil
labo e il
decasillabo
Alceo, fr. 72,
7-10 V.
La strofe alcaica, usata spesso da Alceo 23 e forse attestata anche per
Saffo 24, eanch'essa composta di tre versi:
x-u-x-uu-u
V
X-u- x-uu-u
v
x-u-x-u-x
- uu - uu - u _v
1 primi due sono detti endecasillabi alcaici e sono interpretabili come
composti della sequenza x u x (reiziano giambico) e di un do
drans A (oppure di metron giambico + telesilleo). Il terzo verso,
secondo la colometria a1essandrina (sopra riportata) si articola in un
enneasillabo alcaico (sequenza interpretabile come metron giambico
+ reiziano giambico) e in un decasillabo alcaico 25; in epoca moderna
ne e stata proposta una divisione in un dimetro giambico e una
sequenza x - uu - uu - u V che potrebbe essere interpretata
come una successione dattilica ascendente
26

Vediamo ora un esempio di questa strofe:
Kfvo<; bE wnov OUK EnEAOETO
lvrp Enc1 b" npo)"Cov oV'rponE,
nUcrat<; ap OVVWpl VE VKTa<;,
no bE nOw nUTEcrK' o n O ~ r v
J7.3. GIi eolici in Anacreonte, negli scoli attici e in Corinna
Anacreonte In quello che ci erimasto degli eolici di Anacreonte dominano le forme
piu semplici, gliconei e ferecratei 27, con una base per la quale non emai
attestata una realizzazione in due brevi, mentre eusuale una realizza
zione in due lunghe.
23. Cfr. frr. 6. 58, 71-73, 75, 76, 119, 129,206,208,249,298,307,310,311,325,
327,328,331,332,334,335,338,382 V. (e forse frr. 7,74,124,132,149,204,300,
302c, 306i, 313, 314, 320, 329, 330, 333, 336, 337, 339 V.).
24. Cfr. Voigt, 16.
25. V. sopra, cap. 10, p. 171.
26. V. sopra, cap. 10, p. 171.
27. Da testimonianze antiche sappiamo che iI poeta uso inoltre asclepia
dei minod (anche acefali e catalettici) e asclepiadei maggiori (cataIettici): cfr.
PMG 499. Un esempio di asclepiadeo minore (con soIuzione del decimo
242 CAPITOLO 17
Ricorrente nel poeta sembra una breve struttura strofica composta da
tre gliconei seguiti da un ferecrateo 28

PMG 358 = crcpupD 81l1:f: J.lE nopcpupiJ
fr. 13 Gent.
PAAffiv XPUcrOKJ.lll<; "Epffi<;
v v v
VlVl nOlK1AocrUJ.lPAC[) vv v
npoKut,d1:Ul' vv
111
11 8', ECJ1:iv yap un' EUK1:1:OU v v

Af:crpou, 1:T)V J.l V EJ.lT)V KJ.lll V,
AWKl yp, KU1:aJ.lf:J.lCPE1:at, v v - v
np<; 8' aAAllV nva XcrKEl. v v
I medesimi cola sono adoperati per una strofe piu estesa (PMG 348
fL I Gent.), articolata, secondo la testimonianza di Efestione
29
, in
due sistemi formati il primo da due gliconei e ferecrateo, il secondo da
quattro gliconei e ferecrateo 30.
Forse una struttura simile aveva il carme di PMG 357 = fL 14 Gent.,
dove come secondo colon del secondo sistema compare un dmetro
coriambico B (di forma - - v v V
PMG 361 = fL 4 Gent. mostra invece una successione: dimetro
giambico 32, 2 gliconei, ferecrateo:
PMG 361 Eyro 1:' av Ot1:' 'AIlUt,9ll<; v v v v-
POUAOlllllV Kf:pU<; oih' E'tW vv v
nEV1:T)KOV1: 1:E KUKU1:V vv
Tup1:llcrcrou pucrtAdicrat -vv
Scoli attici Nella collezione di scoli (canti conviviali) attici che ci estata tramanda
ta da Ateneo (PMG 884-908: fine VI-V seco a.e.) ricorre pu volte
33
una
elemento) in PMG 374, l = fr. 96, 1 Gent., secondo il testo tnidito. La forma
x x uu uu uu u x si trova in PMG 375 fr. 95 Gent.;
PMG 376 fr. 94 Gent. (dopo un gliconeo).
28. Cfr. anche PMG 360; 362 = frr. 15; 7 Gent.
29. Cfr. p. 68 Consbr.
30. Per altre interpretazioni moderne della struttura del carme, che prevedono la
presenza di un mesodo, cfr. Gentili, Anacreon, 109.
31. Il colon (con la stessa base) compare probabilmente anche in PMG 349,
1 = fr. 2, 1 Gent., prima di un gliconeo.
32. In associazone al gliconeo un dmetro giambico (dall'inizio so luto) si trova
in PMG 372 fr. 8 Gent.
33. Cfr. PMG 884-890; 893-896; 907.
PMG 886
Corinna
strofett
EV LlitA(
<I>oiPov
EAUCPllP
'Ap1:EIlt'
Si tratt
dimetro
tragedia
Un'altr
PMG 8

da due s
Di Corir
sizione (
fetta fon
nei) e da
Nei rest
caratteri
sce una:
La base
cosi tro'
e quella
34. In p,
proprio) r.
realizzato
abbiamo I
abbiamoa
in tragedil
l'elemento
35. PM(
l'asclepiad
brevi che e
formasolu
verso succ
36. PM(
distico ele
37. Per i
38. Epo
che per ql
x-u
gli eolici,
a
PMG 886
,8
n
Corinna
a
.,
o
o
l
a
a
a
I
,
EOLlCIO EOLO-CORIAMBl 243
strofetta articolata in quattro versi. Si veda
V dl'"QlnOt' t1Ktc tKVU Auno, uu u u
-11
XpucroKlluv avuKt' 'AnAAw - uu - u - u--
1I
-r' aypotpuv uu
u --
uu-li
"AptclltV, ti yuVatKrov .ty' Xct KptoC; - uu u uu u
111
Si tratta di due faleci 3\ di una forma di dimetro coriambico B (o
dimetro giambo-coriambico) con un tipo di inizio che ritroveremo nella
tragedia, e di un verso formato da due dodrantes A.
Un'altra strofe (PMG 892) consiste di due telesillei e due gliconei;
PMG 897, 902-905 e 908 consistono ciascuno in una coppia di
asc1epiade maggior 35; PMG 898-901, infine, sono costtuiti ciascuno
da due sequenze nterpretabili come cho ia dodrans A e cIJo ia ibiceo 36.
Di Corinna 37, oltre ad alcuni frammenti minori, conosciamo una compo
sizione (PMG 654 col. II 13 ss.) articolata dalla ripetizone d una stro
feHa formata da quattro dimetr corambici B 38 (intercambiabili con glico
nei) e da un ferecrateo (intercambiabile con l'aristofanio? cfr. PMG 675a).
Nei resti di un'altra composizione della poetessa (PMG 655), pure
caratterizzata dalla successione di dmetri coriambci B. non si ricono
sce una struttura strofica.
La base dei cola eolici si presenta in Corinna anche in forma soluta:
cosi troviamo quella di gliconeo e ferecrateo realizzata da uuu
e quella del dmetro coriambico B nella forma uuu - ';d.
34. In PMG 893, 2; 895, 2 e 896,2 il faledo si presenta (in coincidenza di nome
proprio) neHa forma u u u - - u - Id, cioe eon l quintultimo elemento
realzzato da lunga, il che trova una spiegazione in entrambe le interpretazioni che
abbiamo ricordato sopra (p. 237) per il verso: se si tratta di gliconeo + baccheo
abbiamo a ehe fare con una forma a chiusa spondaica di gliconeo che ritroveremo
in tragedia; se si tratta di dodrans B + reiziano giambico abbiamo a che fare con
['elemento libero iniziale del reiziano.
35. PMG 903, altrove attribuito a Prassilla di Sicione, mostra al v. I la base del
l'asclepiadeo realizzata da due sllabe brevi, seeondo l'uso degli eolc. Le due siJIabe
brevi che compaiono nella base di P M G 892, 1 sembrano invece da interpretare come
forma soluta di una base monosillabica, data l'occorrenza di una base di questo tipo al
verso successivo. Per le forme solute deBa base, v. soprattutto oltre, p. 244 ss.
36. PMG 891 e una strofe tratta da Aleeo (fr. 249 V.); PMG 906 e costituto da un
dstico elegiaco.
37. Per i problemi di datazione della poetessa v. sopra, cap. 16, n. 28.
38. E possibile, anche se non sufficientemente documentato (cfr. PMG 664b, 2),
che per questo colon la poetessa adoperasse anche una forma di attacco giambico
x u uu Sul problema se una tale sequenza possa essere annoverata tra
gli eolici, v. oltre, p. 244.
244 CAPITOLO 17
dei col
17.4. Gli eolici in Simonide, Pindaro, Bacchilide
inserite
sopratt
I grandi lirici dell'epoca tardo-arcaica fanno un ricco uso di sequenze
delle se
eoliche.
ne) e lt:
Essi ammettono, come abbiamo visto in Corinna, forme con inizio
edocm
soluto: in questi casi la base eolica ecomunemente realzzata da tre
Pindaro
In Pind
silla be brevi, ma si trova usata per essa anche la forma anapestica 39.
Dato l'uso della soluzione, quando si trovi un'apertura in doppia bre
spesso
semplic
ve, bisognera pensare di essere di fronte non a una sequenza con base
realizzata da due elementi, come nel caso dei poeti di Lesbo, ma a una
1
forma acefala con base soluta. Per questo motivo negli schemi
astratti delle sequenze alcuni studiosi adoperano per la base, invece dei
2
3 - u
uno almeno deve essere lungo.
due segn x x, i segn con cu si intendono due elementi, dei quali
4
Dimetro Per quanto rguarda il dimetro coriambico B, diversi studiosi tendono
5
coriambico B a non considerare come una delle sue possibili realizzazioni quella in
cui la base si presenta in forma di coriambo o d metron giambico,
assegnando sempre tal sequenze alla categora dei giambo-coriambi,
e qundi propongono per i prim quattro elementi del vero dmetro
La disp
coriambico B uno schema x: ma la forma u u - u u
sua edi:
e attestata in responsione con una forma di quest'ultimo colon con
pretativ
inizio u - u in Bacchyl. epin. 4, 14 (str. 4).
zione d
vede es!
Soluzioni
Per la prima parte del dmetro coriambico B, quanto alle soluzioni,
attraveI
possiamo trovare una realizzazione interamente soluta 40, e anche va
metrici
re altre forme quali, ad esempio, u - - u U 41, U U - U U 42,
l'elemer
U - U U U 43, U U U - U 44; per la sua forma acefala: u u u 45,
x - u ~
U U U - 46, - U U U 47.
simi(ad
Pindaro adopera la soluzione anche per il primo e l'ultimo elemento del
anaclas1
coriambo, ed inoltre per l'ultimo elemento del gliconeo.
quella d
un color
Strofe Solo in pochi casi le strofe si articolano in versi costituiti dall'unione
iniziale.
con cu
diverso
kaibelia
39. Cfr. ad es. Bacchyl., dilh. 18 str. 1.
40. Cfr. Pind. al. IV ep. 8.
41. Cfr. Pind. al. x ep. 2.
42. Cfr. Pind. Nem. VI str. 5.
48. Cos
43. Cfr. Pind. Pae. IV ep. 1.
GM, 62)
44. Cfr. Bacchyl. epin. IV 9.
e l'epodo
45. Cfr. Pind. fr. 94a str. 1 M.
49. Cfr.
46. Cfr. Pind. fr. 169a, 1 M.
50. Cfr.
47. In Pind. Nem. VI str. 8 questa forma e attestata in responsione con una
51. Cfr.
aperta da - u - e con una aperta da - uu.
52. Cfr.
EOLICI o EOLO-CORIAMBI 245
dei cola eolici fondamentali 48; per lo piu invece tali sequenze sono
inserite in contesti che vedono la presenza di altri metri 49, quali
soprattutto i giambi e i cretici (non solo nella forma di appendic
delle sequenze eoliche, ma anche come sequenze di maggiore estensio
ne) e le forme docmiache (docmio x - u , ipodocmio u - u
e docmio kaibeliano x x u _) 50.
Pindaro In Pindaro (ma gi in Simonide) 51 le stanze di questo tipo raggiungono
spesso una notevo1e complessita. Vediamo una delle strutture piu
semplici, la strofe deHa VII Istmica
uu uu u
u-\"! vUprassilleo I
2
x- uu - u u-u
-u\"!
telesilleo ia cr
3 - u- x- uu - u - ia enoplio cho A
4
-
uu u-
u-\"!
prassilleo I
5 uu u gliconeo
-uu-u
x
u uu- tel dim cho B acefalo
-u
u\"!
8 kaib
La disposizione deHo schema metrico equella adottata da B. SneH nella
sua edizione teubneriana di Pindaro e corrisponde al principio inter
pretativo deHo studioso, che riconosce acutamente i modi. di composi
zione dei versi in cui si articolano queste stanze in un processo che
vede essenzialmente la variazione e lo sviluppo di forme fondamentali
attraverso mezzi quali: differenze nella realizzazione degli elementi
metrici (ad esempio, nella strofe sopra riportata, la realizzazione del
l'elemento iniziale del prassilleo 1 nei vv. 1e 4, e anche della successione
x - uu u -neivv.I,2-3,4,5b);slittamentinellaposizionedeimede
simi (ad es. al v. 5b e c quello che potremmo descrivere come uno scambio
anaclastico che porta dal telesilleo al dim cho B acefalo); aggiunte (come
quella di un metron giambico iniziale all'enoplio coriambico del v. 3; di
un colon giambo + cretico al telesilleo del v. 2; l'aggiunta di un elemento
iniziale al v. 5a) ed omissioni (quella, nel v. 5b, di un elemento all'inizio,
con cu si ritorna al motivo del telesilleo), trapassi in seq uenze di ritmo
diverso (come, ai vv. 5c e d, da dimetro coriambico acefalo al docmio
kaibeliano tramite l'omissione di un elemento) 52.
48. Cosi la strofe in cu si articola la IV Nemea di Pndaro (per cui cfr. West.
GM, 62); cfr. inoltre Pind. Nem. 11 (pure monostrofica); la coppia strofica
e l'epodo di Parch. II (fr. 94 b M.); Bacchyl. dicho 18.
49. Cfr. West, GM, 62; Gentili 1979a, 15 ss.
50. Cfr. oltre, cap. 19.
51. Cfr. Gentili 1979a, 25 S.; West, GM, 66.
52. Cfr. Snell, GM, 54-57. Negli schemi metrici dell'edizione di Pindaro le
246 CAPlTOLO 17
17.5. GIi eolici nella Iirica del dramma attico
Sono usate anche qui tutte le forme fondamentali.
1 cola con chiusa - u - (gliconeo etc.) presentano aleune volte il
penultimo elemento realizzato da sillaba lunga:
Eur. Hpp. ovav; v vOTiat<; UAI.W<;
150/160
- u u- gliconeo
Euvaa OOETat \1fl)X
Soph. A. L\Ato<; ElSyvooaTo<;
Id
uu - telesiUeo
704/717
Ala<; jlE;avqvwa8r
dunque un chiusa pesante, che pu comparire anche in responsione
con la chiusa ordinaria u --:
Eur. Hpp. Ta<; T)AEKTpo<paEl<; auy<; uu
741/751
X8ffiv Euoatjlovav 8Wt<; -uu u
Frequente la responsone del dmetro coriambico B con il gliconeo:
Soph. Phi!. nvTou 8tv<; E<P1jlEVO<; uu - u
1124/1147
E8vr 8rprov, O<; 00' EX8t uu -
Eur. I.T. n080ua' 'l\pTEjltv Aoxav u - u - uu
1097/1114
8Ei'i<; Ujl<pnoAov Kpav u -uu u-
Ma anche la forma x - u - uu -, d cu, come si e detto, molti
negano la natura di colon eolico, compare almeno una volta in
responsione con un gliconeo:
Eur. Suppl. np<; a' E ~ a v OpOjlU<; ~ EjlroV - u u u u
1000/1023
as TV 8avvT' ourroT' Ejli!- u - u - u u
sequenze fra loro collegate dai rapporti che abbiamo sopra illustrato sono
stampate, come abbiamo fatto anche noi, allineate fra loro. in modo tale che
questi rapporti risultino evidenti; spesso, per sottolineare tali rapporti, Snell ado
pera per le sequenze definizioni inserite tra parentesi, che si riferiscono non ad una
loro reale classificazione bensi al tipo di forma di cui esse costituiscono un riecheg
giamento o una variazione: cosi, ad esempio, per la sequenza finale della strofe
sopra riportata Snell parla di (1\ gl) vel (1\ dim cholo Per uIteriori particolari sulla
tecnica compositiva di queste odi della lrica tardo-arcaica cfr. West, GM, 64-66.
Per qua
respons
ambito,
una fOI
compar
Eur. El. Ka jl' e
116/131
'ttiijloV
E docu
dell'eno
Soph.O.e.
0jlOO<; o'
512/523
TO'tOOv
Soluzioni Anche I
bilita, a
(per ese
non da
caso on
Nella tr
to in El
ma e :
ecceziOl
solo pe
interess,
53. I1 te
sicuro ca
54. Cfr
e dimetfl
55. COl
proprio(
telesilleo
om:pi O
una resp
. Per una
mandata
da una b
(1981), 3
56. Ch
sarebbe
Choeph(
57. Co
113611:
Eur. El.
116/131
Soph.O.e.
512/523
Soluzioni
EOUCI OEOLO-CORIAMBI 247
Per quanto riguarda l'assai meno comune dimetro coriambico A, una
responsione tra la forma - u u - u - u - e il gliconeo eattestata solo in
ambito comico (Aristoph. Vesp. 532/636), ma sembra assai probabile che
una forma pesante rispetto a quella ora citata (- uu - u - --)
comparisse in responsione con un gliconeo a chiusa pesante in:
Ka 11' E1EKEV KAU1atll1<Hpa 53 / - uu - u - --
UlloV cryyov' - - - u u - -
E documentata anche la responsione tra le due forme coriambiche
dell'enoplio:
8' Epallat 1tu8cr8at /
u - uu - u -
lO1WV 8' a8apE10v ouov 54
---- uu-
Anche nel dramma possiamo trovare forme solute. Vista que sta possi
bilita, anche in quest'ambito una base realizzata da due silla be brevi
(per esempio uu - uu - u -) sembra da interpretare come costituita
non da due elementi, bensi da uno solo, realizzato da due brevi (nel
caso ora riportato avremmo dunque un telesilleo) 55.
Nella tragedia il fenomeno della soluzione negli eolici ricorre soprattut
to in Euripide, in particolare nell'ultimo periodo della sua produzione,
ma e attestato qualche volta anche in Sofocle, solo in maniera
eccezionale invece in Eschilo 56. Aristofane usa la soluzione di solito
solo per il primo elemento dei rispettivi cola, a meno che non sia
interessato ad una parodia della tragedia, e in particolare di Euripide 57.
53. Il testo si ottiene espungendo la glossa KOpU posta prima di Ku al v. 116. Un
sicuro caso della forma di dim cho A - uu - u - - - ein Soph. Trach. 949/952.
54. Cfr. ino1tre Soph. Trach. 960/969; per la possibile responsione tra telesilleo
e dimetro coriambico B acefalo v. sopra, p. 234 s.
55. Come prova di questo fatto viene da alcuni citato un luogo euripideo in cui
proprio questa sequenza con base in due brevi comparirebbe in responsione con un
telesilleo aperto da sillaba lunga: si tratta di Hyps. fr. 1, ii, 23 Bond lEpov 8f:poe;
o11Epi bpue; = 1, iii, 26 ,plGGOle; nl11EV Kp-roe;, dove pero non si puo escludere
una responsione esatta all'inizio dei cola ammettendo nella strofe una forma ipov.
. Per una discussione del problema offerto da alcuni 1uoghi euripidei in cui etra
mandata una dubbia responsione tra base realizzata da due brevi e base realizzata
da una breve e una lunga, efr. I. Giudice Rizzo, Euripide, Baccanti 406, SicGymn 34
(1981), 3 ss. (in partico1are per Bacch. 406, efr. F. Ferrari, SCO 35, 1985, 44-46).
56. Cfr. Ag. 698/716, Eum. 330 = 343 e forse Cho. 317, dove ad essere soluto
sarebbe il terzo elemento di un gliconeo (sui prob1emi del passo efr. Garvie,
Choephori, 128 s., ad 315-318).
57. Cosi nella parodia della lirica euripidea ai vv. 1309 ss. delle Rane e in Thesm.
1136-1159 (efr. West, GM, 116 e n. 101).
248 CAPITOLO 17
Per quanto rguarda la base, nelle sequenze n cu essa ed due ele
ment, la sua forma soluta egeneralmente costituita da tre sillabe brevi:
Eur. Ion. 1238 "CVU qmyav 1t"C P crCJaV l U U U uu U gliconeo
Andr. 509 .t.A epiAOtC; t1tlcoupoe; U U U uu- ferecrateo
(/531)
La presenza, almeno in Euripide, di un gliconeo con base dattilica (- uu) sembra
garantita in alcuni luoghi dalla responsione: cosi in l. T. 1144, dove una tale forma
compare in responsionecon un gliconeo apertoda tre brevi (v. 1129); in l.T. 1092,dove
essa risponde con un dimetrocoriambico B di forma u u u uu (v. 1109)58.
Nei passi privi di responsione o in quelli dove la responsione s presenta esatta sussiste
spesso l'incertezza se una tale forma uu uu u sia da interpretare come
gliconeo con apertura dattilica o come sequenza dattilica con chiusa cretica 59.
Un gliconeo con base anapestica sembra attestato in Euripide (Hyps. fe. 756 N.2);
sulla ammissibilita di una tale sequenza molti sono scettici, ma che Euripide se ne
sia servito sembra garantito dalla parodia di Aristofane in Ran. 1322, che non pu
non avere come bersaglio un uso euripideo.
Quanto alla base del dmetro coriambico B le forme solute pu comuru
sono:
e U U u-
Eur. Ion. 495 tVU XOpOUC; 1tOoOtv
euuu-u
Eur.Or. 1tUpa Lt.t.OUV'tOte; 0XHOte; I XpU, .t. AIVO "COV Oe epvcp
809;821
euuuuuu
Eur. H-F. 682 1tUpI "C Bp.t.wv olvoomv (nell'antistrofe - v. 696- risponde una
forma con inizio U U U - -: Atoe; 1tUte;. "Cae; o' uy vue;).
Non mancano per altre combinazioni, come - u u x (Soph. At. 702/715; Eur.
Or. 840,841 ;f.A. 556, 574,576); - u u u u u (Eue. I.A. 168/189); u u u u u
(Eur. Bacch. 112j127; 115/130; I.A. 1093); u - u u (Eue. Suppl. 1021; El.
439/449); u u u (Soph. At. 231/255); - u u u - (Eur. He/. 521; Dr.
814/826; 836) e, con inizio anapestico, u u - u - (Eue. H.F. 640;658) sempre che la
sequenza non sia da interpretare come colon giambo-coriambico con realizzazione
con due brevi del primo elemento (v. sopra, p. 243).
La base soluta nel dimetro coriambico B acefalo si presenta nena
forma x U U u:
Eur. Hel. 520 UAA' en KU"C' O{O.t.' aAWV - u u u - uu
58. E si veda anche Phoen. 208 (/220), per cui cfr. Mastronarde, Phoenissae, 213
(utile anche per un esame generale del problema).
59. Cfr. K. Itsumi, The Glyconc in Tragedy, CQ 34 (1984), 72 s.
Possono
Soph. Ant. 1tIVOU.t.(
1141/1150
cr
Eur. I.A. 222 A UK00'1
e cosi pl
Eur. Hec. 452 KUAAcrt
(il corr
invece u
Eur. El. 125 18t 'tov (
Se in ge
la deBe
uniscon(
ma ancl
autori c'
Eschilo Eschilol
eolo-cor
332-339;
sezlOne 1
composl
Sofocle Sepocht
distingu
successit
abbiam<
di ambiJ
Ai. 624 ss.
1tOU .
</635 ss.)
AeUKI 'tI
'tU epP V'

60.
SUPJ
402; 416
formatar

von Wila
61. V. s
13


bra
ma
ove
,) 58.
iste
Ime
mi
na
uro
u
El.
')r.
:la
lla
Soph. Ant.
1141/1150
Eur. I.A. 222
Eur. Hec. 452
Eur. El. 125
Eschilo
Sofocle
Ai. 624 ss.
(/635 ss.)
EoLlCI o EOLO-CORIAMBI 249
Possono essere soluti anche gli elementi lunghi del nudeo coriambico:
nvOUIlOe; nAte; eni vcrou/ uu uu u - gliconeo
crUte; fillu nepmAOte; - - - uu uu u - gliconeo
uu uu dim cho B
e cosi pure il longum finale del gliconeo:
KUAAicrtrov otrov nUtpu - u u u uu
(iI corrispondente gliconeo dell'antistrofe - v. 464 non presenta
invece una tale soluzione)
191 tOV uthov eyelpe yov uuu - uu - u uu
Se in generale, quanto all'uso nel dramma, possiamo notare che, al di
la. delle stanze costituite prevalentemente da eolici, questi cola si
uniscono, in contesti misti, soprattutto ai giambi e ai giambo-coriambi,
ma anche ai dattili, per quanto riguarda le particolarita dei diversi
autori c'e da notare quanto segue.
Eschilo fa un uso plI ricco di sequenze giambo-coriambiche rispetto agli
eolo-coriambi; poche sono le stanze puramente eoliche (Cho. 315-322/
332-339; 466-470/471-475); notevole l'uso di concludere strofe con una
sezione ritmicamente e sintatticamente indipendente da quanto precede
composta da 2 versi eolici (2 ferecratei 11 gliconeo ferecrateo)O.
Se poche sono anche in Sofocle le stanze interamente eoliche, il poeta si
distingue dagli altri tragici soprattutto per un ricco e vario uso delle
successioni piu lunghe. Le sequenze del tipo degli asclepiadei, come
abbiamo gia osservato 6\ piu di una volta presentano nel poeta effetti
di ambiguita con gli ionici.
nou 1tUAUU} Ilev E:VtpO(poe; llpq:, u - - u uu - u -
AeuK te Y1Pq: lltTJp VlV OtUV vocrouv- U - - uu - u 625
tU q>pevopproe; clKOcr1), u UU u u _ IIH
60. Suppl. 639-642/651-655; 663-666/ 674-677; 684-687j694-697; Ag. 381-384j399
402; 416-419/433-436; 452-455/471-474. Strutture simili (ma con una prima parte
formata rispettivamente da tre e quattro ferecratei) compaiono in Eur. H.F. 359-363/
375-379/389-392/403-407; 419-424/436-441. Cfr. Euripides, Herakles, erkliirt von U.
von Wilamowitz-Moellendorff, 11, Berln 1895
2
, 80 S.; Fraenkel, Agamemnon 11, 186.
61. V. sopra, cap. 16, p. 227.
1111-1
250 CAPITOLO 17
UtAtvOV UtAtvOV uu u
060' OiK1:pii
s
yov opvt90
s
UllOOUs
- uu - - uu
f<JEl M<JI.WPOs, UAA' uu 630
IlEV epous -uu u
8PllvT)<JEl, XEp1tAUKlOl o' uu-
EV <J1:SpVOlcrt 1tE<JOUV1:Ul -- uu
OOU1tOl Kui 1tOAlii
s
UIlUYIlU Xu1:us
- - uu - u u - -111
Le prime due sequenze sono costituite da metron giambico + glico
neo; segue un dmetro gambico catalettico concluso da pausa, come
e dimostrato dallo iato; quindi un dodrans A (con blocco della sinafia)
e un asclepiadeo minore catalettico, pure seguito da pausa (c'e iato
nell'antistrofe al v. 640). Si prosegue con dodrans B + aristofa
no, qundi vengono due ferecratei seguiti da un falecio: e da no
tare, a partire dal v. 629, l'ambiguita delle sequenze, interpreta
bili anche come ioniche (3 ion, 2 ion + uu - u -, 2 ion, 2 ion,
ion + anacr).
Euripide Intere strofe eolo-coriambiche sono una caratteristica di Euripide, in
particolare dell'ultimo periodo della sua produzione, quando esse si
presentano per lo piu come strutture regolari, dominate dal gliconeo
e dal suo equivalente, dimetro coriambico B, spesso in lunghe succes
SlOm.
Si veda ad esempio Phoen. 202 ss./214 SS., di cui riproduciamo lo schema,
per evidenziare l'estrema liberta nella realizzazione delle sequenze:
u u u - uu u- gl
uu u- gl
uu - pher
- u-uu 1\ dim cho B
u u u uu v
u
u gl
- - uu -
pher 11
u uu ._- uu u
gl
uu uu u- gl
u u u - - uu / uuu uu u - dim cho Bjgl
u u u - uu - u gl
uu-u gl
- - uu
pher 111
Arstofane Aristofane, mentre in generale fa un uso piu frequente di successioni
giambo-coriambiche, tra gli eolici veri e propri (a parte il loro uso in
contes
per ill
Si ved
reizian
Eq. 1121 ss.
llrov,

1:UU1:' T


KAf:1t1:0
1:pScpEl1
1:0UlOV
El
e l'epit
interarr
17.6. Dicola4
Nella e
venti di
(dunqUl
cO,che
Essi SOl
L'eupolideo l'eupc
comme,
Nuvole
di altri
esso rc
dramm
sarebbe
secondc
62.
63. Per
AlPh 101
64. Mt,
Eouc! o EOLOCORIAMB! 251
contesti di parodia delIa tragedia) mostra una particolare prediIezione
per iI telesilleo e la sua forma catalettica.
Si veda ad esempio la strofetta che si ripete quattro volte in Eq.
1111-1150 (formata da 3 telesillei, reiziano coriambico; 5 telesillei,
reiziano):
Eq. 1121 ss. Nou<; OUK EVl 'tat<; KJlat<; uu u
Jlrov, on: Jl' ou cppovdv uu u
vOJl1;;E't' yro o' KroV u uu u
.au.' TJAIOl1;;ro. uu
Au.<; 'tE yup foOJlat uu u 1125
'tO KaO' lJlpav, uu u
KA1t'tOv. 'tE uu u
.pcpEIV Eva 1tpoO''t'tllV' u uu u
'tOu'tOv o', o'tav lJ 1tAro<;, uu u
apa<; E1tu.a;a. uu
u 111
1130
e l'epitalamio da cui e costituito l'esodo della Pace (vv. 1329-1358),
interamente composto da questi due cola.
17.6. Dicola eolo-coriambici usati stichicamente nella cornmedia
L'eupolideo
Nella Commedia Antica fra i versi usati talara stichicamente in inter
venti dialogici del coro o, sia pure occasionalmente, nella parabasi
(dunque recitati o recitativi) 62 ve ne sano alcuni di tipo eolo-coriambi
ca, che presentano notevoli liberta.
Essi sano:
l'eupolideo, il meglio noto in quanto usato da Aristofane in una delle
commedie a noi giunte integralmente, precisamente nelIa paraba si deBe
Nuvole (vv. 518-562); ce ne resta inoltre un certo numero in frammenti
di altri comicio quali Cratino, Ferecrate, Eupoli e Platone 63. Inoltre
esso ricorre in Alessi (frr. 209; 239 K.-A.) e in un frammento da un
dramma satiresco del IV seco a.e. (TrGF 160 F 4); l'uso dell'eupolideo
sarebbe continuato neBa Commedia Nuova (in Difilo e Menandro,
secondo la testimonianza di un metricista antico) 64.
62. L'esposizione che segue de ve moHo alla lucida analisi di West, GM, 95 ss.
63. Per uno studio complessivo del verso cfr. J.W. Poultney, Eupolidean Verse,
AJPh 100 (1979), 133-144.
64. Aftonio, GL VI, p. 104,4.
252 CAPITOLO 17
Lo schema e:
- x
uu
-x-u\,,}
yerov 8'
Esso risulta dunque costituito da un dimetro corambico B e da una
sequenza che viene per lo pi interpretata come una forma catalettica
del medesimo colon.
In un al
Aristoph. Nub.
intercam
535
to da di!
La forma soluta deHa base del primo colon si presenta per lo pi come
coriambi
u x; i due cola molto spesso non sono separa ti da incisione. u u -
teo, com
Si ha qu
11 cratneo il cratineo, di cu abbiamo attestazoni molto meno numerose. Dalla
della COI
testimonianza di Efestione 65 si ricava per esso lo schema
gliconeo
- - - u forme ca
uu u u--u-u-u
L'epionico
Un ult
Eup. fr. 42, liVOpE'; haipol, OEUp' iOll 'ttlV yvWf.lllV n:pocr.crXEn:
comico
epionico
1 K.-A.
x - x
A questa che c appare, per il primo colon, come una libera realizzazio
ne di un dmetro coriambico A, si sarebbero accompagnate, nell'uso
interpreto
del verso da parte di Eupoli nella parabas di una sua commeda,
come Pf(:
secondo la medesima testimonianza di Efestone, altre liberta ancora
tipo
pi notevoli, come la sostituzione del secondo colon con un aristofaruo
coriambi
e altre non meglio precsate.
Esso eat
Dell'uso da parte di Eupoli della successione (dim cho A + ar) nata
da tale scambo abbiamo testimonianza diretta ne frr. 172 e 395
Eupoli fr. 316, d) lCaAAk
1 K.-A.
K._A.
66
, in cu il verso si ripete senza variazioni. Lo stesso verso
e invece usato da Ferecrate, fr. 138 K.-A., in alternanza a versi
formati da dimetro coriambico A + ferecrateo e gliconeo + ferecra
tea (un verso, quest'ultimo, noto in epoca antica con il nome di
priapeo) 67.
Cola e

Pherecr. d) f.laAxa.; f.lV avan:v{;rov O' lCtv90V,
fr. 138 K.-A.
di costn
- uu - u - u - uuu - uu
seconda
Kal W:AlAWnVOV AaAOOV Kai pOa 1tpocrcrEcrllPw,;.
formata
- uu - u - u - - uu - U
Vi si not
che una
65. Cfr. p. 54, 11 ss. Consbr.
66. Cfr. anche Aristoph. frr. 30; 31 K.-A. 68. Cfr.
67. Per esempi comic di questo verso cfr. Cratin. frr. 236; 358 K.-A. 69. Cfr.
EOLlCI o EOLOCORIAMBI 253
L'epionco
comico
Eupoli fr. 316,
1 K.-A.
dl qnAIDv ,.U':V ullpaKOV, rrpOO'KIVIDV OE O'f>AIVa
U uu u uu -u
"{EAOOV O' rrrroO'f>Atva Kai KOO'Il0O'voaAa
U uu U U uu
E,,{XE1 "Cp1:ov rrmoov' ro<; VIlO<;
uu U
uu -
In un altro frammento di Ferecrate (114 K.-A.) si presentano come
intercambiabili un verso formato da gliconeo e aristofanio, uno forma
to da dmetro coriambico B e aristofano e uno costituito da dimetro
coriambico B + ferecrateo (catalogato, al par di gliconeo + ferecra
teo, come priapeo da Efestione)68.
Si ha qundi l'impressione di un comportamento estremamente libero
della commedia nella intercambiabilita, in questi versi stichici, tra il
gliconeo e le due forme del dmetro coriambico da una parte, e tra le
forme catalettiche di ferecrateo e aristofanio dall'altra .
Un ulteriore verso usato stichicamente in commedia eil cosiddetto
epionico comico
x
x uu x U uu
interpretabile come composto da dim cho B acefalo + dim cho B o,
come preferisce West 69 sulla base del fatto che gli altri versi di questo
tipo mostrano un primo colon piu lungo del secondo, da enoplio
coriambico B + dim cho B acefalo.
Esso eattestato in Eupoli fr. 316 K.-A., di cui riportiamo iI primo verso
dl KaAA1O'''C1) rrAt rraO'IDv oO'a<; KA.rov
17.7. Sequenze eoliche in eta ellenistica e imperiale
Cola eolici furo no usati nella lrica cuItuale, che mostra, come
caratteristico in generale della lrica ellenistca, una grande semplicita
di costruzione: cosi nel peana di Aristonoo (CA 162) risaIente alla
seconda meta del IV seco a.c., in cui viene ripetuta una strofetta
formata da gI gI11 gl ph, ntercalata da} refrain rituale.
Vi si nota l'intercambiabilita del gliconeo con il dimetro coriambico B,
che una volta (v. 29) si presenta nella forma U - U - - uu.
68. Cfr. pp. 33, 19; 56, 10 Consbr.
69. Cfr. GM, 97.
254 CAPITOLO 17
11 peana di Filodemo di Scarfea (CA 165), che appartiene aBo stesso pe
riodo, si articola neBa ripetizione di una strofe pi lunga: 3 dim cho A ar 1
1
3
ion (refrain ripetuto) gl phal gl gl pher 11 secondo refrain: 2 ion gl pher. 11
Nel peana di Limenio (CA 149 = P6hlmann 20, v. sopra, p. 213),
astrofico, la sezione finale, contenente la preghiera, e costituita da una
successione di gliconei (intercambiabili con iI dim cho B, uno v. 43
di forma - - u uu -) conclusi da un ferecrateo.
Di ambito popolare il canto dei bambini di Rodi, PMG 848, che si
presenta neBa sua prima parte (vv. 1-10) come una successione di
reiziani coriambici 70.
DaBa tradizione de canti conviviali, d cu abbamo gl parlato (v.
sopra, p. 242 s.) deve essere derivata la forma deBa composizione di CA
176, un canto di carattere conviviale in asclepiadei maggiori composto
all'inizio del JI seco a.e. da Seleuco .
NeBa poesia destinata alla lettura spicca la ripresa stichica di molte
sequenze eoliche: l'asclepiadeo minore da parte del suo eponimo
Asclepiade (SH 215); il falecio da parte di Faleco (epigr. 3 Page),
Teocrito (epigr. 22 Gow), Callimaco (fr. 226 Pf.) 71, che us anche il
ferecrateo (fr. 401 Pf.). 11 dicolon priapeo fu usato da Eufronio (CA
176) in una forma che vedeva la costante realizzazione del primo colon
con un dmetro coriambico B, da Erodoro (autore, probabilmente in
eta tardo-eBenistica, di un inno acrostico tramandato per va epigrafi
ca: SEG 7, 14) costantemente nella forma gl pher.
Per alcuni dei suoi idilli composti in dialetto eolico (28 e 30) Teocrito
riprese l'uso dell'asclepiadeo maggiore 72 (ritornando talvolta anche aBa
base in doppia breve).
Simia di Rodi (fr. 16 Powell) adoper stichicamente la sequenza
x x u u u u - - u u u Id, una sorta di este so asclepiadeo
ipercatalettico o di ipponatteo aumentato internamente di due co
riambi 73.
In eta imperiale rimase in uso sostanzialmente solo iI faIecio, verso
nel quale Eraclide Pontico il Giovane scrisse tre libri (SH 475-481),
e nel quaIe continuarono ad essere composti epigrammi 74.
70. Per una diversa interpretazione cfr. West. GM, 147.
71 Cfr. inoltre CA 194, nrr. 28 e 29.
72. Asc1epiadei maggiori compaiono anche nel frammento 400 pc. di Callimaco.
73. Per I'uso ellenistico di sequenze eoliche in strutture epodiche v. oltre, cap. 20,
p.285.
74. Cfr. West, GAf, 167 n. 14, per un elenco del materiale in questione. In
contesto polimetrico (insieme ad anacreontici, tetrametri trocaici catalettici, dime
tri giambici e anapestici, e anche al tetrametro coriambico catalettico) il falecio
compare nell'Altare di Besantino (A.P. XV, 25).
Enoplio
Prosodiaco
A partirl
il termr
forme m
vv vv
X X
cioe una
element(
lunga, e
x u\..,
(anchec(
Analoga
ca della
1. Cfr. (
CAPITOLO 18
Cola enopliaci
18.1. Definizione e forme ricorrenti
Enoplio
Prosodiaco
A partire da uno studio di Wilamowitz 1 molti metricisti moderni usano
il termine enoplio per designare una struttura metrica realizzata in
forme molteplici che sarebbero riconducibili aBo schema originario:
V'v UV
X - X - X
cioe una sequenza con tre elementi lunghi, ciascuno preceduto da un
elemento realizzabile con la piu estrema liberta (con doppia breve, con
lunga, e anche con singola breve), la cui forma piu ricorrente e:
x - uu - uu x
(anche con realizzazione anapestica delrinizio uu uu - uu - x).
Analogamente viene usato il termine prosodiaco per la forma cataletti
ca della sequenza precedente:
vv
- x
1. Cfr. G V, 376 ss.
256 CAPITOLO 18
Reiziano
Hemiepes
1 e 11
la cui forma piu comune e:
x - uu - uu
(anch'essa con possibile inizio anapestico uu - uu - uu -).
E infine quello di reiziano per una sequenza piu breve di forma:
uu uu
X - X - X
per la quale troveremmo una realizzazione coriambica
x - uu - x
(anch'essa in una variante con inizio anapestico uu - uu - x)
e una giambica
x-u-x
(pure con la variante uu - u - x).
Se que sta interpretazione e corretta, e possibile pensare che a1cune
forme di queste sequenze si sarebbero poi stabilizzate e regolarizza
te, fino probabilmente ad assumere in determina ti contesti metrici una
valenza peculiare: e il caso, ad esempio, delle forme del cosiddetto
enoplio coriambico A (x - u u - u - x) e B (x - x - u u - x),
e del reiziano di forma coriambica, la cui trattazione e stata perci
inserita tra quella delle sequenze eolo-coriambiche 2.
Collegati con le forme piu diffuse dell'enoplio e del prosodiaco che
abbiamo sopra indicato, e alle quali sara limitato nel corso della nostra
trattazione l'uso dei due termini enoplio e prosodiaco, sono i due
cola chiamati rispettivamente
hemiepes 1 o maschile
- uu - uu
hemiepes 11 o femminile
- uu - uu - x
descrivibili come equivalenti alla prima sezione dell'esametro fino alla
cesura maschile e aquella femminile. Prese in astratto costituiscono
due sequenze ambivalenti, passibili di essere interpretate, a seconda del
contesto, o come cola enopliaci, evidentemente affini all'enoplio e al
prosodiaco, oppure, in compagnia di dattili, come cola dattilici (trime
tro catalettico in syllabam; trimetro catalettico in disyllabum).
2. V. sopra, cap. 17, p. 235 s.
1 cola
compOl
te in s
dattilo
tendo u
efonte
La den
scorso,
sequen;
antichi
e una 1
a quatt
terzo>
epitriti,
ticolare
L'intefJ
la che 1
enoplia
ru, e se
realizza
a minOf
Wilam<
ad un (
piu anti
stesso'
spesso:
Grandf
per que
tivo, UI
D -1..
d
l
_ 1..
d
2
U 1..
e - 1..
3. Per
contribu
4. Cfr.
1
COLA ENOPLlACI 257
1 cola enopliaci ricorrono nei vari periodi della lirica greca come
componenti di strutture miste; il loro impiego piu massiccio e ricorren
te in strutture di questo tipo e quello che avviene nei cosiddetti
dattilo-epitriti, di cui ci si occupera quin di piu diffusamente, premet
tendo una breve storia dell'interpretazione di tali versi, che a tutt'oggi
efonte di controversie.
18.2. 1 cosiddetti dattilo-epitriti
La denominazione di dattilo-epitriti risale ad uno studioso del secolo
scorso, R. Westphal, che ricondusse questi versi alla congiunzione di
sequenze dattiliche con membri epitritici. Nella terminologia degli
antichi iI termine epitrito indicava un piede costituito da tre lunghe
e una breve, tra le cui parti sussisteva un rapporto di durata di tre
a quattro o viceversa (di qui il nome, da n nel senso di piu e tphoC;
terzo: uno e un terzo in piu). Si distinguevano quattro tipi di
epitriti, in relazione alla posizione occupata dalla breve: cosi, in par
ticolare, uno trocaico (- v e uno giambico v -).
L'interpretazione piu soddisfacente dei cosiddetti dattilo-epitriti 3 equel
la che vi riconosce fondamentalmente una associazione tra cola di tipo
enopliaco, quali enopli, prosodiaci, hemiepe maschili e femminili, reizia
ni, e sequenze giambiche e trocaiche con l'elemento libero per lo piu
realizzato da lunga (e la sporadica presenza del coriambo e dello ionico
a minore, forse intesi come forme anaclastiche dell'epitrito trocaico).
Wilamowitz aveva proposto di chiamare tali versi calcidesi, con allusione
ad un canto popolare da Calcide che potrebbe costituirne l'attestazione
piu antica (PMG 873): la denominazione, successivamente rifiutata dallo
stesso Wilamowitz, fu adottata da O. Schroeder; in ambito italiano viene
spesso adottata quella di kat'enoplion epitriti proposta da B. Gentili.
Grande successo e diffusione ha visto la proposta di P. Maas 4 di usare
per questi versi di struttura complessa, a scopo dichiaratamente descrit
tivo, un sistema di sigle:
D vv - vv
dI vv
d
2
vv
e v
3. Per la storia di questa nterpretazione cfr. Gentili 1952, 106; per ulteriori
contributi dello studioso cfr. Id., in Gentili-Giannini 1977, 7-27.
4. Cfr. GM, 55.
258 CAPITOLO 18
In que sto sistema i gruppi fondamentali D ed e (oltre a gruppi piu spo
radici quali dI e d
2
) vengono descritti come associati tra di loro per lo piu
tramite l'inserimento di un elemento detto ancipite o anceps interpositum
(in re alta sarebbe meglio parlare di elemento libero). Per la frequente
unione di due gruppi e tramite elemento libero realizzato da lunga (in
realta un dimetro trocaico catalettico) Maas adopera un'ulteriore sigla:
E - u- u
Se il sistema descrittivo di Maas pu risultare talvolta utile per
visualizzare piu velocemente i rapporti tra un verso e l'altro, soprattut
to neHe composizioni piu complesse, ed inoltre nei casi in cui, indivi
duati i confini di verso, rimane invece incerta la definizione dei cola,
non bisogna dimenticare che esso non ha valore interpretativo: in altre
parole il principio compositivo di questi versi non eda ricondurre al
collegamento attraverso l'elemento libero dei gruppi elementari suddet
ti, bensi all'associazione tra cola o tra cola e metra del tipo che abbiamo
sopra indicato. Nelle composizioni piu complesse, poi. subentrano
anche altri tipi di cola, per i quali il sistema descrittivo di Maas si rivela
particolamente fuorviante:
ad esempio piu di una volta uu u u ~ uu -, l'alcmanio cataletti
co, per il quale, se si vuol schematizzare in senso maasiano, sara meglio
abbandonare comunque la sigla di Maas Dd
2
a favore di quella
proposta da West 5 D
2

18.2.1. Veta arcaica
L'encomio Composti di tipo dattilo-epitritico ci sono attestati, piu o meno
logico o
direttamente, per Alcmane, Alceo, Ibico, Anaereonte.
elegiambo
Cosi l'eneomiologico o elegiambo, formato da hem e reiz ia
uu - uu - x - u - x:
Ale. fr. 383 V. ilp' hl 81VVOIlV1J 1ep TuppaK1q:J
tapllva AllTCpa KOVt' f:V MupO'lV1q:J 6
5. Cfr. West, GM, 70, che propone anche di utilizzare D
3
al posto di Dd
2
d
2
(rinunciando dunque sempre all'uso del simbolo d
2
), e al post o di Exe.
6. Cfr. anehe Alem. fr. 3 Davies 26 Cal. str. 9 (v. sopra, cap. 10, p. 170); Ibico,
fr. 315, 2 Davies; Anacr. PMG 391 fr. 100 Gent.; PMG 392 = fL 101 Gent.;
PMG 393 = fL 97 Gent.; PMG 416 fr. 99 Gent.; PMG 438 = fr. 98 Gent.;
PMG 957 fr. 188 Gent.
Stesicoro, L'uso are
fr. 222b
meglio in
Oavies
sizione re
relativa a
estato pe
eolava: VI
epitriti, ~
ne bisillal
Ecco lo s
str. 1 - uu .
~ u u .
uu
-uu
5 x - u
-uu
x u
ep. 1 - uu
u-u
-u
-uu
5 x - u
-uu
1.
Sieuri COl
3; alla fir
questa se
va: nei c
mai infat
7. Le aIt
o meno el
Davies); I
(pp. 180-1
8. Cfr. S
spesso COI
tipi di co
Trait, 18
4 (1983),
stione, cfr
Stesicoro,
fr. 222b
Davies
str.
ep.
COLA ENOPLlACl 259
L'uso arcaico di questi versi per intere composizioni ci eattestato oggi al
meglio in alcune odi di Stesicoro. Particolarmente significativa la compo
sizione restituita recentemente da un papiro di Lille (fr. 222b Davies)
relativa ad un episodio del ciclo tebano 7. Da quanto ci e conservato
estato possibile ricostruire la struttura della triade in cui il carme si arti
colava: ver si costituiti dai piu semplici e cmari ingredienti dei dattilo
epitrit, con una caratteristica significativa quale la possibile realizzazio
ne bisillabica degli elementi liberi che compaono nelle sequenze.
Ecco lo schema:
1
- uu uu
x - uu uu xl hemiepes + enoplio (DxDx)
-uu uu - x
-u
Id
hemiepes + reiziano (Dxex)
uu uu -
x
uu- uu xI hemiepes + enoplio (DxDx)
uu-uu hemiepes (D)
5 x - uu uu - x - u xl prosodiaco + reiziano (xDxex)
-uu uu hemiepes (D)
x u u-u-
Id
metron giambico + reiziano (xexex)
1 uu - uu hemiepes (D)
u - uu - uu u - u - xl prosodiaco + reiziano (xDxex)
-u-u u dimetro trocaico (exex)
- uu uu - x - uu uu-
Id
hemiepes + enoplio (DxDx)
5 x u - x I reiziano (xex)
uu - uu x uu - uu xl hemiepes + enoplio (DxDx)
- - u _Id molosso + baccheo (- - e-)
Sicuri confini di verso son o indicati dallo iato aBa fine di str. 2 e di ep.
3; alla fine d ep. 4 dalla gustapposizione dell'elemento libero finale di
questa sequenza con l'elemento libero iniziale della sequenza success
va: ne dattilo-epitriti la giustapposizione di elementi liberi non si da
mai infatti in sinafia 8.
7. Le altre composizon del poeta in que sto metro di cu abbamo part piu
o meno estese sono: l' l/iou Persis (pp. 183-205 Davies), l'Orestea (pp. 208-209
Davies); le Palinodie (pp. 177-180 Daves); i Nostoi (pp. 206-207 Davies); I'Erifile
(pp. 180-183 Davies); cfr. inoltre fr. 223 Davies.
8. Cfr. Snell, nell'edizione di Bacchilide, XXX; il principio (a cu ci si riferisee
spesso con il nome di anceps iuxta anceps) estato esteso da molti metricisti a tutti
i tipi di cola lirici della metriea greca, ma l'estensione sembra indebita: efL Koster,
Trait, 18 e 181; Pretagostini 1977, 56 S.; B.M. Palumbo Straeca, BollClass s. III,
4 (1983), 82 ss. Per l'interpretazione sticometriea del earme di Stesieoro in que
stione, CfL Pretagostini 1977, 53-58; Haslam 1978, 34-36.
260 CAPITOLO 18
Viene realizzato in alcune occorrenze con due brevi l'elemento iniziale
dell'enoplio (in str. 1, ep. 4 e 6) 9; possibile, ma non sicura, una tale
realizzazone anche per l'elemento iniziale del reiziano di str. 5 al
V. 215: qui per il tradto bWCpUt:V'tu potrebbe essere scandito anche
con perdta dell'autonomia sillabica dell'hypsilon, facendo risultare un
elemento libero realizzato da breve 10.
1 cola si presentano sempre separati da fine di parola, secondo una
tendenza che sembra ricorrente anche nelle altre composizioni datt
lo-eptrtiche di Stescoro 11. Come risulta evidenziato sopra nello
schema, si trova alcune volte ne cola enopliaci la contrazione di due
brevi in una lunga (ci avviene solo in mancanza di fine di parola dopo
la contrazione).
La clausola finaIe (che compare anche in un altro carme stesicoreo) 12
pu essere interpretata come un dimetro giambico catalettico con
realizzazione molossica del primo metron, un fenomeno che non
sembra estraneo ai dattilo-epitriti di Pindaro 13.
Nel complesso siamo di fronte ad una costruzione limpida, ben lontana
dalla complessita che sara propria di molte odi pindariche in questo
metro; come estato fatto giustamente notare 14, si tratta al contempo di
una costruzione sapiente: si noti ad esempio l'uso del reiziano giambico
in ep. 2, in funzione chiaramente modulante da sequenze in doppia
breve verso una sequenza in singola breve.
9. Cfr. in particolare i vv. 207, 211, 230, 272, 291, 293.
10. Cfr. C. GalIavotti, BPEC n.s. 25 (1977), 5 s.
11. Cfr. Haslam 1978, 54 s.
12. Si tratta dell' Eriflle: cfr. S 148 Davies, str. 7.
13. Un confronto significativo (segnalato da Haslam 1978, 37 n.l6 e ulterior
mente approfondito da Gentili 1979b, 128) eofferto da Pind. Pyth. 1 str. 3 dove
compare una sequenza - - - u -- u -, una struttura che rispetto aquella
stesicorea si presenta ampliata, alIa fine, di un cretco. Per una sequenza identica
a quella di Stesicoro, ripetuta due volte come clausola della sezione dattilo
eptritica di una stanza in ambito tragico, Gentili 1979b, 129 cita opportunamen
te Soph. Trae/. 523 S. E si veda infine Alcmane fr. 14b, c Davies ( frr. 5,6 Cal.)
e Simon. PMG 64ge, dove una tale sequenza potrebbe essere rintracciata dopo un
reiziano giambico; nel frammento di Alcmane, se, come everosimile, il v. a3 (= fr.
4, 3 Cal.) e costituito dalla medesima sequenza dei due sopra citati, bisogna
pensare alla responsione del molosso iniziale con il cretico (v. sopra, cap. 14,
p.215).
14. Cfr. B.M. Palumbo Stracca, BPEC n.s. 25 (1977), 43.
18.2.2. Simonide, Pin
Mentre ~
monianz
sizioni in
meta de!
Una dell
della rea
metra ch
realizzaz
giambo-1
Vediam(
meno co
lsthm. III + IV uu
uu
-u
-uu
u
uu
u-
Soluzioni In P i n d ~
dei mem
Schemati
sia nel pr
i luoghi i
compare
schema e ~
In Baccl
ep. 4 e ~
EceezioI
essa eOIl
un noml
15. Con
v. 92), un
l'altro sti
esaminat(
16. Ince
u-x
COLA ENOPLlACl 261
18.2.2. Simonide, Pindaro, Bacchilide
lsthm. III + IV
Soluzioni
Mentre assai poco possediamo dei dattilo-epitriti di Simonide (la testi
monianza pili cospicua ecostituita da P MG 581), abbiamo molte compo
sizioni in questo metro di Pindaro (in dattilo-epitriti ecomposta circa la
meta degli epinici) e di Bacchilide (epinici 1, III, V, VII-XIV; dith. XV).
Una delle principali differenze rispetto all'uso stesicoreo el'abbandono
della realizzazione bisillabica degli elementi liberi presenti nei cola o nei
metra che compongono le sequenze 15: per essi si preferisce inoltre una
realizzazione con sillaba lunga. Aumenta la presenza della componente
giambo-trocaica.
Vediamo alcune di queste caratteristiche in una stanza pindarica tra le
meno complesse: s tratta dell'epodo di
uu uu -- uu I.,d enoplio corambo (xDxd
1
)
uu uu y hem femm (Dx)
Y
-u x u 2 tr cat o cr + ia (ex e)
u x u 2 ia (xexe)
uu uu
x-u prosod ia (xDxe)
--u u
x-ul.,d
3 ia (xExe)
-- uu uu u - x - u- prosod 2 tr cat o cr + ia (xDexe)
-- u
u uu ul.,d
3 ia (xExe)
In Pindaro si trova, ma solo raramente, la soluzione di uno dei longa
dei membr eptrtci.
Schematizzando in termini maasiani potremmo dire, precisando, che essa si trova
sia nel primo longum di e, sia nel secondo; alcune volte essa e presente in tutti
i luoghi in responsione (cfr. ad es. 01. VII ep. 5; Isthm. II ep. 6). piu spesso
compare solo in uno di essi (nella stanza di cui abbiamo riprodotto sopra lo
schema essa compare solo al v. 72b).
In Bacchilide l fenomeno rcorre con sicurezza solo nell'epinicio III,
ep. 4 e 5
16

Eccezionale la realizzazione con due brevi d un longum di un hemiepes:
essa compare in Isthm. III + IV 63 ( ~ p v s t TSAsattiii) in coincidenza di
un nome proprio in cui si susseguono quattro sillabe brevi.
15. Come unico possibile esempio pu essere citato Pind. Pyth. 1 str. 6 (cfr.
v. 92), un 'ode neIla quale, come estato segnalato da Gentili 1979b, 131, ricorre
'altro stilema stesicoreo della sequenza molosso + baccheo, che abbiamo
esaminato qu sopra (v. p. 260 e n. 13).
16. lncerta la sua occorrenza in epin. VIII, 12; XIII, 64.
~
262 CAPITOLO 18

I
I
Contrazione Nei cola enopliaci in Pindaro e Bacchilide si trova, sia pure raramente,
la contrazione spondaica dei bicipitia, soprattutto del primo.
Clausole L'uso come clausola dell'itifallico, che troveremo piu volte in tragedia,
non e attestato per Pindaro e Bacchilide (esso compare invece in
Simonide (PMG 581, 7); nei due poeti predomina largamente in fine di
unita strofica il ritmo in singola breve (come e il caso della stanza che
abbiamo esaminato) 17.
Responsioni Assai discusso e il problema delle liberta di responsione in queste
composizioni di Pindaro e Bacchilide 18. In a1cuni luoghi pindarici (01.
lB 35; Pyth. IV 118, 184; Pyth. lB 6; Ol. VI 28) il testo tradito
presenta, in successioni di 2 epitriti trocaici, la responsione tra coriam
bo ed epitrito trocaico: negli ultimi tre casi si pu pensare anche
a fenomeni di allungamento di sllabe con vocale breve chiuse da nasale
prima di inizio vocalico successivo, e per gli altri due non e difficile una
correzione, ma in considerazione degli aspetti che accomunano tutti
questi casi (oltre al ricorrere nella stessa successione metrica, son o posti
in vicinanza di fine di verso, e tre di essi anche di fine di stanza) la
possibilita di una licenza va presa in considerazione.
Un fenomeno di responsione anomala che ricorre piu di una volta
e quella tra un metron giambico o trocaico ed un cretico, attestata per
tre luoghi dell'epinicio V di Bacchilide: all'interno della prima coppia
strofica al v. 8, 14 e 30, 12 e 27.
E forse in piu di un caso (Bacchyl. epin. V ep. 1: cfr. in particolare v.
151 e 191; ep. 9b: cfr. v. 160; fr. 4, 70 S.-M.: str. 10) si potrebbe
rinvenire in un epitrito trocaico una responsione del tipo l",J u -, che
la tradizione presenta anche, come vedremo, in due casi della tragedia.
Ponte di Bacchilide evita di porre fine di parola dopo il primo elemento nelle
Maas- Barrett seguenti successioni: 1) x u -- xl; 2) x u - Ie dopo il penultimo
elemento nelle seguenti: 3) I - u x -; 4) I x - u x - . La ten
denza (che e legittimo nel complesso chiamare ponte di Maas-Barrett 19)
non e riscontrabile in Pindaro. Particolarmente rigoroso eil comporta
mento di Bacchilide soprattutto nel primo caso, ma anche nel terzo,
mentre diverse eccezioni sono presenti negli altri due casi.
17. L'osservazione edi Zuntz (cfr. Maas GM, 55); cfr. inoltre West, GM, 72
e nn. 93 e 94.
18. Per una discussione generale del problema cfr. Maas 1913; H. H6hl,
Responsionsfreiheiten bei Pindar, Diss. K61n, 1950, 5-71; R. Fhrer, Beitrage zur
Metrik und Textkritik der griechischen Lyriker, IIb, NAWG, 1976, 244-250.
19. Cfr. West, GM, 74 n. 103: P. Maas (Philologus 63,1904,297 ss. = Id., Kleine
Schriften, Mnchen, 1973,8 ss.) aveva notato la tendenza a proposito di elementi liben
realizzati da lunga, Barrett 1956, 251-253 ha fatto ulterion osservazioni e precisazioni
anche riguardo alla fine di parola dopo elemento libero realizzato da breve.
18.2.3. TI dramma att
Ampie SI
teo; ne ~
opere de
Comme(
Vediame
costruzi(
Eur. Andr. - - \..
766/778 ss.
\..
u
- u\..
5 --\..
\..
u-
In 6 ve
fenomen
e rara 1
limitata
Chiude 1
dramma
stanze fe
Altre se,
giambic(
cioe con
singola 1
dendo v
orienta e
vento as
20. Dop
1147/1151
21. Corr
p.258.

22. Cfr .
23. Cfr.
COLA ENOPLlACI 263
18.2.3. Il drarnrna attico
Ampie sezioni in dattilo-epitriti compaiono in Eschilo solo nel Prome
feo; ne abbiamo anche in Sofocle (Aiace, Edipo re, Trachinie), nelle
opere del primo Euripide 20 e nel Reso; qualche esempio anche nella
Commedia Antica e nella Commedia di Mezzo.
Vediamo alcune caratteristiche di queste strutture in una stanza di
costruzione piuttosto semplice:
Eur. Andr. - u-uu uu- relz la + hemiepes (e iI cosiddetto
766/778 ss.
giambelego 21) xexD
- - u - - uu - uu Id
reiz ia + hem (giambelego) xexD
u - u uu - uu tr hem femm exDx
uu -uu hem D
5 - uu uu u- prosod ia xDxe
uu -- uu - uu- hemiepes prosodiaco DxD
u --- uu - uu giambelego xexD
u-u Id itifallico
In 6 vediamo l'hemiepes con all'inizio la contrazione spondaica, un
fenomeno rarissimo nei cola enopliaci di queste strutture 22, come pure
e rara la soluzione nelle sezioni giambiche o trocaiche (in genere

limitata al primo longum delle rispettive forme epitritiche).
Chiude la stanza un itifallico, piu volte usato in queste strutture nel
dramma come clausola finale (talvolta si trova anche all'interno delle
stanze forse anche qui con funzione clausolare).
Altre sequenze usate frequentemente come clausola finale: il dmetro
giambico catalettico (di solito con i1 primo metron di forma epitritica,
cioe con il primo elemento realizzato da lunga) e in genere quelle in
singola breve a preferenza di quelle in doppia breve. Talvolta, proce
dendo verso la fine della stanza, il movimento dattilo-epitritico si
orienta decsamente verso quello giambico, che pu prendere il soprav
vento assoluto 23.
20. Dopo le Troiane (415 a.e.) troviamo solo, se si eccettua Hel. 1137
1147/1151-1161, versi di questo tipo inseriti in contesti misti.
21. Come si vede, il verso speculare alI'elegiambo, che abbiamo visto sopra a
p.258.
22. Cfr. Eur. Med. 980;987; [Eur]. Rh. 535/554.
23. Cfr. West, GM, 134. con I'indicazione di alcuni esempi.
264 CAPITOW 18
Realizzazione Diverse volte trovamo l'elemento libero realizzato da doppia
del!' elemento
breve:
libero
Aristoph. Av.
80AEpov IlEV ud KUta 1tvtu 811 tp1tOV
451
uu uu uu u u pros ia o enopl cr
Rara l'inserzione di cola dattilici 24.
Responsioni Come abbiamo accennato sopra, ci sono stati tramandati due casi di
una responslOne anomala attestata dalla tradizione anche per l'eta
tardo-arcaica:
Aesch. PV.
uu
535
Eur. Andr.
1035
KtEvrov I 1045 Kui
uu u
18.2.4. Riprese di sequenze dattilo-epitritiche in eta tardo-classica ed ellenistica
Attestati nei frammenti dei poeti del Nuovo Ditirambo (dunque ancora
present in ambito lirico) i dattilo-epitriti continuarono ad essere
usati anche in seguito (almeno fino all'inizio del II seco a.c.), per vari
tipi di composzioni: da brani di tipo conviviale 25, ad inni, come
quello coito di Aristotele ad 'Apct (PMG 842)26.
Ricordiamo in particolare le sequenze usate da Cercida d Megalopo
li 27 per composzioni certamente non destinate al canto: scuramente
astrofiche, le composizoni del poeta si articolavano in versi in cui i vari
cola (per lo piu, ma non solo, l'hemiepes maschile, l'enoplio, il reiziano
giambico e il dimetro trocaico catalettico) erano sempre distinti da fine
di parola (una caratteristica che, insieme probabilmente aquella della
astroficita, li accomunava al resto della produzione in dattilo-epitrit)
tardo-classica ed ellenistica).
24. Cfr. Soph. Ai. 172/183; Eur. Troad. 838/857; Aristoph. Nub. 460.
25. PMG 917 b e c: sono i cosiddetti Canti di Elefantina, per cui cfr. F.
Ferrari, SCO 38 (1988), 181-227; SH 521-526: scoli dei Sette Sapienti.
26. Per un elenco delle altre composizioni in tale metro di quest'epoca, cfr. West,
GM, 139 s.
27. Cfr. L. Lomiento, QUCC n.s. 27 (55),97-100; QUCC n.s. 29 (58), 101-108;
J.L. Lpez Cruces - J. Campos Daroca, ZPE 102 (1994), 81-94.
19.1.
Il docmi,
varieta d
allo sehe
La denol
nel ritm(
antichi a
u u
cretico, e
accostam
Mentre I
che iI do!
estato d
1. A. Seic
1e 11, Lips
restano sol
2. Cfr. PI
CAPITOLO 19
II docmio
19.1. Defmizione e forme ricorrenti
Il docmio (8) euna sequenza metrica che si presenta in una grande
varieta di forme 1, talvolta anche in responsione tra loro, riconducibili
allo schema
La denominazione, dal significato di obliquo), storto, trasverso
nel ritmo, sarebbe derivata da una delle interpretazioni date dagli
antchi alla sequenza, quella che ne riteneva fondamentale la forma
u - - u -, interpretata come unione di un piede giambico e di un
cretico, con un rapporto temporale tra le due part di tre a cinque e un
accostamento immediato di due elementi lunghi.
Mentre presso molti metricist moderni si era formata la convinzione
che il docmio facesse la sua prima comparsa nena lirica della tragedia,
estato di recente dimostrato
2
che esso era presente nei grandi lirici
l. A. Seidler, nella sua monografia De versibus dochmiacis tragicorum graecorum,
1 e 11, Lipsiae 18111812, ne aveva elencato come possibili 32, ma di queste alcune
restano solo teoriche.
2. Cfr. Pretagostini 1979.
I
266 CAPITOLO 19
L'ipodocmio
11 docmio
kaibeliano
corali del VI-V secolo, in particolare in Pindaro, anche se non in serie
continue, ma per lo piu unito a giambi e ad eolo-coriambi.
Lo stesso vale per altre sequenze d que sto tipo, e precisamente per
l'ipodocmio (h8)
e per il cosiddetto docmio kabeliano,
x - x - x
una forma legata al nome di G. Kaibel che la studi nella sua edizione
dell'Elettra di Sofocle
4

19.2. Forme docmiache nella lirica tardo-arcaica
Come si egi avuto modo di dire, forme docmiache compaiono nelle
odi di Simonide, Pindaro, BacchiIide composte nei cosiddetti metra ex
Bacchilide iambis orta 5; BacchiIide presenta anche una forma di docmo kaibelia
no in cu I primo elemento pu essere realzzato da due brevi:
dilh. 17, 40 Kf:AOIlUl n:o(j'tOVOV
a cui corrspondono, nelle altre occorrenze strofiche (si tratta di str. 17
secondo la numerazione di Snell), forme aperte da breve o da lunga 6.
3. Dalla testimonianza di un metricista antico (Aftonio, cfr. GL VI p. 122, 23 ss.
Keil) ruso di una tale sequenza sembrerebbe risultare anche in epoca precedente,
e precisamente da parte di Archiloco (fr. 314 W.), in unione con un tetrametro
dattilico (cfr. Pretagostini 1979,114 s.).
4. Cfr. G. Kaibel. Sophokles, Elektra, Leipzig, 1896, 148. Per la sequenza si
trovano adoperate denominazioni diverse: ora docmio esasillabico, ora long
dochmiac. B. Gentili (cfr. ad es. Gentili 1952,69) lo chiama prosodiaco docmiaco,
considerandolo una delle reaIzzazioni del prosodiaco. Per il possibile uso della
sequenza anche in epoca arcaica, cfr. Pretagostini 1979, 115, che rimanda ad Alcm.
fr. 45 Davies = 113 Cal., e cfr. inoltre Anacreonte PMG 440 fr. 51 Gent.
5. V. sopra, cap. 12, p. 194.
6. Un'altra occorrenza di questa forma neHo stesso carme si ha in str. 12, mentre
ad ep. 2 compare un docmio kaibeliano di forma u - u u -. Un caso di
responsione docmiojipodocmio in BacchyI. 17, str. 13 secondo il testo e l'interpre
tazione colometrica offerti da Gentili 1974, 92 e 95 S. (v. sopra, cap. 12, p. 194 n.
13: questa versione del testo era accettata anche da Snell, che quanto a colometria
seguiva pero quella del papiro che ci ha restituito I'ode).
Pindaro Forme e
Pndaro
abbiamo
giambici.
quanto :
5 (u u
U U U \.
interpret:
della seq
verosmil
Come eS
01. 1, ep. 5 e 6
U u-u
-u u
Per un es
Pae. JI, str. 2
U--U-\
PaeJI, v.2
v. 38
v. 74
IIo(jJet80
'l'tcr'tOV
~ u l O i C ; (jl
1 docmi
Come si e
suamassi
in contest
so, ma ar
mento). 1
Le forme
u - \
u uu
.- uu
7. Cfr. Pi
8. Per Uf
23-48 (le I
commedia
IL DOCMIO 267
Pindaro Forme docmiache compaiono piu di una volta anche neBe odi di
Pindaro che vengono di solito classificate come eoliche e che, come
abbiamo visto, fanno registrare anche la presenza di metra e cola
giambici. In alcuni casi esse risultano particolarmente evidenti, in
quanto isolate come ver si indipendenti: cosi ad es. in Pyth. VII, str.
5 (u u u - u Id o h); in Pyth. V, str. 4 e 6 (rispettivamente
u u u u u u Id e u - u Id, sequenze di cui la prima e di per s
interpretabile sia come ipodocmio che come docmio, ma che, suBa base
della sequenza che la segue due versi piu sotto, andra con ogni
verosimiglianza interpretata in quest'ultima maniera) 7.
Come esempi non ambigui di ipodocmi in questi contesti, cfr.:
al. 1, ep. 5 e 6 u u
u
u - u
u - u
u -
- u
u - u
u Id
Id 1\ dim cho B h
tel h8
Per un esempio di docmio kaibeliano:
Pae. 1I, str. 2 u - u u--
Pae 1I, v. 2
v. 38
v. 74
I1ocr]l.>tCiv<; 1:1.> nUl
U\IlO'WV tcr1:U1:at
cruv V1:l.>crtv
19.3. 1 docmi nella tragedia
Come si egiS. detto, la tragedia 8 el'ambito in cui il docmio ha trovato la
sua massima utilizzazione, improntando di s interi brani lirici, per lo piu
in contesti fortemente segnati da} pathos (soprattutto di carattere doloro
so, ma anche per effusioni di gioia, ad esempio nelle scene di riconosci
mento). 1 docmi sono present in tutte le opere che ci sono rimaste.
Le forme piu comunemente usate sono:
UAuvrov (Eur. El. 589)
u uu - u KI.>XU!lf:vrov xouv (Aesch. Cho. 156)
uu u ..-
roKm1:Q) n1:l.>pi) (Eur. Hipp. 1271),
particolarmente cara ad Eschilo.
7. Cfr. Pretagostini 1979, 110 n. 30.
8. Per uno studio complessivo sui docmi della tragedia e da vedere Conomis,
23-48 (le pp. 48-50 sono dedcate ai doCll usati nel dramma satiresco e nena
commedia).
268 CAPlTOLO 19
Un esempio di una forma interamente soluta (otto sillabe brevi):
u uu uu u uu nu80v axo<; (Eur. Ion 764)
Un esempio di una forma realizzata da cinque sillabe lunghe:
ii OOAU OOAU<; (Eur. Andr. 860)
II quarto elemento e normalmente realizzato da sillaba lunga quando
quelli ad es so adiacenti non sono solut 9; cosi, alla forma in
cinque lunghe che estata appena citata troviamo pi volte:
u - - - Ollou<; olKitaro (Eur. Ion 792)
u uu - -
nupuAuv 'lfIlIlOV (Aesch. P. V. 573)
uu
nAu;;llevov Aeaarov (Soph. Ai. 886)
Sono invece eccezionali (e discusse) forme come:
u uu uu X80v<; te', he nv1:e<; (Aesch. Sept. 109) 10
u uu uu - uu
yvo<; ayovov uihKU (Eur. H.F. 888) JI
- uu uu --
AIlUPV 8ni nv1:ov (Eur. Hipp. 1273) 12
.u- uu T CP<;, & nu!, 1:vu (Soph. Ant. 1289) 13
9. Cfr. West, GM, 109.
10. Per il testo cfr. Ferrari 1983, 984 S.; in generale, sul problema del blocco
della sinafia successivo aquesto docmio, v. oltre, p. 271. La presenza di una
forma come questa in Eur. Hel. 694b lCalC1wTI.WV apaav non e sicura, vista
la possibilita di scandire come breve iI dittongo di apaav (v. sopra, cap. 3,
p. 45, e cfr. Kannicht, Helena II, 179, i cu argomenti mi sembrano convin
centi, nonostante Diggle 1978. 165 = Id., Eurpidea, 184), col che risulterebbe
una forma docmiaca assolutamente comune; in Eur. H.F. 1052 la sequenza
u u u u u (la cui presenza, tra l'altro, non e sicura, vista una diversa
possibilita di scansione, per cui cfr. Conomis, 27 s.) sarebbe probabilmente da
interpretarsi come una forma soluta rispetto ai tre cola precedenti, reiziani di
forma u - uu
11. Cfr. anche Eur. Hel. 687a e Hyps. fr. 64, 74 Bond ( v. 1595 Cockle)
secondo il testo tnldito. Un docmio di questo tipo era forse stato usato da
Aristofane, Ran. 1336 J.l.EAUVOVElCUdJ.l.oVU (cfr. Dale, LMGD, 116; Zimmer
mann, III, 93; Dover, Frogs, 360), in contesto di parodia euripidea: la divisione
colometrica del pass o etuttavia controversa.
12. Un altro possibile caso di questa forma (ritenuta probable come docmio da
Conomis, 26, e cosi interpretata da Barrett, Hippolytos, 392, ma non da West,
GM, 109 n. 84, che probabilmente pensa ad una forma soluta di cr ba) in Eur.
H.F. 1027 (cfr. Bond, Herae/es, 329, ad loe.); per Soph. O.e. 1561 v. oltre, n. 21.
13. In corrispondenza antistrofica (v. 1266) compare la forma u u -. Per
U uu
Quando il
fine di par
nel terzo e
Discussa
casi essa
Nell'lnac
tale form
Pi di un
in alcuni
circostanl
mente sol
forma - \
mo forse
e- u u
l testo de
Antigone,l
14. Quest
15. Peril
1152; H.F.
Barrett, Hi
fenomeni d
anche Eur.
essere amrn
la forma (]
possibilita I
Hipp. 670,
Id., Euri
d posizion
n.75.
16. La set
pesan te (
cu una inte
55 e, almen
randola in
qui un'affin
sibile anche
dove iI colo,
17. Cosi 1
esatta u u
oppure una
iota di M
IL DOCMIO 269
U uu -- uu TS, <piAUl (Eur. Troad. 239, il cu testo
ecomunque ncerto)
Quando il secondo elemento d un docmio erealzzato da due brev, efrequente la
fine di paro la dopo la prima d queste due brevi; raro einvece un tale fenomeno
nel terzo e nel quinto elemento 14.
Dscussa l'esistenza di una forma con attacco anapestico: in alcuni
casi essa edifficilmente eliminabile (Eur. Hipp. 1276, Troad. 1239
15
).
Nell'Inaco di Sofocle (fr. 269c, 27-29 R.), un dramma satiresco, di una
tale forma ci sono tre esempi in successione tra loro.
Piu di una volta eattestata una sequenza u u u u - - che almeno
in alcuni luoghi (Soph. Phi!. 832/848; Eur. Ion 149-150; 896) il contesto
circostante suggerisce di interpretare come docmio con inizio ntera
mente soluto: essa einfatti in tali passi sempre preceduta da docmi di
forma - u u - - - e/o u u - U 16; in Soph. Ai. 403/420 abbia
mo forse un caso di responsione tra u u u u (AtOptovaildsEt)
e u u - - - 17.
il testo del v. 1289, cfr. J.e. Kamerbeek, The Plays ol Sophoe/es, JJI, The
Antigone, Leiden, 1978,206.
14. Questo estato osservato da Parker 1968,264 ss.
15. Per l testo cfr. Biehl 1989,431, ad loe. In al tri casi (Soph. Ai. 358; Eur. El.
1152; H.F. 878; J. T. 859: Bacch. 998), come e stato fatto talvolta notare (cfr.
Barrett, Hippolytos, 434; Bond, Herae/es, 299; Kapsomenos, 325), ammettendo
fenomeni di perdita dell'autonomia sillabica di iota il fenomeno scompare; cfr.
anche Eur. Hipp. 82lb, 868a, Jon 764, dove lo stesso tipo di fenomeno potrebbe
essere ammesso nel vocabolo (qui si potrebbe invero anche ammettere
la forma Altri casi incerti o per la presenza di varianti o per la
possibilita di una diversa colometria o di un semplice intervento sul testo: Eur.
Hipp. 670, 1279; I.A. 1284; per Eur. Hel. 670 cfr. Diggle, ICS 2 (1977), 123
Id., Euripidea, 167 n. 28. Per la bibliografia sul problema, con le diverse prese
di posizione in proposito da parte di metricisti ed editori, cfr. Medda, 132 s.
n.75.
16. La sequenza, di per s interpretabile anche come ia + sp o come forma
pesante di docmio kaibeliano eindividuabile anche in Soph. El. 505 e 515 (per
cui una interpretazione giambica efomita da Denniston, LJGD, 121, Pohlsander,
55 e, almeno per il v. 505, West, GM, 102, mentre Dale, LMGD, 103, con side
randola in generale un colarion associabile a varie forme di metri, ne riconosce
qui un'affinita con i docmi); cfr. anche Eur. I. T. 649, luogo per il quale e pos
sibile anche una diversa colometria (cfr. Dale, MATe 1II, 86); per Eur. Jon 905,
dove il colon compare nell'edizione di Murray, cfr. sopra, cap. 11, p. 188 n. 9.
17. Cosi Pohlsander, 12. Non si pu escludere comunque una responsione
esatta u u u u scandendo nella antistrofe l:CPPovc"; come quadrisillabo,
oppure una responsione ',d u u con perdita deIl'autonomia sillabica dello
iota di OA{;eptov al v. 403.
270 CAPITOLO 19
In alcuni luoghi (Aesch. Suppl. 350;361; Eur. Bec. 1027) trovia
mo insieme a docmi quena che sembra essere una forma docmiaca
con apparente realizzazione bisillabica del penultimo elemento
u yU uu _ lS.
Responsione In responsione tra loro 19 troviamo per lo piu o forme di docmio identiche o forme
sostanzialmente simili, con liberta (intesa come responsione sia lunga/ breve sia
lunga/doppia breve) Iimitata ad un solo elemento:
Soph.O.e K(li. :2.:tylOv uu u
1564/1575
tv KaOapi) - u u
Ma non mancano casi di liberta estesa a due elementi:
Aesch. Sept. tptXOc; 8'opOa::; u - - u
564/627
tcAciO' - u u u
o casi, sia pure eccezionali, di liberta estesa a tre elementi:
Soph. Ant.
1273/1296
Oco::; tt' ipa ttc
'd::; ipa, t::;
u-
U UU
uu u
.
u
uu
-
Phi!. 395/510 (ji; KUKd,
d 8i; 1ttKpO::;,
u
uu -u
Eur. Dr.
322b/338b
ltnccrO',
O(j' U uu
u
Una doppia responsione lunga/breve (come quella che troviamo in Soph. Phi!.
395/510; Eur. Dr. 322b/338b citati sopra) e in genere evitata: ma soprattutto
sembra evitato 20 che ad un docmio con primo e quarto elemento realizzati da
18. Come segnalato da West GM, 111, in un paio di luoghi (Eur. Med. 1259;
[Eur.] Rh. 821 con la colometria che isola in strofe e antistrofe come extra metrum
l'esclamazione iniziale) la tradizione offre una tale forma in responsione (rispetti
va mente ai vv. 1269 e 455 delle suddette tragedie) con docmi di forma normale:
ma nel primo caso, anche accettando il testo della tradizione, la forma anomala
scompare postulando perdjta dell'autonomia sillabica di iota in (j)ovav; in Riles.
821 ji senso emolto oscuro. Un ulteriore caso di responsione citato dubitativa
mente da West GM, lII (Aesch. Sept. 125/148) si basa su una ricostruzione del
testo che presuppone l'ammissione del fatto che i vv, 109-126 e 127-149 siano in
responsione tra loro, il che sembra da respingere (cfr. Ferrari 1983, 983 ss.).
19. Sul problema cfr. West, GM, 109, e, con la messa in evidenza del fatto che
non si assiste, nell'uso dei docmi da parte dei tre grandi tragici, ad uno sviluppo
nel senso di una progre ssiva liberta di responsione, A. Tessier, La responsione
tra sequenze docmiache, in Tradizione e innovazione nella cultura greca da Omero
a/teta ellenistica. Scritli in onore di Bruno Gentili, Roma, Gruppo Editoriale
Internazionale 1993, II, 667-674.
20. Cfr. West, GM, 109.
Successioni
di docmi
L' associazione
con il giambo
Aesch. Suppl.
348(/359)
Soph.O.e.
1477 ss.
(/1491 ss.)
lunga ne (
responsiol
I1 docmi
o cola di
In succes
anche ve
docmi ce
iato o si]
casi in Cl
pu pens
interessa
quali, COI
lo iato ce
Per quar
genere, Vi
za ai giar
Cosi, ad
docmio e
IIaAaxet
ed ora in
cola giarn
"Ea ea, iS
et.e;
"Uaoe;, lb
21. Aesch
v. 657 con

testo (sulla
resta apero
interpretan
a meno di 1
22. Da P8
loro da fine
60% in Eu:
23. efr. SI
24. Cfr.'
esempio si
KatcJ...e1(jo
particolare
N.S. 27 (19
IL DOCMIO 271
Successioni
di docmi
L' associazione
con il giambo
Aesch. Suppl.
348(/359)
Soph. O.e.
1477 ss.
(/1491 ss.)
lunga ne corrisponda uno in cui essi sono entrambi realizzati da breve: di questa
responsione abbiamo solo due esempi incerti 21.
Il docmio e spesso usato in lunghe serie, anche in unione con metra
o cola di altro tipo (soprattutto giambi, cretici e anapesti).
In successione tra loro i docmi si presentan o per lo pi in sinafia (tal ora
anche verbale)22 fino ad una pausa; non mancano esempi di singoli
docmi conclusi dai fenomeni che caratterizzano la fine di verso, come
iato o sillaba breve finale o blocco della sinafia: potrebbe trattarsi di
casi in cui il singolo docmio assume valore di verso, ma alcune volte si
pu pensare anche ad un tipo di esecuzione simile a quella che talora
interessa imperativi, interiezioni ed espressioni simili, prima e dopo le
quali, come si e detto sopra 23 pu trovarsi iato vero e proprio (cioe non
lo iato comunemente ammesso in fine di verso) 24,
Per quanto riguarda l'associazione del docmio con metri di altro
genere, va notato innanztutto come esso si unisca con grande frequen
za ai giambi,
Cosi, ad esempio, troviamo in contesti docmiaci la stretta unione tra
docmio e metron giambico:
IIaAaxeovoc; tKOC;, KADe lloU u u-u- u- ia 8
ed ora invece un esempio di stanza in cu con i docmi si intersecano
cola giambici:
"Ea ea, lOOD Il/,,' a- u u u u - 2ia
ele;' &,.u:pi<nU1"at 01Urrp01oc; u u u uu uu u uu 2 o
"IAaoe;, ili oallWV, lAaoe;, el 1:1 yfj. UU - -uu u- 28
21. Aesch. Pers. 657/664 (dove una delle due responsoni scompare assumendo al
v, 657 co.!reftio del ditton$? al in apxaio;); Soph. O.e. 1561/1572 (ll11t'
1tiip' 'Ai:Dq) dove, al v. 1561, a prescndere dai problemi di
testo (sulla prima parte del verso cfr. comunque Di Benedetto, Sofocle, 245 n. 74),
resta aperta la possibilita di una scansione breve del secondo alfa di (ci
interpretando iI vocabolo come composto di lixo;): con questo, tra I'altro, si fa
a meno di una forma di docmio assai rara.
22. Da Parker, BICS 5, 1958, 17, si ricavano le percentuaIi di docm separat tra
loro da fine di parola nei tre grandi tragici: in Eschilo iI 72%, i1 66% in Sofocle, iI
60% in Euripide.
23. Cfr. sopra, cap. 3, p. 52.
24. Cfr. West, GM, 110, che parla di a kind of staccato delivery. Come
esempio si veda un caso di imperativo in anadiplosi in Soph. fr. 730b, 11 R.
KateAelcrate, KQ1;;Aelcrate (cfr. anche Soph. Anl. 1321). Sul fenomeno cfr. in
particolare T.C.W. Stinton, Pause and Period in the Lyrics of Greek Tragedy, CQ
N.S. 27 (1977), 45-47 Id., CP, 334-337; cfr. anche Medda, 123 n. 48.
I
272 CAPITOLO 19
1lU1:Pl !pPffiV. - UU u u - u 2 o
'Evmcrou OE. croO 'tX01- U - U - U - u 2 ia
111, 1l110' aAacrwv avop' l(5rov U U U U 2 ia
uKBp(5fi Xptv IlB'tcrXOlIl U - U U - -- U - 2 o
Zeo aya, crOl !pffiVro. uu
111
L' associazione Frequente anche l' associazione con il cretico 25:
con il cretico
vare volte esso si unisce al docmio a formare un'unica sequenza
come in:
Eur. Bacch. uvaxopBcrffillBV BKXlOV U UU - -u- (5 + cr
1153 s. U uu -u- (5 + cr
in cu la costruzone retorica evidenzia le componenti metriche delIa
sequenza 26;
Eur. H.F. 1203 eh 'ttKVOV, un' Ollll'tffiv -- U - U U U - U - cr + o
Eur. Oro 189 oOi: yap neOV eXel U U uu U
dove il cretico si presenta in responsione con il molosso presente nel
corrispondente v. 168 nvou U uu - U - )
Aesch. Eum. 11 eeV 11 nv' U u - u - u u u
270 - u u - u
Oppure sequenze pm o meno lunghe di cretici sono inserite in
contesto docmiac0
28

L'associazione E cosi pure un singolo baccheo pu entrare in composizione con il
con il baccheo
docmio nelIa medesima sequenza:
ba 0
29
25. Per uno studio complessivo deHe associazioni del docmio con cretico,
baccheo, molosso (e quelle piu discusse e problematiche con coriambo e trocheo)
efr. Medda, 101-234.
26. Cfr. Medda, 167 S.
27. Per la presenza di un singolo cretico inserito aH'interno di una serie docmiaca
anche neUa lrica di Euripide, fenomeno messo in dubbio da J. Diggle in vari suoi
contributi al testo del poeta, cfr. la discussione in Medda, 199 ss.
28. Cfr. gli esempi citati sopra, neUa trattazione dei cretici. cap. 14, p. 212.
29. Cfr. Medda, 154 e 189, che fa rilevare come questo tipo di assoCazione sia
assai piu rara rispetto a quella con il cretico.
L' associazione
con gli
anapesti
Aesch. Eum.
843
Phoen. 328-330
L'associazione
con j coriambi
Aesch. Suppl.
392-396
(/402-406)
oppure,
a docmi
3
Un altro
Cosi, con
ci vengo
docmiaci
11' n<
oppure e
Euripide,


neov Ull'
L'associa
quente: ir
dell'aristo
- u u -
11 't n01:'
Kp'tBcrtv
Ilfixap pi

KptVe
Euripide,
contempoJ
e monodie
possibilita
i'abbondaJ
ad essi ass,
30. V. SOP]
31. Cfr. so
32. Cfr. W
33. Cfr. R
I.T. 827-89'
1369-1502; 1
20
2 ia
2 ia
20
5
tlZa
cr
cr

- o
nel
)
cr
27
in
1 il
ICO,
,eo)
aca
UOl
sia
L' associazione
con gli
anapesti
Aesch. Eum.
843
Phaen. 328-330
L'associazone
con i corambi
Aesch. Supp/.
392-396
(/402-406)
IL DOCMIO 273
oppure, molto piu di frequente, successioni di bacchei si associano
a docmi 30.
Un altro ritmo piu volte associato con i docmi equello anapestico.
Cosi, come abbiamo gi notato 31, in contest prevalentemente anapesti
c vengono nserte forme docmiache e, d'altro canto, n contesti
docmaci al docmo s unsce iI metron anapestico:

'tic; 11' reOO 'tul reAcupac; Mvu; o + an
oppure cola anapestci si associano ai docmi: questo e tpico d
Euripde, a partire dall'Andromaca
32
:
urelvuc; llore'ti::pou 'tUC; ureo- u u 20

suyEauc; Ollrov u o

re90v UIl<P1M,lepu'tov ud leu'tXrov uu u u u
u u 2 an
L'associazione con i coriambi e gli eoIo-coriambi non e molto fre
quente: in Eschilo essa si manifesta soprattutto nell'uso clausolare
dell'aristofanio dopo una serie di docmi, di cui alcuni di forma
u u
Ill 'ti rem' ov y vollUV reoXEptOC;
uu u uu u
lepa'tatv upavrov. ureumpov 8i:: 'tot
u uu- u u u
Ilfxup psOllat yallou Ma<ppovoc;
uu u u -- u
<puyq' o' AIl VOC; i1leUV u u u uu u
leptV 'to repoc; 9 rov. uu u 111
Euripide, probabilmente sull'onda del nuovo gusto musicale a lui
contemporaneo, usa soprattutto nei brani priv di responsione (duetti
e monodie) 33 una forma flessibile come il docmio nelle sue piu vare
possibilita di realizzazione, talvolta per noi difficili da distinguere visto
l'abbondante uso delle soluzioni nei docmi medesimi e neHe sequenze
ad essi associate.
30. V. sopra, cap. 14, p. 214.
31. Cfr. sopra, cap. 11, p. 185; p. 188 e n. 15.
32. Cfr. West, GM, 112.
33. Cfr. Hec. 1056-1106; Troad. 239-291; H.F. 875-921; 1016-1085; 1178-1213;
I.T. 827-899; Ion 1445-1509; He/. 625-697; Phoen. 103-192; 293-354; Oro
1369-1502; I.A. 1283-1335.
274 CAPlTOLO 19
19.3.1. Le altre forme docmiache
L'ipodocmio L'ipodocmio U U --, che troviamo anche in forme variamente
solute 34, pu trovarsi in stretta unione con il docmio:
Eur. Ale. 393
U u--u-u (5 + h8
(/406)
Eur. Oro 152
U u-u U U U h(5 + o
(/140)
Compaiono anche ipodocmi in successione, in contesto docmiaco
o giambo-docmiaco (Soph. AL 401 s.j418 s.; 404a-405j421-423; D.T.
1208a-cj1216-1217b: El. 246-247), altre volte in contesti giambici e in
contesti misti in presenza o meno di altre forme docmiache (Eur. Ale.
218/231; Hipp. 126 s';136 S.; Phoen. 1023 s./1047 s.).
La presenza di una forma di ipodocmio con penultimo elemento
realizzato da lunga sembra garantita da Andr. 839, che corrisponde ad
una forma normale al v. 835
35

11 docmio Il docmio kaibeliano ( - - -), che compare per lo pili in as socia
kabelano
zione con altri docmi, presenta anch'esso la possibilita per gli elementi
lunghi di essere soluti:
Eur. Troad. IlUKpW<; YUIlw<; / 1'x,at<;. x,op6<; ocno<;
311/328
u uu u uu u - / u u uu u uu
La forma aperta da due brevi che abbiamo trovato in Bacchilide (v.
sopra, p. 266) e forse da rinvenire anche in qualche luogo della
tragedia: cfr. Eur. Hipp. 125/135 (dove essa eseguita da due ipodoc
mi); l. T. 879.
Per un esempio di forma con conc1usione pesante si veda
Eur. Hee.
ou(5 lto'r' Q<HVUK1:0<; '8KptnO<; a- - uu ...... u u uu - u 2 (5
691 S.
Ilpu 11' bnux'1uel u u
k(5
34. Piu precisamente troviamo soluti il terzo e iI quinto elemento, talvol
ta anche entrambi. Una soluzione del primo porta a non distinguere, in
mancanza di una eventuale chiave offerta dalla responsione, tra docmio e ipo
docmio.
35. Una responsione simile si ha secondo il testo tradito anche in Aesch. Cho.
603/613 in un brano che non vede la presenza di altre forme docmiache. Ipodocmi
con chiusa pesante sono forse da identificare anche in Eur. Troad. 283, 286;
H.F. 899, 909 (cfr. Di Benedetto, Orestes, 242) e in Phoen. 309. Per una discus
sione del problema della ammissibilita di questa forma di ipodocmio, cfr. Medda,
131 n. 73.
Come fom
u -,n
alcuni rico
.4. Forme ..
Docm ri
paratragi
riconosci
TesmofOl
Aristoph. A U ~ Ile,
Thesm.
vv. 913-915
36. Cfr.,
37. In E
entrambi i
+ u-
Ritchie, T.
1974, 15s.
evidenza 1
Medda, H
657,680,(
presenza (
interpreta!
una form2
armoniac
una seque
Ancora pi
con una i
dittongo (
giambico
zionemetl
ades. Frii
zione troc
questo di
interpreta
inoltre Bit
640/647 e
soluta) e
Garvie, e
il testo e
potrebbe<
di respon:
Aristoph.
son o anc1:
genere fa
5
)
[)
j
.
ti
,.
a
;
I
n
)
7.

5;
5
1,
IL DoeMIO
Come forma docmiaca viene riconosciuta da a\cun studiosi 36 anche la sequenza
u - -, ma nessun caso erealmente sicuro 37. Una forma ipercatalettica viene da
a\cuni riconosciuta in Aesch. fr. 204b, 3/12 R. u uuuu u
19.4. Forme docmiache nella commedia
Arstoph.
Thesm.
vv. 913-915
Docmi ricorrono in alcuni brani di Aristofane, soprattutto in contesto
paratragico: ad esempio la chiara parodia de He appassionate scene di
riconoscimento euripidee, messa in bocca al parente di Euripide neHe
Tesmoforiazuse:
IlE, IlE, ttcrt, 8E Xpw;.
u uu uu u uu u uu uu u 28
36. Cfr. ad es. West 1982, 285 S.; Id., GM, IU; Bond, Heracles, 328, ad v. 1024.
37. In Eur. H.F. 1024 e in [Eur.] Rhes. 832 la serie u u - u - u - (in
entrambi i casi posta dopo uno o piu docmi) pu essere interpretata come docmio
+ u - - ma non si pu escludere una interpretazione come cho ia sp (cfr. W.
Ritchie, The Authenticity ofthe Rhesus of Euripides, Cambridge, 1964,313; Diggle
1974, 15 s. Id., Euripldea 107 s.) o coriambo + docmio kaibeliano (sulla scarsa
evidenza per il collegamento diretto tra corambo e docmio si veda tuttavia
Medda, 166; 197 S.; 230 s.). A\cuni luoghi (Eur. Ion. 1494, e forse 1480 e 1482; Hel.
657,680,681; Hyps. fr. 64,94 Bond) presentano, in contesti che fanno registrare la
presenza di docm, una successione u u - u u u -, che potrebbe essere
interpretata come metron anapestico + u - -, ma epossibile pensare anche ad
una forma di telesilleo + spondeo oppure ad una forma con chusa pesan te)} (in
armona con docmi circostanti) del cosiddetto cirenaico u u u u - u - u --,
una sequenza ben attestata in contesti docmiaci (e interpretabile come an + la).
Ancora piu incerta una serie di altri luoghi: in Eur. Hlpp. 814 abbiamo a che fare
con una interiezione; in Hyps. fr. 64, 103 Bond si pu assumere correptio nel
dittongo di AtraolJ e ottenere cosi, invece della sequenza in questione, un metron
giambico (e comunque si aprono per il passo anche altre possibilita di interpreta
zione metrica); per Aesch. Suppl. 117 epossibile una interpretazione giambica (cfr.
ad es. Friis Johansen-Whittle, Supplices, 111, 351); per Eur. I.A. 30 luna interpreta
zione trocaica; in Eur. Troad. 260 la situazione eancora piu complessa, visto che
questo difficile passo si presta ad un numero ancora superiore di possibili
interpretazioni (si vedano aquesto proposito le osservazioni di West, GM, 114, ed
inoltre Bieh11989, 465); lo stesso pu dirsi per Eur. I.T. 645 e 649; per Aesch. Cho.
640/647 e 962 (Iuogo, quest'ultimo, dove la sequenza comparirebbe in forma
sol uta) e possibile una diversa colometria (cfr. per due luoghi rispettivamente
Garvie, Choephori, 222 ad V. 646-7 e Dale, MATC III, 22); in Eur. Andr. 467 (/475)
il testo eincerto (con una delle lezioni offerte dalla tradizione per I'antistrofe si
potrebbe comunque pensare, come si egi notato sopra, cap. 12, p. 197 ad un caso
di responsione erlia). Casi come Aesch. Sept. 152/159, Eur. 661, e anche
Aristoph. Nub. 1165, infine, dove avremmo una tale forma aperta da sillaba lunga,
sono anche interpretabili come metra anapestici: in Eur. Andr. 861 una forma del
genere fa da ponte tra docmi e anapesti.
276 CAPITOLO 19
<ppE, crE lCcrOO. an:ay jl' an:ay' an:ay' an:ay jlE
U uu uu u uu u uu uu u uu 28
sr}
Le pi diffuse L'assocazione pi frequente e con i giambi, ma pi volte compare
associazioni anche quella con gli anapesti.
Ipodocmi Sono attestati pure gli ipodocmi (forse anche con chiusa pesante:
cosi in Lys. 1309, 1311, dove una simile interpretazione per la sequenza
u sembra favorita dalla presenza, due versi prima, di un
ipodocmio normale).
Un caso di responsione tra docmio e ipodocmio e offerto dalla
tradizione in Ach. 494 (vTp OU tpjlEl u -) /570 (tEIXOjlxo<;
aV1p - u uu u -).
19.5. 1 docmi in epoca ellenistica
Caduto, a quanto sembra, generalmente in disuso in epoca ellenistica, il
docmio impronta di s tuttavia, alla maniera tragica, una intera
composizione lirica quale il Lamento dell'esclusa (CA 177, v. sopra,
p. 200), in cui compaiono anche l'ipodocmio e il docmio kaibeliano;
alle forme docmiache (fra le quali troviamo anche il docmio con inizio
anapestico) si uniscono, come abbiamo gia avuto modo di rilevare
(p. 189 n. 23; p. 200), il cretico, il metron giambico e quello anapestico,
e non mancano cola giambici, cretici, dattilici e anapestici, ed una
sequenza formata da metron anapestico + cretico.
Ne riportiamo un breve passo (vv. 27-30) dalla sezione centrale,
compattamente docmiaca:
vv. 27-30 KplE, jl1 jl'a<pij:; an:oKf.lCAf.ljlVIlv uu-u- u uu-u- 2 o
o ~ a t jl'. :;UOOK& sllA& bOUA:;:;tv. u- 2 o
'En:tjlav&:; epav jlyav eXf.l n:vov u u u - u - u uu u 2 o
sllAotun:dv yap bd, crty:;lV, Kapt:;peiv - uu u u - 28
Ipodocmi stichici furo no usati da Pancrate (SR 603).
STRUTTURE EPODICHE
,>:
:a
n
la
I ~
Trattiamo qui una serie di strutture adoperate per la prima volta
nell'ambito della produzione de giambografi ionici e in seguto riprese
(con la creazione anche di nuove forme) soprattutto nella produzione
I
epigrammatica di eta ellenistica e anche di eta imperiale. Una trattazio
ne phi particolareggiata, tra queste strutture, sara dedicata aquella
iI
che ha avuto la maggiore vitalita nell'arco della poesa greca, il dstico
ra
elegiaco.
'a,
.0;
io
re
:o,
Ila
le,
Con il
intende'
versi (dl
te. Il h
a desigr
distici.
Aprese
avanti,
direttan
l. strut
a) esarr
za di ur
b) esan
Archil. fL 193 W. 8cr'tT] V
lhjIDXoC;
1tE1tUPIl
1. Tere
CAPITOLO 20
Strutture epodiche 1
20.1. Definizione
Con il nome di epodo, Enq>bc; (scil. mxoC;), i metricisti antichi
intendevano il secondo verso di una struttura strofica formata da due
versi (distico) quando quest'ultimo era pi breve rispetto al preceden
te. Il termine fu adoperato poi ad indicare i distici stessi e infine
a designare le composizioni poetiche formate dalla ripetizione di tali
distici.
A prescindere dal distico elegiaco di cui, come si edetto, parleremo pi
avanti, nell'ambito del giambo arcaico ci sono attestate, pi o meno
direttamente, le seguenti strutture epodiche:
l. strutture che hanno come primo verso l'esametro:
a) esametro Ii hemiepes maschile 111 (Archil. fr. 198 W.: ela testimonian
za di un metricista antico 1);
b) esametro li dimetro giambico 111 (Archil. frr. 193; 194? W.):
Archil. fr. 193 W. bC1:11VoC; EyKEtllat 1t9q>,
lhmxoc;, xaAE1tuen 9EroV MvlJOW EKll'!l
1tE1tap.;voc; bt' OO"trov.
l. Terenziano Mauro 1801 ss. in GL VI 379.
I
i
280 CAPITOLO 20
Archil. fr. 185
W.
Archil. fr. 172
W.
Anacr. fr. ia.
6W.
ArchiL fr. 196a
W., 36 ss.
c) esametro 11 tetrametro dattlco catalettco in disyllabum 111 (Archl. fr.
195 W.: rcavato da testmonanze antiche 2);
d) esa metro 1I dmetro giambico hemiepeslll (Archil. fr. 199 W.: ricava
to da una testimonianza antica e dall'uso da parte di Orazio, epod. 13).
2. strutture che hanno come primo verso l trimetro giambico:
a) trmetro giambico 11 hemiepes maschilelll (Archil. frr. 182-187 W.;
Hippon. frr. II 117 W. = 194-196 Deg. \ efr. anche Anacr. frr. la. 5;
7 W. = frr. 44; 54 Gen!.):
tpro nv' OJllV aIvov, ro K11PUK811,
aXVDJlV1J crKDtA1J,
DEt 911 prov
av' EcrXU1:tlv,
n'p 8' ap' KEp8aAf cruvlVtEtO,
nDKvov ExoDcra vov
b) trimetro giambico 11 dmetro giambicolll (Archil. frr. 172-181 W.;
Hippon. fr. 118 W. 129 Deg.):
ntEp AUKJlPa, nOlov Ecppcrro t8E;
naplEtpE
1'0 npiv llPlP11cr9a; vuv 8E 8T]
acrtOlcrt cpavwl
c) trimetro giambico 11 itifallico 111:
KO\') J.lOKAOV EV 9p1Jcrt paAwv
Ka9E8Et
d) trmetro giambco 1 hemiepes dmetro gambco 111 (Archl. frr. 196,
196a W.: il cosiddetto ({epodo di Colonia, che deve questo nome al
fatto di esserci stato tramandato da un papiro conservato a Colonia:
P. Colon. 58):
crO] J.lEV yap OUt' OU't'E 8t1tA<?11
ti 8]E 8E notdw[t
2. Cfr. G. Morelli, Un nuovo verso asinarteto archilocheo, in Prohlemi di
melrica classica, Genova 1978, lO4-106.
3. Sul problema della paternita di queste composizioni, cfr. sopra. cap. 5, n. 10.
Un disc
risulta e
dei paI
secondc
sola rig
Versi 1 verSI a
asinarteti
tica de<
divise.]
ncava 1
verso (1
indiffer
togliere
alla co
segwva
sarebbt
motivi
di
specula
la no
consistl
scritte
Coloni:
stampa
Dall'ar
semb
abbrac
ti pote
tanto 1

doveva
poteva
provoc
rtmica
o per 1:
a crear
4. Lej
5. Cor
ripresa
(quella
cO,ma:
6. Cfr
7. Cfr.
8. Cfr.
Versi
asinarteti
STRUTTURE EPODlCHE 1 281
Un discorso a parte meritano le forme Id e 2d. Quest'ultima, come ci
risulta dalla testimonianza dei metricisti antichi e dalla prassi editoriale
dei papiri, era considerata al pari delle altre una struttura distica: il
secondo verso veniva scritto, come abbiamo riprodotto sopra, su una
sola riga ed era inserito nell'ambito della speculazione teorica antica fra
i versi asinarteti, sconnessi 4. Equesto un concetto di assai problema
tica decifrazione, sul quale le opinioni degli studiosi moderni si sono
divise. In considerazione del fatto che dal testo del papiro di Colonia si
ricava per 2d la presenza alla fine della prima sequenza del secondo
verso (l'hemiepes) degli indizi tipici della fine di verso (iato, elemento
indifferente, blocco della sinafia) 5 alcuni han no ritenuto di dover
togliere al concetto di asinarteto qualsasi valore ermeneutico quanto
alla comprensone di tal strutture epodiche: le due sequenze che
seguivano il primo verso, in realta esse stesse versi indipendenti,
sarebbero state trascritte negli esemplari antichi sullo stesso rigo per
motivi di opportunita editoriale (costituire nella strofetta due sequenze
di lunghezza simile) ed in questo modo si sarebbero offerte alla
speculazione teorica successiva che ne avrebbe rilevato la indipendenza,
la non connessione, senza tuttavia riuscire ad afferrare che essa
consisteva neHo stesso tipo di indipendenza goduta dalle sequenze
scritte su righi diversi. In una tale interpretazione 6 aHora l'epodo di
Colonia viene considerato una struttura tristica e talvolta anche
stampato 7 su tre righi.
Dall'analisi delle font antiche - pur non prive di contraddizioni
sembra per di poter ricavare che il concetto di asinarteto venva ad
abbracciare nella speculazione teorica anche sequenze le cui componen
ti potevano non essere divise tra loro dalla fine di parola, e quindi
tanto meno da una originaria fine di verso; per cui aBa base del
riconoscimento di una non connessione, di mancanza di unitarieta,
doveva esserci l'osservazione di qualcosa di diverso: questo qualcosa
poteva essere, come estato piu volte suggerito g la sconnessione rtmica
provocata dall'accostamento delle sequenze componenti (sentite come
ritmicamente incongruenti secondo i principi teorici delle nostre fonti,
o per la diversta del genere ritmico o per frattura rtmica che si veniva
a creare al loro punto di accostamento).
4. Le fonti antiche sono state raccolte e discusse da Palumbo Stracca 1979.
5. Come del resto avveniva all'interno della medesima struttura epodica nella
ripresa da parte di Orazio (epod. 11) ed inoltre, nel medesimo Orazio in epod. 13
(quella struttura epodica, come si e visto, non attestata direttamente per Archilo
co, ma a lui sicuramente da ascrivere).
6. Cfr. R. Merkelbach - M.L. West, ZPE 14 (1974), 102.
7. Cfr. IEG 1, 76 ss.
8. Cfr. Palumbo Stracca 1979, in particolare pp. 58 s.; Gentili 1983, 135143.
282 CAPITOLO 20
Dalle testimonianze delle fonti resta tuttavia difficile arrivare ad una
soluzione del problema. Non echiaro se il concetto vada applcato ad un
principio teodeo elaborato dagli antiehi quanto alla cIassificazone di
una categora di versi 9 (su cu possiamo essere piu o meno d'accordo),
oppure se negli asinarteti sia da vedere un fenomeno eireoscritto,
eollegato ad un momento di spermentalsmo formale legato all'esperen
za di Archiloco, e successvamente ripreso (dalla Commedia Antica 10
alla poesa ellenstica fino alle mitazion oraziane) per va puramente
imitativa. Quest'ultima proposta e stata formulata da B. Palumbo
Stracca 11; eliminando molti degl asinarteti citati dalle font antiche come
frutto d scansion scorrette o di teorie opnabli, la studiosa collega la
sconnessione rtmica all'ambito della canzone scommatica e popola
reggiante; per la problematica presenza deBe caratteristiche di fine
di verso negli esempi archilochei e oraziani da cui siamo partiti, ella
propone di pensare che, in una fase arcaica fluida, una netta distinzio
ne tra colon e verso boeckhiano non esistesse ancora, in altre parole che
in questo periodo fosse ancora possibile arrivare alla costruzione di un
verso lungo conservando le liberta dei versicoli originari 12.
Nell'ottica della presenza dei fenomeni di fine di verso all'interno delIe
componenti degli asinarteti potrcbbe essere interpretata anche la
prima sequenza (che pure veniva c1assificata tra gli asinarteti) di una
ulteriore struttura epodica archilochea.
3. 4 da
uu
itifallico
13
1 reiziano giambico + itifalIico (o 3 ia cat.) 111:
9. Ancora piu in generale Gentili 1983 (e cfr. anche Gnomon 60, 1988, 481 s.)
propone, attraverso un tentativo di interpretazione unitario delle fonti antiche, che
la nozione di asinarteto si applichi non ad una particolare categoria di versi, ma
alla distinzione generale sul piano metrico-ritmico fra metri omogenei e metri non
omogenei.
10. Per l'uso stichico in commedia di sequenze asinartete v. oltre, p. 282;
p. 284 e nn. 13 e 17.
11. Cfr. Palumbo Stracca 1979, 84-86.
12. Per questo la studiosa rimanda, fra I'altro, all'ipotesi di Gentili-Giannin
sull'origine dell'esametro che abbiamo indicato sopra. cap. 4, n. 3. LE. Rossi,
Teora e storia degli asinarteti dagli arcaici agli alessandrinh>, in Problemi di
metrica classica, Genova, 1978, 29-48, nell'ambito della sua interpretazione degli
asinarteti in cui viene valorizzata la componente della fine di parola fra le sequenze
costitutive, pensa invece che il fenomeno attestato nell'epodo di Colonia corri
sponda ad un momento di sviluppo della storia dell'asinarteto in cui le sue
componenti, da una fase iniziaIe di assoIuta indipendenza sarebbero passate ad
una di incisione con Iicenza, prima di giungere alla fase matura>! della semplice
fine di paro la.
13. Nella forma 4 d a ~ ith la sequenza fu usata in commedia: cfr. Cratino frr.
225; 363 K.-A.; Aristoph. fr. 452, 1 K.-A.
Archil. fr. 188
W.
Archil. fr. 190
w.
[Archil.] frL
322-323 W.
ArchiL fL 168
W.
Archil.
nvell}
Kut ~ ~
nelIa el
vedere
fine de
comun
derare
c1ausol
che do
anche
.Com
ma di
anche
x-u
-u
e nei f
x -u
u
,EpuO'
xpi'Il

Ci ir
questie
rateo JI
una in
14. e
15. e
T
Archil. fr. 188
W.
Archil. fr. 190
w.
[ArchiL] [rr.
322-323 W.
Archil. fe. 168
W.
STRUTTURE EPODICHE 1 283
Archil. frr. 188-192 W.
OUKe' OJ,.lW<; SAAEt<; cmuAov XPu' KpepE"tUt yp toll
OyJ,.lOl<;, KUKOU 8E yrwuo<; KuSatpEi
]aep' iJ,.lEp't'OU 8E Soprov yAOKD<; lJ,.lEpo<; n[pocrl1too
. .. ..
1 yap nOAA ol
nVEJ,.l]q't'U XEtJ,.lEprov avJ,.lrov, 1E<?AAKt<; 8'E[
Kut 8crnuinlJ..o'), ot<; Pll<;
nella chiusa del tetrametro dattilico attestata nel fr. 190 W. si potrebbe
vedere una clausola cretica trattata altrove con le caratteristichc della
fine del verso (indifferenza e blocco della sinafia) 14. Il problema,
comunque, eassai spinoso e non pochi studiosi sono propensi a consi
derare corrotto il termine 8ounut1tAoo<;. Ce da notare per che la
clausola cretica compare anche in un epigramma di Teocrito (20, 2),
che doveva quindi conoscere il testo archilocheo nelle condi:boni in cu
anche a noi enoto.
Come strofette distiche ioniche (non propriamente di forma epodca,
ma di struttura ugualmente semplice) sono state classificate da West 15
anche le strutture present rispettivamente in:
x -u-x -u 2 ia
u-u-u'<- cr ia o 2 tr cat
e nei frammenti 168-171 W. del poeta di Paro
x - uU uu
x
enoplio
-u-u itifallico:
'EpUUJ,.lovOll XUpAUE,
xpf]J,.l 1:'Ot YEAO'iOV
Ci in linea con l'interpretazione dello studioso relativamente alla
questione degli asinarteti, fra i quali le due strutture venivano annove
rate. Ma, a parte il desiderio di arrivare per tutte queste strutture ad
una interpretazione uniforme, non ci sono element per individuare una
14. Cfe. K. Rupprecht in Korzeniewski, GM, 75 n. 6.
15. Cfr. GM, 44.
284 CAPITOLO 20
Soluzioni
Ponti
Contrazione
spondaica
fine di verso aBa fine della prima sequenza di cui esse sono composte 16
(e, del resto, degli asinarteti di Efestione lo stesso West mantiene come
sequenza unitaria la sere 4da + ith dei frr. 188-192 di Archiloco),
e quindi non ci sono motivi validi per rifiutare una interpretazione
dicolica invece che dstica deBe sequenze. La costruzione sara stata
kata stichon (cosi come kata stichon il verso formato da enoplio
+ itifallico fu poi adoperato aIcune volte neIla commedia: si veda in
particolare il finale delle Vespe di Aristofane, vv. 1529-1537) 17.
Nelle strutture epodiche arcaiche c'e da notare per le sequenze giambi
che come sia i trimetr che i dimetr non presentino il fenomeno della
soluzione.
Quanto al comportamento nei eonfronti dei ponti, il trimetro di queste
composizioni estato trattato sopra, nel eapitolo generale sul trmetro
giambico, indicando quando opportuno i diversi ambiti di provenienza
dei trimetri trattati 18.
L' hemiepes non presenta il fenomeno della contrazione spondaica.
20.2. Strofe epodiche in eta ellenistica
Dall'epoca arcaica furono riprese nell'eta ellenistica alcune strutture,
quali:
a) esametro 11 tetrametro dattilico catalettico in disyllabum 111 (SR 990);
b) trmetro giambico 11 hemiepes 111 (SR 965).
c) trmetro giambico 11 tifallico 111 (Callim. la. 6-7 = frr. 196-197 Pf.).
Molte sono invece quelle che troviamo per la prma volta in questo
periodo: cosi Callimaco nei Giambi usa la struttura: colambo 11 2 ia 111
(la. 5 = fr. 195 Pf.).
16. L'elemento finale dell'enoplio e libero. Cfr. R. Pretagostini, II colon nella
teora metrica, RFIC 102 (1974). 278 s.
17. Cfr. inoltre Cratino. frr. 32; 360; 364 K.-A. (e noltre fr. 62 K.-A., lrico);
Eupoli, frr. 250; 317 K.-A. (cfr. inoltre fr. 148 K.-A.); Ferecrate, fr. 71 K.-A.;
Stratti (?) CGFP fr. 220, 70-103; Difilo, fr. 12 K.-A.; con un enoplio di altra forma
la stessa sequenza eadoperata in Cratino, fr. 11 K.-A. ('EpucrllOV10r Bel1t1ts,
TIDV uropo"strov), in cu eevidente il richiamo ad Archil. fr. 168 W.
18. Cfr. p. 85 S., in particolare nn. 29-30.
Epigramma
Una
esam
esam
esam
esamc
esame
4 ia e
3 a 11
3 a 11
3 ia 11
2 ia c.
4 da I
4 da I
4 da I
4 da I
4 da I
faleci()
Nell
2 ia ca
4da 1
Una
di Te<
quarti
bico, 1
corian
19. e
20. PI
STRUTTtJRE EPODlCHE 1 285
Epigramma
Una grande varieta di forme eriscontrabile nell'epigramma 19:
esametro 11 3 ia 111
Egesippo, epigr. 3; 6 Page; Nice
neto, epigr. 5 Page; Arcesilao,
SH 122
esametro 11 3 ia cat 111
Simon., epigr. 64 Page
esametro 11 ipponatteo 1I1 Simon., epigr. 43 Page
esametro 11 leeizio 111 A.P. XIII, 17
esametro 11 faleeio 111 A.P. XIII, 18 (Parmenone)
4 ia cat 11 3 ia eat 111 Asclepiade, epigr. 33 Page
3 ia 11 itifallieo 111 Teodorida, epigr. 15 Page
3 ia 11 decas. alcaico 111 Fedimo, epigr. 3 Page
3 ia 11 faledo 111 Theoer., epigr. 17 Gow
2 ia eat 11 faleeio 111 Callim., epigr. 38 Pfeiffer
4 da 1 itifallico 11 3 ia 111 Faleco, epigr. 4 Page
4 da 1 itifallico 1 3 ia cat 111 Simon., epigr. 36 Page
4 da 1 itifallieo 1 reiz ia + dee. alc. 111BacehyL, epigr. 3 Page
4 da 1 itifallico 1 falecio 111 Callim., epigr. 40 Pfeiffer
4 da 1 itifallieo 11 pentametro 111 GV! 102
faleeio 11 4 da 1 itifallico 111
Theocr., epigr. 20 Gow 20
Nell'ambito dell'epigramma sono usate anche strutture tristiche:
2 ia cat 11 2 ia cat 11 4 da 1 itifallieo Callim., epigr. 39 Pfeiffer
4 da I itifallico 11 3 ia 11 3 ia cat Theoer., epigr. 21 Gow
Una struttura ancora piu elaborata presenta l'epigramma 18 Gow
di Teocrito: si tratta di una sorta di piccola triade in cui ad una
quartina formata da 4 tr eat 11 reiz eoriambico 11 3 ia 1 reiz coriam
bieo, ripetuta due volte, segue un epodo costituito da 4 tr eat 11 reiz
eoriambieo.
19. Cfr. West, CM, 150 s.
20. Per la clausola cretica del tetrametro dattiJico al v. 2, v. sopra, p. 283.
286 CAPITOLO 20
20.3. Strofe epodiche in eta imperiale
Troviamo ancora strutture epodiche nell'epigramma (in particolare in
quelli composti da Diogene Laerzio, che ci son o pervenuti, inseriti
qua e 1<1 nel1a sua opera sulle vite dei filosofi) 21:
esametro 1I 4 dat cat in disyllabum 111
esametro 11 encomiologico 111
esametro li coliambo ? 111
esametro 11 2 ia 111
4 da cat in disyll. 1 hemiepes 111
3 ia 11 hemiepes 111
3 ia 11 hemiepes 1 2 ia 111
3 ia 11 2 ia 111
3 ia 11 2 ia cat 111
coliambo 11 hemiepes 111
coliambo 11 2 ia 111
/\ 4 da 1 itifallico 11 3 ia 111
2 ia cat 11 itifallico 111
2 ia 11 x - u u 111
Strutture di maggior estensione:
esametro li pentametro 11 3 ia 111
esametro 11 2 ia 11 3 ia 111
3 ia 11 3 ia 11 hemiepes 111
3 ia 11 2 ia 1I 3 ia 11 reiz ia 111
21. Cfr. West, GM, 175 s.
D.L. 4, 3
D.L. 7, 31
A.P. VII, 132
D.L. 5, 60; GVI 1088
Greg. Naz. 2, 1, 21
D.L. 5, 79
D.L. 2, 120
D.L. 2, 112
Greg. Naz. 2, 1, 68
D.L. 2, 110
D.L. 7, 184
D.L. 2, 144
D.L. 4, 27
Greg. Naz. 2, 1, 30
D.L. 4, 15
GVI372
D.L. 6, 100
Greg. Naz. 1, 2, 24.
StrutturE
21.1.
Il distic
e dal CI
uu
- uu-
Ei1 me
nermo,
canto,
seguito
inoltre
del VI
singola
in disti4
diEuri
11 La den
pentametro
perla J
reaIt<.i
CAPITOLO 21
Strutture epodiche 11: distico elegiaco
21.1. Definizione
Il dstico elegiaco e una struttura epodica costituita da un esametro
e dal cosiddetto pentametro o elegiaco
- uu uu .. uu - uu uu - Id
- uu - uu 1- uu uu Id
E il metro (t l:Acydov) della elegia arcaica, ionica (Archiloco, Mim
nermo, Callino) espartana (Tirteo), la cui esecuzione avveniva col
canto, accompagnato dall'aulo (Paus. 10, 7, 5, ps. PI. de Mus. 8). In
seguito continu ad essere adoperato per composizioni elegiache ed
inoltre divenne il metro favorito dell'epigramma. A partire dalla meta
del VI secolo fu sempre piu usato nelle iscrizioni. Assolutamente
singolare a livello delle nostre conoscenze resta la presenza di un brano
in distici elegiaci nella tragedia: si tratta dei vv. 103-116 dell' Andromaca
di Euripide.
11 La denominazione del secondo verso come pentametro, che eattestata
pentametro per la prima volta in Ermesianatte (fr. 7, 36 Powell), einvalsa, ma in
realta efuorviante perch non abbiamo a che fare in nessun modo con
288 CAPITOLO 21
cinque metra; la sequenza risuIta invece, come correttamente gil}
indicato dalle font antiche, dall'unione di due hemiepe maschili (v.
sopra p. 256), di cu il secondo non presenta comunque la contrazione
de bicipitia l.
L'incisione Costante el'incisione tra i due membri del verso; in coincidenza di essa
centrale nel
si pu trovare elisione:
pentametro
Theogn.484
In Callimaco una volta l'incisione cade fra le part di un nome
composto:
fL 384a Pr. 'Iep, vGv oE 8'6cr!KOliploEcO
certo non un errore del poeta: potrebbe trattarsi di un intenzionale
gioco per sottolineare l'inseparabilita dei gemelli divini, i Dioscuri, di
cui si sta parlando 2.
Eevitato l'uso di parola monosillabica alla fine dei due hemiepe. Alla
fine del pentametro si pongono invece volentieri parole trisillabiche
o quadrisillabiche, e talvolta l'intero secondo colon e occupato da
un'unica parola
Call. fr. 1, ro VOl; 008' aiodcr8'! UJ.l<Pl1t PlK1'ova<;
2W.
La cesura Nell'esametro la cesura pentemimere, nell'elega arcaica e, in epoca
nell'esametro ellenistica, da parte dei poeti pili raffinati, eusata meno frequentemente
rispetto a quella dopo il terzo trocheo, per differenziare il ritmo
rispetto a quello del pentametro. La cesura femminile viene volentieri
unita alla dieresi bucolica 3: anche questo pu essere messo in relazione
con la volonta di arrivare ad un chiaro contrasto rtmico tra la seconda
parte dell'esametro (in questo modo di inizio ascendente, una succes
siva ripresa del movimento discendente e una chiusa, secondo la
l. GIi esempi, peraItro rarissimi, del fenomeno, rinvenibili in contesto epigrafico,
sano per lo phI da attribuire aH'opera di versificatori incompetenti: cfr. G.B.
D' Alessio, ZPE 106 (1995), 23 e n. 4; per i pentametri stichici di Flippo di
Tessalonica v. oltre, p. 293.
2. Casi suggerisce van Ophuijsen, 153.
3. Statistche in M.L. Clarke, The Hexameter in Greek Elegiacs, CR 5 (1955), 18.
natura
inizio
Un ca
in Cal
un'scl
e Aris
tra i d
parola
La
Nel r
disposizione
messo
delle parole
parole
nel
pentametro
in qua
zione:
Tyrt. fr. 12,
Kai 1tO
30W.
Inoltr
vo i r
Korze1
1. <lisI
Theogn.250 ayJ.aa
una te
Inno d
modo.
2. disI
Theogn.80 1tlG'tOl
3. disI
Sol. fr. 4, 8 W.

4. Cfr
5. Per
6. Cfr
STRUTTURE EPOD1CHE II: D1STICO ELEGIACO 289
La
disposizione
delle parole
nel
pentametro
Tyrt. fr. 12,
30W.
Theogn. 250
Theogn. 80
Sol. fr. 4, 8 W.
natura del verso, femminile) e la seconda parte del pentametro (di
inizio discendente e di conclusione maschile) 4.
Un caso di elisione tra la fine dell'esametro e il pentametro si trova
in Callim. epigr. 41, 1 Pf.; un caso limite eSimonide, epigr. 1 Page,
un'iscrizione composta per un monumento ai tirannicidi Armodio
e Aristogitone, dove un nome proprio eApl(f'!;olys1rov) viene diviso
tra i due versi, con elementum indifferens non coincidente con fine di
parola 5.
Nel pentametro il parallelismo dei due componenti viene piu volte
messo in evidenza attraverso un'accurata scelta e disposizione delle
parole: cosi possiamo trovare i due hemiepe in stretto parallelismo
in quanto occupati da espressioni collegate dalla medesima congiun
zione:
Kai 1tuorov 1tutosC;1 Kai yVOC;
Inoltre nella collocazione delle coppie formate da sostantivo ed aggetti
vo i poeti si permettono, come e stato accuratamente descritto da
Korzeniewski 6, varie possibilita di combinazione:
1. disposizione alternata: ABA'B':
a:y"Aaa MODcrrovl b)pa lOO"ts<pvrov
una tecnica che domina, in tutte le sue possibili variazioni, nel quinto
Inno di Callimaco, in cui su 71 pentametri 34 sono costruiti in questo
modo.
2. disposizione chiastica: ABB/A':
EV XUAS1t OtC;I 1tP1YflUcrt
3. disposizione normale, AA'BB';
fiPplOC; EK flcykr]c;1 fiAyW 1tOAAU nuedv.
4. Cfr. Sicking, GV, 87.
5. Per imitazioni di epoca successiva cfr. West, GJl, 44 s.
6. Cfr. GM, 38 S., da cu sono ricavate le osservazioni sopra riportate.
.
290 CAPITOLO 21
21.2. n dstico elegiaco nell'epoca arcaica
Esametro:
cesure
Esametri
spondiaci
Pont
Elisione nella
dieresi del
pentametro
Callo fr. L
9W.
Particolarita
prosodiche
Di epoca arcaica ci restano frammenti de11e composizioni elegiache degli
autori di ambito ionico (Archiloco 7, Callino 8, Mimnermo 9), d Trteo !o,
Solone ll, e il materiale che evenuto raccogliendosi nel Corpus Theogni
deum 12. Notevoli le scoperte papiracee che recentemente hanno restituto
ampi resti di elegie di un autore tardo-arcaico come Simonide 13.
Come si egia detto, nell'esametro la cesura femminile viene preferita
a queHa maschile: ci accade soprattutto nell'elegia ionica 14 e in Trteo,
ma anche (sia pure con percentuale meno lontana rispetto alla frequen
za della pentemimere) in Teognide, Solone, Senofane e neHe elegie di
Simonide; rarissima la sostituzione deHa cesura centrale con la eftemi
mere.
Bassa la percentuale di esametri spondiaci.
11 ponte di Hermann e rispettato senza eccezioni; rispettata anche la
legge di Naeke IS.
In coincidenza deHa dieresi del pentametro si pu trovare elisione
anche di parole di una certa estensione:
Le particolarita prosodiche nell'esametro del distico sono piu rare rispetto a quelle
delresametro stichico.
Quanto al pentametro si trovano, ma solo eccezionalmente: iato in elementi lunghi
(Theogn. 778, 960, 1052); iato alla dieresi centrale (Theogn. 478
16
; Simon. epigr.
9, 2 Page); allungamento di sillabe chiuse con vocali brevi (Theogn. 2; 1232) 17.
7. Frr. 1-17 W.
8. Frr. 1-7 W.; 1-4 G.-P.
9. Frr. 1-21 W.; 1-23 G.-P.
10. Frr. 1-23a W.; 1-14 G.-P.
11. Frr. 1-30a W.; 1-27 G.-P. Abbiamo anche qualche frammento di Anacreonte
(e/eg. 1-5 W. = frr. 55-59 GenL); Asio (VI sec.? fr. 14 W.); Demodoco di Lero
(v. sopra, cap. 6, p. 117, n. 4, fr. 1 W.); Senofane (frr.I-9 W.; 1-8 G.-P.) e forse uno
di Focilide (fr. 1 G.-P.). Cfr. inoltre ad. el. frr. 1-62 W., 1-45 G.-P.
12. V. sopra, p. 29.
13. I frammenti elegiaci di Simonide sono raccolti in IEG n, 114-137.
14. Cfr. West, GM, 45.
15. Anche in Tyrt. fr. 19.8 W. = fr. 10, 16 G.-P., dove con SneH (efr. GM, 15
n. 17) bisogna leggere
16. Il fenomeno qui, comunque, pu essere rimos so con un semplicissimo
intervento, di solito accettato: efr. Palumbo Stracca 1985, 73 n. 9.
17. Secondo alcuni si tratta, negli ultimi due casi, di caraUeristiche della fine di
Il distic
e per 1'.
soprattl
codiO
sua Li(
distici c
l'Inno'
Cesure La tecr
degli e
domina
tri spor
Elisione nella Si trov
dieresi del
ma per
pentametro
l'artico
preposi
Nell'esal
epica; d

conclusi4
Nel pent
davanti
verso: se
per cui
aH'intel]
trattare
due seql
18. Gli
raccolti
tramand
nelle edi
Cambrid
19. CfI
trovano
20. CfI
21. I fl
raccolti:
22. PeI
1968,1,
23. PeI
STRUTTURE EPODICHE 11: DISTlCO ELEGIACO 291
21.3. TI distico elegiaco nella letteratura ellenistica
Cesure
Elisione nella
dieresi del
pentametro
II dstico fu usato in questo periodo comunemente per l'epgramma 18
e per l'elegia, che venne acquistando un carattere nuovo, presentando
soprattutto intenti di carattere narrativo, secondo l'esempio di Antima
co di Colofone (V/IV seco a.c.), che in questo metro aveva composto la
sua Lide 19. Ricordiamo in particolare gli Aitia di Callimaco (che in
distici compose, comunque, anche la maggior parte degli Epigrammi 20,
l' Inno V e altre elegie d' occasione) 21
La tecnica dell'esametro in generale e piu stretta rispetto aquella
degli esametri utilizzati nelle composizioni stichiche 22. Nel verso
domina quasi incontrastata la cesura femminile. Rarissimi gli esame
tri spondiaci.
Si trova ancora l'elisione alla incisione centrale del pentametro,
ma per 10 piu solo con e. Vi si trovan o anche prepositive come
l'articolo o la congiunzione Ku, ma in genere precedute da un'altra
prepositiva.
Nell'esametro ristretta ela presenza dello iato ed elimitato I'uso della correptio
epica; davanti alla cesura trocaica si trova normalmente un vocabol