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Capitolo 6

LE ONDE
6.1 Il pendolo semplice.
Consideriamo un corpo di massa m, vincolato a muoversi lungo un arco di circonferenza di raggio
l, senza attrito. Un sistema siatto prende il nome di pendolo semplice.
Tale sistema pu` o facilmente ottenersi sospendendo un corpo ad un estremo di un lo, supposto di
massa trascurabile ed inestensibile. Laltro estremo del lo `e tenuto fermo.
Il corpo `e soggetto alla forza peso, che `e diretta verticalmente, verso il basso, ed ha modulo:

= mg
Allazione di tale forza si oppone la tensione della fune, che `e diretta lungo la direzione della fune
stessa. Tramite la fune, la forza viene poi applicata al punto di sospensione e controbilanciata dalla
reazione vincolare.
La condizione di equilibrio si ha quando il corpo `e posto sulla verticale passante per il punto di
sospensione, ovvero quando la fune `e verticale, come indicato in Figura 6.1.
Figura 6.1: Il pendolo semplice in equilibrio.
Spostiamo ora il corpo, in modo che la fune formi un angolo con la verticale.
In tal caso non si potr` a pi` u avere equilibrio poich`e la tensione della fune, diretta lungo questa, e
la forza peso non possono pi` u bilanciarsi, come mostrato in Figura 6.2.
Per poter determinare la forza risultante dalla somma della forza peso e della tensione della fune
(di cui conosciamo solo la direzione ed il verso ma non lintensit` a), scomponiamo la forza peso in duce
componenti. Il primo sar` a diretto lungo la linea parallela alla fune e laltra sar` a perpendicolare a
questa.
Nella Figura 6.3 sono mostrate le forze in gioco e lapplicazione della regola del parallelogramma
per la scomposizione della forza peso. I due componenti sono indicati con i simboli F

, per quello pa-


rallelo alla fune, e F

per quello perpendicolare alla fune stessa, cio`e tangente allarco di circonferenza
su cui si pu` o muovere il punto.
107
108 CAPITOLO 6. LE ONDE
Figura 6.2: Il pendolo semplice, fuori equilibrio.
Figura 6.3: Scomposizione della forza peso nel pendolo semplice.
Lintensit` a del componente tangenziale vale:
F

= m g sin
mentre quella del componente parallelo `e:
F

= m g cos
Tale componente `e completamente bilanciato dalla tensione della fune e quindi la risultante delle
forze applicate al corpo `e data proprio dal solo componente tangenziale.
Se ora supponiamo di considerare solo piccole inclinazioni della fune risulta:
sin
e quindi il componente tangenziale, in modulo, sar` a dato da:
F

= m g
Indichiamo con s larco della circonferenza di raggio l, individuata dall angolo ; dalla denizione
di angolo deduciamo che:
=
s
l
e quindi la forza tangenziale, in modulo, sar` a:
F

= m g
s
l
= m
g
l
s
Per ottenere la forma vettoriale della forza dobbiamo notare che essa tende ad opporsi allo sposta-
mento del corpo dal punto di equilibrio e quindi avr` a la stessa direzione dello spostamento ma verso
opposto.
Indicando quindi con s il vettore spostamento, abbiamo:

= m
g
l
s
6.2. IL MOTO DOVUTO AD UNA MOLLA. 109
Applichiamo ora la seconda legge della dinamica:

= m
g
l
s = m a
e quindi:
a =
g
l
s
Ricordiamo ora che laccelerazione `e la derivata seconda dello spostamento rispetto al tempo, e
quindi:
a =
d
2
s
dt
2
=
g
l
s
ovvero anche:
d
2
s
dt
2
+
g
l
s = 0
Poich`e lo spostamento `e semplicemente lo spostamento lungo una arco di circonferenza possiamo
tralasciare la forma vettoriale e scrivere lequazioni in termini scalari. Si ottiene allora:
d
2
s
dt
2
+
g
l
s = 0
Per meglio tener conto del fatto che g ed l sono quantit` a positive, poniamo:

2
=
g
l
e riscriviamo questa equazione sotto la forma:
d
2
s
dt
2
+
2
s = 0 (6.1)
Questa `e una equazione dierenziale del secondo ordine. Essa pu` o essere risolta con gli ordinari
metodi della analisi matematica.
6.2 Il moto dovuto ad una molla.
Consideriamo ora un corpo di massa m soggetto ad una forza elastica, cio`e ad una forza del tipo:
F = k x
dove s `e la deformazione della molla e k `e la costante della molla.
Lapplicazione del secondo principio della dinamica porta a scrivere:
F = k x = m a
ovvero:
k x = m
d
2
s
dt
2
che pu` o scriversi anche come:
d
2
s
dt
2
+
k
m
x = 0
Anche qui occorre notare che il rapporto k/m `e denito positivo e quindi possiamo porre:

2
=
k
m
ottenendo di nuovo leq. 6.1:
d
2
s
dt
2
+
2
s = 0
110 CAPITOLO 6. LE ONDE
Siamo pervenuti di nuovo alla stessa equazione ottenuta nel caso del moto di un pendolo.
Questa equazione prende il nome di equazione armonica e riveste una particolare importanza
in sica. Se un sistema obbedisce a questa equazione esso verr` a detto oscillatore armonico ed il suo
moto sar` a chiamato moto armonico.
Partendo da questo esempio possiamo iniziare a studiare alcune particolarit` a del moto armonico.
Ad esempio osserviamo come varia lenergia del sistema.
Poich`e laccelerazione non `e costante, ma proporzionale allo spostamento, avremo che la velocit` a
non sar` a costante ma varier` a continuamente; anzi i tre parametri (posizione, velocit` a ed accelerazione)
oscilleranno quindi continuamente.
Il corpo possieder` a una energia cinetica ed una energia potenziale. Nel caso della molla possiamo
scrivere:
E =
1
2
m v +
1
2
k s
2
Poich`e non sono presenti attriti, tale energia si deve conservare e quindi avremo un continuo
passaggio da energia cinetica ad energia potenziale e viceversa.
Nellistante iniziale il corpo `e fermo e la molla ha una deformazione s
0
. Lenergia iniziale `e quindi:
E =
1
2
k s
2
0
Al trascorrere del tempo questa energia totale rimane costante ma il termine di energia potenziale
diminuisce, con un equivalente incremento dellenergia cinetica. Al diminuire della deformazione della
molla, quindi, aumenta la velocit` a del corpo, sino ad un valore massimo in corrispondenza del quale
la deformazione della molla sar` a nulla. Oltre tale punto, la velocit` a diminuir` a di nuovo aumentando a
sua volta la deformazione. Il valore massimo della deformazione sar` a, per la conservazione dellenergia,
uguale a quello di partenza.
Se sono presenti attriti, lenergia totale non sar` a pi` u costante ma diminuir` a continuamente e quindi
possiamo dire che il valore massimo della deformazione diminuir` a continuamente al crescere del tempo
e, trascorso un suciente intervallo di tempo, si annuller` a completamente; in altre parole il corpo si
ferma.
Per ulteriori chiarimenti `e necessario conoscere la forma della soluzione dellequazione armonica.
Pertanto nel prossimo paragrafo mostreremo la soluzione mentre nel quarto paragrafo tratteremo
alcune particolarit` a delloscillatore armonico.
6.3 La soluzione dellequazione armonica.
Nei due paragra precedenti siamo pervenuti allequazione armonica che qui riscriviamo:
d
2
s
dt
2
+
2
s = 0
In questo paragrafo vogliamo ricavare esplicitamente la soluzione.
Dal punto di vista matematico questa equazione `e una equazione dierenziale del secondo ordine
(compaiono derivate sino al secondo ordine) a coecienti costanti. La soluzione esatta di questa
equazione verr` a proposta nel prossimo paragrafo. Per il momento limitiamoci ad osservare che la
funzione s che risolve il problema deve essere tale che la sua derivata seconda riproduce, a meno di
una costante, la funzione stessa. Questa `e una propriet` a che vale per le funzioni sinusoidali.
Poniamo pertanto:
s = S
0
sin ( t +) (6.2)
e determiniamo per quale valore di S
0
, e questa forma `e soluzione dellequazione dierenziale.
La derivata prima sar` a:
v =
ds
dt
= S
0
cos ( t +)
6.4. LA SOLUZIONE COMPLETA DELLEQUAZIONE ARMONICA. 111
mentre la derivata seconda `e:
a =
dv
dt
=
d
2
s
dt
2
= S
0

2
sin ( t +) =
2
s
Sostituendo nellequazione armonica abbiamo:

2
s +
2
s = 0
che `e sempre soddisfatta se:

2
=
2
Ne consegue che leq. 6.2 `e soluzione dellequazione armonica se e soltanto se:
=
In conclusione abbiamo ottenuto che la soluzione generale della equazione armonica `e:
s = s
01
sin ( t +
01
) +s
02
sin ( t +
02
)
I valori di s
01
, s
02
,
01
e
02
saranno determinati da quale `e la ampiezza massima delloscillazione
e da quale `e la posizione del sistema allistante iniziale. Nulla cambia se al posto della funzione seno
si utilizza la funzione coseno.
Nel seguito, senza che si perda alcuna informazione considereremo soltanto soluzioni ancora pi` u
semplici e cio`e del tipo
s = s
0
sin ( t +
0
)
6.4 La soluzione completa dellequazione armonica.
In questo paragrafo vogliamo ricavare esplicitamente la soluzione dellequazione armonica che qui
riscriviamo:
d
2
s
dt
2
+
2
s = 0
Dal punto vista matematico questa equazione appartiene alla forma generale
d
2
s
dt
2
+a
ds
dt
+b s = 0
La teoria matematica ci dice allora che soluzione del problema `e una equazione del tipo:
s = s
0
e
kt+
Derivando una prima volta la soluzione proposta abbiamo:
ds
dt
= ks
0
e
kt+
= ks
e derivando una seconda volta otteniamo
d
2
s
dt
2
= k
2
s
0
e
kt+
= k
2
s = k
2
s
Sostituendo otteniamo
k
2
s +aks +b s = 0
ovvero
k
2
+ak +b = 0
le cui soluzione sono:
k =
1
2
_
a
_
a
2
4b
_
112 CAPITOLO 6. LE ONDE
Osservando ora che nellequazione armonica risulta
a = 0
appare evidente che conviene imporre subito questa condizione, ottenendo come soluzione
k =

b
Se il numero b `e negativo
b =
2
la soluzione per k `e un numero reale per cui la soluzione generale del problema `e:
s = s
01
e
t+
+s
02
e
t+
ovvero ha un andamento di tipo esponenziale.
Nel caso dellequazione armonica, essendo
b =
2
risulta che k non `e un numero reale ma un numero immaginario:
k =
_

2
= i
dove abbiamo utilizzato il termine i che rappresenta lunit` a immaginaria, ovvero il numero del campo
dei numeri complessi tale che
i
2
= 1
La soluzione generale dellequazione armonica `e pertanto
s = s
01
e
it+
+s
02
e
it+
e pertanto essa ha un andamento di tipo oscillante e pu` o essere espressa sotto forma di funzioni
sinusoidali, come `e stato fatto nel paragrafo precedente.
La ricerca della soluzione eseguita in questo paragrafo rende evidente che il parametro chiave
dellequazione armonica `e la costante denita positiva che precede la funzione: `e proprio il suo
essere positivo che d` a luogo ad una soluzione oscillante e quindi `e stato importante levidenziare
questa positivit` a con lo scriverlo sotto forma di un quadrato.
6.5 I parametri del moto armonico.
Nei paragra precedenti abbiamo visto che un oscillatore armonico `e soggetto allequazione armo-
nica, la cui espressione analitica `e:
d
2
s
dt
2
+
2
s = 0
e la cui soluzione `e:
s = s
01
sin ( t +
01
) +s
02
sin ( t +
02
)
Per analizzare i singoli termini conviene utilizzare una forma funzionale pi` u semplice, ovvero:
s = s
0
sin ( t +
0
)
Il termine s
0
prende il nome di ampiezza massima, il parametro prende il nome di pulsazione
mentre
0
`e la fase iniziale. Lintero argomento della funzione sinusoidale prende poi il nome di fase.
Il moto armonico `e quindi un moto oscillatorio in cui la posizione varia continuamente entro un
intervallo nito compreso tra -s
0
e +s
0
. Il graco che esprime landamento della posizione in funzione
del tempo `e quindi una sinusoide, come indicato in Figura 6.4.
6.5. I PARAMETRI DEL MOTO ARMONICO. 113
Figura 6.4: Landamento della posizione, della velocit` a e dellaccelerazione in un moto armonico.
La velocit` a del punto si ottiene da:
v =
ds
dt
= s
0
cos ( t +
0
)
e quindi ha anchesso un andamento sinusoidale, anticipando di /2 rispetto alla posizione.
Per laccelerazione si ha:
a =
dv
dt
= s
0

2
sin( t +
0
) =
2
s
e quindi ha un andamento sinusoidale analogo a quello della posizione, ma sfasato di .
Dai tre graci si pu` o osservare che il moto `e periodico, ovvero si ripete esattamente uguale dopo
un certo tempo. Tale tempo viene detto periodo ed `e indicato con T. Il suo valore pu` o essere
determinato come la dierenza tra due istanti per i quali la fase dierisce di 2 :
( t
2
+
0
) ( t
1
+
0
) = 2
per cui:
(t
2
t
1
) = 2
ed in denitiva si ottiene che il periodo `e:
T = (t
2
t
1
) =
2

che esprime quindi la durata temporale di una oscillazione.


Si pu` o determinare anche il numero di oscillazioni compiute nellunit` a di tempo; esso viene detto
frequenza e si ha:
=
1
T
=

2
Poich`e sia la velocit` a che la posizione sono funzioni sinusoidali, i loro valori medi, calcolati su
unintera oscillazione sono nulli. Non saranno per` o nulli i valori medi quadratici sia della velocit` a che
della posizione. In particolare risulta:
_
s
2
_
=
1
T
_
T
0
s
2
(t) dt =
1
T
_
T
0
s
2
0
sin
2
( t +
0
) dt =
1
2
s
2
0
e
_
v
2
_
=
1
T
_
T
0
v
2
(t) dt =
1
T
_
T
0

2
s
2
0
cos
2
( t +
0
) dt =
1
2

2
s
2
0
114 CAPITOLO 6. LE ONDE
Come abbiamo gi` a detto alla ne del 6.2 il corpo possiede una energia cinetica ed una energia
potenziale, date rispettivamente da:
K =
1
2
m v
2
U =
1
2
k x
2
ove abbiamo utilizzato i termini relativi al caso della molla.
Possiamo ora calcolare i valori medi di tali energie ottenendo:
K =
1
2
m

v
2
_
=
1
4
m
2
s
2
0
U =
1
2
k

x
2
_
=
1
4
k s
2
0
Se ora ricordiamo che per la molla `e:

2
=
k
m
possiamo scrivere:
K =
1
4
k s
2
0
U =
1
4
k s
2
0
e quindi i valori medi dellenergia potenziale e dellenergia cinetica sono uguali tra di loro.
Lenergia meccanica totale sar` a:
E = K +U =
1
2
k s
2
0
come avevamo gi` a dimostrato nel 6.2.
La formula appena scritta `e stata determinata per il caso della molla ma essa contiene una informa-
zione di carattere generale: lenergia associata ad una oscillazione dipende dal quadrato dellampiezza.
Una delle caratteristiche della soluzione `e che la pulsazione, e quindi il periodo, non dipende
dallampiezza delle oscillazioni. Abbiamo cio`e lisocronismo delle piccole oscillazioni, scoperto nel
600 da Galilei.
6.6 Loscillatore smorzato.
Consideriamo ora un oscillatore armonico in presenza di attrito. Per semplicit` a supporremo che
esistano soltanto forze di attrito viscoso, che per eetto della legge di Stokes, scriveremo come:
f = 2 m v = 2 m
ds
dt
In tal caso lequazione del moto diviene:
d
2
s
dt
2
2
ds
dt
+
2
s = 0
la cui soluzione generale `e:
s (t) = C
1
exp
__
+
_
(
2

2
)
_
t
_
+C
2
exp
__

_
(
2

2
)
_
t
_
che pu` o a sua volta essere semplicata utilizzando una sua qualsiasi forma, quale:
s (t) = C
1
exp
__
+
_
(
2

2
)
_
t
_
(6.3)
La forma di questa soluzione apparir` a diversa a seconda della relazione che esiste tra i due parametri
e . Indicato infatti con
c
= abbiamo tre diverse possibili soluzioni.
6.6. LOSCILLATORE SMORZATO. 115
Attrito piccolo
Se il valore di `e piccolo, ovvero se <
c
, vuol dire che la forza di attrito viscoso `e molto picco-
la, ovvero lenergia persa in ogni oscillazione `e solo una piccola frazione dellenergia a disposizione
delloscillatore armonico. possibile dimostrare che la eq. 6.3 pu` o scriversi sotto la forma:
s = s
0
e
t
sin
_
_
(
2

2
) t +
0
_
Figura 6.5: Oscillatore smorzato: caso a basso attrito.
Si ottiene cio`e che, in presenza di attrito, il sistema osciller` a ma con una frequenza inferiore a
quella delloscillatore armonico in assenza di attrito. Per di pi` u, lampiezza delle oscillazioni tende a
diminuire con legge esponenziale, come indicato in Figura 6.5.
Attrito grande
Nel caso opposto al precedente, ovvero se <
c
, si ha la situazione con attrito molto grande. in tal caso
lenergia dissipata ad opera delle forze di attrito `e grande, tanto grande da consumare completamente
lenergia posseduta dalloscillatore armonico, prima che esso sia riuscito ad eseguire oscillazioni.
Leq. 6.3 pu` o scriversi sotto la forma:
s = s
0
e

_
+

(
2

2
)
_
t
Figura 6.6: Oscillatore smorzato: caso con attrito grande.
In tal caso, dalla Figura 6.6, possiamo vedere che loscillatore armonico, una volta eccitato, ritorna
lentamente alla situazione di equilibrio, senza alcuna oscillazione.
Attrito critico
Nel caso in cui sia pari al valore critico, invece, la nuova pulsazione sar` a nulla e quindi in realt` a non
avremo alcuna oscillazione. Il corpo ritorner` a nella posizione di equilibrio con legge esponenziale:
s (t) = s
0
exp ( t)
Landamento della posizione in funzione del tempo `e sostanzialmente uguale a quella precedente.
116 CAPITOLO 6. LE ONDE
I due casi estremi corrispondono ad eettivi utilizzi.
Ad esempio negli autoveicoli si utilizzano gli ammortizzatori per ridurre gli scossoni subiti dai
passeggeri ad opera delle irregolarit` a presenti sul fondo stradale. Vi sono autoveicoli che hanno am-
mortizzatori a bassa attenuazione e pertanto esse, una volta entrate in oscillazione, vi rimangono a
lungo. In altri casi, invece, gli ammortizzatori sono immersi in bafgni di olio altamente viscoso e
pertanto subisconbo fortissime attenuazioni: in tal caso lautoveicolo, praticamente, non oscilla per
nulla.
Laddove, invece, si voglia proprio sfruttare il moto periodico occorre rendere minimi gli eetti degli
attriti, ad esempio negli orologi a pendolo.
In questi, pertanto, si adoperano tutti gli accorgimenti per minimizzare gli attriti. Questi, per` o,
non possono essere eliminati e quindi occorre fornire al pendolo una energia pari a quella dissipata
dagli attriti. Vediamo, in grandi linee, cosa provoca questa fornitura di energia.
Ad ogni oscillazione il sistema perde una certa quantit` a di energia, che supporremo piccola rispetto
allenergia inizialmente posseduta dalloscillatore. A causa di tale dissipazione di energia lampiezza
delloscillazione diminuir` a ma, a causa dellisocronismo delle piccole oscillazioni, il periodo non va-
rier` a, Il risultato nale `e che lentamente loscillatore riduce lampiezza delle proprie oscillazioni sino
a fermarsi del tutto. Se non si vuole larresto del istema occorre fornire al sistema stesso una certa
quantit` a di energia in modo da bilanciarne la dissipazione. Ci` o normalmente viene fatto con una fonte
di energia anchessa periodica.
Supponiamo pertanto di avere un sistema costituito da un oscillatore armonico, soggetto agli attriti,
ed ad una forza che, per praticit` a, supporremo di tipo sinusoidale e che costituisce la fonte di energia..
Lequazione che regola il moto del sistema pu` o essere scritta, indicando con
m
la pulsazione della
sollecitazione, come:
d
2
s
dt
2
2 m
ds
dt
+
2
s = F
0
sin (
m
t)
Lespressione analitica della soluzione di questequazione `e abbastanza complessa. Possiamo co-
munque notare che essa ha sostanzialmente la forma di una oscillazione di pulsazione
m
ma ci` o che
`e molto importante `e landamento della massima ampiezza. Appare infatti che tale ampiezza dipende
fortemente dalla dierenza tra le due pulsazioni e
m
assumendo il valore massimo per un particolare
valore della pulsazione, dato da:

m
=
_
(
2

2
)
e che viene detta di risonanza.
Questo fenomeno, di risonanza, impone delle attenzioni nella realizzazione di dispositivi che posso-
no essere soggetti a sollecitazioni di tipo sinusoidale. Occorre infatti assicurarsi che la pulsazione della
sollecitazione sia distante da quella di risonanza poich`e altrimenti il sistema entrerebbe in oscillazione,
con elevate ampiezze, e ci` o potrebbe danneggiare il sistema.
Un esempio `e costituito dai bicchieri di cristallo che possono essere rotti semplicememente suonando
opportune note, la cui frequenza corrisponde a quella di risonanza del cristallo. Un altro esempio,
meno comune, `e costituito dai ponti. Ogni ponte ha una propria frequenza di risonanza ed occorre,
ad evitare eetti distruttivi, che tutte le sollecitazioni abbiano frequenze diverse da questa.
6.7 Le onde.
Sinora abbiamo studiato i fenomeni oscillatori che si vericano in un punto dello spazio. Accade,
per` o, che quando una propriet` a dello spazio si modica in un certo punto le propriet` a elastiche della
materia provvedono a propagare tale modica in tutto lo spazio circostante. Si hanno quindi le onde.
In altre parole, una deformazione che ad un tempo t
1
si trova in un determinato punto dello spazio,
al tempo t
2
si trover` a in un altro punto dello spazio. Possiamo quindi denire una velocit` a dellonda,
come la velocit` a con la quale si muove la deformazione.
Per rappresentare analiticamente londa consideriamo il caso particolarmente semplice di unonda
sinusoidale.
6.7. LE ONDE. 117
Abbiamo gi` a visto che una oscillazione in un punto di una propriet` a, che indicheremo genericamente
con a, `e espressa dalla relazione:
a (t) = A sin ( t +
0
)
e questa relazione dovr` a essere vera per tutti i punti, ovvero il parametro A sar` a una funzione del
punto.
Teniamo ora conto che londa si propaga con una velocit` a v e quindi se al tempo t viene osservata
in x, al tempo t +dt sar` a osservata in x +dx, con:
dx = v dt
Ci` o implica che la relazione della deformazione pu` o anche essere scritta, per qualunque punto e
per qualunque tempo, come:
a(x v t) = A sin ( t +
0
)
ove i segni sono considerati poich`e la propagazione dellonda pu` o avvenire lungo le due direzioni
dellasse x.
In particolare, se la velocit` a `e diretta lungo lasse x in direzione negativa (londa `e detta regres-
siva) si dovr` a adoperare il segno negativo mentre se `e diretta nella direzione positiva (londa `e detta
progressiva) si dovr` a adoperare il segno positivo.
Con altra formulazione possiamo scrivere:
a(x , t) = A sin
_
t

v
x +
0
_
Indicando con
k =

v
il cosidetto vettore donda, si ha:
a(x , t) = A sin ( t k x +
0
)
Abbiamo gi` a detto che per una oscillazione il termine `e detta pulsazione e che
T =
2

`e il periodo, cio`e la durata temporale di una oscillazione, mentre


=
1
T
=

2
`e la frequenza, cio`e il numero di oscillazioni al secondo. Tale terminologia viene adoperata anche
per le onde. In Figura 6.7 `e mostrato gracamente landamento di unonda in funzione del tempo e la
misura del suo periodo.
Figura 6.7: Periodo di unonda: distanza temporale tra due creste successive.
118 CAPITOLO 6. LE ONDE
E possibile denire anche unaltra grandezza, cio`e:
==
2
k
detta lunghezza donda. Tale lunghezza donda rappresenta la distanza spaziale tra due oscilla-
zioni, analogamente al periodo che ne rappresenta la distanza temporale. In Figura 6.8 `e mostrato
gracamente landamento di unonda in funzione della posizione e la misura della sua lunghezza donda.
Figura 6.8: Lunghezza donda: misura spaziale della distanza tra due creste successive.
Con questi parametri lequazione dellonda diviene:
a(x , t) = A sin
_
2
_
t
T

x

+
0
__
Per le posizioni fatte risulta:
=

2
=
k v
2
=
ovvero il prodotto della frequenza per la lunghezza donda `e pari alla velocit` a di propagazione dellonda.
Prima di concludere questo paragrafo notiamo che lequazione delle onde soddisfa alla relazione:

2
a
t
2
= v
2

2
a
x
2
(6.4)
e quindi questa pu` o essere considerata lequazione generatrice delle onde, ovvero lequazione cui deve
obbedire un dispositivo sico che generi onde.
6.8 Caratteristiche e propriet`a delle onde.
Nel paragrafo precedente abbiamo denito unonda come una deformazione di una qualsiasi pro-
priet` a che si propaga nel tempo e nello spazio. Ci` o senza che la propriet` a debba godere di alcuna
specica caratteristica.
Le onde possono essere trasversali, qualora loscillazione `e perpendicolare alla direzione lungo
cui avviene la propagazione, o longitudinali se il sistema oscilla lungo le direzioni perpendicolari alla
direzione di propagazione dellonda.
Nella pratica si possono osservare diversi fenomeni ondulatori, riferiti a diverse propriet` a dello
spazio.
Ad esempio possiamo prendere una fune soggetta ad una tensione F. Se produciamo una oscilla-
zione in un qualsiasi suo punto osserviamo che tale oscillazione si propaga su tutta la corda. A sua
volta questa oscillazione, che `e trasversale, induce la formazione di onde nel mezzo in cui `e immersa
la corda (ad esempio laria) generando quindi un suono, cio`e un fenomeno ondulatorio nel quale la
pressione varia. Londa sonora `e di tipo trasversale.
In particolare, se supponiamo che la corda abbia lunghezza innita si vede sperimentalmente che
la velocit` a della onda `e:
v =

6.8. CARATTERISTICHE E PROPRIET


`
A DELLE ONDE. 119
ove con F abbiamo indicato la tensione e con la densit` a lineare di massa della fune.
Un esempio pu` o essere individuato nelle onde sonore prodotte da uno strumento a corda, quale
ad esempio una chitarra. per tale strumento la lunghezza donda emessa dalle corde `e ssata dalla
distanza tra i due ponticelli che bloaccano la corda ai suoi estremi. Il diverso suono che viene emesso
da ogni corda pu` o allora essere regolato cambiando la velocit` a di propagazione, e quindi la frequenza
del suono emesso. Le diverse corde hanno spessori, e quindi densit` a lineari di massa, dierenti e quindi
generano suoni di frequenza dierente. Daltra parte la regolazione delle chiavi permette, tratime la
variazione della forza di tensione delle corde, di variare ulteriormente la frequenza dei segnali sonori
emessi, e quindi permette di accordare gli strumenti.
Un altro esempio di onda longitudinale, nella quale la propriet` a che oscilla `e la posizione di un
punto lo si ha nel caso delle onde del mare. In tal caso si osserva che la velocit` a di propagazione
dipende sia dalla lunghezza donda che dalla distanza tra il pelo libero dellacqua ed il fondo.
Nel caso in cui la profondit` a del mare sia molto grande rispetto alla lunghezza donda risulta che
la velocit` a di propagazione dipende dalla radice quadrata della lunghezza donda mentre nel caso di
bassi fondali risulta che:
v = g h
Questultima formula spiega facilmente un fenomeno abbastanza comune: le onde, generalmente,
giungono a riva parallelamente a questa. Il motivo `e che nellavvicinarsi alla riva la profondit` a del
mare diminuisce e quindi diminuisce anche la velocit` a delle onde. Se le onde arrivano con una direzione
obliqua rispetto alla riva accade che solo la porzione delle onde pi` u vicine alla spiaggia rallentano e
quindi si ha lallineamento dellonda rispetto alla riva.
Nel caso di fondali profondi osserviamo, invece, un altro fenomeno, cio`e quello della dispersione:
due onde di diversa lunghezza donda viaggiano con velocit` a dierenti.
Un altro esempio di onde trasversali si ha nel caso della luce. Come vedremo nellottica, la luce
non `e altro che radiazione elettromagnetica. In altre parole, una propriet` a dello spazio che viene
indicato col termine di campo elettromagnetico, oscilla lungo le direzioni perpendicolari alla direzione
di propagazione della luce.
Un esempio di onda longitudinale si ha con il suono. Questo consiste semplicemente in una onda
di pressione in seguito alla quale la pressione del materiale entro cui viaggia il suono oscilla e quindi
provoca continue compressioni ed espansioni del materiale stesso. Tali variazioni di volume vengono,
ad opera delle forze interne, trasferite da un punto allaltro del materiale e producono quindi la
propagazione dellonda.
Nel caso di un materiale con coeciente di elasticit` a cubica, o coeciente di compressibilit` a, K
ed elasticit` a tangenziale S, risulta che la velocit` a di propagazione del suono `e data da:
v =

K +
4
3
S

ove `e la densit` a del materiale.


Ricordiamo qui che il coeciente di compressibilit` a `e denito dalla relazione
K = V
dP
dV
che lega la variazione di pressione e la variazione percentuale di volume.
Per un uido risulta che il modulo di elasticit` a tangenziale `e nullo e quindi:
v =

Occorre per` o tener conto che le espansioni e compressioni del uido sono molto rapide e quindi
esse sono adiabatiche (vedi Cap. 11). In tal caso risulta:
120 CAPITOLO 6. LE ONDE
v =

R T
M
o
dove R `e la costante dei gas, con M
o
`e il peso molecolare del gas e con si `e indicato un parametro
dipendente dal gas e detto compressibilit` a. Con T si `e invece indicata la temperatura, misurata in
Kelvin.
6.9 Eetto Doppler.
Consideriamo ora unonda emessa da una sorgente S, con frequenza e velocit` a di propagazione c.
Un osservatore cui giunge londa `e in grado di determinare la frequenza e lintensit` a dellonda.
Per quanto riguarda lintensit` a dobbiamo ricordare che una onda trasporta con s`e una energia che,
per quel che si `e visto nel moto armonico, `e proporzionale al quadrato dellampiezza. Ne consegue che
lintensit` a del segnale letto dallosservatore `e proporzionale al quadrato dellampiezza delloscillazione.
Sia nel caso in cui consideriamo onde sonore che in quello in cui trattiamo onde luminose la lettura
della frequenza e della intensit` a avviene con un meccanismo particolare.
Accade cio`e che la rapidissima variazione della perturbazione, associata alle inerzie dei meccanismi
di lettura (orecchio od occhio), non permette di rilevare i valori istantanei della perturbazione ma
fornisce due distinte sensazioni: da un lato viene letta la frequenza delle oscillazioni, cui viene associato
un parametro detto tono nel caso del suono e colore nel caso della luce, e dallaltro viene eseguita una
media su molte oscillazioni onde determinare lenergia, ovvero lintensit` a della perturbazione.
Questa doppia fase di lettura spiega perch`e sia con locchio che con lorecchio non si riescano a
percepire come distinti due segnali molto vicini nel tempo: basta che essi siano pi` u vicini dellintervallo
di tempo durante il quale viene eseguita la media anch`e essi appaiano come un unico segnale piuttosto
che come due distinti.
Per quanto riguarda la lettura della frequenza quel che viene fatto `e leggere il periodo della
oscillazione e da questo ricavare la frequenza.
Pu` o ora accadere che la frequenza letta dallosservatore non coincida con quella di emissione. E
leetto Doppler.
Consideriamo una sorgente che emette un dato segnale ed un osservatore. Se i due sistemi sono
entrambi in quiete rispetto al mezzo nel quale si propaga il segnale, accade che la frequenza letta e
quella emessa coincidono.
Trattiamo ora il caso in cui i due sistemi sono in moto.
Iniziamo col trattare il caso in cui la sorgente S sia ferma e losservatore O sia in moto con velocit` a
v, diretta verso la sorgente.
Supponiamo che al tempo t = 0 la sorgente stia emettendo una cresta e che allo stesso istante
losservatore si trovi ad una distanza d dalla sorgente (vedi Figura 6.9).
Figura 6.9: Eetto Doppler: caso di sorgente ferma ed osservatore in moto
Per determinare il tempo in cui londa giunge allosservatore dobbiamo scrivere le due equazioni
6.9. EFFETTO DOPPLER. 121
del moto, per londa e per la sorgente:
x = c t
1
d x = v t
1
ove x `e lo spazio percorso dallonda e t
1
il tempo richiesto. Risulta allora:
t
1
=
d
c +v
Se con T indichiamo il periodo dellonda emessa abbiamo che al tempo t
2
= T viene emessa la
cresta successiva. In tale istante la distanza tra sorgente ed osservatore `e:
d
1
= d v T
per cui le due equazioni del moto sono:
x = c (t
3
t
2
)
d
1
x = v (t
3
t
2
)
Risolvendo questo sistema si determina che la nuova cresta giunger` a allosservatore allistante
t
3
= t
2
+
d
1
c +v
= T +
d v T
c +v
=
d +c T
c +v
Il periodo, come letto dallosservatore, sar` a pari alla dierenza tra i due tempi di percezione delle
creste, e quindi si ha:
T
1
= t
3
t
1
=
d +c T
c +v

d
c +v
=
c
c +v
T
Possiamo ora ricavare la relazione che lega le due frequenze:

1
=
1
T
1
=
c +v
c
1
T
=
_
1 +
v
c
_

In parole possiamo aermare che se un osservatore viaggia verso la sorgente con velocit` a v esso
ricever` a una radiazione con frequenza maggiore di quella con la quale londa `e stata emessa.
Osserviamo ora il caso opposto. Consideriamo, cio`e, il caso in cui losservatore `e fermo mentre la
sorgente `e in moto, rispetto al mezzo in cui si propaga londa, con velocit` a v, diretta verso losservatore
(vedi Figuras 6.10).
Figura 6.10: Eetto Doppler: caso di osservatore fermo e sorgente in moto.
In tal caso se allistante t = 0 la sorgente emette una cresta e la distanza tra sorgente ed osservatore
`e d, il tempo di ricezione `e:
t
1
=
d
c
Al tempo t
2
= T la sorgente emette una nuova cresta. In tale istante la distanza tra sorgente ed
osservatore `e:
d
1
= d v T
122 CAPITOLO 6. LE ONDE
e quindi la nuova cresta giunger` a allosservatore al tempo:
t
3
= t
2
+
d
1
c
= T +
d v T
c
=
d
c
+T
_
1
v
c
_
Il nuovo periodo `e quindi
T
1
= t
3
t
1
=
d
c
+T
_
1
v
c
_

d
c
= T
_
1
v
c
_
e, per la frequenza:

1
=
1
T
1
=
1
1
v
c
1
T
=

1
v
c
Anche in questo caso abbiamo, pertanto, che la frequenza letta `e maggiore di quella emessa.
Esempi di questo fenomeno possono facilmente essere trovati sia nel caso delle onde sonore che in
quello delle onde luminose. Per le onde sonore possiamo considerare un treno il cui schio appare di
tono variabile ad un osservatore fermo dinanzi ai binari su cui viaggia il treno.
Per il caso della luce il discorso diviene pi` u complesso poich`e occorre tener presente che la luce
non ha un mezzo in cui si progaga, nel senso che essa si propaga anche nel vuoto. In tal caso non ha
pi` u senso distinguere i due casi di eetto Doppler. Si usa quindi parlare solo di osservatore fermo e di
sorgente in moto.
Un esempio di eetto Doppler `e quindi quello della luce di una stella. Tale luce appare, in valor
medio rispetto a tutte le stelle, spostata verso il rosso (lunghezze donda maggiori) ad indicare che le
stelle tendono ad allontanarsi dal sistema Solare.
Un altro esempio pu` o vedersi nellallargamento delle righe di emissione o di assorbimento di una
sostanza. Accade cio`e che ogni atomo ha una particolare frequenza di emissione o di assorbimento,
corrispondente ad un particolare salto quantico dei suoi elettroni di valenza. Tali strutture, per` o, sono
in moto con velocit` a casuale e quindi viene prodotto un eetto Doppler con ampiezza casuale che
appunto produce un allargamento della riga di emissione.
6.10 Principio di Huygens.
Per poter rappresentare gracamente le onde si possono unire con una curva tutti i punti aventi
uguale fase. Ad esempio si considerano le creste, cio`e i punti aventi massima fase. In tal modo si
ottengono delle curve che prendono il nome di fronti donda.
Consideriamo ora una qualsiasi onda. In genere tale onda viene originata in un punto e si propaga
in tutte le direzioni. Il fronte donda che cos
`
i viene ad originarsi ha una forma sferica e londa viene
detta sferica.
Se consideriamo unonda sferica, a grande distanza dalla sorgente, avremo che un elemento del
fronte donda `e approssimabile con una porzione di piano e quindi londa verr` a detta piana.
Sperimentalmente possiamo osservare che londa prodotta da una sorgente non viaggia in direzione
rettilinea ma `e in grado di superare eventuali ostacoli.
Come esempio possiamo considerare le onde del mare in presenza di un ostacolo quale pu` o essere
un molo od un promontorio.
Supponiamo di avere una onda piana che si infrange parzialmente contro un ostacolo, come indicato
in Figura 6.11.
La porzione di onda non soggetta allostacolo si propagher` a praticamente indisturbata, mentre la
parte di onda interessata allostacolo viene da questa riessa indietro.
Oltre lostacolo londa non `e assente ma viene generata da una serie di onde emisferiche che si
ripartono dallestremit` a dellostocolo. In conclusione abbiamo che londa non si propagata in direzione
rettilinea.
Questo fenomeno appare chiaramente dallanalisi matematica di un processo ondulatorio ma qui
non `e il caso di ricorrere alla esatta dimostrazione.
6.11. SOVRAPPOSIZIONE DI DUE ONDE. 123
Figura 6.11: Eetto Huygens: londa si propaga oltre un ostacolo.
Riferiremo, piuttosto, il principio di Huygens, valido per qualsiasi tipo di onda.
Secondo tale principio, un punto qualsiasi dello spazio, quando colpito da una onda, si comporta
come se fosse una sorgente elementare: esso assorbe londa incidente e la riemette con uguale frequenza
e velocit` a di propagazione. Lintensit` a dellonda sar` a tale da riproporre londa originaria, ma spostata
in avanti.
Accade allora che quando un fronte donda colpisce una serie di punti questi assorbono londa
originaria ed ognuna di essi riemette onde concentriche, con ampiezze tale che la somma di tutte le
onde emesse da tutti i punti ricrei il fronte dellonda in posizione avanzata.
Studiamo ora due distinti punti. Se prendiamo un punto molto distante dagli ostacoli vediamo
che esso, in concomitanza con i punti vicini, `e in grado di ricreare londa originaria. Al contrario, se
prendiamo un punto molto vicino al bordo dellostacolo, otterremo che non sar` a pi` u possibile avere la
riproduzione esatta dellonda: compaiono delle deformazioni ai bordi dellostacolo.
In denitiva il principio di Huygens ci dice che sinch`e le dimensioni degli ostacoli sono grandi
rispetto alla lunghezza donda si ha la propagazione rettilinea, nel senso che gli eetti di bordo inte-
ressano una regione estremamente piccola e quindi trascurabile.Invece, se le dimensioni degli ostacoli
sono confrontabili con la lunghezza donda, gli eetti di bordo sono parte essenziale del fenomeno della
propagazione ondulatoria. Non si ha pi` u propagazione rettilinea e si parla di dirazione.
6.11 Sovrapposizione di due onde.
Consideriamo ora due onde sinusoidali di frequenza
1
ed
2
, che partendo da due punti diversi
giungono allo stesso tempo in uno stesso punto.
Le due equazioni delle onde sono:
A = A
0
sin (2
1
t k
1
x
1
+
1
)
B = B
0
sin (2
2
t k
2
x
2
+
2
)
Per semplicit` a supponiamo che sia:
A
0
= B
0
= 1
Se le due onde giungono allo stesso istante nello stesso punto avremo che londa risultante `e data
dalla somma delle due onde:
C = A+B = sin (2
1
t k
1
x
1
+
1
) + sin (2
2
t k
2
x
2
+
2
)
Applicando la regola di somma dei seni si ha:
C = 2 cos
_
(
1

2
) t +
1
2
(k
2
x
2
k
1
x
1
) +
1
2
(
1

2
)
_

sin
_
(
1
+
2
) t
1
2
(k
1
x
1
+k
2
x
2
) +
1
2
(
1
+
2
)
_
In parole possiamo dire che londa risultante `e costituita da una onda di frequenza pari alla me-
dia delle frequenze delle due onde originarie mentre lampiezza sar` a variabile secondo un termine
cosinusoidale.
Consideriamo ora due casi distinti.
124 CAPITOLO 6. LE ONDE
Battimenti.
Supponiamo che le due onde abbiano una frequenza quasi uguale. In formula `e quindi:

1
= +

2
=
con <<
In tal caso possiamo porre, con buona approssimazione:
k k
1
k
2
e quindi si ha:
C = 2 cos
_
2 t +
1
2
k (x
2
x
1
) +
1
2
(
1

2
)
_

sin
_
2 t
1
2
k (x
1
+x
2
) +
1
2
(
1
+
2
)
_
Il termine sinusoidale `e un termine oscillante nel tempo e nello spazio con frequenza , molto
elevata. Il termine cosinusoidale, invece, `e oscillante a bassissima frequenza.
Ci` o comporta che il segnale somma viene percepito come un segnale di frequenza sostanzialmente
pari a quella originaria ma con ampiezza variabile nel tempo o, come si dice, modulata.
Figura 6.12: Segnale prodotto nel fenomeno dei battimenti
Come si osserva in Figura 6.12, il segnale prodotto `e un sinusoidale ad elevata frequenza:
C = C
0
sin
_
2 t
1
2
k (x
1
+x
2
) +
1
2
(
1
+
2
)
_
la cui ampiezza C
0
non `e costante nel tempo ma oscilla lentamente con legge sinusoidale:
C
0
= cos
_
2 t +
1
2
k (x
2
x
1
) +
1
2
(
1

2
)
_
La presenza in questo termine di una variabilit` a nello spazio `e inessenziale poich`e non signica
altro che lampiezza non `e uguale istante per istante nei diversi punti; pur tuttavia il valor medio
dellampiezza nel tempo `e indipendente dalla posizione e pertanto possiamo dire che dovunque si trovi
losservatore esso percepisce lo stesso segnale.
Un esempio di applicazione lo si ha in acustica, allorquando lemissione di due note quasi uguali,
ad esempio due do, produce una nota ancora identicabile come un do ma con una ampiezza che varia
nel tempo.
Un altro esempio si ritrova per le onde elettromagnetiche adoperate per le trasmissioni radio.
In questo caso i segnali che occorre trasmettere sono segnali a bassa frequenza ma essi sono forte-
mente assorbiti dalla atmosfera e quindi per poterli trasmettere a distanza occorre sovraimporli ad un
segnale di elevatissima frequenza. Per tale motivo si adoperano due segnali ad elevatissima frequenza
che, sommati tra loro, danno un segnale la cui frequenza `e elevata ma la cui ampiezza varia nel tempo
con bassa frequenza e che rappresenta proprio il segnale che in realt` a si vuole trasmettere.
Questo fenomeno prende il nome di battimenti.
6.11. SOVRAPPOSIZIONE DI DUE ONDE. 125
Interferenza.
Nel caso precedente il termine cosinusoidale oscilla sia nel tempo che nello spazio ma la presenza di
una oscillazione temporale fa perdere di signicato loscillazione spaziale.
Consideriamo allora il caso in cui i due segnali siano emessi con la stessa frequenza e quindi la
dierenza tra i due segnali sta solo nel percorso che essi compiono prima di arrivare allosservatore.
Risulta pertanto:
=
1
=
2
k = k
1
= k
2
e pertanto:
C = 2 cos
_
1
2
k ( x
2
x
1
) +
1
2
(
1

2
)
_

sin
_
2 t
1
2
k (x
1
+x
2
) +
1
2
(
1
+
2
)
_
In questo caso non esiste pi` u una modulazione temporale del segnale ma solo quella spaziale: in
alcuni punti il segnale sar` a presente ed in altri punti esso sar` a assente. Si parla allora di interferenza
costruttiva e distruttiva, rispettivamente.
Le condizioni per uninterferenza costruttiva o distruttiva si pongono sulla fase del termine co-
sinusoidale. A tale scopo supponiamo che sia nulla la dierenza di fase iniziale, cio`e:
1

2
=
0.
Risulta allora che linterferenza costruttiva si verica se:
Interferenzacostruttiva k ( x
2
x
1
) = n
Interferenzadistruttiva k ( x
2
x
1
) = (2 n + 1)

2
per un qualunque valore intero di n.
Ricordando la relazione tra vettore donda e lunghezza donda abbiamo anche:
Interferenzacostruttiva x
2
x
1
= n
Interferenzadistruttiva x
2
x
1
= (2 n + 1)

2
ovvero nel primo caso la dierenza di cammino tra le due onde deve essere pari ad un multiplo
intero della lunghezza donda mentre per linterferenza distruttiva essa deve essere pari ad un multiplo
semintero della lunghezza donda.
Per valori intermedi della dierenza di cammino ottico si avranno ampiezze di segnale intermedie
tra il massimo ed il minimo.
Figura 6.13: Luogo dei punti di interferenza costruttiva per due sorgenti.
In Figura 6.13 `e rappresentato il luogo dei punti di interferenza costruttiva nel caso di due sorgenti
S
1
ed S
2
. Per ognuna delle curve `e indicato il valore del parametro n che viene detto ordine della
126 CAPITOLO 6. LE ONDE
frangia. La gura in questione mostra limmagine che appare su uno schermo a seguito dellazione
delle due onde. Nei punti attraversate dalle curve riportate linterferenza `e costruttiva, nei punti
intermedi linterferenza `e invece distruttiva. Sono riportate anche le immagini delle due sorgenti sullo
schermo.
Per il vericarsi dellinterferenza occorre che le due sorgenti siano coerenti ovvero che la dierenza
di fase iniziale sia costante, qualunque coppia si prenda in considerazione.
Ad esempio, consideriamo due lampadine che illuminano contemporaneamente un tavolo. Speri-
mentalmente non si osserva alcun fenomeno di interferenza e ci` o va spiegato considerando che la luce
prodotta da ognuna delle lampadine `e in realt` a costituita da un elevatissimo numero di raggi di luce,
detti fotoni, ognuno dei quali `e scoordinato rispetto agli altri. Se allora prendiamo una coppia di
fotoni, uno per ogni sorgente, essi daranno un tipo di interferenza, diverso da quello che si verica per
unaltra coppia di fotoni. Ne consegue che la illuminazione totale `e uniforme su tutta la superce.
E da notare che dal punto di vista energetico il processo di interferenza non provoca nulla poich`e
anche se in alcuni punti lampiezza del segnale `e nulla, e quindi `e nulla anche lenergia trasmessa, in
altri punti lampiezza `e doppia, e quindi lenergia sar` a quadrupla. Se si calcola lenergia totale si vede
che essa coincide semplicemente con la somma delle due energie trasmesse dalle singole onde.
6.12. ESERCIZI 127
6.12 ESERCIZI
Esercizio 6.1 : Un corpo di massa m = 4.0 kg `e sospeso ad un lo di lunghezza l = 2.5 m, di
massa trascurabile. Determinare il periodo di oscillazione di questo pendolo.
Esercizio 6.2 : Un pendolo semplice, costruito e tarato in una fabbrica di Napoli, viene portato
ad Oslo. Il proprietario, dopo 4 giorni di funzionamento, si accorge che il pendolo ha un errore di 30
secondi rispetto allora reale. Determinare di quanto dieriscono i valori di g a Napoli ed ad Oslo.
Esercizio 6.3 : Un pendolo, posto alla base di un edicio, ha un periodo T; se esso viene portato sul
tetto dello stesso edicio il periodo di oscillazione aumenta di un valore relativo dato da 4. 386 10
6
Si determini laltezza delledicio (il raggio della Terra sia posto uguale a 6371 km).
Esercizio 6.4 : Due pendoli semplici, aventi entrambi lunghezza pari ad l = 1 m sono posti luno
aanco allaltro, in modo che, quando entrambi sono in posizione di equilibrio, essi si toccano. Uno
dei due pendoli viene spostato dalla verticale di un angolo = 5.0

e poi lasciato cadere, mentre laltro


viene lasciato in posizione verticale. Cadendo, il primo pendolo urta contro il secondo e lo sposta dalla
posizione di equilibrio. Si determini la massima elongazione del secondo pendolo ipotizzando che il
rapporto tra le masse dei due pendoli sia pari a m
2
/m
1
= 3.0.
Esercizio 6.5 : Un corpo di massa M = 2.0 kg `e collegato ad una molla di costante elastica
k = 8.0 N/m. Allistante iniziale la massa, spostata nella posizione X
0
= 20 cm rispetto alla posizione
di equilibrio, viene lasciata libera di muoversi. Determinare la posizione assunta dal corpo dopo 3.0
secondi, e la corrispondente velocit` a.
Esercizio 6.6 : Un corpo di massa m = 0.30 kg `e sospinto contro una molla la cui costante elastica
`e k = 25 N/m. Determinare di quanto viene compressa la molla sapendo che se si lascia il corpo libero
esso sale in alto, verticalmente, sino ad una quota h = 2.0 m.
Esercizio 6.7 : Un corpo di massa m = 0.10 kg comprime una molla avente costante elastica
k = 1210 N/m di un tratto x = 10 cm. Se il sistema `e poggiato su un piano, con un coeciente
di attrito dinamico = 0.20, inclinato di un angolo = 30

rispetto allorizzontale, si determini la


velocit` a iniziale e lo spazio percorso lungo il piano, quando si lascia il corpo libero di salire verso lalto.
Esercizio 6.8 : Un corpo di massa m = 1.0 kg `e sospeso ad una molla avente costante elastica
k = 100 N/m. Si determini la condizione di equilibrio ed il periodo di oscillazione del corpo intorno a
tale punto di equilibrio.
Esercizio 6.9 : Una molla con costante elastica k = 100 N/m `e ssata ad una sfera di massa
m = 100 g, immersa in un uido la cui viscosit` a `e = 0.15 decapoise. Si determini il periodo con
cui inizia loscillazione del sistema, quando sospeso verticalmente. Si supponga che la sfera abbia un
raggio R = 1.0 cm.
Esercizio 6.10 : Unonda si propaga in un mezzo con una velocit` a v = 400 m/s. Determinare
128 CAPITOLO 6. LE ONDE
quale `e la sua lunghezza donda se la sua frequenza `e = 10 kHz.
Esercizio 6.11 : Una corda di chitarra ha una densit` a volumica = 9000 kg/m
3
. Supponendo che
la corda abbia forma cilindrica di raggio pari a 0.20 mm, si determini la tensione che si deve applicare
alla corda se si vuole produrre unonda che viaggi lungo la corda con una velocit` a v = 400 m/s.
Esercizio 6.12 : Determinare la velocit` a di propagazione del suono nellaria, sapendo che il
coeciente di compressibilit` a dellaria `e = 1.4 e che la sua temperatura `e pari a 0

C (cio`e 273 K).


Esercizio 6.13 : Determinare qual`e la variazione della velocit` a del suono nellaria se la temperatura
della stessa passa da 0

C (cio`e 273 K) a 20

C (cio`e 293 K)
Esercizio 6.14 : Le onde prodotte dai terremoti sono costituite da onde longitudinali e da onde
trasversali che si propagano entrambe allinterno della Terra. Sapendo che il nucleo della Terra `e
principalmente costituito da materiali ferrosi, per i quali il coeciente di compressibilit` a (o modulo di
elasticit` a cubica) `e K = 9.6 10
10
Pa mentre il coeciente di elasticit` a tangenziale `e S = 5.3 10
10
Pa e che le onde longitudinali si propagano con la velocit` a di circa 8.0 km/s si determini la velocit` a
di propagazione delle onde trasversali.
Esercizio 6.15 : Un treno transita dinanzi ad un passaggio a livello alla velocit` a di 144 km/h.
Nellistante del passaggio la sirena del treno emette un la (frequenza = 440 Hz). Si determini la
frequenza letta da un osservatore fermo dinanzi al passaggio a livello.
Esercizio 6.16 : Se si fotografa lo spettro di radiazione emessa dalla galassia Cassiopea si osserva
che le righe sono leggermente spostate rispetto ai valori che si ottengono sulla Terra. In particolare la
riga del ferro, normalmente localizzata ad una lunghezza donda di 5270

A, `e invece spostata di circa
2

A, in sottrazione. Si determini la velocit` a con la quale la galassia si muove rispetto alla Terra.
Esercizio 6.17 : Una delle righe di emissione del sodio `e localizzata a 5890

A. Se si misurano
separatamente gli spettri emessi dalla stella Arturo nei vari giorni dellanno si osserva che la lunghezza
donnda della riga in esame varia da giorno a giorno e loscillazione massima `e pari a 0.585

A. Si motivi
tale variazione.
Esercizio 6.18 : Si sovrappongono due onde le cui ampiezze massime siano A = 2.5 e B = 4.0,
nellistante in cui le due fasi siano rispettivamente = 4.0 rad e = 5.0 rad.
Esercizio 6.19 : Dato un grande ostacolo le cui dimensioni trasversali siano d = 170 m si
determinino quali sono le lunghezze donda dei segnali sonori che non `e possibile percepire stando
dietro lostacolo. Si supponga che la velocit` a di propagazione del suono sia di 334 m/s.
Esercizio 6.20 : Due onde sonore, di frequenza = 1000 Hz, che provengono dalla stessa sorgente,
dopo che il primo ha percorso un tratto x
1
= 2.50 m mentre il secondo ha percorso un tratto x
2
= 2.67
m. Si indichi il segnale percepito dal ricevitore nellipotesi che la velocit` a del suono sia di 340 m/s.
Esercizio 6.21 : Unonda sonora della frequenza = 10000 Hz `e emessa da una sorgente e
giunge su uno schermo sonoro dotato di due fori, distanti d = 10 cm tra di loro. Dopo essere passata
attraverso i due fori londa, ripartitasi in due onde coerenti, raggiunge una serie di ricevitori posti a
6.12. ESERCIZI 129
4.0 m dallo schermo. Determinare a quale distanza tra di loro occorre posizionare i ricevitori anch`e
tutti ricevano una segnale al massimo di ampiezza.
130 CAPITOLO 6. LE ONDE
6.13 SOLUZIONI
Svolgimento dellesercizio 6.1 :
Il sistema `e un pendolo semplice, il cui periodo di oscillazione `e semplicemente dato da:
T = 2

l
g
= 2
_
2.5
10
= 3.1 sec
Svolgimento dellesercizio 6.2 :
Il pendolo ha un periodo T determinato dalla relazione:
T = 2

l
g
Indicando ora col pedice N i valori misurati a Napoli e col pedice O quelli misurati ad Oslo,
abbiamo:
T
N
= 2
_
l
g
N
T
O
= 2
_
l
g
O
Risulta allora che:
T
O
T
N
= 2

l
_
1
g
O

1
g
N
_
Per poter sviluppare i conti occorre ora tener conto che la dierenza tra i due valori dellaccelera-
zione di gravit` a `e molto piccola per cui possiamo scrivere:
g
O
= g
N
(1 +)
con 1. Per le formule di approssimazione possiamo allora porre
Abbiamo quindi:

1
g
O
=

1
g
N
(1 +)

1
g
N
(1 )

1
g
N
_
1

2
_
e quindi:
T
O
T
N
= 2

l
_
1
g
N
_
1

2
_

1
g
N
_
ovvero:
T
O
T
N
= 2

l
g
N

2
= T
N

2
Calcoliamo pertanto lerrore relativo sul periodo:
=
T
O
T
N
T
N
=

2
ovvero, lerrore relativo sul periodo `e dato dalla met` a dello scarto relativo tra i due valori dellaccele-
razione di gravit` a.
Daltra parte lerrore misurato corrisponde ad un errore relativo dato da:

2
=
T
O
T
N
T
N
=
30
4 86400
= 8. 6806 10
5
6.13. SOLUZIONI 131
ed in denitiva
= 1. 7361 10
4
Svolgimento dellesercizio 6.3 :
Possiamo iniziare col calcolare la variazione percentuale dellaccelerazione di gravit` a, utilizzando la
formula cui siamo pervenuti nellesercizio precedente:

g
= 2
T
1
T
2
T
1
= 2
T
ove con
g
si `e indicato lerrore relativo sullaccelerazione di gravit` a e con
T
si `e invece indicato lerrore
relativo sul periodo di oscillazione.
Daltra parte il valore dellaccelerazione di gravit` a `e:
g = G
M
R
2
e quindi il valore di g sul tetto, detta H laltezza delledicio, `e dato da:
g
2
= G
M
(R +H)
2
= G
M
R
2
_
1 +
H
R
_
2
= g
1
1
_
1 +
H
R
_
2
g
1
_
1 2
H
R
_
ovvero:

g
=
g
2
g
1
g
1
= 2
H
R
e quindi:
H =
1
2

g
R =
T
R = 4. 386 10
6
6.371 10
6
= 27.94 m
Svolgimento dellesercizio 6.4 :
Applicando lapprossimazione delle piccole oscillazioni abbiamo che il moto del primo pendolo `e un
moto armonico semplice per cui la sua velocit` a `e data da:
v = s
0
sin ( t)
ove la pulsazione `e data da:
=
_
g
l
mentre la massima elongazione `e:
s
0
= l
Nel punto in cui avviene lurto il valore della velocit` a `e massimo ed `e dato, in modulo, da:
v
0
= s
0
= l =
_
g l
Nellistante dellurto il primo pendolo trasferisce parte della sua energia cinetica e della sua quantit` a
di moto al secondo pendolo. Siccome lurto avviene lungo la direzione orizzontale ed in tale direzione
non agiscono forze esterne possiamo ritenere che il sistema sia isolato e quindi possiamo applicare sia
la conservazione dellenergia che quella della quantit` a di moto:
m
1
v
0
= m
1
v +m
2
V
1
2
m
1
v
2
0
=
1
2
m
1
v
2
+
1
2
m
2
V
2
132 CAPITOLO 6. LE ONDE
ovvero:
m
2
V = m
1
(v +v
0
)
m
2
V
2
= m
1
_
v
2
v
2
0
_
e quindi, sostituendo alla seconda equazione lequazione che si ottiene dividendo la seconda per la
prima membro a membro:
m
2
V = m
1
(v +v
0
)
V = v v
0
da cui si ottiene:
V = 2
m
1
m
2
m
1
v
0
v =
m
1
+m
2
m
2
m
1
v
0
Anche il secondo pendolo compir` a piccole oscillazioni e quindi anche per esso la velocit` a nel punto
di elongazione nulla `e data dalla relazione:
V =
_
g
l
S
0
ove S
0
`e la massima elongazione.
Sostituendo i due valori di V otteniamo:
2
m
1
m
2
m
1
v
0
=
_
g
l
S
0
per cui `e:
S
0
= 2
m
1
m
2
m
1

l
g
v
0
= 2
m
1
m
2
m
1
l
e numericamente:
S
0
= 2
1
3 1
1 85 10
3
= 8.5 mrad
ove abbiamo avuto cura di esprimere anche langolo in radianti.
Svolgimento dellesercizio 6.5 :
Il corpo si muover` a di moto armonico semplice, con equazione del moto:
x(t) = X
0
sin ( t)
dove
=

k
m
=
_
8
2
= 2 rad/s
`e la pulsazione.
Per la velocit` a abbiamo:
v (t) =
dx
dt
= X
0
cos ( t)
I valori cercati sono pertanto:
x(3) = 0.2 sin (2 3) = = 5.6 10
2
m
v (3) = 2 0.2 cos (2 3) = 0.38 m/s
Svolgimento dellesercizio 6.6 :
Il sistema `e soggetto solo allazione delle forze di gravit` a e della forza elastica, entrambe conservative.
6.13. SOLUZIONI 133
Risulter` a pertanto valido il principio di conservazione dellenergia, ovvero lenergia potenziale
elastica iniziale si trasformer` a integralmente in energia potenziale gravitazionale.
In formule abbiamo:
1
2
k x
2
= m g h
e quindi
x =

2 m g
h
k
=
_
2 0.3 10
2
25
= 0.69 m
Svolgimento dellesercizio 6.7 :
In questo caso le forze agenti non sono tutte conservative poich`e esiste lattrito. Dobbiamo pertanto
considerare che inizialmente tutta lenergia potenziale elastica si trasforma in energia cinetica e quindi:
1
2
m v
2
=
1
2
k x
2
da cui
v = x

k
m
= 0.1
_
1210
0.1
= 11 m/s
Successivamente lenergia cinetica si trasforma in energia potenziale, ma solo parzialmente poich`e
si ha anche una dissipazione di energia ad opera delle forze di attrito. Abbiamo pertanto:
1
2
m v
2
= F
a
l +m g l sin
ove l `e lo spazio percorso lungo il piano inclinato ed F
a
`e la forza di attrito data da:
F
a
= m g cos
Se ora ricordiamo che lenergia cinetica `e uguale allenergia potenziale iniziale e sostituiamo il
valore della forza di attrito, ricaviamo:
1
2
k x
2
= m g l cos +m g l sin
ovvero
1
2
k x
2
= m g l ( cos + sin)
per cui
l =
1
2
k x
2
m g ( cos + sin)
e numericamente
l =
1
2

1210 0.1
2
0.1 10
_
0.2

3/2 + 0.5
_ = 9.0 m
Svolgimento dellesercizio 6.8 :
Iniziamo col determinare il punto di equilibrio, tale cio`e che la forza peso sia uguale alla forza elastica:
k x = m g
ovvero
x =
m
k
g =
1
100
10 = 0.1 m
134 CAPITOLO 6. LE ONDE
Per determinare il periodo di oscillazione basta notare che il sistema osciller` a intorno al valore di
x indicato prima e che la forza agente `e:
F = k x m g
Se ora si sposta lorigine del riferimento e lo si porta nel punto di equilibrio si ha una oscillazione
intorno alla origine del riferimento, con una pulsazione:
=

k
m
= 10 rad/s
e quindi il periodo `e:
T =
2

= 0.63 sec
Svolgimento dellesercizio 6.9 :
In questo caso il sistema tende a disporsi in una condizione di equilibrio nella quale lallungamento
della molla `e dato da:
x =
m
k
g =
1
100
10 = 0.1 m
Per raggiungere questo stato di equilibrio il sistema si pone in oscillazione, essendo soggetto alla
forza elastica:
F
e
= k x
ed alla forza di attrito viscoso:
F
a
= 6 R v
per la legge di Stokes.
Ponendo
=
3
m
=
3 0.15
0.1
= 14 rad/s
la forza di attrito pu` o essere scritta come:
F
a
= 2 m v
La pulsazione del sistema non smorzato `e:
=

k
m
=
_
100
0.1
= 32 rad/s
e quindi la pulsazione del moto smorzato `e:

s
=
_

2
=
_
32
2
14
2
= 28 rad/s
Svolgimento dellesercizio 6.10 :
La relazione che lega la frequenza, la lunghezza donda e la velocit` a di unonda `e:
v =
e quindi otteniamo:
=
v

=
400
10 10
3
= 40 mm
6.13. SOLUZIONI 135
Svolgimento dellesercizio 6.11 :
Per unonda che si muove lungo una corda sappiamo che la relazione che fornisce la velocit` a di
propagazione dellonda `e:
v =

ove `e la densit` a lineare della fune ed `e la tensione della fune. Risulta pertanto:
F = v
2
= v
2
R
2

ove si `e utilizzata la relazione che lega densit` a lineare e densit` a volumica. Numericamente abbiamo
F = 400
2
0.2
2
10
6
9 10
3
= 181 N
Svolgimento dellesercizio 6.12 :
Poich`e il suono `e un fenomeno ondulatorio longitudinale, dovuto a continue compressioni ed espansioni
dellaria, risulta che la velocit` a di propagazione del suono `e:
v =

R T
M
0
ove R `e la costante dei gas (R = 8.314 J/mole K) ed M
0
`e il peso molecolare del gas.
Nel caso dellaria, costituita nella sua quasi totalit` a da azoto, possiamo considerare che il peso
molecolare sia quello dellazoto e quindi risulta:
M
0
= 28.4 g/mole
e la velocit` a di propagazione `e:
v =

1.4 8.314 273


28.4 10
3
= 334 m/s
Svolgimento dellesercizio 6.13 :
Possiamo adoperare la formula che fornisce la velocit` a del suono utilizzata nellesercizio precedente e
scriverla per le due diverse temperature:
v
1
=
_
R T
1
M
0
v
2
=
_
R T
2
M
0
Calcoliamo ora il rapporto tra le velocit` a:
=
v
2
v
1
=
T
2
T
1
Nellesercizio precedente abbiamo visto che la velocit` a del suono nellaria, a 0

C, `e pari a 334 m/s


per cui
v
2
= v
1
= v
1
T
2
T
1
= 334
293
273
= 358 m/s
136 CAPITOLO 6. LE ONDE
Svolgimento dellesercizio 6.14 :
In questo caso occorre tener presente che in un solido le onde longitudinali (quali sono ad esempio le
onde sonore) si propagano con una velocit` a data da:
v
l
=

K +
4
3
S

mentre per le onde trasversali `e semplicemente:


v
t
=

Dividendo questa equazione per la precedente si ha


v
t
v
l
=

S
K +
4
3
S
=

5.3 10
10
9.6 10
10
+
4
3
5.3 10
10
= 0.56
e pertanto:
v
t
= 0.56 v
l
= 4.5 km/s
Svolgimento dellesercizio 6.15 :
La velocit` a del suono in aria `e
v
a
= 334 m/s
mentre quella della sorgente `e:
v
S
= 144 km/h = 40 m/s
Poich`e, rispetto allosservatore, la sorgente `e in moto, abbiamo un eetto Doppler per cui la
frequenza letta dallosservatore `e:

=

1
vs
va
=
440
1
40
334
= 500 Hz
Si noti che in questo caso abbiamo considerato che la sorgente si muova verso losservatore, ovvero
il caso in cui il treno sta arrivando al passaggio al livello. Nel caso in cui si voglia trattare il momento
in cui il treno sta lasciando il passaggio a livello occorre considerare che la sorgente si allontana
dallosservatore e quindi la frequenza letta diverr` a:

=

1 +
vs
va
=
440
1 +
40
334
= 393 Hz
Svolgimento dellesercizio 6.16 :
In questo caso occorre calcolare leetto Doppler per la luce. Abbiamo quindi che:

=

1
v
c
ovvero, rispetto alle lunghezze donda:

=
_
1
v
c
_
6.13. SOLUZIONI 137
e quindi:

=
v
c
Nerl nostro caso ottenuamo:
v =

c =
2
5270
3 10
8
= 1.14 10
5
m/s
che rappresenta appunto la velocit` a della galassia rispetto alla Terra. Poich`e il valore `e positivo
abbiamo che la galassia si avvicina alla Terra.
Svolgimento dellesercizio 6.17 :
La stella Arturo ha un suo moto proprio rispetto al Sistema Solare ma tale moto proprio non pu` o
avere alcuna variabilit` a collegata al durare dellanno terrestre. Se esiste una variazione delleetto
Doppler questa deve essere causata dalla Terra. Iniziamo quindi a calcolare la velocit` a tra sorgente
ed osservatore utilizzando la formula scritta nellesercizio precedente:
v =

c =
0.585
5890
3 10
8
= 29.8 km/s
Notiamo ora che la Terra, rispetto al Sole, ha un moto di rotazione. Ne consegue che la velocit` a
della stella Arturo rispetto alla Terra varia durante lanno poich`e alla velocit` a della stella rispetto al
Sole occorre sommare vettorialmente quella della Terra rispetto al Sole.
Calcoliamo ora la velocit` a lineare con cui la Terra ruota intorno al Sole ricordando che la distanza
media Terra-Sole `e di 1.5 10
11
m e che unorbita viene compiuta in 365 giorni:
v =
2 R
T
= 29.8 km/s
Dalluguaglianza tra i due valori della velocit` a si deduce che il fenomeno `e causato dal moto di
rivoluzione della Terra intorno al Sole.
Svolgimento dellesercizio 6.18 :
Le relazioni esprimenti le ampiezze istantanee delle due onde, nellistante considerato, sono:
a = A sin
b = B sin
per cui, detta c londa data dalla sovrapposizione delle due onde, risulta:
c = a +b = A sin +B sin = 2.5 sin 4 + 4 sin 5 == 5.73
Svolgimento dellesercizio 6.19 :
Sulla base del principio di Huygens possiamo aermare che le leggi della propagazione rettilinea valgono
sinch`e la dimensione dellostacolo non `e confrontabile con la lunghezza donda del segnale. Possiamo
allora scrivere che un segnale non `e udibile se per la sua lunghezza donda vale la relazione:
d
Per la frequenza risulter` a allora:
=
v

=
v
d
=
340
170
= 2 Hz
138 CAPITOLO 6. LE ONDE
Dato il basso valore della frequenza minima possiamo dire che tutti i segnali sonori appartenenti
allo spettro udibile dalluomo sono oscurati dallostacolo.
Svolgimento dellesercizio 6.20 :
In questo caso abbiamo una interferenza. Per vericare se si tratti di uninterferenza costruttiva o
distruttiva calcoliamo dapprima la lunghezza donda del segnale sonoro:
=
v

=
340
1000
= 0.34 m
La dierenza tra i due cammini percorsi `e:
x = x
2
x
1
= 2.67 2.50 = 0.17 =

2
per cui si ha interferenza distruttiva ed il segnale percepito dal rivelatore `e nullo.
Svolgimento dellesercizio 6.21 :
La lunghezza donda del segnale `e:
=
v

=
340
10000
= 0.034 m
Consideriamo ora un riferimento con lasse y parallelo allo schermo forato e con lasse x perpendi-
colare allo schermo. Lorigine del riferimento sia nel punto medio tra i due fori.
Per poter risolvere il problema occorre determinare i due diversi cammini percorsi dalle onde dopo
essere passate attraverso i fori e controllare che linterferenza tra queste onde sia costruttiva in tutti i
punti richiesti.
Rispetto al riferimento scelto la dierenza tra gli spazi percorsi dalle due onde per giungere al
punto P `e:
x = x
2
x
1
= d sin
dove si `e supposto che langolo sia molto piccolo, cosa ipotizzabile se non ci si allontana molto dal
centro dello schermo.
Dalla formula precedente si ricava che i valori di massimo si hanno per:
sin = n

d
n = 0, 1, 2, etc
Due massimi consecutivi sono pertanto divisi da un
sin =

d
=
0.034
0.1
= 0.34
Tale variazione di inclinazione corrisponde ad una distanza tra i rivelatori pari a:
l = D sin = 4 0.34 = 1.36 m