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SCO: secondo anno

1. DATI E CARATTERISTICHE DELLE MIGRAZIONI RUMENE. Introduzione. Il flusso di immigranti rumeni comincia nel 1990 dopo la caduta del regime comunista e raggiunge il massimo picco nel 2002 quando non viene pi richiesto il visto per entrare nei paesi Schengen, facendo si che essa diventi la nazionalit straniera pi presente in Italia. Analizzando larea geografica di Bologna e dintorni, si viene a scoprire che la presenza di immigrati romeni, specie di rom, ha portato ad un acceso dibattito sulla situazione, dibattito che si anche esteso su scala nazionale, che si andato aggravando anche quando nel 2007 la Romania entrata a far parte dellUnione Europea, sfociando a volte addirittura in quella che viene chiamata emergenza rom, grazie ai mass media che amplificano le notizie di cronaca nera riguardanti cittadini rumeni. Tuttavia chiaro che la migrazione di rumeni e una migrazione di lavoratori che sono disposti anche a lavorare alla giornata o in nero e in settori in cui gli italiani mostrano poca propensione a lavorare, come ledilizia per gli uomini rumeni o i lavori domestici per le donne, due settori nei quali lincidenza del lavoro in nero o irregolare molto rilevante. Il tutto pur sapendo di lavorare in condizioni peggiori dei loro connazionali regolari e con il rischio di licenziamento senza buona causa o di mancato pagamento della somma pattuita. Il libro tratta in primo luogo del flusso migratorio che lega la Romania, ed in particolare la regione dellOltenia, a Bologna ed in secondo luogo delle interazioni fra lavoratori immigrati, anche di altre nazionalit, e con i datori di lavoro italiani allinterno dei cantieri edili cercando di capire come il contesto lavorativo e ci che vi al di fuori interagiscono. Il tutto attraverso metodologie di ricerca di tipo qualitativo ed etnografico. La Romania da Cauescu alla transizione. Nel 1989 a seguito di manifestazioni a Bucarest, Timioara e altre citt del nord ovest della Romania, il dittatore Cauescu e sua moglie vengono arrestati e fucilati: linizio di quella che viene chiamata la rivoluzione mancata, poich sostanzialmente, anche con lascesa di Illiescu a Presidente, la situazione non cambier molto. Si dovr attendere il 1990 che con altre proteste porter alla scomparsa del regime comunista, anche se gli ex comunisti rimarranno al potere fino al 1996. Ma la societ rumena, gi dal 1989 aderisce ai valori democratici ed entra in una fase di transizione verso la democrazia e il libero mercato, attraverso varie riforme e un processo lungo e ambiguo. Spariscono la collettivizzazione delle terre e delle industrie, che vengono progressivamente sottoposte ad un fallimentare processo di privatizzazione della propriet, che finir per distruggere buona parte del tessuto industriale rumeno, facendo cadere lo Stato in una profonda crisi economica, dilaniata dallinflazione e dalla disoccupazione, per tutti gli anni novanta. Dal 1996, con la salita al potere della destra, la situazione si stabilizza un po e cominciano ad arrivare i primi investimenti esteri, nonch le prime aziende a delocalizzare nel Paese. C un flusso migratorio interno dalle citt verso contesti rurali dovuta al ritorno di forza lavoro nei paesini dai quali provenivano a causa della disoccupazione e di un processo di espulsione dalle citt. La crisi rumena economica e politica, segnata da un profondo senso di insicurezza e delusione nei confronti dei capi di Stato. A partire dal 2000 la peggior fase della transizione sembra superata , con lentrata nellUE e leconomia rumena fra le pi dinamiche dellest Europa, con una diminuzione della disoccupazione, larrivo Alessandra Lozza

SCO: secondo anno di immigrati da altri Pesi e laumento dei consumi. Tuttavia non cresce il tenore di vita di alcune fasce di popolazione, tanto che fra il 2000 e il 2008 sorge un fenomeno piuttosto importante: lemigrazione. Flussi migratori rumeni: dimensioni, fasi e caratteristiche. Sotto regime, non vi fu quasi mai una massiccia emigrazione di rumeni, poich essa era impedita dal regime e solo ebrei e tedeschi, grazie ad accordi con i Pesi esteri, potevano spostarsi dalla Romania. Ci fu lemigrazione di poche persone intellettuali, dissidenti o artisti e un costante e massiccio flusso migratorio interno, per lo pi forzato, dalle campagne alle citt. Dagli anni Novanta lemigrazione diventa uno dei principali processi sociali, economici e culturali che caratterizzano la Romania. Per i suoi abitanti emigrare lunica risposta sensata da dare alla povert, alla disoccupazione e alla crisi economica. Nonostante la consapevolezza delle dure condizioni di lavoro allestero, la possibilit di guadagnare nettamente di pi che in patria spinge la popolazione a emigrare in quella che si pu anche definire una silenziosa protesta nei confronti della classe politica. Il flusso migratorio si divide in quattro fasi: 1. 1990-1994: migrazioni dette di commercio della valigia, movimenti transfrontalieri poco visibili di persone che aprono piccole attivit in Pesi limitrofi, di cui i primi a partire sono spesso rom; 2. 1994-2000: cospicua migrazione di lavoro verso Germania, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Turchia, Israele, Canada, Irlanda, Gran Bretagna e Stati Uniti con flusso limitato dalla necessit del visto per passare le dogane, che sono per facilmente corrompibili per far entrare illegalmente. In un primo momento si ha un flusso illegale con ritorno in patria forzato; secondariamente con labolizione del visto si ha un flusso legale con ritorno in patria legale; 3. 2000/2002: abolizione del visto e migrazione di massa sia legale che illegale. Questultima viene osteggiata dalla Romania con lintroduzione di ostacoli burocratici al flusso e accordi per lavori e flussi stagionali con altri Pesi; 4. 2007: entrata della Romania nellUE e conseguente stabilizzazione e legalizzazione del flusso migratorio. I flussi hanno carattere circolare e transnazionale: i rumeni restano legati culturalmente e socialmente ai contesti di origine nei quali tornano molto spesso. I frutti del lavoro allestero vengono mandati in Romania sotto forma di rimesse con le quali si garantisce una vita dignitosa alla famiglia rimasta nel Paese dorigine, listruzione dei figli, lacquisto di beni di lusso e di case. A emigrare sono soprattutto le donne che cercano di sfuggire alle difficili condizioni economico-culturali del proprio Paese e al ritorno al patriarcato. Esse finiscono per trovare impiego come collaboratrici domestiche o colf e la componente femminile stata trainante nel flusso migratorio, che proviene sia dalle citt sia dalle campagne del Pese. Viene sottolineata lirregolarit dentrata in altri Paesi sia prima che dopo labolizione dei visti, poich i lavoratori entrati legalmente in altri Paesi faticano ad avere permessi di soggiorno per lavoro e le migrazioni hanno una forte componente di rom, che sono i primi a spostarsi. Gli immigrati rumeni tendono a definire la propria nazionalit in modo fluttuante per sfuggire alle stigmatizzazioni fatte su di essi e la presenza di flussi dinteresse verso la Romania da parte di imprese straniere agevola i flussi migratori. Limmigrazione rumena in Italia. In Italia vi pi di un milione di rumeni, giunti nel nostro Paese in un flusso crescente fin dal 1990, con una costante presenza di irregolari sul territorio. Le leggi degli anni scorsi non hanno raggiunto lobbiettivo di espellere i clandestini, n di fornire mezzi legali per lingresso di lavoratori stranieri nel Paese. I flussi irregolari dalla Romania erano dovuti alla carenza di strumenti di ingresso regolare e dalla pressante richiesta Alessandra Lozza

SCO: secondo anno di manodopera immigrata anche irregolare. La possibilit di lavorare illegalmente e poi ottenere un permesso di soggiorno attraverso una sanatoria ha fatto dellItalia e della Spagna le mete preferite dai migranti rumeni, e per alcune zone dellItalia quali il Sud, lo spostamento illegale di queste persone divenuto di fondamentale importanza, specie in alcuni settori come lagricoltura o ledilizia nelle grandi citt. Inoltre la necessit delle badanti per sopperire al nostro carente sistema di welfare ha portato in Italia molte donne rumene che spesso svolgono questi lavori in assoluta irregolarit e il flusso migratorio ha subito conseguenze importanti nelle sue caratteristiche proprio grazie a questirregolarit. Dallingresso della Romania nellUE i rumeni non sono pi espellibili dallItalia, ma la loro circolazione ancora limitata nel nostro Paese, a meno che questi non siano sotto contratto di lavoro dipendente in certi settore, il che da loro la possibilit entro tre mesi di richiedere il permesso di soggiorno. I rumeni a Bologna. Lazio, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono le principali regioni meta dei flussi migratori. Le attivit lavorative in questultima regione, specie vicino a Bologna o nella ci tt stessa non sono molto varie: la maggior parte delle persone si concentra nelledilizia, pochi sono i facchini, gli impiegati in cooperative di pulizia, i braccianti agricoli, gli operai in imprese manifatturiere e gli infermieri. Tra le donne spiccano le collaboratrici domestiche e le colf; poche le impiegate in cooperative di pulizia, agricoltura o ristorazione. Si avuto per fra il 2000 e il 2009 un aumento di imprenditori rumeni soprattutto nel campo delledilizia e le migrazioni in questa zona dellItalia provengono quasi unicamente dalla Moldova e dallOltenia, in tempi diversi poich prima si avuta la migrazione femminile e successivamente quella maschile; prima un flusso di rom, poi di non-rom in quella che viene definita catena migratoria, ovvero collegamenti giornalieri fra Bologna e la Romania sia formali che informali. Alto il tasso di prostitute e minori, questultimi specialmente rom. Non vi sono aree di concentrazione rumene a Bologna (quartieri etnici) poich i rumeni si disperdono piuttosto nelle provincie, dove gli affitti sono decisamente pi bassi. A segnare larrivo dei rumeni sono state soprattutto le baraccopoli sul Reno che hanno rappresentato per molti di loro un rifugio essendo essi sprovvisti di parenti disposti ad ospitarli. Queste baracche sono state teatro di tragedie (incendi e morti) e di sgomberi forzati fino allistituzione dello Scalo Internazionale Migranti, che ospitava i migranti rumeni. Questo fu chiuso nel 2006 e i regolari furono trasferiti in unaltra struttura, mentre gli irregolari dovettero tornare nelle baracche, che dal 2005 furono oggetto di forte polemica e di attenzione mediatica fino alle facilitazioni per ottenere appartamenti a basso costo nella citt. Perch ledilizia. Limpiego nel settore delledilizia risultato naturale per i rumeni, dal momento che gli anni delle loro migrazioni corrispondono esattamente agli anni del boom di questo settore, dovuto soprattutto alla realizzazione di grandi infrastrutture pubbliche e allespansione del mercato immobiliare. Sono cresciute soprattutto le ditte individuali e le grandi societ di capitale, legate al sistema del subappalto e della subcontrattazione, per il quale, attraverso vari passaggi, risulta pi facile reperire lavoro in nero o irregolare. Ecco da cosa nasce limpiego massiccio di operai rumeni in questo settor e, che contribuiscono a rafforzare ed ingrandire i settori del mercato informale per diversi motivi. Inoltre, lesperienza in cantiere, offre ai lavoratori rumeni il vantaggio di poter essere assunti senza specializzazione e di poter poi aprire unattivit nel settore che sia solo loro. La maggior parte di loro migra in Italia su promessa di amici, parenti o conoscenti di un posto di lavoro, anche temporaneo, nel settore e la ricerca di lavoro avviene spesso per vie informali in nero o a giornata. I regolari vengono assunti stabilmente a volte, ma gli irregolari rimangono sempre quella forza di riserva a cui attingere in caso di bisogno e che fa calare drasticamente i costi del subappalto. Alcuni di essi riescono poi Alessandra Lozza

SCO: secondo anno ad emanciparsi e a diventare lavoratori autonomi, altri, pur avendo la qualifica di autonomi, lavorano sostanzialmente ancora per i vecchi datori di lavoro sgravandoli di oneri fiscali e diventando parte della catena di subappalto. Non si riscontrano attivit transnazionali di queste nuove imprese di rumeni se non pochi investimenti in attivit imprenditoriali in Romania. Va affrontata la questione della sicurezza nei cantieri, in cui il rischio infortunistico per lavoratori immigrati molto pi alto rispetto a quello dei lavoratori italiani e l Emilia-Romagna la seconda regione, dopo la Lombardia con il numero pi elevato di incidenti su cantieri. Non esiste per un racket malvivente di persone che ne portano altre dalla Romania al fine di inserirle in cantieri edili. Esistono varie tipologie di lavoratori di cui ne vengono riportate tre: 1. Lavoratori stabili, allinterno di piccole-medie aziende, il cui salario regolare ma non molto elevato e la cui giornata lavorativa varia dalle 8 a pi di 10 ore lavorative. A volte la retribuzione fissata per ora lavorativa e il datore di lavoro mantiene il rapporto con il dipendente promettendo la regolarizzazione, che viene posticipata il pi a lungo possibile. A volte il salario non viene pagato subito e i datori di lavoro devono ingenti somme di denaro ai lavoratori; 2. Lavoratori con rapporto di lavoro pi saltuario, che dura qualche mese finch non chiude il cantiere e retribuzione a giornata non molto elevata. La paga molto pi irregolare e le richieste di regolarizzazione della persona o di pagamento delle somme di denaro arretrate portano spesso e volentieri al licenziamento e alla mancata corresponsione di quanto dovuto. Sono frequenti le minacce fisiche sia durante che dopo il rapporto di lavoro, spesso anche quando viene richiesto il pagamento degli ultimi mesi di salario non pervenuti; 3. Lavoratori con rapporto di lavoro effimero, giornaliero o al massimo mensile trovato grazie a parenti che portano il lavoratore per lassunzione in periodi di grande bisogno dellazienda, o grazie ai datori di lavoro che sanno dove trovare manodopera in nero e a basso costo. Sono lavori irregolari, con paghe bassissime che spesso non vengono parzialmente pagate o del tutto non pagate e sono lavori con il pi alto tasso di minacce fisiche qualora si avanzi un qualsiasi tipo di richiesta. Non solo manovali a vita: presente e futuro della migrazione rumena. In alcune zone dellItalia, la lunga presenza e il radicamento sul territorio hanno consentito a molti rumeni una maggiore possibilit di scelta dal punto di vista delloccupazione, anche grazie alle stabili reti transnazionali che sono venute a crearsi fra Romania e Europa dellOvest. Non ci sono pi solo manovali a vita ma anche operai nel settore metalmeccanico, dipendenti e soci di cooperative, infermieri ed educatori, senza contare che in alcune zone, specie in Piemonte, si sta anche diffondendo una classe media rumena grazie alla stabilizzazione dei rumeni sul territorio. Il volume delle rimesse mandate in Romania notevolmente e costantemente aumentato negli ultimi anni e i giovani rumeni possono prevedere progetti di migrazione non solo come manodopera non specializzata, ma anche come potenziali persone da inserire in vari ambiti, specialmente informatici. Sono balzati allocchio i costi sociali delle migrazioni: gli orfani sociali, i genitori anziani lasciati soli e il possibile reinserimento dei migranti nel contesto dorigine qualora decidessero di tornare in Romania seguendo il flusso migratorio di ritorno (a volte non permanente poich alcuni componenti della famiglia possono rimanere allestero), una volta raggiunti gli scopi che si erano prefissati alla partenza o una volta diventati imprenditori. I flussi migratori rumeni appaiono comunque ancora dinamici e sono influenzati oltre che dallentrata nellUE, anche dalla massiccia campagna denigratoria sorta nel 2007 (a seguito di un omicidio compiuto da un rumeno) nei confronti dei rumeni e supportata dai mass media. Inoltre si deve tener conto della straordinaria crescita delleconomia rumena del 2008 che per non ha frenato la migrazione, creando vuoti occupazionali, e il fatto che con la crisi internazionale la Romania sia lo stato pi a rischio di Alessandra Lozza

SCO: secondo anno bancarotta dopo la Grecia, il che non aiuta a prevedere se i flussi migratori aumenteranno o diminuiranno a causa del calo dei posti di lavoro esteri. Ci che certo che non vi sono cambi univoci nelle migrazioni, ovvero non si assiste ad un ritorno a casa di massa n ad uno spopolamento del Pese di massa, ma nasce un ulteriore differenziarsi delle mete e delle strategie migratorie. comunque facile prevedere che finch gli squilibri salariali fra i Paesi continueranno ad essere elevati e finch lammontare delle rimesse superer lammontare di un salario da lavoro dipendente in Romania, i flussi migratori in queste aree rimarranno consistenti. 2. NARRAZIONI DELLA MIGRAZIONE. In ogni intervista emerge uno schema comune attraverso cui i rumeni descrivono il loro percorso di migrazione, schema che danno quasi per scontato senza mettere in discussione perch utilizzato facilmente per raccontare lesperienza. Quando si chiede come stata presa la decisione di partire, lintervistato parla delle motivazioni reali che lhanno spinto a questa scelta e giustifica sia allintervistatore sia a se stesso ci che ha fatto. Il discorso orale informa sul significato degli avvenimenti e pare che gli immigrati, pi che raccontare la loro storia attraverso il discorso, siano raccontati dal discorso stesso. La tesi che esso sia utilizzato perch per i rumeni il miglior modo di presentarsi ad un interlocutore italiano agli occhi del quale necessario fornire questinterpretazione di se stessi. Le parole chiave di questo discorso sono solitamente quattro: crisi, lavoro, denaro e ritorno. Ad esse va aggiunta anche la parola rischio. Le crisi rumene. Il contesto di partenza del flusso migratorio dal punto di vista dellemigrazione prima ancora che da quello dellimmigrazione fondamentale per comprendere lintera traiettoria di vita dei migranti e per evitare di pensare allimmigrazione come un fenomeno indifferenziato. I contesti di origine dei migranti rumeni sono molto vari sia dal punto di vista geografico che sociale: alcuni provengono da grandi citt, altri da medie piccole citt e altri da piccolo o piccolissimi villaggi rurali, il che influenza molto il loro precedente stile di vita, poich vi un divario abbastanza grande fra citt e campagna in merito a condizioni di vita, impieghi in loco, infrastrutture, scuole superiori e trasporti. DallOltenia partono persone che svolgevano le pi svariate professioni: dai contadini, ai dipendenti pubblici, agli ingeneri o insegnanti, ecc... e tutti con et molto diverse che variano dai cinquantanni passati ai pi giovani ventenni. Una volta arrivati in Italia vengono impiegati, come visto, solo in alcuni settori, a prescindere dal titolo di studio che possiedono nella terra natale. La decisione di migrare viene solitamente a seguito di una grande quantit di crisi che vanno a sommarsi nel giro di pochissimo tempo (apparato industriale, minerario e agricolo in declino, disoccupazione, bassi salari, scarse possibilit di sussistenza, ecc...) che portano le persone alla sofferta decisione di partire nella speranza di un futuro migliore. I rom poi raccontano anche delle crisi dei settori in cui avevano monopolio durante il regime socialista e dellabolizione della negazione delle differenze etniche, che dal 1989 ha visto i rumeni rivoltarsi contro i rom come portatori di degrado nella societ. Queste crisi ovviamente sono diverse fra loro perch vissute in maniera diversa da migrante a migrante ma sono tutte ugualmente causa delle migrazioni. La crisi industriale la prima causa del declino del sistema produttivo, seguita da quella dellagricoltura che diventa di sussistenza e chi decide di partire a volte lascia parte della famiglia in Romania, che continua a lavorare la terra o a fare altri lavori precari, per integrare le rimesse finch non c la possibilit di trasferirsi tutti in Italia. Alcuni hanno deciso direttamente di vendere la casa o gli appezzamenti di terra che possedevano e di trasferirsi con tutta la famiglia in Italia, perdendo tutto quello che gli era rimasto in Romania. Tra i primi a partire ci sono i rom, che essendo stati introdotti forzatamente nei ranghi pi bassi Alessandra Lozza

SCO: secondo anno dellapparato produttivo nel periodo socialista sono stati i primi a risentire della crisi e a perdere il lavoro. Le nicchie in crisi dei rom sono quelle dellagricoltura, dei mattoni fatti a mano, della musica e del settore minerario. Il tema della crisi comunque divide in due anche la popolazione rumena, poich le testimonianze variano e diventano nostalgiche per chi, superati i quarantanni, ricorda bene il periodo comunista e della dittatura, dove almeno cera lavoro per tutti e si riusciva a vivere con i soldi guadagnati, mentre per altri pi giovani e soprattutto provenienti dalle citt quello un periodo buio da dimenticare, con le sue repressioni e persecuzioni. Vengono raccontate storie di privazione, di collettivizzazione, che hanno portato spesso e volentieri i giovani uomini rumeni alla piaga dellalcool per poter ammazzare il tempo e non pensare alla brutta situazione che si era creata sotto dittatura. Dallaltro lato qualcuno idealizza quel periodo perch la Romania non era ancora in una cos profonda crisi economica, crisi che da far risalire al governo degli anni 90. La pesante crisi economica vissuta da unampia fascia della popolazione negli anni novanta e la necessit di emigrare hanno fatto si che anche il periodo della dittatura ceauseschiana assuma nel ricordo valenze positive e nostalgiche. Lavoro e denaro: le motivazioni dellemigrazione. Se la crisi la causa scatenante della partenza, il perno del discorso migratorio il lavoro, che ci che rende accettabile lemigrazione. Ci sono due modi di intendere e raccontare il lavoro da parte dei migranti: 1. Etico ed esistenziale: il modo di raccontare dei cinquantenni che hanno alle spalle venti o trentanni di lavoro nelle fabbriche della dittatura che ne hanno segnato lesistenza; per cui il lavoro una costante di vita e qualcosa di cui andare fieri ed orgogliosi perch rende degni di rispetto. Il lavoro viene descritto come un valore etico fatto di professionalit, aiuto reciproco tra colleghi, un tenere il lavoro in ogni momento. Il lavoro definisce lidentit e rende un vero uomo e per lavorare dignitosamente non si devono sperperare i soldi guadagnati in alcool; 2. Economico: il modo di raccontare dei giovani fra i venti e i trentanni, che fanno spesso il confronto fra quando si guadagna nel loro Paese e in Italia, nonch quanto si guadagna in regola o in nero. Il fatto di percepire un salario pi elevato per loro un buon motivo per lasciare il proprio Paese e sopportare condizioni di vita umilianti e degradanti in quello darrivo, anche se lo schema crisi lavorodenaro viene ripetuto in tutte le interviste, anche in quello dei pi anziani. Il lavoro quindi costituisce nei racconti il perno e la legittimazione del progetto migratorio, perch in Romania impossibile trovare lavoro o trovarne uno che venga pagato regolarmente e pi di 200 euro al mese al massimo. In entrambe le visioni de lavoro per, nessuno degli intervistati ha mai dichiarato che il lavoro allestero potesse essere per loro fonte di autorealizzazione e soddisfazione: per loro una sorta di sacrificio, perch fatto a beneficio della famiglia e non per se stessi; un sacrificio misurato in termini salariali. assente lidea che al lavoro siano associati dei diritti: essi si vedono solo come manodopera a disposizione del mercato del lavoro italiano. Ovviamente vi sono delle eccezioni, ma la tendenza generale questa. Esistono poi lavoratori che nelle interviste hanno dichiarato di essere emigrati parzialmente per il lavoro e parzialmente per cambiare aria e visitare il mondo, senza contare che un altro scopo per loro era quello di contribuire a migliorare la reputazione dei rumeni e della Romania agli occhi degli italiani, mostrando che esistono anche brave persone rumene e non solo quelle che, secondo lo stereotipo classico italiano, vengono in Italia perch poveri e per delinquere. Il ritorno. La maggior parte degli intervistati afferma poi che il loro soggiorno in Italia viene considerato temporaneo, perch essi una volta guadagnato abbastanza per poter permettere listruzione dei figli, una vita dignitosa ai parenti rimasti in Romania, la costruzione o ristrutturazione di una casa o un appartamento in Romania e Alessandra Lozza

SCO: secondo anno lacquisto di altri beni, nonch aver messo da parte i soldi guadagnati in modo da garantirsi unesistenza agiata, meditano di tornare il patria. Anche qui esistono differenze fra i giovani e i cinquantenni. I primi pensano pi che altro a guadagnare il pi possibile finch possono, mentre i secondi, una volta terminato il loro compito, pensano pi spesso di tornare a casa, perch per loro la Romania il loro posto. Questo sottolinea il carattere transnazionale dellesperienza migratoria. Riguardo al tornare a casa, la questione si fa gi pi complessa per quelli che vengono definiti lavoratori stagionali: partono dalla Romania, lavorano in Italia per un po di mesi e poi tornano a casa, utilizzando il guadagno nei mesi in cui rimangono in patria per poi tornare la stagione seguente a emigrare. Altri invece, pur essendo passato il periodo critico della loro esistenza, continuano a vivere in Italia per le condizioni di vita migliori rispetto alla Romania, anche se hanno difficolt a spiegare a se stessi e alla famiglia rimasta in patria il perch preferiscono allungare il proprio soggiorno allestero. Il rischio della migrazione irregolare. Laltra parola spesso utilizzata rischio. Questa parola permette di descrivere alcune differenze importanti fra quelli che, una volta arrivati in Italia, hanno ottenuto un permesso di soggiorno e quanti invece sono stati costretti a vivere lunghi periodi di vita da clandestini. Le differenze fra queste persone erano date pi che altro dalle sanatorie e dai decreti flussi emessi dal governo per il lavoro, che fissavano quante persone e di quali nazionalit potevano entrare nel territorio italiano. Alla fine, pochissimi ottenevano in questo modo il permesso di soggiorno e gli altri che entravano allinizio legalmente in Italia si trovavano ad essere overstayers, ovvero coloro che protraggono la loro permanenza sul territorio oltre i termini consentiti dalla legge. La condizione di clandestino quindi non dovuta a caratteristiche individuali di questa o quella persona, ma dalle contingenze nelle quali essa si trovata a vivere in Italia. Nelle interviste, da una parte la clandestinit viene minimizzata, dallaltra invece fa emergere come lavere un permesso di soggiorno regolare incida sulla vita del migrante stesso. La clandestinit vissuta da queste persone come un rischio. Quello pi grosso quello di essere rimpatriati dopo essere stati fermati per strada per un normale controllo di polizia, perch privi di documenti di soggiorno: era quindi per loro unesperienza che poteva finire in ogni momento con lattesa delludienza per lespulsione attesa nel Centro di accoglienza temporanea a Bologna. Il tutto cambiato con lentrata della Romania nellUE, anche se questo cambiamento formale non stato percepito dai molti che sono stati costretti a vivere da irregolari troppo a lungo. A volte lesperienza clandestina risulta come una costrizione a rimanere in Italia, perch se limmigrato irregolare torna nel Paese dorigine potrebbe non poter pi tornare indietro, mentre quello regolare pu muoversi liberamente fra i due Paesi. Formalmente gli immigrati clandestini per lo Stato non esistono se non per essere identificati e rimpatriati, eppure essi sono fondamentali per svolgere una funzione economica che pare sia vitale per leconomia italiana e bolognese. Per tanti di loro anche il posto di lavoro diventa un luogo di rischio, specie se in cantiere e in nero, perch possono trovarsi a dover lavorare per enti pubblici o privati appartenenti per a cariche pubbliche, che una volta scoperta lirregolarit posso rimpatriare ; possono trovarsi nel bel mezzo di un controllo da parte delle forze dellordine e subire il rimpatrio forzato; possono subire licenziamenti senza motivo, rischiare la vita in incidenti sul luogo di lavoro e non venire pagati, il tutto senza poter sporgere denuncia perch sono clandestini. Altro rischio quello di passare diversi mesi di carcere in Italia se non lasciano il Paese entro cinque giorni come gli viene ordinato con la carta di rimpatrio. Inoltre, lessere clandestini porta al rischio di incorrere in una serie di abusi come per esempio il ricatto da parte dei datori di lavoro che, non volendo pagare le somme per la regolarizzazione dellimmigrato, lo costringono a pagarla di tasca propria o quelli attuati anche da cariche pubbliche nel momento di richiedere il rinnovo del soggiorno o del ricongiungimento familiare.

Alessandra Lozza

SCO: secondo anno A volte vengono poi eseguite retate dalle forze dellordine per sopperire alla pressione mediatica, sociale o politica, specie verso i rom che hanno una fisionomia pi riconoscibile come stranieri dei rumeni non rom. Abusi da parte della polizia si possono riscontrare anche alle frontiere, quando si deve passare la dogana: se il rumeno fuori dalla Romania da pi di tre mesi, che il tempo massimo consentito, al ritorno sul suo passaporto verr posto un timbro che gli impedisce di uscire nuovamente dalla Romania, ma i poliziotti alle dogane a volte non ponevano il timbro, in cambio di soldi. Questo tipo di condizione di rischio ed abuso ovviamente comune a tutti gli immigranti provenienti da Paesi extra-comunitari non ricchi. Alla fine si pu dire che comunque, le leggi sullimmigrazione non hanno come effetto quello di espellere tutti i migranti irregolari, ma quello di includerli attraverso la loro clandestinizzazione, garantendo che lavorino in settori sgradevoli per la popolazione autoctona. Un altro effetto quello di creare una fascia di individui che sono allo stesso tempo cittadini senza documenti e lavoratori disciplinati. 3. LIMMAGINE TIPICA DEL RUMENO AL LAVORO. Il rumeno viene sempre definito come un gran lavoratore, che mantiene buoni rapporti con i datori di lavoro e i colleghi perch lavora di pi rispetto ad altri di altre nazionalit. Noi rumeni lavoriamo di pi. In generale le interviste sembrano descrivere allinizio ambienti di lavoro privi di tensione e contraddizioni e i lavoratori rumeni si dipingono come grandi lavoratori capaci di lavorare velocemente, efficacemente, assumendosi carichi di lavoro pesanti perch provvisti di forza fisica e di competenze, tranquilli perch in grado di mantenere buoni rapporti sia con i colleghi che con i datori di lavoro. La raffigurazione del rumeno come buono non si ha solo nei cantieri edili, ma anche in altri settori e i rumeni tendono a dire che lavorano molto pi degli italiani, perch pi veloci, precisi e con conoscenze elevate del mestiere, tant che sono in grado di lavorare per tre (un rumeno lavora per tre italiani). Il capo bravissimo. In ogni intervista il datore di lavoro viene elogiato come colui che sa riconoscere il valore del lavoratore rumeno, che riconosce e premia la qualit del lavoro, la correttezza e le competenze delloperaio. I datori di lavoro vengono elogiati perch apprezzano loperaio e le sue competenze e sanno come ricompensare se vedono che lavorano bene, aggiungendo qualche soldo alla busta paga. Gli albanesi non lavorano come noi. In merito ai rapporti con i colleghi va sottolineato che vengono descritti come buoni rapporti, di collaborazione a volte, ma nella maggior parte dei casi di semplice rispetto, anche se si sottolinea sempre che lavoratori non rumeni lavorano molto meno dei rumeni stessi nel settore edile. In altri settori invece non vi quasi traccia di questa contrapposizione rumeni/altri extracomunitari e nelle persone molto giovani emerge laffermazione di una comune condizione come stranieri. Queste dichiarazioni sono pi o meno simili sia per persone con il permesso di soggiorno sia per clandestini. Lavoravo a nero. Tuttavia da alcune interviste emergono delle situazioni in cui il rapporto con i datori di lavoro non era buono, soprattutto se il lavoratore rumeno era clandestino. Si tratta di episodi di mancati pagamenti o ritrattazione del pagamento pattuito e di terrore infuso dai datori di lavoro ai loro operai, nonch situazioni in cui si negava la regolarizzazione dellimmigrato operaio cos come prevedeva la legge o la sanatoria. Situazioni del genere, di sfruttamento, sono rare e comunque non mettono in discussione la rappresentazione dominante che vede i rumeni avere buoni rapporti con i datori di lavoro onesti.

Alessandra Lozza

SCO: secondo anno Lemigrato/immigrato rumeno come lavoratore: un tentativo di interpretazione. La metodologia di raccolta dei dati rende le informazioni espresse nel libro possibili interpretazioni, poich ovviamente sono raccolte in contesti particolari e risentono della vicinanza o lontananza dellintervistatore dallinterlocutore e tutta una serie di fattori, nonch dellinterpretazione fatta dallintervistatore della s ua fonte orale di informazioni. Linterpretazione proposta che gli immigrati rumeni si presentano principalmente come lavoratori perch questa la definizione legittima per la societ di arrivo, per la quale limmigrato ammissibile solo come lavoratore. La rappresentazione legittima dellimmigrato come lavoratore non comprende la possibilit di realizzarsi nel lavoro o provare soddisfazione o gioia per esso, poich si cerca solo di guadagnare per mandare il denaro a casa. In definitiva il lavoro allestero viene presentato come un sacrificio, il che porta a descrivere i rapporti con colleghi e datori di lavoro come senza problemi. Il lavoro infatti viene considerato la legittima motivazione dellesperienza migratoria sia da parte della societ di immigr azione sia da parte di quella di emigrazione, dato che la migrazione, anche se autorizzata, viene vissuta come una colpa, una fuga, un tradimento nei confronti di coloro che restano a casa e della comunit, nonch come una minaccia per la comunit di arrivo. quindi necessario che questo tradimento e questa colpa vengano giustificati e legittimati: il lavoro costituisce sacrificio per espiare queste colpe e affinch lemigrazione possa essere accettata essa viene etichettata come mera esportazione di forza lavoro e nientaltro. raro che si parli di rivendicazione di diritti nelle interviste, questo perch i rumeni hanno interiorizzato il modo di vederli delle persone italiane ed evitano di toccare punti che comprometterebbero la loro presentazione da buon rumeno. Le distinzioni fra rumeni regolari ed irregolari e come immigrati derivano poi dalle leggi e queste figure vengono istituzionalizzate proprio grazie a queste. Non va poi dimenticato che i rumeni sono stati oggetto di varie campagne di criminalizzazione nel corso degli anni duemila e che sono stati spesso etichettati come etnia criminale. Dato che le rappresentazioni possibili per il rumeno sono quella di lavoratore o di clandestino-criminale, pare ovvio quale sia quella prediletta che conduce anche a fornire unimmagine legittima di s per smarcarsi da un possibile stigma di devianza. Emerge che i rumeni risultano subalterni dal punto di vista lavorativo e culturale agli occhi degli italiani e che essi non solo si conformano a quanto ritenuto legittimo nella societ italiana, ma riprendono anche alcuni aspetti del proprio capitale culturale di partenza. Uno di questi il culto del lavoro che rimasto intatto dalla dittatura, per cui se si lavora si pu guadagnare e quindi possedere qualcosa, se non si lavora non si possiede niente. Questo culto del lavoro rimasto fortemente attaccato agli animi rumeni con le sue tre principali caratteristiche: distinzione forte fra lavoro manuale ed intellettuale; presenza di figure simbolo e stigmatizzazione e criminalizzazione di chi non lavorava. A questo culto se ne affiancava uno di risparmio energetico per i lavoratori, che sapevano di avere lo stipendio assicurato anche se facevano molto meno del dovuto, cos che si erano addirittura formati dei circuiti di economia informale di lavori in nero basati sulla capacit delle famiglie di cavarsela con i mezzi pi disparati, anche con piccoli furti nelle grandi cooperative e aziende statali. 4. ETNOGRAFIA DI UN CANTIERE EDILE. Fatte delle interviste, si passa allosservazione sul campo, in un cantiere edile, per avere un altro punto di vista della situazione rumena, pi diretto, che permetta di confermare o meno le dichiarazioni sentite. Laccesso al cantiere. Alcuni funzionari sindacali della FileaCgl trovano il posto di lavoro al protagonista in un cantiere edile come manovale e questi si fa assumere dichiarando di essere un ricercatore Universitario che vuole arrotondare il suo stipendio, ma non che il suo vero scopo studiare le interazioni fra i rumeni e le altre Alessandra Lozza

SCO: secondo anno persone che lavorano al cantiere, potendo svolgere cos unosservazione partecipante coperta. Essendo manovale, egli destinato a svolgere mansioni non specializzate ovunque ci sia bisogno. Cos facendo in grado di osservare i rapporti che si stabiliscono allinterno del cantiere e condividere con gli altri lavoratori varie parti della giornata e varie esperienze ed eventi, finch questi una volta fatta conoscenza possono cominciare a sfogarsi con lui e a coinvolgerlo o renderlo vittima di scherzi solitamente a sfondo sessuale. La sera, a casa, il protagonista scrive il suo diario etnografico annotando tutto ci che successo durante la giornata. Qui si lavora piano: i tempi di lavoro. Nel cantiere lavorano otto rumeni di cui solo due regolari e due pakistani, anchessi regolari, nonch un italiano che fa lelettricista. Il cantiere dipende da una ditta che detiene il subappalto principale e allinterno del cantiere stesso lavorano in sub contrattazione ditte specializzate. Un lavoratore rumeno spiega al protagonista che il ritmo di lavoro nel cantiere lento, a meno che non chiedano i datori di lavoro di sbrigarsi a fare qualcosa, situazione che avviene proprio durante il primo pomeriggio di lavoro del protagonista, il quale si deve arrangiare in quel frangente ad imparare ad usare attrezzi mai visti prima. Anche il giorno seguente viene ammonito di lavorare piano e la spiegazione che viene fornita che, se per caso loperaio si infortuna perch ha voluto agire velocemente o caricandosi di troppo peso il datore di lavoro non gli paga i giorni dassenza. vero quindi che i rumeni sono grandi lavoratori, ma non nel senso che sono veloci: nel senso che, essendo il lavoro in cantiere davvero faticoso, essi sanno come muoversi per evitare di danneggiare se stessi e le loro famiglie se rimangono senza paga per dei giorni. Quando viene detto di fare alla svelta perch esistono tipi di mansioni che esigono rapidit (es: gettata di cemento), sono da eseguire in un certo lasso di tempo o perch quasi finito lorario giornaliero e si vuole andare a casa. Viene immediatamente fatto capire che nel caso in cui i ritmi siano pi animati bene che tutti i dipendenti interessati lavorino in maniera condivisa e paritaria. La maggior parte dei dipendenti in questo cantiere ritiene centrale adeguarsi in ogni caso ad un ritmo di lavoro comune a tutto il gruppo di colleghi. Il significato pratico di troppo o troppo poco lavoro viene sempre negoziata cos come il ritmo veloce o lento di lavoro, poich questa una conoscenza pratica che ti permette di capire momento per momento con che rapidit svolgere una mansione, dato che si risponde del tempo impiegatoci non solo al capo ma anche ai colleghi. Variano in quel contesto segnali e sanzioni impliciti ed espliciti in merito alle negoziazioni di tempo e lavoro che si deve svolgere e vengono insegnati anche trucchi per evitare di farsi assegnare lavori pi pesanti, come farsi trovare sempre impegnati. Viene insegnato a fare sempre qualcosa per evitare che il capo assegni lavori lunghi o pesanti che costringano a rimanere oltre lorario previsto poich non si stava facendo niente. La negoziazione sui tempi di lavoro solitamente implicita e silenziosa nei confronti dei capi che vengono chiamati dagli operai i cani. A volte la negoziazione con i capi deve essere esplicita, specie quando si tratta di ritmi di lavoro di una particolare mansione o quando ci si deve collettivamente difendere dallaccusa di aver lavorato meno del dovuto. La motivazione dellesecuzione sommaria di un compito di solito si ritrova nella convinzione di essere pagati troppo poco per quello che si svolge. Altre volte, lavorare lentamente dobbligo, poich certe mansioni da svolgere in gruppo mettono a rischio lincolumit di tutti, come per esempio la costruzione di un ponteggio, per il quale occorrono fiducia e una buona dose di concentrazione. Viene rilevato che la tendenza dei rumeni sul cantiere quella di negoziare il pi possibile i ritmi di lavoro e mettere in pratica alcune piccole insubordinazioni per riuscire il questo scopo. I cani: il rapporto col capo. Nella quotidiana e costante negoziazione dei ritmi di lavoro i datori di lavoro spronano sempre i dipendenti a fare di pi e ad andare pi veloci, rimproverandoli aspramente se li considerano inefficienti e la tensione continua fra capi e dipendenti causa nervosismo e litigi quotidiani. Capitano spesso episodi del genere per Alessandra Lozza

SCO: secondo anno questo i dipendenti hanno soprannominato i datori di lavoro i cani da guardia. Si apre una contraddizione fra le interviste e la realt: i rumeni intervistati dicono che i rapporti di lavoro sono tranquilli e senza problemi, ma pare chiaro che nella realt i datori di lavoro vengono visti soprattutto come entit atte alla vigilanza e al controllo e secondariamente come addetti alla direzione tecnica progettuale. Da parte loro i capi utilizzano discorsi interiorizzanti nei confronti della manodopera rumena o ribadiscono costantemente con frasi futili di essere loro al comando anche se nella realt non svolgono nessun incarico, e questa tendenza viene contrastata dal tacito accordo dei lavoratori di abbassare i ritmi di lavoro. Talvolta i rumeni esprimono la loro reale opinione sui capi utilizzando la loro lingua madre in modo da non farsi capire dai capi e, essendo che il protagonista conosce il rumeno, a volte si confidano anche con lui nella loro lingua. Lopinione che fra dipendenti e datori di lavoro vi sia un buon rapporto stata espressa raramente dai colleghi del protagonista durante losservazione. Questopinione invece espressa dai capi, specie nei giorni di paga e viene espressa dai lavoratori solo in particolari circostanze come quella di un furto in ufficio: la scomparsa di una grossa somma di denaro crea tensione fra i lavoratori che tendono a rimarcare il buon rapporto col datore di lavoro principale e il fatto che non ci sono mai stati furti in cantiere (non di quel tipo almeno, anche se a volte sparivano attrezzi dal magazzino). I rapporti con i datori di lavoro poi influenzano quelli con i colleghi, che se vedono sussistere un buon rapporto fra lavoratore e capo possono arrivare ad escludere il lavoratore dal gruppo, considerandolo una potenziale spia e un cane del capo. Pakistani terroristi: pregiudizi e lealt verso i colleghi. Esiste anche nel cantiere preso in considerazione la tendenza a dividersi in gruppi nazionali, specie allora di pranzo e a sbeffeggiare scherzosamente gli altri lavoratori con frasi stereotipiche o nomi stereotipati che possono sempre essere ribaltati a sfavore di chi li usa. Emergono stereotipi e pregiudizi legati alla provenienza nazionale o allappartenenza religiosa, come emerso dalle interviste. Quindi in una certa misura la differenziazione nazionale costituisce un fattore di separazione fra colleghi. Nel cantiere osservato non vi unassociazione netta fra provenienza nazionale e qualifica professionale dei dipendenti, poich si finirebbe per insultare anche propri connazionali, essendo le qualifiche professionali simili anche fra dipendenti di nazionalit diversa. Nei momenti di lavoro per le differenze paiono scomparire, per tornare solo quando si pensa alla competenza e alla capacit di svolgere le mansioni assegnate, nonch sul rispetto delle regole di comportamento nei confronti sia di datori di lavoro, sia di colleghi e nel rispetto dei ritmi di lavoro collettivi. Una volta rivelato a due colleghi lo scopo della propria ricerca, il protagonista raccoglie le loro interviste ed entrambi lamentano la lentezza dei pakistani sul lavoro, anche se fra di essi non cera un cattivo rapporto a causa di questa lentezza. Inoltre i rumeni sono imparziali in quanto riprendono e sanzionano anche i propri connazionali se agiscono nel modo sbagliato. Inoltre se un dipendente viene ritenuto colpevole di essere un cane del capo non importa la sua nazionalit: viene escluso dal gruppo di lavoratori, sbeffeggiato e ci si rifiuta di lavorare con lui. Pi che la nazionalit, lelemento che rende solidali alcuni colleghi fra loro lappartene nza familiare o la provenienza dalla medesima citt, che sono fattori che creano a volte amicizie di lunga durata. Questa etnicizzazione comunque dei rapporti comunque non impedisce ai lavoratori di instaurare rapporti di fiducia e amicizia con colleghi di altre nazionalit. Pervertiti e drogati: gli stereotipi dei rumeni sugli italiani. Interessanti da osservare sono gli stereotipi che hanno i rumeni nei confronti degli italiani, anche in quelli del protagonista che trattano con diffidenza essendo lultimo arrivato e per di pi laureato. La maggior parte degli stereotipi riguardano il sesso e la droga e i rumeni paiono piuttosto interessati alle pratiche del sesso orale, che secondo loro sono molto diffuse in Italia, e alle motivazioni che spingono un italiano ad andare in Alessandra Lozza

SCO: secondo anno Romania, che secondo loro si possono riassumere nellatto di rimorchiare le donne rumene. Spesso al protagonista viene chiesto di spiegare, con modi ironici o con insulti, questa pratica degli italiani riguardo al sesso orale e il protagonista nota come il machismo sia uno degli elementi importanti del processo di inclusione nel gruppo dei colleghi di cantiere. Non quindi inusuale che i primi approcci col nuovo arrivato, riguardino gli stereotipi sessuali degli italiani. Forse lo scambio interculturale in cantiere in confronto ai capi che si vantano delle loro prestazioni sessuali a generare gli stereotipi che i rumeni hanno degli italiani. Altri stereotipi sono quelli che vedono gli italiani come grandi consumatori di droghe, perfino sul posto di lavoro. Si crede che l80% degli italiani circa sia drogato e punkabbestia, stereotipo che invece viene spesso utilizzato dagli italiani nei confronti dei rumeni, che spesso si considerano migliori degli italiano per non essere cos e perch lavorano sodo per costruire case anche e soprattutto per gli italiani che invece lavorano negli uffici. Il processo di inclusione nel gruppo dei colleghi. importante mostrare ai colleghi che si leali nei loro confronti, specie se si lavoratori di altre nazionalit e se si nuovi nel cantiere. Vanno conquistati la fiducia dei lavoratori cos come il loro rispetto. Questa situazione vissuta poi in modo particolare specie dai nuovi arrivati, che sono degli sconosciuti e devono imparare le regole della vita in cantiere. una spia: limportanza dellorigine nazionale. Un aspetto importante che determina linclusione nel gruppo appunto la n azionalit del nuovo arrivato: visto che il protagonista italiano genera subito sospetto perch potrebbe instaurare subito un buon rapporto con i capi e fare la spia nei confronti degli altri lavoratori e viene investito di pregiudizi, che diminuiscono un po quando questi mostra di conoscere la lingua rumena, parlarla moderatamente bene e utilizzarla anche in presenza dei capi che non la conoscono. Tuttavia allinizio il protagonista vive un momento di crisi quando viene sospettato di essere una spia dei sindacati e accusato dai compagni in rumeno, che non sapevano ancora della sua capacit di comprendere la lingua, e anche se si proclama innocente e protesta, si sente un po una spia a causa della natura coperta della sua ricerca. In ogni caso la crisi passa quando i lavoratori suoi colleghi spiegano che stavano scherzando e che non lo credono realmente una spia dei sindacati. Questo episodio comunque mostra come sia difficile per i colleghi rumeni considerare il nuovo arrivato come uno di loro a causa di questa sfiducia di partenza, mentre lingresso di nuovi manovali rumeni decisamente pi facile, poich li accomuna la lingua e la reputazione dei parenti che li hanno introdotti nel cantiere passa anche a loro. Laccesso al luogo di lavoro di un ulteriore collega tunisino invece pi problematica, poich egli ha difficolt con la lingua italiana ed soggetto a stereotipi e pregiudizi sugli africani e sugli arabi, pregiudizi che non diminuiscono col passare del tempo. Non sai fare niente: la competenza professionale. Il saper fare, la competenza manuale specifica un altro fattore di inclusione o esclusione dal gruppo: pi si competenti, esperti ed efficaci sul lavoro, pi si apprezzati. Questo perch loperaio che non sa come muoversi corre rischi maggiori in cantiere durante i lavori pericolosi, mettendo a repentaglio anche lincolumit dei colleghi; perch fondamentale saper fare quando i ritmi di lavoro vengono accelerati e perch viene stimato chi sa anche spronare i compagni a lavorare meglio o escogita in fretta soluzioni fattibili per i problemi che sorgono durante la costruzione. Inoltre la competenza conferisce autorit e rispetto a chi le possiede in quanto gli si attribuisce lo status di muratore finito, completo. Le discussioni sulle reali competenze dei colleghi sono infatti frequenti in cantiere e la competenza permette di guadagnare anche pi di altri che ne possiedono meno. La mancanza di competenza del protagonista risulta un ostacolo per linserimento nel gruppo di lavoro, ma alcuni colleghi sono disposti ad aiutarlo e ad insegnarli come usare certi oggetti o come posizionarsi col corpo in modo da fare meno fatica svolgendo alcune mansioni. In Alessandra Lozza

SCO: secondo anno questi casi comunque sorge lattenzione su uno degli aspetti pi visibili del processo di inclusione o esclusione dal gruppo: il ridere di, che esclude qualcuno e il ridere con, che un chiaro segno di inclusione. Col passare del tempo il protagonista nota questo cambiamento dal ridere di lui al ridere con lui, segno che sta per essere incluso nel gruppo. Hai i capelli come una pecora: il machismo e laspetto fisico. Un altro fattore importante il machismo, dato che il cantiere prevalentemente frequentato da uomini a parte rare ed occasionali eccezioni. Per machismo si intende tutta una serie di comportamenti e affermazioni che esaltato la forza fisica e la mascolinit, caratterizzati da aggressivit verbale e corporea, il frequente uso di insulti e scherzi a sfondo sessuale a volte in un atteggiamento di cameratismo, a volte con lintento di offendere ed escludere dal gruppo. Essendo il protagonista poco macho sia per aspetto fisico, sia per i modi, il suo inserimento nel gruppo difficile, specie perch viene preso i giro soprattutto per la sua istruzione e il suo grado di laureato, che per deve lavorare insieme a rumeni in nero e che non sa un bel niente del lavoro in cantiere. Prendendolo in giro sulla sua laurea, i rumeni intendono quasi rovesciare la struttura di status sociale, come se volessero una rivincita del lavoro manuale su quello intellettuale. Queste caratteristiche sono essenziali a volte in luoghi dove il lavoro rischioso per lincolumit e ovviamente non son o esclusivamente visibili nei lavoratori rumeni, ma esistono in qualsiasi classe di lavoratori di altre nazionalit. Probabilmente viene utilizzato il machismo dai rumeni del cantiere come fattore di protezione contro quella stigmatizzazione che deriva dal lavorare in cantiere, poich un lavoro rischioso, mal pagato, precario e a basso status sociale. Altro fattore importante laspetto fisico. Il protagonista non soddisfa i criteri di abbigliamento e aspetto fisico dei colleghi: barba non rasata, capelli un po lunghi infastidiscono i colleghi che, rimediano tagliandogli i capelli. un rituale di passaggio, da escluso a incluso al gruppo, che segna che il protagonista ora diventato amico di coloro che prima non lo consideravano tale. Percependo la sua diversit i colleghi hanno voluto riplasmare il suo aspetto fisico probabilmente con lintento di farlo somigliare pi a loro e ridurre cos le differenze sociali, per renderlo anche pi adeguato al nuovo ruolo di operaio edile. La costruzione del rispetto in una comunit provvisoria. Un ultimo elemento di inclusione nel gruppo di colleghi dato dalla lealt verso questi: il rispettare i ritmi di lavoro collettivi, il non essere dalla parte del capo, la partecipazione attiva durante i momenti di negoziazione dei ritmi lavorativi e dei carichi di lavoro e il non fare la spia. La capacit di seguire queste regole comuni conoscenza pratica da apprendere insieme alle mansioni lavorative dalla sua acquisizione dipende linclusione nella piccola comunit di dipendenti edili. Questa lealt ha aiutato quindi il protagonista ad essere accettato allinterno della comunit, accettazione che si guadagna anche superando alcune prove come luscire dal cantiere per andare a prendere da bere per se e per gli altri durante lorario di lavoro; il bere insieme e loffrire qualcosa una volta ricevuto il primo stipendio . I momenti nei quali si costruiscono reciproco rispetto e fiducia per sono quelli in cui si lavora collettivamente in maniera paritaria. Il concetto di comunit di dipendenti fuorviante e linserimento in questa non lineare, ma fatto di un alternarsi e susseguirsi contraddittorio di segnali di inclusione e fiducia e di chiara esclusione. Inoltre questo gruppo, anche se definibile come una piccola comunit tuttaltro che unito e coeso. E gli stessi fattori valgono per tutti i dipendenti nuovi, non solo per il protagonista. A rendere difficile considerare il gruppo come una comunit anche il frequente turnover di lavoratori, ovvero il cambio di dipendenti frequente dovuto a dipendenti che si licenziano per cercare un posto di lavoro migliore. Questo porta ad una costante negoziazione e rinegoziazione delle interazioni del gruppo stesso, il che rende il gruppo a tratti coeso e a tratti disgregato, impedendo la costruzione di una ben funzionante e solida comunit di dipendenti che lavorano tutto per la stessa ditta. Alessandra Lozza

SCO: secondo anno Pratiche lavorative sleali e turnover. Per far si che loperaio si impegni nel lavoro necessario che esista un certo grado di consenso nella struttura dellorganizzazione aziendale, nonch nei confronti dellorganizzazione alla quale i dipendenti p restano la propria manodopera. Dallosservazione partecipante emerso che i dipendenti rumeni non danno particolare consenso ai datori di lavoro perch vedono il lavoro stesso solo come un mezzo per guadagnare. Quelli che mostrano lealt verso il capo vengono esclusi dal gruppo, ma lo fanno solo per diminuire il rischio di licenziamento, specie se sono irregolari. Altro elemento da tenere in considerazione il turnover di lavoratori: sia che capiti per licenziamento o altro, i lavoratori non esitano un attimo a tradire la ditta per cui stanno lavorando licenziandosi e spostandosi in un altro cantiere nel quale limpiego pi remunerativo. Esiste poi anche la pratica dellautolicenziamento, ovvero quella particolare situazione di tensione creatasi fra vincoli posti dal datore di lavoro e libert del migrante, che porta il migrante a licenziarsi per poter tornare a casa qualche mese, come se fosse in ferie. Questo sottolinea che i rapporti fra datori di lavoro e migranti risentono della concezione strumentale che si ha nei confronti dellimmigrazione e del ruolo dei migranti in Italia. Tale fattore mina il consenso che potrebbe venirsi a creare nei confronti della ditta e del luogo di lavoro, specie quando i diritti dei lavoratori migranti non vengono ascoltati, soprattutto se questi sono in nero. 5. I RAPPORTI DI FORZA TRA DIPENDENTI E CAPO. Oltre al tema dei ritmi di lavoro, altre questioni creano tensione nei rapporti: lorario di lavoro, il pagamento dei salari, i contributi per la pensione, il licenziamento senza motivazione, i periodi di malattia, le giornate inattive a causa del maltempo e le ferie. Vengono descritte quelle risorse che influenzano i rapporti di forza fa datore di lavoro e operaio, ovvero quelle che i lavoratori possono mettere in gioco (come la competenza che diminuisce il rischio di licenziamento) nelle quotidiane pratiche di negoziazione con il capo. La capacit di negoziazione, va notato, varia a seconda di come viene considerato il lavoro svolto: se riservato agli immigrati o potenzialmente desiderabile anche per gli autoctoni. La definizione dellimpiego desiderabile per non universale e dipende dal contesto lavorativo e dalla possibilit del lavoratore di decidere allinterno delle negoziazioni quotidiane nel contesto lavorativo, delle risorse che possono aumentare il livello di contrattazione e magari renderla esplicita o legittima. Quattro sono le principali risorse: 1. 2. 3. 4. Il possesso del permesso di soggiorno; La mansione svolta in cantiere e le competenze professionali delloperaio; La presenza e lattivit di unorganizzazione sindacale; Le dimensioni del cantiere, dellazienda e la solidariet fra colleghi, soprattutto con gli italiani.

Senza permesso di soggiorno hai paura. Lattraversare il confine senza permesso mette in una posizione di debolezza e vulnerabilit il migrante e di queste se ne approfittano le aziende a livello lavorativo, per ottenere gli stessi benefici della delocalizzazione me senza dover fare tutte le pratiche burocratiche e amministrative che richiede il delocalizzare. Inoltre, la continua situazione di deportabilit, ovvero il continuo rischio di essere rimpatriati, rende questi individui maggiormente sfruttabili dal punto di vista lavorativo, anche se dal 2007 un cittadino rumeni in territorio italiano trovato senza permesso di soggiorno non rischia quasi mai il rimpatrio, se non in casi particolari. Il possesso del permesso di soggiorno una risorsa fondamentale per un operaio immigrato nellinterazione con il datore di lavoro e il capocantiere, cos come la presenza di un contratto di lavoro, che grantiscono maggiore forza alle rivendicazioni del dipendente in regola, mentre un operaio illegale privo di entrambi rischia non solo il licenziamento in tronco nel caso di discussioni ma anche di essere rimpatriato come clandestino. Anche in cantiere infatti un immigrato senza permesso di soggiorno corre il rischio di essere Alessandra Lozza

SCO: secondo anno riconosciuto e rimpatriato a seguito dei controlli della polizia, che eliminerebbero fisicamente i lavoratori in nero ai loro danni, mentre limpresa pagherebbe un prezzo molto basso per questa irregolarit. La paura di un controllo costante nei cantieri. Questa situazione risulta pesante per i lavoratori immigrati non in regola, che sono spesso oggetto di ricatto da parte dei datori di lavoro e che difficilmente possono trovare sostegno legale. Inoltre essi non possono utilizzare i canali regolari per la ricerca del lavoro come i loro connazionali con il permesso di soggiorno e devono affidarsi o al passaparola, o a chi recluta in nero a giornata. I datori di lavoro vengono definiti buoni solo quando pagano regolarmente il salario ai lavoratori in nero che hanno assunto, senza fare storie o diminuire il compenso precedentemente pattuito. Nel cantiere preso in considerazione dal protagonista non ci sono stati casi di mancato pagamento del compenso. Altre problematiche col salario sono quelle relative ai contributi, che i regolari pagano mentre gli irregolari no, e le decurtazioni dalla paga di alcuni euro quando il lavoratore si licenzia, cambia lavoro e poi torna nella ditta per recuperare gli ultimi mesi di salario che gli spettano. Inoltre ai regolari vengono pagati gli straordinari, mentre agli irregolari questa prospettiva non si presenta proprio: questi devono rimanere al lavoro fino a che il capo non dice che possono andare a casa e pagare i muratori come manovali anche se non questo il loro principale compito nel cantiere. Altra differenza riguarda i diritti sanitari, di malattia e di infortunio che non vengono garantiti dal lavoro in nero, come nessun genere di ammortizzamento o di protezione sociale in caso di infortunio sul lavoro. Tuttavia alcuni rumeni vedono il lato negativo dellessere in regola perch dal loro salario vengono trattenuti contributi e tasse, mentre i lavoratori in nero ricevono soldi contati e tutti subito, senza detrazioni. Lavora piano, sei un muratore. La specializzazione, lesperienza, labilit e le competenze professionali sono una risorsa importante per un operaio di cantiere, specie perch garantiscono che sia difficile sostituire loperaio, cosa che non vale invece per i manovali, che sono addetti ad incarichi non specifici. Nel conflitto lavoratori-datori di lavoro lelevata competenza di un lavoratore fa la differenza fra il lasciare il lavoro e lessere lasciato a casa dal lavoro non appena le mansioni di puro lavoro calano e aumentano quelle che richiedono competenze specifiche. Un lavoratore in regola ha anche la possibilit di imporre delle assenze al suo datore di lavoro per potersi occupare di altri lavoretti in nero pi remunerativi e pu rallentare il ritmo di lavoro sul cantiere proprio perch difficile sostituirlo, specie se competente. Cosa dice il sindacalista? Anche per quanto riguarda i rapporti sindacali esistono forti differenze di trattamento fra migranti regolari o irregolari. Per i lavoratori gi regolari la presenza di unorganizzazione sindacale una risorsa, ma per gli irregolari lo molto meno perch vengono ignorati dato che per legge non si pu fare nulla per loro se sono senza permesso di soggiorno. In alcuni casi i sindacati poi sono per i lavoratori in regola delle istituzioni facilitatrici non solo in merito a questioni lavorative, ma anche in merito a questioni sociali quali lacquisto di beni sul territorio. Comunque i rumeni tendono ad evitare i sindacati, poich hanno avuto brutte esperienze con quelli creati durante la dittatura, che erano corrotti e coercitivi e credono che siano cos anche in Italia. I lavoratori irregolari comunque evitano i sindacati perch facilmente ricattabili dai datori di lavoro, e i sindacati non sanno aiutare i lavoratori in nero perch la legge non lo consente. Davanti ai casi di minacce fisiche poi, il ricorso al sindacato vissuto come un tentativo quasi inutile e i rapporti non miglioreranno finch i sindacati non decideranno di attuare una linea pi decisa nei confronti degli immigrati irregolari.

Alessandra Lozza

SCO: secondo anno Un giorno hanno fatto sciopero per me. Un altro fattore importante da tenere in considerazione quando si analizza la situazione dei lavoratori edili la dimensione del cantiere e il numero di lavoratori che vi sono al suo interno. Quando il cantiere grande e appartiene ad una ditta grande, il lavoro pi stabile ed assicurato per pi persone, soprattutto regolari, che ricevono un contratto di lavoro a tempo indeterminato e tutte le relative indennit e altro; quando il cantiere piccolo saranno pochi quelli assunti regolarmente, specialmente i regolari, e pochi quelli assunti in nero. I regolari assunti regolarmente, avranno poi un contratto a tempo determinato che una volta scaduto lascer a casa il dipendente senza indennizzo per la disoccupazione fino al prossimo incarico. Cos capita anche per gli artigiani che assumono a stagione. Inoltre, cantieri grandi significano lavoro per mesi o addirittura anni; medi per alcuni mesi e lavori di ristrutturazione di piccole abitazioni, richieste solo per una parte della casa solitamente piccola significano lavoro per alcuni giorni e basta. Inoltre nei cantieri medio-piccoli i livelli salariali sono tendenzialmente pi bassi che in altri cantieri. In generale poi, se i cantieri sono pi grandi il lavoratore avr maggiori possibilit di negoziazione dei ritmi e tempi di lavoro, mentre nei cantieri piccoli il tutto viene deciso dal datore di lavoro senza possibilit di discussione da parte del lavoratore. Le dimensioni dei luoghi di lavoro in edilizia condizionano in generale le pratiche lavorative dei lavoratori rumeni e la loro quotidianit. Inoltre stato riscontrato che nei cantieri di grandi dimensioni la solidariet fra colleghi anche di nazionalit diverse aiuta a migliorare le condizioni dei lavoratori pi svantaggiati, anche attraverso scioperi fatti dai colleghi per richiedere diritti per una persona in particolare. Nei cantieri piccoli invece si parla spesso di cambio di posto di lavoro, ditta e condizioni lavorative, nonch di una maggior frequenza dei licenziamenti in tronco dovuti anche a semplici divergenze di opinione. Un lavoro sporco? Tutta una serie di caratteristiche in positivo (es.: sicurezza, alti salari, autonomia, ecc.) di un lavoro sono spesso oggetto di contrattazione quotidiana fra dipendenti rumeni e datori di lavoro e questo fatto contribuisce ad influenzare limmagine di un impiego in quanto desiderabile o sporco. Il lavoro viene considerato sporco quando la possibilit di negoziare una condizione migliore ridotta o negata, il che fa risaltare tale lavoro come poco desiderabile soprattutto per i nativi del Paese di arrivo. Per i rumeni, a fare la differenza sono invece la solidariet fra colleghi e la diversificazione fra connazionali e non, che possono abbassare o innalzare il potere di negoziazione, anche se questo comunque influenzato sia dallinterno che dallesterno del cantiere. 6. DENTRO E FUORI DAL CANTIERE. Traiettorie transnazionali e nicchie protette. Tra i vari rumeni incontrati ed intervistati, il transnazionalismo e la circolarit si declinano in strategie e percorsi differenti. Un primo fattore di condizionamento del transnazionalismo il possesso di un permesso di soggiorno in un qualsiasi Paese dellUE, che permetteva ai regolari di pianificare un periodo di lunga permanenza nel Paese darrivo, mentre era per gli irregolari motivo dei frequenti spostamenti da un Paese ad un altro , seppur con mille mila difficolt. Infatti gli irregolari non potevano pianificare periodi di lunga permanenza in ogni Paese e dovevano comunque elaborare strategie per trarre il meglio da ogni esperienza vissuta. Un esempio di circolarit quello di tornare ogni tre mesi in Romania per non incorrere nellinterdizione, restare a casa per un periodo e poi ripartire. Unaltra strategia era quella di spostarsi spesso verso un altro luogo della propria rete migratoria (spesso vasta e ramificata in tutta Europa) dove parevano esservi condizioni migliori di lavoro e vita, oppure di andare a lavorare solo stagionalmente, per esempio per la raccolta della frutta, per Alessandra Lozza

SCO: secondo anno poi tornare a muoversi. Queste strategie richiedono che rimangano aperti sempre i contatti internazionali e che vengano pianificate in modo da non risultare fallimentari, sulle basi di esperienze di altri familiari, cos da ridurre i rischi. Molti migranti rumeni irregolari preferivano invece quella che viene chiamata strategia della nicchia , che consiste nellunire luogo di lavoro e di vita nello stesso Paese cos da avere un impiego stabile e una fonte di guadagno sicura e continuativa, nonch unabitazione. Cercavano di vivere in maniera relativamente sicura, riducendo i controlli delle forze dellordine con la riduzione degli spostamenti, adottando comportamenti disciplinati e poco rivendicativi. Questa strategia veniva usata soprattutto dalle donne primomigranti che non avevano una rete di conoscenze vasta nel Paese darrivo, dove cercavano impiego come assistenti familiari, come badanti. Successivamente molti migranti maschi hanno beneficiato delle nicchie create per loro in precedenza dalle madri, mogli, fidanzate, compagne o sorelle che avevano emigrato prima di loro. Inoltre era possibile per i maschi immigrati unire lavoro e abitazione anche in altri contesti, cercando unabitazione vicina al posto di lavoro. Spesso comunque la situazione di immigrato irregolare non permette spostamenti, ma obbliga a rimanere nel Paese darrivo forzatamente. Una disposizione auto predatoria. Il Paese di immigrazione visto dai migranti come luogo dove guadagnare denaro anche facendo lavori pesanti e degradanti, sopportabili solo perch si legati al contesto di origine nel quale si potranno mettere a frutto i soldi guadagnati col lavoro. Si parla di armistizio informale, ovvero di tacito sfruttamento reciproco fra immigranti e societ di immigrazione. In ogni caso tutti i migranti, sia regolari che irregolari hanno sviluppato una sorta di disposizione auto predatoria, ovvero la tendenza a vedere lItalia come un paese da cui attingere le maggiori risorse monetarie possibili nel minor tempo possibile per poter tornare a casa, a causa delle difficolt legislative per ottenere il permesso di soggiorno. Viene definita autopredatoria perch il migrante sfrutta se stesso, il proprio corpo e il proprio tempo anche a rischio della salute per poter raggiungere il suo scopo, e questa disposizione non in contrasto con la presentazione di lavoratore che fanno di se i rumeni ed quella che porta per esempio donne, bambini e ragazzi a mendicare per strada o a fare i lavavetri ai semafori: il tutto per guadagnare di pi e unire i propri ricavi a quelli del capofamiglia. Alcuni migranti invece cercano di sommare ai propri salari proventi da azioni illegali, come per esempio lestorsione di denaro a connazionali in cambio di un posto di lavoro sicuro; il subaffito posti letto in baracche o appartamenti; le minacce su connazionali perch si servano delle merci vendute illegalmente, come generi alimentari, da altri della stessa nazionalit. Questa pratica non riguarda solo i lavoratori rumeni, ma anche altri di altre nazionalit. Altri metodi sono quelli usati per tagliare totalmente le spese superflue(es.: condividere una stanza in affitto con altri dieci inquilini); la diposizione auto predatoria stata poi rafforzata dalle campagne mediatiche contro i rumeni. Attivit illegali. Alcuni rumeni hanno raccontato nelle interviste di esperienze devianti, sorte poich sono stati subiti abusi in ambienti lavorativi troppo a lungo e troppo spesso e che quindi sembravano la via migliore da seguire per poter racimolare denaro. Si tratta di atti di criminalit minori, da strada, come per esempio piccoli furti nei supermercati e non di altri ambiti in cui comunque possono essere coinvolte persone di nazionalit rumena. In ogni caso il passaggio alla microcriminalit si alterna a fasi di lavoro regolare , che spesso non viene sempre pagato e rende razionale la scelta di entrare a far parte di settori criminali, che va a far aumentare la questione della criminalizzazione degli immigranti da parte della societ darrivo . In ogni caso, ad un rumeno, se si chiede cosa egli pensa dellItalia, questi risponder che lItalia bella, ma solo perch teatro di un guadagno elevato e sicuro.

Alessandra Lozza

SCO: secondo anno Limportanza dei consumi. Il contesto dorigine considerato il luogo in cui concentrare e spendere i risparmi o fare degli investimenti e la transnazionalit delle traiettorie non impedisce ai migranti di pensare, per lo meno, di poter far definitivamente ritorno in Romania. Lesperienza dello Scalo Internazionale Migranti. Lo Scalo Internazionale Migranti un ex albergo per ferrovieri in disuso di propriet delle Ferrovie dello Stato. Questo stato per molto tempo la struttura ospitante di centinaia di migranti, specie rom, ed stato chiuso nel 2005. Ha visto al suo interno varie attivit organizzate da rumeni e italiani nonch assemblee di autogestione, assemblee di donne con la partecipazione di italiani e rumeni. Ha rappresentato per molti migranti un luogo dove alloggiare gratis, un luogo dove gli irregolari erano protetti dalla minaccia di rimpatrio e un momento di rivendicazione di diritti, specie per gli immigranti irregolari che proponevano di attuare una procedura di regolarizzazione a carico degli enti locali se venivano denunciati datori di lavoro che facevano lavorare in nero contribuendo ad evadere il fisco. Si cercava quindi di cambiare limmagine dei suoi residenti da zingari, come venivano definiti, a lavoratori migranti, perdendo quindi laspetto stigmatizzante attribuito alla prima parola. Quella campagna e le sue idee per non furono sostenute. Loccupazione abusiva dello stabile veniva legittimata poich i suoi abitanti erano lavoratori in nero, a v olte con mogli e figli appresso. Quella manovra comunque ha rappresentato un tentativo di modificare la legge sullimmigrazione con un movimento dal basso anche se non riuscita a modificare il legalscape del Paese , e i rumeni che hanno partecipato a tale esperienza posso autodefinirsi in maniera diversa rispetto agli altri, poich la loro condizione di lavoratore era legata anche alla rivendicazione di diritti e non portava alla divisione fra lavoratori di etnie diverse, ma ad una comunanza di esperienze con altre persone provenienti da Paesi diversi dalla Romania. 7. CONCLUSIONI. Questa ricerca ha privilegiato una dimensione di ricerca dal basso, spingendo i lavoratori rumeni a parlare di se e delle proprie esperienze, osservandone le pratiche allinterno e allesterno dei contesti di lavoro e analizzandone i contesti di origine e arrivo (Italia e Romania). Lipotesi proposta che i rumeni abbiano interiorizzato limmagine di immigrato lavoratore egemone nella societ darrivo come un moto di senso comune, per legittimarsi agli occhi degli italiani e smarcarsi dallo stigma di clandestino e deviante che essi non rappresentano. Questo fa si che essi siano disciplinati sul lavoro senza bisogno di coercizione perch danno per scontato che il loro ruolo nella societ ospite sia solo quello di lavorare, mentre nel contesto di origine si presentano come consumatori di beni e non grandi lavoratori. Sul luogo di lavoro, stata analizzata la dimensione di tensione che si viene a creare fra datori di lavoro, lavoratori e lealt verso i colleghi, che presente in qualsiasi situazione lavorativa. Sono state analizzate le conseguenze del non essere in regola e le differenze con chi lo , le interazioni con persone di etnie differenti e luso degli stereotipi che spesso paiono lunico canale di comunicazione fra dipendenti di altre nazionalit e fra dipendenti e lavoratori ; come le competenze contino nella continua negoziazione; cos la slealt per i lavoratori edili e cosa significa lavoro sporco, ovvero lavoro che gli autoctoni non vogliono pi svolgere. Le traiettorie transnazionali poi sono viste come strategie di basso profilo e di resistenza quotidiana in un periodo in cui gli Stati non offrono alcuna protezione e anzi rendono difficile la vita dei migranti. In definitiva se la legge italiana sulla migrazione ha avuto come effetto quello di creare sul territorio una fascia di manodopera precaria e disciplinata, essa ha anche effetto sui rumeni che rimangono in Italia per anni, e sui loro figli che vi rimarranno per molto tempo. Queste leggi hanno creato cittadini a met, con pochi diritti e una disposizione predatoria nei confronti dellItalia, che non godono di rappresentanza politica, vivono in situazioni precarie e la cui disposizione verso lItalia non cambier di certo a breve termine. Alessandra Lozza