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Folklore nuziale e identità sarda

Folklore nuziale e identità sarda

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Lettura etnografica delle modalità di
produzione di una tradizione e di un’identità locali, all’interno di processi
storici, politici, econonomici e sociali di portata più ampia. Analisi antropologica dell’organizzazione di manifestazioni folkloristiche relative
alle locali usanze nuziali in Sardegna, con particolare riferimento all'Antico Sposalizio Selargino (Selargius, Cagliari).
Lettura etnografica delle modalità di
produzione di una tradizione e di un’identità locali, all’interno di processi
storici, politici, econonomici e sociali di portata più ampia. Analisi antropologica dell’organizzazione di manifestazioni folkloristiche relative
alle locali usanze nuziali in Sardegna, con particolare riferimento all'Antico Sposalizio Selargino (Selargius, Cagliari).

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11/16/2012

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La riproposta della tradizione nuziale a Oliena richiede una trattazione a parte in

quanto presenta delle peculiarità che mal si prestano a essere evidenziate in un

approccio comparativo. Si tratta di una manifestazione recente (tuttavia l’idea non è

nuova in paese, già in passato erano state messe in scena rappresentazioni del

matrimonio tradizionale), organizzata per il secondo anno consecutivo nel 2006 da

parte del gruppo “53 Amici per Oliena”, con il patrocinio dell'amministrazione comunale

e della cantina sociale Nepente, all’interno di quel grande contenitore di eventi

finalizzati alla valorizzazione e alla riscoperta delle tradizioni nel nuorese che è “Cortes

Apertas”. Oliena si inserisce in questo contesto proponendo diverse iniziative, tra cui

appunto la rappresentazione dell' Antico Matrimonio Olianese.

È forse il contesto di riscoperta delle tradizioni in cui si inserisce l’iniziativa a renderla

diversa da tutte le manifestazioni folkloristiche che abbiamo visto precedentemente. Al

contrario di queste, si caratterizza infatti non tanto come festa, quanto come una

dimostrazione didattica delle tradizioni popolari. Il matrimonio è finto, i protagonisti

sono attori, l’accento è posto sulla comprensione dei rituali come quello del porgere il

miele e della filatura della lana caduti in disuso da circa un secolo, di cui si svela il

significato nascosto. Tutto nella cerimonia tradizionale, si dice, era simbolico, perciò lo

spettatore deve essere guidato nella comprensione di quanto gli viene mostrato

spiegando la corretta interpretazione di ogni gesto. Tengo a precisare che l’enfasi sul

simbolismo della tradizione non è la conseguenza di una qualche speciale peculiarità

del folklore olianese, ma dell’approccio col quale è stato studiato in questo paese, in

particolare dall’antropologa Dolores Turchi, residente a Oliena, notissima studiosa di

tradizioni popolari sarde. La corretta interpretazione del rituale è dunque quella fornita

nei lavori della studiosa, la quale è tutt’ora la massima auctorictas nella ratificazione di

una certa associazione semantica come legittima.

La rappresentazione olianese è una sintesi di tutta la cerimonia tradizionale del

passato, la quale si svolgeva nell’arco di due giorni con feste separate, un giorno nella

casa della famiglia della sposa, il giorno successivo in quella dello sposo. Riepilogando

quanto accennato in precedenza, i parenti della sposa vanno a prendere lo sposo che

76 ▪ La tradizione nella rappresentazione dei matrimoni alla sarda

attende circondato dai parenti più stretti e da due bambini che tengono in mano le

candele adornate con nastri bianchi e su giarminu, contro il malocchio. Le madri,

abbiamo detto, sono assenti dal corteo, mentre sono presenti i padri. All’uscita dalla

chiesa, gli sposi percorrono la strada che li porta a casa della sposa, investiti

continuamente dal lancio di manciate di grano augurali da parte di amici e parenti che

attendono lungo il tragitto. Sulla soglia di casa li attende la madre della sposa, che li

benedice e scaglia a terra il piatto.

Il momento centrale della rappresentazione si ha nel momento in cui la madre dello

sposo sale su un tavolino o su una sedia (l’importante è che i piedi non tocchino per

terra) e da questa posizione porge alla nuora un po’ di miele pronunciando la frase

rituale:

"Nen tottu mele.. .Nen tottu ele. . ." [che tu sia “né tutta miele, né tutta fiele”]

Le presentava poi il fuso e la conocchia perché la nuora dimostrasse di saper filare tre

capi di lino senza spezzarli. Il filo sarebbe servito per legare l'ombelico dei primi figli.

La rappresentazione termina con il corteo nuziale che torna a casa della sposa

portando i doni della suocera:

un anello d'oro, per lo più fra quelli posseduti dalla suocera stessa,

sos pilos e granos, un misto di lana rigorosamente bianca, grano e mandorle
raccolti in un fazzoletto bianco di stoffa pregiata,

un cesto nuziale contenente 2 piatti fondi, 2 piani, 2 forchette, 2 cucchiai, lo
zucchero, il caffè, la lana, il grano e una forma di formaggio (da notare l'assenza

del coltello),

una torta di mandorle e miele con la quale la madre dello sposo ricambia alla
famiglia della sposa il regalo omologo donatole il giorno precedente

unico regalo vivente, una bella gallina bianca infiocchettata con un nastro di
broccato e adornata con pezzi di panno rosso, sa pudda hin sa vetta

Tutti i doni sono portati da bambine e ragazze mentre uno speaker spiega il significato

simbolico di ognuno, che è sempre a livello generale un augurio di fertilità, abbondanza

e lunga vita.

La tradizione nella rappresentazione dei matrimoni alla sarda ▪ 77

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