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“Lezioni americane” di Italo Calvino: sintesi e commento alla lettura

“Lezioni americane”, questo il titolo dell’edizione italiana scelto da Esther Calvino, dato che l’autore pensò prima al titolo inglese e non ebbe mai modo di dare l’ultima revisione al testo a causa della morte improvvisa – è l’ultima opera dello scrittore, nata non con una funzione narrativa o documentaria ma come testo scritto in funzione di un ciclo di sei conferenze dette “Norton Lectures” per le quali Calvino era stato invitato nel 1984 dalla Harvard University per l’anno accademico seguente. L’invito comprendeva la possibilità per lo scrittore – tra l’altro il primo italiano ad essere contattato – di articolare in piena libertà la conferenza, attraverso un tema a sua libera scelta e l’uso di ogni forma di comunicazione poetica. Le conferenze dovevano essere sei e il testo che abbiamo corrisponde a quello che Calvino aveva steso e avrebbe letto ad Harvard, tuttavia riuscì a portarne a termine solo cinque e non poté mai tenerle in università. I testi delle cinque conferenze che abbiamo riportano ciascuna come

titolo l’identificazione di un “valore” letterario – e non solo – che l’autore reputa necessario conservare

e portare con sé nel III millennio. Ognuno di essi – leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e

molteplicità – si apre più o meno esplicitamente con la dichiarazione di voler difendere e illustrare un valore attraverso una riflessione che si snoda fra citazioni letterarie, riferimenti alla poetica degli autori più vari, metafore ed esplicazioni afferenti anche ad ambiti della cultura non letterari. L’argomentazione dello scrittore, tuttavia, non procede con la rigida sistematicità di un testo argomentativo i cui si espongono tesi, prove e confutazioni di altre tesi concludendo in maniera netta, ma più spesso la prova segue direttamente il ragionamento dell’autore, il suo pensiero e le sue idee che

si associano, facendo si che il testo non sia completamente coeso – cioè interamente concatenato da

evidenti connettivi testuali – ma sempre coerente, dato che i legami logici fra gli esempi, le citazioni e le riflessioni non vengono mai meno. Analogamente, il registro linguistico resta quello della comunicazione standard ed esprime in modo fluido il pensiero dello scrittore, che esemplifica nel testo

stesso ciò che dice nella conferenza “Leggerezza”, dopo aver stabilito il legame tra la pesantezza nostra

e del nostro mondo e l’esigenza di leggerezza che avverte per la sua scrittura. Per stabilire questo

legame Calvino si serve di svariate citazioni e riferimenti letterari, fra i quali non mancano i primi della nostra letteratura, Dante e Cavalcanti, dei passaggi suggestivi di Shakespeare, autori più vicini come Leopardi, che compare anche altrove, o Kafka, con l’immagine del secchio posta in chiusura, emblema

della nostra privazione e ricerca, senza dimenticare l’importanza fondamentale dell’idea atomistica del De rerum natura di Lucrezio che torna più volte a creare un parallelismo fra la leggerezza degli atomi e

la pesantezza di ciò che vanno a costituire.

L’assenza di rigidità nell’esporre dell’autore si evidenzia anche nella seconda conferenza, “Rapidità”, che esordisce con una breve novella e prosegue sottolineando l’importanza del ritmo rapido per una costruzione narrativa che voglia includere in sé il tempo, poiché il racconto è sempre un’operazione sulla durata (pag. 43). Attraverso la metafora del fare narrativo come cavallo che ci trasporta – ripresa da Boccaccio – Calvino apre la sua riflessione alla metafora del cavallo come velocità ed alla rapidità come valore non più solo letterario ma costitutivo del pensiero stesso. Qui l’autore cita Galileo Galilei, che nel Saggiatore afferma: « Il discorrere è come il correre », potente sintesi dell’agilità mentale come valore aggiunto del pensar bene. La scelta, presente più volte nel testo, di esempi e citazioni tratti dall’ambito scientifico indica quella posizione nel dibattito sull’unità del sapere che poi Calvino espliciterà nella quarta conferenza. Essendo tuttavia la conferenza di discussione prevalentemente letteraria, l’autore conclude motivando la sua predilezione per le short-stories alla luce delle sue riflessioni sulla rapidità (soprattutto di pensiero) come valore qualificante dell’opera letteraria che, soprattutto in un mondo sempre più congestionato, deve essere quindi concentrazione di pensiero. Nella terza conferenza, “Esattezza”, il discorso si apre con la dimostrazione del valore della vaghezza - il cui portavoce è Leopardi – e porta ad un risultato opposto ma perfettamente coerente: per gustare l’indeterminatezza occorre una minuziosa e precisa conoscenza del dettaglio esatto. Nello scrivere – come nel vivere – la dialettica non è solo fra vago ed esatto, ma anche fra ordine e disordine ed essa si risolve in una reciproca implicanza: nel disordine ci sono porzioni di ordine, segmenti in cui sembra presente un sensi, siano essi opere letterarie o porzioni dell’universo in cui sembra di scorgere una prospettiva: in questo senso è significativo il riferimento alla cosmologia e alle teorie contemporanee al riguardo. Il discorso dell’autore torna poi alla problematica letteraria, notando che l’esattezza è al contempo suprema astrazione e schema – e qui la lingua tocca la scienza matematica – ed anche precisa aderenza alla realtà delle cose; cosicché vi sono due modalità di conoscenza affini a ciascuna accezione. La quarta conferenza, “Visibilità”, si apre di nuovo con Dante ed entra subito nel problema della conoscenza e dell’immaginazione come conoscenza. Presenta due letture: l’immaginazione come comunicazione con l’anima del mondo e fonte della verità e l’immaginazione come strumento di conoscenza che coadiuva il pensiero scientifico. La prima è incompatibile col fare scientifico, se a questo si attribuisce la conoscenza fisica del reale, e l’immaginazione si considera un fatto solo interiore. Posto il problema, Calvino propone la sua interpretazione, affermando che la mente del poeta e la mente dello scienziato possono talvolta procedere con lo stesso tipo di associazione di immagini, un procedimento mentale più veloce di ogni esplicazione verbale: se la fantasia è come una macchina

elettronica – ancora una volta pensiero e realtà fisica prese insieme – (pag.102), alla luce della discussione sull’immaginazione per la conoscenza, possiamo davvero dire che lo scibile non è mai diviso nettamente in due, ma scienza fisica ed umana sono unite nei loro aspetti più alti. Dopo aver concluso con riflessioni sul ruolo della fantasia dell’artista nell’espressione letteraria del contingente e dell’infinità necessaria dell’esprimibile, la quinta conferenza, “Molteplicità”, attraverso una citazione di Gadda introduce il tema del romanzo contemporaneo come enciclopedia e rete di connessione tra i fatti. Attraverso Musil e Proust, ma anche attraverso il principio di indeterminazione, dilatazione dello spazio-tempo e problemi dalla soluzione non univoca – un’ulteriore prova dell’unità del sapere che ha difeso poco prima – l’autore ci mostra come il romanzo contemporaneo voglia continuare ad essere romanzo e come in realtà riveli la problematicità della conoscenza, che porta alla non conclusione, al rifiuto di precedenti risposte non sufficienti ma anche all’aspirazione della letteratura - necessaria per l’autore – di restituire una visione multipla e completa del mondo. Asserendo che è la conoscenza come molteplicità ciò che lega i romanzi-enciclopedia del XX secolo – nel senso di enciclopedia aperta, in contrasto etimologico evidente – e che non è più possibile pensare una conoscenza che non sia sfaccettata e sempre potenziale, pur partendo da una discussione sulla forma letteraria, Calvino va oltre la letteratura e ci indica una strada di continuo mutamento, ricerca e molteplicità appunto che riguarda ogni aspetto dell’esistenza e del sapere, particolarmente pregnante oggi con la globalizzazione. La lettura di “Lezioni americane”, per la natura stessa dell’opera, non è come la lettura di un testo narrativo o poetico. Per la tipologia e le caratteristiche del testo stesso – oltre che per la necessità di saper inquadrare gli autori citati di volta in volta – occorre essere sempre “vigili” a cogliere i nessi fra le riflessioni dell’autore che, come ho detto, seguono con coerenza il pensiero ma non hanno sempre la coesione “rassicurante” di un testo argomentativo “canonico”. Non per questo la comprensione viene invalidata: essendo conferenze destinate comunque all’esposizione di precise idee letterarie, l’autore non dimentica mai la cura formale di cui ha bisogno un discorso e perviene così ad un’organicità chiara anche senza passare attraverso schemi rigidi nel suo esporre. Dobbiamo poi ricordare la natura letteraria dell’opera e la particolare importanza che i cinque valori assumono per Calvino prima di tutto da un punto di vista letterario: l’attenzione si concentra sempre sull’esperienza di scrittore e sul significato per la sua opera dai vari aspetti che affronta. Questo non esclude, però, la fusione con una pluralità di ambiti tematici più o meno affini alla letteratura: dalla tradizione popolare alle immagini del mondo della fisica e della matematica, da tratti autobiografici alla riflessione su aspetti che abbracciano tutto il pensiero umano. Forse non è eccessivo affermare che è proprio in questa fusione delle varie

facce del sapere - che si possono affrontare letterariamente – che risiede l’attualità delle parole di Calvino e per questo il suo messaggio coglie pienamente nel segno riguardo alle esigenze del III millennio. Vorrei infine segnalare che il testo offre molti e diversificati spunti di lettura, legati fra loro e anche con testi non citati, un fatto questo che trovo non banale ma anzi utile e in qualche modo in armonia con l’idea stessa dell’autore di creare una conoscenza plurima che tocca tutti gli aspetti di ciò che è prodotto da ogni attività dell’uomo.